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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 22 aprile 2009

TESTO AGGIORNATO AL 23 APRILE 2009

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:

La V Commissione,
premesso che:
la Commissione europea, nel «Piano europeo di ripresa economica», ha insistito sull'importanza di accelerare il rimborso dei crediti vantati dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche;
la pubblica amministrazione italiana risulta debitrice nei confronti delle imprese per circa 60 miliardi di euro;
i ritardi medi nei pagamenti superano i 200 giorni, in netta crescita rispetto ai 150 giorni di attesa, in media, stimati alla fine del 2007;
l'articolo 9 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, ha introdotto una serie di misure volte ad agevolare il pagamento in tempi certi dei crediti vantati dalle imprese da parte della pubblica amministrazione;
in particolare, si è previsto, al comma 1, che le risorse disponibili rispetto ai pagamenti effettuati a valere sull'autorizzazione di spesa per la liquidazione delle istanze di rimborso IVA sulla auto aziendali siano iscritte nel fondo per l'estinzione dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 50, della legge n. 266 del 2006 (legge finanziaria per il 2006), e quindi, destinate al rimborso dei creditori delle amministrazioni pubbliche;
il comma 3 della medesima disposizione dispone norme per accelerare, anche attraverso garanzie prestate da imprese di assicurazione e dalla SACE S.p.a., i pagamenti da parte della pubblica amministrazione e dispone la certificazione del credito per lo smobilizzo pro soluto, rimettendo la definizione delle modalità attuative della norma ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge;
il comma 3-bis del medesimo articolo 9 prevede la possibilità - e non l'obbligo - da parte di regioni ed enti locali di certificare, ai creditori che presentino istanza, l'esigibilità di crediti relativi a somme dovute per somministrazioni, forniture ed appalti, al fine di consentirne la cessione pro soluto a favore di banche o di intermediari finanziari riconosciuti dalla legislazione vigente anche in deroga a diversa previsione contrattuale;
le misure sopra richiamate non stanno trovando concreta attuazione;
in particolare, il fondo per l'estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni pubbliche, iscritto nel capitolo 3084 (u.p.b. 25.1.3) dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, e per il quale la legge finanziaria per il 2006 aveva previsto una dotazione limitata agli anni 2006, 2007 e 2008, risulta, in base all'interrogazione effettuata alla banca dati della Ragioneria dello Stato in data 10 aprile 2009, privo di risorse in quanto non si è evidentemente provveduto a riversare nel fondo le risorse disponibili sull'autorizzazione di spesa relativa alla liquidazione delle istanze di rimborso IVA sulle auto aziendali;
non si è provveduto all'emanazione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze per la definizione delle modalità per favorire l'intervento delle imprese di assicurazione e della SACE s.p.a. nella prestazione di garanzie per le imprese creditrici di pubbliche amministrazioni;
la disposizione del comma 3-bis suscita dubbi interpretativi, facendo riferimento ad una facoltà e non ad un obbligo per gli enti locali nei confronti delle imprese debitrici,

impegna il Governo:

ad assumere le iniziative idonee a garantire il finanziamento, per l'anno

2009, del fondo per l'estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni pubbliche;
ad emanare immediatamente il previsto decreto di attuazione dell'articolo 9, comma 3 del decreto-legge n. 185 del 2008 e del comma 3-bis per le parti ritenute utili;
a valutare l'opportunità di modificare la disposizione dell'articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008 in modo da rendere inequivoco che gli enti locali sono tenuti a rilasciare la certificazione alle imprese creditrici del carattere certo, liquido ed esigibile dei crediti vantati;
ad adottare le misure idonee ad assicurare che la certificazione del credito ai sensi dell'articolo 9 del citato decreto-legge n. 185 del 2008, risulti idonea ad evitare per le imprese creditrici della pubblica amministrazione ingiuste discriminazioni, ad esempio prevedendo che in presenza della certificazione le medesime imprese non siano tenute all'obbligo di cui all'articolo 117, comma 2, del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, di stipulare mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata le cessioni di crediti, ai fini dell'opponibilità alle stazioni appaltanti che siano amministrazioni pubbliche, ovvero estendendo a tutte le tipologie di crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni, le disposizioni del comma 3 del medesimo articolo 117 che prevede che le sole cessioni di crediti da corrispettivo di appalto, concessione, concorso di progettazione, siano efficaci ed opponibili alle amministrazioni pubbliche debitrici qualora queste non le rifiutino con comunicazione da notificarsi al cedente e al cessionario entro quarantacinque giorni dalla notifica della cessione;
a valutare l'opportunità di individuare modalità volte ad escludere, fermo restando il rispetto dei vincoli di finanza pubblica, dai saldi utili ai fini del patto di stabilità interno i pagamenti a residui per spese di investimento effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell'articolo 183 T.U degli enti locali.
(7-00149)
«Vannucci, Ceccuzzi, Baretta».

La X Commissione,
premesso che:
l'industria cartaria nazionale produce oltre 10 milioni di tonnellate di carte e cartoni, realizzando un fatturato di oltre 7,6 miliardi di euro con 23mila addetti diretti e almeno altrettanti nell'indotto. Le cartiere italiane sono al quarto posto in Europa (dopo Germania, Finlandia e Svezia) con il 10 per cento dei volumi prodotti. L'intera filiera rappresenta, da sempre, una delle eccellenze del nostro Paese, depositaria di una tradizione plurisecolare;
produzione e domanda di prodotti cartari sono regolarmente cresciuti a livello europeo e nazionale con tassi annui superiori al 2 per cento. I prodotti cartari sono infatti destinati a soddisfare importanti bisogni della collettività nel campo dell'informazione e della cultura (carte grafiche per stampa e libri), dell'imballaggio (per la protezione e la movimentazione delle merci), della casa e dell'igiene (carte tissue) e delle applicazioni speciali e industriali;
il settore cartario è il primo anello di un'importante filiera produttiva, quale quella dell'Editoria, Stampa e Trasformazione, rappresentata dalle Associazioni di categoria: Assocarta, ACIMGA, ANES, AIE, ARGI, ASIG, Assografici, FIEG, che nel suo complesso ha un'occupazione complessiva diretta di 254 mila addetti, e una indotta quantificabile in circa 578 mila unità. La presenza dell'industria cartaria nazionale, oltre al reddito e all'occupazione generata direttamente e nel proprio indotto, porta a questi importanti settori dell'economia nazionale dei vantaggi competitivi che sarebbe erroneo pensare fungibili con il ricorso alle importazioni;

l'industria cartaria italiana ha sviluppato negli anni concreti interventi per migliorare la compatibilità ambientale delle proprie produzioni ottenendo, anche nell'interesse collettivo, significativi risultati in campi quali:
a) l'utilizzo di macero, principale materia prima del settore, che nell'ultimo decennio, si è consolidato e sviluppato grazie agli investimenti fatti dall'industria cartaria nazionale. Attualmente ogni 100 chili di carta prodotta oltre 55 sono realizzati utilizzando carta da macero (tasso di utilizzo del 55 per cento). In quantità, circa 5,6 milioni di tonnellate di macero vengono impiegate oggi nella produzione di carta e cartone e fanno dell'Italia il terzo utilizzatore Europeo, dopo Germania e Francia. La capacità di riciclo nazionale permette di coniugare sviluppo e servizio alla collettività; il settore cartario è infatti non solo il primo anello produttivo ma anche l'ultimo anello del ciclo di consumo della carta grazie al processo di riciclo. A fronte del citato fabbisogno interno di macero, la raccolta, sulla base dell'azione svolta dal sistema Conai/Comieco, ha superato nel 2007 i 6,1 milioni di tonnellate stabilendo anno dopo anno nuovi record;
b) l'utilizzo razionale della materia prima legnosa, la cellulosa impiegata in Italia è in prevalenza d'importazione (proveniente nella maggior parte dal Nord America e dai paesi scandinavi), in quanto la produzione nazionale è in grado di coprire solo il 13 per cento del consumo. È bene sottolineare che fatto 100 il consumo globale di legno, solo il 15 per cento circa è destinato alla produzione di carta. Peraltro alla produzione cartaria vengono destinate le parti meno nobili della pianta, ovvero gli scarti di segheria, le parti del tronco di minor diametro e i prodotti dello sfoltimento e della manutenzione dei boschi. Il settore cartario a livello europeo e nazionale è fortemente impegnato nella promozione della gestione sostenibile delle foreste e delle piantagioni secondo gli schemi FSC e PEFC e ha adottato un codice di condotta con il quale si impegna all'acquisto unicamente di legno tagliato legalmente;
c) l'efficienza energetica: la forte incidenza dell'energia sul costo del prodotto ha portato il settore a raggiungere i più alti livelli di efficienza energetica, grazie agli investimenti nelle migliori tecniche disponibili, che hanno portato negli ultimi 12 anni a ridurre l'esigenza di energia per unità di prodotto del 20 per cento. Il settore ha inoltre ormai completato la conversione degli impianti di combustione al gas naturale e ha investito molto in cogenerazione;
l'industria del settore, occorre sottolineare, ha investito negli ultimi anni molte risorse negli impianti di cogenerazione. La cogenerazione ad alto rendimento installata attualmente consente già un risparmio di circa 1,2 milioni tonnellate di CO2 rispetto agli acquisti dalla rete elettrica nazionale. Da uno studio effettuato si è evidenziato che l'industria cartaria ha un potenziale supplementare di sviluppo della cogenerazione ad alto rendimento pari a 10 TWh di produzione aggiuntivi che comportano una potenzialità di risparmi addizionali nelle emissioni di CO2 del Paese per 3 milioni di tonnellate/anno;
nonostante i significativi investimenti effettuati per circa 6,5 miliardi di Euro nel periodo 1998-2007 (9.2 per cento del fatturato dello stesso periodo), l'industria cartaria italiana ha consistenti difficoltà nel mantenere come ha fatto finora la propria capacità competitiva in un contesto internazionale sempre più globalizzato (l'UE ha sostanzialmente abolito tutti i dazi sui prodotti cartari dal 2004). In questo contesto, nonostante riorganizzazioni e investimenti, l'industria cartaria nazionale deve fronteggiare un pesantissimo handicap competitivo nei confronti dei concorrenti esteri per i costi dell'energia, che è una materia prima fondamentale per il settore. Occorre a tal proposito rilevare che i costi delle materie prime pesano nell'industria cartaria in una percentuale che varia dal 55 per cento al 60 per cento;

la penalizzazione maggiore, rispetto ai concorrenti stranieri, deriva sia da un maggiore prezzo del gas, che a fronte di un utilizzo di ben 2,5 miliardi di mc/anno per lo sviluppo della cogenerazione costituisce la principale voce della bolletta energetica del settore, sia dell'energia elettrica di acquisto (circa 3,8 miliardi di kWh/anno);
l'industria cartaria italiana peraltro, rispetto agli altri settori energy-intensive nazionali che usufruiscono di un'opportuna esenzione prevista dalla direttiva UE sulla fiscalità energetica (n. 2003/96/CE), deve far fronte a un pesante carico fiscale sul gas utilizzato a fini industriale (dato dalla somma dell'accisa nazionale e di quella regionale) attualmente ridotta ma non ai livelli minimi come avviene per altri settori;
da uno studio condotto con la collaborazione dell'Università Bocconi di Milano, presentato nell'ottobre scorso, sono emersi i dati più significativi sulla filiera industriale della carta, editoria, stampa e trasformazione, che analizza in un'ottica integrata tutte le produzioni legate all'editoria ed alla carta stampata. Lo studio evidenzia infatti il peso di questa realtà industriale nel panorama economico nazionale sotto l'aspetto occupazionale, rappresentando, con oltre 254.000 addetti ed un indotto di circa 578.000 unità, oltre il 5 per cento dell'occupazione manifatturiera complessiva;
con un fatturato complessivo 2007 superiore ai 42 miliardi di euro ed un saldo positivo della bilancia commerciale di circa 2,7 miliardi di euro, la filiera rappresenta inoltre circa il 3 per cento del prodotto interno lordo ed il 6,5 per cento del saldo della bilancia commerciale italiana;
tornando al solo settore cartario, che, come segnalato, è il primo anello di tale importante filiera, occorre evidenziare che la crisi economico-finanziaria in corso ne sta fortemente condizionando la sopravvivenza;
sulla base delle informazioni al momento disponibili, relative all'intero 2008, i livelli produttivi del settore sono scesi del 6,4 per cento rispetto ad un anno prima, secondo le risultanze ufficiali ISTAT, con una contrazione più marcata del fatturato (-6,7 per cento);
in concreto: la produzione nazionale è scesa da 10,1 milioni di tonnellate del 2007 a poco più di 9,4 milioni di tonnellate nel 2008, con una perdita di circa 700 mila tonnellate in un anno; per il fatturato il calo è stato di ben 515 milioni di euro (dagli oltre 7,6 miliardi di euro del 2007 ai 7,1 miliardi di euro del 2008). Al calo dei volumi e dei valori complessivi va ad aggiungersi una flessione della redditività, effetto degli ingenti rincari in corso d'anno dei costi delle materie prime e dell'energia;
a tal proposito occorre citare alcuni esempi in merito alla preoccupante situazione dei principali poli cartari italiani;
nel frusinate sono raggruppate 52 aziende in 16 comuni che contano oltre 1.700 addetti ed un giro d'affari di oltre 170 milioni di euro. Nell'area si concentra il 70 per cento degli stabilimenti del comparto presenti nella regione ed il 4,5 per cento di quelli della nazione, con una struttura di impresa medio-grande. Attualmente il Lazio vale il 7 per cento in termini di produzione ed occupazione in questo settore;
il calo di produzione registrato a fine novembre è stato del 5,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, con la conseguenza che almeno 60 posti di lavoro risultano a rischio e nello stabilimento di Guarcino si rischia la chiusura;
l'industria cartaria triveneta rappresenta il 30 per cento della produzione nazionale totale (in particolare di carte per usi grafici e cartoncino) e dell'occupazione complessiva del settore. Le variazioni registrate per il settore carta, stampa, editoria, tra l'ultimo trimestre del 2008 e l'analogo periodo del 2007 sono state -4,2 (produzione); -2,1 (fatturato); -2,6 (ordini esteri); -3 (occupazione) con

