Camera dei deputati Dossier D10225 servizio studi

Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Altri Autori: Servizio Bilancio dello Stato , Servizio Commissioni , Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative - D.L. 225/2010 ' A.C. 4086 - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 4086/XVI     
Serie: Progetti di legge    Numero: 436
Data: 17/02/2011
Descrittori:
DL 2010 0225   PROROGA DI TERMINI
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione
Altri riferimenti:
AS N. 2518/XVI   DL N. 225 DEL 29-DIC-10

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di

Progetti di legge

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative

 

D.L. 225/2010 – A.C. 4086

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 436

 

 

 

17 febbraio 2011

 



Servizio responsabile:

Servizio Studi – Area Istituzionale e Area Finanza pubblica

( 066760-9475 / 066760-2233– * st_istituzioni@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Servizio Bilancio dello Stato

Nota di verifica - dossier n. 276

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

( 066760-3545 / 066760-3685 – * com_bilancio@camera.it

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§         Le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§         Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

§         Le parti relative ai profili di carattere finanziario sono state curate dal Servizio Bilancio dello Stato, nonché dalla Segreteria della V Commissione per quanto concerne le coperture.

L’analisi dei profili finanziari è basata, oltre che sul testo delle disposizioni prese in esame, anche sulla documentazione tecnica appositamente predisposta dal Governo. Si tratta, in particolare:

§       della relazione tecnica allegata al testo originario del disegno di legge di conversione (S. 2518);

§       della relazione tecnica presentata al Senato con riferimento all’emendamento 1.900 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione, approvato con voto di fiducia (c.d. maxiemendamento).

 

Il presente dossier è stato redatto sulla base del messaggio trasmesso dal Senato alle ore 17.00 del 16 febbraio e la Tabella 1, allegata al provvedimento, è stata numerata a cura degli uffici.

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: D10225.doc

 



INDICE

 

Schede di lettura

Articolo 1, commi 1, 2, 2-bis e 2-quinquies (Proroghe non onerose)3

Articolo 1, commi 2-ter e 2-quater (Proroga dei magistrati onorari)10

Articolo 1, comma 2-sexies (Graduatorie dei concorsi pubblici)12

Articolo 1, comma 2-septies (Sospensione dei termini per l'esecuzione delle demolizioni di immobili nella Regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna. Ulteriori casi di differimento nell'applicazione del regime giuridico di demolizione)13

Articolo 1, comma 2-octies (Interpretazione autentica relativa al concordato nell’ambito dell’amministrazione straordinaria)15

Articolo 2, comma 1 (5 per mille)19

Articolo 2, comma 1-bis (Progetti finanziati dalle Province autonome di Trento e di Bolzano per i territori confinanti)21

Articolo 2, comma 1-ter (Ricognizioni dei terreni nella laguna di Venezia)23

Articolo 2, comma 1-quater (Autorizzazione alla guida di ciclomotori)25

Articolo 2, comma 1-quinquies (Obblighi di comunicazione in materia di procreazione  medicalmente assistita)26

Articolo 2 comma 1-sexies e 1-septies (Norme in materia di autosufficienza nella produzione di emoderivati da plasma nazionale)27

Articolo 2, comma 1-octies (Comitato per la verifica delle cause di servizio)30

Articolo 2, comma 2 (Differimento dei termini in relazione agli eventi alluvionali nel Veneto)31

Articolo 2, commi 2-bis e 2-ter (Disposizioni in materia di rifiuti)32

Articolo 2, commi da 2-quater a 2-octies (Disposizioni in materia di protezione civile)34

Articolo 2, commi da 2-novies a 2-undecies (Revoca dei finanziamenti per opere infrastrutturali delle Autorità portuali)37

Articolo 2, comma 2-duodecies (Associazione Alleanza degli Ospedali Italiani nel mondo)40

Articolo 2, comma 2-terdecies (Risorse per l’Istituto italiano di studi filosofici e l’Istituto italiano per gli studi storici)42

Articolo 2, comma 2-quaterdecies (Riduzione della spesa delle federazioni sportive del CONI)44

Articolo 2, comma 2-quinquiesdecies (Ente irriguo Puglia, Lucani e Irpinia)51

Articolo 2, commi 3, 3-quater, 3-sexies, 3-octies (Disposizioni in favore delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo)53

Articolo 2, commi 3-bis e 3-ter (Istituzione del Parco nazionale «Costa teatina»)57

Articolo 2, comma 3-quinquies (Proroga del termine di esecuzione del programma di ristrutturazione o di cessione dei complessi aziendali per le imprese dell’Abruzzo)58

Articolo 2, comma 3-septies (Rinnovo degli organi dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio dell’Aquila)61

Articolo 2, comma 3-novies (Impianti fotovoltaici di enti locali della provincia dell’Aquila)63

Articolo 2, comma 3-decies (Giornata della memoria delle vittime del terremoto)66

Articolo 2, comma 3-undecies (Proroga delle concessioni-contratto per gli operatori economici danneggiati dai fenomeni vulcanici del monte Etna)67

Articolo 2, commi da 4 a 4-quater (Proroga di disposizioni agevolative per il settore cinematografico)68

Articolo 2, comma 4-quinquies (Contributi all’editoria per le emittenti televisive)76

Articolo 2, comma 4-sexies (Destinazione di risorse finanziarie degli enti previdenziali pubblici)78

Articolo 2, comma 4-septies (Presidente Autorità vigilanza contratti pubblici)80

Articolo 2, comma 4-octies (Limite ai mandati dei consigli di alcuni ordini professionali)81

Articolo 2, comma 4-novies (Graduatorie ad esaurimento di cui all’art. 1, co. 605 della L. 296/2006)82

Articolo 2, comma 4-decies (Fondo per il passaggio al digitale)86

Articolo 2, comma 4-undecies (Istituzioni scolastiche italiane all’estero)87

Articolo 2, commi da 4-duodecies a 4-quinquiesdecies (Disposizioni in materia di autotrasporto)89

Articolo 2, comma 4- sexiesdecies (Contratti di servizio pubblico ferroviario)93

Articolo 2, comma 4- septiesdecies  (Contributo unificato per le controversie di lavoro)94

Articolo 2, comma 4-octiesdecies (Rifiuti da demolizione di autoveicoli)95

Articolo 2, comma 4-noviesdecies (Proroga del Commissario straordinario dell’ANSAS)96

Articolo 2, comma 4-vicies (Riorganizzazione della funzione ispettiva nel MIUR)98

Articolo 2, comma 4-vices semel (Sistema nazionale di valutazione)100

Articolo 2, comma 5 (Proroga della deduzione forfetaria dal reddito di impresa per gli esercenti impianti di distribuzione carburanti)102

Articolo 2, comma 5-bis (Presentazione delle dichiarazioni relative ad immobili non registrati in catasto)104

Articolo 2, commi da 5-ter a 5 quinquies (Soppressione del Banco nazionale di prova per le armi da fuoco)106

Articolo 2, comma 5-sexies (Contenimento delle spese della Banca d’Italia)108

Articolo 2, commi 5-septies e 5-octies (Disposizioni in materia di organizzazione della CONSOB)109

Articolo 2, comma 5-novies (Centri autorizzati di assistenza agricola)110

Articolo 2, comma 5-decies (Agenzia Torino 2006 – Proroga dell’attività commissariale)112

Articolo 2, commi da 5-undecies a 5-quaterdecies (Proroga e ridefinizione del Programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura)113

Articolo 2, comma 5-quinquiesdecies (Proroga della Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione)114

Articolo 2, comma 6 (Personale a tempo determinato degli sportelli unici per l’immigrazione e degli uffici immigrazione delle questure)115

Articolo 2, comma 6-bis (Modifica alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo)118

Articolo 2, comma 6-ter (Emanazione di un regolamento per la disciplina delle attività di formazione per addetti al salvamento acquatico)120

Articolo 2, comma 6-quater (Funzionamento e esercizio dei compiti di vigilanza e controllo in materia di sicurezza delle navi e delle strutture portuali  svolti dal Corpo delle capitanerie di porto)121

Articolo 2, commi 6-quinquies e 6-sexies (Promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato)122

Articolo 2, comma 6-septies (Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura)123

Articolo 2 commi da 6-octies a 6-decies (Requisiti per la nomina a prefetto e conferimento di incarico ai prefetti di Monza e della Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani)126

Articolo 2, commi 6-undecies – 6-sexiesdecies (Esperti per la sicurezza)127

Articolo 2, comma 7 (Disciplina delle operazioni di dismissione degli immobili della difesa ai fini del finanziamento del piano di rientro del comune di Roma)129

Articolo 2, commi 8 e 9 (Piano di rientro finanziario del Comune di Roma)135

Articolo 2, comma 9-bis (Immobili acquisiti al patrimonio di Roma capitale)143

Articolo 2, comma 9-ter (Permessi retribuiti per i consiglieri di Roma Capitale)144

Articolo 2, comma 9-quater (Gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)147

Articolo 2, comma 9-quinquies (Permessi retribuiti dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)149

Articolo 2, comma 9-sexies (Numero dei consiglieri e assessori dei Comuni con più di 1.000.000 di abitanti)151

Articolo 2, comma 10 (Dismissione dei beni immobili militari del Ministero della difesa)155

Articolo 2, commi 11-12 (Fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari)157

Articolo 2, commi 12-bis e 12-ter (Continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como)160

Articolo 2, comma 12-quater (Assunzione di lavoratori disabili nel settore minerario)161

Articolo 2, comma 12-quinquies (Finanziamento delle spese conseguenti allo stato di emergenza derivante da eccezionali eventi meteorologici)162

Articolo 2, comma 12-sexies (Sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili per finita locazione)163

Articolo 2, comma 12-septies (Controllo della spesa farmaceutica)165

Articolo 2, comma 12-octies (Accordi di programma)167

Articolo 2, comma 12-novies (Fondo unico per lo spettacolo)169

Articolo 2, comma 12 – decies (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche)170

Articolo 2, comma 12-undecies (Lavoratori licenziati da enti non commerciali)172

Articolo 2, comma 12-duodecies (Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici)175

Articolo 2, comma 12-terdecies (Quote latte)176

Articolo 2, comma 12-quaterdecies (Poteri del Dipartimento amministrazione penitenziaria)181

Articolo 2, commi 13-16 (Partecipazione dell’Italia agli interventi del Fondo monetario internazionale per fronteggiare la crisi finanziaria e per l’assistenza finanziaria ai Paesi più poveri)183

Articolo 2, comma 16-bis (Partecipazione della Repubblica italiana alla Fondazione Global Earthquake Model)187

Articolo 2, comma 16-ter (Fondazione orchestra sinfonica G. Verdi)189

Articolo 2, comma 16-quater (Expo Milano - Informatizzazione degli uffici giudiziari e della sicurezza)191

Articolo 2, comma 16-quinquies (Contributi alle fondazioni lirico-sinfoniche)192

Articolo 2, comma 16-sexies (Fondo esigenze urgenti ed indifferibili)195

Articolo 2, comma 16-septies (Verifica depositi GPL)197

Articolo 2, comma 16-octies (Contributo all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV)199

Articolo 2, comma 16-novies    (Collaborazione in campo televisivo con San Marino)202

Articolo 2, comma 16-decies (Conciliazione delle controversie civili e commerciali)203

Articolo 2, comma 17 (Interventi per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell’euro)204

Articolo 2, comma 17-bis (Estensione della partecipazione italiana al capitale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo)209

Articolo 2, comma 17-ter (Proroga del termine per il completamento delle iniziative agevolate di programmazione negoziata)211

Articolo 2, comma 17-quater e 17-quinquies (Garanzie sui mutui)215

Articolo 2, comma 17-sexies (Relazione al Parlamento sulla situazione economica del Paese)217

Articolo 2, comma 17-septies    (Destinazione di risorse finanziarie degli enti previdenziali pubblici)218

Articolo 2, commi da 17-octies a 17-duodecies (Attività di bancoposta)220

Articolo 2, comma 17-terdecies (Verifica di solvibilità delle imprese di assicurazione)222

Articolo 2, comma 17-quaterdecies (Cessione delle partecipazioni bancarie)225

Articolo 2, comma 18 (Differimento del termine per l’approvazione dei bilanci delle Agenzie fiscali)227

Articolo 2, comma 18-bis (Dilazioni di pagamento concesse dall’agente della riscossione)228

Articolo 2, comma 18-ter (Fondo unico giustizia)229

Articolo 2, comma 18-quater (Completamento concorsi personale  Ministero dell’economia e delle finanze)231

Articolo 2, comma 18-quinquies       (Fiscalità indiretta degli immobili compresi in piani particolareggiati)233

Articolo 2, comma 18-sexies (Rimborsi delle spese per le elezioni regionali del 2010)235

Articolo 2, commi da 18-septies a 18-decies  (Applicazione dei principi contabili internazionali)236

Articolo 2, comma 18-undecies (Definizione delle violazioni in materia di affissioni e pubblicità)238

Articolo 2, comma 19 (Internet point)240

Articolo 2-bis (Ripristino del rapporto di impiego nel caso di sentenza di proscioglimento)242

Articolo 2-ter, commi 1-2 (Modifiche al patto di stabilità interno per le regioni e disposizioni per la regione Campania)244

Articolo 2-ter, commi 3, 4 e 6 (Accreditamenti strutture sanitarie e sociosanitarie private. Spesa farmaceutica. Accertamenti per malattia)247

Articolo 2-ter, comma 5 (Esclusione dal patto di stabilità interno della provincia di Milano delle spese per Expo Milano 2015)252

Articolo 2-ter, comma 7 (Limiti all’indebitamento degli enti locali)253

Articolo 2-ter, comma 8 (Esclusione del versamento all’entrata delle riduzioni di spesa  delle associazioni degli enti locali)254

Articolo 2-ter, comma 9 (Proventi delle concessioni edilizie)255

Articolo 2-ter, comma 10 (Incompatibilità degli amministratori locali nei comuni fino a 3.000 abitanti)256

Articolo 2-ter, comma 11 (Società partecipate dai Comuni con popolazione  fino a 30.000 abitanti )257

Articolo 2-ter, comma 12 (Esclusione degli enti parco dalla soppressione dei consorzi)259

Articolo 2-ter, comma 13 (Determinazione dei trasferimenti erariali agli enti locali)260

Articolo 2-quater, commi 1, 2 e 3 (Proroga del programma carta acquisti previa sperimentazione sull'utilizzo della stessa in favore di enti caritativi)263

Articolo 2-quater, comma 4 (Incedibilità dei trattamenti di fine servizio dei lavoratori dipendenti)266

Articolo 2-quater, commi 5 e 6 (Modifiche al decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212)268

Articolo 2-quater, comma 7 (Sicurezza sui luoghi di lavoro)270

Articolo 2-quater, comma 8 (Incarichi dirigenziali nell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura-AGEA)271

Articolo 2-quater, comma 9 (Esonero dal servizio del personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo)272

Articolo 2-quater, comma 10 (Proroga dei termini per l’impugnazione del licenziamento individuale)273

Articolo 2-quinquies (Disposizioni concernenti il sistema bancario)274

Articolo 2-sexies (Riforma del regime fiscale dei fondi comuni di investimento)278

Articolo 3 (Copertura finanziaria)285

Tabella 1 (art. 1, comma 1)

n. 1 - Agenzia Torino 2006 - Proroga dell'attività commissariale  291

n. 2 - Adeguamento dello statuto della Fondazione Gaslini291

n. 3 - Disposizioni per la regione Campania, per il mancato rispetto del patto di stabilità interno per il 2009  292

n. 4 - Sicurezza sul lavoro nelle cooperative sociali e nel volontariato della protezione civile  292

n. 5 - Trasporto pubblico locale  292

n. 6 - Quadro strategico nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013  293

n. 7 - Proroga della validità delle graduatorie di concorsi pubblici e di assunzioni293

n. 8 - Programma statistico nazionale  294

n. 9 - Proroga dell’applicazione delle norme regionali in materia di tassa automobilistica e IRAP emanate in modo non conforme ai poteri attribuiti alle regioni in materia dalla normativa statale  295

n. 10 - Reti dell'energia  297

n. 11 - Esami di abilitazione professionale  297

n. 12 - Proroga del termine per il completamento dell'adeguamento delle strutture alberghiere alle disposizioni in materia di prevenzione degli incendi nelle strutture ricettive  298

n. 13 - Promozione alla qualifica di vice-prefetto  299

n. 14 - Mancata approvazione dei bilanci degli enti locali300

n. 15 - Carta di identità  301

n. 16 - Agenzia albo segretari comunali e provinciali302

n. 17 - Proroga del mandato dei delegati nei consigli di rappresentanza della Difesa  302

n. 18 - Proroga del termine per la maturazione dei requisiti ai fini dell'assunzione nelle pubbliche amministrazioni dei cittadini italiani licenziati in seguito alla chiusura delle basi NATO in Italia.304

n. 19 - Divieto di incroci tra settore della stampa e settore della televisione  305

n. 20 - Comandi del personale di Poste italiane e IPZS   306

n. 21 - Collegio dei revisori ENEA  306

n. 22 - Proroga delle attività del Commissario straordinario per le quote latte  307

n. 23 - Proroga del Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura  308

n. 24 - Passaggio delle funzioni di erogazione dei servizi pubblici locali dalle sopprimende Autorità d'ambito territoriale ai nuovi soggetti individuati dalle regioni308

n. 25 - Proroga del termine di entrata in vigore del divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti con PCI (Potere calorifico inferiore) superiore a 13000 kJ/Kg  309

n. 26 - Proroga del termine di entrata in vigore del divieto di vendita a Paesi extra UE di pitture, vernici e prodotti per carrozzeria con limiti di COV superiori a quelli previsti nell'allegato II del D.Lgs. 161/2006  309

n. 27 - Proroga dell'autorizzazione ad assumere personale presso ISPRA finalizzata al completamento delle procedure concorsuali in essere  310

n. 28 - Proroga delle disposizioni che, in fase transitoria, prevedono che le sole attività di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti e di smaltimento o recupero inerenti alla raccolta differenziata continuino ad essere gestite dai comuni secondo le attuali modalità e forme procedimentali, nonché del regime transitorio previsto per il calcolo e la riscossione di TARSU e TIA  311

n. 29 - Servizi pubblici non di linea  312

n. 30 - Diritti aeroportuali313

n. 31 - Verifiche sismiche  319

n. 32 - Proroga dei termini relativi alle scadenze temporali riguardanti la durata della vita tecnica, le revisioni speciali e quelle generali degli impianti funicolari319

n. 33 - Concessioni aeroportuali321

n. 34 - Prova pratica di guida del ciclomotore  322

n. 35 - Personale marittimo: modalità di attestazione dei requisiti per lo svolgimento delle funzioni  di comandante e primo ufficiale  323

n. 36 - Riordino del Corpo delle Capitanerie di Porto  324

n. 37 - Concessione di garanzie sui finanziamenti riservati a piccole e medie imprese di autotrasporto di merci per conto terzi per l'acquisto di veicoli pesanti, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di cui alla L. 662/1996  325

n. 38 - Interventi già previsti in favore del settore dell'autotrasporto  325

n. 39 - Proroga dei termini di efficacia delle norme transitorie contenute nel Codice dei contratti pubblici concernenti i requisiti di qualificazione richiesti ai soggetti esecutori di lavori pubblici e i requisiti di capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria richiesti per l'affidamento di incarichi di progettazione  325

n. 40 - Ambito di applicazione del lavoro accessorio  326

n. 41 - Ammontare di alcuni ammortizzatori sociali327

n. 42 - Deroghe ai regolamenti in materia di ammortizzatori sociali327

n. 43 - Disciplina transitoria dell’attività libero-professionale intramuraria  328

n. 44 - Pay back del prezzo dei farmaci329

n. 45 - Relazione sulla procreazione medicalmente assistita  330

n. 46 - Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale  330

n. 47 - Consiglio nazionale della pubblica istruzione  331

n. 48 - Valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell'accesso ai corsi di laurea  333

n. 49 - Mandato dei commissari straordinari delle fondazioni lirico sinfoniche  334

n. 50 - Mandato del presidente della Fondazione "La Triennale di Milano"335

n. 51 - Proroga dei magistrati onorari336

n. 52 - Adempimenti dei sostituti d'imposta  336

n. 53 - Accesso ai servizi erogati in rete dalla PA  337

n. 54 - Riscossione delle entrate locali337

n. 55 - Approvazione degli studi di settore  338

n. 56 - Presentazione delle dichiarazioni relative ad immobili non registrati in catasto  338

n. 57 - Modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali degli enti associativi338

n. 58 - Destinazione delle somme giocate nel gioco del Bingo  339

n. 59 - Attività di consulenza in materia di investimenti339

n. 60 - Relazione al Parlamento sulla situazione economica del Paese  340

n. 61 - Disciplina dei proventi derivanti ai Comuni da concessioni edilizie e da sanzioni previste dal Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia  340

n. 62 - Differimento del termine annuale entro il quale devono essere alienate le azioni del capitale sociale delle banche popolari detenute in eccesso rispetto al limite di possesso azionario fissato nello 0,50% del capitale sociale  340

n. 63 - Proroga delle convenzioni, inerenti alla gestione delle residue funzioni statali in materia di sostegno alle attività produttive, nonché alle imprese colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche e dagli eventi alluvionali del novembre 1994, stipulate dalle società per azioni derivanti dalla trasformazione del Mediocredito centrale e della Cassa per il credito alle imprese artigiane  340

Profili finanziari

Articolo 1, comma 1  (Proroghe non onerose)345

Tabella 1: organi di amministrazione e di controllo della Fondazione Gaslini345

Tabella 1: proroga in materia di trasporto pubblico locale  346

Tabella 1: riprogrammazione unitaria delle risorse del Quadro strategico nazionale  347

Tabella 1: proroga validità delle graduatorie di concorsi pubblici e di assunzioni347

Tabella 1: proroga dell’efficacia del Programma statistico nazionale 2008-2010, Aggiornamento 2009-2010  348

Tabella 1: proroga di termini in materia di tassa automobilistica  349

Tabella 1: proroga di termini in materia di reti dell’energia  349

Tabella 1: proroga di termini in materia di esame di abilitazione professionale  350

Tabella 1: proroga di  termini in materia di prevenzione antincendi nelle strutture ricettive  350

Tabella 1: proroga di termini in materia di Amministrazione dell’interno (periodo minimo di servizio dei vice-prefetti)350

Tabella 1: approvazione del bilancio di previsione degli enti locali351

Tabella 1: Proroga di termini in materia di carta d’identità  351

Tabella 1:proroga di termini relativi alla funzionalità dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali352

Tabella 1: poroga del mandato dei delegati nei consigli di rappresentanza della Difesa  352

Tabella 1: assunzione di personale civile NATO   353

Tabella 1: proroga delle posizioni di comando del personale di Poste italiane s.p.a..354

Tabella 1: collegio dei revisori ENEA  354

Tabella 1: commissario straordinario per le quote latte  354

Tabella 1: Autorità d’ambito territoriale  355

Tabella 1: gestione di rifiuti e commercializzazione di solventi in Paesi extra-UE   356

Tabella 1: Assunzioni ISPRA  356

Tabella 1:Tassa rifiuti solidi urbani e tariffa integrata ambientale  357

Tabella 1:Proroga di termini in materia di servizi pubblici non di linea  357

Tabella 1: Proroga diritti aeroportuali e blocco tariffe  358

Tabella 1: Verifiche sismiche su edifici ed opere, comprese le dighe  359

Tabella 1:Controllo della idoneità e della sicurezza degli impianti a fune  359

Tabella 1: Concessioni aeroportuali360

Tabella 1: prova pratica di guida del ciclomotore  360

Tabella 1: proroga temine per la validità dei certificati relativi all’espletamento di funzioni di comandante e primo ufficiale  361

Tabella 1:Disposizioni in materia di Capitanerie di porto  362

Tabella 1:Interventi a sostegno dell’autotrasporto  362

Tabella 1:Affidamento lavori pubblici363

Tabella 1: proroga trattamento di equivalenza fra lavoratori sospesi e lavoratori beneficiari del trattamento in deroga  363

Tabella 1: ammortizzatori sociali per settori non coperti dalla CIG – fondi bilaterali364

Tabella 1: Proroga del temine dell’attività libero-professionale intramuraria  364

Tabella 1: proroga del temine in materia di farmaci364

Tabella 1: proroga dell’operatività del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale  365

Tabella 1: proroga dell’operatività del Consiglio nazionale della pubblica istruzione  365

Tabella 1: proroga dei Commissari straordinari delle fondazioni lirico-sinfoniche  366

Tabella 1: proroga del mandato del presidente della Fondazione “La Triennale di Milano”.366

Tabella 1: Proroga di adempimenti dei sostituti d’imposta  366

Tabella 1: proroga termini per l’accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni367

Tabella 1: Proroga dell’affidamento della riscossione delle entrate locali367

Tabella 1: Proroga dei termini per l’approvazione degli studi di settore  368

Tabella 1: Proroga dei termini per gli enti associativi.368

Tabella 1: Entrate Bingo  369

Tabella 1:Proroga di termini concernenti l’albo persone fisiche intermediazione finanziaria  370

Tabella 1 - Proroga delle convenzioni in materia di sostegno alle attività produttive  371

Articolo 1, commi 2-ter e 2-quater (Proroga dei magistrati onorari)371

Articolo 1, comma 2-sexies (Proroga validità graduatorie concorsi)372

Articolo 1, comma 2-septies (Proroga dei termini per le demolizioni di immobili in Campania)372

Articolo 1 comma 2-octies (Inefficacia di obblighi assunti nell’ambito del concordato per  le imprese in stato di insolvenza)373

Articolo 2, comma 1 (Proroga 5 per mille)373

Articolo 2, comma 1-bis (Disposizione in materia di destinazione di un contributo all’Organismo di indirizzo)374

Articolo 2 comma 1-ter (Ricognizione dei compendi demaniali nella laguna di  Venezia)375

Articolo 2 comma 1-quater (Certificato di idoneità per la guida dei ciclomotori)375

Articolo 2, comma 1- quinquies (Proroga di termini in materia di procreazione medicalmente assistita)376

Articolo 2, commi 1-sexies-1-septies (Disposizione in materia di emoderivati)376

Articolo 2, comma 1-octies (Proroga del Comitato per la verifica delle cause di servizio)377

Articolo 2, comma 2 (Proroga sospensione termini per i soggetti interessati dagli eventi alluvionali nel Veneto)377

Articolo 2, commi 2-bis e 2-ter  (Disposizione in materia di aumento dei tributi per copertura dei costi del ciclo di gestione dei rifiuti)379

Articolo 2, commi da 2-quater a 2-octies (Disposizione in materia di Protezione civile)380

Articolo 2, commi da 2-novies a 2-undecies (Fondi revocati alle autorità statali)382

Articolo 2,comma 2-duodecies  (Contributo all’Associazione alleanza ospedali italiani nel mondo)384

Articolo 2, comma 2-terdecies (Proroga di utilizzo di risorse destinate ad attività di ricerca e formazione delle aree del Mezzogiorno)385

Articolo 2, comma 2-quaterdecies (Proroga di disposizioni relative alle federazioni sportive iscritte al CONI)386

Articolo 2, comma 2-quinquiesdecies (Ente per l’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia)387

Articolo 2, comma 3 (Sospensione della riscossione delle rate dei versamenti tributari e contributivi per i terremotati dell’Abruzzo)388

Articolo 2, comma 3-bis e 3-ter (Proroga di termini per l’istituzione del Parco nazionale “Costa teatina”)389

Articolo 2, comma 3-quater  (Proroga termini adempimenti tributari Abruzzo)390

Articolo 2, comma 3-quinquies   (Proroga del termine di esecuzione del programma di ristrutturazione o di cessione dei complessi aziendali per le imprese con unità produttive nella regione Abruzzo)390

Articolo 2, comma 3-sexies (Fabbisogno personale del comune dell’Aquila e dei comuni montani della provincia)391

Articolo 2, comma 3-septies  (Rinvio delle procedure di rinnovo degli organi dell’Accademia di belle arti e del Conservatorio dell’Aquila)392

Articolo 2, comma 3-octies (Interventi di bonifica del Sito d’interesse nazionale di “Bussi sul Tirino”)393

Articolo 2, comma 3-novies (Impianti fotovoltaici di cui sono responsabili gli enti locali della provincia dell’Aquila)393

Articolo 2, comma 3-decies  (Giornata per la memoria delle vittime del terremoto)394

Art. 2, comma 3-undecies (Proroga concessioni area etnea)394

Articolo 2, commi da 4 a 4-quater (Proroga degli incentivi fiscali al settore cinematografico)395

Articolo 2, comma 4-quinquies (Contributi alle imprese editrici e alle emittenti radiotelevisive delle minoranze linguistiche)398

Articolo 2, comma 4-sexies  (Disposizioni in materia di investimenti degli enti previdenziali)398

Articolo 2, comma 4-septies  (Durata in carica del presidente dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici)399

Articolo 2, comma 4-octies (Limite ai mandati dei consigli di alcuni ordini professionali)399

Articolo 2, comma 4-novies (Disposizioni in materia di graduatorie ad esaurimento)399

Articolo 2, comma 4-decies (Fondo per il passaggio al digitale)400

Articolo 2, comma 4-undecies (Istituzioni scolastiche all’estero)401

Articolo 2, commi 4 duodecies-4 quinquiesdecies  (Misure in materia di autotrasporto)401

Articolo 2, comma 4-sexiesdecies (Contratti di servizio pubblico con Trenitalia S.p.a.)404

Articolo 2, comma 4-septiesdecies (Esenzione contributo unificato controversie in materia di lavoro davanti alla Cassazione)405

Articolo 2, comma 4-octiesdecies  (Deroga in materia di gestione di rifiuti)405

Articolo 2, commi da 4-noviesdecies a 4-vicies semel (Disposizioni in merito agli organismi ANSAS, INDIRE e INVALSI)406

Articolo 2, comma 5 (Deduzione forfetaria in favore di esercenti impianti di distribuzione)407

Articolo 2, comma 5-bis (Proroga del termine per l’emersione delle «case fantasma»)409

Articolo 2, commi da 5-ter a 5-quinquies (Soppressione Banco nazionale di prova per armi da fuoco portatili e munizioni commerciali)410

Articolo 2, comma 5-sexies  (Misure di contenimento della spesa nella Banca d’Italia)411

Articolo 2, commi 5-septies e 5-octies (Riorganizzazione dei servizi presso la Consob)411

Articolo 2, comma 5-novies (Proroga requisiti minimi Centri autorizzati di assistenza agricola)412

Articolo 2, comma 5-decies (Proroga attività commissariale Agenzia Torino 2006)412

Articolo 2, commi da 5-undecies a 5-quaterdecies (Proroga e ridefinizione del Programma nazionale triennale della pesca)414

Articolo 2, comma 5-quinquiesdecies  (Regime di proroga della Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione)414

Articolo 2, comma 6 (Sportelli unici per l’immigrazione e gli uffici immigrazione)415

Articolo 2, comma 6-bis (Modifiche in materia di stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo)416

Articolo 2, comma 6-ter (Proroga delle autorizzazione all’esercizio di attività di formazione e concessione brevetti per attività di salvamento acquatico)416

Articolo 2, comma 6-quater (Disposizioni per le Capitanerie di porto)417

Articolo 2, comma 6-quinquies e 6-sexies (Corsi di aggiornamento personale dirigente P.S.)418

Articolo 2, comma 6-septies  (Fusione del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura e del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso)418

Articolo 2, commi da 6-octies a 6-decies  (Requisiti per la nomina a Prefetto)419

Articolo 2, commi 6-undecies e 6-sexiesdecies (Esperti di pubblica sicurezza)421

Articolo 2, commi 7 e 8  (Anticipazioni al Comune di Roma)422

Articolo 2, comma 9  (Disposizioni per il comune di Roma)424

Articolo 2, comma 9-bis  (Investimenti immobiliari)426

Articolo 2, commi 9-ter e 9-quinquies (Disposizioni in materia di limiti alla remunerazione di permessi retribuiti per gli amministratori locali)426

Articolo 2, comma 9-quater (Disposizioni in materia di remunerazione dei consiglieri circoscrizionali)426

Articolo 2, comma 9-sexies  (Disposizione in materia di aumento del numero di consiglieri comunali nei grandi comuni)427

Articolo 2, comma 10 (Ministero della difesa)430

Articolo 2, commi 11 e 12 (Fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e alienazione di immobili militari)431

Articolo 2, comma 12-bis (Spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale)432

Articolo 2, comma 12-ter (Misure in materia di trasporto lacuale)433

Articolo 2, comma 12-quater  (Assunzione lavoratori disabili)433

Articolo 2, comma 12-quinquies  (Eccezionali eventi meteorologici)433

Articolo 2, comma 12-sexies  (Proroga sfratti )435

Articolo 2, comma 12-septies (Disposizione in materia di farmaci)438

Articolo 2, comma 12-octies (Utilizzo risorse edilizia sanitaria)439

Articolo 2, comma 12-novies (Integrazione del FUS)439

Articolo 2, comma 12-decies  (Collocazione fuori ruolo comandati CIVIT)440

Articolo 2, comma 12-undecies (Proroga ammortizzatori sociali)440

Articolo 2, comma 12-duodecies (Proroga del divieto di incroci tra settore della stampa e settore della televisione e modifiche alla relativa disciplina)442

Articolo 2 comma 12-terdecies  (Rinvio versamenti quote latte)442

Articolo 2, comma 12-quaterdecies (Edilizia carceraria)444

Articolo 2, commi 13-16 (Partecipazione dell’Italia all’incremento delle risorse del FMI per fronteggiare la crisi finanziaria e per l’assistenza finanziaria a favore dei Paesi più poveri)445

Articolo 2, comma 16-bis (Contributo per la partecipazione alla Fondazione Global Earthquake Model )446

Articolo 2, comma 16-ter (Proroga del finanziamento a favore della Fondazione orchestra sinfonica e coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi)448

Articolo 2, comma 16-quater (Infrastrutturazione informatica per uffici giudiziari e della sicurezza)448

Articolo 2, comma 16-quinquies (Contributo alle fondazioni lirico-sinfoniche)449

Articolo 2, comma 16-sexies (Contributi per il riequilibrio socio-economico, e per la ricerca oncologica)450

Articolo 2, comma 16-septies (Verifiche su serbatoi GPL)451

Articolo 2, comma 16-octies (Contributo all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)451

Articolo 2, comma 16-novies (Proroga della convenzione RAI S. Marino)452

Articolo 2, comma 16-decies (Controversie civili e commerciali)453

Articolo 2, comma 17 (Interventi per la salvaguardia dell’euro)453

Articolo 2, comma 17-bis (Aumento della partecipazione al capitale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)454

Articolo 2, comma 17-ter (Completamento degli interventi della programmazione negoziata)455

Articolo 2, commi 17-quater e 17-quinquies  (Sospensione dell’ammortamento dei mutui)455

Articolo 2, comma 17-septies (Investimenti immobiliari)456

Articolo 2 commi da 17-octies a 17-duodecies (Patrimonio separato BancoPosta)457

Articolo 2, comma 17-terdecies (Misure in materia di vigilanza supplementare sulle imprese assicurative private)458

Articolo 2 comma 17-quaterdecies (Proroga del termine per la cessione delle partecipazioni bancarie)459

Articolo 2, comma 18 (Differimento approvazione bilanci e convenzioni Agenzie fiscali)459

Articolo 2, comma 18-bis (Dilazioni di pagamento di contribuenti in difficoltà)460

Articolo 2, comma 18-ter  (Prededuzione delle spese di gestione da parte di Equitalia Giustizia S.p.A.)460

Articolo 2, comma 18-quater (Concorsi dell’amministrazione finanziaria)461

Articolo 2, comma 18-quinquies (Imposta di registro sul trasferimento di immobili)464

Articolo 2 comma 18-sexies  (Rimborsi elezioni regionali 2010)465

Articolo 2, commi da 18-septies a 18-decies  (Applicazione dei principi contabili internazionale nella redazione dei bilanci di esercizio )466

Articolo 2, comma 18-undecies (Violazioni in materia di affissioni e pubblicità)467

Articolo 2, comma 19 (Proroga di termini in materia di esercizi pubblici che forniscono l’accesso ad internet in via principale)467

Articolo 2-bis, commi 1-4 (Prolungamento o ripristino del rapporto di servizio del dipendente pubblico sospeso e poi prosciolto)468

Articolo 2-ter, comma 1 (Disposizioni concernenti regioni, province autonome ed enti locali)468

Articolo 2-ter, comma 2 (Piani di stabilizzazione finanziaria)471

Articolo 2-ter, comma 3 (Proroga accreditamenti provvisori)472

Articolo 2-ter, comma 4  (Disposizioni in materia di sconti in favore del SSN sui farmaci)472

Articolo 2-ter, comma 5  (Misure per la provincia di Milano)473

Articolo 2-ter, comma 6  (Modalità di attribuzione dell’importo accantonato in relazione alla sentenza della Corte costituzionale sulle visite fiscali)473

Articolo 2-ter, comma 7 (Limiti all’incremento del debito dei comuni)474

Articolo 2-ter, comma 8 (Oneri amministrativi delle associazioni di enti locali)475

Articolo 2-ter, comma 9 (Utilizzo dei proventi delle concessioni edilizie)475

Articolo 2-ter, comma 10  (Disposizioni in materia di incompatibilità per i sindaci)476

Articolo 2-ter, comma 11  (Disposizioni in materia di cessione di partecipazioni dei comuni)476

Articolo 2-ter, comma 12 (Gestione enti parco)476

Articolo 2-ter, comma 13 (Disposizioni in materia di trasferimenti per i comuni)478

Articolo 2-quater, commi 1-3 (Sperimentazione carta acquisti)478

Articolo 2-quater, comma 4 (Disposizione in materia di cedibilità dei trattamenti di fine servizio)479

Articolo 2-quater, commi 5 e 6 (Semplificazione legislativa)480

Articolo 2-quater, comma 7  (Sicurezza sui luoghi di lavoro nei settori della navigazione e del trasporto ferroviario)480

Articolo 2-quater comma 8 (Proroga incarichi dirigenziali AGEA)480

Articolo 2-quater, comma 9 (Proroga al 2014 esonero dal servizio dipendenti PA)482

Articolo 2-quater, comma 10 (Impugnazione licenziamenti individuali)482

Articolo 2-quinquies (Disposizioni concernenti il sistema bancario)482

Articolo 2-sexies (Modifica del regime di tassazione dei Fondi comuni di investimento)485

Articolo 3 (Disposizioni di copertura finanziaria)489

Articolo 3, comma 2-bis  (Riassegnazione Fondo per interventi urgenti e indifferibili)490

 

 





Articolo 1, commi 1, 2, 2-bis e 2-quinquies

(Proroghe non onerose)

L'articolo 1, composto da due commi nel testo adottato dal Governo, presenta numerose modifiche a seguito dell’esame svolto dal Senato.

 

In particolare si illustrano di seguito quelle che riguardano il procedimento di carattere generale di spostamento di termini e di regimi giuridici indicati nella Tabella 1 allegata al provvedimento, che risulta dal combinato disposto dei commi 1, 2, 2-bis e 2-quinquies dell’art. 1.

 

Tale tabella(le cui voci sono illustrate più oltre nel presente dossier) reca l’indicazione, non numerata, di fonti normative relative a termini aventi scadenze diverse dall’anno 2010. In via esemplificativa, alcuni di essi sono scaduti in anni precedenti al 2010 (31 dicembre 2006 e 20 novembre 2008), altri hanno scadenze successive al 31 dicembre 2010 (30 luglio 2011, 30 settembre 2010).

Le disposizioni dell’art.1, nella parte rimasta invariata a seguito dell’esame presso il Senato, prevedono: che siano “fissati” al 31 marzo 2011 sia i termini che i "regimi giuridici" con scadenza precedente al 15 marzo 2011 (comma 1) indicati nella Tabella 1 allegata; l’autorizzazione al Governo a disporre con D.P.C.M. un'eventuale proroga fino al 31 dicembre 2011 sia dei termini prorogati come sopra al 31 marzo 2011, sia dei  regimi giuridici e dei termini in scadenza ulteriore rispetto a tale data (comma 2).

 

Quindi la proroga ex lege al 31 marzo 2011 prevista dal comma 1 non riguarda tutti i termini e i "regimi giuridici" indicati nella Tabella 1 allegata, ma solo quelli con scadenza anteriore al 15 marzo 2011. Nel testo originario le fonti normative interessate da questa proroga erano 59 su 63 totali, in quanto quattro aventi scadenze successive, riguardanti le seguenti materie:mandato di componenti di consigli delle forze armate (scadenza: 30 luglio 2011), valorizzazione dei risultati scolastici (scadenza:a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012), pubblicazione degli studi di settore (scadenza:entro il 30 settembre 2011), presentazione della relazione generale sulla situazione economica del Paese (scadenza:entro il 30 aprile).

Nel comma 1 è utilizzata la formula atecnica "è fissato al 31 marzo 2011", probabilmente in quanto il provvedimento in esame dispone sia proroghe di termini che, al momento dell'entrata in vigore del provvedimento stesso, non erano ancora scaduti, sia il differimento di termini che invece erano già scaduti, secondo quanto indicato dallo stesso Governo nella colonna recante i termini dei provvedimenti inclusi nella tabella.[1]

Inoltre, al medesimo comma, l'impiego della locuzione generica "regimi giuridici" è probabilmente dovuta al fatto che alcuni dei provvedimenti che vengono prorogati non contengono un vero e proprio termine.

 

Il comma 2, nel testo adottato dal Governo, rimette a quest’ultimo la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2011 il termine di scadenza dei termini e dei regimi giuridici relativi a tutti i provvedimenti elencati nella Tabella 1 con D.P.C.M. adottati ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400[2], di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Nel corso dell’esame presso il Senato il riferimento all'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 è stato soppresso.

 

E’stato introdotto invece il comma 2-bis, in base al quale le proroghe di termini di cui al comma 2 sono disposte previo parere della Commissione parlamentare per la semplificazione, di cui all'articolo 14, comma 19, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni, e delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri parlamentari sono resi entro il termine di dieci giorni dalla trasmissione degli schemi dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che, decorso il termine, possono essere comunque adottati.

 

Premesso che il carattere eventuale e facoltativo delle proroghe di cui al comma 2 appare rilevante dal punto di vista dei requisiti costituzionali della necessità ed urgenza del decreto, si nota che il comma 2 autorizza il Governo a modificare, con una fonte di rango secondario, il termine di vigenza di normative contenute in fonti di rango primario, senza ricorrere alle previsioni stabilite per i regolamenti di delegificazione dal comma 2 dell'art. 17 della legge 400/1988. Inoltre, il comma 2 bis dello stesso articolo innesta nel procedimento di emanazione dei D.P.C.M una fase parlamentare di tipo consultivo, per la quale - a differenza di quanto stabilito per il procedimento di delegificazione che, oltre a prevedere il parere del Consiglio di Stato, dispone il previo parere delle Commissioni parlamentari competenti in materia, che si pronunciano entro trenta giorni dalla richiesta - si individuano competenze parlamentari consultive specifiche, assegnando un termine per la loro espressione notevolmente più ridotto.

Se la previsione del comma 2-bis consente di recuperare alla sede parlamentare, nei confini dello strumento del parere parlamentare,prerogative quali la verifica della copertura degli oneri finanziari, tuttavia sarebbe opportuno valutare la compatibilità del procedimento di proroga con D.P.C.M. derivante dal combinato disposto dei commi 2,-bis e 2-quinquies secondo periodo con il sistema delle fonti.

Infine, si nota che, ai fini dell’emanazione dei D.P.C.M. di cui all’art.2, è previsto solo il concerto del Ministro dell’economia, senza richiamo ai ministri competenti per materia.

 

Il Senato ha anche introdotto il comma 2 quinquies, composto di due periodi.

Il primo periodo proroga – rectius differisce, trattandosi di termini non ancora scaduti - al 30 aprile 2012 i termini e i regimi giuridici indicati nella tabella 1 in scadenza dopo il 31 marzo 2011.

Il secondo periodo esclude da tale automatico differimento i termini e i regimi giuridici in tema di valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell'accesso ai corsi di laurea universitari e di certificazioni relative alle valutazioni di qualità degli studenti (art. 4, comma 9, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14) e  di pubblicazione degli studi di settore (art. 1, comma 1, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195). Per tali termini e regimi giuridici è autorizzata la proroga da parte del Governo con D.P.C.M., per mezzo del rinvio alle previsioni del comma 2. E’ escluso inoltre, ma senza applicabilità di quest’ultima procedura, anche il termine di cui all’art. 12, co. 7 della legge n. 196/2009: ciò per effetto del rinvio alla previsione di cui all’art. 2 co. 17-sexies che reca uno specifico termine di differimento.

Conseguentemente, l’automatismo di cui al primo periodo riguarda solo le disposizioni relative al mandato dei componenti in carica del Consiglio centrale interforze della rappresentanza militare, nonché dei consigli centrali, intermedi e di base dell’Esercito italiano, della Marina militare, dell’Aeronautica militare, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, eletti nelle categorie del personale militare in servizio permanente e volontario, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66. Perciò la procedura che prevede l’adozione di D.P.C.M. resta ormai, a seguito delle modifiche introdotte dal Senato, applicabile limitatamente alle fattispecie di cui al comma 1 (termini in scadenza entro il 15 marzo 2011), nonché a quelle relative a termini in tema di valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell'accesso ai corsi di laurea universitari e di certificazioni relative alle valutazioni di qualità degli studenti (art. 4, comma 9, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14) e di pubblicazione degli studi di settore.

In ogni caso, la distinzione delle fattispecie sottoposte a differimento automatico o da questo escluse - o in quanto oggetto del procedimento di proroga a mezzo di D.P.C.M. o, in quanto riguardate da differimento espressamente disposto da ulteriori disposizioni - comporta una complessa ricostruzione in sede interpretativa.

 

Dalle disposizioni illustrate, come modificate presso il Senato, emerge un procedimento di proroghe e differimenti articolato secondo modalità differenziate a seconda dei termini e regimi giuridici che ne sono oggetto, che possono essere schematizzati in base alle scadenze richiamate nel testo come segue:

1. termini e regimi giuridici con scadenza anteriore al 15 marzo 2011 (comma 1);

2.termini e regimi giuridici con scadenza successiva al 15 marzo 2011( comma 2 in fine );

3. termini e regimi giuridici con scadenza successiva al 31 marzo 2011( comma 2-quinquies primo periodo)

4. termini e regimi giuridici con scadenza successiva al 31 marzo 2011 relativi a disposizioni specificamente indicate (comma 2-quinquies secondo periodo).

 

Occorre fin da subito specificare che la distinzione sub 2 e sub 3, pur essendo stabilita nei commi sopra richiamati, appare priva di reale portata perché nella tabella 1 solo quattro voci riguardano fonti normative con scadenza successiva al 15 marzo 2011, che si colloca, peraltro, anche dopo il 31 marzo 2011, e due di tali voci, a seguito dell’esame presso il Senato, rientrano nel regime previsto per i termini sub 4, con l’effetto di limitare la procedura (automatica) prevista per i termini sub 3 solo per una fonte normativa (mandato dei compenti di consigli delle Forze armate), essendo il termine previsto dall’art. 12, comma 7, della legge n. 196/2009 sottoposta ad espresso spostamento.

 

Quanto alle modalità, il procedimento di proroga risulta così articolato:

§         I termini e i regimi giuridici indicati in tabella 1 in scadenza prima del 15 marzo 2011 sono “fissati” al 31 marzo 2011 (comma 1);

§         per tali termini può essere disposta dal Governo la proroga ulteriore al 31 dicembre 2011 con D.P.C.M. (comma 2);

§         termini e i regimi giuridici indicati in tabella 1 “ulteriori” rispetto ai precedenti, quindi in scadenza dopo il 15 marzo 2011 possono essere anch’essi prorogati al 31 dicembre 2011 con D.P.C.M. (comma 2 in fine);

§         i termini e i regimi giuridici indicati in tabella 1 in scadenza successivamente al 31 marzo 2011 sono prorogati al 31 dicembre 2012 (comma 2-quinquies primo periodo);

§         i termini e i regimi giuridici indicati in tabella 1 di cui all’art. 4, co. 9, del d.l. n. 97/2008 conv. l. n. 14/2009 (in tema di valorizzazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell'accesso ai corsi di laurea universitari e di certificazioni relative alle valutazioni di qualità degli studenti) e all’art. 1, co. 1 del D.P.R. n. 195/1999 (applicazione degli studi di settore), sono esclusi dalla proroga al 31 dicembre 2012 e sottoposti al regime di proroga con D.P.C.M.

§         il termine (qualificato al plurale nel testo) di presentazione della relazione sulla situazione economica del paese di cui all’art. 12 comma 7 della legge n. 196/2009, attualmente stabilito entro il mese di aprile di ciascun anno, è fissato entro il 30 settembre di ciascun anno.

 

Quanto al termine a decorrere dal quale si applicheranno le norme relative alla valorizzazione dei risultati scolastici ai fini dell'accesso ai corsi di laurea, ai sensi dell'art. 4, comma 9, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97[3] (attualmente è previsto che ciò avvenga a decorrere dall'anno scolastico 2011-2012), poiché il comma 2-quinquies espressamente richiama la procedura da seguire ai fini della proroga al 31 dicembre 2011, se ne dovrà valutare la congruità alla luce della specificità del parametro di riferimento (anno accademico ).

Inoltre, per il termine entro il quale il Ministro dell'economia e delle finanze deve presentare alle Camere la Relazione generale sulla situazione economica del Paese per l'anno precedente, fissato, ai sensi dell'art. 12, comma 7, della legge 31 dicembre 2009, n. 196[4], entro il mese di aprile si nota che tale termine è stato espunto dalla tabella 1 nel corso dell’esame al Senato, presso il quale pende l’esame dell’AS 2555 recante modifiche anche all’articolo appena richiamato; per esso il comma 2-quinquies espressamente esclude la prorogabilità ulteriore con D.P.C.M., richiamando il comma 17-sexies dell’art. 2 in cui si prevede che la Relazione si presentata entro il 30 settembre.  Pertanto, la previsione del comma 2-quinquies - che si riferisce però a “termini” anziché ad un unico termine, restando quindi da chiarire se si intenda richiamare ulteriori termini non espressamente evidenziati - non sembra avere una reale portata normativa, perché l'art. 12, comma 7, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 è stato espunto dalla tabella 1 e quindi a tale fonte non si sarebbe comunque potuta applicare la disposizione dell’art. 1 comma 2 che consente la prorogabilità con D.P.C.M..

 

I commi illustrati adottano dunque una tecnica legislativa che differisce da quelle che hanno caratterizzato i precedenti decreti c.d. "mille-proroghe" che impiegavano sia la tecnica della "novella" (ossia della modifica testuale di atti legislativi previgenti) sia la previsione, senza modificare formalmente la disposizione previgente, della proroga della sua efficacia temporale.

L'articolo 1 in esame, invece, si limita a fissare in linea generale nuovi termini, o a prevedere procedure per la loro fissazione per disposizioni inserite in una tabella che, nella maggior parte di casi, non contiene elementi esplicativi dell’oggetto della fonte normativa, richiedendo talora un procedimento interpretativo per l’applicazione del suddetto termine.

La suddetta tabella, diversamente da quelle allegate ad altri provvedimenti (ad esempio quelli adottati nell'ambito del procedimento c.d. taglia-leggi), non reca né la numerazione progressiva delle voci, né il relativo oggetto.

 

Si nota poi che nel provvedimento in esame, oltre a disposizioni di non immediata applicabilità, come quelle contenute nell’art. 2, comma 6-quinquies e nell’art. 2-ter comma 11, vi sono disposizioni che non recano alcun termine da prorogare. Anchela Tabella 1, nel testo adottato dal Governo, recava disposizioni prive di termini, come il comma 22 dell’art. 14 del d.l. n. 78/2010, conv. l. n. 122/2010, in tema di stabilizzazione regionale finanziaria e nomina di commissari ad acta, voce peraltro soppressa nel corso dell’esame presso il Senato.

Quanto all’articolato, in via esemplificativa, tra i numerosi casi si ricordano i seguenti:

§         l’art. 1, comma 2-septies che prevede la sospensione dei termini per l'esecuzione delle demolizioni di immobili nella Regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna riproducendo, nella sostanza, le disposizioni del decreto legge 28 aprile 2010, n. 62 recante “Temporanea sospensione di talune demolizioni  disposte dall'autorità giudiziaria in Campania”, che non è stato convertito in legge in quanto respinto alla Camera;

§         art. 2 comma quater che novella l’art. 6, comma 3, del decreto legislativo n. 163 del 2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), estendendo anche al presidente dell’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici la disposizione, già vigente per i membri dell'Autorità, che prevede la durata in carica per sette anni senza possibilità di riconferma;

§         l’art. 2 comma 19-bis (co 2 bis) che consente in via transitoriae in deroga alle disposizioni sulla sospensione del potere di deliberare aumenti di tributi, sino all'attuazione del federalismo fiscale - a regioni, province e comuni diassicurare la copertura integrale dei costi del ciclo dei rifiuti mediante aumenti delle imposizioni tributarie attribuite agli enti locali;

§         art. 2 co 2-quater che introduce disposizioni a regime in materia di dichiarazione dello stato di emergenza sotto il profilo delle relative spese e mezzi di copertura, modificando la legge n. 225/1992;

§         art. 2-quater recante disposizioni in materia sociale e di lavoro;

§         art. 2-quinquies recante disposizioni in materia di sistema bancario;

§         art. 2-sexies recante modifiche al sistema di tassazione dei fondi comuni di investimento.

 

Pertanto le disposizioni contenute nel testo che non riguardano termini da prorogare andrebbero valutate dal punto di vista della omogeneità e della corrispondenza al titolo, secondo quanto previsto dall’art. 15 della legge n. 400/1988. Alla luce del medesimo articolo, comma 2, lett. c), che prevede che il Governo non possa mediante decreto legge rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere appare opportuno che siano valutate le disposizioni di cui all’art. 1, comma 2-septies.

 

Gli elementi di indeterminatezza evidenziati nell’operazione normativa effettuata dai commi illustrati andrebbero valutati anche alla luce delle previsioni dell’art. 1- bis della legge n. 400/1988, introdotto in questa legislatura dall’art. 3 della legge n. 69/2009 in tema di chiarezza dei testi normativi. Tali previsioni, infatti, che si autoqualificanoprincìpi generali per la produzione normativa non derogabili, modificabili o abrogabili se non in modo esplicito, richiedono che: ogni norma che sia diretta a modificare norme vigenti indichi espressamente le norme modificate; ogni rinvio ad altre norme contenuto in disposizioni legislative, indichi, in forma integrale o in forma sintetica e di chiara comprensione, il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento o il principio, contenuto nelle norme cui si rinvia, che esse intendono richiamare. Seppure tali disposizioni abbiano una valenza solo monitoria nei confronti del legislatore, sarebbe opportuno valutare, sia dal lato della coerenza dell’ordinamento giuridico che dal lato della complessità dell’attività dell’interprete, l’effetto dell’introduzione nello stesso ordinamento in un ristretto contesto temporale di disposizioni di orientamento difforme in tema di qualità dei testi normativi.

 



Articolo 1, commi 2-ter e 2-quater
(Proroga dei magistrati onorari)

L'articolo 1, commi 2-ter e 2-quater, dispone la proroga al 31 dicembre 2011 dei termini di talune disposizioni in materia di magistratura onoraria.

 

Si segnala che nel testo originario del decreto-legge tale proroga era contenuta nella tabella 1 allegata all’articolo 1. La formulazione della disposizione trasmessa alla Camera risulta dall’approvazione di un emendamento al Senato che recepisce la condizione posta dalla Commissione giustizia con la quale si chiedeva che tale proroga costituisse oggetto di un apposito articolo, che intervenisse sul comma 1 dell'articolo 245 del d.lgs. n. 51 del 1998 e sul comma 2 dell'articolo 1 del d.l. n. 193 del 2009 in modo da tener conto dell'articolato regime dei termini di scadenza del mandato dei magistrati onorari. La condizione era motivata anche in relazione al rispetto della riserva di legge prevista dall'articolo 108 della Costituzione in materia di ordinamento giudiziario.

 

In particolare, il comma 2-ter modifica l'articolo 245, comma 1, del D.Lgs. n. 51 del 1998, prorogando l'applicabilità delle disposizioni recate dal regio decreto n. 12 del 1941, in forza delle quali i magistrati onorari possono essere addetti al tribunale ordinario e alla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario. Sulla base del testo novellato, quindi, tale disciplina potrà continuare ad applicarsi fino all’attuazione del complessivo riordino del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.

Il citato decreto legislativo n. 51 del 1998, che ha integrato e modificato il regio decreto n. 12 del 1941, ha introdotto nell’ordinamento giudiziario i giudici onorari di tribunale (GOT) e i vice procuratori onorari (VPO) quali magistrati onorari addetti in relazione a specifiche materie, rispettivamente, al tribunale ordinario e alla procura della Repubblica presso il tribunale ordinario. La nomina a GOT, come a VPO avviene con decreto del Ministro della giustizia, in conformità della deliberazione del Consiglio superiore della magistratura, su proposta del consiglio giudiziario competente per territorio (art. 42-ter, RD 12/1941); l’incarico ha la durata di tre anni e il titolare può essere confermato, alla scadenza, per una sola volta.

Il termine originario del 2 giugno 2004, fissato dall’art. 245 del decreto legislativo n. 51 del 1998 e prorogato da vari provvedimenti d’urgenza, è stato da ultimo differito al 31 dicembre 2010 dal decreto-legge 193/2009 (convertito dalla legge n. 24 del 2010).

 

Il comma 2-quater novella l’articolo 1 del sopra richiamato d.l. n. 193 del 2009, prevedendo la proroga:

§      dei giudici onorari di tribunale (GOT) e dei vice procuratori onorari il cui termine era in scadenza al 31 dicembre 2010 (e non confermabili ai sensi dell’art. 42-quinquies dell’ordinamento giudiziario);

§      dei giudici di pace il cui mandato scade entro il 31 dicembre 2011 (e per i quali non è consentita un’ulteriore conferma ai sensi dell’art. 7 della legge n. 374 del 1991).

Nel testo novellato, la proroga opera a far data dal 1° gennaio 2011 fino alla riforma organica della magistratura onoraria e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.

 



 

Articolo 1, comma 2-sexies
(Graduatorie dei concorsi pubblici)

Il comma in esame precisa che la proroga del termine (fino al 31 marzo 2011, ai sensi della Tabella 1 allegata al decreto-legge) di efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, deve intendersi riferito anche agli idonei nei medesimi concorsi.

 

L’articolo 17, comma 19, del D.L. 78/2009, ha prorogato al 31 dicembre 2010 l’efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 30 settembre 2003.

 



Articolo 1, comma 2-septies
(Sospensione dei termini per l'esecuzione delle demolizioni di immobili nella Regione Campania a seguito di sentenza penale di condanna. Ulteriori casi di differimento nell'applicazione del regime giuridico di demolizione)

Preliminarmente si fa notare che il comma 2-septies riproduce, nella sostanza, le disposizioni del decreto legge 28 aprile 2010, n. 62 recante “Temporanea sospensione di talune demolizioni disposte dall'autorità giudiziaria in Campania”, che non è stato convertito in legge. La relazione che accompagnava il citato decreto legge precisava che erano interessati "circa seicento casi che coinvolgono altrettante famiglie ed aggravano sensibilmente il già pesante deficit abitativo regionale”.

In particolare, il comma disponela sospensione, fino al 31 dicembre 2011, delle demolizioni derivanti da sentenza penale, di immobili ubicati nella regione Campania. Gli immobili interessati dalla sospensione devono essere destinati a prima abitazione e occupati in maniera stabile da soggetti sprovvisti di altra abitazione.

In merito alla prima delle condizioni richieste per la sospensione delle demolizioni, ovvero che gli immobili costituiscano la prima abitazione si osserva che la definizione di “prima abitazione” si discosta dalla espressioni generalmente utilizzate quali "prima casa" o "abitazione principale".

Si ricorda che l’art. 8, comma 2, del D. Lgs. n. 504 del 1992 stabilisce che per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, ed i suoi familiari dimorano abitualmente e che, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 1, comma 173, lett. b), della legge  27 dicembre 2006, n. 296, si identifica, salvo prova contraria, con quella di residenza anagrafica.

Conseguentemente, il termine “prima abitazione” sembra essere utilizzato in modo improprio per indicare la dimora abituale, anche in considerazione del requisito ulteriormente richiesto e cioè che si tratti di immobili occupati da soggetti sforniti di altra abitazione. Il termine "sforniti" non consente, tuttavia, di chiarire se si voglia far riferimento a diritti reali o diritti di carattere contrattuale su altri immobili ad uso abitativo, né si dà rilievo all'ubicazione di eventuali altri immobili, ad esempio all'estero o al di fuori del comune considerato.

Lo stesso comma precisa, inoltre, che la disposizione è finalizzata a fronteggiare le criticità della situazione abitativa della regione e a consentire la ricognizione dei presupposti per la definizione dei vincoli di tutela del paesaggio in seguito alla predisposizione del piano paesaggistico previsto dall’art. 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004.

 

Si darà luogo alla demolizione anche prima del termine del 31 dicembre 2011 qualora la sentenza penale di condanna riguardi edifici che costituiscono pericolo per l'incolumità pubblica o privata riscontrato dall'ufficio tecnico del Comune competente o dal competente ufficio della protezione civile della Regione.

Infine viene disposto che la demolizione venga comunque differita ad una data successiva al 31 dicembre 2011 nel caso sia stata accertata violazione di vincoli paesaggistici vigenti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, salvo il caso in cui sia stata perfezionata, entro tale data, la procedura di emanazione del piano paesaggistico.

Tali ultime disposizioni riproducono le modifiche che erano state introdotte nel corso dell’esame al Senato del citato decreto legge n. 62 del 2010 a seguito dell’intervento governativo che aveva sollecitato la loro introduzione al fine di dare la possibilità di definire i piani paesaggistici, che “prevedono l'obbligo di stendere i piani di governo del territorio, perché questo è quello che manca in Campania”.

Si ricorda, da ultimo, che le disposizioni contenute nel comma in esame trovano fondamento nella mancata operatività per la Campania del condono edilizio a seguito di alcune deliberazioni approvate dalla Giunta regionale campana nel 2003 che avevano tuttavia prodotto l’effetto di determinare una situazione di incertezza in relazione ad abusi sanabili.

Infatti, nella regione Campania, la normativa sul cd. terzo condono edilizio è risultata di difficile individuazione per una serie articolata di vicende. Nelle more dell’approvazione della legge regionale sul condono edilizio prevista dal comma 26 dell’art 32 del decreto legge 269/2003 (cd. terzo condono edilizio), la Giunta regionale aveva emanato la deliberazione della n. 2827 del 30 settembre 2003 recante l’integrazione alle linee guida per la Pianificazione Territoriale in Campania di cui alla precedente delibera n. 4459 del 30 settembre 2002, con la quale la regione poneva un divieto di sanatoria degli abusi edilizi.

Avverso tale atto il Presidente del Consiglio dei ministri aveva quindi sollevato conflitto di attribuzioni conclusosi con la sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2004 (citata nella relazione illustrativa del decreto legge in esame) in cui veniva annullata la citata deliberazione in considerazione del fatto che non spettava alla Regione Campania adottare un atto con il quale si negava efficacia, all’interno del proprio territorio, ad un atto legislativo dello Stato.

A seguito di tale pronuncia è stata approvata la legge regionale 18 novembre 2004, n. 103 sul condono edilizio, ma fuori dai termini previsti dall’art. 5 del decreto legge 168/2004 (entro l’11 novembre 2004).

Contro di essa - lo Stato ha quindi promosso un ricorso dinanzi alla Corte costituzionale conclusosi con la sentenza n. 49 del 2006 che ha dichiarato, tra l’altro, l'illegittimità costituzionale di alcune (le più rilevanti) delle disposizioni della legge campana.

 



 

Articolo 1, comma 2-octies
(Interpretazione autentica relativa al concordato nell’ambito dell’amministrazione straordinaria)

La disposizione in esame prevede una interpretazione autentica con riferimento all’art. 4-bis del DL 347/2003[5], che tratta del concordato nella procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, nel caso sia stato adottato il programma di ristrutturazione.

Si ricorda che le disposizioni del decreto-legge 347/2003 si applicano alle imprese soggette alle disposizioni sul fallimento in stato di insolvenza che intendono avvalersi della procedura di ristrutturazione economica e finanziaria di cui all'art. 27, co. 2, lett. b), del D.Lgs. n. 270/1999[6], oppure del programma di cessione dei complessi aziendali, di cui all'articolo 27, co. 2, lett. a), del medesimo decreto, purché abbiano, singolarmente o, come gruppo di imprese costituito da almeno un anno, entrambi i seguenti requisiti:

a)       lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non inferiori a cinquecento da almeno un anno;

b)      debiti, inclusi quelli derivanti da garanzie rilasciate, per un ammontare complessivo non inferiore a trecento milioni di euro.

Il citato art. 27 del D.Lgs. 270/1999 disciplina le condizioni per l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, stabilendo chele imprese dichiarate insolventi vi sono ammesse qualora presentino concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali. Ai sensi del comma 2, tale risultato deve potersi realizzare, in via alternativa:

a)       tramite la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno («programma di cessione dei complessi aziendali»);

b)      tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni («programma di ristrutturazione»);

b-bis)       per le società operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali anche tramite la cessione di complessi di beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno («programma di cessione dei complessi di beni e contratti»).

Ai sensi dell'articolo 2 del DL n. 347 cit., l'impresa in stato di insolvenza può richiedere l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria al Ministro delle attività produttive (ora dello sviluppo economico), con istanza motivata e corredata di adeguata documentazione. Con proprio decreto il Ministro provvede all'ammissione immediata dell'impresa alla procedura e alla nomina del commissario straordinario; per le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali, l'ammissione alla procedura, la nomina del commissario e la determinazione del compenso sono disposte con DPCM o con decreto del Ministro dello sviluppo economico. Il decreto in esame determina lo spossessamento del debitore e l'affidamento al commissario straordinario della gestione dell'impresa e dell'amministrazione dei beni dell'imprenditore insolvente.

L'articolo 4 del DL n. 347 del 2003 statuisce in ordine all'accertamento dello stato di insolvenza e al programma del commissario straordinario. Inparticolare: il comma 1 prevede che iltribunale dichiari lo stato di insolvenza dell'impresa ed assuma i necessari provvedimenti con sentenza pubblicata entro quindici giorni dalla comunicazione del summenzionato decreto; il comma 1-bis, che, qualora il tribunale respinga la richiesta di dichiarazione dello stato di insolvenza ovvero accerti l'insussistenza dei requisiti previsti, cessino gli effetti del medesimo decreto pur restando salvi gli effetti degli atti compiuti dagli organi della procedura; il comma 2, che entro 180 giorni dal decreto di nomina, il commissario straordinario presenti al Ministro delle attività produttive il programma e al giudice delegato la relazione contenente la descrizione particolareggiata delle cause di insolvenza; il comma 2-bis, che un estratto della relazione e del programma venga tempestivamente pubblicato in almeno due quotidiani a diffusione nazionale o internazionale, ovvero secondo altra modalità ritenuta idonea dal giudice delegato; il successivo comma 3, prevede, poi, che - su richiesta motivata del commissario - il termine per la presentazione del programma possa essere prorogato dal Ministro delle attività produttive (ora dello sviluppo economico), per non più di ulteriori 90 giorni.

