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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 25 maggio 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
l'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 ha istituito il servizio nazionale della protezione civile con la finalità di «... di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi»;
la stessa legge, con l'articolo 3 ha individuato in modo chiaro le attività affidate al Servizio nazionale di protezione civile e cioè «quelle volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio, al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l'emergenza» specificando il significato da attribuire ai singoli termini previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell'emergenza; quest'ultimo secondo il comma 5 «consiste unicamente nell'attuazione, coordinata con gli organi istituzionali competenti, delle iniziative necessarie ed indilazionabili volte a rimuovere gli ostacoli alla ripresa delle normali condizioni di vita»;
il decreto-legge 7 settembre 2001, n. 343, recante «disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile» convertito con modificazioni dalla legge 9 novembre 2001, n. 401, introduce nelle attività di protezione civile i «Grandi Eventi» senza specificarne il significato e con l'articolo 5-bis comma 5 prevede che per essi si applichino le disposizioni dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 relative allo stato di emergenza e al potere di ordinanza;
l'articolo 14 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 123, ha sottratto i provvedimenti adottati per i «grandi eventi» al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti;
nell'applicazione della legge 401/01, «grandi eventi» sono stati, ad esempio:
dalla canonizzazione di Padre Pio da Pietralcina, al IV centenario alla nascita di San Giuseppe da Copertino;
dai Campionati mondiali di ciclismo su strada 2008, alla Manifestazione velistica Luis Vuitton world Series;
da «La Maddalena», al vertice Nato-Federazione Russa del 28 maggio 2002;
dalla Presidenza italiana G8-Arcipelago della Maddalena spostato poi a L'Aquila, per concludere con le Celebrazioni per il 150o anniversario dell'Unità d'Italia e l'Expo 2015, e altre;
i «grandi eventi» non essendo originati da calamità, possono e devono essere pianificati per tempo e gestiti con gli ordinari strumenti di governo del territorio; il loro verificarsi con crescente, alta frequenza ha pesantemente distolto il Dipartimento della protezione civile della PCM, dalla sua primaria attività, volta alla tutela dei cittadini e del territorio così come dettato dalla legge n. 225 del 1992, soprattutto per quanto riguarda l'attività di prevenzione, di cui sono di tutta evidenza i pericolosi ritardi su tutto il territorio nazionale. Inoltre, la Corte dei conti ha rilevato che i «Grandi Eventi» rientranti nella competenza del Dipartimento della protezione civile «quand'anche non si sostanzino in calamità o catastrofi, dovrebbero pur sempre riferirsi a situazioni di emergenza che mettano a grave rischio l'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente»;
le ordinanze di protezione civile con le quali si organizza e si coordina il «grande evento» nella maggior parte dei casi hanno consentito le deroghe al decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione

delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE» (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 maggio 2006, n. 100, s.o.);
dal 2001 la Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato 772 ordinanze emergenziali, di cui solo una parte sono riconducibili a calamità naturali (una media di 77 ordinanze l'anno nonostante che in questi dieci anni si sia verificato una sola emergenza di protezione civile (evento di tipo C come classificato dalla legge 225 del 1992);
il decreto-legge n. 245 del 2002, convertito dalla legge 286/02 stabilendo che il Capo del dipartimento della Protezione civile ancor prima della dichiarazione dello stato di emergenza assume automaticamente il ruolo di commissario delegato ha svuotato, a legislazione vigente, le competenze del Prefetto previste dall'articolo 14 della legge n. 225 del 1992 determinando un contrasto istituzionale e determinando una centralizzazione delle competenze d'intervento/gestione e non di indirizzo e coordinamento in capo alla Presidenza del Consiglio dei ministri per mezzo del Dipartimento protezione civile indipendentemente dal tipo di evento se A, B o C ed esautorando di fatto le autorità locali;
le ultime vicende riguardanti l'inchiesta che vede coinvolto il Sottosegretario nonché Capo del dipartimento della Protezione civile, dottor Guido Bertolaso, oltre al costruttore Anemone, hanno portato alla luce un sistema senza controllo e trasparenza di gestioni degli appalti;
con i provvedimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri collegati ad emergenze e Grandi eventi sono stati nominati nuovi dirigenti generali, dirigenti, funzionari e collaboratori, poi stabilizzati, senza concorso,

impegna il Governo:

ad assumere iniziative normative per eliminare la parificazione giuridica tra «grande evento» e stato di emergenza di protezione civile con potere di ordinanza e conseguentemente la normativa che sottrae i provvedimenti adottati per i «grandi eventi» al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti;
a verificare la professionalità specifica di protezione civile e del funzionamento dello Stato del personale assunto senza concorso e dei nuovi dirigenti in forza alla protezione civile grazie a provvedimenti della Presidenza del Consiglio dei ministri collegati ad emergenze e grandi eventi;
ad assumere le opportune iniziative dirette ad eliminare la sovrapposizione tra il ruolo politico di Sottosegretario e quello funzionale-gestionale di capo dipartimento della Protezione civile.
(1-00368)
«Peluffo, Realacci, Martella, Lolli, Zaccaria, Calvisi, Rosato, Braga, Mariani, Sarubbi».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere - premesso che:
la mattina del 12 maggio 2010 le guardie zoofile Paola Quartini e Elvio Fighera si sono presentate presso l'abitazione di Renzo Castagnola, un cacciatore che deteneva dei cani in un canile da lui stesso costruito. Quando le due guardie zoofile hanno comunicato all'uomo che i suoi cani sarebbero stati posti sotto sequestro, questi è entrato in casa con un pretesto ed, uscito armato, ha fatto fuoco

sui due uccidendoli per poi rivolgere la stessa arma su sé stesso e suicidarsi;
gli animalisti da sempre si dichiarano in contrapposizione con i cacciatori, gli allevatori, i circensi e con tutte quelle persone che esercitano attività lavorative o ludiche connesse agli animali che non siano quelle animaliste;
tale contrapposizione sussisteva da vecchia data anche tra la guardia zoofila Paola Quartini e il cacciatore, detentore di cani da caccia Renzo Castagnola;
Renzo Castagnola, era un cacciatore quindi munito di porto d'armi. Per ottenere il porto d'armi servono due certificati medici, essere idonei al maneggio delle armi (o aver prestato servizio nelle Forze armate) e soprattutto serve non avere precedenti penali e non risultare affetti da problemi psichici;
molti procedimenti che hanno portato a sequestri di animali, scaturiti da denunce per maltrattamento provenienti dalle associazioni animaliste, si sono conclusi con l'assoluzione degli imputati, ma gli animali sequestrati e tolti agli imputati, perché nel verbale si enunciava il pericolo che il reato potesse reiterarsi o aggravarsi, non sono più stati restituiti ai legittimi proprietari nello stesso numero e condizioni di quando erano stati sequestrati;
la legge n. 189 del 2004, recante Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate, stabilisce: all'articolo 3, articolo 19-quater, che «gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'interno»; all'articolo 6, comma 2, che «la vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute»; all'articolo 7, comma 1, che «ai sensi dell'articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge»; all'articolo 8, comma 1, che "le entrate derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale»;
può delinearsi, ad avviso dell'interpellante, un certo conflitto di interessi nel delegare al controllo di attività lavorative e ludiche svolte dai cittadini, proprio le associazioni o gli enti che si professano a priori contrarie a tali attività e appare lesivo della certezza del diritto dei cittadini che un pubblico ministero possa convalidare un sequestro preventivo di animali di proprietà, unicamente sulla base di denunce o segnalazione di sospetti reati, magari delle stesse associazioni o enti che a priori si professano contrarie alle attività che sono delegate a controllare;
appare inoltre all'interpellante lesivo della certezza del diritto dei cittadini che si autorizzi con il sequestro lo spostamento degli animali dal luogo di detenzione, prima che una sentenza abbia dimostrato la colpevolezza degli imputati, unicamente ipotizzando che un reato possa reiterarsi o aggravarsi e in alcuni casi addirittura ipotizzando che un reato possa concretizzarsi;
nella norma sopra citata non si esclude la possibilità che siano le stesse persone o comunque associazioni o enti che tra loro costantemente o occasionalmente collaborano, a segnalare le eventuali

supposte infrazioni, a svolgere una sorta di mansione di ausiliari di PG, a divenire affidatari degli animali sequestrati, nonché destinatari delle entrate derivanti dall'applicazione di eventuali sanzioni e possibile parte lesa dai reati previsti, in sede di processo, ciò lascia perplesso l'interpellante per la possibilità di un conflitto di interessi;
il Sottosegretario Francesca Martini, ha parlato di «assoluta necessità che i gestori di canili, di qualsiasi natura, siano sottoposti a valutazione di ordine morale ed equilibrio comportamentale e psichico» ma sarebbe altresì opportuno che a tali valutazioni, eventualmente, debbano essere sottoposti prima coloro che sono delegati al loro controllo -:
se sia il caso di attivare ogni iniziativa, anche di riforma della normativa vigente, volte a:
a) scongiurare situazioni di rischio, sancendo, in tempi quanto mai brevi, l'incompatibilità dello svolgimento delle funzioni di controllo di attività lavorative e ludiche per persone, associazioni o enti che si professano a priori contrarie a tali attività;
b) sancire l'impossibilità di convalidare un sequestro preventivo di animali, unicamente sulla base di denunce o segnalazione di sospetti reati, magari delle stesse associazioni o enti che a priori si professano contrarie alle attività che sono delegate a controllare;
c) a sancire il divieto di detenzione, custodia e affidamento degli animali sequestrati per persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse;
d) sancire il divieto di collaborazione come ausiliari di polizia giudiziaria per persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse;
e) sancire l'impossibilità di spostare gli animali posti sotto sequestro, dal luogo di detenzione, prima che una sentenza abbia dimostrato la colpevolezza degli imputati;
f) impedire che possano divenire destinatari delle entrate derivanti dall'applicazione di eventuali sanzioni e possibile parte lesa dai reati previsti, in sede di processo, persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse.
(2-00728)«Raisi».

Interrogazioni a risposta scritta:

MINASSO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il territorio del comune di Ameglia, provincia di La Spezia, situato alla foce del fiume Magra è naturalmente soggetto a fenomeni di piena; nell'ultimo anno però il fiume è esondato tre volte, di cui l'ultima il 24 dicembre 2009 quando si sono verificati seri danni agli abitanti e alle aziende che svolgono la loro attività in questo territorio;
circa 3.500 famiglie si trovano ancora oggi in difficoltà a seguito di questo evento non avendo avuto al momento nessuna assicurazione da parte delle istituzioni né di aiuti per i danni subiti, né di interventi mirati ad evitare il ripetersi del fenomeno;
se non ci saranno interventi urgenti, si prevede che nella prossima stagione autunnale sarà inevitabile il ripetersi delle esondazioni con effetti che potrebbero essere della massima gravità -:
se non ritenga di dover intervenire con la massima tempestività nel territorio del comune di Ameglia per gli interventi necessari ad evitare la reiterazione dei fenomeni, così da dare serenità ai cittadini coinvolti che non possono con questa minaccia svolgere tranquillamente le loro attività quotidiane e lavorative;

se non ritenga ci siano le condizioni per portare a quella parte di cittadinanza coinvolta gli aiuti necessari a ripristinare l'efficienza delle loro abitazioni e dei loro luoghi di lavoro.
(4-07333)

LIBÈ e GALLETTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi si sono verificati alcuni gravi episodi franosi del territorio nella zona dell'Appennino emiliano in prossimità frazione di Vado, nel comune di Monzuno, in provincia di Bologna;
gli smottamenti hanno compromesso fortemente il comprensorio, già nel passato interessato da altri episodi calamitosi arrecando ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture viarie limitrofe;
a seguito della frana, dopo le prime verifiche delle autorità competenti, è stato necessario operare l'evacuazione dell'area interessata con lo spostamento di circa sessanta cittadini in strutture alberghiere e la conseguente chiusura dell' area in questione;
recentemente dopo alcuni sopralluoghi effettuati dagli esperti nella zona erano state denunciate le cattive condizioni dello stato idrogeologico dell' area, in relazione al quale non è stato attuato alcun pronto intervento per la messa in sicurezza -:
quali urgenti iniziative in suo potere intenda intraprendere per ripristinare le condizioni di sicurezza dell'area in questione, al fine di evitare il ripetersi di eventi che possano mettere a repentaglio la vita dei cittadini che abitano quei luoghi;
se intenda assumere iniziative per il riconoscimento di un indennizzo per le famiglie interessate all'evento calamitoso.
(4-07335)

