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Temi dell'attività Parlamentare

Iraq
Il Parlamento ha seguito costantemente la fase post-bellica dell'Iraq, caratterizzata da elevata instabilità e grave frammentazione politica, anche dopo il completo ritiro dal paese delle truppe americane. L'Iraq è inoltre minacciato dalla pesante ipoteca iraniana sui partiti al governo, nonché dalla sempre più grave situazione di conflitto nella vicina Siria.
Il nuovo corso strategico e la difficile transizione politica

Dopo che la situazione di instabilità dell’Iraq, costellata da tragici attacchi terroristici, aveva raggiunto il picco tra 2006 e 2007, la strategia del generale Petraeus, basata sull'aumento degli effettivi USA messi in campo, ma anche su accordi con i capi tribù dei principali gruppi sunniti raggiungeva notevoli successi: proprio all'inizio della XVI Legislatura, nel giugno del 2008, il netto miglioramento della situazione della sicurezza veniva confermato con il numero di perdite USA nel mese precedente che era il più basso dall'invasione del Iraq del 2003. Nei mesi di luglio e agosto le tensioni si accentravano intorno alla città di Kirkuk, importantissimo centro petrolifero popolato da abitanti in parte curdi, in parte arabi e in parte di minoranze etniche e religiose più piccole. In settembre si riusciva ad approvare in Parlamento la nuova normativa elettorale locale, ma solo perché regole e calendari delle elezioni locali nel Kurdistan iracheno, e in particolare a Kirkuk, erano stati accantonati. Sempre nel mese di settembre 2008 il passaggio agli iracheni dei poteri militari e di polizia nella critica provincia occidentale di Anbar testimoniava ancora a volta il miglioramento della situazione della sicurezza - nella provincia avevano perso la vita più di mille militari statunitensi, e questo territorio era considerato una roccaforte della guerriglia sunnita e di al Qaeda in Iraq. Il 16 settembre il generale Petraeus veniva richiamato negli Stati Uniti per assumere la responsabilità per l'area dell'intero Medio Oriente allargato.

Il 17 novembre 2008 l'Amministrazione statunitense e il governo di Baghdad firmavano tra l’altro un accordo bilaterale destinato a regolare i rapporti di sicurezza tra i due paesi già a partire dall'inizio del 2009: l’accordo prevedeva un preciso calendario per il ripristino della piena sovranità irachena e il ritiro del forze armate statunitensi dall’ Iraq entro il 31 dicembre 2011 – ma già entro il 30 giugno 2009 avrebbero dovuto lasciare le città e ripiegare all’interno delle loro basi. Giuridicamente il recupero del pieno controllo iracheno della sovranità sul proprio territorio era previsto già dal 1° gennaio 2009, e proprio ciò subordinava la presenza statunitense all’autorizzazione fornita dallo stesso governo iracheno. Naturalmente, il raggiungimento dell'accordo sul ritiro delle forze statunitensi è stato possibile per il netto miglioramento della situazione della sicurezza in Iraq nel 2008, tant'è vero che all’inizio del 2009 ben 13 delle 18 province erano ritornate formalmente sotto l'esclusivo controllo delle forze di sicurezza irachene. Per quanto concerne comunque il futuro ruolo degli Stati Uniti nei confronti dell'Iraq, era previsto l'impegno americano, sempre su richiesta delle autorità di Baghdad, a continuare a proteggere la sicurezza interna ed esterna dell’Iraq finanche con strumenti militari, anche se gli Stati Uniti non avrebbero più mantenuto basi militari nel paese.

Il 31 gennaio 2009 si sono svolte in Iraq le elezioni provinciali, con la partecipazione di oltre 14.000 candidati - tra cui quasi 4000 donne - esponenti di più di 400 partiti, gruppi o movimenti politici. La consultazione ha riguardato 14 delle 18 province dell'Iraq, con esclusione delle tre province autonome curde e della provincia in cui si trova la città di Kirkuk, oggetto di una difficile trattativa fra i diversi gruppi del paese. Le elezioni hanno visto una notevole vittoria del partito del premier al Maliki, i cui seguaci avevano presentato una lista improntata a un carattere laico e denominata “Per lo stato di diritto”. Il partito del premier si è aggiudicato il controllo di 9 province, a fronte di un netto ridimensionamento dei partiti religiosi, e anzitutto di quello facente capo ad al Hakim, alleato di  Maliki nella compagine di governo. Non va dimenticato tuttavia che proprio il 5 febbraio, giorno in cui sono stati resi noti i risultati preliminari della consultazione relativi al 90% delle schede, si è verificato un attentato suicida compiuto da una donna in una cittadina a circa 200 km. nord-est di Baghdad, che ha provocato 15 morti, mentre il 13 febbraio un'altra donna kamikaze ha colpito pellegrini sciiti facendone strage (35 morti e circa 70 feriti). Va comunque ricordato che il mese di gennaio 2009 aveva registrato il più basso numero di vittime di attentati dall'invasione dell’Iraq del 2003.

Il 27 febbraio 2009 il presidente USA Obama comunicava ufficialmente la data del ritiro delle forze combattenti dall'Iraq, fissato per la fine di agosto 2010 – tuttavia non meno di 35.000 uomini delle forze armate statunitensi sarebbero rimasti nel paese fino a tutto il 2011, con il compito di assistere le forze del governo di Baghdad nelle aree nevralgiche, nonché per fungere da istruttori.

Nonostante una chiara diminuzione del numero di atti di terrorismo durante il 2009, non è possibile sottacere che un certo numero di gravi attentati continuavano a punteggiare l'anno. Vi era certamente un legame tra l'andamento degli attacchi terroristici e la difficile gestazione dell'accordo tra le diverse forze politiche e confessionali per la riforma elettorale: solo alla fine di novembre 2009 il Parlamento approvava le ulteriori modifiche alla legge elettorale, ottenendo poi il via libera dal Consiglio di presidenza. Conseguentemente la data delle elezioni politiche veniva fissata per il 7 marzo 2010. Ancora una volta, uno dei punti più controversi dei negoziati per la nuova legge elettorale era quello dei meccanismi di voto concernenti la città di Kirkuk, al centro di gravi tensioni in ragione delle ricchezze petrolifere che possiede.

Va poi considerato un nodo politico ed economico di primaria importanza che ha caratterizzato il 2009 in Iraq, ossia la lotta intorno all’approvazione di una regolamentazione sulla gestione delle risorse petrolifere del paese - va infatti ricordato che tale argomento costituisce potenzialmente un fattore dirompente della compagine nazionale proprio in quanto le risorse petrolifere non sono dislocate omogeneamente nel paese, ma prevalentemente nel Nord curdo e nel Sud sciita; in assenza di un’accorta regolamentazione di legge il loro sfruttamento taglierebbe fuori quasi del tutto dai relativi proventi i gruppi sunniti, prevalenti nella zona centrale dell'Iraq. La stessa prima ricordata questione di Kirkuk è legata alla presenza in loco del secondo giacimento dell'Iraq, e la rivendicata incorporazione della città nella zona autonoma curda sarebbe di per sé suscettibile di garantire l'autonomia economica al Kurdistan iracheno. Alla preferenza dei curdi per la tenuta di un referendum si contrapponeva la proposta di rappresentanti arabi, sunniti e turcomanni di Kirkuk per un accordo di condivisione dei poteri di governo della città.

Nonostante le elezioni politiche del 7 marzo 2010 avessero registrato una buona affluenza alle urne, le difficili trattative tra le forze politiche, sociali ed etniche irachene - frammezzo a una ripresa di sanguinosi attentati imputabili ad al Qaida, che colpivano pesantemente anche i cristiani - partorivano solo il 7 novembre successivo un accordo generale per la spartizione delle cariche apicali dello Stato: si aveva così la riconferma di Talabani quale Capo dello Stato, e il 25 novembre il premier uscente al Maliki otteneva l'incarico di formare il nuovo governo, che riceveva la fiducia parlamentare il 21 dicembre. Il vasto incendio di rivolta partito dal Nordafrica non ha coinvolto l'Iraq – se non per gli effetti della gravissima crisi siriana tuttora in corso -, che peraltro non manca di destare preoccupazioni per la posizione sempre più critica delle minoranze cristiane, come rilevato dal Ministro degli Esteri Frattini a Baghdad nella sua visita dell'8 giugno 2011, in cui sono stati approfonditi i profili di politica regionale ed economica del paese, già allora partner essenziale dell'Italia.