non rosee previsioni per i mesi a venire. In particolare il dato provvisorio delle Cartiere del Garda (Trento), specializzato nella produzione di carte patinate senza legno, parla di 251 milioni di fatturato registrato nel 2008 a fronte dei 255 milioni dell'anno precedente, con una produzione di 326 tonnellate contro le 329 del 2007. Le stesse Cartiere del Garda prevedono una contrazione del 10 per cento delle commesse nei primi tre mesi del 2009, pari a tre giorni di mancata produzione al mese. Il Centro studi di Confindustria Udine stima nel 24 per cento il calo di produzione nella provincia di Udine per il quarto trimestre 2008 rispetto ai 2007 ed anche presso le cartiere Burgo sono previsti 44 esuberi;
nella Cartiera della Pigna di Alzano Lombardo (Bergamo) scatterà la cassa integrazione per 133 lavoratori che durerà un anno mentre lo stabilimento di Marzabotto (Bologna) del Gruppo Reno de Medici, che conta 115 dipendenti e genera un indotto occupazionale per altre 40 persone, rischia di chiudere;
allo scopo di far fronte alla fase acuta della crisi del settore cartario, si potrebbero valutare specifici interventi finalizzati a:
a) emanare misure per contenere i costi dell'energia del settore ed in particolare quello del gas;
b) introdurre in forma stabile la riduzione complessiva dell'accisa del gas ad uso industriale al livello minimo previsto dalla direttiva UE sulla fiscalità energetica (n. 2003/96/CE);
c) allineare gli incentivi previsti a livello nazionale per la cogenerazione ad alto rendimento ai valori dei Paesi che hanno realizzato un efficace recepimento della apposita direttiva UE (n.2004/8/CE) scongiurando definitivamente che gli autoproduttori siano ingiustamente penalizzati da impropri oneri di sistema;
d) evitare che la revisione attualmente in corso della direttiva europea in materia di Emissions Trading (ETS) comporti per il settore ulteriori penalizzazioni competitive e insostenibili aggravi per la bolletta energetica delle imprese;
e) attuare le misure idonee a consentire una più razionale gestione degli scarti di produzione, che consentirebbe, oltre al recupero energetico della biomassa in esso contenuta, anche di ridurre la dipendenza delle fonti fossili e di contenere le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra;
f) riattivare le iniziative di credito agevolato e di credito di imposta per gli investimenti in innovazione tecnologica, semplificando ed accelerando l'iter burocratico di ottenimento, al fine di stimolare l'innovazione di processo e di prodotto e, di conseguenza, il posizionamento delle imprese italiane nello scenario competitivo globale;
g) promuovere in maniera effettiva il recupero dei rifiuti derivanti dal processo di produzione cartario;
h) reintrodurre il credito d'imposta sugli acquisti di carta a favore di editori e stampatori, creando in tal modo benefici a cascata per tutte le componenti della filiera;
i) migliorare l'efficienza del sistema distributivo dei prodotti editoriali, estendendo la possibilità di applicare tariffe agevolate a tutti i vettori, individuando un opportuno sistema di crediti di imposta rispetto alle spese di spedizione, agevolando la modernizzazione e l'informatizzazione della rete di distribuzione e la liberalizzazione dei punti vendita,

impegna il Governo

a convocare un tavolo settoriale e ad adottare un complesso di misure strutturali atte a far superare a questo settore l'attuale stato di crisi, valutando altresì anche le azioni riportate in premessa.
(7-00148)
«Benamati, Mariani, Fogliardi, Lulli, Marco Carra».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

LULLI, VICO e CUPERLO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
la stampa nazionale ha dato notizia di un articolo «Lettre d'Italie» apparso sul quotidiano Le Monde del 13 aprile scorso, nel quale si racconta, tra l'altro, come l'autore Philippe Ridet e un collega del Wall Street Journal «siano stati convocati alla Farnesina e invitati a spiegare come vedevano l'Italia e con quali criteri la raccontavano nelle loro corrispondenze»;
i giornalisti in questione hanno risposto che l'elogio quotidiano dell'Italia era impedito da almeno quattro ostacoli: la diffusa presenza di organizzazioni mafiose, l'inefficienza dell'amministrazione pubblica e più in generale dello Stato, la politica xenofoba della Lega Nord e gli spropositi verbali del Presidente del Consiglio dei ministri;
Le Monde e il Wall Street Journal non sono gli unici giornali ad occuparsi delle vicende italiane, del nostro Paese e del capo del nostro Governo si sono di recente occupati il Times, il Guardian, il Pais, lo Spiegel, per non parlare di numerose televisioni del mondo e di Internet in occasione del G20;
l'articolo del quotidiano Le Monde mette altresì in luce un altro aspetto preoccupante, ovvero che la reazione ai rilievi della stampa estera si esprime con «una raffica di proteste dei nostri ambasciatori» invitati, a quanto sembra, dal capo del Governo a reagire ogni qual volta i quotidiani stranieri criticano l'Italia;
si rileva inoltre da parte della stampa che «questo genere di interventi diplomatici presso organi di stampa di paesi democratici» in genere sono praticati da governi autoritari o dittatoriali, come tali particolarmente sensibili alle critiche, considerate alla stregua di insulti; governi che spesso ignorano le libertà di informazione e di opinione non essendo queste ultime parte della loro tradizione -:
se corrisponda al vero che giornalisti stranieri siano stati convocati al Ministero degli esteri con l'intento di fare loro pressione riguardo ai criteri con i quali rappresentano l'Italia;
se corrisponda al vero che siano stati promossi anche in altre occasioni interventi diplomatici destinati ad avviso degli interroganti a limitare la libertà di espressione, ignorando che l'articolo 21 della Costituzione italiana prevede che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e che, in particolare, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure;
se e quali misure intenda assumere per non alimentare in futuro una cattiva immagine della democrazia italiana dovuta ai predetti comportamenti, qualora risultassero corrispondere al vero.
(3-00493)

Interrogazione a risposta in Commissione:

VANNUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo ha avviato come ogni anno le procedure per l'assegnazione dei contributi ai sensi della legge 702/55;
per l'anno 2009 non sono state ancora comunicate ai richiedenti le risultanze della istruttoria malgrado ci troviamo ormai al quinto mese dell'anno;
le finalità della legge prevedono contributi per eventi turistici di alto profilo

che si svolgano nel corso dell'anno in grado di richiamare notevoli presenze turistiche;
molti eventi si sono realizzati nei primi mesi dell'anno e gli organizzatori non conoscono l'esito della loro richiesta;
molti altri eventi sono in via di organizzazione e senza conoscere l'impegno del Governo la programmazione potrebbe risentirne -:
quali siano le intenzioni del Governo circa i tempi e i modi di erogazione dei contributi previsti dalla legge 702/55 al fine di sostenere l'attrazione turistica del Paese.
(5-01319)

Interrogazioni a risposta scritta:

FUGATTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
negli impianti dell'Iveco situati a Bolzano si producono mezzi militari di vario tipo, utilizzati anche dalle Forze Armate italiane sui teatri di crisi;
il 60 per cento della manodopera della fabbrica in questione risulta composto da stranieri, tra i quali figurano anche cittadini extracomunitari assunti attraverso agenzie interinali private, che non sono assolutamente in grado di fornire alcuna garanzia sull'affidabilità dei singoli lavoratori, in particolare sotto il profilo della loro eventuale affiliazione ad organizzazioni di matrice jihadista;
i lavoratori assunti in questo modo potrebbero essere nelle condizioni di carpire importanti segreti industriali e soprattutto acquisire informazioni sulle carenze e le caratteristiche dei mezzi prodotti all'Iveco, con possibili ripercussioni negative sulla sicurezza dei militari italiani che tali mezzi impiegano in teatri operativi ad alto rischio -:
quali siano gli intendimenti del Governo e le valutazioni dei servizi informativi e di sicurezza circa i rischi connessi all'adibire stranieri extracomunitari a linee di montaggio che producono o assemblano mezzi destinati alle Forze Armate italiane.
(4-02846)

LEOLUCA ORLANDO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i lavoratori delle ditte esterne che operano negli uffici della Direzione generale dell'Inps di via Ciro il Grande 21 a Roma, nonostante l'introduzione dei tornelli, molto spesso non vengono registrati all'ingresso o non viene fornito loro un tesserino di riconoscimento;
l'8 aprile 2009 i delegati aziendali e nazionali della Rappresentanza sindacale di base (Rdb) della Direzione generale dell'Inps hanno rilevato in un piano dell'Istituto la presenza di un cantiere sprovvisto delle più elementari dotazioni di sicurezza;
l'arrivo dei delegati della Rappresentanza sindacale di base della Direzione generale dell'Inps ha determinato l'abbandono frettoloso dell'edificio dell'Istituto di previdenza da parte di alcuni operai privi di tesserino di riconoscimento;
la fuga precipitosa di detti operai induce a pensare che gli stessi non fossero messi in regola o che, addirittura, non facessero parte della ditta appaltante -:
come intenda intervenire il Governo affinché venga fatta piena luce sull'episodio in questione verificatosi, tra l'altro, all'interno del più grande Ente pubblico previdenziale italiano che, attraverso le dichiarazioni rilasciate appena qualche giorno fa dal suo Presidente, ha individuato nella lotta al lavoro nero e al sommerso uno dei suoi principali obiettivi.
(4-02848)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

