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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 6 agosto 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:


   La IV Commissione,
   premesso che:
    il 18 gennaio 2012, il comando scuole della 3o regione aerea ha intimato a 10 famiglie che utilizzano in concessione altrettante unità abitative situate nel villaggio azzurro «Gino Lisa» in via Ascoli, Foggia, l'immediato rilascio dell'alloggio «(...) rendendolo libero da persone e cose per la salvaguardia della relativa sicurezza ed incolumità»;
    la suddetta richiesta è stata motivata, da parte dello stesso comando, adducendo una presunta inagibilità dei fabbricati, interessati da importanti problematiche, da criticità igienico sanitarie ed impiantistiche, nonché da una rilevanti deterioramenti e criticità strutturali, non sanabili con i normali interventi manutentivi;
    nonostante questo, in relazione alla condizione «sine titulo» dei suddetti utenti, era stata mantenuta in essere nel mese di ottobre 2011, la continuità della concessione con l'applicazione del canone di mercato, giustificato dallo stesso comando dalla piena agibilità degli alloggi;
    il tentativo di sospendere la procedura di rilascio, condotto dagli utenti attraverso il ricorso al TAR, è stato respinto dai tribunale amministrativo che, però, non è voluto entrare nel merito delle perizie tecniche presentate dai ricorrenti;
    al di là della legittimità degli atti intrapresi dal comando militare della 3o regione aerea, appare opportuna la ricerca di soluzioni che riescano a conciliare gli obiettivi dell'amministrazione della difesa con le difficoltà degli utenti;
    nell'area interessata la domanda di alloggi di servizio è inferiore all'offerta disponibile, al punto che risultano non assegnati diverse unità abitative nell'aree limitrofe al villaggio «Gino Lisa»,

impegna il Governo:

qualora non si intendano sospendere le procedure di rilascio, a individuare delle unità abitative, esistenti presso i sedimi militari della stessa zona, che possano essere assegnate agli utenti di lui in premessa, anche al fine di facilitare e velocizzare la liberazione degli alloggi del villaggio «Gino Lisa».
(7-00966) «Rugghia».


   La VII Commissione,
   premesso che:
    da diverse settimane è in corso una vertenza tra i lavoratori di Cinecittà Studios spa rappresentati dalle organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Ugl Comunicazioni e la dirigenza degli Studios;
    Cinecittà rappresenta il cuore della cultura cinematografica del nostro Paese, un bene comune produttivo e culturale, un patrimonio da non disperdere ma anzi un centro di eccellenza da rilanciare nella sua mission principale quale Polo industriale del cinema e dell'Audiovisivo;
    Cinecittà, costruita nel 1936 su progetto di Gino Peressutti, costituisce, dunque, ancora oggi il più moderno ed attrezzato stabilimento cinematografico d'Europa con 16 teatri di posa costruiti negli anni Trenta e altri 6 realizzati negli anni successivi, per complessivi 600 mila metri quadrati di superficie, due piscine esterne e una interna per riprese acquatiche, 40 mila metri quadrati di strade e piazze, 35 mila metri quadrati di giardini;
    l'articolo 14 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge n. 111 del 2011, prevede l'istituzione di una società a responsabilità limitata, denominata Istituto Luce-Cinecittà, con sede a Roma con capitale sociale di 15 mila euro detenuto interamente dal Ministero dell'economia e delle finanze;
    l'onere derivante dalla sottoscrizione del capitale per la costituzione della società a responsabilità limitata è finanziato attraverso corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo unico per lo spettacolo, come risultante dalla tabella C della legge finanziaria n. 220 del 2010;
    la nuova società sostituisce di fatto Cinecittà Luce spa, che viene messa in liquidazione e trasferita alla società Fintecna o a società da essa interamente controllata, presumibilmente Fintecna immobiliare, preso atto che il comma 8 dell'articolo 33 del citato decreto-legge prevede la liquidazione della Patrimonio spa società immobiliare interamente controllata da Fintecna;
    si pone di conseguenza il problema di quale possa essere il destino del rilevante patrimonio immobiliare pubblico della disciolta Cinecittà-Luce costituito da edifici di grande valore storico e monumentale destinati all'intero ciclo della produzione cinematografica e televisiva e da terreni di completamento del compendio storico degli stabilimenti;
    l'indotto complessivo degli addetti, delle professioni, delle aziende che operano in Italia nel campo della produzione cinematografica è calcolabile all'incirca in 8000 addetti direttamente impegnati nel settore dello spettacolo e del cinema, 12.000 aziende che lavorano nel settore della produzione di contenuti, 250.000 persone impegnate nella filiera produttiva e delle tecnologie comunque collegate;
    questo comporta un serio e concreto impegno da parte del gestore per mettere in atto, da una parte, politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà oltre ai servizi offerti dai fornitori sia sul territorio regionale che nazionale e, dall'altra, interventi tesi ad incrementare il suo grado di competitività sul mercato nazionale e internazionale;
    in relazione, poi, agli eventi da prevedere, grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno – tra l'altro – programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà,

impegna il Governo:

   ad operare affinché il polo degli stabilimenti e delle infrastrutture di Cinecittà, dell'Istituto Luce e del Centro sperimentale di cinematografia restino destinati alle loro originarie funzioni di produzione, tutela e formazione del prodotto cinematografico e audiovisivo;
   a disporre del patrimonio immobiliare pubblico delle tre realtà precedentemente indicate e costituito da edifici storici, di più recente costruzione e da terreni liberi, in funzione delle finalità industriali e culturali per le quali sono sorti e comunque nel pieno rispetto delle norme vigenti che regolano l'utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico di tipo storico e monumentale come anche stabilito dal codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004) dall'articolo 155 all'articolo 59 del medesimo;
   a verificare tali indirizzi con il gestore «Cinecittà Studios» al fine di una piena garanzia sul rilancio industriale dell'intero polo di Cinecittà puntando con decisione ad una politica integrata tra diversi soggetti pubblici e privati – RAI, Anica –, alla promozione di eventi e di rassegne che abbiano come location gli studi cinematografici storici, alla interazione con altri importanti insediamenti produttivi a partire dal complesso ex De Laurentiis di Castelromano, presso Roma, e costruire una proposta complessiva e condivisa per il rilancio del settore della produzione di contenuti multimediali e del territorio coinvolto;
   a farsi parte attiva affinché si proceda in tempi rapidi alla convocazione di una tavolo di confronto tra la dirigenza della Cinecittà Studios spa e le organizzazioni sindacali e promuovere tutte le iniziative utili per giungere ad una soluzione positiva della vertenza;
   a salvaguardare e sviluppare il patrimonio delle «Teche» concentrando sull'Istituto Luce il versamento di molti importanti fondi anche al fine di preservare un inestimabile patrimonio storico e di tutela della memoria storica nazionale e popolare del Paese;
   a garantire il necessario sviluppo del settore tecnologico, soprattutto attraverso l'incremento del digitale da conseguire mediante creazione di idonee strutture o adeguamento di quelle esistenti alle nuove realtà produttive (virtual set, motion capture e green screen);
   ad impegnare, d'intesa con gli enti locali interessati e competenti in materia urbanistico edilizia, le aree residue del compendio storico di Cinecittà allo sviluppo delle attività produttive e industriali proprie di Cinecittà, evitando il rischio di impropri utilizzi a fini di valorizzazione commerciale non connessi al rilancio del polo cinematografico più importante d'Italia e di Europa;
   ad assumere iniziative volte a prevedere nel quadro della programmazione economica e finanziaria, pur nel rispetto dei vincoli dettati dalla intensa azione di risanamento intrapresa per garantire la stabilità monetaria, adeguate risorse per il rilancio del polo di Cinecittà-Istituto Luce, Centro sperimentale di cinematografia impegnando risorse pubbliche anche attraverso la Cassa depositi e prestiti e ricercando ogni forma di collaborazione economica per mobilitare risorse private;
   a sollecitare un serio e concreto impegno da parte del gestore per garantire politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà e i servizi offerti dai fornitori sia sul territorio regionale che nazionale;
   a incentivare la nuova società di gestione a mantenere ed anzi incrementare un adeguato livello di competitività sul mercato nazionale ed internazionale, anche attraverso un'idonea politica dei prezzi, mettendo altresì in risalto la notorietà del marchio cui abbinare importanti investimenti sul fronte della modernizzazione delle strutture teatrali;
   a tenere conto del fatto che, in relazione agli eventi da prevedere e grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà.
(7-00967) «Coscia, Giulietti, Rampelli, Carlucci, Granata, De Biasi».


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    il caldo torrido e la prolungata siccità degli ultimi mesi hanno compromesso il raccolto di migliaia di ettari di terreno, tanto che in alcune zone del settentrione alcune produzioni come il mais e la barbabietola da zucchero risultano dimezzate, mentre quella del pomodoro ha subito perdite del 20 per cento sia al nord che al sud Italia;
    in alcune regioni e segnatamente in Veneto, l'emergenza causata dall'assenza di precipitazioni che si protrae ormai da due mesi, sta mettendo in crisi le coltivazioni più diffuse con danni ingenti alle colture di soia, ortofrutta e cereali, oltre al mais e alla barbabietola, che registrano perdite intorno al 60 per cento del raccolto nei terreni irrigati e del 100 per cento in quelli non raggiunti sistematicamente da acqua o che non riescono ad assicurare una adeguata bagnatura del suolo a causa della evapo-traspirazione dovuta alle elevate temperature;
    vista la fase fenologica delle colture colpite non è più possibile immaginare una ripresa delle stesse anche in conseguenza di un eventuale cambiamento delle condizioni meteo e i danni stimati sono destinati ad aumentare in considerazione dell'inevitabile impatto negativo sull'indotto delle filiere;
    gli agricoltori veneti versano in condizioni di estrema difficoltà per le ingenti perdite di produzione e la necessità di sostenere i costi per le anticipazioni colturali della prossima annata e necessitano pertanto di adeguati interventi compensativi di sostegno;
    a norma di quanto stabilito dall'articolo 5, comma 4, del decreto legislativo n. 102 del 2004, sono esclusi dalla possibilità di usufruire di interventi compensativi – a valere sulle risorse del Fondo di solidarietà – i danni alle produzioni e alle strutture, così come elencati nel piano assicurativo dei rischi agricoli, che sono invece ammissibili ad assicurazione agevolata;
    tra le garanzie soggette a copertura assicurativa del piano assicurativo 2012 sono indicati i danni da siccità che risultano pertanto non indennizzabili,

impegna il Governo:

   ad accordare la richiesta di deroga al piano assicurativo nazionale presentata dalla Regione Veneto in relazione alla complessità del fenomeno descritto al fine di consentire l'attivazione degli interventi compensativi previsti dal decreto legislativo n. 102 del 2004;
   ad assicurare al Fondo di solidarietà nazionale una adeguata e tempestiva dotazione di risorse sia per provvedere al pagamento degli indennizzi compensativi che per attuare le altre misure accessorie quali l'applicazione delle agevolazioni al credito e la riduzione degli oneri previdenziali previsti dagli articoli 7 e 8 del citato decreto legislativo.
(7-00968) «Callegari, Forcolin, Fabi».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   BURTONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   il 31 luglio 2012 il territorio del materano in Basilicata è stato colpito in maniera durissima dalla furia degli incendi;
   in particolare i territori di Montalbano Jonico e Pomarico con danni ingentissimi;
   in agro di Montalbano Jonico sono state colpite come si legge dalla stampa e dalle comunicazioni della locale amministrazione comunale le contrade di Manca D'Uscio, Monte Sottano, Monte Soprano, Carleo;
   in questi territori sono stati distrutti alberi, macchia mediterranea, piante da frutto, strutture di ricovero mezzi e animali di aziende agricole;
   in territorio di Pomarico sempre lo stesso giorno gli incendi hanno colpito le contrade di Fosso Cavone e Pecoriello, fiamme che poi si sono estese ad altre zone del comprensorio pomaricano quali Carlomonte e Salicone;
   una giornata campale dalle 10 di mattina quando sono state avvisate le prime fiamme all'una di notte inoltrata;
   i danni sono ingenti, sono andati distrutti alberi, macchia mediterranea a piante di ulivi;
   un danno enorme se si considera il dissesto idrogeologico che attanaglia questo paese e che già in precedenti atti di sindacato ispettivo l'interrogante ha segnalato al Governo;
   a tal proposito è evidente che occorre un piano di recupero delle aree incendiate che i soli enti locali non possono affrontare condizionati dalle ristrettezze dei tagli –:
   se e quali iniziative il Governo intenda adottare al più presto per il riconoscimento dello stato di calamità naturale, ove richiesto, per i due comuni citati, Montalbano Jonico e Pomarico, senza dimenticare Salandra comunità già colpita in precedenza e per la quale con atto di sindacato ispettivo n. 5-07437 del 13 luglio 2012 l'interrogante aveva chiesto la stessa misura dopo il grave incendio che ha raggiunto finanche il centro abitato. (3-02434)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GERMANÀ. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la legge 220 del 2010 ed il decreto-legge n. 34 del 2011, prevedono l'obbligo di trasformare i titoli provvisori dell'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze televisive, già rilasciati a livello regionale dal 2008 al 2012, in diritti d'uso definitivi entro il 30 giugno 2012, in coincidenza con il passaggio al digitale su tutto il territorio nazionale, prevedendo per i suddetti diritti d'uso, analogamente a quanto previsto per altri settori delle Telecomunicazioni, una durata di 20 anni, così come consentito dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dal regolamento Agcom 353/11/CONS;
   è necessario sottolineare la ratio che ha indotto a stabilire in 20 anni la durata dei diritti d'uso, va riscontrata nella circostanza che il periodo di rilascio dev'essere adeguato per consentire l'ammortamento degli investimenti necessari per la valorizzazione delle infrastrutture che operano sulle frequenze stesse, ma se in futuro dovessero essere emanate norme comunitarie in materia, deliberazioni adottate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nonché atti e provvedimenti del Ministero dello sviluppo economico, potrà comunque apporre limitazioni, condizioni e obblighi sulle frequenze date in uso, lo Stato potrà comunque limitazioni, condizioni e obblighi sulle frequenze date in uso, facoltà derivante dalle previsioni dalle norme recate dal provvedimento, in base alle quali si stabilisce che il diritto d'uso possa esercitarsi su frequenze diverse da quelle assegnate, purché consentano un'eguale capacità trasmissiva;
   in ossequio alla già citata legge 220 del 2010 ed al decreto-legge n. 34 del 2011, il Ministero dello sviluppo economico il 10 luglio 2012, ha provveduto ad inoltrare agli operatori di rete televisivi nazionali e locali, i provvedimenti relativi all'assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze, in linea con quanto delineato dal decreto legge n. 16/12 convertito in legge n. 44/2012 che prevede che l'Autorità ed il Ministero adottino ogni azione utile a garantire la concorrenza, l'uso efficiente e la valorizzazione economica dello spettro radio, in conformità alla politica di gestione stabilità dall'Unione europea e agli obiettivi dell'agenda digitale comunitaria e nazionale, anche attraverso la promozione degli studi e delle sperimentazioni di cui alla risoluzione 6/8Wrc 2012 e il puntuale adeguamento alle possibilità consentite dalla disciplina internazionale dello spettro radio, nonché a favorire la diffusione degli standard televisivi MPEG-4 e DVB-T2;
   il completamento della transizione alla tv digitale, dovrebbe avere quale prioritaria finalità il proseguimento del processo di razionalizzazione ed efficientamento dello spettro italiano, al fine di permettere che l'assetto frequenziale assuma un assetto più stabile e fortemente predisposto alle future innovazioni tecnologiche, ma in Sicilia e nello specifico nella provincia di Messina, l'emittente televisiva Onda Tv di Accademia P.C.E. S.r.l, canale 85 del digitale terreste, si è scontrata ripetutamente con l'impossibilità non solo di usufruire dai vantaggi derivanti dalla tecnologia digitale, ma ha anche del tutto perso lo status quo ante poiché, a causa dei disturbi provenienti da altri segnali, di fatto l'emittente televisiva è stata oscurata;
   paradossalmente quindi le innovazioni che avrebbero dovuto consentire al mercato televisivo di consolidarsi e svilupparsi ulteriormente, hanno invece creato condizioni di forte disagio producendo conseguenze nefaste per la gestione e l'amministrazione dell'emittente televisiva Onda Tv che, per inciso, costituisce un fiore all'occhiello nell'informazione locale e rappresenta un significativo bacino d'utenza, essendo un irrinunciabile mezzo di comunicazione in diverse aree della costa tirrenica Messina-Palermo e segnatamente alcune zone della città di Messina, Milazzo, Barcellona Pozzo di Gotto, Patti e tutti gli altri paesi della fascia costiera;
   la situazione di stallo e paralisi perdura sin dal 15 giugno 2012, data dell'avvio del digitale terrestre in provincia di Messina, e più volte l'editore dell'emittente ha sia rappresentato le sue istanze alle competenti direzioni generali del Ministero dello sviluppo economico, sia rivolto segnalazioni presso l'ispettorato territoriale Sicilia dipartimento comunicazioni, ed in seguito alle innumerevoli segnalazioni volte a sollecitare un intervento, il 10 luglio è stata convocata una riunione dal direttore generale della direzione generale per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico, divisione V-assegnazione delle frequenze per la diffusione sonora e televisiva pubblica e privata, al fine di individuare possibili soluzioni condivise alle problematiche interferenziali nell'area dello Stretto di Messina;
   l'intrinseca natura sui generis e la conformazione geografica e territoriale dell'area dello Stretto di Messina, è investita da problematiche peculiari e genera criticità in ogni ambito del macrosettore dei collegamenti, difficoltà ben note a tutti i livelli e proprio in considerazione di ciò va espresso apprezzamento per la convocazione del tavolo tecnico di verifica sulle interferenze di alcune emittente extra-regionali, in particolare quelle calabresi che, presumibilmente non concesse dal masterplan, oscurano il segnale della Tv provinciale messinese, ma purtroppo va constata l'assoluta indifferenza successiva e la mancanza della concreta implementazione delle azioni (ovvero il cambio di canale della Tv che produce l'interferenza ad Onda Tv), e delle determinazioni assunte durante la riunione, alla quale peraltro hanno partecipato gli editori e i rappresentanti di 10 diverse emittenti locali (Onda Tv, Canale 83-Canale Italia, Canale 84-Extra Canale Italia 2, Free TV, Teleisole-Editoriale delle Eolie, Video Mediterraneo, CTS, Televideo Agrigento, Video Sicilia-Trapani e Reggio TV-Alfa GI produzioni Editoriali Integrate);
   occorre evidenziare che è dunque ormai indispensabile un intervento incisivo ed improcrastinabile dato che, il perdurare dell'effettiva impossibilità di trasmissione televisiva produrrà quale extremaratio la dolorosa decisione di avviare le procedure di licenziamento di tutto il personale, impedendo inoltre ai cittadini delle realtà locali interessate, di godere di un reale ed effettivo diritto all'informazione, si produce quindi la negazione di un diritto a tutti i cittadini, ed un danno economico ai gestori ed ai lavoratori di Onda Tv prossimi al licenziamento –:
   quando si stabilirà un opportuno approfondimento al fine di accertare i fatti e ripristinare il rispetto delle regole tra i diversi operatori radiotelevisivi;
   quali azioni si intendano intraprendere al fine di dare seguito non solo alle valutazioni emerse in seguito alle verifiche, ma anche alle decisioni assunte in sede di tavolo tecnico, ovvero disporre il cambio di canale della Tv che produce l'interferenza;
   quali soluzioni siano al vaglio al fine di ripristinare lo status quo ante e la corretta trasmissione dell'emittente televisiva Onda Tv di Accademia P.C.E. S.r.l, canale 85 del digitale terreste, evitando contestualmente che si producano effetti distorsivi e danni a livello economico e ripercussioni gravissime dal punto di vista occupazionale. (5-07596)


   CENTEMERO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 8 della legge regionale lombarda 18 aprile 2012, n. 7, recante «Misure per la crescita, lo sviluppo, e l'occupazione» prevede che «a titolo sperimentale, nell'ambito delle norme generali o di specifici accordi con lo Stato, per un triennio a partire dall'anno scolastico successivo alla stipula, le istituzioni scolastiche statali possono organizzare concorsi differenziati a seconda del ciclo di studi, per reclutare il personale docente con incarico annuale necessario a svolgere le attività didattiche annuali e di favorire la continuità didattica»;
   la norma regionale prevede che sia ammesso a partecipare alla selezione il personale docente del comparto scuola iscritto nelle graduatorie provinciali ad esaurimento e che le modalità di espletamento del bando di concorso siano definite, nel rispetto dei principi di imparzialità, trasparenza e pubblicità, con deliberazione della giunta regionale, sulla base dell'intesa con lo Stato;
   il Consiglio dei ministri, in data 15 giugno 2012, ha deliberato l'impugnativa della legge regionale n. 7 del 2012 della regione Lombardia avanti la Corte Costituzionale per violazione dei principi fondamentali in materia di istruzione;
   la legge regionale lombarda affronta la materia della modalità di selezione e di assunzione degli insegnanti, aspetto cruciale sia in riferimento alla qualità del sistema di istruzione e della professionalità dei docenti, sia in riferimento allo sviluppo dell'autonomia scolastica, principio di rilevanza costituzionale;
   l'attuale modalità di selezione ed assunzione basato su graduatorie con punteggio è impersonale, non tiene conto del curricolo e delle capacità effettive delle persone, delle attitudini, delle competenze di tipo pedagogico e didattico, delle qualità personali;
   l'attuale modello di reclutamento basato su procedure automatiche considera gli insegnanti interscambiabili, e non risulta più adatto a professionisti quali sono i docenti;
   una valutazione individuale del docente è sicuramente da preferirsi a procedure automatiche;
   la gran parte dei sistemi scolastici europei riconosce ormai alle scuole un ruolo nella selezione dei docenti. Questo accade in Gran Bretagna e Irlanda, in Belgio, Paesi Bassi, in alcuni Lander della Germania, in tutto il Nord Europa e in tutti i Paesi dell'Est Europa;
   la legge regionale prevede un concorso di scuola, il quale offre garanzie di imparzialità e collegialità nella scelta. Non si tratta infatti di «chiamata diretta» discrezionale da parte del dirigente scolastico, ma di una selezione operata da una commissione interna a partire da un bando di scuola o di reti di scuole, dove saranno esplicitati i criteri di selezione, i titoli, le esperienze e le competenze preferenziali, in relazione ai bisogni della scuola, al suo piano dell'offerta formativa, alle caratteristiche della sua utenza;
   la proposta regionale non modifica le modalità di reclutamento, operando una mera sperimentazione che vuole esplorare concretamente una nuova possibilità, più coerente con il nuovo contesto nazionale ed europeo;
   quella della regione Lombardia è un'iniziativa che esplicitamente si colloca nell'ambito di norme generali statali o in accordo con lo Stato;
   la sperimentazione è limitata ai soli incarichi annuali, senza coinvolgere i docenti di ruolo. Sono inoltre garantiti i diritti alla mobilità dei docenti di ruolo, poiché si considereranno i posti liberi per gli incarichi annuali a valle dei trasferimenti;
   la giurisprudenza della Corte costituzionale considera che la necessità che intervenga una preventiva intesa tra Stato e regione per l'attuazione di ogni sperimentazione impedisce che possa ravvisarsi una qualsiasi lesione di prerogative statali, dal momento che, per evitare ogni vulnus alle proprie competenze, è sufficiente che la parte interessata non presti adesione all'accordo procedimentale;
   il contesto normativo in evoluzione nel quale la norma regionale prevede la sperimentazione, è l'attuazione del Titolo V della Costituzione, con il trasferimento dallo Stato alle regioni delle funzioni amministrative e delle relative risorse per la gestione della materia dell'istruzione, nella direzione di un rafforzamento dell'autonomia scolastica utilizzando lo strumento delle reti, rimodulando i poteri locali in funzione dell'autonomia e, soprattutto, riformando l'amministrazione statale centrale e periferica –:
   quali siano le valutazioni che hanno portato alla decisione di ricorrere innanzi alla Corte costituzionale avverso la legge regionale lombarda 18 aprile 2012, n. 7, recante «Misure per la crescita, lo sviluppo, e l'occupazione»;
   come sia possibile avviare in tempi brevi un'intesa per avviare la sperimentazione già dal prossimo anno scolastico 2012-2013. (5-07597)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI PIETRO e EVANGELISTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il 20 gennaio 2012, all'esito di un Consiglio dei ministri, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3998, il prefetto Franco Gabrielli è stato nominato commissario delegato del Governo per l'emergenza riferita al naufragio della nave da crociera Costa Concordia nel territorio del comune dell'isola del Giglio. Tra i compiti del commissario delegato figurano quelli di coordinare gli interventi per superare l'emergenza, controllare l'esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica da parte dell'armatore, con il potere di sostituirsi al soggetto responsabile in caso di inadempienza, e verificare che la rimozione del relitto avvenga in sicurezza;
   l'attività di commissario è supportata da due strutture collegiali – un comitato consultivo ed un comitato tecnico-scientifico – e da due soggetti attuatori. Il comitato consultivo è costituito da rappresentanti della regione, della provincia e del comune del Giglio, dal prefetto della provincia di Grosseto e da due esponenti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il comitato tecnico-scientifico analizza tutte le questioni attinenti alle varie problematiche (ambientali, di rimozione, di debunkering) ed è composto da rappresentanti delle capitanerie, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ARPAT, dell'ISPRA, del Ministero della salute;
   nel mese di febbraio 2012, la società Costa Crociere ha indetto una gara internazionale, convocando dieci società per la presentazione di un piano operativo per l'intera rimozione dello scafo della Costa Concordia. L'invito è stato indirizzato alle maggiori e più esperte società al mondo, in grado di eseguire l'operazione nel minor tempo possibile, garantendo la massima sicurezza e il minor impatto ambientale. Le società invitate a partecipare sono le seguenti: a) Smit Salvage BV, b) Svitzer Salvage BV, c) Mammoet Salvage BV, d) Titan Salvage, e) Resolve Marine Group Inc., f) T&T Marine Salvage Inc., g) Donjon Marine Inc., h) Tito Neri Srl, i) Fukada Salvage & Marine Works Co. Ltd., l) The Nippon Salvage Co Ltd;
   il sito della protezione civile riferisce che, il 21 aprile 2012, la società Costa Crociere ha comunicato che la gara d'appalto per la rimozione del relitto è stata vinta dal consorzio italo-americano formato dall'italiana Micoperi e dall'americana Titan Salvage. Lo stesso sito riporta altresì le dichiarazioni del presidente di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, secondo il quale: «tra i sei piani arrivati a Costa Crociere, tutti di elevata qualità, il comitato tecnico di valutazione ha preferito quello di Titan Salvage/Micoperi perché risponde maggiormente ai principali requisiti richiesti: rimozione intera del relitto, minor rischio possibile, minor impatto ambientale possibile, salvaguardia delle attività turistiche ed economiche dell'Isola del Giglio e massima sicurezza degli interventi»;
   secondo la stessa Costa Crociere, i lavori per la rimozione del relitto dovrebbero durare 12 mesi. Una volta riportato nelle condizioni di poter galleggiare, lo stesso sarà rimorchiato in un porto italiano;
   il piano è stato scelto da un comitato tecnico di valutazione, composto da esperti in rappresentanza di Costa Crociere, Carnival Corporation & plc, London Offshore Consultants e Standard P&I;
   Titan Salvage è una società statunitense, appartenente a Crowley Group, leader mondiale nel settore del recupero di relitti. Micoperi è una società italiana, specializzata nella costruzione e ingegneria subacquea;
   nonostante l'intervento di rimozione e recupero del relitto non sia ricompreso in alcuna delle tipologie progettuali elencate nella parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, tenuto conto dell'assoluta necessità di assicurare il più ampio coinvolgimento della commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA-VAS operante presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con ordinanza del Presidente del Consiglio n. 4019 del 27 aprile 2012, recante «Ulteriori disposizioni urgenti per il naufragio della nave Costa Concordia», pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2012, al fine di accelerare le attività finalizzate al superamento dell'emergenza, è stata indetta dal commissario delegato apposita conferenza di servizi istruttoria, acquisendo, nella relativa sede, tutte le indicazioni occorrenti per l'eventuale miglioramento del progetto inerente alla rimozione e al recupero della nave, così come proposto dalla Costa crociere spa, nonché per l'esame e il rilascio dei pareri, visti, concessioni e nulla osta, e per la valutazione d'incidenza ambientale, previsti dalla normativa vigente per il progetto stesso;
   la stessa ordinanza sopra citata prevedeva che successivamente venisse convocata specifica conferenza di servizi decisoria per la definitiva approvazione del progetto di rimozione e recupero della nave, e che in caso di mancato conseguimento dell'intesa, il Consiglio dei ministri deliberasse, anche nell'eventuale esercizio del proprio potere sostitutivo, entro i successivi sette giorni; la seduta della conferenza di servizi decisoria avrebbe dovuto tenersi entro e non oltre il 15 maggio 2012;
   dalla conferenza di servizi decisoria, tenutasi puntualmente il 15 maggio 2012, risulta che:
    il piano TITAN-MICOPERI è stato scelto da un comitato tecnico di valutazione, composto da esperti in rappresentanza di Costa Crociere spa, Carnival Corporation & pic, London Offshore Consultants e Standard P&I con il sostanziale avallo di esponenti della struttura di supporto; si tratta, contrariamente a quanto prescritto dal bando di gara, di un progetto preliminare e non definitivo; inoltre, tale piano, all'atto della scelta da parte del comitato tecnico di valutazione, era privo del piano ambientale e di antinquinamento previsto dallo stesso bando di gara solo successivamente Costa Crociere spa si è impegnata a predisporre una relazione ambientale entro il 7 maggio 2012, che, tra l'altro, dal vaglio delle risultanze della conferenza, non sembra essere stata redatta secondo le indicazioni di cui all'All. VII del decreto legislativo n. 152 del 2006;
   ci si chiede se Costa Crociere spa abbia preso in considerazione soluzioni alternative di rimozione dello scafo, e, in particolare, se nella relazione ambientale di rimozione del relitto abbia analizzato esclusivamente l'opzione zero consistente nel lasciare il relitto della nave nella sua attuale posizione; sarebbe opportuno sapere altresì se vi siano analisi e cartografie specifiche sugli ecosistemi marini presenti, se vi siano informazioni atte a stimare l'entità di impatto del cantiere sugli ecosistemi marini e a definire interventi di compensazione adeguati, se siano state effettuate analisi sulla propagazione del rumore in ambiente marino considerato che il piano ricade all'interno del «Santuario dei mammiferi marini», se siano stati considerati gli eventuali rischi di diffusione di specie infestanti, se siano state evidenziate le eventuali condizioni di instabilità a tergo della falesia costiera o condizioni di pericolosità di altra natura (idraulica e altro), e se vi siano state valutazioni dettagliate sugli impatti delle lavorazioni nelle varie fasi di esecuzione con particolare riferimento alla durata di alcune operazioni considerate più rumorose;
   la conferenza dei servizi ha rilevato non poche annotazioni di particolare rilievo di cui tenere conto e alle quali si rimanda: dal monitoraggio alla protezione del sito, dal sistema di ancoraggio alla prefabbricazione e alla installazione delle piattaforme subacquee; inoltre, non sembrano essere minimamente state affrontate tutte le problematiche inerenti. Al trasporto e traino via mare dai vari luoghi di prefabbricazione del gran numero di cassoni di spinta da installare; la stessa conferenza decisoria testualmente conclude: «...si esprime parere favorevole alla realizzazione del progetto presentato da Costa Crociere, nel pieno e integrale rispetto delle osservazioni, considerazioni e raccomandazioni di cui al documento che si allega, e che forma parte integrante del presente parere recante l'istruttoria effettuata dalla Commissione VIA»;
   il 15 maggio 2012, quindi, viene dato il via libera al piano di rimozione della nave Costa Concordia;
   la conferenza di servizi decisoria convocata a Roma il 18 maggio 2012, presso il dipartimento della protezione civile ha approvato le operazioni previste dal progetto di massima inerente alla rimozione e al recupero della nave proposto dalla società armatrice; nel contempo, il 20 giugno 2012 si è insediato all'Isola del Giglio l'Osservatorio di monitoraggio sulla rimozione della Costa Concordia, che è presieduto dalla regione Toscana;
   si apprende da organi di stampa che da più parti sono stati sollevati dubbi sul progetto di recupero che lasciano intravedere scenari peggiori di quelli ipotizzati da chi sostiene che il progetto Titan-Micoperi sia semplicemente troppo impattante ed in parte già sollevati dalle altre imprese che hanno partecipato alla gara. A ciò occorre aggiungere che il 9 giugno 2012, l'amministratore delegato di Costa Crociere dichiarava apertamente che la rimozione costituisce un'impresa che presenta possibili imprevisti;
   risulta agli interroganti che il London Off-shore Consultant avrebbe confrontato, studiato, deciso e scelto il vincitore senza avvalersi del comitato scientifico nominato dal dipartimento della protezione civile. Durante la procedura di gara, a Londra, sono state convocate dai tecnici del London Off-shore Consultant le imprese per audizioni e chiarimenti, ma mai alcun componente di tale comitato;
   a giudizio degli interroganti non pare opportuno che, per ragioni di urgenza che ben si comprendono, possa essere completamente delegata a tecnici estranei all'amministrazione statale sia la scelta tecnica più adeguata per procedere alle operazioni di rimozione che la determinazione delle migliori cautele ambientali;
   a ciò occorre aggiungere, quale ulteriore elemento che denota, ad avviso degli interroganti, la poca trasparenza dell'operazione, che alla gara bandita è stata invitata la società Titan Salvage e non l'ATI (Associazione temporanea di imprese) formata da Titan Salvage e Micoperi;
   non si comprende, innanzitutto sul piano logico, per quale ragione si debba consentire all'impresa prequalificata singolarmente – ossia la Titan Salvage – la costituzione di un raggruppamento temporaneo con un'impresa sconosciuta nel salvage la Micoperi, tenuto conto che appare evidente che l'interesse pubblico e maggiormente tutelato se alla costituzione di un Ati con l'impresa invitata individualmente prendano parte imprese già sottoposte al vaglio della prequalificazione, i cui requisiti generali, dunque, sono già stati esaminati;
   non risulta chiaro come si procederà con alcune operazioni previste quali quelle relative al dimensionamento degli strand-jacks e agli attacchi dei cassoni e l'intera operazione di rotazione; non è chiaro quale porto dovrebbe accoglierla non essendo noto esattamente il pescaggio, come si intende installare le piattaforme sotto la chiglia della nave, quali siano le modalità di posizionamento;
   infine, mancano sia un monitoraggio da parte dello Stato italiano del progetto di rimozione sia una qualsiasi forma di penale per eventuali ritardi sia un piano «B» nel caso qualcosa non funzioni –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto appena riportato e relativamente all'esistenza di rapporti circostanziati di altri partecipanti alla gara con osservazioni tecniche che evidenziano le criticità del progetto di rimozione del relitto della Costa Concordia;
   quali iniziative intendano immediatamente porre in essere per verificare in modo esaustivo le criticità rilevate, tenuto conto che tale verifica si rende altresì necessaria anche alla luce delle dichiarazioni rese dall'amministratore delegato di Costa Crociere;
   per quali ragioni di fronte a una tale emergenza ambientale quale è quella che si è verificata a ridosso della costa gigliese, la pubblica amministrazione non abbia attentamente vigilato sulla necessaria trasparenza delle procedure, lasciando la quasi totale libertà all'armatore che, pur avendo dimostrato la massima disponibilità nei primi interventi di messa in sicurezza, opera sempre come soggetto privato non scevro da possibili interessi e ragioni che possono differire dagli interessi nazionali, in primis quello della tutela ambientale;
   se quanto precedentemente riferito in merito al mancato coinvolgimento del comitato scientifico che, come previsto nell'ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3998, dovrebbe supportare l'attività del commissario delegato, corrisponda al vero, e se, una volta accertata la veridicità di quanto riportato in premessa, non si ritenga quantomeno doveroso fornire gli elementi necessari a dimostrare l'effettiva adeguatezza della scelta operata dalla Costa Crociere in favore del progetto della Titan-Micoperi. (4-17272)


   DI PIETRO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante ha presentato tre interrogazioni a risposta scritta in data 3 febbraio, 26 aprile e 30 maggio 2012, peraltro ancora senza risposta, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno segnalando la grave situazione in cui versa l'edificio scolastico sito in Fossalto (CB), non più agibile a causa di interventi di ristrutturazione – non completati – per i quali sono stati spesi 400mila euro;
   l'interrogante, in data 1o giugno 2012, ha Inviato, altresì, una lettera al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca allegando l'opportuna documentazione dalla quale si evince il pericolo a cui sono stati esposti i bambini nel frequentare la scuola a rischio di crollo e la speculazione perpetrata ai loro danni;
   il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in data 23 luglio 2012, ha risposto che lo stabile – secondo il suo giudizio all'avanguardia e con le più moderne attrezzature – deve tornare a disposizione degli alunni e che non può «restare chiuso per problemi burocratici e comportamenti non professionalmente adeguati posti in essere dall'impresa assegnataria dell'appalto per i lavori di adeguamento sismico»;
   l'istituto scolastico è chiuso non «per problemi burocratici o comportamenti non professionalmente adeguati posti in essere dall'impresa assegnataria dell'appalto», così come affermato dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, bensì, come evidenziato nell'atto di sindacato ispettivo n. 4-15841 del 26 aprile 2012, a causa dei lavori eseguiti – da quanto si legge nella relazione dell'8 gennaio 2010 dell'Ing. Maurizio Nerilli, incaricato dalla giunta comunale, con deliberazione n. 194 del 6 novembre 2009, al controllo statico dell'intero edificio scolastico – che non solo non hanno permesso di aumentare il grado di sicurezza dello stabile nei riguardi di un sisma di forte intensità, ma, addirittura hanno posto in essere condizioni di pericolosità maggiori rispetto alla situazione preesistente; lo stesso Nerilli ha riferito che non sussistono le condizioni di sicurezza tali da poter modificare l'ordinanza di inagibilità dell'edificio scolastico del 5 novembre 2009 –:
   quali iniziative il Governo intenda adottare in relazione alla vicenda che non può e non deve essere presa alla leggera considerando che a rimetterci sono bambini innocenti. (4-17288)


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la sordocecità è una disabilità unica e non esistono nel nostro Paese dati precisi su tale popolazione. Le ricerche effettuate in alcuni Stati europei hanno definito delle percentuali in base alle quali si stima che in Italia le persone sordocieche possano essere da 3.000 a 11.000. La popolazione sordocieca è molto eterogenea perché diverse sono le cause e diverso è il momento della vita in cui si diventa sordociechi. Una prima distinzione può essere operata tra chi nasce sordocieco o lo diventa nei primissimi anni di vita (14 per cento), nasce sordo e perde la vista (35 per cento), nasce cieco e perde l'udito (6 per cento), diventa sordocieco nel corso della vita o per i processi legati alla vecchiaia (45 per cento). La rosolia, contratta dalla madre nei primi mesi di gravidanza, è stata una delle principali cause di sordocecità e pluriminorazione congenita fino a qualche anno fa. Oggi esistono cause più eterogenee, quali sindromi rare (Usher, CHARGE, Waardenburg, Stickler, Norrie, Alport, e altri), trauma da parto, ipossia, malattie infettive postnatali, trauma cranico, e altro che determinano non solo le minorazioni sensoriali, ma anche ulteriori gravi problemi a livello neurologico, dello sviluppo e motorio. La sindrome di Usher è la causa prevalente per chi nasce sordo e poi perde la vista successivamente. I problemi visivi derivano da un deterioramento della retina, noto come «retinite pigmentosa». La sindrome di CHARGE è una rara entità nosografica, caratterizzata da diverse anomalie che si manifestano simultaneamente. Il nome CHARGE trae origine dall'acronimo delle iniziali (in lingua inglese) dei deficit più comuni presenti nelle persone che ne sono affette. A oggi non sono disponibili dati certi sulla popolazione pluriminorata psicosensoriale –:
   se e quali azioni di supporto alle associazioni di malati sordociechi o comunque rappresentative dei malati delle patologie citate o ai centri di ricerca impegnati sulle malattie in argomento siano state attuate o verranno messe in atto attraverso i molteplici canali previsti (ad esempio, fondi 5 per mille, fondi ricerca MIUR e altro). (4-17298)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RENATO FARINA. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   una donna, Dang Thi Kim Kieng, si è uccisa dandosi fuoco per protestare contro la detenzione della figlia. È successo – secondo quanto riferisce ilsussidiario.net – a Bac Lieu, provincia meridionale del Vietnam. «La donna» secondo quanto riferisce il quotidiano on-line il 1o agosto «ha scelto un posto significativo, gli uffici governativi, per dare risalto al suo gesto. La figlia, Maria Ta Phong Tan, nota nel Paese, una ex poliziotta, convertitasi alla fede cattolica in età adulta, è stata arrestata con le accuse di attività sovversiva e scritti infamanti nei confronti del governo... e adesso rischia fino a vent'anni di carcere»;
   negli ultimi anni si registra una maggior tolleranza verso le attività della Chiesa cattolica, e la sua attività pastorale e caritativa;
   tuttavia, come già segnalato in altre interrogazioni dal medesimo interrogante (vedi interrogazioni n. 5-05745 e n. 5-05876), permane un controllo asfissiante su qualsiasi manifestazione che sia anche solo sospetta di trasformarsi in critica al regime dittatoriale comunista, con arresti e «rapimenti»;
   il caso sopra accennato assume una particolare gravità e valenza anche perché esso è stato passato sotto silenzio dalla stampa italiana, mentre abbondano (vedi Repubblica del 5 agosto 2012) reportage esaltanti presunti progressi nel campo delle cosiddette libertà civili in Vietnam –:
   se i fatti esposti corrispondano al vero;
   se e come il Governo intenda muoversi presso le autorità vietnamite nel caso di Maria Ta Phong Tan per difendere il diritto alla libertà d'opinione e alla libertà religiosa. (5-07602)

Interrogazione a risposta scritta:


   REGUZZONI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del Regolamento (CE) 847/2004, la legge 28 gennaio 2009 n. 2 si prevede una sostanziale liberalizzazione del trasporto aereo da attuarsi anche mediante revisione degli accordi bilaterali che ne disciplinano i vari aspetti;
   il nostro Paese ha intrapreso la procedura di revisione di detti accordi bilaterali con l'Ucraina, inviando una nota verbale di carattere generale che prospetta l'apertura di negoziati per una maggiore liberalizzazione degli accordi aerei attualmente in vigore –:
   se sia pervenuta una conclusione dei negoziati ovvero quale sia lo stato della trattativa;
   quali siano i contenuti dell'intesa o le problematiche che ne impediscono la conclusione;
   in caso di positiva conclusione, se vi siano ulteriori elementi migliorativi che il nostro Paese intende ulteriormente richiedere;
   se e quali iniziative il Governo intenda attuare ai fini di migliorare le condizioni di concorrenza e liberalizzazione del trasporto aereo. (4-17299)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   OLIVERIO e LARATTA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il comitato «Borgo di Piale» e la cittadinanza di Pialese (piccolo borgo collinare del comune di Villa San Giovanni in provincia di Reggio Calabria) seguono ormai con vivo interesse e forte preoccupazione le vicende dei lavori di costruzione della galleria Naturale Piale, facenti parte dei più ampi lavori di ammodernamento della Autostrada A/3 Salerno-Reggio Calabria, VIo macrolotto;
   sotto le case dei pialesi è infatti in corso per la realizzazione di tale opera, uno scavo lungo e complesso, che ha reso letteralmente impossibile la vita dei residenti, con un intero quartiere (nella prossimità di via Spuntone) evacuato per problemi di sicurezza. I lavori, che sono partiti e si protraggono ormai dal 2007, hanno causato ad oggi danni ingenti sia al patrimonio pubblico che dei privati cittadini;
   una vicenda che il Corriere della Calabria ha avuto modo di raccontare dalle pagine del suo settimanale n. 48 del 17 maggio 2012, e ripreso nuovamente lo scorso 25 luglio 2012, dal proprio sito internet;
   il rischio è che, a causa di questi lavori, si possano verificare crolli da un momento all'altro. Ma il pericolo non viene solo dai muri portanti degli edifici che cedono, ma proprio dal suolo – sottoposto a continui sommovimenti – ad essere diventato instabile;
   venerdì 20 luglio 2012, gli abitanti di Piale hanno avuto una nuova conferma: quando una voragine si è aperta a pochi passi dal nucleo abitato (composto da circa 60 famiglie) e proprio sotto via Murat, la strada principale del paese che garantisce i collegamenti con l'esterno, tanto da obbligare gli operai a coprire il fornello con ingenti quantità di cemento filtrato dall'alto. È il cosiddetto effetto clessidra: la terra in superficie frana lentamente dentro il ventre vuoto della galleria;
   il nuovo cedimento è solo l'ultimo in ordine di tempo ed è evidente che il fenomeno necessità ormai di un costante monitoraggio. In precedenza, si erano aperti altri due «fornelli», proprio nel cuore del borgo antico;
   a fronte di queste allarmanti e serie problematiche, i cittadini e il Comitato Borgo di Piale hanno avuto sempre un atteggiamento improntato alla responsabilità e alla correttezza, alla ricerca di un punto di incontro operando in maniera sinergica insieme all'amministrazione comunale per garantire innanzitutto l'incolumità delle persone e la sicurezza dell'abitato;
   la zona in questione rappresenta un territorio che merita di essere ulteriormente valorizzato con interventi di natura architettonica;
   finora i lavori di scavo hanno interessato solo la zona sottostante al quartiere evacuato, ma presto l'attività di sbancamento riguarderà invece quella parte di montagna che si trova sotto case ancora abitate; fattore questo che ha generato in questi giorni ulteriore allarme e preoccupazione nella popolazione. Quest'ultima, con in testa Pietro Idone, il presidente del comitato «Borgo di Piale», chiede con forza che di procedere ad ulteriori lavori, vengano eliminati tutti i rischi connessi all'incolumità delle persone e attuati una serie di interventi preventivi con i quali venga messo in sicurezza l'intero territorio comunale. Tale richiesta non è più procrastinabile, visti gli ultimi episodi verificatisi proprio nelle scorse settimane –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, di competenza intendano immediatamente adottare, alla luce dei gravi danni subiti dal quartiere suddetto ciò al fine di aiutare l'amministrazione locale a garantire la messa in sicurezza a tutela della pubblica incolumità del territorio interessato dai lavori di ammodernamento del VIo macrolotto dell'autostrada A/3 e di consentire di superare la situazione di emergenza venutasi a creare nel quartiere di Borgo di Piale. (5-07598)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELLOTTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   ogni problema riguardante il Po diviene una questione ad interesse nazionale, dato che coinvolge una delle aree più produttive del Paese;
   il fiume Po, come è possibile evincere da un articolo de Il Resto del Carlino di Rovigo del 2 agosto 2012, a seguito della mancanza di precipitazioni, che hanno portato alla diminuzione del suo livello idrotermico di 8,5 metri, ha visto trasformarsi rapidamente la peggiore secca degli ultimi 15 anni in una vera e propria minaccia per l'agricoltura, per l'industria e la navigazione;
   la Coldiretti, come emerge dallo stesso articolo, ha stimato in soli 15 giorni l'autonomia della riserva idrica;
   la mancanza di irrigazione ha già portato, danni gravissimi all'agricoltura che, priva di acqua, vede perdere quantità ingenti di derrate per l'arsura e la conseguente siccità;
   l'associazione sopra citata stima in oltre un miliardo e mezzo di euro le perdite nel settore;
   il problema, che si estende a molte zone del nord Italia, ha già portato la provincia di Rovigo a chiedere di anticipare una quota della politica agricola comune per far fronte ai danni della siccità, come emerge da un articolo de il Gazzettino di Rovigo del 2 agosto 2012 –:
   quali concrete iniziate di competenza intendano adottare affinché si possa provvedere ad incrementare, anche tramite un rilascio di acque trattenute per la produzione di energia, la portata d'acqua del fiume Po, al fine di consentite l'irrigazione delle zone limitrofe;
   se sia intenzione del Governo avviare analisi per verificare eventuali soluzioni alla diminuzione, ormai sistematica, della portata dei principali corsi d'acqua che attraversano la pianura padana;
   se si intenda destinare specifici aiuti all'agricoltura della pianura padana colpita da siccità. (4-17285)


   SBROLLINI, NACCARATO e MIOTTO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   in località Vianelle, nei territorio a confine tra i comuni di Marano Vicentino e Thiene (Vi), è presente una discarica di rifiuti inerti, proprietà della ditta Servizi s.r.l. di Montecchio Precalcino che gestisce anche l'esercizio;
   il sito è utilizzato in parte come discarica per materiali inerti e in parte come cava e si estende per una superficie complessiva di oltre 230.000 metri quadrati;
   il sito si colloca nell'alta pianura vicentina sopra una vasta falda acquifera dalla quale attingono gli acquedotti di Vicenza, Padova, di una parte significativa dei comuni dell'Alto Vicentino ed ex-Euganeo-Berico, per complessivi 700 mila abitanti serviti;
   la carta della vulnerabilità intrinseca della falda freatica della pianura veneta indica, per questa zona, un grado di vulnerabilità compreso tra alto ed elevato (livelli 4o e 5o in una scala da 1 a 6);
   il decreto provinciale n. 62/2012 del 20 aprile 2012 estende le tipologie di rifiuti conferibili implicando la trasformazione del sito in impianto di discarica idoneo a smaltire non più e non solo rifiuti inerti ma anche altre tipologie di rifiuti a più elevato grado di pericolosità;
   tale decreto concorre ad aumentare le seguenti criticità:
    a) profilo idrologico-idraulico: si rende impermeabile un'ampia porzione di territorio azzerando la sua capacità di disperdere nel sottosuolo le precipitazioni dirette che cadono in quella stessa area;
    b) profilo del rischio-contaminazione per le falde idriche sottostanti: si introduce nel territorio una ulteriore «sorgente» di potenziale inquinamento la cui pericolosità rimarrà latente per molti anni;
   i comuni di Thiene e di Marano Vicentino si schierano e si mobilitano a favore della tutela dell'ambiente e della falda –:
   di quali elementi disponga in relazione a quanto esposto in premessa, anche per il tramite dell'autorità di bacino, e quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano assumere, posto che, tra l'altro, la discarica metterebbe in pericolo la falda acquifera dalla quale attingono gli acquedotti che soddisfano un così vasto numero di persone. (4-17306)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:


   COMPAGNON. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   molti comuni della regione Friuli Venezia Giulia manifestano da tempo la propria preoccupazione ed il proprio disagio per la lentezza con la quale vengono trattati i provvedimenti autorizzativi pendenti presso la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia;
   il ritardo con il quale giungono le risposte dalla predetta Soprintendenza crea un grave danno economico alle amministrazioni comunali e alle iniziative private, le quali spesso sono impossibilitate a procedere nei lavori programmati;
   la suddetta situazione è aggravata dal momento di crisi in cui le imprese dipendono sempre più dagli appalti pubblici per uscire a sopravvivere e a continuare a mantenere un discreto livello occupazionale;
   la soprintendente regionale, dottoressa Maria Giulia Picchione, da poco insediata, il 3 agosto 2012 ha rilasciato una lunga intervista al Messaggero Veneto, nella quale ha annunciato la propria visione urbanistica ed il proprio orientamento nella gestione dei vari progetti in cantiere per la città di Udine (allestimento degli stand previsti per la manifestazione Friuli doc, trasformazione della pavimentazione di via Mercatovecchio, nuovo sistema della viabilità cittadina e nuove zone pedonali, restrizioni alla animazione, ai dehors, ai chioschi degli edicolanti, agli impianti fotovoltaici e così via);
   gli organi istituzionali – soprintendenza e amministrazione nel caso specifico –, nonché le parti economiche e sociali coinvolte nella vita di una città dovrebbero trovare sempre – nel rispetto delle reciproche autonomie, onde evitare che si instaurino eventuali contenziosi poi difficili da ricomporre – una forma di fattiva collaborazione preventiva in grado, per un verso, di salvaguardare e valorizzazione il bene architettonico e, per altro verso, di tutelare le altrettanto legittime istanze delle varie attività commerciali ed imprenditoriali, nonché le consolidate tradizioni della cultura locale;
   ogni determinazione che coinvolge una comunità ed un territorio dovrebbe essere adottata partendo da una profonda conoscenza della storia e delle abitudini locali, delle sue tradizioni e della sua cultura, ove il «folclore» può rappresentarne spesso una rispettabile espressione;
   il momento economico senza precedenti che sta attraversando il nostro Paese dovrebbe sollecitare tutti gli attori (istituzionali, economici e sociali) ad unire le proprie energie per cercare di superare l'attuale fase recessiva –:
   se non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, verificare la tempistica con la quale vengono adottati i provvedimenti autorizzativi presso la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia nonché, nel pieno rispetto delle diverse prerogative delle istituzioni coinvolte, operare una valutazione generale finalizzata ad un maggior rispetto da parte della predetta soprintendenza delle consolidate tradizioni e della cultura locale. (4-17286)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   per quanto concerne i possibili danni causati dall'esposizione all'uranio impoverito e alle nanoparticelle, ad oggi non sono stati ancora resi noti i casi di bambini malformati alla nascita;
   il colonnello Osvaldo Bizzarri nelle disposizioni di sicurezza per l'uranio impoverito del 22 novembre 1999 afferma che «l'uranio impoverito può causare tumori e malformazioni alla nascita»;
   più recentemente il colonnello Roberto Biselli, nella sua audizione presso la Commissione d'inchiesta, ha menzionato 3671 casi ammalati di tumore e simili dal 1991 ad oggi, ma non ha fornito alcuna informazione sui casi di malformazione alla nascita;
   da un documento compilato negli Usa nel 2003 emergono i rischi da uranio impoverito e le nascite di bambini malformati tra i veterani dei conflitti nel Golfo, Bosnia e Kosovo –:
   se il Governo non ritenga necessario verificare e comunicare il numero dei casi di malformazioni alla nascita, al fine di avere un quadro maggiormente realistico del fenomeno. (4-17278)


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   in data 2 agosto 2012, l'Anavafaf ha inviato una lettera alla commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio, impoverito e alle Commissioni difesa di Camera e Senato;
   nella lettera si citano le numerose richieste che l'Associazione riceve da parte del personale colpito da tumori per possibili danni da nano particelle. Il personale colpito chiede i risarcimenti basandosi su analisi che testimoniano la presenza delle nano(micro) particelle nel corpo. Attualmente si fa riferimento per dette analisi al laboratorio dell'università di Modena, pertanto sono tutte a pagamento;
   l'Anavafaf ritiene che le spese per tali analisi debbano essere a carico dello Stato e che, quindi, in ciascuna delle regioni debba esserci la possibilità presso la sanità militare o civile di eseguirle;
   negli Stati Uniti queste analisi sono state condotte circa 30 anni fa e le nano particelle di uranio impoverito vennero trovate nel poligono dell'aeronautica militare Usa in Florida (poligono Eglin nel 1977);
   l'Anavafaf denuncia, altresì, la necessità, per evitare eventuali interferenze tra le attività di consulenza della commissione e l'attività sanitaria specifica per il campo d'indagine di cui si occupa la commissione stessa, che le analisi possano essere eseguite sotto certificazione nelle varie regioni d'Italia;
   un'altra questione da trattare riguarda le cure mediche all'estero. È auspicabile che, in quei casi di infermità per i quali la sanità italiana presenta alcune insufficienze, al personale sia data la possibilità di recarsi gratuitamente all'estero –:
   se il Governo non ritenga di assumere ogni iniziativa di competenza al fine di assicurare e garantire parità di condizioni di assistenza medica a tutto il personale ammalato, di dare la possibilità di eseguire analisi gratuite e di avviare convenzioni con ospedali all'estero in grado di intervenire su alcune specifiche infermità che in Italia possono non trovare, le giuste e necessarie cure mediche. (4-17279)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   la questione delle quote latte ha assunto un rilievo significativo per il bilancio stesso dello Stato, con un importo posto a carico dell'erario, e quindi dei contribuenti, pari ad oltre 1,5 miliardi di euro;
   questo importo si è accumulato nel corso degli anni, dal 1996 al 2009, senza che, con tutta evidenza, ne sia stato efficacemente perseguito il recupero;
   con riferimento alle tredici campagne lattiero-casearie dal 1995/1996 al 2007/2008, l'onere che il Paese ha sopportato, in conseguenza degli esuberi produttivi riscontrati nelle campagne medesime, è stato pari a 2.492 milioni di euro versati alla Commissione che, come precisa la Corte, «rappresentano una perdita netta e irrecuperabile per l'economia italiana», perdita che avrebbe dovuto gravare sui produttori eccedentari, ma invece «è stata finora finanziata in gran parte con i fondi pubblici»;
   in ordine alle medesime campagne, il predetto importo, imputabile ai produttori in questione per 2.226 milioni di euro, è stato riscosso per 301 milioni di euro, restando ancora da riscuotere 1.925 milioni di euro; tale importo decresce a 1.871 milioni di euro nel 2009, ultimo anno finora relazionato dalla Corte dei Conti;
   nel corso delle campagne 2010/2011, a seguito di ulteriori adesioni alle rateizzazioni, l'importo ancora dovuto dai produttori eccedentari risulterebbe superiore a 1,5 miliardi di euro;
   stando ai dati riportati nella relazione della Corte dei Conti, la perdita netta complessiva del contribuente italiano ammonta a oltre 4 miliardi di euro;
   alle aziende debitrici sono state offerte ben 3 occasioni di rateizzazione, dapprima con la legge n. 119 del 2003, successivamente con la legge n. 33 del 2009 e, da ultimo, con il decreto-legge n. 16 del 2012, convertito della legge n. 44 del 2012, con modalità idonee a far accedere il debitore che versi in situazioni di obiettiva difficoltà economica;
   la parte più significativa del debito accumulato risulta dovuta da non più di un migliaio di soggetti;
   nonostante si tratti di un credito accertato e posto a carico dell'erario, l'ente attualmente incaricato della riscossione è l'Agea, Agenzia per le erogazioni in agricoltura;
   al momento non risulta attiva alcuna procedura di recupero forzoso, fatta eccezione per la compensazione con gli aiuti comunitari, visto che con le recenti sentenze il TAR Lazio non ha giudicato legittimo il ricorso da parte dell'Agea alla procedura di iscrizione a ruolo mediante Equitalia per le somme divenute esigibili dopo la mancata adesione alla rateizzazione di cui al decreto-legge n. 5 del 2009;
   ciò avviene nonostante la costante attenzione da parte degli organismi comunitari sull'effettiva riscossione in capo ai produttori del prelievo latte, al fine di evitare il suo tramutarsi in un aiuto di Stato non autorizzato;
   di conseguenza l'unico strumento a disposizione dell'Agea, oltre alla compensazione con gli aiuti, resta la procedura di cui al regio decreto 639 del 1910, strumento certamente di minore efficacia del ruolo e senza che l'agenzia sia dotata delle necessarie strutture per la riscossione, e in contrasto, oltretutto, con il noto principio comunitario, sancito fin dal trattato istitutivo, in base al quale ciascuno Stato membro deve porre in essere, ai fini della tutela finanziaria dell'Unione, le stesse misure adottate a tutela dei propri interessi finanziari;
   ad oggi non è stata data attuazione all'articolo 8-septies, comma 2, del decreto-legge n. 5 del 2009, norma di perequazione verso i produttori che si sono messi in regola rispetto a coloro che hanno beneficiato di quote integrative a titolo gratuito, a causa della mancata attivazione e dotazione, prevista «in misura non inferiore a 45 milioni di euro per l'anno 2009», del relativo fondo;
   la mancata effettiva riscossione del prelievo non rateizzato costituisce una ulteriore sperequazione nei confronti di coloro che rispettano le regole, a vantaggio di chi sostanzialmente non ne riconosce la valenza;
   ad oggi non è stata data attuazione all'articolo 39, comma 13, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge n. 111 del 2011, recante disposizioni attuative in materia di riscossioni;
   la Commissione agricoltura della Camera il 18 luglio 2012 ha approvato, con parere favorevole del Governo, all'esito del dibattito sulle risoluzioni Delfino 7-00860, Zucchi 7-00912, Beccalossi 7-00920, Biava 7-00934, la risoluzione conclusiva n. 8-00194 che impegna l'Esecutivo «a riscuotere le somme ancora dovute con la massima efficacia mediante Equitalia spa, in qualità di incaricata dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi» –:
   se e come siano state contabilizzate nel bilancio dello Stato le somme versate alla Unione europea per le campagne dalla 1995/1996 alla 2001/2002, di cui alla decisione del Consiglio del 16 luglio 2003, pari a circa 1.400 milioni di euro;
   se e come siano state contabilizzate nel bilancio dello Stato le somme trattenute annualmente dalla Unione europea per le campagne dalla 2003/2004 alla 2008/2009, pari a circa 1.150 milioni di euro, ovvero se siano rimaste non contabilizzate ad alimentare lo scoperto del fondo di rotazione per il pagamento degli aiuti comunitari;
   quale sia, concretamente, l'impatto sulla finanza pubblica derivante dalla mancata riscossione dei prelievi supplementari dovuti dai produttori eccedentari, essendo del tutto insostenibile mantenere a carico dello Stato, e quindi della collettività, gli oneri derivanti dal comportamento contra legem di alcuni ben individuati operatori del settore lattiero-caseario;
   conseguentemente, vista la gravità e l'urgenza della questione, quali iniziative tempestive ed efficaci il Governo intenda assumere per attuare l'impegno assunto con la risoluzione approvata il 18 luglio 2012.
(2-01634) «Delfino, Naro, Libè».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   TOTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nella seduta della Camera dei deputati n. 660 di mercoledì 4 luglio 2012, con interrogazione a risposta immediata n. 3-02367, indirizzata al Ministro dell'economia e delle finanze, l'interrogante ha rappresentato la vicenda di una azienda abruzzese ulteriormente posta in difficoltà economica e operativa da quelle che appaiono all'interrogante irresponsabili e inopinate decisioni degli uffici della sede di Pescara della società Equitalia Pragma. Il concessionario della riscossione, tra l'altro, in luogo di apprendere somme che reclamava da quella ditta e poste nella sua disponibilità, mediante una compensazione, presso un soggetto terzo debitore dell'azienda di cui si trattava, decideva, infatti, di apporre vincoli pignoratizi su un bene strumentale della medesima;
   descritte le condotte ritenute dall'interrogante inopinate, inaccettabili e perniciose del concessionario nella vicenda de qua, i quesiti posti chiedevano «se, con riferimento alle vicende che nel rapporto con Equitalia Pragma srl hanno coinvolto la società di cui al caso di specie, il Ministro interrogato non intenda promuovere un'attività ispettiva presso gli uffici della sede di Pescara del concessionario per accertare la correttezza, la legittimità, la trasparenza, l'economicità e l'imparzialità delle procedure e delle decisioni che il medesimo adotta e, nel caso di esiti positivi dell'ispezione, se non intenda adottare, con ogni urgenza e senza indugio alcuno, tutte le misure, anche cautelari, per inibire al personale eventualmente in difetto almeno ogni ulteriore attività decisionale, potenzialmente dannosa per i contribuenti e per l'apparato dello Stato, e se, per evitare che in futuro si ripetano casi di discrezionalità giurisdizionale nelle decisioni intorno alle spese di giudizio, il Ministro interrogato non intenda farsi promotore di un'opportuna iniziativa normativa volta a tutelare integralmente le ragioni eventualmente riconosciute in capo al contribuente»;
   la risposta è stata resa in aula dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, il quale si è limitato a dare lettura di un documento ricevuto dal Ministero dell'economia e delle finanze; nel merito dei chiarimenti offerti, ancorché dichiaratamente de relato, il Ministro per i rapporti con il Parlamento, negletta in toto ad avviso dell'interrogante l'interrogazione esposta in atto, ha sostenuto che, in relazione ai tre rappresentati casi di «ineludibile» iscrizione ipotecaria, «imprevedibilmente la locale Giustizia tributaria» si sarebbe discostata da «consolidati orientamenti giurisprudenziali cui l'Amministrazione finanziaria si era ispirata». In altri termini, sembra di capire dal tenore della risposta che l'Amministrazione finanziaria sarebbe stata disturbata dal libero convincimento dei giudici tributari, specificatamente dalla non conformità delle decisioni da questi adottate in sentenze ai supposti orientamenti consolidati ed evidentemente, graditi all'Amministrazione finanziaria che, peraltro, è soggetto ben distinto da Equitalia;
   il Ministro informava, inoltre, invero – sempre ad avviso dell'interrogante – in modo del tutto inconferente, che, relativamente, alla evidenziata «presunta mancata attivazione dell'agente della riscossione al recupero di somme della società in questione detenute da terzi», enti, ministeri ed ex esattori della riscossione avrebbero dato riscontri comunque negativi ai relativi accertamenti. Peraltro, il Ministro ad avviso dell'interrogante, taceva in ordine all'unica circostanza riferita in atto di sindacato probante la mancata attivazione di Equitalia al recuperò delle somme reclamate, ossia la loro disponibilità reiteratamente offerta dall'azienda, in compensazione di un suo credito con soggetto terzo, e da quest'ultimo medesimo che direttamente richiedeva indicazioni per il versamento, direttamente al concessionario, delle somme dovute dalla sua creditrice;
   secondo quanto risulta all'interrogante, ulteriori approfondimenti presenti nel documento predisposto per fornire la risposta all'interrogazione a risposta immediata (di cui il rappresentante del Governo non ha dato lettura) recherebbero l'informazione che, pendente il termine di 120 giorni per effettuare il primo incanto, un'istanza di rateizzazione sulle cartelle oggetto di pignoramento presentata dalla ditta abruzzese avrebbe sospeso l'attività esecutiva. Appare assai discutibile all'interrogante l'asserita rilevanza dell'istanza di rateizzazione sul pignoramento immobiliare in corso. Del resto, con circolare in data 15 aprile 2011 di Equitalia medesima è sostenuto che, ad eccezione delle istanze di rateizzazione tempestive, tutte le altre non sospendono le procedure esecutive già in corso. Peraltro, il termine fissato per la chiusura di un procedimento è, di norma, quello di 30 giorni ex articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, termine entro il quale Equitalia non solo non ha definito il procedimento in rilievo ma non ne ha neppure comunicato l'avvio alla contribuente;
   infine, nella risposta si sostiene che il termine di 10 giorni fissato dall'articolo 53 del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 per la cancellazione, a cura del concessionario, della trascrizione di ipoteca, nei casi considerati dal legislatore, sarebbe un termine «ordinatorio». Posto che lo sia, conclusione già di per sé aberrante in un sistema tutto squilibrato a favore dell'amministrazione finanziaria, tale natura non equivale a ridurlo a termine arbitrario o, di fatto, «inesistente». Quantunque, in ipotesi, ordinatorio, la sua inosservanza integra la volizione del rifiuto a ottemperare a un disposto di legge. È appena il caso, comunque, in proposito, di sottolineare come risulti quantomeno non etico e diseducativo che la pubblica amministrazione tenti di dissimulare le inadempienze, carenze, incapacità e inettitudini dietro «il dito» dell'ordinatorietà dei termini che la riguardino. L'interrogante ritiene particolarmente dannosa questa propensione che, a suo avviso, ha caratteri immorali, tanto da aver presentato, in data 17 settembre 2008, una proposta di legge, n. 1663, annunziata il 18 settembre 2008, recante «disposizioni in materia di perentorietà dei termini» relativamente a quelli che attengono a procedimenti della pubblica amministrazione. Giova, in ogni caso, rilevare che sono comminate sanzioni per i casi di ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento ex articolo 2-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 e di omissione di atti d'ufficio ex articolo 185 del codice penale, recentemente posta dalla Cassazione a fondamento anche della condanna al risarcimento del danno morale subito dal contribuente in ipotesi di pignoramento illegittimo (così, Cassazione civile, sezione III, n. 9445/2012) –:
   se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in relazione ai dispositivi delle sentenze della locale giustizia tributaria contestate da Equitalia anche laddove statuiscano, come nelle sentenza n. 1160 del 18 marzo 2010 della commissione tributaria di Pescara nell'ambito di uno dei giudizi promossi dall'azienda abruzzese considerata, che «...invero è risultato in punto di fatto che la Equitalia ha provveduto alla iscrizione ipotecaria per cartelle notificate da oltre un anno e senza che medio tempore sia stato dato avviso alla parte interessata... l'articolo 50 decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 afferma che si può procedere ad esecuzione quando sono decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento (...) il secondo comma del richiamato articolo 50 afferma che l'espropriazione deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal ruolo entro 5 giorni. Trattasi di un, secondo ulteriore presupposto per la legittimità dell'esecuzione, secondo nel senso che si aggiunge al precedente ed anche per questo il collegio deve notare che manca la prova dell'avvenuto adempimento. Ciò si adatta al caso di specie e se ne devono trarre le conseguenze sì che per tale verso il ricorso va accolto»;
   se, il Ministro interrogato, sul punto della mancata attivazione di Equitalia rispetto al contenuto di comunicazioni inoltrate a Equitalia Pragma dalla contribuente e dall'azienda sua debitrice, dirette a mettere a disposizione dell'agente della riscossione le somme reclamate, in capo alla prima, e a chiedere indicazioni circa le procedure valide per la corresponsione al concessionario delle somme medesime, intenda pronunciarsi sulla rilevanza di quelle comunicazioni e se non ritenga verificato, sulla scorta di quella stessa corrispondenza, il nesso di causalità che l'interrogante, intendeva, nel precedente atto, e intende, nel presente, evidenziare, tra il loro contenuto e l'inerzia di Equitalia rispetto all'acclarata possibilità di apprendere le somme reclamate e disponibili ma paradossalmente ignorate, tenuto conto che nella precedente risposta ricordata in premessa non sono stati forniti ad avviso dell'interrogante adeguati chiarimenti;
   se il Governo attesa la disposizione di cui all'articolo 53, comma 2, del decreto Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, che recita: «se il pignoramento è stato trascritto in pubblico registro mobiliare o immobiliare, il concessionario, nell'ipotesi prevista dal comma 1 ed in ogni altro caso di estinzione del procedimento richiede entro 10 giorni al conservatore la cancellazione della trascrizione», ritenga di confermare l'opinione circa la natura ordinatoria del termine di 10 giorni ivi fissato e, in tal caso, al di là di ogni altra soccorrente disposizione dell'ordinamento, se non reputi etico, opportuno, anzi, necessario impartire disposizioni stringenti agli uffici dell'amministrazione finanziaria e agli enti, organismi e soggetti da essa controllati o vigilati perché l'inosservanza eventuale del termine indicato sia sempre rigorosamente e chiaramente motivata, evitando, in tal modo, l'impunità dell'arbitrio e il sostanziale svuotamento della volontà del legislatore opponendo l'argomentazione dell'ordinatorietà del termine di fatto per dissimulare una condotta inefficiente e antieconomica;
   se, con riferimento alle vicende riferite nella richiamata interrogazione a risposta immediata n. 3-02367, che nel rapporto con Equitalia Pragma hanno coinvolto la società di cui si tratta, il Ministro interrogato non intenda promuovere un'attività ispettiva presso gli uffici della sede di Pescara del concessionario per accertare la correttezza, la legittimità, la trasparenza, l'economicità e l'imparzialità delle procedure e delle decisioni che il medesimo adotta e, nel caso di esiti positivi dell'ispezione, se non intenda adottare, con ogni urgenza e senza indugio alcuno, tutte le misure, anche cautelari, per inibire al personale eventualmente in difetto almeno ogni ulteriore attività decisionale, potenzialmente dannosa per i contribuenti e per l'apparato dello Stato, e se, per conferire certezza alle decisioni intorno alle spese di giudizio, il Ministro interrogato non intenda farsi promotore di un'opportuna iniziativa normativa volta a tutelare integralmente le ragioni eventualmente riconosciute in capo al contribuente.
(5-07604)

Interrogazioni a risposta scritta:


   FUGATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il comma 9 dell'articolo 39 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha introdotto il nuovo strumento del reclamo e della mediazione per le controversie relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate di valore non superiore a 20.000 euro; tale reclamo «può contenere una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa»; tale nuovo istituto opera con riferimento agli atti notificati a decorrere dal 1o aprile 2012;
   lo stesso articolo 39, comma 12, introduce la possibilità di definire le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro di cui è parte l'Agenzia delle entrate pendenti alla data del 31 dicembre 2011 dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado di giudizio; tale definizione è motivata proprio dal fatto di ridurre il numero delle pendenze giudiziarie e concentrare le risorse, umane ed amministrative, sulla gestione del nuovo istituto del «reclamo e della mediazione»;
   dal combinato disposto delle due norme, emerge un periodo di «vuoto», dal 1o gennaio 2012 al 31 marzo 2012, per il quale i contribuenti che si sono visti notificare un atto durante questi tre mesi, oppure che si sono visti notificare un atto prima del 31 dicembre 2011 e che non risulta pendente in commissione tributaria alla medesima data, non possono accedere né alla definizione agevolata, né al reclamo con proposta di mediazione;
   ritenendo utile per molti contribuenti andare a definire con l'Agenzia delle entrate le piccole controversie, senza affrontare i tempi e le spese del contenzioso tributario, sarebbe opportuno consentire ai contribuenti che hanno ricevuto notifiche nel periodo di vuoto o che, pur avendo ricevuto notifica prima del 31 dicembre 2011, non avevano procedimenti tributari pendenti alla stessa data, di accedere alla definizione –:
   se il Governo intenda consentire ai contribuenti che hanno ricevuto notifiche di atti nel periodo dal 1o gennaio al 31 marzo 2012 o che, avendo ricevuto notifica prima del 31 dicembre 2011, non avevano pendenze in commissione tributaria alla stessa data e che non hanno presentato domanda di definizione entro il 31 marzo 2012, di accedere, previa congrua riapertura dei termini, alla definizione delle liti fiscali introdotta con il decreto-legge 98 del 2011. (4-17276)


   FUGATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il comma 9 dell'articolo 39 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha introdotto il nuovo strumento del reclamo e della mediazione per le controversie relative ad atti emessi dall'Agenzia delle entrate di valore non superiore a 20.000 euro; tale reclamo «può contenere una motivata proposta di mediazione, completa della rideterminazione dell'ammontare della pretesa»; tale nuovo istituto opera con riferimento agli atti notificati a decorrere dal 1° aprile 2012;
   lo stesso articolo 39, comma 12, introduce la possibilità di definire le liti fiscali di valore non superiore a 20.000 euro di cui è parte l'Agenzia delle entrate pendenti alla data del 31 dicembre 2011 dinanzi alle commissioni tributarie o al giudice ordinario in ogni grado di giudizio; tale definizione è motivata proprio dal fatto di ridurre il numero delle pendenze giudiziarie e concentrare le risorse, umane ed amministrative, sulla gestione del nuovo istituto del «reclamo e della mediazione»;
   dal combinato disposto delle due norme, emerge un periodo di «vuoto», dal 1° gennaio 2012 al 31 marzo 2012, per il quale i contribuenti che si sono visti notificare un atto durante questi tre mesi, oppure che si sono visti notificare un atto prima del 31 dicembre 2011 e che non risulta pendente in commissione tributaria alla medesima data, non possono accedere né alla definizione agevolata, né al reclamo con proposta di mediazione;
   ritenendo utile per molti contribuenti andare a definire con l'Agenzia delle entrate le piccole controversie, senza affrontare i tempi e le spese del contenzioso tributario, sarebbe opportuno consentire ai contribuenti che hanno ricevuto notifiche nel periodo di vuoto o che, pur avendo ricevuto notifica prima del 31 dicembre 2011, non avevano procedimenti tributari pendenti alla stessa data, di accedere alla definizione –:
   se il Governo intenda consentire ai contribuenti che hanno ricevuto notifiche di atti nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo 2012 o che, avendo ricevuto notifica prima del 31 dicembre 2011, non avevano pendenze in commissione tributaria alla stessa data e che non hanno presentato domanda di definizione entro il 31 marzo 2012, di accedere, previa congrua riapertura dei termini, alla definizione delle liti fiscali introdotta con il decreto-legge n. 98 del 2011. (4-17304)


