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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 518 di mercoledì 14 settembre 2011

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI

La seduta comincia alle 11,20.

RENZO LUSETTI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Alessandri, Brambilla, Brugger, Brunetta, Caparini, Carfagna, Casero, Catone, Cicchitto, Colucci, Cossiga, Crimi, Crosetto, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Donadi, Fava, Fitto, Franceschini, Frattini, Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Giro, La Russa, Lo Monte, Maroni, Martini, Meloni, Migliavacca, Misiti, Moffa, Nucara, Leoluca Orlando, Polidori, Prestigiacomo, Ravetto, Reguzzoni, Roccella, Romani, Rotondi, Saglia, Stucchi, Vito e Zacchera sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.
Poiché il prosieguo della seduta avrà luogo in diretta televisiva, sospendo i lavori dell'Aula fino alle ore 11,30.

La seduta, sospesa alle 11,25, è ripresa alle 11,30.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

Preavviso di votazioni elettroniche.

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2887 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari (Approvato dal Senato) (A.C. 4612) (ore 11,31).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti e Pag. 2articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 4612 (vedi l'allegato A della seduta del 13 settembre 2011 - A.C. 4612), nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato (vedi l'allegato A della seduta del 13 settembre 2011 - A.C. 4612. Per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge nel testo recante le modificazioni apportate dal Senato e per gli emendamenti riferiti all'articolo unico del disegno di legge di conversione vedi l'allegato A della seduta del 13 settembre 2011 - A.C. 4612).

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 4612)

PRESIDENTE. Passiamo, dunque, alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Ricordo che, secondo quanto stabilito in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, è stata disposta la ripresa televisiva diretta delle dichiarazioni di voto sulla fiducia di un rappresentante per gruppo e per ciascuna delle componenti politiche del gruppo Misto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, per dare un giudizio risolutamente negativo sul Governo è sufficiente ricordare che, per quasi tre anni, abbiamo sentito dire e ripetere che la situazione italiana era sotto controllo, che l'Italia aveva affrontato la crisi meglio degli altri e ne stava uscendo meglio degli altri.
I nostri richiami ad agire sono tutti caduti nel vuoto. Poi, di colpo, la catastrofe. La realtà di una situazione lasciata marcire per troppo tempo si è imposta anche al Governo e alla maggioranza.
A luglio ci è stato chiesto di favorire l'approvazione rapida di una manovra, lo abbiamo fatto ed è passata in tre giorni. È stato detto che sarebbe stata sufficiente.
Ad agosto avete dovuto fare una nuova manovra e questa nuova manovra l'avete cambiata cinque volte.
Oggi il Presidente del Consiglio attacca l'opposizione, ma è colpa dell'opposizione o è colpa della vostra confusione, improvvisazione e «pressappochismo», signori della maggioranza?
Onorevole Berlusconi, signor Presidente del Consiglio, il problema non è più la manovra. Nel giudizio internazionale è venuta meno, da tempo, la fiducia in lei e nel suo Governo. Non è la manovra, ma è il manovratore. Non è l'auto, ma il conducente.
Nelle crisi di fiducia come quella che investe oggi l'Italia contano le cose che si fanno e chi fa queste cose.
Presidente del Consiglio, lei sa che il giudizio dei Governi amici e delle istituzioni internazionali europee è negativo e senza attenuanti. Lo sa lei, lo sanno i suoi Ministri, lo sanno i colleghi che siedono nella maggioranza.
Ieri, a Bruxelles, lei ha attaccato le opposizioni che non coopererebbero al risanamento finanziario del Paese, ma lei, che fino a poco tempo fa aveva sempre sostenuto che non aveva bisogno di un consenso largo, che le bastava la maggioranza, che aveva un consenso popolare, lei diceva, superiore al 50 per cento, oggi chiede il nostro sostegno.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole La Malfa.

GIORGIO LA MALFA. Evidentemente i sondaggi mostrano che il suo gradimento è ai minimi termini.
Ecco perché lei chiede un aiuto. Vuole questo aiuto? Apra la strada ad un Governo di unità nazionale, si dimetta.
Questa è la ragione per cui il gruppo Misto-Liberal Democratici-MAIE vota «no», con chiarezza, sulla fiducia, perché si possa aprire la strada ad una nuova soluzione che restituisca fiducia all'Italia e agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Liberal Democratici-MAIE e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Brugger. Ne ha facoltà.

Pag. 3

SIEGFRIED BRUGGER. Signor Presidente, il voto in tempi immediati della manovra economica è un atto dovuto. Tuttavia, il voto che la responsabilità delle opposizioni avrebbe comunque garantito, al di là della fiducia, non nasconde ai mercati e all'Europa il caos dell'azione di Governo.
La crisi in corso avrebbe richiesto un percorso efficace e coerente perché siamo tutti consapevoli della drammatica situazione in atto. Non è stato così fino ad oggi.
In realtà, abbiamo dovuto constatare scelte di Governo del tutto contraddittorie, l'una destinata a smentire la precedente, con costi sempre più elevati per il Paese, come dimostra il crescente costo degli interessi sul debito determinato dalla valutazione dei mercati. Basti pensare allo spread tra BTP e Bund che ieri ha superato quota 400.
L'Unione europea, ancora prima che questa manovra sia approvata, già pone gravi interrogativi sulla sua attuazione e ritiene necessaria una manovra aggiuntiva nel caso in cui le previsioni di gettito e di riduzione della spesa non siano adeguate ad ottenere gli obiettivi di risanamento.
Ed è questo il punto: manca la fiducia dell'Europa nei confronti di questo Governo e di questa manovra.
Il Governo sarà inevitabilmente costretto a profonde misure di abbattimento del debito sovrano così come dovrà finalmente decidere misure strutturali per la crescita in assenza delle quali i costi sostenuti dal Paese saranno maggiori e l'aumento reale della pressione fiscale ancora più pesante ed iniqua.
Nel corso della legislatura abbiamo sempre valutato i provvedimenti nel merito e deciso senza pregiudizi, caso per caso. Questa manovra non ci convince: mancano criteri di equità e gradualità nelle misure adottate, con attenzione in primo luogo alla famiglia e sono assenti - mentre dovrebbero essere la priorità dell'azione del Governo - interventi a sostegno della crescita.
Per queste ragioni noi come deputati delle minoranze linguistiche esprimiamo un voto contrario sulla questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Misto - Minoranze linguistiche e di deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nucara. Ne ha facoltà. Onorevole Buttiglione, la prego...

FRANCESCO NUCARA. Signor Presidente, a nome della componente Repubblicani - Azionisti, annuncio il voto di fiducia favorevole alla richiesta del Governo.
A titolo personale voglio aggiungere che la direzione nazionale del Partito Repubblicano italiano, con 25 voti a favore, 4 astenuti e 3 contrari, ha invitato i parlamentari repubblicani a votare positivamente la fiducia, come peraltro è successo al Senato con l'amico Del Pennino e non potendolo fare la senatrice Sbarbati, in missione in Cina ed assente.
È nostra convinzione che questa manovra non sia sufficiente a salvare il Paese e ci interessa relativamente il giudizio positivo dell'Unione europea. Né tanto meno dobbiamo chiedere alla stessa Unione di imporre a tutti i Paesi la riforma sulle pensioni. Facciamola da soli, poiché sul sistema pensionistico non dobbiamo ulteriormente farci ridere dietro.
Ugo La Malfa, nella sua interventista a Ronchey sul «non governo», sosteneva tra l'altro: siamo tutti d'accordo che i sindacati seguano una certa politica per salvare un minimo di economia produttiva di tipo occidentale. Bisogna rivedere i costi. È necessaria un'austerità di massa, poiché non basta dire che bisogna punire l'evasione fiscale. Queste sono esigenze morali, ma la questione economica non è là. E continuando diceva: si pongono certi gruppi il problema reale delle condizioni in cui siamo? Niente!
Era il 1977. Sembra oggi. Queste idee ci appartenevano allora e ci appartengono a tutt'oggi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Monte. Ne ha facoltà.

Pag. 4

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi del Paese non è soltanto economica. È prima di tutto una crisi figlia dell'incapacità decennale dei Governi - di tutti i Governi che si sono succeduti - di utilizzare e valorizzare le grandi risorse umane e soprattutto territoriali del nostro Paese.
La prima e la più grande di queste risorse sprecate è rappresentata dal Mezzogiorno. Il sud è stato abbandonato e lasciato solo, e miliardi di euro di investimenti ad esso destinati sono stati stornati per altri scopi e per altre aree. L'ANAS e le ferrovie hanno assunto nella spesa un'impostazione strabica e prevalentemente - quando non esclusivamente - nordista.
Un sud infrastrutturato, valorizzato e non sacrificato, avrebbe trainato la ripresa dell'intero Paese. Penalizzare il Mezzogiorno, quindi, ha significato penalizzare l'Italia intera e questo Governo purtroppo non ha fatto eccezione, malgrado l'impegno solenne del programma elettorale.
E, così, ci troviamo di fronte a «due Italie» diverse: una che rischia di diventare sempre più rancorosa ed egoista ed una umiliata e privata di ogni sua ricchezza, a partire dai suoi giovani migliori costretti a lasciarla.
Provate a pensare, onorevoli colleghi, cosa voglia dire oggi fare l'amministratore di un ente locale nel Mezzogiorno, senza risorse pubbliche e con centinaia di giovani davanti alla porta, che ti chiedono un aiuto che non sei in grado di dare.
Certo, mala amministrazione, clientelismo, sprechi e inefficienze sono largamente presenti e vanno combattuti con grande determinazione, ma si tratta purtroppo di fenomeni diffusi in tutte le aree del Paese.
Se qualcuno pensasse che si tratti, invece, di fenomeni esclusivamente meridionali venga prima a spiegarci come mai un chilometro di alta velocità in Italia sia costato fino a quattro volte rispetto a quanto uno stesso chilometro, con le stesse caratteristiche, sia costato in Francia (e non ci si può sbagliare: al sud l'alta velocità non è stata realizzata), o come mai la politica italiana oggi sia martoriata da scandali relativi a piani regolatori di importanti comuni del nord.
Occorre un nuovo patto tra le grandi aree del nostro Paese, e per fare questo occorre che la politica riacquisti credibilità, qualità e anche stili di vita più sobri per poter chiedere i sacrifici necessari. La manovra che affrontiamo è certo rigorosa...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Lo Monte.

CARMELO LO MONTE. ...ma è purtroppo ancora una volta territorialmente sbilanciata e non contiene alcun elemento di riequilibrio e di perequazione.
Per questo i parlamentari del Movimento per le Autonomie non potranno votare la fiducia oggi richiesta (Applausi dei deputati dei gruppi Misto - Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud, Misto-Alleanza per l'Italia e Misto-Liberal Democratici- MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lanzillotta. Ne ha facoltà.

LINDA LANZILLOTTA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, Alleanza per l'Italia voterà contro la fiducia al Governo.
Oggi la sfiducia nei vostri confronti non è più solo dell'opposizione ma è sentimento della stragrande maggioranza degli italiani che vedono bruciati ogni giorno i loro risparmi, che vedono taglieggiati dalle tasse i loro redditi, che non credono più che nel nostro Paese ci sia ancora un futuro per i loro figli.
La sfiducia nei confronti del vostro Governo è degli imprenditori che ancora una volta constatano che nulla, assolutamente nulla, si sta facendo per stimolare la crescita, se non l'annuncio svogliato del Ministro dell'economia di un prossimo «tagliando» a cui neppure lui crede. Un Ministro dell'economia la cui grande e imperdonabile responsabilità è di aver gettato al vento tre anni in cui ha goduto Pag. 5di un potere assoluto nel Governo e nella maggioranza, in cui è stato circondato dall'adulazione dei media e dei potenti. La sua responsabilità è di non aver usato questa irripetibile condizione per fare delle riforme che oggi avrebbero reso l'Italia più forte, ma solo per rafforzare il suo potere personale.
La sfiducia totale nei confronti del vostro Governo è anche l'opinione dell'Europa, l'opinione della comunità internazionale, è l'opinione dei mercati che non credono che una classe di Governo travolta dagli scandali, ricattata da lenoni e faccendieri, possa guidare un Paese nella tempesta, che osservano una maggioranza che, anche quando il Paese è arrivato sull'orlo dell'abisso, fa prevalere gli interessi di partito, le convenienze elettorali piuttosto che l'interesse nazionale e non riesce, neppure di fronte alla drammaticità della crisi, a trovare uno scatto di dignità e di responsabilità. Tutto questo l'Italia lo sta pagando e lo pagherà caro, perché il costo del debito ci strangolerà anche domani, condizionando la possibilità di ritornare a crescere.
L'Italia non merita tutto questo perché è un grande Paese che ha eccezionali potenzialità, e voi lo state portando a fondo.
Il Terzo Polo, di fronte ai gravissimi rischi che il Paese sta correndo, si è assunto la responsabilità, insieme alle altre forze dell'opposizione, di consentire una approvazione rapida della manovra di cui pure non condivide i contenuti e l'impostazione. Al Senato aveva dato addirittura disponibilità a sostenere misure impopolari ma strutturali, tali cioè da far capire ai mercati che l'Italia fa sul serio, che è impegnata tutta insieme a ridurre il suo debito, a lavorare di più, a produrre di più, a tagliare gli sprechi.
Avete rifiutato qualsiasi confronto, ancora una volta guidati dal disperato tentativo di resistere e di sopravvivere, e oggi annunciate che i sacrifici che avete imposto agli italiani, ben 138 miliardi in tre anni tra tagli e tasse, non sono serviti a nulla e occorrerà fare un'altra manovra da 400 miliardi. Annunciate il condono mentre dichiarate di fare la lotta all'evasione, e di fronte a tutto questo costringete la Camera a votare una fiducia che segna drammaticamente la distanza tra le istituzioni e il sentire del Paese.
Noi diciamo «no», e vi diciamo anche che ora basta. Non potrete essere voi, ormai privi di credibilità e di autorevolezza, a chiedere altri sacrifici agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia, Misto-Liberal Democratici- MAIE e di deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Donadi. Ne ha facoltà.

