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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 22 febbraio 2011

TESTO AGGIORNATO AL 14 APRILE 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:

La V Commissione,
premesso che:
i recenti interventi correttivi ed integrativi delle disposizioni in materia di patto di stabilità interno per gli enti locali, di cui ai commi 557 e seguenti dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007 (legge 274 dicembre 2006, n. 296), hanno reso - sia pure in un'ottica condivisibile di contenimento delle spese di personale - più inibente il ricorso a prestazioni lavorative aggiuntive rispetto al personale in organico da parte dei comuni;
il comma 7 dell'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, come modificato dalla relativa legge di conversione, ha infatti aggiunto all'articolo 1 della citata legge finanziaria per il 2007, il comma 557-bis ai sensi del quale «Ai fini dell'applicazione del comma 557, costituiscono spese di personale anche quelle sostenute per i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, per la somministrazione di lavoro, per il personale di cui all'articolo 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché per tutti i soggetti a vario titolo utilizzati, senza estinzione del rapporto di pubblico impiego, in strutture e organismi variamente denominati partecipati o comunque facenti capo all'ente»;
parimenti, il comma 149 dell'articolo 2 della legge finanziaria per il 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 191), inserendo il comma 2-ter all'articolo 70 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, attuativo delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 230, ha disposto che «il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico e degli enti locali è consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e ove previsto dal patto di stabilità interno»;
l'impossibilità di escludere il lavoro accessorio nel conteggio delle spese di personale per gli enti locali è stata confermata dalla Corte dei conti della Lombardia con deliberazione 722/pareri/2010, precisando che i buoni lavoro dell'Inps usati dagli enti locali rientrano a pieno titolo nelle spese di personale, ai sensi dei commi 557 e 562 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2007;
la facoltà per gli enti locali di attivare il lavoro accessorio era originariamente preclusa per gli enti locali ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 276 del 2003; tale divieto è stato successivamente mitigato dalla legge n. 33 del 2009, per effetto della quale il ricorso ai voucher era consentito per allestire manifestazioni sportive, culturali, fieristiche e caritatevoli;
proprio la finanziaria per il 2010 ha ampliato per gli enti locali l'utilizzo dei buoni lavoro, consentendone il ricorso anche per il giardinaggio, la pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, nonché per i pensionati;
trattasi, dunque, di lavori di utilità sociale sul proprio territorio, finalizzati a potenziare i servizi alla comunità ed a rivalutare il ruolo della persona anziana nel contesto sociale in cui vive - basti pensare ai cosiddetti «nonni vigile» che prestano servizio presso le scuole per conto dei comuni - il che comporta per siffatte prestazioni una connotazione socio-assistenziale,


impegna il Governo


a valutare, compatibilmente con gli impegni di finanza pubblica, iniziative volte a consentire agli enti locali la possibilità di conteggiare l'utilizzo dei voucher tra le spese per il sociale, anziché tra quelle per il personale.
(7-00500)
«Bitonci, Negro, De Micheli, Vannucci».

La XI Commissione,
premesso che:
tra le categorie di lavoratori soggette ad una particolare disciplina previdenziale, anche in ragione del ruolo lavorativo che essi svolgono, rientrano gli appartenenti al clero, i quali fanno riferimento ad un apposito Fondo presso l'Inps;
il Fondo clero è disciplinato dalla legge 22 dicembre 1973 n. 903, che ne ha previsto appunto l'istituzione, unificando il fondo del clero secolare cattolico e quello dei ministri di culto delle confessioni diverse dalla religione cattolica, ed ha lo scopo di gestire gli obblighi contributivi e liquidare le prestazioni, assicurando tutela previdenziale strettamente connessa con lo status sacerdotale degli iscritti;
il predetto Fondo ha una peculiarità importante, in quanto è compatibile con l'assicurazione generale obbligatoria e con altre forme di previdenza sostitutive, esclusive o esonerative di questa;
gli iscritti al Fondo sono i sacerdoti secolari e i ministri di culto delle confessioni diverse dalla religione cattolica purché in possesso della cittadinanza italiana, della residenza in Italia e dello status di sacerdote, nonché, a decorrere dal 1o gennaio 2000, anche i sacerdoti ed i ministri di culto che non hanno cittadinanza italiana ma che sono presenti in Italia al servizio di diocesi italiane e delle Chiese o enti non cattolici riconosciuti;
la citata legge n. 903 del 1973, tuttavia, prevede per i sacerdoti titolari di due pensioni la trattenuta di un terzo sulla pensione del clero, a prescindere dalla situazione reddituale del sacerdote e contrariamente ad ogni principio vigente nella legislazione italiana materia previdenziale, che, infatti, in presenza di due introiti contempla eventualmente limiti di cumulo dell'importo complessivo ma non intacca il diritto a percepirli entrambi;
è da evidenziare che tale tipo di trattenuta è effettuata anche sulle pensioni di invalidità e, addirittura, anche nei confronti dei sacerdoti successivamente laicizzati, i quali invero non dovrebbero più essere soggetti alla normativa ecclesiastica, il che porta a configurare la trattenuta medesima come un vero e proprio prelievo forzoso;
la natura coercitiva di tale prelievo è ancor più evidente in un'ottica di superamento del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro, posto che la prestazione derivante dal Fondo clero può connotarsi come salario differito,


impegna il Governo


ad adottare, compatibilmente con la disciplina vigente, iniziative volte al superamento del predetto taglio di un terzo della prestazione erogata dal Fondo di cui in premessa.
(7-00501)«Fedriga, Polledri».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:

GUZZANTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in Libia, il Governo del colonnello Muammar Gheddafi sta reprimendo con estrema violenza manifestazioni di piazza che rivendicano una libertà negata da 41 anni da un regime poliziesco arrivato al potere grazie a un colpo di Stato militare;
i morti causati dalla repressione governativa sarebbero, secondo le fonti, fra i 200 e i 260 e i feriti fra i 700 e i mille. L'incertezza sui numeri dipende dal divieto, imposto dal regime, ai giornalisti stranieri di operare in Libia. Inoltre, anche internet è stato oscurato;

le truppe speciali del colonnello Gheddafi, appoggiate da unità di mercenari africani, avrebbero aperto il fuoco sui civili. Cecchini al servizio del regime avrebbero persino sparato su un corteo funebre. Sarebbero state impiegate contro il popolo libico armi pesanti, anticarro e razzi Rpg;
nazioni amiche e alleate dell'Italia, nell'Unione europea e nella Nato, hanno chiaramente condannato la carneficina libica; il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si è espresso contro la violenza della repressione; la Francia di Nicolas Sarkozy, anch'essa come l'Italia in buoni rapporti con la Libia, ha smesso di esportare verso Tripoli «materiale di sicurezza», cioè impiegabile da forze armate e polizia; il Ministro degli affari esteri della Gran Bretagna, William Hague, ha dichiarato «Condanno le violenze in Libia, incluso l'utilizzo di armi pesanti e cecchini»;
l'Italia è il principale partner economico della Libia, non solo nel settore del petrolio e del gas, ma anche con imprese come Finmeccanica, Telecom, Enel, Tecnimont, Impregilo e altri;
appare strano all'interrogante che ci si compiaccia delle rivoluzioni di Tunisi e del Cairo, ma per quanto riguarda Tripoli si preferisca «non interferire» -:
quali iniziative il Governo italiano intenda assumere per comunicare a Tripoli la riprovazione dell'Italia per la condotta di un regime che impiega persino mercenari stranieri per massacrare il proprio popolo;
quali iniziative il Governo italiano intenda assumere, sulla falsariga di quello francese, per quantomeno limitare la cooperazione militare ed economica con il Governo della Giamahiria libica, o se invece il Governo preferisca continuare ad avere buoni rapporti politici con un regime che fa sparare al suo popolo, un popolo che non ha mai avuto il privilegio di partecipare a libere elezioni e che, comprensibilmente, comincia a protestare e a manifestare esattamente come i popoli tunisino ed egiziano.
(4-10963)

SCILIPOTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
nel 1999 il Parlamento europeo con delibera nr. A 4-0005/99 del 14 gennaio 1999 si e espressa contro le sperimentazioni HAARP (con base in Alaska-Usa);
nel 2002 l'Italia ha firmato un accordo bilaterale con gli USA sulla ricerca climatica e il capo dei ricercatori italiani e il Professore Franco Prodi;
nel 2003 l'ex Ministro della difesa, Martino, autorizza le forze aeree Usa (USAF) a sorvolare gli spazi aerei dell'Italia;
nel periodo dal 2003 al 2009 sono state presentate nr. 14 interrogazioni parlamentari sull'argomento;
le sostanze tossiche utilizzate per le operazioni di aerosol sono composte da metalli, polimeri, silicati, virus e batteri;
l'alluminio è una sostanza neurotossica che danneggia sia il sistema nervoso centrale, che i processi omeostatici cellulari (l'alluminio è un fattore determinante nell'Alzheimer);
l'intossicazioni di metalli produce un abbassamento delle difese immunitarie;
l'alluminio uccide la flora batterica dei terreni;
le piogge prodotte dalle scie chimiche cambiano il ph dei terreni;
le operazioni di aerosol, comunemente chiamate scie chimiche, finiscono per determinare, ad avviso dell'interrogante, una lesione di diritti sanciti dalla Costituzione -:
se il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative volte:
a) ad accertare i valori di acidità, ovvero, i ph cambiati dal 2003 al 2010, a

mappare con precisione la qualità attuale dei terreni e a garantire la cessazione delle operazioni suddette in quanto obbligano all'utilizzo di OGM;
b) a misurare il livello di bario e di alluminio nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari;
c) a misurare il tasso d'inquinamento dell'aria specificamente in relazione ai prodotti utilizzati nelle operazioni di aerosol;
d) a determinare il rischio ambientale e per la salute della popolazione dei territori soggetti a operazioni di scie chimiche permanenti;
e) a chiarire l'influenza che le operazioni di scie chimiche dal 2003 ad oggi hanno avuto sulla salute degli italiani;
f) a pubblicare le ricerche epidemiologiche relative:
1) alle malattie infettive dell'apparato respiratorio;
2) allergie dovute a intossicazione da metalli;
3) Alzheimer e altre malattie degenerative riconducibili all'intossicazione di metalli;
g) a stimare la correlazione dell'aumento delle malattie in rapporto alle sostanze utilizzate nelle scie chimiche (ovviamente ogni malattia è multifattoriale e le questioni ambientali incidono significativamente, ma dal 2003 se vi è stato un aumento statistico significativo probabilmente dovuto alle scie chimiche);
intenda promuovere la cancellazione del segreto di Stato relativo alle scie chimiche e far cessare le operazioni che comportano scie chimiche tutt'oggi effettuate.
(4-10970)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta immediata:

FRANCESCHINI, TEMPESTINI, VENTURA, MARAN, AMICI, LENZI, BOCCIA, QUARTIANI, GIACHETTI, ROSATO, PISTELLI, NARDUCCI, BARBI, COLOMBO, CORSINI, LOSACCO, PORTA e MOGHERINI REBESANI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la Libia è ormai sull'orlo di una vera e propria guerra civile, con un bilancio ufficioso che parla di centinaia di morti e feriti, destinati ad aumentare drammaticamente a causa dei bombardamenti in atto da parte dell'aviazione di Gheddafi sui manifestanti;
a fronte delle notizie allarmanti circa un gran numero di mercenari assoldati con il compito di sparare su quanti protestano anche pacificamente nelle strade, vi sarebbero notizie relative all'avvenuta diserzione di alcune unità dell'esercito che si sarebbero unite ai manifestanti, in un momento in cui è assai difficile prevedere con esattezza l'evoluzione a breve della difficile situazione che sta vivendo il popolo libico;
mentre l'amministrazione Obama - al pari di altri Paesi europei - si è affrettata a condannare con nettezza la brutale repressione in atto e ha considerato non tollerabile la violenza contro chi protesta in modo pacifico, colpisce la linea di silenzio prima e assai timida reazione poi del Governo italiano, che si è limitato in una prima fase a dichiarare di non voler disturbare il leader libico e solo successivamente, costretto dall'incalzare degli eventi, a esprimere parole meno timide di condanna;
il colpevole ritardo con cui l'Italia ha denunciato la strage di civili in atto in Libia è stato, inoltre, accompagnato da timidezze e cautele durante lo svolgimento del vertice del Consiglio europeo, durante il quale l'Italia avrebbe scoraggiato una più ferma presa di posizione delle cancellerie

europee, motivandola col fatto che sarebbe a rischio l'integrità territoriale della Libia;
a fronte della gravità di quanto sta avvenendo non sono certo il silenzio o le eccessive cautele che potrebbero scongiurare l'eventuale rischio di una rottura dell'integrità territoriale della Libia, ma solo l'avanzare del processo democratico potrà aprire ad una soluzione positiva della crisi in atto;
quello che sta accadendo in Libia fa parte indubbiamente di un processo assai più ampio, che sta caratterizzando non solo la sponda sud del Mediterraneo, coinvolgendo Paesi come la Tunisia e l'Egitto, ma che si sta estendendo fino a Paesi come lo Yemen e il Bahrain, dove - esattamente come in Libia - la risposta alle richieste popolari di riforme e maggior democrazia sta assumendo connotati di ferocia e brutale repressione;
proprio in ragione dei rapporti importanti e significativi del nostro Paese con la Libia, anche alla luce della positiva chiusura del contenzioso coloniale con la firma e la ratifica del Trattato di amicizia e cooperazione, spettava e spetta all'Italia un dovere assai più forte nel condannare con fermezza i morti di Bengasi e nel ribadire che la libertà di espressione e di riunione pacifica sono diritti fondamentali di ogni essere umano e che come tali debbono essere sempre rispettati e protetti;
l'imbarazzo che ha contraddistinto la posizione ufficiale italiana è figlio, invece, di un'impostazione della nostra politica estera e di una gestione del trattato di cooperazione con la Libia di natura tutta propagandistica, disposta a concedere a Gheddafi una credibilità che non meritava e ad esaltarne i tratti più incivili, pur di ottenere risultati di immagine in materia di immigrazione, con la conseguenza di aver perso in questi anni ogni capacità di pressione sul colonnello libico, ad iniziare dalla questione dei rifugiati;
l'onda lunga delle rivoluzioni democratiche non si è affatto esaurita e l'Italia deve avere chiaro l'obbiettivo di aiutare tutti quei processi democratici volti a costruire una nuova stabilità e nuove prospettive di sviluppo tra le due sponde del Mediterraneo, né può limitarsi al ruolo di mero spettatore passivo a fronte dello sgretolarsi di quei regimi che, se da un lato hanno assicurato stabilità, dall'altro lo hanno fatto anche al costo di una pesante negazione dello stato di diritto e di libertà fondamentali -:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, sia sul piano bilaterale che nelle opportune sedi internazionali, affinché abbia al più presto fine la brutale repressione in atto in Libia e venga dato ascolto alle richieste di riforme e tutela delle libertà fondamentali provenienti dal popolo libico.
(3-01476)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazioni a risposta scritta:

DE POLI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la regione Veneto ha approvato il 29 dicembre del 2009 una delibera per inserire nel piano territoriale regionale di coordinamento l'individuazione di aree destinate alla logistica tra cui quella che può permettere di creare nel comune di Mira un polo logistico su un'area di 4,6 milioni di terreno agricolo. L'area in questione si trova compresa tra Dogaletto, Giara e Soresina. L'idea è di attrarre i traffici derivanti dall'ammodernamento del canale di Suez ed il passaggio di grandi navi portacontainer. Questo teorico e non documentato incremento di traffici è alla base ed il presupposto di questa gigantesca nuova struttura intermodale. Va ribadito che tali nuovi flussi non tengono minimamente

conto della profonda crisi economica in quanto teorizzati prima della stessa;
si fa presente che in un raggio di 120 chilometri, rimanendo in Veneto ci sono tre interporti, Padova, Rovigo e Verona, che hanno ancora enormi potenzialità di utilizzo delle aree che non sono assolutamente sature. Cosa ancora più grave non risulterebbero studi e progetti che documentino la reale necessità della creazione di questo polo logistico che con la sua creazione contribuirebbe a rendere diseconomiche le altre realtà che sono state realizzate con contributi pubblici;
il sindaco del comune di Mira nel 2010 aveva espresso un «no» secco, oggi dice di voler valutare se la proposta è compatibile con lo sviluppo del territorio; l'idea di un grande insediamento come questo è sicuramente accattivante soprattutto per coprire i tagli di bilancio che gli hanno sottratto in 3 anni il 20 per cento dei trasferimenti:
i comitati a difesa del territorio, le associazioni che operano nella laguna, gli ambientalisti, sono scesi in campo contro questa scelta distruttiva per il territorio, fatta di cementificazione selvaggia a ridosso di aree rinaturalizzate e quindi decisamente in contrasto con un progetto portuale sostenibile ambientalmente e a rafforzare ciò il WWF - Italia Nostra ricorda che tale territorio è tutelato dal PALAV il piano ambientale della laguna veneta;
l'intera area lagunare di Mira è inclusa nel progetto «Rete Natura 2000» come sito di interesse comunitario (Sic) e zona di protezione speciale (Zps) e soggetta a particolari vincoli e tutele -:
quali iniziative di competenza intendano adottare per evitare la realizzazione della citata struttura che, oltre al danno ambientale, rischia di drenare risorse preziose per altri settori bisognosi (turismo) in questo delicato momento di crisi, per un investimento che non si comprende a chi serva e come si inserisca in un contesto che non necessita di opere di questo tipo.
(4-10958)

