Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

Cerca nel sito

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe e abilitare il javascript

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute >>

XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 79 di mercoledì 5 novembre 2008

Pag. 1

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

La seduta comincia alle 9,40.

DONATO LAMORTE, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Bernini Bovicelli, Brancher, Brugger, Brunetta, Caparini, Casini, Cirielli, Cosentino, Cota, Crosetto, Donadi, Renato Farina, Gregorio Fontana, Frassinetti, Frattini, Galati, Garofani, Gibelli, Alberto Giorgetti, Giancarlo Giorgetti, La Malfa, Malgieri, Meloni, Milanato, Molgora, Pescante, Romani, Rotondi, Urso, Vito e Zeller sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente ottanta, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Annunzio della nomina dei componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, e della sua convocazione (ore 9,44).

PRESIDENTE. Comunico di aver chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, i deputati Elio Vittorio Belcastro, Michele Bordo, Luisa Bossa, Gianluca Buonanno, Giovanni Mario Salvino Burtone, Antonio Di Pietro, Ida D'Ippolito Vitale, Laura Garavini, Francantonio Genovese, Benedetto Fabio Granata, Amedeo Laboccetta, Francesco Laratta, Luigi Lazzari, Carolina Lussana, Maino Marchi, Giuseppe Francesco Maria Marinello, Angela Napoli, Andrea Orlando, Alfonso Papa, Salvatore Piccolo, Francesco Paolo Sisto, Francesco Stagno D'Alcontres, Marcello Taglialatela, Mario Tassone e Salvatore Torrisi.
Il Presidente del Senato della Repubblica ha chiamato a far parte della stessa Commissione i senatori Teresa Armato, Gianrico Carofiglio, Antonino Caruso, Rosario Giorgio Costa, Gianpiero D'Alia, Luigi De Sena, Silvia Della Monica, Vincenzo Fasano, Costantino Garraffa, Antonio Gentile, Cosimo Latronico, Raffaele Lauro, Maria Leddi, Luigi Li Gotti, Giuseppe Lumia, Angela Maraventano, Alberto Maritati, Enrico Musso, Beppe Pisanu, Filippo Saltamartini, Carlo Sarro, Achille Serra, Gianpaolo Vallardi, Armando Valli e Carlo Vizzini.
Comunico, d'intesa con il Presidente del Senato, che la Commissione è convocata per martedì 11 novembre 2008, alle 15, presso la sede di Palazzo San Macuto, per procedere alla propria costituzione.

Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di inchiesta parlamentare: Livia Turco ed altri; Barani ed altri; Molteni ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali (Doc. XXII, nn. 1-2-4-A) (ore 9,45).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testoPag. 2unificato delle proposte di inchiesta parlamentare: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
Ricordo che nella seduta del 23 ottobre 2008 si è conclusa la discussione sulle linee generali e che la relatrice e il Governo hanno rinunciato alle repliche.
Ricordo inoltre che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito dell'esame del provvedimento è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).

(Esame degli articoli - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato della Commissione.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A).
Avverto, altresì, che è stato ritirato dal presentatore l'emendamento Scilipoti 2.5.

(Esame dell'articolo 1 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,47).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sull'ordine dei lavori.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo per chiedere se a codesta Presidenza sembra normale che davanti a questa Camera, esattamente a pochi metri dai carabinieri situati all'ingresso, vi siano tre persone travestite da vigili urbani che indossano un casco con su scritto Le iene che stanno facendo delle multe ai deputati che arrivano con qualche minuto di ritardo. Cosa ne è dell'immagine della Camera e dei deputati? È possibile arrivare alla Camera tranquillamente, signor Presidente?

PRESIDENTE. Certamente è possibile arrivare alla Camera regolarmente e se si arriva in orario è anche meglio (Applausi)! Lei sa, onorevole Brigandì, che il fatto cui si riferisce fa parte della satira e non credo che si possa censurare una trasmissione satirica; il problema del gusto è ben altro, ma ciò ovviamente è molto opinabile. Comunque, questa è l'opinione personale del Presidente.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - Doc. XXII, nn.1-2-4-A)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico. Noi siamo stati subito d'accordo a costituire questa Commissione non soltanto perché bisognava dare seguito al lavoro diligente svolto nella precedente legislatura, ma anche perché è fortemente avvertita nella nostra comunità la richiesta di capire e di conoscere al meglio ciò che avviene nella sanità. Troppi e tanti errori sono stati commessi e hanno determinato anche la morte di pazienti.Pag. 3
Dire ciò non significa voler bollare negativamente la nostra sanità e dare un marchio negativo, tutt'altro. Noi sappiamo che vi sono punte di eccellenza e da parte dell'organizzazione mondiale della sanità vi è una considerazione di grande apprezzamento del nostro sistema sanitario, in modo particolare di quello pubblico.
Tuttavia, appare chiara l'esigenza di capire, di conoscere al meglio e di svolgere un'indagine rispetto allo stato della sanità in Italia, per mettere in campo anche una strategia che veda il rischio clinico come uno dei punti centrali. Si tratta di un rischio clinico che deve basarsi sulla multidisciplinarietà e, quindi, non soltanto sulle professionalità mediche ma anche su quelle informatiche ed ingegneristiche in modo da evitare che nelle nostre strutture si verifichino ulteriormente incidenti ed errori che possono causare delle morti evitabili.
Non vi è dubbio, infatti, che molto spesso gli errori non sono causati soltanto dagli uomini, ma sono determinati dalle strutture. Ricordo che abbiamo strutture fatiscenti soprattutto nel Mezzogiorno. Ecco perché diventa importante conoscere al meglio quale sia la condizione della sanità nel nostro Paese e, nello stesso tempo, avere la capacità di lavorare in positivo e di delineare una strategia migliorativa che dia ancora nel nostro Paese la certezza di un diritto universale sulla salute (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palagiano. Ne ha facoltà.

ANTONIO PALAGIANO. Signor Presidente, noi dell'Italia dei Valori aderiamo al Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori europei e, pertanto, sentiamo la necessità di esprimere le nostre congratulazioni al nuovo Presidente degli Stati Uniti Barack Obama esprimendo anche da parte di tutti i cittadini italiani, e certamente da parte di coloro che hanno votato per l'Italia dei Valori, i complimenti e l'augurio di un buon lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10,05.

PRESIDENTE. Avverto che gli emendamenti presentati dall'onorevole Farina Coscioni sono stati sottoscritti anche dall'onorevole Mecacci.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, stiamo iniziando le votazioni su questo provvedimento sul quale si sta registrando, o almeno nei lavori preparatori si è registrata, una certa condivisione nell'intento e nel merito. È un provvedimento che giunge all'Aula dopo una discussione sulle linee generali molto serena, con un numero relativo di emendamenti, che fa seguito ad una iniziativa legislativa già avviata nella scorsa legislatura. La Commissione di inchiesta sugli errori in campo sanitario riguarda diversi settori e l'esigenza della sua costituzione è stata condivisa in maniera diffusa, sia dal centrodestra che dal centrosinistra.
Abbiamo avuto questioni che hanno riguardato il deficit sanitario, oltre che gli errori medici specifici, su cui esiste una questione, come hanno rilevato numerosi colleghi che sono intervenuti, e penso al collega Fucci e ad altri intervenuti nel corso della discussione sulle linee generali. Esiste una questione relativa alla deontologia professionale, alla perizia dei medici ed a tanti casi di malasanità. Vi è, da un lato, una certa propensione a scaricare sulle figure dei medici situazioni difficili che si creano per una concomitanza di eventi e, dall'altro, anche una questione di natura giuridica, legata ad un aumento del contenzioso.
Quindi, c'è una questione che riguarda il punto di diritto in questo settore, mentre,Pag. 4sotto altro profilo, c'è una questione di deficit sanitario di alcune regioni e di gestione della sanità.
Non è raro che il Governo, la finanza pubblica, il centro di spesa dello Stato, intervengano a ripianare situazioni di deficit sanitario, che ci sia una sorta di riallineamento e di perequazione dei deficit sanitari. Evidentemente rimane sul tavolo dell'attualità politica la necessità di valutare con premialità le regioni virtuose e di cercare di sanzionare, o per lo meno di disinnescare e di disincentivare, i meccanismi viziosi di regioni che, invece, pur non avendo una quantità di popolazione sanitaria e un fenomeno migratorio sanitario importanti, si ritrovano con gestioni sanitarie in deficit.
Quindi, questo ci darebbe l'occasione - forse non è neanche questa la sede - di una riflessione molto ampia sul tema della sanità, sulle competenze sanitarie, sulla gestione della sanità in Italia, al netto del piano sanitario nazionale, sulle competenze specifiche regionali e di tutta quella casistica che sarà poi anche oggetto dell'indagine, dell'intervento e del lavoro della Commissione e dei commissari che la comporranno.
Riteniamo che si avvii un momento di confronto importante in questa fase dell'esame degli articoli e delle proposte emendative ad essi presentate, avendo già superato la fase della discussione sulle linee generali in altra seduta.
Si tratta di un provvedimento in realtà richiesto dalle opposizioni, a cui la maggioranza guarda con grande attenzione in un clima, riteniamo, collaborativo, che fa seguito a un passaggio importante di natura parlamentare come quello a cui abbiamo assistito da protagonisti nella giornata di ieri, vale a dire l'approvazione del disegno di legge collegato sullo sviluppo, A.C. 1441-ter.
Esso, di fatto, ha affrontato un nodo importantissimo come quello dell'avvio di una nuova fase in questo Paese non solo per l'internazionalizzazione delle imprese, per la tutela dei marchi italiani e per l'antidumping, ma anche per un appuntamento importante che ci auguriamo ci porti verso l'autosufficienza energetica, cioè l'avvio di quei processi che porteranno il nostro Paese a munirsi di impianti nucleari di terza generazione.
In questo quadro, in questo clima, che credo di poter considerare virtuoso e collaborativo tra maggioranza e opposizione, si innesta anche il provvedimento che affronteremo oggi. Mi auguro che esso possa godere di una serenità, se possibile, ancora maggiore di quella di cui ha goduto il provvedimento collegato che abbiamo affrontato e votato nella serata di ieri.

PRESIDENTE. Avverto che è stata ritirata la richiesta di voto nominale.
Se non ci sono altri interventi, possiamo porre in votazione l'articolo 1 per alzata di mano. Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 1.

(È approvato).

(Esame dell'articolo 2 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 2.

(È approvato).

(Esame dell'articolo 3 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, la facoltà di istituire una Commissione di inchiesta con gli stessi poteri e limitazioni dell'autoritàPag. 5giudiziaria deriva dalla Costituzione. Si impone, quindi, un supplemento di valutazione ogni qual volta, come in questo caso, la Camera dei deputati si avvia a decidere positivamente con largo consenso.
L'istituzione della Commissione di inchiesta, fortemente voluta da noi del Partito Democratico, non nasce dall'esigenza di dare semplice continuità al lavoro diligente svolto nella precedente legislatura in settori importanti e delicati della sanità pubblica e privata.
C'è una richiesta forte, che emerge da una larga fascia dell'opinione pubblica. Tanti, troppi sono gli errori sanitari che hanno pesato e pesano sulla comunità. Anche in questi giorni siamo stati particolarmente colpiti da alcune notizie di errori sanitari che hanno provocato delle morti dentro alcuni ospedali. Questo non vuole, però, essere un atto di accusa generico e qualunquista; non si vuole bollare con un marchio la sanità nel nostro Paese. Sappiamo che bisogna essere prudenti ed attenti; bisogna evitare di far perdere credibilità al nostro sistema sanitario e ai nostri operatori, che potrebbero essere tentati di svolgere un'attività di medicina difensiva.
Anzi, diventa doveroso nel momento attuale segnalare non soltanto le eccellenze, che ci sono, ma anche un dato centrale, più importante: il nostro sistema sanitario è tra i più apprezzati dall'Organizzazione mondiale della sanità. Detto questo, però, con franchezza non possiamo essere sordi, rimanere insensibili, omissivi di fronte ad errori sanitari che causano morti, specie quando sono da legare a limiti strutturali, ad ospedali fatiscenti, o alla mancanza di controllo delle attrezzature o quando si pensa a produrre fatturato, come purtroppo avviene in qualche struttura privata, e non si danno garanzie ai pazienti.
Non ci può essere alcuna sottovalutazione anche di fronte agli errori umani: scambi di pazienti, somministrazione scorretta di farmaci ed altro. Certo, la responsabilità di un sinistro molto spesso non è da attribuire ad una singola persona, ma all'intera organizzazione: vi sono nicchie particolarmente sensibili, i pronto soccorsi, i luoghi di terapia d'urgenza; vi sono fonti di rischio legate ai carichi di lavoro, alla diminuzione di personale, ma c'è soprattutto il problema del reclutamento del personale, che molto spesso in alcune aree avviene in modo clientelare: non si privilegiano i temi della professionalità, non si guarda alla capacità professionale, ma all'appartenenza politica. C'è troppa ingerenza della politica, che molto spesso guida, pilota alcuni concorsi. Queste motivazioni giustificano quindi ampiamente una Commissione conoscitiva: essa ha la funzione di svolgere un'analisi, ma anche di delineare una strategia organizzativa sanitaria che metta al centro delle strutture sanitarie anche il rischio clinico, caratterizzato dalla multidisciplinarietà. Ciò significa che a seguire questo importante settore non deve essere soltanto la competenza sanitaria, ma anche quella informatica, ingegneristica, tecnica, formativa, in modo che nel rischio clinico possano operare con interdisciplinarietà tanti professionisti, che dovranno avere cura di attivare misure di prevenzione e controlli per assicurare la sicurezza dei pazienti.
Certo, mentre ci accingiamo a varare una Commissione di inchiesta che dovrà accertare i limiti organizzativi e strutturali, non possiamo non sottolineare con preoccupazione la nostra contrarietà per i tagli che questo Governo ha operato nelle infrastrutture sanitarie. Il Governo Prodi aveva definito alcuni importanti finanziamenti soprattutto per il sud, e il Governo di centrodestra li ha cancellati. Non possiamo parlare di sicurezza e sottovalutare l'importanza dell'innovazione tecnologica, specie nell'ambito sanitario: la Commissione quindi dovrà indagare sulle cause che determinano errori, ma nel contempo avrà anche il compito di esaminare le cause del disavanzo delle regioni nella spesa sanitaria; è questo l'altro filone che dovrà vedere impegnata la Commissione. I due ambiti, infatti, sono mutuamente legati: c'è una correlazione tra errori nell'ambito clinico e cattiva gestione economica. In tal senso, i piani di rientro nonPag. 6possono non essere considerati che positivamente. Devono essere però seri e credibili: non bisogna operare soltanto tagli ragionieristici, poiché occorre guardare alla razionalizzazione del settore.
Non voglio fare campanilismo: accennerò brevemente alla condizione per esempio che vive la Sicilia rispetto al piano di rientro sanitario.
Era stato concordato un piano di rientro tra il governo regionale e il Governo Prodi che prevedeva un taglio di 2.400 posti letto. Il piano che adesso il presidente Lombardo ha concordato con Berlusconi, senza alcun confronto con il Parlamento regionale, ne prevede più del doppio: 5.700 posti letto da tagliare. Da parte nostra non esiste un totem del posto letto, ma è evidente che calare la mannaia sugli ospedali senza aver prima creato le strutture di medicina del territorio significa determinare improbabili risparmi, privando i cittadini dei livelli essenziali di assistenza.
Ricordiamo, infatti, che la delibera con cui la giunta Lombardo definisce i tempi e i risparmi derivanti dal taglio dei posti letto non dice nulla riguardo ai tempi, alle risorse e alle strutture con cui realizzare la rete dei posti letto per lunga degenza e riabilitazione e per potenziare tutto il settore della prevenzione e delle cure preospedaliere, i fantomatici PTA di cui non si conosce né cosa siano, né quando esisteranno. Ecco perché abbiamo il dovere di denunziare anche in quest'Aula limiti e contraddizioni di un piano che fa pagare ai cittadini il conto dei disastri provocati da una gestione dissennata della sanità operata da tutto il centrodestra.
Signor Presidente, noi vogliamo ribadire l'importanza di questa istituzione che, come abbiamo detto, abbiamo voluto soprattutto noi dell'opposizione. Le proposte emendative che sono state presentate sono migliorative. Ve ne è una, in particolare, che desidero segnalare e che è relativa al reclutamento del personale. Come ho detto in premessa, la professionalità è fondamentale per evitare gli errori sanitari e la Commissione dovrà accertare l'accaduto, specie in alcune zone del Paese dove è stata dominante la presenza della politica clientelare. L'impegno della Commissione, però, deve essere anche quello di definire una strategia per uscire da questo vincolo e da questi limiti che, purtroppo, la sanità ha incontrato.
Concludendo, signor Presidente, in prospettiva del federalismo, la Commissione dovrà avere la funzione centrale di individuare e analizzare limiti ed errori del sistema sanitario e, nel contempo, di disegnare una nuova sinergia Stato-regioni per assicurare, ancora una volta, l'universalità del diritto alla salute di tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mario Pepe (PdL). Ne ha facoltà.

MARIO PEPE (PdL). Signor Presidente, intervengo solo per ammonire l'Assemblea sul pericolo che questa Commissione d'inchiesta diventi una specie di tribunale speciale che va a caccia di colpevoli, trascurando le ragioni profonde del malessere del nostro sistema sanitario.
È stata presentata una proposta emendativa, per cui è stato espresso parere contrario, che andava proprio in questo senso, quello di andare ad analizzare il meccanismo di formazione e di reclutamento dei nostri operatori sanitari. Oggi il sistema di accesso alle facoltà mediche è un sistema che favorisce l'accesso di studenti mediocri nelle università periferiche, mentre caccia dalle Università importanti studenti capaci. Oggi con 80 non si entra nella facoltà di medicina di Roma, mentre con 30 si entra nelle facoltà di medicina periferiche. Se non andiamo a vedere le radici della formazione e dell'accesso alle facoltà mediche questa Commissione fallirà il suo compito, come ha fallito la Commissione monocamerale del Senato che da anni opera in questa direzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Virgilio. Ne ha facoltà.

DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, intervengo rapidamente per esprimerePag. 7la mia meraviglia nei confronti dell'intervento dell'onorevole Burtone. Stiamo istituendo una Commissione di inchiesta per esaminare gli errori commessi in qualunque periodo e l'onorevole Burtone ha spostato il dibattito su un piano ideologico, facendo il panegirico dell'operato di due anni del Governo Prodi in materia di sanità. In realtà, non è stato fatto niente: vediamo cosa accade nel Lazio, in Campania e in altre ragioni. Questa è la verità.
Onorevole Burtone, stiamo istituendo una Commissione - ne abbiamo parlato in Commissione affari sociali - e siamo d'accordo nell'andare a verificare di fatto che succede, ma non possiamo assolutamente fare il panegirico di un Governo - il precedente - che nella sanità ha provocato i guai che stiamo osservando in questo momento.
Per cortesia, smettiamola quindi di fare ideologia ed andiamo avanti con la volontà unanime di procedere ad una verifica e di dare serenità ai cittadini per ripristinare quella fiducia che purtroppo è crollata, non voglio dire grazie al Governo Prodi, e che provoca tanti guai.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

PAOLA BINETTI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione del proprio emendamento 3.50 ed esprime parere favorevole sull'emendamento Contento 3.12, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «accertare il costo sostenuto dalle strutture sanitarie pubbliche e private per la copertura dei rischi connessi a errori sanitari, nonché l'ammontare delle somme corrisposte ai pazienti e ai loro aventi causa a titolo di risarcimento del danno subito in dipendenza da errori sanitari, verificando altresì le modalità adottate per l'affidamento del servizio di assicurazione».
La Commissione esprime parere contrario sull'emendamento Farina Coscioni 3.5, mentre il parere è favorevole sull'emendamento Palagiano 3.1, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «indagare sulle modalità di selezione nei concorsi per il reclutamento dei quadri nell'ambito delle strutture sanitarie pubbliche, e sulla scelta di criteri in base al merito e ai titoli.»
La Commissione esprime inoltre parere favorevole sull'emendamento Farina Coscioni 3.6, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «accertare l'istituzione e l'effettivo funzionamento delle unità di gestione del rischio clinico nelle strutture sanitarie pubbliche e private».
Il parere della Commissione è favorevole sull'emendamento Mura 3.2, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «verificare se la nomina della dirigenza sanitaria risponda al meglio alle esigenze ineludibili di efficienza, di professionalità, di qualità e soprattutto di trasparenza nella gestione ottimale delle strutture sanitarie pubbliche».
La Commissione esprime altresì parere favorevole sull'emendamento Farina Coscioni 3.7, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «indagare sugli errori medico sanitari relativi a prestazioni effettuate al di fuori delle strutture ospedaliere, in particolare da ambulatori, medici di medicina generale, laboratori e servizi diagnostici, farmacie».
La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Farina Coscioni 3.8, a condizione che sia riformulato nel modo seguente: «accertare l'istituzione di servizi per la rilevazione del livello di soddisfazione degli utenti, verificare le modalità di gestione dei reclami nonché l'istituzione di altri strumenti a disposizione dei cittadini che consentano loro di tutelare al meglio i propri diritti».
La Commissione formula infine un invito al ritiro degli emendamenti Farina Coscioni 3.9, 3.10 e 3.11.

PRESIDENTE. Il Governo?

FRANCESCA MARTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

Pag. 8

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.50 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Livia Turco. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme e dunque rinunzio all'intervento.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento 3.50 della Commissione, accettato dal Governo.

(È approvato).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Contento 3.12.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal relatore.

BARBARA SALTAMARTINI. Signor Presidente, visto che l'onorevole Contento non è presente in Aula, ed io sono la seconda firmataria dell'emendamento, intervengo per accettare la riformulazione proposta dal relatore.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Contento 3.12, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Farina Coscioni 3.5.

PAOLA BINETTI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAOLA BINETTI, Relatore. Signor Presidente la Commissione invita al ritiro dell'emendamento Farina Coscioni 3.5.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo esprime parere conforme a quello espresso dal relatore.
Prendo, altresì, atto che il presentatore dell'emendamento Farina Coscioni 3.5 lo ritira.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Palagiano 3.1.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Palagiano 3.1, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Farina Coscioni 3.6.
Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Farina Coscioni 3.6, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mura 3.2.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Mura 3.2, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Farina Coscioni 3.7.
Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Farina Coscioni 3.7, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Pag. 9

Passiamo alla votazione dell'emendamento Farina Coscioni 3.8.
Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione proposta dal relatore.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Farina Coscioni 3.8, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Prendo atto che gli emendamenti Farina Coscioni 3.9, 3.10 e 3.11 sono stati ritirati.
Pongo in votazione l'articolo 3, nel testo emendato.

(È approvato).

(Esame dell'articolo 4 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

PAOLA BINETTI. Relatore. La Commissione esprime parere favorevole sull'emendamento Palumbo 4.5.

PRESIDENTE. Il Governo?

FRANCESCA MARTINI, Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'emendamento Palumbo 4.5, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(È approvato).

Pongo in votazione l'articolo 4, nel testo emendato.

(È approvato).

(Esame dell'articolo 5 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 5.

(È approvato).

(Esame dell'articolo 6 - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 (Vedi l'allegato A - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione l'articolo 6.

(È approvato).

(Dichiarazioni di voto finale - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nunzio Francesco Testa. Ne ha facoltà.

NUNZIO FRANCESCO TESTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, da molti anni la cattiva gestione della sanità ha generato notevoli disavanzi, ed errori nelle corsie, identificati come «malasanità». Per questo il Parlamento, quando c'era il precedente Governo, ha istituito una Commissione analoga a quella in esame. Ci sarebbe poco da aggiungere a quello che hanno già affermato i colleghi nella discussione generalePag. 10e a ciò che andremo ad affermare successivamente, ma le dimensioni e la gravità del problema, hanno già unito la maggioranza e l'opposizione nell'impegno comune di indagare sulle cause che hanno determinato questa «malasanità».
Bisogna dire che la medicina ha compiuto grandi progressi ma senza la sufficiente consapevolezza e senza un'adeguata risposta da un punto di vista organizzativo, perché è proprio la disorganizzazione che rappresenta una delle cause di errore. Raramente gli errori sono riferibili invece a mancanze del personale medico e paramedico, impegnato il più delle volte in turni massacranti, specie lì dove si lavora di più.
Al di là delle considerazioni che faremo poi in modo più dettagliato questi errori costano milioni di euro all'anno, come ci suggerisce l'associazione delle imprese assicurative che indica una crescita di circa il 66 per cento del risarcimento dei danni che si ripercuotono poi sulle polizze a carico, il più delle volte, delle regioni.
Ritengo che la burocratizzazione sia uno degli esempi più veri dei problemi che esistono in sanità. Mi riferisco, ad esempio, ai DRG, che rappresentano poi alla fine il compenso che le aziende percepiscono, ma anche il criterio di valutazione dell'efficienza di un reparto il più delle volte misurato in base alla pura somma dei DRG e non alla qualità della prestazione. Un'altra spesa enorme nel settore della sanità deriva dalla sovrapposizione di centri che si occupano delle medesime patologie e - mi duole dirlo - rappresenta uno degli aspetti negativi del connubio tra politica, direttori generali e scelta dei primari; rapporto molto discutibile per il passato, ma oggi improponibile in un momento di profonda crisi economica. Sono queste inappropriate gestioni della sanità che determinano diverse realtà sanitarie da regione a regione. E al di là dei LEA, i livelli essenziali di assistenza che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini, vi sono regioni con punte elevate di eccellenza, e regioni che, al contrario, hanno maturato enormi disavanzi con discutibili livelli qualitativi. L'obiettivo, quindi, è quello di garantire uno standard qualitativo in tutte le regioni al fine poi di abolire un'altra spesa, quella del turismo sanitario, che, oltre a sovraccaricare le strutture che meglio funzionano, nel contempo crea notevoli disavanzi alle regioni di provenienza. In tal senso, è opportuno lavorare per ottimizzare le strutture che funzionano meno bene. Vi è quindi bisogno di un cambio di rotta radicale perché le logiche della globalizzazione stanno investendo anche la sanità. Le spese del settore sanitario stanno aumentando al di là degli sprechi. Uno dei motivi è l'allungamento della vita media, il che significa che poi alla fine la medicina funziona bene. Secondo alcuni la vita media si allunga di tre mesi per ogni anno.
Le spese aumentano inoltre per il progresso scientifico e tecnologico che richiede investimenti in tecnologie sempre più sofisticate ed in continua evoluzione. La spesa sanitaria quindi è destinata a crescere e l'impegno a ridurre gli sprechi è uno degli obiettivi prioritari.
Considerate, colleghi, che la sanità incide nella spesa delle regioni dal 60 all'80 per cento circa, e molto spesso si sfora da queste percentuali. L'avvio della razionalizzazione del sistema sanitario deve necessariamente passare attraverso l'indagine conoscitiva della costituenda Commissione che avrà il compito di chiarire al Parlamento le inadeguatezze e gli sprechi in questo settore, nonché di suggerire le soluzioni adeguate.
Nell'annunciare il voto favorevole del gruppo Unione di Centro, auspico che questa Commissione parlamentare possa accertare fatti e responsabilità nel controllo della spesa e, soprattutto, stimolare il Governo, nella speranza che, in un quadro di collaborazione, si possa realizzare una moderna riforma sanitaria, non rivoluzionaria ma sicuramente sostanziale (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palagiano. Ne ha facoltà.

Pag. 11

ANTONIO PALAGIANO. Signor Presidente, l'ampio dibattito cui abbiamo assistito durante la discussione sulle linee generali ha ampiamente dimostrato che esiste un'esigenza di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sull'argomento in questione.
Infatti negli ultimi dieci anni, esattamente dal 1996 al 2006, sono aumentate del 66 per cento le denunce nei confronti di medici, paramedici, ostetriche, strutture sanitarie e si calcola che ogni anno ci siano da 28 mila a 30 mila denunce nei confronti dei lavoratori della sanità.
Sicuramente sono aumentati anche i premi assicurativi: si calcola che oggi le strutture sanitarie spendano intorno ai 500 milioni di euro per assicurare le strutture sanitarie e aumentano anche i premi assicurativi nei confronti di ciascun singolo professionista che poi si vanno a ripercuotere ovviamente sulle tasche dei cittadini. L'aumento di contenzioso dipende dallo svuotamento del rapporto tra medico e paziente che si è andato incrinando anno per anno e, quindi, vi è un'esigenza da parte di tutti di fare chiarezza su questo punto.
Sicuramente l'Organizzazione mondiale della sanità, come prima riferiva il relatore che mi ha preceduto, considera il sistema sanitario nazionale italiano uno dei primi al mondo, il secondo al mondo dopo quello della Francia per efficienza e per qualità di servizi ma non possiamo non rilevare che anche nel nostro sistema esistono delle zone di ombra, zone nelle quali la sanità viene espressa non al meglio e in cui esistono quelle lacune che poi determinano un così elevato numero di denunce da parte dei cittadini.
La conseguenza di tutta questa litigiosità e di tutto questo contenzioso è stata la nascita di una nuova branca della medicina di cui non esiste scuola di specializzazione e di cui non esiste insegnamento nelle nostre università chiamata anche medicina difensiva, vale a dire quell'insieme di comportamenti che il medico attua non per tutelare la salute del paziente ma per una propria tutela giuridica. La medicina difensiva comporta aumento delle spese da parte della sanità: ne fanno testo, ad esempio, i 52 milioni di esami radiologici che vengono effettuati ogni anno in Italia o il 60 per cento dei tagli cesarei che vengono effettuati in alcune regioni, come la Campania, non soltanto nell'ambito privato ma anche nell'ambito pubblico. Può bastare una minima distocia del parto, una difficoltà di espulsione del feto che il ginecologo preferisce impiegare il bisturi per evitare una successiva denuncia. L'esagerata prescrizione di TAC: basta un mal di testa per far scattare la prescrizione di una tomografia assiale computerizzata che il medico spesso è costretto a prescrivere per evitare successivamente una denuncia per ritardata diagnosi. È questo insieme di comportamenti che sicuramente contribuisce all'aumento della spesa e, quindi, all'aumento dei costi delle assicurazioni: comportamenti consoni alla medicina difensiva, tanto seguire una linea guida non ha senso. Infatti, le linee guida, cioè quei comportamenti codificati dalle numerose società scientifiche italiane o internazionali, sono tante; affidarsi ad un determinato tipo di protocollo non esonera naturalmente il medico da ricevere una denuncia per chi si appella ad un altro tipo di comportamento.
L'esigenza di costituire una Commissione parlamentare di inchiesta non vuole rappresentare - lo dico al collega che mi ha preceduto - una Commissione punitiva contro qualcuno. Si tratta di una Commissione per il sistema sanitario, per cittadini, per fare chiarezza sugli incidenti e sull'errore medico, per evitare che esista uno sperpero di denaro pubblico che si può attuare ovviamente attraverso varie forme. Quindi un panorama globale di tutta la sanità italiana, del metodo scientifico e amministrativo, che può consentire alla Commissione parlamentare di fare luce, di fare chiarezza e di correggere le storture in cui a volte il percorso sanitario va ad infilarsi.
Per tali ragioni, sia a favore della tutela della salute sia ovviamente indirizzate a poter attuare il piano di rientro che oggi in tante regioni italiane meno virtuose si sta cercando di effettuare, l'Italia dei ValoriPag. 12appoggerà ovviamente tale provvedimento. Non importa da chi sia stato presentato, in questo caso dal Partito Democratico, ma vi è stata un'ampia convergenza in Commissione, in Assemblea, nel Comitato dei nove.
Vi è effettivamente questa esigenza di potere e di dover agire nei confronti dei nostri cittadini, tutelandoli dall'errore medico e correggendo le storture. Tali storture non sono solo l'effettuazione di un eventuale intervento chirurgico: per esempio, bisogna verificare se sono a norma le strutture sanitarie, verificare anche i criteri con cui vengono assunti i medici, bisogna intercettare il merito e vedere se effettivamente chi riveste un certo ruolo e chi occupa un certo posto ha le capacità, è stato assunto regolarmente ed ha un numero abbastanza elevato di pazienti che gli consente, ovviamente, di rivestire quell'incarico.
L'Italia dei Valori - e concludo, signor Presidente - voterà quindi a favore dell'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi regionali ed augura un buon lavoro a tutti i membri, di destra e di sinistra, che faranno parte di questa Commissione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melchiorre. Ne ha facoltà.

DANIELA MELCHIORRE. Signor Presidente e onorevoli colleghi, l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali rappresenta una linea ideale di continuità e di sviluppo sul lavoro dell'analoga Commissione istituita nella scorsa legislatura sul medesimo tema. In applicazione delle previsioni costituzionali contenute nell'articolo 32 della nostra Costituzione, laddove è sancito espressamente il dovere dello Stato di tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, alla Commissione di inchiesta, su cui oggi la Camera è chiamata a pronunciarsi, sono affidate funzioni delicatissime e di grande responsabilità agli occhi degli utenti del Servizio sanitario nazionale, del personale delle istituzioni sanitarie pubbliche e private, ma anche nei confronti dello Stato, segnatamente nella sua gestione del sistema salute.
La Commissione è chiamata ad operare su due fronti: la prevenzione degli errori sanitari e l'individuazione delle cause dei disavanzi sanitari regionali. La duplicità ed eterogeneità di funzioni affidate alla Commissione, come vedremo, è solo apparente. La Commissione, come si legge nell'articolo 3 del testo unificato oggi all'esame dell'Aula, ha il compito in primis di indagare sulla quantità e sulla gravità degli errori sanitari che, verificatisi in strutture sanitarie pubbliche o private, hanno provocato la morte di pazienti o comunque danni alla loro salute. È evidente che tale disposizione vada letta non solo nella direzione di calcolare a fini statistici la rilevanza di tali errori medici, individuando contestualmente le categorie di intervento terapeutico a cui essi sono più frequentemente connessi, ma si proponga invece l'obiettivo più ambizioso di studiare ed approfondire quali tra essi siano sistemici, ovvero diretta conseguenza della scarsa igiene delle strutture sanitarie, dell'inefficienza organizzativa di esse, oppure siano riconducibili alla carenza dell'organico del personale medico e paramedico o per motivi connessi alla carenza delle dotazioni di apparecchiature clinico-diagnostiche.
Obiettivo della Commissione non è infatti quello di procedere ad un'elencazione sterile o alla mera costituzione di un archivio di fatti gravi o gravissimi che sono avvenuti nelle nostre strutture sanitarie pubbliche e private e su cui si è registrato ampio risalto nelle cronache nere dei nostri quotidiani: non aggiungeremmo molto, in questo modo. Siamo chiamati invece ad individuare le cause di errori sanitari per impedirne il loro ripetersi. Dobbiamo capire quando un errore medico sia un errore di sistema, sia cioè ilPag. 13risultato di un'errata gestione del rischio clinico, che un'attività come quella medica per sua natura comporta. Si tratta di errori che inefficienze e disfunzioni gestionali possono concorrere a verificare. Per questo, l'incapacità gestionale ed amministrativa è trattata contestualmente agli errori sanitari da parte di questa Commissione. Non a caso, i risultati della Commissione che aveva lavorato nella precedente legislatura alla Camera, ma anche la sua omologa al Senato, si erano orientati proprio sulla caratterizzazione e tipizzazione del rischio da attività medica, in modo da produrre un sistema di garanzie atto ad evitare la possibilità di errori sanitari. L'obiettivo è quindi di garantire la sicurezza dei pazienti, ricercando, promuovendo e diffondendo in Italia i modelli e gli strumenti per la qualità e la sicurezza dei sistemi sanitari accettati dalle maggiori istituzioni sanitarie internazionali.
Per questi motivi, un'indagine sugli errori medici e sulle loro cause deve procedere, a mio avviso, su questi binari: individuazione delle cause degli errori sanitari e proposte per evitarli. Altrimenti, il rischio che si corre è quello di approfondire quel senso di sfiducia e diffidenza nei confronti del personale medico e paramedico da parte di una larga fetta di cittadini che, alimentato dalla stampa, non rispecchia nei fatti l'intera realtà della sanità italiana. Non è vero, infatti, che gli errori sanitari si manifestino nel nostro Paese con una maggiore frequenza che altrove, né si può negare che il noto innalzamento delle aspettative di vita degli italiani non sia figlio anch'esso dell'efficienza e dell'eccellenza delle nostre strutture sanitarie e dell'abilità dei nostri medici. Bisogna prestare una particolare attenzione a questi temi, specialmente, se consideriamo che il personale, soprattutto medico, è sempre più fatto oggetto di azioni civili e penali per il riconoscimento dei danni subiti. Tale circostanza è il risultato sì di un'ampia casistica di errori sanitari, su cui oggi ci proponiamo di avere una più chiara e diretta conoscenza attraverso lo strumento della Commissione di inchiesta, ma è anche il risultato di un'apprezzabile e maggiore consapevolezza dei propri diritti da parte dei pazienti.
Proprio in ragione di tali considerazioni, so che in quest'Aula si è richiamata la necessità di apprestare degli strumenti per accorciare la durata dei procedimenti che hanno come presupposto errori sanitari. Non possiamo non comprendere il dramma di vittime, o di famiglie di vittime, che attendono di vedere risarciti i danni subiti. Tuttavia, dobbiamo anche considerare che i medici impegnati in alcune aree dell'attività medica (in primis, ostetricia, ginecologia e chirurgia) sono i soggetti contro i quali si concentra il più alto numero di denunce. Ogni anno - pensate - si registrano circa trentamila denunce che i pazienti rivolgono a medici ed infermieri per colpe professionali o disservizi della struttura sanitaria. Il risultato è che quello che una volta il medico azzardava per il bene del paziente, spesso oggi si evita per paura di conseguenze legali.
In merito al secondo profilo, la Commissione è chiamata ad indagare, come recita l'articolo 1 del Testo unificato in oggetto sulle cause di ordine normativo, amministrativo, gestionale, finanziario, organizzativo e funzionale ovvero attinenti al sistema di monitoraggio e controllo che nelle regioni hanno contribuito alla formazione di disavanzi sanitari non sanabili autonomamente dalle regioni medesime, anche al fine di accertare le relative responsabilità. Com'è noto, le regioni alle quali si fa riferimento sono quelle che, al fine della riduzione strutturale del disavanzo del Servizio sanitario nazionale, hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per la predisposizione di uno specifico piano di rientro, a seguito del quale, ai sensi del citato decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, lo Stato concorre al ripiano del relativo disavanzo sanitario regionale. Questa seconda funzione della Commissione va inquadrata nel percorso che sta portando ad una responsabilizzazione dell'ente regione sul fronte della spesa sanitaria, iniziato con l'introduzione nella nostra Costituzione, articolo 119, ad opera della legge costituzionale 18 ottobre 2001,Pag. 14n. 3. Si tratta di una norma sul federalismo fiscale, che richiama gli enti locali ad una nuova assunzione di responsabilità nei confronti dei cittadini residenti sul proprio territorio e, quindi, ad una necessaria, puntuale e corretta amministrazione delle risorse di cui ciascun ente può disporre, al netto di ripianamenti a fondo perduto da parte dello Stato che, inevitabilmente, derogano al principio della responsabilità delle regioni nella copertura degli eventuali disavanzi regionali.
Onorevoli colleghi, la Commissione che sarà chiamata a lavorare su questi e su altri importanti aspetti non dovrà, comunque, incentrarsi solo sull'inchiesta, ma dovrà, altresì, operare come è espressamente previsto dall'articolo 3 del Testo unificato in oggetto, per valutare l'efficacia e la funzionalità della normativa vigente. Essa, dunque, agirà anche quale stimolo e sollecitazione, in un'ottica de iure condendo, per conseguire un miglior rapporto di efficienza fra risorse utilizzate e risultati ottenuti in termini di qualità, tempestività, razionalità ed efficacia nell'erogazione delle prestazioni sanitarie su tutto il territorio nazionale.
Per tali motivi, annuncio il voto favorevole dei Liberal Democratici-Repubblicani all'istituzione di detta Commissione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal Democratici-Repubblicani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Virgilio. Ne ha facoltà.

DOMENICO DI VIRGILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo alcune brevi considerazioni - riservandomi di consegnare il testo integrale del mio intervento - su questa iniziativa che oggi vede la luce, qui, dal Parlamento, e che è tanto attesa dal Paese.
Pressoché quotidianamente dagli organi di stampa apprendiamo notizie che tanto turbano l'opinione pubblica, riferite a presunti errori medici o a cattiva organizzazione del sistema sanitario e che fanno registrare, specialmente negli ultimi anni, un forte incremento anche del contenzioso - bisogna sottolinearlo - in materia di responsabilità medica.
Queste vicende, oltre ad essere inconcepibili dal punto di vista umano, procurano danni enormi dal punto di vista del rapporto tra i cittadini e le istituzioni. Viene, infatti, gravemente minata la fiducia dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale e - peggio ancora - viene messo in forse il delicato rapporto di fiducia che deve sempre esistere tra medico e paziente, che è alla base della medicina e rappresenta un punto fondamentale di qualsiasi sistema sanitario avanzato.
Lo Stato - in forza anche del dettato costituzionale, che include tra le materie sulle quali esso ha legislazione esclusiva anche «la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» - deve dare risposte chiare, immediate ed efficaci ai cittadini che chiedono garanzie affinché eventi del genere non si ripetano mai più.
La salute - occorre sottolinearlo - è un diritto assoluto, inalienabile e gratuito per tutti i cittadini ed è tutelata dallo Stato in quanto è una delle risorse fondamentali della nostra collettività. Occorre allora garantire, attraverso la tutela del diritto alla salute, anche un livello elevato di tutela del diritto alla vita, anche attraverso garanzie di qualità del sistema sanitario!
I problemi, poi, di stretta rilevanza economica, con il preoccupante fenomeno delle regioni «virtuose» e di quelle con grave disavanzo, e quindi con la complessità di interventi per la messa in opera di piani di rientro, rischiano di apportare ulteriori dubbi ed incertezze!
Voglio ricordare che già nella scorsa legislatura l'attuale presidente della XII Commissione, onorevole Palumbo, su sua iniziativa, presiedette una Commissione analoga che purtroppo ebbe vita breve come la legislatura: noi vogliamo ripartire da quella Commissione.
Ecco allora solo alcune e rapide sottolineature che impongono al Parlamento italiano di istituire, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare d'inchiesta con il compito diPag. 15indagare a tutto campo, senza reticenze, sulle cause e sulle responsabilità degli errori sanitari nelle strutture pubbliche e private, e sulle cause di ordine normativo, amministrativo, gestionale, finanziario, organizzativo e funzionale, ovvero attinenti al sistema di monitoraggio e controllo che nelle regioni interessate hanno contribuito alla formazione di disavanzi sanitari non sanabili autonomamente.
Per tutti questi motivi, il Popolo della Libertà vota con convinzione a favore ed ha fiducia nell'istituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Signor Presidente, chiedo dunque che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Di Virgilio, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Laura Molteni. Ne ha facoltà.