Testo sostituito con errata corrige volante MASSIMO DONADI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sappiamo quanto forte sia la sua allergia per i processi, ma oggi non possiamo proprio esimerci da metterla qui, in quest'Aula, sul banco degli imputati e leggerle la nostra sentenza di condanna perché lei è colpevole per tutti i capi di imputazione. Lei è colpevole di alto tradimento dell'interesse nazionale perché, dal 2001 ad oggi, in dieci anni, di cui ne ha passati otto al Governo, lei ha creato mezzo miliardo di euro di nuovo debito pubblico, ossia un milione di miliardi di vecchie lire (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Un terzo dell'immenso e sterminato debito pubblico del Paese lo ha creato lei con i sui Governi in questi otto anni. Si rende conto della gravità di questo? Si rende conto che è lei che ci ha portato, con la dissolutezza dei suoi Governi, sull'orlo di quel precipizio nel quale oggi ci ritroviamo? Eppure lei aveva ereditato, grazie al lavoro di chi l'ha preceduta, gli interessi sul debito pubblico più bassi della storia del Paese e, grazie alla sua incompetenza, oggi quegli interessi sono nuovamente esplosi e si sono già mangiati, al momento attuale, più della metà delle due manovre che pure abbiamo approvato, visto che ogni punto in più di interessi sul debito pubblico costerà all'Italia ogni anno 19 miliardi di euro. Ma torniamo a quel mezzo miliardo di euro che ha prodotto Pag. 6lei, che avete prodotto voi con questi Governi. Siete voi che più di ogni altro avete la responsabilità di questo. Con questi debiti avete affossato il Paese, avete creato le premesse della bancarotta, avete truffato la fiducia degli italiani, avete tolto la speranza di un futuro ai giovani. Per questo, noi, signor Presidente del Consiglio, per questo mezzo miliardo di euro di debiti che ha prodotto lei, la giudichiamo colpevole.
Lei è anche colpevole di diserzione perché, quando la crisi si è abbattuta sulla Grecia un anno fa, invece di onorare il suo dovere di uomo di Stato, è fuggito come un disertore qualunque (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). È fuggito dalle sue responsabilità, è fuggito dalla realtà continuando a ripetere che tutto andava bene e che stavamo meglio degli altri. Il fatto di aver colpevolmente ritardato, al di là di ogni ragionevolezza, il metter mano ai conti pubblici, intervenendo molto tempo dopo tutti gli altri Paesi - e se ne faceva addirittura un vanto di questo -, è la colpa che le contestiamo ed è il crimine più grave per un uomo di Governo. Lei ha rinunciato a governare, lei ha rinunciato a decidere, lei ha rinunciato ai suoi doveri, lei ha macchiato di infamia l'onorabilità del Governo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Per questo noi la condanniamo. Lei è, infine, colpevole di menzogna plurima a danno dell'intero popolo italiano. Ha mentito sapendo di mentire quando, a giugno di quest'anno, poco più di due mesi fa, ha detto: adesso abbasseremo le tasse! Sono passati neanche due mesi e oggi lei mette la sua firma su una manovra che, sommata a quella di luglio, vale 100 miliardi di euro dei quali il 73 per cento sono tasse e arriveranno all'86 per cento quando vi saranno anche quelle degli enti locali che state strozzando. Ha mentito di nuovo, nelle ultime settimane, raccontando agli italiani che questa era l'unica manovra possibile per riportare il nostro bilancio in pareggio. Ma che menzogna spudorata! Se lo Stato spende più di quello che incassa, la soluzione non è di incassare di più alzando le tasse, ma di spendere di meno (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna, Inghilterra, hanno tutti approvato manovre che vanno nella stessa direzione, ossia ridurre di molti punti nei prossimi anni la loro spesa pubblica. Noi facciamo l'opposto, tassiamo sempre di più per poter continuare a spendere indisturbati come prima. Eppure proprio qui vi erano le condizioni per una manovra fatta tutta di risparmi visto che già oggi i soldi dei cittadini finanziano uno Stato sprecone ed inefficiente, un elefante obeso che produce più burocrazia che servizi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Uno Stato che foraggia una partitocrazia affamata di sempre più posti e sempre maggiori spese e che ha ormai perso completamente il senso del limite e il senso del bene comune.
Avreste potuto abolire le province e, invece, le volete trasformare in province regionali raddoppiandone il numero. Avreste potuto abolire quella selva di enti ed istituzioni, tra comuni e regioni, che alimentano una spesa totalmente inutile e parassitaria di miliardi di euro. Avreste potuto dare un taglio netto alle 30 mila persone dei consiglieri di amministrazione degli enti locali. Avreste potuto dimezzare il numero delle auto blu che, in Italia, è il più alto di qualunque Paese civile al mondo e ci costa 5 miliardi di euro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Avreste potuto bloccare le consulenze che ogni anno costano allo Stato 3 miliardi e che abbiamo capito che ormai sono diventati soltanto strumenti di una politica clientelare quando non addirittura un modo per pagare le tangenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Avreste potuto dimezzare il numero dei parlamentari.
Potevamo interrogarci, per fare un esempio su mille, di come questo Stato può essere ristrutturato risparmiando un sacco di soldi, riflettere se serve ancora oggi avere sei organi di polizia nazionale (polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardia forestale, guardia costiera, polizia penitenziaria, più due di polizia locale: la polizia comunale e la polizia provinciale) Pag. 7che fanno tutti più o meno le stesse cose, quando invece, avviando processi di integrazione e di razionalizzazione, potevamo risparmiare miliardi e avere più sicurezza. La realtà è che non avete fatto tutto questo perché è più facile tassare i cittadini che mettere mano agli interessi forti e ben rappresentati dell'oligarchia dello Stato, dei poteri della politica, delle aziende degli enti locali, delle burocrazie civili e militari ed intere categorie di privilegiati e di foraggiati. Vi siete rifugiati ancora una volta in quella irresponsabilità di Governo che ha portato il Paese lì dove è oggi sull'orlo del precipizio. Si potevano recuperare risorse importanti dalla corruzione: è una piaga che si divora ogni anno 70 miliardi di euro di risorse pubbliche. Bastavano due piccoli emendamenti che non costavano nulla a questa manovra finanziaria per tagliare una volta per tutte l'albero della corruzione. Emendamento n. 1: il pubblico dipendente condannato definitivamente per corruzione è licenziato in tronco e, nella sua vita, farà quello che vuole ma in una pubblica amministrazione non ci metterà mai più piede! Emendamento n. 2: l'impresa che ha corrotto per avere appalti in modo illecito potrà fare nel resto della sua vita quello che vorrà, le auguriamo ogni bene, ma non farà mai più appalti con le pubbliche amministrazioni (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Ma allora dobbiamo interrogarci non tanto perché questi emendamenti non ci sono nella manovra ma perché in un Paese che brucia ogni anno 70 miliardi in corruzione non esistono ancora oggi queste norme. Interroghiamoci e c'è da riflettere sul perché questo Paese non vuole queste norme. Avremmo potuto prevedere anche un innalzamento dell'età del pensionamento delle donne - e su questo si poteva ragionare - ma non come lo avete fatto voi, strisciando nell'ombra e «fregando» i soldi che sono delle donne, che appartengono solo alle donne. Quei risparmi dovevano servire per creare finalmente un welfare per le famiglie fatto di maggiori asili nido, di un tempo pieno a scuola che corrispondesse davvero all'orario di lavoro, di una possibilità di detrarre, come in tutti gli altri Paesi civili dell'Occidente, dalle dichiarazioni dei redditi delle famiglie i costi per le baby sitter, per le badanti, per le collaboratrici domestiche; così avremmo creato nuove opportunità di lavoro, avremmo anche dato un rilancio all'economia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) invece di ammazzarla di tasse come state facendo voi.
Signor Presidente del Consiglio, c'è un ultimo reato, il più grave, del quale la riteniamo politicamente colpevole: il vilipendio internazionale della nazione italiana. Lei è diventato ormai da tempo causa di imbarazzo per il Paese a livello internazionale, la sua mancanza di credibilità è una delle cause se non la causa principale della crisi di fiducia che oggi l'Italia sconta sui mercati.
L'articolo di due giorni fa in copertina del New York Times è lo specchio fedele degli occhi con i quali ormai tutto il mondo ci giudica attraverso il giudizio che dà di lei. Voglio leggerle soltanto due passaggi. Dice il New York Times: «la nostra follia politica di americani impallidisce di fronte a questa opera buffa a luci rosse - parlano di lei - ma non dovremmo limitarci a restare a bocca aperta o a sogghignare. Il cammino dell'Italia dalla gloria al ridicolo, un cammino favorito dalle distrazioni legali e carnali di Berlusconi minaccia la stabilità finanziaria dell'intera Europa e non va a beneficio di nessuno».
E allora, signor Presidente del Consiglio, se non vuole che, oltre alla nostra qui oggi condanna, si aggiunga anche quella più grave e definitiva della storia che la ricordi come la peggiore calamità mai abbattutasi su questo Paese, compia un gesto di rispetto verso 60 milioni di italiani che lavorano, faticano, studiano, danno l'anima per tirare avanti e si dimetta. Dia la possibilità a questo Paese di guardare avanti e di ricominciare a sperare (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).
MASSIMO DONADI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sappiamo quanto forte sia la sua allergia per i processi, ma oggi non possiamo proprio esimerci da metterla qui, in quest'Aula, sul banco degli imputati e leggerle la nostra sentenza di condanna perché lei è colpevole per tutti i capi di imputazione. Lei è colpevole di alto tradimento dell'interesse nazionale perché, dal 2001 ad oggi, in dieci anni, di cui ne ha passati otto al Governo, lei ha creato 500 miliardi di euro di nuovo debito pubblico, ossia un milione di miliardi di vecchie lire (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Un terzo dell'immenso e sterminato debito pubblico del Paese lo ha creato lei con i sui Governi in questi otto anni. Si rende conto della gravità di questo? Si rende conto che è lei che ci ha portato, con la dissolutezza dei suoi Governi, sull'orlo di quel precipizio nel quale oggi ci ritroviamo? Eppure lei aveva ereditato, grazie al lavoro di chi l'ha preceduta, gli interessi sul debito pubblico più bassi della storia del Paese e, grazie alla sua incompetenza, oggi quegli interessi sono nuovamente esplosi e si sono già mangiati, al momento attuale, più della metà delle due manovre che pure abbiamo approvato, visto che ogni punto in più di interessi sul debito pubblico costerà all'Italia ogni anno 19 miliardi di euro. Ma torniamo a quei 500 miliardi di euro che ha prodotto Pag. 6lei, che avete prodotto voi con questi Governi. Siete voi che più di ogni altro avete la responsabilità di questo. Con questi debiti avete affossato il Paese, avete creato le premesse della bancarotta, avete truffato la fiducia degli italiani, avete tolto la speranza di un futuro ai giovani. Per questo, noi, signor Presidente del Consiglio, per questi 500 miliardi di euro di debiti che ha prodotto lei, la giudichiamo colpevole.
Lei è anche colpevole di diserzione perché, quando la crisi si è abbattuta sulla Grecia un anno fa, invece di onorare il suo dovere di uomo di Stato, è fuggito come un disertore qualunque (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). È fuggito dalle sue responsabilità, è fuggito dalla realtà continuando a ripetere che tutto andava bene e che stavamo meglio degli altri. Il fatto di aver colpevolmente ritardato, al di là di ogni ragionevolezza, il metter mano ai conti pubblici, intervenendo molto tempo dopo tutti gli altri Paesi - e se ne faceva addirittura un vanto di questo -, è la colpa che le contestiamo ed è il crimine più grave per un uomo di Governo. Lei ha rinunciato a governare, lei ha rinunciato a decidere, lei ha rinunciato ai suoi doveri, lei ha macchiato di infamia l'onorabilità del Governo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Per questo noi la condanniamo. Lei è, infine, colpevole di menzogna plurima a danno dell'intero popolo italiano. Ha mentito sapendo di mentire quando, a giugno di quest'anno, poco più di due mesi fa, ha detto: adesso abbasseremo le tasse! Sono passati neanche due mesi e oggi lei mette la sua firma su una manovra che, sommata a quella di luglio, vale 100 miliardi di euro dei quali il 73 per cento sono tasse e arriveranno all'86 per cento quando vi saranno anche quelle degli enti locali che state strozzando. Ha mentito di nuovo, nelle ultime settimane, raccontando agli italiani che questa era l'unica manovra possibile per riportare il nostro bilancio in pareggio. Ma che menzogna spudorata! Se lo Stato spende più di quello che incassa, la soluzione non è di incassare di più alzando le tasse, ma di spendere di meno (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Paesi come Irlanda, Portogallo, Spagna, Inghilterra, hanno tutti approvato manovre che vanno nella stessa direzione, ossia ridurre di molti punti nei prossimi anni la loro spesa pubblica. Noi facciamo l'opposto, tassiamo sempre di più per poter continuare a spendere indisturbati come prima. Eppure proprio qui vi erano le condizioni per una manovra fatta tutta di risparmi visto che già oggi i soldi dei cittadini finanziano uno Stato sprecone ed inefficiente, un elefante obeso che produce più burocrazia che servizi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Uno Stato che foraggia una partitocrazia affamata di sempre più posti e sempre maggiori spese e che ha ormai perso completamente il senso del limite e il senso del bene comune.
Avreste potuto abolire le province e, invece, le volete trasformare in province regionali raddoppiandone il numero. Avreste potuto abolire quella selva di enti ed istituzioni, tra comuni e regioni, che alimentano una spesa totalmente inutile e parassitaria di miliardi di euro. Avreste potuto dare un taglio netto alle 30 mila persone dei consiglieri di amministrazione degli enti locali. Avreste potuto dimezzare il numero delle auto blu che, in Italia, è il più alto di qualunque Paese civile al mondo e ci costa 5 miliardi di euro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Avreste potuto bloccare le consulenze che ogni anno costano allo Stato 3 miliardi e che abbiamo capito che ormai sono diventati soltanto strumenti di una politica clientelare quando non addirittura un modo per pagare le tangenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Avreste potuto dimezzare il numero dei parlamentari.
Potevamo interrogarci, per fare un esempio su mille, di come questo Stato può essere ristrutturato risparmiando un sacco di soldi, riflettere se serve ancora oggi avere sei organi di polizia nazionale (polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardia forestale, guardia costiera, polizia penitenziaria, più due di polizia locale: la polizia comunale e la polizia provinciale) Pag. 7che fanno tutti più o meno le stesse cose, quando invece, avviando processi di integrazione e di razionalizzazione, potevamo risparmiare miliardi e avere più sicurezza. La realtà è che non avete fatto tutto questo perché è più facile tassare i cittadini che mettere mano agli interessi forti e ben rappresentati dell'oligarchia dello Stato, dei poteri della politica, delle aziende degli enti locali, delle burocrazie civili e militari ed intere categorie di privilegiati e di foraggiati. Vi siete rifugiati ancora una volta in quella irresponsabilità di Governo che ha portato il Paese lì dove è oggi sull'orlo del precipizio. Si potevano recuperare risorse importanti dalla corruzione: è una piaga che si divora ogni anno 70 miliardi di euro di risorse pubbliche. Bastavano due piccoli emendamenti che non costavano nulla a questa manovra finanziaria per tagliare una volta per tutte l'albero della corruzione. Emendamento n. 1: il pubblico dipendente condannato definitivamente per corruzione è licenziato in tronco e, nella sua vita, farà quello che vuole ma in una pubblica amministrazione non ci metterà mai più piede! Emendamento n. 2: l'impresa che ha corrotto per avere appalti in modo illecito potrà fare nel resto della sua vita quello che vorrà, le auguriamo ogni bene, ma non farà mai più appalti con le pubbliche amministrazioni (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Ma allora dobbiamo interrogarci non tanto perché questi emendamenti non ci sono nella manovra ma perché in un Paese che brucia ogni anno 70 miliardi in corruzione non esistono ancora oggi queste norme. Interroghiamoci e c'è da riflettere sul perché questo Paese non vuole queste norme. Avremmo potuto prevedere anche un innalzamento dell'età del pensionamento delle donne - e su questo si poteva ragionare - ma non come lo avete fatto voi, strisciando nell'ombra e «fregando» i soldi che sono delle donne, che appartengono solo alle donne. Quei risparmi dovevano servire per creare finalmente un welfare per le famiglie fatto di maggiori asili nido, di un tempo pieno a scuola che corrispondesse davvero all'orario di lavoro, di una possibilità di detrarre, come in tutti gli altri Paesi civili dell'Occidente, dalle dichiarazioni dei redditi delle famiglie i costi per le baby sitter, per le badanti, per le collaboratrici domestiche; così avremmo creato nuove opportunità di lavoro, avremmo anche dato un rilancio all'economia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) invece di ammazzarla di tasse come state facendo voi.
Signor Presidente del Consiglio, c'è un ultimo reato, il più grave, del quale la riteniamo politicamente colpevole: il vilipendio internazionale della nazione italiana. Lei è diventato ormai da tempo causa di imbarazzo per il Paese a livello internazionale, la sua mancanza di credibilità è una delle cause se non la causa principale della crisi di fiducia che oggi l'Italia sconta sui mercati.
L'articolo di due giorni fa in copertina del New York Times è lo specchio fedele degli occhi con i quali ormai tutto il mondo ci giudica attraverso il giudizio che dà di lei. Voglio leggerle soltanto due passaggi. Dice il New York Times: «la nostra follia politica di americani impallidisce di fronte a questa opera buffa a luci rosse - parlano di lei - ma non dovremmo limitarci a restare a bocca aperta o a sogghignare. Il cammino dell'Italia dalla gloria al ridicolo, un cammino favorito dalle distrazioni legali e carnali di Berlusconi minaccia la stabilità finanziaria dell'intera Europa e non va a beneficio di nessuno».
E allora, signor Presidente del Consiglio, se non vuole che, oltre alla nostra qui oggi condanna, si aggiunga anche quella più grave e definitiva della storia che la ricordi come la peggiore calamità mai abbattutasi su questo Paese, compia un gesto di rispetto verso 60 milioni di italiani che lavorano, faticano, studiano, danno l'anima per tirare avanti e si dimetta. Dia la possibilità a questo Paese di guardare avanti e di ricominciare a sperare (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.