MASTROMAURO, BRATTI, MORASSUT, VIOLA, MARGIOTTA, MARIANI, BRAGA, MARANTELLI, BOCCI, REALACCI, MOTTA, ZAMPARUTTI, IANNUZZI, ESPOSITO e MARTELLA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo n. 216 del 2006 prevede l'istituzione del Comitato Nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per la gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto;
il decreto legislativo n. 51 del 2008 ha apportato modifiche al succitato decreto legislativo n. 216 del 2006 e, in particolare, ha provveduto a precisare le funzioni del Comitato; in particolare il Comitato viene designato Punto di contatto per le attività di Join Implementation (attività di attuazione congiunta) e Autorità nazionale designata per le attività Clean Development Mechanism (attività di meccanismo di sviluppo pulito) e ad esso vengono assegnate ulteriori funzioni, tra cui la predisposizione del regolamento per l'eventuale assegnazione di quote a titolo oneroso e la definizione dei criteri per la gestione del Registro nazionale delle emissioni e delle quote di emissione; infine al Comitato vengono assegnate attività di coordinamento per la promozione di progetti per combattere l'effetto serra;
il Comitato è composto da un Consiglio direttivo e da una Segreteria tecnica;
il Consiglio direttivo è composto da otto membri, di cui tre nominati dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, tre dal Ministro dello sviluppo economico e due, con funzioni consultive, rispettivamente dal Ministro per le politiche europee e dalla Conferenza dei presidenti delle regioni;
la Segreteria tecnica è composta da quattordici membri; il coordinatore e quattro membri sono nominati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, cinque membri sono nominati dal Ministero dello sviluppo economico, due membri dall'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, uno dal Ministero dell'economia e delle finanze e uno dal Gestore servizi elettrici;
le modalità di funzionamento del Comitato devono essere definite da un regolamento approvato con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero delle attività produttive;
il 28 febbraio 2009 la Corte dei Conti, con l'approvazione della relazione sul Piano nazionale per la riduzione dei gas serra, ha raccomandato di procedere ad una tempestiva definizione del procedimento di emanazione del regolamento per il funzionamento del Comitato;
l'11 marzo 2009 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione in materia di lotta contro il cambiamento climatico, con la quale, fra l'altro, si insiste affinché gli Stati membri «che non sono già sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di Kyoto intensifichino le proprie attività» -:
se il Ministro interrogato stia procedendo alla nomina dei membri del Comitato Nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e per la gestione delle attività di progetto del Protocollo di Kyoto e della segreteria tecnica di propria competenza;
se il Ministro interrogato abbia provveduto a redigere il regolamento per il funzionamento del Comitato;
in che tempi il Ministro interrogato preveda che il Comitato istituito dal decreto legislativo n. 216 del 2006 potrà essere pienamente operativo e funzionante.
(5-01320)

Interrogazione a risposta scritta:

NACCARATO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
è da tempo aperta la procedura di riconversione a carbone della centrale Enel ad olio combustibile di Polesine Camerini, in provincia di Rovigo;
in relazione a tale progetto di riconversione la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Rovigo, in data 17 gennaio 2009, ha trasmesso al Ministero dell'ambiente una dettagliata relazione integrativa di consulenza tecnica contenente le valutazioni della Consulenza Tecnica d'Ufficio (di seguito semplicemente CTU) in merito alle risposte di Enel Spa sulla riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini;
tale CTU ha segnalato numerose osservazioni rispetto al progetto di riconversione. I consulenti che hanno elaborato la CTU del Tribunale hanno evidenziato l'esposizione da parte di Enel Spa di dati ritenuti non reali o incompleti sull'impatto ambientale che la riconversione a carbone della centrale avrebbe sul territorio circostante, inserito all'interno del Parco Regionale del Delta del Po;
Enel Spa, secondo la CTU del Tribunale, ha basato le proprie osservazioni a favore della riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini su confronti non omogenei sia in termini di prestazioni, sia in termini di sezioni funzionanti con le due alternative considerate dalla Consulenza Tecnica. Tali alternative sono individuate dalla CTU nel processo di «ambientalizzazione» dell'impianto esistente ad olio combustibile o nella trasformazione dell'attuale centrale in un impianto funzionante attraverso il gas naturale;
in particolare, ad esempio, rispetto alla prima alternativa alla riconversione a carbone dell'impianto esistente, la CTU del tribunale rileva che la presunta «non economicità» dell'attuale produzione di energia attraverso olio combustibile asserita da Enel Spa discende in realtà da vincoli ambientali e dalla mancata «ambientalizzazione» dell'attuale centrale che, peraltro, doveva essere conclusa nel dicembre 2002. La CTU rileva anche che il confronto proposto da Enel Spa tra la riconversione a carbone e l'«ambientalizzazione» dell'attuale impianto è basato sul calcolo di un indice individuato non in funzione delle emissioni in atmosfera ma delle ricadute inquinanti al suolo e, per questo motivo, tale indice contiene un vizio di base che ne comporta la totale inattendibilità;
inoltre, la CTU evidenzia anche il mancato accenno, nelle osservazioni di Enel Spa a favore della riconversione a carbone, al problema delle sostanze microinquinanti che sarebbero prodotte dalla centrale funzionante a carbone. Tale omissione, sempre secondo la CTU, rende lo studio di Enel Spa incompleto in relazione ad un aspetto di notevole importanza;
in relazione alla seconda alternativa individuata nella trasformazione dell'attuale impianto in una centrale a gas naturale la CTU del Tribunale, di fronte alla presunta «non economicità» opposta anche in questo caso da Enel Spa rispetto alla riconversione a carbone, ha esplicitamente rilevato il fatto che, pure per tale opzione, il confronto tra le due soluzioni è proposto da Enel Spa in condizioni di potenza installata diversa e - perciò - risulta anch'esso poco attendibile;
rispetto all'opzione di trasformazione a gas naturale della centrale la CTU del Tribunale richiama anche l'articolo 30 della legge regionale n. 36 dell'8 settembre 1997 istitutiva del Parco del Delta del Po il quale sancisce che, all'interno del Parco, gli impianti di produzione dell'energia elettrica devono essere alimentati a gas metano o da altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale tra cui, sempre secondo la CTU, non rientra l'alimentazione a carbone dell'impianto esistente -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti sopra esposti;

quali informazioni i Ministri interrogati possano fornire per conoscere lo stato di avanzamento della procedura di riconversione a carbone della centrale Enel attualmente ancora in corso;
quali misure i Ministri interrogati vogliano assumere per rassicurare i diversi soggetti attivi sul territorio - in particolare la Provincia di Rovigo, i Comuni interessati, l'Ente Parco del Delta del Po, le associazioni ambientaliste e i singoli cittadini - sulla salvaguardia ambientale dell'area nella quale insiste attualmente la centrale Enel di Polesine Camerini.
(4-02839)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazioni a risposta scritta:

LARATTA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
l'Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore (Cosenza) è uno dei monumenti più importanti del Medioevo in Calabria;
la struttura abbaziale presenta ancora oggi elementi architettonici originali e di grande valore artistico e storico;
nell'agosto 2007 sono iniziati i lavori di consolidamento, restauro e rifunzionalizzazione del monumento;
la Soprintendenza per i beni architettonici di Cosenza, nel settembre 2007 ha sospeso i suddetti lavori;
successivamente sono iniziati quei contenziosi tra Soprintendenza, tecnici e Società appaltatrice che hanno portato al fermo dei lavori, che ostacolano la piena fruibilità dell'importante monumento e creano anche condizioni di rischio e pericolo per visitari e turisti;
i danni all'immagine dell'Abbazia sono notevolissimi, così anche per il turismo religioso che a San Giovanni in Fiore raggiunge punte importanti proprio grazie all'Abbazia Florense;
vi sono inoltre notevoli rischi relativi ai finanziamenti pubblici che potrebbe non essere più utilizzabili proprio per il ritardo nei lavori -:
si intende sapere cosa il Governo intenda fare per favorire la ripresa immediata dei lavori e per promuovere l'accertamento delle responsabilità che hanno portato al blocco dei lavori.
(4-02843)

ROSATO, STRIZZOLO, MARAN, MONAI e COMPAGNON. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il Parco e il Castello di Miramare, costruiti attorno alla metà dell'800 per volontà dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo, che ne fece la sua residenza, è uno dei più eminenti simboli attraverso cui viene identificata la città di Trieste e, con una media annuale di 700 visitatori al giorno, si colloca tra i 25 musei nazionali più frequentati;
nell'ambito della programmazione straordinaria triennale 2007-2009 degli introiti derivanti dal gioco del Lotto, il Ministero per i beni e le attività culturali aveva previsto lo stanziamento di Euro 3.705.600, da destinarsi al «Restauro architettonico e botanico del Parco; realizzazione, nell'area delle serre, di un servizio di ristorazione pubblica»;
in occasione di una visita del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, con una lettera aperta resa nota dalla stampa il 20 marzo 2009, il direttore regionale per i Beni culturali, Roberto Di Paola ha indicato le priorità relative ai beni culturali nel Friuli Venezia Giulia, sottolineando come i recenti tagli ministeriali abbiano penalizzato questa regione «in

modo particolare, rispetto alle altre regioni», e menzionando la situazione del Santuario di Monte Grisa «esposto alle intemperie dopo il crollo delle coperture e la cui progettazione è definita»; e quella del Castello di Miramare «per il quale è stata sospesa la progettazione complessiva per circa 2,5 milioni»;
nella stessa occasione il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, si apprende dalla stampa, si sarebbe impegnato con il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia a «restituire parte dei fondi per obiettivi importanti»;
più specificamente, il Ministro ha annunciato alla stampa l'avvenuta conclusione delle opere di restauro delle Scuderie del Castello di Miramare, che sarebbero predisposte per «ospitare mostre e strutture didattiche e museali», e che è allo studio «il modo di attribuire nuovamente le risorse necessarie al loro allestimento»;
evidenziando come la destinazione finale delle raccolte della Galleria Nazionale di Arte Antica e Moderna con i quadri dell'Istria già italiana, salvati dalle vicende belliche del secondo conflitto mondiale e protagonisti di una lunga e complessa vicenda, sarà il neoclassico Palazzo Carciotti messo a disposizione del Comune di Trieste una volta ch'esso sarà restaurato, lo stesso Ministro ha rilevato che le Scuderie non sarebbero sede adeguata in quanto «possiedono un microclima eccessivamente salmastro per custodire una collezione pittorica permanente»;
è ragionevolmente ipotizzabile che il restauro del Palazzo Carciotti richiederà un periodo di tempo molto lungo, nell'ordine di svariati anni, cosicché sta prendendo corpo l'ipotesi di un'esposizione provvisoria proprio nell'ambito delle Scuderie del Castello di Miramare;
tra le dichiarate priorità politiche del Ministero per i beni e le attività culturali per il 2009, vi sono elencati, tra gli altri, obiettivi quali la realizzazione di un piano nazionale di valorizzazione dei musei e delle aree archeologiche, l'individuazione di nuovi modelli di gestione anche integrata dei beni culturali, il monitoraggio e l'incentivazione di forme di compartecipazione liberale dei privati, la razionalizzazione e semplificazione delle procedure con il potenziamento della fiscalità di vantaggio per la tutela dei beni culturali -:
se il Ministro per i beni e le attività culturali intenda, pienamente o almeno in misura non inferiore percentualmente rispetto a quella delle altre Regioni, reintegrare le risorse i cui tagli hanno duramente e, ad avviso degli interroganti, iniquamente colpito la Regione Friuli Venezia Giulia e Trieste, in particolare, reinserendo il Parco e il Castello di Miramare nell'ambito della programmazione straordinaria triennale 2009-2011 degli introiti derivanti dal gioco del Lotto;
se, proprio nell'ottica sopra richiamata dei nuovi modelli di gestione anche integrata dei beni culturali, sia intenzione del Ministro per i beni e le attività culturali rilanciare gli accordi-quadro con le Regioni e le città, già avviati dal precedente Governo, al fine di elaborare sintesi complessive e piani strategici che permettano di allocare i finanziamenti dei vari enti, ottimizzandoli su progetti condivisi;
se, relativamente all'ipotesi di una esposizione delle opere della Galleria Nazionale di Arte Antica e Moderna e dei quadri dell'Istria, provvisoria ma necessariamente prolungata per anni, presso le Scuderie del Castello di Miramare, il Ministro per i beni e le attività culturali sia in grado di assicurare che tale soluzione non sia in pericoloso contrasto con le specifiche caratteristiche microclimatiche da lui stesso rilevate.
(4-02847)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:

V Commissione:

BITONCI e BRAGANTINI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, attribuisce un bonus straordinario, per il solo anno 2009, ai soggetti residenti, componenti di un nucleo familiare a basso reddito;
l'Agenzia delle Entrate il 3 febbraio 2009 ha emanato la circolare 2/E, con la quale fornisce chiarimenti sulle modalità applicative del già citato articolo 1;
l'interpretazione letterale della norma, che riporta «ai soggetti residenti, componenti di un nucleo familiare a basso reddito», fa ritenere che ogni soggetto componente il nucleo familiare debba essere residente in Italia per beneficiare del bonus;
nella citata circolare, l'Agenzia delle Entrate usa un'interpretazione più ampia, definendo che la residenza in Italia è necessaria esclusivamente per il richiedente e non per i familiari a carico di quest'ultimo, citando la generale definizione di familiare a carico dell'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi;
a parere del richiedente il testo letterale appare sufficientemente chiaro ed esplicito per non ricorrere ad un'interpretazione estensiva o analogica -:
quale sia il motivo per cui l'Agenzia delle Entrate abbia usato un'interpretazione estensiva di una norma che letteralmente risulta già chiara e considera ogni soggetto componente il nucleo familiare residente per accedere al beneficio del bonus famiglia.
(5-01332)

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GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
la materia delle procedure concorsuali, disciplinate dal regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (cosiddetta legge fallimentare), recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa, è stata significativamente innovata ad opera del decreto-legge 14 marzo 2005 n. 35, convertito nella legge 14 maggio 2005, n. 80, a seguito del quale sono stati emanati il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5 e il decreto legislativo 12 settembre 2007, n. 169, recante disposizioni integrative e correttive;
in particolare, è stata profondamente modificata la disciplina del concordato preventivo, la cui trasformazione era stata avvertita da più parti atteso che esso, così come regolamentato, non esplicava piena efficacia in ordine al suo fine precipuo: il tentativo del risanamento aziendale;
tale inefficacia si poteva agevolmente riscontrare principalmente nel ritardo con cui le procedure venivano attivate - quando la crisi forse era divenuta irreversibile - e nella rigidità delle stesse in relazione alle percentuali minime di soddisfazione dei creditori;
le norme che attualmente regolamentano il concordato preventivo, pur nell'ottica dell'appena citato, necessario rinnovamento dell'istituto, non hanno però adeguatamente risolto la questione poiché, se è vero che da un lato esse hanno reso più agevole l'accesso alla procedura, è altrettanto vero, dall'altro, che esse non hanno

provveduto a tutelare adeguatamente i creditori;
il concordato preventivo viene, infatti, svincolato da ogni condizione di ammissibilità, sia personale che patrimoniale, nonché dal presupposto dello stato di insolvenza, che viene sostituito dalla «crisi», termine tradizionalmente usato per indicare una situazione meno grave;
mentre in precedenza la proposta di concordato era aperta solo all'imprenditore che presentasse una serie di requisiti (non trovarsi in stato d'insolvenza, non essere stato dichiarato fallito o condannato per bancarotta, eccetera) e, soprattutto, offrisse serie garanzie di pagare almeno il 40 per cento dell'ammontare dei crediti chirografari entro sei mesi e di cedere per il pagamento dei suoi debiti tutti i beni esistenti nel suo patrimonio alla data della proposta di concordato, con le modifiche introdotte dalla riforma l'imprenditore in stato di crisi, anche se non particolarmente ligio o corretto, può proporre ai creditori un concordato preventivo semplicemente sulla base di un piano offrendo una percentuale ai creditori chirografari anche inferiore al 40 per cento;
in sostanza, vengono espunti dall'ordinamento quei requisiti di meritevolezza per l'ammissione alla procedura di concordato che facevano del concordato una soluzione alle tensioni finanziarie, non irreversibili, dell'imprenditore «onesto ma sfortunato», portando la procedura di concordato preventivo sul piano dei rapporti diretti tra creditori ed imprenditore e rafforzando la dottrina contrattualistica del concordato preventivo in luogo della dottrina processualistica;
la riforma ha introdotto la possibilità di suddividere, nel contesto del piano, i creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei, e di trattare differenziatamente i creditori di classi diverse, per cui la cosiddetta par condicio creditorum si renderà applicabile esclusivamente tra i creditori appartenenti alla stessa classe: ciò ha portato la dottrina a parlare di «superamento del principio della par condicio creditorum» a favore del principio della tutela dell'impresa;
con la suddivisione in classi omogenee dei creditori e la contemporanea riduzione della maggioranza richiesta per l'approvazione del concordato preventivo, di fatto, sì è reso molto più agevole il ricorso alla procedura atteso che, mentre secondo la previgente normativa esso veniva approvato col voto favorevole dei creditori votanti che rappresentassero i due terzi della totalità dei crediti ammessi al voto, col vigente articolo 177 della legge fallimentare il concordato preventivo è approvato se riporta il voto favorevole della maggioranza dei crediti ammessi al voto e, nel caso dei creditori divisi in classi omogenee, della maggioranza dei crediti ammessi al voto in ciascuna delle classi medesime;
la facoltà di dividere i creditori in classi risponde ad un favor nei confronti della soluzione concordataria, dal momento che consentirebbe al debitore di suddividere il ceto creditorio in modo tale da concentrare nel numero minore possibile di classi quei soggetti da cui è lecito attendersi una manifestazione di dissenso, talora finalizzata al conseguimento di vantaggi ingiusti e privati;
il debitore minacciato di fallimento potrebbe avvantaggiarsi della sospensione legale della decisione offrendo cifre simboliche o irrisorie ai creditori chirografari, i quali potrebbero certamente bocciare la proposta, ma solo all'esito di una complessa procedura culminante nella votazione: con inutile dispendio di energie processuali e aggravamento del pregiudizio economico ingenerato dall'inadempimento e dall'insolvenza ed ingigantito dal trascorrere del tempo;
a tutto ciò bisogna aggiungere che una recente ricerca della Luiss e di un gruppo di giudici delegati che ha dato vita all'Osservatorio sulle procedure concorsuali svela la sostanziale inefficacia dello strumento del concordato preventivo: se è

vero che i concordati nel corso del tempo sono andati crescendo (sono stati 92 nel 2005, 93 nel 2006, 117 nel 2007 e già 117 all'ottobre 2008), è altrettanto vero che non sono stati raggiunti due degli obiettivi cruciali della riforma: permettere un'emersione tempestiva della crisi d'impresa e consentire all'impresa che ha avviato la procedura di proseguire l'attività da risanata, un esito tanto più inquietante perché la ricerca ha esaminato il periodo di applicazione della riforma precedente all'emergere della recessione mondiale;
anche il progetto di ricerca, cui hanno aderito i principali 19 Tribunali italiani e quattro Università, recentemente presentato nell'ambito del Forum procedure concorsuali, ha evidenziato che ben il 50 per cento delle imprese che chiedono di aderire al concordato sono già in liquidazione e un altro 25 per cento non fa altro che presentare un piano di liquidazione;
in sostanza, il nuovo concordato preventivo si è venuto delineando come l'ultima parte della liquidazione dell'azienda, quando invece era stato pensato per favorire la continuità aziendale, tutelare l'impresa e farla sopravvivere al dissesto, preservando creditori e lavoratori;
i dati testimoniano, pertanto, che l'impresa arriva al momento della proposta ormai pronta, anche nelle intenzioni dell'imprenditore, a concludere l'attività, perché l'imprenditore tende a trattenere per sé le informazioni sullo stato dell'azienda e quando esse vengono poi divulgate al mercato, spesso è ormai troppo tardi, così che il concordato diventa solo il momento in cui far conoscere al pubblico la situazione finanziaria dell'impresa -:
di quali dati il Governo disponga circa l'impatto della nuova normativa del concordato preventivo, in particolare, in relazione al numero delle imprese che vi sono ricorse, al grado di soddisfazione dei creditori e al numero di imprese che siano riuscite a proseguire la propria attività;
laddove confermate le preoccupazioni sommariamente evidenziate in premessa, e tenendo conto della particolare congiuntura economia recessiva, come valuti il nuovo quadro normativo prodotto dalle modifiche introdotte nel periodo 2005-2007, in materia di concordato preventivo, nonché quali iniziative intenda adottare per rivedere la suddetta disciplina, anche al fine di evitare un non auspicabile effetto «a cascata» sui creditori, tra i quali si evidenzi la condizione delle imprese, attualmente alle prese con una crisi di liquidità dovuta alle difficoltà di accesso al credito, i ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni e il calo della domanda.
(2-00365) «Lulli, Fluvi, Tenaglia, Soro».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BOCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nelle quattro strutture carcerarie umbre (Perugia, Spoleto, Terni, Orvieto) le guardie carcerarie sono sotto organico di 200 unità, mentre i carcerati crescono in maniera esponenziale;
in particolare, a Perugia sono in servizio 215 agenti di custodia contro i 339 previsti, a Spoleto 359 in servizio contro i 388 previsti; a Terni 190 in servizio contro i 218 previsti e in fine ad Orvieto 68 in servizio contro i 75 previsti;
i numeri parlano chiaro: se in Italia la media della carenza di organici è del 10 per cento in Umbria raddoppia al 20 per cento;
oramai tra Perugia, Spoleto, Terni e Orvieto i detenuti sono più di 1000 e il rapporto tra chi sconta la pena e chi controlla è gravemente squilibrato: il sovraffollamento unito alla carenza di organici della polizia penitenziaria comporta con tutta evidenza un altissimo rischio per la sicurezza;
al carcere di Spoleto sono arrivati in questi giorni da L'Aquila 77 detenuti in regime di 41-bis, in una notte si è dovuto aprire un nuovo padiglione e ora ci si deve

attrezzare per ospitare anche gli agenti del Gom (gruppo operativo mobile) delle Fiamme Azzurre che controllano i detenuti più pericolosi;
un fonogramma inviato dal ministro Alfano e da Franco Ionta, capo dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, chiede di raddoppiare la capacità del carcere di Spoleto e di accogliere altri detenuti anche a Perugia: questo significherebbe 300 detenuti in più a Spoleto e almeno 200 a Perugia;
con questi numeri si rischia il collasso tra quattro anni. Tra Terni e Spoleto nei prossimi cinque anni andranno in pensione almeno 80 agenti e la situazione rischia di diventare esplosiva -:
quali iniziative il Ministro intenda adottare per far fronte all'emergenza carceri in Umbria e se non ritenga di dover bloccare i trasferimenti di detenuti previsti, per non aggravare ulteriormente i già pesanti disagi di cui soffrono gli agenti penitenziari in servizio nelle carceri della regione.
(5-01317)

ZUCCHI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Pavia, fino al 2005 denominato Centro di Servizio Sociale per Adulti, istituito in attuazione dell'Ordinamento Penitenziario, è uno dei 5 Uffici presenti nella regione Lombardia che dipendono dall'Amministrazione Penitenziaria;
ha competenza sul territorio della provincia di Pavia e, in forza del decreto legislativo n. 491 del 1999, su ventidue comuni dell'hinterland milanese, associati al Tribunale di Pavia e a quello di Vigevano;
dal punto di vista organizzativo è, allo stato, composto da 14 unità, di cui 7 assistenti sociali, 3 operatori amministrativi, una telefonista, tre operatori di polizia penitenziaria;
l'UEPE svolge un'importante funzione, nel sistema dell'esecuzione penale, volta alla elaborazione e rafforzamento di progetti di reinserimento dei condannati;
i principali ambiti di intervento riguardano: l'attività di osservazione e trattamento presso gli Istituti Penitenziari di Pavia, Vigevano e Voghera; l'espletamento di indagini sociali per la Magistratura di Sorveglianza e per gli altri U.E.P.E. dislocati sul territorio nazionale; interventi di aiuto, anche attraverso percorsi di reinserimento socio-lavorativo e terapeutici, e controllo del rispetto delle prescrizioni imposte dalla Magistratura di Sorveglianza ai condannati in regime di esecuzione penale esterna (affidati, detenuti domiciliari, semiliberi) e misure di sicurezza (liberi vigilati);
l'UEPE di Pavia palesa una marcata carenza di organico: gli Assistenti Sociali previsti sono complessivamente 21 e ne risultano in servizio 6, più una distaccata dall'U.E.P.E. di Milano; il dato è ancor più grave se si considera che, in seguito al pensionamento dal febbraio 2009 del Direttore Reggente, ad un'Assistente Sociale è stata conferita la reggenza dell'Ufficio e che due unità sono in regime di part-time verticale, una al 50 per cento dal 2009, l'altra all'87,94 per cento, dal 2008; si precisa, altresì, che dal 2007 il personale tecnico ha subito un'ulteriore riduzione a seguito del pensionamento di due unità, di cui una era responsabile del Servizio; la situazione del personale si andrà, ancor di più, ad aggravare nei prossimi mesi, con l'astensione obbligatoria per maternità di un'assistente sociale, operatore già con carico ridotto, a tutela dello stato di gravidanza ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008;
il perdurare della grave carenza d'organico, più volte posta all'attenzione delle Autorità competenti e interessate da parte del personale dell'U.E.P.E. di Pavia, è stato oggetto di numerose segnalazioni anche da parte del Provveditorato Regionale per la Lombardia del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che, nel riconoscere

il forte disagio del Servizio, ha attuato interventi d'urgenza nell'ambito delle proprie competenze volti al rafforzamento del personale e sollecitato la Direzione Generale del Personale e della Formazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria a percorrere alcune azioni indicate anche dal personale e dalle organizzazioni sindacali;
il Provveditorato Regionale per la Lombardia, infatti, nella nota del 14 aprile 2009, inviata al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (Direzione Generale del Personale e della Formazione e Direzione Generale dell'Esecuzione Penale Esterna) avente ad oggetto: «U.E.P.E. Pavia - Perdurare della grave carenza di organico del personale di servizio sociale» chiede di conoscere se in esito alla ricognizione circa le procedure di mobilità interna del personale del Comparto Ministeri sia stata richiesta l'assegnazione all'UEPE di Pavia (segnalando che la Direzione Generale del Personale e della Formazione indica un solo posto disponibile a fronte dei 14 effettivi), nonché se sia possibile accogliere le richieste di transito avanzate da personale proveniente da altri comparti e di valutare la possibilità di diramare un interpello nazionale;
il Prap precisa, inoltre, che non è possibile sopperire alle carenze registrate dall'UEPE di Pavia attingendo alle risorse regionali in quanto tutti gli UEPE della regione registrano uno scostamento del 40 per cento rispetto agli organici previsti, aggravato da un consistente ricorso al part-time;
anche la Direzione Generale dell'Esecuzione Penale Esterna, con nota del 6 marzo 2006, ha indicato Pavia tra le sedi ove maggiormente è preoccupante la mancanza di personale, suggerendo alla Direzione Generale del Personale e della Formazione di percorrere la strada della mobilità prevista dal decreto legislativo n. 165 del 2001;
la significativa e delicata attività cui è chiamato l'U.E.P.E., secondo il mandato istituzionale e professionale, presuppone interventi qualitativi ed efficaci, che non possono prescindere da un adeguato numero di operatori di servizio sociale -:
quali siano le determinazioni del Governo in merito al reclutamento del personale tecnico di servizio sociale e di adottare specifiche iniziative normative perché vengano emanati opportuni provvedimenti volti a incrementare il numero di Assistenti Sociali dell'U.E.P.E. di Pavia anche attraverso l'accoglimento delle richieste di transito avanzate da personale proveniente da altri comparti, tuttora in attesa di definizione.
(5-01323)

MARCO CARRA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Presidente del Tribunale di Mantova dottor Filippo Nora ha scritto al Presidente della Regione Lombardia, al Presidente della Provincia di Mantova, al Sindaco di Mantova, al sindaco di Castiglione delle Stiviere, al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Mantova e, per conoscenza, al Presidente della Corte d'Appello di Brescia, una lettera attraverso la quale ha denunciato la situazione particolarmente grave nella quale si troveranno ad operare gli uffici giudiziari mantovani in ragione dei tagli di circa il 70 per cento della dotazione finanziaria loro assegnata;
il dottor Nora ha chiesto alle sopra citate Istituzioni di valutare la possibilità di offrire al Tribunale un concreto sostegno al fine di consentire la continuazione dell'attività lavorativa;
tale grave condizione rende decisamente meno efficace la lotta alla criminalità, che vede nella magistratura e nell'operato dei tribunali uno degli elementi fondamentali -:
se il Ministero in oggetto intenda, com'è auspicabile, ripristinare interamente

i fondi economici destinati all'attività lavorativa quotidiana del Tribunale di Mantova.
(5-01327)

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IX Commissione:

VELO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
come segnalato con precedente atto di sindacato ispettivo, a fronte della decisione assunta dal Consiglio dei ministri, nella seduta del 13 marzo 2009, di definire i criteri di privatizzazione e le modalità di dismissione della partecipazione detenuta indirettamente del Ministro dell'economia e delle finanze nel capitale della società per azioni Tirrenia di Navigazione, si è manifestata la volontà della Regione Toscana di subentrare nella proprietà della Toremar, al fine di garantire continuità e regolarità di servizi di collegamenti marittimi nel proprio territorio;
al contrario, secondo quanto è noto, il Governo intenderebbe procedere alla privatizzazione in un unico pacchetto della società Tirrenia di Navigazione e delle società regionali da essa controllate, prevedendo l'affidamento dei servizi per sei anni e una contestuale, significativa riduzione dei finanziamenti a carico del bilancio statale rispetto al fabbisogno attuale del gruppo, così determinando una drastica riduzione dei servizi attualmente in essere;
la privatizzazione separata, secondo quanto prospettato dalla Regione Toscana, dovrebbe associarsi alla garanzia di un livello di servizi minimi sussidiati così come alle necessarie garanzie in termini di tutela del personale dipendente e investimenti per il rinnovo della flotta;
come emerso nel corso dell'audizione del Commissario UE ai trasporti alla Commissione trasporti della Camera dei Deputati, la scelta di privatizzare la società Tirrenia è vista con favore dalla Commissione europea, ma non è imposta dalla disciplina comunitaria, così come risulta del tutto legittimo - secondo i canoni comunitari - il riconoscimento di sussidi, in caso di rotte non redditizie, laddove assicurino i collegamenti con le isole minori o territori periferici e purché siano riconosciuti in maniera non discriminatori agli armatori che si dovessero rendere disponibili, a seguito di procedure di evidenza pubblica, ad assicurare tali servizi -:
quali siano le reali esigenze che si ritiene si debbano perseguire con la procedura di privatizzazione della società Tirrenia e quali siano i principali ostacoli, di natura giuridica o economica, che impedirebbero l'accoglimento della proposta avanzata dalla regione Toscana, finalizzata ad assicurare i servizi che tengono conto delle particolari esigenze territoriali ed economiche del proprio territorio.
(5-01329)

MONTAGNOLI, BRAGANTINI e NEGRO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la strada statale 434 Transpolesana (SS 434) è un'importante strada statale italiana che collega Verona a Rovigo. Il percorso, che inizia a Verona allacciandosi alla tangenziale tra le uscite dell'autostrada A4 di Verona Sud e Verona Est, attraversa i comuni della bassa veronese, entra in provincia di Rovigo nel comune di Giacciano con Baruchella, attraversa Badia Polesine, Lendinara, Villamarzana (dove da poco è stato costruito uno svincolo dell'autostrada A 13) per terminare in una rotatoria in località Borsea del comune di Rovigo;

le istituzioni coinvolte sono a conoscenza del problema degli allagamenti sul tracciato che scorre nel comune di San Giovanni Lupatoto, in corrispondenza del raccordo con la tangenziale sud di Verona e nella galleria sottostante via Pacinotti;
in una riunione in prefettura il 20 agosto 2008, una soluzione è stata individuata nella disponibilità del Consorzio di bonifica agro veronese Tartaro-Tione a ricevere le acque prelevate dalle pompe idrovore che intervengono in caso di allagamento, nella stessa occasione l'ANAS ha confermato la predisposizione del progetto della condotta che dovrebbe convogliare nelle rete idrica del Consorzio le acque prelevate;
a tutti gli utenti della statale Transpolesana è noto il pessimo stato di manutenzione della medesima, per cui non viene garantita la sicurezza stradale e degli automobilisti;
lo stato di manutenzione è assolutamente carente e insoddisfacente: il solo transito è caratterizzato dalla presenza di ampie zone ove il manto stradale è assente, con molti dislivelli che si amplificano dopo piogge e gelo;
le statistiche ci consegnano dati allarmanti circa la percentuale di incidentalità che caratterizza la statale 434, negli ultimi anni più di un centinaio le persone decedute nel solo tratto veronese;
gli stessi organi preposti al controllo ed alla tutela della saluta pubblica hanno rilevato come vi sia l'assoluta necessità di provvedere all'installazione di pannelli fonoassorbenti nei tratti che costeggiano i centri abitati per il continuo superamento dei livelli consentiti;
per i lavori di manutenzione straordinaria sarebbero previsti una serie di interventi che dovrebbero porre un rimedio temporaneo alla situazione di emergenza: la stesura di diversi tratti di manto stradale, l'adeguamento del sistema di raccolta e smaltimento acque nella galleria di San Giovanni e lavori di rafforzamento della sovrastruttura stradale -:
se il Ministro essendo a conoscenza della criticità della situazione non intenda adoperarsi in tempi rapidissimi, mettendo anche a disposizione le risorse necessarie, affinché le opere necessarie per la messa in sicurezza della SS 434 vengano iniziate e portate a compimento al fine di salvaguardare la sicurezza degli automobilisti che la percorrono e dei cittadini che vivono nei pressi della stessa.
(5-01330)

COMPAGNON. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
sembrerebbe maturato l'intendimento da parte di Trenitalia Cargo S.p.A e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. di far cessare, alla fine del 2008, l'operatività dello scalo merci di San Giovanni al Natisone su cui gravita l'importante polo industriale della lavorazione del legno;
attualmente lo scalo ferroviario San Giovanni al Natisone ha una movimentazione annua di circa 1.000 carri in arrivo, in grandissima parte dall'Europa centro-settentrionale attraverso il valico di Tarvisio;
se tale scalo dovesse essere chiuso, l'ingente traffico si sposterebbe su quello di Udine o su Fuernitz in Carinzia, per poi proseguire a destinazione su strada, con la conseguenza di generare un movimento aggiuntivo di circa 2.000 veicoli all'anno su strade già congestionate, a cominciare proprio dalla SR 56;
Trenitalia Cargo già da tempo ha adottato una politica tariffaria che ha penalizzato sensibilmente lo scalo in questione, al punto da creare una situazione paradossale tale che, invece di favorire l'utilizzo di scali nazionali e soprattutto di vettori nazionali, le spedizioni di legname provenienti dall'Europa sud-orientale e passanti per Nuova Gorica, vengono ora scaricate in questo scalo sloveno, per essere

poi inoltrate su strada nel «distretto della sedia» per lo più con vettori di quel Paese;
si sottolinea, se tale notizia fosse fondata, l'inerzia del Governo di fronte ad una vicenda che invece di contenere la movimentazione delle merci su strada e di favorire modalità alternative di trasporto, a cominciare proprio dalla rotaia, vede invece una politica aziendale che si muove in senso opposto, causando un aggravio degli oneri per la viabilità regionale e di costi di logistica a carico dell'industria della sedia -:
quali iniziative intenda adottare al fine di evitare tale eventualità, mantenendo l'attuale importante funzione dello scalo di San Giovanni al Natisone, nodo ferroviario nevralgico al servizio di un'importante industria e soprattutto risorsa fondamentale per i comuni che formano il cosiddetto «triangolo della sedia», che si trovano ora già in grave difficoltà.
(5-01331)

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è stato dato grande risalto, nei giorni scorsi, dai media di Mantova alla notizia della possibile vendita da parte delle Ferrovie dello Stato dell'immobile «Teatreno»;
il locale, di proprietà delle Ferrovie dello Stato e dato in concessione all'Associazione Dopolavoro ferrovieri, è ubicato di fronte alla stazione ferroviaria, in Piazza Don Leoni a Mantova;
la sezione mantovana di detta Associazione ha deciso di non rinnovare il contratto con le FFSS e quest'ultime hanno deciso di mettere in vendita l'immobile denominato «Teatreno»;
il Teatreno è un teatro/cinema che opera da anni nella città di Mantova. I risultati della sua attività sono estremamente positivi. È sede sia del circolo «Teatro all'improvviso» che del circolo «Cinema del carbone»;
si tratta di una vera e propria infrastruttura culturale; una delle poche rimaste nel centro storico di Mantova, che vive e rimane in vita grazie alla passione di molti volontari -:
se sia intenzione del Governo intraprendere azioni utili nei confronti delle FFSS perché quest'ultime tornino sui propri passi e trovino un accordo con gli enti locali virgiliani affinché il Teatreno continui la sua esperienza.
(5-01318)

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INTERNO

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
il Comune di Randazzo (Catania) è soggetto proponente del progetto denominato «Crescere nella Legalità» beneficiario di finanziamento a valere sul PON FESR «Sicurezza per lo Sviluppo» obiettivo convergenza 2007-2013, Asse 2 misura 2.8 «diffusione della Legalità»;
nell'ambito del progetto «Crescere nella Legalità» il comune di Randazzo ha sottoscritto una convenzione per la concessione di locali con l'IPAB Vagliasindi di Randazzo;
con la convenzione stipulata con l'IPAB Vagliasindi il comune di Randazzo si impegna a ristrutturare i locali di proprietà dell'IPAB ponendo a proprio carico tutte le spese per la realizzazione delle

opere di ristrutturazione, ivi compresi studi, progettazioni, gare d'appalto, direzione dei lavori e quant'altro necessario;
il comune verserà, inoltre, all'IPAB, a titolo di risarcimento per la risoluzione del contratto di locazione in atto, la somma annuale di ottomila euro;
la convenzione tra l'IPAB Vagliasindi ed il comune di Randazzo appare particolarmente onerosa per quest'ultimo e generica non essendo quantificato l'ammontare del costo delle opere di ristrutturazione necessarie -:
se siano a conoscenza dei fatti esposti e se, nell'ambito del PON FESR «Sicurezza per lo Sviluppo», siano ritenute ammissibili le spese sostenute per la realizzazione di opere di ristrutturazione di beni immobili che non siano di proprietà dei soggetti maggiormente coinvolti nel progetto, in caso contrario se non intendano giudicare inammissibili le spese sostenute dal comune di Randazzo, nell'ambito del progetto «Crescere nella Legalità», per la convenzione da questo stipulata con l'IPAB Vagliasindi per la concessione dei locali di proprietà di quest'ultima.
(2-00364)
«Berretta, Causi, Burtone, Minniti, Laratta, Capodicasa, Bernardini, Samperi».