LAURA MOLTENI. Signor Presidente, a fronte dei ripetuti fatti di cronaca e delle ripetute azioni di ripiano a piè di lista dei disavanzi regionali, in tema di garanzia nell'accesso ai trattamenti sanitari e nella gestione del Servizio sanitario, si evidenzia con forza ancora oggi la necessità di istituire, per la seconda legislatura consecutiva, una Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
L'espressione «errori sanitari» comprende una pluralità di situazioni che si traducono poi in un danno per il paziente. Si tratta di situazioni che possono essere determinate da errori umani, da diagnosi mediche errate o, nei casi più gravi, anche da mala gestio e malversazioni. Questa situazione è ben presente ai pazienti, oltre che nelle cronache cittadine nazionali. Ricordo il caso verificatosi nell'azienda ospedaliera Careggi (Firenze), all'inizio dello scorso anno, dove sono stati trapiantati organi provenienti da un donatore sieropositivo; e ancora, ricordo il caso relativo alla clinica milanese Santa Rita, nonché il caso di cronaca della settimana scorsa riguardante un'inchiesta sull'ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, che è partita dopo la morte di una ragazza sedicenne deceduta a gennaio 2007 dopo alcuni giorni di coma causato da un blackout in sala operatoria durante un intervento di appendicectomia, e, via via, i casi emersi anche in questi giorni dalla stampa.
Si tratta di episodi complessivamente scandalosi e preoccupanti, per i quali vanno di sicuro e in tempi brevi adottati seri provvedimenti. Essi, insieme ad altri, hanno evidenziato la necessità di individuare eventuali falle nel sistema sanitario, al fine di evitare il ripetersi di simili episodi nonché di individuare i meccanismi che hanno portato al verificarsi dei disavanzi della spesa sanitaria regionale. Non dobbiamo dimenticare che i veri protagonisti di simili episodi sono i pazienti, ai quali siamo vicini e solidali e per i quali procediamo, anche oggi, con convinzione e determinazione, ad istituire una Commissione d'indagine e di inchiesta. È paradossale che luoghi di cura, dove deve essere tutelata la salute dei cittadini, possano invece essere, in diversi casi, luoghi cagionevoli per la salute.
Considerato lo status nazionale dei controlli, che si attestano intorno all'1,2 per cento, è chiaro che, in queste condizioni, il rischio, rispetto a certe situazioni a danno dei pazienti e dei contribuenti del Servizio sanitario, è che non emergano. Pertanto, oltre a incrementare il numero dei controlli regionali nel «pubblico» e nel «privato», andrebbe anche meglio calibrato e rivisto l'intero impianto del convenzionamento pubblico-privato, sul piano sanitario gestionale. Occorrerebbe altresì valutare l'introduzione dei cosiddetti «sistemi di gestione del rischio clinico» o meglio di risk management, finalizzati a evitare la possibilità di errori sanitari. Se, infatti, la logica della prevenzione delPag. 16rischio deve partire dal basso ovvero dagli stessi medici che rappresentano i veri protagonisti dei sistemi integrati di risk management, è altresì innegabile che solo attraverso un sistema organico di ispezione e controllo è possibile garantire l'omogeneità dei comportamenti e la qualità dell'assistenza offerta ai pazienti sull'intero territorio nazionale. Per questo è, nel contempo, necessario superare l'attuale asimmetria di controlli di sistema per cui in regioni come la Lombardia la percentuale di controlli è intorno al 6 per cento, di cui il 5 per cento certificato, mentre la media nel resto del Paese si attesta intorno a tassi ben più contenuti, oscillanti tra l'1,2 e il 2 per cento. In questa chiave di lettura è necessario elevare la percentuale dei controlli ordinari anche sulle cartelle cliniche e portarla su valori nettamente superiori a quelli attuali, al fine di promuovere anche analisi comparative sui ricoveri. L'istituenda Commissione sarà anche chiamata ad intervenire in merito all'analisi delle cause dei disavanzi sanitari. A tal proposito voglio evidenziare che, delle proposte presentate per l'istituzione della Commissione di inchiesta, solo quella presentata dalla Lega Nord si rivolge anche all'esame alle cause dei disavanzi sanitari. Desidero rimarcare che già nella passata legislatura la Lega aveva sostenuto l'esigenza di ampliare le competenze dell'istituenda Commissione, incentrandone le funzioni sulla valutazione delle cause che hanno determinato il formarsi di ingenti disavanzi sanitari in alcune regioni. Non ci dovremmo trovare oggi di fronte a una natura incompiuta e disomogenea del decentramento sanitario, che si rinviene nei provvedimenti di copertura dei disavanzi sanitari regionali adottati dal precedente Governo Prodi. Con il decentramento sanitario attuato a partire dal 1992 e con il decreto-legge n. 347 del 2001 - con il quale è stato chiaramente sancito dalla legislazione ordinaria il fondamentale principio della responsabilità delle regioni nella copertura degli eventuali disavanzi gestionali -, nonché a fronte dei sopravvenuti patti di stabilità che, dal 2000, hanno regolato, in chiave di reciprocità, gli impegni finanziari tra Stato e regioni, non ci dovremmo trovare, ancora oggi, nella situazione di pesanti disavanzi della spesa sanitaria. Tuttavia i patti di stabilità, per molte regioni, sono rimasti «lettera morta»: ciò ha differenziato le regioni virtuose da quelle che non lo sono e, soprattutto nell'ultima legislatura - Governo Prodi - ha originato pesanti operazioni di ripiano a piè di lista. Ebbene, tale atteggiamento dello Stato, appare non sostenibile in una logica di lungo periodo, a fronte dell'inerzia, ormai sistemica, di molte regioni del centro-sud, rispetto sia alla copertura dei disavanzi pregressi sia all'adozione di misure di razionalizzazione della spesa atte a garantire il rispetto del principio di pareggio di bilancio. Né, d'altro canto, il meccanismo dei piani di rientro istituito sotto il Governo Prodi con la stipula di accordi con le regioni che presentano maggiori disavanzi, in riferimento, in particolare, al Lazio e alla Campania, sembra aver conseguito determinati risultati sul piano del risanamento della situazione debitoria pregressa.
L'ultimo rapporto sulla finanza pubblica dell'ISAE pubblicato nel giugno ultimo scorso conferma che le otto regioni che nel 2007 hanno chiuso i bilanci in pareggio o in avanzo sono tutte localizzate nel centro-nord: Toscana, Marche, Friuli, Bolzano, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto. Viceversa, le sei regioni - Lazio, Campania, Sicilia, Puglia, Liguria ed Abruzzo - interessate alla stipula dei piani di rientro in relazione ai disavanzi per gli anni 2001-2005 hanno continuato, anche nel 2006 e nel 2007, a collocarsi in cima alla classifica interregionale per l'entità dei debiti.
In particolare, si segnalano i disavanzi del Lazio: meno 1.941 milioni di euro nel 2006, meno 1407 milioni di euro nel 2007; della Campania: meno 17.087 milioni di euro nel 2006 e meno 697 milioni di euro nel 2007; della Sicilia: meno 699 milioni di euro nel 2006 e meno 524 milioni di euro nel 2007.
Proprio a causa dell'entità di tale situazione debitoria è evidente che l'attuazionePag. 17sul piano operativo dei fondamentali principi di efficienza, efficacia ed economicità del governo della spesa sanitaria costituirà il principale obiettivo programmatico per la legislatura in corso.
Con questo intento è significativo riflettere sull'esperienza maturata dalle Commissioni parlamentari d'inchiesta che già nelle precedenti legislature si sono occupate di questi problemi.
In particolare, nella relazione conclusiva della Commissione d'inchiesta istituita al Senato nella XIV legislatura sul tema dell'efficacia e dell'efficienza del Servizio sanitario nazionale, si evidenziava come le problematiche rilevate in alcune realtà territoriali fossero da attribuirsi, non tanto alle risorse finanziarie, ma ai problemi derivanti dalla incapacità organizzativa e attuativa di alcune regioni rispetto agli obiettivi programmatici concordati a livello nazionale e poi ulteriormente definiti a livello regionale.
Tutto ciò spiega il perché dell'esistenza delle regioni virtuose e non; soprattutto alla luce del completo fallimento del piano di rientro della regione Lazio - si consideri il decreto-legge n. 254 del 2008, attualmente in fase di conversione presso il Senato - si evidenziano due aspetti.
Da un lato, con quel decreto-legge il Governo autorizza l'erogazione dei maggiori finanziamenti statali pure in assenza di una verifica positiva degli adempimenti adottati dal Lazio in attuazione del piano di rientro; dall'altro, è oggi necessario più che mai tener conto del percorso di riforma che condizionerà profondamente gli assetti economici dell'assistenza sanitaria: quello legato all'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione sul federalismo fiscale, che inevitabilmente determinerà una sostanziale trasformazione dei meccanismi e delle procedure di finanziamento dei livelli essenziali di assistenza sanitaria
Infatti, se al finanziamento del Servizio sanitario è dedicato in media l'80 per cento del bilancio di una regione si comprende perché solo attraverso il federalismo fiscale sarà possibile vincolare tutte le regioni, anche quelle del sud, al rispetto delle fondamentali regole di economia sanitaria...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LAURA MOLTENI. ...nell'utilizzo delle limitate risorse disponibili. In un sistema federale ove si terrà conto della spesa standard non ci sarà spazio per ripiani a piè di lista da parte dello Stato dei disavanzi regionali per ripiani a piè di lista basati sulla spesa storica. È evidente che in un sistema di maturo federalismo sanitario...

PRESIDENTE. Onorevole Laura Molteni, il suo tempo è scaduto.

LAURA MOLTENI. ...è necessario promuovere quelle iniziative a carattere ispettivo atte a comprendere le dinamiche e le ragioni del formarsi dei disavanzi sanitari e quindi prevenirne il consolidamento.
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Molteni, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calgaro. Ne ha facoltà.

MARCO CALGARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi il testo unificato oggi in discussione è il frutto di tre proposte di inchiesta rispetto alle quali, in sede di XII Commissione, è stato possibile con grande facilità e con un proficuo lavoro trasversale individuare un testo comune e condiviso.
Il nostro Servizio sanitario, come tutti sappiamo, è considerato uno dei migliori al mondo nonostante la percentuale di PIL che ad esso è devoluta sia leggermente inferiore rispetto a quella della media dei principali Paesi europei.
Tuttavia la nostra Sanità presenta segni di sofferenza importanti, alcuni dei quali sono comuni ai Paesi sviluppati comePag. 18l'aumento continuo e strutturale della spesa le cui cause principali non sto qui a ricordare, ma sono i cambiamenti demografici, il progresso scientifico e tecnologico, la struttura scarsamente comprimibile dei costi di produzione e l'ampliamento del concetto di salute.
Questo aumento è in qualche modo costante e fisiologico in tutta Europa e costringe a ragionare sulla sostenibilità a breve e medio termine del sistema e quindi sulle misure atte a razionalizzarlo e su eventuali nuove strade da percorrere per il suo finanziamento.
Altri segni di sofferenza sono, invece, più peculiari della situazione italiana, come il completamento dell'integrazione con il sistema socio-assistenziale, la constatazione che i LEA non sono garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e permangono gravi disparità, soprattutto tra il nord e il sud del Paese, nonché la persistenza, anzi l'aggravarsi, del deficit sanitario che pesa sul bilancio di alcune regioni, quali la Liguria, il Lazio, la Campania, la Sicilia, l'Abruzzo e il Molise, che è tale da determinare problemi reali e ingravescenti al bilancio dello Stato.
Il titolo del provvedimento definisce con molta chiarezza quali sono i principali obiettivi del lavoro della Commissione e su questi voglio soffermarmi. Gli errori in campo sanitario e le cause dei disavanzi sanitari regionali paiono argomenti tra loro distanti e divergenti, ma in realtà interagiscono continuamente nel quotidiano del nostro Servizio sanitario; infatti, molti errori sono il segno e il frutto di una cattiva gestione economica e di un cattivo modello organizzativo.
Per quanto riguarda gli errori in campo sanitario, vorrei ricordare che la gestione del rischio clinico è evidenziata come una priorità già nel piano sanitario nazionale 2006-2008 e che, in modo conseguente, il Ministero della salute - attualmente, ahimè, scomparso come dicastero autonomo - ha promosso diverse iniziative a questo proposito, fino alla costituzione del sistema nazionale di riferimento per la sicurezza dei pazienti, alla redazione di una serie di raccomandazioni agli operatori e alla presentazione di un disegno di legge con il quale si prevedeva, nell'ambito di un più ampio intervento normativo, di introdurre nell'ordinamento disposizioni in materia di sicurezza delle strutture sanitarie e di gestione del rischio clinico. Vorrei anche rammentare che in molte regioni sono state assunte iniziative da valorizzare e generalizzare, in alcuni casi rese obbligatorie, come la costituzione di unità multidisciplinari di gestione del rischio clinico con un approccio finalmente virtuoso al problema, che pone al centro la sicurezza del paziente e interviene con una finalità nettamente preventiva, quindi non solo finalizzata al monitoraggio, ma anche, e soprattutto, alla predisposizione di protocolli e di attività formative di azienda.
Nonostante questi dati incoraggianti, tutti sappiamo che le ombre non mancano; infatti, le statistiche dicono che negli ultimi anni le denunce contro i medici e le strutture sanitarie sono aumentate del 66 per cento con conseguente esplosione delle spese assicurative e dei risarcimenti, che sono decuplicati. Nel 68 per cento dei casi il paziente viene risarcito non per colpa del sanitario, ma per cause imputabili alla cattiva gestione della struttura sanitaria. Altro dato preoccupante sta nel fatto che solo in un caso su due gli ospedali segnalano spontaneamente il sinistro in quanto, con tutta evidenza, il personale sanitario è restio a segnalare gli eventi avversi. Nella maggior parte dei casi la responsabilità di un sinistro, quando si effettuino analisi approfondite, non è attribuibile ad un singolo, ma all'intera organizzazione che non prevede adeguati sistemi di risk management.
Vi sono poi gli eventi più eclatanti che monopolizzano per giorni l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica, che rappresentano sconfitte cocenti per il nostro sistema e che, dal nostro punto di vista, sono opportunità perdute se non portano a un cambiamento radicale sistematico e non episodico della gestione del rischio nelle realtà sanitarie e nelle regioni in cui si presentano.Pag. 19
È comunque impossibile non far notare ai colleghi della maggioranza, tutti genuinamente impegnati con noi nella lotta agli errori in campo medico, che non vanno certamente in questa direzione disposizioni come l'articolo 41 del decreto-legge n. 112 del 2008, che di fatto non rende più obbligatorio, ma demanda al contratto, il riposo per i medici dopo turni di guardia a volte massacranti, o l'articolo 66 dello stesso decreto-legge che, di fatto, limiterà in modo importante il turnover. Queste decisioni sono prese in un contesto in cui numerose ricerche sui cosiddetti near misses, cioè gli errori evitati, evidenziano come le principali cause di errore siano riferibili a stanchezza, doppi turni di lavoro, soprattutto per quanto attiene al personale infermieristico, diminuzione del personale, aumento dei carichi di lavoro, eccessivo turnover, comunicazioni errate oppure omesse, deficit strumentali e organizzativi.
Si vuole quindi istituire una Commissione d'inchiesta capace di garantire ai cittadini una sempre più efficace tutela del diritto alla salute e alla qualità del vivere. Non ci pare «tocchi» alla politica l'analisi approfondita dei singoli casi, né l'individuazione di percorsi specifici di soluzione dei problemi; riteniamo, invece, importante che si abbia un quadro chiaro dell'efficacia uniforme su tutto il territorio nazionale innanzitutto della corretta e completa monitorizzazione degli eventi avversi, dell'istituzione di unità di gestione del rischio clinico realmente multidisciplinari ed efficaci nel senso della formazione, della prevenzione e della diffusione di linee guide che permettano di correggere preventivamente errori del singolo o dell'intera organizzazione.
Infine, ci appare indispensabile valutare se le risorse attualmente destinate alla sanità siano correttamente allocate dal livello regionale non solo dal punto di vista delle tecnologie e delle strutture, ma anche da quello dell'acquisizione e della formazione delle risorse umane.
Per quanto riguarda l'indagine sulle cause dei disavanzi sanitari regionali credo che questo tema sia d'importanza sostanziale per il momento attuale, in quanto non solo il disavanzo incide e inciderà in modo rilevante sul bilancio dello Stato, ma anche perché in base all'impostazione che si vorrà dare al federalismo fiscale potrà segnarsi un regresso oppure un passo avanti deciso nell'ottica della riduzione del deficit e della creazione di una governance del sistema in grado di combinare l'obiettivo della stabilità finanziaria con quello dell'adeguatezza e dell'equità delle prestazioni, senza perdere di vista il mantenimento della coesione sociale su scala nazionale.
Inoltre, per una serie di motivi che ho già preannunciato in precedenza, negli ultimi anni numerosi studi hanno lanciato l'allarme per una possibile esplosione dell'incidenza della spesa sanitaria sui conti pubblici ed evidenziano, quindi, come siano maturi i tempi per ripensare il modo di finanziare la spesa sanitaria.
In questo contesto, allarmante se si ripercorre la storia degli ultimi anni, ci si trova di fronte ad un continuo tentativo di responsabilizzazione delle regioni non virtuose rispetto ad una spesa sanitaria incontrollata. La responsabilizzazione era già contenuta nel decreto-legge n. 56 del 2000 di ridisegno della fiscalità federalista e nel successivo accordo Stato-regioni dell'8 agosto 2001, ma non ha mai trovato applicazione in maniera uniforme per tutte le regioni.
Successivamente la finanziaria per l'anno 2006 richiedeva alle regioni con spesa sanitaria superiore allo stanziamento del Fondo sanitario nazionale di sanare il deficit con incrementi delle loro aliquote IREP ed IRAP, così persistendo nella finalità di interrompere il continuo inserimento di molte regioni in ordine ai finanziamenti statali alle maggiori spese a consuntivo.
La legge finanziaria per l'anno 2007 ha poi istituito un fondo transitorio destinato alle sole regioni nelle quali si era registrato un elevato disavanzo sanitario strutturale, condizionando l'accesso alle risorse alla sottoscrizione di un accordo accompagnato da un piano di rientro dai disavanziPag. 20e all'innalzamento ai livelli massimi dell'addizionale IRPEF e dell'aliquota IRAP.
Il decreto-legge 20 marzo 2007, n. 23, ha previsto il concorso straordinario dello Stato per il periodo 2001-2005 nel ripiano dei disavanzi strutturali pregressi dei servizi sanitari regionali e il successivo decreto-legge del 1o ottobre 2007, n. 159, ha previsto la nomina di commissari ad acta nelle regioni che non rispettano gli adempimenti previsti dai piani di rientro dei deficit sanitari.
Lasciatemi osservare che molti dei provvedimenti presi in questi anni, pur avendo obiettivi virtuosi, soffrivano di un vizio fortissimo che fin dall'inizio ha gravato sulla nostra impostazione federalista, quello cioè di agire su un piano puramente finanziario, continuando a tralasciare la necessità che tra Stato e regioni avvenga un reale coordinamento di programmi di politica settoriale.
La conseguenza di questa discrasia è spesso consistita in un aumento della pressione fiscale regionale tesa a finanziare gestioni inefficienti. Per dirlo in modo più chiaro purtroppo la realtà è che spesso le regioni che hanno una maggiore spesa pro capite hanno anche una peggiore qualità del sistema sanitario. Ci pare, quindi, evidente la necessità che la Commissione approfondisca le cause del deficit sanitario soprattutto con la finalità di proporre soluzioni atte ad impostare in modo corretto e su base solidaristica il nostro federalismo fiscale.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MARCO CALGARO. Signor Presidente, sto concludendo. È già costituita una Commissione analoga al Senato e se vi è un sincero rammarico da parte nostra è quello di non essere riusciti ad istituire una Commissione bicamerale. Dovremmo, quindi, prestare attenzione a non creare sovrapposizioni dannose all'efficacia dei lavori, ma anche all'immagine del Parlamento.
E con questo rammarico, ma anche con l'auspicio sincero che il lavoro di questa Commissione non si limiti a fotografare la realtà - poiché le biblioteche pullulano di indagini conoscitive sullo scibile universale - ma a produrre spunti concreti per interventi positivi, efficaci e condivisi su materie tanto delicate e vicine alla quotidianità degli italiani, annuncio il voto a favore del gruppo del Partito Democratico su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà. Ricordo che ha non più di due minuti a disposizione.

MARIO PEPE (PdL). Signor Presidente, domenica vorrei invitarla a fare una gita ai castelli romani. Si renderà conto che a Frascati c'è un ospedale, ad Albano ci sono due ospedali, ad Ariccia c'è un ospedale, a Genzano c'è un ospedale, a Velletri c'è un ospedale. Signor Presidente, questi ospedali hanno un comune denominatore: la carenza di infermieri. Gli infermieri che si sottopongono a turni massacranti rendono questi ospedali pericolosi per i cittadini. Possiamo punire l'infermiera che ha scambiato l'insulina con l'eparina, ma resta il problema, che è la mancanza di una politica di programmazione. Infatti, la carenza di infermieri rappresenta una vera e propria emergenza nazionale. Se la Commissione parte da qui farà un buon lavoro per il nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, intervengo per dire che l'istituzione di questa Commissione è necessaria e urgente, anche perché, anche questa mattina, parliamo di sanità, ma parliamo di casi che accadono e che magari non appaiono sui giornali.
Riporto il caso di una signora, una paziente, malata di sclerosi laterale amiotrofica, che si trova in bilico tra lo Stato e la regione Emilia Romagna, che nonPag. 21riesce ad ottenere il farmaco IGF-1. L'ha ottenuto per due cicli, attraverso un'ordinanza del giudice, ma adesso le viene negato ed è in corso un contenzioso con la regione. È una burocrazia che uccide! Se la sanità è regionalizzata, perché ci sono ancora questi casi? Perché non viene fatta chiarezza?
Mi auguro che questa Commissione possa entrare nel vivo, perché la salute deve essere per tutti ed a tutti deve essere consentita libertà di cura. O forse ciò accade perché questo farmaco, come mi è stato detto, costa 30 mila euro e non se lo possono permettere? Certamente, la signora non se lo può permettere, perché viene dall'America. Speriamo che questi casi non accadano più, anche perché i casi di SLA purtroppo in Italia sono in aumento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Scilipoti. Ne ha facoltà.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi auguro che questa Commissione funzioni veramente, intervenendo non tardivamente, ma in via preventiva. Infatti, signor Presidente, in Italia, in questo momento, in molti ospedali, ci sono primari di pronto soccorso, di dipartimento, incapaci e negligenti. Questo è un fatto altamente grave. Il mio non vuole essere terrorismo, ma soltanto informazione. Intendo avvisare la Commissione di prendere atto di quanto sto per dire all'interno di quest'Aula: ci sono primari scelti solo in base alla tessera di partito che avevano all'interno della propria giacca e non per meritocrazia.
Un altro problema gravissimo, signor Presidente, onorevoli colleghi, è che, all'interno degli ospedali e delle cliniche, c'è personale paramedico svogliato e incompetente. Non si può fare l'accertamento dopo che ci scappa il morto, ma si deve fare preventivamente, per capire dove sono i difetti e per porvi un rimedio valido e concreto.
Un altro argomento interessantissimo, di cui pochissimi si interessano, riguarda l'alimentazione all'interno degli ospedali, che in molti ospedali è scadente e altamente tossica, perché il contenitore che porta gli alimenti è di plastica e contiene ftalati, che sono sostanze altamente tossiche e cancerogene.
Allora, invito la Commissione e i suoi componenti affinché essa funzioni veramente - e non sia uno spreco di denaro pubblico - e non in fase tardiva, ma preventiva (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Saluto i ragazzi e i docenti del liceo scientifico di Foglianise, Benevento, che assistono alla nostra seduta (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciccioli. Ne ha facoltà.

CARLO CICCIOLI. Signor Presidente, in primo luogo sottolineo la mia convinzione sull'istituzione di questa Commissione, per il tema che va ad affrontare. Tuttavia, non posso negare alcune perplessità. Ovviamente, non si possono istituire Commissioni di inchiesta parlamentare per ogni aspetto, però qui si tratta di due campi molto diversi, il primo dei quali, quello della gestione amministrativa, con i suoi disavanzi, che in molte regioni sono gravissimi, è legato soprattutto alla mala organizzazione, dietro la quale vi sono la mala politica e tante scelte errate sulle nomine, che vengono fatte su indicazioni politiche e, spesso, a queste nomine non corrisponde un profilo professionale adeguato.
L'altro aspetto, invece, che è quello che mi preme qui sottolineare, è quello degli errori medici. La mala sanità è ormai un luogo comune e uno slogan mediatico; certamente esiste, talvolta è fondata, altre volte, invece, è assolutamente enfatizzata.
Personalmente, per vicende legate alla mia professione di medico, ho eseguito in tribunali e procure perizie mediche per omissioni e imperizie gravi che esistevano, ma altri casi, invece, erano legati a un disequilibrio biologico, in cui il dolore dei familiari o la delicatezza del caso portavaPag. 22qualcuno a non accettare gli eventi sanitari e medici e, quindi, a dare origine a processi infiniti, con la gogna per i medici.
Anche questo è un aspetto che va qui preso in considerazione. Mi sento di ricordare il caso di un dipendente di un tribunale che, per anni, ha vessato i medici per la morte della madre novantenne, la cui malattia, ovviamente, non poteva avere altro esito.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

CARLO CICCIOLI. Talvolta, e questo è un aspetto che non viene sottolineato, ci sono invece molte omissioni e delusioni generali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Argentin. Ne ha facoltà.

ILEANA ARGENTIN. Signor Presidente, ovviamente va il mio riconoscimento alla validità di questa Commissione, ma voglio anche sottolineare che generalmente, quando si parla di mala sanità, ci si immagina il malato inteso come persona che ha un problema fisico e quasi mai si considera tutta la parte della psichiatria. Ci terrei moltissimo che nella Commissione ci fosse un'attenzione forte anche a una riduzione dei costi, ma soprattutto un'attenzione che permetta che il sociosanitario diventi una realtà.
Troppo spesso, quando una persona con difficoltà, e parlo di una persona con un problema psichiatrico o con un deficit fisico, va, ad esempio, dal dentista, si trova ad uscire con il pacchetto degli antibiotici in mano. Quasi mai c'è una presa in carico della persona in quanto tale. Si «sanitarizza» tutto ciò che non si conosce e si ha paura di affrontare. Questo avviene sia per le persone, ripeto, con deficit psichiatrici sia per tutte quelle patologie che, al di là di ogni cosa, vengono definite irrisolvibili o per le quali vi sia incapacità di intervenire.
Credo che questa Commissione debba quindi fare i conti anche con un aspetto molto importante, che è quello di dare una giusta risposta alle persone che ne hanno bisogno e di non considerare i malati tutti uguali, perché anche i malati, tra di loro, sono diversi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Colombo. Ne ha facoltà.

FURIO COLOMBO. Signor Presidente, intervengo per richiamarmi a una tradizione che non è estranea a quest'Aula né a lei, quella, qualche volta, di ricordare i grandi fatti che avvengono al di fuori di quest'Aula, mentre noi siamo qui a discutere e a fare il nostro lavoro.
Vorrei avvertire i colleghi della Lega che, da questa notte, il presidente degli Stati Uniti è nero; da questa notte il presidente degli Stati Uniti è nero (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania e applausi di deputati del gruppo Partito Democratico)! Nel TG3 di questa mattina l'onorevole Bossi ha dichiarato che in Italia non accadrà mai....

PRESIDENTE. Onorevole Colombo, la prego di stare al tema e, se vuole intervenire su altre questioni, di chiedere correttamente di parlare sull'ordine dei lavori. Le tolgo la parola.
Sulle serissime questioni che lei ha richiamato, onorevole Colombo, la prego di ricordare il nostro Regolamento. Non si interviene su tali questioni e in sede di dichiarazione di voto a titolo personale; semmai, si chiede correttamente di parlare sull'ordine dei lavori e non credo che la Presidenza le negherebbe, in questo caso, la parola.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, vorrei ringraziare tutti i componenti della Commissione, maggioranza e opposizione, perPag. 23il lavoro svolto in maniera rapida e proficua per l'istituzione di questa Commissione. È la seconda volta che in questo ramo del Parlamento viene istituita una Commissione di inchiesta: già nella passata legislatura, signor Presidente, ne fu istituita una.
Ritengo che anche questa volta la Commissione avrà un'importanza basilare per il prosieguo dei lavori, sia della Commissione XII che del Parlamento nel suo complesso, e che collaborerà, come da tutti auspicato, con la quasi analoga Commissione che vi è al Senato, nella speranza che in futuro le due Commissioni possano, com'era auspicio anche inizialmente della Camera dei deputati, riunirsi a costituire una Commissione bicamerale, che sarebbe anche più corretto formare nell'ambito della nostra istituzione bicamerale. Ringrazio ancora gli uffici per il lavoro svolto, e preannuncio anch'io il voto favorevole.

(Coordinamento formale - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione finale, chiedo che la Presidenza sia autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
Se non vi sono obiezioni, rimane così stabilito.
(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - Doc. XXII, nn. 1-2-4-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul testo unificato delle proposte di inchiesta parlamentare Livia Turco ed altri; Barani ed altri; Laura Molteni ed altri: Doc. XXII, nn. 1-2-4-A, di cui si è testé concluso l'esame.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
«Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali» (Doc. XXII, nn. 1-2-4-A):

Presenti 470
Votanti 467
Astenuti 3
Maggioranza 234
Hanno votato 466
Hanno votato no 1
(La Camera approva - Vedi votazionia ).

Prendo atto che i deputati Borghesi, Bossa, Delfino e Mastromauro hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbe voluto esprimere voto favorevole.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1018 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, recante interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario (Approvato dal Senato) (A.C. 1772) (ore 11,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, recante interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario.
Ricordo che nella seduta del 3 novembre 2008 si è conclusa la discussione sulle linee generali e che non hanno avuto luogo le repliche del relatore e del Governo.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A - A.C. 1772), che sono distribuiti in fotocopia.

Pag. 24

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1772)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A - A.C. 1772), nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (Vedi l'allegato A - A.C. 1772).
Avverto che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato (Vedi l'allegato A - A.C. 1772).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative l'onorevole Ferranti. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, onorevoli, il provvedimento in esame nasce da un'esigenza reale, che riguarda la copertura di sedi cosiddette disagiate perché non hanno aspiranti nei concorsi ordinari, e quindi soffrono di un difetto di funzionamento e di una grave problematica nell'organizzazione giudiziaria. Ma il provvedimento nel suo iter, nel suo cammino anche al Senato ha avuto delle modifiche che, se potevano essere condivisibili nella loro impostazione, hanno poi avuto un percorso che a nostro avviso dev'essere comunque migliorato.
In questo senso vanno gli emendamenti del Partito Democratico, che mirano a rappresentare al Governo e quindi a questa Camera la necessità di individuare dei criteri più oggettivi per verificare le modalità con cui devono essere ricoperte queste sedi disagiate, queste sedi senza aspiranti, che penalizzano soprattutto le aree del sud e alcune aree del nord. Non può essere infatti individuato come unico strumento di risoluzione di questa grave problematica dell'efficienza della giustizia l'individuare incentivi economici per i magistrati che hanno almeno la prima valutazione di professionalità.
Riteniamo, infatti, che una situazione così grave (già oggi almeno 70 uffici di procura sono senza aspiranti nelle sedi maggiormente colpite dalla criminalità, anche non organizzata) avrebbe consentito al Governo di valutare con maggiore accuratezza (e in questo senso sono alcune delle nostre proposte emendative) la possibilità di destinare in via eccezionale e provvisoria - e comunque attraverso un'adeguata formazione - i numerosi magistrati vincitori di concorso che aumenteranno anche all'esito degli esami orali dell'altro concorso che si sta svolgendo: in tutto 350 posti più altri 350 per un totale di 700, di cui 500 relativi al nuovo concorso che sta per essere espletato.
Riteniamo che l'ottica del Governo di prevedere la copertura o attraverso un meccanismo di incentivi economici o, al tempo stesso, di trasferimenti coatti per i magistrati dalle varie sedi, anche all'interno delle stesse regioni, non risolva il problema. Uno sforzo di razionalità ed efficienza avrebbe dovuto far pensare che è meglio destinare queste somme al sistema di funzionamento della giustizia, all'individuazione mirata di certe modalità organizzative, alla realizzazione di investimenti che possano effettivamente migliorare il sistema giustizia.
Oltre a questo, ciò che è stato oggetto delle proposte emendative del Partito Democratico è una norma che deve essere assolutamente eliminata da questo contesto; una norma, signor Presidente e onorevoli colleghi, che non faceva parte del testo originario del decreto-legge del Governo e che è fuori anche dalle premesse di questo decreto-legge recante interventi in materia di funzionamento del sistema giudiziario. Si tratta di una norma che è stata inserita nel testo dall'Aula del Senato attraverso un emendamento che (se il decreto-legge venisse convertito e trasformato in legge) consentirà agli ultrasettantacinquenni che sono stati riammessi in servizio a causa di assoluzione in processi penali di aspirare alle più alte cariche della magistratura.
Queste proposte emendative hanno dei nomi e dei cognomi, non sono emendamenti con le caratteristiche delle norme generali ed astratte. Per noi del Partito democratico è fondamentale, nello spirito complessivo dell'esame di questo provvedimento legislativo, ottenere (e auspichiamoPag. 25che il Governo e la maggioranza su questo riflettano accuratamente con il senso istituzionale cui non dobbiamo contravvenire tutti noi in quest'Aula) la soppressione di una norma ad personam che non risolve il problema della funzionalità della giustizia.
Nel presente decreto-legge riscontriamo una enorme contraddittorietà: da un lato si vuole consentire agli ultrasettantacinquenni di aspirare ad alti vertici della magistratura e dall'altro si impedisce a circa 700, 800 magistrati di nuova nomina di aspirare ai posti di primo gradino, pur trattandosi di magistrati che hanno superato un concorso e che svolgono un tirocinio ordinario per un periodo che va da un anno a 15 mesi. Siamo l'unico Paese in Europa che apre le porte agli ultrasettantacinquenni senza pensare alla formazione dei giovani.

PRESIDENTE. Chiederei al rappresentante del Governo di tornare al banco. La prego di proseguire, onorevole Ferranti.

DONATELLA FERRANTI. Questa è un'altra di quelle proposte emendative fondamentali per il Partito democratico al fine di garantire l'esame sereno e costruttivo di questo provvedimento.
Allo stesso modo, mentre riconosciamo al Governo di avere cercato di riordinare e disciplinare il fondo unico della giustizia attraverso una specie di autofinanziamento da parte dell'amministrazione della giustizia di depositi presso libretti infruttiferi e di proventi delle confische e dei sequestri secondo una forma che può essere razionale dal punto di vista dell'economia, non capiamo come mai tali fondi poi non ritornino alla giustizia, o meglio come mai ritornino solo in parte alla giustizia e in parte all'amministrazione dell'interno. Certamente condividiamo le nostre difficoltà con il Ministero dell'interno, ma non capiamo perché a queste due amministrazioni debbano tornare soltanto un terzo e un terzo e non, invece, tutto il recupero dei fondi.
Questo è un altro punto importante per il Partito Democratico: i fondi devono rientrare alla giustizia ma, come in ogni buona amministrazione che si rispetti, oltre che al ritorno bisogna mirare agli investimenti ed alla destinazione specifica dei soldi.
Occorre quindi considerare che queste risorse devono ritornare alla giustizia per reinvestimenti mirati sull'informatica, sugli incentivi al personale dell'amministrazione giudiziaria e sulla formazione dello stesso, sull'obiettivo di arrivare in tutto il suolo nazionale al processo telematico.
In questo senso il complesso delle nostre proposte emendative, signor Presidente ed onorevoli colleghi, rappresenta lo sforzo del Partito Democratico di comprendere la filosofia del provvedimento quale esso era all'origine, di cercare di migliorare il testo e di verificare nel corso dell'esame in Aula, senza preconcetti e pregiudizi, la soluzione migliore affinché il titolo di questo provvedimento sia poi reale e si miri effettivamente alla funzionalità del sistema giudiziario (e non si concedano, attraverso provvedimenti di decretazione d'urgenza, «contentini» a persone singole la cui carriera nulla ha a che fare con la funzionalità della giustizia e del servizio giustizia).
Credo che questo debba essere il nostro fondamento - il fondamento dell'opposizione ma anche della maggioranza - e mi auguro che questo dibattito possa servire a raggiungere un obiettivo comune.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Papa. Ne ha facoltà.

ALFONSO PAPA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello al nostro esame rappresenta uno dei provvedimenti più importanti, in epoca recente, sul tema del recupero della centralità dell'efficienza del sistema giustizia, nell'ottica di migliorare una funzione rispetto alla quale da tempo si evidenziano discrasie e problemi e di dare una risposta a quelle domande che da troppo tempo ne rimangono senza.
Le considerazioni svolte sul complesso degli emendamenti muovono sicuramente dalla condivisibile ottica di giungere a soluzioni possibilmente condivise in unPag. 26settore nel quale, invero, non dovrebbero emergere discrasie o dialettiche conflittuali, non essendovi condizionamenti ideologici o politici su una materia che attiene all'efficienza.
I punti messi in evidenza dalle proposte emendative sono fondamentalmente tre, e su di essi si rende necessaria una seppur breve riflessione.
Un primo aspetto concerne il tema dell'assegnazione alle cosiddette sedi disagiate: da tempo abbiamo messo in evidenza che si tratta di un problema antico sul quale, da tempo, si è cercato di porre rimedio con incentivi che purtroppo non hanno dato i risultati sperati.
Ciò che vogliamo in questa sede ricordare è che non appare corretto reintrodurre in maniera surrettizia un criterio di ricorso alla figura dell'uditore per le assegnazioni di prima nomina, il che significherebbe ritornare esattamente a quelle soluzioni del passato che non hanno consentito di coprire quelle sedi (sedi che, occorre ricordarlo, sono disagiate per la difficoltà di copertura e per la difficoltà di assicurare personale magistratuale nell'esercizio delle funzioni giurisdizionali).
Da tale punto di vista, questo assetto normativo rappresenta un qualche cosa di innovativo e, sotto certi aspetti, rivoluzionario: esso introduce forti incentivi economici, forti incentivi di carriera e, soprattutto, valorizza e rivitalizza quella concezione della magistratura come potere diffuso e quel coinvolgimento dell'intero corpo giudiziario, senza continuare a far ricorso, questo sì in maniera emergenziale e surrettizia, solo ed unicamente ai magistrati di prima nomina ed agli uditori giudiziari (mandati in sedi con particolari difficoltà, costringendoli a sovraesposizioni e a situazioni a volte anche defatiganti, rispetto alle quali con senso di responsabilità il legislatore intende qui intervenire per coinvolgere tutta la magistratura).
Un altro aspetto fondamentale è il tema dei settantacinque anni e del recupero di questa restitutio in integrum, rispetto alla quale tante polemiche sono state sollevate. Su questo, in un'ottica di franchezza e di correttezza costituzionale, vogliamo essere chiari, e vogliamo ricordare che per quello che riguarda la figura del magistrato, così come quella di qualunque dipendente pubblico, l'essere passato attraverso un percorso giudiziario, caratterizzato da drammaticità, da difficoltà, dalla messa in discussione di un intero bagaglio di vita e di un'intera rete di situazioni acquisite negli anni in termini professionali e culturali, rappresenta una situazione drammatica non solo per la persona, ma, spesso, per l'intera amministrazione di riferimento. Riguardo il caso del magistrato colpito dal dubbio più grave, quello di aver tradito i propri valori, la propria toga, il proprio giuramento, vogliamo affermare: così come si impone e si rende necessario e doveroso l'accertamento, si impone anche una corretta valutazione dei quel vulnus gravissimo che quell'episodio rappresenta per i valori che sono incarnati dall'attività costituzionale della giurisdizione. È evidente, è corretto, è consequenziale ai valori della Costituzione, che l'accertamento dell'innocenza del soggetto, che ha vissuto un calvario di anni, caratterizzato dall'estraniamento culturale, dall'isolamento e, soprattutto, da una bolla, da un marchio di infamia, che la sua caratteristica e la sua funzione di soggetto esercente la giurisdizione amplifica, coinvolgendo l'intera categoria, rende non solo condivisibili, ma addirittura necessaria una restitutio in integrum, non solo per la persona, ma anche per la certezza e la serenità dell'intera giurisdizione, nell'ottica di un definitivo accertamento dei fatti compiuto dalla giurisdizione stessa.
In conclusione, per quel che riguarda il tema del Fondo di giustizia, ci sia consentito di ricordare, per chi abbia avuto un minimo di competenza, e di conoscenza della difficoltà di assegnazione delle somme nel comparto giustizia e degli enormi problemi che il Ministero della giustizia ha, da sempre, endemicamente avuto nel gestire le spese di giustizia, acquisendo le somme assegnate con le modalità correnti, che è facile comprendere come questo meccanismo di assegnazione rappresenta un primo fondamentale tentativo di razionalizzazione. Il tutto, inPag. 27un'ottica di corretta dialettica tra l'amministrazione del Ministero dell'interno e quella della giustizia, che operano nel settore, e che oggi, finalmente, consentirà al Ministero della giustizia di avere una concreta, corretta ed efficiente programmazione economica delle somme che gli vengono destinate in relazione ai propri fabbisogni. Rispetto a queste considerazioni, quindi, non possiamo che ribadire la correttezza di questo impianto normativo che assicura nei tre aspetti fondamentali che, in qualche misura, sono messi in discussione da questi emendamenti, una razionalizzazione e una organizzazione nuova, in termini di efficienza, di civiltà, di correttezza dell'esercizio della giurisdizione e della cultura d'insieme nell'ambito della quale viene realizzata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Melchiorre. Ne ha facoltà.

DANIELA MELCHIORRE. Signor Presidente, ci apprestiamo oggi ad esaminare questo provvedimento, questo decreto-legge recante interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario. La formula quindi del decreto-legge, dello strumento legislativo adottato per introdurre misure in materia di funzionalità del sistema giudiziario, risiede e trova la sua ratio nelle condizioni urgenti e stringenti in cui si trova il sistema giustizia, o meglio la funzionalità di tale sistema. In effetti, non possiamo dire che la giustizia in Italia non sia arrivata ad un punto tale da non richiedere interventi anche urgenti. Credo sia opportuno chiedersi se tutte le misure contenute nel decreto-legge in esame siano effettivamente così stringenti e atte a realizzare quell'obiettivo di funzionalità del sistema giudiziario che ci si è proposti. Il provvedimento vuole dare una risposta efficace anzitutto al problema della vacanza di posti nelle sedi disagiate. Segue poi la rimozione del limite di età posto dalla normativa vigente per poter accedere alla cariche apicali della Cassazione, ed infine si viene a trattare della ripartizione della dotazione del Fondo unico per la giustizia. In ordine al primo punto, credo che effettivamente l'opportunità di dare finalmente una risposta al problema dei posti vacanti delle sedi disagiate andasse colta attraverso l'adozione di un provvedimento legislativo, e ritengo altresì che per questo sia stata necessaria l'utilizzazione dello strumento della decretazione d'urgenza. È vero anche però che, in questa circostanza, si è colta l'occasione per dare una diversa definizione delle sedi disagiate, i cui requisiti sono effettivamente molto diversi rispetto a quelli precedenti, ossia la mancata copertura dei posti messi a concorso nell'ultima pubblicazione, nonché la quota di posti vacanti non inferiore al 20 per cento dell'organico. Ricordo che, a proposito di una norma che modificava il decreto legislativo n. 160 del 2006, ci si era interrogati - stando alla vecchia accezione delle sedi disagiate - sul fatto se fosse opportuno o meno destinare magistrati di prima nomina a ricoprire i posti vacanti. A tal proposito, ci eravamo posti la questione, basata sul dato esperienzale, se non fosse opportuno prevedere per quelle sedi disagiate (cioè quelle in presenza di condizioni di particolare complessità lavorativa, ad esempio sedi in luoghi a più alta densità mafiosa, camorristica, e in generale di associazione di stampo mafioso) magistrati che avessero acquisito una maggiore anzianità di servizio. In questo senso si era giunti ad una conclusione affermativa. Oggi pertanto (tenendo conto della ratio ispiratrice della modifica del decreto legislativo citato) ci si chiede se effettivamente permangano ancora quelle esigenze che hanno informato la ratio ispiratrice della norma che prevede che i magistrati di prima nomina non possano essere assegnati alle sedi disagiate. A mio avviso attualmente, sulla base della norma contenuta nel decreto-legge in esame, la risposta a tale quesito deve essere necessariamente negativa. Infatti, se noi individuiamo le sedi disagiate, adoperando come unico criterio distintivo quello della copertura dei posti e della vacanza che non sia inferiore al 20 per cento dell'organico, non si capisce come mai non possano essere destinati a sedi del genere anche magistrati di prima nomina. Quindi,Pag. 28stando alla ratio del provvedimento, ritengo che non si sia cercato di rispettare un criterio attinente effettivamente al problema della maggiore o minore esperienza dei magistrati.
Per quanto riguarda la stessa ridefinizione che è stata fatta delle sedi disagiate, non posso non evidenziare come sarebbe stato opportuno porsi il problema della territorialità, del carico di lavoro, sia civile che penale, gravante sui singoli uffici giudiziari, nonché su un'altra annosa questione, quella della ridefinizione delle circoscrizioni giudiziarie. Una riforma di questo tipo, per quanto motivata da necessità e urgenza di arrivare comunque e subito ad ottenere un risultato di efficienza nella funzionalità del sistema di giustizia, non può, a mio avviso, essere scollegata da questi principi fondamentali. Ciò per evitare di procedere, sempre in Italia e soprattutto in tema di giustizia, a riforme cosiddette a macchia di leopardo che spesso più che razionalizzare e, quindi, andare nella direzione dell'efficienza della giustizia, sono andate nella direzione opposta, nonostante l'intento sicuramente apprezzabile di voler far qualcosa in materia anche in tempi piuttosto celeri. Ritengo anche che, forse, sia opportuno prevedere quanto meno un correttivo, una sorta di clausola di salvaguardia che stabilisca una deroga motivata a questo principio, a questa norma, in presenza di imprescindibili esigenze di servizio. Una disposizione di tal genere potrebbe consentire, attraverso una rappresentazione di esigenze particolari di servizio, un'adeguata e motivata deroga al principio che prevede la non applicazione ai magistrati di prima nomina alle cosiddette nuove sedi disagiate.
Per quanto riguarda, inoltre, l'abolizione del limite dei 75 anni per l'accesso alle cariche apicali della Cassazione, non voglio soffermarmi e dilungarmi sulla polemica accesasi giorni fa, a seguito dell'approvazione di un emendamento in tal senso al Senato. Non voglio e non posso credere che questa norma sia stata introdotta come una sorta di commodus discessus per qualche magistrato: francamente sarebbe davvero molto grave. Penso e credo, invece - non volendo, quindi, abbracciare questa tesi - che non abbia ragione di esistere questa norma che differenzia la durata degli anni di anzianità della presenza dei magistrati in magistratura, generando, quindi, anche una sorta di disparità di trattamento rispetto agli altri magistrati. Tale limite, posto precedentemente, aveva anch'esso un senso, se un limite si è ritenuto di stabilirlo prevedendo anche un abbassamento dell'età della permanenza in magistratura da parte dei magistrati. Ritengo pertanto che l'esercizio di incarichi apicali, soprattutto quelli della Cassazione, debbano comunque rispettare il principio in base al quale è opportuno non dover arrivare ad età particolarmente avanzate. Quindi chiedo che, perlomeno, venga presa in considerazione questa mia valutazione.
Mi soffermo, infine, sulla ripartizione della dotazione del Fondo unico giustizia: ricordo bene quali e quanti sforzi sia costato al Ministero della giustizia nella precedente legislatura arrivare alla costituzione del Fondo unico giustizia con un rimpolpamento delle casse così esigue della giustizia, attraverso l'accantonamento in questo Fondo di quelle somme che la giustizia stessa riesce a recuperare. Oltre ad avere di per sé un valore simbolico, sicuramente ha un enorme valore anche dal punto di vista della funzionalità stessa della giustizia: infatti, se vogliamo far funzionare la giustizia, dobbiamo necessariamente anche prevedere un arricchimento delle casse della giustizia. Sappiamo che il Ministero della giustizia presenta una situazione debitoria davvero enorme: non possiamo non considerarlo.
Non possiamo negare anche che il lavoro dei magistrati e del personale di cancelleria, quindi tutto ciò che ruota attorno al sistema giustizia, non possa che discendere anche dalla difficoltà che quotidianamente si avverte, anche nel lavoro spicciolo e minimo, derivante proprio dalla mancanza di fondi.
Ritengo pertanto che prevedere una ripartizione del fondo unico giustizia con il Ministero dell'interno non vada assolutamentePag. 29nella direzione di quel che si vuole ottenere con una simile decretazione d'urgenza. Infatti, qui parliamo di un decreto-legge in materia di funzionalità del sistema giudiziario, quindi se si vuole veramente che il sistema giudiziario funzioni bisogna aiutarlo a funzionare. Né d'altro canto credo che una previsione lasciata all'arbitrio del Presidente del Consiglio, di anno in anno, possa far sì che un anno si destinino fondi in misura maggiore al Ministero della giustizia e un anno, ad esempio, al Ministero dell'interno. Credo che ciò non possa portare un valido ed effettivo aiuto al funzionamento sia di un Ministero sia dell'altro. Credo, pertanto, che non sia neanche materia che vada stabilita con urgenza in questa fase, quindi ritengo anche che lo strumento legislativo adottato per inserire questa norma non vada in tale direzione. Dunque, alla luce di queste considerazioni - le valutazioni sul complesso degli emendamenti ed in generale quelle su tutto il provvedimento che qui ci apprestiamo ad esaminare - auspico che il testo in esame venga valutato anche sulla base dei principi ispiratori dello stesso, affinché questi comunque non vadano dimenticati.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, pur avendo apprezzato il suo immediato intervento in riferimento a quanto Furio Colombo ha detto, non possiamo non ritenere intollerabile l'esplicita accusa di razzismo che è stata rivolta dallo stesso deputato. Parlare ancora, in questa Aula, in termini di bianchi e di neri è di per sé contrario alla legge, e questo sì che è razzismo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!

