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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 18 novembre 2009

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
con i provvedimenti «anticrisi» del 2008 e del 2009, le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), che secondo la legge istitutiva dovrebbero essere ripartite dal CIPE con finalità di riequilibrio economico e sociale, rispettando rigorosamente la destinazione territoriale delle risorse, sono state impiegate per specifiche «preallocazioni» che, prima delle deliberazioni del Cipe, hanno ridotto in misura considerevole l'entità dei fondi da ripartire per le aree sottoutilizzate ed esteso anche al centro nord la possibilità di finanziamento sistematico su fonti vincolate alle politiche di coesione;
l'entità delle risorse FAS impegnate per misure anticrisi nel secondo semestre 2008 e nel corso del 2009 è ingente: all'inizio di maggio 2009, il complesso dei fondi FAS stanziati per il periodo 2008-2012 - dato dall'ammontare di risorse FAS stanziate sul bilancio pluriennale 2008-2010 integrato con le risorse FAS stanziate anche per gli anni 2011-2012 - ha subìto «preallocazioni» per oltre 18 miliardi di euro; nel giugno 2009 ulteriori risorse del FAS - per un ammontare complessivo non inferiore a 2.000 milioni e non superiore a 4.000 milioni di euro, ripartito in quote annuali, a valere sui fondi del periodo di programmazione 2007-2013 - sono state utilizzate a copertura del decreto-legge n. 39 del 2009, che ha disposto interventi urgenti e di protezione civile per le popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo;
anche le risorse FAS destinate alle regioni hanno subito rilevanti decurtazioni: la delibera CIPE 6 marzo 2009, n. 3, in adempimento dell'accordo siglato tra Governo e regioni in data 12 febbraio 2009, ha ripartito le risorse FAS disponibili attribuendo 27.027 milioni alle regioni e province autonome e 25.409 milioni di euro alle amministrazioni centrali;
le risorse FAS destinate alle amministrazioni centrali - per un totale di 18.053 milioni di euro, al netto dei 7.356 milioni assegnati al fondo infrastrutture - con le delibere CIPE del 6 marzo 2006, nn. 2, 3 e 4, sono state attribuite ad impieghi su tutto il territorio nazionale;
per il finanziamento degli ammortizzatori sociali concessi in deroga alla normativa vigente e per quelli destinati in via ordinaria, con la delibera CIPE n. 2/2009 il Fondo sociale per l'occupazione e la formazione ha avuto una dote di 4 miliardi, di cui 2.950 milioni destinati al Centro-Nord e 1.050 milioni al Mezzogiorno;
le risorse FAS assegnate dalla delibera CIPE del 6 marzo 2009 alle regioni e alle province autonome, 27.027 milioni, sono state ripartite senza rispettare il vincolo territoriale di ripartizione: 21,831 miliardi sono stati assegnati ai programmi regionali e interregionali del Mezzogiorno e agli obiettivi di servizio (l'85 per cento equivale a 22,972 miliardi di euro); 5,195 miliardi ai programmi delle regioni del Centro-Nord (1,141 miliardi di euro in più rispetto al 15 per cento, che equivale a 4,054 miliardi di euro);
dal confronto delle risorse assegnate alle regioni del Mezzogiorno e del Centro-Nord dalla delibera CIPE n. 166 del 21 dicembre 2007 (per la programmazione delle risorse FAS nell'ambito del QSN 2007-2013) con quelle della delibera n. 1 del 6 marzo 2009, risulta una riduzione della quota delle risorse FAS attribuite alle regioni del Mezzogiorno per complessivi 920,302 milioni di euro;
integrando tale decurtazione con quella subìta dalle risorse attribuite alle regioni del Mezzogiorno per specifiche finalità, quali le energie rinnovabili, gli attrattori culturali, naturali e il turismo, e dai fondi interregionali destinati alle aree meridionali, dal confronto delle due delibere

risulta una riduzione complessiva delle risorse attribuite alle regioni del sud per 1.009,96 milioni di euro;
in base all'accordo del 23 ottobre 2009 Stato-Regioni il Governo aveva assunto l'impegno a sbloccare i fondi FAS destinati alle regioni del Mezzogiorno per un valore di circa 17,5 miliardi, secondo quanto dichiarato dallo stesso Ministro dello sviluppo economico;
in particolare lo «sblocco» dei finanziamenti da destinare a sei regioni del Mezzogiorno doveva essere all'ordine del giorno della seduta del CIPE del 6 novembre 2009;
la mancata ripartizione dei fondi compromette e ritarda la realizzazione di importanti infrastrutture essenziali, in particolare in alcune regioni ad elevata perifericità, come la Sardegna, che subisce l'ennesimo rinvio di lavori che dovevano essere completati da tempo, come il collegamento Sassari-Olbia;
in luogo di potenziare e rendere più efficienti le infrastrutture aeroportuali - in particolare per garantire la continuità territoriale con le isole - si propone ancora una volta di aumentare le tariffe a partire da gennaio 2010 per finanziare gli investimenti,

impegna il Governo:

a dare conto dell'effettivo ammontare dei fondi FAS destinato alle regioni del Mezzogiorno;
a provvedere alla ripartizione di tali fondi e all'attribuzione ai beneficiari prima del definitivo varo della manovra di bilancio;
nel rispetto dell'accordo siglato tra Governo e Regioni sugli ammortizzatori sociali, a provvedere a inserire nell'ordine del giorno della prossima seduta del Cipe l'esame dei Par (piani attuativi regionali) di otto Regioni (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Veneto, Sardegna, Lazio, Molise);
a confermare i principi generali di riparto delle risorse FAS, assegnando al Sud l'85 per cento ed al Nord il 15 per cento di tali fondi, ed a concentrare le risorse su interventi di rilevanza strategica nazionale;
a esprimere un chiaro indirizzo di sostegno alle politiche di crescita del Mezzogiorno, fornendo precise indicazioni sull'utilizzo del fondo per le aree sottoutilizzate, per rafforzare la competitività del Mezzogiorno, rimuovendo tutti gli ostacoli - in particolare la criminalità organizzata, la fragilità del tessuto sociale, l'inefficienza della pubblica amministrazione - che rendono meno attraenti gli investimenti nelle regioni meridionali;
a prevedere - per un diffuso e durevole sviluppo economico del Mezzogiorno - uno stretto coordinamento tra i previsti impieghi delle risorse FAS e altri interventi, quali, ad esempio, la fiscalità di vantaggio per le iniziative imprenditoriali da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno e incentivi specifici per favorire l'occupazione;
ad assumere le opportune iniziative, anche normative, volte a esentare le regioni del Mezzogiorno impegnate nella realizzazione di infrastrutture «strategiche» dal vincolo del patto di stabilità per i finanziamenti destinati a tali opere;
a promuovere l'utilizzo di tutte le risorse provenienti da diverse fonti - residui passivi, rimodulazione fondi Por, intese con la Banca europea degli investimenti - fondi per l'anticipazione dei finanziamenti per opere strutturali - per accelerare la realizzazione di infrastrutture essenziali.
(1-00281)
«Calvisi, Boccia, Cesare Marini, Luongo, Bellanova, Margiotta, Piccolo, Fadda, Oliverio, Marrocu, Melis, Ginefra, Schirru, Pes, Arturo Mario Luigi Parisi, D'Antoni».

La Camera,
premesso che:
nei confronti dell'onorevole avvocato Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze, il giudice per le indagini preliminari Piccirillo, della Procura di Napoli, ha inoltrato alla Camera dei Deputati la richiesta di autorizzazione a procedere all'esecuzione dell'ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa in data 9 novembre nel procedimento n. 36856/01 R.G.N.R. che vede indagato lo stesso onorevole Cosentino per la supposta violazione degli articoli 110-416-bis codice penale, ovvero concorso esterno in associazione di stampo camorristico;
la misura della custodia cautelare in carcere è stata richiesta al giudice per le indagini preliminari dai pubblici ministeri della direzione distrettuale antimafia della procura di Napoli a partire dal 17 febbraio 2009 e reiterata più volte;
i pubblici ministeri hanno descritto i seguenti fatti nella contestazione cautelare formulata nei confronti dell'onorevole Cosentino: «perché [pur] non essendo inserito organicamente ed agendo nella consapevolezza della rilevanza causale dell'apporto reso e della finalizzazione dell'attività agli scopi dell'associazione di tipo mafioso denominata «clan dei casalesi», «in particolare contribuiva, con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici ed attività del gruppo camorristico facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone (dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui il Cosentino partecipava quale candidato divenendo consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista di Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di Vice Coordinatore e poi di Coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare nel 2001) attraverso le seguenti condotte: - garantendo il permanere dei rapporti tra imprenditorialità mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali; - assicurando il perpetuarsi delle dinamiche criminali economiche, esemplificativamente esercitando indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della ECO4 s.p.a., sulle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia in situazioni nelle quali erano ravvisabili elementi ostativi al rilascio delle certificazioni stesse ovvero attivandosi ancora, con enti prefettizi e/o strutture del Ministero dell'interno, al fine di impedire, come nel caso del Comune di Mondragone, il corretto dispiegarsi della procedura finalizzata allo scioglimento dell'ente locale per infiltrazione mafiosa; - creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'ECO4 s.p.a, e nella quale il Cosentino esercitava - in posizione sovraordinata a Giuseppe Valente, Michele Orsi e Sergio Orsi - il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti; sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità; Condotta delittuosa avvenuta in provincia di Caserta sin dall'inizio degli anni '90 e perdurante»;
tale dichiarazione va naturalmente ricollegata alle deposizioni rese più volte da diversi collaboratori di giustizia e in particolare da Carmine Schiavone che già nel 2000 riferiva di presunti patti elettorali tra i casalesi e l'onorevole Cosentino, risalenti addirittura alle elezioni amministrative del 1982;
sono molti i collaboratori di giustizia indicati nella richiesta dei giudici, che è anche corredata da molti puntuali riscontri investigativi nelle 360 pagine che la compongono, che hanno indicato l'onorevole Nicola Cosentino come fiancheggiatore o concorrente esterno in associazioni criminali di tipo mafioso;
a prescindere dall'eventuale responsabilità penale dell'onorevole Cosentino, che rimane innocente fino a che non intervenga una condanna definitiva, appare

tuttavia necessario che l'Italia e le sue istituzioni siano salvaguardate nel loro prestigio e nella loro dignità;
ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l'altro la funzionalità del CIPE,

impegna il Governo

ad invitare l'onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.
(1-00282)
«Di Pietro, Donadi, Evangelisti, Borghesi, Leoluca Orlando, Barbato, Cambursano, Cimadoro, Di Giuseppe, Di Stanislao, Favia, Aniello Formisano, Messina, Monai, Mura, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Porcino, Razzi, Rota, Scilipoti, Zazzera».

La Camera,
premesso che:
è stata avanzata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, la richiesta di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare dalla custodia in carcere nei confronti del deputato Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze con delega al CIPE (Doc. IV, n. 5);
la violazione di legge per la quale il titolo cautelare è stato emesso è quella prevista e punita dagli articoli 110-416-bis del codice penale (concorso esterno in associazione di stampo camorristico);
indipendentemente dall'esito della richiesta e dall'eventuale accertamento della responsabilità penale del deputato Cosentino, su cui farà piena luce il procedimento avviato, è evidente che ragioni di opportunità e di precauzione devono indurre il Governo ad evitare che una persona cui è contestato un delitto così grave, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo in un ruolo tanto rilevante quale quello di sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze con delega al CIPE,

impegna il Governo

ad invitare l'onorevole Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.
(1-00283)
«Franceschini, Bersani, Ferranti, Garavini, Capano, Cavallaro, Ciriello, Concia, Cuperlo, Gianni Farina, Melis, Rossomando, Samperi, Tenaglia, Tidei, Touadi, Vaccaro, Bordo, Bossa, Burtone, Genovese, Marchi, Andrea Orlando, Piccolo, Veltroni».

Risoluzioni in Commissione:

La X e XII Commissione,
premesso che:
i recenti miglioramenti nelle tecniche non invasive di imaging molecolare 3D hanno aperto infinite opportunità per l'individuazione precoce, la caratterizzazione ed il monitoraggio in tempi reali di numerose malattie, come pure per l'analisi dell'efficienza dei farmaci;
tra le tecniche tridimensionali di medicina nucleare oggi disponibili, la SPECT è senza dubbio quella più utilizzata per la diagnosi avanzata in svariati organi, risultando particolarmente utile nello studio di patologie a carico del sistema nervoso centrale, in oncologia e in cardiologia;

le indagini SPECT vengono realizzate utilizzando un radionuclide chiamato tecnezio-99m, un isotopo metastabile del tecnezio, la cui energia è tale da penetrare facilmente i tessuti e da consentire un'ottima visualizzazione delle strutture del corpo umano, senza correre il rischio di esporre i pazienti ad alte dosi di radiazioni;
l'importanza di questo radioisotopo risiede nel fatto che ad oggi, circa l'85 per cento di tutte le indagini diagnostiche tridimensionali nel campo dell'oncologia, neurologia e cardiologia, sono effettuate utilizzando proprio il tecnezio-99m: a titolo di esempio, nel mondo ogni anno si eseguono 20 milioni di queste procedure;
il problema che sta emergendo in questi ultimi anni è la disponibilità, a livello mondiale, di tecnezio-99m che sta diminuendo progressivamente;
a causa della sua emivita, il tecnezio-99m per usi medici viene estratto da «generatori» contenenti un altro radioisotopo, il molibdeno-99. Quest'ultimo viene prodotto solo in due località, il reattore nucleare a flusso elevato di Petten in Olanda e il National Research Universal reactor in Chalk River, Ontario, Canada;
già nel 2008, i fornitori mondiali di molibdeno-99 chiusero inaspettatamente gli impianti e questo comportò una diminuzione della fornitura di tecnezio-99m pari all'80 per cento negli Stati Uniti, provocando la cancellazione di 50.000 procedure mediche nell'arco di 5 settimane; anche in Europa la fornitura di tecnezio-99m diminuì in modo rilevante;
queste chiusure sono indubbiamente imputabili all'età dei reattori nucleari canadese e olandese che, costruiti negli anni 60, richiedono continui interventi di manutenzione anche non programmati e sono soggetti ad inconvenienti sempre più frequenti; la chiusura definitiva del reattore di Petten è comunque prevista per il 2015;
nel 2009 la comunità scientifica internazionale ha lanciato numerosi allarmi circa le forniture future di tecnezio-99m, chiedendo a più riprese di individuare processi alternativi per produrre il radionuclide o di individuare un altro radioisotopo per le indagini di medicina nucleare;
gli Stati Uniti d'America hanno risposto lanciando l'American Medical Isotopes Production Act con un investimento di 163.000.000 di dollari, mentre la Germania, attraverso il Governo del Lander della Baviera, ha stanziato 1.200.000 di euro su 5.400.000 di euro richiesti per l'upgrade del reattore FRM II;
l'Italia tra breve, si troverà nelle stesse condizioni degli altri Paesi del mondo per la reperibilità di tecnezio-99m, con un'importante differenza: il Paese possiede strutture nucleari in grado di provvedere alla fornitura di tecnezio-99m per i suoi presidi sanitari;
in Italia vi sono, infatti, due reattori nucleari, uno funzionante presso l'Università di Pavia (LENA), ed un secondo in zona Casaccia a Roma, temporaneamente fermo, mentre vi sono centri di acceleratori di particelle come il LASA dell'Università di Milano e il Joint Research Centre dell'Ispra;
recentemente il Parlamento ha approvato la legge 23 luglio 2009, n. 99, la cosiddetta legge sullo sviluppo, introducendo importanti novità in campo energetico, soprattutto per quanto riguardo il ritorno allo sfruttamento dell'energia nucleare, che ha fra l'altro comportato una ridefinizione dei ruoli e dei compiti degli enti che operano nel settore,

