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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 136 di giovedì 19 febbraio 2009

Pag. 1

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

La seduta comincia alle 15,05.

GIACOMO STUCCHI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 17 febbraio 2009.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Granata, Lamorte, Leo, Lombardo e Palumbo sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantadue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1305 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti (Approvato dal Senato) (A.C. 2198).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti.
Ricordo che nella seduta del 18 febbraio 2009 il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A della seduta del 18 febbraio 2009 - A.C. 2198), nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A della seduta del 18 febbraio 2009 - A.C. 2198 - Per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato vedi l'allegato A della seduta del 18 febbraio 2009 - A.C. 2198).

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2198)

PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannaccone, al quale ricordo che ha sei minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ARTURO IANNACCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Movimento per l'Autonomia voterà la fiducia posta dal Governo sul decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207 per tre motivi. Il primo è dovuto al fatto che il Movimento per l'Autonomia è parte integrante della coalizione di centrodestra e condivide la forte impronta riformatrice che caratterizza Pag. 2l'operato del Governo Berlusconi del quale facciamo parte. In questi primi mesi di legislatura l'Esecutivo ha saputo e dovuto affrontare una congiuntura economica che si sta rivelando molto più grave di quanto non apparisse. Rispetto ad una situazione internazionale senza precedenti, il nostro Paese ha saputo reagire evitando che la crisi finanziaria potesse travolgere il nostro sistema economico. Gli stessi nostri partner europei hanno intravisto nell'operato del Governo italiano il sentiero da seguire per affrontare una crisi di proporzioni inimmaginabili.
Il secondo motivo consiste nel fatto che abbiamo un dovere di grande responsabilità nei confronti del Paese. In questi mesi di legislatura abbiamo assistito alla sostanziale disgregazione delle forze di opposizione al punto da non poter più garantire - almeno così appare nel medio e lungo periodo - la possibilità di un'alternanza nella vita democratica del Paese. Il Partito Democratico ha dimostrato di avere lo sguardo rivolto al passato. Non è stato troppo nuovo, quanto troppo vecchio nella prassi e nell'esasperato correntismo, una sorta di reincarnazione dell'Unione avendo, al posto di Pecoraro Scanio o Diliberto, D'Alema o Bersani o Rutelli, tutti impegnati nel quotidiano supplizio di Veltroni. Infatti, sempre più spesso nelle riflessioni di alcuni leader del Partito Democratico si fa riferimento - non so se con nostalgia, rimpianto o masochismo - all'esperienza del Governo Prodi, il peggiore Esecutivo che il nostro Paese ricordi e che gli italiani hanno clamorosamente bocciato nelle urne. Inoltre, l'opposizione ha nelle ali il piombo della deriva giustizialista dell'Italia dei Valori, un partito la cui azione parlamentare si riduce sempre più spesso ad una pratica ostruzionistica che mina alla radice la funzionalità del Parlamento. Un partito che utilizza quest'Aula non per offrire soluzioni ai problemi della gente e dell'Italia, ma solo come vetrina propagandistica di una politica irresponsabile, minacciosa, che punta ad avvelenare il clima nel Paese, ad alimentare l'odio in una fase che richiede invece grande concordia e unità degli italiani per uscire dalla crisi.
Il Governo deve continuare ad agire e decidere soprattutto per il bene dei più deboli e delle aree del Paese più svantaggiate, come il Mezzogiorno, per le quali il nostro gruppo parlamentare si spenderà sino in fondo. È profondamente ingiusto perseverare nell'attacco sul piano personale al Presidente del Consiglio. L'antiberlusconismo è un'arma inefficace e non fa onore all'opposizione farvi ricorso. Il gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia sostiene convintamente il Presidente Berlusconi perché gli riconosce nel merito di essersi messo al servizio del Paese con generosità, ma soprattutto di essere all'altezza delle sfide che questo tempo difficile richiede.
Dunque, onorevoli colleghi, non sarebbe meglio confrontarsi sul merito e sui contenuti dell'azione di Governo, piuttosto che ascoltare in quest'Aula, ma soprattutto fuori di qui, non critiche - assolutamente legittime e fisiologiche nella libera dialettica politica e parlamentare - ma la demonizzazione del capo del Governo, accusato in maniera vile e infondata addirittura di non essere rispettoso della Costituzione? Cosa conta di più, in un regime democratico, se non il consenso e la fiducia degli elettori, frutto non della gestione del potere - come avviene spesso a livello locale per le amministrazioni di sinistra - ma della concreta capacità di servire il Paese e gli italiani, che si riconoscono in Berlusconi e nel centrodestra in maniera sempre più ampia e convinta, come dimostrato anche dalle elezioni regionali della Sardegna.
Il terzo motivo, signor Presidente: condividiamo il contenuto del decreto-legge in esame. La congiuntura economica nella quale versa il nostro Paese e alcune improrogabili scadenze hanno reso necessario che il Governo adottasse tutti i provvedimenti contenuti nel dispositivo in esame, utilizzando lo strumento della decretazione.
Il decreto-legge in esame presenta senz'altro una notevole ampiezza e varietà: Pag. 3le disposizioni recate dal decreto-legge originario e quelle introdotte nel corso dell'esame parlamentare sono molteplici e, pur tuttavia, molte di esse presentano la comune finalità di prorogare alcuni termini stabiliti con legge. Tra le tante novità contenute nel decreto-legge in esame, abbiamo particolarmente apprezzato l'attribuzione di maggiori poteri al capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, per procedere a nuove costruzioni di penitenziari o ampliare la capienza di quelli esistenti.
Per concludere, signor Presidente, condividiamo il contenuto del decreto-legge in esame e per queste ragioni il Movimento per l'Autonomia voterà con convinzione la fiducia, confermando il suo sostegno all'opera del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per l'Autonomia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borghesi. Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio - per la decima volta su dieci assente - e colleghi, è curioso che il Governo, con il decreto-legge «milleproroghe», chieda la proroga di se stesso. Noi dell'Italia dei Valori non lo prorogheremo.
Ci troviamo qui con un provvedimento blindato, non discusso nelle Commissioni. Assistiamo e personalmente assisto attonito ad un ulteriore scivolamento verso lo svuotamento del Parlamento e delle istituzioni democratiche. Sarà anche un fatto voluto, ma non mi rassegno all'idea di uno scivolamento verso modi da regime totalitario, che il mio gruppo denuncia dall'inizio di questa legislatura.
Peraltro, cosa possiamo dire quando il Governo - e da ieri possiamo affermarlo - è presieduto da chi, in una sentenza pronunciata in nome del popolo italiano, viene individuato come corruttore in atti giudiziari? È sintomatico che l'altro ieri un Ministro giapponese si sia dimesso perché colto in stato di ubriachezza durante una conferenza stampa e che 15 giorni fa due Ministri designati da Obama abbiano rinunciato all'incarico che era stato loro assegnato, per modestissime omissioni fiscali o contributive. Il Primo ministro d'Israele, Olmert, una volta rinviato a giudizio ha rassegnato immediatamente le dimissioni. Sono loro le anomalie del mondo o lo siamo noi? Sono forse anomali i Paesi civili e democratici nei quali i comportamenti etici sono un prerequisito a qualunque attività, anche a quella politica?
Del resto, la perdita di credibilità all'estero del nostro Paese continua senza sosta. Hanno scritto ieri, riferendosi al processo Mills, il The New York Times e l'International Herald Tribune: «Mills condannato per corruzione e per aver protetto Berlusconi»; «Berlusconi si è garantita l'immunità grazie al lodo Alfano». Scrive The Guardian: «La sentenza dimostra quanto sia stato utile per Berlusconi conquistare l'immunità con il lodo Alfano». «Il tribunale ha riconosciuto Mills colpevole di aver accettato 600.000 euro da Silvio Berlusconi», si legge su The Independent. Commenti simili su Le Figaro, su El País e su El Mundo. Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung è ancora più pesante: «La situazione della nazione è disastrosa, la politica è corrotta, l'economia è agli sgoccioli: Italia, che cosa sei diventata?».
A proposito delle uscite a sproposito di Berlusconi (e mancava ancora l'ultima perla sull'Argentina e sulla presa in giro dei desaparecidos), queste sono le parole «di un magnate dell'industria, abituato ad essere circondato da subalterni e lecchini che, automaticamente, ridono per ogni stupido scherzo». Berlusconi è anche abituato - continua il giornale - al «poco critico panorama mediale italiano che lo sorprende, quando la stampa internazionale non gli riserva lo stesso approccio di sottomissione». E ancora: «Il fatto che l'Italia non solo accetti Berlusconi e le sue sciocchezze, ma le condivida pure, è un sintomo di un Paese in profonda crisi, con una travagliata economia stagnante, un Paese paralizzato e profondamente frustrato, nelle mani di pochi gruppi di Pag. 4interesse e in una situazione per cui non è in grado né è disposto a cambiare qualcosa».
Qualcuno non dica che vi è il consenso popolare. In Sardegna, il Popolo della Libertà, rispetto alle elezioni politiche, ha perso esattamente la stessa percentuale del Partito Democratico. Penso che, ormai, la difesa di Berlusconi, basata sul complotto della stampa mondiale di sinistra e dei giornalisti che non capiscono mai quello che dice, sia ben più che una barzelletta. Del resto, basta andare su Youtube e ascoltare direttamente le sue dichiarazioni: ognuno può comprendere. La verità è che non voteremo la fiducia, perché proteggete la parte peggiore del Paese.
Siete protettori degli evasori fiscali. Avete ridotto la tracciabilità dei movimenti in denaro, avete regalato loro la possibilità di mettersi in regola quando sono scoperti, pagando il dovuto con un ottavo delle sanzioni, ma rateizzandolo e mettendosi al riparo da ogni conseguenza con il pagamento della sola prima rata. Nell'altro bel condono del 2003 del Ministro Tremonti sul viale del tramonto, ciò è costato alle casse dello Stato 5 miliardi di euro, ancora da pagare, ed in questo condono mascherato succederà esattamente altrettanto.
Siete protettori degli speculatori. Con questo decreto-legge, su cui non si può discutere, scaricherete sui contribuenti italiani il fallimento delle iniziative di finanza creativa del Ministro Tremonti sul viale del tramonto. Con la cartolarizzazione dei beni immobili pubblici avete favorito la speculazione dei vostri amici furbetti di quartierini e quartieroni, regalando loro la polpa; ed ora che restano gli ossi, quelli li restituite ed il «buco», da uno a due miliardi di euro (e lo vedremo), lo fate pagare alla gente. Inoltre, ancora una volta, rinviate la class action, altro regalo alle grandi imprese, ai gestori dei servizi telefonici, alle banche e alle società finanziarie.
Siete protettori di imprenditori che si rifugiano nella area della non concorrenza. Dopo i regali fatti in maggio sulle tariffe, con questo decreto-legge fate un nuovo, enorme regalo ai concessionari autostradali, che potranno riprendere ad appaltare i lavori senza gare, per favorire le loro società partecipate ed i relativi soci, che quasi mai si identificano con i soci originari, che sono quasi sempre pubblici.
