Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

Cerca nel sito

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe e abilitare il javascript

INIZIO CONTENUTO

Strumento di esplorazione della sezione Documenti Digitando almeno un carattere nel campo si ottengono uno o più risultati con relativo collegamento, il tempo di risposta dipende dal numero dei risultati trovati e dal processore e navigatore in uso.

salta l'esplora

Temi dell'attività Parlamentare

Crisi nel Mali
La crisi umanitaria, oltre che politico-istituzionale, che sta devastando il Mali, ha sollecitato il Parlamento della XVI legislatura fin da prima del colpo di stato del marzo 2012. Il diffondersi dell'integralismo islamico nell'area del Maghreb e del Sahel, testimoniato anche dalla tragica vicenda di In Amenas, preoccupa l'Occidente e pone con forza la questione della stabilità delle relazioni con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e con quelli ad essi limitrofi.
Il golpe militare

Il 22 marzo 2012 un colpo di stato militare ha deposto il presidente maliano Amadou Toumani Touré. Il golpe, guidato da un ufficiale delle forze armate, Amadou Sanogo, aveva l’obiettivo di sostituire il governo di Touré ritenuto incapace di garantire la sicurezza nel paese a causa della rivolta dei Tuareg in corso dal mese di gennaio. Con l’esercito allo sbando, il golpe ha però sortito l’effetto opposto, quello cioè di aprire la strada alla conquista delle città del nord da parte dei Tuareg.

Chi è Amadou Sanogo

Il colonnello Amadou Sanogo,uomo nuovo sullo scenario politico maliano, è emerso all’indomani della ribellione del MNLA (Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad) e della rotta dell’Esercito regolare. Sanogo è uno degli ufficiali addestrati negli Stati Uniti (dove si è recato a più riprese tra il 2004 ed il 2010) nell’ambito di accordi di cooperazione militare bilaterale. Dopo aver accusato il Presidente Touré di una gestione errata della crisi del Paese ed avergli imputato le cause del cattivo stato delle Forze Armate, Sanogo ha guidato il golpe militare che ha insediato il CNRDRS (Comitato nazionale per la ricostituzione della democrazia ed il ripristino dello Stato). Di fronte alla minaccia di intervento da parte della CEDEAO, il Colonnello ha dovuto cedere nuovamente i poteri alle istituzioni civili. Tuttavia, i militari restano i principali critici dell’attuale azione di governo e possono vantare un grande sostegno tra la popolazione civile; Sanogo, dunque, rimane uno dei personaggi più influenti del Paese.

Le conseguenze del golpe e il ruolo della CEDEAO

A seguito della mediazione della CEDEAO (o ECOWAS, secondo l’acronimo inglese, l’organizzazione di cooperazione regionale della quale fanno parte 15 paesi dell’Africa occidentale, tra cui il Mali), Touré ha firmato le proprie dimissioni l’8 di aprile, per permettere la costituzione di un organismo di transizione incaricato di organizzare le elezioni, di porre fine alla ribellione nel nord del paese e di riconsegnare i golpisti ai propri compiti nell’esercito. Il potere è stato così restituito ad un’amministrazione civile con la designazione, il 12 aprile 2012, di un presidente ad interim, Dioncunda Traoré, ex presidente del parlamento e la formazione di un primo governo di unità nazionale, ad opera del primo ministro ad interim Chieck Modibo Diarra.

Il caos che ha fatto seguito al colpo di stato ha determinato l’espulsione delle forze militari maliane dalle tre aree settentrionali dell’Azawad, la regione - così denominata dai Tuareg - che comprende le città di Timbuctu, Gao e Kidal, lasciandola sotto il controllo delle milizie Tuareg e dei gruppi islamici loro alleati.

La situazione nel nord del paese, flagellato dai combattimenti tra i gruppi ribelli rivali e da quelli contro l’esercito governativo, è andata deteriorandosi nel corso dell’ultimo anno, sì da creare un’emergenza umanitaria che si estende al sud del Mali e ai paesi confinanti nei quali centinaia di migliaia di maliani del nord hanno trovato rifugio.

La crisi istituzionale

 La ribellione nell’Azawad si è svolta di pari passo con la crisi istituzionale, e non indipendentemente da questa, con i conseguenti disordini a Bamako e nel resto del paese.