Disposizioni particolari sono previste per la soddisfazione dei creditori attraverso un concordato, in caso di programma di ristrutturazione (articolo 4-bis). Nell’ambito della proposta di concordato è infatti possibile:

§       suddividere in classi i creditori, secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;

§       contemplare un trattamento diverso a seconda della classe di creditori;

§       ristrutturare il debito e soddisfare i creditori attraverso una varietà di strumenti; in particolare, la proposta di concordato può prevedere l’attribuzione ai creditori, o ad alcune categorie di essi o a società da questi partecipate, di azioni o quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito;

§       attribuire ad un assuntore le attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato. E’ riconosciuta anche ai creditori o alle società da essi partecipate la possibilità di costituirsi come assuntori. Tale possibilità è prevista anche per le società, costituite dal commissario straordinario, le cui azioni siano destinate ad essere attribuite ai creditori per effetto del concordato. Viene inoltre prevista la possibilità, quale patto di concordato, di trasferimento all’assuntore delle azioni revocatorie, di cui all’art. 6 del DL 347/2003, promosse dal commissario straordinario fino alla data di pubblicazione della sentenza di approvazione del concordato.

La proposta di concordato comporta l’interruzione della procedura di accertamento del passivo dinanzi al giudice delegato. Anche la sola possibilità concreta che venga avanzata una proposta di concordato può comportare l'interruzione delle operazioni di verifica dello stato passivo, previa richiesta in tal senso del commissario straordinario al giudice delegato.

E’ prevista la formulazione di un'unica proposta di concordato, anche nel caso in cui l'amministrazione straordinaria riguardi un gruppo al quale faccia capo una pluralità di società. Viene, tuttavia, fatta salva l'autonomia delle masse attive e passive riconducibili alle singole imprese, da cui discende la possibilità di trattare in maniera differenziata creditori anche appartenenti alla stessa classe, a seconda dell'effettiva situazione giuridica e patrimoniale di ogni singola società alla quale è riferibile la proposta di concordato.

In capo al commissario straordinario, ove intenda ricorrere al concordato, grava l'obbligo di trasmettere alla cancelleria del tribunale copia del programma di ristrutturazione autorizzato dal Ministro, entro tre giorni dall'autorizzazione all'esecuzione del programma, nonché l'obbligo di depositare presso il giudice delegato istanza di concordato.

E’ in ogni caso prevista la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficialedella proposta di concordato, e, unitamente a questa, del provvedimento del giudice delegato che fissa il termine entro il quale tutti i soggetti che abbiano interesse a farlo possono depositare in cancelleria memorie scritte e proprie osservazioni sull'elenco dei creditori, gli importi ivi indicati e le eventuali cause di prelazione. Il medesimo termine vale anche per i soggetti esclusi dall'elenco dei creditori che intendano depositare domanda di ammissione dei rispettivi crediti; corredata dai documenti attestanti i diritti patrimoniali che si intende far valere.

Per ciò che concerne l’accertamento dello stato passivo nel concordato, è disposto che, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta della proposta, il giudice delegato, in collaborazione con il commissario straordinario, forma gli elenchi dei creditori ammessi, di quelli esclusi e di quelli ammessi con riserva, con indicazione dei relativi importi e delle cause di prelazione.

In caso di ammissione di strumenti finanziari che non consentano l’individuazione nominativa dei soggetti legittimati, saranno ammessi nell’elenco i crediti relativi all’importo complessivo di ogni singola categoria di strumenti finanziari.

Gli elenchi suddetti sono depositati in cancelleria e dichiarati esecutivi con provvedimento del giudice delegato. Il commissario straordinario è tenuto a dare massima diffusione dell'elenco, necessariamente con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma anche con altri mezzi, in modo che i vari creditori ivi presenti siano immediatamente informati. Contestualmente al deposito degli elenchi, il giudice delegato stabilisce le modalità ed il termine entro cui i creditori ammessi e quelli ammessi con riserva sono chiamati a votare sulla proposta di concordato, nonché i criteri di legittimazione al voto dei portatori di strumenti finanziari il cui importo complessivo è già stato ammesso al voto.

Ai creditori esclusi, in tutto o in parte, o ammessi con riserva, è riconosciuto il diritto a ricorrere contro la decisione del giudice delegato. Il ricorso al giudice delegato ai fini dell’opposizione è disciplinato dagli articoli 98 e seguenti della legge fallimentare. E’ altresì riconosciuta ai creditori ammessi la possibilità di impugnare le ammissioni di altri creditori, ai sensi dell’articolo 98 della legge fallimentare.

I termini per proporre l’opposizione da parte dei creditori esclusi e ammessi con riserva, nonché l’impugnazione delle ammissioni di altri creditori, sono determinati in quindici giorni dalla comunicazione dell'avvenuta formazione degli elenchi per i creditori residenti in Italia ed in trenta giorni per i residenti all’estero.

Il concordato è approvato con il voto favorevole dei creditori cherappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Nel caso in cui i creditori siano ripartiti per classi, il concordato è approvato se ottiene il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto nella stessa classe.

Qualora la predetta maggioranza sia raggiunta, il tribunale approva il concordato con sentenza in camera di consiglio. Il tribunale, quando sono previste diverse classi di creditori, può dichiarare approvato il concordato anche quando una o più delle classi eventualmente costituite risultino dissenzienti, a patto che sussista in ogni caso la maggioranza richiesta (art. 4-bis, comma 8) e che la maggioranza delle classi abbia approvato la proposta di concordato.Il tribunale, ai fini dell’approvazione del concordato, deve comunque previamente appurare che le classi dissenzienti possano essere concretamente soddisfatte in misura non inferiore rispetto alle altre alternative concretamente praticabili.

La procedura di amministrazione straordinaria si conclude con il passaggio in giudicato della sentenza che approva il concordato.

Nel caso di sentenza di rigetto del concordato, ferma la prosecuzione dell’attività d’impresa, il commissario straordinario può presentare al Ministro delle attività produttive (ora: dello sviluppo economico) un programma di cessione dei complessi aziendali ai sensi dell'articolo 27, comma 2, lett. a) del D.Lgs. 270/1999.

In caso di approvazione del programma di cessione, la prosecuzione dell'esercizio d’impresa può essere estesa fino a due anni, decorrenti dalla data di autorizzazione. Ciò in deroga a quanto previsto dal citato art. 27, comma 2, del D.Lgs. 270/1999.

In particolare, la disposizione in esame prevede che il citato art. 4-bis si interpreta nel senso che le modificazioni degli obblighi assunti attraverso il concordato dall’ente assuntore, ovvero dai suoi successori o aventi causa, sono inefficaci, seppur contenuti in emendamenti statutari, prima della decorrenza dei termini fissati nel concordato.

 



 

Articolo 2, comma 1
(5 per mille)

L'articolo 2, comma 1, reca disposizioni concernenti il 5 per mille dell’IRPEF.

 

In particolare, il primo ed il secondo periodo del comma  estendeall’esercizio finanziario 2011la disciplina del 5 per mille 2010, di cui all’ articolo 2, commi da 4-novies a 4-undecies, del decreto-legge n. 40 del 2010 e al D.P.C.M. 23 aprile 2010.

Ai fini di un aggiornamento dei riferimenti temporali stabiliti nella procedura di attuazione del 5 per mille, contenuta nel citato D.P.C.M, si prevede che i termini in esso contenuti siano aggiornati di un anno in più : da 2009 a 2010, da 2010 a 2011 e da 2011 a 2012.

 

La disciplina del 5 per mille 2010 è contenuta nell’articolo 2, commi da 4-novies a 4-terdecies del D.L. n. 40/2010.

La disciplina contenuta nel decreto legge n. 40/2010 rimane sostanzialmente analoga a quella  degli anni precedenti quanto a criteri di riparto.

In particolare, i soggetti beneficiari del 5 per mille 2010 (ex articolo 2, comma 4-novies, D.L. n. 40/2010) sono:

§         volontariato e altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri nazionale, regionale e provinciale (tenuti presso la Presidenza del consiglio dei ministri, Dipartimento per gli affari sociali), delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano in determinati settori;

§         finanziamento della ricerca scientifica e dell'università. Il decreto legge n. 78/2010, all’articolo 38, comma 13-quinquies ha specificato che per l’anno finanziario 2010, possono beneficiare del riparto del 5 per mille i soggetti già inclusi nell’elenco degli enti della ricerca scientifica e dell’Università predisposto per l’esercizio finanziario 2009. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca accerta i requisiti entro il 30 novembre 2010.

§         finanziamento della ricerca sanitaria;

§         attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente;

§         sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI a norma di legge, che svolgono una rilevante attività di interesse sociale .

Il decreto legge n. 40/2010, all’articolo 2, comma 4-undecies, ha previsto uno specifico obbligo di rendicontazione in capo a tutti i soggetti beneficiari del riparto, chiamati a redigere, entro un anno dalla ricezione delle somme, un apposito rendiconto delle stesse, da cui deve risultare chiaramente, anche a mezzo di una relazione illustrativa, la destinazione delle somme attribuite ai soggetti beneficiari.

Inoltre, si evidenzia che il comma 4-terdecies del citato articolo 2, ha stabilito che all’attuazione della disciplina del 5 per mille 2010 si provvederà solo successivamente all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che integrino le risorse finanziarie rese disponibili dalla maggiori entrate in materia di giochi da accertarsi con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, ai sensi del citato comma 2-quinquies.

Infine, si ricorda il D.P.C.M. 23 aprile 2010 ha disciplinato le finalità e i soggetti ammissibili al beneficio del 5 per mille per l'anno finanziario 2010 .

 

Il terzo periodo del comma stanzia per il 5 mille 2010 – da liquidarsi nel 2011 - ulteriori 200 milioni di euro, rispetto ai 100 milioni già stanziati dalla legge finanziaria per il 2011(articolo 1, comma 40 ed elenco 1 della legge n. 220/2010).

Il citato periodo stabilisce che le risorse destinate alla liquidazione del 5 per mille 2010 sono complessivamente pari a 400 milioni, ivi considerando in tale importo complessivo anche le risorse stanziate dalla legge finanziaria 2011, articolo 1, comma 40 e dell’elenco 1 della legge n. 220/2010, destinate ad interventi in materia di assistenza e ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica, pari a 100 milioni di euro.

Il comma, come modificato in corso di esame al Senato, specifica che agli interventi in materia di sclerosi laterale amiotrofica è destinata una quota fino a 100 milioni di euro.

 

Per ciò che attiene alle risorse stanziate per il 5 per mille 2010, si ricorda che l’articolo 2, comma 2-quinquies, del D.L. n. 40/2010, ha stabilito che nel bilancio 2011 debbano essere iscritte sul relativo capito (cap. 3094/Economia) le risorse derivanti da quota parte delle maggiori entrate per l’anno 2011 provenienti dalle disposizioni sui giochi (commi da 2-bis a 2-quater del medesimo art. 2 del D.L. n. 40/2010), le quali dovranno essere accertate con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Il 5 per mille 2010 è stato poi finanziato, come sopra ricordato, per 100 milioni di euro per il 2011 dall’articolo 1, comma 40 ed elenco 1 della legge di stabilità per il 2011 (legge n. 220/2010), attraverso le risorse del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili, che sarà oggetto di ripartizione con D.P.C.M.

Quota parte, pari a 100 milioni di euro, delle risorse per il 2011 del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili sono state destinate dall’articolo 1, comma 40 ed elenco 1 della legge di stabilità per il 2011 anche alla sclerosi laterale amiotrofica [7].



Articolo 2, comma 1-bis
(Progetti finanziati dalle Province autonome di Trento e di Bolzano per i territori confinanti)

La norma riguarda le iniziative e i progetti finanziati dalle province autonome di Trento e di Bolzano indirizzati ai territori confinanti, disciplinati dalla legge finanziaria per il 2010 nell'ambito delle modifiche apportate all'ordinamento finanziario delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige.

La norma prevede il finanziamento dell'organismo di indirizzo (ODI) cui spetta la definizione degli indirizzi per la valutazione e l'approvazione dei progetti, attraverso una quota pari allo 0,6% dei complessivi 40 milioni di euro che ciascuna provincia è tenuta ad impiegare nel finanziamento dei progetti stessi.

 

Tra le norme della legge finanziaria 2010 che hanno apportato modifiche all'ordinamento finanziario delle Province autonome di Trento e di Bolzano e della Regione Trentino Alto Adige, i commi 117-121 dell'articolo 2 , disciplinano e quantificano il concorso delle province autonome al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà del federalismo fiscale, recati dalla legge 42/2009.

Le due province dovranno provvedere a finanziare iniziative e progetti del Ministero dell’Economia e delle finanze relativi anche ai territori delle regioni a statuto ordinario confinanti con le due province, per un importo complessivo di 100 milioni di euro annui, a decorrere dal 2010, per ciascuna provincia. Così stabilisce ora l'articolo 79, comma  1 lett. c) dello statuto di autonomia (DPR 670/1972) come modificato dalla legge finanziaria 2010.

L'articolo 2, commi 117-121 della legge 191/2009, disciplina inoltre gli obiettivi ed il finanziamento dei progetti di perequazione e solidarietà da sviluppare in favore dei territori confinanti con quelli delle due province autonome. E’ obiettivo che si colloca nella prosecuzione del “Fondo per la valorizzazione e la promozione delle aree territoriali svantaggiate confinanti con le regioni a statuto speciale” istituito dall’articolo 6, comma 7, del decreto legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2007, n. 127 e successive modificazioni. Anche in questo caso si tratta di «progetti di durata anche pluriennale per la valorizzazione, lo sviluppo economico e sociale, l’integrazione e la coesione dei territori dei comuni appartenenti alle province di regioni a statuto ordinario confinanti», rispettivamente, con ciascuna delle due province.

Ciascuna delle due Province contribuisce con 40 milioni di Euro annui, come quota parte dei 100 complessivamente assunti come impegno alla realizzazione della perequazione fiscale.

Per la realizzazione di questi interventi viene istituito (comma 118) un apposito organismo che dovrà approvare (comma 119) gli indirizzi per la destinazione di quelle somme e valutare gli interventi proposti. Questo organismo è composto da due rappresentanti del Ministro dell’economia e delle finanze, un rappresentante del Ministro per i rapporti con le regioni; un rappresentante del Ministro dell’interno; un rappresentante della provincia autonoma di Trento e uno della provincia autonoma di Bolzano; un rappresentante per ciascuna delle regioni dei territori confinanti. Ai componenti, specifica il comma 121, non è corrisposto alcun compenso (comma 121).

Per la disciplina di dettaglio, per stabilire criteri e operatività degli interventi,  le norme recate dalla legge finanziaria, rinviano ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (comma 120)[8].

La norma in esame provvede a finanziare l'organismo di indirizzo attraverso una quota dell'onere posto a carico di ciascuna provincia autonoma.

 

Non risulta chiaro  il riferimento al solo anno 2011, posto che l'organismo non ha una scadenza di 'mandato'.

 



Articolo 2, comma 1-ter
(Ricognizioni dei terreni nella laguna di Venezia)

Il comma 1-ter prevede che, fino al completo trasferimento alle Regioni e alle Province dei beni del demanio marittimo e idrico, previsto dall'art. 1, comma 3, del D.Lgs. n. 85 del 2010, recante attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42, si provveda, per i terreni agricoli e le valli da pesca della laguna di Venezia, alla ricognizione dei compendi già di proprietà privata (e dunque non appartenenti al demanio) in quanto costituiti da valli arginate, alla data di entrata in vigore del dell'art. 28 codice della navigazione, approvato con R.D. 30 marzo 1942, n. 327.

Le valli lagunari sono costituite dall'insieme di laghi, canali, acque, boschi, barene, paludi e piccole estensioni contigue alle zone lagunari, nelle quali è esercitata da molti secoli attività prevalentemente di pesca, ma anche agricola e di caccia. La valle da pesca è un’area lagunare separata dalla laguna aperta da una recinzione fissa -costituita da pali o argini- nella quale si pratica la vallicoltura, una pratica di itticoltura estensiva. Nell’insieme, la valle da pesca è un’area artificializzata, creata a scopi produttivi, ma che mantiene elevati livelli di naturalità, contribuendo alla protezione dell’ambiente naturale. Nella laguna di Venezia lo sviluppo complessivo delle valli da pesca copre un’area di circa 92 Km2, che costituisce 1/6 della superficie lagunare: ci sono valli più piccole, con una superficie di poche decine di ettari, e altre molto grandi, fino a 1500 ettari.

La disposizione è legata alla controversia sul regime giuridico delle valli da pesca e dei terreni ricadenti nella conterminazione della laguna veneta. Si discute infatti se debba trattarsi di spazi demaniali oppure no e conseguentemente se l'utilizzazione degli stessi sia ascrivibile ad un potere pubblicistico o meno.

La questione ha origine dall'interpretazione della definizione di demanio marittimo che scaturisce dall'incrocio delle disposizioni dell'art. 822 del codice civile e l'art. 28 del codice della navigazione. L’articolo 822 del codice civile sancisce formalmente la demanialità del lido del mare, della spiaggia, delle rade e dei porti (nonché di altri beni), mentre l’articolo 28 del codice della navigazione integra tale casistica aggiungendovi, tra l'altro, le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell'anno comunicano liberamente col mare. L'interpretazione della norma riguarda la questione se l'art. 28 del codice della navigazione, disciplinando separatamente i bacini comunicanti anche temporaneamente con il mare, intenda innovare rispetto alla distinzione affermatasi in dottrina circa la demanialità delle lagune vive e la non demanialità delle lagune morte. La questione è inoltre resa più complessa dal fatto che vi sono compendi considerati proprietà privata in ragione di titoli acquisiti negli Stati preunitari, nei confronti dei quali è incerta l'applicabilità delle disposizioni innovative del codice.

Con la norma contenuta nel comma in esame sembra fissarsi l’entrata in vigore del codice della navigazione come data alla quale devono risultare acquisiti i titoli di proprietà privata sui compendi costituiti da valli arginate nei terreni agricoli e nelle valli da pesca della laguna di Venezia.

Si segnala che la relazione tecnica allegata al maxi-emendamento subordina la verifica positiva della copertura finanziaria della disposizione alla soppressione delle parole “già di proprietà privata in quanto”. Tale condizione non è stata recepita nel testo approvato dal Senato. Si segnala peraltro che l’eliminazione del riferimento ai compendi di proprietà privata comporterebbe una interpretazione della disposizione differente da quella che si desume dal testo approvato.

 



Articolo 2, comma 1-quater
(Autorizzazione alla guida di ciclomotori)

In relazione alla proroga al 31 marzo 2011, disposta in tabella 1, della norma che introduce la prova pratica per l’idoneità alla guida del ciclomotore e dei quadricicli leggeri (minicar), il comma in esame prevede che con un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - da emanarsi entro lo stesso termine del 31 marzo – vengano definite le modalità per il rilascio di autorizzazione ad esercitarsi alla guida (c.d. foglio rosa) per i candidati al conseguimento del certificato di idoneità che abilita alla conduzione del ciclomotore. Il decreto dovrà stabilire i limiti di validità dell’autorizzazione, e le modalità per l’esercitazione, in coerenza con quanto prevede l’articolo 122, del codice della strada, ed anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 170, comma 2, del codice. Tale norma vieta il trasporto sul ciclomotore di altre persone oltre al conducente, salvo che il posto per il passeggero sia espressamente indicato nel certificato di circolazione e che il conducente abbia un'età superiore a diciotto anni. Lo stesso decreto dovrà prevedere un arco temporale di almeno un mese dal rilascio dell’autorizzazione alla guida e la data dello svolgimento della prova pratica di guida, nonchè fra una prova con esito sfavorevole e lo svolgimento di una successiva prova. Nell’ambito del periodo di autorizzazione, è consentito ripetere solo una volta la prova pratica.

A coloro che si esercitano alla guida senza autorizzazione, si applica la sanzione che l’art. 116, comma 13-bis, prevede per i conducenti che guidano ciclomotori senza aver conseguito il certificato di idoneità sono soggetti (sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 555 a euro 2.220).

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Specifici orientamenti in materia di patenti di guida sono contenuti nel piano di azione sulla sicurezza stradale relativo al periodo 2011-2020 (COM(2010)389), presentato dalla Commissione il 20 luglio 2010, che tra le possibili azioni da attuare in materia individua:

·      la preparazione prima dell’esame di guida basata su esercitazioni pratiche;

·      l’esame per il conseguimento della patente chenon dovrà semplicemente valutare la conoscenza delle norme del codice della strada o la capacità di eseguire manovre, ma anche prendere in considerazione competenze di guida più estese nonché valori e comportamenti legati alla sicurezza stradale;

·      la formazione continua successiva al conseguimento della patente per i conducenti non professionisti.

 



Articolo 2, comma 1-quinquies
(Obblighi di comunicazione in materia di procreazione
medicalmente assistita
)

Il comma 1-quinquies proroga al 30 aprile 2011 il termine, stabilito dall’articolo 15, comma 1, della legge n. 40/2004[9], al 28 febbraio di ciascun anno, entro cui l'Istituto superiore di sanità deve predisporre una relazione per il Ministro della salute sull'attività delle strutture autorizzate all'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

 

Va osservato che l’approvazione di tale disposizione dovrebbe comportare il venir meno della voce corrispondente dalla tabella 1 allegata al decreto-legge.

 

Il comma in esame dispone che, fatte salve le disposizioni sul registro nazionale delle strutture autorizzate all’applicazione delle tecniche di PMA, di cui all’articolo 11 della legge 40/2004, nonché quelle in tema di tracciabilità di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 191/2007[10], tutte le strutture autorizzate inviano i dati richiesti al Ministero della salute che ne cura l’inoltro successivo all’Istituto Superiore di Sanità e al Centro nazionale trapianti.

Le modalità di comunicazione dei dati da parte delle strutture, ai fini del successivo inoltro all’Istituto Superiore di Sanità e al Centro nazionale trapianti, sono disciplinate da un decreto del Ministero della salute di natura non regolamentare.

Infine l’ultimo periodo del comma introduce la clausola di invarianza degli oneri finanziari.

 



Articolo 2 comma 1-sexies e 1-septies
(Norme in materia di autosufficienza nella produzione di emoderivati da plasma nazionale)

La norma in esame reca l’attuazione dell'articolo 40, comma 2, della legge 4 giugno 2010, n. 96 sulla produzione di farmaci emoderivati.

In conformità all’Accordo Stato – Regioni del 16 dicembre 2010[11], e fino alla entrata in vigore delle disposizioni conseguenti al medesimo Accordo, il Ministro della salute con propri decreti, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge di conversione:

a) istituisce un elenco nazionale dei valutatori per il sistema trasfusionale, tenuto presso il Centro nazionale sangue, per lo svolgimento di ispezioni e l’adozione di misure di controllo presso i servizi trasfusionali e le unità di raccolta, al fine di verificarne la rispondenza ai requisiti necessari[12];

b) definisce, ai fini dell'emanazione del decreto ministeriale previsto dal citato articolo 40, comma 4, le modalità per la presentazione da parte degli interessati e per la valutazione, da parte dell'Agenzia italiana del farmaco, delle istanze volte a ottenere l'inserimento fra i centri e le aziende autorizzati alla stipula delle convenzioni;

c) disciplina le modalità attraverso le quali:

-    l'Agenzia italiana del farmaco assicura l'immissione in commercio dei medicinali emoderivati, prodotti da plasma nazionale, e l'esportazione del medesimo per la lavorazione in paesi comunitari;  

-    l'Istituto superiore di sanità assicura il relativo controllo di stato.

 

Tali modalità devono essere svolte in attuazione di quanto previsto dal citato Accordo del 16 dicembre 2010, la cui attuazione comunque dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2014.

 

Le norme in esame sono attuate senza nuovi o maggiori oneri per lo Stato.

 

Il citato Accordo Stato – Regioni  del 16 dicembre 2010 comprende, l’allegato A), recante “Requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta del sangue e degli emocomponenti, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera a), e dell’articolo 19, comma 1, della legge 21 ottobre 2005, n. 219”, e l’allegato B) parte integrante del presente atto, recante “Modello per le visite di verifica dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta del sangue e degli emocomponenti ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 20 dicembre 2007, n. 261”.

I suddetti documenti sono definiti sulla base delle normative vigenti, con particolare riferimento alle disposizioni nazionali di attuazione delle direttive europee in materia di sangue, emocomponenti e farmaci emoderivati, ferme restando le competenze delle singole regioni e province autonome nella disciplina delle autorizzazioni all’esercizio e dell’accreditamento delle attività sanitarie e nella programmazione ed organizzazione delle attività stesse.

Le regioni e province autonome si impegnano a recepire con propri provvedimenti i documenti di cui agli Allegati A) e B), entro sei mesi dalla definizione del citato Accordo.

Infine, le regioni e province autonome si impegnano a completare le visite di verifica dei servizi trasfusionali e delle unità di raccolta entro il termine massimo di trentasei mesi dalla effettiva disponibilità dell’elenco di valutatori di cui all’Allegato B).

 

La legge 4 giugno 2010, n. 96[13], articolo 40, comma 2, ha modificato il comma 2 dell’articolo 15 della legge n. 219 del 2005, recante la disciplina sulle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati, prevedendo nuovi criteri per l’individuazione delle imprese di frazionamento e produzione di emoderivati, che possono rientrare nelle convenzioni stipulate con le regioni. In particolare, i centri e le medesime aziende di frazionamento e di produzione di emoderivati devono possedere determinati requisiti tecnologici e avere gli stabilimenti, idonei ad effettuare il processo di frazionamento, ubicati nei Paesi dell’Unione europea in cui il plasma raccolto non è oggetto di cessione a fini di lucro. I suddetti centri ed aziende devono produrre, in un regime di libero mercato compatibile con l’ordinamento comunitario, i farmaci emoderivati oggetto delle convenzioni di cui sopra, dotati dell’autorizzazione all’immissione in commercio in Italia.

Il comma 1 dell’articolo 15 della legge n. 219 del 2005, prevede che il Ministro della salute, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, sentita la Consulta e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, predispone uno schema tipo di convenzione, in conformità del quale le regioni, singolarmente o consorziandosi fra loro, stipulano convenzioni con i centri e le aziende previste, per la lavorazione del plasma raccolto in Italia.

Il comma 5 dell’articolo 15 della legge n. 219 del 2005 prevede che il Ministro della salute, con proprio decreto, sentiti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, il Centro nazionale sangue e la Consulta, individua tra i centri e le aziende di frazionamento e di produzione di emoderivati quelli autorizzati alla stipula delle convenzioni.

L’articolo 40, comma 4 della citata legge n. 96 del 2010 ha stabilito che il decreto di cui al citato articolo 15, comma 5, della legge n. 219 del 2005, deve adottarsi entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge.

 

 



Articolo 2, comma 1-octies
(Comitato per la verifica delle cause di servizio)

La disposizione in esame prevede che il Comitato per la verifica delle cause di servizio, chiamato ad accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione dei dipendenti pubblici, sia prorogato nell'attuale composizione fino al 31 dicembre 2013.

Si ricorda che ai sensi del DPR n.461 del 2001 Il Comitato per la verifica delle cause di servizio accerta, per i dipendenti pubblici, la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione, in relazione a fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e l'infermità o lesione. Il Comitato è formato da un numero di componenti non superiore a quaranta e non inferiore a trenta, scelti fra gli esperti della materia, provenienti dalle diverse magistrature, dall'Avvocatura dello Stato e dal ruolo dei dirigenti delle amministrazioni dello Stato, nonchè tra gli ufficiali superiori medici delle Forze armate e qualifiche equiparate delle Forze di polizia di Stato a ordinamento civile e militare e tra funzionari medici delle amministrazioni dello Stato preferibilmente specialisti in medicina legale e delle assicurazioni. Per l'esame delle domande relative a militari o appartenenti a corpi di polizia, anche a ordinamento civile, il Comitato è integrato da un numero massimo di due ufficiali o funzionari dell'arma, corpo o amministrazione di appartenenza. I componenti sono nominati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze per un periodo di quattro anni, prorogabili per non più di una volta, possono essere collocati in posizione di comando o fuori ruolo presso il Comitato.



Articolo 2, comma 2
(Differimento dei termini in relazione agli eventi alluvionali
nel Veneto
)

L'articolo 2, comma 2, differisce alla data del 30 giugno 2011 il termine per il versamento dei tributi e dei contributi previdenziali ed assistenziali già sospesi per gli eventi alluvionali verificatisi nel Veneto.

Più in dettaglio, viene differito dal 20 dicembre 2010 al 30 giugno 2011 il termine, previsto dal D.M. 1° dicembre 2010 relativamente agli eccezionali eventi alluvionali verificatisi nel Veneto nei giorni dal 31 ottobre al 2 novembre 2010, per il versamento:

-    dei tributi;

-    dei contributi previdenziali ed assistenziali;

-    dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

L'onere derivante dalla disposizione in esame in termini di minori entrate fiscali e contributive viene stimato pari a 93 milioni di euro per l'anno 2010 e per la sua copertura si rimanda al successivo articolo 3.

Si ricorda che con il D.M. 1 dicembre 2010[14], emanato dal Ministero dell'economia e delle finanze, è stata disposta la sospensione dei versamenti tributari e contributivi nei confronti dei soggetti interessati dagli eventi alluvionali che hanno colpito il territorio della regione del Veneto nei giorni dal 31 ottobre al 2 novembre 2010, danneggiati ed inclusi negli elenchi individuati nell'allegato A dello stesso decreto.

In particolare, nei confronti dei suddetti soggetti, per il periodo dal 31 ottobre 2010 al 20 dicembre 2010, senza diritto al rimborso di quanto già versato, sono stati sospesi:

a)       i termini relativi ai versamenti anche rateizzati delle imposte sui redditi e dell'IRAP scadenti nello stesso periodo;

b)       i termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

 

Per fruire della suddetta sospensione gli aventi diritto, entro il 10 dicembre 2010, hanno dovuto rilasciare ai sindaci dei comuni di residenza (o sede delle relative aziende) una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sul fatto che gli eventi alluvionali hanno prodotto il fermo della propria attività economica ovvero determinato l'adozione nei loro riguardi di provvedimenti di sgombero o di evacuazione.



Articolo 2, commi 2-bis e 2-ter
(Disposizioni in materia di rifiuti)

Il comma 2-bis reca una disposizione transitoria che - in attesa di una completa attuazione delle disposizioni finanziarie in materia di gestione dei rifiuti, comprese quelle riguardanti anche la regione e gli enti locali della Campania recate dagli artt. 11-12 del D.L. 195/2009, e in deroga alle disposizioni sulla sospensione del potere di deliberare aumenti di tributi, sino all'attuazione del federalismo fiscale - consente a regioni, province e comuni di assicurare la copertura integrale dei costi del ciclo dei rifiuti mediante aumenti delle imposizioni tributarie attribuite agli enti locali secondo le seguenti modalità:

a) si consente l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 5-quater della legge n. 1992, n. 225 (Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile), introdotto dal provvedimento in esame (comma 19-quater seguente), concernente il potere, attribuito al Presidente della Regione colpita da calamità naturali, di coprire gli oneri derivanti con aumenti, sino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione, delle imposizioni tributarie attribuite alla regione, nonché elevando la misura dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, fino ad un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima consentita; viene raddoppiato, tuttavia, in tal caso, il limite di incremento di imposta previsto dal comma 5-quater;

b) e c) comuni e province possono deliberare una maggiorazione delle addizionali all'accisa sull'energia elettrica in misura non superiore al vigente importo delle addizionali.

L’addizionale comunale e provinciale sull’energia elettrica è stata istituita dall’articolo 6 del decreto-legge n. 511 del 1988[15] La materia è stata successivamente ridisciplinata dal decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, il quale, in attuazione della direttiva 2003/96/CE, ha ristrutturato il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità[16]. L’addizionale all'accisa sull'energia elettrica ammonta a 9,30 euro per mille kWh in favore delle province, per qualsiasi uso effettuato in locali e luoghi diversi dalle abitazioni, per tutte le utenze, fino al limite massimo di 200.000 kWh di consumo al mese. L’ammontare dell’addizionale in favore dei comuni è pari a 18,59 euro per mille kWh, per qualsiasi uso effettuato nelle abitazioni, con esclusione delle seconde case e con esclusione delle forniture, con potenza disponibile fino a 3 kW, effettuate nelle abitazioni di residenza anagrafica degli utenti, limitatamente ai primi 150 kWh di consumo mensili; per qualsiasi uso effettuato nelle seconde case, l’addizionale ammonta a euro 20,40 per mille kWh. Tali addizionali sono dovute dai soggetti obbligati al momento della fornitura dell'energia elettrica ai consumatori finali ovvero, per l'energia elettrica prodotta o acquistata per uso proprio, al momento del suo consumo. Esse sono liquidate e riscosse con le stesse modalità dell'accisa sull'energia elettrica.

Si ricorda che il comma 2 del citato articolo 6 consente – in via generale - alle province, con deliberazione da adottarsi entro i termini di approvazione del bilancio di previsione, di incrementare la misura dell’addizionale ad esse spettante fino a euro 11,40 per mille kWh.

 

Relativamente ai citati articoli 11 e 12 del D.L. 195/2009 si ricorda che l’art. 11 provvede all’attribuzione di compiti in materia di gestione dei rifiuti a regione, province e consorzi, disponendo altresì in merito alle risorse da utilizzare per la copertura dei relativi oneri e detta, altresì, norme relative al calcolo e alla riscossione della tariffazione del servizio di gestione dei rifiuti (TARSU e TIA). L’art. 12 detta invece disposizioni volte ad agevolare la riscossione dei crediti nei confronti dei comuni campani vantati dai consorzi operanti nell'ambito del ciclo di gestione dei rifiuti e dalla struttura del Sottosegretario di Stato per l’emergenza rifiuti.

 

 

Il comma 2-ter prevede che i comuni della regione Campania, ai quali è stata applicata - in attuazione dell’art. 12 del D.L. 195/2009 - la riduzione dei trasferimenti erariali (compartecipazione al gettito IRPEF e gettito d'imposta RC auto) in quanto debitori, in relazione al ciclo di gestione dei rifiuti, nei confronti della struttura del Sottosegretario di Stato per l’emergenza rifiuti, deliberino (anche in assenza di una dichiarazione dello stato d’emergenza), a decorrere dall'anno 2011, una maggiorazione dell’addizionale dell'accisa sull'energia elettrica, .

Lo stesso comma prevede che tale maggiorazione venga applicata con una aliquota indifferenziata e consenta l’ottenimento di un gettito non inferiore all'importo dei ridotti trasferimenti, aumentato del 10%.

 

Si ricorda che l’art. 12, comma 2, del D.L. 195/2009 ha disposto che le somme dovute dai comuni alla struttura del Sottosegretario di Stato di cui all'art. 1 del D.L. 90/2008 in relazione al ciclo di gestione dei rifiuti sono recuperate mediante riduzione dei trasferimenti erariali, nonché in sede di erogazione di quanto dovuto per la compartecipazione al gettito IRPEF, e per la devoluzione del gettito d'imposta RC auto.

 

Si fa notare che il comma in esame richiama la facoltà prevista dal comma 7, lettera b), del medesimo articolo. Tuttavia nell’art. 12 del D.L. 195/2009 non è presente alcun comma 7.

 

 



Articolo 2, commi da 2-quater a 2-octies
(Disposizioni in materia di protezione civile)

Il comma 2-quaterintroduce tre nuovi commi all'art. 5 della legge n. 225 del 1992 relativo allostato di emergenza e potere di ordinanza.

Il comma 5-quater della legge n. 225 del 1992 attribuisce al Presidente della Regione interessata da calamità naturali per le quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza,qualora il bilancio della regione sia insufficiente a coprire le relative spese, il potere di deliberare aumenti, sino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione, delle imposizioni tributarie attribuite alla regione, nonché di elevare la misura dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione prevista dall’art. 17, comma 1, del decreto legislativo n. 398 del 1990, fino ad un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima consentita.

Il citato articolo 17 ha autorizzato le regioni a statuto ordinario a istituire, con proprie leggi, un'imposta regionale sulla benzina per autotrazione, erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nelle rispettive regioni, successivamente alla data di entrata in vigore della legge istitutiva; ai sensi dell’articolo 1, comma 154 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, l’importo massimo di tale imposta è stato elevato a 0,025 euro per litro.

 

Il comma 5-quinquies della legge n. 225 del 1992 prevede la possibilità per la Regione di accedere al Fondo per la protezione civile:

·      nel caso in cui le misure adottate ai sensi del comma precedente siano insufficienti,

·      in tutti gli altri casi di eventi previsti dal precedente comma 5-quater di rilevanza nazionale.

 

Qualora, invece, sia utilizzato il fondo di riserva per le spese impreviste, istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze dall’art. 28 della legge n. 196 del 2009 (Legge di contabilità e finanza pubblica), se ne dispone la corrispondente reintegrazione mediante l'aumento dell'accisa sui seguenti prodotti energetici, di cui all’allegato I del Testo Unico sulle accise – TUA (D. Lgs. 504/1995[17]):

-          benzina e benzina senza piombo;

-          gasolio usato come carburante.

L'aumento dovrà essere deliberato dal direttore dell'Agenzia delle dogane in misura non superiore a cinque centesimi al litro e, comunque, in misura tale da determinare maggiori entrate corrispondenti all’importo prelevato dal fondo di riserva.

Tale aumento dovrà essere finalizzato anche alla copertura degli oneri derivanti dal differimento, in caso di dichiarazione dello stato di emergenza, dei termini per gli adempimenti e i versamenti dei tributi e dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Attualmente l’accisa sul gasolio ammonta a 423,00 euro per mille litri; quella sulla benzina a 564,00 euro. Sono previste aliquote agevolate se i suddetti prodotti energetici sono destinati a particolari impieghi.

 

Il comma 5-sexies della legge n. 225 del 1992 prevede che si possa ricorrere al Fondo centrale di garanzia per la copertura dei rischi derivanti dalle operazioni di credito a medio termine, istituito presso il Mediocredito centrale dall’art. 28 del decreto legge n. 976 del 1966, anche nei territori in cui sia deliberato lo stato di emergenza per calamità naturali.

A tal fine dovranno essere conferite al suddetto Fondo anche le disponibilità del Fondo centrale di garanzia per il credito navale di cui all’art. 5 della legge n. 261 del 1997.

E' demandata ad uno o più decreti del Ministro dell'Economia e delle finanze, la determinazione delle modalità di funzionamento del Fondo stesso.

 

Il comma 2-quinquies reca ulteriori modifiche all’art. 5 della legge n. 225 del 1992:

a) la prima modifica al comma 2 prevede che le ordinanze conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza siano emanate, relativamente agli aspetti di carattere finanziario, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

b) la seconda modifica al comma 5-bis dispone che i rendiconti dei Commissari delegati titolari di contabilità speciali vengano inoltrati, oltre che alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e all'ISTAT, anche alla competente sezione regionale della corte dei Conti;

c) la terza modifica, sempre al comma 5-bis, vieta i girofondi tra le contabilità speciali, al fine di garantire la trasparenza dei flussi finanziari e della rendicontazione stessa.

 

Il comma 2-sexies, attraverso l’inserimento della nuovalettera c-bis) all'art. 3, comma 1, della legge n. 20 del 1994, sottopone al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti anche i provvedimenti commissariali attuativi delle ordinanze conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza.

 

Il comma 2-septies, novellando l'art. 27, comma 1, della legge n. 340 del 2000, per quanto riguarda i provvedimenti commissariali adottati in attuazione delle ordinanze conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza, riduce a sette giorni il termine attualmente previsto di sessanta dalla ricezione entro il quale divengono esecutivi gli atti trasmessi alla Corte dei Conti senza che sia intervenuta una pronuncia della Sezione del controllo. Consente, inoltre, la dichiarazione di provvisoria efficacia da parte dell'organo emanante.

 

Il comma 2-octies estende le norme in materia di rendicontazione delle attività svolte per il superamento delle emergenze da parte dei Commissari delegati, introdotte dal comma 5-bis dell’art. 5 della citata legge n. 225 del 1992, anche ai funzionari e commissari delegati autorizzati alla gestione di fondi statali, titolari di contabilità speciali per la realizzazione di interventi, programmi e progetti o per lo svolgimento di particolari attività.

Si prevede, inoltre che i rendiconti vengano inviati all'Ufficio centrale per il bilancio presso il Ministero dell'economia e delle finanze, all'ISTAT e alla competente sezione regionale della Corte dei Conti.

 

Si rammenta che il vigente comma 5-bis dell’art. 5 della legge n. 225 del 1992 è stato da ultimo sostituito dal comma 5 dell'art. 8 del decreto legge n. 208 del 2008 che ha introdotto una procedura di rendicontazione più articolata. Essa prevede che i Commissari delegati titolari di contabilità speciali rendicontino, entro il quarantesimo giorno dalla chiusura di ciascun esercizio, tutte le entrate e tutte le spese riguardanti l'intervento delegato, indicando la provenienza dei fondi, i soggetti beneficiari e la tipologia di spesa Il rendiconto distingue i crediti certi ed esigibili da quelli di difficile riscossione e i debiti derivanti da obbligazioni giuridicamente perfezionate. I rendiconti sono trasmessi, per i relativi controlli, al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato - Ragionerie territoriali competenti e all'Ufficio bilancio e ragioneria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le ragionerie territoriali inoltrano i rendiconti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e all'ISTAT. Viene, infine, prevista anche una sanzione per l’omissione o il ritardo della rendicontazione.

 

 



Articolo 2, commi da 2-novies a 2-undecies
(Revoca dei finanziamenti per opere infrastrutturali
delle Autorità portuali)

I commi da 2-novies a 2-undecies dell’articolo 2 sostituiscono la disciplina, introdotta dal D.L. 25 marzo 2010, n. 40, della revoca dei finanziamenti concessi alle Autorità portuali per la realizzazione di opere infrastrutturali e da queste non utilizzati.

La relazione tecnica al maxi-emendamento approvato dal Senato evidenzia che si rende necessario riformare la disciplina introdotta dall’articolo 4, commi 8-bis e seguenti del D.L. n. 40/2010, in quanto tale normativa non ha consentito, sino ad oggi, un’immediata revoca ed inoltre nessun provvedimento di avviso di apertura del procedimento è stato adottato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in quanto dall’esame della documentazione acquisita presso le varie Autorità portuali è emersa la necessità di verificare le motivazioni addotte dalle Autorità stesse per giustificare la mancata utilizzazione delle risorse a suo tempo assegnate.

 

Il comma 2-novies stabilisce che i fondi statali trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per la realizzazione di opere infrastrutturali, per le quali non sia stato pubblicato il relativo bando di gara entro il quinto anno dal trasferimento o dall'assegnazione sono revocati entro il 15 marzo 2011.

Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente disegno di legge di conversione dovrà essere emanato un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il quale si effettua la ricognizione dei finanziamenti revocati e si destina una quota di tali finanziamenti, nel limite di 250 milioni di euro per il 2011, alle seguenti finalità:

a)         una quota non superiore a 150 milioni di euro è destinata alle Autorità portuali che, al 30 settembre 2010, hanno attivato investimenti, con contratti sottoscritti o bandi di gara pubblicati, nell’ambito della realizzazione di grandi infrastrutture portuali che risultino immediatamente cantierabili, come previsto dall’articolo 1, comma 991, della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007);

b)         una quota non superiore 20 milioni di euro è destinata alle Autorità i cui porti sono interessati da prevalente attività di transhipment, per consentire l’attuazione di quanto disposto dall’articolo 5, comma 7-duodecies, del D.L. n. 194/2009;

Il citato comma 7-duodecies consente alle Autorità portuali, nell'ambito della loro autonomia di bilancio e nel rispetto dell'equilibrio di bilancio, di stabilire variazioni in aumento, fino al doppio, e in diminuzione, fino all'azzeramento, delle tasse di ancoraggio e portuale, al fine di fronteggiare la crisi di competitività dei porti nazionali. Tale possibilità è prevista in via sperimentale per gli anni 2010 e 2011.

Come osserva la relazione tecnica al maxi-emendamento, la disposizione ha trovato applicazione solo in via residuale in ragione della sostanziale incomprimibilità delle spese correnti e della concreta impraticabilità di un aumento dei canoni di concessione ed autorizzazione fissati nei titoli già rilasciati.

c)         la restante quota è destinata alle Autorità portuali che presentano progetti cantierabili.

 

Il comma 2-decies stabilisce che lo stesso decreto di cui al precedente comma 2-novies dovrà individuare le somme che devono essere versate dalle Autorità portuali, interessate dalla revoca, ad un apposito capitolo dello stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato, per l’anno 2011. Tali somme saranno poi riassegnate ai pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Il decreto, nelle ipotesi di cui al comma 2-undecies, ovvero per i finanziamenti originariamente realizzati mediante mutui con oneri di ammortamento a carico dello Stato, individuerà anche le quote di finanziamento, ancora disponibile presso il soggetto finanziatore, soggette a revoca.

Si prevede che la stessa procedura di revoca disciplinata dai commi in esame si applicherà per gli anni 2012 e 2013 e alla stessa si darà attuazione con successivi decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Gli stessi decreti individueranno anche i criteri di priorità per la riassegnazione, alle Autorità portuali con progetti cantierabili, dei finanziamenti revocati, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. In caso di mancato avvio dell’opera, da finanziare con le somme oggetto di riassegnazione, entro 180 giorni dall’aggiudicazione definitiva, il finanziamento è revocato e riassegnato ad altri interventi.

 

Il comma 2-undecies, primo e secondo periodo, che riprende il contenuto del vigente articolo 4, comma 8-bis, secondo e terzo periodo, del citato D.L. n. 40/2010, stabilisce che, qualora il finanziamento delle opere infrastrutturali sia stato realizzato mediante mutuo, con oneri di ammortamento a carico dello Stato, il decreto di cui al comma 2-decies disporrà l’erogazione della parte di mutuo ancora da erogare, in favore di altra Autorità portuale. Resta fermo l’obbligo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di continuare a corrispondere alla banca mutuante, fino alla scadenza del mutuo, la quota del contributo dovuta in relazione al finanziamento erogato. L’eventuale risoluzione dei contratti di mutuo non deve comportare oneri per la finanza pubblica.

Il terzo periodo del comma 2-undecies abroga i citati commi da 8-bis a 8-quater dell’articolo 4 del D.L. n. 40/2010.

I punti principali che caratterizzano l’intervento in esame rispetto a quanto previsto dal citato D.L. n. 40/2010 riguardano:

§       la previsione che i finanziamenti non utilizzati sono revocati, anziché la previsione della semplice possibilità di revoca;

§       la fissazione di una data (15 marzo 2011) per la revoca;

§       una più precisa individuazione delle finalità alle quali destinare i finanziamenti oggetto di revoca;

§       la previsione di analoghi interventi per gli anni 2012 e 2013.

 

Il quarto periodo del comma 2-undecies prevede infine che la revoca di cui al comma 2-novies non si applica ai fondi trasferiti o assegnati alle Autorità portuali per opere da realizzare in scali marittimi ricompresi in siti oggetto di interventi di bonifica e ripristino ambientale di interesse nazionale, di cui all’articolo 1 della legge n. 426/1998[18].

 

 



Articolo 2, comma 2-duodecies
(Associazione Alleanza degli Ospedali Italiani nel mondo)

Il comma 2-duodecies dell’articolo 2 propone l'assegnazione di un contributo per il 2011, pari a 200.000 euro, in favore dell'Associazione Alleanza degli Ospedali Italiani nel Mondo. All’Associazione, costituita da alcuni Ministeri nel 2004, aderiscono 44 Centri Sanitari Italiani nel Mondo e 32 Centri Sanitari Nazionali di Riferimento. Finalità proprie dell’organizzazione sono la promozione, la cooperazione sociale ed  il sostegno dei centri sanitari italiani operanti all'estero.

 

L’Associazione degli ospedali del mondo, costituita dai ministri della Salute, degli Affari Esteri, dell’Istruzione, Università e Ricerca, degli Italiani nel Mondo nonché dal Ministro dell’Innovazione e le Tecnologie, viene formalmente istituita nel febbraio 2004. Ad essa aderiscono, in qualità di soci ordinari, 44 Centri Sanitari Italiani nel Mondo[19] e 32 Centri Sanitari Nazionali di Riferimento, rappresentati da Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e grandi Ospedali pubblici e privati. In qualità di soci sostenitori possono aderire, altre istituzioni private, società, consorzi, associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative regolarmente costituite, che si impegnino a sostenerne le attività. L’Associazione, senza finalità di lucro, è orientata alla cooperazione e alla promozione sociale: in tale contesto, oltre a facilitare il raggiungimento degli obiettivi di progetto, è impegnata nell’agevolare la dismissione delle apparecchiature sanitarie e tecnologiche - giudicate non più idonee rispetto agli standard raggiunti dalle strutture di appartenenza - a beneficio di quei Centri Sanitari Italiani nel Mondo, che ne facciano richiesta.

Dal punto di vista operativo, l’Associazione è riconosciuta Segretariato di Assistenza Tecnica del progetto IPOCM - Integrazione e Promozione degli Ospedali e dei Centri Sanitari Italiani nel Mondo – , che ha fra le proprie finalità:

§       la creazione di una rete internet tra Centri Sanitari Italiani nel Mondo e Centri Sanitari Nazionali di Riferimento;

§       la riduzione delle criticità di tipo clinico-diagnostico e tecnico-organizzativo rilevabili nei Centri Sanitari, essenzialmente attraverso l’attivazione del servizio di teleconsulto, nell’interesse dei pazienti e dell’efficienza della struttura;

§       l’aumento delle capacità professionali del personale sanitario dei Centri Sanitari Italiani nel Mondo attraverso il servizio di formazione a distanza;

§       il supporto per l’attuazione di gemellaggi su tematiche di mutuo interesse tra Centri Sanitari Italiani nel Mondo e Centri Sanitari Nazionali di Riferimento, anche attraverso lo scambio temporaneo di esperti e la sperimentazione di soluzioni innovative;

§       l’acquisizione dei fabbisogni di salute delle popolazioni afferenti ai Centri Sanitari Italiani nel Mondo per la formulazione di politiche coerenti di cooperazione sanitaria.

 

Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione finanziaria di cui all’articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge 220/2010[20].

 

L’articolo 1, comma 40, della legge 220/2010 dispone l’incremento di 924 milioni di euro per l'anno 2011 della dotazione del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti, istituito ai sensi dell'articolo 7-quinquies, comma 1, del D.L. 5/2009[21]. Una quota delle predette risorse – pari a 874 milioni di euro – è destinata ad essere ripartita, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalità e negli importi indicati nell’elenco 1 allegato alla legge.

La restante quota dello stanziamento per il 2011 disposto a favore del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti dal comma 40– pari a 50 milioni di euro – è destinata ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali.

 

All’assegnazione del contributo di 200.000 euro si provvede con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari.

 

Ai sensi dell’articolo 1, comma 40, quinto periodo, della legge 220/2010 la ripartizione e la contestuale individuazione dei beneficiari dei 50 milioni di euro del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti avviene con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, coerentemente agli indirizzi al proposito espressi dalle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari.

 



Articolo 2, comma 2-terdecies
(Risorse per l’Istituto italiano di studi filosofici e l’Istituto italiano per gli studi storici)

Il comma 2-terdecies dispone che per l’esercizio 2011 sono prorogate, nel limite di 2 milioni di euro, le risorse stanziate ai sensi dell’art. 1, comma 219, della legge finanziaria 2005 (L. 311/2004) a favore dell’Istituto italiano studi filosofici[22] e dell’Istituto italiano per gli studi storici[23], aventi sede a Napoli. Alla copertura del relativo onere, si provvede mediante corrispondente riduzione della quota del Fondo per le esigenze indifferibili[24] destinata per il 2011 al finanziamento di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico e di sviluppo dei territori, di attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e di promozione di attività sportive, culturali e sociali (50 milioni di euro, ex art. 1, comma 40, quarto periodo, della legge di stabilità 2011).

 

Si è, quindi, in presenza di una nuova autorizzazione di spesa – come, peraltro, confermato dalla relazione tecnica riferita al maxiemendamento[25] – e non di una proroga.

 

L’art. 1, comma 219, della legge finanziaria per il 2005 ha previsto che il CIPE, in sede di riparto annuale delle risorse per le aree sottoutilizzate, assegnasse un finanziamento ai due istituti sopra citati per la realizzazione delle rispettive attività di ricerca e formazione di rilevante interesse pubblico per la promozione dell'integrazione europea e mediterranea del Mezzogiorno. Si è disposto contestualmente che i due istituti presentassero al MEF e al MIUR entro il 31 dicembre di ogni anno i programmi di attività, indicanti, tra l’altro, le altre fonti di finanziamento destinate alla loro realizzazione (art. 1, comma 220).

Con delibera CIPE 35/2005[26] è stato autorizzato per il triennio 2005-2007 un finanziamento di 7,85 milioni di euro a favore dell’Istituto italiano studi filosofici e di 5,05 milioni di euro a favore dell’Istituto italiano per gli studi storici.

In seguito l’art. 1, comma 1149, della legge finanziaria 2007 (L. 296/2006) ha disposto che le risorse stanziate con la delibera CIPE 35/2005 si intendono prorogate per il biennio 2008/2009.

Per completezza di informazione si segnala che L'Istituto Italiano per gli studi storici figura tra leistituzioni culturaliammesse al contributo ordinario annuale dello Stato mediante inserimento nell'apposita tabella ai sensi dell’art. 1 della L. 534/1996; in particolare, per il triennio 2009-2011, all’istituto sono assegnati 78.202,00 euro (D.M. 17 novembre 2009[27]).

 

 



Articolo 2, comma 2-quaterdecies
(Riduzione della spesa delle federazioni sportive del CONI)

Il comma 2-quaterdecies dell’articolo 2 differisce al 1° gennaio 2012 l'applicazione alle federazioni sportive del CONI delle disposizioni in materia di riduzione dei costi degli apparati amministrativi contenute nell’articolo 6 del decreto-legge 78/2010[28].

La norma da ultimo citata prevede numerose misure di contenimento della spesa pubblica, differenziate sia per oggetto, sia per destinatario.

Pertanto, per comprendere la portata della proroga, occorre innanzitutto specificare la natura giuridica delle federazioni sportive al fine di individuare le misure contenute nell’articolo 6 alle stesse applicabili.

 

Ai sensi del D.lgs. n. 242 del 1999[29], come modificato dal D.lgs. n. 15 del 2004[30], il CONI, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, è la Confederazione delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate e si conforma ai principi dell'ordinamento sportivo internazionale, in armonia con le deliberazioni e gli indirizzi emanati dal Comitato olimpico internazionale (CIO).

In ragione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, il CONI riconosce, a fini sportivi, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, le società sportive, gli enti di promozione sportiva nonché le associazioni benemerite e stabilisce i principi ispiratori dei loro statuti.

Il CONI è stato incluso nell’elenco degli enti pubblici non economici, con organico inferiore alle 50 unità, confermati con il Decreto adottato dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dal Ministro per la semplificazione normativa il 19 novembre 2008al fine di evitarne la soppressione ex lege altrimenti disposta dall'art. 26, c. 1, primo periodo, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008).

Ai sensi dell’art. 15 del D.Lgs. 242/1999, le federazioni sportive nazionali (attualmente 45) e le discipline sportive associate hanno natura di associazione con personalità giuridica di diritto privato. Fanno eccezione – pur qualificandosi come federazioni sportive nazionali – l'Aeroclub d'Italia, l'Automobile club d'Italia e l'Unione italiana tiro a segno, i quali, in virtù dell’art. 18, comma 6, del D.Lgs. 242 del 1999, mantengono la personalità giuridica di diritto pubblico.

Delle 42 federazioni sportive nazionalicon personalità giuridica di diritto privato, 31 sono presenti nell’elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato, ai sensi dell'art. 1, comma 3, della L. 31 dicembre 2009, n. 196 (Legge di contabilità e di finanza pubblica)[31].

Le federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate non perseguono fini di lucro, e svolgono l'attività sportiva seguendo gli indirizzi del CIO, delle federazioni internazionali e del CONI (art. 15 e 16 del D.Lgs. 242/1999). A differenza delle federazioni, le discipline sportive associate sono preposte all’organizzazione di discipline sportive non olimpiche. I bilanci delle federazioni sportive nazionali sono approvati annualmente dall'organo di amministrazione federale e sottoposti all’approvazione della Giunta nazionale del CONI.

Con riguardo ai profili finanziari, il CONI fruisce, per il finanziamento dello sport, di una quota delle entrate erariali e extraerariali derivanti dai giochi pubblici[32] ed assegna contributi agli altri organismi sportivi[33].

Ai sensi dell’art. 7, comma 5, lett. e), dello Statuto[34], spetta alla giunta nazionale del CONI esercitare, sulla base di criteri e modalità stabiliti dal Consiglio Nazionale, il controllo sulle Federazioni sportive nazionali in merito agli aspetti di rilevanza pubblicistica e, in particolare, in merito all’utilizzazione dei contributi erogati, nonché stabilire i criteri di assegnazione dei medesimi alle Federazioni[35].

Per quanto attiene al personale, si ricorda che l’art. 8 del D.L. n. 138/2002 (L. 178/2002) ha disposto che, a partire dall'8 luglio 2002, il personale alle dipendenze del CONI passa alle dipendenze della CONI Servizi spa, contestualmente costituita. Peraltro, già prima di tale costituzione, il CONI dotava di proprio personale le Federazioni Sportive Nazionali[36]. E, dopo la costituzione della Società, parte del personale ad essa transitato ha continuato ad essere impiegato presso le stesse Federazioni. Inoltre, l’art. 30 del CCNL del personale non dirigente della CONI Servizi S.p.A. e delle Federazioni Sportive Nazionali per il quadriennio normativo 2006/2009 e primo biennio economico 2006/2007 – sottoscritto il 26 maggio 2008 – ha previsto il passaggio volontario del personale dipendente di CONI Servizi SpA, attualmente operante presso le Federazioni, alle stesse Federazioni presso le quali presta opera, entro il 31 dicembre 2010. Da ultimo, l’art. 35, c. 4, del D.L. 207/2008 (L. 14/2009) ha previsto che il personale, ex dipendente CONI, successivamente transitato alle dipendenze di CONI Servizi S.p.A., ed attualmente in servizio presso le Federazioni sportive nazionali, permane in servizio presso le stesse ai fini del loro funzionamento.

 

Considerato che la natura giuridica delle federazioni sportive non è omogenea, occorre distinguere le disposizioni dell’articolo 6 del d.l. 78/2010 che possono considerarsi applicabili.

In particolare, alle federazioni sportive private si applica l’articolo 6, co. 2, del decreto, che prevede la gratuità della partecipazione agli organi collegiali degli enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche.

 

L’art. 6, co. 2, rende onorifica, a decorrere dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, la partecipazione agli organi collegiali - anche di amministrazione - degli enti che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità degli organi medesimi. La partecipazione e la titolarità degli organi collegiali di cui al comma 2 comporta esclusivamente il rimborso delle spese sostenute, ove previsto dalla normativa vigente e, qualora siano già previsti, i gettoni di presenza non possono superare l'importo di 30 euro a seduta giornaliera.

Secondo quanto precisato dalla Ragioneria generale dello Stato con Circolare n. 40 del 23 dicembre 2010[37], l’ambito applicativo della disposizione, con le esclusioni espressamente previste, è costituito da tutti gli enti (con personalità giuridica di diritto pubblico e privato, anche non ricompresi nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione) che ricevono, non “una tantum”, contributi a carico delle finanze pubbliche.

 

Alle federazioni sportive pubbliche si applicano le misure previste dall’articolo 6, co. 1 e 3, del decreto-legge 78/2010, che rendono onorifica la partecipazione agli organi collegiali e riducono del 10% i compensi dei componenti degli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati di tutte le pubbliche amministrazione comunque denominate. Quest’ultima diposizione dovrebbe altresì applicarsi anche alle federazioni sportive private inserite nell’elenco ISTAT.

 

In particolare, l’art. 6, comma 1 rende onorifica, a decorrere dall'entrata in vigore del provvedimento in esame, la partecipazione agli organi collegiali di cui all'art. 68, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112[38].

Più specificamente il citato art. 68 del D.L. n.112/2008, reca disposizioni volte ad accelerare il processo di riordino degli organismi collegiali operanti presso le pubbliche amministrazioni, e a realizzare, entro il triennio 2009-2011, la graduale riduzione di tali organismi fino al definitivo trasferimento delle attività ad essi demandate nell’ambito di quelle istituzionali delle Amministrazioni. Il comma 1 esclude dalla proroga (che il co. 2-bis del citato art. 29 del D.L. 223/2006 consente in base a una valutazione di perdurante utilità) alcune categorie di organismi collegiali.

In ordine a quanto sopra esposto, l’articolo 68 fa, dunque, esplicito riferimento agli organismi collegiali:

- istituiti in data antecedente al 30 giugno 2004 da disposizioni legislative od atti amministrativi la cui operatività è finalizzata al raggiungimento di specifici obiettivi o alla definizione di particolari attività previste dai provvedimenti di istituzione e che non abbiano ancora conseguito le predette finalità;

- istituiti successivamente alla data del 30 giugno 2004 che non operavano da almeno 2 anni antecedenti alla data di entrata in vigore del decreto 112/2008;

- svolgenti funzioni riconducibili alle competenze previste dai regolamenti di organizzazione per gli uffici di struttura dirigenziale di 1° e 2° livello dell'Amministrazione presso la quale gli stessi operano ricorrendo, ove vi siano competenze di più amministrazioni, alla conferenza di servizi.

Pertanto, la partecipazione ai suddetti organismi può dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute, ove previsto dalla normativa vigente ed eventuali gettoni di presenza non possono superare l'importo di 30 euro a seduta giornaliera.

L’articolo 6, comma 3, a decorrere dal 1° gennaio 2011, riduce del 10%, rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni individuate dall'ISTAT, incluse le autorità indipendenti (alcune delle quali non rientrano nell'elenco dell'ISTAT):

-      ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati;

-      ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo.

Oltre a stabilire il taglio automatico del 10%, il comma prevede inoltre che i suddetti emolumenti, sino al 31 dicembre 2013, non possano superare gli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, così come ridotti.

 

Alle federazioni sportive inserite nell’elenco ISTAT si applicano le disposizioni dell’articolo 6, co. 7, 8, 9, 12, 13 e 14 che prevedono misure di contenimento previste delle spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza, per sponsorizzazioni, per missioni, per la formazione, per autovetture e buoni pasto.

 

Tutte le disposizioni richiamate, infatti, si applicano alle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della P.A., come individuate dall’ISTAT.

Segnatamente, il comma 7 riduce, a decorrere dal 2011, la spesa annua effettuata per studi ed incarichi di consulenza, compresi gli studi ed incarichi conferiti a pubblici dipendenti, disponendo che essa non potrà essere superiore al 20% di quella sostenuta nell'anno 2009. L'affidamento di incarichi in assenza dei presupposti di cui al comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale.

Il comma 8, riduce, a decorrere dal 2011, la spesa annua per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza. Tale spesa non potrà essere superiore al 20% della spesa sostenuta nell'anno 2009 per le medesime finalità.

Il comma 9 introduce, sempre a decorrere dal 2011, il divieto dieffettuare spese per sponsorizzazioni.

Il comma 12 sancisce, a decorrere dal 2011, il divieto di effettuare spese per missioni per un ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009. La violazione del limite costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale. Il limite di spesa può essere superato in casi eccezionali, previa adozione di un provvedimento motivato adottato dall'organo di vertice dell'amministrazione, da comunicare preventivamente agli organi di controllo ed agli organi di revisione dell'ente.

Il comma 13, riduce del 50% rispetto a quella sostenutanel 2009 la spesa annua, sostenuta dalle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della P.A., incluse le autorità indipendenti, per attività che siano esclusivamente – secondo la precisazione introdotta dal Senato - di formazione del personale. Le suddette amministrazioni devono svolgere prioritariamente l'attività di formazione tramite la Scuola superiore della pubblica amministrazione ovvero tramite i propri organismi di formazione.Gli atti e i contratti posti in essere in violazione del limite suddetto costituiscono illecito disciplinare e determinano responsabilità erariale.

Il comma 14, riduce, a decorrere dal 2011, la spesa per acquisto, manutenzione, noleggio e esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi, sostenuta dalle pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della P.A., incluse le autorità indipendenti. Tale spesa non potrà essere superiore all’80 per cento della spesa 2009.

 

La proroga dell’applicazione delle disposizioni citate al 2012 - che ha contenuto oneroso - è ammessa nel limite di spesa di 2 milioni di euro. Pertanto, si dispone che all’onere conseguente si provveda per l'anno 2011, mediante corrispondente riduzione della quota del Fondo esigenze urgenti ed indifferibili destinata al finanziamento di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico e di sviluppo dei territori, di attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e di promozione di attività sportive, culturali e sociali, ai sensi  dell’articolo 1, comma 40, quarto periodo della legge di stabilità 2011 (legge n. 220/2010).

 

L’articolo 1, comma 40 della legge finanziaria per il 2011 ha rifinanziato il Fondo esigenze urgenti ed indifferibili di 924 milioni di euro per il 2011.

Di tale somma, 874 milioni sono destinati ad una serie di finalità indicate nell’elenco 1 delle legge e saranno ripartiti, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. I residui 50 milioni – in virtù di quanto stabilito dal comma 40, quarto periodo – sono destinati ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali. Alla ripartizione di tale quota e all'individuazione dei beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario.

 

In relazione alla formulazione del testo e alla luce della ricostruzione normativa effettuata, si valuti l’opportunità di sostituire la locuzione “federazioni sportive iscritte al CONI” con le parole federazioni sportive riconosciute dal CONI”.

Inoltre, tenuto conto dell’oggetto plurimo dell’articolo 6 del d.l. 78/2010, andrebbe valutata la opportunità di esplicitare i commi della norma a cui si fa rinvio per individuare i termini prorogati dalla disposizione in commento.

 

L’ultimo periodo della disposizione in esame novella l’articolo 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001[39], specificando che “fino alla revisione organica della disciplina di settore”, il medesimo decreto 165 - che pone norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni – continua ad applicarsi al CONI.

 

L’articolo 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001 individua, attraverso il criterio della enumerazione, il campo di applicazione soggettivo delle norme che disciplinano l'organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro alle dipendenze delle p.a., ivi contenute. A tale scopo, sono considerate amministrazioni pubbliche: «tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300».

Quanto alla natura giuridica del CONI, che è ente pubblico non economico, si rinvia alla ampia ricostruzione di cui sopra, a commento della prima parte del comma in esame.

 

In relazione all’ultimo periodo, si segnala, pertanto, che la disposizione non ha carattere innovativo poiché le disposizioni del decreto 165/2001 si applicano già al CONI che, in qualità di ente pubblico non economico, rientra nelle categorie di soggetti pubblici elencati nell’articolo 1, co. 2, d.lgs. 165/2001.

Peraltro, non sono chiare le ragioni di opportunità che giustificano l’inserimento nella norma di ricognizione del solo CONI e non di tutti gli altri soggetti che rientrano nella nozione di ente pubblico non economico.

 

 



Articolo 2, comma 2-quinquiesdecies
(Ente irriguo Puglia, Lucani e Irpinia)

Il comma 2-quinquiesdecies proroga di un anno il termine del 31 dicembre 2010 entro il quale l’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) è assoggettato alla disciplina per cui gli enti pubblici non economici devono essere riordinati o soppressi.

L’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) - istituito nel 1947 con il D.Lgs.cps n. 281, come persona giuridica di diritto pubblico sotto la vigilanza del Ministero dell'agricoltura - gestisce otto dighe, alle quali vanno aggiunte alcune centinaia di chilometri di canali di adduzione. L'attività dell'ente è finalizzata a far fronte alle esigenze potabili delle popolazioni della Puglia e della Basilicata, al fabbisogno irriguo di vasti comprensori delle stesse regioni, nonché di agglomerati industriali. L’EIPLI è da tempo amministrato da un Commissario straordinario.