   RAZZI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   si apprende dai giornali che il nuovo direttore generale della RAI avrebbe una «retribuzione» euro 650.000 con un costo aziendale che veleggia verso il 1.000.000 di euro;
   il sito liberoquotidiano.it riporta: «La Rai di Monti paga un milione di euro per presidente e dg. Stipendi pesanti per la Tarantola (430 mila euro) e Gubitosi (650 mila euro). C’è la deroga per il tetto di 300 mila euro per i manager pubblici, ma la Corte dei Conti indaga;
   la nuova Rai non cambia mai. Il carrozzone di Viale Mazzini riparte da un nuovo presidente, Annamaria Tarantola, con superpoteri e uno stipendio da 430 mila euro (in linea con il salario percepito dal suo predecessore Garimberti e da lei stessa in Bankitalia), e da un nuovo direttore generale. Luigi Gubitosi, che di euro ne guadagnerà addirittura 650 mila. Tra l'altro, Gubitosi peserà a vita sulle spalle (e le casse) del Tesoro visto che per stapparlo dalla poltrona di consulente in Bank of America la Rai su pressione del suo sponsor principale Mario Monti gli ha garantito un contratto a tempo indeterminato il cui fisso sarà comunque di 400 mila euro. Piccola consolazione: dopo le polemiche sugli sprechi, il cda ha abbassato la quota fissa che inizialmente era di 500 mila euro...;
   stipendio a vita - Che fine ha fatto il tetto di 295 mila euro fissato allo stipendio dei manager pubblici? Presto detto: il Salva Italia del Governo ha previsto una deroga ad hoc per i membri delle Authority e della Rai. L'unica speranza di tagli risiede nella decisione della Corte dei conti, che dovrà valutare l'equità del contratto di Gubitosi e soprattutto il giochetto del travaso dalla parte fissa a quella ad incarico;
   già alcuni giornali in passato avevano riportato notizie varie e il Fatto Quotidiano del 17 luglio 2012 titola «I paperoni di Stato. Ecco le dichiarazioni dei redditi dei manager pubblici. Ma il tetto agli stipendi d'oro ancora non si vede», in particolare, nell'ambito di tale articolo risultano elencati i seguenti soggetti con i relativi importi risultanti dalle dichiarazioni (che ovviamente includono anche gli altri redditi degli interessati): un ex presidente RAI, 670.304 euro; l'amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, 1.925.997 euro; l'ex direttore generale della Banca d'Italia, 838.596 euro; il direttore generale della RAI, 424.106 euro; l'ex Governatore della Banca d'Italia, 1.021.616 euro; il presidente SEA, 919.847 euro; l'amministratore delegato delle ferrovie dello Stato, 649.487 euro; il Governatore della Banca d'Italia, 405.201 euro; l'amministratore delegato Invitalia, 727.170 euro; il presidente AGEA, 1.048.478 euro; l'amministratore delegato Finmeccanica, 1.654.416 euro; il presidente INPS, 1.361.617 euro; l'amministratore delegato della CONSAP, 695.466 euro; il commissario straordinario Alitalia, 3.686.272 euro; il vicepresidente di FINTECNA, 392.392 euro; il presidente della Cassa depositi e prestiti, 567.262 euro; il presidente di Expo 2015, 5.600.000 euro; l'ex presidente Finmeccanica, 5.500.000; due direttori generali di Finmeccanica con, rispettivamente, 2.500.000 euro e 2.600.000 euro;
   gli stessi giornali sottolineano che il caro stipendi sta proprio nei manager scelti dalla politica;
   vari livelli dell'economia mondiale si sono ridotti gli «stipendi» dal re, dal principe della Spagna ad altri vertici istituzionali ed economici privati;
   i risultati di bilancio di aziende «pubbliche» da Finmeccanica ad altre sono certamente non esaltanti;
   come dicono alcuni giornali la vera casta è quella dei manager scelti dalla politica –:
   se non ritenga di assumere iniziative normative per fissare un tetto massimo di retribuzione lorda di euro 250.000 e per ancorare le «retribuzioni» ai risultati della situazione economica, finanziaria, patrimoniale delle società ai cui vertici sono chiamate persone scelte dalla politica.
(4-17310)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:


   D'IPPOLITO VITALE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si apprende da organi di stampa, un detenuto del carcere di Siano, in Catanzaro, ha tentato il suicidio, utilizzando le lenzuola come corda ed uno sgabello come appoggio;
   il rumore ha attirato l'attenzione del personale della polizia penitenziaria che è intervenuto, riuscendo a liberare il recluso e ad evitare conseguenze drammatiche;
   la struttura penitenziaria calabrese ospita circa 570 detenuti – afferma il Sappe (che ha reso nota la notizia) – a fronte di una capienza regolamentare di 354 posti;
   secondo il segretario generale aggiunto del sindacato, Giovanni Battista Durante, ed il segretario nazionale, Damiano Bellucci, i detenuti presenti in Calabria sono circa 3.000, dei quali circa 1.000 appartenenti alla criminalità organizzata, per una capienza di 1890 posti; 774 sono in attesa di primo giudizio, 359 appellanti, 206 ricorrenti in cassazione, 99 in posizione mista, in quanto aventi più procedimenti a carico. In totale, gli imputati sono 1438, mentre i condannati definitivi sono 1539;
   il personale di polizia penitenziaria a Catanzaro, come in tutto il Paese, è chiamato quotidianamente ad affrontare una situazione difficile per il sovraffollamento, oltre che per mancanza di uomini e risorse economiche;
   più volte i rappresentanti locali hanno auspicato rapidi interventi, proponendo l'adozione di soluzioni alternative alla detenzione, l'assunzione di nuovi direttori e di personale di polizia penitenziaria, un reale ammodernamento delle strutture (in grado di assicurare il graduale reinserimento del detenuto, così come costituzionalmente previsto);
   lo stesso Ministro Severino, in occasione della visita effettuata lo scorso gennaio all'istituto di pena di Sollicciano, ha affermato che «la prigione è una tortura più di quanto non sia la detenzione che deve portare invece alla rieducazione... Quello che si deve fare in una proiezione futura è mettere insieme una serie di forme alternative che rendano effettivo il principio per cui la detenzione deve essere veramente l'ultima spiaggia, da attivare quando le altre strade non si possono più percorrere» –:
   se non intenda adottare rapide ed efficaci misure al riguardo, nonché avviare le procedure per il conferimento di un idoneo riconoscimento al personale della polizia penitenziaria che, con il proprio intervento, è riuscito ad evitare che il gesto posto in essere dal detenuto potesse degenerare. (3-02433)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LUSSANA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   secondo notizie di stampa, a causa di scontri e polemiche insorti fra i procuratori della procura di Palermo rischierebbero di essere fortemente compromesse le investigazioni riguardanti il super latitante di «Cosa nostra» Messina Denaro;
   gli scontri tra i pubblici ministeri avrebbero prodotto la conseguenza dell'abbandono delle ricerche del super latitante da parte del Ros, il raggruppamento operativo dell'Arma specializzato nella cattura dei latitanti;
   sembrerebbe che nel giro di un mese, i 40 uomini della «prima sezione» lasceranno Palermo per tornare a Roma, in attesa di ricevere nuovi incarichi;
   è una decisione senza precedenti quella dei vertici del Ros, che arriva dopo settimane di polemiche durissime a Palermo: il procuratore aggiunto Teresa Principato, che coordina le ricerche di Messina Denaro, ha denunciato che le indagini del Ros sul super latitante trapanese sarebbero state «stoppate» da un blitz della polizia, coordinato da altri pubblici ministeri della procura e avallato dal capo dell'ufficio, Francesco Messineo;
   sempre secondo quanto riportato dai giornali, al centro dello scontro ci sarebbe la figura di Leo Sutera, storico esponente delle cosche agrigentine, che da due anni era intercettato dai carabinieri, e di recente era stato oggetto di approfondimenti anche da parte dei servizi segreti dato che erano state trovate tracce di un pizzino scritto da Messina Denaro allo stesso Sutera;
   quest'ultima circostanza aveva comportato lunghissimi pedinamenti in campagna per spiare i summit fra Leo Sutera e alcuni boss trapanesi e palermitani, mentre recentemente il Ros aveva intercettato Sutera a colloquio con un suo uomo, che raccontava di un incontro col super latitante Denaro;
   questi pedinamenti avevano indotto il procuratore Teresa Principato e i suoi sostituti, Marzia Sabella e Paolo Guido, a chiedere con insistenza al capo dell'ufficio, dottor Messineo, di rinviare il blitz della polizia, che avrebbe decapitato la cosca di Sutera;
   nonostante le pressanti richieste di rinvio, l'operazione è scattata comunque il 26 giugno 2012 ed ha condotto a 49 arresti, tra cui lo stesso Sutera;
   il procuratore aggiunto Principato ha scritto una email risentita ai colleghi, ritenendo che il mancato rinvio dell'operazione abbia compromesso la cattura di Messina Denaro;
   la risposta del capo dell'ufficio, dottor Messineo, è stata altrettanto pesante, dato che ha puntualizzato come le ricerche dei Ros sarebbe state troppo generiche;
   in questo clima di veleni, il Ros ha deciso di tirarsi fuori e ha comunicato ufficialmente la scelta di richiamare i suoi uomini, per cui era previsto un budget di spesa di quasi un milione di euro all'anno e, venendo meno l'indagine su Leo Sutera, i vertici del raggruppamento ritengono eccessivo quell'investimento;
   per la prima sezione del primo reparto del Ros si chiude una lunga stagione di indagini e arresti, ma anche di pesanti polemiche con la procura di Palermo, a partire dalla ritardata perquisizione nel covo di Riina, del ’93, all'atto d'accusa nei confronti di uno dei simboli del raggruppamento, il generale Mario Mori, attualmente sotto processo per i misteri della trattativa mafia-Stato;
   nelle ultime ore, dopo il clamore suscitato da queste notizie, è arrivata una replica da parte dell'Arma che smentirebbe la notizia riportata da alcuni organi di informazione relativa alla presunta interruzione delle attività di ricerca di Matteo Messina Denaro, riferendo come la sua cattura rimane un obiettivo primario del Ros, che continua a svolgere le indagini delegate dalla procura di Palermo con lo stesso impegno;
   a Palermo resterebbe comunque il reparto anticrimine del Ros, l'articolazione territoriale del raggruppamento, che segue le indagini antimafia, mentre sulla sorte della «prima sezione», il comando Ros non dice nulla nel comunicato ufficiale –:
   quali chiarimenti il Ministro intenda fornire riguardo alle vicende descritte in premessa ed eventualmente quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, ritenga necessario adottare. (4-17289)


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   domenica 22 luglio 2012 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale «Regina Coeli» di Roma, accompagnata da Irene Testa, segretaria dell'associazione «Il Detenuto ignoto», e Gianmarco Ciccarelli, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani;
   la visita ha avuto una durata di circa tre ore, con inizio alle 10,00; la delegazione è stata ricevuta e accompagnata da un ispettore di polizia penitenziaria; non erano presenti il direttore dell'istituto e i vicedirettori, né il comandante di polizia penitenziaria;
   la situazione riscontrata è la seguente: il penitenziario è gravemente sovraffollato, i detenuti presenti sono 997; la capienza regolamentare dichiarata dal Ministero della giustizia è di 725 posti (dato pubblicato sul sito del Ministero della giustizia, statistica «Detenuti italiani e stranieri presenti e capienze per istituto – 30 giugno 2012»), tuttavia – secondo quanto riferito – questo dato non tiene conto del fatto che due sezioni dell'istituto, la quinta e la sesta, sono chiuse per lavori di ristrutturazione, per cui la reale capienza regolamentare dell'istituto allo stato attuale è di circa 485 posti; infatti, secondo quanto riferito, la quinta sezione, chiusa da circa 3 anni, aveva una capienza regolamentare di circa 100 posti, mentre la sesta sezione, chiusa dal mese di febbraio 2012, aveva una capienza regolamentare di circa 140 posti;
   secondo quanto riferito, sono circa 150 i detenuti che scontano una condanna definitiva: oltre l'80 per cento delle persone ristrette è in attesa di giudizio; più della metà della popolazione detenuta è composta da stranieri;
   la carenza di personale di polizia penitenziaria è particolarmente marcata; secondo quanto riferito, la pianta organica prevede 630 unità mentre gli agenti in servizio sono circa 490, di cui circa 90 distaccati presso il Nucleo traduzioni: gli agenti effettivamente in servizio, dunque, sono circa 400;
   il penitenziario si articola in 8 sezioni (comprese le due sezioni chiuse) più un reparto adibito a Centro diagnostico e terapeutico (CDT); la delegazione visita la seconda sezione, uno dei quattro bracci che si diramano dalla prima rotonda;
   la seconda sezione ospita detenuti comuni in regime di media sicurezza e si articola su 4 piani (terra, primo, secondo e terzo);
   quasi tutte le celle ospitano 3 detenuti sistemati in un letto a castello a tre piani; la dimensione delle celle è di circa 7 metri-quadri a cui va aggiunto un piccolo vano bagno con wc e lavandino; tutte le celle sono sprovviste di doccia, in violazione dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000; in tutte le celle sono applicate alle finestre, oltre alle sbarre, reti a maglia stretta: la circolazione di aria e l'ingresso di luce naturale risultano sensibilmente ridotti;
   i detenuti trascorrono all'interno della cella almeno 20 ore al giorno; secondo quanto riferito da alcuni detenuti, a causa del sovraffollamento le ore d'aria previste non vengono tutte effettivamente utilizzate per recarsi nel cortile esterno: «in teoria abbiamo 3 ore d'aria più un'ora di socialità, ma in pratica andiamo all'aria per un'ora e 15 minuti al giorno, siamo troppi e dobbiamo alternarci, per un'altra ora anziché andare all'aria passeggiamo nel corridoio del reparto»; altri detenuti confermano: «facciamo soltanto un'ora d'aria, un'ora nel corridoio del reparto e un'ora di socialità, dalle 17,00 alle 18,00: per 21 ore restiamo chiusi in queste cellette»; inoltre i detenuti riferiscono che la doccia, che è esterna alla cella, può essere utilizzata proprio durante le ore d'aria: «dobbiamo scegliere se farci la doccia oppure andare all'aria»;
   l'assistenza sanitaria, a detta di molti detenuti, è una delle criticità più gravi dell'istituto: «qui l'assistenza medica è un problema grosso: i dottori, se dici che stai male, pensano che stai simulando»;
   anche l'assistenza psicologica è gravemente carente e del tutto inadeguata per fare fronte alle esigenze della popolazione detenuta: secondo quanto riferito, lo psicologo è presente soltanto per 12 ore al mese (2 ore per 6 giorni al mese) e gli psicologi sono soltanto 4 o 5;
   con riferimento al sopravitto, i detenuti denunciano prezzi di vendita superiori rispetto ai normali prezzi di mercato; ad esempio, una confezione di riso scotti da 1 chilogrammo costa euro 4,11; una confezione di 100 piatti monouso costa euro 3,90; il tabacco da 25 grammi costa euro 4,50 mentre il tabacco da 40 grammi euro 7,20; mezzo chilo di pomodorini ha un costo di euro 3,38; mezzo chilo di abbacchio costa euro 13,00; il fornellino per cucinare ha un costo di euro 14,00; le cuffiette per la radio costano euro 11,88; le batterie costano euro 4,50; i detenuti evidenziano che per moltissimi prodotti, anche di prima necessità, non è possibile una seconda scelta economicamente più conveniente; inoltre, riferiscono che i piatti, i bicchieri e le forchette di plastica fino al 2009 potevano entrare dall'esterno, fra i prodotti che i familiari possono consegnare ai detenuti, mentre adesso devono necessariamente essere acquistati;
   molti detenuti sottolineano di aver aderito in massa all'iniziativa nonviolenta di sciopero della fame e silenzio, promossa da Marco Pannella dal 18 al 21 luglio 2012; secondo quanto riferito dall'ispettore di polizia penitenziaria, «mediamente, nei quattro giorni di iniziativa, ogni giorno hanno rifiutato il vitto circa 800 detenuti, con un picco di circa 900 detenuti che hanno fatto lo sciopero della fame nel secondo giorno»;
   al piano terra sono ristretti 32 detenuti;
   P.T., detenuto di 68 anni ristretto nella cella n. 5, riferisce di trovarsi in condizioni di salute fisica e mentale incompatibili con il regime carcerario e denuncia carenze nell'assistenza sanitaria: «il mio nome è Black, nella mia vita ho fatto 20 anni di manicomio, per 3 anni sono stato nel letto di forza, i medici dicono che sono lucido, pulito, orientato, ma io sono schizofrenico paranoico; qui subiamo torture, ma non dagli agenti, dai dottori; io sono malato di diabete, non ci vedo quasi più, guardate la caviglia quanto è gonfia, non esco all'aria perché sennò casco per terra, il problema qui sono i medici e gli infermieri, dicono che le mie condizioni di salute sono buone e posso stare qua, dicono che sono lucido ma io non sono scemo, io sono pazzo; vorrei andare in una struttura per essere curato, ho fatto domanda per andare all'Aidat, una comunità che è qui a Roma, ma non mi hanno mai risposto»;
   G.C., detenuto di 41 anni ristretto nella cella n. 5, racconta così i suoi problemi di salute: «nel carcere ai Larino mi hanno fatto una biopsia, sono malato di epatite C e ho un inizio di cirrosi, l'ematologo dell'ospedale Santo Spirito mi ha detto che se non trovano una terapia giusta dovrei fare un trapianto di fegato, invece al Pertini hanno escluso la necessità del trapianto e dicono che sono compatibile con il carcere, a chi devo credere ?; ora vicino al fegato mi sono usciti dei linfonodi, ma i dottori dicono che sono cumuli di grasso»; G.C. riferisce di avere il fine pena nel 2017, di essere assegnato al carcere di Sulmona e di trovarsi nella casa circondariale di Regina Coeli dal mese di aprile, e aggiunge: «temo di tornare a Sulmona, vorrei rimanere qua perché la mia famiglia è residente a Roma»;
   nella cella n. 9 è ristretto C.D., un detenuto di 30 anni in attesa di giudizio accusato di aver violato la legge in materia di sostanze stupefacenti; C.D. non dice nulla e non si muove dalla sua branda posta al secondo piano del letto a castello, ma i suoi compagni di cella manifestano estrema preoccupazione per le sue condizioni: «questo ragazzo come vedete è un vegetale, ha problemi mentali molto seri, la notte si graffia e al mattino è tutto pieno di sangue, a volte si fa la pipì addosso, anche l'altra notte se l’è fatta addosso; è qui da 4 mesi e da più di 3 mesi non va all'aria; ha anche una situazione familiare delicata, in questo carcere ci sono tanti problemi, però per favore occupatevi del suo caso, noi non sappiamo cosa possiamo fare per aiutarlo»;
   la cella n. 11 ospita un detenuto in un letto singolo; la cella non è dotata di lenzuola, di televisore né di altre suppellettili; alla finestra è saldato un pannello di vetro plexiglass che impedisce l'ingresso di aria; oltre al pannello, le sbarre e la rete a maglia stretta; la persona ristretta in questa cella afferma: «sono qua perché sono a rischio suicidio, sto qua dentro da un mese e mezzo, questa cella è un forno a causa di quel vetro, in genere sto all'aria 30 minuti al giorno, ma il sabato e la domenica sto chiuso tutto il giorno perché ci sono pochi agenti; prima di me un tedesco è stato in questa cella per 7 mesi»;
   M.U., detenuto di nazionalità nigeriana, lamenta i tempi lunghi del processo: «sono qui dentro da 15 mesi e il processo ora è stato rinviato al prossimo ottobre; io sono un immigrato regolare, sono incensurato, vivo in Italia da 9 anni, perché dicono che sono pericoloso e mi tengono qua ? ho due figli piccolissimi, di 3 anni e di 1 anno, quando mi hanno arrestato mia moglie era incinta di 8 mesi»;
   C.A.D.T., nato a Roma nel 1965, riferisce di essere in attesa di giudizio da 13 mesi e denuncia carenze nell'assistenza medica: «in passato ho subito un intervento di doppio bypass intestinale, ho la sideremia bassissima, ho necessità di ferro e per questo dovrei fare endovene una volta alla settimana, ma in tutto il carcere non c’è nessuno che sa fare le iniezioni endovena !»;
   la doccia comune del piano terra, in discreto stato ma con ristagno di acqua sul pavimento, consta di 3 piatti doccia; un detenuto riferisce che «le docce sono state ristrutturate 5 mesi fa, ma hanno sbagliato la pendenza, per questo si allaga»;
   la delegazione si reca al primo piano, che ospita circa 55 detenuti e si presenta in condizioni generali di manutenzione peggiori rispetto al piano terra;
   molti detenuti lamentano l'assenza di lavoro all'interno dell'istituto: «ho chiesto di poter lavorare ma qui non c’è niente, ho cinque figli, tutti minorenni: ho bisogno di lavorare», afferma un detenuto; un altro dice: «ho i figli piccoli e le rate del mutuo arretrate, ho chiesto di lavorare in cucina, ma in questo carcere il lavoro è un miraggio»; alcuni detenuti riferiscono di spendere una parte importante dei propri risparmi per aiutare economicamente i compagni di cella più poveri, evidenziando che l'assenza di lavoro è un problema che si ripercuote sull'intera popolazione detenuta: «se capiti in cella con due persone che non hanno niente e non lavorano che fai, non li aiuti ?»;
   un detenuto spagnolo con condanna definitiva (ristretto nella cella n. 26) riferisce di avere presentato la richiesta per poter scontare il residuo della pena in Spagna, senza aver ancora ricevuto alcuna risposta: «sono di Bilbao, mi resta da scontare 1 anno e 9 mesi, ho chiesto il trasferimento in Spagna due mesi fa, ma non mi hanno risposto, sto aspettando»;
   un detenuto ristretto nella cella n. 30 lamenta carenze nell'assistenza sanitaria e sottolinea come il grave deficit di organico di polizia penitenziaria incida sulle condizioni di vita delle persone detenute: «io sono diabetico e c'ho da fare l'insulina, ma alle 23 l'infermiere se ne va e c’è un solo agente per tutta la sezione, un solo agente per 4 piani, un solo agente deve controllare più di 200 persone: se c’è un'emergenza, se mi sento male come faccio ?»; e prosegue: «il dentista non mi manda fuori per curare i denti perché c’è carenza di agenti di polizia penitenziaria»;
   molti detenuti sottolineano che il rapporto con gli agenti di polizia penitenziaria è buono: «con gli agenti ci troviamo bene, sono pochi e anche per loro è difficile lavorare in queste condizioni, ed è evidente che i problemi del carcere non dipendono da loro, anzi ci aiutano come possono», afferma un detenuto; «gli agenti spesso fanno cose extra, cose che non dovrebbero fare: l'altro giorno un agente ha fatto lavori di idraulica perché la cella era allagata», racconta un altro; «in questa sezione gli agenti ti fanno fare la doccia ogni giorno, nella settima sezione invece tre volte alla settimana, in ogni caso dipende dal numero e dalla disponibilità degli agenti»;
   R.M., detenuto trentaduenne ristretto nella cella n. 17, riferisce di aver presentato domanda di trasferimento nel carcere di Rebibbia, per ricevere cure ed essere più vicino alla moglie: «il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l'incompatibilità col carcere, sono dipendente da psicofarmaci dal 2003; vorrei andare al centro clinico di Rebibbia, a mia moglie lì verrebbe più semplice venirmi a trovare, è incinta di 3 mesi, sono 2 mesi che non faccio colloqui, da 2 mesi non vedo mia moglie e non vedo i bambini»;
   anche A.B. (cella n. 17), detenuto trentacinquenne con 3 figli, di cui 2 minorenni, vorrebbe essere trasferito nel carcere di Rebibbia: «a parte i miei figli non ho nessuno, sono orfano di padre e di madre, non ho fratelli, non ho parenti, sono divorziato da 9 anni; i miei figli abitano vicino Rebibbia, il più grande che ha 19 anni va a scuola là vicino»;
   R.L.L.L., detenuto di 67 anni ristretto nella cella n. 23, riferisce di trovarsi in condizioni di totale indigenza e di aver presentato molte domande per tornare in possesso della proprio carta di credito: «sono uruguaiano ma ho anche la cittadinanza italiana, sono in attesa di primo giudizio, sto qua da 7 mesi, da 7 mesi sono senza soldi, i carabinieri dopo l'arresto non mi hanno restituito la mia carta di credito, e così dopo essere andato ai domiciliari in una comunità sono dovuto tornare in carcere perché non ho la carta di credito: ho fatto un sacco di domande per riaverla, ma ancora niente»; R.L.L.L. lamenta inoltre di non ricevere adeguate cure mediche: «soffro di ipertensione e di diabete, ho le gambe gonfie e sto peggiorando ogni giorno che passa, fuori facevo una terapia diversa, qui non mi danno cibo per diabetici e mi danno troppa insulina, ho troppi sbalzi di glicemia»;
   «la situazione è critica», sottolineano molti detenuti: «come si fa a tenere 3 persone in 6 metri quadrati ?»; «i prezzi del sopravitto sono troppo alti, è un furto autorizzato e continuato», lamentano in tanti; i detenuti inoltre lamentano l'assenza di palestra e l'inadeguatezza del passeggio-cortile esterno;
   le doccia comune del primo piano (4 docce di cui una non funzionante) si presenta in condizioni fatiscenti, con il tetto scrostato a causa dell'umidità;
   la sala per socialità è un ambiente fatiscente arredato con 2 tavoli; alle finestre sono applicate, oltre alle normali sbarre, reti a maglia stretta; il piccolo bagno si presenta in condizioni igieniche e di manutenzione pessime;
   la delegazione si reca al secondo piano; la cella n. 46 è particolarmente buia, a causa della finestra a bocca di lupo (anche la finestrella del bagno ha la bocca di lupo);
   la doccia comune (4 piatti doccia) è in cattivo stato, con muri e tetto scrostati a causa dell'umidità;
   la delegazione si reca nel cortile-passeggio; quest'area esterna, di dimensioni modeste benché sia destinata a ospitare i detenuti dell'intera sezione, è priva di qualunque copertura ed dotata di un wc e di un lavandino che si presentano in condizioni di totale degrado;
   in tutta la seconda sezione del carcere di Regina Coeli la notte vengono chiusi i blindi che vengono riaperti la mattina successiva anche con il caldo soffocante che si vive a Roma in piena estate;
   in risposta all'interrogazione n. 5-06220 della prima firmataria del presente atto, il 1o marzo di quest'anno il Governo replicava che per le «ristrutturazioni» del carcere di Regina Coeli, negli ultimi 10 anni, erano stati spesi ben 18 milioni e 400.000 euro mentre per la manutenzione ordinaria e straordinaria, negli ultimi 5 anni, la spesa sostenuta ammontava a 4 milioni 831.000 euro –:
   se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda intervenire per ridurre, fino a portarla a quella regolamentare, la popolazione detenuta nel carcere Regina Coeli di Roma;
   se e quando si intenda intervenire per colmare il deficit di organico della polizia penitenziaria;
   se intenda per quanto di competenza, assumere iniziative affinché si incrementino le ore di lavoro mensili degli psicologi ex articolo 80 e definire finalmente la loro posizione lavorativa considerato che molti di loro prestano la loro opera professionale per l'amministrazione penitenziaria da qualche decennio;
   se si intendano incrementare i fondi relativi alle mercedi per il lavoro dei detenuti, quelli riguardanti i sussidi per i più indigenti, quelli per le attività trattamentali e, infine, quelli da destinare alla pulizia dell'istituto e, in particolare, delle celle;
   se intenda chiarire se nella «capienza regolamentare» dell'istituto penitenziario di Regina Coeli riportata sul sito del Ministero della giustizia (725 posti al 30 giugno 2012) siano conteggiate anche le sezioni chiuse e, quindi, inutilizzate;
   se intenda finalmente chiarire se nella «capienza regolamentare» dei 207 istituti penitenziari riportata sul sito del Ministero della giustizia (45.584 posti al 30 giugno 2012) siano conteggiate anche le sezioni chiuse e, quindi, inutilizzate;
   se, per una maggiore aderenza dei dati fomiti alla realtà, non intenda distinguere la capienza regolamentare di ciascun istituto per sezioni e per tipologia di detenuti ospitati nelle stesse e cioè «alta sicurezza», «41-bis» e «media sicurezza»;
   a che punto si trovino le ristrutturazioni delle sezioni V e VI e quando prevedibilmente verranno collaudate e consegnate;
   quali sono le ditte che si sono aggiudicate gli appalti delle ristrutturazioni delle due sezioni e attraverso quale procedura di evidenza pubblica;
   come mai, sebbene negli ultimi 5 anni siano stati stanziati ben 4.831.000 euro per manutenzioni ordinarie e straordinarie, la II sezione visitata nell'occasione dall'interrogante risulti ancora così fatiscente sia per quel che riguarda le celle detentive che per quanto riguarda la zona passeggi; se, nei lavori eseguiti, sia stato consentito ai detenuti di poter lavorare;
   quali sono le ditte che si sono aggiudicate gli appalti delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e attraverso quale procedura di evidenza pubblica; se, nei lavori eseguiti, sia stato consentito ai detenuti di poter lavorare;
   se i Ministri interrogati intendano intervenire di concerto per assicurare il diritto alla salute delle persone detenute nel carcere di Regina Coeli che descrivono le situazioni di scarsa attenzione e cura rappresentate in premessa;
   se, in base ai commi 1 e 2 dell'articolo 69 della legge 26 luglio 1975, n. 354 il magistrato di sorveglianza di Roma vigilando come è suo compito sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e di pena abbia mai prospettato al Ministro della giustizia le esigenze dei vari servizi del carcere di Regina Coeli, con particolare riguardo alla attuazione del trattamento rieducativo;
   se il Ministro della giustizia intenda intervenire per approfondire ed eventualmente risolvere i casi descritti in premessa;
   stante la richiesta di alcuni detenuti del carcere di Regina Coeli di poter scontare la pena o vivere la custodia cautelare vicino al proprio contesto familiare, cosa intenda fare il Ministro per rendere possibile il mantenimento di un valido rapporto del detenuto con i propri familiari e i figli, specie in età minore, secondo quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 62 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000 n. 230;
   se intenda disporre, almeno nei mesi estivi, l'apertura dei blindi durante la notte;
   se intenda intervenire per rimuovere tutte quelle carenze strutturali – come le bocche di lupo alle finestre che non fanno entrare luce e aria e l'assenza delle docce nelle celle – che costituiscono vere e proprie violazioni del regolamento penitenziario;
   se intenda intervenire per calmierare i prezzi del sopravvitto all'interno del carcere di Regina Coeli, se non altro dando la possibilità ai detenuti di acquistare prodotti di marche meno costose di quelle che attualmente compongono il listino prezzi;
   quale sia la ditta che gestisce il sopravvitto all'interno del carcere di Regina Coeli, da quanti anni eroga questo servizio e se si sia aggiudicata l'appalto attraverso una gara ad evidenza pubblica. (4-17292)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   LANZARIN, DUSSIN, FUGATTI, TOGNI e ALESSANDRI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   da notizie di stampa si è appreso che il Governo ha chiesto alla Commissione europea di inserire l'autostrada A31, Valdastico, nelle reti transeuropee dei trasporti (Ten-T);
   l'autostrada, già realizzata per la parte sud, ha lo scopo di collegare il traffico di merci e persone della A4, da Milano e Venezia, e quello da Vicenza e Rovigo con la direttrice della A22, ossia con Trento e il traforo del Brennero;
   si tratta pertanto di un collegamento importante per la comunicazione intermodale dell'alto Adriatico con l'Europa centrale che, se resta incompiuto, fa perdere gran parte di significato anche alla realizzazione della parte esistente della Valdastico sud;
   la Camera ha approvato un emendamento al decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese, che inserisce all'articolo 16, comma 10-bis, una disposizione diretta a garantire l'approvazione in tempi certi del progetto definitivo del prolungamento a nord dell'A31, secondo le procedure della legge obiettivo, confermando l'avviso favorevole del Parlamento alla realizzazione della Valdastico Nord –:
   quale sia lo stato dell’iter di approvazione del progetto per la realizzazione del prolungamento della A31 verso Nord – Valdastico Nord – e se il Governo, superando le tensioni locali, intenda assegnare priorità al completamento dell'autostrada, anche attraverso l'inserimento dell'autostrada A31 nelle reti Ten-T. (5-07605)


   SIRAGUSA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il cantiere navale di Trapani sorge su un'area demaniale accanto al porto della città di Trapani;
   la struttura nasce negli anni ’60 per volontà regionale e la gestione viene affidata all'E.S.P.I, Ente Siciliano per la Promozione Industriale, costituito con la legge n. 18 del 7 marzo 1967 della Regione Siciliana con lo scopo di promuovere lo sviluppo industriale dell'Isola;
   agli inizi degli anni ’90 la gestione del cantiere navale passa dall'E.S.P.I. ad una società privata, la Cantiere Navale di Trapani S.p.A., fondata da una cordata di imprenditori locali provenienti da diversi settori, ovvero i Noè (cantieristica), i Morici (edilizia), i Culcasi (industria alimentare) e i D'Angelo (nautica). Oggi, la maggioranza della CNT S.p.A. viene detenuta dai soli D'Angelo tramite la società controllante Satin Spa di proprietà degli stessi;
   il cantiere nasce per affermarsi nel settore delle riparazioni navali e, grazie alla vasta aerea (circa 70000 mq) e ai due bacini galleggianti di cui viene dotato, può ospitare imbarcazioni di diversa portata. Quando i D'Angelo cominciano a gestire individualmente il CNT, al settore delle riparazioni viene affiancato quello delle costruzioni: dai pescherecci in ferro a quelli in VTR, da uno yacht di lusso ad una petroliera;
   in particolare, il progetto della petroliera, la Marettimo M. iniziato nel 2005, non viene mai terminato e a tutt'oggi la nave si trova ancora in cantiere: lo spaventoso ritardo sarebbe diventato insopportabile per l'armatore e soprattutto per le banche finanziatrici, mentre le ditte esterne si sarebbero ritirate;
   anche a seguito di ciò e lamentando la crisi internazionale, il Cantiere navale di Trapani ha, dapprima, messo in cassa integrazione per tutto il 2011 i lavoratori e poi, prima del Natale dello stesso anno, ne ha annunciato il licenziamento: il progetto dell'azienda era quello della messa in mobilità (licenziamento) dei dipendenti CNT e la parziale riassunzione degli stessi nella Satin spa. Riassunzione non precisata e non garantita nei tempi, modi, condizioni, numeri, e comunque subordinata all'eventuale presenza di commesse;
   contro la decisione della messa in mobilità, i lavoratori hanno occupato la petroliera per diversi mesi, chiedendo una cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale;
   Satin spa e CNT, pur avendo lo stesso proprietario, sono due entità giuridiche distinte, come all'occorrenza specificato più volte dalla stessa proprietà. I lavoratori CNT, ovvero Cantieri Navali di Trapani sono stati licenziati, mentre quelli della Satin no;
   in un articolo apparso su il Corriere della Sera il 14 gennaio 2012 si legge: «gli operai lamentano crediti, fra ferie congelate e mai pagate o altri stipendi, di circa 350 mila euro. “È il sistema delle scatole cinesi. È speculazione – attacca Antonino Di Cola – perché tutti i clienti locali e storici della Cantiere navale Trapani, come la Ustica Lines, sono stati messi nelle condizioni economiche di non partecipare più, proprio per creare una crisi che di fatto è, come dire, una “crisi pilotata”. E la commessa milionaria con la Marina Militare non l'ha presa l'azienda Cantiere Navale di Trapani ma la Satin, vecchia azienda della famiglia D'Angelo e con lo stesso consiglio di amministrazione dell'altra. Lui, il padrone, prende i lavori con l'azienda “madre”, svuota l'azienda che ha in concessione l'area e così ha le mani libere, magari di usare manodopera a bassissimo costo come i rumeni che già ci sono»;
   nello stesso articolo si legge: «L'Assessorato alle Attività Produttive come soluzione tampone ha emesso un bando per ristrutturare il bacino galleggiante nel porto di Trapani, di proprietà della Regione siciliana. Un'opera che porterebbe una commessa di circa 9 milioni di euro. Commessa che però, ne convengono sia gli operai sia in assessorato, presumibilmente si aggiudicherebbe chi lavora sul posto e dunque l'azienda (quale delle due, controllata o controllante ?) del signor D'Angelo. “Ma così – riattacca Antonino Di Cola – siamo al paradosso e questo signore si ritroverebbe con l'area libera, tutti gli operai licenziati e un'altra commessa milionaria con cui riempirsi le tasche. E noi e le nostre famiglie ? E i nostri crediti passati ? E il nostro futuro ?”». Già, perché anche se la nuova commessa fosse vincolata al mantenimento della forza lavoro in atto, prendendo l'appalto con la Satin, l'azienda “madre” che giuridicamente è un altro soggetto rispetto al Cantiere Navale di Trapani che ha per ora la concessione dell'area, l'imprenditore D'Angelo nulla avrebbe da spartire con i 59 operai prima cassintegrati poi licenziati»;
   in una nota stampa diffusa dall'agenzia Ansa il 16 febbraio 2012, i lavoratori aderenti al sindacato Firn Uniti Cub hanno denunciato che: «la Satin, società che dovrebbe assumere i 56 operai licenziati dai Cantieri navali di Trapani (Cnt), versa in condizioni economico finanziarie peggiori degli stessi Cantieri. Dagli ultimi bilanci aziendali, depositati alla Camera di Commercio, “la Cnt accusa un passivo di bilancio di circa 9 milioni di euro e vanta un profitto di 7 milioni; la Satin conta invece un passivo di bilancio di circa 40 milioni di euro, a fronte di un profitto di circa 4 milioni”. Sembrerebbe pertanto che l'azienda da salvare, poiché in buone condizioni finanziarie, sarebbe la CNT e non la Satin»;
   una vicenda intricatissima a cui si aggiunge il fatto che alla CNT, che risiede su un'area demaniale, quindi pubblica, come pubbliche (regionali) sono alcune infrastrutture, soprattutto il bacino di carenaggio, per la cui ristrutturazione la Regione ha destinato dei fondi, ad un certo punto non viene più rinnovata la concessione demaniale per mancato pagamento dei canoni;
   la questione è stata risolta dietro la promessa e la presentazione di un'apposita fidejussione assicurativa da parte della CNT, come risulta dall'articolo 5 della concessione formulata e sottoscritta nella sede della Capitaneria di Porto di Trapani in data 20 marzo 2000, n. ordine 64/2000 e no di repertorio 46/2000;
   non risulterebbero tuttavia essere stati pagati i canoni successivi;
   dopo il 2009, naturale scadenza del rinnovo della concessione, la Capitaneria «concedeva provvisoriamente» alla CNT di occupare l'area demaniale dal 1° aprile 2009 al 31 marzo 2012, con provvedimento del 1o febbraio 2012 (e dunque con effetti retroattivi dal 2009 !) previo versamento del solo canone del periodo 1° gennaio 2012-31 marzo 2012 pari a euro 24.697,62, atto n. 002 del registro Concessioni, anno 2012;
   nel luglio del 2011 alla CNT sarebbe stato notificato uno sfratto immediatamente esecutivo che sarebbe stato, tuttavia, revocato nel successivo mese di agosto 2011;
   secondo gli operai, che lo rilevano in una lettera inviata alla Capitaneria di Porto di Trapani il 19 dicembre 2011, «appare infatti sbalorditivo o addirittura inverosimile che di fronte ad un'azione amministrativa ed esecutiva per reiterato mancato pagamento di un canone di concessione demaniale ad un tratto la questione venga risolta con una semplice promessa di pagamento, che ai nostri occhi appare poco credibile, visto che la stessa dirigenza del CNT ha recentemente dichiarato di avere debiti per 18 milioni e di dover necessariamente ricorrere alla messa in mobilità di tutto il personale e all'affitto della stessa azienda per far fronte all'ingente crisi economica, produttiva, ma soprattutto finanziaria»;
   di fronte ad una situazione così complessa occorre fare chiarezza sul ruolo delle istituzioni e sul rapporto di concessione demaniale dell'area portuale;
   ci si chiede come mai venga lasciata ad un privato la possibilità di usufruire di un'area demaniale lasciandola inoperosa e improduttiva, precludendo ad altri (imprenditori privati o enti statali come in precedenza era l'ESPI), di lavorare su di un'area così vasta e importante, garantendo un alto livello occupazionale necessario allo sviluppo della città;
   e allo stesso modo sorprende che la società, in questa situazione di grave crisi finanziaria, riesca ad ottenere da un ente assicurativo una fideiussione per il pagamento dei canoni arretrati;
   ci si chiede altresì perché tali fideiussioni e prestiti non siano stati richiesti per evitare il licenziamento dei lavoratori;
   l'articolo 3 della concessione formulata e sottoscritta nella sede della Capitaneria di Porto di Trapani in data 20 marzo 2000, n. ordine 64/2000 e n. ordine di repertorio 46/2000 inerente l'esercizio della concessione stabilisce che «Non dovrà essere sospeso per un tempo superiore a mesi uno se non in casi di forza maggiore, da valutarsi dall'Amministrazione Marittima, che la concessionaria dovrà notificare entro quindici giorni dalla data in cui si è verificato, rimanendo in facoltà dell'Amministrazione Marittima di dichiarare la decadenza della concessione ai sensi dell'articolo 47 del Codice della Navigazione»;
   l'articolo 47 lettera D del Codice di Navigazione stabilisce che «L'amministrazione può dichiarare la decadenza del concessionario: d) per omesso pagamento del canone per il numero di rate fissato a questo effetto dall'atto di concessione»;
   vi sono dubbi e perplessità riguardo l'effettiva osservanza di quanto concerne la tempistica che il suddetto articolo prevede: non risulterebbe nessun tipo di attività all'interno del cantiere dal mese di settembre 2011, come denunciato in una lettera inviata dai lavoratori alla Capitaneria di Porto di Trapani il 26 dicembre 2011 questi termini convenzionali risulterebbero quindi ampiamente trasgrediti;
   la Capitaneria di Porto avrebbe acquisito da CNT il denaro per la proroga concessagli solo fino al marzo 2012, quindi la concessione risulterebbe attualmente scaduta perché la CNT non avrebbe successivamente pagato più il canone;
   secondo gli operai, così come riportato dal sito altrapani.net «Sembra quasi che la crisi del cantiere sia stata voluta e costruita, per trovare un pretesto per liberarsi di decine di lavoratori considerati un peso ma altrimenti ineliminabile»;
   in un articolo pubblicato dal Giornale di Sicilia il 29 dicembre 2011 si legge che «Frattanto, al cantiere, proseguono i sopralluoghi della Capitaneria di porto che sta indagando su un caso di inquinamento ambientale. A chiedere l'intervento dei militari della Guardia costiera sono stati gli stessi operai che hanno notato alcuni oli esausti che si sono riversati su un terreno confinante di pertinenza del Consorzio Asi»;
   a carico della CNT sono stati presentati numerosi esposti da parte di alcuni lavoratori, l'ultimo dei quali il 24 giugno 2012 con i quali si segnalano irregolarità in merito alla mancata sicurezza del Cantiere di lavoro presso l'azienda. In base a quanto denunciato dai lavoratori «l'azienda Cantieri Navali di Trapani Spa pur essendo senza erogazione di corrente elettrica, tagliata per morosità già da circa due mesi e, quindi, non disponendo dei sistemi di protezione passiva o attiva funzionanti e collegati con energia elettrica, pur dopo numerose segnalazioni, diffide, esposti eccetera da parte di Enti preposti e semplici cittadini, i lavoratori del Cantiere continuano ad operare nelle pericolose e recidive suddette condizioni» –:
   se il Ministro non ritenga di verificare quanto esposto in premessa, in vista della tutela dei superiori interessi pubblici connessi alla fruizione di un area demaniale ed alla tutela di un importante comparto produttivo di rilevante impatto sul piano occupazionale, e se non intenda disporre un'indagine amministrativa allo scopo di verificare la legittimità degli atti posti in essere tra la ditta concessionaria della zona di pubblico demanio marittimo, Società Cantiere Navali di Trapani Spa, e la Capitaneria di Porto di Trapani.
(5-07606)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GARAGNANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   si fa riferimento a quanto segnalato da alcuni conducenti di autobus della società ATC per il servizio di linea urbano e extraurbano, dipendenti di aziende che operano sul trasporto pubblico locale del bacino bolognese, ferrarese e di una parte extraurbana del bacino ravennate;
   si registra un grave stato di disagio che ormai da anni verrebbe procurato, in maniera costante durante l'espletamento del servizio, a causa dell'insufficiente tempistica della lanterna gialla degli impianti semaforici denominati «Videored e/o Photored», che inevitabilmente va a ripercuotersi sullo stato di salute dei conducenti;
   i 4 secondi predisposti dalle amministrazioni all'accensione della lanterna gialla sarebbero insufficienti per garantire l'arresto in sicurezza di mezzi che trasportano anche persone in piedi;
   non si vuole mettere in discussione la legalità e l'utilità di tali impianti ai fini della sicurezza stradale, ma sarebbe opportuno, ad avviso dell'interrogante, che venissero attuati interventi mirati a garantire l'attraversamento degli incroci, regolati dagli stessi, senza il rischio di salatissime contravvenzioni o sospensioni di patente in caso di recidiva, salvaguardando l'incolumità dei passeggeri trasportati, che per effetto di improvvise frenate, causate dalla durata troppo breve della lanterna gialla, rischiano cadute con conseguenze spesso molto gravi;
   appare necessario un intervento di modifica dell'attuale normativa concernente il codice della strada nel presupposto che la sicurezza dei cittadini e degli automobilisti non può essere confusa con le esigenze dei comuni di «fare cassa», cosa che, a giudizio dell'interrogante, caratterizza gli enti locali bolognesi; al riguardo l'esempio succitato confermato da oltre 700 firme di operatori del settore, di tecnici e di cittadini conferma la gravità di quanto esposto dall'interrogante e la necessità di intervento del Governo tramite le prefetture affinché si faccia veramente luce sulle anomalie adottando ogni iniziativa in grado di chiarire i dubbi interpretativi sul codice della strada e di definire le responsabilità ed i relativi diritti e doveri –:
   quali iniziative, anche normative, il Governo intenda assumere in relazione alle problematiche di cui in premessa. (4-17274)


   DI STANISLAO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   la tragica situazione ambientale e sanitaria che si vive nella città di Taranto, non ha lasciato indifferente il personale del comparto difesa/sicurezza;
   da circa un anno, con delibere dei consigli di base della Guardia di finanza e sindacato di polizia (SIULP di Taranto), ed in particolare dal Co.I.R. della guardia costiera e dal Co.Ce.R. della Marina, è stato richiesto un monitoraggio nel porto, che di fatto rientra nell'area industriale, ed eventuali visite specialistiche al fine di prevenire malattie tumorali;
   i vertici della Marina, con sensibilità hanno risposto positivamente; nello specifico il comandante generale della guardia costiera in data 29 novembre 2011 rispondeva che: «è stata all'uopo interessata la Capitaneria di porto di Taranto che ha prontamente provveduto ad investire della problematica la competente Azienda Sanitaria locale e l'Autorità portuale di Taranto per l'effettuazione di appositi monitoraggi/campionamenti ambientali. In merito, l'Autorità portuale di Taranto ha fatto conoscere che intende proseguire l'attività di monitoraggio dell'aria, ampliando l'indagine anche alla matrice acqua, avendo in corso apposita attività istruttoria per la stipula di una convenzione con l'ARPA Puglia, i cui dati rilevati saranno resi pubblici per la più ampia conoscenza possibile anche attraverso il sito della citata Agenzia per l'ambiente»;
   l'interrogante con atto 4-12826 chiedeva al Governo se intendesse «intervenire immediatamente per sostenere le legittime richieste dei rappresentanti militari e tutelare al massimo la salute dei militari e dei cittadini tutti e l'ambiente che li circonda»;
   il Ministro della difesa, delegato a rispondere il 26 aprile 2012, ha confermato quanto risposto dai vertici militari; in particolare ha ribadito che la stessa Capitaneria di porto ha avviato «una indagine conoscitiva interna – dalla quale è emerso che i disturbi lamentati dai militari in servizio a Taranto sono, sostanzialmente, gli stessi di cui soffrono gli abitanti dell'area tarantina (fastidi agli occhi e alle vie respiratorie, a volte molto acuti, dovuti a cattivi odori e alle polveri disperse nell'aria, tra cui, in particolare, il pulviscolo di carbone) – sia di aver investito della problematica l'autorità portuale di Taranto e la locale azienda sanitaria (dipartimento di prevenzione), chiedendo alle stesse di valutare l'opportunità di effettuare un apposito monitoraggio ambientale nell'area portuale, – come già avvenuto in passato – proprio allo scopo precipuo di verificarvi la sussistenza di potenziali pericoli per la salute»;
   lo stesso Ministro della difesa rendeva noto che era in corso una indagine delegata dall'autorità giudiziaria al nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce;
   è visibile a qualunque cittadino che, ad esempio, l'attività di scarico dei minerali dalle navi ai nastri trasportatori non è protetta ed isolata e quindi sussiste pericolo per la salute; infatti, come è noto, tali minerali hanno la consistenza di una polvere finissima e leggera come borotalco. Lo scarico dalla nave ai nastri trasportatori avviene a «cielo aperto». Le stesse auto della guardia costiera e della polizia di Stato, i cui uffici sono nelle prossimità delle suddette «sporgenze» si ricoprono di colore rosso anche se recentemente lavate –:
   se l'autorità portuale abbia provveduto all'apposizione di centraline nell'area portuale per il monitoraggio degli agenti inquinanti presenti, in considerazione del fatto che non vi è alcun dato riportato al riguardo sul sito dell'ARPA Puglia;
   se tale monitoraggio venga effettuato ed, in caso di risposta negativa, quali siano le motivazioni;
   se il Governo intenda assumere ogni iniziativa di competenza, al fine di riconoscere il preciso diritto dei cittadini in divisa, che di fatto vivono all'interno zona industriale, di conoscere il livello di inquinamento dell'aria che respirano durante il proprio servizio;
   se si intendano fornire misure e dotazioni al fine di mettere in sicurezza il personale che accede al porto, in particolare gli operatori della sicurezza e portuali, rendendo disponibili abbigliamento e maschere protettive. (4-17280)


   MADIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante ha presentato due interrogazioni parlamentari in materia di imposta I.R.E.S.A. (imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili), la n. 4-00519 del 2 luglio 2008 rivolta al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la n. 4-08703 del 22 settembre 2010 indirizzata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
   il Ministero, nel rispondere in data 24 marzo 2011, previa consultazione del Ministero dell'economia e delle finanze, precisava che, alla luce di quanto previsto dal nuovo titolo V della Costituzione, risultava pleonastica l'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 90, comma 4, della legge n. 342 del 1990;
   successivamente, in data 7 luglio 2012, la Corte dei conti ha emanato la delibera n. 7/2012/G con cui ha innanzitutto rilevato che, a parte la Calabria, nessuna regione si è attivata per la riscossione del tributo;
   i giudici contabili hanno, inoltre, puntualizzato che «la conclusione della non necessità del decreto attuativo, cui il Ministero è giunto, non deve essere risultata evidente alle Regioni e Province autonome, atteso che queste ultime, esclusa la Calabria, hanno comunicato di non aver potuto dare concreta attuazione al tributo in assenza delle disposizioni applicative del Ministero, pur avendo, qualche regione, legiferato in materia»;
   di fatto, quindi, da undici anni, poiché la tassa è stata istituita con legge n. 342 del 2001, il tributo non è stato ancora riscosso;
   l'inerzia delle regioni sta arrecando un indubbio e continuo danno alle casse erariali ed agli interessi dei cittadini, poiché impedisce, di fatto, di porre in essere le opere per il disinquinamento acustico dei territori aeroportuali –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della delibera n. 7/2012/G della Corte dei conti e quali procedure intendano adottare al fine di assicurare il rispetto del chiaro dettato della norma e, soprattutto, per porre in essere tutte attività per il recupero delle somme non ancora riscosse. (4-17281)


   CAPARINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il giorno 27 luglio 2012 dopo un violento temporale l'Alta Valcamonica è rimasta isolata per 24 ore a causa di una frana che ha travolto Rino di Sonico (provincia di Brescia);
   il torrente Rabbia, che scorre nell'omonima valle, è esondato trascinando a valle oltre 250mila metri cubi di detriti che hanno travolto e spezzato il ponte della frazione di Rino e si sono spinti fino alla Strada Statale 42, spaccandola in due;
   nonostante l'imponente frana fortunatamente non si è registrato alcun ferito;
   grazie al lavoro intenso di protezione civile, vigili del fuoco e ANAS, la Strada Statale 42 invasa da detriti e fango è stata liberata in tempi record e ha riaperto su entrambi i sensi di marcia;
   l'impatto dell'evento è stato rilevante avendo interessato una zona della provincia di Brescia ad elevata vocazione turistica con mete di interesse nazionale come Ponte di Legno, compromettendo l'afflusso di turisti e il rientro per l'ultimo fine settimana di luglio, con ricadute negative per l'intero comprensorio;
   ancora permane un rischio residuale di pericolo che possano essere coinvolte abitazioni, persone e vie di collegamento stradale e ferroviario; soprattutto occorre mettere in sicurezza il versante che interessa la Strada Statale 42, attraverso lavori strutturali di difesa del suolo per evitare il ripetersi dei fenomeni franosi –:
   vista la gravità dell'evento, se i Ministri, ciascuno per le proprie competenze, non intendano assumere iniziative, attraverso l'ANAS e la direzione generale per la tutela del territorio, per la realizzazione dei lavori per la messa in sicurezza da rischio frana del versante che interessa la Strada Statale 42, allo scopo di prevenire eventi simili in futuro che mettono in pericolo la vita dei cittadini e compromettono la vocazione turistica dell'intero comprensorio. (4-17284)


   IANNUZZI, MARIANI e MARGIOTTA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   l'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria costituisce una grande infrastruttura di assoluta valenza nazionale, essenziale e strategica non solo per il Mezzogiorno, ma per l'intero Paese;
   i lavori relativi al progetto di ammodernamento e messa in sicurezza dell'autostrada hanno raggiunto uno stadio rilevante e significativo, con circa 230 chilometri, ultimati e fruibili;
   su circa 140 chilometri, i lavori sono in corso ovvero sono stati appaltati;
   occorre accelerare i lavori in corso per addivenire rapidamente alla loro conclusione;
   sono, invece, ancora da finanziare, progettati, ovvero in via di mera progettazione 12 interventi, per circa 60 chilometri, che ricomprenderanno alcuni lotti ed alcuni nuovi svincoli autostradali, per complessivi 2,9 miliardi di euro;
   alcuni di questi interventi non sono, peraltro, direttamente connessi con il tracciato autostradale;
   andrebbe, invece, ricompreso nelle opere da finanziare il raccordo Salerno-Avellino nel primo tratto Salerno-Fratte-Mercato San Severino, che funge da raccordo fra le autostrade A30 Caserta-Roma ed A3 Salerno-Reggio Calabria, il cui tracciato attuale è assolutamente inadeguato e pericoloso per la sicurezza della circolazione e che, come tale, va potenziato con la costruzione della terza corsia e con la messa in sicurezza secondo le norme vigenti;
   per ammodernare tale raccordo occorrono 239 milioni di euro; sono stati stanziati dal CIPE 123 milioni di euro con deliberazione del 3 agosto 2011 –:
   quale sia il quadro aggiornato, lotto per lotto, dei lavori lungo l'autostrada A3, precisando – alla luce dell'abituale report sullo stato delle opere periodicamente curato dall'ANAS – la percentuale di esecuzione dei lavori per ciascun lotto, i termini previsti per la loro ultimazione, nonché i tempi e i provvedimenti con i quali il Governo intenda erogare i finanziamenti ancora mancanti. (4-17291)


   REGUZZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   lungo l'autostrada Aosta-Torino vi sono tratti particolarmente pericolosi per la presenza di curvature accentuate dell'asse stradale;
   in particolare in località Quincinetto negli ultimi anni sono occorsi numerosi incidenti, anche mortali ed anche nelle ultime settimane –:
   se e quali iniziative il Governo abbia assunto al riguardo e se e quali interventi intenda effettuare a seguito di dette considerazioni. (4-17295)


   REGUZZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   l'incrocio tra le Autostrade Aosta-Torino e Torino-Milano è da anni interessato a lavori di non meglio precisata natura;
   la segnaletica orizzontale di tipo giallo è già stata rifatta diverse volte in diversi anni;
   non vi è posizionamento di cantiere visibile a chi transita –:
   se e quali motivi siano alla base del protrarsi dei lavori e come mai non sia ancora posto fine alla situazione di perdurante pericolosità. (4-17300)


   PIFFARI e CIMADORO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il decreto legislativo 2 settembre 1997, n. 320, recante Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige recante modifiche ed integrazioni al decreto del presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 381, e delega alle province autonome di Trento e di Bolzano di funzioni amministrative dello Stato in materia di viabilità, è un decreto legislativo che ha dato attuazione allo statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige delegando alle province autonome di Trento e di Bolzano alcune competenze in materia di viabilità dello Stato, quale la gestione delle strade statali;
   dal 1o luglio 1998 le funzioni in materia di viabilità stradale dello Stato quale ente proprietario e dell'Ente nazionale per le strade (ANAS) sono state delegate alle rispettive province autonome. La legge stabilisce le modalità per l'approvazione dei piani di viabilità, di gestione e d'incremento della rete stradale ed anche le modalità con cui lo Stato stanzia i fondi a favore delle province per la gestione della rete statale (articolo 1). La citata normativa ha inoltre soppresso il compartimento ANAS di Trento trasferendo il personale in servizio presso lo stesso (articolo 2) ed i relativi beni mobili ed immobili (articolo 3) alle province autonome;
   le strade statali del Trentino-Alto Adige mantengono quindi la classificazione di strada statale in quanto vengono gestite con fondi dello Stato e per il fatto che non si tratta di un trasferimento dal demanio dello Stato a quello delle regioni, come avvenuto nelle regioni a statuto ordinario per effetto del decreto legislativo n. 112 del 1998, ma di una delega in materia di viabilità; pertanto la titolarità resta sempre in capo allo Stato;
   si è appreso da quanto pubblicato in un articolo apparso on-line sul sito ilsole24ore.it in data 30 luglio 2012 che la provincia di Bolzano per voce del suo presidente Luis Durnwalder introdurrà a partire dal prossimo anno un sistema di pedaggio per il versante di sua competenza della strada statale 38 dello Stelvio;
   testualmente l'articolo riporta: «Si chiamerà Green Pass la vignetta che dal 1o gennaio 2013 automobilisti e motociclisti in transito lungo il versante altoatesino del passo dello Stelvio dovranno acquistare e applicare sul proprio mezzo di trasporto. Oggi la Giunta provinciale ha fissato le tariffe: 10 euro per il tagliando settimanale, 30 euro per i mezzi pesanti, 60 euro l'abbonamento stagionale. Il sistema scelto, simile a quello delle autostrade austriache, è quello della vignetta, che per lo Stelvio si chiamerà Green Pass. Non ci saranno dunque i classici caselli, ma il Green-Pass potrà essere acquistato presso 7 punti vendita: 3 all'altezza del Passo, 2 a Trafoi, 1 a Gomagoi e 1 a Prato allo Stelvio. Solo tre punti vendita (Passo, Gomagoi e Trafoi) saranno attrezzati per il pagamento in contanti, le restanti strutture saranno completamente automatizzate e destinate a possessori di bancomat o carta di credito»;
   l'articolo citato è confermato dallo stesso sito web della provincia di Bolzano www.provincia.bz.it che lo riporta integralmente in data 30 luglio 2012 nel quadro delle comunicazioni ufficiali –:
   se il Ministro sia a conoscenza dei fatti in questione e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo. (4-17308)

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:


   BURTONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogazione segue gli atti di sindacato ispettivo concernenti il comune di Tricarico già presentati dall'interrogante e, precisamente, l'interrogazione 3-02011 del 16 gennaio 2012, l'interrogazione 3-01880 del 6 ottobre 2011 e la 3-02129 presentata giovedì 23 febbraio 2012, seduta n. 591;
   il prefetto di Matera, applicando quanto previsto dall'articolo 59 del decreto legislativo n. 267 del 2000, con decreto del 3 giugno 2011, sospendeva per 18 mesi il sindaco eletto di Tricarico Antonio Melfi;
   lo stesso prefetto, sempre in ottemperanza a quanto previsto dalla norma di riferimento, comunicava che le funzioni di sindaco avrebbe dovuto svolgerle il vice sindaco;
   il cittadino Michele Adamo (per conto del sindaco Antonio Melfi) ed il comune di Tricarico, ricorrono al TAR di Basilicata per impugnare il decreto prefettizio di sospensione;
   il TAR rimanda innanzi al tribunale ordinario la trattazione del ricorso;
   il tribunale di Matera il 19 ottobre 2011 decide per il reintegro del sindaco sospeso;
   l'Avvocatura dello Stato per conto del prefetto di Matera e i cittadini Franco Lapata e Nicola Martelli ricorrono alla corte di appello di Potenza contro la sentenza del tribunale di Matera;
   la corte di appello di Potenza il 3 febbraio 2012 riforma la sentenza del tribunale di Matera ripristinando la sospensione del sindaco eletto;
   il signor Michele Adamo e il comune di Tricarico quindi, ricorrono in Cassazione avverso la sentenza della corte di appello di Potenza;
   la Corte di Cassazione in data 17 luglio 2012, pone fine alla vicenda rigettando il ricorso e condannando il signor Michele Adamo e il comune di Tricarico, in solido, al pagamento delle spese processuali per un importo complessivo di euro 10.200,00;
   nel frattempo, il 5 aprile 2012, la corte di appello di Potenza, pur con una diminuzione della pena (3 anni e 7 mesi e interdizione dai pubblici uffici) dovuta alla prescrizione di alcuni reati minori, ha confermato l'impianto accusatorio posto alla base dell'arresto e poi della condanna a 5 anni e tre mesi inflitta, nell'aprile del 2009, in primo grado, dal tribunale di Matera al Melfi, per reati commessi contro la pubblica amministrazione (tra questi quello di concussione);
   secondo quanto previsto sempre dall'articolo 59, comma 3, del decreto legislativo n. 267 del 2000 «la sospensione cessa di diritto di produrre effetti decorsi diciotto mesi. Nel caso in cui l'appello proposto dall'interessato avverso la sentenza di condanna sia rigettato anche con sentenza non definitiva, decorre un ulteriore periodo di sospensione che cessa di produrre effetti trascorso il termine di dodici mesi dalla sentenza di rigetto» il prefetto di Matera dovrebbe notificare al Melfi una ulteriore sospensione di 12 mesi;
   nell'ultima interrogazione l'interrogante aveva segnalato anche il seguente, non trascurabile, aspetto: e cioè che il giorno seguente alla lettura del dispositivo della sentenza n. 475 che ha reintegrato momentaneamente il Melfi, avvenuta presso il tribunale di Matera nell'udienza del 19 ottobre 2011, lo stesso ha ripreso a svolgere le funzioni di sindaco;
   ciò risulterebbe in violazione dell'articolo 4 della legge 23 dicembre 1966 n. 1147, dell'articolo 22 del decreto legislativo n. 150 del 1° settembre 2011 nonché della sentenza del TAR Toscana – Firenze – Sezione II del 12 febbraio 2007 n. 219, che stabiliscono come «l'esecuzione della sentenza emessa dal tribunale civile resta sospesa in pendenza del ricorso alla Corte d'Appello»;
   i consiglieri comunali di minoranza Salierno e Benevento hanno chiesto al prefetto di Matera, di sapere se gli atti (delibere di Consiglio comunale, di Giunta, decreti sindacali e ordinanze sindacali) prodotti e ratificati alla presenza del Melfi nel periodo in cui avrebbe dovuto astenersi dall'esercitare le funzioni di sindaco in pendenza del ricorso in appello, siano legittimi o meno;
   è stato inoltre segnalato come dal 20 ottobre 2011 fino al 3 febbraio 2012 (periodo intercorso dalla sentenza del tribunale civile di Matera a quella della corte di appello di Potenza), il Melfi ha regolarmente percepito l'indennità di carica –:
   se non ritenga il caso di assumere iniziative per valutare i presupposti per dichiarare la decadenza del sindaco considerata la situazione di complessa agibilità democratica venutasi a creare a Tricarico. (3-02435)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MARIO PEPE (Misto-R-A). — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   nel maggio 2012 a Roma dei giovani appartenenti al Movimento «RES» – Roma Europa Sociale – mentre affiggevano in spazi non consentiti e peraltro di alcun pregio urbanistico (pannelli di copertura di impalcature), in via di San Pancrazio, alcuni manifesti del loro movimento, sarebbero stati fermati, identificati e denunciati penalmente dai carabinieri della stazione Gianicolense, addirittura per il reato di danneggiamento;
   tuttavia, l'affissione dei manifesti fuori spazio non rappresenterebbe una ipotesi di reato penale bensì una mera violazione amministrativa, come la giurisprudenza ha peraltro affermato (Cassazione sezione II, sentenza n. 22370 del 10 maggio 2002), e certamente non il reato di danneggiamento, perché palesemente i giovani non hanno danneggiato alcunché –:
   se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, se fossero veri, quali iniziative intenda intraprendere affinché non si verifichino più tali comportamenti anomali da parte delle forze dell'ordine. (4-17275)


   BERTOLINI. — Al Ministro dell'interno, Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   da agenzie di stampa, si apprende che un albanese di 50 anni, residente a Terni da molti anni, è stato arrestato dagli agenti della Digos per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e riduzione in schiavitù a danno della moglie e dei tre figli, tutti minorenni;
   le violenze sarebbero iniziate tre anni fa, quando la moglie di 38 anni, anch'essa albanese, insieme ai figli, lo ha raggiunto in Italia;
   appena giunta in Italia, alla donna sarebbe stato subito proibito di lavorare, di avere contatti con l'esterno e di non comunicare con nessuno, neanche telefonicamente, facendole addirittura sparire i vestiti, per impedirle di uscire di casa senza di lui;
   dopo aver subito gli ennesimi atti di violenza, la donna, con il cellulare di uno dei figli, è riuscita a chiamare la polizia, che ha raggiunto l'abitazione e trovato l'uomo che aveva chiuso dentro casa mogli e figli e scendeva di corsa le scale;
   alla donna, accompagnata al pronto soccorso dagli agenti, è stato diagnosticato un trauma cranico e lesioni guaribili in 8 giorni;
   questi atti di violenza, sempre più numerosi, nei confronti di donne straniere oltre a suscitare indignazione e ferma condanna, devono anche far riflettere sul fatto che la maggior parte di essi sono compiuti tra le mura domestiche, luogo ove invece si dovrebbe essere al sicuro;
   tale episodio di estrema gravità, visto che l'accusa parla addirittura di riduzione in schiavitù, è un affronto alla dignità della donna e dimostra come molto si debba ancora fare per promuovere una vera integrazione –:
   se siano in grado di fornire dati relativi a vicende che vedono coinvolte donne straniere, vittime di violenze e soprusi all'interno dei propri nuclei famigliari, avvenuti nel nostro Paese negli ultimi cinque anni;
   come intendano agire per aiutare quelle donne straniere che, troppo spesso, non riescono a trovare contatti con l'esterno, ma restano «prigioniere» all'interno dei propri nuclei famigliari di situazioni violente e di grave arretratezza;
   se non ritenga necessario avviare, con la collaborazione degli enti locali, una indagine approfondita per verificare quante situazioni analoghe, non denunciate, ci siano nel nostro Paese e per verificare la reale situazione delle donne straniere che vivono in Italia. (4-17277)


   MAGGIONI e MONTAGNOLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 5 del 2012 ha introdotto disposizioni di semplificazione per i cittadini e le imprese, in particolare prevedendo con l'articolo 5 anche modifiche alla tempistica e alle modalità per l'effettuazione dei cambi di residenza;
   la norma citata ha previsto la decorrenza delle iscrizioni relative ad alcune dichiarazioni anagrafiche, tra cui i trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero o all'estero, in due giorni lavorativi dalla data delle stesse dichiarazioni;
   con la modifica introdotta si è cioè stabilito che l'ufficiale d'anagrafe, nei due giorni lavorativi successivi alla presentazione delle dichiarazioni, deve effettuare le iscrizioni, previa comunicazione al comune di provenienza;
   la nuova tempistica introdotta appare insostenibile, soprattutto in molte realtà comunali, se si pensa ai necessari adempimenti cui debbono provvedere gli uffici comunali nei tempi attualmente previsti nei casi di richiesta di iscrizione anagrafica da parte di soggetti senza fissa dimora o di cittadini stranieri, comunitari o extracomunitari, per i quali è necessario raccogliere informazioni di pubblica sicurezza da parte della polizia locale e relative anche ai requisiti di alloggio;
   gli uffici d'anagrafe di molti comuni stanno già incontrando notevoli difficoltà pratiche nell'assolvere a tali adempimenti;
   poiché gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche decorrono dalla data della dichiarazione resa dal soggetto, la previsione di un'istruttoria così accelerata rende ancor più difficile il controllo nei casi di dichiarazioni mendaci o false;
   si pongono notevoli problemi pratici anche con riferimento alla previsione del ripristino della posizione anagrafica precedente in caso di accertamenti negativi o di verificata assenza dei requisiti per l'accoglimento della richiesta;
   la norma introdotta ha stabilito espressamente che, se l'amministrazione non effettua la comunicazione nei tempi previsti, con l'indicazione degli eventuali motivi ostativi, quanto dichiarato dal richiedente si considera conforme alla situazione di fatto in essere alla data della dichiarazione;
   questa novità prevista per il cambio di residenza pone dunque termini irrealistici al procedimento, ad avviso degli interroganti avvantaggiando probabilmente chi richiede iscrizioni fittizie, piuttosto che coloro che intendano fissare la propria dimora effettiva –:
   quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di rivedere la tempistica introdotta dalle disposizioni citate per la decorrenza delle iscrizioni relative alle dichiarazioni anagrafiche e di stabilire l'obbligo per l'ufficiale d'anagrafe di provvedere all'iscrizione nei trenta giorni successivi alla presentazione delle dichiarazioni di cambio di residenza, anziché nel termine a giudizio degli interroganti irrealistico dei soli due giorni lavorativi successivi alla presentazione della domanda, che di fatto rende impossibile per gli uffici comunali e la polizia locale effettuare i necessari controlli di pubblica sicurezza. (4-17283)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   a Quarto (Napoli), Massimo Carandente Giarrusso esponente del Popolo della Libertà, eletto sindaco il 16 maggio 2011, sostenuto dalle liste Pdl, Udc, Verdi, Noi Sud, Campania Idea Mediterranea, si è dimesso il 10 luglio 2012 a seguito di perquisizioni che hanno interessato gli uffici comunali e la casa del primo cittadino nell'ambito di un'inchiesta su presunte collusioni tra il clan Polverino e ambienti politici locali;
   «per collusioni con la camorra e proprio con il clan Polverino furono arrestati il coordinatore cittadino e capolista del Pdl, Armando Chiaro ed un candidato della lista “Noi Sud”, Salvatore Camerlingo, che appoggiava la coalizione di centrodestra»; «Nell'ambito dell'indagine condotta dalla Dda di Napoli risultano indagate quattro persone» tra queste «il dirigente dell'Ufficio tecnico, Giulio Cecere» («Il Mattino» – 10 luglio 2012);
   il 26 marzo 2012 su larepubblica.it è stato pubblicato un articolo dal titolo: «“A Quarto 50 euro per un voto” il pm manda gli atti in prefettura» secondo il quale: «La Procura si prepara a inviare in prefettura i verbali di Roberto Perrone, il pentito che ha disegnato la trama delle collusioni del clan camorristico Polverino nella vita politica e amministrativa di Quarto. Un altro comune amministrato dal centrodestra finisce dunque sotto tiro dieci mesi dopo il blitz che, alla vigilia delle elezioni del maggio 2011, portò in cella il capolista del Pdl Armando Chiaro, ora imputato insieme ad altre 140 persone. In carcere, coinvolto nell'indagine dei carabinieri coordinata dai pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio, si trova anche Nicola Imbriani, imprenditore definito da Perrone il tramite dell'organizzazione con la politica e ispiratore della lista Noi Sud che aveva sostenuto il candidato sindaco, poi eletto, Massimo Carandente Giarrusso»;
   il 29 marzo 2012 si legge che: «A un anno dal maxi-blitz e dai sequestri miliardari dell'operazione Polvere per 140 presunti affiliati al clan Polverino si avvicina il processo. Si è conclusa con 90 rinvii a giudizio e 50 richieste di giudizio abbreviato l'udienza preliminare nei confronti delle persone finite nella rete gettata da carabinieri e pm contro il clan camorristico di Marano. Tra quanti hanno scelto il rito abbreviato figurano i candidati del centrodestra Armando Chiaro e Salvatore Camerlingo, che finirono in manette nel pieno della campagna elettorale per le amministrative di Quarto. L'arresto dei due politici nel maggio dello scorso anno suscitò grande clamore: il Pdl locale venne di fatto commissariato, con la nomina del senatore Carlo Sarro a garante per la legalità del circolo cittadino (www.napolicentro.eu)»;
   il 16 luglio 2012 un teschio di legno è stato trovato dinanzi alla porta dell'ufficio tecnico del comune di Quarto; 
   il pezzo di legno si trovava era all'interno di una busta nella quale c'erano anche i numeri di utenza telefonica di due magistrati della direzione distrettuale antimafia;
   i fatti esposti sono ad avviso dell'interrogante talmente gravi da richiedere un intervento immediato sull'amministrazione comunale di Quarto (Napoli), posto che sono in corso da parte della direzione distrettuale antimafia di Napoli le indagini sul rilascio delle licenze edilizie nello stesso comune –:
   quali siano i motivi per cui non si è proceduto già nei mesi precedenti ad avviare le procedure di scioglimento del consiglio comunale. (4-17287)


   RONDINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   i vari provvedimenti d'urgenza emanati dal Governo negli ultimi mesi hanno fortemente imposto gravosi sacrifici ai cittadini, ai lavoratori e alle imprese, nell'intento di contrastare l'enorme debito dello Stato ed operare dunque una razionalizzazione della spesa pubblica;
   occorre assicurare una più razionale riorganizzazione delle risorse umane e materiali pubbliche, al fine di realizzare efficaci risparmi di spesa e un incremento di efficienza nell'assolvimento dell'attività amministrativa;
   nell'opinione pubblica rileva come emergano una forte domanda di trasparenza e di conoscenza e una richiesta di comportamenti sobri e coerenti rispetto alla situazione di grave crisi che il Paese attraversa, da parte di chi percepisce denaro pubblico, come ad esempio anche prefetti e prefetture;
   le strutture periferiche di servizi come prefetture, vigili del fuoco e polizia di Stato rappresentano l'80 per cento della spesa del Ministero dell'interno, con una spesa analizzata per lo Stato pari a circa 9 miliardi di euro annui per retribuzioni, contratti di locazione di sedi e distaccamenti locali, consumi intermedi e acquisto di beni e servizi, con notevoli differenziazioni territoriali;
   sul territorio italiano vi sono 110 province, più la Valle D'Aosta, e per ogni provincia vi è una prefettura;
   ad oggi, ogni prefettura svolge servizi analoghi sia che si tratti di territori con scarsa popolazione, come Isernia con i suoi 90 mila abitanti, sia che si tratti di Roma, dove i cittadini sono 4,3 milioni; la spesa media di funzionamento delle prefetture è di 9,77 euro per abitante, ma mentre è al minimo a Milano, con 5,93 euro, risulta invece al massimo ad esempio in Molise, con 29,35 euro per abitante;
   l'operazione di razionalizzazione delle prefetture prevista dall'articolo 10 del decreto-legge n.  95 del 2012 «spending review», come modificato durante l'esame in Parlamento, anche se consente un ipotizzato risparmio di spesa stimato sui 120 milioni di euro circa, che comunque potrà essere verificato solo a consuntivo, non è sufficiente ad arginare il vero problema degli sprechi e delle differenziazioni territoriali che costantemente si registrano;
   le spese in capo alle prefetture comprendono gli emolumenti, le spese di rappresentanza, i beni immobili e mobili in dotazione agli uffici, gli adempimenti connessi alle spese d'ufficio, l'utilizzo di personale di accompagnamento, segreteria ed auto di servizio;
   si aggiungono poi le spese per gli alloggi di servizio dei prefetti, con utenze e manutenzione ordinaria a carico delle casse pubbliche, così come per il personale di servizio agli stessi, senza contare che ad ogni nuova nomina l'immobile di servizio subisce non solo eventuali interventi strutturali volti al mero mantenimento della proprietà pubblica, ma anche interventi personalizzati con modifiche che vanno dal cambio dei sanitari, ai tendaggi, ai colori delle tinteggiature, fino ad arrivare all'acquisto di mobilio personale e personalizzato, il tutto a carico della finanza pubblica;
   tali alloggi di servizio costituiscono, pressoché costantemente, beni lussuosissimi e di inestimabile valore commerciale, storico e culturale situati nei centri storici cittadini, per i quali spesso le altre istituzioni pubbliche, nei vari territori, ne chiedono il rilascio per garantirne una fruizione ai bisogni dei cittadini, peraltro senza esito;
   alle spese sopra ricordate devono essere aggiunti i costi relativi alle celebrazioni del 2 giugno che si tengono presso ogni prefettura e i festeggiamenti per gli auguri natalizi, sempre effettuate nelle varie prefetture annualmente, con connessi costi straordinari di preparazione da parte del personale civile, di polizia, ad ordinamento militare e non, e dei servizi di pulizie;
   con circolare del Ministro dell'interno n. 2011001853 dell'11 ottobre 2011, avente ad oggetto «disposizioni sul contenimento della spesa delle pubbliche amministrazioni. Riflessi sulla gestione delle spese delegate alle prefetture – UTG» ed indirizzata a tutti i prefetti della Repubblica, veniva disposto per quanto concerne le spese di rappresentanza che per tutto l'anno 2012 non sarebbe stata prevista alcuna erogazione di fondi, oltre che per il tradizionale scambio degli auguri natalizi e di fine anno, anche per la cerimonia del 2 giugno, riguardo alla quale si prescriveva di «intraprendere opportune intese con altri enti e soggetti istituzionali per favorire, in aree pubbliche o all'esterno della Prefettura, lo svolgimento di manifestazioni celebrative della ricorrenza, senza alcun costo a carico dell'amministrazione»;
   nonostante ciò, risultano all'interrogante segnalazioni di come in alcune prefetture si siano svolti ricevimenti con buffet e concerti con connessi apparati cerimoniali e relativi costi, senza che sia chiaro da quale capitolo di spesa siano stati prelevati i necessari fondi –:
   quali siano le singole voci di spesa riferite rispettivamente a ciascuna prefettura;
   in particolare, quale sia ad oggi l'emolumento omnicomprensivo di ogni voce remunerativa, compensativa, anche forfettariamente, di ciascuna prefettura e di ciascun prefetto, prefetto vicario, vice prefetto e prefetto aggiunto, laddove vi siano, in ogni provincia, singolarmente considerata;
   a quanto ammontino le spese in ordine agli alloggi di servizio dei prefetti per ogni prefettura e a quanto ammontino le spese di rappresentanza, per singole voci;
   di quante auto di servizio, di quale marca, tipo, cilindrata, usufruiscano i prefetti e ogni prefettura, se il servizio sia per 24 ore e quanti autisti vi siano destinati e quale sia il costo annuo stimato per detti servizi a carico della collettività, e di quali ulteriori benefit e prestazioni gratuite essi godano;
   se non ritenga di assumere decise iniziative volte a limitare superflue voci di spesa e trattamenti privilegiati, in nome della auspicata sobrietà e del contenimento della spesa pubblica, al fine di portare i cittadini a conoscenza di come viene impiegato il pubblico denaro ed individuare modalità più proficue attraverso cui impiegare fondi pubblici non per privilegi, ma a vantaggio del buon funzionamento delle istituzioni e dell'intera collettività;
   se non ritenga opportuno, alla luce delle considerazioni esposte e dell'incidenza sulla spesa pubblica del mantenimento delle prefetture, di dover assumere iniziative per la loro eliminazione, atteso che l'esercizio delle funzioni da esse esercitate può essere compiutamente svolto da regioni e province. (4-17307)


   DI PIETRO, BARBATO e MESSINA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 7 giugno 2009 è stato eletto Presidente della provincia di Salerno, l'on. Edmondo Cirielli (Pdl);
   il 22 giugno 2009 nomina assessori nella sua giunta: Alberico Gambino, con delega turismo e spettacolo, Nunzio Carpentieri, edilizia scolastica, caccia e pesca, Adriano Bellacosa patrimonio ed affari legali, Ernesto Sica trasporti e mobilità;
   il 24 luglio 2009 Cambino rassegna le dimissioni dalla carica di assessore provinciale;
   il 3 agosto 2009 il presidente Cirielli nomina (si legge su www.informazione.it) Cambino suo consigliere per turismo e spettacolo;
   il 17 luglio 2012 su Repubblica.it: «L'ex assessore regionale, Ernesto Sica, indagato per associazione segreta, risponde per quasi quattro ore ai magistrati che lo interrogano sulla P3 e sul dossier a luci rosse che lui e gli uomini di Flavio Carboni avrebbero confezionato per convincere Stefano Caldoro, attuale presidente della Campania, a ritirarsi dalla corsa alle ultime regionali. Per gli investigatori, Sica – costretto a dimettersi per il coinvolgimento nell'inchiesta – è stato il coordinatore della congiura. «Logge segrete, P3, non so che siano. Io ho partecipato alla chiacchiera, ho mandato “in rete” una diceria. Sì l'ho fatto e che è? Una diffamazione, stop. Una leggerezza». I magistrati gli contestano i rapporti con Arcangelo Martino, arrestato con Flavio Carboni. Sica li ammette. Non ha difficoltà a confessare con chi e come ha organizzato «l'operazione diffamatoria». «Martino – dice – faceva parte di questo disegno». Le carte dell'inchiesta narrano che quando il dossier Caldoro è stato completato, Sica ha informato l'uomo di Carboni di essersi incontrato con Denis Verdini, coordinatore del Pdl, «al quale si sarebbe proposto come presidente della regione Campania». E se la sua candidatura non fosse stata presa in considerazione, lui «avrebbe messo in piazza tutto quello che sapeva a partire dall'estate 2007»;
   il 17 giugno 2011 il presidente della provincia Cirielli nomina con decreto Amalia Scoppa a consigliere politico del presidente in materia di pianificazione sanitaria regionale;
   la stessa, da articoli di stampa datati 15 gennaio 2009 (tra questi Metropolis Web), risulta coinvolta nella seguente vicenda: «La truffa ai danni del servizio sanitario nazionale scoperta dai Nas coinvolge i vertici della clinica Fondazione Peppino Scoppa di Angri e ha portato all'arresto del presidente della fondazione. Angelo Scoppa, del direttore sanitario, Mario Rizzano, e di Amalia Scoppa e Maria Magliano, entrambe impiegate presso il centro di riabilitazione. Secondo le indagini coordinate dal tenente colonnello Ernesto Di Gregorio, la truffa andava avanti dal 2002. Altre cinque persone risultano indagate ma non sono per ora oggetto di misure cautelari. I Nas indagano anche negli ambienti dell'ASL salernitana per individuare la presenza di eventuali impiegati compiacenti che favorivano la truffa»;
   il 15 luglio 2011 il quotidiano La Repubblica ed.Napoli nella versione on line comunica che «Il consigliere regionale del Pdl Alberico Gambino è stato arrestato all'alba, insieme ad altre sei persone, dai carabinieri del comando provinciale di Salerno. Per tutti le accuse sono di concussione in concorso ed associazione per delinquere finalizzata allo scambio elettorale politico-mafioso, delitti aggravati dall'attività di agevolazione del clan Fezza-D'Auria Petrosino, attivo nell'agro nocerino. Gambino, fino a poco tempo fa sindaco di Pagani, assieme al presidente e al vicepresidente della Paganese calcio e a due esponenti del clan, secondo l'accusa avrebbe creato un sistema che, con la complicità di politici locali e di livello regionale, consentiva loro di gestire la pubblica amministrazione per controllare le principali attività economiche e imprenditoriali della zona. L'operazione, coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Salerno, diretta dal procuratore della Repubblica Franco Roberti, è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Salerno, diretti dal colonnello Gregorio De Marco. Finanziamenti alla campagna elettorale, assunzioni pilotate, affidamento di appalti a ditte di fiducia e sponsorizzazioni alla squadra di calcio. Era un sistema articolato e complesso quello che Cambino, secondo l'accusa, aveva messo in piedi con il clan Fezza-D'Auria Petrosino»;
   il 27 luglio 2011 si legge sul quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno che: «il consigliere provinciale del Pdl Massimo D'Onofrio è stato destinatario di un avviso di garanzia» inoltre «Massimo D'Onofrio, che ha ricevuto una perquisizione domiciliare, è giunto in caserma dove si è soffermato a lungo. Oltre un'ora per cercare di capire, approfondire la sua posizione. Per lui l'accusa di concussione e scambio elettorale politico-mafioso»;
   il 1o marzo 2012 veniva data la notizia che il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Salerno ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno su richiesta di questa procura della Repubblica nei confronti di 5 soggetti per l'ipotesi di reato di peculato aggravato e continuato. Tra di essi figurano 2 pubblici ufficiali tuttora in servizio presso l'ente provincia e tre soggetti privati beneficiari delle erogazioni di denaro pubblico. Sono state eseguite, inoltre, perquisizioni a carico dei 21 indagati (8 attualmente in servizio presso l'ente Provincia – tra cui due dirigenti – 5 dipendenti della Provincia attualmente in pensione e 8 soggetti privati) sia presso i domicili privati che presso gli uffici della Provincia. In particolare, le complesse ed articolate indagini delegate dalla Procura di Salerno hanno consentito di acquisire un solido quadro probatorio in ordine all'esistenza di un meccanismo criminoso finalizzato all'appropriazione di denaro pubblico dalle casse dell'ente provinciale di Salerno. Più nel dettaglio, le attività investigative hanno evidenziato che la condotta tenuta da dirigenti del Settore Presidenza e del Settore Finanziario dell'ente ha consentito l'erogazione, negli anni dal 2005 al 2009 di contributi a fondo perduto, allo stato quantificati in circa un milione di euro, in favore di privati e di O.N.L.U.S., per pseudo progetti ed iniziative, in realtà mai avvenuti. Le risultanze dell'attività investigativa possono essere così sintetizzate: – sono state disposte erogazioni in favore di associazioni ONLUS inesistenti (sprovviste di partita IVA) ovvero di associazioni di fatto inoperanti e create ad hoc per percepire contributi pubblici. Peraltro, le associazioni beneficiarie della gran parte dei contributi erogati sono risultate collegate, anche attraverso vincoli di parentela, a pubblici ufficiali in servizio presso l'ente provinciale di Salerno (www.agro24.it);
   il 3 luglio 2012 fonti stampa (tra queste Il Corriere del Mezzogiorno) riferiscono «Preso appuntamento con Nunzio Carpentieri, il sindaco – riferisce il pentito – gli avrebbe assicurato che avrebbe avuto la gestione dei parcheggi quando sarebbero finiti i lavori di realizzazione. E Greco non aveva motivo di non credergli dal momento che il sindaco era amico di suo padre e lo avrebbe conosciuto fin da quando era un bambino. Ma si fidava anche perché Michele D'Auria Petrosino, con cui in passato erano stati soci per una grossa partita di droga in Spagna, gli diceva che poteva contare anche sul sindaco di Pagani, Gambino, e sul consigliere provinciale Massimo D'Onofrio. A casa di D'Onofrio, Greco avrebbe partecipato ad una festa organizzata dopo la vittoria a Palazzo Sant'Agostino. “La gestione dei parcheggi non l'ho ottenuta – ha detto – perché fui arrestato”. Gambino, invece, lo avrebbe visto ad un'altra festa, quella alla pasticceria Montalbino organizzata da Francesco Marrazzo. Michele D'Auria Petrosino, invece, che di Alfonso Greco è stato anche compare di cresima, avrebbe favorito la sua assunzione al consorzio rifiuti Sai – “mi manda Michele” avrebbe detto il cognato del figlio del boss all'agenzia di lavoro interinale di Salerno che procacciava manodopera – e in cambio gli avrebbe chiesto di sostenere alle elezioni comunali e regionali Alberico Cambino. La difesa dell'esponente del Pdl, a questo punto, dimostra che in realtà Michele avrebbe cercato consensi per Vincenzo D'Amato, candidato consigliere nella lista civica “Triciclo” di appoggio a Cambino e non direttamente per l'ex sindaco»;
   il 27 giugno 2012 sul Corriere del Mezzogiorno ed. Salerno si legge: «Del sistema ideato per truccare gli appalti pubblici della Provincia di Salerno, di cui Giovanni Citarella ha fatto parte prima di descrivere modi e ruoli dei presunti protagonisti dell'affare, i politici sapevano. Gli assessori della vecchia giunta di centrosinistra di Angelo Villani, Franco Alfieri e Pasquale Stanzione, e quello dell'attuale esecutivo di Edmondo Cirielli, Marcello Feda, sono quelli indicati dal patron della Nocerina nell'interrogatorio reso ai pubblici ministeri Rosa Volpe e Guglielmo Valenti;
   il 4 luglio 2012 il quotidiano La Città di Salerno riporta: «Indagato l'assessore provinciale all'edilizia scolastica e sindaco di Sant'Egidio, Nunzio Carpentieri. La posizione è al vaglio della procura antimafia di Salerno per rapporti con il clan Greco-Sorrentino: il suo nome, già comparso nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Greco, boss del clan Greco-Sorrentino, è emerso in aula al processo «Linea d'ombra», attraverso le parole del figlio. Alfonso Greco, sentito lunedì al tribunale nocerino. Greco jr ha raccontato dei suoi stretti rapporti con alcuni amministratori di Sant'Egidio, narrando circostanze chiare, avvenute in sua presenza, con tanto di nomi e cognomi»;
   il 23 maggio 2012 ilcorrieredelmezzogiorno.it riferisce: «Tesseramento Pdl, carabinieri in Provincia dal carabiniere Cirielli» ed ancora «Ispezionato l'ufficio staff del presidente. Sospetti sull'aggiudicazione di un appalto da parte di una coop» infine «Quattro militari in borghese, martedì mattina alle dieci, sono entrati nel palazzo della Provincia di Salerno per acquisire i documenti relativi ad una gara di appalto aggiudicata, il 31 agosto 2010, per un importo di quasi 93 mila euro, alla cooperativa sociale “Ci siamo noi” di Nocera Superiore. Il mandato era firmato dal pubblico ministero della Dda di Salerno, Vincenzo Montemurro, che alla vigilia del congresso del Pdl, ha aperto un'inchiesta sul tesseramento provinciale, inviando i carabinieri di Nocera Inferiore, guidati dal tenente colonnello Gianfilippo Simoniello, fino alla sede nazionale romana del partito per acquisire la lista dei 26 mila (circa) tesserati. E ipotizzando che tra quei nomi comparirebbero persone decedute, minori di 14 anni e persone inconsapevoli di aver sottoscritto l'adesione. L'inchiesta dell'Antimafia, definita una costola dell'indagine Linea d'ombra sul presunto sistema camorristico-istituzionale di Pagani, farebbe emergere un presunto collegamento con alcuni esponenti della criminalità organizzata dell'Agro nocerino sarnese, in particolare con un imprenditore della zona»;
   il 12 luglio 2012 sul quotidiano Il Mattino edizione Salerno si apprende che Alberico Gambino potrebbe rischiare l'incandidabilità per dieci anni;
   è del 2 agosto 2012 su numerose testate nazionali e regionali la notizia che risulterebbe indagato (per l'articolo 416-ter) il Presidente della Provincia di Salerno onorevole Edmondo Cirielli, presidente Commissione difesa della Camera dei deputati;
   il corrieredelmezzogiorno.it comunica: «Il pm Vincenzo Montemurro, che a febbraio scorso chiese l'acquisizione delle circa 26 mila tessere del Pdl alla segreteria nazionale del partito scoprendo tesseramenti fatti a persone decedute, minorenni o inconsapevoli, invece è convinto che dietro quella campagna ci sia stato una specie di patto tacito: più tessere sarebbero state sottoscritte, a favore di un'area (quella di Cirielli) contro un'altra (quella dell'ex ministra Mara Carfagna) più «favori» sarebbero stati elargiti. E qui entrerebbe in gioco l'imprenditore di Nocera Superiore, ex consigliere comunale di An, Giuseppe Fabbricatore, che a marzo 2005 rischio di finire in un agguato camorristico per essersi opposto ad alcune opere pubbliche dietro cui si sarebbero nascosti gli interessi di un esponente dell'allora Forza Italia»;
   i fatti esposti, inerenti alla provincia di Salerno, sono già, ad avviso dell'interrogante, gravi e tali da richiedere un intervento immediato e deciso delle istituzioni affinché venga fermato, prima di atti ancor più gravi, un sistema di ombre, dubbi, indagini;
   il Presidente della provincia onorevole Cirielli – è testimoniato da cronache nazionali e regionali – ha costruito intorno alla sua figura istituzionale come si evince dalla cronologia ivi riportata un gruppo di persone che prima o dopo sono finite nelle maglie della giustizia (rispondendo di gravi accuse);
   è indispensabile che il Ministro si attivi, posto dall'articolo 54 Costituzione della Repubblica Italiana: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore»;
   ad avviso dell'interrogante non possono essere lasciate nel silenzio situazioni istituzionali dove pendano dubbi ed ombre specie per le funzioni svolte sul territorio –:
   se non ritenga di considerare i fatti esposti come elementi sufficienti e tali da avviare le procedure di scioglimento del consiglio provinciale anche ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000, commissariando l'ente e restituendo dignità e piena legalità ad un'istituzione che secondo gli interroganti non rende onore in questo momento ai salernitani ed alla politica. (4-17311)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CENNI e TRAPPOLINO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   sono presenti sul territorio italiano 21 «istituti musicali pareggiati» destinati allo studio professionale della musica ed autorizzati al rilascio di titoli di studio legalmente riconosciuti: centri che svolgono una attività didattica e formativa che rappresenta il 30 per cento dell'offerta nazionale e che promuove e valorizza la millenaria e diversificata tradizione melodica e musicale del nostro Paese. Basti pensare infatti che tali scuole formano ogni anno, ad esempio, oltre mille orchestrali;
   con la legge n. 508 del 1999 («Riforma delle accademie di belle arti, dell'accademia nazionale di danza, dell'accademia nazionale di arte drammatica, degli istituti superiori per le industrie artistiche, dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati») gli istituti musicali pareggiati sono stati trasformati in istituti superiori di studi musicali, dotati di personalità giuridica, autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile, riconosciuti come sedi primarie di alta formazione, di specializzazione, produzione e di ricerca nel settore artistico e musicale;
   dopo 13 anni dalla entrata in vigore, la legge sopracitata non è stata ancora applicata integralmente, mancano infatti alcuni regolamenti attuativi. In sintesi gli istituti sono stati equiparati ai conservatori statali tranne che per la provenienza dei finanziamenti. I costi del personale (docente e tecnico-amministrativo) di tali istituti, nonché la gestione delle strutture, ricadono ancora quasi interamente sui bilanci dei comuni e delle province di appartenenza. Gli enti locali attendono infatti il completamento della statizzazione prevista dalla legge stessa;
   oggi gli istituti musicali pareggiati sono pienamente riconosciuti nel circuito universitario europeo;
   la crisi economica, il taglio dei finanziamenti agli enti locali, ed i vincoli imposti ai bilanci delle amministrazioni stanno compromettendo lo svolgimento delle attività didattiche e formative degli istituti musicali pareggiati;
   sono circa 700 gli insegnanti che rischiano il posto di lavoro e 8000 mila gli studenti che potrebbero essere privati del servizio scolastico;
   l'ultimo finanziamento risale al periodo 2006-2008, con uno stanziamento di 10 milioni di euro;
   va ricordato, in questo contesto, che i presidenti degli istituti musicali pareggiati hanno firmato un appello al Governo affinché vengano individuate le modalità per salvare «strutture di altissimo valore formativo, indispensabili per la diffusione della cultura musicale»;
   sono stati numerosi, in questi anni, i solleciti della Conferenza delle regioni, del'Upi e dell'Anci affinché il Governo predisponga un piano progettuale concreto che preveda la statizzazione del personale insegnante degli istituti musicali pareggiati;
   secondo quanto comunicato, nel mese di ottobre 2011, da Stella Targetti assessore regionale della Toscana e coordinatrice della commissione istruzione della Conferenza Stato-regioni «sono 41 milioni di euro» gli stanziamenti necessari, da parte del Governo, per completare «il processo di statizzazione degli insegnanti» previsto dalla legge n. 508 del 1999;
   è stato istituito sulla vicenda un tavolo tecnico composto dai rappresentanti dei Ministeri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dell'economia e delle finanze, delle regioni, delle province e dei comuni. Nel corso delle riunioni i dicasteri competenti hanno avanzato la proposta di procedere ad accorpamenti tra i conservatori statali e gli istituti superiori di studi musicali, che diverrebbero sezioni distaccate dipendenti in tutto dal Ministero, con un passaggio graduale del personale docente nei ruoli dello Stato man mano che si renderanno disponibili i posti nei conservatori di riferimento per pensionamento o cattedre inattive;
   si tratta di una proposta ribadita dal Governo nel corso della risposta all'interrogazione, presentata dal senatore Andrea Marcucci in VII Commissione (interrogazione n. 3/02845), del sottosegretario di Stato all'istruzione, università e ricerca Elena Ugolini in data 26 giugno 2012: «nel ricordare che la legge n. 508 del 1999, all'articolo 2, comma 8, lettera e), prevede la possibilità di statizzazione degli istituti musicali pareggiati, purché ciò avvenga senza oneri aggiuntivi per lo Stato – si legge nel resoconto parlamentare relativo all'intervento di Elena Ugolini –, precisa che detta disposizione può avere seguito soltanto dopo l'avvenuta emanazione del regolamento per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo del sistema dell'AFAM, attuativo della medesima legge. Riferisce in proposito che l’iter di definizione del predetto regolamento non è ancora concluso; tuttavia, non potendo l'operazione comportare oneri aggiuntivi per lo Stato, ipotizza che i conservatori, fermo restando il proprio organico, dovrebbero fare proprio il personale degli istituti attraverso un assorbimento graduale nell'ambito dell'ordinario turn over»;
   la disparità di tutele delle due tipologie di dipendenti (degli istituti musicali pareggiati da un lato e dei conservatori dall'altro) appare inoltre immotivata dal momento che ad entrambe le categorie di lavoratori è applicato lo stesso contratto collettivo nazionale;
   sono attualmente in discussione alla Camera dei deputati proposte di legge finalizzate alla valorizzazione e specializzazione artistica e musicale che prevedono, tra l'altro, di equiparare lo status giuridico dei docenti delle istituzioni Afam (alta formazione artistica, musicale e coreutica; di cui fanno parte anche gli istituti musicali pareggiati) a quello del personale universitario –:
   in quali tempi verrà definito il regolamento per la programmazione, previsto dalla legge n. 508 del 1999 (citato in premessa dal Sottosegretario Elena Ugolini in data 26 giugno 2012), e quali siano nel dettaglio le misure e le disposizioni che saranno contenute nel suddetto regolamento;
   quali iniziative il Governo intenda assumere per completare definitivamente il processo di statizzazione degli insegnanti, previsto dalla legge n. 508 del 1999, rispettando al tempo stesso la continuità didattica degli istituti musicali pareggiati, i diritti e le tutele dei lavoratori e degli studenti, il prestigio ed il ruolo formativo e culturale di tali scuole, con strumenti normativi che non prevedano maggiori oneri per la finanza dello Stato. (5-07600)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CENTEMERO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   dal 21 marzo 2011 la documentazione per il riconoscimento della scuola di restauro dell'Accademia di Brera è ferma alla commissione tecnica per le attività istruttorie finalizzate all'accreditamento delle istituzioni formative e per la vigilanza sull'insegnamento del restauro, formata da 11 membri e presieduta dalla professoressa Marisa Dalai Emiliani (articolo 5 decreto-legge n. 87 del 2009);
   tutte le università, le accademie e le SAF devono adeguarsi al regolamento per l'insegnamento del restauro D.I. Mibac-Miur 87 del 2009;
   dal 30 dicembre 2011 il D.I. Mibac-Miur n. 302 ha autorizzato le Accademie a percorrere i corsi di formazione al restauro;
   nel giugno e settembre del 2011 l'Accademia di Brera inoltra al consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM) l'autorizzazione e l'attivazione dei corsi con piani di studio che comprendono ed ampliano i piani di studio del decreto ministeriale 81, emanato il 23 giugno 2011;
   il piano di studi viene bocciato perché non uniforme al decreto ministeriale 81;
   il 5 dicembre 2011 l'Accademia di Brera rimanda alla direzione generale la documentazione rivista e adeguata ai piani di studio del decreto ministeriale 81;
   il 19 gennaio 2012 il Cnam, prendendo in considerazione le modifiche apportate, ritiene valida la documentazione presentata dall'Accademia;
   il 21 marzo 2012 l'Accademia di Brera, dopo aver effettuato alcune nuove correzioni, spedisce alla direzione generale e alla commissione tecnica tutta la documentazione necessaria;
   il 29 marzo 2012 il Cnam ritiene di nuovo valida la documentazione, ma il dottor Civello, direttore dell'Afam, chiede ulteriori modifiche;
   il 17 aprile 2012 con la delibera del 6 aprile 2012, la direzione generale ritiene definitivamente valida la documentazione –:
   in quali tempi sarà possibile il riconoscimento della scuola di restauro dell'Accademia di Brera. (4-17273)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la Sindrome di Von Hippel Lindau è una malattia rara, a carattere prevalentemente ereditario, che può presentare diverse manifestazioni cliniche;
   pur effettuata la diagnosi di paziente affetto da VHL è impossibile prevedere se e quali manifestazioni cliniche si presenteranno nella vita dell'individuo o dei suoi familiari, ove portatori della stessa mutazione genetica;
   le principali manifestazioni della Sindrome di Von HippelLindau possono essere: angioma retinico; emangioblastomaal sistema nervoso centrale (per esempio cervelletto, colonna spinale); tumore al sacco endolinfatico; feocromocitoma; cisti, tumore ai reni; cisti, tumore neuroendocrino ocistadenoma al pancreas; cistadenoma dell'epididimo;
   quasi sempre la diagnosi è difficile: pur essendo una malattia prevalentemente ereditaria, nei vari membri affetti di ciascuna famiglia si manifesta spesso con modalità, tempi e localizzazioni differenti;
   ad oggi non esiste una cura per la sindrome di Von HippelLindau, tuttavia esistono differenti terapie per affrontare, ridurre ed in alcuni casi prevenire quelle che sono le varie conseguenze cliniche della malattia;
   la concreta efficacia delle terapie dipende spesso dalla tempestività della diagnosi e, dal momento che la maggior parte delle conseguenze cliniche sono inizialmente quasi o totalmente asintomatiche, diventa di fondamentale importanza sapere di essere affetti dalla sindrome VHL e quindi effettuare i vari controlli previsti a cadenza periodica (generalmente annuale). La diagnosi si ottiene con certezza soltanto attraverso un test genetico –:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci eprassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-17293)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   la discinesia ciliare primaria (PCD) o sindrome delle ciglia immobili è una malattia ereditaria caratterizzata da anomalie nella mobilità delle cilia delle cellule epiteliali e/o dei flagelli. Epiteli ciliati si trovano a livello delle vie respiratorie alte, della trachea, dei bronchi fino ai bronchioli, del sacco lacrimale, del pavimento ependimale, del canale centrale del midollo spinale, dell'endometrio, della cer- vice, delle tube di Falloppio, dei dotti efferenti tra testicolo ed epididimo. Ne consegue che le alterazioni della funzionalità ciliare danno luogo a sintomi clinici a carico di diversi apparati. La discinesia ciliare predispone a frequenti infezioni polmonari e delle vie respiratorie alte, con conseguenti bronchiectasie e sinusiti croniche. Se trascurato, il paziente con PCD può degenerare in bronco-pneumopatia cronica ostruttiva e insufficienza respiratoria. Il quadro clinico con destrocardia, bronchiectasie, situs visceruminversus, sinusiti croniche è considerato come sindrome di Kartagener –:
   se esistano e quali siano i centri di eccellenza per la cura di detta malattia;
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di coordinare gli sforzi tra i vari centri di eccellenza regionali;
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-17294)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   le immunodeficienze primitive (IP) sono malattie congenite causate da alterazioni del sistema immunitario che comportano un'aumentata suscettibilità alle infezioni. Molte forme di immunodeficienze primitive hanno trasmissione ereditaria e si manifestano nei primi mesi dopo la nascita; in alcuni casi invece, pur essendo congenito, lo stato di immunodeficienza si rende clinicamente evidente solo nell'età adulta. Non rientrano tra le immunodeficienze primitive le condizioni di alterata funzione del sistema immunitario conseguenti a infezioni (per esempio AIDS), stati di grave malnutrizione o indotte da farmaci. I soggetti affetti da immunodeficienze primitive presentano, sin dalla prima infanzia, un'aumentata predisposizione alle infezioni da patogeni intracellulari o extracellulari. Inoltre, a dispetto dei progressi ottenuti, ancor oggi alcune immunodeficienze primitive hanno una prognosi severa, offrendo una qualità di vita assai modesta (e una vita di relazione molto limitata) e rimangono gravate da un significativo rischio di mortalità. La prognosi delle immunodeficienze primitive pertanto non può essere generalizzata e varia a seconda dell'alterazione immunologica e della possibilità di un congruo intervento terapeutico, nonché della gravità delle complicanze infettive (le infezioni possono essere particolarmente severe), neoplastiche (specie leucemie o linfomi) o di altra natura (per esempio emorragiche) che accompagnano la malattia di base. Per evitare l'instaurarsi di queste complicanze, è fondamentale la tempestività della diagnosi, che finisce con l'essere la variabile più rilevante in grado di influenzare la prognosi e le aspettative di vita. L'esatta incidenza globale delle immunodeficienze primitive non è nota, in parte perché le informazioni sono frammentarie, in parte perché molte immunodeficienze primitive sono tuttora non riconosciute e le stime ufficiali sono molto prudenti e considerano che comunque le frequenze riportate siano sottostimate rispetto al reale;
   una diagnosi precoce e misure di intervento appropriate sono in questi casi assolutamente indispensabili per offrire prospettive di guarigione o comunque di vita relativamente normale alle persone affette. La maggior parte delle immunodeficienze primitive viene trasmessa secondo meccanismi ereditati ben noti. In molti casi è oggi possibile stabilire, per i soggetti che appartengono a famiglie con immunodeficienze primitive il rischio di avere figli affetti. Per alcune di tali malattie è anche possibile effettuare la diagnosi prenatale –:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza delle patologie in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) fornire adeguata assistenza alle famiglie a ai giovani e giovanissimi in età scolare e pre-scolare;
    c) sviluppare la ricerca in questo settore.
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la condizione genetica in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-17296)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   la Sindrome di McCune-Albright è una malattia genetica rara caratterizzata da endocrinopatie periferiche multiple, displasia fibrosa ossea poliostotica e macchie cutanee caffè-latte. Esordisce in genere in età pediatrica. Può causare frequentemente pubertà precoce e lesioni ossee progressive con fratture spontanee e deformità. La sua causa è stata riconosciuta recentemente;
   si tratta di una mutazione attivante del complesso recettore-proteina G che determina iperfunzione cellulare e ipersecrezione ormonale negli organi colpiti. Non esiste una terapia specifica, ma attualmente sono in corso sperimentazioni sul trattamento medico delle endocrinopatie periferiche e della displasia fibrosa ossea. La sindrome colpisce circa un individuo per milione di abitanti –:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci eprassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) fornire adeguata assistenza alle famiglie a ai giovani e giovanissimi in età scolare e pre-scolare;
    c) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese o nell'Unione europea, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo;
   se e quali forme di coordinamento tra i Paesi dell'Unione europea siano state o si intendano attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento;
   se e quali misure di finanziamento nazionali o comunitarie siano state attivate per finanziare ricerche e studi sulla patologia in argomento. (4-17297)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   accade spesso che le ossa craniche si saldino precocemente durante la vita fetale. Il bambino nasce con malformazioni craniofacciali e/o degli arti. In rapporto alle suture saldate si distinguono vari tipi di craniostenosi: 1) craniostenosi semplici, quali la trigonocefalia, la scafocefalia e la plagiocefalia; 2) craniostenosi complesse quali, la sindrome di Apert, di Crouzon, di Pfeiffer e altri;
   per evitare gravi complicanze è necessario che il bambino sia operato entro il primo anno di vita –:
   quali centri in Italia siano abilitati ad effettuare gli interventi chirurgici in argomento;
   se detti centri coprano il servizio per tutto il territorio nazionale;
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza delle patologie in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) fornire adeguata assistenza alle famiglie;
    c) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti le patologie in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-17301)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   la malattia di Best, o distrofia maculare vitelliforme, è una rara distrofia bilaterale della macula, ad eredità autosomica dominante, caratterizzata dall'accumulo di materiale giallastro a livello della macula. Anche per questa malattia, al momento, non è disponibile nessuna terapia efficace –:
   se quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese e nei Paesi dell'Unione europea, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo;
   se e quali forme di coordinamento siano state o si intendano attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento;
   se e quali forme di coordinamento tra i Paesi dell'Unione europea siano state o si intendano attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento;
   se e quali misure di finanziamento nazionali o comunitarie siano state attivate per finanziare ricerche e studi sulla patologia in argomento. (4-17302)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   la retinite pigmentosa è una disfunzione della retina caratterizzata dalla comparsa di zone abnormi di pigmento nella retina. La retina subisce un progressivo deterioramento, perdendo la capacità di trasmettere al cervello le informazioni visive. I sintomi principali sono cecità notturna, reazione alla luce (abbagliamento), limitazione del campo visivo. Si accompagna anche a cataratta o sordità. Persone affette da retinite pigmentosa possono essere miopi, ipermetropi, soffrire di deformazioni della cornea, strabismo e altro. Al momento non esiste cura che arresti lo sviluppo della malattia o che la guarisca. L'amaurosi congenita di Leber (ACL) è una forma di retinopatia ereditaria caratterizzata da grave ipovisione o cecità già presenti alla nascita o dai primi mesi di vita. I bambini affetti da tale patologia presentano movimenti oculari caotici, erratici e pupille scarsamente reattive alla luce. L'ACL rappresenta il 10-18 per cento dei casi di cecità congenita nei bambini; la sua incidenza è di 2-3 per 100.000 bambini nati –:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
    c) fornire adeguata assistenza ai giovani e giovanissimi in età scolare e pre-scolare;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo;
   se e quali forme di coordinamento siano state o si intendano attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento. (4-17303)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   la sindrome di Wolf-Hirschhorn (WHS) è nota dal 1965 ed è caratterizzata da problemi clinici differenti, apparentemente non correlati fra loro, solitamente presenti fin dalla nascita, che coinvolgono organi, apparati e funzioni diverse, e sono riconducibili a una piccola perdita (microdelezione) di materiale genetico a carico del braccio corto del cromosoma 4. L'ampiezza di questa delezione può essere variabile tra paziente e paziente. I soggetti con WHS mostrano problemi di scarso accrescimento, sia nel corso della gravidanza, sia nella successiva vita postnatale, ritardo delle prime tappe dello sviluppo, come stare seduto autonomamente, fare i primi passi o dire le prime parole, e successivo ritardo intellettivo. Particolarmente caratteristica è la struttura della fronte, degli occhi e del naso. Sono inoltre molto frequenti le malformazioni del sistema nervoso centrale, degli occhi, del palato, del cuore, dell'apparato scheletrico, gastrointestinale, genitale e urinario. È frequente la comparsa di crisi convulsive di difficile controllo con le terapie mediche. In generale, i soggetti con WHS possono avere infezioni ricorrenti, a carico sia delle alte sia delle basse vie aeree. Sono spesso presenti problemi, anche gravi, di alimentazione spontanea che possono portare alla necessità di un trattamento riabilitativo specifico. La diagnosi può essere sospettata in ogni età della vita, di solito in base all'aspetto fisico, ai problemi della crescita e al quadro neurologico. Quando l'ipotesi è formulata, deve essere confermata attraverso la dimostrazione della microdelezione del braccio corto del cromosoma 4, mediante l'esecuzione di un'analisi cromosomica mirata, come il cariotipo con bandeggio prometafisico o l'uso di tecniche di laboratorio più sofisticate e precise, come l'ibridazione in situ con sonda fluorescente (FISH). Spesso il classico esame cromosomico, con bandeggio standard, è normale: questo non deve trarre in inganno e fare abbandonare le indagini. L'impegno maggiore del trattamento di questi soggetti, oltre al controllo dei problemi medici rilevati, è rivolto alla riabilitazione in ambito psicomotorio e intellettivo e al supporto precoce della comunicazione. L'obiettivo è l'acquisizione e il mantenimento del benessere delle autonomie possibili e di una comunicazione funzionale e la prevenzione dei possibili peggioramenti. Se infatti nel complesso l'evoluzione dei soggetti con WHS in ambito psico-motorio e intellettivo non è di tipo degenerativo, sono possibili cambiamenti peggiorativi spontanei o indotti dalla trasformazione delle condizioni ambientali. Nel tempo le richieste dell'ambiente diventano sempre più complesse e questo può aggravare la disabilità a seconda del danno primitivo e dei deficit accumulati «strada facendo» in ragione della mancata acquisizione di esperienze e di nuove capacità. In queste situazioni, sono necessari ulteriori interventi riabilitativi mirati —:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intende attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, le relative tempistiche, i risultati raggiunti, l'impegno del settore pubblico al riguardo;
   se e quali forme di coordinamento tra i Paesi dell'Unione europea siano state o si intendono attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento;
   se e quali misure di finanziamento nazionali o comunitarie siano state attivate per finanziare ricerche e studi sulla patologia in argomento. (4-17305)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FEDRIGA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   da mesi i lavoratori dell'impresa Fintel Costruzioni srl sono senza stipendio;
   l'appalto, di oltre 9 milioni di euro, aggiudicato al Consorzio stabile VALORI scarl e Consorzio stabile ADEARS scarl e da queste affidato nel 2010 all'impresa esecutrice FINTEL Costruzioni srl, ha visto impegnati circa 30 lavoratori nella realizzazione di impianti di sicurezza, telecontrollo e videosorveglianza all'interno delle gallerie lungo il tratto autostrade Aosta-Monte Bianco per conto della CVA spa;
   dinanzi alla mancata retribuzione, i lavoratori si sono rivolti al sindacato che ha provveduto a richiedere il blocco cautelativo dei pagamenti degli stati di avanzamento lavori (SAL), a tutela nel recupero delle spettanze maturate alle dipendenze dell'impresa;
   secondo quanto comunicato dall'impresa Fintel Costruzioni al sindacato regionale Valle d'Aosta, il dovuto per retribuzioni e mesi di riferimento ammonterebbe complessivamente a euro 62.172;
   nonostante la richiesta avanzata di pagamento diretto da parte della committente, secondo quanto previsto dall'articolo 5 del «regolamento del codice degli appalti pubblici», i lavoratori sono a tutt'oggi senza stipendio;
   per questo motivo i lavoratori hanno effettuato il 23 luglio 2012 un sit-in davanti alla sede della CVA spa a Chatillon e nella mattinata del 25 una manifestazione davanti alla sede del consiglio regionale in Place Deffeyes –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda urgentemente adottare per porre fine alla drammatica situazione che i lavoratori della Fintel stanno vivendo da più di un anno. (5-07603)

Interrogazione a risposta scritta:


   PALADINI e ANIELLO FORMISANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il gruppo Banca Intesa spa, ora Intesa SANPAOLO spa – negli anni dal 2002 al 2011 nei quali è stato amministratore delegato il dottore Corrado Passera e cioè l'attuale Ministro dello sviluppo economico di un Governo che ha imposto dolorosi sacrifici ai lavoratori prossimi alla pensione, adottando draconiane misure di elevazione dell'età pensionabile ed esponendo a rischio di indigenza migliaia di famiglie di esodati – risulta avere attuato una sistematica politica di «svecchiamento degli organici», licenziando migliaia di dipendenti «anziani» e inducendo all'esodo diverse migliaia di altri dipendenti «anziani», assumendo, contemporaneamente, migliaia di lavoratori precari e a basso costo, soprattutto con contratti a tempo determinato e di apprendistato, e ciò, a giudizio degli interroganti, non per ragioni di crisi o di riorganizzazione, ma di incremento degli utili e delle stock option;
   soltanto negli anni 2005 e 2006 il dottor Corrado Passera risulta avere percepito stock option per quasi 36 milioni di euro e il dottor Francesco Micheli, all'epoca direttore generale del personale, per quasi 16 milioni di euro. In particolare, nel periodo considerato (2002-2011), il gruppo amministrato dal dottor Corrado Passera, al fine di ridurre in via strutturale il costo del lavoro, ha imposto a tutte le aziende del gruppo di ridurre gli organici di una determinata percentuale nel triennio successivo e di avviare, a tal fine, procedure di licenziamento collettivo del solo personale «prossimo» alla pensione, intendendosi per tale il personale in possesso dei requisiti per fruire della pensione di anzianità, o che, maturando detti requisiti nei successivi cinque anni, avrebbe potuto fruire dei trattamenti di sostegno al reddito previsti dal fondo di solidarietà del settore del credito;
   risulterebbe altresì che, a tal fine, tutti i dipendenti ultracinquantenni, di tutte le aziende del gruppo, siano stati chiamati a denunciare la propria posizione pensionistica (ad esempio, precedenti periodi di contribuzione, riscatto anni di laurea);
   in particolare, la sola società Banca Intesa ha avviato una prima procedura di riduzione del personale, per un asserito esubero di n. 5700 lavoratori con comunicazione in data 19 dicembre 2002 conclusa con accordo del 15 gennaio 2003. Nel solo triennio 2003-2005 le aziende del gruppo hanno licenziato o costretto all'esodo oltre diecimila lavoratori anziani (ultracinquantenni);
   Banca Intesa, divenuta nel frattempo Intesa San Paolo, così come tutte le altre aziende del gruppo, ha poi avviato una seconda procedura di riduzione del personale, per un asserito esubero di n. 1397 lavoratori, con comunicazione in data 14 luglio 2008 conclusa con accordo sindacale in data 22 luglio 2008: accordo che prevedeva centinaia di assunzioni con contratto a tempo determinato in sostituzione dei lavoratori anziani licenziati, smentendo la riduzione del personale nei termini indicati;
   nell'ambito della seconda procedura risulta agli interroganti che siano stati nuovamente licenziati lavoratori che erano stati licenziati nell'ambito della prima e reintegrati dal giudice del lavoro;
   l'obiettivo complessivo di riduzione degli organici a livello di gruppo era di 9.000 esuberi (6.500+2.500). Al 30 ottobre del 2008 sarebbero stati già «smaltiti» 10.000 pretesi «esuberi». Al 31 dicembre 2009 gli esodi nel triennio 2007-2009 sarebbero stati n. 17.278, secondo il bilancio sociale della banca;
   il gruppo ha poi preannunciato in data 30 maggio 2011 una nuova procedura di riduzione del personale, dichiarando un asserito esubero di personale di 10.000 unità, al fine di conseguire un abbattimento del costo del lavoro per 300 milioni di euro con effetto dal 1° gennaio 2014. Tra una procedura di licenziamento collettivo e l'altra, le aziende del gruppo hanno comunque incessantemente proseguito nello «svecchiamento degli organici», incentivando gli esodi mediante quella che gli interroganti appare una politica di penalizzazione dei lavoratori anziani;
   tutte le procedure di licenziamento collettivo sono state avviate senza altro motivo che non fosse quello di abbattere strutturalmente il costo del lavoro, che è l'effetto dei licenziamenti collettivi, e non il motivo che li determina, attraverso lo svecchiamento sistematico degli organici che vuol dire sostituzione di ultracinquantenni costosi, con precari poco costosi –:
   se corrisponda al vero quanto esposto in premessa e, in tal caso se non intendano fornire ogni elemento di cui dispongano su:
    a) quanti siano stati i lavoratori del gruppo Intesa-San Paolo collocati a riposo prima del conseguimento dell'età per il pensionamento di vecchiaia e, dunque, posti anticipatamente a carico del sistema pubblico, negli anni 2002-2011, in cui il Ministro dello sviluppo economico è stato amministratore delegato del gruppo, tra pensionati di anzianità ed aventi diritto alle prestazioni del fondo di solidarietà del settore del credito;
    b) quanti siano stati i licenziamenti per riduzione del personale e quanti gli esodi incentivati nello stesso periodo, quale sia l'età media dei lavoratori licenziati per riduzione del personale o esodati, quale sia stata, negli anni 2002-2011, l'età media di collocamento a riposo del personale «anziano» del gruppo, quanti siano stati i lavoratori che hanno potuto conservare il posto di lavoro fino al compimento dell'età per il pensionamento di vecchiaia;
    c) quanti siano stati i contratti a tempo determinato, i contratti di formazione e lavoro, i contratti di apprendistato, i contratti di lavoro a progetto e gli altri contratti «atipici» stipulati dal gruppo nel periodo considerato e quale sia l'importo delle agevolazioni contributive per le nuove assunzioni o per le tipologie contrattuali atipiche utilizzate;
    d) a quanto ammonti l'importo della riduzione del costo del lavoro conseguita mediante la suddetta politica di permanente svecchiamento degli organici attuata attraverso cicliche procedure di riduzione del personale negli anni dal 2002 al 2011. (4-17290)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:


   MARINELLO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   con decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 28 giugno 2012 sono stati definiti i periodi di arresto temporaneo obbligatorio delle unità autorizzate all'esercizio della pesca con il sistema a strascico e/o volante per l'annualità 2012 al fine di rafforzare la tutela delle risorse e garantire un migliore equilibri tra risorse e attività di pesca;
   l'attuazione della misura dell'arresto temporaneo dell'attività di pesca comporta conseguenze di rilevante impatto economico ed occupazionale nei confronti di un settore in già difficoltà per effetto dell'attuale congiuntura economica negativa;
   nel corso del periodo di fermo i marittimi imbarcati sulle unità interessate dalla misura medesima sono impossibilitati a prestare la propria attività lavorativa;
   per mitigare gli effetti della misura di fermo temporaneo sono state poste in essere tutte le possibili misure previste dalla vigente normativa, comunitaria e nazionale;
   il Regolamento (CE) n. 1198/2006 del 27 luglio 2006, relativo al Fondo europeo per la pesca, prevede all'articolo 24 la possibilità di contribuire al finanziamento delle misure di aiuto all'arresto temporaneo delle attività di pesca a favore degli armatori dei motopescherecci;
   che, in applicazione della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), articolo 33, comma 21, il 17 luglio 2012 è stato sottoscritto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un accordo governativo per l'accesso agli ammortizzatori sociali in deroga nel settore della pesca colpito da un perdurante stato di crisi;
   sempre con riferimento al citato decreto 28 giugno 2012, pur avendo il sistema di pesca «volante» tra le specie bersaglio i piccoli pelagici, ne viene predisposto il fermo temporaneo perché la quasi totalità delle imbarcazioni che utilizzano detto attrezzo ha in licenza anche l'autorizzazione all'uso del sistema «strascico», sottoposto al fermo temporaneo obbligatorio in virtù dei piani di gestione adottati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali secondo le vigenti norme comunitarie;
   diversamente dai sistemi «strascico» e «volante», non viene invece previsto un periodo di fermo per il cianciolo (lampara), tecnicamente rete a circuizione con chiusura meccanica, che in prevalenza ha come specie bersaglio l'acciuga (engraulis encrasicolus);
   in taluni periodi dell'anno, con particolare riferimento al periodo invernale, potrebbe essere opportuna una limitazione dello sforzo di pesca con il cianciolo, allo scopo di tutelare la risorsa;
   l'eventuale periodo di fermo, definito sulla base di pareri tecnici e scientifici, dovrebbe comunque essere trattato da un punto di vista economico come il fermo delle imbarcazioni con sistema a strascico/volante, onde tutelare il reddito di imprese di pesca e degli imbarcati –:
   se non sia il caso di valutare l'opportunità di predisporre adeguate iniziative normative per la definizione di un periodo di interruzione temporanea dell'attività di pesca con il cianciolo, anche allo scopo di contenere lo sforzo di pesca effettuato da tale attrezzo. (4-17282)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   come riferisce il sito on line di Repubblica, a Ittiri, in provincia di Sassari, era stata allestita una struttura, costituita da appartamenti «lager» all'interno dei quali si sarebbero praticate torture; i pazienti, e tra loro molti malati di Alzheimer, venivano picchiati, e sottoposti a maltrattamenti fisici e psichici talvolta con la complicità dei familiari dei pazienti;
   il tutto sarebbe avvenuto secondo i dettami di una terapia basata su grossolane nozioni di anatomia e perfino sulla Kabbalah;
   le indagini condotte dai carabinieri hanno portato all'arresto di quindici persone tra cui medici, collaboratori e familiari dei malati e il consigliere regionale Antonello Peru (Pdl) per i reati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e a maltrattamenti in danno di disabili mentali, sequestro di persona e lesioni personali aggravate;
   secondo quanto accertato dagli inquirenti attraverso testimonianze, intercettazioni e riprese video, si prometteva di curare l'Alzheimer con un «protocollo terapeutico» chiamato psiconeuroanalisi, diffuso anche su internet attraverso siti e forum creati appositamente. Sulla rete venivano riportate esperienze di «malati», totalmente fasulle, che magnificavano la portentosa riuscita delle terapie. In realtà, hanno accertato i militari, ai pazienti veniva interrotta la somministrazione dei farmaci e per loro iniziava un'odissea fatta di percosse e torture fisiche, perdita del sonno anche per 48 ore, legatura di mani e piedi, privazione del cibo. Inoltre, i malati dovevano sopportare l'ascolto registrato per ore di alcune frasi pronunciate dal titolare della struttura-lager, convinto che la sua stessa voce fosse terapeutica, in particolare attraverso alcune parole che contenevano, secondo la sua teoria, un «principio aureo» curativo. Le «terapie» venivano somministrate anche dai parenti delle vittime negli appartamenti affittati da ignari proprietari nel centro di Ittiri;
   tra novembre 2011 e gennaio 2012 due pazienti, violentemente malmenati per la «cura», erano stati ricoverati in ospedale. La terapia veniva veicolata tramite l'Aion, che traeva profitti dalle pseudovisite specialistiche, donazioni dei pazienti e vendite delle pubblicazioni della società editrice «Saturno» che stampava il «rivoluzionario» libro (venduto a 35 euro), il cui pensiero era divulgato attraverso i siti www.psiconeuronalisi.it e www.lafinedellademenzadialzheimer.blogspot.com.;
   secondo le accuse, il consigliere regionale Antonello Peru si sarebbe adoperato per fare stipulare una convenzione tra la asl di Sassari e l'associazione onlus Aion, per la concessione di locali nell'ospedale Alivesi di Ittiri, con l'impegno per futuri progetti di collaborazione. Peru si sarebbe adoperato anche per la stesura da parte della asl di un bando per la ricerca scientifica, in modo che risultasse vincitrice la stessa Aion. Peru, inoltre, avrebbe fatto ottenere in due giorni la registrazione dell'Aion nell'albo delle associazioni di volontariato, a fronte dei sei mesi necessari normalmente;
   ci si chiede come tutto ciò si sia potuto verificare e protrarre per anni senza che nessuno degli organi preposti alla vigilanza e al controllo abbia avuto il benché minimo sentore di quanto stava accadendo –:
   di quali elementi disponga in merito all'episodio di cui in premessa, la cui gravità non è necessario sottolineare, e quali urgenti e tempestive iniziative, anche di carattere normativo, si intendano adottare al fine di promuovere, in collaborazione con le regioni, una ridefinizione di criteri di autorizzazioni e di accreditamento nonché delle modalità di controllo delle strutture che erogano prestazioni socio-sanitarie. (5-07599)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   TRAPPOLINO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   «nato nel 2000 dalla fusione tra VEBA e VIAG – si legge nella brochure istituzionale della multinazionale –, due delle maggiori realtà industriali tedesche, il Gruppo E.ON è oggi tra i più grandi gruppi energetici privati al mondo, con circa 79 mila dipendenti in più di 30 paesi, un fatturato di 112,95 miliardi di euro e un utile netto sottostante pari a circa 2,5 miliardi di euro nel 2011. Con sede principale a Düsseldorf, il Gruppo è organizzato in 5 global units, 12 regional units e 5 support functions»;
   «con una capacità installata di oltre 6,5 GW da fonti tradizionali e rinnovabili e oltre 900.000 clienti complessivi tra energia elettrica e gas» – si legge ancora nella brochure istituzionale della multinazionale –, E.ON Italia «è oggi uno dei principali player energetici del paese nella generazione e vendita di energia elettrica e nella vendita di gas»;
   il nucleo idroelettrico E.On di Terni, situato in località Villavalle, è uno dei poli di produzione di energia rinnovabile più importanti del centro Italia;
   secondo quanto denunciato, a mezzo stampa, dalle associazioni sindacali la multinazionale prevederebbe «una razionalizzazione del personale a livello europeo, con il blocco degli investimenti previsti, coinvolgendo in maniera pesante le realtà produttive italiane, compresa quella locale di Villavalle»;
   sempre secondo le associazioni sindacali sarebbe prevista una riduzione «del personale (circa 50 persone nel sito di Terni appartenenti a diversi profili professionali): una decisione presa unilateralmente dall'azienda senza “ogni tipo di confronto”»;
   si tratterebbe quindi di una riduzione di oltre il 30 per cento degli attuali posti di lavoro. E.ON. vede infatti impegnati nella struttura ternana, circa 170 dipendenti;
   da alcuni giorni un presidio di dipendenti dello stabilimento E.ON. di Villavalle sta chiedendo solidarietà e denunciando la minaccia che la società smantelli una parte essenziale delle sue attività di produzione;
   la decisione di depotenziare gli investimenti e ridurre i livello occupazionali da parte di E.ON. Italia è stata al centro, nei giorni scorsi, di una interrogazione in consiglio regionale dell'Umbria. «La riorganizzazione delle funzioni amministrative e commerciali del gruppo – ha dichiarato Vincenzo Riommi, assessore regionale allo sviluppo economico – prevede che queste funzioni siano esercitate in una doppia struttura, una in Germania e una in Romania. Per cui i circa 50 lavoratori di Terni, che sono impegnati in questo ambito, sarebbero chiamati a optare tra il trasferimento in Romania o in Germania e il licenziamento. Abbiamo avuto un incontro con le organizzazioni sindacali, insieme al Comune di Terni. Abbiamo predisposto una lettera ufficiale al Ministro dello sviluppo economico perché è a livello nazionale che ci si può confrontare con questa grande multinazionale per porre una questione molto semplice: le ristrutturazioni innanzitutto devono avere un senso. I 50 lavoratori non possono essere messi di fronte all'alternativa Romania oppure licenziamento. Questo è inaccettabile e ci sorprende ancora di più che lo faccia un gruppo tedesco, un paese solitamente attento alla coesione sociale e ai diritti»;
   le associazioni sindacali hanno inviato un appello unitario al presidente della regione Umbria, ai consiglieri regionali ed ai parlamentari della regione affinché venga promossa «l'apertura di un tavolo di confronto con l'azienda E.On. Lo scopo è contribuire a garantire un futuro reale e concreto a tutti i lavoratori del polo di Villa Valle e allo stesso tempo un impegno fattivo del governo per una positiva soluzione della vertenza nazionale in atto con la stessa società» –:
   se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e se sussista quindi la reale volontà da parte di E.ON. di ridurre investimenti e personale in Italia ed, in particolare, nella sede di Terni;
   quali iniziative urgenti intenda conseguentemente assumere per salvaguardare i livelli occupazionali e produttivi di E.ON. Italia a partire dalla convocazione di un tavolo di concertazione che richiesto dalla regione Umbria e dalle associazioni sindacali. (5-07601)

Interrogazione a risposta scritta:


   DI PIETRO, PALADINI e CIMADORO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   Finmeccanica è una società per azioni italiana, leader in settori ad altissima tecnologia e ad alto contenuto di ricerca, sia in Italia che all'estero ed ha partecipazioni azionarie in società considerate di importanza strategica per il patrimonio industriale del nostro Paese, come: Agusta Westland, Alenia Aermacchi spa, Ansaldo Energia spa (maggior produttore italiano di impianti termoelettrici), Ansaldo Breda spa, Ansaldo STS (leader mondiale dei sistemi ferroviari e di segnalamento), Selex spa, e altro. È attiva nella difesa, nell'aerospazio, nelle telecomunicazioni, l'energia e i trasporti;
   tra i principali azionisti di Finmeccanica figura lo Stato italiano attraverso il Ministero dell'economia e delle finanze con una partecipazione azionaria pari al 30,20 per cento del capitale;
   i vertici di Finmeccanica, oramai a più riprese, hanno dichiarato la volontà di cedere Ansaldo Energie spa al colosso tedesco della Siemens che, a quanto risulta da numerosi organi di stampa, come il Corriere della Sera e altre testate nazionali, sta perfezionando un'offerta per l'azienda italiana che si aggirerebbe intorno ai 1,3 miliardi di euro. Il tutto rientrerebbe nella strategia di Finmeccanica di alienare i comparti civili del gruppo per puntare sui business strategici, considerando il settore militare il core business e, quindi: elicotteri, difesa, aerospazio, volontà ribadita dal presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, anche nell'ultimo incontro al salone aerospaziale di Farnborough (Londra) lo scorso 9 luglio;
   la vendita di Ansaldo Energia spa, è considerata da moltissimi esperti del settore, da operatori e sindacati di categoria, oltre che dagli interroganti, come un'operazione per fare cassa, con la prospettiva di vendere un asset operante in un settore industriale come quello dell'energia che, pur essendo stato colpito dalla crisi globale, è previsto in crescita a livello mondiale;
   la stessa Finmeccanica, invece, è in una situazione critica dal punto di vista economico, visto che le casse della stessa contano una perdita pari a 2,5 miliardi di euro, perdite provocate, però, soprattutto dal settore della difesa (principalmente da Alenia e Selex) su cui la medesima ha deciso di puntare il futuro prossimo dei propri piani industriali;
   il gruppo genovese della Ansaldo spa è un produttore di energia con una vasta gamma di offerta di prodotti e servizi, specializzato nella realizzazione di turbine a gas, a vapore, generatori e centrali elettriche complete, fornisce anche centrali nucleari vantando con la sua divisione specifica una notevole esperienza nel campo dei reattori nucleari;
   Ansaldo Energia è una società sana e in forte attivo e in grado di autofinanziare la propria ricerca e sviluppo. Nel 2010 vantava ricavi per 1,4 miliardi di euro e nel 2011 ricavi per 1,2 miliardi di euro. Ha 3.400 dipendenti circa e genera un indotto di quasi 10 mila posti di lavoro. È l'unica che, diversamente dai comparti militari in forte calo, è capace di acquisire ordini dall'estero e portarli in Italia. Infatti, nel 2011 la Ansaldo Energia spa ha acquisito ordini per 335 milioni dall'Italia, 389 i dall'Europa, 479 dall'Africa, 28 milioni dal Medio Oriente, 15 dalle Americhe e 3 dall'Asia; va sottolineato inoltre, che fino al 2005 Ansaldo Energia spa ha lavorato con licenze Siemens. Poi, si è affrancata dalla dipendenza, creando prodotti che, partendo dalla tecnologia Siemens, si sono sviluppati con la ricerca italiana. Anche le organizzazioni sindacali locali affermano come ormai l'Ansaldo propone una turbina molto più duttile della sua omologa realizzata dalla Siemens;
   traendo le dovute conseguenze rispetto a quanto esposto in precedenza, si può facilmente intuire l'interesse della Siemens all'acquisizione del gruppo italiano, che è un temibile concorrente, anche se dalle dimensioni più piccole, che verrebbe presumibilmente trasformato solo in una filiale del colosso tedesco, con un forte ridimensionamento anche della parte relativa alla ricerca. Almeno questi sono i timori degli interroganti e quelli degli esperti;
   la scelta di svendere il patrimonio tecnologico e della ricerca italiana, decisa dagli attuali vertici di Finmeccanica, appare agli interroganti incomprensibile. Non si capisce infatti perché si vogliono mantenere e favorire settori in forte perdita e privarsi di società in attivo e con previsione di crescita, nel breve e nel lungo periodo. La vendita o la dismissione di asset del settore civile, comporterebbe lo smantellamento di un patrimonio industriale strategico di primaria importanza per il Paese e avrebbe conseguenze inimmaginabili sulle prospettive occupazionali dei lavoratori;
   Italia dei Valori ha già presentato in data 5 luglio 2012 l'interrogazione a risposta scritta n. 4-16884 al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministero dello sviluppo economico per chiedere contezza di un'operazione che agli occhi dei più appare scellerata, oltre che con tutta probabilità in contrasto con il nostro codice civile;
   alla forte critica rispetto alle scelte di politica industriale portata avanti dall'attuale vertice di Finmeccanica si aggiunge il tema del coinvolgimento dello stesso, negli ultimi mesi, in inchieste giudiziarie e accuse, che se provate, sarebbero molto pesanti e che inducono gli interroganti, come già avanzato in precedenti interrogazioni, a richiederne l'azzeramento. Infatti, il presidente e amministratore delegato Giuseppe Orsi è stato indagato dai magistrati della procura di Napoli (anche se l'inchiesta è passata, dietro richiesta dei legali di Orsi, a Busto Arsizio per competenza territoriale) per corruzione internazionale e riciclaggio, costituzione di fondi neri, consulenze fantasma, corruzione di leader politici, presunte tangenti pagate da Finmeccanica, attraverso Agusta Westland, ricollegabili alla commessa da 560 milioni di euro relativa a 12 elicotteri AW-101 venduti all'India ai tempi in cui Giuseppe Orsi era ai vertici della controllata di Finmeccanica; altro discredito ha investito i vertici della Finmeccanica nelle ultime settimane. Infatti, l'organizzazione di Julian Assange, Wikileaks, ha rilevato i rapporti milionari fra la stessa e il regime siriano di Assad. Finmeccanica, attraverso la sua controllata Selex Sistemi Integrati, avrebbe venduto al regime di Damasco tecnologie sofisticatissime, tutte potenzialmente utili per fini bellici;
   sempre il presidente Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è stato coinvolto anche nell'inchiesta che riguarda Ettore Gotti Tedeschi, ex banchiere del Vaticano, iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per violazione delle norme antiriciclaggio in relazione alla movimentazione sospetta di 23 milioni di euro. Secondo quanto riportato da un articolo, tra gli altri, de Il Fatto Quotidiano del 6 luglio 2012 gli inquirenti sospettano che lo stesso Orsi avrebbe affidato alla custodia del dottore Ettore Gotti Tedeschi documenti di Finmeccanica relativi a indagini giudiziarie, contratti in India o Panama;
   le scelte che coinvolgono i vertici e gli amministratori di Finmeccanica sono destinate ad avere ripercussioni sull'intero sistema Paese essendo in gioco, oltre a numerosissimi posti di lavoro, anche gli interessi di un settore così delicato e strategico per il progresso di una nazione;
   l'interesse di un gruppo, anche dal punto di vista della giurisprudenza, non può considerarsi al di fuori dell'interesse delle singole società che lo compongono. Non è accettabile una costante preponderanza del gruppo a discapito delle controllate;
   ogni singola operazione va, pertanto, di volta in volta presa in considerazione in un'ottica di mediazione e di bilanciamento tra l'interesse sociale e quello del gruppo;
   nella fattispecie, risulta palese l'apporto positivo della Ansaldo all'intero gruppo Finmeccanica. Potrebbe escludersi una situazione di anomalia, solo e soltanto nell'ipotesi in cui un'operazione in se svantaggiosa per la singola società trovi adeguata contropartita attraverso altra operazione produttiva che benefìci l'intero gruppo ma nel caso di Finmeccanica e Ansaldo, accade proprio il contrario: ci si sta liberando di un settore, quello civile in netta crescita e produttivo di utili, per avvantaggiare l'altro settore, quello militare che vede una forte contrazione nei profitti, che è in netta perdita e le cui previsioni di crescita sono a dir poco disastrose;
   i vantaggi, secondo la giurisprudenza di legittimità, devono essere basati su elementi sicuri, pressoché certi e non meramente aleatori o costituenti una semplice aspettativa. Pertanto, anche alla luce della recente riforma che ha investito il diritto societario, ciò che si teme – e che si vuol evitare – è che ci sia un vero e proprio abuso di direzione e di coordinamento. Vorremmo evitare l'ennesimo errore in questo Paese, flutto di una gestione e direzione di gruppo miope, maldestra, opportunistica e predatoria. Proprio per queste ragioni così come si contempla la responsabilità degli amministratori della controllata verso la società e verso i creditori ogni qual volta, a fronte del sicuro sacrificio della società, i vantaggi compensativi siano stati erroneamente previsti e quantificati, la stessa cosa deve accadere qualora gli interessi degli amministratori e la direzione della controllante diano luogo a operazioni a dir poco discusse e discutibili, se quei vantaggi compensativi tanto sbandierati non sono previsti o se la loro previsione risulta essere manifestamente errata per quanto riguarda la sussistenza e/o l'ammontare. Certe scelte potenzialmente dannose dovrebbero essere evitate a monte e non rilevate come tali a valle, per poi ricorrere ai ripari con lo strumento della riparazione, di sicuro, in questo caso, insoddisfacente, visto che a rischiare sono migliaia di persone con il loro posto di lavoro e con le loro legittime aspettative, dignitose, di vita –:
   se il Governo non ritenga di dover intervenire immediatamente per fermare il depotenziamento e l'alienazione della tecnologia in attivo, come il settore civile, che si otterrebbe attraverso la cessione di Ansaldo Energia e Ansaldo STS anziché avallare le operazioni industriali poste in essere dai vertici Finmeccanica che intendono privilegiare il solo settore militare, in forte perdita posto che sacrificare l'interesse individuale delle singole controllate appartenenti all'aggregazione della società secondo gli interroganti è una penalizzazione per l'intero gruppo industriale di Finmeccanica. (4-17309)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Gnecchi e altri n. 5-07206, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 27 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Damiano.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Maurizio Turco n. 5-07482 del 23 luglio 2012.

ERRATA CORRIGE

  Interrogazione a risposta scritta Marinello e altri n. 4-17225 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 675 del 1o agosto 2012. Alla pagina 33486, prima colonna, dalla riga terza alla riga sesta deve leggersi: «ROMELE, TOCCAFONDI, MARSILIO, GAROFALO, MINARDO, MAZZUCA, SCALIA, PORFIDIA, PAGANO, CERONI, PIZZOLANTE, CICCIOLI, SCANDROGLIO,» e non «ROMELE, TOCCAFONDI, MARSILIO, GAROFALO, MINARDO, MAZZUCA, SCALIA, PORFIDIA, PALAGIANO, CERONI, PIZZOLANTE, CICCIOLI, SCANDROGLIO,», come stampato.

