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Temi dell'attività Parlamentare

Afghanistan
Il Parlamento ha seguito con continuità nel corso della XVI legislatura gli sviluppi della situazione in Afghanistan, passata dal "surge" militare deciso alla fine del 2009 ad una transizione caratterizzata dal ritiro delle forze della coalizione internazionale e dal diretto coinvolgimento delle forze armate afgane nella gestione della sicurezza interna.

 

Il quadro di sicurezza nel 2008

Il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Afghanistan e la riflessione in corso nella Comunità internazionale sulla strategia da adottare in quell’area  sono stati rappresentati alle Commissioni riunite esteri e difesa della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica dai Ministri degli esteri e della difesa l'11 giugno 2008. Dal confronto è emersa anche la consapevolezza della necessità di coinvolgere il Pakistan in qualsiasi ipotesi di soluzione della questione afgana.

La revisione della strategia per Afghanistan e Pakistan

Il processo di revisione strategica è stato al centro della riflessione parlamentare l'8 luglio 2009, quando il rappresentante del Governo ha riferito alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato i positivi risultati dell’iniziativa dell’Italia, presidente del G8, di svolgere una sessione allargata dedicata ad Afghanistan e Pakistan nell’ambito della riunione dei Ministri degli esteri del G8 (Trieste 25-27 giugno 2009).
Dalla riunione, dove la comunità internazionale ha riconosciuto il valore del contributo italiano in Afghanistan sia per l’impegno militare, sia per il sostegno alla ricostruzione civile e istituzionale, è emerso un documento congiunto che sottolinea la necessità di un approccio regionale, capace di coinvolgere tutti i paesi dell’area a partire dal Pakistan, nei processi di stabilizzazione dell’Afghanistan.
In un precedente momento parlamentare, in sede di risposta all'interrogazione in Commissione esteri n. 5-01197 (seduta del 25 marzo 2009) il Governo, oltre a valorizzare l’ottica regionale, aveva sottolineato che il contributo italiano alla revisione della strategia internazionale in Afghanistan punta al rafforzamento istituzionale e civile, del quale fa parte anche il regolare svolgimento delle elezioni presidenziali e dei Consigli provinciali del 20 agosto 2009. Il nostro paese, infatti, considera la dimensione civile, insieme allo sviluppo economico, indispensabile complemento dell'azione militare per la stabilizzazione della sicurezza in Afghanistan.

Le ragioni della presenza italiana in Afghanistan nell'ambito della missione ISAF e la necessità, a salvaguardia dei generali interessi di sicurezza, che la coalizione internazionale non lasci il paese asiatico prima della sua stabilizzazione, sono state al centro di un’ audizione del Ministro degli esteri presso le Commissioni esteri della Camera e del Senato il 29 settembre 2009.

La nuova strategia

Pochi giorni dopo l’annuncio (1° dicembre 2009) della nuova strategia Usa, davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e del Senato si sono svolte, il 10 dicembre 2009 le Comunicazioni dei Ministri degli affari esteri e della difesa sulle strategie e sugli sviluppi della partecipazione italiana alla missione ISAF. Il titolare degli esteri ha dato conto del processo che ha portato alla definizione di una strategia di transizione che ha per obiettivo restituire l'Afghanistan agli afgani. Il contributo italiano consiste nell’aumento temporaneo dei contingenti militari, in un maggior impegno nel settore civile e miglior coordinamento tra questo e la dimensione militare. 

Con una serie di mozioni, n. 1-00239, n. 1-00313, n. 1-00314, e n. 1-00315, trattate nelle sedute del 18 gennaio e 20 gennaio 2010, l’Assemblea della Camera ha impegnato il Governo ad adoperarsi già dalla Conferenza di Londra del 28 gennaio 2010 per la fissazione di comuni obiettivi a breve e medio termine, confermando il contributo militare aggiuntivo dell'Italia nel quadro della nuova strategia condivisa dell'Alleanza atlantica finalizzata a sostenere l'accelerazione della fase di transizione verso la completa "afghanizzazione" delle responsabilità di sicurezza.

La Conferenza di Londra sull’Afghanistan (28 gennaio 2010), che avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta verso un progressivo trasferimento della responsabilità di sicurezza dell’Afghanistan a un governo democraticamente eletto, e dove era emerso un orientamento favorevole al recupero alla vita civile dei combattenti disposti a rinunciare alla violenza, non ha potuto produrre gli effetti sperati a causa della perdurante difficile situazione della sicurezza nel paese.