impegnano il Governo:

nell'ambito della ridefinizione dei compiti e delle funzioni degli enti che operano nel settore nucleare, a prevedere, in capo ad essi, anche l'assunzione di compiti relativi alla produzione di radioisotopi ad uso sanitario;
ad agevolare, per la suddetta finalità, i relativi accordi con l'università di Pavia, ed altre eventualmente interessate, per la fornitura di tecnezio-99m per usi sanitari;

all'adozione di opportune misure, anche di natura finanziaria, per lo sviluppo di un progetto di ricerca scientifica integrato per la produzione di tecnezio-99m, al fine di soddisfare le necessità italiane.
(7-00231)
«Allasia, Laura Molteni, Polledri, Torazzi».

La III Commissione,
premesso che:
la recente introduzione della normativa sul cosiddetto «scudo fiscale» ha determinato uno stato di tensione tra l'Italia e la Repubblica di San Marino, con forti ripercussioni economiche nelle aree romagnole e marchigiane confinanti;
il 5 novembre 2009, si è tenuta a San Marino una riunione congiunta delle Commissioni parlamentari per gli affari esteri della Camera dei deputati della Repubblica italiana e del Consiglio grande e generale della Repubblica di San Marino;
è necessario rafforzare, nell'attuale crisi internazionale, la strategicità del partenariato tra Italia e San Marino, dotandosi degli strumenti necessari per assicurare trasparenza ai mercati finanziari, tranquillità agli operatori economici e stabilità occupazionale ai lavoratori;
è in corso a San Marino un significativo processo di adeguamento alla legislazione comunitaria collegato a una irreversibile scelta per la legalità internazionale,

impegna il Governo:

ad attuare i contenuti della dichiarazione congiunta firmata a fine marzo 2009 dal Ministro Frattini e dal Segretario di Stato Mularoni, ed in particolare a sottoscrivere al più presto gli accordi già parafati in materia finanziaria e fiscale e ad accelerarne la ratifica.
(7-00227)
«Stefani, Pini, Antonione, Barbi, Boniver, Corsini, Libè, Migliori, Narducci, Pianetta».

La III Commissione,
premesso che:
il decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, recante «disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009», meglio noto come «scudo fiscale», ha generato estrema difficoltà di rapporti tra l'Italia e la Svizzera, che sta coinvolgendo anche i 55.000 lavoratori italiani residenti in Italia ma che esercitano quotidianamente la loro attività in territorio elvetico, nei confronti dei quali sono state prospettate misure di ritorsione;
tali lavoratori sono soggetti - per quanto riguarda la remunerazione che ricevono in corrispettivo di un'attività dipendente - all'imposizione fiscale in Svizzera ai sensi dell'articolo 1 dell'Accordo tra l'Italia e la Confederazione elvetica del 3 ottobre 1974. Buona parte del gettito fiscale prelevato sulle remunerazioni dei frontalieri, ai sensi del succitato Accordo, viene retrocessa ogni anno al Ministero dell'economia e delle finanze italiano quale compensazione finanziaria per le spese sostenute dai comuni italiani di confine. I lavoratori frontalieri contribuiscono dunque, anche a prezzo di pesanti sacrifici personali, alla ricchezza del nostro Paese;
in Svizzera vive inoltre una numerosissima comunità italiana, con forti legami sia con il Paese di origine che con quello di residenza;
un crescente numero d'imprese italiane, in particolare dalle regioni di confine, esportano servizi e prestazioni nei Cantoni elvetici confinanti, alleggerendo in tal modo le difficoltà con cui si confrontano l'economia e il mondo del lavoro a causa della crisi finanziaria globale;
la Svizzera è oramai ritenuta pienamente conforme agli standard dell'OCSE in materia fiscale, tanto che è stata riammessa sulla cosiddetta White List,

impegna il Governo

ad assumere le iniziative diplomatiche adeguate a creare un clima più disteso nelle

relazioni tra l'Italia e la Confederazione elvetica, tenendo conto degli importanti vincoli esistenti tra i due Paesi e dell'esigenza di tutelare gli interessi dei lavoratori frontalieri e dei comuni di confine.
(7-00229)«Narducci».

La III Commissione,
premesso che:
l'adozione delle norme sul monitoraggio e lo scudo fiscale ha provocato uno stato di tensione tra l'Italia e la Confederazione elvetica, che sta coinvolgendo anche i circa 55.000 lavoratori italiani frontalieri operanti in Svizzera, nei riguardi dei quali sono state prospettate ritorsioni;
i lavoratori frontalieri apportano ricchezza al nostro Paese non solo con le retribuzioni da loro percepite, ma anche attraverso i ristorni fiscali ai comuni di residenza, così come previsto dall'Accordo italo-elvetico del 1974;
nella situazione attuale tali lavoratori rischiano di essere equiparati di fatto a coloro che hanno esportato illegalmente capitali verso l'estero;
recenti notizie di stampa riferiscono di propositi di modifica dell'Accordo sui ristorni,

impegna il Governo

a compiere ogni sforzo diplomatico al fine di rasserenare i rapporti bilaterali con la Confederazione elvetica, anche in relazione ai temi attualmente oggetto di contenzioso e alle possibili ripercussioni negative per i lavoratori frontalieri che svolgono quotidianamente un'attività di lavoro dipendente in territorio svizzero.
(7-00230)«Renato Farina».

La VI Commissione,
premesso che:
ai sensi dell'articolo 20, comma 2, del decreto - legge n. 159 del 2007, anche le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI ai fini sportivi sono state ammesse al riparto del 5 per mille;
ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 24 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 128 del 3 giugno 2008, alle predette associazioni sportive interessate a tale riparto è stato richiesto di inoltrare alle competenti direzioni regionali dell'Agenzia delle entrate un'apposita dichiarazione sostitutiva per gli anni 2006, 2007, 2008, su modelli predisposti dallo stesso ente nei quali i legali rappresentanti dichiarano, per conto di ciascuna associazione interessata, il possesso dei requisiti per l'ammissione al riparto dei fondi;
le modalità di inserimento delle associazioni sportive dilettantistiche negli elenchi per il riparto del 5 per mille sono variate negli anni: in particolare, per gli anni 2006 e 2007 ciascuna associazione interessata all'inclusione negli elenchi era chiamata ad inoltrare, per via telematica, alla direzione regionale competente dell'Agenzia delle entrate, una richiesta preliminare seguita dall'invio di una dichiarazione sostitutiva, mentre per l'anno 2008 le associazioni erano chiamate ad inoltrare la documentazione utile al Coni, e non più alle direzioni regionali dell'Agenzia delle entrate;
il decreto ministeriale 2 aprile 2009, unitamente alla previsione del nuovo adempimento, ha richiesto alle associazioni sportive dilettantistiche di dichiarare, con effetto retroattivo, il possesso di taluni nuovi requisiti stabiliti con il decreto-legge n. 112 del 2008 e non previsti al momento della richiesta di immissione negli elenchi dei beneficiari per gli anni 2006, 2007 e 2008 (quali la presenza del settore giovanile e lo svolgimento di attività in via prevalente verso giovani di età inferiore a 18 anni o adulti di età superiore a 60 anni, ovvero nei confronti di soggetti svantaggiati);
mentre si è data ampia e chiara pubblicità alla procedura di ammissione

delle associazioni al riparto dei fondi del 5 per mille relativa all'anno 2009, lo stesso non è accaduto per il nuovo adempimento sorto in capo alle associazioni sportive dilettantistiche a seguito del predetto decreto ministeriale 2 aprile 2009, con la conseguenza che molte associazioni, sebbene in possesso dei requisiti richiesti, e nonostante avessero adempiuto agli obblighi richiesti fino a quel momento, si sono viste escluse dai benefici per gli anni 2006, 2007 e 2008,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di intervenire sulla summenzionata materia al fine di evitare che meri errori formali e inutili duplicazioni procedurali determinino l'esclusione dal riparto dei fondi del 5 per mille delle associazioni sportive dilettantistiche in possesso dei requisiti necessari, ed a porre in essere le misure di propria competenza al fine di ammettere ai benefici anche le associazioni sportive dilettantistiche che siano in grado di dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi di legge e in particolare di avere trasmesso la documentazione necessaria all'Agenzia delle entrate.
(7-00228)«Pagano».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
il sindaco del comune di Azzano San Paolo (Bergamo), Simona Pergreffi, ha convocato per lunedì 16 novembre 2009 una conferenza stampa, per chiarire una spiacevole situazione che ha interessato l'amministrazione;
in particolare ha reso noto che all'inizio del mese di novembre l'amministrazione, venuta a conoscenza della possibile esistenza di una registrazione che avrebbe dovuto riguardare una riunione di giunta, ha segnalato i fatti al comando dei carabinieri di Stezzano (Bergamo) e sporto denuncia contro ignoti;
tale registrazione, non autorizzata ed eseguita all'insaputa dei presenti, probabilmente effettuata con sistemi elettronici o magnetici, si trovava in possesso di un privato cittadino;
si tratta di una chiave USB che è stata fatta trovare, da mani ignote, davanti alla farmacia di piazza IV novembre;
il sindaco non ha escluso che altre registrazioni riguardanti altre sedute possano essere state effettuate;
tale episodio, molto grave, sembrerebbe un atto intimidatorio, forse un avvertimento, nei confronti dell'amministrazione comunale, che è stata eletta democraticamente -:
quali iniziative di competenza intenda il Governo assumere a tutela delle istituzioni democratiche e al fine di assicurare, anche attraverso misure di protezione per gli amministratori, che l'attività dell'ente locale possa svolgersi serenamente e al riparo da possibili intimidazioni.
(2-00547)
«Stucchi, Pirovano, Consiglio, Vanalli».

Interrogazione a risposta orale:

PICCOLO, MAZZARELLA, BOSSA, NICOLAIS, D'ANTONI, MARIO PEPE (PD), CIRIELLO, SARUBBI, CESARIO, IANNUZZI, ANDREA ORLANDO, RUGGHIA, FADDA, PEDOTO, OLIVERIO, CALVISI, SERVODIO, REALACCI, BOFFA, CUOMO, BONAVITACOLA, GRAZIANO, CORSINI,

GHIZZONI, CAVALLARO, ROSATO, BURTONE, TOCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il giorno 10 novembre 2009, alle ore 8,15, nel comune di Casamicciola Terme (Napoli), per effetto di condizioni meteoriche straordinarie che hanno causato per giorni precipitazioni piovose fuori dalla norma, si è verificato un disastroso evento alluvionale che ha investito il porto, le piazze, le strade, le scuole, le abitazioni, le autovetture e cittadini, causando un morto e decine di feriti, alcuni dei quali sono stati soccorsi persino in mare, prima dalla popolazione e poi dai soccorritori istituzionali;
sono tuttora in corso da parte delle protezione civile regionale, congiuntamente ai vigili del fuoco, le operazioni di soccorso che in questo momento riguardano sia il monitoraggio del territorio pesantemente colpito e notevolmente dissestato, sia l'evacuazione della popolazione per inagibilità di intere contrade;
al momento il numero degli sfollati è di 310 persone;
l'evento alluvionale ha provocato danni ingenti alle reti idriche e fognarie (stimati in via provvisoria a più di un milione di euro), mentre ulteriori danni sono segnalati alla rete elettrica e alla viabilità stradale, con l'interruzione della ex strada statale 270, unico anello di congiunzione per tutti i comuni dell'isola d'Ischia;
numerosi fabbricati versano in stato di precarietà statica con possibile pericolo di crollo e, conseguentemente, sono a rischio di inagibilità;
le attività commerciali ed alberghiere hanno subito notevoli danni strutturali che determinano la loro paralisi e, per alcuni esercizi, la chiusura forzata;
più in generale, l'intero settore turistico, che costituisce il motore trainante dell'economia isolana e la principale fonte di occupazione, rischia di soffrire inevitabili e gravi ripercussioni negative;
è necessario porre mano alla messa in sicurezza di numerosi valloni e costoni interessati all'evento alluvionale che comporterà interventi di ripristino per decine di milioni di euro, per i quali sarà necessario provvedere urgentemente al fine di scongiurare ulteriori sciagure, tenuto conto dell'approssimarsi della stagione invernale;
si registra al momento la chiusura delle scuole con comprensibili disagi per tutti gli studenti dell'intera isola d'Ischia;
i cittadini di Casamicciola si sentono delusi e abbandonati per quello che agli interroganti appare come un totale disinteresse del Governo nazionale, il quale al di là dei rituali messaggi di cordoglio, non ha ritenuto di dover porre la giusta attenzione all'evento disastroso in corso che ha messo in ginocchio e prostrato l'intera comunità;
in particolare, gli interroganti devono constatare, con rammarico e preoccupazione, che il Consiglio dei ministri non ha giudicato necessario dichiarare lo stato di calamità nazionale, contrariamente a quanto hanno fatto tempestivamente e correttamente il comune e la regione Campania -:
quali iniziative e provvedimenti immediati intenda assumere il Governo per garantire alla popolazione colpita dall'evento in questione gli aiuti indispensabili a far fronte alla grave situazione determinatasi;
se non ritenga urgente, altresì, realizzare un programma di interventi di sistemazione idrogeologica, di consolidamento, di difesa e manutenzione del territorio soggetto al movimento franoso e garantire al comune di Casamicciola adeguate risorse finanziarie per fronteggiare l'emergenza in questione;
se il Governo non intenda procedere senza ulteriore indugio alla dichiarazione

dello stato di emergenza per il territorio del comune di Casamicciola, così come previsto dall'articolo 5, comma 1, della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
(3-00776)

