Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

Cerca nel sito

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe e abilitare il javascript

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute >>

XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di giovedì 23 luglio 2009

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
il 15 luglio 2009 il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha promulgato la legge recante disposizioni in materia di pubblica sicurezza - definitivamente approvata il 2 luglio 2009 dal Senato della Repubblica - ritenendo «di non poter sospendere in modo particolare la entrata in vigore di norme, ampiamente condivise in sede parlamentare, volte ad assicurare un più efficace contrasto - anche sul piano patrimoniale e delle infiltrazioni nel sistema economico - delle diverse forme di criminalità organizzata»;
dal comunicato della Presidenza della Repubblica si è appreso che «suscita peraltro perplessità e preoccupazioni l'insieme del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità; in particolare si rileva la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell'ordinamento e del sistema penale vigente»;
su tali criticità il Presidente Napolitano «ha ritenuto pertanto di richiamare l'attenzione del Presidente del Consiglio e dei Ministri dell'interno e della giustizia per le iniziative che riterranno di assumere, anche alla luce dei problemi che può comportare l'applicazione del provvedimento in alcune sue parti»;
«la lettera, ampiamente argomentata, è stata inviata, per conoscenza, anche ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati»;
il Presidente della Repubblica, pertanto, ha ritenuto di inviare la missiva al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri dell'interno e della giustizia, depositari del potere esecutivo, e, per conoscenza, al Parlamento, depositario del potere legislativo;
nel leggere il testo e la portata della lettera del Presidente della Repubblica emerge con chiarezza come tutte le «perplessità e preoccupazioni» dimoranti nella sensibilità presidenziale - in ordine alla disomogeneità e, soprattutto, al loro contrasto con i principi generali dell'ordinamento - si siano manifestate non solo negli interventi dei deputati del gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori nelle Commissioni parlamentari ed in Assemblea, in occasione dell'esame dell'Atto Camera n. 2180, ma si siano sostanziati nell'attività emendativa (in Aula e in Commissione) e, soprattutto, nelle questioni pregiudiziali di costituzionalità. In esse, infatti, venivano evidenziati - invano, perché respinte dall'Aula della Camera - i difetti di organicità, ragionevolezza ed omogeneità del disegno di legge, in alcune sue parti, palesemente non compatibili con i principi generali posti alla base del nostro ordinamento. Nello specifico si fa riferimento all'articolo 1, comma 1, all'articolo 1, comma 22, lettera o), all'articolo 1, comma 16, lettera b), all'articolo 1, comma 28, all'articolo 3, comma 58, all'articolo 3, comma 6, all'articolo 3, comma 14, all'articolo 3, commi 40-44, all'articolo 1, comma 16 in generale, e all'articolo 2, comma 13, nonché alla mancata copertura finanziaria del provvedimento nel suo complesso, ai sensi dell'articolo 81, comma quarto, della Costituzione;
il Gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori ha formalmente sollevato i suoi rilievi puntuali, giungendo alla conclusione conseguente sotto il profilo istituzionale e procedurale: quella di non procedere all'esame del provvedimento per incostituzionalità di alcuni punti, espressamente indicati. Ad adiuvandum occorre altresì rilevare che le proposte emendative presentate dai deputati del gruppo dell'Italia dei Valori - nessuna delle quali di taglio ostruzionistico - sono state tutte rigettate «a scatola chiusa», nonostante la condivisione

di quelle norme antimafia che hanno dissuaso il Presidente della Repubblica dal rinviare - ex articolo 74 della Costituzione - alle Camere il disegno di legge;
dal complesso di questa esperienza appare dunque opportuno riconsiderare e rivalutare il ruolo del Parlamento e, in particolare, del procedimento legislativo e del contributo che le forze in esso presenti forniscono al miglioramento concreto dei testi normativi. Per questo motivo - anche in questa occasione - appare giusto rimarcare con forza l'assoluta centralità del Parlamento e della decisione parlamentare, anche perché, come scritto dal Presidente della Repubblica, «è in gioco la qualità e la sostenibilità del modo di legiferare» e, quindi, la tenuta del sistema democratico;
a parere dei sottoscrittori del presente atto di indirizzo Parlamento e decisione parlamentare appaiono mortificati pesantemente dall'inizio di questa Legislatura da un modus operandi da parte del Governo caratterizzato dalla totale mancanza di rispetto, se non da una sorta di «eversione», delle più elementari prassi e regole democratiche che garantiscono l'equilibrio tra Camere e Governo, tra potere legislativo e potere esecutivo;
la nostra Carta costituzionale disegna una forma di governo parlamentare che si sostanzia in un saldo rapporto tra Camere rappresentative e Governo. La prevaricazione governativa assoluta, caratterizzata da un combinato disposto di decretazione d'urgenza, delegazione legislativa fuori misura, fiducie parlamentari, emendamenti, maxiemendamenti, nonché abuso delle peculiari prerogative che il Regolamento riconosce al Governo configurano, piuttosto, un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo della separazione dei poteri, un ordinamento che il costituzionalismo liberale occidentale non sarebbe più in grado né di classificare né di definire;
la forma di governo parlamentare - e dunque la centralità sistematica del Parlamento - non può e non deve morire sotto le macerie catastrofiche di una prassi che distrugge, nei fatti, i principi democratici fondamentali;
si riscopre, dunque, che attraverso questa esperienza, la «centralità del Parlamento» è un valore da salvaguardare, non sacrificabile sull'altare della produzione legislativa senza regole e senza limiti: nell'interesse di tutte le forze presenti nelle Camere rappresentative, per mantenere vivo lo spirito che disegnò ed ispirò l'essenza della nostra Carta costituzionale;
come si legge nella lettera del Presidente della Repubblica: «Il provvedimento trae origine dal disegno di legge presentato dal Governo in Senato il 3 giugno 2008, dopo che, per l'assenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza oltre che per la natura dei temi trattati, si era convenuto che alcune sue significative disposizioni non potevano essere inserite nel decreto-legge - sempre in tema di sicurezza - emanato qualche giorno prima (decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92). Gli originari 20 articoli del disegno di legge divennero però ben 66 nel testo licenziato dall'Assemblea del Senato il 5 febbraio 2009 venendo poi accorpati in 3 attraverso la presentazione di «maxi-emendamenti» sui quali il Governo appose la questione di fiducia alla Camera: fiducia ottenuta il 14 maggio 2009 e poi nuovamente apposta al Senato sul medesimo testo per la definitiva approvazione del 2 luglio»;
«I tre articoli della legge si compongono ora, rispettivamente, di 32, 30 e 66 commi. Con essi si apportano modifiche o integrazioni a 43 disposizioni del codice penale, a 38 disposizioni del testo unico sulla immigrazione, a 16 disposizioni dell'ordinamento penitenziario e ad oltre circa 100 disposizioni inserite nel codice di procedura penale, nel codice civile e in 30 testi normativi complementari o speciali»;
«A spiegare il ricorso a una sola legge per modificare o introdurre disposizioni

inserite in molti disparati corpi legislativi, tra i quali anche codici fondamentali, è stata la convinzione che esse attenessero tutte al tema della "sicurezza pubblica" nella sua accezione più ampia, funzionale all'intento di migliorare la qualità della vita dei cittadini rimuovendo situazioni di degrado, disagio e illegalità avvertite da tempo»;
«Dal carattere così generale e onnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e la estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo»;
nel disegno di legge sono apparse previsioni di «rilevanti criticità e sulle quali» il Presidente della Repubblica auspica «una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la loro coerenza con i principi dell'ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi»,

impegna il Governo:

ad intraprendere, con urgenza, iniziative anche di carattere normativo in relazione ai «problemi che può comportare l'applicazione del provvedimento in alcune sue parti» ed in particolare a considerare l'opportunità di intervenire sugli articoli e commi, di seguito indicati, del disegno di legge in materia di sicurezza pubblica, così come approvato definitivamente;
a promuovere la modifica dell'articolo 1, commi 16 e 17, nella parte in cui ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, in quanto esso punisce non il solo ingresso, ma anche la permanenza nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento dell'entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili. In particolare, suscita forti perplessità la circostanza che la nuova ipotesi di trattenimento indebito non preveda l'esimente della permanenza determinata da «giustificato motivo». La Corte costituzionale (sentenze n. 5/2004 e n. 22/2007) ha sottolineato il rilievo che l'esimente può avere ai fini della «tenuta costituzionale» di disposizioni del genere di quella ora introdotta. L'attribuzione della contravvenzione di immigrazione clandestina alla cognizione del giudice di pace appare poi in linea con la natura conciliativa di questi e disegna nel contempo, per il reato in questione, un «sottosistema» sanzionatorio non coerente con i principi generali dell'ordinamento e meno garantista di quello previsto per delitti di trattenimento abusivo sottoposti alla cognizione del tribunale. Per il nuovo reato la pena inflitta non può essere condizionalmente sospesa o «patteggiata», mentre l'eventuale condanna non può essere appellata;
a riconsiderare le modifiche apportate dall'articolo 1, comma 22, lettera m), in materia di espulsione del cittadino extracomunitario irregolare, che determinano - a ragione di un difettoso coordinamento normativo - il contraddittorio e paradossale effetto di non rendere più punibile (o, al più, punibile solo con un'ammenda) la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso. La condotta era precedentemente punita con la reclusione da uno a cinque armi;
a riconsiderare l'articolo 1, comma 11, che introduce una fattispecie di tipo concessorio per l'acquisto della cittadinanza da parte di chi è straniero e contrae matrimonio con chi è italiano. La norma non individua, però, i criteri in base ai quali la concessione è data o negata e affida qualsiasi determinazione alla più ampia discrezionalità degli organi competenti;
a promuovere la modifica dell'articolo 3, comma 27, che vieta di effettuare

il giudizio di equivalenza o prevalenza tra alcune circostanze aggravanti del reato di rapina ed eventuali circostanze attenuanti. Le aggravanti del reato di rapina sono le stesse previste per quello di estorsione che, rispetto al primo, è punito più gravemente. La norma che impedisce il bilanciamento delle aggravanti non è però richiamata per l'estorsione, con l'irragionevole conseguenza che, per il delitto più grave, è consentito «neutralizzare» l'aumento sanzionatorio derivante dalla presenza delle circostanze;
a promuovere la modifica dell'articolo 1, comma 8, che ha reintrodotto il delitto di oltraggio, stabilendo una singolare causa di estinzione del reato collegata al risarcimento del danno. La causa di estinzione è concettualmente incompatibile con i delitti che, come l'oltraggio, rientrano tra quelli contro la pubblica amministrazione;
a promuovere la modifica dell'articolo 3, commi da 40 a 44, laddove si stabilisce che i sindaci possano avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze di polizia anche locali eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale, nel senso di affidare alla legge ordinaria - e non solo a un successivo decreto del Ministro dell'interno - la determinazione degli «ambiti operativi» di tali disposizioni, in termini di rigorosa aderenza al dettato costituzionale relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito.
(1-00225)
«Di Pietro, Donadi, Evangelisti, Borghesi, Barbato, Cambursano, Cimadoro, Di Giuseppe, Di Stanislao, Favia, Aniello Formisano, Giulietti, Messina, Misiti, Monai, Mura, Leoluca Orlando, Paladini, Palagiano, Palomba, Piffari, Pisicchio, Porcino, Razzi, Rota, Scilipoti, Zazzera».