 

Si ricorda che l’EIPLI era stato incluso, ai sensi dell’art. 2, comma 636, della legge 244/2007 (finanziaria 2008) nell’elenco degli enti da riordinare o sopprimere per finalità di riduzione delle spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche. L’art. 26 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (cd. “taglia enti”) aveva disposto peraltro l’abrogazione del citato comma 636 dell’art. 2, prevedendo una diversa procedura per il riordino o la soppressione degli enti pubblici non economici. L’articolo 26 citato disponeva infatti che gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, con esclusione degli ordini professionali e le loro federazioni, delle federazioni sportive e di altri enti espressamente elencati, fossero soppressi al novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ad eccezione di quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro il predetto termine. Disponeva inoltre la soppressione di tutti gli enti pubblici non economici per i quali, alla scadenza del 31 marzo 2009, non fossero stati emanati i regolamenti di riordino ai sensi del comma 634 dell'articolo 2 della n. 244/07.

E’ intervenuto quindi il comma 3-bis dell'art 3 del decreto-legge n. 171/2008, introdotto dalla legge di conversione n. 205/08, che prorogava - per quel che riguarda l'EIPLI - al 31 marzo 2010 il termine del 31 marzo 2009 stabilito dal primo comma dell'articolo 26 del D.L. n. 112/08.

Il termine del 31 marzo 2010 è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2010 dall’articolo 2 comma 6 del D.L. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla L. 26 febbraio 2010, n. 25.

 

Il comma in esame prescrive altresì al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di provvedere, con le procedure del citato articolo 26 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, di adottare il regolamento di riordino o di soppressione, previa liquidazione. In caso di soppressione e messa in liquidazione la responsabilità dello Stato è limitata all'attivo in conformità alle norme sulla liquidazione coatta amministrativa.Al relativo onere l'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia provvede con proprie disponibilità di bilancio. Il comma dispone inoltre che alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno ed indebitamento derivanti dall’applicazione del precedente periodo si provvede mediante corrispondente utilizzo, per euro 272 mila per il 2011, in termini di sola cassa, del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008.

Il Fondo da ultimo citato, è stato istituito dall’art. 6, comma 2, del D.L. n. 154/2008 nello stato di previsione del Ministero dell'economia (cap. 7593). Il Fondo è finalizzato a compensare gli effetti negativi scaturenti in termini di cassa da specifici contributi di importo fisso costante con onere a carico dello Stato, concessi in virtù di autorizzazioni legislative. Il Fondo,che opera in termini di sola cassa, è stato inizialmente dotato di 435 milioni per il 2010 e di 175 milioni per il 2011, e successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative.

A bilancio 2011, le disponibilità del Fondo risultano pari a 1.122,6 milioni di euro per il 2011, a 1.000 milioni di euro per il 2012 e a 1.000 milioni per il 2012.

 



Articolo 2, commi 3, 3-quater, 3-sexies, 3-octies
(Disposizioni in favore delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo)

Il comma 3 e il comma 3-quater recano disposizioni finalizzate a prorogare, rispettivamente, i termini per la ripresa dei versamenti sospesi nonché degli adempimenti sospesi ai sensi dell’articolo 39 del D.L. n. 78/2010 in favore dei soggetti colpiti dal sisma dell’Abruzzo del 6 aprile 2009.

In particolare, il comma 3 dispone una ulteriore proroga del termine di sospensione delle rate, da gennaio 2011 a ottobre 2011, relativo ai versamenti tributari e contributivi sospesi ai sensi del richiamato articolo 39.

Il testo contenuto nel decreto legge pubblicato nella G.U. ed entrato in vigore il 29 dicembre 2010 recava la sospensione dei versamenti dovuti nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2011.

 

L’articolo 39 del D.L. n. 78/2010, nel recare disposizioni in favore dei territori colpiti dagli eventi sismici del 6 aprile 2009 verificatisi in Abruzzo, ha disposto, ai commi da 1 a 3, la proroga al 20 dicembre 2010 del termine della sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari ed al 15 dicembre 2010 del termine della sospensione relativa ai contributi previdenziali ed assistenziali nonché ai premi INAIL in favore:

-          delle persone fisiche titolari di redditi d’impresa e di lavoro autonomo;

-          dei soggetti diversi dalle persone fisiche qualora realizzino un volume di affari non superiore a 200.000 euro.

La ripresa dei versamenti sospesi deve avvenire, ai sensi dei commi da 3-bis a 3-quater del richiamato articolo 39, mediante il pagamento di 120 rate mensili di pari importo a decorrere da gennaio 2011 senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori. Il termine per gli adempimenti, diversi dai versamenti, è fissato, dai medesimi commi, al mese di gennaio 2011. Rientrano nell’ambito oggettivo della ripresa della riscossione:

- tutti i versamenti tributari sospesi ed in particolare sia quelli per i quali il comma 1 dispone la propora al 20 dicembre 2010 sia quelli sospesi fino al 30 giugno 2010 ai sensi dell’art. 1 dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 dicembre 2009, n. 3837;

- tutti i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali nonché dei premi INAIL sospesi ed in particolare sia quelli per i quali il comma 3 dispone la proroga al 15 dicembre 2010 sia quelli sospesi fino al 30 giugno 2010 ai sensi dell’articolo 2, comma 1, dell’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 dicembre 2009, n. 3837.

Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate n. 151122 del 23 novembre 2010 erano state disciplinate le modalità di versamento delle rate dovute a decorrere da gennaio 2010.

 

Il comma in esame prevede inoltre che, con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sia disciplinata la ripresa della riscossione delle rate non versate in modo da non determinare effetti sui saldi di finanza pubblica. Tale D.P.C.M., pertanto, dovrebbe disciplinare le modalità di recupero delle rate sospese entro il 2011.

 

Sul piano della formulazione della norma si valuti l’opportunità di novellare il richiamato articolo 39 del decreto-legge n. 78 del 2010.

 

Il comma 3-quater dispone una proroga, da gennaio 2011 a dicembre 2011, dei termini relativi agli ulteriori adempimenti, diversi dai versamenti, già sospesi ai sensi dell’articolo 39, commi 3-bis e 3-ter del D.L. n. 78/2010 sopra illustrato.

La modifica viene introdotta novellando i commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 39 del decreto-legge n. 78 del 2010.

 

Il comma 3-sexies dispone una deroga al blocco delle assunzioni per il Comune de L'Aquila e per i comuni montani della provincia de L'Aquila.

 

Più specificamente, si prevede, in deroga all'articolo 14, comma 9, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e all'articolo 24, comma 1, del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, recanti, rispettivamente, norme volte al contenimento dei costi del personale degli enti territoriali, e norme concernenti le progressioni di carriera nella P.A., che il Comune de L’Aquila possa stipulare contratti di lavoro a tempo determinato per gli anni 2011, 2012 e 2013 nel limite massimo di spesa di 1 milione di euro per ciascun anno.

 

I commi 7-10 dell’articolo 14 del D.L. 78/2010 dettano norme volte al contenimento dei costi del personale degli enti territoriali. Più specificamente, il comma 9 contiene disposizioni finalizzate al contenimento di costi del personale per gli enti locali e le camere di commercio, attraverso la sostituzione del comma 7 dell’articolo 76 del D.L. 112/2008.

Il nuovo testo stabilisce il divieto, per gli enti nei quali l'incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 40% delle spese correnti, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale. I restanti enti che non eccedono il parametro di spesa per il personale possono procedere ad assunzioni di personale nel limite del 20% della spesa corrispondente alle cessazioni dell'anno precedente. La disposizione si applica a decorrere dal 1° gennaio 2011, con riferimento alle cessazioni verificatesi nell'anno 2010.

 

L’articolo 24 del D.Lgs. 150/2009 prevede che, ai sensi dell'articolo 52, comma 1-bis, del D.Lgs. 165/2001[40] le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010, debbano coprire i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al 50% a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni.

L'attribuzione dei posti riservati al personale interno è finalizzata a riconoscere e valorizzare le competenze professionali sviluppate dai dipendenti, in relazione alle specifiche esigenze delle amministrazioni.

Infine, la collocazione nella fascia di merito alta, di cui all'articolo 19, comma 2, lettera a), dello stesso D.Lgs. 150, per tre anni consecutivi, ovvero per cinque annualità anche non consecutive, costituisce titolo rilevante ai fini della progressione di carriera.

 

Lo stesso comma prevede altresì la facoltà, per i comuni della provincia de L’Aquila e quelli di cui all'articolo 1, comma 2, del D.L. 28 aprile 2009, n. 39, convertito dalla L. 24 giugno 2009, n. 77[41], con popolazione inferiore ai 15 mila abitanti che al 31 dicembre 2010 abbiano una dotazione di personale pari o inferiore ai due terzi della pianta organica, di stipulare contratti di lavoro a tempo determinato per gli anni 2011, 2012 e 2013, nel limite di spesa di 1 milione di euro per ciascun anno, per avvalersi di personale fino al limite di quattro quinti della pianta organica e nel rispetto delle condizioni prescritte dal patto dì stabilità interno, fatto comunque salvo il limite del 40% nel rapporto tra spese per il personale e spesa corrente.

 

I predetti contratti sono consentiti nel rispetto del patto di stabilità interno. L’ultimo periodo del comma 3-sexies, infine, stabilisce che alla compensazione degli effetti intermini di fabbisogno ed indebitamento netto derivanti dall’applicazione delle misure di cui ai precedenti periodi, si provveda mediante utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008, in misura pari ad 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2011, 2012 e 2013, in termini di in termini di sola cassa.

Il Fondo da ultimo citato, è stato istituito dall’art. 6, comma 2, del D.L. n. 154/2008 nello stato di previsione del Ministero dell'economia (cap. 7593). Il Fondo è finalizzato a compensare gli effetti negativi scaturenti in termini di cassa da specifici contributi di importo fisso costante con onere a carico dello Stato, concessi in virtù di autorizzazioni legislative. Il Fondo,che opera in termini di sola cassa, è stato inizialmente dotato di 435 milioni per il 2010 e di 175 milioni per il 2011, e successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative.

A bilancio 2011, le disponibilità del Fondo risultano pari a 1.122,6 milioni di euro per il 2011, a 1.000 milioni di euro per il 2012 e a 1.000 milioni per il 2012.

 

Il comma 3-octies dispone l'avvio della bonifica del sito "Bussi sul Tirino" in Abruzzo, come individuato e perimetrato dal D.M. Ambiente 29 maggio 2008.

I lavori di bonifica sono avviati entro il 30 giugno 2011 dal Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno.

A tale proposito si ricorda che, ai sensi dell'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 4 ottobre 2007, n. 3614, lo stesso Commissario è stato chiamato a porre in essere ogni utile iniziativa volta al superamento del contesto critico relativo alla discarica abusiva di Bussi.

Si ricorda, altresì, che con il D.P.C.M. 17 dicembre 2010 (G.U. 4 gennaio 2011, n. 2) lo stato di emergenza relativo alla crisi socio-economico-ambientale determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno è stato prorogato fino al 31 dicembre 2011.

Le opere di bonifica, che dovranno consentire la reindustrializzazione delle aree industriali dismesse e dei siti ad esse limitrofi, sono finalizzate alla ripresa economica ed occupazionale delle zone colpite dal sisma dell'aprile 2009.

 

Agli oneri, valutati in complessivi 50 milioni di euro (15 milioni di euro per il 2011, 20 milioni per il 2012 e 15 milioni per il 2013), si provvede a valere sulle risorse finanziarie individuate dall'art. 14, comma 1, del D.L. 39/2009 (recante interventi urgenti per il sisma in Abruzzo).

 

 



Articolo 2, commi 3-bis e 3-ter
(Istituzione del Parco nazionale «Costa teatina»)

I commi 3-bis e 3-ter dispongono che si provveda, entro il 30 settembre 2011, all’istituzione del Parco nazionale «Costa teatina» ai sensi dell’art. 8, comma 3, della legge n. 93 del 2001.

In caso di inadempimento entro tale termine si dovrà ricorrere ad un commissario ad acta da nominare con DPCM entro i successivi trenta giorni.

Da ultimo, viene esplicitato che per l’attuazione di tali norme si dovrà provvedere nei limiti delle risorse stanziate con il citato art. 8, comma 3, della legge n. 93 del 2001.

 

Si rammenta che l’art. 8 , comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93, ha previsto l’istituzione del il Parco nazionale «Costa teatina» con DPR da adottare su proposta del Ministro dell'ambiente e d’intesa della regione Abruzzo.

Per l’istituzione del parco, da realizzarsi entro centottanta giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge stessa, veniva previsti limiti massimi di spesa di lire 1.000 milioni a decorrere dall'anno 2001. Successivamente, con atto notificato il 4 maggio 2001, la Regione Abruzzo ha proposto "ricorso per dichiarazione di incostituzionalità e, comunque, per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato", avente ad oggetto l’art. 8, comma 3, della legge n. 93 del 2001, in relazione agli artt. 5, 117 e 118 della Costituzione. La denunciata violazione del principio di leale cooperazione si sarebbe inoltre tradotta, ad avviso della Regione Abruzzo, nella menomazione delle sue prerogative costituzionali, dando luogo ad un "conflitto di attribuzioni". Dal suo canto, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 422 del 2002, ha ritenuto la questione non fondata in quanto la norma impugnata non istituisce, propriamente, il Parco nazionale in questione, ma ne prevede l’istituzione ad opera di un decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’ambiente, d’intesa con la Regione.

 

 



Articolo 2, comma 3-quinquies
(Proroga del termine di esecuzione del programma di ristrutturazione o di cessione dei complessi aziendali per le imprese dell’Abruzzo)

Il comma 3-quinquies, novellando l'articolo 4 del DL 347/2003[42],riconosce al Ministro dello sviluppo economico il potere di prorogare fino al 30 giugno 2011 il termine di esecuzione del programma di ristrutturazione o di cessione dei complessi aziendali per i gruppi industriali con imprese ed unità locali nella regione Abruzzo, in precedenza fissato al 31 dicembre 2010 dal comma 4-quater dell’art. 39 del DL 78/2010 che, a sua volta, aveva integrato il citato articolo 4 del DL 347/2003.

La proroga, che deve essere richiesta dal Commissario straordinario e può essere concessa solo dopo aver sentito il Comitato di sorveglianza[43], può essere accordata nel caso in cui il programma non risulti completato al termine di scadenza, in ragione del protrarsi delle conseguenze negative di ordine economico e produttivo generate dagli eventi sismici del 2009 nella regione Abruzzo che continuano a generare complessità nelle operazioni attinenti la ristrutturazione o la cessione a terzi dei complessi aziendali.

Si consideri che la formulazione della norma in esame non coincide perfettamente con quella della precedente proroga (di cui al DL 78/2010) in ordine ai requisiti di non completamento del programma; nella norma in esame, per esempio, si prescinde dalle difficoltà connesse alla definizione dei problemi occupazionali.

 

Si ricorda che le disposizioni del decreto-legge 347/2003 si applicano alle imprese soggette alle disposizioni sul fallimento in stato di insolvenza che intendono avvalersi della procedura di ristrutturazione economica e finanziaria di cui all'art. 27, co. 2, lett. b), del D.Lgs. n. 270/1999[44], oppure del programma di cessione dei complessi aziendali, di cui all'articolo 27, co. 2, lett. a), del medesimo decreto, purché abbiano, singolarmente o, come gruppo di imprese costituito da almeno un anno, entrambi i seguenti requisiti:

c)       lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non inferiori a cinquecento da almeno un anno;

d)       debiti, inclusi quelli derivanti da garanzie rilasciate, per un ammontare complessivo non inferiore a trecento milioni di euro.

Il citato art. 27 del D.Lgs. 270/1999 disciplina le condizioni per l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria, stabilendo chele imprese dichiarate insolventi vi sono ammesse qualora presentino concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali. Ai sensi del comma 2, tale risultato deve potersi realizzare, in via alternativa:

c)       tramite la cessione dei complessi aziendali, sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno («programma di cessione dei complessi aziendali»);

d)       tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa, sulla base di un programma di risanamento di durata non superiore a due anni («programma di ristrutturazione»);

b-bis)       per le società operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali anche tramite la cessione di complessi di beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno («programma di cessione dei complessi di beni e contratti»).

Ai sensi dell'articolo 2 del DL n. 347 cit., l'impresa in stato di insolvenza può richiedere l'ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria al Ministro delle attività produttive (ora dello sviluppo economico), con istanza motivata e corredata di adeguata documentazione. Con proprio decreto il Ministro provvede all'ammissione immediata dell'impresa alla procedura e alla nomina del commissario straordinario; per le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali, l'ammissione alla procedura, la nomina del commissario e la determinazione del compenso sono disposte con DPCM o con decreto del Ministro dello sviluppo economico. Il decreto in esame determina lo spossessamento del debitore e l'affidamento al commissario straordinario della gestione dell'impresa e dell'amministrazione dei beni dell'imprenditore insolvente.

L'articolo 4 del DL n. 347 del 2003 statuisce in ordine all'accertamento dello stato di insolvenza e al programma del commissario straordinario. Inparticolare: il comma 1 prevede che iltribunale dichiari lo stato di insolvenza dell'impresa ed assuma i necessari provvedimenti con sentenza pubblicata entro quindici giorni dalla comunicazione del summenzionato decreto; il comma 1-bis, che, qualora il tribunale respinga la richiesta di dichiarazione dello stato di insolvenza ovvero accerti l'insussistenza dei requisiti previsti, cessino gli effetti del medesimo decreto pur restando salvi gli effetti degli atti compiuti dagli organi della procedura; il comma 2, che entro 180 giorni dal decreto di nomina, il commissario straordinario presenti al Ministro delle attività produttive il programma e al giudice delegato la relazione contenente la descrizione particolareggiata delle cause di insolvenza; il comma 2-bis, che un estratto della relazione e del programma venga tempestivamente pubblicato in almeno due quotidiani a diffusione nazionale o internazionale, ovvero secondo altra modalità ritenuta idonea dal giudice delegato; il successivo comma 3, prevede, poi, che - su richiesta motivata del commissario - il termine per la presentazione del programma possa essere prorogato dal Ministro delle attività produttive (ora dello sviluppo economico), per non più di ulteriori 90 giorni.

 

 

L’ultimo periodo del comma in esame quantifica gli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni in esso contenute nel limite massimo di 2,5 milioni di euro, e dispone che a tale onere si provveda a valere sulle risorse, provenienti dalla dotazione del Fondo aree sottoutilizzate per il periodo di programmazione 2007-2013, destinate – ai sensi dell’articolo 14, comma 1 del decreto legge n. 39/2009 - al finanziamento degli interventi di ricostruzione delle zone della regione Abruzzo colpite dal terremoto del 6 aprile 2009.

 

Si ricorda che l’articolo 14, comma 1 del Decreto legge n. 39 del 2009 (terremoto Abruzzo), per il finanziamento degli interventi di ricostruzione, ha disposto l’assegnazione - nell’ambito delle risorse del FAS relative al periodo di programmazione 2007-2013 – di un importo non inferiore a 2 miliardi e non superiore a 4 miliardi di euro a valere sulle risorse del Fondo strategicoper il Paese a sostegno dell'economia reale, e di un importo di 408,5 milioni di euro a valere sul Fondo infrastrutture. Tali importi devono essere ripartiti dal CIPE in quote annuali.

Relativamente al Fondo strategico, con delibera del 26 giugno 2009, n. 35 il CIPE ha deliberato l’importo di 3.955 milioni per gli interventi connessi al terremoto. L'articolazione pluriennale delle risorse è stata rimessa a successive delibere, anche sulla base dei fabbisogni comunicati dal Commissario delegato e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica correlati all'utilizzo delle risorse FAS.

Nell’ambito dell’importo complessivo di 3.955 milioni previsto dalla delibera n. 35, il CIPE ha già provveduto ad assegnare, per il finanziamento degli interventi di ricostruzione in Abruzzo, 227 milioni per il 2009 e 567 milioni nel 2010 (delibera n. 95 del 6 novembre 2009).

Relativamente al Fondo infrastrutture, il CIPE ha assegnato, con delibera n. 79 del 31 luglio 2009, 40 milioni per la ricostruzione dell’Università dell’Aquila; con delibera n. 82 del 6 novembre 2009, 200,8 milioni per la ricostruzione di 27 edifici pubblici nella città e nella provincia de L'Aquila.

 



 Articolo 2, comma 3-septies
(Rinnovo degli organi dell’Accademia di Belle Arti e del Conservatorio dell’Aquila)

Il comma 3-septies differisce al 1 novembre 2012 l'avvio delle procedure per il rinnovo degli organi dell'Accademia di Belle Arti e del Conservatorio di Musica Alfredo Casella dell'Aquila e proroga, conseguentemente,l’operatività degli organi attuali, al fine di favorire la ripresa delle attività nelle zone colpite dal terremoto dell’aprile 2009, come individuate ai sensi dell’art. 1, comma 2, del D.L. 39/2009 (L. 77/2009).

Già l’art. 23, comma 1, del D.L. 78/2009 (L. 102/2009) aveva recato analoghe misure, differendo l’avvio delle procedure per il rinnovo degli organi in questione al 30 aprile 2011.

 

La legge 508/1999[45] ha attribuito un'autonomia paragonabile a quella delle università alle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), e cioè: Accademie di belle arti, Accademia nazionale di arte drammatica, Istituti superiori per le industrie artistiche, Conservatori di musica, Istituti musicali pareggiati, Accademia nazionale di danza.

L’assetto ordinamentale delle istituzioni di alta formazione artistico musicale è stato definito dal D.P.R. n. 132 del 2003[46]. Gli organi di queste ultime, in base all’art. 4 del D.P.R., sono: il presidente; il direttore; il consiglio di amministrazione; il consiglio accademico; il collegio dei revisori; il nucleo di valutazione; il collegio dei docenti; la consulta degli studenti.

Tali organi, ad eccezione del collegio dei docenti, durano in carica tre anni e possono essere confermati consecutivamente una sola volta.

Il presidente è nominato dal Ministro competente nell’ambito di una terna di soggetti, designata dal consiglio accademico entro il termine di sessanta giorni antecedenti la scadenza dell’incarico del presidente uscente. I soggetti proposti devono possedere requisiti di alta qualificazione professionale e manageriale, nonché avere comprovata esperienza gestionale di enti di istituzioni culturali, ovvero riconosciuta competenza nell'ambito artistico e culturale.

Il Ministro provvede poi alla nomina entro il termine di trenta giorni dalla ricezione delle predette designazioni (Art. 5[47]).

L’intera procedura prende pertanto avvio 60 giorni prima della data di effettiva scadenza del mandato.

Il direttore, responsabile dell'andamento didattico e scientifico dell'istituzione, è eletto (ogni 3 anni) dai docenti dell'istituzione, nonché dagli assistenti, dagli accompagnatori al pianoforte e dai pianisti accompagnatori.

Il consiglio di amministrazione è composto da cinque membri: ne fanno parte di diritto il presidente e il direttore, affiancati da un docente ed uno studente (designati, rispettivamente, dal consiglio accademico e dalla consulta degli studenti), nonché da un esperto di amministrazione, nominato dal Ministro.

Il consiglio, inoltre, è integrato, fino ad un massimo di due componenti, da membri nominati dal Ministro su designazione di enti, anche territoriali, fondazioni o organizzazioni culturali, artistiche o scientifiche pubbliche o private, qualora tali soggetti contribuiscano al finanziamento o al funzionamento dell'istituzione.

Il consiglio accademico, che determina il piano di indirizzo e la programmazione delle attività didattiche, scientifiche, artistiche e di ricerca, è composto da un numero dispari di componenti (fino ad un massimo di tredici), individuato in rapporto alle dimensioni organizzative e finanziarie dell'ente. Ne fanno parte, oltre al direttore che lo presiede, i docenti eletti dal corpo docente e due studenti designati dalla consulta degli studenti.

Il collegio dei revisori, costituito con provvedimento del presidente, è composto da tre membri, di cui uno designato dal Ministro dell'economia e delle finanze e due designati dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Il nucleo di valutazione, costituito con delibera del consiglio di amministrazione, sentito il consiglio accademico, è formato da tre componenti aventi competenze differenziate, di cui due scelti fra esperti esterni, anche stranieri, di comprovata qualificazione nel campo della valutazione.

Il collegio dei docenti, che svolge funzioni di supporto alle attività del consiglio accademico, secondo modalità definite dallo statuto dell'istituzione, è composto dal direttore, che lo presiede, da tutti i docenti in servizio presso l'istituzione, nonché dagli assistenti, dai pianisti accompagnatori e dagli accompagnatori al pianoforte.

Della consulta degli studenti fanno parte studenti eletti in numero variabile (da tre a undici) in ragione dell’entità complessiva della popolazione studentesca.

 

 



Articolo 2, comma 3-novies
(Impianti fotovoltaici di enti locali della provincia dell’Aquila)

Il comma 3-novies riguarda gli impianti fotovoltaici dei quali siano soggetti responsabili gli enti locali della provincia dell'Aquila che, alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, abbiano ottenuto il preventivo di connessione o la Soluzione Tecnica Minima Generale (STMG - soluzione per la connessione elaborata dal gestore di rete a seguito di una richiesta) cosi come disciplinata dall’art. 21 della delibera 99/08 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG).

Si osserva che sarebbe opportuno far riferimento, come termine entro cui deve essere posseduto il preventivo di connessione o la Soluzione Tecnica Minima Generale, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.

Il comma stabilisce che ai predetti impianti continuino ad applicarsi le tariffe incentivanti ventennali riservate dal “Secondo Conto Energia” (art. 6 del DM 19 febbraio 2007) alla tipologia di impianti con integrazione architettonica[48] entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2010, nella quale gli impianti fotovoltaici in questione rientrano ai sensi dell’art. 2, comma 173, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007).

La norma deroga a quanto stabilito dall’art. 19, comma 2, del DM 6 agosto 2010 (“Terzo Conto Energia”), che riconosce la tariffa incentivante di cui al menzionato “Secondo Conto Energia” (art. 6 del DM 19 febbraio 2007) agli impianti operanti in regime di scambio sul posto, nonché agli impianti, i cui soggetti responsabili sono enti locali, che entrano in esercizio entro il 2011 e per i quali le procedure di gara si sono concluse con l’assegnazione prima dell’entrata in vigore del medesimo D.M. 6 agosto 2010 (cioè prima del 25 agosto 2010).

 

In attuazione del disposto dell’articolo 7 del D.Lgs. 387/2003 di recepimento della direttiva 2001/77/CE, dal 2005 in Italia è stata introdotta una nuova modalità di incentivazione per la produzione di energia da impianti fotovoltaici con taglie comprese tra 1 kW e 1000 kW di potenza elettrica, il c.d. cosiddetto “Conto Energia” (in sostituzione del precedente sistema di incentivazione basato esclusivamente su contributi in conto capitale per la costruzione degli impianti – erogati, sotto varie forme, a livello regionale, nazionale o comunitario - e idoneo a finanziare il 50-75% del costo di investimento).

Il DM 28 luglio 2005[49] (e successivamente il DM 19 febbraio 2007: cfr. infra) ha infatti definito i criteri di incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica da fonte solare coerenti con le disposizioni comunitarie.

A differenza delle incentivazioni “in conto capitale”, questo meccanismo incentiva “in conto esercizio” l’energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica, il cui surplus potrà essere venduto alla rete stessa a tariffe incentivanti[50].

Ai DM del 28 luglio 2005 e del 6 febbraio 2006 è poi subentrato il DM 19 febbraio 2007 disciplinante il “Secondo Conto Energia”[51].

Di recente è stato emanato il D.M. 6 agosto 2010, che contiene le nuove modalità di incentivazione con riferimento agli impianti che entrano in esercizio nel triennio 2011-2013 (cd. Terzo Conto Energia). L’Autorità per l’energia ha dato attuazione a tale decreto con la delibera ARG/elt 181/10.

Il D.M. 6 agosto 2010 prevede che possano beneficiare delle tariffe incentivanti da esso previste gli impianti che entrano in esercizio – come detto a partire dal 2011 - a seguito di interventi di nuova costruzione, rifacimento totale o potenziamento e che appartengano a 4 categorie:

§         impianti solari fotovoltaici;

§         impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative;

§         impianti a concentrazione;

§         impianti fotovoltaici con innovazione tecnologica.

Per ogni categoria è previsto un tetto massimo di potenza incentivabile. I trattamenti economici previsti dal decreto tengono conto della tipologia delle iniziative e della attesa evoluzione dei costi.

Nel nuovo decreto vengono modificati due aspetti fondamentali: la tempistica e la modalità di invio della documentazione da parte del richiedente.

Per quanto riguarda la tempistica, il soggetto responsabile deve richiedere al GSE l’incentivo entro 90 giorni dall’entrata in servizio dell’impianto. Il mancato rispetto dei termini per la presentazione della domanda comporta la non ammissibilità alle tariffe incentivanti per il periodo intercorrente fra la data di entrata in esercizio dell’impianto e la data di comunicazione della domanda al GSE. Il GSE avrà 120 giorni per determinare la tariffa ed erogare l’incentivo.

A differenza di quanto accadeva con la procedura precedente, la documentazione per l’ottenimento dell’incentivo deve essere inviata esclusivamente per via telematica.

Infine, si ricorda che il “Secondo Conto Energia” sarà in vigore fino a fine 2010 e – ai sensi del decreto-legge 105/2010 convertito dalla legge 129/2010 - si applicherà, alle condizioni indicate dalla legge, anche agli impianti realizzati entro la fine dell’anno che entrino in servizio entro il 30 giugno 2011.

 



Articolo 2, comma 3-decies
(Giornata della memoria delle vittime del terremoto)

Con la disposizione in esame è istituita, a partire dal 2011, una nuova ricorrenza civile, dedicata alla memoria delle vittime del terremoto che ha colpito il territorio dell’Abruzzo e, in particolare, della provincia de L’Aquila il 6 aprile 2009 nonché, più in generale, alla memoria delle vittime di tutti gli eventi sismici e calamità naturali che si sono verificati in Italia.

La Giornata verrà celebrata ogni anno, il giorno 6 aprile.

 

In proposito, si segnala che la I Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, in data 22 settembre, ha concluso l’esame di due proposte di legge A.C. 197[52] e A.C. 3351[53], che prevedono l’istituzione di una nuova ricorrenza civile, dedicata alla memoria delle vittime di tragedie, la prima, e di disastri ambientali e industriali, la seconda, causati dall'incuria dell'uomo e dalle calamità naturali, chiedendone l’assegnazione in sede legislativa, che l’Assemblea ha successivamente deliberato in data 6 ottobre 2010.

 

La disposizione specifica che l’istituzione della Giornata non costituisce festività ai fini lavorativi. Pertanto, non determina gli effetti previsti dalla L. 260/1949[54]; in ragione di ciò, qualora cada in giorni feriali, non può costituire giorno di vacanza né, in generale, può determinare riduzioni dell'orario di lavoro degli uffici pubblici e per le scuole di ogni ordine e grado ai sensi della L. 54/1977[55] (art. 1, co. 2).

 

L’art. 3 della L. 260/1949 considera esplicitamente alcune ricorrenze solennità civili, agli effetti dell'orario ridotto negli uffici pubblici. Successivamente, la citata L. 54/1977 ha disposto (artt. 2 e 3) che le solennità civili previste per legge non determinano riduzioni dell’orario di lavoro negli uffici pubblici né, quando cadono nei giorni feriali, costituiscono giorni di vacanza o possono comportare riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado.

Si ricorda, inoltre, che l’istituzione di una ricorrenza civile può avere a fondamento sia una fonte di rango legislativo, sia una fonte di livello inferiore. Tuttavia, l’intervento con legge appare strettamente necessario solo per l’individuazione delle ricorrenze festive a livello nazionale o in considerazione degli effetti civili risultanti dall’istituzione di una nuova ricorrenza.



Articolo 2, comma 3-undecies
(Proroga delle concessioni-contratto per gli operatori economici danneggiati dai fenomeni vulcanici del monte Etna)

Il comma 3-undecies proroga le concessioni contratto in corso alla data del 27 ottobre 2002 e rilasciate da enti pubblici nell'interesse di operatori economici le cui strutture siano state danneggiate dai fenomeni vulcanici dell’Etna nel luglio 2001 e nell'ottobre 2002:

§         alle stesse condizioni;

§         fino al protrarsi dello stato d’emergenza, ovvero fino al 31 dicembre 2011.

 

Per le concessioni contratto stipulate, invece, durante il periodo emergenziale i termini di durata decorrono dalla scadenza dello stato di emergenza, previa rivalutazione dei canoni e dei corrispettivi secondo l'indice di rivalutazione ISTAT, relativo alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

 

Si rammenta che l’art. 8 dell’OPCM n. 3916 del 30 dicembre 2010 ha prorogato, da ultimo, lo stato di emergenza conseguente ai gravi fenomeni eruttivi connessi all'attività vulcanica dell'Etna nel territorio della provincia di Catania fino al 31 dicembre 2011.

Si rammenta, infine, che la fattispecie delle concessioni contratto è stata elaborata dalla giurisprudenza. Tali concessioni sono caratterizzate dalla compresenza di un momento pubblicistico costituito dall'atto concessorio costituente il titolo attributivo della posizione giuridica e di un momento privatistico, il capitolato, che disciplina il rapporto di concessione.

 



Articolo 2, commi da 4 a 4-quater
(Proroga di disposizioni agevolative per il settore cinematografico)

Il comma 4 dell’articolo 2 proroga a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 alcuni incentivi fiscali in favore del settore cinematografico introdotti dalla legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244).

Nel dettaglio, si tratta delle agevolazioni in favore del cinema recate dall'articolo 1, commi da 325 a 328, nonché da 330 a 340 della legge n. 244 del 2007.

Nel testo originario del provvedimento in esame, erano oggetto di proroga solo alcuni tra gli interventi che verranno di seguito illustrati fino al 30 giugno 2011, con un diverso limite di spesa (45 milioni di euro) relativo all’anno di riferimento.

 

Crediti di imposta per le spese sostenute da imprese esterne ed interne alla filiera del cinema (art.1, commi da 325 a 328[56] della L.244/2007)

Il primo gruppo di disposizioni oggetto di proroga (come già detto supra, sino al 31 dicembre 2013) riguardano le agevolazioni concesse sotto forma di credito di imposta sia ad imprese esterne, sia ad imprese interne alla filiera cinematografica.

In primo luogo, è prorogato il credito di imposta (articolo 1, comma 325, della l. 244/2007) in favore dei soggetti passivi IRES (di cui all’art. 73 del TUIR[57]) e dei titolari di reddito di impresa, a fini IRPEF, che non appartengono al settore cinematografico ed audiovisivo e sono associati in partecipazione secondo le norme del codice civile[58] (cd. tax credit esterno).

Esso è riconosciuto nella misura del 40 per cento dell’apporto in denaro effettuato per la produzione di opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28[59]. Il beneficio è esteso anche ai contratti di cointeressenza, di cui all’articolo 2554 del codice civile[60], ed è concesso fino all’importo massimo di un milione di euro per ciascun periodo d’imposta.

Il successivo comma 326 pone il cd. “requisito di territorialità” ai fini della fruizione della predetta misura: in tal senso, le imprese di produzione cinematografica destinatarie degli apporti hanno l’obbligo di utilizzare l’80 per cento di dette risorse nel territorio nazionale, impiegando mano d’opera e servizi italiani e privilegiando la formazione e l’apprendistato in tutti i settori tecnici di produzione.

Oggetto di proroga è inoltre il credito di imposta(articolo 1, comma 327, della legge 244/2007, cd. tax credit interno) riconosciuto, ai fini delle imposte sui redditi, ai seguenti soggetti e con le seguenti modalità:

a)    per le imprese di produzione cinematografica, in misura pari al 15 per cento del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche, riconosciute di nazionalità italiana ai sensi del predetto articolo 5 del D.lgs. n. 28/2004, condizionato al sostenimento sul territorio italiano di spese di produzione per un ammontare complessivo non inferiore, per ciascuna produzione, all’80 per cento del credito d’imposta stesso;

b)    per le imprese di distribuzione cinematografica, pari:

                             1) al 15 per cento delle spese complessivamente sostenute per la distribuzione nazionale di opere di nazionalità italiana riconosciute di interesse culturale[61],, con un limite massimo annuo di euro 1.500.000 per ciascun periodo d’imposta;

                             2) al 10 per cento delle spese complessivamente sostenute per la distribuzione nazionale di opere di nazionalità italiana, espressione di lingua originale italiana, con un limite massimo annuo di euro 2.000.000 per ciascun periodo d’imposta;

                             3) al 20 per cento dell’apporto in denaro effettuato mediante i contratti di associazione in partecipazione e di cointeressenza agli utili per la produzione di opere filmiche di nazionalità italiana riconosciute di interesse culturale con un limite massimo annuo di euro 1.000.000 per ciascun periodo d’imposta.

c)      per le imprese di esercizio cinematografico, pari:

1)                      al 30 per cento delle spese complessivamente sostenute per l’introduzione e acquisizione di impianti e apparecchiature destinate alla proiezione digitale, con un limite massimo annuo non eccedente, per ciascuno schermo, euro 50.000;

2)                      al 20 per cento dell’apporto in denaro effettuato mediante i contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza, per la produzione di opere cinematografiche di nazionalità italiana riconosciute di interesse culturale con un limite massimo annuo di euro 1.000.000 per ciascun periodo d’imposta.

 

Il comma 328 stabilisce che - con riferimento alla medesima opera filmica - i suindicati benefici alle imprese interne alla filiera non sono cumulabili a favore della stessa impresa, ovvero di imprese che facciano parte dello stesso gruppo societario, nonché di soggetti legati tra loro da un rapporto di partecipazione ovvero controllati anche indirettamente dallo stesso soggetto, secondo la nozione di controllo rilevante a fini civilistici.[62].

 

Ai sensi del successivo comma 330, gli apporti di cui ai già illustrati commi 325 e 327, lettere b), numero 3), e c), numero 2), non possono in ogni caso superare complessivamente il limite del 49 per cento del costo di produzione della copia campione dell’opera filmica e che la partecipazione complessiva agli utili degli associati non possa superare il 70 per cento degli utili derivanti dall’opera filmica.  Il comma 331 prescrive che i medesimi crediti d’imposta  possano essere fruiti a partire dalla data di rilascio del nulla osta di proiezione in pubblico del film (di cui alla legge 21 aprile 1962, n. 161[63]) e previa attestazione, rilasciata dall’impresa di produzione cinematografica, del rispetto delle condizioni richieste dalla legge (ai sensi dei commi 326 e 330).

I suddetti crediti di imposta non concorrono:

-      alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi;

-      alla formazione del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).

Inoltre, essi non rilevano ai fini del rapporto di cui agli articoli 96 e 109, comma 5, del TUIR – ossia ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili dalla base imponibile IRES - e sono utilizzabili esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 .

In base al comma 332, gli apporti per la produzione e per la distribuzione di cui ai commi 325 e 327 sono considerati come risorse reperite dal produttore per completare il costo del film ai fini dell’assegnazione dei contributi di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni. In ogni caso, tali contributi non possono essere erogati per una quota percentuale che, cumulata con gli apporti di cui al presente articolo, superi l’80 per cento del costo complessivo rispettivamente afferente alle spese di produzione della copia campione e alle spese di distribuzione nazionale del film.

Sul punto, si ricorda che l’articolo 13 del D.lgs. n. 28 del 2004 si riferisce ai contributi concessi per i lungometraggi riconosciuti di interesse culturale (comma 2), per i cortometraggi riconosciuti di interesse culturale (comma 3) e ai contributi corrisposti alle imprese di produzione per lo sviluppo di sceneggiature originali, di particolare rilievo culturale o sociale.

Il comma 333 rimette ad un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali la fissazione delle disposizioni applicative dei commi da 325 a 332[64]. Il comma 334 subordina l’efficacia delle agevolazioni introdotte all’autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea[65], richiesta dal Ministero per i beni e le attività culturali. Infine, le agevolazioni possono essere fruite esclusivamente in relazione agli investimenti realizzati e alle spese sostenute successivamente alla data della decisione di autorizzazione della Commissione europea.

 

Credito d’imposta per l’utilizzo di manodopera italiana

E’ altresì prorogato il gruppo di norme (articolo 1, commi da 335 a 337 della l. 244/2007) che attribuiscono un credito d’imposta alle imprese che si avvalgono di manodopera italiana.

Alle imprese di produzione esecutiva o post esecutiva nazionali viene riconosciuto un credito d’imposta in misura pari al 25 per cento dei costi di produzione e nel limite di 5 milioni di euro per film, per l’utilizzo di mano d’opera italiana, su commissione di produzioni estere per i film, o le parti di questi, girati sul territorio nazionale. Anche in questo caso l’indicazione di disposizioni applicative è rimessa ad un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali (art.1, commi 335-336).

Analogamente a quanto previsto per il credito d’imposta di cui ai già commentati commi 325-330, il comma 337 stabilisce che il credito di imposta per l’uso di manodopera italiana non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi, alla formazione del valore della produzione ai fini IRAP, e non rileva ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili dalla base imponibile. Esso è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

 

Ulteriori agevolazioni fiscali in favore del settore cinematografico.

Le disposizioni in commento prorogano le ulteriori agevolazioni in favore della produzione e della distribuzione cinematografiche disposte all’articolo 1, commi 338-340 della legge finanziaria 2008.

In particolare, il comma 338 stabilisce che gli utili dichiarati dalle imprese di produzione e di distribuzione cinematografica non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette, se sono impiegati nelle attività proprie delle suddette imprese per lungometraggi, film di animazione, di interesse culturale e d’essai. L’agevolazione è concessa a condizione che il film da realizzare sia un film riconosciuto di nazionalità italiana, ai sensi dell’articolo 5 del D.Lgs. n. 28 del 2004, e solo alle che tengono la contabilità ordinaria, ai sensi degli articoli 13 e 18, comma 6, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600[66].

Il comma 339 concede un’agevolazione analoga alla precedente, ma limitata al 30 per cento degli utili, alle imprese italiane operanti in settori diversi da quello cinematografico che impiegano i propri utili, da sole o per mezzo di accordi con imprese del settore, in attività di produzione o di distribuzione relative agli stessi film di cui al comma 338. Anche in questo caso il beneficio è riconosciuto esclusivamente ai soggetti che tengono la contabilità ordinaria.

Ai sensi del comma 340, con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro per lo sviluppo economico, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni applicative delle agevolazioni di cui ai commi 338 e 339.

 

Il comma 4-bis, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, dispone che ai crediti d'imposta concessi in base ai commi 325, 327 e 335 non si applichi il limite massimo di utilizzo, pari a 250.000 euro annui, fissato all’articolo 1, comma 53 della citata legge finanziaria 2008.

 

Il comma 4-teristituisce per l'accesso a pagamento nelle sale cinematografiche, ad esclusione di quelle delle comunità ecclesiali o religiose,  il contributo speciale di un euro a carico dello spettatore, per il periodo 1 luglio 2011 - 31 dicembre 2013, da versare all'entrata del bilancio dello Stato. Per le disposizioni applicative della nuova disciplina, anche con riguardo alle procedure di riscossione e di versamento del contributo, si fa rinvio ad un decreto interdirigenziale dei Ministeri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze.

La relazione tecnica al maxiemendamento del Governo presentato al Senato stima che dalla disposizione in commento, sulla base dei dati SIAE, può derivare una maggiore entrata di 120 milioni annui per il triennio 2011-2013.

 

Il comma 4-quater fissa, per l’onere derivante dagli incentivi fiscali di cui ai commi 4 e 4-bis, un limite di spesa di euro 90.000.000 per ciascuno degli esercizi 2011, 2012 e 2013 e dispone la relativa copertura.

In particolare si provvede:

o        per l’anno 2011, quanto a euro 45.000.000, con le modalità e nell’ambito delle risorse indicate all’articolo 3 del decreto-legge (si veda infra);

o        quanto a euro 45.000.000 per l’anno 2011 e 90.000.000 per ciascuno degli anni 2012 e 2013, mediante utilizzo di una quota delle maggiori entrate derivanti dal contributo speciale sul biglietto di ingresso alle sale cinematografiche introdotto dal comma 4-ter.

Si prevede, inoltre, che l’eventuale maggior gettito eccedente il predetto limite di spesa è riassegnato allo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per essere destinato al rifinanziamento del Fondo per la produzione, la distribuzione l'esercizio e le industrie tecniche istituito presso il Ministero dall’articolo 12 del già citato D.lgs. 28/2004.

 

Il D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 28 - nel prevedere una nuova disciplina organica in materia di cinematografia - ha definito un nuovo sistema di sostegno pubblico al cinema, mediante l’istituzione (art. 12) del Fondo per la produzione, la distribuzione, l’esercizio e le industrie tecniche, al quale affluiscono le risorse già esistenti, in particolare, nel Fondo di intervento, nel Fondo di sostegno e nel Fondo di garanzia, nonché la quota del cinema nell’ambito del Fondo unico dello spettacolo (FUS).

Il D.M. 6 marzo 2006, in attuazione dell’art.12, comma 5, del D.lgs., ha poi definito le modalità tecniche di gestione e di erogazione dei finanziamenti e dei contributi, nonché le modalità di monitoraggio ed impiego dei finanziamenti concessi.

Con decreto ministeriale, sentita la Consulta territoriale per le attività cinematografiche[67], il Fondo viene ripartito annualmente tra le seguenti finalità (indicate dall’art. 12, comma 3, del D.lgs.):

a)       finanziamento di investimenti per la produzione di opere filmiche;

b)       contributi a favore di imprese di distribuzione ed esportazione;

c)       contributi a favore delle imprese e di esercizio e dei proprietari delle sale cinematografiche per la realizzazione, il ripristino e l'adeguamento delle medesime;

d)       contributi a favore delle industrie tecniche cinematografiche per ristrutturazione e adeguamento di stabilimenti per la produzione e la postproduzione;

e)       contributi destinati ad ulteriori esigenze del settore delle attività cinematografiche, salvo diversa determinazione del Ministro con riferimento ad altri settori dello spettacolo.

 

I criteri in base ai quali gli aiuti alla produzione di film per il cinema e la TV possono essere approvati quali aiuti destinati a promuovere la cultura, ai sensi dell'articolo 107 TFUE (ex art 87 TCE), paragrafo 3, lettera d), sono stati estesi dalla Commissione europea fino al 31 dicembre 2012.

Nel gennaio 2009, infatti, la Commissione ha deciso di prorogare[68] la validità dei quattro criteri specifici individuati dalla Comunicazione sul cinema del 2001[69].

Detti criteri sono:

  • gli aiuti devono essere riferiti a un prodotto culturale;
  • il produttore deve essere libero di spendere almeno il 20% del bilancio del film in altri Stati membri senza subire riduzioni della sovvenzione prevista dal regime quale conseguenza dell'obbligo eventualmente imposto di territorializzazione della spesa;
  • in linea di massima, l'intensità degli aiuti deve essere limitata al 50% del bilancio di produzione, fatta eccezione per i film difficili e con risorse finanziarie modeste;
  • non sono consentiti ulteriori aiuti a specifiche attività cinematografiche.

 

 



Articolo 2, comma 4-quinquies
(Contributi all’editoria per le emittenti televisive)

Il comma 4-quinquies estende all’anno finanziario 2011 la concessione di contributi – nel limite di 1 milione di euro – alle emittenti radiotelevisive che trasmettono programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, già beneficiarie di provvidenze per gli anni dal 2007 al 2009, ai sensi dell’art. 3, comma 2-ter, della L. n. 250 del 1990[70].

Al relativo onere si provvede a valere sull’incremento delle risorse a sostegno dell'emittenza televisiva locale e dell'emittenza radiofonica locale e nazionale (di cui all’art. 10 del DL n. 323 del 1993) disposto dall’art. 1, comma 61, della legge di stabilità 2011.

 

L’art. 3, comma 2-ter, della L. n. 250 del 1990, nel testo modificato dall’art. 1, comma 717, della L. n. 296 del 2006 (L. finanziaria 2007), ha previsto, tra l’altro, la concessione di contributi – in misura, comunque, non superiore al 50 per cento dei costi complessivi, compresi gli ammortamenti, risultanti dal bilancio dell’impresa[71] – in favore delle imprese editrici che editano giornali quotidiani in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige[72]. La norma ha anche esteso il medesimo beneficio – per gli anni 2007, 2008 e 2009, per un importo annuo complessivo di due milioni di euro – alle emittenti radiotelevisive[73] che trasmettono programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle medesime regioni[74].

Successivamente, l’art. 10-bis del D.L. n. 159 del 2007[75], interpretando autenticamente il comma 2-ter dell’art. 3 della L. 250/1990, e inserendo in esso il comma 2-quinquies, ha specificato i criteri per la concessione dei contributi alle emittenti radiotelevisive delle minoranze linguistiche ivi considerate. In particolare, la lett. c) del comma 2-quinquies ha stabilito che l’importo complessivo di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 è ripartito, anno per anno, in base al numero delle domande inoltrate, tra le emittenti radiofoniche e le emittenti televisive[76].

 

Nello stesso ambito si ricorda, tra l’altro, che l’art. 10-sexies, comma 1, lettera a), del D.L. n. 194 del 2009[77] ha stabilito la non applicabilità a quotidiani ed emittenti radiotelevisive di cui all’art. 3, comma 2-ter, L. 250/1990, per i contributi relativi al 2009, delle disposizioni di cui all’art. 2, comma 62, della legge finanziaria 2010[78] (L. 191/2009), che hanno limitato l’erogazione delle provvidenze in favore dell’editoria all’effettivo stanziamento iscritto nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, procedendo, ove necessario, al riparto in quote proporzionali all’ammontare del contributo spettante per legge a ciascuna impresa. A tali testate è corrisposto un contributo pari al 100 per cento dell’importo calcolato secondo i parametri stabiliti dalla legislazione vigente, ma non superiore a quello spettante per il 2008.

 

Al fine di evitare dubbi interpretativi in sede di applicazione delle disposizioni, si valuti l’opportunità di specificare l’anno di riferimento dei contributi – come nell’art. 3, comma 2-ter, della L. 250 del 1990 - piuttosto che l’anno finanziario.

 

 



Articolo 2, comma 4-sexies
(Destinazione di risorse finanziarie degli enti previdenziali pubblici)

Il comma in esame, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede la possibilità, per gli enti previdenziali pubblici, di proseguire l’attuazione dei piani di investimento deliberati dai competenti organi alla data del 31 dicembre 2007 e approvati dai Ministeri vigilanti, subordinatamente all'adozione, da parte dei medesimi organi, entro il 31 dicembre 2011, di provvedimenti confermativi delle singole iniziative di investimento inserite nei piani, nell’ambito delle risorse disponibili ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del D.L. 78/2010 e fatti salvi gli investimenti a reddito da effettuare in via indiretta in Abruzzo ai sensi dell'articolo 14, comma 3, del D.L. 39/2009.

 

L’articolo 8, comma 4, del D.L. 78/2010, recante disposizioni concernenti la destinazione delle risorse derivanti dagli investimenti immobiliari effettuati dagli enti previdenziali pubblici, prevede che le risorse all’uopo disponibili[79], ad eccezione di quelle derivanti dagli investimenti realizzati ai sensi dell’articolo 14, comma 3, del D.L. 39/2009, convertito dalla L. 77/2009, siano destinate all’acquisto di immobili adibiti ad ufficio in locazione passiva alle pubbliche amministrazioni, secondo specifiche indicazioni fornite dall’Agenzia del demanio mediante un apposito piano di razionalizzazione. Riguardo tale piano, è stato previsto l’obbligo, per l’Agenzia del demanio, di esprimere un apposito parere di congruità in merito ai singoli contratti di locazione, da porre in essere o da rinnovare da parte degli enti previdenziali. Le modalità di attuazione del comma in oggetto sono state demandate ad un apposito decreto interministeriale, che allo stato attuale non risulta ancora essere stato emanato.

 

L’articolo 14, comma 3, del D.L. n. 39 del 2009, ha stabilito che, con le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministripreviste all’articolo 1 del D.L. 39/2009, siano disciplinati, per il periodo 2009-2012, gli investimenti immobiliari per finalità di pubblico interesse degli enti previdenziali pubblici, inclusi gli interventi di ricostruzione e riparazione di immobili ad uso abitativo o non abitativo, esclusivamente in forma indiretta. Nella norma è stato fissato il limite del 7% dei fondi disponibili, si individua l’ambito degli interventi ai territori dei comuni elencati al precedente articolo 1 ed è stata specificata la loro finalità anche in quella di garantire l’attuazione delle misure di “Ricostruzione e funzionalità degli edifici e dei servizi pubblici” indicate dall’articolo 4 dello stesso provvedimento.

In ogni caso, l’attuazione degli investimenti sopra citati non esclude il completamento di quelli in corso da parte degli enti previdenziali pubblici: tale misura è volta ad evitare i maggiori costi derivanti dall’eventuale interruzione dei programmi di investimento attualmente in corso e le conseguenti domande risarcitorie.

 

Si ricorda che ulteriori disposizioni concernenti gli investimenti degli enti previdenziali pubblici sono contenuti anche nell’articolo 2, comma 17-septies, alla cui scheda si rimanda.



Articolo 2, comma 4-septies
(Presidente Autorità vigilanza contratti pubblici)

Il comma 4-septiesdell’articolo 2, tramite una novella all’art. 6, comma 3, del decreto legislativo n. 163 del 2006[80] (cd. Codice dei contratti pubblici), estende anche al presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, la disposizione, già vigente per i membri dell'Autorità, che prevede la durata in carica per sette anni senza possibilità di riconferma.

L’autorità è organo collegiale composto da sette membri, compreso il Presidente. I Presidenti delle Camere, con determinazione adottata d’intesa, nominano, i componenti dell’Autorità. L'Autorità sceglie il presidente tra i propri componenti.

I membri durano in carica 7 anni fino all’approvazione della legge di riordino delle autorità e non sono confermabili.

La norma viene introdotta in attuazione dell'art. 47-quater del decreto-legge n. 248 del 2007[81] (convertito dalla legge 31/2008) che ha stabilito, nelle more dell'approvazione della legge di riordino delle autorità indipendenti, l’equiparazione della durata in carica del presidente e dei membri della CONSOB, del Garante per la protezione dei dati personali e per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture a quella del presidente e dei membri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Si rileva che l’esplicitazione di una durata temporale per il “presidente” - che viene eletto fra i membri della medesima autorità, i quali durano in carica 7 anni - potrebbe portare alla conclusione che questi duri in carica sette anni indipendentemente dalla durata in carica, fino ad allora, in qualità di membro dell’Autorità, costituendo in tal caso l’unico caso di autorità indipendente in cui è prevista la possibilità di una durata differenziata dei propri membri.

 



Articolo 2, comma 4-octies
(Limite ai mandati dei consigli di alcuni ordini professionali)

L’articolo 2, comma 4-octies, detta una disposizione applicabile ai componenti dei consigli territoriali di alcuni ordini professionali (dottori agronomi e dottori forestali, architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, assistenti sociali, attuari, biologi, chimici, geologi e ingegneri) in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge. La disposizione, derogando parzialmente all’art. 2, comma 4 del DPR n. 169/2005, stabilisce per l’eleggibilità di tali soggetti il limite dei tre mandati consecutivi.

L’art. 2, comma 4, del DPR n. 169/2005 (Regolamento per il riordino del sistema elettorale e della composizione degli organi di ordini professionali) stabilisce che i consiglieri restano in carica quattro anni e non possono essere eletti per più di due volte consecutive.

 



Articolo 2, comma 4-novies
(Graduatorie ad esaurimento di cui all’art. 1, co. 605
della L. 296/2006
)

Il comma 4-novies fa salvi gli adempimenti conseguenti alla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4-ter, del D.L. n. 194 del 2009, disposto dalla Corte con sentenza 41 del 9 febbraio 2011[82] e, al fine di consentire la definizione del nuovo sistema di reclutamento[83], proroga fino al 31 agosto 2012 il termine di efficacia delle graduatorie provinciali del personale insegnante (che sarebbero dovute essere aggiornate per il biennio 2011/2012 e 2012/2013).

 

L’espressione “sono fatti salvi gli adempimenti conseguenti alla declaratoria di illegittimità costituzionale…” non appare chiara, perché da un lato sembra far riferimento ad adempimenti consequenziali alla delibera della Corte - che ha sancito l’illegittimità costituzionale dell’intera disciplina -, dall’altro sembra far riferimento ad una salvaguardia degli adempimenti posti in essere sulla base della stessa disciplina (dichiarata illegittima).

 

Al riguardo, può essere utile ricordare che, con comunicato stampa del 9 febbraio 2011[84], il MIUR aveva evidenziato che “Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca adotterà i provvedimenti necessari per garantire l’ordinario funzionamento della scuola e per offrire in ogni caso le maggiori occasioni di impiego ai docenti per evitare che il ripristino della normativa previgente (legge 296/2006), determinato dalla sentenza della Corte Costituzionale, comporti un congelamento delle occasioni di lavoro alle sole graduatorie provinciali di appartenenza e l’insorgere di nuovo precariato”.

 

L’art. 1, comma 605, lett. c), della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) ha trasformato le graduatorie permanenti dei docenti in graduatorie ad esaurimento[85], facendo salva l’inclusione nelle medesime, per il biennio 2007-2008, dei docenti già abilitati, nonché l’inserimento con riserva di quanti, alla data della sua entrata in vigore, stessero già frequentando una serie di corsi abilitanti.

E’ utile ricordare che le graduatorie sono predisposte in ciascuna provincia in relazione agli insegnamenti effettivamente funzionanti nelle scuole del territorio e sono articolate in 3 fasce, graduate a seconda dei requisiti posseduti dagli aspiranti[86]:

- prima fascia: riservata, ai sensi dell'art. 401 del D.lgs. 297/1994 (come sostituito dall’art. 1 della L. 124/1999), ai docenti già inseriti nelle graduatorie dei soppressi concorsi per soli titoli;

- seconda fascia: costituita dai docenti che, alla data di entrata in vigore della legge 124/1999 (25 maggio 1999), possedevano i requisiti per partecipare ai soppressi concorsi per soli titoli (ovvero, avevano superato un concorso per titoli ed esami o un esame di abilitante ed avevano effettuato 360 giorni di servizio presso la scuola statale nel triennio precedente);

- terza fascia, numericamente più cospicua: costituita dai docenti che abbiano superato le prove di un precedente concorso per titoli ed esami anche a soli fini abilitativi (come i precedenti) e a quelli che fossero inseriti, alla data di entrata in vigore della L. 124/1999, in una graduatoria per l'assunzione del personale non di ruolo. In quest’ultima fascia sono stati inseriti nel tempo i nuovi aspiranti, ovvero gli idonei dei concorsi a cattedre, equanti hanno conseguito l’abilitazione al termine delle scuole di specializzazione per l’insegnamento nelle scuole secondarie (SSIS).

E’ altresì utile ricordare che, ai sensi dell’art. 401, comma 2, del d.lgs. n. 297 del 1994 (c.d. T.U. sulla scuola), le graduatorie permanenti erano periodicamente integrate con l'inserimento dei docenti che avevano superato le prove dell'ultimo concorso regionale per titoli ed esami e dei docenti che avevano chiesto il trasferimento da una provincia all’altra. Contemporaneamente ai nuovi inserimenti, era effettuato l'aggiornamento delle posizioni di graduatoria di coloro che erano già compresi nella graduatoria permanente. L’aggiornamento, a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006, per effetto dell’art. 1, c. 4, del D.L. 97/2004, è stato previsto con cadenza biennale (anziché annuale).

L’art. 1, comma 4-ter, del D.L. n. 134 del 2009 ha poi introdotto una norma di interpretazione autentica dell’art. 1, c. 605, lett. c), della legge finanziaria 2007, stabilendo che nelle operazioni di integrazione e di aggiornamento delle graduatorie permanenti è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre che la permanenza nella provincia prescelta in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2007-2008 e 2008-2009, di essere inseriti anche nelle graduatorie di altre province dopo l’ultima posizione di terza fascia, ossia “in coda”. Ha, altresì, previsto che il decreto di aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2011-2012 e 2012-2013 fosse improntato al principio del riconoscimento del diritto di ogni candidato al trasferimento dalla provincia scelta in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2007-2008 e 2008-2009 ad altra provincia, con il riconoscimento del punteggio maturato, ossia con l’inserimento nella nuova graduatoria “a pettine”.

Con sentenza n. 41/2011, la Corte costituzione ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4-ter, del D.L. n. 134 del 2009, escludendone il carattere interpretativo, “in quanto esso non individua alcuno dei contenuti normativi plausibilmente ricavabili dalla disposizione oggetto dell’asserita interpretazione” e “ha una portata innovativa con carattere retroattivo”.

In particolare, la Corte ha rilevato che la disposizione impugnata sospende per il solo biennio 2009-2011 la regola dell’inserimento a pettine dei docenti nelle graduatorie, valevole prima e anche dopo l’esaurimento dello stesso biennio, che “costituisce, dunque, la regola ordinamentale prescelta dal legislatore, anche nella prospettiva di non ostacolare indirettamente la libera circolazione delle persone sul territorio nazionale (art. 120, primo comma, Cost.)”. E ha concluso che “utilizzando il mero dato formale della maggiore anzianità di iscrizione nella singola graduatoria provinciale per attribuire al suo interno la relativa posizione, introduce una disciplina irragionevole che – limitata all’aggiornamento delle graduatorie per il biennio 2009-2011 – comporta il totale sacrificio del principio del merito posto a fondamento della procedura di reclutamento dei docenti e con la correlata esigenza di assicurare, per quanto più possibile, la migliore formazione scolastica”[87].

 

Il comma dispone, inoltre, che a decorrere dall’a.s. 2011/2012 l’inserimento nella prima fascia delle graduatorie di istituto è consentito solo a coloro che sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento della provincia in cui ha sede l’istituzione scolastica richiesta.

 

La disciplina per la predisposizione delle graduatorie di istituto è attualmente recata dall’art. 5 del DM 131/2007, che ha apportato modifiche ed integrazioni al DM 201/2000.

Il dirigente scolastico (artt. 5-7), sulla base delle domande prodotte, costituisce apposite graduatorie in relazione agli insegnamenti impartiti nella scuola o alla tipologia di posto, ai fini del conferimento:

- delle supplenze annuali e temporanee (fino al termine delle attività didattiche) per posti che non sia stato possibile coprire con il personale incluso nelle graduatorie provinciali ad esaurimento;

- delle supplenze temporanee per la sostituzione del personale temporaneamente assente e per la copertura di posti resisi disponibili, per qualsiasi causa, dopo il 31 dicembre di ciascun anno.

Per ciascun posto di insegnamento viene costituita presso l’istituto una graduatoria, distinta in tre fasce, da utilizzare nell'ordine:

- la I Fascia comprende gli aspiranti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento per il medesimo posto o classe di concorso cui è riferita la graduatoria di circolo e di istituto; questi ultimi hanno diritto, in ordine di graduatoria, alla precedenza  nel conferimento delle supplenze temporanee nelle istituzioni scolastiche in cui hanno presentato le relative domande. Per gli istituti di istruzione secondaria e artistica la precedenza assoluta è attribuita limitatamente alle classi di concorso nella cui graduatoria permanente si è inseriti;

- la II Fascia comprende gli aspiranti non inseriti nella corrispondente graduatoria ad esaurimento ma forniti di specifica abilitazione o idoneità al concorso cui è riferita la graduatoria di circolo e di istituto;

- la III Fascia comprende gli aspiranti forniti di titolo di studio valido per l'accesso all'insegnamento richiesto[88].

 



Articolo 2, comma 4-decies
(Fondo per il passaggio al digitale)

Il comma in esame, introdotto nel corso dell’esame al Senato, proroga per l’anno 2011 l’applicazione degli interventi previsti dall’art. 1, commi 927, 928 e 929 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007), autorizzando la spesa di 30 milioni di euro per il 2011 al fine del rifinanziamento del Fondo per il passaggio al digitale. Tale Fondo è stato istituito presso il Ministero delle comunicazioni (ora Ministero dello sviluppo economico) dal citato comma 927, al fine di diffondere la tecnologia della televisione digitale sul territorio nazionale, per la realizzazione di specifici interventi: incentivazione della produzione di contenuti di particolare valore in tecnica digitale; incentivazione del passaggio al digitale terrestre da parte del titolare dell'obbligo di copertura del servizio universale; progettazione, realizzazione e messa in onda di servizi interattivi di pubblica utilità diffusi su piattaforma televisiva digitale; transizione al digitale da parte di famiglie economicamente o socialmente disagiate; sensibilizzazione della popolazione alla tecnologia del digitale. Il comma 928 del citato articolo 1 della legge finanziaria 2007, per la realizzazione dei predetti interventi, ha autorizzato la spesa di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009. Per la copertura dell’onere, pari a 30 milioni di euro per il 2011, il comma in esame dispone che si provveda nell'ambito delle risorse finalizzate ad interventi per la banda larga dalla legge n. 69/2009. L’articolo 1 di questa legge prevede che il Governo individui un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l’adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all’evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione del Paese.Al relativo finanziamento si provvede con una dotazione fino ad un massimo di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013 a valere sulle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate.

 



Articolo 2, comma 4-undecies
(Istituzioni scolastiche italiane all’estero)

Il comma 4-undeciesdispone che la durata del servizio all’estero del personale docente e amministrativo della scuola non può superare nove anni: pertanto, proroga fino a nove anni scolastici il periodo di permanenza in servizio nella stessa sedee, in ragione del termine fissato, precisa chela stessa proroga non si applica a quanti abbiano già prestato servizio per un periodo pari o superiore.

Limitatamente al triennio scolastico 2010/2011-2012/2013 vengono inoltre sospese le procedure di mobilità, da una sede estera all’altra, del personale docente e amministrativo con contratto a tempo indeterminato in servizio nelle istituzioni scolastiche italiane all’estero e presso i lettorati di lingua italiana; da tale previsione sono escluse le procedure relative al personale delle Scuole europee[89], nonché i trasferimenti d’ufficio e i trasferimenti da sedi disagiate.

Si prevede infine che, fino al 31 agosto 2012, sono utilizzate per la destinazione all’estero del personale scolastico a tempo indeterminato le graduatorie relative al triennio scolastico 2007/2008-2009/2010.

 

La disciplina relativa al personale docente e non docente in servizio presso istituzioni scolastiche italiane all’estero è recata principalmente dagli artt. 639-674 del D.lgs. 297/1994 (cosiddetto Testo unico della scuola [90]) e dall’art. 9 della legge 147/2000[91].

Attualmente (art. 9 L. 147/2000) la selezione del personale di ruolo dello Stato da destinare sia alle scuole europee sia alle iniziative e alle istituzioni scolastiche ed universitarie all'estero, di cui all'articolo 639 (Contingenti di personale da destinare all’estero) del D.lgs. 297/1994, è effettuata mediante la formazione di una graduatoria permanente per titoli culturali, professionali e di conoscenza della lingua, da accertare mediante una prova pratico-orale finalizzata alla conoscenza scritta e orale della medesima. Tale graduatoria è aggiornata ogni tre anni.  

Il personale in questione non può prestare servizio all'estero per più di due periodi, ciascuno di cinque anni scolastici o accademici. Tali periodi non possono essere continuativi, ma debbono essere intervallati da un periodo di servizio effettivo nel territorio nazionale di almeno tre anni, al termine del quale è necessario superare nuovamente la selezione per poter concorrere a un nuovo incarico.

Per il personale da destinare alle scuole europee si predispone una graduatoria specifica, che è aggiornata ogni tre anni. La durata del servizio prestato presso tali scuole è stabilita in nove anni non prorogabili e non è consentita la partecipazione a ulteriori selezioni.

Al personale operante presso istituzioni scolastiche italiane all’estero è riconosciuto un particolare trattamento giuridico ed economico (artt. 657-673 del D.lgs. 297/1994). In particolare vengono erogati uno specifico assegno mensile di sede, nonché indennità di sistemazione e rimborsi per spese di viaggi da e per l’Italia[92].

Ai sensi dell’art. 656 del D.lgs. 297/1994 al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario si applicano in linea di massima le norme dettate per il personale docente.