RENATO FARINA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
già nell'atto n. 4-07530 l'interrogante aveva posto il problema della tutela dell'edificio a vocazione industriale ex Manifattura Tabacchi. Nella risposta, pubblicata in allegato al resoconto della seduta del 26 ottobre 2010 il Governo faceva presente, tra l'altro, che non risultava alcuna richiesta di autorizzazione all'esecuzione di opere sull'edificio;
il 3 febbraio 2011 la finanziaria Bologna Metropolitana Spa, società in house della regione Emilia-Romagna, ha inviato il bando alla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea avente come oggetto il testo del «Concorso di progettazione per la riqualificazione ed il recupero funzionale dell'ex Manifattura Tabacchi per la realizzazione del Tecnopolo di Bologna». Tale concorso ha come oggetto la «Elaborazione del progetto preliminare relativo alla riqualificazione e recupero funzionale dell'esistente complesso dell'ex Manifattura Tabacchi, realizzato negli anni 1950-60 su progetto dell'ingegnere Pierluigi Nervi, sito in Bologna tra le vie Stalingrado e Ferrarese»;
la proposta progettuale riguarda un complesso della superficie edificabile di circa 130.000 metri quadrati per un costo totale di riqualificazione stimato in 198.000.000 euro;
dall'articolo apparso su Il Giornale il 15 febbraio 2011 si rileva che il bando regionale stabilirebbe in 37 giorni i termini per la presentazione delle documentazioni;
l'«approvazione dello schema del bando di concorso di progettazione per la ristrutturazione dell'area ex Manifattura Tabacchi ai fini dell'insediamento del Tecnopolo di Bologna» è stata discussa solo dalla giunta della regione Emilia-Romagna

(atto 2010/1969 del 13 dicembre 2010) quando avrebbe dovuto essere portata all'attenzione del consiglio della stessa regione -:
di quali elementi disponga e se e quali iniziative a tutela del complesso della Manifattura Tabacchi intenda assumere.
(4-10969)

...

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 16 giugno 2009 il Ministro interrogato dichiarava all'Assemblea della Camera dei deputati: «Ricordo che l'ultimo remark non è più un caveat, ma una semplice nota e prevede che l'Italia sia informata con sei ore di anticipo nell'eventualità che sia richiesto l'intervento di nostri soldati fuori dell'area di nostra pertinenza, cioè l'area ovest. Ricordo, inoltre, che questa evenienza si è verificata pochissime volte e che, comunque, non c'è bisogno delle sei ore di preavviso ove si tratti della prosecuzione di un'azione in corso, nel qual caso la decisione spetta direttamente al comandante che sta svolgendo l'operazione. Aggiungo che questo tempo corrisponde grosso modo al tempo di approntamento che sarebbe in ogni caso necessario e che, quindi, eliminarlo o meno ha una scarsa influenza. Ce l'ha solo da un punto di vista (e noi lo abbiamo voluto mantenere per quello), perché consente ai nostri comandi una maggiore informazione e capacità di gestire meglio il nostro contingente.»;
un articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 18 febbraio 2011 «Soldati a Kabul e più basi Usa ecco il prezzo pagato a Obama - WikiLeaks, per l'aeroporto Dal Molin è stata una resa. Letta e La Russa: faremo ciò che volete. Via i caveat per i militari italiani in Afghanistan: potranno combattere a fianco dei marines» ha diffuso la notizia secondo cui «In alcuni casi gli americani sono persino sorpresi dalla disponibilità dell'alleato: i cablo rivelano che il Pentagono si aspetta dal governo italiano l'invio in Afghanistan di rinforzi limitati: non più di 500 uomini. E invece Roma decide di spedire a Herat 1200 soldati, con più mezzi blindati, aerei ed elicotteri da combattimento. Non solo, il ministro della Difesa Ignazio La Russa assicura al segretario della Difesa americano Robert Gates che saranno eliminati tutti i caveat che limitano le operazioni dei soldati italiani. Tutti tranne uno: ci vorrà un preavviso di sei ore per far intervenire i nostri militari insieme ai marines. «Ma» garantisce La Russa «si tratta solo di una misura psicologica che non avrà alcuna conseguenza pratica». Insomma, il nostro contingente in Afghanistan ora può combattere in prima linea senza alcun impedimento. Gli americani ringraziano. E apprezzano La Russa quando «con la sua copertura politica» vengono schierati i parà della Folgore. Per la diplomazia Usa questo significa che il ruolo dell'Italia in Afghanistan cambia radicalmente: non più solo a presidio del territorio, ma in prima linea nelle operazioni d'attacco ai Taliban. Rimane una zona d'ombra che, stando ai cablo di WikiLeaks, ci viene rinfacciata in ogni colloquio: gli italiani devono smetterla di pagare tangenti ai guerriglieri in cambio della incolumità delle loro truppe.»;
il messaggio diffuso da Wikileaks riassunto nell'articolo di stampa contraddice, ad avviso degli interroganti, quanto dichiarato dal Ministro interrogato nei suoi numerosi interventi nei dibattiti parlamentari, come in quelli pubblicati dagli organi di informazione, sulle questioni di sua esclusiva competenza o in relazione ai fatti avvenuti nelle missioni internazionali - cosiddette di pace - a cui prendono parte i contingenti militari italiani;

gli interroganti con altri atti di sindacato ispettivo (4-08896, 4-08721), rimasti privi di risposte, hanno chiesto di conoscere «[...] quali siano le regole di ingaggio a cui devono attenersi gli appartenenti alla predetta task force, quali gli obiettivi la durata e i risultati delle missioni svolte dal 2006 ad oggi [...]», «[...] se tra le regole che disciplinano l'agire dei militari italiani in Afghanistan ve ne siano alcune che prevedono di poter attaccare liberamente chiunque sia intenzionato a compiere un atto potenzialmente nocivo sul territorio dello Stato afgano, oppure alcune che consentano di effettuare attacchi preventivi o ritorsivi [...]» -:
quali siano nel dettaglio i compiti affidati ai contingenti italiani impiegati in Afghanistan, quali le modalità operative di intervento, chi le abbia decise e quali ne siano gli scopi;
se il Ministro interrogato, alla luce dell'evidente mutamento della situazione bellica in atto in Afghanistan, non ritenga opportuno rivedere le condizioni e i limiti della missione condotta dalle forze armate italiane, al fine di assicurare che tali attività siano svolte entro i precisi limiti imposti dalla Costituzione e dal mandato ricevuto dal Parlamento.
(4-10964)

...

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:

FORCOLIN, FUGATTI e COMAROLI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
numerose sono le proposte di legge per riformare il sistema fiscale, con l'obiettivo di introdurre il meccanismo del quoziente familiare o, comunque, di favorire, a parità di reddito, le famiglie numerose;
attualmente, nel nostro sistema fiscale, l'imposta si applica al reddito del singolo individuo, single o componente di un nucleo familiare, con una serie di correttivi per tenere conto della composizione del nucleo, attraverso il sistema delle detrazioni e delle deduzioni;
mentre il sistema del quoziente e, più in generale, i sistemi basati sulla tassazione del nucleo familiare tendono a favorire il matrimonio e le coppie con molti figli, il sistema vigente nel nostro Paese privilegia i single e, addirittura, incentiva le separazioni;
sempre più numerose sono le coppie sposate che chiedono la separazione per sola convenienza economica, con lo scopo di pagare imposte più basse;
si può facilmente calcolare come, nel caso di una famiglia con un solo reddito pari a 80.000 euro, composta dai due genitori e da due figli minorenni a carico, le minori imposte sul reddito da versare all'erario in caso di separazione ammontino a più di 4.500 euro all'anno, senza contare le altre agevolazioni in tema di tariffe, accesso a prestazioni socio-assistenziali e sussidi scolastici;
il fenomeno delle «separazioni fittizie» è in deciso aumento in Italia, e nemmeno il costo della pratica di separazione consensuale frena chi ha l'obiettivo di pagare meno tasse;
sarebbe opportuno porre in essere controlli più efficaci per verificare se le numerose separazioni siano reali o fittizie, partendo, magari dalla verifica delle separazioni che non si traducono in divorzi e dalla verifica, ad esempio, della corrispondenza tra residenza dichiarata dai coniugi e residenza effettiva -:
in che misura il fenomeno delle separazioni fittizie al solo scopo di versare minori imposte sia emerso, ad oggi, nell'ambito delle verifiche effettuate dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza e quali siano le azioni di contrasto programmate per limitare tale fenomeno.
(5-04260)

BARBATO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa odierne risulta che il cavaliere Leonardo Del Vecchio ha presentato le sue dimissioni, irrevocabili, dal consiglio di amministrazione di Assicurazioni Generali spa;
il patron di Luxottica è stato sempre apprezzato per i suoi interventi nel consiglio di amministrazione di Generali, improntati al rigore ed alla trasparenza e, pertanto, gli viene riconosciuta «una visione industriale dei problemi nell'interesse dell'azienda»;
Del Vecchio, già nell'aprile 2010, allorché Cesare Geronzi approdò alla presidenza delle Generali, aveva espresso qualche dubbio su questa scelta, riferendosi soprattutto alla precedente esperienza di Geronzi da banchiere, arrivando ad affermare: «Non facciamo (riferendosi ovviamente a Generali) come la Banca di Roma per l'amor di Dio»;
il gesto di Del Vecchio scaturisce da una recente dichiarazione di Geronzi, che, in un'intervista al Financial Time, traccia le linee strategiche di Generali e consistenti più precisamente: a) in maggiori investimenti nel sistema bancario italiano; b) in partecipazione/interesse alla realizzazione del ponte sullo stretto di Messina;
tali scelte strategiche hanno sconcertato gli analisti finanziari, perché in totale contraddizione con le precedenti posizioni assunte dal CEO di Generali Giovanni Perissinotto e dall'intero board, e addirittura da un presidente che ritiene di svolgere attività operative, pur non disponendo di deleghe in tal senso;
con la presidenza Geronzi le Generali hanno avviato un'attività di housing sociale, a fianco delle Fondazioni bancarie e della Cassa depositi e prestiti, che, naturalmente, viene letta come una vera e propria soggezione al Governo o almeno di una ispirazione politica, esterna ed estranea alla tradizione ed alla vocazione della più grande compagnia assicuratrice italiana;
Generali, con la presidenza Geronzi, sembra voler modificare la sua mission, privilegiando investimenti in banche italiane o in opere infrastrutturali;
tutto ciò crea preoccupazione ed allarme negli investitori e nell'azionariato delle Generali, atteso che tale società ha perso la sua leadership tra le assicurazioni europee per livello di capitalizzazione, disponendo attualmente di una capitalizzazione che è solo pari alla metà rispetto ad Allianz ed è inferiore anche all'altra primaria compagnia europea, AXA;
appare molto discutibile ad avviso dell'interrogante che alla testa di una delle principali istituzioni finanziarie nazionali permanga un soggetto, quale, appunto, Cesare Geronzi, che ha già subito una condanna in primo grado per reati finanziari commessi durante la sua precedente esperienza alla presidenza di Banca di Roma nonostante sia stato successivamente assolto;
tali vicende gettano una luce preoccupante sull'intero sistema finanziario italiano e sollecitano l'esigenza che il Governo intervenga al più presto in materia, uscendo da quello che all'interrogante appare il letargo che ne ha finora caratterizzato l'azione, anche in tale settore cruciale dell'economia nazionale -:
se non ritenga utile e necessario assumere iniziative per la definizione di una normativa più stringente e rigorosamente selettiva nella scelta dei manager di vertice e degli amministratori delle banche, al fine di evitare gestioni spregiudicate, poco trasparenti o assoggettate a logiche politiche piuttosto che a princìpi di merito e di competenza, salvaguardando in tal modo i diritti degli investitori, dei risparmiatori, dei piccoli azionisti e dei consumatori, e se non ritenga al tempo stesso necessario adottare iniziative normative volte a circoscrivere l'operatività delle banche agli

ambiti propri di tali soggetti finanziari, al fine di evitare l'insorgere di conflitti di interesse ed improprie sovrapposizioni tra attività bancaria ed attività assicurativo-finanziaria.
(5-04261)

...

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il tribunale di Sulmona, composto da una sezione civile ed una penale e dall'ufficio G.I.P.- G.U.P, ha un bacino di utenza assai vasto, che comprende diversi territori montani della zona, per un totale di più di centomila abitanti;
da diversi mesi si lamenta un'evidente carenza di organico e di mezzi: pochi giorni fa gli avvocati sulmonesi hanno ribadito il loro appello alle istituzioni affinché si provveda ad un implemento dell'organico;
il 16 febbraio 2011 si è tenuta un'assemblea convocata dall'ordine degli avvocati, nella quale sono state elencate ed esplicitate le specifiche carenze del presidio, accentuate, secondo i legali, dal trasferimento anticipato dei giudici;
nella pianta organica del tribunale sono previsti sei giudici togati: attualmente però ve ne sono in servizio solo tre, dopo il trasferimento di due ed il pensionamento di un terzo; tra l'altro, uno dei tre giudici rimasti in servizio presso il tribunale è di prima nomina e non può svolgere quindi udienze penali;
per quanto riguarda i dipendenti amministrativi, dei cinquanta previsti sono attualmente in servizio solo trenta; inoltre, da quanto si apprende anche da organi di stampa, nel prossimo mese di settembre 2011 dovrebbe lasciare il suo incarico anche il presidente del tribunale;
data la vastità del bacino di utenza del tribunale, per evitare ulteriori ritardi nei procedimenti in corso nelle prossime udienze di Gip e Gup, dovrebbe essere stilato uno specifico calendario, in modo da permettere alla corte d'appello di inviare dei supplenti ogni volta che ce ne sarà bisogno;
il Ministro interpellato ha già avuto modo di assicurare un'attenzione particolare sia all'istituto penitenziario che al tribunale di Sulmona, prospettando i necessari interventi per il potenziamento dell'organico delle strutture -:
quali siano i prossimi e possibili interventi che si intendono adottare per fronteggiare la difficile situazione nella quale si trovano attualmente gli uffici del tribunale di Sulmona, con particolare riferimento alla mancanza di organico.
(2-00978) «Pelino, Baldelli».