La Camera,
premesso che:
il Corpo nazionale dei vigili del fuoco è formato, oltre che da personale permanente operativo, anche da personale volontario, che viene chiamato in servizio ogni qual volta se ne ravvisi la necessità, ma non è vincolato, a differenza di quello permanente, dallo stesso rapporto di impiego con l'amministrazione;
al personale volontario si applicano le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 76 del 2004, concernente la disciplina delle procedure per il reclutamento, l'avanzamento e l'impiego del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e, inoltre, in quanto compatibili, le vigenti disposizioni in materia di doveri, compiti e responsabilità, previste per il personale permanente di pari qualifica, limitatamente alle attività inerenti al soccorso;
i Vigili del fuoco volontari appartengono al Corpo nazionale dei vigili del fuoco del Ministero dell'interno; grazie al decreto di nomina hanno gli stessi obblighi dei vigili permanenti; durante l'espletamento delle funzioni hanno la qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria, a seconda del grado in possesso. Le squadre dei distaccamenti volontari dipendono funzionalmente ed operativamente dal Comando provinciale e operano tutti i giorni dell'anno; il personale volontario ha anche l'obbligo di effettuare un addestramento periodico tale da mantenere al meglio lo standard qualitativo del servizio;
in Italia ci sono circa 300 sedi di vigili del fuoco volontari nelle quali agiscono complessivamente circa 5000 unità, quasi un quinto delle oltre 25.000 di ruolo. Nella gran parte dei casi queste sedi lavorano in completa autonomia operativa con squadre formate esclusivamente da volontari, compiendo oltre 45.000 interventi l'anno, con l'incidenza, in alcune province fino al 40 per cento del numero complessivo. Non si tratta di «precari», ma di pompieri «a chiamata», che hanno un altro mestiere e che intervengono solo quando allertati e per questo motivo

hanno un costo modestissimo, essendo retribuiti solo per il tempo strettamente necessario all'espletamento del servizio;
le squadre di vigili del fuoco volontari sono ordinariamente chiamate a svolgere gli stessi interventi dei colleghi di ruolo, e di conseguenza se ne assumono gli stessi rischi. I pompieri volontari in Germania sono oltre 1 milione, in Francia oltre 250.000, in Svizzera, a dispetto delle dimensioni, quasi 200.000, in Austria e Slovenia il 99 per cento dei vigili del fuoco sono volontari. In Italia, invece, c'è 1 vigile del fuoco ogni 2.400 abitanti (se si aggiungono anche i volontari si arriva ad 1 ogni 1300) mentre la media europea è di 1 vigile ogni 1.500, che con molta probabilità sarà un pompiere volontario;
pur svolgendo gli stessi compiti operativi dei colleghi di ruolo, i vigili del fuoco volontari non godono delle stesse tutele in caso di decesso o di infortunio permanentemente invalidante. Le disposizioni normative vigenti, infatti, testimoniano che i volontari hanno gli stessi doveri, compiti e responsabilità del personale permanente, ma non gli stessi diritti;
il decreto legislativo n. 81 del 2008, noto come Testo unico sulla sicurezza e riguardante il riassetto e la riforma delle vigenti disposizioni in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, individua quali ambiti di applicazione del testo unico tutti i luoghi di lavoro in cui sono presenti lavoratori dipendenti e lavoratori ad essi assimilati, in ciò includendo anche i volontari dei vigili del Fuoco;
il sopracitato decreto rappresenta una svolta di grande importanza per il volontariato che per la prima volta è direttamente coinvolto in un testo normativo. In particolare la figura del volontario è inserita all'interno dell'articolo 2 (comma 1, lettera a) in cui è equiparato al lavoratore dipendente;
il trattamento economico e assicurativo del personale volontario è disciplinato dall'articolo 10 del decreto legislativo n. 139 dell'8 marzo 2006 in base al quale al personale volontario richiamato in servizio temporaneo, per l'intera durata di tale richiamo, spetta il trattamento economico iniziale del personale permanente di corrispondente qualifica, il trattamento di missione, i compensi inerenti alle prestazioni di lavoro straordinario. Il personale volontario è assicurato contro gli infortuni in servizio e le infermità contratte per causa diretta ed immediata di servizio e l'amministrazione è esonerata da ogni responsabilità;
i volontari rientrano nel regime previdenziale individuato dall'articolo 6 della legge n. 222 del 1984 che prevede l'assegno privilegiato di invalidità, la pensione privilegiata di inabilità od ai superstiti, per cause di servizio. L'importo riconosciuto in caso di morte o invalidità è, comunque, estremamente ridotto in quanto applicato (in riferimento alla legge n. 335 del 1995 inerente la riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare) con metodo contributivo a soggetti la cui retribuzione è di per sé bassa e relativa ai soli servizi effettuati, mediamente 200 interventi l'anno;
mentre il vigile permanente, in caso di infortunio invalidante, gode di un'indennità una tantum, della pensione privilegiata commisurata all'ultimo stipendio percepito e di assegni di ammontare mensile complessivo di svariate migliaia di euro, il vigile volontario nello stesso caso ha diritto solo ad un'esigua indennità di accompagnamento e qualora subisca un infortunio al di fuori del soccorso, gode del beneficio assicurativo, ma non di quello previdenziale,

impegna il Governo:

a valutare l'adozione di ogni possibile iniziativa normativa volta a sanare le ingiustificate difformità di trattamento nei confronti dei vigili del fuoco volontari (e dei loro familiari), vittime di incidenti in servizio;
ad assicurare un equo trattamento a tutti i caduti e a tutti gli invalidi nello

svolgimento del proprio ruolo di volontario, indipendentemente dalla tipologia di impiego o servizio;
a predisporre organiche disposizioni normative volte a disciplinare la tutela previdenziale e pensionistica del personale volontario, equiparandola progressivamente a quella del personale permanente;
a valutare l'opportunità di prevedere agevolazioni fiscali o contributi per coloro i quali - operando economicamente nei comuni sede di distaccamento di vigili del fuoco volontari - assumano il personale operativo in tali presidi, al fine di migliorarne l'operatività e meglio garantire la tutela delle collettività locali.
(1-00226)
«Vietti, Delfino, Poli, Compagnon, Volontè, Ciccanti, Tassone, Anna Teresa Formisano, Libè, Galletti, Naro».

Risoluzioni in Commissione:

La XI Commissione,
premesso che:
sono circa 150 mila i lavoratori della sanità privata in attesi del rinnovo del contratto da oltre tre anni e mezzo; una situazione che si ripercuote negativamente su intere famiglie che da mesi non ricevono uno stipendio adeguato all'aumento del costo della vita;
i lavoratori della sanità privata sono professionisti qualificati: infermieri, ostetriche, fisioterapisti ed altre figure professionali, che lavorano con professionalità e impegno e con carichi di lavoro spesso gravosi, per garantire i servizi ai cittadini nelle case di cura e nelle cliniche, negli ospedali classificati, negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico privati e nei centri di riabilitazione e nelle residenze sanitarie ed assistenziali, Servizio sanitario nazionale;
le loro funzioni non differiscono da quelle di colleghi della sanità pubblica ai quali il contratto è stato recentemente rinnovato; lo scarto salariale, applicato dalle associazioni datoriali, attualmente esistente tra lavoratrici e lavoratori che concorrono in maniera paritaria alla realizzazione dello stesso obiettivo, non è più sostenibile proprio perché entrambi, sia il settore pubblico che quello privato, permettono al Servizio sanitario nazionale di assicurare l'erogazione di prestazioni sanitarie rispondenti ai livelli essenziali di assistenza definiti per i cittadini del nostro Paese;
le associazioni datoriali Aiop e Aris non sono state disponibili, fino a questo momento, al rinnovo del contratto, dimostrando una totale chiusura al confronto, con la motivazione che le regioni non pagano in modo sufficiente le prestazioni che svolgono le loro strutture, e utilizzando il rinnovo del contratto come strumento di ricatto nei confronti delle Regioni stesse al fine di indurle ad aumentare il pagamento prestazioni erogate;
i lavoratori del settore sono oggetto di un vero e proprio dumping salariale, rispetto ai colleghi della sanità pubblica e nell'ultimo incontro l'Aiop ha proposto l'aumento di 1 euro lordo mensile pro capite;
la sanità privata è un settore riconosciuto dal pubblico accreditato a svolgere attività sanitarie per tutti i cittadini, sulla base di un sistema di specifiche intese siglate tra associazioni datoriali rappresentative della sanità privata e le regioni. Le intese sottoscritte fra associazioni datoriali della sanità privata e regioni prevedono il rimborso delle prestazioni comprensivo del costo del lavoro e quindi anche del contratto dei lavoratori, oltre a precisi criteri standard di qualità delle prestazioni dei cittadini;
tali criteri standard devono necessariamente essere oggetto di verifica e monitoraggio da parte delle regioni a garanzia della qualità delle prestazioni da parte delle regioni, a garanzia della qualità delle prestazioni per i cittadini e della valorizzazione e crescita della professionalità dei lavoratori;

sarebbe pertanto opportuno prevedere che l'applicazione del contratto nazionale di lavoro da parte delle associazioni datoriali sia previsto quale criterio per l'accreditamento delle strutture sanitarie private da parte del servizio sanitario nazionale, al fine di uniformare i sistemi di garanzia, i diritti del lavoro e gli standard formativi e professionali a quelli richiesti per i dipendenti del servizio sanitario nazionale,

impegna il Governo

a convocare con la massima urgenza un tavolo di confronto presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con la partecipazione delle organizzazioni datoriali, delle organizzazioni sindacali e delle regioni, per giungere in tempi brevi al rinnovo del contratto di lavoro per i 150 mila lavoratori del settore, fermo da oltre tre anni e mezzo, e, in tale sede, ad assumere iniziative affinché si pervenga ad una progressiva equiparazione del trattamento giuridico ed economico dei lavoratori del settore della sanità privata a quello dei lavoratori della sanità pubblica.
(7-00195)
«Damiano, Livia Turco, Bellanova, Berretta, Bobba, Boccuzzi, Codurelli, Gatti, Gnecchi, Letta, Madia, Mattesini, Miglioli, Mosca, Rampi, Santagata, Schirru».

