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Sentenze della Corte di Giustizia dell'UE

La sezione raccoglie gli estremi delle sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE) che, dal mese di dicembre 2011, a seguito della loro pubblicazione sul sito della medesima, sono state trasmesse alle Camere dal Governo (Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri) e assegnate alle Commissioni parlamentari competenti per materia ai fini di un loro possibile esame, ai sensi dell'articolo 127-bis del Regolamento della Camera dei deputati.

Si tratta delle sentenze in cui lo Stato italiano o altro ente pubblico territoriale italiano sono parte - anche interveniente - nella causa dinanzi alla CGUE e delle sentenze relative a procedimenti avviati a seguito di rinvio pregiudiziale da parte di un'autorità giudiziaria italiana. Attraverso uno specifico collegamento ipertestuale è possibile consultare il testo integrale di ciascuna sentenza.


  • Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 15 marzo 2012.
    Giuseppe Sibilio contro Comune di Afragola.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Napoli - Italia.
    Politica sociale - Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato

    Causa n.: C-157/11
    Assegnazione: XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)
    In data: 27/03/2012

    Sentenza della Corte (Sesta Sezione) del 15 marzo 2012.
    Giuseppe Sibilio contro Comune di Afragola.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale di Napoli - Italia.
    Politica sociale - Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato

    Causa n. :
    C-157/11
    Assegnazione:
    • XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)
    In data:
    27/03/2012
    NOTA DI SINTESI:

    La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sull'interpretazione del diritto UE in materia di contratto e rapporto di lavoro, con particolare riguardo alle clausole 2 e 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999) allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all'accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato. La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dal Tribunale di Napoli nell'ambito di una controversia, tra il ricorrente e la convenuta amministrazione pubblica che lo ha assunto come lavoratore socialmente utile, in merito alla natura del rapporto di lavoro tra essi costituito e alla differenza tra la retribuzione percepita dai lavoratori socialmente utili e gli altri lavoratori impiegati presso la stessa amministrazione per svolgere attività identiche.

    Il giudice del rinvio, in sintesi, chiede se il rapporto stabilito tra i lavoratori socialmente utili e le amministrazioni pubbliche per cui svolgono le loro attività, previsto dal decreto legislativo n. 468 del 1997, rientri nell'ambito di applicazione dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla citata direttiva.

    Al riguardo si ricorda che la clausola 2, punto 1, dell'accordo quadro prevede l'applicazione di tale disciplina ai lavoratori a tempo determinato con un contratto di assunzione o un rapporto di lavoro disciplinato dalla legge, dai contratti collettivi o dalla prassi in vigore di ciascuno Stato membro. Al punto 2 della medesima clausola si precisa che gli Stati membri, previa consultazione delle parti sociali e/o le parti sociali stesse possano decidere che l'accordo quadro non si applichi ai rapporti di formazione professionale iniziale e di apprendistato, nonché ai contratti e rapporti di lavoro definiti nel quadro di un programma specifico di formazione, inserimento e riqualificazione professionale pubblico o che usufruisca di contributi pubblici. Si segnala altresì che la direttiva 1999/70 prevede che per quanto riguarda i termini utilizzati nell'accordo quadro si lasci agli Stati membri il compito di provvedere alla loro definizione secondo la legislazione e/o la prassi nazionale (come per altre direttive adottate nel settore sociale che utilizzano termini simili), purché dette definizioni rispettino il contenuto dell'accordo quadro stesso. Con riferimento alla normativa nazionale, si ricorda che l'articolo 8 del decreto legislativo n. 468/97 e l'articolo 4 del decreto legislativo n. 81 del 2000, entrambi in materia di lavori socialmente utili prevedono, tra l'altro, che l'utilizzo di lavoratori per le attività socialmente utili non determini l'instaurazione di un rapporto di lavoro con le amministrazioni pubbliche utilizzatrici: a tal proposito la Corte di Giustizia precisa incidentalmente che una qualificazione formale di questo tipo (volta ad escludere la natura di rapporto di lavoro nel caso di lavoratori socialmente utili) non impedisce al giudice di riconoscere l'esistenza del rapporto di lavoro, se tale qualifica formale è solamente fittizia e nasconde la reale natura del rapporto in base alle disposizioni del diritto nazionale.