Siete protettori della casta politica. Con questo decreto-legge rinviate da 24 a 42 mesi la chiusura di società costituite dagli enti locali per la gestione dei servizi e società che hanno avuto, negli ultimi anni, una crescita abnorme nel loro numero e, soprattutto, nel numero degli amministratori (circa ventimila, tutti di nomina politica). E che dire dell'editoria di partito, alla quale continuare a dare denaro, anche quando mancherebbero i requisiti, con cui oggi finanziate non solo testate politiche dal nome improbabile che nessuno conosce, ma anche testate tipo: Sportsman cavalli e corse, Chitarre, Fare vela, Mare e monti, Motocross, Buddhismo e società, Car audio (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)?
Siete protettori di corporazioni, purché vostre amiche. Con questo decreto-legge uccidete la concorrenza nel settore dell'autoservizio pubblico non di linea, così come avevate statalizzato l'autotrasporto. Non solo, voi, che vi dichiarate a parole liberali, avete in tutti modi osteggiato la liberalizzazione delle licenze dei taxi del Ministro Bersani, ma ora, di fatto, eliminate gli unici loro concorrenti, e i cittadini pagheranno.
Siete protettori di banchieri e dei poteri che essi rappresentano. Il Ministro Tremonti sul viale del tramonto non riesce neppure ad inserire norme moralizzatrici sui compensi ad amministratori e manager che chiedono oggi aiuti pubblici, pur essendo responsabili dell'attuale crisi e del prezzo pagato da piccoli risparmiatori ed investitori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Non voglio ricordare in questa sede, i 40 milioni di euro percepiti da Passera o gli oltre 20 milioni di euro percepiti da Geronzi, che pure ha perso i requisiti di onorabilità per fare l'amministratore delle banche (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).Pag. 5
Ora le banche pretendono anche condizioni favorevoli e fuori mercato sugli interessi sui prestiti; ma intanto, vista la cancellazione della commissione di massimo scoperto, hanno istituito - almeno dalle mie parti - a carico delle piccole e medie imprese una nuova commissione sulla parte di fido non utilizzato; così reagiscono, vergogna, questa è una vergogna! E il Ministro Tremonti, sul viale del tramonto, non fa nulla per fermarle.
Siete i protettori delle grandi imprese a scapito delle piccole, pronti a dare alla FIAT senza condizioni. Non sarebbe ora che tali imprese accettassero di restituire qualcosa quando ottengono degli utili? Siete anche pronti - come in questo caso - a togliere l'ICI sui fabbricati agricoli. Ciò non andrà a vantaggio degli agricoltori e delle cooperative agricole, che già erano in linea di massima esentate, ma andrà a vantaggio delle grandi imprese conserviere e di trasformazione agro-industriale, con un nuovo pesante aggravio a carico delle casse dei comuni. Gli agricoltori, invece, anche quelli più piccoli, continuano a dover pagare l'ICI sulle aree definite dai piani regolatori come fabbricabili pur non in presenza di concessioni edilizie.
Siete protettori di chi crea condizioni per gli infortuni sul lavoro e con questo decreto-legge rinviate l'applicazione di norme che consentirebbero di salvare vite umane che quotidianamente sono sacrificate all'ignominiosa negligenza e colpa di coloro che dovrebbero agire per evitarli (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
In conclusione, signor Presidente, noi vogliamo proteggere coloro che pagano le tasse, vogliamo proteggere gli imprenditori grandi e piccoli che innovano e rischiano del loro; vogliamo proteggere la concorrenza, vogliamo proteggere la libertà di informazione, vogliamo proteggere le piccole e medie imprese e gli artigiani, vogliamo proteggere i lavoratori, specie giovani e precari, che perderanno il lavoro senza ammortizzatori sociali; vogliamo proteggere chi dell'etica fa stile di vita e di condotta: voi siete protettori di evasori fiscali, di speculatori, di monopolisti, di caste politiche, di corporativismi, di grandi imprese, di poteri forti e di comportamenti privi di etica; per questo, il gruppo dell'Italia dei Valori non vi darà la sua fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario Giorgetti, onorevoli colleghi, come ho avuto modo di spiegare in occasione della discussione generale, questo decreto-legge contiene norme condivise e misure legislative non condivisibili. Abbiamo inoltre sottolineato come il decreto-legge includa norme attinenti il suo titolo - in quanto riguardanti proroghe di termini e disposizioni in materia finanziaria - e misure legislative che con esso non hanno niente a che vedere e che, come tali, avrebbero dovuto essere espunte dal testo da parte del Presidente del Senato.
A proposito di tale seconda osservazione, noi dell'Unione di Centro abbiamo presentato una questione pregiudiziale di costituzionalità per sottolineare, ancora una volta, l'abuso della decretazione d'urgenza. La questione è diventata drammatica ed ha aperto uno squarcio sugli squilibri tra i poteri dello Stato che ne possono derivare, come nel famoso caso Englaro, di cui si è parlato la scorsa settimana.
Della questione si è occupata la Corte costituzionale attraverso la sentenza n. 128 del 2008 e lo scorso 28 gennaio lo stesso presidente della Corte Flick ha ricordato che per i padri costituenti l'attribuzione al Governo del potere legislativo è da ritenersi del tutto eccezionale.
Questa Costituzione per qualcuno sarà pure filosovietica, ma relativamente ai poteri legislativi del Governo, signori del Governo, è una Costituzione democratica e liberale, poiché applica la separazione dei poteri, secondo la migliore tradizione delle democrazie liberali dell'occidente. Chi sta ponendo questo Governo fuori dalla Costituzione è lo stesso Governo. Questo Pag. 6Governo Berlusconi, che ha vinto le elezioni con una larga maggioranza sia alla Camera sia al Senato, da quando si è insediato ha presentato 34 decreti-legge, con una media di 3,7 decreti-legge al mese, e ha chiesto nove volte la fiducia alla Camera e tre volte al Senato, per un totale di 12 fiducie.
Se c'è qualcosa di filosovietico nella politica italiana, lo avvertiamo nei piani alti di palazzo Chigi, alla luce di questi inoppugnabili dati. Attenzione, amici della maggioranza: le scelte tragiche della storia italiana, dopo la prima guerra mondiale, si ebbero proprio quando si eccitarono le coscienze, soprattutto della propria parte politica, contro il fastidio dei vincoli istituzionali rispetto alla necessità e all'urgenza del decidere del Governo e si offuscarono i principi della tripartizione dei poteri.
Noi dell'Unione di Centro torniamo ad invocare, in quest'Aula, con forza e convinzione, il fatto che il Governo non può sostituirsi al Parlamento nell'attività legislativa, se non in casi eccezionali. Non è accettabile che su un banale decreto-legge di proroga dei termini di scadenza previsti da alcune leggi, così come accade ogni anno, si inseriscano norme e materie tipiche di una finanziaria tascabile.
Da mesi subiamo decreti-legge omnibus nei quali c'è di tutto e di più: professionisti, imprese, operatori economici e finanziari, famiglie ed enti pubblici sono affaticati e disorientati di fronte alla congerie di norme che si sovrappongono nel contenuto e nell'efficacia temporale. C'è una confusione legislativa di fronte alla quale ogni italiano fa fatica ad orientarsi: questo decreto-legge ne è un'evidente riprova perché è entrato al Senato con 45 articoli e ne è uscito con 53, per di più marchiato da un altro maxiemendamento (il sesto maxiemendamento al Senato, dove il Governo ha raccolto le proprie attese e le sollecitazioni soprattutto della maggioranza).
Non solo, il Governo ha posto la fiducia al Senato e la pone adesso alla Camera, ma con una differenza: al Senato il provvedimento in esame è stato discusso nelle rispettive Commissioni, invece alla Camera si approva a scatola chiusa.
Come ho avuto modo di sottolineare nel corso della discussione sulle linee generali, si sta superando, di fatto, il sistema bicamerale, affermando così un sistema monocamerale in modo surrettizio. Una legge discussa ed approvata in uno dei rami del Parlamento viene poi approvata dall'altro ramo con l'Aula paralizzata dal voto di fiducia: si stanno cambiando le regole fondamentali della nostra Repubblica, in modo, come dicevo, surrettizio e soprattutto per prassi.
È necessario riflettere e fermarsi. Conosciamo, signor Presidente della Camera, la sua buona volontà in questa direzione e sollecitiamo una sua particolare attenzione su questa prassi. Che necessità c'era di porre la fiducia anche alla Camera? Capisco al Senato, dove erano stati presentati più di quattrocento emendamenti, oltre la metà dei quali, però, a firma della maggioranza. Capisco, quindi, che dovevate contenere e irreggimentare la maggioranza, che controllate sempre con maggiore difficoltà, ma qui alla Camera sono stati presentati solo 197 emendamenti, di cui 184 dell'opposizione.
Noi dell'UdC, che ne abbiamo presentati appena diciotto, ci saremmo ulteriormente disciplinati con maggior rigore se si fosse potuto discutere questo provvedimento legislativo. Non ci tenevamo a discutere della bontà degli incentivi del pubblico impiego, perché di questi ne abbiamo parlato già con il provvedimento «Brunetta», ma avremmo di certo potuto esaltare veramente la meritocrazia in quelle poche righe di richiamo che ci sono in questo decreto.
Volevamo dare qualche altro consiglio sulla correzione del Patto di stabilità interno, visto che avete recepito un emendamento dell'Unione di centro, presentato dall'onorevole Galletti e dal sottoscritto, nel giugno scorso, sul decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, tendente a escludere dal calcolo gli investimenti per le infrastrutture locali.Pag. 7
Volevamo farvi capire che la soluzione per far fronte al sovraffollamento delle carceri non è solo quella da voi adottata: la vostra - cioè quella di costruire nuove carceri - è tardiva e non affronta l'emergenza attuale.
Come ho detto durante la discussione sulle linee generali, a fronte di 43 mila posti ci sono già 59 mila detenuti, di cui 24.285 in attesa di giudizio, e solo il 40 per cento dei detenuti ha una condanna definitiva, mentre la capacità estrema di sovraffollamento è di 63 mila detenuti.
Negli ultimi dodici mesi la popolazione carceraria è cresciuta di mille detenuti al mese e tra quattro mesi non avete costruito una cella in più e saremo al collasso. Scordatevi un altro indulto! Che farete? Sospenderete le carcerazioni? Smettetela con la propaganda e presentate un piano organico per la deflazione del sistema carcerario! Non potete tenere i detenuti in attesa di giudizio con i criminali incalliti per i quali è stata buttata la chiave! Dovete individuare soluzioni differenziate e percorsi di recupero sociale differenziati.
Volevamo parlare di editoria per dirvi che dovete sostenere quella di partiti e movimenti politici quando ciò è reale e non quando rappresenta un marchingegno per finanziare strutture private. Seguitate a finanziare giornali di movimenti e partiti che non esistono più e non si finanzia la stampa di partito di chi è presente in Parlamento come l'Unione di Centro.
Si fanno vivere nelle ristrettezze e si tolgono risorse alla stampa minore di provincia che rappresenta un vero fulcro del pluralismo informativo per seguitare a finanziare testate appartenenti a gruppi editoriali che sono di proprietà di società che dividono gli utili. Ancora una volta sono i poveri a sostenere i ricchi, ancora una volta l'informazione che conta è quella legata al mondo della finanza e degli affari, con cui il Governo può fare patti e dettare condizioni.
Avremmo voluto parlare di liberalizzazione, di apertura di mercati e di competitività; avremmo voluto suggerirvi di cancellare norme che dilatano i termini affinché la fornitura di prestazioni per servizi pubblici rimanga ancora in mano a società monopolistiche a livello locale.
Avremmo voluto accelerare, anziché ritardare come invece ci proponete voi, l'attività di vettori privati sulla rete ferroviaria italiana affinché ci fosse una migliore offerta di servizi di trasporto pubblico ferroviario sia per qualità che per quantità.
Avremmo consigliato l'inopportunità di una norma che entra a piedi pari nel mercato del trasporto pubblico individuale contro il trasporto a noleggio, alterando l'offerta di servizio a danno dei consumatori.
Avremmo consigliato di rivedere diversamente le correzioni apportate al «decreto Gelmini» per evitare di fare confusione su confusione.
Purtroppo, ci avere tappato la bocca, non ci consentite di fare i parlamentari...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