La XI Commissione,
premesso che:
i lavoratori del comparto della sanità privata, che conta circa 150.000 addetti, aspettano da oltre 3 anni il rinnovo contrattuale, unitamente al conseguente adeguamento dei salari al costo della vita. Il rinnovo precedente, quello relativo al secondo biennio del quadriennio 2000-2004 ha impiegato 36 mesi per realizzarsi, proprio come individuato dal nuovo modello che prevede una triennalizzazione dei contratti;
per mesi le maggiori rappresentanze sindacali sono state impegnate attivamente in tutti i livelli organizzativi nei confronti delle associazioni datoriali del settore e di tutte le istituzioni preposte a livello nazionale e locale, con l'obiettivo prioritario di assicurare a tutti i lavoratori il rinnovo contrattuale ormai scaduto;
allo stato attuale permane una situazione di totale negazione del rinnovo contrattuale nazionale da parte della maggioranza delle associazioni datoriali e si assiste ad una grave situazione irrisolta rispetto alla necessità di assicurare livelli minimi di tutela ai lavoratori impiegati, quali il diritto al rinnovo contrattuale di ben due bienni contrattuali (Contratto collettivo nazionale 2006-2007 e Contratto collettivo nazionale 2008-2009);
i lavoratori che operano in questo settore ricoprono mansioni altamente qualificate, trattandosi per lo più di medici e operatori dei vari livelli che possiedono le capacità e le competenze necessarie per offrire servizi di eccellenza ai cittadini;
la sanità privata è una realtà importante che concorre ad integrare il sistema sanitario nazionale e a completare un percorso di risposta qualificata a tutti i cittadini, erogando servizi essenziali in particolare verso categorie particolarmente svantaggiate, grazie soprattutto all'importante lavoro di abnegazione dei lavoratori che quotidianamente vi operano malgrado continui e assurdi ritardi contrattuali,

impegna il Governo

ad attivare al più presto, data la gravità della situazione denunciata in premessa, che coinvolge circa 150.000 lavoratori e le relative famiglie, un tavolo di confronto tra le parti al fine di giungere quanto prima al rinnovo del contratto di lavoro, tenuto anche conto dell'importante, graduale e fondamentale integrazione tra sanità pubblica e sanità privata.
(7-00196)«Delfino, Poli».

TESTO AGGIORNATO AL 28 FEBBRAIO 2011

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

COMPAGNON. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi è stata recapitato nella casella postale dell'interrogante, e verosimilmente in tutte quelle degli altri deputati, una pubblicazione, curata dalla Presidenza del Consiglio - Dipartimento per le pari opportunità, con cui si da contezza dell'attività, legislativa e non legislativa, svolta dal Ministro Carfagna ad un anno dal suo insediamento;
si tratta di un volume di oltre sessanta pagine in carta lucida, a colori, corredato di foto che ritraggono il Ministro Carfagna in varie occasioni ed eventi istituzionali e non;
ad avviso dell'interrogante in un momento di crisi generale sarebbe stato più opportuno, visti i tagli operati dal Governo nella pubblica amministrazione che hanno penalizzato missioni e importanti finalizzazioni, risparmiare le risorse per altri scopi anche perché il medesimo contenuto poteva essere pubblicato sul sito internet del Dipartimento per le pari opportunità -:
quante copie siano state stampate e a chi siano state spedite;
a quanto ammonti il costo della stampa del volume che risulta essere di pregevole qualità soprattutto per il materiale utilizzato.
(3-00616)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BRATTI, MARIANI, BOCCI, BRAGA, ESPOSITO, GINOBLE, IANNUZZI, MARANTELLI, MARGIOTTA, MARTELLA, MASTROMAURO, MORASSUT, MOTTA, REALACCI, VIOLA e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nella Prima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n.123 del 14 luglio 2008 «Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile» al paragrafo 3.1.1 viene indicato lo stato di realizzazione dei termovalorizzatori ed in particolare viene indicato un cronoprogramma per l'impianto di Acerra. A questo proposito a pagina 8 si legge: «Attualmente i lavori procedono nel rispetto dei tempi stabiliti ed in pieno accordo con le integrazioni realizzative concordate tra i rappresentanti della struttura del sottosegretario all'emergenza rifiuti in Campania, della Direzione lavori, delle imprese, della società incaricata della gestione dell'impianto. La progressione temporale delle principali operazioni prevede: l'avvio della linea 1 utilizzando gasolio, l'avvio del parallelo della Linea 1 con relativa produzione di energia elettrica sempre utilizzando gasolio entro la prima metà del mese di febbraio; la produzione di energia elettrica attraverso la combustione di rifiuti sempre sulla linea 1 entro la prima metà del mese di marzo; l'avvio della linea 2 con combustione dei rifiuti entro la fine del mese di marzo 2009; l'avvio della linea 3 con combustione dei rifiuti entro il mese di aprile. È quindi possibile ritenere che già nel mese di maggio l'impianto potrà smaltire circa 200/300 tonnellate giornaliere di rifiuti a linea, e che nel mese di giugno funzionerà a pieno regime»;
«entro il mese di luglio è prevista la produzione del certificato di fine lavori da parte della società costruttrice onde così consentire il completamento degli accertamenti da parte della Commissione di collaudo»;
«sono in corso di puntuale verifica gli aspetti connessi alle prescrizioni di impatto ambientale riguardanti l'impianto»;

nel comunicato riportato dall'Osservatorio Ambientale ex articolo 3 OPCM n. 3730 del 7 gennaio 2009 si legge che «il termovalorizzatore funziona benissimo» e che la linea 1 sta bruciando 25 tonnellate di rifiuti all'ora pari a 600 t/giorno e quindi si presuppone a pieno regime; il direttore dei lavori ha sottolineato che «il termovalorizzatore produrrà energia entro metà maggio e che il collaudo sarà ultimato entro dicembre»;
rispetto alle emissioni «i valori previsti per il termovalorizzatore di Acerra sono metà di quelli stabiliti dalla legge»;
la seconda linea del termovalorizzatore partirà entro il 2 maggio e la terza entro l'8 maggio -:
se il cronoprogramma proposto nella relazione al Parlamento è stato rispettato, se ci siano stati problemi quali siano, e quindi se il termovalorizzatore di Acerra sta funzionando a pieno regime;
quante tonnellate di rifiuti siano termodistrutte realmente e non come capacità teorica e che percentuale rappresentino rispetto alle quantità prodotte, il tutto su base giornaliera;
se esista un monitoraggio in continuo dei fumi all'emissione compreso i PCDD + PCDF e gli IPA e quali sono i valori reali rispetto ai valori garantiti (previsti) e rispetto ai valori stabiliti dalla direttiva 2000/76/CE;
perché i dati relativi all'inquinamento dell'aria riportati dall'Osservatorio riguardino solo quelli delle immissioni rilevate dalle centraline mentre non vi sono dati riguardo alle emissioni a camino, procedura che ad esempio HERA spa segue ormai da mesi mettendo on line questi dati per tutti i suoi impianti dell'Emilia Romagna -:
con quale criterio siano state posizionate le centraline di rilevamento attorno all'impianto;
se rispetto all'eventuale impatto dell'impianto, sempre rispetto alla qualità dell'aria, siano state fatte campagne di rilevamento sulla qualità dell'aria ex ante alla costruzione dell'impianto e se sono state fatte delle comparazioni fra le due situazioni;
se sono previste campagne di rilevamento riguardo al monitoraggio delle Pm 10 e Pm 2,5 sebbene non richieste dalla normativa vigente.
(5-01674)

SBAI e CARLUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, - Per sapere - premesso che:
nella nostra società, permeata dal multiculturalismo, l'integrazione razziale è oramai un elemento acquisito; pertanto l'articolo 19 della Costituzione sulla libertà di professare liberamente la propria fede religiosa, in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda, e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, è quanto mai parte di detta realtà;
tuttavia, parimenti vincolante è l'articolo 8 della costituzione, sulla libertà religiosa davanti alla legge delle varie confessioni e, al secondo comma, sul diritto di tali confessioni di organizzarsi secondo propri statuti purché lecitamente e, quindi, non in contrasto con il nostro ordinamento giuridico, fino al terzo comma che vincola i loro rapporti con lo Stato per legge e sulla base di intese con le relative rappresentanze;
in particolare, si considerano i rapporti con la fede islamica. Migliaia sono i casi dai quali emerge sempre la prevalenza della legge coranica rispetto alle norme del Paese ospitante. Occorre per questo, definire un doppio binario tra le disposizioni e le conseguenze previste dall'articolo 8 della Costituzione di cui sopra e le necessarie norme che regolano l'attività di tutte quelle associazioni che, non sottoscrivendo intese con lo Stato italiano, devono rientrare in un sistema di disposizioni normative che definiscano in maniera precisa le loro attività sul nostro territorio;
se nel nostro Paese partendo dalla definizione «libera Chiesa in libero Stato»

si è costruito un sistema giuridico di rispetto e di complementarità tra la sfera civile e la sfera religiosa, ciò non appare altrettanto valido per altre confessioni religiose. La visione politica, religiosa e culturale è indistinta nella cultura musulmana: infatti la conduzione di una comunità, da parte degli imam, non separa le responsabilità amministrative e politiche da quelle religiose e culturali;
per l'Islam «l'adunata» è la massima espressione di fede e il capo della comunità che fa riferimento a una moschea rappresenta quello che per noi è il vescovo, il sindaco o una qualsiasi autorità costituita. Un tutt'uno che nella nostra tradizione culturale, giuridica e sociale non si rispecchia con la realtà, appartiene a un passato superato con un percorso unico nella storia culturale del mondo che è alla base del patrimonio dell'Occidente;
per regolamentare le attività pertinenti alle pratiche religiose delle comunità musulmane, in maniera conforme al nostro ordinamento è necessario porre l'attenzione su alcuni punti importanti. La regolamentazione di luoghi che hanno, a volte, poco a che fare con le funzioni religiose, così come concepite dalla cultura occidentale. Questa considerazione non può essere trascurata: il fatto stesso che all'interno di numerose moschee in Italia siano stati segnalati pericolosi terroristi internazionali legati ad Al Qaeda, non può più fare ritardare decisioni e interventi che coinvolgano anche la sicurezza stessa dei cittadini;
tutto questo, non fa altro che alimentare il sospetto che alcune moschee siano anche un luogo «militare» e le cronache quotidiane sono testimoni di fatti allarmanti. Ciò comporta l'approvazione di norme che regolino la presenza e l'attività sul nostro territorio di comunità, appartenenti all'ala estremista, sempre più consistenti;
è evidente la necessità di definire regole pratiche, che sfuggono spesso alla pianificazione statale centrale dettata dalla ripartizione di competenze legislative costituzionalmente sancite, investendo anche competenze regionali;
tutto quanto posto, occorre perciò regolare la materia, in considerazione del fatto che proprio per la libertà di culto, i cittadini italiani sono liberi di abbracciare confessioni religiose diverse dalla cattolica, ma non per questo devono subire nei luoghi di culto o nelle moschee islamiche sermoni degli imam che spesso incitano all'odio razziale ed etnico e all'anticristianesimo con argomenti sovversivi e altamente pericolosi per l'ordine pubblico, per cui l'uso della lingua italiana nelle moschee e luoghi di culto di fede islamica, in Italia, potrebbe contribuire a scongiurare tali pericoli;
c'è da valutare anche il non trascurabile aspetto della messa in sicurezza degli edifici. La costruzione di nuovi edifici destinati a funzioni di culto e le ristrutturazioni di quelli esistenti sono ammesse, ai sensi della normativa vigente in materia, se vengono proposte da confessioni o da associazioni religiose che hanno sottoscritto l'intesa con lo Stato italiano (articolo 8 della Costituzione). Occorre regolare i casi in cui non siano state sottoscritte le intese, magari demandando alle Regioni la potestà di autorizzare la realizzazione di nuovi edifici o la ristrutturazione, destinati a funzioni di culto per le confessioni che ne fanno richiesta tramite un'apposita domanda corredata del progetto edilizio e del piano economico-finanziario, con l'elenco degli eventuali finanziatori italiani o esteri, per appurare con trasparenza le fonti di finanziamento. Ciò, consentirebbe alle regioni un piano di insediamento degli edifici dedicati ai culti ammessi, che, oltre a garantire l'armonioso sviluppo edilizio nel rispetto delle tipologie edilizie tipiche del territorio interessato, terrebbe conto del reale numero di immigrati regolari legalmente residenti sul proprio territorio;
ovviamente, ciò comporterebbe un elenco di prescrizioni di natura urbanistico-edilizia alle quali le regioni dovrebbero

