TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 660 di Mercoledì 4 luglio 2012
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PROPOSTA DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA
I Commissione (Affari costituzionali):
D'ALEMA ed altri: «Modifiche alla legge 3 agosto 2007, n. 124, concernente il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e la disciplina del segreto». (C. 5284)
Parere delle Commissioni II, III, IV (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), V e IX.
MOZIONE DOZZO, DONADI ED ALTRI N. 1-01074, PRESENTATA A NORMA DELL'ARTICOLO 115, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO, NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, PROFESSORESSA ELSA FORNERO
La Camera,
premesso che:
la gestione della problematica inerente i cosiddetti lavoratori «esodati» da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con affermazioni sconcertanti, a parere dei firmatari del presente atto, merita disapprovazione e biasimo;
in più occasioni il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, all'indomani del varo della manovra economica cosiddetta «Salva Italia», ha ribadito che nessuno dei lavoratori in mobilità alla data del 31 dicembre 2011 sarebbe rimasto senza copertura reddituale perché le risorse indicate erano sufficienti per garantire tutti i lavoratori che, a tale data, si fossero trovati in mobilità;
al convegno de Il Sole 24 Ore del 19 marzo 2012, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ha indirettamente accusato il Parlamento di avere ampliato la platea dei beneficiari, sostenendo che, pertanto, le risorse risultavano essere insufficienti;
ad aprile 2012, all'indomani della manifestazione unitaria dei sindacati a Roma, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, parlando sempre della questione «esodati», ha affermato che «li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico della collettività», offendendo, di fatto, tutte quelle imprese costrette dalla crisi a ridurre il personale;
tali esternazioni, peraltro, presuppongono un intento del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di non assumersi alcuna responsabilità per aver cambiato le regole «in corsa» e per voler limitare la salvaguardia dalle nuove regole pensionistiche solo ad alcuni soggetti;
il continuo balletto di cifre, negli ultimi mesi, sul numero esatto dei lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione sulla base di una normativa previgente e che, all'improvviso, si sono ritrovati senza più lavoro e senza possibilità di accedere alla pensione per via dell'allungamento dell'età pensionabile, ha creato una forte tensione sociale ed incrinato il rapporto di fiducia nei riguardi di chi decide della vita lavorativa e del futuro pensionistico degli italiani;
ancor più deplorevole è la reazione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali dinanzi alla diffusione delle cifre (390.200) contenute nella relazione inviata dall'Inps al suo dicastero prima della firma del decreto, che fissa a 65 mila la quota dei «salvaguardati»;
il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, ha, infatti, convocato immediatamente i vertici dell'Inps (presidente e direttore generale), per poi emettere un comunicato nel quale disapprova la diffusione del documento e «ribadisce la correttezza di quanto contenuto nel decreto, già firmato dai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze, che, sulla base delle risorse già stanziate, definisce il loro numero in 65 mila persone»;
grave è il comportamento del Ministro del lavoro e delle politiche sociali per aver taciuto il contenuto di quel documento ed è errato – a parere dei sottoscrittori del presente atto – il percorso che ostinatamente ha inteso perseguire, ovvero quello di partire dalle risorse per definire i numeri, invece che stabilire prima il numero esatto dei lavoratori coinvolti e poi reperire le risorse necessarie;
nel comunicato stampa congiunto dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze del 1o giugno 2012, si dichiara inoltre che «il Governo è consapevole che il provvedimento non esaurisce la platea di persone interessate alla salvaguardia come, in particolare, i lavoratori per i quali sono stati conclusi accordi collettivi di uscita dal mondo del lavoro e che avrebbero avuto accesso al pensionamento in base ai previgenti requisiti, a seguito di periodi di fruizione di ammortizzatori sociali»;
tenuto conto, altresì, che a parere dei firmatari del presente atto non meno ambigua è stata la condotta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, in merito al disegno di legge di riforma del mercato del lavoro;
il 9 maggio 2012 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha dichiarato che la riforma potrebbe incrementare il sommerso, ma è un rischio che bisogna correre,
per tali motivi:
visto l'articolo 94 della Costituzione;
visto l'articolo 115 del regolamento della Camera dei deputati;
esprime la propria sfiducia al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni.
