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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 8 ottobre 2008

TESTO AGGIORNATO AL 20 GENNAIO 2009

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:

La III Commissione,
premesso che:
il 16 ottobre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sarà chiamata ad eleggere 5 paesi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza per i prossimi due anni, a partire dal 1o gennaio 2009;
gli Stati che hanno presentato la propria candidatura per la regione asiatica sono il Giappone e la Repubblica Islamica dell'Iran;
secondo la Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza opera per contribuire «al raggiungimento della pace, della sicurezza e degli altri obiettivi dell'Organizzazione»; all'articolo 23, la Carta dell'ONU stabilisce che l'Assemblea Generale, nell'eleggere i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, debba prestare particolare attenzione all'impegno dello Stato candidato nel perseguire i succitati obiettivi;
l'Iran continua manifestamente a perseguire obiettivi opposti a quelli stabiliti dalla Carta delle Nazioni Unite e a disattendere le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza; in particolare, solo per ricordare i fatti più recenti, l'Iran ha ripetutamente invocato, persino in sede ONU - come ha fatto il Presidente Ahmadinejad nel corso dell'Assemblea Generale, lo scorso 24 settembre - la distruzione dello Stato d'Israele e ha ostentatamente rifiutato di adempiere alle risoluzioni in merito al suo programma nucleare;
per essere eletto a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, lo Stato candidato deve ottenere i 2/3 dei voti dell'Assemblea: la candidatura dell'Iran è già sostenuta dai 57 Stati membri dell'Organizzazione della Conferenza Islamica e potrebbe riscuotere ulteriori consensi nel blocco dei Paesi Non Allineati; tale candidatura non appare tuttavia sostenibile poiché l'Iran è attualmente sottoposto a sanzioni, da ultimo ribadite dalla Risoluzione del CdS 1835 dello scorso 27 settembre per non aver assolto gli adempimento richiesti dall'AIEA in tema di proliferazione nucleare;
l'ammissione in Consiglio di Sicurezza di un Paese soggetto a sanzioni dello stesso CdS disposte rischierebbe di pregiudicare la credibilità e l'attendibilità di tale organo, inserendo nella sua composizione un Paese che diventerebbe tra l'altro giudice del proprio caso,

impegna il Governo

a ricercare in sede europea una effettiva unità di intenti e di azione per preservare il ruolo e la credibilità del Consiglio di Sicurezza dell'ONU in modo che non includa Paesi sottoposti a sanzioni.
(7-00055) «Nirenstein, Colombo, Guzzanti, La Malfa, Fiano, Picchi, Pianetta, Migliori, Antonio Martino, Pistelli, Boniver, Maran».

La VIII Commissione,
premesso che:
il decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto «codice ambientale») e i successivi decreti legislativi integrativi e correttivi nel frattempo emanati hanno definito un complesso ambito di regole normative in materia di gestione dei rifiuti e di recupero e riciclo degli stessi;
il citato decreto legislativo n. 152 ha introdotto una serie di disposizioni - di natura generale e di dettaglio - per la disciplina delle attività di stoccaggio, recupero e riciclaggio dei rifiuti;
molte norme del «codice ambientale» hanno stabilito regole generali per distinte tipologie di rifiuti, ma spesso hanno rinviato ai decreti ministeriali o

interministeriali l'attuazione dettagliata delle predette norme di natura generale;
in particolare, un problema non esplicitamente definito in materia di rifiuti riguarda la disciplina dei limiti per lo stoccaggio degli scarti dei pneumatici e delle norme tecniche di sicurezza da adottare per il loro deposito e la loro movimentazione;
al riguardo, occorre invece rafforzare la tutela del territorio e la sicurezza dei cittadini da possibili incidenti nell'ambito dell'attività di recupero e riciclaggio di rifiuti derivanti dalla lavorazione di pneumatici, come dimostrato anche da recenti episodi verificatisi sul territorio nazionale;
è, soprattutto, da evitare che l'eccessiva concentrazione di tali scarti in un unico luogo di lavorazione o le possibili difficoltà che si verificano da e per il luogo di stoccaggio possano creare seri rischi di natura ambientale per le popolazioni residenti nelle prossimità di tali siti, considerato anche che l'eventuale incendio e la combustione di tali materiali può provocare emissioni di diossina in atmosfera;
già in sede di espressione del parere parlamentare sul decreto legislativo correttivo del decreto n. 152, in data 27 giugno 2007, la VIII Commissione della Camera aveva segnalato tale esigenza al Governo, al fine di porre rimedio ad una sostanziale carenza normativa in materia,

impegna il Governo

ad adottare ogni possibile iniziativa finalizzata all'introduzione - più appropriatamente in sede di adozione dei relativi decreti ministeriali di attuazione - di specifiche disposizioni per la fissazione di limiti massimi allo stoccaggio di scarti di pneumatici e per l'introduzione dell'obbligo di copertura degli stessi, con materiale ignifugo e impermeabile, in ogni fase di trasporto e di deposito ai fini dello stoccaggio medesimo.
(7-00052)«Mariani, Vannucci, Braga, Bratti, Ghiglia, Tommaso Foti, Motta».

La IX Commissione,
premesso che:
i quadricicli leggeri, ai sensi della direttiva 2002/24/CE relativa all'omologazione dei veicoli a motore, sono veicoli con massa a vuoto inferiore o pari a 350 kg, con velocità massima uguale o inferiore a 45 km/h e cilindrata massima di 50 cc per i motori ad accensione comandata, oppure potenza massima di 4 kW per gli altri motori a combustione interna o elettrici. I quadricicli che eccedono tali limiti di massa, velocità e potenza, sono denominati «pesanti», con massa a vuoto inferiore o pari a 400 kg (550 kg per i veicoli destinati al trasporto merci), potenza massima del motore inferiore o uguale a 15 kW e velocità massima di 80 km/h;
i quadricicli leggeri vengono assimilati dal codice della strada ai ciclomotori;
la disciplina sui ciclomotori è recata dall'articolo 52 del Codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni. Riguardo ai quadricicli, l'articolo 1 del decreto ministeriale 31 gennaio 2003, di recepimento della direttiva 2002/24/CE del 18 marzo 2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa all'omologazione dei veicoli a motore a due o tre ruote e che abroga la direttiva 92/61/CEE del Consiglio, stabilisce che i quadricicli leggeri «sono conformi alle prescrizioni tecniche applicabili ai ciclomotori a tre ruote della categoria L2e»;
i quadricicli pesanti vengono invece assimilati, secondo quanto disposto dalla predetta direttiva 2002/24/CE, ai tricicli. Infatti sempre ai sensi del decreto ministeriale 31 gennaio 2003, articolo 1, comma 3, lettera b), i quadricicli pesanti «sono considerati come tricicli e sono conformi alle prescrizioni tecniche applicabili ai tricicli della categoria L5e»;

per condurre un quadriciclo leggero occorre avere compiuto 14 anni ed avere conseguito il certificato di idoneità alla guida, il cosiddetto «patentino», rilasciato dalla Motorizzazione Civile dopo il superamento di un esame finale;
il candidato al conseguimento del patentino deve esibire una certificazione medica che attesti il possesso dei requisiti fisici e psichici. Il certificato medico può venire rilasciato dal medico di base, che si limita ad accertare l'esistenza di condizioni psico-fisiche di principio non ostative all'uso del ciclomotore. Coloro che hanno compiuto il 18o anno di età prima del 1o ottobre 2005 conseguono il patentino semplicemente frequentando un corso di formazione in autoscuola e presentando il certificato medico sopra citato (non devono quindi sostenere un esame finale);
per guidare un quadriciclo pesante è, invece, necessario conseguire la patente di guida A1 a partire dal 16o anno d'età. Il quadriciclo pesante si guida anche con la patente B o superiori a partire dal 18o anno d'età;
al fine di evitare discriminazioni a contrario tra le imprese costruttrici di quadricicli nazionali rispetto alle loro concorrenti dell'Unione europea, sarebbe auspicabile che eventuali provvedimenti del Governo in materia di circolazione e di sicurezza stradale fossero maggiormente diretti ad incrementare la sicurezza dei conducenti di tali mezzi da incidenti stradali soprattutto obbligando alla predisposizione e all'uso delle cinture di sicurezza ma comunque osservando in maniera coerente la normativa europea in materia di libera circolazione delle merci e di omologazione dei veicoli motorizzati (direttiva 2002/24/CE), secondo la quale gli Stati membri dell'Unione europea non possono «rifiutare l'immatricolazione, la vendita o la circolazione su strada» di veicoli che, com'è il caso dei quadricicli, rispettano pienamente la direttiva quadro europea;
in tema di quadricicli si fa ancora presente una ulteriore discrasia che riguarda le statistiche incidentali. L'Istat infatti fornisce annualmente un rapporto sullo stato dell'incidentalità all'interno della rete viaria italiana, raccogliendo ed elaborando i dati messi a disposizione dalle forze dell'ordine e dalle polizie locali, che provvedono a compilare un modello statistico predisposto dall'Istituto nazionale di statistica (il cosiddetto modello CTT/INC);
detto modello, nella sezione dedicata alle tipologie veicolari, include la categoria del quadriciclo leggero, estrapolandola da quella dei ciclomotori ai quali i quadricicli leggeri sono assimilati dal codice della strada;
la definizione di quadriciclo leggero comprende tipologie veicolari con caratteristiche costruttive differenti. In particolare nella categoria del quadriciclo leggero rientrano i cosiddetti quad o ATV, che differiscono dalle tradizionali vetturette anche per la mancanza di un abitacolo chiuso e per la presenza del manubrio al posto del volante;
minicar e quad non soltanto presentano caratteristiche costruttive e funzionali differenti e, conseguentemente, un diverso comportamento su strada, ma sia le case costruttrici sia la clientela finale perlopiù non coincidono. Si tratta in altre parole di comparti tra loro non omogenei;
i dati sull'incidentalità attribuiti dall'Istat ai quadricicli leggeri si riferiscono pertanto in modo univoco a categorie veicolari tra loro non omogenee come minicar e quad;
non è chiaro in quale tipologia veicolare l'Istat collochi la categoria dei quadricicli pesanti;
in materia di sicurezza il capitolo 11 della direttiva 97/24/CE «relativa a taluni elementi o caratteristiche dei veicoli a motore a due o a tre ruote» definisce l'omologazione degli ancoraggi e delle cinture di sicurezza di ciclomotori a tre ruote, tricicli e quadricicli;
l'articolo 172 del codice della strada stabilisce l'obbligo di utilizzare le cinture

di sicurezza in qualsiasi situazione di marcia in riferimento a conducenti e passeggeri dei veicoli delle categorie M1, N1, N2 ed N3 (autovetture e veicoli commerciali fino a 12 tonnellate) esentando di fatto dall'obbligo conducenti e passeggeri di quadricicli leggeri e pesanti (categorie internazionali L6 ed L7);
ne consegue pertanto che gli occupanti di quadricicli leggeri e pesanti non sono tenuti ad utilizzare le cinture di sicurezza nonostante l'obbligo di omologazione delle stesse imposto alle case costruttrici e dalle stesse rigorosamente rispettato;
la situazione sopra descritta genera equivoci e fraintendimenti circa l'obbligo per i costruttori di montare sistemi di ritenuta, provocando agli stessi un grave danno d'immagine;
per guidare un quadriciclo pesante è necessario conseguire la patente di categoria A1 a partire dal 16o anno di età;
i programmi d'esame per il conseguimento delle patenti di guida di cui al decreto ministeriale 30 settembre 2003, n. 40T, che recepisce la direttiva comunitaria 2000/56/CE del 14 settembre 2000, nell'individuare i veicoli da impiegare per le prove d'esame, identificano in un «motociclo senza sidecar con cilindrata pari o superiore a 75 cc» il veicolo di prova per il conseguimento della patente A1;
per tale incoerenza i candidati al conseguimento della patente A1 interessati alla guida di un quadriciclo pesante si vedono pertanto costretti a superare una prova d'esame utilizzando un veicolo a due ruote,

impegna il Governo:

ad intraprendere le necessarie iniziative volte ad una modifica del codice della strada che prevedano, in particolare:
1) l'estensione a conducenti e passeggeri di quadriciclo dell'obbligo di utilizzo delle cinture di sicurezza;
2) la coerente osservanza delle norme comunitarie in materia di obblighi prestazionali e di sicurezza richiesti dai quadricicli, senza discriminare le imprese costruttrici italiane che operano nel settore, rispetto alle imprese concorrenti dell'Unione;
3) lo scorporo dei dati sull'incidentalità forniti dall'ISTAT relativi ai quadricicli da quelli relativi ai quad, onde consentire una rappresentazione del fenomeno infortunistico più aderente alla realtà;
4) l'introduzione della possibilità per l'aspirante alla conduzione di quadriciclo pesante di sostenere la prova d'esame alla guida di un quadriciclo anziché di un motociclo, anticipando quanto peraltro già previsto dalla direttiva 2006/126/CE concernente la patente di guida.
(7-00054)«Montagnoli».

La XIII Commissione,
premesso che:
si esprime un giudizio positivo rispetto al decreto ministeriale 17 settembre 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 settembre 2008, relativo alla sospensione dei neonicotinoidi nella concia delle sementi, anche se i neonicotinoidi non costituiscono l'unica causa di indebolimento delle famiglie di api e, pertanto, la misura adottata non esaurisce le azioni da mettere in campo;
si tratta quindi solo di una prima risposta ma molto resta ancora da fare: innanzitutto, il provvedimento del Ministero della salute si limita alla sospensione in via cautelativa dell'utilizzo di tali prodotti fitosanitari alla concia delle sementi, mantenendo inalterato l'utilizzo di tali principi attivi su mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza,

prodotti agronomici che hanno un bisogno fondamentale delle api per la produzione dei frutti;
nel 2008 risultano in produzione 600.000 famiglie di api contro un numero medio annuo pari a circa 1.200.000 con una perdita stimata del 50 per cento e sommando i danni registrati nel 2007 e nel 2008, in Italia sono scomparse almeno 500-600.000 famiglie di api;
la produzione 2008, a causa della perdita di famiglie e a causa anche delle avversità atmosferiche, ha subito una flessione di circa il 50 per cento passando dalle 11-12.000 tonnellate prodotte mediamente a circa 6.000 tonnellate raccolte in questa stagione produttiva;
se la concia delle sementi con neonicotinoidi è solo uno dei diversi fattori di rischio, occorre sottolineare che la pratica di conciare le sementi con prodotti sistemici è quanto di più lontano possa esserci dai principi ispiratori della lotta integrata che impone di trattare solo quando si supera una determinata soglia di rischio per le colture con la minor residualità possibile;
la consapevolezza della reciproca interdipendenza fra apicoltura e agricoltura, deve costituire la base per rilanciare culturalmente, politicamente e tecnicamente la lotta integrata e per promuovere il diffondersi e l'adozione di tutte le tecniche e pratiche agronomiche che possono rifondare il rapporto dell'agricoltura con la chimica verso obiettivi di maggiore sostenibilità ambientale, coerentemente con gli obiettivi che la Unione europea si è data a breve periodo;
appare evidente la gravità della situazione,

impegna il Governo

1)a sviluppare un'azione immediata finalizzata all'effettivo ritiro dal mercato delle sementi già conciate con le molecole sospese, imponendo a coloro che le hanno commercializzate di provvedere alla sostituzione o, quantomeno, ad indennizzare gli agricoltori;
2) a predisporre e finanziare un progetto nazionale di monitoraggio con la partecipazione delle regioni ed in collaborazione con le organizzazioni degli apicoltori, che preveda la costituzione di una commissione nazionale tecnico-scientifica che riunifichi tutte le competenze disponibili (ministeri, regioni, istituti di ricerca, università, enti operativi, organizzazioni apistiche e organismi di supporto), individuando quali obiettivi principali:
a) l'accertamento dei fenomeni in campo;
b) l'acquisizione e valutazione della documentazione scientifica;
c) il monitoraggio degli effetti della sospensione d'uso dei concianti e la raccolta dei dati;
d) lo studio dell'effetto sull'ape delle molecole sospese utilizzate con modalità diverse dalla concia;
e) il coordinamento dei progetti specifici di ricerca e acquisizione dei risultati;

3) a promuovere ed incentivare, sulla base di indirizzi nazionali, iniziative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, finalizzate:
a) al rilancio della lotta integrata;
b) alla diffusione e promozione di buone tecniche e pratiche agronomiche;
c) al controllo sul rispetto delle leggi regionali in materia di protezione degli insetti pronubi e relativa azione di sanzionamento;

4) a sviluppare una iniziativa efficace nei confronti dell'Unione europea affinché la nuova direttiva in materia di autorizzazione

di molecole e di preparati per la difesa fitosanitaria preveda procedure più trasparenti, con il coinvolgimento delle autorità pubbliche deputate al controllo ed alla ricerca.
(7-00053)
«Brandolini, Agostini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Marrocu, Oliverio, Mario Pepe (PD), Sani, Schirru, Servodio, Zucchi».