Interrogazione a risposta scritta:

DE ANGELIS. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il settimanale Panorama del 19 novembre 2009 riporta in copertina un articolo dal titolo «Sequestri di Stato». All'interno dell'articolo si parla esplicitamente dell'abuso che sarebbe perpetrato a danno di decine di migliaia di famiglie i cui figli vengono allontanati con la formula «urgente e provvisorio» dal tribunale dei minori in base a rapporti soggettivi di assistenti sociali e psicologi, che, nella maggioranza dei casi, risultano, in un secondo tempo, non necessari, causando un danno esistenziale ai bambini ed alle famiglie inenarrabile e un costo abnorme per le casse dello Stato e della comunità -:
se risulti vero che il numero di bambini sottratti alle famiglie e dati in affidamento alle comunità alloggio oscilla tra i 23.000 e i 28.000 con un costo per la comunità di circa 200 euro che moltiplicati diventano miliardi di euro, senza contare l'indotto in termini di necessità di assistenti sociali, spazi protetti, psicologi e neuropsichiatri infantili;
se risulti vero che molti genitori, si devono sottoporre a trattamenti psicologici prolungati ed estenuanti con il rischio, in caso contrario, di non rivedere più il loro figlio;
quale sia l'entità esatta dei bambini sotto tutela dei servizi sociali e collocati in comunità alloggio o in affido;
quale sia il numero di comunità-alloggio distribuite sul territorio italiano e la loro capacità ricettiva;
se siano disponibili dati in ordine all'entità delle risorse erogate da comuni, province, regioni e Stato per il mantenimento dei bambini nelle comunità alloggio;
quale sia il tempo medio del procedimento ablativo;
quale sia il numero di bambini che torna nelle famiglie di origine dopo essere stato allontanato.
(4-05073)

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AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

GALATI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è notizia dei giorni scorsi che il Consiglio di Stato del Ticino, ovvero il Parlamento dell'omonimo Cantone della Confederazione Elvetica, ha avanzato la richiesta di ritirare il messaggio nr. 5898 del 2007 con quale erano stati definiti i rapporti tra l'enclave di Campione d'Italia e la Repubblica del Canton Ticino. Accordo ritenuto «debole», dal punto di vista rossocrociato, in quanto non promanante da una delegazione dell'Esecutivo, bensì scaturito dagli incontri intervenuti tra il Cancelliere del Consiglio di Stato e l'allora commissario prefettizio di Campione d'Italia Umberto Calandrella;
la storia di questa prassi, legata alle relazioni intercorrenti tra l'enclave italiana ed il Governo ticinese, risale al 1982 anno in cui era stato convenuto, a livello locale, che il comune italiano in terra elvetica dovesse sborsare la somma di 5 milioni di franchi svizzeri (pari a poco meno di 3.5 milioni di euro) al Canton Ticino, a titolo di compensazione forfettaria per tutta una serie di servizi e prestazioni da questo resi alla comunità campionese;
successivamente, a seguito dell'applicazione dei cosiddetti «Patti Bilaterali», sono venuti meno diversi servizi e prestazioni in precedenza forniti e pertanto si è

arrivati al sopraccitato accordo del 2007 che ha quantificato in 600 mila franchi svizzeri, la somma che il comune di Campione d'Italia era tenuto a corrispondere al Governo di Bellinzona;
è opportuno rilevare, in questa sede, che le dinamiche economiche che «ruotano» intorno all'enclave di Campione d'Italia hanno ricadute positive - dirette ed indirette sull'economia del Canton Ticino - di alcune decine di milioni di franchi svizzeri e ciò per una serie di ragioni impossibili da trattare analiticamente in questa sede (benzina, gasolio, elettricità, telefono, smaltimento rifiuti, auto, assicurazioni, beni di consumo e servizi vari e altro); inoltre, a seguito della nuova normativa varata dalla Confederazione Elvetica del 2002, il ruolo di monopolio in materia di case da gioco svolto da Campione d'Italia in quella realtà è venuto meno. La rapida apertura, da parte delle autorità ticinesi, di ben due casinò a ridosso di quello dell'enclave, nelle cittadine di Mendrisio e Lugano, oltre al rilancio di quello di Locarno, ha fortemente penalizzato l'economia del comune italiano in parola, nonché pesantemente influenzato i conti della locale casa da gioco, peraltro già in affanno per la rivalutazione dell'Euro nei riguardi del Franco Svizzero;
nella carenza di un quadro normativo organico di riferimento, relativo ai rapporti tra la Repubblica del Canton Ticino ed il comune di Campione d'Italia, si ritiene necessario l'intervento istituzionale dei competenti Ministeri, quali soggetti giuridici deputati a trattare sul piano internazionale - con la vicina Confederazione - problematiche che concernono diritti costituzionali garantiti a tutti i cittadini della Repubblica italiana. Aspetto questo, evidenziato anche dal Consiglio di Stato del Canton Ticino. La comunità campionese quindi non può essere lasciata sola, come avvenuto in passato, nel rapportarsi con entità istituzionali esterne e sovraordinate, nel trattare tematiche delicate che investono, tra l'altro, diritti e rapporti giuridici afferenti, la salute, il lavoro, l'istruzione, l'imposizione indiretta e doganale -:
se intenda attivare tutte le procedure, nonché gli eventuali canali diplomatici per conferire all'enclave italiana, calata in un oggettivo quadro geo-politico ed economico del tutto particolare, un complesso normativo specifico e duraturo nel tempo, del resto già prefigurato ma non compiutamente realizzato dall'articolo 3 della legge n. 59 del 1997 (cosiddetto Bassanini) con l'obiettivo di garantire i diritti ed i doveri dei cittadini campionesi nei confronti della madre-patria, sia a consentire loro di relazionarsi serenamente con la Confederazione Elvetica, con lo scopo ultimo di vedere finalmente risolte le problematiche che da lungo tempo affliggono la comunità di Campione d'Italia.
(4-05063)

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in risposta a interrogazione dello scrivente (AC 03024) il Governo affermava «La situazione della sicurezza in Guatemala ha raggiunto, ormai da tempo, livelli di criticità allarmanti, come ammettono le stesse Autorità di Governo compreso il Presidente Colom. Allo strapotere del crimine organizzato e alla violenza, che si afferma quotidianamente, lo Stato non riesce a contrapporre un'azione di polizia efficace tanto meno esercitare un'adeguata potestà punitiva (...) L'Italia, attraverso la nostra Ambasciata a Città del Guatemala, segue da vicino e con grande attenzione l'evolversi della situazione interna del Paese. Proprio la consapevolezza della priorità dei temi della sicurezza e dell'affermazione dello stato di diritto ci hanno portato ad essere, sin dalla sua istituzione, dei convinti e fattivi sostenitori della Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala, la CICIG. Un inedito organismo internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite che opera dal 2007, con il mandato di assistere e di rafforzare le capacità del carente sistema giudiziario

del Paese, di investigare sull'esistenza di corpi illegali ed apparati clandestini di sicurezza, sulle loro strutture, sul loro modus operandi e le loro fonti di finanziamento, collaborando con le Autorità statali al fine del loro sradicamento e della punizione penale di delitti da essi commessi». Ed inoltre: «il nostro Paese agisce nell'ambito degli opportuni meccanismi di coordinamento comunitario previsti a livello locale.(...) La forte e chiara presa di posizione dell'unione non ha trascurato i rischi politici che possono derivare dalla gravità della situazione, manifestando appoggio a tutti coloro che si sforzano per conservare e rafforzare le istituzioni democratiche e la costruzione dello stato di diritto». Ed infine: «Il Governo italiano continuerà a monitorare l'evolversi della situazione, rendendosi pronto ad adottare ogni opportuna iniziativa in stretto coordinamento con i partner europei» -:
se si sia stato effettivamente posto in essere da parte della citata commissione CICIG una qualche azione a supporto della crisi di legalità e di sicurezza che ha investito il Guatemala;
se ed in che misura il costante monitoraggio effettuato dal nostro Paese e dall'Unione Europea registri novità, e se le stesse siano positive o meno.
(4-05066)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

CONTENTO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
alcune associazioni imprenditoriali come Confartigianato hanno espresso preoccupazione circa alcuni aspetti dell'imminente provvedimento del Governo in tema di «tracciabilità» dei rifiuti;
in particolare, le piccole aziende temono che la gestione info-telematica degli adempimenti posti all'assunzione di costi per gli operatori di più piccole dimensioni, i quali, tra l'altro, sembrano rifiuti speciali e non tossici;
ulteriori perplessità parrebbero riferirsi ai tempi previsti per l'adeguamento, alla generalizzata estensione a tutte le piccole e piccolissime aziende del nuovo sistema di tracciabilità fino ad oggi risparmiate da gravosi adempimenti in materia;
proprio allo scopo di modulare gli adempimento con le dimensioni delle piccole aziende, come quelle artigiane, è stata avanzata la proposta di strutturare il nuovo sistema in modo tale che, come avviene oggi con il registro di carico e scarico presso le associazioni di categoria, sia possibile gestire il nuovo sistema affidando il compito - o permettendo comunque la possibilità - di svolgere le operazioni di digitalizzazione alle stesse associazioni alleviando così i costi alle imprese di più modeste dimensioni -:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato e quali iniziative intenda assumere in relazione alla proposta formulata.
(5-02126)

Interrogazione a risposta scritta:

PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato sul quotidiano on-line Bergamonews si apprende che l'Unione Europea ha avviato una procedura di infrazione a carico del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare per inefficienza nella depurazione delle acque e mancanza di trattamenti nelle reti fognarie;
la Commissione Europea, in particolare, contesta al nostro paese la cattiva applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/721/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane e che imponeva la regolarizzazione entro il 1998;

la mancanza di scarichi o la loro inadeguatezza provocano un gravissimo inquinamento ai corsi d'acqua e alle falde;
tra le Amministrazioni sotto infrazione per depurazione inadeguata con impianti inefficienti o inadeguati, 134 sono comuni lombardi di cui 27 in provincia di Bergamo;
secondo la stessa fonte, che cita il più autorevole Il Sole 24 ore, alcune comunicazioni sull'apertura della procedura di infrazione sono già state inviate al Ministero dell'ambiente e alla regione Lombardia;
oltre al danno ambientale, le procedure di infrazione per il mancato recepimento e applicazione delle normative europee ingenerano pesanti sanzioni alle quali vanno a sommarsi penalità aggiuntive per ogni giorno di ritardo intercorso dalla sentenza per la reale ottemperanza della norma;
ad oggi il nostro Paese registra a suo carico 163 procedure giurisdizionali per violazioni del diritto comunitario. Di queste, in 73 casi si è giunti alla «messa in mora», in 7 si è arrivati alla «messa in mora complementare» e 36 sono i casi di «parere motivato»;
sul sito della Camera dei Deputati è stato pubblicato un file pdf che riporta l'elenco di tutte le procedure giurisdizionali e di precontenzioso comunitario riguardanti l'Italia;
tra le procedure di infrazione avviate nei confronti dell'Italia, ai sensi degli articolo 226 e 228 del Trattato CE (articolo 15 bis, lettera C, legge n. 11 del 4 febbraio 2005), 22 di queste sono indirizzate al Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare;
tecnicamente, qualora i comuni non dovessero intervenire, la sanzione che l'Europa inoltrerà al ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, con effetto domino, ricadrà sulle regioni che, a loro volta, scaricheranno gli oneri su Comuni e ATO;
secondo il rapporto presentato il 23 ottobre 2009 da «Cittadinanza attiva» sui costi e sulle tariffe idriche in Italia, fermo restando le dovute peculiarità tra comune a comune, si evince un sostanziale aumento generalizzato di costi e tariffe anche per le voci depurazione e fognature, mediamente corrispondente al 10 per cento. In particolare la spesa media sostenuta dai cittadini italiani per la depurazione è compresa tra i 59 e i 69 euro, mentre per la voce fognatura si spende da, un minimo di 21 ad un massimo di 38 euro pro-capite annui -:
se quanto appreso dagli organi di stampa sia corrispondente al vero e, in tal caso, quali azioni suddetto Ministero intenda intraprendere nei confronti di enti locali e Amministrazioni con riferimento all'ottemperanza del dettato comunitario, evitando effetti negativi su cittadini e contribuenti.
(4-05064)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