 

Quindi, rispetto alla normativa previgente, fatta eccezione per il personale da destinare alle scuole europee - per il quale non si registrano variazioni - per il restante personale si riduce da 10 a 9 anni il periodo complessivo di permanenza all’estero, senza più prevedere la soluzione di continuità. A tale modifica, però, non si procede attraverso novella delle disposizioni previgenti.



Articolo 2, commi da 4-duodecies a 4-quinquiesdecies
(Disposizioni in materia di autotrasporto)

I commi da 4-duodecies a 4-quinquiesdecies dell’articolo 2 sono stati introdotti nel corso dell’esame presso il Senato e recano disposizioni relative all’autotrasporto di merci.

 

Il comma 4-duodecies proroga al 31 dicembre 2011 la possibilità di godere della garanzia dello Stato per l’acquisto di veicoli destinati al trasporto di merci e rimorchi con massa massima superiore a 10 tonnellate, da parte delle piccole e medie imprese di autotrasporto merci per conto terzi. Tale garanzia è concessa mediante ricorso alla Sezione speciale[93] riservata alle piccole e medie imprese di autotrasporto di merci per conto di terzi, nell'ambito del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662. 

Il D.M. 21 settembre 2010, che ha concesso la garanzia statale per l’acquisto dei sopra indicati veicoli e rimorchi, mediante rinvio all’articolo 3, del D.P.C.M. 3 giugno 2009[94], aveva fissato la scadenza dell’intervento al 31 dicembre 2010.

La garanzia in esame, la cui proroga è subordinata alla previa autorizzazione dell’Unione europea, è concessa quale aiuto sotto forma di garanzia, nei limiti ed alle condizioni di cui all'articolo 4 della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 dicembre 2010, recante Modalità di applicazione della comunicazione della Commissione europea «Quadro temporaneo dell'Unione per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi economica e finanziaria.

 

Si segnala che il testo originario del decreto-legge in corso di conversione prevedeva una proroga della possibilità di godere della menzionata garanzia sino al 31 marzo 2011. Tale previsione, contenuta nella tabella 1, è stata soppressa nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Il comma 4-terdecies dell’articolo 2 novella i commi 14 e 15 dell’articolo 83-bis del D.L. n. 112/2008[95], il quale ha introdotto, nel mercato dell’autotrasporto di cose per conto di terzi, meccanismi di adeguamento dei corrispettivi dovuti dal mittente in relazione ai costi del carburante sostenuti dal vettore.

In particolare la modifica introdotta dalla lettera a) del comma in esame comporta che per la violazione del comma 6 del citato articolo 83-bis non si applica la sanzione, attualmente prevista, dell’esclusione, fino a sei mesi, dalla procedura per l’affidamento pubblico della fornitura di beni e servizi e dell’esclusione, per un periodo di un anno, dai benefici fiscali, finanziari e previdenziali previsti dalla legge.

Il citato comma 6, nei contratti di trasporto non stipulati in forma scritta, impone al vettore di evidenziare nella fattura, ai soli fini civilistici e amministrativi, la parte del corrispettivo, dovuto dal mittente, corrispondente al costo del carburante per l’esecuzione delle prestazioni contrattuali.

La lettera b) aggiunge un periodo finale al comma 15 con il quale si consente all’autorità competente[96] ad irrogare le sanzioni, di cui al citato comma 14, di pubblicare sul proprio sito internet un elenco contenente le informazioni necessarie per l’identificazione dei destinatari delle sanzioni e per l’individuazione del periodo di decorrenza delle stesse. La conoscenza di tali informazioni è finalizzata all’adozione degli eventuali specifici provvedimenti da parte degli enti e delle amministrazioni preposti alla verifica del rispetto delle sanzioni stesse.

Il comma 4-quaterdecies, primo periodo, prevede il differimento, per l’anno 2011, al 16 giugno del termine per il versamento dei premi assicurativi da parte delle imprese di autotrasporto di merci in conto terzi, di cui all’articolo 55, comma 5 della L. 144/1999[97]. Conseguentemente, vengono posticipati al 16 giugno sia il pagamento della prima rata, in caso di pagamento rateale, che quello in un’unica soluzione della regolazione del premio relativo all'INAIL, come previsto all’articolo 44 del D.P.R. 1124/1965[98].

L’articolo 55, comma 5 disciplina i termini di pagamento dei premi per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, prevedendo l'unificazione al giorno 16 (dei mesi di scadenza) dei termini relativi ai premi, ivi compresi quelli dovuti all'IPSEMA quale ente competente per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali degli addetti alla navigazione e alla pesca marittime[99].

La procedura di rateizzazione del pagamento viene estesa anche alla regolazione del premio prevista dal comma 5 dell’articolo 28 del T.U. 1124/1965 in riferimento alle operazioni di conguaglio annuale dei premi anticipati durante l'esercizio, con riferimento alle retribuzioni effettivamente corrisposte.

 

Il secondo periodo del comma 4-quaterdecies prevede che parte degli stanziamenti allocati sul Fondo per il proseguimento degli interventi a favore dell’autotrasporto di merci, iscritto nel capitolo 7420 dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, pari a 276 milioni di euro per il 2011, ferma restando la destinazione in favore di tale settore, siano ripartiti tra i pertinenti programmi delle Amministrazioni interessate.

Gli stanziamenti da ripartire ammontano a 246 milioni di euro e la ripartizione verrà effettuata, entro il 31 gennaio 2011, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, di cui all’articolo 1, comma 40, ultimo periodo, della legge n. 220/2010 (legge di stabilità 2011).

 

Il comma 4-quinquiesdecies sostituisce il comma 3 dell’art. 11-bis (rubricato “Imballaggi e unità di movimentazione”)[100] del D.Lgs. 286/2005.

Esso prevede che per l’esercizio dell’attività di commercio di tutte le unità di movimentazione vengano applicati gli artt. 126 e 128 del TU delle leggi di pubblica sicurezza di cui al R.D. 773/1931.

In base alle previsioni di cui ai citati articoli 126 e 128, dunque, risulta essere necessario ai fini dell’esercizio dell’attività di commercio di tutte le unità di movimentazione:

§         fare una dichiarazione preventiva di esercizio all’autorità locale di pubblica sicurezza (art. 126);

§         svolgere la propria attività esclusivamente con persone munite di carta d’identità o di altro documento munito di fotografia, proveniente dall’amministrazione dello Stato (art. 128, co. 1);

§         tenere un registro delle operazioni che compiono giornalmente, in cui sono annotate le generalità di coloro con i quali le operazioni stesse sono compiute e le altre indicazioni prescritte dal regolamento (art. 128, co. 2).

La differenza tra la nuova formulazione del comma 3 e quella originaria sta proprio nei requisiti richiesti ai fini dell’esercizio dell'attività di commercio delle unità di movimentazione, che prima si concretizzavano:

§         nel possesso di una licenza rilasciata dalla questura competente per territorio;

§         nell’indicazione, da parte del titolare della licenza, da effettuarsi giornalmente su registro vidimato dalla questura quantità e tipologia delle unità di movimentazione cedute e acquistate, nonché i dati identificativi dei soggetti cedenti e cessionari.

 

 



Articolo 2, comma 4-sexiesdecies
(Contratti di servizio pubblico ferroviario)

Il comma 4-sexiesdecies dell’articolo 2 proroga al 31 marzo 2011 il termine per la sottoscrizione dei contratti relativi ai servizi di trasporto ferroviario di interesse nazionale soggetti agli obblighi di servizio pubblico.[101]

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 38, comma 2, della legge n. 166/2002[102], i contratti di servizio di trasporto ferroviario di interesse nazionale da sottoporre al regime degli obblighi di servizio pubblico devono essere sottoscritti almeno tre mesi prima della loro entrata in vigore e il contratto di servizio di trasporto ferroviario passeggeri di interesse nazionale per il periodo 2009-2014 non risulta ancora essere stato sottoscritto, così come non è stato sottoscritto il contratto relativo al trasporto merci.

Il secondo periodo del comma in esame, nelle more della stipula dei nuovi contratti di servizio pubblico, autorizza il Ministero dell’economia e delle finanze a corrispondere alla società Trenitalia spa, che ha continuato a svolgere il servizio anche in mancanza del rinnovo del contratto, le somme previste per gli anni 2009 e 2010 in relazione agli obblighi di servizio pubblico nel settore del trasporto ferroviario.

 

 

 



Articolo 2, comma 4-septiesdecies
(Contributo unificato per le controversie di lavoro)

Il comma 4-septiesdecies dell’art. 2 prevede che, fino al 31 dicembre 2011, per le controversie in materia di lavoro davanti alla Corte di cassazione non sia dovuto il pagamento del contributo unificato. In via transitoria, fino alla data indicata, quindi, troverà applicazione la disciplina del TU giustizia (DPR 115/2002) previgente rispetto alla legge finanziaria 2010.

L’art. 2, comma 212 della legge 191/2009 (legge finanziaria 2010) ha previsto in particolare il pagamento del contributo unificato nei giudizi di opposizione ad ordinanze-ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative di cui alla legge 689/1981 e nei giudizi di lavoro davanti alla Corte di Cassazione (entrambi precedentemente esenti da ogni imposta o tassa)

Gli oneri derivanti dalla disposizione vengono quantificati in 800.000 euro e la copertura finanziaria è individuata nella riduzione della dotazione finanziaria di cui all’articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge n. 220 del 2010; tale disposizione prevede che una quota del Fondo di cui all’articolo 7-quinquies  del decreto-legge n. 5 del 2009 (Fondo per il finanziamento di interventi urgenti e indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell’istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi) sia destinata al finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali.

 



Articolo 2, comma 4-octiesdecies
(Rifiuti da demolizione di autoveicoli)

Il comma 4-octiesdecies, con una novella all’art. 6, comma 1, lett. p) del decreto legislativo n. 36 del 2003, esclude dalla proroga del termine di entrata in vigore del divieto di smaltimento in discarica i rifiuti con PCI (Potere calorifico inferiore) superiore a 13000 kJ/Kg (il cd. fluff di frantumazione degli autoveicoli), ora prorogato al 31 marzo 2011 dall’art. 1, comma 1, tabella 1 (Tab. 1.25), qualora essi vengano smaltiti in discariche autorizzate monodedicate che possono continuare ad operare nei limiti delle capacità autorizzate alla data di entrata in vigore del decreto legge in esame.

 



Articolo 2, comma 4-noviesdecies
(Proroga del Commissario straordinario dell’ANSAS)

Il comma 4-noviesdecies proroga l’incarico del Commissario straordinario attualmente operante presso l'Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica fino al 31 agosto 2012. L’incarico in questione è scaduto il 31 dicembre 2010.

Con la disposizione in oggetto si legifera su una materia regolata con DPCM. Peraltro, in conseguenza della circostanza che l’incarico dell’attuale Commissario straordinario è già scaduto, occorre “differire” e non “prorogare” lo stesso.

L’art. 1, commi 610 e 611, della L. finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) ha istituito l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, destinata ad assumere i compiti di aggiornamento, ricerca e documentazione espletati dagli Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall’Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa (INDIRE), dei quali si è prevista la soppressione.

L’ordinamento dell’Agenzia è stato demandato ad un regolamento governativo, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 400/1988, indicante anche la dotazione organica del personale nel limite complessivo del 50 per cento dei contingenti assegnati alle strutture soppresse. Per assicurare comunque l’avvio delle attività della nuova struttura, si è previsto che il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, nomina uno o più commissari straordinari.

Con DPCM 10 gennaio 2007 sono stati inizialmente nominati fino al 30 giugno 2007 tre commissari straordinari; gli effetti del commissariamento sono poi stati prorogati con successivi DPCM, di sei mesi in sei mesi, fino al 31 dicembre 2009.

In seguito, il DPCM 27 gennaio 2010, nelle more dell’emanazione del regolamento organizzativo dell’Agenzia – oggetto di esame preliminare da parte del Consiglio dei ministri il 17 dicembre 2009 – ha disposto la nomina di un solo commissario straordinario. L’incarico in questione, conferito fino al 30 giugno 2010, è stato poi prorogato al 31 dicembre 2010[103]con il DPCM 30 luglio 2010.

In seguito:

- l’art. 2, comma 634, della L. finanziaria 2008 (L. 244/2007) - come modificato dall’art. 17, c. 2, del D.L. 78/2009 - ha previsto che con regolamenti di delegificazione da emanare entro il 31 ottobre 2009 si provvedesse al riordino di enti ed organismi pubblici al fine di aumentarne l’efficienza e razionalizzare la spesa;

- l’art. 26, comma 2, secondo periodo, del D.L. 112/2008 - come modificato dall’art. 17, c. 1, lett. a), del D.L. 78/2009 - ha previsto la soppressione degli enti pubblici non economici per i quali al 31 ottobre 2009 non fossero stati emanati i regolamenti di riordino;

- l’art. 27, comma 3, della L. 69/2009 ha previsto che all’ANSAS non si applicasse la prescrizione citata, a condizione che il regolamento di riordino fosse adottato entro il 31 dicembre 2009.

Con riguardo ai termini per l’adozione dei regolamenti, l’art. 26, comma 1, quarto periodo, del D.L. 112/2008, introdotto dall’art. 17, c. 1, lett. b), del D.L. 78/2009, ha specificato che la scadenza si intende rispettata con l'approvazione preliminare degli schemi da parte del Consiglio dei Ministri.

Il 14 gennaio 2011 è stato presentato alle Camere lo schema di regolamento di approvazione dello statuto dell’ANSAS (Atto 326), il cui art. 14, comma 1, dispone che la procedura di nomina del Direttore generale - che a sua volta nomina il Comitato direttivo (art. 6) e i responsabili dei quattro settori centrali (art. 9) - è attivata entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento.

 



 Articolo 2, comma 4-vicies
(Riorganizzazione della funzione ispettiva nel MIUR)

Il comma 4-vicies prevede la riorganizzazione della funzione ispettiva all’interno del MIUR, finalizzandola alla definizione del sistema nazionale di valutazione in tutte le sue componenti.

A ciò si procede con regolamento di delegificazione (ex art. 17, comma 2, della L. 400 del 1988) da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

L’unica norma generale regolatrice della materia che è individuata è quella relativa alla previsione di parametri che ne assicurino l’autonomia e l’indipendenza per la valutazione esterna della scuola, da effettuare periodicamente, secondo modalità definite dallo stesso regolamento. Non si individuano le disposizioni vigenti da abrogare.

Si dispone che la riorganizzazione non comporta oneri a carico della finanza pubblica e che la pianta organica rimane quella prevista dal DPR n. 17 del 2009[104].

Il DPR n. 17 del 2009, all’art. 9, dispone che il corpo ispettivo è composto dai dirigenti centrali e periferici investiti della funzione tecnico ispettiva. A livello centrale essi dipendono funzionalmente dal Capo del Dipartimento per l’istruzione, mentre a livello periferico dipendono dai singoli dirigenti preposti agli uffici scolastici regionali. Dispone, inoltre, che le modalità di esercizio della funzione ispettiva tecnica sono determinate con apposito atto di indirizzo del Ministro.

Ai sensi dell’art. 8, presso gli uffici scolastici regionali sono presenti 295 posizioni dirigenziali non generali per l’espletamento delle funzioni tecnico-ispettive. Inoltre, ai sensi dell’art. 5, al Dipartimento per istruzione sono assegnate 40 posizioni dirigenziali non generali di funzione tecnico-ispettiva.

Occorre, peraltro, ricordare che lo schema di regolamento n. 261, di modifica del DPR n. 17 del 2009, presentato alle Camere per il parere il 28 settembre 2010, al fine di dare seguito alle previsioni dell’art. 2, comma 8-bis, del D.L. 194 del 2009 - che ha disposto una ulteriore riduzione degli assetti organizzativi - propone, all’art. 1, la soppressione presso il Dipartimento per l’istruzione di quattro posizioni dirigenziali non generali di funzione tecnico-ispettiva (che, quindi, diventerebbero 36). Inoltre, l’art. 4 propone la soppressione di 30 posizioni dirigenziali non generali per l’espletamento di funzioni tecnico ispettive presso gli USR[105] (che, quindi, diventerebbero 265). La Commissione Affari costituzionali della Camera ha espresso parere favorevole sullo schema di regolamento – che non risulta aver ancora concluso il suo iter – il 27 ottobre 2010.

 

Occorre richiamare, oltre che il comma 2 dell’art. 17 della L. n. 400 del 1988, anche il comma 4-bis, che riguarda proprio l'organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri. Inoltre, in considerazione del fatto che è in corso una riduzione delle dotazioni organiche del Ministero, dopo le parole “20 gennaio 2009, n. 17” occorre aggiungere le parole “e successive modificazioni”, anche al fine di evitare l’insorgere di eventuali contenziosi.

 



Articolo 2, comma 4-vices semel
(Sistema nazionale di valutazione)

Il comma 4-vicies semel prevede l’intervento, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, di un regolamento di delegificazione che individua il sistema nazionale di valutazione, definendone l’articolazione. Esso sarà costituito:

§         dall’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), cui competerà sostenere i processi di miglioramento e innovazione educativa, di formazione in servizio del personale della scuola e di documentazione e ricerca didattica (lett. a);

§         dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (INVALSI), cui competerà predisporre prove di valutazione degli apprendimenti, partecipare alle indagini internazionali, proseguire le indagini nazionali periodiche (lett. b);

§         dal corpo ispettivo, cui competerà valutare le scuole e i dirigenti scolastici, ai sensi del d.lgs. 150 del 2009[106] (lett. c).

Non sono individuate, oltre la definizione degli organi che costituiranno il sistema, norme generali regolatrici della materia, né si individuano le disposizioni da abrogare.

In riferimento all’oggetto del regolamento di delegificazione, sembra, dunque, che si intenda intervenire sull’ambito regolato, da ultimo, dal d.lgs. n. 286 del 2004, con il quale si è proprio istituito il Servizio nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione e si è riordinato l’omonimo istituto.

In particolare, il d.lgs. 286 del 2004 specifica che al perseguimento degli obiettivi del Servizio nazionale concorrono l’INVALSI e le istituzioni scolastiche e formative, nonché le regioni, le province ed i comuni in relazione ai rispettivi ambiti di competenza. Inoltre, dispone la costituzione, presso il MIUR, di un Comitato tecnico permanente, cui partecipano i rappresentanti delle amministrazioni interessate, con il compito di assicurare l'interoperabilità fra le attività ed i servizi di valutazione. Con riferimento all’istruzione e alla formazione professionale, la valutazione concerne esclusivamente i livelli essenziali di prestazione. I compiti dell’istituto sono individuati nell’art. 3 del d.lgs.

 

Con riferimento all’INDIRE, si rinvia a quanto illustrato in relazione al comma 4-noviesdecies.

 

Infine, con riferimento al d.lgs. 150 del 2009, si ricorda che l’art. 74, comma 4, dello stesso dispone che i limiti e le modalità di applicazione delle diposizioni dei Titoli II (Misurazione, valutazione e trasparenza della performance) e III (Merito e premi) al personale docente della scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale, nonché ai tecnologi e ai ricercatori degli enti di ricerca, sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze. La stessa disposizione esclude direttamente la costituzione dell’organismo indipendente di valutazione della performance, di cui all’art. 14, nell'ambito del sistema scolastico e delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale.

 

Con riferimento alla lett. c), sembrerebbe, dunque, che si preveda l’intervento di un regolamento di delegificazione in una materia sulla quale, ai sensi della stessa fonte citata, dovrebbe intervenire un DPCM.

Con riferimento alla lett. a), in relazione alla circostanza che l’art. 1, comma 611, della L. 296/2006 ha statuito che “L’Agenzia [nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica] subentra nelle funzioni e nei compiti attualmente svolti dagli Istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall’Istituto nazionale di documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa (INDIRE), che sono contestualmente soppressi”, il riferimento all’INDIRE non appare corretto. Ove, peraltro, l’intenzione sia di ritornare all’INDIRE, occorre esplicitarlo con riferimento alla fonte citata.

Infine, nelle lett. a) e b), si potrebbe rinviare direttamente alle funzioni individuate dalla fonti istitutive degli organismi citati.

 

 



Articolo 2, comma 5
(Proroga della deduzione forfetaria dal reddito di impresa per gli esercenti impianti di distribuzione carburanti)

L'articolo 2, comma 5, dispone la proroga, per il periodo d’imposta 2011, dell’applicazione dell’agevolazione fiscale concessa agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante.

La proroga è disposta nel limite di spesa di 24 milioni di euro per l'anno 2012, per la cui copertura si rimanda al successivo articolo 3.

 

Si tratta dell’agevolazione - inizialmente istituita dall’articolo 21 della legge n. 448 del 1998 per gli anni dal 1998 al 2000 e successivamente prorogata[107] fino al 2010 - consistente in una deduzione forfetaria dei ricavi, indicati all'articolo 85, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. n. 917 del 1986 (ossia dei corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa), per gli esercenti impianti di distribuzione di carburante.

L'agevolazione viene concessa per la ristrutturazione delle reti distributive.

 

La disposizione prevede altresì che con successivo decreto dirigenziale del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, sentita l'Agenzia delle entrate, siano stabiliti i nuovi importi della deduzione forfetaria in modo tale da rispettare il tetto di spesa (di 24 milioni di euro) fissato dalla norma.

 

Si ricorda che la riduzione forfetaria del reddito di impresa è attualmente pari alle seguenti percentuali dell'ammontare lordo dei ricavi:

- 1,1 per cento dei ricavi fino a 1.032.913,80 euro;

- 0,6 per cento dei ricavi oltre 1.032.913,80 euro e fino a 2.065.827,60 euro;

- 0,4 per cento dei ricavi oltre 2.065.827,60 euro.

 

Il comma in esame prevede infine che i contribuenti fruitori dell'agevolazione, nel determinare l'acconto dovuto per il periodo di imposta 2012, debbano assumere quale imposta riferita al periodo precedente quella che si sarebbe determinata senza tenere conto della deduzione forfetaria di cui sopra.

 

 



Articolo 2, comma 5-bis
(Presentazione delle dichiarazioni relative ad immobili
non registrati in catasto
)

Il comma 5-bisreca laproroga al 30 aprile 2011 del termine per gli adempimenti relativi alla presentazione – prevista dall’articolo 19, commi 8 e seguenti, del D.L. n. 78 del 2010 - delle dichiarazioni di immobili non registrati in catasto (c.d. case fantasma) o che siano stati oggetto di interventi edilizi che abbiano determinato una variazione di consistenza ovvero di destinazione parimenti non dichiarata in catasto.

 

L’articolo 19 del D.L. n. 78 del 2010, al comma 8 obbliga i titolari di diritti reali sugli immobili che sono stati inseriti negli elenchi comunicati ai comuni da parte dell'Agenzia del territorio, dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009, a presentare, entro il 31 dicembre 2010, la dichiarazione di aggiornamento catastale a fini fiscali. Le dichiarazioni verranno rese note ai comuni da parte dell'Agenzia del territorio attraverso il Portale telematico, affinché possano essere effettuati i controlli di conformità urbanistico-edilizia. In caso di inottemperanza della dichiarazione catastale l'Agenzia del territorio procede all'attribuzione provvisoria di una rendita presunta - sulla base di elementi tecnici forniti dai comuni - nelle more dell'iscrizione in catasto attraverso le procedure di aggiornamento degli archivi catastali, previste dal decreto del Ministro delle finanze del 19 aprile 1994 n. 701. Gli oneri relativi all’attribuzione provvisoria sono posti a carico dell’interessato e saranno determinati con apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia del territorio, da emanare entro il 31 dicembre 2010 (comma 10).

 In sostanza la disposizione conferma l'obbligo, già previsto dalla legge, di effettuare la dichiarazione catastale da parte degli intestatari delle particelle in cui insistono gli immobili non dichiarati al catasto, prorogando, tuttavia, il termine di sette mesi dalla data di pubblicazione del comunicato, previsto dal citato art. 2, comma 36, del decreto legge n. 262 del 2006, al 31 dicembre 2010.

Il medesimo obbligo di dichiarazione di aggiornamento catastale, previsto dal comma 8, grava, sempre entro il termine del 31 dicembre 2010, su coloro che siano titolari di diritti reali su immobili, che abbiano subito variazioni di consistenza o di destinazione non dichiarate in catasto. La disposizione sembra, pertanto, riferirsi a tutti coloro i cui immobili non siano inclusi negli elenchi sopra menzionati, in quanto la violazione non consiste in un manufatto totalmente o in parte non dichiarato (comma 9).

La disposizione fa salve le procedure previste dal comma 336 dell'articolo 1 della legge n. 311 del 2004, nonché le attività da svolgere in surroga da parte dell'Agenzia del territorio per i fabbricati rurali per i quali siano venuti meno i requisiti per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali, individuati ai sensi dell'articolo 2, comma 36, del D.L. n. 262 del 2006, nonché quelle di accertamento relative agli immobili iscritti in catasto, come fabbricati o loro porzioni, in corso di costruzione o di definizione che siano divenuti abitabili o servibili all'uso cui sono destinati.

Infine il comma 11 prevede che in caso di inottemperanza entro il termine del 31 dicembre 2010 l'Agenzia del territorio procede agli accertamenti con la collaborazione dei comuni.

 

Il comma 5-bis in esame disciplina la procedura di notifica dell’attribuzione della rendita presunta, disponendo che, in considerazione della massa delle operazioni di attribuzione della rendita presunta, essa avvenga mediante affissione all'albo pretorio dei comuni dove sono ubicati gli immobili. Dell'avvenuta affissione è data notizia con comunicato da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, sul sito internet dell'Agenzia del Territorio, nonché presso gli Uffici provinciali ed i comuni interessati.

Trascorsi 60 giorni dalla data di pubblicazione del comunicato in Gazzetta Ufficiale, decorrono i termini per la proposizione del ricorso dinanzi alla Commissione tributaria provinciale competente.

Viene inoltre disposta una deroga alla normativa vigente, prevedendo che la rendita catastale presunta, e quella successivamente dichiarata come rendita proposta o attribuita come rendita catastale definitiva, producono effetti fiscali fin dalla loro iscrizione in catasto, con decorrenza dal 1° gennaio dell'anno 2007, salva la prova contraria volta a dimostrare, in sede di autotutela, una diversa decorrenza.

I tributi, erariali e locali, commisurati alla base imponibile determinata con riferimento alla rendita catastale presunta, sono corrisposti a titolo di acconto e salvo conguaglio.

Le procedure previste per l'attribuzione della rendita presunta si applicano anche agli immobili non dichiarati in catasto, individuati ai sensi del comma 7, del richiamato articolo 19 del D.L. n. 78, a far data dal 2 maggio 2011.

Il comma 7 fissa all'Agenzia del territorio il termine del 30 settembre 2010 per adempiere a quanto già previsto dall'art. 2, comma 36, secondo periodo del decreto-legge n. 262 del 2006.

In base a tale disposizione l'Agenzia del territorio è chiamata a trasmettere a ciascun comune, con apposito comunicato da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, l'elenco dei fabbricati iscritti al catasto terreni senza i requisiti della ruralità ai fini fiscali, nonché quelli che non risultano dichiarati al catasto immobili. L'elenco, corredato della data cui riferire la mancata presentazione della dichiarazione al catasto e pubblicizzato, per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del comunicato, presso i comuni interessati, gli uffici provinciali e sul sito internet dell'Agenzia del Territorio, ha valore di richiesta, per i titolari dei diritti reali, di presentazione degli atti di aggiornamento catastale.

 



Articolo 2, commi da 5-ter a 5 quinquies
(Soppressione del Banco nazionale di prova per le armi da fuoco)

I commi in esame  recano norme relative al Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali (BNP).

Il comma 5-ter, in particolare, agendo così su un regolamento di delegificazione, modifica l'art. 14 (Disposizioni transitorie) del D.P.R. n. 222/2010[108], prolungando di tre mesi i tempi di ricostituzione degli organi nonché quelli per l’adozione del nuovo statuto del Banco.

Il comma 5-quaterinserisce il Banco nazionale di prova nel disposto dell'art. 7, co. 20 del D.L. n.78/2010[109] che prevede la soppressione degli enti elencati nell'Allegato 2 al decreto citato individuando i soggetti ai quali sono trasferiti i relativi compiti ed attribuzioni.

Più specificamente, l’ultimo periodo del comma 20, a cui si riferisce la norma in commento, prevede una specifica procedura per le stazioni sperimentali e l'Istituto nazionale delle conserve alimentari (INCA) con l’adozione di un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare, che individui tempi e concrete modalità di trasferimento dei compiti e delle attribuzioni, nonché del personale e delle risorse strumentali e finanziarie.

 

In conclusione, il comma 5-quinquies, inserendo il Banco di prova nell’Allegato  2 di cui al predetto art. 7, co. 20, del suddetto D.L. n.78/2010, dispone in sostanza la soppressione del Banco nazionale di prova per le armi da fuoco portatili e per le munizioni commerciali rimettendo ad un decreto ministeriale l'individuazione dei tempi e delle concrete modalità di trasferimento alla Camera di commercio di Brescia dei compiti e delle attribuzioni del Banco, nonché del personale e delle risorse strumentali e finanziarie.

 

In merito a quanto sopra esposto sarebbe opportuno precisare meglio a quale scopo la norma in commento ha inteso, in primo luogo, prolungare i termini relativi alla fase transitoria prevista dal D.P.R. 222/2010 in attesa che venga definito il nuovo assetto ordinamentale del Banco e, in seconda battuta, disporre la soppressione dello stesso.

Considerato, altresì, che con il suddetto decreto di riordino è stato già realizzato il riassetto organizzativo del BNP in attuazione di quanto disposto dall’art. 2, commi 634-641 della legge finanziaria 2008[110] ed in ottemperanza a quanto stabilito anche dall'art. 26, comma 1, del D.L. n. 112/2008[111], non appare chiara la finalità perseguita dalla norma che intenda sopprimere il Banco, già riorganizzato in ossequio alla normativa vigente in termini di riduzione delle spese di funzionamento e di miglioramento dell’efficienza e della qualità dei servizi, allo scopo di trasferirne i relativi compiti e le dotazioni organiche ad un ente, la CCIA di Brescia, inserito nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione.

 

 



Articolo 2, comma 5-sexies
(Contenimento delle spese della Banca d’Italia)

Il comma 5-sexiesdell’articolo 2, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, reca disposizioni in materia di contenimento delle spese della Banca d’Italia; in particolare, viene attribuito alla Banca d’Italia il potere di provvedere sulle materie oggetto di contrattazione, qualora non si raggiunga un accordo con le organizzazioni sindacali in tempo utile per dare attuazione ai principi di contenimento della spesa recati dal D.L. 78/2010, e fino alla successiva eventuale sottoscrizione dell'accordo.

 

A tale fine è aggiunto un periodo alla fine dell’articolo 3, comma 3 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78[112], disposizione ai sensi della quale la Banca d'Italia, nell'ambito del proprio ordinamento, deve tener conto dei principi di contenimento della spesa per il triennio 2011-2013 contenuti nel Titolo I del medesimo decreto-legge n. 78/2010 (articoli da 1 a 17), relativi alla stabilizzazione finanziaria, che prevedono: la riduzione del perimetro e dei costi della pubblica amministrazione; la riduzione del costo degli apparati politici ed amministrativi; il contenimento delle spese in materia di impiego pubblico, invalidità e previdenza.

 

Si osserva che l’espressione “in tempo utile” non sembra fare riferimento a una precisa scadenza temporale.

 

 



Articolo 2, commi 5-septies e 5-octies
(Disposizioni in materia di organizzazione della CONSOB)

Il comma 5-septies, dispone che la Commissione nazionale per la società e la borsa (CONSOB) proceda alla riorganizzazione, entro il 31 luglio 2011, dei propri servizi, all’uopo utilizzando il personale immesso nei ruoli a conclusione delle procedure concorsuali in atto alla data del 1º gennaio 2011, in ogni caso senza il riconoscimento di speciali provvidenze economiche.

 

Ai sensi del successivo comma 5-octies viene stabilito inoltre il termine del 31 luglio 2011 entro il quale devono essere adottate le necessarie disposizioni, ai sensi dell’ordinamento interno, dirette a disciplinare le attività di controllo di regolarità amministrativo contabile della CONSOB di cui alla legge n. 281/1985[113], attraverso l’adeguamento a quanto previsto dall’articolo 16, comma 1, della legge di contabilità n. 196 del 2009 che prevede la presenza di un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze nei collegi di revisione o sindacali delle amministrazioni pubbliche.

 

Si ricorda che il citato articolo 16 della nuova legge di contabilità dispone che la previsione di un rappresentante del MEF tra i componenti dei collegi di revisione o sindacali non ne aumenti il numero complessivo e che la presenza dello stesso nei predetti collegi sia assicurata presso tutte le amministrazioni pubbliche, ad esclusione di quelle territoriali e degli enti ed organismi da queste ultime vigilati. Tale esclusione non si applica ai collegi sindacali delle aziende sanitarie locali.

 

Entro lo stesso termine vanno altresì adottate disposizioni dirette a prevedere, per il personale proveniente da altre amministrazioni o enti pubblici, l’applicazione, durante il periodo di servizio presso la CONSOB, dello stesso trattamento riservato al personale di ruolo di pari qualifica e anzianità.

La corrispondenza con il trattamento del personale di ruolo è definita secondo i criteri approvati dalla CONSOB stessa.

 

 



Articolo 2, comma 5-novies
(Centri autorizzati di assistenza agricola)

Il comma 5-novies fissa al 31 marzo 2011 il termine entro il quale le società in cui sono costituiti i centri di assistenza agricola devono adeguarsi ai requisiti di garanzia e di funzionamento previsti dal  decreto ministeriale 27 marzo 2008, il quale reca una significativa riforma della disciplina di  tali enti.

La riforma di cui al DM 27 marzo 2008 prevede un adeguamento dei requisiti delle strutture e un ampliamento dei servizi prestati dai Centri di assistenza agricola. Oltre alle attività svolte sulla base alle specifiche convenzioni con gli Organismi pagatori i Caa possono essere chiamati a fornire ulteriori servizi in convenzione con le regioni, le province autonome e altri soggetti pubblici. Il decreto fissa anche requisiti minimi di garanzia. Innanzitutto lo statuto delle società deve prevedere oggetto sociale e svolgimento delle attività e in ogni caso le altre attività indicate devono comunque essere compatibii con il ruolo dei Caa.

Significative novità riguardano i requisiti richiesti per ottenere l’autorizzazione. I Caa devono dimostrare infatti di avere «idonea capacità operativa» e strutture adeguate. Un altro requisito fondamentale per chi chiede l’autorizzazione è di prevedere la certificazione del bilancio annuale da parte di società di revisione abilitate.

Il controllo del rispetto dei nuovi requisiti è affidato alle regioni e province nel cui ambito territoriale ricade l’operatività dei Caa. Le regioni effettuano i controlli sulla base di verifiche a campione nell’ambito di un piano annuale.

La nuova normativa prevede anche che i Caa possano avvalersi di società di servizi il cui capitale deve essere interamente posseduto dalle organizzazioni che hanno costituito il Caa e in ogni caso anche tali società devono essere in regola con i requisiti indicati dal decreto.

Il decreto ministeriale 27 marzo 2008 prevedeva originariamente per l’adeguamento dei CAA ai requisiti prescritti e dunque per l’operatività della riforma il termine di dodici mesi a decorrere dalla data di pubblicazione di esso. Tale termine è stato prorogato una prima volta con decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali dell’8 maggio 2009 e una seconda volta con decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 15 aprile 2010. Tale ultima proroga modifica il decreto 27 marzo 2008 fissando il termine per l’adeguamento ai requisiti in trentasei mesi dalla pubblicazione dello stesso. Il termine viene dunque a scadere il 7 maggio 2011.

Con la disposizione in commento si stabilisce invece un termine diverso (31 marzo 2011), anticipato rispetto alla scadenza attualmente vigente.

Si segnala che con il comma 5-novies si interviene con legge in un ambito attualmente regolato da decreto ministeriale. Al riguardo si ricorda che nella Lettera circolare del Presidente della Camera sulle regole e raccomandazioni per la formulazione tecnica dei testi legislativi del 20 aprile 2001al punto 3, lettera e) si raccomanda di non ricorrere “all'atto legislativo per apportare modifiche frammentarie ad atti non aventi forza di legge, al fine di evitare che questi ultimi presentino un diverso grado di "resistenza" ad interventi modificativi successivi”.

 

 



Articolo 2, comma 5-decies
(Agenzia Torino 2006 – Proroga dell’attività commissariale)

Il comma 5-decies proroga l'attività del Commissario liquidatore dell’Agenzia per i Giochi olimpici Torino 2006 fino alla completa definizione delle attività residue affidate allo stesso, e comunque non oltre il 31 dicembre 2014.

Conseguentemente viene soppresso il riferimento all’art. 3, comma 25, della legge n. 244 del 2007 contenuto originariamente nella tabella 1 dell’art. 1, comma 1, che prevedeva la proroga fino al 31 marzo 2011.

La relazione illustrativa che accompagnava la proroga che era stata inserita nella tabella 1 dell’art. 1, comma 1, chiariva che la proroga era stata introdotta al fine di pervenire alla definizione del contenzioso ancora aperto riguardante i lavori, le forniture e gli espropri connessi ad alcune opere realizzate per lo svolgimento dei giochi olimpici.

Si ricorda che ai sensi dell’art. 3, comma 25, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), il Commissario liquidatore dell’Agenzia per i Giochi olimpici Torino 2006 avrebbe dovuto portare a compimento le residue attività dell’Agenzia entro il termine di tre anni a decorrere dal 1° gennaio 2008, ovvero entro il 1° gennaio 2011. In attuazione di tale disposizione, con DPCM del 1° febbraio 2008, l’Ing. Domenico Arcidiacono è stato nominato Commissario liquidatore dell’Agenzia.

 



 

Articolo 2, commi da 5-undecies a 5-quaterdecies
(Proroga e ridefinizione del Programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura)

Il comma 5-undecies proroga fino al 31 dicembre 2011 il "Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura in acque marine e salmastre" la cui prima ed unica versione (quella per il biennio 2007-2009) era stata già prorogata per l’anno 2010 al fine di dare attuazione ad obblighi comunitari.

Il Primo Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura in acque marine e salmastre 2007-2009 è stato approvato con decreto ministeriale 3 agosto 2007; ai sensi dell’art. 2, comma 56, della legge 23 dicembre 2009 n. 191 (legge finanziaria 2010), esso è stato prorogato per l’anno 2010, al fine di dare attuazione ad obblighi comunitari (regolamento n. 1198/2006 e regolamento 20 novembre 2009), a valere e nei limiti delle risorse disponibili di cui all'articolo 1, comma 1084, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

I commi 5-duodecies 5-terdecies e 5-quaterdecies definiscono un nuovo strumento programmatorio in materia di pesca: si tratta del ''Programma nazionale triennale della pesca'', che il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali adotta sentita la Commissione consultiva centrale per la pesca e l'acquacoltura: esso deve contenere gli interventi di esclusiva competenza nazionale (indirizzati alla tutela dell'ecosistema marino e della concorrenza e competitività delle imprese di pesca nazionali, nel rispetto delle competenze regionali ed in coerenza con la normativa comunitaria) ed è indirizzato sia a soggetti imprenditoriali che, relativamente alle iniziative di promozione (della cooperazione, dell'associazionismo ed a favore dei lavoratori dipendenti), alle associazioni nazionali, alle organizzazioni sindacali nazionali, ai consorzi riconosciuti ed i soggetti individuati in relazione ai singoli interventi previsti dal Programma nazionale.

Dopo aver previsto oneri informativi degli uffici ministeriali competenti, sono abrogate le disposizioni del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154 che regolavano il precedente strumento programmatorio (ed il relativo organo definito "Tavolo azzurro"): ossia il citato "Programma nazionale triennale della pesca e dell’acquacoltura in acque marine e salmastre".

Si prevede inoltre che sia la proroga che il nuovo regime, alla cui entrata in funzione essa è evidentemente funzionale non devono comportare nuovi o maggiori oneri.

Andrebbe valutata l’opportunità di coordinare le disposizioni contenute nei commi da 5-undecies a 5-quaterdecies, in particolare quelle che regolano il nuovo strumento programmatorio in materia di pesca, con il decreto legislativo 26 maggio 2004 n. 154 che contiene la disciplina generale della materia.



Articolo 2, comma 5-quinquiesdecies
(Proroga della Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione)

L'articolo 2, comma 5-quinquiesdecies, prevede che la Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione venga prorogata ogni 3 anni, senza che trovi applicazione la disciplina della valutazione di perdurante utilità prevista dall’art. 3, comma 2, del D.P.R. n. 85 del 2007 per tutti gli organismi operanti presso il Ministero dell'interno.

Per le modalità della proroga, la disposizione rinvia all’articolo 10 del d.l. n. 8 del 1991 (che ha previsto l’istituzione della Commissione) e precisa che essa deve avvenire senza nuovi o maggiori oneri.

 

L’art. 10 del DL n. 8/1991 (L. n. 82/1991)[114] ha previsto l’istituzione con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro della giustizia, sentiti i Ministri interessati, della Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione in favore dei collaboratori di giustizia.

La Commissione è composta da un Sottosegretario di Stato all'interno che la presiede, da 2 magistrati e da 5 funzionari e ufficiali. I componenti della commissione diversi dal presidente sono preferibilmente scelti tra coloro che hanno maturato specifiche esperienze nel settore e che siano in possesso di cognizioni relative alle attuali tendenze della criminalità organizzata, ma che non sono addetti ad uffici che svolgono attività di investigazione, di indagine preliminare sui fatti o procedimenti relativi alla criminalità organizzata di tipo mafioso o terroristico-eversivo.

L’art. 3, comma 2, del DPR n. 85/2007, del quale si esclude l’applicazione, stabilisce che 3 mesi prima della scadenza del termine di durata, gli organismi operanti presso il Ministero dell’interno presentino una relazione sull'attività svolta al Ministro dell'interno, che la trasmette alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai fini della valutazione circa la perdurante utilità dei medesimi e della conseguente eventuale proroga della loro durata, comunque non superiore a 3 anni, da adottarsi con DPCM, su proposta del Ministro dell'interno. Gli eventuali successivi decreti di proroga sono adottati secondo la stessa procedura ed i componenti di ciascun organismo restano in carica sino alla scadenza del termine di durata dell'organismo stesso.

La valutazione circa la perdurante utilità degli organismi collegiali operanti presso pubbliche amministrazioni (commissioni, comitati ed organismi analoghi) è stata prevista dal DL n. 223/2006[115] (L. n. 248/2006) a fini di contenimento della spesa (art. 29, comma 2-bis).



Articolo 2, comma 6
(Personale a tempo determinato degli sportelli unici per l’immigrazione e degli uffici immigrazione delle questure)

L'articolo 2, comma 6, autorizza il Ministero dell'interno, in deroga alla normativa vigente, a rinnovare per un anno i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati in relazione allo stato di emergenza per fronteggiare l'eccezionale afflusso di extracomunitari. La norma è finalizzata a garantire l’operatività sia degli sportelli unici per l’immigrazione in relazione ai compiti di accoglienza e integrazione, sia degli uffici immigrazione delle questure nel completamento delle procedure di emersione del lavoro irregolare.

 

E' tuttora in vigore lo stato di emergenza[116] sull'intero territorio nazionale dichiarato il 20 marzo 2002, in considerazione del "continuo, massiccio afflusso di stranieri che giungono irregolarmente in Italia, creando una situazione particolarmente critica, segnatamente sotto gli aspetti dell'ordine pubblico, dell'accoglienza e della temporanea permanenza" (D.P.C.M. 20 marzo 2002).

Lo stato di emergenza è stato da ultimo prorogato, con D.P.C.M. 17 dicembre 2010, fino al 31 dicembre 2011[117].

 

Lo stato di emergenza ha costituito il quadro nel cui ambito si è proceduto a una pluralità di diverse attività, in deroga alle procedure previste in via generale da leggi dello Stato. Tali attività hanno riguardato, ad esempio:

·         le procedure connesse alla valutazione delle istanze d'asilo;

·         le procedure di regolarizzazione del 2002[118] e del 2009[119];

·         la realizzazione degli interventi necessari all'allestimento, all'ampliamento della disponibilità ricettiva, al miglioramento ed alla manutenzione:

- dei centri di identificazione ed espulsione di cui all'art. 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 296;

- dei centri di accoglienza per richiedenti asilo di cui all'art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 2004, n. 303;

- dei centri di prima assistenza e soccorso di cui al decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451, convertito, con modificazioni dalla legge 29 dicembre 1995, n. 563, ed all'art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394,

- nonché dei servizi di accoglienza alle frontiere di cui all'art. 11, comma 6, del predetto decreto legislativo 286/1998;

·         la gestione dei centri di identificazione e primo soccorso e dei centri di permanenza temporanea ed assistenza (ricorso ad enti, organizzazioni di volontariato, associazioni umanitarie, ecc.; impiego di interpreti estranei alla pubblica amministrazione; ecc.).

 

Al fine di fronteggiare adeguatamente le maggiori esigenze organizzative connesse al protrarsi della situazione di emergenza in esame, l'art. 1, comma 1, dell'O.P.C.M. 29 marzo 2007, n. 3576 ha autorizzato il Ministro dell'interno ad espletare apposite procedure selettive di natura concorsuale per titoli ed esami per l'assunzione, con contratto di lavoro a tempo determinato, di unità di personale nel limite numerico di 650 unità, in deroga alla disciplina allora vigente in materia di impiego di personale a tempo determinato.

 

Il comma in esame autorizza il rinnovo per un anno dei suddetti contratti, al fine di garantire l'operatività degli sportelli unici per l'immigrazione nei compiti di accoglienza e integrazione e degli uffici immigrazione delle Questure nel completamento delle procedure di emersione del lavoro irregolare.

 

Si ricorda che l'art. 22 del Testo unico sull'immigrazione di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 prevede che in ogni provincia è istituito presso la prefettura-ufficio territoriale del Governo uno sportello unico per l'immigrazione, responsabile dell'intero procedimento relativo all'assunzione di lavoratori subordinati stranieri a tempo determinato ed indeterminato. Ai sensi dell'art. 9 del medesimo Testo unico, lo sportello si occupa anche del disbrigo delle pratiche relative alle procedure di ricongiungimento familiare.

 

Ai fini della disposizione in esame non si applicano:

-          l'art. 5 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368[120], che reca sanzioni per il caso in cui il rapporto di lavoro continui dopo la scadenza del termine (in un primo momento maggiorazione della retribuzione e poi trasformazione del rapporto in rapporto a tempo indeterminato);

-          l'art. 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296[121], in materia di stabilizzazione di personale non di ruolo presso le pubbliche amministrazioni;

-          l'art. 3, comma 90, della legge 2007, n. 244[122], in materia di stabilizzazione di pubblici dipendenti precari.

 

Gli oneri per il rinnovo dei contratti in questione sono quantificati in 19,1 milioni.

La relativa copertura è recata dall'articolo 3 del provvedimento in esame.

 

 



 

Articolo 2, comma 6-bis
(Modifica alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di stato giuridico dei professori e dei ricercatori di ruolo)

L’art. 2, comma 6-bis, abroga il comma 5 dell’art. 6 della legge di riforma del sistema universitario (L. 240/2010[123]) che novellava l’art. 1, comma 11, della L. 230/2005[124], a sua volta, però, abrogato dall’art. 29, comma 11, lett. c), della stessa L. 240/2010.

In sostanza, sull’argomento trattato, a suo tempo, dal comma 11 dell’art. 1 della L. 230/2005 interviene, ora, con una nuova disciplina, il comma 4 dell’art. 6 della L. 240/2010, i cui secondo e terzo periodo sostanzialmente coincidono con la novella alla vecchia norma disposta dal comma 5. 

L’abrogazione risponde ad un auspicio espresso dal Presidente della Repubblica nella lettera che ha accompagnato la promulgazione della legge 240/2010. In quella sede, infatti, il Presidente ha sottolineato[125] che “pur non lasciando la norma, da un punto di vista sostanziale, spazio a dubbi interpretativi della reale volontà del legislatore, si attende che ai fini di un auspicabile migliore coordinamento formale, il governo adempia senza indugio all'impegno assunto dal Ministro Gelmini nella seduta del 21 dicembre in Senato, eventualmente attraverso la soppressione del comma 5 dell'articolo”.

 

L’art. 1, comma 11, della L. 230/2005 ha stabilito che ai ricercatori (oltre che agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati) che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell’art. 12 della L. 341 del 1990, nonché ai professori incaricati stabilizzati, sono affidati, con il loro consenso e fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la programmazione didattica definita dai competenti organi accademici, nonché compiti di tutorato e di didattica integrativa. Per la durata dell’incarico è attribuito il titolo di professore aggregato.

Rispetto alla disposizione citata, il comma 4 dell’art. 6 della L. 240/2010 si riferisce, per quanto concerne i ricercatori, esclusivamente a quelli a tempo indeterminato. Ulteriore novità è costituita dalla previsione che il titolo di professore aggregato è altresì conservato, esclusivamente per i ricercatori, nei periodi di congedo straordinario per motivi di studio di cui essi usufruiscono nell’anno successivo a quello in cui hanno svolto gli stessi corsi e moduli.

Infine, si dispone che ogni università, nei limiti delle disponibilità di bilancio e sulla base di criteri e modalità stabiliti con proprio regolamento, determina la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori di ruolo ai quali sono affidati gli stessi corsi e moduli.

 

 



Articolo 2, comma 6-ter
(Emanazione di un regolamento per la disciplina delle attività di formazione per addetti al salvamento acquatico)

Il comma 6-ter dell’articolo 2 prevede l’emanazione di un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400/1988, che disciplini i corsi di formazione per addetti al salvamento acquatico. Il decreto ministeriale dovrà essere emanato entro il 31 dicembre 2011.

Allo stato i corsi di formazione per addetti al salvamento acquatico non sono disciplinati da norme di rango legislativo o regolamentare, ma vengono autorizzati sulla base di circolari ministeriali.

Il citato articolo 17, comma 3, stabilisce che la legge può autorizzare l’adozione di regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità a questo sottordinate. Tali regolamenti, emanati con decreti ministeriali o interministeriali, non possono dettare norme contrarie ai regolamenti emanati dal Governo e devono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.

Fino alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale in oggetto:

§      restano valide le autorizzazioni, rilasciate fino al 31 dicembre 2009, per lo svolgimento dei corsi di formazione per addetti al salvamento acquatico e per il rilascio dei relativi brevetti;

§      l’efficacia delle autorizzazioni rilasciate successivamente al 31 dicembre 2009 è sospesa;

§      non possono essere rilasciate nuove autorizzazioni per lo svolgimento dei corsi.

 



Articolo 2, comma 6-quater
(Funzionamento e esercizio dei compiti di vigilanza e controllo in materia di sicurezza delle navi e delle strutture portuali
svolti dal Corpo delle capitanerie di porto
)

Il comma 6-quaterprevede che, per gli anni 2011, 2012 e 2013, le risorse per i volontari del Corpo delle capitanerie di porto, di cui all’art. 585 del D.Lgs. 66/2010, nei limiti di 14.8 milioni di euro per il 2011, di 9.6 milioni di euro per il 2012 e di 6.6 milioni di euro per il 2013, vengano utilizzate per i fini previsti dall’art. 2, co. 98, l. 244/2007, ossia per le esigenze di funzionamento e per l’esercizio dei compiti di vigilanza e controllo operativi in materia di sicurezza delle navi e delle strutture portuali svolti dal Corpo delle capitanerie di porto.

 

L’art. 2217 dello stesso D.Lgs. 66/2010, infatti, prevede che le consistenze di ognuna delle categorie di volontari del Corpo delle capitanerie di porto vengano determinate, fino al 31.12.2015, con decreto del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell’economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l’innovazione. Le previsioni di tali consistenze per gli anni 2011, 2012 e 2013, realizzano dei risparmi di spesa per gli oneri rispettivamente di 14.8, 9.6 e 6.6 milioni di euro.

 

Il secondo periodo del comma 6-quater dispone che alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno ed indebitamento derivanti dall’applicazione del precedente periodo -  quantificati in 7,5 milioni di euro per il 2011, in 4,9 milioni di euro per il 2012 e in 3,4 milioni per il 2013 – si provveda mediante corrispondente utilizzo, in termini di sola cassa, del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008.

Il Fondo da ultimo citato, è stato istituito dall’art. 6, comma 2, del D.L. n. 154/2008 nello stato di previsione del Ministero dell'economia (cap. 7593). Il Fondo è finalizzato a compensare gli effetti negativi scaturenti in termini di cassa da specifici contributi di importo fisso costante con onere a carico dello Stato, concessi in virtù di autorizzazioni legislative. Il Fondo,che opera in termini di sola cassa, è stato inizialmente dotato di 435 milioni per il 2010 e di 175 milioni per il 2011, e successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative.

A bilancio 2011, le disponibilità del Fondo risultano pari a 1.122,6 milioni di euro per il 2011, a 1.000 milioni di euro per il 2012 e a 1.000 milioni per il 2012.

 

 



Articolo 2, commi 6-quinquies e 6-sexies
(Promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato)

I commi 6-quinquiese 6-sexies posticipano al 1° gennaio 2016 l'obbligo di frequentare con profitto un corso di aggiornamento ai fini della promozione alla qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, per l'accesso alla qualifica di primo dirigente e per la promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato.

 

A tal proposito si ricorda che l’art. 57, co. 3, del D.Lgs. n. 334/2000[126] stabilisce che la frequenza con profitto dei corsi di aggiornamento professionale, costituisce requisito necessario, rispettivamente, per gli scrutini per la promozione alla qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, l'ammissione al corso di formazione per l'accesso alla qualifica di primo dirigente e la promozione a dirigente superiore.

 



Articolo 2, comma 6-septies
(Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura)

Il comma 6-septies dell’articolo 2 dispone, a decorrere dal 31 marzo 2011, l'unificazione del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura e del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso nel nuovo Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura.

 

Il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura, istituito con leggi nn. 108/96 e 44/99 e regolato con D.P.R. 455/99 ha lo scopo di:

- concedere un indennizzo commisurato ai danni derivanti dagli eventi subiti, a favore delle vittime dell'estorsione esercenti un'attività economica imprenditoriale;

- concedere un mutuo decennale senza interessi per un ammontare commisurato al danno subito per la vicenda di usura, a favore delle vittime dell'usura esercenti un'attività comunque economica.

L'organo essenziale del Fondo è il Comitato di Solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura presso il Ministero degli interni, presieduto dal “Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura”.

L'elargizione è concessa a condizione che:

a) la vittima non abbia aderito o abbia cessato di aderire alle richieste estorsive; tale condizione deve permanere dopo la presentazione della domanda di cui all'articolo 13;

b) la vittima non abbia concorso nel fatto delittuoso o in reati con questo connessi ai sensi dell'articolo 12 del codice di procedura penale;

c) la vittima, al tempo dell'evento e successivamente, non risulti sottoposta a misura di prevenzione o al relativo procedimento di applicazione, ai sensi della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 , e della legge 31 maggio 1965, n. 575 , e successive modificazioni, né risulti destinataria di provvedimenti che dispongono divieti, sospensioni o decadenze ai sensi degli articoli 10 e 10-quater, secondo comma, della medesima legge n. 575 del 1965 , salvi gli effetti della riabilitazione;

d) il delitto dal quale è derivato il danno, ovvero, nel caso di danno da intimidazione anche ambientale, le richieste estorsive siano stati riferiti all'autorità giudiziaria con l'esposizione di tutti i particolari dei quali si abbia conoscenza.

Anche se la vittima è un sottoposto a misura di prevenzione, l’elargizione è concessa nel caso questi fornisce all'autorità giudiziaria un rilevante contributo nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione o la cattura degli autori delle richieste estorsive, o del delitto dal quale è derivato il danno, ovvero di reati connessi ai sensi dell'articolo 12 c.p.p.

Il Comitato delibera, alle condizioni previste dalla legge, i benefici economici sopracitati. La delibera del Comitato viene tradotta in decreto dal Commissario Straordinario del Governo e viene quindi trasmesso alla Consap (Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici) che, in forza di atto concessorio con il Ministero dell'Interno, provvede alla gestione del Fondo stesso e a dare esecuzione al decreto.

 

Con il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso– istituito dalla legge n. 512 del 1999 - lo Stato sostiene le vittime dei reati mafiosi, garantendo il risarcimento dei danni liquidati in sentenza.

Il Fondo è alimentato da un contributo annuale dello Stato, da somme derivanti dalla vendita dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose e da una quota, definita annualmente con decreto del Ministro dell’Interno, del contributo devoluto al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura sui premi assicurativi.

La Consap gestisce il Fondo per conto del Ministero dell'Interno sulla base di un’apposita concessione.

Il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, presieduto dal Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, decide sulle domande di accesso al Fondo, previa verifica dei presupposti e  requisiti di legge.

Presupposto per l'accesso al Fondo è la costituzione di parte civile di persone fisiche o enti destinatari di sentenze emesse, dopo il 30 settembre 1982, nei confronti di imputati di tipo mafioso. Tali sentenze possono essere:

- di condanna definitiva al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali;

- di condanna non definitiva al pagamento di una provvisionale;

- di condanna per il risarcimento delle spese e degli onorari di costituzione e di difesa.

Gli enti hanno diritto di accesso al Fondo (entro i limiti delle disponibilità finanziarie annuali dello stesso) limitatamente al rimborso delle spese processuali.

I requisiti per l’accesso al Fondo sono l’inesistenza, nei confronti del richiedente, alla data di presentazione della domanda di una sentenza definitiva di condanna per uno dei reati di cui all'art. 407, comma 2, lett. a), del c. p.p. o di un  procedimento penale in corso per uno dei predetti reati, dell’applicazione in via definitiva di una misura di prevenzione, ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, o di un procedimento in corso per l’applicazione di una misura di prevenzione; l’inesistenza a carico della vittima deceduta, alla data dell’evento lesivo di una sentenza definitiva di condanna per uno dei reati di cui all’art. 407, comma 2, lett. a), del c.p.p. o di un procedimento penale in corso per uno dei predetti reati; dell’applicazione in via  definitiva di una misura di prevenzione, ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, o di un procedimento in corso per l’applicazione di una misura di prevenzione.

Il nuovo Fondo unificato è surrogato nei diritti delle vittime negli stessi termini e alle stesse condizioni già previsti per i predetti fondi unificati e subentra in tutti i rapporti giuridici già instaurati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.

Il Fondo sarà alimentato con le risorse previste dalle normative vigenti per i Fondi unificati, ovvero mediante:

-                   uno stanziamento annuo a carico del bilancio dello Stato pari a 10,3 mld di euro; i beni provenienti dalla confisca ordinaria ai sensi dell'articolo 644, sesto comma, c.p.; le donazioni e i lasciti da chiunque effettuati (art. 14, comma 11, legge n. 108/1996);

-                   un contributo, sui premi assicurativi, raccolti nel territorio dello Stato, nei rami incendio, responsabilità civile diversi, auto rischi diversi e furto, relativi ai contratti stipulati a decorrere dal 1° gennaio 1990; un contributo dello Stato determinato secondo modalità individuate dalla legge (nel limite massimo di 41,3 mld di euro); una quota pari alla metà dell'importo, per ciascun anno, delle somme di denaro confiscate ai sensi della legge n. 575/1965; una quota pari ad un terzo dell'importo del ricavato, per ciascun anno, delle vendite disposte a norma dell'articolo 2-undecies della suddetta legge n. 575 del 1965, relative ai beni mobili o immobili ed ai beni costituiti in azienda confiscati alle mafie ai sensi della medesima legge n. 575 del 1965 (art. 18, comma 1, legge n. 44/1999);

-                   un contributo annuale dello Stato di 10,3 mld, da somme derivanti dalla vendita dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose (art. 1, legge n. 512/1999).

 

La disposizione in esame abroga l'articolo 1-bis della legge n. 512/1999 che prevedeva l’alimentazione del Fondo di rotazioneper la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso anche attraverso una quota annuale (definita con DM Interno) del contributo devoluto al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura sui premi assicurativi.

Il comma 6-septies demanda, infine, ad un regolamento di attuazione - da adottare entro 3 mesi – il coordinamento delle discipline degli attuali regolamenti attuativi dei Fondi ora unificati dettate rispettivamente dal DPR n. 455 del 1999 (Regolamento del Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura) e dal DPR n. 284 del 2001 (Regolamento del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso).

 



Articolo 2 commi da 6-octies a 6-decies
(Requisiti per la nomina a prefetto e conferimento di incarico ai prefetti di Monza e della Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani)

Il comma 6-octies è volto a ridurre da 4 a 2 gli anni di servizio nella qualifica richiesti ai dirigenti generali di pubblica sicurezza al fine di ottenere la nomina a uno dei 17 posti di prefetto loro riservati, precisando che non solo da tale assetto non derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ma anche che dalla nomina dei dirigenti generali a prefetto non deve conseguire un incremento delle dotazioni organiche degli e delle qualifiche dirigenziali sottostanti (comma 6-nonies).

Si ricorda, a tal proposito, che ai sensi dell’art. 2, co. 93 della L. n. 244/2007 (Legge Finanziaria 2008), i dirigenti generali di pubblica sicurezza con almeno quattro anni di servizio nella qualifica possono essere nominati prefetto, nel numero massimo di 17, conservando a tutti gli effetti l'anzianità maturata nella qualifica di dirigente generale.

 

Il comma 6-decies, infine, differisce il termine per il conferimento degli incarichi ai prefetti di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani fino al 15° giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame.

 

Si ricorda che, in ordine alle provincie di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani (istituite rispettivamente con leggi n. 146, 147 e 148 dell’11 giugno 2004), la Commissione I Affari costituzionali (22 dicembre 2010) e la Commissione V Bilancio (21 dicembre 2010), hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento di istituzione della prefettura – U.T.G. nelle province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta – Andria – Trani[127]. Il decreto, ad oggi, non risulta ancora pubblicato in gazzetta.



Articolo 2, commi 6-undecies – 6-sexiesdecies
(Esperti per la sicurezza)

 

I commi in esame istituiscono la figura degli esperti di pubblica sicurezza, inviati dal Dipartimento della pubblica sicurezza presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari.

 

Il comma 6-undecies individua la finalità della norma nell’azione di contrasto della criminalità organizzata, anche transnazionale, nonché nella cooperazione internazionale di polizia, anche in attuazione degli impegni derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea ovvero in esecuzione degli accordi di collaborazione con i Paesi interessati.

A tal fine, a decorrere dal termine di proroga fissato dall’articolo 1, comma 1, del presente decreto (ossia dal 15 marzo 2011), il Dipartimento della pubblica sicurezza può inviare presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari, funzionari della Polizia di Stato e ufficiali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza in qualità di esperti per la sicurezza.

Il numero di esperti non è definito direttamente dalla norma che fa riferimento al numero consentito dagli stanziamenti di cui al comma 6-quinquesdecies. In ogni caso, il numero complessivo dovrà comprendere le venti unità di esperti appartenenti alla Direzione centrale per i servizi antidroga, che operano già presso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari ai sensi dell’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, per lo svolgimento di attività di studio, osservazione, consulenza e informazione in vista della promozione della cooperazione contro il traffico della droga. Tali esperti antidroga confluiscono, pertanto, nella nuova figura di esperti per la sicurezza.

 

L’impiego di esperti all’estero è disciplinato in generale dall’articolo 168 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18 (Ordinamento dell'Amministrazione degli affari esteri) che fissa le procedure di nomina e il numero di posti disponibili (complessivamente 165).

 

Ai sensi del comma 6-duodecies gli esperti per la sicurezza dipendono dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, mentre gli esperti antidroga continuano a far capo alla Direzione antidroga, anch’essa facente capo al Dipartimento di PS.

Gli esperti per la sicurezza operano nell’ambito delle linee guida definite dal Comitato per la programmazione strategica per la cooperazione internazionale di polizia (COPSCIP). Si tratta dell’organismo istituito dall’articolo 5 del decreto-legge 187/2010, convertito, dalla legge 217/2010, con il compito di predisporre le linee di indirizzo strategico per rafforzare l'attività del personale delle Forze di polizia all'estero.

 

Il comma 6-terdecies demanda la determinazione del numero degli esperti per la sicurezza ad un regolamento adottato dal Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri degli affari esteri e dell’economia e delle finanze, secondo la procedura di cui l’art. 17, comma 3, della legge 400/1988 (decreto ministeriale adottato previo parere del Consiglio di Stato). Il regolamento dovrà indicare le modalità attuative della disposizione in commento, compresa l’individuazione degli esperti e la loro formazione presso la Scuola di perfezionamento per le forze di Polizia.

 

La durata dell’incarico di esperto per la sicurezza è di due anni ed è prorogabile per non più di due volte. In ogni caso, la durata totale dell’incarico non può superare complessivamente i sei anni (per gli esperti di cui all’art. 11 del DPR 18/1967 la durata massima è di 8 anni). Il periodo di incarico vale, a tutti gli effetti, ai periodi di direzione o comando, nelle rispettive qualifiche o gradi, presso le forze di polizia di appartenenza (comma 6-quaterdecies).

 

Il comma 6-quinquiesdecies destina uno stanziamento di 5 milioni di euro per la copertura degli oneri conseguenti all’istituzione degli esperti per la sicurezza a valere sul fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell'interno per le esigenze correnti di funzionamento dei servizi dell'Amministrazione (articolo 3, comma 151, L. 24 dicembre 2003, n. 350); il fondo ha una dotazione, a decorrere dall'anno 2004, di 100 milioni di euro. Tale somma si aggiunge alle disponibilità di cui all’articolo 11, comma 5, del citato DPR 309/1990 (4 miliardi di lire all’anno).

Inoltre, il comma in commento sopprime la figura degli ufficiali di collegamento, sostituiti dagli esperti per la sicurezza, istituita dall’art. 1, commi da 553 a 556 della legge 311/2004. Di conseguenza è soppresso lo stanziamento di 5 milioni, ivi previsto, per lo sviluppo della rete degli ufficiali di collegamento.

 

Infine, il comma 6-sexiesdecies contiene alcune novelle testuali al più volte citato articolo 11 del DPR 309/1990, di carattere formale.

 

 



Articolo 2, comma 7
(Disciplina delle operazioni di dismissione degli immobili della difesa ai fini del finanziamento del piano di rientro del comune di Roma)

Il comma 7 novella l'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010), introducendo due nuovi commi, il 196-bis e il 196-ter, relativi alle procedure per la dismissione degli immobili della difesa, i cui proventi sono destinati, in parte, ai sensi del comma 195 della medesima legge, a garantire copertura finanziaria al rifinanziamento autorizzato per l’anno 2010 per il ripiano dei debiti ricompresi nel piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, predisposto dal Commissario straordinario del Governo, fino a concorrenza dell’importo indicato nel comma 196-ter.

 

In particolare, il nuovo comma 196-bis dell'articolo 2 della legge finanziaria per il 2010 fissa al 31 dicembre 2011 la conclusione delle operazioni di dismissione degli immobili militari, nei limiti delle quali, ai sensi del comma 195, articolo 2, della finanziaria 2010, è attribuito per l’anno 2010 al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo un contributo di complessivi 600 milioni di euro.

Resta fermo quanto previsto, a tal fine, dal comma 195, articolo 2, della finanziaria 2010 e dal comma 2, articolo 314, del Codice dell'ordinamento militare, che detta la procedura di individuazione degli immobili militari da alienare o valorizzare.

 

Si ricorda che l’articolo 2, comma 195, della finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009), come successivamente modificato dall’articolo 4, commi 7-8, del D.L. n. 2/2010 (legge n. 42/2010) e poi dall’art. 2130 del Codice dell'ordinamento militare[128], ha previsto per l’anno 2010 l’attribuzione al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo di complessivi 600 milioni di euro, di cui 100 milioni al comune di Roma e 500 milioni al Commissario straordinario, attraverso assegnazione di quote dei fondi comuni di investimento immobiliari costituiti dal Ministero della difesa ai sensi dell'articolo 314, comma 1, del citato Codice dell'ordinamento militare ovvero attraverso i proventi realizzati con i trasferimenti degli immobili stessi ai fondi comuni. In sostanza, dunque, l’assegnazione del contributo di 500 milioni per il 2010 in favore del Commissario straordinario di Governo del comune di Roma è legata alla costituzione dei suddetti fondi comuni di investimento immobiliare, ad opera del Ministero della difesa.