Interrogazione a risposta in Commissione:

CONTENTO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
accade frequentemente che gli uffici di polizia municipale contestino delle infrazioni al codice della strada ad automobilisti che non risultano più proprietari del veicolo per aver ceduto lo stesso a terzi provvedendo a formalizzare il trasferimento anche ai fini del pubblico registro automobilistico;
accade altresì che il recupero delle somme sia affidato alla concessionaria della riscossione, la quale, all'atto della notifica della cartella di pagamento, avvertiva l'interessato della possibilità di procedere al fermo del veicolo al momento in proprietà dello stesso facendo pervenire lettera di preavviso di iscrizione al medesimo;
emblematico il caso del signor Marco D'Agostino (Pordenone), il quale, dopo esser stato costretto a ricorrere al Giudice di Pace contro la cartella di pagamento emessa da «Equitalia Momos Spa» per un'infrazione rilevata dalla polizia municipale di Napoli uscendone vittorioso, ma con compensazione delle spese (sentenza Giudice di Pace di Pordenone 18 novembre 2008 n. 80/09), si trova ora a dover fronteggiare un'iniziativa della «Polstrada» di Caserta per un'infrazione che risulterebbe commessa dopo il trasferimento della vecchia autovettura a terzi;
non si comprende per quali ragioni venga violato l'elementare obbligo di verificare attentamente il pubblico registro automobilistico prima di procedere ad avviare il procedimento esecutivo e, nel caso di Caserta, non si spiega perché, nonostante il ricorso dell'interessato, la prefettura competente non abbia disposto l'archiviazione degli atti -:
quali iniziative intendano adottare per evitare che la mancanza di diligenza circa la visione delle risultanze del P.R.A. costringa i cittadini a subire gli oneri e le conseguenze di procedure esecutive ingiuste e lesive dei propri diritti patrimoniali;
se risulti, nel caso segnalato, che gli uffici della prefettura di Caserta fossero a conoscenza dello scritto difensivo inviato dall'interessato e, in caso affermativo, perché non abbiamo disposto l'archiviazione degli atti o, in caso negativo, dove sia finito il ricorso trasmesso dall'interessato stesso e come mai non risulti effettuata la visione del pubblico registro che avrebbe evitato l'incresciosa situazione.
(5-01328)

Interrogazioni a risposta scritta:

GRIMOLDI, CONSIGLIO, ALLASIA, VOLPI e GOISIS. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con la legge 11 giugno 2004, n. 146, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 giugno 2004, n. 138, è stata istituita la Provincia di Monza e della Brianza, dopo anni di attesa da parte dei cittadini e di tutte le istituzioni della zona;
nel mese di settembre 2005 è stato sottoscritto un accordo per la definizione delle sedi istituzionali della nuova Provincia ed in particolare della sede della Provincia di Monza e Brianza, della Questura e Polizia di Stato, dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza;
l'articolo 14 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207 (cosiddetto Mille Proroghe) prevede il «Mantenimento in bilancio delle disponibilità finanziarie del Ministero dell'interno concernenti l'istituzione di uffici periferici dello Stato nella nuova provincia di Monza e della Brianza -:
quali uffici periferici dello Stato (tra i quali anche la Motorizzazione Civile ed il Comando dei Carabinieri) saranno costruiti, ed in quali tempistiche, per la nuova Provincia di Monza e Brianza.
(4-02845)

GRIMOLDI, D'AMICO, FEDRIGA, DAL LAGO, VOLPI, CONSIGLIO, NICOLA MOLTENI, TORAZZI, GOISIS, FORCOLIN, GIDONI, BONINO e PINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella giornata di martedì 21 aprile 2009, a Milano, presso l'Università degli Studi, si sono verificati gravi episodi di aggressione nei confronti di militanti della Lega Nord;
in particolare militanti del Movimento Universitario Padano sono stati intimiditi, insultati e malmenati con spinte, pugni e calci da un gruppo organizzato di ragazzi di sinistra mentre distribuivano, in maniera pacifica e senza arrecare alcun disturbo, materiale di propaganda all'interno della sede di Scienze Politiche in via Conservatorio in vista delle elezioni universitarie del prossimo maggio;
questi episodi si continuano a susseguire da molto tempo ai danni del Movimento Universitario Padano e di altre formazione di centro destra e sono già stati oggetto di interrogazioni parlamentari;
nonostante gli interventi del Rettore e del Preside di Facoltà per garantire la libertà di opinione, le intimidazioni da parte dei collettivi universitari continuano indisturbate;
nei mesi scorsi numerosi quotidiani locali e nazionali hanno raccolto le testimonianze degli scontri;
fatti come quelli riportati sono di estrema gravità e sono intollerabili, perché compromettono la libertà di diffusione del pensiero politico sancita dalla Costituzione;
a tre settimane dalle consultazioni elettorali in università è necessario ristabilire urgentemente le regole fondamentali di democrazia -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per evitare il ripetersi degli episodi di violenza, per garantire la libertà di pensiero, per tutelare coloro che esercitano tale diritto e per ristabilire le regole di normale convivenza ai fini del corretto svolgimento delle elezioni universitarie.
(4-02850)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:

CASTAGNETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la bozza di decreto sugli organici, il cui contenuto è stato già anticipato da

accreditati organi di stampa, indica i nuovi parametri per la riorganizzazione delle classi e determina un aumento generalizzato degli alunni;
la suddetta bozza di decreto prevede per le classi con la presenza di alunni disabili la composizione di non più di venti alunni;
tali indicazioni pare non risultino a molti istituti scolastici che, invece, stanno autorizzando classi con un numero superiore di studenti, anche di 27 alunni per classe, in presenza di alunni disabili, spesso molto gravi con patologie molto importanti;
inoltre, i tagli avviati nel primo anno di legislatura dal governo al comparto scuola hanno ridotto sensibilmente il numero dei docenti di sostegno;
se dovessero essere confermati classi numerose con la presenza di alunni disabili e se, a causa dei tagli, non dovesse essere garantito il supporto dei docenti di sostegno non si assicurerebbe un adeguato servizio né agli alunni disabili, per i quali la scuola è un importante strumento di integrazione sociale, né al resto della classe, mettendo così a serio rischio la didattica e l'offerta formativa e il diritto allo studio -:
se il ministro interrogato non ritenga opportuno comunicare, in tempi brevi, agli uffici scolastici le disposizioni ufficiali da avviare al fine di garantire una corretta offerta formativa e un adeguato servizio di sostegno nonché il diritto allo studio.
(4-02840)

CASTAGNETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
lo scorso 8 aprile è stata pubblicata l'Ordinanza Ministeriale n. 40 che detta le istruzioni per lo svolgimento degli esami di stato nella secondaria superiore con la quale non si applica, come precedentemente anticipato dal ministro, l'ammissione solo per coloro che hanno ottenuto a scrutinio finale tutte sufficienze;
infatti, l'ordinanza in merito applica la norma contenuta nel Decreto Ministeriale (n. 42/2007), emanato dall'allora ministro Fioroni, che contempla come requisito di ammissione la media del 6 e quindi la possibilità di compensare le insufficienze con voti più alti in altre discipline;
la suddetta ordinanza esplicita chiaramente che il 5 in condotta comporta la non ammissione e la bocciatura ma lascia all'interpretazione se la condotta debba, invece, essere o meno calcolata ai fini dello scrutinio;
tra solo un mese e mezzo dovranno concludersi gli scrutini di ammissione agli Esami di Stato -:
se il ministro interrogato, in considerazione delle perplessità esposte in premessa, non ritenga urgente fare chiarezza e non lasciare all'interpretazione il calcolo della media dei voti necessaria ai nostri studenti per essere ammessi agli Esami di Stato.
(4-02841)

TESTO AGGIORNATO AL 29 APRILE 2009

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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MIGLIOLI e GHIZZONI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
ai sensi del testo unico 81/08 «l'Istituzione Superiore per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro (ISPESL) è un Ente di diritto pubblico nel settore della ricerca, dotato di autonomia scientifica, organizzativa, patrimoniale, gestionale e tecnica»;
l'ISPESL è organo tecnico scientifico del servizio nazionale di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, assistenza, alta formazione, informazione e documentazione in materia di prevenzione degli infortuni e malattie professionali, sicurezza sul lavoro e di promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro, del quale si avvalgono gli organi centrali dello Stato preposti ai settori della salute e dell'ambiente, del lavoro e della produzione, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano;
il tema della sicurezza del lavoro nel nostro Paese registra ogni anno un'altissima percentuale di morti e di incidenti e secondo gli interroganti l'Ente sopraccitato nonostante compiti, funzioni e risorse svolge in maniera limitata e carente la propria attività di istituto per quanto attiene alla prevenzione degli infortuni, alla sicurezza sui luoghi di lavoro;
l'Istituto è da oltre un anno commissariato determinando di fatto una sostanziale paralisi dell'attività del medesimo;
a svolgere i compiti di commissario è stato chiamato il professor Moccaldi già presidente dell'Istituto ininterrottamente da oltre vent'anni a cui è stato affiancato un sub commissario nella persona del precedente direttore generale dottor Sacerdote - sia il commissario che il sub commissario sono prossimi alla scadenza dell'ulteriore proroga avuta;
le sedi territoriali dell'ISPESL vivono una situazione di abbandono a causa della mancanza di una corretta programmazione di risorse nonostante le stabilizzazioni recentemente effettuate (nei 36 dipartimenti territoriali presta servizio soltanto un terzo del personale complessivo dell'Ente), con la conseguente riduzione dei controlli tecnici nei luoghi di lavoro;
il personale impiegato in tutto l'Istituto ammonta a circa 850 lavoratori di ruolo, a cui sono da aggiungere oltre 450 collaboratori coordinati, che svolgono una quota rilevante dell'attività dell'Ente nonostante la maggioranza di questi contratti siano previsti con scadenza a giugno 2009 -:
quali misure intenda adottare il Ministro atte a ripristinare una corretta funzionalità dell'Ente rispetto agli obblighi che questo è chiamato a svolgere in materia di sicurezza sul lavoro;
se si intenda superare l'attuale fase di commissariamento e procedere alla nomina degli organismi dell'Istituto per consentirne il ripristino e il rilancio della propria funzione;
che misure si intendano intraprendere per regolarizzare l'attuale precariato con un serio piano del reclutamento del personale teso al rafforzamento dei dipartimenti territoriali e all'incremento dell'attività nel territorio e al rilancio delle attività di ricerca nel campo della sicurezza del lavoro e dei luoghi di vita.
(5-01321)