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARIO PEPE (PD). - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la magistratura di pace in controtendenza con la crisi della giustizia per la celerità dei processi, dimostra come anche in Italia sia possibile amministrare la giustizia in tempi ragionevoli in linea con quanto accade in Europa e nel rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata dei processi;
alla luce dell'altissima produttività dei giudici di pace e della celerità dei processi da essi celebrati, le autorità di Governo devono organizzare gli uffici dei giudici di pace in modo che essi possano esercitare pienamente e serenamente la giurisdizione -:
quali ragioni e criteri motivino la paventata scelta del Ministro di ridimensionare le sedi dei giudici di pace nella

provincia di Benevento ed in particolare nel comune di S. Giorgio del Sannio, creando notevoli disagi nell'amministrazione della giustizia ed alterando i raccordi territoriali previsti dei giudici di pace nel disbrigo di tutti gli atti afferenti alla competenza ed alle responsabilità dei suddetti giudici.
(5-04255)

Interrogazione a risposta scritta:

TIDEI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 13 gennaio 2011 si è verificato l'ennesimo caso di suicidio precisamente nel carcere di Capanne a Perugia;
il detenuto, giovane 23enne di Taranto si è tolto la vita, inalando il gas da una bomboletta, oggetto che tutti i detenuti hanno a disposizione per cucinarsi e riscaldarsi cibi e bevande come prevede il regolamento penitenziario;
il caso di suicidio per mezzo di inalazione di gas da bomboletta non è nuovo nelle carceri italiane, episodio che si ripropose alcuni mesi fa nei penitenziari di Catania e di Reggio Emilia;
queste bombolette, presenti nelle celle dei detenuti come da regolamento, sono spesso oggetto di autolesionismo, di offesa verso gli operatori delle carceri e di gesti estremi come il suicidio;
in molti casi, a seguito di denunce all'autorità giudiziaria da parte dei familiari dei detenuti morti o vittime di incidenti per mezzo di queste bombole di gas, le amministrazioni penitenziarie sono state condannate a risarcire le famiglie con ingenti somme di denaro e ne sono un esempio i penitenziari di Catania e di Reggio Emilia condannati a risarcire più di 150.000 euro;
come afferma il segretario generale del «SAPPE», le associazioni del settore e gli operatori penitenziari stessi, il regolamento penitenziario va rivisto, al fine di vietare l'uso delle bombolette di gas, visto che l'Amministrazione assicura il vitto a tutti i detenuti o trovare comunque l'alternativa molto meno pericolosa;
questo episodio, così come altri avvenimenti che accadono giornalmente in tutti i penitenziari italiani si potrebbero prevenire o quanto meno tamponare se le strutture carcerarie fossero dotate di attrezzature adeguate e un numero sufficiente di operatori;
il suicidio appena avvenuto nel carcere perugino riapre una ferita cronica delle carceri italiane, le quali, indistintamente dalla loro collocazione geografica lamentano in maniera univoca le stesse problematiche di sovraffollamento, carenza delle strutture, carenza di polizia penitenziaria, di educatori specializzati;
corre l'obbligo ricordare che è ormai intollerabile la condizione di vita delle persone detenute costrette a subire gli effetti di un sovraffollamento mai visto nella storia del Paese; a fronte di una carenza massima di 43.000 posti, al 1o settembre scorso i nostri penitenziari ospitavano 68.000 detenuti con un trend in costante crescita: solo nell'ultimo anno di Governo Berlusconi, la popolazione carceraria è aumentata di 6.000 unità; se la tendenza dovesse continuare, a fine anno avremo 70 mila detenuti e 100.000 nel 2012;
lo stesso ministro Alfano, il 27 gennaio 2009 affermava alla Camera, nella sua prima relazione per l'amministrazione della giustizia, che «la situazione carceraria dovuta all'imminente esaurimento dei livelli di capienza massima sostenibile che appare largamente prevedibile rispetto alla sopra evidenziata analisi statistica dei flussi, impone l'adozione di misure straordinarie»;
nelle carceri mancano agenti (-5.000) personale amministrativo, ma anche educatori

e assistenti sociali, categorie indispensabili per assicurare la funzione rieducativa della pena prevista dall'articolo 27 della Costituzione; basti pensare che c'è un educatore ogni 157 detenuti ed un assistente sociale ogni 70 detenuti;
la campagna politico-mediatica sulla certezza della pena, confortata da una serie di normative ad avviso dell'interrogante ad uso e consumo soprattutto elettorale (dalla legge ex Cirielli, alla Fini-Giovanardi e alla Bossi-Fini) sta letteralmente affossando il sistema delle misure alternative alla detenzione ovvero l'unica possibile, ragionevole risposta all'odierno sovraffollamento, compatibile con le finalità rieducative della pena e con i valori espressi dalla Carta costituzionale;
del famoso piano straordinario carceri, varato dal Governo con l'ultimo decreto milleproroghe e presentato dal capo del DAP il 27 febbraio 2009, non resta che l'effetto-annuncio: non risulta ad oggi avviata per carenza di fondi nemmeno la prima fase del progetto che, tra ristrutturazioni di sezioni inutilizzate, realizzazione di nuovi padiglioni e costruzione di 6 nuovi istituti, prevedeva quasi 5.000 posti entro fine 2010 con un costo stimato di 205 milioni di euro -:
quali siano le misure urgenti e straordinarie che il Ministro intenda porre in essere per affrontare la drammatica situazione del sovraffollamento carcerario e delle morti per suicidio;
quale sia lo «stato dell'arte» dell'annunciato prospettato piano straordinario di edilizia penitenziaria;
quali siano gli interventi che intenda assumere per affrontare le carenze di personale;
se non ritenga prioritaria, tra le misure da assumere, una seria politica di rivalutazione delle misure alternative al carcere.
(4-10965)

TESTO AGGIORNATO AL 29 GIUGNO 2011

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata:

PIFFARI, MONAI, BORGHESI e EVANGELISTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
per l'attuale Governo, il rilancio delle infrastrutture doveva essere il volano della ripresa economica del nostro Paese. In realtà si è in presenza di un sostanziale fallimento: a dieci anni dalla «legge obiettivo» risulta completato solo il 20 per cento dei lotti, mentre per un altro 55 per cento di opere il cantiere non è mai stato neppure aperto;
secondo la graduatoria del World economic forum, l'Italia si posiziona nel 2010 al 73o posto su 133 Paesi per la qualità del sistema infrastrutturale di trasporto. L'infrastrutturazione, oltre che dalle minori risorse investite, è stata penalizzata anche dalle procedure che ritardano la realizzazione delle opere pubbliche. Il recupero del divario infrastrutturale italiano passa necessariamente per l'aumento della spesa pubblica destinata agli investimenti e questa, negli ultimi quindici anni, è stata inferiore alla media dei Paesi europei;
ancora si ricorda il famoso «contratto con gli italiani» firmato dal Presidente Berlusconi nel 2001 nella trasmissione «Porta a Porta», davanti al «giornalista-notaio» Bruno Vespa, nel quale si promettevano le grandi infrastrutture che avrebbero dovuto dare una svolta all'Italia, garantendo la realizzazione entro 5 anni di almeno il 40 per cento di quelle opere;
il recente rapporto Ance sulle infrastrutture sottolinea come «la situazione dei programmi regionali del Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas) del Mezzogiorno risulta molto più allarmante. Da più di un anno, fatta eccezione del caso della Sicilia, l'approvazione di questi programmi è con- tinuamente

rinviata dal Governo, con la conseguenza che non può essere data certezza alla programmazione finanziaria e temporale di interventi fondamentali per sviluppo del Mezzogiorno e progettati per essere complementari a quelli finanziati con i fondi strutturali. A oltre tre anni di distanza dall'avvio del periodo di programmazione (2007-2013), il persistente rinvio dell'approvazione dei programmi Fas rimette in discussione il principio di base della programmazione unitaria delle risorse europee e nazionali, basato sull'articolazione tra programmi finanziati con fondi europei e programmi finanziati con fondi nazionali»;
sempre secondo l'Ance, gli investimenti pubblici in costruzioni sono - in valore assoluto - i più bassi degli ultimi 20 anni;
lo stesso Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, in un'intervista dell'ottobre 2010, dichiarava: «C'è un grande fermo nel mercato italiano delle opere pubbliche. Il rallentamento è colpa di lavori che non ci sono. In tre anni gli investimenti sono calati circa del 20 per cento, e di oltre il 30 per cento nell'edilizia abitativa». E ancora: «si sono chiusi tutti i rubinetti pubblici. Dei circa 12 miliardi deliberati dal Cipe nel 2009, in cui c'era un impegno del Governo per le grandi e piccole opere (tra cui 1 miliardo per le scuole), poco o nulla è stato trasformato in cantiere». E ancora: «le imprese più grandi e strutturate stanno cercando sempre di più di lavorare all'estero, perché qui non c'è lavoro. Alcune grandi imprese sono arrivate a effettuare all'estero più del 50 per cento dei lavori e la forbice Italia-estero si sta allargando»;
le delibere Cipe n. 93 del 2009, n. 103 del 2009 e n. 121 del 2009, riguardanti gli interventi da avviare nel triennio e l'assegnazione dei finanziamenti per piccole e medie opere nel Mezzogiorno, hanno ridotto sensibilmente l'ammontare di risorse destinate alla realizzazione di opere pubbliche indispensabili per lo sviluppo del Mezzogiorno e per il superamento del gap infrastrutturale sempre più profondo fra questa e le altre aree del Paese. Si prevedono riduzioni di 145 milioni di euro per il completamento dell'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria; di 33 milioni di euro per l'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria; di 263 milioni di euro per la strada statale n. 106 «Ionica»; di 35 milioni di euro per la metropolitana di Napoli; di 60 milioni di euro per gli schemi idrici del Mezzogiorno; di 363 milioni di euro per opere minori e interventi finalizzati al supporto dei servizi di trasporto. Si sono, inoltre, quasi dimezzate le risorse destinate alla voce «Opere medio piccole nel Mezzogiorno», portandole da 801 a 438 milioni di euro. Peraltro, la delibera Cipe n. 121 del 2009 prevede una riduzione drastica di ben 218 milioni di euro delle risorse che erano previste per il capitolo di spesa: «adeguamento rete ferroviaria meridionale, partecipazione FS a interventi a terra Ponte sullo Stretto»;
nell'allegato infrastrutture, presentato al Parlamento contestualmente all'ultima decisione di finanza pubblica, il Governo conferma e ammette di fatto la totale carenza di risorse, chiarendo infatti come: «Le risorse pubbliche necessarie globalmente per dare avvio e continuità alle scelte strategiche definite nel prossimo triennio ammontano a circa 64 miliardi di euro. Le risorse potenzialmente recuperabili sono pari a circa 19 miliardi. Sarà quindi necessario coinvolgere ulteriori capitali privati»;
il 1o dicembre 2010 si è svolta una manifestazione davanti alla Camera dei deputati, organizzata dall'Ance, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni imprenditoriali di tutta la filiera delle costruzioni, per lanciare l'allarme e richiamare l'attenzione del Parlamento e del Governo sulla crisi senza precedenti che sta subendo il sistema delle costruzioni: circa 30 miliardi di euro di investimenti in costruzioni in meno in quattro anni, oltre 250 mila posti di lavoro persi nelle costruzioni e nei settori dei materiali da

costruzione, oltre 300 per cento in più di utilizzo degli ammortizzatori sociali ed altro -:
se non si ritenga necessario provvedere allo sblocco delle risorse per rilanciare il settore delle costruzioni, ripristinando le risorse attualmente ridotte per la realizzazione delle opere infrastrutturali del Mezzogiorno, al fine di avviare un processo di riequilibrio delle dotazione di infrastrutture dell'area.
(3-01479)

REGUZZONI, LUSSANA, LUCIANO DUSSIN, FOGLIATO, MONTAGNOLI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAL LAGO, D'AMICO, DESIDERATI, DI VIZIA, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
i passi carrai rientrano nella fattispecie degli «accessi e diramazioni» e consistono in interventi sull'infrastruttura viaria che consentono immissioni di veicoli da e verso un'area privata laterale e come tali esulano dall'uso ordinario della strada, concretandone un uso eccezionale che deve, quindi, essere assentito, mediante apposito provvedimento, dall'ente proprietario della strada interessata, che nel caso ci si riferisca alla rete stradale di interesse nazionale è Anas s.p.a., ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 143 del 1994, richiamato dall'articolo 7, comma 2, del decreto-legge n. 138 del 2002, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 178 del 2008;
i cittadini e le attività che risiedono fuori dal cartello di centro abitato sono costretti a pagare, quindi, la tassa sui passi carrai, trovandosi così, di fatto, a pagare due volte le tasse sulle strade: sia, ordinariamente, per la manutenzione delle strade urbane, sia, straordinariamente, per la manutenzione delle strade regionali e statali;
l'articolo 55, comma 23, della legge n. 449 del 1997, relativamente ai cosiddetti passi carrai, prevede che: «Le entrate proprie dell'Ente nazionale per le strade, ente pubblico economico, derivanti dai canoni e dai corrispettivi dovuti per le concessioni e le autorizzazioni (...) sono aggiornate ogni anno e in sede di primo adeguamento, l'aumento richiesto a ciascun soggetto titolare di concessione o autorizzazione non può superare il 150 per cento del canone o corrispettivo attualmente dovuto»;
successivamente l'Anas s.p.a. avrebbe interpretato la norma secondo cui il limite del 150 per cento valeva solo per il primo anno di applicazione, mentre per gli anni successivi il canone sarebbe dovuto sulla base di parametri individuati dall'Anas stessa;
nel 2003, in base alla legge n. 449 del 1997, sono iniziati, in base alle nuove tabelle e coefficienti di calcolo, gli aumenti unilaterali da parte dell'Anas del canone sui passi carrai che hanno comportato aumenti discrezionali, che per qualche attività, in Veneto, sono arrivati anche all'8.000 per cento: un cittadino privato costretto a pagare centinaia di euro e un'attività commerciale migliaia di euro per accedere ad una strada;
il difensore civico di Padova ha riscontrato, nella legge n. 449 del 1997, aspetti di «vessatorietà, iniquità, nonché contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico», giudizio poi condiviso dal difensore civico della regione Veneto;
il provvedimento annuale di determinazione dei canoni Anas ha natura discrezionale,

perché dà un contenuto numerico ai parametri indicati, genericamente, nell'articolo 27, comma 8, del codice della strada e questo comporta una notevole difformità di trattamento da compartimento a compartimento e, quindi, una conseguente alterazione della concorrenza;
molti cittadini che hanno l'accesso della propria abitazione su strade Anas hanno ricevuto richieste di pagamento di canoni molto elevati, ormai quintuplicati rispetto all'origine e diversificati senza apparente motivo, come nel caso degli accessi sulla via Romea tra Venezia e Chioggia;
la problematica della disparità di calcolo dei canoni richiesti e delle conseguenze che essa provoca è stata sollevata più volte attraverso proteste e ricorsi, nonché interrogazioni parlamentari e ordini del giorno, ma tutte le iniziative non hanno prodotto alcun effetto -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per porre fine alla disparità di trattamento che subiscono i cittadini e le imprese da parte della società Anas nelle modalità di calcolo del canone dovuto per i passi carrai, anche intervenendo con gli appositi strumenti normativi sulle disposizioni di legge che affidano alla società medesima piena discrezionalità per il computo degli importi, nonché fissando criteri e modalità che impongano che gli incrementi dei canoni non superino l'andamento dell'inflazione.
(3-01480)

Interrogazione a risposta orale:

DELFINO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regolamentazione a senso unico alternato del collegamento tra la Francia e l'Italia, attraverso il tunnel del Tenda in vigore da gennaio 2011, costituisce l'ennesimo segnale dell'inadeguatezza della galleria e dell'esigenza pressante di un intervento per la relativa trasformazione in un tunnel più efficiente;
tale inadeguatezza è stata più volte oggetto di discussione ma, nonostante ciò, l'iter burocratico, relativo all'appalto è stato eccessivamente lungo con il totale stravolgimento del cronoprogramma, a suo tempo fissato per garantire tempi certi all'avvio dei lavori;
pur prendendo atto del superamento di alcuni problemi, primo fra tutti la scelta dei siti per lo smaltimento dello smarino, sono evidenti le preoccupazioni circa i tempi che dovranno intercorrere per l'avvio dei lavori e rimane molto indefinita la previsione per la conclusione dei lavori;
i ritardi nella realizzazione di questa fondamentale infrastruttura, necessaria per rispondere alle reali esigenze di un collegamento transfrontaliero, stanno penalizzando fortemente l'intera economia del territorio;
in particolare, nel territorio cuneese l'industria turistica e il suo indotto alberghiero/commerciale stanno subendo una gravissima penalizzazione dovuta alla faticosa accessibilità sia dai territori francesi e monegaschi che dall'intero ponente ligure e avvalorata dal fatto che i tour operator tedeschi e francesi sconsigliano il passaggio definendolo inaffidabile;
con la politica dei continui rinvii e ritardi nella realizzazione di questa infrastruttura indispensabile per l'economia del territorio, non solo l'azione imprenditoriale privata viene costantemente disincentivata, ma gli effetti negativi sui costi delle imprese e sulla perdita delle commesse sono sempre più alti;
in diverse occasioni sono state comunicate agli organi di stampa provinciali notizie circa l'inizio dei lavori, previsti per il 2010, poi il 2011 e ora per il 2012, con grave pregiudizio della credibilità degli enti competenti alla realizzazione dell'opera;
è comunque opportuno ridefinire, con un'approfondita verifica, le previsioni sia tecnico-progettuali che finanziarie per dare alla comunità e agli operatori interessati la possibilità di disporre di un

cronoprogramma aggiornato sui tempi di realizzazione dell'opera in questione, che tenga conto sia dei passi in avanti compiuti e sia del fatto che il piano finanziario dell'opera è di 4 anni fa e potrebbe richiedere un aggiornamento economico;
infine, risulta quanto mai necessario affrontare tempestivamente tutte le problematiche sulla mobilità delle persone e delle merci correlate alla realizzazione dei lavori -:
quale sia l'attuale stato dell'iter tecnico e amministrativo dell'opera di cui in premessa;
quale sia l'effettivo e credibile cronoprogramma che è stato o può essere definito dopo la Conferenza intergovernativa tenutasi a Parigi il 31 gennaio 2011;
quali misure saranno assunte per far fronte alle difficoltà nella mobilità delle persone e delle merci, che si manifesteranno durante i lavori.
(3-01473)