AMEDEO CICCANTI. ...per voi del Governo dobbiamo solo votare come dite e non parlare, e il parlamentare che non parla che parlamentare è?
Per queste ragioni e per altre che illustrerà su questo provvedimento il collega Tabacci, dichiaro il voto contrario del gruppo Unione di Centro sulla questione di fiducia posta dal Governo come ulteriore testimonianza di libertà e di democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vanalli. Ne ha facoltà.

PIERGUIDO VANALLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, mi sia consentito innanzitutto ringraziare i relatori di questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 207 del 2008 recante proroga di termini e disposizioni finanziarie urgenti, già approvato con voto di fiducia dal Senato, soprattutto per la loro buona volontà e per la capacità con cui ci hanno illustrato i Pag. 8contenuti dello stesso nel poco tempo che hanno avuto a loro disposizione. C'è stato poco tempo a disposizione per tutti, come gli interventi in Aula e in Commissione hanno evidenziato, poco tempo perché ognuno potesse apportare il proprio contributo propositivo.
Vorrei tralasciare il discorso su chi, nel tempo, ha abusato del «decreto mille proroghe» , su chi sia stato più o meno bravo negli anni scorsi nell'adottare questo provvedimento, se sia stato più corretto adottarlo a fine legislatura piuttosto che all'inizio, quando vi è magari anche il tempo per rimediarvi.
Sicuramente si tratta di un modo di intervenire sul quale non siamo d'accordo: così facendo si diluisce tutto in queste procedure parlamentari ed alla fine, quando abbiamo sviscerato tutto, ci siamo dimenticati da dove era partito il discorso. Su questo la Lega Nord Padania ha più volte richiamato la necessità di rivedere il Regolamento della Camera; non è un caso che se ci troviamo a dover introdurre una pluralità di contenuti in un provvedimento d'urgenza è perché le procedure ordinarie non consentono di rispondere rapidamente alle esigenze che provengono dal Paese.
Abbiamo la necessità di porre mano alle norme del Regolamento per assicurare tempi certi al procedimento legislativo ed evitare che i nostri lavori si dilunghino in dibattiti inconcludenti. Una soluzione auspicabile, in sede di riforma dei Regolamenti parlamentari, sarebbe quella di introdurre, anche nel Regolamento della Camera, una norma analoga a quella dell'articolo 78 del Regolamento del Senato, che prevede che il disegno di legge di conversione, presentato dal Governo, è in ogni caso iscritto all'ordine del giorno dell'Assemblea in tempo utile ad assicurare che la votazione finale avvenga non oltre il trentesimo giorno dal deferimento. In tale modo, anche alla Camera si avrebbe la possibilità di prefissare un termine entro il quale si svolga la votazione finale sul disegno di legge di conversione dei decreti-legge.
Inoltre, sarebbe anche il caso di affrontare, finalmente, il problema dell'applicazione del contingentamento dei tempi ai decreti-legge e di accantonare interpretazioni, ormai superate, che hanno l'effetto di prolungare inutilmente i tempi delle decisioni parlamentari.
Ho assistito spesso a dibattiti e interventi che hanno il solo scopo di impegnare il tempo. Non è questo un modo serio di affrontare i lavori in Parlamento e di dare le risposte ai cittadini. Chi, come me, fa il sindaco e mantiene il contatto con il proprio territorio e la propria gente, sa che si devono dare risposte semplici e chiare ai cittadini. Ma quando chiedono cosa si sta facendo in Parlamento, devo ammettere che ho difficoltà a spiegarlo, non perché non lo sappia, ma perché non riesco a far comprendere tutte queste alchimie e queste tortuosità procedimentali. Pertanto, un diverso modo di pensare e di fare le norme, un diverso modo di lavorare anche nelle aule del Parlamento aiuterebbe sicuramente in primo luogo i nostri lavori e, in secondo luogo, la conoscenza e la capacità di comprensione della gente e, magari, aiuterebbe anche a rivalutare la nostra figura di lavoratori pubblici che, come è innegabile, rasenta quasi lo zero.
Sul provvedimento in esame la Lega Nord alla Camera non ha potuto incidere per gli ovvi motivi che conosciamo. Al Senato, invece, abbiamo avuto questa possibilità e si sono potuti portare avanti, nel rispetto degli impegni assunti con i cittadini, anche alcuni punti qualificanti della nostra azione politica. Ricordo soprattutto la questione relativa al patto di stabilità. Infatti, con il provvedimento in esame si consente la deroga per quei comuni virtuosi, che possono così effettuare gli investimenti infrastrutturali. Ritengo che tale aspetto, soprattutto in questo momento della vita economica del Paese, sia molto importante. Come gruppo abbiamo chiesto molte volte, in quest'Aula e in tutte le sedi in cui ci è stato possibile richiederlo, di attribuire ai comuni che hanno disponibilità economiche, che sono stati virtuosi nel tempo e che hanno potuto Pag. 9accantonare somme che oggi potrebbero spendere, la possibilità di spenderle per effettuare opere pubbliche che servono al Paese e al territorio in cui questi comuni insistono. Così facendo si genera lavoro e si mantiene in movimento l'economia, perché mai come in questo periodo vale il detto «chi si ferma è perduto».
Lo stesso discorso riguarda anche la proroga dei termini per gli arbitrati sulle opere pubbliche e la possibilità di effettuare gare informali anche per le concessioni autostradali. Sono tutti provvedimenti che vanno nell'ottica di riuscire a smuovere ciò che in questo momento sta stagnando e si è fermato, ossia il mercato delle opere. Occorre smuovere tale settore, cercando di creare infrastrutture che servono per il Paese e per le industrie che gravitano sui nostri territori. Sicuramente non bisogna farlo come in passato si usava fare, al solo fine di acquisire i finanziamenti europei o statali per opere che poi non hanno mai visto un termine o sono finite nel dimenticatoio, tanto erano necessarie. Tuttavia, permettevano di garantire stipendi ed altre prebende a chi aveva potuto organizzare, studiare, progettare e realizzare queste opere.
Il dibattito, in questi giorni, mi ha portato a una riflessione: il provvedimento in esame in questo momento consente di dare risposte immediate a necessità immediate, ma viene fatto - si dice - strapazzando il modo di fare le norme. Pertanto, se spesso e volentieri siamo qui a discutere di come le norme vengono stiracchiate e di come si cerchi di forzarle, non sarà che forse il mondo è cambiato e le nostre norme sono rimaste indietro (Applausi di deputati del gruppo Lega Nord Padania)? Probabilmente se il nostro modo di lavorare portasse anche ad una semplificazione nel fare le leggi e ad una semplificazione normativa, daremmo una mano a tutti quei cittadini che hanno difficoltà anche solo a capire il titolo dei provvedimenti che approviamo. Eviteremmo, magari, anche tutta quella serie di contenziosi, di liti, di interpretazioni autentiche o meno, di circolari che dovrebbero spiegare (mentre poi sembra che spieghino il contrario di ciò che si capisce dalla legge) e che portano a quell'incredibile mole di documentazione che rimane lì, in attesa che passi il Calderoli di turno per fare un po' di chiarezza.
A parole, colleghi, tutti siamo capaci di dire che bisogna fare di più e di meglio, ma quando c'è stata la possibilità, ci si è tirati indietro. La Lega Nord era riuscita a portare a casa con quattro passaggi in Parlamento la devolution. Aveva portato una semplificazione normativa e una semplificazione dei lavori del Parlamento. Poi, grazie al coraggio di mentire del centrosinistra e al mancato coraggio di larga parte del centrodestra di informare correttamente gli italiani, questa conquista è stata bocciata.
Adesso sembra arrivato il momento di affrontare seriamente il problema. Basta parlare. Adesso è il momento del federalismo, altrimenti questo modo di fare è sì un mille proroghe dannoso per il Paese: continuare a parlare delle cose per non farle mai. Allora impegniamoci tutti per modificare ciò che tutti riteniamo sia urgente ed utile modificare per migliorare la vita del Paese e dei cittadini.
Cerchiamo di fare le riforme per le quali ci siamo impegnati e portiamo a casa questi risultati. Allora, ci dimenticheremo anche di qualche brutta stupidata contenuta in qualche provvedimento, perché il bello e l'utile sarà passato su un altro treno.
Con questo invito, a nome del gruppo Lega Nord Padania, preannuncio che anche questa volta il nostro voto sarà un sì di fiducia al Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baretta. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO BARETTA. Signor Presidente, circa un centinaio di deputati di vantaggio e dieci questioni di fiducia in dieci mesi costituiscono un guinness. Cosa induce un Governo che dispone di una maggioranza così ampia a ricorrere con Pag. 10tanta frequenza al voto di fiducia? Qual è la ragione di tanta debolezza, di tanta preoccupazione e di tanta sfiducia del Governo verso il Parlamento e addirittura verso la propria maggioranza?
Il clima politico del Paese non consente di valorizzare adeguatamente questa riflessione, sicché la domanda resta senza risposta. Le priorità sono o appaiono altre, le vicende elettorali continue, le fatiche degli schieramenti, la crisi economica nella quale versa la nostra economia e la società italiana, ma anche le priorità montate ad arte quali una certa gestione della giustizia.
Ma nonostante la scarsa attenzione dell'opinione pubblica su questa anomalia, vi è una relazione diretta tra i grandi problemi del Paese ed il modo con il quale il Parlamento li affronta. Non è una questione di merito soltanto (c'è anche quello), ma prima ancora è un senso di responsabilità e di efficacia dell'azione pubblica.
Quando oltre l'85 per cento della produzione legislativa della Camera avviene per decreto-legge, siamo di fronte ad una distorsione dell'attività parlamentare che chiama in causa direttamente il ruolo dei parlamentari e il ruolo stesso dell'istituzione Parlamento. È una questione di carattere generale che ha raggiunto, nel caso di questo provvedimento, l'apice della decenza e forse anche del ridicolo.
Sono d'accordo con il collega della Lega che ha parlato ora sull'esigenza di mettere mano subito ai Regolamenti parlamentari per far sì che la Camera lavori con più efficacia e con più responsabilità. Mi permetto di dire che non conviene usare questo provvedimento come esempio per parlare di accelerazione dei processi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La sequenza clamorosa è stata ricordata ieri dal collega Vannucci: dopo l'esame di addirittura 42 giorni al Senato (gli effetti si vedono) viene incardinato alla Camera venerdì 13 febbraio, ma le carte arrivano in Commissione lunedì, il giorno stesso del termine per gli emendamenti ed il dibattito in Aula viene fissato per martedì (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
I relatori, che hanno tutta la mia solidarietà, ma non la mia approvazione, non trovano di meglio che respingere tutti gli emendamenti con la motivazione di alto spessore politico che non c'era tempo.
Questa prassi è inaccettabile. Siamo stati costretti, a malincuore, perché non ci piace farlo, a segnalare questo fatto e il superamento di questo limite non partecipando ai lavori delle Commissioni, come ha riferito in Aula ieri il capogruppo della I Commissione, onorevole Amici.
Ma, come se non bastasse, viene posta la questione di fiducia dopo che era stata posta al Senato e, fatto clamoroso, la fiducia viene posta a dieci giorni dalla scadenza del provvedimento prevista per il 1o marzo. Che senso ha tutto ciò?
Aggiungo, signor Presidente, che, contrariamente alla definizione tecnica «proroga dei termini», il decreto in questione è ben altro: un insieme - sarebbe più corretto dire un'accozzaglia - di interventi tutt'altro che limitati a spostare qualche scadenza, ma utilizzato per intervenire nel merito di rilevanti questioni; interventi fatti in fretta e furia ma significativi.
I relatori si sono trincerati dietro lo stanco rituale della procedura burocratica, ma non è così. L'onorevole Zaccaria ha detto ieri che, se il Comitato per la legislazione fosse l'acquasanta, questo provvedimento sarebbe il diavolo. Le propongo, collega Zaccaria, di aggiungere al Comitato per la legislazione l'intero Parlamento: se il Parlamento fosse l'acquasanta questo provvedimento appare diabolico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). E non vale il ritrito argomento che anche in passato si faceva così; non vale perché uno degli assi portanti del vostro comportamento parlamentare, cari rappresentanti del Governo, è stata la propaganda (perché ormai possiamo definirla tale) della presunta riforma della legge di bilancio diventata, invece, una finanziaria continua, fino al punto che sono gli stessi relatori a dirci che, con questo provvedimento, Pag. 11si correggono sia il decreto-legge n. 112 sia la legge finanziaria per il 2009.
Non confondete il senso di questa denuncia: essa rivela una preoccupazione, non una soddisfazione polemica. La preoccupazione è che non abbiate, come maggioranza, in mano il gioco e che tutto il vostro vantaggio numerico non sia sufficiente a reggere una corretta e coerente impostazione politica legislativa. Questo è un bel problema per un Paese in difficoltà. Certo, ognuno ha le sue difficoltà, noi abbiamo le nostre, ma qui stiamo parlando del Governo della Repubblica.
Questo decreto è senza rigore legislativo e senza rigore economico. Rileggetevi l'intervento dell'onorevole Misiani - onorevole Iannaccone, lei che vuole giustamente parlare del merito, rilegga l'intervento del collega Misiani - sulle vicende della SCIP, e chiedetevi se possiamo andare avanti in questo modo. Ci guadagnano tutti: le compagnie di rating, gli immobiliaristi, gli studi legali affiliati, tranne lo Stato che incassa 9 miliardi su un patrimonio di 16. Inoltre, siamo di fronte ad un'operazione di dubbia copertura. E se non volete leggere i nostri interventi, leggete almeno i pareri dell'ufficio studi della Camera dei deputati.
E la class action? Avevate detto che sospendevate quella decisa dal precedente Governo per pochi mesi per risistemarla, ora rinviate ancora. Per non parlare della privacy; le sembra, signor Presidente, che mentre si interviene per impedire ai magistrati di utilizzare le intercettazioni per non ledere la riservatezza personale, si consente di utilizzare a fini commerciali le banche dati? Devo dire che a me sembra troppo. E i noleggiatori con conducente? E la sicurezza sul lavoro, dove abbiamo rasentato un'enormità con l'abolizione, che abbiamo rischiato, dei rappresentanti della sicurezza? Nemmeno il Governo ha potuto digerirla. E l'ambiente, dove slittano le energie rinnovabili e quelle ecosostenibili applicate alle abitazioni? E le autostrade? E l'editoria? E le carceri? Norma bandiera che non risolverà il sovraffollamento, avendo tagliato i fondi, unica possibilità per avere certa la pena ma anche umano il trattamento.
L'elenco continua ma mi fermo. Sembrano queste sinceramente a ciascuno di noi e a lei, signor Presidente, normali e semplici proroghe di termini? Mi devo correggere, ho detto prima che è un'accozzaglia, in realtà appare tale, ma nasconde un provvedimento serio e strutturato che rinvia, taglia e regala risorse. Non va bene, il Paese ha bisogno di altro. Mi chiedo cosa sarebbe successo in quest'Aula o nelle piazze se, trovandosi l'attuale maggioranza all'opposizione, si fosse imbattuta, come capita a noi ora, in un Governo che, a soli pochi mesi dal suo insediamento e disponendo del margine di consenso che ho detto, ha fallito il suo programma di sicurezza sui cittadini di fronte alle violenze e ai soprusi ai quali non si riesce a porre un freno. Cosa direste se aumentassero la cassa integrazione guadagni ed i licenziamenti, e il Governo non mettesse a disposizione risorse proprie? Pure la cosa positiva che avete fatto, le risorse recuperate nei giorni scorsi, soldi delle regioni, sono per ora disancorate da un piano di riforme. Cosa fareste se vi trovasse di fronte ad un decreto colabrodo come questo ed il Governo vi avesse anche impedito di discuterne?
L'altra sera, commentando le dimissioni del nostro segretario, Walter Veltroni, che voglio ringraziare sinceramente ed affettuosamente per il lavoro fatto e per il servizio reso alla nostra parte politica e al Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), gli onorevoli Bocchino e Cota non hanno trovato di meglio che augurarsi per il futuro un Partito Democratico che collabori e non faccia ostruzionismo come in questi mesi.
Poiché siete sempre propensi a darci consigli, mi permetto di ricambiare: vi sembra davvero che si possa credere alla favola che dieci fiducie dipendano da noi? La verità è ben diversa e come questo provvedimento dimostra rischiamo di credere al fatto che a voi - vorremmo non fosse così - non interessa un confronto vero e costruttivo: i numeri vi danno una Pag. 12maggioranza che vi induce all'autosufficienza, ma nessun numero giustifica l'autoreferenzialità.
Per questo insieme di motivi di metodo, di merito e di contesto politico-parlamentare, signor Presidente, noi voteremo «no» alla questione di fiducia. Ho letto in queste ore che nella maggioranza serpeggerebbe qualche preoccupazione perché non ci sarebbe più l'opposizione, voglio tranquillizzarvi: siamo qui, seri, rigorosi, disponibili al confronto, ma non confusi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Siamo qui per fare esattamente ciò che gli elettori ci hanno detto essere il nostro compito; spetta a voi fare il vostro: vincere le elezioni è decisivo, ma non basta, dopo bisogna pur governare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Angelis. Ne ha facoltà.