ANTONINO LO PRESTI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi e onorevole Presidente del Consiglio assente, è trascorso poco più di un anno da quando Futuro e Libertà denunciò con chiarezza all'opinione pubblica italiana l'inadeguatezza di questo Governo a fronteggiare i tempi difficili che si sarebbero presentati e che l'ottimismo del suo Presidente non sarebbe bastato ad affrontare una crisi che era nuovamente alle porte e che solo lei, onorevole Berlusconi assente, si ostinava a non vedere, in quanto interamente assorbito dalle sue vicende personali, che ancora oggi scandiscono le sue giornate lavorative e l'agenda di Governo. Lei, Presidente Berlusconi, troppo impegnato nel praticare uno stile di vita che di fatto l'ha delegittimata agli occhi dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale, messo in contrapposizione con altre istituzioni, non ha voluto accorgersi che la nostra condizione economica e finanziaria era sull'orlo del baratro e che non bastava sorridere davanti alle telecamere per allontanare il nuovo mostro, che dopo la crisi immobiliare americana già si affacciava a minacciare l'Italia e l'Europa.
Abbiamo perso un anno dietro ad insulse polemiche con la magistratura, a conflitti verbali con gli organi di stampa, a tensioni con il Capo dello Stato. Abbiamo perso tempo ad inseguire improbabili conflitti di attribuzione, senza che venisse affrontato un solo argomento sul fronte delle riforme, se non per bloccare le azioni dei giudici nei suoi confronti. Sono rimasti inascoltati tutti gli allarmi e le proposte che Futuro e Libertà e le opposizioni hanno formulato per evitare di precipitare nella situazione in cui oggi ci troviamo, così come non sono bastati i ripetuti richiami delle autorità europee, che hanno sollecitato addirittura per iscritto l'intervento del luglio scorso.
Nel corso del dibattito parlamentare sulla manovra di appena un mese fa, quella per intenderci che il Governo da lei presieduto definì una manovra epocale, che avrebbe messo al riparo l'Italia dal rischio default, noi di Futuro e Libertà denunciammo subito l'inadeguatezza delle misure messe in campo ed il rischio che di lì a poco saremmo stati punto e a capo; avremmo cioè dovuto ricominciare, come nel gioco dell'oca, tutto da principio, perché quelle misure non sarebbero state sufficienti a dare ai mercati ed alle autorità europee le risposte alle richieste che riguardavano essenzialmente due obiettivi: quello delle riforme strutturali, che consentissero un azzeramento del deficit pubblico e di recuperare, attraverso questa operazione, risorse da destinare al sostegno della crescita economica. Fummo purtroppo facili profeti e pur tuttavia non ostacolammo quella manovra, accogliendo con senso di responsabilità l'appello del Capo dello Stato a fare presto per salvare il Paese. Dicemmo subito però che presto sarebbe stato necessario intervenire ancora, perché le misure non erano idonee e soprattutto non avrebbero ingannato i mercati, che immediatamente infatti reagirono accanendosi sui nostri titoli e proiettando il differenziale con i titoli tedeschi a livelli mai raggiunti prima. Non immaginavamo però che le nostre previsioni andassero ben oltre ciò che la cronaca, che ha accompagnato lo sviluppo di questa manovra, ci ha mostrato in tutta la sua drammaticità, a cominciare dall'incredibile e sconcertante balletto di decisioni, che duravano lo spazio di un comunicato stampa di questo o di quel Ministro, di contrordini dettati alle agenzie prima dal Ministero dell'economia e delle finanze e poi smentiti da Palazzo Chigi, di misure scritte a quattro mani dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministro Tremonti e cancellate, nello spazio di un telegiornale, dal dito medio del Ministro Bossi, quello stesso dito medio che ormai è diventato il simbolo della vostra politica (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo), di fughe in avanti di frondisti del PdL, in realtà pilotati dallo stesso Premier per ridimensionare il Ministro Tremonti, di richieste di collaborazione dell'opposizione poi archiviate dalla solita Pag. 9violenza verbale a cui ormai lei ci ha abituato e che ancora oggi ridonda nei titoli dei principali giornali. Tutto questo ha prodotto, nei fatti, una manovra che non risolve le questioni di fondo, che rimangono tutte incompiute, e che anzi avrà come prodotto finale - ed è questo che pensa il 68 per cento degli italiani - un aumento delle tasse, al di là dell'odioso balzello denominato «contributo di solidarietà», che colpisce chi già le tasse le paga.
Si tratta di una manovra che impedirà agli enti locali di fornire servizi pubblici adeguati ai lavoratori e ai cittadini più disagiati, che non potranno più godere di alcuna assistenza sociale; una manovra in cui non trova spazio un solo intervento sulle privatizzazioni, per il lavoro, per le imprese, per i giovani e per la ricerca; è una manovra che, oggi, ci costringe ad inginocchiarci davanti ai cinesi.
Avete rifiutato tutte le nostre proposte, proposte sensate, come quella sulla detraibilità delle spese familiari, o sulla certificazione dei crediti verso la pubblica amministrazione: tutte proposte sostanzialmente a costo zero.
Avete introdotto l'aumento dell'IVA, che potrà, però, avere effetti di rallentamento della crescita e avete immaginato previsioni di recupero di risorse dalla lotta all'evasione, ma per fare che cosa? Ottenere un aumento delle entrate di 100 miliardi di euro in due anni, fino al 2013, quando ci dovrebbe essere il pareggio di bilancio, per destinarne 75 a ridurre il deficit pubblico e i rimanenti 25 per finanziare un aumento di spesa corrente di 36 miliardi di euro, con un taglio di investimenti infrastrutturali di 11 miliardi di euro. Dunque, a conti fatti, nuove tasse, altro che azzeramento del deficit!
E sul fronte dei tagli alla spesa? Solo «acqua fresca»! Già sulle province vi è qualche ripensamento e avete raschiato il fondo del barile sul fronte dei tagli lineari, che hanno devastato intere categorie e settori economici.
Ma quando vi deciderete ad incidere sulle pazze spese per gli approvvigionamenti delle pubbliche amministrazioni e delle decine di enti inutili e società collegate, dove si nasconde - lì - il pozzo senza fondo degli sprechi e il vero cancro della corruzione?
L'argomento della corruzione è un autentico tabù per questa maggioranza, che tiene da un anno nei cassetti del Senato il disegno di legge, impedendo di fatto all'altro ramo del Parlamento di poterne discutere. Non finiremo mai di ripeterlo: la corruzione produce danni per 60 miliardi di euro all'anno e, insieme all'evasione fiscale, costituisce la faccia di una stessa medaglia: la medaglia di un sistema di potere che indulge di fronte a questi fenomeni in quanto, se dovesse affrontarli seriamente, metterebbe in discussione la sua stessa esistenza e sopravvivenza.
Avete affermato che la lotta all'evasione è il pilastro di questa manovra. Bene, belle parole! Ma questo pilastro su quali fondamenta poggia? Qual è l'esempio che si offre agli evasori per redimerli e convincerli a pagare le tasse? Non certo quello che avete offerto e che state offrendo in questi giorni a tutti i livelli, a cominciare dagli scandali che hanno fatto strame della legalità e del prestigio delle istituzioni, per finire con le spese pazze del Premier per i suoi svaghi privati.
Stiamo perdendo tempo prezioso con scelte incoerenti e dissennate. Questo Governo, pur di sopravvivere a se stesso, sta trascinando il Paese nel baratro. Chieda scusa ai tanti italiani onesti e vada a casa (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo e di deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Anna. Ne ha facoltà.

