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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di giovedì 20 novembre 2008

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
nel corso del 2009 si svolgerà il vertice annuale del G8, ospitato e presieduto dall'Italia, che avrà una responsabilità centrale nella fissazione dell'agenda e delle priorità del summit, concorrendo così in maniera significativa alla ricerca di soluzioni e approcci condivisi ai temi della governance mondiale e delle grandi questioni globali;
la necessità di costruire una governance efficace e democratica della globalizzazione, così come di offrire una risposta coordinata e complessiva alle grandi sfide transnazionali che sono di fronte a noi, era già emersa negli anni passati, in relazione a questioni diverse, dal governo dell'economia alla crisi ambientale, dal commercio internazionale ai temi dello sviluppo, della pace e della sicurezza;
oggi la grave crisi finanziaria che ha investito l'intero pianeta ha messo in evidenza la grave insufficienza dell'architettura istituzionale globale in un nuovo mondo multipolare ed interdipendente, rendendo improcrastinabile la riforma delle istituzioni, al fine di restituire loro efficacia, legittimazione e rappresentatività, garantendo il funzionamento di un multilateralismo aperto ma finalmente efficace;
in particolare, dovranno essere oggetto di riforme profonde le grandi organizzazioni internazionali che hanno competenze rilevanti nel governo delle grandi issue globali: dalle Nazioni Unite, con la riforma del Consiglio di sicurezza e il rilancio dell'Ecosoc, alla Banca mondiale, al Fondo monetario internazionale, all'Organizzazione mondiale del commercio, all'Organizzazione internazionale del lavoro o all'Organizzazione mondiale della sanità;
lo stesso formato del G8, quale forum informale di discussione e confronto tra le grandi economie del globo, deve fare i conti con l'affermarsi di nuovi attori regionali e mondiali, tra cui la Cina, l'India, il Brasile, il Messico, il Sudafrica o l'Egitto, il cui coinvolgimento a pieno titolo nella struttura del vertice appare ormai improrogabile, sia al fine di colmare un deficit di democrazia, sia per evitare un indebolimento dell'efficacia del dialogo e della cooperazione ricercata nello stesso G8;
anche l'ultima riunione dei Capi di Stato e di Governo del G20, che si è tenuta il 15 novembre 2008, è un'ulteriore riprova della necessità di coinvolgere pienamente un numero più grande di Paesi e organizzazioni regionali per affrontare in modo efficace le issue globali;
la diversa distribuzione del potere economico rende, quindi, necessario un riallineamento tra peso economico e peso politico dei vari attori sulla scena globale, tanto nei forum informali, come il G8, dove si promuove il confronto per la definizione di un'agenda condivisa, quanto nelle istituzioni multilaterali formali, in primo luogo le Nazioni Unite, legittimate ad adottare ed attuare le decisioni riguardanti l'intero pianeta;
in questo spirito, coerentemente con la politica nazionale di sostegno all'Organizzazione delle Nazioni Unite e al metodo multilaterale, la presidenza italiana del G8 può dare un importante contributo affinché dal vertice della Maddalena esca un sostegno deciso degli otto Paesi a una riforma democratica della governance mondiale, nel quadro delle Nazioni Unite, che hanno istituito alla fine del mese di ottobre 2008 una task force di alto livello, presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz, allo scopo di esaminare le questioni relative all'allargamento e ridefinizione del mandato, dei compiti e delle attribuzioni delle istituzioni di Bretton Woods;
la nuova governance economica dovrà costruire nuove regole sulla regolazione, la trasparenza e la vigilanza dei flussi finanziari da parte di autorità internazionali

e dovrà concorrere, altresì, a restituire nuova centralità all'economia reale in luogo di un'economia finanziaria a carattere prettamente speculativo;
sarà importante ridare slancio, attraverso il dialogo informale in seno al G8, ai negoziati del Doha round, in cui è indispensabile trovare un equilibrio virtuoso tra le esigenze di apertura dei mercati dei Paesi sviluppati per le merci provenienti dalle economie emergenti e dai Paesi in via di sviluppo e le richieste di maggiore trasparenza e garanzie sui nuovi mercati per beni e servizi più avanzati prodotti dai Paesi più sviluppati;
tra i temi da porre certamente in agenda, vi è l'insufficiente sviluppo economico, sociale e umano di tante aree del mondo e delle popolazioni che vi vivono: un tema che dovrà essere al centro del dibattito anche del prossimo G8, con l'impegno a perseguire con determinazione e maggiori sforzi la realizzazione degli obiettivi del millennio, gli otto traguardi essenziali in campo economico, educativo e sanitario per i Paesi più poveri che i 191 Stati membri dell'Organizzazione delle Nazioni Unite si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015;
la lotta alle diseguaglianze e un nuovo sviluppo economico e sociale dei Paesi del sud del mondo rappresentano, inoltre, una condizione sostanziale per contrastare la crescita del fondamentalismo religioso e politico e per combattere il terrorismo, che resta un problema drammaticamente aperto e che richiede, oltre ad una maggior cooperazione tra gli Stati sul piano investigativo e su quello dell'intelligence, anche una più ampia strategia politica capace di affrontare le grandi contraddizioni sociali ed economiche;
particolare rilievo in seno al vertice rivestirà, poi, il tema della lotta ai cambiamenti climatici, sia a seguito del presumibile diverso approccio della nuova amministrazione americana, sia in conseguenza dell'approssimarsi di importanti scadenze politiche internazionali, quali il vertice di Copenhagen e la scadenza del trattato di Kyoto, rispetto ai cui parametri e standard l'Italia vanta già un enorme ritardo, dovuto alla mancata adozione dei necessari provvedimenti per rispettare gli impegni assunti e rispetto ai quali si rischia di incorrere in pesanti sanzioni a livello internazionale;
altra questione strategica è certamente quella della lotta alla proliferazione nucleare, della sicurezza e del disarmo, anche in vista della conferenza di revisione del trattato di non proliferazione prevista per il 2010, che vede nel G8 un forum privilegiato per il raggiungimento di un alto grado di consenso, stante la presenza di ben quattro potenze nucleari;
su questo argomento alcuni autorevoli esponenti politici di differente estrazione hanno firmato il 24 luglio 2008 un appello pubblico bipartisan su Il Corriere della Sera, per la totale eliminazione delle armi nucleari;
collegata al tema della sicurezza è anche la questione dell'accesso all'acqua quale diritto umano fondamentale, da preservare ed assicurare, anche attraverso soluzioni di cooperazione innovativa tra Paesi e condivisione transnazionale delle risorse, al fine di prevenire conflitti nelle zone più difficili, quali il Medio Oriente o alcune regioni africane;
un nuovo tema globale, suscettibile di una forma più efficace di governance e coordinamento internazionale, è quello delle migrazioni, che oggi assume proporzioni enormi a causa delle diffuse instabilità economiche e politiche e che genera a sua volta conflitti, insicurezze e intollerabili violazioni dei diritti dell'uomo, da combattersi con l'adozione di strumenti internazionali vincolanti,

impegna il Governo:

nella definizione dell'agenda del prossimo G8 e nella conduzione della relativa presidenza, ad adottare ogni iniziativa utile a sostenere che il processo di riforma delle istituzioni di Bretton Woods avvenga nel quadro delle Nazioni Unite,

assicurando l'ampliamento della rappresentatività di tali istituzioni e della loro democraticità, nonché l'adeguamento del loro mandato al rispetto dei principi della Carta Onu, sostenendo il lavoro svolto dalla speciale task force di recente istituita a questo scopo;
a garantire l'adeguato sostegno del G8 al raggiungimento degli obiettivi del millennio e degli impegni internazionali assunti dai vari Paesi membri, a partire dall'Italia, in tema di destinazione di una quota di prodotto interno lordo all'aiuto pubblico allo sviluppo e alla lotta contro le pandemie, impegni che sono incoerenti con il drastico taglio di risorse effettuato dal nostro Paese alla cooperazione allo sviluppo e che hanno messo in discussione la credibilità e l'affidabilità dell'Italia quale donatore, specie in vista della prossima presidenza del G8;
ad intraprendere un'azione coordinata in campo ambientale, che da un lato metta al più presto l'Italia nelle condizioni di colmare i gravissimi ritardi fin qui accumulati rispetto alla piena attuazione dell'accordo di Kyoto, dall'altro faciliti il raggiungimento di un nuovo accordo globale che impegni anche le economie emergenti ad una significativa riduzione dei gas ad effetto serra e che, promuovendo la competitività internazionale del sistema produttivo europeo, consenta, altresì, di inaugurare un nuovo corso anche in tema di trasferimento tecnologico per l'efficienza energetica e lo sviluppo di fonti di energia pulita;
ad adottare ogni iniziativa utile affinché i membri del G8 assumano l'impegno, in occasione della conferenza di revisione del trattato di non proliferazione prevista per il 2010, di rilanciare la messa al bando di ogni tipo di esplosioni nucleari sperimentali, lo sblocco dei negoziati sul disarmo di Ginevra e la creazione di ampie zone denuclearizzate nelle aree di crisi a partire dal Medio Oriente, così come era stato richiesto anche nell'appello unanime sottoscritto nel mese di luglio 2008;
a far emergere, nell'agenda delle discussioni del G8 e negli impegni finali, l'attenzione al tema dell'accesso alle risorse idriche e della ricerca di forme condivise e transnazionali di gestione delle stesse, sul modello sperimentato in Europa con la creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio, per il raggiungimento di una gestione comune e non conflittuale delle risorse idriche;
a ricercare, in seno al G8, un rinnovato sostegno al processo di ratifica della «Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie», adottata nel 1990, entrata in vigore nel 2003 e ratificata ad oggi solo da 37 Stati, volta a garantire l'accesso a livelli minimi di tutela e il riconoscimento dei diritti umani fondamentali, quale prima risposta ad un approccio globale e coordinato al tema delle grandi migrazioni.
(1-00065)
«Fassino, Soro, Sereni, Bressa, Maran, Villecco Calipari, Gozi, Merloni, Barbi, Colombo, Corsini, D'Alema, Fedi, Narducci, Arturo Mario Luigi Parisi, Pistelli, Porta, Rigoni, Tempestini, Vernetti».

Risoluzioni in Commissione:

Le Commissioni I e II,
premesso che:
esaminata la risoluzione del Parlamento europeo del 25 settembre 2008 sul dibattito annuale sui progressi compiuti nel 2007 nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articoli 2 e 39 del Trattato UE) (doc. XII, n. 154);
tenuto conto dei pareri espressi sull'atto in esame dalle Commissioni Esteri e Politiche dell'Unione europea;
rilevato che la risoluzione in esame evidenzia lo stato insoddisfacente del processo di attuazione del programma dell'Afa per il 2007, come peraltro già sottolineato

nelle conclusioni presentate dalla Commissione nello scorso luglio, in larga parte attribuibile agli ostacoli e alle resistenze delle amministrazioni degli Stati membri;
condivisa la scelta del Parlamento europeo di coinvolgere i Parlamenti nazionali e, per il loro tramite, le opinioni pubbliche degli Stati membri sul processo di attuazione del programma dell'Afa al fine di concorrere al superamento degli ostacoli e delle resistenze sinora registrate in ordine al consolidamento di uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia;
ritenuto che solo attraverso il diretto coinvolgimento dei Parlamenti nazionali sia possibile pervenire ad una effettiva cooperazione tra gli Stati membri in materie, come quelle relative alla libertà, sicurezza e giustizia, che incidono sugli stessi assetti costituzionali interni, i quali peraltro in materia di giustizia non appaiono essere ancora tra loro omogenei;
apprezzato lo sforzo del Parlamento europeo di non rinunciare ad esercitare una funzione di sollecitazione alle altre istituzioni comunitarie affinché lavorino alacremente al fine di garantire un più soddisfacente livello di attuazione del programma dell'Afa, senza attendere l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona che pure potrà assicurare, in questa materia, notevoli progressi;
considerato che a tal fine la risoluzione indica una serie di priorità su cui richiama l'attenzione dei Parlamenti nazionali e delle altre autorità degli Stati membri, oltre che delle istituzioni comunitarie;
tenuto conto della necessità che il controllo dell'immigrazione assuma una dimensione comunitaria evitando che a farsene carico debbano essere i paesi europei di frontiera;
ritenuto in proposito necessario sviluppare un intenso dialogo con i paesi di origine e di transito dei movimenti migratori al fine di realizzare a livello comunitario con essi politiche di cooperazione finalizzate al controllo delle frontiere;

impegnano il Governo:

ad adoperarsi affinchè si prosegua lungo la strada intrapresa del più ampio coinvolgimento dei Parlamenti nazionali attraverso una stretta interlocuzione con il Parlamento europeo nella individuazione delle priorità da perseguire con riferimento al periodo 2010-2014 e, a tale fine, a garantire che in futuro si riservino ai Parlamenti nazionali tempi congrui per l'esame delle risoluzioni annuali sui progressi compiuti dall'Unione europea nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, attesa la rilevanza e delicatezza delle materie in questione;
ad adoperarsi affinchè si adottino tutte le iniziative idonee a procedere per il completamento dell'assetto della disciplina al fine di definire, a livello dell'Unione, un quadro compiuto ed organico di misure ed interventi idonei a garantire l'integrale attuazione del programma dell'Afa, senza attendere, in tutti i casi in cui ciò risulti possibile, l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, fermo restando che spetterà comunque al nuovo Parlamento e al Consiglio europeo adottare il programma finale;
ad adoperarsi affinchè si attribuisca carattere prioritario alle iniziative volte a rafforzare il dialogo e la collaborazione tra gli Stati membri, oltre che, sul piano amministrativo, lo scambio di informazioni tra le competenti autorità per quanto concerne l'individuazione e l'utilizzo degli strumenti che risultino più idonei a garantire una maggiore efficienza nell'intervento contro i fenomeni criminali e di terrorismo. A tal fine si segnala in particolare l'esigenza della promozione di una interconnessione dei casellari giudiziari; di un aggiornamento dello Statuto di Europol, Eurojust e della rete giudiziaria europea, delle misure dirette alla protezione delle frontiere, a partire dal pieno utilizzo di SIS II e dal rafforzamento dell'Agenzia europea per la gestione della

cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex);
ad adoperarsi affinchè si assegni, contestualmente, la massima importanza alle iniziative volte a garantire una piena tutela dei diritti degli individui vittime dei crimini e del terrorismo e si proceda con la massima tempestività nella definizione di una disciplina tendenzialmente uniforme in materia di asilo e di immigrazione legale ed illegale;
ad adoperarsi affinchè si adottino le opportune iniziative volte a sviluppare un intenso dialogo con i paesi di origine e di transito dei movimenti migratori al fine di realizzare con essi politiche di cooperazione a livello comunitario finalizzate al controllo delle frontiere;
ad adoperarsi affinchè si realizzi il più ampio coinvolgimento dei Parlamenti nazionali attraverso una stretta interlocuzione con il Parlamento europeo nella individuazione degli strumenti di cooperazione giudiziaria tra gli Stati membri.
(7-00084) «Bertolini, Paniz».

La VII Commissione,
premesso che:
la legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria per il 2007) ha previsto, a partire dal 1o gennaio 2007, la soppressione degli Istituti regionali di ricerca educativa e dell'istituto nazionale di documentazione innovazione ricerca educativa (con sede a Firenze) e contestualmente, all'articolo 1 comma 610, ha previsto la nascita dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica (Ansas), con sede a Firenze, con la funzione di documentazione, ricerca educativa, formazione soprattutto on line e la gestione dei progetti europei;
in seguito a tale intervento, dal 1o gennaio 2007, vengono soppressi tutti i consigli di amministrazione degli IRRE e dell'INDIRE e che nello stesso periodo sono nominati (per la durata di sei mesi) tre commissari straordinari, Galli, Grassi e Boschetti per gestire la fase di transizione sino alla costituzione definitiva dell'Agenzia ma che hanno avuto, nel mese di giugno 2008, la proroga per la quarta volta, anche con notevole aggravio economico a carico dello Stato;
l'accordo Aran-Sindacati del luglio 2007 assegna l'Agenzia al comparto della ricerca, vigilata dal Ministero della pubblica istruzione e la costituzione della suddetta Agenzia, così come previsto dalla succitata legge finanziaria del 2007, doveva realizzarsi attraverso l'emanazione di un regolamento, nel quale si dovevano prevedere le funzioni degli organismi di gestione e di indirizzo e l'organico proprio dell'Agenzia, con le modalità di assunzione che avrebbero dovuto riguardare in prima applicazione esclusivamente i lavoratori attualmente operanti negli ex Irre e nell'ex Indire;
esiste al momento una bozza di regolamento, presentata ai sindacati dal precedente Governo nel febbraio 2008, messa poi da parte con l'avvicinarsi delle elezioni anticipate;
inoltre i lavoratori attualmente in servizio presso l'Agenzia sono complessivamente circa 487 così suddivisi: alle ex INDIRE 98 lavoratori con contratto di collaborazione sino al 31 dicembre 2008; 22 comandati prevalentemente dalla scuola, 54 dipendenti con contratto a tempo determinato; agli ex IRRE 313 unità, tutti comandati dalla scuola. L'Agenzia quindi non comprende nessun lavoratore di ruolo;
l'atto di indirizzo n. 9690 che il Ministro Gelmini ha emanato in data 15 settembre 2008, individua le priorità necessarie ad orientare l'attività dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, quale soggetto promotore di ricerca educativa e di innovazione didattica nell'ambito del sistema scolastico;
è necessario consentire lo svolgimento, nella sua pienezza, dei fondamentali

compiti riservati all'ANSAS, già ampiamente rappresentati nel menzionato atto di indirizzo,

impegna il Governo:

a riconoscere le importanti funzioni attribuite all'Agenzia nella finanziaria del 2007;
ad emanare, entro l'anno 2008, il sopra citato regolamento e di conseguenza dare avvio formale all'Agenzia, dotandola degli organismi previsti e dell'organico necessario;
ad emanare i provvedimenti che garantiscano la continuazione del rapporto di lavoro, sino all'espletamento delle procedure di costituzione dell'organico dell'Agenzia, del numeroso personale con contratto di collaborazione in scadenza il prossimo 31 dicembre 2008, anche al fine di evitare la paralisi dell'attività svolta dall'Agenzia.
(7-00081)
«De Pasquale, De Torre, Coscia, Ghizzoni, Nicolais, Antonino Russo, Ginefra, Zazzera, De Biasi, Capitanio Santolini, Rossa, Pes, Mazzarella, Levi».

La VIII Commissione,
premesso che:
il 1o gennaio 2009 entra in vigore la nuova disciplina delle autorizzazioni paesaggistiche prevista dall'articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante codice dei beni culturali e del paesaggio, come modificato dal decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63, e dal decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129;
l'autorizzazione paesaggistica è un provvedimento fondamentale ai fini dell'edificazione del territorio comunale in quanto, a monte del permesso di costruire, consente la realizzazione di interventi edificatori in zona di bene paesaggistico (vincolo);
attualmente, la normativa vigente prevede il rilascio dell'autorizzazione da parte dell'ente locale, entro 60 giorni, e il controllo successivo, nel termine di ulteriori 60 giorni, da parte della sovrintendenza, che può annullare l'autorizzazione rilasciata;
secondo la nuova disciplina, le competenze sull'autorizzazione paesaggistica tornano ad essere assegnate alla sovrintendenza, che esprime un parere vincolante su tutte le istruttorie, oltrepassando le decisioni dell'ente locale;
fino all'approvazione dei piani paesaggistici il parere vincolante della soprintendenza è soggetto esclusivamente alle prescrizioni degli atti di imposizione dei vincoli, che spesso non contengono prescrizioni precise, e pertanto il parere della soprintendenza, spesso, è basato su parametri discrezionali;
la nuova disciplina attua una nuova centralizzazione, riassegnando ad un organo statale materie precedentemente decentrate agli enti locali, introducendo un clamoroso ritorno al passato, al periodo anteriore perfino alla prima operazione di decentramento amministrativo operata nel 1977 con il decreto del Presidente della Repubblica n. 616;
infatti, il decreto del Presidente della Repubblica 616/77 ha attuato il primo grande intervento di decentramento, modificando l'articolo 7, comma 2, della legge n. 1497 del 1939 e introducendo il sistema di autorizzazione a due fasi, nel quale alla regione o all'ente subdelegato spetta l'autorizzazione (prima fase) e alla soprintendenza spetta solo il potere di annullare, entro 60 giorni dal ricevimento della documentazione, l'autorizzazione rilasciata;
entro il 31 dicembre 2008, le Regioni dovranno verificare la sussistenza nei soggetti delegati (province, parchi, forme associative e di cooperazione fra enti locali, comuni) dei requisiti di competenza tecnico-scientifica e di organizzazione differenziata tra attività di tutela paesaggistica

e di esercizio delle funzioni amministrative in materia urbanistico-edilizia, come stabiliti dall'articolo 146 comma 6 del codice;
il nuovo regime autorizzatorio provoca un allungamento dei tempi istruttori e comporta una serie di gravosi adempimenti a carico degli enti locali, che devono costituire nuove strutture tecniche e attribuire responsabilità istruttorie differenziate;
la situazione si presenta critica non solo per i piccolissimi comuni ma anche per i comuni con popolazione sino a 10.000 abitanti nonché per un numero consistente di province che si trovano sprovviste di idonee strutture amministrative e organizzative; tali criticità spingono gli enti locali a rinunciare all'esercizio della delega paesaggistica;
qualora gli enti locali non fossero in possesso dei requisiti stabiliti dall'articolo 146, comma 6, del codice, l'ipotesi di accentrare alle regioni il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche contrasta con l'applicazione del principio di sussidiarietà, rassegnando alle regioni competenze paesaggistiche già attribuite agli enti locali;
appare opportuna una sostanziale modifica del testo dell'articolo 146 del codice, volta a definire una procedura autorizzativa che attribuisca ai diversi enti un distinto ruolo decisionale e di controllo e riduca contestualmente i tempi per il rilascio delle autorizzazioni, prevedendo fondamentalmente le seguenti due fasi:
a) il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica da parte dell'ente locale;
b) la possibilità di controllo/annullamento da parte delle soprintendenze;
nell'immediato, in attesa di una complessiva modifica del codice, si ritiene necessario disporre una proroga del termine dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni, almeno sino al 31 dicembre 2009, termine questo ultimo previsto dall'articolo 156 del codice ai fini dell'adeguamento dei piani paesaggistici da parte delle regioni, anche tenuto conto dell'opportunità di uniformare i due termini,

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte a differire nell'immediato, per un periodo di almeno un anno, l'entrata in vigore della nuova disciplina delle autorizzazioni paesaggistiche prevista dall'articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in attesa di una complessiva modifica dell'articolo 146 medesimo diretta a restituire agli enti locali le competenze in materia di rilascio dell'autorizzazione paesaggistica.
(7-00079)
«Alessandri, Gidoni, Lanzarin, Bonino, Torazzi, Chiappori, Nicola Molteni, Volpi, Forcolin, Grimoldi, Montagnoli, Maccanti, Callegari, Goisis, Pini, Pirovano, Consiglio, Salvini, Guido Dussin, Dozzo, Fedriga, Follegot, Buonanno, Pastore, Rainieri, Dal Lago, Luciano Dussin, Munerato, Lussana, Rivolta, Negro, Crosio, Vanalli, Comaroli, Simonetti».

La VIII Commissione,
premesso che:
a seguito delle eccezionali precipitazioni del 26 e 27 settembre 2007 che hanno colpito parte del territorio della regione Veneto ed in particolare le province di Venezia, Padova e Treviso, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3621 del 18 ottobre 2007, il segretario regionale ai lavori pubblici, ingegner Mariano Carraro è stato nominato Commissario delegato per l'emergenza;
gli eccezionali eventi meteorologici hanno determinato interruzioni della viabilità stradale e danneggiamenti alle infrastrutture ed hanno causato, altresì, fenomeni di dissesto idraulico, idrico, ambientale e igienico-sanitario, nonchè

l'inondazione di alcune porzioni di centri abitati, nel comune di Venezia e in altri comuni viciniori, creando situazioni di pericolo per tutta la fascia costiera centro-meridionale del Veneto compresa tra la zona del Piovese nel Padovano, il Veneziano centrale e il basso Trevigiano e portando alla crisi il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche;
tale evento meteorologico ha fatto seguito ad un altro fenomeno di analoga consistenza che aveva interessato la stessa area a distanza di un solo anno, precisamente nei giorni compresi tra il 14 ed 17 settembre 2006, causando disagi e problemi similari;
l'attività del Commissario è stata indirizzata sia sui primi interventi necessari a far fronte alla situazione di emergenza e alla quantificazione e liquidazione dei danni, sia sugli interventi di prevenzione dei rischi idraulici e idrogeologici volti a scongiurare o ridurre la probabilità che in futuro si verifichino situazioni di allagamento dovute alla crisi della rete di gestione del sistema idrico;
il Commissario ha proceduto all'approvazione dei progetti per gli interventi urgenti e indifferibili secondo le norme acceleratorie previste dall'Ordinanza;
per far fronte ai relativi oneri, l'articolo 6 dell'Ordinanza ha previsto lo stanziamento fino all'importo di 5 milioni di euro a titolo di anticipazione da porre a carico del Fondo della protezione civile;
inoltre, per la realizzazione degli interventi previsti dall'Ordinanza si prevede di utilizzare le risorse rese disponibili dal Fondo della protezione civile in relazione alle disponibilità attribuite dalla Legge Finanziaria per l'anno in corso, da una parte delle risorse destinate alla Legge speciale per Venezia, nonché da ulteriori riserve di competenze comunitaria, nazionale, regionale e locale, da versare in un'apposita Contabilità Speciale aperta presso la Banca d'Italia;
peraltro, l'articolo 1, comma 3, lettera e), dell'Ordinanza, per far fronte all'eccezionale emergenza, prevede la predisposizione da parte del Commissario di uno studio di fattibilità per l'istituzione di un contributo aggiuntivo sul prezzo del biglietto di trasporto ferroviario per l'ingresso nella città di Venezia, i cui proventi saranno utilizzati per la realizzazione degli interventi di cui alla presente ordinanza;
in particolare, nell'incontro che ha avuto luogo a seguito alla nomina del Commissario, di fronte al sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, al prefetto Guido Nardone e agli assessori regionali Giancarlo Conta e Elena Donazzan, il capo del dipartimento della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, ha evidenziato il grande impegno della Protezione civile non solo nel momento dell'emergenza, ma anche nell'impegno per la nomina immediata del Commissario e nel reperimento di fondi per l'emergenza allagamenti. A tal proposito, Bertolaso ha annunciato la disponibilità a breve di ulteriori 5 milioni di euro, oltre a quelli stanziati dall'Ordinanza, nonché la richiesta di ulteriori 10 milioni di euro da inserire nella Finanziaria, allora, in corso di approvazione;
da quanto emerge dalle comunicazioni del sindaco del comune di Venezia, sono giunti sul territorio Veneto solo una parte delle risorse promesse, in quanto mancano ancora 7,5 milioni di euro, di cui 2,5 dalla citata ordinanza 3620 del 2007;
il comune di Venezia, tra bilancio 2008, assestamento 2008 e bilancio di previsione 2009, ha messo a disposizione 5,6 milioni di euro ad integrazione dei fondi commissariali;
in mancanza dei fondi statali, il Commissario non potrà procedere all'attività di liquidazione dei contributi, lasciando senza contributo circa un terzo dei richiedenti, per quanto concerne il comune di Venezia,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di stanziare nell'ambito di un opportuno provvedimento

legislativo le risorse indicate nella premessa, indispensabili per il proseguimento delle attività di liquidazione dei danni del Commissario delegato e ad illustrare al Parlamento lo stato di attuazione degli interventi di liquidazione dei danni.
(7-00083)
«Guido Dussin, Callegari, Forcolin, Lanzarin».

La XIII Commissione,
premesso che:
l'olivicoltura nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia e in Calabria, ha raccolto la sfida dei mercati internazionali, puntando sulla qualità del prodotto olio extravergine di oliva, attraverso un notevole sforzo finanziario con investimenti da parte delle aziende agricole meridionali;
la grave crisi del comparto olivicolo-oleario sta determinando una situazione ormai insostenibile per le aziende pugliesi, calabresi, e del Mezzogiorno a causa del continuo ribasso delle quotazioni del prezzo dell'olio extravergine e anche a seguito della siccità straordinaria che negli ultimi mesi ha interessato l'intero territorio. Tale crisi sta producendo ricadute pesantissime sulle economie locali e sull'occupazione;
lo scenario per l'olivicoltura ha raggiunto livelli estremamente preoccupanti; produrre olio d'oliva, con prezzi sempre più bassi (meno 30 per cento rispetto allo scorso anno) e costi produttivi e oneri sociali a livelli vertiginosi (con aumenti di oltre il 50 per cento) non è più redditizio. Moltissimi agricoltori oggi producono in perdita con l'aggravante di competere su mercati dove, oltretutto, si registrano frodi e contraffazioni;
in poche settimane, in Puglia e in Calabria, il prezzo dell'olio è sceso di ulteriori 40 centesimi, sfiorando i 2,7 euro al chilo; ancora più drammatico il costo delle olive sceso fino a toccare i 30 centesimi di euro al chilogrammo. Si tratta del crollo del 17 per cento del prezzo dell'extravergine di oliva a pochi giorni dall'inizio della campagna olivicolo-olearia;
è improcrastinabile, quindi, il monitoraggio di fenomeni che rischiano di annientare l'olivicoltura pugliese e calabrese, visto la presenza di olio extravergine di oliva sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, a prezzi assolutamente non plausibili;
a rendere la situazione ancora più preoccupante è anche l'aumento di oltre il 30 per cento delle importazioni di prodotti comunitari ed extracomunitari con contestuale diminuzione delle esportazioni;
le organizzazioni professionali agricole, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e LegaCoop e Confcooperative, unitamente alle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, hanno sottoscritto una piattaforma unitaria e hanno chiesto un incontro urgente con il Ministro Zaia al fine di dare attuazione a misure efficaci e immediate;
il comparto olivicolo-oleario, alla stregua di quello latterio-caseario, non può non fruire degli interventi similari a quelli adottati per la crisi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano;
la necessità di provvedimenti urgenti di questo genere nel comparto olivicolo-oleario si è fatta impellente: negli ultimi dodici mesi, infatti sei famiglie italiane su dieci, a causa della crisi economica e della erosione del potere di acquisto, hanno ridotto i consumi di pane, frutta, verdura e olio di oliva, nel primo semestre 2008, si è avuta una caduta dei consumi dei prodotti legati alla dieta mediterranea superiore al 2,5 per cento, in particolare per l'olio di oliva si è registrato un calo del 5 per cento;
tale flessione ha avuto riflessi sugli olivicoltori, i quali hanno dovuto scontare, nel medesimo periodo, la forte crescita dei costi produttivi e degli oneri sociali e la contestuale diminuzione della redditività d'impresa;

tra il Ministro delle politiche agricole e gli Assessori regionali all'agricoltura di Puglia e Calabria si è avviata una interlocuzione per individuare misure adeguate a fronteggiare la grave crisi del comparto,

impegna il Governo:

ad attivare misure quali il pagamento immediato da parte della AGEA degli aiuti comunitari;
a ritirare dal mercato 300 mila quintali di olio extravergine di oliva da destinare agli aiuti alimentari per le famiglie indigenti;
ad attivare le misure previste dalla legge n. 102 del 2004, sulle calamità naturali, nonché ad adottare un provvedimento straordinario che preveda la riduzione dei contributi previdenziali e lo slittamento delle scadenze fiscali e creditizie;
ad applicare il decreto 9 ottobre 2007 sull'obbligo dell'indicazione in etichetta dell'origine dell'olio extravergine e delle olive e a realizzare i relativi controlli nelle diverse fasi della distribuzione;
a istituire, attivando tutti gli enti preposti, un tavolo di coordinamento permanente per i controlli sulle sofisticazioni e sulle frodi e per il monitoraggio sulla legittimità delle importazioni di olio;
a istituire una sede di confronto nazionale e regionale con i soggetti della distribuzione per individuare strategie condivise di rilancio del settore.
(7-00080)
«Oliverio, Servodio, Zucchi, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Lusetti, Marrocu, Mario Pepe (PD), Sani, Trappolino, Minniti, Bellanova, Boccia, Bordo, Capano, Concia, Gaglione, Ginefra, Grassi, Losacco, Ria, Vico, Lo Moro, Laganà Fortugno, Cesare Marini, Laratta, Villecco Calipari».

La XIII Commissione,
premesso che:
la grave situazione economico-finanziaria delle aziende agricole sarde conseguenza dei provvedimenti legislativi della Regione Sardegna dichiarati incompatibili dalla Commissione europea rischia di compromettere definitivamente il sistema agricolo sardo;
con la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 23 febbraio 2006, a seguito di un lungo contenzioso avviato dalla Commissione europea già nel 1997, con la decisione 97/612/CE del 16 aprile 1997, sono stati dichiarati incompatibili con il mercato comune gli aiuti concessi dalla Regione Sardegna a diversi settori agricoli, sotto forma di concorso negli interessi, in applicazione della legge regionale n. 44 del 1988 e di quattro delibere della Giunta regionale adottate dal 1988 al 1992;
in conseguenza di tale decisione, sono state applicate da parte degli istituti bancari misure di recupero dei finanziamenti che si sono rivelate insostenibili per le aziende interessate, determinando una situazione di vera e propria emergenza socio-economica, con la messa all'asta di numerose aziende e il rischio della scomparsa di un fondamentale settore produttivo della Regione Sardegna;
di fronte a questa situazione, nella scorsa legislatura sono state assunte, con il più ampio consenso di tutti i gruppi parlamentari, numerose iniziative, tra le quali si ricordano, in particolare, la risoluzione n. 8-00092 approvata dalla Commissione agricoltura della Camera e l'avvio, da parte della stessa Commissione, di un'indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria del comparto agricolo, con particolare riferimento alla situazione della Regione Sardegna;
tali iniziative sono culminate con l'approvazione di una norma nell'ambito della legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 2, comma 126) che prevede che: «Ai fini della ristrutturazione

dei debiti degli imprenditori agricoli della Regione Sardegna verso gli istituti finanziari che, ai sensi della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, hanno concesso agli imprenditori medesimi finanziamenti su cui sono stati autorizzati i concorsi negli interessi dichiarati illegittimi ai sensi della decisione 97/612/CE della Commissione, del 16 aprile 1997, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è istituita una commissione di tre esperti, di cui uno designato dal Ministro dell'economia e delle finanze, uno dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ed uno dalla Regione Sardegna. La commissione presenta al Presidente del Consiglio dei ministri le proposte per la ristrutturazione dei predetti debiti entro il 31 luglio 2008, nel rispetto delle disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato. Fino a tale data sono sospesi i giudizi pendenti, le procedure di riscossione e recupero, nonché le esecuzioni forzose relative ai suddetti mutui risultanti alla data di entrata in vigore della presente legge»;
la sospensione delle procedure di recupero e delle esecuzioni forzose in danno delle aziende interessate ha sinora consentito di evitare conseguenze irreversibili per l'agricoltura sarda, ma il termine di tale sospensione è scaduto il 31 luglio 2008;
è invece mancata l'attuazione della parte della norma diretta a individuare le soluzioni per la ristrutturazione dei predetti debiti, in quanto non è stata ancora nominata la commissione di tre esperti alla quale era stato affidato il compito di formulare proposte in merito;
per scongiurare il riaprirsi della crisi, con la ripresa delle procedure esecutive, e per consentire la messa a punto degli interventi diretti alla definitiva soluzione della vicenda, si rende pertanto necessario prorogare il termine per la formulazione delle proposte da parte della citata commissione di esperti e, al tempo stesso, prorogare la sospensione dei giudizi pendenti, delle procedure di riscossione e recupero e delle esecuzioni forzose relative ai suddetti mutui;
per evitare che le imprese suddette vengano escluse dalla partecipazione dei bandi ad evidenza pubblica per l'utilizzo dei fondi comunitari e il conseguente utilizzo delle stesse risorse finanziarie,

impegna il Governo

ad adottare tutte le iniziative necessarie per:
1) procedere, con l'urgenza che le circostanze impongono, alla nomina della commissione di esperti prevista dall'articolo 2, comma 126, della legge n. 244 del 2007;
2) procedere a una proroga, almeno fino al 31 luglio 2009, del termine previsto dalla medesima disposizione;
3) valutare, contestualmente con l'avvio dei lavori della commissione di cui sopra, le possibili e opportune iniziative, da concordare con la Regione Sardegna, che possano consentire alle suddette aziende agricole l'utilizzo delle risorse finanziarie attivabili attraverso i programmi comunitari.
(7-00082) «Paolo Russo, Pili, Marrocu».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il centro dei servizi per il volontariato di Modena ha erogato 8.550 euro a favore degli amici di Beppe Grillo, per un progetto che «intende offrire occasioni di

incontro rivolte ai cittadini per fornire informazioni su tematiche ambientali, etiche e partecipative per migliorare la propria vita e la società in cui si vive»;
gli amici di Beppe Grillo di Modena stanno divulgando un volantino da cui si evince che si costituiranno in una lista civica che correrà alle prossime amministrative -:
se i fatti citati corrispondano al vero;
se e quali iniziative intenda assumere per il tramite del rappresentante governativo nel Comitato di gestione del fondo, qualora tale impiego di risorse risulti non conforme alla normativa sul volontariato.
(2-00230)«Barbieri».

