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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Giovedì 10 maggio 2012

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   sulla base di un'indagine dal medesimo effettuata in quarantatré comuni della provincia di Bologna, si evidenzia la compenetrazione fra incarichi pubblici, ruoli di partito ed istituzionali che caratterizzano la sinistra nei comuni analizzati;
   nonostante le affermazioni di presunta «laicità» delle istituzioni, il Partito Democratico condiziona ancora abbondantemente le medesime con quella che all'interpellante appare una singolare mancanza di senso dello Stato, identificandosi sempre più con gli enti locali secondo la vecchia tradizione del Partito Comunista;
   sarebbe opportuno definire in termini precisi, senza ledere l'autonomia comunale, i poteri d'intervento dei comuni nelle società miste pubblico-private create dai medesimi per la gestione di particolari settori della vita comunale, con particolare riferimento alle lesione dei diritti dei cittadini per quanto riguarda l'aumento ingiusto di tariffe concernenti i servizi comunali in relazione al quale non vi sono, ad avviso dell'interpellante, molte possibilità di opposizione da parte del cittadino, dell'utente o del consumatore –:
   se il Governo intenda assumere iniziative normative volte all'istituzione di una autorità indipendente o di un organismo di controllo, insediato presso la Presidenza del Consiglio dei ministri sull'esempio di altri organismi, con il compito di verificare le motivazioni degli aumenti delle tariffe dei servizi pubblici a fronte di proteste di cittadini e categorie economiche ingiustamente penalizzate.
(2-01489) «Garagnani».

Interrogazione a risposta orale:


   BIANCONI, BRUNETTA, MELONI, ALBERTO GIORGETTI, DE CORATO, PELINO, SCANDROGLIO, MOLES, DI CATERINA, CASTELLANI, POLIDORI, MISEROTTI, BECCALOSSI, SAMMARCO, SISTO, CICCIOLI, MUSSOLINI, MIGLIORI, ABELLI, DEL TENNO, BOCCIARDO, BELLOTTI, CATANOSO, MILANESE, DI VIRGILIO, MAZZONI, ROMELE, MANCUSO, CROLLA, NASTRI, LUNARDI, DE CAMILLIS, FAENZI, MARTINELLI, DE ANGELIS, HOLZMANN, SPECIALE, GHIGLIA, TOMMASO FOTI, NOLA, MINASSO, LAFFRANCO e CANNELLA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   il senatore professor Mario Monti, Presidente del Consiglio dei ministri, dichiarò il giorno 8 maggio 2012 in occasione di un convegno che «le conseguenze umane» di diversa natura «causate dall'odierna situazione economica del Paese» «devono far riflettere chi ha portato l'economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire»;
   tale dichiarazione fu interpretata dalla generalità delle agenzie di stampa come l'attribuzione della responsabilità morale dei numerosi suicidi verificatisi alle forze politiche che avevano la responsabilità del Governo precedente a quello attuale;
   questa interpretazione fu smentita dal Presidente del Consiglio senza peraltro che egli delucidasse sul reale significato delle locuzioni pronunciate e sui destinatari della sua accusa;
   è ineludibile che il senatore professor Mario Monti debba esplicitare a tutto tondo le sue dichiarazioni, sia sotto il profilo meramente etico per la gravità delle accuse espresse, che implicano il dovere di responsabilità per il pronunciante e il diritto di difesa per il destinatario, sia perché dette accuse registrano il dato politico di attribuzione di colpe circa la presente situazione economico-sociale ad altri, diversi dal Governo in carica e l'ulteriore e simmetrico dato politico – egualmente rilevante – di una pretesa autoassoluzione dello stesso;
   che l'assunto politico ora espresso abbia natura meramente soggettiva è vieppiù documentato dalle prese di posizione e dalle valutazioni espresse non tanto dalle forze politiche in campo, ma da istituzioni ed enti neutrali per definizione, quali la Corte dei conti, la Banca d'Italia, il Garante per la protezione di dati personali ed altri, sia da enti ed istituzioni che rappresentano vastissimi strati di popolazione, interessi sociali ed economici reali, aspirazioni spirituali diffuse, quali tutte le associazioni sindacali, l'associazione industriali, altre associazioni di categoria, la CEI;
   peraltro, l'assunto in discorso appare ancor più apodittico se si valutano le critiche portate dalla stampa di settore, e anche dalle testate più quotate a livello mondiale e dal premio Nobel Joseph Stiglitz. E dunque appare dovere etico e politico che il Presidente del Consiglio esplichi in modo compiuto cosa mai intendesse con quelle locuzioni ed evidenzi in chiaro a chi essi fossero dirette;
   infatti, allo stato, molteplici potrebbero essere le opzioni e diverse sarebbero le conseguenze e le valutazioni politiche, se, per esempio il Presidente del Consiglio si fosse riferirò agli speculatori internazionali che hanno giocato e scommesso sulla sostenibilità del debito pubblico italiano; oppure ai grandi gruppi bancari, realtà peraltro ben nota e rappresentata nel suo Governo, che, se così si può dire, hanno smesso di fare le banche di credito e hanno iniziato a fare le banche di investimento; oppure se si riferisse ai cosiddetti «soliti noti», quali Goldman Sachs, realtà nota al professor Monti, o ad enti e associazioni internazionali, anch'essi di conoscenza del Presidente del Consiglio, conosciuti per la loro incidenza nella determinazione delle linee guida della governance economica internazionale;
   peraltro in questa ricerca di responsabilità «altra» – tecnica nota alla peggiore delle vecchie politiche – il senatore professor Mario Monti ha obliterato una circostanza che potrebbe invece far ipotizzare una sua personale specifica responsabilità politica in proposito e cioè la sua nota e dichiarata dipendenza culturale dai principi di rigore e di politica europea di stampo germanico («fra gli economisti sono il più tedesco»; «cambierò mentalità ai miei connazionali, li farò più tedeschi») che, fra le altre conseguenze, ha comportato l'erogazione di 35 miliardi di euro di contributo italiano per il salvataggio della Grecia, senza che tale pesantissima misura caldeggiata dalla Germania, passasse dall'approvazione parlamentare, misura che ha bruciato oltre il 150 per cento delle risorse che si stima riverranno dalla riscossione dell'IMU –:
   cosa esattamente e con la massima precisione volesse dire e significare il Presidente del Consiglio dei ministri con la locuzione «conseguenze umane» di diversa natura pronunciate l'8 maggio 2012 e se fra tali conseguenze umane vi fossero ricompresi i suicidi che si stanno verificando;
   a chi precisamente ed esattamente e con quali motivazioni si volesse riferire se non al Popolo delle libertà quando nella stessa circostanza di cui sopra ebbe ad indicare «chi ha portato l'economia in questo stato»;
   se non ritenga ingiustificato ed un fuor d'opera il tentativo autoassolutorio dell'operaio del suo Governo, in specie in presenza di critiche nazionali ed internazionali così serrate, puntuali ed in presenza di provvedimenti quali quella dell'erogazione di un contributo di 35 miliardi di euro a favore della Grecia a fronte di un introito stimato per l'IMU di 20-21 miliardi di euro. (3-02264)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MARCHIONI, MANTINI e LULLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   nell'ambito della direttiva sulla spending review sarebbero previsti tagli per la riduzione dei costi nella pubblica amministrazione pari a 4,2 miliardi in 7 mesi (1° giugno-31 dicembre 2012) anche attraverso il «compattamento di uffici e amministrazioni»;
   in tale prospettiva, secondo recenti notizie di stampa, si prospetterebbe la soppressione del dipartimento per sviluppo e la competitività del turismo e la sua sostituzione con un semplice ufficio, accorpato al Ministero delle politiche regionali;
   la notizia ha suscitato viva preoccupazione nelle associazioni nazionali di categoria, tra gli assessori al turismo delle regioni italiane, oltre che tra le associazioni dei consumatori;
   qualora si volessero conseguire consistenti risparmi di spesa nell'ambito delle spese per il funzionamento del dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, pari a 2.799.330 euro, sarebbe sufficiente:
    a) sopprimere la «Struttura di missione per il rilancio dell'immagine dell'Italia», duplicato dell'ENIT, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, istituita il 15 dicembre 2011, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, conseguendo un risparmio di 1.349.330,92 euro annui, oltre alle spese di funzionamento e la gestione delle attività;
    b) sopprimere tre servizi di livello dirigenziale in fase di copertura nel dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo (relazioni comunitarie e attività internazionali, interventi e realizzazione progetti per il settore turistico, affari generali e giuridici) con un risparmio di 360.000 euro, e altri due servizi di livello dirigenziale in fase di copertura nel dipartimento per gli affari regionali e lo sport (ufficio per il federalismo amministrativo e servizio alla persona e alla comunità) con un risparmio di 320.000 euro;
   di recente, parlando ai parlamentari riuniti nell'Osservatorio parlamentare per il turismo, il Ministro Piero Gnudi, ha affermato che il turismo nei prossimi 10 anni potrebbe dare un contributo al prodotto interno lordo fino al 18 per cento con la possibilità di creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro, prospettiva accolta con largo consenso da parlamentari e dagli operatori del mondo del turismo;
   tali ambiziosi obiettivi sono difficilmente raggiungibili senza avere il dipartimento come riferimento e prevedendo ulteriori tagli a un settore strategico che può dare un contributo rilevante per lo sviluppo e il lavoro;
   da tempo il settore del turismo è in attesa di una incisiva riforma della sua governance, mentre le già esigue dotazioni finanziarie sono state falcidiate, passando dai 49 milioni di euro del 2009 ai 18,6 del 2011;
   la prospettata soppressione del dipartimento sarebbe la pietra tombale sulle legittime aspirazioni di serie politiche nazionali a sostegno del settore, di cui il turismo ha bisogno; è dunque necessario mantenere il dipartimento e la prospettiva di politiche unitarie nazionali, come accade negli altri Paesi e nel rispetto delle competenze regionali;
   lo sviluppo del turismo è, nel nostro Paese, condizione necessaria per la crescita complessiva del sistema economico; tagliare sulle politiche per il settore non è un risparmio, ma una rinuncia a promuovere politiche di crescita e di rilancio;
   fino ad oggi per il turismo si sono moltiplicati indirizzi che con il tempo si sono rivelati sbagliati; dopo tanti cambiamenti riconosciuti non efficaci, per promuovere una strategia vincente per il turismo italiano, che continua a scendere nelle classifiche del turismo mondiale, prima di fare scelte affrettate, è forse giunto il momento di aprire una riflessione ampia sulla governance del settore, che coinvolga tutti i soggetti interessati –:
   quali iniziative si intendano assumere per scongiurare l'ipotesi della soppressione del dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, anche prevedendo tagli mirati di spesa. (5-06831)


   BORGHESI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il consiglio di amministrazione dell'ICE – Istituto nazionale per il commercio estero, dopo diverse audizioni di candidati sia interni che esterni all'Istituto, ha nominato con deliberazione n. 090/2011 del 29 aprile 2011 il direttore generale dell'ente nella persona del dottor Gabriele Andreetta;
   il decreto-legge 6 luglio 2011, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha soppresso l'ICE – Istituto nazionale per il commercio estero e ha previsto all'articolo 14, comma 20, che «per garantire la continuità dei rapporti che facevano capo all'ICE e la correttezza dei pagamenti, il predetto ufficio per gli affari generali del Ministero dello sviluppo economico può delegare un dirigente per lo svolgimento delle attività di ordinaria amministrazione»;
   l'incarico di dirigente delegato previsto dal succitato articolo 14, comma 20, è stato assegnato ad un dirigente del soppresso Istituto e non al direttore generale;
   il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha previsto l'istituzione dell'ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, stabilendo all'articolo 22, comma 8, che «Il dirigente delegato di cui al comma 26-bis dell'articolo 14 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, come inserito dal presente articolo, esercita i poteri attribuiti ai sensi della legge 25 marzo 1997, n. 68, al consiglio di amministrazione e al direttore generale del soppresso Istituto necessari per la realizzazione delle iniziative di cui al comma 7, stipula i contratti e autorizza i pagamenti»;
   l'incarico di dirigente delegato generale non è stato assegnato, ancora una volta, al direttore generale del soppresso Istituto, ma al dirigente generale dell'ufficio per gli affari generali e le risorse del Ministero per lo sviluppo economico;
   allo stesso dottor Gabriele Andreetta continua a vedersi corrisposto mensilmente, secondo quanto risulta da diverse fonti, compreso lo stesso sito internet del soppresso istituto, il normale trattamento economico previsto dal suo contratto pari ad oltre 20.000 euro lordi mensili, nonostante non possa esercitare per legge le sue funzioni, attribuite al dirigente delegato generale, incarico assegnato ad altro dirigente;
   il contratto in essere con il dottor Gabriele Andreetta scadrà solo in data 9 maggio 2015;
   con decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2012 previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, il consiglio di amministrazione dell'ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, fatto che lascia presupporre un'imminente nomina anche del direttore generale –:
   quali siano le motivazioni della mancata rescissione del contratto in seguito alla soppressione dell'ente;
   quali iniziative intendano compiere sia per evitare che una simile situazione si prolunghi ulteriormente considerata la durata quadriennale del contratto in essere, sia per accertare eventuali responsabilità discendenti dall'aver finora corrisposto nove mensilità di stipendio ad un direttore generale impossibilitato per legge a svolgere le sue funzioni. (5-06837)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SANGA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
   da poco meno di due anni anche in provincia di Bergamo, come nel resto della Lombardia e in gran parte d'Italia, è avvenuto il passaggio definitivo, per il segnale delle emittenti televisive, al digitale terrestre;
   in Valle Brembana, e in particolare a San Pellegrino Terme, il nuovo sistema ha sempre creato problemi che, malgrado le ripetute rassicurazioni, non sono mai stati risolti;
   il sindaco di San Pellegrino Terme, Vittorio Milesi, denuncia ora che, nel suo Comune, le famiglie ricevono solo 3 canali Rai su un totale di 15 disponibili per gli utenti nel bouquet messo a disposizione, a livello nazionale, dalla televisione pubblica;
   lo stesso primo cittadino aveva sollecitato già a gennaio un intervento dei tecnici della Rai senza ricevere alcuna risposta al punto da affermare oggi, come riportato dalla stampa locale, che «la situazione è inaccettabile per un servizio pubblico per il quale si chiede di pagare un canone»;
   tale disservizio, secondo quanto riferito da numerosi residenti, non riguarda solo San Pellegrino Terme ma molti altri comuni della Valle, come Clanezzo, Sedrina, Cusio, Santa Brigida e Oltre il Colle;
   in un altro paese, Averara, i canali della Rai captati sono sei ma solo perché il comune paga da sé un ripetitore installato in località Cugno;
   i sindaci della zona denunciano il grave atteggiamento della Rai che «mostra totale disinteresse verso le problematiche sollevate» visto che risulta in regola, come rilevano gli amministratori locali, «coprendo il 98 per cento territorio nazionale e lasciando noi nel rimanente 2 per cento –:
   che cosa si intenda fare, con tempestività ed urgenza, per assicurare che le soluzioni a tale pesante disservizio, subito da cittadini in regola con il pagamento del canone, vengano individuate nelle sedi opportune in tempi rapidi al fine anche di evitare, in questo periodo di crisi, un aggravio dei costi per le casse comunali a causa della gestione di impianti supplementari;
   quali provvedimenti si intendano assumere per accertarsi che la Rai provveda con tempestività a rispondere agli appelli degli amministratori locali e a mettere a disposizione le sue competenze tecniche per consentire a tutti i residenti della zona l'efficace ricezione dei 15 canali del servizio pubblico. (4-15991)


   TOCCAFONDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   la fornitura del servizio postale e delle prestazioni in esso ricomprese è un servizio universale, sancito per legge «da fornire permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane» (decreto legislativo n. 261 del 1999 attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio;
   nel suddetto decreto legislativo è specificato che il servizio universale è caratterizzato come segue: a) la qualità è definita nell'ambito di ciascun servizio e trova riferimento nella normativa europea; b) il servizio è prestato in via continuativa per tutta la durata dell'anno; c) la dizione «in tutti i punti del territorio nazionale» trova specificazione, secondo criteri di ragionevolezza, attraverso l'attivazione di un congruo numero di punti di accesso, al fine di tenere conto delle esigenze dell'utenza. Detti criteri sono individuati con provvedimento dell'autorità di regolamentazione;
   a seguito del passaggio nel 1998 di Poste italiane da ente pubblico economico a società per azioni in tutto è stato avviato in tutto il territorio nazionale, ed anche in Toscana, un drastico processo di razionalizzazione del servizio postale universale: dalla chiusura degli uffici alla riduzione di orari e giorni per gli sportelli dislocati sul territorio;
   come previsto nel decreto legislativo n. 261 del 1999 articolo 3 comma 12, lo Stato italiano contribuisce a finanziare l'onere per la fornitura del servizio universale con trasferimenti quantificati nel contratto con il Ministero dello sviluppo economico;
   l'onere del servizio postale universale riguardante l'esercizio 2010, al netto delle somme stanziate dallo Stato per compensazioni finanziarie per euro 364.000.000,00, è risultato pari a euro 325.000.000,00 (Decreto Ministero dello sviluppo economico 1o luglio 2011 «Fondo di compensazione degli oneri del servizio postale universale. esercizio 2011);
   il decreto legislativo n. 58 del 2011 affida direttamente a «Poste italiane» il servizio universale per altri 15 anni, prevedendo una verifica quinquennale, operata dall'autorità di regolamentazione sulla base di criteri da essa predisposti, di miglioramenti di efficienza, a pena di revoca dell'affidamento;
   dall'ultimo accertamento dell'ispettorato territoriale della direzione generale per la regolamentazione del settore postale del Ministero dello sviluppo economico nella regione Toscana risultano sanzionati il 10 per cento dei casi accertati (dati Ministero);
   i richiami e le segnalazioni risultano fatte dai residenti, in maggioranza, dei comuni montani, in particolare quelli con più bassa densità di popolazione, che storicamente denunciano situazioni difficili da servire con gravi disagi (soprattutto per le fasce più deboli, ma non solo);
   la mancanza di ufficio postale in molti di questi comuni montani e disagiati è aggravato dal fatto che non sono attive reti di adsl efficienti che possano garantire almeno parte dei pagamenti on line;
   nel caso specifico del comune di Firenzuola (comune montano dell'appennino romagnolo) e delle enormi difficoltà che l'amministrazione ha nell'erogare i servizi sul territorio comunale, considerata la grande estensione territoriale (3o in Italia) e la bassa densità di popolazione (la popolazione del comune non supera i 5000 abitanti);
   nella frazione di Bruscoli, comune di Firenzuola, da pochi giorni senza nessun tipo di comunicazione (o preavviso) né alla popolazione né tanto meno alle autorità competenti è stato in maniera quindi unilaterale decisa, da parte di Poste italiane, la chiusura dell'ufficio postale in questione (aperto tra l'altro già con orario ridotto);
   la frazione di Bruscoli dista dal più vicino ufficio postale nel territorio comunale ben 13 chilometri (di strada di montagna) e da Firenzuola ben 22 chilometri;
   non dispone né di una linea adsl né di una ricevitoria che possa in qualche modo garantire parzialmente, almeno online, alcuni pagamenti e altri servizi ai cittadini;
   i collegamenti con i mezzi pubblici (autobus) sul territorio di Firenzuola sono scarsi e non garantiscono collegamenti efficienti alle persone anziane o senza mezzo proprio;
   Bruscoli ospita ben 5 aziende di pelletterie, 2 forni, 2 ristoranti, 1 alimentari/tabacchi, 2 agriturismi, varie aziende agricole di allevamento di bovini, ed è quindi una piccola frazione ma molto attiva produttivamente;
   la chiusura dell'ufficio postale in territorio montani come Firenzuola ed in particolare Bruscoli sono da considerarsi servizi essenziali da preservare e valorizzare –:
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto descritto in premessa;
   quali misure intenda mettere in atto per tutelare gli abitanti toscani della frazione di Bruscoli in modo da scongiurare la chiusura definitiva dell'ufficio postale;
   se non ritenga opportuno convocare la direzione regionale di Poste italiane spa per scongiurare che la riorganizzazione dell'azienda e del servizio postale sul territorio toscano arrechi seri disagi agli abitanti toscani dei comuni disagiati;
   quali azioni intenda intraprendere per garantire il rispetto sul territorio toscano del principio di servizio l'universale, quale è il servizio postale, garantendo un'effettiva erogazione del servizio pubblico di qualità nel rispetto del contratto del servizio postale;
   se ritenga doveroso segnalare il caso in questione all'autorità di vigilanza governativa competente, che valuterà se applicare le relative sanzioni a carico di Poste italiane Spa. (4-16000)


   TOCCAFONDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   è annoso il dibattito sul rafforzamento del sistema aeroportuale toscano attraverso la costruzione di una nuova pista dello scalo fiorentino e la sua integrazione con quello di Pisa;
   le varie ipotesi progettuali per il potenziamento di Peretola, finalizzate alla massima operatività dello scalo compatibile con la sicurezza e la minimizzazione dell'impatto sul territorio, risultano essere da tempo all'esame dei tecnici dell'ENAC;
   si è appreso da notizie di stampa che in questi giorni si sarebbe svolto «in gran segreto» a Roma un incontro tra il presidente della regione ed il presidente ENAC, al cui esito l'ente avrebbe comunicato ufficialmente alla regione Toscana il proprio responso in merito alla tipologia di pista da realizzare;
   si è appreso altresì dalla stampa che l'ENAC propenderebbe per il progetto che vedrebbe la realizzazione di una pista parallela all'autostrada «con aggiustamenti», ossia lievemente spostata rispetto all'angolazione della stessa strada per evitare al massimo eventuali problemi di sorvolo su Prato e zone limitrofe densamente abitate;
   nessuna notizia ufficiale è stata comunicata in proposito dal presidente della giunta al consiglio regionale e alle altre istituzioni interessate e che pertanto le uniche informazioni ad oggi disponibili sono quelle risultanti da indiscrezioni di stampa –:
   se corrisponda al vero la notizia di stampa secondo la quale ci sarebbe stato un incontro a Roma tra il presidente della regione ed il presidente di ENAC sulle questioni esposte in premessa;
   quali temi siano stati concretamente affrontati durante l'incontro e se si sia pervenuti a conclusioni definitive da parte di ENAC in merito alla nuova pista aeroportuale di Firenze e quali sono le conclusioni di Enac rispetto alle ipotesi prospettate. (4-16004)


   HOLZMANN. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   da più parti viene segnalato all'interrogante che gli enti territoriali, comuni, province e regioni e le aziende ad essi collegate a maggioranza di capitale pubblico, acquistano beni e servizi e poi non ottemperano al pagamento;
   tale situazione si protrae da diverso tempo ed il danno, soprattutto quando si tratta di piccole aziende che talvolta fanno conto su quelle forniture per sopravvivere, è inaccettabile e talvolta difficilmente sopportabile;
   in proposito, sarebbe opportuno chiarire quali siano le dinamiche della gestione del bilancio che portino a non disporre dei fondi necessari in relazione a spese che dovrebbero avere una sufficiente copertura finanziaria –:
   se sia intenzione del Governo assumere iniziative normative per regolamentare in modo più stringente l'acquisto di beni e servizi al fine di evitare che comportamenti poco responsabili come quelli segnalati producano danni, a volte irreparabili, per il nostro tessuto economico;
   se si stia ipotizzando di predisporre delle compensazioni fiscali per pareggiare i crediti che le aziende vantano verso le amministrazioni pubbliche. (4-16008)


   TOCCAFONDI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   l'Agenzia Spaziale Italiana, (ASI), ha escluso la SELEX GALILEO, dal bando di gara per la realizzazione dell'occhio Spaziale Opsis;
   l'ASL motivando l'esclusione ha comunicato che: «l'osservazione della Terra nel campo ottico non è attualmente una capacità autonoma dell'Italia, che per le sue necessità, anche istituzionali, si avvale al momento di enti e società internazionali proprietarie di capacità spaziale, partecipate da altri Paesi che, pertanto, si sono dotati da tempo di propri satelliti nazionali in campo»;
   l'esclusione della Selex Galileo dal bando sopra ricordato, ha indirizzato l'offerta su due aziende Thales Alenia Space Italia e Compagnia Generale Spazio;
   l'azienda «Thales Alenia Space Italia è una joint venture tra la francese Thales al 67 per cento ed il gruppo Finmeccanica al 33 per cento, mentre la Compagnia Generale Spazio di proprietà della tedesca OHB Company;
   il Ministero dello sviluppo economico è stato più volte interpellato in merito ai motivi che hanno portato all'esclusione dal bando dell'azienda Selex Galileo; nel novembre 2011 è stato il direttore dell'IFAC del CNR che da sempre collabora con Selex Galileo e successivamente anche il presidente della regione Toscana si è rivolto al medesimo Ministero, aggiungendo che Selex Galileo è stata beneficiata tra 2009 e 2011 di due finanziamenti regionali toscani su fondi europei, per complessivi 3 milioni di euro, destinati a progetti di ricerca in campo ottico e per sensori satellitari;
   la partecipazione al progetto Opsis, sarebbe una garanzia per quanto riguarda l'occupazione, per un'azienda come quella di Selex Galileo e per molte altre aziende del territorio toscano che hanno le competenze e le capacità necessarie per partecipare a bandi importanti come quello di Opsis;
   la Selex Galileo di Campi Bisanzio (Firenze) è un'azienda storicamente radicata nel territorio fiorentino e costituisce un'importante risorsa per l'economia locale;
   la commessa prevista dal bando OPSIS ammonta per la prima fase a 15 milioni di euro e a 200 milioni di euro per la seconda e, in una situazione di crisi come quella attuale, rappresenterebbe un'importantissima opportunità per la Selex Galileo e per tutto il territorio della regione Toscana –:
   quali iniziative intenda intraprendere il Ministro interrogato per consentire alla Selex Galileo di partecipare al progetto Opsis bandito da ASI;
   se il Governo abbia previsto, o abbia intenzione di prevedere un incontro tra le istituzioni coinvolte con il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, per affrontare quanto prima la problematica sopracitata. (4-16013)


   CASTIELLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   nella seduta del 27 marzo 2012 si è tenuta un'audizione del presidente di «Bagnolifutura» presso la commissione «Diritti e Sicurezza» del comune di Napoli circa le proposte sulla nuova procedura di alienazione di un lotto di suolo edificabile ricadente nell'area tematica 2 della variante al PUA (piano urbanistico attuativo) di Coroglio Bagnoli;
   l'assessore all'urbanistica De Falco, in quella sede, ha affermato che gli ultimi due bandi riguardanti la vendita dei suoli sono andati stranamente deserti ed ha poi ribadito la necessità di fare maggiore chiarezza sulle regole e sulle condizioni dell'operazione, così da incentivare e creare un maggiore interesse all'acquisto;
   il presidente Ambrogi è poi intervenuto descrivendo il lungo e minuzioso lavoro svolto dal nuovo consiglio di amministrazione per poter comprendere le motivazioni del fallimento delle precedenti procedurali gara, dovuto certamente all'eccessiva dimensione dei lotti, a difficoltà riguardanti i numerosi vincoli ambientali insistenti e a lungaggini burocratiche della procedura amministrativa per l'ottenimento dei permessi;
   nei prossimi bandi sarà necessario, a dire del presidente Ambrogi, tener conto di tutti questi aspetti, per mettere in campo le necessarie azioni, attraverso una forte e non specificata sinergia con l'Amministrazione comunale seppur dovrebbe trattarsi di operazioni da effettuare in libera concorrenza e mercato;
   a questo lavoro si sarebbe affiancata l'attività svolta dalla società per il completamento, oggi in grave ritardo, delle opere e per la consegna di quelle già terminate;
   in riferimento alla bonifica a terra, parrebbe completata solamente quella relativa alla superficie, mentre per quanto concerne quella a mare, di competenza di altri e non specificati enti, le operazioni risulterebbero solamente parziali ed i ritardi cagionati influiscono notevolmente sull'attrattiva dell'intero sito;
   l'assessore De Falco pare abbia ribadito la scelta dell'amministrazione comunale di voler creare anche una «STU» su «Bagnolifutura»;
   la riqualificazione dell'area di Bagnoli è oramai un'annosa ed irrisolta questione che attraversa la vita di molteplici amministrazioni comunali di Napoli e nella stessa si sono incentrate, oltre a quest'ultima appena riportata, anche altre anomale situazioni oggetto dell'attenzione dell'autorità giudiziaria –:
   se non sia il caso di fare chiarezza sulle procedure adottate per la bonifica dell'area sito di interesse nazionale, procedure, ad oggi, infruttuose che hanno comportato, ad avviso dell'interrogante, un enorme sperpero di risorse pubbliche, nonché di sollecitare il completamento delle opere di bonifica necessarie.
(4-16016)


   CASTIELLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la commissione per le petizioni del Parlamento europeo nella riunione del 20 dicembre 2011 ha discusso le petizioni n. 133112010, n. 162112010, n. 110512011, n. 110612011 e n. 079912011 riguardanti i costi delle assicurazioni per responsabilità civile auto (RCA) nelle regioni del Sud Italia;
   nell'ambito del dibattito svoltosi in seno alla Commissione sono stati sollevati molti interrogativi circa:
    la discriminazione tariffaria applicata ai cittadini residenti nelle regioni meridionali (Campania, in particolare), obbligati a pagare – a parità di requisiti – tariffe particolarmente alte, rispetto ai cittadini residenti nelle regioni settentrionali; tale discriminazione sembra basata solo sui criteri della residenza anagrafica;
    l'abbandono di intere aree del Sud Italia da parte delle compagnie assicurative che sembrano proporre premi eccessivamente alti tali da concretizzare una sorta di dissimulato rifiuto a contrarre;
     l'esistenza di un cartello di compagnie assicurative teso a mantenere elevato il costo delle polizze in determinate regioni italiane;
   questa politica commerciale ha come risultato principale quello di penalizzare ingiustamente i cittadini virtuosi del Sud Italia che rispettano le regole ed i neo-assicurati –:
   se il Governo non ritenga di fornire ogni elemento a disposizioni in merito ai criteri determinazione dei premi delle assicurazioni per responsabilità civile auto (RCA) e sulla disparità che essi producono tra le diverse aree regionali soprattutto alla luce del recente decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», il quale contiene varie disposizioni riguardanti il settore delle assicurazioni per la responsabilità civile e, in particolare, la repressione delle frodi assicurative, affinché cessino le discriminazioni tariffarie basate sulla residenza dei cittadini e non su altri criteri oggettivamente più qualificanti.
(4-16017)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   REALACCI, MARIANI, MARGIOTTA, BRAGA e BRATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il 6 dicembre 2011 nel porto di Taranto la Guardia di finanza ha effettuato una delle più grosse operazioni contro il traffico internazionale di rifiuti plastici e vecchi copertoni 54 persone arrestate e il sequestro in via preventiva di beni di 21 aziende per un valore complessivo pari a oltre 6 milioni di euro;
   tale operazione di polizia testimonia efficacemente la gravità di un fenomeno criminale che opera su scala globale e che in Italia sta assumendo dimensioni molto preoccupanti: nel 2010 sono state sequestrate 11.400 tonnellate di rifiuti diretti prevalentemente in Cina, India, Africa, il 35 per cento dei quali composto da materie plastiche e pneumatici fuori uso e, più in generale, che ogni anno, nei nostri porti, si movimentano circa 4.400.000 container, 750 mila dei quali diretti in Cina;
   secondo dati dell'Agenzia delle dogane, inoltre, i sequestri hanno riguardato soprattutto rifiuti di carta e cartone (37 per cento), materie plastiche (19 per cento), gomma (16 per cento) e metalli (14 per cento). Circa il 90 per cento delle spedizioni di rifiuti di carta e cartone e di materie plastiche sequestrate era destinato in Cina, mentre il 70 per cento delle spedizioni di gomma e pneumatici era destinato in Corea del Sud. I metalli erano destinati per il 48 per cento in Cina e per il 31 per cento in India, mentre le parti di veicoli erano destinate prevalentemente in Cina, Egitto e Marocco, con percentuali rispettivamente del 34 per cento, del 15 per cento e del 12 per cento (tutti Paesi dove è alta la richiesta di materie prime, sotto ogni forma, e dove, purtroppo, è altrettanto alta la presenza della criminalità organizzata);
   a differenza del recente passato, tuttavia, i trafficanti internazionali di rifiuti non esportano oltre confine più (o soltanto) scorie tossiche non riutilizzabili in alcun modo (melme acide, scorie chimiche o radioattive), ma soprattutto materiali da riutilizzare, seppure in aperta violazione delle leggi e delle regole di libero mercato; del resto, stando alle stime della Guardia di finanza, se lo smaltimento legale di un container di 20 piedi carico di rifiuti pericolosi (pari a circa 15 tonnellate di materiale) ha un costo medio di 60 mila euro, la via illegale riesce ad abbattere questo costo, per la stessa quantità di rifiuto, anche del 90 per cento (con un costo di circa 6 mila euro);
   data la dimensione dei fenomeni e la loro rilevanza economica, anche in termini di «guadagni» illeciti dei trafficanti, è giusto dire oggi che la lotta al traffico illegale di rifiuti non è più solo fondamentale per garantire la salute dell'ambiente e quella dei cittadini, ma anche dell'economia legale. Da una parte, infatti, le imprese che si liberano di scarti di produzione rivolgendosi al mercato nero dello smaltimento praticano una delle più odiose forme di concorrenza sleale nei confronti delle aziende che, invece, operano nella legalità; dall'altra, le imprese che operano nel settore del riciclo di materia in Italia assistono inermi al drenaggio di risorse verso l'estero, subendo una drastica riduzione di attività e fatturati;
   tutto questo avviene oggi in Italia, non solo a causa di un sistema di controlli che, da un lato, è ancora inadeguato a fronteggiare fenomeni criminali così ampi e che, dall'altro, giustamente, deve tenere conto delle esigenze di celerità che il commercio internazionale impone al mondo delle imprese, ma anche a causa di talune lacune normative sia sul piano sanzionatorio che su quello delle procedure dirette a prevenire le violazioni di legge in materia di esportazione di rifiuti ed a tutelare la filiera nazionale dell'industria del riciclo;
   a seconda di come i grandi compratori extra Unione europea decidono di acquistare, si determinano dei veri e propri shortage, ovvero mancanze sul mercato, di materie prime per le industrie europee e nazionali con impatto anche sui prezzi;
   in quest'ultima direzione l'articolo 24 del decreto-legge n. 5 del 2012 (decreto semplificazioni) aveva introdotto alla fine comma del comma 3, dell'articolo 194 del Codice ambientale (decreto legislativo n. 152 del 2006) una disposizione aggiuntiva, in forza della quale «le imprese che effettuano il trasporto transfrontaliero di rifiuti, fra i quali quelli da imballaggio, devono allegare per ogni spedizione una dichiarazione dell'autorità del Paese di destinazione dalla quale risulti che nella legislazione nazionale non vi siano norme ambientali meno rigorose di quelle previste dal diritto dell'Unione europea, ivi incluso un sistema di controllo sulle emissioni di gas serra, e che l'operazione di recupero nel Paese di destinazione sia effettuata con modalità equivalenti, dal punto di vista ambientale, a quelle previste dalla legislazione in materia di rifiuti del Paese di provenienza»;
   tale norma si era presentata ad alcune obiezioni ma anziché provvedere ad un suo miglioramento si è proceduto con il decreto-legge n. 5 del 2012 ad una mera eliminazione;
   la soppressione della disposizione sopra richiamata ha, ad avviso degli interroganti indebolito, sotto il profilo della lotta al traffico illegale dei rifiuti, la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini e, non ultimo, la difesa dell'industria nazionale del riciclo –:
   se non ritenga di dover assumere, con urgenza, iniziative normative dirette a reintrodurre la disposizione di legge soppressa. (5-06829)

Interrogazioni a risposta scritta:


