Frontespizio Relazione Progetto di Legge
XVI LEGISLATURA
 

CAMERA DEI DEPUTATI


   N. 271

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
ZAMPARUTTI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI
Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, concernenti l'abolizione del sostituto d'imposta
Presentata il 29 aprile 2008


      

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Onorevoli Colleghi! - La presente proposta di legge intende abolire il meccanismo del sostituto d'imposta, consentendo a tutti i cittadini di ricevere interamente i propri guadagni e di versare solo successivamente le imposte, tutti con le stesse modalità.
      Una vera democrazia esige che i cittadini, prima di ogni altra cosa, possano rendersi conto di quanto l'imposizione fiscale incida sulla loro busta paga e sui loro redditi. Oggi in Italia, per la grande massa dei lavoratori dipendenti, ciò è impossibile. È il datore di lavoro, infatti, che ogni mese trattiene alla fonte e provvede a versare allo Stato le tasse dovute dal lavoratore. Ciò che il lavoratore riceve in busta paga, quindi, non è lo stipendio cui ha diritto, ma solo ciò che dello stipendio gli rimane dopo aver pagato le tasse, salvo i conguagli definitivi su base annuale. Se egli si rendesse davvero conto di quanto lo Stato gli sottrae in termini di sole imposte dirette, pretenderebbe dallo Stato una buona utilizzazione di quel denaro e chiederebbe conto a chi governa dei disservizi, degli sprechi e del pessimo funzionamento dei pubblici uffici.
      Vi sono poi, anch'esse non visibili dai cittadini, le imposte indirette (invisibili perché comprese nel prezzo dei prodotti acquistati o diluite nel tempo) e i contributi sociali obbligatori (anch'essi pagati dal datore di lavoro con la ritenuta alla fonte).
      Con l'approvazione della presente proposta di legge i lavoratori dipendenti riceverebbero dal datore di lavoro l'intera busta paga e verserebbero essi stessi allo Stato le proprie tasse. Essi sarebbero così messi in grado di verificare tangibilmente l'esatto importo del proprio stipendio e di essere edotti almeno del peso dell'imposizione diretta, per poter così più consapevolmente fare valere i propri diritti di cittadini e di contribuenti e pretendere dallo Stato un corretto rendiconto del proprio operato e una maggiore trasparenza nella gestione del denaro riscosso. Si tratterebbe, insomma, di una riforma di grande importanza sul piano economico, ma soprattutto su quello della libertà e della responsabilità nei rapporti tra cittadino e Stato.
      La presente proposta di legge prosegue una battaglia storica dei radicali nel nostro Paese: per ben due volte, infatti, nel 1994 e nel 1999, i radicali promossero con successo la raccolta delle firme necessarie all'indizione di un referendum abrogativo popolare sullo stesso tema; in entrambi i casi, tuttavia, la Corte costituzionale dichiarò inammissibile il quesito, impedendo alla volontà popolare di esprimersi attraverso lo strumento di democrazia diretta previsto dall'articolo 75 della Costituzione. Tale iniziativa è qui riproposta per via parlamentare.
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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. Sono abrogati gli articoli 23, 24, 25, 26, 26-ter, 27, 27-ter e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, in materia rispettivamente di ritenute sui redditi di lavoro dipendente, sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, sui redditi di lavoro autonomo e su altri redditi, sugli interessi e sui redditi di capitale, sui capitali corrisposti in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione, sui redditi derivanti dai rendimenti delle prestazioni pensionistiche dei fondi di previdenza complementare, sui dividendi, nonché sui compensi e altri redditi corrisposti dallo Stato.