PICIERNO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
già nella prima metà del gennaio 2009, la Food And Drug Administration - ente statunitense preposto al controllo della sicurezza dei farmaci - diramava un comunicato e una doctor's letter (una comunicazione diretta a tutti i medici) circa i potenziali gravi danni al fegato causati dalla somministrazione dello psicofarmaco «Strattera», nome commerciale dell'atomoxetina, molecola che è risultata essere gravemente epatotossica, nonché in grado di stimolare idee suicide nei minori che la assumono;
detto psicofarmaco viene ad oggi utilizzato anche in Italia nella terapia di circa mille bambini, per la cosiddetta «Sindrome ADHD», ovvero i bambini eccessivamente agitati e distratti;
l'esistenza di tale sindrome è discussa nella comunità scientifica nazionale ed internazionale, la quale non assolutamente concorde circa l'opportunità di somministrare psicofarmaci a bambini in tenera età;
il Comitato Giù le Mani dai Bambini - organizzazione per la farmacovigilanza pediatrica composta, tra gli altri enti, da undici università, sedici ASL, quindici ordini dei medici, e duecento associazioni genitoriali, socio-sanitarie e di promozione sociale - preso atto della non ritrasmissione del Warning dell'FDA da parte dell'Agenzia Italiana del Farmaco, lo traduceva in lingua italiana e lo diramava con propri mezzi d'informazione in data 26

gennaio 2009, supplendo così al ritardo dell'Agenzia nello svolgimento del proprio compito istituzionale;
l'Agenzia Italiana del Farmaco provvedeva a dare comunicazione pubblica di tale allarmante notizia - d'interesse per ogni medico e specialista come pure per tutti i genitori potenzialmente interessati da tali terapie per i propri figli con problemi del comportamento - soltanto in data 27 febbraio 2009, ovvero con oltre un mese e mezzo di ritardo;
inoltre la pubblicazione della notizia circa la grave epatossicità di questo psicofarmaco avveniva a cura dell'Agenzia soltanto con una scarna scarna nota in un'area marginale del proprio sito internet, senza particolari evidenze né richiami nella home page, e nessuna lettera o comunicato risulta siano stati inviati a medici e specialisti interessati da programmi terapeutici per l'Adhd;
analogamente alle notizie relative alla epatossicità sopra riportate, anche la circostanza ancor più grave del progettato suicidio nel corso dell'anno 2008 di due bambini italiani, di 9 e 10 anni, entrambi in cura con atomoxetina (Strattera) non veniva tempestivamente comunicata al pubblico, ovvero veniva poi comunicata con oltre sei mesi di ritardo (nella newsletter AIFA di febbraio 2009), in modo assolutamente scarno e senza la necessaria evidenza;
è di tutta evidenza come sia preciso compito dell'Agenzia Italiana del Farmaco vigilare sulla sicurezza dei farmaci autorizzati al commercio sul territorio italiano, ivi incluso l'obbligo di dare notizie al pubblico sulle tutte le circostanze riguardanti la salute pubblica e la sicurezza delle terapie adottate dai pazienti;
l'Istituto Superiore di Sanità in una corrispondenza scritta con il Comitato «Giù le Mani dai Bambini» pare aver confermato la tempestiva ritrasmissione all'AIFA di tutti i dati necessari per emettere a sua volta un'incisiva nota diretta alla comunità medica ed alla cittadinanza, e che quindi il ritardo dell'Agenzia nel provvedere a quello che è un proprio compito istituzionale parrebbe caratterizzato se non da colpa grave perlomeno da grave negligenza -:
se intenda riferire circa le modalità di acquisizione da parte dell'AIFA delle informazioni afferenti l'eventuale pericolosità dei farmaci in commercio nel nostro paese, con speciale riguardo alle molecole psicoattive per minori, in considerazione della potenziale pericolosità degli effetti collaterali ditali prodotti;
se intenda riferire circa le modalità organizzative che regolano la successiva ritrasmissione ai medici ed al pubblico di tali notizie da parte dell'Agenzia;
se intenda verificare quali misure siano state effettivamente adottate dall'Agenzia per informare tempestivamente dei suddetti rischi i medici che prescrivono tali sostanze, nonché le famiglie dei giovani pazienti che le assumono, e in particolare quale sia il motivo per il quale in questa specifica occasione si siano registrati tali colpevoli ritardi;
se non ritenga opportuno ordinare un'ispezione attenta ed accurata presso l'Agenzia Italiana del Farmaco, organo tecnico del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per verificare l'opportunità di adottare strumenti di informazione al pubblico più stringenti ed efficaci, tali da garantire tempi di risposta accettabili nell'interesse dei medici stessi, nonché dei cittadini e dei pazienti.
(5-01322)

GIORGIO MERLO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
lo stillicidio di crisi che caratterizzano la presenza industriale nella provincia di Torino continua a creare forti preoccupazioni tra i lavoratori rendendo una situazione sempre più precaria per migliaia di famiglie. È anche il caso della ex Manifattura Legnano, attuale New CoCot,

di Perosa Argentina. Una azienda tessile specializzata nella lavorazione del cotone mako, filatura e ritorcitura. Lo stabilimento conta oggi quasi 190 dipendenti di cui 90 sono attualmente in cassa integrazione. Le ragioni della crisi del gruppo sono riconducibili anche ad una discutibile gestione finanziaria degli anni scorsi con il rischio concreto di fallimento. E malgrado la vendita di circa 30 opifici, il management centrale ha detto che gli incassi sono stati utilizzati per ripianare in parte l'esposizione bancaria e in parte per coprire le attività ordinarie. Un rischio fallimento che, comunque, a tutt'oggi non è sventato come sostengono anche alcune società di rating internazionale;
ma, al di là della situazione finanziaria dell'intero gruppo, è bene sottolineare che lo stabilimento di Perosa Argentina è produttivo perché l'opificio non ha valore immobiliare mentre la centrale idroelettrica è stata già venduta e gli impianti stessi di Perosa sono funzionali perché frutto di investimenti fatti prima della crisi;
malgrado ciò, la proprietà intende ridimensionare pesantemente gli organici di oltre il 50 per cento. Una proposta che creerebbe non solo disoccupazione ma indebolirebbe un settore, quello tessile appunto, già fortemente in crisi in tutta la regione Piemonte -:
alla luce di questa proposta, quali siano le iniziative concrete che il Ministero può mettere in campo per salvare lo stabilimento storico di Perosa Argentina e, soprattutto, le misure per rilanciare il comparto tessile nel nostro Paese.
(5-01325)

Interrogazione a risposta scritta:

GIORGIO MERLO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la proprietà dello stabilimento Stabilus di Villar Perosa, nella provincia di Torino, ha confermato la volontà di chiudere il sito che oggi conta quasi 80 dipendenti;
un'azienda di proprietà americana specializzata nel settore metalmeccanico con produzioni legate all'automotive per oltre il 50 per cento. Già nel recente passato la proprietà aveva spostato parte della produzione altrove e oggi conferma che non ci sarebbero i margini per tentare una ristrutturazione;
ora, dopo un lungo confronto tra le parti sociali, ci sarebbe un'ipotesi di concedere la cassa integrazione senza passare direttamente alla mobilità e con un'eventuale buona uscita con un'offerta iniziale dell'azienda di 5-6 mila euro accompagnata da una ipotesi sindacale di elargire almeno il doppio del bonus previsto;
ma, al di là delle proposte in campo, resta un dato di fondo. E cioè, alla luce di una situazione di profonda crisi occupazionale di un'intera valle - la Val Chisone, appunto, dove accanto alla Stabilus non si può non citare la ex Manifattura di Perosa Argentina, l'attuale NewCocot, oltre alla Omvp di Villar Perosa - con uno stillicidio di aziende in crisi con pesanti ricadute sulla condizione di vita di migliaia di famiglie, ora si tratta di sventare il rischio sempre più concreto di chiudere gli stabilimenti e di gettare nella miseria e ai margini della società centinaia e migliaia di lavoratori -:
alla luce di queste considerazioni, quali siano le iniziative concrete che il Ministero intenda intraprendere almeno per evitare la chiusura totale dello stabilimento Stabilus di Villar Perosa attraverso un utilizzo più accorto e responsabile degli ammortizzatori sociali, favorendo un accordo con la proprietà che non può limitarsi a ratificare un licenziamento di massa e lo spostamento della intera produzione all'estero.
(4-02842)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:

FUGATTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
nella primavera del 2008 sono stati resi noti gli esiti delle prove selettive scritte per la nomina al grado di vice-ispettore del Corpo Forestale dello Stato;
dei 752 candidati risultati idonei ben 143 risultavano in forza all'Ispettorato generale del Corpo;
dei ventinove candidati che avevano riportato voti compresi tra il 29 ed il 30, inoltre, ben ventuno provenivano dal medesimo Ispettorato generale;
i dati appena richiamati sembrano avvalorare l'ipotesi che nell'Ispettorato generale vi sia un'aliquota di personale altamente qualificato decisamente superiore a quella mediamente presente nelle articolazioni territoriali del Corpo;
sarebbe forse consigliabile correggere tale squilibrio, assegnando a compiti territoriali almeno parte delle migliori risorse ora allocate a mansioni amministrative all'interno dell'Ispettorato generale;
le modalità di gestione del predetto concorso ed i suoi risultati hanno comunque suscitato malumori diffusi, determinando anche reazioni da parte delle organizzazioni sindacali -:
quali siano gli intendimenti del Governo sui fatti riportati nella premessa e quali misure ritenga opportuno assumere per assicurare la massima trasparenza nella gestione dei concorsi selettivi per la nomina a vice-ispettore del Corpo Forestale dello Stato ed eventualmente realizzare una più equa distribuzione sul territorio nazionale del personale più qualificato disponibile.
(4-02844)

TESTO AGGIORNATO AL 9 NOVEMBRE 2009

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARCO CARRA e FRANCESCHINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Consiglio di Amministrazione di Sidel-Tetra Laval sta preparando il trasferimento del sito produttivo di Mantova presso il «quartier generale» di Parma;
la sede di Parma è già in grande difficoltà visto che dal mese di marzo alcune centinaia di dipendenti sono in cassa integrazione;
fino a poco tempo fa, il management di Mantova ha confermato che l'attuale situazione di crisi non avrebbe avuto ripercussioni sullo stabilimento e che, al contrario, si sarebbe registrato un miglioramento delle performance aziendali in netta controtendenza rispetto all'andamento generale del mercato;
nel frattempo, sono trapelati segnali sempre più insistenti relativi ad un piano di trasferimento della produzione di etichettatrici da Mantova a Parma e che, in questo ambito, nessuna comunicazione ufficiale è stata data ai dipendenti dall'azienda;
questo ipotetico trasferimento risulterebbe dannoso non solo per i dipendenti, ma anche per il territorio in quanto Mantova rappresenta un vero e proprio distretto industriale specializzato nella produzione di macchine etichettatrici;
a fronte dell'impoverimento industriale del territorio, risultano a rischio 172 posti di lavoro ai quali va aggiunto tutto l'indotto che questa produzione sviluppa;
occorre mettere in campo qualsiasi iniziativa che abbia l'obiettivo di salvaguardare

i posti di lavoro ed il sito produttivo;
questa possibile operazione va contro tutti i principi etico sociali che stanno alla base del concetto sul «ruolo sociale dell'impresa» -:
se il Ministro intende dar vita ad un tavolo di confronto tra le parti in oggetto (azienda e lavoratori) per individuare le strategie tese a salvaguardare i posti di lavoro ed il sito produttivo di Mantova.
(5-01324)

FAVA e REGUZZONI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
sono circa centottanta i lavoratori impiegati presso lo stabilimento SIDEL di Valdaro, storica azienda che produce nel territorio mantovano macchine etichettatrici, a rischiare il posto di lavoro, a seguito delle intenzioni comunicate dai vertici aziendali di spostare l'attività produttiva presso la sede principale di Parma;
l'azienda mantovana ha sempre confermato, anche recentemente, che l'attuale situazione di crisi non avrebbe avuto ripercussioni sullo stabilimento, evidenziando addirittura un miglioramento delle prestazioni, in controtendenza rispetto all'andamento generale del mercato;
l'annuncio dell'operazione ha, pertanto, messo in stato di forte agitazione i lavoratori, anche alla luce del fatto che l'azienda non ha ancora reso note le ragioni di tale decisione, come ancora sconosciuti sono i dettagli del piano industriale;
l'operazione avrà un impatto pesante e dannoso, non solo per i lavoratori, ma anche per la stessa azienda che vede nello stabilimento di Mantova il centro di un vero e proprio distretto industriale, specializzato nella produzione di macchine etichettatrici ed altamente competitivo;
il piano prospettato sembra quindi contrario ad ogni logica imprenditoriale e rischia di portare alla dispersione di un importante bagaglio di conoscenze e capacità professionali, a vantaggio in primo luogo dei diretti concorrenti della zona;
la situazione potrebbe divenire ancora più drammatica in considerazione dell'imminente svolgimento della più importante fiera quadriennale del settore, il Drintek a Monaco di Baviera. Sono reali, infatti, i rischi di un eventuale fallimento nella preparazione dell'evento, anche per le tensioni sociali che stanno montando nel territorio -:
se il Ministro non ritenga opportuno adoperarsi per favorire una concertazione fra i vertici aziendali ed i rappresentati dei lavoratori al fine di chiarire quali siano le future strategie di sviluppo dell'azienda, impedendo che l'attuazione dei suddetti progetti industriali abbia come diretta conseguenza la riduzione degli attuali livelli occupazionali dello stabilimento SIDEL di Mantova.
(5-01326)