   NASTRI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto pubblicato dal quotidiano: «la Repubblica», in data 9 maggio, tra le fonti energetiche rinnovabili, quella del biogas, nell'ultimo periodo sta suscitando una serie di preoccupazioni e di svantaggi, in particolare da quando è diventata un affare economico per molte imprese che operano nell'agroindustria;
   il medesimo articolo descrive che in due anni gli impianti in Italia si sono triplicati e a fine anno si prevede arriveranno ad oltre un migliaio;
   gli stessi impianti che sfruttano liquami e sottoprodotti agricoli o anche prodotti appositamente coltivati, come il mais, sono per lo più di grandi dimensioni e sono realizzati per vendere energia;
   lo stesso articolo riporta, inoltre, che è in atto una vera e propria corsa al biogas agricolo, giustificata dalla ricerca dell'ottenimento dei cosiddetti «certificati verdi» i quali consentono per l'impresa agricola che produce energia elettrica, a condizione che l'impianto sia messo in cantiere entro la fine del presente anno, un riconoscimento di un prezzo di 0,28 centesimi al kilowatt contro gli 0,007 del prezzo di mercato, determinando, secondo quanto riporta il medesimo articolo, un duplice costo di elettricità per i cittadini;
   il recente decreto in materia di energie rinnovabili, le cui disposizioni saranno introdotte a partire dal 2013, prevede tagli degli incentivi alle forme di energia «verde» per «allinearli a quelli europei», ma in realtà per il biogas le riduzioni degli stanziamenti non saranno consistenti, come rileva l'articolo, e rimarranno su una soglia variabile ma sempre molto conveniente, lasciando presumere che la corsa alla produzione di energia biogas non si arresterà dopo il 2012;
   il ciclo di produzione di energia derivante da impianti di biogas, in teoria, secondo quanto emerge dal suesposto articolo, risulterebbe perfetto, in quanto si usano scarti per produrre energia che può servire all'azienda stessa ed essere venduta se in eccedenza, utilizzando fra l'altro ciò che avanza;
   sarebbe ottimo se l'impianto fosse di piccole dimensioni e confinato all'interno del ciclo produttivo aziendale, ma in considerazione dei prezzi dell'energia è diventato molto più conveniente prevedere grandi impianti da parte di consorzi e non sempre riconducibili ad agricoltori, che hanno lo scopo principale di speculare sulla sua produzione;
   per le singole aziende inoltre sarebbero sufficienti impianti da 20 o 50 chilowatt, ma in realtà si stanno diffondendo in maniera sempre più estesa in tutta Italia, impianti più grandi, dai 250 chilometri in su;
   le procedure per l'autorizzazione tra l'altro seguono un iter molto veloce che i cittadini apprendono quanto è già stato approvato dalla conferenza dei servizi e, secondo quanto riporta il suddetto articolo, non rimane molto tempo a disposizione per opporsi;
   l'assenza di norme più specifiche e restrittive e la discrezionalità delle regioni determinano l'autorizzazione di impianti a fini speculativi, costruiti nelle immediate vicinanze delle abitazioni o in siti sbagliati, che pongono seri problemi di sostenibilità, mettendo in discussione la buona produzione agricola;
   gli impianti inoltre sono rumorosi, maleodoranti e alcuni studi evidenziano che essi comportano emissioni nocive;
   ulteriori profili di criticità, secondo quanto sostiene l'articolo del quotidiano: «la Repubblica», emergono dalla sostenibilità da parte dei grandi impianti di biogas, che incentivano i trasporti di «materia prima» da digerire con relative emissioni e traffico;
   all'interno dello stesso articolo si evidenzia inoltre un forte impatto sul paesaggio e sul consumo del suolo agricolo rispetto a quanto ne occupa l'impianto stesso, ma in particolare si rileva che il problema di dover produrre energia per venderla e ammortizzare i costi di costruzione, induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei «digestori» degli impianti in cui s'immettono le biomasse;
   i grandi impianti prevedono un utilizzo di liquami pari al 75 per cento e un 25 per cento di materia solida per funzionare in maniera accettabile e monetizzare;
   il mais rende in maniera considerevole come solido e la tentazione di sforare la quota del 25 per cento, secondo quanto riportato all'interno dell'articolo, è evidente, in considerazione che attualmente esistono impianti che consumano in prevalenza il mais; quanto suddetto è ritenuto sbagliato, dal punto di vista etico ma anche ecologico, in quanto un mais che non viene più consumato può ricorrere ad un uso dissennato di chimica, fertilizzanti e antiparassitari, inquina e mina la fertilità, consumando tra l'altro un'enorme quantità d'acqua;
   per un megawatt occorre «sacrificare» almeno 300 ettari, secondo quanto emerge dal medesimo articolo, con la conseguenza di seri ed evidenti rischi di compromettere l'agricoltura, non soltanto di qualità;
   in Germania, che rappresenta il Paese europeo leader per il biogas, sembrerebbero infatti affiorare perplessità, in considerazione dell'ipotesi ritenuta fondata che le contaminazioni da escherichia coli – abbreviato e. coli – che hanno paralizzato il mercato dell'ortofrutta continentale lo scorso anno, fossero state causate dalla diffusione di digestati da biogas non esattamente puliti;
   l'articolo de «La Repubblica» segnala l'esempio della Svezia, altro Paese all'avanguardia nel biogas da anni, che obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita per evitare contaminazioni, evidenziando come gli scarti che non rimangono all'interno delle aziende e iniziano a viaggiare, diventano molto più difficili da controllare;
   probabilmente non rappresenta un caso isolato che anche la regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato gli impianti a biogas nei territori dove è prodotto il parmigiano reggiano;
   occorre approfondire a giudizio dell'interrogante, in considerazione di quanto precedentemente esposto, eventuali pericoli che possono derivare sia per le coltivazioni di prodotti agricoli e agroalimentari limitrofi o all'interno degli impianti agricoli ad energia biogas, oltre che dalle conseguenze dell'utilizzo senza controllo di rifiuti solidi urbani umidi;
   in Italia attualmente vi sono tantissimi comitati locali che si oppongono al biogas, che chiedono più aggiornato sistema di regole e di norme, più certe e restrittive, evidenziando che occorre prevedere incentivi soltanto laddove il biogas rappresenta una vera energia pulita che utilizza pertanto scarti ritenuti veri e quindi non cibo o rifiuti urbani e soprattutto lontano dalle zone residenziali, senza compromettere un'agricoltura che, è importante ricordarlo, serve a vendere prodotti agroalimentari e non energia –:
   quali orientamenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa; se intendano confermare, i pericoli derivanti dagli impianti di grandi dimensioni che producono energia biogas e riportato in premessa;
   in caso affermativo, quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere al fine di prevedere un sistema di regolamentazione di incentivi per il biogas, più restrittivo e sicuro, come richiesto dai comitati locali;
   se siano a conoscenza di eventuali rischi per l'ambiente e i territori anche limitrofi, all'interno dei quali sono situati impianti ad energia biogas;
   se non ritengano infine opportuno, ove fosse confermato quanto esposto in premessa, assumere iniziative di coinvolgimento delle regioni, in considerazione dell'assenza della definizione di norme più specifiche, al fine di elaborare strategie di protezione generale della salute e dell'ambiente. (4-16001)


   NICOLUCCI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   in molte aree della Campania la qualità e il livello dei servizi di distribuzione e depurazione delle acque presente gravi pecche che vanno a danno dei cittadini;
   ciò nonostante, come certificato nei giorni scorsi dall'osservatorio prezzi e tariffe di cittadinanza attiva, in media negli ultimi cinque il costo del servizio idrico ha aumentato la sua incidenza nelle spese delle famiglie campane del 14,2 per cento, con alcune province (su tutte Benevento e Salerno) protagoniste di aumenti assolutamente ingiustificati e a parere dell'interrogante fuori da qualunque logica;
   bisogna inoltre considerare come, a comporre il costo della bolletta per il servizio idrico, vi sia anche la voce molto consistente dovuta al servizio di depurazione delle acque, la quale paradossalmente in molte province viene fatta pagare agli utenti anche lì dove esso è palesemente deficitario se non del tutto inesistente, il che confligge oltretutto con quanto deciso dalla Corte costituzionale (sentenza n. 335 dell'8 ottobre 2008) e successivamente dal Parlamento (articolo 8-sexies del decreto-legge n. 33 del 2008) –:
   quali iniziative intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di garantire che anche in Campania vi sia un accesso alle risorse idriche, come nel resto del Paese, efficiente e in grado di garantire sia la salute dei cittadini che la correttezza dei tributi da essi pagati in cambio di tali servizi. (4-16002)


   DE LUCA, GIAMMANCO, BARANI, GIOACCHINO ALFANO, VINCENZO ANTONIO FONTANA, MARINELLO, CICCIOLI, MASSIMO PARISI, MANCUSO, CROLLA, CASTELLANI, BOCCIARDO e TOCCAFONDI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   lo scorso 12 aprile 2012 il Ministro dell'ambiente della tutela del territorio e del mare, Corrado Clini, nell'ambito di un convegno promosso dall'Aitec aveva preannunciato la promulgazione di un decreto ministeriale relativo alla possibilità di utilizzare i combustibili solidi secondari (CSS) negli impianti industriali, quali cementifici, centrali elettriche e termovalorizzatori entro la fine del mese di aprile;
   le potenzialità dell'utilizzo del combustibile solido secondario nei processi industriali sono state stimate da uno studio di Nomisma Energia in un risparmio medio di 140 euro pro capite l'anno sulla bolletta a carico del contribuente, l'evitata emissione di circa 7,9 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, nonché la creazione di 10.700 nuovi posti di lavoro nell'ambito del settore della green economy;
   tra gli altri vantaggi relativi all'emanazione del decreto, che svincola nei fatti il combustibile solido secondario dal ciclo dei rifiuti, vi è la riduzione della quantità di rifiuti che finiscono annualmente nelle 102 discariche del nostro Paese, la riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime, l'aumento dei vantaggi derivanti dalla raccolta differenziata, la riduzione delle importazioni di energia dall'estero, da cui oggi siamo dipendenti per l'85 per cento del nostro fabbisogno nazionale;
   tale stato di cose verrebbe a sanare alcune criticità rilevanti che si registrano in particolare nelle regioni dell'Italia meridionale in relazione ai costi di gestione dei rifiuti per le amministrazioni locali, tali da consentire un risparmio medio in Italia di 40 euro l'anno a famiglia, con picchi di 192 euro l'anno in Campania e 146 euro l'anno nel Lazio;
   in Europa l'Italia è un Paese che presenta uno dei più bassi livelli di recupero termico, accompagnato da un tasso di conferimento di rifiuti urbani in discarica già oggi molto critico, che si attesta al 13 per cento, a fronte di un livello compreso tra il 30 ed il 40 per cento di Paesi quali la Germania, l'Austria, l'Olanda o la Svezia;
   i costi dell'energia rappresentano una delle principali voci di spesa nei bilanci delle aziende del nostro Paese, subendo in maniera particolare i costi derivanti dalle importazioni e dall'oscillazione del prezzo delle materie prime sul mercato, in primo luogo petrolio, carbone, gas ed elettricità –:
   quali siano le motivazioni relative alla mancata emanazione del decreto che, insieme ai vantaggi di natura economica, energetica, sociale ed occupazionale sopra elencati consentirebbe di dare respiro a molte aziende in difficoltà nell'ambito dei costi di produzione ed approvvigionamento energetico. (4-16005)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DE BIASI e GHIZZONI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   il 9 maggio 2012, il presidente della fondazione MAXXI, Pio Baldi, ha rimesso il suo mandato al Ministro essendosi interrotto il necessario rapporto di fiducia come afferma una nota dello stesso Ministero tra Mibac, socio fondatore promotore e Fondazione MAXXI;
   sono seguite le dimissioni del vicepresidente Roberto Grossi e del consigliere d'amministrazione Stefano Zecchi;
   il Ministro ha nominato commissario straordinario della Fondazione l'architetto Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Ministero, incarico affidatogli per quattro mesi con il compito di un «rilancio» come sostiene la nota del Ministero per i beni e le attività culturali;
   l'ipotesi di commissariamento era stata preannunciata tramite un comunicato diramato il 13 aprile 2012 dal Ministero per i beni e le attività culturali, senza informare gli amministratori, né il comune e la regione e senza far riferimento a problemi di deficit;
   nella conferenza stampa del 14 aprile 2012 il consiglio di amministrazione del MAXXI aveva smentito le informazioni diffuse dalla stampa circa un deficit ammontabile a 11 milioni di euro;
   in quell'occasione il consiglio di amministrazione della fondazione aveva diffuso i dati relativi ai bilanci consuntivi: 2009 e 2010 in attivo, 2011 meno 700 mila euro, ma coperti da un fondo di riserva;
   il Ministero ha tagliato i fondi al MAXXI del 43 per cento nel 2011 rispetto al 2010 e di un ulteriore 33 per cento sul contributo per il 2012 rispetto al 2011;
   nel corso di due anni i fondi pubblici sono stati decurtati per una somma pari al 75 per cento;
   lo Stato ha previsto una spesa per il 2012 pari a 2 milioni (il costo della manutenzione) per il proprio museo nazionale che risulta come il più basso investimento al mondo;
   a fronte del disinvestimento statale, il consiglio di amministrazione non ha potuto approvare il bilancio di previsione 2012, nonostante il raggiungimento di un autofinanziamento (sponsorizzazioni, ricavi da biglietteria, royalties) pari al 59 per cento;
   il consiglio di amministrazione aveva richiesto al Ministro pro tempore e al Ministro attualmente in carica un incontro urgente per avere risposte e affrontare insieme la situazione;
   il consiglio di amministrazione aveva consegnato al Ministro un piano triennale 2012/2014 contenente la programmazione artistica, le strategie aziendali, il fabbisogno finanziario;
    l'ipotesi di commissariamento si fondava, dunque, su ragioni (mancata approvazione del bilancio preventivo) che discendono, secondo le interroganti da responsabilità del Ministero stesso –:
   quali siano i motivi che hanno portato al commissariamento;
   se non intenda riferire urgentemente sulla situazione di emergenza in cui si è venuto a trovare il Museo nazionale delle arti;
   se non intenda precisare quale sia la nuova missione affidata al commissario straordinario;
   se non intenda fornire risposte positive alle questioni aperte per dare un segnale concreto e decisivo sulla centralità della cultura e sull'opportunità di favorire un rapporto proficuo tra investimenti privati e finanziamenti statali. (5-06834)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   a causa della crisi economica dall'inizio del 2012 in Italia ci sono stati 23 suicidi di imprenditori;
   questi suicidi sono un drammatico grido di allarme lanciato da chi non ce la fa più;
   il livello raggiunto dalle tasse, la burocrazia, la stretta creditizia, che ha fatto venire meno le necessarie liquidità, e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima insostenibile che penalizza chi fa impresa;
   rispetto a questi suicidi, non si può restare inermi né possono essere visti o derubricati a gesto di ribellione, seppure contro un sistema politico e bancario sordo ed insensibile che non riesce a cogliere la gravità della situazione;
   è improcrastinabile procedere con interventi veri e verificabili legati allo sviluppo e di sostegno efficace e che si basi sulla continuità di finanziamenti certi alle piccole e medie imprese la vera economia reale nel nostro Paese ed in particolare nel Mezzogiorno in quanto è ormai acclarato che senza uno sviluppo che si basi sul Mezzogiorno l'Italia non potrà essere in grado di uscire in maniera definitiva dalla crisi;
   la Banca d'Italia, nella graduatoria redatta in base al rapporto tra ricchezza netta degli italiani e reddito lordo disponibile, ha assegnato al nostro Paese il primo posto in Europa, calcolando in 3.600 miliardi di euro il totale delle attività finanziarie possedute dagli italiani nel 2010, quasi il doppio del debito pubblico. Solo nei depositi bancari ci sono 900 miliardi di euro;
   una proposta concreta di finanziamento di progetti e programmi di sostegno alle piccole e medie imprese in particolare nel Mezzogiorno, senza alcuna nuova tassa, potrebbe essere rappresentata dalla richiesta di una sottoscrizione forzata, ma remunerata, di titoli di Stato, per un importo pari al 10 per cento dei depositi bancari superiori ai 50.000 euro, ai quali vada garantito un tasso di interesse del 4 per cento;
   con la proposta di cui sopra si potrebbe tra l'altro anche sostenere la solidità e la competitività delle imprese e delle aziende in particolare nel Mezzogiorno, favorendo l'occupazione giovanile e femminile attraverso agevolazioni sia in termini di sgravi contributivi che in termine di crediti di imposta –:
   quali siano gli orientamenti del Ministro interpellato in merito alla possibilità di richiedere una sottoscrizione forzata, ma remunerata, di titoli di Stato, per un importo pari al 10 per cento dei depositi bancari, superiori ai 50.000 euro, ai quali vada garantito un tasso di interesse del 4 per cento.
(2-01487) «Gianni, Moffa».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   RUBINATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   tutti i comuni che si avvalgono della società pubblica Equitalia per la riscossione dell'ICI/IMU utilizzano, ai fini di verificare l'adempimento dell'obbligo di versamento dell'ICI per il 2011, i dati presenti nell'apposito servizio on line, chiamato Rendiweb, fornito dalla predetta società;
   ad oggi, a quanto risulta almeno per i comuni del Veneto, i dati disponibili in tale servizio sono aggiornati al 25 ottobre 2011 e ciò comporta pesanti conseguenze, in quanto il mancato aggiornamento dei dati determina l'impossibilità di sapere se i contribuenti abbiano ottemperato correttamente o meno all'obbligo di versamento dell'ICI per il 2011 e impedisce di procedere alle relative verifiche e all'emissione di atti di accertamento;
   tale disfunzione, inoltre, non consente alle amministrazioni locali del Veneto di fare corrette previsioni sul gettito atteso dall'IMU, e, per alcuni comuni, non permette di fornire ai cittadini in difficoltà, in questa fase di prima applicazione dell'IMU, un servizio gratuito di calcolo e predisposizione dei modelli di versamento –:
   quali iniziative il Governo ritenga di attuare per ripristinare, con la massima sollecitudine, la funzionalità del servizio offerto da Equitalia attraverso Rendiweb, al fine di consentire ai comuni del Veneto di estrarre i dati dei versamenti ICI effettuati successivamente al 25 ottobre 2011 e poterli importare negli appositi sistemi informatici di gestione dei tributi comunali, utilizzando, comunque, il tracciato record utilizzato fino alla predetta data del 25 ottobre 2011. (5-06822)


   BOCCI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 4 comma 5 del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, recita «... I redditi dei fabbricati, ubicati nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile 2009, purché distrutti od oggetto di ordinanze sindacali di sgombero in quanto inagibili totalmente o parzialmente, non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (...) I fabbricati di cui al periodo precedente sono, altresì, esenti dall'applicazione dell'imposta municipale propria di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati stessi»;
   in relazione alla normativa sopra citata, si vuole segnalare che nel comune di Nocera Umbra sono presenti diverse situazioni di immobili inagibili a seguito dell'evento sismico che ha colpito il suo territorio nel 1997, provocando ingenti danni a quasi l'80 per cento del patrimonio edilizio della zona;
   non va dimenticato che, oltre a questo evento disastroso, Nocera Umbra ha subito negli ultimi anni anche la crisi della Antonio Merloni spa, che ha provocato pesantissime ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale in tutto il territorio comunale;
   nel corso delle varie fasi della ricostruzione, il patrimonio immobiliare, sia pubblico che privato, è stato in buona parte recuperato;
   purtroppo, data la complessità del processo della ricostruzione, articolatasi su tutto il territorio nocerino formato da innumerevoli frazioni e, soprattutto, nel centro storico della città, che rappresenta un borgo medievale di particolare pregio, il recupero di una parte degli immobili privati non è stato ancora ultimato;
   con l'applicazione dell'IMU, tali immobili verrebbero tassati, seppur con un reddito ridotto del 50 per cento –:
   se non ritenga di assumere iniziative normative per esonerare dal pagamento dell'IMU i proprietari degli immobili in questione, che risultano essere oggetto di ordinanza di inagibilità. (5-06832)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MISEROTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   da circa 6 anni la società Automobile Due s.n.c. di Rovereto è soggetta ad un procedimento volto ad accertare la sussistenza o meno di una «frode carosello», perpetrata mediante l'acquisto e la vendita di automobili, operazione che la Guardia di finanza ha considerato inesistente in quanto sarebbero inesistenti alcuni fornitori;
   tramite accertamenti relativi agli anni 2003-2006, sono stati considerati fittizi gli acquisti di 127 automobili (su un totale di 1.332 movimentate); di conseguenza sono stati inviati avvisi di accertamento per oltre 6 milioni di euro e i titolari dell'impresa sono stati rinviati a giudizio dalla procura di Rovereto;
   sia la commissione tributaria di primo e secondo grado, sia il tribunale di Trento hanno condannato i titolari della Automobile Due s.n.c. per «dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture ed altri documenti per operazioni inesistenti»;
   tuttavia, le 127 vetture sono state regolarmente acquistate dai clienti locali e sono in circolazione con la documentazione in ordine; il pubblico Ministero, in sede penale, ha parlato di «perfetta tenuta della contabilità degli imputati» –:
   per quali motivi l'Agenzia delle entrate di Trento, cui era demandato il controllo delle verifiche fiscali, non abbia, a suo tempo, eccepito alcunché sulla regolarità delle operazioni;
   per quali motivi la Motorizzazione civile di Trento non abbia provveduto prima della immatricolazione delle autovetture alla verifica dell'assolvimento degli obblighi iva sull'acquisto intracomunitario e poi, una volta che queste sono state considerate inesistenti, non ne abbia revocato l'immatricolazione;
   se i Ministri interrogati non ritengano opportuno assumere iniziative normative volte a dettare disposizioni esplicative sul regime fiscale degli acquisti di veicoli in ambito intracomunitario, al fine di evitare zone d'ombra interpretative che si risolvono in danno di imprese convinte di agire regolarmente. (4-16006)


   NICOLUCCI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   il Sindacato medici italiani (SMI) ha di recente denunciato il fatto che, in Campania, cresce il numero di medici di base che sono privi di un numero adeguato di ricettari medici, senza i quali è per loro impossibile prescrivere le analisi cliniche e i farmaci rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale;
   i ricettari vengono stampati dal Poligrafico di Stato su richiesta della regione e da ormai più anni si sta ripetendo tale situazione, che a parere dell'interrogante rappresenta un tipico caso di quelle inefficienze che caratterizzano l'Italia andando a creare danni, nella vita quotidiana, agli italiani e in particolare agli abitanti del Mezzogiorno –:
   quali iniziative di competenza si intendano assumere in merito a quanto esposto in premessa perché tali inconvenienti non abbiano a ripetersi. (4-16009)