BRAGANTINI, FUGATTI, MONTAGNOLI e NEGRO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comma 1 dell'articolo 73 della legge 22 aprile 1941, n. 633, stabilisce che «il produttore di fonogrammi, nonché gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che abbiano compiuto l'interpretazione o l'esecuzione fissata o riprodotta nei fonogrammi, indipendentemente dai diritti di distribuzione, noleggio e prestito loro spettanti, hanno diritto ad un compenso per l'utilizzazione a scopo di lucro dei fonogrammi a mezzo della cinematografia,

della diffusione radiofonica e televisiva, ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione dei fonogrammi stessi. L'esercizio di tale diritto spetta al produttore, il quale ripartisce il compenso con gli artisti interpreti o esecutori interessati»;
SCF è il consorzio che gestisce in Italia la raccolta e la distribuzione dei compensi dovuti agli artisti e ai produttori di cui al già citato articolo 73 della legge n. 633 del 1941, è un consorzio privato composto dalle maggiori case discografiche e gestisce i diritti di decine di migliaia di artisti ed interpreti;
gli articoli 180 e 180-bis della medesima legge n. 633 del 1941 stabiliscono che deve essere la SIAE l'ente esclusivista a incassare il diritto d'autore inteso in senso lato, distribuendolo poi tra gli aventi diritto; l'esclusiva della SIAE trova giustificazione nell'intento di evitare il proliferare di una miriade di associazioni (musicisti, arrangiatori, attori, discografici, e altri), che, trasformandosi in esattori diretti del «diritto connesso», avrebbero reso il settore del diritto d'autore praticamente ingestibile;
la SCF, sebbene sia una società privata, consta agli interroganti che utilizzi per le attività di controllo presso le emittenti radiofoniche locali, la Guardia di Finanza -:
per quale motivazione la SCF proceda direttamente la riscossione dei diritti connessi a quello d'autore, di cui all'articolo 73 della legge n. 633 del 1941, e non sia la SIAE a riscuotere tutti i diritti procedendo poi alla loro ripartizione tra gli aventi diritto ed in base a quale legittimazione a SCF possa utilizzare la Guardia di Finanza per i controlli e le verifiche connesse ai diritti presso le emittenti radiofoniche.
(5-02122)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in data 14 novembre 2009 il quotidiano Repubblica pubblicava un articolo con il quale si segnalava come 120 Carabinieri del nucleo scorte di Palermo, fuori dal servizio, e con auto proprie, si siano messi a disposizione del loro capitano, quel «Capitano Ultimo», il capitano Sergio De Caprio, che il 15 gennaio del 1993, arrestò il capo dei capi di «cosa nostra», Totò Riina dopo oltre trenta anni di latitanza;
il COCER ha annunciato come la tutela del capitano De Caprio verrà di fatto assicurata in forma volontaria e con auto private quando i carabinieri saranno liberi dal servizio, alla luce del fatto che allo stesso De Caprio, è stata da tempo revocata da parte delle autorità competenti ogni forma di protezione;
il capitano De Caprio tuttora teme per la propria vita e per quella dei suoi familiari, essendo stato in più occasioni fatto oggetto di minacce, ed essendo altresì trapelate nel corso di varie indagini, indiscrezioni secondo le quali fosse intendimento di «cosa nostra» il pervenire alla cattura, al sequestro ed al conseguente assassinio del capitano della Benemerita;
il capitano De Caprio ha condotto per anni la lotta alla mafia, avendo con grande spirito di servizio, unitamente ai suoi uomini, messo a repentaglio la propria vita, per la tutela dello Stato e dei suoi cittadini;
il caso qui esposto non rappresenta l'unico episodio di «disattenzione» da parte degli organi competenti nei confronti di servitori dello Stato lasciati al proprio destino e privati della necessaria scorta atta a garantirne l'incolumità ed in ogni caso la forma di protezione a loro dovuta -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione esposta e quali urgenti iniziative intenda assumere in merito

alla assegnazione delle necessarie forme di protezione in favore del capitano Sergio De Caprio;
quali siano stati i criteri rispetto ai quali possa essersi ritenuto di disassegnare la scorta al capitano Sergio De Caprio;
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di poter garantire protezione a tutti quei componenti delle forze dell'ordine che si trovino in un dichiarato stato di pericolo e che ne abbiano fatto espressa richiesta.
(4-05062)

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GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta immediata:

DI PIETRO, DONADI, EVANGELISTI, BORGHESI e PALOMBA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il disegno di legge sul «processo breve» è stato depositato al Senato della Repubblica (Atto Senato n. 1880, assegnato il 12 novembre 2009 alla 2a Commissione permanente), col titolo «Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali»;
si tratta di un testo che prevede l'estinzione del processo se passano due anni dal momento in cui è intervenuto il rinvio a giudizio e non c'è una sentenza, e questo significa che per tutta una serie di procedimenti per reati anche molto gravi e molto seri non si riuscirà ad ultimare il processo;
il disegno di legge porterebbe ad una vera e propria depenalizzazione di una gran quantità di reati e, soprattutto, ad un nuovo colpo di spugna su quelli che si classificano come i reati dei «colletti bianchi». Il disegno di legge colpirebbe i principali processi attualmente in corso in Italia: Parmalat, Cirio, Antonveneta, Enelpower, Thyssen, Eternit e lo scandalo rifiuti della regione Campania;
l'Associazione nazionale magistrati parla di «sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità» e avverte degli «effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia». «Gli unici processi che potranno essere portati a termine» - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - «saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità». L'Associazione nazionale magistrati elenca tutti i reati destinati ad andare in prescrizione: «abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino»;
la richiesta di giudizio per il crac Parmalat è avvenuta a luglio del 2007 e la prima udienza è stata fissata a marzo 2008, ben otto mesi dopo. Il processo a Parma è a rischio proscioglimento e andrà avanti solo per quei reati con pene superiori a dieci anni. Calisto Tanzi andrà certamente a giudizio, ma non chi è stato accusato di bancarotta preferenziale. Stesso discorso per il processo Cirio, i cui due anni teoricamente previsti per il primo grado sono già trascorsi. Si salverebbero, sempre grazie a pene superiori ai dieci anni, i processi per aggiotaggio: i più noti sono quelli di Milano per le fallite scalate ad Antonveneta e Bnl (aperto anche a Roma), quello che vede imputate le banche per Parmalat, tutti comunque sulla soglia della prescrizione se si tenesse conto

solo dei due anni per il primo grado di giudizio;
«gli unici processi che potranno essere portati a termine» - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - «saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità»-:
se non abbia ritenuto di dover quantificare gli effetti che l'impatto delle norme proposte avrà sul sistema giudiziario e se non ritenga di doverne informare il Parlamento.
(3-00777)

FERRANTI, SERENI, BRESSA, QUARTIANI, GIACHETTI, CAPANO, CAVALLARO, CIRIELLO, CONCIA, CUPERLO, GIANNI FARINA, MELIS, ROSSOMANDO, SAMPERI, TENAGLIA, TIDEI, TOUADI e VACCARO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
al Senato della Repubblica è stato presentato un disegno di legge, a firma del senatore Gasparri ed altri, contenente «Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali», il cui contenuto appare pienamente condiviso dall'Esecutivo;
il disegno di legge contiene per i reati, per i quali la pena edittale massima è inferiore ai dieci anni di reclusione, l'individuazione di un termine di durata massimo per ogni grado di giudizio (due anni per ognuno dei tre gradi, uno in caso di giudizio di rinvio dalla Corte di cassazione), il superamento del quale, senza che sia stata pronunciata sentenza, obbliga il giudice della fase processuale in corso a pronunciare una sentenza, con cui dichiara di non doversi procedere per «estinzione del processo» -:
se il Ministro interrogato abbia valutato l'eventuale impatto che l'entrata in vigore della normativa in questione avrà sui procedimenti penali attualmente in corso, con particolare riferimento ai processi in fase dibattimentale di primo grado, individuando il numero dei procedimenti e la tipologia dei reati per i quali è certa la conclusione con sentenza di non luogo a procedere ex articolo 425 del codice di procedura penale, per estinzione del processo, essendo decorsi più di due anni dalla richiesta con cui il pubblico ministero ha esercitato l'azione penale, formulando l'imputazione, senza che sia stata emessa sentenza che definisce il giudizio.
(3-00778)

SISTO e BALDELLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro interrogato, ha approvato, il 28 ottobre 2009, uno schema di decreto legislativo, concernente l'attuazione dell'articolo 60 della legge n. 69 del 2009 in materia di mediazione, finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali;
la mediazione, secondo quanto dichiarato dal Ministro interrogato, dovrebbe contribuire a dare concreta attuazione alla riforma del processo civile, introdotta con la legge n. 69 del 2009 sopra citata -:
quali siano gli strumenti che il Governo intende apprestare per ridurre la durata del processo civile, notoriamente caratterizzato da tempi assai lunghi.
(3-00779)

COTA, LUCIANO DUSSIN, DAL LAGO, REGUZZONI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DESIDERATI, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOGLIATO, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIBELLI, GIDONI,

GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, LUSSANA, MACCANTI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Parlamento, con l'approvazione della legge 15 luglio 2009, n. 94, «Disposizioni in materia di sicurezza», cosiddetto «pacchetto sicurezza», ha introdotto nel nostro ordinamento il nuovo reato di immigrazione clandestina;
l'applicazione di tale nuova fattispecie criminosa rischia di essere pregiudicata dalle prese di posizione di alcuni procuratori della Repubblica, che hanno sostenuto che il reato in oggetto andrebbe perseguito solo nei casi di concorso con altro reato;
da un'ancora provvisoria ed esigua casistica circa l'applicazione del nuovo reato si rileva un'asserita difficoltà di coordinamento tra il nuovo reato e l'aggravante della condizione di clandestinità, introdotta dal decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 125, il quale ha inserito nell'articolo 61 del codice penale («Circostanze aggravanti comuni») il n. 11-bis («Se il fatto è commesso da soggetto che si trovi illegalmente sul territorio nazionale»);
in ordine alla nuova circostanza aggravante, ad oggi risultano sollevate diverse questioni di legittimità costituzionale, non ancora discusse dalla Corte costituzionale, ed in qualche caso rimesse al giudice a quo per una nuova valutazione di rilevanza e non manifesta infondatezza nella forma della restituzione degli atti per ius superveniens. Quanto invece alla fattispecie di reato di cui alla legge n. 94 del 2009, risulterebbe sollevata una questione di legittimità costituzionale (tribunale di Pesaro, ordinanza del 31 agosto 2009);
quanto illustrato evidenzia il rischio di una sostanziale disapplicazione della nuova fattispecie del reato di immigrazione clandestina o la sua sostanziale trasformazione da autonomo titolo di reato a circostanza aggravante -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra illustrato e quali iniziative intenda assumere per assicurare la piena operatività della nuova norma incriminatrice del reato di immigrazione clandestina.
(3-00780)

Interrogazione a risposta in Commissione:

PIZZETTI e TOMMASO FOTI. Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il progetto Digit del tribunale di Cremona è stato in questi anni riconosciuto a livello internazionale come una delle migliori best practice per l'efficienza della pubblica amministrazione, ottenendo il riconoscimento di un diploma agli EPSA Awards 2007 (unico progetto presentato per l'Italia alla conferenza conclusiva di Lucerna del premio internazionale), e nella versione Digit 2.0, ammesso come finalista agli eGovernment Awards 2009 della Commissione europea. Nessun altro progetto proveniente dall'Italia ha ottenuto pari riconoscimenti internazionali;
con Digit centinaia di migliaia di pagine in formato digitale sono state realizzate presso il tribunale di Cremona; milioni di pagine in formato digitale sono state dematerializzate relativamente ai processi della strage di piazza della Loggia di Brescia, nonché Telecom, Unipol, Antonveneta, Mediaset; con Digit i detenuti della casa circondariale di Cremona hanno completamente dematerializzato gli atti della strage di piazza Fontana di Milano, salvandoli dalla muffa e dall'oblio degli archivi cartacei;
dai numerosi articoli e servizi apparsi sulle maggiori testate specialistiche (Il Sole 24 ore, Italia Oggi, Top Legal,

addirittura un servizio fra le good news della nota trasmissione televisiva Report), Digit viene presentato come una soluzione innovativa, efficiente, di pratica realizzazione e diffusione, con effetti estremamente positivi per l'accelerazione dei processi e per migliorare il servizio «giustizia» per i cittadini;
per la partecipazione alla prestigiosa fase finale degli European eGovernment Awards 2009, che si svolgerà a Malmoe il 18 e 19 novembre 2009 il progetto Digit 2.0 del tribunale di Cremona, unico progetto italiano in lizza in materia di giustizia, non ha neppure ricevuto il patrocinio gratuito del Ministero della giustizia, benché ufficialmente richiesto;
nel 2006 il Ministero della giustizia ha stipulato con il CNIPA (Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione) una convenzione del valore di 6 milioni di euro, ricevendo un cofinanziamento di euro 2.832.000 per la diffusione a livello nazionale di Digit, all'interno del progetto «lotta agli sprechi», presentato al Forum pubblica amministrazione nel maggio 2006 -:
se il CNIPA abbia messo a disposizione del Ministero della giustizia - secondo gli stati di avanzamento previsti - la somma convenuta di euro 2.832.000,00;
se il CNIPA abbia effettuato verifiche sullo stato di avanzamento del progetto cosiddetto Digit Copie, e, in caso positivo, su quali sedi e con quali risultati;
se i fondi messi a disposizione del CNIPA fossero inerenti a finanziamenti dell'Unione europea, e, in caso positivo, quali assicurazioni di realizzazione delle finalità del finanziamento siano state inoltrate agli organi europei;
in quali sedi il progetto Digit - conformemente alla convenzione sottoscritta - risulti essere stato attivato, e quale sia la somma attualmente stanziata dal Ministero per la realizzazione del progetto;
quale somma il Ministero della giustizia abbia ricevuto dal CNIPA, in relazione a tale convenzione, e come sia stata impiegata per la realizzazione del menzionato progetto cofinanziato Digit Copie;
come il Ministro interrogato intenda promuovere il progetto DIGIT del tribunale diCremona, considerati i prestigiosi riconoscimenti internazionali ottenuti dallo stesso.
(5-02119)