(1-01074)
«Dozzo, Donadi, Maroni, Dal Lago, Fedriga, Volpi, Rivolta, Polledri, Munerato, Follegot, Comaroli, Crosio, Forcolin, Desiderati, Torazzi, Isidori, Vanalli, Bragantini, Maggioni, Bonino, Nicola Molteni, Gidoni, Negro, Paolini, Giancarlo Giorgetti, Buonanno, Fugatti, Stucchi, Chiappori, Pastore, Togni, Martini, Reguzzoni, Simonetti, Lanzarin, Alessandri, Dussin, D'Amico, Goisis, Laura Molteni, Di Vizia, Fabi, Callegari, Bitonci, Allasia, Cavallotto, Caparini, Rondini, Fogliato, Rainieri, Consiglio, Grimoldi, Fava, Pini, Montagnoli, Molgora, Lussana, Meroni, Stefani, Di Pietro, Evangelisti, Di Giuseppe, Favia, Aniello Formisano, Palomba, Porcino, Monai, Messina, Rota, Cimadoro, Zazzera, Di Stanislao, Borghesi, Piffari, Paladini, Palagiano, Miserotti, Mussolini».
(13 giugno 2012).
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
VOLONTÈ, GALLETTI, TASSONE, COMPAGNON, CICCANTI, NARO, RAO, DE POLI, LIBÈ, OCCHIUTO, BONCIANI, POLI e PEZZOTTA. — Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
l'Assemblea plenaria del Consiglio d'Europa, riunita in questi giorni, ha approvato il rapporto dal titolo «La giovane generazione sacrificata: conseguenze sociali, economiche e politiche della crisi finanziaria»;
il documento è segnale d'allarme e un forte invito che il Consiglio d'Europa rivolge ai suoi 47 Stati membri, affinché adottino misure adeguate per far fronte alla situazione preoccupante in cui versano i giovani in Europa;
la persistente instabilità economica che sta investendo l'Europa espone i giovani a delle difficoltà senza precedenti; disoccupazione, sottoccupazione, disuguaglianze socio-economiche, povertà ed esclusione sociale colpiscono in maniera sproporzionata le giovani generazioni, la cui autonomia, dignità, benessere e accesso ai diritti sono soggetti ad una rapida erosione;
in conseguenza di ciò, l'Europa rischia non solo di produrre una «generazione perduta» di giovani disillusi, ma anche di mettere in pericolo la sua stabilità politica e la coesione sociale, la giustizia e la pace, oltre che la sua competitività a lungo termine e le prospettive di sviluppo nel contesto mondiale;
i giovani sono un fattore essenziale di un'Europa che tende ad invecchiare e attori cruciali per aiutare la società ad uscire dalla crisi e ciò implica un rafforzamento delle politiche giovanili e della partecipazione, la creazione di nuovi posti di lavoro, il miglioramento delle opportunità di formazione e la protezione sociale;
nel meeting di San Pietroburgo di settembre 2012, i Ministri per le politiche giovanili dei 47 Paesi membri analizzeranno le conclusione del rapporto, alla cui elaborazione hanno partecipato le tantissime associazioni di giovani europei –:
quali iniziative intenda adottare, d'intesa con gli altri Ministri competenti, alla luce delle conclusioni del rapporto ed in vista del meeting di San Pietroburgo di settembre 2012. (3-02363)
(3 luglio 2012)
EVANGELISTI, DONADI, BORGHESI, DI STANISLAO, PIFFARI e CIMADORO. — Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. — Per sapere – premesso che:
come accade sempre in occasione di eventi tellurici o atmosferici avversi e devastanti, gli italiani, anche e soprattutto quelli che vivono difficoltà economiche quotidiane, si mostrano spesso generosi in quanto a solidarietà attraverso donazioni effettuate per la maggior parte con sms o telefonate a numeri speciali comunicati di volta in volta;
come è drammaticamente noto, i terremoti del 20 e 29 maggio 2012 in Emilia hanno causato danni notevoli per affrontare i quali è stato anche attivato, appunto, un numero ad hoc, il 45500, che consente di donare 2 euro con un messaggino; si tratta di un flusso notevole di denaro sulla destinazione del quale gli stessi italiani che donano si interrogano, anche attraverso quel potente strumento informativo che è ormai internet; ed è proprio l'incessante domanda su che fine fanno questi preziosi sms che sta scuotendo, in particolar modo, il popolo dei blog, dei post e dei twitter;
il vice capo dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha recentemente affermato che: «La cifra raccolta sarà interamente destinata alle popolazioni colpite e, come è già accaduto in passato, le cifre donate non saranno gravate da iva, né alcuna quota sarà trattenuta dai vari operatori di telefonia. Ma i soldi, questo è bene precisarlo, non arrivano immediatamente nella disponibilità della Protezione civile, né degli operatori telefonici. Quella che si fa con gli sms è, infatti, una sorta di promessa di donazione e fino a quando Tim, Vodafone, Wind ed altri non riscuotono le bollette, non possono entrare in possesso dei soldi e, quindi, non possono trasferirli alla Protezione civile sul conto che la stessa Protezione civile ha presso la tesoreria dello Stato alla Banca d'Italia»;