FURIO COLOMBO. L'ha detto Bossi stamattina! Ha detto che nel nostro Paese non accadrà mai!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, orsù!

MATTEO BRIGANDÌ. La Lega Nord non ha bisogno di affermare la sua distanza da ogni principio razzista: al massimo afferma la sua distanza dai cretini. Ancora: il tal Colombo ha riferito, con riguardo all'elezione del Presidente americano, che Bossi, deputato di questa Camera, al Tg3 avrebbe dichiarato che in Italia non accadrà mai, dando così esplicitamente un taglio razzista a questa espressione. Tale fatto è falso e ingiurioso e nella mia qualità di procuratore dell'onorevole Bossi chiedo di procedere...

PRESIDENTE. Va bene, onorevole Brigandì, grazie.

MATTEO BRIGANDÌ. Mi lasci finire cortesemente, Presidente.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Brigandì.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di procedere ai sensi dell'articolo 58 del Regolamento della Camera.

PRESIDENTE. Se il richiamo è all'articolo 58 del Regolamento, relativo all'onorabilità di un deputato non credo che vi siano i presupposti per procedere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolini. Ne ha facoltà.

LUCA RODOLFO PAOLINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole della Lega Nord al provvedimento in esame e per replicare brevemente alla collega Ferranti: pur ricordando a tutti che il principio dell'indipendenza della magistratura è sacro, per noi e per tutti, e che il principio dell'inamovibilità del giudice è sacro, per noi e per tutti, perché è sancito dall'articolo 107 della Costituzione, non si può però dimenticare che il provvedimento in esame, nel suo complesso, interviene a colmare una lacuna che è derivata da un non corretto adempimento del medesimo articolo 107 della Costituzione da parte del CSM. LaPag. 30collega ci ricordava - e lo sappiamo - che sono circa sessanta le sedi disagiate e quindi vacanti, sessanta sedi nelle quali nessun magistrato vuole andare.
Non è tollerabile che i cittadini residenti in quelle sessanta località non abbiano lo stesso livello di giustizia che viene garantito agli altri, così come non è tollerabile che il CSM non intervenga con i poteri che la Costituzione gli attribuisce e, quindi, con il trasferimento d'ufficio.
Certamente, questo provvedimento non risolverà i problemi della giustizia, ma si avvia in una direzione giusta, utilizzando degli incentivi di carattere economico (ed anche di carriera in senso indiretto) e cercando di agevolare le spontanee adesioni da parte dei magistrati che si recheranno in quelle sedi. Tuttavia, alla collega appena intervenuta e a tutti colleghi vorrei rivolgere una domanda, che mi è stata suggerita da un modesto ufficiale dei carabinieri: perché io ci devo andare, il questore ci deve andare, il postino ci deve andare, il medico ci deve andare, l'infermiere ci deve andare (perché lo Stato deve garantire in tutto il Paese un livello di giustizia) e, in quelle sedi disagiate, solo il magistrato può decidere di non andare, senza che nessuno, in qualche modo, lo costringa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)? Non lo dobbiamo costringere certo noi (perché rappresentiamo un altro potere), ma lo deve costringere - sempre tra virgolette, sia ben inteso - l'unico organo a cui la Costituzione affida questo compito, cioè il Consiglio superiore della magistratura!
A mio avviso, appare inconcepibile che il CSM, di fronte ad un numero notevole di sedi vacanti, non trovi al suo interno le risorse per coprirle. Perché il cittadino lucano, oppure calabrese, oppure piemontese, oppure sardo non ha diritto allo stesso livello di giustizia degli altri? Perché il postino, il carabiniere o il questore devono andare presso quelle sedi ed il magistrato no? Questo è il tema sul quale, cari colleghi e, soprattutto, signori magistrati, dobbiamo riflettere tutti quanti, per far sì che si superi questo problema. Le soluzioni, poi, le troveremo insieme: siamo tutti persone ragionevoli e siamo certi che troveremo le migliori, ma questo è il tema. È inutile pensare di risolvere un problema, mandando nei posti dove ci vuole la massima professionalità - e, soprattutto, esperienza - dei giovani che, per quanto bravi, per quanto motivati e capaci, non hanno probabilmente quel bagaglio di conoscenze che un collega più anziano sicuramente ha, perché il tempo insegna a tutti.
Vorrei concludere, ricordando - lo ripeto - il voto favorevole della Lega Nord sul provvedimento in esame nel suo complesso e, soprattutto, che quello attuale è il momento iniziale di un cammino che tutti insieme dobbiamo compiere per migliorare la giustizia nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, intervengo sul complesso degli emendamenti, avendo già svolto un intervento durante la discussione sulle linee generali, per segnalare alcuni aspetti che ci sembrano di rilievo in questa discussione. Posto che - e lo ribadiamo anche in questa sede - esiste l'emergenza delle sedi disagiate e che il provvedimento in esame è circoscritto a questo aspetto, riteniamo che siano sempre più necessari interventi di carattere strutturale.
È noto il sipario che esiste tra il mondo politico e quello della magistratura per storiche questioni, che non sto qui a ricordare non essendo questa l'occasione. Tuttavia, l'Unione di Centro, agli inizi di settembre, si è fatta carico di mettere a confronto quella parte del mondo politico più aperta e sensibile ai ritardi storici che si denotano nel mondo della giustizia in Italia. È noto che vi è un problema di certezza delle pene, di certezza di giustizia e che il ricorso alla cosiddetta «legge Pinto» ci costa circa sessanta milioni di euro l'anno (almeno, tanto è costata nel 2008).
Ebbene, questa denegata giustizia, questo denegato diritto costituzionale sul ragionevolePag. 31lasso di tempo che deve intercorrere tra un'imputazione e una decisione, una sentenza, fa sì che, in questa circostanza, si debba provvedere e dare una risposta almeno in alcune parti del Paese: accanto ai ritardi di carattere strutturale denunciati, vi sono anche ritardi di carattere contingente. Tutto ciò ci fa porre alcune questioni sulla capacità di questo provvedimento nel fornire risposte.
Diciamo subito che le sedi disagiate riguardano situazioni di maggiore necessità di giustizia, soprattutto in alcune parti del Paese dove lo Stato è in qualche modo sottomesso alla criminalità organizzata, la quale, si sa, ha forme sofisticate e molto efficienti di organizzazione e, soprattutto, possiede la forza dell'intimidazione e dell'omertà che le consentono di poter esercitare questo potere di sopraffazione anche nei confronti delle istituzioni, le quali, molte volte, si sentono isolate anche rispetto alla popolazione ed anche rispetto a chi chiede giustizia. Ebbene, quella che viene data con questo decreto-legge è una soluzione che a parer nostro è insufficiente: si pone un problema vero, ma con risposte parziali.
Facciamo riferimento soprattutto al trasferimento d'ufficio: esso pone due questioni, una delle quali, in qualche modo, abbiamo tentato prima di denunciare e poi, con un emendamento del collega Rao, vi abbiamo dato una risposta. Sappiamo bene che non è quella la risposta, ma con quel tipo di emendamento abbiamo voluto sottolineare come manchi una norma di chiusura agli interventi che vengono proposti. La norma di chiusura è fondata su una lacuna che abbiamo denunciato e individuato in questo provvedimento, nel senso che, qualora siano falliti tutti i tentativi e tutte le procedure poste in atto da questo provvedimento, affinché vi siano magistrati che vadano a coprire queste sedi, questi uffici giudiziari, cosa si dovrà fare? Questo decreto-legge rimane scoperto sotto questo aspetto: non vi è una norma di chiusura! Pertanto, abbiamo voluto dire: l'unica soluzione residuale era quella di inviare presso tali sedi anche giovani magistrati, che non avessero avuto il primo periodo di valutazione come è scritto in norma.
È chiaro che la tradizione dell'Unione di Centro nei dibattiti che hanno preceduto anche questa circostanza e questo tipo di soluzione che viene data dal decreto-legge per le sedi disagiate - ma abbiamo sostenuto questa tesi anche quando abbiamo parlato di riforma dell'ordinamento giudiziario nel suo complesso - è stata diversa. Ha ragione il collega Paolini che mi ha preceduto quando chiede che vi siano livelli di professionalità proprio nelle sedi disagiate, dove il contrasto alla criminalità organizzata richiede una qualità organizzativa dell'investigazione e delle indagini che soltanto un magistrato con una certa esperienza è in grado di garantire. Noi dell'Unione di Centro abbiamo sempre sostenuto che vi fosse, proprio laddove vi erano situazioni più sensibili dal punto di vista geografico, una qualità dell'organizzazione giudiziaria all'altezza dei compiti.
Ebbene, non vi è una contraddizione, ma era mia intenzione sottolineare proprio una lacuna, la mancanza cioè di una norma di chiusura nel provvedimento in esame. Si rischia che, qualora non vengano a maturazione tutte le fattispecie previste dal medesimo, esso rimanga inerte e sterile in relazione alla situazione che abbiamo di fronte. Sottolineo questo aspetto in sede di illustrazione degli emendamenti dal momento che esso rappresenta una delle critiche più salienti tra quelle che abbiamo mosso al provvedimento medesimo.
Un'altra questione, signor Presidente, che volevamo che il Governo mettesse a punto ... signor Presidente, le chiedo di fare in modo che il sottosegretario (mi rivolgo a lei, ma parlo al Governo) possa prestare attenzione...

PRESIDENTE. Prego gli onorevoli colleghi di non disturbare il sottosegretario... onorevole Molteni, onorevole Lussana! Onorevole Lussana, mi ascolta, per favore? La sto pregando da cinque minuti di non disturbare il sottosegretario e di tornarePag. 32al suo posto. Onorevole Molteni, vale anche per lei!

AMEDEO CICCANTI. Volevo portare all'attenzione del Governo la circostanza che non ci troviamo soltanto di fronte a una questione di carenza di magistrati. Certamente il problema che le sottoporrò, signor sottosegretario, va oltre la questione del decreto in esame. Si tratta dell'organizzazione degli uffici giudiziari, che sono carenti per quanto riguarda le cancellerie, lo sveltimento delle procedure burocratiche e il passaggio dei fascicoli da un ufficio ad un altro. Tutto ciò, molte volte, rallenta anche l'efficacia dell'attività dei magistrati, qualora essi vi fossero. Durante l'ultima campagna elettorale, si sono confrontate, sui temi della giustizia, le diverse proposte programmatiche del Popolo della Libertà, del Partito Democratico e dell'Unione di Centro. Ebbene, nei programmi del Partito Democratico e dell'Unione di Centro, si è più volte fatto riferimento al cosiddetto «ufficio del giudice». È necessario corroborare l'attività del magistrato attraverso una serie di sussidi e sostegni di carattere organizzativo, affinché anche il suo impegno possa trovare, al di là delle grandi riforme di carattere strutturale, adeguata rispondenza. Signor sottosegretario, con la riforma della leva obbligatoria (che non c'è più) e quindi del servizio civile, oggi abbiamo un sistema di riorganizzazione della nostra difesa nazionale che ha liberato molte energie. Faccio riferimento soprattutto a quella parte dell'organizzazione militare costituita da sottufficiali e marescialli, per intenderci, che oggi sono in soprannumero nell'esercito.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

AMEDEO CICCANTI. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Sarebbe utilissimo che costoro potessero essere impiegati non solo nelle attività interne delle forze di polizia, nelle attività d'ufficio delle medesime (così liberando professionalità da utilizzare più in prossimità al cittadino), ma anche negli uffici giudiziari; costoro sarebbero ottimi collaboratori nelle cancellerie.
Esiste anche una mobilità nell'ambito degli uffici periferici dello Stato nella riorganizzazione che sta portando avanti il Ministro Brunetta che creerà un eccesso di dipendenti civili.
Allora perché non attivare, anche con forme premiali e incentivanti, una mobilità di personale civile e militare in sovrannumero nei rispettivi uffici tenendo prioritariamente la giustizia e l'organizzazione giudiziaria all'attenzione del Governo?
Mi sono permesso di sottolineare questo aspetto per dire che il problema non è soltanto dell'organizzazione degli uffici giudiziari dal punto di vista della magistratura, ma anche delle attività di supporto (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

LAURA MOLTENI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Laura Molteni?

LAURA MOLTENI. Signor Presidente, vorrei semplicemente segnalarle che se mi sono allontanata dal mio banco è stato per via di una telefonata e solo per rispetto del collega che stava parlando.
Vorrei che lo stesso peso e la stessa misura che viene usata nei richiami, ogni tanto, nei nostri confronti, fosse usata nei confronti di tutti parlamentari perché non ritengo ci debbano essere in quest'Aula figli e figliastri.

PRESIDENTE. Mi permetta, con la stessa franchezza, di ricordare, se lei ha assistito ai lavori dell'Aula ogni qualvolta io la presiedo, che è dovere del Presidente richiamare i deputati che disturbano o comunque si intrattengono a colloquio con i rappresentanti del Governo, specie quando l'invito a prestare attenzione al rappresentante del Governo viene dall'oratore di turno. Questo vale ovviamente per tutti senza eccezione alcuna.

Pag. 33

NICOLA MOLTENI. Il Presidente ce l'aveva con me!

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

SALVATORE TORRISI, Relatore. Signor Presidente, la Commissione formula un invito al ritiro di tutte le proposte emendative, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il parere del Governo è contrario su tutte le proposte emendative ad eccezione dell'emendamento Belcastro 2.12, sul quale formula un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario anche su quest'ultimo. Infatti, con questo emendamento si prevede di destinare alle regioni, in quanto tali e quindi non per i bisogni della giustizia, una quota delle risorse della giustizia stessa. Tutt'al più, il contenuto della proposta potrebbe essere trasposto in un ordine del giorno con cui prendere in considerazione la copertura di spese gravanti sui comuni e sugli enti locali per la costruzione dei palazzi di giustizia.

PRESIDENTE. Avverto che ove i presentatori non comunichino il ritiro delle rispettive proposte emendative per le quali vi è un invito in tal senso, la Presidenza le porrà in votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Di Pietro 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melis. Ne ha facoltà.

GUIDO MELIS. Signor Presidente, a nome del gruppo del Partito Democratico, vorrei sostenere questo emendamento perché tocca il punto nevralgico della questione che è lo scoperto. Su questo siamo tutti d'accordo, maggioranza e opposizione: il fatto che numerose sedi restino scoperte e talvolta drammaticamente scoperte.
Riteniamo che la norma che vieta ai giudici di prima nomina di coprire queste sedi sia sostanzialmente inopportuna come ormai dimostrato dalla realtà. Lo dico anche con autocritica perché, come è noto, la mia parte, insieme quasi all'unanimità della Camera, nella scorsa legislatura è stata a favore di questa norma.
Quando la realtà dimostra l'inefficacia delle norme, credo che sia obbligo del Parlamento prenderne atto. Penso che una maggiore duttilità sarebbe stata più opportuna: la rigidità dello strumento legislativo sotto questo profilo non aiuta. Forse sarebbe meglio addivenire ad una maggiore autonomia del CSM che, nella sua prudente valutazione, potrebbe prendere in esame i dossier dei magistrati e potrebbe, caso per caso, valutando sede per sede, provvedere.
Nel merito, pensiamo che i magistrati giovani, di prima nomina, dopo essere stati sottoposti ormai ad un lungo curriculum formativo, arrivati finalmente alla nomina ad un'età che si aggira intorno ai trenta anni, siano da considerarsi giovani magistrati soltanto da un punto di vista formale. In realtà, sono già magistrati che, anche anagraficamente, hanno un'età sufficiente.
D'altra parte, voglio ricordare che nel passato esistevano i giovani pretori che avevano sulle loro spalle responsabilità altrettanto presenti e incidenti e quasi sempre le esercitavano con onore ed efficacia.
Noi riteniamo che non ci si debba irrigidire su tale questione, che si debba puntare su un sistema più flessibile con maggiore autonomia al CSM, copertura delle sedi disagiate, che non è detto che debbano essere tutte coperte da magistrati di prima nomina; se lo si ritenesse opportuno, si potrebbe inserire un limite, ad esempio del 50 per cento delle sedi, e inoltre rafforzare i meccanismi di controllo e di guida da parte dei capi degli uffici nei confronti dei magistrati di prima nomina.
Tutto si può fare fuorché restare nell'attuale situazione di fronte alla quale a noi sembra che gli incentivi introdotti conPag. 34questo provvedimento non siano sufficienti perché spesso non vi è la convenienza per un magistrato anziano, tra virgolette «maturo», di trasferirsi in queste sedi.
Del resto, questo assioma per cui il giudice di prima nomina è meno idoneo di quello anziano trova nell'esperienza anche tragica di questi anni la sua smentita. Voglio ricordare qui la figura luminosa di Rosario Livatino (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), un giudice ragazzino, secondo l'odiosa definizione che fu data allora dal Presidente Cossiga, che ha saputo onorare la toga molto meglio di tanti giudici anziani che di fronte alla mafia hanno, invece, abbassato le armi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, questo decreto-legge un po' pomposamente reca interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario. In realtà, noi pensiamo alla funzionalità del sistema giudiziario in termini molto più ampi di quelli considerati dal provvedimento in esame ed in questo senso l'Italia dei Valori ha presentato un pacchetto per la giustizia composto da otto proposte di legge in cui effettivamente ed efficacemente si propongono interventi per la funzionalità del sistema giustizia.
Il decreto-legge in esame muove da un'esigenza obiettiva, ossia quella di far fronte alle scoperture di molti uffici giudiziari, soprattutto per quanto riguarda le funzioni monocratiche. Il Governo si è posto il problema di come risolvere tale situazione e ha pensato a incentivi economici; tuttavia, come risulta dalla scarsa efficacia di altri due precedenti provvedimenti analoghi, tali incentivi non sono assolutamente idonei a garantire una soluzione.
Noi, con questo emendamento, riteniamo che si debba andare alla radice del problema, cioè fare come si faceva un tempo: considerare che tutti i magistrati, una volta che hanno vinto il concorso, sono idonei allo svolgimento delle loro funzioni, anche attraverso un adeguato sistema di formazione, tanto più considerato che in base alla riforma del 2006 il concorso è una valutazione di secondo grado. Pertanto, crediamo, che tutti i magistrati debbano essere posti in condizione di adempiere a tutte le funzioni connesse all'esercizio della giurisdizione. Dunque, pur essendo anche voi favorevoli alle disposizioni di cui al comma 2 dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 160 del 2006, riteniamo che dopo due anni sia possibile e opportuno riconsiderare quel voto. D'altra parte ciò capita molto spesso perché la nostra legislazione, purtroppo, molto spesso procede per rattoppi, per adeguamenti e per aggiustamenti.
Dunque, con questo emendamento sosteniamo che il problema si possa risolvere radicalmente abrogando il comma 2 dell'articolo 13, cioè consentendo al Consiglio superiore della magistratura di assegnare anche magistrati di prima nomina a funzioni monocratiche. Riteniamo che questa limitazione per cui nei primi quattro anni i magistrati possono essere assegnati soltanto a funzioni diverse da quelle monocratiche è stata, e sarebbe, una discriminazione non corretta, che comunque si traduce in termini di inefficacia per la funzione giurisdizionale e che sotto questo profilo si è rivelata improvvida.
Ecco perché noi con questo emendamento, signor Presidente, riteniamo che sia necessario andare alla fonte e risolvere il problema in modo radicale, consentendo cioè che anche i magistrati nei primi quattro anni di nomina (ovvero appena nominati) possano essere assegnati anche alle funzioni di carattere monocratico, casomai intervenendo sul sistema della formazione. Cosicché, se devono essere messi a nuotare nel mare magnum della giurisdizione, possano farlo qualunque funzione ad essi venga assegnata, compresa una funzione di natura monocratica.
In questo modo, ci eviteremmo un efficace ulteriore ricorso alla normativa diPag. 35incentivazione che non ha mai risolto i problemi e che noi temiamo, anche in questo caso, non possa risolverli.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecorella. Ne ha facoltà.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, poche parole per ricordare all'onorevole Palomba che il suo mea culpa non risolve la questione, nel senso che si dimentica troppo facilmente e troppo rapidamente che questa norma è stata introdotta dal governo Prodi e specificamente attraverso un emendamento presentato al Senato dal senatore D'Ambrosio, collega e amico del dottor Di Pietro.
Quindi, forse una maggiore coerenza in quello che si dice e in quello che si fa non sarebbe sbagliata (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
In ogni caso, credo che qualunque cittadino di questo Paese gradisca essere giudicato da un uomo che ha esperienza, buonsenso ed equilibrio. Questo certo non si può garantire da parte di magistrati - parlo genericamente - che abbiano appena assunto le funzioni.
A maggior ragione, chi deve dirigere un'indagine come il pubblico ministero deve avere l'esperienza dell'indagine e deve avere imparato sul campo come si svolgono le indagini. Di conseguenza, mi pare che comunque eliminare questo limite sia sostanzialmente un errore (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, noi ovviamente, come ha già anticipato il collega Ciccanti intervenendo sul complesso degli emendamenti, non neghiamo la condizione di emergenza in cui si trovano alcune sedi giudiziarie. Riteniamo che il provvedimento in esame intervenga in modo estemporaneo, non organico, con rimedi tampone che non serviranno a superare la difficoltà.
In particolare, per quanto riguarda questo emendamento e gli emendamenti analoghi presentati dai colleghi del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori, noi abbiamo una posizione leggermente diversa. Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere - anche durante la cosiddetta riforma Castelli dell'ordinamento giudiziario e poi durante la cosiddetta controriforma Mastella - che vi sia una logica nel non destinare i magistrati di prima nomina (ovvero i magistrati che hanno concluso il tirocinio) a sedi e a funzioni di particolare delicatezza, le quali, con tutta evidenza, richiedono una professionalità che inevitabilmente si acquisisce con un minimo di esperienza.
Quindi, da questo punto di vista noi continuiamo a pensare che vi sia una logica nello stabilire la regola di carattere generale per cui è opportuno che al magistrato di prima nomina siano assegnate funzioni collegiali.
Tuttavia, come già anticipato dal collega Ciccanti, ci sembra che questa regola, di cui pur condividiamo la ratio, non possa essere elevata a regola generale e assoluta, senza eccezioni. Infatti, nel nostro emendamento - che mi riservo di illustrare quando verrà al nostro esame - prevediamo una limitata eccezione rigorosamente circoscritta che consenta, in casi di particolare difficoltà e con una procedura particolarmente motivata, al Consiglio di tamponare buchi che diversamente non potrebbero esser coperti.
In linea generale, rimane la nostra posizione, rispetto alla quale voglio rivendicare la nostra coerenza. Per tale ragione, su questo emendamento e su quelli affini, noi ci asterremo dal voto.

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.Pag. 36
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 470
Votanti 430
Astenuti 40
Maggioranza 216
Hanno votato
188
Hanno votato
no 242).

Prendo atto che la deputata Mistrello Destro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che la deputata Lenzi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Di Pietro 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, prendiamo atto che la maggioranza dell'Assemblea non ha approvato l'emendamento precedente e che vuole continuare in una strada che verosimilmente la porterà a finire contro un muro. Di fatti, io stesso ho presentato un ordine del giorno, chiedendo di monitorare la situazione ogni sei mesi, chiedendo che il Governo riferisca in Commissione sull'attuazione di questo decreto-legge, quando sarà convertito. In una richiesta di informativa al Governo sui possibili effetti e sulle possibili ricadute di questo decreto-legge, non abbiamo ricevuto risposte convincenti.
Tuttavia, prendiamo atto del fatto che questo è un decreto-legge ormai «blindato», che il Governo non vuole cambiare neanche una virgola, salvo le cose che ad esso stesso interessano che sono state cambiate al Senato. Anche questo è un modo per non riconoscere il bicameralismo, che sarà pure imperfetto, ma finché c'è ogni Camera deve essere rispettata. Qui non si vuole toccare neanche una virgola e questo è un argomento ulteriore per dire, signor Presidente, che certi interventi, quando si vuole avere il conforto dell'Assemblea e di tutti i gruppi, soprattutto per questioni tecniche come queste, si possono fare non attraverso il ricorso al decreto-legge. Un disegno di legge spesso si può approvare anche in tempi più ridotti di un decreto-legge. Il lodo Alfano lo abbiamo approvato in tre giorni.
Detto questo, con l'emendamento in esame abbiamo presentato una subordinata, con la quale abbiamo fatto una precisa proposta: non si possono assegnare in assoluto i posti a magistrati di prima nomina, ma quando il Consiglio superiore della magistratura abbia pubblicato dei bandi per il trasferimento nelle sedi disagiate scoperte, questi bandi siano rimasti scoperti e non ci siano vocazioni, si consenta al Consiglio superiore della magistratura una deroga all'applicazione del comma 2 dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 160 del 2006, coprendo le sedi vacanti anche con magistrati di prima nomina, nella misura in cui i bandi stessi siano rimasti scoperti e, quindi, sia necessario comunque coprire le sedi disagiate scoperte.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE (ore 12,35)

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, vorrei solo ricordare una cosa: la scopertura delle sedi, soprattutto negli uffici di procura, avrà un effetto micidiale, perché non consentirà di svolgere i processi e di andare alle udienze. Ecco perché, signor Presidente, con questo emendamento, riteniamo che, qualora altri effetti non si dichiarino produttivi, debba essere consentito di operare una deroga al divieto di assegnazione a funzioni monocratiche per giudici di primo grado, consentendo al Consiglio superiore della magistratura di attingere alle graduatorie dei magistrati appena nominati, al fine di ottenere la copertura delle sedi giudiziarie.Pag. 37
Non vediamo alcuna ragione di opposizione, se non un'ostinazione del Governo a non cambiare niente del decreto-legge. Peraltro, riteniamo che questo non sia un modo corretto di procedere, perché, quando si tratta di questioni tecniche, possiamo essere tutti d'accordo, se soltanto si parla, si discute e si consente di migliorare i provvedimenti. I decreti-legge sono dei cappi al collo, spesso utilizzati come un treno in corsa per aggiungerci vagoncini che non c'entrano niente. Lo vedremo in occasione dell'esame del comma 8-bis.

PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Di Pietro 1.3 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 472
Astenuti 8
Maggioranza 237
Hanno votato
225
Hanno votato
no 247).

Prendo atto che la deputata Lenzi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere il voto.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'emendamento Di Pietro 1.1 formulato dal relatore.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, è chiaro che non accetto e penso che le altre opposizioni non accettino l'invito al ritiro nella misura in cui il Governo non ha accettato l'invito al dialogo e alla discussione sulle cose, nella misura in cui il Governo ha assolutamente blindato questo decreto-legge e non vuole correggere e cambiare neanche una virgola. Non capisco, quindi, perché dovremmo accettare un invito al ritiro, che, per come è presentato, può anche essere interpretato provocatoriamente.
Con questo emendamento, signor Presidente, abbiamo proposto, in linea con l'emendamento precedente, una razionalizzazione della previsione esplicita della rubrica, nel senso che la soppressione della lettera a) vada nel senso, da noi auspicato, della razionalizzazione.
Se si arrivasse a questo, evidentemente, si otterrebbe il medesimo effetto che avremmo ottenuto con l'altro emendamento, ma per un'altra via.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 475
Votanti 466
Astenuti 9
Maggioranza 234
Hanno votato
217
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che il deputato Pezzotta, ha segnalato che non è riuscito a votare e che il deputato Consiglio ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario. Prendo altresì atto che la deputata Rossa ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rao 1.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, questo emendamento dell'onorevole Rao,Pag. 38su cui il PD voterà favorevolmente, ha lo scopo di ricollegare il trasferimento dei magistrati, che dà diritto agli incentivi, a un cambio di regione. Sappiamo che questo intervento sulle sedi disagiate avrebbe potuto avere un senso se fosse stato preceduto da un provvedimento di riordino e di revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Certo, quella della revisione delle circoscrizioni giudiziarie è una riforma difficile da affrontare, perché tocca campanilismi; tuttavia, una maggioranza di Governo così forte, così netta, così capace di decidere, almeno per come si rappresenta, avrebbe dovuto mettere mano a una riforma che serve alla funzione giurisdizionale piuttosto che all'ennesimo spot, all'ennesimo intervento di effetto ottico, per far vedere che le riforme si fanno, anche se, poi, non hanno alcuna efficacia vera sulla struttura giudiziaria.
Sappiamo che la distribuzione della struttura giudiziaria nel nostro Paese è a macchia di leopardo: in Abruzzo abbiamo otto tribunali per un milione e 300 mila abitanti; nella Puglia, dove abbiamo oltre 4 milioni di abitanti e qualche problema in più dal punto di vista della criminalità organizzata, abbiamo solo sette uffici giudiziari.
La norma sulle sedi disagiate oggi cancella il collegamento prima vigente per le sedi disagiate alla pendenza di affari penali, soprattutto con riferimento alla criminalità organizzata e ad affari civili e in questo senso voglio dire all'onorevole Pecorella che si giustifica il fatto di eliminare quel divieto di attribuzione ai magistrati di prima nomina delle sedi disagiate, perché ieri le sedi disagiate erano quelle dove si celebravano i processi più difficili, che perciò richiedevano una maggiore esperienza. Oggi una sede disagiata potrebbe essere il tribunale di Sulmona, dove ci sono due magistrati in meno ma, in percentuale, una scopertura del 30 per cento, e, per come è concepito il provvedimento in esame, un magistrato di Pescara, a solo 112 chilometri da Sulmona, potrebbe andare a Sulmona, dove non mi risulta ci siano procedimenti particolarmente difficili, e percepire 11 mila euro in più per cambio di sede giudiziaria e 2 mila euro in più al mese.
Questo non solo è dannoso per il fatto che priva delle risorse, per premiare questo tipo di mobilità interregionale da dare invece a quei magistrati che vanno nelle sedi veramente difficili, ma può provocare la sospensione di tanti processi. Reintrodurre il criterio del cambio di regione può limitare quanto meno il danno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, ringrazio la collega Capano che ha illustrato il nostro emendamento meglio di quello che avrei potuto fare io, però la prego di notare che, non essendoci al banco del Comitato dei nove il collega Rao ed essendoci io al suo posto, gli emendamenti del collega Rao verranno illustrati da me e mi iscrivo fin d'ora per questo compito, pregandola di tenerlo presente.
Certamente non è di buon auspicio il fatto che il relatore abbia liquidato tutte le proposte emendative con un parere contrario, appena attenuato dalla cortesia di un invito al ritiro. Purtroppo questo dimostra ancora una volta un atteggiamento di scarsa disponibilità, anche ai contributi che pure vengono da chi, come ho detto nel mio intervento precedente, non nega in radice la ratio del provvedimento. Faremo di necessità virtù.
Come la collega Capano ha anticipato, l'emendamento in esame tenta di limitare i danni. La previsione dei trasferimenti d'ufficio a distanza superiore ai 100 chilometri dalla sede dove si presta servizio non è una previsione sufficiente ad evitare delle disfunzioni. Noi crediamo, e l'emendamento mira a questo, che sia più opportuno e più funzionale introdurre il limite regionale per lo spostamento in una sede disagiata; anche perché, se noi lasciamo la possibilità degli spostamenti infraregionali seppure con il limite chilometrico, c'è il rischio di determinare catene di sedi disagiate, perché evidentemente chiPag. 39si sposta da un ufficio di provenienza può produrre quel calo di occupazione dei posti, ovvero quella percentuale di scopertura rispetto alla media nazionale, che fa diventare la sede lasciata sede disagiata, innescando una sorta di balletto all'interno di sedi giudiziarie contigue che assolutamente non risolve il problema di nessuno, e semmai si traduce soltanto in un esborso economico superiore senza ritorni funzionali.
La collega ha fatto riferimenti alla Puglia e all'Abruzzo; sarebbe facile fare riferimenti alla Sicilia, dove le corti d'appello sono addirittura quattro e il numero dei tribunali è amplissimo.
Faccio un riferimento alla mia regione di appartenenza, il Piemonte, dove vi sono diciassette tribunali; se alcuni di questi, in base ai trasferimenti o alle percentuali di scopertura, potessero a norma di questo decreto-legge diventare sedi disagiate si innescherebbe un «balletto», un trasferimento tra i tribunali piemontesi che non risolverebbe assolutamente il problema.
Per questo motivo - faccio appello al Governo e al sottosegretario Caliendo, che è persona non solo competente, ma anche di esperienza in questa materia - credo che il ripristino del criterio del limite regionale non disturberebbe la logica del provvedimento e risponderebbe semplicemente a un'esigenza di buonsenso.

PRESIDENTE. Onorevole Vietti, recepisco la sua cortese richiesta, devo però farle osservare che lei non è intervenuto per illustrare l'emendamento, ma per dichiarazione di voto in quanto la fase relativa agli interventi sugli emendamenti è terminata.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole dell'Italia dei Valori a questo emendamento. La questione posta dimostra come il provvedimento in esame avrebbe avuto bisogno di un tempo maggiore e di una riflessione più approfondita per evitare che si verifichino conseguenze (se ci è consentito dire) aberranti, escludendo la volontà specifica del Governo. Essa dimostra soltanto che una maggiore riflessione, un tempo ulteriore per discutere ed esaminare tutti gli aspetti del provvedimento in entrambi i rami del Parlamento avrebbe consentito a tutte le forze politiche, senza alcuna volontà ostruzionistica (almeno da parte dell'Italia dei Valori), di conseguire un obiettivo superiore. Questo purtroppo non è stato e ce ne rammarichiamo, lo denunciamo e lo denunceremo ancora tutte le volte che avverrà.
In questo caso si dimostra che se la normativa sui trasferimenti nelle sedi disagiate venisse portata alle estreme conseguenze, senza ulteriori specificazioni e quindi con gli appannaggi non indifferenti che vengono riconosciuti, si potrebbero verificare degli inconvenienti estremamente sgradevoli e spiacevoli. Nella mia regione, la Sardegna ci sono sei tribunali e sei procure, alcune delle quali sono endemicamente scoperte. Quella di Nuoro si trova in una situazione drammatica: sono attualmente vacanti tre posti su sette e ben presto lo saranno altri due. Nuoro dista duecento chilometri da Cagliari e se si dovesse lasciare la regola dei cento chilometri si potrebbe aprire uno spostamento rilevante da un tribunale all'altro.
Per come li conosco credo che i magistrati siano persone serie che non si presterebbero a gravare sulle finanze dello Stato per ragioni soltanto economiche. Tuttavia, in qualità di legislatori noi abbiamo l'esigenza di porci tutti i problemi e di evitare (anche per dare un buon esempio) spese eccessive da parte dell'amministrazione e, comunque, di porre dei rimedi preventivi rispetto all'eventualità che si possa verificare tale ipotesi. Per tale motivo noi voteremo a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rao 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 40

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 462
Astenuti 18
Maggioranza 232
Hanno votato
216
Hanno votato
no 246).

Prendo atto che i deputati Pes e Levi hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Gibiino e Germanà hanno segnalato che non sono riusciti a votare.
Passiamo all'emendamento Rao 1.22, per il quale vi è un invito al ritiro.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per dire che questo emendamento è una conseguenza letterale di quello precedente, perché evidentemente se viene introdotto il limite regionale cade il riferimento alla distanza di cento chilometri.
Quindi è chiaro che, essendo rimasto il limite regionale, dobbiamo ritirare l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rao 1.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, con questo emendamento si vuole introdurre una sorta di norma di chiusura, come l'ha definita l'onorevole Ciccanti nel suo intervento sul complesso degli emendamenti; è una sorta di paracadute di fronte all'ipotesi, a nostro parere molto probabile - ma, per carità, non vorremmo fare gli uccelli del malaugurio - che questo decreto-legge non consegua il suo effetto di ottenere la copertura delle sedi disagiate.
Proponiamo allora di introdurre la previsione di una deroga che il Consiglio superiore della magistratura può adottare per quanto riguarda i magistrati di prima nomina, purché disposta - ed al riguardo le condizioni sono abbastanza puntuali e restrittive - con decisione puntualmente motivata dal CSM in presenza di imprescindibili esigenze di servizio.
Non mettiamo in discussione il principio generale dell'opportunità che queste sedi siano coperte da magistrati esperti e professionalmente già attrezzati ma, nell'ipotesi in cui i suddetti magistrati esperti, nonostante l'incentivo economico, facciano resistenze al trasferimento, ad evitare che le sedi rimangano comunque vuote (nonostante tutta la buona volontà anche del Governo, che interviene con il presente decreto-legge), si dovrebbe prevedere una eccezionale e motivata disponibilità da parte del Consiglio superiore della magistratura a ricoprirle.
È evidente che ciò non elimina il vizio di fondo del decreto-legge, che è quello di intervenire, prendendo il problema dalla coda anziché dalla testa: sarebbe cioè stato necessario ed opportuno prima ridisegnare la geografia giudiziaria ed eliminare gli uffici superflui e che costituiscono una dispersione di risorse materiali ed umane sul territorio, e poi, eventualmente, provvedere con i trasferimenti d'ufficio.
È chiaro che lasciare che permanga una geografia giudiziaria che nel nostro Paese risale all'Ottocento (quando da un ufficio all'altro si andava con i carri mentre oggi ci si sposta magari in pochi minuti) crea una serie di disfunzioni infinite, tra cui quella della necessità di provvedere alle coperture dei posti in organico con i trasferimenti d'ufficio.
Ma questo è un pannicello caldo che evita di affrontare il toro per le corna, facendo quello che anche la maggioranza aveva promesso in campagna elettorale, e cioè la revisione delle circoscrizioni giudiziarie: se non si fa questo, tutto il resto sarà inutile!Pag. 41
Ma, come si dice, a mali estremi, estremi rimedi: visto che stiamo discutendo di questo provvedimento in un contesto che dà pochissimo spazio ad altri interventi, almeno non limitiamoci la possibilità di una clausola di salvaguardia che, nel caso questo meccanismo non funzioni - e non funzionerà -, ci permetta di intervenire con le coperture.
Se così non sarà, ci prenderemo certo la soddisfazione di ricordare che l'avevamo detto, ma credo si tratti di una soddisfazione che darebbe invece poca soddisfazione agli utenti del sistema giudiziario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferranti. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, anche noi abbiamo impostato un suggerimento di correzione al Governo su questa linea.
In realtà, questa è una delle soluzioni con cui si può affrontare il problema dell'emergenza. Vorrei anche rispondere agli onorevoli Pecorella e Paolini, interventi in Aula, facendo notare come in riferimento ad altre professioni, che pure incidono su beni fondamentali delle persone, non si prevede questo pregiudizio, ipotizzato nei confronti dei magistrati di prima nomina. È vero, onorevole Paolini, che i farmacisti, i medici, i notai, gli appartenenti all'Arma, alla polizia, alla Guardia di finanza, devono recarsi in prima nomina nelle sedi cosiddette disagiate, e in questi casi non si parla di pregiudizio, non ci si domanda il perché di quelle sedi, che pure possono presentare una forte presenza della criminalità organizzata. Abbiamo sentito dire nella relazione generale dal sottosegretario Caliendo che i posti scoperti - questo, forse, è l'errore di fondo che va serpeggiando - non sono quelli presso le direzioni distrettuali, dove si persegue la criminalità organizzata e, quindi, i processi di mafia, ma sono presso le procure della Repubblica del nord e del sud, che sono più disagiate perché, magari, meno appetibili soltanto perché geograficamente mal collegate o per altri motivi. Noi creiamo delle fratture, dei pregiudizi rispetto alla destinazione di magistrati, di prima nomina, con funzioni inquirenti, quando vi sono altre categorie di funzionari statali che svolgono le loro funzioni, in prima nomina, in sedi disagiate; nessuno dirà ad un notaio di prima nomina di non andare ad Alba o a Rovereto che, invece, sono considerate sedi disagiate.
Con l'emendamento Rao 1.17, che come Partito Democratico appoggiamo, non si vuole perseguire l'eliminazione totale della norma, ma si vuole fornire un suggerimento per far fronte, non soltanto con gli incentivi economici, alla copertura di queste sedi, in attesa di una revisione globale della geografia giudiziaria.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, l'emendamento Rao 1.17 rappresenta un efficace correttivo all'inefficacia prevista e presunta di questo decreto-legge nei casi in cui gli incentivi economici non siano sufficienti a rimediare alla scopertura degli uffici giudiziari che svolgono funzioni monocratiche. Si tratta essenzialmente degli uffici di procura, che sono gli uffici più delicati perché l'inizio dell'azione penale dipende dalla presenza dei sostituti procuratori e, comunque, dell'organico dei magistrati requirenti, senza i quali non si inizia l'azione penale, non si va in udienza e non si concludono i processi. Si potrebbe rischiare, quindi, che l'effetto di questo provvedimento, quanto alla sua efficacia, sia quello di ritardare lo svolgimento della funzione giurisdizionale. Ecco perché sembra ragionevole prevedere - lo abbiamo proposto in termini di ragionevolezza e non di contrapposizione al Governo - delle ipotesi di salvaguardia. Dicendo ciò, vorrei anche rispondere al collega di valore, l'onorevole Pecorella, che ha riconosciuto la mia autocritica. L'ho sempre fatta, non ho problemi, e credo che di fronte a problemi che riguardano le istituzioni nel loro complesso non ci si possa arroccare né su primogeniture, né sul rifiuto di primogenitura. Una possibilitàPag. 42di revisione delle propria posizioni è ragionevole e attiene al livello della saggezza. D'altra parte, capita a tutti i Governi, di ogni genere, a tutti i Parlamenti, con qualunque maggioranza, di accorgersi che alcuni provvedimenti non sono stati efficaci e di modificarli, senza che ciò comporti un giudizio di valore rispetto al prima. Caso mai, il giudizio di valore riguarda la saggezza con la quale si esaminano gli effetti dei provvedimenti e su come ci si pone rimedio, in funzione dell'interesse delle istituzioni. Ecco perché l'Italia dei Valori, riconoscendo nell'emendamento dell'UdC una finalità, che noi avevamo già espresso in un altro emendamento, voterà a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, le parole dell'onorevole Palomba, nell'intervento precedente, mi impongono una riflessione che deve essere portata all'attenzione di quest'Aula. La riflessione è la seguente: bisogna dire a chiare lettere che, se ha ragione l'onorevole Palomba, allora questo decreto-legge non dovrebbe esistere. In altre parole, se i magistrati e il Consiglio superiore della magistratura avessero - come io ritengo abbiano - senso di responsabilità (tenendo conto che dal punto di vista economico guadagnano un pochino di più di quello guadagniamo noi) avrebbero già coperto le sedi disagiate. Sono stati assunti per fare i magistrati in tutta l'Italia e il loro dovere è quello di dare giurisdizione sul tutto il territorio nazionale. Quindi, sono certo che basterebbe l'attivazione del CSM per trovare dei magistrati con senso di responsabilità per coprire queste sedi, senza richiedere degli ulteriori aggiustamenti di carattere economico, che sono fuori dal mondo e dall'attuale sistema economico.
Se siamo costretti ad incentivare i trasferimenti alle sedi disagiate, dobbiamo avere la forza e il coraggio di dire che lo facciamo perché evidentemente qualcun altro non ottempera al proprio dovere, che è quello di dare giurisdizione a tutti gli italiani, nei tempi e con i metodi conformi al concorso che hanno vinto. Infatti, quando si bandisce un concorso per uditore giudiziario, non lo si fa per assegnare il ruolo di magistrato a Palermo oppure a Cortina: si bandisce un concorso per uditore giudiziario per assegnare il ruolo di magistrato in tutte le sedi italiane.
Se non ricordo male, mi pare che i magistrati debbano essere inquadrati nell'ambito dei dipendenti dello Stato e vi è comunque un rapporto di dipendenza, a prescindere dal fatto che sono titolari dell'esercizio di un potere che gli è delegato dalla Costituzione come ordine e non come potere. Se così è, non possiamo pensare di aumentare in maniera strepitosa lo stipendio dei magistrati assegnati a certe sedi e che invece lo stesso di tipo di operazione nei confronti di un ufficiale dell'Esercito o della Polizia possa avvenire gratis. Non ci sono dipendenti di serie A e dipendenti di serie B. La pelle sul lavoro ce la lasciano sia i magistrati, sia la Polizia, sia i carabinieri, sia l'Esercito.
Si tratta di un discorso che comunque deve essere fatto e, quindi, dobbiamo constatare che, se c'è bisogno di questo decreto-legge, è perché qualcuno non adempie attentamente al proprio dovere, che è quello di coprire tutte le sedi, e questa operazione, siccome vi è una gestione autonoma, non può essere fatta dallo Stato.
Come ultimo aspetto (ma non meno importante), voglio segnalare che proprio nell'ambito della giustizia le spese dovrebbero essere un po' più oculate, perché quei magistrati che oggi pretendono di trasferirsi ricevendo degli aumenti di stipendio non da poco sono gli stessi che danno mandati a consulenti e che richiedono intercettazioni che sistematicamente non pagano perché non ci sono i soldi. Credo che ciò vada detto con riferimento al decreto-legge in esame (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melchiorre. Ne ha facoltà.

Pag. 43

DANIELA MELCHIORRE. Signor Presidente, intervengo per fare una piccola precisazione nei confronti dell'onorevole Brigandì riguardo allo stipendio che andrebbero a percepire i magistrati, che non è assolutamente superiore a quello dei parlamentari.
Inoltre, vorrei intervenire sulla dichiarazione secondo la quale il lavoro dei magistrati non sarebbe svolto in maniera puntuale (per quanto riguarda un aspetto attinente alle funzioni precipue degli stessi) e sul fatto che esiste un organo di autogoverno della magistratura, che è comunque previsto dalla legge (per adesso è ancora previsto, non so se poi sarà abolito: staremo a vedere).
A tale proposito vorrei fare delle precisazioni di questo tipo e sottolineare l'importanza di introdurre una deroga - una sorta di correttivo - alla norma che prevede l'impossibilità di assegnare i magistrati di prima nomina alle cosiddette di sedi disagiate.
Credo che una valutazione di opportunità in merito possa essere riservata allo stesso organo di autogoverno della magistratura, dal momento che con il decreto-legge in esame rimane irrisolto un problema fondamentale più volte sottolineato in quest'Aula, la mancanza di razionalizzazione delle circoscrizioni giudiziarie con conseguente ridistribuzione e ridisegnazione degli stessi equilibri dei carichi di lavoro e, quindi, anche degli tribunali e delle stesse sedi giudiziarie.
Trattandosi di un decreto comunque monco, in cui intravedo sempre meno la necessità e l'urgenza che caratterizzano lo strumento legislativo utilizzato per approvare queste disposizioni, in risposta all'onorevole Brigandì, affermo che invece sarebbe quanto mai necessaria una valutazione circa l'opportunità di evitare ulteriori disfunzioni nel sistema giustizia: infatti non è detto che con gli incentivi giudiziari i magistrati più anziani chiedano di essere trasferiti nelle cosiddette sedi disagiate. Onde evitare di aggiungere danno a danno, forse è necessario che venga posto questo ulteriore correttivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, anzitutto sono assolutamente d'accordo con le precisazioni esposte ora dall'onorevole Melchiorre, ma vorrei sottolineare un dato: un uditore giudiziario guadagna duemilacento euro al mese. Vogliamo dargli la possibilità di esercitare nella sede disagiata perché ha la possibilità di guadagnare molto di più, di poter formare in quel luogo la propria famiglia: quindi avrebbe più interesse un uditore giudiziario piuttosto che un magistrato di carriera. È semplicemente un emendamento basato sulla ragionevolezza: mi rendo conto che la ragionevolezza non abita in alcun punto di questo provvedimento ma noi continuiamo a provarci.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rao 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 480
Votanti 465
Astenuti 15
Maggioranza 233
Hanno votato
215
Hanno votato
no 250).

Prendo atto che i deputati Siragusa, Viola e Scilipoti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Passiamo all'emendamento Melis 1.10.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro, formulato dal relatore.

GUIDO MELIS. Signor Presidente, oggi un giovane o una giovane magistrato viene da un percorso che inizia con cinque anni - ai miei tempi erano previsti quattro anniPag. 44- per conseguire la laurea in giurisprudenza, circa cinquanta esami, due tesi di laurea, una nel percorso triennale l'altra nello specialistico. Poi vi è la scuola di specializzazione per le professioni legali che dura due anni. Speriamo che presto abbia avvio la scuola per la magistratura di cui ci auguriamo una pronta messa in atto e che certamente darà garanzie di formazione superiore a quelle che danno oggi le scuole di preparazione forense.
Poi vi è un concorso impegnativo e selettivo al punto che una parte dei posti banditi rimane scoperta e che consta di un test introduttivo e poi in un impegnativo concorso successivo. Infine si arriva alla prima nomina ad un'età che si aggira intorno ai trent'anni. Mi chiedo francamente dopo questo curriculum quali altre prove debba sostenere un giovane magistrato per essere idoneo alle funzioni per le quali questo percorso lo ha preparato.
D'altra parte è stato anticipato dall'onorevole Ferranti un argomento molto solido: in nessun'altra professione, in nessun'altra branca, in nessun altro settore esistono norme di questo tipo che inibiscono lo svolgimento di funzioni a coloro che risultano idonei, a seguito del superamento del concorso. Sarebbe come se un giovane chirurgo non potesse impugnare il bisturi in qualche misura.
Ho un giovane parente che svolge la professione di otorino che ha eseguito le sue prime operazioni, naturalmente sotto la vigilanza e la guida di un professore più anziano. Ciò può certamente avvenire se si introducono norme correttive che consentano l'affiancamento di magistrati più esperti ed anziani ai più giovani, ma non inibiamo a coloro che hanno vinto i concorsi la possibilità di svolgere le funzioni a cui sono stati abilitati. Insisto pertanto per la votazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sta bene. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, la regola del giovane magistrato vale quanto la regola del maresciallo dei carabinieri che va a finire «sul cucuzzolo» (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). La differenza sta nel fatto che uno è gestito dal Consiglio superiore della magistratura, mentre l'altro da un comando generale, quindi il comando generale riesce a coprire. Noi possiamo parlare e sostenere l'affermazione logica iniziale, cioè che il Consiglio superiore della magistratura non riesce a fare quello che deve fare: questo è il discorso serio. E quando cominciamo a parlare di soldi, dobbiamo tener presente il dato fondamentale: la magistratura oggi fa il proprio dovere in quanto vi sono magistrati onorari che vengono pagati in modo ridicolo e che mantengono la famiglia in quel modo, a 90 euro al giorno meno le tasse! Queste cose dobbiamo dirle (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Concludo e ripeto: questi signori, comunque, contraggono obbligazioni a cui lo Stato deve rispondere, senza tener presente il budget, non curandosi cioè del reperimento di questi soldi (il Governo è indebitato, per anni, per pagare le consulenze). Questo è un problema, sempre a proposito di soldi, che non si pone nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, anch'io vorrei ringraziare il collega Brigandì perché in qualche accento mi sembrato non condividere la linea del Governo secondo il quale l'incentivazione economica è il rimedio alla scopertura degli uffici giudiziari. Se è così siamo d'accordo, ma il collega Brigandì, che è sempre persona molto onesta, penso che parlando a noi abbia voluto porre la questione al Governo. In effetti è esattamente la stessa questione che noi poniamo. Non si pensi che i magistrati siano servitori dello Stato venali e che per un'incentivazione economica siano disposti a fare tutto: non è così. Le incentivazioniPag. 45economiche non hanno mai risolto i problemi proprio per questa ragione e ciò dà ragione al fatto che porre la questione in termini di incentivazione non risolve i problemi.
Non comprendiamo quindi il motivo di ciò. Nel decreto legislativo sull'ordinamento giudiziario, il n. 160 del 2006, abbiamo fatto una riforma importante non solo in termini di formazione dei magistrati, ma anche nel senso di consentire l'accesso al concorso della magistratura di secondo grado, cioè dopo che si è già passati ad un vaglio di professionalità. Allora, ciò avrebbe dovuto indurci e potrebbe ancora indurci a ritenere che i magistrati di prima nomina siano già in condizioni o possano, con un adeguato rafforzamento della formazione, essere messi in condizione di nuotare in qualunque mare, compreso quello delle funzioni monocratiche e quello degli uffici di procura, tanto più che in quello stesso decreto legislativo abbiamo previsto un'accentuazione delle funzioni di controllo e di vigilanza del capo. Quindi, un capo di procura che sia intelligente e sensibile capisce bene quali affari possano essere assegnati ai magistrati di prima nomina, può valutare a quali udienze possono essere assegnati: infatti, non tutti i processi richiedono una straordinaria formazione del professionista, del magistrato.
Sono tutte ragioni per le quali resta ancora incomprensibile il fatto che il Governo non accetti almeno delle clausole di garanzia che consentano per un verso di non deprimere la professionalità dei magistrati (che fino a prova contraria hanno superato un concorso estremamente complesso e difficile) e, per altro verso, di venire incontro anche alle esigenze di scopertura. Ecco perché il gruppo dell'Italia dei Valori voterà convintamente a favore nell'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'Istituto scientifico di Foglianise, in provincia di Benevento, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, vorrei fare una breve considerazione, perché ho sentito alcuni colleghi intervenire, anche a ragione, esponendo alcune idee.
Ritengo che le sedi disagiate e le tante sezioni delle procure poste in sedi disagiate meritino attenzione. Possono andarci magistrati giovani e magistrati più anziani ed essi meritano anche un trattamento o un incentivo legati al fatto di avere più disagi rispetto agli altri. Tuttavia, vorrei sottoporre all'attenzione del Parlamento la necessità, in seguito, di adeguare, nelle stesse sedi disagiate, anche le forze dell'ordine, che rappresentano uno strumento fondamentale per l'autorità giudiziaria e la parte più esposta, più sensibile nella lotta alla criminalità (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ricordo che il presentatore dell'emendamento Melis 1.10 non accede all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Melis 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 449
Astenuti 12
Maggioranza 225
Hanno votato
215
Hanno votato
no 234).

Prendo atto che i deputati Colombo, Rota, Brega e Argentin hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che i deputati Rivolta e Consolo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che la deputata Mussolini ha segnalato che si è astenuta mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario.Pag. 46
Passiamo alla votaziozione dell'emendamento Rao 1.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, l'onorevole Brigandì si è soffermato su due questioni, una delle quali è in dissenso rispetto alla posizione del Governo e a tutta la filosofia che è sottesa a questo provvedimento. Se ho ben capito, il collega Brigandì dice, sostanzialmente, che non bisogna dare gli incentivi economici a chi va nelle citate sede disagiate, anche perché altri dipendenti della pubblica amministrazione ci vanno senza incentivi.
In realtà, è inutile stare qui a ricordare la peculiarità dei componenti dell'ordine giudiziario e i principi costituzionali che riguardano l'inamovibilità del giudice, il principio del giudice naturale e, quindi, la delicatezza con cui vanno affrontati i temi degli spostamenti dei magistrati. Non per nulla, la Costituzione prevede che, a presidio e a garanzia di questi valori costituzionali, vi sia un organo di rilevanza costituzionale che se ne deve occupare. Quindi, da parte nostra, in questo dissentiamo dal collega Brigandì e consentiamo, invece, con il Governo e con la filosofia che ispira questo provvedimento.
L'onorevole Brigandì parla anche di un'altra questione, su cui ci sembra difficile poter convenire: l'analogia con gli altri rappresentanti della pubblica amministrazione, che sono assegnati nelle sedi disagiate in prima nomina, dovrebbe indurre a dire che allora ci possono andare anche i magistrati. Pertanto, non si capisce perché, neanche in via di eccezione, l'onorevole Brigandì non consente che vi possano essere mandati.
In ogni caso, credo che vi sia una considerazione antropologica, prima che organizzativa e giudiziaria: non abbiamo alcuna garanzia che, in assoluto, il magistrato giovane sia più improvvido e più scriteriato del magistrato avanti negli anni. Credo che ciascuno di noi, che ha avuto la ventura di praticare le aule di giustizia, abbia conosciuto magistrati avanti negli anni da cui ci si augurava che ci liberasse Dio e giovani magistrati capaci ed equilibrati. Quindi, stiamo attenti a fare queste generalizzazioni stereotipate. Vi è una famosa canzone di Farassino che dice - in piemontese, ma io lo traduco in italiano - che non è l'età ad essere importante. In quella canzone - mi rivolgo a Brigandì, che di Farassino dovrebbe essere un cultore e lo prego riascoltarlo - si dice che se uno è un po' cretino (l'espressione esatta non la posso ripetere in questa sede), lo è sia a vent'anni che a cinquant'anni. L'invecchiare non è una garanzia, come accade per il barolo!

PRESIDENTE. A beneficio dei non piemontesi, dirò che Gipo Farassino è un grandissimo cantautore piemontese.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, spero che tutto questo serva ad accrescere l'attenzione, anche perché vorrei rispondere alle garbate affermazioni del collega Ascierto, il quale, da una parte, mi è parso anch'egli non condividere il criterio per cui bisogna incentivare economicamente l'adempimento del proprio dovere in determinate sedi, o mi sembra che abbia detto, in subordine: se si «dà» ai magistrati, si «dà» anche alle forze dell'ordine che svolgono funzioni delicate di sicurezza. Tuttavia, a me sembra di ricordare che questo argomento valga proprio per dire che non bisogna neanche «dare» ai magistrati, che occorre cercare altre soluzioni. Infatti, io ho fatto il magistrato per tanto tempo e ho conosciuto funzionari di polizia e carabinieri, verso i quali sono sempre andati e sempre andranno la mia personale stima e apprezzamento, i quali sono stati assegnati in prima nomina a sedi disagiate. Come ad esempio, Nuoro, laddove vanno i magistrati di prima nomina e, spesso, anche i carabinieri e i funzionari di polizia di prima nomina.
Credo che si debba ricorrere a strumenti diversi per garantire la funzionalità, e cioè: quando una persona viene selezionataPag. 47per svolgere funzioni delicate di sicurezza, come nel caso dei carabinieri e delle forze di polizia, o viene selezionata per svolgere funzioni importanti e delicate di giurisdizione, questa deve essere messa in condizioni, da subito, di svolgere le funzioni dovunque. Ecco perché mi è parso opportuno riprendere le intelligenti considerazioni svolte dal collega Ascierto che mi sembrano confortare la tesi che sinora abbiamo sostenuto.

PRESIDENTE. Passiamo, quindi, ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rao 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 471
Votanti 463
Astenuti 8
Maggioranza 232
Hanno votato
211
Hanno votato
no 252).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, le volevo segnalare che forse si è fatta una certa ora; rapidamente, quindi, ci avviciniamo alle «pratiche del giovedì» e poiché mi sembra che il numero dei presenti sia cospicuamente inferiore al numero dei votanti, la pregherei, da un lato, di controllare la situazione e, dall'altro, di verificare se, giunti ad una certa ora, forse non sia il caso di fare in modo che gli altri possano raggiungere quelli che già stanno da qualche altra parte.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, stavo appunto per dire che sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata e alle 16 con il seguito dell'esame del presente provvedimento.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'interno e il Ministro per l'attuazione del programma di Governo.

(Misure per contrastare la diffusione ed il radicamento della camorra - n. 3-00212)

PRESIDENTE. L'onorevole Aniello Formisano ha facoltà di illustrare per un minuto la sua interrogazione n. 3-00212, concernente misure per contrastare la diffusione ed il radicamento della camorra (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ANIELLO FORMISANO. Signor Presidente, signor Ministro, si è reso necessario sviluppare questa interrogazione, oggi, in esito alla vicenda gravissima verificatasi il 2 novembre a Secondigliano. Ciò soprattutto perché noi dell'Italia dei Valori vorremmo verificare quale grado di consapevolezza ha, rispetto alla situazione alla quale si è giunti, il Governo e non certamente il Ministro dell'interno che ha avuto modo già di pronunciarsi sul suo modo di pensare rispetto a ciò che avviene a Napoli. Lei, signor Ministro, ha parlato di uno Stato che deve discendere in guerra contro i clan camorristici, pertanto tale verifica non è certamente riferita a lei ma alla compagine di Governo complessiva. Siamo al punto in cui il Capo dello StatoPag. 48ogni tanto ci deve ricordare che quella è una guerra. Soprattutto vorremmo verificare qual è il livello di coerenza - lo chiediamo esplicitamente nell'interrogazione - del Governo rispetto a quanto anche lei da ultimo ha affermato con riferimento alle modalità con le quali va combattuta questa guerra, ai comportamenti pubblici e alle scelte pubbliche che devono essere un baluardo a difesa della democrazia.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Roberto Maroni, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, illustrerò le azioni che il Governo e il Ministero dell'interno stanno conducendo per contrastare la criminalità organizzata nell'area del napoletano, in Campania, con particolare riferimento all'episodio che è stato citato nell'interrogazione.
Su questo episodio si stanno conducendo le indagini da parte della Direzione distrettuale antimafia. Tale episodio non sembra tuttavia potersi ricondurre alle dinamiche ordinarie della criminalità camorristica. Si è tenuta ieri, presso la prefettura di Napoli, una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza, nel corso della quale è stato deciso di intensificare, nell'immediato, il controllo del quartiere, anche con il concorso delle Forze armate esteso anche ad altre aree.
Il Governo ha affrontato il tema della sicurezza e del contrasto alla criminalità organizzata attraverso i provvedimenti che l'Esecutivo ha emanato subito, nel corso del primo Consiglio dei ministri, tenutosi proprio a Napoli. In particolare, per l'area casertana, dove si sono verificati episodi di violenza inaudita da parte della camorra, ricordo che siamo intervenuti subito: il 20 settembre, due giorni dopo la strage, abbiamo inviato 402 unità di personale altamente qualificato delle forze di polizia a supporto degli investigatori, oltre poi al contingente di 500 militari. Sono stati poi stipulati appositi protocolli di legalità, tra le prefetture di Napoli e di Caserta e gli enti locali. I risultati non si sono fatti attendere: è di ieri l'operazione «Alta marea», nel corso della quale la polizia di Napoli ha arrestato 88 affiliati al clan dei Gionta e ha sequestrato beni per 80 milioni di euro.
Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi si sono susseguiti successi delle forze dell'ordine: il 30 settembre sono stati eseguiti 102 provvedimenti restrittivi nei confronti di esponenti del clan dei casalesi; il 30 settembre sono stati arrestati tre pericolosi latitanti; l'11 ottobre sono state tratte in arresto sette persone, responsabili di associazione di tipo mafioso con finalità terroristiche, fiancheggiatrici del gruppo di fuoco del clan Bidognetti, tra i quali il latitante Giuseppe Setola; il 13 ottobre è stato arrestato un altro latitante considerato elemento di spicco del clan La Torre. Infine, il 16 ottobre, a Terni, è stato arrestato Emilio Di Caterino, considerato esponente di primo piano del clan dei casalesi.
Il contrasto per così dire militare alla criminalità organizzata e alla camorra, negli ultimi mesi, è stato intensificato e ha portato a risultati estremamente soddisfacenti.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Di ciò sono consapevoli anche i magistrati, con i quali hanno un ottimo rapporto gli investigatori. Sono soddisfatto di questa azione. È evidente, tuttavia, che questo non basta. La camorra infiltra l'economia e la società civile...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. È lì che vanno sviluppati gli anticorpi veri, con il concorso di tutti e in particolare delle istituzioni e degli enti locali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Aniello Formisano.

Pag. 49

ANIELLO FORMISANO. Signor Ministro, la ringrazio, lei ha anticipato la considerazione che volevo sviluppare al termine della mia replica. I successi ci rallegrano perché la battaglia va combattuta su quel terreno sul quale, per la verità, esiste qualche contraddizione nel senso che i provvedimenti che lei citava, quelli di incremento, non sono tutti finanziati, ma bisogna che il Governo poi scelga dove voglia indirizzare le risorse.
Comunque non basta, lo diceva lei ed è la verità. Il «comunque non basta» va riferito a quello che riteniamo debba essere il primo elemento per strappare questi giovanetti a quelle vicende: la scuola, signor Ministro. Il suo Governo si sta caratterizzando per il tagliare fortemente la scuola pubblica che probabilmente, dal nostro punto di vista, è quel che serve, invece, nelle nostre zone per fare in modo che, a fianco all'azione che egregiamente le forze dell'ordine, ancorché prive di mezzi, stanno svolgendo, possa servire a rendere educati al senso civico, alla società che dovrà venire, questi nostri giovani. Rispetto a ciò, mi dispiace dirlo Ministro e non riguarda il suo dicastero, c'è un ritardo notevole, questo Governo registra un passo indietro.
Da ultimo, parlavo prima di coerenza: lei ha fatto bene, ma ora intendo fare riferimento agli uomini delle istituzioni e degli enti locali. Ho qui con me Il Mattino di Napoli, un giornale importante da noi. Stamattina titola così «Casalesi alla sbarra, lo Stato parte civile». Quale Stato, signor Ministro? Quello che lei ha illustrato questa mattina in Aula o lo Stato che leggiamo negli interrogatori dei pentiti, quello che viene richiamato in cinque interrogatori di pentiti di camorra, che rappresentano un uomo del suo Governo? Si guardi intorno, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

(Iniziative per ovviare alla carenza di risorse destinate alle forze di polizia impegnate in Campania - n. 3-00213)

PRESIDENTE. L'onorevole Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Casini n. 3-00213, concernente iniziative per ovviare alla carenza di risorse destinate alle forze di polizia impegnate in Campania (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Signor Presidente, signor Ministro, questa interrogazione, nella premessa, ricalca un po' la precedente perché gli efferati fatti della notte tra il 1o ed il 2 novembre 2008 nella quale cinque adolescenti tra i dodici e i tredici anni sono stati feriti a colpi di pistola davanti ad una sala giochi nel quartiere di Secondigliano, a Napoli, hanno sconcertato tutti.
Questo efferato attentato, in presenza dei militari stanziati sul territorio in Campania (una presenza voluta da questo Governo dopo la strage di Castel Volturno), deve, a nostro parere, far riflettere sulla utilità di una presenza militare che distoglie risorse che invece andrebbero destinate alle forze di polizia che stanno sul territorio per meglio poter incidere su una realtà, che chiaramente i giovani militari che fanno il loro dovere non possono conoscere fino in fondo...

PRESIDENTE. Deve concludere onorevole.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. ...rispetto alla quale, come detto, meglio potrebbero fare le forze di polizia che vanno sostenute in questo loro duro lavoro.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Roberto Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, nel capoluogo partenopeo sono presenti 12 presidi mobili nell'ambito del «piano strade» ed un presidio fisso impiegato nell'attività di vigilanza al consolato americano. Questi presidi, come si sa, sono costituiti da pattuglie miste, composte da unità della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza con il concorso delle Forze armate.Pag. 50
L'impiego dei militari è stato utile ed è ancora utile ed ha conseguito risultati importanti. Mi limito a citare quelli nella provincia di Caserta: dal 4 ottobre al 2 novembre sono state identificate oltre 21 mila persone, 64 arrestate, 285 le perquisizioni effettuate, 11.600 i veicoli controllati, 36 chilogrammi di droga sequestrata e 11 armi sequestrate, e così via. Questa azione dei militari di controllo del territorio è esattamente quella che volevamo fare per dare il segnale che lo Stato c'è e che vuole riappropriarsi dei territori in mano alla camorra. Nonostante, peraltro, le difficoltà economiche e finanziarie che tutti conosciamo il Governo ha tenuto in debito conto le esigenze peculiari della pubblica sicurezza. È stato istituito, come sapete, un fondo unico alimentato con le somme di denaro sequestrate e confiscate alla mafia: parliamo di miliardi di euro finora giacenti senza fruttare interessi e senza poter essere utilizzate e che noi stiamo recuperando.
Mi auguro, entro la fine dell'anno, di poter davvero mettere a disposizione delle forze di polizia e della sicurezza queste ingenti risorse che appartengono ai cittadini; si tratta di risorse che sono state confiscate alla mafia e per troppi anni sono state lasciate, colpevolmente, sui conti correnti delle banche e delle poste e non utilizzati, invece, per contrastare la criminalità.
Nell'intero territorio provinciale partenopeo, per ritornare al luogo citato, al 1o ottobre prestano servizio 6.780 unità. Risultano assegnate alla questura di Napoli 4.370 persone con funzioni di polizia, a fronte di una dotazione organica di 4.939 unità. A queste, però, si devono aggiungere 126 operatori con compiti tecnico-scientifici e 395 addetti allo svolgimento di compiti amministrativi. Nel commissariato di polizia di Secondigliano è presente una forza effettiva di 67 unità, a fronte delle 45 previste in organico. Il reparto prevenzione crimine per la Campania è costituito da 123 unità, che esplicano attività di polizia.
Veniamo ora a considerare le dotazioni strumentali e logistiche.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. La questura di Napoli ha in dotazione ben 298 autovetture per il controllo del territorio e 233 per i servizi info-investigativi. Sono dati importanti che dimostrano l'attenzione e l'impegno del Governo sul territorio per contrastare la criminalità organizzata, senza dare spazio a nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L'onorevole Romano ha facoltà di replicare.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Signor Presidente, il lavoro svolto dal suo Ministero - per questo plaudo, signor Ministro - non è messo in discussione dal nostro gruppo parlamentare. La sosteniamo nell'azione radicale di smantellamento delle forze mafiose nel nostro Paese. Tuttavia, non possiamo non prendere atto che quanto da lei è stato affermato, oltre a rappresentare un inventario di tutto ciò che si sta facendo in quelle zone, contraddice e stride con una politica che, invece, tende a tagliare risorse alle forze di polizia. Per questo riteniamo che siano giuste le proteste del SIULP e del SAP, quando chiedono maggiori risorse per poter fare meglio il loro lavoro. Tali risorse, invece, sono distolte nel momento in cui vengono utilizzate per un'operazione che, mi consenta signor Ministro, è di facciata. Infatti, inviare i militari in quel territorio, senza una preparazione adeguata, servirà soltanto a identificare, come appena ha annotato lei, e ad arrestare sei persone. Ma, in realtà, si tratta, come si suole dire, non di personaggi di stampo mafioso - sono questi, invece, che dovrebbero essere arrestati - ma di piccoli «rubagalline», che non portano nessun contributo alla causa; quest'ultima è talmente importante da richiedere l'impiego di una forza massiccia di personale qualificato e specializzato, che venga sostenuta con strumenti di supporto, dai computer alla logistica, in grado di consentirgli di svolgere al meglio il proprio lavoro.Pag. 51
Chiediamo al Governo di intervenire rapidamente, destinando quante più risorse possibili, quanto necessario, affinché questi lavoratori dello Stato, che svolgono il loro lavoro duro e difficile per pochi euro al mese, siano posti in condizioni migliori per poterlo quanto meno fare (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

(Iniziative per la modifica delle disposizioni in materia di iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora - n. 3-00214)

PRESIDENTE. L'onorevole Rampelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cicchitto n. 3-00214, concernente iniziative per la modifica delle disposizioni in materia di iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, signor Ministro, in numerose città italiane è in costante aumento il fenomeno delle iscrizioni anagrafiche cosiddette fittizie, di persone senza fissa dimora. Nel solo comune di Roma le iscrizioni anagrafiche si sono moltiplicate con un incremento di 4 mila nuove residenze rilasciate in un anno e mezzo, per un totale, ad oggi, di 15 mila e oltre «invisibili». Ciò ha comportato, con il trascorrere degli anni e con un'interpretazione molto estensiva delle circolari amministrative emanate in materia, che si evidenziassero problematiche notevoli, come la presenza di migliaia di persone non più reperibili al loro domicilio virtuale, come hanno constatato, anche in diverse circostanze, le forze dell'ordine.
Allo stato attuale i responsabili di tali strutture non sono al corrente del numero delle persone iscritte, della loro identità e cittadinanza. Inoltre, non sono a conoscenza né del municipio in cui vivono, né del comune in cui soggiornano.
Alcuni siti Internet consigliano agli oriundi italiani di recarsi direttamente a Roma per iscriversi come residenti, senza accertamento, dichiarandosi appunto senza fissa dimora, per poi chiedere di ottenere speditamente i documenti validi e di conseguenza la cittadinanza.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

FABIO RAMPELLI. L'interrogazione ovviamente richiede quali urgenti misure, per quanto di sua competenza, si intendono adottare per contenere il dilagare di questo fenomeno.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Roberto Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, ringrazio gli onorevoli interroganti per aver richiamato l'attenzione del Governo e del Parlamento su un problema vero, reale e molto grave che, negli ultimi tempi, ha assunto dimensioni consistenti soprattutto nei grandi centri urbani, dove maggiore è il numero delle persone in condizione di invisibilità.
Dico subito che la situazione particolare che si è creata a Roma, dove il fenomeno è più evidente, è una conseguenza delle disposizioni normative in materia anagrafica. L'articolo 2 della legge n. 1228 del 1954 dispone, infatti, che ai fini dell'obbligo di iscrizione anagrafica la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune dove ha il domicilio e, in mancanza di questo, nel comune di nascita. Il regolamento anagrafico, inoltre, stabilisce che l'anagrafe è costituita dalla persone che hanno fissato nel comune la propria residenza e da quelle che, senza fissa dimora, vi hanno stabilito il domicilio. Queste disposizioni si fondano tutte sul principio che tutti coloro che dimorano su un certo territorio devono essere iscritti all'anagrafe.
Per quanto riguarda Roma, e per affrontare e risolvere la situazione, sono in corso contatti tra il comune e la prefettura. Più in generale, il problema sarà risolto quando verrà approvato il disegno di legge sulla sicurezza che è in corso di discussione al Senato, perché a quella proposta il Governo ha presentato unPag. 52emendamento, un articolo, una norma, quindi, che subordina l'iscrizione nei registri dell'anagrafe, che non sarà più automatica, alla verifica, da parte degli uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell'immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza. Questa semplice norma darà agli uffici comunali e al sindaco il potere di affrontare con gli strumenti adeguati e di risolvere la situazione denunciata dagli interroganti.

PRESIDENTE. L'onorevole Rampelli ha facoltà di replicare.

FABIO RAMPELLI. Signor Presidente, ringrazio il Ministro Maroni per l'attività che il Governo ha fin qui svolto per ripristinare il diritto alla sicurezza che, come sappiamo, è particolarmente caro a tutti i cittadini italiani e, in modo particolare, ai cittadini che risiedono nelle aree maggiormente svantaggiate e cioè nelle grandi città.
Lo ringrazio anche per l'impegno che è stato intrapreso rispetto alle modifiche legislative e anche ai contatti giusti, propri e opportuni con la prefettura di Roma e con il comune. Penso che, comunque, le risposte vadano integrate rispetto al fenomeno di posizionamento di queste residenze nelle sedi di alcune associazioni, fenomeno che riguarda migliaia e migliaia di persone e quindi è ormai fuori controllo. Vi sono ormai 15 mila residenze invisibili soltanto a Roma, ma lo stesso fenomeno si sta replicando in tutte le maggiori città italiane; si tratta di soggetti che non esistono a nessun titolo, di cui non si conosce assolutamente nulla, né le generalità né l'effettiva residenza e quindi penso che questo possa essere davvero un elemento di pericolo. Dalle indagini che sono note (si tratta di dati ufficiali) di questi 15 mila e oltre soggetti invisibili ce ne sono quasi 11 mila che non sono né cittadini italiani né cittadini comunitari.
È di tutta evidenza che si sta cercando di individuare un escamotage per arrivare in Italia e poi, utilizzando i servizi sociali, gli asili nido piuttosto che l'assistenza sanitaria, avviare le pratiche per ottenere documentazioni utili a tutte le procedure di installazione definitiva e quindi anche alla conquista dello status di cittadino italiano.
Penso che questa situazione, nel rispetto ovviamente di tutto ciò che si deve fare per manifestare solidarietà e spirito di accoglienza, debba essere comunque monitorata adeguatamente, perché può essere davvero la finestra dalla quale rientrano alcuni problemi che noi faticosamente stiamo, con questo Governo e con questa maggioranza, cercando di eliminare dalla porta principale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

(Direttive impartite alle questure e alle prefetture in relazione alle manifestazioni di dissenso in ambito scolastico ed universitario - n. 3-00215)

PRESIDENTE. L'onorevole Sereni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00215, concernente direttive impartite alle questure e alle prefetture in relazione alle manifestazioni di dissenso in ambito scolastico ed universitario (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

MARINA SERENI. Signor Presidente, signor Ministro, l'informativa che il Governo ha reso in quest'aula sui gravi episodi di piazza Navona in occasione della mobilitazione degli studenti è stata scandalosamente insufficiente a chiarire l'effettivo svolgimento dei fatti e le responsabilità dei militanti di estrema destra. Il movimento degli studenti sta proseguendo: lezioni in piazza, assemblee, concerti, azioni simboliche. Voi stessi avete riconosciuto, sia pure tardivamente, il fondamento e le ragioni di questa mobilitazione, tanto che avete accettato di avviare un dialogo e un confronto. Nonostante questo, non sono cessate prese di posizione da parte di esponenti del Governo e dalla maggioranza che, anziché valorizzare questa mobilitazione pacifica, hanno evocato scenari tutt'altro che tranquilli (intervento della polizia nelle scuole, identificazione ePag. 53denuncia degli studenti), rischiando così di infiammare pericolosamente il clima e di suggerire indirettamente iniziative che possono diventare motivo di tensione.

PRESIDENTE. Onorevole Sereni, la prego di concludere.

MARINA SERENI. Gli stessi sindacati di polizia hanno auspicato più moderazione. Per questo, signor Ministro, le chiediamo quali direttive siano state impartite alle questure e alle prefetture per affrontare le diverse manifestazioni, garantendo la possibilità di manifestare.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'interno, Roberto Maroni, ha facoltà di rispondere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Signor Presidente, non mi soffermo sui fatti di piazza Navona perché sono stati oggetto di un'informativa precisa da parte del Governo. Ricordo solo che in Italia al momento sono oltre 650 le manifestazioni attuate a partire dall'inizio dell'anno scolastico, 134 gli istituti medi superiori occupati, dieci le facoltà occupate (non attualmente occupate, ma che sono state occupate anche solo per un giorno). Infine, vi sono ventinove istituti medi e una facoltà in autogestione.
Credo che la tutela della democrazia, degli istituti democratici e delle libertà fondamentali sia un compito anche delle forze di polizia, per garantire il funzionamento del sistema costituzionale e il mantenimento dell'ordine pubblico, consentendo ai cittadini di esercitare liberamente e pacificamente le proprie attività e i diritti costituzionali: il diritto di manifestare il dissenso rispetto alle politiche o alle decisioni di un'istituzione del Governo e anche il diritto di partecipare alle lezioni e di studiare nelle scuole.
Negli ultimi giorni il dissenso contro le iniziative in materia scolastica ha assunto un particolare rilievo a causa delle proteste negli atenei e nelle scuole successivamente sfociate in numerosi cortei connotati da una crescente partecipazione di collettivi di studenti, genitori, ricercatori e aderenti a sodalizi antagonisti.
Il Ministro dell'interno, per evitare ripercussioni negative sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica (tale è il compito affidato al Ministero dell'interno), ha diramato specifiche direttive alle autorità provinciali di pubblica sicurezza con una circolare del 22 ottobre scorso. In particolare, le questure sono state sollecitate a intensificare l'attività informativa e preventiva al fine di garantire il regolare svolgimento delle legittime iniziative di dissenso, adottando però nel contempo le misure più idonee sul piano della prevenzione per garantire il diritto altrettanto sacrosanto di partecipare alle lezioni per gli studenti che vogliano parteciparvi.
Sono state rivolte ai questori delle città interessate da iniziative di protesta raccomandazioni perché venga comunque fatto emergere ogni elemento utile alla predisposizione di eventuali misure preventive e di protezione di persone e di obiettivi ritenuti a rischio. Lo scorso 23 ottobre si è tenuta al Viminale una riunione tecnica per monitorare tutte le manifestazioni di protesta, sia quelle svolte sia quelle programmate, e per definire un quadro completo degli istituti scolastici e delle università occupate.

PRESIDENTE. Signor Ministro, la prego di concludere.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. In questo modo viene garantita la possibilità di manifestare il dissenso purché espresso nel rispetto della legge e del diritto degli altri, permettendo nel contempo di prevenire qualsiasi azione violenta identificando e denunziando i responsabili all'autorità giudiziaria (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L'onorevole Bressa, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, insoddisfatti è forse dire poco: siamo più indignati che insoddisfatti, indignati civilmente e politicamente.Pag. 54
Vede Ministro Maroni, la sua risposta è figlia della cultura di questo Governo, dell'ossessione di voler dimostrare a tutti i costi di essere un Governo forte, che decide e che fa, salvo poi sprofondare in imbarazzati e imbarazzanti silenzi e nell'impotenza assoluta, com'è accaduto in questi giorni quando è stato assaltato uno studio della RAI da parte di un gruppo di neofascisti (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Il problema è che voi non state governando il Paese, lo state stressando emotivamente con minacce, ultimatum, giri di vite annunciati in televisione; anziché governare le speranze di questo Paese avete scelto di governare le sue paure, le agitate e fate uscire gli istinti più oscuri. Sembra quasi che programmiate di soffiare sul fuoco nella speranza che possa scoppiare un incendio, per consentire interventi sempre più pesanti e punitivi da parte del Governo, nell'evidente intento di appannare la fiducia dei cittadini nella perdurante validità dei principi e dei valori di cui la nostra Costituzione è espressione.

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Io sono indignato!

GIANCLAUDIO BRESSA. Ma così non funziona, non può funzionare per i prossimi quattro anni di Governo che vi restano. Per questo siamo insoddisfatti, prima ancora che come parlamentari di opposizione, come cittadini che credono nel rispetto dei diritti civili e politici, nel diritto di manifestare il proprio pensiero...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIANCLAUDIO BRESSA. ...ma soprattutto nel diritto di sperare in un futuro migliore che voi negate anche di poter pensare. Riflettete perché il vento sta cambiando non solo negli Stati Uniti d'America, ma anche in Italia e ve ne accorgerete presto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

ROBERTO MARONI, Ministro dell'interno. Vergogna!

(Intendimenti del Governo in merito alla riforma organica della magistratura onoraria - n. 3-00216)

PRESIDENTE. L'onorevole Brigandì ha facoltà di illustrare l'interrogazione Cota n. 3-00216, concernente intendimenti del Governo in merito alla riforma organica della magistratura onoraria (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, è un peccato che non si possa rispondere, se non nei termini dell'illustrazione dell'interrogazione. L'illustrazione è estremamente semplice: ad un certo punto in Italia si è deciso di istituire dei magistrati onorari affidando loro delle sciocchezze, poi man mano queste sciocchezze sono diventate sempre più importanti; sono stati istituiti dei procuratori a cui sono state affidate una serie di competenze, sostanzialmente sono diventati dei professionisti. C'è gente che lavora da dieci anni nello stesso posto, e noi abbiamo la certezza che senza la magistratura onoraria la magistratura si deve fermare.
A questo punto chiedo di sapere dal Ministro quali siano i progetti del Governo per dare una risposta a queste persone: sono gli unici che lavorano seriamente, gli unici che non fanno politica, sono presenti e guadagnano 50 euro nei pochi giorni in cui lavorano.

PRESIDENTE. Il Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO ROTONDI, Ministro per l'attuazione del programma di Governo. Signor Presidente, prima di rispondere devo rappresentare a nome del Governo il nostro disagio per il travisamento dell'istituto dell'interrogazione, trasformata in comizi supplementari al di fuori dalle ragioniPag. 55che hanno indotto la Camera ad istituire la possibilità del question time.

PRESIDENTE. È il Regolamento. Prego, prosegua con la risposta.

GIANFRANCO ROTONDI, Ministro per l'attuazione del programma di Governo. La tematica evocata dall'interrogante involge questioni che, sin dall'inizio della presente legislatura, hanno ricevuto la massima attenzione da parte del Ministro della giustizia, come attestato peraltro dalla presentazione al Senato, nell'ambito dei lavori parlamentari di conversione in legge del decreto-legge dell'ottobre 2008, della proposta emendativa 3.01, proprio al fine di far chiarezza sulle indennità spettanti ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari.
Si fa presente che l'ufficio legislativo, su impulso del Ministro della giustizia, sta proseguendo nei lavori preparatori per la messa a punto di un nuovo schema di disegno di legge in materia di riforma organica della magistratura onoraria, tenuto conto del fatto che l'articolo 245 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51 stabilisce che le disposizioni dell'ordinamento giudiziario che consentono l'utilizzo di giudici onorari di tribunale e di vice procuratori onorari si possono applicare fino a quando non sarà attuato un complessivo riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria e comunque non oltre il 31 dicembre 2009.
La necessità di procedere entro tale data alla revisione delle vigenti disposizioni dell'ordinamento giudiziario che regolano l'impiego dei magistrati onorari costituisce l'occasione per una più ampia rimeditazione del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria, che coinvolga anche la figura del giudice di pace, tenendo conto degli aspetti critici relativi all'attività svolta da questa particolare categoria di magistrati onorari ai quali nel corso degli anni è stata attribuita una sfera di competenza giurisdizionale sempre più ampia.
In tale circostanza si valuteranno alcuni degli elementi di novità contenuti nello schema di disegno di legge già diramato nel corso della precedente legislatura. Si assicura che tali tematiche sono all'attenzione del Ministro della giustizia.

PRESIDENTE. L'onorevole Brigandì ha facoltà di replicare.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, signor Ministro, reputo la sua risposta più che esauriente. Tuttavia, il problema deve essere necessariamente posto all'attenzione del Governo, e per questo motivo abbiamo presentato l'interrogazione odierna affinché il Governo mediti anche sulle posizioni che rispecchiano le opinioni degli eletti dal popolo.
I magistrati onorari sono persone che si trovano ad affrontare innanzitutto un problema, che è divenuto serio, che consiste nel fatto che non sono più onorari perché sono diventati professionisti. Non si tratta più del vecchio avvocato ultracinquantenne che occupa il suo tempo svolgendo questa funzione dopo essere andato in pensione, ma di fior di ragazzi che lavorano molte ore in tribunale, dando un apporto professionale che non è più residuale ormai, ma a tempo pieno. Nel 98 per cento delle udienze dei tribunali penali, infatti, la pubblica accusa è retta da un magistrato onorario.
Pertanto, è evidente che il Governo debba fare i conti con alcune esigenze. Innanzitutto occorre evitare il precariato, perché non possiamo pensare che persone che hanno esercitato questa funzione per quindici anni se ne vadano a casa. Bisogna inoltre riconoscere l'utilità della loro funzione perché non possiamo accettare che tali persone vengano considerate dei magistrati che svolgono un lavoro umile, mentre gli altri se ne vanno in giro a fare politica. Questo è infatti ciò che accade, non per tutti, ovviamente, perché devo ribadire la piena fiducia nella magistratura, ma sicuramente per i magistrati che si espongono e che tramite il loro lavoro fanno attività politica. Infine, è necessario riconsiderare il trattamento economico che non può essere limitato ai 93 euro lordi a udienza, per i quali vanno pagate le tasse e i contributi assistenziali.

Pag. 56

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MATTEO BRIGANDÌ. Concludo, signor Presidente.
Ringrazio il Ministro e sono contento di aver potuto esprimere ciò che corrisponde al comune sentire certamente del mio partito (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

(Iniziative in merito all'investimento in obbligazioni garantite dalla società Lehman Brothers da parte dell'Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati - n. 3-00217)

PRESIDENTE. L'onorevole Melchiorre ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00217, concernente iniziative in merito all'investimento in obbligazioni garantite dalla società Lehman Brothers da parte dell'Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

DANIELA MELCHIORRE. Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo appreso che l'EPPI, l'Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati, il cui scopo è la tutela previdenziale obbligatoria a favore degli iscritti, ha investito attualmente, per una somma che ammonterebbe a 35 milioni di euro, in obbligazioni Anthracite rated investments limited per ottenere la restituzione del capitale e un rendimento minimo del 30 per cento in quindici anni con garanzia prestata dalla Lehman Brothers Holding inc.
È a tutti nota la sorte del colosso americano della finanza Lehman Brothers che ha, tra l'altro, segnato l'inizio di una drammatica congiuntura finanziaria che ha registrato il crollo di tutte le principali borse d'affari internazionali. In tale ottica appare comprensibile la preoccupazione degli iscritti dell'EPPI riguardo al destino dell'integrità del proprio risparmio finalizzato a fini pensionistici, in virtù dell'alta incidenza di rischio connessa a fondi di fondi hedge, notoriamente orientati a politiche di gestione speculativa, e in considerazione della venuta meno della decisiva garanzia prestata dalla Lehman Brothers.
Chiedo dunque se il Ministro interrogato intenda verificare se il soggetto finanziario emittente delle obbligazioni Anthracite sia italiano o comunitario o di paese terzo...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

DANIELA MELCHIORRE. ...e se intenda richiedere un prospetto dettagliato di tutti gli investimenti in essere...

PRESIDENTE. Onorevole Melchiorre, deve concludere.

DANIELA MELCHIORRE. ...al fine di valutare sia il rischio o il rendimento dei suddetti investimenti, sia l'opportunità del ricorso a strumenti finanziari ad alto rischio da parte di un'istituzione il cui scopo è assicurare un rendimento certo che permetta...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Melchiorre.
Il Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha facoltà di rispondere.

