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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 27 aprile 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
in data 16 aprile 2010 l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha proposto una ripartizione delle prime posizioni della sintonia automatica digitale;
alle prime posizioni della sintonia automatica hanno diritto anche le emittenti regionali in base alle norme e alle intese sottoscritte al momento dello switch off deciso in ogni ambito regionale;
senza questo strategico posizionamento commerciale le emittenti locali rischiano l'inevitabile chiusura;
il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44, «Attuazione della direttiva 2007/65/CE relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 2010, n. 73 dispone all'articolo 5, comma 2: «Fermo il diritto di ciascun utente di riordinare i canali offerti sulla televisione digitale nonché la possibilità per gli operatori di offerta televisiva a pagamento di introdurre ulteriori e aggiuntivi servizi di guida ai programmi e di ordinamento canali, l'Autorità, al fine di assicurare condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie, adotta un apposito piano di numerazione automatica dei canali della televisione digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, e stabilisce con proprio regolamento le modalità di attribuzione dei numeri ai fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati alla diffusione di contenuti audiovisivi in tecnica digitale terrestre, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi in ordine di priorità:
a) garanzia della semplicità d'uso del sistema di ordinamento automatico dei canali;
b) rispetto delle abitudini e preferenze degli utenti, con particolare riferimento ai canali generalisti nazionali e alle emittenti locali;
c) suddivisione delle numerazioni dei canali a diffusione nazionale, sulla base del criterio della programmazione prevalente, in relazione ai seguenti generi di programmazione tematici: semigeneralisti, bambini e ragazzi, informazione, cultura, sport, musica, televendite. Nel primo arco di numeri si dovranno prevedere adeguati spazi nella numerazione che valorizzino la programmazione delle emittenti locali di qualità e quella legata al territorio. Nello stesso arco di numeri non dovranno essere irradiati programmi rivolti a un pubblico di soli adulti. Alfine di garantire il più ampio pluralismo in condizioni di parità tra i soggetti operanti nel mercato, dovrà essere riservata per ciascun genere una serie di numeri a disposizione per soggetti nuovi entranti;
d) individuazione di numerazioni specifiche per i servizi di media audiovisivi a pagamento;
e) definizione delle condizioni di utilizzo della numerazione, prevedendo la possibilità, sulla base di accordi, di scambi della numerazione all'interno di uno stesso genere, previa comunicazione alle autorità amministrative competenti;
f) revisione del piano di numerazione in base allo sviluppo del mercato, sentiti i soggetti interessati.

3. Il Ministero, nell'ambito del titolo abilitativo rilasciato per l'esercizio della radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre, attribuisce a ciascun canale la numerazione spettante sulla base del piano di numerazione e della regolamentazione adottata dall'Autorità ai sensi del comma 2 e stabilisce le condizioni di utilizzo del numero assegnato. L'attribuzione dei numeri ai soggetti già abilitati

all'esercizio della radiodiffusione televisiva in tecnica digitale terrestre è effettuata con separato provvedimento integrativo dell'autorizzazione.»;
il decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66 e successive modificazioni, reca «Disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo»;
il decreto legislativo 1o agosto 2003 n. 259, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 215 del 15 settembre 2003, reca «Codice delle comunicazioni elettroniche»;
il decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 208 del 7 settembre 2005 - Supplemento Ordinario, reca il «Testo unico della radiotelevisione»;
la delibera n. 435/01/CONS, dell'Autorità garante delle comunicazioni (AGCOM) del 15 novembre 2001, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 6 dicembre 2001, n. 284, supplemento ordinario n. 259, e successive modificazioni e integrazioni, approva il regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in «tecnica digitale»;
la delibera AGCOM n. 253/04/CONS del 3 agosto 2004, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 197 del 23 agosto 2004, dispone «Norme a garanzia dell'accesso dei fornitori di contenuti di particolare valore alle reti per la televisione digitale terrestre»;
la delibera AGCOM n. 136/05/CONS, del 2 marzo 2005, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dell'11 marzo 2005, supplemento ordinario n. 35, dispone «Interventi a tutela del pluralismo ai sensi della legge 3 maggio 2004, n 112»;
la delibera AGCOM n. 163/06/CONS, del 22 marzo 2006, approva un programma di interventi volto a favorire l'utilizzazione razionale delle frequenze destinate ai servizi radiotelevisivi nella prospettiva della conversione alla «tecnica digitale»;
nella fase di avvio delle procedure di switch off è stato sollecitato un provvedimento dell'Autorità relativo alla numerazione da applicare all'ordinamento automatico dei programmi offerti su tecnologia digitale terrestre di cui all'articolo 29-bis, comma 10;
gli operatori hanno dichiarato reiteratamente il proprio favore alla definizione da parte dell'Autorità di appositi criteri per l'assegnazione dei canali nella sintonizzazione automatica del telecomando, poiché tale fattore rappresentava un importante elemento di certezza nella fase di transizione del mercato;
le indicazioni contenute nei provvedimenti dell'Autorità prevedono che gli operatori, in merito all'ordinamento automatico dei canali offerti su piattaforma digitale terrestre, satellitare e via cavo, nel determinare la numerazione da applicare all'ordinamento automatico dei canali tengano conto delle abitudini degli utenti finali, dei criteri di semplicità d'uso e dell'applicazione di condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie;
i rilievi e le osservazioni formulate nell'ambito della consultazione dei soggetti interessati, relativamente ai limiti esposti sulla sintonizzazione automatica, le conseguenti modifiche ed integrazioni allo schema di provvedimento adottato il 23 novembre 2006 di cui alla delibera n. 663/06/CONS, hanno reso indispensabile una riformulazione di alcune disposizioni per assicurare maggior certezza rispondendo ai problemi emersi in sede applicativa;
l'Autorità ha di fatto disposto che i piani di guida elettronica ai programmi, anche costituiti da semplici piani automatici di ordinamento dei canali della televisione digitale terrestre, satellitare o via cavo, fermo restando il diritto di ciascun utente a riordinare a piacimento i programmi

offerti secondo quanto previsto dalla delibera n. 216/00/CONS, devono tener conto «delle esigenze di semplicità di uso dell'apparato di ricezione e delle abitudini e delle preferenze dei telespettatori, ed applicano condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie nei confronti di tutti i fornitori di contenuti»;
l'Autorità ha ribadito che non devono essere praticate discriminazioni nei confronti dei fornitori di contenuti indipendenti e dei fornitori di contenuti a livello locale;
l'Autorità si è impegnata a garantire il rispetto di tali condizioni ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del codice delle comunicazioni elettroniche, anche intervenendo, ove giustificato, di propria iniziativa;
il Comitato Radio TV Locali (CRTL) ha avanzato una proposta in merito alla questione dell'ordinamento automatico dei programmi (logical channel number - LCN) nella piattaforma televisiva digitale terrestre;
la proposta prevede:
«1. riprodurre nel primo blocco di numeri (1-99) della piattaforma digitale l'ordinamento già presente nell'ambiente analogico, riproducendo, il più fedelmente possibile, la posizione sul telecomando dei vari canali ricevuti in tecnica analogica, ponendo quindi nei primi numeri i canali nazionali e nei successivi i canali delle tv locali nell'ordine della popolazione servita con le frequenze analogiche utilizzate. L'ordinamento deve comunque, rispettare criteri equi, trasparenti e non discriminatori (tale non è certamente il criterio di cui si discute e che fa riferimento alle graduatorie Corecom per l'erogazione di contributi pubblici alle emittenti, graduatorie formate secondo criteri che non hanno alcun nesso con il grado di affezione dell'utenza all'emittente)»;
la Sardegna, prima regione a sperimentare l'attivazione del digitale terrestre ha pesantemente pagato l'aggravio della fase di avvio e della sua gestione e in tutte le regioni italiane si verifica un crollo degli ascolti che rischia di provocare un danno economico insopportabile per le televisioni regionali;
nella fase sperimentale era stato definito un automatico riposizionamento delle reti affidando alle televisioni regionali una collocazione nella sintonia automatica subito dopo le principali sette reti nazionali;
tale posizionamento automatico che rappresentava non solo il rispetto di posizioni di mercato conquistate con anni di attività informativa e di autonome produzioni televisive ma soprattutto una garanzia di tutela della specialità culturale, identitaria, delle regioni come il caso della Sardegna;
l'informazione regionale garantita dalle tv locali ha sempre rappresentato un fattore di democrazia rilevante nel panorama informativo;
da mesi l'attivazione di una sintonia automatica non regionale ha duramente penalizzato e colpito le emittenti televisive regionali con un danno economico rilevante e soprattutto con una ricaduta inaccettabile sul piano democratico, inteso come il venir meno per i sardi del diritto all'informazione regionale e alla produzione culturale proposta dalle emittenti locali;
in gran parte delle regioni italiane si stanno moltiplicando le denunce degli utenti e degli operatori delle tv locali che rischiano di subire un contraccolpo devastante se non si interverrà con un urgenza per ripristinare le condizioni di partenza che prevedevano appunto la tutela del posizionamento delle tv locali,

impegna il Governo:

ad intervenire con tutti gli strumenti a disposizione per valutare il quadro delle conseguenze di tale situazione al fine di individuare con somma urgenza le soluzioni necessarie;

a valutare, per quanto di competenza, l'opportunità che l'articolazione del digitale terrestre sul territorio nazionale abbia come fondamento quello di un'adeguata attribuzione alle televisioni regionali delle posizioni di sintonia di più agevole e primaria selezione, individuando procedure e soluzioni idonee a rendere tale processo immediatamente applicabile;
a promuovere urgenti iniziative utili ad assicurare il rispetto delle intese intercorse che avevano garantito il rispetto e la salvaguardia dell'emittenza locale.
(1-00358)
«Pili, Gioacchino Alfano, Antonione, Barani, Barbareschi, Barbaro, Beccalossi, Bonciani, Briguglio, Carlucci, Castiello, Catone, Cazzola, Centemero, De Luca, Di Biagio, Di Caterina, Dima, Faenzi, Vincenzo Antonio Fontana, Garofalo, Germanà, Girlanda, Gibiino, Gottardo, Iannarilli, Lisi, Marinello, Minardo, Mistrello Destro, Moffa, Murgia, Nastri, Nizzi, Pelino, Porcu, Rosso, Saltamartini, Sammarco, Sbai, Scalera, Scandroglio, Scelli, Simeoni, Taddei, Toto, Traversa, Vella, Versace, Vessa, Vignali».

Risoluzioni in Commissione:

Le Commissioni VIII e X,
premesso che:
la società Petroceltic Elsa ha presentato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare due progetti per la trivellazione del fondo marino allo scopo di estrarre petrolio nelle acque del basso adriatico di fronte la costa pugliese;
organi di stampa hanno riportato la notizia del parere positivo espresso dall'Ufficio valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in relazione alla richiesta avente ad oggetto un'area distante 11 chilometri dalla laguna di Lesina e 12 chilometri dall'arcipelago delle Isole Tremiti, mentre risulta ancora in itinere la richiesta di attivare sondaggi in un'area che dista 4,5 chilometri dalle stesse Isole Tremiti e 7,8 chilometri dalla foce del fiume Fortore;
le aree interessate dalla perforazione risultano essere a distanza ridotta dalla riserva marina di interesse nazionale delle Isole Tremiti e dalla costa del Parco Nazionale del Gargano, nonché in una zona di transito di alcune specie di cetacei, come riconosciuto dallo stesso ufficio di valutazione di impatto ambientale;
contro tali progetti si è formalmente espressa la Regione Puglia e sono in fase di costituzione comitati istituzionali e civici il cui obiettivo è la tutela dell'ecosistema delle zone oggetto di interesse da parte della multinazionale irlandese;
le attività di produzione di petrolio dal fondo marino determinano un apporto complessivo di inquinanti pari al 47 per cento del totale sversato in mare a causa dell'attività di perforazione (2 per cento), degli incidenti nel trasporto marittimo (12 per cento) e delle operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche (33 per cento);
le compagnie petrolifere utilizzano per la trivellazione speciali fluidi e fanghi perforanti, necessari per portare in superficie i detriti perforati, che sono tossici e difficili da smaltire, poiché lasciano tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame; questi elementi pesanti sono nocivi e si bioaccumulano negli organismi marini, a partire dai pesci destinati all'alimentazione, come dimostrano diversi studi redatti da agenzie governative europee e non, che hanno verificato livelli di mercurio particolarmente alti nei pesci pescati nei pressi delle piattaforme petrolifere;

l'estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano un notevole dispendio di acqua prelevata dall'acquedotto pubblico, aggravando il deficit idrico della zona costiera adriatica, che sarà reimmessa nel terreno e nella falda dopo la sua contaminazione da zolfo e metalli pesanti;
le perforazioni determinano l'incremento del rischio subsidenza, l'abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi, talvolta accompagnato da micro terremoti e dissesti geologici, particolarmente pericolosi in zone sismiche e ben noti nell'alto adriatico, dove le attività di estrazione sono state sospese anche per lunghissimi periodi a causa di tale fenomeno;
l'attivazione della perforazione determina l'insorgenza di almeno 3 tipologie di rischio di incidente industriale con gravi conseguenze per gli addetti al ciclo produttivo e all'ambiente: esplosione di gas durante la perforazione; fuoriuscita incontrollata di petrolio; collisioni di navi con la piattaforma;
il petrolio del basso adriatico è valutato di pessima qualità, perché particolarmente bituminoso, contenente un alto grado di idrocarburi pesanti e particolarmente ricco di zolfo;
la salubrità delle acque marine rappresenta per i centri della costa del basso adriatico fattore decisivo per le filiere turistica e ittica,

impegnano il Governo

a non autorizzare i progetti di trivellazione del fondo marino il cui obiettivo è la ricerca e l'eventuale estrazione di petrolio in un'area di particolare pregio naturalistico ed in prossimità di centri la cui economia si fonda essenzialmente sul turismo e sulla pesca.
(7-00317)«Realacci, Vico, Bordo».

La IV Commissione,
premesso che:
le procedure di selezione degli aspiranti all'arruolamento nelle Forze armate prevedono, tra gli altri, accertamenti sull'idoneità psico-fisico-attitudinale con attribuzione del relativo profilo, da svolgersi presso i centri e le commissioni di selezione, previo superamento delle prove scritte;
nello specifico, le commissioni mediche esaminatrici, nell'accertare l'idoneità psico-fisico-attitudinale dei soggetti candidati e delinearne il profilo sanitario, applicano le disposizioni contenute nel regolamento di cui al decreto del Ministro della difesa 4 aprile 2000, n. 114, nonché nella direttiva tecnica di cui al decreto del direttore generale della sanità militare del Ministero della difesa 5 dicembre 2005, che fornisce indicazioni riguardo le imperfezioni, infermità e condizioni somatofunzionali di più frequente riscontro o di maggiore rilevanza;
sono giudicati idonei agli accertamenti sanitari i concorrenti a cui venga attribuito il profilo sanitario minimo di coefficiente «2» al sistema psichico (PS), alla costituzione (C), all'apparato cardiocircolatorio (AC), all'apparato respiratorio (AR), agli apparati vari (AV), all'apparato locomotore superiore ed inferiore (LS e LI), alla funzione visiva (VS) ed infine alla funzione uditiva (AU); nei casi in cui si verifichi l'attribuzione di coefficiente «3 o 4» ad una sola delle suddette caratteristiche somato-funzionali si pronuncia l'inidoneità al servizio militare del candidato con immediata esclusione dalle restanti procedure di selezione;
nell'elenco delle imperfezioni, infermità e condizioni somato-funzionali la suddetta direttiva inserisce al codice «209» «gli esiti di intervento per ricostruzione capsulo-legamentosa delle grandi articolazioni, anche in assenza di instabilità articolare e di disturbi funzionali» con attribuzione del coefficiente «4» all'apparato locomotore inferiore (LI);

tale direttiva appare ancor più illogica e discriminante se si considera che il decreto ministeriale del 6 dicembre 2005, operante per il reclutamento dei militari atleti ed istruttori, stabilisce che le affezioni di cui al suddetto codice «209» potranno essere valutate compatibili con l'espletamento del servizio, quale militare atleta o istruttore, se risultano sotto il profilo medico legale di scarsa incidenza e tali da non costituire un rischio per la tutela della loro salute e della collettività;
ad oggi, numerosi giovani possono essere esclusi dall'arruolamento nelle Forze armate per il fatto di aver subìto un intervento di ricostruzione capsulo-legamentosa delle grandi articolazioni; in realtà il notevole incremento della pratica sportiva, sia a livello amatoriale che professionistico, ha dato luogo negli anni ad un proporzionale incremento della traumatologia delle articolazioni; la struttura legamentosa che più frequentemente può subire traumi, in seguito alla pratica sportiva, è proprio quella delle ginocchia;
in ambito sportivo, le lesioni dei legamenti crociati anteriori (LCA) e posteriori (LCP) sono di frequente riscontro nella pratica delle più diffuse discipline sportive quali il calcio, la pallavolo, la pallacanestro, lo sci ed il tennis;
ciò di cui si sta parlando non dovrebbe considerarsi un handicap né, ancor meno, un'imperfezione o un'infermità che sia causa di inidoneità al servizio militare, come disposto nel regolamento di cui al decreto del Ministro della difesa 4 aprile 2000, n. 114, nonché nella direttiva tecnica di cui al decreto del direttore generale della sanità militare del Ministero della difesa 5 dicembre 2005, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 300 del 27 dicembre 2005;
la circostanza che i predetti esiti di intervento per ricostruzione capsulo-legamentosa non siano un fattore invalidante è dimostrato in maniera incontrovertibile dal fatto che, non solo a seguito di intervento chirurgico che si svolge interamente in artroscopia si ha il totale recupero della funzionalità dell'arto, come testimoniano molti atleti professionisti attualmente protagonisti dello scenario sportivo nazionale ed internazionale, ma anche dal fatto che, qualora non si proceda alla ricostruzione capsulo-legamentosa del legamento, si rischia un'inevitabile limitazione dell'attività fisica e lavorativa,

impegna il Governo

ad adottare iniziative volte a modificare l'elenco delle imperfezioni ed infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare di cui al decreto del Ministro della difesa 4 aprile 2000, n. 114, recante «Norma in materia di accertamento dell'idoneità al servizio militare» e la direttiva del 5 dicembre 2005 del direttore generale della sanità militare, elenco B, parte II, cod. 209, affinché gli esiti di interventi per ricostruzione capsulo-legamentosa delle grandi articolazioni non siano ritenuti causa di esclusione ai fini dell'arruolamento e dell'impiego operativo nelle Forze armate, sempre che essi risultino, sotto il profilo medico legale, di scarsa incidenza e comunque tali da non costituire, ai fini dell'impiego operativo, un rischio per la tutela della salute dell'interessato e della collettività.
(7-00318) «Cirielli».

La XII Commissione,
premesso che:
l'articolo 32 della Costituzione Italiana, nel sancire la tutela della salute come «diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività», di fatto obbliga lo Stato a promuovere ogni opportuna iniziativa per tutelare il completo benessere psico-fisico e sociale di ogni persona;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001 sono stati definiti i livelli essenziali di assistenza sanitaria (Lea), le prestazioni e

i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket;
l'erogazione delle prestazioni entro tempi appropriati alle necessità di cura degli assistiti rappresenta una componente strutturale dei livelli essenziali di assistenza e l'eccessiva lunghezza delle liste rappresenta, nei fatti, la negazione del diritto dei cittadini ad accedere ai livelli stessi;
l'articolo 1, comma 280, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, prevede la realizzazione da parte delle regioni degli interventi previsti dal Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa, l'elenco di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera per le quali sono fissati i termini massimi di attesa e, nel caso in cui tali tempi non siano assicurati le misure previste senza oneri a carico degli assistiti, se non quelli dovuti come partecipazione alla spesa in base alla normativa vigente;
nel 2006 è stato firmato tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano un «Piano Nazionale di contenimento dei tempi di attesa per il triennio 2006-2008» dove si afferma che «l'obiettivo, sia a livello centrale che periferico, deve essere quello di promuovere la capacità del servizio sanitario nazionale di intercettare il reale bisogno delle prestazioni dei cittadini per garantire risposte adeguate al perseguimento degli obiettivi di salute»;
il Piano nazionale si propone di condividere un percorso per il governo delle liste di attesa finalizzato a garantire un appropriato accesso dei cittadini ai servizi sanitari, percorso che tiene conto della applicazione di rigorosi criteri sia di appropriatezza che di urgenza delle prestazioni e che garantisce la trasparenza del sistema a tutti i livelli, con l'obiettivo di realizzare sinergie di intervento tra i livelli istituzionali deputati a contrastare il fenomeno delle liste d'attesa;
il Piano stabilisce con estrema precisione i tempi e le modalità entro cui le prestazioni devono essere erogate al cittadino utente affinché questo possa essere garantito nel suo diritto alla salute così come stabilito dall'articolo 32 della Costituzione;
in alcune regioni italiane tali tempi d'attesa non vengono rispettati obbligando di fatto, così, il cittadino a rivolgersi, a proprie spese, alle strutture private per poter aver accesso alla prestazione sanitaria, che dovrebbe invece essere erogata dal servizio sanitario pubblico, in tempi ragionevoli con la sua patologia,

impegna il Governo:

ad individuare, insieme agli altri soggetti istituzionali coinvolti nella gestione e nell'abbattimento delle liste d'attesa nell'erogazione delle prestazioni sanitarie, modalità concrete di tutela del cittadino utente qualora la struttura pubblica non sia in grado di fornire la prestazione nei tempi massimi stabiliti dal piano nazionale o dalle normative regionali o provinciali di riferimento, a tal fine diffondendo tra tutte le regioni le migliori pratiche di un rapido rimborso a carico della struttura pubblica qualora la prestazione sanitaria non possa essere erogata entro i tempi stabiliti dalle normative in vigore;
a monitorare a livello nazionale, tramite gli uffici e le strutture del Ministero della salute, i dati relativi all'andamento delle liste d'attesa nelle singole regioni e a informarne regolarmente i cittadini.
(7-00316)
«Pedoto, Argentin, Bucchino, Burtone, D'Incecco, Fontanelli, Grassi, Murer, Sarubbi, Lenzi, Livia Turco».

TESTO AGGIORNATO AL 29 APRILE 2010

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri gestisce il settore editoriale compresi i rapporti con le Onlus e i relativi fondi corrispondendo alla società Poste italiane il rimborso delle tariffe agevolate;
l'articolo 44, comma 1-bis, del decreto-legge n. 112 del 2008, aggiunto dal decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, stabilisce che, fermi restando gli stanziamenti complessivi che costituiscono il tetto di spesa, l'erogazione di contributi all'editoria è destinata prioritariamente ai contributi diretti e, per le residue disponibilità, alle altre tipologie di agevolazione;
il citato dipartimento, nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio, provvede a determinare l'ammontare degli stanziamenti disponibili per i rimborsi;
il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri, determina sulla base dei fondi disponibili, gli importi delle tariffe agevolate ed effettua il monitoraggio mensile sull'andamento delle agevolazioni praticate;
la concessionaria del servizio postale universale opera i controlli sulla sussistenza dei requisiti dichiarati dai beneficiari delle agevolazioni, pertanto, all'atto della spedizione l'editore paga esclusivamente la tariffa agevolata e la differenza rispetto alla normale tariffa viene rimborsata a Poste Italiane spa dallo Stato;
le tariffe agevolate sono previste a favore di imprese editrici di quotidiani e periodici - 5.100 aziende editrici, 2.900 editori profit e no profit - che non superino il 45 per cento di spazio fisico dedicato alla pubblicità, di onlus, di cui 1.400 religiosi e 3.400 laici, di associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento, di ordini professionali, di sindacati, di associazioni professionali di categoria e di associazioni d'arma e combattentistiche;
nel 2008 le integrazioni a carico dello Stato risultano pari a 273,84 milioni di euro;
dal monitoraggio degli ultimi 6 anni risulta che gli stanziamenti non hanno mai coperto le compensazioni dovute e che, al momento, permane la mancata restituzione a Poste Italiane dei fondi 2009, pari a 241 milioni di euro;
poiché nell'anno 2010 sarebbero state disponibili risorse non superiori a 50 milioni di euro e da un'istruttoria effettuata presso Poste Italiane è emerso che già alla fine di marzo 2010 la società ha maturato compensazioni pari alla citata somma stanziata, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e delle finanze sono stati costretti ad emanare in data 30 marzo 2010 il decreto interministeriale che, comunque, fa salva la possibilità di destinare eventuali risorse aggiuntive (individuate dal Ministero dell'economia e delle finanze o dal dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri) alla copertura delle agevolazioni sulle tariffe postali nell'anno in corso;
tenuto conto del forte impatto economico sul sistema editoriale italiano derivante dalla sospensione di tali agevolazioni, al fine di scongiurare eventuali effetti

negativi in termini occupazionali ed aziendali e tutelare il pluralismo dell'informazione, il Ministero dello sviluppo economico ha comunicato di avere manifestato la propria disponibilità ad individuare una soluzione al problema delle tariffe postali agevolate nel corso dell'incontro tenutosi l'8 aprile 2010 tra il Governo, tutte le associazioni degli editori di quotidiani, periodici e libri, la concessionaria del servizio postale universale, nonché la Federazione nazionale della stampa italiana;
dall'incontro è scaturita l'urgente necessità di promuovere un accordo quadro fra editori e Poste Italiane spa al fine di raggiungere tariffe convenienti in linea con la normativa europea e compatibili con l'equilibrio economico e finanziario;
gli editori che hanno già venduto gli abbonamenti annuali da mesi si trovano da un giorno all'altro, e senza preavviso, nella condizione di dover fronteggiare un aumento di almeno il 120 per cento delle tariffe, senza poter richiedere maggiorazioni agli abbonati nel corso dell'anno;
le maggiori conseguenze saranno subite in particolare dalle piccole associazioni, il non profit e la stampa cattolica e diocesana che, dal 1o aprile fino a dicembre 2010, rischiano di sospendere le pubblicazioni e chiudere -:
a quanto ammonti la cifra riferita al «rimborso tariffe agevolate postali» non coperta da compensazioni dello Stato a Poste Italiane e per quali ragioni il Governo, visto che era a conoscenza di questo debito residuo con Poste Italiane, non sia intervenuto all'inizio dell'anno invece di emanare un decreto ministeriale urgente con data 30 marzo 2010 i cui effetti si applicavano dal 1o di aprile;
quale soluzione immediata sia possibile attuare a parere del Governo per non gravare ulteriormente per l'anno 2010 sui bilanci degli editori, in particolar modo per le organizzazioni non profit e la stampa cattolica, che non hanno messo in conto nei propri bilanci tale aggravio improvviso di spesa e quale sia il ruolo di Poste Italiane spa;
se sia intenzione del Governo adottare un nuovo regolamento in merito alle tariffe agevolate per spedizioni, limitando la platea dei destinatari, così salvaguardando le finalità dello strumento.
(2-00690)
«Toccafondi, Mazzuca, Lupi, Goisis, Munerato, Polledri, Vignali, Mazzoni, Barani, De Angelis, Ceroni, Di Biagio, Dima, Frassinetti, Renato Farina, Migliori, Picchi, Franzoso, Vitali, Marinello, Vincenzo Antonio Fontana, Palmieri, Garagnani, Colucci, Centemero, Gottardo, Pagano, Gioacchino Alfano, Girlanda, Antonio Pepe, Pugliese, Saltamartini, Tortoli, Faenzi, Di Centa, Mussolini, Marsilio, Soglia, De Camillis, Castellani, Garofalo, Commercio, Togni, Torazzi, Desiderati, Comaroli, Fallica, Vella, Bonciani, Massimo Parisi, Toto, Rosso».

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
all'ospedale di Rossano (Cosenza) un feto, ufficialmente alla ventiduesima settimana di gestazione, espulso durante un aborto «terapeutico» è sopravvissuto per circa 24 ore nonostante il neonato non abbia ricevuto alcun tipo di assistenza dopo aver visto la luce;
la gestante aveva deciso di interrompere la propria gravidanza, che in casi di malattie genetiche o malformazioni può avvenire, per come prevede la legge, «dopo i primi novanta giorni di gestazione se la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna», oppure «quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie

o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna»;
erano trascorse 22 ore dall'intervento eseguito nella mattinata di sabato 24 aprile 2010 sulla madre, una donna alla prima gravidanza, nel reparto di ostetricia, quando intorno alle 11,15 di lunedì mattina, il cappellano dell'ospedale, si è accorto che il feto mostrava chiari segni di vita;
subito dopo il ritrovamento del feto ancora in vita è stata aperta un'inchiesta. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo della Repubblica di Rossano, Leonardo Leone de Castris e dal sostituto procuratore Paolo Remer, e condotte con la collaborazione del personale del commissariato locale. Sembrerebbe che alcune persone siano state già iscritte nel registro degli indagati, nei loro confronti, potrebbero partire gli avvisi di garanzia;
la legge n. 194 del 1978 prevede l'assistenza e l'intervento dei sanitari nel caso in cui, a seguito d'un aborto, il feto presenti attività vitali. Risulterebbe che sulla creatura partorita - e viva -, non sarebbe stato effettuato alcun tipo di monitoraggio;
nel 2006 il Centro di bioetica dell'Università Cattolica di Roma ha stabilito che sotto le 22 settimane ci si deve astenere da intubazione, ventilazione e procedere con cure palliative; per i feti vitali a 23 e 24 settimane c'è intubazione, ventilazione e rianimazione -:
se risulti che siano stati effettivamente rispettati i princìpi normativi contenuti nella legge n. 194 del 1978;
quali urgenti iniziative di competenza intendano prevedere al fine di impedire il ripetersi di simili drammatiche vicende, alimentate, come in questo caso, anche da quella che agli interpellanti appare un'arbitraria superficialità dei sanitari nell'omettere qualsiasi tipo di cura e rianimazione del bambino.
(2-00691)
«Capitanio Santolini, Adornato, Binetti, Bosi, Buttiglione, Enzo Carra, Casini, Cera, Cesa, Ciccanti, Ciocchetti, Compagnon, De Poli, Delfino, Dionisi, Drago, Anna Teresa Formisano, Galletti, Libè, Lusetti, Mannino, Mereu, Mantini, Mondello, Naro, Occhiuto, Pezzotta, Pisacane, Poli, Rao, Ria, Romano, Ruggeri, Ruvolo, Tassone, Nunzio Francesco Testa, Vietti, Volontè, Zinzi».

Interrogazioni a risposta orale:

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 28 aprile 2009 «Caratteristiche delle insegne» stabilisce all'articolo 11 (Produttore - distributore unico) che la società System Data Center s.p.a. con sede a Roma è stata nominata «a seguito di apposita procedura di gara» per la «realizzazione e distribuzione degli attestati di pubblica benemerenza» e che «al riguardo si autorizza per due anni dalla data di pubblicazione del presente decreto». Al comma 3 del suddetto articolo si stabilisce che «le ditte che intendano concorrere con le proprie offerte, potranno inviare apposita richiesta entro e non oltre il 31 dicembre di ogni biennio a decorrere dall'anno 2010»;
l'11 marzo 2010 un comunicato della Protezione civile, dopo diversi articoli emersi sulla stampa, informa i cittadini che a tutte le amministrazioni e forze dello Stato (Vigili del fuoco, forze dell'ordine, forze armate), ma anche a volontari e volontarie che hanno prestato la loro attività, a qualsiasi titolo, nell'ambito di un determinato evento, al termine della procedura si invia loro a domicilio un diploma che attesta l'attività svolta;
inoltre, tutti coloro che hanno ricevuto l'attestato cartaceo, per avere il cofanetto con tutte le insegne, medaglie, lustrini e quant'altro la società che le

produce vorrà inserire, dovranno comprarlo ad un costo che si aggira intorno ai 130 euro;
per l'acquisto è necessario collegarsi al sito benemerenze.it e inviare la propria richiesta direttamente alla società System Data Center spa dopo aver fatto il proprio preventivo e inserito l'ordine di acquisto;
il capo della Protezione civile ha affermato che «se il Dipartimento della Protezione civile avesse dovuto acquistare le onorificenze per tutti gli aventi diritto avrebbe dovuto spendere oltre nove milioni di euro»;
l'ipotetico beneficiario che voglia avere un ricordo dell'esperienza che lo ha coinvolto nell'ambito delle emergenze nazionali ed internazionali non ha nessun potere decisionale e di scelta sul contenuto del cofanetto, ma deve necessariamente comprare tutto ciò che gli viene indicato nel preventivo in quanto pacchetti standard;
risulta che sia «possibile acquistare le insegne anche senza aver ricevuto l'attestato»;
sul sito benemerenze.it chiunque può visionare, stampare e divulgare i dati personali di tutti coloro hanno prestato soccorso durante le emergenze e chiunque può acquistare cofanetti a nome di altre persone;
sul sito della Protezione civile nell'area «Avvisi e Bandi» non vi è traccia del bando di gara citato nel decreto del 28 aprile 2009 dal quale è uscita vincitrice la società System Data Center spa -:
se il Governo non intenda esporre il bando di gara vinto dalla società Data Center spa per la realizzazione e distribuzione degli attestati di benemerenza nonché dei cofanetti con le insegne e illustrare i criteri e modalità con i quali è stata nominata la vincitrice;
se il Governo non intenda porre un rimedio e rivedere completamente la gestione delle benemerenze al fine di evitare, come ora accade, una divulgazione di dati personali nonché possibili vendite non autorizzate dal soggetto in questione;
se il Governo non ritenga di dover eliminare tale onere a carico dei migliaia di cittadini che prestano il loro prezioso e vitale soccorso nelle emergenze del Paese.
(3-01030)

CAUSI e MARGIOTTA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la ALES Arte Lavoro e Servizi Spa è una società a capitale pubblico partecipata dal Ministero per i beni e le attività culturali e da Italia Lavoro Spa Società funzionale del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, svolge servizi finalizzati alla conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali per strutture centrali e periferiche del Ministero per i beni e le attività culturali;
il Ministero per i beni culturali e ambientali nel 1998 partecipò alla costituzione di Ales spa, sottoscrivendone il capitale per un importo equivalente al 30 per cento delle azioni, il rimanente 70 per cento delle azioni venne sottoscritto da Italia Lavoro spa;
la Ales spa nel suo primo quinquennio di attività ha ottenuto dal Ministero per i peni culturali e ambientali, poi Ministero per i beni e le attività culturali, l'affidamento diretto di servizi ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 196 del 1997;
la Ales dal 2000 al 2006 ha svolto il monitoraggio degli altri progetti affidati dal Ministero per i beni e le attività culturali ai sensi dell'articolo 10 della citata legge n. 196 del 1997 ai quali partecipava in ATI, per un valore complessivo di circa 1.800.000 di euro;
nel 2006 e nei due anni successivi la Ales spa ha goduto di affidamenti in house providing, concessi anche considerando

che nel frattempo le azioni di Italia Lavoro spa sono state trasferite al Ministero dell'economia e delle finanze, che esercita i diritti dell'azionista su indirizzo del Ministro del lavoro;
i capitolati dei contratti relativi al 2006, 2007 e 2008 sono stati elaborati, su incarico del Ministero per i beni e le attività culturali, da Sviluppo Italia spa, che ha anche condotto il monitoraggio delle attività svolte;
nel corso del 2007 il Ministero per i beni e le attività culturali ha sottoscritto con la Ales spa un'ulteriore convenzione relativa alla fornitura di servizi di supporto tecnico e amministrativo a favore delle strutture periferiche dello stesso Ministero, a totale carico di progetti già finanziati;
Ales ha svolto attività di facility management per la Direzione regionale per BBCC della Campania finanziati dalla Regione, per la realizzazione di eventi culturali e mostre;
nel corso dello stesso 2008 la Ales spa ha elaborato il progetto preliminare «La via dei Vestini», per la realizzazione del quale è stato firmato un protocollo di intesa tra il Ministero per beni e le attività culturali, la Regione Abruzzo, le Province di l'Aquila e Pescara e i Comuni del territorio interessato, che è stato ammesso a prefinanziamento nella riunione del Cipe del 27 marzo 2008;
il valore patrimoniale della Ales spa è nel frattempo cresciuto fino alla cifra di circa 10 milioni di euro, mentre i bilanci d'esercizio evidenziano perdite, accumulate negli ultimi due anni, per circa 2 milioni di euro;
la Ales spa ha circa 430 dipendenti, 360 dei quali già addetti a lavori socialmente utili presso il Ministero per i beni culturali e ambientali;
gli amministratori di Ales spa hanno aperto le procedure di mobilità per tutto il personale in tempi e termini tali da pregiudicare l'acquisizione e l'esecuzione di commesse, e segnatamente di quelle discendenti dalla convenzione sul facility management, alcune delle quali in avanzato stato di progettazione su impulso della Direzione generale per l'archeologia e di diverse Direzioni regionali;
il Ministero per i beni e le attività culturali ha recentemente negato la possibilità di ulteriori affidamenti in house providing a favore di Ales spa;
non è andato a buon fine l'incontro svoltosi presso il Ministero del lavoro in data 4 dicembre 2008 -:
se la precipitosa apertura delle procedure di mobilità abbia determinato un danno al patrimonio aziendale, di cui fa parte a pieno titolo il portafoglio progetti;
quali iniziative intendano prendere gli amministratori di Ales spa per tutelare gli interessi aziendali nell'eventuale prosieguo dell'iter di finanziamento del progetto «La via dei Vestini»;
quali siano i motivi per cui il Ministero per i beni e le attività culturali ha negato la possibilità di ulteriori affidamenti in house providing;
come si intenda gestire la vertenza relativa alla mobilità, anche tenendo conto del paradosso per cui i 360 lavoratori che con l'assunzione presso Ales spa erano usciti da un regime assistenziale a carico dell'INPS in quello stesso regime tornerebbero -:
se il Presidente del Consiglio, considerata la posizione del Ministero dell'economia e delle finanze, nella doppia veste di controllante di Italia Lavoro spa e di titolare della quasi totalità delle partecipazioni statali, intenda porre fine all'anomalia per cui il Ministero per i beni e le attività culturali è titolare della partecipazione di Ales spa;
se e come Sviluppo Italia spa, formalmente incaricato della progettazione degli interventi affidati ad Ales spa, abbia in qualche modo partecipato ad una rimodulazione dei progetti tale da consentire l'ottimizzazione delle risorse, ed in

caso contrario come si giustifichi il corrispettivo all'uopo assicurato dal Ministero per i beni e le attività culturali alla stessa Sviluppo Italia spa;
se gli amministratori di Ales spa hanno predisposto un piano di ristrutturazione adeguato al rilancio dell'azienda, o se invece le azioni che intendono mettere in atto mirano soltanto a prolungare un regime semiassistenziale in vista di una successiva liquidazione della società.
(3-01031)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

OLIVERIO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
a seguito degli ultimi eventi alluvionali verificatisi in Calabria nei primi due mesi di quest'anno, la situazione del dissesto idrogeologico si è ulteriormente aggravata in molte zone della regione, causando gravi disagi alle popolazioni e ingenti danni all'economia dei territori colpiti;
in questo periodo ben 180 sono state le frane segnalate nella sola provincia di Cosenza. Nel vibonese numerosi smottamenti hanno interessato diversi centri, il più grave - ancora nella mente di tutti - ha interessato il comune di Maierato. Frane dovute alle piogge intense hanno colpito la provincia di Catanzaro, dove diversi smottamenti hanno interessato la periferia a nord della città e particolarmente diversi centri della provincia capoluogo.
cedimenti del terreno con blocco della circolazione stradale si sono verificati a Sarrottino, a Tiriolo nel tratto della statale che conduce a Marcellinara e a Gimigliano; tali fenomeni in molti casi hanno costretto i sindaci nelle zone maggiormente a rischio ad allontanare dalle abitazioni moltissime persone;
a Gimigliano, un fronte franoso apertosi sul pendio Timpa nei pressi del bivio Chianetta, ha costretto il sindaco Massimo Chiarella a emettere sette ordinanze di sgombero per altrettante famiglie dalle abitazioni, compreso uno stabile sottostante la frana dove ha sede anche la farmacia;
la strada provinciale Gimigliano-Tiriolo, importante arteria che collega il versante del Corace con la Piana di Lamezia è stata chiusa;
l'interruzione della strada, inoltre, ha provocato la semiparalisi dei trasporti interni al territorio comunale in quanto risultano attualmente bloccati anche i collegamenti con la locale stazione delle Ferrovie della Calabria e con l'abitato situato nella zona inferiore;
la situazione purtroppo a distanza di mesi è ancora molto critica. In molte delle zone suddette la precarietà del sistema stradale e ferroviario, continua a provocare forti disagi;
la frana del bivio Pedadace di Tiriolo e del tratto ferroviario delle Ferrovie della Calabria tra Soveria Mannelli e Catanzaro a seguito del crollo del ponte in località Cirone tra le stazioni dei Comuni di San Pietro Apostolo e Cicala hanno provocato e continuano provocare grandissimi disagi;
a tal proposito la giunta della comunità montana dei Monti Reventino Tiriolo e Mancuso ha evidenziato che «le interruzioni della tratta ferroviaria sono ormai diventate una costante nel periodo invernale, ogni qualvolta vi siano precipitazioni atmosferiche di una certa entità che causano frane o piccoli smottamenti con grave pericolo per la sicurezza ed incolumità dei viaggiatori e macchinisti e che questo causa ripercussioni negative e disagi sull'utenza composta prevalentemente da pendolari e studenti che si recano dai paesi dell'hinterland alla città capoluogo»;
la situazione in questi comuni è ormai vicina al collasso e sta creando sempre più apprensioni negli abitanti della

zona, ormai snervati dai ripetuti smottamenti che ogni inverno si ripresentano puntualmente;
il 14 marzo 2010 si è tenuto nel comune di Tiriolo la conferenza dei sindaci di Gimigliano, San Pietro Apostolo, Tiriolo, Serrastretta, Ciccale, Carlopoli, Settingiano, Soveria Mannelli e Decolattura per individuare almeno delle soluzioni tampone - viste le scarse risorse economiche di cui dispongono - volte ad alleviare le problematiche inerenti la viabilità;
l'amministrazione provinciale di Catanzaro proprio nei giorni scorsi ha consegnato i lavori per la realizzazione della bretella stradale nelle vicinanze dell'abitato di Tiriolo che consentirà almeno in parte di normalizzazione il traffico sulla strada provinciale 42. L'apprezzato intervento provinciale non sarà sufficiente a limitare i disagi creati all'utenza, per la frana che si è verificata a seguito delle recenti piogge in località Pedadace -:
se il Governo intenda adottare un piano organico di prevenzione e messa in sicurezza dei territori dei suddetti comuni colpiti dagli eccezionali eventi alluvionali che sostenga e favorisca gli enti locali, che godono di scarse risorse e mezzi limitati e non sono in grado di far fronte ai danni subiti;
se il Governo intenda erogare, oltre i 15 milioni già stanziati per il dissesto idrogeologico della Regione Calabria, altri finanziamenti in maniera tempestiva per ripristinare il sistema viario e ferroviario di questo territorio;
se il Governo intenda intervenire, in che maniera e in quali tempi, per il ripristino immediato del ponte ferroviario crollato in località Cirone tra le stazioni di San Pietro Apostolo e Cicala - che consentirebbe la riapertura della circolazione ferroviaria ormai interrotta da diversi mesi - e per la messa in sicurezza e miglioramento dell'intera tratta ferroviaria Soveria Mannelli - Catanzaro;
se, infine, il Governo intenda inserire gli interventi che si renderanno necessari nell'annunciata ordinanza di protezione civile promessa dal Sottosegretario Guido Bertolaso.
(5-02806)

LOVELLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
per fronteggiare la situazione di emergenza determinatasi nel sito dello stabilimento Ecolibarna in Serravalle Scrivia (Alessandria), inserito nel programma nazionale di bonifica previsto dalla legge n. 426 del 1998 è stato dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992 ed è stata adottata l'ordinanza di protezione civile n. 3304 del 30 luglio 2003 e successive modificazioni e integrazioni;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 gennaio 2010 è stato prorogato lo stato di emergenza in relazione alla grave situazione determinatasi nello stabilimento «Ecolibarna» in Serravalle Scrivia (Alessandria), dove sono in corso interventi straordinari per la messa in sicurezza e lo smaltimento di rifiuti pericolosi ivi ubicati e rispetto ai quali con ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri n. 3591 in data 24 maggio 2007 il prefetto di Alessandria era stato nominato Commissario delegato per l'attuazione degli stessi, attualmente prorogato fino a luglio 2010;
le azioni commissariali sono state finora svolte individuando alcune urgenti priorità (realizzazione di una barriera idraulica, caratterizzazione delle aree esterne e gestione delle discariche di rifiuti pericolosi e di melme acide) aventi innanzitutto l'obiettivo della messa in sicurezza del sito in via permanente, il cui onere complessivo ammonta a circa 14 milioni di euro, come evidenziato con nota n. 22184 del 20 novembre 2008 dello stesso Prefetto inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della Protezione civile e la cui copertura finanziaria non è ad oggi completamente garantita, mentre

una bonifica integrale del sito richiederebbe un fabbisogno stimato di circa 40 milioni di euro;
con nota prot. n. 9818 in data 27 giugno 2009 il prefetto di Alessandria ha inviato un ulteriore resoconto dell'attività svolta evidenziando ancora le esigenze finanziarie indispensabili per proseguire gli interventi e segnalando, fra l'altro, che una quota parte dell'importo - pari a euro 797.927,79 - già reso disponibile con precedenti atti è risultato "perente" e quindi non effettivamente utilizzabile;
con successiva nota n. 18584 del 10 dicembre 2009 il prefetto di Alessandria ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento della Protezione civile, una relazione aggiornata sulla situazione di emergenza in atto e sugli interventi necessari per farvi fronte;
con ordini del giorno accolti nelle sedute del 26 febbraio 2009, del 16 dicembre 2009 e 19 febbraio 2010 il Governo si era impegnato ad «attivare tutte le iniziative necessarie per garantire la continuità degli interventi di bonifica in atto nel sito dell'Ecolibarna di Serravalle Scrivia e per pervenire ad un completo risanamento dell'area interessata a tutela dell'ecosistema territoriale e in particolare della sicurezza dell'approvvigionamento idrico dei comuni della Valle Scrivia»;
il Ministro Prestigiacomo ha fornito, in merito all'importo di euro 797.927,79, la seguente risposta all'interrogazione parlamentare n. 5-02527 dell'onorevole Ghiglia: «in data 2 febbraio 2010 il Ministro Scajola ha inoltrato una nuova richiesta per ottenere l'autorizzazione di cassa predetta. Non appena il Ministro dell'economia e delle finanze autorizzerà la cassa richiesta, il Ministero dello sviluppo economico provvederà al trasferimento della somma sopra citata sulla contabilità speciale intestata al Commissario delegato. Con l'attribuzione di dette risorse al Commissario, che andranno ad aggiungersi a quelle già trasferite, saranno assicurate per intero le risorse, pari a 1.200.000,00 euro, di cui il Ministero dello sviluppo economico ha la responsabilità di movimentazione in quanto inserite nell'ambito di uno specifico Accordo di Programma Quadro relativo all'area di Serravalle»;
tale autorizzazione di cassa non risulta a tutt'oggi avvenuta e pertanto l'attività del Commissario delegato rimane compromessa -:
per quale motivo non sia ancora stata sbloccata la quota di euro 797.927,79 a favore del Commissario delegato per la bonifica del sito dell'Ecolibarna;
quali iniziative si intendano intraprendere per rendere effettivamente disponibile tale stanziamento e come si intenda procedere affinché gli interventi necessari per completare la bonifica e il risanamento ambientale del sito in questione possano proseguire sulla base del programma predisposto da parte del Commissario delegato;
se non ritenga di prorogare l'attività commissariale oltre la scadenza del mese di luglio 2010.
(5-02808)

Interrogazioni a risposta scritta:

CIOCCHETTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
se nei recenti provvedimenti di affidamento degli incarichi dirigenziali di I fascia del Ministero per i beni e le attività culturali sia stata data precedenza ai dirigenti già appartenenti al ruolo di I fascia che ne hanno fatto richiesta, in modo da realizzare un risparmio di spesa;
se questo non sia avvenuto, con quale specifica motivazione sia stata adottata una diversa scelta;
nel caso in cui la scelta sia caduta, o sia caduta anche, su dirigenti di II fascia, se siano stati rispettati i criteri prescritti per la selezione dall'articolo 19, commi 1, 1-bis e 4-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dal decreto legislativo n. 150 del 2009, se siano state

considerate le posizioni di tutti i concorrenti con i relativi titoli e quale sia stata la motivazione adottata in sede di valutazione comparativa;
se, per quale ragione e con quale motivazione incarichi di funzione dirigenziale vengano ancora conferiti al personale interno all'amministrazione in difformità dal disposto dell'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 40, comma 1, lettera e), del decreto legislativo n. 150 del 2009, che prevede almeno un quinquennio di servizio nelle posizioni funzionali previste per l'accesso alle diverse fasce della dirigenza.
(4-06901)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il 21 aprile 2010, nell'isola di Ventotene, due ragazzine, F.C. (13 anni) e S.P. (14), di una scuola media romana sono morte a causa della frana di una parete di tufo crollata improvvisamente sulla spiaggia di Cala Rossano;
il problema del dissesto idrogeologico a Ventotene è stato affrontato legandolo ad eventi atmosferici come dimostrano le ordinanze adottate dal sindaco nel 2008 che hanno dichiarato lo stato di calamità naturale;
tuttavia mancherebbe un piano regolatore, in assenza del quale dilaga l'abusivismo edilizio: secondo fonti locali vi sarebbero 1.750 appartamenti presenti contro i 560 accatastati;
risulta in corso di realizzazione, in prossimità del terreno franato, un edificio polifunzionale, la cui struttura edilizia, dovrebbe comprendere aule, uffici di segreteria, biblioteca, sala mensa e annessi locali cucina, buvette, foresteria;
il 24 marzo 2009 il sindaco di Ventotene aveva emanato un'ordinanza in cui chiedeva la chiusura parziale, mediante opportuno transennamento del muro stradale, di via Cala Rossano (ad una distanza di qualche centinaia di metri dal luogo della tragedia) per una lunghezza di 41 metri e il monitoraggio delle lesioni presenti sul muro per verificare eventuali smottamenti e l'immediata interdizione al traffico dei veicoli;
il 5 dicembre 2008, la regione Lazio, a seguito di sopralluoghi per danni da eventi atmosferici, nella relazione finale al comune di Ventotene e agli organi regionali competenti per l'impegno di spesa oltre a prendere atto della precaria situazione d'emergenza, nelle conclusioni sottolineava la necessità di uno studio geologico come base per poter valutare gli interventi possibili per ripristinare le aree interessate dalla calamità;
Franco Ortolani, ordinario di geologia e direttore del dipartimento di pianificazione e scienza del territorio dell'università di Napoli Federico II ha dichiarato che il costone tufaceo che delimita a sud la spiaggia di Cala Rossano a Ventotene che è stato interessato da un crollo di massi che ha causato due giovani vittime, anche se non era stato classificato a pericolo di frana, di fatto era instabile ed avrebbe dovuto essere classificato come tale;
«le spiagge sottostanti al costone - ha scritto il geologo in uno studio, fornito anche di una ricca documentazione fotografica - avrebbero quindi dovuto essere interdette ai cittadini. La mancata corretta perimetrazione dei tratti di costone instabili e la mancata interdizione delle sottostanti spiagge ai cittadini ha infatti determinato la presenza dei giovani studenti alla base delle scarpate»;
alla tradizionale pavimentazione urbana in basolato si sta sostituendo una colata d'asfalto, con conseguenze non solo sul decoro urbano, ma anche sulla possibilità della pioggia di penetrare nel terreno;

nei lavori di ristrutturazione delle strade dell'isola emergono gravi problematiche, come accaduto per i lavori di via Luigi Jacono, una delle tre grandi arterie di Ventotene, il 18 settembre 2009, nel corso dei quali si è aperta una voragine di due metri con una fenditura che ha interessato anche alcune abitazioni con gli abitanti che lamentano che nel rifacimento siano stati collocati centinaia di pilastri «a 20 metri di profondità»;
le risorse che risultano essere state destinate alla messa in sicurezza del comune di Ventotene riguardano quelle del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per un finanziamento pari a 1,79 milioni di euro per gli interventi di consolidamento e messa in sicurezza della parete rocciosa del solo porto romano -:
se sia vero che le sole risorse destinate alla messa in sicurezza di Ventotene riguardano 1,79 milioni di euro per il solo porto romano;
se si sia provveduto a far realizzare lo studio geologico sull'isola come chiesto dalla Regione nel 2008;
per quali motivi si sia realizzato un edificio polifunzionale in un'isola che è «Riserva naturale statale ed area marina protetta» nonché sottoposta al vincolo paesaggistico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni e sulla base di quali autorizzazioni;
se per la realizzazione del centro polifunzionale siano state rispettate tutte le norme e quale sia stato il livello di coinvolgimento di dirigenti della riserva naturale marina e del parco terrestre dell'isola di Ventotene, considerato che l'isola di Ventotene è tutelata ai sensi del decreto ministeriale 11 maggio 1999 quale «Riserva naturale statale ed area marina protetta» nonché sottoposta al vincolo paesaggistico ai sensi del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni;
per quali ragioni si continuino a realizzare opere che comportano colate di cemento in un territorio così pregevole e delicato;
quale esito abbia avuto il monitoraggio delle lesioni presenti lungo via Cala Rossano, per il quale ne era stato disposta la chiusura e l'interdizione al traffico dei veicoli;
se e quali provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di realizzare un piano straordinario di interventi strutturali per la messa in sicurezza dell'isola di Ventotene con lo scopo di scongiurare seri pericoli per l'incolumità degli abitanti e preservare il patrimonio naturalistico ed ambientale che risulta essere l'essenza vitale dell'isola.
(4-06903)

LO MONTE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'ammodernamento e la messa in sicurezza dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria costituiscono senza dubbio nella politica infrastrutturale del Paese una priorità di assoluta valenza nazionale. Per queste ragioni, occorre velocizzare al massimo i lavori, ma anche garantire in tempi certi e ravvicinati tutti i finanziamenti che occorrono per completare i lavori, obiettivo indifferibile, visto che negli ultimi dieci anni i lavori hanno registrato passi avanti significativi, ma hanno anche accumulato troppi ritardi e tanti rinvii;
se ci si sofferma con più attenzione sull'annosa vicenda della realizzazione e dell'ammodernamento dell'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, il cui progetto prevede cinquantotto interventi, inclusi i nuovi svincoli richiesti dagli enti territoriali, ci si accorge come i costi, originariamente sottostimati,sono gradualmente lievitati dai 2,9 miliardi di euro di stanziamento iniziale ai 9,7 miliardi riportati dal documento di programmazione economica e finanziaria 2009-2013;

sempre con riferimento alla A3, nel maggio 2009 sono stati ultimati e quindi resi fruibili 26 interventi, 15 interventi sono stati cantierizzati ed in corso di esecuzione per un totale di investimenti pari a 3,8 miliardi, 2 interventi sono stati appaltati ma non ancora cantierizzati, per 4 interventi, per un importo di oltre 1,5 miliardi di euro, è stata indetta la gara di appalto, mentre 10 interventi sono ancora in corso di progettazione;
originariamente, la progettazione e la realizzazione dell'autostrada hanno richiesto circa 10 anni alla fine dei quali tuttavia essa assomigliava più ad una grande strada statale che ad un'autostrada, avendo solo due carreggiate per senso di marcia ed essendo priva di corsia d'emergenza, caratteristiche che negli anni immediatamente a venire, soprattutto nel periodo di esodo estivo, hanno puntualmente causato interruzioni, ingorghi ed incidenti su tutta la tratta;
alla fine degli anni ottanta il Governo si è reso conto che l'autostrada doveva essere assolutamente ammodernata. Dieci anni dopo l'Unione europea, essendosi accorta che la situazione non era assolutamente cambiata, ha impegnato l'Italia ad adeguare l'autostrada Salerno-Reggio Calabria agli standard ed alle normative europee;
nel 1997 sono stati avviati i primi cantieri per l'ammodernamento, la cui conclusione, inizialmente prevista per il 2003, è stata rinviata al 2008 e quindi nuovamente posticipata al 2013;
il Governo, nel confermare l'attenzione verso un gruppo di interventi tra cui è compreso appunto l'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria al quale si riconosce rilievo nell'ambito del programma di infrastrutturazione del Paese, ha più volte ribadito che l'ammodernamento, con relativa messa in sicurezza, dell'autostrada è opera prioritaria come individuata dalla legge obiettivo, e che l'allegato infrastrutture al documento di programmazione economica e finanziaria 2010-2013 considera l'intervento medesimo nel quadro confermato dell'incisività strategica di opere ormai avviate a concreta realizzazione, oltre ad evidenziare la volontà di monitorare gli interventi medesimi, al fine di assicurarne la certezza delle scadenze e la tempestività dei finanziamenti;
l'intervenuto fallimento della cosiddetta legge-obiettivo, causato soprattutto dal ripetuto taglio negli anni dei fondi, ha trascinato con sé l'allungamento dei tempi di ammodernamento oggi ipoteticamente e realisticamente previsti in 16 anni, esclusa la progettazione;
i continui rallentamenti dei lavori ad avviso dell'interrogante inducono il sospetto che l'appostamento dei finanziamenti sia in alcuni casi fittizio e non coincidente con la reale erogazione degli stessi e che questo costringa spesso le imprese ad una riduzione della velocità degli stessi lavori, che per alcuni versi appare talvolta consapevolmente indotto dalla cronica mancanza di finanziamenti effettivamente erogati;
è necessario risolvere il nodo dei finanziamenti, e della effettiva erogazione degli stessi, che ancora occorrono per completare l'autostrada e che sembrano inspiegabilmente ancora insufficienti a garantire un reale completamento dei lavori;
occorre adottare scelte nette e tempestive invertendo quella rotta che ha portato in questi ultimi anni a distrarre una cospicua quota dei fondi FAS, circa 20 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno, verso finalità diverse, tutte lontane dallo sviluppo del Sud -:
quali siano ancora oggi i motivi che giustificano il ritardato, e a volte mancato, finanziamento dei lavori lungo l'intero tracciato autostradale;
quali motivazioni determinino una divaricazione tra l'appostamento dei finanziamenti e la loro effettiva erogazione;
quali urgenti iniziative il Governo intenda attuare per garantire in tempi celeri la conclusione dei lavori di ammodernamento per i tratti ancora non consegnati

dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, infrastruttura di respiro nazionale, essenziale per promuovere lo sviluppo, la crescita ed i processi di mobilità e comunicazione del Mezzogiorno e fondamentale per il sistema dei collegamenti dell'intero Paese;
se non si ritenga oramai indifferibile impegnare il CIPE ad assegnare i 596 milioni di euro ancora mancanti previsti dalla delibera dello stesso del giugno del 2009, anche al fine di poter mantenere l'impegno della conclusione prevista dei lavori relativi agli svincoli di Lamezia, Laini Borgo, Laureana Borrello, Rosarno, Mileto e Eboli oltre alla parte 4 del terzo macrolotto, e la definitiva messa in esercizio nel 2013.
(4-06917)