Interrogazione a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo un comunicato diffuso dall'Associazione «Ristretti Orizzonti» il 18 novembre 2009, un detenuto marocchino di 17 anni, detenuto in attesa di giudizio nel carcere minorile di Firenze perché accusato di tentato furto, si è impiccato martedì 17 novembre 2009 con un lenzuolo nella doccia;
il ragazzo, di cui non si conosce il nome, è stato arrestato il 3 agosto 2009 mentre cercava di rubare degli orologi esposti in una vetrina della stazione ferroviaria del capoluogo toscano; prima dell'arresto viveva in provincia di Lucca, ad Aulla, dove lavorava come operaio;
l'ultimo suicidio di un minorenne all'interno di un carcere è avvenuto il 4 gennaio del 2003 e riguardò un ragazzo recluso nell'Istituto penale minorile di Casal del Marmo;
l'episodio in questione segna il 65o suicidio consumatosi nelle carceri dall'inizio dell'anno: tra i detenuti morti suicidi, 20 avevano meno di trent'anni e altri 20 avevano dai 31 ai 41 anni;
il sistema processuale minorile prevede una serie di interventi presso il minore deviante volti ad assicurargli un

percorso giudiziario teso al suo reinserimento, tenendo conto della personalità anche quando si tratti di stranieri;
la cronica carenza di spazi adeguati al trattamento che si registra nelle carceri italiane crea disagio soprattutto ai detenuti reclusi negli istituti di pena minorili, dove la differenziazione degli spazi ed il rispetto delle regole e degli orari è parte fondamentale del processo di rieducazione. Per questo non è ammissibile che lo spazio riservato a tali attività e al trattamento, anima e sostanza di questo tipo di strutture, sia ridotto rispetto a quanto previsto dalla legge -:
se nel caso in questione sia stata assicurata al minore ogni assistenza stabilita dalla legge nel corso del procedimento penale e in particolare se il minore e stato assistito in ogni momento dagli operatori a ciò preposti, tra i quali la figura del mediatore culturale e lo psicologo;
se il percorso giudiziario e detentivo che il minore ha vissuto non abbia risentito della carenza e dell'inadeguatezza dei servizi minorili causata dai tagli di spesa che i Governi succedutisi negli ultimi anni hanno operato nella giustizia minorile, che in modo diffuso stanno provocando una carenza di personale e l'impossibilità di praticare forme di trattamento;
se, anche alla luce del triste episodio indicato, non sia necessario un ripensamento delle politiche fin qui operate dagli ultimi Governi in materia di giustizia minorile, abbandonando l'idea di un inasprimento del sistema e delle misure detentive per decidere, invece, di sostenere con risorse adeguate tutti gli strumenti alternativi al carcere e promuoverne altri per impedire che i minorenni vivano con il carcere una esperienza di solitudine e di emarginazione, inutile se non dannosa per la loro formazione e il loro reinserimento sociale.
(4-05059)

TESTO AGGIORNATO AL 13 GENNAIO 2010

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

LAGANÀ FORTUGNO, MISITI e MONAI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il trasporto merci ferroviario in Italia è completamente liberalizzato dall'anno 2000 (Ministro dei trasporti, onorevole Bersani - Governo D'Alema) e tale liberalizzazione ha consentito la nascita di molte società private (circa 45 licenze con altri 25 operatori), che si sono collocate su brevi tratte ferroviarie in cui hanno acquisito il traffico precedentemente gestito da Trenitalia;
di fatto, però, non c'è stato un incremento del trasporto merci su rotaia, ma solo una redistribuzione dello stesso;
oggi la quota di traffico merci per ferrovia è la più bassa d'Europa, con una percentuale che oscilla fra il 4 per cento ed il 9 per cento secondo i dati costantemente elaborati dagli uffici di ricerca; di contro abbiamo un trasporto su gomma che copre una percentuale di circa l'80 per cento; il resto del trasporto è marittimo;
lo squilibrio del trasporto merci sulla modalità stradale comporta un inquinamento notevole, anche per il transito di mezzi provenienti dai Paesi balcanici, Grecia e Turchia, che spesso non sono in regola con la normativa italiana/europea sulla emissione dei gas Co2, gas serra, che il Governo italiano recentemente in sede internazionale si è impegnato a ridurre, e se a questo aggiungiamo l'incidentalità che sulle strade italiane registra ogni anno circa 7.000 morti e 40.000 feriti, non si comprende il motivo della politica adottata dal Gruppo Ferrovie dello Stato, in particolare dalla divisione cargo di Trenitalia, di dismissione, di fatto, del servizio merci in generale, in nome dei costi/ricavi;

tale dismissione colpisce in particolare le regioni meridionali che vedono il trasporto merci effettuato dalla Cargo/Trenitalia quasi completamente scomparso. Basti prendere in considerazione il porto di Gioia Tauro, che è fra i primi porti europei per la movimentazione dei container, dove il servizio trasporto merci è sceso da 14 coppie giornaliere di treni a due;
è bene ricordare quanto emerso dal recente convegno della Uil su questo tema; ossia il trasporto merci per ferrovia, secondo gli operatori privati e loro associazioni presenti, senza una politica dei trasporti che punti ad incentivare il trasporto su rotaia, ha ormai dai 4 ai 6 mesi di vita -:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario un suo deciso intervento per favorire uno spostamento significativo di merci da trasportare per ferrovia, sulla scia di quanto sta avvenendo in Francia dove ci saranno investimenti fra i 5 e 7 miliardi di euro per rilanciare il trasporto ferroviario delle merci mediante un Piano per il trasporto merci del futuro, con quattro obiettivi prioritari: le autostrade viaggianti per incoraggiare i camionisti a far salire i loro mezzi sui treni per tratte di lunga percorrenza; i cosiddetti TGV merci, treni superveloci per i prodotti di maggior valore aggiunto; il coordinamento treno-nave, con la creazione di banchine attrezzate per scaricare merci direttamente dalle navi ai treni; la creazione di imprese locali per il trasporto merci su rotaia non demandando la politica dei trasporti all'amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato come ora sta succedendo;
se vi siano ragioni, oltre a quelle congiunturali, che hanno portato a tale ridimensionamento del trasporto merci ferroviario e per quali motivi manchi un ruolo attivo di governance da parte del Ministero in relazione ai trasporti su rotaia, demandando tale compito, di fatto, all'attuale amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato.
(5-02120)

ESPOSITO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la città di Grugliasco conta circa 40.000 abitanti, ed è sede di importanti attività industriali ed universitarie;
in data 22 luglio 2002 fu sottoscritto un protocollo d'intesa, tra ferrovie dello Stato, regione Piemonte, provincia di Torino e comune di Grugliasco, che prevedeva l'impegno degli enti sottoscrittori a realizzare secondo le proprie competenze, la fermata ferroviaria di Borgata Paradiso in Grugliasco;
i lavori per il completamento della fermata sono ultimati e la stessa, dopo una spesa complessiva di circa 1,5 milioni di euro è pronta per l'uso;
secondo alcune indiscrezioni, Ferrovie dello Stato non garantirebbe, a decorrere dal prossimo 13 dicembre, con l'entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, la fermata dei treni nella suddetta stazione, come invece previsto da accordi presi in precedenza -:
quali siano le reali prospettive relative all'utilizzo della fermata ferroviaria grugliaschese, nonché quali iniziative intenda assumere al fine di definire, d'intesa con gli enti che hanno condiviso il relativo sforzo finanziario, una soluzione che non vanifichi l'investimento nella suddetta opera.
(5-02124)

LAGANÀ FORTUGNO, MISITI e MONAI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
giorno 28 ottobre 2009 l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ingegner Mario Moretti, ha presentato alla stampa i nuovi servizi viaggiatori che partiranno con il cambio di orario del 12 dicembre 2009;
da quanto emerso, uno dei due treni, denominati alta velocità, di fatto servizi Eurostar, con il nuovo orario partirebbe ed arriverebbe da/a Lamezia Terme. Ciò

comporterebbe da parte dei cittadini che vivono oltre Lamezia la necessità di prendere un altro treno per poter poi usufruire del servizio alta velocità, con tutti i disagi connessi al trasporto locale. Probabile conseguenza di tali scelte sarebbe lo spostamento al deposito di Napoli del lavoro dei treni Eurostar a svantaggio di quello di Reggio Calabria con taglio di posti di lavoro sia nel personale di macchina, che nelle officine di manutenzione;
a tale scenario si aggiungono altre novità circa i nuovi orari del trasporto passeggeri in Sicilia: di fatto non si avrebbero più treni diretti per la Sicilia ed anche i treni a lunga percorrenza previsti dal contratto di servizio con lo Stato, si arresterebbero a Reggio Calabria, costringendo i viaggiatori al traghettamento e continuazione del viaggio con i treni in partenza (arrivo) da Messina -:
se a quanto detto sul nuovo orario si aggiungono i tagli dei treni a lunga percorrenza, sempre previsti dal contratto di servizio che invece di avere destinazioni terminali dal Sud al Nord o viceversa, vengono tagliati a Roma, le condizioni di mobilità per una parte dei viaggiatori che usufruiscono di tali servizi, sussidiati dal contributo pubblico, peggiorano notevolmente;
se per risolvere definitivamente tale problema non ritenga il Ministro attivarsi per avviare gli studi di fattibilità per l'A.C./A.V. ferroviaria tra Salerno e Palermo, come auspicato dalla IX Commissione della Camera dei deputati recentemente in sede di approvazione del documento finale sul libro verde «verso una migliore integrazione delle reti transeuropee di trasporto, al servizio della politica comune dei trasporti» (seduta del 14 ottobre 2009;
per quanto sopra, se tali notizie siano veritiere e quali azioni intenda intraprendere affinché il servizio ferroviario in Calabria, già fortemente disagiato, non lo sia maggiormente.
(5-02127)

Interrogazioni a risposta scritta:

GHIGLIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, l'amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, avrebbe annunciato che i treni Frecciarossa non fermeranno presso la stazione ferroviaria di Torino-Porta Susa;
la stazione ferroviaria di Torino-Porta Susa, con dispendio di risorse pubbliche, è stata recentemente ampliata proprio per ospitare i passeggeri dei Frecciarossa;
durante l'inaugurazione di una parte della stazione, il 19 ottobre 2009, l'amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e il sindaco di Torino avevano ribadito il ruolo centrale dello scalo nei collegamenti della rete ad alta velocità -:
se corrisponda al vero che i treni Frecciarossa non faranno scalo presso la stazione Torino-Porta Susa e, in caso affermativo, le motivazioni di tale scelta.
(4-05058)

PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il trasporto marittimo, come altri settori della nostra economia, sta risentendo moltissimo della crisi che attraversa il Paese in questo momento;
i dati sui container, relativi ai primi 9 mesi del 2009, che per quanto peculiari, sono indici rappresentativi dello stato di salute dei porti, da Genova a Taranto, da Livorno a Civitavecchia, da La Spezia a Napoli, da Gioia Tauro a Trieste, registrano cali percentuali generalizzati che vanno dai meno 6 punti di Napoli ai meno 27 punti percentuali di Livorno;
già nel febbraio 2009 il cluster marittimo aveva avanzato al Ministro Matteoli

una serie di richieste e impegni che, seppur assunti dal Governo nel documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF), e in occasioni successive, sono rimasti lettera morta a causa dell'assenza delle norme di attuazione;
l'aumento della «tassa di ancoraggio», voluto dal Ministro interrogato, non coincide con le rassicurazioni che lo stesso ha fornito durante l'assemblea di Assoporti;
Assoporti, in previsione dell'entrata in vigore di misure di adeguamento delle tasse e dei diritti marittimi, ha più volte evidenziato la disponibilità a sostenere un temporaneo slittamento di tale adeguamento;
tra le richieste avanzate al Ministro dal cluster a sostegno del settore marittimo, infatti, vi sono: la sospensione dell'aumento della tassa di ancoraggio (decreto del Presidente della Repubblica 107 del 28 maggio 2009 - articolo 4) che rischia di rendere i nostri porti non competitivi; la parziale fiscalizzazione degli oneri sociali a favore delle imprese autorizzate (ex articoli 17 e 18 della legge n. 84 del 1994); la qualificazione fiscale dei canoni di concessione demaniale introitati dalle autorità portuali e la riduzione delle accise sui prodotti energetici utilizzati dai mezzi operanti esclusivamente in ambito portuale;
tutte le richieste avanzate dal cluster, pur rientrando nel DPEF infrastrutture, sono ferme da mesi e vengono reiteratamente rimandate al prossimo strumento -:
quando il Governo intenda attuare le disposizioni inserite nel DPEF infrastrutture, esaudendo le richieste del cluster marittimo;
quali e quante risorse il Governo intenda concretamente impegnare per il trasporto marittimo, per la realizzazione di opere portuali infrastrutturali capaci di adeguare e potenziare le connessioni tra porti e reti, assumendo altresì iniziative, anche di carattere normativo, volte a prorogare gli incentivi al trasporto combinato terra-mare (legge n. 265 del 2002) e a riconoscere benefici fiscali e previdenziali strutturali per le navi impegnate nei collegamenti di cabotaggio minore;
se il Governo non ritenga prioritaria la concreta attuazione dell'autonomia finanziaria delle Autorità portuali, prevista dalla legge n. 296 del 2006.
(4-05060)

FARINONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 10 novembre 2009 è stato firmato il contratto di servizio tra regione Lombardia e Trenitalia;
proseguono i malfunzionamenti delle corse in transito da Lecco e dalla Brianza, con treni pieni di pendolari che da molto tempo denunciano, inascoltati, i disagi patiti quasi quotidianamente;
a titolo di esempio nella medesima data del 10 novembre il treno Colico-Milano Centrale 2551 (partenza ore 5.15 - arrivo ore 6.52), normalmente composto di cinque vagoni, ne aveva ben quattro chiusi, costringendo i viaggiatori a concentrarsi sull'unico vagone aperto;
il treno Tirano-Milano Centrale 2557 (partenza ore 6.10 - arrivo ore 8.40) è giunto a Milano con un ritardo di trenta minuti;
analoghi disagi vengono denunciati sulla tratta Lecco-Bergamo, tratta con treni spesso composti da un solo vagone e spesso interessata da soppressioni all'ultimo momento di corse regolarmente previste dagli orari, con i conseguenti problemi per i lavoratori pendolari ben facili da immaginare -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di questa grave situazione e come intenda attivarsi nei confronti di Trenitalia.
(4-05070)

PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 2 ottobre 2009 un'agenzia (ASCA) riporta le dichiarazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, circa la volontà di svolgere la gara per la privatizzazione di «Tirrenia» entro la fine del 2009;
dalla stessa fonte si apprende la notizia della possibilità di effettuare più gare e a proposito è in corso un tavolo con le regioni interessate a quelle relative alle società controllate del gruppo di navigazione;
dal quadro offerto di recente dalla Corte dei conti sul bilancio di «Tirrenia», l'esposizione debitoria della società, a fine 2008, è di 725,1 milioni di euro al netto delle disponibilità liquide e dei crediti finanziari a breve mentre il saldo tra valore e costi di produzione e di circa 40,7 milioni di euro;
la stessa Corte dei conti evidenzia che a incidere positivamente sul saldo tra valore e costi di produzione interviene l'incremento della sovvenzione di equilibrio corrisposta dallo Stato e che passa dai 46,3 milioni di euro del 2007 ai 101,6 milioni di euro del 2008;
i dati forniti dalla Corte dei conti, a livello di Gruppo, sottolineano una flessione di circa 2 milioni di euro nel 2008, rispetto al precedente anno, del saldo valore/costi di produzione e una riduzione di circa 1 milione di euro dell'utile di esercizio rispetto al 2007;
il 3 novembre 2009 palazzo Chigi (fonte ASCA) sono stati firmati gli accordi di programma con le regioni per il trasferimento della società, aprendo la strada al processo di privatizzazione della società di navigazione Tirrenia;
nelle dichiarazioni del Governo e del Ministro interrogato, gli accordi sottoscritti con le regioni Lazio, Toscana, Campania e Sardegna, oltre a migliorare i servizi marittimi e i collegamenti, favoriranno il rinnovo delle flotte e garantiranno i livelli occupazionali;
dalla stessa agenzia, il 4 novembre 2009, si apprende che la regione Sicilia non ha sottoscritto l'accordo di programma e che pertanto lo Stato provvederà, attraverso Fintecna, ad emettere il bando di privatizzazione per Tirrenia e Siremar;
forti dubbi, poi, sulla linearità dell'operazione di privatizzazione di Tirrenia, sono stigmatizzati dalle dichiarazioni del segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia, che in un articolo pubblicato sul web l'11 novembre 2009, critica le dichiarazioni rilasciate dal Ministro Mattioli, citando a che le affermazioni del sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti, Giuseppe Maria Reina, che a sua volta, a nome del Presidente della regione siciliana, Raffaele Lombardo, conferma il rifiuto di acquisire la Siremar il cui trasferimento, anche se a titolo gratuito, a suo dire, sarebbe stato una «fregatura gestionale e imprenditoriale», salvo riaffermare un istante dopo che la stessa Sicilia «vuole invece partecipare alla gara per l'acquisto, a questo punto a titolo oneroso, non solo della Siremar, ma dell'intera holding» -:
se e quali misure il Governo abbia pianificato, in fase di predisposizione dei bandi di gara inerenti alla privatizzazione del succitato Gruppo, per garantire il rispetto del trattato e delle disposizioni comunitarie concernenti l'applicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi fra gli stati membri;
se e quando il Governo intenda rinnovare le convenzioni pluriennali per «Tirrenia», scongiurando un'ipotesi di svalutazione del valore del Gruppo, per favorire il mantenimento dei livelli minimi tutelati per il servizio pubblico essenziale, la continuità territoriale e i livelli occupazionali che si attestano a circa 3.800 unità.
(4-05072)

INTERNO

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro per i beni e le attività culturali, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per sapere - premesso che:
la pubblica amministrazione, qualora autorizzi un piano particolareggiato di iniziativa privata con parte di territorio interessato dalla legge «Galasso», può concedere la concessione per l'intervento di lottizzazione senza il preventivo nulla osta rilasciato dalla competente soprintendenza;
è, ad avviso dell'interpellante, onore degli amministratori accertare la sussistenza di tali nulla osta al fine di evitare le gravi conseguenze che potrebbero discendere dalla mancanza di tali autorizzazioni, ed è pertanto opportuno chiarire quali siano le conseguenze nel caso in cui ciò avvenga -:
se il mancato nulla osta pregiudichi la legittimità del piano particolareggiato stesso o se esistano procedure per le quali si possa arrivare a sopperire la mancanza di tale nullaosta;
se, in caso contrario, occorra la messa in pristino di tutto il piano particolareggiato;
se, qualora siano state, successivamente, rilasciate concessioni, queste debbano ritenersi legittime o meno;
in dette situazioni, chi sia da ritenersi responsabile dal punto di vista amministrativo soprattutto nel caso in cui emergano danni arrecati al patrimonio o alla popolazione.
(2-00546) «Libè».

Interrogazione a risposta in Commissione:

HOLZMANN. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
da tempo in provincia di Bolzano si assiste ad una sistematica variazione della toponomastica di lingua italiana con la sostituzione dei cartelli segnaletici che contengono le denominazioni in lingua italiana e tedesca, con altri nella sola forma tedesca;
l'operazione viene condotta da anni dall'Alpenverein Suedtirol, l'associazione alpinistica di lingua tedesca, con contributi provinciali ed ha portato all'apposizione di migliaia di cartelli sui sentieri di montagna;
recentemente il comune di Caldaro ha predisposto una delibera per la denominazione di nuove vie cittadine con la sola forma tedesca anche se sarebbe traducibile in lingua italiana;
la procura della Repubblica di Bolzano ha contestualmente avviato un'indagine con la mobilitazione di centinaia di carabinieri incaricati di effettuare un censimento di detta segnaletica;
sarebbe opportuno chiarire, ad avviso dell'interrogante, se l'Alpenverein Suedtirol, nel momento in cui il compito di installare una segnaletica rivolta al pubblico e finanziata da denaro pubblico, equiparabile ad un concessionario di pubblico servizio;
l'associazione ha dimostrato palesemente di non voler rispettare le leggi vigenti in materia di bilinguismo, peraltro contenute nello statuto di autonomia -:
se e quali iniziative di competenza si intendano assumere in ordine a quanto riportato in premessa, al fine di assicurare il rispetto della normativa sul bilinguismo in materia di odonomastica, anche in relazione alla necessità di garantire la sicurezza dei sentieri di montagna e l'incolumità degli utenti che praticano tali percorsi.
(5-02130)

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella dottrina giuridica è stato considerato che «l'attribuzione dei nuovi poteri di ordinanza riconosciuti al sindaco, quale ufficiale di governo, dal nuovo articolo 54 del decreto legislativo n. 267 del 2000, così come modificato dal decreto-legge n. 92 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 125 del 2008, costituisce un elemento di innovazione che si presta sul piano più strettamente giuridico a talune considerazioni volte a mettere in evidenza i punti di forza del nuovo sistema ma anche taluni aspetti più problematici» (Meloni, Il potere ordinario dei sindaci di ordinanze extra ordinem, su Federalismi.it del 27 febbraio 2009);
la problematicità di tali aspetti è riscontrabile non solo nell'evidente diversità di disciplina cui i cittadini sono assoggettati sulle diverse parti del territorio nazionale (lamentata da M. Ainis su La Stampa del 17 agosto 2008, ove si segnalano, nell'ordine, le seguenti ordinanze: a Taormina, Capri, Amalfi, Riccione, Forte dei Marmi, Venezia, Alassio è vietato girare a torso nudo fuori dalla spiaggia; bando agli zoccoli di legno, vigente a Capri e Positano; a Capri, vietato consumare cibi sul lido o dentro un parco; a Is Aruttas, in provincia di Oristano, chi fuma in spiaggia rischia una sanzione da 360 euro; ad Assisi, Pescara, Bologna, Firenze, Padova, Verona, Torino, Trieste e Cortina, vietato accattonaggio e nomadismo; a Firenze, vietato sdraiarsi per strada; a Forte dei Marmi, multa da 10 mila euro per le massaggiatrici in spiaggia, nonché veto ai tagliaerba nei week-end; a Marina di Pietrasanta è proibito tuffarsi dal pontile; a Voghera divieto di sosta in panchina dopo le 23, se a sostare sono più di 3 persone idem, ma non più di 2 persone, a Novara; divieto di adunanze per la vendita per istrada ad Alassio ed a Venezia; divieto di vendite di bevande in vetro nelle ore serali, a Ravenna, Genova, Monza, Brescia; ad Eboli multa da 500 euro per le effusioni in auto; a Cortina esclusione dalle vie del centro dei «falsi promotori sociali»; a Trento proibito filmare i bambini in piscina; a Forte dei Marmi proibita ogni attività sulla battigia; a Trezzano sul Naviglio 500 euro di multa a chi effettua soste nei luoghi battuti dalla prostituzione; a Ravenna 1.000 euro inflitte a chi fa il bagno dopo le 20), ma anche nel fatto che tale diversità si traduca in una disparità quando va ad incidere su materie costituzionalmente tutelate come i diritti fondamentali;
in data 16 novembre 2009, le agenzie di stampa (rispettivamente ANSA e Italpress) hanno reso noto che; a) in tutti i luoghi pubblici di Trivolzio (nel Pavese) è obbligatorio esporre il crocifisso, ai sensi di un'ordinanza emanata dal sindaco Paolo Bremi; negli uffici pubblici e nelle scuole di Monreale il sindaco Filippo Di Matteo ha prescritto con ordinanza l'esposizione del crocifisso;
la predetta disciplina, attributiva del potere di ordinanza sindacale:
a) lo finalizza alla tutela dell'incolumità dei cittadini alla tutela della incolumità pubblica e della sicurezza urbana, che non hanno alcun profilo di coinvolgimento nella fattispecie dell'esposizione del crocefisso;
b) lo inscrive nella funzione del sindaco quale ufficiale di Governo e, quindi, nell'ambito di un rapporto gerarchico rispetto al Prefetto che pacificamente ammette in capo a quest'ultimo il potere di annullamento (TAR Friuli-Venezia Giulia 16 ottobre 2006, n. 645; TAR Lombardia, I sez, n. 10/2001);
la decisione del Governo italiano di impugnare dinanzi alla Gran Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo la sentenza 3 novembre 2009 della seconda sezione nel caso Lautsi contro Italia costituisca più che un doveroso deferimento

della questione alla più meditata riflessione di un organo giudicante superiore, o appare all'interrogante invece una strada per precostituire fatti compiuti che protraggano la violazione dell'articolo 2 del primo Protocollo addizionale e dell'articolo 9 della Convenzione ad ulteriori e più gravi conseguenze;
il relativo contenzioso amministrativo - dal prevedibile esito, stante la conferma in Consiglio di Stato della citata sentenza TAR Friuli-Venezia Giulia 16 ottobre 2006, n. 645 - dovrebbe essere ascritto alla responsabilità contabile dei sindaci emananti, cui andrebbe addebitato il costo della costituzione in giudizio dell'Avvocatura dello Stato -:
se l'obbligo dell'esposizione del crocifisso al di fuori dell'ambito scolastico, operata dal sindaco quale ufficiale del Governo laddove tollerata dal Governo, non esponga lo Stato italiano a nuove condanne per inadempimento della Convenzione europea e dei suoi protocolli;
se i competenti prefetti - alla stessa stregua di quanto fatto dal prefetto di Pordenone nel caso del divieto di «velo che copre il volto» imposto dal sindaco di Azzano Decimo - intendano procedere all'immediato annullamento delle due ordinanze sindacali di Trivolzio e Monreale.
(4-05061)

TOCCAFONDI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
all'inizio del 2009 sono stati pubblicati i bandi per il rinnovo delle convenzioni per la gestione dei centri per immigrati, sia centri di identificazione ed espulsione che centri di accoglienza;
le relative procedure, molto complesse, hanno procrastinato i tempi di affidamento;
le convenzioni con gli uffici territoriali del Governo sono state sottoscritte nel periodo aprile-luglio;
allo stato attuale sono state liquidate ai soggetti gestori somme risibili rispetto agli impegni per la gestione, pari a decine di milioni di euro per il periodo febbraio-ottobre 2009;
gli oneri non corrisposti rischiano fortemente di impedire la copertura di servizi primari, quale quello della fornitura dei pasti, nonché gli stipendi per il personale, destabilizzando economicamente i soggetti gestori -:
quali provvedimenti si intendano adottare urgentemente per la sollecita copertura economica delle convenzioni per la gestione dei centri per immigrati.
(4-05069)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

CODURELLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il contratto nazionale del personale della scuola prevede che gli insegnanti impegnati nel turno pomeridiano usufruiscono del buono per il servizio di ristorazione scolastico. Il costo dei buoni pasto è rimborsato ai comuni dallo Stato;
nelle scuole con servizio mensa per gli alunni, infatti, è prevista anche la presenza dei docenti che hanno il dovere di custodirli e le ore passate in questi luoghi non sono ore di pausa ma di servizio a tutti gli effetti. I docenti, infatti, non scelgono autonomamente di stare nelle mense, ma adempiono ad un dovere professionale;
nella provincia di Lecco, ma non solo, molti sono i comuni che hanno deciso di non coprire più i costi per il pasto degli insegnanti che fanno assistenza durante la mensa scolastica e che sono pertanto costretti a pagarlo personalmente;
a Calolziocorte, comune a guida leghista, il sindaco Paolo Arrigoni ha sostanzialmente

confermato questa posizione contro il Governo inadempiente e un insegnante, Ruggero Meles, ha iniziato uno sciopero della fame per manifestare contro quella che appare una situazione di grave ingiustizia che non rispetta la legislazione scolastica e i rapporti di reciproco rispetto tra le istituzioni;
questa situazione è una diretta conseguenza del mancato trasferimento, da parte del Governo, delle risorse alle scuole per far fronte a questa e ad altre spese importanti. Si calcola, infatti, che il mancato trasferimento, a fine 2008, ammonta ad oltre 108 milioni di euro per l'intero sistema scolastico lombardo e per la sola provincia di Lecco a più di 5 milioni di euro;
a tal proposito, il Governo aveva assunto impegni a sanare tale ritardo nei trasferimenti nel rispondere ad atti di sindacato ispettivo dell'interrogante, ma ad oggi nulla è avvenuto;
fino ad oggi le scuole trasmettevano al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il numero di pasti consumati dai docenti ed il Ministero inviava la somma corrispondente, che le scuole giravano ai comuni, i quali, a loro volta, avevano già anticipato il pagamento ai gestori delle mense. Già da qualche anno la somma inviata dal Ministero risultava insufficiente a coprire tutto il costo sopportato dai comuni, che però sono sempre riusciti a garantire il servizio, fino ad oggi;
i comuni, sempre più in difficoltà dai tagli operati dal Governo, e le scuole prive delle risorse dello Stato, non hanno i fondi per le spese di normale funzionamento e per pagare i supplenti, pregiudicando il funzionamento stesso e il servizio alle famiglie -:
se non ritenga doveroso intervenire, con urgenza, a sanare questa grave situazione, alla luce dei tagli operati al compatto scolastico e dell'istruzione, a cui si aggiungono i mancati trasferimenti ai comuni in seguito all'abolizione dell'imposta comunale sugli immobili e al patto di stabilità, intervento necessario al fine di riportare nelle scuole una condizione di normalità non costringendo comuni ed insegnanti come in questo caso a forme estreme di lotta al fine di veder rispettati i diritti più elementari di un Paese civile.
(5-02129)