GIANFRANCO ROTONDI, Ministro per l'attuazione del programma di Governo. Signor Presidente, con riferimento all'interrogazione premetto che l'Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati effettua investimenti mobiliari nell'ambito della sua autonomia finanziaria.
Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, opera una valutazione di conformità, al fine di assicurare il mantenimento dell'equilibrio e la correttezza della gestione.
Il patrimonio totale dell'ente ammonta a 516 milioni, di cui 94 investiti in immobili; la quota maggioritaria è investita in attività finanziarie. Nell'ambito dei valoriPag. 57mobiliari, le risorse investite in titoli strutturati ammontano a 65 milioni, il 12,5 per cento del patrimonio totale.
Tale valore è considerato in un range di normalità. I risultati del monitoraggio effettuato di recente dalla competente direzione generale del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, insieme al Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, hanno evidenziato una quota di titoli strutturati degli enti privati e privatizzati pari al 17 per cento del totale dei patrimoni complessivi.
Negli ultimi anni gli investimenti in obbligazioni strutturate hanno rappresentato una scelta, tendente a diversificare maggiormente i portafogli, volta a contenere i rischi, e quindi a realizzare un rendimento obiettivo rappresentato dal tasso di rivalutazione dei montanti previsto dalla legge.
A seguito di queste scelte, la composizione del portafoglio riflette due linee di condotta: la prima, tradizionale, incentrata su fondi bilanciati a basso coefficiente di rischio; la seconda, che si muove su logiche alternative, comprende prodotti compositi.
Nel perseguire queste strategie alternative, l'ente ha utilizzato lo strumento della nota strutturata. Queste precauzioni sono valide nella misura in cui gli andamenti di mercato non registrino pesanti e durature cadute e non si verifichino situazioni eccezionali.
Per quanto riguarda la presenza nel portafoglio della nota strutturata, va innanzitutto rilevato che il suo valore nominale ammonta a 35 milioni di euro (mi riferisco a quella oggetto dell'interrogazione), ovvero al 6,7 per cento del patrimonio totale e al 53,8 per cento dei prodotti strutturati presenti nel portafoglio.
L'emittente è di un Paese terzo a basso carico fiscale. L'obbligazione, per la quale sono in corso valutazioni sui sottostanti fondi, era calcolata al momento della sottoscrizione. Il titolo prevede la partecipazione a due fondi, che, per composizione di portafoglio, denotano una gestione di tipo prudenziale.
La garanzia del rimborso finale del capitale e del rendimento minimo a scadenza era data da Lehman Brothers, le cui obbligazioni erano garantite dalla Lehman Brothers Holding.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIANFRANCO ROTONDI, Ministro per l'attuazione del programma di Governo. Va rilevato che, all'atto della sottoscrizione, la banca di affari era valutata positivamente dalle principali agenzie di rating, su livelli superiori ai parametri regolamentari.

PRESIDENTE. L'onorevole Melchiorre ha facoltà di replicare.

DANIELA MELCHIORRE. Siamo profondamente insoddisfatti di questa risposta, che peraltro è alquanto evasiva, oltre ad essere incompleta. Mi sembra quasi di essere su un altro pianeta. Dico semplicemente che, innanzitutto, stiamo parlando dell'EPPI, che è un ente che non ha fini di lucro, non usufruisce di finanziamenti pubblici ma che gestisce i contributi previdenziali che vengono dati nella misura del 12 per cento sul netto del reddito dei professionisti (questo ci tengo a precisarlo).
In secondo luogo, quelle che lei chiama «obbligazioni strutturate», e che invece si chiamano tecnicamente «fondi di fondi hedge», sono poi il sistema delle scatole cinesi. Abbiamo in realtà una piramide in cui si vanno ad inserire questi fondi: ecco perché vengono detti «fondi di fondi», che poi in termini strettamente giuridici si definiscono «crediti sul credito», in altre parole finanza creativa.
È vero che l'EPPI, in quanto ente previdenziale, gode di una certa autonomia nel poter disporre gli investimenti da effettuare con i fondi previdenziali. È anche vero, però, che i valori mobiliari che possono essere acquistati dall'EPPI sono sottoposti al controllo del Ministero del lavoro e del Ministero dell'economia e delle finanze. Dato che vi è arrivata questaPag. 58comunicazione, e dato, anche e soprattutto, che ci sono stati rilievi piuttosto seri della Corte dei conti, che ha segnalato un decremento netto dell'avanzo economico registrato dalla cassa, passato da 7 milioni 359 mila 269 euro nel 2005 a 1 milione 681 mila 748 euro nel 2006, con una specifica raccomandazione per l'EPPI ad usare cautela nell'impiego delle disponibilità, nonché nel contenimento entro limiti accettabili e prestabiliti del rischio...

PRESIDENTE. Onorevole Melchiorre, ha esaurito il suo tempo.

DANIELA MELCHIORRE. Concludo. Mi sembra strano che la direzione generale del Ministero del lavoro non si sia allarmata di fronte a degli investimenti così spregiudicati e ad altissimo rischio. Chiedo quindi anche come mai non si sia pensato a un commissariamento dell'EPPI stesso...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Melchiorre.
È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 15,45, è ripresa alle 16,05.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Brugger, Castagnetti, Cicchitto, Conte, Cosentino, Cota, Donadi, Gianni Farina, Gregorio Fontana, Frassinetti, Lo Monte, Melchiorre, Milanato, Palumbo, Romani, Rotondi e Vito sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente ottantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, approfittando anche del fatto che i colleghi stanno rientrando in Aula, volevo sottolineare come questa sia, insomma, una settimana pesante per i colleghi della Lega in particolare: domenica si è aggiudicato il campionato mondiale di Formula 1 Lewis Hamilton, primo pilota di colore a raggiungere tale traguardo (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania); poi, ieri sera, il trionfo di Barack Obama, primo Presidente afro-americano degli Stati Uniti: mi sembra davvero un brutto colpo!

GIUSEPPE CONSOLO. Ma basta!

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, non mi pare che il suo sia un intervento sull'ordine dei lavori, anzi, mi sembrerebbe piuttosto un disordine dei lavori (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

FABIO EVANGELISTI. No, signor Presidente, abbia pazienza...

PRESIDENTE. Le darò la parola successivamente...

FABIO EVANGELISTI. No, mi faccia finire, perché è una questione delicata. In attesa che ci possa essere anche un circuito di Imola differenziato, volevo dire che, siccome si creano problemi e disordini, è appena uscita un'agenzia nella quale si dice che l'elezione di Obama...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Evangelisti.

Pag. 59

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 1772.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 1772)

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo respinto l'emendamento Rao 1.19.
Passiamo all'emendamento Di Pietro 1.4, sul quale vi è l'invito al ritiro da parte della Commissione e il parere contrario del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà, anzi ne avrebbe, dal momento che non lo vedo ...prego, onorevole Brigandì.

MATTEO BRIGANDÌ. Grazie, signor Presidente, certo che non vedere me è a mio parere una scusa, perché occupo sufficiente spazio! È mio dovere prendere la parola per precisare alcune questioni che meritano una risposta in riferimento a quanto detto dall'onorevole Palomba, che stimo (Commenti del deputato Consolo). ...vuoi parlare tu?

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi. Prego, onorevole Brigandì, prosegua il suo intervento.

MATTEO BRIGANDÌ. Mi riferisco, dunque, a quanto affermato dall'onorevole Palomba, del quale ho la massima stima e al quale riconosco, seppur in totale dissenso dalle nostre idee, un'onestà intellettuale impareggiabile.
È evidente, quindi, che prima mi sono spiegato male, e pertanto resta doveroso il fatto che io debba chiarificare ciò che penso. Voterò questo disegno di legge, a prescindere dalla motivazione che il Governo addurrà, perché sono perfettamente convinto di ciò che ho detto, ma sono altrettanto perfettamente convinto che i magistrati che l'onorevole Palomba ha in mente esistono, esistono forse in grande maggioranza, ma non lo sono tutti.
Poco fa parlavo con il collega generale Speciale, il quale mi raccontava che nella sua carriera è stato trasferito diciotto volte: mica nessuno gli ha mai dato dei benefit o degli aumenti di stipendio per sopportare queste cose. È evidente che il trasferimento alla direzione di uffici - nel suo caso, ovviamente, alla direzione di caserme - è un meccanismo che dà maggiore professionalità ai magistrati, diventando quindi un fatto di appetibilità.
In magistratura purtroppo non è così, ed abbiamo visto gente - non faccio i nomi - che per arrivare nella procura generale a Torino ha scavalcato numerosi altri colleghi che erano più anziani e vantavano un curriculum migliore: non esiste infatti un meccanismo oggettivo, se non una valutazione soggettiva all'interno del Consiglio superiore della magistratura.
Ciò è viziato dal fatto che all'interno del Consiglio superiore della magistratura è previsto un meccanismo quasi partitico: non possiamo non riconoscere che alcune procure sono della corrente «A», alcune presidenze di tribunali sono della corrente «B» e così via. La previsione, quindi, di lavorare di più, di fornire un meccanismo professionale migliore, di servire meglio la giustizia, è totalmente ininfluente ai fini della carriera. Questo sarebbe stato l'optimum, ma siccome la Costituzione prevede, giustamente, che la magistratura non è sottoposta alla logica dei pubblici dipendenti e che i magistrati sono inamovibili - il trasferimento è, quindi, praticamente impossibile - è evidente che bisogna ricorrere a ciò che ha previsto il Governo, prendendo semplicemente atto che gli spazi della buona amministrazione non sono occupati dal Consiglio superiore della magistratura. Questo è esattamente il mio pensiero e la motivazione per cui io assecondo, e non contrasto, il provvedimento del Governo.
Quello che sto dicendo è un fatto difficilmente contestabile: la Costituzione parla di inamovibilità dei magistrati non perché li voglia rendere dipendenti di maggior favore, con maggiori privilegi, o per assicurare a quella casta - che tale è - dei privilegi che altri non hanno, maPag. 60semplicemente per evitare che si possa ciurlare nel manico, per evitare cioè che si possano trasferire dei magistrati, togliendogli delle inchieste. Al di fuori di questo piccolo problema, che evidentemente non viene sollevato mai (ci sono, infatti, dei giudici che vivono grazie al criterio della delegittimazione, vale a dire che iniziano processi importanti, non li finiscono mai, e appena si cerca di toglierglieli dicono: lo stai facendo apposta perché ho quel processo lì), il problema dell'inamovibilità deve essere affrontato. Sto dicendo tutto ciò perché spero che in un prossimo provvedimento legislativo si tenga conto di questi aspetti.
In conclusione, signor Presidente, se non ricordo male, mi sembra che lo stipendio dei parlamentari, per legge, sia inferiore, o uguale, nella misura massima, a quello di alcuni magistrati con un determinato tetto e una determinata qualifica. Quella legge, che mi risulti, non è stata abrogata, mi dica lei se sbaglio.

SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, la richiesta che le volevo presentare, in parte, è stata fugata dall'arrivo di molti colleghi. Per sicurezza, però, le chiedo se è possibile verificare se ci sono ancora dei lavori di Commissioni in corso.

PRESIDENTE. Si procederà alle relative verifiche.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Papa. Ne ha facoltà.

ALFONSO PAPA. Signor Presidente, intervengo solo per un ulteriore chiarimento rispetto alle cose che sono già state dette. L'esigenza di assicurare la copertura di sedi considerate disagiate è un'esigenza avvertita da sempre. I meno giovani ricorderanno che negli anni Cinquanta e Sessanta questo problema era avvertito nello stesso modo e riguardava la copertura delle sedi del nord, che avveniva attraverso un meccanismo, ancora oggi vigente, che è sostanzialmente quello di cercare di riservare, ad ogni concorso, agli uditori il maggior numero possibile di quelle sedi a grande scopertura. Questo meccanismo ha conosciuto, nel tempo, una serie di interventi e la riprova della cronicizzazione di questa disfunzione è derivata dal fatto che i cambiamenti, a livello sociale ed economico, che ha vissuto il nostro Paese hanno fatto sì che gran parte delle sedi di antica scopertura si concentrino oggi nelle regioni meridionali e insulari.
Un aspetto che a questo punto deve essere valorizzato è che questa normativa non si pone in realtà l'obiettivo di coartare o violentare la volontà del singolo magistrato, mandandolo in luoghi dove egli non vuole andare, né cerca, in qualche misura, di discriminare il giovane magistrato, l'uditore, impedendogli di andare a ricoprire alcune funzioni monocratiche. In realtà l'obiettivo di questa normativa è quello di valorizzare una concreta, attuale e moderna visione della magistratura come potere diffuso, di valorizzare il concetto secondo il quale i magistrati si dividono solo in ragione delle funzioni esercitate e di responsabilizzare i magistrati meno giovani, con maggiore esperienza, maturata in ambiti professionali di varia natura, chiamandoli a occuparsi di giustizia in zone con una tradizionale sofferenza.
Il tutto peraltro avviene con un importante riconoscimento sia di carattere economico, sotto il profilo dell'indennità (questa è una novità rispetto al passato), sia per quanto riguarda la valutazione in termini di anzianità per il servizio espletato. Dobbiamo dire che rispetto a questo aspetto anche alcuni emendamenti, che muovono dall'esigenza riconosciuta di mitigare queste previsioni in ragione delle esigenze del posto, corrono il rischio surrettiziamente di ripristinare la situazione che si è cercato di modificare e di limitare con queste norme, in buona sostanza reintroducendo il criterio della possibilità per l'uditore di ritornare e di essere assegnato in queste sedi. A tanto dobbiamo anche aggiungere la probabile non correttezza diPag. 61un meccanismo che ormai si protrae da decenni e che vede i soggetti più deboli che entrano nell'ordine giudiziario (gli uditori) in qualche misura costretti, e per concorso, a dover scegliere (ma poi scelta non è) le famose sedi disagiate, ovverosia quelle sistematicamente messe a concorso.
Dunque, in realtà sembra che questa normativa, lungi dall'introdurre dei fenomeni discriminanti, si ponga l'esigenza di porre finalmente fine ad una situazione intollerabile, che ha visto la sostanziale incapacità da parte dell'ordinamento dello Stato di coprire determinate sedi. Voglio poi ricordare che il dato è reso ancora più grave dal fatto che in epoca recente, attraverso lo strumento dei concorsi straordinari che sono stati fatti a partire dall'anno 2000, si è arrivati ad un forte aumento della pianta dei magistrati, che rende ancora più difficile la copertura di determinate sedi a fronte del numero dei magistrati stessi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bachelet. Ne ha facoltà.

GIOVANNI BATTISTA BACHELET. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per dire che, poiché è tutta la mattina che sentiamo dall'onorevole Brigandì attaccare l'inamovibilità dei magistrati e il loro autogoverno da parte del Consiglio superiore della magistratura, vorrei ricordare - come è già stato fatto da un collega stamattina - che ambedue le cose sono nella Costituzione.
Capisco che forse all'onorevole Brigandì non piace la Costituzione in questa parte, e che, secondo i meccanismi previsti dalla Costituzione stessa, intenderà cambiarla, ma finché vale questa Costituzione noi ci muoviamo nel suo ambito. Se poi l'onorevole Brigandì e il suo partito vogliono cambiarla, ricordo, come tesoriere del comitato del referendum costituzionale del 2006, che questi cambiamenti devono incontrare il favore del popolo italiano, perché altrimenti - come è già capitato - vengono bocciati.
Finché però i cambiamenti non vi sono, la nostra Costituzione vale ed è per essa che, come ricordava l'onorevole Brigandì, sono morti sia magistrati, sia poliziotti e carabinieri; diversi membri del nostro gruppo parlamentare che hanno sentito questo problema in modo più personale sono convinti che è per questa Costituzione che essi hanno dato la vita.

PRESIDENTE. In risposta all'onorevole Baldelli comunico che sono state sconvocate tutte le Commissioni ed era in via di sconvocazione la Commissione affari esteri qualche minuto fa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, superata la fase in cui si deve intervenire necessariamente ad inizio di seduta, fase alla quale destinerò un minuto e mezzo del mio intervento, entrerò poi nel merito dell'emendamento in esame.
Con il collega Brigandì parliamo spesso personalmente e, pur nella diversità delle opinioni, ci comprendiamo e ci troviamo d'accordo sul piano dialettico. Sempre su questo piano dialettico, amabilmente gli voglio ricordare ciò: non incartiamo troppo la questione, perché se andiamo a toccare principi costituzionali come l'inamovibilità dei magistrati rischiamo veramente di fare diventare il provvedimento in esame uno sconquasso totale, mentre esso ha una parte assolutamente opinabile e su cui noi non siamo d'accordo, ma che non è stravolgente rispetto al sistema; mentre vi è una altra parte, l'articolo 8-bis, sul quale vi contesteremo duramente, chiameremo i giuristi e la coscienza dei giuristi a dire se sono d'accordo. Tuttavia, sulle questioni che sono opinabili, facciamo una discussione. Se inseriamo argomentazioni che toccano principi costituzionali come quello dell'inamovibilità, che è collegato con la tutela dell'indipendenza della magistratura, rischiamo. Ma so che questo non era l'intendimento del collega Brigandì.
Quindi, superato questo aspetto e trovato l'accordo su questo punto, cioè sul fatto che l'inamovibilità è garantita dallaPag. 62Costituzione ai magistrati per la funzione che svolgono e non è garantita agli altri funzionari dello Stato perché non svolgono funzioni analoghe, entriamo nel merito dell'emendamento in esame. Tale emendamento è stato da noi più volte sostenuto sotto altri profili e si richiama alla logica per la quale non riteniamo efficace, per la scopertura delle sedi, il rimedio rappresentato dall'incentivazione economica ai magistrati: non ha mai funzionato in altri casi e lo riteniamo anche un po' avvilente nei confronti di funzionari pubblici e servitori dello Stato, come sono i magistrati (quasi a dire: «Senti, ti do il contentino, ti do il tozzo di pane in più, quindi per favore coprimi le sedi»). Credo che ciò non sia nemmeno rispettoso della funzione. Perciò crediamo che sia molto più rispettoso della funzione considerare magistrati a pieno titolo tutti coloro che hanno superato il concorso, che hanno superato un doppio vaglio di professionalità e quindi crediamo che la soluzione migliore al problema della scopertura non sia quella di solleticare l'interesse di servitori dello Stato sotto il profilo dell'incentivazione economica, ma riteniamo che questo problema possa essere risolto in altri modi. Questa è la ragione per la quale confidiamo che la Camera voglia votare a favore dell'emendamento in esame.
Infine, vorrei richiamare la Presidenza sul fatto che mi pare che sia stato scavalcato un emendamento: quello precedente, ossia l'emendamento Rao 1.19.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, credo che questo emendamento sia inammissibile.
Infatti l'emendamento Di Pietro 1.4 è simile all'emendamento Rao 1.19, che abbiamo già votato. Non esistendo nella magistratura altra assegnazione che quella della prima nomina, non sono trasferibili d'ufficio i magistrati. Pertanto l'assegnazione coincide con la stessa destinazione. Ciò diventerebbe incompatibile con il comma 4 dell'articolo in esame (che non è toccato), in cui si parla della prima valutazione dei magistrati. Pertanto, non credo che l'emendamento in oggetto possa essere ammesso al voto. Comunque, mi rimetto alla Presidenza.

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento Di Pietro 1.4 non è stato ritirato dai presentatori. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 449
Votanti 448
Astenuti 1
Maggioranza 225
Hanno votato
193
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che i deputati Mariani, Corsini e Mastromauro hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.
Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Di Pietro 1.5 non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, l'emendamento in oggetto, però, è stato presentato dagli onorevoli Di Pietro e Palomba, non so se posso intervenire.

PRESIDENTE. Onorevole Capano, lei ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto e per questo le ho dato la parola. Prego.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, questo emendamento tende a ricollegarePag. 63ancora alle sedi disagiate il concetto relativo alla pendenza degli affari penali. Già durante la discussione in Commissione, abbiamo chiesto al Governo di fornirci alcuni dati e il Governo - in particolare, il sottosegretario Caliendo, che ringrazio - ce li ha forniti, offrendoci anche delle rassicurazioni: che, per esempio, nei capoluoghi sedi di procure distrettuali antimafia non vi fosse un problema di scopertura dei posti. Questo è vero. Tuttavia, proprio dai dati forniti dal Ministero, si rileva che, se non vi è una scopertura di posti nelle procure, vi è, invece, una rilevante scopertura dei posti per i tribunali di quei medesimi capoluoghi. Questo vuol dire che i processi possono essere istruiti, ma non possono essere celebrati, ovvero che dovranno essere celebrati con ritardo (aprendo, così, il rischio della prescrizione).
Tutto ciò viene moltiplicato dalla circostanza che, in itinere, un disegno di legge sulle intercettazioni, che tende ad istituire il collegio per decidere sulle autorizzazioni (anziché il giudice monocratico), assorbendo, quindi, ulteriori risorse alla giurisdizione, potrebbe creare ulteriori casi di incompatibilità. Pertanto, il collegamento tra sede disagiata e numero degli affari pendenti, con speciale riferimento ai procedimenti relativi alla criminalità organizzata, è assolutamente necessario. Altrimenti, il rischio è che questo intervento provochi ulteriori disagi alle sedi già disagiate non per scopertura del posto, ma per pendenza di procedimenti di criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, non avrei saputo illustrare meglio l'emendamento in oggetto, né avrei saputo portare argomenti migliori a difesa dello stesso.
Gli unici due criteri che sono rimasti nella legge per l'individuazione delle sedi disagiate sono interni all'organizzazione dell'ufficio e riguardano il rapporto con la scopertura delle sedi, all'interno e in rapporto alle altre sedi. Noi proponiamo, invece, un diverso criterio, un criterio di merito, collegato alle scelte che il Parlamento deve compiere in relazione alle situazioni che rappresentano un maggiore pericolo per la collettività e per la sicurezza.
Siamo stupiti che questo Governo, o meglio che questa maggioranza - che a parole dichiara di essere attenta alle esigenze della sicurezza e di voler tutelare la sicurezza dei cittadini anche se poi taglia fondi, mezzi, personale, eccetera - non accolga un emendamento volto a dire che, proprio per la tutela maggiore della sicurezza dei cittadini, le sedi nelle quali bisogna provvedere alla copertura in via prioritaria sono le sedi nelle quali si combatte in maniera più drastica e più forte la criminalità organizzata.
Non vogliamo fare dietrologie, non vogliamo dire che questa disposizione, l'esclusione di questa previsione o il parere contrario vogliano rappresentare una volontà ridotta del Governo di affrontare la criminalità organizzata. Quando dobbiamo dire le cose, le diciamo direttamente, senza fare dietrologia. Tuttavia, non riusciamo a capire le ragioni per le quali un criterio di riconoscimento del fatto che una sede sia disagiata, non venga connesso con l'esigenza della sicurezza, con la conseguenza che proprio le sedi nelle quali vi sarebbe più bisogno di copertura anche nelle funzioni monocratiche del pubblico ministero, vengano lasciate scoperte. Infatti, non essendo dichiarate sedi disagiate, non si può neanche applicare il criterio che il Governo ritiene possa evitare che tali sedi rimangano scoperte.
Francamente non lo comprendiamo e pensiamo che i cittadini, da queste nostre osservazioni, possano valutare se effettivamente vi è una volontà del Governo di presidiare la sicurezza e di consentire l'esercizio della giurisdizione che è complementare con l'interesse pubblico della sicurezza. I cittadini si sapranno regolare per capire se vi è una volontà effettiva del Governo di venire incontro alle esigenzePag. 64della sicurezza, oppure questa sia puramente declamata ma poi, alla prova dei fatti, rimanga comunque vana.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 467
Votanti 465
Astenuti 2
Maggioranza 233
Hanno votato
207
Hanno votato
no 258).

Prendo atto che i deputati Coscia e Brendolini hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole e che il deputato Evangelisti ha segnalato che non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Samperi. 1.12 sul quale vi era un invito al ritiro, formulato dal relatore.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Samperi. Ne ha facoltà.

MARILENA SAMPERI. Signor Presidente, anche questo emendamento va nella stessa direzione dell'emendamento precedente. Potremmo anche condividere l'eliminazione della citazione delle regioni così com'erano previste prima - sparisce il riferimento alle regioni Sicilia, Sardegna, Calabria e Basilicata - e potremmo anche convenire con il relatore e con il Governo sulla mancata citazione di tali regioni. Tuttavia, non possiamo accettare la mancanza di riferimento a parametri oggettivi, quali l'elevato numero di affari penali, la qualità di questi affari, il riferimento al contenzioso e ai procedimenti laddove vi è alta densità criminale, e - come dicevamo al sottosegretario Caliendo - non necessariamente di stampo mafioso o che riguardi la 'ndrangheta o la camorra: la criminalità organizzata, infatti, può anche essere di altro tipo.
Qual è la nostra preoccupazione, quella che abbiamo manifestato in Commissione e che riproponiamo qui, con questo emendamento?
La nostra preoccupazione è che, essendo i parametri riferiti soltanto alla mancata copertura dei posti a seguito di pubblicazione e a una percentuale non inferiore al 20 per cento della mancata copertura, molti magistrati, che hanno una sede che dista appena 100 chilometri all'interno della stessa regione, potrebbero dare il consenso in vista dei benefici economici. Pertanto, sedi senza un eccessivo carico di lavoro potrebbero risultare coperte mentre sedi ad alta criminalità, disagiate per il grande carico di affari civili e penali, potrebbero continuare a rimanere scoperte. Questa è la nostra preoccupazione, questo riteniamo sia il rischio che con questa norma, senza il correttivo dell'emendamento in esame, potrebbe esserci.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, individuare le sedi disagiate con un puro e semplice riferimento alle mancate coperture, rischia di non consentire di individuarle in relazione alla evidente necessità che queste ultime comportano ai fini delle coperture. Se diciamo che è disagiata ogni sede in cui il posto è scoperto e la quota di mancata copertura è superiore alla media nazionale, rischiamo di ingenerare un meccanismo perverso, per cui, chi lascia una sede e si sposta in un'altra, può determinare la mancata copertura nella sede di provenienza superiore alla media nazionale, andando a tappare un buco e aprendone un altro (Commenti). Scusate...

Pag. 65

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Non per nulla, la legge n. 133 del 2008, nel definire le sedi disagiate, oltre al dato della mancata copertura, aggiungeva la pendenza degli affari penali e civili in elevato numero. Tralasciamo il riferimento geografico che la vecchia legge faceva con riferimento a Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna: occorre, quanto meno, che ci sia un riferimento oggettivo alla pendenza degli affari civili e soprattutto alla pendenza degli affari penali perché la nozione di «disagiata» (che qui viene in considerazione ai fini di privilegiare un meccanismo straordinario per la copertura), presuppone l'esigenza di fronteggiare esigenze particolari di criminalità o comunque di pendenze penali di particolare rilievo. Quindi, a me pare che questa estensione, che potenzialmente è smisurata, del concetto di «disagiata», soltanto sulla base delle percentuali di mancata copertura, rischia di tirare una coperta che, come sappiamo, è corta. Nel pretendere di coprire tutto, alla fine non copriamo più niente.

PRESIDENTE. Saluto gli allievi e i docenti dell'Istituto comprensivo di Giovi, in provincia di Salerno, i componenti del Consiglio comunale dei ragazzi di Putignano, in provincia di Bari, gli allievi e i docenti del Liceo scientifico Le Filandiere di San Vito al Tagliamento, in provincia di Padova, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Chiedo scusa, San Vito al Tagliamento è in provincia di Pordenone, non di Padova. Me ne scuso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Samperi 1.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 462
Votanti 455
Astenuti 7
Maggioranza 228
Hanno votato
208
Hanno votato
no 247).

Prendo atto che il deputato Di Caterina ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che le deputate Mastromauro e Pes hanno segnalato che non sono riuscite ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Concia 1.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melis. Ne ha facoltà.

GUIDO MELIS. Signor Presidente, poiché si tratta di un emendamento che ricalca altri due sui quali ho già parlato in mattinata, non annoierò l'Aula con ulteriori discorsi. Chiediamo che si voti l'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Concia 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 454
Astenuti 7
Maggioranza 228
Hanno votato
205
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che i deputati Compagnon, Porfidia e Scilipoti hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Rossomando 1.13.Pag. 66
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciriello. Ne ha facoltà.

PASQUALE CIRIELLO. Signor Presidente, vorrei sottolineare come questo emendamento non miri ad incrinare lo spirito della norma interessata ma, al contrario, a renderne più oggettiva e più funzionale l'applicazione. Infatti, i criteri proposti nell'articolo 1-bis sono criteri «ciechi». Si parla di avere svolto per dieci anni le stesse funzioni o essere nella stessa posizione tabellare, ovvero di magistrati che non abbiano presentato domanda di trasferimento o la abbiano poi revocata.
Sono tutti criteri soggettivi, nel senso che si riferiscono alla posizione specifica del singolo magistrato. Manca ogni riferimento al dato fondamentale del buon funzionamento degli uffici giudiziari, il che - mi sia consentito - per un provvedimento che si intitola alla funzionalità del sistema giudiziario è perlomeno singolare.
Pertanto, si propone che i criteri alla stregua dei quali debbano essere assunti questi provvedimenti di trasferimento vengano annualmente definiti dal CSM, sentito il Ministro della giustizia (che sono evidentemente le due istituzioni che hanno il polso più attento al funzionamento delle strutture giudiziarie) e che specificamente prendano in considerazione le condizioni di carico giudiziario dell'ufficio che cede il magistrato. Sarebbe davvero paradossale che, per coprire uffici collocati in sedi disagiate, finalità in se stessa nobile, si sguarnissero altri uffici già pressati da un eccesso di carico giudiziario, con il risultato evidente di spostare il problema da un ufficio all'altro in un gioco a somma algebrica zero.
Questo è il senso dell'emendamento che proponiamo, di fronte al quale, sinceramente, mi sfuggono le ragioni di contrarietà del relatore e del Governo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rossomando 1.13, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 474
Votanti 467
Astenuti 7
Maggioranza 234
Hanno votato
216
Hanno votato
no 251).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Rao 1.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, si tratta di una correzione della rubrica che, coerentemente con le nostre proposte di emendamento, diventa non più trasferimento «d'ufficio» ma trasferimento in «sedi disagiate», proprio perché prevediamo una duplice modalità: quella in base alla quale possono essere trasferiti con provvedimento del Consiglio superiore della magistratura, in considerazione di particolari difficoltà, anche i magistrati di prima nomina oltre a quelli che hanno già avuto la prima valutazione.
È evidente che, diversamente, finirebbe per prodursi un trattamento assolutamente diseguale tra i magistrati che verrebbero trasferiti, seppure più avanti nella carriera, e i magistrati che, secondo la nostra previsione, verrebbero trasferiti, seppure in situazioni di particolare eccezionalità e con adeguate motivazioni, in conseguenza dell'intervento del CSM.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rao 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 67
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 477
Votanti 470
Astenuti 7
Maggioranza 236
Hanno votato
219
Hanno votato
no 251).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Di Pietro 1.9, Ferranti 1.14 e Rao 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tenaglia. Ne ha facoltà.

LANFRANCO TENAGLIA. Signor Presidente, con gli emendamenti in esame chiediamo di sopprimere la norma che consente ai magistrati ai quali è stata ricostruita la carriera, a seguito di sospensioni dalle funzioni o dallo stipendio per procedimenti penali o provvedimenti cautelari, di ricoprire incarichi direttivi anche dopo il compimento dei 75 anni di età.
Questa norma ha dei nomi e dei cognomi, perché si applica a quindici magistrati, il più famoso dei quali è il presidente Carnevale, che - lo ricordiamo - attualmente svolge le funzioni di presidente di sezione della Corte di cassazione. Pertanto, egli ha avuto pienamente ristorata la propria carriera dal punto di vista della progressione e delle funzioni.
Oggi, l'onorevole Pecorella ha richiamato quest'Aula ai doveri di conformità e di coerenza, ricordando la norma sul divieto di destinazione degli uditori giudiziari alle funzioni requirenti o a quelle giudicanti monocratiche. Ebbene, credo che il richiamo a tale dovere debba riguardare anche questa norma.
Nella XIV legislatura (2001-2006) la stessa maggioranza che si appresta ad approvare questa norma, che consente agli ultra settantacinquenni di assumere incarichi direttivi, aveva votato una norma che non permetteva ai sessantaseienni di assumere incarichi direttivi, per impedire al magistrato Caselli di partecipare al concorso per procuratore nazionale antimafia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Quando serve l'inclusione si fa una norma per l'inclusione, quando è necessario escludere si vara una norma per escludere! Questa non è coerenza, onorevole Pecorella, e quindi credo che uguale richiamo dovrebbe praticare esprimendo un voto favorevole sul nostro emendamento.
Non voglio, tuttavia, continuare a parlare del passato. Voglio vedere, spiegare e confrontarmi con voi e con il sottosegretario Caliendo, il quale in Commissione, al Senato, aveva espresso parere negativo sulla norma, e chiedervi se questa norma risponde a criteri di buona amministrazione e se è coerente con il sistema.
Abbiamo di concerto approvato una legge sull'ordinamento giudiziario che prevede la temporaneità degli incarichi direttivi e un limite massimo di conferimento a 75 anni di età. La sentenza della Corte costituzionale, che è stata richiamata al Senato per motivare la bontà di questo emendamento, è del tutto estranea a questa proposta emendativa, perché afferma l'esatto contrario. Infatti, essa dispone che è funzionale e risponde al principio di buona amministrazione fissare l'età massima a 75 anni, da cui far decorrere il termine minimo di permanenza da assicurare in un ufficio perché si possa dirigere lo stesso con efficacia e garantendo l'efficienza della giustizia. Questa norma, improvvisamente, dispone esattamente il contrario, aprendo la possibilità di assumere uffici giudiziari non con una valutazione legata ai principi generali di buon andamento e di efficienza della pubblica amministrazione, ma con una valutazione legata alla situazione personale dei soggetti che si trovano in quel caso e in quella situazione. Pertanto, si tratta di una norma che confligge gravemente con principi di funzionamento e con principi costituzionali, come era stato evidenziato nella questione pregiudiziale.
Quindi, credo che con questi emendamenti la norma possa essere espunta dal provvedimento, che pure contiene per gran parte norme utili (anche se non complete). Tale norma ci impedisce di esprimere un giudizio sereno e positivo su un provvedimentoPag. 68che, nelle altre parti, si può condividere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cavallaro. Ne ha facoltà.

MARIO CAVALLARO. Signor Presidente, essendo intervenuto in discussione generale su questo punto, desidero soltanto ribadire che non c'è affatto, in questa fattispecie, il riconoscimento di un diritto quesito, ma c'è piuttosto l'affermazione di un diritto nuovo che questo Parlamento intende concedere graziosamente a persone che hanno consumato il loro diritto.
Nel caso specifico poi, è stato più volte segnalato - mi appello ai colleghi leghisti - che uno dei beneficiari di questa disposizione sarebbe colui che, avendo annullato alcune centinaia di sentenze, ha fatto liberare mafiosi e terroristi. Lascio all'Aula immaginare quali conseguenze si possano avere per la sicurezza dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, mentre fino adesso abbiamo discusso di questioni opinabili, con il comma 8-bis dell'articolo 1 parliamo invece di cose indecenti, illegittime e inaccettabili. Stiamo discutendo, su proposta del Governo, dei rimedi per coprire le sedi giudiziarie, cioè sulla base di un presupposto di straordinaria necessità ed urgenza.
Improvvisamente, surrettiziamente e con motivazioni assolutamente inaccettabili, nell'aula del Senato, dopo che il Governo aveva espresso parere contrario in Commissione, è stata inserita una disposizione che ha nome e cognome, Corrado Carnevale, e che è destinata ad operare tra quattro anni. Dov'è la straordinaria necessità ed urgenza? Se continuate così, voi violate i principi della Costituzione.
Signor Presidente, se avessi proposto un emendamento di questo genere, lei lo avrebbe dichiarato inammissibile, perché è incoerente con il resto del provvedimento. È un provvedimento destinato a svolgere la sua efficacia sulle sedi disagiate, a coprirle subito e viene inserita una disposizione ad personam - «vizietto» che questa maggioranza si trascina dal 2001, salvi i due anni intermedi - che niente ha a che vedere con la straordinaria necessità ed urgenza.
Quindi, tale norma è assolutamente illegittima sotto un profilo costituzionale, ma ci sono anche ragioni di merito che inducono a ritenerla indecente. È una norma rivolta ad una persona, ossia per consentire a Corrado Carnevale di diventare primo Presidente della Corte di cassazione tra quattro anni (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)! È un'indecenza, signor Presidente!
Questa disposizione ci impedirà di votare a favore del provvedimento. Voteremo contro perché questa è un'insuperabile violazione delle norme costituzionali. Mi appello alla coscienza di tanti giuristi, anche della maggioranza, chiedendo loro come facciano a sostenere, accettare ed approvare una norma che viola in maniera così patente i principi della Costituzione e di buona amministrazione. Come si può sostenere che un ottuagenario sarà il migliore primo Presidente della Corte di cassazione possibile?
La legge è uguale per tutti: a 75 anni si va a casa, e sono già molti. Bisogna, piuttosto, avere fiducia non in chi compie ottant'anni, ma nei giovani, nei giovani magistrati, anche quelli di prima nomina, che hanno superato un concorso, che sono professionalmente qualificati e che meglio di tutti gli altri (o comunque alla pari di tutti gli altri) potrebbero rispondere alla copertura delle sedi giudiziarie, come hanno dimostrato tanti magistrati di prima nomina che, anche nella lotta alla mafia, si sono distinti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Pag. 69

PRESIDENTE. Sull'ammissibilità, onorevole Palomba, le ricordo la diversità tra il Regolamento della Camera e quello del Senato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brigandì. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, non interverrò sui nomi e i cognomi perché credo che questa Camera lavori secondo il dettato costituzionale, quindi faccia delle leggi generali ed astratte, alle quali non sono ascrivibili nomi e cognomi.
Infatti, se in questo caso, i nomi e i cognomi sono quindici, nel caso che ha citato l'onorevole Tenaglia erano 155. Quindi, dire che il Senato e la Camera hanno fatto una legge per una delle 155 persone coinvolte a me pare veramente eccessivo. L'unico a poter fare un'affermazione di questo tipo è il soggetto incaricato, che certamente riteneva che, non i senatori, ma il Senato, ossia un'istituzione, avesse fatto una norma contro di lui.
Vorrei ancora ricordare - l'onorevole Tenaglia lo sa perché è stato membro del Consiglio superiore della magistratura - che il dottor Caselli aveva il tempo per essere giudicato prima dell'entrata in vigore della riforma, che era stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica, ma non ha presentato i documenti. Esistono documenti specifici (che avevo fatto vedere), dai quali risulta che non li ha presentati perché il Consiglio superiore della magistratura in commissione si era già dimostrato favorevole ad un altro soggetto, tant'è vero che in un'udienza interna era stato detto a Caselli di portare i documenti e che lo avrebbero valutato, lasciando intendere che sarebbe stato bocciato.
Pertanto, signor Presidente, bisogna dirlo, prima di affermare un'altra cosa del tutto elementare. Mi rendo conto, infatti, che si debbono proteggere gli iscritti al partito e che gli interventi di coloro che mi hanno preceduto sono ascrivibili a tale logica; però, non si può pensare che, nel momento in cui vi sia la possibilità di dare un ristoro in forma specifica, lo si debba fare con i soldi dello Stato. Dobbiamo finirla!
Il Consiglio superiore della magistratura, se ritiene che Carnevale non sarà idoneo a fare il primo Presidente, non lo farà passare: sa bene come fare. Dobbiamo inchinarci questa volta al dettato del supremo collegio dei magistrati o, forse, questa volta non va bene perché la persona che deve passare non è dei nostri? Questo, signor Presidente, è il problema che volevo sottoporre all'attenzione dell'Aula.
In conclusione, il provvedimento è generale ed astratto. Vi è la possibilità di dare un ristoro in forma specifica, che è sempre preferibile rispetto ad un ristoro per equivalenti.
Non possiamo pensare, inoltre, che i magistrati sottopongano a procedimento penale delle persone al fine di non farle arrivare dove la maggioranza dei deputati e dei senatori le avrebbero fatte arrivare. Questa volta sto facendo l'esempio dell'onorevole Pecorella, che è stato sottoposto ad un procedimento penale: non gli hanno fatto un processo (dovrebbe essere stato fatto, chiuso e già finito venticinque volte) in modo che, nel caso in cui avesse pensato di presentarsi come giudice della Corte costituzionale, avremmo avuto un motivo e un pretesto istituzionale per bocciarlo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecorella. Ne ha facoltà.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, l'onorevole Palomba ha posto un problema serio. Si è domandato: «Davvero è possibile che un ottantenne possa presiedere la Corte di cassazione?». Allora, vorrei porre un'altra domanda e lo dico con tutto il rispetto e per dire come questa affermazione sia grave e pretestuosa. Forse l'onorevole Palomba non ricorda che il Presidente della Repubblica ha superato ampiamente gli ottant'anni? Quindi, prima di dire queste cose, pensiamoci duePag. 70volte (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cassinelli. Ne ha facoltà.

ROBERTO CASSINELLI. Signor Presidente, rinuncio ad intervenire perché volevo svolgere la medesima argomentazione dell'onorevole Pecorella.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, questo provvedimento non si intitola al ristoro di qualcuno, ma alla conversione di un decreto-legge per interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario. Quindi, sono d'accordo con il sottosegretario Caliendo, che al Senato ha espresso parere contrario per assoluta estraneità della materia.
Quanto ai ristori, non tutto è restituibile in integrum nel nostro ordinamento. Al presidente Carnevale è già stata restituita la possibilità di dirigere una sezione della Corte di cassazione oltre i limiti di età.
Il nostro Stato considera 75 anni il limite per tutti. Dopo i 75 anni occorre, come dire, un fermo biologico per i magistrati. Non vedo perché chi ha avuto una sospensione per un processo penale debba avere un'occasione in più rispetto ai magistrati che non hanno avuto questa sospensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, credo che in questa vicenda ci siano due profili di criticità e di perplessità. Il primo è un profilo di metodo. Purtroppo, troppe volte in questa legislatura abbiamo assistito a questo modo di procedere da parte della maggioranza e del Governo: si presenta un decreto-legge che, più o meno discutibilmente, fa fronte ad alcune emergenze e poi, con una sorta di colpo di mano parlamentare, si infila surrettiziamente nel testo del provvedimento una norma che troppo spesso richiama nominativamente qualcuno. Non è la prima volta e questo rende particolarmente grave questo modo di procedere.
Ha ragione il Presidente Leone, non è questa la sede per discutere dei criteri di ammissibilità, ma al di là delle discussioni regolamentari è di tutta evidenza che questa norma è totalmente estranea per materia al contenuto del decreto-legge che mira a coprire i posti di sostituto procuratore della Repubblica nelle sedi di frontiera. Cosa c'entra con questo la più o meno gloriosa fine di carriera di alcuni magistrati? Non si vede quale attinenza questa materia possa avere.
Al di là di questo cattivo modo di procedere vi è un problema di merito. Lo dico subito, in questo distinguendomi dai colleghi che mi hanno preceduto, anche dal collega Palomba che con grande passione ha difeso il suo emendamento: non ho assolutamente un giudizio negativo sulla figura professionale e umana di Corrado Carnevale, anzi - lo dico con molta franchezza - lo considero un magistrato capace e molto apprezzato professionalmente; ho avuto modo di riscontrare questo giudizio anche nelle mie passate esperienze istituzionali. Non credo che a Carnevale si possano addebitare illeciti o tanto meno profili di illegalità. Nei processi che lo hanno riguardato egli è stato scagionato con formula piena, perché il fatto non sussiste, in sede penale; conseguentemente, ma comunque anche questo ha un suo rilievo, è stato scagionato nei procedimenti disciplinari. Pertanto, credo che sia inopportuno approfittare di questa discussione per tentare di rifare processi al magistrato Carnevale che ha già avuto i suoi processi ed è stato completamente scagionato (Applausi dei deputati Brigandì e Papa). Non è questa la questione di cui stiamo discutendo.
Noi stiamo discutendo di tutto un altro profilo: è opportuno, sotto l'aspetto delPag. 71requisito costituzionale del buon funzionamento della pubblica amministrazione, che persone che hanno superato i 75 anni possano fare i capi degli uffici, anche fino ai vertici della Suprema Corte? Questo è il tema.
Pregherei i colleghi di dimenticare completamente nomi e cognomi, e anche se fosse vero che questa norma possa avere un destinatario privilegiato o più destinatari privilegiati, non mi interessa. Come diceva l'onorevole Brigandì, da legislatori, dovendo scrivere una norma di carattere generale e astratto, dobbiamo porci la seguente domanda: è opportuno che magistrati che abbiano superato i 75 anni facciano i capi degli uffici?
Allora, colleghi, vorrei ricordare a tutti e a me stesso ...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Vietti.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, mi consenta, credo che il tema possa esigere qualche minuto in più, anche perché sto cercando di sviluppare una riflessione che credo sia pacata e possa interessare trasversalmente tutti.

PRESIDENTE. Onorevole Vietti, le posso concedere qualche minuto in più per concludere.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Ogni volta che abbiamo discusso di riforma dell'ordinamento giudiziario tutti ci siamo trovati d'accordo nel dire che i criteri da adottare per coprire gli incarichi direttivi degli uffici giudiziari dovevano essere profondamente riconsiderati, che era sbagliato il criterio seguito dal Consiglio superiore della magistratura, vale a dire quello di adottare parametri che avevano come principale o essenziale riferimento quello dell'anzianità, nonché che avevamo, e abbiamo, bisogno di capi degli uffici dinamici, con capacità manageriali e dirigenziali.
Allora, di fronte a tutto questo, anche se fosse vero che lo facciamo per risarcire una presunta ingiustizia, mi chiedo se sia possibile teorizzare che vadano a fare i capi degli uffici persone che hanno superato i 75 anni ...

PRESIDENTE. Deve concludere.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, concludo davvero. Tutto ciò quando noi, che siamo il Parlamento, nel 2006 e nel 2008, abbiamo approvato norme che prevedono che coloro che hanno superato i 67 anni non possano fare, né come esterni né come interni, i dirigenti degli uffici giudiziari!
All'amico e avvocato Pecorella, che ha una capacità dialettica che io non gli contesto, dico di non fare paragoni con il Presidente della Repubblica, per favore! Fino a prova contraria, il Presidente della Repubblica non è un funzionario della pubblica amministrazione, per cui esistono dei limiti di età (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Onorevole Ferranti, non le posso dare la parola non perché ce l'abbia con lei, ma perché è già intervenuta sul complesso degli emendamenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Papa. Ne ha facoltà.