JANNONE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
da strumento di aiuto temporaneo (massimo due anni, secondo quanto attestato dalla legge) per bambini e ragazzi che non si trovano nelle condizioni previste per essere adottati, l'affido si è trasformato nel tempo in una specie di «limbo» senza futuro né certezza, Secondo la definizione degli addetti ai lavori, l'affido è diventata una condizione fisica e giuridica sospesa sine die, tra il sogno di una vera famiglia e una realtà caratterizzata da frustrazioni, durezze, rifiuti, violenze di chi non si fida più degli adulti e alza nei loro confronti quello che dagli esperti viene definito un «muro di bronzo». Il tutto porta a rendere la vita in comune impossibile e spinge gli stessi adulti a mettere in campo nei confronti dei bambini e dei ragazzi una nuova, forse l'ennesima, esperienza di abbandono. Una spirale di azioni e reazioni che spesso porta a una sconfitta per i «genitori» affidatari;
Marco Griffino, presidente dell'AiBi (Associazione italiana amici dei bambini) spiega che «questo limbo crea una situazione di grave danno per i ragazzi». E aggiunge una annotazione agghiacciante: «Tutti sanno che i minori dati in affido sono la principale fonte di lavoro per gli psicoterapeuti: bisogna assolutamente tornare al rispetto della legge, basta con il sine die». Una svolta che alcuni tribunali dei minori, come ad esempio quello di Roma, sembra voler percorrere con decisione. Per questo l'AiBi chiede una modifica della legge. Il progetto, illustrato qualche tempo fa al presidente del Senato Renato Schifani, sarà presto sottoposto ad un gruppo bipartisan di parlamentari UdC, PdL e Pd, perché la via dell'affido implica una gratuità totale nei confronti dei bambini;
la maggior parte dei genitori affidatari sono concordi nell'affermare che ai ragazzi manca la voglia di vivere molto spesso, «tutto gli scivola via, come su una lastra di marmo, non riescono a vedere le cose, le cose belle, le cose "normali". Esistono situazioni in cui i bambini passano repentinamente da una famiglia affidataria all'altra, a causa della saturazione dei rapporti fra i primi genitori ed il ragazzo, che pertanto si trova spaesato a tal punto da non parlare per mesi e mesi ai genitori della "nuova" famiglia. Questi silenzi sono assordanti, per questo da venticinque anni l'Associazione Fraternità - Famiglie per l'accoglienza si occupa di questi casi. Si tratta di un'associazione di famiglie, profondamente radicata al Nord (è nata a Crema), con qualche piccola esperienza significativa in Umbria e in Sicilia. In tutto sono stati aiutati 600 minori, "le adozioni vere e proprie si contano sulle dita di una mano, perché la scelta di queste famiglie è proprio quella di una gratuità particolare: un aiuto e un dono, far sentire a questi bambini che non sono soli, che il loro dolore così radicale è tuttavia condiviso, che la vita ha un senso e un significato", dice don Mauro Inzoli. Però essere insieme, per le famiglie è una forza formidabile per affrontare il famoso "muro di bronzo"»;
in un articolo comparso nel Corriere della Sera di mercoledì 21 aprile, Cristina Pellini, madre affidataria di due sorelline,

già in età scolare, per quattro anni, parla della sua esperienza, ormai finita ed è profondamente angosciata: «Sono angosciata perché sono arrabbiata, perché non si possono parcheggiare i bambini in una famiglia per anni e poi dire che finisce così: so bene cosa dice la legge, e quindi non giustifico i genitori affidatari che chiedono di avere in adozione i bimbi che hanno cresciuto, ma li posso comprendere». Pellini mette in luce anche il terribile risvolto sulla vita dei bambini della lentezza della giustizia: «Prima non riuscivo a capire perché il giudice non era in grado di decidere, poi sono andata nel suo ufficio. Ha aperto un armadio c'erano centinaia di fascicoli, ogni fascicolo in realtà era un bambino...». L'avvocato Mollica, nell'ottica di garantire a questi bambini continuità di affetto, lancia un'idea: introdurre per legge «l'adozione a rischio giuridico». Se i genitori del bambino affidato non riescono stabilmente a occuparsi del minore, il bambino verrebbe automaticamente adottato da chi se ne è occupato fino ad allora: si eviterebbe così in molti casi il doppio binario affido/adozione -:
quali iniziative il Governo intenda proporre ed adottare, anche tenendo presente l'esperienza delle associazioni che si occupano di affidi, al fine di migliorare la situazione dei bambini/ragazzi dati in affidamento, garantendo loro una maggiore sicurezza e stabilità familiare;
quali iniziative, anche normative il Governo intenda adottare al fine di garantire alle famiglie affidatarie la possibilità di procedere in modo prioritario all'effettiva adozione del minore.
(4-06924)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 22 aprile 2010 risulta che nel «canalone» dei Regi Lagni, costituito da un reticolo di canali che convogliano acqua piovana verso il mare lungo 56 chilometri e che gira intorno a 104 comuni, per 1.095 chilometri quadrati e tocca l'intera provincia di Caserta, una parte del napoletano e dell'area di Benevento vi è una situazione di disastro ambientale che ha portato il 16 aprile 2010 la magistratura a disporre ventidue arresti ed il sequestro di quattro depuratori e di venticinque aziende -:
se il governo anche per il tramite della struttura commissariale competente fosse a conoscenza di questa situazione;
se tale struttura fosse tenuta a effettuare controlli e se li ha effettuati e quali iniziative intenda assumere in caso contrario.
(4-06935)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta un articolo tratto dal sito www.lavoce.info del 23 aprile 2010, autori Andrea Boitani e Carlo Scarpa, dopo anni di lavoro, il Cipe - decreto del 25 marzo 2010, n. 40 - ha ritirato il finanziamento all'opera di realizzazione della metro di Parma;
sono stati già spesi parecchi milioni di denaro pubblico per progettazione, personale, acquisto o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie. Altri ancora ne serviranno per l'indennizzo dell'impresa che aveva vinto l'appalto;
nell'articolo si legge che, nel maggio del 2005 il Cipe, su spinta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore Lunardi, di origini parmigiane, aveva deliberato un finanziamento di 210 milioni di euro a fondo perduto per la metropolitana di Parma. Il comune si era impegnato per i restanti 96 milioni, necessari secondo dati dei preventivi di allora. La regione aveva dato il proprio assenso e si era quindi costituita la società Metro Parma. Erano stati fatti (e rifatti) i progetti. Si era finanche fatto l'appalto, vinto dall'associazione temporanea di imprese (Ati) Pizzarotti-CoopSette-Ccc;
nel frattempo, si erano manifestate contrarietà al progetto, ritenuto inutile anche perché non avrebbe avuto abbastanza passeggeri per coprire i costi di esercizio, senza contare quelli di costruzione. In una serie di incontri pubblici si era denunciato quello che si profilava come un colossale spreco di denaro pubblico, oltre che una «pillola avvelenata», destinata a gravare sul bilancio comunale per decenni;
inoltre il costo era salito a 318 milioni, cui andavano sommati 15 milioni l'anno per la gestione del metrò, e le risorse statali erano scese a 172 milioni: non veniva cioè finanziato l'acquisto del materiale rotabile (37 milioni) che doveva accollarsi il comune. Il nuovo sindaco ha cercato i finanziamenti aggiuntivi per andare avanti, senza però trovarli. Risultato: non se ne fa nulla;
la società Metro Parma ha operato per alcuni anni per realizzare il progetto. La progettazione è stata rivista diverse volte, per soddisfare i rilievi tecnici avanzati dal Cipe e per risolvere l'interferenza con le Ferrovie dello Stato. In tutto questo, dai bilanci di Metro Parma, che il comune non rendeva pubblici, risultano costi complessivi di circa 12 milioni (costi di progettazione e stipendi di chi ha diretto questa impresa). L'Ati, e in particolare la sua componente più vocale, la Pizzarotti, dichiara che (tra Metro Parma e questa impresa) in realtà i costi già sostenuti

ammonterebbero a circa 26 milioni di euro, tra progettazione, assunzione di personale, acquisto e/o noleggio di macchinari, anticipazioni finanziarie e altro. A questo andrà poi aggiunto l'indennizzo che chi si è aggiudicato l'appalto intende chiedere, e a cui ai sensi di legge ha diritto, anche se in misura da determinare: applicando parametri normali si potrebbe giungere ad altri 30 milioni;
il decreto, al comma 7, sancisce che «l'indennizzo è corrisposto a valere sulla quota parte del finanziamento non ancora erogata». Apparentemente, dunque, con soldi dello Stato; ciò che resta del finanziamento statale, dopo le varie deduzioni per indennizzo, può essere devoluto integralmente, dice il decreto al comma 8, - su richiesta del comune di Parma - ad «altri investimenti pubblici». Dunque rimane garantita addirittura una somma a quella amministrazione e non è dato sapere per quali priorità nazionali, considerato che si tratta di fondi nazionali -:
per quali ragioni e per quali priorità nazionali, sia stata garantita un'ulteriore somma, costituita da fondi nazionali, all'amministrazione comunale di Parma, dopo l'evidente e gravoso utilizzo di denaro pubblico per un'opera incompiuta e pertanto inutile.
(4-06941)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV).
(4-06975)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:

III Commissione:

EVANGELISTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
le risoluzioni delle Nazioni Unite, finora approvate, sul conflitto del Sahara Occidentale, hanno sempre ribadito il diritto all'autodeterminazione del popolo Sah rawi attraverso l'indizione e l'esercizio di un referendum libero;
il rispetto dei diritti umani nel Sahara occidentale è fondamentale per garantire al popolo Saharawi il pieno esercizio delle libertà democratiche, così come ribadito dalle convenzioni internazionali;
è alta la preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Sahara Occidentale così come evidenziato dai rapporti di Amnesty International, di Human Rights Watch, dall'Organizzazione mondiale contro la tortura, dall'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che confermano le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dal Regno del Marocco in Sahara Occidentale;
recentemente, presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, è stata ricevuta l'attivista per i diritti umani e difensore dei diritti civili del popolo Saharawi, Ennaama Asfari, che ha espresso la propria preoccupazione per lo stato di salute dei sette difensori dei diritti umani arrestati in Marocco a ottobre 2009, e attualmente al trentaquattresimo giorno di sciopero della fame, poiché il persistere di questa situazione può condurre a conseguenze tragiche per la loro salute fisica e mentale;
gli attivisti Saharawi, è bene ricordarlo, erano stati arrestati all'aeroporto di Casablanca dall'autorità marocchina al loro ritorno da un viaggio nei campi profughi Saharawi in Algeria;
come già accaduto sul caso di Aminatou Haidar, la Asfari ha chiesto al nostro Governo di occuparsi anche di questa vicenda e di mettere in campo ogni azione possibile affinché i sette difensori possano tornare presto alle loro famiglie poiché, come è noto, in situazioni come questa citata diventa sempre più importante la presenza di osservatori internazionali anche per continuare a sostenere i negoziati per la risoluzione del conflitto tra il regno del Marocco e il fronte Polisario, come chiedono tutte le risoluzioni Onu e non solo -:
quali passi il Governo intenda compiere perché anche la vicenda dei sette attivisti citati possa giungere a una positiva soluzione, come già avvenuto nel 2009 per l'attivista Aminatou Haidar.
(5-02807)

Interrogazioni a risposta scritta:

DI BIAGIO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'agenzia consolare d'Italia in Mannheim, Germania, operante dal 1976 è rientrata nel programma di razionalizzazione della rete diplomatico-consolare annunciata in data 10 giugno 2009 dal sottosegretario di Stato agli affari esteri, con delega per gli italiani nel mondo, Alfredo Mantica;
sulla base delle direttive tracciate dal Ministero degli affari esteri nel suo piano di riorganizzazione, le attività di natura amministrativa ed organizzativa attualmente svolte dalla suindicata agenzia, così come il lavoro degli impiegati non di ruolo, verrebbero differite ad una sede ricevente, quale il Consolato generale di Stoccarda;
la citata agenzia consolare, gode di autonomia ed indipendenza gestionale ed organizzativa per quanto riguarda gli aspetti amministrativi e giuridici e soltanto

sotto il profilo contabile, fa capo al Consolato di Stoccarda. Consta di un organico di sette impiegati, di cui tre ricadono nello status di impiegati a contratto;
i connazionali residenti nell'area della cittadina di Mannheim sono circa 20.000, di cui 17.039 risultano iscritti all'Aire;
la suindicata agenzia si configura come un riferimento indiscutibile in termini di erogazione dei servizi essenziali anche per circa i circa 500 imprenditori e liberi professionisti italiani, nonché per ricercatori e studiosi dell'università di Heildeberg e per i militari italiani della Nato della forza ALCC;
nel 2009 l'agenzia consolare ha provveduto al rilascio di 1085 Passaporti, al rinnovamento di 125 passaporti, al rilascio di 650 atti di stato civile e 385 atti notarili;
secondo le statistiche stilate dall'ambasciata italiana a Berlino, la suindicata agenzia consolare si collocherebbe al nono posto su tredici consolati, in termini di efficienza e rispondenza alle esigenze della platea dei fruitori di servizi;
nel caso della suindicata agenzia non si comprendono le reali ragioni che condurrebbero alla chiusura delle sue sedi, poiché il numero di connazionali referenti della struttura è superiore a quello afferente ad altre strutture non rientranti nelle dinamiche di riorganizzazione annunciate dal Ministero degli affari esteri citate in premessa;
malgrado in più occasioni l'amministrazione degli esteri abbia voluto giustificare l'avvio della razionalizzazione in termini di impellente ed inderogabile esigenza di risparmio, la chiusura dell'agenzia consolare di Mannheim condurrebbe ad un risparmio irrisorio pari a 40.844 euro;
i circa 20.000 connazionali afferenti alla struttura di Mannheim, saranno chiamati a far fronte ad importanti criticità in termini di organizzazione e di gestione, affrontando non trascurabili disagi per recarsi al consolato generale di Stoccarda - distante circa 150 chilometri - anche solo per richiedere l'autentificazione di una firma, con ovvio riflesso sulla tenuta e sul rispetto dei diritti e delle garanzie dei nostri connazionali sul territorio;
il consolato di Stoccarda, individuato come sede ricevente, presenta molteplici difficoltà di carattere logistico ed organizzativo, e stando alle già presenti criticità date anche dalla esiguità degli spazi e dall'abbondanza delle attività e delle pratiche da gestire non è difficile immaginare che si possano creare delle serie difficoltà gestionali all'interno delle sue strutture sul breve periodo;
la chiusura della suindicata agenzia porterà importanti disagi anche ai tre impiegati a contratto operanti da anni presso la struttura, costretti a lasciare la loro città, le loro case - con conseguente riflesso anche sull'organizzazione familiare - per raggiungere una città distante oltre 150 chilometri;
molti referenti politici ed istituzionali tedeschi hanno manifestato il loro, disappunto verso la potenziale chiusura dell'agenzia consolare, intervenendo in prima persona sollecitando una rettifica del progetto di razionalizzazione da parte del Ministero degli affari esteri;
in data 15 agosto 2009 Lothar Mark, membro del parlamento tedesco, nonché Stefan Rebmann, Presidente DGB della Regione Rhein-Neckar hanno trasmesso diverse missive all'Ambasciatore Valensise, al Ministro Frattini e al sottosegretario Mantica, evidenziando il carattere pregnante della permanenza di una realtà consolare, seppur ridimensionata, nella città di Mannheim - la seconda città per popolazione nella regione del Baden-Württemberg - e soprattutto l'irrisorietà del risparmio che ne deriverebbe dalla chiusura della struttura considerato anche il numero di italiani residenti in loco;
nel corso del 2009 sono state diverse le comunicazioni del presidente del Comites di Mannheim, Mario Perrone, indirizzate

al Governo finalizzate ad una sensibilizzazione dei referenti dell'esecutivo sulle gravi ripercussioni che la chiusura consolare avrebbe comportato ed annunciando uno stato di agitazione dei cittadini afferenti all'agenzia consolare, al fine di salvaguardare i diritti dei lavoratori italiani emigrati. Molte sono state le azioni di protesta organizzate dal locale Comites tra giugno e dicembre del 2009;
gli organi di stampa locale, come il Mannheimer Morgen, il Rhein Neckarzeitung ed il Bild, hanno riempito per giorni le loro pagine, esprimendo criticità per la scelta dell'amministrazione italiana di chiudere la struttura per risparmiare soltanto 40.844 euro, una cifra irrisoria soprattutto se si considerano gli ingenti danni che la chiusura andrebbe ad arrecare sotto il profilo economico, amministrativo e funzionale alla nostra comunità in loco oltre che al Paese stesso;
Peter Kurz, sindaco di Mannheim ha indirizzato in questi mesi una missiva al Ministro esprimendo preoccupazione per i disagi che i concittadini italiani del circondario Reno Neckar potrebbero subire a seguito della chiusura della struttura consolare;
in data 30 marzo 2010 il generale di brigata Claudio Ernesto Vercellotti, massimo referente della rappresentanza italiana presso il quartier generale del comando delle forze alleate in Heidelberg ha indirizzato una articolata nota al Ministro della difesa evidenziando le serie complicazioni che lo spostamento delle competenze sino ad ora svolte dalla rappresentanza di Mannheim alla sede di Stoccarda potrebbe comportare al personale militare italiano in Heildeberg, che rischierebbe di perdere un riferimento certo ed attivo per il disbrigo delle numerose pratiche afferenti sia alla vita comune di personale militare e rispettive famiglie, sia per l'ottenimento e rinnovo dei passaporti di servizio. Un disagio non trascurabile in una fase in cui il comando a seguito della recente trasformazione ha assunto una valenza di maggiore operatività;
già nel marzo 2009, l'allora ambasciatore italiano a Berlino Antonio Puri Purini evidenziava in una sua nota indirizzata al Ministero degli affari esteri che i livelli di integrazione degli italiani in Germania risultano non confortanti, e che il grado di partecipazione dei nostri connazionali alla vita politica, sociale ed economica del Paese che li ospita è particolarmente basso;
i livelli di integrazione dei nostri connazionali nel circondario di Mannheim, unito alla scarsa propensione di questi all'utilizzo di sistemi informatici, rendono poco plausibile l'ipotesi di «totem» o altre ipotesi di fruizione del consolato digitale. Piuttosto l'attuale situazione sociale e culturale della nostra comunità in loco conferma l'esigenza indifferibile ed insostituibile da parte di questa di poter fare riferimento all'esperienza, alla conoscenza della normativa, alle usanze ai costumi e alla lingua locale di quegli impiegati a contratto residenti sul territorio che da circa 30 anni svolgono il loro ruolo nella struttura a servizio del nostro Paese e della nostra comunità, con abnegazione ed indiscutibile senso del dovere;
l'offerta avanzata dal comune di Mannheim di mettere a disposizione dei locali pubblici gratuitamente delle strutture diplomatiche italiane, rappresenterebbe un presupposto certamente non trascurabile per predisporre delle ipotesi alternative alla attuale e programmata chiusura, annullando di conseguenza le spese di gestione della stessa struttura;
sarebbe auspicabile mantenere uno sportello consolare operativo nella città di Mannheim, per far fronte alle esigenze e alle istanze dei tanti connazionali, con una attenzione in particolare per coloro la cui anzianità e la cui mancata conoscenza dei sistemi informatici, rende complessa la fruizione di qualsivoglia altro servizio alternativo, che hanno ancora bisogno di assistenza e di guida nelle varie fasi di gestione dei processi dell'integrazione sul territorio di residenza. Una mancanza di

tale disponibilità e di apertura andrebbe a svilire la ratio dell'intero impianto delle garanzie e delle tutele a sostegno dei nostri connazionali oltre confine, di cui la rappresentanza diplomatica dovrebbe essere baluardo -:
se sia a conoscenza delle questioni e degli aspetti tracciati in premessa;
se intenda predisporre eventuali iniziative volte all'analisi della situazione attuale dell'agenzia consolare di Mannheim ed eventualmente finalizzate al mantenimento di una struttura - nell'ipotesi declassata - che garantisca adeguato sostegno rimanendo un punto di riferimento per i connazionali in loco.
(4-06919)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Istituto agronomico d'oltremare;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Istituto agronomico d'oltremare.
(4-06959)

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
come riferiscono recenti notizie stampa, l'ufficio valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha espresso parere positivo alla richiesta della Petroceltic Elsa di sondare il mare tra il Gargano e le Isole Tremiti alla ricerca del petrolio;
la Petroceltic Elsa è una società controllata al 100 per cento dalla irlandese Petroceltic international Plc, quotata nella borsa di Londra e in quella di Dublino e svolge dal 2005 attività di ricerca idrocarburi in Italia. Attualmente Petroceltic Elsa è operatore di quattro permessi di ricerca e titolare di altri tre permessi, in cui operatori sono Vega oil ed Eni. Ma non è tutto, perché la società ha una decina di istanze aperte davanti al Ministero dell'ambiente, tra cui le due che riguardano il mare di fronte al Gargano;
la Petroceltic Elsa ha infatti avanzato al Ministero richieste oltre che per le perforazioni davanti al lago di Lesina, a 12 chilometri dalle Tremiti e a 11 dalla costa su cui ha avuto parere positivo dall'ufficio valutazione di impatto ambientale, anche per un'altra perforazione che interessa un'area a 7,8 chilometri dalla foce del Fortore e a 4,5 dall'arcipelago paradiso dei sub di fama internazionale, per una superficie complessiva di 528 chilometri quadrati, in una zona in cui la profondità del mare è compresa tra i 40 e i 150 metri;
il comitato regionale valutazione di impatto ambientale aveva già espresso parere negativo e analogo parere negativo è stato espresso a febbraio su altra richiesta della stessa società olandese;
il parere negativo dell'organismo regionale è maturato anche in seguito alle proteste e ai pericoli di altre perforazioni petrolifere annunciate al largo della costa di Monopoli e allo spiaggiamento dei capodogli, che si sospetta possano essere stati causati anche da terremoti subacquei naturali o indotti;
l'area prescelta, infatti, è molto vicina a quella in cui nello scorso dicembre nove capodogli si spiaggiarono - davanti alla foce di Varano, sulla spiaggia di Capoiale - e solo due riuscirono a riprendere il mare;

c'è il timore che lo scopo ultimo della società consista nella installazione lungo tutto il tratto della costa adriatica di infrastrutture petrolifere destinate a restare in attività per decenni, con tutti i rischi o i danni che ne possono derivare;
notizie di stampa segnalano che la società, agli inizi di marzo del 2010, ha iniziato la campagna esplorativa nell'area del pozzo Elsa 2, al largo di Ortona, con la nave Ogs Explora dell'Istituto nazionale di oceanografica, senza nemmeno aver aspettato l'esito della valutazione di impatto ambientale ministeriale;
a seguito del via libera da parte dell'ufficio valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, la società potrebbe avviare il progetto di ricerca, che prevede anche perforazioni del sottosuolo marino fino ad una profondità di 4000 metri;
le perforazioni petrolifere metterebbero in serio rischio un tratto di mare e di natura ancora quasi del tutto incontaminate, con gravi danni per la flora e la fauna marina, oltre che per il turismo e l'economia della zona -:
per quali motivi sia stato dato parere positivo alle suddette perforazioni che rischiano di pregiudicare un tratto di mare e di natura ancora quasi del tutto incontaminate, con gravi danni per la flora e la fauna marina, oltre che per il turismo e l'economia della zona;
per quali motivi l'ufficio valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia espresso parere positivo per un'operazione sulla quale il Comitato regionale valutazione di impatto ambientale aveva già espresso parere negativo;
in che modo si sia operato per verificare il rispetto di tutte le normative nazionali e comunitarie a tutela dell'ambiente marino;
se non ritenga opportuno non procedere a firmare il decreto di valutazione di impatto ambientale relativo a tali attività.
(4-06902)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
dall'edizione 2009 dell'annuario dei dati ambientali, presentato il 15 aprile 2010 a Roma dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), emergono dati inquietanti in merito alla biodiversità e al degrado del suolo;
in particolare, nell'anno della biodiversità, è allarmante che ci sia un grado di estinzione delle specie animali e vegetali «senza precedenti», che riguarda il 23 per cento degli uccelli, il 15 per cento dei mammiferi e addirittura il 66 per cento di pesci d'acqua dolce, rettili e anfibi. Tra i più a rischio i volatili, soprattutto quelli degli ambienti agricoli, come allodola, balestruccio e rondine;
oltre la fauna è in pericolo anche la flora, con il 15 per cento delle piante superiori e il 40 per cento di quelle inferiori in estinzione, mentre si espande di circa 5 mila 500 ettari l'anno il patrimonio forestale nazionale; aumentano anche le Zps (Zone di protezione speciale) ormai pari al 14,5 per cento del territorio e i Siti di importanza comunitaria (Sic), ben 2 mila 228 sul 15 per cento del territorio;
tra le cause dell'estinzione delle specie: la pesca illegale, il bracconaggio e le attività agricole responsabili dell'inquinamento delle acque, della perdita di stabilità dei suoli e di un uso a volte irrazionale di fertilizzanti e prodotti fitosanitari -:
se si condividano i dati riferiti nel rapporto dell'Ispra e quali iniziative si intendano promuovere a tutela delle specie a rischio ed in relazione alle cause evidenziate nell'annuario.
(4-06906)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Comitato per il marchio comunitario di qualità ecologica dei prodotti e per il sistema comunitario di ecogestione e audit;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Comitato per il marchio comunitario di qualità ecologica dei prodotti e per il sistema comunitario di ecogestione e audit.
(4-06947)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dei Consorzi dell'Adda, del Ticino, dell'Oglio;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dai Consorzi dell'Adda, del Ticino, dell'Oglio.
(4-06948)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Ente parco nazionale Gran Paradiso;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dell'Ente parco nazionale del Gran Paradiso.
(4-06950)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti degli enti parco;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dagli enti parco.
(4-06951)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Consorzio parco nazionale dello Stelvio;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Consorzio parco nazionale dello Stelvio.
(4-06986)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Consorzio parco geominerario storico e ambientale della Sardegna;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Consorzio parco geominerario storico e ambientale della Sardegna.
(4-06987)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta orale:

BORGHESI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la società Ales Spa è stata fondata nel 1998 con capitale del 70 per cento di Italia Lavoro e del 30 per cento del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC). Lo scopo di questa società era quello di

stabilizzare i numerosissimi lavoratori ex Gepi provenienti dal bacino degli LSU e inseriti nel MIBAC fin dal 1992;
dopo circa 16 anni di attività presso i beni culturali, dal 1o gennaio 2009 la società Ales vuole mettere in mobilità i 500 lavoratori di Lazio e Campania. Ciò significherebbe di fatto il loro il licenziamento;
non si capisce l'atteggiamento del Ministero per i beni e le attività culturali, il quale detenendo il 30 per cento delle azioni non ha mai controllato i bilanci della società Ales e tanto mento gli sprechi fatti in questi anni con assunzioni clientelari, consulenze esterne (come quella al dottor Borgomeo costata 50 mila euro per un supporto di 10 pagine ed altri), mentre invece quei denari avrebbero potuto essere destinati alla stabilizzazione dei lavoratori;
si potrebbe ipotizzare un interessamento della regione Lazio e della regione Campania se ci fossero le condizioni di un assorbimento da parte delle due regioni con un progetto serio e fattibile, in quanto i beni culturali sono al centro delle attività sul territorio, ma anche pensando allo sviluppo turistico di cui tanto si parla -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra riportati e se vi sia la volontà politica di affrontare un impegno assunto ben 16 anni fa, in un momento in cui la crisi in atto rende molto difficile il reinserimento dei lavoratori.
(3-01032)

Interrogazione a risposta in Commissione:

GHIZZONI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la Camera dei deputati, aveva espresso il proprio parere sulla tabella triennale 2009-2011 del Ministero per i beni e le attività culturali, di cui alla legge 17 ottobre 1996, n. 534, pubblicato nell'atto parlamentare n. 102 e che la direzione generale del MIBAC aveva trasmesso nell'agosto 2009 alle istituzioni tabellate il contributo di propria pertinenza;
la suddetta tabella, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2009, attribuisce invece alle citate istituzioni contributi ridotti di oltre il 20 per cento;
alla tardiva approvazione della tabella triennale - oggetto del precedente atto di sindacato ispettivo n. 5-01398 - si aggiunge ora la decurtazione del contributo stabilito, così da mettere a grave rischio la programmazione scientifica e la stessa sopravvivenza delle istituzioni citate -:
come il Ministro interrogato intenda intervenire per garantire alle istituzioni tabellate l'erogazione dell'intero contributo comunicato nell'agosto 2009.
(5-02801)

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della fondazione Guglielmo Marconi;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla fondazione Guglielmo Marconi.
(4-06952)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della fondazione Il Vittoriale;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla fondazione Il Vittoriale.
(4-06953)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della Scuola archeologica italiana di Atene;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla Scuola archeologica italiana di Atene.
(4-06968)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Unione accademia nazionale;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Unione accademia nazionale.
(4-06969)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Accademia nazionale dei Lincei;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Accademia nazionale dei Lincei.
(4-06979)

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DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAZZERA e DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
la legge 23 marzo 1983, n. 78 disciplina le indennità delle Forze armate in relazione al peculiare tipo di rischio, disagio e responsabilità;
l'articolo 9, comma 2, prevede l'indennità supplementare al personale in possesso del brevetto militare di operatore subacqueo, se in servizio presso reparti, centri e nuclei subacquei o aerosoccorritori;
l'articolo 13 prevede l'indennità supplementare per pronto intervento aereo al personale in possesso del brevetto militare di pilota o di specialista, se impiegati in particolari condizioni operative;
l'articolo 17 reca le norme di cumulabilità per il personale che ha diritto a più indennità, se svolge più mansioni simultaneamente;
la circolare della direzione generale per il personale militare n. M-D GMIL-05/IV/15/3/0034947 del 2 maggio 2006, a seguito di sentenze del Consiglio di Stato per gli aerosoccorritori, dispone che: «l'indennità di cui alla legge n. 78 del 1983, articolo 9, comma 2, non è cumulabile con quella di pronto intervento aereo disciplinata dall'articolo 13 della medesima legge, facendo salva la possibilità per il militare di optare per il regime economico in concreto più favorevole» -:
se il Ministro non ritenga opportuno assumere le opportune iniziative per fornire chiare disposizioni per consentire il pagamento dell'indennità supplementare di pronto intervento aereo e relativi arretrati a tutti gli operatori subacquei che svolgono, non simultaneamente, sia l'attività di volo che l'attività subacquea, ovvero in condizioni di rischio, disagio e responsabilità, come dispone il legislatore, ovvero in maniera differente dagli aerosoccorritori (simultaneamente).
(4-06915)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti delle casse militari;

a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalle casse militari.
(4-06945)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Unione italiana tiro a segno (UITS);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Unione italiana tiro a segno.
(4-06962)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della Lega navale italiana (LNI);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla Lega navale italiana.
(4-06965)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA).
(4-06966)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Unione nazionale ufficiali in congedo (UNUCI);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dell'Unione nazionale ufficiali in congedo (UNUCI).
(4-06967)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

MISIANI e LOLLI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 10, comma 1-ter del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, coordinato con la legge di conversione 24 giugno 2009, n. 77 (recante «Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile») dispone che «Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, previa autorizzazione comunitaria, può essere stabilita l'applicazione, in alternativa alle disposizioni di cui al comma 1-bis, di un regime fiscale di incentivazione che preveda: (...) b) ai fini dell'imposta sul valore aggiunto, fermi restando gli obblighi di fatturazione e registrazione, che l'imposta non è dovuta sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi connesse alle esigenze della ricostruzione»;
non si è a conoscenza se il Governo abbia chiesto l'autorizzazione alla Unione europea e non risulta che il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di cui sopra sia stato mai emanato;
l'ordinanza n. 3805 del 3 settembre 2009 emanata dal Presidente del Consiglio dei ministri per l'attuazione della ricostruzione dell'Abruzzo chiarisce, al secondo comma dell'articolo 1, che le spese, oggetto del contributo nel caso di ricostruzione diretta da parte del cittadino danneggiato, devono intendersi «comprensive dell'Iva»;

sembra quindi di dover concludere che nessuna agevolazione in materia di Iva sia mai stata concessa per i lavori di ricostruzione dei danni causati dal terremoto in Abruzzo;
nella dichiarazione Iva 2010, nel quadro VE relativo alle fatture emesse, al rigo VE 35 viene chiesto di indicare l'importo delle «Operazioni non soggette all'imposta effettuate nei confronti dei terremotati». Allo stesso modo nel quadro VF relativo agli acquisti, al rigo VF 16 si chiede di indicare l'importo degli «Acquisti non soggetti all'imposta effettuati dai terremotati». Questi righi sono presenti da anni nei modelli per la dichiarazione Iva a conferma che per i terremoti verificatisi in precedenza questa agevolazione era stata prevista e disciplinata legislativamente;
in passato, in effetti, i provvedimenti d'urgenza emanati al fine di fronteggiare le singole emergenze sismiche avevano previste, tra le misure emergenziali, agevolazioni Iva per le opere di ricostruzione, che potevano consistere in esenzioni dall'imposta di specifiche operazioni (si veda quanto previsto per i sismi del Belice, del Friuli e dell'Irpinia), disposte anche sotto forma di rimborso (terremoto di Marche ed Umbria);
per il terremoto del Belice il decreto-legge n. 79 del 1968, articoli 55 e 56, dispose l'esenzione dall'imposta generale sull'entrata (ora Iva) dei corrispettivi degli appalti delle opere e dell'acquisto dei materiali relativi alla ricostruzione della zona devastata;
per il terremoto del Friuli l'articolo 40 del decreto-legge n. 648 del 1976, recò l'esenzione dall'imposta di specifiche cessioni di beni e prestazioni di servizi finalizzate alla ricostruzione (legate alle attività di costruzione immobiliare e al sostegno all'attività economica), nei territori colpiti dal sisma. Tali agevolazioni continuano a trovare applicazione, anche oltre il termine del 31 dicembre 1994 (indicato, da ultimo, dalla legge 23 dicembre 1992, n. 500) per le cessioni di beni e prestazioni di servizi relativi ad opere che risultino effettivamente e regolarmente iniziate al 15 dicembre 1994;
per il sisma dell'Irpinia il decreto-legge n. 799 del 1980, introdusse una serie di disposizioni agevolative di natura fiscale, tra le quali la esclusione ai fini Iva delle operazioni relative agli acquisti e alle ricostruzioni, anche di fabbricati, effettuate nei confronti dei soggetti danneggiati dagli eventi sismici. Il termine per fruire del beneficio venne fissato, da ultimo, al 31 dicembre 1994. In proposito, il decreto-legge n. 564 del 1994, (articolo 2-terdecies) precisò che il regime agevolato trovava applicazione per le operazioni effettuate anche successivamente al 31 dicembre 1994, purché le relative opere risultassero effettivamente e regolarmente iniziate entro la suddetta data. In materia di Iva, inoltre, era stato riconosciuto il diritto alla detrazione da parte dei soggetti che avevano già assolto il versamento dell'imposta ora esclusa nonché la possibilità di chiedere il rimborso del credito Iva risultante dalla dichiarazione anche ai soggetti che non avevano esercitato tale diritto;
per il terremoto di Marche ed Umbria il decreto-legge n. 364 del 1997, dispose il rimborso dell'Iva pagata in relazione all'acquisto e all'importazione di beni e servizi utilizzati per la riparazione o la ricostruzione degli edifici e delle opere pubbliche ubicate nei territori danneggiati dal sisma. Per le imprese, il contributo spettava per la quota non detratta in sede di liquidazione Iva; per le persone fisiche, il contributo era cumulabile con la detrazione Irpef per le spese di ristrutturazione. Se gli edifici o le opere pubbliche erano ubicate nelle zone dichiarate a rischio sismico, la misura del rimborso veniva ridotta al 10 per cento dei corrispettivi e non poteva, in ogni caso, essere superiore all'ammontare dell'Iva pagata (articolo 12 della legge n. 449 del 1997). L'arco temporale utile per la fruizione del beneficio è stato oggetto di numerose modifiche, l'ultima delle quali ha prorogato il termine finale al 31 dicembre 2008 (articolo 2, comma 113, legge n. 244 del 2007);

la mancata attuazione per il terremoto in Abruzzo delle agevolazioni sull'Iva previste dal decreto-legge n. 39 del 2009 e disposte in passato per analoghi eventi calamitosi rappresenta una disparità di trattamento nei confronti dei soggetti interessati dal sisma. In assenza delle agevolazioni, gli interventi eseguiti per la ricostruzione degli edifici interessati dal terremoto sono soggetti ad Iva, così come iniziative quali le donazioni raccolte dalle ONLUS per finanziare la ricostruzione -:
se il Governo abbia richiesto alla Unione europea l'autorizzazione necessaria per disporre le agevolazioni previste dal decreto-legge n. 39 del 2009;
se e in quali tempi intenda emanare il decreto ministeriale di cui all'articolo 10, comma 1-ter, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, al fine di rendere operative le suddette agevolazioni.
(4-06918)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta il settimanale L'espresso di venerdì 9 aprile 2010, ogni anno le società in house, gestiscono 17 miliardi di euro;
secondo Mario Canzio, ragioniere generale dello Stato nominato nel maggio del 2005, tale somma «è esclusa da qualunque forma di monitoraggio e controllo da parte della ragioneria generale»;
l'affidamento in house abbraccia un'ampia fascia di servizi e quanto alle dimensioni, si va dalle centinaia di milioni di euro gestite dalle municipalizzate, dalle finanziarie regionali fino al nuovo asilo a Marino affidato in house dal comune alla Multiservizi dei Castelli Spa proprio in vista delle elezioni amministrative, tra le polemiche di chi denuncia manovre clientelari -:
se ed in che modo si possa sottoporre a monitoraggio e controlli da parte della ragioneria generale i fondi gestiti dal modello delle in house;
se e quali iniziative, anche normative, si intendano adottare per assicurare a questo modello maggiori garanzie e regole di trasparenza e pubblicità.
(4-06930)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della Cassa Ufficiali della guardia di finanza;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla Cassa ufficiali della guardia di finanza.
(4-06944)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del fondo di assistenza per i finanzieri;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal fondo di assistenza per i finanzieri.
(4-06954)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Fondo di previdenza per il personale appartenente ai ruoli ispettori, sovrintendenti, appuntati, finanzieri della guardia di finanza;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Fondo di previdenza per il personale appartenente ai ruoli ispettori, sovrintendenti, appuntati, finanzieri della guardia di finanza.
(4-06956)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Fondo di previdenza per il personale dell'ex ministero delle finanze;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Fondo di previdenza per il personale dell'ex ministero delle finanze.
(4-06957)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto di studi e analisi economica (ISAE);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto di studi e analisi economica (ISAE).
(4-06960)

...

GIOVENTÙ

Interrogazione a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della gioventù. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia nazionale per i giovani;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia nazionale per i giovani.
(4-06982)

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:

RAO, CIOCCHETTI, DIONISI e ANNA TERESA FORMISANO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da il Messaggero del 21 aprile 2010, i giudici onorari di Tribunale (got) che lavorano negli uffici giudiziari romani avrebbero deciso di incrociare le braccia;
la decisione scaturirebbe dalla richiesta di restituzione, da parte del Ministero, dei compensi percepiti per la loro attività all'interno dei collegi;
il dirigente delle spese di giustizia ha ritenuto che il lavoro dei giudici onorari di Tribunale non vada pagato, in quanto una circolare del 2009 del Consiglio superiore della magistratura non ha previsto l'integrazione dei giudici onorari nei collegi;
occorre però sottolineare che l'incarico è stato svolto sulla base di una disposizione emessa dal presidente del tribunale che ha assegnato ai giudici centinaia di fascicoli da esaminare;
in questa nuova situazione, il presidente della sezione dovrà nominare un togato in sostituzione, ma passerà del tempo e parecchi processi subiranno ritardi ulteriori, fino al rischio della prescrizione -:
quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare al riguardo.
(3-01034)

Interrogazione a risposta in Commissione:

NASTRI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la recente aggressione ad opera di un detenuto nei confronti del commissario comandante del carcere di Novara, penitenziario in cui nei giorni precedenti si erano verificati ulteriori disordini, causata dalle condizioni di difficoltà dovute in

particolare al sovraffollamento delle carceri, ripropone nuovamente la necessità di intervenire attraverso la programmazione di un adeguato piano di edilizia carceraria che il Governo ha dichiarato positivamente di realizzare;
analoghi episodi di aggressione secondo quanto dichiara il sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) sono avvenuti anche a Como, a Tempio Pausania, Trani, Piacenza e Pesaro;
a giudizio del predetto sindacato, attualmente in Italia sono presenti 67.452 detenuti, mentre mancano in organico 6 mila agenti di polizia penitenziaria; conseguentemente risulta che un agente è costretto a controllare circa 100-150 detenuti;
le deduzioni prevedibili di quanto suesposto, generano nella carceri penitenziarie italiane, un numero elevato di risse, aggressioni, suicidi, tentativi di suicidio e autolesionismo tra i detenuti -:
quali iniziative intenda intraprendere al fine di stabilire un livello migliore delle condizioni di vivibilità e di sicurezza all'interno delle carceri, più confacente sia nei riguardi dei detenuti, che degli stessi agenti di polizia penitenziaria;
se non ritenga opportuno, in considerazione di quanto riportato in premessa, valutare l'opportunità di intervenire con urgenza, al fine di programmare un piano carceri, che possa prevedere la creazione di nuove case penitenziarie in Italia, che garantisca una risposta salutare alla situazione di criticità del sistema attualmente in essere;
se non ritenga infine opportuno valutare l'opportunità di potenziare maggiormente la dotazione organica della polizia penitenziaria, in considerazione della situazione presente di insufficienza in cui versa.
(5-02803)

Interrogazioni a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato in un lancio dell'agenzia di stampa ANSA del 20 aprile 2010, le segreterie regionali siciliane delle organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria Sappe, Osapp, Cisl-Fns, Sinappe, Ugl/pp, Cgil-Fp/pp, Fsa-Cnpp hanno proclamato lo stato di agitazione collettivo;
in una lettera inviata al Ministro interrogato i sindacati parlano di una «gravissima carenza di organico in cui versa tutta la Sicilia», denunciando «l'enormità dei carichi di lavoro» con «straordinari decurtati e missioni non saldate per carenza di fondi. La situazione penitenziaria in Sicilia è al collasso. Non possiamo più sottacere come l'attuale trend quanto prima porterà al collasso l'intero sistema penitenziario siciliano»;
i sindacati rilevano anche i problemi degli automezzi che assicurano le traduzioni nei palazzi di giustizia e negli ospedali, «in buona parte ridotti all'osso» e fatiscenti, nonché quelli legati alla sanità penitenziaria, «che creano non poche difficoltà operative, tanto che da tre anni a questa parte sono aumentati i suicidi e tentati suicidi» -:
se quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria corrisponda al vero;
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare, sollecitare e/o promuovere al fine di risolvere i gravi problemi denunciati dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria in occasione della proclamazione dello stato di agitazione.
(4-06910)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato in un lancio dell'agenzia di stampa ANSA del 21

aprile 2010, la seconda sezione del carcere di Bari, che ospita 270 detenuti a fronte di un centinaio di posti, è in precarie condizioni igienico-sanitarie, ma continua a funzionare nonostante già nel settembre del 2009 il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria avesse deciso di chiuderla;
secondo quanto denunciato in una nota dal segretario nazionale del sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), Federico Pilagatti, la situazione del carcere di Bari sarebbe simile a quella di altri istituti penitenziari pugliesi, compresi quelli di più recente costruzione a Lecce e Taranto. Nel capoluogo salentino la pioggia invaderebbe i padiglioni più alti, compresi i corridoi e i box in cui sostano i poliziotti penitenziari, mentre a Taranto sarebbero state chiuse intere sezioni per motivi di sicurezza a causa di problemi strutturali;
il sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha quindi chiesto che venga costituita una commissione parlamentare che si occupi di capire perché, pur essendo stati spesi in decenni oltre tre miliardi di euro, le carceri italiane versino in condizioni precarie, ed ha segnalato nuovamente il problema del sovraffollamento delle strutture, atteso che in Puglia sono ospitati 4.350 detenuti, a fronte di una disponibilità di 2.200 posti -:
se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero;
per quali motivi la seconda sezione del carcere di Bari, pur essendo in precarie condizioni igienico-sanitarie, continui a ospitare ben 270 detenuti;
se il Ministro interrogato intenda istituire una commissione ministeriale che valuti i motivi in base ai quali, pur essendo stati spesi in decenni oltre tre miliardi di euro, le carceri italiane versino in condizioni così precarie;
se non intenda urgentemente adottare gli opportuni provvedimenti per risolvere il grave problema del sovraffollamento che stanno attraversando gli istituti di pena pugliesi.
(4-06911)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato in un lancio dell'agenzia di stampa ASCA del 20 aprile 2010, il carcere di Cremona di via Cà del Ferro sarebbe al collasso come mai è capitato nella sua storia ormai ventennale;
attualmente nell'istituto di pena in questione vi è il massimo di detenuti e il minimo di agenti operativi mai registrato, questi ultimi costretti da anni a lavorare sui tre quadranti (otto ore al giorno) anziché sui quattro previsti da contratto;
nella casa circondariale di Cremona in questi giorni i detenuti oscillano tra le 310 e le 320 unità a fronte di una capienza regolamentare di 196 reclusi (fissata al momento del varo del carcere, nel 1992) e di una capienza tollerata di 300 detenuti (le sezioni attive sono cinque su sei); mentre dei circa 160 agenti di polizia penitenziaria che dovrebbero prendere parte ai servizi, se ne contano soltanto 135 davvero operativi;
del «Piano straordinario per l'edilizia penitenziaria» si è iniziato a discutere alla fine del 2008, e il provvedimento varato recentemente dal Governo prevedeva, per il 2010, la costruzione di quarantasette padiglioni per un totale di 21.709 nuovi posti e l'assunzione di circa duemila agenti, ma in Commissione Giustizia il sottosegretario Caliendo ha parlato di soli undicimila posti in più che scaturirebbero dall'investimento che rispetto all'iniziale stanziamento di circa un miliardo e seicento milioni di euro è stato ridimensionato in legge finanziaria a 600 milioni;
i 206 istituti di pena italiani possono contenere fino a 64.237 detenuti, per quanto, da regolamento, la loro capienza si fermerebbe a 43.087, ed oggi pertanto,

con gli oltre 67.000 carcerati stimati, di cui circa la metà in attesa di giudizio, la soglia è ampiamente superata, tanto che il direttore del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Franco Ionta, in audizione alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati, ha parlato di «situazione in grado di compromettere la sicurezza del Paese»;
la crescita esponenziale della popolazione carceraria è dovuta in massima parte alla detenzione di soggetti accusati di reati di modesta entità, se non vittime del disagio come tossicodipendenti ed immigrati irregolari, mentre solo 10,000 circa sono quelli condannati per reati efferati o di portata criminale tale da compromettere la pubblica sicurezza;
ogni anno mediamente 30.000 soggetti trascorrono, in carcere meno di 11 giorni, segno che vi è un uso esagerato della detenzione;
l'incremento della popolazione carceraria coincide con un graduale taglio al personale: nel 2001, 41.608 agenti per 53.165 detenuti, nel 2009 39.000 per 64.859, mentre per legge la pianta organica della polizia penitenziaria è fissata a 41.121 unità -:
se quanto esposto in premessa corrisponda al vero;
se il Ministro interrogato intenda far fronte all'emergenza del sovraffollamento del carcere di Cremona inserendo questa struttura nell'ambito delle opere previste dal «piano carceri» e se sia previsto, e in quale misura, che allo stesso istituto detentivo di Cremona siano assegnati nuovi agenti di polizia penitenziaria tratti dalle nuove assunzioni annunciate;
se il Ministro interrogato possa dare delle indicazioni, anche di massima, in merito ai tempi previsti per il bando e l'adempimento dei concorsi dei nuovi annunciati 2.000 posti di agente di polizia penitenziaria;
quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato, con urgenza, per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori della casa circondariale di Cremona.
(4-06912)

ANDREA ORLANDO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
per dar corso al piano carceri è stato autorizzato il ricorso alla Cassa delle ammende per finanziare progetti di edilizia penitenziaria, stante l'asserita insufficienza delle ordinarie dotazioni di bilancio sottraendo, quindi, la maggior parte dei fondi della stessa Cassa delle ammende per il finanziamento di progetti volti al reinserimento in favore di detenuti ed internati ed a programmi di assistenza ai medesimi ed alle loro famiglie;
sarebbe stata avviata la ristrutturazione di un alloggio in Via Giulia, nel centro storico di Roma, pare destinato al capo dei dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che comporterebbe una spesa iniziale di circa 400.000 euro, a carico degli stanziamenti di bilancio del capitolo per l'edilizia penitenziaria;
sarebbe, inoltre, allo studio un progetto per la realizzazione di un'aula magna per 150 posti nei locali del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, attraverso interventi di ristrutturazione edilizia ed impiantistica per circa 1 milione di euro, sempre a carico del capitolo di spesa per l'edilizia penitenziaria, a cui si aggiungerebbero ulteriori costi per arredi e gestione di apparati audiovisivi e di interpretariato;
si è avuta notizia che le compagnie petrolifere fornitrici dell'amministrazione penitenziaria stanno interrompendo l'erogazione del carburante per gli automezzi utilizzati per il trasporto dei detenuti e degli internati per motivi di giustizia, di salute e di sicurezza e che, in qualche caso, il personale di scorta ha dovuto provvedere all'anticipazione del pagamento del rifornimento di benzina a proprie spese, mentre è già accaduto che venisse rinviato il processo Eolo davanti al

tribunale di Palermo, per l'impossibilità di provvedere all'accompagnamento in udienza di detenuti ristretti presso il carcere di Trapani, per mancanza dei fondi per la benzina;
risulta sia a disposizione dell'assessore alla sanità della regione Siciliana, una autovettura dell'amministrazione penitenziaria i cui costi di esercizio, compreso il rifornimento di carburante, graverebbero sulle già carenti disponibilità finanziarie destinate al servizio per le traduzioni e piantonamenti in luogo di cura dei detenuti ristretti negli istituti penitenziari siciliani -:
se il Ministro della giustizia non rilevi uno stridente contrasto fra tali spese e il quadro di pesanti difficoltà finanziarie in cui versano gli istituti ed i servizi penitenziari, le attività di trattamento e di reinserimento sociale e le condizioni del patrimonio edilizio esistente, per la gran parte del quale non si provvede da anni ad interventi idonei al miglioramento delle condizioni detentive e all'adeguamento delle strutture alle previsioni del Regolamento penitenziario approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e se non ritenga di sospendere i progetti ed i servizi citati in premessa, per corrispondere ad un dovere di coerenza con le politiche di contenimento della spesa pubblica, di necessaria sobrietà imposta dalla fase di crisi economica acuta del Paese e dagli enormi sacrifici che vengono richiesti alle strutture territoriali, al personale dipendente ed alla popolazione detenuta, che è sottoposta alle note condizioni di disagio e di sofferenza indotte dal sovraffollamento delle carceri.
(4-06913)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 1o aprile 2004 un'operazione repressiva ha provocato l'arresto di 82 persone in Turchia ed altre 59 persone tra Germania, Olanda, Belgio, Grecia ed Italia, tra le quali giornalisti dell'opposizione, membri di organizzazioni democratiche e per la difesa dei diritti umani, avvocati ed artisti;
tra queste, Avni Er, un oppositore politica, accusato di appartenere al partito comunista DHKP-C, arrestato a Perugia il 1o aprile 2004;
tutte le persone fermate in Turchia, appena sono comparse innanzi alla corte di quel Paese, hanno dichiarato di aver subito maltrattamenti e torture da parte dell'antiterrorismo e che in tal modo erano state estorte dichiarazioni ad alcuni arrestati;
Avni Er, a seguito di un processo scandaloso durante il quale testimoniarono contro di lui, a volto coperto, i torturatori turchi, fu condannato dalla corte d'Assise di Perugia nel 2006 con successiva conferma della Corte d'Appello di Perugia nel 2008, infine confermata dalla Corte di Cassazione il 18 agosto 2009, alla pena nel frattempo interamente espiata di sette anni di reclusione per il reato di terrorismo ed eversione (ex articolo 270-bis comma 1 del codice penale) con la relativa misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato;
nel febbraio 2010, il magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Avellino ha formulato la valutazione di «spiccata e attuale pericolosità sociale» disponendo l'effettiva esecuzione della suindicata misura di sicurezza;
ciò nonostante, la medesima operazione giudiziaria compiuta in Turchia, che vedeva imputati soggetti che in quel Paese avrebbero mantenuto i contatti telefonici proprio con Er Avni, si concludeva con il proscioglimento di tutti gli imputati;
la Corte d'appello d'Anversa il 17 febbraio 2008, impegnata a giudicare 11 militanti del DHKP-C, si è rifiutata di riconoscere tale organizzazione quale «gruppo terroristico», prosciogliendo tutti gli imputati;

alla sentenza di condanna della Corte d'appello di Perugia ha fatto seguito una vasta campagna di mobilitazione e sensibilizzazione cui hanno aderito diverse associazioni nazionali (Arci, CRVG-Conferenza nazionale del volontariato della giustizia, Antigone) e vari esponenti politici;
sulla vicenda sono stati approvati molti ordini del giorno da parte del Consiglio provinciale di Lecce (19 marzo 2008), del consiglio regionale della Toscana, della Sardegna e della Campania. Anche il consiglio regionale della Puglia, in data 24 giugno 2008, ha sottoscritto una mozione contro l'estradizione di Avni Er in Turchia, con esplicito riferimento all'articolo 10 della Costituzione italiana che recita: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge»;
il Comitato europeo contro la tortura ha evidenziato la permanenza di trattamenti inumani e degradanti cui sono sottoposti gli arrestati e i fermati, soprattutto se accusati di terrorismo, e che la Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Turchia per la pratica della falaka, ovvero quella forma subdola di tortura consistente nel percuotere il prigioniero sulla pianta dei piedi;
allo stato attuale Avni Er, su cui pende una richiesta di estradizione da parte del Governo turco, si trova nel CARA di Bari e ha avanzato formale richiesta d'asilo nel nostro Paese;
la Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Bari ha deciso il 24 marzo scorso 24 marzo 2010 di rigettare la richiesta di protezione internazionale di Avni Er; nella motivazione si ammettono casi di tortura e attratta enti in Turchia nei confronti di persone private della libertà ma che, non essendo «sistematici», tantomeno nei confronti delle persone detenute nelle carceri di tipo F, alle quali Avni Er ha fatto specifico riferimento, non sono sostanzialmente ritenuti sufficienti per l'accoglimento della richiesta di Avni Er, così come, apparendo le condizioni di isolamento penitenziario in Turchia non dissimili dal regime di 41-bis italiano, si conclude che «ove rinviato in Turchia, non può essere esposto a rischio reale ed effettivo di subire pratiche di maltrattamento, per come intese dall'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo, né a grave compromissione di diritti umani garantiti dalla Costituzione italiana»;
si tratta a giudizio degli interroganti di argomentazioni che non tengono nel dovuto conto gli standard internazionali a tutela dei diritti umani dai quali il nostro Paese non si può allontanare -:
quali provvedimenti i Ministri interrogati intendano assumere a tutela dei diritti umani di Avni Er che siano in linea coi più alti standard internazionali;
se, nello specifico, il Ministro dell'intero intenda riconoscere l'asilo politico ad Avni Er ed il Ministro della giustizia non procedere all'estradizione.
(4-06937)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la prima firmataria del presente atto ha recentemente visitato il carcere di Rebibbia accompagnata da Irene Testa (il detenuto ignoto) e Sandro Favi (responsabile carceri gruppo parlamentare PD); in particolare, ha visitato il braccio G12 che comprende anche uno dei reparti di isolamento del carcere romano;
per quel che riguarda il reparto di isolamento si segnala: le celle hanno il water a vista ubicato sul lato destro, vietato dal regolamento penitenziario e dalle più elementari norme riguardanti la privacy di una persona;
ciascun detenuto in isolamento usufruisce di un'ora alla mattina e una al pomeriggio di «aria» peraltro trascorsa

nei tristissimi "cubicoli", passeggi all'aperto lunghi e stretti con mura di cemento altissimi;
il detenuto Massimo Papini, da sei mesi in isolamento, ha chiesto aiuto per poter avere un fornelletto per riscaldare il cibo e libri da leggere;
l'ex senatore Nicola Di Girolamo, ha lamentato l'assenza da tre settimane del barbiere, assenza confermata dalla vicedirettrice e dall'ispettore di polizia presenti alla visita ispettiva;
c'era anche un malato di tubercolosi e sieropositivo che invece di trovarsi in ospedale per essere curato è stato detenuto in cella dapprima con altri detenuti rischiando così di infettarli, poi in cella di isolamento;
in una cella c'era un detenuto condannato a pena definitiva che si trovava in isolamento da una parte perché omosessuale e nell'istituto di Rebibbia non ci sono reparti appositi, dall'altra per il tipo di reato commesso; all'interrogante è sembrato molto provato dall'isolamento e con gravi problemi psicologici anche perché non ha familiari né conoscenti che lo vadano a trovare; ha chiesto di poter fare un qualsiasi lavoro anche il più umile perché non ha alcuna fonte di reddito;
per quel che riguarda la sezione dei detenuti comuni, si rileva: forte sovraffollamento delle celle in parte mitigato dall'intelligente scelta del direttore, dottor Carmelo Cantone, di lasciarle aperte per otto ore al giorno in modo che i detenuti possano circolare almeno nel corridoio;
cattivo funzionamento delle docce che richiederebbe interventi di manutenzione straordinaria;
precarie condizioni igienico-sanitarie;
considerata la giovane età dei reclusi è particolarmente grave il fatto che nel reparto ci siano scarsissime possibilità di lavoro e di attività socio-ricreative;
alcuni detenuti raccontano che in giorni precedenti un malato di tubercolosi e sieropositivo (il ragazzo che l'interrogante ha incontrato in isolamento) era stato recluso per giorni in una cella con altri mettendo così in grave pericolo la loro salute; da giorni, le persone che avevano convissuto con il malato infettivo stanno chiedendo senza esito di essere visitati da un medico -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali iniziative intenda intraprendere, nel rispetto delle sue competenze, affinché vengano verificate le condizioni dei detenuti in isolamento a Rebibbia e se non ritenga che agli stessi vengano date concrete attività trattamentali e rieducative;
quali iniziative intenda intraprendere affinché siano rimossi i water a vista nella sezione dei detenuti in isolamento oltre che i cosiddetti «cubicoli» all'aperto attualmente destinati ai passeggi per usufruire delle ore d'aria;
per quali motivi un detenuto malato di tubercolosi e sieropositivo sia stato ristretto, senza alcuna precauzione, in cella insieme ad altri detenuti e se non sia stato richiesto dal giudice il trasferimento del medesimo presso una struttura ospedaliera ovvero se non ritenga che il direttore del carcere possa disporlo in via d'urgenza;
cosa intenda fare per riportare ad un funzionamento che corrisponda al dettato costituzionale la sezione dei detenuti comuni del braccio G12.
(4-06940)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:

REALACCI, CENNI, VICO, BELLANOVA, GINEFRA e SERVODIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il decreto del Ministero per i beni e le attività culturali del 30 marzo 2009

n. 53 (Regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità utile all'acquisizione della qualifica di «restauratore di beni culturali», nonché della qualifica di «collaboratore restauratore di beni culturali», in attuazione dell'articolo 182, comma 1-quinquies, del Codice); i decreti ministeriali 26 maggio 2009 n. 86 e decreto ministeriale 26 maggio 2009 n. 87, e successivamente la circolare Ministero per i beni culturali del 12 agosto 2009 n. 35, il documento «linee guida applicative del segretariato generale del Ministero per i beni culturali sempre del 12 agosto 2009, che disciplinano l'articolo 182, comma 1, 1-bis, 1-ter, 1-quater, 1-quinquies del Codice dei beni culturali e del paesaggio, hanno varato le norme attuative relative alla status di restauratore e di collaboratore;
all'interno di questa complessa situazione normativa si applicano anche le fonti normative che regolamentano la materia di appalti pubblici: decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000 (e successive modifiche) nonché il codice degli appalti decreto legislativo n. 163 del 2006 (Titolo IV Capo II che disciplina appalti di lavori pubblici per i beni culturali) ovvero le norme relative al campo del restauro di beni culturali e architettonici (cat. opere pubbliche OS2A e OS2B, rispetto alle qualifiche dei restauratori e OG2, OS25 per altre categorie di beni ancora non disciplinati su questo aspetto) così come inizialmente previsto dal decreto ministeriale n. 294 del 2000 e decreto ministeriale n. 420 del 2001 da cui discendono le norme rispetto alle qualifiche richieste per l'accesso alla professione di restauratore (ovvero le cat. di OOPP OS2A e OS2B);
come riconosce il documento sulla «Disciplina transitoria degli operatori del restauro» del Ministero per i beni e le attività culturali «[...] non esiste ancora nel nostro ordinamento una compiuta disciplina delle relative figure professionali» e che «è generale la convinzione che la capacità professionale dei singoli operatori assuma ruolo strategico insostituibile per assicurare la qualità degli interventi conservativi perché sino ad ora "il problema di verificare che tale idoneità sussistesse in concreto è stato per lungo tempo risolto all'interno di una prassi che vedeva il ricorso pressoché generalizzato ad affidamenti di carattere fiduciario" che hanno condotto oggi alla esigenza di "verifica su basi oggettive della capacità professionale degli operatori"»;
da parte degli operatori del settore, dalle associazioni di categoria, come la CNA e le organizzazioni sindacali Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, si lamenta l'incongruità e l'incoerenza delle prescrizioni relative alla qualifica di restauratore da cui sarebbero escluse molte società e molti lavoratori che, pur avendo nel concreto operato nel campo del restauro, non potrebbero accedere nemmeno alle prove di idoneità. I soci e dipendenti sono parimenti automaticamente esclusi dall'accesso alle prove;
come risulta dall'esame della circolare ministeriale la qualifica spetterebbe in sintesi, a coloro che hanno conseguito un diploma presso una scuola di restauro riconosciuta, - ad oggi solo tre gli istituti riconosciuti in Italia, oppure a scuole accreditate e.g. corsi con riconoscimento regionale di durata non inferiore a due anni, e svolto successivamente attività di restauro per almeno due anni che crescono fino a diventare otto anni qualora non si sia in possesso dei suddetti titoli di studio (come previsto all'articolo 182, comma 1, lettere a), b), c), del decreto legislativo n. 63 del 2008); vi è poi la modalità di acquisire la qualifica tramite il superamento di un esame di stato abilitante, previsto per tutti coloro che fino ad oggi hanno operato nel settore ma non sono in possesso di tutti requisiti sopra descritti;
analoghe prescrizioni vengono definite anche per la qualifica di collaboratore restauratore;
l'accesso alla prova di idoneità è vincolata alla presentazione di certificazioni

ed atti che dovrebbero attestare la professionalità acquisita dai candidati;
la documentazione richiesta dal Ministero per i beni e le attività culturali, riferendosi ad un periodo temporale anteriore all'anno 2000, è per la maggior parte degli operatori del settore impossibile da recuperare;
l'anomalia più vistosa nelle previsioni regolamentari introdotte dall'attuale decreto ministeriale n. 53 del 2009, sta nel vincolare l'accesso alla prova di idoneità alla presentazione del certificato di Regolare esecuzione dell'intervento di restauro (che dovrebbe dimostrare la Responsabilità diretta nella gestione tecnica dell'intervento) introducendo un elemento ostativo per la partecipazione alla prova;
lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali nella circolare n. 35 del 2009 del 12 agosto 2009, «Linee guida applicative dell'articolo 182, commi 1-bis, 1-ter ed 1-quinquies del Codice dei beni culturali e del paesaggio»; afferma che: «In realtà la redazione dei certificati di buon esito (prevista inequivocabilmente per i lavori pubblici a partire dal decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000) può ritenersi consolidata soltanto alla fine degli anni '90; per i lavori precedenti, e comunque in mancanza del certificato, gli Uffici interessati sono tenuti a verificare "ora per allora" la corretta esecuzione degli interventi conservativi»;
una diffusa «...negligenza delle stazioni appaltanti nella redazione dei certificati di esecuzione dei lavori (allegato D al decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000) è stata evidenziata anche in un determinazione dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici del 3 aprile 2002, n. 6;
il certificato è stato introdotto dall'allegato D del decreto del Presidente della Repubblica n. 34 del 2000 (Regolamento per l'istituzione di un sistema di qualificazione unico dei soggetti esecutori di lavori pubblici). Quindi per i candidati alla prova di idoneità, ai quali è richiesto di avere svolto attività di Restauro per almeno quattro anni alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale n. 420 del 2001, è sostanzialmente impossibile documentare la propria attività mediante tale certificato;
inoltre, il decreto ministeriale n. 53, fa coincidere la titolarità della Responsabilità Diretta nella Gestione Tecnica dell'intervento, individuata come unica misura di riferimento utile alla certificazione della professionalità, con il ruolo «...almeno di direttore di cantiere», una specificazione aggiuntiva e diversa rispetto ai criteri di ammissione alla prova previste dall'articolo 182 del Codice dei beni culturali;
nello stesso decreto stabilisce le medesime regole anche per quanti svolgono attività complementari all'attività del Restauratore, ovvero per i Collaboratori restauratori, che dovranno essere valutati nella stessa prova di idoneità per un ruolo che non comporta alcuna scelta metodologica nell'intervento conservativo, rischiando di rimanere completamente esclusi dal lavoro fino ad oggi svolto nelle imprese del settore;
da un'indagine sul comparto condotta da Feneal, Filca e Fillea, in tutto il territorio nazionale, alcune migliaia di lavoratori verrebbero esclusi tanto dalla possibilità di accesso alla qualifica di Restauratore, quanto da quella di collaboratori restauratori, depauperando il settore della forza lavoro oggi attiva;
in particolare, da una verifica condotta dalla CNA in Toscana, è emerso che: «molti imprenditori del restauro, pur avendo frequentato scuole di restauro, corrono il rischio di dover dimostrare gli otto anni di lavoro continuativo e certificato con le Soprintendenze precedenti al 2001, data del varo della primo decreto ministeriale in materia»;
questa circostanza impedisce a tutte le imprese ed ai lavoratori che negli ultimi sedici anni operano nel restauro (cioè da 8 anni, o almeno 4 in caso di presenza

titoli di studio idonei, prima del 2001 fino ad oggi) di poter accedere a tale qualifica, cancellando in un colpo solo una intera generazione di operatori, non permettendo così l'indispensabile trasmissione del saper fare;
l'applicazione della nuove «Linee guida» mette ad esempio a rischio l'occupazione delle 400 imprese e dei 1.100 restauratori che operano a Firenze e le 100 imprese e 1.300 dipendenti pisani;
ad oggi le Soprintendenze locali, pur dovendo svolgere l'istruttoria, nonostante la carenza di personale ed economica, non hanno ad adottato criteri uniformi per attestare le sussistenza dei requisiti da parte dei soggetti interessati -:
quali provvedimenti urgenti intendano intraprendere i Ministri interrogati al fine di risolvere in maniera non transitoria la questione della qualifica di restauratore e specificatamente come possa essere accertata con equità la professionalità e l'esperienza di affermati operatori del settore dei beni culturali.
(3-01033)

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
come si evince da numerose inchieste giornalistiche, sul web appaiono frequentemente - e comunque sono facilmente reperibili istruzioni per modificare in modo illegale autovetture del tipo «minicar»;
sempre più numerosi sono i video autoprodotti dai ragazzi che spiegano come truccare e far correre le micro-auto;
gli esperti segnalano come sia diventata una specie di «moda» truccare i piccoli veicoli per renderli più veloci, filmando modifiche e gare di velocità per poi caricare i video sul web;
in numerose clip si vedono ragazzini sfrecciare su strade della capitale a velocità elevata (circa 80 chilometri orari);
è «sufficiente» digitare poche parole in un motore di ricerca e il gioco è fatto: i consigli e le opinioni sui forum dei giovani micro carristi, letteralmente, si sprecano: chi pubblica le «istruzioni per l'uso», o meglio, per l'abuso, e le indicazioni su come far andare la microcar più veloce;
si tratta di modifiche non troppo difficili da attuare: anche cosiddette in modalità «fai-da-te»; sul web sono indicati gli attrezzi necessari, i passaggi da non dimenticare: «Smontare la vite, rimontare il dado», con tanto di corredo fotografico;
in considerazione inoltre che nella notte tra il 10 e l'11 aprile 2010, alle tre del mattino circa, è deceduto il giovane Jacopo Fanfani di 17 anni, in seguito ad un incidente stradale sulla via Olimpica di Roma, all'altezza del Foro italico; il ragazzo era alla guida di una minicar, quando improvvisamente la piccola auto si è ribaltata ed è uscita di strada; il ragazzo è morto durante il ricovero in ospedale;
in data 12 aprile 2010, alle otto del mattino circa, è deceduta la giovane Federica Lupi di 15 anni, in seguito ad un incidente stradale avvenuto all'interno del comprensorio dell'Olgiata, periferia nord di Roma. La piccola vettura guidata dalla ragazza, una minicar, si è scontrata frontalmente con un pullman che, nel tentativo ultimo di evitare l'impatto, ha anche urtato un albero, abbattendolo. La giovane è deceduta sul colpo. Sul posto, per i rilievi, sono intervenuti i vigili urbani del XX gruppo;
in Italia circolano oltre 30.000 quadricicli a motore, le cosiddette minicar, equiparate a ciclomotori, e per questi mezzi l'incidentalità (numero di sinistri per mezzo) è doppia rispetto a quella che si registra per i ciclomotori;
nonostante le minicar siano omologate per il trasporto di una sola persona,

i guidatori maggiorenni possono attualmente farsi autorizzare dalla motorizzazione al trasporto di un secondo passeggero;
la stragrande maggioranza delle minicar ha motori diesel molto inquinanti, e molti automobilisti le utilizzano al solo scopo di aggirare i divieti di circolazione nelle zone a traffico limitato e i blocchi del traffico determinati da motivi di inquinamento;
nella sola città di Roma circolano 5.000 minicar;
la normativa vigente - articolo 116, comma 1-bis, del codice della strada - in materia di guida di minicar prevede infatti il semplice rilascio dell'attestato di idoneità alla guida dei ciclomotori per i ragazzi che abbiano compiuto i 14 anni -:
quali urgenti iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare, promuovere, sollecitare;
se in particolare non si intenda intervenire per promuovere un'iniziativa normativa urgente al fine di rendere più stringente la disciplina posto che, ad oggi, la normativa prevede il rilascio dei patentini agli over 14 solo dopo aver sostenuto e superato un esame teorico che abilita alla guida di ciclomotori (a 45 cc) e delle minicar (fino a 350 cc), senza alcun obbligo di una lezione di pratica;
se inoltre non si ritenga necessario e opportuno rendere effettive le prove pratiche obbligatorie per i candidati che intendano conseguire la patente di guida, ad esempio la prova pratica in strade extraurbane principali, la prova pratica di notte e quella di comportamento sul bagnato, tutte prove che consentirebbero ai neo patentati di affrontare al meglio la circolazione stradale.
(4-06909)

VACCARO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.- Per sapere - premesso che:
la variante strada statale 517 Bussentina collega il golfo di Policastro al Vallo di Diano per una lunghezza complessiva di 34 chilometri;
tale variante strada statale 517 Bussentina, dopo circa trent'anni di lavori, è stata completata ed inaugurata il 7 luglio 2007, alla presenza dell'allora Ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro e del presidente dell'Anas Pietro Ciucci. Un primo tratto da Policastro Bussentino a Caselle in Pittari fu inaugurato in precedenza alla fine degli anni ottanta. Si e poi proceduto, a distanza di circa vent'anni, a completare l'arteria nel tratto Caselle in Pittari lago Sabetta - Buonabitacolo;
da allora, nel solo tratto terminale, tra gli svincoli di Caselle in Pittari lago Sabetta e Buonabitacolo, circa 15 chilometri, si sono contati decine di incidenti stradali gravissimi e, soprattutto, numerosi morti. Ultimi, in ordine di tempo, sono deceduti, successivamente ad incidente stradale, ivi avvenuto, due bambini di appena due e sette anni. In precedenza, nella notte del 31 agosto 2008, in seguito ad un incidente avvenuto nei pressi dello svincolo di Buonabitacolo, perdevano la vita tre giovani di 22, 23 e 25 anni. Nei trent'anni successivi all'inaugurazione, quindi, il tratto della variante che porta sino a Policastro Bussentino ha contato altre decine di vittime;
la principale arteria di collegamento tra il golfo di Policastro e l'autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria è da sempre considerata strada statale a rischio, in primo luogo, per i numerosi innesti cosiddetti «a raso». L'uscita di Morigerati - Sicilì, in primo luogo, oltre a trovarsi in piena curva, è priva di corsia di accelerazione, così come lo svincolo di Torre Orsaia, il quale non presenta alcuna corsia di accelerazione o decelerazione. Quest'ultimo inoltre, in direzione Nord, consente addirittura l'attraversamento della carreggiata;
lungo l'asse viario della stessa variante strada statale 517 Bussentina sono presenti numerosi accessi in aree private;

in ultimo, il manto stradale della strada statale 517, soprattutto nel tratto Caselle in Pittari - Policastro Bussentino, è, ormai da tempo, interessato da smottamenti e dissesti con conseguenti numerose fratture della carreggiata e pericolosi avvallamenti -:
se il Governo intenda adottare, e in quali tempi, provvedimenti idonei a migliorare, nel suo complesso, la sicurezza della variante strada statale 517 Bussentina;
se il Governo intenda verificare la legittimità dell'iter seguito per il rilascio delle autorizzazioni che hanno consentito l'apertura di molteplici accessi privati dislocati sulle diverse carreggiate della suddetta variante;
se il Governo intenda provvedere ad individuare mezzi e strumenti idonei a garantire la sicurezza e l'osservanza del codice della strada lungo tutto il tratto della variante strada statale 517 Bussentina.
(4-06922)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato su La Repubblica del 23 aprile 2010 risulta che ogni anno, per la manutenzione della viabilità, lo Stato investe cinque miliardi di euro;
i lavori stradali, rispetto all'ammontare degli appalti pubblici, rappresentano la più alta percentuale sia per gli interventi (il 30,6 per cento) sia per l'ammontare economico (il 34 per cento). Dunque un'industria di dimensioni considerevoli, che conta circa dodicimila imprese, il 14 per cento del totale;
secondo Andrea Petrucci, imprenditore romano che copre l'intero ciclo dell'asfaltatura (dall'estrazione del basalto al lavoro finito), «i margini di redditività vanno dal 12 fino al 18-20 per cento». Nel mondo dell'edilizia - spiegano alla Cgil - non c'è un altro comparto che garantisca ricavi così alti. Per questo gli appalti costituiscono una torta che alimenta gli appetiti dei «signori dell'asfalto», pronti ad aggiudicarseli con ribassi che spesso superano il 40 per cento. Le cifre parlano chiaro: si prendono i lavori a un prezzo notevolmente inferiore alla base d'asta per poi risparmiare successivamente sui materiali, sulla manodopera e sul tempo, confidando nel fiume di appalti che, anno dopo anno, non s'interrompe mai. Insomma, c'è la sensazione che si giochi pesantemente sulla qualità delle opere. Senza dimenticare il capitolo dei controlli che gli enti appaltanti - a cominciare dai comuni - dovrebbero eseguire con rigore e puntualità, pronti a contestare un lavoro difettoso. Ma questo sembra succedere di rado, e da qui nasce l'emergenza;
a Roma, nel 2008, vi sono stati 190 morti e 24 mila feriti per 18.181 incidenti. Cantieri stradali se ne aprono continuamente, ma le insidie, anziché diminuire, aumentano. A marzo erano 243 i tratti «pericolosi per buche» censiti con la collaborazione dei romani. Nel 2009 erano 215;
a detta di chi lavora nel settore «quando si rifà una strada, si parte bene perché occorre superare i primi controlli. Poi il geometra dell'impresa ordina "abbassa, abbassa", e allora lo strato d'asfalto steso dalla finitrice si assottiglia. Così si fa molto prima e si risparmia sul materiale. Se poi vengono altri controlli, vedo che i tecnici incaricati spesso sanno già su quali tratti fare i carotaggi»;
dall'articolo si evince, a partire dal caso di Roma, che vi è un eccessivo ricorso all'affidamento diretto, oltre i casi consentiti dalla legge -:
se i dati riportati nell'articolo corrispondano al vero e se non si ritenga di avviare un'indagine nazionale sul fenomeno denunciato;
se e quali misure si intendano adottare in merito alla diffusa prassi dei ribassi

e affinché i cantieri abbiano obbligatoriamente date di inizio e fine dei lavori chiaramente indicate e siano previste penali considerevoli da pagare in caso di ritardi;
se e quali iniziative si intendano adottare affinché gli enti appaltanti eseguano i necessari controlli;
se e quali misure si intendano adottare per promuovere la trasparenza nella realizzazione delle opere in questione.
(4-06933)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica di lunedì 26 aprile 2010, elementi centrali della politica italiana dei trasporti internazionali sono: i tunnel ferroviari transalpini dei Brennero e del Frejus, oltre alla galleria appenninica del Terzo Valico dei Giovi in grado di connettere il Mediterraneo alla Pianura Pariana, alla rete svizzera e alla Renania;
queste opere hanno come obiettivo quello di sviluppare traffici di treni merci di moderna concezione e sono in grado non solo di incidere sulla competitività dell'import-export, attraverso la diminuzione dei costi energetici e l'aumento della capacità dei treni e delle linee, ma anche di ridurre i traffici stradali di merci e passeggeri in aree di montagna di pregio ambientale;
inoltre, congiungere la rete ferroviaria italiana quella europea in modo efficiente, superando le evidenti restrizioni tecniche imposte dalla attuali linee che in alcuni casi hanno alle spalle circa 140 anni di servizio, come la galleria del Moncenisio tra Bardonecchia e Modane inaugurata nel 1871, ha una serie di implicazioni di ampia portata sull'intero sistema dei trasporti nazionale ed europeo;
nel nuovo quadro regolatorio e competitivo, risulta ancora più stridente l'anomalia italiana, costituita dall'essere l'unica grande nazione ad avere una quota di trasporto ferroviario merci sul totale inferiore al 10 per cento, rispetto al 20,7 per cento della Germania, il 14,5 della Francia e il 30,1 per cento dell'Austria;
inoltre, la politica dei trasporti nazionale continua ad essere fortemente condizionata dagli aspetti sociali dell'autotrasporto, dove le fragilità economiche delle imprese sono tanto evidenti che senza gli oltre 600 milioni di euro di sgravi fiscali annui concessi dal Governo italiano le imprese faticherebbero a sopravvivere;
in realtà, lo stato di avanzamento delle opere che permetterebbero di agganciare all'Europa la rete nazionale è ancora sconfortante. Lungo il corridoio 24, fra Genova e Rotterdam, l'unica tratta in Italia su cui sono effettivamente aperti i cantieri è quella relativa al nodo ferroviario di Genova, dove Rfi prevede di investire 622 milioni di euro nei prossimi sette anni. Il terzo valico ha a disposizione fondi pari a circa il 10 per cento del costo dell'opera, cioè 500 milioni su 5,06 miliardi, e nonostante il Cipe abbia deliberato questo finanziamento lo scorso novembre, la Corte dei conti non ha ancora registrato la delibera, allungando così i tempi di un'opera che dispone del progetto esecutivo approvato e condiviso già dal 2006 -:
quali azioni si intendano intraprendere per rendere il settore dei trasporti internazionali italiano efficiente e flessibile al pari degli altri Paesi europei, considerato che le infrastrutture (tunnel transalpini del Brennero, del Frejus e dei Giovi), una volta completate, potrebbero permettere traffici merci su rotaia competitivi e veloci;
con quali mezzi si intenda sostenere uno sviluppo del settore tale da permettere all'Italia un livello di competitività pari a quello degli altri Paesi europei.
(4-06942)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dell'Ente nazionale per l'aviazione nazionale.
(4-06949)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto nazionale per studi ed esperienza di architettura navale (INSEAN);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto nazionale per studi ed esperienza di architettura navale.
(4-06970)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti delle autorità portuali;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalle autorità portuali.
(4-06978)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Aereo club d'Italia;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Aereo club d'Italia.
(4-06980)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta immediata:

VIETTI, TASSONE, MANTINI, MANNINO, VOLONTÈ, COMPAGNON, CICCANTI, LIBÈ, OCCHIUTO, GALLETTI, LUSETTI, RIA, RAO e MEREU. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere, premesso che:
nonostante l'intero sistema del soccorso tecnico urgente nel nostro Paese sia affidato al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, si deve rilevare uno stato di profondo disagio operativo del medesimo, tale da pregiudicare l'efficacia e l'efficienza nello svolgimento dei delicati compiti assegnatigli;
per tamponare la continua emergenza, anche in considerazione del pensionamento di circa il 15 per cento del personale operativo, i comandi provinciali, distribuiti su tutto il territorio, si avvalgono quotidianamente del ricorso straordinario ai vigili del fuoco discontinui iscritti nei quadri dei singoli comandi provinciali ed utilizzati per sopperire alla mancanza di personale;
si tratta di personale richiamato in servizio (ex articolo 70 della legge n. 469 del 1961), originariamente solo dopo il verificarsi di gravi accadimenti emergenziali (micro e macro calamità, terremoti, alluvioni), ma oggi molto più frequentemente impiegato per far fronte ai vari servizi operativi, tanto che in molte zone del Paese rappresenta il 30 per cento degli effettivi;
il mancato accesso ad una carriera stabile da parte di tale personale comporta prima di tutto una mancata partecipazione a quella formazione professionale continua e completa, necessaria per la

tutela e la protezione dei cittadini, che costituisce un valore fondamentale per la salvaguardia e l'incolumità degli operatori stessi;
con l'assorbimento del personale discontinuo si avrebbe l'opportunità di sanare, almeno in parte ed in tempi brevi, la grave emergenza di organico, ripristinando l'operatività minima di tutti i comandi e i distaccamenti permanenti presenti sul territorio e di colmare le attuali carenze;
inoltre, l'attuale concorso pubblico per 814 posti sarà completato non prima di fine 2010 e la relativa graduatoria non potrà, quindi, essere che definita nei primi mesi del 2011 -:
se non ritenga opportuno procedere all'adozione di misure straordinarie per la completa assunzione del personale discontinuo utilmente collocato nella graduatoria, emanata ai sensi del decreto ministeriale n. 1996 del 2008.
(3-01040)

Interrogazioni a risposta scritta:

TOUADI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 21 aprile 2010 nel quartiere romano di San Lorenzo si è svolta una fiaccolata contro lo spaccio e il degrado promossa dai cittadini che abitano nel quartiere;
San Lorenzo ospita numerosi locali ed è abituale ritrovo notturno di migliaia di giovani;
da diversi anni si è registrato un crescente incremento di spaccio di droga, episodi di violenza urbana e di microcriminalità, fatti che hanno contribuito ad aumentare il degrado urbano del quartiere;
i cittadini del quartiere in più occasioni hanno portato all'attenzione delle istituzioni locali i problemi di ordine pubblico e di sicurezza che interessano il quartiere di San Lorenzo -:
se il Ministro, attraverso il questore, sia al corrente delle difficili condizioni di ordine pubblico che interessano il quartiere di San Lorenzo;
se il Ministro ritenga sufficiente la dotazione di organico della polizia di Stato presente nella città di Roma;
se il Ministro sia al corrente di progetti specifici tra comune di Roma e questura di Roma per fare fronte ai problemi di sicurezza che attraversano il quartiere di San Lorenzo e altre zone centrali e periferiche della città tra cui Trastevere, Testaccio, Tor Bella Monaca ed il Litorale di Ostia;
se il Ministro intenda intraprendere misure specifiche per stroncare le organizzazioni criminali che hanno preso di mira i locali di maggiore frequentazione dei giovani per smerciare droghe tradizionali e nuove sostanze stupefacenti e quali strumenti di contrasto e di prevenzione intenda assumere.
(4-06914)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
alla società romana Safab spa, Società appalti e forniture per acquedotti e bonifiche, è stato revocato dalla prefettura di Roma il certificato antimafia, provvedimento (vedi lancio Ansa del 29 dicembre 2009) che sarebbe stato adottato in seguito ad alcuni controlli, sollecitati dall'ufficio di governo dell'Aquila, compiuti nel cantiere della construenda galleria di Serralunga, nel comune di Rocca di Cambio;
nonostante questo i suoi cantieri - in particolare proprio a Serralunga (appalto Anas per 24,8 milioni di euro) e Micigliano (appalto Anas per 46 milioni) - proseguono regolarmente nei lavori;

a Micigliano (Rieti) - come racconta in una lunga inchiesta il giornalista Enzo Angelini, pubblicata sul numero di febbraio del periodico Narcomafie - vi sarebbero problemi relativi ad autorizzazioni ottenute prima del via libera con gli escavatori delle imprese che in subappalto stanno lavorando al megasvincolo di Micigliano che sono passati sopra a tutto: sopra l'abbazia dei Santi Quirico e Giulitta, sopra i vincoli, alle prescrizioni e alle zone a protezione speciale e di interesse comunitario come denuncia «Italia nostra»; secondo «Italia nostra», in quel cantiere si sarebbero «aggiustati» una lunga serie di pareri per consentire lavori che starebbero già alterando l'alveo del fiume Velino, scavalcando specifici vincoli ambientali, nel silenzio del comune di Micigliano, anche in violazione di uno specifico parere negativo della Soprintendenza. Tuttavia la prefettura di Rieti, rispondendo a «Italia Nostra» il 18 dicembre 2009, ha fatto sapere che «dall'esame della documentazione e delle verifiche in loco è risultato che al momento i lavori procedono nel rispetto delle norme e delle autorizzazioni ricevute»;
per quanto riguarda l'attività di Safab in Sicilia, il 4 agosto 2009 il presidente e l'amministratore delegato della stessa società (i fratelli Luigi e Ferdinando Masciotta) sono stati arrestati insieme a due funzionari del Genio civile di Caltanissetta. Secondo la procura nissena avrebbero intascato tangenti in cambio di un parere favorevole per una valutazione superiore dei lavori della rete irrigua della diga sul fiume Disueri vicino Gela. Ma le indagini siciliane che riguardano gli affari della società sarebbero partite da un'altra inchiesta, quella sulla costruzione del parcheggio del tribunale di Palermo inaugurato nell'agosto del 2009. E tra quelle carte che saltano fuori gli interessi della cosca Emmanuello-Madonia e il «connubio affaristico» - scrivono i magistrati siciliani - tra un imprenditore siciliano, mafioso, e la Safab, che da quelle parti si è aggiudicata appalti pubblici per centinaia di milioni. Oltre le già citate opere ci sono, infatti, anche il termovalorizzatore di Bellolampo a Palermo, la rete irrigua di Cavazzini a Catania e il rifacimento delle reti irrigue della bonifica di Siracusa;
recenti provvedimenti anticorruzione del Governo e l'accordo siglato tra l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e la Direzione nazionale antimafia (protocollo d'intesa del 16 febbraio 2010), dovrebbero assicurare l'accesso ed l'uso delle informazioni raccolte nei rispettivi sistemi informativi rendendo possibile lo scambio di informazioni riguardanti gli appalti pubblici, gli operatori economici e la segnalazione di eventuali comportamenti illeciti -:
per quali motivi sia possibile che la Safab spa continui ad operare nei sopra menzionati cantieri;
se in base alla normativa anticorruzione e al protocollo d'intesa, vi siano comunicazioni tra gli organi competenti, e in particolare tra il Ministero dell'interno e le prefetture;
se, alla luce di quanto sopra riferito, i Ministri interrogati non intendano immediatamente assumere iniziative per sospendere i lavori.
(4-06928)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
sul sito web dell'Associazione finanzieri cittadini e solidarietà è pubblicato un articolo dal titolo «Figli di un Dio minore negli uffici interforze: straordinari pagati regolarmente a poliziotti e carabinieri mentre ai finanzieri niente da tre mesi» a firma di Domenico Vallefuoco, segretario nazionale Ficiesse e segretario della sezione Ficiesse di Roma-Anagnina;
dal citato articolo si apprende che il personale del Corpo della guardia di finanza che presta servizio presso gli uffici interforze del dipartimento di pubblica

sicurezza del Ministero dell'interno non ha percepito il pagamento dei compensi per il lavoro straordinario prestato nel primo trimestre dell'anno in corso, a differenza del personale della Polizia di Stato che ne ha ottenuto la corresponsione a seguito dell'azione di tutela promossa dalle organizzazioni sindacali di categoria che si confermano quale unico ed efficace strumento di tutela degli interessi singoli e collettivi del personale rappresentato;
il 24 febbraio 2010 il Governo ha accolto come raccomandazione l'ordine del giorno n. 9/3210/3, presentato dai deputati radicali su espressa richiesta del Partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm);
nell'ordine del giorno citato è scritto «La Camera, premesso che: ... impegna il Governo: ... a rendere effettivi i diritti sindacali per gli appartenenti alle Forze armate, tramite il riconoscimento agli stessi delle facoltà e dei diritti già riconosciuti al personale appartenente alla Polizia di Stato, dall'articolo 82 della legge 1o aprile 1981, n. 121, attuando ogni possibile azione volta ad accelerare il processo di riforma dell'istituto della rappresentanza militare, già all'esame del Parlamento; ...» -:
se i ministri siano a conoscenza della situazione descritta nell'articolo e quali immediate azioni intendano intraprendere affinché al personale del Corpo della guardia di finanza che presta servizio presso il dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'interno siano corrisposti gli emolumenti spettanti per il lavoro straordinario effettuato nel primo trimestre dell'anno corrente;
se alla luce del risultato conseguente all'azione svolta dalle organizzazioni sindacali citate nell'articolo, nonché dell'accoglimento come raccomandazione dell'ordine del giorno in premessa, i Ministri interrogati non ritengano opportuno e urgente assumere iniziative anche normative, affinché anche per gli appartenenti al Corpo della guardia di finanza e alle Forze armate sia sancito il diritto di associarsi in sindacati.
(4-06939)

MARCHIONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la legge 3 agosto 2009, n. 117, ha sancito il distacco di sette comuni della Valmarecchia dalla regione Marche e la loro aggregazione alla regione Emilia Romagna. Conseguentemente la regione Emilia Romagna ha aumentato la propria popolazione di 18133 abitanti e il proprio territorio di 328 chilometri quadrati;
questo passaggio è stato definito «un momento storico, senza precedenti nel nostro Paese» dal Sottosegretario all'interno Michelino Davico, intervenuto, nel settembre 2009, alla Conferenza provinciale istituita ai fini dell'attuazione della legge. Il Sottosegretario ha assicurato che sarebbe stata riservata alla fase di attuazione la medesima attenzione già data durante i lavori parlamentari, e anche aggiunto l'auspicio che ogni attore istituzionale faccia la sua parte. Lo Stato, come anche i comuni interessati;
in sede di discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 2 del 2010 concernente interventi per la finanza locale, l'interrogante aveva presentato emendamenti (firmati insieme all'onorevole Pini, Lega nord) intesi da un lato, a concedere la possibilità a derogare al patto di stabilità per gli enti territoriali che avessero allargato la loro circoscrizione a causa dell'integrazione aggiuntiva di popolazione e territorio e, dall'altro, ad ottenere risorse aggiuntive per la provincia di Rimini, finalizzate alla realizzazione di un piano straordinario di interventi per far fronte alle esigenze connesse all'aumento della propria popolazione e territorio, ma tali emendamenti dovettero poi essere ritirati a seguito dell'apposizione della fiducia al decreto stesso;
poiché l'articolo 4 del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, al comma 9-bis stabilisce che nel caso di modificazioni delle circoscrizioni territoriali degli enti

locali dovute a distacchi intervenuti ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, i trasferimenti erariali avvengono in proporzione al territorio e alla popolazione trasferite, ma non chiarisce se all'interno di tali trasferimenti vi siano incluse le risorse finanziarie per adeguare la spesa di personale e la pianta organica modificate a seguito dei citati distacchi e degli impegni di aumentati o diminuiti carichi di lavoro ordinario, un ordine del giorno a firma Pini, Marchioni ritirato dal proponente e rifluito solo in parte nel citato comma 9-bis) impegnava il Governo ad attivarsi per autorizzare le amministrazioni provinciali interessate a modifiche delle circoscrizioni territoriali a derogare al patto di stabilità;
esponenti della Lega e della maggioranza hanno più volte assicurato, a mezzo stampa, che il Governo avrebbe erogato risorse aggiuntive alla provincia di Rimini per almeno 2 milioni di euro necessarie all'attuazione della legge 3 agosto 2009, n. 117, con successive iniziative legislative;
finora si è trattato di annunci a cui alcun atto ha fatto seguito, e queste risorse non sono state erogate -:
quali provvedimenti urgenti il Ministro interrogato intenda adottare, in primo luogo per chiarire sei i trasferimenti erariali agli enti tengono conto anche delle modifiche delle piante organiche degli enti stessi, e, in secondo luogo, per attribuite alla provincia di Rimini le necessarie risorse aggiuntive annunciate dalla sua maggioranza;
se questo trasferimento si possa attuare con l'adeguamento del patto di stabilità alla nuova dimensione della provincia di Rimini riconoscendo inoltre anche una deroga temporanea al patto di stabilità per l'anno in corso e per il 2011, in riferimento alla complessità del percorso senza precedenti, intrapreso dalla provincia di Rimini, per l'eccezionalità del provvedimento legislativo approvato dal Parlamento.
(4-06943)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Fondo di assistenza per il personale della polizia di Stato;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute del Fondo di assistenza per il personale della polizia di Stato.
(4-06955)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Istituto opere laiche palatine pugliesi;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Istituto opere laiche palatine pugliesi.
(4-06971)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Istituto nazionale di beneficenza Vittorio Emanuele III;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Istituto nazionale di beneficenza Vittorio Emanuele III.
(4-06983)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta immediata:

DI PIETRO, DI GIUSEPPE e ZAZZERA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
molte scuole si trovano in una condizione economica che non ha precedenti

e che determina ostacoli evidenti e, talvolta, insormontabili circa la possibilità di conferire supplenze brevi per coprire il personale assente;
la riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre di insegnamento delle scuole secondarie inferiori e superiori ha comportato la mancanza, nelle scuole, di personale a disposizione per coprire le assenze brevi ed improvvise del personale docente;
sono state assegnate cattedre con orario maggiorato rispetto ai limiti contrattuali, addirittura sino a 23 ore settimanali;
una tale politica scolastica ha reso, di fatto, inevitabile la prassi, diffusa quasi quotidianamente in un elevatissimo numero di istituti scolastici, di distribuire gli alunni in più classi, ove risulti assente il docente di riferimento, in violazione del diritto degli alunni allo studio;
un'ulteriore prassi diffusa è quella, altrettanto illegittima ad avviso degli interroganti, di far fronte alle supplenze tramite l'insegnante di sostegno, con grave nocumento per gli alunni diversamente abili, che restano privi della loro guida didattica;
l'adozione di tale prassi aggrava una situazione di inadeguatezza, già di per sé inaccettabile, rispetto ai gravi rischi per la sicurezza determinati dal sovraffollamento delle aule;
per far fronte ad una tale situazione sono state emanate note ministeriali di chiarimento e di regolamentazione del problema relativo alle supplenze brevi;
la nota ministeriale prot. n. 3545 del 29 aprile 2009, avente per oggetto «Finanziamenti alle scuole. Chiarimenti.», richiede che siano conferite supplenze brevi anche nel caso in cui la scuola abbia già esaurito sia l'assegnazione base sia l'integrazione entro il limite massimo del 50 per cento della somma corrispondente all'assegnazione base, assicurata in sede di formulazione delle indicazioni per la predisposizione del programma annuale, anche perché, come già rappresentato con la nota prot. 3338 del 25 novembre 2008, va comunque assicurato l'ordinato svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento, giacché il diritto allo studio va in ogni caso garantito, ferma restando l'esigenza di contenere il conferimento delle supplenze nella misura del possibile;
la normativa vigente per le scuole di istruzione secondaria prevede che, nei casi di assenze, si può provvedere con le proprie risorse di personale docente, fino a un massimo di 15 giorni, mediante l'attribuzione ai docenti in servizio di un orario opzionale aggiuntivo di ulteriori 6 ore settimanali, con la qual cosa si è dimostrato impossibile risolvere il problema;
in tutti i casi in cui le suddette normative non si rivelano idonee a sopperire alle sostituzioni dei docenti assenti, al fine primario di non incorrere in una sospensione della didattica nei riguardi degli allievi interessati, i dirigenti scolastici possono provvedere, per periodi anche inferiori a 15 giorni, alla nomina di personale supplente temporaneo (nota D.G. per il personale scolastico, uff. III prot. n. AOODGPER141991 del 6 ottobre 2009, avente per oggetto: supplenze temporanee personale docente);
tali note ministeriali sanciscono inequivocabilmente il riconoscimento della priorità della salvaguardia del diritto allo studio e, quindi, della nomina del personale in sostituzione del docente, in caso di assenza;
risulta piuttosto chiara l'incongruenza delle suddette note con le indicazioni riepilogative per il programma annuale del 2010 (nota ministeriale prot. n. 9537 del 14 dicembre 2009);
tra le indicazioni emerge quella secondo la quale le istituzioni scolastiche non possono iscrivere ulteriori importi a carico del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, affermando esplicitamente, per ciò che concerne le supplenze brevi, che la possibilità di usufruire

di nuovi finanziamenti, in via eccezionale, dovrà tenere conto del tasso di assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola e che potranno essere attribuite altre risorse, previa verifica dell'effettiva inderogabilità dell'ulteriore fabbisogno -:
se il Ministro interrogato intenda intervenire ritirando immediatamente la nota ministeriale prot. n. 9537 del 14 dicembre 2009, che, di fatto, pone i dirigenti scolastici nell'impossibilità di ottemperare alla prioritaria esigenza di non interrompere l'attività didattica, ed inoltre se intenda stabilire una volta per tutte l'irregolarità della prassi di divisione degli alunni nelle altre classi in assenza del docente di riferimento, in modo da stabilire in via definitiva e inequivocabile la priorità della salvaguardia del diritto allo studio e alla sicurezza.
(3-01037)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il nostro Paese è a forte rischio sismico e vulcanico;
l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l'ente che si occupa del monitoraggio di vulcani e terremoti in Italia, ha una grave carenza di personale che arriva al 40 per cento;
l'allarme è stato lanciato durante la presentazione di un video per i dieci anni dell'ente alla Camera dei deputati;
secondo quanto riferito da Tullio Pepe, direttore generale dell'Ingv, attualmente l'Istituto ha 582 ricercatori, ma per lavorare con tranquillità ed espandere le ricerche dovrebbe arrivare a 815, cifra che corrisponde ad un 40 per cento in più, con un aumento del 10 per cento dei fondi, stimabile in circa 5 milioni di euro;
il numero di ricercatori dell'ente è inferiore alla media europea, ha fatto notare Pepe, anche se riesce a supportare le reti di monitoraggio di vulcani e sismi;
«quelli che vorremmo assumere sono tutti ricercatori - ha fatto notare Pepe - la nostra struttura è la stessa di 10 anni fa, anzi e scesa da 617 a 582 unità»;
oltre ai pochi addetti, l'ente ha il problema del precariato: «Ci sono 220 ricercatori che avrebbero i titoli per essere stabilizzati - ha spiegato il direttore generale - ma sono ancora precari»;
l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è inoltre emerso durante il convegno, ha un budget di 90 milioni di euro, di cui 65 dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e protezione civile e 25 dai progetti di ricerca -:
se e come i Ministri intendano far fronte alla grave carenza di personale e risorse in cui versa l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
(4-06908)

JANNONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nel febbraio 2010 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha definito gli istituti dove, a partire dal prossimo anno scolastico, verranno attivati i nuovi licei musicali, introdotti dalla riforma della scuola secondaria superiore;
con riferimento alla regione Lombardia, il Ministero ha individuato nelle città di Milano, Brescia, Cremona e Pavia le sedi per l'istituzione dei licei musicali, ed ha, invece, escluso Bergamo, adducendo quale motivazione l'insufficienza del numero di domande di iscrizione;
nella città orobica, tuttavia, da anni è attiva una sperimentazione musicale presso il liceo psicopedagogico «Secco

Suardo», istituto che, secondo quanto affermato dal dirigente Giovanni Pezzoni, avrebbe già ricevuto 26 richieste di iscrizione per il prossimo anno: un numero pertanto più che sufficiente per istituire una classe prima;
inoltre, nel febbraio 2010, la regione Lombardia aveva individuato proprio nel «Secco Suardo» la sede per l'istituzione del liceo musicale, scelta supportata anche dalla dichiarata volontà degli enti preposti di attribuire al nuovo liceo la prestigiosa sede nel complesso di Astino;
nella provincia bergamasca, peraltro, si registra una forte crescita della richiesta di formazione musicale, che si manifesta nell'incremento delle scuole secondarie di primo grado con sezioni musicali, passate negli ultimi quattro anni da 9 a 21;
come dichiarato da Luigi Roffia, dirigente dell'ufficio scolastico provinciale, «il territorio è pronto da tempo e le iscrizioni ci sono»: l'attivazione di un liceo musicale nella città di Bergamo sarebbe dunque «la logica conclusione del lavoro avviato più di due anni fa con l'istituzione di un tavolo interistituzionale. Tavolo avviato proprio nella prospettiva di una, allora ipotetica, istituzione di un liceo musicale» -:
se il Ministro intenda valutare la possibilità di attivare anche nella provincia bergamasca l'istituzione del liceo musicale, al fine di poter assicurare agli alunni l'opportunità di intraprendere il percorso di studi indicato al momento della preiscrizione.
(4-06916)

JANNONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
dovevano essere la grande sfida dell'e-learning italiano, la rete di atenei che avrebbe permesso anche al nostro Paese di entrare a testa alta nel mondo delle università on-line e dell'insegnamento a distanza, invece, a sette anni dalla loro nascita, gli atenei telematici italiani sono diventati a tutti gli effetti un «sistema parallelo» per ottenere a pagamento una laurea in tempi da record, accorciando corsi di studio e collezionando crediti formativi. Un metodo rodato ed oliato per diventare dottori a caro prezzo ma con il minimo dell'impegno. Un anno di studi come sconto garantito, 24 mesi contro i 36 necessari, esami senza rischi e tesi compilate in fretta. Un business da oltre 100 milioni di euro l'anno, senza contare i proventi di master e specializzazioni;
in Italia le università telematiche sono 11, il numero più alto di tutta Europa, dove in ogni nazione ne esistono una o due soltanto, ma nonostante siano così numerose nell'anno accademico 2007/2008 tutte insieme contavano appena 13.891 studenti, con una percentuale del 90,7 per cento di immatricolati oltre i 25 anni d'età, Universitari «maturi» eppure con il primato delle «lauree precoci», quelle ottenute abbreviando cioè il corso degli studi, con il concetto di «laureare l'esperienza». E in alcuni atenei, il numero dei laureati precoci ha raggiunto nel 2008 la quota top del 69,8 i tutti gli allievi, con la conseguenza che in tali università soltanto il 30,2 egli iscritti è diventato «dottore» nei tempi canonici;
i nove membri del «Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario», (Cnvsu) nel loro rapporto sullo Stato dell'università italiana 2010 hanno evidenziato, senza appello, i mali e i malcostumi degli 11 campus telematici italiani. Alcuni dei quali legati a doppio filo, anzi stretta emanazione di famosi «centri di assistenza agli esami». Con il risultato che se un'iscrizione ad un corso di laurea costa in media tra i 3 e i 4 mila euro l'anno, altrettanti ne servono per il «centro assistenza» a quell'ateneo collegato. Così in media per una laurea in tre anni si arrivano a spendere 12 mila euro. «Il vero problema è che le università telematiche, molte delle quali non avrebbero nemmeno i requisiti minimi per esistere, si sono trasformate in pochi anni in luoghi dove ottenere con facilità una laurea, che serve poi a farsi strada nella pubblica amministrazione. Con titoli del

tutto equivalenti alle lauree statali sia come punteggio per i concorsi, che per gli avanzamenti di carriera», spiega Giovanni Azzone, docente al Politecnico di Milano, vicepresidente del Cnvsu. Un'ingiustizia, quindi, tutta a discapito di chi per ottenere un titolo studia e si impegna. «Nella prima fase queste università, aggiunge Azzone, hanno potuto contare sul business dei "fuori corso", gli studenti adulti che volevano migliorare la loro posizione lavorativa grazie anche alle convenzioni stipulate dagli atenei con enti pubblici, sindacati e aziende. E si spiega così, la corsa all'accreditamento di atenei sponsorizzati da gruppi privati, verso alcuni dei quali noi avevamo dato parere negativo, ma che poi sono stati autorizzati lo stesso». Ed è questa, secondo gli osservatori, una delle anomalie italiane: la sfida dell'e-learning non ha portato alla creazione di una grande università telematica pubblica, come la Uned spagnola che ha 150 mila allievi, ma alla creazione di tante piccole realtà con dichiarato scopo di lucro. Una sorta di pasticcio all'italiana, dunque, anche se gli studenti dal 2003 ad oggi sono aumentati del 900 per cento;
in realtà l'insegnamento a distanza, presente fin dal 1970 in Inghilterra e da oltre trent'anni nel resto d'Europa, nasce nel nostro paese più come una corsa ad un ricco business, che come un metodo di studio universitario e di long life learning. Un'occasione mancata, soprattutto per gli studenti lavoratori, dopo lo smantellamento delle scuole serali;
partendo dal dato che «dei 222 docenti di ruolo necessari a coprire i 74 corsi di studio attivati nell'anno accademico 2009/2010 oggi ne sono presenti soltanto 42», questo vuol dire che in gran parte degli atenei a distanza, spiega Giovanni Azzone del Cnvsu, «per non affrontare l'onere economico dei docenti di ruolo, si lavora con personale a contratto, con numeri ridotti al minimo, che di certo non possono garantire l'offerta formativa promessa dai corsi di laurea pubblicizzati dall'ateneo». Dunque molti di questi corsi sono fatti con scarsezza di mezzi e professionalità. Eppure le lauree così ottenute valgono quanto quelle statali. Ma il meccanismo è più sottile e a scatole cinesi. A fronte dei numeri citati nel rapporto degli esperti del ministero, e cioè 42 docenti sui 222 necessari, vi sono ben 164 posti banditi per concorso. Dove sono finiti questi docenti fantasma, come mai pur essendo stati dichiarati idonei non hanno poi avuto la cattedra nell'università telematica? «Perché nessuno era in grado di fare il lavoro che serviva nella nostra università, non avevano competenze tecnologiche», taglia corto Alessandra Briganti, rettore della «Guglielmo Marconi», nel mirino del Comitato di valutazione per aver indetto addirittura 53 concorsi in tre anni ma di aver assunto poi soltanto 9 vincitori, di cui 2 ordinari, 2 associati e 5 ricercatori;
la realtà è invece nascosta nelle lacune della legge, si legge nel dossier degli esperti del Cnvsu, «perché prevedeva che per gli atenei di nuova nomina si potessero computare nell'organico non solo i docenti effettivamente presenti, ma anche le procedure concorsuali bandite e non ancora concluse». Ossia ai numeri veri si potevano sommare numeri «ipotetici». E accanto a questa improbabile statistica c'è appunto il ruolo degli accademici delle università statali. Pagati profumatamente e assai rappresentati negli organici delle telematiche. Al posto dei vincitori dei concorsi, i quali però vengono spesso chiamati dalle università statali in un meccanismo di «reciprocità» insomma, per assicurarsi così cattedre e titoli, mentre la grande sfida dell'e-learning affonda tra illeciti e abusi -:
quali iniziative il Ministro intenda attuare al fine di regolamentare più rigidamente e in maniera consona a ciò che accade nelle università statali, gli istituti di istruzione e-learning.
(4-06925)

JANNONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la crisi economica e industriale in Italia porta con sé ripercussioni che

stanno producendo un problema occupazionale: l'Istat ha appena accertato che nel 2009 il Paese ha perso 380 mila posti e che il tasso di disoccupazione medio è salito al 7,8 per cento. Pertanto si rende necessario scovare rimedi, vie alternative percorribili, per attutire l'emergenza occupazionale. Un'indicazione importante arriva dal mondo artigiano: nel 2009, seppure nel mezzo della crisi economica, ci sono state figure professionali difficili da reperire sul mercato. Nel 2009 le aziende artigiane hanno avuto difficoltà a trovare 23.470 professionisti su tutto il territorio nazionale, che rispondessero alle caratteristiche richieste. A scarseggiare sono gli artigiani specializzati, le figure tecniche e d'alto profilo capaci di fornire valore aggiunto alle aziende. La difficoltà a selezionare personale qualificato nell'artigianato è superiore alla media di tutte le altre imprese;
da un anno si ripete che il «made in Italy» salverà l'economia italiana, ma un manifatturiero che sappia rilanciarsi anche sui mercati esteri ha bisogno di innovazione e qualità delle risorse umane. «Lo ripetiamo da tempo, afferma Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, il nostro manifatturiero ha bisogno di un ricambio generazionale per garantirsi un futuro ancora competitivo. Per questo abbiamo accolto con favore l'introduzione dell'apprendistato all'interno del percorso formativo per l'istruzione superiore. Proprio l'apprendistato è per noi una forma contrattuale che, facilitando la formazione in azienda, risulta di grande importanza in un mercato del lavoro come quello italiano che ha sempre difficoltà ad armonizzare domanda e offerta»;
per il momento però i giovani rimangono ancora diffidenti nei confronti del mondo artigiano, non si spiegherebbe altrimenti la difficoltà di reperire giovani leve tra le figure più specializzate. «Si tratta certamente di un problema culturale, spiega Sergio Silvestrini, segretario generale del Cna. Per diverse generazioni hanno insegnato ai loro figli che era meglio studiare e cercare un mestiere di concetto, Così anche oggi i giovani preferiscono dire che lavorano in un call center piuttosto che in una bottega artigiana. Probabilmente è anche colpa nostra che non abbiamo saputo comunicare quanto sia cambiato il nostro mondo: oggi la tecnologia e l'innovazione sono parte integrante della professione artigiana. Ecco perché abbiamo bisogno di giovani che sappiano fare da ponte tra la tradizione e il progresso»;
a spaventare forse sono anche i tempi di inserimento: apprendere un mestiere e specializzarsi richiede tempo e qualcuno teme ancora che «fare bottega» sia poco remunerativo, «Di sicuro fare bottega significa avere un contratto retribuito, precisa Fumagalli, e non so quanti siano i praticanti degli studi professionali a ricevere lo stesso trattamento. E i dati dicono anche che il 70 per cento dei giovani che svolgono l'apprendistato presso gli artigiani vengono poi assunti a tempo indeterminato»;
calzaturiero, tessile e arredo sono solo alcuni tra i settori che hanno contribuito alla fama del «made in Italy» nel mondo, ma oggi per reggere la concorrenza dei mercati emergenti bisogna spostare sempre più su l'asticella della qualità e per farlo servono figure professionali che altre scuole di manifatturiero non possono permettersi. «Già all'inizio della crisi, ricorda Diego Rossetti dell'omonima azienda calzaturiera, erano tanti i consulenti a consigliare di industrializzare il più possibile il ciclo produttivo per ridurre gli sprechi. Ma industrializzare troppo significa anche spersonalizzare il prodotto, quindi indebolirlo. Noi non lo abbiamo fatto perché crediamo ancora molto alla forza della produzione artigianale. Per questo nella nostra azienda un modellista è una risorsa davvero preziosa. Di stilisti che disegnano le scarpe ne trovi quanti ne vuoi ma i tecnici che trasformano un modello in un prototipo sono preziosi come l'oro. Sono figura anche ben retribuite e quelle che di sicuro non perdono

mai il lavoro, anche durante una crisi profonda come questa»;
nel panorama manifatturiero c'è anche chi ha deciso di fare da solo: è il caso della Kiton, l'azienda napoletana d'alta sartoria, che qualche anno fa ha scelto di allestire una propria scuola per sarti. «In questi anni ne abbiamo formati cento, spiega Antonio de Matteis, 80 li abbiamo assunti noi e 20 sono andati alla concorrenza. Ma non conta dove lavorino adesso, l'importante è aver dimostrato che il progetto era valido e aver salvato una scuola di grandi tradizioni. Dieci anni fa era quasi impossibile trovare giovani che potessero tramandare la nostra scuola partenopea. Oggi i nostri organici si sono riempiti di ragazzi»;
qualcosa di simile succede anche nel comparto del mobile, nelle aziende che hanno resistito alla tentazione della lavorazione totalmente industriale, quelle che hanno mantenuto passaggi artigianali e che si servono di specialisti in via di estinzione. «Noi facciamo lavorare un indotto composto da circa 600 artigiani terzisti, conferma Michela Barona, amministratore unico della veronese Le Fablier. Ma nelle botteghe, attorno ai vecchi maestri, vedo solo extracomunitari. Nessun problema, per carità, ma loro lo interpretano solo come un lavoro e non come una professione. C'è un turnover molto alto, in tanti si spostano di area geografica, altri preferiscono cambiare mestiere. Quasi nessuno pensa di tramandare un'arte antica. Forse non siamo bravi a spiegar loro che quella potrebbe essere la via per cambiare il loro destino in Italia. Ma del resto questo è un concetto che stentiamo a far capire anche ai nostri giovani disoccupati -:
quali interventi il Governo intenda attuare al fine di sviluppare percorsi adeguati, sia scolastici che non, volti a incentivare la figura lavorativa dell'operaio specializzato, nell'ottica di un cambiamento di opinione nei confronti di tale figura professionale.
(4-06927)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nel corso della Conferenza Stato-Regioni del 22 aprile 2010, si è discusso di un taglio ai fondi stanziati per la messa in sicurezza delle scuole del Sud;
del miliardo stanziato sull'onda emotiva della morte di uno studente, 235 milioni sono stati utilizzati per l'emergenza abruzzese;
nel decreto-legge «milleproroghe» è stato inserito un ulteriore rinvio del termine per l'erogazione dei 300 milioni previsti dalla Finanziaria nel 2010 per il programma straordinario per l'edilizia scolastica;
l'anagrafe degli edifici scolastici, iniziata nel 1996 è stata riattivata dal Ministro Gelmini che all'indomani della tragedia di Rivoli, ha annunciato l'immediata convocazione «dell'Osservatorio sull'edilizia scolastica», per un «censimento di tutti gli edifici scolastici» e cospicui finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole pari a 8 miliardi di risparmi provenienti dalla finanziaria;
in relazione all'anagrafe degli edifici scolastici, nel corso degli ultimi 14 anni sono stati spesi 12 milioni di euro;
le banche dati oggi a disposizione del ministero sono addirittura tre. Quella gestita fino al 2004 dal ministero stesso, ormai datata. Quella derivante dalla legge Masini, con un elevatissimo livello di dettaglio (dati relativi alla singola classe), ma a quanto pare non attendibile, e una terza anagrafe lanciata dal capo del dipartimento programmazione, Giovanni Biondi, il 18 febbraio 2010;
il problema riguarda un numero enorme di persone: 7 milioni e 800 mila alunni e un milione e 200 mila tra docenti, dirigenti scolastici e personale Ata (amministrativi,

tecnici e ausiliari) impegnati all'interno degli oltre 42 mila edifici scolastici italiani -:
a che punto sia il censimento dell'edilizia scolastica ad opera dell'agenzia degli edifici scolastici e di quali dati sia comunque in possesso il Ministero circa lo stato della sicurezza degli edifici scolastici;
se e quali misure siano state adottate per assicurare la massima trasparenza nella gestione delle risorse utilizzate per l'anagrafe degli edifici scolastici e degli esiti dell'attività di monitoraggio;
quali misure concrete il Ministro abbia posto finora in essere e quali intende porre in essere in futuro e con quali costi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici;
se si intendano assumere le necessarie iniziative volte a ripristinare per la sicurezza degli edifici scolastici i 235 milioni utilizzati per l'emergenza abruzzese;
per quale motivo nel decreto-legge «milleproroghe» sia stato inserito un ulteriore rinvio del termine per l'erogazione dei 300 milioni previsti dalla legge finanziaria nel 2010 per il programma straordinario per l'edilizia scolastica;
se non si ritenga di assumere le iniziative di competenza per incrementare ulteriormente le risorse per la messa in sicurezza dell'edilizia scolastica su tutto il territorio nazionale.
(4-06929)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:
in data 18 agosto 2009 la provincia di Arezzo, con delibera n. 437, ha espresso parere favorevole alla costruzione di 6 impianti d'energia alimentati a biomasse della potenza di 0,256 MW ciascuno, per un totale complessivo di potenza di 1,536 Mwe;
le sei società, denominate Bi.bi Srl, B.Energia Sri, Futurgreen Srl, New Energy Sas, Silfer Energia Srl, T-Power Sri, opereranno tutte in una medesima struttura, un capannone industriale in Località Renana, a Cortona, in provincia di Arezzo;
il capannone industriale in cui verranno ubicati i sei impianti è ricoperto da eternit e costituisce di conseguenza un serio pericolo alla salute dei cittadini;
nonostante nella documentazione prodotta dai proponenti alla provincia di Arezzo si evince che sulla copertura in cemento amianto dell'immobile dove verrà attivata la produzione di energia elettrica è stato effettuato nel 2005 un intervento per «incapsulamento di amianto, come da normativa vigente», la normativa in materia di amianto (decreto ministeriale 6 settembre 1994) specifica che la procedura di messa in sicurezza di edifici con materiali contenenti amianto è molto complessa e richiede molti passaggi che devono essere tracciabili e documentabili;
come risulta dagli atti, l'intervento di bonifica, nel caso, sarebbe stato effettuato esclusivamente all'interno del capannone; non sono stati prodotti documenti che potessero provare l'avvenuta bonifica della copertura all'esterno, benché la stessa fosse stata edificata circa quaranta anni fa e fosse stata esposta a ogni sollecitazione atmosferica e soprattutto ai forti venti che soffiano nella zona;
pare che l'USL, ufficio n. 8, dipartimento di prevenzione Zona Val di Chiana, nell'esprimere un parere in sede di conferenza dei servizi, ha preso semplicemente atto dell'avvenuta bonifica, senza effettuare alcun sopralluogo ed esclusivamente attraverso l'acquisizione di una fattura delle società proponenti in cui si dichiarava di avere eseguito un intervento di bonifica sui capannone industriale nel 2005;

che i Vigili del fuoco hanno emesso una serie di note, rispettivamente prot. n. 597/35381 del 5 maggio 2008, n. 596/35382 del 5 maggio 2008, n. 21 del 15 gennaio 2008, n. 611/35379 del 5 maggio 2008, n. 598/35380 del 5 maggio 2008, attraverso le quali nonostante abbiano espresso parere favorevole ai diversi progetti presentati, hanno comunque evidenziato una serie di incongruenze da parte dei soggetti promotori, richiedendo a tal fine ulteriori prescrizioni da rispettare;
la richiesta di monitoraggio sull'inquinamento ambientale, presentata dal comitato di cittadini «Tutela di Cortona» in relazione alla delibera della giunta provinciale n. 437 del 18 agosto 2009 ed alle 5 delibere successive, con la quale è stata richiesta una accurata valutazione delle condizioni ambientali della zona interessata alla produzione di energia da biomassa, non ha avuto alcun riscontro e nessuna risposta da parte dell'ARPAT;
a soli 37 metri di distanza dal capannone è localizzato un frantoio, motivo per cui il proprietario del frantoio ha avviato da tempo le procedure di richiesta di chiarimento circa la possibilità di coesistenza dello stesso con un impianto che utilizza olio di palma come combustibile;
la salute pubblica e la tutela ambientale sono messe a dura prova, soprattutto con riferimento al fatto che le centrali opererebbero in una zona che, in base alla Delibera della Regione Toscana del 17 2007, n. 3, è dichiarata «zona vulnerabile da nitrati di origine agricola» e molto vicina alla strada statale 71 che, dati ARPAT, registra livelli di inquinamento superiori alla soglia consentita -:
di quali elementi disponga in relazione alla situazione ambientale delle aree interessate;
di quali elementi disponga il Ministro in relazione all'effettiva bonifica dell'amianto nel citato capannone e quali iniziative di competenza intenda assumere.
(2-00689)«Libè, Poli, Bosi».

Interrogazione a risposta in Commissione:

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la legge 3 marzo 2009, n. 18 di «Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità» (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14 marzo 2009) all'articolo 3 istituisce l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità allo scopo di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità, in attuazione dei princìpi sanciti dalla Convenzione di cui all'articolo 1, nonché dei princìpi indicati nella legge 5 febbraio 1992, n. 104;
il comma 2 dell'articolo 3 della legge 3 marzo 2009. n. 18, prevede che: «L'Osservatorio è presieduto dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. I componenti dell'Osservatorio sono nominati, in numero non superiore a quaranta, nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini».
il citato articolo 3 prevede altresì che:
3. il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, disciplina la composizione, l'organizzazione e il funzionamento dell'Osservatorio, prevedendo che siano rappresentate le amministrazioni centrali coinvolte nella definizione e nell'attuazione di politiche in favore delle persone con disabilità, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le autonomie locali, gli Istituti di previdenza, l'Istituto nazionale di statistica, le organizzazioni

sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori, dei pensionati e dei datori di lavoro, le associazioni nazionali maggiormente rappresentative delle persone con disabilità e le organizzazioni rappresentative del terzo settore operanti nel campo della disabilità. L'Osservatorio è integrato, nella sua composizione, con esperti di comprovata esperienza nel campo della disabilità, designati dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali in numero non superiore a cinque;
4. l'Osservatorio dura in carica tre anni;
5. l'Osservatorio ha i seguenti compiti:
a) promuovere l'attuazione della Convenzione di cui all'articolo 1 ed elaborare il rapporto dettagliato sulle misure adottate di cui all'articolo 35 della stessa Convenzione, in raccordo con il Comitato interministeriale dei diritti umani;
b) predisporre un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale;
c) promuovere la raccolta di dati statistici che illustrino la condizione delle persone con disabilità, anche con riferimento alle diverse situazioni territoriali;
d) predisporre la relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità, di cui all'articolo 41, comma 8, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dal comma 8 del presente articolo;
e) promuovere la realizzazione di studi e ricerche che possano contribuire ad individuare aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione dei diritti delle persone con disabilità;
6. al funzionamento dell'Osservatorio è destinato uno stanziamento annuo di 500.000 euro, per gli anni dal 2009 al 2014. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 20, comma 8, della legge 8 novembre 2000, n. 328;
7. il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio;
8. all'articolo 41, comma 8, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, le parole: «entro il 15 aprile di ogni anno» sono sostituite dalle seguenti: «ogni due anni, entro il 15 aprile»;
è passato più di un anno e ancora non è noto se la costituzione di tale osservatorio sia avvenuta -:
se l'Osservatorio sia insediato e se i Ministri interrogati abbiano adottato il regolamento;
quali membri siano stati nominati e, nel caso, quando ciò sia avvenuto;
per quali motivi non sia stato rispettato il termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge 3 marzo 2009, n. 18, entro cui costituire l'Osservatorio, e quando si preveda che lo stesso sarà costituito.
(5-02805)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCILIPOTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la società farmaceutica Astrazeneca dal 21 gennaio 2009 al 31 dicembre 2009, ha collocato in mobilità 256 lavoratori;
il 29 gennaio 2009 il presidente di Astrazeneca aveva dichiarato, che, dopo i corposi tagli attuati, non vi sarebbero stati altri tagli occupazionali;
invece, dopo avere chiuso la mobilità in data 31 dicembre 2009, ha aperto in data 9 marzo 2010 una nuova procedura di mobilità per 41 lavoratori;
le motivazioni dichiarate da Astrazeneca, che hanno dato luogo all'avvio della

nuova procedura di mobilità del 9 marzo 2010, sono uguali a quelle per le quali è stata concessa la mobilità del 21 gennaio 2009;
non vi sono state modifiche al prezzo dei farmaci, non vi è stato il temuto (dalle imprese) incremento di vendite dei farmaci generici, non vi sono state modifiche delle condizioni di mercato;
l'attuale procedura di mobilità in corso in Astrazeneca, che talune organizzazioni sindacali sembrerebbero orientate ad approvare e la cui legittimità è tutta da dimostrare, lascia perplesso l'interrogante e occorre evitare la concessione di ammortizzatori sociali non dovuti;
la società Marvecspharma, dopo avere acquistato circa 1200 lavoratori da numerose imprese farmaceutiche (Pfizer, Astrazeneca, Bayer, Glaxo, Merck, Sanofi-Aventis, Bristol Mayers Squibb, Nycomed, Solvay, Fournier ed altre);
sta accedendo ad avviso dell'interrogante impropriamente ad ammortizzatori sociali;
in data 6 aprile 2010, presso ARIFIL (l'agenzia regionale per il lavoro) di Milano, la società ed alcune organizzazioni sindacali hanno firmato la richiesta di concessione della proroga della cassa integrazione mentre invece vi è stata un'altra organizzazione sindacale che si è opposta a ciò con dichiarazione messa a verbale;
in data 20 aprile 2010, attraverso l'Assolombarda di Milano, ha comunicato alle organizzazioni sindacali ed all'agenzia regionale per il lavoro di Milano (ARIFIL) la volontà di volere mettere in mobilità 50 lavoratori -:
se le richieste di ammortizzatori sociali del 6 e 20 aprile 2010, possano essere considerate legittime e si intenda quindi darvi seguito o meno;
quando, dove, per quanti lavoratori già collocati in cassa integrazione e su quali materie Marvecspharma avrebbe realizzato l'aggiornamento professionale degli informatori scientifici;
se siano quali investimenti, superiori a quelli effettuati nel biennio precedente al piano di riorganizzazione o ristrutturazione, la società Marvecspharma avrebbe effettuato;
quando, dove e su quali materie ed a quali lavoratori Marvecspharma avrebbe fatto formazione e se tali lavoratori rappresentano il 30 per cento dei lavoratori sospesi in cassa integrazione.
(4-06920)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
secondo un articolo di Primo di Nicola pubblicato da L'espresso il sistema informatico del'Inpdap, Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti della pubblica amministrazione, versa in gravi difficoltà, essendo costato 400 milioni di euro contro i 175 preventivati all'inizio e avendo accumulato almeno due anni di ritardo nel completamento;
la totale revisione del servizio informatico era stata stabilita nel 2004, secondo il cosiddetto principio del «riuso», un criterio in base al quale per il rifacimento del sistema si sarebbe dovuto attingere a quelli già in funzione in altre pubbliche amministrazione e nel caso di specie soprattutto all'Inps;
i tecnici arrivarono a dire che grazie al "riuso" si sarebbero spesi al massimo 175 milioni e che il nuovo apparato sarebbe entrato in funzione entro quattro anni;
secondo quanto riportato dal settimanale molti sarebbero i dubbi sulla trasparenza delle procedure con un ricorso ad affidamenti diretti in oltre il 70 per cento dei casi che ha favorito un ristretto gruppo di aziende;

ad oggi vi sono difficoltà nei pagamenti a causa dell'inattendibilità dei dati contabili ed inefficienze del sistema -:
se quanto riferito corrisponda al vero;
quali iniziative intenda promuovere il Ministro per assicurare la trasparenza sulle procedure per l'informatizzazione dell'Inpdap;
per quali ragioni si sia fatto ricorso ad affidamenti diretti anziché a gare ad evidenza pubblica;
se e quali provvedimenti si intendano assumere nei confronti dei responsabili di una gestione ad avviso degli interroganti così inefficiente e come si intenda risolvere le difficoltà che ne sono conseguite.
(4-06931)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'INPS, INAIL, INDAP, ENPALS, IPSEMA, ENAPPSMSAD, integrazione logistico-funzionale - Riordino dell'Isfol -:
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'INPS, INAIL, INDAP, ENPALS, IPSEMA, ENAPPSMSAD: integrazione logistico-funzionale - Riordino dell'Isfol.
(4-06958)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto prevenzione e sicurezza sul lavoro (Ispesl);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto prevenzione e sicurezza sul lavoro.
(4-06963)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti della Croce rossa italiana (CRI);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalla Croce rossa italiana (CRI).
(4-06985)

TESTO AGGIORNATO AL 28 APRILE 2010

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interrogazioni a risposta immediata:

COTA, LUCIANO DUSSIN, DAL LAGO, REGUZZONI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DESIDERATI, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOGLIATO, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIBELLI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, LUSSANA, MACCANTI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RIXI, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
la cosiddetta mobilità intercompartimentale è regolata dall'articolo 1, comma 47, della legge finanziaria per il 2005 (legge n. 311 del 2004), che prevede per gli enti locali il rispetto del patto di stabilità interno quale condizione essenziale per attuare la mobilità;
con la legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), mentre per i comuni non sottoposti alle regole del patto di stabilità interno permaneva, con alcune

specifiche esclusioni, ai sensi dell'articolo 1, comma 562, il regime di limitazione delle assunzioni, per regioni, province e comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, invece veniva indicato - ai sensi del comma 557 - il solo obiettivo della riduzione della spesa di personale nell'ambito dei limiti fissati per il rispetto del patto di stabilità interno, essendo prevista l'esplicita abrogazione del comma 98 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2005, sui vincoli assunzionali per le stesse;
ulteriori novità in materia di mobilità del personale sono state introdotte dalla legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007) e dalla relativa circolare del dipartimento della funzione pubblica n. 4 del 2008, che hanno previsto, tra l'altro, il blocco della mobilità intercompartimentale da enti locali verso l'Inps, ma solo per gli anni 2008 e 2009;
in mancanza di successive circolari esplicative, anche nel 2010 continua a vigere il blocco della mobilità intercompartimentale per gli enti sottoposti al patto di stabilità interno -:
se non ritenga opportuno emanare provvedimenti di propria competenza finalizzati a chiarire se per il 2010 la mobilità intercompartimentale possa attivarsi anche per i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti e se non convenga sulla necessità di agevolare e semplificare le procedure di mobilità intercompartimentale, fermo restando il rispetto del patto di stabilità, posto che lo spostamento di personale all'interno di due diversi blocchi della pubblica amministrazione rappresenta una modalità di sviluppo professionale e di reperimento delle necessarie risorse umane in un'ottica di contenimento della spesa pubblica.
(3-01035)

BALDELLI e STRACQUADANIO. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
da questa settimana è disponibile il servizio di posta elettronica certificata gratuitamente per 50 milioni di cittadini maggiorenni;
il servizio si attiva registrandosi sul sito www.postacertificata.gov.it e, dopo le successive 24 ore, recandosi entro 3 mesi in uno dei 6.100 uffici postali abilitati per accertare l'identità del richiedente con un documento di riconoscimento e il codice fiscale o il tesserino del servizio sanitario nazionale -:
quali saranno i benefici per i cittadini che useranno questo nuovo servizio.
(3-01036)

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto nazionale di Statistica (ISTAT);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto nazionale di statistica.
(4-06961)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione.
(4-06976)

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RAPPORTI CON LE REGIONI

Interrogazione a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Ente italiano della montagna;

a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Ente italiano della montagna.
(4-06984)

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RIFORME PER IL FEDERALISMO

Interrogazione a risposta scritta:

MANTINI, TASSONE, CIOCCHETTI, GALLETTI, GIULIETTI, ANNA TERESA FORMISANO, DE POLI, NARO, NUNZIO FRANCESCO TESTA e OCCHIUTO. - Al Ministro delle riforme per il federalismo. - Per sapere - premesso che:
in un'intervista pubblicata il 18 aprile 2010 dal quotidiano spagnolo El Pais, il Ministro delle riforme per il federalismo onorevole Umberto Bossi, ha affermato che «la Padania è una nazione che deve avere la sua autonomia», e ancora: «ci tengono come schiavi e diamo loro tutti i soldi. Il Nord vuole essere padrone a casa sua e che la sua casa sia riconosciuta»;
l'unica Nazione riconosciuta dalla Costituzione è quella italiana e ad essa la Costituzione fa riferimento, ad esempio, quando afferma che la Repubblica «Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» (articolo 9), quando stabilisce che il Presidente della Repubblica «è il Capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale» (articolo 87), quando dispone che «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (articolo 67), quando prevede la legislazione esclusiva dello Stato in materia di «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale»;
la Padania non è una Nazione ma un'espressione politica connotativa usata da un partito politico e un Ministro della Repubblica, che ha giurato fedeltà sulla Costituzione, deve ispirare la propria azione ad un'unica Nazione, quella italiana;
ove il Ministro delle riforme, onorevole Umberto Bossi, confermasse dinanzi al Parlamento di agire nell'interesse della nazione Padania e non della Nazione italiana, ciò costituirebbe una legittima opinione politica, ma certamente incompatibile con il ruolo di membro del Governo e con il giuramento di fedeltà alla Costituzione -:
se intenda rettificare o smentire le affermazioni riferite e quali determinazioni intenda assumere ove esse siano confermate, anche in relazione alle attività del Comitato Interministeriale per le Celebrazioni del 150o Anniversario dell'Unità Nazionale.
(4-06934)

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SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARCHIONI. - Al Ministro della salute, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
secondo i dati Eurispes 2010, sono oltre 11 milioni i cittadini che fanno ricorso ai medicinali omeopatici;
tutto il comparto produttivo, che sviluppa un fatturato complessivo di oltre 300 milioni di euro, risulta di fatto paralizzato dal 1995: a quella data risale infatti la possibilità ultima di immettere sul mercato nuovi farmaci omeopatici;
l'interrogante sottolinea inoltre che fino al 1995 i farmaci omeopatici rimanevano sul mercato grazie ad «autorizzazioni» e non grazie alla normale procedura di registrazione delle specialità farmaceutiche;
a questa situazione avrebbe dovuto porre fine la direttiva europea sui farmaci (2004/27CE), recepita dal nostro Paese con decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219. La direttiva armonizza in tutta Europa il mercato farmaceutico e si pone l'obiettivo, grazie alla presenza di alcuni articoli ri

feriti al prodotto omeopatico, di regolamentare il settore del medicinale omeopatico;
nel succitato decreto legislativo gli articoli dedicati ai medicinali omeopatici sono l'articolo 16 (procedura semplificata di registrazione), l'articolo 17 (contenuto della domanda di registrazione semplificata), l'articolo 18 (medicinali omeopatici a cui non si applica la procedura semplificata di registrazione), l'articolo 19 (comunicazioni in ambito comunitario), l'articolo 20 (disposizione transitoria sui medicinali omeopatici; estensione della disciplina ai medicinali antroposofici);
nel marzo 2009, l'Agenzia italiana per il farmaco, a conclusione di un tavolo di lavoro tecnico costituito su richiesta del Ministro della salute, pur con grave ritardo sui tempi previsti dalla direttiva europea, ha pubblicato le linee guida a cui le aziende devono attenersi per la presentazione della documentazione di qualità dei prodotti omeopatici, ma le stesse non sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale;
l'Italia rappresenta il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania e sono centinaia i posti di lavoro che le aziende garantirebbe se potessero mettere in commercio nuove specialità e inoltre, oltre ad un rilevante danno all'economia del nostro Paese, ad essere penalizzati sono i milioni di utilizzatori o pazienti e le migliaia di medici che ormai fanno dell'omeopatia un caposaldo per la cura delle più svariate patologie -:
quali urgenti iniziative i Ministri intendano adottare per dare finalmente attuazione alle norme sui medicinali omeopatici, di cui al decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219.
(5-02802)

FIANO, POLLASTRINI, LIVIA TURCO, MISIANI, SARUBBI, DE BIASI, CODURELLI e MOSCA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano La Repubblica edizione Milano del 12 aprile 2010, denuncia il caso di una bambina di 13 mesi morta dopo essersi vista rifiutare il ricovero, secondo quanto affermato dal padre, immigrato nigeriano nel nostro Paese 13 anni fa -:
se nella legislazione sull'immigrazione attualmente vigente sussistano dei presupposti in base ai quali possano essere rifiutato le cure mediche di pronto soccorso in presenza di una carta sanitaria scaduta -:
di quali elementi disponga il ministro in relazione al drammatico episodio di cui in premessa e, in particolore, se risulti che il personale medico dell'ospedale Uboldo di Cernusco abbia proceduto almeno ad effettuare una diagnosi di massima alla bambina;
quali iniziative di competenza intenda assumere per fare piena luce sulla vicenda.
(5-02804)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
i pediatri del Mezzogiorno hanno richiamato l'attenzione sui bambini che vivono in prossimità delle discariche e agli inceneritori, perché su di loro si accumulano nuovi fattori di rischio per la salute ancora troppo spesso sottovalutati o ignorati;
nel corso del congresso «Gli Argonauti XI» dell'associazione culturale pediatri (ACP) del Centro Sud, che si è svolto a Napoli, Anna Maria Moschetti, pediatra di famiglia ACP di Palagiano (Taranto), e Raffaele Cioffi, dipartimento di ingegneria dei materiali dell'università Parthenope di Napoli, hanno sottolineato come in Italia esiste un elevato numero di siti contaminati da sottoporre ad operazioni di bonifica, considerando l'enorme quantità di rifiuti speciali, pericolosi e non, smaltiti legalmente o illegalmente sul territorio;

nella sola regione Campania i rifiuti speciali smaltiti illegalmente superano i 14 milioni di tonnellate annui. A questi si aggiungono circa 8.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti giornalmente e le enormi quantità stoccate sotto forma di «eco balle»;
il problema - hanno spiegato Anna Maria Moschetti e Raffaele Cioffi - è che discariche e inceneritori per le sostanze tossiche rilasciate nell'ambiente sono le pratiche di trattamento dei rifiuti più rischiose per la salute delle popolazioni esposte con rischi per la salute dovuti all'inquinamento ambientale maggiori per le popolazioni più vulnerabili, primi tra tutti i bambini -:
se il Ministro sia al corrente di questa denuncia e quali iniziative conseguenti intenda adottare per individuare e bonificare i terreni avvelenati ed evitare le malattie da inquinamento;
se il Ministero abbia per suo conto provveduto a realizzare studi sul tema del rapporto fra ambiente e salute del bambino.
(4-06904)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa si apprende della morte della piccola Oluwakeni Aiomyku, una bimba di cinque anni figlia di un immigrato regolare di origine nigeriana, nata in Italia e in possesso della nostra cittadinanza, è deceduta in seguito a un banale intervento di ernia ombelicale;
per la morte della piccola la procura della Repubblica di Napoli ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di omicidio colposo, ed è stato disposto l'esame necroscopico per accertare le cause precise del decesso ed eventuali responsabilità professionali dei medici che hanno eseguito l'operazione -:
quale sia l'esatta dinamica dei fatti;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie facoltà e prerogative ritenga di dover promuovere, o adottare in ordine a quanto sopra esposto.
(4-06905)

VACCARO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in data 10 novembre 2009, durante la seduta n. 243, veniva presentata un'interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00763, nella quale si sottolineava come l'azione informativa messa in atto dal Governo sulla prevenzione dell'epidemia dell'influenza A/H1N1 non avesse impedito di generare un diffuso allarme sociale e fosse stata altresì inefficace allo scopo di precisare che solo i soggetti a rischio sono interessati all'ipotesi di vaccinazione;
secondo gli ultimi dati ufficiali diffusi dal Ministero della salute in data 11 febbraio 2010, nel comunicato n. 46, «Influenza A/H1N1 - il punto della situazione alla settimana 5 (1-7 febbraio 2010)», il Ministero dispone di quaranta milioni di dosi di farmaci antivirali;
al 7 febbraio - ultimo rilevamento certificato Ministero della salute - il totale dei casi stimati delle sindromi influenzali, a partire dal 19 ottobre, è stato 4.505.000;
dall'inizio della campagna vaccinale sono state complessivamente distribuite alle regioni ed alle province autonome 10.047.421 dosi di vaccino contro A/H1N1 e, al contempo, sono state somministrate 855.504 prime dosi;
gli operatori sanitari e sociosanitari che si sono vaccinati 161.166, pari al 15 per cento del totale; il totale delle vittime correlate all'influenza A/H1N1 al 7 febbraio 2010 è pari a 228; la percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati della influenza A: 0,005 per cento;
dal 19 gennaio 2010 l'ECDC - European Centre for Disease Prevention and Control - ha ridotto le attività connesse alla sorveglianza della pandemia influenzale;

i dati ufficiali diffusi dal Ministero della salute, oltre ad evidenziare come la campagna informativa disposta dal Governo si sia dimostrata inadeguata, palesano, inoltre, una netta sproporzione di cifre fra i vaccini acquistati dal Governo italiano contro l'influenza A/H1N1, i casi di contagi accertati ed i vaccini realmente somministrati -:
su quali dati epidemiologici, e in base a quali stime, siano state elaborate, in origine, le previsioni sulle quantità necessarie per la vaccinazione contro l'influenza A/H1N1; a quanto ammontino, ad oggi, i costi dei vaccini contro l'influenza A/H1N1 sostenuti dal Governo; quante dosi di vaccino giacciano attualmente inutilizzate presso i depositi del Ministero della salute e se, lo stesso Governo, abbia già elaborato, o abbia in programma di adottare, un piano per la riallocazione, o la cessione delle riserve dei vaccini inutilizzate.
(4-06921)

JANNONE. - Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
venerdì 2 aprile 2010 si terrà la terza giornata mondiale dedicata all'autismo;
l'autismo viene considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo pervasivo dello sviluppo che si manifesta entro il terzo anno di età con problemi comportamentali e con gravi deficit nelle aree della comunicazione, dell'interazione sociale e dell'immaginazione. L'autismo è una sindrome, ovvero una patologia che si presenta con innumerevoli sfumature di diverse gravità e manifestazioni, la cui caratteristica più evidente è la tendenza all'isolamento;
la malattia perdura tutta la vita, costringendo le persone che ne sono affette, e le loro famiglie, a gravi difficoltà nell'affrontate il vivere quotidiano e limitazioni nell'adattamento scolastico e sociale;
una recente ricerca della regione Lombardia calcola in 9.000 gli autistici presumibilmente presenti sul territorio lombardo: gli adulti sono in carico all'assessorato regionale «Famiglia e Solidarietà sociale», i minori, invece, afferiscono alla sanità;
gli interventi a favore delle persone autistiche variano a seconda della gravità della specifica situazione, e possono consistere in corsi di avviamento al lavoro, progetti personalizzati con l'affiancamento di un educatore, iscrizione a centri diurni per disabili, centri socio educativi, o inserimento in residenze sanitarie per disabili;
tuttavia gli interventi parzialmente residenziali (così come è accaduto per molti anni anche ai corsi di inserimento lavorativo) sono destinati a tutti i tipi di disabilità, non considerando le peculiarità dell'autismo, che incidono invece molto sui rapporti sociali ed ambientali. Le persone autistiche necessitano di luoghi tranquilli, non chiusi, capaci di dialogare con il territorio, in grado di offrire ai malati, che abbiano le necessarie potenzialità, occasioni e modi per rendersi autonomi, agli altri, invece, una vita adatta a loro;
nella Bergamasca l'unica struttura diurna accreditata esclusivamente destinata ad autistici adulti è il centro diurno Koinonia della Fondazione Angelo Custode, dotato di 20 posti per autistici dai 18 ai 65 anni. Koinonia si impegna nello sviluppo di progetti individuali di riabilitazione con personale sanitario, educativo ed assistenziale dedicato. Sempre in provincia di Bergamo, a Torre Boldone, è invece attivo il centro «Spazio Famiglia», finanziato dal settore politiche sociali della provincia di Bergamo e dalla Fondazione istituti educativi di Bergamo, il quale accoglie ogni weekend da 12 a 16 persone: sul totale delle presenze realizzate nel 2009, nel 28 per cento dei casi l'età era compresa tra i 18 ed i 30 anni, mentre il 15 per cento superava tale soglia;
le rimanenti strutture dedicate a disabili presenti nella Bergamasca (con l'eccezione della Fondazione Giovanni XXIII,

che è però una realtà privata) ospitano invece persone affette da ogni tipo di disabilità;
i genitori dell'associazione «Spazio autismo» di Bergamo denunciano la mancanza di punti di riferimento per gli autistici adulti: dopo il compimento del diciottesimo anno di età, al termine del periodo scolastico e dei servizi specialistici dell'età evolutiva, le famiglie si ritrovano sole a fronteggiare il futuro. La sola figura sanitaria di riferimento rimane il medico di famiglia, ma scompare la presa in carico del malato da parte dei servizi, che, invece, affiancano e supportano la famiglia durante l'infanzia;
se è vero che la carenza assistenziale avvertita allo scadere della maggiore età accomuna tutti i tipi di disabilità, il problema si acuisce nel caso di pazienti autistici, data la caratteristica difficoltà di questi malati ad adattarsi a relazioni, circostanze ed ambienti nuovi. Secondo Marco Rho, responsabile della neuropsichiatria infantile dell'azienda ospedaliera di Seriate, «l'età fra i 18 e i 30 anni è la più delicata per l'autistico, perché è quella dove tutto si ristruttura per l'età adulta: i rapporti affettivi con l'altro sesso, il mondo del lavoro, i rapporti sociali. Per questo è più facile che si sviluppino crisi, che devono essere prevenute attraverso una supervisione specialistica»;
si avverte pertanto la necessità di strutture in grado di ospitare persone autistiche adulte, anche attraverso soluzioni flessibili, che, evitando il distacco totale tra il malato e la propria famiglia, consentano tuttavia a quest'ultima di recuperare spazi di autonomia. È il caso, ad esempio, dei cosiddetti «centri sollievo», in cui la persona autistica può trascorrere periodi di giorni o settimane, sollevando temporaneamente i familiari dal lavoro di cura;
intanto gruppi di genitori stanno cominciando a mobilitarsi per organizzare e costruire, anche in collaborazione pubblico-privato, strutture di sollievo, benché il grande problema rimanga il costo del personale necessario -:
quali iniziative, per quanto di competenza, i Ministri intendano adottare affinché venga colmata la carenza assistenziale lamentata dalle famiglie che accudiscono autistici adulti, e si creino punti di riferimento che supportino pazienti e familiari anche dopo il compimento della maggiore età;
quali iniziative si intendano intraprendere per favorire la formazione di figure professionali dotate della specifica preparazione necessaria per gestire pazienti autistici adulti.
(4-06926)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da notizie stampa risulta che la popolazione servita dal depuratore di Acerra è pari a 250 mila persone;
in molti comuni della zona gli abitanti pagano una tassa perché sono convinti che la rete fognaria sia collegata al depuratore;
invece secondo l'Enea: «I reflui, seppure giungano a pochi passi dal cancello del depuratore, non entrano nell'impianto di trattamento. Si versano nel canale principale dei Regi Lagni, poche centinaia di metri più a valle dell'area del depuratore, senza subire alcun trattamento. La stazione pertanto è a tutt'oggi pressoché inutilizzata. L'impianto di fornitura per autoproduzione di energia elettrica, mediante recupero del biogas, è fuori servizio da tempo. Il nuovo impianto d'essiccamento dei fanghi non è mai entrato in funzione». E quindi: «L'impianto di Acerra non riesce a offrire garanzie sui valori d'abbattimento degli inquinanti previsti dalla normativa vigente»;
per quanto riguarda il depuratore di Villa Literno: l'Arpac, il 15 aprile, ha

verificato che le acque, cariche di fanghi tossici, aggirano l'impianto e finiscono dritte nei Regi Lagni -:
se i Ministri interrogati siano al corrente di quanto sopra riferito e quali iniziative intendano assumere al fine di tutelare lo stato delle acque costiere in Campania.
(4-06936)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Il Messaggero nella sua edizione del 26 aprile 2010 ha pubblicato una dettagliata inchiesta della giornalista Carla Massi, significativamente intitolata «Siringhe, bisturi e aghi made in Cina. Le ASL risparmiano sulla nostra pelle. L'allarme dei malati: nell'ultimo caso vittime i bambini diabetici della Campania»;
nel citato articolo in particolare si racconta che alcune ASL della Campania per risparmiare hanno acquistato misuratori per la glicemia made in Corea: «i documenti sembravano in regola ma, al momento delle analisi del sangue, i risultati si sono rivelati inattendibili e pericolosi»;
secondo l'Associazione per l'aiuto ai giovani diabetici «si trattava di macchinette che, evidentemente, non erano ben tarate. Non sappiamo bene. Certo è che l'esito non corrispondeva ai valori veri dei ragazzi. Questo, per la maggior parte dei casi, ha voluto dire somministrare dosi, troppo cariche o troppo scarse, di insulina. Si possono immaginare gli esiti»;
i bambini diabetici devono sottoporsi a circa 6 controlli al giorno, a volte anche di più; sono bastati, dunque, pochi giorni perché i ragazzi e i familiari si rendessero conto che i numeri dati da quelle macchinette stavano minacciando il già difficile equilibrio dei piccoli pazienti. La Asl ha fatto le sue verifiche, la partita dei misuratori coreani è stata ritirata e sostituita;
a Milano l'Associazione per l'aiuto ai giovani diabetici è in pre-allarme da oltre un anno: il timore è che i tagli a cui sono state costrette molte aziende sanitarie si traducano, nella realtà, in forniture di qualità più bassa e più economica: forniture che per i diabetici, sia piccoli che grandi, si materializzano in aghi, siringhe, striscette reattive da inserire negli apparecchi lettori;
esiste inoltre il problema di circa 45 mila italiani stomizzati (una sacca esterna per chi ha avuto interventi demolitivi all'intestino): il timore è che i «buchi» finanziari obblighino le loro aziende sanitarie ad offrire sacche meno resistenti, più rigide, più «difficili» da portare;
la Cina sta immettendo sul mercato copie perfette, con etichette quasi perfette: la Comunità europea impone un marchio con ben visibili due lettere, CE; in Cina hanno trovato un sistema per aggirare l'obbligo: viene scritto CE ma sta per «China export»;
secondo l'Associazione degli stomizzati si tratta di forniture sicuramente più convenienti ma meno «adattabili» per i pazienti: comportano maggiori dolori, difficoltà nella gestione della sacca e altri problemi che troppo spesso appesantiscono una situazione già tanto pesante;
chi vive sulla sedia rotelle perché disabile dalla nascita o perché costretto da un incidente, da un anno a questa parte, ha un altro fronte contro il quale lottare: quello delle forniture delle Asl. Le associazioni dei paraplegici fanno presente che molti disabili hanno necessità di cateteri fissi dal momento che le funzioni fisiologiche non hanno più l'autonomia di una volta. «Sappiamo», fanno presente le associazioni dei paraplegici, «che in Corea come in Cina vengono ormai sfornati cateteri a basso costo ma di vecchio stampo. Ormai esistono quelli che limitano al massimo le infezioni. Ci battiamo come possiamo, ma è chiaro che a pochi interessa parlare o occuparsi dei nostri cateteri... Molti di noi arrivano a pagarli di tasca

propria. Oscilliamo su cifre che superano anche i duecento euro al mese secondo i periodi»;
il vice-presidente dell'Associazione aiuto giovani diabetici della Lombardia Carlo Sala avverte che a tanti ragazzi che devono misurare la glicemia arrivano le striscette di qualità accettabile ma in una quantità risibile. «Per esempio: ne servirebbero 200 al mese? Bene, non se ne possono dare più di 120»;
i chirurghi continuano a temere l'entrata massiccia, nelle sale operatorie, di strumentazione non affidabile con requisiti sapientemente contraffatti. L'allarme era stato lanciato un paio d'anni fa dalla Società italiana di chirurgia: salute a rischio, bisturi cinesi sperimentati in ospedale. Gli specialisti, per esempio, contestano la precisione della lama, la pesantezza dello strumento, i materiali utilizzati: sono competitivi perché costano un terzo. A fronte di un possibile risparmio di 40 milioni di euro all'anno, su 5 miliardi di spesa per strumenti e farmaci, potremmo avere gravi ripercussioni sugli effetti del nostro lavoro -:
se quanto sopra esposto e denunciato da Il Messaggero corrisponde a verità;
in caso affermativo, quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, si intendano adottare, promuovere e sollecitare per garantire la tutela dei pazienti che rischia di essere seriamente compromessa dall'utilizzo di materiali scadenti e di qualità nettamente inferiore;
se sia vero quello che denuncia il segretario della Società italiana dei medici di medicina generale Claudio Cricelli, secondo il quale soprattutto al Sud i malati si trovano a dover pagare di tasca propria gli aghi o le striscette per misurare la glicemia;
se non si ritenga di dover accogliere il suggerimento del presidente di Assobiomedica Angelo Fracassi, che auspica la nascita di un Osservatorio prezzi-acquisti che permetterebbe ulteriori verifiche, sia del costo che della qualità dei prodotti acquistati.
(4-06938)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Istituto superiore di sanità;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Istituto superiore di sanità.
(4-06964)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali.
(4-06973)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA).
(4-06981)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta immediata:

PISICCHIO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
si apprende dalla stampa che, nel corso della visita del Primo Ministro russo

Putin al Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi, sarebbero stati siglati accordi per promuovere centrali nucleari in Italia;
secondo le affermazioni del Presidente Berlusconi, la realizzazione della prima centrale si avrebbe entro i prossimi tre anni, in un sito da definire dopo aver promosso «una vasta opera di convincimento» degli italiani sulla bontà del nucleare, attraverso i mezzi televisivi -:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per coinvolgere le istituzioni elettive nazionali e locali in un dibattito pubblico così decisivo, al fine di evitare che la scelta del nucleare, che fu oggetto persino di un pronunciamento referendario negativo, venga calata oggi dall'alto.
(3-01038)

SERENI, TRAPPOLINO, BOCCI, GOZI, VERINI, MARAN, LENZI, BENAMATI, COLANINNO, FADDA, FRONER, LULLI, MARCHIONI, MASTROMAURO, PELUFFO, PORTAS, SANGA, SCARPETTI, FEDERICO TESTA, VICO, ZUNINO, QUARTIANI e GIACHETTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
con una lettera del 9 febbraio 2010, indirizzata alla regione Umbria (assessorato allo sviluppo economico), al presidente della provincia di Terni e al sindaco di Terni, la multinazionale LyondellBasell, con sede a Rotterdam, ha comunicato di aver avviato a livello europeo una serie di interventi di razionalizzazione relativi ai propri impianti produttivi di polipropilene e polietilene;
con un comunicato, in data 25 febbraio 2010, LyondellBasell industries ha annunciato pubblicamente il progetto di cessazione della produzione di polipropilene nello stabilimento di Terni, giustificando tale scelta con la persistenza di una dinamica negativa, indotta dalla crisi globale, per quel che riguarda la domanda di polipropilene, che, secondo il comunicato della multinazionale, avrebbe reso lo stabilimento di Terni non più economicamente sostenibile;
in Italia la razionalizzazione degli impianti produttivi di LyondellBasell riguarda gli stabilimenti situati nelle città di Brindisi, Ferrara e Terni. Quest'ultimo ha prodotto, nel 2009, 205 mila tonnellate di polipropilene, a fronte di una capacità massima di 250 mila, facendo registrare un utile pari a 10 milioni di euro. Da dieci anni, l'impianto di Terni, l'unico nel 2009 in Italia a registrare un utile, risulta essere il più produttivo d'Europa, sia sotto l'aspetto economico, sia della qualità delle lavorazioni;
la chiusura dello stabilimento ternano verrebbe, inoltre, a coincidere con quella che appare un'inversione delle tendenze negative registrate dalle quotazioni di questa commodity sui mercati internazionali. Ad oggi, infatti, il polipropilene ha recuperato circa 20 punti rispetto alle crisi del 2007 e del 2008;
LyondellBasell rappresenta il fulcro dell'attuale polo chimico di Terni, che, dopo essere stato protagonista dello sviluppo della chimica italiana, ha subito diversi processi di ristrutturazione. Oggi occupa, tra diretti e indiretti, oltre mille lavoratori. In particolare, la LyondellBasell rappresenta l'architrave dell'intero polo chimico ternano, in quanto fornisce polipropilene, la materia prima, ad altre realtà produttive. La cessazione della produzione rischia di innescare, quindi, un effetto domino, investendo in modo diretto e immediato altre due importanti aziende (Treofan - 180 dipendenti - e Meraklon - 280 dipendenti), che dipendono dal polipropilene prodotto dalla Basell;
l'ipotesi di chiusura entro la fine del 2010 annunciata dalla LyondellBasell non crea solo un allarme di tipo occupazionale, ma rappresenta un duro colpo per la competitività della chimica italiana, perché colpisce gli insediamenti chimici dislocati nel nostro Paese, ridimensionandone capacità produttiva ed occupazione;

nell'incontro tenutosi il 20 aprile 2010, presso la sede del ministero dello sviluppo economico a Roma, la Basell ha rifiutato la proposta condivisa dalle organizzazioni sindacali, dalle istituzioni locali, dagli stessi rappresentanti del Governo di mantenere in attività le produzioni dello stabilimento di Terni fino a fine 2010, per consentire di individuare una soluzione che salvaguardi il patrimonio industriale della area chimica ternana;
è, pertanto, necessario che tutti i soggetti istituzionali locali e nazionali, il Governo in primo luogo, continuino in maniera pressante il loro impegno per far recedere la multinazionale dalle proprie decisioni e portarla ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità e a mantenere in attività le produzioni di polipropilene, contribuendo fattivamente all'individuazione delle condizioni e di soluzioni che diano ad esse prospettive industriali;
all'indomani dell'incontro del 20 aprile 2010 sono trapelate voci, riportate dalla stampa locale, relative alla disponibilità di Basell alla cessione dell'attività «purché non si tratti con un concorrente»;
per la giornata del 4 maggio 2010 le organizzazioni sindacali hanno proclamato 24 ore di sciopero con fermata degli impianti dei siti di Terni, Brindisi e Ferrara e indetto una manifestazione presso piazza Montecitorio, di fronte al Parlamento, per rendere evidente l'allarme delle comunità interessate e la grave situazione in cui versano centinaia di lavoratori e le loro famiglie -:
quali iniziative il ministero dello sviluppo economico intenda assumere tempestivamente per il mantenimento della produzione e la salvaguardia dei posti di lavoro, scongiurando la chiusura dello stabilimento di Terni che avrebbe ricadute nazionali in termini sia di capacità produttiva del settore della chimica che di occupazione, e per salvaguardare e garantire in ogni caso il futuro del polo chimico di Terni.
(3-01039)

Interrogazioni a risposta scritta:

LULLI, ZUNINO, BENAMATI, COLANINNO, FADDA, FRONER, MASTROMAURO, MARCHIONI, PELUFFO, PORTAS, QUARTIANI, SANGA, SCARPETTI, FEDERICO TESTA e VICO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il capo II del Regolamento (CE) n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, reca norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato, applicabili dal 1o gennaio 2010, in materia di commercializzazione dei prodotti;
in conformità a quanto disposto dal suddetto regolamento, la legge 23 luglio 2009, n. 99 all'articolo 4, commi 1 e 2, prevede che il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri interessati provveda «con uno o più decreti di natura non regolamentare, alla adozione delle prescrizioni relative alla organizzazione ed al funzionamento dell'unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento in conformità alle disposizioni del regolamento comunitario, alla definizione dei criteri per la fissazione di tariffe di accreditamento, anche tenuto conto degli analoghi sistemi tariffari eventualmente adottati dagli altri Paesi dell'Unione europea, nonché alla disciplina delle modalità di controllo dell'organismo da parte dei Ministeri concertanti, anche mediante la previsione della partecipazione di rappresentanti degli stessi Ministeri ai relativi organi statutari» e che successivamente con un ulteriore decreto di natura regolamentare provveda «alla designazione dell'unico organismo italiano autorizzato a svolgere attività di accreditamento»;
nel marzo 2009 è stata costituita la Società Consortile a responsabilità limitata denominata «Consorzio Pubblico per l'Accreditamento (COPA S.C.r.l.)» senza scopo di lucro, che si propone di promuovere le attività di accreditamento con particolare attenzione ai settori che hanno una ricaduta

pubblica o di pubblica utilità (energia, ambiente, salute), coordinando le attività dei soci nei diversi settori di competenza. I soci fondatori sono l'Istituto nazionale di ricerca metrologica (INRIM), l'Istituto superiore di sanità (ISS), il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano e l'Università di Cassino;
oltre il Copa agisce a livello nazionale anche un organismo di natura privata, denominato Accredia, risultante dalla fusione di SINAL (Sistema nazionale per l'accreditamento di laboratori) e SINCERT (Sistema nazionale per l'accreditamento degli organismi di certificazione è ispezione), l'ente in questione, come il Copa) persegue l'obiettivo di corrispondere al Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 765, del 9 luglio 2008;
con l'ordine del giorno 9/1441-ter-C/13 il Governo si è impegnato ad applicare il citato articolo 4, commi 1 e 2, provvedendo ad indicare, nei decreti attuativi, quale unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento in conformità alle disposizioni del Regolamento (CE) n. 765/2008, un ente associativo (società consortile) formato in prima istanza dagli enti già operanti e riconosciuti dai rispettivi Ministeri, ovvero Copa e Accredia;
secondo alcune notizie le bozze di decreti attuativi della legge n. 99 del 2009, che il Ministero dello sviluppo economico sta predisponendo, avrebbero molti punti di criticità:
sarebbe esclusa la partecipazione dall'organismo unico degli enti pubblici già designati come previsto dal comma 3 dell'articolo 4 della legge n. 99 del 2009;
verrebbero ignorate le attribuzioni dell'istituto Superiore di sanità-ORL a suo tempo designato con decreto del Ministro della Sanità (decreto ministeriale 12 maggio 1999), oggi coperte dalla Unità COPA-ORL;
sarebbe esclusa la possibilità di continuare a garantire un sistema di riferibilità delle misure, come stabilito dalla legge 11 agosto 1991, n. 273, oggi operato attraverso i centri di taratura SIT, accreditati dalla Unità COPA-SIT;
si intenderebbe scegliere ACCREDIA quale organismo unico basando tale eventuale scelta sulla maggiore conformità dello statuto della medesima al regolamento comunitario anche se COPA ha già superato la visita valutativa EA e la Task Force MAC ha già predisposto la sua relazione positiva sui riscontri di conformità, oltre ad avere acquisito anche il riconoscimento internazionale ILAC-MRA; mentre ACCREDIA deve ancora subire la visita valutativa EA e, secondo le regole EA, la decisione finale non potrà essere presa prima della prossima riunione MAC, prevista solitamente ad Aprile-Maggio 2010;
l'eventuale designazione di ACCREDIA motivata da ragioni di urgenza risulterebbe pretestuosa in quanto non terrebbe conto del fatto che la proposta di un nuovo Organismo risultante dall'unificazione, non solo di ACCREDIA e di COPA, ma anche delle Unità Operative presenti in diversi ministeri, venne già presentata e discussa in una riunione ufficiale tra il Ministero dello sviluppo economico e il COPA un anno fa;
nelle bozze di decreti attuativi non sarebbe prevista una partecipazione di COPA, ma solo generici riferimenti a future convenzioni che consentirebbero la partecipazione alle attività di accreditamento da parte dei Ministeri e degli organismi a tal fine già designati dai Ministeri competenti, in tal caso ACCREDIA non potrebbe dimostrare agli ispettori EA in qual modo sarebbe in grado di garantire la competenza nei settori dove per legge questa competenza è demandata e ricoperta dalle Unità COPA, con il rischio oggettivo che ACCREDIA sia automaticamente dichiarata non conforme;
l'eventuale designazione di ACCREDIA quale organismo unico per l'accreditamento non appare supportata da motivazioni di mercato trattandosi di un organismo con funzioni di autorità pubblica,

il rischio è che tale impostazione porti al mancato riconoscimento europeo dell'organismo individuato dal Ministero dello sviluppo economico e non ultimo alla perdita di credibilità del sistema Italia, con la conseguenza che gli utenti del sistema potrebbero essere obbligati a fare riferimento a sistemi stranieri, con costi esorbitanti -:
se il Ministro intenda dare coerente attuazione all'articolo 4, commi 1, 2 e 3 della legge 23 luglio 2009, n. 99, provvedendo ad indicare, nei relativi decreti attuativi che l'unico organismo nazionale autorizzato a svolgere attività di accreditamento in conformità alle disposizioni del Regolamento (CE) n. 765/2008 sia un ente associativo esclusivamente pubblico o, quantomeno, un ente associativo (società consortile) a maggioranza pubblica, formato non solo dagli enti già operanti e riconosciuti dai rispettivi Ministeri, COPA E ACCREDIA, ma anche dalle unità operative presenti in diversi altri Ministeri.
(4-06900)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
a seguito di un lavoro di concertazione tra i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, è stato recentemente presentato a Catania il finanziamento denominato «Poi Energia 2007-2013» di 1,6 miliardi di euro per aumentare la quota di energia consumata proveniente da fonti rinnovabili e migliorare l'efficienza energetica, promuovendo le opportunità di sviluppo locale attraverso una strategia articolata e integrata;
si tratterebbe di fondi comunitari e nazionali, dove il finanziamento comunitario, tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale ammonta a circa 803 milioni di euro, pari a circa 2,8 per cento l'investimento complessivo dell'Unione europea destinato all'Italia nel contesto della politica di coesione per il 2007-2013;
gli obiettivi del programma sono quelli di favorire progetti che possano migliorare l'efficienza energetica degli edifici pubblici, la diffusione di modelli di sviluppo a bassa intensità energetica o la promozione dell'uso di tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili -:
quali misure siano previste per la gestione trasparente di queste risorse;
quali misure siano previste perché le energie rinnovabili non arrechino danni al territorio e non aumentino il consumo di suolo;
per quale motivo queste risorse non siano state prioritariamente destinate alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio che su di esso insiste, politica nel cui ambito si può benissimo secondo gli interroganti inserire l'efficientamento energetico ed il ricorso a rinnovabili.
(4-06907)

JANNONE. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 29 marzo 2010 il quotidiano L'Eco di Bergamo ha pubblicato la testimonianza di un' imprenditrice bergamasca che, a seguito della richiesta di attivazione della connessione internet per il proprio iPhone effettuata nel luglio 2009 alla compagnia telefonica Tim, si è vista addebitare in bolletta circa 5.000 euro di costi in quattro mesi per collegamenti ad internet non effettuati volontariamente;
l'imprenditrice, dopo aver bloccato l'addebito in banca e spedito una raccomandata alla Tim, si è rivolta all'Unione bergamasca consumatori (Ubc) per ricevere tutela e consigli sulle azioni da intraprendere;

nei giorni successivi si sono moltiplicate nella Bergamasca le denunce, raccolte da Ubc, relative a casi di «maxibollette» per collegamenti ad internet attraverso telefoni mobili non voluti dagli utenti;
secondo le parole di Giovanni Cotti, presidente Ubc, «sono cominciate ad arrivare una dietro l'altra decine di telefonate da parte di utenti di varie compagnie telefoniche... tutte a sottolineare che loro quei collegamenti in internet per un controvalore che raggiunge spesso diverse migliaia di euro non li hanno mai effettuati, almeno di loro volontà»;
l'episodio più eclatante di quelle che vengono definite «bollette impazzite» riguarda un giovane professionista che, ignaro di variazioni contrattuali operate in modo unilaterale da parte della compagnia telefonica, si è visto recapitare un rendiconto telefonico da oltre 9.000 euro;
disagi sono stati conosciuti anche da un utente costretto a trascorrere quarantotto giorni senza poter effettuare chiamate in uscita, al fine di controllare con esattezza il credito telefonico della propria linea, presa di mira da un fornitore di servizi a pagamento mai richiesti, e che, tuttavia, hanno comportato l'addebito del relativo costo;
secondo infatti quanto segnalato dallo stesso gestore telefonico, spesso la semplice apertura di tale tipologia di messaggi viene interpretata dal fornitore del servizio come accettazione dello stesso, con la conseguenza che il credito viene prontamente scalato -:
quali iniziative normative il Ministro intenda intraprendere al fine di tutelare i diritti degli utenti, costretti a pagare maxibollette per servizi di cui non hanno usufruito;
quali iniziative di competenza intenda adottare affinché vengano garantite la sicurezza in materia di comunicazioni ed utilizzo di internet e la trasparenza nei comportamenti dei gestori telefonici al fine di evitare il ripetersi di simili disagi.
(4-06923)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in merito agli incentivi previsti dal recente decreto il bonus più difficile e complicato in assoluto da ottenere è lo sgravio per le case ecologiche;
secondo i tecnici dell'Anche, l'associazione nazionale delle imprese costruttrici, il meccanismo è infatti troppo astruso con termini inutilmente giuridici;
i punti che più si espongono alle critiche sono il «rilascio dell'attestato di risparmio energetico» che secondo il decreto deve essere fatto da parte di «soggetto accreditato» ma - osserva l'Ance - non si capisce bene chi debba essere se non gli ingegneri, gli architetti i geometri iscritti all'albo;
questi «soggetti» devono in pratica rilasciare la «patente energetica» dell'appartamento, ma mancano seri indicatori per definire se il risparmio energetico è del 30 o del 50 per cento rispetto a vecchi impianti o alle soluzioni di coibentazione;
la cosa in sé non è irrilevante, poiché se il risparmio è del 30 per cento, si ha diritto ad un bonus massimo di 5.000 euro, se è del 50 per cento, l'incentivo sale fino a 7.000 euro;
senza contare che il provvedimento prevede che almeno venti giorni prima della data del rogito l'impresa venditrice deve chiamare il call center e bloccare l'incentivo -:
se e come il Ministro intenda chiarire il provvedimento per facilitare le operazioni, e quali iniziative intenda eventualmente assumere per emendarlo.
(4-06932)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Istituto postelegrafonici;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Istituto postelegrafonico.
(4-06972)

...

TURISMO

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del turismo. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti del Club alpino italiano;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dal Club alpino italiano.
(4-06946)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per il turismo. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia nazionale per il turismo (ENIT);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia nazionale per il turismo (ENIT).
(4-06974)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del turismo. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Automobile club d'Italia;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Automobile club d'Italia.
(4-06977)

...

Apposizione di una firma ad una mozione.

La mozione Zamparutti e altri n. 1-00357, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 aprile 2010, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Cirielli, Codurelli, Fontanelli, Graziano, Motta, Zazzera.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Realacci e altri n. 4-04063, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Margiotta.

L'interrogazione a risposta orale Delfino n. 3-00759, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 10 novembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Compagnon.

L'interrogazione a risposta in commissione Rossa e Tullo n. 5-02444, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Pasquale.

L'interrogazione a risposta in commissione Grimoldi e altri n. 5-02759, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 aprile 2010, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Rondini, Fedriga, Maccanti, Togni, Reguzzoni, Bonino, Forcolin, Torazzi.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Lovelli n. 5-02340 del 14 gennaio 2010;

interrogazione a risposta in Commissione Trappolino n. 5-02597 del 4 marzo 2010;
interpellanza Toccafondi n. 2-00688 del 22 aprile 2010.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta scritta Causi n. 4-02014 del 14 gennaio 2009 in interrogazione a risposta orale n. 3-01031;
interrogazione a risposta scritta Borghesi n. 4-02297 del 16 febbraio 2009 in interrogazione a risposta orale n. 3-01032;
interrogazione a risposta scritta Realacci e altri n. 4-04063 del 14 settembre 2009 in interrogazione a risposta orale n. 3-01033;
interrogazione a risposta orale Lulli e altri n. 3-00820 del 22 dicembre 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-06900;
interrogazione a risposta scritta Di Stanislao n. 4-06617 del 30 marzo 2010 in interrogazione a risposta orale n. 3-01030.