La transizione

La riflessione sulla transizione destinata a consegnare gradualmente il controllo dell’Afghanistan alle autorità di quel paese e la posizione italiana all’imminente vertice Nato di Lisbona (19-20 novembre 2010), favorevole al ritiro delle truppe da combattimento entro il 2014 sono state presentate alle Commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato dai ministri competenti il 17 novembre 2010. 

Sulla definizione dei vari aspetti connessi alla programmazione del ritiro del contingente italiano in Afghanistan e sul contributo aggiuntivo per la formazione delle forze di sicurezza l’Assemblea (15 febbraio 2011) ha votato una serie di mozioni (n. 1-00530 (Nuova formulazione), n. 1-00561, n. 1-00562, n. 1-00563, n. 1-00564). Gli atti di indirizzo impegnano il Governo a farsi promotore di un maggiore controllo e monitoraggio delle conseguenze delle operazioni sulla popolazione civile; a confermare, coerentemente con la nuova strategia condivisa al vertice di Lisbona, un maggior contributo al settore della formazione delle forze di sicurezza afghane per favorire il definitivo trasferimento delle responsabilità in materia di sicurezza; a farsi promotore di un'innovativa impostazione del processo di institution building in Afghanistan che, nel rispetto delle peculiarità sociali ed etniche del paese, consenta di raggiungere intese condivisibili dalla gran parte del popolo afghano.

Il tema dell’opportunità di procedere, di concerto con i partner internazionali, alla ridefinizione dei contingenti italiani dispiegati nelle missioni, in un'ottica di ottimizzazione delle risorse finanziarie disponibili e comunque nel rispetto degli impegni internazionali assunti dal nostro paese, è stato uno dei nuclei centrali delle Comunicazioni del Governo sugli sviluppi relativi alle missioni internazionali rese alle Commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato il 13 luglio 2011.
In quell'occasione il Ministro degli esteri ha ribadito che la presenza italiana nelle aree di crisi corrisponde all’interesse nazionale in quanto rappresenta un parametro di valutazione adottato dalla comunità internazionale in ordine alla capacità di adesione del nostro paese ai generali obiettivi di stabilità e sicurezza.

2011: l'uccisione di Osama Bin Laden e la Conferenza di Bonn

L’intensa azione finalizzata alla decapitazione dei vertici di al Qaeda è culminata con l’uccisione di Osama Bin Laden il 2 maggio 2011 ad Abbottabad, 70 km dalla capitale pakistana Islamabad. L’operazione condotta dalle forze speciali statunitensi in territorio pakistano senza informarne le autorità nazionali ha messo in tensione le relazioni tra gli Stati Uniti e il Pakistan, considerato alleato strategico nella lotta ad al Qaeda ma pure accusato dagli Usa di legami con la Rete Haqqani ritenuta responsabile di attacchi contro l'ambasciata americana di Kabul (13 settembre) e contro Isaf.

La crescente tensione dei rapporti bilaterali Usa-Pakistan si è protratta per tutto il corso dell'anno, culminando con la decisione pakistana di non partecipare alla Conferenza internazionale di Bonn sull'Afghanistan (5 dicembre 2011). Gli 85 paesi e 17 organismi internazionali partecipanti alla Conferenza si sono impegnati a sostenere l'Afghanistan anche dopo il 2014, data di conclusione della fase di transizione. Kabul, dopo il decennio della "transizione", nel successivo decennio di "trasformazione" è chiamata ad impegnarsi per fare dell’Afghanistan un paese dove il terrorismo internazionale non possa più trovare possibilità di insediamento.

La continuità dell’impegno italiano in Afghanistan nei campi della formazione, dello sviluppo economico e della tutela dei diritti umani, con particolare riguardo alla condizione femminile, dopo il disimpegno militare (previsto per il 2014) è stata ribadita dal Ministro degli esteri Giulio Terzi nel corso dell’audizione, svoltasi alla vigilia della Conferenza di Bonn, sulle linee programmatiche del suo dicastero presso le Commissioni riunite esteri della Camera e del Senato il 30 novembre 2011.