ALFONSO PAPA. Signor Presidente, intervengo per svolgere solo alcune brevi notazioni. Voglio ricordare che la norma cui gli emendamenti si riferiscono affronta il problema dando una risposta affermativa: se cioè sia ammissibile dare al Consiglio superiore della magistratura, a seguito di una sentenza passata in giudicato che accerta l'innocenza del magistrato, la possibilità di valutare in piena autonomia e autodichia di autogoverno, l'attitudine di quel soggetto a ricoprire un incarico direttivo, che per effetto di questa stessa norma si pone non in termini di ripristino, né di interesse legittimo, ma di mero interesse semplice, a prescindere, giustamente, dal solo criterio dell'anzianità.
In tal modo, si consente non solo a quel soggetto di essere valutato, ma si rendePag. 72anche possibile, nel rispetto della Costituzione, l'esercizio di quel potere valutativo, al di là di forme eticizzanti e scorrette che vanno oltre le pronunce giurisdizionali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, intervengo solo affinché risulti agli atti la contrarietà mia e del mio partito a questa norma perché la consideriamo sbagliata nel metodo e nel merito. Non è questa la sede per rifare il processo a qualcuno: è un'affermazione giusta che condivido, perché non è questa la sede né per modificare la sentenza, né per santificare qualcuno. Questa è la sede per affermare quali sono gli interventi urgenti da affrontare con decreto-legge per rendere più funzionale il sistema giudiziario.
Cosa c'entra il fatto che una persona debba essere risarcita per un danno subito con il proseguimento di un'attività rispetto alla funzionalità del sistema giudiziario? A me pare evidente che non c'entri alcunché!

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO DI PIETRO. Per questa ragione noi riteniamo che l'anzianità sia un criterio di valutazione che ha il suo valore per tutti gli impiegati dello Stato e che lo debba avere anche per il presidente Carnevale. Pertanto, vorrei che risultasse agli atti la nostra contrarietà (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Di Pietro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Stracquadanio. Ne ha facoltà.

GIORGIO CLELIO STRACQUADANIO. Signor Presidente, l'ipocrisia è un cattivo male in politica e ne abbiamo sentita sparsa a fiumi, da ultimo dall'onorevole Di Pietro, il quale, cercando di fare un discorso generale e astratto, non ha potuto fare a meno di dire che il tema riguarda il dottor Carnevale.
Ora io noto un accanimento ad personam da parte di coloro che hanno parlato contro questa norma; essi hanno indicato nella posizione del dottor Carnevale il limite all'approvazione di questa norma.
Se anche essa fosse, per una qualche ragione, una norma risarcitoria ad personam, vorrei ricordare che, proprio mentre stavamo discutendo di questo, è entrato nell'Aula il collega Mannino (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Unione di Centro), a cui l'Italia dovrebbe restituire 17 anni di martirio per avere creato un sistema giudiziario persecutorio, che sulla falsificazione....

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Stracquadanio.

GIORGIO CLELIO STRACQUADANIO. Non ho finito, signor Presidente. Parlavo di un sistema giudiziario persecutorio, che sulla falsificazione e sulla manipolazione della realtà ha creato mostri da additare all'opinione pubblica.
Il dottor Carnevale è stato tra costoro, signor Presidente.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIORGIO CLELIO STRACQUADANIO. Non capisco - l'ipocrisia, anche qui, è un grave danno - come mai tutte le volte che il Governo rifiuta un emendamento è un Governo protervo e questa volta, invece, avendolo rifiutato al Senato, il Governo diventa virtuoso.
È ora di finirla, signor Presidente, con l'ipocrisia di un'opposizione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Stracquadanio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole La Loggia. Ne ha facoltà.

ENRICO LA LOGGIA. Signor Presidente, vorrei soltanto richiamare l'attenzionePag. 73su un aspetto. Qui, come dovrebbe essere noto a chicchessia, ci occupiamo di provvedimenti legislativi che corrispondono alle caratteristiche e ai principi di generalità e astrattezza.
Vorrei però dire, e me ne dispiaccio molto, al collega Vietti, che è una persona che stimo molto, che quando cita il principio costituzionale, sacrosanto, del buon andamento della pubblica amministrazione, vorrei poterlo richiamare in un senso totalmente opposto rispetto a quello da lui richiamato.
Cosa corrisponde, infatti, di più al principio di buona amministrazione tra quello da lui enunciato con riferimento all'età (non insisto su questo) e il principio opposto, per il quale, mentre si è sostanzialmente realizzata la distruzione di una vita professionale, si tenta poi, in ogni modo, di impedire la ricostruzione della stessa, cosa che è minimamente doverosa da parte di qualunque cittadino italiano (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ENRICO LA LOGGIA. ...non solo nei confronti della persona che è stata troppe volte citata, che io non cito, ma anche nei confronti di qualsiasi altro cittadino di questo Paese.
Un'ultima considerazione, signor Presidente. Vorrei anche rivolgermi al collega Palomba, che ammiro e apprezzo per la sua passione e per la sua competenza: la prego, non usi così spesso la parola «indecente», perché qui si può essere d'accordo o in disaccordo su tutto, ma diamo tutti un contributo decente alla dignità di questa istituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Consolo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei approfittare di questo brevissimo minuto per rivolgere un invito ai colleghi: vogliamo piantarla, per piacere, di chiamare i provvedimenti non solo con il nome del proponente - io sono una delle vittime - ma addirittura con il nome del supposto beneficiario?
Costituiamo uno dei due rami del Parlamento e facciamo provvedimenti giusti o sbagliati, ma provvedimenti in cui crediamo. Mi dispiace che ci sia cascato l'onorevole Vietti, che ha iniziato il suo speech con una preterizione: «Non parlo del dottor Corrado Carnevale».
Ma non si può parlare di lodo Carnevale, di lodo Alfano, di lodo Consolo! Basta! Occupiamoci soltanto di provvedimenti di legge in cui crediamo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lehner. Ne ha facoltà.

GIANCARLO LEHNER. Signor Presidente, voglio semplicemente esortarvi alla memoria storica. Il dottor Carnevale venne criminalizzato per due motivi: in primo luogo, perché era un magistrato di straordinaria cultura e in grado di cogliere tutti gli errori e le sciatterie di magistrati spesso incapaci ed impreparati; in secondo luogo, perché il dottor Carnevale si poneva come geloso custode del diritto, ed era una barriera che sembrò insormontabile verso coloro che stavano pensando a una rivoluzione giudiziaria in Italia.
Ricordo un solo esempio, se qualcuno lo ha dimenticato: quando nel 1992 fu istituita una Commissione bicamerale presieduta dall'onorevole De Mita...

PRESIDENTE. Deve concludere.

GIANCARLO LEHNER. ...quarantasette pubblici ministeri di Milano osarono scrivere una lettera a De Mita intimandogli di non parlare nemmeno della separazione delle carriere; non di non farla, ma di non parlarne, e questo era un colpo di Stato in divenire (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

Pag. 74

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, credo che bisogna tornare nell'alveo della discussione, così come dovrebbe essere, trattandosi, come è stato sottolineato dal collega Vietti, di una questione estranea; se ne sta facendo invece, anche da parte di chi intende difendere la norma in esame, una questione ad personam.
Cosa c'entra una norma del genere rispetto ad un provvedimento che ha necessità ed urgenza? Dov'è la necessità e l'urgenza di tutelare questioni attinenti l'incardinamento in responsabilità dirigenziali di uffici giudiziari di persone che abbiano superato il limite di 75 anni, visto che si elimina questo limite? Pertanto, noi pensiamo che la trattazione di una materia che è fuori dal contesto del provvedimento...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole.

AMEDEO CICCANTI. ...dimostri proprio, dicevo, che si tratta di qualcosa ad personam.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente, vorrei solo ricordare che per il miglior funzionamento del sistema giustizia vi è una grossa compartecipazione anche delle forze di polizia. Non so se tutti sanno che i dirigenti della Polizia di Stato devono andare in pensione a sessant'anni, cioè nel meglio dell'esperienza, del know how, della conoscenza che ha il dirigente di un commissariato di Stato, il dirigente di un ufficio della DIA. Deve andare a casa, perché si ritiene che, anche per un fatto biologico, probabilmente una persona giunta a una certa età non rende.
È, dunque, «spropositata» questa vostra proposta, perché noi per la verità vogliamo che il sistema giustizia funzioni, non vogliamo un sistema giustizia «rincoglionito», che faccia «partire» ancora di più il nostro sistema italiano (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. La prego, onorevole, non usi termini del genere.

FRANCESCO BARBATO. Noi diciamo che vogliamo un sistema giustizia...

PRESIDENTE. Ha terminato il suo tempo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Laboccetta. Ne ha facoltà.

AMEDEO LABOCCETTA. Signor Presidente, sarò telegrafico, però ci tengo a dire all'Aula che il giudice Carnevale è stato un grande magistrato; anzi, non è stato: è un grande magistrato. E proprio perché è un grande magistrato, ha superato tutte le prove e anche in questa occasione ha avuto la sua ragione, non è accettabile e non mi piace il tono di criminalizzazione, di demonizzazione che qualcuno in Aula stasera ha voluto mettere in campo.
Non credo che l'Esecutivo abbia proposto una iniziativa ad personam, ma la strategia della minoranza, di voler portare un attacco alle persone - questo sì - è inaccettabile.
Ecco perché sono convinto che, poiché in quest'Aula nessuno si fa condizionare, gli uomini liberi del centrodestra respingeranno questo tentativo di condizionamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nucara. Ne ha facoltà.

FRANCESCO NUCARA. Signor Presidente, visto che si parla di Carnevale nessuno ricorda che Carnevale è stato accusato ingiustamente, ha perso un pezzo della propria vita per accuse ingiuste ed ingiustificate ed è quindi giusto che possa recuperare quel pezzo della sua vita.
Carnevale non va giudicato per le colpe che non ha avuto, per il dolo che non ha compiuto (per il quale reato è stato assolto);Pag. 75Carnevale ha avuto altre colpe, e la sua colpa principale è stata quella di aver presieduto una commissione per l'accesso alla magistratura e di aver promosso a magistrato persona forse non degna di fare il magistrato. Questa è la vera colpa di Carnevale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal Democratici-Repubblicani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Samperi. Ne ha facoltà.

MARILENA SAMPERI. Signor Presidente, credo che il tenore del dibattito sia inquietante, perché non stiamo facendo valutazioni sul giudice Carnevale, bensì stiamo analizzando una norma, e noi ritenevamo che fosse una norma di buonsenso quella di lasciare integro, proprio per le valutazioni che sono state fatte della prevalenza dell'interesse pubblico, il limite dei 75 anni.
Tra l'altro il Governo e il Parlamento tutto, con la legge n. 133 del 2008 che abbiamo approvato recentemente, hanno ritenuto opportuno anche dare alle pubbliche amministrazioni la possibilità di licenziare i dipendenti che avessero raggiunto i 40 anni di contribuzione, anche se non il limite di età.
Questa norma va quindi in controtendenza rispetto al sistema complessivo che il Governo sta portando avanti, nonché nei confronti di un provvedimento che guarda esclusivamente alla funzionalità della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mannino. Ne ha facoltà.

CALOGERO MANNINO. Signor Presidente, a titolo personale dichiaro che voterò a favore della norma e contro ogni emendamento soppressivo (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ciriello. Ne ha facoltà.

PASQUALE CIRIELLO. Signor Presidente, intanto restituisco al collega che ce lo ha rivolto il grazioso complimento di ipocrisia: negare che questo provvedimento sia stato scritto avendo in mente un preciso nome e cognome di magistrato, questo sì è un esercizio raffinato di ipocrisia!
Faccio notare che nel merito non è stata data una sola parola di risposta alle due questioni che erano state sollevate: quali sono le motivazioni di necessità ed urgenza che rendono necessario l'inserimento di questo comma nel decreto-legge? Perché il principio, che vale per tutti i pubblici funzionari, del collocamento in quiescenza ai 75 anni dovrebbe essere derogato con riferimento a tale ipotesi specifica? Queste erano le domande, ma la risposta non c'è (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Pietro 1.9, Ferranti 1.14 e Rao 1.20, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Applausi del deputato Stracquadanio - Vedi votazionia ).

(Presenti 490
Votanti 477
Astenuti 13
Maggioranza 239
Hanno votato
215
Hanno votato
no 262).

Prendo atto che la deputata Pes ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole e che il deputato Taddei ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Saluto gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto statale d'istruzione secondaria superiore annesso al Convitto nazionalePag. 76Paolo Diacono di Cividale del Friuli, che seguono la seduta dalla tribuna (Applausi).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Tenaglia 1.02.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tenaglia. Ne ha facoltà.

LANFRANCO TENAGLIA. Signor Presidente, devo premettere che per mero errore materiale da parte dei presentatori la proposta emendativa in esame reca un riferimento normativo non corretto, dovendosi intendere in luogo del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, il decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, come si evince chiaramente dalla discussione in sede di Commissione.
Il Partito Democratico ritiene che il principio contenuto nel comma 2, ovvero che il magistrato deve essere formato pienamente, completamente e permanentemente nel corso della sua carriera, sia un principio sacrosanto e che, quindi, all'inizio della carriera sia necessario destinare il magistrato a funzioni che consentano una piena formazione e un'esplicazione del confronto, per esempio, in sede collegiale.
Non vogliamo, quindi, con questo emendamento venire meno a tale principio. Riteniamo, però, data l'impossibilità che vi è stata alla Camera, in sede di approvazione della riforma dell'ordinamento giudiziario, di approfondire pienamente gli aspetti che il Senato aveva potuto invece esaminare, che la sua applicazione immediata necessiti di un rinvio temporale, per consentire a quegli strumenti utili che sono stati inseriti in questo decreto-legge (gli incentivi per la copertura delle sedi disagiate e il trasferimento d'ufficio in caso di mancata copertura ) di entrare a regime. Ciò richiede, infatti, un periodo temporale di almeno un anno, un anno e mezzo. È per questo che la norma differisce al 31 dicembre 2010 l'efficacia di quel decreto legislativo: la norma si applicherebbe ad un solo concorso in magistratura, ad un solo decreto di nomina, e consentirebbe la copertura di quelle sedi di cui oggi tanto abbiamo discusso.
Non capisco, quindi, come mai non si possa addivenire a questa soluzione, che non smentisce il principio e risponde a criteri di efficienza e di buona andamento della pubblica amministrazione, a meno che non si voglia dire che il provvedimento non può tornare al Senato perché al Senato la maggioranza ha dei problemi, oppure che l'ingorgo parlamentare del Senato impedisce di portare a termine l'esame del provvedimento. Nel caso venisse approvato l'emendamento, noi ci impegniamo a garantire i tempi parlamentari necessari per la conversione nei termini, ma non si può negare che questa è una norma utile, che completerebbe l'efficacia di quelle norme utili - quelle sole utili - contenute nell'altra parte del provvedimento.

PRESIDENTE. Onorevole Tenaglia, prendo atto, dal punto di vista tecnico, della sua precisazione, nonché dell'assenso del Comitato dei nove. Pertanto, se non vi sono obiezioni, porrò in votazione l'articolo aggiuntivo Tenaglia 1.02 con la correzione indicata dal presentatore.
Passiamo ai voti
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Tenaglia 1.02, nel testo corretto, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 479
Astenuti 8
Maggioranza 240
Hanno votato
226
Hanno votato no 253).

Prendo atto che il deputato Vico ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bernardini 1-bis.30.Pag. 77
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, mi rivolgo anche ai colleghi della mia parte politica: si è parlato, negli emendamenti precedenti, del requisito dell'urgenza, e credo che in questa sede dobbiamo chiederci quali siano i requisiti di urgenza per mantenere questo articolo 1-bis.
In primo luogo, devo una spiegazione a tutti i colleghi dell'Aula: il Ministro della giustizia, Angelino Alfano, aveva eliminato, su sollecitazione dell'Unione delle camere penali, l'articolo 1-bis, che dovrebbe riguardare esclusivamente le sedi disagiate e, invece, interviene sui magistrati fuori ruolo.
Quindi il Ministro Angelino Alfano aveva eliminato questo aspetto, ma al Senato una «manina» lo ha reintrodotto, pertanto ci troviamo nella situazione per cui anziché diminuire il numero dei magistrati attualmente fuori ruolo lo si aumenta. Si tratta di quei magistrati distaccati presso i Ministeri, presso il CSM, la Corte costituzionale e altre istituzioni. Dunque, con questa norma, dagli attuali 239 si passerebbe a 264 magistrati, e io credo che non sfugga a nessuno - almeno non sfugge sicuramente a noi della delegazione radicale all'interno del Partito Democratico - che questa storia dei magistrati fuori ruolo sottrae risorse alla funzione giudiziaria. Qui si parla di 264 magistrati (quindi di un intero concorso della magistratura) che, invece di stare nelle loro sedi a fare il loro lavoro, sono distaccati presso i Ministeri. Ciò crea contiguità fra politica e magistratura, compromettendo l'indipendenza di quest'ultima, e conferma la subalternità della politica alla magistratura, inficiando il principio fondamentale in democrazia della separazione dei poteri.
Quindi invito tutti i deputati ad approvare l'emendamento in esame, che credo sia importante. Voglio ricordare che ci è stato sollecitato dall'Unione delle camere penali, e che su questa materia noi siamo firmatari di un progetto di legge che risistema tutta la questione dei magistrati fuori ruolo (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, francamente non comprendo la ratio di questo emendamento e, soprattutto, vedo una disparità di comportamento rispetto al voto espresso dalla presentatrice e dai suoi colleghi in una questione analoga in cui era molto più evidente l'estraneità del nuovo comma 8-bis al contenuto del provvedimento in esame.
Noi abbiamo presentato un emendamento opposto, che esamineremo successivamente, e riteniamo che esso sia funzionale, non estraneo, rispetto all'obiettivo di coprire le sedi giudiziarie e di lasciare il minimo di scopertura. Crediamo che sia assolutamente funzionale il fatto di determinare e di definire, anche in modo possibilmente riduttivo, il numero e la quantità di magistrati fuori ruolo, che possono essere addetti a varie funzioni fuori del ruolo organico della magistratura. Perciò noi voteremo contro questo emendamento e chiederemo, invece, il voto favorevole sul nostro emendamento successivo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferranti. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, intervengo per associarmi alle dichiarazioni dell'onorevole Palomba. Sostanzialmente l'articolo in esame, di cui si vuole la soppressione totale, in realtà riorganizza e riordina la pianta organica della magistratura ed esegue una norma contenuta nella legge finanziaria 2007 presentata dal Governo Prodi, che prevedeva il transito di 42 magistrati militari nella magistratura ordinaria. Viene rivista la tabella che prevede il ruolo organico dellaPag. 78magistratura ordinaria, e si prevedono quindi 42 unità in aumento.
Inoltre, tale norma individua (dopo l'emendamento voluto in Commissione al Senato dal gruppo del Partito Democratico) un limite che pone il tetto massimo dei magistrati fuori ruolo (fino a 200). Individua altresì un termine massimo, che in parte si riaggancia all'articolo 50 del decreto legislativo n. 160 del 2006.
Questo articolo abbisogna di alcuni correttivi, ma il problema dei fuori ruolo non può comunque essere risolto con la soppressione di una norma che ridetermina il ruolo organico della magistratura ordinaria alla luce degli adempimenti già previsti da una legge precedente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, vorrei solo che i colleghi che non seguono direttamente il provvedimento in esame sapessero cosa stiamo votando: l'articolo 1-bis, di cui l'emendamento Bernardini 1-bis.30 chiede la soppressione, riguarda - è vero - in parte un riassorbimento dei magistrati ex militari nelle tabelle, ma riguarda anche il collocamento fuori ruolo dei magistrati - i quali, com'è noto, sono assegnati ai Ministeri, alle direzioni generali e così via - e definisce in via legislativa che possono stare fuori ruolo fino a dieci anni, anche continuativi.
Su questo, ovviamente, ciascuno può pensare quello che crede, ma l'importante è che si sappia che questo articolo poi chiude la discussione che normalmente tutti facciamo, quando parliamo in pubblico o andiamo in televisione, scandalizzandoci dell'esistenza delle centinaia di magistrati fuori ruolo, i quali viceversa dovrebbero tornare a lavorare negli uffici giudiziari (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico): qui si sancisce che 200 magistrati fuori ruolo possono restarci fino a dieci anni continuativi. Dopodiché, ciascuno si assume le proprie responsabilità. Dato che la soppressione totale dell'articolo francamente non ci convince, perché l'articolo contiene anche altro, noi ci asterremo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bernardini 1-bis.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 442
Astenuti 45
Maggioranza 222
Hanno votato
135
Hanno votato
no 307).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Di Pietro 1-bis.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente: l'emendamento in esame si colloca nella linea che abbiamo già illustrato prima, cioè nella linea del contenimento e dell'individuazione della specificazione molto precisa del numero dei magistrati che possono essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura, a qualunque ufficio siano adibiti, e si prevede altresì la possibilità di rientro, anche in soprannumero.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 1-bis.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Pag. 79

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 487
Votanti 477
Astenuti 10
Maggioranza 239
Hanno votato
224
Hanno votato
no 253).

Prendo atto che la deputata D'Antona ha segnalato che non è riuscita a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Di Pietro 2.2 .
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, l'emendamento in esame mira a ridisegnare la composizione e la destinazione del Fondo per la giustizia e mira anche ad evitare che il Fondo per la giustizia possa essere destinato anche ad altre funzioni, come la sicurezza o, in generale, che sia riassorbito nell'erario dello Stato. È un emendamento interamente sostitutivo dell'articolo 2 e razionalizza, attribuendo e destinando esclusivamente alla giustizia i fondi e le risorse del Fondo per la giustizia, così come dovrebbe essere (infatti, se si chiama Fondo per la giustizia una ragione ci deve essere).

MASSIMO DONADI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO DONADI. Signor Presidente, siccome sicuramente non le sarà sfuggito il fatto che nelle ultime votazioni la maggioranza - se vi è una maggioranza - si regge su pochi voti, volevo chiedere di verificare con particolare attenzione, ovviamente sull'intero arco parlamentare, che non vi siano deputati che votano, oltre che per sé, anche per qualcun altro.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 2.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Ciascuno voti per sé.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 456
Votanti 452
Astenuti 4
Maggioranza 227
Hanno votato
208
Hanno votato
no 244).

Prendo atto che il deputato Compagnon ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 2.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 477
Votanti 473
Astenuti 4
Maggioranza 237
Hanno votato
216
Hanno votato
no 257).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 2.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 80
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 483
Votanti 477
Astenuti 6
Maggioranza 239
Hanno votato
219
Hanno votato
no 258).

Chiedo ai presentatori dell'emendamento Belcastro 2.12 se accedano all'invito al ritiro.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. Signor Presidente, vorrei ringraziare il rappresentante del Governo, che ci aveva offerto la possibilità di trasfondere il contenuto dell'emendamento in oggetto in un ordine del giorno. Tuttavia, poiché più volte in quest'Aula gli impegni formali del Governo sono rimasti solo sulla carta, devo dire che non ci saremmo fidati di un ordine del giorno. Questo è il motivo per cui chiediamo che l'emendamento in oggetto venga votato in quest'Aula.
Vorrei rivolgermi agli illustri colleghi di destra e di sinistra e spiegare loro quale era, e qual è, il contenuto del nostro emendamento. Vorremmo che i fondi confiscati alle mafie del sud rimanessero a disposizione e a vantaggio della gente del sud. Non vi è dubbio che, purtroppo, questi fenomeni (anche grazie a governi che si sono alternati, di destra e di sinistra) continuano ad imperversare sui nostri territori, producendo un gravissimo danno economico ed un gravissimo danno per la nostra gente. Ritengo che, quasi a risarcimento dei danni che questi territori e la nostra gente, giorno dopo giorno, continuano a subire, sarebbe bene che i beni confiscati a questa gentaglia, che continua ad affossare le nostre economie, rimanessero sui nostri territori depressi.
Quando affermo questo, vorrei che i parlamentari del sud - e mi rivolgo principalmente a quelli del Popolo della Libertà - mettessero una mano sulla propria conoscenza ed avessero un colpo di reni, di orgoglio, perché finalmente, fuori dal «calderone» in cui si ricevono ordini, possano tutelare gli interessi della propria gente. Non mi rivolgo all'altra parte del Parlamento, perché so che su queste posizioni hanno già manifestato la loro adesione.

PRESIDENTE. Deve concludere.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. Mi rivolgo, altresì, agli amici della Lega Nord Padania: se è vero come è vero che questi fondi sono fondi rubati alla nostra gente, non vedo perché il popolo del sud debba subire un ulteriore furto da parte del Governo centrale, quello che voi, amici della Lega Nord Padania, chiamavate in un certo modo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, voglio aggiungere solo altre motivazioni a quanto diceva l'onorevole Belcastro. Le spese degli uffici giudiziari ricadono sui comuni, che vengono ristorati dallo Stato, dal Ministero della giustizia, in una percentuale che va dal 70 al 75 per cento: pertanto, quanta più densità di criminalità organizzata hanno e quanto più fanno funzionare gli uffici, tanto più i comuni spendono per la giustizia. Allora è giusto che almeno una parte di questo Fondo unico (che è Fondo unico solo dalla parte dell'alimentazione che è presa dai fondi sequestrati e non dalla parte destinazione che va a favore anche degli altri Ministeri) venga riattribuita a quei comuni che sono, appunto, quelli dove vi sono i libretti al portatore e i conti correnti sequestrati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Pietro. Ne ha facoltà.

Pag. 81

ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, devo chiedere scusa agli amici del sud: scusatemi se mi improvviso leghista, ma non sta scritto da nessuna parte che i soldi della mafia sono soldi rubati al sud!

FILIPPO ASCIERTO. Bravo!

ANTONIO DI PIETRO. Tanto è vero che la maggior parte delle volte si trattava di soldi che erano stati rubati da elementi mafiosi del sud anche in altre parti d'Italia (Applausi del deputato Ascierto)! Credo, quindi, che utilizzare questo metro non abbia alcun senso e alcun valore.
Al contrario, noi abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere che i soldi sequestrati siano utilizzati per la giustizia e non per un calderone generale che va disposizione di tutti. Credo, inoltre, che non si possa neanche fare un discorso - come quello della collega Capano - per cui tali soldi vadano lasciati ai comuni dove si trovano i libretti depositati, perché non sta scritto da nessuna parte che il pubblico ministero, il magistrato depositi il libretto nel comune dove hanno rubato, ma deposita tali soldi in tutt'altra parte, li deposita all'ufficio postale vicino al palazzo di giustizia, ma provengono da tutte le parti d'Italia!
Dunque, lasciamo questi soldi alla giustizia, alla sicurezza, ma non diciamo che esiste un'Italia di buoni e un'Italia di cattivi: i cattivi si trovano al nord e al sud, e i buoni si trovano al nord e al sud (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Molteni. Ne ha facoltà.

NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, visto che l'amico Belcastro ha citato il gruppo della Lega Nord Padania, volevo semplicemente fare una precisazione - dal momento che in riferimento a questo emendamento c'è già stato modo di intervenire in Commissione - innanzitutto per precisare che il Fondo unico prevede già, all'articolo 2, comma 7, che una parte di tale Fondo venga utilizzata per poter alimentare il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e il Fondo di rotazione per la solidarietà delle vittime dei reati di tipo mafioso. Pertanto, già il provvedimento medesimo prevede che una parte di questi soldi recuperati vengano utilizzati per finalità relative a reati di tipo mafioso.
Detto ciò, vorrei anche ricordare - in Commissione bene fece il collega Contento, e noi sostenemmo e sosteniamo questo tipo di posizione - che, qualora una parte di questi soldi venga utilizzata diversamente rispetto alla dicitura prevista all'interno del provvedimento, la virtuosità non dev'essere valutata e calcolata in riferimento al territorio dove questi reati eventualmente vengano commessi, ma dev'essere valutata, dal nostro punto di vista, in base alla capacità degli uffici giudiziari di recuperare queste ingenti somme, queste somme dormienti che, da anni, rimangono assolutamente inevase. Pertanto, questa è sostanzialmente la motivazione: dal momento che si è anche impropriamente utilizzato il termine di federalismo, noi diciamo che nulla ha a che fare con il federalismo, ma la virtuosità, dal nostro punto di vista, dev'essere valutata e parametrata in riferimento ad altri fattori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, intervengo solo per segnalare che l'emendamento in oggetto, tecnicamente, se approvato, impedirebbe il funzionamento del Fondo unico, perché, nei termini in cui il proponente ci ha illustrato la situazione, andrebbe ad incidere sulla possibilità - che è prevista attualmente dal provvedimento in esame - di disporre l'attribuzione del Fondo, in misura non inferiore a un terzo al Ministero dell'interno, nonché, sempre in misura non inferiore a un terzo, al Ministero della giustizia. Secondo me c'è quindi un aspetto in più, tecnico, che impedisce di votarlo.Pag. 82
C'è invece - sto per concludere, signor Presidente - una questione che riguarda il Governo. Abbiamo già effettuato un intervento, con un ordine del giorno. Credo sia un tema importante quello del riconoscimento una sorta di autonomia agli uffici giudiziari: ciò deve realizzarsi in funzione della capacità che essi hanno di funzionare e di recuperare le somme. Credo che si tratti di una questione che deve essere affrontata nell'ambito della riorganizzazione del ministero e non, cari colleghi, con un emendamento che impedirebbe al Fondo unico di giustizia, a cui tutti teniamo in vista di attivare e aumentare l'efficienza dell'amministrazione della giustizia, di funzionare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Lo Monte. Ne ha facoltà.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per rispondere al tuttologo onorevole Di Pietro, il quale sa anche dove la mafia drena le risorse. L'avesse scoperto quando faceva il pubblico ministero, in quella regione famosa, probabilmente avrebbe accertato che la mafia e la criminalità organizzata drenano le risorse nel Mezzogiorno e le investono proprio in quella regione dove ci sono meno controlli. Lui si divertiva ad inseguire la politica, quindi non poteva accertare queste cose. Intendo dire, l'emendamento in esame è importante, perché il Mezzogiorno d'Italia non può essere spogliato due volte. È spogliato dalla mafia, e su questo stiamo lavorando affinché non avvenga più, a causa dell'assenza dello Stato. Non può essere spogliato anche di quei fondi, che già sono stati sottratti ai siciliani ed utilizzati per finalità che lo Stato deve assolutamente perseguire con fondi propri. Chiediamo, pertanto, l'approvazione di questo emendamento, proprio perché reputiamo che il Mezzogiorno non possa pagare due volte. Paga già un prezzo alla mafia. Paga inoltre un prezzo per l'uso mediatico che si fa della criminalità organizzata contro il Mezzogiorno. Non può pagare ulteriormente con lo spoglio dei fondi che riusciamo a recuperare alla criminalità organizzata.

PRESIDENTE. Prima di passare al voto e su richiesta del gruppo dell'Italia dei Valori dispongo la verifica delle tessere di votazione. Prego i deputati segretari di procedere (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Belcastro 2.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 456
Votanti 449
Astenuti 7
Maggioranza 225
Hanno votato
218
Hanno votato
no 231).

Prendo atto che il deputato Taddei ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 2.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 461
Votanti 451
Astenuti 10
Maggioranza 226
Hanno votato
210
Hanno votato
no 241).

Pag. 83

Prendo atto che i deputati Taddei, Mantica e Vincenzo Antonio Fontana hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Di Pietro 2.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 481
Votanti 472
Astenuti 9
Maggioranza 237
Hanno votato
223
Hanno votato
no 249).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mantini 2.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, come dicevamo prima, questo Fondo unico per la giustizia è unico dalla parte dell'alimentazione, ma non è unico dalla parte della destinazione. Infatti, si prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri si assegni una parte di questo Fondo, in misura non inferiore al 30 per cento al Ministero della giustizia, per il 30 per cento al Ministero dell'interno e per il resto al Ministero dell'economia e delle finanze. Questo emendamento tende a riportare la percentuale al 60 piuttosto che al 30 per cento.
Vorrei sottolineare che, in realtà, stiamo discutendo di somme che non ci sono, perché le uniche somme esistenti sono quelle che il Ministro Tremonti ha già tolto all'amministrazione della giustizia e cioè 600 milioni di euro dal 2008 al 2009. Queste sono le uniche somme certe, le altre, quelle del Fondo unico per la giustizia, su cui ci stiamo tanto accapigliando, sono solamente virtuali. Assomigliano a quei famosi conti dormienti - altra invenzione del Ministro Tremonti - che avrebbero dovuto ammontare a 10 miliardi di euro e che, per adesso, sappiamo, per dichiarazione del Governo, ammontare solo ad un miliardo per le banche e ad 800 milioni di euro per le Poste. Questo miliardo e 600 milioni di euro, di cui ci parlano, che costituirebbe il Fondo unico per la giustizia invece è assolutamente virtuale. Non sappiamo a quanto ammontino queste somme e soprattutto non sappiamo se siano immediatamente disponibili. Molto spesso, infatti, queste somme si riferiscono a procedimenti in corso che non hanno ancora avuto un esito definitivo e che, quindi, ovviamente non possono essere destinate ad altro.
Quando, peraltro, abbiamo posto tale questione al direttore del Ministero della giustizia egli non ha fatto altro che confermarci che si trattava di somme assolutamente incerte. Almeno prendiamo il 60 per cento di questa incertezza per far fronte a quel certo taglio di 600 milioni di euro che Tremonti ha già operato sul Ministero della giustizia e che renderà impossibile persino comprare la carta e pagare le spese della benzina per molti uffici giudiziari.

MASSIMO DONADI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO DONADI. Signor Presidente, vorrei soltanto dire che, poiché nonostante l'invito da Lei autorevolmente rivolto all'Assemblea e nonostante la verifica delle tessere, ritengo che la maggioranza sia tale, in questo momento, soltanto perché non consente lo svolgersi del voto secondo condizioni e criteri di realtà e di legalità, in segno di protesta, il gruppo dell'Italia dei Valori lascerà l'Aula (Applausi polemici dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore!

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

Pag. 84

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, a prescindere dalle scelte che si compiono sul rimanere o no in Aula, il problema resta e vi è poco da scherzare. Si tratta di un problema che ci trasciniamo ormai da settimane e che produce, ogni volta, anche difficoltà di gestione dell'Aula. Penso che tale questione non si possa risolvere con una risata o con qualche schiamazzo. Questo è un problema serio e pertanto ritengo che, così come abbiamo chiesto ripetutamente anche nelle precedenti sedute, occorra che la Presidenza renda possibile concretamente che in quest'Aula ai voti corrispondano le persone. Ciò non accade mai ed è particolarmente grave che questo fatto avvenga soprattutto il mercoledì, anticipando così di un giorno ciò che accadeva normalmente il giovedì; vi sono alcuni momenti in cui, in quest'Aula, ai voti non corrispondono altrettanti deputati presenti in Aula, ma sedie vuote. Non è accettabile, signor Presidente.

PRESIDENTE. Prego vivamente i colleghi di votare per sé.

GIACOMO CHIAPPORI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, non vorrei che rimanesse in quest'Aula la sensazione che proviene anche dalle sue indicazioni, allorché guarda chi non vota e si rivolge solo alla sua destra. La prego di guardare anche alla sua sinistra.
È probabile che l'onorevole Giachetti abbia ragione, però ho contato almeno venti voti doppi, dall'altra parte, di persone che non erano presenti. Quindi, cerchiamo di essere paritari, non deve esservi qualcuno che insegna la democrazia in quest'Aula. Questo è tutto. Non mi voglio sentire tra quelli che hanno giocato sporco, mentre dall'altra parte si gioca doppiamente sporco.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, credo che lei abbia fatto bene in precedenza a disporre il controllo delle schede e penso che il modo migliore per effettuarlo sia, a partire dalla prossima votazione, lasciare aperta la votazione e fare in modo che i deputati segretari possano controllare che, ad ogni luce accesa corrisponda un deputato effettivamente presente. Se, eventualmente, alle luci accese sul tabellone non corrispondesse alcun deputato seduto al proprio banco, si verifichi chi, nel caso, ha votato in suo luogo, poiché è abbastanza facile capire chi sia la persona, nei pressi della postazione del collega assente, che possa avere utilizzato l'altra mano per votare.
Voglio ricordare che il Presidente Fini ha promesso e ha anche assunto un solenne impegno per fare in modo che dai primi mesi del prossimo anno non possano più accadere questi fatti. Ringrazio il Presidente Fini e la Presidenza per questo importante impegno. Tuttavia, ora dobbiamo dimostrare che siamo in grado di proseguire i nostri lavori senza l'ausilio del doppio o del triplo voto.
Vorrei, signor Presidente, che fosse chiaro che quando il collega Giachetti ha richiamato gli altri colleghi chiedendo di procedere ulteriormente alla verifica delle schede e allo stesso modo anche io voglio ricordarlo a noi e a tutti gli altri, intendiamo fare presente che non si tratta di un problema di centrodestra, di centrosinistra o di centro. È un problema di etica del singolo parlamentare, che deve attenersi scrupolosamente al Regolamento e a quanto prevede il suo impegno costituzionalmente definito.
Pertanto, il doppio o il triplo voto è una manifestazione di cattivo esercizio del ruolo del parlamentare, che si tratti di un parlamentare di centrodestra, di centrosinistra o di centro. Signor Presidente, le chiedo dunque di controllare inPag. 85tutti i dieci settori dell'Aula che ciascuno voti per sé.

PRESIDENTE. È chiaro che l'invito è rivolto a tutti. Comunque, su nuova richiesta del gruppo del Partito Democratico...

SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, credo che i colleghi Quartiani e Giachetti facciano molto bene il loro mestiere che è, per l'appunto, quello di chiedere il controllo delle schede e di pungolare la maggioranza quando vedono che ci sono banchi vuoti e ciò è legittimo, è giusto, è corretto e fa parte del loro ruolo.
Però, come lei ben sa, signor Presidente, giusto per ricordare un precedente, nei due anni appena trascorsi, con il precedente Governo e la precedente legislatura, forse non si è mai verificato un controllo delle schede a votazione aperta, cosa che in questa legislatura si verifica ogni volta che ci sono votazioni e più volte a seduta, specialmente con alcune Presidenze (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico).
A questo punto, credo che sia legittimo che i colleghi Quartiani e Giachetti chiedano il controllo delle schede (che peraltro c'è stato), ma che addirittura suggeriscano alla Presidenza come farlo, quando farlo e con quali modalità, ciò forse eccede il ruolo dei gruppi e rientra nella sfera dell'autonomia della Presidenza.
Dopo di che, credo che questo provvedimento sia per alcuni versi importante e per altri condiviso e, peraltro, ha registrato un consenso unanime al Senato. Si sta procedendo con una certa speditezza e si è in una fase ormai conclusiva del provvedimento, per cui mancano veramente pochissimi emendamenti, pochi ordini del giorno (per quanto fino adesso abbiamo avuto modo di registrare) e il voto finale. Il gruppo dell'Italia dei Valori ha compiuto la scelta di lasciare l'aula, ma mi auguro che si tratti della drammatizzazione di una situazione che possa comunque rientrare, anche perché la stessa Italia dei Valori al Senato ha votato a favore di questo provvedimento.
Credo che sarebbe più opportuno per tutti noi, anziché rinfacciarci l'assenza o la lucina accesa in assenza del singolo deputato in un banco della maggioranza o dell'opposizione, ritornare al merito della vicenda, rendendo omaggio a questo dibattito e ai tanti colleghi che sono intervenuti sul merito delle questioni con competenza e chiarezza e che hanno dato nobiltà a questo dibattito. Si tratta di un dibattito importante, che riguarda una questione importante della magistratura e vi è attenzione di tutto il settore giudiziario rispetto al provvedimento, in attesa che questa Camera lo licenzi, essendo un decreto-legge già in vigore che deve essere convertito (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

FEDERICO PALOMBA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, io sono naturalmente solidale con il mio gruppo che si è allontanato. Sono stato autorizzato dal presidente del gruppo a restare in aula; non voterò, ma sarò molto attento a vedere se la votazione avviene in maniera legittima (Applausi polemici dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Se applaudite vuol dire che condividete questo mio intervento (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Signor Presidente, questa richiesta non è da oggi che viene fatta da noi, dal nostro gruppo e da altri gruppi. Credo che il controllo effettuato, con il segretario che va prima a prendere le schede, non sia efficace, perché la scheda può essere tolta e poi rimessa al momento giusto e voi lo sapete (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).Pag. 86
Allora, signor Presidente, non voglio sostituirmi alla sua funzione, però, siccome ci fidiamo della sua correttezza, vorrei che lei ponesse in essere tutte le condizioni affinché l'unicità del voto sia garantita. Lei ha agli strumenti: se tiene aperta la votazione, per esempio, verifica e fa verificare chi ha votato, è in condizione di garantirla.

GIUSEPPE CONSOLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONSOLO. Signor Presidente, intervengo non per fare polemica, ma per chiarezza perché poi non si dica che chi sa con quale artifizio o raggiro abbiamo ottenuto il quorum necessario. Dico con pacatezza, ma con fermezza, all'onorevole Palomba, che il sistema che è stato proposto dal Presidente non consente eccezione di sorta. Se la tessera si leva, rimane la luce accesa e i casi, anche per l'Italia dei Valori, di quella fattispecie sono due: o è un miracolo, oppure qualcuno ha tolto la tessera.

MATTEO BRIGANDÌ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, intervengo molto brevemente perché vorrei sapere se la presenza in aula senza votare conta come presenza. Se così è siamo a posto perché, grazie all'Italia dei Valori, non vi è nessun problema - credo - di questioni di maggioranza e, quindi, votiamo in fretta (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Brigandì, la presenza in aula senza esprimere alcun voto è rilevante solo in caso di mancanza del numero legale.
Voglio solo rispondere all'onorevole Chiappori sul fatto che la rotazione della testa non è indicativa dei settori. Il discorso vale per tutta l'aula e, a seguito della richiesta riformulata dal collega Quartiani, invito nuovamente i deputati segretari a procedere al controllo delle tessere di votazione (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

MATTEO BRIGANDÌ. Signor Presidente, le schede dei deputati dell'Italia dei Valori!

PRESIDENTE. Mi sembra superfluo...
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mantini 2.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 427
Votanti 422
Astenuti 5
Maggioranza 212
Hanno votato
187
Hanno votato
no 235).

Prendo atto che il deputato Bragantini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario e che il deputato Vannucci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Ciriello 2.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciriello. Ne ha facoltà.

PASQUALE CIRIELLO. Signor Presidente, intervengo sinteticamente perché il tema è già stato affrontato.
Si tratta di individuare dei vincoli di destinazione in materia di ripartizione del cosiddetto Fondo unico per la giustizia, nel quale confluiscono - lo ricordo - somme e beni che formano oggetto di sequestro o di confisca, derivanti cioè da attività che alla giustizia stessa sono legate. È bene che in un settore palesemente sottofinanziato - come quello della giustizia - la metà diPag. 87questi fondi, piuttosto che un terzo, come il testo in discussione prevede, vadano al Ministero di giustizia per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari. Ha un significato molto preciso.
Significa, per un verso, che la giustizia fa la sua parte di fronte alle difficoltà finanziarie del Paese, ma significa altresì che questo Parlamento intende concretamente farsi carico della funzionalità dell'apparato giudiziario, che è certamente fatto - nessuno lo nega - di misure organizzative e di disposizioni ordinamentali, ma è fatto anche incontestabilmente di investimenti nel settore. Con l'aria che tira, non credo che saranno ancora tante le occasioni nelle quali potremo battere ancora colpi nella direzione appena indicata. Chiedo pertanto che responsabilmente questa occasione non vada perduta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Ciriello 2.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 425
Votanti 420
Astenuti 5
Maggioranza 211
Hanno votato
183
Hanno votato
no 237).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Cavallaro 2.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cavallaro. Ne ha facoltà.

MARIO CAVALLARO. Signor Presidente, si tratta del tema che anche altri interventi hanno affrontato, quindi mi limito a ribadire che la questione del Fondo per la giustizia non può essere risolta confusamente come viene fatto in questo provvedimento.
Il primo fondamentale punto è che occorrono delle procedure efficaci di verifica della capacità di incassare da parte dell'organizzazione giudiziaria. Il secondo punto è che occorre un sistema in cui vi sia non solo un'entrata ma anche un'uscita interamente dedicata al comparto giustizia, anche per chiarezza, e, infine, che non vi siano delle norme decisamente stravaganti, come quella che prevede, una volta stabilita una determinata percentuale, che si possa con un decreto del Presidente del Consiglio, per non meglio precisate ragioni di urgenza, modificare questi criteri.
Gli emendamenti - questo ed anche un altro successivo che mi risparmierò di illustrare - quindi tendono non solo a semplificare, ma anche a chiarire che ben diversa dovrebbe essere la destinazione, specifica ed omogenea, delle risorse di questo Fondo che, come tutti hanno confermato, è costituito da risorse che convergono esclusivamente dall'attività giudiziaria nel suo complesso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cavallaro 2.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 430
Votanti 424
Astenuti 6
Maggioranza 213
Hanno votato
184
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che i deputati Galletti e Tenaglia hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole.Pag. 88
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Di Pietro 2.1, Capano 2.9 e Rao 2.21.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capano. Ne ha facoltà.