MARCELLO DE ANGELIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in discussione rappresenta l'ultimo esempio di un genere legislativo, quello del decreto-legge milleproroghe, a cui negli ultimi anni hanno fatto ricorso maggioranze di diversa composizione. In tal senso, le caratteristiche dei provvedimenti di proroga termini non devono essere attribuiti alla cattiva volontà di questo o di quel Governo, ma alle deficienze del nostro sistema legislativo e alle difficoltà delle nostre amministrazioni pubbliche di dare seguito al dettato del legislatore che, peraltro, non di rado è confuso e che rende spesso inevitabili lunghe catene di proroghe. Su questi provvedimenti continua inoltre a pesare la difformità nei criteri di ammissibilità delle proposte emendative tra i due rami del Parlamento, che fa sì che al Senato vengano approvate disposizioni che alla Camera non avrebbero nemmeno superato il vaglio di ammissibilità.
Per quanto riguarda poi il ricorso da parte del Governo al voto di fiducia, che ci è stato tanto spesso rammentato, anch'esso deve essere collocato nelle difficoltà che il nostro sistema istituzionale vive da tempo. Si deve oramai superare la schizofrenia per cui i decreti-legge alla Camera non sono contingentati per cui risulta spesso inevitabile per il Governo ricorrere alla fiducia per garantire la conversione degli stessi in tempi utili (Applausi del deputato Baldelli).
È indiscutibile che il termine di conversione del decreto-legge e il ricorso alla questione di fiducia sul provvedimento hanno sacrificato i tempi di esame del provvedimento; anche in questo caso si deve avviare una riflessione su come superare una situazione di bicameralismo alternato, in cui la Camera che esamina in prima lettura un disegno di legge di conversione di un decreto, nei fatti, ne sottrae l'esame all'altra Camera, così che noi abbiamo lavorato sul provvedimento anticrisi e l'abbiamo trasmesso al Senato, mentre il Senato ha lavorato su questo provvedimento e lo ha trasmesso a noi.
Su tutti questi aspetti risulta perciò indispensabile, onorevole Presidente, una riflessione che prescinda dalla contrapposizione tra la maggioranza e l'opposizione, nell'interesse comune alla definizione di procedure legislative che garantiscano i diritti delle diverse forze politiche e del Governo, e soprattutto soddisfino la richiesta dei cittadini di tempi rapidi di decisione e di chiarezza della produzione legislativa.
Ciò premesso, devo del pari riconoscere che, nonostante la ristrettezza dei tempi, il Governo ha comunque trasmesso alle Commissioni competenti in sede referente, su sollecitazione peraltro di un rappresentante della maggioranza, un dettagliato prospetto di riepilogo degli effetti finanziari del provvedimento da cui si evince che il provvedimento stesso risulta non solo debitamente coperto, ma comporta anzi un miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Rispetto, quindi, a precedenti provvedimenti di analogo contenuto, va evidenziato come il Governo e il Parlamento abbiano operato con senso di responsabilità e nella piena consapevolezza dell'attuale condizione dei conti pubblici. Pag. 13Si è in sostanza cercato di misurarsi con la crisi in atto attraverso interventi mirati ad affrontare singole problematiche senza alterare i delicati equilibri della finanza pubblica.
Il provvedimento contiene indubbiamente disposizioni importantissime; in particolare sottolineo come le disposizioni in materia di Patto di stabilità interno, giustamente sollecitate da esponenti dell'opposizione, agevolino la possibilità di interventi infrastrutturali da parte degli enti locali. Il comma 2-bis dell'articolo 2, infatti, consente la non applicazione delle sanzioni per la violazione del patto di stabilità interno quando la violazione medesima sia dovuta alla realizzazione di interventi infrastrutturali autorizzati con specifico decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, previa ovviamente intesa in sede di Conferenza unificata e parere delle Commissioni parlamentari.
Si tratta di una misura molto importante alla luce del ruolo che gli investimenti degli enti locali possono svolgere per sostenere la domanda economica in questo momento di crisi.
Altro aspetto su cui intendo soffermarmi è quello relativo alla velocizzazione dell'utilizzo delle risorse comunitarie. Al fine di consentire l'integrale utilizzo dei fondi comunitari relativi ai programmi operativi per la scuola 2007-2013, i commi 6-quater e 6-quinquies dell'articolo 41 prevedono che il fondo rotativo per l'attuazione delle politiche comunitarie possa anticipare, dietro richiesta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, le quote di contributi previsti per gli anni 2007 e 2008, procedendo negli anni successivi ad anticipazioni sulla base dello stato di avanzamento dei programmi.
Le somme anticipate saranno reintegrate, per la parte comunitaria, con gli accrediti disposti dall'Unione a fronte delle spese effettivamente sostenute e, per la parte nazionale, con gli stanziamenti autorizzati per i medesimi programmi.
In terzo luogo, merita un apprezzamento la disposizione dell'articolo 44-bis, che prevede la realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie o l'aumento della capienza di quelle esistenti per far fronte all'emergenza penitenziaria.
A tal fine, il capo del dipartimento degli affari penitenziari del Ministero della giustizia è nominato commissario straordinario delegato e potrà avvalersi di ausiliari nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri tra i dirigenti generali dello Stato e i prefetti collocati a riposo.
Il commissario redige un programma degli interventi necessari, specificandone i tempi e le modalità di realizzazione ed indicando le risorse economiche a tal fine occorrenti, mentre, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sono determinate le opere necessarie per l'attuazione del programma con l'indicazione dei tempi di realizzazione e del relativo quadro finanziario.
Le opere di edilizia carceraria vengono inserite nel programma delle infrastrutture strategiche della legge obiettivo, nonché, se di importo superiore a 100 mila euro, nel programma triennale previsto dall'articolo 128 del cosiddetto Codice degli appalti. Per la realizzazione delle opere saranno seguite le procedure acceleratore previsto dallo stesso codice.
Sono attribuiti poteri sostitutivi al commissario delegato in caso di inutile decorso dei termini previsti per la realizzazione delle opere edilizie. Questo solo per rispondere a chi ha sostenuto che, in realtà, sull'edilizia carceraria vi sono indicazioni vaghe o senza costrutto.
Questi sono solo tre esempi di utili disposizioni che sicuramente rispondono ad urgenze economiche e sociali del nostro Paese, fermi restando i dubbi espressi sullo strumento legislativo, il decreto milleproroghe, in cui sono stati collocati.
È per il merito delle misure contenute nel provvedimento che ritengo di poter esprimere il convinto voto favorevole del mio gruppo sulla questione di fiducia, ma, signor Presidente, mi preme ricordare ai rappresentanti del Governo - pochi, ma cortesemente e gentilmente presenti in Aula, come l'onorevole Giorgetti e l'onorevole Meloni - che fiducia non vuol dire Pag. 14delega in bianco o rinuncia da parte dei parlamentari alle proprie prerogative.
Non parlo di diritti, ma di doveri, perché qui, che si sia alla maggioranza o all'opposizione, ci troviamo tutti per svolgere un servizio ai cittadini e alla nazione ed è un dovere al quale nessuno di noi è disposto a sottrarsi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia. Poiché la votazione per appello nominale avrà inizio alle ore 16,10, come deciso nella Conferenza dei presidenti di gruppo, sospendo brevemente la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 16, è ripresa alle 16,10.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE

(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2198)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione di fiducia.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n.207 del 2008, nel testo delle Commissioni, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Avverto che la Presidenza ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di deputati, nonché ulteriori richieste avanzate da membri del Governo.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dal deputato Palagiano.
Invito, dunque, i deputati segretari a procedere alla chiama.
Colgo l'occasione, prima di iniziare, per salutare allievi e docenti dell'Istituto Tecnico Commerciale «Giuseppe Toniolo» di Manfredonia, in provincia di Foggia, nonché del Centro di Formazione professionale Pordenone - Opera Sacra Famiglia (Applausi).
(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI (ore 16,15).

(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ANTONIO LEONE (ore 16,17).

(Segue la chiama).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge n. 2198, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti e votanti 527
Maggioranza 264
Hanno risposto 284
Hanno risposto no 243

(La Camera approva - Vedi votazioni).

Si intendono conseguentemente respinte tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto sì:
Abelli Gian Carlo
Abrignani IgnazioPag. 15
Alfano Angelino
Alfano Gioacchino
Allasia Stefano
Angelucci Antonio
Antonione Roberto
Aprea Valentina
Aracu Sabatino
Armosino Maria Teresa
Ascierto Filippo
Baccini Mario
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barbaro Claudio
Beccalossi Viviana
Belcastro Elio Vittorio
Bellotti Luca
Berardi Amato
Bergamini Deborah
Bernini Anna Maria
Berruti Massimo Maria
Bertolini Isabella
Biancofiore Michaela
Bianconi Maurizio
Biasotti Sandro
Biava Francesco
Bitonci Massimo
Bocchino Italo
Bocciardo Mariella
Bonaiuti Paolo
Bonciani Alessio
Bongiorno Giulia
Bonino Guido
Boniver Margherita
Bossi Umberto
Bragantini Matteo
Brancher Aldo
Brigandì Matteo
Brunetta Renato
Bruno Donato
Buonanno Gianluca
Buonfiglio Antonio
Calabria Annagrazia
Calderisi Giuseppe
Caldoro Stefano
Caparini Davide
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Casero Luigi
Cassinelli Roberto
Castellani Carla
Castiello Giuseppina
Catanoso Basilio
Catone Giampiero
Cazzola Giuliano
Ceccacci Rubino Fiorella
Centemero Elena
Ceroni Remigio
Cesaro Luigi
Cicchitto Fabrizio
Ciccioli Carlo
Cicu Salvatore
Colucci Francesco
Comaroli Silvana Andreina
Commercio Roberto Mario Sergio
Consiglio Nunziante
Consolo Giuseppe
Conte Gianfranco
Contento Manlio
Corsaro Massimo Enrico
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Cossiga Giuseppe
Costa Enrico
Cota Roberto
Crosetto Guido
Crosio Jonny
Dal Lago Manuela
De Angelis Marcello
De Camillis Sabrina
De Corato Riccardo
De Girolamo Nunzia
Della Vedova Benedetto
Dell'Elce Giovanni
Del Tenno Maurizio
De Luca Francesco
De Nichilo Rizzoli Melania
Di Biagio Aldo
Di Cagno Abbrescia Simeone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
Distaso Antonio
Di Virgilio Domenico
Dozzo Gianpaolo
Dussin Guido
Dussin Luciano
Faenzi Monica
Fallica Giuseppe
Fava Giovanni
Fedriga Massimiliano
Fitto Raffaele
Fogliato Sebastiano
Follegot Fulvio
Fontana GregorioPag. 16
Fontana Vincenzo Antonio
Forcolin Gianluca
Foti Tommaso
Franzoso Pietro
Frassinetti Paola
Fucci Benedetto Francesco
Fugatti Maurizio
Galati Giuseppe
Garagnani Fabio
Gava Fabio
Germanà Antonino Salvatore
Ghedini Niccolò
Ghiglia Agostino
Giacomoni Sestino
Giammanco Gabriella
Gibelli Andrea
Gibiino Vincenzo
Gidoni Franco
Giorgetti Alberto
Giorgetti Giancarlo
Girlanda Rocco
Goisis Paola
Golfo Lella
Gottardo Isidoro
Grimoldi Paolo
Holzmann Giorgio
Iannaccone Arturo
Iannarilli Antonello
Iapicca Maurizio
Jannone Giorgio
Laboccetta Amedeo
Laffranco Pietro
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
La Malfa Giorgio
Lamorte Donato
Landolfi Mario
Lanzarin Manuela
Lazzari Luigi
Lehner Giancarlo
Leone Antonio
Lisi Ugo
Lo Monte Carmelo
Lo Presti Antonino
Lorenzin Beatrice
Lunardi Pietro
Lupi Maurizio
Lussana Carolina
Maccanti Elena
Malgieri Gennaro
Mancuso Gianni
Mannucci Barbara
Mantovano Alfredo
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Marini Giulio
Marsilio Marco
Martinelli Marco
Martini Francesca
Martino Antonio
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Riccardo
Mazzuca Giancarlo
Meloni Giorgia
Milanato Lorena
Milanese Marco Mario
Milo Antonio
Minardo Antonino
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Dore
Moffa Silvano
Moles Giuseppe
Molgora Daniele
Molteni Laura
Molteni Nicola
Mondello Gabriella
Montagnoli Alessandro
Mottola Giovanni Carlo Francesco
Munerato Emanuela
Murgia Bruno
Mussolini Alessandra
Napoli Angela
Napoli Osvaldo
Nastri Gaetano
Negro Giovanna
Nicolucci Massimo
Nizzi Settimo
Nola Carlo
Nucara Francesco
Orsini Andrea
Pagano Alessandro Saro Alfonso
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paolini Luca Rodolfo
Papa Alfonso
Parisi Massimo
Paroli Adriano
Pastore Maria Piera
Patarino Carmine Santo
Pecorella Gaetano
Pelino Paola
Pepe Antonio
Pepe Mario (PdL)
Perina Flavia
Petrenga GiovannaPag. 17
Pianetta Enrico
Pili Mauro
Pini Gianluca
Pionati Francesco
Pirovano Ettore
Piso Vincenzo
Polidori Catia
Porcu Carmelo
Prestigiacomo Stefania
Proietti Cosimi Francesco
Pugliese Marco
Rampelli Fabio
Ravetto Laura
Repetti Manuela
Rivolta Erica
Roccella Eugenia Maria
Romani Paolo
Romele Giuseppe
Rondini Marco
Rossi Luciano
Rossi Mariarosaria
Rosso Roberto
Rotondi Gianfranco
Ruben Alessandro
Russo Paolo
Saglia Stefano
Saltamartini Barbara
Salvini Matteo
Sammarco Gianfranco
Santelli Jole
Sardelli Luciano Mario
Savino Elvira
Sbai Souad
Scalera Giuseppe
Scalia Giuseppe
Scandroglio Michele
Scapagnini Umberto
Scelli Maurizio
Simonetti Roberto
Sisto Francesco Paolo
Soglia Gerardo
Speciale Roberto
Stagno d'Alcontres Francesco
Stanca Lucio
Stasi Maria Elena
Stracquadanio Giorgio Clelio
Stradella Franco
Stucchi Giacomo
Taddei Vincenzo
Testoni Piero
Toccafondi Gabriele
Togni Renato Walter
Torazzi Alberto
Torrisi Salvatore
Tortoli Roberto
Toto Daniele
Traversa Michele
Tremaglia Mirko
Tremonti Giulio
Urso Adolfo
Valducci Mario
Valentini Valentino
Vanalli Pierguido
Vegas Giuseppe
Vella Paolo
Ventucci Cosimo
Verdini Denis
Vessa Pasquale
Vignali Raffaello
Vitali Luigi
Vito Elio
Volpi Raffaele
Zacchera Marco
Zorzato Marino