    In ogni caso, secondo l'interpretazione della Corte di giustizia, la clausola 2, punto 2, dell'accordo quadro conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità riguardo all'applicazione dell'accordo quadro a talune categorie di contratti o di rapporti di lavoro, in particolare con riferimento ai "contratti e rapporti di lavoro definiti nel quadro di un programma specifico di formazione, inserimento e riqualificazione professionale pubblico o che usufruisca di contributi pubblici". Pertanto la clausola 2 dell'accordo quadro citato non osta ad una normativa nazionale (come quella di cui al procedimento principale), che prevede che il rapporto costituito tra i lavoratori socialmente utili e le amministrazioni pubbliche per cui svolgono le loro attività non rientri nell'ambito di applicazione di detto accordo quadro, qualora, circostanza che spetta al giudice del rinvio accertare, tali lavoratori non beneficino di un rapporto di lavoro quale definito dalla legge, dai contratti collettivi o dalla prassi nazionale in vigore, oppure gli Stati membri e/o le parti sociali abbiano esercitato la facoltà loro riconosciuta al punto 2 di detta clausola.

  • Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 16 febbraio 2012.
    Marcello Costa (C-72/10) e Ugo Cifone (C-77/10).
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte suprema di cassazione - Italia.
    Libertà di stabilimento - Libera prestazione dei servizi - Giochi d'azzardo - Raccolta di scommesse su eventi sportivi

    Assegnazione: VI COMMISSIONE (FINANZE)
    In data: 06/03/2012

    Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 16 febbraio 2012.
    Marcello Costa (C-72/10) e Ugo Cifone (C-77/10).
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte suprema di cassazione - Italia.
    Libertà di stabilimento - Libera prestazione dei servizi - Giochi d'azzardo - Raccolta di scommesse su eventi sportivi

    Causa n. :
    C-72/10 e C-77/10
    Assegnazione:
    • VI COMMISSIONE (FINANZE)
    In data:
    06/03/2012
    NOTA DI SINTESI:

    La Corte di giustizia si pronuncia in via pregiudiziale sulla compatibilità con il diritto dell'Unione della normativa italiana in materia di esercizio delle attività di raccolta e di gestione delle scommesse. La domanda di pronuncia pregiudiziale è stata sollevata dalla Corte di cassazione italiana nell'ambito di procedimenti penali instaurati a carico di alcuni gestori di centri di trasmissione di dati (o CTD, locali aperti al pubblico nei quali gli scommettitori possono concludere scommesse sportive per via telematica) contrattualmente legati alla società di diritto inglese Stanley International Betting Ltd, per il mancato rispetto della normativa italiana disciplinante la raccolta di scommesse. Tali procedimenti si inseriscono nel quadro di una più generale controversia tra l'Amministrazione italiana dei monopoli di Stato (AAMS) e la Stanley avente ad oggetto l'attività svolta da quest'ultima di raccolta, tramite i CTD, di scommesse su eventi sportivi senza disporre di concessione statale, né di autorizzazione di polizia.

    La controversia risale al 1999 quando le autorità italiane assegnarono, a seguito di pubbliche gare, le concessioni per le scommesse su competizioni sportive diverse da quelle ippiche, escludendo gli operatori costituiti in società di capitali quotate nei mercati regolamentati, tra cui la Stanley. Con il c.d. decreto Bersani (d.l. n. 223 del 2006, conv. dalla l. n. 248 del 2006), si è disposta una riforma del settore dei giochi al fine di assicurarne la conformità alla normativa europea, in particolare mettendo a concorso un numero rilevante di nuove concessioni. A seguito della pubblicazione dei bandi di gara la Stanley aveva manifestato il proprio interesse ad ottenere una concessione per la raccolta e la gestione di scommesse, chiedendo tuttavia all'AAMS chiarimenti in merito ad alcune disposizioni suscettibili di ostacolare la sua partecipazione alla gara. Essendo tali richieste state respinte dall'AAMS, la Stanley aveva deciso di non partecipare alle gare in questione. Con una sentenza del 6 marzo 2007 nelle cause riunite C-338/04, C-359/04 e C-360/04 la Corte di giustizia aveva dichiarato l'illegittimità di tale esclusione.