   DE ANGELIS. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   un articolo pubblicato da Il Messaggero il 5 maggio 2012, riporta che la Cassa depositi e prestiti («CdP») ha dato avvio ad una procedura per la selezione di un advisor in relazione alla separazione societaria di Snam Rete Gas («Snam») da Eni, decisa dal Governo col decreto-legge sulle liberalizzazioni del 22 marzo 2012, tramite l'acquisizione del 28,3 per cento di Snam direttamente da parte di Cassa depositi e prestiti;
   nel 2005 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato impose a Cassa depositi e prestiti di cedere la sua quota in Enel. Quando Enel girò a Cassa depositi e prestiti il 29,9 per cento di Terna, Cassa depositi e prestiti si trovò ad essere contemporaneamente azionista sia di Terna che di Enel e quindi nel 2010 dovette uscire da Enel, in ottemperanza all'imposizione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato del 2005;
   qualora la Cassa depositi e prestiti fosse costretta a vendere, per imposizione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, una delle due quote di Eni o Snam, ciò ad avviso dell'interrogante potrebbe esporre lo Stato italiano ad un concreto rischio di potenziale danno economico derivante da possibili manovre speculative sui titoli delle due società;
   non sono state ancora identificate le strutture attraverso le quali procedere con l'acquisizione di Snam;
   la Cassa depositi e prestiti sta cercando una soluzione ottimale per minimizzare l'esborso finanziario che corrisponderebbe ad una valutazione di circa euro 3,6 miliardi per il 28,3 per cento di Snam;
   lo Stato ha bisogno di ingenti risorse finanziarie per generare crescita e sviluppo –:
   se l'Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia già dato parere preliminare favorevole in merito all'acquisizione di Snam da parte di Cassa depositi e prestiti e parimenti se il Governo stia valutando il fatto che potrebbe crearsi un potenziale conflitto di interessi, in violazione della disciplina Antitrust, in capo a Cassa depositi e prestiti la quale si troverebbe ad essere azionista sia di Eni che di Snam, con il potenziale rischio di dover successivamente vendere una delle due partecipazioni;
   se il Governo ritenga opportuno investire significativi fondi pubblici in un asset che avrebbe altrimenti rilevante accesso a fonti alternative di capitale (opinione peraltro condivisa da esperti e da organi di stampa nazionali ed internazionali, quali ad esempio Il Sole 24 Ore ed il Financial Times). (4-16015)


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   da un articolo di Gianni Lannes pubblicato il 19 aprile 2012 sul sito http://www.articolotre.com/2012/04/inceneritore-di-cavi
ro-a-morte-i-5-reali-siti/77997
, si apprende che il 21 marzo 2012 è giunta all'attenzione dell'amministrazione comunale di Orta Nova, nella persona del sindaco, una missiva a firma di Sergio Celotti, presidente della società a responsabilità limitata Carapelle Energia (proprietà: Caviro, Stc Group srl, Coprag), avente per oggetto la «domanda di autorizzazione alla costruzione ed all'esercizio dell'impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili», in particolare relativamente alla realizzazione di una centrale a biomasse che verrebbe a trovarsi a due chilometri in linea d'aria dall'inceneritore Marcegaglia, edificato in località Paglia, agro di Manfredonia, ma ai confini amministrativi con Cerignola;
   nei confronti di titolari della Stc Group, sono state mosse accuse da parte della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, che tre anni fa, aveva innescato un blitz in tutta Italia contro un presunto giro di tangenti legate all'installazione di una centrale di biomasse in provincia di Caserta;
   nel contratto di vendita tra «ENEL Servizi SPA» e «Carapelle energia srl» del compendio immobiliare sito nel comune di Orta Nova (Foggia) censito al foglio 11, particella 132, subalterno 1 e dell'area di pertinenza ed il sedime del fabbricato censite nel catasto terreni del medesimo comune al foglio 11, particella 132, ente urbano di ha. 00.29.58 si dichiara all'articolo 7 che «In relazione all'eventuale esistenza di materiali inquinanti o inquinati che possano essere rinvenuti all'interno di quanto in oggetto ed anche nel soprassuolo e sottosuolo dello stesso, la medesima parte acquirente assume ogni e qualsivoglia onere relativo, ivi compreso, in via solo indicativa e non tassativa, lo smaltimento, messa in sicurezza, bonifica o quanto altro previsto dalle vigenti norme in materia» –:
   di quali informazioni si disponga in merito e per quali ragioni una impresa controllata dallo Stato come Enel, di fronte alla possibile presenza di inquinamento non procede a bonificare le aree arrivando a stipulare contratti come quello descritto in premessa. (4-16020)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SAMPERI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in data 23 novembre 2003 è stato indetto un concorso pubblico per esami a 50 posti nell'area C, posizione economica C2, profilo professionale di educatore (Ministero della giustizia, dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV serie speciale – n. 30 del 16 aprile 2004;
   nel giugno del 2010 si sono concluse le prove orali e la graduatoria dei vincitori è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale del Ministero della giustizia n. 21 del 15 novembre 2010;
   in data febbraio 2012 è stata autorizzata l'assunzione di soli 32 vincitori, che è tuttora in corso, di tutti i 50 posti messi a concorso;
   l'amministrazione penitenziaria ha dichiarato che in data 1o aprile 2012 è subentrato l'ennesimo blocco che impedisce di assumere se prima non si procederà ad un'ulteriore riduzione di organico;
   il Ministro ha annunciato l'assunzione entro l'anno di ben 700 unità di agenti di polizia penitenziari;
   alla Camera è in discussione la proposta di legge n. 4116 in cui si prevede di superare il blocco delle assunzioni e di chiamare in servizio i vincitori non oltre il terzo mese dalla conclusione delle procedure concorsuali, al fine di evitare spreco di denaro pubblico;
   è importante sottolineare che ci si riferisce ad un concorso indetto quasi dieci anni fa e che si rischia di far decadere la graduatoria per le sole ultime 18 unità che non sono state ancora immesse in ruolo –:
   quali iniziative intenda assumere il Ministro per garantire l'immediata conclusione del procedimento e consentire l'assunzione degli ultimi 18 vincitori del concorso per educatore penitenziario. (5-06835)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CASTIELLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   gli obiettivi di risparmio ed efficienza perseguiti dal Governo in materia di giustizia non possono essere raggiunti con l'indiscriminata e generica soppressione degli uffici giudiziari, nella fattispecie degli uffici del giudice di pace, quanto piuttosto con una oculata e condivisa riorganizzazione sul territorio degli stessi, potenziando, in particolare, proprio quelli così detti «di prossimità» che, in ragione di una struttura meno complessa e burocratica, oltre ad essere un indiscusso presidio di legalità in loco, offrono una pronta e rapida risposta di giustizia fruibile da tutti i cittadini;
   i cosiddetti uffici «di prossimità», soprattutto nella provincia partenopea, garantiscono uno standard di efficienza in linea con quello riconosciuto e previsto dall'Unione europea;
   ne consegue che, con l'eventuale accorpamento degli uffici di Afragola, Barra, Capri, Casoria, Frattamaggiore, Ischia, Marano, Portici e Pozzuoli a quello del giudice di pace di Napoli, i su detti obiettivi saranno sicuramente disattesi;
   l'ufficio del giudice di pace di Napoli, attualmente ubicato nella ex «caserma Garibaldi», è da ritenersi del tutto inidoneo a ricevere, già oggi, il contenzioso della sola città, a tal punto che i magistrati sono costretti ad alternarsi in due turnazioni giornaliere e, solitamente, ad espletare le loro funzioni in stanze di pochi metri quadrati superaffollate dove sono presenti contemporaneamente due e, molto spesso, anche tre giudici per ciascun turno;
   tale situazione comporta un estremo disagio sia per i cittadini, disorientati ed insoddisfatti dall'amministrazione della giustizia, che per gli stessi operatori del diritto. Gli avvocati, infatti, molto frequentemente si riducono a scrivere i verbali sedendosi sulle scale o utilizzando i davanzali delle finestre come piani d'appoggio, vedendo così mortificato il decoro e la dignità della loro professione e, infine, per ottenere le copie delle sentenze pubblicate, occorre attendere circa 10 mesi dal deposito delle stesse, per non parlare poi dei parcheggi e dei mezzi di trasporto pubblico, assolutamente insufficienti sull'intero territorio del comune e dell’interland;
   l'accorpamento dell'ufficio del giudice di pace di Afragola ad una simile realtà avrà, dunque, come conseguenza la paralisi totale del contenzioso o, nella migliore delle ipotesi, un notevole allungamento dei tempi della giustizia;
   va sottolineato, infatti, che presso l'ufficio del giudice di pace di Afragola, in base alla recente statistica, pendono circa 7.000 cause civili e 500 procedimenti penali. Annualmente vengono iscritti a ruolo, mediamente, 3.500 procedimenti civili, 500 procedimenti speciali, 200 procedimenti penali e vengono emesse e pubblicate circa 1.700 sentenze civili e 100 penali, nonché 600 decreti ingiuntivi;
   vanno, altresì, considerate, le ripercussioni che si avrebbero anche sull'intero indotto locale, in modo particolare sul commercio al dettaglio (bar, cartolerie, giornalai, negozi di alimentari, distributori di carburanti, tabaccai, e altro) che gravita lungo le strade che da ogni parte conducono all'ufficio;
   inoltre, l'eventuale accorpamento dell'ufficio priverebbe i cittadini del mandamento di quel presidio di legalità rappresentato dal medesimo;
   in merito, la legge del 14 settembre 2011, n. 148, all'articolo 1, comma 2, lettera b), prevedeva di ridefinire, anche mediante attribuzioni di porzioni di territori a circondari limitrofi, l'assetto territoriale degli uffici giudiziari, secondo criteri oggettivi ed omogenei che tenessero conto dell'estensione dei territori, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell'indice delle sopravvenienze, delle specificità territoriali del bacino d'utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale e al tasso d'impatto della criminalità organizzata;
   ebbene, nel comprensorio del giudice di pace di Afragola rientrano i comuni di Afragola, Cardìto e Caivano, con un elevato indice delinquenziale e con quartieri tristemente famosi alle cronache –:
   quale iniziativa il Ministro intenda con estrema urgenza attivare affinché venga garantita la permanenza dell'ufficio del «giudice di pace» sul territorio del comune di Afragola, vero ed indispensabile presidio di giustizia in un'area particolarmente compromessa da fenomeni delinquenziali e dalla criminalità organizzata.
(4-15992)


   LAINATI, PAGANO e CONCIA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   con sentenze nn. 2029/12, 2030/12, 2031/12, 2032/12 e 2034/12, depositate il 29 febbraio 2012, il TAR ha respinto i ricorsi avverso la decisione emessa in data 10 giugno 2011 dal consiglio nazionale dei biologi, con la quale è stato disposto l'annullamento delle operazioni elettorali per il rinnovo del consiglio dell'ordine nazionale dei biologi e del consiglio nazionale dei biologi, indette con delibera del 23 ottobre 2010;
   in data 2 novembre 2011, e pertanto precedentemente a tali decisioni del TAR Lazio, con decreto adottato dal Ministro della giustizia, ai sensi dell'articolo 20 della legge n. 396 del 1967, nominava il professor Lucio Botte commissario straordinario dell'ordine nazionale dei biologi per il disbrigo delle attività correnti e per l'indizione delle elezioni per il rinnovo degli organi dell'ordine nazionale dei biologi;
   in data 24 aprile 2012 il professor Lucio Botte rassegnava le dimissioni dall'incarico di commissario straordinario per motivi di salute in maniera immediata ed irrevocabile, sollecitando nel contempo la nomina urgente di un nuovo commissario al fine di garantire il celere svolgimento delle nuove elezioni;
   alla luce di dette dimissioni, il Ministero della giustizia, in data 26 aprile 2012, invitava il professor Botte a proseguire nell'incarico conferitogli ed in particolare a voler procedere, in via prioritaria, all'espletamento di tutte le attività necessarie per pervenire, con sollecitudine, al completamento delle operazioni elettorali, in attesa che il Ministro si esprimesse circa l'accettazione delle dimissioni rassegnate;
   a tutt'oggi non risulta essere stato assunto alcun provvedimento, da parte del commissario straordinario, finalizzato al rispetto di quanto indicato dalla stessa nota del 26 aprile 2012, in chiaro dispregio ai pronunciamenti dell'organismo di vigilanza ministeriale, con particolare riferimento all'indizione delle elezioni per il rinnovo degli organismi statutari –:
   se il Ministro non intenda intervenire con urgenza adottando i necessari provvedimenti che consentano il regolare svolgimento delle elezioni, nei tempi indicati, per la nomina del nuovo consiglio dell'ordine nazionale e del consiglio nazionale dei biologi garantendo, nel contempo, che le stesse operazioni elettorali si svolgano in ossequio alla massima trasparenza ed al rigoroso rispetto della legge per consentire la più ampia partecipazione democratica. (4-15997)


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in merito alla costruzione del nuovo istituto penitenziario di Cagliari, il quotidiano l'Unione Sarda dello scorso 8 maggio 2012 riporta le seguenti dichiarazioni di Maria Grazia Caligaris, Presidente dell'associazione «Socialismo, Diritti, Riforme»: «Appare sconcertante che mentre il Presidente del Consiglio invita i cittadini a segnalare gli sprechi, nella relazione del Ministero della Giustizia a quello dei Rapporti con il Parlamento, non si faccia alcun cenno ai gravissimi ritardi nel completamento delle opere relative alla costruzione del nuovo carcere di Cagliari la cui realizzazione doveva essere ultimata da oltre un anno. Il fallimento del Piano straordinario carceri promosso dal Consiglio dei Ministri nel gennaio 2009 è chiaro ormai a tutti ma non sembra interessare il Governo. In una situazione di totale immobilità, l'unica strada percorribile è quella di un sopralluogo dei tecnici del Ministero competente in grado di valutare l'entità della struttura e fornire spiegazioni sul comportamento anomalo di Opere Pubbliche che, pur avendo utilizzato una parte rilevante dei 58 milioni e 840 mila euro stanziati dallo Stato per la costruzione del nuovo carcere di Cagliari e sebbene abbia anche utilizzato le facilitazioni derivanti dal carattere di urgenza dei lavori, senza rispettare tempi, adempimenti e assumendo atteggiamenti lesivi dei diritti dei lavoratori, non ha risolto il problema del sovraffollamento, imperativo categorico del Piano ministeriale. La questione peraltro non si limita al caso Uta. Si deve ricordare che l'investimento complessivo del Piano in Sardegna è stato di 160 milioni di euro. Oltre quello di Cagliari, sono stati finanziati i nuovi Istituti Penitenziari di Sassari (53 milioni e 710 mila euro), Oristano (36 milioni e 150 mila euro) e Tempio (33 milioni). Nessun nuova struttura però è entrata in funzione con buona pace di quelli che ritengono la trasparenza un valore da perseguire costantemente e gli Istituti Penitenziari di grandi dimensioni sono antistorici e antieconomici» –:
   per quali motivi non sia stata ancora ultimata la realizzazione del nuovo carcere di Cagliari, programmata già oltre un anno fa;
   se il Ministro competente non intenda effettuare un sopralluogo al fine di valutare l'entità della struttura e fornire spiegazioni sul comportamento anomalo di opere pubbliche che, pur avendo utilizzato una parte rilevante dei 58 milioni e 840 mila euro stanziati dallo Stato per la costruzione del nuovo carcere di Cagliari, non è ancora riuscita a ultimare la costruzione del nuovo istituto penitenziario;
   a che punto siano i lavori relativi alla costruzione delle nuove strutture penitenziarie di Sassari, Oristano e Tempio, quanti soldi siano stati spesi fino ad oggi per la loro realizzazione e per quali motivi i lavori non siano stati ancora ultimati. (4-16003)


   GIANNI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nella caserma «Campo Marzio» della Guardia di finanza, di via Fiamme gialle 6, a Trieste (attuale comando regionale) dal 1999 al 2002 sono state bonificate varie tonnellate di materiali contenenti amianto compatto e friabile;
   per un lungo periodo, fino al 2002, a causa del cattivo funzionamento delle macchine che effettuavano il trattamento dell'aria della caserma, l'amianto delle coibentazioni ivi presenti, risalenti agli anni cinquanta, è stato immesso negli uffici amministrativi del terzo piano, e di conseguenza nell'edificio, generando un inquinamento ambientale di gran lunga superiore ai limiti di legge;
   questo è quanto si apprende dalla relazione tecnica, datata 6 settembre 2011, del professor ingegner Marino Valle, uno dei maggiori esperti europei del settore, consulente tecnico dell'osservatorio nazionale Amianto che ha assistito nella causa proposta dell'appuntato scelto in congedo B. F., promotore di una causa contro l'Inpdap (fascicolo 12848), per esposizione professionale qualificata all'amianto, presso la Corte dei conti di Trieste;
   pare che per effetto di un incredibile errore di computo, il giudice Paolo Simeon nella sentenza 186/2011 (sezione Friuli-Venezia Giulia Pensioni del 10 ottobre 2011) avrebbe considerato il periodo di servizio di 12 anni prestato dal militare negli uffici di detta caserma (dal 16 ottobre 1989 al 2000/2001) come se questo fosse durato solo «due o tre anni», ritenendolo ininfluente ai fini di causa e pertanto non prendendolo in esame con tutti gli atti relativi;
   ora, a parte l'erronea convinzione che anche una temporalmente limitata esposizione all'amianto non possa comportare patologie asbesto-correlate, si ritiene che il non aver voluto approfondire la situazione di grave pericolo per la salute dei lavoratori impiegati presso la caserma, chiaramente emersa in sede di consulenza, non solo abbia causato al ricorrente militare la perdita della causa, con la necessità di dover ricorrere in appello per poter dimostrare l'evidenza dei numeri negati in prima istanza, ma, cosa ben più grave, abbia di fatto impedito l'accertamento di una situazione di grave pericolo tuttora presente;
   il personale della Guardia di finanza, infatti, continua ancora a convivere, nello stesso edificio, con gli enormi archivi cartacei ivi presenti, impregnati dall'invisibile polvere di amianto, che non sono mai stati bonificati. A questo proposito, molti finanzieri impiegati presso la caserma si sarebbero ammalati di patologie asbesto-correlate, anche gravi, con casi sospetti di decesso e che l'amianto, invisibile e inodore, può continuare a colpire mortalmente anche dopo 40-50 anni dall'esposizione;
   l'Osservatorio nazionale amianto, nei giorni scorsi, con il signor Antonio Dal Cin coordinatore del Settore amianto Guardia di finanza dell'ONA (coordinatore dei finanzieri esposti e vittime dell'amianto in Guardia di Finanza iscritti all'ONA), si è rivolto con formale istanza al Ministro dell'economia e delle finanze, affinché si dispongano le bonifiche dei siti ancora contaminati dalla presenza di amianto;
   recentemente un componente dell'associazione, rappresentante P.A., graduato della Guardia di finanza e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza in una caserma romana, dopo aver sollevato il problema amianto e chiesto la bonifica della caserma dove ha prestato servizio, è stato trasferito ad altra caserma;
   l'avvocato Ezio Bonanni, Presidente nazionale e legale del militare ha presentato ricorso al TAR del Lazio;
   in data 28 marzo 2012, l'ordine di trasferimento è stato annullato in accoglimento della richiesta dell'avvocato Bonanni –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti;
   quali siano i motivi per cui, a tutt'oggi, alla luce dell'inquinamento da amianto non si sia ancora dato corso, alla luce della circolare n. di prot. 15/SEGR/0001940, in data 25 gennaio 2011, del Ministero del lavoro e politiche sociali, ai previsti protocolli di informazione sul rischio e di sorveglianza sanitaria, visto e considerato il conclamato inquinamento da amianto della zona del porto di Trieste in cui risultano questi luoghi, tra l'altro soggetti a bonifiche di materiali contenenti amianto, compatto e friabile, come nel caso della caserma Campo Marzio;
   se sia possibile ottenere maggiore chiarezza sui lunghi, e a quanto risulta agli interroganti esosi, interventi di bonifica realizzati, presso la caserma Campo Marzio (negli anni dal 1999 al 2002 con il personale operativo all'interno;
   se l'amianto sia ancora presente nella caserma, e se intenda estendere l'indagine alle altre caserme della Guardia di finanza nella provincia di Trieste;
   se i Ministri interrogati possano informare circa lo stato delle patologie asbesto-correlate dei finanzieri che hanno frequentato i siti indicati, almeno dagli anni settanta fino ad oggi, poiché risulta che molti di costoro abbiano contratto tali malattie producendo, ufficialmente, lo stato epidemiologico del personale, ed i protocolli sanitari adottati;
   sulla base di quali criteri sanitari e relative autorizzazioni in presenza della descritta situazione ambientale inquinata per amianto e all'interno della caserma Campo Marzio sia stata, prima del 2002 (anno conclusivo delle maggiori bonifiche), istituita una mensa obbligatoria (con cucine e magazzini alimentari) di servizio e come mai ce ne fosse anche una attiva presso il molo fratelli Bandiera, attigua al cantiere navale Cartubi che utilizzava l'amianto per le proprie lavorazioni;
   se non ritenga opportuno informare il personale e l'opinione pubblica circa lo stato delle bonifiche e sulla loro ultimazione. (4-16014)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:


   GIANNI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   alla ormai cronica e storica carenza di infrastrutture ferroviarie, autostradali e viarie in Sicilia adesso si aggiungono ulteriori difficoltà ed aumenti dei prezzi per quanto riguarda il trasporto aereo;
   in particolare, all'aeroporto di Catania si susseguono a ripetizione lavori che rendono difficile e complicato usufruire di questo scalo e, proprio per questo, appare del tutto incomprensibile il non utilizzo dell'aeroporto di Comiso che potrebbe essere una valida alternativa;
   per quanto riguarda i prezzi, la prevista fusione definitiva tra Alitalia e Wind Jet rischia di determinare una forte impennata dei prezzi dei biglietti e già numerose associazioni dei consumatori, che hanno compiuto delle verifiche, lamentano che sfiorano già il 40 per cento dei prezzi attuati a inizio dell'anno;
   su tale fenomeno non risulta, a tutt'oggi, che vi sia stato nessun intervento da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che starebbe aspettando la richiesta di autorizzazione a tale fusione;
   questa situazione, a fronte degli aumenti del carburante e alla riduzione delle tratte ferroviarie verso il continente crea, di fatto, una situazione di disparità con il resto del Paese a totale discapito dei cittadini siciliani cui, a differenza di quanto avviene per la Sardegna, è negata la continuità territoriale che, porterebbe loro le giuste agevolazioni in materia di trasporto;
   occorre intervenire per impedire una speculazione ai danni dei cittadini siciliani che, a causa di operazioni commerciali operati da Alitalia, il cui risanamento è gravato sui cittadini tutti, si trovano a dover subire aumenti ingiustificati dei prezzi in un momento di grave crisi economica –:
   se non si ritenga opportuno, stante i disagi provocati dai continui lavori effettuati presso lo scalo di Catania, di verificare la possibilità di rendere operativo, per gli scali commerciali, l'aeroporto di Comiso;
   quali iniziative intenda assumere per garantire la continuità territoriale con la Sicilia così contenendo i prezzi dei voli per l'utenza siciliana ed evitando così che eventuali scelte delle società private compromettano il diritto alla mobilità dei cittadini siciliani. (4-16011)

INTERNO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   il consiglio comunale di Taurianova (Reggio Calabria), con decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 12 maggio 2009, sulla base della relazione firmata dall'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni, è stato sciolto per condizionamento mafioso;
   il sindaco di quell'amministrazione comunale sciolta per mafia era il signor Domenico Romeo;
   dopo 24 mesi di commissariamento del comune di Taurianova, nel mese di giugno 2011 è stato rieletto alla carica di sindaco il signor Domenico Romeo, lo stesso che era stato a capo dell'amministrazione sciolta per mafia due anni prima;
   l'attuale giunta comunale e maggioranza consiliare annovera la presenza, unitamente al sindaco dell'amministrazione già sciolta per mafia nel 2009, di quattro componenti dell'ex consiglio comunale sciolto per mafia nel 2009: 1) l'attuale presidente del consiglio comunale di Taurianova – signor Antonio Pietro Crea (ex assessore dell'amministrazione Romeo nel 2009) – è stato membro di amministrazione sciolta per mafia per ben due volte, nel 1991 e nel 2009; 2) due Assessori comunali dell'attuale giunta (Rocco Coluccio nel 2009 era assessore e Salvatore Siclari nel 2009 era consigliere comunale) e un consigliere comunale (signor Laface) dell'attuale maggioranza consiliare erano componenti dell'ex consiglio comunale sciolto per mafia;
   sia la candidatura sia la successiva elezione del sindaco Romeo, destinatario solo due anni fa di un provvedimento di scioglimento per condizionamento ed infiltrazioni mafiose, umilia secondo l'interpellante fortemente le istituzioni dello Stato a cominciare dalla prefettura di Reggio Calabria che, dopo avere sollecitato l'emanazione del provvedimento di scioglimento, ha, negli ultimi due anni, lavorato al fianco della commissione straordinaria per riportare la presenza nello Stato nella città;
   dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Taurianova non sono seguiti atti giudiziari finalizzati a perseguire eventuali responsabilità personali dei componenti del consiglio comunale sciolto per mafia;
   alcuni componenti dell'amministrazione comunale sciolta per mafia hanno inoltrato ricorso al TAR (il ricorso è stato rigettato) avverso lo scioglimento del consiglio comunale, in quanto ritenevano le motivazione dello scioglimento assolutamente infondate;
   stranamente il sindaco signor Domenico Romeo non ha inteso ricorrere al TAR avverso allo scioglimento, come se avesse ritenuto fondati i motivi addotti per lo scioglimento della sua amministrazione comunale;
   visto che il signor Domenico Romeo all'epoca sindaco del consiglio comunale sciolto per mafia è oggi nuovamente sindaco del comune di Taurianova e gli altri componenti di quel consiglio comunale non sono stati destinatari di alcun provvedimento giudiziario, allora sarebbe doverosa una piena riabilitazione attraverso il risarcimento dei danni subiti dai componenti di quell'amministrazione comunale sciolta per mafia;
   se, al contrario, lo scioglimento di quel consiglio comunale non deve essere considerato un errore, allora si renderebbe necessaria l'immediata rimozione dell'attuale sindaco, signor Domenico Romeo, che è lo stesso già a capo di una giunta della quale è stato decretato lo scioglimento per mafia con decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2009 –:
   di quali elementi disponga e quali iniziative di competenza intenda assumere con riferimento a quanto riportato in premessa.
(2-01488) «Pionati».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DELFINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da un articolo pubblicato l'8 aprile 2012 su La Stampa di Cuneo, è stato reso noto che il presidio dei vigili del fuoco presente nel tunnel del Tenda sarà garantito solo fino a luglio, grazie alla copertura consentita dalle indennità di carica degli amministratori del comune di Limone devolute a tal fine;
   la motivazione, confermata anche dal vicedirettore generale della direzione per l'Unione europea del Ministero degli esteri, sarebbe da attribuire alla mancanza di fondi;
   nonostante i sacrifici economici degli amministratori locali e delle continue sollecitazioni, il Ministero dell'interno avrebbe confermato l'assenza di risorse da parte della regione Piemonte per poter garantire un presidio costante;
   il mancato presidio dei vigili del fuoco dal lato italiano del tunnel costituirebbe, tra l'altro, una violazione dell'intesa raggiunta con le autorità francesi al fine di dotare ciascuna estremità del tunnel di presidi antincendio fissi e permanenti;
   alla luce della pericolosità del tunnel e degli accordi presi in materia di sicurezza con le autorità francesi, non si comprende l'inerzia dello Stato italiano di fronte alle numerose sollecitazioni degli amministratori locali non più in grado di garantire da soli le risorse necessarie per un presidio permanente –:
   quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di verificare la possibilità di reperire le risorse necessarie per poter garantire un presidio permanente dei vigili del fuoco nel tunnel di Tenda, in modo da rispettare gli accordi presi con le autorità francesi ed evitare che le spese e la responsabilità della sicurezza ricadano esclusivamente sugli enti locali interessati. (5-06830)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LARATTA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   il 18 aprile 2012, presso la sede della protezione Civile della Calabria, si è svolto un incontro relativo ai progetti sull'emergenza Nord-Africa. In Calabria sono attualmente presenti circa 1.600 migranti, ospitati in varie località della regione;
   da quello che a noi risulta, le convenzioni firmate tra i soggetti gestori e la protezione civile sono stati disattesi, si registrano inoltre ritardi nel pagamento delle spettanze agli enti locali e agli enti gestori, costretti ad anticipare, da otto mesi, le spese quotidiane degli ospiti;
   con le scelte del Governo dell'epoca si è ad avviso dell'interrogante finito per compromettere il sistema «asilo», trasferendo le competenze dalle politiche sociali alla Protezione civile, sostituendo le politiche di accoglienza ed integrazione, che rispondevano ai progetti SPRAR, a quelli altamente redditizi della protezione civile, vanificando di fatto una politica che in 10 anni aveva garantito, con la collaborazione tra i Ministeri e gli enti locali (ANCI), politiche di inclusione sociale. Oggi l'assenza di interlocutori istituzionali mette in difficoltà, gli enti che si sono sobbarcati l'onere di rendere meno drammatica la vicenda legata all'emergenza Nord-Africa;
   in Calabria si rischiano altre rivolte come quella di Rosarno (per come denunciato di recente dai sindaci di Acquaformosa e Riace, Giovanni Manoccio e Domenico Lucano, ed i segnali sono si fanno sempre più forti e allarmanti, a causa del ritardo nelle convocazioni dei richiedenti asilo e per i dinieghi che in questo momento superano il 70 per cento delle richieste.
   comuni ed Enti gestori sono stati abbandonati da tutti;
   la sezione della Calabria della Corte dei conti sta interpretando in modo restrittivo l'applicazione dell'articolo 10 della convenzione OPCM 3933-2011 della Presidenza del Consiglio dei ministri, che recita «Il soggetto attuatore liquiderà dietro presentazione di fattura le prestazioni entro 30 giorni e non oltre 60 giorni». Inoltre le risorse per l'anno 2012 non sono state ancora messi a bilancio, nonostante sia stato prorogato per tutto il 2012 l'emergenza Nord-Africa –:
   se il Governo sia a conoscenza della questione su esposta;
   se sia a conoscenza della situazione di altissimo rischio che si rischia in Calabria a causa di tutto quanto sopra riportato e per i gravissimi ritardi nel pagamento delle spettanze agli enti locali interessati;
   che cosa si intenda fare, per quanto di competenza, per impedire una rivolta dei migranti, sullo stile di quella di Rosarno di un paio di anni fa, e per facilitare politiche di accoglienza e integrazione dei migranti. (4-15993)


   CATANOSO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   con un provvedimento a firma del capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco è stato disposto l'invio in missione a Lampedusa, di numerose unità permanenti e volontari, provenienti dall'area romana, per occuparsi della ristrutturazione del C.P.S.A.;
   questi vigili del fuoco, piuttosto che essere occupati a svolgere i loro compiti stabiliti da leggi e regolamenti, sono stati destinati a mansioni che appaiono più adatte a una impresa edile;
   a giudizio dell'interrogante, la scelta del capo del Corpo nazionale è discutibile, ove corrispondesse al vero quanto riferisce un comunicato della Confsal-Vigili del fuoco e di Cgil-Cisl-Uil Sicilia, sia per la scelta in sé di sacrificare personale del Corpo ad altre mansioni non direttamente riconducibili alla professionalità ed ai compiti d'istituto, sia perché il personale è stato scelto tra il personale di sola provenienza romana;
   se questi lavori devono essere eseguiti dai vigili, non si comprende la necessità di dover ricorrere a personale di sola provenienza romana, come se Roma avesse personale in eccedenza per svolgere i propri compiti d'istituto, senza prima avere verificato in regione la presenza di analoga professionalità;
   vale la pena ricordare che i vigili del fuoco siciliani hanno al proprio interno le medesime professionalità individuate per l'esecuzione di questi lavori che, comunque, non rientrano tra i compiti istituzionali del Corpo;
   altro aspetto che appare assolutamente censurabile inserito nel provvedimento, riguarda proprio l'impiego del personale volontario non appartenente ai quadri siciliani, come se il comando di Agrigento o i restanti comandi dell'isola non avessero nei propri quadri, volontari discontinui in grado di svolgere le opere richieste;
   gli elenchi dei comandi siciliani sono zeppi di tali figure che nel rispetto del decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2004 che ne disciplina anche i richiami, sono le stesse che sovente, quando richiamate in ordine di graduatoria e non con provvedimenti ad hoc, si occupano anche della manutenzione delle sedi di servizio senza per questo essere etichettati come «squadra lavori»;
   a giudizio dell'interrogante e dei rappresentanti sindacali regionali non si comprende come questa èquipe specializzata di vigili possa operare in sostituzione alle imprese in strutture che non appartengono al dipartimento dei vigili del fuoco come quelle di che trattasi e che risultano essere di proprietà del dipartimento per l'immigrazione. E non si possono tralasciare altri aspetti quali la copertura assicurativa di questi lavoratori; ci si chiede come possa del personale dei vigili del fuoco lavorare non per soccorso tecnico urgente al di fuori delle sedi dei vigili del fuoco, perché il Corpo nazionale dei vigili del fuoco si debba sostituire alle imprese visto che non sembrano esserci motivi legati alla sicurezza nazionale o istituzionale e quali siano le ragioni che hanno portato a questa scelta;
   questa squadra lavori avrebbe potuto essere impiegata per ristrutturare la sede centrale di Reggio Calabria che da 5 anni soffre e fa soffrire notevoli disagi ai colleghi reggini, oppure il distaccamento nord di Palermo cui mancano i fondi;
   al danno si aggiunge anche la beffa della previsione di alloggio e vitto esterno alle strutture dei vigili del fuoco;
   è bene ricordare, che durante il periodo difficile dovuto al sovraffollamento dei centri di accoglienza di Lampedusa, il personale inviato in supporto di quello locale veniva obbligatoriamente ospitato presso il distaccamento di Lampedusa;
   anche tra il personale inviato da Roma a Lampedusa v’è disparità di trattamento: per il personale permanente è prevista la possibilità di rientrare a Roma il venerdì con il Piaggio P-180 dell'amministrazione, mentre i volontari devono permanere sull'isola;
   a giudizio dell'interrogante e dei sindacati siciliani del Corpo il provvedimento è da ritirare e si devono prevedere soluzioni diverse alla problematica della ristrutturazione del C.P.S.A. di Lampedusa –:
   quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa. (4-15999)


   HOLZMANN. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   da più parti viene segnalato all'interrogante che il Ministero dell'interno acquisisce immobili in locazione per fini istituzionali e poi non ottempera al pagamento dei canoni di locazione;
   tale situazione si protrae da diverso tempo ed i canoni non vengono pagati anche per diversi mesi;
   il danno, soprattutto quando si tratta di piccoli proprietari che talvolta fanno conto su quel piccolo reddito per sopravvivere, è inaccettabile e talvolta difficilmente sopportabile;
   più in generale sarebbe opportuno chiarire quali siano le dinamiche della gestione del bilancio che portino a non disporre dei fondi necessari in relazione a spese che dovrebbero avere una sufficiente copertura finanziaria –:
   se sia vero quanto riportato in premessa, e in tal caso, quali immediate iniziative si intendano assumere in proposito. (4-16007)