VINCENZO D'ANNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che sui singoli aspetti della manovra si sia già discusso abbastanza, sia sui giornali, sia nelle aule del Parlamento.
Occorre, però, oggi, in un momento di grande crisi economica, parlare chiaro al Paese ed inquadrare le reali dimensioni di una crisi: quest'ultima non è la crisi del Pag. 10berlusconismo, come qualcuno ancora una volta propone, come un modo o come una scorciatoia per dare risposte semplici a domande complesse. Si tratta, invece, di una crisi internazionale, che nasce dalla crisi dei subprime americani, dal fallimento di alcune grandi banche ed è acuita dall'attacco che gli investitori stanno facendo, dopo la Grecia, alle nazioni con un'economia più debole, come la Spagna e l'Italia.
Perché la nostra economia è più debole? Non perché è mal rappresentata, e sulla qual cosa ritornerò, ma perché la nostra nazione si porta appresso uno tra i più alti debiti pubblici nell'ambito mondiale ed europeo.
L'onorevole Donadi rimproverava al Governo in carica, o ai Governi presieduti dall'onorevole Berlusconi, il record di aver totalizzato altri 500 milioni di euro di debito. Egli dimentica, però, di dire che questi 500 milioni ne hanno incontrati altri 1.850 di miliardi di debito, che sono il triste primato (1.900 miliardi di euro), che rappresenta circa il 120 per cento del PIL della nostra nazione.
Per farci capire da chi ci ascolta dobbiamo dire che il debito pubblico equivale ad un debito di 30.724 euro per ogni italiano, inclusi i neonati e gli ultracentenari, ovvero un debito di 80.327 euro per ogni occupato, per ogni lavoratore. Si tratta di un indebitamento che, al netto, è il 4,6 del nostro prodotto interno lordo, ma, soprattutto, lo dico ai critici, in questa nazione vi è un saldo primario, nel 2010, cioè un saldo tra le entrate e le uscite al netto dei 70 miliardi di euro di interessi che si pagano, che è negativo, di meno 0,5 per cento. Ciò significa che o si affrontano i nodi strutturali e si taglia e si riforma questo Paese, si fanno le liberalizzazioni e, veramente, si realizza un'economia di mercato, per quanto sociale, o passeremo da un pannicello caldo ad un altro, senza dare risposte in grado di risolvere questo problema.
E questo debito da dove viene? Ho sentito poc'anzi l'onorevole La Malfa fare l'esegesi del debito: credo che quando facevo il professionista a casa mia lui faceva il Ministro nei Governi che dal 1982 ad oggi hanno prodotto questo debito (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio e di deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Erano i Governi della unità nazionale, erano i Governi dell'arco costituzionale, erano i Governi della non sfiducia, erano i Governi dell'alternativa e delle convergenze parallele, erano, caro La Malfa, i Governi delle alchimie, che facevano leva sulla spesa pubblica e che vedevano concordanti e consenzienti - forse te, in una dimensione di voce critica ma clamante nel deserto -, ma che facevano leva sulla spesa pubblica, che è lo strumento che è stato usato in questa nazione per conferire prebende e benefici ai contemporanei addossandone il costo ai posteri che, come tali, non votato e non protestano.
Detto tutto questo, occorre aggiungere che non vi è il problema della manovra, del «taglia di qua» o «taglia di là»: questa nazione è arrivata al redde rationem, non è più possibile governare facendo leva su politiche keynesiane; non è più possibile che i Ministri dell'economia indulgano ancora in soluzioni cripto-socialiste; non è più possibile che i politici di questo Paese, come dice Ferdinando Adornato, altro non siano votati che ad un «andreottismo» delle coscienze, per i quali i provvedimenti sono buoni o sono sbagliati a seconda se si è dalla parte del Governo o dalla parte dell'opposizione.
Poiché qualcuno in questi giorni affacciava anche i timori di una speculazione dettata dai cosiddetti speculatori: in un'economia libera gli speculatori non esistono, non esistono i complotti plutocratici e giudaici di antica memoria, esistono gli investitori, esistono i fondi pensione, esistono gli hedge fund, esistono i fondi comuni di investimento, ai quali concorrono piccole aziende e privati cittadini. Questi fondi comprano titoli di Stato o altri beni in quelle economie che sono in grado di garantire gli investimenti; e noi siamo una nazione derelitta, ancora cripto-socialista, ancora piena di partecipazioni statali, con uno Stato che continua a Pag. 11fare l'imprenditore e con una sanità allo sfascio in cui la pubblicità del servizio viene contrabbandata per la statalità della gestione.
Siamo una nazione dove non esistono dei veri momenti concorrenziali tra pubblico e privato e non esiste la terzietà delle istituzioni che devono controllare l'efficienza dei servizi e l'economicità degli stessi.
Allora vedete, stare qui a dire che il New York Times ha detto questo o ha detto quello, mi sembra una barzelletta. Farò in modo di mandare alla redazione del New York Times gli atti parlamentari dei discorsi dell'onorevole Donadi, in modo che il New York Times possa veramente capire quanto basso sia il livello che la politica ha raggiunto in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio).
E, se vogliamo, potremmo dire al New York Times che i Governi americani hanno «tenuto bordone» alle politiche di spesa nel momento in cui l'Italia aveva un ruolo di cerniera, quando al di là della cortina di ferro c'erano attacchi alla libertà e alle istituzioni liberali e democratiche.
Se errore c'è stato da parte di Berlusconi, è stato quello di non aver fatto Berlusconi, ossia di non aver fatto quelle riforme che i professionisti, gli imprenditori e gli onesti cittadini chiedono: la riforma del pubblico impiego, la riforma della sanità, la fuoriuscita dello Stato dalle industrie decotte e dalle partecipazioni statali, la creazione di un sistema che smantelli il catto-comunismo ideologico sul quale si è costruita un'Italia spendacciona che dal 1982 ad oggi ha prodotto circa 1904 miliardi di euro di debito.
Ed allora, come gruppo di Popolo e Territorio, non possiamo che dare la nostra fiducia a questo Governo. Gliela diamo condizionatamente però e gliela diamo con la speranza che in questo ultimo scorcio di legislatura il nostro Presidente del Consiglio si liberi dai manutengoli e dai cortigiani reggicoda, ritorni all'originale principio dei Martino, dei Pera, dei Colletti, di quella rivoluzione liberale che ha consentito all'Italia che produce e all'Italia che paga le tasse di riconoscersi in un leader e in un'idea di libertà e di progresso, sia sociale, sia politica, sia economica.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

VINCENZO D'ANNA. Alla fine votiamo sì al Governo Berlusconi, chiedendo a Berlusconi di fare una sola cosa: realizzare ciò che ha promesso, mettendoci in grado di continuare a seguirlo lunga la strada che egli ha indicato (Applausi dei deputati del gruppo Popolo e Territorio e di deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.

GIAN LUCA GALLETTI. Signor Presidente, colleghi, siamo in pericolo, il nostro Paese è in pericolo. L'errore più grave che potremmo fare in questo momento è semplicemente dare la colpa alla crisi finanziaria internazionale, oppure sposare l'improbabile teoria del complotto: potenze straniere che tramano contro l'Italia.
Non ammettere che, invece, esiste all'interno della crisi finanziaria globale un problema tutto italiano sarebbe un errore davvero imperdonabile. Non siamo in pericolo per caso e siamo più in pericolo degli altri Paesi europei. Per troppo tempo, colleghi della maggioranza e del Governo, ci avete fatto credere che le cose andavano, tutto sommato, bene.
Vi ricordate? I conti del Paese erano sotto controllo, alla fine saremmo usciti dalla crisi senza neanche tanti sacrifici. Il Presidente del Consiglio amava dire: «Usciremo dalla crisi senza mettere le mani nelle tasche degli italiani», oppure come non ricordare le parole del Ministro Tremonti che ancora a giugno di quest'anno diceva (testualmente): «Nessuna correzione dei conti pubblici per il 2011 e neanche per il 2012; quello che abbiamo fatto è sufficiente».
Chi, come noi, osava in quei momenti contraddirvi, veniva bollato da voi come Cassandra, iettatore, incompetente.

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Noi non siamo contenti di aver avuto ragione, anzi, però vi dobbiamo dire con onestà che purtroppo abbiamo avuto ragione. È arrivato il momento della verità. Nel giro di due mesi le Borse italiane hanno perso molti punti e progressivamente gli spread dei titoli italiani, rispetto a quelli tedeschi, sono arrivati ad un livello molto pericoloso. A noi in questo momento non interessa la polemica, interessa l'analisi per capire dove avete sbagliato. Avete sbagliato pensando di poter risolvere tutto con qualche taglio lineare ai conti dello Stato e puntando su riforme improbabili, come quelle del federalismo fiscale.
Io voglio dire una cosa ai colleghi della Lega sul federalismo fiscale. So che tra qualche giorno andrete sul Po a fare i vostri riti; fatene uno, il funerale del federalismo fiscale, perché il federalismo fiscale con questa manovra è morto, e non lo diciamo noi, lo dicono i vostri governatori delle regioni (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Dunque, la sottovalutazione del problema e la vostra ostinata pervicacia nel fare spot elettorali al posto delle riforme strutturali vi ha costretto oggi a fare una manovra correttiva emergenziale che aumenta le tasse dell'86 per cento. L'86 per cento della manovra è fatto di nuove tasse, se ci mettiamo dentro anche gli aumenti che gli enti locali dovranno fare a seguito dei tagli che hanno avuto. Guardate che stiamo parlando di tasse che, in particolare, colpiscono le fasce più deboli della popolazione e le famiglie con figli.
Mi riferisco, ad esempio, all'IVA. Vi è chiaro che l'IVA colpisce di più chi ha una capacità di spesa minore rispetto agli altri? Con la Robin tax non avete inventato nulla di nuovo, anzi cambiamogli nome! Non colpiamo le aziende energetiche. Le aziende energetiche che agiscono in regime di monopolio scaricheranno quel miliardo e 800 milioni di euro sulle bollette energetiche delle famiglie e delle imprese italiane. Stiamo parlando di addizionale IRPEF. Non devo spiegarvi io che l'addizionale IRPEF trasforma un'imposta progressiva in proporzionale e colpisce in particolare i redditi più deboli. Stiamo parlando delle tasse e delle tariffe dei servizi locali. Ma chi pensate che le paghi le tariffe dei servizi locali? Babbo Natale? Stiamo parlando di asili nido, di refezione scolastica. Stiamo parlando di quelle famiglie che assistono gli anziani e che hanno bisogno dell'assistenza domiciliare. Noi, per ringraziare le famiglie di quello che hanno fatto in questa crisi economica, invece che introdurre il quoziente familiare, le tassiamo ancora di più (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).
Insomma, questa è una manovra debole con i forti e forte con i deboli. Ancora una volta non avete avuto il coraggio di fare le vere riforme strutturali. Ma, scusate, vi chiedo che fine hanno fatto i tagli ai costi della politica. Avete scritto cinque versioni della manovra; quasi quasi vi preferivamo quando ne scrivevate una in tre minuti, non ora che ne scrivete una ogni tre minuti. Man mano che ne scrivevate una nuova, c'era qualche taglio in meno alla politica e qualche tassa in più per i cittadini. Così è sparita la soppressione delle province più piccole, rimandando tutto ad un'improbabile legge costituzionale, sono diminuiti i tagli all'indennità dei parlamentari che svolgono il doppio lavoro, è sparita la soppressione degli enti che voi stessi avevate definito, nella prima stesura, inutili. Sia chiaro agli italiani una cosa però, ossia che non è stato il Parlamento a cambiare nella manovra le norme sui costi della politica, ma il Governo e la sua maggioranza. Non addebiterete a noi la pantomima sui costi della politica (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).
Ve lo diciamo con chiarezza, l'Unione di Centro è per la riduzione del numero dei parlamentari, per l'abolizione immediata delle province più piccole e per ridurre in maniera più consistente le indennità dei parlamentari che hanno un altro lavoro oltre quello di parlamentare. Questo deve essere chiaro a tutti gli italiani. Pag. 13
Noi con responsabilità le proposte ve le abbiamo sottoposte, vi abbiamo chiesto più coraggio sulle pensioni nell'ambito però di un grande patto generazionale. Fermo restando i requisiti dei 65 anni di vecchiaia e dei 40 anni di anzianità, vi abbiamo chiesto di tagliare il sistema delle quote che permette oggi ancora a 170 mila italiani all'anno di andare in pensione a 58 anni. Anche a me piacerebbe andare in pensione a 55 anni, ma non ce lo possiamo più permettere.
Noi dobbiamo destinare queste risorse, nell'ambito di un grande patto generazionale, ai nostri figli, a farli entrare nel mondo del lavoro in maniera più facile ed assisterli (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo). Non voglio appartenere ad una generazione che lascia un mondo peggiore ai propri figli di quello che ha ereditato dai propri genitori.
Vi abbiamo chiesto più coraggio sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, nelle banche, nelle assicurazioni, nelle professioni. Vi abbiamo chiesto più coraggio sulla crescita. Ministro Tremonti, non si può liquidare il tema della crescita del Paese che manca completamente da questa manovra semplicemente dicendo: «Faremo poi un tagliando sulla crescita». Un Paese che aumenta le tasse e non la produzione è destinato al fallimento e produce solo disoccupazione.
Se non diamo immediatamente - subito, non fra qualche mese - segnali di novità e non recuperiamo la credibilità, la Francia, la Germania e la BCE si sostituiranno a noi nei processi decisionali che riguardano la nostra economia. Abbiamo una via di uscita, guardiamo che cosa hanno fatto gli altri Paesi. C'era una nazione che stava peggio di noi, la Spagna, con un tasso di disoccupazione doppio rispetto al nostro e che certo non può competere con l'Italia. Per farvi un esempio, noi abbiamo un'industria manifatturiera tra le più forti del mondo. Siamo il secondo Paese esportatore in Europa. Siamo più forti strutturalmente della Spagna. In quel Paese, però, il Presidente Zapatero ha ammesso di non essere in grado di gestire la situazione. Ha indetto elezioni anticipate escludendo una sua ricandidatura e ha chiesto uno sforzo di unità nazionale con la collaborazione di tutte le opposizioni. È successo che, oggi, la Spagna sta meglio dell'Italia.
Mi rivolgo a tutti, maggioranza e opposizione: questo non è più il momento di far prevalere i piccoli interessi di parte, ma gli interessi generali del Paese. Ognuno deve essere disponibile a rinunciare ad una parte della propria sovranità e del proprio potere. Noi vi proponiamo un passo indietro per farne compiere uno in avanti all'Italia, un Governo non tecnico, ma politico e di responsabilità che coinvolga tutte le forze migliori del Paese riformiste e moderate presenti sia nel Partito Democratico che nel Popolo della Libertà.
Per concludere, il Presidente della Repubblica ci ha detto una frase molto semplice, ma che penso unisca tutti noi e il Paese: «Ce la possiamo fare e ce la dobbiamo fare». Credo che, se saremo uniti, ce la possiamo fare e, anzi, ce la dobbiamo fare (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo e di deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Reguzzoni. Ne ha facoltà.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Signor Presidente, ministri, colleghi deputati, se siamo qui in quest'Aula a votare la fiducia al Governo sulla manovra è perché il pressing dei mercati e la crisi internazionale sono tali che non potevamo perdere un minuto di più. Abbiamo responsabilmente risposto al bisogno del Paese che - vogliamo ricordarlo - meglio di altri ha saputo affrontare le turbolenze della difficilissima congiuntura economica internazionale.
Abbiamo saputo tenere i conti in ordine e non è facile. Sono i numeri che lo dimostrano. Il nostro deficit è migliorato molto più di quanto hanno saputo fare gli altri Paesi. Sono i numeri che parlano e Pag. 14non le chiacchiere. Il pareggio di bilancio, che soltanto qualche mese fa sembrava un'utopia, oggi è realtà (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Il pareggio di bilancio significa smettere, per la prima volta dopo quasi un secolo, di accumulare debiti. È una questione di correttezza innanzitutto per le generazioni future che quei debiti saranno costretti a pagare. Sappiamo che questa manovra è pesante. È una medicina amara, che però serve per curare e fermare una malattia. Dobbiamo avere anche l'onestà di dire ai cittadini che non potevamo fare diversamente: non farlo, avrebbe significato aprire la via del fallimento vero e proprio del Paese.
Ci dispiace constatare che, nonostante tutto, l'opposizione ha continuato e continua tuttora a suonare la stessa identica musica: mandare a casa il Governo anche a costo di mettere sul lastrico le nostre famiglie e le nostre imprese. Ma vi siete chiesti che cosa succederebbe se non passasse questa fiducia oggi? Avete fatti i conti di che cosa costerebbe alle nostre famiglie, ai nostri pensionati, alle nostre imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)? Il vostro è un atteggiamento irresponsabile e opportunista. Siete pronti a tutto pur di eliminare l'avversario. Non importa se il Paese può andare a rotoli.
Noi, invece, abbiamo il dovere di considerare il bene di tutti i nostri cittadini e di votare convinti a sostegno di questa fiducia.
Presidente Donadi, che si riempie la bocca, attendiamo voi dell'Italia dei Valori alla prova dei fatti. Le province e i comuni che sono amministrati dalla Lega hanno oltre il 50 per cento di raccolta differenziata e smaltiscono i rifiuti a casa loro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Il vostro sindaco di Napoli, invece, è capace solo di chiedere soldi, assistenzialismo e di portare i rifiuti in Germania (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Sono questi gli sprechi su cui intervenire e gli incapaci devono andare a casa (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Nel merito della manovra, non voglio esprimermi aggiungendo il mio sproloquio ai troppi che si sono sommati in questi giorni. Ma, potevamo fare qualcosa di meglio? Certo, è sempre possibile fare qualcosa di meglio, ma la Lega è stata vigile, presente e determinata, difendendo i propri interessi. Le pensioni, innanzitutto, che percepiscono i nostri anziani, come abbiamo sempre detto, e di questo siamo soddisfatti. Ci piacciono anche i tagli ai Ministeri e il contributo di solidarietà che è a carico di noi parlamentari. Abbiamo fatto il possibile anche per ridurre il taglio agli enti locali, ai comuni sui quali non era giusto ricadesse tutto il peso della manovra, soprattutto su quei comuni virtuosi che sono stritolati dal Patto di stabilità interno e che non possono spendere quanto hanno in cassa. E dobbiamo ... (Dalle tribune del pubblico viene esposto uno striscione recante la scritta: «basta Lega, basta Roma, basta tasse»).