Il Presidente Traoré, ferito alla testa il  21 maggio 2012 nel suo ufficio da un gruppo di dimostranti - sostenitori dei militari golpisti - contrari alla sua permanenza in carica per guidare il paese alle elezioni, è stato costretto a fare ricorso a cure ospedaliere in Francia, dove è rimasto per due mesi.  Al suo ritorno, in agosto, dopo i numerosi richiami della CEDEAO, Traoré e Diarra hanno annunciato la formazione di un secondo governo di unità nazionale, che includeva 31 ministri, 5 dei quali vicini ad Amadou Sanogo, colui che aveva guidato il golpe militare del marzo precedente.

All’inizio di settembre Traoré aveva chiesto ufficialmente l’intervento militare dei paesi della CEDEAO per liberare i territori occupati del nord. La risoluzione del 2085 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, del 20 dicembre 2012, ha poi autorizzato la CEDEAO a dispiegare le forze già offerte da questa Organizzazione nel quadro della African-Led International Support Mission  (Afisma) che avrebbe dovuto dare inizio al suo mandato nel settembre 2013. Afisma sarà composta di 3.300 soldati, dei quali circa 900 nigeriani. Anche il Ciad, benché non faccia parte della CEDEAO, ha garantito l’invio di 2.000 uomini a supporto delle forze francesi.

L'11 dicembre 2012 il premier Diarra è stato arrestato e costretto alle dimissioni da Amadou Sanogo e dagli stessi ufficiali che avevano organizzato il colpo di stato militare del mese di marzo. Diarra è stato immediatamente sostituito da Django Cissoko, che ha annunciato la formazione del terzo governo di unità nazionale con l’obiettivo di riunificare il paese.

Le origini della lotta per l'Azawad

Non è un caso che la lotta per la liberazione dell’Azawad abbia ripreso forza (la rivolta iniziata a gennaio 2012 era la quarta dopo l’indipendenza del Mali dalla Francia) dopo la fine del conflitto libico, al quale molti Tuareg avevano preso parte al fianco delle truppe di Gheddafi. E’ noto che Gheddafi aveva dato il suo sostegno, sia ideologico che materiale, alla causa tuareg, nell’intento di ottenere un ruolo egemonico nelle regioni del Sahara e del Sahel. Si contavano già a migliaia, ad esempio, i Tuareg addestrati e arruolati nella Legione Islamica, un corpo mercenario creato da Gheddafi nel 1972 allo scopo di unificare alcuni paesi africani a partire dal Ciad. La caduta di Gheddafi ha dunque liberato “risorse” per la ripresa della lotta per la secessione dell’Azawad, favorita da un regime che non aveva saputo integrare i L'azione dei Tuareg nel Mali al suo interno e dall’abbandono di quella regione da parte delle istituzioni dello Stato.

Gli attori sulla scena della ribellione maliana sono però molto più numerosi, costituiti da gruppi islamici che, in un primo momento alleati con il gruppo Tuareg MNLA (Mouvement national de libération de l'Azawad), si collocano ora su posizioni di contrapposizione a causa della forte connotazione religiosa, radicale e integralista.

Tutti i ribelli dei gruppi islamici presenti in Mali riconducono la propria ideologia alla setta wahabita e salafita di ispirazione saudita, ponendosi in contrasto con l’islamismo maliano che si colloca invece all’interno della tradizione Sufi.

Le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla crisi maliana

La risoluzione 2071 (2012) del 12 ottobre 2012 adottata all’unanimità dai 15 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel chiedere a tutti i gruppi armati la cessazione delle violazioni dei diritti umani nel nord del Mali, dichiara ai sensi del Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, la disponibilità a rispondere alla richiesta delle autorità transitorie del Mali per una forza militare internazionale che assista le Forze Armate maliane nel recupero delle regioni occupate nel nord del paese (par. 6); assegna al segretario generale un termine di 45 giorni per consultarsi con l'Unione Africana, l'Ecowas e le autorita' del Mali e presentare una relazione dettagliata su come tale forza deve essere creata, finanziata, e dispiegata (par. 7); invita gli Stati membri, le organizzazioni regionali e internazionali, tra cui l'Unione africana e l'Unione europea, a porre in essere nel più breve tempo possibile attività volte al rafforzamento delle capacità delle Forze Armate e di sicurezza del Mali al fine di ristabilire l'autorità statuale su tutto il territorio nazionale, di mantenere l'integrità territoriale e l'unità del Mali e di ridurre la minaccia rappresentata da AQIM e gruppi affiliati.

