Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

Cerca nel sito

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe e abilitare il javascript

INIZIO CONTENUTO

MENU DI NAVIGAZIONE DELLA SEZIONE

Salta il menu

Strumento di esplorazione della sezione Europa e Estero Digitando almeno un carattere nel campo si ottengono uno o più risultati con relativo collegamento, il tempo di risposta dipende dal numero dei risultati trovati e dal processore e navigatore in uso.

salta l'esplora

Anno 2009

  • 08/01/2009
    N° ricorso: 
    16508/05

    Sotira - in materia di espropriazione. Constata la violazione dell’art. 1 Prot. n. 1 CEDU relativo alla protezione della proprietà, poiché l’occupazione acquisitiva (avvenuta nel caso concreto) si pone in contrasto con il principio di legalità, in quanto non assicura un sufficiente grado di certezza giuridica.

    Testo Integrale
    Sintesi
  • 08/01/2009
    N° ricorso: 
    33932/06

    Todorova - in materia di affidamento di minori e dichiarazione di adottabilità. Viola l’art. 8 CEDU, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare, la dichiarazione dello stato di adottabilità di due gemelli trascorsi soli 27 giorni dalla nascita. Sebbene la madre avesse, al momento del parto, prestato il proprio consenso in ordine all’adozione dei suoi figli, la Corte afferma il diritto di questa di essere sentita nuovamente dalla autorità giudiziaria, anche per consentirle di rimettere in discussione la propria decisione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 20/01/2009
    N° ricorso: 
    75909/01

    Sud Fondi s.r.l. e altri - in materia di abusivismo edilizio. Viola l'art. 7 CEDU, relativo al principio nulla poena sine lege, il combinato effetto delle pronunce amministrative e giurisdizionali che hanno portato all'abbattimento di "Punta Perotti". La Corte ritiene arbitraria la sanzione dell'abbattimento poiché adottata sulla base di una normativa poco chiara, che non rispettava i requisiti di conoscibilità e prevedibilità. La Corte constata anche la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1 CEDU, relativo alla protezione della proprietà, sotto il profilo della mancata proporzionalità della misura prescelta.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 20/01/2009
    N° ricorso: 
    15581/05

    Pierotti - in materia di espropriazione. Constata la violazione dell'art. 1, Prot. n. 1, CEDU in riferimento al riconoscimento di un'indennità di espropriazione notevolmente inferiore al valore commerciale del bene, la quale costituisce un pregiudizio eccessivamente oneroso e sproporzionato che non può essere giustificato neanche da un interesse generale legittimo perseguito dalle autorità.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 20/01/2009
    N° ricorso: 
    24424/03

    Zara - in materia di detenzione in regime di applicazione dell'art. 41-bis della legge n. 354 del 1975. Constata la violazione dell'art. 8 CEDU, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare, poiché ai sensi dell'art. 18 ter della legge n. 354 del 1975, introdotto con la legge n. 95 del 2004, il controllo sulla corrispondenza di detenuti in regime di applicazione dell'art. 41-bis non può essere esercitato sulle missive indirizzate al proprio difensore di fiducia ed agli organi internazionali competenti in materia di diritti umani.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
  • 27/01/2009
    N° ricorso: 
    680/03

    Luigi Serino n. 2 - in materia di ragionevole durata del processo. Constata la violazione dell'art. 6 CEDU, relativo al diritto ad un equo processo sotto il profilo della ragionevole durata.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/02/2009
    N° ricorso: 
    9119/03

    Errico - in materia affidamento di minori. Su un caso di procedimento penale relativo ad abusi sessuali su minori, constata che la durata eccessiva delle indagini preliminari costituisce violazione dell'articolo 8 CEDU, relativo al rispetto della vita privata e familiare, quando comporti un prolungamento irragionevole della sospensione della potestà genitoriale e la separazione dell'indagato con la propria famiglia, quand'anche le vittime del reato ipotizzato siano proprio componenti del nucleo familiare.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/02/2009
    N° ricorso: 
    46967/07

    C.G.I.L. e Cofferati -in materia di immunità parlamentare. Constata la violazione dell'art. 6 CEDU, relativo al diritto ad un equo processo, poiché l'impossibilità di adire la giurisdizione ordinaria in conseguenza della deliberazione di insindacabilità parlamentare, seguita da una sentenza non di merito della Corte costituzionale, costituisce un ostacolo sproporzionato rispetto agli scopi perseguiti dagli istituti immunitari.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/02/2009
    N° ricorso: 
    246/07

    Ben Khemais - in materia di espulsione di stranieri. La messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza costituisce violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione; è violato anche l'art. 34 CEDU, relativo al diritto al ricorso individuale, se il Governo italiano non sospende in via cautelare l'espulsione richiesta dalla Corte in virtù dell'art. 39 del Regolamento della stessa.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    40261/05

    Moroni - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    26735/05

    Cifra - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    33226/05

    D'Apolito - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    40807/05

    Fabiano - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    40824/05

    Furno - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    11000/05

    Maria Assunta Massimo - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    38264/05

    Puzella e Cosentino - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    8681/05

    Umberto Pedicini e Pierpaolo Pedicini - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    40664/05

    Valentini - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 10/03/2009
    N° ricorso: 
    981/04

    Shaw - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, nonché degli artt. 1, Prot. n. 1 e 2, Prot. n. 4, relativi alla protezione della proprietà ed alla libertà di circolazione con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    37257/06

    O. - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    46792/06

    Bouyahia - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    11549/05

    Darraji - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    2638/07

    Abdelhedi - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    38128/06

    Ben Salah - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    44006/06

    C.B.Z. - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    16201/07

    Hamraoui - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 24/03/2009
    N° ricorso: 
    37336/06

    Soltana - in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 31/03/2009
    N° ricorso: 
    22644/03

    Simaldone - in materia di ragionevole durata del processo. Constata la violazione degli artt. 6, par. 1, e 1 Prot. n. 1 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata ed alla protezione della proprietà in riferimento al ritardo nell'erogazione dell'equa riparazione ex lege n. 89 del 2001 oltre un ragionevole termine dalla data in cui la pronuncia che l'ha stabilita è divenuta definitiva. Non sussiste violazione dell'art. 13, relativo al diritto ad un ricorso effettivo, in quanto l'equa riparazione prevista dalla legge n. 89 del 2001, sebbene presenti dei problemi di funzionamento a causa dei ritardi nell'erogazione dei pagamenti, non costituisce al momento un rimedio strutturalmente non effettivo.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 07/04/2009
    N° ricorso: 
    1860/07

    Cherif e altri - in materia di espulsione di stranieri. L'espulsione dello straniero ordinata dal ministro dell'interno per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato può in astratto comportare la violazione dell'art. 3 CEDU e dell'art. 1 del Protocollo addizionale n. 7 solo se lamentata dalla persona direttamente colpita dall'espulsione. Se il ricorso di quest'ultima è irricevibile per difetti formali, esso deve essere radiato dal ruolo e non può essere coltivato da altri ricorrenti. L'espulsione dello straniero ordinata dal ministro dell'interno per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato non viola l'art. 8 CEDU, in materia di diritto alla vita privata e familiare - la cui ingiustificata compressione può essere in astratto lamentata anche dal coniuge e dal fratello dell'espulso - se quest'ultimo ha precedenti penali tali da motivare la valutazione per cui la sua permanenza sul suolo dello stato ospitante rappresenti una minaccia per la sicurezza pubblica.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 21/04/2009
    N° ricorso: 
    1717/03

    Velocci - cancellazione della causa dal ruolo per composizione amichevole di una controversia relativa ad una fattispecie in materia di espropriazione indiretta.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 28/04/2009
    N° ricorso: 
    17214/05 20329/05 42113/04

    Savino e altri - in materia di autodichia parlamentare. Dichiara sussistente la violazione dell'art. 6 CEDU in relazione all'attuale configurazione del sistema di giustizia interna della Camera dei deputati (c.d. autodichia). Alcuni dipendenti ed aspiranti dipendenti avevano contestato provvedimenti a loro sfavorevoli innanzi a tale sistema ed erano risultati soccombenti. Non avevano potuto adire l'autorità giudiziaria ordinaria. La Corte afferma che la Convenzione richiede che le controversie tra cittadini o tra cittadini ed enti siano esaminate da giudici indipendenti, non obbligatoriamente da giudici incardinati in apparati che rispondano alla classica nozione di potere giudiziario. Con riferimento alla conoscibilità dei regolamenti camerali, dichiara non sussistente la violazione dell'art. 6 della Convenzione, giacché i regolamenti parlamentari sono in definitiva sufficientemente conoscibili, quantomeno da chi si rapporta direttamente con le Camere come i loro dipendenti o aspiranti tali. Con riferimento alla composizione degli organi giurisdizionali interni, constata invece la violazione dell'art. 6 della Convenzione, limitatamente al solo organo d'appello (la Sezione giurisdizionale dell'Ufficio di Presidenza).

    Testo integrale
    Sintesi
  • 05/05/2009
    N° ricorso: 
    10022/02

    Labruzzo di cancellazione della causa dal ruolo per composizione amichevole di una controversia relativa ad una fattispecie in materia di espropriazione indiretta.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 05/05/2009
    N° ricorso: 
    12584/08

    Sellem in materia di espulsione di stranieri. L'eventuale messa in esecuzione di un ordine di espulsione di uno straniero verso il paese di appartenenza può costituire violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di tortura, quando vi sono circostanze serie e comprovate che depongono per un rischio reale che lo straniero subisca in quel paese trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 26/05/2009
    N° ricorso: 
    13606/04

    Maria Vicari - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 26/05/2009
    N° ricorso: 
    30408/03

    Cavalleri - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, nonché degli artt. 1, Prot. n. 1 e 2, Prot. n. 4, relativi alla protezione della proprietà ed alla libertà di circolazione con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 26/05/2009
    N° ricorso: 
    24824/03

    Colombi - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, nonché degli artt. 1, Prot. n. 1 e 2, Prot. n. 4, relativi alla protezione della proprietà ed alla libertà di circolazione con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 26/05/2009
    N° ricorso: 
    6480/03

    Mur - in materia di fallimento. Constata la violazione dell'art. 6 par. 1, CEDU, relativo al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 26/05/2009
    N° ricorso: 
    7977/03

    Rossitto - in materia urbanistica. L'eccessiva durata del vincolo di inedificabilità apposto su un terreno in previsione della sua futura espropriazione, senza il riconoscimento di alcuna indennità al proprietario gravato da tale peso, costituisce violazione dell'art. 1 del Protocollo n. 1 in quanto ostacola il pieno esercizio del diritto di proprietà

    Testo integrale
    Sintesi
  • 03/06/2009
    N° ricorso: 
    38596/02

    Mandola -in materia di espropriazione. Constata la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene. Constata altresì la violazione dell'art. 6 par. 1 CEDU, sotto il profilo del diritto ad un processo equo, perché l'applicazione retroattiva dell'art. 5-bis della legge n. 359 del 1992 ha determinato un'indennità di esproprio non adeguata, nonché sotto il profilo della ragionevole durata del processo per eccessiva durata del processo.

    Testo integrale
  • 03/06/2009
    N° ricorso: 
    20774/05

    Fiume - in materia di esecuzione di decisioni giudiziarie. Non costituisce violazione del diritto ad una protezione giudiziaria effettiva, garantito dall'art. 6, par. 1, CEDU, la mancata esecuzione di una decisione giudiziaria non definitiva.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
  • 09/06/2009
    N° ricorso: 
    16861/02

    Nicola Silvestri - in materia di mancata esecuzione di decisioni giudiziarie definitive. Costituisce violazione del diritto ad una protezione giudiziaria effettiva, garantito dall'art. 6, par. 1, CEDU, l'inottemperanza ad una decisione giudiziaria definitiva ed esecutiva. Il mancato pagamento del trattamento di fine rapporto costituisce violazione del diritto al rispetto dei propri beni, tutelato dall' art. 1 Prot. n. 1, CEDU. (Fattispecie relativa alla mancata esecuzione di una sentenza definitiva del giudice amministrativo - con la quale era stato disposto l'annullamento di una sanzione disciplinare irrogata al ricorrente ed il reintegro del medesimo nelle sue funzioni di direttore di un istituto penitenziario - ed al mancato pagamento del trattamento di fine rapporto sull'assunto dell'esistenza di un credito in compensazione).

    Testo integrale
    Sintesi
  • 09/06/2009
    N° ricorso: 
    29290/02

    Vessichelli - in materia di espropriazione. Constata la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene. Constata altresì la violazione dell'art. 6 par. 1 CEDU, sotto il profilo del diritto ad un processo equo, perché l'applicazione retroattiva dell'art. 5-bis della legge n. 359 del 1992 ha determinato un'indennità di esproprio non adeguata, nonché sotto il profilo della ragionevole durata del processo per eccessiva durata del processo.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 09/06/2009
    N° ricorso: 
    27522/04

    Di Pasquale - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 09/06/2009
    N° ricorso: 
    33873/04

    Giuseppe Scannella e altri - in materia di fallimento. Constata la violazione dell'art. 8 CEDU, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 23/06/2009
    N° ricorso: 
    34562/04

    Roccaro - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo (limitatamente alla doglianza relativa alla durata delle incapacità del fallito), con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 23/06/2009
    N° ricorso: 
    37360/04

    Diurno - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1 e 8 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata ed al rispetto della vita privata e familiare, con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 23/06/2009
    N° ricorso: 
    13697/04

    Carbe e altri - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo, nonché degli artt. 1, Prot. n. 1 e 2, Prot. n. 4, relativi alla protezione della proprietà ed alla libertà di circolazione con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 23/06/2009
    N° ricorso: 
    29070/04

    Vinci Mortillaro - in materia di fallimento. Constata la violazione degli artt. 6 par. 1, 8 e 13 CEDU, relativi rispettivamente al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata, al rispetto della vita privata e familiare e al diritto ad un ricorso effettivo (limitatamente alla doglianza relativa alla durata delle incapacità del fallito), con riferimento a procedura fallimentare anteriore all'entrata in vigore del decreto legislativo n. 5 del 2006.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 07/07/2009
    N° ricorso: 
    24425/03

    Salvatore Piacenti -in materia di detenzione in regime di applicazione dell'art. 41-bis della legge n. 354 del 197. Constata la violazione dell'art. 8 CEDU relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare sotto il profilo della libertà di corrispondenza, poiché il controllo esercitato sulla corrispondenza ai sensi dell'art. 18 della legge n. 354 del 1975, nel testo previgente alle modifiche introdotte con la legge n. 95 del 2004, contrasta con il principio di legalità.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in italiano)
  • 07/07/2009
    N° ricorso: 
    24423/03

    Annunziata - in materia di detenzione in regime di applicazione dell'art. 41-bis della legge n. 354 del 1975. Constata la violazione dell'art. 8 CEDU relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare sotto il profilo della libertà di corrispondenza, poiché il controllo esercitato sulla corrispondenza ai sensi dell'art. 18 della legge n. 354 del 1975, nel testo previgente alle modifiche introdotte con la legge n. 95 del 2004, contrasta con il principio di legalità.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in Italiano)
  • 16/07/2009
    N° ricorso: 
    22635/03

    Sulejmanovic -in materia di condizioni di detenzione. Sebbene non sia possibile fissare in maniera certa e definitiva lo spazio personale che deve essere riconosciuto a ciascun detenuto ai termini della Convenzione, la mancanza evidente di spazio personale costituisce violazione dell'art. 3 CEDU, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti (fattispecie relativa ad un caso di sovraffollamento del carcere di Rebibbia in cui era detenuto il ricorrente che, dal gennaio all'aprile del 2003, ha diviso una cella di 16,20 m² con 5 detenuti, disponendo ciascuno di 2,7 m², mentre il minimo stabilito dal Comitato per la prevenzione della tortura è di 7 m².)

    Testo integrale
    Sintesi
    versione in inglese
  • 17/07/2009
    N° ricorso: 
    10249/03

    Scoppola n. 2 - in materia di applicazione della legge penale L'art. 7, par. 1, della Convenzione non garantisce solamente il principio di non retroattività delle leggi penali più severe, ma impone anche che, nel caso in cui la legge penale in vigore al momento della commissione del reato e quelle successive adottate prima della condanna definitiva siano differenti, il giudice deve applicare quella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo. Pertanto, nell'ipotesi di successione di leggi penali nel tempo, costituisce violazione dell'art. 7, par. 1, CEDU l'applicazione della pena più sfavorevole al reo.
    Costituisce altresì violazione dell'art. 6 par. 1 CEDU, relativo al diritto ad un processo equo, l'applicazione retroattiva delle nuove regole di determinazione della pena introdotte dal d.l. n. 341 del 2000 per il giudizio abbreviato, essendo stato deluso il legittimo affidamento che l'imputato aveva riposto su una riduzione di pena in sede di scelta del rito speciale.

    Testo integrale (versione in italiano)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in inglese)
  • 25/08/2009
    N° ricorso: 
    23458/02

    Giuliani e Gaggio - in materia di diritto alla vita (art. 2). La pronunzia è relativa ai fatti avvenuti durante il vertice dei Capi di Stato e di Governo del G8, tenutosi a Genova dal 19 al 21 luglio 2001. Si erano svolte varie manifestazioni. Le misure di sicurezza e lo spiegamento di forze dell'ordine era stato massiccio. Durante un corteo, in un'arteria di Genova che prende il nome prima di Corso Gastaldi e poi Via Tolemaide, si erano avuti dei disordini che avevano raggiunto il loro apice in Piazza Alimonda. Qui, due camionette Defender dei carabinieri erano rimaste circondate dai manifestanti in atteggiamenti aggressivi. In particolare, mentre una camionetta era riuscita a trarsi d'impaccio, l'altra - sulla quale operavano i carabinieri Placanica, Raffone e Cavataio - fu oggetto di lancio di oggetti contundenti e di sfondamento con una trave di legno. Il carabiniere Placanica, con la pistola in dotazione, aveva esploso alcuni colpi attingendo la testa del giovane Carlo Giuliani, che era morto immediatamente. Il successivo procedimento penale non era terminato con un dibattimento, essendo stato archiviato, in data 5 maggio 2003, dal GIP di Genova, che aveva ravvisato la sussistenza contestuale sia della legittima difesa (art. 52 del codice penale) sia dell'uso legittimo delle armi (art. 53 del codice penale). Peraltro, dando luogo ad un controverso momento processuale, il GIP di Genova aveva fatto svolgere delle perizie balistiche volte ad accertare se effettivamente gli spari di Placanica avessero direttamente cagionato la morte del giovane Giuliani. La perizia d'ufficio aveva accertato, al contrario, che i colpi erano stati indirizzati in alto e che solo un altro corpo lanciato in aria aveva deviato il proiettile mortale verso la testa di Giuliani. La Corte europea non ha constatato una violazione dell'articolo 2 sotto il profilo dell'aver cagionato la morte del Giuliani, giacché ha ritenuto che si applicassero al caso in questione le eccezioni di cui all'articolo 2, comma 2 (uso legittimo della forza); non ha constatato la violazione neanche sotto il profilo degli obblighi di protezione, perché le modalità organizzative dell'evento del G8 non potevano essere considerate insufficienti per la tutela dell'incolumità e della vita dei manifestanti. La Corte invece ha constatato la violazione dell'articolo 2 sotto il profilo dell'adeguatezza degli obblighi procedurali scaturenti dal dovere di tutelare la vita.

    Testo integrale
    Sintesi
    versione in inglese
  • 17/09/2009
    N° ricorso: 
    74912/01

    Enea - in materia di detenzione in regime di applicazione dell'art. 41-bis della legge n. 354 del 1975. La mancanza di qualsiasi decisione sul merito dei ricorsi promossi avverso i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 41-bis della legge 354 del 1975, annullando l'effetto del controllo giurisdizionale sui provvedimenti medesimi, costituisce violazione del diritto ad un equo processo, sotto il profilo del diritto all'esame del merito dei ricorsi, tutelato dall'art. 6, par. 1, CEDU. Il controllo esercitato sulla corrispondenza ai sensi dell'art. 18 della legge n. 354 del 1975, nel testo previgente alle modifiche introdotte con la legge n. 95 del 2004, contrasta con il principio di legalità, non essendo stabilite motivazioni e durata delle misure di controllo, né risultando sufficientemente chiara l'estensione e le modalità di esercizio del relativo potere di controllo, e costituisce pertanto violazione dell'art. 8 CEDU, relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare.

    Testo integrale (versione in italiano)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in inglese)
  • 22/09/2009
    N° ricorso: 
    12532/05

    Cimolino - in materia di diritto ad un giusto processo La Corte ha dichiarato non sussistente la violazione dell'art. 6 par. 1 CEDU, relativo al diritto ad un processo equo sotto il profilo del rispetto del principio del contraddittorio.

    Testo integrale (versione in italiano)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in francese)
  • 29/09/2009
    N° ricorso: 
    35720/04; 42832/06

    Vrioni e altri - - in materia di protezione della proprietà ed esecuzione di provvedimenti giudiziari definitivi L'inadempimento da parte delle autorità nazionali dell'obbligo di dare esecuzione ad un provvedimento giudiziario definitivo (nella specie, di condanna al risarcimento dei danni per la confisca di un terreno) costituisce violazione dell'art. 6, par. 1, CEDU, relativo al diritto di accesso ad un tribunale, nonché violazione dell'art. 1, Prot. n. 1 CEDU, relativo alla protezione della proprietà.

    Testo integrale (versione in inglese)
    Sintesi
  • 06/10/2009
    N° ricorso: 
    8073/05

    Perinati - in materia di espropriazione Constata la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1 CEDU relativo alla protezione della proprietà, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene. Constata altresì la violazione dell'art. 6, par. 1, CEDU, relativo al diritto ad un equo processo, sotto il profilo della iniquità della procedura per mancanza di un interesse generale tale da giustificare la retroattività della legge contenente i nuovi criteri di calcolo dell'indennizzo.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
  • 06/10/2009
    N° ricorso: 
    42021/02

    Ricci e altri - in materia di espropriazioneConstata la violazione dell'art. 1, Prot. n. 1, CEDU relativo alla protezione della proprietà, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene.