D'altra parte, si ripetevano periodicamente gravissimi attentati, come quelli che il 5 agosto 2011 provocavano in diverse città 70 morti e circa trecento feriti. La Turchia dopo la metà di ottobre tornava a invadere per l'ottava volta territori posti nel nord dell'Iraq, attaccando postazioni del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) ivi attestate, subito dopo l'uccisione di 24 soldati turchi nella Turchia sud-orientale. Negli stessi giorni, in una videoconferenza congiunta, il presidente americano Obama e il primo ministro Nouri al-Maliki informavano di aver raggiunto un accordo per un completo ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq entro la fine del 2011. La decisione – che suscitava forti critiche da parte dei repubblicani USA – giungeva dopo ripetuti e falliti tentativi per negoziare i termini di un accordo che avrebbe consentito a migliaia di soldati americani di rimanere in Iraq, per condurre operazioni speciali o addestramenti, anche oltre il 31 dicembre 2011. Sono rimasti invece, dopo il ritiro concordato con le autorità irachene, meno di duecento marines destinati alla protezione dell’ambasciata americana a Baghdad.

Il ritiro del contingente USA e gli sviluppi più recenti del quadro politico-militare

Il 18 dicembre l’ultima colonna di truppe americane varcava il confine con il Kuwait: solo due giorni dopo i contrasti tra sciiti e sunniti riesplodevano al massimo livello, quando nei confronti del vicepresidente sunnita Tareq al-Hashemi veniva spiccato un mandato d’arresto in relazione ad attività terroristiche, mentre il premier al-Maliki chiedeva al Parlamento di ritirare la fiducia al suo vice sunnita al-Mutlaq – ottenendo peraltro il risultato del ritiro dello schieramento laico-sunnita Iraqiya dai lavori legislativi e dalle riunioni dell’esecutivo.  Il 22 dicembre Baghdad era scossa da una terribile ondata di 14 attentati, sia in quartieri sciiti che sunniti, che provocavano la morte di oltre sessanta persone e quasi duecento feriti. Il 25 dicembre un attentato suicida colpiva nella capitale la sede del ministero dell’interno, provocando la morte di sei guardie e il ferimento di una trentina di persone. Una nuova raffica di attentati colpiva, stavolta selettivamente, il 5 gennaio 2012, quando a Baghdad e nel sud dell’Iraq pellegrini sciiti erano bersaglio di numerose esplosioni, che uccidevano più di 70 persone, ferendone almeno altrettante. Il 24 gennaio quattro attentati nei quartieri sciiti di Baghdad provocavano non meno di 14 vittime, oltre a una cinquantina di feriti. La spirale terroristica, che aveva già provocato l’interruzione della collaborazione nel governo di unità nazionale, per le accuse di coinvolgimento rivolte al vicepresidente sunnita al Hashemi; aveva riflessi anche nei rapporti tra Iraq e Turchia, dopo che Ankara aveva difeso al Hashemi, e successivamente accusato il governo di al Maliki di alimentare lo scontro settario in Iraq. Il governo di Baghdad reagiva a quelle che giudicava indebite interferenze e addirittura provocazioni da parte del premier turco Erdogan. In questo difficile contesto anche al Qaida è tornata a minacciare “gli occupanti iraniani dell’Iraq”, nel tentativo di inserirsi nei rinnovati scontri interreligiosi. L’unica nota positiva, dopo che il 27 gennaio l’ennesimo attentato suicida aveva ucciso almeno 32 persone a sud della capitale, era l’annuncio (29 gennaio) del ritorno del blocco laico e sunnita di al Iraqiya ai lavori parlamentari.

Il 23 febbraio 2012 vi sono stati una ventina di attacchi terroristici – attribuiti dal governo ad al-Qaida - perpetrati in vario modo nella capitale e in altre sei province irachene: il bilancio è stato di 67 morti e più di 400 feriti. Nell’imminenza del primo vertice della Lega araba in terra irachena da 22 anni, previsto per il 29 marzo, il paese è stato scosso il 20 marzo da un’altra ondata di attentati, che hanno colpito Baghdad e altre sette province, provocando circa 50 morti e 200 feriti. Il 19 aprile un'altra serie coordinata di attacchi nella capitale, nonché nelle province di Kirkuk, Anbar e Diyala, ha provocatola morte di almeno 37 persone e il ferimento di oltre cento, per mezzo di autobomba o ordigni comandati a distanza. Il 31 maggio altri quattro attentati a Baghdad hanno ucciso 23 persone, con decine di feriti. Il 4 giugno un kamikaze ha provocato la morte di 26 persone e il ferimento di più di cento in un attentato contro la sede di una fondazione religiosa sciita incaricata della gestione di alcune moschee. L'attacco contro gli sciiti si è confermato il 13 giugno, quando 70 persone sono morte e decine di altre sono rimaste ferite in un'ondata di attentati in tutto l'Iraq, sostanziatisi nell'esplosione di 12 autobomba e altri 30 ordigni. Tutti questi atti terroristici sono stati attribuiti prevalentemente ad al Qaida, o comunque a elementi sunniti desiderosi di soffiare sul fuoco dei contrasti religiosi ed etnici riemersi nel dopo Saddam, senza che le autorità apparentemente riescano a porre argine al terrorismo. A riprova di ciò, il 3 luglio hanno perso la vita oltre 50 persone in una serie di attentati diretti ancora una volta prevalentemente contro gli sciiti. Il 22 luglio l'inizio del Ramadan ha coinciso con una serie di attentati nella zona della capitale, ma è stato il giorno successivo a far segnare una vera strage, con 18 città colpite da attentati terroristici nei dintorni di Baghdad e nel nord del paese: il bilancio tragico è Stato di 111 morti e oltre 230 feriti. Ancora una volta, bersagli prevalenti sono state le comunità sciite e agenti delle forze di sicurezza irachene.

Il 9 settembre 2012 si rivelava giorno cruciale, in quanto veniva pronunciata in contumacia la condanna morte del vicepresidente sunnita al Hashemi, mentre un'ondata di attentati in tutto il paese provocava un centinaio di morti. Gli attentati venivano rivendicati il giorno seguente da al Qaida. In effetti il mese di settembre del 2012 registrava il peggior bilancio degli ultimi due anni in riferimento alla sicurezza, con la morte di 365 persone, che confermava da un lato la forza di al Qaida in Iraq e dall'altro manteneva alto il livello delle tensioni tra sciiti e sunniti. In questo senso l’ictus che il 17 dicembre ha colpito il presidente iracheno Talabani ha segnato un ulteriore punto a sfavore della sicurezza, poiché Talabani si è sempre rivelato abile mediatore, attento a impedire il precipitare delle tensioni nel paese, suscettibili di porre in discussione anche l'autogoverno del Kurdistan iracheno dal quale Talabani proviene. Per di più, la sua malattia è giunta in un momento di particolare frizione tra il governo centrale e le autorità della regione autonoma del Kurdistan.

Il 18 ottobre 2012 il Ministro degli esteri iracheno Zebari aveva intanto presieduto alla Farnesina la terza Commissione mista italo-irachena, congiuntamente al collega italiano Giulio Terzi, a riprova del reciproco interesse economico tra i due Paesi.

Nella seconda metà di gennaio del 2013 un micidiale mix di attentati con autobomba e di attacchi terroristici ha provocato in Iraq quasi duecento morti. Non meglio andavano le cose in febbraio: il giorno 3 una trentina di persone venivano uccisi in un attacco terroristico contro il quartier generale della polizia di Kirkuk. Pochi giorni dopo nuovi attentati colpivano la comunità sciita provocando 40 morti, mentre manifestazioni di sunniti contestavano la politica del primo ministro al Maliki, giudicata discriminatoria nei loro confronti.

L'attività parlamentare

Per quanto concerne l’attività a carattere legislativo si ricorda che anche dopo la fine della presenza militare italiana in Iraq il Paese mediorientale è stato oggetto di interventi italiani di aiuto umanitario, ovvero di contributi alla formazione e addestramento delle forze militari, di polizia e della magistratura. In particolare, tali interventi sono stati previsti, nella corrente Legislatura, dai provvedimenti con cui è stata prorogata la partecipazione italiana alle missioni internazionali, da ultimo con il decreto-legge 28 dicembre 2012, n. 227, che estende l'impegno italiano nelle missioni internazionali dal 1° gennaio al 30 settembre 2013. Il decreto-legge 227/2012, in particolare:

  • autorizza, a decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 marzo 2013, la spesa per la partecipazione di un magistrato alla missione integrata dell'Unione europea sullo stato di diritto per l'Iraq, denominata EUJUST LEX-Iraq (art. 1, comma 26);
  • autorizza la spesa per iniziative di cooperazione, tra l’altro anche a favore dell’Iraq, volte ad assicurare il miglioramento  delle condizioni di vita della popolazione e il sostegno alla ricostruzione  civile (art. 5, comma 2).