Hanno risposto no:
Adornato Ferdinando
Agostini Luciano
Albonetti Gabriele
Amici Sesa
Argentin Ileana
Bachelet Giovanni Battista
Barbato Francesco
Barbi Mario
Baretta Pier Paolo
Bellanova Teresa
Beltrandi Marco
Benamati Gianluca
Bernardini Rita
Berretta Giuseppe
Bersani Pier Luigi
Bindi Rosy
Binetti Paola
Bobba Luigi
Bocci Gianpiero
Boccia Francesco
Boccuzzi Antonio
Boffa Costantino
Bonavitacola Fulvio
Bordo Michele
Borghesi Antonio
Bosi Francesco
Bossa LuisaPag. 18
Braga Chiara
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Bressa Gianclaudio
Burtone Giovanni Mario Salvino
Buttiglione Rocco
Calearo Ciman Massimo
Calvisi Giulio
Capano Cinzia
Capitanio Santolini Luisa
Cardinale Daniela
Carella Renzo
Carra Enzo
Carra Marco
Casini Pier Ferdinando
Castagnetti Pierluigi
Causi Marco
Ceccuzzi Franco
Cenni Susanna
Cera Angelo
Cesario Bruno
Ciccanti Amedeo
Cimadoro Gabriele
Ciocchetti Luciano
Ciriello Pasquale
Codurelli Lucia
Colaninno Matteo
Colombo Furio
Concia Anna Paola
Corsini Paolo
Coscia Maria
Cuomo Antonio
Cuperlo Giovanni
D'Alema Massimo
Dal Moro Gian Pietro
Damiano Cesare
D'Antoni Sergio Antonio
De Biasi Emilia Grazia
Delfino Teresio
De Micheli Paola
De Pasquale Rosa
De Poli Antonio
De Torre Maria Letizia
Di Giuseppe Anita
D'Incecco Vittoria
Dionisi Armando
Di Pietro Antonio
Di Stanislao Augusto
Donadi Massimo
Drago Giuseppe
Duilio Lino
Evangelisti Fabio
Fadda Paolo
Farina Gianni
Farina Coscioni Maria Antonietta
Farinone Enrico
Favia David
Ferranti Donatella
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fiorio Massimo
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Fontanelli Paolo
Formisano Aniello
Formisano Anna Teresa
Franceschini Dario
Froner Laura
Galletti Gian Luca
Garavini Laura
Garofani Francesco Saverio
Gasbarra Enrico
Gatti Maria Grazia
Genovese Francantonio
Gentiloni Silveri Paolo
Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Ginefra Dario
Ginoble Tommaso
Giovanelli Oriano
Giulietti Giuseppe
Gozi Sandro
Grassi Gero
Graziano Stefano
Guzzanti Paolo
Iannuzzi Tino
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
Lenzi Donata
Letta Enrico
Levi Ricardo Franco
Libè Mauro
Lolli Giovanni
Lo Moro Doris
Losacco Alberto
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Luongo Antonio
Lusetti Renzo
Madia Maria Anna
Maran AlessandroPag. 19
Marchi Maino
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marini Cesare
Marrocu Siro
Martella Andrea
Martino Pierdomenico
Mattesini Donella
Mazzarella Eugenio
Melandri Giovanna
Melis Guido
Merlo Giorgio
Merloni Maria Paola
Messina Ignazio
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Minniti Marco
Miotto Anna Margherita
Misiani Antonio
Misiti Aurelio Salvatore
Mogherini Rebesani Federica
Morassut Roberto
Mosca Alessia Maria
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mura Silvana
Murer Delia
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Narducci Franco
Naro Giuseppe
Nicco Roberto Rolando
Nicolais Luigi
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Orlando Andrea
Orlando Leoluca
Palagiano Antonio
Palomba Federico
Parisi Arturo Mario Luigi
Pedoto Luciana
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Pepe Mario (PD)
Pes Caterina
Pezzotta Savino
Piccolo Salvatore
Picierno Pina
Piffari Sergio Michele
Pisicchio Pino
Pistelli Lapo
Pizzetti Luciano
Poli Nedo Lorenzo
Pollastrini Barbara
Pompili Massimo
Porfidia Americo
Portas Giacomo Antonio
Quartiani Erminio Angelo
Rao Roberto
Realacci Ermete
Recchia Pier Fausto
Ria Lorenzo
Rosato Ettore
Rossa Sabina
Rossomando Anna
Rota Ivan
Rubinato Simonetta
Ruggeri Salvatore
Rugghia Antonio
Ruvolo Giuseppe
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sani Luca
Sarubbi Andrea
Sbrollini Daniela
Scarpetti Lido
Schirru Amalia
Servodio Giuseppina
Siragusa Alessandra
Strizzolo Ivano
Tabacci Bruno
Tassone Mario
Tempestini Francesco
Tenaglia Lanfranco
Testa Federico
Testa Nunzio Francesco
Tidei Pietro
Tocci Walter
Touadi Jean Leonard
Trappolino Carlo Emanuele
Tullo Mario
Turco Livia
Turco Maurizio
Vaccaro Guglielmo
Vannucci Massimo
Vassallo Salvatore
Velo Silvia
Veltroni Walter
Ventura Michele
Verini Walter
Vico Ludovico
Vietti Michele Giuseppe
Villecco Calipari Rosa MariaPag. 20
Viola Rodolfo Giuliano
Volontè Luca
Zaccaria Roberto
Zampa Sandra
Zamparutti Elisabetta
Zazzera Pierfelice
Zucchi Angelo
Zunino Massimo

Sono in missione:
Alessandri Angelo
Balocchi Maurizio
Berlusconi Silvio
Bernardo Maurizio
Brambilla Michela Vittoria
Brugger Siegfried
Cambursano Renato
Cirielli Edmondo
Craxi Stefania Gabriella Anastasia
Crimi Rocco
D'Amico Claudio
Farina Renato
Frattini Franco
Gelmini Mariastella
Giro Francesco Maria
Granata Benedetto Fabio
La Russa Ignazio
Leo Maurizio
Lombardo Angelo Salvatore
Mantini Pierluigi
Maroni Roberto
Mecacci Matteo
Melchiorre Daniela
Menia Roberto
Miccichè Gianfranco
Migliori Riccardo
Pescante Mario
Picchi Guglielmo
Porta Fabio
Rigoni Andrea
Ronchi Andrea
Scajola Claudio
Soro Antonello
Stefani Stefano

Sull'ordine dei lavori (ore 17,35).

PRESIDENTE. A seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, martedì 24 febbraio, alle ore 16, avranno luogo le dichiarazioni di voto finale sul disegno di legge n. 2198 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti (Approvato dal Senato - scadenza: 1o marzo 2009), con ripresa televisiva diretta degli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto. Seguirà la votazione finale.
Successivamente avrà luogo il seguito dell'esame delle mozioni Realacci ed altri n. 1-00110, Piffari ed altri n. 1-00117, Ghiglia, Guido Dussin, Iannaccone ed altri n. 1-00118 e Libè ed altri n. 1-00119, concernenti iniziative per favorire uno sviluppo ambientale sostenibile, già previsto per questa settimana e rinviato ad altra data, e dei seguenti disegni di legge di ratifica:
n. 1929 - Ratifica ed esecuzione del II Protocollo relativo alla Convenzione dell'Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, fatto a L'Aja il 26 marzo 1999, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Approvato dal Senato);
n. 2121 ed abbinate - Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (Approvato dal Senato);
n. 2037 - Ratifica ed esecuzione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione fra la Repubblica italiana e la Repubblica dell'Iraq;
n. 2013 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione relativo ad un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) tra la Comunità europea e i suoi Stati membri e l'Ucraina;
n. 2014 - Ratifica ed esecuzione dei seguenti atti internazionali: a) Strumento così come contemplato dall'articolo 3(2) Pag. 21dell'Accordo di estradizione tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea firmato il 25 giugno 2003, in relazione all'applicazione del Trattato di estradizione tra il Governo degli Stati Uniti d'America e il Governo della Repubblica italiana firmato il 13 ottobre 1983, fatto a Roma il 3 maggio 2006; b) Strumento così come contemplato dall'articolo 3(2) dell'Accordo sulla mutua assistenza giudiziaria tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea firmato il 25 giugno 2003, in relazione all'applicazione del Trattato tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica italiana sulla mutua assistenza in materia penale firmato il 9 novembre 1982.

La discussione sulle linee generali dei disegni di legge di ratifica nn. 2037, 2013 e 2014 avrà luogo lunedì 23 febbraio, dopo la discussione sulle linee generali degli argomenti già previsti in calendario.

Mercoledì 25, giovedì 26 ed eventualmente venerdì 27 febbraio, avrà luogo il seguito dell'esame del disegno di legge n. 2206 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente (Approvato dal Senato - scadenza: 1o marzo 2009) e del disegno di legge n. 1415 ed abbinate - Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, già previsti in calendario.

L'organizzazione dei tempia relativi all'esame dei disegni di legge di ratifica nn. 2037, 2013 e 2014 sarà pubblicata in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2198)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 2198).
Avverto che è in distribuzione la nuova formulazione dell'ordine del giorno Misiani n. 9/2198/84.
Avverto, altresì, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, in quanto del tutto estranei rispetto al contenuto del provvedimento in esame ovvero riproduttivi di proposte emendative già dichiarate inammissibili, i seguenti ordini del giorno:
Catanoso n. 9/2198/1, in materia di inquadramento di personale nel ruolo della dirigenza dell'amministrazione penitenziaria; Mario Pepe (PD) n. 9/2198/2, relativo agli incassi delle tariffe di depurazione; Cazzola n. 9/2198/3, concernente misure in favore del personale della società IGEI Spa; Zunino n. 9/2198/7, in materia di pagamenti alla società FISA Italimpianti; Tullo n. 9/2198/8, relativo alle modalità di calcolo e liquidazione delle pensioni dei dipendenti dell'Autorità portuale di Genova; Rossa n. 9/2198/11, concernente la validità delle certificazioni relative all'esposizione all'amianto rilasciate dall'INAIL; Ceroni n. 9/2198/15, in materia di contenzioso tra Agenzia delle entrate e compagnie teatrali sul regime IVA agevolato; Pianetta n. 9/2198/17, relativo al trattamento pensionistico dei profughi giuliano-dalmati; Miglioli n. 9/2198/36, concernente la proroga del termine per l'emanazione dei decreti legislativi inerenti la riforma degli ammortizzatori sociali; Damiano n. 9/2198/37, relativo alla proroga del termine per l'emanazione dei decreti legislativi in materia di lavori usuranti; Minniti n. 9/2198/49, relativo all'assunzione di volontari delle Forze armate; De Biasi n. 9/2198/52, in materia di sostegno al settore dello spettacolo; De Pasquale Pag. 22n. 9/2198/55, concernente l'inquadramento nei ruoli statali del personale ATA; Commercio n. 9/2198/63, recante misure in favore delle zone interessate all'attività dell'Etna; Bocciardo n. 9/2198/65, in materia di aggiornamento dell'elenco delle malattie rare; Ruggeri n. 9/2198/70, volto a rilanciare il ruolo delle Camere di commercio italiane all'estero; Naro n. 9/2198/76, volto ad incrementare il Fondo di solidarietà nazionale-incentivi assicurativi per le imprese agricole; Libè n. 9/2198/77, relativo alla proroga dell'operatività del Fondo regionale di protezione civile; Mario Pepe (PdL) n. 9/2198/82, in materia di riserva di posti nei concorsi universitari in favore di studiosi di chiara fama; Lorenzin n. 9/2198/86, concernente lo svolgimento di attività e corsi scolastici contro la violenza sessuale; Braga n. 9/2198/88, volto a ripristinare le risorse destinate al settore della navigazione; Binetti n. 9/2198/89, in materia di potenziamento delle unità di terapia intensiva neonatale; Marco Carra n. 9/2198/95, relativo ai contributi per la stagionatura dei prodotti lattiero-caseari DOP; Zucchi n. 9/2198/97, volto al rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale; Servodio n. 9/2198/98, recante misure in favore dell'olivicoltura; Brandolini n. 9/2198/99, in materia di sconti fiscali in favore delle cooperative.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, mi è sfuggita la ragione per la quale tutti questi ordini del giorno sono stati dichiarati inammissibili. Stiamo parlando di un decreto-legge, il «mille proroghe», nel quale, per iniziativa del Governo e della maggioranza, sono state inserite - prima al Senato e poi in questo ramo del Parlamento - disposizioni su molte materie la cui estraneità al contenuto del provvedimento è del tutto evidente. Vorrei quindi chiederle, signor Presidente... oppure posso chiedere direttamente agli uffici...

PRESIDENTE. L'ascolto lo stesso, prego...

ROBERTO GIACHETTI. Basta che, quando si parla, uno parli e l'altro ascolti, così è più semplice comprendersi. Vorrei sapere esattamente secondo quali criteri si è compiuto qualcosa che mi pare sia raramente accaduto, soprattutto tenendo conto - e credo che la Presidenza debba avere anche la duttilità di farlo - che stiamo parlando dell'ennesimo decreto-legge sulla cui conversione è stata posta l'ennesima questione di fiducia facendo, per così dire, sterminio di tutte le proposte e le iniziative emendative, dell'opposizione in modo particolare; forse - probabilmente - una maggiore attenzione e una maggiore disponibilità rispetto ai paletti dell'inammissibilità sarebbe stata utile e consona in un dibattito che è stato cancellato fin dall'inizio e con questa decisione della Presidenza è stato praticamente azzerato.