Tali fondi comuni sono promossi dal Ministro della difesa allo scopo di conseguire, attraverso la valorizzazione e l’alienazione degli immobili militari, le risorse necessarie a soddisfare le esigenze infrastrutturali e alloggiative delle Forze armate.

Il contributo è peraltro concesso nei limiti del trasferimento o conferimento ai fondi degli immobili individuati dal Ministro della difesa con decreti emanati ai sensi del comma 2 del medesimo articolo 314 del Codice dell'ordinamento militare.

 

Ai fini della formulazione del testo va considerato, con riferimento al primo periodo del nuovo comma 196-bis, che va eliminato il riferimento al comma 196, per quanto concerne le operazioni di dismissione immobiliare, in quanto il comma 196, come novellato dal successivo comma 8, non contiene più alcun riferimento a tali operazioni.

In merito occorre osservare che la versione previgente del comma 196 faceva esplicito riferimento alla vendita delle quote dei fondi immobiliari in relazione all'estinzione, entro il 31 dicembre 2010, dell’anticipazione di tesoreria concessa al Commissario. La versione vigente, come modificata dal comma 8 dell'articolo 2 del presente provvedimento, non contempla un riferimento esplicito a tale procedura ai fini della copertura dell’anticipazione, che è stata interamente posta a carico del bilancio dello Stato.

 

Il nuovo comma 196-bis dispone, inoltre, che nell'ambito delle procedure di alienazione degli immobili militari, siano da considerarsi urgenti quelle relative agli immobili contemplati ai punti 1-4 dell'articolo 4 del protocollo di intesa per la valorizzazione e alienazione degli immobili militari, sottoscritto dal Comune di Roma e dal Ministero della difesa firmato in data 4 giugno 2010, e cioè:

Ø          stabilimento militare materiali elettrici e di precisione, via Guido Reni;

Ø          direzione magazzini del commissariato, via del Porto fluviale;

Ø          magazzini A.M., via dei Papareschi;

Ø          Forte Boccea, area libera adiacente.

 

Le alienazioni dovranno essere condotte assicurando la congruità del valore degli immobili con le finalizzazioni ivi previste

 

Gli immobili oggetto delle disposizioni in commento sono alienati con le procedure previste dall'articolo 1, comma 436, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005); mentre non trova applicazione il successivo comma 437.

 

Il comma 436 citato (come sostituito dall'articolo 2, comma 223, della finanziaria per il 2010) autorizza l’Agenzia del Demanio ad alienare beni immobili di proprietà dello Stato singolarmente o in blocco, con le seguenti modalità:

·         mediante trattativa privata, se di valore unitario o complessivo non superiore ad euro 400.000,00;

·         mediante asta pubblica ovvero invito pubblico ad offrire, se di valore unitario o complessivo superiore ad euro 400.000,00. Ove tali beni non siano aggiudicati, si può ricorrere anche in questo caso alla trattativa privata.

 

Si osserva che l’alienazione deve avvenire nel rispetto del principio di trasparenza dell'azione amministrativa, nonché delle procedure disciplinate dall'articolo 14-bis, comma 3, lettera f), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112[129]  in materia di alienazione di immobili della Difesa; in particolare, sono fatte salve le procedure richieste per la verifica dell’interesse storico-artistico dei beni da alienare.

Per quanto attiene all’aggiudicazione, nel caso di esperimento di procedure concorsuali, essa avviene a favore dell'offerta più alta rispetto al prezzo di base.

Nelle procedure ad offerta libera, l’aggiudicazione è in favore dell'offerta migliore, previa valutazione della sua convenienza economica da parte dell'Agenzia del demanio, sulla base dei valori indicati nell'Osservatorio del mercato immobiliare per la zona di riferimento, avendo riguardo alla tipologia di immobile e all'andamento del mercato. In caso di procedura ad offerta libera, l'Agenzia del demanio può riservarsi di non procedere all'aggiudicazione degli immobili.

Il comma 437, anch'esso sostituito dalla legge finanziaria 2010, non trova applicazione nell'ambito della disciplina qui considerata e prevede diritti di opzione e di prelazione in favore delle regioni e degli enti locali territoriali sul cui territorio insistono gli immobili in vendita.

 

Per quanto concerne i proventi derivanti dalla vendita degli immobili militari, il nuovo comma 196-bis prevede che essi siano versati - unitamente ai proventi realizzati a qualsiasi titolo con riferimento all'intero territorio nazionale con i fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari costituiti dal Ministero della difesa ai sensi dell’articolo 314, comma 2, del Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. n. 66/2010) - al bilancio dello Stato per essere riassegnati alla contabilità speciale 1778, denominata "Fondi di bilancio", intestata all'Agenzia delle entrate, su cui confluiscono, tra l'altro, gli stanziamenti di spesa destinati alla regolazione contabile dei rimborsi e dei crediti di imposta. I proventi della vendita degli immobili devono essere versati alla suddetta contabilità fino a concorrenza dell'importo indicato ai sensi del successivo (vedi infra) comma 196-ter (pari a 500 milioni), incrementato degli interessi legali maturati.

Qualora i proventi in questione risultino superiori ai predetti importi, le somme eccedenti sono destinati ad assicurare al Ministero della difesa le somme occorrenti per le attività di riallocazione delle funzioni svolte negli immobili alienati.

Eventuali ulteriori eccedenze sono destinate all'entrata del bilancio, per essere riassegnate al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato.

 

Il Fondo, istituito dalla legge 27 ottobre 1993, n. 432 con l’obiettivo di destinare i proventi delle operazioni di privatizzazione alla riduzione del debito pubblico, è attualmente disciplinato dal D.Lgs. n. 396/2003 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di debito pubblico” (Testo A), Capo III del Titolo I (artt. 44-52).

Le risorse finanziarie di cui il Fondo può disporre (art. 45, D.Lgs. n. 396/2003) sono individuate in:

a)       titoli di Stato corrisposti dagli acquirenti come prezzo dovuto per la vendita di beni del patrimonio immobiliare ovvero di partecipazioni dello Stato;

b)       proventi relativi alla vendita di partecipazioni dello Stato; sono in ogni caso esclusi i proventi derivanti dalle dismissioni immobiliari;

c)       gettito derivante da entrate straordinarie dello Stato;

d)       eventuali assegnazioni da parte del Ministero dell’economia e delle finanze;

e)       proventi derivanti da donazioni o da disposizioni testamentarie, comunque destinate al conseguimento delle finalità del Fondo;

f)         proventi derivanti dalla vendita di attività mobiliari e immobiliari confiscate dall'autorità giudiziaria e corrispondenti a somme sottratte illecitamente alla pubblica amministrazione.

Le somme destinate al Fondo affluiscono all’entrata del bilancio dello Stato[130], per essere poi trasferiti ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell’economia (capitolo 9565 dell’UPB 26.2.9) ed essere infine accreditate presso la Banca d'Italia, in un conto intestato appunto al Fondo.

Si ricorda che in base all’art. 48 del D.P.R. n. 397/2003 le disponibilità che affluiscono al Fondodebbono essere interamente impiegate nell'acquisto di titoli di Stato o nel rimborso di titoli in scadenzaa decorrere dal 1995, nonché per l'acquisto di partecipazioni azionarie possedute da società delle quali il Tesoro sia unico azionista, ai fini della loro dismissione.

 

L'ultimo periodo del nuovo comma 196-bis si riferisce ai compiti del nuovo Commissario straordinario di Governo del comune di Roma, nominato ai sensi dell'articolo 4, comma 8-bis, del richiamato D.L. n. 2/2010, in tema di accertamento di ulteriori partite debitorie e creditorie rispetto alla rilevazione già certificata nel documento predisposto alla data del 30 luglio 2010, in base all’articolo 14, comma 13-bis, del D.L. n. 78/2010 (legge n. 122/2010).

 

Si ricorda che ai sensi dell’articolo 78, comma 1, del D.L. n. 112/2008 il Sindaco del comune di Roma era stato nominato Commissario straordinario del Governo, con il compito di provvedere alla ricognizione della situazione economico-finanziaria del comune e di predisporre e attuare il piano di rientro dall’indebitamento pregresso del comune. Il piano di rientro è stato approvato con D.P.C.M. 5 dicembre 2008.

Con il D.L. n. 2/2010 (articolo 4, comma 8-bis), l’articolo 78, comma 1, del D.L. n. 112/2008 è stato novellato, al fine di evitare che il Commissario straordinario del Governo dovesse necessariamente essere individuato nella figura del Sindaco del Comune stesso. La norma ha inoltre previsto che il Commissario del Governo, non più individuato nella persona del Sindaco di Roma, procedesse alla “definitiva ricognizione” della massa attiva e passiva da computare nel piano di rientro.

Successivamente, il comma 13-bis dell'articolo 14 del D.L. n. 78 del 2010 – peraltro interamente riformulato dal successivo comma 9 dell’articolo 2 del provvedimento in esame, cui si rinvia - ha ribadito che il nuovo Commissario di Governo proceda all'accertamento definitivo del debito del comune di Roma, al fine di redigere successivamente il piano di rientro delle passività pregresse del Comune di Roma, aggiornato in termini di crediti certi, liquidi ed esigibili, documento questo da approvare con decreto del Ministro dell’economia e da allegare al contratto di servizio previsto dal comma medesimo.

L’accertamento definitivo del debito del Comune di Roma, previsto dal citato comma 13-bis, è stato effettuato con il Documento predisposto dal Commissario straordinario del Governo di luglio 2010.

 

In particolare, la norma prevede che il Commissario, in quanto in possesso di comprovati requisiti di elevata professionalità nella gestione economico-finanziaria, acquisititi nel settore privato, necessari per gestire la fase operativa di attuazione del piano di rientro, provveda ad accertare, con propri provvedimenti, le eventuali ulteriori partite debitorie e creditorie, rispetto al documento di accertamento del debito predisposto alla data del 30 luglio 2010.

Il predetto documento si intende approvato con effetti decorrenti dalla data del 29 dicembre 2010.

 

Il nuovo comma 196-ter della legge 191/2009, introdotto dal presente comma, prevede l’utilizzo di quota parte delle risorse disponibili sulla contabilità speciale 1778 a finalità di copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla corresponsione al Commissario del Governo del Comune di Roma dell'anticipazione, prevista dal comma 196 della legge finanziaria 2010, del contributo di 500 milioni assegnato al Commissario.

A tal fine, la norma prevede il versamento all'entrata del bilancio dello Stato di parte delle risorse disponibili sulla suddetta contabilità speciale, fino a concorrenza dell'importo indicato ai sensi del comma 196-ter, da riassegnare allo stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze, per essere destinata all'estinzione dell'anticipazione di tesoreria complessivamente concessa ai sensi del medesimo comma 196 (vedi successivo comma 8).

Il comma 196 dell'articolo 2 della legge finanziaria 2010, più volte modificato, concede un'anticipazione di tesoreria di 500 milioni per l’anno 2010 al Commissario straordinario del Governo, fino a concorrenza dell’importo ad esso attribuito (i cinque sesti dei 600 milioni complessivi previsti dal suddetto comma 195). Tale anticipazione è finalizzata al pagamento di specifiche esigenze ricomprese nel piano di rientro dell’indebitamento del comune di Roma, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2008, ai sensi dell'articolo 78 del decreto legge n. 112 del 2008, e in particolare al pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, ricompresi nel predetto piano di rientro. Al riguardo, il comma 196 prevedeva, nel testo previgente, che quota parte di tale anticipazione, per un importo pari a 200 milioni di euro, fosse erogata entro il mese di gennaio 2010, mentre la restante quota (ulteriori 300 milioni di euro) fosse erogata soltanto subordinatamente al conferimento nonché al trasferimento degli immobili ai fondi comuni costituiti dal Ministero della difesa qui sopra ricordati.

 

 



Articolo 2, commi 8 e 9
(Piano di rientro finanziario del Comune di Roma)

Il comma 8 reca una novella al comma 196 dell’articolo 2 della legge n. 191/2009 (legge finanziaria per il 2010), che reca disposizioni relative al comune di Roma, con riferimento all’attribuzione di un contributo di 500 milioni di euro per l’anno 2010 per il ripiano dei debiti ricompresi nel piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, predisposto dal Commissario straordinario del Governo, ai sensi dell’articolo 78 del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (legge n. 133/2008), ed approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 2008[131].

 

La novella in esame è volta:

§         a precisare le modalità di erogazione dell’anticipazione di tesoreria concessa nell’anno 2010 al Commissario straordinario del Governo in relazione al contributo autorizzato per tale anno dall’articolo 2, comma 195-196, della legge finanziaria 2010,

§         nonché a porre a carico del bilancio dello Stato gli oneri derivanti dall'estinzione dell'anticipazione stessa, che invece, la normativa previgente poneva in capo alla Gestione commissariale del comune di Roma al bilancio.

 

A tal fine si ricorda che l’articolo 2, comma 195, della finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009), come successivamente modificato dall’articolo 4, commi 7-8, del D.L. n. 2/2010 (legge n. 42/2010) e poi dall’art. 2130 del Codice dell'ordinamento militare[132], ha disposto per l’anno 2010 l’attribuzione al comune di Roma e al Commissario straordinario del Governo di complessivi 600 milioni di euro, di cui 100 milioni al comune di Roma e 500 milioni al Commissario straordinario del Governo, attraverso assegnazione di quote dei fondi comuni di investimento immobiliari costituiti ai sensi del comma 189 dell’articolo 2 della finanziaria medesima ovvero attraverso i proventi realizzati con i trasferimenti degli immobili stessi ai fondi comuni.

In base alla normativa introdotta dalla legge finanziaria per il 2010, dunque, l’assegnazione del contributo di 500 milioni di euro per il 2010 in favore del Commissario straordinario di Governo del comune di Roma era legata alla costituzione di uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, ad opera del Ministero della difesa, da attuarsi d’intesa con i comuni attraverso accordi di programma, secondo la disciplina recata dai commi 189-194 dell’articolo 2 della legge finanziaria medesima[133].

Si segnala che tali commi sono stati abrogati dall'art. 2268, comma 1, n. 1083), del D.Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare). La disciplina in tema di fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari, è ora contenuta nell’articolo 314 del citato D.Lgs. n. 66/2010.

 

In merito all’assegnazione del contributo, il comma 196 della legge finanziaria 2010 ha autorizzato una anticipazione di tesoreria al Commissario straordinario del Governo fino a concorrenza dell’importo complessivamente attribuito (500 milioni), da erogarsi per 200 milioni di euro entro il mese di gennaio 2010 e per la restante quota subordinatamente al conferimento o al trasferimento degli immobili ai fondi comuni, secondo una apposita convenzione tra il Ministero dell'economia e delle finanze e il Commissario straordinario del Governo, al fine di provvedere al pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente, relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, ricompresi nel predetto piano di rientro.

Il comma prevedeva inoltre che l’anticipazione fosse estinta entro il 31 dicembre 2010, anche tramite il ricavato della vendita delle quote dei fondi immobiliari spettanti al Commissario straordinario del Governo.

 

Con la novella introdotta dal comma in esame si dispone, in particolare, che l’anticipazione venga accreditata direttamente sulla contabilità speciale intestata al Commissario straordinario di Governo, e che venga erogata per 200 milioni di euro entro il mese di gennaio 2010, come già previsto, e per la parte residua entro il 31 dicembre 2010.

L’anticipazione si estingue entro il 31 dicembre 2010con oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, la previsione di porre in capo al bilancio statale l'onere di 500 milioni per l’anno 2010, quale contributo al rifinanziamento del piano di rientro dall’indebitamento del Comune di Roma determina effetti finanziari negativi esclusivamente in termini di saldo netto da finanziare, e non anche in termini di indebitamento netto e fabbisogno del settore statale, in quanto restano invariati, rispetto all'originario testo del comma 196 già citato, gli interventi finanziabili con l'anticipazione in questione (pagamento delle rate di ammortamento e degli oneri di parte corrente, relativi ad oneri di personale, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di servizi e forniture, compresi nel piano), a suo tempo specificatamente individuati, per evitare che l'utilizzo della ripetuta anticipazione da parte della Gestione commissariale potesse peggiorare l'indebitamento netto e il fabbisogno del settore statale.

 

Per quanto concerne la copertura finanziaria di tali oneri, si ricorda che ai sensi del nuovo comma 196-ter, introdotto dal precedente comma 7, all’articolo 2 della legge finanziaria per il 2010, gli oneri derivanti dall’estinzione dell’anticipazione sono coperti mediante corrispondente versamento al bilancio dello Stato di una quota, paria a 500 milioni per l'anno 2010, delle risorse complessivamente disponibili sulla contabilità speciale 1778 "Agenzia delle entrate - Fondi di Bilancio", relative a rimborsi e compensazioni di crediti di imposta, da riassegnare ad apposito programma dello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze, per essere destinata all'estinzione dell'anticipazione di tesoreria complessivamente concessa ai sensi del comma 196 in questione.

 

Il comma 9 reca alcune novelle alle disposizioni recate dall’articolo 14 del D.L. n. 78/2010, concernenti la disciplina ed il rifinanziamento per l’anno 2011 del piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma.

 

La lettera a) del comma 9 in esame sostituisce il comma 13-bis dell'articolo 14 del decreto-legge n. 78, relativo alle modalità per la stipula del contratto di servizio, previsto dall’articolo 5 del DPCM del 5 dicembre 2008 di approvazione del piano di rientro, finalizzato al reperimento dei finanziamenti occorrenti al finanziamento del piano stesso e per la relativa copertura di spesa (complessivamente, 500 milioni di euro annui).

Al riguardo, si ricorda che il comma prevedeva che la stipula fosse effettuata previa approvazione, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di apposito piano di estinzione per quanto attiene ai 300 milioni di finanziamento posi a carico dello Stato, nonché d'intesa con il Comune di Roma per quanto attiene gli ulteriori 200 milioni di euro, posti a carico della gestione commissariale.

La norma prevedeva altresì che il Commissario straordinario procedesse all'accertamento definitivo del debito, anch’esso da approvarsi con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze.

 

A seguito delle modifiche introdotte dal comma in esame, viene precisato:

1)    che l’apposito contratto di servizio per i finanziamenti occorrenti al ripiano dei debiti può essere stipulato dal Commissario straordinario del Governo, sotto qualsiasi forma tecnica, eliminando pertanto la previsione in base alla quale si dovesse procede alla definizione di un apposito piano di estinzione, per quanto attiene ai 300 milioni di finanziamento posi a carico dello Stato, ovvero procedere d'intesa con il Comune di Roma, per quanto attiene gli ulteriori 200 milioni di euro, posti a carico della gestione commissariale;

2)    per quanto attiene al definitivo accertamento del debito, la nuova formulazione del comma stabilisce, come peraltro già richiesto dalla precedente formulazione, che vi proceda il Commissario straordinario del governo, ma non ne viene più richiesta l’approvazione con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze. La nuova formulazione prevede una semplice comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze congiuntamente alle comunicazione delle modalità di attuazione del piano di rientro.

Per quanto concerne l’accertamento del debito del Comune di Roma effettuato dal Commissario alla data di entrata in vigore del decreto in esame cfr. la scheda relativa al comma 7.

3)    Viene inserita una ulteriore disposizione volta a precisare che la titolarità del debito resta in capo all'emittente, mentre l'ammortamento è a carico della gestione commissariale. Il Commissario straordinario è, inoltre, autorizzato a rinegoziare i prestiti con rimborso unico a scadenza, anche al fine dell'eventuale eliminazione del vincolo di accantonamento, recuperando, ove possibile, gli accantonamenti già effettuati, e ciò in deroga alla normativa vigente in materia di operazioni di ammortamento di tali tipologia debitoria degli enti territoriali.

 

 

La lettera b) del comma 9 in esame inserisce il nuovo comma 13-ter all'articolo 14 del già citato decreto-legge n. 78.

Come precisato nella Relazione illustrativa, la nuova disposizione è volta a disciplinare le spese di funzionamento della Gestione Commissariale, ivi compreso il compenso per il Commissario straordinario del Governo del comune di Roma.

 

Innanzitutto, la norma dispone l’applicazione alla gestione Commissariale del comune di Roma delle disposizioni di cui all’articolo 253 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali – TUEL), che disciplina, in generale, i poteri organizzatori dell'organo straordinario di liquidazione in caso di dissesto finanziario dell’ente locale.

La disposizione richiamata prevede che l'organo straordinario di liquidazione ha potere di accesso a tutti gli atti dell'ente locale, può utilizzare il personale ed i mezzi operativi dell'ente locale ed emanare direttive burocratiche. L'ente locale è pertanto tenuto a fornire, su richiesta dell'organo straordinario di liquidazione, i locali, le attrezzature nonché il personale necessario ritenuto idoneo alle sue attività.

Tuttavia, la norma prevede che l'organo straordinario di liquidazione possa anche auto-organizzarsi, e, per motivate esigenze, dotarsi di personale, acquisire consulenze e attrezzature le quali, al termine dell'attività di ripiano dei debiti, rientrano nel patrimonio dell'ente locale

 

Per quanto concerne le spese di funzionamento della gestione commissariale, ivi inclusi il compenso per il Commissario straordinario, il nuovo comma 13-ter stabilisce che esse siano poste a carico del finanziamento annuale disposto dall’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2008, a carico del bilancio dello Stato, nella misura di 300 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2011, per il concorso al sostegno degli oneri derivanti dall'attuazione del piano di rientro.

Tali risorse risultano iscritte, nel bilancio dello Stato (legge n. 221/2010 e relativo D.M. economia di riparto in capitoli), su un apposito Fondo istituito nell’ambito dello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (cap. 7287 del Programma 2.1).

 

La norma pone un limite massimo di 2,5 milioni di euro annui alle predette spese di funzionamento della gestione commissariale, ivi compreso il compenso per il Commissario straordinario.

 

Per quanto attiene, specificamente, al compenso annuo per il Commissario straordinario, la norma, come modificata nel corso dell’esame al Senato, prevede che esso sia stabilito, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in misura non superiore al costo complessivo annuo del personale dell’amministrazione di Roma Capitale incaricato della gestione di analoghe funzioni transattive.

La norma precisa peraltro che le risorse necessarie al compenso annuo corrisposto al Commissario straordinario di Governo vengono reperite a valere sulle risorse destinabili a nuove assunzioni del comune di Roma, che vengono, a tal fine, corrispondentemente ridotte.

 

Nel corso dell’esame al Senato è stata inoltre introdotta una disposizione relativa all’indennità dei sub commissari, che viene fissata in misura non superiore al 50 per cento del trattamento spettante, in base alla normativa vigente, ai soggetti chiamati a svolgere le funzioni di Commissario presso un Comune in dissesto, ai sensi del decreto del Ministro dell’interno 4 aprile 2000, n. 119[134], di cui alla Tabella A.

A tal fine, gli importi ivi previsti, di cui al quarto e al quinto periodo, per le attività svolte fino al 30 luglio 2010, sono ridotti del 50 per cento.

 

Anche gli oneri relativi al compenso dei sub commissari sono posti a valere sulle risorse del predetto fondo previsto dall’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2008 (dotato di 300 milioni annui a decorrere dall'anno 2011 per il concorso al sostegno degli oneri derivanti dall'attuazione del piano di rientro).

 

 

Infine, il nuovo comma 13-ter dispone che la gestione commissariale abbia termine con l’esaurirsi delle attività gestionali di natura straordinaria.

Alle residuali attività di carattere meramente esecutivo e adempimentale vi provvederanno, invece, gli uffici di Roma Capitale.

 

 

La lettera c) del comma 9 in esame modifica il comma 14-quater dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, ultimo periodo, nella parte in cui si prevede l’istituzione di un vincolo sulle entrate del comune di Roma, nella misura di 200 milioni di euro, a garanzia del sostegno da parte di Roma capitale alla copertura degli oneri derivanti dal finanziamento del piano di rientro, da versare all’entrata del bilancio dello Stato.

 

Al riguardo, si ricorda che l’articolo 14, comma 14, del D.L. n. 78/2010, che reca il finanziamento annuale del piano di rientro dall’indebitamento del Comune di Roma nell’importo complessivo di 500 milioni annui, impone al Comune di Roma di garantire l'ammontare di 200 milioni di euro annui, quale quota parte del predetto finanziamento, attraverso l’istituzione di un'addizionale sui diritti di imbarco negli aeroporti di Roma ovvero incremento dell'addizionale comunale all'IRPEF fino al limite massimo dello 0,4%, i cui relativi introiti vengono versati all’entrata dal bilancio dello Stato.

L’ultimo periodo del comma 14-quater in questione, ha previsto, a tal fine, nel caso in cui le entrate derivanti dalle misure suddette risultassero inferiori a 200 milioni di euro, una particolare clausola a garanzia del bilancio dello Stato, predisponendo che venisse vincolata una corrispondente quota delle entrate del bilancio comunale per essere versata all'entrata del bilancio dello Stato.

 

Le modifiche introdotte dalla disposizione in esame sono sostanzialmente volte ad eliminare tale vincolo sul bilancio comunale e a prevedere che il gettito derivante dall’istituzione dell’addizionale sui diritti di imbarco dei passeggeri sugli aeromobili in partenza dagli aeroporti di Roma (fino ad un massimo di 1 euro per passeggero) e dall’incremento dell’addizionale comunale all’IRPEF fino al limite massimo dello 0,4%, finalizzato al conseguimento della somma di 200 milioni di euro annui necessaria per il sostegno da parte di Roma capitale degli oneri derivanti dall’attuazione del piano di rientro, sia versato direttamente a Roma Capitale, il quale provvederà al versamento della somma in questione all’entrata del bilancio dello Stato, indipendentemente dall’andamento del gettito delle due addizionali in questione.

 

La disposizione, come riformulata, precisa, infatti, che le entrate derivanti dalle suddette addizionali, ovvero dalle misure compensative di riduzione delle stesse eventualmente previste, sono versate direttamente all’entrata del bilancio del comune di Roma.

Il comune di Roma, entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, provvede a versare all’entrata del bilancio dello Stato la somma di 200 milioni di euro annui, rilasciando apposita delegazione di pagamento, di cui all’articolo 206 del D.L. n. 267/2000 (TUEL).

 

Conseguentemente, la lettera d) del comma 9 sopprime il primo periodo del comma 15 dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, che prevedeva il versamento all'entrata del bilancio dello Stato delle entrate derivanti dalle suddette addizionali, in quanto tale procedimento viene ora disciplinato dalla nuova formulazione del comma 14-quater sopra descritta.

 

 

Infine, la lettera e) interviene sul comma 17 dell'articolo 14 del D.L. n. 78/2010, nella parte relativa all’utilizzo delle risorse del Fondo di cui al comma 14, dotato di 300 milioni di euro a decorrere dal 2011, istituito nel bilancio dello Stato per il finanziamento del piano di rientro dall’indebitamento del comune di Roma, da parte del Commissario straordinario.

Mentre nella versione previgente, si prevedeva, genericamente, che l'accesso al fondo era condizionato alla verifica positiva effettuata dal Ministero dell’economia e finanze, dell’adeguatezza e dell’attuazione delle misure occorrenti per il reperimento delle risorse necessarie alla copertura degli ulteriori 200 milioni di euro destinati al finanziamento del piano, nonché delle misure atte a garantire l’equilibrio economico-finanziario della gestione ordinaria del comune, la norma, come riformulata dal comma in esame, precisa che condizionatamente alla verifica positiva - effettuata ora del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze – il Commissario straordinario può procedere ad estinguere i debiti della gestione commissariale verso Roma Capitale, diversi dalle anticipazioni di cassa ricevute.

 

Viene inoltre soppresso l’ultimo periodo del comma 17, che disponeva - all'esito della predetta verifica - il versamento annuale delle somme eventualmente eccedenti i 200 milioni di euro alla gestione ordinaria del Comune di Roma ai fini del concorso al conseguimento degli obiettivi di stabilità finanziaria.

 



Articolo 2, comma 9-bis
(Immobili acquisiti al patrimonio di Roma capitale)

L’articolo 2, comma 9-bis, prevede che, fino al 31 dicembre 2012, gli immobili acquisiti o che saranno acquisiti al patrimonio di Roma capitale, già comune di Roma, sulla base della legge n. 396/1990 (Interventi per Roma, capitale della Repubblica) non sono soggetti all’istituto della retrocessione o della restituzione, a meno che Roma capitale non acconsenta alla richiesta del privato.

 

Si ricorda che a tutela del diritto del proprietario espropriato è posto l’istituto giuridico della retrocessione che, in ipotesi di mancata o parziale utilizzazione del bene espropriato, consente al proprietario stesso di ottenerne la restituzione.

In particolare, la retrocessione dei beni oggetti di esproprio è disciplinata dagli articoli da 46 a 48 del Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327), che distingue la retrocessione totale (art. 46) dalla retrocessione parziale (art. 47).

Il proprietario può chiedere la retrocessione totale dei beni che siano stati oggetto di provvedimento di esproprio qualora, entro il termine di dieci anni dal decreto di esproprio, l'opera pubblica non è stata realizzata o non è cominciata o anche in epoca anteriore qualora risulti l'impossibilità della sua esecuzione. Al medesimo spetta, in tal caso, una somma a titolo di indennità.

La retrocessione parziale, invece, dipende dal mancato totale utilizzo dei beni che hanno formato oggetto del provvedimento d'esproprio, all'esito della realizzazione dell'opera pubblica. In tal caso, l'art. 47 stabilisce che il proprietario possa chiedere la retrocessione dei beni non utilizzati.

Sia nel caso della retrocessione totale che in quello della retrocessione parziale, ove non vi sia accordo sul corrispettivo della retrocessione, esso potrà essere determinato ai sensi dell'art. 48 del T.U. dall'ufficio tecnico erariale o dalla commissione provinciale prevista dall'articolo 41, su istanza di chi vi abbia interesse, sulla base dei criteri applicati per la determinazione dell'indennità di esproprio e con riguardo al momento del ritrasferimento.

 



Articolo 2, comma 9-ter
(Permessi retribuiti per i consiglieri di Roma Capitale)

Il comma 9-ter, introdotto dal Senato,modifica la disciplina relativa allo status dei consiglieri dell’Assemblea capitolina (art. 5, comma 4, D.Lgs. 196/2010), prevedendo un limite massimo agli oneri a carico di Roma Capitale per i permessi retribuiti dei consiglieri che siano anche dipendenti da privati o da enti pubblici economici. I predetti oneri non possono mensilmente superare, per ciascun consigliere, l'importo pari alla metà dell'indennità di rispettiva spettanza.

 

Si osserva peraltro che la determinazione dell’indennità di spettanza dei consiglieri dell’Assemblea capitolina è rimessa ad un decreto ministeriale, da emanare dopo l’approvazione dello Statuto di Roma capitale, che dovrà tra l’altro prevedere la riduzione del numero delle circoscrizioni (art. 5, comma 4, D.Lgs. 196/2010). Lo Statuto di Roma capitale deve, a sua volta, essere approvato entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo sulle nuove funzioni di Roma capitale (da adottare entro il 25 maggio 2010).

La concreta operatività della norma appare pertanto subordinata all’adozione del citato decreto ministeriale.

 

Attualmente i consiglieri dell’Assemblea capitolina non hanno diritto ad un’indennità, ma percepiscono gettoni di presenza.

 

Si ricorda che ai membri dell’Assemblea capitolina si applica la disciplina del TUEL in materia di permessi retribuiti.

Il TUEL (art. 79, comma 1) prevede che i consiglieri comunali hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata successiva.

Inoltre, i lavoratori dipendenti delle commissioni consiliari formalmente istituite hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata; il diritto comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro (art. 79, comma 3, TUEL).

Le assenze dal servizio sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro. Gli oneri per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni pubbliche. L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore (art. 80 TUEL).

 

Il comma 9-ter in esame, ponendo un limite agli oneri a carico di Roma Capitale, determina di fatto un limite ai rimborsi in favore dei datori di lavoro privati.

 

Ne discende che i membri dell’Assemblea capitolina dipendenti da datori di lavoro privati o da enti pubblici economici continuano a fruire dei permessi retribuiti secondo la disciplina del TUEL. Una parte (eventuale) dei relativi oneri – quella eccedente il limite della metà dell'indennità – è peraltro trasferita dall’ente presso cui svolgono le funzioni pubbliche al datore di lavoro privato.

 

Giova in proposito richiamare la giurisprudenza costituzionale relativa all’articolo 51, terzo comma, Cost., a norma del quale chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il posto di lavoro.

L’art. 51, terzo comma, Cost., costituisce «coerente e necessaria derivazione dei principi e valori supremi e fondamentali affermati negli artt. 1, 2, 3 e 4 della costituzione» (Corte cost. 388/1991): essa non implica il diritto a continuare l’esercizio dell’attività, ma solo il diritto a riprendere il lavoro al momento della cessazione del mandato (Corte cost. 6/1960 e 158/1985).

L’art. 51, terzo comma, individua solo il contenuto minimo della garanzia dovuta al lavoratore chiamato a svolgere funzioni pubbliche elettive: ciò non esclude che tali garanzie possano essere estese dal legislatore, anche in attuazione dell’art. 3, secondo comma, Cost. (Corte cost 194/1981); la disposizione dunque non impone, ma neppure esclude la retribuzione delle assenze del lavoratore finalizzate all’espletamento del mandato (Corte cost. 35, 193 e 194/1981), restando affidato al legislatore stabilire se il tempo impiegato debba essere o meno compensato, in quale misura e se ciò debba avvenire a carico del datore di lavoro ovvero della collettività (Corte cost. 35/1981, 52/1997, 145/2004).

L’art. 51, terzo comma, si rivolge tanto al datore di lavoro pubblico quanto al privato, fornendo giustificazione ad una legislazione che imponga a quest’ultimo il sacrificio economico consistente nell’obbligo di conservare il posto di lavoro (Corte cost. 124/1982) e, se previsto, di retribuire gli eventuali permessi necessari per l’espletamento del mandato (Corte cost. 193/1981 e 284/1983).

Sotto un altro profilo, la disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici (che possono ottenere l’aspettativa senza perdere la retribuzione) e i dipendenti privati (che non godono di tale diritto) è stata ritenuta non illegittima (Corte cost. 193 e 194/1981) in quanto le situazioni non sono comparabili: nel caso del dipendente pubblico si riscontra una comunanza di interessi pubblici tra gli enti di cui il lavoratore è, rispettivamente, dipendente ed amministratore, che non si riscontra nel caso del dipendente privato.

Quanto alla misura dell’indennità di carica,  non è irragionevole la scelta del legislatore di non commisurare tale indennità alla retribuzione percepita dal pubblico dipendente, dal momento che la funzione dell’indennità è quella di fornire un ristoro economico per le funzioni svolte, non un trattamento sostitutivo del mancato stipendio (Corte cost. 35 e 193/1981, 158/1985, 52 e 454/1997); è invece ragionevole la scelta di differenziare le indennità in rapporto alla dimensione demografica dell’ente, indice della diversa gravosità degli impegni degli amministratori locali (Corte cost. 145/2004).

 

In materia di status degli amministratori di Roma capitale interviene altresì il comma 9-quinquies, secondo periodo, cui si fa rinvio.



Articolo 2, comma 9-quater
(Gettoni di presenza dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)

 

Il comma 9-quater, introdotto dal Senato, introduce una norma interpretativa relativa alla corresponsione dei gettoni di presenza ai consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane.

 

L’art. 82, comma 2, terzo periodo (come modificato dall’art. 5, comma 6, lett. a), DL n. 78/2010) prevede che nessuna indennità è dovuta ai consiglieri circoscrizionali, ad eccezione dei consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane, per i quali l’ammontare del gettone di presenza non può superare l’importo pari ad un quarto dell’indennità prevista per il rispettivo presidente[135].

Il comma 9-quater stabilisce che, agli effetti di tale disposizione, per città metropolitane, si devono intendere, dall’entrata in vigore della legge di conversione, i comuni capoluogo di regione individuati quali città metropolitane dagli artt. 23 e 24 della legge n. 42/2009 (legge delega sul federalismo fiscale), ossia i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, nonché Roma capitale.

 

L’art. 23 della legge 5 maggio 2009 n. 42 (Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione) introduce una disciplina transitoria che consente, in via facoltativa, una prima istituzione delle città metropolitane situate nelle regioni a statuto ordinario, ad esclusione di Roma. Tale disciplina rimarrà in vigore fino all’approvazione di una apposita legge ordinaria che stabilirà le modalità per la definitiva istituzione delle città metropolitane con la definizione delle funzioni fondamentali, degli organi e del sistema elettorale delle città metropolitane.

L’art. 24, disciplina l’ordinamento transitorio, anche relativo ai profili finanziari, della capitale della Repubblica, in attuazione dell’art. 114, terzo comma, Cost[136][1]., in vista della sua costituzione in città metropolitana e in attesa dell’adozione ed attuazione di una disciplina ordinaria sulle città metropolitane. A tal fine viene conferita al Governo apposita delega, già parzialmente attuata con D.Lgs. 17 settembre 2010 n. 156 (Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, in materia di ordinamento transitorio di Roma Capitale).

 

Dal momento che l’interpretazione ha effetto dall’entrata in vigore della legge di conversione, il diritto al gettone di presenza da parte dei consiglieri circoscrizionali dei comuni indicati e di Roma capitale sarà riconosciuto dalla predetta entrata in vigore.

Per il periodo intercorrente tra l’entrata in vigore della legge di conversione del DL 78/2010 e l’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non sembrerebbe potersi procedere alla corresponsione del gettone, non risultando formalmente istituite le città metropolitane.



Articolo 2, comma 9-quinquies
(Permessi retribuiti dei consiglieri circoscrizionali delle Città metropolitane)

Il comma 9-quinquies prevede che, nei comuni capoluogo di regione individuati come città metropolitane (v. supra: comma 9-quater), gli oneri a carico dell’ente locale per i permessi retribuiti dei consiglieri circoscrizionali che siano dipendenti da privati o da enti pubblici economici non possono superare mensilmente, per ciascun consigliere, l’importo pari ad un quarto dell’indennità del presidente circoscrizionale.

 

Come già visto per i consiglieri comunali, il TUEL (art. 79, comma 1) prevede che i consiglieri circoscrizionali dei comuni con più di 500.000 abitanti hanno diritto di assentarsi dal servizio per l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli. Inoltre, i lavoratori dipendenti delle commissioni circoscrizionali formalmente istituite hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata; il diritto comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro (art. 79, comma 3, TUEL). Anche in tal caso, le assenze dal servizio sono retribuite al lavoratore dal datore di lavoro. Gli oneri per i permessi retribuiti dei lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici sono a carico dell'ente presso il quale gli stessi lavoratori esercitano le funzioni pubbliche. L'ente, su richiesta documentata del datore di lavoro, è tenuto a rimborsare quanto dallo stesso corrisposto, per retribuzioni ed assicurazioni, per le ore o giornate di effettiva assenza del lavoratore (art. 80 TUEL).

 

Il comma 9-quinquies in esame, ponendo un limite agli oneri a carico degli enti locali, determina di fatto – analogamente al comma 9-ter - un limite ai rimborsi in favore dei datori di lavoro privati.

 

Ne discende che – come già visto per i membri dell’Assemblea capitolina,  nei comuni capoluogo di regione individuati come città metropolitane, i consiglieri circoscrizionali dipendenti da datori di lavoro privati  o da enti pubblici economici continuano a fruire dei permessi retribuiti secondo la disciplina del TUEL. Una parte (eventuale) dei relativi oneri – quella eccedente il limite del quarto dell’indennità del presidente circoscrizionale – è peraltro trasferita dall’ente presso cui svolgono le funzioni pubbliche al datore di lavoro privato.

 

Il comma 9-quinquies, secondo periodo, sopprime la disposizione che subordina l’applicabilità delle nuove disposizioni sullo status degli amministratori di Roma capitale all’entrata in vigore del decreto legislativo sulle nuove funzioni di Roma capitale (da adottare entro il 25 maggio 2010).

 

Lo status degli amministratori di Roma capitale è disciplinato dall’art. 5 D.Lgs. n. 156/2010

Esso prevede che sono amministratori di Roma Capitale il Sindaco, gli Assessori componenti della Giunta ed i Consiglieri dell'Assemblea capitolina (comma 1).

Gli amministratori di Roma Capitale che siano lavoratori dipendenti possono essere collocati a richiesta in aspettativa non retribuita (comma 2).

Il Sindaco, il Presidente dell'Assemblea capitolina e gli Assessori componenti della giunta capitolina hanno diritto di percepire una indennità di funzione, determinata con decreto del Ministro dell'interno. L’indennità è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa (comma 3).

I Consiglieri dell'Assemblea capitolina hanno diritto di percepire una indennità onnicomprensiva di funzione, pari ad una quota parte dell'indennità del Sindaco determinata con decreto del Ministro dell'interno, da adottare successivamente all’approvazione dello Statuto di Roma capitale. L'indennità – che tiene conto della complessità e specificità delle funzioni conferite a Roma Capitale - è dimezzata per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto l'aspettativa (commi 4 e 5).



Articolo 2, comma 9-sexies
(Numero dei consiglieri e assessori dei Comuni con più

di 1.000.000 di abitanti)

Il comma 9-sexies prevede che, nei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti, il numero dei consiglieri comunali resta determinato in 60 e che il numero massimo dei componenti della Giunta è 15, oltre al sindaco.

 

Per ciò che attiene ai consiglieri comunali, la disposizione rende di fatto inoperativa, per i comuni con più di un milione di abitanti, la riduzione del 20 per cento prevista dalla legge finanziaria 2010.

 

L’art. 37, comma 1, lett. a), TUEL prevede che il consiglio dei comuni con popolazione superiore ad un milione di abitanti è composto dal sindaco e da 60 membri.

La legge finanziaria 2010 ha successivamente disposto, con riferimento a tutti i comuni, una riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri[137] (art. 2, comma 184, L. 191/2009, modificato dall'art. 1, comma 1, D.L. 2/2010[138]). La riduzione si applica dal 2011, man mano che gli enti procedono al rinnovo degli organi (art. 1, comma 2, D.L. 2/2010).

In forza di questa previsione, i consigli dei comuni con più di un milione di abitanti avrebbero dovuto essere composti, a decorrere dai rinnovi del 2011, dal sindaco e da 48 membri.

 

La disposizione sembrerebbe doversi interpretare nel senso che nel numero dei 60 consiglieri non è compreso il sindaco.

 

Per ciò che riguarda i componenti della Giunta, ossia gli assessori, la disposizione comporta, per i comuni con più di un milione di abitanti, un aumento del numero massimo da 12 a 15.

 

La normativa vigente, contenuta nella legge finanziaria 2010 (art. 2, comma 185, L. 191/2009[139]), prevede che il numero massimo degli assessori comunali è determinato, per ciascun comune, in misura pari a un quarto del numero dei consiglieri del comune, con arrotondamento all’unità superiore; nel numero dei consiglieri del comune è computato il Sindaco[140]. Sulla base dell’atto del Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali n. 5455 dell’8 aprile 2010, il numero massimo degli assessori non può superare comunque le 12 unità, ai sensi dell’art. 47, comma 1, TUEL.

 

La disposizione si applica dal 1° marzo 2011 e  pertanto consente un aumento del numero degli assessori delle giunte comunali in carica.

 

Le disposizioni del comma 9-sexies non sembrerebbero applicabili agli organi di Roma capitale, con riferimento ai quali il decreto legislativo n. 156/2010 detta una disciplina speciale.

 

L’art. 7 del decreto legislativo n. 156/2010, recante l’ordinamento transitorio di Roma capitale, prevede che agli organi di Roma Capitale ed ai loro componenti si applicano le disposizioni relative ai comuni del TUEL e delle altre leggi solo per quanto non espressamente previsto nel decreto medesimo.

Il decreto legislativo reca peraltro una disciplina specifica con riferimento sia al numero dei componenti dell’Assemblea capitolina sia al numero massimo degli assessori.

In particolare, l'Assemblea capitolina è composta dal Sindaco di Roma Capitale e da quarantotto Consiglieri (art. 3 , comma 2).

La Giunta capitolina è composta dal Sindaco di Roma Capitale e da un numero massimo di Assessori pari ad un quarto dei Consiglieri dell'Assemblea capitolina assegnati. Il numero massimo è pari dunque a 12 (art. 4, comma 3).

Peraltro, fino alla prima elezione dell'Assemblea capitolina, successiva alla data di entrata in vigore del decreto, il numero dei suoi membri resta fissato in sessanta oltre al Sindaco ed il numero degli Assessori resta fissato nell'ambito del limite massimo previsto dall'articolo 47, comma 1, ultima parte, TUEL, e successive modificazioni; tale limite massimo è pari a 12 (art. 7, comma 3).

 

Il secondo ed il terzo periodo del comma in esame recano la copertura finanziaria della misura di cui al primo periodo.

Per provvedere agli oneri, la norma dispone il mantenimento in bilancio delle risorse non utilizzate alla data del 31 dicembre 2010 relative al Fondo per la concessione di incentivi all’esodo, alla mobilità territoriale, all'erogazione di indennità di trasferta di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto legge n. 262 del 2006.

Il Fondo in questione è stato istituito dall’articolo 1, comma 14 del decreto legge n. 262/2006 che gli ha destinato quota parte delle risorse derivanti dalle operazioni di contrasto all’evasione, all’impiego non regolare, al gioco illegale e alle frodi negli scambi intracomunitari ed extra comunitari, per un ammontare non superiore a 10 milioni di euro nel  2007 e a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2008. Il Fondo in oggetto è iscritto – come detto - presso il Ministero dell’economia e finanze/cap. 3041.

 

Dall’interrogazione effettuata nella banca dati della RGS, alla data del 31 dicembre 2010, sul capitolo 3041/Economia - relativo Fondo per la concessione di incentivi all’esodo di cui all’articolo 1 comma 14 del decreto legge n. 262/2006 - risulta una disponibilità di competenza pari a 15.570.000 euro.

 

Le risorse del Fondosono versate all’entrata del bilancio dello Stato, per essere destinate, quanto a 0,5 milioni di euro, alla copertura degli oneri recati dal primo periodo del comma e, per la parte residua, per essere riassegnate, nell’anno 2011, al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004[141].

A decorrere dal 2012, agli oneri si provvede a valere sulle risorse del citato Fondo per interventi strutturali di politica economica.

Si dispone, infine, che alla compensazione degli effetti finanziari derivanti dal commain esame, si provveda mediante corrispondente utilizzo delle risorse del  Fondo la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008, per 15 milioni per il 2011, in termini di sola cassa.

 

Si osserva che la disposizione in commento - la cui vigenza opera dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge - dispone il mantenimento in bilancio di somme che, al 31 dicembre 2010, dovrebbero già essere andate in economia.

 

In merito al mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo per la concessione di incentivi all’esodo per finalità di copertura finanziaria e di finanziamento del Fondo interventi strutturali di politica economica, si rileva che nel provvedimento in esame è presente all’articolo 2, comma 16-quinquies, una disposizione di  pressoché identico tenore.

La norma da ultimo citata dispone – in modo identico – il mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo, prevedendone l’utilizzo per 13,5 milioni di euro nel 2011 per finalità di copertura e la destinazione della restante parte al Fondo interventi strutturali nel 2011.

In entrambe le norme, il mantenimento in bilancio delle somme e il loro utilizzo viene compensato attraverso il Fondo la compensazione degli effetti finanziari conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, in entrambi i casi di 15 milioni nel 2011.



Articolo 2, comma 10
(Dismissione dei beni immobili militari del Ministero della difesa)

Il comma 10 dell’articolo 2, riguarda la dismissione di beni immobili del Ministero della difesa.

Nello specifico, si tratta dei beni immobili della Difesa di cui all'art. 307 del Codice dell'ordinamento militare, diversi da quelli di servizio di cui all'art. 306 dello stesso codice, in relazione ai quali la Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa, sentita l'Agenzia del demanio, individua, con uno o più decreti,  quelli, tra gli immobili militari non compresi negli elenchi di cui al comma 2 (immobili non più utilizzati per finalità istituzionali), da alienare, permutare o valorizzare direttamente, anche avvalendosi del supporto tecnico-operativo di una società pubblica o a partecipazione pubblica con particolare qualificazione professionale ed esperienza commerciale nel settore immobiliare.

Novellando la lettera d) del comma 10 dell'art. 307 del Codice dell'ordinamento militare[142], viene modificata la destinazione dei proventi derivanti dalle suddette alienazioni, specificando le quote che spettano rispettivamente:

Ø      al Ministero della Difesa, e più in particolare, a quali fondi del suo stato di previsione (alla ripartizione dei citati fondi si provvede con decreti del Ministro della difesa, da comunicare al MEF);

Ø      al bilancio dello Stato;

Ø      agli enti locali interessati.

 

Tale riparto risulta così articolato:

 

Ø      fino al 42,5 per cento, al Ministero della difesa mediante riassegnazione in deroga ai limiti previsti per le riassegnazioni agli stati di previsione dei Ministeri, previo versamento all'entrata del bilancio dello Stato. Tale rassegnazione dovrà poi confluire, nei fondi per la riallocazione di funzioni svolte presso infrastrutture in uso al Ministero della difesa, individuate per la consegna all’Agenzia del demanio(art. 619 Codice dell’ordinamento militare), nonché, fino alla misura del 10 per cento, nel Fondo Casa di cui all'articolo 1836 del Codice dell’ordinamento militare;

 

Al riguardo, si ricorda che ai sensi del citato articolo 619 sono istituiti, nello stato di previsione del Ministero della difesa, un fondo in conto capitale e uno di parte corrente le cui dotazioni sono determinate dalla legge di stabilità in relazione alle esigenze di realizzazione del settore infrastrutturale della difesa. Al fondo in conto capitale concorrono anche i proventi derivanti dalle attività di valorizzazione effettuate dall’Agenzia del demanio con riguardo alle infrastrutture militari, ancora in uso al Ministero della difesaattraverso appositi decreti del Ministro della difesa, al Ministero dell’economia e delle finanze.

Il Fondo Casa di cui all'art. 1836 del citato Codice è un fondo per la concessione di mutui agevolati al personale dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica militare, alimentato, in quota parte, dagli introiti derivanti dalla riassegnazione al bilancio dello Stato delle somme trattenute a titolo di canone di concessione degli alloggi di servizio, e in quota parte dalle somme derivanti dalla riscossione delle rate di ammortamento del predetti mutui, riassegnate al bilancio dello Stato per le medesime finalità. Tali somme sono versate su apposita contabilità speciale.

 

Ø      in misura non inferiore al 42,5 per cento, all'entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione al Fondo di ammortamento dei titoli di Stato;

 

Ø      in un range compreso tra il 5 ed il 15 per cento, proporzionato alla complessità ed ai tempi di valorizzazione, agli enti locali interessati, secondo la ripartizione stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Ove non sia assegnata la percentuale massima, la differenza viene distribuita in parti uguali alle quote spettanti al Ministero della difesa e al bilancio dello Stato. Viene inoltre specificato che tale assegnazione secondo il predetto riparto avviene da parte del MEF previa verifica della compatibilità con gli equilibri di finanza pubblica, con particolare riferimento al rispetto del conseguimento, da parte dell'Italia, dell'indebitamento netto strutturale concordato in sede di programma di stabilità e crescita-riferimento in precedenza non presente.

 

 



Articolo 2, commi 11-12
(Fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l’alienazione di immobili militari)

Il comma 11 novella alcuni commi dell'articolo 314 del Codice dell'ordinamento militare, relativo ai fondi comuni di investimento immobiliare per la valorizzazione e l'alienazione di immobili militari.

 

Si ricorda al riguardo che la legge finanziaria per il 2010, all'art. 2, commi 189-194, aveva autorizzato (co. 189) il Ministro della difesa, al fine di reperire le risorse necessarie a soddisfare le esigenze infrastrutturali e alloggiative delle Forze armate attraverso la valorizzazione e l’alienazione degli immobili militari, a promuovere la costituzione di uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, d’intesa con i comuni con cui vengono sottoscritti accordi di programma (co. 190) per la valorizzazione di detti immobili. Le disposizioni di cui ai commi 189 e 190 sono state abrogate dal nuovo Codice dell'ordinamento militare, ma sono state integralmente riprodotte, rispettivamente, ai commi 1 e 2 dell'articolo 314 del Codice stesso.

 

Con la sostituzione del comma 4 del richiamato articolo 314 viene assegnato al solo Ministero della difesa, eliminando il concerto con il MEF, il compito di individuare la società di gestione del risparmio (SGR) per il funzionamento dei fondi e le cessioni delle relative quote, fermo restando che gli immobili conferiti che sono ancora in uso al Ministero della difesa possono continuare a essere da esso utilizzati a titolo gratuito fino alla riallocazione delle funzioni, da realizzare sulla base del crono-programma stabilito con il decreto di conferimento degli immobili al fondo. La modalità prescelta per l'individuazione della SGR è la procedura competitiva. Viene anche eliminata la determinazione della quota spettante ai comuni con i quali sono stati sottoscritti accordi di programma, precedentemente non inferiore al 10 per cento e non superiore al 20 per cento del ricavato derivante dall'alienazione degli immobili valorizzati; tale quota in favore dei comuni è ora rideterminata dal novellato comma 6 in un range compreso tra 5 e 15 per cento.

 

Il nuovo testo del comma 6 del medesimo articolo 314 prevede che le quote dei fondi o le risorse derivanti dalla cessione o i proventi monetari derivanti dalla cessione delle quote dei fondi, ovvero dal trasferimento degli immobili ai fondi, siano destinati secondo le percentuali (42,5%; 42,5%; 5-15%) e le modalità (previa verifica della compatibilità con gli equilibri di finanza pubblica, con particolare riferimento al rispetto del conseguimento, da parte dell'Italia, dell'indebitamento netto strutturale concordato in sede di programma di stabilità e crescita) previste dall'articolo 307, comma 10, lettera d) e già illustrate. A tale fine possono essere destinate alle finalità del Fondo Casa fino al 5 per cento delle risorse di pertinenza del Ministero della difesa.

 

Precedentemente erano destinate al fondo in conto capitale istituito presso lo stato di previsione della Difesa di cui all'art. 619 del Codice, nonché all'entrata del bilancio dello Stato, fermo restando l'importo dovuto a titolo di contributo al Comune di Roma e al Commissario straordinario per il ripiano del debito del Comune di Roma di cui al comma 195 dell'art. 2 della legge finanziaria per il 2010.

 

La relazione illustrativa del Governo allegata al disegno di legge presentato al Senato, attesta che le modifiche agli articoli 307 e 314 del Codice risultano neutrali per la finanza pubblica, atteso che l'attribuzione dei proventi monetari dovrà necessariamente essere subordinata alla previa verifica della compatibilità finanziaria con gli equilibri di finanza pubblica, con particolare riferimento al rispetto del conseguimento, da parte dell'Italia, dell'indebitamento netto strutturale concordato in sede di programma di stabilità e crescita.

 

Il comma 12 stabilisce che nel caso in cui le procedure di cui all'articolo 314, comma 4 del Codice, come modificato ai sensi del comma 11 del presente articolo, non siano avviate entro 12 mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, si proceda secondo quanto previsto dal combinato disposto dagli artt. 3 e 4 del DL n. 351/2001[143], convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.

Tali riferimenti normativi che corrispondono, rispettivamente, alla disciplina delle cartolarizzazioni e del conferimento di beni immobili a fondi comuni di investimento immobiliare, vengono in estrema sintesi ricordati qui di seguito.

 

A titolo introduttivo, si ricorda che la cartolarizzazione è una tecnica finanziaria che converte attività non facilmente negoziabili in strumenti finanziari più facilmente collocabili sui mercati, permettendo di ottenere in anticipo il valore attuale dei flussi di cassa generati. Nel caso degli immobili, essi sono trasferiti ad un'apposita società-veicolo (a responsabilità limitata), la quale emette titoli il cui rimborso è effettuato sulla base dei proventi derivanti dalla gestione e dalla vendita degli immobili oppure agisce mediante finanziamenti concessi da terzi, e versa ai proprietari cedenti l'importo raccolto con tali operazioni, a titolo di prezzo iniziale. I beni e i diritti acquisiti nell'ambito di una cartolarizzazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello delle società-veicolo e da quello di altre operazioni.

 

Secondo l'articolo 3 del D.L. n. 351/2001, i beni immobili in oggetto possono essere trasferiti a titolo oneroso alle società appositamente costituite con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze. I decreti del Ministro dell'economia e delle finanze determinano:

·         il prezzo iniziale che le società corrispondono a titolo definitivo a fronte del trasferimento dei beni immobili e le modalità di pagamento dell'eventuale residuo, che può anche essere rappresentato da titoli;

·         le caratteristiche dell'operazione di cartolarizzazione che le società realizzano per finanziare il pagamento del prezzo;

·         l'immissione delle società nel possesso dei beni immobili trasferiti;

·         la gestione dei beni immobili trasferiti e dei contratti accessori, da regolarsi in via convenzionale con criteri di remuneratività;

·         le modalità per la valorizzazione e la rivendita dei beni immobili trasferiti.

 

Ai conduttori delle unità immobiliari ad uso residenziale viene riconosciuta una serie di diritti. Il principale tra questi è il diritto di opzione per l'acquisto, ad un prezzo di vendita il quale - tranne che per le unità immobiliari di pregio - è pari al prezzo di mercato delle stesse unità immobiliari libere diminuito del 30 per cento (e può diminuire ulteriormente in taluni casi di acquisto a mezzo di mandato collettivo, regolati dal comma 8 dell'articolo 3 del D.L. n. 351/2001). Altri importanti diritti riconosciuti ai conduttori sono il diritto di prelazione e, per coloro che dichiarano un reddito familiare complessivo annuo lordo inferiore a 19.000 euro, il diritto del rinnovo del contratto di locazione per un periodo di nove anni.

 

Ancora a proposito dell'articolo 3 del D.L. n. 351/2001 si precisa che le disposizioni recate dal suo comma 15-ter relativamente alla possibilità di permuta da parte del Ministero della Difesa di beni immobili di proprietà statale in uso al dicastero per finalità istituzionali, da effettuare con beni e servizi di enti territoriali, società a partecipazione pubblica e soggetti privati, d’intesa con l’Agenzia del demanio, pur esplicitamente abrogate con articolo 2268, comma 1, n. 1001 del nuovo Codice dell'ordinamento militare, sono in realtà tuttora vigenti in quanto sono riprodotte integralmente dall'articolo 307, comma 7, del medesimo Codice.

 

L'articolo 4 del D.L. n. 351/2001, in più punti modificato dall'articolo 4 del D.L. n. 168/2004[144], autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze a promuovere la costituzione di uno o più fondi comuni di investimento immobiliare, conferendo o trasferendo beni immobili a uso diverso da quello residenziale dello Stato, dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e degli enti pubblici non territoriali. Gli immobili in uso governativo sono concessi in locazione all'Agenzia del Demanio la quale li assegna per un tempo massimo di nove anni (peraltro rinnovabili) ai soggetti che li hanno in uso. Il Ministro dell'economia e delle finanze fissa i canoni e altre condizioni riguardanti le suddette assegnazioni, basandosi su parametri di mercato.



Articolo 2, commi 12-bis e 12-ter
(Continuità del servizio pubblico di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como)

Il comma 12-bis attribuisce per il 2011 alla Gestione governativa navigazione laghi 2 milioni di euro,al fine di assicurare la continuità del servizio di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como,precisando che le maggiori entrate sono destinate al finanziamento delle spese di esercizio per i servizi della navigazione lacuale. E’ fatto salva la previsione di cui all’art. 4, comma 4, della legge n. 614/1957 (Sistemazione dei servizi pubblici di linea di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como), secondo la quale gli utili di gestione risultanti dal conto economico sono versati allo stato di previsione dell'entrata dello Stato.

Si ricorda, in proposito, che l’articolo 1 della citata legge n. 614/1957, ha autorizzato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a gestire direttamente i servizi pubblici di navigazione sui laghi di Garda, Maggiore e di Como a mezzo di apposito gestore. L’articolo 2 della legge prevede che l'eventuale disavanzo di gestione sarà coperto con i fondi stanziati annualmente nello stato di previsione del Ministero, cui spetta la vigilanza sull’amministrazione affidata al gestore.

 

L’articolo 7-sexies, comma 4, del D.L. n. 5/2009, convertito dalla legge n. 33/2009, al fine di assicurare la continuità del servizio di navigazione sui laghi Maggiore, di Garda e di Como, ha autorizzato la Gestione Governativa Navigazione Laghi ad utilizzare per gli esercizi 2009 e 2010 gli avanzi risultanti dai bilanci 2007 e 2008.

Il comma 12-ter proroga tale facoltà anche per il biennio 2011-2012, con riferimento agli avanzi dei bilanci 2009-2010.



Articolo 2, comma 12-quater
(Assunzione di lavoratori disabili nel settore minerario)

Il comma in esame eleva da 60 a 90 giorni, per i soli datori del settore minerario, il termine entro il quale essi sono tenuti a presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione di lavoratori disabili.

Inoltre, esclude alcune categorie di personale del settore minerario (personale di sottosuolo e quello adibito alle attività di movimentazione e trasporto del minerale) dall’applicazione della normativa sulle assunzioni obbligatorie di lavoratori disabili.

La L. 68/1999 disciplina le assunzioni obbligatorie di lavoratori disabili, prevedendo specifiche quote di riserva. 

In particolare, l’articolo 9, comma 1, dispone che i datori di lavoro debbano presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro 60 giorni dal momento in cui sorge l’obbligo di assunzione.

L’articolo 5 esclude dall’obbligo di assunzione di soggetti disabili alcune categorie di datori di lavoro (in particolare, le quote di riserva non si applicano ai datori di lavoro, pubblici e privati, operanti nel settore del trasporto aereo, marittimo e terrestre per quanto concerne il personale viaggiante e navigante; ai datori di lavoro del settore edile per quanto concerne il personale di cantiere e gli addetti al trasporto del settore; nonché ai datori di lavoro del solo settore degli impianti a fune, in relazione al personale direttamente adibito alle aree operative di esercizio e regolarità dell'attività di trasporto, e a quelli operanti nel settore dell'autotrasporto).

Si osserva che il comma in esame non si limita a disporre la proroga di un termine, ma introduce una deroga a regime alla procedura di richiesta di assunzione dei lavoratori disabili per uno specifico settore.

Inoltre, sotto il profilo della tecnica legislativa, si valuti l’opportunità di introdurre la nuova previsione come novella della legge n. 68 del 1999.



Articolo 2, comma 12-quinquies
(Finanziamento delle spese conseguenti allo stato di emergenza derivante da eccezionali eventi meteorologici)

Il comma 12-quinquies stanzia 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012 per far fronte agli eccezionali eventi metereologici che hanno colpito alcune parti del territorio nazionale, destinandoli in particolare:

§         alla regione Liguria 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012;

§         alla regione Veneto 30 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012;

§         alla regione Campania 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012;

§         ai comuni della provincia di Messina 5 milioni di euro per l’alluvione del 2009 per ciascuno degli anni 2011 e 2012.

 

Alla copertura del relativo onere si provvede, per l’anno 2011, a valere sulle risorse di cui all'art. 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009 (finanziaria 2010), che sono corrispondentemente ridotte di pari importo, intendendosi pertanto ridotte di pari importo le risorse disponibili, già destinate, con delibera CIPE del 6 novembre 2009, al finanziamento degli interventi dì risanamento ambientale.

 

Si rammenta che il citato art. 2, comma 240, della legge finanziaria 2010 ha disposto che le risorse assegnate per interventi di risanamento ambientale con delibera del CIPE del 6 novembre 2009, pari a 1.000 milioni di euro, a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture e del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale, siano destinate ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico. Successivamente tali risorse hanno subito una riduzione con l'art. 17, comma 2-bis, del decreto legge n. 195 del 2009 che ha destinato, per gli interventi urgenti delle regioni Emilia-Romagna, Liguria e Toscana colpiti dagli eventi meteorici eccezionali del  dicembre 2009 e del gennaio 2010, 100 milioni di euro.

 

Per l'anno 2012 si provvede, invece, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2012, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

 

 



Articolo 2, comma 12-sexies
(Sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio
di immobili per finita locazione
)

Il comma 12-sexies dispone la proroga al 31 dicembre 2011 del termine fissato per l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione prevista dall’art. 1, comma 1, del D.L. 158/2008, come da ultimo modificato dall'art. 5, comma 7-bis, D.L. 30 dicembre 2009, n. 194.

 

Si ricorda che il citato art. 5, comma 7-bis, del decreto legge n. 194 del 2009 aveva ulteriormente differito al 31 dicembre 2010 l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo già sospesa fino al 15 ottobre 2008 dall'art. 22-ter del decreto legge n. 248 del 2007.

La proroga riguarda gli immobili adibiti ad uso abitativo situati nei comuni di cui all’art. 1, comma 1, della legge n. 9 del 2007 ovvero: comuni capoluoghi di provincia, comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e comuni ad alta tensione abitativa.

 

La disposizione prevede inoltre che, ai fini della determinazione della misura dell’acconto IRPEF 2012, non si tenga conto di alcuni benefici fiscali, disposti in favore dei proprietari di immobili locati ai conduttori individuati ai commi 1 e 3 dell’articolo 1 della citata legge 9/2007.

 

Sono i conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza, oppure che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico (comma 1). Sono, inoltre, i conduttori di immobili ad uso abitativo concessi in locazione dagli enti previdenziali, dalle casse professionali e previdenziali, da compagnie di assicurazione, da istituti bancari e da società possedute dai soggetti citati (comma 3).

 

Di conseguenza, per i predetti soggetti in sede di acconto IRPEF 2012 non si dovrà tener conto dei seguenti benefici:

- non concorrenza alla formazione del reddito imponibile a fini IRPEF e IRES del reddito dei fabbricati (di cui agli articoli 37 e 90 del testo unico delle imposte sui redditi – TUIR, D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917) locati a conduttori in condizione di disagio socio-economico, per cui vige la sospensione legale dell’esecuzione, per tutta la durata del periodo di sospensione (ai sensi dell’articolo 2, comma 1 del D.L. 1 febbraio 2006 n. 23[145]). Tali redditi, dunque, ai soli fini dell’acconto IRPEF, concorreranno alla formazione dell’imponibile;

- esenzioni o riduzioni ICI disposte dai Comuni.

 

L’ultimo periodo del comma quantifica le minori entrate derivanti dall’attuazione delle misure in esso contenute in 3,38 milioni di euro per l’anno 2012 e stabilisce che si provveda alla copertura dell’onere mediante corrispondente riduzione, per l’anno 2012, dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo interventi strutturali di politica economica (articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004[146]).

Il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (ISPE) è stato istituito dal comma 5 dell’articolo 10 del D.L. n. 282 del 2004 (legge n. 307/2004), nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (missione “Politiche economico finanziarie e di bilancio”, programma “Analisi, monitoraggio e controllo della finanza pubblica e politiche di bilancio”, cap. 3075) al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

 



Articolo 2, comma 12-septies
(Controllo della spesa farmaceutica)

Il comma 12-septiesdell’articolo 2 reca ulteriori misure di controllo della spesa sanitaria, novellando e precisando quanto disposto dall’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010[147] dedicato al contenimento della spesa farmaceutica.

 

Come sottolineato dalla relazione tecnica allegata all’emendamento del Governo, la proposta emendativa si è resa necessaria in relazione al contenzioso insorto in relazione all’applicabilità delle disposizioni recate dall’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010, modificato in sede di conversione, nei due mesi di vigenza del decreto legge e fino all’entrata in vigore della relativa legge di conversione. La disposizione è pertanto diretta a recuperare, a favore del SSN, lo sconto a carico dei farmacisti per un valore pari a circa 35 milioni di euro. Per il medesimo periodo, nei confronti delle aziende farmaceutiche viene stimato il recupero di un importo pari a circa 35 milioni di euro da versarsi all’entrata del bilancio dello Stato.  