Si segnala poi che con la legge 20 marzo 2009, n. 27 (A.C. 2037) il Parlamento ha autorizzato la ratifica del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Iraq, firmato nel 2007, e che testimonia della fiducia dell’Italia in un progressivo consolidamento della maggiore stabilità raggiunta dall’Iraq, cui appunto il Trattato mira a contribuire. L’intesa è stata siglata subito dopo la conclusione della partecipazione italiana alla missione militare in Iraq (dicembre 2006), dove le truppe italiane avevano il compito di garantire la cornice di sicurezza essenziale per consentire l’arrivo degli aiuti e di contribuire alle attività di più urgenti di ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali.

Si ricorda da ultimo che con la legge 12 novembre 2009, n. 162 è stata istituita la Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, tra i quali particolare rilievo assumono le vittime in Iraq dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003.

Sul piano dell’attività non legislativa, all’inizio della XVI Legislatura, anche a causa del miglioramento della complessiva situazione di sicurezza in Iraq, la Camera non ha dedicato al tema iracheno specifiche discussioni di carattere generale. Si segnalano peraltro due atti di sindacato ispettivo in ordine a fenomeni di violenza contro i cristiani verificatisi in Iraq, ovvero l’interpellanza urgente (2-00197) dell’On. Renato Farina, discussa nella seduta del 20 novembre 2008, e l’interpellanza n. 2-00630 dell’On. Castagnetti, svolta nella seduta del 4 maggio 2010. La difficile situazione delle comunità cristiane in alcune aree del Medio Oriente, tra le quali spicca proprio l’Iraq, è divenuta progressivamente nella trascorsa Legislatura un importante capitolo dell’attività parlamentare. In particolare, si segnala l’audizione di Monsignor Shlemon Warduni, vicario patriarcale caldeo di Baghdad, che la Commissione Esteri ha svolto il 19 gennaio 2011 nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle violazioni dei diritti umani nel mondo.

In precedenza l’Assemblea della Camera, nella seduta del 27 ottobre 2010, aveva discusso e approvato a larghissima maggioranza la mozione n. 1-00472, a prima firma dell’On. Mecacci ma condivisa da tutti i gruppi parlamentari, su iniziative per la moratoria della pena di morte in Iraq, in connessione alla vicenda della condanna alla pena capitale di Tarek Aziz. Il dispositivo della mozione impegna il Governo, alla luce dell’approvazione, nel dicembre 2007, della “Moratoria universale della pena di morte” da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, a scongiurare l’esecuzione di Tarek Aziz intervenendo urgentemente in tal senso presso le Autorità di Baghdad. Il Governo viene inoltre impegnato, previo intervento presso le competenti istanze dell’Unione europea, a far sì che la UE richieda formalmente al Governo iracheno il ripristino della moratoria sulle esecuzioni capitali - che aveva avuto vigenza nel Paese subito dopo la caduta di Saddam Hussein -, in tal modo rafforzando la transizione democratica irachena, ponendola in sintonia con i più elevati standard internazionali della giustizia internazionale. In rapporto alla stessa vicenda, il 28 ottobre 2010 la Commissione Esteri di Montecitorio, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle violazioni dei diritti umani nel mondo, ha svolto l’audizione di Marco Pannella, Presidente del «Senato» del Partito Radicale non violento transnazionale e transpartito.

Si segnalano poi le sedute del 28 aprile e dell’ 8 giugno 2011, nelle quali il Comitato permanente sulla politica estera della UE – costituito in seno alla Commissione Esteri – ha iniziato e proseguito l’esame in via istruttoria della Proposta di Decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e la Repubblica dell'Iraq.

L’Iraq tornava al centro dell’attenzione parlamentare per la vicenda dei rifugiati iraniani del campo di Al Ashraf, avversari del regime di Teheran e perciò oggetto di minacce e attacchi man mano che l’asse del potere a Baghdad si è riorganizzato intorno ai partiti sciiti e filoiraniani: al proposito la Commissione Esteri della Camera nelle sedute del 7, 13 e 14 luglio 2011 ha discusso una risoluzione  di iniziativa dell’On. Mecacci, approvando poi la risoluzione conclusiva n. 8-00135,la qualeha impegnato il Governo anzitutto a premere sulle autorità irachene perché ottemperassero all’impegno assunto di evitare l'uso della forza nei confronti dei residenti di Ashraf, tentando inoltre di fornire con la massima urgenza l'assistenza umanitaria ai residenti di Ashraf – anche con la diretta presa in carico in Italia di alcuni tra i feriti più gravi -, sensibilizzando a questo scopo anche l'Unione europea a promuovere analoga azione.