TESTO AGGIORNATO AL 9 OTTOBRE 2008

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

BOBBA e MADIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
la rete di rilevazione dell'Istat sulle forze lavoro (FOL) è composta da 317 rilevatori, che da 6 anni sono impiegati con contratti co.co.co. rinnovati di anno in anno;
il compito dei rilevatori è intervistare a scadenze fisse un campione statistico di italiani sui temi del lavoro ed i questionari compilati disegnano la mappa aggiornata del mercato del lavoro, i suoi mutamenti, i punti di crisi e quelli di sviluppo;
detti ricercatori vengono pagati, per ogni intervista consegnata, 38,50 euro lordi, 32 netti, nulla per le interviste e le ore di lavoro andate a vuoto, guadagnano in media tra i 600/00 e gli 800/00 euro mensili, con punte massime di 1000/00 euro, ai sensi dell'articolo 10-bis, comma 5, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito con modificazioni dalla legge 2 dicembre 2005, 248 e così modificato dall'articolo 3, comma 73 della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
da tre anni la rete di rilevazione, compreso il 2008, deve la propria esistenza ad un rinnovo che ad ogni legge finanziaria permette forzosamente una proroga della sua attività;
l'Istat vuole esternalizzarla, vendendo le competenze e il lavoro degli ultimi anni al miglior offerente, aumentandone i costi;
alternativamente, l'amministrazione sta cercando di costituire una società privata a capitale pubblico, con l'intento di mantenere a co.co.co. i lavoratori della rete;
in entrambi i casi risulta evidente che i diritti dei lavoratori e la qualità della rilevazione ne farebbero le spese;
il 18 settembre scorso, per la prima volta, non sono stati resi noti i dati su occupazione e disoccupazione, a causa della mobilitazione dei lavoratori, in assemblea da circa un mese, e al posto del comunicato stampa ufficiale, si è svolta una conferenza stampa sull'argomento;
l'Amministrazione non solo non sembra interessata a ricercare una soluzione credibile e definitiva alla costante minaccia di chiusura della rilevazione che ogni anno si ripresenta, ma non è disposta neanche a concedere condizioni minimamente dignitose ai lavoratori precari della rete;
in sei anni di attività, nessun tipo di aumento salariale è stato corrisposto ai rilevatori, i quali, per il rinnovo contrattuale del 2008, avevano avuto rassicurazione di ottenere un adeguamento dei compensi almeno corrispondente all'inflazione, salvo il nuovo contratto che contempla un irrisorio aumento di 1,5 euro lordi a intervista;
anno dopo anno diminuiscono di fatto i salari, aumentano i vincoli e gli obblighi contrattuali e diventa sempre più

improbabile la prospettiva reale di stabilizzazione dei lavoratori, al fine di scongiurare la condizione di precarietà estrema;
appare inverosimile come l'ISTAT possa pensare di garantire gli adeguati standard di qualità mantenendo queste condizioni di lavoro, con meno garanzie sulla qualità scientifica delle ricerche e meno controlli;
il sindacato FLC CGIL ritiene grave e improduttiva la modalità con cui l'amministrazione Istat si ostina a gestire le problematiche delle rete Fol e all'inizio del 2008 chiedeva che questo fosse l'anno in cui la questione trovi definitiva soluzione;
gli, addetti dei rilevatori Istat si definiscono ormai «i precari dei precari» -:
se i Ministri interrogati non intendano intervenire al fine di inserire a pieno titolo la rete FOL nella struttura dell'Istat e di trasformare i rilevatori in lavoratori subordinati, in quanto la loro attività non ha nulla a che fare con la collaborazione occasionale, in linea con la maggior parte dei Paesi europei e coerentemente con il carattere permanente della funzione di rilevazione;
se gli stessi Ministri non credano che una soluzione diversa comporterebbe un rischio per la qualità scientifica delle ricerche effettuate, e un inutile aggravio del costo complessivo dell'indagine che andrebbe a pesare, ovviamente, sulle spalle di tutti i contribuenti.
(3-00170)

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, FARINA COSCIONI, BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il 20 agosto 2008 il quotidiano La Repubblica ha denunciato la sopraelevazione di un palazzo sito nel centro storico di Roma, adiacente il Pantheon, in contrasto con le vigenti norme urbanistiche e di tutela dei beni culturali;
il palazzo in questione è sede del Vicariato di Roma e rientra in quanto previsto agli articoli 15 e 16 del Trattato Lateranense;
in data 23 agosto l'ufficio stampa del sindaco di Roma ha reso noto che «Su disposizione del sindaco di Roma Gianni Alemanno nella giornata di ieri, agenti della Polizia Municipale si sono recati a Palazzo Maffei Marescotti, nei pressi del Pantheon, per verificare lo stato dell'arte relativamente alla sopraelevazione» e che «non è stato possibile per i Vigili accedere all'edificio per effettuare i controlli in quanto lo stesso gode del regime di extraterritorialità»;
che sul citato Palazzo è apposta, analogamente ad altri palazzi nella disponibilità della Santa Sede, una targa in cui è scritto «zona extraterritoriale»;
Palazzo Maffei Marescotti non è definibile come extraterritoriale, ricadendo pienamente nel territorio italiano, bensì ai sensi dell'articolo 15 del Trattato gode delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di Stati esteri;
l'area in cui sarebbe avvenuta la sopraelevazione, che secondo le norme italiane configura il reato di abuso edilizio, è di altissimo valore paesaggistico, storico ed artistico;
la sopraelevazione si aggiunge ad un'altra realizzata sul medesimo palazzo nel 2001, ed unitamente alla successiva muta in maniera sostanziale il paesaggio e l'integrità del paesaggio che comprende il Pantheon;
l'articolo 16 del Trattato prevede che: «È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti,

l'assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali e comunali Italiane, le quali possono all'uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa Cattolica»;
la sopraelevazione si trova a meno di 30 metri dalla sede del Partito radicale, ed in particolare solo grazie ad essa è possibile da Palazzo Maffei Marescotti vedere direttamente nelle finestre di diversi uffici occupati da deputati, così come di ricevere la rete wireless utilizzata dai soggetti politici radicali per le comunicazioni informatiche e telefoniche ciò suscita negli interroganti la preoccupazione che, questa situazione determini una possibilità di controllo visivo, acustico, ambientale ed informatico di un partito politico italiano peraltro il più esposto al confronto e al contenzioso politico, giuridico, culturale e religioso con lo Stato proprietario del citato palazzo;
dottrina e giurisprudenza internazionali sono pressoché unanimi nel negare correttezza alla definizione di extraterritorialità per i palazzi di cui all'articolo 15 del Trattato lateranense, affermando invece che, pur godendo di alcune specifiche immunità, sono a tutti gli effetti da considerarsi territorio dello Stato italiano, su cui esiste quindi il diritto di sovranità che si manifesta per ogni altro aspetto -:
quale sia l'ambito di applicazione dell'articolo 16 del Trattato lateranense, in particolare della locuzione «è in facoltà della Santa Sede dare a questi immobili l'assetto che creda», allorché l'immobile che ricade su territorio italiano sia inserito in un contesto urbano, come nel caso di Palazzo Maffei Marescotti che è nel cuore del centro storico della Capitale d'Italia, ed in particolare quando eventuali edificazioni mutino il paesaggio, l'ambiente urbano e i beni culturali anche italiani;
se esistano, all'interno degli accordi bilaterali tra Stato italiano e Conferenza episcopale italiana, anche in materia di beni culturali ed artistici, disposizioni che disciplinino i casi di edificazione in zone soggette all'articolo 15 e 16 del Trattato, in special modo se collocate all'interno di contesti urbani e in grado di causare il mutamento del paesaggio e dell'ambiente italiano;
quali iniziative sono state assunte o verranno assunte dal Governo italiano nei confronti dello Stato della Città del Vaticano in virtù del rifiuto assoluto di accesso nella sede del Vicariato opposto ai funzionari di polizia municipale del Comune di Roma lo scorso 22 agosto, in particolare se il nostro corpo diplomatico sia stato o sarà interessato della questione;
quali sono le considerazioni del Ministero per i beni e le attività culturali in merito agli effetti della sopraelevazione e se vi siano state comunicazioni a riguardo da parte del Vicariato o di altri rappresentanti dello Stato della Città del Vaticano;
se non ritengano che la targa apposta di fronte ai palazzi di cui all'articolo 15 del Trattato lateranense, in cui si afferma la extraterritorialità dei medesimi, possa portare alla erronea conseguenza di considerare le sedi vaticane in Italia come uno spazio non facente parte del territorio dello Stato italiano, e se intenda per questo motivo chiedere al nunzio apostolico in Italia l'immediata rimozione delle targhe apposte attualmente sui citati palazzi.
(4-01256)

LAZZARI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
decine di coppie adottanti italiane sono bloccate in Colombia dallo sciopero della Magistratura che va avanti ad oltranza dal 3 settembre 2008; al termine del lungo iter per ottenere l'adozione è necessario raggiungere il Paese di provenienza del minore adottato per completare la trafila burocratica tramite una sentenza che consenta di ripartire per l'Italia con il bambino;

tuttavia l'estrema radicalizzazione della lotta politico-sindacale in Colombia non consente di vedere la fine della lotta che oppone la Magistratura colombiana al proprio Governo;
né vanno dimenticate le ripercussioni psicologiche che questa situazione sta avendo anche sui bambini in questo delicato momento di formazione dei nuovi nuclei familiari e i numerosi problemi economici, lavorativi e familiari di coloro che si sono assentati dal proprio lavoro in Italia ormai da mesi;
più volte le famiglie hanno chiesto l'intervento del Governo italiano e della Commissione adozioni internazionali, che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio, affinché richiedessero al Governo colombiano la nomina straordinaria di un Giudice di famiglia per l'espletamento delle pratiche in attesa di sentenza. Un provvedimento analogo a quello dei Giudici di emergenza a cui la Colombia è ricorsa più volte sui procedimenti di adozione sospesi -:
se non ritenga opportuno e doveroso attivarsi nei termini descritti in premessa, per risolvere la grave situazione creatasi per le coppie in attesa di adottare un minore in Colombia.
(4-01261)

RUBINATO, FOGLIARDI, TENAGLIA, MURER, LIVIA TURCO, MARAN, PEDOTO, D'ANTONA, MOGHERINI REBESANI, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, RECCHIA, MARCHIONI, MATTESINI, LO MORO, DE BIASI, CALEARO CIMAN, SBROLLINI, TESTA FEDERICO, MARTELLA, MERLONI, PES, SCHIRRU, ROSSA, ROSATO, LENZI, BELLANOVA, VANNUCCI, NACCARATO, MINNITI, FONTANELLI, FRONER, MIOTTO, DE TORRE, DAL MORO, VELTRONI, FRANCESCHINI, MASTROMAURO, COLOMBO, VIOLA, ROSSOMANDO, BINETTI, BARETTA, FLUVI, BRESSA, VILLECCO CALIPARI e FERRANTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la gravissima situazione di sotto organico (pari ad oltre il 50 per cento) del personale amministrativo presso il Tribunale dei minori di Venezia sta provocando una sostanziale paralisi operativa, con la conseguente impossibilità di ottemperare alle specifiche competenze in materia di adozioni nazionali e internazionali;
delle trenta unità di personale amministrativo in organico, solo diciotto sono effettivamente in servizio, di cui sette impiegati part-time;
in seguito a tale scopertura dell'organico, la presidente del Tribunale dei minori di Venezia, dottoressa Adalgisa Fraccon, si è vista costretta, suo malgrado, ad accantonare le nuove domande di adozione per tre mesi con propria determinazione del 1o giugno scorso;
la prospettiva per il futuro non lascia ben sperare in quanto, senza urgenti e risolutivi interventi ministeriali, la situazione non potrà che perdurare ed i fascicoli continuare a rimanere giacenti ed inevasi almeno fino alla fine del 2008, con conseguente disorientamento, frustrazione e sconcerto, anche relativamente al loro percorso futuro, da parte delle migliaia di coppie di genitori da tempo in lista di attesa o coinvolti in delicatissimi e complessi procedimenti giudiziari e burocratici;
stante l'attuale complessità dei percorsi di adozione internazionale, ogni ulteriore allungamento dei tempi tecnici e burocratici rischia di essere intollerabile tanto per le coppie, quanto, soprattutto, per i numerosi minori affidati a case famiglia ovvero, se residenti all'estero, in istituti, alcuni dei quali privi delle più elementari garanzie per i diritti di questi ultimi;
non hanno sortito esito positivo, a tutt'oggi, i ripetuti allarmi lanciati dalla presidente Fraccon al Ministero della giustizia, al Pubblico Tutore, alla Giunta della Regione Veneto, al Comune di Venezia e ai Presidenti delle province del Veneto, ad eccezione della sola Provincia di Venezia che ha distaccato dalla propria amministrazione un dipendente, assegnandolo pro tempore al Tribunale minorile di Venezia;
le carenze sopra denunciate non rappresentano una situazione temporanea, ma costituiscono un dato strutturale, fotografato dalle recenti statistiche dell'Istat che collocano il Tribunale minorile del Veneto all'ultimo posto tra i 29 Tribunali dei minori d'Italia, sia per numero di magistrati (7 più 26 giudici onorari) che per cancellieri ed operatori (30 sulla carta, ma 19 effettivi);

infatti, la media nazionale, in ordine al rapporto popolazione-giudici togati, è di un giudice ogni 284.000 abitanti, mentre al Tribunale per i minori del Veneto, ultimo nella graduatoria, il rapporto è di un giudice minorile ogni 682.000 abitanti, mentre - a titolo esemplificativo - quelli di Firenze e di Milano hanno entrambi un rapporto di uno a 405.000. L'ultimo aumento degli organici disposto dal Ministero della giustizia (su conforme parere del Consiglio Superiore della Magistratura) ha elevato di una unità non il Veneto, bensì il Tribunale minorile di Ancona, il cui rapporto era di uno a 289.000;
in ordine poi al rapporto popolazione-personale amministrativo dei Tribunali per i minorenni, il Tribunale minorile del Veneto, ancora fanalino di coda sui 29 Tribunali minorili italiani, conta un addetto ogni 159.000 abitanti, contro una media nazionale di uno ogni 60.000 abitanti, e ciò con riferimento alla pianta organica esistente prima della recente finanziaria, cioè di 30 posti. Ciò, nonostante nel 2007 siano 19.637 i nuovi procedimenti pervenuti al Tribunale minorile del Veneto, mentre 17.721 quelli che risultano essere stati definiti e 19.835 quelli ancora pendenti;
con trecentomila abitanti in meno, il Tribunale dei minori di Torino può contare su 9 magistrati, 36 giudici onorari e 40 unità di personale amministrativo, mentre il Tribunale dei minori di Venezia su 7 magistrati, 26 giudici onorari e 11 unità di personale amministrativo a tempo pieno: la sperequazione è macroscopica e diventa oltremodo inaccettabile se, sempre dalle percentuali diffuse dall'Istat, si confronta con la realtà detta giustizia minorile nel Sud Italia, ove addirittura si registra personale in esubero per una percentuale pari al 105 per cento;
la classifica paradossalmente si rovescia se viene considerato l'indice di produttività: il Tribunale dei minori di Venezia, infatti, oscilla fra il secondo e il terzo posto per il carico di lavoro sia sul fronte penale (Giudice per le indagini preliminari, Giudice per l'udienza preliminare, riesame, sorveglianza, dibattimento, gestione dei corpi di reato e recupero dei crediti) che civile (proprio nelle adozioni Venezia è, o meglio era, seconda solo a Milano);
di contro alla fotografia «ingiallita» della società veneta risalente agli anni Settanta, sulla base della quale gli organici delle istituzioni giudiziarie regionali sono stati di fatto cristallizzati, non si è considerato che il Veneto ha registrato nell'ultimo decennio un'esplosione demografica di cittadini non italiani residenti (extracomunitari e non), dalla quale risulta che nel 2007, dei 4.773.554 residenti totali in Veneto, 350.215 erano stranieri e degli 839.499 residenti minorenni, 86.459 erano stranieri. Infatti il primato negativo del Veneto è confermato anche dai dati relativi al rapporto tra abitanti di una regione e giudici e personale di cancelleria addetto agli altri Tribunali della stessa regione: il Veneto è fanalino di coda, con un rapporto di 19.886 abitanti per ogni giudice e di 5.417 abitanti per ogni addetto di cancelleria, di contro - a titolo esemplificativo - a un rapporto di 7.094 per giudice e di 2.117 per addetto in Calabria (che è in testa alla classifica); di 9.467 per giudice e 2.409 per addetto in Liguria; di 14.415 per giudice e 3.293 per addetto in Trentino Alto Adige e di 13.514 per giudice e 4.134 per addetto in Piemonte;
la situazione descritta in cui è costretto ad operare il Tribunale minorile del Veneto costituisce anche una palese e grave violazione degli impegni assunti dall'Italia con la Convenzione dell'Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata con legge 31 dicembre 1998, n. 476 -:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, allo scopo di affrontare e risolvere in modo strutturale e definitivo il problema del

cronico sotto organico presso il Tribunale dei minori di Venezia, considerando che il vero problema non è rappresentato solo dalla carenza di risorse destinate al comparto giustizia, ma soprattutto dalla loro sperequata distribuzione a livello nazionale;
come intenda intervenire, per quanto di propria competenza e anche in ottemperanza all'articolo 9 della Convenzione dell'Aja per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, ratificata con legge 31 dicembre 1998, n. 476, al fine di evitare con urgenza ulteriori ritardi nelle procedure di adozione già avviate, con grave pregiudizio dei diritti dei minori, nonché delle coppie residenti nel Veneto in attesa di adozione.
(4-01273)