STUCCHI e CONSIGLIO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la mattina del 12 maggio 2010 le guardie zoofile Paola Quartini e Elvio Fighera si sono presentate presso l'abitazione di Renzo Castagnola, un cacciatore che deteneva dei cani in un canile da lui stesso costruito;
quando le due guardie zoofile hanno comunicato all'uomo che i suoi cani sarebbero stati posti sotto sequestro, questi è entrato in casa con un pretesto ed, uscito armato ha fatto fuoco, sui due uccidendoli per poi rivolgere la stessa arma su se stesso e suicidarsi;
sul sito www.bighunter.it, giovedì 8 aprile 2010, si può leggere l'articolo: «Il canile municipale di Sestri Ponente non concede adozioni ai cacciatori» che riporta frasi come: «Una vera e propria discriminazione ideologica che è stata denunciata in questi giorni da Alessio Piana, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale» e continua «Interpretano in questo modo a dir poco singolare le regole sui requisiti di chi può ottenere un animale in adozione» - scrive Piana in una mozione presentata al sindaco Marta Vincenzi - «Secondo loro chi ha una licenza di caccia è "portato e propenso a maltrattare gli animali", quindi non merita di salvare un cane che avrebbe bisogno di affetto»;
dal sito mentelocale.it, 25 luglio 2005, dal sito www.agada.it, dal sito mentelocale.it, 4 giugno 2007, da alcuni articoli apparsi su la Repubblica, Il Lavoro il 26 ottobre 2008 e il 28 ottobre 2008, dal sito Ilgiornale.it, 11 febbraio 2009, dal sito del comune di Genova, 20 febbraio 2009, dal sito www.andreacevasco.com, 1o luglio 2010, dal sito de ILSECOLOXIX.it, 12 maggio 2010, dal sito www.rainews24.it, 12 maggio 2010, dal www.ilgiornale.it, 12 maggio 2010, dal sito ILSECOLOXIX, 12 maggio 2010, dal sito www.newnotizie.it, 12 maggio 2010, dal sito www.lav.it, 12

maggio 2010, dal sito www.federfauna.org, il 13 maggio 2010, dal www.legadelcane.ct.it, 13 maggio 2010, dal sito www.anmvioggi.it, 13 maggio 2010, dal sito Ilgiornale.it, 13 maggio 2010, dalla pagina 23 de La Stampa del 13 maggio 2010, si apprende in maniera chiara che esista da sempre una contrapposizione netta tra le associazioni animaliste e i cacciatori;
Renzo Castagnola era in possesso di porto d'armi, che necessita per il rilascio della certificazione comprovante l'idoneità psico-fisica, rilasciata dall'A.S.L. di residenza ovvero dagli uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della polizia di Stato;
la legge n. 189 del 2004, recante «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate» recitata all'articolo 19-quater, che «gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'interno»; all'articolo 6 comma 2, stabilisce che «la vigilanza sul rispetto della presente legge e delle altre norme relative alla protezione degli animali è affidata anche, con riguardo agli animali di affezione, nei limiti dei compiti attribuiti dai rispettivi decreti prefettizi di nomina, ai sensi degli articoli 55 e 57 del codice di procedura penale, alle guardie particolari giurate delle associazioni protezionistiche e zoofile riconosciute»;
sempre la stessa legge all'articolo 7, comma 1, recita che «ai sensi dell'articolo 91 del codice di procedura penale, le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge»; all'articolo 8, comma 1, sancisce che «le entrate derivanti dall'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge affluiscono all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate allo stato di previsione del Ministero della salute e sono destinate alle associazioni o agli enti di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del codice penale» -:
se non intendano assumere iniziative normative volte a:
a) sancire l'incompatibilità delle funzioni di controllo di attività lavorative e ludiche per quelle persone, associazioni o enti che si professano a priori contrarie a tali attività;
b) impedire il sequestro preventivo di animali di proprietà unicamente sulla base di denunce o segnalazione di sospetti reati, magari delle stesse associazioni o enti che a priori si professano contrarie alle attività che sono delegate a controllare;
c) sancire il divieto di spostare animali posti sotto sequestro dal luogo di detenzione fino a che una sentenza abbia dimostrato la reale colpevolezza degli imputati;
d) non consentire la detenzione, custodia e affidamento degli animali sequestrati a persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse;
e) sancire il divieto di collaborazione come ausiliari di polizia giudiziaria a persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse;
f) impedire che siano destinatari delle entrate derivanti dall'applicazione di eventuali sanzioni e possibile parte lesa dai reati previsti, in sede di processo, persone, associazioni o enti che a qualsiasi titolo abbiano o abbiano avuto parte in causa nel procedimento o che costantemente o occasionalmente collaborino con esse;

g) garantire che i gestori di canili, di qualsiasi natura, siano sottoposti a valutazione di ordine morale ed equilibrio comportamentale e psichico ed, eventualmente, che a tali valutazioni siano sottoposti anche coloro che sono delegati al loro controllo.
(4-07340)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:
III Commissione:

EVANGELISTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'attuale Governo degli Stati Uniti continua ad applicare con rigore il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba quasi 50 anni fa, malgrado lo scorso anno sia stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni unite un'ennesima risoluzione dal titolo eloquente: «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba», che ha raccolto 187 voti a favore - due in più della precedente - e 3 contrari (Stati Uniti, Israele e Palau), nel senso della rimozione di questo pesante embargo;
l'embargo appare ormai come l'espressione di una politica progettata per provocare gravi conseguenze sulle condizioni di vita nell'isola cubana e che tuttavia non ha determinato un cambiamento decisivo delle politiche del regime cubano, né una sua vera crisi; inoltre, è una decisione contro la quale ormai si esprimono tutti i sondaggi di opinione nordamericani;
da molti anni il governo di Cuba esprime la sua disponibilità alla normalizzazione dei rapporti con il Governo degli Stati Uniti cercando di coinvolgerlo in un eventuale processo di dialogo diretto a migliorare i rapporti, previa rimozione del blocco economico, commerciale e finanziario e la cancellazione di Cuba dalla lista dei Paesi terroristi;
stando a quanto affermato da Ricardo Alarcon, presidente del parlamento cubano lo scorso aprile, è stato chiesto al segretario di Stato americano, Hillary Clinton, di revocare «per un anno» l'embargo commerciale, «per vedere se a chi veramente giova una misura punitiva del genere, per capire se l'embargo giochi a nostro o non piuttosto a loro favore»;
altro fronte aperto è quello relativo alla liberazione dei detenuti politici presenti nelle carceri dell'isola caraibica, e su questo punto il dissidente cubano Guillermo Farinas ha dichiarato che interromperà lo sciopero della fame, che ha cominciato il 24 febbraio 2010, se il governo libererà subito i dodici detenuti politici in gravi condizioni con l'accordo di liberare anche tutti gli altri che hanno problemi di salute;
in tal senso sembrano esserci "speranze e prospettive" secondo il cardinale cubano Jaime Ortega, Arcivescovo di L'Avana, dopo un incontro tra il presidente Raul Castro e i vertici della Chiesa cattolica nazionale;
non ultimo, rimane ancora in fieri la liberazione dei cinque detenuti cubani che da undici anni, si trovano in regime carcerario negli Usa come conseguenza di un processo a molti apparso senza adeguate garanzie di difesa; tra l'altro, da una notizia del 13 ottobre 2009 pubblicata sul New York Times, si è appreso che il giudice competente ha ridotto la pena prevista dalla sentenza a uno dei cinque cubani mentre un tribunale d'appello lo scorso anno aveva annullato le sentenze a tre di questi ultimi, affermando che il castigo imposto era stato troppo severo -:
quali siano gli intendimenti del Ministro in ordine a quanto premesso, soprattutto con riferimento al ruolo che il nostro Paese può svolgere per il conseguimento degli obiettivi indicati in premessa.
(5-02934)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

REALACCI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'Unione europea ha previsto la tutela delle specie della flora e della fauna selvatiche tramite il controllo del loro commercio con il regolamento (CE) 338/97 del 9 dicembre 1996 (G.U.E. 3 marzo 1997 n. 61);
il sopraccitato regolamento ha sostituito l'atto (CEE) n. 3626/82 che dava applicazione nella Comunità, a decorrere dal 1o gennaio 1984, alla convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione. La soppressione dei controlli alle frontiere interne in seguito alla realizzazione del mercato unico ha richiesto l'adozione di misure di controllo del commercio più rigorose alle frontiere esterne della Comunità;
il regolamento n. 338/97, direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, ha riordinato la materia, facendo salva la possibilità, per gli Stati membri, di adottare anche misure più rigorose, nel rispetto del trattato, per quanto riguarda la detenzione di esemplari di specie elencate negli allegati al regolamento;
l'allegato B del regolamento 338/97 comprende, tra le altre, le specie il cui volume di scambi internazionali potrebbe essere incompatibile: con la sua sopravvivenza o con la sopravvivenza di popolazioni viventi in certi Paesi; con il mantenimento della popolazione totale a un livello corrispondente al ruolo della specie negli ecosistemi in cui essa è presente. L'allegato C comprende: a) le specie elencate nell'appendice III della Convenzione diverse da quelle elencate negli allegati A o B e per le quali gli Stati membri non hanno formulato riserve; b) le specie elencate nell'appendice II della Convenzione per le quali è stata avanzata una riserva. L'allegato D comprende: a) alcune specie non elencate negli allegati da A a C di cui l'importanza del volume delle importazioni comunitarie giustifica una vigilanza; b) le specie elencate nell'appendice III della Convenzione per le quali è stata avanzata una riserva;
l'Unione europea, con il predetto regolamento n. 338/97, allegato B, e le successive modifiche, ha vietato l'importazione solo di alcune specie di tartarughe d'acqua dolce, tra cui la Trachemys scripta elegans (la tartaruga dalle «orecchie rosse») ma non altre specie similari, come la Trachemys scripta scripta, che vengono importate a centinaia nel nostro Paese e poi per le loro dimensioni liberate nei fiumi e nei laghi costituendo così una minaccia per l'equilibrio della specie endemica;
attualmente, non può dirsi risolto il terribile problema del commercio di queste piccole tartarughe che muoiono nei primi anni di vita;
per motivi sanitari negli Stati Uniti il commercio interno di queste tartarughe d'acqua dolce è stato proibito nel 1975, poiché esse possono trasmettere i batteri della salmonellosi agli esseri umani, mentre ne è tutt'ora permesso l'allevamento e l'esportazione l'estero;
per aggirare le proibizioni sulle tartarughe dalle orecchie rosse, gli allevamenti statunitensi, in particolare quelli della Louisiana, da cui proviene il 95 per cento delle specie, hanno cominciato ad allevare specie di tartarughe acquatiche leggermente diverse, in particolare la Trachemys scripta scripta;
in merito all'importazione di animali vivi è intenzione del Governo italiano, come dichiarato dal Sottosegretario Francesca Martini, mantenere come obiettivo prioritario «l'attenzione su tutte le problematiche inerenti la tutela del benessere degli animali e vigilare, attraverso i competenti uffici del Ministero, affinché siano

rispettate le norme vigenti. In particolare ritengo l'importazione di animali da Paesi extra-europei una criticità su cui alzare i livelli di guardia» -:
quali iniziative urgenti possano essere messe in campo, dai Ministri interrogati, per fermare un commercio che ogni anno uccide migliaia di animali che quando sopravvivono minacciano, perché spesso liberati, l'ecologia delle zone umide nazionali e l'esistenza di importanti specie autoctone di tartaruga d'acqua dolce;
se non si ritenga utile assumere iniziative affinché siano vietate l'importazione e il commercio interno delle sottospecie di rettili Trachemys, Chrysemys, Clemmys, Graptemys, Mauremys e Pseudemyse;
se non ritengano doveroso farsi parte attiva affinché l'elenco dell'allegato B del regolamento 338/97 venga adeguatamente aggiornato anche a tutela della salute umana.
(4-07328)

SCILIPOTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
i cementifici sono già classificati come industrie insalubri di classe 1;
sono situati molto spesso in prossimità di piccoli o grandi centri abitati;
l'uso del pet-coke come combustibile produce una quantità e qualità di emissioni già di per sé dannose alla salute;
le ceneri pesanti hanno un contenuto in metalli pesanti che è dalle 10 alle 100 volte superiore a quello della marna;
le stesse andrebbero secondo le norme vigenti smaltite in discariche apposite essendo rifiuti speciali;
le ceneri pesanti contengono, oltre ai metalli pesanti, una preoccupante quantità di diossine, di furani, di stirene, di IPA;
le reazioni chimiche del cemento proseguono per molto tempo dopo la sua messa in opera e possono essere emesse nell'ambiente sostanze pericolose durante queste reazioni;
i metalli delle ceneri pesanti sono rilasciati nell'ambiente anche attraverso i fumi ed aggravano ulteriormente l'impatto sulla qualità dell'aria e sulla salute dei cittadini -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e se sia stata istituita una commissione di scienziati esperti che possa pronunciarsi con certezza, in base ai dati a disposizione ad oggi, sulla salubrità e quindi sulla eventuale nocività di un simile uso delle ceneri;
se, nel frattempo, possano essere assunte iniziative volte a sospendere su tutto il territorio nazionale le autorizzazioni a questo uso di ceneri pesanti fino a che non sarà sufficientemente dimostrata la loro innocuità secondo la regola del principio di precauzione;
se sia intenzione del Governo di rivedere la normativa italiana che regola il finanziamento degli inceneritori attraverso i CIP 6 adeguandola alla normativa europea;
se e quali azioni saranno intraprese perché si ritorni o si inizi ad incentivare su tutto il territorio nazionale una politica di riduzione della produzione di rifiuti e di raccolta differenziata avanzata degli stessi.
(4-07332)

MIGLIORI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nel nostro Paese la pianificazione di bacino è stata sancita per molti anni dalla legge 18 maggio 1989, n. 183, che ha istituito le autorità di bacino e ha avuto, tra le altre, la finalità di assicurare la difesa del suolo e la tutela degli aspetti ambientali assumendo il «bacino idrografico» (in anticipo sulla direttiva 2000/60/CE) come ambito territoriale di riferimento.