    Nella sentenza in oggetto la Corte di Giustizia dichiara che:

    - è incompatibile con i principi di libertà di stabilimento, libera prestazione dei servizi, parità di trattamento e di effettività stabiliti nei Trattati la normativa italiana che cerchi di rimediare all'illegittima esclusione di una categoria di operatori dall'attribuzione di concessioni per l'esercizio di un'attività economica, mettendo a concorso un numero rilevante di nuove concessioni, e che protegga le posizioni commerciali acquisite dagli operatori esistenti prevedendo in particolare determinate distanze minime tra i loro esercizi e quelli dei nuovi concessionari;

    - in base ai principi di libera prestazione di servizi e libertà di stabilimento non possono essere applicate sanzioni per l'esercizio di un'attività di raccolta di scommesse senza concessione o autorizzazione di polizia nei confronti di soggetti legati ad un operatore escluso da una precedente gara in violazione del diritto dell'UE anche dopo la nuova gara destinata a rimediare a tale violazione, qualora quest'ultima gara e la conseguente attribuzione di nuove concessioni non abbiano effettivamente rimediato all'illegittima esclusione di detto operatore dalla precedente gara;

    - in base ai principi e alla normativa dell'UE le condizioni e le modalità di una gara, e in particolare le norme che prevedono la decadenza di concessioni rilasciate al termine di tale gara, devono essere formulate in modo chiaro, preciso ed univoco.

    n.b.: La VI Commissione (Finanze), in esito all'esame ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento della Camera del Libro verde sui giochi d'azzardo online (COM(2011)128), richiamando anche la sentenza della Corte di giustizia del 15 settembre 2011 nella causa C-347/09 relativamente alla compatibilità delle legislazioni nazionali in materia di giochi d'azzardo con i principi della libera prestazione dei servizi e della libertà di stabilimento, ha approvato il 10 novembre 2011 un documento finale che è stato trasmesso alle Istituzioni dell'UE nell'ambito del "dialogo politico" informale.
  • Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 21 dicembre 2011.
    Enel Produzione SpA contro Autorità per l'energia elettrica e il gas.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia - Italia.
    Direttiva 2003/54/CE - Mercato interno dell'energia elettrica

    Causa n.: C-242/10
    Assegnazione: X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
    In data: 11/01/2012

    Sentenza della Corte (Seconda Sezione) del 21 dicembre 2011.
    Enel Produzione SpA contro Autorità per l'energia elettrica e il gas.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia - Italia.
    Direttiva 2003/54/CE - Mercato interno dell'energia elettrica

    Causa n. :
    C-242/10
    Assegnazione:
    • X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
    In data:
    11/01/2012
    NOTA DI SINTESI:

    La sentenza in esame ha per oggetto l'interpretazione degli artt. 11, nn. 2 e 6, e 24, della direttiva 2003/54/CE sul mercato interno dell'energia elettrica sulla base di una richiesta di pronuncia pregiudiziale da parte del Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia nell'ambito di una controversia fra l'Enel Produzione SpA (in prosieguo: l'«Enel») e l'Autorità per l'energia elettrica e il gas (in prosieguo: l'«AEEG»).

    Nella causa principale l'Enel contesta l'incongruità del regime degli impianti essenziali - introdotto dal DL 185/2008 e attuato dall'AEEG con delibera n. 52/09 - con la direttiva 2003/54, dal momento che il quantitativo di energia elettrica messo a disposizione del funzionamento dei servizi di dispacciamento essenziali per la sicurezza del sistema elettrico sarebbe sottratto alla regola del libero incontro fra la domanda e l'offerta.