Interrogazione a risposta orale:

CERA e GALLETTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 4 marzo 2005, in Sant'Egidio alla Vibrata (Teramo), fu inaugurata la sede della Teramo Innovazione Spa, società a capitale e gestione interamente pubblica promossa dalla Regione Abruzzo e partecipata dal Consorzio Industriale della Provincia di Teramo e dal Parco Scientifico e Tecnologico d'Abruzzo;
gli scopi iniziali della Teramo Innovazioni Spa erano quelli di stabilizzare il personale in precedenza in lavori socialmente utili e già impegnati negli enti locali della Val Vibrata, nei restanti enti della Provincia di Teramo e d'Abruzzo, man mano che la società stessa fosse riuscita ad acquisire incarichi e commesse sia con l'affidamento diretto di servizi pubblici in house da parte di enti locali sia con l'aggiudicazione di gare pubbliche;
nella legge finanziaria d'Abruzzo del 2005 (legge regionale n. 15 del 2004) si prevedevano interventi per la stabilizzazione dei lavoratori ex LSU e LSU, stanziando inizialmente 3 milioni di euro (poi diventati 2 milioni con la legge regionale n. 41 del 2004);
il 12 dicembre 2007 il Governo, nella persona del sottosegretario di Stato al lavoro, onorevole Rosa Rinaldi, stipula una convenzione con la Regione Abruzzo, rappresentata dall'ex Assessore al lavoro Fernando Fabbiani, individuando a carico del fondo per l'occupazione la somma di euro 500.000,00 (cinquecentomila/00) per attivare misure volte a sostenere lavoratori in condizioni di precarietà e/o disoccupati, impegnando, inoltre ad utilizzare le risorse attribuite per le politiche attive del lavoro finalizzate, alla ricollocazione o al sostegno delle situazioni di maggiore difficoltà occupazionale;
nonostante gli incentivi economici messi a disposizione dalla Regione Abruzzo, del valore di euro 38.000,00 per cadauno dei lavoratori interessati, le difficoltà incontrate a tutt'oggi sono riconducibili esclusivamente al reperimento delle risorse economiche necessarie;
recentemente gli accordi raggiunti tra Governo e le Regioni Campania e Calabria per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili hanno visto concedere il finanziamento, da parte del Ministero del lavoro, di risorse economiche tali da garantire un incentivo pari a euro 60.000,00 cadauno;
vista, anche la situazione economica e finanziaria internazionale e nazionale, si teme che la non ancora attuata stabilizzazione dei lavoratori ex LSU e LSU e lo stato di precarietà in cui vivono da anni, e che si riversa nella maggior parte dei casi, anche in ambito familiare e sociale, possa con il tempo acuirsi ancor di più -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti suddetti e se intenda intervenire, anche con nuove convenzioni e/o strumenti straordinari, per favorire la stabilizzazione dei lavoratori ex LSU e LSU della Val Vibrata, della Provincia di Teramo e d'Abruzzo, almeno come si è fatto di recente nelle Regioni citate in premessa;

se il Governo intenda aprire, con le rappresentanze dei lavoratori, la Regione Abruzzo e gli altri soggetti coinvolti, un tavolo di confronto al fine di individuare le soluzioni più appropriate alla soluzione del problema.
(3-00243)

Interrogazione a risposta in Commissione:

MECACCI, BERNARDINI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, ZAMPARUTTI e FARINA COSCIONI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
il 13 giugno del 2006 la Corte di giustizia delle Comunità europee ha ritenuto che la normativa italiana (ed in specie la legge Vassalli del 1988, n. 117) fosse incompatibile con il diritto comunitario nella parte in cui non consente di affermare la responsabilità dello Stato per danni arrecati ai singoli e derivanti da una cattiva interpretazione del diritto comunitario operata da un giudice di ultima istanza;
il dispositivo della Sentenza della Grande Sezione, in causa C-173/03, così recita: «47. [...] Il diritto comunitario osta ad una legislazione nazionale che escluda, in maniera generale, la responsabilità dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un'interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale. Il diritto comunitario osta altresì ad una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilità dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente, quale precisata ai punti 53-56 della sentenza 30 settembre 2003, causa C-224/01, Köbler»;
la legge sulla responsabilità civile dei magistrati (legge Vassalli) veniva approvata a seguito della vittoria dei SI in occasione del cosiddetto «Referendum Tortora», finalizzato proprio ad introdurre nel nostro ordinamento ipotesi di responsabilità civile dei magistrati;
l'intervento normativo che a seguito del referendum - nell'intento di adeguare il nostro ordinamento al voto popolare - veniva posto in essere;
si concretizzava nella predisposizione di una normativa giudicata dalla quasi totalità dei commentatori eccessivamente restrittiva e di conseguenza ineffettiva, oltre che pressoché inapplicabile;
ora, a seguito della sentenza della Corte di Lussemburgo, la norma italiana viene ad essere censurata (potendo al limite essere addirittura disapplicata dallo stesso giudice interno) divenendo necessario un intervento normativo per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi derivanti dal diritto comunitario;
secondo quanto stabilito dalla Corte già in anni passati, ogniqualvolta sia ravvisabile una responsabilità dei magistrati interni per cattiva interpretazione e conseguente cattiva applicazione del diritto comunitario, secondo i cogenti principi del diritto comunitario, viene a determinarsi una responsabilità civile (dello Stato e di chi ha agito per esso) nei confronti del cittadino danneggiato da tale cattiva applicazione del diritto;
allo stato appare dunque immediatamente necessario un intervento legislativo quantomeno nei limiti individuati dalla importante pronuncia dei giudici comunitari - nell'occasione si è addirittura pronunciata la «Grande sezione» della Corte di giustizia, ovvero la formazione giudicante più importante prevista nel sistema giurisdizionale comunitario;

una eventuale ulteriore inerzia determinerebbe una chiara responsabilità dello Stato italiano e del Governo per inadempimento e violazione del diritto comunitario sanzionabile anche attraverso il rimedio del ricorso per inadempimento ex articolo 226 TCE;
risulta dunque necessario un intervento del Governo, cui incombe il dovere di garantire (adeguamento del diritto interno al diritto CE (articolo 10 della legge 11/2005) e del legislatore a garanzia della coerenza del nostro ordinamento e della certezza del diritto e soprattutto del rispetto degli obblighi comunitari (il cui rispetto è divenuto, col nuovo articolo 117 comma 1 della Costituzione, un obbligo anche costituzionalmente sancito);
va inoltre precisato come un eventuale intervento dovrebbe spingersi al di là di quanto strettamente ritenuto necessario dalla CGCE in quanto altrimenti si determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento tra situazioni comunque assimilabili a quelle prese in considerazione dai giudici comunitari; ciò in quanto applicandosi la pronuncia solo ad ipotesi connesse a casi di cattiva interpretazione ed applicazione del diritto comunitario rimarrebbero senza tutela i soggetti coinvolti in situazioni concernenti l'applicazione di altre norme interne in materia civile, penale ed amministrativa;
è probabilmente giunto il momento di una revisione dell'intero impianto della legge Vassalli, in tal modo recuperando, dopo 20 anni, anche grazie all'intervento dei giudici di Lussemburgo, lo spirito del voto referendario -:
cosa il Governo voglia fare per, da un lato, ricondurre l'ordinamento interno in linea con gli obblighi comunitari e dall'altro riportare a coerenza l'intero sistema per quanto concerne le ipotesi non direttamente coinvolte dalla pronuncia della Corte di giustizia promovendo al contempo una riflessione più vasta circa la riforma della intera disciplina riguardante la materia della cosiddetta responsabilità civile dei magistrati.
(5-00638)

Interrogazioni a risposta scritta:

RONDINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nel 2009 si disputeranno i Campionati mondiali di Baseball, la cui organizzazione coinvolge diversi paesi europei e in particolare l'Italia, che ricoprirà il ruolo principale ospitando metà delle gare della seconda fase (28 partite), la totalità delle gare della terza fase (16 partite) e la fase finale (4 partite tra cui quella per il primo posto);
il Comitato promotore Italia 2009 Baseball World Cup è composto dai Ministri degli affari esteri, della difesa, dell'ambiente, nonché dal Sindaco di Roma e dai Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio, onorevole Letta e onorevole Crimi;
le gare della seconda fase dei Campionati saranno ospitate da impianti sportivi collocati nell'area settentrionale del territorio italiano, e in particolare vi saranno candidate le città di Bollate (Milano), Bologna, Firenze, Godo (Ravenna), Macerata, Milano, Modena, Novara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Ronchi dei Legionari (Gorizia), San Marino (Repubblica di San Marino), Torino, Verona e Vicenza;
le gare della terza fase e delle fasi finali, più prestigiose, saranno invece ospitate da impianti sportivi collocati nell'area centrale e meridionale del territorio nazionale, e in particolare vi saranno candidate le città di Anzio (Roma), Caserta, Chieti, Grosseto, Matino (Lecce), Messina, Nettuno (Roma), Palermo, Reggio Calabria, Roma e Spoleto (Perugia), mentre la finale per il primo posto si disputerà a Roma;
nonostante 6 delle 8 squadre iscritte al massimo campionato italiano siano squadre di città dislocate nel Nord (Rimini, San Marino, Bologna, Redipuglia, Parma e Godo) e le altre 2 squadre siano

del Centro (Grosseto e Nettuno), le gare più importanti del campionato non si svolgeranno al Nord;
questa disparità di trattamento era stata applicata anche nell'organizzazione degli ultimi campionati mondiali disputati in Italia, quelli del 1998, durante i quali le fasi finali vennero ospitate da Nettuno (6 gare, tra cui la finale) e Grosseto (6 gare), mentre le partite del primo turno vennero così suddivise: 21 gare disputate a Palermo, 7 a Messina, 5 a Bologna, 5 a Vicenza, 5 a Rimini, 4 a Modena, 4 a Firenze, 4 a Parma, 1 a Milano;
con ogni probabilità, in occasione dei Campionati mondiali di Baseball verranno stanziate delle risorse destinate all'ammodernamento degli impianti sportivi e, presumibilmente, degli impianti scelti per ospitare gli eventi più importanti;
scelte che privilegiano gli impianti sportivi collocati in aree diverse rispetto a quelle settentrionali si verificano anche in altre discipline sportive, come il rugby, per il quale tutte le partite della Nazionale vengono invariabilmente giocate allo Stadio Flaminio di Roma nonostante delle dieci squadre del massimo campionato solo due siano del Centro, mentre le altre sono del Nord, e come il ciclismo, in cui la conclusione del Giro d'Italia del 2009 avverrà a Roma anziché, come tradizione, a Milano -:
se non ritenga che l'attuale organizzazione dei Campionati mondiali di Baseball 2009 perpetri, nei fatti, una discriminazione nei confronti degli impianti sportivi del Nord in merito alla distribuzione geografica delle gare ufficiali più importanti a livello sportivo e mediatico;
se non ritenga doveroso, nel caso venissero stanziate risorse pubbliche per l'organizzazione dei Campionati di Baseball 2009, vigilare affinché tali risorse vengano destinate in modo equo e paritario a tutti gli impianti sportivi che ospitino le gare dei medesimi Campionati.
(4-01676)

BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
il 20 novembre è la giornata internazionale dedicata alla memoria delle vittime transgender della violenza omofobica (Transgender day of Remembrance);
secondo un rapporto dell'Arcigay, diffuso dall'Ufficio diritti umani e lotta alla violenza, nel solo anno 2008, contro le persone transgender e transessuali, ci sono stati tre omicidi e diversi atti di inaudita violenza in varie parti del Paese, in particolare a Roma che spesso non vengono neanche denunciati;
le aggressioni sono quasi sempre ispirate da un atteggiamento di pregiudizio e violenza che ha come cornice l'omofobia, molto diffusa nel nostro paese;
le persone transgender e transessuali vivono una condizione soggettiva difficile che necessiterebbe di maggiore aiuto e assistenza da parte delle strutture pubbliche, in particolare in ambito sanitario e sociale -:
se il Governo sia a conoscenza degli atti di violenza, che in alcuni casi hanno causato il decesso delle vittime, avvenuti in Italia nel 2008 contro le persone transgender e transessuali;
se non ritenga necessario incontrare le associazioni delle persone transgender e transessuali insieme a quelle che si occupano della difesa dei loro diritti con l'obiettivo di avviare politiche di educazione, aiuto e assistenza adeguate;
se non ritenga altresì necessario avviare forme di sostegno educativo a tutti i livelli, affinché venga combattuto il pregiudizio omofobico e transfobico nel nostro paese;
se non ritenga infine urgente promuovere iniziative anche legislative di sostegno,

in ambito sanitario e sociale, affinché le persone transgender e transessuali possano vivere con adeguato aiuto la loro esistenza.
(4-01677)

CICCANTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 14 novembre 2008, tra le ore 16 e le ore 22, circoscritto nel territorio di Porto San Giorgio in provincia di Fermo, si è riversato un anomalo nubifragio che storicamente non ha precedenti, registrando un livello di piovosità pari a 153 ml (il livello massimo registrato è stato nel 1989 con 77 ml);
le precipitazioni così consistenti hanno causato l'esondazione di torrenti e fossi, dilavamento e smottamento di terreni collinari e danni al patrimonio pubblico e privato, soprattutto stradale, con conseguente inagibilità di strade e sottopassi;
il comune di Porto San Giorgio ha già richiesto la dichiarazione dello stato di calamità naturale -:
se non ritengano di attivare tutte le procedure necessarie per la dichiarazione dello «stato di calamità naturale» per il Comune di Porto San Giorgio (Fermo);
quali e quanti fondi si intenderà stanziare in via straordinaria per far fronte al ripristino dei servizi pubblici essenziali e garantire, così, la sicurezza della viabilità.
(4-01684)

ALLASIA e CAPARINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge n. 279 del 2000 nel testo modificato dalla legge di conversione n. 365 del 2000, all'articolo 4-bis assegnava un contributo a fondo perduto fino al 75 per cento del valore dei danni subiti a causa dell'alluvione dell'ottobre del 2000, nel limite massimo di 500 milioni (di lire ndr) e a fondo perduto fino al 100 per cento dei danni patiti nella stessa alluvione, per le imprese già danneggiate dagli eventi alluvionali del novembre 1994;
la regione Piemonte avrebbe dovuto gestire i fondi assegnati;
la Presidenza del Consiglio ed il dipartimento per la protezione civile emanarono ciascuno un regolamento nel quale non vi era alcuna definizione di «azienda bialluvionata»;
la regione Piemonte richiese chiarimenti al dipartimento che con circolare interpretativa affermò: «Non si ritiene di poter aderire alla richiesta di ricomprendere anche i casi di coloro che, pur avendo subito danni in occasione dell'alluvione del novembre 1994, non abbiano poi percepito alcun beneficio. L'effettivo percepimento del contributo a suo tempo previsto, infatti, risulta l'unico criterio applicabile per individuare l'avente diritto e la sua caratteristica di soggetto «bi-alluvionato»;
la Regione, quindi, il 26 marzo 2001, emanò la circolare 3/lap con cui riprese letteralmente la proposizione sopra riferita;
tale circolare fu impugnata avanti al TAR Piemonte che, con sentenza 10 febbraio 2003 la annullò;
la Regione impugnò il provvedimento giurisdizionale, e il Consiglio di Stato il 17 ottobre 2006, definitivamente ribaltò la sentenza del TAR affermando la legittimità della circolare regionale 3/lap;
dal 10 febbraio 2003 al 17 ottobre 2006, essendo stata annullata la circolare, intervennero varie vicende, alcune hanno interessato il Giudice penale, e alcune altre considerazioni sono emerse nella commissione di inchiesta succedutesi;
ormai, dopo l'intervento del Consiglio di Stato, tutto appare chiaro -:
prima del 26 marzo 2001, non poteva farsi alcuna liquidazione per essere, da quella data, intervenuta la circolare regionale che regolamentava la materia, e,

prima di tale data per non esservi il criterio di autoregolamentazione della regione;
dal 26 marzo 2001 al 10 febbraio 2003 (sentenza del TAR) il criterio era di considerare bialluvionato esclusivamente chi avesse percepito il contributo previsto per legge nel '94 essendo irrilevante ogni prova di aver effettivamente subito la alluvione, o di avere percepito il risarcimento da altra fonte;
dal 10 febbraio 2003 al 17 ottobre 2006 (sentenza del Consiglio di Stato) non vigeva la 3/lap, non vi era alcuna norma sostitutiva e, quindi non vi era alcun criterio così rigido, ma, non essendovi alcun nuovo criterio, a parere degli esponenti, non si poteva fare alcuna liquidazione;
dopo il 17 ottobre 2006 il criterio da seguire è come quello per il periodo 26 marzo 2001-10 febbraio 2003;
successivamente la Regione promosse una commissione di indagine che rilevò che circa 110 casi non apparivano corretti;
tale commissione ha accertato 79 casi (B2 e B2) ove sono state riconosciute come bialluvionate imprese che hanno allegato esclusivamente il contratto di finanziamento e non già la documentazione attestante il percepimento del contributo per interessi previsto dalla legge n. 35 del 1995; (per il dettaglio si veda la relazione allegata); 19 casi (B3) in cui la documentazione non attesta affatto il percepimento di un beneficio ex legge 35/95, bensì la agevolazione derivante da una convenzione Stipulata fra cc.i.aa. di Vercelli e vari istituti di garanzia e di credito, il 22 novembre 1994, quasi un mese prima dell'emanazione del decreto-legge 19 dicembre 1995, n. 691; 10 casi (B4) (come dettagliatamente esaminati nella relazione); 1 caso (fasti) ove è stata prodotta la sola attestazione del percepimento di un risarcimento assicurativo, ma di nessun beneficio ex legge 35/95;
pur comprendendo il momento di perplessità dovuto all'ondeggiante giurisprudenza, ormai è tutto chiaro e definitivo: la 3/lap è legittima, per cui ogni dazione al di fuori di essa deve essere considerata illegittima, con le conseguenze di legge. Si ricorda il caso della Fasti 3473 che pur non avendo oggettivamente i requisiti è stata pagata a diversità di altri soggetti-:
se il Governo ritenga corretta la consecutio delle leggi, e regolamenti come sopra prospettata;
se il Governo ritenga che l'unico caso in cui si debbano dare le provvidenze della legge di cui in premesse sia quello dell'effettivo percepimento del contributo a suo tempo previsto nel '94 essendo irrilevante ogni prova di aver effettivamente subito la alluvione, o di avere percepito il risarcimento da altra fonte;
se, salvo verifica della coerenza con la verità della relazione Palma della commissione di indagine prodotta, appaia illegittimamente corrisposta la somma di lire 43.564.422.784;
se ritenga di intervenire per il recupero delle somme;
in particolare, se ritenga legittima la dazione alla Fasti, sempre data per vera la relazione della commissione di indagine.
(4-01693)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:

PICCHI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nella città di Tangeri, Marocco dove vive una comunità italiana di circa 500 persone, si trova un edificio denominato Casa d'Italia apparentemente chiuso ed in stato di parziale abbandono che risulterebbe di proprietà demaniale;

alcuni imprenditori italiani con attività ed interessi economici a Tangeri ed in Marocco sarebbero disponibili a recuperare la fruibilità dell'immobile e renderlo il punto di riferimento per i connazionali -:
se l'immobile denominato Casa d'Italia sia effettivamente demaniale;
se sia o meno utilizzato e in quest'ultimo caso quali iniziative intenda intraprendere o abbia intrapreso per recuperarne la fruibilità o affidarne la gestione a terzi.
(4-01678)