   LO MORO, VILLECCO CALIPARI, LAGANÀ FORTUGNO, LARATTA, MINNITI, MARINI, ANGELA NAPOLI, OLIVERIO e TASSONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   a quasi 48 ore dall'inizio dello spoglio, non si erano ancora concluse le operazioni elettorali per l'elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale della città di Catanzaro;
   durante lo spoglio, sono state segnalate numerose anomalie e vere e proprie irregolarità;
   risulta essere stato presentato un esposto presso l'ufficio elettorale centrale che rileva palesi irregolarità nel voto riguardanti due intere sezioni elettorali;
   in particolare: a) si rileva che presso la sezione 85 la presidenza della sezione medesima ha accertato la presenza di un numero di schede votate superiore al numero dei votanti, così come risulta dai verbali redatti dallo stesso ufficio elettorale della sezione in parola. Sul punto va sottolineato che con sentenza TAR Calabria n. 867/2011, confermata dal Consiglio di Stato, è stata annullata la votazione per la stessa irregolarità riscontrata presso una sezione elettorale di un altro comune calabrese (Palermiti), in cui è stato disposto il rinnovo del voto; b) nella sezione numero cinquantatre un'elettrice, precisamente identificata, risulterebbe avere votato due volte; c) nella sezione numero 84 risultano mancanti alcune schede rispetto al numero degli elettori. Divergenza che – se confermata – renderebbe nullo l'intero procedimento elettorale;
   da notizie di stampa emerge anche che il quadro delle schede dichiarate nulle sarebbe significativamente oltre il numero fisiologico;
   sono state avanzate da parte di associazioni e movimenti richieste di annullamento dell'intero percorso elettorale e sulla base delle denunce avanzate la procura della Repubblica di Catanzaro ha inteso aprire un'indagine sulla regolarità del voto;
   le anomalie e irregolarità segnalate incidono direttamente sull'esito del voto;
   le operazioni di voto e di spoglio si sono svolte in un clima difficile, caratterizzato in alcuni casi da vere e proprie intimidazioni –:
   fermi restando gli accertamenti che saranno svolti dalle autorità competenti in ordine ai risultati del voto, di quali elementi disponga in relazione ai profili di sua competenza, anche di ordine pubblico.
(4-16019)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BOCCUZZI, DAMIANO, MIGLIOLI, SCHIRRU, RAMPI, BERRETTA, GNECCHI, CODURELLI e MADIA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il ruolo dell'istruzione e della formazione come potente strumento per lo sviluppo di una cultura della salute e sicurezza è riconosciuta a livello internazionale, dall’International Labour Organization (ILO) nell'ambito della convenzione 155 sulla salute e sicurezza sul lavoro del 1981. In particolare, l'articolo 14 della convenzione riguarda specificamente l'integrazione della salute e sicurezza sul lavoro (SSL) nell'istruzione: «Devono essere prese misure al fine di promuovere in maniera adeguata alle condizioni e alle prassi nazionali, l'inserimento delle questioni di SSL a tutti i livelli di istruzione e formazione, tra cui l'istruzione superiore tecnica, medica e professionale, in modo da soddisfare i bisogni formativi di tutti i lavoratori»;
   l'esigenza di informare le nuove generazioni dei rischi relativi all'incolumità dei lavoratori nei luoghi di lavoro e divulgare la cultura della salute e della sicurezza, era stata recepita dal testo unico sulla sicurezza sul lavoro (decreto legislativo n. 81 del 2008), che, all'articolo 11, comma 1, lettera c), ha previsto il finanziamento da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo trasferimento delle necessarie risorse da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali «delle attività degli istituti scolastici, universitari e di formazione professionale finalizzata all'inserimento in ogni attività scolastica ed universitaria, nelle istituzioni dell'alta formazione artistica e coreutica e nei percorsi di istruzione e formazione professionale di specifici percorsi formativi interdisciplinari alle diverse materie scolastiche volti a favorire la conoscenza delle tematiche della salute e della sicurezza nel rispetto delle autonomie didattiche»;
   il comma 2 del medesimo articolo 11 stabiliva che ai suddetti finanziamenti si sarebbe provvisto con oneri a carico delle risorse di cui all'articolo 1, comma 7-bis, della legge n. 123 del 2007 (la legge delega per l'emanazione del testo unico sulla sicurezza sul lavoro), il quale disponeva uno stanziamento di 50 milioni di euro a decorrere dal 1o gennaio 2008 per l'attuazione del principio di delega avente a oggetto, tra gli altri (articolo 1, comma 2, lettera p), della legge n. 123 del 2007) «la promozione e la divulgazione della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro all'interno dell'attività scolastica e universitaria e nei percorsi di formazione (...);
   a distanza di 4 anni dall'emanazione del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, non sembra si sia prodotto un particolare impegno nell'attuazione delle richiamate disposizioni, allontanando l'obiettivo di un pieno coinvolgimento di tutte le componenti della società nella consapevolezza dell'importanza di una cultura della conoscenza e della prevenzione dei rischi sul lavoro –:
   quali siano state le iniziative finalizzate alla promozione e alla divulgazione della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro nell'ambito dell'attività scolastica e universitaria e nei percorsi di formazione, e quante le risorse a esse destinate. (5-06824)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   a seguito dell'approvazione del progetto esecutivo per la creazione di un «Organismo di rappresentanza, sviluppo e sostegno dell'attività libero professionale dell'ingegnere e dell'architetto», da parte del consiglio di amministrazione di Inarcassa, Cassa di previdenza di ingegneri ed architetti, avvenuta in data 12 e 13 maggio 2011, è stata creata la Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti Inarcassa;
   tale decisione ha suscitato forti perplessità da parte di associazioni sindacali ed organismi di rappresentanza d'ingegneri ed architetti, sia sulla forma che sui contenuti dell'iniziativa assunta da parte dell'organismo previdenziale;
   in particolare viene denunciata la possibilità che la fondazione succitata svolga attività tipicamente sindacale;
   si segnalano, inoltre, la destinazione alla fondazione di una prevalente quota del bilancio di Inarcassa destinata alle iniziative promozionali e l'assenza di una organizzazione democratica su base assembleare;
   l'interrogante non ritiene che la Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti all'Inarcassa possa assumere un ruolo di rappresentanza sindacale alternativo alle organizzazioni sindacali di categoria, attualmente riconosciute –:
   se quanto esposto corrisponda al vero e quali siano gli orientamenti in proposito del Ministro interrogato;
   se non ritenga che lo scopo istituzionale della Fondazione architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti Inarcassa non sia in contrasto con le finalità statutarie della Cassa di evidenza Inarcassa che ha costituito detta fondazione.
(2-01485) «Berretta».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   DAMIANO, BELLANOVA, BOCCUZZI, CODURELLI, GNECCHI, MADIA, MATTESINI, RAMPI, SCHIRRU e GATTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ha modificato all'articolo 24 la situazione in materia di trattamenti pensionistici per i lavoratori ex Ferrovie dello Stato e anche per i lavoratori iscritti al Fondo speciale istituito presso l'INPS dall'aprile 2000 ai sensi dell'articolo 43 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 ed in sostituzione del precedente Fondo pensione del personale Ferrovie dello Stato;
   in particolare tali modifiche non consentono, a decorrere dal 1o gennaio 2012, la possibilità per il personale ferroviario «di macchina» e «viaggiante» di andare in pensione all'età di 58 anni sia per le donne e che per gli uomini e la pensione anticipata in caso di inidoneità fisica alla mansione espletata, come sarà ancora possibile per il personale del trasporto urbano pubblico, non essendo stata modificata la disposizione speciale di cui al comma 6 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 414 del 1996 che in materia di età pensionabile conferma le disposizioni di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (circolare INPS n. 35 del 14 marzo 2012);
   il trattamento del Fondo speciale permetteva tali requisiti particolari per l'accesso alla pensione di vecchiaia ai lavoratori del settore dei trasporti ferroviari in considerazione della gravosità e peculiarità del lavoro svolto;
   in virtù del precedente trattamento pensionistico particolare questa categoria di lavoratori è stata esclusa dalla normativa previdenziale prevista per gli addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, regolamentati dalla legge 4 novembre 2012, dal decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67 e dal comma 17 del citato articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011 che attualmente normano appunto i cosiddetti lavori usuranti;
   inoltre sono stati aboliti una serie di benefici acquisiti nel tempo come la maggiorazione contributiva ogni dieci anni effettivi di lavoro svolto nella mansione di addetto alla condotta treni e la pensione privilegiata per invalidità per motivi di servizio –:
   quali iniziative normative il Governo intenda attuare per tutelare questi lavoratori consentendo loro un graduale innalzamento dei requisiti di pensionamento ed equiparando questa categoria ai lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, in considerazione del fatto che sono addetti a mansioni inerenti la sicurezza del trasporto ferroviario ed è di rilevanza assoluta la loro integrità psico-fisica che con l'avanzare dell'età può inevitabilmente subire un decadimento;
   inoltre come ritenga il Governo di intervenire per quanto di propria competenza affinché, visti gli effetti degli attuali sistemi di liberalizzazione del mercato, si possa equiparare tutto il personale addetto alle attività ferroviarie che attualmente risulta differenziato nei requisiti di accesso alla pensione per il solo fatto di essere dipendente di imprese diverse e iscritto a diverse gestioni pensionistiche, pur svolgendo le medesime prestazioni ed attività. (5-06825)


   ALBONETTI, GNECCHI, GATTI, BOBBA, SCHIRRU, LOVELLI, MURER e FLUVI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha introdotto rilevanti modificazioni nel nostro sistema pensionistico, soprattutto per quanto attiene la maturazione dei requisiti pensionistici, che spostano di diversi anni l'accesso alla pensione;
   il decreto cosiddetto mille proroghe convertito dalla legge 24 febbraio 2012, n. 14, prevede all'articolo 6 comma 2-septies: «All'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modifiche:
    a) al comma 14, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente: «e-bis) ai lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 risultano essere in congedo per assistere figli con disabilità grave ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, i quali maturino, entro ventiquattro mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito contributivo per l'accesso al pensionamento indipendentemente dall'età anagrafica di cui all'articolo 1, comma 6, lettera a), della legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni»;
   la suddetta norma è stata introdotta, per un principio di equità, con l'obiettivo di far rientrare nei requisiti pensionistici vigenti prima del citato decreto-legge n. 214 del 2011, quei lavoratori che assistono figli con disabilità grave e per i quali è prevista la fruibilità di un congedo di 24 mesi, anche frazionato, ai sensi dell'articolo 42 comma 5 del decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151;
   la norma introdotta con il mille proroghe prescrive che la fruizione del congedo per assistere i figli disabili, sia in essere alla data del 31 ottobre 2011, ma non tiene conto che il decreto legislativo n. 151 del 2001 prevede che i 24 mesi, possono essere utilizzati in modo frazionato, per l'evidente ragione di aiutare le famiglie nell'assistenza del figlio disabile grave e conciliare contemporaneamente i relativi impegni di lavoro;
   proprio la possibilità di frazionamento del congedo rischia di creare un'ulteriore lotteria per poter vincere il diritto ai requisiti previgenti per l'accesso alla pensione, fissare ad un unico giorno preciso la verifica sull'utilizzo del congedo crea disparità e iniquità tra situazioni di gravità e bisogno pari;
   nello specifico si intende evidenziare che sono stati segnalati diversi casi dalle famiglie, che per diverse ragioni, anche per cause di forza maggiore, non si trovavano nella posizione di congedo per assistenza disabili alla data del 31 ottobre 2011 e per la rigidità della norma, rischiano di venire esclusi dalla norma introdotta a loro favore con il mille proroghe 2012 –:
   se non ritenga il Ministro interrogato, nelle more dell'emanazione del decreto previsto dal comma 15 dell'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, e successive modificazioni, di procedere ad una interpretazione autentica della norma introdotta all'articolo 6, comma 2-septies del decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012, che consenta ai lavoratori con familiari disabili gravi e ormai prossimi al pensionamento, di poter fruire dei requisiti pensionistici antecedenti il decreto-legge n. 201 del 2011, indipendentemente dalla casualità per cui proprio il 31 ottobre 2011 fossero in congedo. (5-06826)


   BOBBA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   la convenzione OIL n. 189 del 2011, sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e lavoratori domestici stabilisce principi fondamentali e le norme minime per il lavoro domestico;
   tale convenzione, insieme alla raccomandazione n. 201, è stata adottata dalla 100a sessione della Conferenza internazionale del lavoro nel giugno del 2011;
   l'Italia non ha ancora ratificato tale convenzione, nonostante sia le Nazioni Unite che l'Unione europea, nonché gli organismi interessati, ne abbiano appoggiato l'elaborazione;
   dal 30 maggio al 15 giugno 2012 si svolgerà a Ginevra la prossima Conferenza internazionale del lavoro –:
   se non si ritenga urgente e doveroso, assumere iniziative per procedere alla pronta ratifica della convenzione di cui in premessa. (5-06827)


   FEDRIGA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   già con atto di sindacato ispettivo n. 5-06599, tuttora privo di risposta, l'interrogante richiamava l'attenzione del Governo sulla notizia – diffusa a mezzo stampa l'11 aprile 2012 – che la Stock Spirits Group intende chiudere la storica fabbrica di Trieste per trasferire, dal mese di giugno 2012, la produzione nello stabilimento di Pilsen (Repubblica Ceca);
   sempre nel citato atto di sindacato ispettivo l'interrogante denunciava la oramai prassi consolidata che alla cessione della proprietà italiana all'estero segua, in breve tempo, la scelta di chiudere gli stabilimenti italiani e delocalizzare la produzione, perché più conveniente, a scapito delle nostre fabbriche, dei nostri lavoratori e del made in Italy;
   la Stock Srl – si ricorda –, dal 1884 azienda leader in Italia nella produzione di liquori e distillati, proprietaria di alcuni dei marchi più conosciuti come Brandy Stock 84, Grappa Julia, Limoncè, Vodka Keglevich, nel maggio 2007 è passata di mano dalla tedesca Eckes AG al fondo finanziario americano di private equità, la OakTree, trasformandosi da società per azioni in società a responsabilità limitata;
   secondo quanto pubblicato su Il Piccolo di Trieste il 9 maggio 2012, nonostante i tentativi di mediazione in questi mesi, la proprietà della Stock ha confermato la propria decisione di chiudere lo stabilimento giuliano, chiarendo che la procedura di mobilità avviata in aprile riguarda esclusivamente la sede di Trieste e non anche quella di Milano;
   in un primo momento, invece, si era ipotizzato che la produzione rimanesse a Trieste, insieme agli uffici strettamente connessi ad essa come logistica, laboratorio e ufficio acquisti, mentre a Milano sarebbero stati dislocati gli uffici vendite, marketing, oltre all'intera amministrazione (in tutto 40 persone su un totale di 97 unità tra impiegati e operai), e, sebbene si paventasse tra i dipendenti l'ipotesi di delocalizzazione, la proprietà aveva negato tale circostanza;
   in un'assemblea del 3 maggio 2012 i lavoratori hanno deciso di chiedere un intervento diretto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, attraverso l'unità di crisi, ed il coinvolgimento della presidenza della regioni Friuli Venezia Giulia e Lombardia, per un eventuale alleggerimento dei costi della struttura amministrativa e commerciale di Milano;
   secondo i sindacati anche strutture finanziarie governative quali Simest, per il sostegno del made in Italy, o regionali quali Friulia, potrebbero intervenire attraverso precisi piani finalizzati al mantenimento dello stabilimento;
   un plauso meritano i lavoratori interessati dalla vicenda, il cui senso di responsabilità li ha indotti a proseguire il lavoro completando i piani di produzione assegnati, invece che scioperare e protestare, nonostante il loro futuro è la perdita dell'occupazione –:
   se ed in quali termini, nell'ambito della propria competenza, il Governo intenda intervenire sulla vicenda, a salvaguardia dei livelli occupazionali dei dipendenti interessati nonché di un patrimonio storico-economico importante nella storia triestina, e quale sia la risposta alla richiesta avanzata il 3 maggio 2012 dai lavoratori e dai sindacati. (5-06828)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MURER. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   in data 21 luglio 2011 veniva approvata dalla Camera dei deputati, congiuntamente ad altri atti analoghi, la mozione 1-00626, a prima firma Anna Margherita Miotto;
   tale mozione si concentrava sul tema della nuova procedura per l'accertamento dell'invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, varata dall'lnps, dopo l'entrata in vigore dell'articolo 20 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, «Contrasto alle frodi in materia di invalidità civile», con l'intento di ottenere tempi più rapidi e modalità più chiare per il riconoscimento dei relativi benefici;
   la mozione evidenziava che con la nuova procedura, invece di portare chiarezza e celerità, si sono registrate gravissime inefficienze, che hanno provocato disagi a persone già drammaticamente colpite, costrette ad aspettare mesi e mesi prima di vedere riconosciuto il loro diritto;
   la mozione sopra menzionata ha impegnato, tra l'altro il Governo ad assumere le necessarie iniziative dirette a rivedere e modificare la procedura prevista dall'articolo 20 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78; ad emanare urgentemente linee guida chiare e precise nei confronti dell'Inps onde evitare ulteriori controlli su soggetti portatori di menomazioni di natura irreversibile o di patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante, ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 2 agosto 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 settembre 2007, n. 225, evitando così che tali soggetti debbano subire un'ulteriore umiliazione rispetto al loro stato di salute;
   con l'approvazione della mozione sopra citata si è impegnato il Governo, altresì, a predisporre «con la massima sollecitudine e comunque non oltre entro 30 giorni dall'approvazione dell'atto» una relazione esaustiva sulla situazione relativa all'applicazione della nuova procedura indicando:
    a) quante siano oggi le pratiche evase rispetto a quelle depositate;
    b) quale sia la loro distribuzione territoriale e quante siano le nuove pensioni riconosciute dall'entrata in vigore della procedura prevista dall'articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2009;
    c) per quale motivo fino ad oggi gli uffici territoriali dell'Inps non siano stati in grado di evadere nei tempi stabiliti dallo stesso decreto-legge le pratiche relative all'invalidità;
    d) quali siano i motivi del ritardo nel riconoscimento delle invalidità, specificando se tali ritardi debbano essere imputati a ragioni di mero risparmio, o al fatto che i programmi informatici tra le aziende sanitarie locali e l'Inps non sono uniformi e, quindi, all'impossibilità di comunicare tra i due enti;
    e) quale sia la situazione relativa all'appalto con PostEL per l'inserimento dei dati della pratiche relative alle richieste d'invalidità, indignandone i costi, la durata, gli obiettivi, nonché il numero di dati immessi in ciascuna regione;
   ad oggi non risulta all'interrogante che tale relazione sia stata prodotta, nonostante il termine tassativo di trenta giorni sia abbondantemente scaduto –:
   se e in che tempi il Governo intenda tenere fede agli impegni a cui è Stato chiamato dalla Camera dei deputati in data 21 luglio 2011 con l'approvazione, congiuntamente alle altre, della mozione nr. 1-00626, relativamente alle nuove procedure per l'accertamento dell'invalidità civile. (4-15994)


   BOCCUZZI, ESPOSITO, GIORGIO MERLO, DAMIANO, ROSSOMANDO, FIORIO, LOVELLI e RAMPI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   ad aprile nell'incontro che si è svolto a Roma, i vertici dell'azienda Indesit hanno comunicato ai sindacati la volontà di chiudere lo stabilimento di None, sito nel pinerolese, dove attualmente sono impiegati 400 lavoratori di cui 361 in produzione e gli altri nella ricerca e nello sviluppo;
   l'azienda ha ribadito di voler trasferire l'intera produzione di lavastoviglie nello stabilimento polacco di Radmsko;
   l'azienda ha, inoltre, comunicato che il settore è in perdita economica e che ha perso volumi e valore della produzione e che in Piemonte rimarrebbe solo l’outlet e il settore ricerca;
   nel 2009 la Indesit aveva già dichiarato di voler chiudere lo stabilimento che allora impiegava 600 addetti;
   dopo una lunga trattativa si giunse ad un accordo a giugno dello stesso anno: nessuno sarebbe stato licenziato, le uscite sarebbero state solo volontarie e incentivate;
   a fronte di questo accordo, 150 lavoratori sono andati in mobilità con accompagnamento alla pensione, altri si sono dimessi per impiegarsi in nuove opportunità di lavoro;
   nel sito è rimasta la produzione delle «Built» che sono la parte più pregiata delle lavastoviglie;
   secondo i vertici del gruppo, lo stabilimento di None gode di buone performance, sotto il profilo della qualità, un'efficienza che sfiora il 100 per cento e quote di assenteismo intorno al 3,5 per cento;
   il pinerolese in questa fase di grande crisi è una delle zone più colpite e non può permettersi di perdere altri posti di lavoro –:
   se non ritenga, a fronte della grave situazione che si sta profilando in ordine allo stabilimento Indesit di None, di convocare con urgenza un tavolo di confronto tra l'azienda ed i sindacati, al fine di scongiurare la chiusura dello stabilimento in questione e la conseguente perdita del posto di lavoro per i suoi dipendenti. (4-15995)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   PATARINO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   Agecontrol s.p.a. è l'organismo di controllo che, per conto di Agea (Agenzia pubblica per le erogazioni in agricoltura), svolge le verifiche di conformità alle norme di commercializzazione applicabili nel settore degli ortofrutticoli freschi, ai sensi del decreto-legge 28 febbraio 2005, n. 22, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 2005, n. 7, ed effettua i controlli cosiddetti «di secondo livello», previsti nei confronti dei soggetti ai quali Agea ha delegato specifici compiti/servizi e in ulteriori comparti;
   sulla base delle conoscenze e delle specifiche competenze amministrativo-contabili maturate in oltre venti anni di attività ispettiva, a partire dal 2005, Agea ha attribuito ad Agecontrol compiti di controllo in ulteriori comparti (quali, ad esempio: distribuzione, ad opera di enti e strutture caritative, di derrate alimentari agli indigenti della Unione Europea; programmi di promozione ed informazione dei prodotti agroalimentari nel mercato comunitario e nei Paesi terzi; fondi comunitari per il tabacco; controlli su varia misure eccezionali di sostegno del mercato agricolo) nonché, dal 2007, di controllo «ex-post»;
   in aggiunta all'espletamento degli specifici compiti di controllo, Agecontrol collabora con diverse autorità istituzionali, quali il Parlamento, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, le regioni, l'autorità giudiziaria, il Comando carabinieri politiche agricole, l'Ispettorato centrale per controllo della qualità dei prodotti agroalimentari ed altre istituzioni pubbliche, quali università e istituti di ricerca;
   da tempo sono in corso trattative per il rinnovo del contratto integrativo 2012-2014, senza che purtroppo si sia potuti giungere ad alcun risultato concreto dal momento che la dirigenza di Agecontrol continua a sostenere di non avere fondi sufficienti neanche per mantenere gli stessi livelli economici complessivi del contralto scaduto;
   in data 28 dicembre 2011 la dirigenza di Agecontrol, a fronte di un minor finanziamento da parte di Agea, ha deciso in modo unilaterale la rescissione del contratto integrativo aziendale e, conseguentemente, ha emanato un temporaneo regolamento interno, senza peraltro alcuna condivisione con i sindacati, con il quale ha proceduto, sempre unilateralmente, ad una ridefinizione peggiorativa di taluni istituti contrattuali (riduzione drastica del salario accessorio e dei rimborsi per spese funzionali alla operatività dell'Agenzia stessa);
   tale decisione, che, di fatto, ha interrotto ogni forma di trattativa, è stata considerata inaccettabile, nella forma e nel merito, da parte delle organizzazioni sindacali che hanno proclamato un primo sciopero il 20 febbraio 2012 e successivamente, a fronte della ribadita volontà aziendale di procedere al rinnovo del contratto a condizioni economiche peggiorative rispetto a quello disdetto, hanno programmato ulteriori azioni di sciopero per i giorni 26, 27 e 30 aprile 2012;
   l'astensione dal lavoro del personale, e specificamente di quello ispettivo, finisce col creare non poche difficoltà operative all'Agenzia nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali che sono estremamente essenziali e delicati per l'intero comparto ortofrutticolo –:
   se non ritenga doveroso, per quanto di competenza, fornire ulteriori elementi utili a chiarire la situazione e a fugare ogni dubbio circa la legittimità delle decisioni unilateralmente adottate dai vertici aziendali dell'Agecontrol s.p.a;
   quali urgenti iniziative intenda assumere per garantire uno sblocco positivo della «vertenza Agecontrol», anche al fine di reperire le necessarie risorse finanziarie utili ad evitare ulteriori disagi per i lavoratori del settore. (4-15989)