Con la risoluzione 2085 (2012) adottata all’unanimità il 20 dicembre il Consiglio di sicurezza chiede al Segretario generale dell’ONU, ai sensi del capitolo VII della Carta, di definire, di concerto con le autorità nazionali, una "presenza multidisciplinare delle Nazioni Unite in Mali" finalizzata a fornire un supporto coordinato e coerente ai processi politici e di sicurezza in corso nel paese. Tale presenza è destinata ad avere la durata iniziale di un anno. Il Consiglio incarica la missione internazionale a guida africana di sostegno in Mali (African-led International Support Mission in Mali - AFISMA) di aiutare a rafforzare le forze di difesa e sicurezza maliane, in coordinamento con l'Unione europea e gli altri partner. Preso atto dell’approvazione, da parte della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) e dell'Unione africana, di un piano strategico per affrontare la crisi in Mali, il Consiglio sottolinea la necessità di perfezionare ulteriormente la pianificazione prima dell'inizio di un'operazione militare offensiva. Il Consiglio chiede all'Unione africana, in stretta collaborazione con altri partner, prima dell’inizio delle operazioni offensive, di fornire aggiornamenti sui progressi compiuti nel processo politico, sullo stato della formazione sia della missione AFISMA sia delle forze di sicurezza del Mali, sul quadro di operatività della missione e su  altri elementi di criticità.

Si rammenta, altresì, la risoluzione 2056(2012) adottata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza il 5 luglio 2012 che, tra il resto, condanna la presa del potere avvenuta con la forza in Mali nel mese di marzo, chiede l’immediata cessazione delle ostilità da parte dei gruppi ribelli nel nord e indica l’intenzione di prendere in considerazione il dispiegamento di una forza di stabilizzazione nel paese, come sollecitato dalla ECOWAS. La risoluzione condanna l’attacco al presidente ad interim Dioncounda Traoré (21 maggio).

L'intervento francese e la risposta dei ribelli

I disordini in Mali sono sfociati il 7 gennaio 2013 nella pesante offensiva militare sferrata da ribelli islamisti e da diversi gruppi di Tuareg al fine di conquistare la capitale Bamako. Raccogliendo l’invito del presidente Diocounda Traoré, l’11 gennaio il Presidente francese François Hollande ha avviato un’operazione militare, di terra e di aria, a supporto delle forze governative del Mali. L’operazione, denominata Serval, condotta nel rispetto di due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell' Onu (n. 2071 del 12 ottobre 2012 e n. 2085 del 20 dicembre 2012) ha permesso di riconquistare alcune città nel nord del paese e di giungere fino alle porte di Timbuctu. La città fu dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1988 in ragione della presenza di tre moschee e 16 mausolei di rilevante valore artistico storico e culturale. Durante l’occupazione di Timbuctu, i ribelli hanno inferto gravi danni al suo patrimonio, giungendo alla distruzione di alcuni antichi siti sacri della tradizione sufi.

L’ intervento della Francia impegna  da  2.000  a 2.500 unità ed è stato appoggiato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che, appositamente riunitosi il 14 gennaio, ha anche sollecitato un più rapido dispiegamento delle forze africane nel Mali.

All’intervento francese ha fatto seguito, il 16 gennaio, un attacco all’impianto di estrazione del gas della British Petroleum situato ad In Amenas, nel sud dell’Algeria nel quale sono rimasti uccisi 37 ostaggi, di otto differenti nazionalità. L’attacco, secondo un comunicato di AQIM “è una risposta alla crociata delle forze francesi in Mali”.

La missione dell'Unione europea

Il 17 gennaio, i Ministri degli esteri dell'UE hanno dato il via libera alla missione UE di addestramento dell'esercito maliano. La missione EUTM (European UnionTraining mission) porterà in Mali fino a 450 uomini, di cui 200 istruttori, per un costo complessivo di 12,3 milioni di euro per un mandato iniziale di 15 mesi. Il quartier generale sarà Bamako, ma l'addestramento avverrà nel Sud del Paese. Oltre ad addestrare i militari, EUTM fornirà consulenza alle operazioni di comando, logistiche e di protezione dei civili. La missione non sarà coinvolta nelle operazioni militari.

Il Consiglio dei ministri degli affari esteri ha discusso anche altre possibili azioni dell'UE a sostegno del Mali, quali l'assistenza finanziaria e logistica per il dispiegamento di AFISMA e altre forme di sostegno diretto al governo maliano per aiutarlo a far fronte alla situazione attuale. Per il sostegno alla missione AFISMA è previsto lo stanziamento di 50 milioni di euro.

Attività parlamentare

L’attenzione del Parlamento italiano verso la crisi maliana si è concretizzata con una serie di sedute che ha avuto inizio con il rapimento della cooperante italiana Rossella Urru avvenuto il 22 ottobre 2011 in Algeria ad opera di militanti di un gruppo islamico attivo in Mali.