Il dispositivo della risoluzione n. 8-00156 approvata dalla Commissione Esteri il 14 dicembre 2011 impegna il Governo a partecipare all’attuazione delle conclusioni della Conferenza di Bonn promuovendo tra le priorità dei programmi di cooperazione, quale elemento irrinunciabile delle negoziazioni di pace, il rispetto dei diritti delle donne e destinando ad interventi di empowerment femminile parte delle risorse che si renderanno disponibili a seguito del ritiro dei contingenti militari. Il Governo è inoltre tenuto ad operare per il recupero del Pakistan, assente a Bonn.

Sulla condizione delle donne in Afghanistan il Parlamento, con un precedente atto di indirizzo, l'ordine del giorno 9/2047-A/2, aveva impegnato il Governo a promuovere e sostenere ogni forma di azione, pubblica o privata, volta a promuovere il miglioramento della condizione femminile in Afghanistan, con attenzione innanzitutto ai settori dell'istruzione e della sanità.

Una nuova partnership

L’attuale agenda politica per l'Afghanistan si incentra sul ritiro, previsto per la fine del 2014, delle forze della coalizione internazionale e sul passaggio alle forze nazionali delle responsabilità della sicurezza secondo la tempistica stabilita al vertice di Lisbona (novembre 2010) e confermata in tutte le assise e i vertici internazionali e bilaterali. La tabella di marcia prevede che le forze afghane siano operative già a partire dalla metà del 2013. Le truppe dell'Alleanza atlantica, in prospettiva, cesseranno di combattere e resteranno sul territorio con funzioni prevalentemente di supporto.

Quanto agli Stati Uniti, il 7 luglio 2012 hanno riconosciuto all'Afghanistan lo status di “maggiore alleato non Nato” con ciò aprendo uno scenario di cooperazione a lungo termine e aggiungendo il paese asiatico ad altri quattordici Paesi che godono di un rapporto preferenziale con gli USA (tra i quali Israele, Egitto, Giappone e Pakistan). Tuttavia, le modalità e le forme della permanenza USA in Afghanistan dopo il 2014 sono ancora in corso di definizione.

Il 15 maggio 2012, nell’imminenza del vertice Nato di Chicago (20-21 maggio 2012) che ha confermato il completamento del ritiro delle truppe della missione ISAF per il dicembre 2014, il Ministro degli esteri è intervenuto presso le Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Il Ministro ha sottolineato che la condizione femminile e i diritti dell'infanzia restano una delle priorità che il Governo italiano individua per continuare a garantire la presenza in Afghanistan, in linea con il mandato ricevuto dal Parlamento.
Il Ministro ha inoltre affermato che l'accordo bilaterale di partenariato di lungo periodo firmato a Roma il 26 gennaio 2012 dal Presidente del Consiglio italiano Monti e dal Presidente afghano Karzai (ora ratificato con la L. 239/2012) consente di ricondurre ad un quadro unitario la cooperazione svolta dall’Italia nei vari settori.
L'Italia, ha rammentato il Ministro Terzi, sostiene il "processo di Istanbul" avviato il 2 novembre 2011 con una conferenza, che punta a coinvolgere tutti i Paesi della regione in una dimensione di cooperazione, attraverso il rafforzamento della fiducia.
Al riguardo gli analisti hanno rilevato che dall'incompatibilità delle agende strategiche dei principali attori regionali potrebbe derivare, dopo il ritiro della coalizione internazionale da un Afghanistan non del tutto stabilizzato e sicuro, un innalzamento della conflittualità nell'area.

Il 16 gennaio 2013, davanti alle Commissioni Riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato il Ministro degli esteri, dopo aver rammentato che la modalità ed i termini della permanenza americana in Afghanistan dopo il 2014 è tutt’ora allo studio, ha ricordato che l’Italia si è impegnata, nell’ambito della Conferenza dei donatori (Tokyo 8 luglio 2012) a sostenere le forze di sicurezza in Afghanistan con 120 milioni di euro l'anno per il triennio 2015-2017.

In vista della Conferenza di Tokyio, la risoluzione in Commissione esteri n. 8-00187 ha impegnato il Governo a ribadire in quell'occasione il proprio impegno nel considerare la lotta alla violenza sulle donne in Afghanistan come obiettivo prioritario dello sviluppo, a rinvenire risorse per la concreta attuazione del Piano nazionale per le donne afgane (NAPWA) e per la legge per l'eliminazione della violenza contro le donne (EVAW) e ad adottare ogni iniziativa utile per lo sviluppo di un Piano d'azione nazionale afgano per l'attuazione della risoluzione Onu n. 1325, con particolare attenzione alla partecipazione delle donne nella costruzione della pace.