   SANTORI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 30 del 1991, concernente la «disciplina della riproduzione animale», attribuisce all'Associazione italiana allevatori (AIA) le attività di tenuta dei libri genealogici e di realizzazione dei controlli funzionali del bestiame iscritto a tali registri;
   l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con segnalazione ai presidenti di Camera e Senato, ha auspicato una revisione della vigente normativa, con l'obbiettivo di assicurare parità di condizioni di accesso al sistema, da parte di altre associazioni, come richiesto anche dalla commissione europea;
   a seguito della entrata in vigore della legge n. 30 del 1991 al sistema degli allevatori, composto da 29 associazioni nazionali di razza o specie (ANA) e da oltre 90 associazioni provinciali o regionali allevatori (APA/ARA), è consentito di operare e di usufruire, in via esclusiva, per lo svolgimento delle attività attribuite dalla legge n. 30 del 1991, di appositi e finalizzati finanziamenti pubblici;
   la Commissione europea nella comunicazione inerente gli «orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo forestale 2007/2013» prevede che l'intensità dell'aiuto pubblico per la realizzazione dei controlli funzionali del bestiame non possa eccedere il 70 per cento della spesa ammessa ed il 100 per cento della spesa relativa alla tenuta dei libri genealogici;
   il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ogni anno assegna alle regioni e delle province autonome, in applicazione della legge n. 280 del 1999, del decreto legislativo n. 143 del 1997, del decreto legislativo n. 112 del 1998, i fondi per finanziamento dell'attività dei controlli funzionali; detti fondi sono assegnati alle associazioni allevatori (APA-ARA) con riferimento al numero dei capi assoggettati all'attività di controllo senza distinzione tra i soggetti detenuti da allevatori soci del sistema e soggetti detenuti da allevatori non soci APA/ARA/ANA/AIA;
   come riportato nel «Programma dei controlli dell'attitudine produttiva per la produzione del latte e/o della carne (controlli funzionali) svolti dalle Associazioni degli allevatori per ogni specie razza o tipo genetico anno 2011», predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali le associazioni allevatori sono comunque tenute a garantire a favore di tutti gli allevatori richiedenti, anche se non soci, alle stesse condizioni, i servizi legati al libro genealogico ed ai controlli funzionali, nonché a fornire eventuali strumenti tecnici ed informatici necessari;
   a seguito delle innovazioni normative e statutarie adottate dalle organizzazioni dal sistema allevatori, un numero crescente di imprese ha ritenuto di non confermare la propria adesione al sistema senza per questo rinunciare all'iscrizione nei libri genealogici del proprio bestiame;
   numerose strutture del sistema AIA, nel fatturare agli allevatori non soci del sistema i costi delle attività di controllo funzionale dei capi iscritti ai libri genealogici, non tengono conto dell'ammontare della contribuzione pubblica ricevuta anche in rapporto a tali soggetti e quindi fatturano l'intero costo delle attività svolte;
   tale procedura non solo sembra creare, a beneficio delle strutture allevatori interessate, ingiustificati introiti finanziari ma anche ingiustificati aggravi economici per l'amministrazione e per i produttori interessati –:
   quali iniziative si intendano assumere per dar corso alle ricordate sollecitazioni formulate dell'autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di liberalizzazione dei servizi;
   quali iniziative di competenza si intendano assumere per verificare il corretto utilizzo delle disponibilità finanziarie messe a disposizione del sistema degli allevatori;
   quali iniziative di competenza si intendano assumere per evitare il manifestarsi dei segnalati ingiustificati aggravi economici a danno dell'amministrazione e dei produttori interessati. (4-15996)


   FEDRIGA. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   la pesca al tonno rosso rappresenta un segmento importante dell'attività ittica del nostro Paese, considerato che il mare Mediterraneo ospita una delle varietà più pregiate con esemplari molto quotati sui mercati di riferimento;
   il tonno rosso fa parte di quegli stock ittici oggetto di accordi internazionali volti a disciplinare le campagne di pesca attraverso piani pluriennali di ricostituzione della specie al fine di assicurare lo sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche;
   le raccomandazioni adottate dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell'Atlantico ICCAT, pienamente vincolanti per il nostro Paese ai sensi dell'articolo 216 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e i regolamenti comunitari stabiliscono i contingenti nazionali di catture di tonno rosso, ripartiti annualmente per il nostro Paese, con decreto del Ministro interrogato, tra i sistemi di pesca autorizzati;
   come evidenziato dagli addetti del settore, la complessità della normativa di riferimento dovuta all'esistenza di norme convenzionali, comunitarie e nazionali, unitamente alla gestione da parte di un organismo internazionale delle questioni legate alla pesca del tonno rosso, rendono difficoltoso l'accesso a dati e informazioni rilevanti per gli operatori, quali il numero dei natanti operanti nel Mediterraneo, gli attrezzi utilizzati, i quantitativi catturati, quelli inviati ai mercati per la vendita diretta o quelli destinati all'industria conserviera per la lavorazione e trasformazione;
   le suddette informazioni sono reperibili sui siti delle associazioni di categoria e su quello dell'ICCAT, in lingua inglese, mentre non si trovano pubblicate, e comunque non in evidenza, sui canali istituzionali quali il sito del Ministero, unico in grado di garantirne l'attendibilità e l'aggiornamento;
   l'Unione europea ha avviato due procedure di infrazione nei confronti dell'Italia per il mancato rispetto dell'obbligo di inviare alla Commissione i dati relativi alle catture, oltre che quelli relativi al controllo delle attività di pesca;
   la disponibilità di dati e informazioni da parte degli operatori del settore faciliterebbe la denuncia della pesca illegale da parte di quei pescatori che rispettano le regole e che non intendono contribuire a sottrarre fondi pubblici destinati alla pesca per il pagamento di sanzioni comunitarie –:
   di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in relazione ai fatti espressi in premessa e se non ritenga opportuno migliorare il sistema di comunicazione della direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura, struttura ministeriale preposta alla gestione delle campagne di pesca del tonno rosso, al fine di agevolare gli operatori del settore sia nelle attività di pesca che di controllo e denuncia delle pratiche illegali. (4-15998)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SEMPLIFICAZIONE

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELLANOVA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   il 22 giugno del 2009 il comune di Lecce ha bandito il concorso pubblico per esami e titoli per la copertura di n. 6 posti a tempo indeterminato e pieno di istruttore amministrativo contabile categoria C, posizione economica C1 che ad oggi non risulta ancora essere giunto a conclusione;
   le prove scritte di tale concorso si sono tenute il 4 e 5 novembre 2010 e ad oggi i candidati per la mansione prevista sono 414;
   il decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994 «Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi» all'articolo 11, comma 5, reca testualmente «Le procedure concorsuali devono concludersi entro sei mesi dalla data di effettuazione delle prove scritte o, se trattasi di concorsi per titoli, dalla data della prima convocazione. L'inosservanza di tale termine dovrà essere giustificata collegialmente dalla Commissione esaminatrice con motivata relazione da inoltrare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, o all'amministrazione o ente che ha proceduto all'emanazione del bando di concorso e per conoscenza al Dipartimento della funzione pubblica»;
   nonostante le prescrizioni della norma sopracitata le procedure concorsuali in questione hanno subìto e continuano a subire ritardi eclatanti;
   sebbene siano, come da prescrizione sopra riportata, trascorsi i sei mesi previsti la commissione esaminatrice non ha provveduto a giustificare tali eclatanti ritardi attraverso la motivata relazione;
   dagli organi di stampa si apprende che una ulteriore battuta d'arresto al normale svolgimento del concorso sia scaturita dalle dimissioni del presidente della Commissione dottor Domenico Capoccia, che ha abbandonato l'incarico per sostenere l'attuale sindaco alle elezioni di maggio;
   tra i vari rinvii si è dunque arrivati ad espletare il concorso in coincidenza delle elezioni per il rinnovo dell'amministrazione comunale. A tal proposito il sindaco di Lecce, nel corso di una conferenza dei capigruppo nel dicembre 2011 aveva assunto l'impegno a concludere il concorso con la pubblicazione della graduatoria dei vincitori prima della campagna elettorale, impegno che è stato ampiamente disatteso;
   visto il grave momento occupazionale che sta attraversando tutto il Meridione d'Italia ed, in particolare, il Salento, il Partito Democratico, raccogliendo le istanze dei cittadini che temevano la possibilità di una strumentalizzazione del concorso ai fini elettorali, aveva presentato a tal proposito anche un atto di sindacato ispettivo presso il comune che ad oggi risulta ancora inevaso;
   trattandosi di un concorso per trasparenza sarebbe stato opportuno pubblicare l'intero calendario delle prove di tutti i candidati, ma ad oggi si apprende che il comune di Lecce stia, invece, procedendo alla convocazione con un calendario che contiene dodici candidati per seduta –:
   di quali elementi disponga il Ministro in merito alla vicenda di cui in premessa e quali iniziative di competenza intenda porre in essere. (4-15988)


   NUNZIO FRANCESCO TESTA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   al comune di Casoria è invalsa l'abitudine di procedere alla nomina dei dirigenti senza rispettare l'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, così come modificato dal decreto legislativo n. 150 del 2009 e successive modifiche;
   i decreti sindacali di nomina dei dirigenti sono stati già oggetto di attenzione da parte del Dipartimento della funzione pubblica a seguito di esposti di alcuni consiglieri comunali;
   il Dipartimento della funzione pubblica, attraverso i suoi servizi ispettivi, procedeva ad interventi interlocutori senza assumere i provvedimenti richiesti;
   a fronte del diffuso mancato rispetto della normativa, non provvedendosi nei modi di cui all'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, sarebbe stato presentato, a quanto consta all'interrogante, un esposto in data 14 gennaio 2011 alla procura regionale della Corte dei conti per l'accertamento della responsabilità erariale;
   alcuni consiglieri comunali richiedevano gli interventi ispettivi del Ministero dell'interno e del Dipartimento della funzione pubblica ed esternavano l'amara riflessione che al comune di Casoria si poteva acquisire la nomina a dirigente senza mai aver vinto un concorso pubblico per tale funzione e senza aver mai svolto funzione direttiva o dirigenziale nella pubblica amministrazione ovvero in un'azienda privata;
   al comune di Casoria esiste una dotazione organica di 672 unità tra cui nove dirigenti, continuamente incaricati a tempo determinato, in contrasto con la normativa vigente e senza avere i requisiti soggettivi ed oggettivi per lo svolgimento delle funzioni dirigenziali;
   nove consiglieri comunali, con nota del 13 luglio 2011, chiedevano al sindaco l'annullamento in autotutela dei decreti di nomina dei dirigenti richiamando una pronuncia della Corte costituzionale (sentenza 324/2010) e numerose pronunce della Corte dei conti;
   sia la Corte costituzionale, con sentenza n. 324/2010, sia le sezioni riunite della Corte dei conti, con le pronunce 12, 13 e 14 del 2011, hanno chiarito che i comuni possono procedere a ricoprire i ruoli dirigenziali nel rispetto della percentuale dell'8 per cento della dotazione organica che a Casoria prevede n. 9 dirigenti per cui se ne potevano nominare solo uno;
   la stampa quotidiana e periodica hanno dato ampio risalto alla polemica sulla nomina illegittima dei dirigenti al comune di Casoria;
   il sindaco a fronte delle richieste di annullamento dei consiglieri comunali e delle organizzazioni sindacali rispondeva di aver provveduto così come avevano fatto i suoi predecessori. Oltre a ciò, coinvolgendo la giunta, si faceva approvare un atto di indirizzo in data 13 ottobre 2011 facendosi anche autorizzare la nomina di un altro dirigente che avveniva con decreto n. 143/2011;
   il collegio dei revisori con nota prot. 24425 del 18 luglio 2011 rilevava la violazione dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2011 così come modificato dal decreto legislativo n. 150 del 2009 nella nomina dei dirigenti avvenuta con i decreti n. 123/2011, 124/2011, 125/2011, 126/2011, 127/2011, 128/2011, 129/2011, 132/2011;
   a fronte dell'inerzia sindacale il collegio dei revisori, con nota prot. 34205 del 24 ottobre 2011, inviava tutta la documentazione alla procura regionale della Corte dei conti della Campania per l'accertamento della responsabilità erariale, rilevando l'illegittimità del conferimento degli incarichi dirigenziali;
   il 15 febbraio 2012 veniva richiesto al presidente del consiglio da un consigliere comunale l'annullamento straordinario degli atti sindacali di nomina dei dirigenti al comune di Casoria, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 138 del decreto legislativo n. 267 del 2000;
   il 30 marzo 2012 lo stesso consigliere comunale del comune di Casoria richiedeva, sempre ai sensi dell'articolo 138 del decreto legislativo n. 267 del 2000, l'annullamento del regolamento per il conferimento degli incarichi dirigenziali, perché in violazione del decreto legislativo n. 150 del 2009 e diretto a coprire gli incarichi affidati in maniera illegittima;
   sul problema sono intervenuti i servizi ispettivi del dipartimento della funzione pubblica evidenziando l'illegittimità dei provvedimenti –:
   di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto riportato in premessa e se si intenda assumere ogni ulteriore iniziativa di competenza, anche ai sensi dell'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. (4-16010)


   MANCUSO, CICCIOLI, GIRO, CROLLA, BARANI e DE LUCA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   da alcuni mesi i carabinieri stanno portando avanti l'operazione Caos, un'indagine sul fenomeno dell'assenteismo pubblico nella città campana di Boscoreale (Napoli);
   le immagini raccolte nell'indagine sono state riversate in circa 700 dvd;
   sotto indagine sono 125 dei 170 dipendenti comunali, con ipotesi di reato che vanno dal semplice uso improprio del badge marcatempo fino alla truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, all'associazione per delinquere e al peculato;
   nell'aprile 2011, dopo alcune settimane di pedinamento, furono arrestati 45 impiegati comunali e altri 84 ricevettero l'avviso di fine indagine;
   il comune di Boscoreale è già stato commissariato per due volte per infiltrazioni camorristiche;
   nello scorso mese di marzo, secondo dati dello stesso comune, a Boscoreale l'assenteismo ha toccato una vetta del 18,3 per cento;
   all'inizio del suo mandato l'attuale sindaco, Gennaro Langella, aveva fatto installare all'ingresso degli uffici delle sofisticate macchine segna presenza in grado di identificare i dipendenti in base alle impronte digitali, non permettendo, quindi, la timbratura per conto terzi;
   per pressione sindacale le suddette macchine identificatrici sono rimaste inutilizzate, nonostante la spesa già sostenuta –:
   se il Governo intenda inviare un'ispezione nel comune di Boscoreale per accertare i fatti descritti in premessa ai sensi dell'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001. (4-16018)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MANCUSO, BARANI, CICCIOLI, GIRO, DE LUCA e CROLLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   l'Italia è il Paese con il più alto numero di malati di epatite C in Europa occidentale: si contano 20.000 decessi all'anno dovuti a cirrosi e tumore epatico, 1.000 trapianti di fegato all'anno, di cui almeno il 50 per cento causati dal virus HCV;
   ciò innalza i costi relativi al Sistema sanitari nazionale;
   una nuova classe di farmaci, inibitori della proteasi per la cura dei pazienti che soffrono di epatite C, è oggi in attesa dell'autorizzazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco;
   questi nuovi farmaci (Telaprevir e Boceprevir) sono già stati autorizzati al commercio in diversi paesi quali USA, Canada, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Austria, Olanda, Finlandia, Danimarca e Svezia;
   molti pazienti con epatite C, diversamente da altre patologie i cui i farmaci determinano solo un rallentamento della patologia o una risoluzione di sintomi, hanno oggi, con l'utilizzo di tali molecole, la possibilità di guarire con tassi di risposta vicini all'80 per cento;
   sono già trascorsi diversi mesi dall'approvazione delle nuove molecole da parte della FDA (US Food and drugs administration) e della EMA (European medicine agency), avvenute rispettivamente a maggio e a settembre 2011, mentre l'Italia è uno dei pochi Paesi occidentali in cui vengono ancora utilizzate le vecchie terapie con tassi di risposta di circa il 40 per cento;
   nonostante le evidenze scientifiche di efficacia e la positività delle analisi di costo-efficacia, tra cui quella realizzata dal NICE (National institute for health and clinical excellence, l'organo regolatorio di valutazione dei farmaci più autorevole e restrittivo a livello europeo), l'Agenzia italiana del farmaco terminato il processo valutativo di questi farmaci (peraltro già determinato a livello europeo) e non ha quindi ancora concesso la rimborsabilità;
   questo ritardo comporta, oltretutto, un aggravio delle spese del servizio sanitario nazionale, legate al peggioramento delle condizioni dei malati –:
   se il Governo abbia intenzione di accettare le motivazioni del ritardo dell'Agenzia italiana del farmaco;
   se il Governo abbia intenzione di promuovere la ricerca sui nuovi metodi di cura delle epatiti, anche in considerazione della numerosità della popolazione di malati affetti da tali patologie nel nostro Paese. (5-06823)