Proprio a tali enti la legge attribuiva i compiti di pianificazione e programmazione;
con l'approvazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, «Norme in materia ambientale» si è recepita la direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e si è provveduto a modificare l'impianto organizzativo ed istituzionale della legge n. 183 del 1989, prevedendo, agli articoli 63 e 64, l'istituzione dei distretti idrografici e la contestuale creazione delle autorità di bacino distrettuali che avrebbero dovuto sostituire le autorità di bacino di cui alla legge n. 183, soppresse a far data dal 30 aprile 2006. Successivamente, però, sono stati emanati altri provvedimenti legislativi (decreto legislativo n. 284 del 2006 e decreto-legge n. 208 del 2008, convertito, poi, dalla legge n. 13 del 2009) che hanno disposto la proroga delle autorità di bacino nazionali;
sia la direttiva 2000/60/CE in materia di acque che la direttiva 2007/60/CE, in materia di gestione delle alluvioni, di recente recepita nel nostro ordinamento mediante il decreto legislativo n. 49 del 2010, prevedono la predisposizione di piani di gestione del distretto idrografico e impongono agli Stati membri l'obbligo di individuare le autorità a ciò competenti;
le autorità di bacino di rilievo nazionale hanno, sin dalla loro istituzione, svolto un importante compito in materia di difesa del suolo e tutela della risorsa idrica, che ha portato alla produzione di atti di pianificazione fondamentali e di riferimento per tutte le istituzioni territoriali e nazionali;
al fine di rispettare le contingenti scadenze comunitarie relative all'adozione dei piani di gestione delle acque, non essendo stata data attuazione all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e quindi nelle more della costituzione delle autorità di bacino distrettuali, il legislatore nazionale con la legge n. 13 del 2009, di conversione del decreto-legge n. 208 del 2008, ha affidato alle autorità di bacino di rilievo nazionale importanti compiti di coordinamento nell'elaborazione dei piani di gestione delle acque, configurando quindi queste ultime quali autorità competenti per l'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 13 della direttiva 2000/60/CE, al fine di evitare le probabili infrazioni comunitarie in materia;
proprio per adempiere ai suddetti obblighi le autorità di bacino di rilievo nazionale hanno compiuto il loro massimo sforzo in termini di risorse umane e finanziarie, riuscendo a centrare, nei tempi imposti dalla direttiva, anche questo ulteriore ma assai rilevante obiettivo di livello comunitario, rappresentato dal piano di gestione delle acque;
si pone adesso la duplice necessità di implementare e aggiornare il piano di gestione delle acque nel rispetto degli step sanciti dalla direttiva 2000/60/CE nonché di dar attuazione a quanto previsto nella direttiva 2007/60/CE e recepito nel decreto legislativo n. 49 del 2010, al fine di garantire l'elaborazione dei piani di gestione del rischio alluvioni, tutto ciò auspicabilmente evitando un nuovo ricorso a provvedimenti d'urgenza come è avvenuto a febbraio 2009 per l'elaborazione dei piano di gestione delle acque -:
quali siano i motivi per i quali il Ministro interrogato non abbia ancora provveduto a dare attuazione all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006, mediante la costituzione delle autorità di bacino distrettuali, con riferimento al territorio dei distretti già definiti nello stesso decreto n. 152, al fine di adeguarsi alle direttive comunitarie sopra citate, anche in considerazione del fatto che la pianificazione di gestione presuppone un costante aggiornamento e una continua implementazione secondo la tempistica e gli step scanditi nelle direttive medesime;
come il Ministro intenda, tra l'altro, provvedere al fine di adempiere agli obblighi imposti dalla più recente direttiva comunitaria 2007/60/CE, recepita nel nostro ordinamento mediante il decreto legislativo n. 49 del 2010, sulla base del quale spettano alle autorità di bacino

distrettuali, non ancora costituite, importanti compiti in materia, tra i quali la redazione dei piani di gestione del rischio alluvione;
se il Ministro non reputi opportuno, per dar seguito a quanto richiesto a livello comunitario dalle direttive sopra citate, provvedere nell'immediato, essendo in suo potere farlo, alla convocazione delle conferenze istituzionali permanenti di cui all'articolo 63, commi 4 e 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 per procedere, nelle more della ridefinizione dei confini dei distretti, laddove lo si ritenga necessario, e della soluzione delle problematiche amministrative e organizzative connesse alla costituzione delle autorità distrettuali (che troverà adeguata collocazione nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 63, commi 2 e 3, del decreto n. 152), alla nomina dei segretari generali dei distretti idrografici, assegnando ai medesimi, specifici compiti di impulso e coordinamento, ai fini dell'aggiornamento dei piani di gestione delle acque e della elaborazione dei piani di gestione del rischio alluvioni, costituenti entrambi stralci funzionali del piano di bacino distrettuale.
(4-07338)

...

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
nel corso della trasmissione televisiva Matrix, trasmessa il giorno 7 maggio 2010, è stato affermato che «Domenico Leggiero è un uomo di fiducia del Ministro La Russa»;
come riportato in un articolo del 24 maggio 2009, pagina 29, del quotidiano l'Unità a firma di Bianca di Giovanni, il signor Domenico Leggiero, «un ex maresciallo molto vicino ad Alleanza nazionale» è tra i fondatori dell'Osservatorio militare, «un'associazione che si presenta come strumento permanente di "tutela dei diritti dei lavoratori delle Forze Armate e Forze di Polizia"»;
secondo quanto riferito nel predetto articolo, l'Osservatorio militare, che «ha anche un sito Internet che, in alcuni momenti, è molto attivo», svolge molteplici attività e ha avviato, tra l'altro, una campagna sull'esposizione dei militari all'uranio impoverito: in particolare, il signor Leggiero e altri aderenti alla citata associazione «si presentano come esperti, offrono i servizi legali ai giovani militari che intendono chiedere risarcimenti per l'uranio o anche per altre cause connesse al servizio»;
da un controllo effettuato tramite il motore di ricerca sul web Google è emerso che il signor Domenico Leggiero è parte in un procedimento penale che lo vede coinvolto per fatti riconducibili all'attività di membro dell'associazione denominata Osservatorio militare ed, in particolare, per affermazioni dallo stesso rese in relazione alla questione degli effetti dell'uranio impoverito sulla salute dei militari;
sempre dall'articolo pubblicato sul quotidiano l'Unità del 24 maggio 2009 è possibile apprendere che alcuni membri del sodalizio del quale è parte il signor Domenico Leggiero sono implicati in affari immobiliari su cui sono in corso indagini da parte delle autorità giudiziarie competenti;
nelle precedenti legislature ai livelli più alti sono stati sollevati dubbi sul rigetto da parte dell'osservatorio militare del disposto dell'articolo 8, comma 3, della legge n. 382/78, che richiede per la costituzione di tali associazioni il preventivo assenso del Ministro;
il sodalizio «Osservatorio militare» non risulta essere tra quelli indicati nell'elenco

allegato alla risposta fornita all'interrogazione n. 4-05722 -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa;
quale sia la natura degli eventuali rapporti tra il Ministero e il signor Domenico Leggiero nonché il cosiddetto osservatorio militare e se l'attività di detto Osservatorio sia compatibile con le finalità e gli obblighi di cui alla legge n. 382 del 1978.
(4-07326)

TESTO AGGIORNATO AL 26 MAGGIO 2010

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ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
gli organi di stampa comunicano che l'Agenzia delle entrate, ha deciso l'equiparazione della spesa per le «scuole private», e/o «costose» a beni di lusso e quindi valutandola come indicatore di ricchezza;
il sito ufficiale della Agenzia delle entrate nulla dice al riguardo;
nell'aprile del 2009 si pose la stessa questione, e seguirono faticose precisazioni della dirigenza di detta agenzia -:
quali che siano le precise deliberazioni in merito, oggetto del presente atto, resta indiscutibile l'effetto annuncio (si vedano i titoli de Il Giornale e de La Repubblica «Viaggi e scuole private: ecco il nuovo redditometro»; «Mini-car, scuole private (...) Fisco a caccia con il nuovo redditometro»). Esso genera infatti, in un momento di crisi, il sentimento di odio sociale verso le scuole non statali, le trasforma in qualcosa in fondo di lussuoso, dunque in tempi grami, qualcosa di fortemente negativo;
la libertà di educazione è un diritto primario, non negoziabile;
il trasformare l'espressione di un diritto in un pretesto per una schedatura qualè a tutti gli effetti, ad avviso degli interpellanti, l'acquisizione del nome degli iscritti di istituti scolastici «costosi» è una forma di discriminazione che funziona di fatto come deterrente della libertà;
appare agli interpellanti censurabile l'insistenza, secondo quanto emerge da notizie di stampa dell'Agenzia delle entrate nel procedere in questa direzione di screditamento di fatto di ciò che non è «istruzione statale»;
se ritengano congruo e socialmente utile l'inserimento delle scuole non statali tra i beni suggestivamente indicati come rifugio degli evasori;
se non ritengano necessario espungere questa voce da quelle inserite nel cosiddetto «redditometro»;
a quanto ammonti il risparmio per l'erario dovuto all'esistenza di strutture di istruzione non statali più o meno «costose»".
(2-00729)
«Renato Farina, Palmieri, Centemero, Barbieri, Goisis, Ciccioli, Frassinetti, Consolo, Grimoldi, Garagnani, Aprea, Carlucci, Di Centa, Polledri, Paolo Russo, De Girolamo, Colucci, Taddei, Nastri, De Nichilo Rizzoli, Beccalossi, Mariarosaria Rossi, Nola, Franzoso, Faenzi, Bertolini, Gioacchino Alfano, De Camillis, Paolini, Vignali, Lorenzin, Toccafondi, Moles, Rivolta, Porcu, Vincenzo Antonio Fontana, Di Biagio, Angeli, Vella, Piso, Marinello, Pianetta, Orsini, Pecorella, Pittelli, Abelli, Antonione, Bergamini, Biancofiore, Galati, Lunardi, Lupi, Mazzoni, Pagano, Paroli, Romele, Savino, Versace».

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VI Commissione:

BERNARDO e FRANZOSO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
molte aziende, in particolar modo del Mezzogiorno, a causa della grave crisi economica, si trovano in una particolare congiuntura sfavorevole, con perdita o drastica riduzione delle commesse, vedendo oggi compromessi i normali flussi finanziari sui quali avevano fatto affidamento per il pagamento delle rateazioni Equitalia in atto;
a questo occorre aggiungere che non sono più regolari neanche gli incassi nei confronti della clientela, anch'essa afflitta dalla stessa congiuntura sfavorevole. In periodi di crisi, infatti, anche la piccola clientela, composta dalle famiglie e dalle piccole imprese, stabilisce delle priorità nei pagamenti e non tutti i servizi godono della stessa corsia privilegiata;
d'altro canto, le aziende che hanno sempre tutelato nelle varie forme i propri dipendenti garantendo loro il pagamento degli stipendi indipendentemente dalle situazioni congiunturali in atto, si trovano nella temporanea indisponibilità di fare fronte alle rateizzazioni. Spesso sono obbligati a scegliere se pagare le rate o garantire alle famiglie gli stipendi che costituiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, la loro unica fonte di reddito;
l'intendimento di queste aziende in crisi, nella quasi totalità dei casi, è quello di onorare gli impegni assunti, avendo però la necessità di una maggior dilazione in favore di rate di importo inferiore;
in base all'accordo del 3 agosto 2009 fra Abi, Confindustria e Governo, sono previsti almeno 12 mesi di congelamento dei pagamenti delle rate dei mutui bancari e una dilazione di 270 giorni per quanto riguarda le scadenze di saldo a breve termine, per dare ossigeno alle imprese in difficoltà, con meno di 250 dipendenti;
il direttore centrale di Equitalia, Renato Vicario, in una dichiarazione dell'8 novembre 2009 ha affermato: «la possibilità di dilazionare i pagamenti si traduce in un aiuto concreto alle imprese in difficoltà, consente di ridurre il ricorso a procedure cautelari ed esecutive nei confronti di chi ha debiti con il fisco e sta permettendo anche di ottenere una maggiore efficienza nell'attività di riscossione»;
quanto sopra indicato sta determinando un effetto positivo che, oltre a migliorare il rapporto con i contribuenti, consente di realizzare una sorta di ammortizzatore fiscale soprattutto in momenti di congiuntura sfavorevole -:
se, alla luce della dichiarazione del direttore centrale di Equitalia, sull'esempio dell'intesa tra Abi, Confindustria e Governo del 3 agosto 2009, citata in premessa, non ritenga utile, stante la perdurante fase di crisi economica, intervenire affinché l'Agenzia delle entrate emani una sua circolare che preveda lo stesso congelamento di 12 mesi dei pagamenti delle rate in atto, per le imprese in difficoltà comprovata.
(5-02940)

MESSINA, PIFFARI e BARBATO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in data 6 maggio 2008 la società «Como 2006 srl» ha regolarmente acquistato (con rogito notarile n. 16775) dalla società «Sicilcase srl» il complesso immobiliare denominato «ex Monastero delle Madri Benedettine», sito in Como, con accessi principali da via Generale Armando Diaz nn. 60/62, via Raimondi s.n.c. e via Indipendenza n. 35;
con riferimento a tale proprietà si rileva che, già precedentemente alla data di formalizzazione dell'atto di compravendita, 1.318,40 metri quadrati della stessa venivano utilizzati dalla Guardia di finanza

che, ad oggi, non ha mai corrisposto alcun canone alla nuova proprietaria, ovvero la società «Como 2006 srl»;
l'11 dicembre 2008, tramite lettera raccomandata, la società «Como 2006 srl» ha inviato al Ministero dell'economia e delle finanze e al nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Como, la richiesta di rilasciare l'immobile;
in data 12 febbraio 2009 la Guardia di finanza, comando provinciale di Como, ufficio comando-sezione logistico/amministrativa ha risposto alla citata lettera raccomandata che: «con riferimento alla liberazione dei locali dell'edifico in oggetto, si comunica che per scelte logistiche di questa Amministrazione, l'immobile sarà lasciato libero non appena saranno completati i lavori di ristrutturazione ed adattamento presso altra struttura del Corpo scelta per ospitare tutti gli uffici del Nucleo Pt Como» e che «si riserva di comunicare quindi ulteriori notizie circa la data effettiva del rilascio»;
in data 11 febbraio 2010 i legali rappresentati della società «Como 2006 srl» hanno inviato una nuova lettera raccomandata, avente per oggetto l'immobile sito in Como, via Raimondi n. 2 - sede Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Como, per sollecitare la comunicazione della data di rilascio dell'immobile, avendo la società proprietaria necessità di disporre dei locali per procedere alla integrale ristrutturazione dell'intero fabbricato;
dal momento dell'acquisto della predetta proprietà immobiliare - avvenuto in data 6 maggio 2008 - non è stato mai corrisposto alcun canone;
utilizzando gli indici OMI applicabili all'immobile ed esattamente il valore minimo mensile di euro 7.5 al metro quadrato, risulta una somma omnia pari a euro 118.656,00 annui (mq 1318,40 per euro/mq 7.5 x 12) e quindi per il periodo 6 maggio 2008 / 6 gennaio 2010 la somma dovuta ammonta a circa euro 200.000;
alla data odierna non è stata ancora corrisposta tale somma, né è stata data indicazione sui tempi di pagamento e di riconsegna dell'immobile -:
se sia a conoscenza di quanto sopra descritto e quali iniziative urgenti intenda assumere al riguardo, anche al fine di tutelare la posizione giuridica che la società «Como 2006 s.r.l.» ha assunto in virtù del contratto di compravendita immobiliare formalizzato in data 6 maggio 2008.
(5-02941)

DE MICHELI e FLUVI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge n. 93 del 2008 ha previsto, all'articolo 1, che a decorrere dall'anno 2008 è esclusa dall'imposta comunale sugli immobili di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo;
il Governo, al momento dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa, ha assicurato ai comuni italiani che la variazione di risorse per le amministrazioni locali sarebbe stata sopperita dai trasferimenti compensativi a copertura delle minori entrate;
ad aprile 2009 il comune di Empoli ha provveduto ad inoltrare al Ministero dell'interno l'apposita certificazione riguardante le minori entrate 2008 relative appunto alla riscossione a titolo di ICI per gli immobili adibiti ad abitazione principale;
tali spettanze ammontavano, per il suddetto periodo, a 3.959.493,43 euro;
ad oggi, le erogazioni effettuate da parte del Ministero dell'interno per il 2008 ammontano però a soli 3.527.734,48 euro;
a fronte di tale situazione finanziaria, il sito www.finanzalocale.interno.it, nella sezione «Spettanze-Trasferimenti compensativi minori introiti ICI prima casa anni 2008 e 2009 - Riepilogo definitivo»

mostra come per il comune di Empoli, in luogo della cifra effettivamente esigibile, tali spettanze ammontino - secondo i dati del Ministero dell'interno - a complessivi 3.554.598,74 milioni di euro, ben 404.894,69 mila euro (pari al 10,22 per cento) in meno rispetto alla cifra realmente spettante;
anche l'ANCI ha ritenuto come il suddetto trasferimento non possa considerarsi definitivo, in quanto i princìpi contenuti nelle norme di riferimento e gli impegni governativi hanno da sempre garantito il totale ristoro delle perdite conseguenti all'esenzione del pagamento dell'ICI sulla prima casa -:
se sia a conoscenza delle reali spettanze attese dal comune di Empoli e della oggettiva discrepanza dei dati comparsi ufficialmente sui siti del Governo, rispetto a quelli comunicati all'uopo dallo stesso comune.
(5-02942)

Interrogazione a risposta scritta:

ZAZZERA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel periodo di forte crisi economica e finanziaria che sta attraversando il nostro Paese, il sostegno degli istituti bancari ai privati e alle piccole e medie imprese, soprattutto quelle del Mezzogiorno d'Italia, è assolutamente indispensabile;
il comportamento di tali istituti deve corrispondere oggi più che mai ai criteri di trasparenza e correttezza, al fine di garantire all'utenza un sereno rapporto di assistenza e fiducia;
in realtà accade che molti utenti siano vessati dalle banche, al punto da vedersi costretti ad adire gli organi giudiziari per tutelarsi dalle prassi illegittime praticate;
molte sentenze infatti sanzionano i comportamenti poco trasparenti delle banche, come si legge sul sito dell'Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Solo per citarne alcune, due recenti sentenze del tribunale di Lanciano (n. 64/10 e n. 406/09) hanno dichiarato la nullità ed inefficacia delle clausole dei contratti di apertura di credito e di conto corrente, condannando la Cassa di Risparmio della provincia di Chieti al rimborso, rispettivamente, di 16.548,00 euro e di 85.210,84 euro. La sentenza n. 804/09 del medesimo tribunale ha dichiarato, inoltre, la nullità parziale delle clausole nelle condizioni generali di contratto sulla determinazione degli interessi e sulla capitalizzazione e «la nullità degli addebiti per commissioni massimo scoperto nonché la illegittimità del meccanismo utilizzato dall'istituto bancario (Banca Popolare di Lanciano e Sulmona) per il calcolo dei cosiddetti giorni valuta», condannando il predetto istituto a versare un ingente somma alla parte attrice;
il provvedimento n. 20232 (ps1481) dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condannato la BNL per la pratica commerciale scorretta in materia di cancellazione semplificata dell'ipoteca, avendo assunto «comportamenti dilatori relativamente alle richieste dei clienti di rilascio della quietanza ovvero nell'omettere sistematicamente di rispondere alla corrispondenza a tal fine inoltrata dai consumatori in modo da dissuaderli dall'esercitare i loro diritti», irrogando alla banca una sanzione amministrativa pecuniaria di 180.000 euro;
con un recente provvedimento l'Autorità garante ha comminato una multa di 250.000 euro sempre alla BNL per non aver fornito le opportune informazioni ai clienti sulla penale da corrispondere in caso di estinzione anticipata del mutuo e per non aver comunicato la possibilità di sfruttare alcuni benefici capaci di ridurre il costo delle penali;
inoltre molti sono i cittadini che si rivolgono alle associazioni di consumatori per proteggersi dalle pratiche bancarie non conformi alla normativa vigente, come ad esempio l'obbligo imposto al cliente di

stipulare ulteriori polizze assicurative integrative in caso di richiesta di surroga ad altra banca;
un caso emblematico è quello della piccola industria meccanica Comesa srl di Antonio Grimaldi, che nel 2001 stipulò un finanziamento di 800 milioni di lire con la BNL di Salerno, garantito da ipoteca di ben 2 miliardi di lire;
a causa di gravi problemi di salute del titolare, la Comesa non versò alcune rate del mutuo, pagate peraltro immediatamente dopo;
nel 2006 la BNL notificò alla società l'ingiunzione di pagamento dell'intera somma, senza la detrazione delle rate già versate, e il pignoramento dell'immobile;
nel 2007 la BNL comunicò la cessione del credito alla Cordusio srl, oggi Calliope srl, che rifiutò ogni possibilità di accordo e ripropose istanza di fallimento della società, nonostante tale istanza fosse stata già avanzata dalla stessa BNL e rigettata dal tribunale di Salerno;
il tribunale questa volta dichiarò il fallimento della Comesa, il titolare perse l'immobile posto in garanzia del mutuo e con esso il risultato di anni e anni di lavoro;
altro è il caso della società STM srl di Roma, che a causa del comportamento della BNL non percepì le agevolazioni della legge n. 64 del 1986 e sarebbe stata per questo costretta al fallimento, che comportò anche un grave danno occupazionale;
da un esposto depositato in procura, inoltre, all'interrogante risulta anche un ulteriore grave episodio di dubbia trasparenza del citato istituto bancario nei confronti di una privata cittadina di Taranto, la signora Maria Spera. Anche in quest'ultima vicenda tutto sarebbe cominciato con il mancato pagamento di alcune rate di mutuo di 500.000.000 lire acceso nel 1990 presso la BNL, e garantito con un terreno di ben 24 ettari;
nel 1994, dopo aver notificato alla debitrice l'atto di pignoramento immobiliare e aver incardinato alla procedura n. 590/1994 R.G.E., la BNL notificò la cessione del credito alla società SPV di Venezia, che conferì a sua volta il mandato di recupero credito alla SGC società gestione crediti;
nel 2000 la BNL comunicò infatti alla signora Spera che «La gestione e riscossione dei crediti vantati nei vostri confronti continuerà temporaneamente ad esser effettuata dalla scrivente Banca (...) per il graduale passaggio di tali attività alla S.G.C. S.p.A. Società Gestione Crediti (...) che ha ricevuto mandato dalla SPV Venezia S.p.A.»;
ma la circostanza che detta maggiore preoccupazione in quest'ultimo episodio, è che la BNL non avrebbe chiesto l'estinzione della procedura esecutiva, consentendo alla SGC di procurarsi un autonomo titolo esecutivo: per lo stesso fatto pertanto, coesisterebbero ben due titoli esecutivi e due diversi creditori (BNL e SGC);
nel 2003 infatti la SGC chiedeva il pagamento di euro 408.834,30, cioè dell'intera somma oggetto della cessione del credito tra BNL ed SPV Venezia: in sostanza BNL e SGC agirebbero entrambe per l'intero credito relativo allo stesso mutuo, e fatto davvero singolare, è che sarebbero difese dal medesimo avvocato;
risulterebbe inoltre, secondo quanto sostiene la signora Spera, che la BNL abbia chiesto interessi che eccedono i limiti posti dalla normativa antiusura;
a ciò va aggiunto che la signora Spera, alla data della conversione del pignoramento, ha già corrisposto 400.000,00 euro, mentre la BNL, secondo i conteggi depositati in giudizio all'udienza di conversione (29 novembre 2007) ne ha chiesti altri 491.013,91 (oltre spese successive) e la SGC, in virtù del decreto ingiuntivo 566/2003, che trae origine dallo stesso mutuo, consacra in un titolo definitivo e non più caducabile 408.834,30 euro (oltre interessi di mora);

conseguentemente, a fronte di un mutuo di circa 258.000 euro attualmente esistono titoli per ottenere coattivamente dalla signora Spera circa 1.500.000 euro;
in questo contesto la signora presumibilmente sarà costretta a perdere il terreno all'asta, non potendo avere le forze economiche per affrontare questo doppio attacco dei creditori -:
di quali dati disponga il Governo, anche per il tramite degli osservatori istituiti nell'ambito degli interventi anticrisi ai sensi dell'articolo 12, comma 6, del decreto-legge n. 185 del 2008, in ordine all'andamento del mercato del credito e alle criticità riscontrate in tale settore dalle famiglie e dalle imprese, e se sussistano casi analoghi a quelli descritti in premessa;
se non si ritenga opportuno promuovere specifiche misure al riguardo, anche nell'ambito del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, ovvero se non si intendano adottare iniziative di carattere normativo per evitare che tali episodi abbiano a ripetersi.
(4-07339)

