Resoconto Stenografico - documento allegato

Allegato A

Seduta n. 235 di martedì 20 ottobre 2009

INTERPELLANZA ED INTERROGAZIONI

Attentato incendiario del 4 giugno 2009 contro la sede di CasaPound a Bologna - 2-00401

A) Interpellanza

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il giorno 4 giugno 2009 è stato fatto un vile attentato incendiario contro la sede di CasaPound a Bologna;
al momento dell'attentato erano presenti due persone che, solo per un caso fortuito, a quell'ora della mattina erano sveglie e si sono potute mettere in salvo fuggendo da una finestra;
va sottolineata l'estrema gravità dell'accaduto visto che palesemente si è rischiata una strage anche in considerazione del fatto che una delle due persone è rimasta comunque ferita come risulta dai certificati medici in quanto intossicata dai fumi -:
se risultino avviate indagini dalla procura di Bologna sulla vicenda e se risulti che l'ipotesi di reato sia quella di semplice danneggiamento.
(2-00401) «Raisi».

Intendimenti del Governo in merito all'introduzione nell'ordinamento italiano di una disciplina più puntuale dell'istituto della mediazione familiare - 3-00223

B) Interrogazione

DI CATERINA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
separazioni e divorzi sono fenomeni in costante aumento e coinvolgono spesso minori innocenti in vere e proprie guerre familiari ingaggiate dai coniugi;
l'approccio burocratico-giudiziario talvolta esaspera i toni già accesi tra le parti spingendole verso posizioni più rigide e meno concilianti;
un atteggiamento più attento alla mediazione e alla conciliazione, maggiormente rivolto agli aspetti psicologici piuttosto che a quelli giuridici potrebbe essere più efficace nella soluzione di situazioni apparentemente senza speranza;
la mediazione familiare rappresenta già in molti Paesi un valido strumento per i coniugi che hanno deciso di separarsi e consiste in un'attività, svolta da esperti, volta a migliorare la qualità della comunicazione tra le parti interessate, guidandole nel processo di elaborazione degli accordi di separazione, chiarendo le posizioni, i desideri, le aspettative ed i diritti delle parti, aiutandole a trovare valide alternative ed a superare le impasse di un irrigidimento nella comunicazione e nella negoziazione con particolare riguardo all'interesse dei figli;
la soluzione cosiddetta mediata risponde non solo ad un necessario snellimento giurisdizionale, ma soprattutto conduce le parti in conflitto a negoziare le rispettive istanze, uscendo dalla controversia con un accordo più condiviso e più rispondente ai propri bisogni;
proprio in quest'ottica è stato introdotto, dalla legge 54 del 2006, il secondo comma dell'articolo 155-sexies del codice civile che prevede, nei procedimenti di separazione e divorzio, la possibilità per il giudice di rinviare l'adozione dei provvedimenti relativi all'affidamento dei figli, per consentire che i coniugi «avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo»;
tale possibilità è però subordinata all'accettazione delle parti e, dunque, il giudice può solo consigliare ma non imporre la mediazione;
inoltre non sono previste specifiche modalità nel modus procedendi, né è precisato per quanto tempo il giudice possa rinviare l'adozione dei provvedimenti relativi all'affidamento dei figli -:
quale sia la posizione del Governo nei confronti dell'introduzione nell'ordinamento italiano di una disciplina più puntuale dell'istituto della mediazione familiare;
se non ritenga opportuno, anche attraverso iniziative normative, potenziare e rafforzare l'istituto della mediazione familiare come mezzo di soluzione alternativo alla decisione giudiziale nei conflitti familiari in sede di separazione e divorzio.
(3-00223)

Iniziative di competenza del Ministro della giustizia in merito alla revoca del distacco presso il Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria di Genova nei confronti del vice sovrintendente del Corpo di polizia penitenziaria Roberto Martinelli - 3-00043