   MURER. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   ha suscitato grande allarme il caso delle protesi al seno di marca PIP (Polyimplants Prothese), prodotte in Francia e ritirate dal mercato perché soggette a rottura dell'involucro, che contiene silicone e quindi potenzialmente cancerogene;
   in Francia le 30 mila donne portatrici di protesi Pip sono state invitate a presentarsi negli ospedali per sostituirle; si calcola che i casi di tumore al seno nelle portatrici di protesi Pip in Francia siano da dieci a venti, ma non è dimostrato il nesso di causa-effetto. Le autorità francesi hanno chiarito che il reclutamento per la sostituzione andava fatto con «urgenza» per quanto non esista un «rischio conclamato di contrarre il cancro»;
   l'azienda francese ha venduto 30 mila protesi in 65 Paesi dal 1991 fino a marzo 2010 quando ha cessato l'attività; il suo fondatore Jean Claude Mas si è difeso dicendo di aver utilizzato «un gel alimentare non autorizzato ma non tossico»; analisi successive avrebbero però dimostrato che all'interno delle Pip compaiono anche un additivo per carburante, il Baysilone oltre al Silopren e al Rhodorsil, usati nell'industria per la gomma; sull'onda di queste informazioni anche la Gran Bretagna – che in un primo momento aveva smorzato gli allarmismi – ha aperto un'inchiesta e sta valutando se invitare le inglesi a rimuovere le protesi;
   la sottoscritta, unitamente alle colleghe Miotto e Pedoto, ha già presentato in data 11 gennaio 2012, un atto di sindacato ispettivo (n. 5-05903) con il quale, informando il Governo del caso francese, si chiedeva quali iniziative si intendessero assumere per tutelare la salute delle donne italiane che si sono sottoposte ad impianto di protesi mammaria di marca Pip;
   il Ministro della salute, nel fornire risposta in Commissione, in data 12 gennaio 2012, ha comunicato, tra le altre cose, che il 29 dicembre 2011 è stata adottata un'ordinanza diretta a individuare i portatori delle protesi mammarie Pip impiantate nel nostro Paese, che «impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere – entro 15 giorni dalla pubblicazione – un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di Pip a partire dal 1o gennaio 2001»;
   da notizie di stampa, pare siano 3.911 le protesi Pip impiantate in Italia; intervenendo alla trasmissione televisiva Porta a Porta, il Ministro interrogato ha spiegato che per il censimento delle protesi potenzialmente difettose, «abbiamo seguito un criterio cautelativo e ragionevole», e quindi potrebbe ammontare a qualche centinaio il numero di protesi sfuggito allo stesso censimento; il Ministro ha poi chiarito che solo qualora ci fossero rotture o sospetti di rotture, si propone alla persona portatrice di protesi l'espianto;
   il Ministro ha anche affermato che «non c’è alcuna evidenza» che le portatrici di Pip siano a rischio della vita e che «non sono dimostrabili gli effetti cancerogeni»;
   da notizie in possesso dell'interrogante, riguardanti alcuni casi specifici, le convocazioni effettuate delle donne portatrici di protesi Pip sono state effettivamente orientate solo alla verifica, con esame ecografico e visita, della integrità della protesi, da effettuarsi, peraltro, senza urgenza, preferibilmente nell'arco di sei mesi dalla comunicazione;
   tale verifica non ha previsto, però, a quanto consta all'interrogante, domande, nel caso di donne che si sono sottoposte all'impianto della protesi dopo episodi tumorali, su eventuali casi di recidiva del tumore stesso; lo screening si sarebbe limitato a richieste sullo stato della protesi, e su eventuali conseguenze psicologiche –:
   se sia stato completato lo screening delle donne italiane portatrici di protesi al seno di marca Pip;
   se sono disponibili e può fornire tali dati, regione per regione;
   se sia stato compiuto uno studio, acquisendo informazioni in sede di screening, su eventuali casi di recidiva del tumore per donne che si sono sottoposte a impianto di protesi al seno di marca Pip e, in caso di risposta negativa, per quale ragione non si sia ritenuto di acquisire informazioni in tal senso. (5-06833)

Interrogazione a risposta scritta:


   GIANNI. — Al Ministro della salute, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   le compagnie di assicurazione sono solite disdettare le polizze di responsabilità civile al primo contenzioso del medico, e spesso alla semplice e sola denuncia di sinistro, e senza plausibili giustificazioni, né seri motivi;
   si è di fronte ad un modo di fare che non è condivisibile, e che palesa, ad avviso dell'interrogante, una evidente violazione delle regole di lealtà, correttezza e buona fede, da parte di chi ha una posizione di dominio, nel rapporto contrattuale;
   l'Osservatorio nazionale amianto, che è notoriamente severo con i sanitari che sbagliano, nella sua sezione medica, ha posto in evidenza attraverso il presidente nazionale, avvocato Ezio Bonanni, l'illegittimità dell'operato delle compagnie, e suggerito alcuni rimedi;
   questo intervento ha avuto ampio spazio negli organi di stampa specialistica, e comunque anche nel Corriere medico nel numero pubblicato l'8 marzo 2012, dove il parere legale è riportato per esteso, e fa emergere la violazione dell'articolo 1362 del codice civile, alla luce di numerose sentenze della Corte di cassazione, tra le quali la n. 14495 del 2004 e la n. 11609 del 2002, ed il fatto che, se il contratto tace, il silenzio è a doppio taglio, e i recessi arbitrari sono all'ordine del giorno;
   il legale suggerisce dunque l'azione giudiziaria, richiamando la lesione dei valori costituzionali, in relazione alla gravità dell'inadempimento;
   la questione non è di poco conto, in quanto queste arbitrarie ed ingiustificate disdette privano i pazienti della possibilità di essere più garantiti nell'eventuale diritto al risarcimento, ma soprattutto ledono la serenità dei sanitari, i quali di fronte allo spettro di un forte contenzioso, ne potrebbero essere condizionati, attraverso scelte di medicina cosiddetta difensiva, con negativo riverbero sul paziente;
   la risoluzione del contratto di assicurazione non può ritenersi legittima prima che sia accertata una qualsiasi responsabilità civile del medico, ma soprattutto, anche se fosse responsabile, avendo incamerato i premi, dovrebbe garantirlo, fino a dieci anni prima la stipulazione della polizza;
   non può ritenersi civile un modo di operare per il quale il medico, come qualsiasi altro consumatore, è un buon cliente se non ha sinistri, e paga il premio con utile per la compagnia, salvo essere destinatario della disdetta del contratto di assicurazione per responsabilità civile –:
   se il Ministro sia a conoscenza di questo stato di cose e se il Ministro intenda intervenire e con quali modalità, al fine di ristabilire un giusto equilibrio tra le parti contrattuali, anche attraverso nuove iniziative normative e regolamentari sul tema dell'assicurazione dei medici.
(4-16012)

SVILUPPO ECONOMICO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   com’è noto, la multinazionale svedese Electrolux, leader nel settore degli elettrodomestici e delle apparecchiature per uso professionale, è da tempo alle prese con la difficile situazione del mercato dell'elettrodomestico che ha portato in pochi anni a ben tre riorganizzazioni con notevoli ripercussioni sul piano produttivo ed occupazionale, che hanno interessato in modo particolare i due stabilimenti di Porcia (Pordenone) e Susegana (Treviso);
   il piano industriale di ristrutturazione presentato dall'azienda alle organizzazioni sindacali di categoria il 10 febbraio 2011 prevedeva, con riferimento specifico a tali siti, il licenziamento di 800 lavoratori (circa 300 a Porcia e 500 a Susegana) e il trasferimento della parte più significativa della produzione, il «frigorifero di alta gamma», dal sito di Susegana all'Ungheria;
   a seguito del tavolo tecnico di confronto tra i rappresentanti dell'Electrolux e le organizzazioni sindacali, alla presenza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dello sviluppo economico, avviato in data 24 febbraio 2011 presso il Ministero dello sviluppo economico con lo scopo di contenere i licenziamenti e salvaguardare il mantenimento dei siti produttivi in Italia, è stato raggiunto in data 25 marzo 2011 un Accordo, frutto di una difficile ed approfondita trattativa, che prevedeva da un lato un cosiddetto riallineamento strategico degli stabilimenti di Porcia e di Susegana, con la conferma delle missioni industriali di tutti gli stabilimenti Electrolux puntando sulle produzioni del medio alto di gamma con particolare riferimento al mercato dell'Europa occidentale, una programmazione di significativi investimenti, con il mantenimento in Italia della ricerca, progettazione e sviluppo, la concentrazione a Susegana delle attività di built in e a Porcia delle produzioni AEG e l'alta gamma di Electrolux; dall'altro un piano sociale che, oltre al ricorso agli ammortizzatori sociali (CIGS), metteva in campo una serie di strumenti per favorire la ricollocazione dei lavoratori in esubero (rispettivamente 453 a Susegana e 287 a Porcia), attraverso il part time, la ricollocazione professionale con incentivo economico sia ai lavoratori che alle aziende che li assumessero, iniziative di autoimprenditorialità con incentivi economici, collocazione in mobilità di lavoratori pensionabili;
   tali misure non hanno tuttavia prodotto i risultati sperati atteso che nel marzo scorso dei circa 450 esuberi previsti a Susegana dall'accordo del 2011 ne sono rimasti attivi 315, ai quali si sono aggiunti altri 19 che coinvolgono impiegati ed altro personale con funzioni dirigenziali, mentre dei quasi 300 di Porcia ne sono rimasti attivi circa 176 cui si sono aggiunti 24 colletti bianchi; a Forlì ai 154 esuberi annunciati nel 2011 si sono aggiunti 18 impiegati, mentre del tutto nuovi sono i circa 102 esuberi di Solaro, che hanno portato da ultimo gli eccedenti a circa 800 sui 5.500 addetti di Electrolux negli stabilimenti italiani;
   perdurando la crisi del settore, l'Electrolux ha infatti presentato alla recente assemblea dei soci tenutasi a Stoccolma, in sede di approvazione del bilancio 2011, il nuovo piano strategico nel quale viene confermata la volontà dell'azienda di continuare, per l'anno 2012, a ridurre i costi e potenziare la propria presenza a Est e nei mercati emergenti riducendo la propria esposizione e capacità produttiva nei mercati cosiddetti «maturi», prorogando al 2015 il progetto di riposizionamento produttivo che farà scendere ulteriormente la capacità produttiva nei Paesi ad alto costo per trasferirla in quelli a low cost, pur riconoscendo il ruolo strategico, con l'assegnazione della mission dell'alto di gamma, agli stabilimenti italiani;
   dopo un'intensa trattativa, è stata raggiunta da ultimo un'intesa di massima tra i sindacati e l'azienda, che ha portato in data 30 marzo 2012 alla sottoscrizione di un nuovo accordo in sede ministeriale, preceduto da un referendum tra i lavoratori negli stabilimenti del gruppo, per gestire i predetti consistenti esuberi;
   il nuovo piano sociale, ferma restando la cassa integrazione straordinaria a rotazione mensile per 120-130 lavoratori alla volta, prevede altresì la novità dell'utilizzo della cassa integrazione a riduzione d'orario giornaliero con turni di 6 ore in tutti gli stabilimenti del gruppo, oltre a riaprire i termini ai lavoratori per misure incentivanti all'esodo, oltre a fondi, garanzie e consulenza per promuovere l'autoimprenditorialità, nonché formazione finalizzata all’outplacement;
   sin dall'accordo del marzo del 2011 è stata prevista la messa a disposizione da parte della proprietà delle aree inutilizzate degli stabilimenti di Susegana e Porcia (rispettivamente di circa 16.000 metri quadri e 45.000 metri quadri), a condizioni particolarmente agevolate, a favore di processi di reindustrializzazione di soggetti industriali che presentino un Piano solido e credibile e che si impegnino ad assumere lavoratori di Electrolux;
   tali accordi, pur se importanti per evitare soluzioni traumatiche nell'affrontare il pesante problema occupazionale derivante dalle scelte di Electrolux, si limitano a gestire nel breve periodo le ricadute della crisi aziendale in atto, consentendo all'azienda di ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto migliorando la competitività degli stabilimenti italiani, ma non danno certezze sulla loro messa in sicurezza per il futuro, considerati i budget di volumi e i numeri degli eccedenti da ricollocare indicati nel piano dalla multinazionale e stante la previsione nell'intesa dell'avvio di contratti di solidarietà nel 2013 alla scadenza della cassa integrazione a riduzione d'orario;
   la gravità della situazione del comparto dell'elettrodomestico necessita di un piano strategico di ampio respiro, di politiche industriali capaci di dare sostegno e rilancio ad un settore che riveste da sempre in Italia un ruolo strategico e di primaria importanza, essendo il secondo comparto manifatturiero, dopo quello dell'automobile, che occupa oltre 130 mila lavoratori;
   in occasione dell'intesa del marzo del 2011 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore Sacconi e il Ministro dello sviluppo economico pro tempore stabilirono di aprire un tavolo nazionale sulla situazione del settore dell'elettrodomestico, che tuttavia non è poi stato più costituito –:
   se non ritengano di aprire con urgenza un tavolo nazionale per il settore dell'elettrodomestico presso il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, coinvolgendo le rappresentanze sindacali e le Regioni interessate, per promuovere un monitoraggio della situazione del mercato e dello stato di salute del comparto produttivo dell'elettrodomestico in Italia e per definire delle misure incisive per il rilancio del settore, affinché possa continuare a dare il suo importante contributo alla crescita del Paese;
   se non ritengano altresì opportuno aprire un tavolo di confronto, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dello sviluppo economico, tra i vertici dell'azienda ed i sindacati, coinvolgendo anche le regioni e le amministrazioni locali interessate, per il monitoraggio dell'attuazione da parte della multinazionale svedese di tutti i punti di cui alle intese siglate, in particolare del rispetto degli impegni di consolidamento e mantenimento degli stabilimenti produttivi in Italia, sollecitando la presentazione di un piano industriale e relativo business plan da parte di Electrolux che preveda il rilancio dei siti produttivi strategici dell'azienda, e per valutare con riferimento specifico ai siti di Susegana e Porcia le iniziative atte a dare corso ad un piano di reindustrializzazione delle aree oggi inutilizzate degli stabilimenti già messe a disposizione dalla proprietà, quali ad esempio l'assegnazione delle aree stesse alle società strumentali delle regioni interessate aventi la mission specifica della promozione dello sviluppo economico.
(2-01486) «Rubinato, Rigoni, Damiano, Murer, Fogliardi, Froner, Viola, Motta, Rosato, Servodio, Baretta, Benamati, Zampa, Garavini, Vassallo, Strizzolo, Farinone, Codurelli, De Pasquale, Trappolino, Scarpetti, Pistelli, Bellanova, Naccarato, Lenzi, Lulli, Gnecchi, Brandolini, Vico, Nannicini, Mastromauro, Duilio, Bachelet, Corsini, D'Incecco, Zucchi, Fluvi, Giorgio Merlo, Rossomando».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CAUSI, LULLI, META, MORASSUT, MADIA, GENTILONI SILVERI, GASBARRA, ARGENTIN, POMPILI, CARELLA, GIACHETTI, TOCCI, COSCIA, BACHELET, TIDEI, RECCHIA e RUGGHIA. — Al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
   la delibera 32/2012, attualmente in discussione presso l'Assemblea capitolina, dispone la vendita del 21 per cento delle azioni dell'ACEA;
   secondo quanto riportato ai mezzi di informazione, il sindaco di Roma capitale, Gianni Alemanno, sostiene che, con questa decisione, il comune stia semplicemente «ottemperando ad una legge dello Stato, che impone alla politica e alle pubbliche amministrazioni di non detenere la maggioranza di società che gestiscono monopolisticamente servizi pubblici ai cittadini»;
   la disciplina dei servizi pubblici locali è da ultimo contenuta negli articoli 3-bis e 4 del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e successive modificazioni; il decreto-legge n. 138 del 2011 ha conservato nei fini (liberalizzazione) l'impianto preesistente (articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008), escludendone l'applicabilità al settore idrico, per tenere conto dell'esito della consultazione popolare del mese di giugno 2011;
   in particolare, i commi 1-4 dell'articolo 4 pongono in capo agli enti locali, prima di procedere al conferimento della gestione dei servizi, l'obbligo di individuare in via preliminare i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e universale e, poi, di procedere alla verifica della realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, limitando i diritti di esclusiva alle sole ipotesi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità;
   il comma 8 del medesimo articolo, stabilisce che se l'ente locale «intende procedere all'attribuzione di diritti di esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici locali avviene in favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica»;
   il comma 32 prevede che «gli affidamenti diretti assentiti prima del 1o ottobre 2003 a società miste pubblico-private quotate in borsa a tale data, cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio se la partecipazione pubblica nella società mista alla data del 13 agosto 2011 si riduce al 40 per cento entro il 30 giugno 2013 e scende al 30 per cento entro il 31 dicembre 2015. Al mancato verificarsi di tali condizioni, l'affidamento cessa rispettivamente il 30 giugno 2013 e il 31 dicembre 2015»;
   dal combinato disposto delle citate norme sembrerebbe emergere con chiarezza la possibilità per il comune di Roma di mettere a gara il servizio di illuminazione pubblica in luogo della vendita delle quote azionarie di una importante realtà industriale, dato che l'illuminazione pubblica di Roma pesa per soli 55 milioni di euro su 3,3 miliardi di euro di fatturato della società –:
   quale sia la corretta interpretazione della previsione di cui al comma 32, lettera d), del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, relativa alla disciplina degli affidamenti diretti assentiti prima del 1o ottobre 2003 a società miste pubblico-private quotate in borsa a tale data e, in particolare, se sussista un obbligo in capo al comune di Roma capitale di cedere il 21 per cento delle azioni dell'ACEA ovvero se sia conforme al dettato normativo l'opzione alternativa di rinunciare all'affidamento diretto del servizio di illuminazione pubblica mediante indizione di una procedura competitiva ad evidenza pubblica. (5-06836)

Interrogazione a risposta scritta:


   PICCHI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   l'istituto del segreto brevettuale prevede che una domanda di brevetto non sia divulgabile durante i primi 18 mesi dalla data di primo deposito o priorità (oppure di 90 giorni, in caso di richiesta di accessibilità anticipata da parte del titolare), in base all'articolo 53, comma 3, del codice della proprietà industriale;
   scopo di tale istituto è di consentire al richiedente di godere di un vantaggio temporale prima che la concorrenza possa disporre del testo della domanda di brevetto; al contrario, dopo il 18esimo mese, il testo completo della domanda di brevetto viene pubblicato affinché diventi patrimonio della collettività e possa diventare a sua volta punto di partenza per lo sviluppo di ulteriori innovazioni;
   tale istituto risulta uno dei principi cardine del sistema brevettuale a livello internazionale ed uniformemente applicato in tutto il mondo per bilanciare gli interessi contrapposti del titolare di una privativa (i.e. salvaguardare i propri investimenti in ricerca e sviluppo) e quelli della collettività (i.e. ottenere una libera circolazione della tecnologia), incentivando al tempo stesso il progresso e l'innovazione tecnica; in particolare, tale istituto è universalmente reputato un efficace ed ineguagliabile strumento per incoraggiare rinnovazione tecnologica;
   la pubblicazione delle domande di brevetto italiane viene realizzata dall'ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM) in seno al Ministero dello sviluppo economico tramite uno specifico data-base on-line gratuito (http:www.uibm.gov.it/uibm/dati) ed inoltre tramite il data-base on-line gratuito dell'ufficio brevetti europeo (EPO) (http:worldwide.espacenet.com) grazie ad uno specifico accodo tra l'UIBM e l'EPO; molti altri data-base vengono quindi aggiornati a partire da questi due data-base;
   l'UIBM mette altresì a disposizione dei mandatari abilitati uno sportello automatico telematico (Telemaco) per il deposito e la gestione delle privative industriali in cui è possibile compiere ricerche brevettuali avanzate;
   l'istituto del segreto viene rispettato completamente dallo sportello Telemaco; al contrario, nel data-base on-line dell'UIBM è possibile rintracciare i dati bibliografici (titolo, titolare, data di deposito, non la descrizione completa) delle domande di brevetto ancora in regime di segreto, comportando un notevole svantaggio competitivo per il titolare di una privativa, in specie in quei settori tecnologici ad elevato livello di litigation (i.e. nel settore bio-tecnologico e farmaceutico) dove solamente una generale identificazione dei dati bibliografici di una privativa può offrire un notevole vantaggio per un concorrente; per ovviare a questo fatto è noto che alcune multinazionali depositano all'estero tutte le loro domande di brevetto nate da ricerche effettuate in Italia –:
   come il Ministro interrogato intenda migliorare il sistema di pubblicazione delle domande di brevetto italiane modo da garantirne completamente il segreto fino al 18o mese dalla data di deposito o priorità. (4-15990)

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

  L'interpellanza urgente Villecco Calipari e altri n. 2-01434, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 2 aprile 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Monai.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   interpellanza urgente Ruvolo n. 2-01328 del 23 gennaio 2012;
   interpellanza urgente Ruvolo n. 2-01396 del 6 marzo 2012;
   interrogazione a risposta in Commissione Rubinato n. 5-06700 del 3 maggio 2012.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Bellanova n. 5-06473 del 21 marzo 2012 in interrogazione a risposta scritta n. 4-15988.