PRESIDENTE. Se ci sono specifiche motivazioni e doglianze, è chiaro che vi è una riserva e vi sarà una riflessione; però, in linea generale, le inammissibilità sono legate - come detto all'inizio - ai casi di cui all'articolo 89, comma 1, del Regolamento, perché gli ordini del giorno sono ritenuti del tutto estranei rispetto al contenuto del provvedimento. Questa è la motivazione posta alla base, anche perché alcuni degli ordini del giorno hanno un contenuto già oggetto di proposte emendative dichiarate inammissibili.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, dal punto di vista regolamentare, poiché ci è stato impedito di discutere di eventuali inammissibilità nella fase dell'esame degli emendamenti, credo che, nella fase dell'esame degli ordini del giorno (prendendo atto che vi è stata sostanzialmente una «strage» di ordini del Pag. 23giorno dichiarati per estraneità di materia non adeguati all'indirizzo che complessivamente contiene il provvedimento), così come accade per gli emendamenti, si debba concedere ai proponenti degli ordini del giorno il tempo necessario di ricorrere presso la Presidenza in ordine alla riammissibilità degli stessi. È chiaro che, a fronte di una non disponibilità del parere e della risposta della Presidenza sulla richiesta di riammissibilità, diventa difficile disporre in questo momento la fase dell'illustrazione degli ordini del giorno, in quanto tale fase deve essere avviata nel momento in cui i ricorrenti avranno ottenuto una risposta della Presidenza in ordine al ricorso di ammissibilità; e questa è la prima questione.
Credo che a questo punto, signor Presidente, lei dovrebbe apprezzare le circostanze, verificare la presenza di richieste di riammissione e rinviare alla seduta di martedì prossimo la fase dell'illustrazione degli ordini del giorno.

PRESIDENTE. Si può procedere a una richiesta di riammissione, una sorta di ricorso impropriamente detto, che poi potrà essere valutato, ma ciò può essere fatto anche successivamente; ora si è nella fase dell'illustrazione degli ordini del giorno.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, è evidente che quando un proponente chiede la riammissione, deve attendere la risposta e il parere della Presidenza: ove non siano resi, il proponente non può disporre del proprio diritto e della propria prerogativa di illustrare l'ordine del giorno perché, essendo stato dichiarato inammissibile, evidentemente egli non può intervenire nel merito dell'ordine del giorno. Questa è la questione. Quindi, bisogna attendere che si concluda questa fase dei ricorrenti che attendono la risposta e il parere della Presidenza in ordine alla riammissione e poi procedere all'altra fase. Per questo le chiedevo, signor Presidente, di apprezzare le circostanze e di rinviare alla prossima seduta l'illustrazione degli ordini del giorno.

PRESIDENTE. Lei sa che non è possibile accogliere quest'ultima richiesta ma è possibile sospendere per dieci minuti la seduta, in attesa che giungano le eventuali richieste di riammissione.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, le faccio subito presenti due ordini del giorno, ma sono solo due che ho fatto in tempo a vedere. Diciamo, però, che questo dovrebbe aiutarci a capire che, forse, il complesso degli ordini del giorno andrebbe valutato con un po' più di attenzione. Gli ordini del giorno a prima firma Miglioli n. 9/2198/36 e n. 9/2198/37 a prima firma Damiano, recano indirizzi sulla proroga dei termini - quindi si tratta della proroga dei termini - di due questioni che riguardano rispettivamente i lavori usuranti e gli ammortizzatori sociali. Ora, obiettivamente non capisco come si possa ritenerli estranei alla materia. Forse, si dovrebbe porre attenzione alla valutazione fatta su tutti gli atti presentati.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Sospendo la seduta per dieci minuti, in attesa che vengano avanzate le eventuali richieste di riconsiderazione del giudizio di inammissibilità.

La seduta, sospesa alle 17,45, è ripresa alle 18,10.

PRESIDENTE. Avverto che sono state formulate alla Presidenza richieste finalizzate a riconsiderare il giudizio di inammissibilità degli ordini del giorno Rossa n. 9/2198/11, Miglioli n. 9/2198/36, Damiano n. 9/2198/37, Commercio n. 9/2198/63 e Pag. 24Servodio n. 9/2198/98, che sono stati all'uopo riformulati. Tali riformulazioni sono in distribuzione.
La Presidenza, alla luce di tali elementi, ritiene di valutarli ammissibili.
L'onorevole Di Biagio ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/4.

ALDO DI BIAGIO. Signor Presidente, l'ordine del giorno da me proposto e che trova come cofirmatario l'onorevole Cazzola nasce dall'esigenza di porre all'attenzione del Governo gli effetti negativi derivanti dal passaggio, con effetto retroattivo, delle autorità amministrative indipendenti, al fine della disciplina del rapporto previdenziale, dall'INPS all'INPDAP. Infatti, l'effetto retroattivo dell'iscrizione ad un diverso ente previdenziale comporterebbe un elevato rischio di contenzioso che vedrebbe verosimilmente soccombenti le amministrazioni interessate.
Fino ad ora le autorità amministrative indipendenti, in funzione di quanto espressamente previsto dalle rispettive leggi istitutive, hanno applicato la disciplina del rapporto giuridico-economico prevista per il personale della Banca d'Italia. Considerando la disciplina del trattamento previdenziale come parte integrante del trattamento giuridico-economico del personale dipendente, le autorità amministrative hanno quindi applicato al proprio personale lo specifico trattamento previdenziale INPS previsto per i dipendenti della Banca d'Italia, anche in ragione del fatto che l'INPS prevede, tra le sue voci identificative, dei soggetti iscritti alla voce «Stato».
Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 211 del 25 gennaio 2008, pronunciandosi sul ricorso in appello di un dipendente dell'Antitrust ha, invece, disposto che per la disciplina del rapporto previdenziale deve farsi necessario riferimento alla normativa in vigore, che impone che i dipendenti delle amministrazioni pubbliche siano iscritti all'INPDAP e non all'INPS.
Per far venire meno le ragioni del contendere tra le autorità amministrative indipendenti e il loro personale, si chiede al Governo di valutare l'opportunità di riconoscere ai dipendenti delle autorità amministrative indipendenti, già in servizio, un diritto d'opzione per il mantenimento dell'attuale iscrizione previdenziale presso l'INPS. Ciò non comporterebbe, come dettagliatamente esposto nello stesso ordine del giorno, costi a carico del bilancio dello Stato determinando, altresì, una riduzione dei costi che le autorità amministrative indipendenti potrebbero sopportare come ricongiungimento previdenziale.
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Di Biagio, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
L'onorevole Quartiani ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/9.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, l'ordine del giorno che illustro riguarda l'Ente italiano per la montagna e il suo buon funzionamento. L'Ente italiano per la montagna è l'esito di una razionalizzazione intervenuta negli scorsi anni e poi messa a punto, anche da Governi di diverso orientamento politico, di un importante ente di ricerca che serve le istituzioni, gli enti e le associazioni che insistono sulle attività e sulle iniziative che riguardano le diverse realtà e le diverse comunità che risiedono nella montagna italiana.
Un primo passo, almeno su questo punto, il decreto-legge recante proroga di termini al nostro esame lo compie, nel senso che finalmente si risolve una vecchia questione e vengono stanziati 2 milioni e 800 mila euro per il funzionamento dell'ente che, attualmente, è ancora commissariato.
Però, per potersi stabilizzare ed avere una continuità di iniziativa e di lavoro, e quindi dotarsi anche degli organismi previsti dallo statuto, ha bisogno di una Pag. 25garanzia di finanziamento che ancora non è sufficientemente delineata nel tempo, in quanto lo stanziamento riguarda soltanto l'anno 2009.
So che vi è la sensibilità del Governo e del Ministro competente al riguardo affinché in altri ambiti, soprattutto nel disegno di legge di bilancio e nel disegno di legge finanziaria 2010, si stabilizzi il finanziamento dell'Ente italiano per la montagna, tra l'altro considerando che esso è destinatario di risorse che erano precedentemente attribuite all'IMONT e che sono sempre state reiterate nei capitoli di bilancio dei diversi anni, compresi quelli triennali ai quali facciamo riferimento.
Da questo punto di vista, so di incontrare anche la sensibilità del Governo e quindi faccio presente che è necessario lavorare, sia come Parlamento, sia come Esecutivo, per dare stabilità a questo Ente affinché svolga il ruolo che la legge gli attribuisce (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Madia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/38.

MARIA ANNA MADIA. Signor Presidente, è già stato sollevato dal collega Baretta che questa è l'ennesima fiducia che pone il Governo Berlusconi. Vi è un uso impressionante della questione di fiducia, peraltro, se si considera la maggioranza parlamentare di cui gode questo Governo. È chiara la volontà politica di estromettere il Parlamento, che viene considerato come un fastidioso impedimento burocratico.
Questo provvedimento non è stato neanche discusso in Commissione e a noi dell'opposizione non resta altro che discutere del merito attraverso gli ordini del giorno. Questo ordine del giorno si riferisce all'articolo 6 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, ed è molto semplice: avevamo chiesto l'ampliamento della proroga per avviare le procedure concorsuali per la quota parte spettante ai precari, perché ritenevamo che quattro mesi, peraltro con orientamenti ondivaghi del Governo (che nel disegno di legge 1441-quater che giace al Senato sono molto differenti), costituissero un tempo troppo stretto per poter avviare le procedure concorsuali previste per legge per la quota parte relativa ai precari.
Riguardo alle stabilizzazioni dei precari, ci troviamo in un quadro di incertezza totale del diritto, che sta segnando le vicende e proprio la vita dei lavoratori precari della pubblica amministrazione in questi mesi. Il termine del 30 giugno 2009 è assolutamente troppo stretto e, dato che ci viene respinta la possibilità di emendare il provvedimento, invitiamo il Governo ad attivarsi perché questa ulteriore proroga non rimanga lettera morta.
Invitiamo, quindi, il Governo ad accettare questo ordine del giorno e a prolungare con un successivo provvedimento i termini. Crediamo che questo intervento non sia per l'interesse di una parte, ma di tutti i lavoratori precari che in questo momento - ma in realtà da molti anni - lavorano nella pubblica amministrazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Di Giuseppe ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/29.

ANITA DI GIUSEPPE. Signor Presidente, l'ordine del giorno che vado ad illustrare intende chiarire la situazione nella quale si verrebbero a trovare gli enti locali nell'applicazione dell'articolo 29 contenuto in questo provvedimento. Infatti, l'articolo 29 contiene nei suoi commi diverse regole che andranno a modificare in maniera sostanziale la legge 15 gennaio 1992, n. 21.
Questa è una legge-quadro che riguarda il trasporto di persone attraverso autoservizi pubblici non di linea. Per l'esattezza, autoservizi non di linea sono quelli che provvedono al trasporto collettivo e individuale di persone con funzione complementare o integrativa rispetto ai trasporti pubblici di linea, ferroviari, automobilistici o altro.
Sin dall'emanazione della legge n. 1349 del 20 giugno 1935, questa materia è stata Pag. 26assegnata alla competenza dei comuni, i quali, a loro volta, l'hanno disciplinata attraverso i loro regolamenti. I comuni nel predisporre i regolamenti sull'esercizio degli autoservizi pubblici non di linea stabiliscono: il numero e il tipo di veicoli da destinare ad ogni singolo servizio; i requisiti e le condizioni per il rilascio della licenza per l'esercizio del servizio; i criteri per la determinazione delle tariffe per il servizio taxi; le modalità per lo svolgimento del servizio.
Analizzando l'articolo 29 si evince che le modifiche apportate andranno ad incidere proprio sui regolamenti comunali esistenti, procurando conseguenze amministrative e possibili rischi di contenzioso. Nel contempo sono state previste nell'articolo 29 forme di sanzioni amministrative difficili da attuare, sia perché non è indicata l'autorità competente che possa infliggerle, sia per l'impossibilità di conoscere in tempo a livello nazionale i casi di reiterazione delle violazioni che darebbero luogo alle sanzioni stesse previste.
Proprio per ovviare a questi inconvenienti facciamo appello al Governo affinché adotti delle disposizioni attuative che evitino agli enti locali rischi di contenzioso - ciò mi sembra importante per gli enti locali -, visto che tra le sanzioni sono previste la sospensione del ruolo, anche per diversi mesi, o addirittura la cancellazione dal ruolo nel caso in cui non vengano rispettati i regolamenti: è dunque una responsabilità che ricade proprio sugli enti locali che hanno adottato i regolamenti.
Inoltre, si impegna il Governo a trasmettere al Parlamento, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione, una relazione sugli effetti prodotti da queste norme, soprattutto per gli operatori del settore, anche allo scopo di apportare eventuali modifiche che offrano maggiore chiarezza agli enti locali nell'applicazione delle norme relative a questo argomento.
Per questo invitiamo il Governo ad accogliere questo ordine del giorno.

PRESIDENTE. L'onorevole Rossa ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/11 (Nuova formulazione).

SABINA ROSSA. Signor Presidente, questo ordine del giorno riguarda una problematica che nella città di Genova in questi mesi ha assunto dimensioni tali da costituire una situazione di vero e proprio allarme sociale. La legge n. 257 del 1992 ha inizialmente previsto il riconoscimento di agevolazioni pensionistiche ai lavoratori delle imprese che hanno utilizzato amianto come materia prima.
Si sono succeduti poi negli anni decreti, circolari, norme, al fine di definire le modalità procedurali per il riconoscimento di esposizione all'amianto attraverso certificazioni rilasciate dall'INAIL sulla base dei cosiddetti atti di indirizzo; ciò sino al recente decreto ministeriale del marzo 2008 che ha previsto la possibilità di estendere il riconoscimento del beneficio secondo specifiche modalità e condizioni.
Nel corso degli anni il numero di domande è stato decisamente molto elevato e una recente inchiesta avviata dalla procura di Genova ha fatto emergere una seria questione relativa alla concessione di tali agevolazioni, riscontrando irregolarità dovute prevalentemente ad errate interpretazioni o ad anomalie della normativa vigente. In particolare, si è verificata la sospensione e la revoca di trattamenti pensionistici, ad oggi, per circa 29 casi, mentre i soggetti interessati a vari livelli dalla vicenda sono centinaia.
La preoccupazione dei lavoratori e dei pensionati è crescente e la mancanza di certezze per il futuro ha prodotto in questi mesi manifestazioni di protesta, per l'assenza di una soluzione che tuteli i benefici e le pensioni. Se è vero che le procedure con cui sono stati concesse tali pensioni sono state complesse e macchinose, è possibile che non tutti le abbiano seguite nel dettaglio, così com'è possibile che alcune aziende abbiano utilizzato questa legge per liberarsi del personale e per fare ristrutturazioni. Penso, però, che sul problema amianto non si possano avere atteggiamenti leggeri e superficiali.Pag. 27
In Italia ne è stato fatto un uso massiccio ed indiscriminato: dal dopoguerra al 1992, quando la legge ne ha poi vietato l'utilizzo, si stima ne siano state lavorate qualcosa come 3 milioni e 700 mila tonnellate, che sono entrate nella composizione di oltre 3 mila prodotti.
Ancora oggi ce lo ritroviamo in casa, se ne sta silenzioso nel corpo di migliaia di lavoratori ed ex lavoratori, nelle cartelle cliniche e nei certificati di morte, dentro e fuori gli edifici pubblici e privati, nelle industrie, nelle navi, nelle scuole e nei condomini; resiste ancora nelle decine di cave sparse tra Liguria ed Emilia Romagna. Da La Spezia a Taranto c'è un filo che collega nord e sud per descrivere l'Italia che affonda nell'amianto perché l'Italia è uno dei Paesi in cui il consumo, la produzione, l'importazione di amianto sono stati tra i più alti al mondo, ma che oggi debbano ancora una volta pagarne le conseguenze i lavoratori, i pensionati che vivono soltanto di questo reddito, è inaccettabile.
Dopo mesi di manifestazioni e di proteste, i lavoratori avevano avuto rassicurazioni sull'inserimento di un emendamento all'interno del decreto-legge milleproroghe che avrebbe dovuto salvaguardare le certificazioni INAIL e le pensioni. A tutti i parlamentari di opposizione e di maggioranza è stato impedito, ancora una volta, di discutere gli emendamenti concordati e presentati al Senato così come successivamente alla Camera. Ciò per la somma di decreti-legge e di questioni di fiducia giustificate da presunte problematiche di tempo. Le ultime aspettative riguardavano il decreto-legge sugli incentivi, così come aveva dichiarato e rassicurato il Ministro Sacconi, ma ad una prima lettura, ancora una volta, sembrano di fatto vanificate le iniziative unanimi intraprese dai diversi schieramenti per cercare una soluzione a tale problema.
Con questo ordine del giorno chiediamo al Governo un impegno affinché nel primo provvedimento utile all'esame delle Camere vengano inserite misure per garantire la validità degli accertamenti INAIL ai fini del rilascio delle certificazioni sulla base dei curricula presentati dai datori di lavoro, salvo chiaramente i casi di dolo accertati in via giudiziale, per dare quindi definitiva soluzione a questo problema (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Di Centa ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/16.

MANUELA DI CENTA. Signor Presidente, l'ordine del giorno da me presentato sottolinea, come ha fatto poc'anzi il collega Quartiani, illustrando l'ordine del giorno n. 9/2198/9 a firma sua e dell'onorevole Caparini, la situazione dell'Ente italiano per la montagna. Si tratta di un ente di ricerca vigilato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ed istituito con la legge finanziaria per il 2007, con la conseguente soppressione dell'Istituto nazionale della montagna (IMONT).
Per il nuovo Ente italiano per la montagna (EIM) è stato previsto un finanziamento con le risorse disponibili presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per una dotazione pari a 2 milioni e 800 mila euro annui. L'EIM è l'unico ente di ricerca in questo contesto che si occupa di determinate e specifiche tematiche riguardanti le aree della montagna (che sono circa il 50 per cento del territorio italiano) e le popolazioni che vivono in montagna. È un ente di cui abbiamo sentito moltissimo la mancanza in questi ultimi anni anche perché la sua storia è un po' travagliata; infatti è stato ed è attualmente commissariato. Soprattutto chi vive in montagna avverte la necessità di un'attenzione e di una vicinanza maggiore da parte della politica con riferimento alle politiche della montagna.
Abbiamo visto quanto il Governo abbia già fatto, mantenendo questo ente e dotandolo di un fondo di 2 milioni e 800 mila euro per questo anno, ma ciò che chiedo, signor Presidente, è un impegno per far sì che tale ente, che è portatore di argomenti delicati e importanti, in particolar modo per le aree di montagna, possa operare nel tempo con una programmazione Pag. 28ed una capacità proiettata nel tempo.
Credo che la sensibilità del Ministro Fitto, che ha la delega sulla montagna, sia indubbiamente vicina a questo argomento; chiedo, pertanto, che venga accettato questo ordine del giorno concernente l'Ente italiano per la montagna, in modo che le sue risorse siano previste in via ordinaria; ciò consentirà all'ente di programmare e finalmente vedere, con un percorso molto allungato, come si possa lavorare per il bene dei territori di montagna e la loro gente (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. L'onorevole Boccuzzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/39.

ANTONIO BOCCUZZI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella contro le morti bianche e gli incidenti sul lavoro è la vera emergenza sicurezza; è un'autentica guerra culturale, sociale e politica. Alcuni importanti provvedimenti varati negli ultimi anni sembrano andare nella giusta direzione, fino all'approvazione del testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, oggi decreto legislativo n. 81 del 2008.
La nuova legge dà maggiore forza ai rappresentanti dei lavoratori, soprattutto a quelli che operano nelle piccole imprese; responsabilizza gli imprenditori committenti su tutto il ciclo lavorativo, in particolare nei confronti delle aziende appaltatrici; introduce misure di sostegno, assistenza, formazione e informazione nei confronti delle imprese; promuove la formazione nelle scuole.
Altre misure, tuttavia, come la defiscalizzazione degli straordinari, quella sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, la direttiva del Ministero del lavoro che indebolisce i servizi ispettivi del Ministero stesso e dell'Inps, il decreto-legge n. 112 del 2008, che aumenta precarietà e insicurezza, a cominciare dalla cancellazione della legge contro i licenziamenti in bianco, indicano un cammino contraddittorio.
È profondo il rammarico, la delusione e, soprattutto, la preoccupazione nei confronti di questo provvedimento, approvato con l'ennesima fiducia, che prevede, all'articolo 32, un ennesimo ritardo dell'entrata in vigore di alcune parti fondamentali del testo unico.
Avete deciso di imbrigliare e imbavagliare ancora una volta questo Parlamento e le stesse Commissioni, a cui non è stata data l'opportunità, e soprattutto il diritto, ad un serio e costruttivo dibattito, attraverso il quale, sono convinto, si sarebbe potuto addivenire, magari, ad una soluzione condivisa, che avrebbe accelerato il processo di protezione e salvaguardia dei lavoratori, che ogni giorno si sudano il pane che portano in tavola, e non l'esatto contrario.
Faccio enorme fatica a definirle morti bianche; si tratta di un eufemismo che serve solo a sminuire, edulcorare, nascondere una vergogna che rappresenta una piaga del Paese. Non vi è nulla di candido nel morire in fabbrica, in un cantiere, in un campo; al contrario, vi è qualcosa di colposo o, peggio, criminoso. Sono morti sporche, violente, delitti commessi da una società che subordina la dignità del lavoro e dell'uomo al profitto.
Ogni giorno titoli di giornale che creano angoscia e sconforto, esistenze spezzate, rubate alle loro vite. È vero, occupano piccoli spazi in mezzo ai grandi titoli che inneggiano alle vostre vittorie, di cui, in questi giorni, vi siete tanto riempiti petto e bocca.
Ma sapete cosa rappresentano queste vite per i loro affetti, le loro mamme, le loro mogli, i loro figli? No, penso proprio che non conosciate questo dolore e provo invidia, ma allo stesso tempo pena, per chi riesce tanto bene a camuffare frasi di circostanza con un freddo e assordante silenzio, quando occorre agire.
Non fate che gli interessi abbiano il sopravvento sulla vostra umanità. Conservate e coltivate la vostra anima; ne abbiamo una soltanto, non possiamo venderla. Anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha dato il suo contributo Pag. 29e l'ha dato nel momento più importante dell'inizio di questa legislatura, nel giorno del suo insediamento.
Vorrei brevemente ricordarlo: «Onorevoli colleghi, naturale corollario, in termini ideali, della festa della libertà è la festa del lavoro. È infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l'economia dalle secche della stagnazione ed è solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare le famiglie dal bisogno e dal timore dell'emarginazione sociale.
Come garantire effettiva concordia fra capitale e lavoro? Come aumentare la produzione della ricchezza nazionale? Come retribuirla in modo equo secondo le capacità e i bisogni di ognuno? È ormai interrogativo che riguarda l'intera politica europea, chiamata, anche su questo versante, a confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste e veteroliberiste del Novecento, e sempre più obbligata a rispondere alla sfida epocale della globalizzazione dei mercati.
Mi auguro che anche su queste questioni, che si riflettono sulla qualità della vita quotidiana degli italiani, la Camera dei deputati sappia, nei confronti fra Governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la credibilità delle istituzioni e fare imboccare al Paese la via della ripresa economica, dello sviluppo e della giustizia sociale.
Sono altresì certo che tutte le deputate e i deputati, senza distinzione di appartenenza politica, avvertano oggi l'imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza».
A fronte di queste parole toccanti vorrei chiedere al Presidente di questa Camera di esprimersi in merito, di dare il suo contributo, perché ancora una volta le parole non finiscano nel crogiolo del nulla, nell'oblio che l'assenza di un dispositivo legislativo vero e proprio, soprattutto applicato, ci condurrà. Il nostro ordine del giorno, con tutti i suoi limiti, vuole riportare un minimo di ragionevolezza, di coerenza proprio là, nel limbo incomprensibile dell'ambiguità, delle lacrime di coccodrillo, della circostanziale condivisione di un dolore che non si conosce. Per troppo tempo le parole hanno litigato con i fatti: provate per un momento a chiudere un armistizio tra fatti e parole, perché questa è la necessità che il mondo del lavoro chiede. Non siate sordi dinanzi a questo urlo disperato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. L'onorevole Braga ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Mariani n. 9/2198/42, di cui è cofirmataria.

CHIARA BRAGA. Signor Presidente, intervengo nell'illustrazione dell'ordine giorno Mariani n. 9/2198/42, di cui sono cofirmataria, che riguarda l'istituto degli arbitrati. Il provvedimento in esame, su cui è stata apposta la fiducia (ci è stato quindi impedito di presentare e discutere gli emendamenti che, come gruppo nella Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, avevamo presentato su questa sua parte), proroga ulteriormente il termine per l'entrata in vigore del divieto di devoluzione delle controversie a collegio arbitrale nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Questa proroga ulteriore del termine secondo noi, ma secondo anche alcuni autorevoli pareri che sono stati espressi nel corso di questi anni, non ultimo quello dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, rappresenta un serio problema, soprattutto in considerazione della particolare situazione in cui si trova il Paese oggi, allo stato attuale.
Sappiamo che l'istituto degli arbitrati per risolvere le controversie tra le amministrazioni, stazioni appaltanti e le imprese che sono incaricate di servizi, di lavori è di doppia natura: ci sono gli arbitrati liberi e gli arbitrati amministrati. Entrambe queste categorie, seppur con forme e con caratteristiche differenti, rivelano però una criticità, che si è manifestata in questi anni non in maniera occasionale ma anzi con una tale costante gravità da far rilevare pesanti criticità sulla loro applicazione.Pag. 30
Una di queste criticità è riferita al costo del giudizio arbitrale, che è significativamente molto più elevato del giudizio ordinario, prevedendo delle spese relative a compensi per gli arbitri, il compenso per il segretario del collegio, nonché la quota pagata per il deposito del lodo; tra l'altro, alla prova dei fatti, nella maggior parte dei casi in cui le amministrazioni hanno in qualche modo dato atto degli arbitrati, sono risultate soccombenti, secondo una percentuale che raggiunge quasi i due terzi degli arbitrati intrapresi. Anche i lodi che sono stati impugnati sono stati a loro volta dichiarati nulli nella maggior parte dei casi dalla Corte di appello, e solo una minoranza comunque si conclude entro il termine previsto per la pronuncia del lodo; in alcuni casi i procedimenti hanno anzi avuto una durata anche molto più prolungata, arrivando fino a 700 giorni, per poi concludersi con un accordo transattivo.
Crediamo che questa condizione sia particolarmente critica, dicevo, in questa particolare situazione, perché da tempo ci ripetiamo che nella difficile crisi economica che sta vivendo il nostro Paese uno degli obiettivi primari dovrebbe essere quello di riuscire a mettere in cantiere in tempi rapidi una serie di opere e di interventi pubblici, che coinvolgono quindi in maniera diretta e prioritaria le amministrazioni pubbliche. Questo istituto si rivela purtroppo come un appesantimento e non permette di risolvere, secondo una riforma complessiva che è quella auspicata da più parti, il problema delle controversie tra le amministrazioni e le imprese.
Con l'ordine del giorno in esame, quindi, chiediamo che il Governo si impegni ad evitare, così come è stato fatto non più tardi di qualche settimana fa nella conversione del decreto-legge n. 162 del 2008, futuri e continui differimenti del divieto di devoluzione delle controversie ai collegi arbitrali in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, e di attivarsi perché venga estesa nel più breve tempo possibile la competenza relativa ai contratti pubblici alle sezioni specializzate dei tribunali in materia di proprietà industriale e intellettuale.
Crediamo che questo sia un segnale importante che può provenire dal Parlamento e chiediamo quindi che il Governo accetti l'ordine del giorno in esame e prenda una posizione chiara su tale punto, dando un segnale della reale volontà di velocizzare e favorire la rapida messa in cantiere di opere ed interventi nel settore delle infrastrutture e dei servizi, decisivi in questa fase di ripresa che tutti ci attendiamo parta al più presto possibile per il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Vico ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/43.

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, ci permettiamo di chiedere al Governo l'accoglimento di questo ordine del giorno per una serie di ragionamenti che mi permetto di rendere espliciti nella seguente maniera.
Se invece dell'apposizione della questione di fiducia avessimo avuto forme e modi, che come opposizione abbiamo chiesto, di discutere il provvedimento cosiddetto milleproroghe, sono personalmente convinto che la materia che si affronta nell'ordine del giorno sarebbe stata, sia dal Parlamento, sia dal Governo, accolta, nel senso di superare, così come si stabilisce nell'articolo 21, comma 1-bis, quella irrituale ed impropria attribuzione che il Governo assume nel comma di riferimento.
Mi permetto di reiterare questa certezza ucronica (ossia fuori dal tempo, fattuale, nel senso che non si potrà svolgere) anche alla luce di atti parlamentari recentissimi precedenti la richiesta del voto di fiducia, come il parere espresso in materia dalla X Commissione (Attività produttive), il quale si pronuncia sulla opportunità dichiarata di sopprimere il comma 1-bis dell'articolo 21.
Si tratta ovviamente di una cosa semplicissima che prelude, però, ad un conflitto istituzionale che forse è opportuno correggere nelle more e nei tempi della stessa norma.
Ho detto prima che, con il comma 1-bis dell'articolo 21, articolo novellato dall'altro Pag. 31ramo del Parlamento (e non da questo), si prevede una irrituale ed impropria attribuzione al Governo in materia di indirizzo nei confronti dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas in ordine al regime tariffario semplificato per le imprese elettriche con un numero di utenze inferiore a 5 mila, determinando così probabilmente, ai sensi di ciò che è stato novellato dall'altro ramo del Parlamento, una indebita interferenza con la legge n. 481 del 1995 (la legge istitutiva dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas).
Quella legge stabilisce le funzioni dell'Autorità e prevede che sia l'Autorità a stabilire e ad aggiornare, in relazione all'andamento del mercato, la tariffa base, i parametri e gli altri elementi di riferimento per la determinazione delle tariffe; ovvero, quella legge istitutiva dispone che l'Autorità ha la funzione di stabilire ed aggiornare le tariffe come uno dei più importanti compiti istituzionali che non possono che competere ad un terzo indipendente quale l'Autorità.
Il legislatore in quella legge istitutiva ha ritenuto che, nell'ottica dell'apertura dei mercati energetici (come è avvenuto nel nostro Paese a partire dal 1o luglio del 2007 con la liberalizzazione del mercato elettrico), la funzione di chi dovesse determinare le tariffe non poteva, e non può essere, che un'istituzione indipendente non legata mai - prevede la legge istitutiva - a scelte contingenti e priva di situazioni di conflitto di interessi. Nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali, l'Autorità non opera in maniera avulsa dal contesto degli organi rappresentativi del Governo e del Parlamento. In sostanza, la stessa legge prevede che il Governo, e il Parlamento, dispongano di un potere di indirizzo nei confronti dell'Autorità che può essere esercitato nell'ambito del Documento di programmazione economico-finanziaria.

PRESIDENTE. Onorevole Vico, deve concludere.

LUDOVICO VICO. Per concludere, solo un minuto...

PRESIDENTE. Onorevole Vico, un minuto è troppo, non anticipi quelle che sono le mie decisioni.

LUDOVICO VICO. Signor Presidente, sono certo della sua benevolenza. Il punto è che con questo ordine del giorno si chiede di impegnare il Governo a valutare, nell'ambito dei sei mesi che l'articolo 21, comma 1-bis, affida al Governo, le conseguenze della norma citata, adottando quelle iniziative normative che garantiscano per tutti gli utenti la parità di trattamento e assicurare all'Autorità quella terzietà e indipendenza che la legge istitutiva della stessa prevede e di cui tutti siamo orgogliosi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. L'onorevole Miotto ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/92.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, il mio ordine del giorno chiede al Governo di riferire al Parlamento, attraverso il Ministro dell'economia e delle finanze, sull'andamento dell'operazione di dismissione, di chiusura, di SCIP. Com'è noto, l'articolo 43-bis del provvedimento in esame è stato introdotto presso il Senato con un maxiemendamento sul quale è stato posta la fiducia, e quindi non vi è stata l'opportunità di discuterne il merito, come, peraltro, non è stato possibile discutere gli emendamenti in questo passaggio alla Camera. Eppure, come già altri colleghi hanno segnalato negli interventi svolti ieri, si tratta di una questione grande impatto, non solo per le conseguenze di natura economico-finanziaria per gli inquilini, ma soprattutto per gli enti previdenziali che erano i precedenti proprietari di questo patrimonio immobiliare che era stato prima conferito e che ora viene in parte retrocesso con una curiosa modalità: gli enti previdenziali dovrebbero riacquistarlo al prezzo di mercato, e se non hanno le risorse a disposizione, dovrebbero acquisirle presso altri enti previdenziali che hanno liquidità.Pag. 32
Forse l'INAIL in questo caso potrebbe dare una mano, tuttavia trasformare l'INAIL nel cassiere degli enti previdenziali per riacquistare i beni che precedentemente erano in proprietà di questi enti francamente appare un po' paradossale, anche perché in questi anni, da quando gli immobili sono stati conferiti a SCIP fino ad oggi e fino al mese di aprile (data fissata per la retrocessione degli immobili non venduti), tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria sono state poste a carico degli enti previdenziali stessi. Insomma si tratta di una grande operazione fallimentare (di questo ci rendiamo tutti perfettamente conto), di un errore di valutazione pauroso e di una iniziativa fantasiosa che scarica un onere gravissimo sui contribuenti: in questo caso sono prevalentemente i lavoratori dipendenti e i pensionati, in una fase peraltro nella quale l'INPS dovrebbe pensare anche all'aumento della cassa integrazione. Quindi, vi sono problemi molto seri sul versante della liquidità; un'operazione che ci chiede trasparenza, proprio perché è un'operazione nata all'insegna del reperimento di risorse, che dovevano servire per pareggiare i conti pubblici e che invece si chiude con un fallimento sul quale occorre fare chiarezza.
Su questo punto noi abbiamo presentato un ordine del giorno che chiede una cosa molto semplice: venga il Ministro a riferire ogni mese su tale operazione. Perché ogni mese? Perché questa operazione deve chiudersi nell'arco di otto settimane o poco più, dieci settimane (così è previsto nell'articolo 43-bis), ed è opportuno e necessario che si sappia quali sono gli adempimenti che saranno assunti dal Governo, ed è opportuno che si sappia quale sarà l'andamento di tutte queste procedure messe in campo dal provvedimento e che vengano seriamente monitorate. Peraltro questa è una esigenza che è stata posta anche dalla Corte dei conti. La Corte dei conti - la documentazione si può tranquillamente trovare nel dossier n. 63 predisposto al Senato - parla in maniera esplicita della necessità di far sì che ci sia una governance attenta per queste operazioni. Dice la Corte dei conti che dall'indagine fatta il 21 marzo 2006 emerge che le decisioni di alienare sono state assunte perché è necessario ed urgente agire per ridurre l'indebitamento e il debito, ma senza un'accurata analisi dei costi e dei benefici, e scegliendo di contenere la pressione fiscale e ridurre la spesa pubblica, con una misura non strutturale e a rischio trasparenza.

PRESIDENTE. Deve concludere.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Vedendo questa indicazione della Corte dei conti - concludo Presidente - noi ci auguriamo che il Governo voglia accogliere l'ordine del giorno, che tutto sommato ripete una previsione già stabilita nelle precedenti leggi, con la quale questa operazione cartolarizzazione nel nostro Paese è partita nel 2001.

PRESIDENTE. L'onorevole Viola ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/94.

RODOLFO GIULIANO VIOLA. Signor Presidente, l'ordine del giorno che abbiamo proposto assieme ai colleghi della Commissione Ambiente e lavori pubblici riguarda l'aspetto del decreto milleproroghe che si occupa di concessioni autostradali e, in modo particolare, il passaggio contenuto nei commi 1-quinquies e 1-sexies dell'articolo 29 che modifica la disciplina relativa all'affidamento dei lavori da parte dei concessionari autostradali.
A tal proposito riprendiamo un tema che è all'attenzione di questo Parlamento dall'estate scorsa, da quando con legge n. 101 del 2008 di fatto si è inteso trasformare il sistema di regolazione degli schemi di convenzione sottoscritti da ANAS e dalle società concessionarie autostradali.
Questo meccanismo da noi fu contestato in maniera molto forte. Di fatto, con questo criterio, senza gara di appalto, si sono rinnovate ai concessionari per trent'anni le concessioni, si è modificato il sistema di tariffazione passando dal price cap a quello Pag. 33indicizzato al settanta per cento: tutti provvedimenti che in seguito hanno suscitato interventi censori da parte dei vari sistemi di Authority: dapprima l'Antitrust, poi l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici per finire con la Corte dei conti. Tutti sostanzialmente affermano che il sistema creato nel giugno scorso con la legge n. 101 del 2008 sottrae, di fatto, il sistema concessorio autostradale ad un meccanismo, da un lato, di libera concorrenza e, dall'altro, di tariffazione collegate all'effettiva effettuazione di investimenti. Tutto questo si conclude oggi con coerenza da parte del Governo ma per noi assolutamente in modo negativo con il disposto che prima citavo: nella sostanza lasciare mano libera ai concessionari per la realizzazione delle opere di loro competenza, per lo sviluppo degli investimenti che vogliano effettuare praticamente in house. È evidente che il sistema in house potrebbe essere possibile laddove il sistema di concessione fosse stato attribuito attraverso una gara ad evidenza pubblica ma così non è stato. Dunque che cosa chiediamo al Governo? Due impegni: il primo consiste nel fatto che il Governo valuti se lo strumento adottato con questo provvedimento non farà incorrere il nostro Paese, dal punto di vista formale, in provvedimenti da parte della Comunità europea perché, di fatto, regaliamo il sistema di concessioni autostradali ai privati.
Inoltre ci pare che sia giunto il momento di dare una regolamentazione al mercato. Se leggiamo il parere della Corte dei conti del 16 giugno scorso, si evidenzia come manchi di fatto il ruolo di un'Authority di controllo su questo sistema. Non chiediamo di creare nuove Authority. Sappiamo che vi è molta perplessità su questo tema ma abbiamo Authority importanti nel nostro Paese, in particolar modo l'Antitrust, che potrebbero svolgere questo ruolo. Ciò che chiediamo al Governo è di valutare e impegnarsi a mettere in moto tutti i meccanismi perché presso l'Antitrust possano essere allocate le funzioni di controllo del sistema autostradale, con verifica quindi degli investimenti, con verifica delle tariffazioni. Vale a dire se possa essere attribuito a tale istituzione un ruolo di tutela del bene pubblico, le autostrade, da un lato, e, dall'altro, dell'utenza che sarà la più colpita da questo meccanismo di deregulation adottato.

PRESIDENTE. L'onorevole Strizzolo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2198/102.

IVANO STRIZZOLO. Signor Presidente con questo ordine del giorno sottoscritto anche da altri colleghi e parlamentari, si cerca di porre all'attenzione del Governo una problematica che sta impegnando i rapporti tra lo Stato, il Governo e la regione Friuli Venezia Giulia da diversi anni. Vedo qui l'onorevole Antonione che a suo tempo è stato anche presidente della giunta regionale e si è occupato anche lui direttamente di questi problemi e di questi rapporti.
Nella sostanza cosa si vuole richiamare, quale impegno si sollecita al Governo con questo ordine del giorno? Qualche anno fa, due anni e mezzo fa ormai, vi è stata la firma del protocollo di intesa tra il Governo Prodi e la regione Friuli Venezia Giulia allora presieduta da Illy, con cui, tra le altre cose, dopo una discussione andata avanti per anni, si prevedeva che anche le ritenute fiscali operate sui redditi derivanti da pensioni INPS, riscosse dai cittadini residenti nella regione Friuli Venezia Giulia, andavano a costituire il montante su cui vengono calcolate le compartecipazioni spettanti alla regione Friuli Venezia Giulia sia sulla base degli articoli dello statuto che regolano i rapporti finanziari con lo Stato, sia in attuazione di quanto previsto da alcuni decreti legislativi.
In particolare, da quel protocollo di intesa derivò il decreto legislativo n. 137 del 31 luglio 2007 in cui, al comma 4 dell'articolo 1, viene proprio sancito quanto prima ho ricordato, cioè che l'ammontare di quel tipo di ritenute fiscali contribuisce a determinare la compartecipazione spettante alla regione.
In sede di prima applicazione di quel protocollo, con la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del dicembre 2007) Pag. 34vennero previsti già i primi stanziamenti: 20 milioni di euro per il 2008, 30 milioni per il 200