  Interrogazione a risposta scritta Santori n. 4-17245 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 675 del 1o agosto 2012. Alla pagina 33473, seconda colonna, dalla riga prima alla riga quinta, deve leggersi: «il circolo di cui sopra, a più riprese rimasto chiuso per lunghi periodi, ha recentemente riaperto i battenti, a quanto pare cambiando ulteriormente gestione;» e non «il circolo di cui sopra, a più riprese, rimasto chiuso per lunghi periodi recentemente il citato circolo ha ripaerto i battenti e aver ulteriormente cambiato gestione;», come stampato.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ALESSANDRI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da agenzie di stampa nazionali del 2 dicembre 2011, si apprende che almeno il 13 per cento degli ospiti del piano freddo del comune di Bologna sia irregolare;
   come anche evidenziato in precedenti atti di sindacato ispettivo (atto Camera 4-14016), la vicenda è correlata alla decisione dell'assessore al welfare del comune di Bologna tesa ad attivare interventi protettivi dal freddo con la costruzione a carico del comune di «rifugi di legno» per gli immigrati irregolari;
   sul tema già al momento delle dichiarazioni effettuate dalla predetta assessore al welfare alla vigilia dell'adozione della disciplina comunale volta all'attuazione del «piano freddo», le forze del centro destra presenti in seno al consiglio comunale di Bologna, tra cui la Lega Nord, avevano sollevato numerose critiche rispetto al potenziale rischio di inserimento illegale di clandestini tra i bisognosi che sarebbero stati ospitati nelle strutture di protezione dal freddo allo scopo realizzate. Inoltre, si sottolineava che i container che la protezione civile avrebbe installato presso il Parco nord, nel caso in cui non fossero bastati i posti letto aggiuntivi messi a disposizione dal comune, avrebbero potuto diventare un epicentro di degrado e di irregolari;
   tali critiche ad ogni modo non mettevano assolutamente in discussione, ed anzi ravvaloravano, il rispetto del fondamentale principio di solidarietà di chiunque versi in condizioni di estrema indigenza e necessità;
   rispetto alle denunce allora effettuata, in particolare dalla Lega Nord bolognese, stando alle predette note di agenzia, oggi si può affermare che il sistema di accoglienza messo in campo dal comune di Bologna nell'ambito del piano freddo, si presti anche ampiamente a consentire un malcelato strumento di elusione delle norme nazionali volte a contrastare l'immigrazione clandestina, aventi come scopo la tutela della collettività intera, soprattutto in quanto la stessa assessore al welfare avrebbe dichiarato al riguardo che non è un problema dell'iniziativa di cui trattasi se anche accade che un clandestino utilizzi per una sola notte le strutture e poi la mattina seguente faccia perdere le proprie tracce;
   tali dichiarazioni sono di per sé gravi ed irresponsabili;
   se fosse confermata tale circostanza, a parere dell'interrogante, l'amministrazione comunale di Bologna potrebbe favorire di fatto un fenomeno illegale effettuando un favoreggiamento dell'ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato oggi punito penalmente ai sensi dell'articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 –:
   se l'esecuzione del cosiddetto «piano freddo» sia o meno idonea a consentire improprie circostanze favorevoli all'immigrazione clandestina nel territorio emiliano e più in generale all'ingresso e al soggiorno illegale nel territorio dello Stato ed, in tali circostanze, se non intenda rapidamente assumere le iniziative di competenza in merito. (4-14171)

  Risposta. — Con riferimento al quesito posto dall'interrogante, si rappresenta che, ai sensi dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 286 del 1998, i comuni provvedono – in collaborazione con regioni e province – alla predisposizione di strutture abitative volte ad ospitare stranieri regolarmente soggiornanti per motivi diversi dal turismo, temporaneamente impossibilitati a provvedere alle proprie esigenze di alloggio e di sussistenza. La predisposizione di misure di accoglienza per gli stranieri in difficoltà può essere svolta dai comuni nell'ambito della loro competenza in materia di assistenza sociale e deve attuarsi, in ogni caso, nel rispetto delle norme che disciplinano la presenza degli stranieri sul territorio dello Stato.
  Per quanto riguarda il caso specifico di Bologna, dagli elementi di risposta forniti dalla locale prefettura risulta che tali norme siano state rispettate. Il 21 novembre 2011, l'assessore al welfare del comune di Bologna ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, il progetto «piano freddo 2011-2012» consistente in una serie di misure di accoglienza per persone senza fissa dimora, da attivare durante il periodo invernale, utilizzando strutture provvisorie – segnatamente containers – ubicati presso l'area periferica denominata «parco nord».
  Tali strutture sono state utilizzate per Integrare il numero complessivo di posti letto già esistenti presso i cinque asili notturni (casa del riposo notturno «Zaccorelli», casa del riparo notturno, centro di accoglienza «Beltrame», centro di accoglienza «Capo di Lucca», casa del riposo notturno «Madre Teresa di Calcutta») siti nel comune capoluogo, nel tentativo di corrispondere all'esigenza di accoglienza – nei mesi invernali – dei soggetti in condizione di indifferibile necessità sociale.
  Il piano è stato redatto sulla base dell'atto di indirizzo approvato dalla Giunta comunale, anche in considerazione di quanto previsto in materia dalla legislazione regionale e dell'orientamento della Corte Costituzionale in tema di tutela dei diritti inviolabili, quali quello alla salute inteso in un senso ampio e comprensivo anche degli interventi di natura socio-assistenziale.
  Per quanto riguarda l'accesso alle strutture – fisse e mobili – si fa presente che tutti gli ospiti sono stati identificati, all'atto del loro ingresso, a cura degli operatori dell'ente gestore, mediante esibizione dei documenti in loro possesso, di cui è stata fatta una copia.
  L'ufficio «esclusione sociale» del comune ha trasmesso alla locale questura, con cadenza giornaliera, l'elenco dei nominativi dei soggetti ospitati nel corso della notte precedente, specificando la scadenza del periodo di permanenza autorizzato. I nominativi sono stati quindi controllati tramite le banche dati delle forze di polizia, al fine di individuare e verificare eventuali procedimenti penali e situazioni di irregolarità.
  Chiarito che la presenza di immigrati all'interno delle strutture del «piano freddo» è stata, comunque, sempre registrata dalla competente questura, è infine opportuno evidenziare anche l'efficacia di un sistema di accoglienza che – oltre a fornire uno strumento di monitoraggio della realtà sociale della città – ha permesso di prendere in carico persone che vivono forti disagi e di attivare percorsi di recupero e reinserimento sociale, in collaborazione con i servizi del territorio.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   ALESSANDRI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   la mattina di domenica 20 maggio 2012, alle ore 4.03, un terremoto devastante, di magnitudo 5,9 e con epicentro alla profondità di circa 6 chilometri, ha colpito l'Emilia-Romagna, nella zona tra Modena e Ferrara, provocando 7 morti, oltre 50 feriti e migliaia di sfollati; San Felice sul Panaro, Sant'Agostino, Mirandola, Bondeno, Buonacompra, Finale Emilia sono stati i comuni maggiormente colpiti;
   a seguito di circa 800 ulteriori scosse di intensità minore accadute nei successivi 8 giorni, alle ore 9 del 29 maggio, si è verificata una nuova scossa tellurica nella stessa zona, di magnitudo 5,8 ed alla profondità di 10,2 chilometri, nell'area epicentrale compresa tra Medolla, Mirandola e San Felice sul Panaro, che ha provocato ulteriori 17 morti e oltre 200 feriti;
   sono stati distrutti, edifici pubblici e privati e sono crollate chiese e monumenti; sono ingenti i danni agli edifici storici e di culto e alle case coloniche; sono state devastate una serie di aziende agricole e sono crollati molti edifici industriali e capannoni, provocando morti e feriti tra gli operai;
   l'accavallarsi delle due scosse ha provocato circa 14 mila sfollati, l'evacuazione di ospedali e ha generato il terrore nella popolazione;
   la stima provvisoria di danni già del primo sisma del 20 maggio ha raggiunto cifre dell'ordine di centinaia di milioni di euro; è in corso la rendicontazione dei danni al patrimonio artistico e al mondo produttivo;
   in particolare sono ingenti i danni provocati alle aziende agricole nelle campagne di Modena e Ferrara. Nel crollo di rimesse, fienili, capannoni sono andati perduti bestiame, macchinari agricoli, attrezzature, fertilizzanti, impianti fotovoltaici eccetera; molte abitazioni rurali sono lesionate;
   alla luce di tale catastrofe appaiono inopportuni e fuori luogo festeggiamenti istituzionali;
   il Governo ha manifestato la volontà di celebrare comunque la festa del 2 giugno –:
   se non intenda annullare le celebrazioni della festa della Repubblica del 2 giugno, con la tradizionale parata militare, dirottando agli aiuti ai terremotati dell'Emilia i circa 2,5 milioni di euro che verrebbero risparmiati. (4-16347)

  Risposta. — La festa della Repubblica, come ci ha ricordato il Capo dello Stato, è la festa di un popolo, del nostro popolo.
  E quest'anno il popolo italiano ha voluto celebrare la sua festa rendendo omaggio, nella particolare circostanza, alle comunità colpite dal sisma. Per questo è stata confermata.
  I simboli di un Paese non possono e non debbono piegarsi di fronte alle avversità di qualunque tipo: la festa della Repubblica rappresenta, con il tricolore, uno dei simboli più alti e nobili del Paese.
  La parata militare è un momento importante delle celebrazioni della festa della Repubblica, la festa degli italiani.
  Il tema della parata, «Le Forze Armate, al servizio del Paese», intendeva richiamare l'impegno degli uomini e donne con le stellette e di tutti i corpi e organizzazioni a ordinamento militare e civile servono il Paese.
  Un impegno che non ha confini, come dimostrato dagli impegni per la sicurezza e la pace in tante parti del mondo così come, per le tante emergenze nazionali, su mandato del Parlamento.
  Ciò premesso, faccio notare che la sfilata era stata già fortemente contenuta prima dell'evento sismico, coerentemente con le linee di rigore adottate dal Governo, rendendo possibile un risparmio pari a circa 1,8 milioni di euro rispetto all'edizione del 2011 ed ad oltre 900 mila euro rispetto all'edizione del 2010.
  A seguito del sisma ed anche in esito alle indicazioni venute dal Presidente della Repubblica, la cerimonia è stata oltremodo improntata alla sobrietà, con un'ulteriore riduzione complessiva della presenza di militari e non militari di oltre il 20 per cento.
  In particolare, non hanno preso parte alla sfilata mezzi, cavalli e le frecce tricolori.
  In sostanza, si è rispettato pienamente quell'appello del Presidente Napolitano alla sobrietà e all'essenzialità che si impongono in momenti delicati e difficili come quello che sta attraversando attualmente il Paese.
  La partecipazione popolare alla parata, come ha fatto rilevare lo stesso Presidente Napolitano, è stata tale da dimostrare che c'era un larghissimo consenso sulla necessità di manifestare in tutti i modi la vicinanza alle popolazioni colpite dal recente sisma, senza, comunque, rinunciare a riaffermare la presenza della Repubblica, delle sue tradizioni e dei suoi simboli.
  Pertanto, non si è inteso assumere un'iniziativa nel senso auspicato dall'interrogante.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   BARANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 novembre 2007 si è proceduto alla dichiarazione di «grande evento» per il complesso delle iniziative e degli interventi afferenti alle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità nazionale e fra gli interventi approvati c’è anche la ristrutturazione del Museo nazionale di Reggio Calabria, sede naturale dei «Bronzi di Riace»;
   i lavori ebbero inizio nel novembre 2009, pertanto lo stesso non è fruibile al pubblico da quella data;
   la conclusione dei lavori di ristrutturazione, inizialmente prevista per febbraio 2011 in concomitanza dell'inizio delle celebrazioni nazionali, ha subìto uno slittamento a dicembre 2011 per variazioni progettuali in corso d'opera;
   si apprende da un'intervista stampa su il Quotidiano della Calabria del responsabile dell'unità tecnica di missione, che dirige il cantiere di Reggio Calabria, che sussistono forti rischi per il completamento dei lavori a causa della mancanza fondi per circa 6 milioni di euro;
   il Museo nazionale di Reggio Calabria riveste un ruolo strategico per lo sviluppo turistico-economico della città e di tutta la regione Calabria, ospitando oltre ad importanti opere e reperti della Magna Grecia anche i famosi «Bronzi di Riace», statue invidiate da tutti i musei del mondo, ed un settore, fra i pochi in Europa, dedicato all'archeologia subacquea –:
   quali iniziative intendano intraprendere i Ministri interrogati per reperire i fondi mancanti al fine di consegnare, nei tempi stabiliti, il Museo nazionale della «Magna Grecia» e renderlo finalmente fruibile alla città di Reggio Calabria ed all'Italia. (4-13270)

  Risposta. — In riferimento alla interrogazione in esame con la quale l'interrogante ha chiesto quali iniziative si sarebbero intraprese per reperire i fondi mancanti al fine di consegnare nei tempi stabiliti il museo nazionale della Magna Grecia e renderlo fruibile alla città di Reggio Calabria e all'Italia, si comunica quanto segue.
  Il progetto per la ristrutturazione del Museo di Reggio fa parte delle opere realizzate per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia. L'intervento, ad oggi in gran parte eseguito, ha consentito il completo rifacimento e l'ampliamento dell'edificio a suo tempo progettato da Marcello Piacentini, che darà finalmente una sede degna ai bronzi di riace, fino a ieri conservati nei locali del seminterrato.
  Il progetto prevedeva inizialmente una spesa di circa 17 milioni di euro, appaltati dalla struttura di missione per il 150° dell'Unità alla fine del 2007, per motivi di urgenza, sul progetto preliminare redatto dall'amministrazione.
  Gli approfondimenti progettuali, resisi necessari in sede di redazione del definitivo e poi del progetto esecutivo, hanno comportato l'individuazione di una quantità di opere aggiuntive, inizialmente non previste, ma essenziali per la funzionalità del Museo, che hanno fatto lievitare i costi dell'opera, come di seguito descritto.
  Affrontata con maggiore cognizione la problematica della funzionalità del museo e degli uffici della soprintendenza, il progetto è stato soggetto ad una completa revisione.
  In una prima fase si è deciso di dare corso anche al restauro di tutti i prospetti in travertino, a causa del rischio di distacco delle lastre, e si è, inoltre, convenuto che era inopportuno mantenere in sito gli uffici e la sala bronzi durante lo svolgimento dei lavori, come inizialmente previsto. Oltre ad una serie di interventi di carattere strutturale, originariamente non progettati ma resi poi necessari dall'evoluzione della normativa antisismica, che hanno comportato la messa a nudo e il placcaggio dell'intera struttura in cemento armato, il nuovo progetto ha previsto la realizzazione di una quantità di opere che si sono rivelate indispensabili per la completa funzionalità dell'intervento.
  Ciò ha provocato un primo aumento di spesa rispetto alle previsioni iniziali, che è stato coperto da uno stanziamento aggiuntivo, di circa 4 milioni di euro, da parte della struttura di missione.
  Si tratta della realizzazione di un intero piano a livello interrato, quota fondazioni, per allocare i magazzini del museo, della realizzazione del nuovo roof garden sul tetto dell'edificio per fare posto agli spazi per la ristorazione, della completa ristrutturazione del piano uffici con i relativi impianti di climatizzazione, della realizzazione di nuovi spazi attrezzati per la biblioteca e i laboratori di restauro e, infine, di un nuovo allestimento del museo con tecnologie d'avanguardia, comprensivo della nuova sala bronzi con un autonomo sistema di climatizzazione, atto a proteggere le opere dalle variazioni termoidrometriche indotte dai visitatori, ed un innovativo sistema di protezione sismica dei bronzi, progettato e realizzato dall'ENEA.
  Tutto questo ha comportato un incremento di spesa di ulteriori 11 milioni di euro, che sono stati ripartiti in due distinte richieste di finanziamento, una indirizzata alla Regione Calabria, per l'importo di 5 milioni di euro, e l'altra inoltrata al Cipe, per la somma di 6 milioni di euro.
  A tale ultimo riguardo, va ricordato che, nel corso della riunione del Cipe del 23 marzo 2012, è stata approvata l'assegnazione di euro 6.000.000,00 del fondo per lo sviluppo e la coesione a favore del completamento delle opere di restauro del museo nazionale di Reggio Calabria, subordinando il trasferimento delle predette risorse all'acquisizione della delibera della giunta regionale della Calabria, per il cofinanziamento di 5 milioni di euro.
  Questo risultato è stato molto importante, atteso che, sempre nella predetta riunione, il Cipe ha deliberato il finanziamento di altri rilevanti progetti afferenti ai beni culturali (fra cui vanno sicuramente menzionati quello relativo alla grande Brera e al restauro di palazzo reale di Napoli) per un totale di oltre 70 milioni di euro, a dimostrazione del concreto impegno del Governo a favore della valorizzazione del nostro patrimonio culturale.
  Infine, il 12 giugno 2012 la regione Calabria ha comunicato di aver deliberato la copertura finanziaria dei lavori di completamento del museo archeologico nazionale di Reggio Calabria e di aver provveduto a richiedere il progetto definitivo dell'intervento sul museo al fine di predisporre la relativa convenzione di concessione del finanziamento.
Il Ministro per i beni e le attività culturaliLorenzo Ornaghi.


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   sul quotidiano La Repubblica del 4 marzo 2011 è apparso un articolo di Carlo Bonini intitolato: «Stuprata dai carabinieri; la denuncia shock di una donna di 32 anni»; sottotitolo: «Indaga la Procura. I militari: c’è stato sesso ma lei era consenziente. La 32enne era stata fermata per un furto di vestiti. Agli abusi hanno partecipato tre uomini dell'Arma e un vigile urbano»;
   stante la gravità della notizia in esso riportata, la prima firmataria del presente atto ritiene opportuno riprodurre integralmente il contenuto dell'articolo in questione: «Il buio e il silenzio di una caserma deserta. Una donna priva della libertà. Un uomo in divisa da carabiniere e un vigile urbano che godono del suo corpo di detenuta. Altri due militari che ascoltano, capiscono, e tacciono. È storia della notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio. Stazione dei carabinieri del Quadraro, periferia a est della città. Una madre di 32 anni, detenuta in una camera di sicurezza della caserma dopo un arresto in flagranza per furto, ha rapporti sessuali completi e ripetuti con almeno uno dei tre carabinieri che l'hanno in custodia e con un agente della polizia municipale che è in quegli uffici. «Una violenza», denuncia lei. «Un abuso» vigliacco consumato su chi è privato della libertà e dunque è di per sé in una condizione di «minorità fisica e psicologica», ipotizza il procuratore aggiunto Maria Monteleone che procede nei confronti dei tre militari. E della loro stupefacente giustificazione: «È vero il rapporto sessuale c’è stato, ma quella donna era consenziente». I fatti, dunque. Almeno per come è possibile in questo momento ricostruirli incrociando il racconto della donna (che trovate in queste pagine) e quello consegnato dai militari alla loro catena gerarchica prima, alla procura della Repubblica, poi. Mercoledì 23. S., 32 anni, nata a Crema e a Roma da qualche tempo, viene sorpresa in un magazzino dell'Oviesse del quartiere Casilino mentre ruba dei capi di abbigliamento. La donna è giovane, bella, e ha una vita complicata. Dice di essere ragazza madre, non ha una casa, non ha un lavoro, si appoggia nell'appartamento del suo compagno, un agente immobiliare. Il pomeriggio del 23, il suo verbale di arresto viene redatto nella caserma dei carabinieri del Casilino. «Andrai a giudizio per direttissima domani», le spiegano. «Stanotte la passi dentro». Nelle camere di sicurezza del Casilino non c’è posto. S. viene quindi trasferita alla stazione del Quadraro. Arriva che è notte. E di lei si «occupano» tre militari di turno («un appuntato e due carabinieri – riferiscono fonti del Comando Generale – dal foglio disciplinare immacolato»). I tre arrivano in caserma quando S. è già nella sua cella. Hanno passato la serata fuori e si sono tirati dietro un amico, un vigile urbano. Hanno bevuto e fanno bere anche S. E qui – racconta lei – comincia il suo incubo. I quattro le aprono la porta della cella. Le dicono di seguirli in sala mensa. Il rapporto sessuale è ripetuto. E di almeno un carabiniere, S. memorizza i tatuaggi su una parte del corpo. La mattina dopo, giovedì 24 febbraio, S. è in tribunale per la convalida del suo arresto per furto. È stordita, umiliata. Ricorda il sesso, non ha memoria di violenza fisica. Al giudice monocratico e al pm di udienza non racconta nulla. Viene scarcerata e, convinta dal compagno, nel pomeriggio si presenta alla stazione dei carabinieri del Casilino per sporgere denuncia. I militari la accompagnano al Policlinico Casilino, dove viene sottoposta al tampone vaginale e, visitata, si certifica «l'assenza di segni visibili di violenza sul corpo». La Procura comincia a indagare a ritmo indiavolato. Gli atti vengono secretati. Il racconto dettagliato della ragazza (a cominciare dal dettaglio del tatuaggio sul corpo di uno dei militari) trova riscontro. Gli indagati afferrano quanto scivoloso sia per loro il terreno e scelgono una strada antica. Se non c’è violenza fisica argomentano – è la prova che non c’è stata violenza sessuale. S. ha fatto sesso perché è quello che voleva. E poi, S. è una «sbandata». È un toppa peggiore del buco. Che, se possibile, rende ancora più determinato il procuratore, Maria Monteleone. Nella difesa dei carabinieri e del vigile urbano c’è infatti qualcosa che rende ancora più odioso quel che è accaduto. I quattro non capiscono – o fingono di non capire – che la violenza è nel presupposto della condizione in cui S. è precipitata la notte in cui i suoi carcerieri hanno goduto del suo corpo. Che diventa oltraggioso persino parlare di una «seratina» di alcool e sesso con una detenuta. Che non esiste consenso in un rapporto tra un uomo libero e una donna dietro le sbarre. Ma tant’è. La difesa, ad oggi, resta questa. Nell'imbarazzo profondo, nella vergogna, che ora diventano dell'Arma intera e del suo Comando generale nella medesima giornata è pubblicato un ulteriore articolo a firma di Emilio Orlando, dal titolo: «Prima il whisky poi l'aggressione, così la notte è diventata un incubo» nel cui testo si afferma: «Ho ancora in mente un tatuaggio, quello dell'uomo che mi ha violentata. Sono sconvolta. Non riesco a pensarci. Come è accaduta una cosa del genere ? Io stessa non ci volevo credere. E forse ho rimosso per un po’. Ora però sento tutto il dolore. In quella mensa ho avuto tanta paura...». Parla, parla senza fermarsi con i carabinieri di via In Selci ma sembra non riuscire a mettere a fuoco quello che le è capitato: racconta degli abusi che ha subìto» S.D. T, 32 anni, dice di essere stata la «vittima» di tre carabinieri e di un vigile urbano la notte tra mercoledì e giovedì nella camera di sicurezza della stazione dei carabinieri di Roma Quadraro. La donna, una ragazza madre, originaria di Crema ma residente nella Capitale, arrestata per aver rubato dei vestiti in un supermercato, quella notte dormiva nella cella della piccola stazione sulla Tuscolana in attesa del giudizio per direttissima. Dice di ricordare con chiarezza «quello che è accaduto». E racconta: «Durante la notte sono stata svegliata quattro uomini che sono venuti da me con bottiglie di alcolici e mi hanno offerto da bere. Ho Accettato, non immaginavo di non potermi fidare. Abbiamo bevuto whisky, poi ho chiesto qualcosa da mangiare, avevo fame, e loro mi hanno fatto uscire dalla cella e mi hanno portato in sala mensa». La donna interrompe il racconto e comincia a piangere. Poi riprende: «È stato lì che è successo il peggio. Mi hanno circondata e a turno hanno avuto con me rapporti sessuali. Anche loro avevano bevuto e molto». Gli investigatori del Nucleo investigativo di via In Selci hanno dato il via alle indagini, hanno fatto i rilievi nella cella e nella mensa, che ora è sotto sequestro. Le indagini sono partite appena dopo la denuncia. Poche ore dopo che S.D.T. si è presentata nell'aula di tribunale per essere processata per il furto. «Dopo l'udienza ho avuto il coraggio di denunciare, di raccontare della folle notte passata in caserma – afferma – quello che ho detto è vero. Sono pronta a descrivere i tatuaggi che aveva uno degli agenti che ha fatto sesso con me. Sono una ragazza madre, faccio lavori saltuari, ma non sono una di facili costumi». Ad aiutare la donna è stato un amico, un agente immobiliare che l'ha accompagnata a sporgere denuncia e l'ha poi portata al Policlinico Casilino, per i test sanitari. «Era spaventata e sotto choc – ha sottolineato l'amico – le ho detto che non doveva avere paura, ma lei era intimorita perché doveva accusare dei carabinieri. Le ho detto che doveva dire la verità. Come avrebbe dovuto comportarsi altrimenti ? Lasciar correre solo perché si tratta di uomini appartenenti alle forze dell'ordine ?» –:
   di quali informazioni dispongano circa i fatti riferiti in premessa;
   se, negli ambiti di rispettiva competenza, sia stata aperta un'indagine amministrativa interna sull'episodio in questione e quali ne siano stati gli esiti;
   quali provvedimenti intendano adottare nei confronti dei militari coinvolti in questa incresciosa vicenda, qualora dovesse emergere una loro responsabilità quanto meno sotto il profilo disciplinare. (4-11144)

  Risposta. — In merito alla vicenda concernente la violenza sessuale ai danni di una donna in stato di fermo presso la stazione dei carabinieri di Roma al quartiere Quadraro, il comando generale dell'Arma dei carabinieri ha riferito che il 24 febbraio 2011, la signora S.D. ha presentato una denuncia presso la stazione carabinieri di Roma Cinecittà, dichiarando che, nel corso della nottata del giorno medesimo, mentre era ristretta in una camera di sicurezza dell'omologo reparto di Roma Quadraro, in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto eseguito da militari dell'Arma il giorno precedente per «furto aggravato» ai danni di un supermercato, sarebbe stata costretta, da tre o quattro individui, uno dei quali in uniforme, a ingerire una sostanza alcolica e a subire rapporti sessuali.
  Le indagini, condotte dal nucleo investigativo del comando provinciale di Roma e coordinate dalla locale procura della Repubblica, sono tuttora nella fase dell'indagine preliminare e, pertanto, gli atti relativi sono stati secretati dall'autorità giudiziaria procedente.
  I militari coinvolti nella vicenda sono stati dapprima inviati in servizio provvisorio in altre stazioni del Comando provinciale carabinieri di Roma e, successivamente, trasferiti «d'autorità», per incompatibilità ambientale, in reparti della linea mobile (1° battaglione «Piemonte», 4° battaglione «Veneto» e 9° battaglione «Sardegna»).
  Il 5 marzo 2011, i militari coinvolti, con provvedimento del comando generale dell'Arma emesso ai sensi dell'articolo 917, comma 2, del decreto legislativo n. 66 del 2010, sono stati «sospesi precauzionalmente» dall'impiego per motivi disciplinari e, contestualmente, è stato avviato il procedimento disciplinare di Stato che si è concluso con l'irrogazione, per tutti e tre, del provvedimento della perdita del grado – la massima sanzione disciplinare possibile – e, quindi, di fatto, sono stati posti in congedo.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   BIAVA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il comune di Pontinia (Latina), con delibera di consiglio comunale del 17 maggio 2004, ha dichiarato il dissesto finanziario ai sensi e per gli effetti dell'articolo 244 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL);
   gli amministratori in carica, proprio in ragione del dichiarato dissesto finanziario, non potendo disporre aumenti di spesa corrente, hanno continuato a percepire fino alla cessazione anticipata del mandato amministrativo (anno 2006) le indennità di funzione determinate nella tabella A del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'interno 4 aprile 2000, n. 119, ridotte del 50 per cento nella vigenza di una delibera di giunta comunale n. 32 del 21 febbraio 2000;
   l'articolo 1, comma 54, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006) ha statuito che «per esigenze di coordinamento della finanza pubblica, sono rideterminati in riduzione nella misura del 10 per cento rispetto all'ammontare risultante alla data del 30 settembre 2005» gli emolumenti di cui all'articolo 82 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali;
   il 21 novembre 2005 fu approvato, da parte del Ministero dell'interno, il bilancio stabilmente riequilibrato e la giunta comunale con delibera n. 110 del 10 novembre 2005 ha confermato le stesse indennità ridotte del 50 per cento già stabilite con la cennata deliberazione rispettando i dettami di cui alla richiamata disposizione della legge finanziaria per il 2006 (cioè stabilendo una decurtazione superiore al 10 per cento);
   nel 2006 si svolgono le elezioni ed i nuovi amministratori, in occasione primo bilancio di previsione (esercizio 2007), con atto del consiglio comunale n. 29 del 30 aprile 2007 di approvazione del bilancio di previsione esercizio 2007, deliberano, raddoppiandole rispetto a quelle stabilite con la precedente richiamata delibera del 2000, confermata nel 2005, le indennità al sindaco, assessori e consiglieri nella misure prevista dal decreto del Ministro dell'interno n. 119 del 2000 decurtate del 10 per cento;
   il revisore contabile del comune, nel parere allegato al bilancio, non contesta la scelta –:
   se il Ministro interrogato sia al corrente di quanto riportato in premessa e se la delibera del comune di Pontinia, insediatisi a seguito della tornata amministrativa del 2006 sia da considerarsi o meno compatibile con il regime di dissesto finanziario del comune e in tal caso se gli amministratori siano tenuti a restituire al proprio comune le maggiori somme indebitamente percepite. (4-12737)

  Risposta. — La questione segnalata dall'interrogante – che si incentra sull'operato tenuto dall'amministrazione comunale di Pontinia e sull'aumento delle indennità corrisposte agli amministratori, eletti a seguito alle consultazioni del 2006, pur in presenza della dichiarazione di dissesto finanziario – è stata affrontata, dai Ministro dell'interno, dettagliatamente nella seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati del 4 aprile 2012.
  Premesso che la procedura di dissesto del comune, avviata nel 2004 ha avuto termine con decreto del Ministro dell'interno del 18 marzo 2010 e che il vigente ordinamento delle autonomie locali non consente al Ministero dell'interno, e per esso ai prefetti, alcuna forma di intervento o di sindacato sulla gestione delle risorse finanziarie del comune, nel merito si rappresenta che la legge finanziaria 2006 all'articolo 1, comma 54, ha introdotto una disposizione che di fatto ha prodotto un effetto di «sterilizzazione permanente» del sistema di determinazione delle indennità e dei gettoni di presenza.
  Tale effetto ha in seguito trovato una decisiva conferma negli articoli 61, comma 10, secondo periodo, e 76, comma 3 della legge 6 agosto 2008, n. 133, di conversione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, con i quali è stata abrogata la norma che consentiva agli enti locali di incrementare gli importi delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza, come determinati dal decreto ministeriale n. 119 del 2000.
  Sulla base degli accertamenti esperiti è risultato che l'amministrazione comunale subentrata nel 2006 ha proceduto nell'aprile 2007 – e dunque in costanza di dissesto – alla maggiorazione di tutte le indennità di carica, a suo tempo oggetto di delibera consiliare che le aveva ridotte della metà rispetto agli importi tabellari massimi di cui al decreto ministeriale n. 119 del 4 aprile 2000.
  Va anche osservato che la contestuale riduzione del 10 per cento dell'ammontare di tali indennità non è stata applicata sul quantum risultante alla data del 30 settembre 2005, come prescritto dall'articolo 1, comma 54, della legge finanziaria 2006 (legge n. 266 del 23 dicembre 2005), ma sul nuovo importo, comprensivo dell'avvenuta maggiorazione.
  Il 29 marzo 2011 il prefetto di Latina ha comunicato al sindaco, sulla base anche di quanto asserito dal Ministero dell'economia e delle finanze, la non conformità della delibera consiliare al quadro normativo.
  A tal riguardo il sindaco del comune di Pontinia ha riferito che sono state effettuate verifiche presso gli uffici comunali e sono state chieste specifiche relazioni ai responsabili di settore ed al revisore dei conti trasmettendo, nel contempo, le relative relazioni alla Corte dei Conti.
  Al momento non sono esperibili ulteriori iniziative da parte del Ministero dell'Interno che, peraltro, ha già fornito alla procura regionale presso la Corte dei Conti tutti gli elementi istruttori relativi agli emolumenti degli amministratori del comune.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   BRATTI, BRANDOLINI, REALACCI e MARIANI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il sistema della pesca in mare sta vivendo presumibilmente la sua stagione più critica e difficile degli ultimi 50 anni a causa del crollo inarrestabile delle catture e conseguentemente dei ricavi;
   a tale già insostenibile situazione deve aggiungersi lo spropositato rincaro del carburante che rende i costi di esercizio veramente proibitivi;
   la situazione di cui sopra ha reso le imprese di pesca incapaci di produrre reddito e di fare utili ed ha già causato cali consistenti del personale ed una netta diminuzione delle imbarcazioni;
   la situazione di gravità sopra evidenziata è resa per i pescatori di Portogaribaldi, ancor più difficile a causa della graduale sottrazione di tratti di mare ove poter esercitare la pesca, in ragione della presenza degli impianti di mitilicoltura a nord del porto, e dell'area interdetta alla navigazione ed alla pesca a sud, per la presenza del poligono di tiro Echo 346;
   la situazione venutasi a creare è veramente paradossale se si considera che, nelle giornate di operatività della ordinanza della capitaneria di porto di Ravenna in concomitanza con le esercitazioni di tiro, come può evincersi dalla allegata carta nautica, l'area interdetta alla navigazione preclude addirittura alle imbarcazioni di poter uscire dal porto, se non violando la predetta ordinanza;
   pertanto i pescatori, peraltro violando le disposizioni impartite dalla capitaneria si vedono costretti a portare le loro imbarcazioni ad oltre 11 miglia dalla costa, con maggiori costi di esercizio ed evidente pericolo, per poter rimanere al di fuori dello spazio di mare precluso a navigazione e pesca;
   le disposizioni impartite dalla autorità marittima, confliggono apertamente con quelle date dalle motovedette dell'esercito, che viceversa, in presenza dei tiri, invitano le imbarcazioni a rimanere al di fuori delle 4 miglia;
   negli ultimi giorni vi è stata da parte della capitaneria una recrudescenza dei controlli, con numerosi verbali levati ad imbarcazioni ritrovate entro lo spazio delle 11 miglia;
   la situazione di cui sopra non può evidentemente perdurare, essendo di grave pregiudizio alle ragioni del «lavoro» che a parere di chi scrive, devono avere certamente priorità e privilegio rispetto all'esercizio di una attività, quella del poligono di tiro di cui ci si chiede il senso;
   la zona a terra ricompresa entro due province, Ferrara e Ravenna e due comuni Comacchio e Ravenna, a partire da nord, dal Lido di Spina in direzione sud, interessa due distinti piani territoriali del parco del Delta del Po: il piano di stazione «Valli di Comacchio» fino alla sponda sinistra del fiume Reno, ed il Piano di Stazione «Pineta di San Vitale e Pialasse di Ravenna» per la restante parte dalla sponda destra del fiume Reno (e quindi fino anche a Casalborsetti);
   inoltre le porzioni di territorio di spiaggia, pialasse e pinete fanno parte (sempre da nord verso sud) di due riserve naturali dello Stato la cui competenza è affidata al Corpo forestale, ufficio territoriale di Punta Marina (Ravenna): riserva naturale statale «Sacca di Bellocchio» per metà nel comune di Comacchio, per metà nel comune di Ravenna; il confine fra le due province è alcune centinaia di metri a nord della foce del cosiddetto canale «gobbino»-Bellocchio, risultando il tratto terminale di quest'ultimo nel territorio ravennate fino al Reno; Riserva Naturale Statale «Pineta di Ravenna», che inizia dalla sponda sud del Reno;
   a suffragare l'importanza del sito sul piano ambientale e la presenza di vincoli incompatibili con l'attività esercitata nel poligono di tiro, si osserva che la zona fa parte di una più grande zona SIC (sito di interesse comunitario) e ZPS (zona di protezione speciale)-le cosiddette zone della rete Natura 2000;
   questa zona, codice IT4060003 è denominata SIC ZPS «Vene di Bellocchio, Sacca di Bellocchio, Foce del Fiume Reno, Pineta di Bellocchio»; la zona SIC-ZPS comprende anche la zona mare ad est, per circa 300 metri dalla battigia;
   a parere di chi scrive, la rumorosa e dannosa attività del poligono viene incomprensibilmente tollerata, in presenza di specifici divieti di legge, ed in palese violazione di norme poste a tutela e salvaguardia dell'ambiente e dell'avifauna;
   infine, oltre all'incommensurabile danno di natura ambientale ed alla economia della pesca, la presenza del poligono, precludendo la navigazione nel tratto di mare antistante la costa, genera indubbi danni alla economia turistica dei lidi ravennati e comacchiesi –:
   se intenda assumere iniziative che venga aperta la procedura per la soppressione del poligono di tiro Echo 346, che risulta in palese contrasto con la destinazione di parco naturale del territorio circostante, e con le ragioni della pesca e del turismo. (4-15676)

  Risposta. — Vorrei precisare, in premessa, che Porto Garibaldi, situato a nord rispetto alla zona Echo 346, non ricade all'interno, di alcuna campana di sgombero.
  In ragione di ciò, le esercitazioni svolte presso il poligono di Foce Reno (località Casal Borsetti – provincia di Ravenna) non arrecano pregiudizio alle attività d'istituto della citata infrastruttura portuale.
  Ciò premesso, si rende noto che Foce Reno è un poligono permanente dai 1975 e, per quanto noto, non risulta che ci siano state manifestazioni di protesta sul piano ambientale o connesse alle attività di pesca.
  Per contro, la presenza del poligono ha consentito di preservare la flora e la fauna locali, contribuendo a limitare il depauperamento paesaggistico che, invece, è stato riscontrato su altri litorali della costa.
  Il poligono in argomento rappresenta una risorsa di fondamentale importanza per le attività di approntamento dell'Esercito, essendo l'unica infrastruttura addestrativa del centro-nord Italia nella quale è possibile utilizzare alcune specifiche tipologie di armi (individuali e di reparto di vario calibro).
  Inoltre, è funzionale anche alle attività addestrative condotte da altre Forze armate/Corpi armati dello Stato.
  A mero titolo informativo, si rappresenta che sono state 96 le giornate di utilizzo del poligono nel solo 1o semestre del 2012.
  Con riferimento, invece, alla «rumorosa e dannosa attività del poligono... in presenza di specifici divieti di legge, ed in palese violazione di norme poste a tutela e salvaguardia dell'ambiente e dell'avifauna», si specifica che il regolamento del poligono è corredato di un disciplinare d'uso che, il 30 maggio 1996, è stato sottoscritto dal comandante del 6o comando operativo territoriale e dall'assessore alla programmazione, pianificazione ed ambiente della regione Emilia-Romagna.
  Tale disciplinare, finalizzato proprio a regolare le attività addestrative sulla realtà locale, prevede all'articolo 2 la tacita proroga, a meno che una delle parti contraenti faccia specifica richiesta di revisione.
  Pertanto, la presenza del poligono nell'attuale ubicazione è, a tutt'oggi, regolamentata ed autorizzata con l'accordo delle parti interessate, a dimostrazione del fatto che la Difesa si muove in un ambito di regole che tengono conto dei problemi dell'ambiente e dell'avifauna.
  In considerazione di quanto sopra esposto, non si ritiene possibile porre in atto quanto richiesto dall'interrogante.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   CATANOSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   il Corpo militare della Croce rossa italiana è disciplinato dal regio decreto n. 484 del 10 febbraio del 1936, così come modificato dalla legge n. 883 del 25 luglio del 1941 e dal decreto legislativo, luogotenenziale n. 379 del 22 febbraio del 1946;
   in base alla normativa vigente, gli iscritti del Corpo chiamati in servizio sono militari ad ogni effetto e sottoposti alle norme del Regolamento di disciplina militare e del Codice penale militare;
   essendo i militari della Croce rossa italiana equiparati a tutti gli effetti ai militari delle Forze armate dello Stato, a questi competono il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza, nonché le indennità spettanti al personale delle Forze armate in analoga posizione, stabiliti dalle norme in vigore;
   fino al mese di dicembre del 2005, tutto quanto descritto sopra, i miglioramenti economici in favore del personale delle Forze armate hanno trovato automatica applicazione nei confronti delle analoghe categorie del personale del Corpo militare della Croce rossa italiana;
   alla data odierna non risultano applicate nei confronti del personale anzidetto le seguenti disposizioni legislative: decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 aprile 2005, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 16 dicembre 2005, decreto del Presidente della Repubblica n. 221 del 28 aprile del 2006, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2006, decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 aprile 2007 ed il decreto del Presidente della Repubblica n. 171 dell'11 settembre 2007;
   alle numerose sollecitazioni giunte ai comandanti del Corpo da parte dei militari della C.R.I. viene data risposta che costoro non fanno parte dell'amministrazione della Croce rossa italiana tantomeno di quella della Difesa;
   a giudizio dell'interrogante il Corpo militare della Croce rossa italiana è gerarchicamente sottoposto all'amministrazione della Difesa come qualunque altra Forza armata italiana e sottende amministrativamente alla Croce rossa italiana –:
   quali provvedimenti intenda adottare il Presidente del Consiglio dei ministri affinché venga data attuazione alla normativa citata in premessa. (4-00573)

  Risposta. — L'associazione della Croce rossa italiana (Cri) dispone, tra i vari organismi che la compongono, di due Corpi militari, ausiliari delle Forze armate: il Corpo delle infermiere volontarie ed il Corpo militare.
  Ancorché qualificati come militari, i Corpi non sono articolazioni delle Forze armate ed il personale che li costituisce, ancorché militarmente organizzato, non ha e non ha mai avuto alcun rapporto di impiego o di servizio con le Forze armate.
  Tale assunto, peraltro, è stato asseverato dalla Corte costituzionale che, con ordinanza n. 273 datata 24/30 giugno 1999 ha ribadito che «... il personale militare, della Croce rossa italiana non appartiene alle forze armate o alle forze di polizia dello Stato ed anzi non ha mai ricevuto una disciplina legislativa contestuale con quella del personale statale, appartenente alle Forze armate o alle Forze di polizia...» e, per quanto attiene alla specificità ed autonomia della disciplina giuridica ed economica del personale appartenente al Corpo militare della Cri rispetto al personale delle Forze armate, afferma che «... l'adeguamento non è assolutamente automatico, in quanto solo in tempo di guerra è imposta una parificazione di trattamento economico con i pari grado dell'esercito (...), ma è rimesso a provvedimento degli organi dell'ente, che devono tenere conto delle indicazioni normative e dei principi propri dell'azione amministrativa ed in ogni caso sono tenuti a ponderate valutazioni delle particolarità organizzative e funzionali del Corpo militare della Cri e delle disponibilità di bilancio, anche in relazione alle sovvenzioni statali, essendo la regola della copertura finanziaria della maggiore spesa, un principio cui sono tenuti tutti gli enti ed organismi pubblici...».
  Ciò stante, è necessario evidenziare che, attesa la natura giuridica dell'ente, nonché la specifica normativa legislativa e regolamentare che disciplinano il Corpo militare della Cri, non è possibile, per il Ministero delegato alla risposta, porre in atto quanto richiesto dall'interrogante, in quanto ogni iniziativa in materia rientra nell'esclusiva autonomia decisionale del presidente dell'associazione o, attualmente, dal Commissario straordinario.
  Si soggiunge infine, che il Governo, in attuazione della delega recata dall'articolo 2, della legge 4 novembre 2010, n. 183, così come modificata dall'articolo 1, comma 2, della legge 24 febbraio 2012, n. 14, ha recentemente presentato in Parlamento, per l'acquisizione dei prescritti pareri, uno schema di decreto legislativo di riordino della Cri.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   CATANOSO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   circa un anno addietro, durante un controllo finalizzato all'attività illecita di merci contraffatte in corso Sicilia, le volanti della polizia di Stato della questura di Catania vennero aggredite da un gruppo di immigrati clandestini armati di spranghe;
   in quella occasione, il sindacato «Autonomi di Polizia» aveva diramato un comunicato stampa in cui si stigmatizzava l'accaduto e si invitavano le autorità a prendere opportuni ed adeguati provvedimenti;
   a distanza di un anno, l'ordine pubblico in corso Sicilia e nelle vie limitrofe continua a soffrire e la cittadinanza lamenta l'inefficacia dell'intervento delle forze di polizia;
   il culmine si è raggiunto l'11 gennaio 2011 quando alcune volanti della polizia, una squadra del reparto mobile di Catania ed una pattuglia della polizia locale, al fine di contrastare l'attività illecita di merce contraffatta e di immigrazione clandestina venivano impegnate in un controllo in via Reggio a Catania dove vi sono innumerevoli cittadini extra-comunitari regolari e non;
   gli extra-comunitari si sono barricati in uno stabile fatiscente e nel giro di pochissimo tempo tutti gli operatori sono stati letteralmente aggrediti da circa 200 extra-comunitari costringendo tutti gli operatori ad andare via da quel posto senza poter iniziare la perquisizione;
   in quell'occasione, piuttosto che i poliziotti e gli altri agenti di polizia, è lo Stato ad essere stato umiliato e se non si è arrivati allo scontro fisico lo si deve alla grande professionalità dimostrata dal dirigente e vice-dirigente l'Upgsp nonché dal personale delle volanti che era sul posto;
   non è tollerabile che a Catania, come in qualunque altra città d'Italia, vi siano delle zone franche rispetto alla legalità, all'ordine pubblico ed all'incolumità fisica dei nostri concittadini;
   a peggiorare l'accaduto dell'11 gennaio v’è da ricordare che l'indomani anche un negoziante della zona veniva aggredito sempre dagli stessi extra-comunitari perché lo stesso aveva richiesto l'intervento della polizia a tutela del suo negozio –:
   quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato al fine di risolvere le problematiche esposte in premessa.
(4-10474)

  Risposta. — La prefettura di Catania ha riferito che l'11 gennaio 2011, durante un controllo effettuato dal personale della polizia di Stato e da agenti della locale polizia municipale all'interno di alcuni depositi, per verificare la giacenza di eventuale merce contraffatta, diversi extracomunitari senegalesi rientravano repentinamente all'interno di uno dei locali e vi si barricavano. Altri, invece, si davano alla fuga da un'uscita posta sul retro, portando con sé numerosi sacchi pieni di merce.
  La polizia, con l'ausilio del personale dei vigili del fuoco, riusciva ad aprire la porta d'ingresso e all'interno del locale rinveniva un deposito di merce contraffatta.
  Mentre gli agenti procedevano alle operazioni di sequestro, giungevano sul posto un centinaio di cittadini senegalesi che manifestavano l'intenzione di aggredire le forze dell'ordine al fine di impedire il sequestro.
  Contestualmente, altri cittadini senegalesi, contrari al tentativo di aggressione nei confronti delle forze dell'ordine, si opponevano ai loro stessi connazionali. Nella circostanza, nessuno scontro fisico è avvenuto tra i cittadini extracomunitari e il personale della polizia di Stato.
  Il successivo 12 gennaio 2011, si è presentato presso gli uffici della questura di Catania il titolare di un negozio di abbigliamento sportivo denunciando di aver subito, nella stessa giornata, una aggressione – con lesioni, per le quali veniva giudicato guaribile in 10 giorni, minacce e ingiurie – da parte di alcune persone presumibilmente di nazionalità senegalese.
  L'attività investigativa svolta in relazione agli episodi dell'11 e del 12 gennaio 2011, si è conclusa con l'identificazione di un cittadino senegalese responsabile, sia della tentata aggressione nei confronti del personale di polizia (nonché, nella circostanza, di minacce e ingiurie nei confronti di un funzionario della polizia di Stato), sia dell'aggressione e delle minacce ai danni del predetto commerciante. Per tali reati, lo stesso è stato deferito alla competente autorità giudiziaria.
  Sui fatti sono in corso ulteriori accertamenti finalizzati alla individuazione degli altri autori dei reati.
  Su un piano più generale la lotta alla contraffazione, per la quale le forze dell'ordine sono impegnate in un'attività di prevenzione e repressione, si è concretizzata attraverso numerose operazioni che hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di merce contraffatta e a diversi arresti e denunce nei confronti dei responsabili di tali reati.
  Nel corso del presente anno sono stati, infatti, sequestrati ingenti quantitativi di merce a cittadini extracomunitari (in prevalenza senegalesi) e a cittadini italiani, per un totale di 11.022 oggetti, consistenti principalmente in: monili, cd/dvd «pirata», custodie per cellulari, accessori per abbigliamento e pelletteria varia.
  Si evidenzia, infine, che il console onorario del Senegal, invitato dal questore della città per un incontro, ha concordato un'opera di sensibilizzazione nei confronti della locale comunità senegalese, al fine di determinare un clima più sereno nei rapporti con le forze dell'ordine.
  L'intervento del console onorario ha avuto effetti positivi dato che non sono stati più registrati episodi di tensione fra gli ambulanti senegalesi e le forze di polizia.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   CATANOSO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   le ingenti e copiose precipitazioni dei mesi scorsi in provincia di Catania ed in particolare nel territorio del comune di Sant'Alfio, hanno provocato seri danni alle colture frutticole;
   le piogge, associate alle forti escursioni termiche tra le temperature del giorno e quelle della notte, verificatesi durante il periodo della fioritura e dell'allegagione (da marzo a giugno 2011), hanno prodotto danni incalcolabili alla formazione dei frutti;
   l'economia del comune di Sant'Alfio e dei comuni della provincia di Catania è basata quasi esclusivamente sul settore agricolo ed, in particolare, sulle colture frutticole e tale accadimento ha determinato un pesante impoverimento degli agricoltori locali;
   le pessime condizioni meteo di detto periodo si sono aggiunte alla perdurante crisi del settore che viene dagli anni precedenti;
   il settore agricolo vive una situazione di grave e permanente difficoltà aggravata ulteriormente dal trend negativo dell'economia nazionale, comunitaria ed internazionale che ha portato ad una contrazione dei consumi agro-alimentari;
   a ciò si deve aggiungere che l'andamento climatico della Sicilia orientale peggiora di anno in anno;
   già lo scorso 9 giugno 2011 il ministro interrogato ha dichiarato lo stato di calamità a seguito delle piogge alluvionali e persistenti che hanno colpito alcuni territori della Regione Sicilia e della Regione Marche tra l'autunno del 2009 e l'inverno 2010/2011;
   a giudizio dell'interrogante, il Ministro interrogato dovrebbe dichiarare nuovamente lo stato di calamità per il territorio del comune di Sant'Alfio e degli altri comuni colpiti dagli eccezionali eventi atmosferici, anche per i periodi sopra citati;
   le proposte dei rappresentanti delle categorie coinvolte prevedono, per almeno il prossimo quinquennio, lo sgravio o l'eliminazione dei contributi agricoli, la riduzione del 50 per cento dei redditi domenicali e agricoli dei terreni catastali e l'erogazione di maggiori e migliori aiuti economici destinati al sostentamento del settore agricolo in generale e degli agricoltori nello specifico –:
   quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa. (4-13537)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente gli eventi calamitosi che nei mesi di marzo, aprile, maggio e prima metà di giugno 2011 hanno causato, tra l'altro, danni alle produzioni agricole nei territori della provincia di Catania, faccio presente che gli interventi compensativi previsti dal fondo di solidarietà nazionale a sostegno delle imprese agricole colpite da avversità atmosferiche eccezionali possono essere attivati a condizione che il danno sulla produzione lorda vendibile risulti superiore al 30 per cento ed esclusivamente per quelle avversità e colture danneggiate che non sono comprese nel piano assicurativo annuale per la copertura dei rischi con polizze assicurative (peraltro, agevolate per l'esistenza di un contributo statale fino all'80 per cento della spesa premi sostenuta).
  Tuttavia, in presenza di offerte di mercato insufficienti a coprire la domanda assicurativa delle produzioni, la regione interessata può chiedere la modifica delle previsioni assicurative previste dal piano assicurativo in vigore e, con mio decreto, può essere consentita l'attivazione degli interventi compensativi del fondo di solidarietà nazionale.
  Colgo l'occasione per far presente che, ai sensi della vigente normativa, per le colture, strutture e avversità non assicurabili al mercato agevolato possono essere concessi contributi in conto capitale fino all'80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento ed in quello successivo nonché una proroga delle rate relative alle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento calamitoso.
  Ciò premesso evidenzio infine che, alla data odierna, nessuna richiesta formale d'intervento è pervenuta alla mia amministrazione da parte della regione Sicilia.
  Pertanto, considerato il notevole lasso di tempo intercorso, è verosimile ritenere che gli eventi segnalati non abbiano provocato danni di entità tale da consentire l'attivazione degli interventi compensativi del fondo di solidarietà nazionale.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   CAZZOLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 25 giugno 2011 si sono svolte, in diverse città, manifestazioni di protesta di lavoratori stranieri contro i tempi di attesa per il rilascio dei permessi di soggiorno che sono molto più lunghi di quelli previsti dalle leggi in vigore;
   tali ritardi, che secondo quanto riportato da alcuni quotidiani e lamentato dagli stessi manifestanti possono arrivare – in alcuni casi – a parecchi mesi di attesa, sono causa di molte difficoltà per questi lavoratori che, inevitabilmente, si ripercuotono sulle attività lavorative, specialmente in quei settori dell'economia che si reggono sul lavoro dei migranti;
   l'interrogante nel considerare che un Paese civile come l'Italia deve essere rigoroso nel pretendere il rispetto delle proprie regole da parte delle persone che vengono a cercare un'esistenza più libera e dignitosa ma che deve essere anche attento a rispettare i diritti loro riconosciuti da norme di legge, auspica che tali ritardi possano essere ricondotti nell'alveo della normalità del tempi previsti dalle norme in vigore, anche al fine di non creare situazioni di oggettiva difficoltà ai lavoratori extracomunitari regolarmente assunti che, in mancanza del permesso di soggiorno, corrono il rischio di dover tornare nel loro Paese di origine con inevitabile perdita della loro occupazione e inevitabile danno per le imprese che li hanno assunti sempre più numerosi, a causa dei troppi lavori che vengono rifiutati dagli italiani –:
   quali iniziative, anche di carattere normativo ed organizzativo, il Ministro interrogato intenda avviare nell'ambito delle proprie prerogative e competenze, al fine di garantire il rispetto dei tempi di rilascio del permesso di soggiorno ai cittadini extracomunitari che si recano nel nostro Paese per lavorare, così come stabilito dalla legge 30 luglio 2002, n. 189.
(4-12530)

  Risposta. — L'attività che gli uffici immigrazione delle questure svolgono in vista del rilascio e del rinnovo dei titoli di soggiorno risulta soddisfacente sia in relazione al numero dei titoli emessi, sia per quanto concerne l'abbattimento dei tempi di conclusione del procedimento. Il processo di razionalizzazione dei sistemi informatici e dei procedimenti amministrativi ha consentito, infatti, di recuperare livelli di produttività in linea con gli obiettivi, riducendo quasi dei tutto il gap iniziale.
  In particolare, da un'analisi complessiva emerge che la gran parte delle questure – comprese quelle di Milano e Roma, città nelle quali si registra il maggior numero di presenze di stranieri – ha definito tra l'80 per cento e il 90 per cento delle pratiche in trattazione. Analogamente, risultano stabili i tempi di rilascio del permesso di soggiorno che, salvo casi di particolare eccezionalità, si attestano su una media di 35/45 giorni.
  Si tratta di dati particolarmente apprezzabili, soprattutto se si tiene conto dei considerevoli oneri lavorativi che le questure hanno dovuto sostenere per le attività connesse con i provvedimenti per l'emersione dei lavoratori stranieri (colf e badanti) e con l'emergenza determinata dagli sbarchi in Sicilia degli immigrati provenienti dai paesi del Nord Africa. Situazioni di criticità – legate a problemi di carattere logistico – sono attualmente ancora rilevabili solo in pochissime questure.
  Significativi sono stati, altresì, i risultati conseguiti con l'attuazione su tutto il territorio nazionale del sistema di invio automatico di un sms destinato alla convocazione dello straniero in questura per il ritiro del titolo di soggiorno.
  Sono diverse, infine, le iniziative assunte dalla direzione centrale dell'immigrazione e dalla polizia delle frontiere a supporto delle attività degli uffici periferici. Tra queste si segnalano gli interventi di adeguamento dei sistemi operativi per il rilascio dei titoli di soggiorno nonché la sostituzione su tutto il territorio nazionale delle apparecchiature utilizzate per la produzione del permesso di soggiorno elettronico; la realizzazione di un nuovo modello di permesso di soggiorno cartaceo dotato di elementi di sicurezza e tecniche anticontraffazione che garantiscano un maggiore standard di sicurezza; la predisposizione dei collegamenti con le banche dati delle diverse amministrazioni interessate, in relazione alle novità introdotte dal decreto-legge n. 5 del 2012, convertito dalla legge n. 35 del 2012, in materia di semplificazione.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   DE ANGELIS. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 5, comma 6 del decreto legislativo n. 443 del 1992 inerente all'ordinamento del personale della polizia penitenziaria prevede testualmente che «Il servizio prestato in ferma volontaria o in rafferma della forza armata di provenienza è utile, per la metà e per non oltre tre anni, ai fini dell'avanzamento nel Corpo di polizia penitenziaria»;
   tale previsione dà, quindi, la possibilità ai dipendenti della polizia penitenziaria provenienti dalle Forze armate di vedersi riconoscere gli anni prestati quali volontari per l'avanzamento di qualifica;
   l'applicazione di questa importante norma sta ingenerando negli ex militari transitati nel Corpo forestale dello Stato legittime aspettative ed una reale disparità di trattamento tra appartenenti ad amministrazioni di uno stesso comparto quale è quello della sicurezza –:
   se non si ritenga opportuno intervenire sotto il profilo normativo al fine di estendere il beneficio di cui in premessa anche al personale transitato dalle Forze armate al Corpo forestale dello Stato.
(4-15397)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente l'opportunità di estendere taluni benefici, previsti per il personale di polizia penitenziaria, anche a quello transitato dalle forze armate al Corpo forestale dello Stato, convengo che la disposizione di cui all'articolo 5, comma 6, del decreto legislativo n. 443 del 1992, non esistendo analoga previsione nell'ordinamento del personale del Corpo forestale dello Stato, raffigura un certo disallineamento, soprattutto da quando le forze di polizia, nel loro complesso, sono state assoggettate alla riserva, per assunzioni di allievi agenti, in favore dei volontari in ferma presso le Forze armate (decreto del Presidente della Repubblica n. 332 del 1997 prima – volontari in ferma breve – e legge n. 226 del 2004 poi – volontari in ferma prefissata per 1 anno e volontari in ferma prefissata di 4 anni).
  La peculiarità non è tanto l'assenza di una specifica norma per il Corpo forestale dello Stato, quanto piuttosto la sua esistenza in quello del Corpo di polizia penitenziaria, considerato che una norma analoga non è rinvenibile neanche per il ben più numeroso personale della polizia di Stato.
  Qualsiasi iniziativa di omogeneizzazione comunque condivisibile, deve tuttavia tener conto del cospicuo numero di personale del comparto interessato e, quindi, dei non indifferenti impegni finanziari a copertura. Il riconoscimento di anzianità pregresse, infatti, comporta anticipi nel conseguimento di ogni qualifica superiore e, quindi, nell'attribuzione del correlato trattamento economico.
  Peraltro, vari disallineamenti sono riscontrabili nell'ordinamento del personale delle singole forze di polizia. A titolo esemplificativo, mentre l'allievo del Corpo forestale dello Stato è immesso in ruolo già all'avvio del corso annuale, ma viene nominato agente solo alla fine del corso medesimo, l'equivalente di altre forze di polizia, viceversa, benché immesso in ruolo solo a fine corso, dopo alcuni mesi di corso viene tuttavia nominato «agente in prova» conseguendo, da quel momento, il trattamento economico dell'agente (superiore a quello dell'allievo).
  Ritengo pertanto che, in presenza di risorse finanziarie disponibili, sarebbe preferibile impiegarle a più ampio spettro, considerando le diverse esigenze di omogeneizzazione o, comunque, nell'ottica dell'aggiornamento dell'ordinamento del personale del comparto, vale a dire nel riordino delle carriere.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   DE POLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 4 novembre ricorre l'anniversario della firma dell'Armistizio (firmato a Padova presso Villa Giusti, alla Mandria), che sancì la fine della prima guerra mondiale. La giornata del 4 novembre è dedicata all'Unità nazionale, alle Forze armate, ai decorati al valor militare, ai combattenti e reduci ed agli orfani di guerra. Quindi rappresenta, la festa di tutto il popolo italiano, delle sue Forze armate, che il 4 novembre 1918 conquistarono la Vittoria, ma anche del popolo che lavorò e soffrì coi suoi soldati. La festa dell'orgoglio di una nazione che non fu messa in ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all'ammirazione del mondo. Una festa per una bandiera unica per tutti: il tricolore;
   pare doveroso ripercorrere anche brevemente la storia di questa data simbolo della nostra identità italiana;
   il giorno della memoria, ufficializzato nell'ottobre 1922 dall'ultimo Governo liberale, doveva contribuire tanto a celebrare la vittoria dell'Italia quanto a ricordare il sacrificio di chi perse la vita durante il sanguinoso conflitto;
   la fine del secondo conflitto portò inevitabilmente ad un allentamento del ricordo della grande guerra. Cambiata denominazione, da «festa della vittoria» a «giorno dell'unità nazionale», il 4 novembre divenne l'occasione in cui le Forze armate dichiaravano la loro fedeltà alla Repubblica. A partire dal 1949 essa divenne anche «festa delle Forze armate», ritenute quali vere depositarie dei valori della concordia e dell'unità. Le celebrazioni Si mantennero perciò su questo doppio canale: da una parte rito civile e religioso attraverso il quale il popolo aveva la possibilità di specchiarsi nel proprio passato patriottico; dall'altra, giornata in cui le Forze armate d'Italia celebrano in un'unica data, le proprie glorie e le proprie memorie;
   la ridefinizione del calendario delle feste civili portò ad un declassamento, a partire dal 1977, del 4 novembre che perse lo status di giorno festivo. Negli anni Ottanta e Novanta, sebbene l'evento avesse perso smalto con il venir meno della memoria della grande guerra, si compì un tentativo, in particolar modo per volontà di Pertini e di Spadolini, di fame nuovamente e soprattutto una festa dell'unità nazionale, giornata destinata a cementare un'identità collettiva in cui ricomprendere anche le Forze armate e lo stesso ricordo della seconda guerra mondiale;
   oggi tale data depurata da ogni eccesso retorico, contribuisce alla memoria della grande guerra quale compimento di quell'unità nazionale invocata dai padri del Risorgimento. Furono infatti le trincee a far incontrare per la prima volta siciliani e veneti, liguri e pugliesi, tragicamente consapevoli di appartenere ad una stessa comunità di destino;
   a favore del ricordo della grande guerra avrebbe dovuto giocare la legge che, approvata finalmente nel 2001, ha posto sotto tutela il patrimonio storico della prima guerra mondiale. Tuttavia, l'assenza di adeguati fondi per la salvaguardia di tali beni ne ha compromesso la piena attuazione;
   detto ciò lascia sgomenti la mancanza di fiori e corone in ricordo dei nostri caduti avvenuta quest'anno nel Veneto in occasione di questa fondamentale giornata della memoria nazionale. Pare infatti che, il ministero competente non ha stanziato i fondi necessari per le doverose celebrazioni tagliando addirittura sulle corone di fiori da porre in omaggio alle centinaia di caduti delle province venete. Non c’è dubbio su quanto il nostro Paese stia attraversando un periodo di crisi ma ha dell'incredibile che si sia giunti così all'osso da dover adottare tagli di questo genere. Sono in molti a pensare che, lo Stato unico e supremo rappresentante della nazione così facendo abbia dimenticato chi ha dato la vita per difendere la patria. Si apprende dalla stampa locale e da altri mezzi di comunicazione che il sacrificio dei nostri caduti non è stato dimenticato grazie alle questure che in sintonia con gli agenti e i cittadini hanno raccolto fondi per onorare i valorosi che hanno perso la vita per noi. In tanti in questi giorni si sono chiesti al riguardo che fine abbiano fatto i fondi versati nelle casse dello Stato dai contribuenti per essere impiegati in occasione di questa ricorrenza, ma nessuno ha ricevuto una risposta;
   sono stati in tanti a percepire questo taglio alle corone di fiori per i caduti come una grave mancanza dello Stato, perché se è vero l'Italia è attraversata da una profonda crisi economica è altrettanto vero che lo Stato con tagli di questo tipo non aiuta il popolo a ricordare la propria d'identità nazionale che passa dalla conoscenza e dalla tutela del passato –:
   se non ritenga di motivare la mancata deposizione delle corone dei fiori ai caduti e in che modo siano stati impegnati i fondi versati nelle casse dello Stato dai contribuenti veneti per le occasioni di celebrazione e commemorazione ai caduti. (4-13812)

  Risposta. — Il competente commissariato generale per le onoranze ai caduti in guerra ha provveduto ad accertare con le direzioni dei sacrari militari di Asiago e di Cima Grappa se quanto rappresentato dall'interrogante, in merito alla «mancata deposizione delle corone di fiori ai caduti» in occasione delle celebrazioni svoltesi nel Veneto per la ricorrenza del 4 novembre 2011, si fosse effettivamente verificato nei sacrari di quella regione.
  Tali direzioni hanno, riferito che le cerimonie si sono regolarmente svolte, con le consuete deposizioni di corone e di omaggi floreali ai caduti da parte di comuni, associazioni e altri enti, rispettando le norme del cerimoniale previste per tali circostanze.
  Sottolineo, peraltro, che a partire dal 2008, la festa del 4 novembre viene ampiamente commemorata con celebrazioni presso i principali capoluoghi regionali e, dal 2010, presso tutti i capoluoghi di provincia.
  Il dicastero dell'interno, interessato al riguardo, ha comunicato che – per quanto concerne le commemorazioni, tramite omaggi floreali, delle vittime del dovere e dei caduti della polizia di Stato – in base alle restrizioni imposte ai fini del contenimento della spesa pubblica dal Ministero dell'economia e delle finanze, l'amministrazione della pubblica sicurezza ha fatto presente alle questure, in data 2 febbraio 2011, l'avvenuta riduzione dello stanziamento sul capitolo di bilancio su cui gravano, tra l'altro, anche le spese per l'acquisto di omaggi floreali in occasione di particolari commemorazioni, ricorrenze e celebrazioni.
  Con successiva circolare del 14 ottobre 2011, è stata richiamata l'attenzione, sempre in ambito nazionale, sulla necessità che gli omaggi floreali devono avere «requisiti di decorosa sobrietà».
  Solo in concomitanza di ricorrenze eccezionali – quali, ad esempio, la commemorazione della strage di via Fani, o la deposizione di una corona sull'altare della Patria in occasione della festa della polizia – vengono autorizzate somme superiori a quelle ordinariamente previste e, anche in occasione della giornata del 2 novembre, è prevista la deposizione di una corona di alloro alla base dei monumenti, delle lapidi e dei cippi commemorativi più significativi.
  In aggiunta, è prevista solo per le vittime del dovere e dei caduti per servizio anche la deposizione sulla tomba di una composizione floreale (a forma di ciotola) o di un mazzo di fiori.
  Per la celebrazione dei defunti del 2 novembre 2011, presso la questura di Venezia è stata deposta soltanto una corona di alloro ai piedi del cippo commemorativo più importante, ma non sono stati previsti, a causa della menzionata riduzione dello stanziamento sul relativo capitolo di bilancio, ulteriori omaggi floreali per i caduti di quella provincia.
  Ciò ha comportato la protesta di alcune organizzazioni sindacali del personale della polizia di Stato, a seguito della quale il comune di Venezia ha offerto un proprio omaggio floreale per ricordate le vittime del dovere in occasione della giornata del 4 novembre 2011.
  Lo stesso dicastero ha fatto presente, inoltre, che non risulta siano state poste in essere raccolte di fondi per le descritte celebrazioni né presso la questura di Venezia né presso altre province venete.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   quest'anno la parata militare del 2 giugno è stata accompagnata da una polemica che ha preso piede in vari blog in internet e in diversi social network;
   la campagna Sbilanciamoci ! in un comunicato ufficiale dei rappresentati afferma «il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dando i numeri della parata militare ha omesso quello più importante: quanto costa al contribuente l'inutile sfilata delle armi ? A noi risulta che il costo globale si aggiri sui 10 milioni di euro, che sommati ai 2 milioni che sono il costo di un altro inutile fiore all'occhiello del Ministro La Russa, la mini-naja, fanno circa 12 milioni di euro»;
   tali affermazioni hanno ragionevolmente creato una polemica, considerando altresì che la campagna Sbilanciamoci ! da sempre si batte per la riduzione delle spese militari e insieme a Rete italiana per il disarmo ha avviato forme di pressione sul Governo perché rinunci all'acquisto dei cacciabombardieri JSF-F35;
   alla parata ha partecipato anche una corposa rappresentanza dei ragazzi della mini-naja, che sono stati ospitati in seguito per incontrare il ministro della difesa;
   ci si trova dinanzi a proteste provenienti da tutte le Forze armate che lamentano una scarsità di risorse e di diritti che ostacola il pieno svolgimento dei loro compiti –:
   se il Governo intenda chiarire i dubbi e rispondere alle domande lanciate sul web relative ai costi della parata militare del 2 giugno e spiegare in che modo si affianchino ai continui tagli all'esercizio e al personale. (4-12324)

  Risposta. — In primo luogo, nel rilevare che per la parata militare del 2 giugno 2011, sono stati sostenuti oneri per complessivi 4.398.542 euro, voglio evidenziare, relativamente all'incidenza delle spese sostenute dalla Difesa nell'occasione in parola, il carattere di singolarità ed eccezionalità che la ricorrenza ha rivestito in quel particolare anno, inserendosi nell'ambito delle celebrazioni commemorative del 150o anniversario dell'Unità d'Italia.
  La festa della Repubblica del 2011 ha contemplato la presenza di un cospicuo numero di autorità e di oltre 80 delegazioni straniere nonché una straordinaria partecipazione di cittadini, richiedendo la messa a punto di una considerevole cornice organizzativa e di sicurezza ovviamente non confrontabile con quelle poste in essere per il medesimo evento degli anni passati.
  Vorrei, in questo contesto, rimarcare il pregnante significato e l'importanza che tale ricorrenza rappresenta annualmente per l'Italia e per gli italiani e che conferma – senza timore di smentite – il forte e diffuso sentimento di unità nazionale.
  Il 2 giugno di ogni anno si celebra l'anniversario della proclamazione della Repubblica, passaggio decisivo nel cammino che l'Italia ha percorso per fare propri i principi di democrazia e libertà, sui quali si fonda la nostra Costituzione.
  Le Forze armate, oggi custodi e garanti della Costituzione e della difesa del Paese, attraverso la tradizionale parata militare del 2 giugno nel rendere omaggio alla Repubblica italiana, raccolgono l'affetto, la riconoscenza e l'ammirazione dei cittadini e delle istituzioni democratiche.
  La parata militare permette di ricordare, tra l'altro, tutto il personale militare al servizio della Nazione che opera quotidianamente a tutela della sovranità e della sicurezza nazionale, nonché contribuisce ad accrescere il ruolo e l'immagine dell'Italia nel mondo, partecipando attivamente, attraverso le operazioni di sostegno della pace, a quell'azione multidisciplinare e multinazionale che costituisce valida risposta alle sempre crescenti esigenze di stabilità internazionale, in una prospettiva di effettivo sviluppo e pacifica convivenza tra i popoli.
  La festa della Repubblica costituisce dunque un solenne e doveroso evento istituzionale il cui significato travalica ogni considerazione che non trovi riferimento negli stessi valori celebrati.
  In tale quadro, comunque, desidero far notare che, in coerenza con le linee di rigore adottate dal Governo in relazione alla stringente necessità di ridurre la spesa pubblica, l'edizione del 2012 è stata sensibilmente contenuta rispetto all'edizione del 2011 ma anche del 2010, rispondendo, in tal modo, pienamente all'appello del Presidente Napolitano alla sobrietà ed all'essenzialità che si impongono in momenti delicati e difficili come quello che sta attraversando attualmente il Paese.
  Sottolineo, infatti, che la sfilata di quest'anno già fortemente ridimensionata con un risparmio pari a circa 1,8 milioni di euro rispetto all'edizione del 2011 ed ad oltre 900 mila euro rispetto all'edizione del 2010, a seguito del noto sisma che ha colpito le popolazioni emiliane ed anche in esito alle indicazioni venute dal Presidente della Repubblica, è stata oltremodo improntata alla sobrietà, con un'ulteriore riduzione complessiva della presenza di militari e non militari di oltre il 20 per cento.
  In particolare, non hanno preso parte alla sfilata mezzi, cavalli e le Frecce tricolori.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il fenomeno dell'uranio impoverito non riguarda comunque solo l'Italia, che vi ha avuto un limitatissimo ruolo e che si è occupata del fenomeno solo dopo il primo caso verificatosi in Bosnia (il caso del militare Salvatore Vacca, in Sardegna, nel 1999), cioè più di mezzo secolo dopo che della problematica si sono occupati ampiamente gli Stati Uniti e altri Paesi, soprattutto anglosassoni;
   l'uranio impoverito è stato rintracciato nei morti di Camp Doha (11 luglio 1991), come facilmente verificabile sui vari siti web in cui si possono ritrovare articoli in merito già dal 12 luglio 1991 su The Stars and Stripes; il 18 luglio 1991 sul Wall Street Journal; il 1 agosto 1991 sulla rivista Black Horse; l'11 agosto 1991 su The State (Columbia, S.C.); il 10 novembre 1991 su The Independent e così via per decine di articoli, che si sviluppano negli anni almeno fino al 1998;
   ma ancor prima dell'incidente di Camp Doha vi sono le sperimentazioni eseguite in Australia su oltre mille soldati negli anni ’50 e ’60 a Marilinga e alla Christmas Island, in cui è stata sperimentata la pericolosità dell'uranio impoverito, anch'esse ampiamente rinvenibili sui siti web;
   peraltro anche in seguito alla commissione Mandelli, lo stesso professor Mandelli, in un articolo a firma congiunta con il professor Mele sulla rivista Epidemiologia dell'ottobre 2001, ha scritto che non si può escludere che l'uranio impoverito sia stato la causa dei linfomi di Hodgkin e il professor Grandolfo, della Commissione stessa, in un'intervista a Metro ha affermato che non si può escludere che l'uranio sia letale;
   i vaccini somministrati ai soldati italiani non possono essere considerati l'unica causa delle malattie e le nanoparticelle di metalli pesanti risultano nocive, ma non letali e addirittura la sanità militare italiana nella conferenza tenutasi al Cern il 2 ottobre 2011 ha escluso, qualsiasi nocività delle nanoparticelle;
   l'ultima sentenza in merito all'uranio è del tribunale di Firenze del 15 novembre 2011 e riguarda il militare Stefano Del Vecchio;
   il Presidente della Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito ha recentemente reso dichiarazioni circa la non esistenza, al momento, di legami certi tra uranio impoverito e tumori sorti dopo missioni all'estero e attività nei poligoni –:
   quale sia la posizione del Governo a tal riguardo;
   se il Governo non intenda chiarire perché non sono state adottate le misure di protezione previste per i pericoli dell'uranio (e delle nanoparticelle) e dei vaccini e se non ritenga di dover intervenire al fine di verificare le responsabilità di migliaia di casi di gravi malattie che si sono verificate. (4-14346)

  Risposta. — L'episodio di «Camp Doha» – richiamato dall'interrogante – si riferisce a un incendio sviluppatosi presso quella base dell'esercito statunitense tra l'11 e il 12 luglio 1991, quando presero fuoco anche munizioni all'uranio impoverito.
  Le stime delle dosi radiologiche e chimiche, con riferimento al personale esposto a residui o polveri di uranio durante e dopo l'incendio, risultarono al di sotto dei limiti fissati dalle agenzie statunitensi competenti.
  L'assenza, peraltro, di significativa contaminazione ambientale da uranio impoverito è dimostrata dal fatto che la base ha continuato ad essere operativa per lungo tempo, arrivando nel 2003 ad ospitare stabilmente più di 2000 persone tra militari e civili, oltre a diverse migliaia di militari in transito.
  Quanto, invece, alle dichiarazioni dei professori Mandelli, Mele e Grandolfo, secondo le quali «non si può escludere che l'uranio impoverito sia stato la causa dei linfomi di Hodgkin», è il caso di osservare che, in base allo stato attuale delle cognizioni scientifiche, non si può né sostenere né negare la sussistenza di un nesso di causalità tra l'esposizione all'agente tossico (in questo caso l'uranio impoverito) e lo sviluppo della malattia.
  Peraltro, mentre studi condotti per oltre vent'anni in un ampio numero di Paesi sono unanimi nell'affermare che non è dimostrata relazione causale o correlazione probabilistica tra uranio impoverito e patologie umane, la posizione opposta non è, al contrario, suffragata da prove.
  Inoltre, a seguito delle conclusioni cui è pervenuta la commissione Mandelli, è stato condotto un più ampio studio epidemiologico su oltre 100.000 soldati dell'Esercito italiano, relativo al periodo 1996-2007, dal quale è emerso che dopo l'anomala concentrazione temporale di casi di Linfoma di Hodgkin verificatasi nell'anno 2000 non si riscontravano ulteriori picchi anomali negli anni seguenti, suggerendo che esso verosimilmente rappresentava un evento casuale. Infatti, se questo picco fosse stato associato all'esposizione ad una qualsiasi contaminazione ambientale, ci si sarebbe dovuto aspettare un progressivo incremento dell'incidenza di questa neoplasia nel personale militare impiegato fuori area anche negli anni a seguire, man mano che aumentava il tempo di latenza utile allo sviluppo della patologia.
  Per quanto concerne, poi, l'affermazione che «la sanità militare italiana nella conferenza tenutasi al CNR il 2 ottobre 2011 ha escluso qualsiasi nocività delle nanoparticelle», va precisato che durante tale conferenza (svoltasi il 3 ottobre 2011) nessuna relazione è stata presentata da rappresentanti della sanità militare, mentre tutte le presentazioni scientifiche sono state effettuate da autorevoli scienziati del mondo civile, appartenenti alle maggiori istituzioni nazionali.
  Quanto è emerso chiaramente dal convegno indica che, ad oggi, non è stato accertato alcun nesso di causalità tra nanoparticelle e patologie umane, tanto che le conclusioni della tavola rotonda finale sono state «...e la ricerca continua».
  Per quanto riguarda, nel merito, la posizione del Governo, è evidente come, al momento attuale, l'emergere progressivo e consistente degli studi scientifici sia in linea con il non accertato nesso causale tra uranio impoverito e patologie umane.
  In merito alle misure di precauzione e prevenzione adottate dalle Forze armate italiane per tutelare la salute dei militari ed eliminare il rischio da esposizione all'uranio impoverito, presso ogni reparto operativo è presente personale professionale e professionista che viene specificamente addestrato al rilevamento e alla bonifica di agenti nucleari/batteriologici/chimici (Nbc).
  Per i reparti destinati a compiere operazioni fuori area vengono condotte particolari attività addestrative già nella sede stanziale, in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa Nato e nazionale vigente; si tratta di una prassi adottata da numerosi anni, aggiornata e affinata nel tempo, regolarmente seguita in tutte le operazioni reali cui le Forze armate hanno preso parte fino ad oggi.
  Fin da quando è emersa la problematica dell'uranio impoverito, essa non è stata né ignorata, né sottaciuta, né sottovalutata.
  In particolare, fin dalle fasi iniziali dell'ingresso dei nostri militari in Kosovo, avendone avuto precedente informazione, fu possibile adottare adeguate misure di prevenzione.
  Anche per quanto riguarda la Bosnia, dopo aver appreso notizie sull'uso di proiettili all'uranio impoverito furono avviati accertamenti e controlli da parte delle Nazioni presenti con propri contingenti: le misurazioni effettuate esclusero inquinamento da uranio impoverito nei luoghi dove i nostri militari erano stati alloggiati e dispiegati.
  Venne, comunque, definita una lista di provvedimenti da adottare, al fine di ridurre effettivamente al minimo eventuali occasionali rischi di esposizione alle radiazioni ionizzanti.
  Questi provvedimenti furono diffusi immediatamente alle unità e tutte le misure da adottare, già attivate in teatro, vennero organicamente raccolte nella direttiva emanata dalla brigata multinazionale italiana, più nota come direttiva «Bizzarri».
  Quanto al ruolo delle vaccinazioni nelle malattie dei militari, si può affermare che la legge italiana garantisce l'immissione in commercio di agenti terapeutici, sicuri ed efficaci, di elevato valore qualitativo e che le pertinenti autorità di sanità pubblica prescrivono o raccomandano le vaccinazioni solo se i benefici superano di gran lunga i rischi di effetti collaterali.
  Inoltre, la sicurezza dei vaccini e le raccomandazioni di vaccinazione vengono regolarmente rivalutate sulla base dei dati nazionali e internazionali di controllo del mercato e delle pubblicazioni scientifiche più recenti.
  Tali indicazioni sono costantemente concordate con il Ministero della salute quale autorità massima sul territorio nazionale e le tipologie di vaccini impiegate sono le stesse utilizzate nei programmi di vaccinazioni di sanità pubblica.
  Le modalità di somministrazione dei vaccini sono sempre state rispondenti ai principi della buona pratica vaccinale e alle raccomandazioni delle organizzazioni internazionali che consentono la somministrazione, anche contemporanea, di vaccini non viventi o in associazione a vaccini viventi purché in sedi diverse, mentre indicano un periodo di almeno quattro settimane fra inoculi di vaccini viventi, qualora non somministrati contemporaneamente.
  Non esistono evidenze scientifiche, anche a livello mondiale, che mostrino un nesso causale tra le patologie neoplastiche e i vaccini, come peraltro già evidenziato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dal Ministero della salute e da autorevoli società scientifiche.
  In considerazione di quanto finora esposto, nonché allo stato delle conoscenze, si ritiene, dunque, che non sussistano i presupposti per attribuire a rappresentanti dell'Amministrazione eventuali e significative responsabilità correlabili all'insorgenza di «gravi malattie» verificatesi tra il personale della Difesa.
  Prima di concludere, vorrei osservare, ancora, che l'insorgenza delle neoplasie tra i militari è sicuramente avvertita come problema sociale dalle stesse istituzioni militari e determina una grande solidarietà, in forza della quale si assicura il massimo sostegno e aiuto.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   DI STANISLAO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 3 maggio 2012 un'agenzia dell'AgenParl, dal titolo «L'Aquila: Conapo, mezzi donati dalla Fiat sono scomparsi», ha evidenziato ancora una gestione inefficiente della ricostruzione post sisma in Abruzzo;
   il lancio d'agenzia riporta la denuncia del Conapo, il sindacato autonomo dei Vigili del fuoco, circa la scomparsa dei mezzi donati dalla Case Construction Equipment, società del gruppo Fiat, per le operazioni post sisma nelle zone terremotate e di fatto mai arrivati a L'Aquila;
   sempre nella nota parlamentare citata, si legge che il Sottosegretario al Ministero dell'interno ha affermato che la donazione non aveva vincolo di destinazione;
   il Conapo ha dichiarato anche che il dipartimento dei vigili del fuoco prosegue con l'opera di rinnovamento del proprio parco macchine nazionale, relegando il comando dell'Aquila a deposito di mezzi da dismettere, provenienti da ogni parte d'Italia, nonostante i cospicui fondi messi a disposizione del soggetto attuatore destinati all'acquisto di macchine operatrici e non ancora spesi;
   secondo le fonti dell'AgenParl, i mezzi in questione, dal valore di circa 900mila euro, sarebbero fermi alla protezione civile che non sblocca la consegna dei mezzi ai vigili del fuoco;
   si tratta di un escavatore cingolato CX210B, un escavatore gommato WX145, un miniescavatore CX17B, una ala gommata 921E, una minipala compatta (skid) 435 e un sollevatore telescopico TX130-33. Di questi sei, tre sono stati assegnati ai comandi provinciali dei vigili del fuoco di Roma, Piacenza e Genova, gli altri sono rimasti parcheggiati presso la protezione civile; il Conapo ha tenuto a precisare comunque che non è impegnata a L'Aquila;
   è evidente, pertanto, che il dipartimento dei vigili del fuoco, il quale continua a spendere risorse per le macchine, quando ci sono 900 mila euro di mezzi fermi, debba fare chiarezza e dare spiegazioni tanto quanto il Dipartimento della protezione Civile;
   in tre anni, a L'Aquila sono stati spesi circa 250 milioni di euro di puntellamenti e ancora 33.000 persone sono fuori dalle case che abitavano prima del tragico evento, una situazione di per sé drammatica e oltremodo problematica che non ha bisogno di ulteriori affossamenti –:
   se il Governo non ritenga di verificare i fatti citati in premessa e se non ritenga di dover intervenire affinché la donazione della società del gruppo Fiat giunga finalmente a destinazione, a sostegno di un territorio ancora fortemente in difficoltà e che necessita di questi mezzi. (4-15987)

  Risposta. — L'interrogante ha chiesto di conoscere se sia giunta a destinazione la donazione di sei macchine – effettuata a settembre del 2009 dal costruttore di mezzi movimento terra case construction equipment del gruppo FIAT – in favore del Dipartimento della protezione civile, a sostegno della ricostruzione post sisma nelle zone terremotate de L'Aquila.
  In proposito, risulta che nel mese di ottobre 2010 il Dipartimento della protezione civile ha concesso in comodato d'uso gratuito al dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile dei Ministero dell'interno, solo tre dei sei mezzi movimento terra, facenti parte della citata donazione, con «l'obbligo di destinarli all'uso esclusivo dei vigili del fuoco per lo svolgimento dei compiti d'istituto».
  I mezzi in argomento sono una pala gommata a caricamento frontale, un escavatore ruotato ed un escavatore cingolato.
  In considerazione delle caratteristiche delle macchine e del tipo di operazioni in atto in quel tempo sullo scenario aquilano e tenuto conto, peraltro, che non sussiste nell'atto di comodato alcun vincolo di destinazione territoriale per il loro impiego, esse sono state dislocate presso i comandi provinciali dei vigili del fuoco di Roma, Piacenza e Genova; contestualmente, nell'ambito della pianificazione della presenza del mezzi sul territorio nazionale, risultavano operanti a L'Aquila, in aggiunta alle dotazioni del comando, ben 16 mezzi movimento terra provenienti da altre regioni.
  Pertanto, nella destinazione dei mezzi indicati nell'interrogazione in esame, si sono applicati criteri di razionalizzazione, di progressivo ammodernamento e di equilibrata distribuzione delle risorse strumentali, anche in riferimento alle situazioni di emergenza ragionevolmente attese, in base all'analisi storica delle calamità verificatesi sul territorio nazionale, con particolare riferimento a quelle occorse recentemente.
  Si soggiunge che, in considerazione della recente attivazione dell'impianto di stoccaggio e triturazione delle macerie presso la cava ex Teges, si è reso possibile l'utilizzo di mezzi con le caratteristiche della pala gommata a suo tempo assegnata al comando di Roma, per la quale difatti è stata disposta, il 19 gennaio 2012, da parte del dipartimento dei vigili del fuoco, la dislocazione comando provinciale di l'Aquila.
  Infine, si rappresenta che contestualmente è stato assegnato al comando di L'Aquila anche un escavatore gommato appartenente al comando di Milano. Nel mese di marzo 2012, inoltre, sono stati assegnati i seguenti automezzi movimento terra da utilizzare per la rimozione delle macerie: un escavatore cingolato proveniente dal comando di Padova; un escavatore cingolato proveniente dal comando di Belluno; una pala gommata proveniente dal comando di Pisa.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoGiovanni Ferrara.