TESTO AGGIORNATO AL 30 NOVEMBRE 2010

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

BRATTI e BRANDOLINI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008, «Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante norme in materia ambientale» ha creato fra gli agricoltori dell'Emilia-Romagna un grave stato di disagio in relazione allo smaltimento dei rifiuti agricoli;
tale criticità discende dal fatto che lo stesso decreto non consente di proseguire la positiva esperienza realizzata in via sperimentale in diverse provincie della regione Emilia-Romagna con l'«Accordo di programma per la corretta gestione dei rifiuti agricoli», che nel periodo 2000/2007 ha visto, nelle provincie coinvolte, un continuo incremento del numero delle aziende aderenti, del numero dei conferimenti e della quantità dei rifiuti raccolti;
la nuova normativa pone a carico delle imprese agricole una serie di obblighi che di fatto, oltre a rendere più onerosa la raccolta, non realizzano una effettiva semplificazione dei procedimenti connessi, ne garantiscono un miglioramento nel recupero, riciclaggio e corretto smaltimento dei rifiuti agricoli;
i nuovi adempimenti burocratici previsti, oltre a colpire una categoria sempre più orientata a processi produttivi sostenibili ed alla tutela dell'ambiente, potrebbero generare forme di smaltimento scorretto e rischioso dei rifiuti;
già in Commissione Ambiente era stata approvata una risoluzione (la n. 8-00003) a prima firma dell'onorevole Ghiglia, che chiedeva di verificare se vi erano le condizioni per far rimanere in essere gli accordi di programma vigenti fra associazioni degli agricoltori e istituzioni locali riguardo alla raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti -:
se non ritenga opportuno assumere iniziative volte a ripristinare le condizioni normative necessarie per proseguire la positiva esperienza realizzata in Emilia-Romagna con lo strumento dell'accordo di programma, prevedendo nel contempo un sistema di controlli puntuali e coordinati in grado di garantire il rispetto di una corretta gestione del ciclo dei rifiuti di provenienza agricola.
(5-00634)

Interrogazioni a risposta scritta:

BRIGUGLIO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la Società Snam Gas S.p.A., con sede a San Donato Milanese, intenderebbe procedere alla realizzazione della centrale di compressione gas di Monforte San Giorgio allo scopo di soddisfare le maggiori esigenze di trasporto del gas importato dall'Algeria;
il progetto di costruzione della centrale di Monforte consiste nell'installazione di due unità di compressione di taglia 25 MW collegati con un assetto che prevede una unità in esercizio più una di scorta, con i sistemi ad esse connessi;

l'opera oggetto del presente studio è collocata lungo il percorso del gasdotto TRANSMED proveniente dall'Algeria;
il progetto pone l'area di realizzazione dell'opera in una zona totalmente pianeggiante nel Comune di Monforte San Giorgio, precisamente a Monforte Marina;
l'opera ricadrebbe in un'area, che comprende anche il territorio di Pace del Mela, già dichiarata ad elevato rischio di crisi ambientale;
la zona costiera e l'area contigua all'opera, perimetrata quale sito di interesse nazionale (SIN), denominata «area industriale di Milazzo», compresa tra i comuni di Monforte San Giorgio e Milazzo, della quale fa parte il Comune di Pace del Mela, lamenta una limitata capacità di carico dell'ambiente naturale ed è già fortemente inquinata, giusta decreto 11 agosto 2006 del Ministero dell'ambiente (G.U.R.I. n. 256 del 3 novembre 2006);
è stato ritenuto necessario ed urgente sottoporre l'area ad interventi di caratterizzazione, di messa in sicurezza, di emergenza, bonifica, ripristino ambientale;
secondo i Comuni interessati l'intervento proposto va in senso esattamente contrario e compromette ulteriormente la già precaria situazione ambientale -:
quali iniziative intenda adottare per recepire le istanze delle comunità locali e in particolare del comune di Monforte San Giorgio e del comune di Pace del Mela in relazione alla realizzazione della centrale di compressione gas nel territorio di Mon forte San Giorgio, alla luce di quanto sopra esposto.
(4-01682)

BITONCI e STUCCHI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la ditta FA.RO srl ha presentato in data 22 giugno 1995, e in data 10 luglio 1995, una comunicazione alla provincia di Padova, ai sensi delle norme di semplificazione di cui all'articolo 5 del disegno di legge n. 162 del 1995, per l'esercizio delle attività di stoccaggio provvisorio e trattamento di «residui riutilizzabili» terre di fonderia di cui al punto 16.6 dell'allegato 3 al decreto ministeriale 5 settembre 1994, da effettuarsi presso l'impianto di via Valsugana nel comune di San Giorgio in Bosco (Padova), al fine del loro effettivo riutilizzo per la realizzazione di sottofondi e rilevati stradali;
a seguito di un sopralluogo effettuato il 5 ottobre 1995, la provincia di Padova ha posto sotto sequestro circa 4.500 t. di materiale non identificato e il 30 ottobre 1995, la provincia medesima ha diffidato la ditta FA.RO alla completa bonifica dell'immobile di via Valsugana 350, in quanto il materiale in esso stoccato «non è l'oggetto della comunicazione sopracitata, ossia terre di fonderia»;
il Presidio Multizonale di Prevenzione, sezione chimico ambientale dell'ULSS di Padova, ha ritenuto il materiale analizzato non tossico e nocivo, tuttavia, a seguito dell'esecuzione del test di cessione, ha specificato che tale materiale non può essere utilizzato per rilevati e sottofondi stradali e può essere smaltito come rifiuto in discariche di 2° categoria, tipo C;
il sostituto procuratore presso la Pretura circondariale di Brescia, sulla base di una perizia effettuata da periti nominati dallo stesso magistrato, ha ritenuto il materiale tossico e nocivo;
successivamente la provincia di Padova, in data 23 maggio 1996, ha notificato alla ditta FA.RO il decreto di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, richiesto dalla ditta medesima ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988, e pertanto la Ditta ha potuto esercitare la propria attività;
in data 18 dicembre 1996, la Ditta ha trasmesso un'ulteriore comunicazione alla provincia di Padova per il trattamento di rifiuti di cui al punto 19.3 dell'allegato 3 al decreto ministeriale 5 settembre 1994, ossia soluzioni e Sali di solfato ferroso e

cloruro ferroso, nonché di ossidi di ferro non identificati nel succitato decreto ministeriale;
hanno avuto luogo una serie di sopralluoghi, perizie e diffide di divieto di prosecuzione dell'attività, messa in sicurezza e successiva conformazione alla normativa vigente, disposte dalla provincia di Padova;
a seguito della mancata ottemperanza da parte della ditta FA.RO, la provincia di Padova, in data 18 giugno 1998, ha trasmesso al Comune di San Giorgio in Bosco una nota con la quale invita il comune a provvedere d'ufficio con facoltà di rivalsa nei confronti dei responsabili dell'impianto in riferimento alla procedura prevista all'articolo 17, comma 9 del decreto legislativo n. 22 del 1997;
secondo l'ordinanza del Sindaco del Comune di San Giorgio in Bosco del 3 novembre 1998, la rimozione, avvio al riutilizzo e smaltimento dei rifiuti abbandonati presso il capannone de quo, possa operativamente avvenire, soltanto attraverso un piano di bonifica, unico strumento che garantisce l'allontanamento con cadenze programmate del rifiuto in condizioni di sicurezza per la salute pubblica e l'ambiente, dietro preventiva esatta caratterizzazione chimica del rifiuto stesso, a cura di ditte all'uopo autorizzate, presso siti idonei e sempre autorizzati, tutti preventivamente individuati in modo vincolante;
sulla scorta degli atti d'ufficio e dei registri di carico e scarico tenuti dalla FA.RO Srl, la citata ordinanza ha individuato i soggetti coinvolti e, con lettera raccomandata del 1° ottobre 1998, anticipata a mezzo telefax, è stata data notizia di avvio del procedimento amministrativo, ai proprietari dell'immobile, signora Alessi Santa e coeredi, e alle ditte anzidette in ossequio alle norme di cui alla legge n. 241 del 1990, con contestuale indicazione, per ciascuno, della rispettiva qualità di produttore/detentore, trasportatore, organizzatore commerciale e/o del servizio di recupero, e periodo di conferimento;
la proprietà ha invocato la propria completa e totale estraneità ai fatti accertati, avendo la FA.RO l'esclusivo possesso dell'immobile interessato per effetto del contratto di locazione sottoscritto in data 10 luglio 1995, ed essendo perciò l'immobile totalmente sottratto al dominio e/o controllo del locatore;
pertanto la citata ordinanza del Sindaco ha prescritto ai soggetti coinvolti di rimuovere e avviare al recupero o smaltimento tutti i rifiuti collocati all'interno del capannone sito nel comune di San Giorgio in Bosco, in via Valsugana civ. 350, e di ripristinare lo stato dei luoghi, salvo e impregiudicato il risarcimento degli eventuali ulteriori danni, nel rispetto di precisi tempi e modalità;
tale ordinanza è rimasta tuttora inapplicata;
negli ultimi anni si sono succeduti una serie di processi, perizie, testimonianze e progetti per la bonifica dei sito, tuttavia senza alcun risultato, restando inalterata la situazione di 10 anni fa -:
se quanto sopra esposto corrisponde a verità;
se i materiali depositati nello stabilimento di San Giorgio in Bosco siano ancora all'interno dello stabile ovvero se siano già smaltiti come rifiuti pericolosi;
qualora i materiali siano ancora all'interno dello stabile, come mai il Sindaco non sia ancora riuscito a far applicare la normativa vigente e procedere allo smaltimento di tali rifiuti pericolosi;
se sia stato fatto uno studio epidemiologico nell'area vasta di influenza del fabbricato e se in altri siti adiacenti a stoccaggi dello stesso materiale, siano state accertate incidenze di carattere epidemiologico o tumorale.
(4-01691)

NICOLAIS. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al

Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Vico Equense (Napoli) sono in corso di esecuzione alcune opere pubbliche attuate sia con finanziamenti pubblici (POR Regione Campania) che con le procedure di project financing;
molte opere pubbliche sono state oggetto, negli ultimi anni, di esposti, denunce e numerosi articoli di stampa che rappresentano un contesto in cui le procedure adottate sembrano viziate da irregolarità come nel caso del parcheggio interrato di Piazza Mercato al centro di numerose denunzie, proteste e numerosi articoli di stampa (si richiama interrogazione parlamentare a risposta scritta n. 4/00171, presentata dall'onorevole Arturo Scotto nella legislatura 15, seduta di annuncio n. 9 del 6 giugno 2006, ancora priva di risposta) ed anche da abusi edilizi commessi durante l'esecuzione delle opere;
alcune opere pubbliche in corso, secondo quanto documentato da alcuni consiglieri comunali, disattendono i pareri e le prescrizioni degli enti di controllo. È emblematico il caso dei lavori di riqualificazione della «Marina di Vico», in corso di esecuzione, nonostante il parere dell'Autorità di bacino del Sarno che, perentoriamente, ha scritto al comune di non eseguire alcune opere perché pericolose per la pubblica incolumità in un'area dichiarata, di «pericolosità molto elevata, secondo il piano stralcio per l'assetto idrogeologico ed interessata dall'evento franoso dell'ottobre 2007»;
nel caso dei lavori di sistemazione di Via Antignano, i consiglieri comunali Marianna de Martino, Consiglio Cannavale e Pasquale Cardone hanno inviato un dettagliato esposto all'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici (senza ricevere alcuna risposta) in cui, denunziano una presunta anomalia nella procedura di gara che consiste, in sintesi, nell'annullamento della prima gara, dove era previsto il ribasso d'asta, per passare successivamente all'aggiudicazione con modalità diverse in cui il fattore ribasso è stato completamente eliminato. È accaduto che i lavori sono stati aggiudicati ad una ditta per l'intero importo posto a base d'asta, mentre la stessa ditta, per la stessa gara, ma con procedura diversa, aveva offerto un ribasso del 32 per cento. È evidente, senza particolari argomentazioni tecniche, il mancato risparmio per il comune di circa 60 mila euro;
sui lavori di Via Antignano, la sezione del WWF penisola sorrentina ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e alla soprintendenza ai beni architettonici e per il paesaggio di Napoli in cui ha denunziato un allargamento abusivo della sede stradale e lo sversamento abusivo di «enormi quantità di materiali provenienti dai lavori di scavo» in un alveo poco distante dalla sede stradale, la cui parziale occlusione potrebbe costituire «un grave pericolo per lo stesso deflusso meteorico delle acque del rivo vernotico»;
sono in corso lavori di «sistemazione e messa in sicurezza della via Raffaele Bosco» che, secondo una nota del progettista, inviata alla stazione dei Carabinieri di Vico Equense, sono «da ritenersi in parte totalmente abusivi ed in parte eseguiti in difformità al progetto»;
tutte le irregolarità riscontrate nell'esecuzione delle opere pubbliche nel comune di Vico Equense sono state portate all'attenzione dell'autorità di vigilanza sui lavori pubblici con ripetute segnalazioni di alcuni consiglieri comunali e reiterate richieste di attivazione di una commissione d'indagine, così come previsto dalle norme del cosiddetto «Codice degli appalti», senza che gli scriventi ricevessero dall'Autorità concreti riscontri;
la vicenda dei lavori alla Raffaele Bosco è caratterizzata anche da una nota della Soprintendenza ai beni architettonici e per il paesaggio di Napoli che, in sostanza, afferma di non essere in grado di controllare le irregolarità segnalate in una denuncia del consigliere comunale Consiglio Cannavale, per «mancanza di una scala metrica adeguata utilizzata per i

grafici progettuali» (si ricorda che gli stessi, in fase di esame del progetto, furono ritenuti idonei dallo stesso ufficio che espresse parere favorevole all'esecuzione dei lavori) nonché «per mancanza di personale e strumenti tecnici»;
alcuni dei lavori in esame presentano seri pericoli per l'incolumità pubblica, soprattutto ma non solo a causa di rischi e problemi idrogeologici non adeguatamente considerati -:
se e come intendano intervenire per il tramite dell'autorità di bacino, della competente soprintendenza e di altri organismi governativi eventualmente coinvolti, per risolvere urgentemente i problemi segnalati;
se il Ministro dell'interno ritenga che vi siano i presupposti per intervenire a tutela dell'incolumità pubblica;
se il Ministro dell'economia e delle finanze non intenda attivarsi, per il tramite del comitato di sorveglianza, per verificare se i finanziamenti del POR debbano essere revocati.
(4-01697)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

PAOLO RUSSO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel cuore nascosto di Napoli, a pochi metri dal Duomo e dal Tesoro di San Gennaro, a cento metri dal Museo Archeologico, nasce il Madre, opera dell'architetto portoghese Alvaro Siza che ha trasformato l'antico palazzo Donnaregina in uno splendido e funzionale spazio moderno per l'arte contemporanea;
il Madre è il primo museo per l'arte contemporanea situato nel centro storico di una città e rappresenta l'occasione per ridisegnare la vocazione turistica in un quartiere ricco di valori sociali da recuperare e di beni culturali da riscoprire;
il Museo, in data 9 maggio 2008 ha avuto approvato dalla Regione Campania che allo scopo ha destinato la somma di 400.000 euro annui per un intero triennio, anche un progetto denominato «Museo Madre, una politica dell'arte per i giovani» il quale si prefigge di favorire - in un contesto sociale e culturale quale è quello del centro storico di Napoli interessato ai mutamenti provocati dalla riqualificazione urbana e dell'immigrazione extracomunitaria - processi di integrazione, socializzazione e appartenenza al territorio e maggiore consapevolezza nelle relazioni con le istituzioni pubbliche;
è notizia di questi giorni, peraltro apparsa su tutti i principali quotidiani locali, che il Madre sia al centro di uno scandalo legato all'utilizzo della struttura come discoteca non autorizzata con musica elettronica, d'ambiente, deephouse e flashdance, anziché per eventi che avvicinino i giovani all'arte ed alla cultura;
il caso è arrivato anche in Consiglio comunale a Napoli. Nel corso di una seduta, infatti, il consigliere Lello Ambrosino ha consegnato al Sindaco un cd con quattro video scaricati da Youtube che immortalavano varie serate del Madrenalina con ragazze vestite da gattine e centinaia di ragazzi che ballavano scambiandosi bicchieri;
risulta che la Fondazione Donnaregina che dirige il Museo internazionale per le arti contemporanee, abbia presentato ed ottenuto dal Comune di Napoli-VII Direzione Centrale Sicurezza e Mobilità Urbana un nulla osta per le sole manifestazioni di carattere culturale per i giovedì e le domeniche e fino al mese di dicembre ma nessuna autorizzazione per svolgere le attività di discoteca;
secondo la relazione della squadra mobile della polizia municipale che è intervenuta al Madre, non solo i locali sono adibiti a discoteca ma gli stessi sono privi di finestre e di sistemi di aereazione

con problemi per la sicurezza e durante il sopralluogo non è stato esibito neppure il certificato di sicurezza antincendio rilasciato dai Vigili del Fuoco e ciò con evidente pericolo per la incolumità delle persone ivi radunate;
da ultimo, stamani, la Procura delle Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha notificato al Direttore del museo un provvedimento con il quale si dispone il divieto di utilizzare alcune sale del museo per gli spettacoli danzanti -:
quali accertamenti, secondo le rispettive competenze, ed eventualmente quali provvedimenti si intendono porre in essere al riguardo e se il Ministro per i beni e le attività culturali non intenda assumere iniziative per accertare eventuali danni a beni esposti.
(4-01689)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

DIVELLA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante ha appreso da numerosi candidati al concorso pubblico per titoli ed esami per il reclutamento di 5.083 volontari di ferma prefissata quadriennale nell'Esercito, nella Marina, compreso il Corpo delle Capitanerie di porto, e nell'Aeronautica (Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale n. 70 del 9 settembre 2008) che tramite raccomandata AR l'amministrazione della difesa ha comunicato loro il non accoglimento delle domande di partecipazione al medesimo concorso poiché le stesse non risultano redatte su modello riportato in allegato «A» al bando di concorso;
detta motivazione appare quantomeno discutibile atteso che la parte che la l'amministrazione della difesa asserisce non sia stata redatta è riferita ai dati anagrafici dei candidati, che nella maggior parte dei casi all'interrogante consta siano cittadini che hanno in passato partecipato a medesimi concorsi e in alcuni casi siano già stati arruolati in ferma prefissata annuale, pertanto ben a conoscenza dell'attenzione da osservarsi nella compilazione della domanda di partecipazione ad un concorso;
numerosi candidati destinatari delle comunicazioni di esclusione dalla partecipazione al concorso sopra menzionato erano e sono motivati a partecipare al concorso poiché particolarmente interessati ad intraprendere la carriera militare;
numerosi candidati destinatari della comunicazione di esclusione non sono in grado di farsi carico di ricorrere presso il TAR del Lazio o in alternativa proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica avverso il provvedimento di esclusione dalla partecipazione al concorso -:
se ritenga necessario ed urgente avviare giuste iniziative finalizzate ad accertare le cause che potrebbero aver determinato lo smarrimento di parte della documentazione prodotta dai candidati all'amministrazione della difesa e al contempo consentire ai candidati interessati di poter produrre e/o integrare entro un breve termine la parte della documentazione mancante.
(4-01680)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

ZAZZERA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'associazione ONLUS «EURO FORM LAVORO» di Vico del Gargano (Foggia), ente accreditato dalla Regione Puglia per la formazione professionale, rispondeva all'avviso pubblico per la presentazione di progetti per attività formative cofinanziate

dal FSE, dallo Stato e dalla Regione Puglia (avviso n. 4/2005 misura 3.14 azione c);
il progetto «specializzazione musicoterapista» presentato dalla suddetta associazione veniva valutato come quarto nella graduatoria di oltre 48 progetti, beneficiando del finanziamento di 183.741,00 euro;
all'interrogante risulta che il progetto di specializzazione musicoterapista non avrebbe dovuto avere neppure la possibilità di entrare in una graduatoria di valutazione, a causa della mancanza dei requisiti fondamentali;
l'avviso pubblico regionale 4/2005 misura 3.14 azione c infatti, dispone che per i progetti che prevedano, al termine del percorso formativo, il conseguimento di una qualifica professionale, sia necessario che la stessa figuri, pena l'esclusione, tra quelle riconosciute dal Ministero del lavoro o da specifiche leggi nazionali e regionali, ovvero tra le qualifiche previste nei contratti nazionali di lavoro o contemplate nei repertori delle Professioni dell'ISFOL o, infine, indicate nella «Classificazione delle Professioni» dell'ISTAT - edizione 2001;
il titolo di «specializzazione musicoterapista» non gode di alcun riconoscimento ufficiale, pertanto la partecipazione al corso di «EURO FORM LAVORO» non garantisce alcuna prospettiva di lavoro, in violazione della Legge n. 845 del 21 dicembre 1978 in materia di formazione, che prevede la coerenza delle iniziative di formazione professionale con le prospettive dell'impiego nel quadro degli obiettivi della programmazione economica nazionale, regionale e comprensoriale, in relazione a sistematiche rilevazioni dell'evoluzione dell'occupazione e delle esigenze formative da effettuarsi in collaborazione con le amministrazioni dello Stato e con il ricorso delle forze sociali (articolo 3, lettera b);
inoltre la sentenza della Corte costituzionale n. 424 del 2006 ha dichiarato l'incostituzionalità della legge della Regione Campania del 17 ottobre 2005, n. 18, relativa a norme sulla musicoterapia e riconoscimento della figura professionale di musicoterapista;
all'interrogante risulta che sul caso in esame sia stato depositato un esposto presso la Procura di Lucera in cui si denunciano finanziamenti illeciti a presunti truffatori e falsari;
in particolare, si rileva che una partecipante al corso, la signora Ruscitto Claudia, avrebbe presentato un certificato rilasciato dal Nuovo Centro Didattico Musicale Italiano (C.D.M.I.) ove si asserisce che la stessa è iscritta all'Associazione musicale dall'anno accademico 2000/2001: la contraffazione è palese se si considera che la costituzione del Nuovo Centro Didattico Italiano è avvenuta il 16 settembre 2005 -:
se il Ministro interrogato non intenda - anche attivando il comitato di sorveglianza - far luce sul possesso dei requisiti del progetto «specializzazione musicoterapista» presentato dall'associazione ONLUS «EURO FORM LAVORO» di Vico del Gargano (Foggia) per la partecipazione al finanziamento POR Puglia 2000/6 avviso n. 4/2005 misura 3.14 azione c, al fine di scongiurare l'ipotesi di illegittimi riconoscimenti, in danno alle aspettative lavorative dei partecipanti al corso organizzato dall'associazione, e a discapito dei finanziamenti pubblici;
se il Ministro non ritenga opportuno accertare la veridicità degli attestati e delle certificazioni rilasciati dal Nuovo Centro Didattico Musicale Italiano (C.D.M.I.) ed attivarsi per la revoca della concessione di finanziamenti erogati in mancanza dei presupposti ovvero, al sussistere dei relativi presupposti, per trasmettere gli atti all'autorità giudiziaria.
(5-00640)

PICIERNO, GRAZIANO, BOSSA e PICCOLO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, sono da tempo attivi clan camorristici

direttamente legati alla mafia siciliana e al clan dei casalesi, così come confermato da importanti inchieste giudiziarie e dalle deposizioni di numerosi collaboratori di giustizia;
le numerose inchieste hanno dato il via all'adozione di provvedimenti cautelari personali, trasformatisi, in seguito, in sentenze di condanna e provvedimenti ablativi di cospicui patrimoni di provenienza criminale;
le inchieste in questione hanno rivelato serie commistioni, e hanno provato l'esistenza di condizionamenti camorristico-mafiosi, tra i clan e parte delle istituzioni;
tali condizionamenti hanno riguardato, e riguardano, la gestione dei beni confiscati ai camorristi;
il sindaco e consigliere provinciale di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca, è stato rinviato a giudizio per corruzione, voto di scambio e falso, accusato da un dipendente comunale che in seguito a questa vicenda si è tolto la vita, dandosi fuoco;
Magliocca era stato accusato, tra le altre cose, di aver avuto contatti, nel 2002, con il boss mafioso Lello Lubrano, capo indiscusso del clan Nuvoletta di Marano, poi ucciso per mano di killer riconducibili al clan dei casalesi, in un agguato il 14 novembre 2002;
la magistratura, ai tempi, era già intervenuta nei confronti di Lubrano, confiscandogli diversi terreni a Pignataro Maggiore;
l'omicidio di Lubrano modificò gli assetti camorristici di tutta la provincia e sancì la supremazia sul territorio del clan dei casalesi;
agli incontri con il Lubrano parrebbe fossero presenti altre persone già ascoltate dagli inquirenti, che, nel corso delle indagini, avevano riferito gli argomenti trattati durante l'incontro: gestione indiretta dei beni confiscati in cambio dell'appoggio elettorale;
nel maggio 2002, da consigliere provinciale, Magliocca vinse le elezioni amministrative e divenne sindaco di Pignataro Maggiore;
la gestione dei beni confiscati, nel territorio di Pignataro, è stata negli ultimi anni caratterizzata, a quanto consta agli interroganti, da scarsa trasparenza e rapidi dietrofront: emblematica è stata la vicenda relativa ad alcuni beni confiscati al clan Nuvoletta, che dovevano essere dati in gestione ad un'associazione, l'«A.C.L.I. terra di Benevento» sospettata di rapporti non chiari, per stessa ammissione del sindaco (secondo il quale l'affidamento dei beni a tale associazione avrebbe significato far tornare i beni in mani poco chiare) con il clan dei casalesi;
nonostante questi timori, il sindaco, dopo poco, cambiò idea e stipulò proprio con l'ACLI una convenzione per la gestione dei beni in questione;
in seguito, nel giugno 2007, venne pubblicamente denunciato il mancato utilizzo dei beni confiscati, che sono, nei fatti, rimasti nella piena disponibilità dei boss, dei loro familiari e dei loro prestanome, come ad esempio un'estensione di terreno, chiamata «Cento Moggia», acquisita al patrimonio indisponibile del comune con deliberazione n. 182 del 18 dicembre 2001 della Commissione Straordinaria Prefettizia, ma che tuttora è coltivata solo per una piccola a assoluta ente marginale;
sui terreni confiscati al boss Raffaele Ligato un blitz delle Forze dell'ordine nel 2007 ha sorpreso a lavorare nel pescheto persone che sono risultate in possesso di un «contratto di affitto» firmato dalla moglie del boss Ligato;
anche «Villa Ligato», villa bunker confiscata a Raffaele Ligato, condannato all'ergastolo per l'omicidio Imposimato, che risulta ad oggi essere adibita a caserma dei Carabinieri e della Guardia di finanza è rimasta, a quel che consta agli interroganti, nei fatti nella disponibilità dei clan;

all'inizio del 2005, un incendio, a seguito del quale intervennero i vigili del fuoco e i Carabinieri fece emergere che la villa bunker, ormai solo sulla carta di proprietà del comune di Pignataro Maggiore, era in realtà adibita a deposito di automobili rubate;
nel 2007 il Giornale di Caserta pubblicò le foto della villa completamente devastata: risultò dunque che, per sfregio alle istituzioni, la camorra aveva ridotto a un rudere, praticamente distruggendola, la villa bunker;
in seguito molti altri sono stati gli episodi che denunciano una, quantomeno, cattiva gestione dei beni confiscati, i quali, invece di essere restituiti allo Stato e ai cittadini del martoriato territorio del casertano, troppo spesso rimangono o proprio nelle mani degli stessi soggetti ai quali sono stati sequestrati, magari tramite loro familiari o affiliati, oppure in una «zona grigia» che non ne permette la giusta utilizzazione -:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare al fine di garantire, con urgenza, la corretta gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in conformità alle leggi dello Stato.
(5-00641)

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GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:

PAOLO RUSSO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
attualmente, nella Sezione distaccata di Alcamo del Tribunale di Trapani, è in atto una gravissima emorragia di personale. Ciò sta comportando la totale paralisi della Sezione e l'assenza della presenza dello Stato sul relativo territorio, con ricadute negative che possono essere facilmente immaginabili;
l'Associazione Avvocati di Alcamo nel corso di una riunione tenutasi il 28 ottobre 2008, ha stigmatizzato come - rispetto ad un carico di lavoro certamente notevole anche rispetto ad altre realtà - le forze in campo siano insufficienti per dare risposte adeguate alla necessità di una giustizia efficiente, che per la città Alcamo ed il suo circondario appare priorità irrinunciabile;
l'Associazione predetta ha rilevato che presso l'Ufficio del Giudice di pace di Alcamo, sono in servizio due magistrati onorari, coadiuvati da soli cinque amministrativi che per non far saltare le udienze sono costretti a non assentarsi pur avendone bisogno e diritto. Anche gli Uffici della Sezione distaccata di Alcamo del Tribunale, non può certo dirsi che scoppino di salute, il carico di lavoro è notevole, anche se lo si confronta con altre realtà limitrofe; e lo stesso è sicuramente eccessivo rispetto alla pianta organica, sottodimensionata rispetto al carico di lavoro;
dinanzi al Tribunale di Alcamo, infatti, sono in atto pendenti circa 900 procedimenti penali, tra ordinari e di esecuzione; circa 1.000 procedimenti civili ed altri 200 di volontaria giurisdizione, che comprendono anche le tutele. A sostenere tale carico di lavoro, al momento, vi sono: un solo magistrato togato, applicato al settore civile e due onorari assegnati uno al civile ed uno al penale;
le cause civili di maggior importanza che erano assegnate ad un magistrato trasferito, attualmente, risultano sospese, o come si dice in questi casi «congelate»;
gli uffici della cancelleria civile fino ad oggi sono riusciti a portare avanti il notevole lavoro, grazie all'impegno del personale di ruolo e del personale «ex articolisti o L.S.U.» che distaccati dal Comune di Alcamo, prestavano servizio in Tribunale, in una situazione non ben definita. Il personale di tale ultima categoria, infatti, nonostante aspettasse da tempo un provvedimento normativo ad hoc, di assunzione alle dirette dipendenze del Ministero della giustizia a differenza di loro

colleghi applicati ad altri uffici giudiziari, ha chiesto ed ottenuto di far rientro al Comune di Alcamo;
al settore civile quindi sono rimaste solo due unità lavorative, ovviamente, insufficienti a reggere la notevole mole di lavoro, e le conseguenze negative non potranno che riversarvi sui cittadini e quindi sulla collettività, che si vedrà di fatto negata la giustizia;
è evidente che in questa situazione non vi è personale sufficiente a garantire tutti quegli adempimenti necessari allo svolgimento delle udienze e del lavoro dei magistrati in genere e la giustizia nei prossimi giorni rischia la paralisi ed il collasso;
risulta, peraltro, che il Presidente del Tribunale di Trapani ha già più volte ampiamente fatto presente al Ministero della giustizia che la situazione in cui versa la Sezione di Alcamo è di vera emergenza, dovendo provvedere ad un carico di lavoro che è pari alla metà dell'intero onere del Tribunale di Trapani ma con una dotazione di personale insufficiente;
a tutto ciò si aggiunga anche l'attuale inadeguatezza dei locali che ospitano gli uffici giudiziari;
occorre dare risposte immediate e risolutive alle problematiche di carenza di personale e di strutture presenti nella Sezione distaccata di Alcamo del Tribunale di Trapani, se del caso anche adottando provvedimenti straordinari ed a carattere d'urgenza -:
se sia a conoscenza del Ministro la grave situazione generale in cui versa il comparto giustizia nel territorio di Alcamo e quali iniziative di propria competenza si intendano adottare nell'immediato per dotare gli uffici competenti della Sezione distaccata di Alcamo del Tribunale di Trapani di unità lavorative tali da consentirle di avere un organico di personale pari a quello previsto dalla pertinente pianta organica, sia per gli organici dei magistrati, sia per quelli del personale amministrativo;
se non intenda provvedere a ridisegnare la pianta organica del personale della Sezione distaccata di Alcamo del Tribunale di Trapani, allo scopo incrementandola e rendendola confacente rispetto alle aumentate attività che essa deve svolgere e per garantire agli utenti una risposta funzionale ed efficace alla loro domanda di giustizia.
(4-01683)

MIGLIOLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nelle scorse settimane sulla stampa locale modenese sono apparsi articoli in cui si ipotizza, nuovamente, la soppressione della sede distaccata del Tribunale di Sassuolo;
come è noto, Sassuolo è il centro italiano delle ceramiche, polo di interesse nazionale ed internazionale e dunque l'ipotesi di chiusura del Tribunale ha creato perplessità nell'opinione pubblica e prese di posizione oltre che delle istituzioni locali delle organizzazioni economiche sindacali;
il Ministero in più occasioni, per ultimo nel dicembre 2007 sollecitato da precedenti interrogazioni avrebbe espresso rassicurazioni segnalando l'esigenza di utilizzare personale in comando per garantire l'apertura della sede distaccata del Tribunale di Sassuolo trovando la disponibilità dell'Amministrazione comunale e dell'Amministrazione provinciale;
il 27 ottobre 2008 il Ministero - Direzione Generale del Personale e della Formazione - Ufficio IV - Gestione del Personale ha richiesto alla Provincia di Modena il comando della Signora Ceresoli Annamaria, applicato terminalista, categoria B3, dipendente della Provincia di Modena;
il 6 novembre 2008 l'Amministrazione provinciale di Modena con atto del Direttore dell'Area Risorse Umane ha autorizzato

il comando della Signora Annamaria Ceresoli per un periodo di dodici mesi e per un importo di 27.402,72 euro;
il 19 novembre 2008 il Ministero ha annullato la richiesta di avvalersi della sopra citata dipendente, in posizione di comando in quanto «nel caso di specie, considerato l'elevato costo del comando della signora Ceresoli, che percepisce uno stipendio superiore a quello della corrispondente posizione economica di un operatore di ruolo di questa amministrazione, non è possibile dare seguito all'attivazione del comando» -:
quali provvedimenti intenda intraprendere al fine di garantire la continuazione dell'attività della sede distaccata del Tribunale di Sassuolo chiarendo nel contempo il motivo del diniego, successivo a un primo parere favorevole al comando da parte dell'Amministrazione provinciale della Signora Ceresoli.
(4-01688)

PALOMBA. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi è serpeggiato un allarme dopo la diffusione della notizia che era stata proposta o disposta la soppressione delle sedi distaccate di Corte d'appello di Sassari e di Taranto;
una verifica disposta non ha permesso di accertare che ciò fosse stato effettivamente proposto o disposto;
tuttavia, il diffondersi delle notizia un qualche fondamento potrebbe averlo avuto, non fosse altro che con il riferimento ad un possibile intendimento in tal senso del Governo, in particolare dei Ministri dell'economia e delle finanze o della giustizia -:
se l'ipotesi sopra descritta rientri fra quelle possibili o addirittura ormai certe nella politica del Governo, ovvero se questo intenda e possa decisamente escluderla per oggi e per il prossimo futuro.
(4-01695)

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta orale:

META, VANNUCCI, AGOSTINI, BONAVITACOLA, VELO, TULLO, CARDINALE, LOVELLI, FIANO, SARUBBI e LARATTA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
a febbraio 2009 scade il mandato quadriennale del Presidente dell'Autorità portuale di Ancona, dott. Giovanni Montanari;
come previsto dall'articolo 8 della legge n. 84 del 1994, il Ministero ha invitato gli Enti interessati a proporre le designazioni;
il Comune e la Provincia di Ancona hanno indicato l'ingegner Sauro Serini, il Comune di Falconara Marittima ha indicato l'avvocato Luciano Canepa, la Camera di Commercio di Ancona il signor Giorgio Cataldi, già designato quattro anni fa dalla stessa Camera di Commercio e sul cui nome non è stata raggiunta la prescritta intesa tra il Ministro e la Regione Marche, per l'insufficienza dei requisiti previsti dalla legge;
la vicenda è stata, ed è tuttora in tutta evidenza sulla stampa locale;
il Ministro avrebbe affermato, nel corso di un incontro tecnico, prima che la giunta di Falconara definisse la candidatura, che per il Porto di Ancona si aprirebbe un'autostrada di attenzioni, finanziamenti e appalti. Familiarmente ci ha detto: «è come se alla presidenza dell'Autorità portuale ci fossi io stesso in prima persona»;
l'articolo 8 della legge n. 84 del 1994, come modificato dall'articolo 6 della legge n. 186 del 2004 prevede per la nomina dei Presidenti delle Autorità portuali: «1. All'articolo 8 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, dopo il comma 1 è inserito il

seguente: "1-bis. Esperite le procedure di cui al comma 1, qualora entro trenta giorni non si raggiunga l'intesa con la regione interessata, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti indica il prescelto nell'ambito di una terna formulata a tal fine dal Presidente della Giunta regionale, tenendo conto anche delle indicazioni degli enti locali e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura interessati. Ove il Presidente della Giunta regionale non provveda alla indicazione della terna entro trenta giorni dalla richiesta allo scopo indirizzatagli dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, questi chiede al Presidente del Consiglio dei ministri di sottoporre la questione al Consiglio dei ministri, che provvede con deliberazione motivata"»;
la Corte costituzionale è intervenuta con reiterate sentenze sulla necessità di salvaguardare lo spirito di leale collaborazione tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali e ha dichiarato anticostituzionale l'articolo 6, del decreto-legge n. 136 del 2004, mentre ha ritenuto conforme l'articolato approvato dal Parlamento con legge n. 186 del 2004;
la legge vigente prevede precisi passaggi istituzionali valorizzando l'intesa tra il Ministro, le Regioni e gli Enti locali, senza neanche citare l'ipotesi commissariale che, quando è inevitabile per motivi imponderabili (ad esempio dimissioni, impossibilità, scioglimento del Comitato Portuale) deve comunque essere definita d'intesa con le Regioni interessate, come ribadito dalla Corte costituzionale;
la nomina di un Presidente dell'Autorità Portuale esclude ogni promessa di finanziamenti, appalti, gratificazione per il Ministro per la designazione di propri «vecchi amici»;
se il Ministro interpellato avesse detto: «è come se alla Presidenza dell'Autorità Portuale ci fossi io stesso in prima persona» ciò rappresenterebbe una palese violazione della legge, in quanto il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è Ministro vigilante delle Autorità Portuali, tanto che la carica Ministeriale è incompatibile con quella di Presidente di Autorità Portuale, né la legge prevede l'incarico in qualità di prestanome del Ministro stesso;
il Corriere Adriatico del 13 novembre 2008, il Presidente della Giunta della Regione Marche, Gian Mario Spacca, dichiara tra l'altro: «Con il Ministro ci siamo detti nessuna pregiudiziale sui nomi. E nessuna interferenza nelle candidature. Da parte mia non c'è stata alcuna pressione. Credo anche da parte del Ministro, sulla base delle cose che ci siamo detti. Il Presidente mette le mani avanti e richiama Matteoli agli impegni presi telefonicamente sulla nomina per l'Autorità Portuale». Inoltre «Il Presidente e il Ministro si sono parlati prima della terna»;
sul Messaggero Ancona del 14 novembre 2008, dal titolo «Canepa "disegna" il nuovo porto. Merci e collegamenti, le priorità di Canepa. Autorità portuale, l'avvocato ha indicato i settori dove intervenire subito» si legge che: «il 65enne giurista toscano e conterraneo di Matteoli già pre-pianifica per lo scalo dorico un futuro di accelerazione economica basata soprattutto su due fattori: nuovi ampi spazi logistici per lo sbarco e la movimentazione delle merci; un rafforzatissimo asse di collegamento ferroviario capace di rilanciare lungo le rotte di mercato via terra». Ed ancora più avanti: «una settimana fa l'ho incontrato a Roma - spiega il Sindaco di Falconara Goffredo Brandoni - ricordando quando su suggerimento del Ministro e di altra personalità lo ha inserito nella terna dei papabili alla successione di Giovanni Montanari». Frasi che dimostrano, da un lato una scarsa sensibilità istituzionale nei confronti della Regione con cui il Ministro dovrebbe raggiungere l'intesa ma ancor più una scarsa conoscenza della legge che prevede precise procedure di nomina e il parere, sul decreto del Ministro, delle competenti Commissioni Parlamentari. Ad avviso degli interroganti, l'Avvocato Canepa si è reso responsabile di una grave scorrettezza isti- tuzionale

posto che non si erano compiuti gli atti procedurali necessari per la sua nomina -:
se rispondano al vero le dichiarazioni del Sindaco di Falconara Marittima circa il ruolo del Ministro;
se risponda al vero che il Ministro abbia affermato nel corso di un incontro tecnico, prima della definizione della candidatura, che: «per il Porto di Ancona si aprirebbe un'autostrada di attenzioni, finanziamenti e appalti» e ancora se avrebbe detto: «è come se alla presidenza dell'Autorità Portuale ci fossi io stesso in prima persona»;
se sia vero che in caso di cedimento della Regione Marche ai desiderata del Ministro, ci sarebbe un ritorno utile alla Regione sulla Fano-Grosseto, sulla viabilità del Piceno, attenzioni, finanziamenti e appalti per il Porto di Ancona e l'accoglimento di altre richieste della Regione come ad esempio, il raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara, definanziato dal precedente Governo Berlusconi o il raddoppio della variante alla SS16, tra Falconara e Pontelungo (Ancona), definanziato dal precedente Governo Berlusconi, e il raccordo ferroviario tra il porto di Ancona e la rete ferroviaria italiana, già finanziato nel 2007 da RFI e definanziato dal giugno 2008, tanto che per circa 500 metri di binari il porto internazionale di Ancona risulterà scollegato dalla linea ferroviaria nord-sud d'Italia;
se e come intenda procedere, nel rispetto della legge, per la nomina del Presidente dell'Autorità Portuale di Ancona.
(3-00245)

META, BONAVITACOLA, VELO, TULLO, LOVELLI, FIANO, GIORGIO MERLO, CARDINALE, SARUBBI e LARATTA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano la Repubblica di Genova del 29 ottobre 2008 ha pubblicato: «Sarà Tommaso Affinita, già Presidente di Assoporti e dell'Autorità Portuale di Bari, il nuovo Amministratore delegato della Ram, la Rete Autostrade del Mare, società pubblica incaricata appunto di gestire la grande sfida delle "autostrade del mare" con l'obiettivo di spostare sempre più merce dalla strada al mare, sfruttando Tirreno e Adriatico e, più in generale, l'intero bacino del Mediterraneo»;
lo stesso signor Tommaso Affinita risulta indagato per peculato dalla magistratura di Bari (Repubblica 17 gennaio 2002) e si riferirebbe ad alcune indennità di viaggio da lui percepite indebitamente durante missioni, anche svolte nell'esercizio delle sue funzioni di Presidente. Stando a quanto pubblicato da Repubblica il 28 ottobre 2005 "diventa più delicata la posizione di Tommaso Affinita, il Presidente dell'Autorità Portuale di Bari, indagato in un'inchiesta per rimborsi di cui, secondo l'accusa, avrebbe goduto illecitamente. Il Pubblico Ministero ha depositato un'integrazione ai capi d'imputazione contestati nella richiesta di rinvio a giudizio. Tommaso Affinita, con la complicità di Vito Totorizzo, segretario generale dell'Autorità portuale avrebbe continuato, sino a quest'anno, ad usufruire di rimborsi (per un valore complessivo di 142 mila euro) per il pagamento di un affitto a Bari e dei biglietti aerei per gli spostamenti da Roma, sua città di residenza al capoluogo pugliese»;
proprio nel mese di ottobre, come si evince dall'articolo pubblicato dal quotidiano di Puglia del 6 e 14 novembre «secondo la ricostruzione accusatoria infatti, Affinita e Totorizzo, finirono entrambi accusati di falso, peculato ed interesse privato in atti d'ufficio, per aver approfittato di spese di viaggio e trasferta per scopi personali. L'ex Presidente, in concorso con l'ex Segretario generale dell'Ente avrebbe firmato in suo favore delibere per spese ammontanti ad oltre 140 mila euro, sempre per scopi che nulla avevano a vedere con le finalità di rilancio dell'Ente. I fatti finiti sotto la lente degli investigatori coordinati dal Pubblico Ministero vanno dalla fine del 1998 fino alla

primavera del 2005. Il denaro, come detto, sarebbe stato utilizzato dall'ex Presidente sponsorizzato da Alleanza Nazionale, quasi esclusivamente per spese di viaggi in auto, treno e aereo senza risparmiare su vitto e alloggio, anche in appartamenti presi in affitto dall'Ente e soggiorni a Bari e Roma. Ma nel corso dell'inchiesta sono emerse anche altre irregolarità gestionali»;
la Repubblica del 10 ottobre 2008 pubblica: «la delibera con la quale, il 16 giungo 2004, è stata costituita la società "Bari Porto Mediterraneo" non è legittima. E per questo l'Autorità Portuale deve seguire la strada dell'autotutela, annullando la concessione. Il parere dell'Avvocatura dello Stato conferma le perplessità, già sollevate dal Ministro dei trasporti, Altero Matteoli, e mette sotto accusa, ancora una volta, le procedure che, quattro anni fa, hanno portato alla nascita della società, alla quale è affidata la gestione di alcuni servizi nel porto di Bari»;
la Repubblica del 16 ottobre 2008 pubblica: «svolta nell'inchiesta sulla "Bari Porto Mediterraneo" ». Il fascicolo conta già i primi due indagati. Il Pubblico Ministero contesta i reati di falso, truffa e peculato. Al centro del fascicolo c'è la nascita della Società mista, costituita senza una gara ad evidenza pubblica. I soci privati, infatti, sono stati selezionati «secondo criteri arbitrari» ha spiegato il Ministro dei trasporti Altero Matteoli;
la «Bari Porto Mediterraneo» è stata costituita dall'Autorità Portuale e guidata dal Presidente Tommaso Affinita, segretario generale Vito Totorizzo, e che l'attuale Presidente dell'Autorità portuale, signor Franco Mariani, sta cercando di riportare la vicenda alla legalità scontrandosi con un gruppo guidato dal Presidente della Camera di commercio di Bari, signor Luigi Farace, il quale pur di mantenere in vita la società ha usato toni intimidatori, nei confronti del Presidente Mariani con frasi come «stia buono e tranquillo» e «il Presidente ha le ore contate» (Corriere del Mezzogiorno del 6 novembre 2008);
RAM è una società a totale capitale pubblico di stretta collaborazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tanto che da tempo è in discussione anche un suo possibile scioglimento -:
se sia a conoscenza dei fatti suesposti e se e come intenda rimediare ad una nomina che obiettivamente suscita non poche perplessità e se intenda valutare l'esigenza di risparmiare ingenti risorse affidando i compiti svolti dalla stessa società RAM al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
(3-00246)

Interrogazione a risposta in Commissione:

BRAGA, VELO e CODURELLI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con l'entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia a partire dal 14 dicembre 2008 verranno ridotte in modo drastico le corse dei treni «Cisalpini» che collegano le stazioni di Chiasso e di Como San Giovanni con quella di Milano Centrale;
la ricaduta sulla qualità e quantità del servizio appare particolarmente grave per le seguenti riduzioni che riguardano sia i viaggiatori pendolari sia i viaggiatori a lunga percorrenza:
verrà eliminato il treno Como-Milano Centrale 10749 delle 6.25 (arrivo 7.15) utilizzato dai viaggiatori che hanno necessità di arrivare a Milano prima delle 8 del mattino sia per motivi di lavoro sia per interscambiare con il sistema ad alta velocità e a percorrenza nazionale e internazionale;
nella fascia oraria serale compresa tre le ore 17.30 e le ore 19.00 attualmente sono previsti 7 treni da Milano Centrale per Como-Chiasso tra regionali e Cisalpini, mentre la bozza del nuovo orario prevede solo 4 treni con un'incomprensibile assenza di corse dirette e veloci tra le 17.35 e le 19.10 e un prevedibile e insostenibile

affollamento dei viaggiatori sulle rimanenti corse a carattere regionale particolarmente lente e di scadente qualità;
sempre per la percorrenza Milano Centrale-Como-Chiasso la fascia dalle ore 19.10 alle 0.10 (5 ore) non prevede alcun servizio da parte dei Cisalpini;
nelle altre fasce orarie la frequenza media dei treni Cisalpini lungo la tratta Chiasso-Como-Milano e ritorno si ridurrà da 1 treno ogni ora a 1 treno ogni 2 ore;
per tutte le ragioni sopra esposte, si sottolinea che, con l'entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia:
a) viene fortemente peggiorato il servizio di trasporto dei pendolari in partenza da Chiasso-Como verso Milano e viceversa, costretti a tempi di percorrenza molto più lunghi e a viaggi molto meno confortevoli;
b) viene fortemente penalizzata la possibilità di usufruire dei trasporti ferroviari per i viaggiatori in partenza e in arrivo a Chiasso e a Como San Giovanni che utilizzano il sistema ferroviario ad alta velocità e a lunga percorrenza nazionale e internazionale sia attraverso il nodo di Milano Centrale, sia verso la Svizzera e il Nord Europa. Di fatto la stazione di Como San Giovanni risulta isolata in alcune fasce orarie e insufficientemente collegata nelle rimanenti;
inoltre presso le stazioni di Como non è mai stato affrontato, a differenza di quanto realizzato dalle ferrovie svizzere, il problema dell'interscambio auto-treno sia presso la stazione centrale San Giovanni, da dove partono i treni Cisalpini, sia presso quella di Como-Albate dove si ferma il maggior numero di treni regionali. Risulta pertanto importante mantenere la fermata di Chiasso quanto meno per soddisfare l'esigenza dei viaggiatori provenienti dal territorio nord di Como e provincia e del Mendrisiotto che usufruiscono dei comodi parcheggi di interscambio presenti nella cittadina elvetica; ciò eviterebbe l'ingresso in Como di molte auto che andrebbero a peggiorare una viabilità già fortemente congestionata -:
come intenda il Governo adoperarsi per garantire agli utenti del trasporto ferroviario collegamenti e servizi adeguati per qualità, velocità e frequenza in una logica di sistema integrato tra corse regionali, nazionali e internazionali anche in considerazione della vocazione turistica e produttiva della città di Como e del ruolo internazionale della sua stazione San Giovanni.
(5-00636)

Interrogazioni a risposta scritta:

FUCCI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 14 novembre una bambina di due anni è deceduta in seguito a un terribile scontro frontale con un'auto che viaggiava sulla carreggiata opposta nel quale sono rimasti gravemente feriti anche la nonna della piccola e i due fratelli di quest'ultima di cinque anni d'età;
questa sciagura, avvenuta sulla strada provinciale pugliese n. 231, ha distrutto una famiglia e sconvolto l'intera comunità di Andria, la città di residenza della bimba deceduta, tanto più che la stessa strada è da sempre teatro di frequenti incidenti molte volte mortali;
esattamente un anno prima della sciagura, il 19 novembre 2007, una mamma e la sua figlia di appena quattro anni morirono in un altro incidente dalle dinamiche molto simili;
in precedenza, il 29 ottobre 2007, un altro incidente causò un morto e sei feriti. Lo scorso 2 luglio, infine, ci sono stati cinque feriti gravissimi;
i motivi della pericolosità mortale della strada provinciale 231 sono il suo essere troppo angusta e quindi del tutto inadatta agli imponenti carichi di traffico e soprattutto il suo non essere dotata di un

guard-rail centrale che separi le due carreggiate come testimonia l'autentico stillicidio di scontri frontali;
poiché la sicurezza stradale, come testimoniano i drammatici incidenti sulla strada provinciale 231, coinvolge direttamente l'incolumità pubblica, appare necessario chiedere al Governo un concreto interessamento in merito -:
quali iniziative, per quanto di loro competenza e alla luce del loro ruolo di garanti della sicurezza stradale e dell'incolumità pubblica, ritengano possibili e opportune per la messa in sicurezza della strada provinciale n. 231.
(4-01681)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
se in relazione a quanto disposto dal decreto del Ministro dei trasporti 6 ottobre 2006, concernente il rilascio del certificato di formazione professionale ADR, il Ministro interrogato, come appare ragionevole e sensato all'interrogante, intenda confermare l'interpretazione resa dal Direttore generale per la motorizzazione anche all'Avvocatura dello Stato (chiamata a difendere il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nel ricorso davanti al Tar Lazio - RG 2281/07) in ragione della quale con l'articolo 4, comma 2, lettera d), «si prevede esplicitamente la possibilità degli organismi accreditati ai sensi del decreto ministeriale 15 maggio 1997 di continuare ad effettuare ancora i corsi di formazione professionale per il conseguimento del CFP»;
se intenda pure confermare - anche in questo caso come ragione vorrebbe - l'interpretazione resa dal predetto direttore secondo cui «l'articolo 8 del decreto ministeriale 6 settembre 2006, che contempla le norme transitorie per l'attuazione del decreto, non contempla al comma 3 alcuna ipotesi di tacita revoca del riconoscimento delle organizzazioni contemplate nella lettera d), comma 2, articolo 4 del decreto ministeriale 6 ottobre 2006, trattandosi di una norma transitoria che, al fine di una corretta ed equilibrata successione delle norme per consentire ai soggetti già operanti di adeguarsi al nuovo standard qualitativo prevedendo appunto un periodo di due anni durante il quale le organizzazioni attive nel campo professionale CFP possono continuare ad operare secondo le modalità operative previgenti all'emanazione del decreto impugnato, salvo dotarsi, al termine del detto periodo di due anni, di docenti qualificati, seguendo il disposto dell'articolo 5, comma 2, dello stesso decreto».
(4-01686)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:

META, VICO, BOCCIA, BORDO, BONAVITACOLA, TULLO, VELO, CARDINALE, GIORGIO MERLO, FIANO, LOVELLI, SARUBBI e LARATTA. - Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
come si evince da numerosi articoli di stampa, è in atto da tempo da parte di alcuni imprenditori e da esponenti del centrodestra, un gravissimo attacco nei confronti del Presidente dell'Autorità Portuale del Levante, Franco Mariani;
il quotidiano Corriere del Mezzogiorno del 6 novembre 2008, riporta un'intervista al Presidente della citata Autorità nella quale tra l'altro si legge: «Presidente perché si sente "accerchiato"?» - «Ancora due anni e terminerò il mio mandato di Presidente dell'Autorità Portuale. Ma si mettano il cuore in pace i miei detrattori, continuerò a lavorare e agire nell'interesse generale dei porti baresi». «Presidente cosa intende per "detrattori"?» - «È proprio per perseguire questi obiettivi che mi sono scontrato e mi scontro con una parte del sistema di potere barese. Un

sistema trasversale, fatto di persone che ritengono che avere una ramificazione di amicizie nei posti giusti, significhi essere il padrone del mondo. Alcuni di questi, verso i quali non nascondo il mio fastidio, sono però, in fondo, dei gregari abituati ad essere forti con i deboli e deboli con i forti». - «Chi sono?» - «Sono quelli che pensano che i problemi amministrativi, tecnici, operativi, possono essere piegati e manipolati sulla base delle loro esigenze e non nell'interesse generale, scaricati sui tavoli "politici" a prescindere dal merito e dalla sostanza dei problemi». - «Faccia esempi concreti». - «L'Autorità Portuale ha combattuto le rendite di posizione e scoperchiato la pentola della concessione a Bari Porto Mediterraneo, illegittima e dannosa per gli interessi pubblici. Non avevo compreso che proporsi di ricondurre nella legalità una situazione palesemente illegittima, che riconsegnare all'interesse pubblico le sue prerogative, che ristabilire le regole del gioco, significasse uno scontro diretto con un certo sistema di potere, con coloro che pensano di essere i padroni del mondo perché alzando il telefono possono darsi del tu con l'ex vice Ministro di turno, oppure con il Presidente di questa o quella consorteria». - «E invece cosa è successo? dica». - «L'onorevole Luigi Farace, presidente della Camera di Commercio di Bari, nel corso di un'assemblea della Bari Porto Mediterraneo, ha tranquillizzato i soci dicendo che il Presidente dell'Autorità Portuale "ha le ore contate". Che cosa significa tutto ciò? Possiede forse notizie sulla mia salute? Conosce pericoli per la mia persona che io ignoro?» - «Non è che tra voi c'è qualcosa di personale?» - «È la seconda volta che l'onorevole Farace mi minaccia. La prima volta mi disse di stare "buono e tranquillo". Ma non mi ha intimidito ieri, non ci riuscirà adesso. Il tentativo è evidente. Si vuole impedire quello che viene incredibilmente considerato "l'assalto finale alla Bari Porto Mediterraneo", mentre altro non è se non la riparazione di un atto illegittimo e dannoso». Infatti come si evince da Repubblica del 16 ottobre 2008: «svolta nell'inchiesta sulla Bari Porto Mediterraneo. Il fascicolo conta già i primi due indagati. Il Pubblico Ministero contesta i reati di falso, truffa e peculato. Al centro del fascicolo c'è la nascita della Società mista, costituita senza una gara ad evidenza pubblica. I soci privati, infatti, sono stati selezionati "secondo criteri arbitrari" ha spiegato il Ministro ai trasporti Altero Matteoli». Il signor Tommaso Affinita, Presidente dell'Autorità Portuale di Bari all'epoca dei fatti e, peraltro già indagato (come riportato da Repubblica del 28 ottobre 2005), in un'inchiesta per rimborsi di cui, secondo l'accusa avrebbe goduto illecitamente. Il PM Roberto Rossi ha depositato un'integrazione ai capi d'imputazione contestati nella richiesta di rinvio a giudizio;
Tommaso Affinita, con la complicità di Vito Totorizzo, segretario generale dell'Autorità Portuale di Bari, avrebbe continuato, sino a quest'anno ad usufruire di rimborsi (per un valore complessivo di 142 mila euro) per l'affitto di un appartamento a Bari e per i biglietti aerei per gli spostamenti da Roma, sua città di residenza al capoluogo pugliese;
altrettanto stupefacente, ad avviso degli interroganti, risulta la decisione del Governo (pubblicata da Repubblica il 29 ottobre 2008) che lo stesso Tommaso Affinita sia stato nominato Amministratore delegato della RAM, la società pubblica incaricata di gestire la Rete autostrade del mare. In sostanza, ad avviso degli interroganti mentre il Presidente della Camera di Commercio di Bari, signor Farace, usa toni minacciosi di chiaro stampo intimidatorio nei confronti dell'attuale Presidente dell'Autorità Portuale di Bari, Franco Mariani, che sta tentando di riportare una pratica a legalità, la creazione della società Bari Porto Mediterraneo, costituita con una selezione dei soci privati, «secondo criteri arbitrari», come spiegato dal Ministro Matteoli, quando allo stesso Tommaso Affinita sono stati contestati i reati di falso, truffa e peculato, addirittura lo stesso viene nominato Amministratore Delegato di un'altra società pubblica, dal Ministro dell'economia d'intesa con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

le frasi minacciose del signor Farace, Presidente della Camera di Commercio di Bari, nei confronti del Presidente dell'Autorità Portuale di Bari: «di stare buono e tranquillo» e «ha le ore contate», inammissibili e impronunciabili in ogni caso, assumono un tono ancor più pericoloso nella situazione ambientale barese -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti suesposti e se e come intendano garantire condizioni adeguate per il sereno svolgimento delle attività istituzionali al signor Franco Mariani, Presidente dell'Autorità Portuale del Levante che sta tentando di riportare a legalità una situazione illegittima e dannosa per la portualità e l'economia barese.
(3-00244)

Interrogazione a risposta in Commissione:

LULLI, GIACOMELLI e AMICI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 31 luglio 2007, presso la Prefettura di Prato fu siglato il Patto per la sicurezza tra il Ministero degli interni, rappresentato dal Vice-Ministro onorevole Marco Minniti, il Comune e la Provincia di Prato, rappresentati rispettivamente dal Sindaco e dal Presidente e la Regione Toscana, presente il Prefetto dottoressa Eleonora Maffei;
in seguito alla stipula del Patto è stato svolto un importante lavoro attorno ai temi della sicurezza, della legalità e contro la concorrenza sleale nell'economia locale, in uno dei più importanti distretti industriali del nostro Paese e in una città che ha alti livelli di presenza extracomunitaria che da una parte ha contribuito alla crescita e dall'altra ha aperto problematiche di rilievo sul piano sociale, sulle quali gli Enti Locali si sono trovati a fronteggiare con scarsi mezzi;
se non intenda fornire un bilancio dettagliato degli interventi realizzati e dei risultati conseguiti dalle Forze dell'ordine (Polizia di Stato e Arma dei carabinieri) e della Guardia di Finanza in relazione agli impegni indicati dal succitato Patto.
(5-00637)

Interrogazioni a risposta scritta:

MANTINI, LOLLI, SCELLI, TOTO, DELL'ELCE, PELINO e GINOBLE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella notte tra giovedì 13 e venerdì 14 novembre 2008, un attentato incendiario è stato compiuto contro Palazzo Margherita d'Austria, la sede del Comune de L'Aquila. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, che vi è dato conoscere, una persona con il volto coperto da un cappuccio ha cosparso di benzina la parte sinistra del portone d'ingresso della sede comunale, appiccando poi il fuoco. L'uomo è stato notato mentre si allontanava da alcuni giovani, che hanno allertato Vigili del Fuoco e polizia, che intervenuti tempestivamente hanno estinto le fiamme e scongiurato il pericolo per persone e cose. Per il momento non ci sono state rivendicazioni di alcun tipo. Sull'accaduto sono in corso le indagini da parte degli inquirenti;
un nuovo inquietante atto intimidatorio si è verificato martedì 18 novembre 2008 nella città de L'Aquila e questa volta indirizzato direttamente al sindaco Massimo Cialente. Una lettera gli è stata recapitata per posta prioritaria, presso la propria abitazione privata, una busta bianca imbottita, identica a quelle utilizzate per l'invio di oggetti fragili, dentro un proiettile da carabina calibro 7 inesploso, normalmente usato per la caccia al cinghiale. La minacciosa scoperta è stata fatta dalla moglie Donatella che, come ogni giorno, controllava la posta recapitata al primo cittadino. Sulla busta, scritto in stampatello, l'indirizzo esatto dell'abitazione privata del sindaco e, quale mittente, il nome di una nota agenzia di pompe funebri aquilana, naturalmente del tutto estranea ai fatti, e utilizzato per dare ancora più forza a quel «messaggio» più che inquietante. Il timbro di spedizione della lettera riporta la data del 15 novembre,

appena 24 ore dopo l'attentato a Palazzo Margherita. Anche su questi fatti gli investigatori della polizia stanno indagando, convinti di una relazione anche con l'attentato incendiario;
si tratta di episodi inqualificabili, di enorme scalpore e allarme per il comune de L'Aquila, che evocano scenari insoliti ed estranei al tessuto culturale della collettività aquilana, dove mai prima d'ora si erano verificati fatti di tale portata intimidatoria nei confronti delle istituzioni locali. Atti di una gravità intollerabile, indice di un clima di preoccupante illegalità, sia che possano essere riconducibili a fenomeni di criminalità politica che di criminalità comune, ancora più esecrabili perché sono stati perpetrati in piena campagna elettorale per l'elezione degli organi regionali e contro i simboli e i rappresentanti istituzionali della città de L'Aquila, atti che vanno stigmatizzati e respinti con la più assoluta fermezza;
numerosissime sono state le espressioni di solidarietà e affetto pervenute al sindaco Massimo Cialente, anche in queste ore, da tutti gli ambienti politici abruzzesi e dai rappresentanti dei diversi partiti nonché da esponenti delle istituzioni e delle categorie sociali a tutti i livelli -:
di quali informazioni disponga circa la matrice delle minacce, quali misure particolari il Governo intenda adottare per assicurare la tutela e la protezione dell'incolumità del sindaco della città de L'Aquila e dei suoi congiunti, e come intenda manifestare la necessaria solidarietà del Governo nazionale nei confronti dell'amministrazione del comune aquilano.
(4-01674)

CHIAPPORI, ALESSANDRI, NICOLA MOLTENI, ALLASIA, FORCOLIN, BONINO, FAVA, CONSIGLIO, D'AMICO, FOGLIATO e CALLEGARI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
in data 1o novembre 2008, alle ore 12:00, è scaduto il termine per la presentazione delle liste per l'elezione del Presidente e del Consiglio Regionale in Abruzzo;
in sede di presentazione alcune liste sono state escluse perché - a dire dell'Ufficio elettorale competente - i rispettivi rappresentanti avrebbero presentato la documentazione con uno sforamento di pochi minuti rispetto al termine di legge;
in particolare la lista denominata «Alleanza Federalista», il cui rappresentante era già presente nel seggio, non avrebbe potuto completare la necessaria documentazione per impedimento all'accesso causato dai disordini scoppiati, prima delle ore 12 dello stesso giorno, all'esterno dell'Ufficio con pressione di varie persone sugli accesi ai locali antistanti, disordini che hanno indotto le forze dell'ordine ivi presenti (probabilmente su conforme richiesta del Presidente dell'Ufficio centrale elettorale) a disporre il blocco degli afflussi nei locali ove si svolgevano le relative operazioni anche attraverso la chiusura immediata dei cancelli;
è accertato che, fra dette forze dell'ordine, figuravano alcuni appartenenti al Corpo forestale dello Stato;
proprio a causa di detto blocco degli ingressi il rappresentante di «Alleanza Federalista» non ha potuto presentare, nel termine delle ore 12, il proprio fascicolo completo di tutta la necessaria documentazione, incorrendo così nella esclusione dalla competizione elettorale;
la situazione appena denunciata ha interessato anche altre liste, una delle quali («Per il Bene Comune») è stata riammessa alla competizione con decreto del Presidente del T.A.R. Abruzzo (sez. I) n. 249 del 2008;
identico, favorevole, decreto presidenziale è Stato invece negato alla lista denominata «Alleanza Federalista»;
deriva da quanto sopra una violazione della parità di trattamento fra le

diverse liste in competizione che può gravemente compromettere la legittimità delle operazioni elettorali successive al diniego di partecipazione opposto, prima dall'Ufficio elettorale e poi dal Presidente del Tribunale amministrativo regionale, alla lista da ultimo menzionata;
sembra incontrovertibile il rapporto di causa-effetto corso fra i disordini prima richiamati e l'obiettiva impossibilità, per i rappresentati di detta lista, di depositare tempestivamente tutta la necessaria documentazione;
risulta dirimente - almeno al fine di evitare il permanere della lamentata disparità, consentendo l'emissione dei provvedimenti giudiziali necessari ad assicurare la più ampia partecipazione elettorale - conoscere l'orario esatto in cui i detti disordini hanno avuto inizio -:
se il Ministro dell'interno e il Ministro delle politiche agricole e forestali, ciascuno per quanto di rispettiva competenza, intendano verificare quanto effettivamente accaduto al momento della presentazione delle liste indicate in premessa e in particolare:
a) in quale preciso momento - rispetto al termine di scadenza prima indicato - siano effettivamente iniziati i disordini nelle zone antistanti la sede della Corte di appello di L'Aquila in data 1o novembre 2008;
b) in quale preciso momento si sia effettivamente proceduto a bloccare gli ingressi negli uffici e, per conseguenza, ad impedire l'accesso nei locali ove il deposito dei suddetti documenti sarebbe dovuto avvenire.
(4-01690)

MAZZOCCHI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con delibera consiliare n. 87, del 27 ottobre 2006, il Consiglio comunale di Palestrina, avrebbe deliberato l'approvazione della sdemanializzazione e la conseguente alienazione di un terreno sito in Palestrina, Via del Fontanile 8, rione degli Scacciati, confinante con il Comune di Castel S. Pietro Romano, in favore del signor Berges Dietrich Karl Wilhelm;
tale lotto, di estensione pari a circa 487 mq, risulterebbe esser la corte circostante l'immobile di proprietà del medesimo, oggetto di condono edilizio ai sensi della legge n. 326 del 2003 (prot. n. 3661 del 9 marzo 2004), e parte di un cespite di proprietà comunale di maggiori dimensioni (18.021 mq);
con altra delibera, il medesimo Consiglio comunale di Palestrina avrebbe deliberato la sdemanializzazione e la successiva alienazione di un terreno sito in Palestrina, Via del Fontanile 6, rione degli Scacciati, confinante con il comune di Castel S. Pietro Romano, in favore della signora Barbara Borzi;
tale lotto, di estensione pari a circa 195 mq, risulterebbe essere la corte circostante l'immobile di proprietà della medesima, oggetto di condono edilizio ai sensi della legge n. 326 del 2003 (prot. n. 7480 del 10 marzo 2004), e parte di un cespite di proprietà comunale di maggiori dimensioni (18.021 mq);
risultano all'interrogante forti perplessità relativamente ai profili di legittimità connessi alle sopra citate delibere consiliari mediante le quali si è addivenuti a delle alienazioni a trattativa privata di beni rientranti nel patrimonio comunale;
in materia di alienazione e permuta del patrimonio comunale, l'esclusiva competenza risulta spettare al Consiglio comunale ai sensi del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
ciò che all'interrogante preme sottolineare, è il presumibile conflitto di interessi che verterebbe sulle pratiche di condono edilizio concernenti gli immobili siti in Palestrina, rispettivamente in via del Fontanile n. 6 e 8;
risulterebbe infatti, sia nella pratica di sanatoria edilizia n. 45 in favore del signor Berges Dietrich Karl, sia nella pratica di sanatoria edilizia n. 274 in favore

della signora Barbara Borzi, sussistere una relazione tecnica allegata alla domanda di condono edilizio a firma del geometra Augusto Mattogno;
quest'ultimo risulterebbe essere membro di uno studio tecnico di geometri di cui risulta esser membro anche l'assessore ai lavori pubblici del Comune di Palestrina, Igino Macchi, ciò che secondo l'interrogante evidenzia il presumibile interesse privato relativamente alla vicenda in questione e dunque il presumibile conflitto di interessi rispetto alle decisioni assunte in materia;
tale situazione, secondo l'interrogante, configura il concreto rischio che vi siano state reiterate violazioni dell'articolo 78 del testo unico degli enti locali, il quale, si ricorda, prevede, al comma 2, l'obbligo, in capo agli amministratori, di astenersi dal prender parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri e, al comma 3, in capo ai componenti della giunta comunale competenti in maniera di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici, di astenersi dall'esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato -:
se disponga di elementi al riguardo e se ritenga che sussistano i presupposti per l'esercizio dei poteri previsti dall'articolo 142 del testo unico degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, relativamente alla rimozione e sospensione di amministratori locali.
(4-01692)

GRIMOLDI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
presso le case popolari dell'Aler site nel comune di Meda, nella Provincia di Monza e Brianza, si sono verificati gravi episodi di criminalità e problemi di sicurezza, alcuni dei quali sono stati riportati sulla stampa locale;
in particolare, immigrati extracomunitari non rispettano i regolamenti degli stabili e le norme igienico-sanitarie, tra cui quelle relative allo smaltimento e alla differenziazione dei rifiuti, base per una convivenza civile;
sono frequenti schiamazzi notturni che disturbano la quiete dei residenti;
dopo la segnalazione delle problematiche agli interessati, si sono verificati danneggiamenti alle autovetture in sosta di proprietà dei residenti -:
come valuti il Governo i fatti generalizzati nella premessa e quali misure sia possibile assumere per garantire il ripristino della legalità e delle condizioni igienico sanitarie delle case popolari Aler di Meda.
(4-01694)

BIANCOFIORE. - Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
Sven Knoll, consigliere provinciale altoatesino del partito Suedtiroler Freiheit già contraddistintosi per simpatie neonaziste messe in evidenza dalla stampa locale, si è recato alla seduta costitutiva dell'assemblea legislativa della Provincia autonoma di Bolzano in costume da Schuetze (corpo paramilitare folcloristico altoatesino), con i classici pantaloni corti di cuoio, calzettoni bianchi, giubba d'ordinanza e cappello piumato;
il consigliere altoatesino ha giustificato il suo comportamento evidenziando che con il suo abbigliamento ha inteso sottolineare il fatto di essere l'espressione di una gioventù che non ammette di essere assimilata all'identità italiana;
nell'ambito della stessa seduta, Knoll ha ricoperto il ruolo di segretario per le operazioni di scrutinio e al momento del giuramento non ha rinunciato ad una grave provocazione di vilipendio alla nostra Repubblica. Per rimarcare i suoi ideali separatisti ha affermato: «Giuro di rispettare la Costituzione e di impegnarmi

per agevolare e favorire l'esercizio del diritto all'autodeterminazione dei sudtirolesi»: una contraddizione in termini;
la leader del partito al quale appartiene il consigliere Knoll, Eva Klotz - figlia del martellatore della Val Passiria-Georg Klotz condannato dall'Italia per atti di terrorismo e militante nel Befreiungsausschuss Südtirol (BAS) - nel corso della stessa seduta, ha sfoggiato il classico «Dirndl» sul quale era appuntata un'aquila tirolese con la scritta: «Giù le mani dal Tirolo»;
recentemente vi è stata una dolorosa marcia di guerra del corpo degli Schuetzen nella città capoluogo di Bolzano che ha ferito la pacifica convivenza, con l'esposizione di cartelli contro lo stato italiano, contro l'appartenenza dell'Alto Adige al nostro Paese. Marcia che ha riportato indietro la lancetta dei tempi facendo ripiombare l'Alto Adige in un clima di conflitto etnico che sembrava essere superato;
l'articolo 18 della Costituzione testualmente recita: «Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare»; gli Schuetzen sono a tutti gli effetti una sedicente organizzazione paramilitare con palesi scopi politici;
quelli descritti sono soltanto gli ultimi atti di una lunga lista di comportamenti provocatori ed offensivi posti in essere da esponenti politici del mondo di lingua tedesca altoatesino contro lo Stato italiano e di pesante provocazione nei confronti della comunità italiana dell'Alto Adige, minoranza in terra italiana non formalmente riconosciuta;
ad avviso dell'interrogante i fatti su esposti sostanziano una palese offesa alla Costituzione italiana e si ravvisa il reato di vilipendio, con particolare riguardo all'articolo 5 che definisce una e indivisibile la Repubblica italiana -:
se vi siano ulteriori e nuove circostanze di cui ritengano opportuno mettere al corrente la Camera dei deputati;
se intendano far rispettare la lettera della Costituzione all'articolo 18;
quali iniziative intendano porre in essere a tutela della pacifica convivenza in Alto Adige e a tutela dell'identità, dell'integrità e dell'onore dell'Italia e della comunità italiana ivi residente.
(4-01696)

TESTO AGGIORNATO AL 20 GENNAIO 2008

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

SIRAGUSA e ANTONINO RUSSO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
alcuni siti internet danno notizia che Confindustria nello scorso ottobre avrebbe elaborato il documento «Action plan per l'istruzione tecnica» contenente proposte di «Linee di intervento per il riordino degli istituti tecnici»;
tale proposta sarebbe suddivisa in tre sezioni: contenuti; governance; risorse umane;
sui contenuti si prevederebbe: «contenimento del numero delle materie; 32 ore settimanali ma non predefinite: 2-3 devono essere in piena disponibilità delle scuole; istituzione della disciplina di scienze integrate che raggruppa fisica, chimica, biologia e scienze della terra; una sola lingua straniera; insegnamento di un'altra disciplina in inglese»;
sulla governance si prevederebbe:
affiancare al dirigente scolastico un consiglio di amministrazione con forte presenza di esterni (aziende, professioni) con poteri effettivi di governo; separare il CdA dagli organismi a partecipazione democratica; dare eventualmente al CdA un nome più accattivante; inserire un rappresentante aziendale nelle commissioni di esame; strutturare il previsto Comitato Nazionale per l'Istruzione Tecnica in sottocomitati che controllino strettamente gli

indirizzi. Sulle risorse umane si prevederebbe: scelta del personale docente teorico e pratico ad libitum della scuola, fuori da graduatorie e classi di concorso; scelta del personale da inserire negli spazi di flessibilità (20 per cento, 30 per cento e 35 per cento dell'orario) ad libitum della scuola; eliminazione degli insegnanti tecnico-pratici e loro sostituzione in laboratorio con «personale di provata esperienza lavorativa»;
sugli stessi siti si dà notizia che nel documento si segnalerebbero anche 3 possibili strade per tale riforma: un provvedimento normativo specifico che ricalchi quanto previsto dall'Action Plan; una autonomia «statutaria» in cui ogni scuola si fa il suo statuto; le fondazioni;
in data 8 novembre 2008, i giornali riportano la notizia di un incontro a porte chiuse tra il Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca e rappresentanti di Confindustria -:
se l'incontro di cui sopra abbia avuto come oggetto la riforma degli istituti tecnici e in tal caso quali ne siano stati i contenuti.
(5-00642)