Interrogazione a risposta in Commissione:

TOMMASO FOTI e TORTOLI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
entro il 30 settembre 2011 è prevista la scadenza della concessione relativa alla tratta autostradale Piacenza-Brescia della A21;
a tutt'oggi Anas non risulta avere avviato la procedura ad evidenza pubblica per l'individuazione del concessionario cui affidare la concessione che qui interessa -:
se e quando ANAS intenda, stante anche la ristrettezza dei tempi a disposizione, avviare la procedura di gara, che, oltre al completamento di tutte le opere presenti nel piano finanziario attualmente vigente, dovrebbe prevedere:
a) il completamento del raccordo autostradale della Val Trompia per quanto riguarda la realizzazione della tratta Concesio-Stocchetta in provincia di Brescia e l'adeguamento funzionale della connessa tangenziale ovest di Brescia;
b) la realizzazione della gronda nord tra il casello di San Felice a Cremona e la ex strada statale 415 «Paullese» a Cremona;
c) l'ammodernamento del tratto piacentino della Cispadana tra il nuovo casello degli Oppiazzi a Castelvetro Piacentino, gli abitati di San Giuliano e Villanova sull'Arda compresi.
(5-04257)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCANDROGLIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
fin dal 2003 la Consulta del Tigullio, costituita nel settembre del 1995 dalle principali associazioni di volontariato operanti nel settore della disabilità, ha segnalato i problemi che affliggono anziani e portatori di handicap, relativamente all'accesso alla commissione medica locale (CML) di Genova, preposta al rinnovo periodico delle patenti di guida e incardinata nella ASL3;
dai dati forniti dal responsabile della commissione medica locale di Genova, presso la ASL3 le visite per i rinnovi di patente eseguite nel corso dell'anno 2009 sono state circa 8.000; di queste circa un terzo, 1.500/2.000, sono verosimilmente state effettuate su soggetti provenienti dal territorio del Tigullio, di competenza della ASL4, che non dispone di analogo servizio;
la particolare orografia e vastità del territorio del Tigullio, un comprensorio di 30 comuni con circa 150.000 abitanti, acuisce i disagi, costringendo i cittadini a intraprendere lunghe trasferte in orari assai disagevoli, peraltro con impatto anche sulle attività lavorative e della salute dei soggetti più deboli;
la recente approvazione della riforma del codice della strada (legge 29 luglio 2010, n. 120) ha aumentato la frequenza

dei controlli per i soggetti ultrasessantacinquenni (titolari di patenti C e D) e ultraottantenni (titolari di patente B) con assegnazione alla commissione medica locale del compito di verifica della idoneità psico-fisica alla guida (decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell'8 settembre 2010);
la fattibilità di una commissione medica locale presso la ASL4 Chiavarese dipende dall'approvazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, mentre il codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992, articolo 330) non ostacola la costituzione di più commissioni mediche locali in una stessa provincia, subordinandola ad una specifica richiesta del sindaco del comune di maggiore importanza e all'accertamento dell'esistenza di obiettive condizioni da parte del Ministero dei trasporti e della navigazione di concerto con il Ministero della sanità (oggi rispettivamente Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Ministero della salute);
sin dal dicembre 2003, l'allora Ministro della sanità ha concesso il proprio nulla osta alla costituzione di una commissione medica locale; presso la ASL4 sono in parte reperibili le figure professionali necessarie a garantire il servizio e quest'ultimo potrebbe sostenersi coi soli oneri a carico dei richiedenti -:
se i Ministri interessati non ritengano opportuno, una volta formulata la richiesta degli enti competenti ai sensi dell'articolo 330 del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, assumere le iniziative di competenza per la costituzione di una commissione medica locale per il rinnovo delle patenti presso la ASL4 ligure, al fine di alleviare i disagi e garantire la mobilità alle fasce più sensibili della popolazione del Tigullio, quali anziani ed handicappati.
(4-10956)

TIDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
come previsto dalla legge, molte categorie (anziani, disabili, possessori di patenti speciali) per ottenere il rinnovo della patente devono obbligatoriamente sottoporsi alla visita di una apposita commissione medica per verificare l'idoneità psico-fisica;
in Italia sono circa 112 le commissioni mediche provinciali, responsabili del rinnovo delle patenti di guida e delle patenti speciali;
ogni cittadino può presentarsi, residenza a parte, in una qualsiasi delle suddette commissioni;
la procedura è uguale per tutti: ci si deve recare per ben due volte presso la commissione, la prima volta per prendere l'appuntamento; la seconda per la visita e la consegna dei documenti necessari;
le strutture sanitarie preposte ed il personale impiegato non riescono minimamente ad assicurare un servizio celere ed efficiente causando numerosi disagi per gli utenti;
per il comune di Roma e tutti i comuni della provincia, tanto per fare un esempio, tre soli ambulatori dedicati per un rinnovo che va fatto esclusivamente «di persona»;
la carenza di personale e strutture impedisce altresì la prenotazione telefonica causando quindi file interminabili davanti alle strutture sanitarie preposte che spesso iniziano alle 4.30 del mattino per prendere un semplice «numeretto informale» per poi protrarsi sino all'apertura dell'ambulatorio alle 8. In sostanza ci si alza alle quattro di mattina, per prendere un appuntamento, qualche modulo, marche da bollo e conti correnti vari perché poi a questo segue un secondo appuntamento dove si effettua la visita e si consegnano i documenti necessari;
se si vuole ottenere il rinnovo della patente, qualsiasi categoria essa sia, in prossimità della scadenza, a fronte delle strutture a disposizione ci si deve organizzare con largo, anzi larghissimo anticipo;

le associazioni del settore, le autoscuole e molti dirigenti sanitari hanno avanzato la proposta di trasferire i suddetti compiti alle ASL locali;
tale proposta riuscirebbe a snellire il congestionamento di quelle poche strutture preposte alla verifica di idoneità psico-fisica per il rinnovo delle patenti;
questa situazione che si verifica quotidianamente in tutta Italia appare vergognosa -:
se non ritengano opportuno prendere in considerazione la proposta avanzata dagli operatori del settore secondo la quale sarebbe opportuno trasferire alle ASL locali funzioni e competenze necessarie a sopperire tali esigenze con conseguente decongestionamento delle pratiche in essere.
(4-10966)

...

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:

SIRAGUSA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 15 febbraio 2011 il Corriere della sera ha pubblicato un articolo dal titolo «Sicilia, in tv niente piazza. In onda una partita di calcio»;
nell'articolo si legge che «...durante la diretta di Lucia Annunziata, dedicata alla manifestazione che ha unito centinaia di piazze italiane, sulle televisioni dei siciliani sia andata in onda una partita del campionato di Seconda divisione. Per la precisione Milazzo-Trapani...»;
nello stesso si legge che «sul sito della Prefettura di Trapani c'è ancora il comunicato dell'11 febbraio con cui il prefetto dispone per motivi di ordine pubblico la diretta televisiva. Ma, si precisa esclusivamente per la sola zona di Trapani. Anche dalla Rai confermano che la partita è stata trasmessa solo in quella zona. Ma chissà per quale motivo anche altre fette del territorio siciliano a Catania, Palermo e Messina non hanno potuto vedere la manifestazione» -:
se il Ministro sia a conoscenza della vicenda e se non intenda verificare con il prefetto le motivazioni per le quali abbia deciso di far vedere ai siciliani una partita di calcio di seconda divisione invece che una manifestazione di rilevante interesse per i cittadini;
se corrisponda al vero che la zona interessata dal provvedimento prefettizio fosse esclusivamente quella di Trapani e per quale motivo sia stata estesa la visione dell'interessante programma all'intero territorio siciliano.
(4-10954)

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
come riportato dal «Corriere del Mezzogiorno.it» del 31 gennaio 2011, il presidente della corte d'appello di Lecce Mario Buffa ha espresso forte preoccupazione per le possibili infiltrazioni mafiose in appalti e servizi pubblici e per i legami tra amministratori pubblici e criminalità organizzata nel Salento;
l'allarme lanciato da Buffa è la conseguenza di quanto è emerso dal rapporto stilato dal procuratore e capo della direzione distrettuale antimafia, Cataldo Motta, per l'inaugurazione dell'anno giudiziario;
nel rapporto il procuratore ha indicato i comuni di Monteroni e Galatina tra quelli particolarmente soggetti ad infiltrazioni mafiose e alla connivenza della criminalità organizzata con le amministrazioni pubbliche. In particolare, secondo quanto rilevato dal procuratore, i Coluccia e Notaro si sarebbero aggiudicati gli appalti per fornire i pasti alle scuole di Galatina. Né i Coluccia né i Notaro potrebbero partecipare alle gare pubbliche;
nel suddetto articolo Mario Buffa, riprendendo quanto riportato nel rapporto, ha precisato che: «Particolarmente

rilevanti sono a Galatina i collegamenti con l'amministrazione comunale sia dei fratelli Coluccia sia di Mario Notaro, in virtù dei quali due appalti riguardanti il funzionamento delle mense dei setti plessi scolastici presenti sul territorio sono stati aggiudicati a loro familiari o persone loro vicine» . Si legge ancora nell'articolo, che «In particolare, alla ditta D.&B. di Notaro Maria Rosaria, sorella di Mario e moglie di Luigi Sparapane, entrambi condannati per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e indagati per usura commessa con metodo mafioso. L'altra azienda finita sotto la lente degli inquirenti è il Caseificio di Giannotta Rosa Chiara, moglie di Pietro Longo, vicepresidente della squadra di calcio del Galatina della quale Luciano Coluccia è socio fondatore e consigliere di amministrazione»;
il sindaco di Galatina, Giovanni Carlo Coluccia, si sarebbe però limitato a dichiarare che le gare d'appalto si sono sempre svolte con la massima trasparenza e nella piena legalità;
risulta infine dall'articolo del «Corriere del Mezzogiorno.it» che poche settimane prima il colonnello Maurizio Ferla avrebbe sollecitato «a una maggiore sinergia tra gli enti locali e le forze istituzionali e di polizia per frapporre un serio ostacolo e un serio impedimento alla criminalità organizzata e alle entità imprenditoriali soggette a infiltrazioni mafiose, impedendo il tentativo di impadronirsi con metodi solo apparentemente leciti e illegali del denaro pubblico». Anche il prefetto di Lecce, Mario Tafaro, avrebbe esortato maggiori forme di controllo, che sebbene facoltative sono essenziali per la cosa pubblica -:
se e quali iniziative, alla luce dei gravi fatti riportati in premessa, il Ministro intenda assumere al fine di verificare se vi siano condizionamenti esterni legati alla criminalità organizzata nel comune di Galatina e se non ritenga opportuno applicare il Testo unico degli enti locali nella parte relativa allo scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.
(4-10955)

SCILIPOTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la sicurezza delle persone rientra tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato;
persistono fatti delinquenziali estremamente gravi che si commettono in alcuni locali pubblici e discoteche di Sorrento in provincia di Napoli, ed in particolar modo quelle denominate «Penelope» e «Fauno», quest'ultima passata alle cronache mediatiche con video pubblicizzati su «Youtube», dove mostrano risse furibonde, con sangue sparso sui divani e quant'altro. Questi fatti criminosi avvengono ogni sabato sera, come è dimostrato dai verbali redatti dagli agenti di pubblica sicurezza che sanzionano amministrativamente i detti locali, dalle denunce dei genitori dei ragazzi aggrediti e dai verbali di pronto soccorso dell'ospedale locale «Santa Maria della Misericordia»:
le forze dell'ordine addirittura intervengono puntualmente per segnalare schiamazzi notturni e inquinamento acustico e ambientale, prodotto dai suoni dei volumi alti della musica tenuti dalle discoteche incriminate, che, come noto, può essere causa di importanti patologie a carico dell'organo dell'udito e dell'apparato cardiovascolare e respiratorio;
intanto, va segnalato che il sindaco del comune di Sorrento a quanto consta all'interrogante non ha posto atti amministrativi di freno per evitare il susseguirsi degli episodi enunciati, pur avendone l'opportuna autorità, quali il blocco delle licenze e la chiusura temporanea;
inoltre non si comprende per quale motivo il prefetto di Napoli, non intervenga drasticamente su un allarme sociale così diffuso, ormai, visto che questi atti si consumano da parte di giovani sotto l'effetto dell'alcol;
sarebbe altresì opportuno che gli uffici del lavoro, la SIAE e quant'altri, preposti al controllo del personale che lavora in queste discoteche, effettuassero serrati controlli;

i giovani del posto e le persone che sporadicamente dai Paesi limitrofi frequentano questi locali, sono continuamente esposti al rischio di essere aggrediti selvaggiamente da coloro che invece di divertirsi in modo sano e civile, si pongono in una situazione di efferata cattiveria, tanto da compiere atti di irripetibile gravità, arrecando ingenti danni alle persone e alle cose;
a tutt'oggi, vane sono state le denunce alla procura della Repubblica del tribunale di Torre Annunziata, competente per territorio ed inutili gli esposti fatti pervenire alle competenti autorità amministrative da parte di tanti cittadini che non si sentono più tutelati -:
se il Ministro non ritenga necessario ed urgente, per quanto di propria competenza, valutare l'opportunità di adottare significative iniziative tese a rimuovere le cause e gli effetti prodotti dai fatti innanzi esposti;
se non ritenga necessario ed urgente valutare l'opportunità di impegnare le Forze dell'ordine per potenziare le attività volte a garantire l'ordine e la sicurezza pubblica;
se non ritenga opportuno ed urgente che il prefetto di Napoli convochi un incontro con il sindaco di Sorrento al fine di avere notizie in merito allo stato delle cose per risolvere gli annosi problemi che coinvolgono i cittadini residenti;
se non ritenga opportuno accertare se e come siano stati prodotti interventi repressivi, per evitare nel prossimo futuro che altri giovani possano essere coinvolti in fatti illegali;
se sia a conoscenza di eventuali iniziative assunte al fine di tutelare i cittadini, i loro figli e tutte le persone che possano frequentare la meravigliosa Sorrento.
(4-10962)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta immediata:

MARIO PEPE (IR), SARDELLI, BELCASTRO, CALEARO CIMAN, CATONE, CESARIO, D'ANNA, GRASSANO, GIANNI, GUZZANTI, IANNACCONE, LEHNER, MILO, MOFFA, MOTTOLA, ORSINI, PIONATI, PISACANE, POLIDORI, PORFIDIA, RAZZI, ROMANO, RUVOLO, SCILIPOTI, SILIQUINI, SOGLIA, STASI e TADDEI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
le polemiche e le denunce che periodicamente scuotono il mondo universitario italiano in relazione ai metodi con cui sono determinati gli aventi diritto all'accesso alle facoltà a numero chiuso sono originate da diversi e concomitanti fattori;
questo tema, nella recente approvazione della legge di riforma universitaria, non ha trovato spazio, poiché le procedure di accesso ai corsi universitari sono rimaste quelle precedentemente vigenti;
il primo problema è quello dell'affollamento che risulta in tutta la sua evidenza quando per 5.000 posti nella facoltà di medicina si presentano 50 mila candidati;
la seconda stortura si verifica nel procedimento di selezione basato su una serie di test denominati «di cultura generale». C'è molto da opinare sul contenuto di questi test; c'è da discutere come possa accadere, da un lato, che talune domande siano sbagliate e, dall'altro, che i testi delle domande siano noti ancora prima della prova d'esame;
un'ulteriore stortura è determinata dai posti disponibili presso le facoltà. Quelle più grandi possono accogliere un numero maggiore di studenti e, quindi, la selezione incorporerà anche studenti che in altre facoltà sarebbero stati esclusi, mentre in queste ultime non vengono ammessi alcuni studenti meritevoli;

per questi motivi si assiste al triste spettacolo fatto di ricorsi alla giustizia amministrativa e di sanatorie a posteriori quasi imposte al Parlamento;
risulta evidente, di conseguenza, che è necessario attrezzare un percorso totalmente innovativo, dando modo a tutti gli studenti di confrontarsi con la materia che intendono studiare, consentendo a tutti di sviluppare le proprie capacità;
in questo senso si potrebbe prevedere l'accesso libero al primo biennio di corsi. In tale periodo lo studente avrebbe il tempo di valutare le proprie capacità e l'università quello di valutare il rendiconto dello studente, rinviando al periodo successivo delle prove selettive specifiche, che potrebbero essere molto più dure di quelle attuali, in quanto basate sugli studi appena conclusi;
in questo caso si potrebbe prevedere che i posti fossero assegnati in base ad una graduatoria nazionale, in modo da evitare di escludere studenti più meritevoli di altri;
infine, per coloro che non superassero la prova, ci potrebbe comunque essere il diritto ad iscriversi a corsi di rango inferiore -:
se non ritenga necessario, a partire dalle considerazioni sopra esposte, adottare iniziative per rivedere le norme che consentono l'accesso ai corsi universitari, al fine di consentire a tutti gli studenti meritevoli di proseguire nel corso di studi da loro ambito.
(3-01477)