    Sulla base della richiesta del giudice del rinvio, che chiede se l'imposizione dell'obbligo di contrarre non costituisca un'ingerenza sostanziale nella libertà degli operatori economici, tutelata dalla normativa europea, la Corte rileva come gli artt. 3, n. 2, e 11, nn. 2 e 6, della direttiva 2003/54 consentano allo Stato membro interessato di imporre obblighi relativi al servizio pubblico alle imprese proprietarie di impianti di generazione necessari a soddisfare il fabbisogno del servizio di dispacciamento. Secondo la Corte, il regime degli impianti essenziali previsto dal DL 185 persegue un obiettivo di interesse generale, appare adeguato a garantire la sicurezza del sistema e la tutela dei consumatori, è rispettoso del principio di proporzionalità, e presenta elementi che introducono sufficiente flessibilità nel sistema. Dunque la Corte non ravvisa nel regime degli impianti essenziali il carattere discriminatorio che gli viene addebitato dall'Enel.

    Per tali motivi, la Corte conclude che la direttiva 2003/54/CE sul mercato interno dell'energia elettrica e, segnatamente, gli artt. 3, n. 2, e 11, nn. 2 e 6, della medesima, deve essere interpretata nel senso che non osta a una normativa nazionale che, con l'obiettivo di ridurre il prezzo dell'energia elettrica nell'interesse del consumatore finale e della sicurezza della rete elettrica, obblighi gli operatori che dispongono di impianti considerati essenziali per il soddisfacimento dei fabbisogni della domanda di energia elettrica dei servizi di dispacciamento a presentare offerte sui mercati nazionali dell'energia elettrica alle condizioni previamente stabilite dall'autorità di regolamentazione nazionale, purché tale normativa non vada oltre quanto necessario per il raggiungimento dell'obiettivo da essa perseguito. Il giudice del rinvio dovrà pertanto verificare se, nella controversia di cui alla causa principale, ricorra tale condizione.

  • Sentenza della Corte (grande sezione) del 21 dicembre 2011.
    Commissione europea contro Repubblica d'Austria.
    Divieto settoriale di circolazione per gli autocarri con massa a pieno carico superiore alle 7,5 tonnellate che trasportano determinate merci su una tratta dell'autostrada A12 "Inntalautobahn"

    Causa n.: C-28/09
    Assegnazione: VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
    Assegnazione: X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
    In data: 11/01/2012

    Sentenza della Corte (grande sezione) del 21 dicembre 2011.
    Commissione europea contro Repubblica d'Austria.
    Divieto settoriale di circolazione per gli autocarri con massa a pieno carico superiore alle 7,5 tonnellate che trasportano determinate merci su una tratta dell'autostrada A12 "Inntalautobahn"

    Causa n. :
    C-28/09
    Assegnazione:
    • VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI)
    • X COMMISSIONE (ATTIVITA' PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO)
    In data:
    11/01/2012
    NOTA DI SINTESI:

    Con la sentenza in oggetto, la Corte ha dichiarato incompatibile col principio della libera circolazione delle merci, sancito dagli artt. 34 e 35 TFUE (ex artt 28 e 29 TCE), il divieto di circolazione che l'Austria ha imposto sull'autostrada della valle dell'Inn, nel Tirolo agli autocarri che trasportano determinate merci.

    In particolare, la Corte ritiene che il divieto settoriale di circolazione, adottato dall'Austria senza aver sufficientemente esaminato la possibilità di far ricorso ad altre misure meno restrittive, ha limitato la libera circolazione delle merci in modo sproporzionato.

    Con l'obiettivo di mantenere le emissioni annuali di biossido di azoto (NO2) entro i limiti fissati dalla normativa europea, a partire dal 2003 l'Austria ha introdotto su alcuni tratti dell'autostrada A 12 nella valle dell'Inn, nel Tirolo (Austria) una serie di restrizioni alla circolazione degli autocarri con massa a pieno carico superiore alle 7,5 tonnellate che trasportano determinate merci (rifiuti, pietrame, terra, veicoli a motore, legname in tronchi o cereali). Già nel 2005 (Sentenza 15 novembre 2005, causa C-320/03, Commissione/Austria) la Corte aveva dichiarato tale divieto sproporzionato rispetto all'obiettivo di tutelare la qualità dell'aria e perciò incompatibile con il principio della libera circolazione delle merci. Tuttavia, l'Austria, non rilevando un miglioramento della qualità dell'aria sull'autostrada A 12, aveva reintrodotto tale divieto su un tratto lungo circa 84 km ritenendo che, sul territorio austriaco, gli stessi prodotti interessati dal divieto del 2003 avrebbero dovuti essere trasportati mediante modalità alternative - quale il trasporto ferroviario - più rispettose dell'ambiente. La Commissione ha però deferito l'Austria alla Corte di giustizia chiedendo di pronunciarsi sulla questione.