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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CODURELLI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
la grave crisi economica in atto sta inesorabilmente colpendo soprattutto le donne, alle prese con le difficoltà derivanti da bilanci familiari sempre più esigui, con salari ancora più ridotti rispetto a quelli degli uomini, e con il peso dei figli e della famiglia interamente sullo loro spalle;
è notizia di questi giorni, il caso di un'azienda della provincia di Lecco che ha licenziato una donna di 37 anni, dopo 13 anni di servizio, perché essendo in età «fertile», correva il rischio di rimanere incinta per la seconda volta. La gravidanza presunta, e non reale, è stata utilizzata dall'azienda per allontanare la lavoratrice;
questo caso increscioso risulta non essere l'unico, l'utilizzo subdolo e strumentale del licenziamento a causa di maternità è all'ordine del giorno e per le donne il mondo del lavoro è sempre più ostico e irraggiungibile. Il fenomeno delle dimissioni in bianco è ancora una pratica presente nel mondo del lavoro, ed anche il ricorso alla conciliazione, in modo da impedire eventuali ricorsi in giudizio della lavoratrice sono comportamenti che sempre più spesso alcuni datori di lavoro mettono in atto all'interno delle aziende;

diverse aziende, infatti, non solo quella citata, adottano comportamenti discriminatori nei confronti delle donne soprattutto in una fase, come quella che stiamo vivendo, di crisi economica, sono proprio le lavoratrici le prime ad essere allontanate dai posti di lavoro;
durante il Governo Prodi proprio per far fronte al vergognoso, discriminatorio e ingiusto delle dimissioni in bianco, il Parlamento aveva emanato, all'unanimità, la legge n. 188 del 2007, legge che cancellava tale pratica;
nel giugno del 2008 con il decreto-legge n. 112 del 2008 la legge sulle dimissioni in bianco è stata abolita, perché giudicata troppo complicata la sua applicazione, ma non è stata sostituita con nessun provvedimento «più semplice», ma ugualmente efficace;
l'articolo 141, paragrafo 3, del trattato che istituisce la Comunità europea, fornisce ormai una base giuridica specifica per l'adozione di provvedimenti comunitari volti ad assicurare l'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento in materia di occupazione e di impiego, compreso il principio della parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore;
gli articoli 21 e 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea vietano anch'essi qualsiasi discriminazione fondata sul sesso e sanciscono il diritto alla parità di trattamento fra uomini e donne in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione -:
se non ritenga, alla luce del recepimento, della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità, della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, intervenire immediatamente prevedendo anche specifici stanziamenti.
(5-02121)

CAPARINI e FEDRIGA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
al personale dipendente della società Poste italiane spetta, per il periodo intercorrente dal momento dell'assunzione sino al 28 febbraio 1998 - data di trasformazione dell'ente poste italiane in società per azioni - l'indennità di buonuscita di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1973, n. 1032;
trattasi di quella somma corrisposta al lavoratore una sola volta nella vita al momento della cessazione dal servizio ed è pari a tanti dodicesimi dell'80 per cento dell'ultimo trattamento retributivo annuo e della tredicesima mensilità, per quanti sono gli anni utili;
per i lavoratori postelegrafonici l'articolo 53, comma 6, della legge 30 dicembre 1997, n. 449 (legge finanziaria 1998) dispone che «a decorrere dalla data di trasformazione dell'Ente poste italiane in società per azioni (...) al personale dipendente della società medesima spettano il trattamento di fine rapporto di cui all'articolo 2120 del codice civile e, per il periodo antecedente, l'indennità di buonuscita maturata, calcolata secondo la normativa vigente prima della data di cui all'alinea del presente comma»;
detta disposizione comporta che ai lavoratori postelegrafonici la liquidazione dell'indennità di buonuscita viene calcolata avendo a riferimento a retribuzione percepita al 28 febbraio 1998; Poste italiane ed Ipost (l'Istituto postelegrafonici), infatti, hanno sempre sostenuto che il trattamento di fine rapporto dei dipendenti non comporta la rivalutazione nel tempo della buonuscita maturata presso la cessata amministrazione Postale;
un sistema di calcolo che cristallizza la buonuscita al valore maturato al 28 febbraio 1998 a prescindere dall'effettiva data in cui il lavoratore andrà in pensione penalizza inevitabilmente i lavoratori interessati, creando altresì disparità di trattamento tra i dipendenti di Poste assunti

prima di tale data (la maggioranza) e coloro che sono stati assunti successivamente;
in questi anni i lavoratori collocati in quiescenza hanno prodotto un notevole contenzioso giudiziario per ottenere la rivalutazione della buonuscita sulla base dell'ultima retribuzione percepita prima del collocamento a riposo e non già dell'ultima ante 28 febbraio 1998;
in particolare il Tribunale di Roma, con due ordinanze di identico contenuto, ha sollevato questione di costituzionalità dell'articolo 53, comma 6, lettera a), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nella parte in cui non prevede alcuna forma di indicizzazione o adeguamento monetario per l'indennità di buonuscita dei dipendenti postali maturata alla data del 28 febbraio 1998; la Corte Costituzionale, tuttavia, con sentenza n. 266 del 2006, ha dichiarato non fondata la questione -:
se non ritenga opportuno intervenire in tempi rapidi con iniziative normative volte a chiarire la portata dei comma 6 dell'articolo 53 della legge finanziaria 2008 citato in premessa e porre fine al contenzioso giudiziario in essere.
(5-02123)

CICCANTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in molte parti d'Italia (Umbria, Abruzzo, Campania, Toscana, Veneto, Sicilia, Sardegna e Marche), da alcuni anni sono state rilevate scie chimiche (chem trails), rilasciate da aerei non meglio identificati;
diversamente dagli aerei civili, i quali su rotte predeterminate rilasciano scie di condensazione a dispersione quasi immediata, le scie chimiche riscontrate sono di natura gelatinosa e vengono nebulizzate da aerei che volano a bassa quota e sono irrorate nell'aria attraverso sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo;
da denunce di cittadini - alcune dirette anche all'Autorità Giudiziaria - e da servizi della stampa locale, in particolar modo dell'anconetano, nelle Marche, sembra che da tali scie chimiche derivino conseguenze disastrose sulla salute dei cittadini, stante, per esempio, l'alto numero di tumori rilevati nella vallata feltrina;
il CNR, nel 2005, sembra che abbia rilevato, nelle analisi effettuate su campioni di pioggia coincidente con il rilascio di scie chimiche, una concentrazione al di sopra della norma di sostanze chimiche come quarzo, ossido di titanio, alluminio, idrossido di bario, ritenute pericolose per la salute, in quanto cancerogene;
da precedenti interrogazioni fatte ai Dicasteri competenti, non sono mai arrivate risposte chiare, convincenti ed esaustive, la cui vaghezza ha rafforzato il convincimento che si tratti di fenomeni pericolosi da tenere nascosti;
nella XV legislatura la presente interrogazione è stata presentata al Senato (atto n. 4-02585 dell'8 agosto 2007) rivolta ai Ministeri della salute e della difesa ma essa non ha ricevuto risposta -:
quali accertamenti ed eventuali riscontri siano derivati dall'esame delle scie chimiche in ordine al loro grado di inquinamento dell'aria e di pericolosità per la salute pubblica, soprattutto nell'area feltrinese delle Marche;
in quale circostanze, e con quale scopo si svolgono i voli aerei che rilasciano queste scie chimiche e per quali ragioni vengano eseguiti con tali caratteristiche di rotta, di quota e di esclusività rispetto ai prodotti che irrorano nell'aria;
da chi siano autorizzati e perché autorizzati;
quali informazioni siano state fornite alle popolazioni interessate al fenomeno delle scie chimiche, affinché ogni forma di assicurazione sulla tutela della loro salute sia stata data o sia possibile dare.
(5-02128)

Interrogazioni a risposta scritta:

PEDOTO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
alla luce dei dati più recenti sul fumo in Italia, risulta che il numero di giovani che fanno uso di sigarette non si è affatto ridotto; nel 2009, dicono le statistiche, il numero dei giovani fumatori è passato dal 24 per cento dell'anno precedente al 29 per cento. Vale a dire che oggi in Italia quasi due milioni di ragazzi hanno già acceso la prima sigaretta e la maggior parte lo ha fatto prima dei 16 anni;
in molte trasmissioni televisive non solo non si affronta l'argomento dei danni provocati dal tabagismo e neanche quello della disassuefazione, anzi si danno «lezioni di fumo» (ad esempio il «Grande Fratello»), che ad avviso dell'interrogante costituiscono pubblicità indiretta al tabagismo, senza spiegare in realtà cosa il tabagismo produce;
la giornata mondiale senza tabacco è solo un simbolo che ha bisogno di altri 364 giorni di impegno riguardo alle politiche antifumo: in tema di educazione alla salute è importante che i ragazzi capiscano ed imparino che il fumo è dannoso per loro e per chi sta intorno a loro: secondo l'interrogante, sarebbe opportuno iniziare ad evitare spettacoli diseducativi in televisione -:
come il Ministro interrogato abbia utilizzato i fondi destinati alle politiche antifumo, a quanto ammontino e a chi siano stati erogati;
come le citate risorse siano state impiegate dai soggetti che ne hanno beneficiato, con particolare riferimento all'esigenza di evitare la diffusione di un'immagine artefatta di stili di vita legati non alla tutela della salute ma all'apparire, inteso nel senso effimero del termine;
se attualmente esiste un follow up di successi o di insuccessi che possa essere di indicazione al Governo per migliorare le strategie di prevenzione o repressione future;
se i Ministri non ritengano opportuno predisporre delle campagne contro il fumo nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, affinché i ragazzi imparino a capire che il fumo è dannoso.
(4-05071)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
se sia a conoscenza di quanto pubblicato dalla giornalista Simone Ravizza, nell'edizione del Corriere della Sera del 16 novembre 2009, «Milano: anestesisti in ferie al Sacco. Parto indolore sospeso per Natale»;
in particolare si racconta che incredibilmente all'ospedale Sacco di Milano, dove mediamente nascono ogni anno milleduecento bambini, si prevede che per Natale non saranno possibili parti indolore, e il motivo sarebbero «le ferie degli anestesisti nel periodo natalizio: i pochi medici che resteranno al lavoro dovranno, ovviamente, occuparsi soprattutto dei casi urgenti»;
le future mamme avrebbero appreso la notizia nei giorni scorsi dalle ostetriche: l'ospedale «Sacco» non sarà in grado di garantire l'epidurale gratis dal 24 dicembre al 7 gennaio;
si tratterebbe di una sospensione dei parti indolori condizionata al pagamento; nell'articolo, infatti, si riferisce che le uniche donne che potranno vedersi assicurato il parto naturale senza dolore sono le partorienti disposte a pagare 900 euro;
la protesta è montata nel giro di poche ore, concretandosi sotto forma di lettere di denuncia ai vertici dell'ospedale «Sacco» e all'assessorato della Sanità;

l'Ufficio relazioni con il pubblico dell'ospedale «Sacco» avrebbe giustificato il clamoroso disservizio con i problemi di personale: «L'organico non permette la garanzia di copertura dell'epidurale durante il periodo natalizio», si legge nelle e-mail di risposta inviate alle partorienti;
lo staff dell'ospedale «Sacco» risulterebbe infatti composto da 32 medici. Dal 19 maggio l'arrivo di due anestesisti in più ha permesso l'estensione del parto senza dolore anche al weekend. In questo senso si è fortemente attivata la neo-primaria dottoressa Irene Cetin, tra le poche donne in Italia a capo di un reparto di ostetricia e ginecologia. Ma i rinforzi, evidentemente, non sono sufficienti per garantire l'anestesia alle partorienti 365 giorni l'anno;
ancora una volta, dunque, la carenza di anestesisti si scontra con il diritto (negato) di non soffrire per la nascita di un figlio. L'epidurale è entrata tra le cure rimborsabili dal servizio sanitario dall'aprile 2008, ma spesso viene considerata un optional. Fin dal 2003 la regione Lombardia, con l'allora assessore alla sanità, Carlo Borsani, ne fece un suo cavallo di battaglia;
da quattro anni la regione Lombardia stanzia 5 milioni di euro l'anno per favorire la creazione di servizi di analgesia ostetrica all'interno degli ospedali. Eppure l'epidurale gratuita - 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno - spesso resta un miraggio anche a Milano, dove ogni anno nascono circa 23 mila bambini;
appare assurdo e inaccettabile che l'anestesia per le partorienti all'ospedale «Sacco» sia garantita gratuitamente nei giorni feriali e non in quelli festivi e natalizi -:
se il Ministro intenda acquisire elementi con riferimento alla vicenda ricordata in premessa e con riguardo alla qualità del servizio reso al fine di verificare se possa determinarsi una compromissione dei livelli essenziali di assistenza.
(4-05074)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'agenzia di informazioni «Dire» il 17 novembre 2009 da Palermo, ha reso noto che bambini autistici rimangono senza assistenza e che i progetti di terapia sono stati sospesi per mancanza di fondi;
in particolare, si riferisce che i genitori dei bambini autistici, che nei giorni scorsi hanno manifestato davanti alla sede dell'assessorato alla sanità della Sicilia, continueranno la loro protesta scattata da quando l'Asp, per mancanza di fondi, ha sospeso a Palermo i progetti di terapia delle sindromi autistiche all'aiuto materno. Per questi bambini la terapia riabilitativa è indispensabile ed è l'unica speranza per i genitori. Anche per loro, infatti, il training dell'aiuto materno e fondamentale, perché li aiuta a relazionarsi meglio con i loro figli. Inoltre l'assenza perdurata delle terapie porta i bambini a regredire lentamente, facendo perdere tutti i progressi raggiunti. Secondo quanto riferisce il presidente della Commissione Affari Sociali del comune di Palermo Giovanni Greco «l'Asp 6 si attivi celermente a sbloccare le somme indirizzate al progetto integrazione sociale autismo riconfermando il personale qualificato esistente! Il progetto innovativo volto a favorire l'integrazione sociale dei soggetti affetti da turbe dello spettro autistico e al miglioramento della qualità di vita della famiglia necessita di un intervento immediato. Da tempo la Regione Sicilia dispone di somme in soccorso ai soggetti affetti da autismo, con l'obiettivo principale di favorirne l'integrazione alla vita quotidiana creando percorsi individualizzati, migliorando la qualità della vita dell'intera famiglia e incrementando così la valenza sociale dell'intervento terapeutico. Senza risorse verrebbe meno il rapporto fra bisogni, obiettivi, diritti sociali collegati all'azione»;