 

In particolare, il primo periodo del comma in esame prevede che, a decorrere dal 31 maggio 2010, il SSN, nel procedere alla corresponsione alle farmacie di quanto dovuto, trattenga ad ulteriore titolo di sconto sulla quota di spettanza delle stesse farmacie, una percentuale pari all’1,82 per cento sul prezzo di vendita al pubblico dei farmaci al netto dell’Iva. Tale quota dell’1,82 per cento non si applica alle farmacie rurali sussidiate con fatturato annuo in regime di SSN, al netto dell’IVA, non superiore a euro 387.324,67 e alle altre farmacie con fatturato annuo in regime di SSN, al netto dell’IVA, non superiore a euro 258.228,45.

 

In particolare, l’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010,  ridetermina le percentuali di ricavo dovute dal SSN (quote di spettanza) ai grossisti e ai farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico dei farmaci di classe a), interamente rimborsati dal SSN. Tale rideterminazione abbassa la quota dei grossisti al 3 per cento (precedentemente al 6,65 per cento) portando quella dei farmacisti al 30,35 (precedentemente al 26,7 per cento). Per i farmacisti la quota di spettanza del 30,35 per cento deve intendersi come quota minima a questi spettante. Allo stesso tempo, le aziende farmaceutiche, sulla base di tabelle approvate dall’AIFA e definite per regione e per singola azienda, corrispondono alle regioni stesse, un importo del 1,83 per cento sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA dei medicinali erogati in regime di SSN. Per quanto riguarda i titoli di sconto già previsti, indicati nel sopra citato comma 6, ci si riferisce a quanto previsto dall’articolo 48, comma 32, del D.L. 269/2003[148] , che a sua volta rinvia al disposto dell’articolo 1, comma 40, della legge 662/1996[149]: il SSN, nel corrispondere alle farmacie quanto dovuto (in base alla quota di loro spettanza), trattiene, a titolo di sconto, una quota percentuale sull'importo al lordo dei ticket e al netto dell'IVA. Tale percentuale varia a seconda dell’intervallo di prezzo al pubblico in cui si colloca il medicinale[150] . La percentuale di tali sconti è ridotta a beneficio delle farmacie con un fatturato ridotto, collocate solitamente in zone geografiche disagiate. Al fine di mantenere un’efficiente rete di assistenza farmaceutica territoriale sono inoltre previste misure particolari per le farmacie rurali che godono dell’indennità di residenza ai sensi della legge 549/1995[151]. Tale sconto non viene applicato sull’ossigeno terapeutico e sui farmaci, specialità o generici, che abbiano un prezzo corrispondente a quello di rimborso.

 

Il secondo periodo del comma dispone che, fermo quanto disposta dal primo periodo del comma in esame, entro il 30 aprile 2011, sulla base di tabelle approvate dall’AIFA e definite per regione e per singola azienda, le aziende farmaceutiche devono corrispondere alle regioni un importo del 1,83 per cento sul prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA dei medicinali erogati in regime di SSN nel periodo compreso tra la data di entrata in vigore del D.L. 78/2010 (31 maggio 2010) e della legge di conversione 122/2010 (31 luglio 2010). Diviene pertanto retroattivo - da maggio e non da luglio – il taglio dei margini di spettanza delle farmacie e delle aziende farmaceutiche stabilito in sede di conversione del D.L. 78/2010.

Tale importo è versato all’entrata del bilancio dello Stato con modalità stabilite con determinazione del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Si rileva che nel testo in esame è contenuta un’ulteriore disposizione di modifica dell’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010 (v. infra l’articolo 2-ter, comma 4) incidente sul settore farmaceutico. Sembrerebbe pertanto opportuno un più puntuale coordinamento delle norme.

 



Articolo 2, comma 12-octies
(Accordi di programma)

La norma in esame consente alle regioni con piani di rientro dal debito sanitario di sanare il finanziamento di interventi di edilizia sanitaria, già realizzati dalle regioni, ma effettuati a carico del fondo sanitario di parte corrente.

In particolare, il Ministero della salute, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze e d’intesa con la Conferenza Stato- regioni, può sottoscrivere, con le regioni sottoposte ai piani di rientro[152], accordi di programma, a valere sulle risorse di cui all’articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (vedi infra), per il finanziamento successivo di interventi già realizzati dalle regioni con oneri a carico del fondo sanitario corrente.

La norma prevede, altresì, che i citati accordi sono sottoscrivibili a condizione che gli interventi suddetti risultino coerenti con la complessiva programmazione degli interventi di edilizia sanitaria nelle regioni interessate, come ridefinita in attuazione dei rispettivi Piani di rientro ed in coerenza con l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano del 28 febbraio 2008, per la definizione delle modalità e procedure per l’attivazione dei programmi di investimento in sanità.

 

La disciplina relativa all'edilizia sanitaria è stata dettata dall'articolo 20 della legge 11 marzo 1988, n. 67 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato), che autorizza l'esecuzione di un programma pluriennale di interventi di ristrutturazione edilizia, di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico e di realizzazione di residenze per anziani e soggetti non autosufficienti.

Ai sensi dell’articolo 5-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, il Ministero della salute stipula, nell’ambito di programmi regionali per la realizzazione degli interventi previsti dal citato articolo 20 della legge n. 67 del 1988, Accordi di programma con le Regioni e con altri soggetti pubblici interessati, nei limiti delle disponibilità finanziarie iscritte nel bilancio dello Stato e nei bilanci regionali. Tali Accordi disciplinano le funzioni di monitoraggio e vigilanza demandate al Ministero della salute, i rapporti finanziari tra i soggetti partecipanti all’Accordo, le modalità di erogazione dei finanziamenti statali, le modalità di partecipazione finanziaria delle Regioni e degli altri soggetti pubblici interessati.

Le procedure per la stipula e l’attuazione dei menzionati Accordi di programma sono state oggetto di uno specifico Accordo Stato – Regioni del 19 dicembre 2002, sulla “semplificazione delle procedure per l’attivazione dei programmi di investimento in sanità”. L’Accordo Stato - Regioni del 28 febbraio 2008 integra i contenuti del precedente Accordo Stato - Regioni del 2002, tenendo conto dei nuovi adempimenti previsti dalla legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria 2006)[153], in materia di realizzazione delle procedure di attuazione del programma di edilizia sanitaria di cui al citato articolo 20 della legge n. 67 del 1988, nonché delle nuove disposizioni recate in materia di appalti pubblici dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

Per quanto riguarda le risorse, si ricorda che, l’articolo 2, comma 69, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010), ha elevato a 24 miliardi di euro l’importo totale per il programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia di cui al citato articolo 20 della legge n. 67/1988.

Ai fini dell’attuazione del programma pluriennale, a partire dal 1999, con l’articolo 50, comma 1, lett. c), della citata legge n. 448/1998, sono stati stabiliti i finanziamenti degli interventi di edilizia straordinaria. Da ultimo, a seguito delle riduzioni disposte dall’articolo 14, comma 2, del D.L. n. 78 del 2010 le risorse esposte nella tabella E della legge di stabilità 2011 (legge n. 220/2010) ammontano a 226 milioni per il 2011 e a 512,3 milioni per il 2012. Ad esse vanno aggiunti, per il 2012, i 1.500 milioni di euro relativi alle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), ai sensi dell’articolo 1, comma 5 della citata legge 220/2010.

 



Articolo 2, comma 12-novies

(Fondo unico per lo spettacolo)

Il comma 12-novies integra l’ammontare del Fondo unico per lo spettacolo di 15 milioni di euro per il 2011, per le esigenze delle fondazioni lirico-sinfoniche, ad esclusione delle fondazioni cui fa riferimento il comma 16-quinquies (si veda infra). Il relativo onere viene coperto con le risorse derivanti dal secondo periodo del comma 12-septies (si veda ante).

Il Fondo unico per lo spettacolo è stato istituito dalla L. 163 del 1985, nell’intento di porre fine alla frammentazione dell'intervento statale e alla conseguente, pressoché annuale, approvazione di apposite leggi di finanziamento. Il suo importo, stabilito annualmente in Tabella C della legge finanziaria (ora, di stabilità), è allocato in diversi capitoli dello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali. Per il 2011, la L. 220 del 2010 reca un importo pari a 258.610 milioni di euro.

Attualmente, i criteri per l’assegnazione dei contributi del FUS sono determinati con decreto ministeriale, d’intesa con la Conferenza unificata[154]. I criteri riferiti alle Fondazioni liriche sono indicati dal DM 29 ottobre 2007.

Per l’anno 2010, il DM 4 marzo 2010 ha assegnato al settore il 47,5% delle risorse.



Articolo 2, comma 12 – decies
(Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità
delle amministrazioni pubbliche
)

 

Il comma 12 sexies stabilisce che i componenti della Civit (Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche) che sono dipendenti della pubblica amministrazione o magistrati siano collocati fuori ruolo solo se ne fanno richiesta e che tale disposizioni si applichi anche ai componenti in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

 Ai sensi dell’art. 13 del d.lgs. n. 150/2009[155], la Commissione è organo collegiale composto da cinque componenti scelti tra esperti di elevata professionalità, anche estranei all'amministrazione con comprovate competenze in Italia e all'estero, sia nel settore pubblico che in quello privato in tema di servizi pubblici, management, misurazione della performance, nonché di gestione e valutazione del personale. I componenti della Commissione non possono essere scelti tra persone che rivestono incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti la nomina e, in ogni caso, non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni della Commissione.

I componenti sono nominati, tenuto conto del principio delle pari opportunità di genere, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro per l'attuazione del programma di Governo, previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. I componenti sono nominati per un periodo di sei anni e possono essere confermati una sola volta. Il Presidente della Commissione è eletto tra i componenti del collegio in occasione della prima seduta.

 

Attualmente i membri, nominati con D.P.R. 15 dicembre 2009, sono Luciano Hinna (professore), Antonio Martone (professore), Pietro Micheli (professore), Filippo Patroni Griffi (Consigliere di Stato) e Luisa Torchia (professore). I componenti si sono insediati il 22 dicembre 2009 e hanno eletto Presidente Antonio Martone.

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Le disposizioni in commento modificano l’attuale disciplina - dalla quale consegue necessariamente, per i membri della Commissione, all'atto dell'accettazione della nomina, se dipendenti da pubblica amministrazione o magistrati in attività di servizio la collocazione fuori ruolo e l’indisponibilità per tutta la durata del mandato del posto corrispondente nella dotazione organica dell'amministrazione di appartenenza o la  collocazione in aspettativa senza assegni se professori universitari – rimettendo tali effetti alla scelta di ogni membro.

Appare opportuno che si valutino le conseguenze della rimessione della scelta di rimanere in servizio agli interessati, sotto il profilo sia degli effetti finanziari, sia della garanzia dello svolgimento pieno e imparziale delle funzioni sul duplice versante.

 



Articolo 2, comma 12-undecies
(Lavoratori licenziati da enti non commerciali)

Il comma 12-undecies reca alcune disposizioni inerenti i lavoratori licenziati dalla aziende non commerciali in crisi.

In primo luogo si prevede la proroga, per il 2011, dell’agevolazione in favore dei lavoratori licenziati da enti non commerciali operanti nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE) n. 1260/99 del Consiglio, del 21 giugno 1999[156], consistente nell’erogazione di un trattamento economico corrispondente all’80% dell’importo massimo dell’indennità di mobilità (comprensivo della contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare, ove spettanti). Tale agevolazione, prevista originariamente dall'articolo 1, commi 5-8, del D.L. 108/2002, convertito dalla legge n. 172/2002, per il settore della sanità privata ed in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione, è stato esteso ai richiamati lavoratori per il periodo 2004-2010 dall’articolo 41, comma 7, della legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289/2002). Contestualmente, si riduce l’entità dell’organico minimo che deve essere posseduto dell’azienda ai fini della corresponsione dello stesso trattamento – originariamente superiore a 2.000 unità lavorative –, il quale, ai sensi del comma in esame, viene equiparato a quello richiesto dal citato D.L. n. 108, cioè superiore a 1.800 unità lavorative;

 

La norma prevede altresì che gli enti non commerciali operanti nel settore della sanità privata e in situazione di crisi aziendale, aventi una sede operativa nei territori colpiti da calamità naturali situati in Molise, Sicilia e Puglia, destinatari dei provvedimenti agevolativi in materia di versamento delle somme dovute a titolo di tributi fiscali e contributi previdenziali (di cui all'articolo 1, comma 255, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 – legge finanziaria 2005) abbiano comunque diritto al beneficio della sospensione, fino al 31 dicembre 2011, dei termini di pagamento di contributi, tributi e imposte, a qualunque titolo ancora dovuti, anche in qualità di sostituti d'imposta, relativi agli anni dal 2008 al 2011, senza necessità di ulteriori provvedimenti attuativi.

La legge finanziaria 2005 ha stabilito che agli enti non commerciali di cui all’articolo 1, comma 47 della legge finanziaria 2003, cioè gli enti operanti nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999, con un organico superiore alle 2.000 unità lavorative, nel settore della sanità privata e in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione aziendale, i quali abbiano almeno una sede operativa nelle province di Catania, Campobasso e Foggia si applicano, fino al 31 dicembre 2005, la sospensione dei termini di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 245 del 2002, nonché, per i versamenti non eseguiti alla data del 31 dicembre 2005, si applicano i differimenti di termini relativi a compensi per prestazioni di lavoro straordinario, agli adempimenti per gli obblighi tributari e relativi ai versamenti dei contributi di previdenza e di assistenza sociale, indicati, rispettivamente, nell'articolo 3, comma 2, e nell'articolo 4, comma 3, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 2004 n. 3354, recante disposizioni urgenti in materia di protezione civile.

In favore dei predetti enti, la legge finanziaria 2008 (articolo 2, commi 110 e 111 della legge 244/2007) ha consentito di definire in maniera automatica la propria posizione tributaria, relativamente agli anni dal 2002 al 2006, versando l’intera somma dovuta per ciascun contributo e tributo a titolo di capitale, al netto dei versamenti già eseguiti a titolo di capitale ed interesse, diminuita al 30 per cento, in un’unica soluzione entro il 30 novembre 2008, pena la decadenza del beneficio.

Da ultimo, l’articolo 1, comma 5-ter del D.L. 194/2009 ha esteso alla data del 31 ottobre 2010 la possibilità di prorogare, tra i vari interventi, la sospensione dei termini tributari e contributivi in favore dei predetti enti come recata dalla citata legge  311/2004, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

Il comma 12-undecies autorizza, inoltre, per l’attuazione delle predette misure, la spesa di 15 milioni di euro per il 2011, stabilendo che al relativo onere si provveda:

   quanto a 2,5 milioni di euro, mediante riduzione del Fondo sociale per l’occupazione e formazione di cui all'artico 1, comma 7, del decreto-legge n. 148 del 1993[157];

   quanto a 12,5 milioni di euro, a valere sulla quota del Fondo esigenze urgenti ed indifferibili destinata al finanziamento di una serie di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico, di sviluppo dei territori, di ricerca, assistenza, promozione di attività sportive, culturali e sociali, di cui all’articolo 1, comma 40, quarto periodo della legge di stabilità 2011 (legge n. 220/2010), come incrementata dal provvedimento in esame (cfr.art. 2, comma 16-sexies).

 

L’articolo 1, comma 40 della legge finanziaria per il 2011 ha rifinanziato il Fondo esigenze urgenti ed indifferibili di 924 milioni di euro per il 2011. Di tale somma, 874 milioni sono destinati ad una serie di finalità indicate nell’elenco 1 delle legge e saranno ripartiti, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. I residui 50 milioni – in virtù di quanto stabilito dal comma 40, quarto periodo – sono destinati ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali. Alla ripartizione di tale quota e all'individuazione dei beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario.

 

Infine, il comma in esame autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 



Articolo 2, comma 12-duodecies
(Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi

e radiofonici)

Il comma in esame, introdotto nel corso dell’esame al Senato, modifica l’articolo 43, comma 12, del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, il quale attualmente prevede per i soggetti che esercitano l'attività televisiva in àmbito nazionale attraverso più di una rete, il divieto, fino al 31 dicembre 2010, di acquisire partecipazioni in imprese editrici di giornali quotidiani o partecipare alla costituzione di nuove imprese editrici di giornali quotidiani. La riformulazione di tale comma prevede, in primo luogo, una ridefinizione dell’ambito di applicazione del divieto. Esso si applica ora ai soggetti che esercitano l'attività televisiva in ambito nazionale su qualunque piattaforma che conseguono per ciascun anno ricavi superiori all'8 per cento dei ricavi complessivi del sistema intergrato delle comunicazioni (SIC) o al 40 per cento dei ricavi del settore delle comunicazioni elettroniche. In secondo luogo, si proroga l’applicazione del divieto fino al 31 dicembre 2012. Infine, siescludono le imprese editrici di giornali quotidiani diffusi unicamente in modalità elettronica dal novero delle imprese rispetto alle quali è vietata l’acquisizione di partecipazioni.

Va ricordato che la questione è stata recentemente oggetto di  una segnalazione al Governo emessa dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in data 24 novembre 2010, nella quale si afferma che la disposizione in materia di limiti antitrust all'incrocio tra stampa e giornali quotidiani è stata sin dall'inizio concepita dal legislatore a tutela del pluralismo dei mezzi di comunicazione e di informazione, sulla base delle indicazioni date dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 826/1988). La protezione del pluralismo informativo è uno dei principi fondamentali dell'Unione Europea (articolo 11, comma secondo, dalla Carta Europea dei diritti fondamentali) e, in forza di ciò, la giurisprudenza della Corte di Giustizia ha riconosciuto il diritto degli Stati membri a mantenere una legislazione speciale in materia, più restrittiva del diritto della concorrenza. Si ritiene, pertanto, secondo l’Autorità, che il mantenimento della normativa sui limiti antitrust incrociati stampa-tv, possa a pieno titolo rientrare tra gli interventi consentiti al legislatore per il mantenimento della concorrenzialità e del pluralismo del sistema dell'informazione, anche alla luce del confronto con i principali Paesi europei. In tal senso, l’Autorità sottolinea l’opportunità di mantenere in vigore il divieto recato dal citatoart. 43, comma 12, del testo unico.



Articolo 2, comma 12-terdecies
(Quote latte)

Il comma 12-terdecies sospende fino al 30 giugno 2011 il pagamento degli importi (con scadenza 31 dicembre 2010) dovuti dai produttori di latte in ragione dei piani di rateizzazione regolanti il prelievo supplementare da essi versato in eccesso rispetto alle quote latte.

All'ultima proroga semestrale aveva provveduto l'articolo 40-bis del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Si ricorda che decreto-legge 28 marzo 2003, n. 49[158] ha stabilito un piano di rateizzazione senza interessi, oggetto di un accordo politico tra l’Italia e l’Unione europea, per consentire ai produttori di estinguere i propri debiti per l’eccesso di produzione lattiera nei periodi dal 1995/96 al 2001/02. L’accordo è poi sfociato nella Decisione 2003/530/CE[159] (GUCE L n. 184/2003) con la quale l'aiuto che la Repubblica italiana intendeva concedere ai produttori di latte, peraltro a questi sostituendosi nel pagamento degli importi da essi dovuti[160], viene “eccezionalmente considerato compatibile con il mercato” alle seguenti condizioni:

§         che l'importo sia interamente rimborsato mediante rate annuali di uguale importo,

§         che il periodo di rimborso non superi 14 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2004.

D.M. 6 luglio 2007 (1).

Il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5[161] con l’articolo 8-quater ha definito un nuovo piano di rateizzazione, per somme non inferiori a 25.000 euro[162], delle multe relative a qualunque campagna lattiera precedente a quella allora in corso del 2008-2009. La dilazione del pagamento, in funzione della sua entità e con l’applicazione di un tasso di interesse crescente, deve avvenire nei seguenti termini:

§         entro tredici anni per i debiti inferiori a 100.000 euro;

§         entro ventidue anni per i debiti compresi fra 100.000 e 300.000 euro;

§         ed entro trenta anni per i debiti superiori a 300.000 euro.

Le modalità di rateizzazione dei debiti sono state definite con il decreto 10 marzo 2010 del Commissario straordinario per le quote latte (GU n. 70/2010) che, relativamente alle scadenze, ha stabilito che:

§         per le richieste di rateizzazione presentate dal mese di settembre al mese di febbraio, la rata è versata entro il successivo 30 giugno e, per il numero di anni di durata della rateizzazione, entro il 30 giugno di ogni anno (salvo l'ultima rata che è fissata non oltre il limite massimo stabilito dalla legge);

§         per le richieste di rateizzazione presentate dal mese di marzo al mese di agosto, la rata è versata entro il successivo 31 dicembre, e così per tutti gli anni di durata della rateizzazione (salvo l’ultima rata).

Il piano di rientro previsto dal D.L. n. 5 è stato oggetto esclusivamente di negoziati verbali con la Commissione europea, concludendosi con un gentlemen’s agreemennt. In merito peraltro, il Commissario europeo Ciolos[163] sottolinea che il piano del 2009 “non si fonda direttamente sul diritto UE [ma] mira ad agevolare la gestione finanziaria dell’onere, per i produttori, di pagare tutte le somme dovute a titolo del prelievo suddetto. Perciò, se sospendesse l’applicazione di tale piano l’Italia sarebbe ancora più distante dall’adempimento dei suoi obblighi di riscossione ai sensi del diritto UE.”. Il Commissario europeo, dopo aver ricordato la preoccupante lentezza con la quale l’Italia opera l’esazione dei prelievi, aggiunge che “se l’emendamento dovesse essere adottato la Commissione sarebbe costretta ad avviare la procedura appropriata ai sensi del Trattato”.

Per il periodo che va dal 2002/2003 al 2008/2009, per le multe dovute dai produttori di latte, la Comunità ha nel frattempo ridotto annualmente i trasferimenti all’Italia a titolo di aiuti all’agricoltura: per l’intero periodo il prelievo nazionale dovuto, e trattenuto, è stato pari a 1.151 milioni di euro. Di questi restano da riscuotere 1.030 milioni di euro.

 

Per quanto attiene alla copertura finanziaria della sospensione dei pagamenti previsti dai piani di rateizzazione, il comma in esame attinge per 5 milioni di euro per l’anno 2011 alle disponibilità di cui all’articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge n. 220 del 2010 (legge di stabilità 2011).

L’articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge n 220 del 2010 destina una quota pari a 50 milioni di euro per l'anno 2011 - al fine di assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali – a valere sul Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, al fine di assicurare il finanziamento di interventi urgenti e indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell’istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi. Lo stesso comma 40, al primo periodo, incrementa il suddetto fondo di 924 milioni di euro per l'anno 2011.

Si segnala che alla tabella 1 (prevista dall'articolo 1 del presente disegno di legge) è prevista la proroga al 31 marzo 2011 delle attività del Commissario straordinario per le quote latte chiamato a vagliare le domande di rateizzazione.

È dunque presumibile che, in ragione della proroga disposta dal comma 12-terdecies, introdotta nel corso dell’esame del provvedimento al Senato, si renderà necessario disporre analoga ed ulteriore proroga per l’attività del Commissario.

 

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Il 9 dicembre 2010 la Commissione europea ha adottato una proposta di regolamento sulle "relazioni contrattuali nel settore del latte" (COM(2010)728) e una relazione sul mercato dei prodotti lattiero-caseari nel contesto della graduale abolizione del regime delle quote latte (COM(2010)727).

 

Proposta di regolamento sulle relazioni contrattuali (COM(2010)728)

La proposta di regolamento prende in considerazione i contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori, la possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali attraverso le organizzazioni di produttori, norme specifiche dell'UE per le organizzazioni interprofessionali e misure destinate a migliorare la trasparenza nel mercato.

Si prevede la stipula, prima dell'inizio delle consegne, di contratti scritti facoltativi tra produttori di latte e trasformatori che definiscano i prezzi, il calendario e il volume delle consegne e la durata del contratto. Gli Stati membri possono rendere obbligatorio sul loro territorio il ricorso a tali contratti. Una deroga è prevista per le cooperative, per tener conto della loro natura specifica, sempre che i loro statuti contengano norme atte a produrre analoghi effetti.

Si consente agli agricoltori di negoziare collettivamente i contratti attraverso le organizzazioni dei produttori. La definizione di limiti appropriati per i volumi da negoziare metterà gli agricoltori su un piede di parità con i principali caseifici, mantenendo nel contempo una concorrenza adeguata nella filiera del latte crudo. Questo tipo di contrattazione non dovrà infatti superare il 3,5% del totale della produzione UE e il 33% della produzione nazionale; sono previste anche specifiche norme di salvaguardia per evitare pregiudizi gravi, in particolare per le PMI.

La proposta introduce inoltre norme specifiche per le organizzazioni interprofessionali che possono svolgere un ruolo importante in materia di ricerca, miglioramento della qualità e promozione e diffusione di buone pratiche nei metodi di produzione e di trasformazione, contribuendo ad accrescere le conoscenze e la trasparenza nel settore. È inoltre prevista la trasmissione di informazioni più regolari sui volumi di latte crudo consegnati, al fine di fornire una visione più chiara della produzione e dell'andamento del mercato.

Le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2014 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all'abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato.

Le misure proposte scaturiscono dalle raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti di alto livello sul latte (GAL), approvate nelle conclusioni della presidenza del Consiglio del 27 settembre 2010. Composto da alti funzionari dagli Stati membri e presieduto dal direttore generale della DG AGRI, il GAL è stato istituito a seguito della crisi del settore lattiero‑caseario del 2008-2009 con il mandato di formulare misure a medio e lungo termine intese a stabilizzare il mercato e il reddito dei produttori e a migliorare la trasparenza.

 

Relazione sui mercati dei prodotti lattiero-caseari (COM(2010)727)

La relazione fa il punto sulla situazione del mercato lattiero-caseario e sulle condizioni per estinguere gradualmente il regime delle quote latte. Partendo dalla constatazione che soltanto tre Stati membri (DK, NL, CY) hanno registrato un superamento nel 2009/2010 e che il prezzo delle quote latte è molto basso e in alcuni paesi è già arrivato a zero, la relazione conclude che ci si sta avviando verso un atterraggio morbido nella grande maggioranza degli Stati membri e che non c'è quindi motivo di rivedere le decisioni prese nell'ambito della verifica dello stato di salute della PAC riguardo al graduale aumento delle quote e alla soppressione definitiva del regime il 1° aprile 2015.

La relazione suggerisce inoltre, a titolo di ulteriore salvaguardia, che in casi eccezionali in cui le misure politiche esistenti risultino insufficienti, la Commissione possa prendere in considerazione un meccanismo volto a compensare i produttori lattieri che decidano di ridurre le loro consegne per evitare gravi squilibri del mercato. Per preparare meglio il terreno all'abolizione delle quote, la Commissione propone che siano organizzate riunioni congiunte degli esperti del comitato di gestione dell'OCM unica e del gruppo consultivo “latte” al fine di valutare l'evoluzione e le prospettive del mercato.

Una seconda relazione della Commissione è prevista per il 2012.

 

 

Relazione sul recupero del prelievo supplementare

Il 26 marzo 2010 la Commissione ha presentato, ai sensi dell'articolo 3 della decisione 2003/530/CE del Consiglio, la relazione sulla valutazione della situazione comunicata dall’Italia alla Commissione e al Consiglio sul recupero del prelievo supplementare dovuto dai produttori di latte per i periodi dal 1995/96 al 2001/02.

In base alla decisione del Consiglio 2003/530/CE, in via eccezionale era stato dichiarato compatibile l’aiuto che l’Italia ha concesso ai produttori di latte sostituendosi ad essi nel pagamento degli importi dai medesimi dovuti alla Comunità a titolo del prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari per i periodi dal 1995/96 al 2001/02 e consentendo agli stessi produttori di estinguere il loro debito mediante pagamenti differiti effettuati su vari anni senza interessi.

La decisione fissava alcune condizioni inderogabili e cioè che:

– l’importo fosse interamente rimborsato mediante rate annuali di uguale importo;

– il periodo di rimborso non superasse i 14 anni a decorrere dal 1° gennaio 2004.

Dalla quinta relazione concernente i pagamenti delle rate effettuati nel 2008, presentata dalle autorità italiane alla Commissione il 23 novembre 2009, risultava che, dei circa 23.300 produttori debitori del prelievo supplementare per i sette periodi annuali oggetto della decisione del Consiglio e nei cui confronti i tribunali nazionali avevano emesso un’ordinanza di sospensione del pagamento in attesa delle sentenze definitive, 15.403 avevano optato per la possibilità di pagare a rate.

Tale scelta comporta l’abbandono dei processi in corso. Inoltre, l’eventuale mancato pagamento delle rate annuali comporta l’esclusione dal regime di pagamento rateizzato e, di conseguenza, espone i produttori al procedimento di recupero dell’intero importo dovuto, maggiorato degli interessi maturati.

Nelle precedenti relazioni di valutazione, la Commissione aveva sostenuto che le future relazioni annuali dell’Italia avrebbero dovuto dare conto specificatamente dei procedimenti giudiziari relativi ai sette periodi annuali in esame e confermare il pagamento del prelievo dovuto dai produttori risultati soccombenti.

La Commissione “deplora la lentezza con cui le autorità italiane progrediscono nella riscossione della parte dei prelievi dovuti dai produttori che non hanno aderito al regime di pagamento a rate, come pure l'insufficienza delle informazioni fornite dalle medesime autorità. La lentezza dei progressi si riferisce sia alla lentezza dei procedimenti giudiziari sia alla lentezza nei recuperi degli importi oggetto di procedimenti chiusi”.

 

 



Articolo 2, comma 12-quaterdecies
(Poteri del Dipartimento amministrazione penitenziaria)

L’articolo 2, comma 12-quaterdecies, proroga di un anno (ovvero al 31 dicembre 2011) i poteri attribuiti al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dall’art. 44-bis del D.L. n. 207 del 2008 (L. n. 14 del 2009) per far fronte alla grave situazione di sovraffollamento delle carceri. Attraverso l’esercizio di tali poteri il capo del DAP dovrà procedere al compimento degli investimenti necessari per conseguire la realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie o l'aumento della capienza di quelle esistenti e garantire una migliore condizione di vita dei detenuti.

 

In relazione al sovraffollamento carcerario, il Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2010 - deliberando un Piano straordinario penitenziario - aveva dichiarato lo stato di emergenza nazionale fino al 31 dicembre 2010 (DPCM 13 gennaio 2010); lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 dicembre 2011 con D.P.C.M. 11 gennaio 2011.

Il “Piano carceri” prevede interventi di edilizia penitenziaria volti ad ampliare la capienza delle carceri (primo e secondo pilastro), misure di natura normativa (terzo pilastro) e l’assunzione di 2000 nuovi agenti di Polizia Penitenziaria (quarto pilastro).

Con riferimento al “primo pilastro”, il Piano carceri è stato presentato dal Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria ed approvato il 29 giugno 2010 dal Comitato di Sorveglianza costituito dal Ministro della Giustizia, dal Ministro delle Infrastrutture e dal Capo del Dipartimento della Protezione civile. Il Ministero della giustizia, nelle sue comunicazioni alle Camere rese lo scorso 19 gennaio, si è soffermato sull’entità degli investimenti - 675 milioni di euro - sulla tempistica della loro esecuzione, nell'arco di un triennio, e sulla portata strategica volta a soddisfare un fabbisogno carcerario pari a circa 9.150 posti, in esecuzione della sola prima parte del piano.

 

L’art. 44-bis rinvia ai poteri conferiti dall'art. 20 del decreto legge n. 185/2008 (L. n. 2/2009) ai commissari straordinari delegati per la realizzazione degli investimenti pubblici.

 

Il citato art. 20 del decreto legge n. 185/2008 ha previsto tra le misure volte a velocizzare gli investimenti pubblici l’istituzione di un commissario straordinario con il compito di vigilare su tutte le fasi dei procedimenti, con poteri di impulso e anche sostitutivi. In particolare il comma 3 attribuisce al commissario straordinario delegato le seguenti funzioni di indirizzo e coordinamento per la realizzazione dell’investimento: il monitoraggio dell'adozione degli atti e dei provvedimenti necessari per l'esecuzione dell'investimento; la vigilanza sull'espletamento delle procedure realizzative e su quelle autorizzative, sulla stipula dei contratti e sulla cura delle attività occorrenti al finanziamento, utilizzando le risorse disponibili assegnate a tale fine; l’esercizio di ogni potere di impulso, attraverso il più ampio coinvolgimento degli enti e dei soggetti coinvolti, per assicurare il coordinamento degli stessi ed il rispetto dei tempi.

 

Per quanto riguarda la procedura per la realizzazione degli interventi, al capo del DAP spetta – in base al citato art. 44-bis - il compito di redigere un programma degli interventi necessari, specificandone i tempi e le modalità di realizzazione ed indicando le risorse economiche a tal fine occorrenti. Con successivi D.P.C.M., sono invece determinate le opere necessarie per l'attuazione del programma (con l'indicazione dei tempi di realizzazione di tutte le fasi dell'intervento e del quadro finanziario dello stesso) e, nei casi di particolare urgenza possono essere abbreviati fino alla metà i termini previsti dalla normativa vigente per l'adozione dei provvedimenti amministrativi necessari per la realizzazione dell'intervento. L’art. 44-bis dispone, inoltre, che le opere vengano inserite nel programma delle infrastrutture strategiche (PIS) di cui all'art. 1, comma 1, della legge n. 443/2001 (cd. legge obiettivo), nonché, se di importo superiore a 100.000 euro, nel programma triennale previsto dall'art. 128 del decreto legislativo n. 163/2006 (cd. Codice appalti). Al capo del DAP sono riconosciuti, in caso di inutile decorso dei termini previsti dalla normativa vigente, i poteri sostitutivi previsti dall’art. 20 del D.L. 185/2008.

 

L’art. 20 attribuisce al commissario delegato, per la realizzazione degli investimenti pubblici, sin dal momento della nomina, i poteri, anche sostitutivi, previsti dall'art. 13 del D.L. n. 67/1997. Tali poteri hanno natura più strettamente operativa e sono specificatamente quelli indicati dal comma 4-bis e 4-quater del citato art. 13 che si sostanziano nell’emanazione, in sostituzione degli organi istituzionalmente competenti, di tutti i provvedimenti necessari per l’esecuzione dell’opera. In tale ambito i commissari possono anche assumere direttamente la funzione di stazione appaltante. In pratica, il commissario dapprima solleciterà le amministrazioni procedenti ad effettuare celermente gli adempimenti e, se le amministrazioni risulteranno inadempimenti, procederà in loro vece con pieni poteri, disponendo anche l’indizione delle gare di appalto.

 

 



Articolo 2, commi 13-16
(Partecipazione dell’Italia agli interventi del Fondo monetario internazionale per fronteggiare la crisi finanziaria e per l’assistenza finanziaria ai Paesi più poveri)

I commi da 13 a 16 dell'articolo 2 recano disposizioni dirette ad autorizzare la Banca d'Italia a concedere prestiti al Fondo monetario internazionale (FMI) in relazione ad operazioni dirette a fronteggiare la crisi finanziaria internazionale, nonché per la concessione di prestiti a favore dei Paesi più poveri. Su tali prestiti viene accordata la garanzia dello Stato per il rimborso dei capitali e degli interessi, nonché per la copertura degli eventuali rischi di cambio.

 

Più in dettaglio, il comma 13 dispone la proroga delle disposizioni urgenti per la partecipazione dell'Italia agli interventi del Fondo monetario internazionale per fronteggiare gravi crisi finanziarie dei Paesi aderenti quali previste dal decreto-legge 25 gennaio 1999, n. 7. Tale proroga viene disposta al fine di contrastare la crisi finanziaria e in attuazione degli impegni internazionali assunti in occasione del Vertice G20 di Londra di aprile 2009, del Consiglio europeo di giugno 2009 e del Vertice G20 di Seul di novembre 2010.

 

Si ricorda che l'articolo 1 del decreto legge n. 7 del 1999[164] ha previsto che il Ministero dell'economia può concedere la garanzia per il rimborso del capitale, per gli interessi maturati e per la copertura di eventuali rischi del cambio, su linee di credito attivate dalla Banca d'Italia a favore dei Paesi membri del Fondo monetario internazionale (FMI) che rispettino le condizioni previste dai programmi di risanamento economico approvati dal Fondo stesso, qualora si verifichino circostanze impreviste sul piano internazionale che richiedano risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quelle messe a disposizione dal FMI, nel limite massimo di 2.500 miliardi di lire quale importo complessivo degli interventi realizzabili ai sensi del medesimo articolo 1.

 

Si ricorda altresì che, per quanto concerne il Vertice G20 di Londra (aprile 2009), in tale sede sono stati assunti una serie di impegni in materia finanziaria. Tra questi:

·         sono stati stanziati 1.100 mld di dollari dal G20 in favore di FMI, Banca mondiale e banche per lo sviluppo per sostenere i flussi del credito, la crescita e la difesa dell'occupazione;

·         il FMI e' stato autorizzato a vendere le sue riserve auree per finanziare i paesi più poveri in difficoltà;

·         è stato fissato l'obiettivo di varare la riforma della Banca mondiale nella primavera del 2010.

 

Nel Vertice G20 di Seul (novembre 2010) i leader dei paesi partecipanti hanno assunto un ''piano d'azione'' in materia finanziaria che prevede, in materia di FMI, una riforma delle quote e della governance, per dotare il Fondo di ''maggiore legittimità, credibilità ed efficacia'', garantendo maggiore rappresentanza ai Paesi emergenti.

 

Per quanto concerne invece il Consiglio europeo (giugno 2009), in tale sede è stata ribadita l'importanza della costituzione di un quadro globale transnazionale per la prevenzione e la gestione delle crisi finanziarie. Per quanto riguarda le risorse del FMI, gli Stati membri si sono dichiarati disponibili a fornire rapidamente un sostegno temporaneo per un importo totale di 75 miliardi di euro. "In linea di principio", nel quadro di una ripartizione equa degli oneri a livello mondiale, "gli Stati membri sono pronti a farsi carico, attraverso i nuovi accordi di prestito, in linea con il rispettivo peso economico, quale rispecchiato dalle rispettive quote, del fabbisogno supplementare di finanziamento che dovesse derivare nel medio periodo, riconoscendo il necessario collegamento tra contributo e rappresentanza".

 

Più in dettaglio, per fronteggiare la crisi finanziaria la lettera a) del comma 13 autorizza la Banca d'Italia a svolgere le trattative con il Fondo monetario internazionale per la conclusione di un accordo di prestito di un ammontare pari a 8,11 miliardi di euro.

Tale accordo di prestito, da stipularsi tra la Banca d'Italia ed il Fondo monetario internazionale, è già stato approvato in una bozza definitiva in data 21 ottobre 2009 ed è riportato in allegato al decreto legge in esame; la disposizione stabilisce altresì che l'accordo diventi esecutivo a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame.

 

In estrema sintesi il "Borrowing Agreement" del FMI con la Banca d’Italia, approvato il 21 ottobre 2009, fissa nei dettagli i termini e le condizioni ai quali, allo scopo di fronteggiare la crisi finanziaria, la Banca d'Italia si impegna a prestare al Fondo monetario internazionale (FMI) l'equivalente, calcolato in Diritti Speciali di Prelievo (DSP), di 8,11 miliardi di euro.

In particolare, nell'Accordo viene stabilito che il FMI può effettuare prelievi per un periodo di due anni a partire dalla data del primo prelievo oppure un mese dopo la data dell'entrata in vigore dell'accordo medesimo. Salvo ulteriori accordi, il FMI notificherà la sua intenzione di prelevare alla Banca d'Italia con un preavviso di almeno 5 giorni lavorativi.

Con il consenso della Banca d'Italia, il FMI può estendere la possibilità di effettuare prelievi per ulteriori periodi di un anno fino ad un totale di quattro anni.

 

In secondo luogo per fronteggiare la crisi finanziaria la lettera b) autorizza la Banca d'Italia, qualora si richiedano risorse finanziarie aggiuntive rispetto all'ammontare indicato alla lettera a), a contribuire ulteriormente nel limite massimo complessivo di 13,53 miliardi di euro.

 

La successiva lettera c) autorizza la confluenza dei prestiti di cui alle lettere a) e b) - una volta completata la riforma dei New Arrangements to Borrow (NAB) - nello strumento di prestito NAB in aggiunta alla linea di credito già esistente che è pari a 1,753 miliardi di diritti speciali di prelievo (DSP) – equivalenti a circa 1,864 miliardi di euro.

 

Si ricorda che i New Arrangements to Borrow (NAB) sono accordi di prestito multilaterali entrati in vigore nel 1998 che impegnano 25 paesi, tra cui l'Italia, a contribuire con risorse addizionali alla liquidità del FMI in caso di gravi pericoli per la stabilità del sistema monetario internazionale. Le somme accordate in base ai nuovi accordi ammontano a 34 miliardi di DSP.

I Diritti Speciali di Prelievo (DSP; in inglese Special Drawing Rights, SDRs) rappresentano un’attività di riserva creata nel 1969 con lo scopo di aumentare la disponibilità di risorse a disposizione del FMI. Il valore dei DSP è determinato in base ad un paniere di cinque valute. Il FMI ha la facoltà di accrescere la propria liquidità per mezzo di assegnazioni di DSP ai paesi membri in proporzione alla quota da ciascuno sottoscritta, previa approvazione della decisione da parte del Consiglio di Amministrazione a maggioranza dell’85% del potere di voto.

 

La lettera d) del comma 13 rinvia infine ad apposita convenzione tra il Ministero dell'economia e delle finanze e la Banca d'Italia per la regolazione dei rapporti che deriveranno dai suddetti prestiti.

 

Il comma 14 proroga l'autorizzazione alla Banca d'Italia per la concessione di prestiti garantiti dallo Stato a favore dei Paesi più poveri di cui alla legge n. 146 del 2003[165].

In particolare la Banca d'Italia è autorizzata a concedere un prestito pari a 800 milioni di DSP da erogare a tassi di mercato tramite l'Extended credit facility del Poverty reduction and growth trust. Per la definizione delle modalità di concessione del prestito si rimanda ad apposita intesa tra il Fondo monetario internazionale, il Ministero dell'economia e delle finanze e la Banca d'Italia.

 

Si ricorda che l'Extended Credit Facility (ECF) è lo strumento del Fondo monetario internazionale che ha sostituito, dal gennaio 2010, la Poverty Reduction and Growth Facility (PRGF) per garantire supporto finanziario ai Paesi a basso reddito. Le caratteristiche dell'ECF sono: tassi di interesse pari a zero, periodo di grazia di 5,5 anni, termine massimo di ripagamento di 10 anni.

Secondo quanto riportato nella Relazione al provvedimento, poiché l'importo del prestito da garantire è pari a 800 milioni di DSP ed il controvalore di 1 DSP, all’epoca della redazione del disegno di legge, risultava pari a circa 1,063.460 euro, il valore complessivo del prestito in euro ammonterebbe a circa 850 milioni.

 

In aggiunta al prestito erogabile dalla Banca d'Italia, anche il Ministero dell'economia e delle finanze viene autorizzato a concedere un sussidio ai Paesi più poveri, tramite l'Extended credit facility del Poverty reduction and growth trust, per un ammontare complessivo di 22,1 milioni di DSP (circa 23,5 milioni di euro), già a disposizione presso il Fondo monetario internazionale.

 

Come specificato anche dalla Relazione, saranno utilizzate le risorse già disponibili presso il FMI come residui dei contributi già erogati dall’Italia per sussidi finanziari ai Paesi a basso reddito sulla base dell’articolo 2 della legge n. 173 del 1990[166]. Di conseguenza la disposizione non comporta l'esborso di nuove risorse a carico del bilancio dello Stato.

 

Il comma 15 prevede che sui prestiti di cui ai commi precedenti è accordata la garanzia dello Stato tanto per il rimborso del capitale, quanto per gli interessi maturati e la copertura degli eventuali rischi di cambio.

 

Il comma 16 dispone che agli oneri eventualmente derivanti dall'attivazione della garanzia dello Stato sui prestiti di cui ai commi 13 e 14 per ogni possibile rischio connesso al rimborso del capitale e degli interessi maturati, nonché al tasso di cambio, si provvede ai sensi dell’articolo 31 della legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), con imputazione nell’ambito dell’unità previsionale di base 8.1.7 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010 e corrispondenti per gli anni successivi (capitolo 7407/Economia, “Oneri derivanti dalle garanzie assunte dallo stato in dipendenza di varie disposizioni legislative”).

 

L’articolo 31 della legge di contabilità prevede che, in allegato allo stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze, siano elencate le garanzie principali e sussidiarie prestate dallo Stato a favore di enti o altri soggetti.

 



Articolo 2, comma 16-bis
(Partecipazione della Repubblica italiana alla Fondazione Global Earthquake Model)

La disposizione in commento è adottata nelle more della costruzione di una Organizzazione internazionale tra i governi – Global Risk Modelling Organisation, organizzazione per la costruzione di modelli di rischio globale -, il cui scopo è l’adozione di standard uniformi a livello globale per il calcolo e la divulgazione di dati di rischio correlati alle diverse tipologie di disastri naturali, ovvero indotti dall’uomo. In tale prospettiva la norma in commento autorizza la spesa di 0,3 milioni di euro entro il 31 dicembre 2011, nonché per il 2012 e il 2013, per la partecipazione italiana alla fondazione GEM (Global Earthquake Model, modello globale per i terremoti), con sede a Pavia.

Il reperimento dei fondi necessari avviene a carico delle risorse previste dal comma 14 dell’articolo 1 del decreto-legge n. 262 del 2006[167], le quali, se non utilizzate al 31 dicembre 2010, sono mantenute in bilancio nell’esercizio 2011 e versate all’entrata del bilancio dello Stato: successivamente, 0,3 milioni di euro di dette risorse verranno utilizzate per la copertura della norma in commento con riferimento all’esercizio finanziario 2011, mentre la parte residua di detti fondi verrà assegnata al Fondo per interventi strutturali di politica economica quale previsto dal comma 5 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 282 del 2004[168]. Sempre a valere sulle risorse del Fondo per interventi strutturali di politica economica  verranno reperiti i fondi per il 2012 e 2013 per la partecipazione dell’Italia alla Fondazione GEM.

 

Si segnala che il comma 14 dell’articolo 1 del decreto-legge 262/2006, nel quadro delle attività di potenziamento dell’Amministrazione economico-finanziaria per il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, prevede la costituzione di un apposito Fondo nel quale far affluire una quota parte delle maggiori entrate derivanti dalla riduzione della base imponibile evasa e dal contrasto al lavoro irregolare, al gioco illegale e alle frodi negli scambi internazionali e comunitari. A tale Fondo, al quale sono stati attribuiti, a decorrere dal 2008, somme non superiori a 30 milioni di euro annui, è demandato il finanziamento - per metà delle risorse nei confronti del personale dell’Amministrazione finanziaria, e per la restante metà nei confronti del personale delle altre Amministrazioni statali - di incentivi all’esodo e alla mobilità territoriale, nonché delle indennità di trasferta e di uno specifico programma di assunzioni di personale qualificato.

 

Per quanto poi riguarda il comma 5 dell’articolo 10 del decreto-legge 282/2004, esso, nel quadro della proroga di termini in materia di definizione di illeciti edilizi, prevede appunto l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze - allo scopo di facilitare il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica anche con interventi per la riduzione della pressionefiscale - di un apposito Fondo per interventi strutturali di politica economica, alimentato dalle maggiori entrate derivanti dal precedente comma 1, valutate per l’anno 2005 all’incirca in 2,21 miliardi di euro.

 

Il Global Earthquake Model (GEM) è un’iniziativa di partenariato pubblico-privato avviata nel 2006 dal Global Science Forum dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), con l’intento di sviluppare su scala mondiale strumenti e software open-source per la valutazione del rischio sismico. Lo scopo è quello di conseguire una significativa riduzione degli effetti negativi per gli individui e le società che i terremoti e maremoti causano in tutto il mondo momento. Al momento, avendo iniziato già nel 2009 - la conclusione è prevista per il 2013-, il GEM sta costruendo il suo primo modello di lavoro globale, al termine del quale dovrebbe essere in grado di fornire autorevoli standard di calcolo e di comunicazione del rischio di terremoti in tutto il mondo. Dal mese di marzo 2009 il GEM si è inoltre costituito quale persona giuridica, come Fondazione no-profit con sede a Pavia.

Il GEM cerca di dare risposta al problema all’elevato numero di persone - oltre mezzo milione – uccise nel mondo dai terremoti e maremoti nel solo decennio 2000-2010, con particolare riguardo ai paesi in via di sviluppo, ove gli effetti delle catastrofi naturali sono acuiti dai problemi di insediamento posti dalla rapida crescita della popolazione. A fronte di questi pericoli, si constata l’inesistenza o l’inaccessibilità de facto dei modelli di rischio sismico, e per porre rimedio a tale insufficienza ci si propone di fornire una base di confronto tra i rischi sismici nelle diverse regioni del mondo, con l’intento di giungere a una significativa riduzione dell’impatto sulle popolazioni e le economie. Il GEM curerà inoltre lo sviluppo dei metodi di telerilevamento e delle tecniche di raccolta dei dati su larga scala.

 

 



Articolo 2, comma 16-ter
(Fondazione orchestra sinfonica G. Verdi)

Il comma 16-ter proroga al 31 dicembre 2011 il finanziamento a favore della fondazione orchestra sinfonica G. Verdi di Milano, autorizzando la spesa di 3 milioni di euro.

La copertura del relativo onere è recata dal comma 16-quinquies (si veda infra).

 

La Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi è stata istituita nel 2002per sostenere economicamente l’attività delle due istituzioni, proseguendo l’opera dell'Associazione Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi costituitasi nel 1992[169].

La fondazione figura tra gli enti del settore musicale (musica concertistica e corale) destinatari di contributi statali a valere sul Fondo unico dello spettacolo, istituito con L. 163/1985. L’importo del Fondo, è stabilito annualmente in Tabella C della legge finanziaria (ora, legge di stabilità) ed è allocato in diversi capitoli dello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali. Con decreto del Ministro vengono poi determinate ogni anno le aliquote da assegnare ai diversi settori e, nell’ambito di queste, si procede - sempre con cadenza annuale -all’assegnazione dei contributi ai singoli enti.

Alla Fondazione sono stati attribuiti 365 mila euro per l’esercizio 2005, 285.000 per il 2009 euro e 300.000 per il 2010[170]. Per gli esercizi finanziari dal 2006 al 2008 non risultano liquidati finanziamenti a valere sul Fondo in relazione alla grave situazione debitoria della Fondazione nei confronti dell'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS)[171].

Merita peraltro segnalare che la Fondazione è risultata unica assegnataria del contributo di 5 milioni di euro autorizzato, per l’esercizio finanziario 2008, dall’art. 6-quater del D.L. n. 248/2007 (L. n. 31/2008) a favore di enti e organismi di riconosciuto prestigio operanti nel settore della musica, che versano in condizioni di difficoltà finanziaria[172].

 

In relazione alla ricostruzione effettuata, la disposizione costituisce, piuttosto che una proroga, una nuova autorizzazione di spesa, a prescindere dall’attribuzione di finanziamenti a valere sul FUS.

 

 



Articolo 2, comma 16-quater
(Expo Milano - Informatizzazione degli uffici giudiziari
e della sicurezza
)

Il comma 16-quater trasferisce, ai sensi della legge n. 392 del 1941 sul trasferimento ai Comuni del servizio dei locali e dei mobili degli Uffici giudiziari,  4,5 milioni di euro per la prosecuzione delle attività di infrastrutturazione informatica necessarie per le attività degli uffici giudiziari e della sicurezza collegate allo svolgimentodell’EXPO Milano 2015.

 

Si ricorda che l’articolo 14 del decreto-legge n. 112 del 2008 ha autorizzato, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, la spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2009, 45 milioni di euro per l'anno 2010, 59 milioni di euro per l'anno 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015.

 

 



Articolo 2, comma 16-quinquies
(Contributi alle fondazioni lirico-sinfoniche)

Il comma 16-quinquies, primo periodo,riconosce un contributo di 3 milioni di euro per l’anno 2011 a “ciascuna delle fondazioni lirico-sinfoniche di cui all’articolo 1, comma 1, lett. f), del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64” (L. n. 100/2010), al fine di assicurare la prosecuzione delle attività esercitate, a condizione che nell’ultimo bilancio approvato:

§         abbiano avuto un’incidenza del costo del personale non superiore, nell’ultimo bilancio approvato, ad un rapporto 2 a 1 rispetto all’ammontare dei ricavi provenienti dalla vendita di biglietti;

§         abbiano avuto ricavi provenienti dalla stessa vendita dei biglietti non inferiori al 70 per cento dell’ammontare del contributo statale[173].

 

Con riferimento alla disposizione del D.L. 64/2010 richiamata, si evidenzia che essa si inserisce fra le norme generali regolatrici della materia cui attenersi in sede di emanazione dei regolamenti di delegificazione per il riordino del settore lirico-sinfonico, previsti dallo stesso art. 1. In particolare, la lett. f) citata indica quale criterio l’eventuale previsione di forme organizzative speciali in relazione a peculiarità, assoluta rilevanza internazionale, eccezionali capacità produttive, rilevanti ricavi propri o significativo e continuativo apporto finanziario di soggetti privati. Stabilisce, inoltre che:

§         lo statuto delle fondazioni cui siano riconosciute forme organizzative speciali deve prevedere che l’erogazione del contributo statale avviene sulla base di programmi di attività triennale, avendo riferimento ad una percentuale minima prestabilita a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, con successiva verifica dei programmi stessi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali;

§         lo statuto dell’Accademia nazionale di S. Cecilia prevede la presenza del Presidente–Sovrintendente e della componente del corpo accademico, eletti direttamente dall’assemblea degli accademici.

I regolamenti devono essere emanati entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, quindi entro la fine del 2011.

Il 15 febbraio 2011 è pervenuta la richiesta di parere parlamentare proprio sullo schema di regolamento concernente criteri e modalità di riconoscimento di forme organizzative speciali per le fondazioni lirico-sinfoniche (Atto 331) che affida ad un decreto interministeriale il riconoscimento della qualifica di “fondazione lirico-sinfonica dotata di forma organizzativa speciale”, a seguito di istanza presentata dalla fondazione interessata, che sia in possesso dei requisiti previsti.

 

Il secondo periodo del comma 16-quinquies in esame quantifica l’onere derivante dal contributo alle fondazioni lirico sinfoniche di cui al primo periodo in 6 milioni di euro nel 2011.

 

Sulla base della ricognizione normativa, la platea degli eventuali destinatari del contributo non è, allo stato, identificabile. Peraltro, dalla successiva disposizione di copertura finanziaria, si desume che si tratta di due fondazioni.

 

Al fine di compensare gli effetti recati dal primo periodo del comma in esame e dai commi 16-ter e 16-quater - rispettivamente pari a 6 milioni di euro nel 2011, 3 milioni di euro nel 2011 e a 4,5 milioni nel 2011, pari a complessivi 13,5 milioni nel 2011 - si dispone il mantenimento in bilancio delle risorse non utilizzate alla data del 31 dicembre 2010 relative al Fondo per la concessione di incentivi all’esodo, alla mobilità territoriale, all'erogazione di indennità di trasferta di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto legge n. 262 del 2006.

 

Il Fondo in questione è stato istituito dall’articolo 1, comma 14 del decreto legge n. 262/2006 che gli ha destinato quota parte delle risorse derivanti dalle operazioni di contrasto all’evasione, all’impiego non regolare, al gioco illegale e alle frodi negli scambi intracomunitari ed extra comunitari, per un ammontare non superiore a 10 milioni di euro nel  2007 e a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2008. Il Fondo in oggetto è iscritto – come detto - presso il Ministero dell’economia e finanze/cap. 3041.

 

Dall’interrogazione effettuata nella banca dati della RGS, alla data del 31 dicembre 2010, sul capitolo 3041/Economia - relativo Fondo per la concessione di incentivi all’esodo di cui all’articolo 1 comma 14 del decreto legge n. 262/2006 - risulta una disponibilità di competenza pari a 15.570.000 euro.

 

Le predette risorse non utilizzate sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, per essere destinate, quanto a complessivi 13,5 milioni di euro, alla copertura dei predetti oneri e, per la parte residua[174], per essere riassegnate, nell’anno 2011, al Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004[175].

 

Il comma dispone, infine, che agli effetti finanziari derivanti dai predetti commi 16-ter, 16-quater e 16-quinquies, primo periodo, si provveda mediante corrispondente utilizzo delle risorse del  Fondo la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008, per 15 milioni per il 2011, in termini di sola cassa[176]

 

Si osserva che la disposizione in commento - la cui vigenza opera dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge - dispone il mantenimento in bilancio di somme che, al 31 dicembre 2010, sarebbero già andate in economia.

 

In merito al mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo per la concessione di incentivi all’esodo per finalità di copertura finanziaria e di finanziamento del Fondo interventi strutturali di politica economica, si rileva che nel provvedimento in esame è presente all’articolo 2, comma 9-sexies, una disposizione di  pressoché identico tenore.

La norma da ultimo citata dispone – in modo identico – il mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo, prevedendone l’utilizzo per 0,5 milioni di euro nel 2011 per finalità di copertura e la destinazione della restante parte al Fondo interventi strutturali nel 2011.

In entrambe le norme, il mantenimento in bilancio delle somme e il loro utilizzo viene compensato attraverso il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali per l’importo, in entrambi i casi di 15 milioni nel 2011.

 

 



Articolo 2, comma 16-sexies
(Fondo esigenze urgenti ed indifferibili)

Il comma dispone il mantenimento in bilancio nell’esercizio finanziario 2011, entro il limite di 120 milioni di euro, delle somme non impegnate al 31 dicembre 2010, relative al Fondo per l'adeguamento prezzi di materiali da costruzione, di cui all’articolo 1, comma 11 del decreto-legge n. 162 del 2008.

 

L’articolo 1, comma 11 del decreto legge n. 162 del 23 ottobre 2008[177] ha istituito, con una dotazione di 300 milioni di euro per l'anno 2009, il Fondo per l'adeguamento dei prezzi di materiali da costruzione nei contratti di appalti pubblici. Il Fondo è stato iscritto nel bilancio 2009 sul capitolo 7192 “Fondo da ripartire per fronteggiare gli aumenti repentini dei prezzi di alcuni materiali da costruzione verificatisi nell'anno 2008”[178].

Dall’interrogazione del capitolo 7192 effettuata nella banca dati della RGS, le somme non impegnate  al 30 dicembre 2010 ammontano a 120 milioni di euro.

 

Lesomme sono versate all’entrata per essere integralmente destinate, nell'anno 2011, all’incremento della quota – pari a 50 milioni di euro - del Fondo esigenze urgenti ed indifferibili destinata al finanziamento di interventi urgenti di riequilibrio socio-economico e di sviluppo dei territori, di attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e di promozione di attività sportive, culturali e sociali, ai sensi  dell’articolo 1, comma 40, quarto periodo della legge di stabilità 2011 (legge n. 220/2010).

Conseguentemente, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici nonché alla promozione di attività sportive, culturali e sociali viene destinata una quota non inferiore a 40 milioni di euro, rimanendo le restanti risorse assegnabili ad interventi urgenti di riequilibrio socio-economico e di sviluppo dei territori.

 

Si ricorda che l’articolo 1, comma 40 ha rifinanziato il Fondo esigenze urgenti ed indifferibili di 924 milioni di euro per il 2011. Di tale somma, 874 milioni sono destinati ad una serie di finalità indicate nell’elenco 1 delle legge e saranno ripartiti, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri. Gli ulteriori 50 milioni – in virtù di quanto stabilito dal comma 40, quarto periodo – sono destinati ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali.Alla ripartizione di tale quota e all'individuazione dei beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario.

 

Il comma dispone che al relativo onere si provveda mediante corrispondente utilizzo, per euro 120 milioni per il 2011, in termini di sola cassa, del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all'attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto-legge n. 154/2008.

Il Fondo da ultimo citato, è stato istituito dall’art. 6, comma 2, del D.L. n. 154/2008 nello stato di previsione del Ministero dell'economia (cap. 7593). Il Fondo è finalizzato a compensare gli effetti negativi scaturenti in termini di cassa da specifici contributi di importo fisso costante con onere a carico dello Stato, concessi in virtù di autorizzazioni legislative. Il Fondo,che opera in termini di sola cassa, è stato inizialmente dotato di 435 milioni per il 2010 e di 175 milioni per il 2011, e successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative.

A bilancio 2011, le disponibilità del Fondo risultano pari a 1.122,6 milioni di euro per il 2011, a 1.000 milioni di euro per il 2012 e a 1.000 milioni per il 2012.

 

Si osserva che la disposizione in commento, la cui vigenza opera dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, dispone il mantenimento in bilancio di somme che, al 31 dicembre 2010, sarebbero già andate in economia.

 



Articolo 2, comma 16-septies
(Verifica depositi GPL)

Il comma 16-septies fissa al 30 giugno 2011 il termine ultimo entro il quale va compiuto, a spese dei proprietari, un puntuale esame visivo dell'intera superficie metallica dei serbatoi fissi, in esercizio da 25 anni dalla prima installazione, presso i depositi di GPL (gas di petrolio liquefatto) di cui al D.M. 14 maggio 2004.

Si tratta (art. 1, co. 1, del citato D.M. 14 maggio 2004) dei depositi GPL in serbatoi fissi aventi capacità geometrica complessiva non superiore a 13 m3, destinati ad alimentare impianti di distribuzione per usi civili, industriali, artigianali e agricoli. Difatti, il citato D.M. ha per scopo l'emanazione di disposizioni di prevenzione incendi per l'installazione e l'esercizio dei predetti depositi di GPL.

La disciplina recata dal decreto non si applicava invece (art. 1, co. 2) agli impianti di distribuzione stradale per autotrazione nonché ai depositi ad uso commerciale (cioè impianti di imbottigliamento e di travaso in recipienti mobili), per i quali si rimanda alle specifiche regole tecniche di prevenzione incendi.

Viene inoltre precisato (art. 1, co. 3) che le disposizioni del citato decreto si applicano ai depositi di nuova installazione, nonché ai depositi esistenti alla data di entrata in vigore del medesimo decreto in caso di sostanziali modifiche o ampliamenti. Peraltro, i depositi in possesso di nulla osta provvisorio, di cui alla legge n. 818/1984[179], dovevano essere adeguati alle disposizioni contenute nell'allegato tecnico entro e non oltre tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto. Invece non sussiste alcun obbligo di adeguamento per i depositi in possesso di certificato di prevenzione incendi, ovvero di parere di conformità favorevole sul progetto espresso dal Comando provinciale VV.F. competente per territorio.

Si osserva che la norma in esame, che si riferisce ai depositi in esercizio da 25 anni dalla prima installazione, sembrerebbe in contrasto con la menzionata previsione del D.M. 14 maggio 2004, secondo cui la disciplina da esso recata non si applicherebbe ai depositi esistenti alla data di entrata in vigore del decreto, a meno che non avvenissero sostanziali modifiche o ampliamenti. Invece, una lettura della norma in esame che non contrasti con la disciplina di cui al citato D.M., sarebbe quella di ritenere che la medesima norma si riferisca ai depositi per il quali il D.M. imponeva un obbligo di adeguamento entro tre anni dalla sua entrata in vigore, cioè i depositi in possesso di nulla osta provvisorio di cui alla L. 818/1984 (cfr. supra).

 

L'esame che viene prescritto, in ogni caso, deve essere condotto in aderenza alle normative tecniche di cui alla UNI EN 970; esso va corredato con controlli spessimetrici nel rispetto del disposto della UNI EN 10160, o, in alternativa, con le modalità tecniche di cui all'appendice D della norma UNI EN 12818, per la verifica dell'idoneità del manufatto. L'effettuazione delle verifiche può giungere solo da personale qualificato, in possesso dei requisiti previsti dalla norma UNI EN 473.

In assenza della prova di aver effettuato le prescritte verifiche, il proprietario del serbatoio sarà obbligato a collocarlo fuori esercizio; è presumibile che tale obbligo sia assistito dalle sanzioni contro i rischi di incendio (la prevenzione degli incendi e la sicurezza, per la salvaguardia delle persone e la tutela dei beni, rappresenta il bene giuridico di cui all'articolo 2 D.M. 14 maggio 2004).

 

Il terzo periodo del comma in esamepone un termine differente per l’effettuazione delle verifiche (31 dicembre 2011), anche se non è chiara la differenza della fattispecie rispetto a quella sopra descritta, dal momento che anche nel caso in esame sembra farsi riferimento agli impianti in esercizio da almeno 25 anni.

Sembrerebbe quindi opportuno formulare la norma in maniera più chiara e coordinarla con quella della disposizione precedente.

 

Infine viene precisato che i costi per le verifiche sono a carico delle imprese fornitrici dei serbatoi.

 

 



Articolo 2, comma 16-octies
(Contributo all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV)

Il comma 16-octies incrementa di 1,5 milioni di euro per l’anno 2011 il contributo ordinario destinato all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), al fine di assicurare la proroga delle attività connesse al servizio di sorveglianza sismica e vulcanica sul territorio nazionale.

L’istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che esercita sorveglianza sulla sismicità e sull'attività vulcanica del territorio nazionalesvolgendo anche un ruolo di consulenza verso la Protezione civile, è uno degli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, recentemente riordinati con D.lgs. 213/2009[180].

Tali enti ricevono contributi annuali dallo Stato a valere sul Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca istituito nello stato di previsione del MURST (ora, MIUR), dall’art. 7 del D.lgs. 204/1998[181]. Ai sensi dell’articolo citato, l’ammontare del Fondo è determinato in tabella C della legge finanziaria (ora, legge di stabilità)[182]ed è ripartito annualmente fra gli enti interessati, - sulla base dei programmi pluriennali, che il Ministro è chiamato ad approvare[183] - con uno o più DM, comprensivi di indicazioni per i due anni successivi, emanati previo parere parlamentare[184].

Al riguardo si ricorda, peraltro, che l’art. 4 del D.lgs. 213/2009 ha stabilito che la ripartizione del fondo ordinario è effettuata sulla base della programmazione strategica preventiva di cui all’art. 5[185], nonché tenendo conto della valutazione della qualità dei risultati della ricerca effettuata dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario.

Per l’esercizio finanziario 2010, il DM 24 dicembre 2010, recante riparto del Fondo ordinario, in corso di registrazione alla Corte dei Conti, assegna all’INGV l’importo globale di euro 57.557.900 dei quali 49.954.300 costituiscono il contributo ordinario, 3.000.000 rappresentano un’assegnazione straordinaria per la partecipazione al programma internazionale EMSO[186] e 4.603.600 sono ascrivibili alla corresponsione di arretrati.

 

In relazione al contenuto della disposizione in commento, all’importo del contributo ordinario da assegnare all’ente per il 2011 - che, ai sensi dell’art. 13 del DM 24 dicembre 2010 citato, dovrebbe costituire l’87% dell’importo 2010 -(ovvero 43.460.241 euro) andranno a sommarsi 1.500.000 euro.

 

Il comma 16-octies dispone che all’onere recato dal contributo all’INGV – pari, come detto, a 1,5 milioni di euro per il 2011 - si provveda:

§         quanto a 250 mila euro per il 2011, mediante riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013 nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2011 (programma “Fondi di riserva e speciali”, missione “Fondi da ripartire”), allo scopo utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo al medesimo ministero;

§         quanto a 1,25 milioni di euro per il 2011, mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa al Fondo per il reintegro delle dotazioni finanziarie dei programmi di spesa, istituito dall’articolo 5, comma 4, del decreto-legge n. 93 del 2008[187], come integrato dal decreto-legge n. 112/2008[188].