    Secondo la Corte, un certo potere discrezionale nell'adottare misure atte a contenere il biossido di azoto sul loro territorio non esime gli Stati membri dall'esaminare attentamente la possibilità di far ricorso a misure meno restrittive della libertà di circolazione. Infatti, la presenza di soluzioni alternative per il trasporto di tali prodotti - quali il trasporto ferroviario o l'utilizzo di altre autostrade - non esclude di per sé l'esistenza di una restrizione, dal momento che, costringendo le imprese interessate a cercare soluzioni alternative economicamente valide per il trasporto delle merci di cui trattasi, il divieto settoriale di circolazione su un tratto dell'autostrada che costituisce una via di comunicazione vitale tra alcuni degli Stati membri può incidere in modo determinante sul transito delle merci tra l'Europa settentrionale e il Nord Italia.

  • Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 21 dicembre 2011.
    Teresa Cicala contro Regione Siciliana.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte dei Conti - sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana - Italia.
    Procedimento amministrativo nazionale - Provvedimenti amministrativi - Obbligo di motivazione

    Causa n.: C-482/10
    Assegnazione: I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI)
    In data: 11/01/2012

    Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 21 dicembre 2011.
    Teresa Cicala contro Regione Siciliana.
    Domanda di pronuncia pregiudiziale: Corte dei Conti - sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana - Italia.
    Procedimento amministrativo nazionale - Provvedimenti amministrativi - Obbligo di motivazione

    Causa n. :
    C-482/10
    Assegnazione:
    • I COMMISSIONE (AFFARI COSTITUZIONALI, DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E INTERNI)
    In data:
    11/01/2012
    NOTA DI SINTESI:

    La domanda di pronuncia pregiudiziale, sollevata dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, verte sull'interpretazione del principio di motivazione degli atti dell'amministrazione pubblica, di cui all'art. 296, secondo comma, TFUE, ed all'art. 41, n. 2, lett. c), della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in relazione a quanto disposto per la dagli articoli 1, 3, nn. 1 e 2, e 28-octies, n. 2 della legge n. 241 del 1990 (procedimento amministrativo), nonché dagli articoli 3 e 37 della legge regionale della Regione Siciliana n. 10 del 1991 (che prevedono la motivazione degli atti amministrativi, rispettivamente, dello Stato e della Regione Sicilia e richiamano, per la disciplina del procedimento amministrativo, i principi generali dell'ordinamento comunitario).

    I quesiti posti nella domanda pregiudiziale erano volti ad accertare la compatibilità con il principio dell'obbligo di motivazione stabilito dall'UE delle predette norme nazionali che prevedono eccezioni al medesimo principio in materia pensionistica e la possibilità di integrare la motivazione del provvedimento amministrativo in sede processuale.

    La Corte di giustizia dell'Unione europea si è dichiarata non competente a risolvere le questioni, rilevando, in particolare, che la controversia oggetto della causa principale (in materia pensionistica) verte su disposizioni di diritto nazionale che si applicano in un contesto puramente interno e che l'articolo 1 della n. 241 del 1990, rinvia in modo generale ai «principi dell'ordinamento comunitario», e non specificamente agli artt. 296, secondo comma, TFUE e 41, n. 2, lett. c), della Carta od ancora ad altre disposizioni del diritto dell'Unione inerenti l'obbligo di motivazione dei provvedimenti; tali ultime previsioni pertanto non sono considerate applicabili in modo diretto e incondizionato a situazioni puramente interne.