è noto che i tempi tecnici di trasferimento dei fondi sono di circa 60 giorni, in pratica quando il donatore paga la bolletta, ma va detto, però, che normalmente le donazioni attraverso sms vengono effettuate con schede ricaricabili, quindi con denaro sottratto contestualmente e quindi immediatamente disponibile;
a gran voce tutti coloro che seguono attentamente questo drammatico evento tellurico si chiedono dove vanno a finire i soldi che si donano attraverso gli sms inviati con i cellulari, se arrivino a destinazione, che fine fanno le centinaia di migliaia di euro che transitano verso i conti correnti creati proprio per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto e quali garanzie si hanno e come si può controllare che l'aiuto sia effettivamente «incanalato» nei giusti binari;
è bene ricordare che, nel caso del terremoto che colpì L'Aquila nel 2009, vennero raccolti 5 milioni di euro, frutto delle donazioni arrivate tramite gli sms solidali, che furono, però, affidati dalla Protezione civile a Etimos, un consorzio finanziario internazionale che si occupa di microcredito in molte realtà in giro per il mondo, con una convenzione stipulata il 23 novembre 2009 e con l'assegnazione di tali fondi destinati ad attività di recupero del tessuto socio-economico nel post-terremoto; di quei 5 milioni di euro iniziali, 470.000 furono destinati per «oneri riferiti alla gestione operativa del progetto per tre anni, a far data da dicembre 2009»;
con il senno di poi viene ancora da chiedersi se gli italiani avessero immaginato un siffatto utilizzo delle loro donazioni, con costi di gestione che sono apparsi eccessivi e fondi residui che sono andati ad alimentare un circuito di prestiti bancari, come si sarebbero comportati, visto che non è ancora dato di sapere quanti dei 5 milioni di euro donati dagli italiani siano arrivati effettivamente, senza costi aggiuntivi non necessari e a fondo perduto, agli aquilani –:
se la stessa procedura di gestione delle donazioni per il sisma del 2009 sarà attuata anche per gli sms inviati al 45500 in questi giorni per gli aiuti ai terremotati dell'Emilia e se non si intendano adottare opportune iniziative al fine di informare i numerosi italiani su come verranno utilizzati i soldi da loro donati via sms. (3-02364)
(3 luglio 2012)
MISITI, FALLICA, GRIMALDI, IAPICCA, MICCICHÈ, PITTELLI, PUGLIESE, SOGLIA, STAGNO D'ALCONTRES e TERRANOVA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il sistema autostradale italiano, costruito negli anni del boom economico, è stato realizzato con investimenti finanziati dall'Iri, che gli utenti, nei successivi cinquant'anni, hanno rimborsato sia in termini di capitale che di interessi, fornendo anche le risorse per la manutenzione e la gestione autostradale;
le uniche eccezioni sono rappresentate da: Salerno-Reggio Calabria, Catania-Palermo, Palermo-Trapani-Castelvetrano; tali autostrade sono state realizzate con finanziamento a fondo perduto dello Stato, la cui gestione ha lasciato molto a desiderare in quanto a manutenzione e sicurezza dell'infrastruttura;
si rende necessario completare il sistema autostradale meridionale attraverso il completamento o la realizzazione delle seguenti arterie viarie: A3, nuova 106 jonica e relative trasversali, tangenziale di Palermo, Palermo-Agrigento, Gela-Castelvetrano, Trapani-Marsala-Mazara del Vallo, ricorrendo al project-financing;
nel Mezzogiorno, contrariamente a quanto avviene al Nord, un progetto autostradale o di altra opera pubblica viene considerato «bancabile» se lo Stato contribuisce al finanziamento per almeno il cinquanta per cento dell'investimento;
in carenza di risorse finanziarie lo Stato renderebbe «bancabili» i progetti di nuove autostrade sopra menzionati attraverso la messa a disposizione delle infrastrutture già realizzate, trasformando così i finanziamenti a fondo perduto, prima concessi, in finanziamenti produttivi;
la gestione delle strade e delle autostrade in cui è previsto il pedaggio, per esperienza cinquantennale, risulta la più conveniente per lo Stato e per i cittadini;
la riforma in atto dell'Anas consente, se attuata secondo la lettera e lo spirito dell'articolo 36 del decreto-legge n. 98 del 2011, di ricercare il partner privato, composto da quaranta-cinquanta tra imprese e banche nazionali o internazionali, con bando internazionale pubblicato dalla costituenda agenzia, e di utilizzare l'Anas s.p.a. concessionaria nella gestione, insieme al partner privato, di tutto il sistema autostradale meridionale –:
se sia nell'agenda del Governo l'obiettivo del completamento del sistema autostradale italiano con il project-financing, al fine di contribuire al superamento del gap infrastrutturale ed economico tra il Sud e il Centro-Nord del Paese. (3-02365)
(3 luglio 2012)
CATONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
recentemente sono stati resi noti i dati relativi alle sentenze di sfratto da eseguire ed eseguite con l'ausilio della forza pubblica;
i dati sconcertanti certificano il profondo disagio economico e abitativo di decine di migliaia di famiglie in Italia;
nel corso del 2011 sono state emesse 63.846 sentenze di sfratto; di queste 55.843 sono motivate da morosità, 7.471 sono motivate da finita locazione e solo 832 si riferiscono a necessità del proprietario;
il dato sulla morosità è in continua ascesa e ad oggi oltre l'85 per cento degli sfratti è relativo alla citata motivazione, ma in alcune zone d'Italia, ad esempio la Lombardia e il Veneto, si è giunti al 95 per cento;
nel 2011 le richieste di esecuzione degli sfratti presentate dagli ufficiali giudiziari per poter usufruire della forza pubblica sono state 123.914, mentre gli sfratti eseguiti con l'ausilio delle forze dell'ordine sono stati 28.641;
la situazione non può che diventare ancora più preoccupante tenendo conto del fatto che è stato completamente azzerato, dal 2012, il fondo contributi affitti previsto dall'articolo 11 della legge n. 431 del 1998, al quale avevano diritto sulla base di bandi comunali circa 300.000 famiglie: questo, di fatto, era l'unico ammortizzatore sociale esistente;
a Firenze recentemente il comitato per l'ordine e la sicurezza ha deciso di sospendere l'esecuzione di tutti gli sfratti fino al 30 settembre 2012 e sindaci, come quello di Livorno, hanno chiesto al prefetto di sospendere gli sfratti fino al 31 dicembre 2012; analoghe richieste sono venute dai sindacati degli inquilini;
si deve ricordare che sono oltre 650.000 le famiglie italiane collocate utilmente nelle graduatorie comunali per l'accesso a case di edilizia residenziale pubblica a canone sociale;
allo stato non appaiono avviate dal Governo congrue ed efficaci iniziative che affrontino sia il problema del passaggio da casa a casa per sfrattati che la dotazione di un adeguato numero di case popolari che possano rispondere alle esigenze delle famiglie presenti nelle graduatorie comunali;
tra le città più colpite dagli sfratti figurano Roma, Napoli, Torino, Milano e Bari, ma preoccupanti sono anche i dati relativi ai comuni piccoli e medi –:
quali iniziative siano allo studio o siano state avviate, in che termini, con quale quantità di risorse, affinché si risponda con programmi efficaci alla questione sfratti, in particolare quelli per morosità incolpevole, che è ormai di carattere strutturale, al fine di garantire il passaggio da casa a casa per gli sfrattati e una dotazione adeguata di alloggi di edilizia residenziale pubblica capace di rispondere alle 650.000 richieste delle famiglie collocate nelle graduatorie comunali, evitando che la questione sfratti sia, da una parte, un onere che ricade solo su comuni e regioni e, dall'altra, che diventi solo una questione di ordine pubblico. (3-02366)
(3 luglio 2012)
TOTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il concessionario della riscossione Equitalia spa è da tempo, anche per effetto della crisi in atto nel Paese, al centro di polemiche e di tensioni, alcune delle quali sono pure sfociate in inaccettabili e deprecabili atti di violenza;
i parlamentari della Repubblica hanno prestato, in più occasioni, attenzione alle ragioni del disagio crescente che la situazione economico-finanziaria di contesto genera, incrementando le difficoltà di tanti soggetti, cittadini e imprenditori ad adempiere ai propri doveri fiscali, corrispondendo all'erario quanto dovuto a vario titolo;
com’è noto a gran parte degli italiani, ad un livello di per sé elevato di pressione fiscale si accompagna, purtroppo, una gestione amministrativa del rapporto tra l'erario, in tutte le sue articolazioni, e i contribuenti connotato, troppo spesso, da tratti di «schizofrenia operativa» che appaiono insopprimibili, probabilmente in ragione delle interferenze che, direttamente, col ruolo esercitato dagli uffici legislativi, in particolare, e dalle direzioni generali dei dicasteri la burocrazia proietta sul corpus legislativo condendo, quando i provvedimenti siano di competenza ministeriale o di iniziativa governativa, com’è nel caso dei disegni di legge, oppure, indirettamente, se si tratti di proposte di legge o di emendamenti di iniziativa parlamentare, sulla scorta dei monitoraggi operati dagli stessi uffici legislativi e dalle direzioni generali ministeriali, sempre tradotti in proposte di pareri a supporto dei rappresentanti del Governo intenti a seguire, in Parlamento, l’iter di esame e votazione dei progetti di legge. Innumerevoli sono gli esempi esposti nella letteratura come cifra di una dissolutezza nella gestione della cosa pubblica, a causa della quale si giunge persino a precludere a un ente, per intervenuta prescrizione, comunicata dalla compagnia assicuratrice coinvolta, l'incasso del risarcimento di un sinistro conseguente all'incendio di un immobile, perché, nelle more di una gara tra vari uffici del comune di Napoli, a cui è da ascrivere questo assurdo e inquietante primato di pubblica inefficienza, a scaricarsi addosso, l'un l'altro, il barile dell'attribuzione della competenza alla firma di quietanza, intervenne, nel frattempo, trascorsi i due anni di legge, la prescrizione del diritto al risarcimento, che l'agenzia assicurativa competente si rassegnò essa stessa, incredula, a rilevare, per chiudere definitivamente la pratica, essendo infruttuoso qualsivoglia tentativo di «svegliare» dal sonno burocratico la «parte» assicurata;
nella contezza e consapevolezza di siffatta mentalità, il Parlamento ha anche provveduto a introdurre, palliativamente, taluni adeguamenti normativi e procedurali, nell'ottica del riequilibrio del rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti e, perciò stesso, di rendere meno vessatoria non solo e non tanto l'entità dell'imposizione sul contribuente ma il «calvario» burocratico a cui in più ambiti, quelli dei controlli, della giustizia tributaria, persino delle procedure di autotutela, sono sottoposti, di norma, soggetti privati e imprenditoriali;
ciononostante, qualunque azione volta a imprimere caratteri di normalità al rapporto del contribuente con il fisco, a qualunque livello, da quello comunale a quello statale, fatalmente, in un numero spropositato di volte, è frustrata da un'azione contraria e diseguale, nel senso di iniquamente ed eccezionalmente sperequata, che, se non la rende vana, in ogni caso non previene e non reprime nessuna delle «scorrerie» burocratiche, impunite e pregiudizievoli per l'intero Paese. E ciò sovviene, immutabile, quantunque sia calcolato in miliardi di euro il danno di cui la burocrazia è responsabile e che zavorra i processi produttivi e la competitività dell'Italia. In proposito, turba oltremodo la stima di 61 miliardi di euro del costo della burocrazia, per le sole imprese, indicata dall'allora presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, dottor Antonio Catricalà, il 12 maggio 2008, nel corso della sua partecipazione ad un programma televisivo;
l'inopinata criticità di rapporti spesso vissuta dai contribuenti è ulteriormente confermata dalla vicenda che ha avuto ed ha per protagonista un'azienda abruzzese, localizzata in provincia di Pescara, la quale, con inizio dall'anno 2009, si è vista iscrivere ipoteche sul compendio immobiliare di sua proprietà dal concessionario Equitalia Pragma spa, al fine di cautelare il recupero di crediti asseritamente vantati nei confronti delle società;
le dette iscrizioni ipotecarie, rispettivamente, la n. 3050 registro particolare, iscritta in data 16 luglio 2009, la n. 2412 registro particolare, iscritta il 10 giugno 2010, e la n. 3435 registro particolare, iscritta il 12 agosto 2010, apparivano viziate da plurimi profili di illegittimità, sul presupposto dei quali la società incardinava appositi giudizi di opposizione presso la competente commissione tributaria provinciale di Pescara, che accoglieva le ragioni della ricorrente nei primi due sopra indicati procedimenti instaurati, essendo in attesa di deposito della sentenza relativo al terzo procedimento, compensando, tuttavia, integralmente le spese di giudizio;
successivamente, la competente commissione tributaria regionale confermava l'annullamento della prima iscrizione ipotecaria, contrassegnata col n. 3050 registro particolare in data 16 luglio 2009, in rigetto dell'appello, proposto da Equitalia Pragma spa, avverso la relativa sentenza, n. 1160/01/10. I giudici, nuovamente, compensavano le spese di giudizio;
la società depositava, altresì, ricorsi in opposizione a due cartelle di pagamento, per un importo complessivo di circa euro duecentocinquantamila, i quali, sulla scorta dei rilievi eccepiti dalla ricorrente, venivano accolti dalla competente commissione tributaria provinciale di Pescara, ancorché, more solito, pronunciandosi per la compensazione integrale delle spese di giudizio;
nel tentativo di pervenire ad una definizione delle pendenze risultanti presso Equitalia Pragma spa, la società di cui si tratta, nella primavera del 2011, rappresentava al concessionario la necessità di riscuotere una somma ammontante, all'epoca, a circa euro 470.000,00, della quale la società stessa era creditrice nei confronti di un'altra azienda, in forza del regolare adempimento delle obbligazioni nascenti da un contratto di subappalto. L'azienda debitrice, dal canto proprio, nel mettere a disposizione di Equitalia Pragma quelle somme, reiterava, inutilmente, comunicazioni al concessionario per ottenere indicazioni specifiche in relazione a modalità e importo da versare. La corrispondenza sia della società in vertenza con Equitalia Pragma che della sua debitrice restava, inopinatamente, negletta;
alla gravità della pratica di non fornire risposte, inaccettabile sotto ogni punto di vista, e di non rispettare i basilari principi relazionali come quelli, ad avviso dell'interrogante, ampiamente misconosciuti nella pubblica amministrazione, dello stile e dei più elementari e beneducati canoni comportamentali, per non evocare l'altro ancora della consapevolezza del ruolo di servizio pubblico, da rendere, cioè, al cittadino che lo finanzia attraverso la fiscalità generale, Equitalia Pragma aggiungeva, ad abundantiam, quella che all'interrogante appare una sconcertante inerzia appercettiva rispetta a somme già nella sua giuridica disponibilità e intorno alle quali, pressantemente, l'azienda debitrice della società invano aveva richiesto istruzioni;
in contraddizione patente con tale condotta, Equitalia Pragma, peraltro, in data 23 novembre 2011, procedeva all'iscrizione di vincolo pignoratizio su un bene strumentale indispensabile all'esercizio dell'attività lavorativa della società. In ogni caso, la società era nuovamente costretta ad agire per la tutela dei propri diritti, promuovendo un giudizio di opposizione all'esecuzione, attualmente pendente innanzi al tribunale di Pescara, in funzione del quale ha eccepito la sopravvenienza di fatti successivi alla formazione del titolo esecutivo, idonei ad annullarne l'efficacia esecutiva;
in tale ultimo predetto atto, è stata evidenziata, tra le altre, la violazione dell'articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, recante «Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito». Infatti, non avendo completato le formalità necessarie alla vendita nei 120 giorni successivi al pignoramento, Equitalia Pragma, entro il termine di ulteriori e consecutivi dieci giorni, avrebbe dovuto cancellare, ex lege, l'atto di gravame. Così non è ancora stato. Il gravame, pertanto, permane ancora iscritto con le intuitive e prevaricatorie conseguenze in danno della società di cui si tratta. Confermando un comportamento inaccettabile, Equitalia Pragma è rimasta sorda anche alla richiesta, formulata dal legale della società, di cancellazione dell'atto di gravame in via di autotutela;
a giudizio dell'interrogante, è incontrovertibile, alla luce degli esaustivi elementi riferiti, l'attitudine della condotta di Equitalia Pragma a ignorare la certezza e le statuizioni del diritto, com’è pure evidente che tale condotta è passibile di azione giudiziale, intanto in sede civile, per la richiesta di ristoro dei danni patiti e patiendi dalla società, con potenziale ed eventualmente conseguente depauperamento delle pubbliche risorse –:
se, con riferimento alle vicende che nel rapporto con Equitalia Pragma srl hanno coinvolto la società di cui al caso di specie, il Ministro interrogato non intenda promuovere un'attività ispettiva presso gli uffici della sede di Pescara del concessionario per accertare la correttezza, la legittimità, la trasparenza, l'economicità e l'imparzialità delle procedure e delle decisioni che il medesimo adotta e, nel caso di esiti positivi dell'ispezione, se non intenda adottare, con ogni urgenza e senza indugio alcuno, tutte le misure, anche cautelari, per inibire al personale eventualmente in difetto almeno ogni ulteriore attività decisionale, potenzialmente dannosa per i contribuenti e per l'apparato dello Stato, e se, per evitare che in futuro si ripetano casi di discrezionalità giurisdizionale nelle decisioni intorno alle spese di giudizio, il Ministro interrogato non intenda farsi promotore di un'opportuna iniziativa normativa volta a tutelare integralmente le ragioni eventualmente riconosciute in capo al contribuente. (3-02367)
(3 luglio 2012)