 

L’art. 5, comma 4, del D.L. 93/2008 ha istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze un Fondo da utilizzare per reintegro delle dotazioni finanziarie dei programmi di spesa[189], dotandolo di 115 milioni di euro per l’anno 2008, 120 milioni di euro per l’anno 2009 e 55,5 milioni di euro per l’anno 2010.

Successivamente, l’articolo 60, comma 8, del decreto legge n. 112/2008 ha integrato la dotazione del Fondo di 100 milioni di euro per l'anno 2009 e di 300 milioni di euro per il 2010, finanziandolo anche per l’anno 2011 in misura pari a 300 milioni. Vari interventi normativi successivi hanno operato una riduzione delle dotazioni finanziarie del Fondo in oggetto.

Nel bilancio per il 2001[190], il Fondo (cap. 3076/Economia) presenta uno stanziamento di competenza pari a 4,45 milioni di euro per l’anno 2011 e nessuno stanziamento per il 2012 e 2013.

 



                                        Articolo 2, comma 16-novies             
(Collaborazione in campo televisivo con San Marino)

Il comma 16-novies proroga la fornitura dei servizi radiotelevisivi da parte della RAI alla Repubblica di San Marino, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, fino alla ratifica del nuovo accordo di collaborazione in campo radiotelevisivo fra la Repubblica italiana e la stessa Repubblica di San Marino, firmato il 5 marzo 2008, e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2011.

L’erogazione dei servizi in oggetto è disciplinata da una Convenzione sottoscritta dalla RAI e dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, discendente – a sua volta – dall’Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra Repubblica italiana e Repubblica di San Marino, firmato il 23 ottobre 1987 e ratificato con la legge 9 aprile 1990, n. 99.

L’accordo ratificato nel 1990 prevedeva una durata quindicennale, mentre la Convenzione – stipulata il 30 dicembre 1991 – è scaduta il 31 dicembre 2006. I Ministeri degli affari esteri dei due Paesi hanno peraltro ritenuto entrambi gli atti in vigore fino all’11 giugno 2007. In attesa della stipula del nuovo accordo, l'articolo 39 del decreto-legge n. 248 del 2007 (L. n. 31/2008) ha prorogato l'operatività della convenzione fino al 31 dicembre 2008, allo scopo di assicurare la continuità del servizio.

Due ulteriori proroghe, rispettivamente, al 31 dicembre 2009 e al 31 dicembre 2010 sono state poi disposta dall’articolo 1 del decreto-legge n. 207/2008 (L. n. 14/2009) e dall’art. 2, comma 2, del D.L. n. 194/2009 (L. n. 25/2010).

Il nuovo accordo internazionale intervenuto, come si è detto, il 5 marzo 2008, ha durata quinquennale. Allo stato, non è ancora stato presentato al Parlamento il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica.

 

 



Articolo 2, comma 16-decies
(Conciliazione delle controversie civili e commerciali)

La disposizione proroga di dodici mesi (quindi al 20 marzo 2012) il termine di entrata in vigore della disciplina in materia di mediazione obbligatoria, attualmente fissato al 20 marzo 2011 dall’articolo 24, comma 1, del decreto legislativo n. 28 del 2010, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

La proroga opera per le sole controversie in materia di condominio e di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti.

 

Si ricorda che il decreto legislativo n. 28 del 2010 distingue tre tipi di mediazione: la mediazione obbligatoria, quella volontaria e quella demandata dal giudice.

La mediazione obbligatoria costituisce condizione di procedibilità per l’avvio del processo civile; l’eventuale improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza. Essa opera rispetto ad alcune specifiche materie elencate nell'articolo 5. I criteri in base ai quali sono state individuate tali controversie concernono rapporti destinati a prolungarsi nel tempo e che conoscono una diffusione di massa (contratti assicurativi, bancari e finanziari); casi particolarmente conflittuali rispetto ai quali, anche per la natura della lite, appare particolarmente fertile il terreno della composizione stragiudiziale (responsabilità medica e diffamazione a mezzo stampa o altro mezzo di pubblicità, risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti); liti in cui sono coinvolti soggetti appartenenti alla stessa famiglia, gruppo sociale o area territoriale (condominio, locazione, comodato, affitto di azienda, diritti reali, divisione, successioni, patto di famiglia). La condizione di procedibilità non si applica per le azioni inibitorie e risarcitorie di classe disciplinate dal codice del consumo; l’articolo 5, comma 4, esclude in alcuni procedimenti specificamente indicati sia il carattere obbligatorio della mediazione, sia la possibilità per il giudice di invitare comunque le parti a procedervi. Si tratta essenzialmente di procedimenti posti a presidio di interessi per i quali un preventivo tentativo obbligatorio di mediazione appare inutile o controproducente, a fronte di una tutela giurisdizionale che è invece in grado, talvolta in forme sommarie e che non richiedono un preventivo contraddittorio, di assicurare una celere soddisfazione degli interessi medesimi (procedimenti per ingiunzione; convalida di licenza o sfratto, procedimenti possessori, procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata, procedimenti in camera di consiglio, azione civile nel processo penale)..

Nel corso del dibattito parlamentare sullo schema di decreto legislativo si è in particolare approfondito il tema della mediazione obbligatoria; i pareri espressi dalle Commissioni giustizia di Camera e Senato contenevano alcune osservazioni, parzialmente recepite, in particolare relative alla modifica delle materie oggetto di mediazione obbligatoria.

Si segnala che presso la Commissione giustizia del Senato sono in corso di esame le proposte di legge AS 2329 (Benedetti Valentini) e AS 2534 (Della Monica ed altri), recanti modifiche alla disciplina in materia di mediazione civile e commerciale. Entrambe le proposte di legge escludono che il ricorso alla procedura di mediazione possa costituire condizione di procedibilità dell'eventuale successivo giudizio.



Articolo 2, comma 17
(Interventi per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell’euro)

L'articolo 2, comma 17 consente di provvedere mediante anticipazioni di tesoreria agli eventuali pagamenti che si rendessero necessari al fine di fronteggiare l'operatività della garanzia prevista dall'articolo 17, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2010[191], ossia la garanzia offerta dallo Stato sulle passività emesse per il finanziamento di prestiti agli Stati dell’area euro dalla società appositamente costituita assieme agli altri Stati dell'area, la European Financial Stability Facility (EFSF)[192].

 

In particolare, la norma prevede che, per far fronte agli eventuali pagamenti derivanti dall'operatività della garanzia, si possa ricorrere ad anticipazioni di tesoreria, che devono essere regolarizzate entro il termine di novanta giorni dal pagamento con l'emissione di ordini di pagamento sul pertinente capitolo di spesa.Ciò in coerenza con quanto già previsto dalla procedura speciale disciplinata dall'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 67 del 2010[193].

 

La European Financial Stability Facility è una società creata dagli Stati membri dell’Area euro in conseguenza delle decisioni prese il 9 maggio 2010, all’interno del Consiglio ECOFIN. Essa ha sede in Lussemburgo ed è guidata da Klaus Regling, Direttore generale degli affari economici e finanziari presso la Commissione europea.

EFSF è essenzialmente un’emittente di obbligazioni.

Essa infatti è in grado di emettere obbligazioni (bond) - garantite dagli Stati dell’area euro - fino a 440 miliardi di euro per concedere prestiti ai medesimi Stati in difficoltà. I prestiti sono soggetti a condizioni negoziate con la Commissione europea in collegamento con la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale e devono essere approvati dall'Eurogruppo.

La raccolta della provvista necessaria al finanziamento dei prestiti avviene tramite il collocamento sui mercati internazionali degli EFSF-bond al solo fine di un temporaneo aiuto gli stati dell'eurozona in difficoltà.

EFSF è stata impegnata, per la prima volta, nel piano di aiuti disposto dall'Unione Europea a favore dell'Irlanda.

 

Al fine di dare attuazione alle decisioni assunte dal consiglio Ecofin di maggio, l’articolo 17, comma 1, del decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, ha autorizzato il Ministero dell’economia e delle finanze ad assicurare la partecipazione Italiana al capitale sociale della costituenda società EFSF, per una spesa massima di 20 milioni di euro per l’anno 2010.

Il comma 2 ha inoltre autorizzato il Ministro dell’economia a concedere la garanzia dello Stato sulle passività della società dirette a costituire la provvista finanziaria per la concessione di prestiti. Alla copertura degli eventuali oneri si provvede con emissione di titoli di stato a medio-lungo termine, cioè con le medesime modalità previste dall’articolo 2, comma 2, del decreto-legge n. 67 del 2010, il quale disciplina la procedura di concessione del prestito alla Grecia. La garanzia dello Stato è elencata in apposito allegato dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze unitamente alle garanzie statali per cui non è ammesso il prelevamento dal fondo di riserva.

 

Il citato articolo 2 del decreto-legge n. 67 del disciplina la procedura di concessione dei prestiti in favore della Grecia. In particolare, il comma 2 stabilisce che le risorse necessarie per finanziare le operazioni di prestito sono reperite mediante le emissioni di titoli di Stato a medio - lungo termine, destinando a tale scopo tutto o parte del netto ricavo delle emissioni stesse.

Gli importi non sono computati nel limite massimo di emissione di titoli di Stato stabilito dalla legge di approvazione del bilancio e nel livello massimo del ricorso al mercato stabilito dalla legge finanziaria.

Il comma 3 autorizza il ricorso ad anticipazioni di tesoreria qualora non sia possibile procedere mediante le ordinarie procedure di gestione dei pagamenti all'erogazione dei prestiti nei termini concordati. I decreti del Ministro dell'economia e delle finanze che dispongono l'erogazione dei prestiti autorizzano il ricorso alle anticipazioni, la cui regolarizzazione deve essere effettuata entro novanta giorni dal pagamento.

Si osserva in proposito che nella documentazione depositata dal Governo nel corso dell’esame parlamentare del decreto legge n. 67/2010, è stato precisato che le erogazioni verso la Grecia avrebbero trovato inizialmente copertura tramite l’utilizzo del conto disponibilità intrattenuto presso la Banca d’Italia. Tale conto, entro 90 giorni dal pagamento, avrebbe beneficiato della regolarizzazione dell’anticipo di cassa, previo reperimento di fondi con l’emissione di debito pubblico.

 

Come evidenziato dalla Relazione al provvedimento, la norma è finalizzata ad estendere il ricorso alla speciale procedura - già prevista nel caso di prestiti alla Grecia - alla luce degli accordi intervenuti in sede comunitaria.

Si tratta pertanto, come evidenzia la relazione tecnico illustrativa al decreto legge di una procedura d’urgenza che consente l’immediata erogazione dei pagamenti, attraverso anticipazioni di tesoreria, successivamente regolarizzate, con l’emissione di ordini di pagamento effettuati sui pertinenti capitoli di spesa avviene successivamente a valere sul ricavo netto dei titoli di Stato emessi a tal fine.

Da qui la necessità - secondo il Governo - di estendere la procedura d’urgenza, già attivata per il prestito alla Grecia, anche ad altre eventuali ipotesi di attivazione della garanzia dello Stato sugli interventi analoghi della European Financial Stability Facility (EFSF), previsti dall’articolo 17 del decreto legge n. 78/2010.

La Relazione sottolinea altresì che la disposizione servirebbe anche ad evitare il fenomeno dell'insorgere di pressioni speculative sui mercati al solo annuncio dell'emissione di titoli finalizzati alla salvaguardia dell'euro.

 

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Nella riunione del 4 febbraio scorso, i Capi di stato e di governo dell’UE hanno posticipato al Consiglio europeo del 24-25 marzo l'adozione della decisione definitiva sulla modifica dell'art. 136 del Trattato sul funzionamento dell'UE (TFUE)[194] necessaria all'istituzione del meccanismo europeo di stabilità.

Il testo del progetto di decisione era già stato concordatodal Consiglio europeo di dicembre che aveva stabilito di avviare immediatamente la procedura semplificata di revisione di cui all'articolo 48, paragrafo 6 del TUE[195].

Il progetto di modifica prevede di aggiungere all’art. 136 il seguente paragrafo: “Gli Stati membri la cui moneta è l'euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.".

 

Il Consiglio europeo di dicembre altresì stabilito che gli Stati membri la cui moneta non è l'euro saranno associati ai lavori, se lo desiderano, e potranno decidere di partecipare caso per caso alle operazioni condotte secondo il meccanismo.

In base alla procedura prevista dall’art. 48, paragrafo 6 del TFU, il Parlamento europeo deve essere consultato. Il parere, attualmente all’esame della Commissione affari costituzionali del PE, dovrebbe dunque essere reso nella sessione del 7-10 marzo, prima della  riunione del Consiglio europeo del 24-25 marzo. Il previsto parere della Commissione europea (favorevole) è stato reso il 14 febbraio 2011.

 

La decisione di modificare il TFUE per permettere agli Stati membri della zona euro di istituire un meccanismo permanente volto a salvaguardare la stabilità finanziaria dell'intera zona euro era stata assunta dal Consiglio europeo del 16 dicembre 2010, accogliendo con favore la relazione presentata al riguardo dal Presidente Herman Van Rompuy, su mandato del Consiglio europeo del 28-29 ottobre 2010.

 

Il meccanismo permanente sostituirà il fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, che resteranno in vigore fino al giugno 2013.

 

Tali meccanismi transitori sono stati adottati, in seguito alla crisi finanziaria della Grecia, dal Consiglio ECOFIN del 9 maggio scorso, e si articolano in misure volte a mobilizzare risorse di ammontare complessivo massimo pari a 500 miliardi di euro, mediante:

  • un fondo europeo – conuna dotazione massima di 60 miliardi di euro – la cui attivazione è soggetta a termini e condizioni simili a quelle dell'assistenza finanziaria erogata dal Fondo monetario internazionale (FMI);
  • una Società veicolo speciale (special purpose vehicle), garantita dagli Stati dell’area euro sulla base delle quote nel capitale della BCE e in conformità ai rispettivi ordinamenti costituzionali. La società veicolo potrà mettere a disposizione fino a 440 miliardi di euro, ed è prevista la partecipazione del Fondo monetario internazionale (FMI) con una quota pari ad almeno la metà del contributo europeo (quindi intorno ai 220 miliardi di euro).

 

A tale riguardo, si ricorda che il 26 dicembre 2010 il Consiglio dei Governatori della BCE, al fine di preservare la stabilità finanziaria, ha deciso di raddoppiare le quote di partecipazione nel capitale della BCE, che, per i Paesi dell’Eurozona, risultano dunque le seguenti:

 

Paese membro

Quota (in euro)

Belgio

   261.010.384,68

Germania

2.037.777.027,43

Irlanda

    119.518.566,24

Grecia

    211.436.059,06

Spagna

    893.564.575,51

Francia

 1.530.293.899,48

Italia

 1.344.715.688,14

Cipro

      14.731.333,14

Lussemburgo

       18.798.859,75

Malta

         6.800.732,32

Paesi Bassi

     429.156.339,12

Austria

     208.939.587,70

Portogallo

     188.354.459,65

Slovenia

       35.381.025,10

Slovacchia

       74.614.363,76

Finlandia

     134.927.820,48

Totale

  7.510.020.721,55

Fonte: Banca centrale europea

 

 



Articolo 2, comma 17-bis
(Estensione della partecipazione italiana al capitale della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo)

La norma in commento proroga quanto previsto dall'articolo 3 della legge 18 maggio 1998, n. 160, al fine di consentire l'estensione della partecipazione italiana al capitale della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), e precisamente nella misura di 76.695 azioni di capitale a chiamata, pari al controvalore in euro di 766.950.000. L'estensione consegue agli impegni internazionali assunti in diverse occasioni per far fronte alla crisi finanziaria globale, con particolare riferimento ai Vertici G20 di Londra e Pittsburgh (2009), e di Toronto (2010), nonché alla risoluzione del Consiglio dei governatori della BERS del 14 maggio 2010. La norma precisa che, riguardando l'estensione della partecipazione azioni di capitale a chiamata, non è previsto alcun esborso a carico della finanza pubblica.

 

Si ricorda che la legge 18 maggio 1998, n. 160, recante contributi ad organismi finanziari internazionali multilaterali, ha previsto al comma 1 dell'articolo 3 l'autorizzazione alla partecipazione italiana all'aumento di capitale della BERS.

 

La relazione del Governo sul c.d. maxiemendamento segnala che le summenzionate sedi internazionali hanno richiesto a tutte le Banche multilaterali di sviluppo l'erogazione di crediti addizionali per contrastare gli effetti della crisi economica e finanziaria. In considerazione delle difficoltà che gli stessi paesi membri della BERS incontrano nel reperire risorse addizionali nella particolare contingenza, il Consiglio dei governatori della BERS ha determinato che il prospettato aumento di capitale di 10 miliardi di euro, che potrebbe avere carattere temporaneo, si suddivida in un pagamento effettivo di un miliardo, da conseguire attraverso la conversione parziale delle riserve della Banca; e in un aumento temporaneo della componente del capitale a chiamata, pari a 9 miliardi di euro. Sempre nella relazione si segnala che l'aumento di capitale consentirà alla BERS  di mantenere il rating di tripla A, consentendole il reperimento di risorse sul mercato dei capitali a costi minori. D'altra parte, si sottolinea che l'operazione non avrà costi per i paesi sottoscrittori, che in teoria vengono a rinunciare a una parte dei dividendi - la stessa relazione ricorda però che tali dividendi non sono mai stati pagati ai paesi membri da nessuna delle Banche multilaterali di sviluppo. Appare più rilevante l'osservazione che la sottoscrizione del capitale a chiamata - fermo restando che il miliardo di pagamento effettivo sarà a valere sulle riserve della Banca - costituisce solo un'obbligazione eventuale, ricordando che fino ad oggi nessuna Banca di sviluppo ha mai fatto ricorso al capitale a chiamata, il quale tuttavia contribuisce alla determinazione dei limiti statutari per l'attività di ciascuna Banca, permettendo un aumento dei volumi di attività finanziaria, sebbene entro i limiti fissati. La risoluzione n. 128 del 2010 del Consiglio dei governatori della BERS ha previsto che ogni paese membro sottoscriva ulteriori azioni fino al 42,857% di quelle sinora possedute: la nuova sottoscrizione dovrà essere compiuta entro il 30 aprile 2011, mediante il deposito di uno strumento di sottoscrizione nel quale si dichiari di aver adottato tutti provvedimenti normativi interni necessari allo scopo. L'Italia, tra i principali paesi membri della BERS, partecipa al capitale della Banca con una quota dell'8,6%, pari a quella detenuta dalla Francia, dalla Germania, dal Regno Unito e dal Giappone. Il numero di azioni in possesso del nostro paese aumenterebbe, con il provvedimento in discussione, di 76.695 unità, cui corrisponde un valore di 766,95 milioni di euro, che però non comporta, si ribadisce, alcun esborso da parte dello Stato.

 

Si ricorda infine che la BERS, pur essendo annoverata generalmente tra le Banche multilaterali di sviluppo regionale, possiede la peculiarità di una marcata accentuazione politica del proprio mandato. Infatti l'istituzione della BERS avvenne nel quadro della dissoluzione del sistema economico e politico dei paesi di socialismo reale, come tentativo di risposta prevalentemente europea alle necessità dei paesi precedentemente appartenenti al blocco comunista e all'Unione sovietica, in via di transizione dal sistema monopartitico ad economia centralizzata verso un sistema democratico di stampo occidentale basato sull'economia di mercato. Proprio perciò l'obiettivo della BERS è precipuamente quello di sostenere i paesi destinatari di investimenti nell’attuazione di riforme economiche strutturali volte allo smantellamento dei monopoli, alla decentralizzazione e alla privatizzazione dell'economia. Proprio in considerazione della missione principale della BERS è stato posto il limite del 40% delle operazioni agli interventi della Banca nel settore pubblico di ciascuno dei paesi recipienti. Il carattere prevalentemente europeo della BERS è testimoniato dalla presenza tra i propri membri sia della Unione europea che della Banca europea degli investimenti, nonché dalla previsione per la quale il complesso delle azioni in possesso della UE, della BEI e dei singoli Stati membri dell'Unione non può mai scendere sotto la quota del 51% del capitale sociale della Banca.

 



Articolo 2, comma 17-ter
(Proroga del termine per il completamento delle iniziative agevolate di programmazione negoziata)

Il comma 17-terreca la proroga al 31 dicembre 2011 del termine entro il quale possono essere completate le iniziative agevolate finanziate a valere sugli strumenti della programmazione negoziata, non ancora completate alla data di scadenza delle proroghe concesse ai sensi della vigente normativa, qualora risultino realizzate in misura non inferiore al 40 per cento degli investimenti ammessi.

 

Il termine, fissato originariamente al 31 dicembre 2007, dall’articolo 1, comma 862, della legge finanziaria 2007 (legge n. 296/2007) è stato successivamente prorogato al 31 dicembre 2008 dall’articolo 3, comma 35, della legge finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) e, poi, al 31 dicembre 2009 dall’articolo 43, comma 7-bis, del D.L. n. 112/2008 (legge n. 133/2008).

 

Per programmazione negoziata si intende la regolamentazione concordata tra soggetti istituzionali (enti locali, ministeri, imprese pubbliche, apparati amministrativi ) e soggetti economici e sociali (imprenditoriali, sindacali, culturali, finanziari, associativi) che hanno influenza nei processi di sviluppo su scala locale e sovralocale, per l'attuazione di interventi di sviluppo e la promozione di attività produttive all'interno di un territorio. Il fine è la creazione di percorsi amministrativi semplificati e il raccordo dei molteplici interessi che agiscono a livello territoriale attraverso la collaborazione interistituzionale e la concertazione economica e sociale.

La programmazione negoziata viene introdotta nel 1995 (decreto-legge n. 32/1995) e ridefinita con la legge n. 662/1996, provvedimento collegato alla legge finanziaria per il 1997, e con le relative deliberazioni del CIPE.

Sono quattro gli strumenti principali di intervento: patti territoriali, contratti d'area, contratti di programma, intese istituzionali di programma.

Ai sensi della legge n. 662/1996 l'ambito territoriale di applicazione della programmazione negoziata non si limita alle aree sottoutilizzate del territorio nazionale ma coinvolge l’intero territorio nazionale, ad eccezione del contratto d’area, la cui applicazione è limitata a territori circoscritti. Riguardo alle aree sottoutilizzate, specifiche risorse sono comunque riservate dal CIPE per il ricorso a contratti d’area e a patti territoriali.

Quanto alla vigente normativa sulle erogazioni per le agevolazioni, il decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica 31 luglio 2000, n. 320, novellato dal D.M. attività produttive del 27 aprile 2006, n. 215 (a sua volta modificato dal D.M. sviluppo economico 4 febbraio 2009, n. 65), ha disciplinato l'erogazione delle agevolazioni relative ai contratti d'area e ai patti territoriali.

Per ciò che concerne la revoca delle agevolazioni, l'articolo 12, comma 3, lett. e), prevede che essa operi qualora l'iniziativa non venga ultimata entro 48 mesi dalla data di inizio dell'istruttoria, convenzionalmente identificata con la data di presentazione della richiesta, salvo che il termine non sia prorogato. Tale termine può essere prorogato una sola volta e per un periodo non superiore ai dodici mesi.

Per ciò che concerne il differimento dei termini per il completamento dei programmi, l'articolo 12-ter prevede per le iniziative imprenditoriali agevolate a valere sui patti territoriali e sui contratti d'area che, qualora queste alla data di ultimazione, ovvero alla scadenza dei 48 mesi o, in caso di rimodulazioni, dei 24 mesi, entrambi eventualmente prorogati di 12 mesi, risultino realizzate in misura non inferiore al 50% degli investimenti ammessi, sia disposto, su richiesta dell'impresa interessata, un differimento dei termini per il completamento del programma, comunque non superiore a ulteriori 12 mesi.

Per i programmi d'investimento, relativi ad iniziative agevolate a valere sui Patti Territoriali e sui Contratti d'Area, superiori a 1,5 milioni di euro, la cui realizzazione comporta complessità tali da richiedere più articolati e specifici procedimenti autorizzativi, i 48 mesi o, in caso di rimodulazione, i 24 mesi decorrono dalla data di rilascio da parte delle amministrazioni competenti dell'ultima autorizzazione necessaria a dichiarare l'inizio dei lavori (art. 4, D.M. n. 215/2006, come modificato dal D.M. n. 65/2009).

 

 

La norma mantiene fermi gli effetti degli atti amministrativi già adottati e la destinazione delle risorse finanziarie reperite mediante i provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni di cui alla legge n. 488/1992.

 

Relativamente all’utilizzo delle economie derivanti da revoche delle agevolazioni della legge n. 488/1992, va ricordato che l'articolo 2, comma 554, della legge n. 244 del 2007, ha previsto che tali risorse siano annualmente accertate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, al fine di essere destinate, nel limite dell’85% alla realizzazione di interventi specificamente indicati[196].

A tal fine, la norma prevedeva che le risorse accertate con il decreto del Ministro dello sviluppo economico fossero iscritte in un apposito fondo del medesimo Ministero.

 

Relativamente alle economie, va ricordato che esse sono state accertate con i decreti del Ministro dello Sviluppo economico 28 febbraio 2008, n. 64, in complessivi 785 milioni di euro (peraltro interamente utilizzati a copertura finanziaria degli oneri recati dal D.L. n. 5/2009), con il D.M.  13 marzo 2009 in complessivi 375 milioni di euro e con il D.M. 4 maggio 2010 in 230 milioni di euro (di cui, 78 milioni da considerarsi in perenzione amministrativa).

In particolare, con il decreto 4 maggio 2010, il Ministro per lo sviluppo economico ha accertato economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge n. 488/92, nella misura complessiva di 230 milioni di euro, di cui 78 milioni in perenzione amministrativa e 152 milioni disponibili ed effettivamente utilizzabili.

 

Nell'ambito di tali disponibilità, l'importo di 50 milioni di euro è stato destinato agli interventi agevolativi di cui all'art. 6, commi 7, 8, 8-bis e 9, del D.L. n. 149/1993 (ristrutturazione e riconversione produttiva nel campo civile e duale delle imprese operanti nel settore della produzione di materiali di armamento), a fronte delle domande pervenute nell’anno 2010, e l'importo di 48 milioni di euro è destinato agli interventi di programmazione negoziata per le aree del centro-nord.

 



Articolo 2, comma 17-quater e 17-quinquies
(Garanzie sui mutui)

I commi 17-quater e 17-quinquies, inseriti durante l’esame del provvedimento al Senato, recano disposizioni in materia di garanzie sui mutui.

 

Il comma 17-quater, in particolare, prevede che le garanzie ipotecarie prestate a fronte di un mutuo continuino ad assistere il rimborso del finanziamento, nell’ammontare risultante all’originaria data di scadenza, secondo le modalità convenute e senza alcuna formalità o annotazione, anche nel caso in cui l’ammortamento del debito sia sospeso per volontà del creditore o per effetto di legge. La norma è finalizzata a consentire la proroga delle operazioni di sospensione dell’ammortamento dei mutui.

 

Si ricorda in merito che il 3 agosto 2009 il Ministro dell'economia e delle finanze - MEF, l'ABI e le Associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno firmato un Avviso comune per la sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio, con l'obiettivo di dare respiro finanziario alle imprese aventi adeguate prospettive economiche e in grado di provare la continuità aziendale. L'accordo prevede, in particolare, la possibilità di sospendere temporaneamente il pagamento della quota capitale delle rate o dei canoni relativi ad operazioni di mutuo o di leasing. E' inoltre previsto l'allungamento a 270 giorni delle anticipazioni bancarie su crediti. Il Ministero dell'economia e delle finanze, l'ABI e le altre Associazioni di rappresentanza delle imprese firmatarie dell'Avviso comune si sono impegnate a definire un sistema di monitoraggio dell'andamento dell'iniziativa. Con circolare del 1° luglio 2010 l’iniziativa è stata prorogata in modo tale da consentire alle imprese di presentare domanda di ammissione ai benefici previsti dall’Avviso sino al 31 gennaio 2011.

Con comunicato stampa del 16 febbraio 2011, l’ABI ha annunciato la sigla del nuovo accordo relativo al predetto Avviso comune, che ha previsto:

-             la proroga al 31 luglio 2011 del termine per la presentazione delle domande di ammissione ai benefici;

-             l’allungamento dei finanziamenti a medio lungo termine (mutui) che hanno beneficiato della sospensione ai sensi dell’avviso Comune, per un periodo pari alla vita residua del finanziamento e, in ogni caso, non superiore ai 2 anni per i finanziamenti chirografari e ai 3 anni per quelli ipotecari;

-             la previsione secondo cui le banche possono mettere a disposizione delle imprese che lo richiedono specifici strumenti di gestione del rischio di tasso relativamente ai finanziamenti per i quali si propone l’allungamento del piano di ammortamento, finalizzati a convertire il tasso di interesse del finanziamento da variabile a fisso o a fissare un tetto al possibile incremento del tasso di interesse variabile.

-             appositi finanziamenti per le imprese che avviano processi di rafforzamento patrimoniale.

 

Resta fermo il diritto del debitore che abbia estinto la quinta parte del debito originario a una riduzione proporzionale della somma iscritta, nonché alla parziale liberazione di uno o più immobili ipotecati quando, dai documenti prodotti o da perizie, risulti che per le somme ancora dovute i rimanenti beni vincolati costituiscono una garanzia sufficiente (articolo 39, comma 5, del testa unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385).

 

Inoltre, le norme in commento si applicano anche alle operazioni di finanziamento cartolarizzate, nel dettaglio al finanziamento erogato dalla banca al mutuatario in qualità di debitore ceduto, nell’ambito di un’operazione di cartolarizzazione o di emissione di obbligazioni bancarie garantite (ai sensi della legge 30 aprile 1999 n. 130). La previsione ha lo scopo di consentire il rimborso del mutuo al cessionario, secondo il piano di ammortamento in essere al momento della sospensione e per l’importo delle rate oggetto della sospensione stessa. In tale ipotesi, la banca è surrogata di diritto nelle garanzie ipotecarie senza il compimento di alcuna formalità o annotazione. Tale surroga ha effetto, però, solo a seguito dell’integrale soddisfacimento del credito vantato dal cessionario del mutuo oggetto dell’operazione di cartolarizzazione o di emissione di obbligazioni.

 

Il successivo comma 17-quinquiesprevede che qualora la banca, al fine di realizzare la sospensione dell’ammortamento (la disposizione cita il comma 19-quater; tale riferimento va inteso al già commentato 17-quater) riacquisti il credito in precedenza cartolarizzato con cessione di crediti ovvero emissione di obbligazioni bancarie garantite, la banca cessionaria ne dia notizia mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, anche mediante un unico avviso relativo a tutti i crediti acquistati dallo stesso cedente.

I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo, da chiunque prestate o comunque esistenti a favore del cedente, conservano la loro validità ed il loro grado a favore della banca cessionaria senza bisogno di alcuna formalità o annotazione.

 

 



Articolo 2, comma 17-sexies
(Relazione al Parlamento sulla situazione economica del Paese)

Il comma 17-sexies - modificando l’articolo 12, comma 7 della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009 - posticipa il termine di presentazione alle Camere della Relazione generale sulla situazione economica del Paese per l'anno precedente dal mese di aprile al 30 settembre di ogni anno.

 

Si osserva al riguardo che, a seguito dell’esame del decreto legge al Senato, è stata soppressa l’autorizzazione al Governo – prevista dal combinato disposto dell’articolo 1, comma 2 e tabella 1 del decreto legge - a prorogare fino al 31 dicembre 2011, con D.P.C.M, il termine di presentazione alle Camere del citato documento.

 



                                       Articolo 2, comma 17-septies           
(Destinazione di risorse finanziarie degli enti previdenziali pubblici)

Il comma 17-septies dell’articolo 2 reca disposizioni in materia di investimenti immobiliari degli enti previdenziali.

In particolare, la norma consente la prosecuzione delle attività di realizzazione del Polo finanziario e del Polo giudiziario di Bolzano (cui all’articolo 2, comma 586 della legge 24 dicembre 2007, n. 244), a decorrere dal 30 settembre 2011, a valere sulle risorse destinate agli investimenti immobiliari degli enti previdenziali, in ogni caso nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica.

Si ricorda che la legge finanziaria 2008 (legge n. 244 del 2007) ha istituito (art. 2, comma 586) presso il Ministero dell'economia e delle finanze, un Fondo per il finanziamento di progetti finalizzati alla realizzazione del Polo finanziario e del Polo giudiziario di Bolzano.

In particolare, la disposizione ha stanziato 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010  per un Fondo finalizzato alla realizzazione dei seguenti interventi:

a)    acquisizione, da parte dell’Agenzia delle entrate, di immobili adiacenti ad uffici delle entrate già esistenti, al fine di concentrare tutti gli uffici finanziari in un unico complesso immobiliare per dare vita al Polo finanziario della città di Bolzano;

b)    trasferimento degli uffici giudiziari di Bolzano nell’edificio di piazza del tribunale, prospiciente al Palazzo di giustizia per dare vita al Polo giudiziario.

 

Il successivo comma 587 ha stabilito che i criteri, le modalità e le procedure di utilizzo del Fondo fossero individuate con decreto dal Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della giustizia, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano (il DM non risullta emanato).

 

A tale scopo si autorizza lo Stato, per l’anno 2011, a sottoscrivere fino a 1 milione di euro di quote di Società di Gestione del Risparmio finalizzate a gestire Fondi comuni di investimento mobiliare di tipo chiuso riservati a investitori qualificati che perseguano, tra i loro obiettivi, quelli della realizzazione di nuove infrastrutture prevalentemente sul territorio nazionale e con effetti di lungo periodo.

Si ricorda che i fondi comuni sono patrimoni privi di personalità giuridica, suddivisi in quote di pertinenza dei partecipanti, la cui gestione è affidata ad apposite società (Società di gestione del risparmio - SGR) che ne curano l’investimento in strumenti finanziari, crediti o altri beni. Il patrimonio del fondo è distinto sia da quello della società di gestione, sia da quello dei partecipanti e deve essere depositato presso una banca. Essi sono disciplinati dal Testo unico in materia di intermediazione finanziaria – TUF, di cui al D. Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 e dai regolamenti di attuazione. Nei fondi comuni di investimento “chiusi”, a differenza dei fondi “aperti”, il rimborso delle quote ai partecipanti avviene solo a scadenze predeterminate. Devono necessariamente assumere la forma chiusa i fondi che investono in attività immobiliari, in strumenti finanziari non quotati in misura superiore al 10 per cento del patrimonio, in crediti e in altri beni diversi dagli strumenti finanziari. Assumono generalmente questa forma i fondi che esercitano le attività di investimento nel capitale di rischio delle imprese, nel periodo di avvio dell’attività o in fasi successive del ciclo di vita aziendale, al fine di favorirne lo sviluppo.

L’onere derivante dalla sottoscrizione dei fondi è quantificato in  1 milione di euro per l’anno 2011, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” di conto capitale della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

Si ricorda che ulteriori disposizioni concernenti gli investimenti degli enti previdenziali pubblici sono contenuti anche nell’articolo 2, comma 4-sexies, alla cui scheda si rimanda.

 



Articolo 2, commi da 17-octies a 17-duodecies
(Attività di bancoposta)

I commi in esame, introdotti nel corso dell’esame al Senato, intervengono con riferimento all’attività svolta da Poste italiane S.p.a. in materia di bancoposta, al fine di applicare a tale attività gli istituti di vigilanza prudenziale, di competenza della Banca d’Italia. Tale attività, ai sensi dell’articolo 2 del D.P.R. n. 144/2001 (Regolamento recante norme sui servizi di bancoposta), comprende: la raccolta di risparmio tra il pubblico, come definita dall'articolo 11, comma 1, del testo unico bancario ed attività connesse o strumentali; la raccolta del risparmio postale; i servizi di pagamento, comprese l'emissione, la gestione e la vendita di carte prepagate; il servizio di intermediazione in cambi; la promozione e collocamento presso il pubblico di finanziamenti concessi da banche ed intermediari finanziari abilitati; i servizi di investimento ed accessori.

l comma 17-octiesprevede pertanto che, entro il 30 giugno 2011, Poste italiane, con apposita delibera dell’assemblea, costituisca un patrimonio esclusivamente destinato all’esercizio della predetta attività, il cui valore potrà essere anche superiore al 10 per cento del patrimonio netto della società. La delibera dovrà individuare i beni e i rapporti giuridici compresi nel patrimonio e le regole di organizzazione e gestione dello stesso.

Il comma 17-noviesprecisa che i beni e i rapporti individuati secondo le norme del codice civile sono destinati esclusivamente alle obbligazioni sorte sulla base delle attività di bancoposta, e formano un patrimonio separato da quello di Poste italiane. Di tali obbligazioni la società risponde nei limiti del patrimonio stesso, ferma restando la responsabilità illimitata per obbligazioni derivanti da fatto illecito.

Il comma 17-deciesdispone che ogni modifica delle regole organizzative e di gestione del patrimonio, nonché il trasferimento di beni o rapporti giuridici compresi nel restante patrimonio di Poste italiane, deve essere oggetto di delibera dell’assemblea.

Il comma 17-undecies detta norme per la gestione contabile del patrimonio destinato alle attività di bancoposta, precisando che i beni e i rapporti ivi compresi devono essere indicati nello stato patrimoniale della società. Si prevede inoltre che il rendiconto separato debba essere redatto secondo i principi contabili internazionali.

Il comma 17-duodecies prevede che Poste italiane, al fine dell’attuazione dell’articolo 2 commi da 165 a 176 della legge n. 191/2009 (legge finanziaria 2010), possa acquisire partecipazioni, anche di controllo, nel capitale di banche. Va ricordato che con i commi citati è stata istituita e disciplinata la Banca del Mezzogiorno S.p.a., con finalità di favorire lo sviluppo di servizi e strumenti finanziari per il credito di medio e lungo termine e per il capitale di rischio nel Mezzogiorno, anche con l’emissione di obbligazioni e passività esplicitamente indirizzate a finanziare le piccole e medie imprese che investono nel Mezzogiorno; di  emettere obbligazioni per finanziare specifici progetti infrastrutturali nel Mezzogiorno; di acquisire dalle banche aderenti mutui a medio o lungo termine erogati a piccole e medie imprese del Mezzogiorno aventi adeguato merito di credito, per creare portafogli efficienti in termini di diversificazione e riduzione del rischio da cedere al mercato.

Il comma 17-duodecies fa salve, infine, le disposizioni autorizzative di cui al d.lgs. n. 385/1993, recante Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia.



Articolo 2, comma 17-terdecies
(Verifica di solvibilità delle imprese di assicurazione)

Il comma 17-terdecies reca disposizioni in materia di valutazione - a fini fiscali e di vigilanza - dei titoli posseduti dalle imprese di assicurazione.

In primo luogo, la norma prevede che le deroghe alla disciplina generale sulla valutazione dei titoli iscritti in bilancio al fine di determinare la base imponibile IRES, previste dall’articolo 15, comma 13 del decreto legge 29 novembre 2009, n. 185[197], possano essere reiterate, in luogo della sola possibilità di estenderle all’esercizio successivo, originariamente prevista dal medesimo comma 13.

Si ricorda in proposito che l’articolo 15, commi da 13 a 15 del D. L. n. 185/2008 ha introdotto, in ragione della crisi economico-finanziaria, una deroga ai criteri di valutazione dei titoli iscritti in bilancio che non costituiscono investimenti durevoli; tali misure sono state da ultimo (articolo 51, comma 1-bis del D.L. 78/2010[198]) estese al periodo d’imposta in corso al 31 maggio 2010.

In particolare, a fronte della disciplina generale contenuta nell’articolo 110 del TUIR - ai sensi della quale il valore dei titoli iscritti in bilancio deve corrispondere al valore di mercato – il comma 13 ha disposto la possibilità di attribuire ai titoli un valore diverso da quello di mercato, purché corrispondente al valore risultante dall’ultimo bilancio approvato ovvero, se disponibile, dalla relazione semestrale. La norma è stata introdotta in quanto, in considerazione della turbolenza dei mercati finanziari registrata nel 2008, i prezzi di scambio nei mercati potevano risultare non rappresentativi del reale valore dei titoli medesimi.

La facoltà di attribuire, per il periodo d’imposta in corso al 31 maggio 2010, un valore diverso da quello rilevato nei mercati finanziari interessa:

-      le società che non applicano gli International Accounting Standards – IAS (art. 15, co. 13, D.L. n. 185/2008);

-      le imprese del settore assicurativo (art. 15, co. 14 e 15, D.L. n. 185/2008) relativamente alle quali il comma 15 stabilisce l’obbligo di accantonare la quota di utili corrispondente alla mancata svalutazione dei titoli.

 

Le norme in commento introducono alcune deroghe in tema di valutazione di titoli anche ai fini dell’attività di vigilanza supplementare sulle imprese assicurative, a tale scopo introducendo i commi 15-bis e 15-teral citato articolo 15 del D.L. 185/2008.

Il capo IV del titolo XV del Codice delle Assicurazioni private, di cui al D. Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, si occupa della solvibilità corretta delle imprese di assicurazione, calcolata secondo le disposizioni stabilite dall'ISVAP con regolamento[199]. Il predetto regolamento reca, tra l’altro: i metodi di calcolo della solvibilità corretta, i criteri di valutazione delle attività e delle passività, il modello del prospetto dimostrativo della situazione di solvibilità corretta, i criteri applicativi del calcolo della solvibilità corretta, il trattamento delle imprese di partecipazione assicurativa intermedie, delle imprese di assicurazione controllate o partecipate aventi sede legale in uno Stato terzo, delle imprese di riassicurazione controllate o partecipate aventi sede legale in uno Stato terzo ai fini dell'inclusione nel calcolo della situazione di solvibilità corretta, determinando agli stessi fini gli effetti derivanti dall'indisponibilità delle informazioni relativamente ad imprese controllate o partecipate aventi sede legale in un altro Stato e le modalità tecniche per il calcolo della situazione di solvibilità corretta, garantendo la permanenza della sostanziale equivalenza tra i metodi di calcolo

E’ prevista una specifica disciplina della verifica di solvibilità per le imprese di assicurazione e riassicurazione controllanti, e la possibilità di stipulare accordi per la concessione di esoneri dagli obblighi di verifica, ove il rapporto di controllo intercorra tra imprese con sede legale in un altro Stato membro UE e l'ISVAP abbia concordato con le autorità di vigilanza competenti degli Stati membri interessati di attribuire l'esercizio della vigilanza supplementare all'autorità di vigilanza dell'altro Stato membro.

 

Il comma 15-bis consente alle imprese di assicurazione o di riassicurazione, ai fini della verifica di solvibilità corretta, per l'esercizio 2010 e fino al 30 giugno 2011, di tener conto del valore di iscrizione nel bilancio individuale dei titoli di debito destinati a permanere durevolmente nel patrimonio ed emessi o garantiti da Stati dell'Unione Europea.

Le norme riguardano le imprese di cui all’articolo 210, commi 1 e 2 del Codice delle Assicurazioni private, e cioè quelle aventi sede legale nel territorio della Repubblica che siano controllanti o partecipanti in almeno un'impresa di assicurazione o di riassicurazione aventi sede legale in uno Stato terzo, ovvero che siano controllate da una impresa di partecipazione assicurativa, da un'impresa di assicurazione o di riassicurazione aventi sede legale in uno Stato terzo.

La disposizione in esame consente dunque alle predette imprese di assicurazione – le quali detengono grandi quantità di obbligazioni governative – di non tenere conto, ai fini della verifica di solvibilità, della volatilità dei titoli di stato recentemente connessa all’instabilità dell’Area Euro; in sostanza, le minuvalenze che discendono dai predetti titoli non sono computate a fini di vigilanza.

 

La disposizione in commento permette la reiterazione di tale misura in relazione all'evoluzione della situazione di turbolenza dei mercati finanziari, sentito l'ISVAP; tuttavia, gli effetti derivanti dall'applicazione dell’agevolazione non sono duplicabili con altri benefici che direttamente o indirettamente incidono sul calcolo della solvibilità corretta.

E’ fatta salva la già menzionata disciplina di cui ai commi da 13 a 15 del citato articolo 15 del D. L. n. 185/2008.

 

Il successivo comma 15-ter, inserito dalla norma in commento, obbliga le medesime imprese assicuratrici ad assicurare la permanenza nell'ambito del gruppo di risorse finanziarie corrispondenti alla differenza di valutazione conseguente alla adozione delle nuove disposizioni (comma 15-bis) in materia di  titoli.

E’ demandata all'ISVAP la disciplina, con regolamento, delle modalità,delle  condizioni e dei limiti di attuazione del comma 15-bis, anche al fine di assicurare la coerenza con altri benefici che direttamente o indirettamente incidono sul calcolo della solvibilità corretta.



Articolo 2, comma 17-quaterdecies
(Cessione delle partecipazioni bancarie)

Il comma 17-quaterdecies dell’articolo 2, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato,proroga al 31 dicembre 2014 il termine entro il quale devono essere alienate le azioni del capitale sociale delle banche popolari detenute in eccesso rispetto al limite di possesso azionario fissato dalla legge, in favore dei soggetti che, alla data del 31 dicembre 2009, detenevano una partecipazione al capitale sociale superiore allo 0,50 per cento, se tale superamento deriva da operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori, fermo restando che tale partecipazione non potrà essere incrementata.

 

Si ricorda che, in base all’articolo 30, comma 1, del TUB - Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) ogni socio di banche popolari ha diritto ad un voto, a prescindere dal numero delle azioni possedute (c.d. principio del voto capitario).

Il comma 2 dell’articolo 30 stabilisce che nessun socio può detenere azioni in misura eccedente lo 0,50 per cento del capitale sociale. La banca, appena rileva il superamento di tale limite, contesta al detentore la violazione del divieto. Le azioni eccedenti devono essere alienate entro un anno dalla contestazione; trascorso tale termine, i relativi diritti patrimoniali maturati fino all’alienazione delle azioni eccedenti vengono acquisiti dalla banca.

L’articolo 28-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 ha differito di un anno il predetto termine per l’alienazione in favore dei soggetti che, alla data del 31 dicembre 2007, detenevano una partecipazione al capitale sociale di banche popolari superiore ai limiti di legge.

Il differimento di un anno del predetto termine per l’alienazione è stato disposto, in via generale (ai sensi dell’articolo 41, comma 14 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207), per i casi in cui il superamento del limite previsto dalla predetta disposizione derivasse da operazioni di concentrazione tra banche oppure fra investitori.

Da ultimo, l’articolo 1, comma 17-bis del decreto-legge n. 194 del 2009[200]ha prorogato al 31 dicembre 2011 il termine di un anno per l'adempimento del dovere di alienazione delle partecipazioni in eccesso nelle banche popolari per i soggetti i quali, alla data del 31 dicembre 2008, detenevano una partecipazione al capitale sociale superiore ai limiti fissati dalla legge, ove il superamento del limite derivasse da operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori, ferma restando l’impossibilità di incremento di tale partecipazione.

 

Si ricorda che la Tabella 1 allegata al provvedimento in esame proroga al 30 marzo 2011 il termine per l’alienazione delle partecipazioni in eccesso nelle banche popolari recato dall’articolo 30, comma 2 del TUB.

Sembra dunque che la proroga contenuta nella tabella presenti un carattere più generale della disposizione in commento, dal momento  che indica un termine massimo per l’alienazione che prescinde sia dalla derivazione delle quote possedute in eccesso, sia dalla data di detenzione della predetta partecipazione.

Occorrerebbe dunque chiarire se le due norme sono in rapporto di generalità (tabella) – specialità (comma in esame), ovvero se intendono riferirsi alla medesima proroga, nel qual caso appare necessario un coordinamento tra di esse.

 



Articolo 2, comma 18
(Differimento del termine per l’approvazione dei bilanci
delle Agenzie fiscali
)

Il comma 18 dell’articolo 2differisce al 30 giugno, per l'anno 2011, il termine per l'approvazione dei bilanci e delle convenzioni delle Agenzie fiscali, differendo corrispondentemente tutti i termini per l'adozione dei relativi atti presupposti.

 



Articolo 2, comma 18-bis
(Dilazioni di pagamento concesse dall’agente della riscossione)

Il comma 18-bis, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, interviene sulla disciplina delle dilazioni di pagamento, richieste dal contribuente per l’esistenza di una temporanea situazione di difficoltà finanziaria, e concesse dall’agente di riscossione ai sensi dell’articolo 19 del D.P.R. n. 602/1973

In particolare, qualora il contribuente non abbia effettuato il pagamento della prima rata, ovvero delle prime due rate, previste dal piano di rientro il versamento delle suddette rate può essere prorogato fino a 72 mesi in presenza delle seguenti condizioni:

-            la dilazione deve essere stata concessa prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge;

-            il contribuente deve comprovare un temporaneo peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima dilazione.

 

 



Articolo 2, comma 18-ter
(Fondo unico giustizia)

L’articolo 2, comma 18-ter, aggiunge un comma 6-bis all’art. 2 del DL n. 143/2008 (L. n. 181/2008) relativo ai rapporti di natura contabile intercorrenti tra lo Stato ed Equitalia-Giustizia in relazione alla gestione, da parte di quest’ultima, del cd. Fondo unico giustizia.

 

Equitalia Giustizia è la società per azioni interamente posseduta da Equitalia spa (ex Riscossione s.p.a.) cui è affidata la gestione delle risorse del Fondo unico giustizia. Alla stessa società la legge finanziaria 2008 (legge 244/2007) aveva già attribuito il recupero dei crediti di giustizia e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti passati in giudicato a partire dal 1° gennaio 2008.

Il Fondo unico giustizia è stato istituito e disciplinato con due successivi decreti-legge (n. 112/2008 e n 143/2008) con l'obiettivo di centralizzare e rendere più efficiente la gestione delle somme recuperate dallo Stato, soprattutto a seguito di sequestri e confische antimafia.

Al Fondo unico giustizia affluiscono le seguenti risorse (ed i relativi interessi):

§       somme sequestrate nell’ambito di procedimenti penali e in applicazione di misure di prevenzione antimafia, nonché i proventi derivanti dai beni confiscati alla criminalità organizzata;

§       somme derivanti dall’irrogazione di sanzioni amministrative, anche a carico di enti;

§       somme e proventi devoluti a vario titolo allo Stato. In particolare:

-        somme sequestrate nell’ambito di procedimenti penali e, dopo 5 anni dal provvedimento definitivo, non confiscate né reclamate in restituzione;

-        proventi di attività finanziarie sequestrati nell'ambito di procedimenti penali o per l'applicazione di misure di prevenzione antimafia o per l’irrogazione di sanzioni amministrative (es. titoli, valori di bollo, crediti pecuniari, conti correnti);

-        somme depositate presso Poste Italiane, banche e altri operatori finanziari nell’ambito di procedimenti civili o di ripartizione dell’attivo fallimentare, quando siano trascorsi 5 anni dalla definizione del procedimento che aveva dato causa al deposito, senza che l’avente diritto le abbia riscosse o reclamate.

§       somme sequestrate dall'Agenzia delle Dogane e dalla Guardia di Finanza nell'ambito delle attività di controllo sul denaro contante in entrata e in uscita ai confini comunitari.

Restano comunque fuori dal Fondo altre somme riconducibili all’attività giudiziaria o di repressione degli illeciti: si pensi ai crediti relativi alle spese di giustizia (es. recupero delle spese nei casi di ammissione al patrocinio a spese dello Stato; recupero delle spese processuali penali), alle pene pecuniarie (multe e ammende) e alle spese di mantenimento dei detenuti, la cui riscossione è disciplinata dal Testo unico delle spese di giustizia (D.P.R. 115/2002).

La legge ha previsto che spetti ad un DPCM determinare ogni anno, entro il 30 aprile, la destinazione delle risorse del Fondo unico giustizia. Nell’emanare tale decreto il Governo dovrà rispettare i seguenti parametri, cui potrà derogare solo in presenza di circostanze gravi ed eccezionali: almeno un terzo delle risorse dovranno essere destinate al Ministero dell'interno, per la tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico; almeno un ulteriore terzo delle risorse dovranno essere destinate al funzionamento e al potenziamento degli uffici giudiziari e degli altri servizi istituzionali del Ministero della giustizia; il resto dovrà affluire all’entrata del bilancio dello Stato. Il Presidente del Consiglio dei Ministri con decreto 29 aprile 2010, sulla base delle entrate affluite nell'esercizio 2009 (1.592 milioni di euro), ha determinato in 158 milioni la quota del Fondo unico giustizia da distribuire ai ministeri della giustizia e dell'interno. A seguito di alcuni rilievi della Corte dei Conti  il DPCM reca la seguente ripartizione delle risorse disponibili: il 49% ciascuno ai ministeri della giustizia e dell'interno e il restante 2% all'entrata dello Stato.

In base a quanto disposto da uno dei decreti-legge “milleproroghe” (DL n. 207/2008, convertito dalla legge n. 14/2009), le risorse affluite nel Fondo unico giustizia non sono soggette ad esecuzione forzata, non possono cioè essere pignorate ad alcun titolo. Le modalità concrete di gestione del Fondo – che non devono comportare oneri a carico della finanza pubblica - e la remunerazione massima spettante alla società di gestione sono state disciplinate con il DM dell’economia e delle finanze n. 127/2009 che ha, in particolare, disposto che l’aggio spettante a Equitalia Giustizia non può superare il 5% dell’utile annuo della gestione finanziaria del Fondo. Ai sensi del decreto del DM dell'economia e delle finanze 15 settembre 2010, limitatamente agli anni 2009 e 2010, l'aggio spettante ad Equitalia Giustizia per la gestione del fondo è quello massimo previsto, ovvero il 5% dell'utile citato.

 

La prima parte del nuovo comma 6-bis stabilisce che:

§      le somme del Fondo unico giustizia versate entro il 31 marzo 2011 da Equitalia-Giustizia affluiscono al bilancio dello Stato al lordo delle spese di gestione della società;

§       i versamenti dovuti dal 1° aprile 2011, a fronte di attività rese dalla stessa Equitalia Giustizia S.p.A nell’ambito dei propri fini statutari, segue invece il principio della prededuzione, con le modalità, le condizioni e i termini stabiliti nelle convenzioni regolative dei rapporti con i competenti ministeri. Nella sostanza, il versamento al bilancio dello Stato, da tale data, avverrà al netto delle spese sostenute.

 

La seconda parte del comma 6-bis in esame intende migliorare la redditività delle somme di denaro sequestrate intestate ’’Fondo unico giustizia’’; la norma prevede, a tal fine, il trasferimento delle somme da parte di Equitalia Giustizia S.p.A. su uno o più conti correnti intrattenuti con gli operatori finanziari che garantiscono un tasso d’interesse attivo alle migliori condizioni di mercato, nonché un adeguato livello di solidità e di affidabilità ed idonei livelli di servizio.

 



Articolo 2, comma 18-quater
(Completamento concorsi personale
Ministero dell’economia e delle finanze
)

La disposizione autorizza fino al 31 marzo 2011 il completamento dei programmi di cui al bandi di concorso del 5 agosto 2009 (36 posti per l’accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia, in prova, nel ruolo dei dirigenti del Ministero dell’economia e delle finanze - G.U. n. 67 del 1° settembre 2009) e del 28 novembre 2007 (40 posti per l'accesso alla qualifica di dirigente di seconda fascia, in prova, nel ruolo dei dirigenti del Ministero dell'economia e delle finanze, da assegnare al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato negli uffici centrali e periferici - G.U. n. 102 del 28 dicembre 2007), mediante utilizzo delle relative graduatorie.

 

Gli oneri relativi al completamento dei programmi vengono posti a valere sulle disponibilità di cui al comma 14 dell'articolo 1 del D.L. n. 262 del 2006.

Si tratta delle risorse provenienti dalla lotta all’evasione e al contrasto dell'impiego del lavoro non regolare, del gioco illegale e delle frodi negli scambi intracomunitari e con Paesi esterni al mercato comune europeo, che sono attribuite ad un apposito fondo per un ammontare non superiore a 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2008 destinato a finanziare, nei confronti del personale dell'Amministrazione economico-finanziaria, per metà delle risorse, nonché delle amministrazioni statali, per la restante metà delle risorse, la concessione di incentivi all'esodo, la concessione di incentivi alla mobilità territoriale, l'erogazione di indennità di trasferta, nonché uno specifico programma di assunzioni di personale qualificato.

 

Il completamento dei programmi richiamati si rende necessario anche per gli effetti di quanto previsto dall'articolo 3, comma 102, della legge n. 244 del 2007, come modificato dall'articolo 9, comma 5 del D.L. n. 78 del 2010

La disposizione richiamata autorizza per il quadriennio 2010-2013 le amministrazioni statali (ad eccezione dei Corpi di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco) a procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20% di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20% delle unità cessate nell'anno precedente.

 

La disposizione finalizza il completamento di tali programmi di assunzione allo scopo di potenziamento dell'azione di contrasto dell'evasione fiscale nonché delle funzioni di controllo, analisi e monitoraggio della spesa pubblica, anche al fine di assicurare la prosecuzione degli adempimenti connessi all'attuazione della legge n. 42 del 2009 (federalismo fiscale) e della legge n. 196 del 2010 (riforma della legge di contabilità).

 

Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze saranno determinate le quote di personale da assegnare ai singoli dipartimenti.



                                     Articolo 2, comma 18-quinquies                                   
(Fiscalità indiretta degli immobili compresi in piani particolareggiati)

Il comma 18-quinquiesdell’articolo 2 reca disposizioni in materia di fiscalità indiretta degli atti di trasferimento di immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati. A tal fine, le norme in commento modificano alcuni termini previsti dall’articolo 1, commi da 25 a 28, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 – legge finanziaria 2008.

In particolare il comma 25 (inserendo un periodo all’articolo 1 della Tariffa, parte prima, del Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro di cui al DPR 26 aprile 1986, n. 131) ha previsto l’applicazione dell’imposta di registro con aliquota all’1 per cento agli atti di trasferimento di immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale, comunque denominati, a condizione che l’intervento cui è finalizzato il trasferimento sia completato entro cinque anni dalla stipula dell’atto.

Il comma 26 (modificando l’articolo 1-bis della Tariffa annessa al Testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecarie e catastali, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347) ha disposto l’applicazione dell’imposta ipotecaria con aliquota al 3 per cento alla trascrizione di atti o sentenze che importano il trasferimento di proprietà o la costituzione o il trasferimento di diritti immobiliari attinenti ad immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale comunque denominati.

 Il comma 28 ha disposto l’applicazione delle predette misure agli atti pubblici formati, agli atti giudiziari pubblicati o emanati nonché alle scritture private autenticate a decorrere dal 1° gennaio 2008.

In primo luogo, le disposizioni in commento prorogano di tre anni il termine (di cui all’articolo 1, comma 25 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 – legge finanziaria 2008), inizialmente fissato in cinque anni, entro il quale deve essere completato l'intervento cui è finalizzato il trasferimento di proprietà, nell'ipotesi in cui detto trasferimento abbia per oggetto immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti all’attuazione dei programmi di edilizia residenziale comunque denominati, al fine dell'applicazione dell'imposta di registro nella misura dell’1 per cento.

Il secondo periodo del comma in esame sposta all'anno 2005 – in luogo dell’anno 2008, come originariamente previsto dall’articolo 1, comma 28 della l. 244/2007 – il termine di riferimento per gli atti pubblici formati, per gli atti giudiziari pubblicati o emanati e per le scritture private autenticate cui si applicano le predette misure agevolative in materia di imposte indirette.

La norma quantifica l’onere derivante dall’estensione delle predette misure agevolative in 1 milione di euro a decorrere dal 2011, cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2011-2013, nell'ambito del programma ''Fondi di riserva e speciali'' della missione ''Fondi da ripartire'' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2011, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze.



Articolo 2, comma 18-sexies
(Rimborsi delle spese per le elezioni regionali del 2010)

Il comma 18-sexies differisce al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame il termine ordinariamente previsto (entro dieci giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle liste per il rinnovo dei Consigli regionali) per la presentazione della richiesta dei rimborsi delle spese elettorali per il rinnovo dei Consigli delle regioni a statuto ordinario del 28-29 marzo 2010.

Inoltre, si disciplinano, di conseguenza, i tempi e i modi della corresponsione delle quote annuali di rimborso: quelle relative all’anno 2010 (maturate a seguito della richiesta presentata in applicazione del comma così introdotto) sono corrisposte entro 45 giorni dalla data di scadenza del nuovo termine per la presentazione della domanda, mentre, per le successive quote, la corresponsione avverrà secondo la normativa vigente, ossia entro il 31 luglio di ciascun anno.

Ai sensi della legge 158/1999 è attribuito ai partiti politici un rimborso in relazione alle spese elettorali sostenute per le campagne per le elezioni politiche, del Parlamento europeo e dei consigli regionali. L'erogazione dei rimborsi è disposta con decreti del Presidente della Camera dei deputati, ad eccezione dei rimborsi per l’elezione del Senato, dove si provvede con decreto del Presidente del Senato della Repubblica. I partiti politici che intendano usufruire dei rimborsi ne fanno richiesta, a pena di decadenza, al Presidente della Camera dei deputati o al Presidente del Senato della Repubblica, secondo le rispettive competenze, entro dieci giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle liste. Per le elezioni regionali il termine per la presentazione delle liste di candidati è fissato dalle ore 8 del 30° giorno alle ore 12 del 29° giorno antecedenti quello di votazione (L. 108/1968, art. 9, co. 1).

I rimborsi sono corrisposti con cadenza annuale, entro il 31 luglio di ciascun anno (L. 108/1968, art. 9, co. 6).

Si ricorda che il decreto-legge 248/2007, Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria (convertito dalla L. 31/2008) all’art. 51-bis dispone un differimento del termine previsto dalla normativa vigente per la presentazione della richiesta di rimborsi delle spese elettorali, a favore dei movimenti o partiti politici che abbiano preso parte alle elezioni politiche svoltesi il 9 e 10 aprile 2006.

È, inoltre, in corso presso la Camera l’esame di una proposta di legge (A.C. 17) in materia di rimborsi elettorali ai partiti politici. Tale proposta prevede la riapertura del termine previsto dalla normativa vigente per la presentazione della richiesta di rimborsi delle spese elettorali, a favore dei movimenti o partiti politici che hanno preso parte alle elezioni politiche dell’aprile 2008.



Articolo 2, commi da 18-septies a 18-decies
(Applicazione dei principi contabili internazionali)

I commi da 18-septies a 18-decies dell’articolo 2 introducono una specifica procedura per l’applicazione interna della disciplina in materia di principi contabili internazionali.

 

A tal fine, il comma 18-octies della norma in commento inserisce i commi da 7-bis a 7-quater all’articolo 4 del decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, recante l’esercizio delle opzioni previste dall'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1606/2002 in materia di princìpi contabili internazionali.

 

I principi contabili internazionali sono regole di redazione del bilancio adottate ai sensi del regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002. L’applicazione dei principi contabili internazionali in ambito europeo è diretta ad armonizzare l'informazione finanziaria presentata dalle società, a garantire un elevato livello di trasparenza e comparabilità dei bilanci e a garantire un efficiente funzionamento del mercato comunitario dei capitali e del mercato interno. Nel corso degli anni, con successivi Regolamenti della Commissione europea, sono stati approvati i criteri da applicare per la valutazione delle voci da iscrivere in bilancio (c.d. IAS/IFRS).

L’applicazione degli IAS è obbligatoria per alcuni soggetti (società quotate diverse dalle compagnie di assicurazione e società appartenenti a gruppi bancari) ed è opzionale per gli altri soggetti.

Il D.Lgs. n. 38/2005, emanato in attuazione del regolamento CE n. 1606/2002, reca disposizioni dirette ad armonizzare l’applicazione dei principi contabili internazionali con la normativa fiscale nazionale in materia di reddito d’impresa.

Le società che applicano per la prima volta gli IAS determinano, necessariamente, dei disallineamenti di valore (dovuti unicamente all’applicazione di diversi principi contabili) tra il bilancio chiuso nell’esercizio precedente (redatto sulla base dei principi civilistici e fiscali italiani) e il bilancio di apertura del primo anno di applicazione degli IAS (redatto in base ai principi internazionali IAS/IFRS). Ciò è dovuto alle necessarie rettifiche delle attività e delle passività iscritte nello stato patrimoniale cui corrispondono delle variazioni in termini di conto economico, di riserva di patrimonio netto, riserva in sospensione di imposta (imposte anticipate ovvero imposte differite).

 

In particolare, il comma 7-bis dispone che i principi contabili internazionali adottati con regolamenti UE, entrati in vigore successivamente al 31 dicembre 2010, si applicano nella redazione dei bilanci d’esercizio con le modalità individuate a seguito della procedura prevista nel successivo comma 7-ter.

Nel dettaglio, il comma 7-ter affida a un decreto del Ministro della giustizia, emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore dei predetti regolamenti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, acquisito il parere dell’Organismo Italiano di Contabilità e sentiti la Banca d’Italia, la Consob e l’Isvap, la determinazione delle eventuali disposizioni applicative volte a realizzare, ove compatibile, il coordinamento tra i principi medesimi e la disciplina di cui al titolo V del codice civile (che contiene la disciplina delle società),  con particolare riguardo alla funzione del bilancio di esercizio.

Ai sensi del successivo comma 7-quater, il Ministro dell’economia e delle finanze provvede, ove necessario, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto applicativo dei principi contabili internazionali, ad emanare eventuali disposizioni di coordinamento per la determinazione della base imponibile dell’IRES e dell’IRAP.

Nel caso di mancata emanazione del decreto che reca le modalità applicative dei predetti principi, le disposizioni fiscali di cui al periodo precedente sono emanate entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore del regolamento UE.

 

Il comma 18-septies dell’articolo in esame reca una normativa di carattere transitorio, che mantiene ferma l’applicazione della disciplina vigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del provvedimento fino all'entrata in vigore delle disposizioni di applicazione del comma 2 illustrate in precedenza.

 

Il comma 18-nonies dell’articolo in esame, con finalità di coordinamento, reca le opportune modifiche al Testo Unico delle Imposte sui Redditi – a tale scopo intervenendo sull’articolo 83 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 – in tema di determinazione della base imponibile delle società e degli enti commerciali residenti, a fini IRES, che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali.

Per effetto delle modifiche apportate si specifica che, ai fini della determinazione della base imponibile IRES per i predetti soggetti, i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti dai princìpi contabili internazionali valgono anche nella formulazione derivante dalla procedura disciplinata del predetto articolo 4, comma 7-ter del D. Lgs. n. 38 del 2005.

Infine, il comma 18-decies prescrive che le disposizioni di coordinamento (previste dall’introdotto comma 7-quater) possano essere emanate entro il 31 maggio 2011, per i principi contabili internazionali adottati con regolamento UE entrato in vigore nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2009 e il 31 dicembre 2010.



Articolo 2, comma 18-undecies
(Definizione delle violazioni in materia di affissioni e pubblicità)

Il comma 18-undecies dispone che le violazioni delle norme in materia di affissioni e pubblicità commesse mediante affissioni di manifesti politici commesse nel periodo dal 28 febbraio 2010 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in esame possano essere definite nei termini previsti dal comma 42-bis del decreto legge n. 207 del 2008, convertito dalla legge n. 14 del 2009, (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative).

Tale ultima disposizione prevede la sanatoria delle violazioni delle norme in materia d’affissioni e pubblicità commesse dal 1° gennaio 2005 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione relativamente alle violazioni commesse mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari. Le violazioni possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute a 1.000 euro per anno e per provincia.

Ai sensi del comma 2 dell’articolo 42-bis, il versamento è effettuato entro il 31 maggio 2010 (termine fissato per le violazioni di cui al presente comma al 31 maggio 2011), a pena di decadenza dal beneficio, a favore della tesoreria del comune competente o della provincia qualora le violazioni sono compiute in più di un comune della stessa provincia; in tal caso la provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai comuni interessati, ai quali competeva l’obbligo di inoltrare alla provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2009. Quest’ultimo termine è fissato dal comma in esame al 30 settembre 2011, per rendere possibile la definizione delle nuove violazioni.