Interrogazione a risposta in Commissione:

BELLANOVA, GHIZZONI e RIA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in questi mesi si sta continuando a protrarre una situazione difficilissima per i lavoratori ex lsu e quelli dei cosiddetti «appalti storici» operanti presso gli istituti scolastici italiani. Si parla di circa 25.000 lavoratori operanti in Italia, di questi 1200 prestano servizio sul territorio salentino e rappresentano, per la funzione che svolgono, una risorsa fondamentale senza la quale sarebbe veramente difficile immaginare il mantenimento delle condizioni igienico-sanitarie degli istituti scolastici italiani ed il mantenimento dei servizi in uso ai nostri studenti;
questi lavoratori e lavoratrici vivono, oramai da troppo tempo, una situazione insostenibile che consta, innanzitutto, nell'incertezza del proprio futuro lavorativo, scaturita dalle decisioni che il Ministro interrogato ha adottato. Inoltre, sono costretti a vivere quotidianamente una difficoltosa situazione, che incide gravemente sulla loro vita data dalla mancanza della regolare retribuzione, con la quale i lavoratori mensilmente si scontrano e che si abbatte sul bilancio economico familiare di queste persone producendo un grave disagio per intere famiglie;
nel corso di questi mesi l'interrogante ha presentato numerose interrogazioni in merito. In data 19 novembre 2010 è stato anche presentato un ordine del giorno in Assemblea, accolto dal Governo, teso ad individuare le opportune risorse finanziarie che consentissero la stabilizzazione, a tempo pieno, dei lavoratori socialmente utili, «co.co.co.» ed ex lsu operanti nelle aziende. Va rilevato, però, che attualmente la situazione di grave difficoltà vissuta da questi lavoratori non è cambiata poiché non risultano essere state intraprese da parte del Ministero interessato iniziative atte a garantire il prosieguo dell'attività lavorativa di queste persone, ma al contrario, dalle ultime determinazioni adottate dallo stesso sembrerebbe registrarsi per questi lavoratori lo scaturire di una condizione potenzialmente più negativa di quella attuale;
il Ministero ha inviato alla Corte dei conti la direttiva n. 103 del 30 dicembre 2010 concernente le disposizioni per l'indizione delle gare d'appalto relative ai servizi di pulizia ed altre attività ausiliarie nelle scuole. Gli appalti in essere sono stati prorogati fino al prossimo 30 giugno 2011;

tale direttiva nei fatti va a confermare la nota sul programma annuale 2010 che ha ridotto del 25 per cento la spesa per gli appalti ed imposto agli istituti scolastici la riduzione del servizio ed il conseguente aumento dei carichi di lavoro del personale dipendente dalle ditte di pulizia e degli stessi collaboratori scolastici;
va sottolineato, inoltre, che la succitata direttiva ha definito gli ambiti operativi, le modalità di gestione, i contenuti delle nuove gare d'appalto che sarebbero affidate direttamente ai singoli istituti scolastici;
la direttiva non sembrerebbe prevedere alcuna misura utile a salvaguardare questi lavoratori, ciò determina conseguentemente gravi ripercussioni sui livelli occupazionali, in un territorio, come quello meridionale che risulta, come dimostrato dalle ultime rilevazioni di importanti istituti di statistica, già gravemente compromesso dal punto di vista economico-occupazionale -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno intervenire con urgenza per assumere provvedimenti ed iniziative di sua competenza utili a rimuovere i tagli di risorse e di organico previsti dalla nota sul programma annuale 2010, al fine di garantire la continuità e la qualità del servizio negli istituti scolastici italiani e congiuntamente se non ritenga necessario rivedere la direttiva sopra menzionata inserendo una postilla che salvaguardi i lavoratori in questione che altrimenti sarebbero i soggetti maggiormente penalizzati da questi tagli.
(5-04256)

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
lo scorso dicembre la Cei, Conferenza episcopale italiana, si era appellata alle famiglie di quel 10 per cento di studenti (ma alle superiori e nei grandi centri sono molti di più) che optano per l'ora alternativa a quella di religione cattolica, famiglie e studenti che ogni anno sono in aumento. Il 15 febbraio 2011, il quotidiano La Repubblica pubblicava un articolo di Salvo Intravia dal titolo «I dati della CEI - Ora di religione, meno studenti. Ma aumentano i professori», dove si riportava la notizia secondo la quale nell'ultimo anno le presenze degli alunni sono calate di quasi il 2 per cento. Il numero di insegnanti della materia, invece è cresciuto del 14 per cento. Di questi, il 21 per cento sono precari. Dalla lettura del «Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per l'Insegnamento della Religione cattolica» e quindi secondo il censimento dei vescovi, nel 2009/2010 si registrava questa anomalia;
si legge infatti che solo «nell'ultimo anno, le presenze» di chi si avvale dell'insegnamento della religione cattolica (IRC) «sono calate di un punto percentuale. E al superiore quasi due: 1,8 per cento, per la precisione. Negli stessi ordini di scuola, media e superiore, stando al puntuale resoconto dei vescovi, gli insegnanti di religione cattolica sono cresciuti del 14 per cento: dai 8.232 del 2008/2009 ai 9.369 dell'anno scorso». L'articolo, inoltre, sottolineava come «Nella scuola italiana, tutti gli altri segni riguardanti il personale sono negativi: meno insegnanti di ruolo, meno supplenti e meno unità di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Gli unici insegnanti che non sembrano conoscere la scure della coppia Tremonti-Gelmini sono proprio loro: i professori di religione. E gli alunni? In generale, gli alunni che affollano le classi italiane continuano a crescere: oltre 36.000 alunni nel volgere di un anno, pari allo 0,5 per cento. Tranne quelli che hanno optato, all'atto dell'iscrizione, per la Religione. (...) L'incremento più consistente, che farà morire di bile le migliaia di supplenti rimasti a casa per via dei tagli gelminiani, si registra sia tra i precari: più 21 per cento, addirittura; più contenuta, nove per cento, la crescita tra i docenti di

ruolo. L'anno scolastico appena trascorso è stato uno dei più nefasti, invece, per i supplenti della scuola media e della scuola superiore: in appena 12 mesi si sono volatilizzati ben 10.000 contratti, con relativi stipendio e speranze di essere assunti a tempo indeterminato» -:
già in un precedente atto di indirizzo a firma degli interroganti (ordine del giorno 9/1108/008) si faceva presente che: «prima del concorso per l'immissione in ruolo del 2004, la totalità dei docenti veniva nominata su segnalazione della curia diocesana al dirigente scolastico che normalmente confermava la nomina. Il contratto era annuale e non esisteva, come per i docenti delle altre materie, uno statuto giuridico di ruolo; la legge n. 186 del 18 luglio 2003 ha previsto l'entrata in ruolo, previo concorso abilitativo, di circa quindicimila insegnanti (su circa venticinquemila complessivi), rendendo il docente "organicamente inserito nei ruoli della scuola e non più soggetto ai caroselli degli incarichi annuali" (ministro Giuseppe Fioroni, 6 marzo 2007)»;
«dall'entrata in vigore della legge la nomina dei docenti di IRC compete, come avviene per la totalità degli altri insegnanti, per il 70 per cento delle cattedre complessive al USR (Ufficio scolastico regionale)» e, in proposito, si rileva che essa riguarda i soli docenti che hanno superato il concorso, per esami e titoli, tra i quali titoli occorre il «riconoscimento di idoneità» rilasciato dall'ordinario diocesano. «La nomina del restante 30 per cento è lasciato alla discrezione della curia diocesana e alla conferma del dirigente scolastico»; «l'autorità diocesana si riserva, comunque, di revocare l'idoneità dell'insegnante per alcuni gravi motivi, come incapacità didattica o pedagogica e/o condotta morale non coerente con l'insegnamento (...) i circa venticinquemila insegnanti di religione, al pari degli altri insegnanti, sono retribuiti dallo Stato italiano. (...) Il fatto che gli insegnanti siano formati e indicati dall'autorità religiosa ma retribuiti da quella statale è oggetto di molte critiche da parte di chi lo ritiene incompatibile con il principio della separazione tra Chiesa e Stato. Inoltre la nomina da parte dell'autorità religiosa favorisce gli insegnanti di fede cattolica violando i principi di uguaglianza e antidiscriminazione sul lavoro in funzione della fede dell'individuo; in Italia attualmente non è possibile applicare una soluzione completamente statalista, come per esempio accade in Germania e nel Regno Unito, che preveda l'inserimento di normali insegnanti «statali» laureati in teologia: le facoltà teologiche statali italiane furono soppresse nel 1873 e da allora mai più ripristinate»;
nel 2008 è stato accolto dalla Commissione europea un ricorso presentato da Maurizio Turco (deputato radicale appartenente al Pd) e Alessandro Nucara (avvocato esperto in diritto comunitario), sul meccanismo di assunzione e di entrata in ruolo per gli insegnanti di religione cattolica, che metteva in luce come la nomina da parte della curia diocesana, e la discrezione di quest'ultima sul riconoscimento dell'idoneità a svolgere l'insegnamento della materia, è in conflitto «con la direttiva europea contro le discriminazioni sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro (2000/78/CE del 27 novembre 2000), perché sostanzialmente l'insegnamento della religione cattolica, in base al gradimento della Chiesa, comporta di fatto l'esclusione - e quindi la discriminazione - di tutti coloro che non sono cattolici e di conseguenza non rispondono ai requisiti religiosi della Curia; a questa discriminazione si aggiunge anche quella di ordine economico. Gli insegnanti di religione scelti dalla Curia ma pagati dallo Stato, infatti, godono di un trattamento retributivo di maggior favore rispetto a tutti gli altri colleghi (uno scatto retributivo pari al 2,5 per cento ogni due anni di anzianità lavorativa, sia tra i precari che tra chi è passato in ruolo)»;

nel luglio del 2008, a riguardo, una sentenza del giudice del lavoro di Roma ha condannato il Ministero dell'istruzione dell'università e ricerca a parificare il trattamento economico di un professore che aveva avanzato ricorso, a quello di un insegnante di religione cattolica della stessa anzianità. Una sentenza che apre la strada a nuove singole denunce che potranno essere avanzate da tutti gli insegnanti che si trovano nella stessa condizione del ricorrente;
«la Commissione europea ha stabilito la fondatezza del ricorso tanto da chiedere informazioni in materia al Governo italiano: non è ancora una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, ma è comunque il segnale che Bruxelles sta vigilando su qualcosa che appare non in regola con le leggi comunitarie» -:
se il Governo sia a conoscenza dei dati citati in premessa;
in quale modo intenda spiegare e giustificare l'attuazione di un aumento dell'organico precario e di ruolo degli insegnanti di religione cattolica a fronte di una diminuzione degli studenti che si avvalgono di tale insegnamento, e in un quadro di pesanti tagli al settore dell'educazione che lasceranno privi di occupazione migliaia di insegnanti delle altre materie;
se non sussista il rischio di eventuali rilievi della Corte dei conti sulla decisione di aumentare l'offerta dell'insegnamento di religione cattolica a fronte di una minore richiesta, o di ulteriori iniziative da parte della Commissione europea, ovvero di eventuali ricorsi da parte dei singoli insegnanti delle altre materie a fronte di una supposta disparità di trattamento tra questi e gli insegnanti di religione cattolica nell'accesso al lavoro e nel trattamento economico, e di quali iniziative di tutela a difesa dello Stato e del suo operato intenda assumere.
(4-10959)

TESTO AGGIORNATO AL 1° MARZO 2011

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta immediata:

POLI, GALLETTI, CICCANTI, COMPAGNON, VOLONTÈ e NARO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il comma 28 dell'articolo 9 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, riduce del 50 per cento rispetto alla spesa sostenuta nell'anno 2009 la spesa delle pubbliche amministrazioni, oltre che per il personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche per i contratti di formazione lavoro, gli altri rapporti formativi e la somministrazione di lavoro;
la disposizione si applica a partire dall'anno 2011 alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, alle agenzie, incluse le agenzie fiscali, agli enti pubblici non economici, alle università e agli enti pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001;
il comma 6 dell'articolo 2 del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, al fine di garantire l'operatività degli sportelli unici per l'immigrazione nel completamento delle procedure di emersione del lavoro irregolare prevede il rinnovo di un anno dei contratti a tempo determinato del personale operante presso i suddetti sportelli;
anche l'Inps è soggetta alle limitazioni di spesa per il personale in conseguenza della disciplina sul blocco del turn-over. Per l'istituto è indispensabile mantenere l'impiego degli strumenti di lavoro flessibile e, in particolare, il servizio di somministrazione di lavoro a tempo determinato, al fine di conseguire gli obiettivi connessi alle finalità istituzionali, quali il contrasto alle frodi in materia di invalidità civile, la lotta all'evasione contributiva e al lavoro nero e la gestione degli ammortizzatori sociali;

le disposizioni in materia di riduzione delle risorse umane per l'Inps comporteranno una riduzione del personale a vario titolo impiegato pari al 6 per cento dell'attuale forza lavoro, con inevitabili ricadute sull'operatività dell'ente, in particolare delle sedi territoriali, già provate delle recenti fuoriuscite per sopraggiunti limiti di età e/o di anzianità -:
se non ritenga di prevedere a breve una proroga, nei limiti della spesa sostenuta per la medesima finalità nell'anno 2010, dei contratti di somministrazione di lavoro operanti presso l'Inps, con l'obiettivo di assicurare i medesimi livelli di servizio attraverso l'impiego di personale in grado di far fronte agli effetti conseguenti dall'applicazione delle disposizioni in materia di riduzione delle risorse umane.
(3-01475)

Interrogazione a risposta orale:

POLI e OCCHIUTO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nell'ambito delle attività sociali, l'INPDAP organizza annualmente, a beneficio dei figli degli iscritti, vacanze di studio all'estero e soggiorni estivi in Italia per oltre 35.000 ragazzi, utilizzando i fondi previdenziali raccolti mediante trattenute sulla retribuzione degli iscritti stessi;
le famiglie partecipano al costo dei pacchetti turistici con versamento di importi minimi fissati percentualmente in base allo scaglione di reddito;
per l'organizzazione dei pacchetti turistici è sempre stata indetta una regolare gara a cui potevano partecipare soltanto gli operatori in possesso di requisiti qualificanti stabiliti dall'Istituto sulla base della capacità tecnica e organizzativa, dell'esperienza, della solidità finanziaria, e altro;
agli operatori è richiesta la garanzia di prestazioni altamente qualitative volte a raggiungere obiettivi formativi, educativi e cognitivi nonché culturali e sportivi e soprattutto a fornire assistenza totale ai ragazzi, anche sul piano della sorveglianza e sotto il profilo medico;
ai vincitori della gara viene assegnato un numero di pacchetti per ogni singola destinazione e, di conseguenza, gli stessi sono in grado su questa base di predisporre tutti i servizi necessari sia per quanto riguarda il college/albergo che il trasporto e il numero di collaboratori necessari (accompagnatori, medici, paramedici, e altri);
per l'anno 2011 l'INPDAP ha sovvertito la procedura, prevedendo la presentazione di un numero di pacchetti imprecisato sulla base di un accreditamento generico di operatori senza quelle caratteristiche qualitative previste precedentemente e le famiglie sarebbero libere di scegliere il pacchetto, il cui costo non sarebbe più controllato dall'Istituto sulla base del budget di spesa totale prevista;
inoltre, le stesse famiglie sarebbero obbligate a partecipare a tale costo con una quota fissa, oltre ad una percentuale sul prezzo del pacchetto. È evidente che si creerebbe una sperequazione ai danni delle famiglie meno abbienti;
allo stesso modo gli operatori, in assenza di garanzie sul numero di pacchetti assegnati, non sarebbero in grado di predisporre e quindi garantire i servizi necessari per l'organizzazione senza prepagare gli stessi ai fornitori, in considerazione anche del periodo di altissima stagione. Ne consegue che non potrebbero assicurare alle famiglie la regolare esecuzione del servizio da loro prescelto, rischiando quindi di provocare la loro reazione anche sul piano legale;
inoltre, non sussisterebbe per l'Istituto la garanzia della spesa totale rispetto al budget predisposto, con il rischio di un eventuale restringimento del numero di ragazzi assegnatari -:
se non ritenga di accertare i motivi per i quali si è modificata una procedura

che aveva ben funzionato nel corso degli anni e se non intenda adottare le iniziative di propria competenza finalizzate ad eliminare le criticità di cui in premessa.
(3-01474)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SCHIRRU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con l'articolo 20 del decreto-legge n. 48 del 2009 - «Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile» - convertito dalla legge 3 agosto 2009 n. 201, il Governo ha inteso rivedere le modalità di presentazione delle domande di accertamento delle minoranze civili, handicap (legge n. 104 del 1992) e disabilità (legge n. 68 del 1999) e delle procedure di valutazione, concessione e ricorso giurisdizionale;
secondo le dichiarazioni del Governo, il provvedimento, attribuendo all'INPS nuove competenze, avrebbe dovuto consentire una maggiore rapidità e modalità più chiare per il riconoscimento dell'invalidità civile, dell'handicap e della disabilità;
l'articolo 20, non faceva alcun riferimento rispetto ad una diversa fissazione dei tempi massimi di accertamento e di concessione;
ad oggi, gli effetti del provvedimento risultano essere, almeno in Sardegna, decisamente controversi;
con le nuove regole previste dal dispositivo di legge - affermano le organizzazioni sociali e i patronati - una pratica per il riconoscimento di invalidità civile, handicap o disabilità deve essere esaminata tre volte: dai medici della Asl, poi da quelli dell'INPS e, infine, dalla sovrintendenza medica nazionale a Roma. Una procedura più complessa che fa lievitare i costi ma, soprattutto, i tempi di attesa. Si hanno casi di persone che hanno dovuto attendere fino a sette mesi per una visita e, tra queste, anche un malato oncologico che, per legge, avrebbe dovuto essere convocato entro 15 giorni;
non sono in discussione le iniziative di contrasto alle frodi in materia di invalidità civile né le misure che tendono a ripristinare la legalità violata e a riaffermare i princìpi di un'etica pubblica che queste frodi invece ammorbano e avvizziscono. Tuttavia, se la ricerca e la scoperta dei «falsi invalidi» rappresenta un imperativo dell'etica pubblica e della legalità, è meno evidente la ratio che presiede alla convocazione dinanzi alle commissioni di tutti gli invalidi, comprese le persone down; tetraplegici; sordomuti; ciechi assoluti, le persone affette da ritardi e malattie mentali e croniche fin dalla nascita. Cosa che accade in Sardegna e che pare colpevolizzare tutti gli invalidi, compresi quindi coloro che non falsificano alcunché. Da notizie in possesso dell'interrogante, ritardi anomali dovuti alla registrazione informatica delle richieste, convocazioni dei pazienti e controllo dei verbali delle commissioni mediche delle Aziende usl e medico INPS, sono attribuibili alle procedure imposte dalla nuova normativa, si stanno accumulando compromettendo in tal modo i diritti delle persone disabili gravi nell'erogazione delle provvidenze economiche, permessi retribuiti, esenzione tickets per visite mediche e farmaci ed altre forme di assistenza sociale;
secondo un articolo comparso sul Corriere della Sera del 16 febbraio 2011, a pagina 17, Sassari e Cagliari hanno il 76 e 64 per cento delle pensioni d'invalidità revocate dall'Inps a malati che, secondo le verifiche fatte dall'Istituto, o non sono più tali, o hanno ridotto considerevolmente la percentuale d'invalidità, ai primi due posti in Italia. Ma secondo il presidente provinciale e regionale dell'Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili), in Sardegna non ci sono falsi invalidi e quei numeri non corrispondono al vero. In provincia di Sassari è stato revocato il 9 per cento delle pensioni. Non solo: nel 3 per cento dei casi, si tratta di sospensioni arbitrarie dovute al fatto che il paziente

non ha ricevuto la lettera di convocazione alla visita e quindi, naturalmente, non si è presentato. Il dato reale dunque, secondo l'Anmic, si aggira sul 6-7 per cento;
ma la metà di quel 7 per cento di persone a cui è stata revocata la pensione la sta per ottenere di nuovo in seguito ai ricorsi che si stanno facendo contro le sospensioni arbitrarie, fatte sulla carta senza nemmeno vedere il paziente. Risultato: l'INPS sta spendendo soldi facendo controlli a campione con criteri discutibili, visto che si vanno a cercare sempre le stesse persone a distanza di poco tempo. E invece di risparmiare si troverà a pagare mille euro per ogni ricorso per spese processuali. Con quello che ha speso finora, avrebbe potuto pagare quattro pensioni d'invalidità civile -:
se il Ministro abbia notizie circostanziate della situazione in Sardegna prodottasi a seguito dell'approvazione della nuova disciplina relativamente ai tempi di accertamento e riconoscimento dell'invalidità civile, dell'handicap e della disabilità;
se il Ministro non intenda riconsiderare il meccanismo di commissioni mediche doppie e triple che comportano un aggravio dei costi per INPS e ASL e un'insostenibile dilatazione dei tempi;
se il Ministro non intenda intervenire, con opportuni provvedimenti, nei casi in cui la dilazione dei tempi risulti oggettivamente penalizzante per persone, riconosciute invalide o in attesa di riconoscimento, affette da patologie gravi e conclamate;
se il Ministro abbia fornito indicazioni relative ad un presunto «contingentamento» a livello provinciale di riconoscimenti di invalidità civile, handicap e disabilità, determinato da obiettivi di contenimento della spesa;
se il Ministro, a fronte di ritardi penalizzanti causati dalla nuova normativa, non intenda provvedere al riconoscimento di un disagio suscettibile di una qualche mitigazione o compensazione.
(5-04254)

FRANZOSO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
a causa della crisi del settore agricolo, 353 aziende sono state vendute all'asta negli ultimi mesi nella sola provincia di Taranto, e migliaia sono gli avvisi di inizio della procedura esecutiva recapitati da parte di Equitalia Pragma s.p.a., per i crediti Inps;
l'inasprirsi di tale fenomeno coinvolge 14.000 aziende - tra coltivatori diretti e aziende assuntrici di manodopera - e, di rimbalzo, 30.000 lavoratori agricoli, solo nella regione Puglia;
la Corte di Cassazione e vari tribunali hanno a più riprese dichiarato non provati, e quindi non esigibili, moltissimi crediti Inps;
sono state avviate iscrizioni ipotecarie e procedure esecutive, con vendita all'asta dei terreni, anche per crediti non esigibili e/o non dovuti;
la situazione debitoria generale delle aziende del settore agricolo impedisce, di fatto, di utilizzare le provvidenze del Psr (programma di sviluppo rurale), perché legate alla regolarità contributiva che deve essere rilasciata dall'Inps attraverso il Durc (documento di regolarità contributiva) e senza il quale non è possibile ottenere il cofinanziamento delle banche;
ad oggi, solo l'1 per cento delle aziende è riuscito ad accedere a tali cofinanziamenti, su una riserva disponibile di 1,5 miliardi di euro;
in assenza di una moratoria di almeno sei mesi, utile a verificare gli effettivi crediti esigibili legittimamente da parte di Inps - bloccando nel frattempo l'avvio da parte di Equitalia di procedimenti esecutivi, pignoramenti e vendite all'asta - circa l'80 per cento delle aziende, nella sola

Puglia, verserebbero in serie difficoltà, che, in una buona percentuale, le porterebbero al fallimento -:
se, alla luce dei fatti citati in premessa, il Governo non intenda assumere ogni iniziativa di competenza affinché vengano riaperti i termini della ristrutturazione dei debiti agricoli; e se non si ritenga quindi necessario concedere una moratoria di almeno sei mesi delle cartelle Inps, istituendo un tavolo di concertazione con tutti i Ministri interrogati, l'Inps e agli enti che si ritenga di dover coinvolgere, per verificare gli effettivi crediti vantati ed esigibili, per poi avviare un piano di rimodulazione del debito che consenta alle aziende agricole di sopravvivere ad una crisi che sta diventando sempre più endemica.
(5-04259)

Interrogazioni a risposta scritta:

SIRAGUSA, FARINA COSCIONI, SAMPERI e BERRETTA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con l'articolo 20 del decreto-legge n. 48 del 2009 - «Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile» - convertito dalla legge 3 agosto 2009 n. 201, il Governo ha inteso rivedere le modalità di presentazione delle domande di accertamento delle minoranze civili, handicap (legge n. 104 del 1992) e disabilità (legge n. 68 del 1999) e delle procedure di valutazione, concessione e ricorso giurisdizionale;
secondo le dichiarazioni del Governo, il provvedimento, attribuendo all'INPS nuove competenze, avrebbe dovuto consentire una maggiore rapidità e modalità più chiare per il riconoscimento dell'invalidità civile, dell'handicap e della disabilità;
l'articolo 20 non faceva alcun riferimento ad una diversa fissazione dei tempi massimi di accertamento e di concessione;
ad oggi, gli effetti del provvedimento risultano essere, in Sicilia, controversi;
con le nuove regole previste dal dispositivo di legge - affermano le organizzazioni sociali e i patronati - una pratica per il riconoscimento di invalidità civile, handicap o disabilità deve essere esaminata tre volte: dai medici della Asl, poi da quelli dell'INPS e, infine, dalla sovrintendenza medica nazionale a Roma. Una procedura più complessa che fa lievitare i costi ma, soprattutto, i tempi di attesa;
non sono in discussione le iniziative di contrasto alle frodi in materia di invalidità civile né le misure che tendono a ripristinare la legalità violata e a riaffermare i principi di un'etica pubblica che queste frodi invece ammorbano e avvizziscono. Tuttavia, se la ricerca e la scoperta dei «falsi invalidi» rappresenta un imperativo dell'etica pubblica e della legalità, è meno evidente la ratio che presiede alla convocazione dinanzi alle commissioni di tutti gli invalidi, comprese le persone senza arti, i tetraplegici, i sordomuti, i ciechi assoluti, le persone affette da nanismo, e che pare colpevolizzare tutti gli invalidi, compresi quindi coloro che non falsificano alcunché;
da notizie in possesso dell'interrogante, ritardi anomali, attribuibili alle procedure imposte dalla nuova normativa, si stanno accumulando in Sicilia, compromettendo in tal modo i diritti delle persone disabili -:
se il Ministro abbia notizie circostanziate della situazione in Sicilia prodottasi a seguito dell'approvazione della nuova disciplina relativamente ai tempi di accertamento e riconoscimento dell'invalidità civile, dell'handicap e della disabilità;
se il Ministro non intenda riconsiderare il meccanismo di commissioni mediche doppie e triple che comportano un aggravio dei costi per INPS e Asl e un'insostenibile dilatazione dei tempi;
se il Ministro non intenda intervenire, con opportuni provvedimenti, nei casi in cui la dilazione dei tempi risulti oggettivamente penalizzante per persone,

riconosciute invalide o in attesa di riconoscimento, affette da patologie gravi e conclamate;
se il Ministro abbia fornito indicazioni relative ad un presunto «contingentamento» a livello provinciale di riconoscimenti di invalidità civile, handicap e disabilità, determinato da obiettivi di contenimento della spesa;
se il Ministro, a fronte di ritardi penalizzanti causati dalla nuova normativa, non intenda provvedere al riconoscimento di un disagio suscettibile di una qualche mitigazione o compensazione.
(4-10953)

LARATTA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la dottoressa Angela Riccetti, responsabile medico U.o.s di pronto soccorso del presidio ospedaliero di Praia a Mare (Cosenza), ricopre questo incarico dal 1o agosto del 2007 (delibera n. 413 del 24 luglio 2007), dopo le dimissioni del responsabile anziano e dopo aver partecipato, unica concorrente, ad avviso per conferimento incarico di responsabile della medesima unità operativa, indetto dalla ex azienda sanitaria n. 1 di Paola, incarico rinnovato con delibera 5343 del 10 dicembre 2009, dopo valutazione favorevole di apposita commissione;
quando è subentrata come dirigente medico responsabile, non esisteva un vero reparto: i pazienti aspettavano in piedi nel corridoio non essendoci spazi destinati all'attesa, senza nessuna tutela della privacy, la strumentazione e le attrezzature erano vecchie ed insufficienti, il personale medico e infermieristico per la maggior era parte precario;
in breve tempo, il pronto soccorso è cambiato completamente sia dal punto di vista strutturale che organizzativo e funzionale;
nel giugno del 2008, la dottoressa Riccetti, in qualità di responsabile, veniva informata per iscritto, che gli infermieri di turno quella mattina (26 giugno 2008), senza che il medico in servizio ne fosse a conoscenza, visitavano e quindi dimettevano la piccola paziente L.A., falsificando la firma del sanitario;
a seguito di tale comunicazione, provvedeva, vista anche la presumibile rilevanza penale del fatto, ad informare la direzione sanitaria per i provvedimenti che la stessa ritenesse di dover assumere, data la gravità del caso;
poiché continuavano a verificarsi ancora gravi fatti nel servizio, sempre nei turni in cui erano presenti gli stessi infermieri, e poiché non era stato assunto alcun provvedimento dalla direzione sanitaria di presidio, provvedeva di nuovo (giugno 2009) ad informare la stessa direzione sanitaria e nel contempo inviava lettera, per conoscenza, alla direzione generale dell'Asp di Cosenza;
successivamente la dottoressa Riccetti veniva fatta oggetto di atti intimidatori (le venivano recapitati a casa una busta con tre proiettili a mezzo posta, tanti quanti i componenti della famiglia), per cui presentava denuncia contro ignoti;
nel frattempo la direzione generale istituiva una Commissione d'indagine, che alla fine del proprio lavoro riteneva di assegnare ad altri reparti gli infermieri in questione, in attesa di un approfondimento dei fatti, per una palese incompatibilità ambientale e lavorativa;
la dottoressa Riccetti inviava informativa anche all'ufficio valutazione rischio clinico dell'Asp di Cosenza;
tale deliberato della Commissione aziendale, sarebbe stato disatteso dal direttore sanitario del presidio ospedaliero di Praia a Mare. Per cui interveniva la direzione generale dell'Asp per dare corso al deliberato medesimo, che prevedeva l'allontanamento dal reparto degli infermieri in causa;

dopo un periodo di tranquillità e regolare funzionamento del servizio il direttore sanitario del presidio con ordine di servizio del 22 aprile 2010 e del 30 giugno 2010, disponeva il rientro nel reparto di pronto soccorso degli operatori in questione, disattendendo le deliberazioni scaturite dalla commissione e determinando di fatto una situazione di incompatibilità ambientale e lavorativa all'interno de pronto soccorso che la Riccetti segnalava al nuovo commissario dell'Asp di Cosenza;
si precisa altresì che ad aprile 2010, sono stati messi in atto, inoltre il direttore sanitario del presidio ospedaliero di Praia a Mare, tutta una serie di disposizioni che, ad avviso dell'interrogante, hanno messo in condizione il servizio di operare in regime di precarietà (trasferimento di personale formato, riduzione del personale infermieristico senza motivazione alcuna);
nel corso di questi mesi la dottoressa Riccetti veniva fatta oggetto di ulteriori atti intimidatori (taglio delle gomme della propria autovettura, biglietti minatori nello spogliatoio dell'ospedale, nella tasca del camice e da ultimo un biglietto con tre cappi fatti probabilmente con il sangue) e nello stesso tempo, come la stessa denuncia, è stata colpita da azioni persecutorie e intimidatorie da parte della direzione ospedaliera, tutte circostanziate e dimostrabili secondo quanto sostiene l'interessata (disposizioni di servizio, lettere al commissario dell'Asp abuso di provvedimenti disciplinari, e altro);
si precisa ancora, che una ulteriore Commissione interna, disposta dal commissario, con nota ASP n. 52898 del 10 maggio 2010, ribadiva le stesse conclusioni (depositate il 3 giugno 2010) a cui era pervenuta la prima Commissione e che davano ragione sulla sussistenza di una incompatibilità ambientale e lavorativa e pertanto concludeva: «nelle more che si completino i procedimenti penali e disciplinari in corso, nel rispetto dei ruoli istituzionali, si ritiene opportuno che le parti in causa non si trovino a condividere lo stesso ambiente di lavoro, al fine di evitare il reiterarsi di situazioni di incompatibilità, trattandosi di un servizio che opera spesso in condizioni di emergenza-urgenza, è senza dubbio auspicabile che il clima lavorativo sia improntato alla collaborazione ed alla fiducia di tutte le figure professionali presenti»;
a tutt'oggi queste disposizioni sarebbero state disattese, benché richiamate all'esecutività con ulteriore disposizione del 1o dicembre 2010, dal commissario dell'Asp di Cosenza;
oggi, la situazione ambientale e lavorativa all'interno dell'unità operativa di pronto soccorso è estremamente preoccupante e pericolosa soprattutto per le conseguenze gravi e negative che potrebbe provocare sugli utenti -:
se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra descritto;
se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritenga di dover intervenire affinché si evitino conseguenze gravi alla dottoressa Riccetti fatta oggetto di attacchi e minacce alla persona e di vessazioni in ambito lavorativo che le rendono molto difficile svolgere la propria delicata attività professionale;
se non si ritenga opportuno attivare tutti gli strumenti a disposizione a tutela dell'incolumità fisica della dottoressa Riccetti.
(4-10972)