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:

SANTELLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
in occasione della commemorazione della strage di Capaci sono apparsi molti articoli di stampa che hanno rilevato la mancata soluzione delle grandi stragi di mafia;
è stata messa in luce l'esistenza, a diciotto anni di distanza, di parecchi misteri o perlomeno dubbi e interrogativi che non hanno trovato risposta;
il quotidiano la Repubblica così intitola la rubrica «Il Caso»: «Ma diciotto anni dopo c'è solo un poliziotto che sta cercando la verità»;
sempre la Repubblica scrive che il compito di svelare tutti questi misteri rimasti insoluti è stato affidato ad un solo funzionario della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta, che sarebbe, dunque, l'unico poliziotto incaricato di indagare sulle stragi;
non è la prima volta che questa notizia appare sulla stampa;
la delega delle indagini viene data dalle procure alle sezioni di polizia giudiziaria o ai servizi di polizia giudiziaria -:
quali siano gli uffici giudiziari che stanno effettuando indagini sui fatti in questione;
quali siano i servizi di polizia giudiziaria cui sono state demandate le deleghe ad indagare sulle citate stragi.
(4-07344)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VIII Commissione:

GUIDO DUSSIN, ALESSANDRI, MAZZUCA e PINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
perdura negli anni lo stato di dissesto della strada statale E45, infrastruttura viaria che rappresenta il principale corridoio stradale che unisce la valle del Tevere con la Romagna, ma che soprattutto nel tratto tra Verghereto e Bagno di Romagna subisce una interruzione della viabilità a doppio senso di marcia con deviazioni del traffico su strade montane ed in centri abitati del tutto inadeguati a sopportare il pesante carico di autovetture e di mezzi di trasporto che quotidianamente percorrono tale superstrada;
anche il quotidiano Il Resto del Carlino, dal 28 aprile 2010, si è interessato

dell'annosa questione dell'insicurezza e della inefficienza della E45, in tal senso pubblicando un servizio, intitolato «Ravenna-Verghereto, "rally" da incubo sull'E45 Viaggio-inchiesta sulla "strada maledetta"» con una serie di servizi che hanno messo in evidenza i punti critici che incidono sull'arteria e le interminabili operazioni di manutenzione che oltre a non risolvere le emergenze, risultano anche inconsistenti dal punto di vista della loro durata rispetto all'usura ed alla stabilità;
la superstrada E45, per lunghi tratti compresi nel territorio emiliano e in quello umbro, presenta gravi condizioni di usura del manto stradale con sconnessioni insidiose per gli automobilisti che corrono seri rischi specialmente in prossimità dei viadotti;
in Parlamento sono stati presentati atti di sindacato ispettivo diretti ad evidenziare i disagi procurati alla circolazione stradale dai lavori di manutenzione della E45 Orte-Ravenna nel tratto Verghereto-Bagno di Romagna e a chiedere all'Esecutivo come intenda risolverli;
il Governo, in merito a tali questioni, ha riferito che l'ANAS ha indicato le previsioni di intervento a breve termine per ridurre i disagi alla circolazione e successivamente ha fornito la descrizione degli interventi programmati, sostanzialmente confermando il forte stato di precarietà di questa infrastruttura;
l'ANAS attesta che i lavori in corso di esecuzione riguardano l'adeguamento al tipo IIICNR/80 del tratto emiliano della E45 tra il chilometro 175+490 e il chilometro 185+000 e procedono come da proprio cronoprogramma;
per consentire i lavori del cantiere sito al chilometro 178+700 (svincolo San Piero in Bagno) della carreggiata sud della strada statale 3-bis Tiberina, è stato necessario chiudere al traffico la carreggiata sud e deviare il traffico sulla carreggiata nord con doppio senso di circolazione;
la situazione aggiornata della circolazione veicolare in transito lungo la strada statale 3-bis Tiberina nel tratto Verghereto-Bagno di Romagna, ove sono in corso i lavori di adeguamento al tipo IIICNR/80, evidenzia le seguenti limitazioni/deviazioni di carreggiata: chiusura della carreggiata nord (direzione Ravenna) tra il chilometro 177+300 e il chilometro 181+100 e la conseguente istituzione del doppio senso di circolazione sulla carreggiata opposta tra le medesime progressive; chiusura dell'ingresso in strada statale 3-bis, per il traffico che procede in direzione Ravenna, dello svincolo di San Piero in Bagno al chilometro 178+700; chiusura della corsia di marcia della carreggiata sud (direzione Roma) tra il chilometro 175+800 e il chilometro 177+300; chiusura della corsia di sorpasso della carreggiata nord (direzione Ravenna) tra il chilometro 175+800 e il chilometro 177+300; chiusura della carreggiata sud (direzione Roma) tra il chilometro 175+750 ed il chilometro 175+820 e la conseguente istituzione del doppio senso di circolazione sulla carreggiata opposta tra le medesime progressive. Disciplina questa prevista sino al 30 giugno 2010 come da ordinanze;
il tratto emiliano di statale risulta essere attualmente soggetto alle ulteriori deviazioni/limitazioni dovute alla presenza dei rispettivi cantieri dei lavori di manutenzione straordinaria, adeguamento e miglioramento della sede stradale. Tali lavori in corso di esecuzione possono sommariamente essere così descritti: per la presenza di lavori di rifacimento delle solette e della pavimentazione ammalorate, in carreggiata sud (direzione Roma), del viadotto Case Bruciate posto tra il chilometro 170+359 ed il chilometro 172+200 è stata prevista la deviazione del traffico veicolare che procede in direzione Roma, tra il chilometro 172+450 (bretella di uscita provvisoria-località Bagno di Romagna) ed il chilometro 168+200 (svincolo di Verghereto) sulla strada provinciale 137;
è inoltre disposta la chiusura della corsia di sorpasso in carreggiata nord (direzione Ravenna) tra il chilometro 170+200 e il chilometro 172+250, prevista sino al 10 marzo 2010 come da ordinanze;

per la presenza di lavori di miglioramento statico e del livello di servizio del viadotto Fornello, sito al chilometro 167+800 (località Verghereto), è stata disposta la chiusura al traffico della carreggiata sud (direzione Roma) e conseguente istituzione di senso unico alternato, regolato da impianto semaforico, in carreggiata opposta (carreggiata direzione Ravenna), in corrispondenza del viadotto Fornello al chilometro 167+800 (transito a senso unico alternato tra il chilometro 167+900 ed il chilometro 167+000) prevista sino a tutto il 2010;
non è più procrastinabile l'esecuzione di un intervento organico, duraturo e risolutivo che ponga la E45 Orte-Ravenna in condizioni di efficienza e di sicurezza -:
quali iniziative intenda assumere per consentire la piena e sicura transitabilità della E45 ed in quali tempi saranno ultimati gli attuali interventi di manutenzione che oltre a limitare la viabilità della superstrada, ne rendono pericoloso il transito viario, soprattutto in riferimento ai lavori che interessano il tratto Verghereto-Bagno di Romagna.
(5-02935)

MARIANI, ALBONETTI e BRANDOLINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la strada E45 è percorsa ogni giorno da oltre 24 mila autoveicoli con punte di 50 mila nei mesi estivi, inaugurata nel 1971 risulta oramai un'infrastruttura inadeguata al trasporto merci e richiede cospicui interventi di adeguamento e ammodernamento;
il continuo deterioramento della stessa tratta stradale costringe all'apertura nel tratto emiliano-romagnolo di nuovi cantieri e alla conseguente deviazione del traffico automobilistico sulla provinciale del tutto inadeguata a contenere un flusso elevato di auto e camion;
tali deviazioni oltre a generare un intenso traffico nei comuni interessati, danno luogo a frequenti incidenti e a pericolosi rallentamenti;
la regione Emilia Romagna ha speso negli ultimi anni 209 milioni di euro per la manutenzione della viabilità ordinaria a servizio della E45;
a giudizio degli interroganti, la menzionata situazione è anche la conseguenza di una prolungata sottostima delle risorse destinate all'attività di gestione e manutenzione della viabilità da parte dell'ANAS;
secondo anticipazioni di stampa, nella seduta del Cipe del 13 maggio 2010, sarebbero stati «prenotati» 560 milioni per le manutenzioni ANAS da fondo infrastrutture;
l'assessorato regionale alla programmazione territoriale infrastrutture logistica e trasporti della Regione Emilia Romagna, di concerto con i comuni di Cesena e le province di Forlì, Cesena e Ravenna, ha recentemente richiesto al Ministro interrogato un incontro urgente al fine di sollecitare tutti gli interventi indispensabili per risolvere gli attuali disagi dell'infrastruttura e per concordare le modalità operative necessarie all'ammodernamento e all'adeguamento della E45 -:
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di garantire la sicurezza e la percorribilità stradale della E45 e se non ritenga opportuno attivarsi per verificare l'effettivo stato della situazione e assumere tutti gli atti in suo potere per far fronte alla risoluzione della problematica in questione.
(5-02936)

GHIGLIA e STRADELLA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la linea di collegamento ferroviario del così detto terzo valico attraversa aree con presenza di abitazioni;

gli immobili situati su dette aree sono considerati in fascia di rispetto ferroviario con vincolo di demolizione;
il progetto definitivo del 2o lotto dell'opera ferroviaria è stato approvato il 29 marzo 2006 e di conseguenza vedrà decadere gli effetti urbanistici di vincolo nell'agosto 2011;
i titolari di risarcimento del danno e di esproprio dovranno, nel caso di reiterazione del progetto, sottoporsi all'iter di riconoscimento dell'indennizzo -:
se il Ministro interrogato intenda con proprio atto, nell'augurabile ipotesi di reiterazione del progetto, confermare gli impegni finanziari nei confronti degli espropriandi.
(5-02937)

PIFFARI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il progetto definitivo per la del 2o stralcio del 1o lotto della nuova statale 38, variante di Morbegno e Tartano, infrastruttura da 280 milioni di euro di cui 97 a carico di regione e provincia, fu approvato dal consiglio di amministrazione dell'ANAS nella seduta del 17 dicembre 2008, trasmesso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'attivazione delle conferenze dei servizi e per le procedure previste dalla Legge Obiettivo;
secondo la programmazione di ANAS il primo tratto, da completare in 780 giorni e lungo 9,3 chilometri sarebbe stato ultimato nell'aprile 2011;
il 28 febbraio del 2009, secondo quanto riportato da un articolo sul quotidiano on-line La Provincia di Sondrio, è stata posata la prima pietra nel cantiere per la realizzazione della nuova statale 38 per la variante di Morbegno;
sul quotidiano on-line della Valtellina e Valchiavenna, (vaol.it) del 17 dicembre 2009 si legge che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha approvato il 2o lotto dei lavori per la nuova statale 38, per il tratto da Cosio Valtellino a Tartano. L'opera - costo complessivo 280 milioni di euro - è già finanziata per un importo di 195 milioni grazie all'impegno dello Stato, enti locali e regione Lombardia;
dalla stessa fonte si apprende che i lavori del 2o lotto inizieranno al termine di quelli del 2o stralcio del 1o lotto;
da un articolo del quotidiano La Provincia di Sondrio, del 4 maggio 2010, si apprende dell'esistenza di un buco di 120 milioni di euro per il completamento e la realizzazione delle suddette opere;
dalla stessa fonte si apprende altresì che mancherebbero 85 milioni per la bretella di Morbegno e 35 milioni per i costi aggiuntivi del progetto di quella di Tartano -:
se sia vero quanto asserito dalla stampa locale circa il «buco» nelle risorse per le suddette opere e, in caso affermativo, quali risorse il Governo intenda mettere in campo per rifinanziare la «legge obiettivo» restituendo la copertura finanziaria adeguata per la realizzazione della infrastruttura in oggetto.
(5-02938)

LIBÈ e DELFINO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
a febbraio 2010 è entrato in vigore il nuovo provvedimento dell'ANAS che stabilisce le fasce orarie per il senso unico alternato, anche nei weekend, nel tunnel del Tenda;
decisione che è stata presa per evitare incroci pericolosi tra vetture e mezzi pesanti con il rischio di blocchi all'interno del tunnel;
questa situazione di estremo disagio coincide ancora una volta con i ritardi nella realizzazione di opere progettate e mai portate a compimento;
i ritardi e i rinvii della costruzione dell'opera Tenda-bis sta preoccupando seriamente

gli enti locali interessati, i quali hanno più volte sollecitato la conclusione del progetto;
da mesi le parti iniziali della gara con la selezione delle imprese sono state espletate, ma manca l'invito a presentare le offerte;
appare quanto mai chiaro che la situazione attuale non è più sostenibile, a fronte dei disagi che continuano a perpetuarsi nel tempo, arrecando danno e preoccupazioni per la stessa viabilità -:
quale sia il reale stato del cronoprogramma relativo alla presentazione delle offerte e all'avvio della realizzazione dell'opera in parola.
(5-02939)

TESTO AGGIORNATO AL 23 GIUGNO 2010

...