L’art. 42-bis, prevede che in caso di mancata richiesta da parte dei comuni, la provincia destinerà le entrate al settore ecologia. Inoltre, la definizione delle pendenze in oggetto non dà luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni.

Il versamento dell’imposta sostituisce le sanzioni attualmente previste: l’art. 42-bis stabilisce, infatti, che non siano applicabili le disposizioni dell’art. 15, co. 2 e 3, della L. 515/1993 .

 

Il co. 2 dell’art. 15 della L. 515/1993 prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1 milione di lire a 50 milioni di lire in caso di inosservanza delle norme di cui all’articolo 3 della medesima legge 515 (si tratta, tra l’altro, dell’affissione di manifesti di propaganda elettorale effettuata al di fuori degli appositi spazi a ciò destinati in ogni Comune), mentre il comma 3 pone a carico, in solido, dell’esecutore materiale e del committente responsabile le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio.

 

La sanatoria per le violazioni della legge sulle affissioni mediante il pagamento di una somma era stata introdotta già dalla legge finanziaria per il 2005 (L. 311/2004, art. 1, co. 480, lett. c), e i suoi effetti estesi al periodo dal 1° gennaio 2005 al 1° marzo 2009 dal citato decreto-legge 207. Successivamente il decreto-legge 194/2009, convertito dalla legge 25/2010 (art. 2, comma 8-novies) ha esteso la sanatoria per le violazioni commesse dal 10 marzo 2009 al 28 febbraio 2010.

 



Articolo 2, comma 19
(Internet point)

L’articolo 2, comma 19, interviene sulla normativa dettata dall’articolo 7 del decreto legge n. 144/2005[201] (c.d. decreto Pisanu)convertito dalla legge n. 155/2005, che ha introdotto alcune limitazioni all'esercizio e all'uso delle postazioni pubbliche per comunicazioni telematiche e dei punti di accesso ad internet mediante tecnologia senza fili (internet point). Il comma 1 di tale articolo prevede l’obbligo di richiesta della licenza, al questore, in capo a chiunque intenda aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualunque natura che abbiano come caratteristica la messa a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci di apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche. La licenza non è richiesta nel caso in cui s’intenda installare solo telefoni pubblici a pagamento abilitati esclusivamente alla telefonia vocale. La disposizione, in virtù del testo originario, esplicava effetti limitati nel tempo a decorrere dal quindicesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 144/2005 e sino al 31 dicembre 2007. L’applicazione della norma è stata più volte prorogata, e da ultimo dal comma 1 dell’art. 3 del D.L. n. 194/2009, che ne ha fissato il termine sino al 31 dicembre 2010.

Il comma in esame, lettera a), proroga il termine di vigenza della norma fino al 31 dicembre 2011, specificando peraltro che essa si applica solo a chiunque, quale attività principale, apra un pubblico esercizio o un circolo privato, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche.

La lettera b) del comma dispone l’abrogazione dei commi 4 e 5 del medesimo articolo 7, i quali prevedono che con decreto ministeriale[202] sono stabilite: a) le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività suddette è tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell'utente e per l'archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dall'art. 122, comma 1, e dall'art. 123, comma 3, del Codice della privacy, nonché b) le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad internet utilizzando tecnologia senza fili.

Fatte salve le modalità di accesso ai dati previste dal codice di procedura penalee dal Codice della privacy, il controllo sull'osservanza del suddetto decreto ministeriale e l'accesso ai relativi dati sono effettuati dall'organo del Ministero dell'interno preposto ai servizi di polizia postale e delle comunicazioni.

La relazione illustrativa afferma che l'obiettivo della norma è quello di escludere l'obbligo di licenza per tutti coloro che mettono a disposizione il collegamento a internet quale servizio accessorio.

 

Si ricorda che l’articolo 3 del disegno di legge del Governo AS 2494, all'esame delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato, prevede l’abrogazione dell'art. 7 del decreto legge n. 144/2005. Presso le Commissioni I e IX della Camera è in corso l’esame di alcune proposte di legge - AC 3736, AC 3787 e AC 3853 – anch’esse finalizzate ad abrogare il citato articolo 7.

 

 



Articolo 2-bis
(Ripristino del rapporto di impiego nel caso di sentenza
di proscioglimento)

L'articolo 2-bis detta disposizioni relative alla disciplina del ripristino e del prolungamento del rapporto di impiego del pubblico dipendente sospeso o collocato anticipatamente in quiescenza a seguito di un procedimento penale conclusosi con una sentenza di proscioglimento (art. 3, commi 57 e 57-bis, legge n. 350/2003, L. finanziaria 2004, come modificato dal DL n. 66/2004, convertito dalla L. 126/2004[203])

Il comma 1 della disposizione novella il richiamato comma 57, il cui ambito di applicazione era stato limitato dalla modifica del 2004, in considerazione della potenziale indeterminatezza dei soggetti che avrebbero potuto beneficiare del trattamento previsto dalla norma. Più specificamente, il vigente comma 57 limita attualmente il diritto al ripristino o al prolungamento del rapporto di impiego, nel caso di provvedimenti definitivi di proscioglimento – con formule riconducibili ai casi di proscioglimento con cd. formula piena – pronunciati nei cinque anni precedentila data di entrata in vigore della legge finanziaria per il 2004.

 

L’art. 2-bis in esame – eliminando il citato riferimento temporale quinquennale - generalizza nelle ipotesi indicate il diritto del pubblico dipendente di ottenere il prolungamento o il ripristino del rapporto di impiego (comma 1) nelle ipotesi di proscioglimento sopra indicate.

 

La novella all’art. 2 del D.L. n. 66/2004 interviene quindi sul termine di proposizione all’amministrazione delle domande di prolungamento o ripristino del rapporto di impiego sia a seguito di sentenze di proscioglimento nelle ipotesi sopra indicate (comma 57 dell’articolo 3 della finanziaria 2004) sia nel caso di proscioglimento con formula diversa (comma 57-bis, che prevede una facoltà dell’amministrazione, a determinate condizioni, di prolungare e ripristinare il rapporto di impiego). Il termine vigente (90 gg.) decorre, a pena di decadenza, dalla data di entrata in vigore della legge 126/2004 (di conversione del decreto legge 66/2004); la novella introduce invece un termine a regime decorrente dalla data della sentenza definitiva di proscioglimento o del decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato (comma 2).

Il comma 3 della disposizione in commento prevede una disciplina transitoria sulla base della quale, per i provvedimenti penali di proscioglimento pronunciati prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, il termine di 90 gg. per la domanda all’amministrazione di appartenenza decorre dalla citata data entrata in vigore (comma 3).

Il comma 4 dell’art. 2-bis, infine, prevede che dalla nuova disciplina non possa derivare una permanenza in servizio del dipendente pubblico superiore di oltre 5 anni ai limiti ordinari previsti dai rispettivi ordinamenti.



Articolo 2-ter, commi 1-2
(Modifiche al patto di stabilità interno per le regioni e disposizioni per la regione Campania)

Il comma 1 dell'articolo 2-ter in esame reca modifiche alla disciplina del patto di stabilità interno per le regioni, dettata dalla legge di stabilità 2011, in relazione agli anni 2011, 2012 e 2013 (L. 220/2010, art. 1, commi da 125-150).

Il comma 2, invece, riguarda la sola regione Campania, quale unica regione ad aver certificato il mancato rispetto del patto di stabilità, relativamente a all'esercizio finanziario 2009.

 

Modifiche al patto di stabilità interno per le regioni (comma 1)

Il comma 1 reca le modifiche illustrate di seguito.

§      a) Aggiunge altre tipologie di spese all'elenco delle spese escluse dal patto di stabilità (comma 129):

¾     spese per il trasporto pubblico regionale e locale ferroviario (di cui all'art. 1, commi 6 e 7, L. 220/2010);

¾     spese relative al fondo per le politiche sociali (di cui all'art. 1, comma 38, L. 220/2010).

§      b) Introduce un nuovo criterio per il calcolo di alcune tipologie di spese ai fini della determinazione degli obiettivi di ciascuna regione.Il criterio della valutazione quantitativa ponderata, secondo la disciplina dettata da un DPCM – previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni – si applicherà l'anno successivo all'emanazione del DPCM (aggiunge il comma 130-bis).

§      c) Modifica la norma contenuta nel comma 135 che consente alle regioni sottoposte a misure sanzionatorie che prevedono limitazioni di spese, di ricalcolare l’obiettivo di risparmio relativo alla cassa riducendo di pari misura l’obiettivo di risparmio degli impegni di parte corrente per alcune tipologie di spese (spese per interesse passivi e oneri finanziari diversi, spesa per il personale, produzione di servizi in economia e acquisizione di servizi e forniture). A queste tipologie di spese, sono aggiunte le spese relative ai trasferimenti correnti e continuativi a imprese pubbliche e private, a famiglie, e a istituzioni sociali private.

§      d) Integra la disciplina - e la lettera e) modifica la procedura - che concerne la rimodulazione, da parte della regione, delle regole per gli enti locali del proprio territorio (comma 138). Le regioni possono autorizzare gli enti locali compresi nel proprio territorio a peggiorare il saldo programmatico, consentendo un aumento dei pagamenti in conto capitale, e procedere contestualmente alla rideterminazione del proprio obiettivo di risparmio per un ammontare pari all'entità complessiva dei pagamenti in conto capitale autorizzati, al fine di garantire – considerando insieme regione ed enti locali - il rispetto degli obiettivi finanziari. Ai sensi del comma 138-bis, introdotto dalla norma in esame, la regione, ai fini della rimodulazione, definisce criteri di virtuosità e modalità operative previo confronto con le autonomie locali (in sede di Consiglio delle autonomie, ove presente, altrimenti con i rappresentanti degli enti locali).

§      e), Modifica la procedura (il comma 140, come sostituito dalla norma in esame) per la rimodulazione, posticipando il termine (al 15 settembre) entro cui gli enti locali hanno l'obbligo di comunicare ad ANCI, UPI e regioni l'entità dei pagamenti che possono effettuare e il termine (al 31 ottobre) entro cui le regioni a loro volta  comunicano al Ministero dell'economia e delle finanze, per ciascun ente interessato, tutti gli elementi utili per la verifica del mantenimento dell'equilibrio dei saldi di finanza pubblica.

§      f) Modifica il comma 143 per aumentare la misura (dal doppio al triplo) dei trasferimenti erariali che la regione può sottrarre al vincolo di destinazione, a “compensazione” del maggiore onere assunto dalla regione.

§      g) Detta disposizioni particolari per le regioni che si trovino nella condizioni (di cui al comma 148) per cui il superamento degli obiettivi del patto di stabilità interno sia determinato dalla maggiore spesa per interventi realizzati con la quota di finanziamento nazionale e correlati ai finanziamenti dell'Unione europea rispetto alla media della corrispondente spesa del triennio 2007-2009. In tali casi la regione si considera adempiente se nell'anno successivo attua le misure di rigore finanziario descritte nella norma in esame (comma 148-bis).

 

Disposizioni per la regione Campania, per il mancato rispetto del patto di stabilità interno per il 2009 (comma 2)

 

La norma in esame concerne una serie di disposizioni (art. 14, commi da 19 a 24, del decreto-legge 78/2010) che, benché formulate in termini generici, si applicano alla sola regione Campania, in quanto unica regione in cui è stato certificato il mancato rispetto del patto di stabilità interno relativamente all'esercizio finanziario 2009.

La norma recata dal comma 22, in particolare, consente al Presidente della Regione, nella qualità di commissario ad acta, la predisposizione di un piano di stabilizzazione finanziaria, senza peraltro indicare alcun termine. Il piano è sottoposto all'approvazione del Ministero dell'economia e delle finanze, che, d'intesa con la regione interessata, nomina uno o più commissari ad acta per l'adozione e l'attuazione degli atti ivi indicati. La disposizione consente inoltre alla Regione Campania di poter includere nel piano l'eventuale acquisto del termovalorizzatore di Acerra anche mediante l'utilizzo, previa delibera del CIPE, della quota regionale delle risorse del Fondo  per le aree sottoutilizzate.

 

Il comma 2 in esame dispone che il piano di stabilizzazione finanziaria sia predisposto entro il 31 dicembre 2011 e che venga attuato entro il 31 dicembre 2012. La norma conferma, inoltre, il termine già stabilito dall'art. 7, comma 1, del D.L. 195/2009 (legge di conversione 26/2010), per il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore di Acerra, che deve avvenire entro il 31 dicembre 2011.

 



Articolo 2-ter, commi 3, 4 e 6
(Accreditamenti strutture sanitarie e sociosanitarie private. Spesa farmaceutica. Accertamenti per malattia)

Il comma 3 dell’articolo 2-ter precisa il tipo di strutture private - ospedaliere ed ambulatoriali - per le quali le regioni garantiscono che dal 1° gennaio 2011 cessino gli accreditamenti provvisori, non confermati dagli accreditamenti definitivi, chiamando inoltre le Regioni a garantire che - dal 1° gennaio 2013 - cessino gli accreditamenti provvisori di tutte le altre strutture sanitarie e sociosanitarie private, nonché degli stabilimenti termali non confermati dagli accreditamenti definitivi. Il comma in esame recepisce integralmente l’emendamento contenuto nel documento della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome recante il parere sul disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225[204].

La disposizione in esame interviene sull’articolo 1, comma 796, lettera t)della legge finanziaria 2007 (L. 296/2006). La lettera, così modificata dal comma 100 dell'art. 2, della legge finanziaria 2010 (L. 191/2009), fissa al 1° gennaio 2011 il termine per l'adozione dei provvedimenti regionali diretti a prevedere la cessazione degli accreditamenti provvisori delle strutture private.

Si ricorda che le strutture private provvisoriamente accreditate, se non accreditate definitivamente entro le scadenze prescritte, decadono dal possesso di uno dei presupposti necessari per erogare prestazioni per conto e con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale. Il mancato rispetto di tali scadenze oltre a compromettere eventualmente la garanzia della continuità assistenziale, impedisce, in riferimento a quanto previsto dall’articolo 1 dell’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005 e dal punto 1.4 del Patto per la salute del 28 settembre 2006, l’accesso delle Regioni all’incremento delle risorse finanziarie a carico del bilancio dello Stato[205].

 

Il permanere di strutture sanitarie che forniscono prestazioni per conto ed a carico del Servizio sanitario nazionale in virtù di accreditamenti “transitori” o “provvisori” ha indotto il legislatore statale, ad adottare misure per far cessare gli accreditamenti “provvisori” e “transitori”, che non siano stati confermati da accreditamenti definitivi; nello stesso tempo è stato posto un limite al rilascio di nuovi accreditamenti da parte delle Regioni, in assenza di un provvedimento di ricognizione e determinazione del fabbisogno di prestazioni sanitarie, allo scopo di evitare un ulteriore aggravio della spesa in tale settore. Più in particolare a decorrere dal 1° gennaio 2008, la concessione di nuovi accreditamenti è subordinato all’adozione di un provvedimento di ricognizione che proceda a:

-    definire il fabbisogno di attività e l’eventuale volume di attività superiore da ammettere per l’accreditamento delle strutture;

-    avviare il sistema dell’accreditamento definitivo;

-    trasformare i transitori accreditamenti delle strutture private in forma definitiva.

Il provvedimento di ricognizione dovrà poi essere trasmesso al Comitato di verifica dei Livelli essenziali di assistenza .

Sempre in tema di accreditamento istituzionale è recentemente intervenuto il D.L. 25 giugno 2008, n. 112 che ha introdotto un ulteriore criterio da considerare nella determinazione del fabbisogno regionale di strutture da accreditare, ossia la soglia minima di efficienza che, compatibilmente con le risorse regionali, deve essere conseguita da parte delle singole strutture sanitarie.

 

In particolare il comma in esame, introduce nel testo dell’articolo 1, comma 796, lettera t) la precisazione che le regioni debbano adottare provvedimenti finalizzati a garantire che dal 1° gennaio 2011 cessino gli accreditamenti provvisori delle strutture private ospedaliere e ambulatoriali, mentre proroga al 1° gennaio 2013 il termine per la cessazione degli accreditamenti provvisori di tutte le altre strutture sanitarie e socio-sanitarie private[206], nonché degli stabilimenti termali, come individuati dalla L. 323/2000[207], non confermati dagli accreditamenti definitivi.

 

Ai sensi dell’articolo 3 della L. 323/2000 sono stabilimenti delle aziende termali quelli che:

§       risultano in regola con l'atto di concessione mineraria o di subconcessione o con altro titolo giuridicamente valido per lo sfruttamento delle acque minerali utilizzate;

§       utilizzano, per finalità terapeutiche, acque minerali e termali, nonché fanghi, sia naturali sia artificialmente preparati, muffe e simili, vapori e nebulizzazioni, stufe naturali e artificiali, qualora le proprietà terapeutiche delle stesse acque siano state riconosciute ai sensi della normativa vigente;

§       sono in possesso dell'autorizzazione regionale, rilasciata ai sensi dell'articolo 43 della legge 23 dicembre 1978, n. 833;

§       rispondono ai requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi definiti ai sensi della normativa vigente.

 

Il comma 4 dell’articolo 2-ter, come sottolineato dalla relazione tecnica allegata all’emendamento del Governo, si è reso necessario a seguito dei ricorsi diretti ad ottenere una interpretazione puntuale delle disposizioni contenute nell’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010, concernenti il settore farmaceutico.

 

In particolare, l’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010, riformulato in sede di conversione, ridetermina le percentuali di ricavo dovute dal SSN (quote di spettanza) ai grossisti e ai farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico dei farmaci di classe a), interamente rimborsati dal SSN. Tale rideterminazione abbassa la quota dei grossisti al 3 per cento (precedentemente al 6,65 per cento) portando quella dei farmacisti al 30,35 (precedentemente al 26,7 per cento). Per i farmacisti la quota di spettanza del 30,35 per cento deve intendersi come quota minima a questi spettante. Viene inoltre previsto che il SSN trattenga, ad ulteriore titolo di sconto sulla quota di spettanza delle farmacie, una percentuale pari all’1,82 per cento sul prezzo di vendita al pubblico dei farmaci al netto dell’Iva, lasciando peraltro inalterati gli sconti già previsti a normativa vigente (ovvero quelli previsto dall’articolo 48, comma 32 del D.L. 269/2003). L’articolo 48, comma 32, del D.L. 269/2003, rinvia a sua volta al disposto dell’articolo 1, comma 40, della legge 662/1996. In particolare, il SSN, nel corrispondere alle farmacie quanto dovuto (in base alla quota di loro spettanza), trattiene, a titolo di sconto, una quota percentuale sull'importo al lordo dei ticket e al netto dell'IVA. Tale percentuale varia a seconda dell’intervallo di prezzo al pubblico in cui si colloca il medicinale . La percentuale di tali sconti è ridotta a beneficio delle farmacie con un fatturato ridotto, collocate solitamente in zone geografiche disagiate. Al fine di mantenere un’efficiente rete di assistenza farmaceutica territoriale sono inoltre previste misure particolari per le farmacie rurali che godono dell’indennità di residenza ai sensi della legge 549/1995. Tale sconto non viene applicato sull’ossigeno terapeutico e sui farmaci, specialità o generici, che abbiano un prezzo corrispondente a quello di rimborso.

 

Il comma interviene sul testo dell’articolo 11, comma 6, secondo periodo del D.L. 78/2010, dal quale elimina il riferimento alle previsioni dell’articolo 48, comma 32 del D.L. 269/2003[208], precisando che il SSN trattiene ad ulteriore titolo sconto, rispetto a quanto già previsto dalla vigente normativa, una quota pari all’1,82 per cento sul prezzo di vendita dei farmaci  al netto dell’imposta sul valore aggiunto. Viene pertanto chiarito che tale percentuale di sconto si applica su tutti i farmaci erogati in convenzione, senza l’esclusione dei farmaci equivalenti e dell’ossigeno terapeutico.

Si rileva che nel testo in esame è contenuta un’ulteriore disposizione di modifica dell’articolo 11, comma 6, del D.L. 78/2010 (v. supra l’articolo 2, comma 12-septies) incidente sul settore farmaceutico. Sembrerebbe pertanto opportuno un più puntuale coordinamento delle norme.

 

Il comma 6 stabilisce che l’importo di 70 milioni di euro, accantonato, in sede di riparto del Fondo sanitario nazionale 2010, per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 207 del 7 giugno 2010, e corrispondente all’ammontare delle risorse da destinare agli accertamenti medico legali, disposti dalle Amministrazioni pubbliche, per i dipendenti assenti dal servizio per malattia, deve essere attribuito, senza vincolo di destinazione, alle regioni dal Ministero della salute.

La norma in esame stabilisce, inoltre, che la prevista attribuzione deve basarsi sui criteri individuati, in sede di comitato paritetico permanente[209], istituito presso il Ministero della salute, per la verifica dell'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e della congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione, e previa valutazione congiunta degli effetti della citata sentenza della Corte costituzionale 207/2010.

 

La sentenza della Corte costituzionale n. 207 del 2010 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 17, comma 23, lettera e), del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78[210](Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), nella parte in cui aggiunge all'art. 71 del D.L 25 giugno 2008, n. 112[211](Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), i commi 5-bis e 5-ter.

A parere della sentenza della Corte costituzionale, “il comma 5-bis dell’art. 71 del d.l. 25 giugno 2008, n. 112, il quale dispone che le visite fiscali sul personale dipendente delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i compiti istituzionali del servizio sanitario nazionale e che i relativi oneri sono a carico delle aziende sanitarie, non è ascrivibile ad alcun titolo di competenza legislativa esclusiva dello Stato e, trattandosi di normativa di dettaglio in materia di «tutela della salute», si pone in contrasto con l’art. 117, terzo comma, Cost., mentre il comma 5-ter, che vincola una quota delle risorse per il finanziamento del servizio sanitario nazionale, destinandole a sostenere il costo di una prestazione che non può essere qualificata come livello essenziale di assistenza, si pone in contrasto con l’art. 119 Cost., ledendo l’autonomia finanziaria delle Regioni”.

Si ricorda che l’articolo 11, comma 5 del decreto-legge 31 marzo 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) ha rideterminato, tra l’altro, il finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2010, in aumento di 250 milioni di euro.

 

 



Articolo 2-ter, comma 5
(Esclusione dal patto di stabilità interno della provincia di Milano
delle spese per Expo Milano 2015
)

Il comma 5 dell’articolo 2-ter estende alla provincia di Milano la disposizione di deroga ai vincoli del patto di stabilità interno introdotta in favore del comune di Milano dal comma 103 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2011 (legge n. 220/2010), con riferimento alle spese sostenute per gli interventi necessari per la realizzazione dell'Expo Milano 2015.

 

La deroga, autorizzata per il solo anno 2011, consente al comune di Milano, e, a seguito del comma in esame, anche alla provincia di Milano, di escludere dal calcolo del saldo finanziario, rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno le risorse provenienti dallo Stato e le relative spese sostenute dal comune e dalla provincia per gli interventi necessari per la realizzazione dell'Expo Milano 2015.

L'esclusione delle spese opera nel limite dell'importo complessivamente autorizzato dal comma 93 della medesima legge di stabilità, pari a 480 milioni di euro.

Tale importo è stato complessivamente considerato, nell’ambito delle norme di disciplina del Patto di stabilità per gli enti locali, con lo scopo specifico di fornire copertura finanziaria alle eventuali misure correttive che possono essere stabilite, per il solo anno 2011, in ragione delle nuove regole del patto (al fine di distribuire in modo equo il contributo degli enti alla manovra e le differenze positive e negative derivanti dalla variazione delle regole del Patto) nonché per provvedere a spese connesse ad interventi necessari relativi a impegni internazionali.

Le misure correttive che possono essere concesse entro il limite massimo complessivo dei 480 milioni di euro, in termini di indebitamento netto, saranno specificate con decreto ministeriale da emanare entro il 31 gennaio 2011di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali.



Articolo 2-ter, comma 7
(Limiti all’indebitamento degli enti locali)

Il comma 7 dell’articolo 2-ter reca una modifica al comma 108 dell’articolo 1 della legge di stabilità per il 2011 (legge n. 220/2010), che introduce una misura per il contenimento del debito degli enti locali nel triennio 2011-2013.

In particolare, il comma 108 vieta alle province e ai comuni, nel triennio 2011-2013, di aumentare la consistenza del proprio debito in essere al 31 dicembre dell’anno precedente, qualora la spesa per interessi di cui all’art. 204, comma 1, del TUEL (D.Lgs. n. 267/2000) superi il limite dell'8 per cento delle entrate correnti (cioè, ai sensi del comma 204, di quelle relative ai primi tre titoli dell’entrata del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l'assunzione dei mutui).

La nuova formulazione del comma 108, disposta dal comma in esame, ridisciplina la misura di contenimento del debito degli enti locali attraverso una novella all’articolo 204 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, prevedendo una riduzione progressiva, nel triennio 2011-2013, del limite ivi previsto all’indebitamento.

L’articolo 204 del TUEL pone un limite alla possibilità di indebitamento degli enti locali, fissando al 15% delle entrate relative ai primi tre titoli dell’entrata (come risultanti dal rendiconto del penultimo anno precedente) l’entità della spesa per interessi, che rappresenta il livello massimo di indebitamento degli enti locali, come risultante dall’accensione di mutui e da qualunque altra forma di finanziamento reperibile sul mercato cui l’ente possa accedere (emissione di titoli obbligazionari ed aperture di credito).

In sostanza, la novella introdotta all’articolo 204 del TUEL riduce progressivamente la possibilità di indebitamento degli enti locali rispetto alla normativa previgente, consentendo chel'ente locale possa assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato solo se l'importo annuale degli interessi non superi i seguenti limiti, calcolati in percentuale delle entrate correnti:

§         il 12 per cento per l’anno 2011;

§         il 10 per cento per l’anno 2012;

§         l’8 per cento a decorrere dall’anno 2013.

 

 



 

Articolo 2-ter, comma 8
(Esclusione del versamento all’entrata delle riduzioni di spesa
delle associazioni degli enti locali)

Il comma 8 dell’articolo 2-ter modifica l’articolo 6, comma 21, del D.L. n. 78/2010 (legge n. 122/2010), che reca la disciplina per l’acquisizione al bilancio dello Stato delle economie derivanti dalle riduzioni di spesa effettuate dagli enti e dalle amministrazioni dotati di autonomia finanziaria, disposte dall’articolo 6 del D.L. n. 78/2010[212].

La norma dispone l’obbligo per gli enti suddetti di versare annualmente le somme provenienti dalle riduzioni di spesa ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato.

La novella in esame è finalizzata ad escludere le associazioni degli enti locali, di cui all’articolo 270 del TUEL (testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al D.Lgs. n. 267/2000) dall’obbligo di riversamento delle economie effettuate al bilancio dello Stato.

L’articolo 270 del TUEL fa riferimento alle seguenti associazioni: Anci, Upi, Aiccre, Uncem, Cispel, nonché delle altre associazioni degli enti locali e delle loro aziende con carattere nazionale.

Si ricorda che, in base al citato comma 21, sono esclusi dall’applicazione della norma gli enti territoriali e gli enti, di competenza regionale o delle province autonome di Trento e di Bolzano, del Servizio sanitario nazionale.

 



Articolo 2-ter, comma 9
(Proventi delle concessioni edilizie)

Il comma 9, con una novella all’art. 2, comma 8, della legge n. 244 del 2007 (finanziaria 2008), proroga fino al 2012 la possibilità (prevista per gli anni 2008, 2009 e 2010) offerta ai Comuni di utilizzare i proventi da concessioni edilizie e da sanzioni previste dal Testo Unico sull'edilizia – DPR n. 380 del 2001 - per una quota non superiore al 50% per il finanziamento di spese correnti e per una quota non superiore ad un ulteriore 25% alle spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale.

 

Si osserva che tale proroga è contemplata, ma fino al 31 marzo 2011, anche dall’art. 1, comma 1, tabella 1 (Tab. 1.61).

 



Articolo 2-ter, comma 10
(Incompatibilità degli amministratori locali nei comuni
fino a 3.000 abitanti
)

L’articolo 2-ter, comma 10, introduce un’eccezione all’applicazione della disposizione che prevede l’incompatibilità con la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale o circoscrizionale di colui che, come titolare, amministratore, dipendente con poteri di rappresentanza o di coordinamento ha parte, direttamente o indirettamente, in servizi, esazioni di diritti, somministrazioni o appalti, nell'interesse del comune o della provincia, ovvero in società ed imprese volte al profitto di privati, sovvenzionate da detti enti in modo continuativo, quando le sovvenzioni non siano dovute in forza di una legge dello Stato o della Regione (art. 63, comma 1, numero 2), TUEL)

 

La suddetta incompatibilità non si applica nei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti, qualora la partecipazione dell’ente locale sia inferiore al 3 per cento e ferma restando la non corresponsione di emolumenti a carico della società (art. 1, comma 718, L 296/2006).

 

L’esclusione sembrerebbe applicabile solo nel caso il comune detenga una partecipazione nella società (ma non negli altri casi; ad esempio, società o imprese sovvenzionate dal comune).

 

 



Articolo 2-ter, comma 11
(Società partecipate dai Comuni con popolazione
fino a 30.000 abitanti
)

Il comma 11 dell’articolo 2-ter reca una riformulazione del comma 117 dell’articolo 1 della legge n. 220/2010 (legge di stabilità per il 2011) che, attraverso una novella all’articolo 14, comma 32, del D.L. n. 78 del 31 maggio 2010[213], escludeva i comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti dall’obbligo di mettere in liquidazione, entro il 31 dicembre 2011, le società già costituite al 31 maggio 2010, ovvero di cederne le partecipazioni, nel caso in cui le suddette società presentavano il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi finanziari.

 

Con la riformulazione introdotta dal comma in esame si provvede, innanzitutto, a posticipare al 31 dicembre 2013 il termine per la messa in liquidazione delle società da parte dei comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti, che risultano costituite alla data del 31 maggio 2010, ovvero per la cessione delle relative partecipazioni.

Analogamente, anche per i comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, per i quali è prevista la possibilità di detenere la partecipazione di una sola società, il termine per la messa in liquidazione delle altre società è posticipato al 31 dicembre 2013.

 

Per quanto concerne i comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti, la novella del comma in esame prevede che l’obbligo di liquidazione delle società non si applichi nel caso in cui le società già costituite alla data del al 31 maggio 2010:

a)   abbiano, al 31 dicembre 2013, il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi;

b)   non abbiano subito, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitale conseguenti a perdite di bilancio;

c)   non abbiano subito, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il comune sia stato gravato dell'obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime".

 

Si ricorda che il citato articolo 14, comma 32 del decreto legge n. 78/2010 vieta ai comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti di costituire società.

La norma dispone altresì che entro il 31 dicembre 2011 (ora 31 dicembre 2013), tali comuni provvedano a mettere in liquidazione le società già costituite alla data del 31 maggio 2010 (data di entrata in vigore del decreto-legge n. 78), ovvero a cederne le partecipazioni.

E’ esclusa l’applicazione della suddetta norma per le società costituite da più comuni, la cui popolazione complessiva superi i 30.000 abitanti, con partecipazione paritaria ovvero con partecipazione proporzionale al numero degli abitanti.

Per i comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti è prevista la possibilità di detenere la partecipazione di una sola società; entro il 31 dicembre 2011 i predetto comuni devono mettere in liquidazione le altre società già costituite.

La norma prevede che le modalità attuative della disciplina in oggetto, nonché ulteriori ipotesi di esclusione dall’ambito di applicazione, siano stabilite con decreto del Ministro per i rapporti con le regioni – da adottare di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e per le riforme per il federalismo.

E’ mantenuto fermo quanto previsto dall’art. 3, commi 27, 28 e 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008)[214].



Articolo 2-ter, comma 12
(Esclusione degli enti parco dalla soppressione dei consorzi)

L’articolo 2-ter, comma 12, prevede l’esclusione dei consorzi di funzioni costituiti per la gestione degli Enti Parco istituiti con legge regionale dall'applicazione della disposizione della legge finanziaria 2010 che prevede la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali.

L’esclusione ha effetto fino alla data di entrata in vigore di ciascuna legge regionale di riordino e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.

 

In particolare, l’articolo 2, comma 186, lettera e), della legge finanziaria 2010 (L 191/2009, modificata sul punto dall’ art. 1, comma 1-quater, lett. d), D.L. 2/2010) prevede l’obbligo per i comuni di procedere alla soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, ad eccezione dei bacini imbriferi montani (BIM). Sono fatti salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione da parte dei comuni delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione dei comuni ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto.

Tale disposizione si applica a decorrere dal 2011, e per tutti gli anni a seguire, ai singoli enti per i quali ha luogo il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo rinnovo (art. 1, comma 2, DL 2/2010).

 

 

La disposizione del comma 12, in sostanza, interessa i comuni i cui organi si rinnovano nel 2011.

 

Si valuti l’opportunità di chiarire se per i comuni che procedono al rinnovo degli organi nel 2011, l’obbligo di soppressione dei consorzi di funzione per la gestione degli enti parco si applichi dal 1° gennaio 2012 o a decorrere dal successivo rinnovo.

 

Il comma 12 prevede inoltre che, agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 12, valutati in euro 800.000 per l'anno 2011, si provvede mediante riduzione delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla Tabella C della legge di stabilità 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220), i cui stanziamenti sono iscritti in bilancio come spese rimodulabili, per l'anno 2011.

 

 



Articolo 2-ter, comma 13
(Determinazione dei trasferimenti erariali agli enti locali)

Il comma 13 dell’articolo 2-ter dispone l’attribuzione ai comuni delle regioni a statuto ordinario di una somma calcolata in misura pari ai pagamenti effettuati da tali enti nel primo trimestre dello scorso anno.

Tale quota è corrisposta, a titolo di acconto, dal Ministero dell’interno entro il mese di marzo 2011, ai sensi del decreto interministeriale 21 febbraio 2002.

 

Il decreto, che disciplina le modalità di erogazione dei trasferimenti erariali a favore degli enti locali, prevede che i contributi relativi al fondo ordinario, al fondo consolidato ed al fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale, nonché i contributi a valere sui fondi per il federalismo amministrativo, siano erogati in tre rate, entro i mesi di febbraio, maggio ed ottobre.

 

La corresponsione di tale somma è da mettere in relazione alla mancata assegnazione dei trasferimenti erariali agli enti locali nel corso del 2011, alla luce dei provvedimenti attuativi della legge delega sul federalismo fiscale.

Il comma 13 prevede, infatti, che tale acconto, per la parte imputabile ai trasferimenti oggetto di fiscalizzazione, dovrà essere portato in detrazione dalle entrate spettanti ai predetti comuni, sulla base dei provvedimenti attuativi della legge n. 42/2009.

 

La disposizione in esame appare funzionale ad assicurare il flusso di finanziamenti spettanti ai comuni nelle more dell’attuazione del processo di fiscalizzazione dei trasferimenti erariali e di definizione dell’autonomia finanziaria di tali enti previsto dalla legge delega 5 maggio 2009, n. 42.

Il richiamo ai provvedimenti attuativi di tale legge appare in particolare riferibile allo schema di decreto legislativo di attuazione del federalismo fiscale municipale (Atto n. 292), recante il quadro generale del sistema di finanziamento dei comuni.

Su tale schema la Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale non ha espresso il parere di propria competenza, essendo stata respinta la proposta di parere presentata dal Relatore. Sulla base di tali circostanze, il Governo, ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 4, della legge delega ha trasmesso, in data 15 febbraio 2011, il testo, con modificazioni, dello schema di decreto legislativo (Atto 292-bis), corredato dalle osservazioni del Governo medesimo. In base alla procedura prevista dalla legge delega il Governo è chiamato ora a rendere comunicazioni davanti a ciascuna Camera; decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione del testo il decreto legislativo potrà comunque essere adottato in via definitiva.

 

 

Il comma 13 provvede altresì, al terzo periodo, alla determinazione dei trasferimenti erariali spettanti agli enti locali per l’anno 2011, diversi da quelli indicati nel periodo precedente, oggetto di fiscalizzazione ai sensi della legge n. 42/2009, sulla base delle disposizioni recate, per i trasferimenti dell’anno 2010, dall'articolo 4, comma 2, del D.L. n. 2/2010 ed alle modifiche delle dotazioni dei fondi successivamente intervenute.

 

 

L’ultimo periodo del comma reca la proroga, per l'anno 2011, della compartecipazione delle province al gettito dell’IRPEF, disciplinata ai sensi dell’articolo 31, comma 8, della legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289/2002).

 

La compartecipazione provinciale all’IRPEF, istituita a decorrere dall’anno 2003 dalla legge n. 289/2002, è stata via via confermata negli anni successivi, da ultimo, per il 2010, dall’articolo 4, comma 3, del D.L. n. 2/2010 (legge n. 42/2010)[215].

 

La disciplina dettata dall’articolo 31, comma 8, della legge n. 289/2002, fissa la compartecipazione provinciale al gettito dell’IRPEF nella misura dell’1 per cento del riscosso in conto competenza che affluisce al bilancio dello Stato, con riferimento all’esercizio finanziario 2002, quali entrate derivanti dall’attività ordinaria di gestione, iscritte nel capitolo 1023 dello stato di previsione dell’entrata.

In base a tale disciplina, alle province viene pertanto attribuito ogni anno, a titolo di compartecipazione, lo stesso ammontare riconosciuto negli anni precedenti (a decorrere dal 2003), con corrispondente riduzione dei trasferimenti erariali ad esse spettanti.

La compartecipazione all’IRPEF come disciplinata dall’art. 31, comma 8, della legge n. 289/2002 non costituisce, infatti, una entrata aggiuntiva per i bilanci locali; la sua attribuzione è correlata ad una riduzione dei trasferimenti erariali spettanti agli enti in misura pari al gettito della compartecipazione stessa. In sostanza, l’entità della compartecipazione è stabilita in un ammontare fisso, ed è assegnata ai singoli enti entro i limiti della capienza dei trasferimenti ad essi spettanti. Poiché dalla compartecipazione all’IRPEF gli enti non possono, comunque, ricevere più di quanto spetti loro a titolo di trasferimento erariale, la normativa vigente prevede che nel caso in cui il livello dei trasferimenti spettanti ai singoli enti risulti insufficiente a consentire il recupero integrale della compartecipazione, la compartecipazione stessa sia corrisposta al singolo ente nei limiti dei trasferimenti spettanti per l’anno corrispondente (comma 4 dell’articolo 67 della legge n. 388/2000). Pertanto, essa si configura ancora come una sorta di trasferimento dallo Stato.

Nel bilancio, le somme spettanti alle province (e ai comuni) a titolo di compartecipazione all’IRPEF vengono iscritte nello stato di previsione del Ministero dell’interno, al capitolo 1320/U.P.B. 2.3.2. - sul quale confluiscono anche le somme relative alla compartecipazione comunale all’IRPEF - con conseguente riduzione, di pari importo, dello stanziamento del Fondo ordinario.

Per l’anno 2010, l’importo della compartecipazione delle province al gettito dell’IRPEF è stato pari a 412 milioni di euro.

 

Per quanto riguarda le modalità di ripartizione, si ricorda che, ai sensi dell’art. 67, comma 3, della legge n. 388/2000, il gettito della compartecipazione è ripartito tra le province in proporzione all’ammontare dell’imposta netta dovuta dai contribuenti, distribuita territorialmente in funzione del domicilio fiscale risultante presso l’anagrafe tributaria. L’imposta dovuta dai contribuenti per ciascun ente è determinata dal Ministero dell’economia e delle finanze sulla base dei dati disponibili.

Ai sensi del decreto del Ministero dell'interno del 21 febbraio 2002, gli importi della compartecipazione al gettito dell'IRPEF sono erogati in due rate di eguale importo entro i mesi di marzo e luglio.

 

 



Articolo 2-quater, commi 1, 2 e 3
(Proroga del programma carta acquisti previa sperimentazione sull'utilizzo della stessa in favore di enti caritativi)

L'articolo 2–quater, introdotto al Senato, ai commi 1-3, prevede l'avvio di una sperimentazione, in favore degli enti caritativi operanti nei comuni con più di 250.000 abitanti, per valutare la proroga del programma carta acquisti[216](comma 1), e per favorire la diffusione della carta tra le fasce della popolazione in condizione di maggiore bisogno.

Entro trenta giorni dalla entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, in un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabiliti previsti specifici requisiti riguardanti (comma 2):

- le modalità di selezione degli enti caritativi destinatari;

- le caratteristiche delle persone bisognose;

- le modalità di rendicontazione dell’utilizzo delle carte e le caratteristiche dei progetti individuali di presa in carico da parte dell’ente caritativo per il superamento della condizione di bisogno;

- le modalità di adesione dei comuni.

La sperimentazione, per una durata di 12 mesi dalla assegnazione della carta acquisti agli enti selezionati, attinge al previsto Fondo speciale per al soddisfacimento delle esigenze di natura alimentare e anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti[217], nel limite massimo di 50 milioni di euro (comma 3).

La Carta acquisti, istituita con il citato decreto-legge n. 112/2008[218], dispone di un Fondo di solidarietà per i cittadini meno abbienti, ed è concessa, con oneri a carico dello Stato, ai richiedenti residenti con cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico - i cittadini nella fascia di bisogno assoluto di età uguale o superiore ai 65 anni o con bambini di età inferiore ai tre anni. La Carta è utilizzabile per il sostegno della spesa alimentare e sanitaria e per il pagamento delle spese energetiche. La Carta vale 40 euro mensili e viene caricata ogni due mesi con 80 euro, sulla base degli stanziamenti disponibili.

Il decreto interdipartimentale del Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 16 settembre 2008 ha dettato la disciplina sull’individuazione dei titolari del beneficio, sull’ammontare del beneficio unitario e sulle modalità di fruizione dello stesso, prevedendo la stipula di convenzioni tra i ministeri interessati ed il settore privato per il supporto economico dei titolari delle carte.

Il decreto direttivo 30 novembre 2009 ha disposto l’accredito di un importo aggiuntivo mensile di 10 euro per i titolari della Carta Acquisti che siano utilizzatori, sul territorio nazionale, di gas naturale o GPL.

Infine, il D.M. 2 settembre 2009 dispone l'accredito di un importo aggiuntivo mensile di 25 euro, per l'acquisto di latte artificiale e pannolini.

Le risorse sono collocate presso il Fondo Carta acquisti[219].

Per quanto riguarda le risorse a disposizione per il programma carta acquisti, Il Ministero dell’Economia[220] fa presente che le risorse disponibili per l’attuazione del Programma Carta Acquisti, oltre allo stanziamento iniziale di 170 milioni di euro, sono state determinate da vari provvedimenti legislativi e consistono nelle seguenti fonti di finanziamento:

- una quota parte del fondo alimentato dall’importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti dormienti (risorse non ancora disponibili)[221];

- quanto destinato, sulla base di specifiche condizioni, dalle cooperative a mutualità prevalente, per un importo superiore a 10 milioni di euro[222];

- ulteriori somme che, in base all’articolo 83, comma 22, del decreto-legge 112 del 2008, saranno versate all’entrata del bilancio dello Stato per la successiva assegnazione al Fondo Carta Acquisti (risorse non ancora disponibili);

- somme derivanti dal recupero di determinati aiuti di Stato da versare all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate al Fondo per la Carta Acquisti; le risorse così affluite ammontano a un importo superiore a 485 milioni di euro[223];

- integrazione del Fondo Carta Acquisti: 6 milioni di euro per il 2009 e 15 milioni dall’anno 2010, per un totale di 21 milioni di euro, affluiti al Fondo[224];

- risorse riguardanti le sanzioni comminate dall’Autorità sulla concorrenza integralmente affluite per un importo superiore a 259 milioni di euro[225].

Successivamente allo stanziamento iniziale di 170 milioni di euro, è stato versato nel Fondo e quindi erogato attraverso la Carta Acquisti l’importo di 2 milioni di euro al rimborso delle spese occorrenti per l’acquisto di latte in polvere e pannolini ai sensi dell’articolo 19, comma 18, del decreto-legge 185 del 2008[226].

Per quanto riguarda invece le risorse versate al Fondo da soggetti privati, sono da segnalare esclusivamente i contributi versati in esito alle convenzioni sottoscritte e richiamate nell’interrogazione.

A fronte delle erogazioni già effettuate alla data del 31 dicembre 2010 restano disponibili risorse per un ammontare complessivo di circa 680 milioni di euro che al netto della somma di circa 193 milioni di euro residua della donazione destinata esclusivamente ai beneficiari della Carta Acquisti utilizzatori di gas naturale o GPL, portano gli stanziamenti complessivi ancora disponibili per il programma Carta Acquisti a circa 487 milioni di euro.

In conclusione, a normativa vigente, con le citate risorse disponibili nel Fondo Carta Acquisti, il ministero dell’Economia stima che il programma potrebbe proseguire per tutto l’esercizio finanziario 2012[227].

 



Articolo 2-quater, comma 4
(Incedibilità dei trattamenti di fine servizio dei lavoratori dipendenti)

Il comma in esame, aggiungendo un periodo all’articolo 1, comma 1, del D.P.R. 180/1950 (recante il Testo Unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle Pubbliche Amministrazioni), stabilisce che fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro e del relativo rapporto previdenziale, i trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici e privati non possano essere ceduti.

 

In materia, originariamente il richiamato primo comma dell’articolo 1 del D.P.R. 180/1950 sanciva un principio generale di impignorabilità delle retribuzioni (precisamente gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi ed i compensi di qualsiasi specie) dei dipendenti pubblici, salvo alcune ipotesi eccezionali previste dall’articolo 2 dello stesso D.P.R. 180[228], in cui la particolare natura del credito ammetteva una limitata “aggredibilità” della retribuzione. In sostanza, tale regime appariva profondamente diverso da quello previsto dall’articolo 545 c.p.c.[229] (recante le regole per la pignorabilità degli emolumenti dei dipendenti privati e del loro TFR) in tema di pignoramento e sequestro delle retribuzioni dei dipendenti privati. In materia, dalla fine degli anni ’80, è intervenuta la Corte Costituzionale, che, con una serie di interventi ha imposto il principio di uguaglianza tra lavoratori pubblici e privati in materia di pignorabilità della retribuzione.

In particolare, è stata estesa la sequestrabilità e pignorabilità del quinto della retribuzione a favore di ogni credito, prima con riferimento a quanto corrisposto da enti diversi dallo Stato e poi dalle amministrazioni statali (sentenza n. 878 del 26/7/1988), successivamente è stato esteso il regime di pignorabilità all’I.I.S. e all’indennità di fine rapporto (Sentenza n. 99 del 19/3/1993). Un’ulteriore serie di sentenze ha provveduto ad ampliare i casi consentiti di pignorabilità, assimilando sostanzialmente il regime pubblico alla disciplina dell’articolo 545 c.p.c., tanto da ammettere la soggezione degli emolumenti alle pretese esecutive di ogni creditore, ovviamente nei limiti consueti del quinto e salvo i casi di concorso con creditori qualificati. Identica sorte ha ricevuto l’indennità di fine rapporto, in virtù del riconoscimento della sua prevalente – anche se non esclusiva –natura di retribuzione differita[230].

La Corte, inoltre, è intervenuta anche in relazione ai limiti di pignorabilità degli emolumenti e delle indennità di fine rapporto, pronunciandosi varie volte sugli interessi confliggenti e sulla domanda di equiparazione di trattamento sia tra settore pubblico e privato[231], sia di equiparazione all’interno dei vari settori della P.A.[232].

Nel settore pubblico, fino all’emanazione del DPCM 20 dicembre 1999, che ha introdotto per i soggetti assunti a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000[233] la disciplina del TFR, veniva liquidata l’indennità premio di fine servizio ai dipendenti degli enti locali (e del S.S.N. ed ex gestione INADEL) e l’indennità di buonuscita ai dipendenti statali[234]. I trattamenti di fine servizio si differenziano dal TFR, regolato dall’articolo 2120 c.c., sia per le modalità di calcolo della prestazione (calcolata sull’ultima retribuzione), sia per il suo finanziamento che è caratterizzato anche da una contribuzione del lavoratore alla quale si aggiunge quella dell’amministrazione statale o dell’ente locale.

 

Sotto il profilo della tecnica legislativa, si segnala l’opportunità di modificare la dizione “indennità di anzianità” con la dizione “trattamento di fine rapporto”. Si ricorda, infatti, che la L. 297/1982, riformando la disciplina precedente, ha sostituito l'indennità di anzianità corrisposta a fine rapporto con il TFR, a decorrere dal 1º giugno 1982.



 

Articolo 2-quater, commi 5 e 6
(Modifiche al decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212)

L’articolo 2-quater, ai commi 5 e 6, dispone, in maniera non testuale e con effetto retroattivo dal 16 dicembre 2010, la reviviscenza delle leggi 13 marzo 1950, n. 114 (limitatamente agli articoli 1 e 4), 2 aprile 1951, n. 302, 11 aprile 1955, n. 379 e 26 luglio 1965, n. 965. 

L’effetto retroattivo dal 16 dicembre 2010 viene disposto poiché è da tale data che è entrato in vigore il decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212, che ha disposto l’abrogazione espressa delle leggi ora “ripristinate” e che è scattato il meccanismo cosiddetto della “ghigliottina”, nell’ambito del procedimento “taglia-leggi”, innescato dalla delega prevista dall’articolo 14 della legge n. 246 del 2005.

 

Con tale delega lo Stato si è posto per la prima volta l’obiettivo di ridurre drasticamente lo stock normativo, facendo ordine nella massa dei provvedimenti emanati dall’unità d’Italia fino al 31 dicembre 1969, attraverso la ricognizione di tutte le disposizioni di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore. Tutte le altre disposizioni sono considerate abrogate, a meno che non interessino alcuni settori esclusi dalla cosiddetta “ghigliottina” (cioè l’abrogazione generalizzata), tra i quali figura quello previdenziale.

In attuazione della delega, il decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 179, ha fatto  salvi circa 3.300 atti normativi di rango primario anteriori al 1° gennaio 1970, di cui si è ritenuta indispensabile la permanenza in vigore. Specularmente, il decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212, ha proseguito l’opera di abrogazione espressa già iniziata con l’articolo 24 del decreto-legge n. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133/2008 e del decreto-legge n. 200/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9/2009, che avevano abrogato, complessivamente, oltre 30.000 atti legislativi, anche successivi al 1970. Tale procedura di abrogazione generalizzata, inizialmente realizzata con la decretazione d’urgenza, è stata poi ricondotta nell’alveo della delega “taglia-leggi” attraverso le modifiche ad essa apportate dalla legge n. 69/2009.

 

Il comma 5 dispone dunque la soppressione delle voci relative alle leggi di cui si ripristina la vigenza contenute nell’elenco degli atti abrogati dal decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212; il comma 6 inserisce le prime due delle quattro leggi “salvate” – che riguardano il settore delle società cooperative –  nell’allegato 1 al decreto legislativo n. 179/2009, che – come accennato –  contiene la ricognizione di tutte le disposizioni legislative, pubblicate  anteriormente al 1° gennaio 1970,  di cui si ritiene indispensabile la permanenza in vigore.

Le due leggi più recenti (n. 379/1955 e n. 965/1965) non vengono inserite in tale allegato in quanto ascrivibili, ai sensi dell’articolo 14, comma 17, lettera e), della legge n. 246/2005, a settoriesclusi dalla “ghigliottina”, afferendo al settore previdenziale.

 

 

Con riguardo alle leggi di cui si ripristina la vigenza si segnala che:

• la legge n. 302/1951 ratifica il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1577/1947 e ne novella anche alcuni articoli [in particolare quelli inerenti alle commissioni provinciali di vigilanza (art. 17), al numero minimo dei componenti (art. 22) e ai requisiti mutualistici (art. 26)], la cui vigenza è stata confermata dal decreto legislativo n. 179/2009 e che costituiscono disposizioni basilari del settore, che non sono stati oggetto di modifica neppure ad opera del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220, Norme in materia di riordino della vigilanza sugli enti cooperativi, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della L. 3 aprile 2001, n. 142, recante: «Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore»;

• la legge n. 114/1950 è da considerarsi superata nella parte relativa ai registri prefettizi (l'articolo 15 comma 2 del citato decreto legislativo n. 220/2002 infatti ha sostituito lo schedario generale della cooperazione e i registri prefettizi con l'albo nazionale delle cooperative) ed ancora attuale per quanto riguarda gli articoli 1  e 4. Infatti, l'articolo 1 è una novella dell'articolo 25 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 1577/1947, tuttora in vigore anche se concernente una disciplina transitoria in riferimento ai termini per l'adeguamento alle nuove norme delle cooperative e alla disciplina in deroga derivante da leggi speciali (ad es., una  di queste potrebbe essere quella sulle cooperative sociali); l'articolo 4 disciplina le deliberazioni delle cooperative sia in riferimento all'articolo 1, sia (e questo parrebbe il punto più qualificante) riferendosi "alle eventuali altre modificazioni che verranno con le medesime apportate all'atto costitutivo, in deroga alle disposizioni contenute negli articoli 2365 e 2375, secondo comma, del Codice civile (in materia di deliberazioni assembleari)". In pratica con tale deroga di stabilisce che le decisioni, come afferma lo stesso articolo 4, "possono essere prese con la procedura e con le maggioranze dell'assemblea ordinaria stabilite dalla legge o dall'atto costitutivo";

• le leggi 11 aprile 1955, n. 379 (Miglioramenti dei trattamenti di quiescenza e modifiche agli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro) e 26 luglio 1965, n. 965 (Miglioramenti ai trattamenti di quiescenza delle Casse per le pensioni ai dipendenti degli Enti locali ed agli insegnanti, modifiche agli ordinamenti delle Casse pensioni facenti parte degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro), come già accennato, riguardano il settore previdenziale, esplicitamente escluso dall’ambito di azione della “ghigliottina” ai sensi dell’articolo 14, comma 17, lettera e) della legge n. 246/2005. Con riguardo alla legge n. 379/1955, si segnala che essa fa sistema con la legge 8 novembre 1961, n. 1295, recante modifiche alla legge 11 aprile 1955, n. 379, concernente gli ordinamenti degli Istituti di previdenza presso il Ministero del tesoro, inserita al n. 70.504 dell’allegato al decreto legislativo n. 212/2010 e che risulta pertanto abrogata. Andrebbe quindi valutata l’opportunità di ripristinare la vigenza anche della legge n. 1295/1961.

 



Articolo 2-quater, comma 7
(Sicurezza sui luoghi di lavoro)

La norma proroga di un anno il termine per l'adozione dei regolamenti governativi volti a consentire il coordinamento della disciplina generale in materia di sicurezza sul lavoro con la normativa concernente le attività lavorative a bordo delle navi (ivi comprese le navi da pesca), le attività nell'ambito portuale ed il trasporto ferroviario.

L’articolo 3, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo n.81 del 2008, rimette a specifici decreti, da emanare entro trentasei mesi, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, l’adozione delle disposizioni necessarie a consentire il coordinamento della disciplina generale in materia di sicurezza sul lavoro con quella prevista in relazione alle attività lavorative a bordo delle navi, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 271, in ambito portuale, di cui al decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, e per il settore delle navi da pesca, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 298, e l'armonizzazione delle disposizioni tecniche di cui ai titoli dal II al XII del medesimo decreto con la disciplina in tema di trasporto ferroviario contenuta nella legge 26 aprile 1974, n. 191, e relativi decreti di attuazione.

 



Articolo 2-quater, comma 8
(Incarichi dirigenziali nell’Agenzia per le erogazioni
in agricoltura-AGEA)

Il comma 8 dell’articolo 2-quater riguarda i dirigenti di seconda fascia che avevano un contratto quinquennale in scadenza a fine 2010 con l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA). Nelle more dell'espletamento del nuovo concorso, bandito con DPCM in data 30 novembre 2010 per l'assunzione di dirigenti, l'Agenzia è autorizzata a prorogare, per non oltre il 31 dicembre 2011, data di prevedibile entrata in servizio dei vincitori del concorso, gli incarichi dirigenziali in questione nel limite massimo di tre unità.

All'onere derivante, pari a 400 mila euro, si provvede a valere sulla dotazione finanziaria del fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33 (che è stata incrementata di 924 milioni di euro per l'anno 2011 in virtù dell'articolo 1, comma 40, primo periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220), attingendo alla quota di cui al quarto periodo del medesimo comma 40: si tratta di 50 milioni, volti ad assicurare il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo dei territori, alle attività di ricerca, assistenza e cura dei malati oncologici e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali.

 



 

Articolo 2-quater, comma 9
(Esonero dal servizio del personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo)

Il comma in esame proroga fino al 2014 la possibilità, per i dipendenti pubblici, di fruire dell’istituto dell’esonero dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva di 40 anni (possibilità prevista, per il triennio 2009-2011, dall’articolo 72, comma 1, del D.L. 112/2008).

L’articolo 72, comma 1, del D.L. 112/2008, ha previsto per gli anni 2009, 2010 e 2011 i dipendenti pubblici possano chiedere di essere esonerati dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1° marzo di ciascun anno a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non è revocabile. La disposizione non si applica al personale della Scuola. E' data facoltà all'amministrazione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione della struttura amministrativa o appartenente a qualifiche di personale per le quali è prevista una riduzione di organico. Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al cinquanta per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, la misura del trattamento economico temporaneo è elevata dal cinquanta al settanta per cento. All'atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche.

La norma specifica, poi, che i posti resi vacanti in seguito alla fruizione  dell’esonero non sono reintegrabili per l’intera durata del quadriennio 2011-2014.

 



 

Articolo 2-quater, comma 10
(Proroga dei termini per l’impugnazione del licenziamento individuale)

L’articolo in esame, introdotto nel corso dell’esame al Senato, proroga al 31 dicembre 2011 il termine relativo alla nuova procedura di impugnazione dei licenziamenti individuali introdotta dall’articolo 32 della legge n.183/2010 (cd. “collegato lavoro”).

 

L’articolo 32 della legge n.183/2010 (cd. “collegato lavoro”) ha introdotto una nuova procedura per l’impugnativa dei licenziamenti individuali, la quale, modificando i commi 1 e 2 dell’articolo 6, della L. 604/1966, prevede che l’impugnazione del licenziamento avvenga, a pena di decadenza, entro 60 giorni dalla ricezione, in forma scritta, della sua comunicazione ovvero dalla comunicazione dei motivi, con qualsiasi atto scritto anche extragiudiziale, purché idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore, anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale. Tale impugnazione è inefficace se entro i successivi 270 giorni il ricorso non è depositato nella cancelleria del tribunale competente o non viene data comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Inoltre, viene fatta salva espressamente la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Inoltre, qualora la conciliazione o l’arbitrato non vadano a buon fine, il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni dal rifiuto o mancato accordo.

Per effetto di tale nuova normativa, pertanto, il termine massimo per l’impugnativa dei licenziamenti individuali, in relazione alle procedure in essere, resta stabilito al 23 gennaio 2011 (ossia al 60° giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge n. 183/2010, avvenuta il 24 novembre 2010).

 

Si segnala l’opportunità di meglio specificare che la proroga del termine di impugnazione riguarda i soli procedimenti in essere alla data di entrata in vigore della legge n. 183 del 2010 (e non anche i licenziamenti intervenuti successivamente a tale data).

 

 



Articolo 2-quinquies
(Disposizioni concernenti il sistema bancario)

L’articolo 2-quinquies in esame, introdotto nel corso dell’iter presso il Senato, prevede in generale, al comma 1, la trasformazione in crediti d’imposta, qualora nel bilancio individuale delle società che esercitano attività bancaria e finanziaria venga rilevata una perdita d’esercizio, delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio, relative a svalutazioni di crediti non ancora dedotte dal reddito imponibile ai sensi del comma 3 dell’articolo 106 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al d.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR), nonché di quelle relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali, i cui componenti negativi sono deducibili in più periodi d’imposta ai fini delle imposte sui redditi.

Ciò al fine di favorire la patrimonializzazione delle banche italiane nel contesto della prossima applicazione dell’Accordo di Basilea III sul capitale bancario che, come noto, a seguito della crisi dei mercati richiede requisiti più elevati di patrimonializzazione degli istituti bancari[235].   

 

Secondo quanto illustrato nella Relazione tecnica al provvedimento, “la ratio della norma è da trovarsi nel divario di incidenza delle imposte anticipate nei bilanci degli operatori italiani (in particolare gli enti creditizi e finanziari di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87) rispetto a quelli europei, divario che dipende significativamente da regimi fiscali mano favorevoli quali, ad esempio, l’impossibilità di dedurre integralmente le rettifiche su crediti nell’anno di formazione, che determina la generazione di attività fiscali differite (DTA). L’impossibilità di liquidare le poste dell’attivo relative alle DTA ha indotto il Comitato di Basilea a introdurre stringenti filtri patrimoniali. Questi generano, superata una certa soglia, un impatto diretto di riduzione del capitale di migliore qualità (common equity) di un ammontare pari alle DTA che eccedono tale soglia, aumentando il fabbisogno di capitale. In sostanza, dunque, l’entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea (c.d. Basilea 3) implica che il trattamento fiscale poco favorevole delle rettifiche su crediti si traduca anche in una penalizzazione sul piano della dotazione patrimoniale regolamentare delle banche italiane. Per evitare il sorgere di questo ulteriore svantaggio competitivo, la norma proposta prevede un meccanismo di conversione automatica in crediti di imposta, da utilizzare in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997, delle poste rappresentative delle DTA connesse con le svalutazioni dei crediti, al verificarsi di perdite di esercizio accertate nel bilancio di esercizio approvato dall’assemblea; in tal modo, le DTA sarebbero smobilizzabili e, pertanto, concorrerebbero all’assorbimento delle perdite al pari del capitale e delle altre riserve, divenendo per tale via pienamente riconoscibili ai fini di vigilanza. Il medesimo meccanismo è altresì previsto anche per le DTA che derivino da disallineamenti temporali nella rilevazione di bilancio e fiscale e che siano destinati a riassorbirsi nel tempo, come nel caso dell’affrancamento del valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali effettuato ai sensi dell’art. 15 del DL n. 185/2008, convertito con modificazione nella legge n. 2/2009.”. 

 

Nel dettaglio, il citato articolo 106 del TUIR reca norme in materia di svalutazione dei crediti e accantonamenti per rischi su crediti. Il comma 3 dell’articolo 106 del TUIR stabilisce che per gli enti creditizi e finanziari di cui al d.lgs. 27 gennaio 1992, n. 87, le svalutazioni dei crediti risultanti in bilancio, per l'importo non coperto da garanzia assicurativa, che derivano dalle operazioni di erogazione del credito alla clientela, compresi i crediti finanziari concessi a Stati, banche centrali o enti di Stato esteri destinati al finanziamento delle esportazioni italiane o delle attività ad esse collegate, sono deducibili in ciascun esercizio nel limite dello 0,30 per cento del valore dei crediti risultanti in bilancio, aumentato dell'ammontare delle svalutazioni dell'esercizio. L'ammontare complessivo delle svalutazioni che supera lo 0,30 per cento è deducibile in quote costanti nei diciotto esercizi successivi. Le svalutazioni si assumono al netto delle rivalutazioni dei crediti risultanti in bilancio. Se in un esercizio l'ammontare complessivo delle svalutazioni è inferiore al limite dello 0,30 per cento, sono ammessi in deduzione, fino al predetto limite, accantonamenti per rischi su crediti. Gli accantonamenti non sono più deducibili quando il loro ammontare complessivo ha raggiunto il 5 per cento del valore dei crediti risultanti in bilancio alla fine dell'esercizio.

 

Il comma 3-bis dell’articolo 106 del TUIR prevede inoltre che per i nuovi crediti di cui al comma 3 erogati a decorrere dall'esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2009, limitatamente all'ammontare che eccede la media dei crediti erogati nei due periodi d'imposta precedenti, diversi da quelli assistiti da garanzia o da misure agevolative in qualsiasi forma concesse dallo Stato, da enti pubblici e da altri enti controllati direttamente o indirettamente dallo Stato, le percentuali di cui allo stesso comma sono elevate allo 0,50 per cento. L'ammontare delle svalutazioni eccedenti il detto limite è deducibile in quote costanti nei nove esercizi successivi.

 

Il comma 2 dell’articolo 2-quinquies in esame fissa la decorrenza della trasformazione prevista al comma 1 dalla data di approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci, operando per un importo pari al prodotto, da effettuarsi sulla base dei dati del medesimo bilancio approvato, tra la perdita d’esercizio e il rapporto fra le attività per imposte anticipate indicate al comma 1 e la somma del capitale sociale e delle riserve.

 

Il comma 3 dell’articolo 2-quinquies in esame chiarisce che il credito d’imposta di cui al comma 1 non è rimborsabile né produttivo di interessi, potendo essere ceduto ovvero utilizzato in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del d.lgs. n. 241 del 1997, senza limiti di importo. Tale credito, da indicare nella dichiarazione dei redditi, non concorre alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile dell'IRAP. Ai sensi del comma 4 dell’articolo 2-quinquies in esame, dal periodo d’imposta in corso alla data di approvazione del bilancio non saranno deducibili i componenti negativi corrispondenti alle attività per imposte anticipate trasformate in credito d’imposta, mentre il comma 5 dell’articolo 2-quinquies in esame demanda ad un decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, il compito di stabilire eventuali modalità di attuazione delle norme in esame.

 

Il comma 6 dell’articolo 2-quinquies in esame 6 provvede a modificare il penultimo periodo del comma 10 dell’articolo 15 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 (a mente del quale la deduzione di cui all'articolo 103 del TUIR e agli articoli 5, 6 e 7 del d.lgs. n. 446 del 1997 del maggior valore dell'avviamento e dei marchi d'impresa può essere effettuata in misura non superiore ad un nono, a prescindere dall'imputazione al conto economico a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello nel corso del quale è versata l'imposta sostitutiva), stabilendo che la suddetta deduzione possa ora effettuarsi in misura non superiore ad un decimo.

 

Il comma 7 dell’articolo 2-quinquies in esame  pone una deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto del contribuente (a mente del quale le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo e relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono), stabilendo che le disposizioni del sopra descritto comma 6 si applicano a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Le stesse disposizioni rilevano ai fini del versamento in acconto delle imposte sui redditi e dell’IRAP per il medesimo periodo d’imposta.

 

Il comma 8 dell’articolo 2-quinquies in esame reca la norma di copertura finanziaria, stabilendo che l’onere derivante dai commi da 1 a 4, quantificato in 141 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, si provvederà mediante utilizzo di parte delle maggiori entrate derivanti dall’applicazione delle disposizioni di cui ai sopra descritti commi 6 e 7, essendo il Ministro dell’economia e delle finanze autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio con proprio decreto.

 

Il comma 9 dell’articolo 2-quinquies reca una norma di interpretazione dell’articolo 2935 del codice civile, ai sensi del quale la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Il comma 9 in esame  prevede che, con riguardo alle operazioni bancarie regolate in conto corrente, l’articolo 2935 del codice civile si debba interpretare nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa.



 

Articolo 2-sexies
(Riforma del regime fiscale dei fondi comuni di investimento)

L’articolo 2-sexies in esame provvede a riformare, in generale, il regime di tassazione dei fondi comuni di investimento, al fine di equiparare il regime fiscale attualmente esistente per gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) residenti in Italia a quello previsto per gli OICR residenti in altro Stato membro dell’Unione europea, prevedendo sostanzialmente il passaggio dalla attuale tassazione del cosiddetto maturato in capo ai fondi alla tassazione del cosiddetto realizzato in capo ai partecipanti al fondo che abbiano sottoscritto le relative quote, di modo che il reddito prodotto dal fondo venga tassato soltanto al momento dell’effettiva percezione da parte del sottoscrittore.

Il regime attuale risulta infatti attualmente informato al criterio della maturazione, in base al quale la società di gesti