CINZIA CAPANO. Signor Presidente, tale questione è un po' diversa, perché non attiene solo alla quantificazione del Fondo unico, ma alla possibilità che viene prevista con il comma 7-bis, che questo emendamento intende sopprimere, che la ripartizione, in presenza di esigenze più o meno eccezionali, possa essere modificata con decreto del Presidente del Consiglio.
Dubito che le norme sulla contabilità generale dello Stato prevedono che si possano coprire spese per servizi essenziali con risorse così aleatoriamente definite, sia nella loro esistenza sia nella loro quantificazione. Ma ancora di più dubito che si possa procedere in questa materia ignorando la riserva di legge e attribuendo a decreti del Presidente del Consiglio la possibilità di modificare, anche all'ultimo momento, impegni assunti con la legge di bilancio.
Non sono solo io a dubitare: ne dubita molto anche il Comitato per la legislazione che ha posto una condizione in questo senso che non è stata in alcun modo osservata.
Il Comitato per la legislazione afferma appunto che all'articolo 2, comma 7-bis, le quote minime delle risorse intestate «Fondo unico giustizia» fanno riferimento a un decreto del Presidente del Consiglio e non si comprende se tale decreto coincida ovvero si differenzi dall'altro decreto, previsto dal comma 7 dello stesso articolo 2, con cui sempre il Presidente del Consiglio determina le quote delle risorse intestate al Fondo unico giustizia. Il Comitato per la legislazione, inoltre, rileva la necessità di verificare la correttezza della fonte normativa.
Io credo che non sia rispettata la correttezza della forma normativa: interveniamo in materia di bilancio con una fonte normativa inidonea e inseriamo nel bilancio dello Stato un elemento di destabilizzazione. Se, infatti, quelle somme non saranno recuperate o se saranno rideterminate in corso d'opera, le spese della giustizia avranno delle scoperture che ricadranno sui comuni perché, come dicevo prima, esse vengono anticipate dai comuni stessi. È assai difficile che il Ministero della giustizia non paghi gli stipendi del proprio personale, ma è molto probabile che neghi ai comuni la restituzione delle somme che gli stessi anticipano. Quindi, i comuni non hanno i rimborsi ICI, né quelli per le spese di giustizia: e poi parliamo di federalismo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, il Senato ha aggiunto questo comma 7-bis che francamente presenta dei profili molto dubbi di legittimità. Come è noto, il bilancio dello Stato si forma e si modifica con legge, è inutile che scomodiamo l'articolo 81 della Costituzione!
Nel comma 7-bis si prevede che le quote del Fondo unico giustizia possono essere modificate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Ebbene, l'interrogativo suona addirittura retorico: è evidente che non è rispettata la riserva di legge, né la gerarchia delle fonti, perché si interviene con un provvedimento di carattere amministrativo in una materia che muta l'allocazione di risorse all'interno del bilancio con un provvedimento del Presidente del Consiglio, anziché con una legge. Per tale motivo, credo che si debba votare a favore degli emendamenti soppressivi.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Di Pietro 2.1, Capano 2.9 e Rao 2.21, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Pag. 89
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 441
Votanti 434
Astenuti 7
Maggioranza 218
Hanno votato
192
Hanno votato
no 242).

Prendo atto che il deputato Portas ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vaccaro 2.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vaccaro. Ne ha facoltà.

GUGLIELMO VACCARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi una breve premessa. Oggi stiamo celebrando l'ennesima occasione persa per trasformare il confronto e la dialettica parlamentare in un'attività utile a realizzare leggi condivise per il nostro Paese. Anche su un provvedimento che, per alcuni versi, presentava tratti di utilità indubitabile, ci troviamo in uno scontro aperto tra maggioranza e opposizioni perché, anziché cogliere la disponibilità che si era registrata su parti consistenti del provvedimento, cercando magari di accogliere almeno quelle proposte che non ne snaturavano l'impianto complessivo, la maggioranza non ha dato loro seguito, preferendo un approccio muscolare che, ancora una volta, sta mortificando la dialettica parlamentare.
Ogni volta che si parla di giustizia in quest'Aula dobbiamo fatalmente confrontarci con proposte che finiscono per riguardare qualche cittadino in particolare, anziché tutti i cittadini in generale, come è molto più giusto che sia.
E, subito, lo abbiamo visto anche oggi (sto parlando mentre un gruppo parlamentare è assente per aver lasciato l'Aula in segno di protesta), il clima si avvelena.
Lo abbiamo detto nel corso della discussione sulle linee generali, lo ha efficacemente chiarito il capogruppo del Partito Democratico in Commissione giustizia, l'onorevole Ferranti e lo ha ribadito l'onorevole Tenaglia poco fa, quando è intervenuto sulla specifica questione dell'innalzamento del limite di età per alcuni incarichi direttivi previsto dal comma 8-bis dell'articolo 1. Così facendo, cari colleghi, non si aiuta la giustizia in Italia.
Veniamo ora al parere contrario espresso dal relatore su questo emendamento, predisposto dal gruppo del Partito Democratico.
Lo illustro con un pizzico di soddisfazione, perché rappresenta, a mio avviso, la foto con dedica dell'indisponibilità al confronto che la maggioranza ha deciso di mettere in campo, in particolare sulle questioni che riguardano il sistema giustizia.
Ci troviamo, in questo caso, di fronte alla difesa strenua e non comprensibile di una norma che rimette in discussione tutto quanto affermato inizialmente dal Governo approvando questo decreto-legge.
Il comma 7-bis, introdotto al Senato, che il nostro emendamento cerca di contenere nei suoi disastrosi effetti, configura, infatti, signor sottosegretario, un caso di schizofrenia normativa da manuale.
Da un lato, infatti, gli articoli 2 e 3, le norme varate dal Governo, prevedono una serie di scelte che, di fatto, alimentano in maniera positiva ed efficiente il fondo per la giustizia, consentendo il recupero di risorse sicuramente utili per far fronte ai tanti problemi che spesso argomentiamo. Solo per un terzo, però, tali risorse vanno al Ministero della giustizia per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali. Fin qui ci sarebbe da dire!
Ma, per quanto riguarda il comma che cerchiamo di contenere nei suoi effetti, come si fa, mi chiedo e chiedo a quest'Aula, con le endemiche carenze di fondi per il miglioramento del sistema giustizia in Italia, a riservare solo un terzo delle somme al Ministero della giustizia, e ancora, poi, a concedere, grazie a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, la possibilità di azzerare questo vincolo di destinazione dei fondi?
Proponiamo che ci sia un limite e che non meno di un terzo dei fondi recuperatiPag. 90da confische, sequestri e quant'altro previsto da questo decreto-legge resti assegnato al Ministero della giustizia.
Ci chiediamo come il Governo possa esprimere un parere contrario su questo emendamento, che corrisponde esattamente a quanto previsto inizialmente dal decreto-legge. Come può il Ministro Alfano - e con lui e per lui oggi in quest'Aula il sottosegretario Caliendo -, giustificare la rinuncia ad una riserva di risorse di almeno un terzo sul fondo per la giustizia a favore del proprio dicastero? Come possono il Ministro e il sottosegretario lamentare tagli e carenze di fondi per risolvere tante questioni aperte e rinunciare oggi a dire quello che pensano?
Ci aspettiamo che il Governo riveda la propria posizione. Chiediamo ai deputati della maggioranza che hanno a cuore il miglioramento della giustizia in Italia di votare l'emendamento che lascia almeno un terzo dei fondi al Ministero della giustizia.
Diversamente, senza una modifica di comportamento del Governo e della sua maggioranza, ricordando una lezione del Vangelo che dice che l'albero si giudica dai frutti, prenderemo ancora una volta atto che questo Governo produce solo frutti avvelenati per la giustizia in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vaccaro 2.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 437
Votanti 429
Astenuti 8
Maggioranza 215
Hanno votato
186
Hanno votato
no 243).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Gianni Farina 2.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ferranti. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, speriamo che quest'ultimo emendamento raccolga il consenso di tutta l'Aula, perché, in realtà, cerca di specificare la destinazione di quei fondi che devono rientrare alla giustizia.
In qualche modo, esso vuole dare una destinazione e una finalità agli investimenti che devono essere in qualche modo realizzati. Credo che siamo tutti d'accordo che la giustizia sia un servizio che va migliorato sotto il profilo dell'informatica giudiziaria, dell'attuazione del processo telematico e della dovuta formazione e incentivo del personale amministrativo. Ne chiedo, quindi, l'accoglimento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianni Farina 2.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 443
Votanti 436
Astenuti 7
Maggioranza 219
Hanno votato
191
Hanno votato
no 245).

Prendo atto che il deputato Corsini ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1772)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 1772).Pag. 91
Avverto che è in distribuzione la nuova formulazione dell'ordine del giorno D'Ippolito Vitale n. 9/1772/13.
Avverto, inoltre, che gli ordini del giorno Cuomo n. 9/1772/2 e Costa n. 9/1772/16 sono stati ritirati dai presentatori.
Avverto, infine, che la Presidenza non ritiene ammissibili ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, gli ordini del giorno Latteri n. 9/1772/24, Commercio n. 9/1772/25 e Milo n. 9/1772/26, volti a destinare quote del Fondo unico di giustizia, rispettivamente, alla viabilità nelle regioni Sicilia e Calabria, alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina, al sistema dell'alta velocità nel Mezzogiorno.
L'onorevole Bernardini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/1772/17.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, molto velocemente vorrei usare come argomentazione, per illustrare questo ordine del giorno, non le parole dei radicali, ma le parole del Consiglio superiore della magistratura. Il tema è sempre quello oggetto dell'emendamento che avevo presentato, e cioè il collocamento fuori ruolo dei magistrati.
Il Consiglio superiore della magistratura, già nel 1994, segnalò il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, la precoce sottrazione di non pochi magistrati all'esercizio delle funzioni giudiziarie, la reiterazione degli incarichi comportanti il collocamento fuori ruolo, con la creazione di vere e proprie carriere parallele, e, da ultimo, la sempre più ricorrente destinazione di magistrati a compiti distanti dalla loro specifica professionalità che possono determinare una dispersione della stessa.
Qui siamo al 1994; ma venendo ai giorni nostri, nel febbraio di quest'anno, il Consiglio superiore della magistratura ha denunciato una situazione per la quale occorre introdurre limiti più rigorosi, per porre un argine al numero eccessivo di richieste di destinazione di magistrati a funzioni extragiudiziarie, mentre gli uffici giudiziari devono fare i conti - ed è il tema del decreto-legge in conversione - con gravi scoperture di organico, e i cittadini con l'intollerabile lunghezza dei tempi dei processi.
Credo che queste argomentazioni siano tutte condivisibili. Noi chiediamo al Governo che si impegni a rivedere interamente tale materia, cercando di porre limiti certi sul numero massimo di magistrati fuori ruolo, sui tempi massimi del collocamento fuori ruolo per ciascun magistrato, con delle definizioni chiare, regole precise e soprattutto inderogabili, pur senza rinunciare del tutto alla professionalità dei magistrati.
Questa è l'illustrazione del mio ordine del giorno. Certo, personalmente avrei gradito - ma lo dico semplicemente in forma orale, sperando che su questo ci possa essere una futura discussione - che lo stesso Governo si incaricasse di predisporre interventi efficaci per la pubblicità degli incarichi, sia attraverso la pubblicazione dell'elenco degli stessi sul sito Internet del Ministero della giustizia, sia attraverso l'invio di un'apposita relazione scritta alle Commissioni giustizia di Camera e Senato. Insomma, ci piacerebbe sapere quanto denaro prendono questi magistrati fuori ruolo. Ma lo ripeto, ciò non fa parte dell'ordine del giorno: è solo un mio auspicio orale (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

MARIO PEPE (PdL). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE (PdL). Signor Presidente, sottoscrivo l'ordine del giorno Bernardini n. 9/1772/17, perché in una situazione in cui i processi pendenti rappresentano una vera e propria emergenza nazionale, troppi magistrati sono distolti dalle loro funzioni.
Ci sono magistrati che non amano fare i magistrati, ma che preferiscono le segreterie dei Ministeri o essere comandati presso le commissioni tributarie. In questa situazione di emergenza è bene che il Governo richiami in servizio questi magistrati per smaltire l'enorme carico di lavoroPag. 92rappresentato dall'emergenza dei processi pendenti (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Cassinelli n. 9/1772/1 (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico)...

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. ...mentre, se ho capito bene, l'ordine del giorno Cuomo n. 9/1772/2 è stato dichiarato inammissibile.

PRESIDENTE. È stato ritirato.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Per quanto riguarda l'ordine del giorno Gaglione n. 9/1772/3, debbo premettere un discorso che vale anche per altri ordini del giorno. Non posso accogliere circostanze che riguardano questioni di un unico ufficio giudiziario: il Ministero della giustizia, così come il Consiglio superiore della magistratura, deve rispondere a criteri di corretta amministrazione della giustizia, in base anche al disposto dell'articolo 97 della Costituzione.
Le necessità di singoli uffici non possono, quindi, essere accettate oppure sottolineate come eccezionali rispetto alle altre, ma vanno tutte considerate nel loro complesso.
Per tale ragione, inviterei il presentatore a trasformare l'ordine del giorno in una raccomandazione, ossia in una segnalazione al Governo che esistono tali problemi da valutare, però, nel complesso degli altri.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, sottosegretario, intende accoglierlo come raccomandazione?

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Gaglione n. 9/1772/3, altrimenti il parere sarà evidentemente contrario.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Palomba n. 9/1772/4, invito il presentatore a modificare il dispositivo nel senso di sostituire le parole «ogni sei mesi» con le seguenti: «ogni anno», perché, tenuto conto dei tempi di pubblicazione del Consiglio superiore della magistratura, dopo sei mesi non sarebbe possibile avere una risposta.
Il Governo accetta, invece, l'ordine del giorno Di Pietro n. 9/1772/5. Per quanto concerne l'ordine del giorno Monai n. 9/1772/6, il Governo lo accetta, a condizione che il dispositivo venga riformulato nel senso di sostituire le parole «al fine di prevedere deroghe al divieto» con le seguenti: «al fine di valutare la necessità di deroghe al divieto», e questo perché altrimenti si contraddicono tutte le votazioni che abbiamo fatto sulle proposte emendative, alcune delle quali prevedevano di inserire sin da ora la deroga.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Donadi n. 9/1772/7, perché introduce e prevede limiti regionali per lo spostamento in una sede disagiata, il che vorrebbe dire introdurre attraverso un ordine del giorno quanto è stato già bocciato dalla Camera con le votazioni appena effettuate sugli emendamenti.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Evangelisti n. 9/1772/8, perché ai magistrati fuori ruolo non potrà mai essere riconosciuto il beneficio per la sede disagiata (per andare in una sede disagiata si dovrà rientrare in ruolo ed essere destinati a sede disagiata). Per tale motivo, il Governo è contrario, perché si tratta proprio di qualcosa di materialmente impossibile.
Per quanto concerne l'ordine del giorno Pisicchio n. 9/1772/9, il Governo chiede che il dispositivo venga così riformulato: «impegna il Governo a valutare l'opportunità di un complessivo riordino della disciplina in tema di trasferimenti».Pag. 93
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Borghesi n.9/1772/10, il Governo formula un invito al ritiro, tenuto conto che l'ordine del giorno Pisicchio n. 9/1772/9 già contiene anche questo aspetto, mentre l'ordine del giorno Borghesi n. 9/1772/10 si riferisce a «beneficiari di normative di settore» che normalmente non sono previsti nell'attuale disciplina.
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Aniello Formisano n.9/1772/11, proprio in virtù della disciplina generale che viene accolta dal Governo con l'ordine del giorno Pisicchio n.9/1772/9 in merito alla riscrittura delle norme sui trasferimenti.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Leoluca Orlando n. 9/1772/12, perché si introduce una serie di indicazioni che sono, né più, né meno, quelle previste dagli emendamenti che sono stati già bocciati.
Il Governo chiede che l'ordine del giorno D'Ippolito Vitale n. 9/1772/13 (nuova formulazione), riferendosi a un singolo ufficio giudiziario e a una singola regione, per essere accolto, sia trasformato in raccomandazione.

PRESIDENTE. Onorevole sottosegretario, non è lei che può trasformare l'ordine del giorno in raccomandazione, lei deve dire se lo accoglie come raccomandazione o meno.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno D'Ippolito Vitale n.9/1772/13 (nuova formulazione).
Il Governo chiede che l'ordine del giorno Mario Pepe (PDL) n. 9/1772/14 sia riformulato, nel senso di sostituire nella parte dispositiva le parole «impegna il Governo ad adottare ulteriori iniziative» con le seguenti: «impegna il Governo a valutare la necessità di ulteriori iniziative». In merito, devo dire, però, che attualmente i magistrati ordinari non hanno incarichi extragiudiziari oltre a quelli che sono stati oggetto di questo provvedimento, che ha limitato - e per questo che il Governo accetterà anche altri ordini del giorno - un'iniziativa del Consiglio superiore della magistratura che aveva portato ormai i fuori ruolo a 238, senza nessuna possibilità di controllo da parte di altri. Il provvedimento in esame ristabilisce un numero massimo dei fuori ruolo, calibrato su quelle che sono le effettive esigenze. Sono stati dati alla Commissione i nomi, e l'indicazione dell'ufficio in cui svolgono molta parte dell'attività giudiziaria, di tutti i fuori ruolo.

PRESIDENTE. Onorevole sottosegretario, avendo già letta la riformulazione, la prego di passare all'ordine del giorno Vannucci n. 9/1772/15.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Vannucci n. 9/1772/15, per le ragioni già indicate per gli altri ordini del giorno simili.
Il Governo, pur non condividendone la motivazione, per le ragioni già esposte, accetta l'ordine del giorno Bernardini n. 9/1772/17, purché nella parte dispositiva le parole «impegna il Governo ad adottare ulteriori iniziative» siano sostituite dalle seguenti: «impegna il Governo a valutare la necessità di ulteriori iniziative».
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Ferranti n.9/1772/18.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Tenaglia n. 9/1772/19, purché nella parte dispositiva le parole «sei mesi» siano sostituite dalle seguenti: «un anno»; il Governo accetta altresì l'ordine del giorno Capano n. 9/1772/20, purché nella parte dispositiva le parole «sei mesi» siano sostituite dalle seguenti: «anno»
Il Governo accetta l'ordine del giorno Samperi n. 9/1772/21, purché nella parte dispositiva le parole «misure atte a garantire» siano sostituite dalle seguenti: «iniziative atte a garantire». Il Governo non può adottare misure già definite in materia di magistrati.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno Belcastro n. 9/1772/22 e Lo MontePag. 94n. 9/1772/23 non perché i proponenti non si fidavano del Governo, che aveva invitato a formulare un ordine del giorno diverso.
Avevo suggerito un ordine del giorno che a mio avviso sarebbe stato corretto se fosse stato formulato nel senso di un'iniziativa del Governo affinché sia dato alle regioni e agli enti locali ciò che sopportano come spesa. Questo è stato completamente modificato, dunque il parere del Governo nei confronti di questi ordini del giorno è contrario, perché si interviene su tutt'altra materia...

PRESIDENTE. Scusi, senatore Caliendo, dunque il Governo esprime parere contrario sia sull'ordine del giorno Belcastro n. 9/1772/22 sia sull'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23?

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Ricordo che gli ordini del giorno Latteri n. 9/1772/24, Commercio n. 9/1772/25 e Milo n. 9/1772/26 sono stati dichiarati inammissibili.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Cassinelli n. 9/1772/1, accettato dal Governo.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Gaglione n. 9/1772/3, accolto dal Governo come raccomandazione.
Chiedo all'onorevole Palomba se accetti la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1772/4.

DONATELLA FERRANTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATELLA FERRANTI. Signor Presidente, chiedo di far mio l'ordine del giorno Palomba n. 9/1772/4, con la riformulazione proposta dal Governo.

PRESIDENTE. Onorevole Ferranti, non è possibile.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Palomba n. 9/1772/4 accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Pietro n. 9/1772/5, accettato dal Governo.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Monai n. 9/1772/6 accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno, accettato dal Governo.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Donadi n. 9/1772/7, non accettato dal Governo.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Donadi n. 9/1772/7, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 415
Votanti 270
Astenuti 145
Maggioranza 136
Hanno votato
30
Hanno votato
no 240).

Prendo atto che i deputati Corsini, Zucchi e Argentin hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Evangelisti n. 9/1772/8, non accettato dal Governo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Evangelisti n. 9/1772/8, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Pag. 95

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 412
Votanti 366
Astenuti 46
Maggioranza 184
Hanno votato
40
Hanno votato
no 326).

Prendo atto che la deputata Argentin ha segnalato che non è riuscita a votare e che avrebbero voluto astenersi.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Pisicchio n. 9/1722/9 accetta la riformulazione proposta dal Governo e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno accettato dal Governo.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Borghesi n. 9/1772/10, non accettato dal Governo.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/1772/10, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 418
Votanti 363
Astenuti 55
Maggioranza 182
Hanno votato
53
Hanno votato
no 310).

Prendo atto che la deputata Goisis ha segnalato che non è riuscita a votare e che il deputato Vannucci ha segnalato che non è riuscito a votare e che avrebbe voluto astenersi.
Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Aniello Formisano n. 9/1772/11, non accettato dal Governo.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Aniello Formisano n. 9/1772/11, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 433
Votanti 392
Astenuti 41
Maggioranza 197
Hanno votato
137
Hanno votato
no 255).

Prendo atto che il presentatore insiste per la votazione dell'ordine del giorno Leoluca Orlando n. 9/1772/12, non accettato dal Governo.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Leoluca Orlando n. 9/1772/12, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 437
Votanti 418
Astenuti 19
Maggioranza 210
Hanno votato
164
Hanno votato
no 254).

Chiedo all'onorevole D'Ippolito Vitale se insista per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1772/13, accolto come raccomandazione dal Governo.

IDA D'IPPOLITO VITALE. Signor Presidente, sottosegretario Caliendo, voglio esprimere apprezzamento e soddisfazione per avere il Governo accolto, sia pure come raccomandazione, l'ordine del giorno a mia firma. Comprendo le ragioni di perplessità che hanno orientato il GovernoPag. 96in tal senso, ma non voglio perdere questa preziosa occasione per ribadire con forza le ragioni alla base dello stesso ordine del giorno, che mira a richiamare l'attenzione del Governo sulla delicata e difficile situazione della Calabria. Si tratta di una regione in cui la criticità è altissima, una regione costantemente attraversata da fatti gravissimi e da atti di intimidazione che non risparmiano la politica come l'impresa e le attività commerciali.
Si impone perciò una risposta efficiente e una risposta di giustizia, anche attraverso strumenti come quelli proposti oggi con l'adozione del provvedimento in esame. Sono molte le sedi calabresi in cui la scopertura supera di gran lunga il 20 per cento, sono inadeguati gli organici e c'è la necessità di un ripensamento delle stesse piante. Auspico perciò che all'interno del progetto riformatore, che è diretto ad assicurare efficienza e risposta di giustizia al nostro Paese, anche la Calabria ed alcune realtà territoriali al suo interno particolarmente esposte (ad esempio, la città di Lamezia Terme in questo momento) possano trovare la giusta collocazione e le giuste risposte.

PRESIDENTE. Prende atto che l'onorevole D'Ippolito Vitale non insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/1772/13 (nuova formulazione), accolto come raccomandazione dal Governo.
Onorevole Mario Pepe, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1772/14?

MARIO PEPE (PdL). Signor Presidente, ringrazio la cortesia del sottosegretario e accetto la riformulazione.

PRESIDENTE. Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Mario Pepe (PdL) n. 9/1772/14 accettato dal Governo nel testo riformulato.
Prendo atto che il presentatore non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Vannucci n. 9/1772/15 accolto come raccomandazione dal Governo.
Onorevole Bernardini, accetta la riformulazione proposta dal Governo del suo ordine del giorno n. 9/1772/17?

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, la riformulazione mi sembra che svaluti completamente l'ordine del giorno in esame, che già era molto blando. Devo dire che sono stata particolarmente prudente: ho scritto «impegna il Governo a riesaminare» e invece mi si chiede di sostituire il riesame con la «valutazione se...». Ma qui la questione è molto semplice: chiediamo che i magistrati frequentino i tribunali piuttosto che i Ministeri, il succo è questo. Quindi vorrei che fosse mantenuto, limitando a un numero veramente esiguo i magistrati che possono essere utili per la politica. Quindi, insisto per la votazione, per chiarezza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Quartiani. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per chiederle di apporre la mia firma all'ordine del giorno in esame e per ricordare che, oltre che da Bernardini, è sottoscritto da Tenaglia, Consolo, Lehner e Costa.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Bernardini n. 9/1772/17, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 443
Votanti 432
Astenuti 11
Maggioranza 217
Hanno votato
190
Hanno votato
no 242).Pag. 97

Prendo atto che i presentatori non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Ferranti n. 9/1772/18 accolto come raccomandazione dal Governo.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Tenaglia n. 9/1772/19 accettato dal Governo.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Capano n. 9/1772/20 accettato dal Governo.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Samperi n. 9/1772/21 accettato dal Governo.
Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine del giorno Belcastro n. 9/1772/22, non accettato dal Governo.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. Signor Presidente, insistiamo nel pensare che questo Governo faccia il Robin Hood alla rovescia, che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Esistono situazioni che fanno davvero impressione, se è vero come è vero che la regione Sicilia, ad esempio, è costretta a pagare 3 milioni di euro allo Stato per immobili confiscati alla mafia a Palermo e che utilizza come sedi di assessorati. Queste sono le leggi che vi chiedevamo di modificare, anzi di impegnarvi a modificare, signori del Governo. Mi pare che da questo orecchio non ci sentiate e mi pare che tutte le volte che si parla di sud siate contrari. Pertanto, insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Belcastro n. 9/1772/22, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 443
Votanti 433
Astenuti 10
Maggioranza 217
Hanno votato
193
Hanno votato
no 240).

Chiedo ai presentatori se insistano per la votazione dell'ordine Lo Monte n. 9/1772/23, non accettato dal Governo.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, intervengo per portare a conoscenza di tutti colleghi ciò che stiamo votando e ciò di cui stiamo parlando. Vedete, con il provvedimento che questo Parlamento si può dire ormai che abbia licenziato, stiamo distribuendo risorse che sono state rastrellate con la confisca dei beni alla criminalità organizzata. Un dato vorrei far risaltare: il 45 per cento di questi beni e di queste risorse sono siciliani, sono in Sicilia, la mafia li ha realizzati in Sicilia e a danno dei siciliani onesti.
Quindi, il 45 per cento di questi fondi, che stiamo distribuendo con molta nonchalance, appartiene al territorio della regione siciliana e il resto, per l'80 per cento, si trova nelle regioni del Mezzogiorno.
Nell'ordine del giorno presentato non facciamo altro che chiedere un impegno del Governo. Lo chiedevamo anche in un emendamento, signor sottosegretario, e non capiamo - speriamo che nella replica che vorrà fare al mio intervento sia più chiaro e più esaustivo - le ragioni del parere contrario espresso anche sull'ordine del giorno in oggetto. Forse è una ripicca, ma le ricordo che lei non parla a titolo personale e che, fino a prova contraria, rappresenta il Governo. Pertanto, la inviterei a rivedere il suo parere, anche alla luce di questa considerazione.
Pag. 98
Noi chiediamo l'impegno del Governo - e lo voglio leggere, amici e colleghi del Mezzogiorno d'Italia - «ad adottare iniziative legislative volte a prevedere che i beni confiscati alla criminalità organizzata, qualunque sia la loro natura, vengano assegnati in via prioritaria e prevalente alla regione nella quale è stata realizzata la condotta criminosa, quale ristoro del danno subito ad opera delle organizzazioni mafiose e come strategia di contrasto alla criminalità, anche e soprattutto, al fine di dare forte il segnale di controllo di quel territorio da parte dello Stato».
Non chiediamo altro, signor Presidente: faccio affidamento a lei, e vorrei che sul voto che ci apprestiamo ad esprimere vi fosse un attimo di riflessione. Diamo la possibilità al Governo anche di rivedere il parere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santelli. Ne ha facoltà.

JOLE SANTELLI. Signor Presidente, penso che sia una grande innovazione il fatto che, finalmente, si possano utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata per un fondo di sicurezza e giustizia. La criminalità organizzata - si chiami mafia, si chiami 'ndrangheta o si chiami camorra - non è un problema delle regioni del sud, ma è di tutta l'Italia e, quindi, è giusto che i beni confiscati vadano devoluti alla sicurezza e alla giustizia per tutta l'Italia. Attenzione al meridionalismo quando prende strade sbagliate (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruvolo. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE RUVOLO. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno in esame e per sottolineare, ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, la discriminante che questo Governo compie, ormai in maniera palese, nei confronti del Mezzogiorno e della Sicilia in particolare. Lo dicono gli uomini della vostra maggioranza e lo confermiamo ancora una volta noi, con forza, con grinta e con determinazione: basta! Non ne possiamo più di queste vostre congetture contro il Meridione e contro la Sicilia! Date una svolta diversa, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza, soprattutto siciliani e meridionali: per una volta, alzate davvero il grido di una realtà che ha bisogno di essere condivisa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siragusa. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA SIRAGUSA. Signor Presidente, intervengo per sottoscrivere l'ordine del giorno in oggetto che, così com'è stato letto, peraltro, non prevede alcun favoritismo nei confronti...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Prego, onorevole Siragusa.

ALESSANDRA SIRAGUSA. A me sembra più che ragionevole che si impegni il Governo a ridare alle regioni a cui è stata sottratta dall'attività mafiosa una ricchezza il bene che è frutto di quella ricchezza. Mi fa piacere che i colleghi del Movimento per l'Autonomia si rendano conto di cose che erano state già dette. Non si comprende...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, un po' di silenzio.

ALESSANDRA SIRAGUSA. Non si comprende perché, in questo momento, dovremmo modificare ciò che è stato fissato già in leggi precedenti (penso alla legge Rognoni-La Torre e alle sue modificazioni), e cioè che i beni confiscati alla mafia debbano avere un uso sociale. Per avere un uso sociale, essi devono essere distribuiti laddove sono stati sottratti alla collettività.
In conclusione, a me sembra che l'intervento della collega Santelli non sia condivisibile in quanto in questo modoPag. 99passerebbe il principio per cui, se da una parte la mafia è un problema di tutta l'Italia (ed è una cosa che in tanti abbiamo detto e da tanti anni), oggi invece si dovrebbe pensare che il problema sia delle regioni meridionali, che siano fatti delle regioni meridionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cera. Ne ha facoltà.

ANGELO CERA. Signor Presidente, vorrei sapere quante altre volte il Meridione dovrà pagare un prezzo altissimo. Non si finanzia alcuna opera del Meridione perché ci si è sbagliati prima: c'era la mafia, c'era la 'ndrangheta, c'era la camorra e bisogna pagare un prezzo e fare finta che oggi il Meridione non esista più! Tutto perché dobbiamo pagare un prezzo altissimo! Lo dico alla collega della Calabria: ci stanno «disossando» e in virtù di questo, soprattutto tu devi aprire gli occhi, credo! Io me sono accorto: mi hanno tolto anche i fondi che riguardavano il terremoto del Molise! Quel territorio doveva essere difeso da Berlusconi! In virtù di un settentrionalismo ormai sfacciato, questo Governo non c'è più nei confronti del Mezzogiorno!

ANGELA NAPOLI. Se li è presi tutti Del Turco i soldi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Granata. Ne ha facoltà.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, mi rivolgo anche al Governo. Questo ordine del giorno pone - noi riteniamo in modo corretto, e credo di interpretare anche lo spirito di molti parlamentari del Popolo della Libertà - un tema al quale, però, vorrei dare un taglio e un'interpretazione non diversa, ma certamente e sostanzialmente considerandolo da un'angolatura differenziata rispetto alle cose che sono state dette.
È indiscutibile un fatto (mi rivolgo al sottosegretario): le politiche e le azioni giudiziarie repressive nei confronti della criminalità organizzata sono un grande fatto che interessa l'identità nazionale nel suo complesso, che interessa l'Italia. È anche vero, però, che si da la percezione che i sequestri dei grandi patrimoni mafiosi, delle proprietà, degli immobili, di queste strutture che sono frutto di attività criminale, abbiano come prima conseguenza il depauperamento di porzioni del territorio che subiscono questa pressione mafiosa (Commenti del deputato Cera) e questo ragionamento vale a prescindere (Commenti del deputato Cera)...
PRESIDENTE. Onorevole Cera, non si trova allo stadio (Commenti del deputato Cera)!

BENEDETTO FABIO GRANATA. Il collega non sta comprendendo in che direzione va il mio ragionamento...

ANGELO CERA. Vergognatevi!

BENEDETTO FABIO GRANATA. Pertanto, riteniamo che l'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 sia stato formulato in modo corretto perché crediamo che il tessuto sociale ed economico del territorio debba avere una risposta attraverso i sequestri e le azioni giudiziarie, per far ripartire quella gran parte di economia sana, trasparente e con «la faccia al sole» che caratterizza quei territori. Quindi, in questo senso, sottoscriviamo e sosteniamo l'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, sono un parlamentare del sud che vive al nord e tante volte vorrei che vi fosse meno «compassionevolezza», diciamo così, è una richiesta di compassione per le questioni del sud. Ma voglio parlare anche daPag. 100carabiniere: la lotta alla criminalità (Commenti di deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Continui pure, onorevole Ascierto.

FILIPPO ASCIERTO. La lotta la criminalità (Commenti del deputato Lo Monte)...

PRESIDENTE. Onorevole Lo Monte, per cortesia.

FILIPPO ASCIERTO. Calmati, caro collega, parlo anche da carabiniere!

PRESIDENTE. In borghese, naturalmente!

FILIPPO ASCIERTO. La lotta alla criminalità è un fatto nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Bisogna lottare contro il crimine con forza, con il rispetto delle istituzioni, ed io voglio ringraziare il Governo che, con la legge precedente che abbiamo approvato a luglio, ha già destinato alle forze dell'ordine una parte del fondo dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Per quanto concerne gli altri beni, essi sono il frutto, sono proventi di attività criminali nazionali e internazionali. Non vorrei che poi ci veniste a chiedere - dato che molto è dovuto anche al traffico delle sostanze stupefacenti di carattere internazionale - di dare i fondi alla Bolivia! Pertanto, io dico: sono un fatto nazionale, è un danno reso all'Italia e bisogna fare in modo che questo fondo serva agli italiani, alla giustizia e alle forze dell'ordine (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Voglio solo ricordare che qui tutti parliamo da deputati, onorevole Ascierto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.

ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, vorrei che in qualche modo questa polemica scemasse (Commenti)...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore!

ANTONINO LO PRESTI. Non condivido i toni con i quali si elencano, da una parte e dall'altra, le ragioni a sostegno di un impegno che tutti, evidentemente, non possiamo non condividere. Qui, cari colleghi, il problema non è quello di decidere dove devono essere impiegate le risorse, ma di come gestirle: si tratta di un problema di metodo e non localistico. Allora, caro collega Ruvolo, cari colleghi della componente Movimento per l'Autonomia del gruppo Misto, che alzate i toni con un accento altamente demagogico su un problema che invece deve essere affrontato con razionalità, vi prego: smettetela con i toni autocommiseratori di un sud che ha bisogno sempre di risorse, di sostegno, che ha bisogno sempre di qualcuno!

CARMELO LO MONTE. Ma quale commiserazione?

ANTONINO LO PRESTI. Scusa, Lo Monte, io ti rispetto (Commenti del deputato Lo Monte)...

PRESIDENTE. Onorevole Lo Monte! Onorevole Lo Monte, per favore!

ANTONINO LO PRESTI. A me dispiace, non volevo elevare il tono della polemica. Volevo semplicemente ricondurre la discussione in un alveo di correttezza, soprattutto con riferimento ai criteri con i quali, fino ad oggi, sono state gestite le risorse sottratte alla mafia. Su queste tematiche dovremo confrontarci perché voi non sapete, per esempio, che, ancora oggi, il Fondo di rotazione per le vittime della mafia è incapiente. Ancora oggi, ci sono centinaia di vittime della mafia che hanno ottenuto sentenze passate in giudicato e che attendono il risarcimento, perché questo Fondo, che dovrebbe essere alimentato dalla gestione dei beniPag. 101confiscati alla mafia, non lo è affatto. Poniamoci allora il problema di come soddisfare le esigenze delle vittime di questi ignominiosi reati e non parliamo più di localismi e di rivendicazioni, che servono soltanto a confondere le idee. Sono stanco, come siciliano, di sentire ogni volta menzionare la mia terra come una terra sfortunata, dove evidentemente il buon Dio non ha permesso che si creasse sviluppo, quasi che i responsabili fossero gli stessi siciliani. Smettiamola, allora, con questa demagogia e piuttosto affrontiamo i problemi nel merito reale dei loro contenuti!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Corsaro. Ne ha facoltà.

MASSIMO ENRICO CORSARO. Signor Presidente, spero di riuscire ad esprimermi in toni e in modo più pacato rispetto alla focosità di alcuni interventi che mi hanno preceduto. Rivendico la mia natura che, per estrazione, per nascita, per formazione, per insediamento e residenza è lombarda, milanese nello specifico. Tuttavia, il mio cognome palesa l'evidente provenienza siciliana di un ramo della mia famiglia cui sono particolarmente legato. Voglio però rivolgermi agli amici e colleghi della componente Movimento per l'Autonomia del gruppo Misto, per evidenziare come la concezione che hanno assunto alla base delle rivendicazioni contenute in questo come in altri interventi potrebbe addirittura ritorcersi contro l'obiettivo che si pongono. Infatti, il ragionamento che sta alla base della loro richiesta è quello di mantenere in Sicilia e nelle altre regioni meridionali il frutto delle confische effettuate ai danni della criminalità organizzata, trattandosi di ricchezze sostanzialmente determinatesi in quella parte di territorio. Ma c'è, tuttavia, un detto che afferma che si sta un po' per ciascuno nelle braccia della mamma. Vuol dire che quel concetto deve valere in ogni caso, anche nella redistribuzione dell'imposizione fiscale: dove si produce la ricchezza, lì deve rimanere.

Forse è il caso che manteniamo tutti un'ottica di interesse nazionale!

PRESIDENTE. Ci sono ancora una decina di persone che vogliono intervenire per dichiarazione di voto. Prendo atto che l'onorevole Vannucci rinuncia al suo intervento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Antoni. Ne ha facoltà.

SERGIO ANTONIO D'ANTONI. Signor Presidente, vorrei far notare come questo dibattito sia tutto interno alla maggioranza. Vorrei che chi ci ascolta si rendesse conto che la maggioranza ha, al suo interno, queste contraddizioni e che non riesce a trovare sintesi su questioni fondamentali.
I colleghi della componente Movimento per l'Autonomia del gruppo Misto fanno una battaglia meridionalista e penso che dovrebbero trarne le conseguenze. Questa maggioranza è antimeridionalista e quindi è chiaro che se la troveranno contro su ogni argomento! Se non ne traggono le conseguenze assisteremo a queste scene, francamente non degne di un Parlamento adeguato e non degne del fatto che il Paese che ha bisogno di sviluppo, al nord, al centro ed al sud perché è in crisi tutta la nazione!
Queste battaglie gli uni contro gli altri non servono a nessuno e in questo senso è fondamentale trovare una sintesi che questa maggioranza non può trovare perché ha al suo interno forze antimeridionaliste che non gliela faranno trovare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Garofalo. Ne ha facoltà.

VINCENZO GAROFALO. Signor Presidente, desidero intervenire su questo ordine del giorno, in quanto francamente il modo con il quale stiamo discutendo dello stesso e del tema della criminalità organizzata mi sembra stia seguendo unaPag. 102strada non idonea al tema. Soprattutto l'intervento dell'onorevole D'Antoni mi ha stimolato ancora di più ad intervenire, perché chi ha avuto incarichi di Governo avrebbe potuto probabilmente emanare, stimolare provvedimenti a favore del sud e magari, in qualche occasione, è stato più distratto o non ha saputo coalizzare le forze necessarie a emanare atti a favore del Meridione.
Questa maggioranza non ha problemi di divisione perché, pur essendo io un deputato del sud, della Sicilia, non ho votato a favore di alcune proposte emendative ed ordini del giorno presentati dalla componente Movimento per l'Autonomia del gruppo Misto. In questo caso chiedo, però, anch'io al Governo di rivedere il proprio parere perché non si tratta di decidere di destinare le somme, ma leggendo attentamente l'ordine del giorno, esso chiede al Governo di predisporre degli atti legislativi tali da destinare risorse patrimoniali alle zone in cui la criminalità organizzata ha esercitato ed esercita, ahimè, la propria attività.
Ricordo anche che un segnale del genere potrebbe servire e serve soprattutto in un Paese dove esistono associazioni di industriali, di commercianti, di imprenditori che, proprio in queste zone del Mezzogiorno, hanno avuto il coraggio di sfidare anche individualmente la criminalità organizzata che, come noi tutti sappiamo, fa un danno non solo al Mezzogiorno, ma all'intero Paese.
Quindi, su un tema del genere credo ci si dovrebbe trovare uniti nel cercare soluzioni che aiutino a dare risposte serie, efficaci e soprattutto adeguate, non solo ad evitare la crescita del malcostume volto ad ignorare ciò che purtroppo fa la criminalità organizzata, ma anche a portarla all'azzeramento.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, ho chiesto la parola perché ho sentito parlare di un impegno contro la mafia.
Credo che un impegno nella lotta alla mafia come quello profuso da questo Governo fino ad ora (e che proseguirà anche nella notte, al Senato, con la votazione sul provvedimento sulla sicurezza) non lasci spazio ed equivoci.
L'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 riguarda tutte le regioni d'Italia e comporterebbe che tutti gli immobili confiscati (essi sono molti di più al nord che non al sud) verrebbero distribuiti a tutte le regioni d'Italia. Così dovremmo, come ha già sostenuto l'onorevole Lo Presti, gestire successivamente i fondi, mentre abbiamo la necessità di coprire gli stanziamenti a favore delle vittime e delle vedove della mafia. Dovremmo approvare un provvedimento, invece, che attribuisce i fondi alle regioni per tutt'altra attività, senza prevedere alcun controllo.
Cosa diversa è quanto avevo proposto, come ordine del giorno, di garantire la copertura di alcune spese degli enti locali. Altra cosa, ancora, è dire, invece, che questi immobili si vogliono trasferire alle regioni, senza alcuna destinazione. Invito, ancora una volta, i presentatori a ritirare l'ordine del giorno in esame perché sono convinto, a nome del Governo, che si devono destinare agli enti locali quei soldi necessari alla copertura delle spese che gli enti locali stessi affrontano per la realizzazione dei palazzi di giustizia e per le spese delle giustizia, già richiamate dall'onorevole Capano. Su tale argomento, pertanto, invito, ancora una volta, i presentatori a ritirare o a riformulare l'ordine del giorno in esame, secondo le indicazione che ho appena fornito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, ho ascoltato anche l'intervento del sottosegretario, ma ritengo che su questo tema e su questo argomento non vi sia spazio per le divisioni. Sono meridionale e comprendo quali siano i problemi, perché iPag. 103frutti della lotta alla criminalità non costituiscono soltanto un patrimonio che è appannaggio semplicemente di una parte del territorio nazionale. Ormai, la criminalità organizzata è a livello nazionale, a livello planetario, e quindi a livello internazionale.
Ciò che, però, avrei preferito ascoltare, anche dal sottosegretario, rispetto all'ordine del giorno in esame, sarebbe stato un impegno a procedere e a varare, secondo quelli che sono stati anche un dato e un'indicazione emersi dalla precedente Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia, una normativa che possa dare una sistemazione alla problematica dei beni sequestrati e confiscati. Sappiamo che i beni confiscati e sequestrati alla mafia rappresentano solo una minima parte, il 2 per cento, del patrimonio criminale e di quello mafioso. Ritengo che questo sia già un dato importante e anche da tenere presente nello svolgimento dei nostri lavori.
Poi, vi è un altro aspetto: tra il sequestro, la confisca e l'utilizzazione dei beni trascorrono 13-14 anni. Questo è un altro dato che dobbiamo tenere ben presente, quando sarebbe, invece, necessario accelerare le procedure, investire e quindi riqualificare e utilizzare, sul piano sociale e a favore dei comuni, delle autonomie locali e soprattutto delle intraprese sociali, tutti i beni immobili confiscati alla mafia. È vero che molte volte nei comuni mancano anche le capacità finanziarie per un'utilizzazione piena di tali beni. Molte volte questi beni sono stati utilizzati a favore di cooperative. Ovviamente, vi sono molti beni sottratti alle mafie che vengono utilizzati dalle cooperative in attività e molte volte queste ultime vengono anche minacciate e subiscono degli attentati.
Certamente, questo complesso di beni viene utilizzato nelle regioni dove i beni sono situati, a disposizione dei comuni e, quindi, degli enti o delle società che svolgono un'azione non lucrativa di utilità sociale (come le ONLUS), di grande contenuto sociale e civile. Non vi è dubbio che se ci scontriamo in questa sede vi è, tuttavia, un elemento che oggi sappiamo essere ben presente. Vi è bisogno di una forte lotta alla criminalità organizzata. Forse questa normativa in ordine ad un fondo che possa raccogliere tutti i proventi e possa investire, anche per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata sul piano nazionale, lascia qualche perplessità.
È una sorpresa anche rispetto a una volontà di procedere in termini forti e incisivi verso un'azione più coordinata e più articolata.
Allora, non c'è dubbio che, prima di prevedere questo Fondo nel decreto-legge, avrei pensato, visto e considerato che c'era già uno studio da parte della Commissione antimafia, che il Governo adottasse un provvedimento organico.
Signor sottosegretario, anche per andare nella direzione cui lei faceva riferimento, si è parlato di sottrarre la gestione dei beni all'Agenzia del demanio e di creare un'agenzia ad hoc per una loro utilizzazione forte e per creare strutture sul piano sociale.
Se, poi, mi si dice che questi beni devono essere utilizzati per strutture carcerarie o quant'altro, ad esempio, non sono d'accordo, né sono d'accordo sul fatto di non attrezzare ciò che esiste nelle regioni meridionali e di non dotarle di quello di cui c'è bisogno, visto e considerato che abbiamo un centro di polarizzazione.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MARIO TASSONE. Un'altra battuta e ho finito, signor Presidente.
Certo, bisogna anche studiare ed è bene, signor sottosegretario, che quando si interviene - lo dico con molto rispetto nei suoi confronti - si portino dei dati. Quando lei afferma che ci sono più confische nel nord o nel centro nord e io la posso seguire, però dobbiamo capirci: se si fa riferimento alle confische di esercizi commerciali, hanno una diversa impostazione.