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:

FUCCI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
come riportato dai dati relativi al 2010 resi noti da Assobiomedica, l'anno scorso i tempi di attesa delle aziende

fornitrici di biomedicali del Servizio sanitario nazionale si sono ulteriormente allungati andando in questo modo a rendere ancora più difficile una situazione che, in un contesto generale di estrema penalizzazione per le imprese di tutti i settori, vede in particolare il comparto della sanità fortemente in difficoltà a causa di inefficienze e ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione;
nel dicembre 2010, sempre secondo i dati di Assobiomedica (si veda Il Sole 24 Ore Sanità del 15 febbraio 2011), il tempo medio di attesa per ottenere i rimborsi in Italia è stato di 278 giorni, con punte inaccettabili in alcune regioni come la Calabria (858 giorni) e la Campania (745 giorni), e con uno scoperto stimabile alla fine dello scorso anno in circa 4,9 miliardi di euro;
tale situazione è ancor più pesante considerato il periodo di generale difficoltà dell'economia mondiale, il che dovrebbe ancor più incoraggiare le pubbliche amministrazioni interessate a un maggiore sforzo per ovviare a questi problemi;
in un contesto del genere pare difficile immaginare che, a partire dallo strategico settore biomedicale, l'Italia possa in tempi brevi conformarsi ai nuovi obblighi in materia di pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni che presto entreranno in vigore in tutta l'Unione europea in virtù di una apposita direttiva europea approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio -:
quali iniziative il Governo intenda assumere o abbia in corso di attuazione in generale sul tema dei ritardati pagamenti alle aziende fornitrici da parte delle pubbliche amministrazioni e, in particolare, in relazione a quanto esposto in premessa in vista del nuovo contesto legislativo che in breve tempo dovrebbe entrare in vigore a livello europeo;
sullo specifico tema relativo ai ritardati pagamenti nella sanità pubblica, quali misure, anzitutto in termini di messa in efficienza e razionalizzazione delle spese del Servizio sanitario nazionale, siano ritenute utili per ridurre i tempi di attesa a carico delle aziende fornitrici.
(4-10961)

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RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE

Interrogazione a risposta immediata:

GRANATA. - Al Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale. - Per sapere - premesso che:
dopo 19 anni, il Pio Albergo Trivulzio (Pat) - finito, nel 1992, agli onori della cronaca allorquando si scoprì che parte del suo patrimonio immobiliare era utilizzato a prezzi di favore da politici, giornalisti ed esponenti della classe dirigente milanese - è tornato sotto la lente della procura di Milano per una presunta «affittopoli», che rischia di scuotere nuovamente la città di Milano e l'intero Paese;
il comune di Milano ha inaugurato «un'operazione trasparenza», chiedendo, in particolare, al Pio Albergo Trivulzio (Pat) la pubblicazione dei nomi degli inquilini degli immobili di sua proprietà;
nel mese di gennaio 2011 l'azienda ha pubblicato una lista gravemente incompleta (mancavano numero civico, metratura, ammontare annuo del canone dei singoli appartamenti, data della stipula dei contratti e, soprattutto, i nomi degli affittuari), continuando, così, a nascondere gli affitti a prezzi stracciati dei singoli appartamenti dietro il paravento dei «canoni complessivi per condominio» e giustificandosi alla luce della «complessità delle tipologie di contratti» e del rispetto del diritto alla riservatezza dei propri inquilini;
la pubblicazione degli elenchi richiesti e finora gelosamente custoditi, invece, è arrivata solo la scorsa settimana, dopo un lungo braccio di ferro tra la direzione dell'ente, il comune e la regione; questo

atteggiamento reticente ha alimentato dubbi sulla trasparenza e correttezza della gestione;
solo in seguito al parere del Garante per la protezione dei dati personali - il quale, dopo aver chiarito che «la normativa sulla protezione dei dati personali non rappresenta un ostacolo alla trasparenza amministrativa, specie laddove quest'ultima riguardi il corretto utilizzo di beni e risorse da parte di soggetti pubblici», ha sottolineato che «le norme sulla protezione dei dati personali non pongono ostacoli alla conoscenza dei nominativi degli affittuari degli immobili di proprietà di enti pubblici da parte dei consiglieri comunali, provinciali e regionali, laddove la richiesta sia utile per l'espletamento del loro mandato» e che «nella diffusione dei dati deve essere sempre rispettato il principio di pertinenza e non eccedenza» - il presidente del Trivulzio, Emilio Trabucchi, si è deciso a consegnare gli elenchi dei locatari al consiglio comunale;
la documentazione era stata, inizialmente, inoltrata alla commissione regionale di controllo, in quanto ritenuta «l'unico soggetto legittimato a verificare la corretta amministrazione delle aziende di servizi alla persona»: la stessa, però, l'ha prontamente rispedita al mittente;
dalle carte depositate è emerso che centinaia di appartamenti e immobili di pregio della «Baggina» - situati in zone centrali della città - sono stati dati in locazione a prezzi stracciati (in nome di antichi contratti a equo canone) a manager, imprenditori, artisti, ex segretari di partito, ex assessori e consiglieri comunali e che, in molti casi, gli affitti erano scaduti e gli inquilini continuavano ad abitarci in deroga senza regolare bando;
sta, dunque, affiorando una fitta rete di agevolazioni ingiustificate e privilegi e permangono molte ombre sui meccanismi di assegnazione che lasciano troppi margini alla discrezionalità (l'ultima parola sulle assegnazioni spetta al consiglio di amministrazione dell'ente composto da 3 membri nominati dalla regione e 4 dal comune): a quanto pare, tali appartamenti vengono assegnati in locazione a prezzi modici, non a chi ne ha più bisogno o a chi è disposto a pagare di più, ma a chi, tra i candidati, a parità di requisiti, è in grado di esibire il reddito più alto, come ha confermato lo stesso direttore del Trivulzio, Fabio Nitti;
a tale quadro si aggiunge che, solo alla fine di gennaio 2011, dopo circa tre anni e mezzo di trattative serrate, il Trivulzio ha chiuso l'accordo con i sindacati per il rialzo dei canoni di locazione: in media i nuovi contratti e gli inquilini in scadenza subiranno un aumento del 20 per cento, che dovrebbe teoricamente avvicinare le locazioni del Pio Albergo Trivulzio (Pat) ai canoni di mercato;
secondo quanto emerge dalle ultime notizie di stampa, la lista consegnata non sarebbe completa (su un totale di circa 1.064 immobili tra Milano e provincia, infatti, sembra che manchino 150 immobili) e, inoltre, l'indagine si starebbe estendendo anche alle compravendite degli ultimi cinque anni;
la gestione «allegra» del Pio Albergo Trivulzio (si tratterebbe di un patrimonio poco valorizzato, che, a quanto risulta, genererebbe affitti complessivi per 7,3 milioni di euro l'anno, poco meno di 6.500 euro ad appartamento) finisce, inevitabilmente, col ripercuotersi sulla qualità e sui costi delle prestazioni fornite ai destinatari finali delle attività istituzionali dell'ente (anziani non autosufficienti e giovani bisognosi): la Corte dei conti della Lombardia ha già aperto una indagine ed intende verificare, appunto, l'eventuale danno erariale derivante dagli sconti ai canoni d'affitto;
è auspicabile una maggiore trasparenza nella gestione di un patrimonio immobiliare pubblico (da quasi 500 milioni di euro), frutto di lasciti e donazioni secolari a favore dei bisognosi, che, nelle sue origini, sarebbe dovuto servire ad aiutare chi più ne aveva bisogno e che rientra tra i soggetti tenuti a realizzare

quel sistema integrato di interventi e servizi sociali di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328;
sarebbe opportuno, oltre che doveroso, rendere noti sia i criteri con cui sono stati eventualmente indetti i bandi, sia le strategie di valorizzazione del patrimonio, nonché assicurare che i criteri di assegnazione rispettino le prescrizioni stesse dei bandi;
è bene fare chiarezza e garantire la massima trasparenza su quanto sta accadendo al Pio Albergo Trivulzio, anche al fine di scongiurare che, nell'assegnazione di tale patrimonio pubblico, ci siano stati, realmente, trattamenti di favore illegittimi ed eventualmente verificare tutte le responsabilità del caso -:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se, alla luce di quanto detto, non ritenga opportuno, per quanto di sua competenza, adottare ogni iniziativa, anche normativa, al fine di assicurare che la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, anche direttamente o indirettamente detenuto dagli enti locali o soggetto al controllo degli stessi, sia improntata ai principi della pubblicità e della trasparenza, attraverso l'adozione di metodi e strumenti specifici atti a garantirli.
(3-01481)

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SALUTE

Interrogazione a risposta immediata:

BALDELLI e MUSSOLINI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
nel nostro Paese oltre un bambino su 3 di età compresa tra i 6 e gli 11 anni ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età;
in genere chi è obeso nei primi dieci anni di vita mantiene tale stato anche in età adulta, con tutti i rischi per la salute che derivano da questa condizione;
la possibilità di normalizzare il peso dipende dalla tempestività dell'intervento e dal coinvolgimento delle istituzioni, delle famiglie e dei pediatri -:
quali siano gli interventi per contrastare l'obesità infantile.
(3-01478)

Interrogazioni a risposta scritta:

SAVINO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'ospedale «Florenzo Jaia» di Conversano (Bari) - presidio ospedaliero della ASL di Bari, operativo sin dal lontano 1820, ancora oggi rappresenta un modello di efficienza nell'impiego delle risorse economiche dimostrando che anche nel settore pubblico le strutture sanitarie possono essere produttive e funzionali;
negli ultimi anni l'assessorato alla sanità della regione Puglia ha destinato alla valorizzazione della citata struttura ingenti risorse finalizzate al potenziamento dei reparti esistenti, alla realizzazione di nuovi reparti, alla progettazione di nuove strutture, alla messa a norma delle vecchie, all'acquisto di apparecchiature all'avanguardia secondo una logica improntata al risparmio e ad un uso efficiente delle risorse e che abbia come obiettivo primario quello di tutelare la salute dei cittadini;
attualmente l'ospedale Florenzo Jaia gode di strutture e tecniche all'avanguardia negli ultimi 18 mesi sono stati ristrutturati, ed in parte ancora sono in fase di ristrutturazione, interi reparti e servizi quali il centro di procreazione medica assistita (Pma) - unico centro di eccellenza in provincia di Bari -, il reparto di ostetricia e ginecologia, il reparto di radiologia, senologia e tac, il centro per le malattie metaboliche, i reparti di nefrologia

e dialisi, ortopedia, psichiatria, il laboratorio di analisi e i day hospital di oncoematologia, per un costo complessivo di circa 15 milioni di euro;
la ristrutturazione del suddetto presidio ospedaliero ha comportato - inoltre - l'acquisto di attrezzature e strumentazioni mediche di eccellenza, oltre che la realizzazione di impianti speciali di condizionamento e l'espletamento di concorsi per l'assunzione del personale medico e infermieristico;
di recente, in palese contrasto con gli importanti investimenti effettuati, l'assessorato alla sanità della regione Puglia e la direzione generale della Asl di Bari hanno attivato decisioni finalizzate alla chiusura del presidio ospedaliero di Conversano attraverso:
a) la chiusura dei reparti di chirurgia e ortopedia (chiusi per ferie nell'agosto del 2010 e mai più riaperti), delle modernissime sale operatorie, del reparto di cardiologia, del reparto di oculistica, del reparto di otorinolaringoiatria, del reparto di ostetricia e ginecologi;
b) la riduzione del personale al pronto soccorso e la cancellazione della reperibilità nella radiologia, e il ridimensionamento degli interventi di pronto intervento, con disagi enormi per l'utenza del sud est barese;

tale struttura oggi rappresenta un chiaro esempio di una politica sanitaria regionale che non segue la logica della tutela della salute dei cittadini attraverso l'offerta di servizi sanitari seri ed adeguati alle esigenze del territorio, bensì quella di far ricadere sui cittadini/utenti il grave deficit della spesa sanitaria regionale;
i posti letto nonché il personale e le apparecchiature (alcune delle quali donate dalla popolazione di Conversano, come un ecocardiografo di nuova generazione e un endoscopio di nuova generazione donati dalla locale banca di Credito Cooperativo) sono stati trasferiti per ragioni sconosciute in altro presidio, l'ospedale «San Giacomo» di Monopoli, che pur trovandosi in un bacino diverso da quello di Conversano (Monopoli è sulla litoranea al confine con la provincia di Brindisi; Conversano è all'interno ed è il centro strategicamente collegato con i comuni della Murgia orientale e del sud barese) da qualche anno è stato unificato al «F. Jaia» di Conversano, denominandosi oggi «stabilimento Conversano-Monopoli»;
l'aver privato l'ospedale Florenzo Jaia di autonomia e di reparti sta procurando enormi disagi all'utenza dei comuni a sud est di Bari dal momento che il primo presidio ospedaliero a sud del capoluogo è quello di Conversano come è possibile verificare dalle cronache dei media, che quotidianamente informano di casi di malasanità dovuti alla totale disorganizzazione e malgoverno del sistema;
la revoca dell'autonomia all'ospedale Florenzo Jaia e lo smembramento dei reparti andrà inoltre ad intaccare il consolidato e profondo legame del personale medico e dell'utenza sul territorio, presupposto fondamentale della corretta e costruttiva tutela della salute del cittadino -:
se la scelta di depotenziare l'ospedale Florenzo Jaia sia dettata da esigenze di riorganizzazione e razionalizzazione della spesa imposte dal piano di rientro dai disavanzi sanitari e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché, pur nel rispetto dell'autonomia regionale e dei vincoli finanziari, sia assicurato il pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza, scongiurando lesioni del fondamentale diritto costituzionale alla salute.
(4-10957)

PALAGIANO. - Al Ministro della salute, al Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale. - Per sapere - premesso che:
il 17 febbraio 2011 è apparsa su diversi quotidiani la notizia di un'inchiesta

sul traffico di droga in Campania che avrebbe visto coinvolto un famoso ginecologo napoletano;
in particolare, dalle indagini e dalle numerose intercettazioni telefoniche, si apprende che il medico facesse uso di cocaina - e ne ordinasse delle dosi quotidianamente e direttamente dallo studio medico - anche durante l'orario di lavoro, tanto che si ipotizza che più volte abbia compiuto interventi chirurgici sotto l'effetto di sostanze stupefacenti;
questo grave episodio potrebbe non essere l'unico nel nostro Paese. Soltanto qualche mese fa, infatti, il direttore sanitario dell'ospedale Santa Caterina Novella di Galatina, a seguito di diverse segnalazioni anonime, ha inviato al personale del nosocomio una circolare molto dettagliata in cui ribadiva che «il personale deve astenersi durante gli orari di lavoro dall'uso di cocaina e deve intraprendere un idoneo programma di disintossicazione»;
proprio a seguito di questo sconcertante caso, il Governo, direttamente per voce del capo del Dipartimento per le politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Giovanni Serpelloni, annunciava l'imminente aggiornamento dell'elenco delle mansioni per cui si impone l'obbligo di test antidroga, proponendo di allargarlo anche a medici, infermieri e ostetriche che hanno funzioni di assistenza ai pazienti. Annunciandolo, anzi, come cosa fatta;
l'elenco delle categorie interessate dai test antidroga è stato definito dalla Conferenza Stato-regioni con il provvedimento del 30 ottobre 2007 (intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza);
di questo elenco fanno parte tutti quei lavoratori che, se agiscono in condizioni psichiche alterate dal consumo di droga o alcol, possono mettere in pericolo l'incolumità dei cittadini oltre che la propria. Tra questi figurano i conduttori di mezzi pubblici, piloti di treni e aerei, autisti di tir e furgoni privati;
i provvedimenti della Conferenza Stato-regioni del 2007 e del 2008 relativi al controllo della tossicodipendenza, prevedono accertamenti antidroga a sorpresa una volta l'anno. In caso di positività il dipendente viene sospeso e avviato verso percorsi di recupero e disintossicazione;
da alcune fonti giornalistiche, si apprende anche che già nel dicembre 2010 i tecnici dei Ministeri della difesa, salute, interno e trasporti avessero terminato di aggiornare l'elenco dei lavoratori con mansioni di rischio obbligati a sottoporsi a periodici test antidroga, aggiungendo alle categorie del 2007 anche medici, infermieri ed ostetriche;
per l'aggiornamento definitivo mancherebbe, quindi, il via libera della Conferenza Stato-regioni -:
se siano a conoscenza degli ultimi gravi e sconcertanti episodi di uso di sostanze stupefacenti legati alla professione medica e se non si intenda, quindi, attivarsi affinché si avvii con urgenza l'aggiornamento dell'elenco delle categorie di lavoratori che devono sottoporsi ai test antidroga, prevedendo l'inserimento, in particolare, del personale medico, al fine di tutelare concretamente la salute dei cittadini italiani.
(4-10960)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