attenersi modificando le proprie norme, per evitare che gli oneri di urbanizzazione secondaria vadano a finanziare opere che non rientrano nel principio di ripartizione previsto per gli edifici destinati ad uso religioso, come concepito originariamente dalle norme urbanistiche;
in pratica, occorrerebbe adeguarsi ad alcuni Paesi che, per tradizione culturale, definiscono parametri rigidi relativamente all'insediamento di edifici religiosi. Per le competenze statali costituzionalmente riservate in materia di rapporti con le confessioni religiose, occorrerebbe intervenire sancendo princìpi in esplicito riconoscimento della democraticità e laicità dello Stato italiano, con il divieto di ogni pratica e attività sovversiva e collegata o collegabile alla dottrina dell'occultismo e dell'odio razzista e religioso; con il rispetto della vita e della salute e della personalità spirituale e intellettuale dell'uomo in tutte le sue forme; col divieto dell'uso di lingue diverse da quella italiana in tutte le attività pubbliche e legate all'esercizio del culto islamico, il tutto per la tutela dell'incolumità pubblica (anche sotto il profilo della sicurezza, garantendo negli edifici l'assicurazione, le norme antincendio eccetera) -:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo in relazione alle problematiche rappresentate in premessa, in particolare se non intenda verificare che le confessioni religiose che hanno sottoscritto accordi di riconoscimento con lo Stato italiano tengano una condotta conforme a quanto previsto dall'intesa e, in caso contrario, se non intenda assumere iniziative volte alla revoca alla citata intesa;
quali iniziative il Governo intenda assumere, in via generale, per scongiurare condotte che si pongano in contrasto con le leggi dello Stato o che mettano a repentaglio la sicurezza nazionale.
(5-01675)

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 20 luglio il Ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta in occasione della conferenza stampa a Venezia per la firma dei protocolli di intesa per il via di nuovi programmi di innovazione digitale nel settore della giustizia ha tra l'altro dichiarato: «Il mio provvedimento prevede una mobilità non solo spontanea ma anche "spintanea" nella pubblica amministrazione con incentivi e disincentivi. Così dal prossimo autunno si potranno realizzare flussi tra uffici e amministrazioni. Anche perché, ad esempio, vi sono 30 mila unità di personale dell'Esercito poco utilizzate: si tratta dei sottufficiali che gestivano gli uffici di leva. Noi vogliamo metterli in mobilità e riutilizzarli in altre amministrazioni trasportandone parte di questi in magistratura» -:
dove siano attualmente allocate con quali mansioni, le 30 mila unità di personale dell'Esercito dell'Aeronautica, della Marina dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza, poco utilizzate;
se realmente si tratti di personale impiegato presso gli uffici di leva;
a quanto ammonterebbe il risparmio per le casse erariali;
se la paventata e forzosa riduzione del personale in premessa sia da considerare come una decisione unilaterale del vertice militare da adottare per reperire le risorse economiche da destinare all'acquisizione di nuovi armamenti.
(4-03699)

PALADINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nell'ambito della cantieristica navale la Fincantieri è da considerarsi come impresa

leader mondiale nonché come solida presenza industriale all'interno dei nostro paese e della Regione Liguria in modo particolare ove insistono tre poli produttivi e qualcosa come 3200 addetti diretti oltre a 1100 addetti alle imprese nell'indotto;
è altissimo l'impatto occupazionale di Fincantieri nella regione Liguria e più in particolare nel comprensorio di Sestri Levante ove il detto insediamento industriale può senz'altro considerarsi sotto ogni profilo come il più importante;
la Fincantieri esporta la maggior parte della sua produzione e quindi rappresenta una voce attiva nella bilancia dei pagamenti del nostro Paese;
la crisi economico/finanziaria non poteva non scalfire un colosso industriale quale Fincantieri alle prese con la ovvia contrazione della domanda e dei consumi e/o la difficoltà degli armatori di ricevere credito dalle istituzioni bancarie;
per avviare i piani di investimento necessari per sostenere progettualità e produttività e non perdere posizioni sui mercato nel quale si trova protagonista, Fincantieri ha la forte necessità di trovare liquidità nel breve periodo laddove i Governi di Francia, Russia e Germania sono un concreto esempio di positivo intervento a sostegno di questo settore strategico;
il Governo per far fronte alla crisi è già intervenuto per un rafforzamento finanziario nei confronti di aziende italiane in settori industriali privati;
risulta incomprensibile l'esclusione di parte degli ex lavoratori della Vianini dai benefici cui avrebbero diritto alla luce della conclamata e giudizialmente accertata pericolosità del sito industriale -:
quali urgenti iniziative i Ministri interrogati intendano assumere rispetto alla citata problematica e se si intenda procedere all'aumento di capitale di Fincantieri, in modo che quest'ultima provveda all'avvio dei piani di investimento programmato utili a fronteggiare la crisi e mantenere gli attuali liveffi occupazionali con la conseguenza di poterne garantire il futuro attraverso gli investimenti strutturali necessari.
(4-03700)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
Il Governo ha accolto in data 10 giugno 2008 l'ordine del giorno a firma Cota, Reguzzoni, Dal Lago (atto Camera 9/1094-A-R/2) che recita, tra l'altro:
«il traffico aereo di linea fra due Stati è regolamentato da accordi bilaterali, articolati in base a schemi fissi, sottoscritti dai Governi dei due Paesi interessati; attraverso la stipula di un accordo bilaterale viene sancito un regime regolamentare che definisce la quantità di voli offerti, il numero dei soggetti ammessi ad operare e il numero di destinazioni servite tra i due Paesi;
tali accordi, sottoscritti non soltanto secondo puri criteri commerciali, possono essere di due tipi:
open sky: consentono a tutti i vettori delle due parti di collegare qualsiasi punto del proprio territorio con tutti i punti della controparte, in genere senza limitazioni di frequenze (ad esempio Italia/USA e da marzo 2008 UE/USA);
accordi tradizionali: prevedono il numero di vettori designabili da ciascuna parte e abilitati ad operare i collegamenti tra i due Paesi (designazione singola, designazione multipla); prevedono i punti d'accesso di ciascuna parte presso i quali i vettori designati possono atterrare (ogni compagnia è invece generalmente libera di partire da qualsiasi punto all'interno del proprio Paese); prevedono il numero di frequenze operabili tra i due Paesi, i posti offerti e le tariffe;

l'area di Milano e del Nord Italia, ad esempio, subisce al momento forti limitazioni in termini di accessibilità aerea dovute all'attuale configurazione degli accordi bilaterali vigenti che, di fatto, ostacolano o impediscono il concreto sviluppo del trasporto aereo in tale area, attraverso la predeterminazione del vettore designato (monodesignazione), la limitazione delle frequenze e dei punti di accesso;
il riposizionamento su Roma della maggior parte dei servizi extra europei di Alitalia accentua pesantemente queste limitazioni soprattutto, ma non solo, con riferimento all'aeroporto di Malpensa al quale non sono al momento garantite paritarie condizioni di accessibilità con l'altro principale scalo nazionale pur in presenza di richieste di vettori italiani e stranieri intenzionati ad attivare, nel breve-medio termine, nuovi collegamenti e/o ad incrementare il numero delle frequenze su detto aeroporto; tali richieste, il cui accoglimento è ostacolato dai vigenti accordi bilaterali o dalla concreta attuazione data agli stessi, riguardano:
1) l'accesso su Milano dei seguenti vettori: Belavia (Bielorussia), Malaysia Airlines (Malesia), Korean Air/Asiana (Corea del Sud), Biman (Bangladesh), Air Moldova (Moldova), Gulf Air (Bahrain), Air Astana (Kazakhstan), Kuwait Airways (Kuwait), China Airlines/Eva Air (Taiwan);
2) l'incremento di frequenze nei seguenti collegamenti: Riyadh/Milano (Saudi Arabia - Arabia Saudita), Amman/Milano (Royal Jordanian - Giordania), Tripoli/Milano (Lybian Arab/Afriqiyah - Libia), Tunisi/Milano (Tunis Air - Tunisia);
3) l'attivazione di nuovi collegamenti da Milano o incremento degli attuali da parte dei seguenti vettori nazionali: Air Italy, Blue Panorama, Eurofly/Meridiana, Livingston, Neos verso i seguenti paesi: Argentina, Brasile, Egitto, Ghana, Giappone, Israele, Nigeria, Russia, Tunisia, Venezuela;
inoltre, con riferimento agli altri aeroporti, risultano inevase numerose e fondate richieste miranti a ristabilire per tutti gli aeroporti del Paese regole di libero mercato e condizioni di parità di accesso;
alla luce del riposizionamento di Alitalia sullo scalo di Roma, i vigenti accordi aeronautici bilaterali determinano su Milano e sugli altri aeroporti notevoli elementi di criticità in quanto:
nella maggior parte dei casi il numero delle frequenze previste, pur un presenza di pluridesignazione, è interamente, o quasi interamente, operato da Alitalia (ad esempio Argentina, Algeria, Ghana, Brasile);
le previsioni di monodesignazione limitano alla sola Alitalia il diritto di operare (ad esempio Egitto e Venezuela);
le eventuali previsioni dì limitazione dei punti di accesso sono state finora attuate unicamente a favore di Roma»;
il citato ordine del giorno ha impegnato il Governo «ad adottare ogni possibile iniziativa ed impartire ogni necessaria istruzione affinché si pervenga ad un'urgente revisione/ridefinizione dei vigenti accordi bilaterali in modo da garantire, anche su Malpensa e sugli altri aeroporti, l'effettiva liberalizzazione dei diritti di traffico con riguardo al numero dei vettori designati, al numero delle frequenze consentite e al numero dei punti di accesso»;
la fusione Alitalia-Air One con la contestuale privatizzazione della prima, ha creato non solo una situazione di monopolio su alcune rotte, ma anche il pericoloso e non accettabile ruolo di una compagnia privata cui viene affidato in esclusiva il collegamento del nostro paese con alcuni paesi terzi;
tra i paesi citati nell'Ordine del Giorno vi è la Corea del Sud, che non aveva accesso su Milano -:
se siano stati avviati colloqui finalizzati alla ridefinizione degli accordi bilaterali in tema di collegamenti aerei con la