C) Interrogazione

PALADINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
con propria informativa del 30 maggio 2008, diretta alla casa circondariale di Genova Marassi, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria della Liguria, Giovanni Salamone, comunicava la revoca del distacco a prestare servizio presso gli uffici del Prap di Genova del vice sovrintendente del corpo di polizia penitenziaria Martinelli Roberto, attualmente in distacco sindacale retribuito ai sensi dell'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 2002, n. 164, confermato dall'articolo 37 del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 170;
il signor Martinelli Roberto è segretario generale aggiunto del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione di categoria;
ad avviso dell'interrogante la revoca di tale distacco risulta illegittima poiché viola le norme contrattuali sulle Forze di polizia nella parte relativa alla tutela dei poliziotti sindacalisti secondo la quale essi hanno il diritto di mantenere la sede di servizio per tutta la durata del mandato sindacale e necessitano preventivamente ed obbligatoriamente del nulla-osta della segreteria generale del sindacato per ogni eventuale movimento dalla sede di servizio;
ai dirigenti sindacali della polizia penitenziaria viene garantita un'opportuna tutela attraverso una serie di strumenti giuridici previsti dall'articolo 36, del già richiamato contratto di lavoro di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002 e dall'articolo 6 dell'accordo quadro nazionale di categoria del 2004;
il provvedimento de quo appare all'interrogante gravissimo e intimidatorio perché avviene - forse non casualmente - il giorno dopo un'affollata riunione che la segreteria generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria ha avuto con il personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere genovese di Marassi, nel corso della quale sono stati denunciati metodi gestionali del provveditore Salamone rispetto ai quali il sindacato autonomo polizia penitenziaria ha preannunciato, per la fine del mese di giugno 2008, una manifestazione di protesta a Roma davanti alla sede del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;
risulta all'interrogante che ad altre tre unità distaccate in servizio presso il provveditorato di Genova, anch'esse provenienti come Martinelli dal corso di vice sovrintendente, sarebbe stato rinnovato il distacco a prestare servizio presso il provveditorato della Liguria fino alla data del 31 dicembre 2008 mentre al segretario generale aggiunto del sindacato autonomo polizia penitenziaria Martinelli tale distacco è stato incomprensibilmente revocato;
giammai nessun provvedimento di revoca di distacco a prestare servizio al Prap di Genova nei confronti del segretario generale aggiunto Sappe Martinelli Roberto è mai intervenuto durante il precedente periodo di distacco sindacale retribuito (dal gennaio 2003 al maggio 2007);
da tempo è in atto una palese conflittualità che contrappone i sindacati del corpo di polizia penitenziaria;
tutte le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria hanno denunciato le precarie condizioni di lavoro e l'assurda gestione del Corpo da parte del provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Giovanni Salamone che nulla avrebbe fatto per migliorare il sistema carcere della Liguria -:
se il Ministro interrogato non ritenga censurabile il comportamento, secondo l'interrogante arbitrario e palesemente illegittimo, posto in essere dal provveditore regionale della Liguria Giovanni Salamone circa la revoca del distacco a prestare servizio presso gli uffici del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria di Genova del vice sovrintendente del corpo di polizia Martinelli Roberto, segretario generale aggiunto del sindacato autonomo polizia penitenziaria, poiché palesemente in violazione delle norme a tutela dei dirigenti sindacali della polizia penitenziaria previste dall'articolo 36 del contratto di lavoro di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 164 del 2002 e dall'articolo 6 dell'accordo quadro nazionale di categoria del 2004;
se non ritenga, quindi, doveroso dare disposizioni volte a far annullare la predetta disposizione prot. Prap Ge n. 0012495-I/P-pp datata 30 maggio 2008 e diretta alla casa circondariale di Genova Marassi, sede amministrativa del vice sovrintendente e segretario generale aggiunto del sindacato autonomo polizia penitenziaria Martinelli Roberto, con cui è stata comunicata la revoca dello stesso a prestare servizio presso gli uffici del Prap di Genova;
se non ritenga, infine, urgente ed inderogabile l'adozione di iniziative che ristabiliscano corrette relazioni sindacali, l'osservanza delle direttive dipartimentali e delle intese contrattuali per garantire le quali si reputa necessario un intervento dell'attuale provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria della Liguria.
(3-00043)

Iniziative relative ai crediti vantati dalle comunità aderenti alla FICT (Federazione italiana comunità terapeutiche) nei confronti degli organi del servizio sanitario nazionale e del ministero della giustizia, con particolare riferimento al Centro calabrese di solidarietà di Catanzaro - 3-00399