INTERNO

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
da notizie recentemente apparse sulla stampa, il sindacato di polizia Silp e la CGIL hanno denunciato le recenti decisioni assunte dal questore di Palermo per far fronte ai tagli agli organici che riguardano la questura di Palermo;
in particolare, vengono denunciate la soppressione di otto volanti per il controllo del territorio nella fascia notturna dei commissariati di zona e la cancellazione del poliziotto di quartiere, sottratto anch'esso ai commissariati;
tali decisioni sono conseguenti alla già gravissima carenza di uomini e di mezzi che penalizza fortemente l'attività della questura di Palermo, che, tenuto conto dell'istituzione dell'ufficio scorte con 400 agenti sottratti alla dotazione organica della questura stessa, risulterebbe mancante di ben 600 unità;
contemporaneamente a ciò, nell'ambito dell'assegnazione di oltre 1.700 agenti, oltre 1.200 sono stati assegnati in regioni quali Piemonte, Lombardia e Veneto; a titolo esemplificativo la città di Varese avrà assegnati ben 100 agenti su un organico previsto di circa 200 agenti, a Como circa 70, contro le 60 unità che invece verranno assegnate a Palermo -:
se quanto su esposto corrisponda al vero;
quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare la cancellazione delle volanti per il controllo del territorio e del poliziotto di quartiere di competenza dei commissariati della questura di Palermo;
se non intenda rivedere l'assegnazione di 16 unità alla questura di Palermo, che apparirebbe come una ingiusta penalizzazione della stessa questura, che ha conseguito notevoli e ripetuti successi sul terreno del contrasto alla criminalità mafiosa e che oggi ha bisogno di consolidare quei successi, in una fase di difficoltà sociali che potrebbero aiutare la ripresa e l'allargamento delle attività mafiose.
(2-00727)«Antonino Russo».

Interrogazioni a risposta immediata:

DI PIETRO, DI GIUSEPPE, FAVIA e PALADINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
è giunta agli interroganti notizia della ventilata proposta di chiusura della scuola allievi agenti della Polizia di Stato di Campobasso, che il Ministro interrogato e il dipartimento per la pubblica sicurezza si appresterebbero a varare, nell'ambito di una razionalizzazione delle strutture periferiche dello Stato, in direzione dei risparmi per la spesa pubblica;
la scuola di polizia di Campobasso è una realtà istituzionale da oltre vent'anni, è dotata di modernissime attrezzature, si distingue per l'eccellenza dei risultati ed è presidio rilevante per la città e per la regione, non solo per quanto concerne la

salvaguardia e la sicurezza, ma anche in quanto simbolo di crescita e sviluppo;
trattasi né di ramo secco, né di struttura che assorbe ingenti risorse economiche: il costo della struttura sulla spesa pubblica è del tutto marginale, trattandosi di bene demaniale che non comporta oneri di locazione ed essendo i costi di gestione pari a soli 130.000 euro annui, a fronte di molte altre realtà, più vetuste e di proprietà privata, la cui spesa annuale supera anche dieci volte quella della scuola di Campobasso;
la chiusura della scuola priverebbe il Centro-Sud di una realtà e di una presenza importanti - va evidenziato che in Italia le scuole di polizia sono cinque al Nord, una al Centro e due al Sud - a fronte anche del ruolo del Molise, cerniera del territorio nazionale;
a ciò si aggiungerebbe, in un contesto già aggravato dalla crisi, l'effetto negativo sull'intero sistema economico di Campobasso, con grave discapito per tutta la cittadinanza e per l'indotto, a fronte delle tante attività economiche collegate alla presenza della scuola, degli allievi e delle loro famiglie;
non risultano motivazioni economiche o funzionali evidenti, tali da giustificare il ventilato intervento soppressivo -:
se la notizia della chiusura della scuola allievi agenti della Polizia di Stato di Campobasso corrisponda al vero e, nell'eventualità, quali siano i motivi di tale scelta.
(3-01080)

REGUZZONI, DAL LAGO, LUCIANO DUSSIN, FOGLIATO, LUSSANA, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, COTA, CROSIO, D'AMICO, DESIDERATI, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, MAGGIONI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RIXI, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'attuale Governo, sin dal suo insediamento, ha adottato politiche severe nei confronti dell'immigrazione clandestina, sia attraverso importanti interventi normativi che tramite un'intensa azione diplomatica, svolta sia sul piano bilaterale che nelle sedi europee, nelle quali, proprio per l'impegno italiano, il tema della lotta all'immigrazione clandestina nel Mediterraneo è stato posto al centro di un rinnovato impegno delle istituzioni comunitarie;
sul piano delle relazioni bilaterali è sufficiente ricordare gli accordi conclusi con la Libia, i cui importanti risultati emergono dai dati che evidenziano la drastica riduzione degli sbarchi di clandestini. Dal 5 maggio al 31 dicembre 2009 sono arrivati in Italia 3.185 clandestini, a fronte dei 31.281 sbarcati nello stesso periodo del 2008, con una riduzione di circa il 90 per cento;
dai dati comunicati dal Ministro interrogato, nella recente audizione del 14 aprile 2010 presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia d'immigrazione, il trend viene confermato, se si considera che al 4 aprile 2010 risultano sbarcati in Italia 170 clandestini rispetto ai 4.573 dell'analogo periodo del 2009, con una flessione di oltre il 96 per cento;
l'implementazione delle misure di contrasto all'immigrazione clandestina adottate dal Governo richiede il potenziamento delle strutture destinate all'identificazione e all'espulsione dei clandestini, i cosiddetti centri di identificazione ed espulsione;

l'allungamento del periodo di trattenimento presso questi centri, che il Governo, secondo quanto consentito dalla normativa europea, ha portato a 6 mesi dai 2 precedentemente previsti, la non omogenea presenza di detti centri sul territorio nazionale e l'introduzione del reato di immigrazione clandestina rendono necessario un potenziamento della struttura dei centri di identificazione ed espulsione;
alcune regioni del Centro e del Nord sono prive di centri e tale situazione rende talora necessari trasferimenti che costano sia sotto il profilo economico che dell'impegno di uomini e mezzi -:
quali iniziative il Governo intenda assumere in merito alla realizzazione di nuovi centri di identificazione ed espulsione, in modo da proseguire efficacemente nella linea già intrapresa di deciso contrasto all'immigrazione clandestina.
(3-01081)

VIETTI, TASSONE, MANTINI, MANNINO, RAO, RIA, BOSI, VOLONTÈ, COMPAGNON, CICCANTI, NARO, GALLETTI, LIBÈ, OCCHIUTO, MEREU e PISACANE. - Al Ministro dell'interno - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dai quotidiani del 25 maggio 2010, tra le misure contenute nella manovra economica che a breve sarà illustrata dal Ministro dell'economia e delle finanze, sta avanzando l'ipotesi di congelare i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e, quindi, anche dei comparti della difesa e della sicurezza;
il possibile blocco dei contratti ha già scatenato le proteste dei lavoratori delle forze di polizia sulle cui spalle è ingiusto caricare, ancora una volta, il prezzo della crisi;
oltre a dimostrare poca sensibilità per chi ogni giorno scende in strada per tutelare l'ordine e la sicurezza dei cittadini, la ventilata ipotesi del blocco del rinnovo dei contratti del comparto sicurezza in generale e delle forze di polizia in particolare sarebbe in contrasto con la recente approvazione della norma sulla specificità del comparto medesimo;
la situazione in cui versano le forze dell'ordine è ancor più grave in quanto il personale è in arretrato sul rinnovo di ben due contratti, senza contare che l'ipotesi allo studio, come rilevato dal Sindacato autonomo di polizia, mette sullo stesso piano i dipendenti del pubblico impiego e quelli del comparto sicurezza, nonostante questi ultimi «rischino la vita ogni giorno» -:
quali siano gli orientamenti a riguardo e se non ritenga di fornire assicurazioni agli operatori delle forze dell'ordine sul fatto che i loro diritti contrattuali non saranno compromessi, anche tenendo conto dei brillanti successi ottenuti nella lotta alla criminalità.
(3-01082)

Interrogazioni a risposta scritta:

VIETTI e RAO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con la deliberazione n. 79 in data 30 maggio 2007, il consiglio di amministrazione dell'Agenzia nazionale per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali ha provveduto a «riconoscere e corrispondere, in virtù del combinato disposto dell'articolo 48-bis e dell'articolo 37 del CCNL dei Segretari comunali e provinciali sottoscritto in data 16 maggio 2001, ai Segretari che abbiano lasciato una sede di segreteria per essere utilizzati presso le sedi dell'Agenzia e della SSPAL, la voce stipendiale "diritti di segreteria" nella misura pari ad un terzo del trattamento annuo lordo a far data dai rispettivi provvedimenti di utilizzo»;
tale provvedimento sembra scaturito da «precedenti giurisprudenziali», come da sentenze citate nella delibera, ma tali procedimenti citati si riferiscono a giudizi

di primo grado, e, solo in due casi, a sentenze di giudici di appello, escludendo l'intervento di una sentenza della suprema Corte di cassazione, sì da rendere definitiva la decisione;
esaminando nel merito la questione, si ritiene che la stessa avrebbe sicuramente potuto formare oggetto di interpretazione di norme contrattuali, ed il giudice, su richiesta dell'Agenzia, avrebbe potuto attivare, avendone le prerogative ai sensi dell'articolo 64 del decreto legislativo n. 165 del 2001, l'iter per addivenire con i sindacati firmatari del contratto, ad un'interpretazione delle due norme del CCNL 1998/2001 chiamate in causa (articoli 48-bis e 37);
ciò non si è verificato e con tale procedura si è provveduto a riconoscere a tutti i soggetti interessati una voce economica stipendiale aggiuntiva pari ad un terzo dello stipendio lordo in godimento a titolo di «diritti di rogito» senza che questi abbiano o possano svolgere l'attività rogatoria cui la stessa è collegata;
da tale vicenda scaturisce la questione che, se questa voce stipendiale come riportata dall'articolo 37 spetta di diritto ai segretari comunali e provinciali titolari di sede utilizzati dall'Agenzia e dalle SSPAL, non si comprende perché non dovrebbe spettare di diritto a tutti i segretari comunali che, pur titolari di sede, a causa delle minori dimensioni dei comuni non raggiungono il tetto massimo del terzo del proprio stipendio in godimento. Sembra ovvio che ciò potrebbe far innescare un contenzioso da parte degli altri segretari comunali non destinatari di tale deliberazione, con gravissimi danni per l'economia degli enti locali territoriali;
la Corte dei conti, nell'adunanza del 28 ottobre 2008, con deliberazione n. 15/AUT/2008, sezione delle autonomie, ha esplicitamente chiarito la natura e la portata delle norme relative ai diritti di rogito rilevando che gli stessi possono essere percepiti solo in base alla effettiva attività rogatoria svolta;
da tale chiarimento assunto dalla Corte dei conti scaturisce ad avviso dell'interrogante il perpetrarsi di una indebita elargizione di denaro pubblico che andrebbe, se confermata la tesi della Corte dei conti, a configurare danno erariale;
a seguito di sottoscrizione di protocollo d'intesa con i sindacati di categoria (tutti ad eccezione della Confsal Fenal) l'agenzia si accinge ad avviare un avviso di selezione per l'utilizzo di ulteriori unità di segretari comunali a cui si riconoscerà, a situazione invariata, lo stesso trattamento economico di quelli già in utilizzo, e quindi la quota di 1/3 dello stipendio per diritti di rogito senza che svolgano l'attività rogatoria;
pertanto urge un intervento del Ministero dell'interno vigilante, nonché dei Ministeri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e finanze, onde evitare che il perpetrarsi di tali comportamenti danneggi ulteriormente le casse dei comuni che contribuiscono alla spesa dell'AGES (Agenzia dei segretari comunali e provinciali) e della SSPAL (Scuola superiore della pubblica amministrazione locale) mediante il fondo di mobilità e faccia attivare ricorsi da parte di quei segretari comunali che pur rogando atti non raggiungono la quota massima del terzo dello stipendio in godimento -:
quali iniziative si intendano adottare al fine di ripristinare la corretta interpretazione di norme del CCNL 1998/2001 dei segretari comunali, rilevando la circostanza che, a seguito di esposto del sindacato Confsal-Fenal-Diccap, della questione si sta già occupando la Corte dei conti.
(4-07323)