   DI STANISLAO. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il Partito democratico afgano Hambastagi il 30 aprile scorso ha organizzato una partecipata manifestazione nel ventesimo anniversario della presa del potere di Kabul da parte delle milizie fondamentaliste, per chiedere giustizia per le vittime civili e la deposizione dei warlord che siedono in Parlamento afgano;
   ora quegli stessi criminali vogliono togliergli legittimità annullando il loro status giuridico e chiedendo che vengano messi sotto processo per avere insultato la «jihad»;
   la manifestazione di Kabul ha ottenuto un grande successo e Hambastagi ha ricevuto un sostegno enorme da afgani all'interno del Paese e all'estero, tuttavia hanno ricevuto minacce da parte dei signori della guerra sia per telefono che per e-mail;
   il Partito ha dichiarato ufficialmente in una nota che i signori della guerra che siedono in Parlamento e Senato hanno condannato la loro manifestazione e hanno chiesto che il partito venga messo fuori legge e sotto processo per aver insultato la «jihad»;
   i rappresentanti sono stati ufficialmente chiamati in Senato per rispondere alle accuse e il canale televisivo statale ha annunciato che la registrazione del Partito della Solidarietà è stata annullata, notizia che tuttavia ancora attende ufficialità;
   anche il CISDA — Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane — che sostiene attivamente questo giovane partito democratico afgano, ha raccolto il loro appello e chiede che venga inviata una breve nota di sostegno ad Hambastagi da parte di Governi, istituzioni, partiti, associazioni, giornali –:
   se il Governo sia a conoscenza delle informazioni citate in premessa e se non ritenga di dover intervenire a sostegno del partito democratico afgano Hambastagi (Partito della Solidarietà) affinché il Governo afgano ponga fine ad un modus operandi che va contro una libertà di opinione e di espressione indispensabile per costruire uno Stato democratico e autonomo a tutela e sostegno dei cittadini.
(4-16121)

  Risposta. — Secondo quanto riferitoci dall'ambasciata d'Italia a Kabul, lo scorso 30 aprile, in occasione del ventesimo anniversario del golpe che rovesciò il governo Najibullah, ha avuto luogo nella capitale afghana una manifestazione organizzata dal partito Hambastagi (partito della solidarietà). In occasione di tale manifestazione, risulta siano state bruciate in strada alcune immagini di jihadisti.
  A seguito di ciò, alcuni membri del parlamento hanno chiesto il ritiro della registrazione del partito Hambastagi, ma non risulta che sia stato dato seguito a tale richiesta. Ugualmente, non risulta che vi siano state ulteriori conseguenze, né che siano stati compiuti atti intimidatori nei confronti dei membri del partito in parola, ma, in considerazione della particolare sensibilità dell'argomento, tale eventualità non può essere totalmente esclusa.
  Quanto ad un possibile impegno preferenziale nei confronti di Hambastagi, come proposto dall'interrogante, il Governo ritiene più opportuno mantenere un atteggiamento neutrale nei confronti dei partiti politici afghani. Tale scelta è dettata dalla volontà di non interferire negli affari interni del paese, trattandosi di eventi strettamente attinenti alla dialettica politica interna afghana. In linea con quanto fatto finora, il Governo italiano rimane comunque sempre vigile sul rispetto delle libertà fondamentali, ed incoraggia le autorità afghane a proseguire sulla strada delle riforme democratiche.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriMarta Dassù.


   DI STANISLAO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   la Commissione affari esteri della Camera del deputati, il 14 luglio 2011, nell'approvare una risoluzione in presenza dei rappresentanti del Governo ha impegnato il Governo italiano ad accogliere 40 feriti gravi del violentissimo attacco dell'8 aprile causato delle forze irachene ai residenti di Ashraf. Ma finora, purtroppo, nonostante le numerose richieste e le ripetute visite del personale della nostra Ambasciata a Baghdad il nostro Paese ha accolto a quanto consta all'interrogante solo quattro feriti;
   per quanto riguarda la sovranità dell'Iraq, le informazioni in possesso dello scrivente confermano che la PMOI l'ha sempre e pienamente rispettata. Le notizie che arrivano riferiscono che le forze irachene hanno violato più volte i diritti dei residenti del Campo Ashraf;
   mentre il campo Liberty non ha le infrastrutture adatte ad accogliere, queste persone, le quali inoltre non hanno la possibilità di entrare o uscire liberamente dal campo, non possono tuttora ricevere i loro avvocati o parenti, né accedere alle cure mediche. Persino ai giornalisti è vietato accedere al campo;
   i residenti del Campo Ashraf hanno consegnato, nell'agosto 2011, la loro richiesta all'Alto commissariato dell'ONU per rifugiati che ha riconosciuto, il 23 settembre, il loro status come richiedenti asilo e, se non fosse stato per gli impedimenti del Governo iracheno, ci sarebbe stato il tempo sufficiente per la procedura burocratica a trasferire molti dei feriti e indigenti nei Paesi terzi per le cure necessarie. Anche ora che il processo di riconoscimento è iniziato prosegue alquanto lentamente e ad oggi a quello che consta all'interrogante solo 30 persone sono state intervistate. In questa situazione bisogna provvedere per la sicurezza del campo Liberty e per le infrastrutture affinché i dissidenti iraniani possano avere una vita dignitosa –:
   se il Governo intenda chiarire la posizione dell'Italia in relazione ai fatti citati in premessa e se non ritenga di dover intervenire al fine di agevolare l'arrivo dei feriti del Campo Ashraf, superando eventualmente le procedure burocratiche del commissariato dell'ONU per motivi umanitari e privilegiando vite umane. (4-16133)

  Risposta. — Su forte impulso del Ministro Terzi di Sant'Agata, l'Italia si sta impegnando attivamente per trovare, assieme ai principali partner e nel quadro dell'azione delle organizzazioni internazionali del settore, una soluzione condivisa e rispettosa dei diritti umani, relativamente alla vicenda di Camp Ashraf ed al trasferimento dei suoi residenti, da alcuni mesi a questa parte, a Camp Liberty.
  Dopo le numerose visite consolari effettuate a Camp Ashraf nel corso del 2011, lo scorso aprile, l'ambasciata italiana è stata la prima rappresentanza diplomatica straniera a recarsi presso il nuovo sito di Camp Liberty. I funzionari dell'ambasciata stanno, così, provvedendo ad incontrare ed intervistare i residenti con asseriti legami con l'Italia e quanti abbiano fatto richiesta di venire nel nostro Paese per ricevere cure mediche.
  Il Ministro Terzi di Sant'Agata ha altresì disposto nell'aprile scorso un contributo fino a 300 mila dollari a favore dell'Unhcr per il programma delle Nazioni unite volto a determinare l'eventuale status di rifugiato dei residenti del Campo. Il Rappresentante speciale delle Nazioni unite in Iraq Martin Kobler ha voluto, in una lettera al Ministro Terzi di Sant'Agata del 2 maggio 2012, ringraziare l'Italia per quello che ha definito un eccezionale esempio di impegno e sostegno all'azione umanitaria delle Nazioni unite in favore dei residenti di Camp Liberty.
  In tale contesto, è infatti di fondamentale importanza la collaborazione avviata con l'Unhcr, che sta già operando per identificare i residenti a Camp Liberty e verificarne i requisiti individuali per il riconoscimento della protezione internazionale.
  La vicenda è stata anche affrontata a Bruxelles nell'ambito del competente Gruppo di lavoro dell'Unione europea il 3 maggio 2012. Anche in tale occasione i Paesi membri intervenuti nel dibattito hanno unanimemente confermato il loro apprezzamento per gli sforzi umanitari profusi dal Rappresentante delle Nazioni unite in Iraq, Martin Kobler, a favore dei residenti di Camp Ashraf e per l'atteggiamento costruttivo sin ora mantenuto dalle Autorità irachene. Si è auspicato inoltre il continuo sostegno della Comunità internazionale all'azione delle Agenzie delle Nazioni Unite impegnate sul campo (Unami, Unhcr e Unops) per completare il processo di reinsediamento dei profughi iraniani, il cui trasferimento a Camp Liberty costituisce una tappa preliminare. Nessun Paese europeo ne ha sinora accolto un numero significativo, riservandosi al massimo di prendere in considerazione qualche limitato caso, e solo a conclusione delle procedure di intervista e di identificazione condotte sotto la supervisione dell'Unhcr. In tale occasione, il Servizio europeo per l'azione esterna ha segnalato che anche gli Stati Uniti hanno recentemente disposto l'invio in Iraq di una missione per verificare lo status dei residenti di Camp Liberty in vista di un loro possibile futuro accoglimento.
  Sul piano nazionale, dopo aver già accolto nel luglio 2011 quattro feriti, la Farnesina sta valutando la possibilità di un gesto umanitario, coerentemente con l'impegno italiano su tale delicata questione. Sulla base degli elementi disponibili, anche a seguito delle numerose visite consolari a Camp Ashraf prima e a Camp Liberty poi, sono quindi in corso gli accertamenti da parte degli organi competenti in merito ai profili di sicurezza legati all'eventuale trasferimento in Italia, di alcuni residenti del Campo, anche in linea ed in coordinamento con la posizione assunta dai principali partner internazionali.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   DI STANISLAO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   il Comitato Iran libero ha lanciato un appello per garantire la sicurezza dei residenti di campo Ashraf dove sono i dissidenti iraniani;
   nell'appello denunciano che il regime teocratico iraniano con l'impiccagione di 120.000 persone e con la detenzione e la tortura sistematiche di centinaia di migliaia di prigionieri politici è davvero campione nella violazione dei diritti umani negli ultimi tre decenni. In Iran giovani, donne, minoranze etniche e religiose e intellettuali sono sottoposti alle più atroci pressioni. Secondo la relazione di Amnesty International il numero di impiccagioni nel 2011 è stato il doppio rispetto all'anno precedente;
   il regime iraniano con la sua partecipazione nel massacro del popolo siriano, con le continue ingerenze in Iraq, in Libano, in Palestina e in tutto il Medio Oriente e soprattutto con i suoi irriducibili tentativi nella produzione delle armi nucleari è la fonte principale d'instabilità e d'insicurezza nella regione e in tutto il mondo;
   considerata la situazione critica del regime iraniano, questo è seriamente intenzionato ad annientare la sua opposizione, i residenti nel Campo Ashraf, prima del rovesciamento del regime di Assad in Siria e del cambiamento dell'equilibrio attuale nella regione. I mercenari del regime iraniano in Iraq già due volte, nel 2009 e nel 2011, hanno attaccato con feroce violenza i residenti del Campo Ashraf, uccidendo 47 persone completamente inermi e ferendone migliaia. Alla fine del 2011, in seguito alle pressioni esercitate da parte del Governo iracheno, è stato firmato un accordo tra il Governo iracheno e l'ONU per lo spostamento dei residenti del Campo Ashraf nel territorio iracheno prima che l'Alto commissariato dell'ONU potesse effettuare le pratiche per la riaffermazione dello status di rifugiato dei residenti di Ashraf necessario per il trasferimento di questi in Paesi terzi;
   i residenti del Campo Ashraf, nonostante godessero del diritto di permanere nel loro luogo di residenza da più 25 anni, su sollecitazione della signora Maryam Rajavi che si è adoperata per favorire una soluzione pacifica della questione, hanno accettato ed effettuato il trasferimento al campo Liberty;
   nel campo Liberty non ci sono le condizioni di una vita dignitosa: il campo è privo di ogni tipo di infrastruttura che consenta un livello minimo di standard umanitario; al suo interno c’è una presenza massiccia di forze armate irachene ed è consentito l'uso di una superficie molto limitata del campo le cui strade non sono asfaltate; a questo si aggiunge la proibizione di entrare e uscire dal campo, la scarsità dell'acqua e di corrente elettrica e l'assenza di una rete di fognatura. Le umilianti pressioni e le assurde perquisizioni durante il trasferimento e l'impedimento di portare beni personali hanno moltiplicato i problemi –:
   se il Governo intenda raccogliere l'appello del Comitato ed intervenire in sede ONU ed adoperarsi affinché si agisca tempestivamente per migliorare la condizione del campo Liberty, per l'uscita delle forze irachene dal recinto del campo e per consentire ai residenti di costruire le infrastrutture necessarie e ampliare il campo in modo da renderlo abitabile.
(4-16137)

  Risposta. — Come ricordato dall'interrogante, a seguito della conclusione da parte delle Nazioni unite di un memorandum di intesa per garantire il rispetto dei diritti umani dei rifugiati iraniani in Iraq con il Governo iracheno il 25 dicembre 2011, i residenti di Camp Ashraf hanno accettato il trasferimento a Camp Liberty.
  Camp Liberty è un'area di 2,5 chilometri nei pressi dell'aeroporto di Baghdad. Fino a pochi mesi fa essa ospitava una base statunitense, ed è per questo interamente recintata e fornita di alloggi, mensa, strutture mediche adeguatamente equipaggiate, secondo quanto attestato dalle relazioni degli esperti della missione di assistenza delle Nazioni unite per l'Iraq (Unami) che visitano regolarmente la struttura. È peraltro possibile che al suo interno si possano essere registrate temporanee mancanze di acqua ed elettricità, come peraltro avviene anche nel resto della città di Baghdad, e che, rispetto a Camp Ashraf, la qualità della vita possa risultare peggiore, risentendo negativamente del difficile contesto logistico della capitale irachena, caratterizzato dagli elevatissimi rischi di sicurezza a cui sono esposte tutte le strutture che accolgono gli appartenenti alla comunità internazionale.
  Le forze dell'ordine irachene, chiamate dalle proprie Autorità democraticamente elette a gestire una situazione che riguarda stranieri, sono tenute a rispettare i principi umanitari sanciti dal diritto internazionale, sotto la supervisione dell'Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).
  L'Italia, come il resto dei Paesi partners dell'Unione europea, sostiene senza riserve l'operato del Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni unite nel Paese, il diplomatico tedesco Martin Kobler, il cui encomiabile impegno a tutela dei diritti individuali dei residenti a Camp Ashraf ha già contribuito in modo determinante allo svolgimento pacifico ed ordinato del trasferimento di ben 1.200 profughi iraniani a Camp Liberty.
  Il 23 marzo 2012, nel corso di una riunione appositamente convocata presso la sede delle Nazioni unite a Ginevra, Kobler ha rivolto un pressante appello alla responsabilità della comunità internazionale affinché accolga i profughi iraniani e contribuisca ai costi di mantenimento di Camp Liberty, stimati dall'Unhcr in circa 40,5 milioni di dollari. In tale occasione il Governo italiano ha riconfermato il proprio sostegno all'azione svolta dalle Nazioni unite per la ricerca di una soluzione negoziata per Camp Ashraf in grado di permettere all'Iraq di ripristinare l'esercizio della propria sovranità su tutto il proprio territorio senza pregiudizio per i diritti umani dei profughi iraniani.
  Il Ministro Terzi di Sant'Agata ha quindi voluto riscontrare l'appello umanitario del Rappresentante speciale delle Nazioni unite Kobler disponendo nell'aprile 2012 un contributo fino a 300 mila dollari a favore dell'Unhcr. Per tale contributo, con una lettera del 2 maggio 2012 allo stesso Ministro Terzi di Sant'Agata, Kobler ha voluto ringraziare l'Italia per quello che ha definito un'eccezionale esempio di impegno e sostegno all'azione umanitaria delle Nazioni unite in favore dei residenti di Camp Liberty.
  L'Italia, d'intesa con la comunità internazionale e nell'ambito dell'Unione europea, continuerà a fare la sua parte per favorire una positiva soluzione della vicenda.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   EVANGELISTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   Maurizio Marchetti concorre alle prossime elezioni amministrative per la sua rielezione a Sindaco di Altopascio (Lucca);
   il 1° maggio 2011 è comparso un messaggio su un sito internet, denominato «Casal diprincipe's Blog», che invita a votare Maurizio Marchetti, definito un carissimo amico, che aiuta le imprese di Casal di Principe e che è uomo fedele a quel territorio. Il messaggio termina esprimendo la certezza che Marchetti sarà sempre uno di loro;
   il 2 maggio viene pubblicato sul giornale online Altopascio.info un pesante messaggio minatorio confronti della redazione nel quale si dice tra l'altro «State attenti a quello che scrivete. Molto attenti. La verità è una sola. Maurizio Marchetti è il migliore in assoluto. Se non vuoi avere guai, (...) evita di far pubblicare certe str (...). Questo sito fa schifo come schifo fanno i contenuti. (...) Uomo avvisato mezzo salvato !»;
   nella notte del 4 maggio molti manifesti elettorali di Alternativa Democratica vengono stracciati e/o coperti con quelli del candidato Marchetti;
   conseguentemente, sono state presentare varie denunce alla Prefettura di Lucca e al Comando dei Carabinieri di Altopascio;
   il 5 maggio due autocarri di una locale impresa edile sono andati a fuoco; i mezzi si trovavano parcheggiati in località Tei, nel centro abitato;
   lo stesso giorno, inaspettatamente, il direttore di Altopascio.info, Massimo Stefanini, si dimette a una settimana dalla chiusura dalla campagna elettorale adducendo motivi di lavoro;
   il 6 maggio venivano effettuate moltissime telefonate agli abitanti della frazione di Marginone che consigliavano di non partecipare all'evento organizzato dal centrosinistra la sera stessa;
   il succedersi di fatti di questo tipo a una settimana dalla chiusura della campagna elettorale desta molte molte preoccupazioni;
   era già accaduto 5 anni fa e si è ripetuto anche in questa tornata elettorale;
   al di là della credibilità o meno di minacce anonime o appoggi elettorali, quello che purtroppo emerge è l'ombra di una mentalità camorristica e violenta che pare cominci sempre più a estendersi sul comune di Altopascio –:
   se sia stato messo al corrente di quanto sta accadendo ad Altopascio così come evidenziato in premessa e, in caso affermativo, quali iniziative intenda adottare per garantire il regolare svolgimento della competizione elettorale. (4-11930)

  Risposta. — Gli episodi cui fa riferimento l'interrogante si collocano temporalmente nel periodo che ha preceduto le consultazioni per l'elezione del sindaco di Altopascio, conclusesi con l'elezione di Maurizio Marchetti, esponente della coalizione «Insieme per Altopascio», sostenuta da PdL, Lega Nord, La destra ed altre formazioni politiche.
  Durante tale periodo la prefettura di Lucca è stata più volte interessata da parte degli altri candidati alla carica di sindaco, per presunte violazioni delle norme che regolano la propaganda elettorale, e ha richiamato, quindi, l'attenzione delle forze dell'ordine al fine di garantire il regolare svolgimento della campagna elettorale.
  Relativamente alla pubblicazione di un messaggio anonimo a carattere intimidatorio sul sito «www.altopascio.inio», l'autorità giudiziaria, informata del fatto, non ha disposto ulteriori accertamenti.
  Per quel che riguarda l'incendio doloso di due autocarri appartenenti ad un'impresa edile operante in Altopascio, i proprietari, originari della provincia di Caserta, risultano incensurati e sono in corso le indagini da parte del reparto operativo del locale comando provinciale dei carabinieri.
  Per quanto concerne il danneggiamento di alcuni manifesti elettorali dei candidati alle elezioni comunali e provinciali della lista civica «Alternativa democratica per Altopascio e del Partito Democratico» e la collocazione, al loro posto, di manifesti di propaganda del candidato Maurizio Marchetti, la vicenda è al vaglio dell'autorità giudiziaria, ma il fatto sembra riconducibile ad un equivoco circa gli spazi per l'affissione.
  In relazione alle asserite telefonate del 6 maggio 2011, finalizzate a far desistere gli abitanti della frazione di Marginone in Altopascio dalla partecipazione all'evento organizzato quella sera da partiti del Centro-sinistra, non risulta alcuna denuncia o segnalazione.
  Secondo le informazioni ricevute dal locale comando provinciale dei carabinieri non si registrano avvenimenti o fatti penali riconducibili ad attività o metodi propri delle organizzazioni di tipo mafioso.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   FAENZI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   l'investimento di circa tre milioni di euro per la manutenzione straordinaria e il ripristino dei laghetti, inteso come piccoli idrici multifunzionali in grado di fronteggiare alle necessità dell'agricoltura nei particolari periodi di siccità, recentemente annunciato dalla regione Toscana, nonostante rappresenti a giudizio dell'interrogante, una misura condivisibile, non costituisce tuttavia un provvedimento risolutivo in una fase emergenziale come quella attuale, in cui la situazione idrologica della Toscana è investita pesantemente sia per quanto riguarda i consumi domestici che le esigenze dell'agricoltura e del sistema produttivo;
   un censimento effettuato nel 2006, stabilì che il territorio toscano era dotato di 2.462 piccoli invasi, la cui capacità complessiva era pari a quella del grande invaso di Bilancino, ovvero un lago artificiale nei pressi di Barberino del Mugello;
   questa risorsa attualmente non utilizzabile in parte, per mancanza di manutenzione, è stata ripristinata nonostante gli ostacoli frapposti dalle autorità europee che considerano l'irrigazione consentita da questi piccoli invasi come foriera di eccedenze produttive;
   l'irrigazione attraverso i laghetti, in condizioni di evidente criticità come quelle attuali provocate dalla siccità, possono infatti rappresentare una valida soluzione anche se temporanea, per mettere al sicuro l'esistenza stessa delle colture toscane;
   i danni economici causati dalla siccità, nei confronti dell'agricoltura toscana, riguardano principalmente seminativi e cereali e ammontano per circa 60 milioni di euro e secondo quanto sostengono le autorità della regione Toscana, nel caso dovesse prolungarsi la mancanza di pioggia, i rischi maggiori sono rivolti verso la produzione di olio e di vivaismo, che rappresenta tra l'altro, il 30 per cento del Pil agricolo regionale;
   in prossimità dell'imminente avvio della stagione estiva, in cui aumentano le problematiche derivanti dalla siccità, a giudizio dell'interrogante, occorre conseguentemente predisporre una seria programmazione in grado di stabilire adeguate politiche di prevenzione e di potenziamento delle infrastrutture idriche previste dal Piano irriguo nazionale;
   sulla base dell'articolo 2, comma 2 del decreto legislativo n. 143 del 1997, di conferimento alle regioni delle funzioni amministrative in materia di agricoltura, pesca e della riorganizzazione dell'amministrazione centrale, spettano al Ministero interrogato, i compiti di disciplina generale e di coordinamento nazionale in tema di grandi reti infrastrutturali di irrigazione di rilevanza nazionale;
   in prossimità dell'utilizzazione delle risorse economiche, la cui disponibilità solitamente è prevista in sede di approvazione della legge di stabilità, sono stabiliti i criteri per il completamento, la sistemazione e la revisione delle infrastrutture idriche inseriti in un contesto programmatico anche sotto il profilo della integrazione funzionale delle singole iniziative;
   il Governo Berlusconi nel luglio del 2011, stanziò attraverso il decreto interministeriale del luglio 2011, 598 milioni di euro a favore del Piano irriguo nazionale, confermando l'attenzione sul futuro della gestione delle acque in agricoltura e la validità dell'integrazione pubblico-privato presente nei consorzi di bonifica;
   a giudizio dell'interrogante, in considerazione della fase emergenziale della mancanza di acqua che sta danneggiando l'agricoltura toscana, a cui si aggiunge la carenza infrastrutturale della rete idrica, che provoca gravi perdite dell'esigua disponibilità esistente, occorre conoscere l'utilizzo delle disponibilità finanziarie assegnate nell'ambito del Piano irriguo nazionale e in caso di ritardo di spesa, accelerare il pieno ed efficiente utilizzo degli stanziamenti previsti per il miglioramento delle infrastrutture idriche –:
   quale sia la situazione idrogeologica della regione Toscana, dal punto di vista dell'efficienza infrastrutturale quale sia l'ammontare delle risorse utilizzate dalla medesima regione nell'ambito dello stanziamento previsto dal Piano irriguo nazionale;
   quali iniziative intendano intraprendere, nei confronti del settore agricolo già colpito da una grave crisi finanziaria, che rischia di essere ulteriormente penalizzato dalla situazione di siccità e di carenza d'infrastrutture idriche idonee, come quelle rappresentate dalle aziende agricole della regione Toscana, ed esposto in premessa. (4-15583)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, relativa alla crisi idrica in atto nella regione Toscana, all'ammontare delle risorse utilizzate dalla medesima regione nell'ambito del piano irriguo nazionale e alle iniziative da intraprendere a sostegno del settore agricolo per fronteggiare l'emergenza in atto, premetto che l'approvvigionamento irriguo in tale regione avviene prevalentemente in modo autonomo (dal momento che la gestione collettiva, affidata ai consorzi di bonifica e di irrigazione, coinvolge meno del 10 per cento delle aziende irrigue).
  In particolare, le risorse per l'irrigazione derivano in prevalenza dalle falde ed è stato stimato che in alcune aree litoranee l'85-90 per cento delle aziende utilizza, per la pratica irrigua, acque sotterranee.
  Ciò premesso, vorrei far presente la carenza di grandi strutture collettive in Toscana giustifica il minore finanziamento (che riguarda 3 interventi dell'importo complessivo di 27,4 milioni di euro e altri 2 interventi di completamento per 16,6 milioni di euro, approvati dalla delibera Cipe n. 69 del 22 luglio 2011), rispetto ad altre regioni del centro nord d'Italia, ricevuto dal piano irriguo nazionale, approvato dalla delibera Cipe n. 74 del 27 maggio 2005.
  Per quanto concerne la riduzione delle precipitazioni nell'ultimo anno (che si attesta fino al 40 per cento in meno rispetto alla media), e a fronte di previsioni che non lasciano prevedere un recupero del deficit acquisito, il presidente della regione Rossi ha decretato lo stato di crisi idrica, al fine di varare misure urgenti per fronteggiare l'emergenza.
  La regione, peraltro, ha fornito specifiche direttive ai sindaci dei comuni interessati dall'emergenza affinché adottino ordinanze di igiene sanitaria per la disciplina dei consumi e l'adozione di procedure accelerate per l'esecuzione di interventi urgenti, in particolare di piccoli invasi e nuovi pozzi.
  Inoltre, per sensibilizzare la popolazione sulla criticità della situazione ed incentivare l'adozione di buone pratiche per un corretto uso delle risorse idriche, anche in agricoltura, è previsto il lancio di una campagna di informazione e comunicazione.
  Lo scorso aprile la giunta regionale ha approvato una proposta di legge straordinaria, con procedure semplificate e accelerate, per la gestione delle situazioni di emergenza idrica. In particolare, sulla base dei programmi dei gestori del sistema idrico integrato, è prevista la predisposizione, da parte del presidente della giunta, del piano degli interventi urgenti e indifferibili attuabili con la medesima legge e la definizione, da parte delle province, di strumenti ulteriori per la gestione del demanio idrico ai fini dell'ottimizzazione dell'uso dell'acqua.
  Tale proposta di legge è stata trasmessa al consiglio regionale per l'approvazione.
  Peraltro, è in corso di approvazione il regolamento regionale per la gestione delle acque ad usi non idropotabili, che contiene le disposizioni per l'ottimale gestione ed uso delle risorse per fini diversi dall'idropotabile.
  Vorrei inoltre segnalare che la giunta regionale della Toscana, ravvisato lo stato di vetustà dei manufatti e la necessità dei relativi interventi di manutenzione, considerati i numerosi laghetti presenti sul territorio che invasano significative risorse idriche, con la decisione n. 36 del 2 aprile 2011 ha affidato agli uffici regionali competenti il compito di provvedere alla predisposizione degli atti amministrativi necessari per reperire, all'interno del piano di sviluppo rurale vigente, 3 milioni di euro da destinare alla manutenzione straordinaria dei laghetti artificiali ad uso agricolo aziendale.
  Come evidenziato dall'interrogante, la crisi che colpisce anche il comparto agricolo richiede senza dubbio che le risorse assegnate nell'ambito del piano irriguo nazionale siano spese in modo efficiente e nel rispetto dei tempi prefissati dai decreti di concessione delle opere. Sarebbero poi auspicabili meccanismi di accelerazione della spesa, soprattutto a fronte di situazioni emergenziali.
  Tuttavia, il problema relativo alla capacità di spesa da parte di beneficiari di investimenti pubblici non è sempre legato solo a procedure complesse imposte alle normative vigenti in materia di opere pubbliche (che possono essere risolte con procedure derogatorie in caso di casi di emergenza dichiarati) ma spesso è dovuto a livelli di progettazione lontani da quella «cantierabilità» che le varie programmazioni di infrastrutture pubbliche, come il piano irriguo nazionale, richiedono per l'ammissione al finanziamento.
  Ciò è quanto evidenziato dall'analisi della capacità di spesa dei beneficiari del piano irriguo nazionale (approvato dalla delibera Cipe n. 74 del 2005) da cui emerge che i lavori relativi ad opere concesse nel 2007 (per complessivi 110 milioni di euro, su 770 milioni), per le quali lo Stato ha pagato anticipi pari a 22 milioni di euro, non sono stati ancora aggiudicati a causa della necessità di apportare modifiche e varianti al progetto o per la mancanza delle necessarie autorizzazioni.
  Pertanto, la delibera n. 69 citata (relativa al programma di opere infrastrutturali irrigue nel centro nord) e la delibera n. 92 del 18 novembre 2010 (che ha approvato un nuovo programma degli interventi delle regioni meridionali), oltre a introdurre criteri di riprogrammazione automatica per quelle opere che non partiranno entro diciotto mesi dal finanziamento, hanno altresì previsto la riprogrammazione delle risorse così liberate, con criteri di premialità valutati a livello regionale.
  È importante, quindi, che la Toscana, così come le altre regioni beneficiarie di finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture irrigue, agiscano da stimolo e controllo sugli enti concessionari delle opere, affinché gli interventi siano realizzati nel rispetto dei tempi previsti, evitando i provvedimenti di revoca di cui al punto 3 della delibera n. 69 del 2010.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   FAENZI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   il commissario europeo all'Agricoltura, ha annunciato recentemente che entro il mese di maggio sarà presentato un piano d'azione per il rilancio dell'olio d'oliva, stretto da mesi in una spirale di ribassi dei prezzi a livello europeo, dovuti alla sovrapproduzione spagnola, che sta vanificando anche i positivi risultati ottenuti dall’export italiano, che lo scorso anno hanno toccato la soglia record di 402 mila tonnellate;
   l'olio d'oliva, com’è noto, rappresenta un prodotto strategico per il made in Italy alimentare, il cui fatturato di oltre 3,2 miliardi di euro, unitamente ai sostegni previsti dall'Unione europea pari a 720 milioni di euro l'anno, confermano il livello qualitativo e quantitativo di assoluto valore mondiale;
   secondo quanto riportato da quotidiano Il Sole 24 Ore del 28 aprile 2012, i temi chiave sui quali sarà incentrata la nuova strategia dell'Unione europea saranno la ristrutturazione degli uliveti, la promozione internazionale dei consumi di olio d'oliva e una migliore organizzazione del settore attraverso un sostegno ai gruppi di produttori;
   per il rilancio del comparto, prosegue il medesimo articolo, l'Unione europea intende rafforzare come precedentemente esposto, la promozione e la ristrutturazione degli uliveti, simulando un percorso virtuoso come per il vino;
   proprio il settore vinicolo ha dimostrato, negli ultimi anni, di saper utilizzare i sostanziosi budget, destinati dalla Commissione europea, alla ristrutturazione degli impianti, determinando le basi per un rilancio del vino dell'Unione europea sui mercati internazionali;
   ai suddetti interventi condivisibili, occorre, a giudizio di Confagricoltura, affiancare azioni volte a riformare l'universo associativo troppo legato a un ruolo burocratico, inteso quale gestione delle pratiche di aiuto, piuttosto che alla messa a punto di servizi di mercato, come la concentrazione dell'offerta;
   sul fronte della promozione, occorre inoltre verificare, secondo quanto sostiene la Coldiretti, come la misura sarà declinata e in particolare se sarà previsto un budget dedicato all'olio italiano, oppure, se come avvenuto per altre campagne promozionali dell'Unione europea, le risorse saranno destinate a valorizzare il prodotto d'olio d'oliva indipendentemente dalla sua origine;
   molto importante è anche l'impegno della Commissione europea sulla ristrutturazione, in considerazione del fatto che, a giudizio della Confederazione italiana agricoltori, riguarda una misura decisiva, trattandosi di interventi che non sono diretti all'incremento della produzione, ma al miglioramento, attraverso il ricorso alla meccanizzazione, delle tecniche produttive con conseguente abbattimento di costi;
   occorre verificare in riferimento a quanto predetto, come la stessa Commissione europea, riuscirà a conciliare la esigenze di ristrutturazione con l'attuale divieto di espianto stabilito in Italia per tutelare il valore paesaggistico dei vigneti –:
   quali siano gli intendimenti dei Ministri interrogati, nell'ambito delle rispettive competenze, in relazione a quanto esposto in premessa;
   se ritengano condivisibili le proposte avanzate dalle associazioni agricole, come riportato in premessa e quali iniziative intendano intraprendere, a favore del comparto dell'olio d'oliva italiano, che rappresenta una delle punte d'eccellenza del panorama mondiale dell'agroalimentare italiano. (4-15890)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente il rilancio del settore oleicolo nostrano e le iniziative da intraprendere a favore del relativo comparto, vorrei anzitutto far presente che, in linea generale, le proposte riportate dall'interrogante appaiono condivisibili.
  In proposito evidenzio che la delegazione italiana, a livello comunitario, ha già formulato osservazioni in tal senso. In particolare, è stato proposto di integrare, nel panorama delle attività triennali riservate alle organizzazioni di operatori, l'attività di rilevazione e di gestione delle informazioni da effettuarsi, a livello di singolo Stato membro, da un consorzio pubblico/privato, per tener conto delle caratteristiche peculiari che caratterizzano il comparto in esame.
  La medesima delegazione ha altresì suggerito di riconsiderare la proposta relativamente alle aliquote di cofinanziamento del settore per le restanti tre azioni dei programmi di attività delle organizzazioni degli operatori olivicoli.
  Per quanto riguarda gli strumenti di gestione di mercato-ammasso privato, è stato inoltre proposto di migliorare la gestione e la funzionalità della misura dello stoccaggio privato, quale sistema di sicurezza, riportando nell'atto di base le condizioni che permettono l'attivazione dell'apertura di stoccaggio con riferimento al rapporto prezzi medi comunitari/costi di produzione.
  Evidenzio infine che, per rispondere ad una situazione di estrema difficoltà di mercato in un particolare distretto produttivo, occorre anche far riferimento ad informazioni ancora più rispondenti ad una gestione reale e operativa, quale i margini dei produttori nel distretto considerato.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   TOMMASO FOTI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   da alcuni mesi lungo il Po, in particolare modo nel tratto in cui il fiume attraversa il territorio della provincia di Piacenza, si sono verificati numerosi furti di imbarcazioni o loro parti (soprattutto i motori);
   detti atti illeciti, oltre ai privati, hanno danneggiato anche associazioni ed enti impegnati nella promozione turistica (alla motonave «Calpurnia» utilizzata da Piacenza Turismi sono stati asportati e/o danneggiati in più occasioni, i motori);
   oltre ai furti di cui sopra, nell'area in questione, si rilevano numerosi casi di campeggio abusivo e di pesca non consentita, soprattutto del pesce siluro, destinato all'esportazione illegale;
   il protrarsi di detta situazione è stato evidenziato al prefetto di Piacenza, in un incontro tenutosi lo scorso 30 giugno 2011, dai sindaci dei comuni rivieraschi di Calendasco, Caorso, Castelvetro, Castel San Giovanni, Monticelli, Sarmato, Rottofreno e Villanova, ottenendo l'avvio di una fase di coordinamento delle forze dell'ordine volta a moltiplicare i controlli sull'area lungo il Po;
   il compimento di analoghi fatti illeciti si registra anche nelle province di Cremona, Parma e Reggio Emilia –:
   se e quali urgenti ulteriori iniziative di competenza rispetto a quelle già meritoriamente attivate dalla prefettura di Piacenza si intendano porre in essere;
   se sia stata opportunamente valutata l'entità del fenomeno della pesca abusiva del siluro, quali verifiche siano state compiute per appurare se l'attività illecita sia imputabile alla malavita organizzata e quali efficaci iniziative di contrasto si intendano attuare. (4-12748)

  Risposta. — Negli ultimi anni, nel territorio della provincia di Piacenza, si sono verificati numerosi ritrovamenti sulle sponde del fiume Po di scarti organici di pesce, nonché svariati furti di attrezzature per la navigazione presso i vari punti di ormeggio.
  Fin dal 2008 le indagini delle forze dell'ordine hanno appurato l'esercizio della pesca lungo il corso del fiume Po – tra il mantovano e il reggiano, con una postazione fissa di riferimento situata presso il porticciolo di Lido Po nel comune di Luzzara (RE) – effettuata in modo professionale con mezzi non consentiti dalla normativa vigente nazionale e regionale (come palamiti, corde singole, esche vive e scosse elettriche con batterie).
  Il pescato, in prevalenza pesce cosiddetto «siluro», viene custodito vivo per alcuni giorni e legato a funi mediante l'utilizzo di cappi fatti passare dalla bocca e dalle branchie. Raggruppato un quantitativo di circa 12/15 quintali di pescato, il pesce viene caricato vivo su delle vasche destinate al mercato ittico nazionale ed estero.
  Il pescato sembra destinato prevalentemente al mercato ungherese, così come confermato da pedinamenti e appostamenti compiuti con la collaborazione dei carabinieri di Aurisina (Trieste). Per quanto riguarda il maltrattamento dei pesci, la sezione di medicina veterinaria della Ausl di Reggio Emilia ha confermato che le modalità utilizzate per la conservazione del pesce vivo configurano una forma di maltrattamento di animali.
  Nel febbraio 2010 sono state deferite all'autorità giudiziaria tre persone di nazionalità ungherese per violazioni in materia di maltrattamento di animali (articoli 727 e 544 del codice penale) e di frode in commercio (articolo 515 del codice penale). In seguito alla denuncia, il gruppo avrebbe spostato il baricentro della propria attività presumibilmente nel rodigino e nel ferrarese.
  La difficoltà principale nell'opera di contrasto a tale fenomeno è determinata dalla riduzione a semplice violazione amministrativa (tra l'altro punita con una blanda sanzione) di comportamenti anche gravi, mentre è dubbia la stessa assoggettabilità a tali sanzioni della pesca del pesce siluro, classificato come specie infestante non indigena introdotta clandestinamente nel Po più di 50 anni fa, e quindi addirittura da sradicare o, comunque, non tutelata. Le sanzioni penali possono essere applicate solo qualora si riesca a dimostrare l'uso improprio delle carni o la commissione di reati di altra natura.
  Per quanto riguarda i furti di imbarcazioni, in sede di coordinamento delle forze di polizia, è stato concordato di intensificare l'attività di vigilanza notturna nelle zone interessate da tali atti illeciti, di procedere a controlli e ricognizioni lungo il Po, di coinvolgere le associazioni volontarie delle guardie ecologiche e fluviali, di aumentare la sicurezza passiva mediante sistemi di videosorveglianza e di sensibilizzare i controlli da parte della vigilanza privata.
  Sebbene l'estensione del territorio, che comprende regioni e province diverse, non faciliti il controllo fluviale e l'attività di contrasto al fenomeno, si assicura tuttavia che la situazione è attentamente seguita e monitorata dalle forze dell'ordine e dagli organi di polizia deputati e che i controlli lungo il fiume Po proseguiranno con congiunti e mirati servizi di vigilanza, anche con il contributo condiviso del Corpo forestale, della polizia locale e delle guardie ecologiche e zoofile volontarie.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   FUGATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   la polizia stradale del Trentino effettua regolarmente controlli sui camion e i mezzi pesanti che circolano sulle strade, per verificare il rispetto, da parte dei vettori nazionali, comunitari ed extracomunitari, delle disposizioni vigenti in materia di tempi di guida, pause e riposi degli autisti, e delle altre disposizioni volte a garantire la sicurezza nelle strade;
   sono stati recentemente divulgati i dati contenuti nel rapporto biennale della Commissione europea, relativa al periodo 2007-2008, sui controlli, da parte delle autorità competenti degli Stati membri, sul rispetto del regolamento n. 561/2006 sui tempi di guida e di riposo;
   dai dati del rapporto emerge che in Italia le verifiche sono state effettuate, nell'80 per cento dei casi, su veicoli e autisti nazionali, mentre in alcuni Paesi la tendenza è invertita e i controlli sono stati effettuati per la maggior parte sui veicoli stranieri;
   una politica di controlli congiunti fra l'Italia e i Paesi confinanti potrebbe essere più fruttuosa e produttiva per sviluppare una cooperazione operativa, che porti ad elevare gli standard di sicurezza stradale e, contemporaneamente, a combattere la concorrenza sleale;
   controlli più frequenti sui camion stranieri, soprattutto nelle zone di confine, come ad esempio il Trentino Alto Adige, in cui circolano in numero elevato, potrebbero migliorare le problematiche transfrontaliere, come per esempio la violazione sulle norme di cabotaggio stradale –:
   se il Ministro non ritenga opportuno sviluppare iniziative di controlli congiunti, soprattutto nelle zone di confine del nostro territorio come il Trentino Alto Adige, con i Paesi confinanti per verificare il rispetto delle disposizioni vigenti in termini di circolazione stradale da parte dei camion e dei mezzi pesanti nazionali, comunitari ed extracomunitari, equilibrando così il numero di verifiche effettuate sui vettori italiani e quelli stranieri. (4-11281)

  Risposta. — Il sistema dei controlli congiunti effettuati nelle zone di confine sulla circolazione stradale dei veicoli pesanti nazionali, comunitari ed extracomunitari risulta essere adeguato ed efficace.
  È vero che i dati forniti dal dipartimento della pubblica sicurezza – l'89 per cento delle verifiche svolte riguardano i conducenti italiani e solo l'11 per cento quelli stranieri – sembrerebbero confermare, ad una prima lettura, quanto sostenuto dall'interrogante, ma tali dati riguardano, in realtà, l'attività operativa svolta, nel suo complesso, sull'intero territorio nazionale e il numero più elevato di controlli sui veicoli nazionali è dovuto al fatto che il nostro Paese non costituisce un territorio di «attraversamento» per i veicoli stranieri.
  Si ricorda, inoltre, che una larghissima parte del trasporto merci in Italia avviene su strade e autostrade. D'altra parte, il numero dei veicoli stranieri controllati aumenta notevolmente se si considerano i risultati dei servizi specificamente predisposti per il controllo del traffico commerciale. Si fa riferimento, in particolare, alle attività pianificate su base trimestrale, svolte congiuntamente dalla Polizia stradale in collaborazione con il personale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti mediante i cosiddetti centri mobili di revisione (veicoli appositamente attrezzati per effettuare la revisione su strada).

  La predisposizione di mirati servizi in località caratterizzate da notevole traffico internazionale (autostrade, porti, interporti, aree di confine) ha consentito di controllare, nel corso degli anni 2010 e 2011, un numero più elevato di veicoli esteri, pari al 30 per cento del totale dei mezzi sottoposti a verifiche, nonché di contrastare forme illecite di cabotaggio, che rappresentano una fraudolenta occupazione degli spazi economici dei vettori italiani.
  Se si considera poi l'azione di controllo effettuata in particolari aree geografiche del Paese – caratterizzate tradizionalmente dai maggiori flussi di traffico commerciale internazionale – il numero degli accertamenti aumenta ulteriormente: lo scorso anno i vettori esteri controllati nella sola regione Friuli Venezia Giulia hanno rappresentato il 35 per cento del totale dei veicoli commerciali sottoposti a controllo su strada.
  Per rendere ancora più incisiva l'attività di accertamento, lo scorso 11 maggio, il dipartimento della pubblica sicurezza ha diramato una circolare contenente indicazioni per l'attuazione di un progetto per il controllo coordinato dell'autotrasporto nazionale ed internazionale nelle aree a più alta densità di transito. L'iniziativa, coordinata dalle autorità provinciali di pubblica sicurezza, interesserà, in una prima fase sperimentale, alcune province dell'arco alpino e sarà successivamente estesa a tutto il territorio nazionale.
  Il progetto richiederà ulteriore impegno operativo e un maggiore coinvolgimento delle Forze di polizia anche a competenza generale, delle polizie locali, nonché di quei soggetti comunque interessati alle verifiche nel settore dell'autotrasporto (uffici provinciali del Lavoro, azienda sanitaria locale, ispettorati Inail, amministrazioni provinciali), ma assicurerà il totale equilibrio del numero di verifiche effettuate sui vettori italiani e su quelli stranieri, conformemente alla normativa comunitaria e alla realtà dei mezzi circolanti sul territorio nazionale.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   GARAGNANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   si fa riferimento alla ipotizzata decisione dell'assessore al welfare del comune di Bologna di interventi protettivi dal freddo con la costruzione a carico del comune di «rifugi di legno» per gli immigrati irregolari;
   la legislazione nazionale, in quanto tale ha come scopo la tutela della collettività intera e pertanto, a parere dell'interrogante, deve necessariamente prevalere su provvedimenti in contrasto con la medesima assunti dalla Giunta comunale;
   non è certo in discussione il principio di solidarietà nei confronti di chi versa in condizioni di estrema indigenza bensì un preciso indirizzo politico che un Governo ed il Parlamento ha democraticamente assunto per razionalizzare l'afflusso indiscriminato di clandestini privi di ogni prospettiva e di tutela nel nostro paese –:
   se il Governo intenda dare una risposta precisa che, al di là del fatto particolare che è oggetto della presente interrogazione, chiarisca i margini di discrezionalità degli enti locali nel trattamento degli immigrati irregolari. (4-14016)

  Risposta. — Con riferimento al quesito posto dall'interrogante, si rappresenta che, ai sensi dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 286 del 1998, i comuni provvedono – in collaborazione con regioni e province – alla predisposizione di strutture abitative volte ad ospitare stranieri regolarmente soggiornanti per motivi diversi dal turismo, temporaneamente impossibilitati a provvedere alle proprie esigenze di alloggio e di sussistenza. La predisposizione di misure di accoglienza per gli stranieri in difficoltà può essere svolta dai comuni nell'ambito della loro competenza in materia di assistenza sociale e deve attuarsi, in ogni caso, nel rispetto delle norme che disciplinano la presenza degli stranieri sul territorio dello Stato.
  Per quanto riguarda il caso specifico di Bologna, dagli elementi di risposta forniti dalia locale prefettura risulta che tali norme siano state rispettate. Il 21 novembre 2011, l'Assessore al welfare del comune di Bologna ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, il progetto «piano freddo 2011-2012» consistente in una serie di misure di accoglienza per persone senza fissa dimora, da attivare durante il periodo invernale, utilizzando strutture provvisorie – segnatamente containers – ubicati presso l'area periferica denominata «Parco Nord».
  Tali strutture sono state utilizzate per integrare il numero complessivo di posti letto già esistenti presso i cinque asili notturni (casa del riposo notturno «Zaccorelli», casa del riparo notturno, centro di accoglienza «Beltrame», centro di accoglienza «Capo di Lucca», casa del riposo notturno «Madre Teresa di Calcutta») siti nei comune capoluogo, nel tentativo di corrispondere all'esigenza di accoglienza – nei mesi invernali – dei soggetti in condizione di indifferibile necessità sociale.
  Il piano è stato redatto sulla base dell'atto di indirizzo approvato dalla giunta comunale, anche in considerazione di quanto previsto in materia dalla legislazione regionale e dell'orientamento della Corte costituzionale in tema di tutela dei diritti inviolabili, quali quello alla salute inteso in un senso ampio e comprensivo anche degli interventi di natura socio-assistenziale.
  Per quanto riguarda l'accesso alle strutture – fisse e mobili – si fa presente che tutti gli ospiti sono stati identificati, all'atto del loro ingresso, a cura degli operatori dell'ente gestore, mediante esibizione dei documenti in loro possesso, di cui è stata fatta una copia.
  L'ufficio «esclusione sociale» del comune ha trasmesso alla locale questura, con cadenza giornaliera, l'elenco dei nominativi dei soggetti ospitati nel corso della notte precedente, specificando la scadenza del periodo di permanenza autorizzato. I nominativi sono stati quindi controllati tramite le banche dati delle forze di polizia, al fine di individuare e verificare eventuali procedimenti penali e situazioni di irregolarità.
  Chiarito che la presenza di immigrati all'interno delle strutture del «piano freddo» è stata, comunque, sempre registrata dalla competente questura, è infine opportuno evidenziare anche l'efficacia di un sistema di accoglienza che – oltre a fornire uno strumento di monitoraggio della realtà sociale della città – ha permesso di prendere in carico persone che vivono forti disagi e di attivare percorsi di recupero e reinserimento sociale, in collaborazione con i servizi del territorio.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   GIRLANDA. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   alla guerra civile in Libia l'Italia ha partecipato con un proprio contingente e supporto logistico all'interno della missione Nato «Unfied Protector»;
   fino ad allora il nostro Paese era stato il principale partner commerciale della Libia, con un volume di scambi pari a 20 miliardi di euro nel 2008, successivamente sceso nel 2010 a 11,5 miliardi;
   nel Paese nordafricano operano migliaia di microimprese italiane, nonché colossi industriali come Eni, Ansaldo, Saipem, Finmeccanica e Impregilo;
   con la cessazione della guerra civile diverse aziende hanno cominciato a lavorare per rilanciare le proprie attività in Libia e soprattutto riallacciare le relazioni commerciali, ma l'attuale scenario politico ancora in evoluzione rischia di lasciare le imprese italiane, piccole e in gravi difficoltà economiche a causa della crisi e dei crediti non riscossi, in una condizione difficilissima;
   la riattivazione del trattato di amicizia tra i due Paesi, avvenuto il 15 dicembre 2011, tra Mario Monti e Mustafa Abdul Jalil pone le indispensabili premesse per il riavvicinamento dei due Paesi e la ripresa dei negoziati sui contratti e le forniture strategiche, soprattutto in relazione ai prodotti energetici e petroliferi –:
   a quanto si sia attestato il volume di scambi tra Italia e Libia nel 2011;
   quali siano stati i settori maggiormente interessati da una flessione o da una crescita del volume degli scambi;
   come il Governo intenda operare a breve e medio termine per favorire la ripresa di un considerevole volume di scambi tra i due Paesi e tutelare gli interesse delle piccole e grandi imprese italiane presenti in Libia. (4-14450)

  Risposta. — Come opportunamente indicato dall'interrogante, l'Italia era, prima del conflitto, il principale partner economico della Libia, al primo posto sia tra i paesi clienti (con una quota pari al 27,2 per cento) che tra i fornitori (con una quota pari al 16,3 per cento), seguita nella graduatoria dei paesi clienti da Francia, Cina, Spagna, Germania e Stati Uniti e, per quanto riguarda i fornitori, da Cina, Turchia, Francia e Germania.
  Nel periodo gennaio-dicembre 2011, il volume di scambi tra Italia e Libia è stato pari ad euro 4.584.961.528 quasi il 70 per cento in meno rispetto al 2010. In particolare le esportazioni (pari ad euro 612.998.355) hanno subìto una flessione del 77,31 per cento rispetto al 2010, mentre le importazioni (pari ad euro 3.971.963.173) sono scese del 67,65 per cento. Tutti i rami di attività hanno pesantemente risentito del conflitto nel Paese. Spiccano i dati relativi al settore
oil & gas, con una contrazione del 74,5 per cento rispetto al 2010 nelle esportazioni dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, contro una riduzione delle importazioni, sempre rispetto al 2010, del 67,26 per cento per quanto concerne il petrolio greggio e il gas naturale e del 71,3 per cento relativamente ai prodotti raffinati.
  Ancora più consistente il divario rispetto al 2010 delle esportazioni nel settore non-oil, con una flessione del 78,97 per cento. Nello stesso settore le importazioni sono invece scese del 61,11 per cento.
  I dati sopra citati sono fortemente condizionati dal calo verticale dell'interscambio nel periodo del conflitto (marzo-agosto 2011). Da un esame comparato sull'andamento del volume d'affari nei primi due mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo del 2010, si rileva invece un trend positivo – dovuto in particolare ad una forte crescita del settore
oil & gas – sia nelle importazioni, con un incremento del 50 per cento, sia e soprattutto nelle esportazioni, con un aumento del 19 per cento.
  Nei mesi immediatamente successivi al termine del conflitto, si ravvisa un inizio di ripresa delle esportazioni con incrementi, rispetto al mese di agosto, del 70 per cento nel mese di settembre (per un valore pari ad euro 11.742.414), del 380 per cento nel mese di ottobre (per un valore pari ad euro 31.893.569) e del 654 per cento nel mese di novembre (per un valore pari ad euro 50.127.902) grazie soprattutto ai prodotti alimentari che in quest'ultimo mese incidono del 50 per cento sul totale delle esportazioni. Bisogna invece aspettare il mese di dicembre per rilevare una ripresa nel settore dei prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio, che in tale mese registra un ammontare pari ad euro 32.343.939 (circa un terzo delle esportazioni complessive).
  Per quanto concerne le importazioni, si rilevano i primi progressi solo a partire dal mese di novembre, di pari passo con il riavvio della produzione di idrocarburi nel Paese, con un'impennata del settore
oil & gas che raggiunge la cifra di euro 431.844.454 (rispetto alla quasi totale assenza di importazioni dal mese di aprile al mese di settembre). Analogo ammontare si registra anche nel mese di dicembre.
  Progressi significativi si registrano nel primo bimestre del 2012, soprattutto nel settore
oil & gas: se rispetto allo stesso periodo del 2011 si ravvisa una flessione del 9 per cento nelle esportazioni (per un valore pari ad euro 203.092.367) e del 38 per cento nelle importazioni (per un valore pari ad euro 1.538.448.147), rispetto al primo bimestre 2010 le esportazioni registrano un aumento del 67 per cento mentre i valori relativi alle importazioni sono pressoché identici, a dimostrazione della rapidità ed efficacia delle operazioni di ripristino delle attività estrattive, in particolare da parte dell'Eni. Riguardo al settore non oil, se prevedibilmente non si registrano progressi nelle importazioni (a causa dell'inevitabile lenta ripresa della produzione nel Paese), si rilevano positivi sviluppi nelle esportazioni (per un valore pari ad euro 112.973.397, il 31 per cento in meno rispetto al 2011): si conferma il trend positivo dei prodotti alimentari (+43 per cento), bene i prodotti chimici (-4 per cento), in netta crescita autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+94 per cento), in ripresa i prodotti della metallurgia (+4,3 per cento), più lenti i progressi dei prodotti in metallo (-45,6 per cento), delle apparecchiature elettriche (-55 per cento), dei macchinari (-39 per cento), dei mobili (-48 per cento) e degli altri prodotti manifatturieri (-58 per cento).
  Le autorità libiche ribadiscono nei contatti ad ogni livello, da ultimo in occasione dell'incontro a Roma del 12 maggio scorso del Ministro Terzi con il Ministro degli esteri libico, il loro auspicio di continuare ad avere l'Italia quale primo
partner economico della nuova Libia e la loro piena disponibilità a riconoscere gli accordi e i contratti legittimamente conclusi dalle aziende italiane prima del 17 febbraio 2011, nonché i relativi crediti, dopo aver effettuato le necessarie verifiche.
  In occasione della visita del Presidente Monti a Tripoli il 21 gennaio scorso – il quale era accompagnato dal Ministro Terzi – sono state poste le basi, con la firma della «
Tripoli Declaration» e del «Meeting Summary», per il rilancio dei rapporti bilaterali in un clima di rinnovata fiducia e le premesse per sciogliere i nodi ancora esistenti sulla via della ripresa dei rapporti tra i sistemi produttivi dei due paesi.
  È quindi seguita nel mese di febbraio una missione del Vice Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, dottor Ciaccia, che ha toccato oltre alla città di Tripoli anche quelle di Bengasi e Misurata, dove ha incontrato, tra gli altri, i Vice Ministri dell'economia e del commercio, delle finanze, delle infrastrutture, dell'elettricità e delle energie rinnovabili, dei trasporti, il Ministro dell'industria, il presidente del consiglio locale della città di Bengasi ed alcuni imprenditori italiani.
  Durante la tappa di Tripoli sono stati firmati dalle due Parti tre verbali di incontro concernenti uno scambio di prospettive per la ripresa della collaborazione nei settori delle infrastrutture, energia e collaborazione industriale.
  Anche la questione dei crediti delle aziende italiane in Libia continua ad essere seguita con la massima attenzione dal Governo che è perfettamente consapevole delle serie difficoltà causate a molte delle imprese coinvolte, in particolare piccole e medie. Il Governo è pertanto impegnato in stretto raccordo con le associazioni rappresentative delle imprese nella ricerca di una soluzione soddisfacente, per il cui raggiungimento si stanno registrando significativi progressi, importanti anche al fine di favorire la piena partecipazione del sistema imprenditoriale italiano allo sforzo di ricostruzione dell'economia libica e alla sua progressiva diversificazione.
  In marzo si è riunito a Roma il comitato tecnico sui crediti istituito nel «
Meeting Summary» firmato a gennaio, cui farà seguito una seconda riunione a Tripoli nelle prossime settimane, dopo la formazione del nuovo Governo libico.
  Sul fronte dei crediti derivanti da contratti in essere le autorità libiche, dopo le indicazioni date in tale occasione, hanno confermato da ultimo nel corso dell'incontro del Ministro Terzi con il suo omologo libico del 12 maggio scorso che l'apposita commissione incaricata di verificarne la legittimità dovrebbe concludere i lavori nelle prossime settimane, alla luce peraltro degli sviluppi relativi alla formazione del nuovo Governo dopo le elezioni. Le aziende interessate dovrebbero quindi essere contattate entro la fine del 2012 per concordare prospetti di liquidazione e la riattivazione dei contratti ritenuti ancora di prioritario interesse libico. Tale tempistica è naturalmente soggetta ai sopracitati sviluppi politico-istituzionali del Paese.
  La riattivazione dei contratti di diverse imprese italiane, la ripresa della loro attività e la liquidazione di parte dei relativi crediti rappresentano ulteriori segnali positivi, unitamente alla sospensione
de facto da parte libica, a seguito della richiesta avanzata da parte italiana nel corso della riunione del comitato tecnico sui crediti, delle escussioni di garanzie nei confronti di aziende che avevano interrotto i lavori in attesa della liquidazione di crediti maturati a causa della crisi o per ragioni di sicurezza.
  Anche sulla annosa questione dei crediti cosiddetti «storici» (quelli derivanti da contratti che vanno dagli anni ’70 agli anni ’90) si sono registrati significativi progressi a seguito della accettazione da parte della nuova dirigenza libica a riaprire tale questione nel corso della prima riunione del comitato tecnico. Nelle settimane successive Tripoli ha rinnovato una ipotesi transattiva finalizzata a chiudere il contenzioso ritenuta interessante e ad un primo esame soddisfacente da parte delle associazioni di categoria rappresentative delle imprese. Restano da risolvere alcuni nodi di carattere tecnico in corso di approfondimento da parte delle associazioni e con le autorità libiche in preparazione della prossima riunione a Tripoli del comitato tecnico sui crediti dopo la formazione del nuovo Governo. In tale occasione andranno verificate anche le modalità con cui saranno effettuati i pagamenti, che potrebbero essere convogliati dalle autorità libiche su un conto unico aperto presso un istituto di credito da parte delle associazioni di categoria coinvolte, le quali provvederebbero alla ripartizione degli importi e alla loro liquidazione alle aziende che dovrebbero rilasciare contestualmente quietanza liberatoria.
  Sulla questione dei danni subiti dalle imprese italiane riconducibili agli eventi bellici in Libia, è stata reiterata la richiesta di una puntuale applicazione da parte libica delle previsioni dell'accordo per la promozione e protezione degli investimenti per i danni subìti da imprese italiane a seguito di eventi bellici.
  Il Ministero dell'economia e delle finanze ha indicato una sua disponibilità nel corso di riunioni di coordinamento promosse dal Ministero degli affari esteri a concordare con le associazioni rappresentative il contenuto di un provvedimento per una dilazione fiscale a favore delle imprese in sofferenza.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   LAFFRANCO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   come già evidenziato in due precedenti interrogazioni presentate dall'interrogante la prima il 3 maggio 2012, la seconda il 21 maggio 2012, l'Umbria è stata colpita da una serie di delitti particolarmente violenti;
   la cronaca degli ultimi mesi evidenzia come l'intera regione sia divenuta una delle aree più coinvolte dal mercato della droga; si è registrata una serie continua di furti e rapine, mentre appare con sempre più evidenza come l'intera regione sia sottoposta ad infiltrazioni di carattere mafioso;
   non sono mancati purtroppo neanche diversi omicidi; in particolare, l'area più colpita da questa «escalation» di fenomeni delinquenziali di vario genere e natura risulta essere quella di Perugia;
   le forze dell'ordine hanno risposto nel miglior modo possibile a questo allarme sostenendo la popolazione con competenza e determinazione, nonostante le evidenti carenze di uomini e mezzi;
   nelle scorse settimane si è svolto al Ministero dell'interno un incontro tra il Ministro e il sindaco di Perugia, nel corso del quale e stato affrontato proprio il tema della sicurezza del capoluogo, il tutto alla presenza del capo della polizia, del comandante generale dell'Arma dei carabinieri e del prefetto di Perugia;
   a quanto si è potuto apprendere l'impegno assunto dal Ministro sarebbe stato quello di assicurare in primo luogo «un'adeguata e stabile presenza di agenti»;
   a poche settimane da quel vertice si è però appresa una notizia che non può che essere interpretata esattamente nella direzione opposta; pare infatti essere stata decisa la chiusura della caserma dei carabinieri di Ponte D'Oddi, un quartiere di Perugia che ha visto migliorare negli anni la propria vivibilità anche grazie alla stazione dei carabinieri, che con la sua presenza ha comportato un aumento del senso di sicurezza e di presenza delle istituzioni nella cittadinanza;
   per diversi anni il quartiere di Ponte D'Oddi ha sofferto un senso di abbandono, risultando spesso e volentieri un quartiere «difficile» e proprio la stazione dei carabinieri ha contribuito a risolvere tutto questo, restituendo ai residenti il piacere di risiedere nel proprio quartiere e di viverlo;
   in un momento come quello attuale nel quale Perugia si trova a combattere numerosi atti di violenza e degrado sia nel centro storico che nella periferia, sarebbe un controsenso rischiare di diminuire ancora quel minimo di sicurezza che i cittadini hanno;
   la chiusura della caserma dei carabinieri nel quartiere di Ponte d'Oddi appare una decisione che se confermata, ad avviso dell'interrogante, contraddice completamente l'impegno preso dal Ministro dell'interno –:
   se siano a conoscenza dell'intenzione di procedere alla chiusura della caserma, se ciò trovi conferma e, nel caso, se non intendano intervenire al più presto per evitare che la caserma dei carabinieri di Ponte d'Oddi sia chiusa. (4-16299)

  Risposta. — La «caserma dei carabinieri di Ponte D'Oddi» (stazione dei carabinieri di Perugia-Fortebraccio) richiamata dall'interrogante è competente su parte del capoluogo umbro, ha un organico di 9 unità ed è inserita negli assetti territoriali della compagnia di Perugia, che dispone di una forza organica complessiva pari a 131 unità.
  Al momento, non è stata inoltrata alcuna proposta di soppressione o di ripiegamento della stazione in oggetto che, eventualmente, non potrà essere riconfigurata, né soppressa, senza che sia acquisito il parere preventivo del prefetto di Perugia.
  L'eventuale riconfigurazione per motivi infrastrutturali non pregiudicherà, comunque, l'assolvimento dei compiti istituzionali e l'assistenza e la vicinanza alla popolazione interessata, atteso che nella stessa area saranno impiegati i militari attualmente in forza alla compagnia in questione.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   LAZZARI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 99 del 2009 recava una delega per riordinare il sistema delle stazioni sperimentali per l'industria (SSI), enti pubblici economici sottoposti alla vigilanza del Ministero dello sviluppo economico;
   prima dell'emanazione del decreto legislativo di riordino, l'articolo 7, comma 20, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, ha disposto, con finalità di semplificazione e di razionalizzazione, la soppressione delle Stazioni sperimentali per l'industria e il trasferimento dei compiti ed attribuzioni esercitati e del personale alle camere di commercio;
   il decreto ministeriale 1° aprile 2011 ha definito i tempi e le modalità di trasferimento dei compiti e delle attribuzioni, del personale e delle risorse strumentali e finanziarie delle soppresse Stazioni sperimentali per l'industria;
   l'articolo 4, comma 1, di tale decreto prevede che il contributo già a carico delle imprese confluisca nei bilanci delle organizzazioni costituite dalle camere di commercio; così è accaduto a Milano dove uno degli enti (in particolare, la ex SSOG) di cui è stata disposta la soppressione (confluito nella nuova azienda speciale Innovhub della camera di commercio) continua a richiedere il citato contributo alle imprese, avvertito dalle stesse come un inutile balzello, come si evince dalla pagina web del sito dei frantoi oleari italiani;
   ad avviso dell'interrogante, operazioni di razionalizzazione e snellimento della pubblica amministrazione come quelle di cui in premessa dovrebbero essere accompagnate da un'eliminazione o almeno una riduzione degli oneri a carico del sistema imprenditoriale, soprattutto nel momento di forte crisi economica che il Paese sta attraversando –:
   se il Ministro interrogato non ritenga di assumere iniziative normative volte a correggere la disciplina con la quale è stato attuato il riordino delle funzioni delle Stazioni sperimentali per l'industria in modo da tener maggiormente conto delle esigenze del sistema imprenditoriale, già sottoposto a molti oneri sia sul piano burocratico sia su quello fiscale con un limitato beneficio in termini di servizi forniti dalla pubblica amministrazione.
(4-16100)

  Risposta. — L'interrogante chiede di conoscere se si intenda assumere iniziative normative volte a correggere la disciplina di riordino delle funzioni delle stazioni sperimentali per l'industria tenendo conto delle esigenze attuali del sistema imprenditoriale.
  Si premette che la specificità della crisi economica che sta attraversando il sistema Italia all'interno di una crisi generalizzata a livello europeo, ma anche a livello internazionale, comporta una serie di scelte economico-sociali che realizzino una convergenza tra le esigenze di sviluppo e competitività dell'Italia con le stesse esigenze sentite fortemente anche a livello europeo di trovare soluzioni comuni e condivise per il rilancio di uno sviluppo complessivo della zona euro.
  Per quanto di competenza, il Ministero dello sviluppo economico rappresenta quanto segue.
  Si precisa che l'articolo 7, comma 20, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010 pur disponendo la soppressione delle stazioni sperimentali per l'industria, ne ha trasferito compito, attribuzioni e personale alle camere di commercio.
  Il legislatore ha, pertanto, ritenuto ancora valide e rilevanti le funzioni svolte da questi enti, ma nel contempo ha ritenuto necessario ed indispensabile che tali enti potessero concorrere alla determinazione di risparmi per la finanza pubblica con una modifica delle modalità di gestione – attraverso enti pubblici economici – di detti compiti.
  Il decreto ministeriale 1o aprile 2011, nel definire i tempi e le modalità di trasferimento dei compiti e delle attribuzioni, del personale e delle risorse strumentali e finanziarie delle soppresse stazioni sperimentali per l'industria, ha ribadito l'obbligatorietà dei contributi dovuti dalle imprese a supporto delle funzioni svolte in precedenza dalle stazioni sperimentali e successivamente attribuite alle camere di commercio.
  Nello specifico caso, i contributi richiesti dalla divisione oli e grassi dell'azienda speciale Innovhub-Stazioni sperimentali per l'industria sono rimasti invariati nel 2011, rispetto all'anno precedente e si ritiene che rimarranno invariati anche per il 2012, proprio in considerazione della difficile situazione economica in cui versa il Paese.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.