D) Interrogazione

TASSONE. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Centro calabrese di solidarietà di Catanzaro, aderente alla Fict, Federazione italiana comunità terapeutiche, e riconosciuto ed accreditato come organismo ausiliario operante nel campo della prevenzione e del recupero di tossicodipendenti, opera da 23 anni con 6 strutture sul territorio catanzarese, di cui 3 terapeutiche, ed ha ospitato in questi anni oltre 2.000 ragazzi tossicodipendenti;
al momento si avvale del lavoro di circa 30 operatori, tra attività di recupero, prevenzione e orientamento, tutti regolarmente inquadrati con il contratto di categoria e ospita circa 100 ragazzi, di cui la metà provenienti da regioni diverse dalla Calabria;
il Centro è oggi entrato in una crisi economica, che rischia di essere irreversibile senza adeguati interventi di sostegno per il blocco totale di erogazioni finanziarie, che per la verità dura da anni mettendo costantemente il Centro in condizioni di grave difficoltà finanziaria e di cassa, situazione che si è acuita negli ultimi mesi del 2008 e rischia di diventare esiziale per il Centro all'inizio del 2009;
nel 2008 il Centro ha «fatturato», in continuità peraltro con gli anni passati, circa 1,1 milioni di euro di rette per i ragazzi ospitati nelle sue strutture, di cui 508.000 alle aziende sanitarie locali Calabresi, 461.000 ad aziende sanitarie locali fuori regione, e 131.000 al ministero della giustizia per soggetti in carico all'autorità giudiziaria per misure alternative;
al 31 dicembre 2008, tuttavia, come risulta dai bilanci certificati e depositati, i crediti non incassati dalle aziende sanitarie locali, nonostante i servizi regolarmente resi, ammontano a ben 1,376 milioni di euro, ben oltre quindi l'intero bilancio di un'anno della struttura, in questo quadro, drammatico per il corretto funzionamento della struttura, il ministero della giustizia ha accumulato debiti per 380.000 euro;
il Centro in tale situazione deve però garantire la continuità dei servizi, con un costo medio mensile di circa 130.000 euro, di cui 83.000 fissi per il costo degli stipendi degli operatori, costi cui ormai nemmeno il credito bancario riesce a far fronte;
al 31 dicembre 2008 il Centro era esposto con le banche per 35.000 euro di scopertura di conto e per 205.000 euro di anticipi;
il Centro non riesce pertanto più a pagare da oltre 3 mesi gli stipendi al personale, ed ha accumulato, a fine anno, quasi 200.000 euro di debiti verso fornitori che hanno ormai di fatto bloccato le forniture di servizi e di generi alimentari: da 2 mesi ormai i ragazzi ospiti del Centro sono privati di una serie di servizi essenziali (tra cui il riscaldamento), e mangiano solo grazie alla carità di tanti benefattori privati che non potranno però continuare a sopperire in eterno ai mancati pagamenti degli organi statali e regionali;
il Centro ha già attivato diverse iniziative ingiuntive di pagamento nei confronti delle aziende sanitarie locali, ma tali procedure richiedono tempi lunghi di esigibilità, dovendo regolarmente arrivare fino alle procedure di esecuzione forzata di dubbia solvibilità nella gran parte dei casi, e peraltro tali iniziative richiedono ulteriori anticipazioni ingiuste di spese legali, e mettono talvolta il Centro nell'incredibile situazione di rischio di revoca dei rapporti con le aziende sanitarie locali inadempienti che ritengono incompatibile con la prosecuzione dei rapporti convenzionali la presenza di contenziosi legali;
una ricerca condotta a livello nazionale sulle comunità aderenti alla Federazione italiana comunità terapeutiche ha confermato la situazione crediti vantati nei confronti degli enti pubblici da parte delle comunità aderenti che non riescono più a garantire quel servizio di qualità finora fornito;
secondo quanto denunciato in una lettera firmata da 41 associazioni ed enti presenti in 17 regioni, l'ammontare di crediti vantati nei confronti di regioni, aziende sanitarie locali, ministeri e Dap, è pari a circa 8 milioni di euro -:
se il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali sia a conoscenza della grave situazione denunciata dalla ricerca condotta a livello nazionale citata in premessa e della distribuzione dei crediti vantati dalle comunità aderenti alla Federazione italiana comunità terapeutiche nei confronti degli organi del servizio sanitario nazionale;
se il Ministro della giustizia non ritenga di procedere con urgenza ai pagamenti delle spettanze dovute per le prestazioni di cui si è avvalso, dando così un primo concreto riconoscimento dei diritti del citato Centro, contribuendo ad evitare la chiusura di questo importante presidio sociale ed anche al fine di evitare i costi che potrebbero derivare da contenziosi giudiziari.
(3-00399)