CAPARINI, VOLPI e STUCCHI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - permesso che:
si è verificata l'astensione dal lavoro dei 62 dipendenti del Banco nazionale di

prova di Gardone Valtrompia, da cui passano obbligatoriamente, per i test balistici, tutte le armi prodotte in Italia;
nel 2009 74mila fucili contro i 117mila del 2007 sono stati prodotti. Il comparto armi in provincia di Brescia, oltre a dar lavoro a circa 25mila addetti, genera un fatturato di 250 milioni di euro, quasi il 50 per cento del totale nazionale;
lo sciopero del Banco nazionale di prova (ente pubblico presieduto da Aldo Rebecchi) è legato alla trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto alla fine del 2008;
Pierangelo Pedersoli, presidente del consorzio armaioli bresciani che rappresenta circa 90 aziende, denuncia la crisi nella produzione e commercializzazione dei prodotti che rischiamo di non raggiungere in tempo utile i mercati internazionali con la conseguente paralisi nelle settimane decisive per la vendita stagionale delle armi sportive e perdita delle quote di mercato;
«Le prove devono riprendere nei prossimi giorni - ha dichiarato il presidente del Consorzio - o saremo costretti a lasciare a casa il personale, perché la produzione sarà completamente bloccata: credo che sia inconcepibile che cinquanta persone possano fermare l'attività di una filiera produttiva che, a Brescia, impiega direttamente 3mila addetti e quasi 25mila persone considerando l'indotto» (Giornale di Brescia del 20 maggio 2010 Guido Lombardi);
Nicola Perrotti dell'Associazione nazionale produttori armi e munizioni ha dichiarato che non intende «contestare la norma che impone il passaggio delle armi dal Banco ma certo non può arrivare da questo ente pubblico la sentenza di morte per un intero settore. Peraltro - aggiunge il presidente dell'Anpam - lo scorso anno le nostre organizzazioni si sono adoperate per salvare il Banco, che era stato inserito nella lista degli enti inutili: anche per questo invitiamo i lavoratori dell'azienda di Gardone a considerare la situazione e a fare marcia indietro» (Giornale di Brescia del 20 maggio 2010 Guido Lombardi);
le armi che si stanno accumulando negli stabilimenti, dice Carlo Ferlito, direttore generale della fabbrica d'armi Pietro Beretta, «causano anche problemi di sicurezza e, quindi, saremo costretti a sospendere la produzione lasciando a casa i lavoratori» (Giornale di Brescia del 20 maggio 2010 Guido Lombardi);
Piero Costa, direttore dell'Associazione industriale bresciana, ha invitato: «il sindacato a considerare la questione nel suo complesso: sono scandalizzato da un atteggiamento di chiusura che rischia di mettere in ginocchio un comparto di eccellenza. Le aziende sono costrette a tenere le armi in casa e intanto perdono ordini: è un paradosso» (Giornale di Brescia del 20 maggio 2010 Guido Lombardi) -:
quali iniziative intenda intraprendere per la ripresa della normale attività lavorativa;
a valutare l'opportunità di promuovere la revisione della legislazione, attraverso la trasformazione del Banco in un'agenzia di controllo di stazioni di prova presenti nelle singole aziende oppure, come avviene in Germania, creando più banchi di prova in concorrenza tra loro.
(4-07330)

CATANOSO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 12 marzo 2010 due ispettori di vigilanza della sede Inps di Roma Eur effettuavano una ispezione presso la M.C.C. srl di Roma nell'ambito della campagna Inps mirata all'emersione del lavoro nero nelle province di Roma sud, Latina e Frosinone;
il titolare della società, a quanto riferiscono gli ispettori intervenuti, non ha consentito la normale attività in modo pacifico e tranquillo ed ha richiesto l'intervento della polizia di Stato;

sul posto è intervenuta la volante della polizia di Stato di Roma-Spinaceto che ha provveduto ad identificare tutti i presenti;
la M.C.C. srl è di proprietà di un noto ex-personaggio televisivo -:
qual sia stato l'esito dell'ispezione;
se sia noto se gli agenti intervenuti, dopo aver fatto verificare tramite la sala operativa il motivo della richiesta di intervento della volante del titolare della M.C.C., abbiano, in questo caso specifico, inteso altresì contestare il reato di procurato allarme visto che il titolare ha distratto dal proprio servizio di ordine pubblico e di sicurezza una volante della polizia di Stato.
(4-07342)

TESTO AGGIORNATO AL 27 MAGGIO 2010

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

GHIZZONI, LENZI, MOTTA, ZAMPA, MARCHIONI e DE MICHELI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna, dottor Marcello Limina, ha inviato ai dirigenti degli uffici scolastici provinciali della regione una direttiva riservata (datata 27 aprile 2010, prot. n. 489/ris.) ad oggetto «Dichiarazioni a mezzo stampa del personale scolastico. Indicazioni»;
la direttiva, a fronte di presunte «frequenti dichiarazioni rese da personale della scuola, con le quali si esprimono posizioni critiche, con toni talvolta esasperati e denigratori dell'immagine dell'amministrazione di cui lo stesso personale fa parte», invita i dirigenti provinciali a richiamare l'attenzione dei dirigenti scolastici al fine di «sensibilizzare il personale della scuola sul corretto comportamento da tenere con gli organi di stampa»;
nella direttiva si sostiene inoltre che «tali toni e contenuti si riscontrano anche in atti e documenti indirizzati ad autorità politiche o amministrative dell'Amministrazione centrale e fatti spesso circolare all'interno delle istituzioni scolastiche e distribuite ad alunni e famiglie», conseguentemente il corretto comportamento «non va ovviamente dimenticato neppure in occasione della redazione di documenti o comunicati diretti agli studenti, alle famiglie o ad altri soggetti». Nella direttiva si aggiunge, inoltre, che «è improprio indirizzare ad alte autorità politiche o amministrative diverse dal loro diretto riferimento gerarchico documenti, appelli o richieste»;
il direttore generale richiama pertanto l'etica e la correttezza professionale, data la tipicità della funzione educativa, che dovrebbero imporre al personale del comparto della scuola di «astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo possano ledere l'immagine dell'Amministrazione pubblica e di rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa». Ad avvalorare tale considerazione, egli cita quanto stabilito nel codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (in particolare l'articolo 11, comma 2 circa l'astensione da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell'immagine dell'amministrazione, e l'articolo 2, comma 1 sulla conformità della condotta al dovere costituzionale di servire esclusivamente la Nazione), nonché nell'articolo 95 del CCNN del comparto scuola sottoscritto nel 2007 (per i personale ATA, la possibilità di sanzionare la violazione di doveri di comportamento da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo all'Amministrazione). Richiama inoltre l'articolo 494 del decreto legislativo n. 297 del 1994 circa le sanzioni eventualmente comminate ai docenti per atti non conformi alla responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione;
il direttore generale afferma inoltre che l'Amministrazione ha il dovere di «meglio commentare e motivare scelte, nuove misure intraprese e strategie adottate» evidentemente assunte dal potere esecutivo;

il predetto codice di comportamento all'articolo 1, non richiamato nella direttiva, precisa che «i princìpi e i contenuti del presente codice costituiscono specificazioni esemplificative degli obblighi di diligenza, lealtà e imparzialità, che qualificano il corretto adempimento della prestazione lavorativa»;
i dirigenti scolastici, nel rispetto delle competenze degli organi collegiali e di quelle attribuite dal decreto del Presidente della Repubblica n.275/99 nonché di quanto previsto dall'articolo 25 del decreto legislativo n. 165 del 2001, sono tenuti: ad assicurare il funzionamento dell'istituzione assegnata secondo criteri di efficienza e efficacia; a promuovere lo sviluppo dell'autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sperimentazione, in coerenza con il principio di autonomia; ad assicurare il pieno esercizio dei diritti costituzionalmente tutelati; a promuovere iniziative e interventi tesi a favorire il successo formativo; ad assicurare il raccordo e l'interazione tra le componenti scolastiche; a promuovere la collaborazione tra le risorse culturali, professionali sociali ed economiche del territorio interagendo con gli enti locali. Ne consegue che i dirigenti scolastici hanno il dovere di promuovere l'autonomia didattica e organizzativa negli organi collegiali, di collaborare con gli enti locali e di informare l'utenza: e che ciò avvenga anche attraverso dichiarazioni pubbliche non pare contravvenire agli obblighi professionali;
la legge n. 300 del 1970 «Statuto dei Lavoratori» - di cui ricorre il quarantennale - ha consentito l'ingresso progressivo del diritto e della libertà di espressione e di pensiero previsti dalla Costituzione in tutti i luoghi di lavoro, anche nelle amministrazioni pubbliche, scuole comprese;
spiegare la situazione in cui versa la scuola italiana e raccontare il progressivo impoverimento dell'offerta formativa sono un dovere etico e deontologico tanto per i dirigenti scolastici per «assicurare il pieno esercizio dei diritti costituzionalmente tutelati» quanto per i docenti, la cui funzione educativa è tesa allo sviluppo della personalità degli studenti e all'esercizio dello spirito critico;
i richiami contenuti nella direttiva sono gravemente lesivi dei diritti costituzionali di libertà di pensiero (articolo 21) e di libertà di insegnamento (articolo 33) e si pongono in contrasto con l'autonomia delle istituzioni scolastiche dal potere politico;
tali richiami rappresentano inaccettabili intimazioni censorie rivolte ai dirigenti e ai docenti - lavoratori gerarchicamente non subordinati - oltre a costituire la palese manifestazione di una rischiosa coincidenza tra Stato e Governo, che rinvia ad una incongrua fedeltà alla linea politica dell'Esecutivo confondendola con il dovere di servire la Nazione;
i suddetti richiami non hanno evidentemente alcun valore per il personale che agisce al di fuori dell'esercizio del pubblico ufficio e dell'orario di lavoro, in qualità di liberi cittadini -:
se tale direttiva sia stata suggerita dagli uffici posti alla sua diretta dipendenza e collaborazione;
se non ritenga intervenire per il ritiro della direttiva riservata, descritta in premessa;
se non intenda rimuovere il dottor Limina dall'ufficio di direttore scolastico regionale per l'Emilia-Romagna per trasferirlo ad altro incarico, poiché le valutazioni contenute nella direttiva riservata lo pongono in diretto contrasto con l'autonomia scolastica e con la libertà di insegnamento dei docenti e il loro diritto di espressione.
(5-02933)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAZZERA e DI GIUSEPPE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
a fronte dell'applicazione dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, recante «norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale utilizzo delle risorse umane della scuola» e dei decreti attuativi ad esso correlati, nell'anno scolastico 2009-2010 la riduzione di cattedre ammontava a 42.100 unità, come riportato nella circolare del MIUR n. 38 del 2 aprile 2009;
nell'anno scolastico 2010-2011 il taglio di cattedre riguarderà circa 25.600 unità, come risulta dalla circolare n. 37 del 13 Aprile 2010 del MIUR;
nell'anno scolastico 2009-2010 le assunzioni del personale docente risultano di 8.000 unità, nell'anno scolastico 2010-2011 si prevede l'assunzione di un contingente pari a 8.000 unità, come risulta dal decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 2010;
facendo il bilancio delle cattedre eliminate e delle assunzioni realizzate e programmate negli anni scolastici 2009-2010 e 2010-2011, emerge un quadro estremamente preoccupante perché risultano cancellati circa 51.700 posti di lavoro precedentemente esistenti a fronte di un numero esiguo di pensionamenti;
il conferimento di cattedre a tempo determinato e indeterminato superiori alle 18 ore ha comportato e comporterà un'ulteriore perdita di posti di lavoro;
il Ministero è intervenuto con il decreto salva-precari per l'anno 2009-2010, confermato nell'anno 2010-2011, con il decreto mille proroghe per arginare una situazione che assume i connotati di un licenziamento di massa;
il precedente decreto è, secondo gli interroganti, per i precari una misura assolutamente inadeguata oltre che dequalificante per i seguenti motivi:
a) risulta un provvedimento tampone che interviene solo nell'immediato senza offrire nessuna garanzia per il futuro dei precari; non prevede infatti alcuna prospettiva di stabilizzazione e pertanto non risolve il problema occupazionale che i tagli per la razionalizzazione e il contenimento della spesa stanno comportando e comporteranno nei prossimi anni;
b) è rivolto prevalentemente al personale precedentemente impiegato con incarichi conferiti dall'USP e nei confronti del citato personale risulta un provvedimento dequalificante perché obbliga gli insegnanti che hanno lavorato per anni su cattedre vacanti, ad accettare il primo contratto di supplenza temporanea anche breve offerto loro, pena la decadenza da qualsiasi diritto collegato al salva-precari. In questo modo si verifica frequentemente il caso che chi ha posizioni più alte in graduatorie è costretto ad accettare un incarico di pochi giorni in un comune della provincia in cui non risiede e chi lo segue in graduatoria ha l'opportunità di un contratto di diversi mesi vicino casa;
c) l'estrema flessibilità pretesa dal salva-precari in associazione alla dequalificazione professionale di personale che ormai non svolgeva più attività di supplenza, è del resto rivolta a lavoratori consapevoli della loro graduale estromissione dal mondo della scuola, in considerazione della progressione dei tagli del Ministero;
il Ministro ha rilasciato le seguenti dichiarazioni il 9 settembre 2008 al quotidiano La Repubblica «Visto che il sistema scolastico non è in grado di assorbire tutti - dice la Gelmini - bisogna trovare il modo di collocarle altrove i precari senza un posto. Un settore dove ci sono possibilità è quello del turismo, e ci stiamo lavorando»;
sempre dallo stesso organo di stampa emergono le dichiarazioni del Ministro Brambilla «Abbiamo un progetto che vede da una parte lo Stato, che ha delle esigenze di formazione molto sentite, e dall'altra un certo numero di professionisti che a questa esigenza potrebbero dare risposta. Stiamo verificando se c'è la possibilità di fare incontrare queste due istanze»;