Corea del Sud secondo quanto previsto dall'ordine del giorno Cota, Reguzzoni, Dal Lago sopra citato;
quali siano i contenuti di detti colloqui e i tempi per la loro conclusione.
(4-03698)

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha accolto in data 10 giugno 2008 l'ordine del giorno a firma Cota, Reguzzoni, Dal Lago (atto Camera9/1094-A-R/2) che recita, tra l'altro:
«il traffico aereo di linea fra due Stati è regolamentato da accordi bilaterali, articolati in base a schemi fissi, sottoscritti dai Governi dei due Paesi interessati; attraverso la stipula di un accordo bilaterale viene sancito un regime regolamentare che definisce la quantità di voli offerti, il numero dei soggetti ammessi ad operare e il numero di destinazioni servite tra i due Paesi.
L'area di Milano e del Nord Italia, ad esempio, subisce al momento forti limitazioni in termini di accessibilità aerea dovute all'attuale configurazione degli accordi bilaterali vigenti che, di fatto, ostacolano o impediscono il concreto sviluppo del trasporto aereo in tale area, attraverso la predeterminazione del vettore designato (monodesignazione), la limitazione delle frequenze e dei punti di accesso.
Il riposizionamento su Roma della maggior parte dei servizi extra europei di Alitalia accentua pesantemente queste limitazioni soprattutto, ma non solo, con riferimento all'aeroporto di Malpensa al quale non sono al momento garantite paritarie condizioni di accessibilità con l'altro principale scalo nazionale pur in presenza di richieste di vettori italiani e stranieri intenzionati ad attivare, nel breve-medio termine, nuovi collegamenti e/o ad incrementare il numero delle frequenze su detto aeroporto; tali richieste, il cui accoglimento è ostacolato dai vigenti accordi bilaterali o dalla concreta attuazione data agli stessi, riguardano: (...).
2)l'incremento di frequenze nei seguenti collegamenti: Riyadh/Milano (Saudi Arabia - Arabia Saudita), Amman/Milano (Royal Jordanian - Giordania), Tripoli/Milano (Lybian Arab/Afriqiyah - Libia), Tunisi/Milano (Iunis Air - Tunisia), (...).
Inoltre, con riferimento agli altri aeroporti, risultano inevase numerose e fondate richieste miranti a ristabilire per tutti gli aeroporti del Paese regole di libero mercato e condizioni di parità di accesso;
alla luce del riposizionamento di Alitalia sullo scalo di Roma, i vigenti accordi aeronautici bilaterali determinano su Milano e sugli altri aeroporti notevoli elementi di criticità in quanto:
nella maggior parte dei casi il numero delle frequenze previste, pur in presenza di pluridesignazione, è interamente, o quasi interamente, operato da Alitalia (ad esempio Argentina, Algeria, Ghana, Brasile);
le previsioni di monodesignazione limitano alla sola Alitalia il diritto di operare (ad esempio Egitto e Venezuela);
le eventuali previsioni di limitazione dei punti di accesso sono state finora attuate unicamente a favore di Roma»;
il citato ordine del giorno ha impegnato il governo «ad adottare ogni possibile iniziativa ed impartire ogni necessaria istruzione affinché si pervenga ad un'urgente revisione/ridefinizione dei vigenti accordi bilaterali in modo da garantire, anche su Malpensa e sugli altri aeroporti, l'effettiva liberalizzazione dei diritti di traffico con riguardo al numero dei vettori designati, al numero delle frequenze consentite e al numero dei punti di accesso»;
la fusione Alitalia - Air One, con la contestuale privatizzazione della prima, ha creato non solo una situazione di monopolio su alcune rotte, ma anche il pericoloso e non accettabile ruolo di una compagnia

privata cui viene affidato in esclusiva il collegamento del nostro paese con alcuni paesi terzi;
tra i paesi citati nell'ordine del giorno vi è la Libia, destinazione cui sembra necessario incrementare il numero di collegamenti;
recentemente proprio con detto Paese i rapporti diplomatici, culturali ed economici sono stati a tal punto incrementati che è facile prevedere una notevole crescita delle necessità di trasporto aereo Italia-Libia -:
se siano stati avviati colloqui finalizzati alla ridefinizione degli accordi bilaterali in tema di collegamenti aerei con la Libia, secondo quanto previsto dall'ordine del giorno Cota, Reguzzoni, Dal Lago sopra citato;
quali siano i contenuti di detti colloqui e i tempi per la loro conclusione.
(4-03701)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
nel centro della città di Genova è situato il parco storico dell'Acquasola, un sito di particolare interesse ambientale, storico, artistico ed archeologico;
il parco storico dell'Acquasola, il cui toponimo risale al Medioevo, è stato il primo giardino pubblico di Genova e tra i primi d'Italia. Tra il 1320 e 1347, su parte della spianata dei giardini, venne edificata una cinta muraria difensiva, in seguito demolita per la costruzione delle nuove mura cinquecentesche progettate dall'architetto militare Olgiati (1536). Il sito è inoltre di notevole interesse archeologico, per la presenza dell'ossario della peste del 1656, dei resti della demolizione della chiesa di San Domenico avvenuta nel 1818, della presenza di tombe a cremazione di una necropoli databile tra il VI e III il secolo a.c. Il parco, oggetto di riprogettazione tra 1821 e 1837 ad opera dell'architetto Carlo Barabino, è stato qualificato come «giardino storico» dalla Carta di Firenze del 1981. Esso ha il valore di monumento e riveste tale qualifica sia in rapporto alla cultura urbana genovese, sia in rapporto alla cultura urbana internazionale;
la rilevanza storico-ambientale del giardino dell'Acquasola è testimoniata dall'essere stato dichiarato sito di importante interesse già nel 1934 con decreto ai sensi dell'articolo 5 della legge 20 giugno 1909, n. 364. Tale notifica è a tutt'oggi in vigore. La cosiddetta Carta di Firenze, all'articolo 14, sancisce l'obbligo di conservazione del «giardino storico» in un intorno ambientale appropriato. Ogni modificazione dell'ambiente fisico che possa essere dannosa per l'equilibrio ecologico deve essere proscritta. Queste misure riguardano l'insieme delle infrastrutture sia interne che esterne (canalizzazioni, sistemi di irrigazione, strade, parcheggi, sistemi di custodia, di coltivazione);
il comune di Genova ha concesso una consistente parte del Parco per la realizzazione di un silos per autovetture, in tre piani interrati, per la costruzione di 141 box pertinenziali e 321 posti auto a rotazione, per un totale di 462 automobili;
la realizzazione del parcheggio prevede l'abbattimento di oltre 100 platani secolari;
l'opera comporta l'eliminazione del campetto da calcio e della pista ciclabile, al posto dei quali sono previsti due sfiatatoi per areare la struttura, di grandezza di cinque metri per otto metri, che inevitabilmente comprometteranno la qualità dell'aria del parco, con gravi rischi per la salute dei cittadini;

per realizzare due dei tre varchi necessari per l'ingresso al silos è prevista la demolizione di parte delle mura cinquecentesche, sottoposte a vincolo;
il 14 luglio 2009 il comune di Genova ha provveduto alla consegna dell'area alla società costruttrice;
tale area, pari ad un terzo del parco, è stata transennata, impedendo l'accesso ai cittadini, e in particolare agli anziani ed ai bambini, che sono i maggiori fruitori del parco stesso;
il 16 luglio 2009 le ruspe hanno iniziato i lavori di demolizione del campetto da calcio, che insiste nella parte di parco ove viene prevista la costruzione del silos un'altra parte del Parco, pari a circa un ulteriore terzo della superficie, verrà prossimamente concessa all'impresa costruttrice per allestimento dell'area di cantiere, la movimentazione della terra, lo stazionamento dei mezzi per l'escavazione -:
se intenda assumere urgenti iniziative per impedire la distruzione del parco storico dell'Acquasola.
(4-03706)

...

DIFESA

Interrogazione a risposta in Commissione:

LORENZIN. - Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la Lega navale italiana è un ente pubblico, preposto a servizi di pubblico interesse, che opera sotto la vigilanza dei Ministeri dei trasporti e della difesa, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica;
a norma dell'articolo 16 dello Statuto il controllo finanziario e contabile della gestione della Presidenza della Lega navale italiana è affidato ad un collegio dei revisori dei conti composto da tre membri, nominati con decreto dei ministeri vigilanti, il cui presidente è designato dal Ministro dell'Economia e Finanze;
i presidenti delle sezioni, come amministratori di cose altrui devono rendere il conto della propria gestione ai soci e alla chiusura dell'esercizio finanziario (entro il 1o marzo di ogni anno), hanno l'obbligo di trasmettere per il relativo controllo il bilancio consuntivo alla Presidenza Nazionale;
in data 18 dicembre 2006 l'Assemblea dei soci della sezione di Ostia ha rappresentato con una lettera, al presidente Nazionale della Lega navale italiana le gravi violazioni statutarie poste dal presidente della Sezione, il quale aveva assunto, in nome e per conto dei soci, impegni finanziari di 1.450.000 euro per la ristrutturazione e modifica strutturale della sezione;
in particolare, il consiglio direttivo della sezione non avrebbe sottoposto all'Approvazione dell'Assemblea dei soci il progetto di trasformazione e potenziamento della struttura con i relativi finanziamenti, che esponeva la sezione ad un enorme debito finanziario;
successivamente, i soci hanno appreso che la sottoscrizione del contratto per l'esecuzione dei lavori era stato firmato dal presidente della sezione, ben cinque mesi prima della convocazione dell'assemblea che avrebbe dovuto approvarli;
in conseguenza di questa denuncia il presidente nazionale con la determinazione del 4 gennaio 2007, preso atto delle predette violazioni, ha dichiarato decaduto il Consiglio direttivo della sezione di Ostia e nominato un commissario straordinario, comunicando che i registri contabili della Sezione erano stati posti sotto sequestro dalla Procura della Repubblica;
nonostante il commissariamento della sezione, il neocommissario con l'avallo del presidente nazionale, ha comunque dato esecuzione ai lavori previsti dal Consiglio direttivo della sezione uscente, in quanto secondo la loro opinione era un «atto dovuto»;

i soci della sezione di Ostia in tutto questo periodo, hanno ripetutamente adito diverse volte il presidente nazionale, chiedendo spiegazioni per tali comportamenti e facendo presente che l'onere del finanziamento sarebbe ricaduto sulle loro spalle;
su sollecitazione dell'Assemblea dei soci, il ministero dei trasporti (quale organo preposto alla vigilanza dell'ente), con lettera del 31 luglio 2007, dichiarò, senza entrare nel merito della vicenda, che i suoi compiti erano «limitati alla mera verifica di attività e approvazione dei bilanci e rendiconti della Lega navale italiana»;
ad avviso dell'interrogante quanto avvenuto nella Sezione di Ostia della Lega navale italiana appare in violazione della specifica missione affidata alla Lega navale
in qualità di ente pubblico, con grave danno per i soci -:
quali iniziative si intendano assumere considerando che esplicitamente lo statuto dell'ente, approvato con decreto ministeriale, prevede che l'ente opera sotto la vigilanza dei ministeri della difesa e dell'attuale Ministero delle infrastrutture e trasporti.
(5-01678)