PRESIDENTE. Attenda, onorevole Reguzzoni (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Prego di togliere immediatamente quello striscione!
Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 12,25, è ripresa alle 12,26.

PRESIDENTE. Riprendo la seduta. Prego, onorevole Reguzzoni.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Evidentemente, quello che dico dà fastidio a molti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Ma noi andiamo avanti, perché siamo convinti di avere dalla nostra, come dimostrano anche i recenti fatti di cui parlerò, il senso non soltanto del consenso ma della storia. Pag. 15
Dobbiamo andare avanti in questa direzione perché non è possibile che i comuni, che hanno soldi in cassa, non li possano spendere. Quindi, avanti con la revisione del Patto di stabilità interno, con la riforma del fisco, con la riforma tributaria, con la riforma costituzionale e con la riduzione del numero dei parlamentari. Avanti con la semplificazione e la sburocratizzazione, le liberalizzazioni e la difesa della nostra produzione. Sono questi gli obiettivi che dobbiamo centrare e non esiste altra via d'uscita.
Inoltre, vi è una cosa che ci preoccupa molto. È di questi giorni, infatti, la notizia di un probabile aumento della partecipazione della Cina al debito pubblico italiano. Signor Presidente, però faccio fatica a proseguire perché si verificano, sempre in concomitanza degli interventi dei membri del gruppo della Lega, fatti che sono incresciosi e che sfuggono, chissà come mai, al controllo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Invito i colleghi a consentire all'onorevole Reguzzoni di svolgere il suo intervento. Prego, onorevole.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Anche perché il mio intervento è uno dei più brevi e sto già avviandomi alla conclusione, perché non servono tante chiacchiere. Servono i numeri e i fatti, quelli che non siete capaci voi di produrre (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
La notizia, quella che ci preoccupa molto - e di questo chiedo al Ministro Frattini, che è in Aula, di prendere atto -, è relativa ad un probabile aumento della partecipazione della Cina al debito pubblico italiano. Questo non ci piace. Non permetteremo che dopo aver concesso loro di invadere il nostro mercato (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)... Evidentemente qualcuno ha interessi, quando si parla della Cina, a fare rumore, sempre da quella parte dell'emiciclo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Non permetteremo che dopo aver concesso loro di invadere i nostri mercati con prodotti falsi, a volte nocivi della salute e dannosi per la nostra economia, adesso ci tengano in pugno anche mettendo le mani sui nostri risparmi.
I cinesi, grandi amici del vostro Prodi, ci hanno portato via le aziende e i posti di lavoro e ora, con i nostri soldi, vogliono impadronirsi di tutto il Paese. Ebbene, sono certo che non saremo così ciechi da svendere anche la parte buona, quella più importante, che è il valore costituito dai nostri operai, dalle nostre imprese e dal nostro know-how.
L'ultimo discorso in quest'Aula lo conclusi dicendo che era necessario passare dalla difesa all'attacco e che il Governo deve riprendere immediatamente il cammino delle riforme liberali e federaliste. Adesso dobbiamo pensare allo sviluppo, alla crescita. Raggiunto il pareggio di bilancio, dobbiamo tornare a guardare con grande ottimismo al futuro, è il momento giusto ed è anche l'ultima occasione, non ci sarà una seconda possibilità. Andiamo avanti, ammoderniamo il Paese e non ascoltiamo quelli che sanno solo dire no, solo conservare e solo opporsi a qualsiasi riforma. Andiamo avanti e facciamo un Paese libero e federale (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania e di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltroni. Ne ha facoltà.

WALTER VELTRONI. Signor Presidente, oggi è un tempo speciale, per molti versi drammatico, una di quelle stagioni difficili che raramente per fortuna si presentano a chi ha responsabilità politica. Oggi tutto è a rischio, oggi in discussione c'è davvero il futuro del nostro Paese e il futuro dell'Europa, la più grande costruzione politica del dopoguerra, che ha bisogno di diventare presto, in questa crisi spaventosa, gli Stati Uniti d'Europa, il progetto che Altiero Spinelli sognò mentre Pag. 16bruciavano Coventry e Dresda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ogni giorno il Paese si impoverisce, per anni in ogni famiglia italiana si è salito, con fatica e sudore, con talento e creatività, un gradino sociale nella certezza che i nostri figli avrebbero vissuto meglio di noi. Ora non è più così, e l'insicurezza di milioni di ragazzi italiani che studiano per prendere una laurea e finiscono a 600 euro al mese, non tutti i mesi, in un call center è il paradigma del rischio di declino di una grande nazione.
Giorgio Napolitano ha fatto riscoprire all'Italia l'orgoglio della sua storia e della sua identità, e mentre i Ministri deridevano il tricolore quell'uomo, figlio del tempo del dolore e della speranza italiana, ha ricucito il senso e la dignità del nostro essere figli di questo meraviglioso Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
All'Italia che assiste sgomenta alla crisi inedita di questi giorni non abbiamo il diritto di riservare in quest'Aula le parole di un comizio, troppo facili e troppo ovvie. Penso che il Governo e in particolare il Presidente del Consiglio abbiano responsabilità davvero storiche, so bene, perché non sono un fazioso, che oggi nessuno è al riparo da una condizione generale dell'Occidente che ha un nome che fa venire i brividi: si chiama recessione, la crisi della produzione e dei consumi. Quella parola nel Novecento ha significato tragedie sociali e umane, non dimentichiamolo mai.
Non sono quelli che viviamo giorni della cronaca ma giorni della storia, per questo voglio rivolgermi con rispetto a voi, donne e uomini della maggioranza che da più di tre anni guida questo Paese, con rispetto ma con schiettezza, che spero apprezzerete. Cosa serve all'Italia ora? Serve che prosegua il balletto delle manovre, un, due, tre, quattro, cinque, che si è svolto sotto gli occhi attoniti della comunità internazionale e dei cittadini? Serve che si continui lo spettacolo inverecondo delle divisioni e dei veti, del dito medio indicato a chi parla di riforma delle pensioni, con i gruppi e le fazioni della maggioranza che si scannano, con il Presidente del Consiglio che dice che il suo Ministro dell'economia e delle finanze rievoca, combattendo l'evasione fiscale, i tempi dello stalinismo? Serve che il Governo si scagli contro quei sindaci, anche di centrodestra, che protestano per scelte che peggioreranno la qualità sociale della loro comunità? Serve una coalizione che ha iniziato la legislatura invocando i dazi contro la Cina e ora la cerca affannosamente per vendere patrimonio o debito? E serve che in sedi internazionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) Berlusconi chiami criminale - lo ha detto ieri l'onorevole Casini - un'opposizione che in poche ore ha consentito l'approvazione di due manovre che non condivide radicalmente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?
Cosa avrebbe detto se fosse accaduto quello che successe in quest'Aula qualche anno fa, con la legge finanziaria che consentì l'entrata nell'euro, quando proprio Berlusconi allora capo dell'opposizione fece abbandonare l'Aula mettendo a rischio quella scelta storica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)?
Dobbiamo uscire da questa crisi e dobbiamo uscirne più forti come italiani; tutti sapete - e lo dite - che la corsa non di un Governo, ma di una lunga fase politica durata quindici anni è finita, lo hanno detto le elezioni e lo dicono quei sondaggi che un tempo venivano tanto citati e oggi tanto nascosti. Lo dice la stampa internazionale, gli osservatori e la crescente freddezza dei nostri partner europei, lo dicono i mercati che sono un termometro importante della stabilità e affidabilità di un Paese.
Il Presidente del Consiglio può anche pensare, come ripete in modo sempre più astioso e stanco, che sia un complotto ordito da non so chi, ma mente a se stesso e ricorda la storia immaginaria dell'uomo che imbocca l'autostrada nel senso sbagliato e sente la radio che lancia l'allarme dicendo: «attenzione, un uomo ha imboccato l'autostrada contromano», e commenta con se stesso: «sì, uno, saranno mille». È il Presidente del Consiglio che è Pag. 17contromano, non il resto del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
È per questo che è giusto che guidi qualcun altro il nostro Paese e riporti l'auto nella corretta direzione. È già capitato nella storia italiana che le forze politiche, chi aveva vinto e chi aveva perduto le elezioni, si rendessero responsabilmente conto che vi sono dei momenti in cui vi è bisogno di qualcosa di più, e questo qualcosa di più ha una luce che lo illumina e lo definisce: si chiama interesse nazionale.
La dignità di un uomo politico e di Stato si vede non quando assume potere e responsabilità, ma quando capisce che la sua permanenza può nuocere alla forza e al futuro del proprio Paese e ne trae le conseguenze. Quanto più si è governato scambiando mezzi e fini, quanto più è apparso che gli interessi privati fossero prevalenti su quelli generali del Paese, tanto più, in un momento così difficile, si è chiamati a rispettare le ragioni della collettività e della nazione.
Fare un passo indietro, senza chiedere contropartite, è un atto di dignità politica e personale, che non potrebbe, come tale, che essere apprezzato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Non farlo è un atto di arroganza e di egoismo. Voglio dirlo chiaramente: abbiamo bisogno, e subito, di un nuovo Governo, di una soluzione che restituisca al Paese serenità e prestigio internazionale, senza vincitori e vinti, ma con una sola stella polare: il bene degli italiani.
L'improvvisazione con la quale si è affrontata questa crisi, prima negata e poi subita, non si può protrarre in questi tempi così eccezionali. Abbiamo bisogno di un Governo con un'ampia base parlamentare, non un ribaltone e nemmeno la miseria, che oggi va in scena, delle maggioranze fatte di transfughi e di paura; di un Governo guidato da una persona che in Europa sia rispettata ed ascoltata e possa parlare a nome dell'intero Paese, come fece Alcide de Gasperi al tempo della ricostruzione.
Continuando invece così, nella totale sfiducia che accompagna, in questo momento, il nostro Governo, saremo costretti a nuove manovre, in una spirale concitata che ha già fatto tanto male ad un Paese amico come la Grecia. Bisognerà, invece, fare scelte radicali e profonde, e tutti, nessuno escluso, dovranno caricare sulle proprie spalle il fardello della verità sulla situazione del Paese e la responsabilità delle decisioni conseguenti.
Né la maggioranza può continuare a negare l'evidenza di una svolta necessaria, né l'opposizione si può sottrarre all'assunzione di oneri e responsabilità pesanti. Tutti, per l'Italia, abbiamo bisogno di dimostrare che la politica può essere la forma più alta di «disinteresse» e di coraggio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), altrimenti non ci si lamenti per quella che viene chiamata l'antipolitica.
Ciò che la genera è la rissosità e l'inconcludenza di un sistema che appare troppo pesante e lento a fronte della rapidità dei mutamenti strutturali. L'antipolitica nasce se si varano tre Commissioni bicamerali e se ne ignorano i risultati, nasce se chi decide sembra pensare a sé, mentre intorno tutto è scosso e tutto vacilla. L'antipolitica nasce se nella politica crescono malaffare e criminalità, se la legalità è considerata un fastidio e i poteri terzi un'anomalia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico); l'antipolitica nasce quando vi è un Governo senza potere e un Parlamento senza capacità di controllo. La politica e la partecipazione sono l'unico strumento che abbiamo per evitare che la crisi diventi rischio di frattura nel tessuto sociale e civile del Paese.
E quando sento che viene proposto come soluzione, gridata proprio sabato scorso nella Piazza di Montecitorio, di chiudere il Parlamento, mi viene in mente l'ultimo discorso che da quello scranno tenne Giacomo Matteotti, per difendere la libertà e la democrazia nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo).
Non di altre manovre abbiamo bisogno, non di annunci improvvisati, ma di respiro lungo. Vorrei dire con una frase: meno Pag. 18manovre e più riforme. Abbiamo bisogno che si affrontino con senso di equità la riforma delle pensioni e quella del lavoro; non l'inutile e ideologico articolo 8, ma un nuovo patto con le parti sociali, che abbia al centro la fine della precarietà, una nuova stagione di lavoro femminile e una maggiore produttività diffusa, perché l'Italia ha bisogno di crescita, di innovazione, di tecnologia, di sapere che si accompagna al rigore.
L'Italia ha bisogno di lavoro e di impresa e sbaglia chi, ancora, non capisce che è il tempo di una grande alleanza dei produttori per la crescita e l'equità.
Bisognerà proporsi di dare un colpo serio al debito che ci taglia le gambe e ci succhia futuro. Come ha detto Bersani: riforma radicale della pubblica amministrazione e valorizzazione del patrimonio pubblico. E poi, dimezzamento dei parlamentari, differenziazione delle due Camere, alleggerimento della macchina politica per avere una democrazia che funziona.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Veltroni.

WALTER VELTRONI. E poi chiedere a quel 10 per cento del Paese, che possiede il 48 per cento del patrimonio, di contribuire.
Voi vi siete accaniti nei vari tentativi di manovra contro chi paga le tasse, ma lo scandalo di questo Paese è che solo il 2 per cento dichiari più di 74 mila euro. Lo scandalo italiano è l'evasione fiscale, come lo è il fatto che si accetti, come un male incurabile, che le mafie succhino al PIL 150 milioni di euro.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Veltroni.

WALTER VELTRONI. Ho concluso, signor Presidente.
Non manovre, riforme. Subito un Governo con un ampio sostegno parlamentare che possa affrontare l'emergenza e compiere le scelte più dolorose. È quello che fecero, con successo, Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi.
Giriamo pagina, facciamolo insieme. Cambiamo la legge elettorale che tutti aborriamo e poi si confrontino alle elezioni schieramenti fondati su omogeneità politica e programmatica.
Non siamo un Paese «di schifo», onorevole Berlusconi, siamo una grande e coraggiosa comunità. Dimostri di amare l'Italia, che con lei è stata sin troppo generosa, e faccia un passo indietro.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Veltroni.

WALTER VELTRONI. Il Paese lo apprezzerà e comincerà per tutti un tempo nuovo (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo e Misto - Alleanza per l'Italia - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, voglio innanzitutto ricordare all'onorevole Galletti che, se si deve riformare lo Stato, superando le province e riducendo il numero dei parlamentari, se la cosa non si vuole fare in modo, diciamo così, estemporaneo, necessariamente si devono fare delle riforme costituzionali (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), perché il numero dei parlamentari e le province stanno nella Costituzione e, quindi, dalla Costituzione, attraverso una riforma costituzionale, tutto va regolato in modo diverso.
Aggiungo anche che, qualora la sinistra non avesse fatto un referendum nel 2006, la riduzione del numero dei parlamentari noi già la avremmo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Però, voglio anche aggiungere due cose. Una riguarda il passato, l'altra riguarda il presente. Quella che riguarda il passato è determinata dal fatto che non potete rivolgere a noi delle accuse contraddittorie. Vi è un'accusa per cui noi avremmo sottovalutato la situazione e vi è un'altra Pag. 19accusa per cui vi sarebbe stato un eccesso di rigore nella politica economica fatta dal Governo. O l'una o l'altra: dovete scegliere. Nella polemica, non potete sommare entrambe.
Aggiungo anche che vi è stato qualcuno, l'onorevole Bersani, che in quella fase proponeva di finanziare la crescita con un punto di PIL in deficit (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Se avessimo seguito questo suggerimento oggi saremmo nella stessa situazione della Grecia (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Dal 2008 ad oggi, in effetti, noi viviamo una crisi di fondo, per certi aspetti epocale. Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome, noi ci troviamo di fronte a questo paradosso, e cioè che, dopo il crollo del comunismo, oggi viviamo una crisi profonda del capitalismo, il che, evidentemente, non vuole dire parlare di crollo, ma vuole dire misurarsi con una situazione gravissima. Ecco, in una situazione di questa importanza, di questa gravità, la sinistra italiana dovrebbe misurarsi, innanzitutto, con questo elemento di fondo.
Ma, al di là dei toni usati oggi dall'onorevole Veltroni, per voi, in effetti, tutta la colpa di ciò che sta accadendo ha un nome e si chiama Berlusconi. E, in effetti, voi siete paradossalmente passati dal marxismo e dall'anticapitalismo allo scalfarismo e all'antiberlusconismo viscerale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), ma questo vi porta fuori strada.
In effetti, noi ci misuriamo con una situazione in cui sono entrate in crisi entrambe le due grandi intuizioni e le conseguenti politiche economiche, che hanno caratterizzato l'Occidente. Da una parte era la linea del compromesso socialdemocratico, del welfare e del keynesismo, che si fondava su più spesa pubblica e più pressione fiscale. Questa operazione, che ha dato anche dei suoi frutti straordinari e grandiosi, poi ad un certo punto si è essiccata e si è tradotta in dirigismo, in statalismo, in aumento del debito pubblico. Ed è successo, allora, nella dinamica dell'Occidente, che sono subentrati gli spiriti animali del capitalismo ed hanno espresso una linea tutta diversa, quella del thatcherismo e del reaganismo, e anche questo ha rappresentato un momento di grande importanza e di grande significato. Anche qui, però, si è sovrapposta ad un certo punto, su questi spiriti animali così forti, una finanziarizzazione selvaggia e senza regole, che è una delle ragioni della crisi con la quale noi ci stiamo misurando.
Il 14 settembre 2008, data del fallimento della Lehman Brothers, ha un significato altrettanto importante come l'11 settembre 2001. Sono due date che scandiscono un dramma politico, economico, sociale e culturale. A tutto ciò si è risposto, da parte degli USA, con l'immissione di enormi dosi di liquidità per salvare le banche, non accompagnata da un analogo impegno di regolamentazione dei mercati. Nello stesso tempo la finanza speculativa ha iniziato a portare un attacco all'euro, perché l'euro è sempre stato visto con grande ostilità.
Questo attacco all'euro, a partire dai Paesi più deboli o più esposti sul terreno del debito, sta facendo leva anche sulla contraddizione di fondo dell'Europa: l'esistenza di una moneta unica e di tante politiche economiche diverse, alcune espansive ed altre restrittive, e quindi di una profonda asimmetria. Di qui la catena di destabilizzazioni che non sta risparmiando nessuno: la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, poi l'Italia, la Francia e, per certi aspetti, la Germania. Quest'ultima ha un problema politico di fondo, nello scontro fra gli europeisti e gli isolazionisti, quello di fare i conti con il resto dell'Europa oppure di abbandonare a se stessa l'Europa compiendo però una scelta miope, perché tutto si tradurrebbe in una crisi che finirebbe col colpire anche la Germania.
Orbene, di fronte a tutto ciò, ad una crisi globale del capitalismo ed ai suoi riflessi sia sull'USA, sia sull'Europa, la nostra situazione è paradossale. Cosa fa la sinistra italiana? Essa è accecata dalla Pag. 20faziosità, riversa tutte le responsabilità sul Governo e su Berlusconi e finisce con il giocare il tanto peggio, tanto meglio. Alcune delle parole e degli attacchi che voi avete rivolto a questo Governo sono delle munizioni per gli speculatori e per coloro che giocano al peggio (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Voi vi trovate in questa drammatica situazione di concentrare il fuoco sull'ipotesi di una crisi di Governo, rispetto alla quale, onorevole Veltroni, c'è solo un salto nel buio. Infatti, non solo non c'è un serio terreno comune di incontro, sul piano economico e sociale, fra il centrodestra ed il centrosinistra, ma il centrosinistra a sua volta è profondamente diviso al suo interno, non solo nei rapporti fra il PD e l'Italia dei Valori, ma nei rapporti fra il PD e l'estrema sinistra.
Voi costituite un contraddittorio schieramento sociale e politico che è già di per sé incapace di governare, figurarsi se dovessimo mettere in piedi un Governo di emergenza, che sarebbe allo sbando e che metterebbe sì il Paese a rischio nella situazione drammatica nella quale ci troviamo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Popolo e Territorio)!
Per questa ragione noi rimaniamo al nostro posto e facciamo il nostro dovere.
Abbiamo scelto una misura economica certamente pesante, fondata sia su tagli sia su interventi fiscali, che ha però in sé la ragione di misurarsi con i problemi dell'Europa. Ebbene, voi ieri avete giocato tutte le carte sul fallimento della missione del Presidente Berlusconi, ma l'Europa vi ha dato delle risposte da parte delle personalità più significative del mondo europeo, che hanno detto che questa manovra ha un significato positivo e un rilevante valore. Avete giocato al peggio e avete sbagliato le vostre carte anche rispetto all'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Certamente noi dobbiamo aprire, una volta fatta questa manovra, una seria riflessione per due operazioni che vanno al di là delle manovre, una operazione che riguarda la crescita, e una operazione che riguarda il problema di fare i conti non con il deficit ma con il debito pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), il che implica un'operazione di finanza straordinaria che vada al di là di qualunque schema e che sommi insieme una quantità di interventi, che riguardino le dismissioni, che riguardino l'aumento dell'IRPEF per gli alti redditi, che riguardino anche la riforma strutturale delle pensioni. È una riflessione che dobbiamo aprire e che dobbiamo fare, non come manovra ma come grande operazione strategica di conclusione della legislatura.
Ma onorevole Presidente, sarei ipocrita se non concludessi questo intervento ponendo un problema. Il problema è che noi ci troviamo di fronte, il Parlamento si trova di fronte ad un uso politico della giustizia che è assolutamente inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). E che ci sia questo uso politico della giustizia lo avete ammesso voi stessi, quando colleghi dell'importanza e del ruolo dell'onorevole Buttiglione, che ha parlato di un salvacondotto, come l'onorevole Bocchino, che ha assicurato il Presidente Berlusconi sul fatto che non ci saranno vendette, e come l'onorevole Gentiloni, che ha detto che, se lascia, viene meno il conflitto di interesse e ci sarebbe certo minore accanimento; ebbene, queste parole o sono delle barzellette o, se hanno un senso, hanno il senso gravissimo di implicare un rapporto stretto fra un'area politica di questo Parlamento ed alcune procure, perché soltanto in questo caso ci potrebbero essere salvacondotti e operazioni di questo tipo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Popolo e Territorio). Voglio concludere, dicendo che purtroppo e tragicamente la gravità di questo momento, per quanto riguarda il confronto rispetto alle grandi questioni economiche e sociali, è complicata anche dal fatto che ci sono procure che intervengono...

Pag. 21

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cicchitto.

FABRIZIO CICCHITTO. E ieri il procuratore Lepore ha addirittura evocato l'accompagnamento coatto del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Respingiamo questo tipo di intromissioni nella vicenda politica italiana, ma voi stessi dovreste avere l'intelligenza politica di capire che questa distruzione dello Stato di diritto è un rischio che riguarda tutta la democrazia italiana (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Popolo e Territorio - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto per le quali era stata disposta la ripresa televisiva diretta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Beltrandi. Ne ha facoltà.

MARCO BELTRANDI. Signor Presidente, questa manovra è un'occasione sprecata, l'ennesima. Soprattutto tasse, poche riforme di struttura e anche quelle poche presenti sono scritte piuttosto male. Penso, ad esempio, all'articolo 8 di riforma delle relazioni industriali. Poco o nulla per la crescita.
La Camera ancora una volta ha potuto dibattere, ma non migliorare la manovra.
Sul piano politico il Governo non ha avuto il coraggio di assumersi le responsabilità delle misure necessarie su cui abbiamo presentato emendamenti: liberalizzazioni, privatizzazioni, riduzioni oculate della spesa, riforma delle pensioni, abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, restituzione alle imprese delle risorse dovute per la fornitura di beni e di servizi. Tutto questo non c'è e non c'è stato, e anche per questo noi vi neghiamo oggi la fiducia (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.

(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 4612)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Avverto che la Presidenza ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di deputati appartenenti ai vari gruppi, che ne hanno fatto motivata richiesta per ragioni personali o per impegni legati alla loro carica.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dall'onorevole Ventucci.
Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.
(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 13).
(Segue la chiama)

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 4612: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo. Delega al Governo per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, sulla cui approvazione, senza Pag. 22emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti e votanti 618
Maggioranza 310
Hanno risposto 316
Hanno risposto no 302
(La Camera approva - Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Vedi votazionia ).