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AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da informazioni riportate nell'articolo di Giovanni Maria Bellu del 29 settembre 2008 sul quotidiano l'Unità, che riprende le denunce contenute in un documentario, si fa presente l'esistenza, a Kufra in Libia, di un centro istituito con soldi italiani che «accoglie» gli immigrati che approdano in territorio libico; secondo quanto scritto risulterebbe che gli immigrati siano stipati in cinque piccole stanze, tre solo per uomini, le altre due esclusivamente per donne. Le condizioni della permanenza sarebbero caratterizzate da torture e stupri, soprattutto nei confronti delle donne. Parrebbe inoltre che la polizia libica venda regolarmente gli immigrati ai trafficanti di esseri umani. Le testimonianze di una ragazza eritrea che ha «soggiornato» nel «centro di detenzione» di Kufra, riportano che alla fine del 2005, alcuni italiani, presumibilmente diplomatici, si sono recati a visitare il centro. Dopo aver ricevuto rassicurazioni sulle condizioni di vita in loco da parte di un solo detenuto, hanno lasciato il campo senza ulteriori accertamenti;
analoghe informazioni si hanno in relazione ad altri centri che si trovano sempre in Libia; in questo caso gli abusi sono stati confermati dal Prefetto Mario Mori, ex direttore del SISDE, che nel 2006 durante una audizione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, ha dichiarato come in Libia «i clandestini vengono accalappiati come cani, messi su furgoncini pick-up e liberati in centri di accoglienza dove i sorveglianti per entrare devono mettere i fazzoletti intorno alla bocca per gli odori nauseabondi...»;
Mori ha parlato anche del centro di accoglienza finanziato dagli italiani in Libia, nella località di Seba, al confine con il deserto, uno di quei centri di detenzione dove venivano trasferiti anche i clandestini respinti dai centri di permanenza temporanea italiani. «Il centro - dichiarava Mori - prevede di ospitare cento persone ma ce ne sono 650, una ammassata sull'altra senza il rispetto di alcuna norma igienica e in condizioni terribili». Mori aveva effettuato una visita nel Centro di Seba intorno alla metà di gennaio del 2006, cinque giorni prima dell'incontro del ministro Giuseppe Pisanu con il colonnello Gheddafi;
la legge n. 271 del 2004 attribuisce al Ministero dell'interno la possibilità di finanziare la realizzazione, in paesi terzi, di «strutture utili ai fini del contrasto dei flussi irregolari di popolazione migratoria verso il territorio italiano»;
sempre secondo notizie stampa, il 31 agosto scorso il Presidente del Consiglio ha firmato a Bengasi un trattato di amicizia e cooperazione con la Libia e che detto

documento ancora non è stato reso noto alle competenti commissioni parlamentari -:
se i Ministri degli interni ed esteri siano a conoscenza dei fatti denunciati su l'Unità;
quali misure il Governo italiano intenda adottare per verificare le circostanze dei gravissimi fatti descritti dall'articolo e già denunciati dal Prefetto Mori;
quali interventi i Ministri intendano intraprendere per monitorare la situazione dei «centri di detenzione» in territorio libico;
quali e quanti siano in totale e in quali località si trovino i «centri di detenzione» finanziati con contributi italiani;
quali iniziative i Ministri intendano prendere per far si che i finanziamenti elargiti in base alle previsioni della legge n. 271 siano conformi al rispetto dei diritti dei migranti, alla Convenzione di Ginevra e agli standard minimi internazionali previsti per la detenzione;
se e in che termini, le questioni relative ai flussi migratori o a «centri di detenzione» rientrino nel trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia firmato dal Presidente Berlusconi alla fine d'agosto.
(5-00427)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:

DI PIETRO, LEOLUCA ORLANDO e DI GIUSEPPE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in Molise, nella Provincia di Campobasso - nello scantinato di un edificio di Castelmauro -, sono abbandonati, da più di venti anni, circa 2.000 bidoni contenenti materiale nucleare radioattivo;
sul quotidiano di Torino La Stampa dell'11 settembre scorso è comparso un dettagliato articolo, dal titolo «In cantina una piccola Cernobyl», riportante l'estremo pericolo e l'estremo danno che tale materiale tossico sta comportando per tutto il circondario;
dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, per voce dell'ingegner Roberto Mezzanotte, il deposito posto in via Palazzo n. 6 è definito «ben lontano dagli standard di sicurezza» e «occorre un urgente azione di rimozione dei rifiuti nucleari e bonifica dei luoghi»;
da tale deposito di scorie nucleari d'origine industriale e sanitaria del Centro applicazioni nucleari controlli e ricerche, sono oramai testate allarmanti fughe di radioattività che minacciano la salubrità dell'intero Molise, delle regioni limitrofe (Abruzzo, Lazio, Puglia, Campania) e, come denunciato dall'Apa, la salute degli abitanti;
in tal proposito, è stata inviata presso codesti ministeri, dal direttore dell'ufficio pianificazione, valutazione e prevenzione dei rischi presso la Protezione civile, l'ultima verifica radiometrica, la quale ha espressamente segnalato uno sprigionamento di radiazioni alfa e gamma ben superiore ai limiti previsti dalla legge. Stessa allarmata valutazione è stata manifestata dall'Arpa Molise e dal comando dei Vigili del fuoco;
si tratta, inoltre, di un deposito collocato in una zona soggetta a rischio sismico e idrogeologico, come dichiarato con l'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri (3274/2003);
nonostante diverse ingiunzioni di sgombero e bonifica dei luoghi in oggetto, provenienti dalla magistratura (sentenza n. 1428/2000 del tribunale di Campobasso), dal Tar Molise (sentenza n. 435/2002) e da decreto ingiuntivo siglato dal Presidente della Giunta regionale (provvedimento

n. 151 del 18 ottobre 2002), nessun intervento è stato espletato nel corso di questi anni;
in ultimo, il 3 aprile 2006 Paolo Togni, capo di Gabinetto del ministero ambientale, annotava come «indispensabile assumere iniziative di carattere straordinario» per assicurare «la salvaguardia della zona». Diciotto giorni dopo, in risposta a tale nota, Guido Bertolaso (protocollo DPC/CG/24300) invitava l'amministrazione regionale del Molise «a comunicare ogni dettagliato elemento utile per valutare compiutamente la vicenda» -:
come i Ministri interrogati, in assenza di una totale e reiterata assenza di interventi determinanti e risolutivi, ritengano agire per responsabilizzare le autorità locali e per togliere finalmente a un intero territorio l'incubo di rimanere vittima di radiazioni nucleari altamente tossiche.
(4-01271)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

MURA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
gli Ufficiali dei Carabinieri in ferma prefissata, assunti tramite pubblico concorso ai sensi dell'articolo 23, comma 3, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215 ed in servizio a tempo determinato da almeno tre anni in base alle lettera dell'articolo 1, comma 519, primo periodo, della legge n. 296 del 27 dicembre 2006, hanno presentato domanda di stabilizzazione;
l'articolo 1 comma 519, primo periodo, della legge n. 296 prevede che la stabilizzazione debba avvenire a domanda, dunque senza il ricorso ad una prova selettiva;
la direttiva n. 7 in data 30 aprile 2007 (punto 4, pagine 6 e 7), del Dipartimento della Funzione Pubblica del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione, ricordava la «necessità che le amministrazioni provvedano a pubblicizzare l'avvio delle procedure di stabilizzazione mediante avviso anche nel caso in cui non si debba dare corso alle richiamate prove selettive di natura concorsuale in quanto le medesime siano state già espletate precedentemente all'assunzione a tempo determinato del personale che si stabilizza», invitando le stesse amministrazioni a predisporre «graduatorie distinte per categoria e profili sulla base dell'anzianità di servizio al fine di dare soluzione, innanzitutto, ai fenomeni di precariato che si sono succeduti e stratificati da lungo tempo. Nell'ambito della propria autonomia organizzativa e regolamentare potranno essere previsti ulteriori titoli, anche riferiti all'esperienza professionale in possesso, al fine di predisporre le graduatorie per la trasformazione», specificando, comunque, che «il comma 519 dispone la proroga ex lege dei contratti relativi al personale destinatario della stabilizzazione fino alla stipula del contratto a tempo indeterminato»;
gli Ufficiali in ferma prefissata, oltre a possedere i requisiti per la stabilizzazione, hanno maturato un'esperienza di servizio di quasi sei anni con lusinghiere note caratteristiche anche in settori importanti dell'Arma (Comando Generale, Comandi interregionali, ecc.);
in data 26 settembre 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un bando di concorso denominato «Procedure speciali per la stabilizzazione di ufficiali in ferma prefissata ausiliari dei ruoli speciali e tecnico logistico dell'Arma dei Carabinieri» finalizzato alla stabilizzazione di 70 unità di Ufficiali in ferma prefissata, e che l'articolo 2 di detto bando prevede l'espletamento da parte dei candidati

di accertamenti attitudinali e di un colloquio orale, comprensivo di quello facoltativo di lingua straniera -:
se lo svolgimento delle procedure selettive previste nel Bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 settembre 2008 non sia in contrasto con la lettera dell'articolo 1, comma 519, primo periodo della legge n. 296 del 2006 e quali provvedimenti intenda adottare in merito il ministro.
(4-01255)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

VANNUCCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con il comma 23 dell'articolo 83 del decreto-legge 112/2008 si è eliminato l'obbligo di prestare garanzie fidejussorie per rateizzazione del pagamento di somme iscritte a ruolo di importo superiore a 50.000 euro;
la norma introdotta ha scontato, nelle previsioni, benefici effetti finanziari per lo Stato prevedendo una diminuzione delle procedure fallimentari ed una continuazione della attività delle aziende in temporanea difficoltà finanziarie;
risulta che i criteri stabiliti da Equitalia per il riconoscimento della rateizzazione sono oltremodo rigidi e tali da non permettere l'accesso al diritto alla rateizzazione a numerose aziende pur in comprovata difficoltà economica;
le attese economiche pertanto non sembrano realizzarsi;
le problematiche possono riassumersi in:
rigidità eccessive dell'indice alfa che mette in relazione il valore della produzione con la liquidità disponibile pregiudicando l'assenso alla rateizzazione sulla base di parametri che potrebbero non avere alcun collegamento fra di loro (ad una elevata produzione non sempre corrisponde liquidità);
per i ruoli in contenzioso parrebbe opportuno che gli stessi venissero esclusi dal debito da rateizzare almeno fino alle sentenze di primo grado;
flessibilità delle modalità di versamento della prima maxi rata che potrebbe essere suddivisa in più soluzioni -:
se il ministero confermi a sua conoscenza le problematiche espresse, quali effetti concreti si sono verificati dopo le norme introdotte con il decreto n. 112, se intenda disporre attraverso Equitalia diverse procedure per il pieno effetto della norma in premessa.
(4-01257)

ZACCHERA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in passato sono state organizzate delle frodi fiscali legate all'acquisizione di beni (di solito autoveicoli) in altri paesi europei utilizzando società fittizie che raggiravano così le normative dell'iva;
questi beni passavano poi di mano in mano attraverso una filiera nota come «truffa Carosello». I consumatori finali - o, nel caso degli autoveicoli, anche le concessionarie che cedono al privato consumatore finale tali autoveicoli - possono non essere assolutamente a conoscenza che «a monte» vi sia stata una truffa comunitaria del regime dell'iva, in quanto non possono essere a conoscenza che il bene è passato di mano in mano diverse volte lungo la filiera della distribuzione;
nel corso delle indagini la Guardia di finanza, che normalmente opera al momento in cui emergono i connotati della truffa, tende a coinvolgere tutti i passaggi dei beni fino al consumatore finale, mettendo

a carico del responsabile di ogni passaggio il dimostrare la propria buona fede ma - anche nel caso in cui ciò sia provato - vengono comunque avviate indagini della Magistratura nei confronti di tutte le parti interessate, su segnalazione, appunto, della Guardia di finanza;
ciò ha comportato e comporta notevoli ripercussioni fiscali e giudiziarie per le aziende di assistenza e vendita di autoveicoli, le quali, pur avendo acquistato le vetture da aziende regolarmente iscritte alla camera di commercio, e pur avendo versato le imposte relative all'acquisto, si ritrovano oggetto di verifiche contabili da parte della Guardia di finanza e di conseguente denuncia alla Magistratura, il che (anche per la pubblicità data a queste indagini sui media) si è dimostrato a volte elemento di grave ed ingiustificato danno per le aziende coinvolte;
sentenze ormai costanti della Corte di cassazione portano ad una univocità di decisioni favorevoli agli indagati (es. 21 agosto 2007 n. 17799 - 19 ottobre 2007 n. 21953) in sintonia con varie pronunce della Corte di giustizia europea (vedi 27 settembre 2007, n. 3, in materia di evasione iva su operazioni intracomunitarie) assolvendo da ogni imputazione chi non poteva essere a conoscenza di una frode tributaria all'inizio della «filiera», con la semplice dimostrazione di aver svolto tutte le operazioni amministative e contabili di propria competenza in modo corretto, sia per l'acquisto che per la vendita delle autovetture. Questo, senza nemmeno considerare la recentissima sentenza, sempre della Corte di cassazione (sez. 2 penale - 28 maggio 2008 n. 21566), con la quale é stata addirittura annullata senza rinvio l'ordinanza di sequestro di beni, emesso dal GIP di Benevento, nei confronti di una azienda che potrebbe intendersi quale parte della filiera e quindi nemmeno destinatario finale del bene compravenduto -:
se non si ritenga opportuno intervenire chiarendo agli uffci periferici che là ove le indagini dell'amministrazione e della Guardia di finanza abbiano accertato la buona fede e la corretta tenuta della contabilità da parte di aziende involontariamente coinvolte in frodi tipo «Carosello» non debba essere automatico l'invio degli atti alla Magistratura, dando così avvio a procedure e processi costosi, inutili e che pesantemente possono ripercuotersi sulle aziende, ma che si proceda caso per casa verificando l'obbiettivo stato dei fatti.
(4-01266)

CALLEGARI, FOGLIATO, RAINIERI e NEGRO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, di attuazione della direttiva 2003/96/CE che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità, ha previsto, tra le altre cose, l'equiparazione dell'olio vegetale puro al gasolio agricolo, introducendo la possibilità di esenzione dall'accisa per diverse forme di impiego di tale prodotto;
in specie, il suddetto decreto legislativo 26/2007 prevede l'esenzione dall'accisa per l'olio vegetale puro immesso nei motori agricoli, per quello utilizzato nel riscaldamento delle serre, nonché per quello impiegato negli impianti che producono energia elettrica;
l'efficacia delle disposizioni che prevedono le suddette agevolazioni, per quanto disposto dall'articolo 1, comma 2, dello stesso decreto legislativo 26/2007, è subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea ai sensi delle vigenti norme comunitarie in materia di aiuti di Stato (articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea);
il decreto legislativo 26/2007 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 68

del 22 marzo 2007 e, ad oggi, non si conoscono gli esiti della procedura di notifica che, ai sensi delle disposizioni su richiamate, si ritiene sia stata tempestivamente inoltrata alla Commissione UE;
la produzione di oli vegetali puri a scopo energetico non determina alcun conflitto, in termini né di concorrenza di impiego delle terra né di destinazione d'uso del prodotto finale, con le forme tradizionali di coltivazione, in quanto gli stessi oli sono ottenuti da colture (soia, girasole e colza) che hanno come prodotto principale l'olio e come sottoprodotto (peraltro circa i due terzi del materiale utilizzato per l'estrazione) i panelli che, a prescindere dall'impiego dell'olio, sono comunque destinati all'industria mangimistica;
il grave ritardo accumulato ai fini dell'attuazione delle agevolazioni previste dal decreto legislativo 26/2007, oltre a determinare disorientamento negli agricoltori, rischia di far, definitivamente, perdere interesse nei confronti di scelte produttive di assoluto interesse strategico, quali, indubbiamente sono, quelle legate alla produzione di biocarburanti -:
se le procedure di notifica siano state tempestivamente e correttamente eseguite e, in caso affermativo, quale sia l'attuale stato di avanzamento della procedura medesima;
se e quali iniziative siano state adottate, ovvero si intendano adottare, al fine di addivenire alla sollecita attuazione delle agevolazioni di cui in premessa.
(4-01272)

RUVOLO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1, comma 346, lettera e), della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), ha autorizzato l'Agenzia delle Dogane ad effettuare assunzioni di personale risultato idoneo in procedure selettive già espletate dalla stessa o dall'Agenzia delle Entrate, attraverso la stipula di contratti di formazione e lavoro, prevedendo a tal fine finanziamenti per il triennio 2008-2010, da utilizzare entro limiti stabiliti anno per anno;
ai fini del pieno e corretto utilizzo di tali risorse, l'Agenzia delle Dogane ha stilato il proprio piano triennale di assunzioni, in attuazione del quale ha effettuato tra il 21 aprile e il 3 giugno 2008 buona parte delle assunzioni di idonei presenti nelle proprie graduatorie;
l'Agenzia delle Dogane ha provveduto altresì ad avviare le attività indispensabili per l'acquisizione di idonei presenti nelle graduatorie dell'Agenzia delle Entrate;
nel mese di maggio scorso quest'ultima Agenzia ha messo a disposizione dell'Agenzia delle Dogane i dati utili per consentirle di verificare la compatibilità tra la distribuzione territoriale dei suddetti idonei e le proprie esigenze organizzative e di servizio;
ne è risultata l'ipotesi di distribuzione territoriale inserita nel piano di assunzioni stilato per il triennio 2008-2010, di cui si è provveduto a dare notizia all'utenza esterna con comunicato del 20 giugno 2008, n. 2727, sul sito internet dell'Agenzia delle Dogane;
tale comunicato ha previsto per l'anno in corso l'assunzione di almeno 465 idonei delle graduatorie dell'Agenzia delle Entrate a partire dal mese di luglio 2008;
nella medesima data del citato comunicato l'Agenzia delle Dogane ha inoltrato, per la prescritta approvazione, al ministero del lavoro e delle politiche sociali il progetto formativo relativo agli idonei dell'Agenzia delle Entrate, secondo la distribuzione territoriale definita nel piano triennale delle assunzioni, e tale approvazione è avvenuta in data 29 luglio 2008;
l'articolo 74, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto

2008, n. 133, reca disposizioni relative al ridimensionamento degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni da attuarsi entro il 30 novembre 2008;
il comma 5 del medesimo articolo prevede che, fino all'emanazione dei provvedimenti indispensabili alla definizione dei nuovi assetti organizzativi, le dotazioni organiche rimangono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data del 30 settembre 2008, tenendo conto anche delle procedure concorsuali e di mobilità già avviate al 25 giugno 2008, data di entrata in vigore del decreto-legge;
alla luce di tali disposizioni l'Agenzia delle Dogane in data 3 luglio 2008 ha ritenuto opportuno chiedere un parere al Dipartimento delle Funzione pubblica e al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - IGOP in merito alla possibilità di procedere alle assunzioni previste dall'articolo 1, comma 346, lettera e) della legge n. 244 del 2007;
il Dipartimento della Funzione pubblica in data 16 luglio 2008 ha fatto pervenire risposta al quesito posto, confermando che le suddette assunzioni sono ammissibili e possono essere perfezionate in quanto espressamente autorizzate e finanziate dal legislatore;
alla luce di questi chiarimenti l'Agenzia delle Dogane ha proceduto a dare corso ai programmi di acquisizione già avviati: in data 30 luglio 2008, giorno successivo all'approvazione del progetto formativo da parte del Ministero del lavoro e della politiche sociali, è stata approvata, con prot. n. 870, la determinazione di assegnazione sede di 465 idonei delle Entrate; in data 11 agosto 2008 sono state perfezionate le assunzioni relative agli ultimi idonei delle Dogane e in data 25 agosto hanno avuto luogo le prime assunzioni degli idonei delle Entrate;
sulla base delle rinunce registratesi in sede di stipula dei contratti di formazione lavoro nelle date 11 e 25 agosto 2008, nel rispetto di quanto previsto dalla legge finanziaria 2008 e a completamento delle assunzioni programmate per l'anno in corso, si ritiene che l'Agenzia delle Dogane debba procedere ad ulteriori scorrimenti della graduatoria nazionale composta da 1178 idonei;
infatti, nonostante il ridimensionamento delle piante organiche in base all'articolo 74 del decreto legge n. 112 del 2008, visto il parere favorevole del Dipartimento della Funzione pubblica in data 16 luglio 2008, risulta ammissibile l'assunzione dei suddetti idonei;
in particolare, le 465 assunzioni programmate si dovrebbero considerare a pieno titolo come facenti parte della pianta organica provvisoria al 30 settembre 2008 e in quanto tali, ai sensi del comma 5 dell'articolo 74 del decreto-legge n. 112 del 2008, non soggette alla rideterminazione delle piante organiche di cui al comma 1 del medesimo articolo;
in virtù dell'alto tasso di rinunce degli idonei e del mancato utilizzo nel corrente anno di buona parte dei fondi stanziati per il 2008, i finanziamenti residui sono sufficienti per completare lo scorrimento totale della graduatoria nazionale -:
quali iniziative i Ministri, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di agevolare, presso l'Agenzia delle Dogane, le procedure di assunzione dei restanti idonei, sulla base dei finanziamenti espressamente stabiliti dalla legge finanziaria 2008 e ancora disponibili, anche in considerazione dell'esigenza di incremento di forza lavoro a causa delle carenze di organico soprattutto nelle sedi periferiche.
(4-01280)

PROIETTI COSIMI, MOFFA e PISO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la società Lottomatica, oltre alla gestione in concessione delle lotterie istantanee in forma cartacea (conosciute con il brand «Gratta & Vinci»), ha ottenuto dai

Monopoli di Stato, tramite il «Consorzio Lotterie Nazionali», con decreto dirigenziale del 13 aprile 2006, anche il ruolo di gestore centralizzato, in via sperimentale, delle lotterie istantanee on line (cosiddetti «Gratta & Vinci» on line), nonché il ruolo di rivenditore ai soggetti titolari di concessione per l'esercizio dei giochi pubblici;
il termine della fase sperimentale era stato individuato in 18 mesi dalla data di immissione sul mercato della prima lotteria on line, avvenuta il 20 novembre 2006, con la conseguenza che la conclusione della fase sperimentale era prevista il 30 maggio 2008;
ad una settimana dalla scadenza della fase sperimentale (23 maggio 2008), una serie di operatori, già concessionari di giochi pubblici (tra cui SISAL, Intralot, Italia, Eurobet, Ladbrokes, Merkur Cogetech), che già offrivano tale prodotto attraverso i propri siti, evidenziavano all'AAMS siffatta situazione, specificando che, in mancanza dell'esperimento di una idonea procedura ad evidenza pubblica, non avrebbero condiviso la scelta di affidare allo stesso soggetto (o a qualunque soggetto terzo) tale attività di gestore centralizzato (al riguardo, allo stesso è riconosciuto un aggio pari al 4,37 per cento della raccolta);
con una procedura del tutto inusuale veniva pubblicata sul sito AAMS, in data 27 maggio 2008, una comunicazione non intestata e senza firma in cui veniva resa nota la proroga della gestione delle lotterie istantanee on line al Consorzio Lotterie Nazionali/Lottomatica;
in data 3 giugno 2008, dopo la scadenza del predetto periodo di sperimentazione, con propria nota, il Direttore Centrale dei Giochi, dott. Antonio Tagliaferri, informava gli operatori sopracitati che l'AAMS «al fine di una compiuta valutazione in ordine al consolidamento delle lotterie con partecipazione a distanza nel mercato dei giochi pubblici, ha ritenuto di estendere la sperimentazione in atto a nuovi canali di raccolta, al fine di valutare pienamente le potenzialità del mercato ed il posizionamento della domanda in relazione alla diversificazione dell'offerta tecnologica»;
con la richiamata nota del 3 giugno 2008 (prot. 2008/20979/Giochi/LTT), il Direttore Tagliaferri trasmetteva il decreto dirigenziale di proroga datato 20 marzo 2008 (prot. 2008/7765/Giochi/LLT);
ad avviso degli interroganti le modalità ed i tempi di comunicazione dell'avvenuta proroga appaiono quantomeno dubbi e lasciano intendere che, volutamente, si sia cercato di pubblicizzare il meno possibile tale proroga e far trovare gli operatori di fronte al fatto compiuto;
le motivazioni addotte dall'AAMS appaiono, altresì, inverosimili, anche in considerazione del fatto che resta difficile motivare un periodo di sperimentazione della durata di 36 mesi, cosa che equivale, di fatto, ad una concessione;
la richiesta, fatta dai maggiori operatori di gioco pubblici, dell'esperimento di una idonea procedura ad evidenza pubblica, trova delle forti motivazioni rispetto alle garanzie di un corretto equilibrio di mercato;
l'attivazione di tale procedura, tra l'altro, non preclude il fatto di mantenere la rete di raccolta di tale gioco in costante efficienza e di garantire la continuità del servizio ed il mantenimento dei flussi economici, in quanto, nelle more dell'esperimento della gara, il «Consorzio Lotterie Nazionali» - come già accaduto per altri giochi pubblici, non ultimo il SuperEnalotto - può continuare ad operare nelle attuali modalità fino a che la nuova rete sia a regime (termine, evidentemente, stabilito dal bando di gara) -:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, in sede di autotutela, per risolvere il rapporto con il «Consorzio Lotterie Nazionali», quale gestore centralizzato, evitando così il consolidarsi

di situazioni monopolistiche, lesive delle regole di libero mercato, da garantire, invece, attraverso il ricorso, nella fattispecie, a procedure ad evidenza pubblica, nel rispetto dell'interesse pubblico generale.
(4-01281)

TESTO AGGIORNATO AL 29 LUGLIO 2010

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:

RAO e VIETTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 15 settembre 2006 è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale del Ministero della giustizia la graduatoria dei 39 psicologi vincitori del concorso indetto nel 2003 dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP);
nessuna assunzione di personale esterno è stata fatta, nonostante i fondi previsti sia dalla deroga al blocco delle assunzioni per il 2006 e 2007 che dalla finanziaria 2007 (1,5 milioni di euro per il 2008, 5 milioni di euro per il 2009, 10 milioni di euro per il 2010) che ha, invece, privilegiato i contabili, sebbene avessero affrontato il concorso in un periodo successivo;
nell'ultima bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo al passaggio della medicina penitenziaria al Sistema sanitario nazionale si stabilisce che «Le aziende sanitarie locali, previo accordo con il Ministero della Giustizia e nel rispetto della vigente normativa in materia di assunzioni, possono avvalersi delle graduatorie dei concorsi espletati anteriormente alla data del 15 marzo 2008» (articolo 3, comma 10);
appare evidente, nel suddetto unico passaggio in cui si fa riferimento ai concorsi esterni, il mancato impegno da parte sia del Ministero della sanità che della giustizia nel garantire l'assunzione ai vincitori, a fronte del rinnovamento continuo di tutti i contratti a termine per i consulenti;
oltre al danno personale per chi ha investito tempo ed impegno in questo concorso, svoltosi nell'arco di due anni, e evidente anche lo spreco di denaro pubblico, considerando i quasi cinquemila aspiranti psicologi che hanno presentato domanda di partecipazione;
di recente, il Ministero della giustizia ha ufficializzato, tramite una lettera inviata a tutti i vincitori, di non essere più il ministero competente per l'assunzione;
non si può contribuire al benessere psicologico dei detenuti con un'ingiusta decurtazione del personale presente in pianta organica -:
se non intenda adottare gli opportuni provvedimenti finalizzati alla stabilizzazione di lavoratori che, pur avendo meritatamente conquistato un'occupazione, rischiano di perderla ancor prima di iniziare.
(3-00168)

Interrogazioni a risposta scritta:

BITONCI, LANZARIN, GOISIS, CALLEGARI, FORCOLIN e STUCCHI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
oramai la accertata situazione di paralisi del Tribunale dei minori di Venezia sembra prossima al collasso dato che, lo scorso giugno, la presidente Adalgisa Fraccon ha emanato un ordine di servizio per comunicare che le nuove domande di adozione sia nazionale che internazionale, depositate dopo il 1° giugno 2008, venivano accantonate per un periodo di tre mesi in ragione della cronica carenza di personale giudiziario e amministrativo nel Tribunale;
le legittime aspettative di tante famiglie venete, disposte alla adozione, rischiano di venire sacrificate in conseguenza di tale decisione;

nonostante il carico di lavoro presso il Tribunale dei minori di Venezia sia tra i più elevati, l'organico in servizio è composto da solo sette magistrati, ventisei giudici onorari, trenta dipendenti amministrativi e soprattutto riguardo questi ultimi la situazione sembra avere raggiunto livelli di insostenibilità e sicuro pregiudizio, come la vicenda del cosiddetto «blocco delle adozioni» sembra confermare, dato che dei trenta cancellieri in organico, solo 18 sono in servizio e tra questi sette sono impiegati part-time, con una scopertura che supera il 50 per cento;
la cronica insufficienza degli organici sia dei magistrati che del personale amministrativo rappresenta un problema generale che interessa tutti i presidi giudiziari della regione Veneto, con una percentuale di scopertura superiore a quella media nazionale;
tra Corte d'appello, tribunali e procure di tutta la regione mancano 433 dipendenti rispetto all'organico previsto, con una percentuale che sfiora il 30 per cento, e dove le cosiddette «vacanze» riguardano tutte le figure professionali, anche se la più sorprendente riguarda i funzionari e dirigenti, 45 in tutto il Veneto, con ricadute immaginabili sull'organizzazione del lavoro;
da tempo il Procuratore della Repubblica segnala la criticità di tale situazione, ricordando come le vecchie tabelle sono rimaste sostanzialmente inalterate da anni, senza tener conto della nuova realtà socio-economica che ha caratterizzato lo sviluppo del Nordest italiano ed in particolare il bacino d'utenza economicamente vivace degli otto tribunali ordinari formanti il distretto, quasi tutti di rilevante ampiezza;
per garantire il funzionamento della giustizia nella regione Veneto si stanno muovendo gli enti locali attraverso il distacco di alcuni dipendenti negli uffici giudiziari, per coprire almeno in parte i vuoti di organico, ma sarebbe quantomeno opportuno che le competenti autorità pubbliche emanassero le necessarie misure di sostegno -:
in che modo e con quali tempi il Ministro intenda provvedere alle segnalate carenze del personale amministrativo del Tribunale per i minorenni di Venezia;
se il Ministro non ritenga che la cronica carenza di personale negli uffici giudiziari del Veneto rappresenti un grave problema e quali opportuni interventi intenda intraprendere.
(4-01258)

ZACCHERA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nella quantificazione degli organici dei dipendenti in essere nei Tribunali, questo ministero avrebbe «fotografato» la situazione a fine settembre al fine di valutare - almeno temporaneamente - la copertura degli stessi;
secondo quanto pubblicato in grande evidenza dagli organi di stampa locali (vedi La Stampa edizione di Verbania dei giorni scorsi) ciò avrebbe portato a considerare sufficiente il numero dei cancellieri e degli altri collaboratori operanti presso il locale Tribunale, mentre invece più volte anche il sottoscritto interrogante ha sottolineato le gravi carenze di organico dei livelli C2 e C3 che facevano del Tribunale di Verbania quello più «scoperto» del Piemonte e forse d'Italia -:
se il Ministero non ritenga di dover verificare l'effettiva copertura degli organici in rapporto alla attività a carico dei Tribunali intervenendo in quelle situazioni più critiche e tali da compromettere la stessa attività di giustizia;
se non ritenga il Ministro di dover sollecitare i responsabili del distretto giudiziario del Piemonte ad intervenire concretamente sulla situazione di Verbania favorendovi il trasferimento di personale;
se - più in generale - non ritenga il Ministro che i futuri concorsi debbano essere promossi su base regionale per scegliere il personale delle diverse sedi, al fine di evitare il fenomeno delle richieste di successivo trasferimento, poiché è infatti

fatale che il personale nominato spinga poi per un comprensibile ritorno al proprio luogo di origine, lasciando però così progressivamente scoperte intere zone d'Italia dove - essendo scarso il personale di origine locale - c'è poco interesse a rimanere nella sede di destinazione assegnata a seguito dell'avvenuto concorso.
(4-01259)

ZACCHERA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
da diversi anni alcune parti politiche e segnatamente il Partito radicale hanno affrontato il problema dell'inattività della Cassa delle Ammende e, di conseguenza, della mancata applicazione della legge istitutiva (decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000);
la prima iniziativa politica fu volta a far sì che fosse emanato il previsto Regolamento interno della Cassa che fu approvato solo dopo numerosi solleciti parlamentari;
successivamente la Sezione centrale del controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti, ha condotto una indagine concernente «La gestione delle risorse finanziarie attribuite alla Cassa delle Ammende in attuazione delle finalità ad essa assegnate dalla legge» (decreto del Presidente della Repubblica n. 230 30 giugno 2000 - articoli 121-130) e tale indagine si è conclusa con una deliberazione del Collegio 1 della stessa sezione, il quale - accogliendo le proposte del relatore nella adunanza del 13 giugno 2008 - ha dato all'Ente sei mesi di tempo per adottare le misure necessarie a superare le «numerose anomalie, incongruenze e ritardi nell'espletamento e nella regolamentazione delle attività della Cassa delle Ammende» riscontrate nel corso dell'indagine;
risulta all'interrogante, in particolare, che la summenzionata relazione approvata dalla deliberazione, ha rilevato:
a) il grave ritardo (4 anni dall'emanazione della legge, decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000) con cui è stato redatto il Regolamento interno della Cassa;
b) la cospicua presenza, nel bilancio dell'ente, di somme non utilizzate, a fronte di una situazione di forte carenza di risorse del sistema penitenziario;
c) l'estrema lentezza con la quale vengono esaminati i progetti;
d) l'esiguo numero dei progetti approvati;
e) «la loro estensione tuttora parziale e limitata ai soggetti pubblici istituzionali, pur prevedendo la legge la possibilità del finanziamento di progetti presentati da enti e soggetti privati»;
f) la mancanza di un'adeguata pubblicità e informazione delle opportunità offerte dalla Cassa delle Ammende;
g) (...) che «Il bilancio della Cassa viene allegato allo stato di previsione ed al rendiconto del Ministero della Giustizia» ma «come risulta dalle relazioni sul rendiconto generale dello Stato di questa Corte, i capitoli di bilancio del Ministero di giustizia riguardanti la Cassa non sono presenti negli stati di previsione degli esercizi finanziari dal 2000 al 2002, mentre riappaiono nel 2003, il che, a tacer d'altro, comporta difficoltà di reperimento dei dati relativi alle previsioni di entrata e agli stanziamenti per la spesa» (...);
h) (...) «la mancanza, sia nel testo di legge, sia nel regolamento interno, della previsione e della realizzazione di un organismo di revisione contabile (Collegio dei revisori dei conti o di organismo analogo)»;
i) (...) «attraverso la gestione del Fondo Patrimonio la Cassa dovrebbe svolgere anche la finalità di sostenere, con specifici finanziamenti, l'attività svolta dai Consigli di Aiuto Sociale di cui agli articoli 74 e seguenti della legge 26 luglio 1975, n. 354 in materia di ordinamento penitenziario e misure privative e limitative

della libertà. «... l'articolo 74 della legge n. 354 del '75 dispone che «nel capoluogo di ciascun circondario é costituito un consiglio di aiuto sociale, presieduto dal presidente del tribunale o da un magistrato da lui delegato, e composto dal presidente del tribunale dei minorenni o da un altro magistrato da lui designato, da un magistrato di sorveglianza, da un rappresentante della regione, da un rappresentante della provincia, da un funzionario dell'amministrazione civile dell'interno designato dal prefetto, dal sindaco o da un suo delegato, dal medico provinciale, dal dirigente dell'ufficio provinciale del lavoro, da un delegato dell'ordinario diocesano, dai direttori degli istituti penitenziari del circondario»;
mentre il quarto comma dell'articolo 125 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, stabilisce che «Il consiglio di amministrazione può deliberare l'investimento dei fondi disponibili, o di parte di essi, ad esclusione di quelli derivanti dal bilancio dello Stato, in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, ovvero in titoli di aziende di provata solidità idonei ad assicurare un tasso di interesse netto maggiore di quello riconosciuto dalla Cassa depositi e prestiti», l'indagine della Corte dei Conti ha rilevato e dovuto prendere atto che «(...) i maggiori stanziamenti si riscontrano, invece, per attività di acquisto titoli (capitolo 500), dove si rileva la costante previsione di 59 milioni di euro, a partire dal 2004...» e che... «con valuta 15 maggio 2008, l'Amministrazione ha provveduto all'acquisto di Buoni Ordinari del Tesoro per un importo complessivo di euro 86.905.129,00»;
in data 18 novembre 2004, il Consiglio di Amministrazione della Cassa delle Ammende ha deliberato di approvare il progetto presentato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria dal titolo «La rete che cura» per l'ammontare di 3.991.210,00 euro, volto alla creazione di 9 unità di osservazione e diagnosi psichiatrica all'interno degli istituti di Milano, Bologna, Firenze Sollicciano, Roma Rebibbia, Roma Rebibbia femminile, Napoli Secondigliano, Bari, Reggio Calabria, Augusta, progetto che - come afferma la Corte - «non è mai partito»;
la Corte ha disposto che il Ministero comunichi «alla Corte e al Parlamento, entro sei mesi dalla data di ricevimento dell'unita relazione, le misure conseguenzialmente adottate ai sensi e per gli effetti del comma 6 dell'articolo 3, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come modificato dal comma 172 dell'articolo l della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e - ove non ritenga di ottemperare ai rilievi formulati dalla Corte - adotterà, ai sensi del comma 64 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, entro trenta giorni dalla ricezione della presente delibera, provvedimento motivato da comunicare alla Presidenza delle Camere, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Presidenza della Corte dei Conti»...;
alla data del 20 marzo 2008, la Cassa ha dichiarato di aver approvato progetti per un totale di 18.504.311,11 di euro. Di questi, dai resoconti inviati su richiesta dei parlamentari radicali, dalla Cassa risulta che 5.839.500 di euro sono andati a finanziare progetti presentati dal Provveditorato della Calabria c dalla Casa Circondariale di Reggio Calabria -:
se il Ministero abbia comunicato alla Presidenza delle Camere, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e alla Presidenza della Corte dei conti, entro i trenta giorni previsti, di non ritenere di ottemperare ai rilievi formulati dalla Corte; in caso affermativo, con quali motivazioni;
nel caso abbia deciso di procedere, quali misure intenda adottare per la risoluzione delle problematiche di cui ai punti a), b), c), d), e), f), g), h);
se il Ministero sia a conoscenza del fatto che i Consigli di Aiuto Sociale di cui al punto i), non sono mai stati costituiti e, se costituiti, non sono mai stati operativi;
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che i fondi della Cassa delle Ammende non sono utilizzati per i progetti e le finalità statuite dalla legge, ma per

espletamento di operazioni finanziarie (acquisto di Titoli di Stato ed azioni); in caso positivo, se e per quali motivi condivida tale utilizzo;
qualora il Ministro non condivida la destinazione dei fondi della Cassa a mere operazioni finanziarie anziché a progetti di reinserirnento sociale e lavorativo dei detenuti nonché di aiuti alle loro famiglie), quali deliberazioni e interventi urgenti intenda assumere;
qualora, viceversa, condivida l'attuale utilizzo dei fondi della Cassa, se non ritenga opportuno di trasformare la Cassa delle Ammende in una seconda Cassa Depositi e Prestiti;
se la non attuazione del progetto volto alla creazione di unità di osservazione e diagnosi psichiatriche, nonostante la sua approvazione, sia motivata dal fatto che tale progetto non è conforme alle finalità della legge poiché trattasi di problematica a carico del Servizio Sanitario Nazionale (decreto legislativo n. 230 del 1999), o quale sia la motivazione della mancata attuazione;
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che seppure il comma 5 dell'articolo 129 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, preveda l'intervento dell'Assessorato alla Sicurezza Sociale della Provincia territorialmente competente, tale organismo, nella realtà, non esiste nella quasi totalità delle Province italiane;
come valuti il Ministro il fatto che un atto interno, come il Regolamento della Cassa delle Ammende, modifichi una norma di legge, come accade con l'articolo 4, comma 2, del Regolamento che trasforma il parere dell'Assessorato alla Sicurezza o organismo analogo, da elemento necessario ma non espressamente dichiarato vincolante dal comma 5 dell'articolo 129 decreto del Presidente della Repubblica n. 230, a elemento preventivo e vincolante come da articolo 4, comma 2, del Regolamento «preceduto dalla valutazione favorevole»);
se il Ministro intenda intervenire per risolvere l'incongruenza che porta necessariamente all'inammissibilità dei progetti, mancando nella quasi totalità delle Province l'Assessorato alla Sicurezza Sociale o organismo analogo;
come valuti il Ministro il fatto che un solo Provveditorato regionale abbia percepito un terzo del totale della cifra erogata a livello nazionale e quali siano state le giustificazioni addotte per giustiticare questa situazione che apparirebbe abnorme;
se il Ministro sia a conoscenza del fatto che, come testualmente afferma la Corte dei Conti (dal 2003, al 2006 come da tabella pag. 17 della delibera), «le somme preventivate si sono dimostrate ampiamente superiori alle risultanze di consuntivo sia per le entrate sia per le spese,... ponendo interrogativi sui criteri adottati per la formulazione delle previsioni, solo in parte attribuibili alla natura variabile delle entrate ... quello, che appare di tutta evidenza è che la consistenza a fine esercizio su entrambi i conti (conto patrimonio e conto depositi) della Cassa delle Ammende è assai rilevante ed è andata via via incrementandosi nell'ultimo triennio» e quindi quali interventi il Ministro intenda adottare per ovviare a tale ripetuta «criticità di bilancio»;
se ritenga il Ministro che il combinato disposto dell'attuale utilizzo dei fondi della Cassa (acquisto Titoli di Stato) e delle sopra indicate criticità di bilancio, non sia finalizzato a trasferire i beni patrimoniali che dovrebbero essere utilizzati per le finalità proprie della Cassa, al bilancio generale dello Stato o a aziende private;
se non ritenga il Ministro che - data la cronica e gravissima esiguità delle risorse finanziarie del comparto penitenziario, data la percentuale bassissima di detenuti che lavorano, data la comprovata efficacia dei percorsi di reinserimento lavorativo rispetto alla recidiva, dato il nuovo allarmante sovraffollamento delle carceri - sia urgentissirno e prioritario per una reale politica della sicurezza, dare

piena applicazione alla normativa relativa alla Cassa delle Ammende, imprimendo una forte spinta all'attività di valutazione e finanziamento dei progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, nonché di aiuti alle loro famiglie.
(4-01268)

TESTO AGGIORNATO AL 27 OTTOBRE 2008

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:

TIDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il Porto di Civitavecchia ha avuto negli ultimi anni un grande sviluppo in coincidenza con il Giubileo del 2000, recuperando la funzione storica di Porto di Roma attribuitagli in origine dall'imperatore Traiano e che, in conseguenza di tale scelta ha fruito di notevoli finanziamenti pubblici che lo hanno dotato di dighe foranee, nuove banchine, aree di servizio, consentendo l'attracco di grandi navi da crociera e un movimento di passeggeri, che gli ha permesso di raggiungere il primato nel Mediterraneo;
tale nuova condizione ha richiamato nel Porto di Civitavecchia un vasto interesse di armatori, imprenditori, ed altri soggetti economici, con la richiesta di usare banchine, imbarchi e zone di ristoro, incentivando richiami e movimento di capitali;
le Ferrovie dello Stato hanno avuto il privilegio di promuovere e organizzare i collegamenti con la Sardegna sia per il trasporto dei passeggeri sia per trasporto dei carrimerci, essendo Civitavecchia considerato il caposaldo costiero per la continuità territoriale con l'isola; nonostante queste favorevoli condizioni, le Ferrovie, nel corso degli ultimi dieci anni, anziché ampliare la loro presenza e sviluppare la loro attività, hanno progressivamente lasciato decadere i loro compiti, considerando la navigazione marittima «un corpo estraneo alla struttura delle Ferrovie» e quindi un'attività secondaria e marginale di cui privarsi quanto prima;
a seguito di questa strategia, le Ferrovie hanno lasciato progressivamente «invecchiare» la loro flotta, rinunciando ad ogni progetto di modernizzazione delle proprie navi, perdendo ogni capacità di competizione con altri vettori che progressivamente hanno prevalso e sostituito le navi delle Ferrovie, nonostante le proteste della Sardegna, del movimento sindacale e le iniziative di Civitavecchia e di Olbia;
la prima dismissione ha riguardato le navi per il trasporto dei passeggeri, provocando gravi effetti negativi sull'occupazione sia diretta che indiretta sull'indotto e che in queste settimane, hanno annunciato la dismissione nel Porto di Civitavecchia anche del trasporto dei carri merci, concentrando nel Porto di Messina gran parte delle attività che oggi si svolgono nel Porto di Civitavecchia, dando un nuovo colpo all'economia locale, in un momento cruciale per il lavoro e le fonti di occupazione;
la strategia delle Ferrovie avrebbe dovuto essere secondo l'interrogante contestata e discussa con il Governo e nelle altre sedi istituzionali e Parlamentari viceversa, ciò non si è verificato, lasciando le Ferrovie libere di procedere in una direzione che mostra un'evidente contraddizione con i processi nuovi in corso di crescita e di sviluppo nel Porto di Civitavecchia, nel quale si prospettano e si affacciano sulla scena nuovi interessi e nuovi soggetti economici, mentre in evidente contraddizione, le Ferrovie lasciano il campo all'invadenza dei privati -:
perché non abbia ritenuto in questa fase di assumere iniziative perché le ferrovie sospendano i nuovi programmi di dismissione del trasporto dei carri-merci dal Porto di Civitavecchia a quello di Messina, e se non intenda, data la gravità e la dimensione delle scelte che si intendono compiere, intervenire con la necessaria

urgenza ed aprire sull'argomento un confronto con tutte le parti istituzionali e sociali interessate.
(3-00171)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SARUBBI, VELO, META,BOFFA, LOVELLI e TULLO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 25 giugno è stata raggiunta una intesa con la associazioni dell'autotrasporto, evitando il rischio di una nuova agitazione nel settore;
il protocollo è composto da una parte economica e una normativa che interviene a generare la garanzia del rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione;
a tutt'oggi i provvedimenti che rendono spendibili le risorse allocate nella legge finanziaria, atte a determinare l'allineamento ai costi europei, e recuperare anche i maggiori costi sul gasolio, non sono ancora stati emanati;
per la parte della normativa il ministero, venendo meno a precisi impegni concordati, non ha ancora dato evidenza pubblica al consumo medio dei veicoli commerciali, come previsto dall'articolo 83-bis, comma 10, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008;
la suddetta inadempienza impedisce di definire parametri di riferimento per determinare i costi minimi di sicurezza del trasporto delle merci;
le associazioni dell'Unatras e del movimento della cooperazione, di fronte al comportamento inspiegabile assunto nel corso della riunione di verifica tenutasi in data 6 ottobre 2008, hanno abbandonato la riunione e annunciato la convocazione dei propri organismi per valutare la disdetta dell'accordo e la riapertura della fase conflittuale;
l'atteggiamento del Governo che viene meno ad impegni solenni assunti, rischia di portare nuovi momenti di conflittualità dannosi per i cittadini e per la stessa economia -:
se intenda rapidamente intervenire onde evitare l'attuazione di una agitazione innescata da un comportamento del Governo che si rimangia intese che si pongono il non secondario obiettivo di garantire una maggior sicurezza sulle strade, ogni giorno sempre più messa a repentaglio anche a causa del mancato rispetto delle norme sociali e sulla circolazione.
(5-00422)

DE MICHELI, FLUVI e MARCHI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il Governo presieduto dall'onorevole Romano Prodi, con il decreto-legge n. 159 del 2007, aveva stanziato un consistente finanziamento a favore di bandi regionali per il ripristino di alloggi pubblici attualmente sfitti, in modo da accrescere la disponibilità di edilizia, residenziale pubblica per le fasce più deboli;
l'ammontare assegnato alla provincia di Piacenza era di 5.798.855 euro, cifra che consentiva il recupero di 166 alloggi nei comuni con maggiore difficoltà abitativa;
a lavori ufficialmente avviati il Governo Berlusconi ha trasferito i finanziamenti garantiti da quello precedente, di cui all'articolo 21 del decreto-legge n. 159 del 2007, sul fondo del piano casa di cui all'articolo 11 del decreto-legge n. 112 del 2008, in questo modo gli interventi rischiano di essere interrotti perché privi della necessaria copertura finanziaria -:
quali iniziative il Governo abbia già assunto o intenda assumere per garantire l'adeguato supporto finanziario e per assicurare l'esecuzione dei lavori disposti in esecuzione del predetto decreto-legge n. 159 del 2007.
(5-00426)

