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Sentenze della Corte di Giustizia dell'UE

Sentenza della Corte (Terza Sezione) del 15 ottobre 2014

Causa n. :
C-221/13
Assegnazione:
    In data:
    03/12/2014
    NOTA DI SINTESI:

    La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale allegato alla direttiva 97/81/CE nell'ambito di una controversia in merito ad un provvedimento del Ministero della Giustizia che disposto la trasformazione del contratto di lavoro a tempo parziale in uno a tempo pieno senza il consenso della dipendente.
    Sulla base di quanto disposto dalla legge n. 183/2010, il Ministero della Giustizia ha unilateralmente imposto il regime di lavoro a tempo pieno alla dipendente (funzionaria del Ministero della giustizia in servizio presso l'organo giurisdizionale del rinvio). Quest'ultima ha proposto ricorso dinanzi al giudice del rinvio (Tribunale ordinario di Trento) chiedendo l'annullamento delle decisioni del Ministero della Giustizia e del dirigente amministrativo del medesimo Tribunale che, adito dalla ricorrente, le aveva ordinato di assoggettarsi al nuovo regime.
    Il giudice del rinvio chiede se l'accordo quadro, e in particolare la clausola 5, punto 2, debba essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro a tempo parziale in un contratto di lavoro a tempo pieno, senza il consenso del lavoratore interessato.
    Ad avviso della Corte, la direttiva e l'accordo quadro vincolano gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere (superamento delle discriminazione nei confronti dei lavoratori a tempo parziale, miglioramento della qualità del lavoro a tempo parziale, promozione dello sviluppo del lavoro a tempo parziale) ma lasciano alle autorità nazionali la scelta della forma e dei mezzi. L'accordo quadro, inoltre, enuncia principi generali e prescrizioni minime relative al tempo parziale, tra le quali vi è quello in base al quale il rifiuto di un lavoratore di passare a tempo pieno non costituisce un motivo valido per il licenziamento (clausola 5, punto 2). Tale principio, ad avviso della Corte, non impone, pertanto, agli Stati membri, di adottare una normativa che subordini al consenso del lavoratore la trasformazione del suo contratto a tempo pieno. Esso piuttosto è volto unicamente ad escludere che l'opposizione del lavoratore possa costituire motivo del suo licenziamento.
    Per tali motivi, ad avviso della Corte, l'accordo quadro a tempo parziale, allegato alla direttiva 97/81/CE, e in particolare la clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato.