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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 12 gennaio 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
dal 7 al 18 dicembre 2009 a Copenaghen si è tenuta la Conferenza delle Parti (COP-15), che aveva l'obiettivo di raggiungere un nuovo accordo globale sul clima e di proseguire nel percorso della lotta ai cambiamenti climatici, avviato con il Protocollo di Kyoto;
il Summit ci consegna un risultato che, pur considerato insufficiente per la mancanza di obiettivi concreti e misurabili, segna un percorso nuovo per la lotta ai cambiamenti climatici e per le politiche ambientali in generale con Paesi come USA e Cina da sempre storicamente ai margini di questa discussione a livello mondiale oggi ne sono diventati i protagonisti;
Copenaghen non ha prodotto molte promesse ma tutti i maggiori paesi hanno posto limiti alle emissioni per il 2020 da quando i colloqui sono iniziati nel 2007 a Bali, in Indonesia;
l'Europa dovrà necessariamente mantenere il ruolo di leadership a livello internazionale sul problema dei cambiamenti climatici e, al di là dell'esito non confortante di Copenaghen, dovrà garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal cosiddetto pacchetto-clima, che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 20 per cento entro il 2020, l'innalzamento al 20 per cento della quota di energia prodotta con risorse rinnovabili e il miglioramento del 20 per cento dell'efficienza energetica;
l'impegno dell'Europa è confermato dalla continuità della propria azione: nel gennaio 2007 la Commissione europea ha promosso il Piano d'azione 2007-2009 (Com(2007)1 def.) in materia di politica energetica comunitaria, attraverso il quale si indicano le linee guida di una nuova politica energetica orientata a ridurre le emissioni in atmosfera e ricercare nuove forme di produzione energetica, quali in particolare l'efficientamento energetico, l'impiego dell'idrogeno, le fonti energetiche rinnovabili e le fonti nucleari; il 28 gennaio 2009 la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione «Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenaghen» (COM(2009)39 def.), che costituisce la prima concreta proposta di accordo da parte di un grande blocco nell'ambito del negoziato internazionale post-Kyoto; il 1o aprile 2009, la Commissione europea ha adottato il libro bianco «L'adattamento ai cambiamenti climatici; verso un quadro d'azione europeo» (COM(2009) 147 def.), che illustra gli interventi necessari ad aumentare la resistenza dell'Unione europea nell'adattarsi ai mutamenti del clima;
risulta evidente che, al di là degli impegni assunti dai singoli stati al vertice di Copenaghen, è necessaria una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti i paesi che abbiano la sensibilità e la consapevolezza della gravità del problema e già la Camera dei deputati, con l'approvazione delle mozioni 1-00065 del 27 novembre 2008 e 1-00122 del 24 febbraio 2009, aveva impegnato il Governo a realizzare iniziative per favorire uno sviluppo ambientale sostenibile, intervenendo nei settori della mobilità, dell'edilizia, dell'efficienza energetica, delle fonti rinnovabili e delle politiche per colmare i ritardi rispetto all'attuazione del Protocollo di Kyoto;
la crisi economica non può certo costituire un alibi per rinviare il momento in cui affrontare una simile emergenza ma, al contrario, deve rappresentare un'opportunità e uno stimolo per investire nella riconversione e modernizzazione in chiave ecologica delle scelte economiche, strategiche e produttive; a questo proposito giova ricordare che il Green Jobs Report, pubblicato dall'agenzia dell'United Nations Enviroment Development (UNEP) nel 2008, ha evidenziato come che le nuove tecnologie energetiche, ad esempio

le fonti rinnovabili, sono in grado di offrire elevati sviluppi produttivi ed occupazionali;
i primi passi di un percorso che punti a ridurre le emissioni di gas serra del nostro Paese sono stati mossi con l'adozione di alcune importanti misure, quali le agevolazioni per gli interventi di ristrutturazione energetica degli edifici, il sostegno alle energie rinnovabili, l'introduzione di norme per la riduzione dei rifiuti, ma è evidentemente necessario implementare ulteriormente l'impegno al fine di ottenere risultati apprezzabili;
in ambito urbano il settore che incide maggiormente sulle emissioni di gas serra e di sostanze inquinanti è quello del trasporto, sia di merci sia di persone, e il cui trend risulta essere in continua crescita;
i progressi tecnologici consentono ormai di puntare sulla mobilità mediante veicoli «a emissioni zero» e l'automobile elettrica è attualmente l'unica tecnologia che consente di raggiungere tale obiettivo in tempi relativamente brevi; l'87 per cento dei tragitti quotidiani in Europa corrisponde a meno di 60 chilometri e attualmente le auto elettriche con una ricarica possono raggiungere 150-200 chilometri di autonomia; ciò che manca sono le infrastrutture di ricarica, il miglioramento degli incentivi all'acquisto e politiche locali di mobilità elettrica;
appare necessario promuovere la creazione delle infrastrutture di servizio per le auto elettriche mediante incentivi agli enti locali e alle compagnie elettriche e mediante incentivi più consistenti per l'acquisto delle automobili elettriche da parte di soggetti pubblici e privati; per raggiungere l'obiettivo delle emissioni zero è necessario investire fortemente sulle fonti rinnovabili per alimentare le batterie delle automobili elettriche, puntando in particolare sull'eolico e sul solare fotovoltaico;
il motore elettrico, rispetto a quello termico, è di gran lunga più efficiente - 90 per cento a fronte del 30 per cento - ed è anche molto più silenzioso e, naturalmente, durante l'utilizzo non emette anidride carbonica (CO2), polveri sottili né altre sostanze inquinanti;
negli altri paesi industrializzati sono state avviate importanti politiche di incentivazione delle forme più sostenibili di mobilità:
gli Stati Uniti d'America hanno investito 24 miliardi di dollari nell'automobile elettrica;
il Regno Unito ha stanziato 250 milioni di sterline per promuovere il trasporto a basse emissioni, prevedendo un finanziamento agli automobilisti fino a 5.000 sterline per l'acquisto di automobili elettriche o ibride;
la Spagna ha stanziato 245 milioni di euro, con l'obiettivo di raggiungere quota 1 milione di automobili elettriche, entro il 2014, grazie a un incentivo all'acquisto di 7.000 euro e all'installazione di un'infrastruttura di ricarica e di flotte elettriche a Madrid, Barcellona e Siviglia entro il 2010;
il Portogallo installerà 1.300 colonnine di ricarica in ventuno città entro il 2011, prevedendo anche l'esenzione dalla tassa di immatricolazione e di circolazione;
la Francia prevede un incentivo di 5.000 euro per le automobili elettriche e per i veicoli commerciali, oltre che contributi per l'acquisto di bus e di camion elettrici;
in Germania sono state introdotte una tassa di circolazione sull'inquinamento (2 euro per ogni grammo di CO2 emesso oltre la quota stabilita) e l'esenzione per cinque anni dalle tasse automobilistiche per le automobili elettriche,

impegna il Governo:

a ribadire la volontà di implementare la propria azione per combattere i cambiamenti climatici, coerentemente con gli

impegni assunti in ambito comunitario e a proporre una strategia ampia, coordinata e multisettoriale per ridurre in modo significativo ed efficace la produzione nazionale di gas serra attraverso politiche di mitigazione che conducano ad una riduzione delle emissioni ed anche decise e razionali azioni di adattamento al cambiamento climatico, che siano orientate a limitare i «danni» potenziali delle conseguenze di tale cambiamento e sfruttarne le opportunità;
a favorire quelle politiche pubbliche in grado di sviluppare nel nostro Paese la green economy attraverso una forte semplificazione amministrativa per le imprese ambientalmente sostenibili, un'adeguata politica di incentivi, compresi quelli fiscali, un controllo ambientale, garanzia di qualità e lo sviluppo di una ricerca avanzata che consenta un'innovazione continua dei processi produttivi;
a promuovere un piano di interventi che intervenga prioritariamente nel settore della mobilità, che costituisce una quota consistente delle emissioni di gas serra nel nostro Paese, attraverso le seguenti azioni:
sviluppo di meccanismi di disincentivazione del trasporto privato a vantaggio di quello pubblico promuovendo sistemi di mobilità alternativi, compresa la costruzione di infrastrutture idonee (tramvie, piste ciclabili);
avvio di investimenti mirati all'innovazione tecnologica per la diffusione di veicoli elettrici e ibridi;
realizzazione, da parte del Ministero dell'ambiente a fronte di uno scenario di possibile diffusione dell'auto elettrica, di una valutazione ambientale strategica atta ad assicurarne lo sviluppo in compatibilità con gli obiettivi nazionali in materia di fonti rinnovabili, clima ed efficienza energetica;
sviluppo di una rete diffusa di distribuzione - dotata di uno standard unico di riferimento per ciò che riguarda le prese elettriche, i voltaggi, la tensione e la fase e alimentata prevalentemente da fonti rinnovabili - destinata al rifornimento dei veicoli elettrici, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 1, comma 1122, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e contestuale incremento delle risorse del Fondo per la mobilità sostenibile;
incremento delle risorse del Fondo per la competitività e lo sviluppo di cui all'articolo 1, comma 841, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per la realizzazione dei seguenti obiettivi:
incentivare lo sviluppo di impianti eolici e fotovoltaici destinati all'approvvigionamento della rete di distribuzione per i veicoli elettrici; consentire l'installazione di stazioni, colonnine e strutture di ricarica o di scambio delle batterie diffuse sul territorio regionale e nazionale; acquisto di flotte pubbliche e di autobus elettrici; realizzazione di parcheggi e strisce verdi gratuiti dotati di colonnine di rifornimento;
previsione di ulteriori agevolazioni per l'acquisto dei veicoli ad emissioni zero, nonché l'esenzione dal pagamento della tassa di proprietà;
attuazione di politiche di mobility management e sostegno ai progetti di car sharing nelle aree urbane, le cui flotte dovranno preferibilmente essere costituite da veicoli ad emissioni zero, al fine di evitare l'accesso nelle aree più congestionate dei centri urbani di trasportatori occasionali in conto proprio;
revisione del sistema aiuti ed incentivi alla rottamazione delle auto in modo che sia finalizzato ad un'effettiva riduzione dell'impatto ambientale del parco veicoli circolanti e per orientare ricerca ed innovazione su nuovi modelli a basse emissioni e bassi consumi, nuovi modi di propulsione;
avvio di una campagna di comunicazione ed informazione con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla natura strategica delle politiche ambientali e sull'essenziale importanza dei comportamenti

virtuosi individuali, tenendo conto del loro maggiore impatto nelle aree metropolitane.
(1-00310)
«Margiotta, Mariani, Zamparutti, Lulli, Realacci, Bocci, Braga, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Martella, Morassut, Motta, Viola, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:

TULLO, ANDREA ORLANDO, ROSSA e ZUNINO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nei primissimi giorni del 2010 la regione Liguria è stata colpita da eventi atmosferici eccezionali che hanno causato gravissimi danni alla costa e alle attività economiche produttive presenti, nonché frane che hanno isolato alcune realtà dell'interno;
la regione Liguria ha attivato alcuni primi interventi per sostenere chi ha subito danni e sta anche predisponendo l'attivazione di misure di cassa integrazione in deroga per i lavoratori di quelle aziende (in particolare stabilimenti balneari) che prevedono un fermo delle loro attività;
i danni da una prima stima, ammonterebbero ad oltre cento milioni di euro e ciò accade a poco più di un anno (ottobre 2008) da un'altra mareggiata che colpì la Liguria e portò la regione a chiedere lo stato di calamità naturale ed un intervento da parte del Governo -:
se e quali misure si vogliono approntare per affrontare l'emergenza nella regione ligure;
se non si ritenga opportuno assumere iniziative normative volte a rifinanziare i capitoli di spesa legati alla difesa del territorio che hanno visto il finanziamento passare dai 510 milioni della finanziaria per il 2008 a 270 milioni in quella per il 2009 e scesi a 120 in quella per il 2010.
(5-02314)

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il «Corriere della Sera on line» del 26 settembre 2006 (articolo «Tavaroli voleva sapere dove erano finiti i soldi pagati alla Serbia», di P. Biondini e L. Ferrarella) riporta alcune dichiarazioni rilasciate ai pubblici ministeri milanesi dal signor Sergio Genchi, che si definisce «consulente economico del ministro delle Telecomunicazioni della Repubblica di Serbia dal 28 febbraio 2001 al marzo-aprile 2004» e che, sentito in procura come testimone per chiarire il contenuto di alcune sue conversazioni telefoniche intercettate, dichiara che il capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli «da me voleva sapere in particolare se i soldi (pagati da Telecom Italia al regime serbo di Milosevic, ndr) erano andati a finanziare fabbriche di armi, comunque voleva seguire il flusso completo dei soldi, comprese eventuali tangenti. Tavaroli mi disse che era interessato a fare questa operazione di concerto con le istituzioni, laddove io intesi Sismi». E ancora: «con Pompa (Pio Pompa, tenutario dell'archivio riservato del Sismi sequestrato dagli inquirenti in

un ufficio di via Nazionale, a Roma, ndr) confermo di aver parlato di Tavaroli nel gennaio 2005: l'occasione era sempre comunicare a Pompa alcuni particolari sulla trattativa del riacquisto delle quote di Telekom Serbia». Infine, Genchi dichiara: «Nell'estate 2003 Tavaroli mi disse che le "istituzioni" non erano più interessate ai documenti. Feci brutta figura con i serbi in quanto il denaro non arrivò, io non ritirai la documentazione e per un anno non andai in Serbia. Poiché Tavaroli non era più interessato, cercavo di comprendere se era interessato Farina, più che altro per salvare la faccia con i serbi»;
L'espresso del 23 novembre 2006 ospita un pezzo di Francesco Bonazzi, Peter Gomez e Marco Lillo dal seguente titolo «Telekom Sismi - Un uomo dei servizi dietro le prime calunnie sui leader del centrosinistra. Gestito da un colonnello che lavorava nell'ufficio di Pio Pompa. Agli ordini di Pollari». L'articolo in questione inizia così: «Adesso il cerchio si chiude. C'è un collaboratore del Sismi dietro tutti i depistaggi del caso Telekom Serbia. È un esperto di codici criptati e di fibre ottiche che a partire dal 1991, e almeno fino al 2004, ha avuto rapporti continui con gli 007 che lavoravano a Roma al fianco di Pio Pompa nell'ufficio coperto di via Nazionale. Si chiama Maurizio Rizzo, è nato a (...);
La Repubblica del 4 febbraio 2007 riporta una lunga intervista al signor Marco Bernardini («Aziende, giornalisti e politici; così spiavo per conto della Pirelli» di Piero Colaprico, Giuseppe D'Avanzo e Emilio Randacio), che viene così presentato dal giornale: Marco Bernardini è il testimone chiave dell'inchiesta sui dossier illegali raccolti dalla Security Pirelli/Telecom. Dal 5 agosto dello scorso anno a oggi, è stato interrogato quattordici volte dai pubblici ministeri di Milano. Quarantanove anni, romano, per dodici anni - racconta - ha lavorato nel Sisde come collaboratore «a contratto» prima di esserne espulso e di avviare un'agenzia privata di investigazioni, filiale italiana della Global security dell'ex agente Cia Spinelli. Per i giudici milanesi le sue dichiarazioni «sono risultate puntualmente riscontrate da dati oggettivi e documentali». Si riporta qui di seguito uno stralcio della suddetta intervista: «... (Bernardini) È in questo primo arco di tempo, primi mesi del 2001, che mi occupai di Telekom Serbija». (La Repubblica) «Ma Pirelli non aveva ancora conquistato Telecom Italia, che interesse aveva a sapere di Telekom Serbija»? (Bernardini) «Non lo so. Evidentemente avevano già deciso l'acquisizione perché mi chiesero di capire come erano girati i soldi nell'acquisto dell'azienda di Belgrado». (La Repubblica) «Lei, a Matrix, ha detto che sarebbe stato Marco De Benedetti a soffiare le informazioni a Repubblica per l'inchiesta Telekom Serbja». (Bernardini) «In realtà quella era una voce, un gossip che girava in azienda. Mi chiesero di controllarla e conclusi che si trattava, appunto, soltanto di una voce...».
In un pezzo di contorno, La Repubblica informa che «dal 1992, Bernardini diventa il referente del Sisde nei Balcani (...) fino a un allontanamento - il primo aprile del '97 - che lui solo non ha mai capito, ma non ha nemmeno digerito. Tanto che ha fatto causa al Sisde (...)».
Si riporta inoltre il resoconto stenografico della puntata di Report (RAITRE) del 25 marzo 2007 («Telecom: debiti e spie» di Sigfrido Ranucci): (Sigfrido Ranucci fuori campo) «Tavaroli e Cipriani avevano mostrato un forte interesse nella ricerca di tangenti come quelle presunte della Telekom Serbia». (Marco Bernardini - investigatore privato) «A dicembre del 2000, fine dicembre del 2000, mi è stato chiesto nuovamente sia da Tavaroli e poi in una seconda battuta sempre dalla Polis d'Istinto (agenzia d'investigazioni del sig. Emanuele Cipriani) di fare degli accertamenti finalizzati a deflussi di denaro che partivano dalla Serbia, passavano per la Macedonia, si inoltravano a Cipro e poi ritornavano in Austria. (Ranucci) Quindi tangenti, per capirci? (Bernardini) «Non so se fossero tangenti. Erano dei pagamenti. Trovare documentazione riguardo determinate persone ... poi nello svolgimento dell'incarico ho potuto acclarare

che molti di questi erano nomi che ricomparivano poi nell'affare Telekom Serbia» (Ranucci) Tavaroli si occupa di queste tangenti nel 2000; che interesse ha visto che Tronchetti compra la Telekom nel 2001? (Bernardini) «Chiedetelo a lui»;
su tale argomento nella XV legislatura era stata presentata l'interrogazione a risposta scritta 4-00629, dai deputati Capezzone e Mellano il 19 luglio 2006 -:
se vi siano state in passato attività dei servizi di sicurezza della Repubblica italiana riconducibili alla vicenda Telekom Serbia, a partire dal 1o gennaio 1994 ma con particolare riguardo al periodo che va dalla caduta del regime di Slobodan Milosevic (ottobre 2000) ai giorni nostri e, in caso affermativo, quali siano state queste attività.
(4-05676)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta immediata:

VIETTI, BUTTIGLIONE, VOLONTÈ, CAPITANIO SANTOLINI, PEZZOTTA, CICCANTI, COMPAGNON e NARO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
sono sempre più numerose le aree del mondo, dall'Iraq al Pakistan, dall'India alla Nigeria, dal Vietnam alle Filippine, in cui si registrano casi di violenze contro i cristiani, anche se i motivi religiosi si intrecciano spesso con altri, legati a rapporti personali, politici o semplici intenti criminali;
in Malaysia negli ultimi giorni sono state attaccate ben nove chiese e la situazione si va facendo ogni giorno sempre più preoccupante;
nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio 2010, in Egitto, è stata compiuta una strage di cristiani copti che uscivano dalla messa di Natale, senza dimenticare le violenze avvenute in Iraq, il 15 dicembre 2009, poco prima del Natale gregoriano, con alcune autobomba esplose fuori dalle chiese di Mossul;
nella stessa zona, nel 2008, oltre 40 cristiani sono stati vittime delle violenze degli estremisti sunniti e circa 12 mila di loro hanno abbandonato la regione per trasferirsi altrove;
nel giorno di Natale, sono stati processati, con molte assoluzioni o pene piuttosto lievi i responsabili delle stragi compiute nell'agosto del 2008 nello Stato indiano dell'Orissa, quando furono bruciate case, assaltati conventi, orfanotrofi e ospedali, violentate e bruciate vive suore;
ancora, nel luglio 2009 in Nigeria, si sono verificati scontri sanguinosi durante una rivolta fomentata da un gruppo integralista che chiedeva l'applicazione rigida della sharia anche ai cristiani;
occorre ricordare le tragiche conseguenze delle leggi antiblasfemia in Pakistan, costate la vita a molti esponenti di fede diversa da quella islamica e che hanno indotto, secondo l'agenzia Zenit, quasi la metà dei credenti a disertare le celebrazioni natalizie, nonostante le severe misure di sicurezza;
secondo la Radio vaticana, il 7 gennaio 2010 la polizia vietnamita ha abbattuto con gli esplosivi il crocifisso nel cimitero cattolico di Hanoi e i fedeli, richiamati sul posto dal boato, sono stati caricati e picchiati dalla polizia;
sempre secondo la Radio vaticana, perfino negli Stati Uniti sarebbe aumentato il numero dei crimini commessi contro le organizzazioni cristiane (dodici omicidi e oltre 1.200 atti di violenza nel 2009, documentati in un rapporto del Cristian Security Network) -:
se non ritenga di promuovere una forte iniziativa presso le istituzioni europee ed internazionali al fine di adottare ogni azione utile a salvaguardare la libertà di culto in generale ed i diritti dei cristiani nel mondo in particolare.
(3-00834)

Interrogazione a risposta in Commissione:

DI STANISLAO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 2003 segna l'inizio del dispiegamento da parte dell'Unione europea di una vasta gamma di operazioni di gestione civile delle crisi nell'ambito della Politica europea di sicurezza e difesa (PESD). Si tratta di missioni dispiegate in aree calde e di nevralgica importanza per la sicurezza regionale ed internazionale e chiamate ad assolvere compiti di natura sempre più complessa. L'alto numero (più di venti) e la complessità del mandato attribuito a tali operazioni costituiscono una vera e propria sfida per gli Stati membri dell'Unione europea, in particolare in termini di formazione e reclutamento del personale civile da impiegare in questi teatri;
in ambito militare, le tradizionali missioni multinazionali di supporto alla pace o di peace enforcement sono pianificate contando su strutture nazionali pre-esistenti e ciascun paese membro dell'Unione europea è dotato di strutture militari permanenti che hanno equipaggiamenti, armamenti, addestramento e strutture di comando e controllo più o meno omogenee;
le operazioni civili di gestione delle crisi basano il proprio pool di expertise primariamente su esperti individuali (ad esempio funzionari di polizia, giudici, pubblici ministeri, poliziotti di frontiera, funzionari doganali, amministratori civili e altri) o eccezionalmente su piccole unità (principalmente sul modello della gendarmeria). A differenza di quanto accade nel settore militare, non esiste in ambito civile una formazione pre-dispiegamento uniforme ed uniformata né equipaggiamenti comuni;
al fine di colmare almeno in parte questo gap, il Consiglio europeo ha approvato nel dicembre del 2004 il Civilian Headline Goal 2008 (CHG 2008), in stretta connessione con la precedente adozione della Strategia europea di sicurezza che definiva alcuni degli obiettivi dell'Unione europea nell'area della gestione delle crisi. Il processo relativo al CHG 2008 si concentrava sulla pianificazione e lo sviluppo delle capacità civili necessarie per raggiungere quegli obiettivi di sicurezza europei. Il CHG 2008 si fondava su quattro aree prioritarie dell'EU civilian crisis management così come deciso dal Consiglio europeo di Feira nel giugno 2000: polizia, stato di diritto, amministrazione civile e protezione civile. In seguito, altre due aree prioritarie sono state aggiunte: monitoraggio e supporto agli uffici dei Rappresentanti speciali dell'Unione europea;
attualmente fra i 27 Paesi, l'Italia è il secondo contributore alle missioni civili dell'Unione europea. Le missioni civili sono 11 e l'Italia è coinvolta in 8 di esse; il personale impegnato ammonta a 1.914 unità, rispetto alle 11.196 previste (il 17 per cento), l'Italia impiega 272 unità rispetto alle 1.208 promesse (il 23 per cento);
il 4 e 5 Novembre 2009 si è tenuto il seminario «La partecipazione dell'Italia alle missioni civili dell'Unione europea: aspetti critici e prospettive future» organizzato dal Ministero degli affari esteri e dall'Istituto affari internazionali da cui sono scaturite alcune importanti e precise indicazioni;
un recente studio dell'European Council on Foreign Relations non pone l'Italia in cima alla classifica dei paesi che hanno partecipato più efficacemente alle missioni civili Pesd, soprattutto per le carenze nei meccanismi di reclutamento e formazione del personale civile non di polizia;
al seminario sono state formulate varie raccomandazioni, fra cui alcune dirette ad accrescere il coinvolgimento nelle missioni di personale proveniente da ambienti estranei alle amministrazioni centrali dello Stato. L'Italia sembra prestare meno attenzione a questo aspetto rispetto ad altri paesi, laddove invece gli obiettivi delle missioni civili dell'Unione europea si

sono de facto ampliati nel corso degli anni e il trattato di Lisbona allargherà ulteriormente gli ambiti di intervento dell'Unione;
attualmente, soltanto 22 civili italiani su 272 impegnati in missioni civili dell'Unione europea sono free-lance. L'Italia utilizza principalmente militari senza divisa e senza armi, ma anche civili esterni agli apparati istituzionali che rappresentano senza dubbio un valore aggiunto. Una presenza più cospicua di esperti civili con conoscenza delle lingue e culture locali ed esperienza nel peacebuilding, nella facilitazione del dialogo, nella tutela dei diritti umani, nelle questioni di genere, potrebbe rappresentare, un contributo importante e complementare alle altre competenze presenti;
lo sviluppo di elevate capacità d'intervento in missioni civili di pace passa anche dall'istituzionalizzazione di meccanismi che permettano alle amministrazioni statali di arricchire il proprio contributo alle missioni Ue con l'apporto di competenze specifiche presenti in università, centri di ricerca, Ong, associazioni o settore privato;
nel seminario sono stati formulati 4 obiettivi principali: 1. Pianificare meglio le missioni a livello europeo e definire meglio la linea di comando e controllo; 2. Rafforzare il coordinamento della partecipazione italiana fra le diverse amministrazioni coinvolte (PCM, esteri, difesa, giustizia, economia e finanza) affidandolo al Ministero degli affari esteri; 3. Garantire la certezza delle risorse inserendo i finanziamenti nei bilanci ordinari dell'amministrazione statale e non come si fa ora in bilanci decisi di volta in volta e per pochi mesi; 4. Rendere più efficace il reclutamento e la formazione. Gran parte del personale italiano proviene da amministrazioni pubbliche con conseguenti difficoltà a reperire tipi di professionalità che stanno soprattutto nel settore privato, nelle università, nei centri di ricerca -:
come il Governo intenda recepire le indicazioni scaturite dal seminario organizzato dal Ministero degli affari esteri e l'Istituto affari internazionali in relazione alle missioni internazionali dell'Unione europea;
se, come e quando il Governo intenda coinvolgere esperti free-lance di organizzazioni della società civile (Osc), del mondo scientifico, del settore privato o liberi professionisti nell'ambito delle missioni civili dell'Unione europea.
(5-02319)

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo i dati della rete di monitoraggio della qualità dell'aria gestita dal Dipartimento Provinciale ARPA Veneto riguardanti il periodo dal 1o gennaio al 31 dicembre 2009, nella città di Padova il livello di concentrazione delle polveri sottili, Pm10, è stato superato per 102 giorni. La legge prevede che la media giornaliera dei 50 ug/m3 può essere superata al massimo per 35 volte l'anno;
secondo i dati della rete di monitoraggio della qualità dell'aria gestita dal Dipartimento Provinciale ARPA Veneto per 15 giorni consecutivi, dal 12 al 26 novembre 2009, la concentrazione di Pm10 è risultata costantemente oltre la norma, con picchi che hanno superato il doppio del limite giornaliero consentito dalla legge. La punta massima è alla stazione Mandria Ca' Rasi con 104 ug/m3; la media di concentrazioni di Pm10 nei 15 giorni consecutivi, dal 12 al 26 novembre 2009, è di: 84,6 ug/m3 per stazione Granze di Camin; 82,7 ug/m3 per stazione Viale Internato Ignoto - Inceneritore San Lazzaro;

82,4 ug/m3 per stazione Mandria Ca' Rasi; 79,8 ug/m3 per stazione di Arcella Guido Reni; 76,3 ug/m3 per stazione Via Carli - Inceneritore San Lazzaro;
secondo i dati della rete di monitoraggio della qualità dell'aria gestita dal Dipartimento Provinciale ARPA Veneto, per 9 giorni consecutivi, dal 16 al 24 dicembre 2009, la stazione di rilevamento di Arcella Guido Reni ha registrato picchi di concentrazione di Pm10 pari a 118 ug/m3. La media di concentrazioni di Pm10, dal 16 al 24 dicembre 2009, è pari a 81,67 ug/m3;
nella centralina di rilevamento della stazione Mandria Ca' Rasi, nel mese di marzo 2009, si sono raggiunti picchi di concentrazioni di Pm10 pari a 144 ug/m3;
la centralina di rilevamento delle polveri ultrasottili, Pm2.5, della stazione di Mandria Ca' Rasi del 28 febbraio 2009 ha raggiunto un livello di concentrazioni pari a 155 ug/m3;
la stazione Aps1 Viale Internato Ignoto - Inceneritore San Lazzaro, il 1o marzo 2009 registra una concentrazione di polveri ultrasottili, Pm2.5, pari a 116 ug/m3;
la stazione Aps2 Via Carli - Inceneritore San Lazzaro, il 1o marzo 2009 registra una concentrazione di polveri ultrasottili, Pm2.5, pari a 122 ug/m3;
nella centralina di rilevamento della stazione Arcella Guido Reni, il 28 dicembre 2009, si sono raggiunti picchi di concentrazioni di Pm10 pari a 136 ug/m3;
l'amministrazione del comune di Padova nei 15 giorni consecutivi, dal 12 al 26 novembre, e nei 9 giorni consecutivi, dal 16 al 24 dicembre, non ha ritenuto di informare la popolazione durante le giornate consecutive di superamento della soglia di attenzione sui pericoli derivanti dall'esposizione del Pm10 e Pm2.5; non ha consigliato ai bambini di evitare giochi e divertimenti all'aria aperta che richiedano intenso sforzo; agli sportivi di preferire l'attività in ambienti chiusi; alle persone anziane di limitare le passeggiate all'aperto; alle persone con problemi polmonari o affette da disturbi cardiaci di evitare del tutto l'attività fisica all'aperto e limitare la permanenza allo stretto indispensabile; a tutti gli altri il consiglio di ridurre la permanenza all'aria aperta;
l'amministrazione del comune di Padova nei 15 giorni consecutivi, dal 12 al 26 novembre, e nei 9 giorni consecutivi, dal 16 al 24 dicembre, in una situazione acuta di inquinamento atmosferico con gravi rischi per la salute pubblica non ha posto in essere ulteriori misure restrittive alla circolazione (compreso il blocco totale della circolazione) in grado di ridurre i livelli di inquinamento da polveri sottili;
il decreto del Ministero dell'ambiente n. 163 del 21 aprile 1999 individua i criteri ambientali e sanitari in base ai quali i Sindaci possono applicare misure di limitazione della circolazione veicolare al fine di ottenere un concreto miglioramento della qualità dell'aria in ambito urbano;
il decreto ministeriale n. 163 del 1999 è stato modificato dal decreto ministeriale n. 60 del 2002 per adeguarlo ai contenuti di tale decreto e del decreto legislativo n. 351 del 1999. I sindaci dei comuni appartenenti agli agglomerati ed alle zone in cui sussiste il superamento ovvero il rischio di superamento del valore limite giornaliero per le polveri Pm10, possono adottare misure di limitazione della circolazione per determinate categorie di veicoli. Tali misure possono essere modulate sulla base delle previsioni di miglioramento o peggioramento dello stato della qualità dell'aria;
la regione Veneto non ha previsto l'adozione di provvedimenti pianificatori, di coordinamento e di indirizzo, uniti alla concessione di adeguate risorse economiche ai Comuni impegnati a fronteggiare il problema dell'inquinamento dell'aria;
lo studio italiano MISA-2, un grande studio pianificato di metanalisi sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici,

coordinato da Annibale Biggeri, Università di Firenze, Pierantonio Bellini, Università di Padova e Benedetto Terracini, Università di Torino ha misurato direttamente gli effetti del Pm10 presente nell'aria delle nostre città stabilendo che l'aumento di mortalità cardiovascolare si manifesta entro i 4 giorni successivi al picco di inquinamento. L'aumento di mortalità per cause respiratorie si protrae per almeno 10 giorni;
lo studio italiano MISA-2, per la prima volta in Italia, ha studiato anche gli effetti dell'aria di città sulle fasce estreme di età (neonati e ultraottantacinquenni). La relazione tra concentrazioni degli inquinanti e mortalità e ricoveri ospedalieri è risultata tendenzialmente maggiore tra gli anziani, in particolare tra i soggetti con più di 85 anni, e, per NO2 e CO, per i neonati fino a 24 mesi. Ciò non significa che gli effetti deleteri dell'inquinamento riguardino solo un sottoinsieme della popolazione, perché sono stati osservati rischi anche in quelle fasce giovani-adulte che si ritenevano meno suscettibili. Con una differenza, comunque: mentre nei più anziani l'inquinamento può uccidere, perché peggiora le condizioni di un fisico già debilitato, nei più piccoli gli effetti si manifestano a pieno solo a lungo termine, con la comparsa di ulteriori malattie;
una ricerca condotta dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), per conto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente (APAT) tra il 2002 e il 2004, dal titolo «Impatto sanitario del Pm10 e dell'ozono in 13 città italiane», ha preso in esame 13 città con più di 200.000 abitanti: Torino, Genova, Milano, Trieste, Padova, Venezia-Mestre, Verona, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Catania e Palermo, per un totale di nove milioni di persone (il 16 per cento del totale della popolazione nazionale) rilevando che gli effetti a lungo termine delle concentrazioni di Pm10 superiori ai 20 ug/m3 hanno causato una media annuale di 8.220 morti, vale a dire il 9 per cento della mortalità negli over 30 per tutte le cause, esclusi gli incidenti stradali;
sempre secondo lo studio Oms, di queste morti, in base alle nuove conoscenze disponibili sugli effetti sanitari del Pm10, è possibile scomporre l'impatto della mortalità per gli effetti cronici oltre i 20 ug/m3 in: cancro al polmone per 742 casi all'anno, infarto per 2.562 e ictus per 329. Tra le malattie provocate dal Pm10 compaiono poi anche bronchiti, asma, sintomi respiratori in bambini e adulti, ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie che determinano perdita di numerosi giorni di lavoro;
uno studio epidemiologico condotto da Legambiente di Padova, utilizzando gli stessi parametri scientifici dell'Oms, sull'impatto sanitario del Pm10 sulla popolazione residente a Padova negli anni 2001-2005, ha stimato che il numero di decessi che si sarebbero potuti evitare se il Pm10 si fosse mantenuto a 20 ug/m3, anziché ad una media di 57,9 ug/m3, calcolata per il quinquennio 2001-2005, è stimato in 285 annui, pari al 13 per cento del totale dei decessi per cause naturali rilevato nel 2001;
sempre secondo lo studio di Legambiente di Padova sull'impatto sanitario del Pm10 sulla popolazione residente a Padova negli anni 2001-2005, considerando gli effetti cronici, si può attribuire all'inquinamento da Pm10 un notevole aumento della mortalità per tumori delle vie respiratorie e di quella per infarto, con un numero di casi attribuibili pari rispettivamente del 15 e 28 per cento di tutti i decessi per tali cause;
la direttiva 2008/50/CE fissa i limiti delle particelle sottili, Pm2.5, e stabilisce che gli Stati membri portino entro il 2015 i livelli di Pm2.5 nelle aree urbane al di sotto dei 20 ug/m3 e riducano entro il 2020 l'esposizione del 20 per cento rispetto ai valori del 2010;
la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione per l'Italia per non aver rispettato la norma relativa alle concentrazioni di Pm10, ovvero le polveri sottili alle quali è notoriamente attribuita la responsabilità di avere generato gravi

conseguenze sulla salute umana come asma, problemi cardiovascolari, cancro al polmone e morte prematura. Le concentrazioni di queste sostanze cancerogene hanno infatti superato i limiti massimi previsti dalla normativa sulla qualità dell'aria fissati dall'Unione europea -:
se i ministri interrogati non ritengano, ove ne sussistano i presupposti, opportuno esercitare i poteri di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 112 del 31 marzo 1998;
quali provvedimenti intendano adottare per assicurare il rispetto della direttiva 2008/50/CE.
(4-05680)

DI STANISLAO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, coi suoi 150.000 ettari di estensione, è uno dei più grandi d'Italia. La varietà e la ricchezza naturalistica dei suoi massicci e dei diversi versanti, le suggestive testimonianze storico-architettoniche si riflettono in una moltitudine di proposte, itinerari e visite per tutte le stagioni dell'anno. Il Parco racchiude tre gruppi montuosi - la catena del Gran Sasso d'Italia, il massiccio della Laga, i Monti Gemelli - e si caratterizza per la presenza della vetta più alta dell'Appennino, il Corno Grande, che raggiunge i 2.912 metri. Su questa catena è inoltre presente l'unico ghiacciaio appenninico, il Calderone, il più meridionale d'Europa;
la presenza fisica dell'ente Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sul territorio dovrebbe garantire una strategica e funzionale rete di strutture amministrative - tecnico-scientifiche e promozionali che favoriscono il contatto diretto e continuativo con le popolazioni residenti, le istituzioni locali e sempre più numerosi visitatori. Si tratta ormai di un riconosciuto «bene collettivo» attorno al quale, nella condivisione di scelte e percorsi partecipati a favore di un ambiente montano che di fatto costituisce un «monumento europeo alla biodiversità», si stringono oggi amministratori, forze sociali e cittadini;
il parco ospita numerose specie faunistiche e floristiche esclusive di quest'area, inoltre gli animali più rappresentativi dell'Appennino quali il lupo, il camoscio d'Abruzzo, l'orso, l'aquila reale o il biancone che evocano con forza una natura primordiale e selvaggia;
nel marzo 2009, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha nominato il nuovo commissario straordinario del Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, il terzo commissario consecutivo chiamato al Parco Infatti sono più di 3 anni che il Parco è privo del consiglio direttivo, a questo si aggiunge che il parco in circa 5 anni non ha avuto neanche un direttore nominato secondo quanto previsto dalla normativa vigente;
il protrarsi del commissariamento è di fatto un impedimento per la pianificazione di qualsivoglia attività di rilancio del parco;
pertanto, in relazione allo stallo prodottosi con la nomina del commissario straordinario che, proprio per la sua straordinarietà, avrebbe dovuto portare entro strettissimo tempo alle nomine degli organi statutari nonché del Presidente -:
se il Governo intenda finalmente procedere alla nomina, condivisa con le Regioni Abruzzo, Marche e Lazio, tanto del Presidente quanto degli organi dell'ente e alla programmazione delle attività.
(4-05687)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

VACCARO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
nell'area del fiume Sarno, a Poggiomarino e, nello specifico, in via Fontanelle,

è necessario realizzare un collettore fognario per il superamento dell'emergenza socio-economico-ambientale;
ad oggi, tali lavori di bonifica sono stati condotti dal commissariato di governo, in seguito agii accordi raggiunti - successivamente alla valutazione del rischio archeologico fatta nel 2007 - fra lo stesso commissariato di governo e la soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei;
la suddetta valutazione del rischio archeologico è stata effettuata con il previsto procedimento dei geocarotaggi;
a seguito di tale valutazione è stata aperta una piccola trincea di scavo che ha evidenziato l'esistenza di strutture murarie pertinenti ad una costruzione in abbandono all'epoca dell'eruzione del 79 d. C., in cui è stata riscontrata anche la presenza di lastre di rivestimento in marmo;
nel settembre del 2009 si è proceduto ad ulteriori indagini valutative, mediante l'apertura di altri due piccoli saggi; tali indagini hanno portato alla luce pareti affrescate, anfore, reperti vari, diverse tombe, nonché un'enorme cisterna idraulica. In precedenza, tali ritrovamenti non erano emersi;
l'ultima, recente indagine valutativa della zona sita in Via Fontanelle ha mostrato un panorama archeologico che riveste un grande interesse culturale, in considerazione dell'imprevista estensione dello stesso giacimento archeologico individuato e insospettabile in precedenza -:
se il Governo, mediante il Ministero dei beni e le attività culturali, non intenda ricercare, al fine del superamento dell'emergenza socio - economica - ambientale presente nell'area del fiume Sarno, una soluzione che possa essere concertata non solo dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e dal commissariato di governo, ma anche dall'amministrazione comunale di Poggiomarino e dai portatori di interessi legittimi, così che si possa conciliare l'esigenza della tutela della salute pubblica, e quindi dei lavori in corso per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle, con l'interesse della tutela e salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso di recente;
se, inoltre, non sia il caso di procedere, e in che tempi, ad una nuova valutazione del rischio per l'area archeologico, alla luce dei nuovi e importanti ritrovamenti;
se non sia il caso di deviare il collettore in via di realizzazione, da via Fontanelle a via Sbruffi (parallela a via Fontanelle) dove già esiste un collettore fognario da adeguare, salvando in tal modo il giacimento archeologico in questione.
(4-05678)

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DIFESA

Interrogazione a risposta in Commissione:

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in relazione alla storia, al presente, al futuro degli arsenali militari si ritiene necessario approfondire temi e problemi che oggi rappresentano dal momento che coinvolgono risorse umane, famiglie ed economie locali che svolgono un ruolo importante per quanto riguarda le attività di competenza e il rapporto con i singoli territori;
il 20 gennaio 1998 con decreto del Ministero della difesa i tre arsenali di Augusta, Taranto e La Spezia vennero classificati «Enti Dipendenti dall'Ispettorato Supporto Navale della Marina»;
attualmente, mentre per i cosiddetti arsenali «maggiori» (Taranto e La Spezia) non dovrebbero esserci cambiamenti radicali, per quello di Augusta oltre di riconversione si parla anche di ridimensionamento, verrebbe così a mancare per Augusta una rilevante fetta occupazionale, considerando anche l'indotto che gira attorno alle attività di manutenzione delle unità navali;

la proposta del CRAMM (Comitato per la Ristrutturazione Arsenali Militari Marina) relativamente al piano industriale degli arsenali della marina militare, ha scaturito forti preoccupazioni sull'immediato futuro dell'Arsenale della marina militare di Augusta e dei livelli occupazionali dei territori interessati, che avranno gravi ricadute sociali;
la fondata preoccupazione si evince dall'attenta lettura dello studio effettuato dal CRAMM, e proposto al Ministro della difesa, il quale prevede riqualificazioni delle lavorazioni, che produrranno consistenti tagli agli organici e un depotenziamento mirato a ridurre la struttura attuale in una mera officina di pronto intervento a supporto delle ridotte unità navali previste per il futuro;
in questo piano industriale si aggiungono, nel medio e lungo periodo, ulteriori tagli con incidenza più pesante nei prossimi 3-5 anni;
queste preoccupazioni sono inoltre confermate dalla mancanza di indicazione sulle risorse economiche che si mettono in campo;
il personale civile a seguito di un'assemblea tenutasi il 30 novembre ha delegato la Rappresentanza sindacale unitaria e le organizzazioni sindacali a redigere l'ennesimo documento con richiesta di chiarimenti: al Ministro della difesa, al prefetto di Siracusa, al presidente della regione, al presidente della provincia, ai sindaci di Augusta, Siracusa, Lentini, Carlentini, Sortino, Melilli, Priolo, al comandante di Marisicilia, al direttore Marinarsen Augusta e a tutti i parlamentari del collegio elettorale e alle organizzazioni sindacali nazionali;
il testo riportava tra l'altro che «La RSU di Marinarsen Augusta e le organizzazioni sindacali territoriali, unitamente a tutti i lavoratori, riunitisi in assemblea generale nell'Arsenale di Augusta il 30 novembre, con all'ordine del giorno la proposta del CRAMM relativamente al piano industriale degli arsenali della marina militare, esprimono forte preoccupazione sull'immediato futuro dell'Arsenale della marina militare di Augusta e dei livelli occupazionali dei territori interessati, che avranno gravi ricadute sociali. [...] La rappresentanza sindacale unitaria, le organizzazioni sindacali e i lavoratori tutti, pur consapevoli di una necessaria ristrutturazione degli arsenali e dello strumento industriale del Ministro della Difesa, per renderlo più snello, efficace e rispondente alle esigenze della Marina Militare Italiana, e ritenendo inaccettabile la proposta del CRAMM, rivendicano lo stesso ruolo ed importanza che rivestono gli arsenali di Taranto e La Spezia; il mantenimento del livello occupazionale; chiedono con urgenza di provvedere, nella finanziaria 2010, adeguate risorse per avviare subito il turn-over, i percorsi formativi relativamente alle nuove tecnologie delle unità navali e quanto necessario per l'ammodernamento degli arsenali. In considerazione delle ragioni rivendicate, le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione intraprendendo tutte le opportune iniziative tese al raggiungimento delle rivendicazioni citate» -:
se il Governo intenda chiarire la presenza di arsenali «maggiori» e «minori» e, qualora ci fosse tale classificazione, con che criteri viene stabilita e con quali finalità;
che ruolo il Governo intenda ancora dare all'Arsenale militare di Augusta e quali iniziative intenda intraprendere per il suo rilancio.
(5-02320)

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:

TULLO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
giovedì 7 gennaio 2010 l'Intercity 504 in servizio da La Spezia a Genova ha

viaggiato con una riduzione delle carrozze passando da 10 a 7 creando disagi per gli utenti e immediata richiesta d'attenzione da parte di Trenitalia;
venerdì 8 gennaio 2010 la situazione è peggiorata con la riduzione di altre due carrozze, al punto da far decidere all'azienda di non rilasciare biglietti per l'utilizzo dello stesso Intercity -:
come e cosa abbia provocato un così grave disagio, ripetuto ed aggravato, nelle giornate su indicate.
(5-02313)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCILIPOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
consta all'interrogante che l'aeroporto di Fano, presente sin dagli anni '30, non si sia mai dotato:
della commissione di cui all'articolo 5 del decreto Ministeriale 31 ottobre 1997;
del piano regolatore aeroportuale né della definizione delle zone A, B e C di cui all'articolo 6 del decreto ministeriale 31 ottobre 1997;
del sistema di monitoraggio del rumore come previsto dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496;
del piano di abbattimento del rumore previsto dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496;
la regione Marche ha dichiarato che non intende far fronte a nessuna richiesta di contributo gestionale;
il Dipartimento della protezione civile della Regione Marche ha dichiarato di non avere nessuna necessità aggiuntiva rispetto all'attuale situazione dell'aeroporto fanese;
la società Fanum Fortunae, che gestisce l'utilizzo di hangar e locali nonché la vendita di carburante, è costituita da Comune di Fano, provincia di Pesaro Urbino camera di commercio di Pesaro Urbino;
il Comune di Fano ha chiesto all'ENAC, nel novembre 2007, di asfaltare la pista di atterraggio, attualmente in erba;
l'ENAC ha deciso di stanziare 1,4 milioni di Euro per tale intervento;
il comune di Fano e la camera di commercio di Pesaro Urbino hanno deliberato lo stanziamento di 300 mila euro ciascuno per contribuire alle necessarie opere accessorie, mentre la Provincia di Pesaro Urbino ha deciso di non contribuire;
mentre attualmente atterrano a Fano aerei a pistone e a turbina, ma solo a elica, con l'asfaltatura potranno atterrare anche aerei a reazione;
tale importante modifica sostanziale dell'attuale aeroporto provocherebbe un incremento dell'inquinamento ambientale (emissioni in aria, rumore) e del rischio di incidenti;
detto aeroporto è circondato da zone a forte intensità demografica;
al confine di detto aeroporto il piano regolatore generale individua un'area di verde attrezzato da destinare a parco urbano il cui percorso di progettazione partecipata, avviato dal comune, è già stato completato;
in questi anni sono state raccolte migliaia di firme a sostegno della realizzazione di detto parco urbano;
pertanto il potenziamento dell'aeroporto è in contrasto con la sicurezza dei quartieri limitrofi e la fruibilità del previsto parco urbano;
non esiste un piano industriale che dimostri l'utilità di tale potenziamento;
la Commissione IX Trasporti della Camera dei Deputati ha raccomandato una razionalizzazione del numero degli aeroporti, e, quindi, detto potenziamento appare ingiustificato tenuto conto che in

meno di 50 chilometri esistono due aeroporti internazionali ad Ancona Falconara e a Rimini, che si dibattono entrambi in notevoli difficoltà economiche;
pertanto i suddetti rischi ambientali, non accettabili in sé, non trovano neppure una giustificazione in possibili ricadute economiche;
l'ENAC, interrogato fin dai primi di novembre 2009 da partiti, associazioni e comitati della città di Fano, non ha mai fornito alcuna risposta ai tanti quesiti che il progetto in questione solleva nella popolazione residente -:
se intenda intervenire nei confronti dell'ENAC affinché desista da un siffatto inutile progetto;
se nel caso in cui detto progetto dovesse andare avanti, non ritenga che comunque, alla luce della normativa nazionale e regionale, detto potenziamento debba essere sottoposto a valutazione di Impatto Ambientale regionale.
(4-05681)

DI STANISLAO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Franco Moretti, ha affermato che l'alta velocità diventerà sostanzialmente la «metropolitana veloce d'Italia», una «metropolitana» che è anche un'opera infrastrutturale imponente, «la più rilevante tra quelle realizzate nel nostro Paese dalla fine della guerra». Mille chilometri di binari, 145 in galleria, 73 dei quali tra Firenze e Bologna;
il Presidente del Consiglio dei ministri ha affermato che «L'alta velocità rappresenta una maggiore dinamicità per il Paese, una maggiore capacità di sviluppo e la continueremo perché potremo incontrare nell'area di Novara il corridoio che va da Genova a Rotterdam e il corridoio numero 5 che vogliamo realizzare. Questa è l'Italia che si modernizza e che va avanti [...] Il Governo ha intenzione di recuperare il tempo che è stato perduto»;
dal 14 dicembre 2009 sono entrate in vigore le nuove norme di Trenitalia: con l'avvento dell'alta velocità sono aumentate le tariffe e sono state soppresse molte fermate «di provincia». I treni continuano però ad accumulare ritardi e sono cambiate anche le regole per i rimborsi;
la ristrutturazione 2010 di Trenitalia, entrata in vigore a metà dicembre, non ha incontrato il favore da parte dei viaggiatori. Tante sono state le lamentele e le proteste, soprattutto per ciò che riguarda il rialzo dei prezzi del biglietto e la soppressione di molte corse di alcune fermate. Di fatto le nuove norme di Trenitalia hanno cambiato la «geografia dei treni italici» svantaggiando quasi sempre gli utenti specie di provincia;
inoltre l'incremento dei costi raggiunge picchi del 33 per cento: ad esempio viaggiare da Bologna a Firenze sarà molto più veloce (37 minuti anziché un'ora), ma costerà 24 euro anziché 18,10 euro. Altri esempi Milano-Torino: 22 minuti in meno di viaggio con il 30 per cento in più sul biglietto; l'eurostar da Reggio Emilia a Roma Termini in seconda classe costava 37,18 euro, ora ne costa 44 con un rialzo del 18,34 per cento; Milano-Bologna passa da 37,10 a 41 euro con lo stesso lasso di tempo e anche il Roma-Napoli passa da 39,90 a 44 euro con un risparmio di soli 11 minuti;
purtroppo la realtà però non coincide con i «buoni» propositi di Ferrovie dello Stato perché il debutto dell'alta velocità non è stato dei più felici. Il primo giorno l'eurostar Milano-Roma ha accumulato 24 minuti di ritardo, mentre l'Eurostar Roma-Brescia è arrivato 26 minuti dopo. Nei giorni seguenti la situazione è del tutto peggiorata: fermate cancellate, eurostar city e intercity soppressi, regionali rallentati «per dare la precedenza all'alta velocità». Cresce quotidianamente il malcontento dei pendolari dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia alla Puglia, quelli dei regionali ma soprattutto quelli delle medio-lunghe percorrenze. E prende corpo nelle forme più diverse: raccolte di

firme (in difesa del pendolino Bergamo-Cremona-Roma o delle fermate a Follonica e Cecina), lettere al Governo (l'ha inviata la regione Piemonte, orfana di collegamenti diretti con il Nord-Est e il Sud). E ancora: occupazioni dei binari (l'hanno organizzata i pendolari della Firenze-Orvieto-Roma), occupazioni degli uffici dei capistazione (è successo a Bergamo), litigi agli sportelli per il nuovo sistema di rimborsi (25 per cento per i ritardi tra i 60 e i 119 minuti, 50 per cento oltre i 119);
un miliardo e mezzo è stato il costo per i nuovi «Frecciarossa» e Moretti afferma di volerli da 600 posti, modificabili e ancora più veloci, ma grave resta il problema irrisolto dei pendolari, un esercito di persone che quotidianamente e non per vacanza, ma per bisogno è costretta a combattere una partita persa contro Ferrovie dello Stato tra ritardi, disservizi e disagi. Milioni di italiani studenti, lavoratori, professionisti, impiegati, pensionati e altri completamente dimenticati e abbandonati al loro destino e ai quotidiani problemi di mobilità da un'azienda che, secondo l'interrogante, non si preoccupa di portare avanti e di modernizzare l'intero trasporto su rotaie in Italia;
se vi siano oltre al miliardo e mezzo per i «Frecciarossa» risorse importanti per dare risposta ai milioni di pendolari di cui sembra non preoccuparsi Ferrovie dello Stato -:
se il Governo intende prendere in considerazione le problematiche tecniche riscontrate con l'avvento dell'Alta velocità su tutto il territorio nazionale;
se e come il Governo intenda affrontare le problematiche legate ai treni pendolari, quelli regionali e quelli con sovvenzione pubblica rallentati e messi in secondo piano per dare la precedenza all'alta velocità.
(4-05684)

DI STANISLAO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
è stata realizzata la linea ad alta velocità Roma-Napoli, ma l'Abruzzo è tagliato fuori dal futuro insieme alla direttrice adriatica che ha rappresentato e rappresenta per i trasporti e per la mobilità europea un asse strategico per il collegamento con il Mediterraneo e i Balcani;
anche su facebook, il social network più famoso del mondo, nasce il gruppo dei pendolari della tratta ferroviaria Pescara-Giulianova-Teramo che porta avanti la protesta nei confronti di Trenitalia. Sono in tanti a scambiarsi opinioni, ad esprimere reciprocamente solidarietà, a lasciare sui numerosi gruppi la propria testimonianza fatta di disagi, le proprie storie di disservizi e ritardi. Una situazione che spinge sempre più utenti a scendere sul piede di guerra;
l'Abruzzo viene lasciata su un binario morto abbandonata tanto da Ferrovie dello Stato quanto dal Governo nazionale e regionale. L'alta velocità in questo suo fantascientifico decollo lascia di fatto a piedi tanti abruzzesi. L'amministratore delegato Franco Moretti parlando dell'alta velocità che diventerà la metropolitana veloce d'Italia con treni che sfrecceranno a 350 Km/h si è letteralmente dimenticato dell'Abruzzo dei pendolari a cui non viene data alcuna risposta per i loro quotidiani bisogni di mobilità. Lavoratori, studenti, impiegati, professionisti e chi più ne ha più ne metta continueranno a non avere alcun beneficio e di contro si troveranno di fronte aumenti tariffari tra il 10 e il 15 per cento;
un miliardo e mezzo è la cifra stanziata da Ferrovie dello Stato per i nuovi super treni, a quando verranno rinviati stanziamenti tesi a dare una risposta concreta al quotidiano e alla vita reale di migliaia e migliaia di abruzzesi che hanno a che fare con un servizio scadente ed ora anche con il taglio delle fermate lungo la costa abruzzese da Giulianova a Vasto passando per Pescara con problemi enormi per chi viaggia dopo

l'eliminazione delle fermate degli eurostar e intercity -:
se il Governo sia a conoscenza della realtà e delle problematiche dei pendolari abruzzesi;
se il Governo intenda assumere iniziative nei confronti delle Ferrovie dello Stato affinché siano ripristinate le fermate dei treni in Abruzzo e si valuti la possibilità di mantenere le biglietterie al fine di dare un doveroso servizio a tutti quei cittadini che utilizzano il treno non solo per le vacanze, ma anche come unico mezzo di trasporto per lavoro, studio e per i fabbisogni giornalieri.
(4-05685)

DI STANISLAO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 30 dicembre 2009 sul quotidiano La Repubblica viene pubblicato un articolo dal titolo «Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza». Al suo interno viene riportata una lettera indirizzata al Direttore del quotidiano da parte dello scrittore ed editore Shulm Vogelman;
la lettera è la testimonianza dello scrittore presente sul treno Eurostar Bari-Roma durante l'episodio di umiliazione e privazione dei diritti nei confronti di un passeggero disabile. La lettera, tra l'altro, cita: «caro direttore, è domenica 27 dicembre. Eurostar Bari-Roma. Intorno a me famiglie soddisfatte e stanche dopo i festeggiamenti natalizi, studenti di ritorno alle proprie università, lavoratori un po' tristi di dover abbandonare le proprie città per riprendere il lavoro al nord. Insieme a loro un ragazzo senza braccia. Sì, senza braccia, con due moncherini fatti di tre dita che spuntano dalle spalle. È salito sul treno con le sue forze. Posa la borsa a tracolla per terra con enorme sforzo del collo e la spinge con i piedi sotto al sedile. Crolla sulla poltrona. Dietro agli spessi occhiali da miope tutta la sua sofferenza fisica e psichica per un gesto così semplice per gli altri: salire sul treno. [...] Poco prima della stazione di (...) passa il controllore. Una ragazza di venticinque anni truccata con molta cura e una divisa inappuntabile. Raggiunto il ragazzo senza braccia gli chiede il biglietto. Questi, articolando le parole con grande difficoltà, riesce a mormorare una frase sconnessa: "No biglietto, no fatto in tempo, handicap, handicap". Con la bocca (il collo si piega innaturalmente, le vene si gonfiano, il volto gli diventa paonazzo) tira fuori dal taschino un mazzetto di soldi. Sono la cifra esatta per fare il biglietto. Il controllore li conta e con tono burocratico dice al ragazzo che non bastano perché fare il biglietto in treno costa, in questo caso, cinquanta euro di più. Il ragazzo farfugliando le dice di non avere altri soldi, di non poter pagare nessun sovrapprezzo, e con la voce incrinata dal pianto per l'umiliazione ripete "Handicap, handicap". I passeggeri del vagone, me compreso, seguono la scena trattenendo il respiro, molti con lo sguardo piantato a terra, senza nemmeno il coraggio di guardare. A questo punto, la ragazza diventa più dura e si rivolge al ragazzo con un tono sprezzante, come se si trattasse di un criminale; negli occhi ha uno sguardo accusatorio che sbatte in faccia a quel povero disgraziato. Per difendersi il giovane cerca di scrivere qualcosa per comunicare ciò che non riesce a dire; con la bocca prende la penna dal taschino e cerca di scrivere sul tavolino qualcosa. La ragazza gli prende la penna e lo rimprovera severamente dicendogli che non si scrive sui tavolini del treno. Nel vagone è calato un silenzio gelato. Vorrei intervenire, eppure sono bloccato. La ragazza decide di risolvere la questione in altro modo e in ossequio alla procedura appresa al corso per controllori provetti si dirige a passi decisi in cerca del capotreno. Con la sua uscita di scena i viaggiatori riprendono a respirare, e tutti speriamo che la storia finisca lì: una riprovevole parentesi, una vergogna senza coda, che il controllore lasci perdere e si dedichi a controllare i biglietti al resto del treno. Invece no. Tornano in due. Questa volta però, prima che raggiungano il giovane disabile, dal mio posto blocco controllore e capotreno e sottovoce faccio

presente che data la situazione particolare forse è il caso di affrontare la cosa con un po' più di compassione. Al che la ragazza, apparentemente punta nel vivo, con aria acida mi spiega che sta compiendo il suo dovere, che ci sono delle regole da far rispettare, che la responsabilità è sua e io non c'entro niente. Il capotreno interviene e mi chiede qual è il mio problema. Gli riepilogo la situazione. Ascoltata la mia "deposizione", il capotreno, anche lui sulla trentina, stabilisce che se il giovane non aveva fatto in tempo a fare il biglietto la colpa era sua e che comunque in stazione ci sono le macchinette self service. Sì, avete capito bene: a suo parere la soluzione giusta sarebbe stata la macchinetta self service. "Ma non ha braccia! Come faceva a usare la macchinetta self service?" chiedo al capotreno che con la sua logica burocratica mi risponde: "C'è l'assistenza". "Certo, sempre pieno di assistenti delle Ferrovie dello Stato accanto alle macchinette self service" ribatto io, e aggiungo che le regole sono valide solo quando fa comodo perché durante l'andata l'Eurostar con prenotazione obbligatoria era pieno zeppo di gente in piedi senza biglietto e il controllore non è nemmeno passato a controllare il biglietti. "E lo sa perché?" ho concluso. "Perché quelle persone le braccia ce l'avevano...". Nel frattempo tutti i passeggeri che seguono l'evolversi della vicenda restano muti. Il capotreno procede oltre e raggiunto il ragazzo ripercorre tutta la procedura, con pari indifferenza, pari imperturbabilità. Con una differenza, probabilmente frutto del suo ruolo di capotreno: la sua decisione sarà esecutiva. Il ragazzo deve scendere dal treno, farsi un biglietto per il successivo treno diretto a Roma e salire su quello. Ma il giovane, saputa questa cosa, con lo sguardo disorientato, sudato per la paura, inizia a scuotere la testa e tutto il corpo nel tentativo disperato di spiegarsi; spiegazione espressa con la solita esplicita, evidente parola: handicap. La risposta del capotreno è pronta: "Voi (voi chi?) pensate che siamo razzisti, ma noi qui non discriminiamo nessuno, noi facciamo soltanto il nostro lavoro, anzi, siamo il contrario del razzismo!". E detto questo, su consiglio della ragazza controllore, si procede alla fase B: la polizia ferroviaria. Siamo arrivati alla stazione di (...). Sul treno salgono due agenti. Due signori tranquilli di mezza età. Nessuna aggressività nell'espressione del viso o nell'incedere. Devono essere abituati a casi di passeggeri senza biglietto che non vogliono pagare. Si dirigono verso il giovane disabile e come lo vedono uno di loro alza le mani al cielo e ad alta voce esclama: "Ah, questi, con questi non ci puoi fare nulla altrimenti succede un casino! Questi hanno sempre ragione, questi non li puoi toccare". Dopodiché si consultano con il capotreno e la ragazza controllore e viene deciso che il ragazzo scenderà dal treno, un terzo controllore prenderà i soldi del disabile e gli farà il biglietto per il treno successivo, però senza posto assicurato: si dovrà sedere nel vagone ristorante [...]»;
l'episodio ha provocato proteste, indignazione e forti accuse contro un comportamento inaccettabile, disumano e di prepotenza nei confronti di una situazione delicata, particolare e che meritava senz'altro un finale diverso e principalmente una maggiore sensibilità e più rispetto;
successivamente Ferrovie dello Stato ha chiesto scusa al disabile protagonista e alle associazioni di categoria che giustamente hanno sentito il dovere e il diritto di protestare e manifestare la loro disapprovazione e indignazione;
è decisamente venuto meno il rispetto del diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini, in particolar modo di un disabile senza accompagnamento e con evidenti problemi di comunicazione;
quel ragazzo è stato umiliato, rimproverato e ha subito dei disagi notevoli -:
se il Governo intenda chiarire quale sia il modo con cui vengono gestite e organizzate le Ferrovie dello Stato e il personale al suo interno con particolare riguardo a quanto narrato in premessa;
se il Governo intenda fare chiarezza non solo su questo episodio, ma anche al

fine di accertare se ve ne siano stati altri taciuti e se siano atteggiamenti frequentemente tenuti, ciò per evitare che accada di nuovo in futuro.
(4-05686)

DI STANISLAO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 1o gennaio 2010 sono scattati i rincari dei pedaggi autostradali. In concreto i rincari, che le varie concessionarie potranno applicare e che toccano punte superiori al 15 per cento, sono del 2,4 per cento per Autostrade per l'Italia, la concessionaria (gruppo Atlantia) che gestisce la principale rete autostradale italiana. E poi, via via: Ativa 6,23 per cento; Autostrada del Brennero 1,6 per cento; Brescia-Padova 6,56 per cento; Centropadane 0,74 per cento; CISA 1,76 per cento; Fiori SpA 1,15 per cento; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,41 per cento; Tangenziale di Napoli 2,17 per cento; Rav 0,94 per cento; Salt 1,5 per cento; Sat 2,11 per cento; Autostrade meridionali 1,43 per cento; Satap tronco A4 (Novara Est-Milano 15,83 per cento; Torino-Novara Est 15,29 per cento); Satap tronco A21 9,70 per cento; Sav (Autostrada 1,36 per cento; Raccordo Gran San Bernardo 1,04 per cento); Sitaf 2,35 per cento; Torino-Savona 1,47 per cento; Strada dei parchi 4,78 per cento;
non sono ancora stati invece riconosciuti incrementi tariffari per il Consorzio per le autostrade siciliane (Messina-Catania e Messina-Palermo), per Autovie Venete SpA e per Asti-Cuneo. Le tariffe di pedaggio della società Cav sono state ridotte, rispettivamente, del 1,00 per cento per l'A4 Venezia-Padova tangenziale ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo, e del 1,18 per cento per il passante di Mestre. Per la Venezia-Trieste e la rete di Autovie venete l'adeguamento delle tariffe è stato solo congelato in attesa della ratifica formale, da parte dei ministeri competenti, della nuova convenzione con Anas;
secondo l'Aiscat, l'associazione delle concessionarie autostradali, il valore medio ponderato sul traffico dell'incremento tariffario su base nazionale è pari al 2,71 per cento. Nel quale è compreso il sovracanone in favore dell'Anas, che dovrebbe generare un gettito di circa 270 milioni di euro. Ma l'Anas nega che il sovracanone sia collegato agli aumenti. L'Aiscat sostiene invece che graverà sui veicoli leggeri per 3 millesimi di euro al chilometro e per 9 millesimi per i veicoli pesanti: il tutto a fronte di oltre 3 miliardi di investimenti da parte delle concessionarie nell'anno. L'entità degli aumenti, sempre secondo l'Aiscat, «varierà anche quest'anno sul territorio in funzione sia degli arrotondamenti sia delle specifiche concessioni», dato che la formula tariffaria «non è unica e la nuova normativa provoca un effetto di compressione degli adeguamenti tariffari su un numero di anni di concessione più ridotto»;
rincari che hanno sollevato immediatamente le proteste delle associazioni dei consumatori, che denunciano aumenti superiori al tasso di inflazione, gabelle ingiustificate, e disagi economici per chi viaggia in autostrada, come il caso della Strada dei parchi che porta in Abruzzo;
Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum, ha affermato che «Una raffica di aumenti per i pedaggi autostradali dal 1o gennaio che non hanno nessuna motivazione, né inflazionistica né dettata da investimenti strutturali su un sistema autostradale fermo agli anni '60». Per l'associazione la media degli aumenti è pari al 2,70 per cento, ma su alcune tratte l'aumento raggiunge una percentuale pari al 4,78, come sulla Roma-L'Aquila, «imponendo di fatto una "gabella di transito" pari a 6 euro per tutti i pendolari del quadrante est dell'hinterland capitolino». Adiconsum sottolinea inoltre che l'aumento dei pedaggi «favorisce in particolare Autostrade per l'Italia che gestisce km 2854,6 dell'intera rete autostradale e che vede solo un minimo introito (circa 270 milioni) per l'Anas. Cosi continuerà ad allargarsi la forbice tra il sistema auto

stradale del Nord e quello del Sud, con la telenovela del completamento della SA-RC e delle "autostrade", se così possono essere definite, della Sicilia e del Mezzogiorno in generale»;
gli aumenti sono criticati anche da Coldiretti: «In un paese dove l'80 per cento dei trasporti avviene su gomma l'aumento dei pedaggi autostradali pesa notevolmente sui costi della logistica che incidono per quasi un terzo nella frutta e verdura»;
l'Adoc sottolinea soprattutto il caso dei rincari sulla Strada dei parchi, con un aumento del 4,78 per cento giudicato del tutto «ingiustificato», e ne chiede il blocco per venire incontro alle famiglie abruzzesi vittime del sisma e rilanciare il turismo. Il Presidente dell'Adoc sostiene che «l'aumento medio delle tariffe autostradali, pari all'8,6 per cento, è eccessivo, ben oltre il livello d'inflazione registrato durante l'anno, inoltre, riteniamo assurdo il rincaro del 4,78 per cento per il pedaggio sulla Strada dei parchi che collega l'Abruzzo. Dopo il disastroso terremoto la zona non si è ancora completamente ripresa, molte famiglie hanno ancora la necessità di fare continui trasbordi da e per il proprio luogo d'origine, aumentare il pedaggio è un danno grave e ingiustificato. Per questo chiediamo che sia posto un blocco agli aumenti sulla Strada dei parchi, mantenendo in vigore le attuali tariffe e auspichiamo, inoltre, una diminuzione dei prezzi che porti i valori delle tariffe autostradali al periodo antecedente il terremoto»;
Federconsumatori e Adusbef tracciano, un riepilogo dei rincari di inizio anno. Per l'assicurazione dei mezzi di trasporto, RC Auto si avrà un aumento di 130 euro in base annua con una ricaduta dello 0,1 per cento sul tasso di inflazione pari a 30 euro annui di maggiori spese; per i carburanti l'aumento sarà di 120 euro l'anno; per l'aumento dei pedaggi autostradali 15 euro per costi diretti e 0,2 per cento pari a 60 euro in più per costi indiretti. Secondo una stima delle due associazioni «l'aumento complessivo quindi per costi diretti ed indiretti, derivanti dal sistema trasporto su gomma sarà di 415 euro a famiglia»;
tutto ciò influirà negativamente su un potere di acquisto già ridotto ai minimi termini -:
se il Governo intende varare un piano infrastrutturale che investa parte dei proventi dello scudo fiscale, tutela da parte delle concessionarie autostradali e un tavolo di confronto fra Autostrade per l'Italia e consumatori per realizzare una urta dei servizi e una carta dei diritti degli automobilisti;
se il Governo intenda porre un blocco agli aumenti sulla Strada dei parchi, mantenendo in vigore le attuali tariffe e una diminuzione dei prezzi che porti i valori delle tariffe autostradali al periodo antecedente il terremoto.
(4-05688)

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INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:

MISIANI e SANGA. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comma 23 dell'articolo 77-bis del decreto-legge 112 del 2008 prevede che, qualora venga conseguito l'obiettivo programmatico assegnato al settore degli enti locali, a partire dall'anno 2009, alle province ed ai comuni virtuosi è riconosciuto un premio, che consiste nell'esclusione dal computo del saldo valido per la verifica del rispetto del patto di stabilità, di un importo commisurato alla propria virtuosità. Sono virtuosi gli enti che hanno rispettato il patto di stabilità interno nel 2008 e che, nel medesimo anno, si posizionano, rispetto agli indicatori di rigidità strutturale ed autonomia finanziaria al di sopra del loro valore medio valutato per classe demografica;

il 22 dicembre 2009 il Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno ha emanato il relativo decreto interministeriale che individua il premio complessivo (173.511.100 euro) e lo ripartisce tra i comuni virtuosi individuati secondo i criteri di cui sopra. La bozza del decreto ministeriale aveva già avuto l'avallo della Conferenza Stato-Città ed autonomie locali nella riunione del 24 settembre 2009. Il decreto, pubblicato sul sito della Ragioneria generale dello Stato, è in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale;
tra i venti comuni con il «premio» più elevato figurano Palermo (1.562.860 euro) e Catania (983.411 euro). Entrambi questi comuni hanno attraversato nel 2008-2009 gravissime difficoltà finanziarie: Catania è in dissesto, con un debito complessivo stimato nel 2008 intorno ad 1 miliardo di euro; Palermo è gravata dal pesante debito dell'Amia (180 milioni di euro a fine 2008), la società che gestisce il ciclo dei rifiuti. A fronte di ciò, il Governo Berlusconi ha stanziato 140 milioni di euro per Catania (delibera CIPE del 30 settembre 2008) e 150 milioni per Palermo (delibera CIPE del 31 luglio 2009);
l'idea di premiare i comuni virtuosi è sicuramente utile e condivisibile. Ciò che appare però assolutamente discutibile, ad avviso degli interroganti, è il modo con cui sono stati costruiti i criteri e gli indicatori di virtuosità, che hanno portato il Governo a considerare virtuosi comuni in clamoroso ed evidente dissesto finanziario -:
se non si ritenga opportuno revocare il «premio» ai comuni che hanno ricevuto aiuti straordinari dallo Stato;
quali iniziative intendano assumere per modificare i criteri di virtuosità, al fine di evitare di premiare enti locali che con tutta evidenza non sono in condizioni di virtuosità dal punto di vista della gestione finanziaria.
(4-05677)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
il MIUR ha emanato in data 8 gennaio 2010 la circolare n. 2 che fornisce alle scuole «Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana»;
la circolare individua alcuni criteri che debbono essere attuati per garantire la gestione delle iscrizioni a partire dall'anno scolastico 2010-2011, quali il limite per cui il numero degli alunni con cittadinanza non italiana presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30 per cento del totale degli iscritti;
il limite del 30 per cento può essere innalzato - con determinazione del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale - a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia o arrivati in età prescolare) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche;
il limite del 30 per cento può di contro venire ridotto, con determinazione del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri per i quali risulti all'atto dell'iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all'attività didattica e comunque a fronte di particolari e documentate complessità;
la circolare prevede, tra l'altro: l'attivazione di moduli intensivi, laboratori linguistici, percorsi personalizzati di lingua italiana per gruppi di livello sia in orario curricolare (anche in ore di insegnamento di altre discipline) sia in corsi pomeridiani; la partecipazione a progetti mirati all'insegnamento della lingua italiana come seconda lingua, utilizzando eventualmente risorse professionali interne o di

rete, offerti e/o organizzati dal territorio; la possibilità per gli allievi stranieri neoarrivati in corso d'anno di essere inseriti nella scuola anche in una classe non corrispondente all'età anagrafica per attività finalizzate a un rapporto iniziale sia con la lingua italiana, sia con le pratiche e le abitudini della vita scolastica, ovvero di frequentare un corso intensivo propedeutico all'ingresso nella classe di pertinenza (anche in periodi giugno/luglio/inizio settembre in cui non si tiene la normale attività scolastica) -:
come e se il Ministro interrogato intenda:
a) considerati gli ingenti tagli operati alla scuola nell'ambito della manovra di cui al decreto-legge n. 112 del 2008, sostenere concretamente le scuole italiane e gli insegnanti con finanziamenti straordinari per corsi di lingua e cultura italiana;
b) investire del tema la Conferenza unificata per concertare azioni di politica territoriale che coinvolgano anche comuni, province e regioni per fare rete con le scuole del territorio per tutte le politiche scolastiche ed extrascolastiche verso i minori immigrati e le loro famiglie;
c) finalizzare in modo puntuale gli interventi di formazione in servizio degli insegnanti, anche in ragione della necessità di una formazione mirata alle «metodologie di intervento e alle misure organizzative e didattiche di sostegno all'integrazione», e chiarire quali siano le risorse previste e da dove verranno attinte;
d) sostenere concretamente, e attraverso quali risorse economiche e di conoscenza, le istituzioni scolastiche autonome nell'attivare moduli intensivi, laboratori linguistici, percorsi personalizzati di lingua italiana per gruppi di livello sia in orario curricolare (anche in ore di insegnamento di altre discipline) sia in corsi pomeridiani realizzati grazie all'arricchimento dell'offerta formativa, nonché la possibilità per gli allievi stranieri di frequentare un corso intensivo propedeutico all'ingresso nella classe di pertinenza anche in periodi (giugno/luglio/inizio settembre) in cui non si tiene la normale attività scolastica previsti dalla circolare;
e) chiarire quale sia il progetto strategico complessivo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per gli alunni immigrati entro cui si colloca la circolare 2/2010 e se nella sua stesura si sia tenuto conto della formazione dei docenti all'insegnamento dell'italiano come seconda lingua promosso dal Ministro Moratti che aveva coinvolto un migliaio di docenti, nonché se si sia tenuto conto del progetto di insegnamento dell'L2 varato all'inizio del 2008 e dei percorsi di eccellenza messi in atto dalle istituzioni scolastiche spesso in rete con comuni, province, università e privato sociale;
f) coniugare l'impegno verso gli alunni immigrati con l'attenzione alla dimensione globale in cui è immersa anche la scuola e rafforzare le competenze dei docenti in merito alla dimensione interculturale dei saperi per fornire a tutti i ragazzi chiavi di lettura e strumenti di conoscenza che li rendano al contempo cittadini della propria comunità locale, cittadini italiani ed anche cittadini europei e del mondo.
(2-00575)
«De Torre, Pes, Melandri, Sarubbi, Barbi, De Pasquale, Zampa, Damiano, Pizzetti, Rossa, Bachelet, Ghizzoni, Livia Turco, Lolli, Coscia, Santagata, Nicolais, Veltroni, Madia, Gozi, Strizzolo, Siragusa, Bossa, Zaccaria, Levi, Velo, Colombo, De Biasi, Mazzarella, Miotto, Gnecchi, Giovanelli, Corsini, D'Incecco, Fioroni».

Interrogazione a risposta orale:

GOISIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
gli interventi che lo psicologo attua nella scuola intercettano l'insorgenza di

comportamenti inadeguati e dannosi, migliorando la qualità dell'apprendimento, della socializzazione e dei vissuti emotivi affettivi. Tali vantaggi si riversano non solo sullo studente, principale oggetto di destinazione ma su tutta la comunità, sia scolastica sia in senso lato, con un abbattimento dei costi (spese sanitarie, giudiziarie, sociali);
la qualità di tali interventi è garantita a livello giuridico dalla legge 18 febbraio 1989, n. 56, che istituendo la figura di psicologo ne definisce gli ambiti di intervento e di competenza;
anche in Italia come in altri Paesi europei è emersa l'esigenza di avere una figura istituzionale di psicologo -:
se, anche alla luce dell'azione di classificazione e riorganizzazione degli indirizzi della scuola secondaria, non ritenga necessario intraprendere iniziative di carattere normativo per introdurre l'orientamento scolastico obbligatorio, ai fini di indirizzare la scelta e minimizzare la quota di studenti che abbandonano precocemente gli studi o cambiano indirizzo.
(3-00828)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta immediata:

BACCINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'attuale contesto di crisi economica e finanziaria, dalla quale è bene ricordare non si è ancora usciti, richiede il rilancio degli istituti di sostegno alla persona, soprattutto nelle situazioni di difficoltà economica determinatesi o peggiorate a causa della crisi stessa;
l'economia italiana continua a evidenziare elementi contrastanti: una maggiore debolezza strutturale rispetto ai Paesi industrializzati, determinata dall'inadeguatezza di alcuni importanti fattori produttivi (innovazione tecnologica, competenze umane, carenza di servizi e infrastrutture) e dalla persistenza di forti vincoli di bilancio a causa della dimensione del debito pubblico; un'evoluzione ancora sfavorevole per le regioni meridionali che continuano a risentire della fragilità del loro tessuto produttivo e della debolezza della domanda di consumi; una minore incidenza dei fattori che hanno originato o aggravato la recessione internazionale (insufficiente patrimonializzazione delle banche, elevato indebitamento delle famiglie, bolla immobiliare); una ripercussione sostanzialmente contenuta in relazione agli altri Stati membri dell'Unione europea degli effetti della crisi sulla forza lavoro, in particolare per l'ampliamento, per dimensione e tipologia, della tutela assicurata dagli ammortizzatori sociali;
nel corso del 2009, a partire dall'accordo Governo-regioni del 19 febbraio 2009 di attuazione di quanto previsto dall'articolo 19 del decreto-legge 29 novembre 2008, n.185, l'impegno del Governo per il mantenimento dei livelli occupazionali si è, infatti, concretizzato in un piano di contrasto alla crisi fondato sull'azione stabilizzatrice degli ammortizzatori sociali, che hanno ottenuto risultati promettenti sulla tenuta dei livelli occupazionali dei lavoratori dipendenti;
ciò nonostante il tasso di occupazione (rilevazione mensile Istat - novembre 2009) è sceso di 1,7 punti percentuali nel corso dell'ultimo anno e si attesta al 57,1 per cento. La percentuale delle persone disoccupate è pari all'8,3 per cento ed è aumentata in un anno di 1,3 punti percentuali. Desta preoccupazione il tasso di inattività pari al 37,7 per cento poiché si riferisce a soggetti che hanno perso o non hanno mai avuto un lavoro e hanno smesso di cercarlo;
si ritiene sia pertanto opportuno prevedere un'azione integrata di interventi volta a ridurre l'impatto della crisi sul capitale umano, salvaguardando la capacità di azione e la professionalità delle

persone e assicurando l'inclusione sociale e lavorativa di coloro che si trovano in situazione di svantaggio sociale ed economico;
sembrano mirare a questi obiettivi generali i vari provvedimenti anticrisi varati dall'Esecutivo nel 2009 fino al cosiddetto «pacchetto lavoro» inserito nella legge finanziaria per il 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 191 articolo 2 commi 130-160);
nel «pacchetto lavoro» della legge finanziaria 2010, infatti, si ripropongono e attualizzano l'insieme delle misure di politica passiva del lavoro già sperimentate nel 2009. Sono inoltre presenti diversi strumenti di politica attiva del lavoro che sembrerebbero disegnati per favorire il reingresso nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici espulsi a causa della crisi;
sembrano inoltre di particolare interesse, le misure di carattere sperimentale promosse dal decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78 (convertito dalla legge 2 agosto 2009, n. 102), che dovrebbero sostenere e favorire il passaggio - volontario - dei lavoratori dipendenti di aziende in crisi, dall'area della subordinazione a quella del lavoro autonomo tramite il contributo finanziario alla creazione di attività autonome, anche in forma di microimpresa e autoimpresa;
tale recente normativa sembrerebbe confermare la visione del Governo rivolta a considerare la microfinanza quale strumento di welfare, che può collocarsi sia nell'ambito delle politiche del lavoro che in quelle per l'inclusione sociale;
si ritiene che tra gli interventi per affrontare la recessione e trasformarla in un'opportunità di crescita dell'economia del Paese, alla stregua di quanto si sta realizzando a livello di Unione europea, sia necessario realizzare un contesto economico aperto e inclusivo che permetta di creare una società più solidale ed equa, che riconosca e sostenga lo spirito imprenditoriale anche dei soggetti più deboli;
in proposito si rammenta che la Commissione europea progetta di avviare nel 2010 uno strumento europeo, cofinanziato dal programma Progress, finalizzato all'occupazione e all'integrazione sociale di soggetti altrimenti non bancabili (Progress microfinance facility);
tra gli istituti promossi dal Governo italiano per contrastare gli effetti della crisi economica sui lavoratori cassintegrati rientrano gli incentivi previsti dall'articolo 1, commi 7 e 8, del decreto legge 1 luglio 2009 n. 78, convertito dalla legge 2 agosto 2009, n. 102, e sono previste forme di integrazione tra quanto previsto dal richiamato decreto legge n. 78 del 2009 in merito all'utilizzo degli strumenti di tutela e sostegno del reddito per la creazione di attività autonome e microimprese e gli incentivi diretti a favorire lo sviluppo di nuova imprenditorialità e la diffusione di forme di autoimpiego -:
come si intenda favorire il rientro nel mercato del lavoro dei lavoratori espulsi dalle imprese in crisi e quali misure di politica attiva siano previste, secondo quali modalità saranno implementate e da chi.
(3-00832)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XI Commissione:

PALADINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 24 aprile 2009 varie Organizzazioni sindacali del settore agro-industria invitavano la direzione aziendale Unilever ad un confronto relativamente a preoccupanti segnali di precarizzazione della forza lavoro in seno allo stabilimento di Caivano;
il 1o luglio del 2009 venivano comunicati dall'azienda dati molto confortanti quanto al livello di produttività e di efficienza raggiunto dallo stabilimento di Caivano, il quale si colloca al primo posto nel contesto produttivo della Unilever;

a risultati aziendali così positivi non può corrispondere, ad avviso dell'interrogante una «selvaggia» precarizzazione della forza lavoro posta in essere dall'azienda attraverso l'assunzione di 450 lavoratori a termine, 200 lavoratori con contratto part-time a 8 mesi oltre al collocamento in mobilità di ulteriori 90 lavoratori;
lo stabilimento di Caivano risulta ad oggi essere lo stabilimento più grande d'Europa per la produzione di gelati;
incrementare i volumi e la qualità dei prodotti senza stabilizzare il lavoro in un'azienda che accresce i propri utili, secondo l'interrogante mortifica e penalizza quella stessa forza lavoro impegnata a far crescere l'azienda -:
se il Ministro interrogato, per quanto di sua competenza, sia a conoscenza della esposta situazione e quali siano i suoi intendimenti al fine di risolvere le criticità concernenti il personale dello stabilimento Unilever di Caivano.
(5-02315)

DI BIAGIO e ANTONINO FOTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Delta è composto da oltre 20 società che occupano complessivamente circa 900 lavoratori e vede l'applicazione prevalente del contratto collettivo di lavoro del credito;
il progetto di trasformazione in gruppo della Holding, in origine operante prevalentemente nel credito al consumo, fu avviato nel corso del 2004 con l'acquisizione della proprietà del Credito agricolo e industriale, banca che si era ritagliata una sua specificità nel credito agrario, peschereccio e fondiario, ora Sedicibanca;
il progetto, proseguito nel 2005 e perfezionatosi nel maggio 2006 con l'acquisizione dell'ex Sofid Sim, società di intermediazione immobiliare del gruppo ENI (in seguito Eunice SIM) è culminato nell'iscrizione all'albo dei gruppi bancari il 17 agosto 2007;
l'obiettivo strategico era quello di operare sul mercato a largo spettro ed in settori che spaziavano dall'autonoleggio, al recupero crediti, all'assicurazione, mai prima appannaggio dell'attività bancaria;
risulta agli interroganti che attualmente il gruppo è stato coinvolto dall'indagine della procura della Repubblica di Forlì e dall'apertura, in conseguenza degli accertamenti ispettivi disposti dalla Banca d'Italia, della procedura di gestione provvisoria e, successivamente, di amministrazione straordinaria della Banca d'Italia;
la condizione di amministrazione straordinaria ha creato forti preoccupazioni tra i lavoratori in virtù delle prospettive e per le possibili conseguenze negative a carico dell'occupazione;
fin dal 5 maggio 2009, data di inizio della procedura di gestione provvisoria, le organizzazioni sindacali presenti nel gruppo, si sono rese disponibili all'avvio di un tavolo sindacale di confronto con i commissari, al fine di chiarire la situazione dei 900 lavoratori coinvolti;
la particolarità della situazione, che vede la proprietà collocata in uno Stato estero e l'interlocutore rappresentato dai commissari, non ha consentito un confronto trasparente e continuo con le organizzazioni sindacali;
di recente, in occasione di un incontro tra i referenti sindacali ed i commissari, è emerso di un possibile passaggio delle quote di Delta ad un primario gruppo bancario italiano, il gruppo Intesa-San Paolo;
l'amministratore delegato di Intesa-San Paolo avrebbe dichiarato che il medesimo gruppo non si sarebbe fatto carico delle criticità finanziarie del gruppo Delta dal quale emergerebbe un quadro contabile preoccupante;
il presidente della Cassa di risparmio di San Marino ha esposto l'ipotesi della possibile definizione di una bad bank, una struttura bancaria esterna che inglobi le

sofferenze creditizie e degli asset invendibili per agevolare la trattativa di vendita di Delta;
nell'ultimo incontro tra i referenti sindacali ed i commissari è stato evidenziato che qualora non si dovesse approdare ad una conclusione entro l'anno corrente sarà opportuno proiettare la situazione verso un progetto alternativo con tutte le conseguenti difficoltà per i lavoratori coinvolti -:
quali eventuali iniziative intenda assumere, indipendentemente dall'accertamento giudiziario che al momento è in corso, atti a garantire la salvaguardia dell'attività di circa 900 lavoratori che vedono messo in discussione il proprio futuro lavorativo, al fine di garantire una definizione della vicenda che consenta di tutelare gli interessi della proprietà con la salvaguardia occupazionale.
(5-02316)

GNECCHI, DAMIANO, BELLANOVA, CODURELLI, GATTI, MADIA, MATTESINI, MOSCA, RAMPI, SCHIRRU, BERRETTA, BOBBA, BOCCUZZI, MIGLIOLI e SANTAGATA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la Presidenza del Consiglio dei ministri ha reso noto che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, unitamente alla Ministra per le pari opportunità, ha presentato il 1o dicembre 2009 un piano strategico d'azione per la conciliazione e le pari opportunità nell'accesso al lavoro. Il piano si compone di cinque linee guida che verranno realizzate attraverso una «cabina di pilotaggio» e con il concorso di tutti gli attori coinvolti. Durante la conferenza stampa a palazzo Chigi, sono state evidenziate le cinque linee d'azione: il primo punto prevede il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e la sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e di assistenza alla persona. I buoni lavoro, secondo i due Ministri, sono uno «strumento agile» per garantire un'adeguata tutela previdenziale: tali buoni potranno essere utilizzati per le prestazioni occasionali di tipo accessorio e per l'avvio di nidi familiari o in altri ambienti adeguati ad offrire cure familiari. Il secondo punto prevede la promozione di progetti sperimentali che attuino misure dirette a sostenere i soggetti con responsabilità genitoriali o familiari, al fine di rimuovere gli ostacoli alla piena realizzazione del principio di uguaglianza sostanziale in ambito familiare e lavorativo. Una parte delle risorse secondo i due Ministri verrà quindi destinata al finanziamento di attività di promozione e informazione (compresa una campagna pubblicitaria televisiva), nonché di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni e alla eventuale infrastrutturazione di reti territoriali a supporto diretto delle aziende. La consigliera nazionale di parità avrà poi il compito di monitorare e analizzare quanto avviene nei mercati del lavoro e nelle singole unità produttive attraverso la Costituzione di un osservatorio sul lavoro a tempo parziale e sulle forme di lavoro a orario ridotto, modulato e flessibile. Il compito dell'osservatorio sarà quello di «divulgare buone prassi», come si legge dalla nota diffusa dal Governo. Il quarto punto del piano si interessa del lavoro femminile nel campo delle energie rinnovabili: si stima, infatti, che il potenziale occupazionale potrebbe raggiungere le 250 mila unità lavorative «in rosa». Infine, l'ultimo punto del piano è dedicato alle misure a sostegno dell'occupazione femminile nel Mezzogiorno a partire dal contratto di inserimento, un contratto a termine non inferiore a nove mesi ma non superiore a diciotto che mira a realizzare l'inserimento nel lavoro di alcune categorie svantaggiate e cioè in quelle aree geografiche in cui il tasso di occupazione delle donne sia inferiore almeno del 20 per cento rispetto a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile;
è alquanto singolare la contraddizione fra quanto viene annunciato nel piano con grande enfasi e quanto viene in realtà previsto nella finanziaria per il

2010, come peraltro anche rilevato nella relazione di maggioranza approvata come parere della Commissione lavoro della Camera per la parte di propria competenza sul bilancio di previsione, dalla quale risulta che a fronte di una previsione assestata di 29,92 milioni di euro, è intervenuto un decremento di 25,61 milioni di euro e pertanto la legge finanziaria per il 2010 prevede solo 4,31 milioni di euro per la promozione dei diritti e delle pari opportunità. Nel parere della Commissione lavoro approvato a maggioranza il 25 novembre 2009, per dimostrare che anche i componenti della Commissione che fanno riferimento all'attuale maggioranza di Governo ritengono che siano indispensabili risorse adeguate per affrontare questi temi, si delibera di riferire favorevolmente con la seguente osservazione: «si ritiene che debba essere incrementato, nell'ambito della Missione n. 17, lo stanziamento relativo al programma n. 17.4 («Promozione dei diritti e delle pari opportunità»), in modo da portarlo ad una consistenza il più possibile prossima alle previsioni assestate per l'anno 2009.» -:
quale sia, per quanto di competenza del Ministro interrogato, la parte di risorse, previste nella legge finanziaria per il 2010 appena approvata dal Parlamento, da destinare alla realizzazione degli impegni e degli obiettivi per l'anno 2010, presentati il 1o dicembre 2009, di cui in premessa.
(5-02317)

DELFINO e POLI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha in diverse occasioni dichiarato la sua disponibilità a varare una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di estenderne i benefici includendo le diverse categorie ancora escluse;
attualmente, risulta che gli interventi del Governo pur avendo ridotto la platea di coloro che in caso di perdita del posto resterebbero privi di qualsiasi forma di sussidio, sono ben lungi dall'averla annullata. Inoltre, le indennità di disoccupazione e in deroga si esauriscono in fretta, mentre la crisi occupazionale si prospetta di lungo periodo;
il rapporto di fine anno 2008 della Banca d'Italia e recentemente il discorso ribadito dal governatore Mario Draghi, rilevano che il sistema vigente di ammortizzatori sociali esclude una fascia molto ampia di lavoratori atipici e parasubordinati. L'analisi della Banca d'Italia mette in evidenza che 1,6 milioni di lavoratori non godono attualmente di alcuna forma di copertura e rischiano, dunque, di rimanere a zero euro in caso di licenziamento o scadenza dei termini di contratto;
i dati suesposti e le recenti rilevazioni ISTAT evidenziano come, senza una nuova strategia in grado di misurarsi efficacemente con i nodi politico-istituzionali e con quelli economici che gravano sullo sviluppo, si rischia l'estensione della precarietà e della disoccupazione, soprattutto per le donne e i giovani, ripercuotendosi sempre più su un sistema produttivo ancora più debole -:
quale sia il numero di coloro che attualmente non godono di nessuna copertura e quale l'ammontare della disponibilità di risorse per gli ammortizzatori sociali cui il Governo fa riferimento, nonché quali le misure previste per quanti rischiano di perdere il posto di lavoro e di non poter usufruire di nessuna delle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali e quali provvedimenti urgenti intenda intraprendere per i lavoratori che possono avvalersi solo di deboli e inefficienti coperture.
(5-02318)

Interrogazione a risposta scritta:

DI STANISLAO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
i disabili nel nostro paese sono più di 3 milioni di persone, un fenomeno che interessa il 15 per cento delle famiglie italiane;

il taglio degli insegnanti di sostegno, il mancato rispetto della legge n. 68 del 1999 sul collocamento mirato obbligatorio, l'atteggiamento discriminatorio dei dipendenti che usufruiscono della legge n. 104 del 1992, la grande difficoltà in cui versano le cooperative sociali e la decurtazione di circa il 70 per cento operata da questo Governo al fondo per le politiche sociali dimostrano come questo sia un periodo di grande difficoltà per i disabili;
per celebrare la Giornata europea delle persone con disabilità 2009, la Commissione europea ha organizzato, in cooperazione con il Forum europeo delle persone con disabilità (EDF), una conferenza a Bruxelles, nei giorni 3 e 4 dicembre 2009, sul tema «Creare le condizioni per una vita indipendente». L'obiettivo dell'evento è stato di contribuire a una migliore comprensione dei temi relativi alla vita indipendente, con particolare accento sull'autonomia economica, i servizi nella comunità e le tecnologie assistive;
la vita indipendente è una filosofia di autodeterminazione per le persone con disabilità, di pari opportunità e rispetto di sé. Essa richiede le stesse scelte e il controllo sulla vita di ogni giorno di cui godono le persone non disabili. Crescere in famiglia, frequentare la scuola del proprio quartiere, utilizzare gli stessi autobus dei propri simili, svolgere professioni in linea con la propria istruzione e i propri interessi, mettere su una famiglia. Oggi, centinaia di migliaia di persone con disabilità sono obbligate a vivere in istituzioni chiuse, dove sono soggette a trattamenti disumani e degradanti e sono incapaci di esercitare il loro diritto fondamentale a fare scelte per la propria esistenza. La transizione da inadeguate istituzioni chiuse ad alternative di alta qualità situate nella comunità che consentano a ogni individuo di sviluppare il suo potenziale; la creazione di opportune condizioni per una vita indipendente sono processi complessi che richiedono azione a tutti i livelli politici - internazionale, europeo, nazionale, regionale e locale - e il coinvolgimento di tutte le parti interessate, incluse le persone con disabilità, le autorità locali, i governi nazionali e i decisori politici europei;
nella dichiarazione resa nota in occasione dell'evento, EDF ha messo l'accento sul contributo che l'Unione europea può dare per promuovere la vita indipendente delle persone con disabilità. Come organizzazione ombrello del movimento europeo della disabilità, EDF ha illustrato concrete proposte per l'attuazione delle politiche europee legate alla vita indipendente. Il diritto delle persone con disabilità a vivere in maniera indipendente nella comunità con pari opportunità di scelte è iscritto nell'articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Tale diritto è il fulcro della parificazione delle opportunità delle persone disabili poiché è il fondamento per l'uguaglianza in tutte le sfere della vita. In ogni caso, la realizzazione del godimento di questo diritto presuppone anche cambiamenti essenziali in diversi settori della società. Vivere in maniera indipendente inseriti nella comunità richiede che i servizi di sostegno siano disponibili, che la comunità sia fisicamente accessibile, che i servizi forniti nella comunità siano aperti alle persone con disabilità, che le strutture decisionali politiche siano accessibili. In tale prospettiva, la realizzazione del diritto a vivere con indipendenza è la chiave per comprendere cosa sia necessario per attuare la Convenzione;
in data 4 gennaio 2010 il Presidente del Movimento italiano disabili (Mid) ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri e per conoscenza a tutti i ministri, deputati e senatori;
nella suddetta lettera il Mid ribadisce alcune necessità e problematiche come la riforma degli assegni sociali, che sono fermi da molti anni e di importo di 256 euro mese. Viene messa in evidenza «la confusione che si crea tra il sociale e il sociale disabile, dal quale non vi è alcuna differenziazione, tra persone disagiate e persone disagiate ma anche disabili», inoltre «le pensioni minime, di euro 458 in

quanto molte volte, il disabile è costretto ad entrare per motivi di salute, in pensione anticipatamente e quindi si trova in netto svantaggio verso un pensionato che riceve pensione minima, ma che non è disabile -:
come il Governo intenda recepire le richieste espresse dal Movimento italiano disabili;
se il Governo intenda aprire un dialogo con le associazioni di categoria al fine di difendere e non mortificare il mondo della cooperazione sociale e il lavoro importantissimo di tutti gli operatori del settore che oggi vivono un momento particolarmente difficile;
se il Governo intenda avviare un confronto diretto con i disabili al fine di giungere a proposte che vadano ad incidere direttamente e in maniera positiva sulla loro vita.
(4-05683)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:

GIAMMANCO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la legge 7 febbraio 1992, n. 150, integrata dal decreto-legge 12 gennaio 1993, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge marzo 1993, n. 59 e dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, e dal decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 275, all'articolo 4, comma 5, stabilisce: «5. Con decreto del Ministero dell'ambiente, emanato di concerto con il Ministero delle politiche agricole e forestali, è istituita presso il Ministero dell'ambiente la commissione scientifica per l'applicazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui alla legge 19 dicembre 1975, n. 874;
il 10 maggio 2000 la Commissione scientifica CITES ha emanato i «criteri per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti», contenente i parametri minimi per la corretta sopravvivenza degli animali cui si riferiscono, nonché le indicazioni di carattere sanitario ed amministrativo che devono essere osservate dalle strutture che vogliono detenere animali da utilizzare negli spettacoli. Il rispetto di tali criteri è da ritenersi indispensabile onde evitare di incorrere nel reato di maltrattamento di cui alla legge n. 189 del 2004 ed ai fini del rilascio o del mantenimento dell'idoneità da parte delle autorità competenti;
il 27 maggio 2009 tutti gli animali del «Victor lo spettacolo delle meraviglie» - mostra faunistica itinerante che rientra nella fattispecie dell'elenco delle attività spettacolari, attrazioni e trattenimenti di cui all'articolo 4 della legge 18 marzo 1968, n. 337, sono stati posti sotto sequestro, dall'Asl di Montecatini, dagli agenti del NIRDA (Nucleo investigativo reati a danno di animali) del Corpo forestale dello Stato e dal Comando regionale del CITES dello stesso Corpo;
il sequestro preventivo e probatorio veniva poi convalidato dalla procura della Repubblica di Pistoia in data 29 maggio 2009, ma non vi era la possibilità di trasferire subito gli animali in strutture adeguate in quanto, dagli accertamenti sanitari eseguiti, emergevano delle zoonosi (quali la clainidiosi e la salmonellosi) a causa delle quali si rendeva necessario porre il circo in quarantena;
successivamente il tribunale del riesame, con sentenza del 19 giugno 2009, confermava il sequestro di tutti i volatili, giudicati veramente ed ingiustificatamente sofferenti, in quanto sottoposti a comportamenti inidonei alle loro caratteristiche etologiche, dissequestrando taluni rettili;
in data 4 agosto 2009, espletata la profilassi sanitaria, vengono trasferiti 82

animali, dei 103 presenti al Victor, presso centri idonei i quali hanno iniziato un percorso di monitoraggio per verificare le fasi di acclimatamento, oltreché una seria indagine per accertarne lo stato di salute, visibilmente compromessa, ed in alcuni casi anche gravemente, come emerso dagli atti di indagine;
il titolare della struttura è attualmente indagato per maltrattamento di animali e detenzione in condizioni incompatibili;
il Victor ha ricominciato i suoi spettacoli itineranti con gli animali rimasti, per cui già si indaga per la violazione degli articoli 544-ter e 727 del codice penale, introducendo nella struttura nuovi uccelli al posto di quelli sequestrati e, come avvenuto durante lo spettacolo delle ore 17,15 del 6 novembre 2009 a Civita Castellana (Viterbo), vengono così esibiti ben 13 uccelli appartenenti alle medesime specie di quelli oggetto del precedente sequestro, che sono così detenuti nelle stesse gabbie che hanno causato gravi sofferenze ai precedenti animali;
in termini generali, ai sensi della normativa vigente, un circo, una volta ottenuta con relativa semplicità una prima licenza di esercizio dal comune di residenza, per poter attendare sul territorio nazionale nei vari comuni italiani deve richiedere esclusivamente un autorizzazione all'attendamento. Infatti, una serie di norme di semplificazione dei procedimenti amministrativi, oltreché di conferimento di attribuzioni agli enti locali, ha eliminato la possibilità di valutare preventivamente l'idoneità alla licenza di esercizio per circhi e mostre viaggianti;
è peraltro vero che l'articolo 6, comma 6, della legge n. 150 del 1992 come modificato dall'articolo 4 della legge n. 426 del 1998, prevede che: «Le disposizioni dei commi 1, 3, 4 e 5 (divieto di detenzione di esemplari di specie protette) non si applicano: (...) b) nei confronti dei circhi e delle mostre faunistiche permanenti o viaggianti, dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri generali fissati previamente dalla commissione scientifica di cui all'articolo 4, comma 2;»;
per effetto di legge quindi, il rilascio della licenza di esercizio dovrebbe essere subordinato al rispetto dei requisiti indicati dalla Commissione scientifica CITES il 10 maggio 2000, ma non risulta che l'adempimento di tale obbligo da parte dell'autorità competente, in materia di salute e incolumità pubblica, sia esplicitato ed opportunamente inserito nel documento di licenza al pari del verbale di controllo da parte della Commissione di vigilanza;
non sussistono al momento in Italia forme adeguate di intervento, da un punto di vista amministrativo, nei confronti delle strutture circensi che operano in violazione di legge, che facciano da efficace contraltare alle indagini penali in corso per l'accertamento di eventuali maltrattamenti e che permettano l'interdizione amministrativa dell'attività nelle more del giudizio, per tutelare il benessere animale ed il rispetto della legge n. 189 del 2004;
all'interrogante appare in ogni caso assai grave che sia rilasciato il nulla osta e l'autorizzazione all'attendamento ed all'attività circense da parte dei singoli comuni per una struttura già sotto inchiesta per aver causato maltrattamento a circa 100 animali (poi sequestrati ed affidati a centri di recupero, a causa della detenzione inidonea in gabbie buie ed anguste) e che attualmente detiene nuovi animali della medesima specie, che sono mantenuti nelle medesime condizioni (che hanno provocato il maltrattamento) -:
se il Governo, al fine di garantire il rispetto del benessere degli animali nei circhi, non ritenga di assumere iniziative normative volte ad avocare alla commissione scientifica il rilascio dell'idoneità ai circhi ed alle mostre viaggianti, o quanto meno di provvedere a dare indicazioni sul rilascio delle idoneità, promuovendo la creazione di un'anagrafe nazionale relativamente a tali strutture che operano nel

territorio italiano, in modo da assicurare il pieno rispetto degli obblighi comunitari che all'interrogante appaiono comunque già disattesi, predisponendo periodiche verifiche e controlli, da affidarsi alle autorità competenti, che prevedano la revoca dell'autorizzazione all'esercizio in caso di mancato rispetto dei previsti criteri.
(4-05679)

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per sapere - premesso che:
il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 17 dicembre 2009, ha avviato la procedura per la nomina del dottor Davide Giacalone a Presidente dell'Ente DigitPA (ex CNIPA). Il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha richiesto il parere parlamentare su tale proposta di nomina. La richiesta di parere è stata assegnata alla Commissione affari costituzionali;
il dottor Giacalone dal 1987 all'aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni;
il 12 dicembre 1993 (pagina 19 - sezione: ATTUALITÀ) La Repubblica ha pubblicato le parole del ministro repubblicano Oscar Mammì difeso dall'avvocato Giovanna Corrias, che ha di fatto ammesso l'utilizzo di contributi personali per la sua campagna elettorale, detratti dalle cifre che finivano al partito repubblicano: «Io non ho mai avuto a che fare con i soldi - ha comunque dichiarato l'ex ministro repubblicano - Il mio collaboratore Giacalone pensava a tutto» Davide Giacalone in effetti, l'aveva già detto fin dalle prime battute di questa istruttoria partita su due binari paralleli a Roma e Milano e poi assegnata per competenza alla capitale dalla Corte di cassazione. «Io gestivo i soldi che mi dava Parrella anche per il ministro», disse il giovane tuttofare di Mammì alle Poste. Ma né lui, né il ministro, a dar retta a quanto ha detto nell'interrogatorio di venerdì sera, sembravano darsi pena di capire la provenienza di quei soldi. L'unica cosa certa è che in prima battuta i miliardi arrivavano a Giuseppe Parrella e poi - con le dovute «trattenute» dell'ex dirigente Asst - versati a Giacalone. L'inchiesta della Cordova ha chiarito comunque che le aziende versavano a Parrella le tangenti in cambio di favori o di promesse di favori. C'erano i soldi delle grandi imprese di forniture, che vendevano così i loro prodotti, dalla carta igienica ai computer (da questa indagine è scaturita l'accusa per il presidente dell'Olivetti Carlo De Benedetti). E c'erano i «contributi» delle tv, quelle che speravano di ottenere - e spesso hanno ottenuto - qualche privilegio nelle assegnazioni del piano delle frequenze che proprio Giacalone stava elaborando per conto di Mammì (è per quest'ultimo aspetto che sono finiti nei guai i dirigenti della Fininvest Gianni Letta e Adriano Galliani);
nel 1993 Davide Giacalone, consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni, fu arrestato dai Magistrati di Mani pulite per corruzione, con l'accusa di aver smistato tangenti per il partito repubblicano italiano chiamando in causa i vertici del partito;
l'inchiesta si è chiusa nel 2001 con una sentenza che ha dichiarato la prescrizione dai reati;
con Sentenza 5 gennaio 2005, n. 1, la Corte dei Conti - Sezione Prima Giurisdizionale Centrale di Appello, condanna i signori Giuseppe Parrella, Oscar Mammì e Davide Giacalone, al pagamento, in solido tra loro, della somma di euro 2.405.429,00 (due milioni quattrocentocinquemila quattrocento ventinove/00), comprensiva della rivalutazione monetaria oltre agli interessi

legali dalla data della sentenza al soddisfo, in favore delle Poste S.p.a. e alle spese del primo grado come in premessa, nonché a quelle del presente grado che si liquidano in Euro 3.429,59 (tremila quattrocentoventinove/59);
con sentenza 7 giugno 2005, n. 191, la Corte dei conti, sezione I giurisdizionale centrale d'appello, ha disposto la revoca, per errore di fatto, della presente decisione, nella parte in cui condanna il signor Davide Giacalone al risarcimento del danno arrecato alle Poste italiane s.p.a.;
nel 2008 il Ministro della funzione pubblica e dell'innovazione gli assegna un incarico quale consigliere -:
se il Governo - stante le ammissioni del Giacalone rese all'epoca, di avere accettato tangenti politiche e dovendo garantire per tale importante incarico pubblico un'indiscussa moralità del candidato - non intenda revocare la procedura per la nomina del dottor Davide Giacalone a Presidente dell'Ente DigitPA.
(2-00576)
«Di Pietro, Donadi, Borghesi, Evangelisti, Favia».

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SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata:

COTA, LUCIANO DUSSIN, DAL LAGO, REGUZZONI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DESIDERATI, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOGLIATO, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIBELLI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, LUSSANA, MACCANTI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il risanamento delle gestioni sanitarie regionali rappresenta, ormai da alcuni anni, una vera e propria priorità politica sia a livello nazionale che regionale;
la procedura di risanamento del disavanzo sanitario, disciplinata dall'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ha determinato prima la stipula di un piano di rientro e poi il commissariamento di quattro regioni, il Lazio, l'Abruzzo, la Campania e il Molise;
la regione Calabria, attraverso la stipula, il 17 dicembre 2009 di un piano di rientro dal disavanzo sanitario con i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze, ha evitato il commissariamento ad acta e l'applicazione, dal 1o gennaio 2010, degli automatismi introdotti dalla legge finanziaria per il 2010 per il ripristino dell'equilibrio economico-finanziario regionale;
l'allora Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha dichiarato, nel luglio 2009, che la decisione di commissariamento non è un'attività meramente finanziaria, ma un processo di riorganizzazione che deve consentire la produzione di servizi territoriali socio-sanitari assistenziali più diffusi e qualificati, di ricoveri ospedalieri appropriati in strutture pubbliche e private, dotate di adeguate tecnologie e professionalità, e di una più generale razionalizzazione dei costi in un contesto di contabilità affidabile;
il nuovo patto per la salute definito con intesa del 3 dicembre 2009 in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano ha introdotto nuove e più rigorose procedure di monitoraggio dell'equilibrio delle gestioni sanitarie, accompagnate da rigorosi automatismi economico-finanziari

e da tre distinte ipotesi di commissariamento ad acta delle regioni inadempienti;
dalla relazione sulla gestione finanziaria delle regioni a statuto ordinario - esercizi 2006-2007, pubblicata il 28 luglio 2008 dalla Corte dei conti, è emerso come nel settore sanitario si attesti un disavanzo strutturale di circa 4 miliardi di euro, che per l'83,39 per cento è determinato dai disavanzi delle regioni del centro-sud (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Sicilia), le quali continuano a soffrire per l'eccessivo tasso di ospedalizzazione, l'insufficienza dell'assistenza domiciliare, la scarsa diffusione di meccanismi di controllo della qualità dell'assistenza;
le regioni interessate da queste difficoltà strutturali, pur avendo ricevuto dallo Stato finanziamenti integrativi per oltre 6.400 milioni di euro, hanno sperimentato una consistente difficoltà nell'accedervi a causa del sistema sanzionatorio previsto per i riscontrati inadempimenti agli accordi -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, considerato l'andamento della spesa sanitaria nelle regioni del centro-sud interessate da disavanzi strutturali e l'esito delle verifiche svolte sul rispetto degli adempimenti dei rispettivi piani di rientro, al fine di garantire il risanamento delle relative gestioni economico-finanziarie ed evitare nuovi finanziamenti aggiuntivi statali.
(3-00829)

PALAGIANO e MURA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'epidemia da virus H1N1, secondo quanto dichiarato dal Ministro Fazio, presenta un tasso di mortalità dello 0,03 per mille, mentre quello dell'influenza stagionale si attesta intorno all'1 per mille;
esiste un'evidente contraddizione tra il basso tasso di mortalità dell'attuale pandemia e l'esigenza di vaccinare gran parte della popolazione acquistando, inizialmente, 24 milioni di dosi di vaccino dalla Novartis al costo di circa 184 milioni di euro;
la spesa sanitaria totale relativa ai vaccini è tutt'oggi non sufficientemente chiara;
è stata attuata in questi mesi una campagna mediatica di resistenza alla vaccinazione collettiva, che interessa per la prima volta anche la classe medica per una presunta tossicità derivante da composti mercuriali presenti nel vaccino;
negli Stati Uniti non sono state liberalizzate e commercializzate dosi di vaccino contenenti adiuvanti ed è stato appena dato il via libera ad un siero privo di tali sostanze;
la vaccinazione di massa, comporta, inevitabilmente, notevoli interessi economici internazionali da parte delle multinazionali del farmaco produttrici di vaccini e farmaci antivirali;
esiste un alto livello di attenzione sul fenomeno e sul rischio di contagio dal quale qualcuno può trarre vantaggio;
esistono dei precedenti negli Stati Uniti in cui cariche istituzionali, ricoprenti ruoli di responsabilità, o comunque vicine ad aziende biofarmaceutiche, hanno contribuito al loro balzo in borsa, attraverso vaccinazioni di massa contro presunte infezioni, che hanno cagionato il decesso di poche centinaia di individui;
al di là della portata dell'epidemia, le case farmaceutiche hanno la necessità di fare circolare le confezioni già prodotte;
prima di procedere alla vaccinazione è insolitamente necessario firmare un atto di consenso, per tutti i rischi connessi agli effetti della somministrazione del vaccino;
proprio per la necessità di tale consenso informato, il vaccino non è acquistabile in farmacia e quindi non è accessibile a chiunque senta l'esigenza di utilizzarlo;
è inoltre possibile un concreto rischio di mutazione virale, con il conseguente

aumento della virulenza, che renderebbe vana, nonché superflua, la vaccinazione - considerando che gli anticorpi iniziano a formarsi negli individui che si vaccinano non prima di 30/40 giorni dopo la somministrazione;
nel 1976 la vaccinazione di massa contro la cosiddetta influenza suina, si è rivelata inutile;
i vaccini attualmente somministrati stanno portando ad un'attenuazione della sintomatologia ed alla riduzione del contagio, in un'epoca presumibilmente successiva all'acme dell'epidemia;
esistono precedenti di diffuso panico planetario, come è accaduto nei confronti dell'antrace, dell'aviaria e della Sars, in cui a fronte di tanto clamore mediatico e di una elevata spesa sanitaria, i rischi di mortalità si sono rivelati inesistenti o comunque trascurabili;
la situazione attuale vede meno di un milione di italiani vaccinati. Il nostro Paese ha ordinato 48 milioni di dosi, con l'obiettivo di vaccinare il 40 per cento della popolazione, a partire dalle categorie a rischio e quelle di pubblica utilità, ma ad oggi sono state somministrate circa 840 mila dosi. Rispetto alla possibilità di rivendere parte dello stock ordinato, nessuna decisione è stata ancora assunta;
i dati aggiornati indicano che il personale a rischio e lo stesso personale sanitario si sono vaccinati pochissimo (15 per cento), e la pandemia sta facendo il «suo corso» con una mortalità inferiore alle influenze stagionali; 193 sono le vittime correlate alla nuova influenza A al 27 dicembre 2009, ossia lo 0,0048 per cento in rapporto al totale dei malati di nuova influenza;
seppure l'influenza A è ancora presente, e potrebbe essercene un picco tra fine gennaio inizio febbraio 2010, sembra ormai evidente che ci si attesterà ad un dato di vaccinati ben lontano dallo sperato;
la Francia ha cominciato a rivendere all'estero una parte del proprio stock di vaccini, ordinati in eccedenza, contro il virus A/H1N1 dell'influenza A, e il risultato finale è stato analogo in molti Paesi europei: meno del previsto i cittadini che si sono vaccinati e scorte di vaccino sono rimaste inutilizzate nei magazzini. Così, vari Governi hanno deciso di rivendere le dosi in eccesso ad altri Paesi -:
quali garanzie intenda fornire sulla reale efficacia e soprattutto innocuità del vaccino o meglio dei vaccini proposti - i cui effetti collaterali non sembrano, al momento, essere prevedibili - quali siano gli effettivi costi della vaccinazione di massa e dell'impiego dei farmaci antivirali, la cui spesa sembra sproporzionata rispetto ai dati tranquillizzanti trasmessi dallo stesso ministero e cosa intenda fare con le dosi di vaccino in eccesso, considerata la bassa percentuale della popolazione che vi ha fatto ricorso sino ad oggi.
(3-00830)

BARANI e BALDELLI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
ogni anno, in Italia, circa 270 mila cittadini risultano affetti da cancro e nel 2010 arriveranno a 400 mila;
il cancro va affrontato non solo in termini di miglioramento di diagnosi, ma anche agendo per ridurre i fattori di rischio;
l'Italia, in campo oncologico, ha raggiunto risultati dì grande rilievo in termini di diagnosi e terapia, come testimoniato dal tasso di sopravvivenza in costante crescita -:
quali iniziative, nell'ambito di sua competenza, intenda attivare per favorire la prevenzione e la cura di questa malattia.
(3-00831)

Interrogazione a risposta orale:

GOISIS. - Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
la legge 18 febbraio 1989, n. 56, cosiddetta «legge Ossicini», recante norme per la regolamentazione dell'accesso alla professione, l'iscrizione all'Albo e le attività dell'Ordine degli psicologi, ha identificato nell'«uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità» e nelle «attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito» le attività tipiche dello psicologo;
la citata disposizione di legge stabilisce quindi che una serie di atti professionali sono propri dello psicologo al fine di tutelare e garantire i destinatari di tali atti, vista la rilevanza sociale della professione: in caso contrario non si sarebbe infatti resa necessaria la sua regolamentazione;
il danno che può derivare al destinatario di prestazioni psicologiche eseguite da soggetti non autorizzati potrebbe essere particolarmente grave e pervasivo, in considerazione della domanda rivolta al professionista e della situazione personale dell'utente;
la legge «Ossicini» intende quindi garantire che le prestazioni psicologiche siano esercitate unicamente da professionisti adeguatamente formati ed abilitati;
negli ultimi tempi si va moltiplicando l'offerta di prestazioni a tutti gli effetti psicologiche da parte di una figura professionale denominata «counselor», neologismo il cui esatto significato è oscuro all'utente, che non sempre è in grado di comprendere a fondo la natura di tale offerta, anche a causa della tuttora scarsa cultura psicologica del nostro Paese;
tale fenomeno ha un elevato rischio di ingenerare confusione nell'utenza: il cittadino rischia di rivolgersi a soggetti non solo scarsamente qualificati rispetto allo psicologo, ma anche esenti dagli obblighi che questi è tenuto a rispettare al fine di tutelare l'utenza;
le attività psicologiche si sono difatti estese sistematicamente a molti altri ambiti sotto forma di «consulenza psicologica», come testimoniato anche dal tariffario-nomenclatore della professione di psicologo;
la principale associazione dei counselor italiani, la Società italiana di counseling (S.I.Co.) ritiene che il «counselor» sia una figura professionale «in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali «di origine psichica» che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità;
appare chiaro come tale definizione che i counselor danno di sé stessi si configuri come ottima e valida descrizione dell'attività professionale dello psicologo, ove invece la «ristrutturazione profonda della personalità» è scopo ultimo dei procedimenti psicoterapeutici il cui esercizio è riservato ai soli professionisti iscritti anche con questo titolo all'Albo degli psicologi;
in risposta all'esigenza di tutelare i destinatari di prestazioni psicologiche in ogni ambito applicativo la sentenza della Cassazione n. 767 del 2006, riguardante le prestazioni psicologiche nell'ambito della psicologia del lavoro, ha sancito l'obbligatorietà dell'iscrizione all'Albo degli psicologi per i professionisti che svolgono attività di diagnosi psicologica in genere - specificando quindi i criteri di applicazione di una delle voci già comprese nell'articolo 1 della legge 18 febbraio 1989, n. 56: la diagnosi psicologica non è più quindi da leggersi limitatamente all'ambito clinico, ma ricomprende l'analisi delle caratteristiche di personalità entro qualsiasi ambito applicativo;
nella sua pronuncia del riconoscimento della riserva dell'esercizio delle attività

di diagnosi psicologica ai voli professionisti regolarmente iscritti all'ordine degli psicologi la sopra menzionata sentenza della Corte di Cassazione rimanda espressamente ad una delle aree citate all'articolo 1 della legge Ossicini: la pronuncia depone in favore dell'interpretazione dell'articolo 1 nel senso della riserva allo psicologo dell'esercizio delle attività relative anche alle rimanenti aree elencate (prevenzione, attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico), rendendo opportuno e doveroso nei confronti sia dell'utenza sia degli psicologi regolarmente abilitati un riconoscimento anche formale di tale principio;
la citata sentenza della Corte di Cassazione precisa difatti che «l'esercizio abusivo della professione si realizza anche qualora l'agente compia saltuariamente o perfino in una sola occasione alcuna delle attività riservate dalla legge esclusivamente ai soggetti in possesso di una speciale abilitazione dello Stato». Tale affermazione è riferita all'esercizio di attività di diagnosi psicologica, che sono quindi riconosciute come «riservate dalla legge esclusivamente» agli psicologi: se tale riserva è valida per la diagnosi in quanto, come motivato dalla Corte, menzionata nell'articolo 1 della legge n. 56 del 1989 si può ritenere con certezza che anche l'esercizio delle rimanenti attività, parimenti menzionate al predetto articolo di legge, sia riservato in via esclusiva allo psicologo regolarmente abilitato dallo Stato;
qualsiasi prestazione psicologica è infatti accomunata dall'obiettivo del benessere psicologico, che rientra fra i requisiti dello stato di «salute» come stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità nella Carta di Ottawa per la promozione della salute, che ha definito la salute come «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale» e non come mera assenza di malattia o di infermità. La Carta afferma anzi che «la promozione della salute non è una responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma va al di là degli stili di vita e punta al benessere»;
alla luce dell'inserimento del concetto di «benessere mentale» all'interno della definizione di «salute» come diritto del cittadino, la distinzione in «cliniche» e «non cliniche» delle differenti finalità degli interventi psicologici risulta artificiosa ed ogni campo applicativo richiede le medesime tutele richieste in ambito clinico, poiché la prestazione è sempre volta ad incrementare il benessere dei destinatari e quindi la loro salute psicofisica -:
se, anche alla luce della sentenza della Corte di Cassazione n. 767 del 2006, non ritengano opportuno intraprendere iniziative normative, atte a tutelare anche i destinatari di attività psicologiche non sanitarie - come quelle svolte in ambito aziendale, scolastico, sportivo e di altro tipo - riservandole in via esclusiva allo psicologo regolarmente abilitato dallo Stato.
(3-00827)

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere:
di quali informazioni disponga il ministro interrogato in merito alla morte di una signora di 32 anni, deceduta nell'ospedale di Pisa, dal 23 dicembre 2009 in cura per una insufficienza respiratoria acuta, e che dal giorno del suo ricovero era trattata con Ecmo, strumento che permette la respirazione extracorporea;
da cosa sia stata provocata la citata insufficienza respiratoria acuta;
se la signora deceduta soffrisse di altre patologie e quali iniziative si intendano assumere per fare chiarezza su tale vicenda.
(4-05675)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 21 agosto 2009 sarebbe stata stipulata una scrittura privata, o comunque

un contratto, tra Ministero della salute e la multinazionale farmaceutica Novartis;
nel testo, sottoscritto dal direttore generale del ministero dottor Fabrizio Oleari e dall'amministratore, delegato di Novartis Vaccines, dottor Francesco Gulli si regolamenta l'acquisto diretto di 24 milioni di dosi di vaccino del virus H1N1, per un importo pari a 184 milioni di euro, iva inclusa;
nel citato testo, nell'articolo i si definiscono i cosiddetti «sforzi commercialmente ragionevoli» attorno ai quali ruota l'intero contratto: Novartis è sì obbligata a produrre e a rispettare il contratto ma solo fino a quando ciò sia «ragionevole» -:
che cosa si intenda per «ragionevole» e comunque cosa si sia convenuto tra le parti al riguardo;
se corrisponda al vero che il Ministero riconosce di non acquisire alcun diritto sui marchi commerciali e Novartis non concede alcuna licenza sui diritti di proprietà intellettuale; che il ministero non è altresì autorizzato ad apportare modifiche alla confezione né a oscurare marchi su di essa;
se sia vero che, qualora il Ministero si trovi nell'impossibilità di ritirare il prodotto, Novartis potrà rivenderle ad altri clienti, o fatturare al ministero quanto non ritirato, con la possibilità di rivenderlo comunque dopo 90 giorni;
se sia vero che la responsabilità di Novartis è limitata ai difetto di fabbricazione escluso il danno di altro tipo derivante dalla semplice assunzione del vaccino;
se sia vero che il ministero è tenuto a indennizzare Novartis in conseguenza di danni provocati dal vaccino, salvo ove tali danni siano provocati da un difetto di fabbricazione;
se sia vero che il prezzo per ciascuna dose di vaccino è pari a 7 euro e che il ministero dovrà pagare entro 60 giorni dall'emissione della fattura;
se sia vero che le cause di «forza maggiore» che limitano le responsabilità di Novartis vengono estese a situazioni che dovrebbero invece essere garantite da Novartis, come «epidemie e pandemie», «atti di qualsiasi autorità pubblica», «atti di enti sovranazionali (ivi compreso l'Oms)»;
se sia vero che nel caso in cui il vaccino non sia consegnato per mancato ottenimento dell'autorizzazione all'immissione al commercio e/o di prove cliniche positive, il ministero riconosce forfettariamente a Novartis, a titolo di partecipazione ai costi, la cifra (al netto dell'IVA) di 24 milioni di euro;
se sia vero che le parti si sono impegnate a mantenere assoluto riserbo su alcune informazioni e, in caso affermativo, per quale ragione;
per quale ragione si sia ritenuto opportuno stipulare siffatto contratto;
per quale ragione, a differenza di altre nazioni europee, si sia stipulato detto contratto solo con una ditta farmaceutica;
tenuto conto del fatto che la consorte del Ministro Sacconi, fino al 14 dicembre 2009 responsabile delle politiche per la salute, è la dottoressa Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmaindustria che il Ministero della salute stabilisce attraverso l'Agenzia italiana del Farmaco (AIFA) i prezzi dei farmaci, quali farmaci ritirare dal commercio e, per restare all'attualità, se rendere obbligatorio il vaccino contro il virus dell'A/H1N1 e per quali fasce;
se non si ritenga di fornire la massima e più esaustiva informazione su detti contratti, anche per fugare il solo sospetto di un possibile con tifo di interessi.
(4-05689)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta immediata:

REALACCI, FRANCESCHINI, MARAN, VENTURA, VILLECCO CALIPARI, MARIANI, LULLI, AMICI, BELLANOVA, BOBBA, BOCCI, BRAGA, BRATTI, CAPODICASA, CARELLA, MARCO CARRA, CAUSI, CIRIELLO, CODURELLI, CONCIA, DE PASQUALE, ESPOSITO, GATTI, GENTILONI SILVERI, GIACHETTI, GINOBLE, IANNUZZI, LOSACCO, LARATTA, MADIA, MARANTELLI, MARCHI, MARGIOTTA, MARTELLA, MASTROMAURO, MOGHERINI REBESANI, MORASSUT, MOTTA, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, PEDOTO, PES, PIZZETTI, SAMPERI, SCHIRRU, SERVODIO, SIRAGUSA, STRIZZOLO, VELO e VIOLA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Governo attualmente in carica nelle strategie energetiche dell'Italia assegna un ruolo centrale al rilancio della fonte nucleare sulla base delle tecnologie attualmente disponibili. Tale scelta viene presentata come in grado di fornire significative quantità dì energia elettrica a prezzi molto più bassi degli attuali;
il Partito Democratico ritiene che la soluzione non sia un ritorno al nucleare che, a questo stato di tecnologia comporta costi elevati, tempi molto lunghi e problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive;
è invece necessario puntare in via prioritaria su efficienza, risparmio energetico, innovazione tecnologica, fonti rinnovabili per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenaghen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2. Che a tal fine sia necessario accompagnare, aiutare, sostenere le scelte di imprese, istituzioni, cittadini che consentono di migliorare la qualità della nostra vita e la competitività della nostra economia, cogliendo le opportunità offerte dalla green economy;
la struttura dei costi del nucleare è particolare rispetto a quella delle altre fonti energetiche: incide molto la costruzione degli impianti, relativamente poco la gestione e il costo del combustibile, tantissimo lo smantellamento e la chiusura del ciclo, con la messa in sicurezza delle scorie (il solo impianto non definitivo per le scorie ad alta attività in costruzione in Francia a Bure ha un costo base di circa 15 miliardi di euro);
se in un'economia di mercato si tiene conto di tutti questi costi, il ritorno al nucleare non è competitivo, mentre diverso è ovviamente il caso delle centrali già esistenti. È questo il motivo per cui attualmente in tutto l'occidente sono in costruzione due soli impianti nucleari, uno in Francia a Flamanville e uno in Finlandia a Oikiluoto, entrambi con tecnologia francese Areva, la stessa privilegiata dall'Enel e dal Governo italiano;
l'impianto di Oikiluoto avrebbe dovuto essere consegnato lo scorso anno, si parla ora del 2012 e i costi di costruzione sono già aumentati del 60 per cento, un vero e proprio disastro industriale;
il 22 ottobre 2009 c'è stata una pesante e irrituale messa in mora dei sistemi di questi impianti con tecnologie Areva espressa con un comunicato congiunto delle tre agenzie per la sicurezza nucleare: la francese ASN, la britannica HSÈsND e la finlandese Stuk. La qual cosa produrrà perlomeno un ulteriore allungamento dei tempi e un ulteriore innalzamento dei costi;
per tutti questi motivi negli Stati Uniti, dove la produzione di energia elettrica è totalmente privatizzata, dagli anni settanta non viene avviata la costruzione di un nuovo impianto nucleare. E recentemente (giugno 2009) il Massachussets Institute of Technology (MIT) ha sottolineato come il costo del chilowattora nucleare sia significativamente superiore a quello delle altre fonti tradizionali;

la scelta nucleare fu a suo tempo bocciata dai cittadini italiani con il referendum del 1987, quindi una sua riproposizione richiede grande cautela anche dal punto di vista democratico. Il Governo ha invece varato una norma che, caso unico nei paesi occidentali, prevede la possibilità di avviare la costruzione di una centrale nucleare o di un impianto di trattamento di scorie anche in presenza di un parere contrario delle istituzioni locali e delle regioni interessate, militarizzando inoltre i siti scelti. Undici regioni (Lazio, Marche, Umbria, Basilicata, Puglia, Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte e Campania) hanno avanzato ricorso alla Corte costituzionale nei confronti di questa norma;
l'Agenzia per la sicurezza nucleare (peraltro neanche prevista inizialmente e inserita solo successivamente dopo un increscioso «balletto» tra ministeri sull'attribuzione dei posti e le cui delicate funzioni meglio sarebbero state svolte da un'Autorità indipendente) risulta finanziata nei prossimi tre anni con un importo ad avviso degli interroganti ridicolo che ne compromettono la reale operatività;
i tempi per l'individuazione dei siti da parte dei soggetti interessati alla costruzione di impianti sono tali da non rendere possibile un confronto trasparente e democratico su tale tema in occasione delle prossime elezioni regionali. Pur, ovviamente, in presenza di orientamenti già consolidati da parte dei soggetti proponenti l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, ha ad esempio recentemente dichiarato in una trasmissione televisiva (Effetto Domino del 6 dicembre del 2009 in onda su La7): «ho idea di quali siano i possibili siti ma non li rivelerò nemmeno sotto tortura»;
non sono cambiati nel corso degli ultimi anni i criteri fondamentali per rendere un sito idoneo alla realizzazione di un impianto nucleare a cominciare dalla bassa sismicità, da una relativamente bassa densità abitativa, dalla disponibilità di grandi quantitativi di acqua. Né sono cambiate le caratteristiche geofisiche del nostro Paese -:
se il Governo ritenga che la mappa dei siti per la realizzazione degli impianti per la produzione di energia nucleare che l'istituenda Agenzia per la sicurezza nucleare dovrà realizzare possa essere significativamente diversa da quella redatta dal Comitato nazionale per l'energia nucleare ai sensi della legge n. 23 del 1975.
(3-00833)

Interrogazione a risposta scritta:

EVANGELISTI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - per sapere - premesso che:
la SEVES, società leader mondiale nel settore degli isolatori elettrici in vetro, in porcellana e in composito e dei mattoni in vetro, tra i suoi 4500 dipendenti presenti nei propri stabilimenti, ne conta circa 350 in Italia e, di questi, 170 sono impiegati nello stabilimento di via Reginaldo Giuliani a Firenze;
a causa della contrazione degli ordinativi di mattoni in vetro registratasi a livello mondiale nella seconda metà del 2008, è stato necessario avviare una procedura di cassa integrazione ordinaria nei confronti di 110 lavoratori (in scadenza il prossimo 2 febbraio) e di mobilità per altri 20;
a seguito di incontri con istituzioni locali e regionali e con organizzazioni sindacali, l'azienda si era impegnata a presentare entro la data del 15 aprile 2009 un documento programmatico per il biennio 2009-2010 contenente le iniziative intraprese per il rilancio dell'azienda stessa nonché gli investimenti previsti per l'attivazione del nuovo forno;
tale documento programmatico, una volta presentato dall'azienda, veniva fortemente contestato dai lavoratori in quanto carente di ogni indicazione sia in ordine ai tempi previsti per la realizzazione

del forno sia per la ripresa dell'attività dell'azienda, dando il via a numerose iniziative di sciopero;
il 15 giugno 2009, veniva sottoscritto, alla presenza di rappresentanti del Comune e della provincia di Firenze, un nuovo accordo tra FILCEM-CGIL, FEMCA-CISL e l'azienda in cui quest'ultima si impegnava a fornire un'informativa mensile sullo smaltimento dei pezzi a magazzino, l'ultima delle quali, a novembre, attestava che la giacenza dei pezzi era quasi pari ai 4,8 milioni di pezzi fissati quale valore di riferimento per poter procedere alla realizzazione del suddetto forno;
ciò nonostante, a tutt'oggi l'azienda non ha manifestato alcuna intenzione di voler ottemperare agli accordi assunti in precedenza in merito alla realizzazione del forno, solo un vago impegno a ricostruirlo entro la metà del prossimo aprile;
il 21 dicembre 2009, dall'incontro tenutosi presso la presidenza della regione Toscana non è sortito alcun preciso impegno a far ripartire la produzione di mattonelle in vetro presso il citato stabilimento fiorentino come scaturito dagli accordi del 15 giugno 2009, anzi l'annuncio che quest'ultimo verrà scorporato dalla multinazionale è apparso ai più come un preludio alla sua vendita;
la proposta dell'azienda adesso dovrà essere vagliata dai lavoratori, che hanno già fatto sapere di aver valutato inaccettabile tale proposta, rimanendo sempre più diffidenti nei confronti della proprietà che se da un lato sembra voler garantire la presenza dello stabilimento a Firenze dall'altro non concretizza l'investimento da 1,7 milioni di euro necessario per l'avvio del forno;
inoltre, i lavoratori hanno fatto sapere che lo scorso 30 dicembre è giunta loro la comunicazione che la proprietà in oggetto intende rompere il tavolo di trattativa istituzionale e attivare le procedure per la cassa integrazione straordinaria a 0 ore per 135 dipendenti -:
di quali informazioni disponga in relazione a quanto riportato in premessa e quali siano gli intendimenti anche visti gli esiti del recente incontro del 21 dicembre 2009 tenutosi in regione Toscana;
quali urgenti iniziative si intenda adottare per salvaguardare gli attuali livelli occupazionali dello stabilimento SEVES di Firenze anche al fine di scongiurare un'ulteriore contrazione del tessuto imprenditoriale e produttivo del territorio interessato nonché di tutto il Paese.
(4-05682)

...

Apposizione di firme a mozioni.

La mozione Franceschini e altri n. 1-00302, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 gennaio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Mogherini Rebesani, Coscia, Rubinato.

La mozione Moffa e altri n. 1-00305, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 gennaio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Cosenza.

Apposizione di firme a risoluzioni.

La risoluzione in Commissione Cazzola e altri n. 7-00240, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 dicembre 2009 deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bellanova.

La risoluzione in Commissione Antonino Foti e Garofalo n. 7-00241, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 dicembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Gatti, Gnecchi, Mattesini.

Pubblicazione di un testo riformulato.

Si pubblica il testo riformulato della mozione Moffa n. 1-00305, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 263 dell'11 gennaio 2010.

La Camera,
premesso che:
il Governo ha dovuto affrontare le ripercussioni di una gravissima crisi internazionale che ha inevitabilmente prodotto delle conseguenze molto serie sul terreno dell'occupazione, che avrebbero potuto essere ben più gravi se l'Esecutivo non avesse accompagnato i processi con provvedimenti di volta in volta adeguati pur in un quadro di complessa attenzione alla stabilità dei conti pubblici, a fronteggiare l'emergenza: si è trattato di interventi volti non solo a rilanciare la struttura produttiva e dei servizi, ma anche a sostenere i livelli occupazionali, mediante l'estensione dello strumento degli ammortizzatori sociali a beneficio dei lavoratori sospesi dal lavoro a causa delle improvvise ed acute difficoltà di mercato, in cui sono incorse nei mesi scorsi numerose imprese;
anche grazie all'accordo con le regioni, è stato possibile stanziare un ingente ammontare di risorse (8 miliardi in un biennio) per ampliare la cassa integrazione in deroga ed estenderne l'intervento anche nei settori del lavoro dipendente, fino a quel momento sprovvisti;
nell'ambito di tali misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori, vanno segnalati taluni interventi di carattere particolarmente innovativo in materia di riqualificazione dei lavoratori, volti a sostenere progetti di autoimprenditorialità, il cui finanziamento è in parte sostenuto dalla possibilità di capitalizzare le risorse derivanti dagli ammortizzatori sociali riconosciuti ai singoli cassintegrati o disoccupati interessati ad intraprendere un lavoro autonomo;
i dati diffusi dall'Istat in data 17 dicembre 2009 a seguito della rilevazione continua sulle forze di lavoro condotta dall'istituto nel terzo trimestre 2009, mostrano una prosecuzione della riduzione delle forze di lavoro anche in tale trimestre: al Nord si è registrata una riduzione marcata dell'occupazione (-274.000 unità rispetto ad un anno prima) odi una crescita della disoccupazione (+218.000 unità), al Sud il tasso di disoccupazione registra una crescita maggiore rispetto alla riduzione del tasso di occupazione (7,3 per cento in termini grezzi e 7,8 in termini destagionalizzati) con una forbice tra le due aree territoriali sempre ampia ma in riduzione (il tasso del Nord passa dal 3,4 per cento al 5,1 per cento, quello del Mezzogiorno dall'11,1 per cento all'11,7 per cento);
i dati sull'occupazione evidenziano quindi le criticità in cui si è trovato ad operare il sistema Paese nel suo complesso e rilevano la condizione economica e sociale svantaggiata che il Governo sta affrontando, anche tenendo conto delle proposte avanzate dai gruppi parlamentari;
i dati del rapporto elaborato dall'Isfol sull'occupazione relativamente al 2009 indicano che rispetto alla media europea l'occupazione in Italia è diminuita ma in misura inferiore ad altri Paesi - nel secondo trimestre 2009 si registra una contrazione dello 0,9 per cento, contro una media in Europa dell'1,9 per cento - e che la crescita del numero di disoccupati e la contrazione dell'orario medio di lavoro appare in Italia più contenuta rispetto all'incremento registrato in molti Paesi comunitari: ciò è imputabile alle scelte del Governo di fronteggiare la crisi attraverso un robusto potenziamento delle risorse degli ammortizzatori sociali e un consistente ampliamento della platea dei beneficiari, sino a coinvolgere anche lavoratori per i quali non era precedentemente prevista alcuna tutela; tuttavia, si evidenzia che la crisi acutizza i divari territoriali: il tasso di occupazione nel Mezzogiorno si è ridotto in modo più accentuato che nel Centro-Nord: è calato del 2 per cento,

passando dal 47 per cento del secondo trimestre 2008 al 45 per cento del secondo trimestre 2009; mentre non supera il punto percentuale nel resto del Paese;
tra la forza lavoro del Mezzogiorno un individuo su due è inattivo, contro il 33 per cento del Centro e valori intorno al 30 per cento nel Nord: nessun Paese europeo ha al suo interno divari territoriali così ampi come il nostro;
nel Mezzogiorno, inoltre, risulta più diffuso il lavoro atipico, mentre è meno utilizzato lo strumento dell'apprendistato, si fa meno formazione continua e si riscontrano maggiori difficoltà nell'ambito dell'istruzione tecnica e professionale, cioè in quel segmento educativo particolarmente volto a favorire processi più rapidi di ingresso nel mercato del lavoro;
la crisi economica e finanziaria su scala internazionale ha colpito quindi anche il Mezzogiorno che presenta problemi strutturali ancora irrisolti e una realtà produttiva dalla configurazione assai diversa dal Nord del Paese: in tale ambito, pertanto, la cassa integrazione non può essere l'unica modalità attraverso la quale leggere l'impatto della crisi attraversata dal sistema produttivo nazionale, dal momento che il Mezzogiorno è caratterizzato da una forte presenza di lavoro precario, sommerso e da una disoccupazione rilevante, soprattutto per quanto concerne l'occupazione femminile;
occorre considerare, dunque, le peculiarità delle diverse aree del Paese per fornire risposte flessibili ed adattabili a modelli e caratteristiche assolutamente particolari da territorio a territorio;
l'economia del Mezzogiorno ad esempio, attraverso la concatenazione fra problemi irrisolti e minacce derivanti dalla globalizzazione, è ancora fragile con gravi problemi strutturali, non attraendo investimenti ed esportando in maniera largamente insufficiente;
nell'attuale situazione di crisi economica è pertanto assolutamente necessario continuare ed accrescere le azioni di contrasto al lavoro nero, favorire l'inserimento lavorativo dei lavoratori svantaggiati attraverso specifici percorsi di formazione, facilitare le prime esperienze dei giovani e le opportunità di reimpiego per gli «over» espulsi dal mercato, proseguire nel processo già positivamente intrapreso con una serie di strumenti diversi ma convergenti verso l'unico obiettivo di favorire l'accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese;
si impone quindi la realizzazione di un potenziamento delle politiche attive del lavoro, chiamate ad agevolare i processi di transizione sul mercato del lavoro, garantendo l'equità, ma anche l'efficienza e la selettività degli interventi, mantenendo e sviluppando l'occupabilità delle persone, favorendo il ritorno al lavoro da parte dei percettori dei sussidi;
appare urgente dare attuazione a un vero e proprio piano per favorire l'occupazione, che preveda, anche attraverso un coordinamento dei soggetti pubblici e privati competenti in materia, la promozione di tirocini formativi e il miglioramento del funzionamento dei servizi per l'impiego;
la valorizzazione di strumenti di integrazione tra sistema educativo e mercato del lavoro, come il contratto di apprendistato e i voucher per le attività di assistenza e formazione - unitamente all'implementazione del livello di efficienza dei servizi pubblici per l'impiego del Mezzogiorno, potrebbe rendere più trasparente il mercato del lavoro, attraverso l'incentivazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, consentendo di svolgere un effettivo contrasto al lavoro sommerso;
il disegno di riforma in senso federale dello Stato avviato dal Parlamento nella XVI legislatura appare in tal senso significativo in vista di una valorizzazione delle autonomie locali;
Stato, regioni e parti sociali sono chiamati a condividere le fondamentali linee guida per orientare la spesa dedicata alla formazione degli inoccupati, dei disoccupati

e dei cassaintegrati nel prossimo anno, in relazione ai caratteri discontinui e selettivi della ripresa che indurranno l'allungamento del periodo di inattività o transizione verso altra occupazione di molti lavoratori. La formazione deve quindi risultare quanto più tarata sui fabbisogni professionali dei settori e delle imprese e sulle concrete esigenze delle persone interessate in funzione della loro occupabilità,

impegna il Governo:

a proseguire nelle iniziative intraprese, coniugando, in un quadro di strategia organica, misure a favore delle imprese, provvedimenti di sostegno dell'occupazione e di salvaguardia del reddito, garantendo la necessaria copertura finanziaria, e in ogni caso nel rispetto dei vincoli di stabilità finanziaria previsti a livello internazionale ed europeo, in un'ottica di rilancio del sistema produttivo e occupazionale del Sud del Paese;
a dare attuazione, anche al fine di attenuare il divario tra le diverse zone del Paese, al Piano di azione per l'occupabilità dei giovani attraverso l'integrazione tra apprendimento e lavoro (Italia 2020), facilitando la transizione dalla scuola al lavoro, rilanciando l'istruzione tecnico-professionale ed il contratto di apprendistato, ripensando il ruolo della formazione universitaria e aprendo i dottorati di ricerca al sistema produttivo e al mercato del lavoro, in ogni caso nel rispetto dei vincoli di stabilità finanziaria previsti a livello internazionale ed europeo;
a salvaguardare la corretta applicazione delle norme della cosiddetta legge Biagi, che prevedono, in via presuntiva, la sussistenza di un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato nei casi in cui sia riconosciuta l'irregolarità del rapporto di collaborazione, favorendo lo sviluppo e l'ampliamento dei centri preposti alla certificazione, in prospettiva di una sostanziale azione di contrasto nei confronti del lavoro sommerso, particolarmente diffuso nelle zone del Sud del Paese, in ogni caso nel rispetto dei vincoli di stabilità finanziaria previsti a livello internazionale ed europeo, e proseguendo nell'opera di adeguamento degli organici delle amministrazioni pubbliche alle effettive esigenze, senza appesantimenti non funzionali di strutture e orpelli burocratici, frutto di prassi deleterie dell'immediato passato fondate sulla diffusione del precariato nelle pubbliche amministrazioni, anche locali, e sulla conseguente stabilizzazione di personale non sempre corrispondente alle effettive necessità istituzionali delle amministrazioni e in violazione di principi costituzionali;
a procedere in un'ottica di strategia federalista, nella valorizzazione del ruolo delle autonomie regionali per l'attuazione delle politiche attive di lavoro e di sostegno al reddito, per meglio rispondere, anche utilizzando di comune intesa le risorse regionali, alle differenti esigenze territoriali dei lavoratori e dei datori di lavoro;
a dare piena attuazione alle misure volte a favorire iniziative autonome imprenditoriali dei giovani meridionali attraverso il meccanismo del finanziamento della microimpresa, in ogni caso nel rispetto dei vincoli di stabilità finanziaria previsti a livello internazionale ed europeo;
a proseguire l'azione di contrasto al lavoro nero, la cui presenza in alcune zone del Mezzogiorno, è particolarmente rilevante, anche attraverso l'adozione di misure che puntino più alla prevenzione e alla sensibilizzazione che alla repressione, dando priorità alla semplificazione degli adempimenti fiscali e burocratici a carico delle imprese;
a promuovere, anche alla luce delle situazioni emerse nelle regioni meridionali, una migliore corrispondenza degli interventi di formazione professionale alle esigenze del sistema produttivo valoriz- zando

il ruolo delle imprese e sviluppando sinergie con il sistema dell'istruzione, adottando una nuova strategia che sottolinei la valenza formativa del lavoro, la centralità dell'impresa come luogo di formazione e l'importanza della certificazione delle conoscenze e delle competenze possedute, comunque acquisite dal lavoratore;
ad assicurare in tutte le regioni del Paese e tra queste a quelle del Mezzogiorno un'informazione esauriente e tempestiva sull'offerta e sulla domanda di lavoro insieme al monitoraggio degli interventi in vista dell'allestimento delle politiche del lavoro e delle politiche sociali, anche avviando quanto prima l'applicazione del «Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro», (Italia 2020), un piano strategico di azione per la conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi dedicati alla cura della famiglia e per la promozione delle pari opportunità nell'accesso al lavoro.
(1-00305)
«Moffa, Cazzola, Baldelli, Antonino Foti, Briguglio, Ceccacci Rubino, Di Biagio, Vincenzo Antonio Fontana, Formichella, Giacomoni, Giammanco, Mannucci, Minardo, Mottola, Pelino, Mariarosaria Rossi, Saltamartini, Scandroglio, Taglialatela, Cosenza».

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta in Commissione Gnecchi n. 5-02281 del 17 dicembre 2009.