    Testo integrale (versione in francese)
    Sintesi
  • 20/10/2009
    N° ricorso: 
    39128/05

    Lombardi Vallauri - in materia di tutela della libertà di espressione (art. 10) Il ricorrente - professore di filosofia del diritto - era incardinato nel sistema universitario pubblico, con cattedra a Firenze. Con contratti rinnovati ogni anno per i precedenti venti anni aveva altresì insegnato la stessa materia presso l'Università Cattolica di Milano. Nel 1998, l'università milanese non gli aveva rinnovato il contratto, in ragione del mancato nulla-osta delle autorità ecclesiastiche. Il mancato rinnovo era stato motivato con la dedotta "opposizione di alcune posizioni del Lombardi Vallauri alla dottrina cattolica". Adite le vie della giurisdizione amministrativa (innanzi alle quali l'università si era richiamata al concetto di 'organizzazione di tendenza', come riconosciuto nella sentenza della Corte costituzionale n. 195 del 1972), il ricorrente non ne aveva tratto soddisfazione alcuna. In particolare, il Consiglio di Stato aveva declinato la giurisdizione nazionale in ragione della provenienza da uno Stato estero del motivo del mancato rinnovo. La Corte europea ha constatato la violazione di due parametri. Quella dell'art. 10, giacché l'interesse delle università di "tendenza" di dispensare un insegnamento informato ai principi della dottrina propugnata non può estendersi fino ad incidere sulle garanzie procedurali poste a tutela della libertà di espressione. Pertanto, la generica indicazione di opinioni personali del docente asseritamente in contrasto con l'insegnamento cattolico, alla base del provvedimento di esclusione dall'insegnamento, costituisce una non giustificata interferenza sul diritto a manifestare il proprio pensiero; quella dell'art. 6, comma 1, giacché in sede giurisdizionale nessun giudice si è fatto realmente carico di esaminare nel merito le doglianze del ricorrente.

    Testo integrale (versione in italiano)
    Sintesi
    Testo integrale (versione in francese)
  • 11/11/2009
    N° ricorso: 
    30814/06

    Lautsi in materia di diritto all'istruzione (art. 2 del Prot. 1) in combinato disposto con l'art. 9 della Convenzione (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione) La ricorrente aveva adito le vie della giurisdizione amministrativa in ragione del rifiuto delle autorità di rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche frequentate dai suoi figli. Esse avevano respinto le sue doglianze in tutti i gradi. La Corte europea (Seconda sezione, all'unanimità) ha ritenuto violato il diritto di ciascuno di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose, giacché nell'esercizio di una pubblica funzione (quale l'istruzione di Stato) l'Italia avrebbe dovuto osservare un atteggiamento di neutralità (anche per non intaccare la libertà di coscienza), mentre - secondo la Corte - l'esposizione del Cristo sulla croce è un simbolo religioso (in antitesi con i soggetti non credenti) e cristiano (in antitesi con le persone che professano altri credi).

    Sintesi
    Testo integrale (versione in francese)
  • 01/12/2009
    N° ricorso: 
    43134/05

    G.N. ed altri in materia di diritto alla vita. Talune persone affette da talassemia erano state contagiate da sangue infetto loro trasfuso. Avevano contratto alcune il virus dell'immunodeficienza, altre l'epatite C. Tutte, tranne una, erano morte. L'unica sopravvissuta e gli eredi dei contagiati nel frattempo deceduti avevano pertanto chiesto ed ottenuto dal Ministero della Sanità l'indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992 per le persone contagiate dal virus dell'HIV o dall'epatite in seguito a trasfusione di sangue. Successivamente, altre persone che avevano parimenti contratto tali virus a causa di trasfusioni di sangue infetto, avevano citato il Ministero della Sanità al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti. Il giudizio cosiddetto "Emo Uno", nel corso del quale intervennero anche i suddetti ricorrenti, si era concluso con la conferma da parte della Cassazione della decisione della corte d'appello di respingere le domande risarcitorie. Tuttavia, nelle more del giudizio, il Ministero della Sanità aveva concluso con le persone affette da emofilia degli accordi transattivi, dai quali erano rimasti pertanto esclusi i ricorrenti. Questi, hanno quindi promosso ricorso davanti alla Corte EDU con il quale, invocando la violazione degli artt. 2, 8, 3, 6 par. 1, e 14 CEDU, relativi rispettivamente al diritto alla vita, al rispetto della vita privata e familiare, al divieto di trattamenti disumani o degradanti, al diritto ad un processo equo ed al divieto di discriminazioni, lamentavano la mancata esecuzione da parte del Servizio sanitario nazionale dei controlli necessari per prevenire le infezioni, le sofferenze psicologiche procurate dal contagio, nonché l'eccessiva durata del processo e il trattamento discriminatorio subito rispetto ad altre categorie di contagiati. La Corte ha dichiarato non sussistente la violazione dell'art. 2 CEDU, relativo al diritto alla vita, sotto il profilo della causazione diretta della morte dei cittadini interessati; infatti è stata esclusa altresì la violazione degli obblighi di protezione della vita, giacché la Corte non ha verificato omissioni di controlli da parte del Ministero della Sanità. Essa ha invece constatato la violazione degli obblighi procedurali discendenti dall'art. 2, avendo rilevato che le indagini giudiziarie sui contagi non avevano dato esiti tempestivi e soddisfacenti. La Corte ha altresì constatato la violazione dell'art. 14, in combinato disposto con l'art. 2 CEDU, riconoscendo che i ricorrenti affetti da talassemia avevano subito un trattamento discriminatorio rispetto agli emofiliaci che, invece, avevano potuto beneficiare dell'accordo transattivo proposto dal Ministero della Sanità. Infine, ai sensi dell'art. 41 CEDU, la Corte ha riconosciuto a ciascun ricorrente la somma di 39.000,00 euro a titolo di danno morale, oltre alla somma di 8.000,00 euro per oneri e spese, riservandosi invece sull'istanza di risarcimento del danno patrimoniale.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 01/12/2009
    N° ricorso: 
    3449/05