Hanno risposto sì:
Abelli Gian Carlo
Abrignani Ignazio
Alessandri Angelo
Alfano Angelino
Alfano Gioacchino
Allasia Stefano
Angeli Giuseppe
Angelucci Antonio
Antonione Roberto
Aprea Valentina
Aracri Francesco
Aracu Sabatino
Armosino Maria Teresa
Ascierto Filippo
Baccini Mario
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barba Vincenzo
Barbareschi Luca Giorgio
Barbieri Emerenzio
Beccalossi Viviana
Belcastro Elio Vittorio
Bellotti Luca
Berardi Amato
Bergamini Deborah
Berlusconi Silvio
Bernardo Maurizio
Bernini Anna Maria
Berruti Massimo Maria
Bertolini Isabella
Biancofiore Michaela
Bianconi Maurizio
Biasotti Sandro
Biava Francesco
Bitonci Massimo
Bocciardo Mariella
Bonaiuti Paolo
Bonciani Alessio
Bonino Guido
Boniver Margherita
Bossi Umberto
Bragantini Matteo
Brambilla Michela Vittoria
Brancher Aldo
Brunetta Renato
Bruno Donato
Buonanno Gianluca
Calabria Annagrazia
Calderisi Giuseppe
Calearo Ciman Massimo
Callegari Corrado
Caparini Davide
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Casero Luigi
Cassinelli Roberto
Castellani Carla
Castiello Giuseppina
Catanoso Basilio
Catone Giampiero
Cavallotto Davide
Cazzola Giuliano
Ceccacci Rubino Fiorella
Centemero Elena
Ceroni Remigio
Cesario Bruno
Cesaro Luigi
Chiappori Giacomo
Cicchitto Fabrizio
Ciccioli Carlo
Cicu Salvatore
Cirielli Edmondo
Colucci Francesco
Comaroli Silvana Andreina
Consiglio Nunziante
Conte Gianfranco
Contento Manlio
Corsaro Massimo Enrico
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Cossiga Giuseppe
Costa Enrico
Craxi Stefania Gabriella Anastasia
Crimi Rocco
Cristaldi Nicolò
Crosetto Guido
Crosio Jonny
Dal Lago Manuela
D'Amico Claudio
D'Anna Vincenzo
De Angelis Marcello Pag. 23
De Camillis Sabrina
De Corato Riccardo
De Girolamo Nunzia
Dell'Elce Giovanni
Del Tenno Maurizio
De Luca Francesco
De Nichilo Rizzoli Melania
Desiderati Marco
Di Cagno Abbrescia Simeone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
D'Ippolito Vitale Ida
Distaso Antonio
Di Virgilio Domenico
Di Vizia Gian Carlo
Dozzo Gianpaolo
Dussin Guido
Dussin Luciano
Faenzi Monica
Fallica Giuseppe
Farina Renato
Fava Giovanni
Fedriga Massimiliano
Fitto Raffaele
Fogliato Sebastiano
Follegot Fulvio
Fontana Gregorio
Fontana Vincenzo Antonio
Forcolin Gianluca
Formichella Nicola
Foti Antonino
Foti Tommaso
Frassinetti Paola
Frattini Franco
Fucci Benedetto Francesco
Fugatti Maurizio
Galati Giuseppe
Garagnani Fabio
Garofalo Vincenzo
Gava Fabio
Gelmini Mariastella
Germanà Antonino Salvatore
Ghedini Niccolò
Ghiglia Agostino
Giacomoni Sestino
Giammanco Gabriella
Gianni Giuseppe
Gibiino Vincenzo
Gidoni Franco
Giorgetti Alberto
Giorgetti Giancarlo
Girlanda Rocco
Giro Francesco Maria
Goisis Paola
Golfo Lella
Gottardo Isidoro
Grassano Maurizio
Grimoldi Paolo
Guzzanti Paolo
Holzmann Giorgio
Iannaccone Arturo
Iannarilli Antonello
Iapicca Maurizio
Isidori Eraldo
Jannone Giorgio
Laboccetta Amedeo
Laffranco Pietro
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
Landolfi Mario
Lanzarin Manuela
La Russa Ignazio
Lazzari Luigi
Lehner Giancarlo
Leo Maurizio
Leone Antonio
Lisi Ugo
Lorenzin Beatrice
Lunardi Pietro
Lupi Maurizio
Lussana Carolina
Maggioni Marco
Malgieri Gennaro
Mancuso Gianni
Mannucci Barbara
Mantovano Alfredo
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Marini Giulio
Marmo Roberto
Maroni Roberto
Marsilio Marco
Martinelli Marco
Martini Francesca
Martino Antonio
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Riccardo
Mazzuca Giancarlo
Meloni Giorgia
Miccichè Gianfranco
Migliori Riccardo
Milanato Lorena
Milanese Marco Mario
Milo Antonio Pag. 24
Minardo Antonino
Minasso Eugenio
Misiti Aurelio Salvatore
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Dore
Moffa Silvano
Moles Giuseppe
Molgora Daniele
Molteni Laura
Molteni Nicola
Montagnoli Alessandro
Mottola Giovanni Carlo Francesco
Munerato Emanuela
Murgia Bruno
Mussolini Alessandra
Napoli Osvaldo
Nastri Gaetano
Negro Giovanna
Nicolucci Massimo
Nirenstein Fiamma
Nizzi Settimo
Nola Carlo
Nucara Francesco
Orsini Andrea
Pagano Alessandro
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paniz Maurizio
Paolini Luca Rodolfo
Parisi Massimo
Paroli Adriano
Pastore Maria Piera
Pecorella Gaetano
Pelino Paola
Pepe Antonio
Pepe Mario (Misto-R-A)
Pescante Mario
Petrenga Giovanna
Pianetta Enrico
Picchi Guglielmo
Pili Mauro
Pini Gianluca
Pionati Francesco
Pirovano Ettore
Pisacane Michele
Piso Vincenzo
Pittelli Giancarlo
Pizzolante Sergio
Polidori Catia
Polledri Massimo
Porcu Carmelo
Porfidia Americo
Prestigiacomo Stefania
Pugliese Marco
Rainieri Fabio
Rampelli Fabio
Ravetto Laura
Razzi Antonio
Reguzzoni Marco Giovanni
Repetti Manuela
Rivolta Erica
Roccella Eugenia
Romani Paolo
Romano Francesco Saverio
Romele Giuseppe
Ronchi Andrea
Rondini Marco
Rossi Luciano
Rossi Mariarosaria
Rosso Roberto
Rotondi Gianfranco
Russo Paolo
Ruvolo Giuseppe
Saglia Stefano
Saltamartini Barbara
Sammarco Gianfranco
Santelli Jole
Sardelli Luciano Mario
Savino Elvira
Sbai Souad
Scajola Claudio
Scalera Giuseppe
Scandroglio Michele
Scapagnini Umberto
Scelli Maurizio
Scilipoti Domenico
Siliquini Maria Grazia
Simeoni Giorgio
Simonetti Roberto
Sisto Francesco Paolo
Soglia Gerardo
Speciale Roberto
Stanca Lucio
Stasi Maria Elena
Stefani Stefano
Stracquadanio Giorgio Clelio
Stradella Franco
Stucchi Giacomo
Taddei Vincenzo
Terranova Giacomo
Testoni Piero
Toccafondi Gabriele
Togni Renato Walter
Torazzi Alberto Pag. 25
Torrisi Salvatore
Tortoli Roberto
Traversa Michele
Tremonti Giulio
Valducci Mario
Valentini Valentino
Vanalli Pierguido
Vella Paolo
Ventucci Cosimo
Verdini Denis
Versace Santo Domenico
Vessa Pasquale
Vignali Raffaello
Vitali Luigi
Vito Elio
Volpi Raffaele
Zacchera Marco

Hanno risposto no:
Adornato Ferdinando
Agostini Luciano
Albini Tea
Albonetti Gabriele
Amici Sesa
Argentin Ileana
Bachelet Giovanni Battista
Barbaro Claudio
Barbato Francesco
Barbi Mario
Baretta Pier Paolo
Bellanova Teresa
Beltrandi Marco
Benamati Gianluca
Bernardini Rita
Berretta Giuseppe
Bersani Pier Luigi
Bindi Rosy
Binetti Paola
Bobba Luigi
Bocchino Italo
Bocci Gianpiero
Boccia Francesco
Boccuzzi Antonio
Boffa Costantino
Bonavitacola Fulvio
Bongiorno Giulia
Bordo Michele
Borghesi Antonio
Bosi Francesco
Bossa Luisa
Braga Chiara
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Bressa Gianclaudio
Briguglio Carmelo
Brugger Siegfried
Bucchino Gino
Buonfiglio Antonio
Burtone Giovanni Mario Salvino
Buttiglione Rocco
Calgaro Marco
Calvisi Giulio
Cambursano Renato
Capano Cinzia
Capitanio Santolini Luisa
Capodicasa Angelo
Cardinale Daniela
Carella Renzo
Carra Enzo
Carra Marco
Casini Pier Ferdinando
Castagnetti Pierluigi
Causi Marco
Cavallaro Mario
Cenni Susanna
Cera Angelo
Cesa Lorenzo
Ciccanti Amedeo
Cilluffo Francesca
Cimadoro Gabriele
Ciriello Pasquale
Codurelli Lucia
Colaninno Matteo
Colombo Furio
Commercio Roberto Mario Sergio
Compagnon Angelo
Concia Anna Paola
Consolo Giuseppe
Conte Giorgio
Corsini Paolo
Coscia Maria
Cuomo Antonio
Cuperlo Giovanni
D'Alema Massimo
Dal Moro Gian Pietro
Damiano Cesare
D'Antona Olga
D'Antoni Sergio Antonio
De Biasi Emilia Grazia
Delfino Teresio
Della Vedova Benedetto
De Micheli Paola
De Pasquale Rosa Pag. 26
De Poli Antonio
De Torre Maria Letizia
Di Biagio Aldo
Di Giuseppe Anita
D'Incecco Vittoria
Dionisi Armando
Di Pietro Antonio
Di Stanislao Augusto
Divella Francesco
Donadi Massimo
Duilio Lino
Esposito Stefano
Evangelisti Fabio
Fadda Paolo
Farina Gianni
Farina Coscioni Maria Antonietta
Farinone Enrico
Favia David
Fedi Marco
Ferranti Donatella
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fiorio Massimo
Fioroni Giuseppe
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Fontanelli Paolo
Formisano Aniello
Formisano Anna Teresa
Franceschini Dario
Froner Laura
Galletti Gian Luca
Garavini Laura
Garofani Francesco Saverio
Gasbarra Enrico
Gatti Maria Grazia
Genovese Francantonio
Gentiloni Silveri Paolo
Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Ginefra Dario
Ginoble Tommaso
Giovanelli Oriano
Giulietti Giuseppe
Gnecchi Marialuisa
Gozi Sandro
Granata Benedetto Fabio
Grassi Gero
Graziano Stefano
Iannuzzi Tino
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
La Malfa Giorgio
Lamorte Donato
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
Lenzi Donata
Letta Enrico
Levi Ricardo Franco
Libè Mauro
Lolli Giovanni
Lombardo Angelo Salvatore
Lo Monte Carmelo
Lo Moro Doris
Lo Presti Antonino
Losacco Alberto
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Lulli Andrea
Luongo Antonio
Lusetti Renzo
Madia Maria Anna
Mantini Pierluigi
Maran Alessandro
Marantelli Daniele
Marcazzan Pietro
Marchi Maino
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marini Cesare
Marrocu Siro
Martella Andrea
Martino Pierdomenico
Mastromauro Margherita Angela
Mattesini Donella
Mazzarella Eugenio
Mecacci Matteo
Melandri Giovanna
Melchiorre Daniela
Melis Guido
Menia Roberto
Mereu Antonio
Merlo Giorgio
Merlo Ricardo Antonio
Merloni Maria Paola
Messina Ignazio
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Minniti Marco
Miotto Anna Margherita Pag. 27
Misiani Antonio
Mogherini Rebesani Federica
Monai Carlo
Mondello Gabriella
Morassut Roberto
Mosca Alessia Maria
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mura Silvana
Murer Delia
Muro Luigi
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Napoli Angela
Narducci Franco
Naro Giuseppe
Nicco Roberto Rolando
Nicolais Luigi
Occhiuto Roberto
Oliveri Sandro
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Orlando Andrea
Orlando Leoluca
Paglia Gianfranco
Paladini Giovanni
Palagiano Antonio
Palomba Federico
Parisi Arturo Mario Luigi
Patarino Carmine Santo
Pedoto Luciana
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Pepe Mario (PD)
Perina Flavia
Pes Caterina
Pezzotta Savino
Piccolo Salvatore
Picierno Pina
Piffari Sergio Michele
Pisicchio Pino
Pistelli Lapo
Pizzetti Luciano
Poli Nedo Lorenzo
Pollastrini Barbara
Pompili Massimo
Porcino Gaetano
Porta Fabio
Portas Giacomo Antonio
Proietti Cosimi Francesco
Quartiani Erminio Angelo
Raisi Enzo
Rampi Elisabetta
Rao Roberto
Realacci Ermete
Recchia Pier Fausto
Ria Lorenzo
Rigoni Andrea
Rosato Ettore
Rossa Sabina
Rossomando Anna
Rota Ivan
Ruben Alessandro
Rubinato Simonetta
Ruggeri Salvatore
Rugghia Antonio
Russo Antonino
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sani Luca
Santagata Giulio
Sarubbi Andrea
Sbrollini Daniela
Scanderebech Deodato
Scarpetti Lido
Schirru Amalia
Sereni Marina
Servodio Giuseppina
Siragusa Alessandra
Soro Antonello
Sposetti Ugo
Strizzolo Ivano
Tabacci Bruno
Tanoni Italo
Tassone Mario
Tempestini Francesco
Tenaglia Lanfranco
Testa Federico
Testa Nunzio Francesco
Tidei Pietro
Tocci Walter
Toto Daniele
Touadi Jean Leonard
Trappolino Carlo Emanuele
Tullo Mario
Turco Livia
Turco Maurizio
Vaccaro Guglielmo
Vannucci Massimo
Vassallo Salvatore
Velo Silvia
Veltroni Walter
Ventura Michele
Verini Walter
Vernetti Gianni
Vico Ludovico Pag. 28
Villecco Calipari Rosa Maria
Viola Rodolfo Giuliano
Zaccaria Roberto
Zampa Sandra
Zamparutti Elisabetta
Zazzera Pierfelice
Zeller Karl
Zinzi Domenico
Zucchi Angelo
Zunino Massimo

PRESIDENTE. Si intendono conseguentemente respinte tutte le proposte emendative presentate.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di conversione di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.
Sospendo brevemente la seduta, che riprenderà alle ore 15 con l'esame degli ordini del giorno. Ricordo che a partire dalle ore 18,30 avrà luogo lo svolgimento, con ripresa televisiva diretta, delle dichiarazioni di voto finale, cui seguirà la votazione finale.