DOZZO, BOSSI, LUSSANA, FOGLIATO, MONTAGNOLI, FEDRIGA, FUGATTI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DAL LAGO, DESIDERATI, DI VIZIA, DUSSIN, FABI, FAVA, FOLLEGOT, FORCOLIN, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MARONI, MARTINI, MERONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, POLLEDRI, RAINIERI, REGUZZONI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
è notizia di questi giorni, riportata da vari articoli di stampa e quotidiani on line, quella riguardante la pressione esercitata dall'attuale Esecutivo su un emendamento cosiddetto taglia pensioni d'oro, presentato al disegno di legge cosiddetto spending review;
trattasi di un emendamento finalizzato a porre il tetto di 6.000 euro netti al mese sulle pensioni erogate in base al sistema retributivo, con esclusione delle pensioni corrisposte esclusivamente in base al sistema contributivo;
in particolare, da varie fonti di stampa risulta che se l'emendamento fosse passato alcuni membri dell'attuale compagine governativa si sarebbero trovati decurtata la propria pensione di migliaia di euro netti al mese;
il tetto alle cosiddette pensioni d'oro avrebbe consentito un notevole risparmio di euro l'anno solo sulle pensioni pubbliche, cui si aggiungerebbe un ulteriore introito se fosse applicato anche a quelle del settore privato;
di contro, sempre da fonti di stampa risulta che il Governo preferisca tagliare sui buoni pasto per 450 mila dipendenti pubblici, per un risparmio di «soli» 10 milioni di euro –:
se sia stato quantificato il risparmio derivante dall'applicazione di una simile misura di contenimento della spesa pubblica ed a quanto ammonti e se il parere contrario del Governo all'emendamento medesimo non derivi da un evidente conflitto di interessi per alcuni componenti dell'Esecutivo titolari di trattamenti pensionistici di importo superiore ai 6.000 euro netti mensili. (3-02368)
(3 luglio 2012)
LIVIA TURCO, BOSSA, BUCCHINO, MIOTTO, PEDOTO, SARUBBI, SBROLLINI, ZAMPA, MARAN, AMICI, LENZI, QUARTIANI e GIACHETTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la presenza dei minori stranieri non accompagnati in Italia si manifesta in forma crescente da ormai più di dieci anni. In particolare, nel 2011 la loro presenza ha raggiunto un picco quantitativo considerevole, superiore ai 7.400 minori (dati del Comitato minori stranieri), anche a seguito degli oltre 4.500 arrivi in Italia dal 1o gennaio 2011 conseguenti alla cosiddetta emergenza Nord Africa;
le dimensioni del fenomeno e la conseguente pressione sul sistema dell'accoglienza hanno posto in maniera stringente la questione della loro protezione, che ha coinvolto, soprattutto, i comuni, i quali, oltre ad essere gli spazi fisici e istituzionali dell'accoglienza, sono i responsabili della tutela dei minori stranieri non accompagnati;
in questo contesto, nel 2008 ha preso il via il programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, promosso e finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e realizzato dall'Anci, che ha coinvolto una rete di 32 comuni, includendo anche grandi città metropolitane dove la presenza dei minori stranieri non accompagnati è particolarmente rilevante, per sostenerne le attività di pronta accoglienza realizzate nei confronti dei minori stranieri non accompagnati;
il programma nasce con l'intento di sostenere concretamente i comuni, sperimentando un sistema nazionale di protezione e integrazione, con particolare riguardo alla pronta accoglienza dei minori stranieri non accompagnati;
nell'ambito del programma sono stati accolti più di 2.750 minori di 44 diverse nazionalità per un totale di oltre 160.000 giornate di accoglienza e oltre 140 minori sono stati inseriti in famiglie italiane e straniere, grazie alla promozione dell'affido familiare come strumento qualificante dei percorsi di accoglienza ed integrazione sociale dei minori stranieri non accompagnati da parte dei comuni del programma;
il programma, scaduto il 31 dicembre 2011, non è stato rifinanziato e preme sottolineare che il documento approvato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, a conclusione dell'indagine conoscitiva sui minori stranieri non accompagnati, lo cita come un'ottima esperienza e ne chiede il rifinanziamento;
sin dall'inizio dell'emergenza i comuni italiani hanno confermato il forte impegno solidale, mobilitandosi per assicurare la migliore assistenza possibile agli immigrati in arrivo e, in particolare, ai minori non accompagnati, collaborando con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per approntare un modello organizzativo volto a dare attuazione all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 13 aprile 2011, n. 3933;