    Hokic e Hrustic - in materia di ritardata esecuzione di un provvedimento di rimessione in libertà I ricorrenti sono una coppia di origine rom che all'epoca dei fatti viveva in un campo nomadi di Roma. In occasione di un controllo effettuato dalle forze di polizia essi venivano trovati sprovvisti del permesso di soggiorno e per questo motivo collocati presso il centro di Ponte Galeria in attesa dell'espulsione. Il giudice di pace annullava però i decreti di espulsione e ne ordinava la liberazione, che veniva disposta solo due giorni dopo il deposito della medesima decisione. Invocando la violazione dell'art. 5 par 1 CEDU, relativo al diritto alla libertà ed alla sicurezza, i ricorrenti lamentavano l'illegittimità della loro detenzione, stante l'annullamento dei decreti di espulsione; il ricorrente si doleva altresì del ritardo della sua liberazione (la moglie, infatti, era già stata rimessa in libertà per motivi di salute). La Corte ha dichiarato manifestamente infondato il motivo di ricorso relativo alla illegittimità della detenzione in attesa dell'espulsione, mentre ha constatato la violazione dell'art. 5 par. 1 CEDU, avendo constatato il ritardo con il quale, una volta annullati i decreti di espulsione, era stata data esecuzione al provvedimento di rimessione in libertà del ricorrente.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 01/12/2009
    N° ricorso: 
    24418/03

    Stolder - in materia di detenzione in regime di applicazione dell'art. 41-bis della legge n. 354 del 1975. Constata la violazione dell'art. 8 CEDU relativo al diritto al rispetto della vita privata e familiare sotto il profilo della libertà di corrispondenza, poiché il controllo esercitato sulla corrispondenza ai sensi dell'art. 18 della legge n. 354 del 1975, nel testo previgente alle modifiche introdotte con la legge n. 95 del 2004, contrasta con il principio di legalità.

    Testo integrale (veersione in francese)
    Sintesi
  • 08/12/2009
    N° ricorso: 
    71399/01

    Bortesi ed altri revisione della sentenza del 10 giugno 2008. Il Governo italiano aveva proposto istanza di revisione della sentenza del 10 giugno 2008 con la quale la Corte, in una causa relativa ad una procedura di espropriazione, aveva riconosciuto a favore dei ricorrenti la somma di 1.800.000,00 euro a titolo di risarcimento dei danni. In particolare il Governo chiedeva la revisione della suddetta pronuncia - nella parte in cui (par. 47) si dava conto del fatto che il Governo medesimo non aveva replicato alle pretese economiche di parte ricorrente (peraltro depositate tardivamente) - lamentando di non essere mai stato invitato a presentare proprie osservazioni al riguardo. Contestualmente, si chiedeva alla Corte di esaminare le osservazioni depositate in sede di istanza revisione. La Corte ha accolto la domanda del Governo, limitatamente alla richiesta di modificare il paragrafo 47 della suddetta sentenza, nella parte cui si dava erroneamente conto della mancata presentazione di osservazioni sulle richieste economiche formulate dai ricorrenti ex art. 41. In riferimento alla eccezione di inammissibilità dell'istanza di equa soddisfazione per tardività del deposito sollevata dal Governo, la Corte ha affermato che nell'interesse di una buona amministrazione della giustizia, occorreva esaminare le domande di equa soddisfazione sebbene fossero state depositate presso la cancelleria oltre il termine prescritto

    Testo integrale
    Sintesi
  • 08/12/2009
    N° ricorso: 
    32550/03

    Gennari in materia di espropriazione. La Corte, richiamando la propria copiosa giurisprudenza in materia, ha constatato la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno specifico scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 08/12/2009
    N° ricorso: 
    28987/04