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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:

CARELLA, MARCO CARRA, CAPODICASA, TIDEI, GASBARRA e POMPILI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nella scorsa legislatura il Ministro alle politiche agricole, Paolo De Castro, ha inserito nella legge 24 dicembre 2007, n. 244, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 300 del dicembre 2007, alcune misure relative ai contenziosi aperti con l'INPS da parte delle cooperative agricole quali: la possibilità di rateizzare l'importo totale del contenzioso fino a 20 aumentandolo del solo interesse legale, senza l'applicazione delle sanzioni;
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, all'articolo 506 recita «al fine di consentire la chiusura dei contenziosi derivanti dall'applicazione dell'articolo 44 comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni, della legge 24 novembre 2003, n. 326, l'INPS è autorizzata a definire i precedenti contenziosi in via extra-giudiziale a condizione che i soggetti opponenti si impegnino al pagamento dei contributi oggetto di contenzioso nella misura del 100 per cento dell'importo, senza il pagamento delle sanzioni, con la possibilità di rateizzare fino a 20 rate annuali con il versamento degli interessi legali»;
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, all'articolo 2, comma 507 recita: «le disposizioni di cui al comma 506 si applicano, con le medesime modalità, anche alle cooperative sociali che hanno numero non superiore alle 15 unità tra soci e lavoratori dipendenti» -:
quali siano le motivazioni per le quali l'INPS ritiene di non dover applicare quanto previsto dai commi 506 e 507 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, a «La Cacciarella Cooperativa Sociale» di Roma che, avendo subito un'ispezione nel 2003 da cui è scaturito un verbale ai sensi della legge 22 luglio 1961, n. 628 articolo 5, rientrando nei parametri fissati dall'articolo 507 ha richiesto alla Direzione nazionale INPS ed alla Sede INPS di Roma Tiburtino l'applicazione delle misure previste negli articoli indicati in premessa.
(3-00242)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SALVINI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
risulta all'interrogante essersi concluso il 31 marzo 2008 il cosìddetto «Programma REI»

(Re-impiego dei lavoratori immigrati), un'iniziativa promossa da Italia Lavoro cui la provincia di Bergamo ha aderito per promuovere l'inserimento lavorativo di immigrati disoccupati, il cui permesso di soggiorno fosse scaduto ovvero in scadenza;
REI è un progetto affidato ad Italia Lavoro dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e rientra nell'ambito delle attività promosse da P.A.R.I (Programma d'Azione per il Reimpiego), il programma dedicato all'inserimento e al reinserimento delle categorie sociali svantaggiate nel mercato del lavoro;
risulta sempre all'interrogante che il predetto Programma abbia favorito, per quanto concerne la Provincia di Bergamo, su 151 lavoratori presi in carico per percorsi orientativi di formazione, la ricollocazione di 110 immigrati e che tali inserimenti lavorativi siano stati favoriti in gran parte dalla possibilità per le aziende di usufruire di incentivi: 5.000 euro per assunzioni a tempo indeterminato e 1.500 euro in caso di assunzioni a tempo determinato per un periodo non inferiore ad un anno;
i settori produttivi ove per lo più gli interessati hanno trovato un'occupazione risultano essere l'edilizia (36 inserimenti lavorativi, di cui 31 con incentivo), il metalmeccanico (23) ed il tessile (11);
il progetto è stato attuato anche in altre 5 Province italiane: Caserta, Salerno, Padova, Vicenza e Brescia;
secondo i dati Eurostat l'Italia ha tassi di occupazione, per quanto concerne gli over 50 e le donne, tra i più bassi d'Europa -:
se le notizie ed i dati riportati in premessa corrispondano al vero;
quale sia il numero totale dei cittadini stranieri reinseriti nel mondo del lavoro attraverso il predetto programma REI, suddiviso anche per provincia e tipologia di collocazione;
a quanto ammonti il costo totale del progetto e quante risorse, in termini di spesa effettuata ed incentivi erogati, sono state investite nel medesimo;
se non convenga sull'opportunità di realizzare prioritariamente iniziative mirate di collocazione e ricollocazione lavorativa per le cosìddetto «fasce deboli» italiane, ovvero donne e lavoratori anziani a rischio di esclusione sociale (over 50), nonché giovani inoccupati o disoccupati di lungo periodo.
(5-00633)

MANCUSO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147 convertito con modificazioni dalla legge 1o agosto 2003, n. 200, all'articolo 8, comma 15, dispone che, sulla base delle linee guida e dei principi stabiliti dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, l'UNIRE (Unione nazionale incremento razze equine) organizza e gestisce l'anagrafe equina nell'ambito del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN);
nonostante tale disposizione fosse stata inserita a suo tempo in un provvedimento recante disposizioni urgenti ordinamentali e approvato in piena estate, bisogna lamentare che a distanza di ben cinque anni, essa è ancora lungi dall'essere completamente ed efficacemente applicata;
il disposto normativo citato, al momento, ha avuto come principale effetto quello di sottrarre l'anagrafe degli equidi dal pieno controllo dell'ex Ministero della salute e di tutto il settore veterinario pubblico che si ritrova nell'impossibilità di avere a disposizione un fondamentale strumento di conoscenza e di valutazione epidemiologica;
la recente evenienza di focolai di malattia di west nile sul territorio nazionale, in particolare nelle Regioni Emilia Romagna e Veneto, nonché il perdurare di molteplici focolai di anemia infettiva

equina hanno indotto la Direzione generale sanità animale e farmaco veterinario, a segnalare per l'ennesima volta all'UNIRE e al MIPAAF la situazione di difficoltà in cui vengono a trovarsi le autorità sanitarie territoriali proprio a causa della carente implementazione dell'anagrafe degli equidi e della relativa banca dati nazionale;
la mancanza di riferimenti anagrafici certi unitamente alle carenze evidenziate sul piano dell'identificazione e registrazione degli animali rende la situazione attuale insostenibile;
a ciò deve aggiungersi l'impossibilità di poter utilizzare da subito le informazioni registrate nella banca dati tra cui quella relativa alla destinazione finale degli animali (destinati alla produzione di alimenti per il consumo umano o DPA ovvero non destinati alla produzione di alimenti per il consumo umano o NON DPA). Ciò impedisce di poter semplificare le procedure per la ricettazione di farmaci da somministrare agli equidi classificati NON DPA;
l'anagrafe degli equidi è l'unica anagrafe a non far capo all'ex Ministero della salute e ricondurre ad un unico gestore tutte le anagrafi con relative Banche dati rappresenterebbe anche una soluzione economicamente vantaggiosa, oltreché sanitariamente corretta -:
se il Governo intenda adottare urgenti provvedimenti miranti a riattribuire all'ex Ministero della salute l'organizzazione e la gestione dell'anagrafe degli equidi ivi compresa la realizzazione della banca dati degli equidi (BDE) con gli stessi strumenti utilizzati per la realizzazione della banca dati nazionale (BDN) delle altre specie allevate.
(5-00635)

Interrogazioni a risposta scritta:

TOMMASO FOTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere:
quali siano le valutazioni del Ministro interrogato in ordine alla nota inviata allo stesso in data 14 luglio 2008, dalle Segreterie Nazionali Filt Cigl, Fit-Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, Orsa Trasporti Fast in merito alla situazione venutasi a creare nel settore delle pulizie dei treni e degli impianti ferroviari a seguito delle decisioni assunte dai vertici di Fs Spa;
in particolare quali valutazioni intenda esprimere il Ministro interrogato sulla previsione formulata dalle organizzazioni sindacali che le dette decisioni assunte dai vertici di Fs Spa porteranno alla «messa in discussione dell'occupazione per migliaia di lavoratori che resteranno scoperti dalla limitata clausola sociale che Fs Spa ha annunciato».
(4-01675)

CICCANTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri è ente di diritto privato ex articolo 1 del decreto legislativo n. 509 del 1994, ha autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dall'articolo 2 del citato decreto legislativo, in relazione alla natura pubblica dell'attività svolta;
la vigilanza sull'attività svolta da detto ente è esercitata dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze;
vi è notizia che il Consiglio di amministrazione di detto ente abbia deliberato la sospensione delle procedure per le elezioni dei componenti il comitato dei delegati, già fissate per il 13 dicembre 2008, a causa di asserite situazioni di incertezza circa l'esatta identificazione degli aventi diritto all'elettorato attivo e passivo;
parte dell'attività di cui sopra è rimessa agli Ordini territoriali, i quali hanno mero compito di convalidare gli elenchi degli iscritti, essendo rimesso al consiglio di Amministrazione in carica l'onere e la responsabilità della formazione degli stessi;

l'annunciata sospensione appare, pertanto, frutto di una inerzia degli organi di amministrazione della Cassa che, ove avesse diligentemente e tempestivamente operato, avrebbero potuto acquisire le convalide da parte degli Ordini territoriali in tempo utile per il rispetto della data già stabilita per l'elezione dei componenti il comitato dei delegati, così da poter riscontrare lo spirare corretto dell'ordinario termine statutario;
l'elezione del comitato dei delegati è atto necessario e propedeutico alla successiva proceduta elettorale per la composizione del nuovo consiglio di amministrazione;
il ritardo e l'inerzia con i quali gli organi della Cassa hanno attivato e portato avanti le procedure per il rinnovo, configurano per l'interrogante la circostanza di grave violazione della legge, con particolare riferimento alla corretta gestione dell'ente in questione;
conseguentemente deve essere adottata la procedura di nomina di un Commissario straordinario, ex articolo 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994, cui assegnare il compito di salvaguardia della citata corretta gestione e l'avvio della procedura per rieleggere i nuovi amministratori dell'ente, nel rispetto di quanto previsto dal vigente statuto;
alla luce di quanto sopra, la decisione in merito al rinvio appare all'interrogante strumentale all'interesse di procrastinare sine die la conclusione dell'iter procedurale -:
quali iniziative intenda adottare per evitare il procrastinarsi, secondo l'interrogante, ingiustificato ed ingiustificabile di fatti e accadimenti come quelli sopra denunciati;
quali assicurazioni sia in grado di garantire, quale organo di controllo, per una rapida conclusione delle procedure elettive di cui trattasi;
se, in mancanza di tali garanzie su una data certa per gli adempimenti elettorali, intenda avvalersi della nomina di un commissario a norma dell'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo n. 509 del 1994.
(4-01679)

LARATTA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
è in atto una protesta clamorosa, per quanto inedita, dei familiari dei deceduti per trasfusione e vaccinazione, che con la loro associazione AMEV presieduta dall'avvocato Marcello Stanca, intende richiamare l'attenzione del Ministro della salute sui gravi ritardi in merito ai temi sollevati dall'Amev;
la protesta, che consiste nell'invio al ministero di fasci di fiori al fine di ricordare che nulla è stato finora fatto per le vittime per le vaccinazioni e trasfusioni di cui alla richiamata legge, è stata accolta con fastidio dal ministero per la salute che sta rifiutando i fasci di fiori, invece di accettare e comprendere le reali e profonde ragioni della protesta della famiglie delle vittime che intendeva essere solo una corretta e decisa sollecitazione ad avere risposte certe e veritiere sul tema sollevato;
come il ministero certamente saprà:
a) con leggi n. 222 del 29 novembre 2007 e n. 244 (legge finanziaria 2008) del 24 dicembre 2007 si era previsto un percorso transattivo per i soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofiliaci ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che avessero instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, ed erano state stanziate le somme di euro 150 milioni e 180 milioni;
b) era prevista l'emanazione di un decreto interministeriale per definire i criteri di accesso nell'ambito di un piano pluriennale;

c) era stata prevista l'emanazione di un primo decreto entro l'estate, per come confermato dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, onorevole Gianni Letta;
d) ad un successivo incontro del 31 luglio 2008, il Sottosegretario alla salute, onorevole Francesca Martini, annunciò che il primo decreto (quello cosiddetto «ricognitivo») era pronto e sarebbe stato firmato la settimana successiva, per poi essere inviato ai Consiglio di Stato, alla Corte dei conti, ed infine pubblicato in Gazzetta Ufficiale entro la fine del mese di ottobre 2008; ma ad oggi, non ci sono notizie certe sulla conclusione della vicenda -:
se il primo decreto sia effettivamente pronto e quando si preveda la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale;
quali siano le ragioni dei ritardi rispetto alla tempistica preannunciata;
cosa intenda fare il Ministro, in particolare per l'emanazione del primo decreto, l'emanazione del secondo decreto terminata la fase «ricognitiva» di 120 giorni, la stipula degli atti di transazione e i primi pagamenti;
se potranno accedere alla transazione tutti coloro che sono in causa con lo Stato, oppure se verranno introdotti criteri di esclusione - peraltro non previsti dalle citate leggi - e in caso affermativo per quali ragioni;
se le somme già stanziate per l'anno 2008 (150 e 180 milioni di euro) siano ad oggi disponibili, e se il Ministro si impegni a garantirne la corretta «destinazione».
(4-01685)

LARATTA e LO MORO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la notizia che la Calabria è esclusa dai benefici contributivi per l'assunzione agevolata delle donne da parte delle imprese è l'ennesima ingiustizia che la nostra terra subisce per colpa di questo Governo;
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha approvato un decreto, attualmente in registrazione alla Corte dei conti, per attuare la legge n. 276 del 2003, che prevede misure di promozione della occupazione femminile attraverso l'erogazione di incentivi, nella misura del 25 per cento, a quei datori di lavoro che assumano donne di qualsiasi età, residenti in Italia;
il decreto individua, come richiesto dalla legge, le Regioni nelle quali gli sgravi contributivi possano essere superiori del 25 per cento previsto. Ebbene, secondo questo decreto, maggiori agevolazioni possono essere concesse per i soli contratti di lavoro stipulati, nel 2008, con donne residenti nelle regioni Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna. I maggiori incentivi non spettano, però, per le assunzioni in Calabria, agevolate solo con il 25 per cento previsto per tutto il territorio nazionale;
tale scelta viene giustificata con l'applicazione del regolamento comunitario n. 2204 del 2002, secondo il quale è possibile prendere in considerazione esclusivamente le aree geografiche dove il tasso di occupazione femminile sia inferiore di almeno 20 punti percentuali di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile sia di 10 punti percentuali superiore rispetto a quello maschile. E, per assurdo, la Calabria sta meglio di tutte le altre regioni meridionali;
giova ricordare che il Governo Prodi, di fronte a tale assurdità, aveva bloccato l'applicazione di questo decreto per l'anno 2008 al fine di verificare quali correttivi poter adottare per inserire la Calabria tra le aree beneficiare. Il Governo Berlusconi, invece, non ci ha pensato due volte ad attuare questa disposizione non considerando i disincentivi normativi, ambientali e di contesto che allontanano dalla ricerca di un lavoro le donne calabresi;

eppure basta prendere il rapporto 2007 dell'ISTAT per capire il dramma dell'occupazione femminile in Calabria «... negli anni più recenti la diminuzione della disoccupazione non si è accompagnata a un significativo aumento del tasso di occupazione, ma a un allargamento dell'area dell'inattività, prevalentemente per la rinuncia a cercare attivamente un'occupazione. Le regioni con il tasso più alto sono quelle meridionali, in cui alla discesa della disoccupazione si associa un aumento delle cosiddette "non forze di lavoro". In particolare, in Campania, Calabria e Sicilia sono inattive quasi cinque persone in età lavorativa su dieci. Rispetto al 2006, l'aumento di inattività riguarda soprattutto la Calabria e, in misura inferiore, Campania e Basilicata»;
è facilissimo comprendere che il miglioramento dell'occupazione femminile in Calabria è avvenuto a causa della rinuncia da parte delle nostre donne a cercare lavoro, ma il Governo Berlusconi non ne tiene conto e produce una norma che - summum ius summa iniura - allontanerà ancora di più le donne calabresi dal mondo del lavoro -:
cosa intenda fare il Governo a favore dell'inserimento delle donne calabresi escluse dai benefici di cui al suddetto decreto che attua la legge n. 276 del 2003 e che prevede misure di promozione della occupazione femminile attraverso l'erogazione di incentivi, nella misura del 25 per cento, a quei datori di lavoro che assumano donne di qualsiasi età residenti in Italia;
se non ritenga opportuno ritirare e modificare il suddetto decreto.
(4-01687)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

FEDRIGA e MUNERATO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in materia di teleselling, in seguito al recepimento della direttiva 2002/58/CE (articolo 129, comma, del codice in materia di protezione dei dati personali) vige il sistema di opt in che prevede l'autorizzazione esplicita del consenso (il silenzio dell'utente equivale alla negazione del permesso ad essere contattati per fini promozionali) mentre negli altri Paesi europei vige l'opt out, che consente le chiamate promozionali finché non si pone il divieto;
dal 1o agosto 2005 a seguito del provvedimento del Garante recante Disciplina dei dati contenuti in elenchi telefonici gli elenchi telefonici non sono più pubblici ed è necessario ottenere il consenso esplicito al trattamento dei dati ivi contenuti per fini commerciali. Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, solo il 3 per cento delle famiglie ha dato il proprio assenso pieno per ricevere telefonate commerciali;
il 26 giugno 2008 il Garante per la protezione dei dati personali ha vietato con tre provvedimenti ad alcune società specializzate nella creazione e vendita di banche dati per il teleselling il trattamento di dati personali provenienti da elenchi telefonici pubblicati prima del 1o agosto 2005 e tale divieto è stato esteso anche a molte aziende che hanno acquistato da queste società i data base;
l'immediata esecutività del provvedimento del Garante metterebbe a rischio circa 30.000 posti di lavoro: le società acquirenti non potendo più adoperare i data base non potranno più usare i canali in outsourcing per raggiungere nuovi clienti;
il settore dei call center e contact center occupa oggi in Italia circa 250.000 addetti, un terzo dei quali, poco meno di 80.000, in imprese di outsourcing che svolgono lavoro per conto terzi. Il fatturato globale del settore dei call center e outsourcing è stimato, per il 2008, in circa

950 milioni di euro; di questi le sole attività di outbound di telemarketing incidono per 320 milioni di euro -:
quali iniziative normative si intendano adottare per conciliare l'avvio del provvedimento del Garante con la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro in un settore già in forte precarizzazione.
(5-00639)

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Apposizione di firme ad una interpellanza.

La interpellanza urgente Donadi n. 2-00220, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 novembre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Evangelisti, Borghesi, Barbato, Cambursano, Cimadoro, Costantini, Di Giuseppe, Di Pietro, Favia, Aniello Formisano, Giulietti, Messina, Misiti, Monai, Mura, Leoluca Orlando, Paladini, Palomba, Palagiano, Piffari, Pisicchio, Porcino, Porfidia, Razzi, Scilipoti, Rota, Zazzera.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

La interrogazione a risposta in Commissione Siragusa n. 5-00417, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 6 ottobre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: De Pasquale, Ghizzoni.

La interrogazione a risposta in Commissione Siragusa n. 5-00449, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 ottobre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Pasquale.

La interrogazione a risposta in Commissione Siragusa n. 5-00500, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 ottobre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Pasquale.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Siragusa n. 5-00588 del 10 novembre 2008.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-00535 del 29 ottobre 2008 in interrogazione a risposta scritta n. 4-01675.