La seduta, sospesa alle 14,10, è ripresa alle 15,05.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Alessandri, Berlusconi, Bonaiuti, Bossi, Brambilla, Brugger, Brunetta, Caparini, Carfagna, Casero, Catone, Cicchitto, Cirielli, Colucci, Cossiga, Crimi, Crosetto, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Donadi, Fava, Fitto, Franceschini, Frattini, Gelmini, Giancarlo Giorgetti, Giro, La Russa, Leone, Lo Monte, Maroni, Martini, Melchiorre, Meloni, Miccichè, Migliavacca, Misiti, Moffa, Nucara, Leoluca Orlando, Polidori, Prestigiacomo, Ravetto, Reguzzoni, Roccella, Romani, Romano, Rotondi, Saglia, Stefani, Stucchi, Tabacci, Tremonti e Vito sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, è di poche ore fa la notizia della morte di Walter Bonatti, un grande alpinista e un grande italiano. È giusto, credo, ricordare la sua figura, la figura di un uomo che ha dedicato gran parte della vita alla montagna ed è stato per una generazione intera il simbolo della pratica alpinistica moderna, intesa come l'andare per monti con spirito di avventura, di rottura dagli schemi della quotidianità e, per dirla con Reinhold Messner, con quella libertà di andare dove si vuole, preparandosi fisicamente e mentalmente con l'ausilio della tecnica, ma senza artifici, nel rispetto dell'ambiente, della montagna e dei limiti di ciascuna persona che con la montagna non intende competere, ma assecondarne e raccoglierne fino in fondo il fascino che essa esercita, i misteri che nasconde, rispettando la sua natura e le sue leggi inesorabili.
Walter Bonatti, con il suo modo di fare alpinismo, ha superato un'intera epoca, segnandone i confini e le modalità nuove, le modalità dell'alpinismo moderno nel mondo, a cominciare da quel 1954 quando, con spirito di abnegazione, solo tardivamente riconosciutogli dalla comunità nazionale e alpinistica, portando oltre gli otto mila metri del K2 le bombole di ossigeno necessarie alla conquista italiana della vetta, dimostrò, tra l'altro, che si poteva salire a quelle quote himalayane senza l'ausilio dell'ossigeno e con tecnica alpina. Pag. 29
Walter Bonatti, che rappresenta una leggenda dell'alpinismo e insieme anche una di quelle figure che, prima operaio poi diventato guida alpina e ancora affermato scrittore di montagna e di avventure in ambienti impervi e ostili, ha saputo legare la passione alla professione senza mai scadere nel mito della superiorità dell'uomo sull'ambiente naturale.
Bonatti ha illustrato nel mondo l'Italia e nella società l'alpinismo e la sua pratica fuori dagli eccessi della sportività spinta all'estremo e del gesto fine a se stesso.
Per questo gli diciamo grazie. Bonatti con le sue imprese e sui gesti, tra l'altro, smise di fare alpinismo estremo quando ritenne raggiunto il proprio limite.
Bonatti nella vita ci ha insegnato che c'è un limite alla competizione, c'è un limite con il quale ognuno può e deve misurarsi, innalzandolo fin dove ritiene di poter arrivare, ma mai imponendolo ad altri e men che meno pretendendo che altri vi si misurino al riconoscimento di una sorta di patente che nessun alpinista può monopolizzare.
Bonatti ha superato i limiti dell'alpinismo classico, ma non ne ha mai contestato l'ispirazione, lo ha innovato senza disconoscerlo. Anche in questo ha onorato la tradizione dell'alpinismo e della montagna italiana.
Bonatti, se fosse qui, mi criticherebbe per averlo ricordato. Infatti, egli non ha mai agito per la gloria e la notorietà fine a se stessa. Tuttavia, mi è parso opportuno, signor Presente, ricordarlo in Parlamento a poche ore dalla sua scomparsa (Applausi).

Si riprende la discussione (ore 15,10).

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stata approvata per appello nominale la questione di fiducia posta sull'approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 4612, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 4612)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 4612).
Avverto che l'ordine del giorno Giammanco n. 9/4612/88 è stato ritirato dalla presentatrice.
Avverto, altresì, che l'ordine del giorno Garofalo n. 9/4612/53 è stato sottoscritto anche dall'onorevole Gibiino, che l'ordine del giorno Commercio n. 9/4612/22 è stato sottoscritto anche dall'onorevole Gianni e che l'ordine del giorno Saltamartini n. 9/4612/146 è stato sottoscritto anche dall'onorevole Reguzzoni.
Avverto, inoltre, che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estranei rispetto al contenuto del provvedimento, i seguenti ordini del giorno: Morassut n. 9/4612/19, che concerne l'alienazione diretta agli inquilini degli immobili degli enti previdenziali (riproduce il contenuto di emendamenti dichiarati inammissibili); Lombardo n. 9/4612/24, che riguarda l'istituzione del punto franco presso il porto di Messina (riproduce il contenuto di un emendamento dichiarato inammissibile); Muro n. 9/4612/92, relativo alla sospensione dei recuperi forzosi degli alloggi del Ministero della difesa occupati senza titolo (riproduce il contenuto di un emendamento dichiarato inammissibile); Patarino n. 9/4612/94, concernente la prosecuzione degli scavi archeologici in corso nel comune di Castellaneta; Maurizio Turco n. 9/4612/142, riguardante il riordino dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza (riproduce il contenuto di un emendamento dichiarato inammissibile); Lanzarin n. 9/4612/148, relativo al ripristino della normativa che pone a carico del titolare del permesso di costruire l'esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria (riproduce il contenuto di un emendamento dichiarato inammissibile); Tassone n. 9/4612/181, relativo alla costruzione di Pag. 30alloggi da cedere al personale delle Forze armate; Iapicca n. 9/4612/195, recante iniziative volte ad evitare lo spostamento al Nord Italia della sede legale dell'Alenia, a seguito della fusione con Aermacchi.
Avverto, infine, che la Presidenza non ritiene ammissibile l'ordine del giorno Contento n. 9/4612/129, nella parte in cui riguarda gli organi costituzionali, in quanto lesivo della relativa autonomia.

MANLIO CONTENTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Signora Presidente, non concordo sulla dichiarazione di inammissibilità nella parte in cui il mio ordine del giorno n. 9/4612/129 si riferisce gli organi costituzionali. Infatti, questo ordine del giorno chiede che, in attuazione del principio di trasparenza, gli emolumenti corrisposti a chiunque, sia in quanto dipendente sia in quanto collaboratore, vengano resi pubblici non soltanto da parte di tutti gli enti e le istituzioni, ma anche da parte degli organi costituzionali.
Come lei sicuramente saprà, le esigenze di trasparenza e di credibilità della pubblica amministrazione sono direttamente correlate al principio costituzionale di buon andamento degli uffici. Questo ordine del giorno, quindi, nella parte in cui impegna il Governo ad adottare nel più breve tempo possibile, nel rispetto - ove del caso - dell'autonomia costituzionale dei soggetti interessati, idonee disposizioni per estendere il principio di trasparenza a tutti gli enti e le istituzioni, ivi compresi gli organi costituzionali e le autorità indipendenti senza esclusione alcuna, non fa altro che riprendere disposizioni che il Governo e il Parlamento hanno già assunto in altra occasione.
Le cito tutte quante: potrei cominciare sostanzialmente dall'articolo 5 del decreto-legge n. 78 del 2010, nel quale si fa riferimento alle economie negli organi costituzionali, di governo e negli apparati politici, potrei citare l'articolo 4 del decreto-legge n. 98 del 2011, nel quale si fa riferimento ai benefits corrisposti anche a organi costituzionali, potrei citare l'articolo 1 dello stesso decreto-legge n. 98 del 2011, in cui si fa riferimento al trattamento economico onnicomprensivo corrisposto ai titolari di cariche elettive e incarichi di vertice, e via di seguito.
Il mio ordine del giorno non fa altro che chiedere al Governo l'impegno di inserire in una norma di legge un provvedimento che richiami questo principio.
È evidente che gli organismi costituzionali si comporteranno di conseguenza: potranno adottare le misure necessarie o non farlo.
Quindi, con questo ordine del giorno non si discute del contenuto effettivo di quel precetto, ma si chiede un impegno al Governo in quella direzione.
Concludo, signora Presidente, dicendo che trovo abbastanza singolare che, per quanto riguarda i deputati, il Governo - tanto per fare un esempio molto banale - possa intervenire direttamente con una disposizione adottata con un decreto-legge e avallata anche dal Capo dello Stato sulle indennità, senza alcun problema di autonomia sotto questo profilo, mentre il Parlamento, che legifera e che interviene anche con modifiche costituzionali, non possa pretendere con un ordine del giorno che tutti gli organismi costituzionali si adeguino al principio di trasparenza nei confronti dei loro dipendenti. Posso anche prenderne atto, signora Presidente, ma mi consentirà di dirle che mi sembra veramente un paradosso insostenibile (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Onorevole Contento, la Presidenza ha valutato attentamente l'ammissibilità del suo ordine del giorno e la motivazione per la quale non lo ha ritenuto ammissibile - come prima annunciato - è relativa alla posizione particolare occupata dagli organi costituzionali nel nostro ordinamento.
La Presidenza conferma - per le considerazioni esposte - la propria decisione e aggiunge, peraltro che, proprio per quanto riguarda il riferimento che lei ha Pag. 31fatto al contributo di solidarietà richiesto ai parlamentari, l'Ufficio di Presidenza ha provveduto a riunirsi proprio questa mattina per assumere le decisioni che spettano al Parlamento, come organo, e che non possono essere assunte da altro organo costituzionale.

ROBERTO MORASSUT. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO MORASSUT. Signor Presidente, intervengo anch'io per esprimere la mia sorpresa per l'inammissibilità del mio ordine del giorno che si riferisce alla ripresa del processo di alienazione degli immobili che hanno fatto parte per lungo tempo del patrimonio delle due società SCIP per l'alienazione del patrimonio degli alloggi pubblici, che poi sono ritornati nel 2008 nella disponibilità, attraverso una legge votata dal Parlamento, dell'INPS.
Non sono d'accordo con il parere di inammissibilità del mio ordine del giorno perché, in realtà, con esso si chiede soltanto di rendere operative le procedure burocratiche ed amministrative da parte dei Ministeri competenti - il Ministero dell'economia e delle finanze ed il Ministero del lavoro e delle politiche sociali - e di trasmettere il parere all'INPS per riprendere e concludere il processo di alienazione che riguarda ormai soltanto 10 mila famiglie monoreddito (in gran parte costituite da persone anziane e pensionati), che hanno accantonato risorse per acquistare l'alloggio sulla base di quanto previsto dalle disposizioni della legge n. 410 del 2001 (legge che ha risolto il problema per 90 mila famiglie, lasciandolo pertanto sussistere soltanto per il restante 10 per cento), ma che non riescono a concludere questa procedura perché, con il ritorno del patrimonio dalle vecchie società SCIP all'INPS, l'INPS si è fermato e non procede alla vendita.
Perché ritengo che sia sbagliato il parere di inammissibilità?
Perché stiamo discutendo di una manovra finanziaria che sta cercando di reperire risorse e che al tempo stesso, recuperando risorse allo Stato - in questo caso all'INPS - sia anche una manovra possibilmente giusta, che vada nella direzione della giustizia e dell'equità sociale.
Questo ordine del giorno risponde esattamente a entrambe le esigenze perché, concludendo l'operazione di alienazione, lo Stato incasserebbe all'incirca un miliardo di euro (visto che siamo andati cercando danari per tutto il Paese) e chiuderebbe una questione sociale ormai molto antica che sta creando in tante città, in particolare a Roma (anche soltanto perché è la capitale, quindi quantitativamente la questione incide di più), molta incertezza e molta insicurezza, ripeto, soprattutto a carico di famiglie monoreddito e anziani che ormai, nel percorso della loro vita, vedrebbero finalmente realizzata la possibilità di acquistare a un prezzo più che vantaggioso, ma giusto, stabilito dalle stime dell'Agenzia del demanio, l'alloggio nel quale hanno vissuto per tutta la vita.
Non capisco, quindi, le motivazioni dell'inammissibilità, se non per il fatto che è stato giudicato inammissibile l'emendamento da me presentato; però, è una spiegazione quantomeno burocratica perché l'ordine del giorno potrebbe benissimo essere approvato e dare al Governo e ai Ministeri il via per concludere finalmente queste procedure ferme da due anni, anzi da tre anni, per un motivo che non si comprende.

PRESIDENTE. Onorevole Morassut, lei sa bene che l'emendamento è stato ritenuto inammissibile per estraneità di materia e, di conseguenza, anche l'inammissibilità dell'ordine del giorno ha come motivazione l'estraneità di materia. Per usare un'altra immagine, si potrebbe dire che il suo emendamento è attaccato a un nuovo vagone, per cui, come lei sa, rispetto a questo decreto-legge è considerato non ammissibile.

GABRIELE CIMADORO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 32

GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente, intervengo a sostegno dell'ordine del giorno Contento che vorrei fosse sottoscritto da tutta l'Aula. L'inammissibilità che la Presidenza ha dichiarato nei confronti di questo ordine del giorno fa parte di quei formalismi ai quali noi siamo abituati molto spesso, e molto spesso questi formalismi arrivano a un non risultato.
Credo che in un momento simile, così delicato, in cui tutti siamo chiamati a compiere dei grossi sacrifici e degli sforzi per il nostro Paese, chiedere chiarezza nei confronti di alcuni organi di questo nostro Paese sia un atto dovuto.
Credo anche che bisognerebbe, a questo punto, che anche loro partecipassero a quanto noi tentiamo di fare; noi vorremmo proporre qualcosa di più importante rispetto alle proposte del Governo, rispetto agli impegni di questi Paesi e alle necessità del nostro Paese, ma questo è un atto di chiarezza dovuto.
Ritengo che la Presidenza dovrebbe riammettere e dare forza a questo ordine del giorno che dovremmo sottoscrivere tutti; io, di fatti, sono il primo a farlo (Applausi di deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Onorevole Cimadoro, non solo le ricordo che c'è stata una valutazione molto approfondita da parte della Presidenza ma, al di là del merito della questione anche assolutamente condivisibile, sono le modalità con le quali si devono stabilire i rapporti fra gli organi costituzionali il motivo vero per il quale è stata assunta questa decisione.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, non possiamo che prendere atto di quanto la Presidenza stabilisce. Vorrei semplicemente anch'io lasciare agli atti che non è in discussione la decisione del Governo di applicare una trattenuta di solidarietà sui deputati