FEDERICO TESTA e VICO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 13 dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, nel disciplinare i «Sistemi di qualificazione degli installatori» per l'attività di installazione

su piccola scala di caldaie, caminetti e stufe a biomassa, di sistemi solari fotovoltaici e termici sugli edifici, di sistemi geotermici a bassa entalpia e di pompe di calore, prevede al comma 3 che, entro il 31 dicembre 2012, le regioni e le province autonome attivino un programma di formazione per gli installatori o procedano al riconoscimento di fornitori di formazione, dandone comunicazione al Ministero dello sviluppo economico, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e all'ENEA;
il comma 4 del medesimo articolo stabilisce che, per il supporto all'attività di formazione degli installatori, le regioni e le province autonome possano stipulare accordi con l'ENEA e con la scuola di specializzazione in discipline ambientali di cui all'articolo 7, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 («Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio»);
l'articolo 7, comma 4, della citata legge n. 157 del 1992 rubricato «Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS)», istituisce presso l'Istituto nazionale per la fauna selvatica del comune di Ozzano dell'Emilia (Bologna) una scuola di specializzazione post-universitaria sulla biologia e la conservazione della fauna selvatica e corsi di preparazione professionale per la gestione della fauna selvatica per tecnici diplomati;
l'articolo 17-bis del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, ha modificato la denominazione della citata scuola di specializzazione in «Scuola di specializzazione in discipline ambientali», estendendo l'attività di formazione alle «politiche di gestione del ciclo dei rifiuti e di protezione e valorizzazione delle risorse ambientali» -:
come sia possibile che una scuola di specializzazione sulla biologia e conservazione della fauna selvatica nonché sulla gestione del ciclo dei rifiuti e di protezione e valorizzazione delle risorse ambientali possa fornire supporto nel formare installatori di caldaie, caminetti e stufe a biomassa, di sistemi solari fotovoltaici e termici sugli edifici, di sistemi geotermici a bassa entalpia e di pompe di calore;
quali siano le ragioni che hanno indotto il Governo ad individuare nella citata scuola di specializzazione l'istituto più appropriato a svolgere le funzioni di supporto alla formazione degli installatori presenti sull'intero territorio nazionale.
(5-04258)

Interrogazioni a risposta scritta:

ROSATO, STRIZZOLO e MARAN. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale. - Per sapere - premesso che:
i dati sull'utilizzo dei fondi strutturali (Fesr) al 31 dicembre 2010, come riportato dalle tabelle elaborate dalla Commissione europea, presentano un quadro segnato da gravi ritardi in diversi stati membri e segnalano una situazione particolarmente pesante per l'Italia;
in particolare, lo stato di attuazione dei programmi per il nostro Paese, a quattro anni dall'inizio del periodo di programmazione 2007-2013, è ferma al 9,5 per cento delle risorse finanziarie;
tale «sofferenza» riguarda sia la scarsa capacità di spesa dimostrata dalle regioni dell'obiettivo convergenza, sia dall'amministrazione dello Stato;
il 19 dicembre 2010, il Commissario europeo per le politiche regionali, Johannes Hahn, ha inviato al Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale Raffaele Fitto, una lettera nella quale si manifesta «profonda preoccupazione» per i ritardi accumulati ed esprime severe critiche all'Italia e alle regioni inadempienti;
secondo le parole di Hahn, i programmi per i quali è più alto l'allarme sono due Pon (Programmi operativi nazionali);

due Poin (Programmi operativi interregionali); sei Por (Programmi operativi regionali);
i dati resi noti al 31 dicembre 2010, fanno inserire tra i Por in forte ritardo anche il Friuli Venezia Giulia;
secondo la tabella elaborata dalla Commissione europea, riguardante i Por, il Friuli Venezia Giulia si colloca al quart'ultimo posto per le spese certificate sul totale programmato, seguito solo dalle regioni Lazio, Sicilia e Campania e preceduto dalla Calabria e dalla Puglia -:
quali iniziative i Ministri interessati e il Governo nel suo complesso intendano assumere per fare in modo che la regione Friuli Venezia Giulia possa al più presto colmare questo colpevole ritardo che compromette gli investimenti e con essi la possibilità concreta di sviluppo per l'intera comunità regionale.
(4-10952)

GIANNI FARINA. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
i rapporti bilaterali tra Italia e Croazia sono intensi ed amichevoli sin dall'inizio della fondazione del nuovo Stato. Dal 1991 ad oggi sono stati stipulati numerosi accordi bilaterali e l'Italia è il primo partner commerciale croato;
da parte sua il Governo croato tende a sviluppare questo rapporto e ultimamente ha invitato gli imprenditori italiani ad investire nell'economia, particolarmente nell'industria energetica, nell'alta tecnologia, nelle infrastrutture, nel settore agro-alimentare e nel turismo;
dopo il passaggio al digitale terrestre si sono creati tra due Paesi incomprensioni in seguito a sconfinamenti «radioelettrici» dagli ambiti territoriali delle diffusioni radiotelevisive nelle aree di confine;
l'assegnazione delle frequenze per il servizio di radiotelevisione terrestre digitale nell'ambito della fascia adriatica, è stata effettuata in base alle decisioni assunte nella Convenzione di Ginevra del 2006;
il piano nazionale di assegnazione delle frequenze (Pnaf) approvato nel giugno del 2010 dall'Agcom (Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni), prevede che le 27 frequenze italiane sono destinate alle emittenti nazionali ed alcune alla telefonia mobile. Nella relazione tecnica l'agenzia scrive di aver garantito «la pianificazione di almeno 23 multiplex» di copertura regionale nella Pianura Padana per Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Friuli, le più critiche in termini di orografia e coordinamento internazionale;
subito dopo l'approvazione del Pnaf sono state sollevate obiezioni perché quasi tutte le frequenze attribuite all'Italia sono state assegnate alle reti nazionali nonostante la legge n. 249 del 31 luglio 1997 preveda che un terzo delle frequenze pianificabili vada alle emittenti televisive locali;
in seguito alla segnalazione del problema il Governo in Aula il 20 luglio 2010 ha affermato che: «..Sulla base di quanto previsto dal proprio piano, l'Autorità ritiene, quindi, che la pianificazione adottata non comporti e non preveda penalizzazioni specifiche per l'emittenza locale e ciò perché i criteri utilizzati rispondono ad un oggettivo adattamento alla realtà creatasi a seguito della redistribuzione e dell'utilizzo delle risorse frequenziali operata in ambito europeo dall'entrata in vigore del nuovo Accordo di Ginevra del 2006...quanto al coordinamento internazionale, il Ministro dello sviluppo economico in collaborazione con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha in corso una serie di incontri bilaterali con tutte le amministrazioni radio-elettricamente confinanti, tra cui anche la Croazia e la Slovenia, con l'obiettivo di ampliare, sulla base dell'accesso equo alla risorsa, la possibilità di uso delle risorse spettrali in aggiunta a quelle assegnate dal piano di Ginevra 2006.»;

secondo le segnalazioni di HAKOM croata (Agenzia per la posta e telecomunicazioni) i disturbi nel ricevere il segnale radiotelevisivo in Istria e lungo la costa (area digitale D5 e D7) sono cominciati il 9 dicembre 2010 e si teme che dopo il giugno 2011, quando tutte le regioni italiane che guardano l'Adriatico saranno passate al digitale terrestre, non sarà più possibile ricevere i programmi televisivi croati. Finora HAKOM ha indirizzato verso l'Italia 26 missive di protesta rimaste senza risposta;
questa situazione determina continue interferenze che disturbano la visibilità dei programmi anche nelle regioni italiane interessate e deve quindi trovare una soluzione che renda possibile alle emittenti dei due Paesi ricevere correttamente i programmi televisivi -:
se i sopracitati Ministri, da quando sono al corrente delle situazione, abbiano assunto adeguate iniziative, se siano in corso incontri bilaterali con la Croazia e la Slovenia come preannunciato dal Governo per stipulare accordi reciproci e come intendano adoperarsi per correggere una situazione che reca seri problemi sia all'emittenza locale italiana che alla Slovenia e Croazia.
(4-10967)

DI PIETRO, DI GIUSEPPE, PALADINI e ANIELLO FORMISANO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
gli interroganti hanno seguito la vicenda dell'Ittierre sin dall'inizio e si sono impegnati direttamente a fianco dei lavoratori;
l'Ittierre era in amministrazione straordinaria dai primi mesi del 2009, i commissari avevano annunciato circa 500 esuberi. Il gruppo Albisetti è entrato nelle trattative promettendo di evitare questa massa di licenziamenti che avrebbe messo in ginocchio centinaia di famiglie;
grazie a questo impegno il gruppo Albisetti ha ottenuto dalla regione fortissimi aiuti: una fideiussione di 12 milioni di euro e l'impegno ad acquistare gli immobili della Ittierre. In cambio, però, il miracolo non è arrivato. Albisetti si è impegnato a mantenere il posto di lavoro per 570 operai su 834, sia pure non da subito. Per ora verranno impiegati solo 475 lavoratori. Altri 30 dovrebbero tornare al lavoro entro il prossimo settembre e non si sa quando riprenderanno a lavorare altri 65 lavoratori;
i sospetti e i timori nascono dal piano industriale debolissimo. Comprare un'azienda a condizioni facilitate per poi lasciare a casa di certo oltre 200 lavoratori e facendo solo promesse ad altri 100 rappresenta una prassi fin troppo frequente che spesso si conclude con una grave disillusione per i lavoratori;
gli interroganti ritengono che si debba rifiutare di partecipare ad una guerra tra poveri, cioè tra quei 570 lavoratori a cui sono state fatte tante promesse e quegli altri 200 che da subito vengono tagliati fuori da ogni prospettiva di impiego;
i nuovi acquirenti - Gruppo Albisetti - devono rispettare la legge sui criteri di assunzione così come i commissari hanno tuttora l'enorme responsabilità di cercare una soluzione che valga per l'insieme dei lavoratori Ittierre, in una regione martoriata dalla crisi senza che le regioni o il Governo siano efficacemente intervenuti -:
se il Ministero dello sviluppo economico, insieme alla regione Molise, non intenda trovare una soluzione che possa salvaguardare i livelli occupazionali per tutti i lavoratori, che sono in maggioranza donne, anche attraverso gli strumenti che la legge prevede come ad esempio i contratti di solidarietà.
(4-10968)

MURA, DONADI, PALADINI e ANIELLO FORMISANO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
lo stabilimento Omsa di Faenza, in provincia di Ravenna, impiega circa 350

dipendenti, 320 dei quali sono donne, ed è parte del gruppo Golden Lady, leader del settore con il 52 per cento del mercato italiano;
agli inizi del 2010 la proprietà comunicò la decisione di trasferire la produzione all'estero. Ciò non avvenne per ragioni legate alla crisi economica che, di fatto, non interessa in alcun modo l'azienda, ma per la semplice decisione di delocalizzare in paesi a basso costo di manodopera al fine di incrementare i profitti;
il 25 febbraio 2010 viene firmato un accordo presso il Ministero dello sviluppo economico, che prevedeva un anno di cassa integrazione straordinaria rinnovabile per un ulteriore anno qualora entro il 15 marzo 2011 l'azienda avesse riallocato almeno il 30 per cento dei lavoratori,
al 15 febbraio 2011 la quota del 30 per cento di personale riallocato non è stata raggiunta e in occasione di un incontro presso il Ministero dello sviluppo economico la proprietà ha confermato l'inesistenza di piano industriale, presentando peraltro una lettera, a firma del patron della Golden Lady, Nerino Grassi, in cui viene sconfessato il lavoro svolto in questi undici mesi dal suo rappresentante William Storchi, figura con la quale sono state condotte le trattative;
l'atteggiamento tenuto dalla proprietà risulta evidentemente irrispettoso e offensivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento Omsa di Faenza. Di tale rischio, inoltre, furono già ampiamente messe sull'avviso le istituzioni anche alla luce della spregiudicatezza con cui è stato deciso l'esubero di 350 lavoratrici e lavoratori senza alcuna situazione di crisi,
l'accordo firmato nel febbraio del 2010 non prevedeva alcun vincolo sostanziale per la proprietà e nessuna garanzia per i lavoratori, lasciando di fatto un ampio e incomprensibile margine di manovra all'azienda per poter chiudere lo stabilimento e deresponsabilizzarsi nei confronti della comunità locale e delle istituzioni -:
alla luce di quanto accaduto, cosa abbiano intenzione di fare i Ministri per fornire, almeno oggi, le dovute garanzie alle lavoratrici e ai lavoratori al fine di conseguire la loro piena ricollocazione e stabilizzazione.
(4-10971)

...

Apposizione di firme a mozioni.

La mozione Marinello e altri n. 1-00335, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

La mozione Jannone e altri n. 1-00337, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

Apposizione di firme a risoluzioni.

La risoluzione in Commissione Antonino Foti e Nucara n. 7-00279, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

La risoluzione in Commissione Ascierto n. 7-00281, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Holzmann n. 4-06245, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Dima n. 4-06249, pubblicata nell'allegato B ai

resoconti della seduta del 23 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta De Angelis n. 4-06255, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-06261, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-06262, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-06266, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Contento n. 5-02545, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Castiello n. 4-06285, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 25 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Castiello n. 4-06287, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 25 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-06328, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-06331, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-06349, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-06361, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-06362, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Girlanda n. 4-06367, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Contento n. 5-02580, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 marzo 2010, dove intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Zacchera n. 4-06368, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Girlanda e altri n. 4-06382, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Pili n. 5-02590, pubblicata nell'allegato B

ai resoconti della seduta del 4 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Nastri n. 5-02606, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 8 marzo 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Chiappori n. 4-10694, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Alessandri e Fava n. 4-10699, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Chiappori e altri n. 4-10749, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Bragantini e altri n. 4-10762, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Bitonci n. 4-10776, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Bitonci n. 4-10880, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Fogliato e Callegari n. 4-10941, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

L'interrogazione a risposta scritta Caparini e altri n. 4-10950, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di una firma da una interrogazione.

L'interrogazione a risposta in Commissione Gibiino e altri n. 5-04187, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 febbraio 2011, è stata ritirata la firma del deputato Garofalo.

...

ERRATA CORRIGE

L'interrogazione a risposta in Commissione Lovelli e Fiorio n. 5-04248 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 436 del 17 febbraio 2011. Alla pagina 19689, prima colonna, dalla riga ventunesima alla riga ventiduesima, deve leggersi: «febbraio 2011 anche dei treni Intercity IC 514 (Genova-Torino, p. 18.53), con» e non «febbraio 2011 anche delle fermate Intercity IC 514 (Genova-Torino, p. 18.53), con», come stampato.

Alla pagina 19689, prima colonna, dalla riga venticinquesima alla riga ventiseiesima, deve leggersi: «(Torino-Genova, p. 16.05), con fermate intermedie ad Asti, ad Alessandria alle 17 e a» e non «(Torino-Genova, p. 16.05), fermate intermedie ad Asti, ad Alessandria alle 17 e a», come stampato.

Alla pagina 19689, prima colonna, dalla riga trentacinquesima alla riga trentottesima, deve leggersi: «se sia conoscenza delle decisioni assunte da Trenitalia in merito alla soppressione dei treni Intercity in premessa e delle relative fermate nelle stazioni di Novi Ligure,» e non «se sia conoscenza delle decisioni assunte da Trenitalia in merito alla soppressione delle fermate Intercity in premessa specificate nelle stazioni di Novi Ligure,», come stampato.