   MANCUSO. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   la Siria è teatro di una sanguinosa guerra civile che sta mietendo numerose vittime tra la popolazione civile;
   la Siria è mecca degli archeologi di tutto il mondo per il suo patrimonio preistorico, greco, bizantino e islamico;
   il Paese ospita alcune delle più imponenti fortezze crociate al mondo, come il Krak dei Cavalieri, considerato patrimonio dell'umanità;
   Hiba al-Sakhal, responsabile dei musei siriani, ha denunciato che negli ultimi 4 mesi si sono verificati diversi saccheggi;
   secondo gli esperti i reperti trafugati sono stati contrabbandati in Libano e in paesi vicini per essere venduti sul mercato nero;
   si temono ulteriori gravi danni che il patrimonio culturale del Paese potrebbe subire causa il protrarsi delle violenze in corso da oltre un anno;
   colpita da saccheggi e danni anche la città di Ebla, dove nel 1975 furono portati alla luce gli archivi reali, contenenti oltre 17.000 tra tavolette e frammenti di tavoletta d'argilla con iscrizioni cuneiformi in eblaita, risalenti al periodo tra il 2500 e il 2200 a.C.;
   da tali documenti si è avuta la prova dell'esistenza di una grande cultura urbana anche nella Siria del III millennio avanti Cristo;
   la missione archeologica di Ebla era guidata dal professore romano Paolo Matthiae, dell'università La Sapienza;
   Matthiae opera nel Paese siriano ininterrottamente dal 1975;
   la lingua dei documenti rinvenuti è stata studiata e sostanzialmente avviata alla decifrazione dall'epigrafista della missione italiana, il professor Giovanni Pettinato, dell'università La Sapienza di Roma –:
   se il Governo intenda intervenire sul Governo siriano con azioni diplomatiche per evitare che l'importantissimo patrimonio culturale siriano, e in particolare gli archivi reali di Ebla venga danneggiato o trafugato. (4-15908)

  Risposta. — Il Governo è da sempre costantemente impegnato nell'opera di sensibilizzazione di tutte le autorità che possano agire a tutela del patrimonio archeologico minacciato da crisi ed eventi bellici, come avvenuto anche in occasione della crisi libica del 2011.
  Per quanto concerne, in particolare, la situazione siriana, sono state sospese le attività di scavo delle undici missioni archeologiche che hanno ricevuto il sostegno del Governo italiano nel corso 2011. Rimaniamo tuttavia pronti a riprendere i lavori appena le circostanze lo consentiranno. Anche in questa ottica si è convenuto, in occasione di una recente riunione con i responsabili delle missioni stesse, che saranno sostenute le spese fisse necessarie
in loco per il mantenimento dei siti.
  Purtroppo, nel perdurare della situazione attuale di crisi, anche importanti programmi di ricerca di lunga tradizione, come quelli promossi da università italiane di grande prestigio tra cui quella citata dall'interrogante, ne fanno le spese, sia per la forzata stasi dei progetti avviati, sia per il pericolo che il lavoro svolto sia vanificato ed i rinvenimenti (tra cui l'importante archivio di Ebla) siano preda di commerci illeciti o di atti di danneggiamento. A tal proposito l'Italia, Stato firmatario della convenzione Unesco del 1970 sulle misure necessarie per vietare ed impedire ogni illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà riguardanti beni culturali, ed in coerenza con i principi del proprio ordinamento normativo in materia, è attivamente impegnata in questo ambito, soprattutto in caso di aumentato rischio di distruzione o dispersione dei beni culturali in occasione di conflitti armati o situazioni di instabilità politica.
  È opportuno ricordare, infine, che anche nell'ambito di un gruppo di lavoro su ricostruzione e sviluppo nato in seno al Gruppo «amici del popolo siriano» e al quale partecipano 25 Paesi oltre a rappresentanti dell'Unione europea, dell'Undp, della lega araba e l'opposizione siriana, l'Italia sta portando avanti iniziative volte a preservare e valorizzare il patrimonio culturale della Siria, nella prospettiva dell'avvio della fase democratica che si dovrà aprire dopo la fine della crisi, con l'auspicabile uscita di scena di Assad. In particolare, già nel corso delle riunioni preparatorie tenutesi a Berlino il 15 marzo ed il 26 aprile scorsi, da parte italiana si è avanzata l'offerta di mettere a disposizione la riconosciuta esperienza italiana nel campo dei beni e delle attività culturali e nel settore delle Pmi per contribuire alla risistemazione del patrimonio artistico e culturale della Siria e per promuoverne il potenziale turistico, quando le condizioni lo consentiranno e una volta avviata la transizione politica.
  Tale riflessione si è consolidata nella prima riunione del Gruppo di lavoro, che si è tenuta ad Abu Dhabi il 24 maggio scorso, durante la quale l'Italia ha presentato un documento sul rilancio del turismo e del commercio, evidenziando le importanti esperienze pregresse del nostro Paese, che ha già contribuito al restauro di siti di grande importanza quali la cittadella ed il museo di Damasco. La presentazione italiana ha riscosso notevole interesse e nella discussione che ne è seguita i rappresentanti dell'opposizione siriana hanno più volte sottolineato l'importanza di una rivitalizzazione dell'industria turistica, un settore che nel 2010 contribuiva alla formazione del Pil per il 12,1 per cento e garantiva occupazione a circa ottocentomila persone.
  Quanto ad azioni diplomatiche presso il Governo siriano per sollecitare misure a tutela del patrimonio artistico e culturale, in questa particolare congiuntura passi ufficiali in tale direzione potrebbero sortire effetti contrari a quelli desiderati. Come noto, le attività dell'ambasciata d'Italia a Damasco sono sospese dal mese di marzo e il nostro Paese ha dichiarato il 29 maggio – in coordinamento con i principali
partner europei – l'ambasciatore siriano e altri 4 funzionari diplomatici personae non gratae, espellendone due.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriMarta Dassù.


   MENIA e BOCCHINO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   la Società italiana di beneficenza e mutuo soccorso (SIBMS) è stata fondata oltre 150 anni fa, nel 1854, su iniziativa di Teresa Cristina Borbone sorella del re di Napoli e moglie dell'allora imperatore del Brasile con lo scopo di fornire assistenza sociale e sanitaria alla comunità degli italiani residenti nella zona di Rio de Janeiro; essa è probabilmente la più antica associazione di italiani nel mondo; la Sibms è proprietaria e gestisce oggi due importanti strutture a servizio della comunità italiana in loco: la casa di riposo Villa Paradiso e l'ospedale italiano di Rio del Janeiro;
   la casa di riposo Villa Paradiso, situata a Grajaù, ospita alcune decine di anziani sia italiani sia di origine italiana, fino a oggi ha svolto la propria attività assistenziale per conto del consolato con l'utilizzo delle risorse che il Ministero degli affari esteri destina annualmente all'assistenza dei nostri connazionali residenti in Brasile e che versano in condizioni di indigenza;
   l'ospedale italiano di Rio de Janeiro, è l'unica struttura sanitaria italiana a Rio de Janeiro, essa è associata all'Alleanza degli ospedali italiani nel mondo e fino a oggi ha rivestito un ruolo fondamentale nel supporto e nell'assistenza dei nostri connazionali indigenti residenti in Brasile; l'ospedale serve un bacino di oltre un milione di abitanti con una struttura piccola ma molto efficiente; vi lavorano oltre 270 addetti; i medici laureati sono 116, 30 dei quali in pianta stabile e il resto con rapporti di collaborazione alle attività ospedaliere e di ricerca; l'ospedale può contare inoltre su uno staff di 85 infermieri e tecnici sanitari e su 72 addetti amministrativi; la struttura ospedaliera dispone di 61 posti letto per la degenza ordinaria e 15 posti letto per i day hospital, ogni anno ci sono oltre 4.500 ricoveri, con 18.200 giornate di degenza e una degenza media di 4 giorni, si eseguono oltre 1.200 interventi chirurgici, quasi 30.000 visite ambulatoriali e più di 3.000 esami diagnostici;
   l'ospedale italiano di Rio svolge anche una importante attività didattica, formativa e di ricerca nei settori dell'oftalmologia, ortopedia e chirurgia plastica, corredata da seminari e convegni internazionali con particolare riguardo all'ortopedia, con la presentazione di casi clinici di osteoporosi, e di studi farmacologici sulla prevenzione delle fratture vertebrali;
   parte degli introiti dell'ospedale viene destinata dalla Sibms, sulla base di precisi accordi con la città di Rio del Janeiro, il Governo di Rio e lo Stato federale, ad attività filantropiche e di assistenza sociale in favore delle popolazioni locali;
   con lettera del 4 maggio 2012 indirizzata al presidente della Sibms, il console generale italiano a Rio de Janeiro ha comunicato che a seguito di un taglio del 30 per cento delle risorse destinate dal Ministero degli affari esteri all'assistenza dei nostri connazionali indigenti la quantità e la tipologia delle prestazioni finanziate con il contributo pubblico dello Stato italiano dovranno essere rivedute e tagliate; dalla citata lettera si apprende che il Consolato è perciò intenzionato a tagliare le prestazioni fino a oggi fornite dalla casa di riposo Villa Paradiso ai nostri connazionali, e che intende fare a meno altresì dei servizi forniti dall'ospedale italiano di Rio de Janeiro, tra i quali quelli forniti dalla farmacia Calabria che è parte integrante dell'ospedale e che per tali servizi si appoggerà in futuro ad altre strutture brasiliane;
   a ciò va aggiunto che con la riorganizzazione degli spazi della «Casa d'Italia» (edificio che, oltre agli uffici del Consolato italiano, ospita anche vari enti legati al nostro Paese nonché, da sempre, la sede della Sibms), il Consolato italiano ha chiesto alla Sibms di spostarsi in spazi diversi dagli attuali e pagando un affitto «di mercato» (il che si traduce in un canone dieci volte maggiore rispetto a oggi, cioè dai 550 euro attuali a un minimo di 5.500 euro) ed analoghe misure sono state prese nei confronti di altre istituzioni di rappresentazione e storiche della comunità italiana (COMITES, ACIB) destinatarie di contributi del Governo italiano e che con la loro presenza hanno rappresentato e giustificato il nome all'edificio di Casa d'Italia;
   l'insieme delle soluzioni proposte dal consolato a fronte del taglio dei fondi pubblici da parte del Ministero, renderebbe di fatto insostenibile dal punto di vista economico l'attività di Villa Paradiso, dell'ospedale italiano di Rio, e della stessa Sibms, mettendo in crisi una componente storica dell'assistenza italiana in Brasile tanto più in vista di importanti scadenze nei prossimi anni (giornate mondiali della gioventù 2013, mondiali di calcio e olimpiadi) che porteranno a Rio de Janeiro un importante flusso di italiani potenzialmente suscettibili di avvalersi dell'assistenza sanitaria dell'ospedale –:
   se non ritenga opportuno che il Ministero prenda in esame direttamente le disposizioni adottate dal consolato in merito all'allocazione dei fondi pubblici dello Stato italiano destinati all'assistenza dei nostri connazionali indigenti in Brasile, eventualmente procedendo a ripristinare l'erogazione dei servizi e le attività svolte dalle strutture della Sibms;
   se sia congruo privilegiare l'assegnazione dei fondi per l'assistenza a entità private brasiliane che evidentemente agiscono con logiche esclusivamente commerciali invece che sostenere entità filantropiche di origine italiana che in caso di bisogno sono in passato intervenute fornendo servizi gratuitamente ai nostri concittadini bisognosi ed altrettanto potrebbero fare in futuro ove mantenute attive;
   se sia a conoscenza del piano di riorganizzazione degli spazi e degli uffici presso l'edificio «Casa d'Italia» da parte del consolato italiano di Rio de Janeiro, e se non ritenga opportuno proporre al consolato medesimo una diversa soluzione in modo da permettere alla Sibms ed alle entità destinatarie di sovvenzioni da parte del Governo italiano di mantenere i propri spazi presso la «Casa d'Italia» fruendo di un contratto di affitto agevolato, ovvero consentire che il canone di affitto sia determinato sulla base di criteri diversi da quelli di mercato, per tenere adeguatamente conto delle particolari caratteristiche del locatario e dell'attività filantropica da esso svolta in favore dei nostri connazionali indigenti in loco anche a sostegno del sistema Paese. (4-16036)

  Risposta. — Per il 2011 il consolato generale a Rio de Janeiro ha ricevuto un finanziamento ministeriale sul cap. 1613 – titolo II per l'assistenza sociale ai connazionali indigenti di 360 mila euro (pari a 851 mila reais). Tenuto conto di tale disponibilità, il consolato generale ha stipulato 4 convenzioni con entità specializzate facenti capo alla «Sociedade italiana de beneficencia e mútuo socorro» (Sibms), il cui presidente è il dottor Antonio Chianello.
  Dette convenzioni sono state stipulate con:
   l'Assicurazione Plame per 106 assistiti, al costo di 292.640 reais (121.397 euro);
   ospedale italiano per 132 assistiti, al costo di 97 mila reais (40.239 euro);
   villa Paradiso per 9 assistiti, al costo di 216 mila reais (89.604 euro);
   farmacia Calabria per 238 assistiti (circa una trentina di essi hanno effettivamente usufruito del servizio), il cui onere è risultato essere 13 mila reais (5.393 euro).

  Per il 2012 il finanziamento per l'assistenza sociale al consolato generale di Rio de Janeiro ammonta a 275 mila euro (pari a circa 650.293 reais). Tale disponibilità, ridotta del 23 per cento circa rispetto all'anno precedente in ragione delle note esigenze di risanamento della spesa pubblica, ha determinato, per il consolato generale, la necessità di razionalizzare la spesa destinata ai connazionali in stato di indigenza, salvaguardando in pari tempo la qualità delle prestazioni.
  A tal proposito il consolato generale si è confrontato con criticità di diverso ordine: a) presunte carenze nell'erogazione dei servizi prestati dalle quattro entità convenzionate con conseguenti lamentele da parte di numerosi connazionali; b) presunte carenze nella documentazione prodotta dalla Sibms a supporto delle prestazioni tornite.
  Quanto alle carenze sub a), riserve sui servizi di assistenza ai connazionali erogati dalle suddette entità convenzionate sono state espresse anche dal Comites di Rio de Janeiro, che si è fatto portavoce di numerosi connazionali. Il consolato generale ha conseguentemente approfondito tutti gli aspetti dell'assistenza fornita sulla base delle Convenzioni in essere, rilevando problemi di gestione delle suddette strutture sul piano amministrativo e su quello delle prestazioni sanitarie. Più seri sono risultati essere i primi, in quanto da parte della Sibms erano state fornite nel corso del 2011 certificazioni che hanno dovuto essere corrette ed integrate da ulteriore documentazione, anche per tener conto dei rilievi formulati in occasione dei prescritti controlli da parte dei competenti organi di controllo.
  Quanto alle carenze sub b) relative ai limiti delle strutture gestite dalla Sibms, il consolato generale di Rio de Janeiro ha cercato di ovviarvi attraverso la sollecitazione di offerte di servizi da parte di altre entità per ottemperare alle norme sull'acquisizione dei beni e servizi da parte delle rappresentanze diplomatico-consolari e procedere ad una valutazione comparativa delle forniture in parola.
  Sulla base dell'analisi delle offerte acquisite da parte di alcuni operatori, supportate anche da visite alle loro strutture e da un negoziato tecnico sui singoli aspetti delle forniture interessate, il consolato generale a Rio de Janeiro ha ritenuto opportuno:
   non rinnovare l'assicurazione Plame con un'economia di 292.640 reais (121.397 euro), considerato lo scarso interesse per tale prodotto da parte degli utenti e le difficoltà ad ottenere idonea documentazione a copertura delle prestazioni erogate;
   trasferire i 6 anziani già assistiti dalla casa di riposo Villa Paradiso al pensionato de Velhinhos Ibituruna, la cui tariffa per persona (circa 2 mila reais mensili) è più bassa di circa il 30 per cento rispetto a quella che la Sibms ha affermato essere la tariffa minima (2.900 reais mensili) che poteva essere offerta al consolato generale. Tale operazione consentirà un risparmio di 64.800 reais (28.421 euro) su base annua. La struttura prescelta garantisce inoltre ambienti più spaziosi, posti letto più numerosi e in generale migliori condizioni di accoglienza;
   sottoscrivere un contratto per assistenza ambulatoriale ed esami clinici di migliore qualità a 120 connazionali con la rete di ospedali Pronto socorro infantil lagoa ltda., dotata di strutture e di strumentazioni più avanzate, oltre che di una più capillare presenza sul territorio rispetto all'ospedale italiano (che dispone di un'unica struttura di livello inferiore), al costo di circa 100 mila reais (42.288 euro);
   sottoscrivere un contratto con la società Venancio produtos farmaceuticos ltda, nota rete di farmacie con numerosi punti vendita nei principali quartieri cittadini, orari di funzionamento più estesi, notevole esperienza nel settore che fornirà medicinali a 120 connazionali al costo di 96 mila reais (40.597 euro). Si tratta di un miglioramento rispetto al servizio offerto dalla farmacia Calabria, la quale dispone di un solo punto vendita, che obbligava i nostri connazionali al ritiro delle medicine una sola volta al mese e non disponeva inoltre di stocks adeguati di farmaci.

  Il consolato generale a Rio de Janeiro ha inoltre di recente avviato un'importante e necessaria opera di riorganizzazione degli spazi all'interno dell'edificio demaniale «Casa d'Italia», in via di definizione nei dettagli e nelle modalità di attuazione, volta alla razionalizzazione e valorizzazione delle risorse a disposizione, ivi comprese quelle logistiche. Il progetto prevede l'integrazione all'interno dell'immobile demaniale di ulteriori entità, riferibili in diversa misura al Sistema Italia, nell'ottica dell'ottimizzazione e della promozione dello stesso. La Società italiana di beneficenza e mutuo soccorso di Rio de Janeiro da lungo tempo beneficia di locali all'interno dell'edificio demaniale «Casa d'Italia» per una superficie, in origine più ampia, ora di metri quadri 82, al canone agevolato di 430 reais mensili, pari a circa 172,00 euro. Tale canone è stabilito nella misura del 10 per cento rispetto al canone di mercato, condizione di eccezionale favore, in considerazione della natura dell'attività svolta dall'ente. Tuttavia nel periodo 2008-2010 l'ente è anche risultato moroso per mancato pagamento di quote condominiali, per un importo totale di 60 mila reais, circa 24 mila euro, restituiti infine alla sede nel marzo 2011.
  Sulla base di quanto previsto dall'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 296 del 2005, gli immobili demaniali possono essere dati in concessione o in locazione a canone agevolato, per finalità di interesse pubblico connesse all'effettiva rilevanza degli scopi sociali perseguiti in funzione delle esigenze primarie della collettività, a organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus). Tale condizione si realizza qualora gli statuti delle predette organizzazioni prevedano espressamente lo svolgimento di attività in determinati settori, tra cui l'assistenza sociale e socio-sanitaria, l'assistenza sanitaria, la beneficenza, la formazione e la ricerca scientifica.
  L'ammontare previsto del canone agevolato non deve essere inferiore al 10 per cento né superiore al 50 per cento di quello di mercato. La società di beneficenza e mutuo soccorso di Rio de Janeiro appare, sulla base della documentazione fornita, entrare nelle previsioni di cui all'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica suddetto. Al fine però di tutelare adeguatamente gli interessi dell'erario, si ritiene comunque necessario, in sede di rinnovo dell'atto di concessione, scaduto il 31 dicembre 2011, un aggiornamento del canone applicato, in considerazione dell'attuale valore locativo dell'immobile, attraverso una rimodulazione verso l'alto dello stesso nel rispetto dei parametri percentuali sopra esposti.
  In un incontro tenutosi al consolato generale a metà aprile il presidente della società italiana di beneficenza e mutuo soccorso, dottor Antonio Chianello è stato informato sia della diminuzione di risorse per il 2012 che della necessità di offrire ai connazionali servizi adeguati anche sotto il profilo amministrativo, ovviando alle carenze fin ad allora riscontrate e ricorrendo eventualmente ad altri fornitori sulla base di una valutazione comparativa, come in effetti è avvenuto con la firma delle tre citate convenzioni l'11 maggio 2102. Con lettera del 4 maggio 2012 il console generale Mario Panaro ha ulteriormente illustrato al dottor Chianello le ragioni che hanno determinato cambiamenti nel numero e nella tipologia dei servizi di assistenza ai cittadini italiani indigenti residenti nella circoscrizione consolare, che – come sopra rappresentato – hanno origine tanto nelle disponibilità finanziarie del consolato generale destinate all'assistenza dei connazionali indigenti (diminuite per il 2102 rispetto all'esercizio finanziario precedente) quanto nell'obiettivo di superare le criticità riscontrate nella gestione dei contratti di fornitura e nell'erogazione dei relativi servizi da parte della (Sibms) e, quindi, nella volontà di migliorare nel loro insieme le prestazioni fornite senza penalizzare, nella misura possibile, i loro destinatari finali.
  Dal bilancio consuntivo della Sibms per il 2010 (l'ultimo disponibile, in quanto quello per il 2011, che avrebbe dovuto essere fornito dalla Sibms al consolato generale entro il 31 marzo 2012 non è ancora pervenuto) si evidenzia un giro di affari di circa 10 milioni di euro, mentre i pagamenti da parte del consolato generale per le prestazioni a valere sulle quattro convenzioni per il 2010 al tasso convenzionale di finanziamento ammontano a 274.355,30 euro, che rappresentano soltanto il 3 per cento circa del bilancio della Sibms.
  Inoltre, nel triennio 2010-2012 la Sibms, a fronte di una richiesta di contributi annui pari a 150 mila euro, ha ricevuto sul capitolo 3105 dell'assistenza indiretta ai connazionali indigenti all'estero, sulla base del parere favorevole espresso dal consolato generale di Rio de Janeiro, 19 mila euro nel 2010 e 20 mila nel 2011. Per il 2012 il contributo assegnato a valere sul predetto capitolo di spesa ammonta a 14 mila euro.
  Quanto, infine, all'opportunità di un esame diretto da parte dell'amministrazione centrale degli esteri delle disposizioni adottate dal consolato generale sull'allocazione delle risorse, con decreto del Presidente della Repubblica 1o febbraio 2010, n. 54 («Regolamento recante norme in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria del Ministero degli affari esteri, a norma dell'articolo 6 della legge 18 giugno 2006, n. 69») è stata attribuita alle sedi all'estero autonomia finanziaria e gestionale. In tale ottica, i titolari delle rappresentanze diplomatico-consolari sono chiamati ad ottimizzare l'impiego delle risorse, acquisendo un ruolo primario nella programmazione della gestione delle risorse pubbliche loro affidate, in modo da potere rispondere con maggiore efficacia e tempestività alle priorità d'azione ed alle emergenze alle quali le sedi si trovano a fare fronte.
  Il Ministero degli affari esteri condivide l'intento di salvaguardare, per quanto possibile, entità con chiari connotati storici e sociali di matrice italiana, le cui funzioni assistenziali e filantropiche possono favorire tanto la comunità italiana nel suo insieme quanto l'immagine e gli interessi del sistema Paese, stimolando tutte quelle iniziative di raccordo con analoghe entità in altri Paesi, con specialisti e ricercatori e con le nostre istituzioni. A tal fine il dottor Chianello è stato invitato a presentare proposte di sviluppo dell'attività dell'ospedale italiano per una valutazione da parte della ambasciata a Brasilia e dei competenti uffici del Ministero degli affari esteri ed a cercare di far convergere su di esse la collaborazione di altri soggetti italiani, brasiliani e di altri Paesi. Tale salvaguardia non può tuttavia prescindere dagli inderogabili principi che improntano la gestione delle risorse finanziarie pubbliche ed il controllo, da parte dei soggetti preposti, del loro utilizzo.
  Per rilanciare la Sibms il nostro ambasciatore a Brasilia ha già preso alcune iniziative. In primo luogo, al fine di approfondire la situazione, ha disposto una missione a Rio de Janeiro del suo più diretto collaboratore, per esplorare le possibilità di accompagnare la Sibms in un percorso di generale riqualificazione delle sue strutture ed attività, in favore della nostra collettività e, ove possibile, dei più generali interessi italiani nel Paese. Ha quindi personalmente effettuato una visita all'ospedale italiano insieme al Sottosegretario di Stato competente per area. Ha poi invitato il presidente della Sibms a Brasilia per una sessione di lavoro congiunta mirante ad identificare un percorso di rilancio di tale istituzione per metterla in condizione di divenire più dinamica e competitiva, in un'ottica di moderna collaborazione, offrendo il pieno sostegno della nostra rete diplomatico consolare in Brasile. È attualmente in fase di predisposizione un progetto condiviso mirante a mobilitare risorse intellettuali e materiali, ivi incluse le grandi risorse del nostro sistema imprenditoriale nei due Paesi, in favore di tale storica istituzione, che il Ministero degli affari esteri intende portare avanti con impegno e determinazione. Tra le possibili iniziative identificate rientrano eventi di fund raising in favore dell'ospedale, con la partecipazione di personalità politiche, della collettività, e invitati tra gli italiani di maggiore prestigio in Brasile e le circa 700 imprese ivi operanti, in cui illustrare il piano di sviluppo e rilancio dell'ospedale, suddiviso per fasi (in ordine di priorità), aree e fasce di finanziamento; la possibilità per le imprese private, ammessa dalla legge brasiliana, di devolvere a scopi benefici una rilevante parte del carico fiscale e la titolarità della Sibms a ricevere tali donazioni; un elenco di macchinari, medicinali, ed equipaggiamenti necessari; la formazione di un «gruppo di amici dell'ospedale», che ricomprenda personalità del mondo politico, amministrativo, imprenditoriale, culturale e dell'immigrazione, capaci di promuovere iniziative, proposte, fornire consulenze qualificate e reperire/mobilitare risorse. Seguirebbe poi una fase di raccolta di indicazioni e l'elaborazione di singoli progetti e le seguenti attività, per rinnovare l'ospedale: potenziamento di settori di eccellenza cercando la donazione o acquisto a prezzi di favore di materiali, medicinali, equipaggiamenti; coinvolgimento delle grandi imprese italiane in Brasile per partnership o donazioni a fronte di intitolazioni di reparti dell'ospedale o sale operatorie, riconoscimenti e cerimonie di ringraziamento ufficiali, ampia pubblicizzazione nella stampa italiana e brasiliana; assistenza alla Sibms – di pari passo con i miglioramenti organizzativi e tecnologici delle strutture in dotazione – nella ricerca di convenzioni con compagnie assicurative e sanità brasiliana, anche in vista dei grandi eventi che Rio de Janeiro ospiterà nei prossimi anni; assistenza nei contatti tra la Sibms e Enti organizzatori dei grandi eventi (giornata mondiale della gioventù, mondiali di calcio, olimpiadi); possibili missioni di esperti italiani, da enti locali, atenei o grandi istituzioni mediche nazionali; eventuale coinvolgimento come partner di alcune delle regioni italiane di maggiore provenienza della nostra emigrazione a Rio de Janeiro. Inserimento dell'ospedale nel circuito delle visite istituzionali, e regolare organizzazione di eventi per pubblicizzare le attività della Sibms e delle sue articolazioni. Si è inoltre concordato con i responsabili dell'ospedale italiano ed in particolare con il Presidente Chianello, che lo stesso ospedale provvederà alla predisposizione di un «business plan» che evidenzi condizioni di fattibilità tecnico-finanziaria necessarie per un equilibrato ed efficace piano di rilancio dell'ospedale italiano facendo fronte ad attuali carenze ed espandendone e/o completandone se del caso l'attività. Tale «business plan» sembra infatti indispensabile – e su questo punto i responsabili dell'ospedale italiano hanno concordato – sia per assicurare la necessaria efficienza ed efficacia al citato piano di rilancio, sia per rendere più attraente il progetto a sponsor privati, sia del settore bio medico che di altri rami della nostra imprenditoria, potenzialmente interessati a dare supporto al piano stesso in cambio di una giusta visibilità. Sulla base di quanto sopra l'ambasciata d'Italia effettuerà ogni possibile intervento utile al rilancio in questione.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   MINARDO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi la Sicilia orientale è stata colpita da un vero e proprio ciclone, caratterizzato da piogge torrenziali e venti fortissimi;
   si è assistito ad uno scenario quasi surreale: tegole e lamiere di copertura strappate dai tetti, cartelloni pubblicitari divelti, oggetti di ogni tipo trasportati dal vento che andavano ad infrangersi su qualunque cosa sul loro percorso, strade chiuse perché bloccate da pali della luce ed alberi spesso secolari sradicati dal suolo;
   in un tale scenario è facile comprendere che il settore maggiormente danneggiato sia quello agricolo, dove le coperture degli impianti serricoli sono state strappate e trasportate a centinaia di metri di distanza, colture devastate e piante gravemente danneggiate;
   non è ancora possibile un bilancio completo dei danni, ma le stime, al momento, sono davvero preoccupanti;
   tale situazione va ad aggravare ulteriormente lo stato delle piccole e medie imprese agricole della regione siciliana già profondamente danneggiate dalla crisi. I produttori, già fortemente penalizzati dal punto di vista infrastrutturale e dall'accordo tra Unione europea e Marocco in merito alla liberalizzazione di alcuni prodotti ortofrutticoli ed ittici, colpiti dai recenti scioperi, manifestazioni e blocchi nei trasporti, devono essere aiutati e tutelati;
   l'attuale situazione non potrà che provocare la chiusura di molte aziende ed i conseguenti licenziamenti;
   molte imprese sono già sull'orlo del fallimento e non riusciranno a far fronte anche agli adempimenti fiscali e contributivi –:
   se non si ritenga necessario dichiarare lo stato di calamità naturale;
   se non si intenda intervenire in favore delle imprese agricole assumendo iniziative anche normative per introdurre agevolazioni fiscali, facilitare l'accesso al credito e sospendere gli adempimenti fiscali e contributivi, nonché i procedimenti di riscossione. (4-15337)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente gli eventi calamitosi che, nel marzo scorso, hanno causato danni alle imprese agricole nella regione Sicilia, faccio presente che gli interventi compensativi previsti dal fondo di solidarietà nazionale a sostegno delle imprese agricole colpite da avversità atmosferiche eccezionali possono essere attivati a condizione che il danno sulla produzione lorda vendibile risulti superiore al 30 per cento ed esclusivamente per quelle avversità e colture danneggiate che non sono comprese nel piano assicurativo annuale per la copertura dei rischi con polizze assicurative (peraltro, agevolate per l'esistenza di un contributo statale fino all'80 per cento della spesa premi sostenuta).
  Tuttavia, in presenza di offerte di mercato insufficienti a coprire la domanda assicurativa delle produzioni, la regione interessata può chiedere la modifica delle previsioni assicurative previste dal piano assicurativo in vigore e, con mio decreto, può essere consentita l'attivazione degli interventi compensativi del fondo di solidarietà nazionale.
  Colgo l'occasione per far presente che, ai sensi della vigente normativa, per le colture, strutture e avversità non assicurabili al mercato agevolato possono essere concessi contributi in conto capitale fino all'80 per cento del danno sulla produzione lorda vendibile ordinaria; prestiti ad ammortamento quinquennale per le maggiori esigenze di conduzione aziendale nell'anno in cui si è verificato l'evento ed in quello successivo nonché una proroga delle rate relative alle operazioni di credito in scadenza nell'anno in cui si è verificato l'evento calamitoso.
  Inoltre, compatibilmente con le esigenze primarie delle imprese agricole, potranno essere adottate anche misure volte al ripristino delle infrastrutture connesse all'attività agricola, tra cui quelle irrigue e di bonifica, con onere della spesa a carico del fondo di solidarietà nazionale.
  Evidenzio tuttavia che, alla data odierna, nessuna richiesta formale d'intervento è pervenuta al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali da parte della regione Sicilia.
  In ogni caso, considerata la gravità della situazione, assicuro che non appena perverrà da parte della regione specifica richiesta nei termini soprarichiamati, i miei uffici provvedano tempestivamente all'istruttoria di competenza e, riscontrati i requisiti di legge, saranno adottati i provvedimenti necessari per l'attivazione degli interventi compensativi del fondo di solidarietà nazionale.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   MURA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   per il 2012 – per la prima volta nella storia – non risulta né stanziato, né deliberato alcun contributo per le associazioni combattentistiche e partigiane;
   lo schema di documento ministeriale atto 482/12 trasmesso alla Presidenza della Camera il 21 maggio 2012 prevede solo stanziamenti a favore delle associazioni d'arma;
   la Commissione difesa del Senato, esaminando l'atto di Governo suddetto e lamentando l'esiguità dei contributi previsti, ha formulato alcuni rilievi sullo schema di decreto, ricordando peraltro l'impegno assunto dal Governo nel corso della discussione sul provvedimento a provvedere quanto prima all'erogazione dei contributi alle associazioni combattentistiche anche per il triennio 2012;
   pertanto il parere del Parlamento è stato ed è favorevole all'erogazione di un congruo contributo alle associazioni combattentistiche, ivi comprese le associazioni partigiane, per l'anno in corso;
   le associazioni combattentistiche e partigiane già da alcuni anni si sono viste progressivamente decurtare il contributo annuo fino a ridurlo a livelli inaccettabili;
   lasciare senza alcuna contribuzione per il 2012 le associazioni combattentistiche e partigiane significherebbe condannarle all'inazione, non disponendo essa di altre fonti di finanziamento al di la del tesseramento, con conseguente svalutazione del loro significato, del valore rappresentato, della loro esistenza e della loro attività, non solo ai fini della memoria, ma anche al fine di riconoscere e sottolineare il rilievo nazionale dei principi e dei valori di cui esse sono portatrici;
   la paralisi di fatto dell'attività delle associazioni combattentistiche arrecherebbe un enorme danno all'opera storico-culturale di propagazione della memoria storica e politica della Resistenza dai cui valori trae origine la Repubblica italiana –:
   quali siano i motivi che hanno condotto alla mancata erogazione dei contributi previsti e nello specifico all'esclusione delle associazioni partigiane dai contributi stanziati con l'atto 484/12;
   quali atti intenda adottare il Ministro alla luce di quanto in premessa.
(4-16741)

  Risposta. — Lo stanziamento di contributi in favore delle associazioni combattentistiche, è sempre stato previsto da specifiche leggi triennali, approvate dal Parlamento.
  Da ultimo, lo stanziamento per il triennio 2009-2011 è stato assicurato tramite un emendamento presentato in sede di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, e recepito nell'articolo 14, comma 7-bis.
  Nel 2012, pur in presenza di 3 specifici provvedimenti di iniziativa parlamentare (Atti Senato n. 869, n. 2554 e n. 2649), non ancora esaminati dalle competenti Commissioni parlamentari, si è venuto a determinare, per la prima volta, il mancato stanziamento dei contributi.
  Nella considerazione dell'importanza del ruolo rivestito da tali associazioni, è stata mia particolare premura quella di trovare una soluzione che consentisse di garantire l'erogazione di detto contributo anche per l'anno 2012.
  Tale soluzione, concordata anche con il Ministero dell'economia e delle finanze, troverà attuazione, attraverso uno specifico stanziamento, nell'ambito della predisposizione della legge di assestamento 2012, approvata dal Consiglio dei ministri in data 26 giugno 2012.
  Resta inteso che solo l'approvazione dei summenzionati provvedimenti di legge potrà garantire, per il prossimo triennio, l'erogazione dei contributi alle associazioni combattentistiche.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   NASTRI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   la sicurezza del territorio dalle acque, come è noto, rappresenta una condizione indispensabile per qualsiasi ipotesi di sviluppo, unitamente ad adeguate politiche di prevenzione idrogeologica, che suggeriscono l'adozione urgente da parte dell'Italia, di una strategia e di politiche per l'adattamento ai cambiamenti climatici, allo scopo di destinare risorse necessarie per la messa in sicurezza del territorio;
   l'associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, dopo aver svolto una ricerca durata due anni, finalizzata al risparmio di risorsa irrigua, ha presentato recentemente nei confronti del settore agricolo e rurale, un sistema denominato: Irriframe che grazie all'elaborazione di più parametri (meteorologici, pedologici, colturali e idrici), è in grado di indicare alle imprese agricole, l'utilizzo nelle forme più ottimali, del servizio irriguo;
   la finalità del suddetto sistema Irriframe, prevede inoltre la razionalizzazione dell'utilizzo dell'acqua in agricoltura, che rappresenta un elemento imprescindibile per l'accesso ai contributi europei nei confronti del sistema imprenditoriale del settore agricolo, abbattendo contemporaneamente gli sprechi e ottimizzando conseguentemente l'irrigazione –:
   quali orientamenti intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;
   nel caso siano favorevoli, quali iniziative, nell'ambito delle sue competenze, intenda intraprendere al fine di incoraggiare nel comparto agricolo il sistema esposto in premessa, i cui risultati riducono lo spreco d'acqua in agricoltura, favorendone la razionalizzazione. (4-14650)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente le iniziative da intraprendere per incoraggiare un uso più razionale dell'acqua in agricoltura onde evitare gli sprechi, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, nell'ambito dell'attività di coordinamento della programmazione dei fondi comunitari per lo sviluppo rurale già dal 2005-2006 ha attivato un tavolo di confronto con le amministrazioni interessate, l'associazione nazionale bonifiche e gli enti competenti alla gestione dell'acqua, al fine di individuare le priorità che devono essere perseguite nell'uso dell'acqua in agricoltura, e verso cui indirizzare le risorse dell'Unione europea.
  In tale contesto, la tutela quantitativa e qualitativa delle risorse idriche è stata ritenuta l'obiettivo prioritario. Pertanto, sono state individuate una serie di misure, da adottare a livello regionale, volte all'ammodernamento e/o riconversione delle reti irrigue aziendali, al recupero e riutilizzo delle acque meteoriche anche attraverso laghetti aziendali, alla realizzazione di sistemi di fitodepurazione di reflui aziendali, all'impiego di tecnologie per il risparmio idrico, alle riserve idriche (ivi comprese le superfici con sfioratori di piena) e alle tecniche di produzione a basso consumo d'acqua.
  Analoga procedura sarà seguita nella programmazione dei fondi comunitari per il periodo 2014-2020, nell'ambito della quale gli agricoltori saranno chiamati a produrre beni pubblici, che vanno oltre la condizionalità di base, per accedere ai premi comunitari. In tal senso, comportamenti virtuosi nell'uso dell'acqua potranno essere incentivati e ricompensati con adeguate risorse finanziarie.
  Vorrei, inoltre, evidenziare che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, nell'ambito della Rete rurale nazionale (programma con cui l'Italia partecipa al più ampio progetto europeo – rete rurale europea – che accompagna e integra tutte le attività legate allo sviluppo delle aree rurali per il periodo 2007-2013) ha inserito uno specifico filone di approfondimento sulle risorse idriche e una misura (inerente i laboratori interregionali sulla razionalizzazione dell'uso dell'acqua irrigua, il risparmio idrico e la tutela qualitativa) nel cui contesto potranno trovare sostegno progetti con finalità complementari a quelle previste da Irriframe (cui si fa riferimento nell'interrogazione), messi a punto e attivati, in alcune aree consortili, dall'associazione nazionale bonifiche.
  Peraltro, abbiamo anche finanziato la realizzazione del sistema informativo nazionale per la gestione delle risorse idriche in agricoltura (strumento di supporto alle analisi di contesto, alla pianificazione e alla programmazione del settore irriguo) con l'obiettivo di avere e fornire risposte più mirate alle esigenze conoscitive dei diversi enti coinvolti nella gestione dell'acqua a fini irrigui nel nostro Paese.
  Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è inoltre impegnato nel coordinamento delle attività finalizzate all'attuazione dell'articolo 9 della direttiva acque, secondo il quale gli Stati membri devono individuare politiche dei prezzi dell'acqua dirette al risparmio idrico e al recupero dei costi dei servizi idrici a carico dei vari settori di impiego, tra cui quello agricolo. A tal fine, è stato chiesto l'apporto di esperti particolarmente qualificati della materia, ed è stata avviata una consultazione con le Regioni e le categorie interessate per condividere una posizione comune da proporre alle autorità di distretto che hanno la competenza primaria sull'attuazione della citata disposizione comunitaria.
  Ricordo, inoltre, che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha dettato le linee guida (recepite dalla delibera Cipe n. 41 del 2002) per il finanziamento degli investimenti irrigui nell'ambito della programmazione dei fondi nazionali, in coerenza con gli indirizzi della Commissione europea e in conformità con gli obiettivi perseguiti, a livello nazionale, dagli interventi avviati con i fondi assegnati dal Cipe per le aree depresse.
  Tali linee guida, accanto all'opportunità di impiegare le acque reflue provenienti dalle aree urbane per uso irriguo o altri usi agricoli, hanno evidenziato la necessità di ottimizzare l'uso della risorsa idrica (soprattutto nelle aree del territorio nazionale che presentano carenze significative) e di migliorare la protezione ambientale attraverso la riduzione delle perdite e l'incremento di efficienza nella distribuzione dell'acqua.
  In particolare, i finanziamenti nazionali nell'irrigazione devono essere rivolti ad opere finalizzate al recupero dell'efficienza degli accumuli per l'approvvigionamento idrico, al completamento degli schemi irrigui, al rifacimento dei sistemi di adduzione, all'adeguamento delle reti di distribuzione, all'attivazione di sistemi di controllo e di misura, all'utilizzo delle acque reflue depurate.
  In proposito, ricordo che è in fase di conclusione il piano irriguo nazionale approvato dalla delibera Cipe n. 74 del 2005, con cui sono stati finanziati (per un importo complessivo pari ad oltre un miliardo di euro) interventi infrastrutturali per l'irrigazione sull'intero territorio nazionale. Peraltro, sono in corso di notifica ai beneficiari individuati dal programma di completamento del piano irriguo nazionale (delibera Cipe n. 69 del 2010), i decreti di concessione per la realizzazione di opere localizzate nel centro e nord d'Italia ammontanti, complessivamente, a 418 milioni di euro.
  Infine, informo l'interrogante che è in corso di perfezionamento un mio decreto, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, che disciplina l'utilizzo dei contributi pluriennali (di cui all'articolo 2, comma 133, della legge n. 244 del 2007) per la realizzazione, nel Meridione d'Italia, di ulteriori interventi diretti al risparmio idrico, per complessivi 177 milioni di euro.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   LEOLUCA ORLANDO e EVANGELISTI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   alcuni volontari internazionali si trovano a Gaza, dove continuano il lavoro di Vittorio Arrigoni in favore della popolazione civile che subisce quotidianamente la violenza e l'oppressione dell'assedio israeliano;
   fra i volontari, vi sono due cittadine italiane, Rosa Schiano e Daniela Riva e una delle attività che svolgono consiste nella partecipazione alle operazioni di osservazione e testimonianza compiute dalla barca «Oliva» del Civil Peace Service Gaza, che accompagna i pescherecci palestinesi nelle loro uscite in mare;
   il Governo israeliano ha imposto unilateralmente e illegalmente ai pescatori di Gaza un limite di tre miglia dalla costa, quando il limite delle acque territoriali internazionalmente riconosciuto è di venti miglia; le piccole barche dei pescatori palestinesi sono frequentemente oggetto degli attacchi delle navi da guerra israeliane, persino all'interno delle tre miglia dalla costa, e la presenza di «Oliva» e dei volontari internazionali costituisce un piccolo deterrente nei confronti delle aggressioni;
   negli ultimi giorni, mentre i vertici militari israeliani minacciano una nuova guerra contro Gaza, si assiste a un aumento dell'aggressività della marina militare israeliana sia nei confronti dei pescatori sia verso la nave «Oliva», come testimoniano i racconti e le immagini che Rosa e Daniela inviano in Italia, facilmente reperibili in rete anche attraverso youtube;
   la mattina del 29 dicembre 2011, «Oliva» e alcune barche da pesca sono state attaccate da una nave da guerra israeliana, che ha tentato di rovesciarle. Il capitano di «Oliva» è caduto in mare, rimanendo ferito in diverse parti del corpo, mentre Rosa e Daniela sono state travolte dalle ondate sollevate dalla nave israeliana. Fortunatamente, l'imbarcazione non si è rovesciata e ha potuto fare ritorno in porto;
   forte è il rischio di dover di nuovo piangere un altro Vittorio Arrigoni;
   dal sito www.resistenze.org si apprende che nel 2011 (dal 10 dicembre 2010 al 10 dicembre 2011) le forze d'occupazione israeliane avrebbero ucciso circa 130 palestinesi, tra cui 16 bambini e 2 donne; Al-Mezan, Centro per i diritti umani, ha reso noti questi dati il 10 dicembre 2011, in concomitanza con il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani;
   dagli stessi dati si evince come nello stesso periodo 150 abitazioni palestinesi sarebbero state danneggiate dall'offensiva israeliana e 10 sarebbero state totalmente distrutte; e ancora, oltre novemila ettari di terreno a uso agricolo sarebbero stati deturpati dalle forze d'occupazione israeliane, mentre 50 strutture sarebbero state parzialmente distrutte e quattro totalmente; anche 21 strutture destinate all'istruzione palestinese e una alla sanità sarebbero state abbattute; sarebbero stati distrutti 20 negozi e 22 fabbriche, sei delle quali completamente, 17 veicoli di civili palestinesi, 3 completamente;
   in occasione dell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, Al-Mezan ha denunciato la continuazione dell'occupazione israeliana sulla terra e sulle vite dei palestinesi: uccisioni di civili e l'imposizione di punizioni collettive per mezzo di divieti e limiti alle libertà, in violazione delle leggi internazionali sui diritti umani;
   il 9 novembre 2011, a Cape Town (Sudafrica), si è conclusa la terza sessione del Tribunale Russell sulla Palestina nel corso della quale giuristi, intellettuali, diversi premi Nobel e attivisti provenienti da tutto il mondo si sono confrontati sulle pratiche israeliane contro la popolazione palestinese in violazione del diritto internazionale. La conclusione è stata una netta affermazione di responsabilità nei confronti di Israele: il tribunale Russell ha affermato che il popolo palestinese è «soggetto a un regime istituzionalizzato di dominazione che integra la nozione di apartheid come definita in diritto internazionale» (www.russelltribunalonpalestine.com);
   tale tribunale, come è noto, vuole essere una risposta all'inazione della comunità internazionale di fronte alle accertate violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. Due sessioni sono già state celebrate nel corso del 2010, la prima a Barcellona e la seconda a Londra, dedicate rispettivamente alle responsabilità dell'Unione europea rispetto alle violazioni commesse contro i palestinesi da parte dello Stato di Israele;
   le pratiche discriminatorie perpetrate da Israele ai danni del popolo palestinese, ha affermato Raji Sourani, il direttore del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) di Gaza hanno messo in luce come esse siano diverse a seconda che si tratti della minoranza palestinese residente in Israele, dei palestinesi in Cisgiordania o a Gerusalemme Est o dell'oltre milione e mezzo di palestinesi di Gaza, senza voler dimenticare che nella sostanza poco cambia perché il complesso delle gravi discriminazioni commesse ai danni dei palestinesi nei territori occupati integra una forma di apartheid, che sebbene non coincidente nella forma quella a suo tempo praticata in Sud-Africa, ne ricalca la sostanza;
   è stato ampiamente dimostrato che lo Stato di Israele viene continuamente meno al suo obbligo, imposto dal diritto internazionale come potenza occupante, di garantire il benessere e la sicurezza della popolazione civile del territorio occupato (è bene notare che quasi tutte le infrastrutture nel territorio palestinese, incluse le scuole, gli ospedali, le strade, gli acquedotti sono opera di donors stranieri e agenzie di aiuti internazionali);
   come ha affermato recentemente anche John Dugard, professore emerito di diritto internazionale, ex special rapporteur all'Onu sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, Israele pratica il colonialismo, sfruttando le risorse idriche e la terra dei palestinesi mediante una aggressiva comunità di coloni che non ha alcun interesse nel benessere degli abitanti della zona; e ancora: «Se non è apartheid questa, occorre allora coniare una nuova parola per descrivere il crimine che i palestinesi stanno subendo, una parola che rispecchi la disumanità delle politiche di soggiogamento e oppressione di una intera popolazione da oltre 44 anni» –:
   con quali iniziative il Governo intenda intervenire, presso il Governo israeliano, affinché questi ponga fine alle aggressioni contro la nave «Oliva» e i pescatori palestinesi, sollecitando altresì l'intervento dell'Unione europea e dell'ONU;
   quali iniziative intenda assumere per tutelare i nostri connazionali impegnati in un legittimo e meritorio intervento di pace;
   quale sia la posizione del nostro Paese a fronte di una situazione divenuta intollerabile e inaccettabile;
   se non ritenga di volersi fare promotore, nel solco della confermata amicizia tra Italia e Israele, di iniziative, anche a carattere bilaterale, soprattutto nell'elaborazione di eventuali futuri accordi di cooperazione, atte a favorire un ripensamento della politica sopra evidenziata nonché l'auspicato e necessario percorso di pace.
(4-14478)

  Risposta. — L'Italia ha consolidato rapporti di profonda amicizia sia con il popolo israeliano sia con quello palestinese e con le rispettive autorità di Governo. L'equilibrio che guida la nostra azione in Medioriente si fonda sul principio fondamentale della sicurezza dello Stato israeliano e dei suoi cittadini in confini sicuri e sul costante impegno italiano per la creazione di uno Stato palestinese. In temi di questa complessità il contributo che possiamo dare alla sicurezza ed alla pace dipende proprio dalla chiarezza con cui intendiamo difendere questi valori fondamentali.
  Israele considera la Striscia di Gaza e la zona marittima che la circonda «un'area di ostilità», dove vige, oltre all'embargo, un blocco navale. Quanto agli aiuti umanitari diretti via mare verso la Striscia di Gaza, la posizione del governo israeliano sulla questione è che essi possono essere scaricati nel porto israeliano di Ashdod e di là trasferiti nella Striscia via terra, attraverso gli appositi valichi.
  Tali precauzioni sono dovute alla concreta minaccia nei confronti di Israele proveniente dalla Striscia di Gaza attraverso i ripetuti lanci di razzi, la cui gittata accresciuta mette ormai in pericolo quasi un milione di cittadini israeliani nel sud del Paese, costituendo un elemento di costante tensione.
  La tutela della propria sicurezza, che Israele svolge monitorando l'entrata nella Striscia di Gaza, è da considerarsi dunque pienamente legittima. Tuttavia, si deve anche prendere atto delle conseguenze negative che tali controlli stringenti hanno sulla capacità della popolazione della Striscia di passare definitivamente dalla fase di emergenza a quella dello sviluppo socio-economico del territorio, attuando quel «fundamental change» prescritto dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1860 con cui si è chiusa l'operazione «piombo fuso».
  In effetti, nonostante le misure adottate da Israele a partire dal 20 giugno del 2010 per favorire le importazioni e l'ingresso di materiali da costruzioni, il tasso di sviluppo (pari al 4 per cento nel 2011) ed il ritmo della ricostruzione non hanno fatto segnare incrementi sensibili, contribuendo ad alimentare quella «economia dei tunnel» che resta il principale strumento di potere nelle mani di Hamas. Le più recenti decisioni di liberalizzazione delle esportazioni, che riguardano generi agricoli, alimentari e prodotti di arredo, e quelle relative ad un'accelerazione delle approvazioni dei progetti di ricostruzione sono da ritenersi positive, ma ancora insufficienti. Un nuovo ventaglio di misure a favore della Striscia di Gaza, su cui sta lavorando il Rappresentante del quartetto Tony Blair nell'ottica della ripresa del negoziato fra le due parti, appare suscettibile di determinare un ulteriore miglioramento della situazione. L'Unione europea resta pronta a contribuire al funzionamento dei valichi rivitalizzando la sua missione di osservatori doganali presso il valico di Rafah.
  Sul versante politico, l'accordo raggiunto a Doha il 5 febbraio 2012 fra Abbas e il leader di Hamas, Meshal, per la formazione di un Governo di tecnici indipendenti con l'obiettivo di gestire le prossime elezioni politiche e la ricostruzione di Gaza, potrebbe costituire un'opportunità importante per giungere ad una cessazione della violenza. Al nuovo governo, che dovrà essere guidato dallo stesso presidente Abbas, l'Unione europea intende continuare a chiedere la piena adesione ai tre principi del quartetto (rifiuto della violenza, riconoscimento di Israele, adesione agli accordi pregressi).
  Quanto alla tutela delle connazionali Rosa Schiano e Daniela Riva, così come per qualsiasi altro nostro connazionale che intende recarsi a Gaza a qualsiasi titolo, il Ministero degli affari esteri è da sempre impegnato a fornire ogni possibile assistenza, raccomandando di mantenere costantemente aggiornato il consolato generale d'Italia a Gerusalemme riguardo l'ingresso e l'uscita da Gaza e fornendo indicazioni precise circa i propri domicilio e recapiti all'interno della Striscia. Tuttavia, considerata l'impossibilità per il nostro consolato generale a Gerusalemme di garantire un'assistenza consolare totale, specie in caso di crisi, il Ministero degli affari esteri sconsiglia nel modo più assoluto di recarsi a Gaza.
  In particolare è sconsigliato l'ingresso per qualsiasi ragione nella Striscia attraverso il valico di Rafah, poiché le autorità israeliane non permettono a quanti entrano da località di uscire poi dal valico di Erez (che consentirebbe interventi di assistenza con minore difficoltà).
  Naturalmente considerata la particolarità della situazione sul terreno e l'oggettiva impossibilità di svolgere appieno le proprie funzioni di protezione consolare, il Ministero degli affari esteri continua a monitorare con estrema attenzione la situazione nella Striscia attraverso un costante scambio di informazioni tra la Farnesina, il consolato generale a Gerusalemme e le ambasciate d'Italia a Tel Aviv e ad Il Cairo.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   LEOLUCA ORLANDO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 216 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 14 del 2012 recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative, ha previsto all'articolo 8 modifiche al codice dell'ordinamento militare, nella fattispecie, all'articolo 1476, commi 2 e 3 del decreto legislativo 66 del 2010, le parole: «ufficiali, sottufficiali e volontari», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti:«A) ufficiali, B) marescialli/ispettori, C) sergenti/sovrintendenti e D) graduati/militari di truppa, fermo restando il numero complessivo dei rappresentanti»; conseguentemente, l'istituzione e lo scorporo della categoria «C» (sergenti) dalla categoria «B» (sottufficiali), rappresenterà solo il personale del ruolo marescialli;
   a seguito di tali modifiche, la categoria dei graduati delle forze armate e delle forze di polizia, a ordinamento militare, ritiene che le proprie istanze sia volta disattese in quanto è già presente una situazione di sofferenza della categoria e che la stessa paga lo scotto più pesante sia in termini di sacrificio estremo nell'adempimento del dovere sia in termini economici col blocco delle remunerazioni;
   inoltre, la citata categoria ritiene che le disposizioni legislative sopra citate anziché rafforzare l'organismo di rappresentanza dei militari, rischiano invece di indebolirlo, esponendolo a un serio pericolo di ulteriore delegittimazione agli occhi dei rappresentati, accrescendo le spinte dalla base volte a ottenere la sindacalizzazione della rappresentanza militare, peraltro più volte denunciata pubblicamente dai delegati Cocer dell'Esercito, i graduati Leonardo Bitti e Girolamo Foti;
   la suddetta attività discriminatoria contrasterebbe, tra l'altro, con lo spirito del nuovo Codice dell'ordinamento militare come previsto dall'articolo 627 del decreto legislativo 66 del 2010 che ha sancito che le categorie dei militari siano suddivise in Ufficiali, Sottufficiali, graduati e militari di truppa;
   il legislatore ha deciso di separare il ruolo sergenti/sovrintendenti senza che ciò abbia investito anche la separazione della categoria graduati dalla truppa – e all'interno della Truppa tra il VFP1 e VFP4 – che trova legittimazione giuridica rispetto a quella dei sovrintendenti, perché quest'ultimo ruolo è ricompreso nell'unica categoria «sottufficiali» –:
   quale sia l'intendimento del ministro interrogato in ordine a quanto esposto in premessa e se non ritenga di assumere iniziative normative correttive in tal senso. (4-15660)

  Risposta. — In merito all'interrogazione in esame si fa presente che il tema della suddivisione, nell'ambito della rappresentanza, della categoria dei graduati e dei militari di truppa sarà oggetto di studio e compiuto approfondimento nel più ampio quadro della revisione dello strumento militare, contemplata dall'apposito disegno di legge delega attualmente all'esame del Senato della Repubblica (A.S. n. 3271).
  Ciò, in quanto evidentemente l'obiettivo perseguito dal provvedimento è quello di operare una revisione complessiva, ovvero analitica e dettagliata, ma anche onnicomprensiva, nella quale ogni elemento dovrà necessariamente essere considerato e valutato non singolarmente ma come parte integrante di un
unicum che deve rimanere armonico per essere efficace ed efficiente.
  In tale ambito, pertanto, come è logico che sia, potranno essere valutati e – ove necessario – individuati eventuali interventi che possano continuare a salvaguardare e, se possibile, ad ottimizzare l'esercizio del rilevante ruolo svolto dagli organi della rappresentanza militare.

Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   PALOMBA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   in data 7 marzo del 2011 è stata inaugurata nella foresta di Burgos (Sassari) la scuola interforze di polizia a cavallo di Burgos ed è stato avviato il primo corso destinato a 11 commissari della Polizia di Stato, Penitenziaria e del Corpo forestale dello Stato. La scuola, unica in Italia, nata come sede dell'allevamento dei cavalli del Regio Esercito, è stata recuperata grazie ad un finanziamento del programma di sicurezza per lo sviluppo del mezzogiorno; quando sarà a regime potrà ospitare trentacinque persone;
   la manifestazione, organizzata probabilmente senza una pubblicità adeguata a un evento atteso da una decina d'anni dalla comunità di Burgos, si è svolta alla presenza di Nicola Izzo, vice dirigente generale di pubblica sicurezza in rappresentanza delle autorità statali. In rappresentanza della regione Sardegna era presente l'assessore agli enti locali Nicola Rassu mentre in rappresentanza del comune di Burgos era presente soltanto il sindaco Salvatore Arras, che peraltro ha pubblicamente lamentato il mancato invito all'evento degli esponenti della sua Giunta comunale. Non sono stati inoltre invitati alla manifestazione gli altri sindaci del Goceano, il presidente della comunità montana e i rappresentanti istituzionali provinciali e regionali, nonostante da tempo si battano per la valorizzazione di un territorio di grandissimo pregio come la foresta di Burgos. Né è stata prestata la dovuta attenzione alla comunità locale che ha messo a disposizione quelle aree nella speranza della realizzazione di una struttura che dia finalmente risposte occupazionali alla popolazione;
   dalle dichiarazioni delle autorità presenti, riportate dalla stampa, è emerso che quando la scuola sarà a regime il personale dell'agenzia regionale Agris e dell'ente foreste della Sardegna si occuperà della cura del verde e degli animali, mentre non si è fatto cenno alle ricadute occupazionali nel territorio, nonostante molte professionalità presenti nella zona (artieri ippici, manutentori e operai generici) avessero da tempo ricevuto precise garanzie di assunzione nella scuola di polizia a cavallo –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quello che i rappresentanti istituzionali e la stessa comunità di Burgos, che attendeva positive ricadute per le popolazioni dalla istituzione della Scuola di polizia a cavallo, hanno percepito come un vera e proprie mancanza istituzionale in contrasto con la politica di avvicinamento delle istituzioni di sicurezza, presente a livello di forze di polizia ma, in questo caso, assente nella sensibilità di chi ha maldestramente organizzato l'evento;
   per quali motivi alla manifestazione non siano stati invitati i rappresentanti della giunta comunale di Burgos, gli altri sindaci del Goceano, il presidente della comunità montana e i rappresentanti istituzionali provinciali e regionali che hanno lamentato una scarsa considerazione per il territorio e quali iniziative intendano assumere per ripristinare corretti rapporti istituzionali;
   cosa intendano fare perché non siano disattese le aspettative delle popolazioni del territorio che attendono da quasi dieci anni le ricadute occupazionali che una struttura così prestigiosa può e deve garantire alla comunità di Burgos.
(4-11168)

  Risposta. — La cerimonia di inaugurazione della scuola aperta per i servizi a cavallo di foresta Burgos in provincia di Sassari, avvenuta il 7 marzo 2011, si è svolta all'interno dell'Aula magna dell'istituto, a causa di previste avverse condizioni meteorologiche.
  Per la limitata capienza dell'aula si è resa necessaria la riduzione del numero degli invitati. Di conseguenza hanno partecipato all'evento, il sindaco, il vice sindaco e il presidente del consiglio comunale di Burgos, il presidente della regione Sardegna, il presidente della provincia di Sassari, nonché i rappresentanti regionali e provinciali delle forze di polizia.
  Lo stesso giorno, presso la struttura, ha avuto inizio il primo corso di perfezionamento per i servizi a cavallo, riservato ai funzionari della carriera direttiva appartenenti alle varie forze di polizia.
  Il sindaco di Burgos ha smentito di aver rilasciato dichiarazioni sul mancato invito degli esponenti della sua giunta comunale, e pur avendo invitato la redazione del quotidiano La Nuova Sardegna a rettificare l'articolo contenente le presunte doglianze sull'episodio, non ha ottenuto riscontro nel senso auspicato.
  In merito al quesito posto dall'interrogante circa le ricadute occupazionali si precisa che, ad oggi, sono impiegati presso la scuola due medici veterinari dell'Agris Sardegna, cinque unità di personale dell'impresa incaricata di gestire la mensa obbligatoria di servizio, due persone alle dipendenze dell'impresa che fornisce il servizio di pulizia e circa una decina di operai dell'ente foreste che si occupano della manutenzione del verde.
  Inoltre, con cadenza trimestrale, due dipendenti dell'Agris provvedono al ritiro dello stallatico ed alla fornitura del foraggio.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   MARIO PEPE (Misto-R-A), LEHNER, SOGLIA, CIRIELLI e VESSA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da segnalazioni pervenute da alcuni cittadini, emergono discutibili e incongruenti dichiarazioni rese dal sindaco di Salerno Vincenzo De Luca attraverso un video caricato di recente sul sito internet «YouTube»;
   nel suddetto video il primo cittadino, ripreso in occasione di un incontro pubblico organizzato in un noto locale del centro di Salerno per il tradizionale scambio di auguri natalizio, ha rivendicato il suo impegno alla guida della città ed ha escluso, durante il suo mandato, possibili infiltrazioni camorristiche ad opera del famoso clan dei «Casalesi», collegando altresì, indebitamente, tale organizzazione camorristica al coordinatore regionale del PdL in Campania, onorevole Nicola Cosentino;
   nella circostanza il sindaco De Luca ha pronunciato affermazioni ambigue e pericolose, dichiarando testualmente: Voi dovete difendere le vostre famiglie, perché questa è una Città che, se la molliamo, in due mesi se la mangiano... se la mangiano Fra clientele, ladri e Casalesi. Per essere chiari, Cosentino. Se la mangiano ! Allora, teniamoci i delinquenti nostri... i miei... Con i miei riesco a parlare... se c’è qualcuno un po’ equivoco fra Mariconda e... ma sono salernitani... ma non ci devono rompere le scatole. Quindi teniamoci i nostri, ma che qualcuno debba pensare di far venire da Casal di Principe qualcuno a mettere le mani sulla Città...»;
   in tal modo, il sindaco di Salerno avrebbe distinto i camorristi originari di Casal di Principe dai delinquenti salernitani, esplicitando una sorta di «preferenza» per la seconda categoria criminale sulla base della provenienza geografica e l'appartenenza alla città di Salerno e alludendo, in tal modo, ad una pericolosa connivenza tra l'amministrazione comunale ed alcune frange della criminalità organizzata salernitana;
   a discapito del suo delicato ruolo istituzionale, De Luca non avrebbe condannato in modo assoluto ed incondizionato ogni forma di criminalità organizzata, ma al contrario avrebbe esternato una equivoca simpatia e perfino connivenza con i delinquenti locali;
   simili dichiarazioni, rese in pubblico e diffuse attraverso il popolare sito internet «YouTube», non possono ritenersi accuse sporadiche di stampo politico e propagandistico, ma necessitano di essere approfondite nelle sedi opportune, al fine di garantire la massima sicurezza ai cittadini salernitani e la trasparenza dell'amministrazione comunale;
   peraltro il sindaco De Luca già in passato aveva indirizzato, in qualche modo, l'attività dell'Amministrazione in modo da non «infastidire» interessi della criminalità organizzata;
   in passato, in una vicenda relativa alla revoca di case popolari, un membro della giunta De Luca, avvocato Rosa Egidio Masullo, assessore alle politiche sociali e all'emergenza abitativa, è stata vittima di attentati da parte di un noto esponente della criminalità locale a cui età stato revocato l'alloggio e in quella circostanza, in maniera quantomai equivoca il sindaco De Luca non ritenne opportuno far costituire parte civile l'amministrazione comunale di Salerno;
   in seguito, il nuovo assessore, succeduto nella delega all'avvocato Masullo riassegnò proprio al medesimo delinquente l'alloggio precedentemente revocato, a conferma, ad avviso dell'interrogante, dell'attiguità dell'amministrazione De Luca con alcuni ambienti della criminalità organizzata salernitana e quest'ultimo assessore risultò condannato per abuso d'ufficio;
   i presupposti normativi per l'esercizio di forme di controllo in relazione al pericolo di infiltrazioni criminali presso gli enti locali, delineati dalla normativa vigente, appaiono all'interrogante meritevoli di ampliamento;
   pur considerata infatti l'opportunità di non compromettere l'autonomia amministrativa degli enti locali, la possibilità di esercitare l'accesso, e comunque forme di controllo adeguate, dovrebbe essere tuttavia estesa, ad avviso degli interroganti, in maniera chiara quanto meno a tutti quei casi nei quali i pubblici amministratori, specie se operanti in territori notoriamente a rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, in qualunque forma, in via diretta e anche mediante proprie dichiarazioni pubbliche, comunichino elementi che lascino inequivocabilmente intendere una conoscenza o una frequentazione della criminalità locale;
   è altresì auspicabile che – anche in relazione all'incombenza della campagna elettorale per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Salerno – quanto affermato dal sindaco De Luca costituisca oggetto di apposite indagini da parte degli organi competenti –:
   se non ritenga di adottate ogni iniziativa di competenza e comunque di assumete iniziative normative al fine di ampliate i presupposti che possano giustificare la possibilità di indagini da parte del Ministero dell'interno presso gli enti locali anche a fronte di fatti quali quelli descritti nelle premesse. (4-10876)

  Risposta. — In ordine alla questione segnalata dall'interrogante relativa alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Salerno De Luca, diffuse attraverso il popolare sito internet You Tube, si rappresenta che la locale procura della Repubblica ha iscritto un procedimento quale fatto non costituente notizia di reato e per il quale in data 3 marzo 2012 è stata disposta l'archiviazione.
  Per quanto concerne, invece, l'attentato subito dall'assessore comunale Masullo, è stato individuato quale mandante il pregiudicato D'Agostino Antonio, condannato, il 22 giugno 2005 con sentenza del tribunale di Salerno, a 3 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di minacce a pubblico ufficiale in concorso; condanna confermata anche dalla corte di appello con sentenza del 18 settembre 2009 (passata in giudicato il 30 giugno 2010).
  Con riferimento, poi, al procedimento – cui l'interrogante fa riferimento nell'atto in esame – a carico dell'allora assessore comunale, Savastano Giovanni, per il reato di abuso d'ufficio per la concessione di un immobile abitativo allo stesso pregiudicato cui era stata precedentemente revocata dall'assessore Masullo, esso risulta definito in data 21 giugno 2007 dal giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Salerno con sentenza di condanna dell'imputato per il solo reato di abuso d'ufficio, esclusa la contestata aggravante. La sentenza, parzialmente riformata dalla corte d'appello, è divenuta irrevocabile il 3 giugno 2008.
  Alla luce di quanto sopra esposto e per gli ulteriori aspetti di competenza si soggiunge che allo stato non emergono fatti e circostanze su possibili infiltrazioni della criminalità organizzata locale o casertana nella gestione amministrativa del comune di Salerno che possano giustificare un'eventuale attività di accesso della prefettura ai sensi della legislazione antimafia, ovvero attività investigative.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   PICCOLO, ANDREA ORLANDO, VELTRONI, GARAVINI, BOSSA, CUOMO, GRAZIANO e CIRIELLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il comune di Orta di Atella, in provincia di Caserta, è guidato dal 2010 dal sindaco Angelo Brancaccio, già primo cittadino dal 1996 al 2005;
   i consiglieri di minoranza del comune di Orta di Atella hanno inviato, di recente, due esposti consecutivi al prefetto di Caserta per segnalare alcune gravi irregolarità amministrative che potrebbero costituire un indizio di forti condizionamenti ambientali, tali da ostacolare il normale e corretto esercizio delle attività di gestione dell'ente comunale;
   nel primo esposto, presentato in data 23 settembre 2011, i suddetti hanno rimarcato che nella vita amministrativa si «registrano quotidianamente episodi di malcostume denunciati alle autorità competenti e oggetto di indagine», sottolineando, tra l'altro, uno scarso rispetto dei principi di imparzialità, di buona amministrazione e di trasparenza delle procedure amministrative, nonché una palese e grossolana limitazione delle prerogative dei consiglieri comunali, attuata anche attraverso la modifica a colpi di maggioranza dei regolamenti comunali; più in generale, hanno evidenziato l'adozione di una serie di provvedimenti di inconfondibile stampo clientelare che confliggono con il preminente interesse pubblico al quale deve esclusivamente riferirsi l'azione amministrativa;
   nello specifico, sono state rappresentate esemplificativamente alcune significative anomalie, quali:
    l'elargizione al segretario comunale e al vicesegretario (quest'ultimo anche responsabile finanziario dell'ente) di competenze economiche di dubbia legittimità;
    la sussistenza di irregolarità nella formazione dei bilanci di previsione e dei conti consuntivi, in ordine ai quali penderebbero procedimenti presso la Corte dei conti;
    l'accumularsi di debiti fuori bilancio accertati con sentenza esecutiva e non ancora riconosciuti attraverso le prescritte procedure di legge;
   retribuzione di due incarichi dirigenziali (cat. D3) al comandante della polizia municipale e all'ex sindaco, Salvatore Del Prete, nominato responsabile dello sportello unico delle attività produttive;
    l'assegnazione, in poco più di un anno, di ben cento incarichi legali per una spesa di circa 400.000 euro, nonché di quindici incarichi tecnici per una spesa di circa 150mila euro e di nove consulenze esterne per una spesa di 160mila euro, per un totale complessivo superiore ai 700 mila euro, nonostante nell'organico dell'ente figurino professionalità e competenze specifiche che potrebbero far fronte alle esigenze dell'amministrazione;
    la nomina di un tecnico esterno, l'ingegner Claudio Valentino (recentemente inquisito per turbativa d'asta con l'aggravante del favoreggiamento alla camorra nell'ambito di un'indagine concernente il comune di Villa Literno), per occuparsi delle controverse vicende urbanistiche del paese (devastato da un fenomeno di abusivismo edilizio di straripanti dimensioni) ed, in particolare, delle concessioni edilizie, già oggetto di pesante e motivata censura da parte della commissione d'accesso, a suo tempo (anno 2007) nominata presso il comune di Orta di Atella per accertare possibili forme di condizionamento ed infiltrazioni della criminalità organizzata nell'ambito della vita amministrativa dell'ente guidato dal sindaco Salvatore Del Prete;
   con un successivo esposto, datato 12 ottobre 2011 ed inviato al prefetto di Caserta, al procuratore capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, al comandante della Guardia di finanza di Caserta e al comandante provinciale dei Carabinieri di Caserta i medesimi consiglieri comunali hanno denunciato irregolarità nella conduzione della seduta consiliare del 28 settembre del 2011, nella quale – tra l'altro – era previsto l'esame di argomenti estremamente importanti e delicati, quali le linee di indirizzo del nuovo piano urbanistico comunale (PUC) e l'approvazione dello schema di convenzione PUA (piano urbanistico attuativo), nonché il riequilibrio di bilancio, del quale ultimo veniva proposta l'approvazione senza aver prima proceduto al riconoscimento di una quantità rilevante di «debiti fuori bilancio» che, pure, erano iscritti all'ordine del giorno al punto precedente;
   peraltro, gli stessi consiglieri hanno lamentato di non poter ricevere tempestiva e formale conoscenza degli atti, né delle documentazioni richieste, ai sensi del vigente ordinamento degli enti locali, e, quindi, di non essere messi nella normale condizione di svolgere compiutamente la loro funzione consiliare ed il loro ruolo istituzionale;
   nello stesso esposto, veniva anche segnalato un fatto di rilevante entità concernente le attività del settore, urbanistico: in particolare, si stigmatizzavano i provvedimenti assunti dal suo responsabile, ingegner Valentino, per sospendere i procedimenti di annullamento in autotutela di Rimessi di costruzione illegittimi, correttamente e doverosamente avviati dal suo predecessore;
   per meglio comprendere e valutare il difficile ed inquietante contesto politico-amministrativo di Orta di Atella è necessario ricordare alcuni fatti salienti che, negli ultimi anni, hanno riguardato il predetto comune che, come è noto, è ricompreso in una parte del territorio casertano, segnato da una radicata e penetrante presenza della criminalità organizzata, particolarmente interessata alle attività edilizie ed urbanistiche a carattere speculativo ed agli appalti di opere pubbliche;
   nel giugno del 2008 il consiglio comunale fu sciolto per infiltrazioni camorristiche, ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000, mentre era sindaco in carica il già menzionato Salvatore Del Prete, eletto primo cittadino nel 2006 ed, oggi, come innanzi riferito, responsabile del Suap del comune, a seguito di incarico dirigenziale conferitogli dall'attuale sindaco Brancaccio;
   il Del Prete, già vicesindaco di Brancaccio e ritenuto uomo di sua strettissima fiducia, era diventato sindaco nel 2005 (riconfermato, poi, nella consultazione elettorale del 2006), a seguito dell'elezione a consigliere regionale della Campania dello stesso Brancaccio che – per incompatibilità di legge – aveva dovuto lasciare la guida del comune;
   nel maggio 2007, Angelo Brancaccio fu arrestato dai carabinieri del reparto operativo di Caserta con una serie di gravissime accuse (estorsione, peculato, abuso d'ufficio, falso e corruzione), a seguito di un'inchiesta della procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere; con lui finirono in manette tecnici comunali e imprenditori edili, ritenuti dagli inquirenti complici e corresponsabili di fatti e vicende risalenti all'epoca della precedente sindacatura del Brancaccio;
   nella stessa relazione della commissione d'accesso era stato analiticamente descritto l'intreccio affaristico e criminoso tra esponenti politici, amministratori, dipendenti del comune, imprenditori e società varie, con evidenti collusioni con personaggi legati o, comunque, riconducibili alla criminalità organizzata;
   negli ultimi dieci anni Orta di Atella ha conosciuto un vero e proprio boom demografico, passando dai 13.070 abitanti del censimento del 2001 ai 25.162 residenti, attualmente iscritti nelle liste dell'anagrafe comunale;
   non a caso, i commissari straordinari, nella loro relazione finale, avevano rilevato che l'imponente cementificazione aveva arrecato gravi danni al territorio, alla convivenza civile e al concetto stessa di legalità, determinando un fenomeno complessivo di devastazione ambientale mista a inefficienza e corruzione... precisando, altresì, che – durante gli anni di sindacatura del Brancaccio prima e di Del Prete poi – «l'abusivismo non era stato impedito da alcuna attività di controllo o, addirittura, era stato supportato da provvedimenti autorizzativi o da titoli abilitativi»;
   a tal riguardo, gli stessi ricordavano che il «95 per cento dei permessi di costruire rilasciati nel periodo 2000 – primo semestre 2008 (circa 2.100 per quasi 5.500 unità abitative) erano riferibili ad edifici costruiti in area industriale o zona P.I.P. e quindi destinati ad attività produttive che sono risultati in seguito modificati nella destinazione d'uso mediante procedimento amministrativo della D.I.A. o con variante in corso d'opera; in entrambi i casi l'ufficio tecnico comunale non aveva provveduto ad emettere provvedimento di diniego per la mancata conformità allo strumento urbanistico, di fatto legittimando l'attività speculativa edilizia»;
   è da rilevare che, nel decreto del prefetto di Caserta del 2 giugno 2008 con il quale si disponeva la sospensione cautelare del Consiglio comunale, del sindaco e della giunta di Orta di Atella ai sensi e per gli effetti dell'articolo 143 del testo unico 18 agosto 2000, n. 267, si faceva esplicito riferimento a «chiari elementi su collegamenti degli organi elettivi del comune con la criminalità organizzata, nonché a forme di condizionamento dell'attività amministrativa...»;
   nelle elezioni amministrative del 2010, celebrate a due anni dallo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche, si è ricandidato a sindaco, per l'ennesima volta, il signor Angelo Brancaccio, nonostante i gravi procedimenti penali in corso a suo carico e nonostante che l'attività della commissione di accesso avesse accertato e dichiarato una strettissima continuità tra la gestione del sindaco Del Prete e quella precedente dello stesso Brancaccio, peraltro ancora in carica come consigliere comunale al momento dello scioglimento;
   la rielezione di Brancaccio, protagonista politico assoluto delle tormentate e gravissime vicende amministrative del comune, pone il fondato timore, a parere degli interroganti, che possano continuare e consolidarsi quel sistema di gestione e quelle modalità di governo che erano state contestate dalla commissione di accesso e sanzionate con il provvedimento di scioglimento del 2008 e che – come innanzi riferito – hanno dato luogo anche ad inchieste penali ed arresti per gravi reati;
   in tale deprecabile ed inaccettabile direzione sembrano orientati alcuni atti e procedimenti amministrativi, in parte già evidenziati, nonché un discutibile sistema di relazioni istituzionali che fa perno preponderante, se non esclusivo, sulla figura del sindaco;
   suscita, ad esempio, particolare allarme e preoccupazione un corposo numero di delibere della giunta e del consiglio comunale in materia urbanistica (varate curiosamente tutte a fine anno 2011, in rapidissima sequenza) avverso le quali sono stati avanzati severi e consistenti rilievi di legittimità e di merito in un esposto motivato, inviato al prefetto ed alla procura della Repubblica, da parte di alcuni consiglieri di opposizione;
   tali provvedimenti che qui di seguito si indicano potrebbero, ad avviso degli interroganti incrementare ulteriormente lo scempio edilizio della città:
    delibera di consiglio comunale n. 35 del 29 novembre 2011, avente ad oggetto «Modifiche regolamento edilizio comunale»;
    delibera di giunta comunale n. 195 del 14 dicembre 2011, avente ad oggetto «Approvazione schema di convenzione residenziale convenzionale ex articolo 18 decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2011 per uso articolo 7 comma 6 legge regionale n. 19 del 2009»;
    delibera di giunta comunale n. 198 del 16 dicembre 2011, avente ad oggetto «Pianificazione urbanistica attuativa – incarico ufficio»;
    delibera di giunta comunale n. 200 del 21 dicembre 2011, avente ad oggetto «Somme pagate in eccesso per concessioni edilizie»;
    delibera di giunta comunale n. 205 del 30 dicembre 2011, avente ad oggetto «Indirizzi per il rilascio di autorizzazioni amministrative relative ad immobili oggetto di istanze di lottizzazioni e condono edilizio non ancora destinate alle attività produttive e terziarie» –:
   se il Ministro sia a conoscenza della gravissima situazione che investe il comune di Orta di Atella e se non ritenga urgente assumere, attraverso i competenti canali istituzionali, informazioni e riscontri sulla correttezza e legittimità delle attività e delle procedure amministrative messe in atto dall'amministrazione comunale, tenuto conto delle reiterate segnalazioni e degli esposti formali, puntualmente inviati al prefetto di Caserta;
   se, conseguentemente, non valuti la necessità di disporre l'accesso, con le modalità previste dalla normativa vigente in materia, per accertare se, nell'ambito dell'apparato politico-amministrativo, emergano elementi su collegamenti diretti e indiretti, con la criminalità organizzata, ovvero sussistano forme di condizionamento degli amministratori che possano compromettere la libera determinazione degli organi elettivi ed il buon andamento dell'amministrazione comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi alla stessa affidati. (4-14752)