VICO, MARTELLA, BELLANOVA, BOCCIA, BORDO, CAPANO, CONCIA, GAGLIONE, GINEFRA, GRASSI, LOSACCO, MASTROMAURO, SERVODIO, RIA e VELO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
è diritto universale di ogni cittadino alla mobilità e al diritto di circolazione;
proprio in questi giorni il nuovo piano di trasporto aereo minaccia drastici tagli ai voli da e per la Puglia, e ciò rende ancora più drammatica la decisione di Trenitalia sulle tratte di importanza strategica che collegano Taranto e Lecce a Milano;
nello scorso autunno, alla vigilia della pubblicazione del nuovo piano orario di Trenitalia in cui si ipotizzava il taglio di alcune tratte sempre sulla direttrice adriatica pugliese, l'allora Governo Prodi intervenne inserendo nella Finanziaria 2008 i termini della convenzione con Trenitalia per garantire il mantenimento di tutti gli standard per i collegamenti da e per la Puglia;
in un territorio che ormai da anni sogna il raddoppio di alcune linee e su cui insiste un gap tecnologico decennale il piano di Trenitalia, entrato in vigore dallo scorso 8 settembre penalizza ancor di più il trasporto con particolare riferimento alla dorsale adriatica, costretta a subire la cancellazione degli Eurostar (Etr500) Taranto-Milano delle 5.34, Milano-Lecce delle 11.05, Milano-Taranto delle 13.05 e il Lecce-Milano delle 13.35, sostituiti da più vetusti Eurostar City, più lenti e sprovvisti della carrozza ristorante;
si ipotizza che in seguito il ridimensionamento predisposto da Trenitalia potrebbe riguardare altri treni a lunga percorrenza, come gli Eurostar Lecce-Roma e Taranto-Roma, che, sempre dalla Puglia consentono i collegamenti dei viaggiatori pugliesi con la Capitale;
la decisione di Trenitalia sarebbe imputabile all'ipotetico sottoutilizzo degli Eurostar, concepiti per viaggiare sulle linee ad alta velocità (fino a 300 km/h), su tratte (quelle della direttrice Adriatica) dove la velocità massima è di 180 Km/h. Ma a fronte di tale cambiamento suona quanto meno paradossale l'ennesima odissea cui sono stati sottoposti i viaggiatori dell'Eurostar Lecce-Milano, partito alle 13.35 di domenica 7 settembre dal capoluogo salentino. Così se i supertecnologici Etr500 hanno costretto i 600 viaggiatori pugliesi a cinque ore di ritardo, ad una invasione sui binari nello scalo di Termoli e ad una lunga sosta obbligata per avaria al sistema di climatizzazione, è legittimo pensare ad un peggioramento delle condizioni di mobilità a bordo di carrozze, quelle degli Eurostar City, progettate per viaggiare più lente ma anche figlie della campagna acquisti anni '80 dell'ex Ferrovie dello Stato;
sul fronte trasporti ferroviari e non solo si è aperta una stagione di grandi contrasti a livello regionale, considerata, inoltre, la denuncia del Movimento Consumatori Puglia che ha invitato la Regione a tagliare o sospendere, laddove sia evidente l'insufficienza qualitativa del servizio, i contributi per il trasporto regionale, che ha promosso una raccolta di firme indirizzata alla Commissione Europea;
a fronte del declassamento sulle tratte in questione degli Etr500 in Eurostar City, si è costretti a registrare il rischio di perdita di posti di lavoro per una quarantina di persone, addette al servizio di ristorazione a bordo dei treni a lunga percorrenza -:
cosa intenda fare il Governo al fine di assicurare una rimodulazione degli interventi di Trenitalia in merito al trasporto su rotaie che riguarda una Regione di importanza strategica per lo sviluppo del Mezzogiorno e dell'Italia, al fine di evitare inopportune polemiche sugli scarsi investimenti economici e strutturali da destinare alle politiche economiche, sociali e culturali che riguardano il Sud e scongiurare il rischio di ulteriori disagi occupazionali.
(5-00428)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
lunghi tratti delle SS 33 del Sempione, n. 34 del Lago Maggiore e della SS 337 della Valle Vigezzo - nella provincia di Verbano Cusio Ossola - appaiono non ben mantenute dall'ANAS per quanto riguarda la pulizia dei cigli e delle cunette, lo sfalcio dei rovi e dei cespugli, la manutenzione dei riali e rii che scendono verso il ciglio stradale;
il fatto è stato segnalato e denunciato più volte dalla stampa locale soprattutto durante la stagione turistica, ma non sono stati notati segnali di miglioramento;
in particolare lungo la SS337 è apparso curioso - a chi percorre la statale - che la pulizia sia stata effettuata, ma solo in alcuni tratti tra le località di Re e di Ponte Ribellasca al confine svizzero, sospendendola in altri che pur ne avevano bisogno e senza così dare continuità ai lavori di pulizia e manutenzione -:
se non si ritenga indispensabile sollecitare l'ANAS ad un periodico intervento di manutenzione e pulizia, non solo per il normale decoro e controllo delle infrastrutture ma anche per evitare la caduta di sassi e massi dalle pareti rocciose, come molte volte è avvenuto in passato, circostanza favorita dalla crescita abnorme della vegetazione e dall'intasamento degli scarichi pluviali.
(4-01260)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
risulta che la sezione polizia stradale di Pavia abbia elevato in data 7 agosto 2008 il verbale n. 700007592199 contestando a chi guidava che «utilizzava veicolo per destinazione o uso diversi da quelli indicati nella carta di circolazione. Al momento del controllo effettuava un trasporto di n. 1 carrello elevatore non immatricolato del peso di quintali 39,90. L'infrazione accertata da informazioni raccolte tramite D.T.T. di Pavia da operatore sala radio Pavia»;
nel caso che qui interessa il veicolo utilizzato (Volvo FL280), con massa complessiva di 16.000 Kg, risulta immatricolato come «autoveicolo per uso speciale - uso di terzi», è carrozzato con un «pianale parzialmente scarrabile con verricello dietro cabina» e classificato «attrezzato per soccorso stradale»;
la società proprietaria del detto veicolo risulta regolarmente iscritta all'albo autotrasportatori per attività di trasporti per conto terzi, senza alcuna limitazione;
al momento in cui è stato elevato il predetto verbale non risultava superata la massa complessiva del veicolo (16.000 Kg.) ed il carrello elevatore trasportato era in avaria: in ragione di detti presupposti la sanzione risulta poco comprensibile;
cercando di «interpretare» le argomentazioni che possono avere spinto alla contestazione di cui in premessa, la stessa potrebbe trovare ragione ed il provvedimento accessorio di sospensione della carta di circolazione risultare comprensibile soltanto a condizione che ai carrelli elevatori non targati non sia riconosciuta la possibilità di essere soccorsi per avaria; tuttavia detta condizione non trova supporto alcuno nella lettera del codice della strada;
soltanto in ragione dell'esiguità dell'importo della contravvenzione e del periodo in cui si è verificato il fermo del veicolo la società proprietaria del veicolo non ha adito il Giudice di pace -:
se un carrello elevatore senza targhe e/o con le targhe possa essere soccorso con un veicolo avente uguali caratteristiche a quello citato in premessa;
in caso di risposta negativa, quale classificazione debba essere attribuita ad un veicolo affinché lo stesso possa effettuare

il soccorso di carrelli elevatori con e senza targhe, in avaria.
(4-01262)

SILIQUINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'aeroporto di Torino, «Sandro Pertini», potrebbe concorrere in maniera considerevole al processo di crescita economica e sociale del Piemonte, essendo la porta aerea del distretto industriale, del terziario e dei servizi della regione e del settore turistico;
Torino e la sua provincia mostrano una vocazione al turismo particolarmente apprezzata in tutta Europa ed oltreoceano: molti sono i turisti che visitano e aspirano a visitare il Piemonte ormai non solo più per le attività sportive invernali, ma anche per la ricchezza delle risorse artistiche ed architettoniche, paesaggistiche ed enogastronomiche d'eccellenza, note ed apprezzate a livello internazionale;
la città di Torino, quarta metropoli d'Italia, attualmente insiste su di un sistema aeroportuale del tutto inadeguato rispetto alle aspirazioni di crescita economica e rilancio turistico, quest'ultimo favorito anche dalle passate Olimpiadi invernali del 2006, che hanno dotato la città di infrastrutture di rilevanza in merito ad ospitalità e mobilità terrestre;
nonostante l'aeroporto rappresenti uno degli strumenti cardine per lo sviluppo economico della regione e uno degli scali potenzialmente più strategici del nordovest d'Italia, oggi i collegamenti aerei del predetto aeroporto con altre città italiane, europee e con il resto del mondo sono molto esigui e intermittenti, con una quasi totale assenza di rotte low-cost verso il sud dell'Italia e verso le destinazioni europee di maggior richiesta da parte degli utenti italiani e stranieri;
la mancanza di collegamenti adeguati, e la mancanza anche di una base aerea di una compagnia low-cost, favorisce lo spostamento dei voli e dei passeggeri su altri scali come Malpensa e Bergamo Orio al Serio, togliendo così preziose risorse ed importanti occasioni di sviluppo al Piemonte e a Torino -:
quali provvedimenti, nell'ambito delle proprie competenze, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di incrementare e rendere più efficienti i collegamenti tra il predetto aeroporto con le altre città italiane, europee e del resto del mondo, anche attivandosi affinché l'Enac convochi una conferenza di servizi con le autorità locali.
(4-01263)

BINETTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
se, nell'ambito della nuova organizzazione dell'aeroporto Valerio Catullo di Verona, che è stata delineata dalla Dirigenza, con prospettiva di sviluppo delle attività di trasporto passeggeri e merci, saranno implementati e in quale forma i sistemi di sicurezza;
se il delineato programma di sviluppo delle attività aeroportuali sarà attuato nel rispetto dei livelli occupazionali e della tutela dei diritti dei dipendenti e della dirigenza amministrativa e tecnica, alla quale si deve l'attuale, elevato grado di efficienza delle strutture considerato che preoccupa, infatti, il personale e la dirigenza l'ipotesi che, nell'ambito della preannunciata fusione di alcune attività tra gli aeroporti di Verona e di Brescia possano essere definite riduzioni di quadri e accorpamenti che porterebbero ad un demansionamento di dirigenti di elevata professionalità che hanno studiato ed avviato le implementazioni delle attività aeroportuali, soprattutto nel settore della sicurezza, che sono parte essenziale nel nuovo progetto di sviluppo e che tale contraddizione è oggi causa di tensioni che potrebbero portare a un consistente contenzioso certamente con gli effetti negativi sull'immagine dell'azienda.
(4-01264)

SANGA e SANI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 25 giugno 2008 è stata raggiunta una intesa con le associazioni dell'autotrasporto evitando il rischio di una nuova agitazione nel settore;
il protocollo è composto da una parte economica e una normativa che interviene a generare la garanzia del rispetto delle norme sulla sicurezza sociale e della circolazione;
a tutt'oggi i provvedimenti che rendono spendibili le risorse allocate nella legge finanziaria, atte a determinare l'allineamento ai costi europei, e recuperare anche i maggiori costi sul gasolio, non sono ancora stati emanati;
per la parte della normativa il ministero, venendo meno a precisi impegni concordati, non ha ancora dato evidenza pubblica al consumo medio dei veicoli commerciali; come previsto dall'articolo 83-bis comma 10, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
la suddetta inadempienza impedisce di definire parametri di riferimento per determinare i costi minimi di sicurezza del trasporto delle merci;
le associazioni dell'Unatras e del movimento della cooperazione, di fronte al comportamento inspiegabile assunto nel corso della riunione di verifica tenutasi in data 6 ottobre 2008, hanno abbandonato la riunione e annunciato la convocazione dei propri organismi per valutare la disdetta dell'accordo e la riapertura della fase conflittuale;
l'atteggiamento del Governo che viene meno ad impegni solenni assunti, rischia di portare nuovi momenti di conflittualità dannosi per i cittadini e per la stessa economia;
se intenda rapidamente intervenire onde evitare l'attuazione di una agitazione innescata da un comportamento del Governo che si rimangia intese che si pongono il non secondario obiettivo di garantire una maggior sicurezza sulle strade, ogni giorno sempre più messa a repentaglio anche a causa del mancato rispetto delle norme sociali e sulla circolazione.
(4-01274)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:

MARCHIONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
fin dal 1996, al fine di risolvere la situazione logistica della Polizia di Stato nella Provincia di Rimini, il Ministero dell'interno ha dato la propria adesione, più volte riconfermata, all'iniziativa della società DA.MA di realizzare un complesso immobiliare da adibire a nuova sede della Questura e della Polizia stradale di Rimini da assumere in locazione da parte del Ministero stesso;
l'Amministrazione comunale di Rimini, allo scopo di regolamentare tempi e modalità di realizzazione dell'opera pubblica - proposta nell'ambito di un Programma integrato presentato dalla Soc. DA.MA Srl e approvato con contestuale adozione di variante al PRG con deliberazione di Consiglio comunale nel 1998 - nonché della sua effettiva destinazione alle finalità istituzionali indicate, ha stipulato con la Soc. DA.MA in data 23 aprile 1999 una convenzione per l'attuazione del programma integrato ex articoli 20 e 21 della legge regionale n. 6 del 1996 relativo alla realizzazione della nuova sede della Questura e della Polizia stradale;
ad oggi, l'immobile destinato a sede della Questura, pur se edificato (si tratta di un edificio di circa 18.000 mq, costruito con le caratteristiche e funzioni per la Questura e quindi non utilizzabile per altre destinazioni) e nonostante l'impegno a locare sottoscritto tra il Prefetto di Rimini ed il privato costruttore in data 30 novembre 2005 non è stato ancora messo

a disposizione della competente autorità statale da parte della società DA.MA e pertanto non è ancora stata data effettiva destinazione alle finalità istituzionali indicate nella convenzione stessa;
l'atto di impegno a locare del 30 novembre 2005 contiene l'impegno della Società DA.MA «a stipulare il contratto di locazione» avente ad oggetto l'immobile (di proprietà della Società stessa) da cedere in locazione al Ministero per essere adibito a sede della Questura e della sezione della Polizia stradale di Rimini. Trattasi di un contratto preliminare che obbliga le parti alla stipula del contratto definitivo, pena - in caso di inadempimento di tale obbligazione - la possibilità per la parte non inadempiente, cioè il Ministero dell'interno, di ottenere dal Giudice ordinario una sentenza (costitutiva) che produca gli effetti del contratto non concluso (articolo 2932 codice civile);
il Prefetto con diffida del 5 febbraio 2007 ha richiesto alla società l'adempimento dell'obbligo di stipulare il contratto di locazione dell'immobile «con riserva di assumere ogni iniziativa volta a risolvere le esigenze strutturali dei locali reparti della Polizia di Stato, ivi comprese anche quelle giudiziarie dirette a ottenere l'adempimento in forma specifica dell'obbligo contrattuale assunto e il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi per effetto del ritardo nella conclusione del contratto di locazione»;
i successivi incontri tra il Ministero e la società costruttrice DA.MA srl, svolti anche con il coinvolgimento degli enti locali, i quali si sono impegnati per la soluzione della controversia in atto aderendo alla richiesta, avanzata dal Ministero, di acquisire una porzione di fabbricato «risultata eccedente rispetto alle esigenze della Polizia di Stato», e con assunzione del relativo onere, non hanno portato a risultati positivi, permanendo la divergenza di posizioni delle parti sul contratto preliminare a locare firmato il 30 novembre 2005, sulla base di una cifra annuale d'affitto dell'immobile pari a 3,336 milioni di euro;
non risulta che fino ad ora il Ministero, - sola controparte della società DA.MA srl nel contratto a locare sottoscritto il 30 novembre 2005 -, pur ritenendo la società DA.MA srl inadempiente, (come ha già affermato il Prefetto di Rimini nella nota inviata al Sindaco in data 1o ottobre 2008), abbia provveduto a promuovere le azioni legali contro la società stessa per ottenere la disponibilità dell'edificio costruito come sede della Questura di Rimini;
rimane dunque finora irrisolto il problema di cosa fare di questo enorme edificio, ubicato in un'area centrale della città, il cui non uso scredita l'immagine delle istituzioni locali e nazionali e offende il decoro cittadino -:
se ritenga che la controversia sul quantum del canone di locazione, che fino ad oggi ha impedito la sottoscrizione del contratto di locazione, possa ancora essere composta e quali urgenti azioni intenda promuovere a questo fine.
(3-00169)

Interrogazione a risposta in Commissione:

FAVA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
le problematiche di ordine e sicurezza relative alle rapine perpetrate ai danni degli istituti di credito sono tornate prepotentemente d'attualità, visto il loro sensibile aumento, negli ultimi anni, su tutto il territorio nazionale ed in particolare nella Regione Lombardia;
i dati indicano che la Lombardia detiene il record italiano, avendo registrato lo scorso anno 755 rapine su un totale di 2.894; in Italia si verificano il 50 per cento di tutte le rapine che avvengono in Europa;
l'emergenza è particolarmente sentita nel territorio del Lodigiano dove le rapine

a danno degli istituti di credito sono state 11 negli anni 2005 e 2006 e ben 17 nel 2007;
in molti casi, le rapine sono riconducibili a fenomeni di microcriminalità e sono frutto dell'opera di dilettanti e disperati, spesso di origine extracomunitaria, portatori di culture criminali molto violente;
mentre il danno economico risulta, ad oggi, limitato, i danni maggiori ricadono sugli operatori del sistema e sui clienti stessi, i quali devono essere maggiormente tutelati attraverso l'adozione da parte degli istituti di credito di idonei strumenti di sicurezza;
già prima del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, aziende e sindacati della provincia di Lodi si sono occupati della problematica con posizioni diverse e spesso contrastanti, anche per la mancanza di precise norme che impongano un'uniformità nella valutazione del rischio di rapina;
la definizione del rischio di rapina come di un rischio specifico, rappresenta un punto di partenza indispensabile alla ricerca di tutte le soluzioni possibili, anche in termini di security, per ridurre il rischio stesso;
una risposta concreta potrebbe arrivare dall'impiego di strumenti di deterrenza tecnologicamente avanzati da installarsi all'interno degli istituti di credito sulla base di appositi protocolli di intesa che debbano necessariamente coinvolgere le aziende, i sindacati e le forze dell'ordine -:
se voglia favorire la redazione di specifici protocolli d'intesa tra aziende, sindacati e forze dell'ordine in tutto il territorio nazionale, ai fini dell'adozione di una comune valutazione di rischio di rapina specifico che abbia come diretta conseguenza l'adozione di valide misure di sicurezza per la tutela dell'integrità fisica e psichica dei dipendenti e della clientela.
(5-00424)

Interrogazioni a risposta scritta:

GIULIETTI e LEOLUCA ORLANDO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'atto intimidatorio subito dal dottor Antonino Di Matteo lo scorso 14 settembre 2008, lascia intravedere dietro di sé un aspetto del tutto inquietante per quanto riguarda le modalità d'esecuzione e l'obiettivo da colpire;
in merito all'accaduto, la particolarità riguarda proprio il lancio del razzo di segnalazione da parte di colui che ha violato la proprietà del dottor Di Matteo;
le motivazioni che hanno portato a un simile gesto non trovano al momento una spiegazione esaustiva, si resta solamente nell'ambito delle ipotesi o delle interpretazioni;
ipotesi che lasciano comunque poco spazio all'immaginazione;
le delicate inchieste antimafia condotte da diversi anni dal dottor Antonino Di Matteo lo hanno palesemente esposto, e lo espongono, a seri rischi per la sua incolumità e quella della sua famiglia, a partire dalle indagini per la strage di via d'Amelio fino ad arrivare all'attuale processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995, dove tra l'altro viene affrontata la cosiddetta «trattativa» tra Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni;
a fronte di tutto ciò è fondamentale che lo Stato dia un segnale forte, garantendo il potenziamento della sicurezza del dottor Di Matteo e di tutti quei magistrati che lavorano in prima linea contro le organizzazioni mafiose;
la sottovalutazione del reale pericolo rappresentato da Cosa Nostra e da tutte le mafie crea i gravissimi presupposti di isolamento per tutti coloro che si stanno battendo contro di esse. É questo è un rischio che nessuno si può più permettere;
è un dato di fatto che dopo la cattura di Provenzano e di altri capi come i Lo Piccolo la mafia si sta riorganizzando;

una riorganizzazione che può anche prevedere il ritorno ad una strategia delle armi. Dentro l'organizzazione mafiosa, ma anche verso l'esterno;
non è un caso che solo qualche mese fa, nello stesso territorio dove si è verificato l'atto intimidatorio nei confronti del dottor Di Matteo, era stato progettato l'omicidio di un fedelissimo di Provenzano come Pietro Lo Iacono;
si tratta di veri e propri segnali che non possono essere ignorati dalle Istituzioni su cui grava la responsabilità di aumentare il livello di sicurezza nei confronti dei magistrati;
la sicurezza dei magistrati antimafia è di fatto una priorità che non può essere disattesa; ne va del futuro del nostro Paese -:
quali siano le misure di protezione che codesto Ministero ha assunto o intende assumere per il dottor Di Matteo e la sua famiglia.
(4-01253)