Interrogazione a risposta scritta:

NANNICINI e MATTESINI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la SCA è una società multinazionale svedese di beni di consumo e carta che sviluppa, produce e commercializza prodotti per l'igiene personale, carta tissue, soluzioni di imballaggio, carte da stampa e prodotti derivati del legno;
il gruppo SCA ha un fatturato annuo di circa 11,5 miliardi di euro e 52.000 dipendenti nei 40 paesi dove ha i suoi stabilimenti di produzione;
in Italia lavorano 2.200 dipendenti dei quali 1.060 in Toscana dove è presente con 7 stabilimenti;
lo stabilimento di Pratovecchio in provincia di Arezzo è entrato in funzione nel 1962 come Ausonia fino all'acquisizione

nel 2001 da parte della SCA Hygiene Products che è un'unità di business del gruppo SCA;
lo stabilimento SCA di Pratovecchio, di 40.000 metri quadrati coperti, è equipaggiato con una cartiera e 9 linee produttive dove lavorano 128 dipendenti con contratto a tempo indeterminato e 14 dipendenti a tempo determinato;
il sito produttivo di SCA Hygiene Products di Pratovecchio è quello dedicato dalla multinazionale al mercato italiano; un mercato, questo, peculiare, che si contraddistingue per l'estrema diversificazione della domanda sia per tipologia che per quantitativi dei prodotti e particolarmente esigente in termini di qualità ed affidabilità;
la produzione annua nel 2008 è stata di 27.000 tonnellate di prodotto finito per un fatturato di 50 milioni di euro pari al 64 per cento del valore della produzione di SCA Italia;
fino a questo momento non ha avuto un solo momento di crisi in quanto produce per i marchi privati (private label) delle maggiori catene distributive italiane quali CONAD (di cui è fornitore unico), COOP, FINIPE, ESSELUNGA, SUN, e altre;
lo stabilimento di Pratovecchio si distingue storicamente, non solo per essere in una delle più belle ed incontaminate valli della Toscana ed a ridosso del Parco naturale del Casentino, ma anche per essere cresciuto rispettando l'ambiente circostante, grazie a scelte tecnologiche coraggiose rispetto a quelle di altri siti: la realizzazione di un cartiera a ciclo chiuso, senza reflui di scarico, che consente il risparmio di acqua, energia e materie prime oltre alla preservazione del fiume Arno e l'installazione di un impianto di cogenerazione per l'auto-produzione di energia elettrica, acqua calda e vapore a massimo rendimento, realizzato con contributi statali a fondo perduto dalla vecchia proprietà e utilizzato solo al 50 per cento;
esso si distingue anche per l'importante numero di certificazioni: di prodotto: FSC, PEFC, ECOLABEL; di processo: ISO 9001-2000; ambientali: ISO 14001-2004;
un servizio al cliente di eccellenza con un livello di reclami dei clienti praticamente inesistente ed il service level del 99 per cento: con una grande distribuzione soddisfatta del fornitore e fidelizzata, in qualche caso, da decenni;
per il 2009 è stato previsto un budget di 29.000 tonnellate che sarebbe stato rispettato anche grazie ad innovativi accordi sindacali siglati: in data 1o luglio 2008 e valido fino al 30 giugno 2010 che prevede un'eccezionale flessibilità, con l'estensione dei turni di lavoro al sabato ed alla domenica per sopperire ai picchi di domanda a seguito delle promozione effettuate dalle catene distributive e in data 23 dicembre 2008 dove si rinnova la disponibilità dei lavoratori già accordata per il 2008 ad essere adibiti temporaneamente a mansioni di livello inferiore a quelle normalmente svolte per esigenze tecnico-organizzative dell'azienda;
per ottenere questi risultati e per difendere il proprio lavoro, i lavoratori di Pratovecchio hanno quindi sempre profuso energie, disponibilità e capacità, andando spesso e volentieri, oltre il normale rapporto azienda-lavoratore e vivendo in maniera forte l'appartenenza a questo sito produttivo;
improvvisamente dal 20 marzo 2009 l'azienda non vuole più interloquire con il sindacato con riferimento a livelli produttivi e a quelli occupazionali limitandosi a ribadire che la crisi globale, e non solo quella finanziaria, stava colpendo anche la multinazionale Sca;
erano quindi prevedibili interventi di riorganizzazione: ottimizzazione produzioni, riduzione costi logistici e blocco degli investimenti. Per quanto riguarda lo stabilimento di Pratovecchio e gli altri presenti in Italia è stato semplicemente risposto, a domanda diretta, che non era certo possibile dormire sonni tranquilli;

alla richiesta prima sindacale di chiarimenti sulla situazione dell'impianto di Pratovecchio e poi di quelle delle istituzioni comune e provincia è stato risposto che le voci allarmanti non erano vere che erano state diffuse ad arte e che la SCA non escludeva azioni legali nei confronti di chi le aveva messe in giro;
tuttavia, all'invito delle RSU di aprire una trattativa, è stato comunicato che le decisioni dell'azienda non potevano essere messe in discussione dal confronto con le organizzazioni sindacali;
a questo punto i lavoratori hanno intuito strane manovre dell'azienda fra cui l'estensione dei turni che serviva esclusivamente per riempire un magazzino di Prato e non per far fronte all'aumento della domanda per le promozioni effettuate dalle grandi catene di distribuzione;
inizia quindi uno sciopero ad oltranza del personale e dal 21 marzo 2009 viene attuato anche un presidio dello stabilimento di Pratovecchio, affiancato da tutte le istituzioni locali e dalla cittadinanza, mentre il management dell'azienda ha lasciato il sito a due vigilantes di una ditta esterna;
il 27 marzo 2009 la SCA annuncia la chiusura dello stabilimento di Pratovecchio avviando la procedura di licenziamento collettivo di tutti i 128 dipendenti per cessazione di attività, facendo riferimento al programma di ristrutturazione annunciato già nel 2007, con l'obiettivo di ridurre 100.000 tonnellate di capacita totale entro il 2010;
nella realtà l'interrogante pensa che potrebbe trattarsi di una manovra che mira a diminuire la capacità produttiva di bobine madri e di carta tissue nel nostro Paese in particolare e nell'Europa in generale, accompagnata da un aumento di prezzi e da un peggioramento della qualità, magari mediante accordi di spartizione con altre aziende multinazionali del settore;
gli acquirenti ed in particolare quelli piccoli, possono esercitare efficacemente il loro potere di contrattazione solo in presenza di un'alta capacità produttiva, magari determinata da un numero adeguato di fornitori alternativi;
al diminuire della capacità produttiva della SCA è inoltre improbabile che si verifichi l'ingresso sul mercato di nuova capacità produttiva che non derivi dai produttori in grado di effettuare dai loro impianti esistenti;
la creazione di nuove capacità produttive comporta infatti notevoli costi ed estesi tempi di realizzazione: secondo le stime della stessa SCA, la realizzazione di un impianto per bobine madri richiede dai 18 ai 24 mesi;
a ciò si aggiunge che un concorrente il quale entrasse in un mercato con nuova capacità produttiva impiegherebbe anni per poter esercitare un'effettiva azione di contenimento competitivo;
i clienti inoltre non potrebbero opporsi alle discriminazioni di prezzo tramite l'arbitraggio fatto con forniture in altri paesi a causa della forte incidenza dei prezzi di trasporto sui costi totali che si registra nei prodotti in carta tissue e data l'esigenza dei clienti di disporre di consegne «just in time» spesso varie volte alla settimana (considerazioni tratte dalla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea del 27 febbraio 2002 al punto 156);
tali comportamenti di fatto incompatibili con il mercato comune europeo non sono nuovi alla multinazionale SCA, infatti già il 31 gennaio 2001 ci fu la Decisione della Commissione europea che dichiarò l'operazione di concentrazione di SCA con la MT (Metsä Tissue Corporation) come «determinante la creazione di una posizione dominante» sui mercati di Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia, incompatibile ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 3 del Regolamento delle concentrazioni e con il funzionamento del SEE ai sensi dell'articolo 57 del relativo accordo (Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee del 27 febbraio 2002);

se non fosse così non si spiegherebbe il motivo per il quale ne viene addirittura negata la vendita, non consentendo ad altri imprenditori di fare investimenti in un sito produttivo di eccellenza, sano e vitale o non si proponga ai dipendenti stessi, che hanno lavorato sempre con molto senso di responsabilità, di rilevarlo;
un comportamento inspiegabile anche alla luce dello stesso Codice Etico della SCA che parla di «buona fede e rispetto reciproco in tutte le relazioni con i dipendenti e i loro rappresentanti sul luogo di lavoro» ed ancora «la SCA si impegna a dare comunicazioni aperte e trasparenti...»;
tale comportamento rischia di mettere in ginocchio un'intera comunità andando ad incidere su un indotto che aveva fatto investimenti importanti ed in cui lavorano almeno altre 70 persone;
un dramma soprattutto se consideriamo una vallata toscana di circa 25.000 abitanti, dove si sono già perse alcune centinaia di posti di lavoro;
tale modo di operare, in un'azienda che continua ad avere consistenti ordini da clienti soddisfatti, risulta in contrasto con la Costituzione della Repubblica Italiana, dove al Titolo III - Rapporti Economici, prevede una serie di articoli (35, 42, 43, 45, 46) per la tutela degli interessi generali, i quali vennero invocati per la prima volta nel 1953 dall'allora sindaco di Firenze, Giorgio La Pira nei confronti de Il Pignone, preparando l'Ordinanza di requisizione della fabbrica e successivamente da altri sindaci in diversi comuni italiani -:
se tale comportamento non debba considerarsi come fortemente lesivo della libera concorrenza e non necessiti, da parte dei ministri competenti, l'attivazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, istituita con la legge n. 287/1990, per verificare se non vi sia un «abuso di posizione dominante» oppure intese e/o cartelli che possono risultare lesivi o restrittivi per la concorrenza;
se ritengano opportuno istituire un Tavolo tecnico-politico che, dopo aver censito le commesse ed i contratti in essere e certi con i clienti, voglia vagliare tutte le proposte dei sindacati, degli enti locali dove ha sede l'impianto per convincere la proprietà a recedere dalla volontà di chiusura dello stabilimento o, in subordine, la ricerca di società che possano avere interesse a rilevare il sito produttivo, nell'ottica della salvaguardia, non solo di decine e decine di posti di lavoro, ma anche di questa importante realtà produttiva fa parte della vita stessa della comunità di Pratovecchio.
(4-02849)

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Apposizione di firme ad una risoluzione.

La risoluzione in Commissione Rampelli e altri n. 7-00140, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 1o aprile 2009, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Goisis, Barbieri, Giammanco, Renato Farina, Di Centa.

Apposizione di firme a interrogazioni.

L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Fugatti e altri n. 5-01314, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 21 aprile 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Comaroli.

L'interrogazione a risposta in Commissione Marco Carra n. 5-01242, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 1o aprile 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Colaninno.

Cambio di presentatore di interpellanza urgente.

L'interpellanza urgente n. 2-00348, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti

della seduta del 24 marzo 2009, è da intendersi presentata dall'onorevole Comaroli, già cofirmatario della stessa.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta orale Compagnon n. 3-00297 del 19 dicembre 2008;
interrogazione a risposta scritta Misiti n. 4-02736 del 2 aprile 2009.

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ERRATA CORRIGE

Interpellanza urgente Brigandì e altri n. 2-00363 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 163 del 21 aprile 2009.
Alla pagina n. 5437, seconda colonna, alla riga decima, deve leggersi: «se intenda acquisire, attraverso una» e non: «se intende acquisire, attraverso una», come stampato.
Alla pagina n. 5437, seconda colonna, alla riga diciannovesima, deve leggersi: «quasi sei mesi, sia stato convocato nuova-» e non: «quasi sei mesi, viene convocato nuova-», come stampato.
Alla pagina n. 5437, seconda colonna, alla riga ventottesima, deve leggersi: «2008, non sia stata inserita la» e non: «2008, non sia stata ancora inserita la», come stampato.
Alla pagina n. 5437, secondo colonna, le righe dalla trentottesima alla quarantesima, si intendono soppresse.
Alla pagina n. 5438, prima colonna, le righe dalla prima alla quarantanovesima, si intendono soppresse.
Alla pagina n. 5438, seconda colonna, le righe dalla prima alla diciottesima, si intendono soppresse.