  Risposta. — Con l'atto in esame l'interrogante pone all'attenzione del Governo la situazione del comune di Orta di Atella e chiede se non si ritenga necessario disporre l'accesso presso il predetto ente locale.
  Si risponde in base agli elementi inviati dalla prefettura di Caserta, che effettua un costante monitoraggio sul citato comune nell'ambito del controllo sugli organi degli enti locali, preordinato a intercettare ogni segnale rilevante sotto il profilo dell'ingerenza della criminalità organizzata nella vita dell'Ente.
  Dal 2008 al 2010 l'amministrazione comunale di Orta di Atella è stata commissariata per condizionamento da parte della criminalità organizzata ex articolo 143 Tuel (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali).
  Successivamente, nella tornata elettorale marzo 2010, il comune ha rinnovato i propri organi elettivi; nell'occasione è risultato eletto sindaco il signor Angelo Brancaccio, che, peraltro, aveva già ricoperto detta carica dal 1996 al 2005. Nella medesima tornata elettorale il signor Brancaccio è stato eletto anche consigliere provinciale.
  Nell'ambito delle rituali informazioni, a carico del sindaco è emerso un procedimento penale pendente per i reati di peculato, corruzione per atto contrario ai doveri del proprio ufficio, estorsione, concussione e altro.
  Inoltre, la minoranza consiliare ha indirizzato alla prefettura di Caserta numerosi esposti su diverse problematiche riferite al comune in materia di urbanistica, gestione economica finanziaria, riconoscimento prerogative dei consiglieri eccetera, evidenziando, per lo più questioni di legittimità degli atti, per le quali la prefettura ha interessato gli altri uffici, statali e non, competenti ratione materiae (amministrazione provinciale, revisori dei conti, procura Corte dei Conti), nonché lo stesso sindaco e segretario comunale, a supporto dei diritti e delle prerogative della minoranza.
  La stessa documentazione è stata, altresì, sempre trasmessa agli organi di polizia per ogni utile accertamento in ordine alle diverse questioni rappresentate.
  In tale ambito, il 16 marzo 2012, il comando provinciale dell'Arma dei carabinieri, ha effettuato il sequestro di due complessi immobiliari su suoli inedificabili, realizzati – come riferito – in assenza di piano di lottizzazione, e deferito in stato di libertà all'autorità giudiziaria talune persone, all'epoca dei fatti tecnici comunali e titolari di imprese di costruzioni, per i reati di cui agli articoli 30 (lottizzazione abusiva) e 44 (sanzioni penali) del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, e dell'articolo 479 (falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici) del codice penale.
  Al momento la prefettura di Caserta sta valutando le iniziative da assumere, nel quadro delle proprie attribuzioni ex articolo 141 e 143 Tuel.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   PORTA, GIANNI FARINA, BUCCHINO, GARAVINI e FEDI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   l'intervento per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, nell'ambito delle cosiddette politiche migratorie, è stato quello che ha subito le più pesanti conseguenze della politica dei tagli delle risorse, passando da una dotazione di 34 milioni di euro del 2007 all'attuale 6,4 milioni e scontando, altresì, la riduzione dei fondi destinati agli istituti di cultura e del contingente degli insegnanti inviati all'estero;
   un ridimensionamento dell'offerta linguistica e culturale del nostro Paese nel mondo di dimensioni tanto importanti non solo contrasta con una domanda crescente e sempre più diversificata, anche dal punto di vista generazionale, ma priva il Paese di una leva strategica per la sua internazionalizzazione, per il crescente peso che i fattori culturali rivestono nella competizione globale;
   la pur apprezzabile conversione da una linea di meccanica proiezione dei tagli lineari sui contributi agli enti gestori dei corsi ad una linea di selezione degli interventi, sulla base del prioritario criterio della salvaguardia dei corsi integrati nei sistemi scolastici locali, non ha impedito comunque l'annullamento di molti corsi integrati e ha avuto ripercussioni diversificate sull'offerta formativa a seconda delle concrete situazioni esistenti nelle diverse aree del mondo;
   in Svizzera, ad esempio, dove è alto il livello di integrazione dei corsi nel sistema scolastico locale, gli enti gestori, a meno di un intervento integrativo immediato, prevedono la chiusura di 390 corsi attualmente frequentati da 4.400 alunni, mentre in America Latina e in Australia, l'eliminazione del finanziamento dei corsi per adulti sta determinando la scomparsa di una parte consistente delle attività formative;
   la situazione più critica rischia di configurarsi in America meridionale, già penalizzata dall'invio di soli 10 insegnanti del contingente su un totale di 290, per la caduta verticale dei corsi per adulti, molti dei quali organizzati dalla rete associativa operante in loco, e per la pratica cancellazione della formazione degli insegnanti;
   la preoccupante prospettiva che si sta determinando per l'intero continente latinoamericano è confermata da alcune situazioni, che qui si richiamano a titolo esemplificativo: nello Stato di San Paolo la FECISBEF organizzava nel 2010 corsi per oltre 25.000 alunni, di cui 5.000 nelle zone dell'interno, mentre ora, per una riduzione del 76 per cento del finanziamento, è costretta ad abolire tutti i corsi per adulti e a ridurre l'offerta a 13.000 utenti; a Buenos Aires, la Federazione per lo studio e la diffusione della lingua e cultura italiana (FELCI), alla quale aderiscono 26 associazioni italiane attive nel campo culturale, nel 2011 ha organizzato 581 corsi per 8.415 alunni, di cui 4.318 compresi nella fascia dell'obbligo, scesi quest'anno a 3.100, mentre arretra in modo preoccupante anche il numero degli adulti, superiore l'anno scorso alle 4.100 unità; nel Rio Grande do Sul, altro luogo di storico insediamento dell'emigrazione italiana, il contenzioso amministrativo con l'ACIRS, che da vent'anni organizza corsi, e la sospensione dei contributi stanno determinando la dispersione dei 14.000 alunni presenti in oltre 70 comuni –:
   se non ritenga indispensabile rappresentare, in tempi necessariamente molto brevi, l'esigenza di una reintegrazione dei fondi destinati alla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo almeno per mantenere i livelli di offerta realizzati nell'ultimo anno, che aveva già conosciuto, peraltro, una riduzione dell'intervento;
   se non ritenga di favorire la ridefinizione dei criteri di distribuzione delle risorse per temperare la rigidità di alcune priorità che non rispondono in modo adeguato alla diversità delle situazioni culturali, sociali e organizzative esistenti in diverse parti del mondo e, in particolare, per allargare i margini di intervento a sostegno dei corsi per gli adulti, almeno in quelle aree dove essi rappresentano un elemento strutturale dell'intero impianto formativo. (4-15973)

  Risposta. — Il Ministero degli affari esteri segue con la massima attenzione le attività a sostegno della promozione della lingua italiana nel mondo nella consapevolezza che costituisca una delle azioni prioritarie nella politica estera italiana.
  In particolare, pur nel quadro di un necessario contenimento della spesa, in ragione delle note esigenze di risanamento dei conti pubblici, che ha portato ad una considerevole diminuzione delle risorse a disposizione per il settore, dai 28,8 milioni di euro del 2007 ai 6,37 del 2012, la Farnesina ha proseguito l'azione di sostegno prioritario ai corsi di lingua e cultura italiana ex decreto legislativo n. 297 del 1994 integrati, a vario titolo, nel sistema scolastico locale, ritenuti i più rispondenti alla complessiva azione di promozione della nostra lingua all'estero.
  Per il corrente anno si è proceduto ad applicare in modo ancora più stringente i criteri sopra richiamati, con una riduzione non lineare ma selettiva dei contributi da assegnare ai singoli Enti in rapporto alle attività svolte.
  Nonostante tali necessarie misure, il contingente dei lettori di ruolo e dei docenti inviati all'estero non ha subito grandi variazioni rispetto all'anno precedente, come pure le offerte dei corsi di lingua da parte dei nostri istituti di cultura.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   PORTA, BERRETTA, BOCCUZZI, CAPODICASA, COSCIA, DE BIASI, GIANNI FARINA, FEDI, GARAVINI, GIULIETTI, GNECCHI, LUCÀ, MARAN, MARCHI, MELIS, MORASSUT, PISTELLI, PIZZETTI, STRIZZOLO, TOUADI e VERINI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   le cronache degli ultimi mesi hanno riportato con grande evidenza il caso del diplomatico Mario Vattani, console generale a Osaka, in Giappone, che un anno fa, prima di assumere servizio nella sua nuova destinazione, nel corso di un raduno «fascio-rock» a Roma, ha inneggiato alla Repubblica Sociale e alla «bandiera nera», definendo invece la Repubblica democratica «fondata sulle menzogne e i tradimenti» e nata con il sostegno di «mafiosi italiani riportati a casa dagli americani»;
   il provvedimento di sospensione dal servizio, adattato dal Ministro degli affari esteri dopo la forte esposizione mediatica che a fine dicembre la vicenda ha avuto sul web e le conseguenti reazioni critiche, è stato oggetto di sospensiva da parte del presidente della prima sezione del TAR del Lazio, a seguito di un ricorso dello stesso Vattani, sulla base della sorprendente considerazione che la partecipazione, per altro reiterata, di un diplomatico italiano a raduni inneggianti al fascismo, non costituirebbe motivo di discredito per l'immagine e gli interessi dello Stato;
   un pronunciamento monocratico del presidente della IV sezione del Consiglio di Stato, adito dall'Avvocatura dello Stato su richiesta del Ministero degli affari esteri, ha rovesciato il pronunciamento del TAR, legittimando le misure cautelari provvisorie assunte dal Ministro, in base alla considerazione che i dati fattuali assumono una oggettiva rilevanza che va ben al di là delle «diplomatiche» contestazioni formali e che «il provvedimento di richiamo assume una peculiare connotazione che induce a considerare prevalenti gli interessi pubblici»;
   il 17 maggio 2012, il nuovo presidente della prima sezione del TAR del Lazio ha rigettato una nuova istanza sospensiva, avanzata dal ministro Vattani, dichiarandola inammissibile dal punto di vista procedurale alla luce del decreto di ripristino del presidente della IV sezione del Consiglio di Stato. La stessa sezione del Consiglio, questa volta in seduta collegiale, ha pienamente legittimato il decreto di richiamo, reiterandone l'efficacia, argomentando che «le acquisizioni istruttorie dell'amministrazione fanno risultare un quadro probatorio vasto e coerente e l'ampia risonanza dei fatti contestati»;
   l'applicazione dei termini minimi nell'ambito del procedimento disciplinare, di cui al testo unico n. 3 del 1957, proposta dalla Commissione disciplinare del Ministero degli affari esteri e recepita mediante il decreto ministeriale del 24 maggio, non sembra sufficiente a sanare il vulnus che i comportamenti del diplomatico hanno determinato sul piano dei rapporti di lealtà con lo Stato democratico e sul piano della credibilità e autorevolezza dei nostri rappresentanti diplomatici, soprattutto nei confronti dei Paesi che hanno avuto storicamente una posizione conflittuale con il fascismo –:
   quali diverse e più adeguate ipotesi di ordine disciplinare si possano configurare in relazione al non equivoco pronunciamento degli organi di giustizia amministrativa intervenuti sul caso in questione e al quadro procedurale e sanzionatorio previsto dai regolamenti interni;
   quali iniziative intenda adottare nei confronti del ministro plenipotenziario (funzione equivalente a quella di generale di corpo d'armata) Mario Vattani perché la diplomazia italiana sia salvaguardata nei rapporti internazionali da motivi di imbarazzo e discredito e da riserve inerenti alla poca affidabilità istituzionale dei rappresentanti italiani e, nello stesso tempo, l'opinione pubblica sia rassicurata sulla lealtà democratica di alti funzionari dello Stato. (4-16396)

  Risposta. — Il Ministro degli affari esteri ha inflitto al Ministro plenipotenziario Mario Vattani la sanzione disciplinare della sospensione dalla qualifica di quattro mesi con decreto ministeriale n. 1019 del 24 maggio 2012 a conclusione di un procedimento complesso, che ha dovuto seguire tutte le procedure previste dal testo unico n. 3 del 1957, a tutela della correttezza dell'azione amministrativa a fronte del rischio di annullamento da parte degli organi giudiziari.
  Come noto, la commissione di disciplina, dopo aver sentito il 27 aprile 2012 il Ministro Vattani in un'apposita audizione, ha rilevato la «grave non conformità ai doveri d'ufficio» del medesimo, proponendo al Ministro degli affari esteri la sanzione di quattro mesi di sospensione. Come pure espressamente previsto dal citato testo unico n. 3/57, il Ministro poteva solo confermare o ridurre la sanzione e in nessun modo incrementarla.
  Una volta vistato dall'unità centrale di bilancio, il 31 maggio 2012, il decreto è stato immediatamente reso operativo e la sospensione è decorsa dal 1o giugno.
  I delicati aspetti menzionati dagli interroganti sono stati attentamente ponderati e si sono già tradotti in un ulteriore strumento di cui il Ministero stesso disponeva, ai sensi del combinato disposto degli articoli 32, 34 e 110 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, ovvero il richiamo a Roma del Ministro Vattani. Ciò è avvenuto con il decreto ministeriale n. 273 del 21 febbraio 2012, emanato dopo la più attenta valutazione di tutti gli elementi di fatto e di diritto e dopo che la relativa decisione era stata condivisa con il consiglio di amministrazione, organo collegiale che riunisce i vertici amministrativi del Ministero degli affari esteri.
  Detto richiamo era motivato dalla constatazione del danno d'immagine prodotto allo Stato e all'amministrazione da specifici comportamenti posti in essere dal Ministro Vattani e in particolare dall'incompatibilità con le funzioni di alta rappresentanza dello Stato proprie di un console generale all'estero dei comportamenti posti in essere nell'esibizione del 24 maggio 2011 presso la sede di Casapound.
  Come noto, proprio tale decreto è stato peraltro oggetto di immediata impugnativa da parte del Ministro Vattani. Dapprima si sono succedute due decisioni negative per l'amministrazione riguardo alla sospensione degli effetti del decreto, concessa dal Tar del Lazio, in versione monocratica e collegiale, ciò che ha costretto il Ministero, visto l'obbligo di ottemperare alle decisioni giurisdizionali, a sospendere il richiamo, inizialmente fissato per il 31 marzo 2012. Si è tuttavia provveduto a impugnare la decisione del Tar e a difendere l'operato del Ministero in giudizio, di concerto con l'Avvocatura generale dello Stato. Il risultato è stato il decreto n. 01921/2012 del presidente della sezione quarta del Consiglio di Stato, emanato monocraticamente ma dopo aver sentito le parti, che ha revocato la sospensiva concessa dal Tar e ha determinato la reviviscenza dell'efficacia del decreto ministeriale di richiamo. La correttezza amministrativa del Ministero è stata confermata anche dal decreto dello stesso Tar del Lazio, emesso dal nuovo presidente della prima sezione, che ha respinto il 17 maggio 2012 l'istanza di nuova sospensione del richiamo del Ministro Vattani a seguito del decreto della quarta Sezione del Consiglio di Stato, considerando tale istanza dal punto di vista procedurale evidentemente inammissibile, tenuto conto degli effetti ripristinatori del menzionato decreto del presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato, e dal punto di vista sostanziale che «non può ritenersi foriero di un danno grave e irreparabile per l'interessato il lasso di tempo assegnatogli [...] per il raggiungimento della nuova sede di servizio, essendo gli inconvenienti prospettati dal ricorrente del tutto secondari ed ovviabili rispetto all'interesse primario perseguito dall'amministrazione con il disposto trasferimento». Ancor più recentemente, la sezione quarta del Consiglio di Stato ha emesso il 29 maggio l'ordinanza n. 2042/2012, con cui ha confermato in modalità collegiale la riforma – già adottata in via monocratica – dell'ordinanza cautelare di sospensione del decreto di richiamo, reiterando dunque il ripristino della piena efficacia del richiamo stesso. Il Consiglio di Stato afferma espressamente, nella parte motivazionale di tale ultimo decreto, che «le acquisizioni istruttorie dell'amministrazione [...] fanno risaltare un quadro probatorio vasto e coerente e l'ampia risonanza dei fatti contestati».
  Il Ministro Vattani ha fatto perciò rientro a Roma il 22 maggio 2012.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   RONDINI e MONTAGNOLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il fenomeno dei «matrimoni di comodo» contratti da stranieri extracomunitari con un cittadino italiano al solo fine di «regolarizzare» la posizione di clandestinità o per agevolare l'acquisto della cittadinanza italiana ha avuto una significativa diffusione nel nostro Paese, come risulta anche da ricorrenti notizie di cronaca;
   il Governo Berlusconi, aveva adottato, su iniziativa del Ministro pro tempore Maroni, una serie di misure, in particolare contenute nella legge n. 94 del 2009, dirette a contrastare questa pratica, elusiva delle norme vigenti in materia di soggiorno degli stranieri;
   prima della modifica legislativa, intervenuta con la citata legge n. 94 del 2009, ai sensi della previgente formulazione dell'articolo 116 codice civile, lo straniero, intenzionato a contrarre matrimonio in Italia, doveva presentare all'ufficiale dello stato civile solo un nulla osta rilasciato dall'autorità competente del proprio Paese;
   oltre al predetto requisito formale, sul piano sostanziale, il nubendo doveva rispettare le condizioni previste dalla normativa italiana riguardanti la capacità di contrarre matrimonio (tra l'altro, libertà di stato, età minima) e l'assenza di situazioni personali ostative (ad esempio, impedimenti per parentela ed affinità);
   con la citata legge n. 94 del 2009 era stato modificato l'articolo 116, primo comma, codice civile, sicché la nuova norma stabiliva che «lo straniero che vuole contrarre matrimonio nella Repubblica deve presentare all'ufficiale dello stato civile», oltre al nulla osta, di cui sopra, «un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano»;
   la legge n. 94 del 2009, al fine di ridurre il fenomeno dei cosiddetti «matrimoni di comodo», aveva altresì modificato l'articolo 5 della legge n. 91 del 1992, in materia di acquisto della cittadinanza italiana, prevedendo un ampliamento del periodo di convivenza post-matrimonio, necessaria per l'acquisto della cittadinanza da parte del coniuge straniero;
   in particolare al comma 1 dell'articolo 5 della citata legge si prevede, che «il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all'estero, qualora», al momento dell'adozione del decreto di acquisto della cittadinanza, «non sia intervenuto lo scioglimento, l'annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi»; al successivo comma 2 si stabilisce che i termini sono, peraltro, «ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi»;
   per effetto di queste importanti innovazioni legislative si era posto un freno ai matrimoni contratti per finalità estranee a questo istituto e dirette ad aggirare la normativa in materia di immigrazione, dotando in particolare i sindaci di uno strumento efficace per non procedere alle pubblicazioni di matrimonio, allorché il nubendo straniero era privo di un titolo di soggiorno;
   la Corte Costituzionale con la sentenza 245 del 25 luglio 2011 ha tuttavia dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 116, primo comma, del codice civile, come modificato dall'articolo 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano»;
   le ragioni di tale declaratoria di incostituzionalità risiedono nel contrasto della disposizione in esame con il godimento di diritti fondamentali, tra i quali, afferma la Corte «certamente rientra quello di contrarre matrimonio, discendente dagli articoli 2 e 29 della Costituzione, ed espressamente enunciato nell'articolo 16 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e nell'articolo 12 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali»;
   l'effetto pratico di questa pronuncia è stato quello di privare i sindaci di un'effettiva possibilità di ostacolare la celebrazione di matrimoni di comodo, quando sia nota la condizione di clandestinità del nubendo e sia evidente la finalità strumentale del matrimonio rispetto all'obbiettivo della regolarizzazione;
   il sindaco che volesse ostacolare la conclusione di un matrimonio simulato si dovrebbe perciò impegnare in accertamenti che non gli competono, dai quali risultava esonerato dalla precedente disposizione che legava la possibilità di contrarre matrimonio ad un requisito oggettivo e documentale quale l'attestazione della regolarità del soggiorno –:
   quali iniziative normative si intendano assumere per pervenire, rispetto alla situazione illustrata in premessa, ad un bilanciamento degli interessi che contemperi il rispetto dei diritti fondamentali con il contrasto preventivo alla celebrazione dei matrimoni di comodo. (4-14859)

  Risposta. — Con l'interrogazione in esame l'interrogante pone all'attenzione del Governo il fenomeno dei cosiddetti matrimoni di comodo, contratti da cittadini stranieri extracomunitari solo al fine di acquisire la cittadinanza italiana.
  Si tratta di un tema che è stato affrontato in questa legislatura con un mirato intervento normativo, contenuto nella legge n. 94 del 2009, volto a rendere più restrittive le condizioni di acquisizione della cittadinanza iure matrimoni.
  In particolare, novellando l'articolo 116 del codice civile, era stato richiesto che il nubendo straniero, al momento di contrarre il vincolo matrimoniale, producesse un documento attestante il regolare soggiorno nel nostro Paese.
  La sentenza della Corte costituzionale n. 245 del 20 luglio 2011 ha dichiarato, tuttavia, l'illegittimità della predetta disposizione, ritenendo che il requisito della regolarità del soggiorno, preteso dal legislatore, finisse per introdurre un'inammissibile restrizione nel godimento di un diritto fondamentale, eccedendo la necessità, che comunque rimane ferma, di verificare che la celebrazione delle nozze non sia volta a dissimulare intenti puramente strumentali.
  Da questo punto di vista, appare utile ricordare come la stessa sentenza dei giudici della Consulta indichi nelle disposizioni già presenti nel Testo unico sull'immigrazione strumenti e istituti idonei a contrastare i cosiddetti «matrimoni di comodo».
  In particolare, la Corte costituzionale fa riferimento agli articoli 29 e 30 del citato Testo unico che prevedono la revoca del permesso di soggiorno quando sia accertato che al matrimonio non è seguita l'effettiva convivenza ovvero quando è accertato che il matrimonio ha avuto luogo allo scopo esclusivo di permettere all'interessato di soggiornare nei territorio dello Stato.
  Si tratta, infatti, di norme che consentono, attraverso controlli ex post, di incidere con una certa efficacia sul fenomeno denunciato dagli interroganti, senza tuttavia incorrere nei rilievi espressi dalla Corte. Rilievi, peraltro, che si rifanno ad un preciso orientamento della Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo il quale non è consentito introdurre divieti generalizzati e automatici che prescindano da una preventiva indagine riguardo alla genuinità delle intenzioni matrimoniali.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoSaverio Ruperto.


   ROSATO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la certificazione energetica degli edifici quantifica il consumo energetico annuale e rappresenta uno strumento indispensabile per valutare e migliorare le prestazioni energetiche;
   al fine di limitare l'emissione e la produzione di gas a effetto serra e a contribuire gli obiettivi nazionali posti dal protocollo di Kyoto è stato emanato il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, che attua la direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia;
   il decreto è privo, ad oggi, dei decreti attuativi che definiscano i requisiti professionali e i criteri di accreditamento che dovrebbero regolamentare le attività di certificazione al fine di garantirne indipendenza e di assicurare l'assenza di possibili conflitti di interessi;
   con la modifica apportata dal decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, articolo 13, comma 2, il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, dispone all'articolo 6, comma 2-quater che «Nel caso di offerta di trasferimento a titolo oneroso di edifici o di singole unità immobiliari, a decorrere dal 1° gennaio 2012 gli annunci commerciali di vendita riportano l'indice di prestazione energetica contenuto nell'attestato di certificazione energetica»;
   con il primo gennaio 2012, quindi, è obbligatorio indicare l'indice di prestazione energetica in ogni tipologia di annuncio pubblicitario, sia di società sia di privati, in modo da tutelare il consumatore o acquirente e renderlo edotto dei consumi che dovrebbe sostenere per la climatizzazione dell'edificio per confrontarlo scientificamente e consapevolmente con altre soluzioni;
   al momento non sono previste sanzioni in caso di violazione della norma, così comportando un depotenziamento dell'obbligo imposto dalla legge;
   l'assenza di una sanzione per i soggetti che violano le norme di cui trattasi comporta il rischio di incorrere in un ulteriore richiamo dell'Unione europea a rispettare gli obblighi europei in materia e realizza una disparità di trattamento di fatto tra chi rispetta la legge e chi non la rispetta –:
   se il Governo intenda adottare le iniziative di competenza finalizzate ad una rapida emanazione dei decreti attuativi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, che definiscano i requisiti professionali e i criteri di accreditamento, e quale sarà il loro contenuto;
   se il Governo intenda anche assumere iniziative normative volte a prevedere delle sanzioni nel caso di violazione della previsione normativa di cui all'articolo 6, comma 2-quater, del decreto di cui sopra, allo scopo di garantire un'applicazione concreta della norma;
   quali altri iniziative il Governo intenda avviare al fine di favorire e valorizzare il settore della green economy e il comparto del risparmio energetico.
(4-14428)

  Risposta. — Con riferimento a quanto osservato dall'interrogante, si comunicano i seguenti elementi di risposta.
  Il decreto attuativo dell'articolo 4, comma 1, lettera
c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, che definisce i requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei soggetti chiamati a redigere la certificazione energetica degli edifici ha subìto un itinere particolarmente difficoltoso che ne ha dilatato i tempi di emanazione.
  A tal proposito, si ricordano, tra gli altri, i due pareri espressi dal Consiglio di Stato, le difficoltà di accordo tra i ministeri concertanti concomitanti con i cambiamenti di amministrazione di governo, le modifiche apportate in questo periodo agli ordinamenti scolastico e universitario.
  Allo stato attuale, è stato avviato l’
iter per l'iscrizione dello schema di decreto del Presidente della Repubblica all'ordine del giorno della prima riunione utile del Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva.
  Per quanto riguarda la pubblicazione dell'indice di prestazione energetica degli edifici negli annunci commerciali di vendita degli immobili, resa obbligatoria dall'articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, ed in merito all'assenza di sanzioni per i relativi inadempienti, si evidenzia che il Governo sta procedendo ad un aggiornamento complessivo della materia efficienza energetica degli edifici attraverso il decreto legislativo di recepimento della direttiva 2010/31/UE (revisione della direttiva 2002/91/CE), che sarà presentato non appena ottenuta la delega da parte del Parlamento (inserita nella legge comunitaria 2011).
  In questa occasione, saranno valutati strumenti più incisivi a favore della certificazione degli immobili, ivi incluse sanzioni per la violazione della norma e, altrettanto importante, maggiori strumenti di verifica sulla qualità degli attestati di certificazione energetica redatti dai professionisti.
  Sul secondo tema – ossia la qualità degli attestati – si intende intervenire anche con altre misure e azioni, finalizzate a qualificare l'offerta di servizi di certificazione nonché a fornire ai cittadini le informazioni di base necessarie per orientarsi sul mercato della certificazione.
  Si segnala che, con l'emanazione del decreto attuativo dell'articolo 4, comma 1, lettera
c), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 in argomento, potranno essere avviati i controlli di qualità relativi all'attestato di certificazione energetica degli edifici.
  Inoltre, con il decreto di recepimento della direttiva 2010/31/UE si procederà ad un aggiornamento e a una revisione complessivi della materia, sulla base delle esperienze nazionale e regionali fin qui maturate, prestando particolare attenzione alla qualità dell'attestato di prestazione energetica e alla corretta ed efficace comunicazione offerta ai cittadini.
  In relazione alle iniziative che il Governo intende avviare per favorire e valorizzare la
green economy e il comparto del risparmio energetico, si evidenzia l'impegno dedicato da questo Governo allo sviluppo delle fonti rinnovabili e alla promozione dell'efficienza energetica che hanno consentito di migliorare la performance italiana nazionale, in termini energetico-ambientali, a livello europeo e mondiale e di sostenere l'attuale fase di transizione del sistema produttivo verso un'economia a più basso contenuto di carbonio.
  L'efficienza energetica e la promozione delle energie rinnovabili sono parte qualificante e prioritaria della nuova strategia energetica nazionale che questo Ministero sta elaborando e che sarà pubblicamente presentata nei prossimi mesi, al fine di raccogliere valutazioni e commenti. Il carattere prioritario deriva non solo dal contributo diretto che tali politiche offrono al miglioramento dello scenario energetico nazionale, ma anche dall'apporto che le stesse possono dare alle politiche per la crescita sostenibile.
  In particolare, questo Ministero intende accentuare l'attenzione che finora è stata dedicata alle ricadute industriali e produttive delle politiche di sostegno delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica, nella convinzione che siano settori strategici per la crescita sostenibile e tenendo in debita considerazione l'esigenza di inquadrare il sistema di incentivazione in un contesto socio-economico che richiede maggiore attenzione al contenimento dei costi per l'energia a carico dei cittadini e delle imprese.
  Esempi concreti di questa impostazione sono, in materia di energie rinnovabili elettriche, i due decreti ministeriali del 5 e 6 luglio 2012, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali, che definiscono i nuovi incentivi per l'energia fotovoltaica (quinto conto energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas).
  Entrambi i decreti tengono conto dell'esigenza di allineare l'entità degli incentivi ai valori medi vigenti negli altri Paesi dell'Unione europea e, nel contempo, dell'opportunità di privilegiare quelle tecnologie con maggiori ricadute sulle filiere produttive tradizionali ed emergenti del nostro Paese.
  Anche per quanto riguarda la promozione delle energie rinnovabili termiche e dell'efficienza energetica, è stato elaborato uno schema di decreto, cosiddetto «conto termico», che è attualmente in fase di concertazione con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
  L'impatto atteso sul sistema produttivo determinato da questo nuovo strumento è di particolare rilievo, in particolare, nei settori della termomeccanica, delle costruzioni e dell'impiantistica.
  Sempre a supporto dell'efficienza energetica, il Governo ha, inoltre, prorogato con il recente decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 (Cresci Italia), le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con ciò legando direttamente e concretamente questo strumento a dinamiche di crescita economica.
  Entro pochi mesi si prevede, poi, di poter emanare un nuovo decreto di potenziamento del sistema basato sui cosiddetti «certificati bianchi», finalizzato a stimolare la realizzazione di progetti di efficienza energetica nell'industria e nei trasporti e gli interventi di maggiori dimensioni nel settore civile, definendo i nuovi obiettivi nazionali di risparmio per gli anni successivi al 2012, in modo coerente con gli obiettivi nazionali posti al 2020.
  Dato il rilevante il ruolo che possono giocare nel settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica le giovani imprese, è stata recentemente costituita una
task force con il compito di analizzare e individuare in tempi brevi le misure da attuare per creare nel nostro Paese un contesto favorevole per la nascita e lo sviluppo di nuove imprese, tra le quali ci sono quelle legate alle nuove tecnologie energetico-ambientali.
  In raccordo con tali priorità, il Ministero lavora attivamente, infine, su altri interventi complementari per lo sviluppo della
green economy, come il riordino del sistema degli incentivi alle imprese, le facilitazioni per l'accesso al credito, una nuova politica di sostegno all'internazionalizzazione.
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.


   RUBEN. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da recenti notizie di stampa risulta che sulle pagine italiane del forum neonazista americano «Stormfront», fondato nel 1995 da Don Black, ex leader del Ku Klux Klan, sono stati pubblicati elenchi di numerosi ebrei italiani «influenti»: imprenditori, artisti, giornalisti, citati in virtù delle loro (vere o presunte) origini ebraiche;
   il sito è ospitato su un server americano, ma gli utenti che firmano gli articoli, usando nickname di chiara ispirazione nazionalsocialista, sono spesso italiani individuabili dalla polizia postale;
   obiettivo del forum è quello di mettere in evidenza il potere che gli ebrei avrebbero «acquisito in campo economico, descrivendo la situazione nelle varie nazioni del mondo», allo scopo di scovare la «lobby ebraica» e ledere la sua «posizione monopolizzatrice»;
   tale fatto – denunciato dal quotidiano La Repubblica del 12 gennaio 2011 a poche settimane dal Giorno della memoria (27 gennaio) – è di estrema gravità, in quanto evoca le terribili persecuzioni di cui furono vittime, nel secolo scorso, cittadini di religione ebraica e prefigura inaccettabili liste di proscrizione nei confronti di molte persone (definite «facce da cancellare») che occupano posizioni sociali ed economiche di rilievo;
   secondo una recente ricerca del Centro di documentazione ebraica di Milano (Cdec), negli ultimi anni in Italia – e non solo – internet è diventato il veicolo principale dell'antisemitismo, del razzismo e della xenofobia: dal 2007 al 2010 i siti italiani con «significativi contenuti anti-ebraici», infatti, sono quasi raddoppiati rispetto ai quattro anni precedenti. In particolare, nel 2009 – secondo i dati del Ministero dell'interno riportati dalla ricerca – i siti censiti sono stati 1.200, mentre nel 2008 erano 800;
   tali dati, indice di una evidente e preoccupante escalation dei fenomeni di odio antisemita, impongono al Governo di non sottovalutare la questione, tanto più se si considera che la tenuta della democrazia e della libertà passa anche attraverso una costante vigilanza contro ogni forma di intolleranza, discriminazione e violenza per motivi razziali, etnici o religiosi –:
   se il Ministro non ritenga opportuno attivarsi per una ricognizione dei gruppi e movimenti esplicitamente inneggianti al nazismo e all'antisemitismo, operanti in Italia (anche solo attraverso il web) e quali misure intenda adottare per far fronte all'ennesima riproposizione della questione dell'antisemitismo nel nostro Paese. (4-10568)

  Risposta. — Il sito www.stormfront.org, citato nell'interrogazione, è attualmente oggetto di un procedimento penale pendente presso la procura della Repubblica di Roma, per accertamenti volti all'identificazione degli autori degli eventuali reati ravvisati.
  Le forze di polizia dedicano costante attenzione alla prevenzione e alla repressione di ogni atto di intolleranza, in particolare di quello di matrice antisemita, anche ricorrendo agli specifici strumenti legislativi per il contrasto alla discriminazione razziale, etnica e religiosa, messi a disposizione dal vigente ordinamento giuridico.
  La polizia postale e delle comunicazioni svolge, sia a livello centrale che territoriale, una straordinaria attività di monitoraggio della rete internet al fine di individuare i contenuti di eventuale rilevanza penale in materia di crimini informatici e, quindi, anche per il contrasto di fenomeni riconducibili a forme di discriminazione razziale, xenofoba e ad altre forme di intolleranza.
  L'attività svolta ha sinora permesso di segnalare all'autorità giudiziaria numerosi siti e spazi web riconducibili a fenomeni di antisemitismo. A testimonianza dello straordinario impegno degli «investigatori on line» si ricordano i dati relativi agli spazi web monitorati nella ricerca di eventuali fattispecie di reato: 836 nel 2008; 1.048 nel 2009; 1.176 nel 2010 e 995 nel 2011; e 395 nei primi cinque mesi del 2012.
  A livello territoriale, tutte quelle situazioni che necessitano sia di ulteriori approfondimenti che di mirate misure di vigilanza e tutela di obiettivi sensibili o di luoghi simbolo delle comunità ebraiche vengono attentamente valutate dai prefetti in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica e le forze di polizia territoriali, in particolare le Digos, coordinate dalla direzione centrale della polizia di prevenzione, svolgono una attenta attività info-investigativa.
  Particolare attenzione è rivolta ad alcuni gruppi estremisti, come il movimento degli «skinhead» diffuso soprattutto in alcune regioni dell'Italia nordorientale, il cui sodalizio più rappresentativo è costituito dal «Veneto Fronte Skinheads». Inoltre il circuito internazionale «Hammerskinheads», dopo un periodo di inattività, sta recentemente tentando di riproporsi sulla scena italiana, in prevalenza con l'organizzazione di concerti nel milanese.
  Nell'ultimo triennio si è evidenziato il movimento «Militia», al quale sono attribuiti, prevalentemente a Roma, episodi di illegalità, spesso connotati da profili di razzismo, violenza o intolleranza politica. I principali esponenti del movimento sono stati arrestati in quanto ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata all'incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi, diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico, apologia del fascismo, deturpamento e imbrattamento di cose altrui, nonché minacce, ricettazione e procurato allarme.
  In merito all'antisemitismo, attualmente non risultano attive formazioni politiche o movimenti che sostengono, apertamente o in modo indiretto, posizioni antisemite o negazioniste, mentre, al contrario, è possibile rilevare, sia nell'antagonismo di destra che di sinistra, gruppi apertamente schierati contro la politica seguita dallo Stato di Israele.
  Il fenomeno delle discriminazioni nei confronti delle minoranze e delle categorie più deboli ha imposto l'approntamento e la specializzazione di strumenti operativi finalizzati alla prevenzione degli atti in parola ed alla tutela delle vittime.
  Tra le iniziative assunte al riguardo dal Dipartimento della pubblica sicurezza, si segnala l'istituzione, nel 2010, dell'osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), presieduto dal vice direttore generale della pubblica sicurezza-direttore centrale della polizia criminale.
  L'organismo si propone di offrire uno spaccato conoscitivo sull'eterogeneo mondo delle discriminazioni, e di costituire un polo di raccolta delle segnalazioni provenienti da tutte le fonti esterne che necessitano di interventi mirati da parte degli organi info-investigativi.
  Per rendere pienamente funzionale l'organismo è stato stabilito un percorso operativo tale da fornire anche agli uffici e reparti territoriali di polizia utili inputs per i necessari approfondimenti investigativi finalizzati agli eventuali interventi.
  Il 7 aprile 2011 è stata stipulata una convenzione tra l'Oscad e l'Unar – Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, istituito presso il dipartimento delle pari opportunità allo scopo di definire le modalità di scambio informativo nella trattazione dei casi di discriminazione.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   RUVOLO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   con l'introduzione dell'IMU si rischia di arrivare alla chiusura di molte piccole e medie aziende agricole che già sono in crisi per le crescenti difficoltà economiche che stanno investendo l'intero settore;
   in pratica si è attuata una duplicazione di imposta sui fabbricati rurali il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni che per gli agricoltori equivalgono a mezzi di produzione;
   dai calcoli effettuati dalle organizzazioni di settore gli incrementi varieranno dal 100 al 400 per cento;
   la Coldiretti ha valutato in un miliardo di euro i costi aggiuntivi che peseranno sugli agricoltori per effetto dell'IMU;
   in uno studio elaborato dalla Confagricoltura emerge che, a fronte di un'incidenza sul prodotto interno lordo globale della nuova imposta patrimoniale pari all'1,3 per cento, si arriva al 4,5 per cento per il settore agricolo, con una perdita dei guadagni stimata al 10 per cento;
   per la Cia, l'introduzione dell'IMU produrrà per gli agriturismi una perdita dei guadagni sino al 20 per cento;
   con l'introduzione di questa tassa sono a rischio sopravvivenza circa mezzo milione di aziende sotto i 20 ettari, cosa che vanifica tutti gli sforzi degli operatori del settore che proprio grazie a maggiori investimenti e all'innovazione erano in qualche modo riusciti a non venire sommersi dalla crescente crisi economica;
   l'agricoltura, primo settore economico del Paese, con il 3,5 per cento del prodotto interno lordo e con il 15 per cento se viene compreso anche il settore agroalimentare, ha cominciato nel 2011 a perdere posizioni sino ad arrivare nel terzo trimestre del 2011 all'andamento congiunturale più negativo del valore aggiunto: meno 0,9 per cento;
   non va dimenticato che il settore era già stato pesantemente colpito attraverso gli aumenti del carburante e utilities varie;
   a tutto ciò va aggiunta l'approvazione dell'accordo tra l'Unione europea e il Marocco sulla liberalizzazione dei prodotti agricoli e ittici che, soprattutto nel Meridione d'Italia rappresenta un'ulteriore attacco alle produzioni e agli agricoltori;
   non a caso, in questa situazione che rischia di rivelarsi disastrosa per il settore agricolo, gli operatori continuano a denunciare uno scarso interesse da parte del Governo nei confronti del sistema agricolo nazionale, che rappresenta o almeno ha rappresentato sino ad oggi, un settore d'avanguardia e un fiore all'occhiello per il nostro Paese nel mondo;
   non va dimenticato che nel nostro Paese vi sono circa 50 mila imprese che si dedicano al biologico su un milione di ettari con consumi raddoppiati nel corso degli ultimi dieci anni, che l'Italia ha la più estesa rete di vendita diretta di prodotti agricoli con un fatturato di 3,2 miliardi di euro, che 12,7 milioni di ettari sono presidiati dai nostri agricoltori che riescono così a svolgere anche un'importante funzione di salvaguardia ambientale, che il turismo enogastronomico ha un fatturato stimato in 5 miliardi di euro;
   tutti questi settori rischiano di entrare in una crisi irreversibile se non si attueranno in tempi necessariamente rapidi provvedimenti a difesa del settore agricolo;
   le nuove tasse e gli aumenti del gasolio, per come sono stati introdotti, non solo porteranno ad una chiusura di molte aziende che si ripercuoterà inevitabilmente sull'occupazione, ma determineranno un aumento dei prezzi al dettaglio, colpendo ulteriormente le famiglie e i consumatori italiani che già hanno risposto alla crisi economica con un calo sensibile dei consumi –:
   se e quali interventi per lo sviluppo si intendano mettere in cantiere a soccorso del mondo agricolo che rischia di restare soffocato dalle manovre economiche e dagli aumenti decisi negli ultimi mesi e che hanno già portato alla chiusura di molte piccole e medie aziende.
   se e quando si intenda promuovere una revisione del meccanismo dell'IMU, di cui le aziende agricole sentiranno tutto il peso nel corrente anno fiscale, prevedendo una tassazione diversa per gli stabili agricoli non più funzionali all'attività agricola e trasformati in abitazioni e i fabbricati che servono a lavoro e che da sempre sono stati inseriti nel valore dei terreni.
(4-15980)

  Risposta. — In merito all'interrogazione in esame, concernente l'impatto della nuova imposta Imu sul settore agricolo e le iniziative da intraprendere al fine di renderla più equa possibile, vorrei anzitutto far presente che, a tal fine, era già stato attivato un apposito tavolo di lavoro, coordinato dal Sottosegretario all'economia e alle finanze Vieri Ceriani, cui hanno partecipano, accanto alla mia amministrazione, anche le organizzazioni agricole.
  Come noto, il Consiglio dei ministri il 16 aprile 2012 ha approvato il disegno di legge recante una delega al Governo in materia fiscale. Inoltre, l'articolo 4 del decreto-legge n. 16 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 44 del 2012, concernente semplificazioni in materia fiscale, ha apportato modificazioni importanti in tema di Imu.
  Le disposizioni per la fiscalità agricola testimoniano, tuttavia, l'impegno del Governo diretto ad evitare che venga compromessa la redditività delle imprese, in una visione che tutela la specificità del settore. Infatti, le correzioni introdotte per l'Imu e le scelte adottate nel disegno di legge di delega fiscale, assicurano un quadro complessivo che consentirà alle aziende agricole una proficua prosecuzione del proprio impegno produttivo.
  La conversione in legge del decreto-legge sulle semplificazioni fiscali ha introdotto alcune importanti novità riguardo i fabbricati e terreni agricoli.
  In particolare, oltre all'esenzione dall'imposta per i fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei comuni montani o parzialmente montani, viene introdotta una franchigia (fino a 6.000 euro di valore) e disposta una riduzione d'imposta (fino a 32.000 euro di valore).
  Peraltro, il pagamento dell'acconto Imu (da corrispondere a giugno 2012) viene ridotto, per i fabbricati rurali, al 30 per cento. Si tratta di una riduzione a fini prudenziali (tenuto conto delle incertezze del gettito derivante dall'imposta) che consentirà di valutare opportunamente il gettito medesimo.
  Infatti, la norma prevede espressamente che, in caso di gettito superiore alle previsioni, venga ridotta l'aliquota prima del saldo di dicembre. Il meccanismo introdotto evita, pertanto, la possibilità di un forte extra-gettito gravante sul settore, che era stato paventato dalle organizzazioni agricole.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   RUVOLO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   in data 19 gennaio 2012 a Roma nel corso di un incontro svoltosi a Palazzo Rospigliosi è stata presentata la prima relazione sulla contraffazione e pirateria elaborata dalla Commissione parlamentare di inchiesta;
   nell'incontro a palazzo Rospigliosi il procuratore nazionale antimafia dottor Piero Grasso, ha dichiarato che alla tavola di ciascun cittadino mangia un convitato di pietra: la mafia. La criminalità organizzata attraverso la presenza in ogni segmento della filiera agroalimentare dai terreni alla logistica, all'ingrosso ortofrutticolo, controlla i prezzi dei prodotti che gravano sui consumatori fino a determinare costi di acquisto pari a 10 volte quelli di mercato;
   nell'incontro svoltosi per la presentazione della relazione della Commissione d'inchiesta sulla contraffazione e il made in Italy, il presidente della Coldiretti ha dichiarato che le infiltrazioni mafiose sono confermate da recenti operazioni di polizia nel commercio dell'ortofrutta i cui prezzi triplicano per effetto delle strozzature e anomalie lungo la filiera;
   a tutto ciò si aggiunge la situazione economica e sociale in Sicilia che va, con urgenza, affrontata con misure concrete e immediate –:
   quali iniziative siano allo studio o siano state intraprese dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, per la tutela dei prodotti made in Italy e per rendere ancora più efficace ed efficiente la lotta alla contraffazione alimentare;
   come si intenda adoperarsi per rendere trasparente l'intera filiera agroalimentare dalla raccolta alla vendita allo scopo di garantire sia gli agricoltori che i consumatori;
   quali ulteriori iniziative intenda intraprendere al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata, in particolare nella filiera ortofrutticola, sostenendo in questo modo l'attività delle imprese, agricole e, in tale ambito, come intenda contrastare le strozzature e le anomalie nell'intera filiera ortofrutticola fino alla vendita al dettaglio, che sono causa rilevante dei costi di acquisto da parte dei consumatori enormemente più alti rispetto a quelli effettivi di mercato;
   se non ritenga necessario applicare l'interdizione dall'attività, in qualsiasi punto della filiera agroalimentare, per coloro che trasgrediscono le norme in materia di contraffazione, come elemento qualificante della produzione agroalimentare italiana. (4-15981)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente la tutela dei nostri prodotti agroalimentari dalle contraffazioni e dai tentativi di infiltrazione delinquenziali che condizionano la leale concorrenza tra le imprese, premetto che il settore agroalimentare riveste un ruolo strategico, non solo per l'economia dell'Unione europea, ma anche per il nostro Paese che, avvalendosi di un'industria di lavorazione e trasformazione di rilievo, risulta il secondo esportatore mondiale di prodotti.
  In tale contesto, ritengo determinante l'attività svolta dagli organi di controllo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che, con il loro costante impegno, contribuiscono sempre di più ad affermare quell'immagine «positiva» che contraddistingue i prodotti agroalimentari italiani anche fuori i confini nazionali.
  In particolare, l'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, costantemente impegnato a garantire il rispetto delle regole nelle diverse fasi della filiera produttiva e a tutelare i consumatori da eventuali commercializzazioni di alimenti contraffatti o falsamente etichettati come italiani, pone particolare attenzione alle produzioni di qualità più rappresentative del Made in Italy.
  Tuttavia la globalizzazione dei mercati, che comporta anche un accrescimento dei fenomeni fraudolenti, ha reso necessario un coordinamento tra gli organi preposti ai controlli ufficiali. In quest'ottica, per meglio monitorare i flussi d'introduzione dei prodotti agro alimentari provenienti da paesi terzi, sono infatti state intraprese misure di collaborazione con l'agenzia delle dogane e le capitanerie di porto.
  Con l'occasione vorrei far presente che sono state presentate alcune proposte normative che, estendendo la disciplina riservata alle forze di polizia alle attività di vigilanza, controllo e repressione delle frodi nel settore agricolo, alimentare e forestale, sono dirette anche ad implementare i livelli di efficienza ed efficacia dell'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi dei prodotti agroalimentari.
  Al momento, nonostante le scarse risorse finanziarie, ho dato precise disposizioni affinché, attraverso un migliore coordinamento tra degli organi di controllo del Ministero, siano potenziati gli interventi ed evitate inutili sovrapposizioni di verifiche ispettive a carico degli stessi operatori.
  Ritengo che queste misure, accanto alla tracciabilità, all'indicazione dell'origine dei prodotti e all'attività svolta dall'osservatorio permanente antifrode presso l'ispettorato (che ha il compito di fornire indicazioni utili all'individuazione dei fattori che aumentano il rischio di commissione frodi nei vari comparti merceologici), possano contribuire a rendere sempre più efficace l'azione degli organi di controllo garantendo, in tal modo, consumatori e operatori di settore.
  Peraltro, il decreto-legge n. 1 del 2012 ha previsto un intervento fondamentale ai fini della trasparenza nei rapporti di filiera, attraverso la definizione di contratti in forma scritta, il divieto di comportamenti sleali, e tempi certi per i pagamenti.
  Informo, infine, gli interroganti che è mia intenzione promuovere, a breve, un disegno di legge per lo sviluppo del settore agroalimentare nel cui ambito un'attenzione specifica sarà dedicata ad interventi per incrementare ulteriormente gli strumenti per la tutela delle denominazioni di qualità e il contrasto alla criminalità organizzata. Saranno inoltre rafforzate le sanzioni penali con l'applicazione delle pene accessorie della pubblicazione della sentenza, dell'interdizione temporanea dalla professione, arte, industria, commercio o mestiere e dell'interdizione temporanea dagli uffici direttivi per il reato di «contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari» di cui all'articolo 517-quater del codice penale.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il giorno 2 giugno 2011 si svolgeranno le celebrazioni della ricorrenza della festa della Repubblica, oltre alla sfilata dei reparti delle Forze armate, di quelli della polizia di Stato, dei corpi armati e civili dello Stato;
   per l'occasione saranno impiegati un ingente numero di mezzi e di attrezzature di supporto e logistiche, oltre a un rilevante numero di appartenenti alle Forze armate e ai corpi armati e civili dello Stato;
   come dichiarato dal Ministro della difesa in risposta a un precedente atto di sindacato ispettivo riferito alle celebrazioni svoltesi il 2 giugno 2010 (4-07474), «[...] Gli oneri previsionali per la cerimonia sono ammontati a circa 3,5 milioni di euro [...] La parata, così come negli anni passati, è stata articolata in sette settori tematici in rappresentanza dei reparti delle Forze armate, dei Corpi armati dello Stato a ordinamento sia civile sia militare e di organizzazioni civili. In tale ambito, va messo in evidenza come sia stata ampia la partecipazione di personale appartenente a tutte quelle istituzioni e agenzie dello Stato che concorrono con analogo senso del dovere, dedizione e spirito di sacrificio alla sicurezza dei cittadini e ad affermare la sovranità dello Stato sul territorio. Alla sfilata inoltre hanno preso parte i gonfaloni delle regioni d'Italia e delle province autonome, i labari delle associazioni combattentistiche e d'arma, nonché 18 delegazioni estere e 11 organizzazioni internazionali, a testimonianza della condivisione dell'impegno di tanti membri della Comunità internazionale per garantire condizioni di stabilità e sicurezza nel mondo. Complessivamente hanno sfilato circa 5.600 militari, 442 civili e 260 mezzi. Al termine della sfilata, sull'area antistante alla Scalea del Vittoriano, si è tenuta un'esibizione da parte di un complesso musicale composto da 75 elementi, 15 per ciascuna banda militare (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di finanza) e diretto a rotazione dai rispettivi maestri direttori.» –:
   quale sia la previsione di spesa per l'esercizio finanziario in corso, quale sia previsione di impiego di personale e mezzi delle Forze armate e dei Corpi armati e civili dello Stato e se non si ritenga opportuno per il 2012 disporre che i festeggiamenti avvengano in forma esclusivamente simbolica e, conseguentemente, destinare i fondi eventualmente stanziati per l'occasione al finanziamento di attività sociali o di assistenza ai diversamente abili o agli anziani. (4-12053)

  Risposta. — In primo luogo, nel rilevare che per la parata militare del 2 giugno 2011, sono stati sostenuti oneri per complessivi 4.398.542 euro, voglio evidenziare, relativamente all'incidenza delle spese sostenute dalla Difesa nell'occasione in parola, il carattere di singolarità ed eccezionalità che la ricorrenza ha rivestito in quel particolare anno, inserendosi nell'ambito delle celebrazioni commemorative del 150o anniversario dell'Unità d'Italia.
  La festa della Repubblica del 2011 ha contemplato la presenza di un cospicuo numero di Autorità e di oltre 80 delegazioni straniere nonché una straordinaria partecipazione di cittadini, richiedendo la messa a punto di una considerevole cornice organizzativa e di sicurezza ovviamente non confrontabile con quelle poste in essere per il medesimo evento degli anni passati.
  Vorrei, in questo contesto, rimarcare il pregnante significato e l'importanza che tale ricorrenza rappresenta annualmente per l'Italia e per gli italiani e che conferma – senza timore di smentite – il forte e diffuso sentimento di unità nazionale.
  Il 2 giugno di ogni anno si celebra l'anniversario della proclamazione della Repubblica, passaggio decisivo nel cammino che l'Italia ha percorso per fare propri i principi di democrazia e libertà, sui quali si fonda la nostra Costituzione.
  Le Forze armate, attraverso la tradizionale parata militare del 2 giugno nel rendere omaggio alla Repubblica italiana, raccolgono l'affetto, la riconoscenza e l'ammirazione dei cittadini e delle istituzioni democratiche.
  La parata militare permette di ricordare, tra l'altro, tutto il personale militare al servizio della Nazione che opera quotidianamente a tutela della sovranità e della sicurezza nazionale, nonché contribuisce ad accrescere il ruolo e l'immagine dell'Italia nel mondo, partecipando attivamente, attraverso le operazioni di sostegno della pace, a quell'azione multidisciplinare e multinazionale che costituisce valida risposta alle sempre crescenti esigenze di stabilità internazionale, in una prospettiva di effettivo sviluppo e pacifica convivenza tra i popoli.
  La festa della Repubblica costituisce dunque un solenne e doveroso evento istituzionale il cui significato travalica ogni considerazione che non trovi riferimento negli stessi valori celebrati.
  In tale quadro, comunque, desidero far notare che, in coerenza con le linee di rigore adottate dal Governo in relazione alla stringente necessità di ridurre la spesa pubblica, l'edizione del 2012 è stata sensibilmente contenuta rispetto all'edizione del 2011 ma anche del 2010, rispondendo, in tal modo, pienamente all'appello del Presidente Napolitano alla sobrietà ed all'essenzialità che si impongono in momenti delicati e difficili come quello che sta attraversando attualmente il Paese.
  Sottolineo, infatti, che la sfilata di quest'anno già fortemente ridimensionata con un risparmio pari a circa 1,8 milioni di euro rispetto all'edizione del 2011 ed ad oltre 900 mila euro rispetto all'edizione del 2010, a seguito del noto sisma che ha colpito le popolazioni emiliane ed anche in esito alle indicazioni venute dal Presidente della Repubblica, è stata oltremodo improntata alla sobrietà, con un'ulteriore riduzione complessiva della presenza di militari e non militari di oltre il 20 per cento.
  In particolare, non hanno preso parte alla sfilata mezzi, cavalli e le frecce tricolori.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   da una nota dell'agenzia Ansa del 12 maggio 2011 si è appreso che «Il Gip del Tribunale di Lanusei, Paola Murru, ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell'intero Poligono di terra di Quirra e di Capo San Lorenzo ravvisando il reato di disastro ambientale. In pratica viene interdetta completamente ogni attività agropastorale all'interno dell'area e pertanto devono essere allontanati dal perimetro tutti i capi di bestiame che vi pascolano. Inoltre a parere del giudice esisterebbero prove che le esercitazioni e l'attività svoltasi sinora provochino gravi danni alla salute degli uomini e degli animali. [...] Secondo il magistrato tutta l'acqua della zona avrebbe subito contaminazioni di nanoparticelle provenienti dai vari brillamenti di munizionamento eseguiti in questi anni nel poligono. [...]»;
   lo stesso giorno un'altra nota dell'Ansa dava notizia dei contenuti del provvedimento di sequestro «Il 25 ottobre 1988 nel Poligono di Quirra fu sparato un missile con una testata all'uranio impoverito, particella poi trovata nelle ossa di un agnello a due teste nato in quella zona. [...] Nella stessa zona sono accumulati rifiuti militari con sostanze nocive (cadmio, rame, piombo, antimonio) e molti di questi sono stati interrati, in particolare fusti di Napalm. Inoltre, risultano 23 gli allevatori che hanno registrato aborti e malformazioni nel bestiame: animali a sei zampe, con gli occhi dietro le orecchie o a due teste. Numerosi poi i pastori con tumori e linfomi, molti dei quali morti nel frattempo. Nel decreto si riprende la posizione processuale degli unici – finora – tre indagati nell'inchiesta, riportando gli atti della Procura con documenti e testimonianze. Si tratta di Tobia Santacroce, 66 anni, generale in pensione, accusato di disastro ambientale colposo e omicidio volontario doloso per aver fatto brillare dal 1980 munizioni e bombe obsolete, interrando poi nella base di Quirra i rifiuti militari; e di due chimici, Gilberto Nobile, 60 anni, di Vercelli, e Gabriella Fasciani, di 48, di Torino, indagati per falso ideologico in atto pubblico: avrebbero attestato la non anomalia di particelle metalliche presenti nei polmoni e negli organi di ovini da loro analizzati. Particolari emergono anche dal decreto del procuratore Domenico Fiordalisi con il quale dispone il sequestro probatorio di sorgenti, corsi d'acqua, canali, pozzi, sistema di accumulo e condotte idriche che raggiungono il bacino idrografico di Villaputzu fino agli allacci dell'abitato e della frazione di Quirra. Secondo la testimonianza resa lo scorso 5 maggio da una residente di Villaputzu malata di tumore, la sua patologia e quella di altri compaesani sarebbe stata causata proprio dall'acqua usata in casa e proveniente dalle sorgenti a monte del Salto di Quirra. Il geologo Priamo Farci ha poi accertato che effettivamente le particelle nocive generate da test o esercitazioni militari possono arrivare nella rete idrica di Villaputzu e Quirra. Da qui il sequestro per impedire manomissioni alle condotte e accertare le eventuali responsabilità di chi ha fatto confluire acque contaminate nei bacini potabili. [...]»;
   alle 18.45 del medesimo giorno 12 sempre l'Ansa diffondeva un comunicato in cui si riportavano le dichiarazioni del Ministro degli affari esteri Franco Frattini: «La posizione del Ministro degli esteri, Franco Frattini, sugli sviluppi dell'inchiesta sul Poligono di Quirra è “quella del ministro La Russa”. [...] “Non conosco gli atti giudiziari – ha sottolineato il responsabile della Farnesina – e quindi attendiamo le valutazioni definitive e soprattutto di conoscere gli esisti degli accertamenti penali. Non conoscendo né le motivazioni, né la sostanza degli accertamenti non sarebbe serio da parte mia esprimere giudizi”». Alle 19.43 un'agenzia dell'Adnkronos riportava la posizione dell'Aeronautica militare: «Uranio: Aeronautica, prendiamo atto del sequestro poligono Quirra confermata “trasparente disponibilità nei confronti dell'attività giudiziaria” [...] l'Aeronautica Militare “prende atto con serenità del provvedimento nella convinzione che ogni azione dell'Autorità Giudiziaria deve essere sempre accolta con fattiva e partecipata collaborazione istituzionale, come peraltro assicurato durante tutto il corso dell'intera indagine sulla problematica dell'uranio [... ]»;
   il 17 maggio sempre da una nota di agenzia dell'Ansa si apprendeva che «Il generale di Brigata aerea Sanzio Bonotto, comandante del Poligono interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra, è stato nominato oggi dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, custode giudiziario di tutto il perimetro della base, oggetto di un provvedimento di sequestro preventivo firmato nei giorni scorsi dal gip del Tribunale ogliastrino. Il compito dell'ufficiale sarà quindi quello di far rispettare quanto stabilito nel decreto del giudice.»;
   il 18 maggio una nota dell'agenzia AGI informava che «L'Aeronautica militare, cui fa capo la gestione del poligono interforze del Salto di Quirra per conto del Ministero della difesa, ribadisce, in una nota, “di aver fornito agli inquirenti tutta la documentazione richiesta e di potenziale interesse per le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Lanusei. La collaborazione – precisa l'Aeronautica – è in linea con i criteri di assoluta trasparenza già adottati in passato nell'ambito delle indagini ambientali e la programmazione di tutte le attività addestrative e sperimentali condotte presso il poligono”. “L'Aeronautica Militare intende evidenziare con determinazione che non sussiste motivazione alcuna per evitare di far emergere ogni verità che spesso invece viene travisata da interpretazioni inaccurate, superficiali e fuorvianti di dati tecnici da parte di chi non ha titolo ad emettere giudizi o sentenze”, conclude la nota. “Tutto ciò nell'interesse sia del proprio personale, sia della popolazione sarda, della quale la forza armata si considera da sempre supporto, presidio e tutela, e mai entità antagonista”» Lo stesso giorno viene diramata una nota dell'agenzia Adnkronos: «Uranio: PDM, su Quirra La Russa risponda a nostre interrogazioni [...]. Il silenzio con cui il Ministro della difesa continua a rispondere alle nostre interrogazioni, presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm, ci fa dubitare seriamente di quanto in queste ore vuole affermare e farci credere il vertice dell'Aeronautica militare. Lo dichiara Luca Marco Comellini, Segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) commentando il comunicato di oggi dell'Aeronautica Militare, in cui “si ribadisce di aver fornito agli inquirenti tutta la documentazione richiesta e di potenziale interesse per le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Lanusei”. “Se ci fosse stata massima trasparenza in passato non ci sarebbe stata la necessità di un'inchiesta da parte della Procura di Lanusei i cui risultati eclatanti sono a tutti noti”»;
   il 20 maggio una nota dell'AGI diffondeva la notizia «Poligono Quirra: monitoraggio difesa rileva forte inquinamento [...] Sostanze altamente inquinanti sono state rilevate nel monitoraggio ambientale nel suolo dell'area del poligono sperimentale interforze del Salto di Quirra [...] Si segnala la presenza di metalli vari, residui di esplosivo, perclorati, tritolo. Nel mare antistante Capo San Lorenzo sono state rilevate tracce arsenico, cromo, piombo, nichel in maniera superiore ai livelli indicati dalle direttive europee. Sono alcuni dei dati che emergono dalle indagini in cinque lotti (suolo, acque, aria, elettromagnetico, sistema informatico ambientale) commissionato oltre due anni fa dal Ministero della difesa [...] Per quanto riguarda l'aria, sono state riscontrate nanoparticelle di diverso tipo, polveri fini che a Perdasdefogu e Capo San Lorenzo hanno caratteristiche analoghe, con punte che raggiungono livelli simili alle situazioni di traffico urbano in città come Milano. I livelli di alluminio, potassio e sodio aumentano in concomitanza con le esercitazioni. Le misurazioni dei campi elettromagnetici sono risultate entro i limiti di legge, con sei aree indicate come potenzialmente critiche in cui, secondo la commissione scientifica, occorrono approfondimenti. Una sola stazione per il monitoraggio, è stato sottolineato, non è sufficiente. Non si può escludere la presenza nell'aria di sostanze pericolose, si è concluso, perché il capitolato prevedeva una ricerca di contaminanti precisi, ma limitati, che non danno, secondo la commissione, elementi per comprendere lo stato di salute dell'ambiente. Gli stessi limiti, attribuibili alle prescrizioni del capitolato ma anche alle procedure adottate, riguardano l'analisi del suolo, per la quale la società incaricata (SGS) ha utilizzato una “lettura” geochimica, non adatta per la commissione a rilevare situazioni di contaminazione. [...] Nei vegetali è stato rilevato un accumulo di metalli, con alte concentrazioni di alluminio, bario, cromo, ferro, piombo e zinco. Ci sono stati errori procedurali anche in questo caso: sono stati lavati i campioni di foglie e piante, al contrario di quanto si dovrebbe fare, e anche i mitili analizzati sono stati trapiantati nella baia per un tempo eccessivo rispetto a quanto occorre perché forniscano elementi di contaminazione. I lombrichi da esaminare sono stati analizzati senza che prima avessero spurgato, ma dalle analisi dei licheni risulta una presenza di rame, zinco, cromo, tungsteno, arsenico e torio. Dallo studio delle matrici animali (13 allevamenti, 16 ovini di Perdasdefogu, 11 di Capo San Lorenzo, 2 di zone confinanti, 2 di Talana) è emersa la presenza di arsenico (nel rene e nel fegato) a Capo San Lorenzo, cadmio (rene dei capi di Talana), cromo e nichel a Capo San Lorenzo, piombo e torio a Capo San Lorenzo e Perdasdefogu. [...]»;
   sempre il 20 maggio 2011 un altro comunicato dell'Agenzia Parlamentare (Agenparl) riportava le dichiarazioni del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia. «Dopo le recenti dichiarazioni del “supertestimone” che alla stampa ha descritto dettagliatamente le operazioni di brillamento di enormi quantità di esplosivi che avvenivano nei poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo, il Ministro della difesa Ignazio La Russa adesso, invece di preoccuparsi di affermare che “è interesse delle Forze Armate tutelare la salute dei propri militari e dei civili”, dovrebbe prendere atto della situazione e quindi disporre l'immediata evacuazione di quei poligoni, interrompere ogni attività militare, civile e industriale. La Difesa deve provvedere urgentemente a risarcire i danni arrecati ai civili che risiedono e lavorano in quelle zone e alle aziende agropastorali alle quali, per effetto della disposizione di sequestro, è stata interdetta la prosecuzione delle attività lavorative e, inoltre, si deve fare carico di bonificare tutto il territorio su cui insistono i poligoni posti sotto sequestro. Diversamente quelle del Ministro sono solo chiacchiere e quelle dei vertici dell'Aeronautica in merito alla trasparenza e alla collaborazione con gli inquirenti si commentano da sole di fronte ai gravi fatti che continuano a emergere nel corso dell'inchiesta» –:
   se, alla luce delle inquietanti notizie riportate dagli organi di informazione, il Ministro interrogato sia intenzionato a disporre l'immediata evacuazione dei poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo e conseguentemente a interdirne l'accesso al personale militare e civile, a sospendere ogni attività militare e industriale, a provvedere alla bonifica dell'intero territorio, a risarcire i danni arrecati alle popolazioni civili e ai militari deceduti o ammalatisi che abbiano prestato servizio in quelle sedi, a risarcire economicamente i comuni su cui insistono i poligoni in premessa e le aziende agricole e pastorali che per effetto del provvedimento di sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanusei abbiano dovuto interrompere le loro attività lavorative.
(4-12058)

  Risposta. — Come noto, il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lanusei aveva disposto, in data 12 maggio 2011, il sequestro probatorio di alcuni materiali, di alcune zone a terra del poligono e di parte dello specchio d'acqua antistante e di tutto il sistema, radaristico di telerilevamento del Poligono interforze di Salto di Quirra (Pisq), limitandone sensibilmente le attività operative e addestrative in programma.
  A seguito di ciò, in stretto coordinamento con gli enti interessati, l'Aeronautica militare predisponeva uno specifico piano d'azione che, in estrema sintesi, prevedeva di:
   recintare immediatamente, attraverso concertina, le aree/materiali oggetto di esercitazione e sperimentazione, in precedenza sequestrate probatoriamente dall'autorità giudiziaria;
   recintare, in tempi ragionevolmente brevi, le zone operative del poligono;
   apporre segnali permanentemente interdettivi all'ingresso nelle aree militari (area perimetrale del poligono) che costituiscono zona di sicurezza adiacente a quella operativa;
   sospendere le attività di brillamento condotte dal poligono, nonché le attività esplosive delle ditte civili (Csm);
   non pianificare, per il futuro, le attività a supporto della ditta Avio;
   inibire attività di test esplosivi in «zona Torri»;
   non procedere al rinnovo delle concessioni agro-pastorali, peraltro, già scadute ovvero in imminente termine di scadenza.