la direzione generale dell'Asp, intanto, fa sapere che «è partito l'iter per il bando di selezione delle figure altamente specializzate necessarie a questo tipo di progetti con la speranza di ripartire all'aiuto materno prima di natale. In futuro poi si pensa di avviare la formazione sul fronte dell'autismo per il personale interno». Le famiglie che vivono questo dramma vogliono puntare l'attenzione anche sulle linee guida regionali della rete assistenziale per le persone affette da sindromi autistiche che sono rimaste sulla carta;
in Sicilia, secondo una stima del 2007, sono 5 mila i soggetti autistici e di essi i censiti nella provincia di Palermo sono 1.800. Un programma di assistenza per loro è previsto in un decreto regionale pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1o febbraio 2007. Attualmente, però, le strutture siciliane, i servizi pubblici in grado di sollevare la famiglia dall'onere di un'assistenza adeguata, per un soggetto su tre, sono quasi inesistenti. Le associazioni di volontariato operanti nel settore si sono rivolte ripetutamente all'assessorato regionale per la sanità reclamando la necessità di essere informate sull'esistenza e l'operatività di tali servizi, sulle modalità di accesso, sul budget loro assegnato in un periodo di tagli più che di investimenti -:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto riportato in premessa e, in particolare, se gli impegni assunti dalla regione Sicilia con il piano di rientro dei disavanzi sanitari abbiano comportato una riduzione delle risorse destinate alle attività di assistenza per i minori autistici.
(4-05075)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
presso l'ospedale «Perrino» di Brindisi è ricoverata una donna originaria di San Giorgio Jonico, la signora Mirna S., di 60 anni, ammalata di Sclerosi laterale amiotrofica da 15 anni;
la signora Mirna S. ha chiaramente manifestato la volontà che siano interrotte le cure cui è sottoposta. Ciò è stato accertato dal procuratore capo della Repubblica di Brindisi, dottor Marco Di Napoli;
proprio la procura, attraverso il Pubblico Ministero di turno dottor Giuseppe De Nozza aveva disposto una perizia medico-legale ed una perizia psichiatrica sulla donna, per stabilire se è in grado di intendere e di volere;
dagli accertamenti disposti è emerso chiaramente che la donna è in grado perfettamente di stabilire a quali cure essere sottoposta, e quali al contrario, rifiutare, e ha chiaramente manifestato la sua volontà scrivendola con il suo linguaggio, sbattendo le palpebre allo scorrere dello lettere dell'alfabeto, e componendo le due parole: «Voglio morire»;
ora la procura ha chiesto al giudice tutelare la nomina di un amministratore di sostegno per le decisioni del caso, ma questi - una volta nominato - non potrà non tenere presente la volontà della donna;
mentre si svolge tutta questa penosa, avvilente, inutile trafila, il tempo trascorre e le condizioni della donna si aggravano, procurandole un'inutile e dolorosa agonia, esattamente quello che Mirna non vuole e ha chiesto le sia evitato;
la signora Mirna S. attualmente è intubata, ed entro dieci giorni dovrebbe essere eseguito un intervento di tracheotomia, che però richiede il consenso della paziente;
sia l'interessata che i suoi familiari rifiutano l'intervento, e chiedono che questa loro decisione sia rispettata, pur avendo benissimo compreso a quali conseguenze essa può portare;
appare gli interroganti grave, sconcertante e inaccettabile che la manifestazione

di volontà della signora Mirna S. chiaramente espressa, sia stata così clamorosamente disattesa -:
quali iniziative, anche normative il Governo intenda assumere affinché, quanto meno ogni qualvolta sia chiaramente ed inequivocabilmente accertata la volontà del paziente, sia assicurato il diritto al rifiuto delle cure mediche.
(4-05076)

...

RAPPORTI CON IL PARLAMENTO

Interrogazione a risposta immediata:

MELCHIORRE, RICARDO ANTONIO MERLO e TANONI. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il terremoto che ha colpito l'Abruzzo la mattina del 6 aprile 2009 ha avuto - come noto - conseguenze devastanti in termini di vite umane e di danni materiali;
sulla base della valutazione del grado macrosismico condotta dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), alla luce dell'interpretazione della scala Mercalli-Cancani-Sieberg effettuata dai tecnici della protezione civile, il capo del dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, nella sua qualità di commissario delegato al terremoto, ha provveduto ad individuare con due decreti, il primo, il n. 3 del 16 aprile 2009, ed il secondo, il n. 11 del 17 luglio 2009, la lista di comuni che ricadono nel perimetro del cosiddetto «cratere sismico», ovvero quella porzione di territorio abruzzese che, avendo subito un'intensità del terremoto uguale o superiore al VI grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg, è stata considerata immediatamente destinataria delle risorse economiche e delle agevolazioni ai fini della ricostruzione e della riattivazione del tessuto socio-economico, previste ex decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77. Del tutto inaspettatamente, nonostante i 156 edifici pubblici, 207 attività produttive e 1956 abitazioni private siano state dichiarate inagibili, i comuni ricadenti nell'area del centro Abruzzo, segnatamente i comuni dell'area Peligna, sono stati estromessi dal cosiddetto «cratere sismico» e perciò da tutte quelle misure previste per la riattivazione socio-economica dell'area;
tale decisione ha comportato per le comunità del centro Abruzzo un grave danno, approfondendo la già grave crisi socioeconomica in cui versava l'intera area -:
se il Ministro interrogato intenda spiegare in base a quali criteri dagli elenchi dei comuni contenuti nei decreti del commissario delegato di cui sopra siano state estromesse diverse realtà comunali che fanno riferimento al centro Abruzzo, segnatamente i comuni dell'area Peligna, che hanno, loro malgrado, sofferto analoghi o superiori danni rispetto agli altri comuni destinatari delle misure socioeconomiche previste dalla legge e se, contestualmente, una volta per tutte, si chiarisca se del criterio del VI grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg richiamato nei decreti del 16 aprile 2009 e del 17 luglio 2009 esista o meno un «criterio interpretativo ufficiale», suscettibile, pertanto, di essere riutilizzato in costanza di ulteriori episodi sismici.
(3-00781)

TESTO AGGIORNATO AL 5 LUGLIO 2010

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta immediata:

VIETTI, DELFINO, POLI, ANNA TERESA FORMISANO, PEZZOTTA, COMPAGNON, CICCANTI, NARO, CERA, RIA, MONDELLO, RUGGERI, NUNZIO FRANCESCO TESTA, ZINZI, CIOCCHETTI, DIONISI, TASSONE, RAO, GALLETTI, OCCHIUTO e PISACANE. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
si susseguono in molte regioni italiane le manifestazioni di solidarietà e le

iniziative di sensibilizzazione in favore dei dipendenti della società Agile-Eutelia, che, come è noto, in data 15 giugno 2009, ha annunciato di aver perfezionato la cessione alla società Omega spa delle proprie attività industriali nel settore dell'information technology;
a seguito di tale decisione la metà dei dipendenti della società è minacciata dalla procedura di licenziamento collettivo (1.192 persone su 1.937 in tutta Italia, 229 su 311 nel solo Piemonte);
trattasi di un'eventualità molto concreta che produrrebbe un grave impatto sociale, tenuto conto del numero di persone interessate dai licenziamenti, nonché un ingente danno economico per la perdita di un notevole patrimonio tecnologico e di professionalità in un settore strategico della nostra economia;
trasversalmente, tutti i gruppi politici locali e nazionali hanno richiesto un'iniziativa concreta del Governo per scongiurare la procedura di riduzione del personale -:
se non ritenga di convocare rapidamente un tavolo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che, attraverso un confronto con tutte le parti interessate, esamini e trovi una soluzione condivisa a tutela della stabilità occupazionale
(3-00782)

Interrogazione a risposta in Commissione:

MOTTA e VANNUCCI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 29 ottobre 2009 il direttore della filiale di Parma di Poste Italiane S.p.a. ha inviato una nota al sindaco del comune di Borgo Val di Taro in provincia di Parma con la quale annunciava l'intenzione di disporre, a decorrere dal 31 ottobre 2009, la chiusura pomeridiana del locale ufficio postale;
nella nota di Poste italiane si è fatto riferimento alla necessaria «ottimizzazione» degli orari di apertura degli uffici postali in considerazione dei volumi di attività degli sportelli;
la decisione di Poste Italiane è stata unilaterale e da parte della dirigenza locale non è stata espressa alcuna volontà di confronto con le amministrazioni locali che peraltro in precedenti occasioni di incontro avevano evidenziato tutte le criticità che sarebbero seguite all'adozione di un orario più restrittivo da parte dell'ufficio postale;
l'ufficio postale di Borgo Val di Taro era l'unico, nell'area appenninica dell'alta Val Taro Val Ceno di Parma ad effettuare l'apertura pomeridiana;
la soppressione del servizio pomeridiano sta già comportando non trascurabili disagi a tutta la popolazione residente nei comuni dell'Alta Val Taro Parmense, oltre 15.000 abitanti, per la quale Borgo Val di Taro rappresenta un centro di presidio per l'erogazione di servizi essenziali -:
se il Ministro interrogato conosca gli estremi del piano di «ottimizzazione» del servizio attuato da Poste Italiane nel territorio dell'Alta Val Taro parmense;
se il Ministro interrogato non ritenga di richiedere a Poste Italiane una maggiore attenzione alle specificità dei territori di montagna e la conseguente ridefinizione della scelta che ha portato alla chiusura pomeridiana dell'ufficio postale di Borgo Vai di Taro.
(5-02125)

Interrogazioni a risposta scritta:

TORAZZI, FAVA, COMAROLI, REGUZZONI e STUCCHI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nella area del comune di Castelleone (Cremona), di 9.500 abitanti, a partire dal maggio scorso la crisi economica ha colpito progressivamente:
la NOVA srl fondata nel 1980 con 29 dipendenti e attiva nel settore metalmeccanico,

con la perdita di 23 posti di lavoro e la trasformazione dell'azienda in cooperativa gestita dai restanti 6 dipendenti;
la SACO SpA azienda metalmeccanica di 100 dipendenti del gruppo Gildemeister, causandone la chiusura, con il riassorbimento di soli 12 dipendenti nello stabilimento di Brembate (a 65 Km di distanza);
la Marsili SpA sempre del ramo metalmeccanico specializzata in bobinatrici e sistemi d'assemblaggio, di 200 dipendenti che a fine giugno ha annunciato l'esubero di 60 dipendenti;
la Comandulli macchine per il marmo, di 94 dipendenti, che alla fine di ottobre ha dichiarato l'esubero di 35 dipendenti;
a ciò si aggiunge l'esplosione della cassa integrazione che nel 2009 per le piccole aziende ha interessato il 20 per cento del totale, con evidente difficoltà di riassorbire coloro che hanno perso l'occupazione -:
se il Ministero sia al corrente del drammatico stato di crisi sopra esposto, se non ritenga necessario convocare un tavolo ministeriale per analizzare la crisi del distretto della meccanica di Castelleone ed individuare strumenti, anche straordinari, per il rilancio dell'economia dell'area, considerata l'elevata specializzazione della manodopera interessata.
(4-05065)

REGUZZONI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in risposta a interrogazione dello scrivente (4-01810) il Governo, con riferimento ai servizi gestiti da Poste Italiane, affermava «Con riferimento alle criticità concernenti la qualità del servizio del recapito dei prodotti editoriali, la, concessionaria del servizio universale ha reso noto di aver posto in essere una serie di iniziative, in collaborazione con le principali associazioni di categoria, per monitorare la qualità del servizio erogato e applicare le azioni correttive che si rendessero eventualmente necessarie»;
il Governo affermava inoltre: «la società ha assicurato che sono in fase di attuazione le seguenti iniziative: processo di monitoraggio e certificazione esterna dei livelli generali di servizio del comparto editoria; attivazione di gruppi di lavoro con tutte le principali associazioni (FIEG, AIE, USPI, ANES) per un confronto sistematico e trasparente sulle modalità di svolgimento del servizio di recapito; implementazione di un'attività di monitoraggio delle consegne, attuata anche attraverso l'utilizzo di strumenti innovativi messi a disposizione dei portalettere» -:
se si siano state effettivamente poste in essere, da parte di Poste Italiane, le azioni citate;
se ed in che misura il citato monitoraggio sulla qualità del servizio effettuato registri novità, e se le stesse siano positive o meno.
(4-05068)

...

TURISMO

Interrogazione a risposta scritta:

REGUZZONI. - Al Ministro per il turismo. - Per sapere - premesso che:
in risposta a interrogazione dello scrivente (4-03345) il Governo affermava «L'expo è infatti un'occasione di comunicazione e di competizione con i maggiori partner mondiali per mostrare la capacità dell'Italia di sostenere la competizione in un mondo globalizzato. Per l'Italia essa sarà anche l'occasione di promuovere l'Esposizione Universale di Milano con i cui organizzatori il commissariato sta definendo uno specifico programma di collaborazione;
la realizzazione di tali obbiettivi sarà possibile grazie alle risorse già stanziate dal Parlamento, ma anche grazie alle integrazioni già ottenute e prospettate dal

settore privato soprattutto sotto forma di finanziamenti mirati» -:
se sia stato effettivamente definito il programma di collaborazione citato e quali siano i contenuti strategici e operativi del citato programma.
(4-05067)

...

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Velo n. 5-00734 del 4 dicembre 2008.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Ciccanti n. 4-00367 del 16 giugno 2008 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-02128.