PRESIDENTE. Deve concludere.

Pag. 104

MARIO TASSONE. Però, non c'è dubbio che questo problema non deve dividerci; c'è bisogno di un'attenzione e di accogliere, almeno come raccomandazione, questo ordine del giorno, in modo da procedere ad una normativa più completa riguardante i beni confiscati.

PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che vi sono ancora alcuni deputati che hanno chiesto di parlare e che dobbiamo terminare il provvedimento. Pertanto mi rimetto al loro buon senso.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bosi. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, desideravo, in un clima forse eccessivamente surriscaldato, fare presente, innanzitutto, che non stiamo discutendo di una legge, ma di un ordine del giorno, che mi sembra introduca il concetto dell'indennizzo che determinate popolazioni e aree geografiche dovrebbero ricevere rispetto alle devastazioni e al depauperamento che la malavita organizzata provoca.
Questo ordine del giorno richiama l'attenzione del Governo all'introduzione di un concetto chiaro, ossia l'indennizzo alle popolazioni vittime del flagello della criminalità organizzata. Invito il Governo a prendere atto che si tratta di una sollecitazione e non di una codificazione (Commenti).

PRESIDENTE. Per favore, sta parlando il collega.

FRANCESCO BOSI. Signor Presidente, mi rivolgo alla Presidenza, ma se invece di essere nell'Aula siamo in un happening, dove si svolgono multiple conversazioni, non vale la pena davvero di proseguire la seduta.
Credo che il Governo debba tenere conto che - lo ripeto - non si tratta di una legge, ma di una sollecitazione. Credo anche di aver capito dall'intervento dei colleghi proponenti - ripeto che ha un valore intrinseco inconfutabile - che si potrebbe proporre, eventualmente, una modalità di elaborazione che non costituisca un fatto incontrovertibile dal punto di vista giuridico. Ma sicuramente deve essere accolta la raccomandazione e l'invito a far tornare laddove questi danni sono stati arrecati in maniera profonda e forte i proventi di un'azione delittuosa che ha depauperato in primis quella base territoriale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Commercio. Ne ha facoltà.

ROBERTO MARIO SERGIO COMMERCIO. Signor Presidente, non desidero fare polemica, ma soltanto ricordare ad alcuni miei conterranei, che mi hanno preceduto qui in Aula, che il 29 ottobre scorso la giunta regionale siciliana di centrodestra ha approvato all'unanimità dei presenti il disegno di legge voto nella stessa direzione. Inoltre, l'Assemblea regionale siciliana sta per approvare una legge di indirizzo che sarà inviata a giorni alla Camera.
Quindi, chiederei ai colleghi del centrodestra un minimo di coerenza e la stessa coerenza chiediamo al Governo rispetto agli impegni sottoscritti da Lega Nord Padania, Popolo della Libertà e Movimento per l'Autonomia, che fino ad oggi non sono stati onorati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capodicasa. Ne ha facoltà.

ANGELO CAPODICASA. Signor Presidente, intervengo per apporre la mia firma all'ordine del giorno presentato dai colleghi del Movimento per l'Autonomia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia), però con la speranza e l'augurio che non si lascino attrarre dall'invito del Governo e della maggioranza a ritirare l'ordine del giorno, che, a mio giudizio, potrebbe essere formulato meglio. Tuttavia, in ogni caso, esso pone una questione che credo abbia un valore simbolico altamente significativo.Pag. 105
È vero, come ha sostenuto qualche collega che mi ha preceduto, che i beni confiscati alla mafia molto spesso sono frutto di attività illecite che hanno una cornice di carattere internazionale (traffico di stupefacenti ed altre attività anche di carattere finanziario e speculativo).
Tuttavia, bisogna dire che la qualità sociale dei beni che la mafia e i mafiosi incamerano è più spesso legata ai proventi delle attività, delle estorsioni e del racket, che, oltre a garantire una continuità degli introiti dell'attività criminale, ha il valore di controllare il territorio e le attività economiche che lì vi si svolgono e anche gli operatori e le imprese che agiscono.
Pertanto, è necessario un ritorno sul territorio per finalità sociali, siano esse legate alle attività degli enti locali oppure - credo siano anch'esse altamente significative - alle attività di volontariato delle associazioni antiracket che agiscono nel territorio. Ciò avrebbe il valore di incoraggiare nelle regioni interessate tutte quelle forme di contrasto all'attività mafiosa che sono essenziali affinché la mafia subisca il colpo decisivo.
Infatti, senza il sostegno della società e delle varie articolazioni sociali, quella battaglia non può essere vinta e non può essere solo affidata all'attività repressiva dei corpi dello Stato. Ecco perché credo che questo ordine del giorno possa avere un valore ed è per questo motivo che lo sostengo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, sono fra quelli che ritengono che gli ordini del giorno siano ancora una cosa seria e non sono nella logica di coloro che pensano che un ordine del giorno non si neghi a nessuno.
Francamente, con tutto il rispetto, non ho compreso come la Presidenza abbia potuto considerare ammissibile questo ordine del giorno. Lo dico con grande rispetto e senza polemica, perché - se tralascio la questione delle considerazioni e, quindi, della premessa - dovrei votare un ordine del giorno che impegna il Governo ad adottare iniziative legislative. Non comprendo come possa essere adottata una iniziativa legislativa: essa può essere promossa, uno può farsi promotore dell'iniziativa legislativa, ma non può adottarla.
Ma non è tanto questo il fatto, perché potrebbe essere soltanto un vocabolo sbagliato: in verità ci troviamo di fronte ad un potere legislativo, che appartiene al singolo deputato e che lo stesso vuole trasferire al Governo. La capacità di attivare un'iniziativa legislativa ha lo stesso peso nella bilancia: sia che venga promossa dal Governo - e in tal caso l'iniziativa alla Camera si chiama «disegno di legge» - sia che venga proposto dal singolo deputato, e in questo caso si chiama «proposta di legge». Non comprendo come una figura abilitata a presentare un'iniziativa legislativa possa impegnare il Governo a sostituirsi ad un potere che egli già detiene.
Inoltre, voglio dire agli amici firmatari e a coloro che con tanta passione sono intervenuti che la materia è molto complessa, personalmente me ne sono occupato quando ero componente della Commissione antimafia nella XIV legislatura, tra il 2001 e il 2006. Abbiamo fatto un approfonditissimo studio su questa materia e non è facile attivare certi meccanismi attraverso una normativa di tipo tradizionale, ci vorrà una normativa speciale, ci vuole una legge. Adesso non è possibile, specie con un ordine del giorno con il quale si impegna il destinatario che non può fare più dello stesso proponente, e non si comprende come questa materia possa essere delegata così facilmente e immaginare di aver risolto la questione.
Ci vorrà una legge e bisognerà discuterne; affidarsi ad un ordine del giorno è un ragionamento semplicistico, che serve solo a dare una risposta giornalistica e a far ridere - lo dico con tutto il rispetto - persino i mafiosi e coloro che si organizzano intorno alla criminalità organizzata. Ecco perché, qualora si insistesse per la votazione dell'ordine del giorno, personalmente mi asterrò.

Pag. 106

PRESIDENTE. Onorevole Cristaldi, in ordine all'ammissibilità desidero ricordarle che ci sono numerosissimi precedenti ed è ormai prassi consolidata.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bocchino. Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO. Signor Presidente, per chiarezza su questa vicenda dell'ordine del giorno presentato dai colleghi del Movimento per l'Autonomia, vogliamo ribadire che...

PRESIDENTE. Colleghi, evitiamo i salotti nell'emiciclo, per cortesia.

ITALO BOCCHINO. ...se, da un lato, è giusto sostenere il principio che esistono regioni che sono particolarmente danneggiate dal punto di vista sociale ed economico dalla presenza di forti organizzazioni criminali, dall'altro lato, appare difficile individuare come soluzione l'approvazione di questo ordine del giorno.
Fermo restando che sul principio c'è la massima disponibilità a discutere, ci sono una serie di perplessità. La prima è quella dello strumento, come ha già detto l'onorevole Cristaldi. Ma la seconda è anche nel merito, ecco perché io mi rivolgo, a nome del gruppo del Popolo della Libertà, ai colleghi e amici del Movimento per l'Autonomia affinché nella peggiore delle ipotesi si valuti una riformulazione del dispositivo dell'ordine del giorno.
Cominciamo dal motivo: oggi i beni immobili che sono confiscati alla criminalità organizzata vanno allo Stato che può assegnarli agli enti locali per determinate attività. Qui si vuole estendere tale previsione dai beni immobili a beni di qualsiasi natura. In questo modo perdiamo di vista l'obiettivo, perché è evidente che la criminalità organizzata cerca di investire le proprie risorse in beni che devono essere di facile trasferibilità. Beni di facile trasferibilità possono essere contanti, azioni, ossia beni che non vengono acquistati né detenuti nelle regioni che sono principali vittime di questi fenomeni. Se riuscissimo domani a sequestrare i patrimoni in azioni o in denaro contante di tutte le associazioni criminali di questo Paese, probabilmente scopriremmo che tutta questa ricchezza si trova prevalentemente nelle regioni del nord, dove poi alla fine avvengono gli investimenti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Purtroppo, cari amici del Movimento per l'Autonomia, con la criminalità organizzata avviene quello che per tanti anni abbiamo denunciato come uomini del Mezzogiorno per il sistema creditizio: purtroppo, la raccolta avviene al sud con la richiesta del pizzo, ma spesso l'impiego avviene nelle regioni del nord.
Allora, un ordine del giorno impostato in questo modo rischia di portare delle risorse lontano dalle realtà che devono essere aiutate. Inoltre, colleghi, come si fa a sostenere che dobbiamo pensare a questo trasferimento tout court? Una regione meridionale di 100 mila abitanti - vi parlo da meridionale - ha, probabilmente, il 30 per cento in più di forze dell'ordine e di organico di magistrati rispetto ad una regione o ad una provincia dello stesso numero di abitanti del nord. Già questo è un prezzo che lo Stato paga rispetto a quella realtà (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Lo Stato già interviene di più in quelle realtà per garantire l'ordine pubblico, la sicurezza e la lotta alla criminalità organizzata.
Dunque, fatto salvo il principio che occorre indennizzare quanto più possibile con questi beni e con queste risorse le realtà che sono maggiormente colpite economicamente e socialmente dal fenomeno della criminalità, non è questo lo strumento adatto, cari amici, non è quello dell'ordine del giorno, come diceva il collega Cristaldi, né quello contenuto nel dispositivo. Vi dico di più: il precedente ordine del giorno Belcastro n. 9/1772/22, che è stato bocciato dall'Assemblea, aveva maggior ragione di esistere, perché nel momento in cui si limitava la disposizione ai beni immobili prevedendo che essi dovessero essere trasferiti localmente, aveva un senso. Così com'è formulato l'ordine del giorno che stiamo esaminando, invece,Pag. 107con il riferimento ai beni di qualsiasi natura, diventa ovviamente molto più difficile da sostenere.
Allora, l'invito che noi rivolgiamo all'MpA è quello di accettare una riformulazione di questo ordine del giorno, nel senso che questo si limiti esclusivamente ai beni immobili e anche parzialmente dal punto di vista dei beni, perché lo Stato può decidere di alienarne alcuni per avere maggiori risorse da impiegare nella lotta al crimine o di destinarli a soggetti statali che svolgono funzioni importanti per garantire la sicurezza dei cittadini.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ITALO BOCCHINO. Quindi, vogliamo che ci sia una riformulazione e che il Governo proponga... Scusi, signor Presidente, se il sottosegretario, terminati i suoi colloqui privati, potesse ascoltare...

PRESIDENTE. Sottosegretario Caliendo, la prego...

ITALO BOCCHINO. Chiediamo che il Governo proponga una riformulazione che venga accettata dagli amici dell'MpA in modo che si possa tutti insieme votare un ordine del giorno che inviti il Governo a valutare l'opportunità, nell'ambito dei provvedimenti che riguardano la lotta alla criminalità, di destinare una quota dei beni immobili ai territori dove questi vengono confiscati, proprio con l'obiettivo di fare spazio a tutte le iniziative che tendono a contrastare il fenomeno della criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Berretta. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BERRETTA. Signor Presidente, vorrei apporre la mia firma all'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23; tuttavia, l'intervento dell'onorevole Bocchino mi sollecita a svolgere una brevissima considerazione.
Non so quanto volontariamente, però, l'onorevole Bocchino ci ha spiegato che la Sicilia è un peso, perché lo Stato già fa tanto, forse troppo a suo avviso. Io credo che non sia così, che si debba fare di più e meglio per la Sicilia e che occorra intervenire in questa regione per lottare contro la criminalità e al fine di investire per un futuro diverso della nostra terra. L'ordine del giorno va in questa direzione e pertanto lo condivido pienamente.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, è quasi da un'ora e mezza che siamo fermi a discutere su un ordine del giorno che, a quanto sembra, sta impegnando l'Aula, o meglio, la maggior parte dell'Aula, in una discussione che più che essere la discussione di un Parlamento responsabile, mi pare quella di un Parlamento che, almeno per una parte dell'Assemblea, scambia la discussione stessa per un congresso di partito.
Capisco che, nella situazione che ci è stata consegnata dal comportamento del Governo nazionale in questi sei mesi, a forza di decreti-legge e di questioni di fiducia - spero, peraltro, che la prossima settimana non venga posta l'ennesima - non si negano solo i diritti e le funzioni dell'opposizione democratica in Parlamento, ma anche i diritti e le funzioni proprie dei singoli parlamentari, anche della maggioranza.
Si può anche, fino a un certo punto, da parte di chi siede nei banchi dell'opposizione, stare ad ascoltare una discussione che è volta a ricercare un punto di accomodamento, non voglio dire un punto di sintesi, perché mi pare una parola eccessiva per la discussione che c'è stata, ma comunque una sorta di compromesso dentro la maggioranza, in particolare nel partito principale della maggioranza.
Ho visto che alcuni colleghi, ancora adesso, stanno discutendo se apporre o meno la firma all'ordine del giorno deiPag. 108colleghi del Movimento per l'Autonomia; ho visto che si è aperta una discussione su chi è più meridionalista o più federalista, su chi è più capace di interpretare il modo in cui la mafia investe nelle regioni del nord piuttosto che nel sud; ci si chiede se l'ordine del giorno presentato dai colleghi del Movimento per l'Autonomia, alla fine, sia un ordine del giorno che va a favore maggiormente delle regioni del nord, come sostiene il collega Bocchino, che ha parlato per ultimo tra i colleghi del Popolo della Libertà, oppure se vada o debba andare a favore delle regioni meridionali.
Credo che questa sia una discussione che il nostro Paese non si merita e che non si meritano soprattutto le forze dell'ordine e tutti coloro che ogni giorno, ogni minuto, sono in campo per combattere la mafia in tutto il nostro Paese e nel mondo.
Quindi, signor Presidente, di fronte a un fatto che appare essere tutto interno alla maggioranza di centrodestra e al Popolo della Libertà, il gruppo del Partito Democratico non intende partecipare a un congresso che non è suo; intende rappresentare al Presidente la necessità di riportare a una seria discussione quest'Aula.
Ponga pure in votazione l'ordine del giorno; noi non parteciperemo al voto su questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIACOMO CALIENDO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, in coerenza con quanto già affermato sia in ordine agli emendamenti sia sull'ordine del giorno, chiedo che l'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 sia riformulato, perché è giusto che gli immobili confiscati, come ho detto prima, siano utilizzati nelle regioni dove vengono confiscati.
L'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 andrebbe riformulato, prevedendo nel dispositivo le seguenti parole: «impegna il Governo ad adottare iniziative volte a prevedere che i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata vengano assegnati in via prevalente alla Regione nella quale è stata realizzata la condotta criminosa quale ristoro (...)» e il resto rimane invariato.

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta dal Governo dell'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, intervengo non perché il Governo abbia soddisfatto lo spirito del mio ordine del giorno, ma per fare ulteriore chiarezza.
Mi spiace che l'amico onorevole Cristaldi abbia potuto dire che non si affronta con un decreto-legge un argomento di questo tipo...

PRESIDENTE. Onorevole Lo Monte, lei può solo dire se accetta la riformulazione o meno, altrimenti riprende di nuovo una sorta di dichiarazione di voto sull'ordine del giorno.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, abbia pazienza. Sto finendo.

PRESIDENTE. La pazienza ce l'ho, però sappia che queste sono le regole.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, il problema lo abbiamo posto in Commissione e il Governo, oltre che la maggioranza, ci ha risposto picche.
Abbiamo proposto un emendamento in Aula e il Governo e la maggioranza hanno fatto altrettanto. Adesso abbiamo presentato un ordine del giorno, che, per giunta, dovremmo anche scrivere così come vuole il Governo, così come vuole qualche capogruppo che deve telefonare per dire di avere risolto tutto in Aula.
Consentitemi: noi non cambiamo una virgola! Eventualmente si voti, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonino Russo. Ne ha facoltà.

Pag. 109

ANTONINO RUSSO. Signor Presidente, credo che l'intervento dell'onorevole Bocchino sia stato chiarificatore, così come anche l'intervento del Governo.

PRESIDENTE. Anche quello dell'onorevole Quartiani, onorevole Russo.

ANTONINO RUSSO. Adesso darò i miei chiarimenti.
Il tema non è l'ordine del giorno: il Movimento per l'Autonomia dovrebbe averlo chiaro da tempo, solo che devono continuare a dimostrare di essere i «duri e puri» della difesa di un certo meridionalismo. A noi non appassiona questo tipo di ragionamento; appassiona il dato reale, ossia che l'ordine del giorno in esame mette in discussione la volontà del Governo, che è diametralmente opposta. Il Governo mette in discussione la finalità dell'utilizzo dei beni confiscati, che ha causato l'introduzione della cosiddetta legge La Torre con le successive modificazioni. Il riutilizzo dei beni di natura materiale - i terreni, i casolari, gli appartamenti - è del tutto evidente che resti quasi sempre sul territorio, al di là di qualche caso strano come quello della regione che paga l'affitto allo Stato per i beni confiscati; va detto che prima la regione li pagava alla mafia, quegli affitti. Bisognerebbe, quindi, che chi ha sostenuto questo argomento facesse anche il «mea culpa».
Il punto, però, è un altro: perché non si può votare l'ordine del giorno in esame così com'è formulato? Per una piccola frase relativa all'utilizzo «qualunque sia la loro natura». Il tema allora non è il terreno, non è l'appartamento: il tema sono i fondi della mafia, delle mafie, depositati nei conti correnti, nei depositi bancari, nei conti postali, che ammonterebbero probabilmente a un miliardo di euro, e che il Governo ho la sensazione - ricordo le dichiarazioni dell'onorevole Alfano - avrebbe intenzione di utilizzare per coprire le spese correnti. Dall'intervento dell'onorevole Bocchino mi è parso di capire questo: cioè le spese per la sicurezza, le spese maggiorate che lo Stato affronta nelle regioni del sud. Ciò può anche essere condiviso; però, bisogna dire con nettezza che i fondi sottratti alla mafia non vengono riutilizzati, come la legge prevede, per finalità sociali sul territorio, perché questo era l'obiettivo della legge La Torre e delle successive modificazioni. Il Governo vuole fare cassa anche con i beni confiscati, e hanno ragione i proponenti dell'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23 ad essere arrabbiati, perché attraverso la furbizia si vogliono coprire in bilancio delle spese con i fondi confiscati alla mafia, che devono avere un'altra destinazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Lo Monte n. 9/1772/23, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazionia ).

(Presenti 300
Votanti 290
Astenuti 10
Maggioranza 146
Hanno votato
55
Hanno votato
no 235.

Sono in missione 65 deputati).

Prendo atto che il deputato Damiano ha segnalato che ha votato contro mentre avrebbe voluto astenersi, che la deputata Mistrello Destro ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario e che il deputato Cera ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1772)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.Pag. 110
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Belcastro. Ne ha facoltà.

ELIO VITTORIO BELCASTRO. Signor Presidente, il nostro voto è decisamente contrario. Oggi abbiamo assistito all'ulteriore spoglio del sud da parte di un Governo che pare che non abbia alcuna intenzione di cambiare rotta. Mi riferisco ai fondi FAS che dovranno servire...

PRESIDENTE. Colleghi!

ELIO VITTORIO BELCASTRO. ...a creare infrastrutture al nord, ai fondi a copertura dell'ICI che ci sono stati sottratti: anche al riguardo vi è un ordine del giorno che impegna il Governo a restituirceli subito. Non mi pare che si stia muovendo alcunché. Questa credo sia stata davvero la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il nostro voto è decisamente contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palomba. Ne ha facoltà.

FEDERICO PALOMBA. Signor Presidente, questa discussione ha rivelato molto di più di quello che è il contenuto del provvedimento. Noi dell'Italia dei Valori siamo usciti dall'Aula perché non ci piace giocare partite truccate e non possiamo accettare che vi sia qualcuno che ha due mani e qualcun altro che ne ha addirittura tre. Qui ci sono, infatti, anche i funamboli del pianismo e a noi questo non piace: non siamo abituati a giocare con regole che non vengono rispettate da tutti!
Perciò abbiamo abbandonato l'Aula, ma se fossimo rimasti avremmo comunque espresso un voto irrimediabilmente negativo contro questo decreto-legge, perché esso è minato da troppe contraddizioni, da troppe illegalità, da troppe illegittimità.
Abbiamo proposto una pregiudiziale di costituzionalità sul famigerato comma 8-bis che ha introdotto una norma ad personam (lo sanno tutti, ma noi lo porteremo fuori e faremo capire ancora alla gente di che pasta è questa maggioranza); abbiamo denunciato l'illegittimità del comma 7-bis dell'articolo 2, l'inutilità di questo provvedimento e, in qualche modo, pure il fatto che il ricorso alle incentivazioni rappresenta anche un mancare di rispetto nei confronti della magistratura.
Ma in questo voto ed in questa discussione abbiamo visto molto di più di quello che riguarda esclusivamente il contenuto del provvedimento.
Abbiamo avvertito un nervosismo non più strisciante ma palese all'interno della maggioranza: c'è qualche cosa - e forse più di qualche cosa - che scricchiola, c'è un'inconciliabilità tra anime diverse di questa maggioranza, e noi abbiamo avvertito nelle parole dure ma decise del Movimento per l'Autonomia una profonda dissociazione da una cultura di questo Governo che è rivolta a favorire sempre i forti e a sfavorire, invece, chi è debole per natura, per storia, per avversità.
Abbiamo condiviso e condividiamo la protesta del Movimento per l'Autonomia perché, al di là del merito delle questioni che sono state poste, esse hanno rivelato che questo Governo e questa maggioranza sono profondamente antimeridionaliste.
Basterebbe ricordare come in altri provvedimenti per fare cassa e finanziare Alitalia o altre situazioni siano stati sottratti i finanziamenti al sud e al Meridione (ricordiamo bene tutte queste cose).
Pertanto da questa seduta apparentemente depressiva - perché così vi ha definito, cari amici della maggioranza, il vostro capo (vi ha definito come parlamentari «depressi») -, al di là di questo atteggiamento psicologico, avvertiamo e speriamo che vi siano degli scricchiolii molto forti all'interno di questa maggioranza nella quale sappiamo che esistono tante coscienze libere che non si prestano ai soprusi e alle imposizioni.
Confidiamo che la coscienza di molti parlamentari...

JONNY CROSIO. Basta!

FEDERICO PALOMBA. ...io parlo quanto voglio! Confidiamo, dicevo, che laPag. 111coscienza di molti parlamentari li porti ad una resipiscenza, a comprendere che una strada come quella intrapresa, che è rivolta a punire i territori deboli ed i soggetti deboli, non porta da nessuna parte. I provvedimenti che avete adottato sono profondamente impopolari.
Quello sulla scuola vi ha dimostrato come l'improvvisazione e la volontà di comprimere i diritti vi si ritorcerà contro; è solo l'inizio di una ribellione popolare. Noi siamo con chi si ribella a questo modo di fare, l'Italia dei Valori continuerà nella sua irriducibile opposizione a questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Melchiorre. Ne ha facoltà.

DANIELA MELCHIORRE. Signor Presidente, credo che quest'oggi si sia persa un'occasione importante, quella di addivenire, finalmente, alla votazione di un provvedimento che avrebbe potuto aiutare, in qualche maniera, la giustizia a diventare più funzionale ed efficiente. Ritengo, purtroppo, che questo provvedimento, che è, in taluni punti, contraddittorio e, per certi versi, incostituzionale, non vada nella direzione auspicata.
Reputo, infatti, che la speditezza e la funzionalità del lavoro degli uffici giudiziari non vengano agevolate in alcuna maniera poiché si tratta di un provvedimento sicuramente monco, che avrebbe dovuto contemplare anche altri aspetti fondamentali nella distribuzione del lavoro e nella funzionalità degli uffici.
Si è parlato della ridefinizione delle circoscrizioni giudiziarie che avrebbe dovuto, giustamente, accompagnare un provvedimento in tema di funzionalità. Non è certamente questa una scoperta dell'ultima ora, poiché sono anni che se ne parla negli ambienti specializzati. Ebbene, si poteva cogliere l'occasione per effettuare un lavoro che andasse in questa direzione, ma purtroppo questa occasione si è perduta.
Per quanto riguarda il comma 8-bis, devo ammettere che è stato alquanto deprimente assistere ad un dibattito in cui non si capiva se effettivamente, citando il nome di un magistrato, si ammettesse implicitamente che questa norma andasse nella direzione di porre in essere una sorta di commodus discessus per qualcuno, oppure no. Questo dal dibattito effettivamente poteva emergere, visto che più volte si è affrontata la discussione sul comma 8-bis in questi termini.
Poco, purtroppo, si è parlato di quello che è effettivamente il contenuto di questo comma e della sua totale estraneità per materia al contenuto generale di tutto il decreto-legge, che credo fosse la cosa più importate per tutti noi, ma soprattutto per la giustizia.
Per quanto riguarda il discorso dell'età, ho sentito spesso parlare dell'età dei magistrati, e dei non magistrati: faccio un'annotazione che forse ha qualcosa di personale, andando a difesa della categoria dei cosiddetti «giudici ragazzini» - come qualcuno li ha definiti in modo, forse, un po' sprezzante - che in questo decreto-legge non viene considerata più di tanto.
Per quanto riguarda la notazione relativa al Fondo unico sulla giustizia, non voglio ripetere quanto ho già manifestato nella mia dichiarazione sul complesso degli emendamenti, ritenendo importante sottolineare il lavoro svolto nella precedente legislatura, volto ad assicurare delle risorse alla giustizia o, comunque, alla lotta alla criminalità organizzata.
Ritengo che vi sia stata una totale chiusura nel non voler accogliere delle segnalazioni che provenivano da quest'Aula e che nascevano nell'interesse di favorire il funzionamento e la speditezza della giustizia.
In conclusione, noi Liberal Democratici-Repubblicani esprimeremo un voto contrario su questo provvedimento, perché siamo contrari ai principi che lo hanno ispirato, nonostante ci fossero delle intenzioni che potevano far sperare che si andasse nella giusta direzione (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Liberal Democratici-Repubblicani e Partito Democratico).

Pag. 112

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vietti. Ne ha facoltà.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro voto è contrario a questo provvedimento. È contrario per ragioni di merito, perché si tratta di un provvedimento emergenziale, non strutturale, che evita di affrontare il nodo della questione dell'organizzazione giudiziaria che è la revisione delle circoscrizioni. È inutile affannarsi a rincorrere le sedi, i posti e gli organici scoperti se non si ha il coraggio politicamente di affrontare il tema cruciale della revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Le nostre risorse umane e materiali sono insufficienti e non possono essere disperse sul territorio in modo irrazionale. Questo provvedimento ha una natura di palese tentativo di tamponare una situazione che rischia ormai di sfuggire al controllo. È un tentativo di rincorrere i guasti fatti dagli interventi precedenti e - per le ragioni che non ripeto e che abbiamo esposto nella discussione degli emendamenti - siamo convinti (ci dispiace di doverlo dire in anticipo) che non funzionerà.
Signor Presidente, colleghi, vorrei non ripetere le cose che ampiamente sono state esposte durante la discussione del provvedimento oggi in Aula, e vorrei fare una notazione di carattere politico. Questa sera, in particolare durante il lunghissimo spazio dedicato alla discussione di un ordine del giorno presentato dal Movimento per l'Autonomia, si è consumata una palese frattura nella maggioranza di Governo. In altri tempi, sotto altri sistemi ed altre regole, il fatto che un partito della maggioranza di un Governo di coalizione - infatti, anche se questo è un Governo a connotazione dominante nella persona del Presidente del Consiglio, è pur sempre un Governo tecnicamente di coalizione - non solo votasse un ordine del giorno con il parere contrario del Governo...

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di liberare l'emiciclo, per cortesia.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. È il seguito della discussione nella maggioranza! Non mi pare che il suo appello a liberare l'emiciclo abbia raggiunto grandi esiti.

PRESIDENTE. Non posso usare la forza.

MICHELE GIUSEPPE VIETTI. Ma noi siamo tolleranti, per una forma di cortesia nei confronti del presidente Cicchitto, che è impedito.
Dicevo, Presidente, che in altri tempi la dissociazione pubblica e plateale, a cui abbiamo assistito questa sera, di un partito della maggioranza del Governo di coalizione avrebbe portato ad una crisi. Sappiamo che oggi abbiamo realizzato una modifica della Costituzione materiale e dunque prevale l'aspetto presidenzialista del Governo, anche se questa trasformazione non è mai stata formalizzata. Tuttavia, io credo che non si possa e non si debba sottacere questo dato politicamente rilevante.
Quando in campagna elettorale, e al momento della fiducia al Governo, l'opposizione ha affermato che vi era una forte connotazione di un asse del nord ci è stato risposto che non era vero, perché nella coalizione di Governo vi era il Movimento per l'Autonomia, che rappresentava l'altra faccia del Paese e il legame tra il nord e il sud. Dunque, quando serviva, il Movimento per l'Autonomia è stato accreditato di una funzione rilevante, anche forse al di là della sua stessa consistenza numerica ed elettorale, e ci è stato raccontato che era una componente fondamentale, che dava alla coalizione e alla maggioranza il suo assetto nazionale.
Dunque, questa sera la maggioranza ha perso un pezzo, ed ha perso quel pezzo che, a suo stesso dire, rappresentava il sud e rappresentava il Meridione.
Signor Presidente, ora mi permetto di chiedere alla maggioranza: in queste condizioni si pensa di affrontare il dibattito sul federalismo? Il tanto annunciato tema del federalismo - che dovrebbe essere, per così dire, il core business della maggioranza e del Governo, e che dovrebbePag. 113venire all'esame delle Camere prima della fine dell'anno - in che condizioni verrà affrontato, dal momento che oggi abbiamo visto che la maggioranza non riesce a trovare un punto di equilibrio nel rapporto tra il nord ed il sud del Paese? La maggioranza non riesce ad esprimere una visione unitaria del Paese, che dia soddisfazione e dignitosa collocazione alle sue varie aree. Questo era un limite che a suo tempo denunciammo; oggi questo limite è esploso, e lo abbiamo visto andare in onda plasticamente.
Allora, al di là delle ragioni di merito del nostro voto negativo sul provvedimento in esame, oggi vi è una posizione negativa dell'opposizione dell'Unione di Centro, che denuncia le crepe vistose che si stanno verificando in questa maggioranza, maggioranza numericamente autosufficiente ma che, come abbiamo visto, non può trincerarsi soltanto dietro i numeri e dietro la forza dei numeri, perché poi quando dai numeri si passa a declinare le proposte politiche la maggioranza non c'è più (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Misto-Movimento per l'Autonomia - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicola Molteni. Ne ha facoltà.

NICOLA MOLTENI. Signor Presidente, preannuncio sin da subito che il gruppo della Lega Nord, coerentemente con quanto avvenuto al Senato, e a differenza invece di quanto vedo avvenire in quest'Aula, voterà favorevolmente alla conversione in legge del presente decreto-legge.
Signor Presidente, senza ripercorrere e riproporre tutte le argomentazioni e tutte le riflessioni che abbiamo fatto sul provvedimento in esame, tanto in sede di discussione generale quanto stasera in Aula, ritengo comunque di evidenziare in modo particolare due aspetti e due profili del provvedimento sottoposto alla nostra attenzione, che abbiamo particolarmente apprezzato e che porteranno pertanto il gruppo della Lega Nord ad esprimere un voto favorevole alla sua conversione in legge.
Infatti, signor Presidente, grazie a questo provvedimento ci si avvia finalmente a risolvere il problema della scopertura di organico delle sedi disagiate, attraverso importanti incentivi e benefici, sia di natura economica sia di natura giuridica e di carriera, nella consapevolezza però - e da questo punto di vista ringraziamo il Governo per la sensibilità che ha dimostrato, senza alimentare alcuna contrapposizione tra nord e sud, ma attraverso una razionale, logica ed oggettiva visione del problema - che le sedi giudiziarie in situazioni di disagio sussistono tanto al nord quanto al sud.
Ritengo pertanto importante, e rispettosa anche di quelle realtà e di quegli uffici giudiziari del nord, la modifica dei criteri di determinazione del concetto di sede disagiata, estendendone la portata ad una definizione di livello nazionale ed eliminando pertanto quegli inopportuni riferimenti territoriali contenuti nella precedente legge. Infatti, i problemi di scopertura delle sedi disagiate - non ho alcuna esitazione ad affermarlo - sussistono sicuramente e si presentano sicuramente in determinati territori come Calabria, Basilicata, Sardegna e Sicilia, ma emergono con un'altrettanto incisiva preoccupazione anche in importanti realtà ed uffici giudiziari del nord.
In sede di discussione generale ho già avuto modo di indicare alcune realtà ed alcuni uffici giudiziari, ad esempio la situazione di Brescia, citata anche dal collega Mazzatorta al Senato, o ancora quella di Piacenza: tutte realtà in cui vi sono scoperture importanti e significative, nettamente superiori alla media nazionale e nettamente superiori a quella percentuale del 20 per cento di scopertura indicata nel decreto-legge stesso.
Signor Presidente, a parte questo aspetto relativo alla modifica del criterio di determinazione, valutiamo con altrettanta positività l'articolo 2 del presente decreto-legge.
Pertanto, guardiamo con favore ad una determinazione, finalmente chiara e finalmente precisa, fatta in modo complessivo ed operativo, relativa al funzionamento delPag. 114Fondo per la giustizia, istituito con il comma 23 dell'articolo 61 del decreto-legge n. 112 del 2008. Si tratta di un vero e proprio tesoretto (qualcun altro userebbe proprio questa espressione), di fondi dormienti o, meglio ancora, di fondi totalmente dimenticati, che rappresentano un patrimonio importante, unico ed indispensabile, per poter garantire un buon funzionamento sia della giustizia sia della sicurezza del nostro Paese.
È una vergogna il modo in cui questo tema, ovvero il tema della riscossione delle entrate giudiziarie, sia stato trattato e gestito - o meglio, non trattato e non gestito - in questi anni. Pertanto, grazie al recupero di questi ingenti patrimoni potremo finalmente avere le risorse per garantire da un lato più efficienza al sistema giustizia, al funzionamento e al potenziamento degli uffici giudiziari, nonché agli altri servizi istituzionali del Ministero della giustizia, e dall'altro lato, contemporaneamente, la possibilità di poter sostenere, con adeguate risorse e con sufficienti finanziamenti, gli eccellenti provvedimenti in materia di sicurezza voluti dal Ministro Maroni, dalla Lega Nord e da tutto il Governo. Poiché questo punto è stato oggetto di dibattito tanto in Commissione, quanto in quest'Aula parlamentare, vorrei ricordare che giustizia e sicurezza pubblica viaggiano parallelamente e che l'una problematica è strettamente connessa e dipendente dall'altra.
Pertanto, signor Presidente, a fronte di queste considerazioni e delle argomentazioni che anche i colleghi Brigandì e Paolini hanno presentato ed evidenziato durante questo dibattito, esprimo il voto favorevole del gruppo della Lega Nord in riferimento al presente decreto-legge. Quest'ultimo si inserisce, peraltro, all'interno di una serie di provvedimenti già votati da questa Assemblea, che dimostrano, non a parole ma con i fatti, la concreta e fattiva volontà del Governo di migliorare le lacune, tuttora presenti, nel sistema giustizia. Ovviamente, però, signor Presidente - e colgo l'occasione della presenza del sottosegretario Caliendo - ciò nell'attesa di riforme ben più organiche e necessariamente più complessive dell'apparato giudiziario, nell'interesse del Paese e dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Samperi. Ne ha facoltà.

MARILENA SAMPERI. Signor Presidente, anche la nostra dichiarazione di voto è contraria al provvedimento. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad un provvedimento inemendabile. La maggioranza sta di fatto trasformando, a Costituzione invariata, il nostro sistema da bicamerale a monocamerale. Ancora una volta, la Camera deve pedissequamente - e senza lo stato di necessità della scorsa legislatura, signor Presidente - prendere atto del testo trasmessoci dal Senato, senza poterlo migliorare, e subendo la mortificazione di un finto dibattito e di un inutile confronto. Questa procedura è il nostro primo motivo di dissenso.
Lamentiamo, inoltre, l'episodicità e la disorganicità di un provvedimento che vuole intervenire per migliorare il funzionamento del sistema giudiziario e che rischia di aggravare la condizione delle sedi disagiate. Dai dati che il Ministero e l'Associazione nazionale magistrati hanno fornito, rileviamo che i posti scoperti nell'anno in corso sono raddoppiati e che hanno raggiunto il numero di 121 su 399 scoperture. In molte sedi giudiziarie, assistiamo ad una progressiva paralisi dell'attività di indagine e della giurisdizione penale. La condizione di queste sedi potrebbe diventare ancora più drammatica dopo l'espletamento del bando dei 336 posti messi a concorso, per trasferimenti che lasceranno sguarnite le altre sedi disagiate. Per questo motivo, il Governo ha deciso di intervenire con urgenza. Siamo di fronte, però, ad un rimedio sperimentale sulla cui efficienza, da più parti, sono stati sollevati dubbi e perplessità, che potrebbero tradursi nell'impossibilità di coprire le sedi giudiziarie più disagiate.
Lo strumento principale di copertura delle sedi disagiate è stato negli anniPag. 115quello di destinare in assegnazione a tali sedi i magistrati alla fine del tirocinio. È vero che con la modifica del decreto legislativo n. 160 del 2006 i magistrati di prima nomina non possono più essere destinati a funzioni monocratiche, sia requirenti che giudicanti, ed è vero che questa modifica è stata apportata durante la XV legislatura (ha ragione l'onorevole Pecorella), ma abbiamo già fatto autocritica, in Commissione e in Aula. Quando l'applicazione di una norma rivela la sua inefficacia, è doveroso tenerne conto: forse è opportuno un ripensamento su una soluzione che in astratto poteva sembrare positiva, poteva sembrare risolvere i problemi di una mancanza di esperienza in funzioni delicate e problematiche come potevano essere quelle monocratiche; questo, però, in un sistema giudiziario funzionante, senza vuoto d'organico, mentre nel nostro sistema e nelle nostre condizioni tale soluzione si è rivelata inadeguata e inefficace.
Pertanto, credo che quanto avevamo suggerito fosse un rimedio di buon senso, che avrebbe lasciato integro l'impianto della legge, ma avrebbe costituito una clausola di salvaguardia nel caso in cui la legge e i rimedi dovessero rivelarsi inefficaci. Avevamo chiesto di inserire una clausola - e lo abbiamo fatto anche con emendamenti appositi - che prevedesse la possibilità, per il Consiglio superiore della magistratura, in caso di necessità e di urgenza, per situazioni specifiche, di poter assegnare alle sedi anche i magistrati di prima nomina. Ci siamo però trovati di fronte ad un rigetto senza appello. Questo decreto-legge non lascia alcun margine a modifiche migliorative, va approvato così com'è. Vi è poi la questione dell'individuazione delle sedi disagiate, ma non ripeterò un discorso che abbiamo affrontato sia nella fase della discussione sulle linee generali, che durante l'esame delle proposte emendative.
Ma veniamo all'emendamento introdotto dal Senato e difeso dalla maggioranza, quale il «salva Carnevale»: più la norma sembra inoffensiva e opaca, più essa è pericolosa. L'ordinamento già prevede la possibilità - per i magistrati che abbiano subito una sospensione a causa di un processo poi conclusosi con una sentenza di assoluzione - di una proroga del rapporto di impiego, ma ragionevolmente il legislatore ha ritenuto primario l'interesse pubblico alla maggiore efficienza nella direzione degli uffici, rispetto alle aspirazioni personali dei magistrati volte a raggiungere ulteriori e più prestigiosi uffici direttivi. Non sono io che lo affermo, è il Consiglio superiore della magistratura nel parere ufficiale che ha depositato.
Nel bilanciamento degli interessi non può che prevalere l'interesse pubblico: questa dev'essere la nostra stella polare, altrimenti il legislatore commetterebbe un gravissimo errore e questo avviene - lo abbiamo già detto - mentre il Ministro Alfano e il Governo tutto inneggiano alla capacità e al merito, allo svecchiamento nella pubblica amministrazione, e mentre altri provvedimenti prevedono esattamente il contrario, ossia la possibilità di recesso unilaterale nei confronti di dirigenti della pubblica amministrazione che abbiano raggiunto 40 anni di contribuzione.
La norma viene poi introdotta in modo surrettizio in un decreto-legge con i caratteri dell'indifferibilità e dell'urgenza.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, potete prendere posto?

MARILENA SAMPERI. La ringrazio, signor Presidente, è abbastanza faticoso in queste condizioni!
Infine, circa la destinazione del fondo, non ci saremmo opposti. Vorrei ricordare all'onorevole Molteni, che tale fondo non è stato recuperato durante questa legislatura ma durante la precedente (è bene che l'onorevole Molteni si aggiorni su questi dati) e ammonta a circa 2 miliardi di euro. Non saremmo stati contrari a destinarne una parte al Ministero dell'interno per le ragioni di sicurezza. Siamo tuttavia sicuramente contrari alla discrezionalità con la quale il Presidente del Consiglio potrebbe ulteriormente diminuire il fondo minimo destinato al Ministero della giustizia. Su questo siamo decisamente contrari.Pag. 116Mi avvio alle conclusioni, signor Presidente.
Ci saremmo aspettati da un Governo così efficiente interventi organici sui problemi strutturali della giustizia, sulle sue più gravi patologie (la lentezza dei processi e la non certezza della pena), riforme nell'organizzazione degli uffici giudiziari e nella procedura civile e penale, in direzione dell'efficienza e della semplificazione. Così non è stato. Si va avanti con la decretazione d'urgenza, in modo episodico e senza una visione di insieme, inserendo subdolamente norme ritagliate su singoli individui e assolutamente estranee alle ragioni che hanno ispirato il decreto-legge medesimo. È soprattutto per queste ragioni che noi diciamo alla maggioranza, dopo avere espresso il nostro «no» deciso al decreto-legge in esame, che può votare da sola il medesimo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Papa. Ne ha facoltà.

ALFONSO PAPA. Signor Presidente, rilevo brevemente che, nella stanca liturgia della discussione sulla soluzione concreta dei problemi della giustizia ai quali, da anni, assistiamo, il provvedimento in esame si caratterizza come una risposta concreta. Con altrettanta concretezza e brevemente si intende qui ripercorrere i punti salienti di un provvedimento che, non dimentichiamolo, in Senato ha visto il consenso del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori e rispetto al quale dispiace vedere l'assenza dei colleghi in quest'Aula. Questo è un provvedimento che prevede incentivi concreti e di sostanza per tutti i magistrati che scelgono di andare a prestare il proprio servizio, nell'ottica di una scelta valoriale, e con la partecipazione dell'organo di autogoverno, in sedi che sono disagiate perché lo Stato, a causa dell'incapacità di garantire direttamente tale servizio, non riesce a coprirle. Vengono previsti dei concreti sostegni di carattere economico e a fini di carriera. Si fa una scelta vera a favore dei magistrati più giovani che non vengono più costretti, surrettiziamente, a scegliere le sedi disagiate per effetto dei concorsi, essi soli, ma si coinvolge l'intera magistratura in un compito alto e che spesso viene richiamato. È un provvedimento che, nel restituire dignità al magistrato che ha visto accertata con sentenza passata in giudicato la propria innocenza all'esito di un percorso che spesso si caratterizza come un calvario, lo pone in una normale situazione di interesse semplice rispetto ad un criterio valutativo riservato al Consiglio superiore della magistratura, prescindendo proprio da quel dato di mera anzianità che tutti hanno sostenuto - e giustamente sostengono - di voler, oggi, definitivamente abbandonare. Intervengo molto brevemente in merito al fondo. Le cose che sono state dette dimostrano, quanto meno, una scarsa conoscenza di come ha funzionato fino ad oggi questo meccanismo. Con questo provvedimento, per la prima volta, si stabiliscono regole certe, precise e di redistribuzione organica di danari, somme o utilità naturalmente destinati al comparto interno e giustizia.
Per questo motivo il gruppo Popolo della Libertà, con orgoglio e soddisfazione, voterà a favore di questo importante provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente noi della delegazione radicale all'interno del gruppo Partito Democratico ci asterremo su questo provvedimento. Avremmo votato a favore se non ci fosse stato quell'articolo 1-bis che ho tentato di emendare