  Tutte le fasi caratterizzanti il procedimento e le azioni avviate per procedere alla bonifica ambientale, sono state oggetto di costante comunicazione informativa all'autorità giudiziaria, come previsto nel decreto di dissequestro e, comunque, nell'ambito di uno spirito di leale collaborazione istituzionale.
  Il risultato delle azioni poste in essere si è concretizzato con la revoca, da parte del procuratore della Repubblica di Lanusei, dei sequestri probatori e preventivi delle aree del poligono, con un provvedimento firmato in data 29 settembre 2011 differendone l'operatività al 9 novembre 2011, per consentire l'organizzazione dello sgombero degli allevamenti.
  In seguito, per accelerare, e ottimizzare l'adozione del richiamato piano d'interventi, è stato nominato un apposito gruppo di lavoro che, in data 5 ottobre 2011, ha immediatamente effettuato i sopralluoghi tecnici presso il poligono e ha prodotto una serie di relazioni, a seguito delle quali sono state individuate e recintate, mediante concertina metallica e cavalli di frisia, le aree di IsPibiris, zona Accu Perda Majori (conosciuta anche come zona Torri o zona brillamenti), Arbaresus e Campo Pisanu (zona arrivo colpi).
  Sono stati, altresì, quasi completati i recuperi dei rottami metallici presenti nei fondali della zona di mare sottoposta a sequestro probatorio, indicati dall'autorità giudiziaria di Lanusei nell'ambito dell'inchiesta in corso riguardante il Pisq.
  Le azioni di recupero e smaltimento dei rottami sono state avviate anche nei confronti dello specchio di acqua marino antistante capo San Lorenzo sottoposto, a suo tempo, a sequestro probatorio.
  In proposito, è il caso di evidenziare che tali interventi sono, comunque, adottati unicamente in via cautelare, in quanto allo stato attuale non vi sono chiare evidenze scientifiche circa la sussistenza di un nesso di causalità tra le attività svolte nel Pisq e l'eventuale impatto sull'ambiente e sulla popolazione circostante.
  In particolare, per la bonifica del territorio, il dicastero si è attivato, di concerto con il Ministro per la coesione territoriale, per individuare adeguati stanziamenti già a partire dal corrente anno, mentre, per il triennio 2013-2015, è stato conferito mandato al Sottosegretario di Stato per la difesa, dottor Magri, d'interloquire con gli omologhi rappresentanti del Governo coinvolti (ambiente e tutela/salute) e con il presidente della regione autonoma Sardegna, dottor Cappellacci, per prevedere l'inserimento, già a partire dal prossimo disegno di legge per la stabilità, di un congruo finanziamento pluriennale per le opere di bonifica dei poligoni militari.
  Con riferimento, alla procedura di risarcimento a favore della popolazione e delle aziende colpite, la difesa è chiamata a rispondere esclusivamente a seguito di eventuale sentenza processuale di condanna.
  Per quanto riguarda la ripresa delle attività agropastorali – pur comprendendo che il loro fermo arreca un serio pregiudizio all'economia del territorio – l'autorizzazione a condurre al pascolo le greggi nelle aree interdette dalla procura della Repubblica di Lanusei, può essere disposta solo con atto della medesima procura.
  In merito all'evacuazione dei poligoni di Quirra e Capo San Lorenzo e alla loro interdizione al personale militare e civile, sottolineo che l'importanza capitale che rivestono i poligoni per l'addestramento e il mantenimento dell'operatività dello strumento militare, non rende, possibile porre in atto quanto richiesto dall'interrogante, fermo restando, tuttavia, che la difesa procederà, in piena coerenza con l'approvazione del progetto di revisione dello strumento militare, alla razionalizzazione dei poligoni sul territorio.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 14, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2009, n. 52, di recepimento del provvedimento di concertazione per le Forze armate, integrativo del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 171, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007, dispone che «Le ore eccedenti l'orario di lavoro settimanale vanno retribuite con il compenso per lavoro straordinario entro i limiti massimi previsti dalle disposizioni vigenti. Le eventuali ore che non possono essere retribuite, nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, devono essere recuperate mediante riposo compensativo entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui sono state effettuate, tenuto conto della richiesta del personale, da formularsi entro il termine che sarà stabilito da ciascuna Amministrazione con apposita circolare, e fatte salve le improrogabili esigenze di servizio. Decorso il predetto termine del 31 dicembre le ore non recuperate sono comunque retribuite nell'ambito delle risorse disponibili, limitatamente alla quota spettante a ciascuna Amministrazione, a condizione che la pertinente richiesta di riposo compensativo non sia stata accolta per esigenze di servizio»;
   al punto 2, lettera H) del radio messaggio 03104/N/C-8CDIVCM del 17 maggio 2011, il Comando in capo navale (CINCNAV) ha disposto che «[...] eventuali eccedenze derivanti da extra-lavoro disposte in assenza di copertura finanziaria avrebbero dovuto comportare la contestuale disposizione di recupero al fine di garantire il saldo zero a fine quadrimestre. Constatato che nella quasi totalità dei casi le situazioni riepilogative mensili pervenute hanno dato evidenza di saldi positivi (straordinario disposto in eccedenza ai fondi ricevuti e non recuperato), disponesi il trasferimento delle ore eccedenti (i fondi per extra-lavoro relativi al 1° quadrimestre) nella colonna del recupero compensativo (provvedendo manualmente in ambito GESTIPWEB alla compensazione tra colonne). Tali recuperi dovranno essere fruiti il prima possibile e comunque con priorità rispetto ad altri»;
   agli interroganti risulta che, per effetto della disposizione del radio messaggio dell'Alto Comando, il personale sarebbe inviato in recupero compensativo d'autorità di fatto senza tener conto delle richieste del dipendente ma solo delle esigenze di servizio e di bilancio, di fatto in antitesi con l'accordo contrattuale citato –:
   quali immediate iniziative il Ministro interrogato intenda adottare affinché lo stato maggiore della Marina militare impartisca alle articolazioni di forza armata poste alle sue dipendenze le disposizioni atte a garantire che la norma citata del provvedimento di concertazione sia recepita e attuata integralmente. (4-12487)

  Risposta. — La richiesta del personale di cui parla l'articolo 14, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2009 – di recepimento del provvedimento di concertazione per le Forze armate – come peraltro chiarito dalla competente direzione generale per il personale militare con le disposizioni applicative al provvedimento di concertazione stesso, è riferita alle eccedenze orarie, non remunerate e non recuperate, accumulate dal personale al 31 dicembre dell'anno di maturazione.
  Qualora tali ore non siano state ulteriormente recuperate al 31 dicembre dell'anno successivo, potranno essere retribuite, nei limiti delle risorse disponibili, a condizione, che la richiesta di cui trattasi sia stata presentata nei termini stabiliti dal segretariato generale della difesa/direzione nazionale degli armamenti, che ha fissato il termine al 30 aprile dell'anno successivo a quello di effettuazione e sempre che si tratti di eccedenze non fruite per esigenze di servizio.
  Pertanto, le disposizioni impartite dal comando in capo della squadra navale sono in linea con il precetto normativo in esame, in quanto, dettando disposizioni con riferimento all'anno di maturazione di tali eccedenze orarie, intervengono in un momento precedente rispetto a quello disciplinato dalla norma.
  È del tutto evidente che, qualora alla dalia del 31 dicembre dell'anno di maturazione il personale abbia accumulato eccedenze orarie non remunerate e non recuperate, troverà integrale applicazione il precetto sancito dalla norma.
  In conclusione, si sottolinea che il contenuto del citato articolo 14, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2009 è stato pienamente recepito nella direttiva di Forza armata «Disposizioni applicative sull'orario di servizio e sul compenso per lavoro straordinario» (edizione 2006), attraverso la successiva messaggistica (che ne costituisce parte integrante) emanata dallo Stato Maggiore della Marina.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il segretario generale del Coisp, Franco Maccari, con la nota Prot. 962/11 S.N. del 30 giugno 2011 indirizzata al capo della Polizia – direttore generale della pubblica sicurezza – prefetto Antonio Manganelli, avente ad oggetto «Il Questore di Ragusa anziché premiare il personale che fronteggia l'emergenza immigrazione non esita a sanzionarlo», ha segnalato l'avvio di un procedimento disciplinare nei confronti dell'ispettore della Polizia di Stato Giuseppe Maganuco, in servizio presso il commissariato di pubblica sicurezza di Modica;
   nella nota del Coisp si leggono anche le motivazioni della contestazione disciplinare mossa nei confronti dell'ispettore Maganuco e più precisamente «Da atti d'ufficio risulta che la S.V. in data 28/05/2011 è stato comandato di servizio, unitamente a 10 elementi del Reparto Mobile di Catania, con turno 13-19 quale responsabile dei servizi di O.P. presso il Centro per Extracomunitari di Pozzallo ove erano ospitati nr. 13 cittadini extracomunitari minorenni. Risulta che intorno alle ore 14,30, mentre i suddetti cittadini extracomunitari erano intenti a giocare a palla nel piazzale antistante al cancello di ingresso principale, con la scusa di prendere il pallone, finito vicino alla recinzione, scavalcando le inferriate si davano a precipitosa fuga dirigendosi per i terreni adiacenti. Si osserva che le disposizioni di servizio prevedono che gli extracomunitari devono permanere esclusivamente all'interno e che nella circostanza nessuna autorizzazione era stata impartita acchè gli stessi potessero stare all'esterno e giocare a palla. Premesso quanto sopra, viste le disposizioni di servizio, considerato che il comportamento posto in essere dalla S.V., appare gravemente negligente in quanto non ha impartito le giuste direttive atte ad evitare l'accaduto e considerato che lo stesso potrebbe configurare la mancanza prevista dall'articolo 4 punto 10 del decreto del Presidente della Repubblica n. 737 del 1981, Ella, entro 10 giorni dalla notifica del presente atto, può presentare giustificazioni, documenti [...]»;
   nelle giustificazioni del dipendente, anch'esse riportate nella nota del Coisp, è scritto «[...] nella specifica occasione, chi scrive si è quindi limitato a proseguire nella prassi consolidatasi nei turni precedenti, ispirata alla diligenza tipica del bonus pater familias, acchè i minori, all'interno del Centro per extracomunitari, potessero giocare a palla per qualche minuto. ... Si era difatti formato il convincimento che i minori, che già avevano iniziato lo sciopero della fame, meritassero una maggiore benevolenza, per cui si era adottata simile tolleranza peraltro sia condivisa dall'Ufficiale dei Carabinieri comandato nella citata ordinanza sia non confutata dal Vicario sovrintendente dei servizi. Il tutto, si evidenza, già in turni antecedenti a quello in esame. Evidentemente, concedere pochi minuti di gioco negli spazi posti all'interno del Centro per extracomunitari avrebbe ben potuto alleggerire la tensione che era stata rilevata con lo sciopero della fame effettuato precedentemente, evitando così problematiche per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. Infatti, all'atto di prendere servizio, notando già costituito, seppur con mezzi di fortuna, un campetto di calcio nel piazzale del C.P.S.A., lo scrivente sulla base del rilevato, del riferito (come sopra specificato) ed in assenza di un esplicito divieto ritenne pacifico continuare a far giocare i minorenni. ... In ogni caso, a riprova del proprio corretto comportamento professionale, lo scrivente adottava un adeguato sistema di vigilanza dei giovani i quali venivano controllati a vista dal personale del X Reparto Mobile di Catania, che cinturava l'area di gioco. Tuttavia, nonostante fosse stato fatto il possibile per evitare il pericolo di fuga, accadeva che nella concitazione del gioco, inseguendosi l'un l'altro con la scusa di inseguire il pallone, i minori si avvicinavano al muro e repentinamente, aiutandosi a vicenda, riuscivano a scavalcare in un baleno il muro e la recinzione metallica. Dall'interno del Centro, dove quindi si trovavano così come era disposto che fosse, i predetti riuscivano a portarsi all'esterno. Anche in questo frangente il comportamento dello scrivente non è stato biasimevole, perché si è immediatamente provveduto a disporre il loro inseguimento che, tuttavia, veniva ritardato da un problema al cancello automatico – tanto da doverlo spingere a mano –. Quindi, il ritardo nell'uscire all'inseguimento dei minori, dovuto al cancello, avvantaggiava i fuggitivi che comunque in parte venivano raggiunti e ricondotti al centro. ... Pertanto, lo scrivente ritiene di aver agito mantenendosi in linea con la prassi consolidatasi... Mutare registro avrebbe costituito, oltre che potenziale fonte di pregiudizio per l'O.P. o di gesti di autolesionismo, anche una possibile critica da parte della stampa, alla luce del fatto che, proprio il giorno prima, un quotidiano locale (il Corriere di Ragusa), scriveva: “Centro di prima accoglienza del porto ultra sorvegliato”, mettendo in evidenza le estreme misure di vigilanza adottate nei confronti dei minori ....“nemmeno fossero criminali di guerra  !”. Il comportamento tenuto, insomma, era pure volto a tutelare l'immagine della Polizia di Stato. [...]» ;
   dalle motivazioni poste a fondamento della richiesta di giustificazioni al dipendente da parte del questore di Ragusa si evince chiaramente il trattamento di massimo rigore che si pretende sia riservato ai cittadini extracomunitari ospiti del centro per extracomunitari di Pozzallo, quasi fossero dei reclusi da porre in totale isolamento;
   gli interroganti non possono non notare che simili fatti si sono comunque verificati anche in altri centri di detenzione per extracomunitari, in modo molto più consistente, e che non risultano essere stati adottati procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti impiegati nei servizi di vigilanza –:
   quali siano i provvedimenti adottati nei confronti dell'Ispettore Giuseppe Maganuco;
   quali siano le effettive condizioni di restrizione dei cittadini extracomunitari detenuti presso il centro citato in premessa e quali le disposizioni di servizio impartite dal questore di Ragusa;
   se il Ministro interrogato non ritenga di dover intervenire affinché sia pienamente garantito il rispetto dei diritti umani dei cittadini extracomunitari detenuti nel centro in premessa. (4-12545)

  Risposta. — Il 20 maggio 2011, in seguito ad uno sbarco avvenuto a Marina di Ragusa, cinquanta cittadini extracomunitari sono stati collocati presso il Centro di primo soccorso e assistenza (C.P.S.A.) di Pozzallo (Ragusa) per le operazioni di identificazione, fotosegnalamento e prima assistenza.
  Nel corso delle predette operazioni è stata accertata la minore età di venticinque cittadini che, su direttiva della procura della Repubblica presso i tribunale dei minori di Catania, sono stati affidati al responsabile dei servizi sociali del comune di Pozzallo, in attesa che quest'ultimo individuasse le strutture di accoglienza ove trasferirli.
  Il 28 maggio 2011, dodici dei tredici minori non accompagnati ancora presenti nel Centro di primo soccorso e assistenza in attesa di trasferimento, contrariamente alle disposizioni della questura si trovavano nell'area esterna al padiglione e, dopo aver scavalcato la recinzione della struttura, si davano alla fuga.
  All'interno del centro erano presenti, per il servizio di vigilanza, dodici unità delle forze dell'ordine al comando dell'ispettore capo Giuseppe Maganuco, nello specifico capo turno dei servizi di ordine e vigilanza al momento dell'allontanamento dei minori.
  La questura ha dato immediata comunicazione dell'accaduto alla competente autorità giudiziaria nonché a tutti gli altri uffici interessati.
  Nelle fasi immediatamente successive all'allontanamento, otto minori sono stati rintracciati nel territorio del comune di Pozzallo e ricondotti all'interno del centro.
  Il 21 giugno 2011 tutti i minori presenti nel Centro di primo soccorso e assistenza sono stati accompagnati, a cura dei servizi sociali del citato comune, presso le strutture di accoglienza di Rimini e Perugia.
  Relativamente al procedimento disciplinare nei confronti dell'ispettore capo della polizia di Stato Maganuco Giuseppe, il questore di Ragusa, ha ritenuto di accertare i fatti dal punto di vista amministrativo, delineando un profilo di grave negligenza da parte del capo turno, responsabile dei servizi di vigilanza, atteso che i minori si trovavano all'esterno della struttura e che non erano stati predisposti gli opportuni e adeguati servizi atti a scongiurare tentativi di allontanamento come quello poi verificatosi.
  Alla luce di tali considerazioni, in data 6 giugno 2011, il questore di Ragusa ha formulato una contestazione di addebiti a carico dell'ispettore capo Maganuco, alla quale l'interessato ha replicato dichiarando di aver notato, nelle ore precedenti all'allontanamento, un certa tensione tra i giovani e, nel tentativo di creare condizioni ambientali più serene, usando la diligenza del bonus pater familias, ha permesso ai minori di giocare nell'area esterna al padiglione. Detta concessione, peraltro non prevista dalle disposizioni e mai comunicata ai superiori, aveva creato le condizioni per l'allontanamento dei ragazzi.
  Nel corso delle indagini tuttavia il questore di Ragusa ha deciso l'archiviazione della procedura sanzionatoria, considerato che la decisione del citato ispettore capo è stata adottata in via contingente ed urgente, e valutato altresì il delicato e difficile contesto in cui il responsabile del servizio di vigilanza si trovava ad agire.
  Per quanto concerne il regime dei soggetti ospitati presso il Centro di primo soccorso e assistenza di Pozzallo, si evidenzia che la struttura ha la finalità di assicurare i primi soccorsi ed i controlli sanitari dei cittadini stranieri sbarcati clandestinamente sul litorale ibleo, nonché di favorire, al contempo, la conseguente ed immediata attività di identificazione e fotosegnalamento dei medesimi.
  L'accoglienza e l'assistenza medica sono affidate a personale della protezione civile di Pozzallo ed a medici della Azienda sanitaria provinciale opportunamente convenzionati dalla prefettura di Ragusa.
  I cittadini stranieri, debitamente assistiti sono trattenuti nel Centro di primo soccorso e assistenza per il tempo necessario a completare le procedure di polizia giudiziaria ed amministrativa, nonché per eventuali esigenze giudiziarie, su disposizione dell'autorità giudiziaria competente.
  All'esito delle citate attività, gli stranieri adulti vengono trasferiti presso altri centri di accoglienza del territorio nazionale ovvero, in relazione alle convenzioni internazionali, rimpatriati. I minori non accompagnati vengono invece affidati alle apposite strutture di accoglienza a cura dei servizi sociali del comune di Pozzallo, su direttiva del comitato minori stranieri.
  All'esterno del padiglione che ospita gli stranieri, viene attuato un servizio di vigilanza a cura delle Forze dell'ordine, deciso in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. La necessità del servizio di controllo è connessa all'esigenza di evitare uscite arbitrarie ed in particolare, nel caso di soggetti minori, di prevenire un eventuale quanto probabile reclutamento da parte di organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina.
  Diversamente, i cittadini stranieri allocati presso il Centro di primo soccorso e assistenza già identificati e fotosegnalati, che abbiano manifestato e formalizzato l'istanza di protezione internazionale, anche con l'aiuto delle organizzazioni umanitarie, sono sottoposti al medesimo regime giuridico degli ospiti dei centri assistenza richiedenti asilo, con la possibilità dunque di entrare ed uscire liberamente dalla struttura ogni giorno dalle ore 8,00 alle ore 20,00.
  Si evidenzia che attualmente il Centro di primo soccorso e assistenza di Pozzallo è inutilizzabile, in quanto il 30 aprile scorso sono iniziati i previsti lavori di messa in sicurezza della struttura.
Il Sottosegretario di Stato per l'internoCarlo De Stefano.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   nel corso della trasmissione «Agorà» in onda su Rai 3, il giorno 11 gennaio 2012, è stato trasmesso un servizio dal titolo «intervista a un carrista dell'esercito italiano»;
   il quotidiano Il Fatto Quotidiano in un articolo del 10 gennaio 2012 a firma di Rosita Rosa, dal titolo «Esercito italiano, sotto accusa i blindati Lince. Un carrista: “Quel mezzo è insicuro«» si legge «[...]Marco, è un nome di fantasia, ed è un carrista dell'esercito italiano da poco ritornato a casa. Guida da anni mezzi d'assalto e ha maturato una lunghissima esperienza sul campo. Nell'intervista rilasciata a Rosita Rosa inviata di Agorà, in onda domani alle 9.10 su Raitre, per la prima volta Marco ha deciso di raccontare quali sono i rischi che ogni giorno un militare come lui corre a guidare quel mezzo. Sospensioni delicatissime che, quando sollecitate o da terreni sconnessi o dalla eccessiva velocità, fanno perdere aderenza alla vettura e rendono possibile il ribaltamento. In zone come Farah, dove si è esposti al continuo rischio di imboscate da parte degli insorti, un episodio come questo può voler dire vita o morte. Ribaltamenti di Lince, però, sarebbero avvenuti anche in Italia durante semplici esercitazioni, a velocità molto limitate. La questione sarebbe stata portata all'attenzione degli alti ufficiali e alcuni soldati si sarebbero rifiutati di guidare quel mezzo, ma sono stati poi puniti con l'esclusione dalle successive missioni. “Se sollevi polemiche nell'esercito – dice Marco – vieni fatto a pezzi e in cambio ricevi solo minacce”»;
   gli interroganti hanno avuto modo di affrontare l'argomento «Lince» con numerose interrogazioni alcune delle quali sono tuttavia rimaste senza risposta. In particolare la n. 4-13366 che riguarda un incidente avvenuto il 23 settembre 2011 in Afghanistan in cui hanno perso la vita tre militari italiani proprio a causa del ribaltamento di un mezzo «Lince» –:
   quanti siano complessivamente i mezzi «Lince» in dotazione alle Forze armate;
   quanti siano i mezzi danneggiati perché coinvolti in incidenti dovuti a ribaltamento, quanti militari siano rimasti conseguentemente feriti e quanti deceduti;
   quali immediate azioni intenda intraprendere il ministro interrogato e se non intenda disporre una immediata sospensione dell'utilizzo del mezzo in premessa al fine di evitare ulteriori incidenti.
(4-14493)

  Risposta. — L'Amministrazione difesa, ha sempre attribuito e continua ad attribuire assoluta priorità alla protezione dei nostri militari, in particolare attraverso la disponibilità di capacità, mezzi e dotazioni atte a garantire la massima sicurezza possibile.
  Pertanto, la difesa, in linea di continuità con i precedenti Governi, prosegue con costante impegno e determinazione la propria azione, ai fini del tempestivo aggiornamento dei sistemi e degli equipaggiamenti, mediante lo studio e la realizzazione delle soluzioni tecniche più avanzate per la prevenzione e il contrasto delle minacce attualmente esistenti e di quelle ragionevolmente prevedibili.
  Ciò premesso, i competenti organi tecnico-operativi militari non ritengono che, sulla base dell'esame dei casi di ribaltamento verificatisi, sussistano elementi di valutazione tecnico-operativa che inducano alla sospensione dal servizio dei citati mezzi, considerati assolutamente indispensabili e di grande validità per la protezione fisica da minacce derivanti da attacchi con tiro diretto e con uso di ordigni improvvisati (cosiddetti IED – Improvised explosive device).
  Rammento, infatti, che, attualmente, nell'ambito delle capacità produttive industriali a livello mondiale non è disponibile un'alternativa più valida in grado di garantire almeno lo stesso livello di protezione del «Lince», che, peraltro, viene utilizzato anche da altre sette Nazioni.
  Nel contempo, faccio osservare che la Forza armata, al termine dell'omologazione del mezzo, ha condotto ulteriori verifiche circa la stabilità dinamica del «Lince» messo a confronto con altre tipologie di mezzi in servizio nell'Esercito. Tali verifiche non hanno evidenziato significative criticità per il VTLM, facendo invece emergere una sostanziale omogeneità di comportamento di tutti i veicoli sottoposti alle prove.
  Per quanto riguarda, invece, i dati numerici richiesti, si riporta il seguente punto di situazione, aggiornato al 20 febbraio 2012:
   mezzi in dotazione alle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri: n. 1.370;
   incidenti da ribaltamento: n. 26;
   militari feriti: n. 37;
   militari deceduti: n. 8.

  Infine, preciso che non è stato ancora possibile fornire risposta al menzionato atto n. 4-13366, in quanto, secondo le indicazioni del competente organo tecnico-operativo militare, è tuttora in corso di svolgimento l'inchiesta sommaria disposta ai sensi degli articoli 552 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 «Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell'articolo 14 della lex 28/11/2005 n. 246».
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   una nota di agenzia ANSA del 23 marzo scorso ha diffuso la notizia «ANSA/ URANIO: NUOVI INDAGATI IN INCHIESTA SU SINDROME QUIRRA AVVISO GARANZIA PER “OSTACOLO A INDAGINI” A SINDACO PERDASDEFOGU (ANSA) – CAGLIARI, 23 MAR – Nuovi clamorosi sviluppi nell'inchiesta del procuratore di Lanusei (Ogliastra), Domenico Fiordalisi, sulla cosiddetta Sindrome di Quirra e sul presunto inquinamento all'interno della base e l'emissione di sostanze potenzialmente nocive per l'uomo, l'ambiente e gli animali che frequentavano le aree del Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra (Pisq). Nell'inchiesta sono entrati 19 nuovi indagati e un avviso di garanzia per “ostacolo aggravato a indagini su disastro ambientale” è stato notificato al sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura. Tra gli indagati vi sarebbero sette generali, alcuni dei quali avrebbero comandato il Pisq mentre gli altri avrebbero avuto incarichi relativi al controllo delle aree addestrative delle forze armate. Nell'elenco degli indagati figurerebbero anche i periti che effettuarono le prime analisi e i controlli sullo stato di “salute” del poligono dopo gli allarmi lanciati da associazioni ambientaliste su una grave compromissione ambientale e su casi abnormi di tumori tra il personale militare e civile e gli abitanti delle aree intorno al poligono. La nuova svolta nell'inchiesta è arrivata dopo che nel novembre scorso, accogliendo una richiesta dell'Aeronautica Militare, erano stati revocati tutti i sequestri preventivi e probatori sugli animali allevati nei terreni, sui fondali marini, delle sorgenti e corsi d'acqua e sui rifiuti ed aree terrestri. La procura ogliastrina aveva accolto anche la richiesta di dissequestro di una quindicina di radar dopo l'impegno del Ministero della difesa ad avviare un piano di bonifica e di messa in sicurezza delle aree operative a tutela del personale e delle altre persone e ad interrompere tutte le attività di brillamento con esplosivi. Secondo la procura, nel poligono vi sarebbe una compromissione ambientale, a causa delle presenza, come indicato in uno dei provvedimenti di sequestro delle aree, di tono 232, elemento altamente radioattivo, che può provocare gravi danni alla salute degli uomini e degli animali anche dopo molti anni. L'area interessata è di circa 75 mila metri quadri. Gli esami fatti eseguire dal procuratore Fiordalisi avrebbero evidenziato anche alte concentrazioni di antimonio, piombo e cadmio, metalli tossici molto pericolosi per la salute umana e animale. (ANSA). VA 23-MAR-12 21:26 NNN»;
   il successivo 24 marzo, sul quotidiano L'Unione sarda alcuni articoli «Le salme? Radioattive», «Quirra, indagato il Sindaco di Perdasdefogu» e ancora «Quegli intrecci con Finmeccanica» descrivono minuziosamente le attività della procura ogliastrina offrendo al lettore una visione della situazione complessiva di estrema gravità e di pericolosità, oltre all'esistenza di una chiara attività di depistaggio e disinformazione operata dagli indagati;
   con altri numerosi atti di sindacato ispettivo gli interroganti hanno chiesto di conoscere la verità sulle attività svolte dalle industrie e dai militari nei poligoni della Sardegna – in particolare quello di Capo Teulada e di Perdasdefogu-Quirra – senza tuttavia ricevere alcuna notizia in merito se non sterili dichiarazioni pubbliche di massima attenzione per la salute dei militari e delle popolazioni civili residenti nelle aree interessate –:
   alla luce delle motivazioni contenute negli atti di conclusione delle indagini che vedono coinvolti i vertici dell'Aeronautica militare e i consulenti ed esperti a cui la Forza armata ha affidato indagini e consulenze quali siano le immediate azioni che intenda intraprendere e se non ritenga doveroso disporre l'immediato avvio delle attività di bonifica affidandole, per essere certi che siano realmente eseguite, a ditte specializzate;
   se non ritenga doveroso sospendere precauzionalmente dall'impiego tutti i militari che siano attualmente indagati e siano ancora in servizio e che per il grado rivestito e l'incarico ricoperto abbiano la concreta possibilità di intervenire su aspetti della vicenda oggetto dell'indagine. (4-15483)

  Risposta. — Per quanto riguarda le attività di bonifica del poligono interforze del Salto di Quirra (Pisq), si fa presente che tutte le fasi caratterizzanti il procedimento e le azioni avviate per procedere alla bonifica ambientale sono state oggetto di costante comunicazione informativa all'autorità giudiziaria procedente – cui la difesa ha garantito la più ampia disponibilità – nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Lanusei.
  In particolare, l'aeronautica militare, a, seguito degli aspetti di criticità evidenziati dalla stessa procura, ha predisposto uno specifico piano d'azione, nominando, successivamente, un apposito gruppo di lavoro che, in data 5 ottobre 2011, ha immediatamente effettuato i sopralluoghi tecnici presso il poligono e ha prodotto una serie di relazioni, a seguito delle quali sono state individuate e recintate, mediante concertina metallica e cavalli di frisia, le aree di IsPibiris, zona Accu Perda Majori (conosciuta anche come zona Torri o zona brillamenti), Arbaresus e campo Pisanu (zona arrivo colpi).
  Sono stati, altresì, quasi completati i recuperi dei rottami metallici presenti nei fondali della zona di mare sottoposta a sequestro probatorio, indicati dall'autorità giudiziaria di Lanusei nell'ambito dell'inchiesta in corso.
  Le azioni di recupero e smaltimento dei rottami sono state avviate anche nei confronti dello specchio di acqua marino antistante Capo San Lorenzo, sottoposto, a suo tempo, a sequestro probatorio.
  È stata, inoltre, convocata, in aderenza al decreto ministeriale 22 ottobre 2009, la conferenza dei servizi che ha approvato il piano di caratterizzazione presentato dalla difesa con la collaborazione di tecnici dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).
  A seguito di ciò, sono state avviate le azioni preliminari per il bando di gara volto ad aggiudicare l'esecuzione del piano di caratterizzazione approvato che verrà reso esecutivo con le conseguenti azioni di bonifica, se necessarie, mediante le previste procedure tecnico-amministrative.
  In proposito, è il caso di evidenziare che le azioni poste in essere dalla Forza armata, sono, comunque, adottate a mero titolo cautelare e di prevenzione, non essendovi, allo stato attuale, chiare evidenze scientifiche circa la sussistenza di un nesso di causalità ha le attività svolte nel Pisq e l'eventuale impatto sull'ambiente e sulla popolazione circostante.
  In particolare, per la bonifica del territorio, il dicastero si è attivato, di concerto con il Ministro per la coesione territoriale, per individuare adeguati stanziamenti già a partire dal corrente anno, mentre, per il triennio 2013-2015, è stato conferito mandato al Sottosegretario di Stato alla difesa, dottor Magri, d'interloquire con gli omologhi rappresentanti del Governo coinvolti (ambiente e tutela/salute) e con il Presidente della regione autonoma Sardegna, dottor Cappellacci, per prevedere l'inserimento, già a partire dal prossimo disegno di legge per la stabilità, di un congruo finanziamento pluriennale per le opere di bonifica dei poligoni militari.
  Con riferimento, invece, alla richiesta di «sospendere precauzionalmente dall'impiego tutti i militari che siano attualmente indagati», si osserva che tale ipotesi non trova alcun fondamento, attesa che la stessa non è contemplata dalla vigente normativa in materia di stato giuridico del personale militare.
  Peraltro, le risultanze dell'inchiesta – svoltasi finora nel rispetto del principio di riservatezza che contraddistingue la fase delle indagini preliminari – e gli esiti delle analisi effettuate dovranno essere accuratamente esaminati e, eventualmente, contestati dagli indagati, come si conviene in una dinamica processuale volta a garantire il diritto di difesa delle persone coinvolte.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   presso alcuni enti delle Forze armate sono in funzione delle strutture adibite a soggiorni marini e montani;
   sulle coste della regione Lazio insistono numerosi stabilimenti balneari ad uso esclusivo del personale militare e dei loro familiari che vi accedono previo pagamento di un biglietto di ingresso giornaliero, o previo abbonamento per il turno di soggiorno autorizzato, che comprendono l'uso delle strutture e delle attrezzature (ombrellone, sedia a sdraio e lettino);
   all'interno del distaccamento aeroportuale di Furbara (Roma), sede del 17° stormo, è situata un'area riservata a soggiorno marino. Il complesso dispone di confortevoli bungalow di 50 metri quadrati, oltre 100 piazzole per campeggio, spiaggia, due bar di cui uno in spiaggia, una pizzeria, un mini market, un'area attrezzata per bambini. La spiaggia è attrezzata con cabine, ombrelloni, lettini e sdraio. Gli impianti sportivi sono costituiti da due campi di tennis, una piscina, un campo da beach-volley, un campo di basket, un campo di calcetto ed un tavolo da ping-pong. Durante il soggiorno, a cura di uno staff animazione, sono organizzati giochi, tornei ed altre attività sportivo-ricreative, nonché serate musicali e cene conviviali;
   la struttura risulta essere gestita da molti anni dall'associazione «L'Isola Azzurra Club»;
   risulta agli interroganti che al personale in servizio e in quiescenza che presenti al comando dell'ente militare la domanda per il solo permesso di accesso giornaliero allo stabilimento balneare (spiaggia) sia richiesto il pagamento anticipato di 30 biglietti di ingresso –:
   quando sia stata bandita la gara per l'affidamento per il corrente anno delle strutture indicate in premessa, quali siano state le associazioni o le ditte invitate a parteciparvi e quale sia stato l'esito;
   se la richiesta di pagamento anticipato rivolta agli utenti dello stabilimento balneare sia stata espressamente prevista nelle condizioni di affidamento della gestione del servizio e delle strutture, quali ne siano le ragioni e quale sia il costo unitario del biglietto di ingresso da porre a carico dei frequentatori;
   se alla gestione delle strutture in affidamento alla associazione in premessa partecipi anche il personale militare in servizio permanente effettivo, con quale mansioni e in quali orari;
   se esista una regolamentazione unica e in caso contrario quali iniziative intenda intraprendere per uniformare su tutto il territorio nazionale le modalità di gestione delle strutture di cui in premessa.
(4-16544)

  Risposta. — In data 11 aprile 2012, il comando del 17o stormo dell'aeronautica militare ha provveduto a esperire apposita indagine di mercato per la gestione del soggiorno marino di Furbara, mediante invito rivolto a sei società/associazioni.
  Il 27 aprile 2012 la gestione è stata affidata alla ditta «L'Isola Azzurra Club» – Associazione costituitasi allo scopo di stabilire vincoli di amicizia e di solidarietà tra gli appartenenti al distaccamento aeroportuale di Furbara, senza perseguire fini di lucro – e il relativo atto, di concessione è stato perfezionato il 30 maggio 2012.
  Il contratto, sottoscritto tra il comando 17o stormo e l'organismo affidatario, prevede due modalità di fruizione dei servizi:
   pagamento del biglietto giornaliero d'ingresso (per un importo di 5,29 euro);
   sottoscrizione di un abbonamento per 20 ingressi con pagamento anticipato (per un importo di 84,48 euro), con conseguente inferiore costo unitario.

  Poiché è possibile accedere allo stabilimento soltanto utilizzando l'ingresso aeroportuale, è necessario, per ragioni legate alla sicurezza delle installazioni militari, rilasciare un pass al personale che richiede di poter utilizzare l'infrastruttura ricreativa.
  Per quanto sopra agli ingressi giornalieri sono abbinati pass giornalieri e agli abbonamenti sono stati abbinati pass stagionali di durata determinata. Non risulta, quindi, che l'accesso giornaliero sia subordinato all'acquisto di un abbonamento di 30 ingressi.
  È possibile, invece, che il contenuto dell'interrogazione sia riconducibile a una discrepanza, prontamente rilevata dal comando in sede di controllo della fase esecutiva/gestionale dell'attività, tra il numero d'ingressi previsti nel richiamato contratto con la ditta affidataria (n. 20 ingressi) e quelli previsti nel modulo di richiesta predisposto dalla ditta medesima (n. 30 ingressi a euro 120).
  Il comando ha, quindi, provveduto a richiamare la ditta alla puntuale applicazione degli obblighi contrattuali assunti.
  Per quanto riguarda il personale militare in servizio permanente effettivo che – in quanto appartenente alla menzionata associazione Isola Azzurra club – concorre alla gestione delle strutture in affidamento con mansioni gestionali si precisa che svolge tale attività al di fuori dell'orario di servizio.
  Infine, le fonti normative di riferimento per gli interventi di protezione sociale nell'ambito delle Forze armate, recanti le modalità per la gestione e la rendicontazione delle relative attività, sono il codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (articoli 1829 e seguenti), il Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90 (articolo 465) e la direttiva dello Stato Maggiore della difesa.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   ZACCHERA. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante ha più volte segnalato in passato la carenza degli organici delle guardie forestali nel nord Italia e nello specifico in Piemonte;
   tali carenze di organico si riscontrano anche nei parchi nazionali, come ad esempio nel Parco nazionale della Valgrande –:
   quanti siano stati nel 2011 i concorrenti all'ultimo bando per guardia forestale, divisi per regione di residenza;
   quanti siano stati selezionati ed ammessi ai corsi e quanti lo abbiano superato, sempre divisi per regione di residenza;
   dove siano stati assegnati i vincitori divisi per regione e, nello specifico del Piemonte, per ciascuna provincia e parco nazionale. (4-12772)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente taluni dati inerenti il concorso pubblico per la nomina di 90 allievi agenti del Corpo forestale dello Stato (bandito con D.C.C 9 luglio 2009) premetto che trattandosi, sostanzialmente, di informazioni inerenti dati numerici, per facilitarne la consultazione e il raffronto ho ritenuto utile allegare alla presente nota taluni prospetti riepilogativi (disponibili presso il Servizio Assemblea).
  In ogni caso, le domande di partecipazione al concorso sono state complessivamente 1.754, i concorrenti ammessi alla prova 1.567, mentre gli effettivi partecipanti, suddivisi per regione come indicato nell'allegata tabella 1, sono stati 731.
  Tra i 731 candidati presentatisi alle prove d'esame, gli idonei sono stati 182. Di questi, i primi 150 sono stati convocati per gli accertamenti psico-fisici ed attitudinali.
  Il 21 giugno 2010 sono stati ammessi al corso di formazione presso la scuola del Corpo forestale dello Stato 96 allievi agenti (di cui solo 85 hanno ultimato il corso) suddivisi per Regione di appartenenza, come indicato in Tabella 2.
  Gli 85 allievi agenti che hanno regolarmente terminato il corso sono poi stati assegnati come risulta dal prospetto in tabella 3.
  Per quanto concerne, nello specifico, la regione Piemonte, le domande di partecipazione presentate da candidati ivi residenti sono state 34, di cui 6 dichiarate irregolari prima della prova (per superamento del limite di età del candidato o tardività della domanda stessa), mentre tra i 125 concorrenti dichiarati idonei, quelli residenti in Piemonte sono stati 4.
  Gli allievi agenti assegnati alla regione Piemonte dal 1° agosto sono stati 32, così suddivisi per provincia: Torino n. 12; Cuneo n. 6; Vercelli n. 3; Biella n. 5; Asti n. 1; Verbania n. 2; Alessandria n. 2 e Novara n. 2.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   a distanza di quindici anni a Bagnoli dove il risanamento della grande area industriale (SIN) prevedeva di trasformare l'acciaieria inquinante in un polo di sviluppo turistico non si registrano progressi significativi;
   la Corte dei conti è andata ad analizzare lo stato della trasformazione partita nel 1994 ed ha affermato che: «Per la bonifica ed il recupero dell'area sono stati spesi, ad oggi, complessivamente euro 77.243.278 (circa il 30 per cento di una disponibilità totale pari a euro 259.358.195); ciò nonostante, i lavori di bonifica dei suoli non sono stati completati, la balneabilità delle spiagge non è stata ancora ripristinata perché i fondali marini ed i litorali non sono ancora stati completamente bonificati a causa della colmata, fonte di continuo inquinamento, che non è stata rimossa»;
   a giudizio degli interroganti la responsabilità del raggiungimento degli scarsi risultati non è addebitabile alla mancanza di fondi, che al contrario sono stati elargiti, ma al comportamento delle istituzioni coinvolte –:
   per quali ragioni in quindici anni solo un terzo dell'operazione fondamentale per dare un futuro nuovo a Napoli si sia concretizzato in risultati;
   se e quali provvedimenti intendano adottare per accelerare le opere di bonifica e riconversione;
   se e quali provvedimenti intendano adottare per assicurare la massima tra- sparenza nella gestione delle risorse pubbliche a tal fine destinate. (4-06418)

  Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, concernente le opera di bonifica e riconversione nella zona di Bagnoli, sulla base degli elementi forniti dalla direzione generale competente e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si rappresenta quanto segue.
  Preliminarmente si ricorda che la procedura operativa ed amministrativa per la bonifica di cui all'articolo 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006 per siti di interesse nazionale non è di specifica e diretta competenza del Ministero dello sviluppo economico, bensì è attribuita alla competenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministero dello sviluppo economico, avvalendosi anche del supporto dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, delle regioni e dell'Istituto superiore della sanità.
  Al riguardo si rappresenta che da quando l'area in questione è stata inserita tra i siti di interesse nazionale, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi della normativa vigente, ha provveduto alla conduzione del complesso e articolato procedimento amministrativo per la bonifica della zona in argomento.
  In particolare, in merito alla bonifica delle aree ex Ilva ed ex Eternit, si evidenzia che in attuazione dell'articolo 114, comma 17 della legge n. 388 del 23 dicembre del 2000, con decreto interministeriale (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle attività produttive e Ministero della salute) del 31 luglio 2003 è stato approvato il «Piano di completamento della bonifica e del recupero ambientale dell'area industriale di Bagnoli», redatto dalla società Bagnolifutura Spa, relativo alle aree ex Ilva ed ex Eternit, che prevedeva tra l'altro il conferimento dei materiali derivanti dalla bonifica dei suoli in un'idonea discarica individuata dalla regione Campania e dal comune di Napoli nel territorio del medesimo comune.
  Il predetto atto, dopo alcune questioni relative alla bonifica delle aree interessate da elementi di archeologia industriale, emerse in sede di Conferenza di servizi e dopo alcuni rilievi pervenuti da parte del comune di Napoli relativi alle modifiche delle destinazioni d'uso delle aree in questione, è stato modificato dalla Bagnolifutura Spa.
  Quest'ultima in data 5 maggio 2010, ha trasmesso la Variante al Piano di completamento della bonifica e del recupero ambientale dell'area industriale di Bagnoli, che comprendeva una valutazione delle condizioni di conservazione dei siti di archeologia industriale, in considerazione del fatto che da allora ad oggi il tempo trascorso ha inciso sullo stato di conservazione delle strutture portanti dei manufatti presenti in tutti i siti di archeologia, siano esse principali e/o secondarie e che oggi, si può constatare un degrado generale non in linea con le previsioni formulate nel 2003. Successivamente, è stata trasmessa l'integrazione della variante al piano di completamento della bonifica e del recupero ambientale dell'area industriale di Bagnoli del 5 maggio 2010, in risposta a quanto richiesto dalla Conferenza di servizi istruttoria del 20 luglio 2010.
  Ultimamente la Bagnolifutura Spa ha trasmesso, in data 10 gennaio 2012, un'ulteriore modifica al piano di completamento della bonifica e del recupero ambientale dell'area industriale di Bagnoli che è stata oggetto di istruttoria tecnica da parte della segreteria tecnica bonifiche nella seduta del 4 aprile 2012 e che sarà all'ordine del giorno della prossima Conferenza di servizi istruttoria.
  Per quanto concerne le operazioni di messa in sicurezza delle acque di falda, si evidenzia che è attiva, attualmente, una barriera idraulica di emungimento a monte della colmata e re-immissione a valle della stessa delle acque di falda, previo idoneo trattamento.
  A riguardo si evidenzia che la Bagnolifutura Spa, ha proposto la realizzazione di una barriera idraulica con emungimento e reimmissione, da sostituire a quella oggi esistente ormai in ammaloramento, che sarebbe in grado di assicurare tale sbarramento delle acque di falda.
  Inoltre, la Bagnolifutura Spa, ha trasmesso in data 10 gennaio 2012, il progetto definitivo del sistema di messa in sicurezza delle acque di falda che è stato oggetto di istruttoria tecnica da parte della segreteria tecnica bonifiche nella seduta del 29 febbraio 2012 e che sarà posto in discussione nella prossima Conferenza di servizi istruttoria.
  Relativamente allo stato degli arenili, si rappresenta che il piano di caratterizzazione ambientale dell'area marino costiera prospiciente il sito di interesse nazionale di Napoli Bagnoli-Coroglio, è stato approvato senza prescrizioni dalla Conferenza di servizi decisoria in data 11 novembre 2003.
  Nel corso delle attività analitiche, avviate a valle delle attività di campo, sono state riscontrate elevate concentrazioni di idrocarburi policiclici armatiti (Ipa) nei campioni di sedimento provenienti dagli arenili, soprattutto nell'arenile Nord. Alla luce di tali risultati, tutti gli enti coinvolti (ufficio del commissario di Governo, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, comune di Napoli, regione Campania, autorità portuale di Napoli, agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), agenzia regionale protezione ambientale Campania (ARPAC), Asl NA1, ISS e l'istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICRAM) hanno concordato sulla necessità di procedere nell'immediato alla messa in sicurezza d'emergenza dell'arenile nord, così come poi confermato da Iss ed Apat, alla luce dei risultati di una specifica analisi di rischio.
  Il progetto preliminare/definitivo di bonifica con misure di messa in sicurezza degli arenili di Bagnoli-Coroglio è stato approvato dalla Conferenza di servizi decisoria del 31 marzo 2006 ed autorizzato con decreto ministeriale, in via provvisoria per motivazioni d'urgenza.
  Per quanto concerne l'attuazione dell'accordo di programma quadro Bagnoli-Piombino per la rimozione della colmata a mare, si evidenzia che con l'accordo di programma quadro Bagnoli-Piombino, sottoscritto in data 21 dicembre 2007, sono stati previsti interventi di bonifica e riqualificazione ambientale e di infrastrutturazione nei siti di bonifica di interesse nazionale di Piombino e Bagnoli-Coroglio e, in particolare, la rimozione della colmata a mare e la bonifica dei sedimenti marini, con conferimento dei materiali di risulta nelle casse di colmata del porto di Piombino. La realizzazione dei suddetti interventi fu affidata al provveditorato interregionale alle opere pubbliche della Campania e del Molise che hanno curato l'elaborazione del progetto preliminare dell'intervento denominato «Rimozione della colmata a mare e bonifica dei fondali dell'area marino-costiera del Sin di Bagnoli-Coroglio». Tuttavia l'importo complessivo delle attività è risultato superiore all'incirca del doppio rispetto all'assegnazione finanziaria assentata in data 21 dicembre 2007. Tale situazione ha determinato la scelta prioritaria di ripristinare la fruibilità quale primo stralcio di intervento, mediante restituzione alla balneazione degli specchi d'acqua antistanti la colmata e gli arenili a nord e a sud della colmata stessa. Conseguentemente, il provveditorato alle opere pubbliche ha curato la predisposizione di un progetto concernente il primo stralcio di interventi, individuati nella bonifica dei fondali marini di Bagnoli.
  Il progetto di primo stralcio, per la bonifica dei fondali marini di Bagnoli, è stato approvato con prescrizioni dalla Conferenza di servizi decisoria del 20 aprile 2011 che ha, inoltre, deliberato che a seguito dell'espletamento della gara, il progetto definitivo dovrà essere inviato al Ministero dell'Ambiente al fine di essere valutato dalla Conferenza di servizi ed approvato, ove del caso, mediante decreto.
  Inoltre, si precisa che il provveditorato alle opere pubbliche ha provveduto, in data 31 dicembre 2009, a bandire la gara per l'affidamento dell'appalto integrato per la realizzazione della bonifica dell'area marina. Il progetto posto a base della gara ha presentato un importo di 73.500.000,00, di cui euro 61.969.089,05 per lavori e prestazioni a base d'appalto. Tale gara non si è ancora conclusa e si stima che l'aggiudicazione provvisoria dei lavori, incluse le necessarie verifiche amministrative, possa essere definita entro il 2012, mentre si potrà procedere all'inizio dei lavori soltanto nella primavera del 2013.
  Le predette innovazioni nel quadro degli interventi, unite al venir meno di alcune delle risorse finanziarie previste nell'accordo di programma quadro (a seguito in particolare della riprogrammazione dei fondi per le aree sottoutilizzate 2007/2013 operata in sede di Governo) hanno determinato, a partire dal 2009, l'esigenza di rimodulare il quadro delle attività in funzione dei finanziamenti disponibili, attraverso la definizione di un atto modificativo dell'Apq. Il procedimento stipula di tale atto, è stato subordinato all'esito della verifica e programmazione dei fondi Fas 2000/2006, effettuata dal Ministero dello sviluppo economico, dal Ministero dell'economia e delle finanze e dal Cipe. Tuttavia, con l'emanazione delle delibere Cipe (n. 79 del 2010 e n. 1 del 2011) di ricognizione e riprogrammazione delle risorse Fas 2000/2006, il Ministero dello sviluppo economico, in qualità di soggetto responsabile dell'Apq, ha ripreso le attività di concertazione per la definizione del complesso iter procedurale.
  Per quanto riguarda, infine, la gestione delle risorse finanziarie ed i provvedimenti adottati per assicurare la trasparenza finanziaria, si rappresenta che le risorse approvate (per il sito di bonifica di interesse nazionale di «Napoli Bagnoli Coroglio», a valere sui fondi della legge n. 426 del 1998 e successivamente ripartiti con il decreto ministeriale n. 468 del 2001, sono pari a complessivi euro 11.878.508,68. Secondo quanto riportato nel monitoraggio finanziario al 31 dicembre 2010, trasmesso dal commissario delegato, alla data del 31 dicembre 2010 risultano impegnati dal commissario delegato 9.690.135,17 e spesi euro 9.233.323,64.
  In particolare, il «piano di completamento della bonifica e del recupero ambientale dell'area industriale di Bagnoli» per un costo complessivo di euro 151.377.964,00 di cui 75.059.174,00 a carico delle risorse del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, stanziate dalla legge n. 388 del 2000.
  Le attività di cui al comma 17 dell'articolo 114 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, afferenti alle attestazioni, verifiche, vigilanza, controllo e referto al Parlamento sull'attuazione del piano di recupero dell'area di Bagnoli, ubicata all'interno del sito di bonifica di interesse nazionale di «Napoli Bagnoli Coroglio», con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 12 ottobre 2009 sono state conferite alla Commissione di valutazione degli investimenti e di supporto alla programmazione e gestione degli interventi ambientali (Covis).
  A seguito dell'apertura dei cantieri di bonifica e della prestazione della garanziafidejussoria da parte della Bagnolifutura Spa, è stato disposto in favore della società medesima il trasferimento della prima rata, pari ad euro 7.505.917,40, corrispondente al 10 per cento dell'importo concessivamente stanziato dalla legge n. 388 del 2000.
  In data 29 luglio 2009 la Bagnolifutura Spa ha presentato la documentazione attestante un avanzamento pari al 40 per cento del costo complessivo del piano, ai fini dell'erogazione della 2a e 3a rata del finanziamento del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pari, rispettivamente, ad euro 11.258.876,10 ed euro 15.011.824,80.
  La Covis, in esito all’iter istruttorio ed ai necessari approfondimenti, ha espresso il proprio parere favorevole al pagamento della 2a e 3a rata, comunicato in data 17 dicembre 2009 al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
  Per quanto concerne la nomina della Commissione di collaudo si precisa che, secondo quanto disposto dall'articolo 2, comma 2, del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 12 ottobre 2009, spetta alla stazione appaltante (ovvero alla Bagnolifutura Spa) il compito di ratificare e nominare, con specifica convenzione, i componenti designati con il medesimo provvedimento.
  Da ultimo, per quanto concerne la reindustrializzazione dei siti inquinati, tra i quali il Sin di Bagnoli, si rappresenta che il Ministero dello sviluppo economico, a tutt'oggi non ha potuto intraprendere alcuna azione concreta a causa della mancanza della riassegnazione dei fondi assegnati al programma straordinario nazionale per il recupero economico produttivo siti industriali inquinati (Pss) e del perfezionamento del decreto interministeriale (Ministero dello sviluppo economico – Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa preliminare della conferenza permanente Stato-regioni).
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   a seguito di un lavoro di concertazione tra i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, è stato recentemente presentato a Catania il finanziamento denominato «Poi Energia 2007-2013» di 1,6 miliardi di euro per aumentare la quota di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili e migliorare l'efficienza energetica, promuovendo le opportunità di sviluppo locale attraverso una strategia articolata e integrata;
   si tratterebbe di fondi comunitari e nazionali, dove il finanziamento comunitario, tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale ammonta a circa 803 milioni di euro, pari a circa 2,8 per cento l'investimento complessivo dell'Unione europea destinato all'Italia nel contesto della politica di coesione per il 2007-2013;
   gli obiettivi del programma sono quelli di favorire progetti che possano migliorare l'efficienza energetica degli edifici pubblici, la diffusione di modelli di sviluppo a bassa intensità energetica o la promozione dell'uso di tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili –:
   quali misure siano previste per la gestione trasparente di queste risorse;
   quali misure siano previste perché le energie rinnovabili non arrechino danni al territorio e non aumentino il consumo di suolo;
   per quale motivo queste risorse non siano state prioritariamente destinate alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio che su di esso insiste, politica nel cui ambito si può benissimo secondo gli interroganti inserire l'efficientamento energetico ed il ricorso a rinnovabili. (4-06907)

  Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, concernente il programma operativo interregionale «Energie rinnovabili e risparmio energetico» Fesr 2007-2013, si rappresenta quanto segue.
  Il Programma operativo interregionale «energie rinnovabili e risparmio energetico» Fesr 2007-2013 costituisce lo strumento per l'attuazione alle previsioni del quadro strategico nazione 2007-2013, in materia di energia ed ha come obiettivi principali quelli di «aumentare la quota di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili e migliorare l'efficienza energetica, promuovendo le opportunità di sviluppo locale».
  Il suddetto programma si articola in tre assi prioritari:
   Asse I: produzione di energia da fonti rinnovabili;
   Asse II: efficienza energetica ed ottimizzazione del sistema energetico;
   Asse III: assistenza tecnica ed azioni di accompagnamento.

  Al riguardo, in merito al quesito posto dagli interroganti relativo alle misure previste per la gestione trasparente delle risorse economiche assegnate al Poi, si rappresenta che la trasparenza è garantita dal rispetto scrupoloso della normativa comunitaria in materia di fondi strutturali, aiuti di Stato e tutela della concorrenza e di controlli sulle operazioni finanziate, oltre che della normativa nazionale di recepimento e attuazione.
  Il quadro informativo di riferimento è il seguente:
   regolamento (CE) 1083/2006 sui fondi strutturali 2007-2013;
   regolamento (CE) 1080/2006 relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale;
   regolamento (CE) 1828/2006 che stabilisce modalità di applicazione del regolamento (CE) 1082/2006 e del regolamento (CE) 1080/2006;
   decreto del Presidente della Repubblica 3 ottobre 2008, n. 196 recante disposizioni sull'ammissibilità delle spese per i programmi cofinanziati con risorse comunitarie;
   decreto legislativo n. 163 del 2006 e successive modifiche ed integrazioni, recante «codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture Codice degli appalti».

  La gestione trasparente delle risorse è garantita in primo luogo da un sistema – previsto a livello di programma – di gestione, attuazione e controllo normativo a livello comunitario, con la definizione puntuale di ruoli, attività e adempimenti, che prevede il coinvolgimento di diversi organi nazionali e comunitari, che assicurano il pieno rispetto dei principi di legalità e trasparenza, nell'ottica di una gestione efficiente ed efficace.
  In particolare, ai sensi dell'articolo 71 del regolamento (CE) 1083/2006, l'autorità di gestione del programma ha predisposto il sistema di gestione e controllo, approvato dalla Commissione europea, che definisce i soggetti coinvolti nella gestione, la struttura e le competenze.
  Inoltre, sono stati predisposti dei manuali operativi contenenti la definizione dei flussi organizzativi tra le strutture coinvolte nelle attività di programmazione, attuazione e gestione delle linee di intervento.
  Si evidenzia altresì, con riferimento alle linee di attività di competenza del Ministero dello sviluppo economico, l'utilizzo di procedure di evidenza pubblica per la selezione dei beneficiari dei contributi (bandi a sportello e procedure valutative) sfondo criteri stabiliti a livello di programma e approvati dalla Commissione europea, lo svolgimento di attente verifiche propedeutiche all'erogazione del contributo ai beneficiari, l'adozione di un sistema di controlli di primo livello, amministrativi e in loco, sulle iniziative finanziate e di un sistema di gestione delle irregolarità rilevate.
  Per quanto concerne, inoltre, l'ulteriore quesito, con il quale gli interroganti chiedono di conoscere quali siano le misure previste affinché le energie rinnovabili non arrechino danni al territorio e non aumentino il consumo del suolo, si rappresenta che le scelte operate dal Ministero dello sviluppo economico nell'ambito delle linee di attività del programma di diretta competenza sono fortemente orientate verso la tutela del territorio, lo sviluppo sostenibile e ad un uso più razionale delle risorse.
  Si evidenziano in particolare, con riferimento alle fonti rinnovabili selezionate, le seguenti misure adottate:
   gli interventi programmati e attivati non prevedono l'idroelettrico, tra i cui possibili effetti dannosi per il territorio vi sono l'alterazione del regime idrologico naturale ed il conseguente impoverimento dell'ecosistema fluviale;
   in relazione al fotovoltaico e al solare termico si è intervenuto esclusivamente sugli edifici pubblici (essenzialmente scuole ed edifici sedi di amministrazioni pubbliche), scongiurando in tal modo ogni rischio di diminuzione di superficie agricola disponibile;
   con riferimento alle biomasse, nei bandi pubblicati è stata posta particolare attenzione al sistema di approvvigionamento;
   riguardo agli interventi di geotermia a bassa entalpia, nei bandi destinati alla produzione di energia da Fer negli edifici pubblici sono state inserite prescrizioni tecniche severe per la salvaguardia degli acquiferi ad uso idropotabile, concordate peraltro con l'autorità ambientale del programma.

  In ordine, all'ultimo quesito degli interroganti, inteso a conoscere il motivo per il quale le risorse economiche non sono state prioritariamente destinate alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio, politica nel cui ambito si può benissimo inserire l'efficientamento energetico ed il ricorso alle rinnovabili, si rappresenta che il Poi energie rinnovabili e risparmio energetico concorre all'attuazione della priorità 3 del quadro strategico nazionale 2007-2013: «energia e ambiente: uso sostenibile e efficiente delle risorse per lo sviluppo», ed in particolare al raggiungimento dell'obiettivo specifico 3.1 dello stesso Qsn: «promuovere le opportunità di sviluppo locale attraverso l'attivazione di filiere produttive collegate all'aumento della quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e al risparmio energetico».
  In particolare, il raggiungimento dell'obiettivo specifico 3.2.1 del Qsn «Accrescere la capacità di offerta, la qualità e l'efficienza del servizio idrico, e rafforzare la difesa del suolo e la prevenzione dei rischi naturali», nell'ambito del quale si collocano gli interventi di messa in sicurezza del territorio (quali: previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi naturali, ivi compreso il rischio sismico; realizzazione delle opere di difesa degli abitati, degli insediamenti produttivi e commerciali, delle infrastrutture e delocalizzazione degli insediamenti non difendibili) si attua attraverso strumenti diversi dal Poi e previsti a livello regionale e nazionale nell'ambito della politica di coesione o di politiche ordinarie mirate (Programmi operativi Fesr regionali, piani attuativi regionali, piani di assetto idrogeologico).
  Il Poi energie rinnovabili e risparmio energetico, pur operando in sinergia e complementarietà con altri strumenti previsti nell'ambito della politica regionale unitaria per l'attuazione della priorità 3 del Quadro strategico nazionale, persegue due diversi obiettivi specifici, consistenti nella diversificazione delle fonti energetiche e aumento dell'energia prodotta da fonti rinnovabili e nella promozione dell'efficienza energetica e del risparmio dell'energia.
  Risulta, pertanto, che gli interventi di messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio non sono previsti dal programma.
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   come evidenzia l'organizzazione ambientalista Lucana (OLA) dal sito del Ministero dello sviluppo economico si apprende che il giorno 23 maggio 2011 sono state convocate le sedute delle conferenze di servizi per il rilascio dell'autorizzazione ai permessi di ricerca denominati «Satriano di Lucania (ENI)» che comprende i comuni di Abriola, Brienza, Picerno, Pignola, Sant'Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Satriano di Lucania, Savoia di Lucania, Tito; «Fusci» (ENI) che ricade nei comuni di Atella, Avigliano, Baragiano, Bella, Filiano, Pietragalla, Pignola, Potenza, Ruoti, San Fele; «Anzi» (ENI) che ricade nei comuni di Abriola, Anzi, Brindisi Montagna, Calvello, Pignola, Potenza, Trivigno Abriola, Anzi, Brindisi Montagna, Calvello, Pignola, Potenza, Trivigno;
   il territorio impegnato dai tre permessi di ricerca è pari ad oltre 458 chilometri quadrati e molti comuni si trovano nel perimetro di aree protette regionali e statali e del parco nazionale Appennino lucano ed è esposto al rischio di essere quasi totalmente oggetto di attività «estrattiva che ne svilisce le sue peculiarità ambientali e turistiche;
   inoltre, sempre dal sito del Ministero dello sviluppo economico, la Ola apprende che la regione Basilicata starebbe per rilasciare l'intesa per il permesso di ricerca denominato «Oliveto Lucano» (Esso - Total) in gran parte ricadente nei comuni del parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane dove sono vietate prospezioni, ricerche ed estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi in base alla legge istitutiva del parco stesso –:
   quali iniziative urgenti si intendano adottare, affinché prima che le competenti istituzioni adottino alcun atto relativo all'aumento dell'attività estrattiva, come da permessi richiesti, vi siano garanzie di tutela delle aree protette. (4-12215)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, concernente la richiesta dei permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nella provincia di Potenza, sulla base degli elementi forniti dalla direzione generale competente, si rappresenta quanto segue.
  Preliminarmente appare opportuno premettere che lo sviluppo della ricerca e della coltivazione degli idrocarburi, in forma liquida o gassosa, costituisce un irrinunciabile elemento di valorizzazione delle risorse energetiche del Paese, avente rilevanza strategica, in considerazione della ben nota scarsità delle stesse sul territorio nazionale.
  Occorre altresì sottolineare che le competenze regionali, sia in materia di valutazione di impatto ambientale, sia per il rilascio della successiva intesa, hanno valore vincolante per ogni successiva attività di competenza del Ministero dello sviluppo economico. Pertanto, qualora dalla comparazione delle specifiche progettuali con le caratteristiche ambientali del sito di localizzazione, emerga un giudizio complessivamente positivo, saranno impartite tutte le prescrizioni ritenute utili e necessarie per assicurare il contenimento dell'impatto ambientale e la sicurezza degli impianti. Al contrario, nel caso di una eventuale valutazione ambientale negativa o del diniego dell'intesa manifestata dalle competenti autorità regionali, il Ministro dello sviluppo economico dovrà attenersi alle decisioni delle competenti autorità locali e non potrà rilasciare il titolo minerario ed il progetto di ricerca non sarà realizzato.
  Le istanze di permesso di ricerca per idrocarburi denominate «Anzi», «Frusci» e «Satriano di Lucania» sono state presentate dalla società Eni Spa ed interessano aree ubicate nella regione Basilicata, provincia di Potenza.
  Il Ministero dello sviluppo economico, in applicazione delle vigenti disposizioni normative in materia di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, ha richiesto alla competente regione Basilicata la relativa intesa per il rilascio dei permessi, previa valutazione di compatibilità ambientale.
  La regione Basilicata, pur dettando particolari prescrizioni al fine di escludere le aree più sensibili dai lavori di ricerca ha comunicato di aver esentato, con propria determinazione, le procedure in argomento dalla valutazione di impatto ambientale, e di proseguire con il procedimento istruttorio per il rilascio dell'intesa.
  A tale riguardo si rappresenta che le disposizioni vigenti in materia di procedimento amministrativo – legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni – prevedono che il Ministro dello sviluppo economico, convochi la conferenza di servizi al fine di acquisire le necessarie autorizzazioni e/o pareri o atti per accelerare il completamento dell’iter procedurale.
  La conferenza di servizi necessaria per la definizione del procedimento, indetta con nota del 23 maggio 2011, non è stata ancora convocata, in quanto la predetta società non ha ancora depositato (tranne che per Frusci) la documentazione relativa al progetto ai competenti uffici regionali. Inoltre, il comune di Anzi, in provincia di Potenza, ha trasmesso copia della determinazione n. 9 del 29 giugno 2011, con cui il consiglio comunale «si dichiara contrario alla indagine ed all'eventuale sfruttamento a fini estrattivi di eventuali giacimenti di idrocarburi presenti all'interno del territorio comunale». Tuttavia, l'attuale normativa non prevede, in questa fase, alcun coinvolgimento dei comuni ai quali, dovrà essere solo data comunicazione dell'avvenuto rilascio del titolo minerario. Ne consegue che, a forme di diniego o dissenso manifestate dai comuni interessati, nella suddetta fase istruttoria del procedimento volto al rilascio del titolo minerario del permesso di ricerca, non può essere attribuito alcun valore vincolante. Successivamente, invece, nell'eventuale fase autorizzatoria alla perforazione del pozzo esplorativo, gli enti locali saranno pienamente coinvolti nella decisione come previsto dal decreto direttoriale 22 marzo 2011 il quale contempla i comuni tra le amministrazioni, comunque, interessate al procedimento unico volto all'autorizzazione alla perforazione in terraferma, oltre alla regione interessata, alla provincia e alle soprintendenze.
  In questa ulteriore ed eventuale fase concernente l'autorizzazione alla perforazione del pozzo esplorativo, quindi, sarà necessario acquisire i pareri dei comuni interessati.
  Da ultimo si rappresenta che il procedimento relativo all'istanza di permesso denominata «Oliveto Lucano» risulta in una fase preliminare. La società Total Italia Spa ha reso noto di aver presentato lo scorso 15 dicembre 2011 la documentazione richiesta per la Via da parte della regione Basilicata.
  Attualmente, pertanto, nessun titolo relativo alle istanze in argomento risulta concesso.
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il Dryocosmus kuriphilus yasumatsu, conosciuto anche come cinipide galligeno del castagno, è un piccolo imenottero considerato tra gli insetti più temibili per il castagno. La specie molto diffusa in Asia e negli Stati Uniti, è stata ritrovata per la prima volta in Piemonte, in provincia di Cuneo, nel 2002. Danni rilevanti, oltre che in Piemonte, sono segnalati nel Lazio e più di recente in Campania;
   i danni che compie l'insetto sono molto evidenti: provoca la formazione di galle, cioè ingrossamenti di varie forme e dimensioni, a carico di gemme, foglie e amenti del castagno. Da queste galle nei mesi di giugno e luglio fuoriescono le femmine alate che vanno a depositare le uova nelle gemme presenti. Dalle uova fuoriescono le larve che si sviluppano molto lentamente, sempre all'interno delle gemme, senza che queste presentino sintomi esterni della infestazione. Nella primavera successiva, alla ripresa vegetativa, si ha un rapido sviluppo delle larve che determina la formazione di caratteristiche galle, prima verdastri e poi tendenti al rosso. Le larve stesse spesso determinano un arresto dello sviluppo delle gemme, da cui si sviluppano foglie di dimensioni ridotte;
   un forte attacco di quest'insetto determina nel tempo anche un calo della produzione e una riduzione dello sviluppo vegetativo;
   al momento la soluzione più efficace al diffondersi del parassita parrebbe essere il ricorso all'insetto antagonista, Torymus Sinensis, che si nutre del Cinipide. I tempi previsti perché la lotta biologica inizi a portare risultati sono però stimati intorno ai 4/5 anni –:
   quali provvedimenti si stiano adottando sul piano nazionale per contrastare la diffusione del parassita cinipide galligeno e per aiutare i coltivatori di castagni;
   se e quali studi si stiano prendendo in considerazione per combattere il suddetto parassita e se si stiano coinvolgendo esperti di altri Paesi che abbiano saputo debellare il cinipide galligeno;
   se non si ritenga utile convocare un tavolo nazionale per trovare le più adeguate soluzioni alla diffusione del parassita e ai danni che può arrecare all'agricoltura. (4-13817)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, relativa alle iniziative per contrastare i danni causati dal «cinipide del castagno», ricordo che nel gennaio 2010 il mio Ministero ha già istituito un apposito tavolo di settore per fronteggiare la crisi in cui versa il comparto, purtroppo acuita, in queste ultime campagne di commercializzazione, dalla diffusione del parassita in tutti gli areali di produzione nazionali.
  Peraltro, nella seduta della conferenza permanente Stato-regioni del 18 novembre 2010, d'intesa con i rappresentanti della filiera, le comunità montane, le associazioni e le amministrazioni locali, è stato sancito l'accordo sul «piano di settore castanicolo» per tutelare il prodotto «castagna» mediante efficaci azioni sui territori locati. La stessa conferenza permanente, il 7 ottobre 2011, ha dato altresì parere favorevole all'istituzione del «Tavolo di filiera della frutta in guscio» comprendente una specifica sezione per la «castanicoltura», formalizzato con mio decreto n. 4824 del 10 marzo 2011.
  Per limitare i danni nei castagneti da frutto, non solo la mia amministrazione ha già previsto un finanziamento di 1 milione di euro per attivare la azioni a supporto del predetto piano, ma è stato altresì istituito, in sede di tavolo di filiera, un «Gruppo di coordinamento tecnico-scientifico» per verificare la costituzione e ubicazione dei centri di moltiplicazione del Torymus sinensys (parassitoide antagonista del cinipide) nei territori regionali vocati alla castanicoltura da frutto per ostacolare il diffondersi della «vespa cinese» e garantire un'autonomia gestionale della problematica a livello territoriale.
  Al fine di ottimizzare e coordinare queste azioni, nel febbraio 2012 abbiamo chiesto alle regioni informazioni dettagliate sulle azioni e programmi attivi, finanziati o in corso di finanziamento, per evitare la sovrapposizione degli interventi progettuali.
  Le regioni hanno inviato alcune proposte operative che, una volta valutate, potranno essere presentate in forma progettuale definitiva e finanziate in funzione dell'importanza della coltura a livello regionale.
  Sebbene le azioni in corso di programmazione presso il mio Ministero, sulla base del piano di settore approvato lo scorso novembre, siano assolutamente necessarie per istituire i «centri di riproduzione» dell'antagonista naturale, non saranno tuttavia sufficienti a risolvere il problema nel breve periodo, poiché la stabilizzazione tra le popolazioni del parassita e dell'antagonista necessità di un processo di riequilibrio di medio-lungo termine.
  Pertanto, il mio Ministero sta attivando le azioni previste dal piano di settore nazionale sui territori regionali e, di concerto con le regioni, sta predisponendo nel breve periodo azioni ancora più incisive a salvaguardia del patrimonio castanicolo nazionale, supportate da ulteriori risorse sul piano scientifico.
  Vorrei, inoltre, far presente che sono stati stanziati dei fondi per la realizzazione di 15 centri di moltiplicazione regionali di Torymus; 3 workshop formativi (Piemonte, Lazio e Campania) nazionali per i tecnici regionali e le associazioni di categoria (già effettuati), nonché per il potenziamento del centro di moltiplicazione dell'antagonista (Torymus simensis) dell'università di Torino (Di.Va.Pra.), ove produrre il materiale biologico per i costituendi centri regionali e per i lanci sulle aree colpite, a seguito di accordi puntuali con le regioni.
  Evidenzio, infine, che sono state valutate positivamente dal tavolo di filiera due specifiche proposte progettuali.
  La prima, presentata da Inea, tenendo conto delle indicazioni scaturite dal «tavolo di Filiera della Frutta a Guscio» sezione «Castagne», è indirizzata alle associazioni nazionali del castagno sul territorio al fine di sviluppare analisi economiche, attività di divulgazione ed orientamenti di politica territoriale partecipata, nonché supportare le attività delle regioni per i centri di moltiplicazione del Torymus.
  Questo progetto è stato finanziato per un importo pari a 400.000 euro, di durata biennale e dovrebbe essere approvato in tempi brevi.
  La seconda proposta, presentata dal consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura secondo quanto previsto dall'azione n. 3 del piano del settore castanicolo 2010-2013, cioè quella relativa alle «linea di ricerca», è articolata in 11 unità operative sul territorio nazionale alle quali aderiscono attivamente le regioni, le università e i centri e gli istituti di ricerca, a carattere biennale, in attesa di finanziamento.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   è in corso una istruttoria autorizzativa in merito alla realizzazione a Capriano e Bordolano, nella bassa bresciana, di mega depositi di metano sotterranei;
   nel parco del Monte Netto su un'area sotterranea di 24 chilometri quadrati, la Edison vorrebbe infatti pompare 680 milioni di metri cubi nel prossimo decennio. Addirittura 1,2 i miliardi di metri cubi di gas che sarebbero iniettati dalla Eni Sogit, nelle cavità del sottosuolo a Bordolano, a due passi da Quinzano e Borgo San Giacomo;
   secondo il coordinamento dei comitati civici della Lombardia, che reclama tra l'altro il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte energetiche sul territorio e nel sottosuolo, «in ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione Europea di Aarhus del 1998».R.PR, nuove scosse potrebbero mettere a repentaglio la salubrità delle falde idriche –:
   se il Governo intenda sospendere l'attività di stoccaggio in sovrapressione del metano e se si intenda non dar seguito agli iter autorizzativi dei nuovi giacimenti, a partire appunto da Bordolano e Capriano. (4-16405)

  Risposta. — Premesso che l'esercizio dello stoccaggio di gas naturale costituisce un'attività strategica per il Paese, in quanto volta a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di energia, si segnala, in termini generali, che tale attività viene principalmente svolta in giacimenti di gas esauriti o in corso di esaurimento. Si tratta di strutture geologiche consistenti non in cavità-serbatoio, bensì in un sistema roccioso poroso e permeabile che è in grado di garantire il confinamento del gas iniettato e la sua erogazione controllata. Può, quindi, essere visto come una spugna che trattiene il gas e lo rilascia quando richiesto.
  In relazione all’iter autorizzativo, secondo la normativa primaria e secondaria vigente, la concessione di stoccaggio è conferita, ai sensi dell'articolo 11, comma 1 del decreto legislativo n. 164 del 2000, con decreto del Ministero dello sviluppo economico d'intesa, per le concessioni di stoccaggio in terraferma, con la regione interessata, previa acquisizione del parere favorevole di compatibilità ambientale da parte dell'amministrazione competente. Il procedimento unico per il rilascio della concessione è svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge n. 241 del 1990.
  Questo complesso iter procedurale, che coinvolge le amministrazioni portatrici di molteplici interessi, dallo sviluppo industriale alla tutela ambientale, alla pianificazione territoriale, consente inoltre, nelle forme previste dalla legge n. 241 del 1990 nonché dal decreto legislativo n. 195 del 2006, la partecipazione di tutti i soggetti, pubblici o privati interessati ai progetti, anche nel rispetto del principio di diffusione dell'informazione ambientale. In riferimento alla salubrità delle falde idriche si ricorda, inoltre, che i giacimenti sono posti a una profondità di 1300-2000 metri e, quindi, non interferiscono con le falde idriche superficiali, e i pozzi e gli altri impianti connessi sono progettati e realizzati, previa verifica da parte delle amministrazioni competenti Ministero, secondo le migliori tecnologie disponibili, tali da prevenire il rischio di inquinamento.
  Con particolare riguardo ai giacimenti indicati nell'interrogazione si precisa che:
   il giacimento di Capriano del Colle, è stato selezionato dal Ministero, ai sensi dell'articolo 13 della legge n. 164 del 2000, quale giacimento idoneo alla conversione da giacimento coltivato in giacimento di stoccaggio;
   in seguito alla pubblicazione del comunicato (del 26 settembre 2006) del Ministro dello sviluppo economico, effettuato ai sensi dell'articolo n. 3 della legge sopra citata, le società interessate alla concessione di stoccaggio hanno presentato istanza e, tra le quattro pervenute, il Ministero ha deciso di avviare il procedimento di conferimento, per l'istanza intestata alla joint venture tra Edison stoccaggio spa, e Retragas srl (e dal 2012 estesa a società del gruppo GdF Suez s.a.);
   allo stato attuale, l'istanza denominata «Bagnolo Mella stoccaggio» risulta sottoposta a valutazione di impatto ambientale da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
   dal punto di vista tecnico, l'area richiesta in concessione è di 24 chilometri quadri (questa non rappresenta l'estensione del giacimento, ma dell'area superficiaria, solo in minima parte utilizzata per ospitare gli impianti di superficie, quali pozzi e centrale) e il working gas è stimato in 88 milioni di standard metri cubi;
   il giacimento di Bordolano, uno dei tre giacimenti produttivi della concessione di coltivazione «Cignone» intestata a Eni spa, è stato convertito in stoccaggio, su istanza della società Eni spa e in seguito a istruttoria tecnica degli uffici del ministero, in base al decreto del 6 novembre 2001 di rilascio della concessione «Bordolano stoccaggio». Nel 2003, in rispetto alle norme comunitarie e nazionali in materia di separazione societaria, la concessione è stata trasferita a Stogit Spa e nel 2011 è stato approvato un nuovo programma-lavori.
  In conclusione, sui quesiti posti dagli interroganti si evidenzia che:
   1) Sulla richiesta di sospensione dell'attività di stoccaggio in sovrappressione, in entrambi i casi citati, non è previsto né autorizzato l'esercizio in sovrappressione: le attività svolte nella concessione «Bordolano stoccaggio» rispettano la pressione originaria di giacimento, mentre nel caso dell'istanza «Bagnolo Mella stoccaggio», il progetto presentato non prevede, né potrebbe prevedere l'attività in sovrappressione. Infatti, in base alle norme vigenti, quando viene avviato l'esercizio di un nuovo sito di stoccaggio non può essere superata la pressione che si aveva nel giacimento all'inizio della fase di produzione.
   2) Sul proseguimento degli iter autorizzativi in corso, si segnala che, per quanto riguarda la concessione «Bordolano stoccaggio», non è in corso nessun procedimento di autorizzazione e la società titolare opera in base alle autorizzazioni già rilasciate. L’iter per il rilascio della concessione di «Bagnolo Mella» risulta allo stato attuale sospeso, in attesa della valutazione di impatto ambientale da parte da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoClaudio De Vincenti.