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il Consiglio di Stato, sezione consultiva per gli atti normativi, con il parere interlocutorio n. 1605 reso nel corso dell'Adunanza del 7 maggio 2009, ha sospeso il giudizio sullo schema di regolamento per l'attuazione del programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare, di cui all'articolo 2, comma 629, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
nella motivazione emerge, che in atti, al fine del decidere, assume fondamentale rilevanza la mancanza del programma pluriennale predisposto dalle Forze armate in data 1o dicembre 2008 e dei preventivi pareri del Ministero dell'economia e delle finanze - Agenzia del demanio - e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
ad avviso dell'interrogante, tale situazione determina il protrarsi di una situazione di chiara difformità alla normativa vigente per i non aventi titolo, mentre, non soddisfa le aspettative del personale in servizio che, per regolamento, avrebbe diritto all'alloggio di servizio -:
quanti siano gli alloggi di servizio di proprietà dell'Amministrazione militare, impropriamente occupati da militari «sine titulo», suddivisi per tipologia e per grado gerarchico degli occupanti;
quali siano i criteri di alienazione degli alloggi di servizio che non rispondono più ai fini istituzionali delle Forze armate che il Ministro interrogato intenderà adottare per agevolare i giovani militari in servizio permanente all'acquisto di tali immobili e, contemporaneamente, per non incidere negativamente sulle aspettative del personale sine titulo;
se sia intendimento del Ministro prevedere, nell'emanando regolamento, anche la possibilità, per gli appartenenti alle Forze di polizia a ordinamento civile, di poter acquistare gli alloggi di servizio in premessa.
(4-03711)

MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'agenzia giornalistica Fidest (www.fidest.it), il giorno 14 luglio 2009, riprendendo un comunicato datato 13 luglio 2009 apparso sul sito internet www.girolamofoti.com, con il quale il delegato del Cocer Esercito, Girolamo Foti, con il suo scritto avrebbe inteso rispondere agli atti di sindacato ispettivo presentati dagli interroganti,

in merito ai costi e alle attività delle rappresentanze militari, indirizzati al Ministro della Difesa, scriveva:
«Gli onorevoli Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Zamparutti sono promotori di una interrogazione parlamentare riguardante il Cocer, la rappresentanza dei militari in seno alle Forze armate e ad altri corpi militari. Ciò ha determinato la risposta del delegato Cocer dell'esercito Girolamo Foti detto Mirco. Ha inteso, in tal modo, dare il suo contributo informativo unito a doverose precisazioni. Pone, innanzitutto, una premessa: «In questi ultimi mesi, ho letto con molta attenzione e curiosità alcune dichiarazioni, interviste di personaggi avversi alla rappresentanza militare. Si tratta, per lo più, di un fiume di parole e strumentalizzazioni che non riguardano i problemi reali del personale ma soprattutto tendono a dividere i militari ed accusare i delegati». Se poi entriamo nel merito dovremmo un po' tutti: politici e giornalisti in primis fare un passo indietro e guardare le vicende militari, la vita nelle caserme con un occhio diverso e un'attenzione maggiore. Se non altro perché con il passaggio dalla leva obbligatoria a quella volontaria e con le nuove responsabilità, anche internazionali, assunte dai nostri militari e da ciò che ne deriva in impegno professionale, in addestramento, in conoscenze, in rapporti con le popolazioni di tutto il mondo, non possiamo parlare solo e semplicemente di lavoratori dello Stato dotati di molti doveri e scarsi in diritti. Ma ora che si passa dalle parole dei «detto e contraddetto» per buona pace delle fonti mediatiche ad una interrogazione parlamentare è doveroso un chiarimento più fermo e determinato. Credo che questo sia il senso della riflessione di Foti che argomenta così il suo intervento: «Ho scelto di fare il delegato COCER esclusivamente in quanto unico strumento utile in questo momento per risolvere i problemi del personale. Nonostante tutti i limiti e le difficoltà, stiamo attualmente trattando argomenti che da tanti anni il personale attende che siano affrontati, e ci sono molti colleghi di truppa che a livello nazionale, mi seguono, stanno giudicando e anche criticando il mio operato. Provenendo da questa stessa categoria invito coloro che vi appartengono a non farsi condizionare o strumentalizzare da questi signori che, a mio parere e dalle esperienze passate, non si spenderanno mai per far ottenere nulla allo zoccolo duro del nostro Esercito spero che i fatti mi smentiscano. Per cercare di comprendere il loro comportamento, mi sono dovuto però chiedere con quale coraggio questi parlamentari hanno sottoposto all'attenzione del Ministro On. La Russa i presunti sprechi dei COCER, dopo che il libro «LA CASTA» ha evidenziato gli sprechi, a tutti livelli, della politica. Invece di lanciarsi in biasimabili speculazioni, si sarebbero dovuti interrogare sulla produttività del loro operato, o su argomenti ben più seri, come le condizioni dei militari, l'eterna riforma sulla rappresentanza, e sul perché durante il governo Prodi non sia stata fatta, sui tagli alla difesa, sulle ripercussioni di essi, in particolare sui giovani, sui magri aumenti degli stipendi, sul problema delle case demaniali, come già in passato denunciato da una emittente televisiva in cui era anche ospite la Senatrice Pinotti dello stesso PD (si evidenziava il grave problema delle case demaniali inesistenti per il grado più basso: immaginavo una forte pressione politica a sostegno dei ruoli più bassi, anche rispetto al riordino delle carriere, ma al contrario...). Invece di tutto ciò, si interviene con il solo scopo di delegittimare e dileggiare nella loro dignità i delegati cocer e il cocer come istituzione, ovvero organo di rappresentanza, offendendo così i militari stessi. Sarei ansioso di conoscere il parere dei dirigenti del Partito Democratico, nonché della Senatrice Pinotti, l'On. Calipari, e l'On. Del Vecchio (già Generale e comandante nell'Esercito). Per concludere, anche se si è delusi dalla politica, sono totalmente contrario alla nascita di un partito dei militari, o peggio ancora esclusivamente per la truppa, e per due motivi: è inconcepibile in un paese civile e democratico; sarebbe un grave errore ghettizzare i militari di truppa in una realtà insolita come quella

della politica. Altresì è auspicabile la nascita di un associazione di categoria per i militari aperta alla società civile che possa sostenere i propri diritti, con una spinta propulsiva proveniente, magari, anche dalla politica stessa. Pertanto, invito i miei colleghi ma anche tutti coloro che hanno fiducia nella mia persona di non dar seguito a questo tipo di iniziativa, di aver fiducia nei delegati COCER, ma soprattutto di rimanere uniti nel sostenere le nostre battaglie a difesa del personale e di non farsi strumentalizzare da facili accuse demagogiche, specie se coloro che accusano sono i primi e veri responsabili degli sprechi e i costi della politica, di risultati pessimi. Se si sostiene che un delegato COCER dovrebbe essere accasermato, si pone un impedimento al delegato che in qualche modo è sempre sotto controllo. Per poter difendere i diritti dei rappresentati ci vuole un minimo di libertà di azione e di relazionare con l'esterno, a meno che non si istituisca un organo sindacale, diritto negato ai militari italiani a differenza di altri paesi europei. A questa proposta dovrebbe seguire l'esempio da parte dei parlamentari di alloggiare in foresterie dello Stato, rinunciando a tante indennità ivi compreso quello degli alberghi di lusso o rimborso forfettario di affitti per appartamenti in Roma. «Se poi questi interroganti si attaccano alle spese per i rimborsi ai delegati Cocer diventa davvero sconcertante. Hanno un costo? Si certo, ma di che genere? Sono 110 euro di forfettaria giornaliera a titolo di rimborso spese ed erogabili solo per il tempo strettamente necessario alle riunioni mentre il gettone di presenza è di euro 1,50»;
pur nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero di ogni cittadino, tali circostanze evidenziano ancor più l'esigenza di chiarire quali siano effettivamente gli orientamenti del Governo in materia -:
quali siano effettivamente gli orientamenti del Ministro interrogato in ordine al funzionamento della rappresentanza militare ed ai relativi costi.
(4-03712)

...

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta scritta:

REGUZZONI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è molto apprezzabile lo sforzo che il Governo nel suo complesso, e il Ministero dell'economia e delle finanze in particolare, stanno attuando ai fini di migliorare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese;
alcune misure adottate dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio rischiano di vanificare gli sforzi di cui sopra, ad esempio in tema di restringimento delle condizioni di accesso alla centrale rischi;
sull'argomento il Governo è stato sollecitato in un intervento in aula dell'interrogante, oltreché in molte altre occasioni, formando sempre rassicurazioni in merito;
la crisi di liquidità che assedia il mondo produttivo è tra le peggiori della nostra storia economica -:
se siano reali le preoccupazioni espresse nelle premesse;
quali atti siano stati concretamente compiuti per migliorare la situazione di liquidità del nostro sistema economico, con particolare riguardo al mondo delle piccole e medie imprese.
(4-03710)

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:

VANNUCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la casa circondariale di Pesaro, Villa Fastigi, registra una grave carenza di organico

ed un considerevole sovraffollamento di detenuti;
a fronte di un organico di polizia penitenziaria previsto in 169 persone ne risultano in servizio effettivo 119;
la causa della carenza è dovuta al fatto che le cinquanta persone che mancano sono tutte andate recentemente in pensione e non come, in altri casi, trasferite in altri istituti;
la casa circondariale in parola è stata classificata per la capienza di 180 detenuti mentre ne ospita ben 300;
appare quanto mai opportuno un «interpello» nazionale per almeno 30 unità considerato che tutto il sistema penitenziario delle Marche soffre di carenza di organico;
risultano allo stato Regioni con organici di polizia penitenziaria in esubero;
il personale della casa circondariale ha avviato una lunga ed originale protesta organizzando un presidio in forma stabile presso la casa circondariale, visitato da molti parlamentari ed autorità marchigiane sino alla soluzione dei problemi;
il personale, assieme ad autorità locali, regionali e nazionali ha organizzato una manifestazione pubblica rappresentando in un apposito incontro il grave stato di crisi al prefetto della provincia di Pesaro e Urbino -:
se il Ministro sia informato della grave situazione presente nella casa circondariale di Pesaro, cosa intenda fare per risolvere la situazione e se ritenga opportuno effettuare un interpello straordinario per almeno 30 unità.
(5-01673)

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. Per sapere - premesso che:
il corrierecomunicazioni.it il 22 giugno 2009 ha pubblicato un'intervista di Federica Meta a Stefano Aprile, direttore generale dei Sistemi informativi del Ministero della giustizia, in cui rispondendo ad una domanda afferma: «Un altro punto chiave delle "piccole" riforme del ministro Alfano riguarda le modalità di help desk per i Pc del comparto Giustizia. Molti magistrati sono preoccupati che gli interventi da remoto possano intaccare la sicurezza. Invece andrà proprio a rafforzare quella sicurezza. In primo luogo perché l'accesso da remoto permette un controllo a distanza degli accessi ai Pc. Capisco la preoccupazione dei colleghi magistrati. Per questo organizzeremo a Milano un convegno sulla sicurezza informatica dedicato a questi temi» -:
chi sia abilitato a fare gli interventi da remoto e se attraverso questi sia possibile conoscere quali siano le attività investigative del magistrato.
(4-03707)

VANNUCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
al Tribunale di Pesaro si registra una criticità relativa all'organico dei magistrati addetti, destinata ad aggravarsi nel breve periodo a ragione del trasferimento di due magistrati;
tali vacanze andranno ad aggravare la carenza di organico determinata dal pensionamento di altri due magistrati, del resto già grave per la mancata copertura del posto di magistrato della sezione lavoro, per la presenza ridotta del titolare di sezione medesima chiamato a far parte del consiglio giudiziario;
la descritta situazione, aggravata anche dalla mancata copertura del secondo magistrato addetto alla sede distaccata di Fano e dalla prevedibile vacanza dei posti ricoperti attualmente dai magistrati onorari, comporta un abnorme dilatazione dei tempi di decisione delle controversie, e non offre opportunità per fronteggiare eventuali emergenze e prevedibili sopravvenienze di procedimenti, anche conseguenti a recenti provvedimenti legislativi;

le predette lamentate carenze indurranno il blocco dell'attività giudiziaria sia per il settore civile che per quello penale;
è fortemente sentita l'esigenza di giustizia della collettività e delle due città più popolose delle Marche, Pesaro e Fano, dopo il capoluogo di Regione -:
se il Ministro sia informato della situazione di crisi descritta in premessa se essa corrisponda al vero e quali iniziative urgenti intenda assumere, nell'ambito delle proprie competenze, per scongiurare la paventata paralisi dell'attività giudiziaria nel tribunale di Pesaro.
(4-03708)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
il protrarsi dei lavori sulla statale 114 itinerario Catania-Siracusa e la limitazione a senso unico all'altezza del Ponte Primosole disposta nei giorni scorsi da ANAS stanno determinando gravissime difficoltà alla circolazione nonché ritardi dei tempi di percorrenza per i cittadini utenti e un sovraccarico della viabilità minore già fortemente provata in condizioni di normalità;
tale tratto dell'asse Catania-Siracusa riveste un'importanza strategica per la mobilità per le province di Ragusa, Siracusa e Catania, ed è attraversato da un intenso traffico merci, determinato dall'indotto agricolo ed industriale, e da una intensa mobilità provinciale ed interprovinciale di tipo leggero, legata al turismo, particolarmente acuta nel periodo estivo;
la grave situazione determinatasi su tale tratto di strada, oltre a rappresentare una seria minaccia per la sicurezza di molti cittadini, sta determinando gravi danni all'economia locale e, in considerazione del particolare periodo dell'anno, al settore turistico -:
quali iniziative abbia adottato o intenda adottare, con la massima urgenza e nell'ambito delle proprie competenze, al fine di ripristinare nel più breve tempo possibile la piena funzionalità della strada statale 114 Catania-Siracusa e garantire la sicurezza, l'incolumità e l'interesse dei tanti cittadini-utenti, anche al fine di scongiurare un'ulteriore contrazione del tessuto imprenditoriale e produttivo dell'isola;
quali misure intenda adottare per garantire adeguati standard di sicurezza in tale tratto stradale e, in generale sull'intera rete viaria presente in Sicilia, anche al fine di non arrecare ulteriori danni ai cittadini e all'economia regionale già fortemente penalizzata da un sistema viario insufficiente, inadeguato e, in molte zone dell'isola, del tutto inesistente.
(2-00435)«Berretta, Causi»

Interrogazione a risposta in Commissione:

CONTENTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in seguito alla pubblicazione, da parte del provveditorato alle opere pubbliche per la Campania, del bando per i lavori di consolidamento, ricostruzione ed adeguamento sismico della torre A del nuovo palazzo di giustizia di Napoli, fu costituita, nel maggio 2000, dall'associazione temporanea di imprese risultata aggiudicataria, la società consortile «P.G. 2000» cui venne attivata la gestione e l'esecuzione unitaria delle opere;
in tale contesto, la società in questione richiese alla «Fosam SPA» la fornitura e posa in opera di pareti mobili,

cieche e parzialmente vetrate, verso un importo presunto di circa 4 miliardi di lire;
nel corso del mese di febbraio del 2002, la «Fosam spa», in conseguenza dell'inadempimento delle proprie obbligazioni da parte della «P.G. 2000», fu costretta a sospendere i lavori dandone comunicazione al provveditorato alle opere pubbliche per la Campania;
in seguito ad una riunione, tenutasi presso lo stesso provveditorato nel marzo del 2002, l'ente appaltante, dopo aver rassicurato le società fornitrici sul pagamento loro dovuto, sollecitò la ripresa dei lavori;
nonostante detta ripresa avesse avuto luogo, la «P.G. 2000» non rispettò gli impegni assunto e il Provveditorato, nell'ottobre del 2002, comunicò l'avvio della procedura di rescissione contrattuale nei confronti dell'aggiudicataria e il congelamento di ogni ulteriore pagamento nei confronti di quest'ultima fino a che non fossero state soddisfatte le spettanze di tutti i fornitori;
la Fosam propose ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti della «P.G. 2000» e del Provveditorato nel mentre il tribunale competente dichiarò il fallimento della società capogruppo, mandataria dell'Ati appaltatrice nonché della «P.G. 2000»;
inutile precisare che diverse ditte subappaltatrici o di fornitura, come la «Fosam spa», si sono trovate esposte per somme ingenti e tuttora scontano le conseguenze del grave inadempimento tenuto dalle società aggiudicatarie o, comunque, coinvolte nella gestione ed esecuzione dei lavori, conseguenze ancor più amplificate dalla crisi di questi ultimi tempi;
a parere dell'interrogante andrebbero chiariti il ruolo del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania nella vicenda, la sorte delle garanzie fidejussorie prestate dalle imprese aggiudicatarie per l'esecuzione dei lavori nonché le possibilità esistenti, per le aziende coinvolte, di ricuperare in tutto o in parte, le somme relative ai lavori o alle forniture eseguiti -:
se risulti rispondente al vero l'avvenuto incontro, nel marzo del 2002, presso il provveditorato, volto a sollecitare la ripresa dei lavori;
se risultino pervenute, e quando, al Provveditorato, dopo quella riunione, sollecitazioni ad intervenire a fronte del perdurante inadempimento dell'impresa;
se risultino riscosse le somme relative alle garanzie fornite per l'esecuzione dei lavori dall'impresa appaltatrice, quando e a quanto ammontino;
se dette somme siano suscettibili di essere utilizzate a beneficio di quelle imprese, come la Fosam, coinvolte nei lavori per il nuovo palazzo di giustizia di Napoli;
quali sia allo stato attuale, la situazione di tali lavori e quali gli importi pagati complessivamente.
(5-01677)

Interrogazioni a risposta scritta:

GNECCHI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il terribile incidente ferroviario nella stazione di Viareggio ha dimostrato che la sicurezza nel trasporto ferroviario non è solo indispensabile per chi opera nell'ambito ferroviario o per gli stessi viaggiatori trasportati ma anche per la popolazione che vive, risiede o transita nelle adiacenze degli impianti e delle linee ferroviarie;
rispetto a questo tragico evento, che ha provocato la morte di incolpevoli persone, è scandaloso che ad oggi non sia stato ancora chiarito, a chi vadano addebitate le responsabilità e con quali tempi verranno risarciti gli eredi delle vittime, tutti coloro che hanno subito danni e lo stesso comune di Viareggio;
pur essendo sicuramente necessario che le merci pericolose e nocive siano trasportate per ferrovia, l'incidente avvenuto

dimostra che le precauzioni e le verifiche attualmente vigenti per il trasporto di queste tipologie di merce, non garantiscono un livello di sicurezza adeguato -:
se il Ministro non ritenga di assumere iniziative in ambito nazionale nonché in sede comunitaria per incrementare il livello di controlli e di sicurezza nel trasporto ferroviario di merci pericolose e nocive.
(4-03703)

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
rispondendo ad una apposita domanda nel corso del question time del 15 luglio 2009, il Ministro interrogato ha affermato che la qualità del servizio offerto dalla Compagnia C.A.I. è in fase di miglioramento;
al volo CAI da Fiumicino a Linate delle 19.40 dello stesso giorno - partito come usualmente accade con circa 30 minuti di ritardo - la hostess che offriva il servizio di «rinfresco» era in grado di somministrare solo acqua calda non gassata, poiché tutte le altre bevande erano finite e/o non disponibili;
l'aeromobile non era stato adeguatamente pulito, tanto che alcuni tavolini erano visibilmente coperti da briciole e macchie varie;
a due passeggeri era stato assegnato lo stesso posto -:
a quale miglioramento qualitativo del servizio il Ministro faccia riferimento;
se i tagli dei costi effettuati da CAI abbiano qualche riflesso positivo sulle tariffe, che invece paiono in aumento.
(4-03704)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:

TASSONE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
è da troppo tempo che in Calabria i sindaci e gli amministratori sono oggetto di intimidazioni e attentati con danneggiamenti del patrimonio;
questo clima crea uno stato di agitazione e coinvolge le famiglie che avvertono tutta la pericolosità di un'azione irresponsabile e cinica che mette in discussione l'agibilità democratica, perché predomina un disegno di affievolimento del ruolo delle istituzioni democraticamente elette;
l'ultimo episodio riguarda il neoeletto sindaco di Sant'Agata di Esaro che, per tre volte, a pochi metri dalla caserma dei Carabinieri, nel centro abitato, ha subito attentati gravi e pericolosi;
è sempre stato denunciato ogni episodio alle autorità competenti -:
quali iniziative incisive e rapide intenda adottare a tutela della libertà di esercizio dell'attività politica dell'amministratore, al fine di ripristinare legalità, libertà e serenità nella comunità di Sant'Agata di Esaro.
(3-00617)

Interrogazione a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
mensilmente al personale della Polizia di Stato, dovrebbero essere retribuite le ore straordinarie prestate nel mese precedente;
a tutt'oggi i detti pagamenti subiscono ritardi di tre mesi, da considerarsi insostenibili per il personale della Polizia di Stato;
tale stato di cose penalizza gravemente il personale e le famiglie degli appartenenti alle forze dell'ordine;

il pagamento dello straordinario eccedente subisce altresì ulteriori ritardi -:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere al fine di porre rimedio alla esposta situazione.
(4-03697)

...

LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

ALESSANDRI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Reggio Emilia stanno procedendo i lavori per l'installazione del manto sintetico nel campo di allenamento del rugby di via Assalini;
il composto gommoso prestazionale è stato molto criticato ultimamente, non solo per l'odore nauseabondo (acuito dal caldo estivo), insopportabile per i bambini che frequentano i campi giochi estivi della struttura, ma anche per i composti organici volatili e per i metalli pesanti che tali manti sintetici sembra che sprigionino nell'atmosfera;
il tipo di manto sintetico è infatti identico a quello utilizzato per lo stadio di Recco, in Liguria, che ha provocato irritazioni alle vie respiratorie, allergie, malori di varia natura, nausea ed altro, e la comunità locale è preoccupata per l'incolumità della propria salute;
le analisi dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure effettuate il 14 ottobre 2009 sull'erba sintetica di Recco, rilevano che «il prodotto analizzato, relativamente ai granuli, presenta materiali non previsti o in misura superiore a quella consentita»;
nell'attrito col terreno, sembra che si sollevino particelle che i ragazzi respirano per lungo tempo, proprio quando il torace è in massima espansione;
da quanto emerso sulla stampa, sembra che i granuli dell'«intaso» contengono quantità di piombo al limite del consentito, che liberano nella forma di pulviscolo. Si tratta di molecole neurotossiche che si fissano e ledono le cellule nervose;
sembra che l'Ufficio igiene e prevenzione della sanità pubblica ha chiesto l'intervento dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente ligure che sulla vicenda ha stilato una nutrita relazione presentata alla Procura della Repubblica di Genova;
l'ipotesi di reato è l'utilizzo e smaltimento illecito di rifiuti, in quanto «l'intaso», utilizzato per rendere più morbido il terreno, contiene granuli da macinazione di pneumatici che, alla temperatura di 40 gradi, rilascerebbe in atmosfera alcune sostanze organiche volatili, pericolose per la salute;
l'ex Ministro della salute, Francesco Storace, aveva già lanciato l'allarme sull'utilizzo delle erbe sintetiche nei campi da gioco, poiché l'intaso di gomma contiene particelle metalliche, come zinco e piombo, idrocarburi policiclici aromatici (dannosi per reni, fegato e polmoni), toluene (composto volatile altamente tossico);
manca una regolamentazione dei materiali utilizzati per i campi di rugby e pertanto attualmente non sembra richiesta un'omologazione specifica del manto sintetico e dell'«intaso» all'uscita dalla fabbrica, fatta salva l'approvazione dei test di utilizzo dei materiali da parte la Federazione italiana rugby e dalla Federazione italiana giuoco calcio -:
se quanto sopra esposto corrisponda al vero e quali iniziative, anche di carattere normativo, i Ministri interrogati intendano adottare per disciplinare l'impiego dei materiali utilizzati per i manti sintetici dei campi di rugby e, quindi, per

garantire la tutela della salute dei giocatori di rugby esposti alle particelle inquinati e per rassicurare i cittadini di Reggio Emilia che verranno esposti, a seguito dell'installazione del manto sintetico nel campo di via Assalini, ai pericoli già denunciati nel comune di Recco.
(5-01676)

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, nelle pagine della cronaca di Taranto, a pagina IX, ha pubblicato un articolo intitolato «Grottaglie: è affetta da encefalopatia epilettica farmacoresistente. L'ASL dice no a Serena. La piccola non può andare negli USA per curarsi»;
nell'articolo si racconta la penosa vicenda di Serena Q., affetta da una particolare patologia e bisognosa di cure negli Usa;
in particolare risulterebbe che il distretto socio-sanitario di Grottaglie ha risposto negativamente alla richiesta del padre di Serena di poter curare la piccola, affetta da una encefalopatia epilettica farmaco resistente ad eziologia sconosciuta, presso un centro specializzato a Mahopac nello Stato di New York;
solo per poter diagnosticare la malattia di Serena Q., due anni compiuti il 13 gennaio 2009, si è reso necessario quello che non è esagerato definire un vero e proprio peregrinare in varie strutture italiane;
la piccola Serena è già stata visitata prima dai medici del «SS. Annunziata» di Taranto, dove il personale medico non ha saputo dare un esatto riscontro diagnostico; successivamente è stata la volta dei medici del più importante centro italiano, il «Gaslini» di Genova; quindi presso il «S. Orsola» di Bologna, infine al «Bambin Gesù» di Roma. L'esito di tutti questi esami e visite è «che Serena soffre di encefalopatia epilettica», senza sapere cosa l'avesse originata, e con un'aggravante: è farmacoresistente;
lo sviluppo fisico della piccola, racconta il padre, a prima vista, sembra normale: «Una bella bambina, con dei bei lineamenti, poi però ti accorgi che non cammina, non parla, lo sguardo è praticamente inesistente nonostante due occhioni neri spalancati. Ha crisi epilettiche terribili, anche una decina di volte al giorno, crisi con vomito e «bisogna reggerla in due perché sono talmente violente che ci sfugge dalle braccia». Notte o giorno non fa differenza, la famiglia di Serena Q. ha ormai dimenticato cosa sia un sonno tranquillo. Nel tunnel ci sono entrati intorno alla prima settimana di vita della bimba, che all'allattamento rispondeva con delle crisi di brevissima durata -:
di quali elementi disponga relativamente alla vicenda segnalata in premessa ed al verificarsi di situazioni analoghe sul territorio nazionale, e alla luce ditali elementi, se non intenda adottare ogni iniziativa di sua competenza, anche di carattere normativo, al fine di assicurare pienamente, con particolare riferimento a tali situazioni, un'effettiva tutela del diritto alla salute, costituzionalmente sancito.
(4-03705)

PALADINI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il giorno 22 gennaio 2008 in Sarzana (La Spezia) si sono incontrati: la Coop. Liguria Società Cooperativa di Consumo - divisione ipermercati e supermercati rappresentata dal Presidente del Consiglio di amministrazione dottor Bruno Cordazzo e le rappresentative sindacali unitarie delle lavoratrici e dei lavoratori del punto vendita dell'Ipercoop «Centroluna» di Sarzana unitamente alle segreterie territoriali spezzine delle associazioni sindacali di categoria;

nel corso di detto incontro la coop. Liguria manifestava la necessità di adeguare costi e risorse al modificato contesto competitivo ove crisi congiunturale e globalizzazione dei mercati hanno contribuito ad un attuale impoverimento del business;
nel quadro del riassetto organizzativo nonché nell'ambito del nuovo piano strutturale aziendale presentato da Coop. Liguria veniva manifestata altresì l'esigenza di ricorrere alla cassa integrazione guadagni straordinaria per ristrutturazione aziendale per la durata di mesi sei quanto ai punti vendita «Centro Luna» di Sarzana sito in Via Variante Cisa 40 e Supermercato Coop di La Spezia sito in Via Leopardi 71;
la cassa integrazione straordinaria (CGIS) ha interessato un totale complessivo di 64 lavoratori;
oggi alcune organizzazioni sindacali di settore denunciano che nei super ed ipermercati interessati dall'applicazione della CGIS viene fatta frequente richiesta di ore di lavoro straordinario nonostante per ben sessantaquattro lavoratori sia stata richiesta ed ottenuta la CGIS -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della esposta situazione e se e quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di accertare i fatti denunciati dalle organizzazioni sindacali.
(4-03713)

...

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il Ministro ha siglato un accordo con le organizzazioni agricole, degli allevatori e degli industriali della carne, che ha designato Reggio Emilia quale sede della commissione unica nazionale chiamata a fissare il prezzo di riferimento per il mercato suinicolo;
al contrario di quanto stabilito da quell'accordo, la sede più idonea per la commissione unica nazionale è Mantova, da sempre riferimento della suinicoltura nazionale in virtù, ad esempio, dell'elevato numero dei capi allevati (circa un milione e mezzo) -:
se sia intenzione del Governo riaprire il confronto con i sottoscrittori dell'accordo citato in premessa, con l'obiettivo di ridefinire la sede della Commissione unica nazionale, avendo come unico riferimento la logica del mercato che vede nella piazza di Mantova quella più titolata ad assumere tale funzione.
(5-01672)

Interrogazione a risposta scritta:

REGUZZONI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'associazione «Licor» raggruppa una decina di comuni e otto regioni, sedi di produzioni liquorose di eccellenza come, ad esempio, L'Amaretto di Saronno, il Sambuca Molinari, il Braulio di Bormio ed altri;
il ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha attuato una politica condivisa ed eccellente per la difesa dei nostri prodotti tipici -:
se il Ministro sia a conoscenza dell'esistenza dell'associazione «Licor» e quali strumenti intenda utilizzare per supportarne l'azione.
(4-03702)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:

REGUZZONI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
le compagnie low cost rappresentano da tempo una realtà importante nel panorama del trasporto aereo nazionale ed internazionale;
l'utilizzo di tali compagnie da parte di amministratori pubblici non pare sia prassi diffusa, probabilmente per una serie di ragioni quali, ad esempio: a) il fatto che spesso non sono «prenotabili» dalle agenzie cui gli enti affidano la gestione di viaggi e biglietti; b) il fatto che i dipendenti, i dirigenti e gli amministratori di ministeri ed enti locali preferiscono le compagnie «tradizionali» per le «piccole comodità» offerte a bordo (posto assegnato, servizi di rinfresco) sia per i programmi di fidelizzazione (mille miglia e similari);
l'utilizzo sistematico di compagnie e voli low cost potrebbe portare a significativi risparmi per il bilancio dello Stato e per il bilancio degli enti locali, quantificabile ipoteticamente nel 30-60 per cento dei costi -:
se il Ministro abbia allo studio provvedimenti per agevolare da parte della pubblica amministrazione l'utilizzo di voli low cost;
se il Ministro ritenga opportuno procedere - eventualmente anche attraverso modifiche normative - a rendere obbligatorio l'utilizzo di tali voli low cost, quando disponibili;
nell'ipotesi di risparmi tra il 30 per cento e il 60 per cento della spesa per viaggi aerei - nazionali ed internazionali - a quanto ammonterebbe il risparmio per la pubblica amministrazione.
(4-03709)

...

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

L'interrogazione a risposta scritta Scilipoti n. 4-03694, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 luglio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Leoluca Orlando.