la presenza del programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati ha contribuito a rafforzare la rete di accoglienza attraverso il coordinamento e l'affiancamento ai comuni coinvolti, che hanno particolarmente apprezzato la possibilità di partecipare fin dal primo momento all'assetto organizzativo relativo alla distribuzione sull'intero territorio nazionale dei minori stranieri non accompagnati, salvaguardando modalità di accoglienza sostenibili e di massima tutela per tali soggetti vulnerabili;
l'enorme afflusso di minori stranieri non accompagnati provenienti dal Nord Africa e la necessità di assicurare loro un'accoglienza immediata hanno condizionato la possibilità di potenziare questo processo virtuoso, determinando la concentrazione, prevista come temporanea, di un gran numero di minori sul territorio di pochi comuni disponibili, molti dei quali di piccole dimensioni;
si teme che tale situazione possa aggravarsi a causa della mancata emanazione delle ordinanze che regolino la gestione dell'emergenza nel 2012 e di quelle che permettano la chiusura delle attività relative al 2011 –:
alla luce di quanto sopra esposto, quale sia il motivo del mancato rifinanziamento del programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, la cui validità è stata anche sancita nel documento approvato dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, a conclusione dell'indagine conoscitiva sui minori stranieri non accompagnati, e la cui articolazione permetterebbe di affrontare nuove emergenze in grado di assicurare la disponibilità di una rete di comuni con servizi di accoglienza qualificati, che potrebbero rappresentare un volano di qualità anche per tutto il territorio regionale, e se il Governo, vista la continua emergenza in atto, non ritenga opportuno ampliare la rete di accoglienza del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (sprar) anche relativamente ai posti destinati ai minori stranieri non accompagnati che richiedono asilo, poiché sono sempre di più quei minori che non trovano un posto in questi progetti a loro specificatamente destinati nei quali godrebbero di servizi specifici a tutela della loro condizione doppiamente vulnerabile. (3-02369)
(3 luglio 2012)
PELINO e BALDELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
in molte regioni d'Italia si protraggono ricorsi pendenti dal 2006, da parte di circa un centinaio di soggetti, per le gravi censure documentate nello svolgimento del corso concorso per dirigente scolastico indetto con determinazione del direttore generale del 22 novembre 2004 del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
i candidati di undici regioni, in particolare, sono stati oggetto di una grave discriminazione, poiché i tribunali amministrativi regionali non hanno deciso i ricorsi presentati da quanti hanno ritenuto ingiustificata la propria esclusione dal corso di formazione e dalla successiva immissione in graduatoria;
per tale motivo essi sono stati penalizzati rispetto a candidati di altre regioni per effetto di quanto disposto dal comma 619 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2008, che ha consentito l'inserimento in graduatoria soltanto ai candidati che avevano ottenuto in loro favore un provvedimento cautelare, per cui i ricorrenti di molte regioni sono rimasti esclusi, non essendo stati decisi i ricorsi presentati;
il Parlamento ha approvato la proposta di legge atto Camera n. 3286, divenuta poi legge n. 202 del 2010, che ha previsto l'annullamento delle prove del corso concorso in Sicilia;
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con il precedente Governo, aveva già definito tutte le questioni legate a tale vicenda e verificatesi nel resto del territorio nazionale, con una norma equanime che teneva conto dei ricorsi ad oggi pendenti, prima della conclusione del nuovo concorso, norma che era stata già inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri e che non è, però, giunta a conclusione a causa delle dimissioni del Governo;
anche la prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo ha presentato una proposta emendativa al decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 («decreto-legge semplificazioni»), che ha ricevuto l'approvazione unanime delle commissioni referenti, ma che è stata espunta a seguito del parere contrario della Commissione bilancio, tesoro e programmazione –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente adottare al più presto le opportune iniziative di propria competenza al fine di definire l'annosa questione relativa al corso concorso di cui in premessa. (3-02370)
(3 luglio 2012)