    Miccichè e Guerrera materia di ragionevole durata dei processi. La Corte, richiamando la propria copiosa giurisprudenza in materia, ha constatato, limitatamente ad alcuni ricorrenti, la violazione dell'art. 6, par. 1, CEDU, relativo al diritto ad un processo equo sotto il profilo della ragionevole durata

    Testo integrale
    Sintesi
  • 08/12/2009
    N° ricorso: 
    8061/05

    Vacca in materia di espropriazione. La Corte, richiamando la propria copiosa giurisprudenza in materia, ha constatato la violazione dell'art. 1 Prot. n. 1 CEDU relativo alla protezione della proprietà, poiché nei casi di espropriazione per pubblica utilità solo il perseguimento di uno scopo legittimo può giustificare un'indennità notevolmente inferiore al valore commerciale del bene. Constata altresì la violazione dell'art. 6, par. 1, CEDU, relativo al diritto ad un equo processo, sotto il profilo della iniquità della procedura per mancanza di un interesse generale tale da giustificare la retroattività della legge contenente i nuovi criteri di calcolo dell'indennizzo

    Testo integrale
    Sintesi
  • 15/12/2009
    N° ricorso: 
    28634/06

    Maiorano ed altri in materia di diritto alla vita. Il ricorso prendeva le mosse dall'omicidio di due donne commesso da Angelo Izzo - già condannato all'ergastolo per la nota vicenda del "massacro del Circeo" - il quale all'epoca dei fatti si trovava in regime di semi-libertà. I ricorrenti, parenti stretti delle vittime, avevano presentato querela contro i magistrati delle procure di Campobasso e Bari per non aver costoro adottato le misure necessarie per proteggere la vita delle due donne uccise, nonostante fosse nota la pericolosità sociale di Izzo. Archiviato il procedimento penale a carico dei suddetti magistrati, i ricorrenti hanno proposto ricorso alla Corte EDU, adducendo che il beneficio della semi-libertà concessa ad Izzo, che ne aveva approfittato per commettere il duplice omicidio, aveva violato gli artt. 2, 5, 6 e 8 CEDU, relativi rispettivamente al diritto alla vita, al diritto alla libertà ed alla sicurezza, al diritto ad un processo equo ed al diritto al rispetto della vita privata e familiare. La Corte ha ricordato che l'art. 2 CEDU impone agli Stati membri non solo di astenersi dal provocare la morte in modo intenzionale e illecito, ma anche di adottare tutte le misure necessarie alla protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione. In particolare, incombe sullo Stato l'obbligo di garantire una protezione generale della società contro gli eventuali comportamenti criminosi di individui condannati per crimini violenti. Nel caso di specie, è stato affermato che la decisione di concedere il regime di semilibertà ad un individuo come Angelo Izzo richiedeva una maggiore ponderazione, in considerazione della pericolosità sociale del soggetto, condannato in precedenza per delitti di eccezionale crudeltà. Inoltre, la Corte ha evidenziato che l'omessa comunicazione al giudice di sorveglianza della ripresa delle attività criminali di Izzo - della quale era venuto a conoscenza il procuratore di Campobasso - ha di fatto impedito di riesaminare la posizione del detenuto ai fini di una eventuale revoca del regime premiale. Alla luce di tali considerazioni, la Corte ha concluso che vi è stata violazione dell'art. 2 CEDU, avendo lo Stato inadempiuto al dovere di diligenza che discende dalla medesima disposizione. La Corte ha ritenuto violato l'art. 2 anche sotto il profilo procedurale, non essendo stata interamente adempiuta l'obbligazione positiva dello Stato membro di stabilire le eventuali responsabilità dei suoi funzionari in questa vicenda.

    Testo integrale
    Sintesi
  • 22/12/2009
    N° ricorso: 
    58858/00

    Guiso-Gallisay in materia di criteri di calcolo dell'equa soddisfazione ex art. 41 CEDU nei casi di espropriazione indiretta. La Grande Chambre ha confermato il revirement della giurisprudenza inaugurato dalla sentenza del 21 ottobre 2008, con la quale la Corte aveva modificato il proprio orientamento in tema di calcolo del risarcimento dei danni da espropriazione indiretta finora seguito (consistente nel riconoscere alle vittime una somma pari al valore attuale del fondo espropriato aumentata del plusvalore apportato dalla costruzione delle opere), affermando che, al fine di valutare il pregiudizio subito, occorre prendere in considerazione la data a partire dalla quale gli interessati hanno avuto la certezza giuridica di aver perso i loro diritti di proprietà sul bene espropriato. Testo integrale

    Testo integrale
    Sintesi