SIRAGUSA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i minori sono una componente rilevante degli arrivi di migranti e richiedenti asilo alla frontiera marittima;
la Sicilia è un territorio particolarmente investito dall'arrivo non protetto di minori soli;
secondo la Onlus Save the Children, nel centro di accoglienza per immigrati di Lampedusa, da maggio ad agosto, sono transitati 1.095 minori la maggior parte dei quali non accompagnati, ovvero ragazzi che arrivano nel nostro paese senza la presenza dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza;
la maggior parte dei minori approdati nell'isola nel periodo di riferimento proviene da zone di crisi come Eritrea, Somalia, Nigeria, ma anche Egitto, Palestina, Ghana, Togo e Sudan;
la vulnerabilità di questi bambini è multipla: perché minori, perché migranti spesso in fuga da zone di guerra e, nel caso specifico, perché minori non accompagnati;
questi minori, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro affermato che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il «superiore interesse del minore», e dal diritto minorile interno;
le norme di diritto internazionale richiedono per i minori un alto livello di protezione legale e che essi siano accolti presso luoghi che dispongono di personale qualificato (mediatori culturali, medici, pedagoghi, psicologi, insegnanti);
la questione dell'accoglienza dei minori si pone in maniera determinante a causa dell'aumento del loro numero, delle pressioni sui dispositivi di accoglienza e di protezione, e dei pericoli ai quali i minori stessi sono esposti se non immediatamente accolti dai servizi;
in questi anni diversi articoli di stampa e rapporti/denuncia hanno raccontano l'allontanamento di molti minori non accompagnati dalle comunità che li ospitavano;
molte delle strutture di accoglienza a cui vengono affidati questi minori non hanno i requisiti di sicurezza, di formazione degli operatori e di protezione necessari a garantire ai minori i diritti di cui sono titolari;
le ragioni dell'allontanamento dalle case famiglia sono diverse: dalle condizioni di accoglienza della comunità alla mancanza di informazioni sul percorso di tutela previsto per loro in Italia;
secondo il «Rapporto ANCI 2007 sui Minori stranieri non accompagnati» va «rafforzata ed ampliata la prima accoglienza dove solo il 34 per cento rimane

per più di un mese e per prevenire l'imponente numero di minori che fugge e/o si rende irreperibile (62 per cento);
nell'accoglienza dei minori non accompagnati, si sta consolidando un modello di welfare mix, con un ruolo rilevante del privato sociale nell'ambito dell'accoglienza, dove gestisce, quasi sempre in convenzione con il pubblico, più dell'80 per cento dei posti disponibili deputati all'accoglienza;
il quotidiano La Sicilia, in un articolo del 24 settembre 2008, a firma di Francesco Di Mare, denuncia che «decine di minorenni sbarcati nei giorni scorsi e negli anni scorsi sulle coste siciliane, quasi tutti a Lampedusa, hanno fatto perdere le loro tracce ... sfruttando la scarsa vigilanza dei centri di accoglienza»;
nello stesso articolo-denuncia si legge che «le case alloggio continuano a proliferare nel territorio provinciale, come se chi le gestisce avesse fiutato il business derivante dall'arrivo di questi giovani figli della disperazione»;
sempre Save the Children, in un comunicato stampa del 26 settembre 2008, sottolinea che «non bisogna abbassare la guardia quando i minori identificati come tali vengono trasferiti dal centro di Lampedusa alle comunità di accoglienza sul territorio siciliano. Alcune comunità accolgono spesso un alto numero di minori e i tempi per l'avvio di percorsi di tutela e rilascio del permesso, a causa dell'alto numero di minori ospitati, spesso si dilatano enormemente. Accade così che molti ragazzi non riescano a ottenere il permesso di soggiorno prima dei 18 anni e diventino in breve irregolari, perdendo così tutte le garanzie previste dalla legge. Altri ancora, a causa delle condizioni di accoglienza, della carenza di corsi di formazione o attività di inserimento lavorativo di alcun tipo, si allontanano dalle comunità, perdendo, anch'essi, qualsiasi possibilità di protezione. Dai dati raccolti risulta che centinaia di minori si sono allontanati dalle comunità a partire dal mese di maggio, rischiando di finire in circuiti di sfruttamento»;
in Italia sono centinaia minori vittime di tratta che vengono coinvolti non solo nello sfruttamento sessuale ma anche in attività illegali, mendicità, lavoro coatto, adozioni illegali e si presume nel traffico di organi;
il precedente Governo ha apportato interventi migliorativi relativamente ai minori giunti in Italia via mare. Tra essi la drastica riduzione dei tempi di detenzione dei minori non accompagnati all'arrivo, l'emanazione di regole di identificazione che ancorano l'identificazione al principio di presunzione della minore età in caso di dubbio e la pubblicazione dei dati relativi agli arrivi via mare. Nel 2007 i minori hanno rappresentato oltre il 10,5 per cento degli arrivi via mare;
nelle «Osservazioni sugli effetti del pacchetto sicurezza sui diritti dei bambini e degli adolescenti stranieri» redatte da 16 organizzazioni non governative si legge, con riferimento all'aumento della durata del trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione fino a 18 mesi: «aggraverebbe la violazione dei diritti dei minori non accompagnati erroneamente identificati come maggiorenne. Un numero non quantificabile di minori non accompagnati viene identificato erroneamente come maggiorenne rimanendo quindi soggetto alle disposizioni della normativa vigente in materia di espulsioni, respingimento e trattenimento in centri di identificazione o in centri di permanenza temporanea e assistenza»;
a settembre 2008 il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha operato il reintegro dei fondi finalizzati all'avvio delle attività del Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati;
tale Programma realizzato dall'Anci è finalizzato al potenziamento della tutela e delle modalità di accoglienza dei minori stranieri che giungono nel nostro territorio. Si tratta di una concreta collaborazione

fra lo Stato e le autonomie locali nella gestione di un problema che impegna entrambi in modo crescente -:
quali siano i requisiti richiesti per l'apertura di un centro di accoglienza per minori e quali gli strumenti posti in essere per monitorarne l'efficienza e l'efficacia;
se non ritenga necessario effettuare un intervento specifico in Sicilia, territorio particolarmente investito dall'arrivo di minori non accompagnati, volto a migliorare il monitoraggio e i servizi di informazione e prima assistenza fondamentali per l'avvio del percorso di tutela;
se il Governo voglia rendersi disponibile per un ulteriore impegno finanziario a sostegno del Programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati considerate le dimensioni del problema;
se non ritenga altresì opportuno applicare il principio di presunzione della minore età in caso di dubbio e tenere conto delle preoccupazioni espresse dalle Ong in merito al trattenimento fino a 18 mesi.
(4-01254)

MARCHI, ALESSANDRI, BARBIERI e CASTAGNETTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo il rapporto della polizia dell'epoca, il 7 luglio 1960, la Camera confederale del lavoro di Reggio Emilia proclamava lo sciopero generale provinciale. Iniziava la distribuzione di un manifesto ciclostilato che conteneva, fra l'altro, l'invito a partecipare a una manifestazione che avrebbe avuto luogo alle ore 17 nella sala Verdi della città. La decisione di scioperare era assunta in seguito ai gravi fatti avvenuti a Licata, ove nel corso di uno sciopero unitario erano stati uccisi due giovani lavoratori e a Roma, ove, nel corso di una manifestazione indetta dal Consiglio federativo della Resistenza erano stati caricati a bastonate i numerosi deputati e senatori presenti. Nel manifestino si protestava inoltre contro «l'attacco governativo alla Costituzione e alle libertà democratiche» e si invitavano i lavoratori e i cittadini reggiani a lottare uniti «per far cessare l'intervento della polizia nelle vertenze sindacali, per respingere i rigurgiti fascisti riaffermando i valori della Resistenza» e, infine, «per cacciare il governo Tambroni, per costituire un nuovo governo che accolga e risolva i problemi dei lavoratori»;
lo sciopero era proclamato dalle ore 12 alle ore 24 nei settori dell'industria, dell'agricoltura, del commercio e degli enti locali e fino alle ore 18 in quello degli autotrasporti;
sempre secondo il rapporto di polizia, nelle prime ore del pomeriggio del 7 luglio cominciarono ad affluire nella piazza Libertà, antistante la sala Verdi, gruppi di «attivisti» di sinistra, sicché la piazza ben presto fu gremita da circa duemila persone;
sappiamo come si concluse tragicamente quella manifestazione di protesta, nata all'insegna dei valori della Costituzione e della Resistenza;
secondo le imputazioni, formulate all'epoca dalla procura della Repubblica, «una guardia di pubblica sicurezza, addetta ad un idrante della polizia in servizio di ordine pubblico, contrariamente alle mansioni affidatagli e agli ordini ricevuti quel giorno, sparò un colpo di pistola nei confronti di Afro Tondelli uccidendolo»;
sempre secondo le imputazioni della procura, «un commissario di polizia, dirigente il servizio di ordine pubblico, omettendo per imprudenza, negligenza e imperizia di prescrivere agli agenti posti alle sue dipendenze le modalità di uso delle armi - genere di armi da usare e direzione del tiro - ordinò agli agenti di fare uso delle armi da fuoco, provocando così, per l'uso indiscriminato da parte di alcune guardie, la morte di Emilio Reverberi, Ovidio Franchi, Lauro Farioli e Marino Serri»;

il procedimento penale per questi reati (e per altre imputazioni per riunione sediziosa, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale a carico di numerosi dimostranti), celebratosi presso la seconda corte di assise di Milano, si concludeva con l'assoluzione del commissario per non aver commesso il fatto e con l'assoluzione della guardia di pubblica sicurezza per insufficienza di prove;
i morti del 7 luglio 1960 sono costantemente ricordati dalla comunità di Reggio Emilia come caduti in difesa dei diritti di libertà e democrazia;
nel corso di una delle commemorazioni pubbliche di questo ultimo decennio, la madre ottuagenaria di Ovidio Franchi, scomparsa nel 2003, richiesta di cosa la faccia ancora soffrire ha così esclamato: «Che non ci hanno dato ancora la risposta che vogliamo. Lo abbiamo capito, ma lo vogliamo sapere da loro (in cui quel loro è lo Stato, la Repubblica), da quelli che hanno mandato quelle persone a uccidere i nostri figli. Nessuno si è potuto difendere, loro non avevano armi. Avevano solo la coscienza di andare in piazza a dimostrare quello che pensavano. Purtroppo, anche oggi c'è ancora gente che è al nostro punto e si rischia ancora che accada qualcosa di brutto»;
nelle parole della mamma di Ovidio, come nel comportamento degli altri familiari delle vittime, non vi è traccia di odio, di risentimento, di vendetta. Vi è una dolorosa e legittima rivendicazione di giustizia morale riparatoria così come è venuta una lezione di impegno civile e di lotta per i valori di libertà, democrazia e giustizia sociale;
le vittime del 7 luglio 1960, causa la sentenza che assolse tutti gli imputati, non hanno quindi mai potuto avere giustizia;
sono, tra l'altro, di impedimento per la revisione del processo le norme del codice di procedura penale (articoli 629 e 632) che stabiliscono che la stessa può essere richiesta solo da chi abbia subito una condanna;
potrebbero però venire alla luce fatti nuovi che possano far riaprire anche d'ufficio le indagini e quindi provocare nuovi effetti sul piano giudiziario, nonché verificare le responsabilità del Governo Tambroni, del Ministero dell'interno e relativamente alla gestione delle forze dell'ordine;
a tal fine può essere d'ausilio la conoscenza di tutti gli atti, le informazioni, le comunicazioni, le disposizioni del Governo e, in particolare, del Ministero dell'interno, relativi a quelle vicende;
sugli stessi potrebbe essere stato apposto il segreto di Stato;
dal tempo di quei fatti sono già trascorsi quarantotto anni e quindi, ai sensi dell'articolo 39 (segreto di Stato) della legge 3 agosto 2007, n. 124, «Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del Segreto», sono stati superati tutti i termini previsti per la durata complessiva del vincolo del segreto di Stato, sia quello ordinario di quindici anni previsto dal comma 7, sia quello massimo di trenta anni, a seguito di una o più proroghe del vincolo, previsto dal comma 8 -:
se su atti, documenti, notizie, attività o altre cose relative ai fatti del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia sia stato apposto in passato il vincolo del segreto di Stato;
in caso di risposta affermativa al precedente quesito, di quali atti, documenti, notizie, attività o altre cose specificatamente e puntualmente si tratti, su cui possa oggi da chiunque vi abbia interesse essere fatta richiesta al Presidente del Consiglio dei ministri di avere accesso agli stessi come previsto dal comma 7 dell'articolo 39 della legge 3 agosto 2007, n. 124.
(4-01265)

MARINELLO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'immigrazione clandestina proviene prevalentemente dall'Africa subequatoriale,

creando problemi sia di illegalità dell'ingresso sia di natura sanitaria;
l'ingresso regolare è garantito soltanto dal passaporto e da alcune certificazioni sanitarie collegate, mentre manca un accurato controllo sanitario che garantisca l'ingresso nel territorio nazionale di individui in buone condizioni di salute dal momento che allo sbarco per i clandestini viene approntata un'affrettata assistenza sanitaria più formale che sostanziale e limitata soltanto ad aspetti esterni (denutrizione, disidratazione, eventuali ferite, eccetera);
la quasi totalità dei clandestini proviene da paesi contraddistinti dalla diffusa presenza endemica della malaria, TBC e AIDS di cui spesso risultano essere portatori sani e dunque senza manifestazioni esterne;
queste persone quando escono dai Centri di permanenza possono diventare veicolo di trasmissione alla popolazione con la quale vengono a contatto e determinare un ampliamento della platea dei contagiati -:
come il Governo intenda intervenire per apprestare, al momento dello sbarco dei clandestini, laddove non respinti, controlli sanitari specifici e quali misure intenda adottare, qualora si rivelassero malattie contagiose, per garantire la sicurezza sanitaria dei cittadini.
(4-01275)

BIAVA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 3 ottobre 2008, durante un'attività di volantinaggio politico, dei militanti di Azione Giovani sono stati aggrediti da un gruppo di attivisti della sinistra extraparlamentare, armati di oggetti contundenti quali bastoni e spranghe e di oggetti ed abbigliamento utilizzati al fine di nascondere la propria identità personale;
solamente grazie al pronto intervento delle forze dell'ordine si è potuto evitare che l'aggressione potesse avere delle gravi conseguenze;
solamente nell'ultimo anno, si contano nella città di Pisa almeno 4 episodi di aggressione sempre da parte degli attivisti della sinistra extraparlamentare, e sempre rivolti contro esponenti politici o manifestazioni ed iniziative a loro non «graditi», in quanto di diversa area politica;
come ricordato dal Capo della Polizia, il Prefetto Antonio Manganelli, in una recente visita ufficiale in Toscana, in passato nella città di Pisa hanno avuto linfa vitale molte iniziative di natura rivoluzionaria ed illegale, come le «Nuove Brigate Rosse» o come le «COR», autrici di varie minacce ed attentati;
dopo quanto sopra espresso, nella città di Pisa la possibilità di poter esprimere liberamente le proprie idee politiche, soprattutto quelle vicine al centro-destra e quindi a «Il Popolo della Libertà», risulta essere gravemente a rischio -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per garantire, nella città di Pisa, la libera espressione di tutte le idee politiche, nella più ampia sicurezza e legalità, garantendo in questo modo un diritto fondante e precipuo della nostra Costituzione.
(4-01276)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARCHIONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
con legge 21 dicembre 1999 n. 508 i Conservatori di musica (gestiti dallo Stato) e gli Istituti musicali pareggiati (gestiti da un ente locale) sono stati trasformati in Istituti superiori di studi musicali dotati di personalità giuridica e di autonomia statutaria. Nei confronti delle nuove istituzioni il Ministero dell'istruzione, dell'università

e della ricerca conserva i poteri di programmazione, di indirizzo e coordinamento;
lo Statuto di autonomia dell'Istituto Musicale Lettimi di Rimini è stato approvato dal Comune di Rimini ed è stato inviato nello scorso mese di maggio al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, per l'approvazione definitiva;
la direzione generale per l'Alta Formazione Artistica e Musicale del Ministero, dopo aver acquisito i prescritti pareri del Ministero dell'economia e del Ministero della funzione pubblica, ha inviato, già dal luglio scorso, al Ministro il decreto di approvazione dello Statuto di autonomia dell'istituto musicale pareggiato Lettimi;
il decreto non ha ottenuto finora la firma del Ministro, né è stato restituito al Direttore generale dell'AFAM;
risulta all'interrogante che la maggior parte degli Istituti musicali pareggiati ha ottenuto l'approvazione degli Statuti di autonomia;
l'approvazione dello Statuto di autonomia avrebbe consentito all'Istituto di usufruire del finanziamento ministeriale per il 2008 -:
quali siano le ragioni che impediscono di completare l'approvazione dello Statuto di autonomia dell'Istituto musicale Lettimi di Rimini e se non ritenga che a ciò si debba provvedere con urgenza.
(5-00423)

Interrogazioni a risposta scritta:

TOMMASO FOTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere:
quale sia lo stato del ricorso gerarchico presentato dal professor Persicani Danilo (nato a Piacenza il 29 aprile 1953), allora docente di scienze naturali, chimica e geografia, microbiologia presso il Liceo classico «M. Gioia» di Piacenza, avverso il provvedimento disciplinare del 22 gennaio 2007, protocollo riservato n. 10, dell'Ufficio scolastico Provinciale di Piacenza;
se sia a conoscenza che il provvedimento riservato n. 249 emesso dall'Ufficio scolastico provinciale di Piacenza in data 1o agosto 2009 con cui il predetto docente è stato trasferito d'ufficio ex articolo 468 del decreto legislativo n. 297 del 1994 è stato assunto in ragione della relazione conclusiva dell'11 febbraio 2008 resa alla dottoressa Cinzia Buscherini, incaricata della visita ispettiva dall'Ufficio scolastico regionale;
con riferimento alla predetta relazione, se risulti che il professor Persicani abbia presentato le proprie deduzioni difensive con richiesta di integrazioni istruttorie in data 16 maggio 2008 all'Ufficio Scolastico Provinciale di Piacenza e in quale conto le stesse siano state tenute;
se il provvedimento riservato n. 249, sopra citato, sia stato impugnato avanti la sezione lavoro del Tribunale di Piacenza e se sia noto l'esito del giudizio.
(4-01269)

BERTOLINI e ALESSANDRI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il relativismo culturale purtroppo, è ormai imperante nel nostro Paese e particolarmente diffuso per l'interrogante nei territori governati dalla sinistra;
sabato 4 ottobre a Pavullo nel Frignano, in Provincia di Modena, si è tenuta l'inaugurazione ufficiale del nuovo Polo scolastico superiore «Marconi» alla presenza del Sindaco e di altre Autorità locali e provinciali;
alla cerimonia era stato invitato anche il Parroco della Chiesa di San Bartolomeo di Pavullo, Don Paolo Soliani, che avrebbe dovuto, come da tradizione, benedire i nuovi locali;

la benedizione è stata invece impedita dal nuovo Dirigente scolastico della struttura, professor Carlo Prandini, il quale ha sostenuto che la stessa avrebbe violato il principio di laicità delle Istituzioni pubbliche e il divieto di compiere atti di culto durante lo svolgimento dell'attività scolastica;
tale gravissimo episodio non solo ha offeso la maggioranza dei presenti alla cerimonia e tutti i cittadini di Pavullo, ma ha completamente disatteso e calpestato proprio quel valore di laicità richiamato dal Dirigente scolastico, che prevede un trattamento di rispetto e tolleranza tra le diverse religioni, senza che ciò comporti una limitazione della presenza della religione cattolica nelle scuole italiane;
il Provveditore agli studi di Modena ha aperto un'indagine amministrativa in attesa di avere ulteriori spiegazioni dal Dirigente scolastico, ma di fatto non è ancora intervenuto con provvedimenti severi, opportuni e doverosi quando si è in presenza di una così grave violazione del principio della libertà religiosa;
la benedizione della scuola era programmata e segnalata all'interno dell'invito distribuito dall'Amministrazione comunale, in occasione della inaugurazione;
gli Amministratori locali sono secondo l'interrogante, anch'essi responsabili della grave umiliazione subita dal Parroco e dai fedeli presenti, visto che risulta con certezza che fossero a conoscenza della volontà del Dirigente scolastico, espressa durante le riunioni preparatorie dell'evento, di impedire la benedizione dei locali;
l'interrogante giudica questo atto come un grave fatto di intolleranza religiosa -:
se sia a conoscenza dei fatti come sopraesposti e se vi siano ulteriori e nuove circostanze di cui ritenga opportuno mettere al corrente la Camera dei Deputati;
sulla base di quali presupposti sia stato possibile che un Dirigente scolastico, deputato alla formazione anche etica e morale degli studenti abbia agito nella maniera descritta in premessa interpretando in maniera secondo l'interrogante distorta le disposizioni normative;
se intenda verificare, tramite il Provveditore agli Studi di Modena, se la incomprensibile decisione del Dirigente Scolastico sia frutto di una scelta personale, o di ordini imposti dall'alto e quali provvedimenti intenda assumere nei confronti del responsabile;
come intenda intervenire per fare in modo che si possa sanare questo grave gesto che ha offeso il principio di laicità delle Istituzioni pubbliche e soprattutto i cittadini di Pavullo (Modena);
cosa intenda fare per impedire che in futuro si possano ripetere episodi analoghi e per garantire la libertà religiosa, anche ai cattolici, all'interno degli Istituti scolastici italiani.
(4-01279)

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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MACCANTI, FEDRIGA e CAPARINI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con il decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42, in materia di totalizzazione dei periodi contributivi, è stata riconosciuta la facoltà agli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria per invalidità, vecchiaia e superstiti, alle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonché alle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli enti di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509, e 10 febbraio 1996, n. 103, che non siano già titolari di trattamento pensionistico autonomo presso una delle predette gestioni, di cumulare i periodi assicurativi

non coincidenti, di durata non inferiore a sei anni, al fine del conseguimento di un'unica pensione;
la legge 24 dicembre 2007, n. 247, attuativa del protocollo sul welfare del 23 luglio 2007, all'articolo 1, comma 76, ha ridotto da sei a tre anni il periodo minimo di contribuzione da poter totalizzare;
è annosa la questione delle cosiddette «posizioni silenti», che interessa soprattutto le donne lavoratrici nate tra il 1940 ed il 1955 e che per motivi di maternità o cure familiari alla data del 31 dicembre 1992 non avevano raggiunto il periodo minimo di contribuzione pari a 15 anni;
altra questione di non poco conto è quella emersa con l'entrata in vigore della legge n. 683 del 1993, che all'articolo 6 ha stabilito dei limiti reddituali individuali per l'integrazione della pensione al minimo e con la successiva norma articolo 4 del decreto legislativo n. 503 del 1993, che ha raccordato l'integrazione al trattamento minimo al reddito della coppia con decorrenza 1° gennaio 1993;
in questo quadro anche l'ipotesi di proseguire i versamenti volontari sino a 15 o 20 anni ha praticamente reso inopportuna, per la grande maggioranza dei casi, la prosecuzione dei versamenti e quindi ha ingenerato ulteriormente la cristallizzazione delle posizioni silenti nel corso di questi ultimi 20 anni;
alla luce di quanto esposto, considerare oggigiorno ancora «silenti» posizioni di almeno 10 anni di versamenti contributivi appare alquanto limitativo e sostanzialmente inadeguato soprattutto a confronto con questioni analoghe regolamentate in vari Paesi dell'Unione europea -:
se e in che termini il Governo intenda risolvere l'annosa questione delle cosiddette «posizioni silenti»;
quale sia il numero complessivo delle cosiddette «posizioni silenti», suddiviso per età e sesso;
quale sia l'opinione del Ministro interrogato in merito all'ipotesi di rimborso dei contributi versati per posizioni pari o superiori ai tre anni di versamenti, alla luce delle più recenti norme sulla totalizzazione dei periodi assicurativi, in virtù delle quali sono considerati inutilizzabili ai fini pensionistici periodi temporali inferiori al triennio;
quale sia l'opinione del Ministro interrogato in merito all'ipotesi, alternativa alla restituzione dei contributi versati, di prevedere una maggiorazione forfetaria sulla pensione sociale rapportata al numero di anni lavorati.
(5-00421)

Interrogazione a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
dal marzo 2003, a seguito di una grave emorragia celebrale, il signor Antonio Baranta è stato riconosciuto invalido civile al 100 per cento col beneficio, quindi, sia della legge 104 che dell'assegno di accompagno;
da allora, l'ufficio Inps di pertinenza, direzione subprovinciale di Roma - Flaminio, ha erogato mensilmente i benefici pensionistici al signor Baranta;
a fronte di ciò, il signore è stato sottoposto ogni due anni a verifica medico-legale da parte dell'Asl, l'ultima delle quali nel maggio 2007;
dall'aprile 2007 però, gli è stata sospesa l'erogazione della pensione;
il 27 dicembre 2007 Antonio Baranta viene sottoposto ad una visita cosiddetta di «aggravamento» ma, allo stato odierno, non ha ricevuto alcun verbale della stessa -:
quali siano le ragioni del provvedimento di sospensione del trattamento pensionistico da invalido civile a fronte di un'invalidità permanente;
quale sia la ratio di un provvedimento, come quello di sospensione, che

interviene un mese prima (aprile 2007) della data stabilita per la visita medico-legale.
(4-01278)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
risulta all'interrogante che il Corpo forestale dello Stato avrebbe stipulato, nel mese di marzo del 2008, una convenzione con la Regione Toscana, assumendosi l'impegno di vigilare e controllare il rispetto delle leggi regionali in tema forestale ed ambientale;
detto Corpo ha anche competenza sulla vigilanza e sorveglianza del rispetto delle norme nazionali urbanistiche e ambientali;
il Corpo forestale ha particolare e specifica competenza per la vigilanza e sorveglianza delle norme poste a tutela dei Parchi nazionali, ivi compreso il Parco nazionale dell'Arcipelago toscano di Porto Ferraio - Isola d'Elba;
il piano strutturale del comune di Rio Marina - Isola d'Elba - avrebbe previsto la costruzione di un complesso alberghiero in località protetta dalla legge forestale regionale n. 39 del 2000 e dal relativo regolamento forestale n. 48/R dell'8 agosto 2003, che all'articolo 80 vieta (come non attuabili) costruzioni residenziali-turistiche -:
se il Corpo forestale dello Stato abbia accertato o meno detta previsione urbanistica;
per quali motivi, per una zona di competenza del Parco nazionale dell'Arcipelago toscano, il Corpo forestale (con relazione del 13 ottobre 2006, protocollo n. 7618) abbia espresso parere negativo all'esecuzione di opere edilizie residenziali e, successivamente, abbia modificato detto parere con Relazione del 9 luglio 2008, protocollo n. 4566 posto che nella relazione del 2006 si legge che «l'eventuale esecuzione delle opere in progetto comporterebbe uno stravolgimento completo dello stato attuale del complesso boscato...», mentre in quella del luglio 2008 si dà atto che sono state «apportate limitate modifiche al progetto precedente... relative al parcheggio, ai percorsi pedonali esterni e alle scale di accesso ai fini di abbattimento delle barriere architettoniche»;
quali specifici interventi abbia effettuato il Corpo forestale all'Isola d'Elba, in ragione di quanto anche disposto dalla direttiva europea in tema di valutazione ambientale strategica VAS e della sua applicabilità sul territorio nazionale.
(4-01267)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere:
quante cause di contestazione di richiesta di contributo consortile abbiano in corso i Consorzi di bonifica italiani e a quanto assommino le spese dagli stessi sopportate nell'anno 2007 per difendersi in giudizio.
(4-01277)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

FAVA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la notizia, recentemente comunicata dall'azienda Polimeri Europa, dell'ennesima

chiusura di un impianto, il Pr5, ha messo in grave agitazione i quindici dipendenti dell'azienda di Mantova;
nonostante il ricollocamento dei lavoratori, le strategie che l'azienda intende perseguire in futuro sono incerte e poco rassicuranti, prevedendo il blocco delle assunzioni per tutto il 2008, la riorganizzazione della logistica, dei laboratori e della programmazione delle produzioni, oltre il trasferimento all'ENI degli appalti e degli approvvigionamenti;
le scelte politiche prospettate dall'Azienda, che hanno radici fin dai primi anni Novanta, rischiano oggi, in un momento di totale assenza di qualsiasi chiaro indirizzo strategico, di minacciare l'intero settore della chimica italiana;
lo stabilimento di Mantova rappresenta, infatti, un sesto dell'intero gruppo, che ha più basi operative sia in Italia sia all'estero, con quasi mille addetti alle dipendenze di Polimeri ed altri trecento in via indiretta, che operano nelle manutenzioni;
la chiusura dell'impianto che, se pur di modeste dimensioni, produce circa 30 milioni di tonnellate l'anno di nonilfenoli, trova giustificazione secondo l'azienda nel fatto che lo stesso sia oramai fuori mercato;
l'abbandono di parti importanti della produzione non lascia presagire che vi possano essere nell'immediato delle alternative di sviluppo in grado di restituire al settore un nuovo impulso e una maggiore competitività -:
se il Ministro voglia favorire una concertazione fra la Polimeri Europa e le rappresentanze dei lavoratori al fine di poter apprendere quali siano le strategie di sviluppo che l'azienda intenda perseguire nell'immediato futuro, dando anche un segnale di certezza all'intero comparto della chimica italiana, soprattutto in questo momento di generalizzata diffusa crisi economica.
(5-00425)

Interrogazione a risposta scritta:

LAZZARI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'ordinamento italiano, in materia di teleselling, ha adottato, in seguito al recepimento della direttiva 2002/58/CE, il cosiddetto sistema dell'opt-in (che richiede un consenso preventivo degli utenti interessati e considera come rifiuto alla contattabilità per fini promozionali anche il semplice silenzio dell'utente) che si contrappone al cosiddetto sistema dell'opt-out (ove è necessario il diniego espresso dell'utente a ricevere chiamate finalizzate alla proposizione di offerte commerciali);
in particolare, l'Italia è il paese in Europa dove più rigidamente è stato applicato il regime di cosiddetto opt-in; Francia, Regno Unito, Spagna, Olanda hanno infatti adottato un più ragionevole regime di opt-out mentre Germania, Austria ed Irlanda, pur adottando l'opt-in, ne hanno reso più flessibile l'applicazione;
la conseguenza pratica di tale rigida applicazione - fondata su un'interpretazione restrittiva della normativa sulla privacy - comporta, in generale, la totale preclusione dell'attività di teleselling, determinando, in particolare nei mercati dei servizi telefonici di rete fissa, effetti fortemente anticompetitivi. Infatti, mentre Telecom Italia - operatore dominante nei predetti mercati - è in condizione di contattare tutta la propria customer base (circa 20 milioni di contatti che, come noto, rappresentano quasi l'intera platea degli utenti di rete fissa nel mercato italiano) per svolgere attività anche promozionali, la stessa modalità è preclusa agli operatori concorrenti, che di fatto si troverebbero costretti a subire un ingiustificato innalzamento di costi ove intendessero ricorrere a modalità alternative al teleselling per la promozione di offerte commerciali, con un palese effetto di asimmetria competitiva tra Telecom egli operatori alternativi;

e tale effetto appare ancor più paradossale ove si pensi che le attività di teleselling dovrebbero avere anche il fine di rendere contendibile la customer base dell'ex monopolista nel rispetto della libertà di scelta del cliente mentre in realtà si assiste ad una effettiva blindatura di tale clientela che diventa così inaccessibile agli operatori alternativi;
su un piano più generale, è l'intero comparto industriale del teleselling ad essere penalizzato: in Italia ci sono infatti 70 mila lavoratori impegnati in attività di call center e molte società hanno investito ingenti capitali per offrire attività di teleselling;
tra l'altro, con un recente provvedimento del 2 settembre 2008, il Garante per la privacy ha vietato ad alcune società specializzate operanti sul mercato e ad alcuni operatori alternativi nei mercati della telefonia fissa a Telecom Italia, il trattamento e l'utilizzo dei dati personali provenienti da elenchi telefonici pubblicati prima del 1o agosto 2005, ove questi ultimi siano stati utilizzati senza idonea informativa e nel caso in cui siano stati ceduti a terzi senza consenso, per finalità di promozione commerciale;
anche quest'ultimo provvedimento, che si inserisce nel filone interpretativo sopra descritto, finisce per chiudere i pochi margini rimasti ancora aperti che rendevano possibile l'attività di teleselling, mettendo a rischio oltre 30 mila posti di lavoro;
alla luce di quanto detto è auspicabile un intervento che modifichi la normativa italiana o fornisca una sua interpretazione autentica al fine di garantire lo svolgimento delle operazioni di teleselling, contemperando l'interesse alla libera concorrenza delle imprese con la tutela della riservatezza degli utenti. Tale bilanciamento, di interessi potrà avvenire ove venga definitivamente chiarito che è legittima la richiesta di consenso a ricevere offerte commerciali formulata all'utente in apertura di telefonata promozionale -:
quali iniziative si intendano adottare al fine di tutelare gli operatori lavoratori da ricadute occupazionali con particolare riguardo alle società più piccole; al fine di garantire l'attuazione dei principi di libera concorrenza tra tutti gli operatori di telecomunicazioni, attraverso l'utilizzo del teleselling, in particolare chiarendo la legittimità della richiesta di consenso a ricevere offerte commerciali formulata all'utente in apertura di telefonata promozionale.
(4-01270)

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Apposizione di firme ad una mozione.

La mozione Volontè e altri n. 1-00037, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 settembre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Barbieri, Benamati, Binetti, Boniver, Castagnetti, Cavallaro, Cimadoro, Cristaldi, Di Biagio, Migliori, Piffari, Raisi.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta in Commissione Foti Tommaso n. 5-00146, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 giugno 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ghiglia.

L'interrogazione a risposta in Commissione Foti Tommaso n. 5-00309, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 agosto 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ghiglia.

L'interrogazione a risposta in Commissione Foti Tommaso n. 5-00310, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 agosto 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ghiglia.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori: interrogazione a risposta scritta Fava n.4-00165 del 22 maggio 2008.
Interrogazione a risposta in Commissione Paladini n. 5-00305 del 4 agosto 2008.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Vico e altri n. 4-01066 del 18 settembre 2008 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-00428.