tali dichiarazioni lasciano supporre una profonda attenzione alla situazione di emergenza prodottasi e hanno inevitabilmente creato aspettative nei precari della scuola che hanno avuto modo di ipotizzare la possibilità di nuove chance in altri settori;
tale personale, formato e specializzato a seguito del superamento di percorsi articolati e procedure selettive, ha garantito per anni e continua a garantire il servizio scolastico in condizioni lavorative sempre più svantaggiose e dequalificanti;
il Ministero si sta adoperando per istituire nuove forme di reclutamento a fronte della mancata conferma per il personale precario anche solo di contratti a tempo determinato, creando illusorie prospettive di lavoro in un settore evidentemente arrivato alla saturazione -:
se il Ministro abbia dato seguito alle dichiarazioni espresse con un progetto organico per l'assorbimento del personale scolastico in esubero e intenda valutare la possibilità di istituire delle graduatorie nazionali ad esaurimento per l'assunzione a tempo indeterminato dei precari abilitati in modo da razionalizzare in una prospettiva realmente meritocratica le risorse umane in ottemperanza dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge del 26 giugno 2008 n. 112.
(4-07336)

NEGRO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante, con atto di sindacato ispettivo n. 3-00651, si è rivolta al Ministro interrogato per sollecitare un'ispezione ministeriale volta ad accertare presunti comportamenti scorretti adottati dalla dirigente scolastica dell'istituto superiore «Guarino Veronese» di San Bonifacio (Verona), dottoressa Alessandra Ronconi, ed evidenziati a più riprese da genitori e corpo docente;
il richiesto accertamento ispettivo non è mai stato disposto dal competente ufficio scolastico regionale, in conseguenza della «storia professionale della suddetta dirigente scolastica unitamente all'inconsistenza dei fatti segnalati, e non da ultimo, la modalità anonima prescelta dagli autori della lettera»;
al fine di permettere all'istituto «Guarino Veronese» di recuperare le condizioni di un costruttivo clima scolastico, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale ha concordato, nel corso del mese di luglio 2009, nell'ambito degli annuali movimenti dei dirigenti scolastici, il conferimento alla medesima dirigente di un nuovo incarico presso altra istituzione scolastica, con decorrenza 1o settembre 2009;
la citata segnalazione-denuncia, corredata da un dossier contenente documenti e foto in grado di provare la veridicità dei fatti denunciati, sarebbe stata inviata su carta intestata recante il timbro della scuola, firmata da «I docenti dell'ITIS G. Veronese»;
l'epilogo della vicenda non può essere chiuso con un semplice trasferimento della dirigente scolastica in questione, poiché la «segnalazione» prodotta dei docenti dell'ITIS Guarino Veronese evidenzierebbe comportamenti scorretti e illegali -:
se non ritenga opportuno assumere iniziative, affinché si proceda all'accertamento dei fatti segnalati dal corpo docente dell'ITIS «Guarino Veronese» di S. Bonifacio di Verona.
(4-07341)

TESTO AGGIORNATO AL 1o GIUGNO 2010

...

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:

MIGLIORI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
le difficoltà nel settore agricolo si trascinano da anni e hanno visto un ulteriore

peggioramento a causa della presente crisi economica internazionale, tanto che il Governo ha già dovuto mettere a disposizione del medesimo risorse di sostegno;
l'Italia è nazione leader del comparto, e in particolare nel settore florovivaistico, che costituisce una cospicua fetta del Prodotto interno lordo di molte regioni, come per esempio la Toscana, dove l'operosità di queste imprese determina una notevole ricaduta anche di carattere occupazionale;
la competitività delle imprese florovivaistiche italiane vede una crescente difficoltà nell'affermarsi, dovuta ad una disparità di spese rispetto ai competitor comunitari, che godono di un costo dell'energia inferiore e di agevolazioni per le stesse fonti di energia, nonché di quelli extracomunitari, che oltre ad essere avvantaggiati da climi più favorevoli, non debbono sottostare ad obblighi e norme ambientali e sulla manodopera;
il continuo aumento dei costi, e in particolare del prezzo del gasolio per riscaldamento delle serre, è arrivato a livelli insostenibili e ha messo in allarme le associazioni agricole, che chiedono il ripristino dell'esenzione dall'accisa sul combustibile destinato a tale finalità -:
quali iniziative urgenti si intendano attuare, affinché non sia ulteriormente pregiudicato lo stato finanziario (e di conseguenza occupazionale) delle aziende del settore florovivaistico, e perché ne sia garantita la sopravvivenza.
(4-07324)

BOBBA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
in data 5 luglio 2006 il consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese ha presentato alla provincia di Vercelli la domanda di avvio della fase di verifica della procedura di valutazione di impatto ambientale relativamente ad un progetto intitolato: «Opere per l'incremento dell'efficienza del sistema di derivazione irrigua in destra Sesia per le Rogge Comunale e Marchionale di Gattinara»;
il progetto prevede la realizzazione di una condotta forzata del diametro di metri 2,2 e della lunghezza di circa 3800 metri, che consente di derivare tutta la portata, di cui il consorzio Baraggia ha diritto, all'incile, ovvero il punto del corso d'acqua da cui si diparte il canale di irrigazione, della roggia comunale di Gattinara, posto allo sbarramento del fiume Sesia nel comune di Romagrano Sesia;
tale diritto preesistente non poteva essere esercitato in quanto mancava la condotta in grado di consentire il passaggio del flusso di acqua; la realizzazione dell'opera prevede la demolizione di circa 90.000 metri quadri di bosco, con alberi alti fino a 30 metri, lungo il ramo gattinarese del fiume;
nello stesso periodo veniva presentata un'istanza, da parte del consorzio Baraggia, per la concessione edilizia per la costruzione della condotta e delle opere accessorie, presso il comune di Gattinara;
in data 1o febbraio 2007, ha avuto luogo la conferenza dei servizi che ha sancito l'esclusione dell'intervento dalla valutazione di impatto ambientale;
a tale conferenza di servizi ha preso parte il Corpo forestale dello Stato;
i rappresentanti del Corpo, pur non opponendosi al fatto che l'opera potesse realizzarsi in mancanza di una valutazione d'impatto ambientale, formulava la richiesta di un «monitoraggio della situazione esistente dell'asta del Sesia, nel tratto interessato» considerando che «la modifica paventata al sistema fluviale deve essere valutata sulla base di dati reali»;
anche considerando l'impatto dell'opera sul patrimonio forestale l'interrogante ritiene sarebbe stato opportuno verificare con maggiore attenzione l'opportunità di una valutazione sull'impatto ambientale dell'intervento anche considerato

che la decisione è stata presa con l'opposizione iniziale del comune di Romagnano Sesia e della provincia di Novara, successivamente esclusi in quanto le opere non sarebbero state realizzate su territorio di loro competenza, pur subendo le conseguenze della stessa realizzazione;
la realizzazione dell'opera ha incontrato la forte opposizione di cittadini ed enti locali interessati: nell'estate del 2009 un gruppo di cittadini del comune di Gattinara ha costituito una associazione, denominata «I Cavalieri del Sesia», con lo scopo di tutelare il territorio, che conta più di 1000 consociati, ed ha fatto proprie le istanze dei proprietari dei terreni interessati, i quali volevano opporsi al progetto, in quanto ne avrebbero subito una servitù passiva; in data 27 luglio 2009 il consiglio comunale di Romagnano Sesia ha deliberato all'unanimità il dissenso alla realizzazione dell'opera; il 9 settembre 2009, su impulso dei cittadini, il comune di Gattinara ha convocato un consiglio comunale aperto, durante il quale, all'unanimità è stato espresso un parere contrario alla realizzazione dell'opera; il 12 settembre 2009, il consigliere regionale, Alessandro Bizjak, ha presentato un'interrogazione relativa all'opera, soffermandosi in particolar modo sulla compatibilità del progetto in premessa con il piano regionale di tutela delle acque ed esprimendo diverse perplessità sulla procedura finora posta in essere -:
se le attività richieste dal Corpo forestale dello Stato nel corso della conferenza di servizi del 2007 siano state eseguite e quali ne siano le risultanze;
qualora le attività richieste non siano state eseguite quali iniziative il ministro intenda assumere affinché la giusta richiesta del Corpo forestale sia adeguatamente soddisfatta anche tenendo conto delle molteplici problematiche che la realizzazione dell'intervento produrrebbe problematiche peraltro già ampiamente segnalate ai diversi livelli istituzionali;
se sia stato verificato, sulla base di simulazioni basate sul reale stato del sistema fluviale interessato dall'intervento, come richiesto dal Corpo forestale dello Stato, quali conseguenze potrebbero derivare dalla sua realizzazione.
(4-07327)

CATANOSO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
da quanto ha appreso in questi giorni l'interrogante, la direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura sarebbe in procinto di emanare un decreto direttoriale in merito alle quote di pesca del tonno rosso;
da una bozza del decreto che circola in ambienti marittimi sembrerebbe che il 50 per cento della quota, 821.700 tonnellate, venga assegnata al sistema «circuizione» e, nello specifico, 397 tonnellate a quelle imbarcazioni che possiedono nella licenza di pesca il sistema detto palangaro. 248,8 tonnellate alle tonnare fisse, 94,7 tonnellate alla pesca sportiva e 81,2 alla UNCL;
il restante 50 per cento potrà essere ripartito, con successivo decreto direttoriale, in funzione dell'andamento della campagna di pesca 2010;
a giudizio dell'interrogante con questo decreto si dovrebbero tutelare gli interessi dei pescatori e delle loro licenze, soprattutto di quelli che esercitano la pesca locale con imbarcazioni inferiori ai 15 metri;
nell'ambito delle imbarcazioni con attrezzo detto palangaro vi sono alcune a cui sono state attribuite in passato delle quote di pescato ab origine con un criterio assolutamente arbitrario e discriminatorio, a giudizio dell'interrogante;
queste imbarcazioni andrebbero a togliere quote di pescato alle imbarcazioni con il palangaro ma senza la quota di tonno attribuita in precedenza;
questa situazione dovrebbe, sempre a giudizio dell'interrogante, essere corretta in favore di quelle imbarcazioni senza la

quota in modo tale che la quota di pescato di tonno rosso sia veramente quella citata nel decreto direttoriale -:
se il Ministro interrogato intenda intervenire per risolvere le problematiche esposte in premessa.
(4-07329)

NEGRO e STUCCHI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 2, paragrafo primo, numero 4), lettera a) della direttiva 2001/110/CE, direttiva del Consiglio concernente il miele, reca disposizioni sul luogo di origine del miele alimentare, da riportare sull'etichettatura delle confezioni di vendita del miele stesso, allo scopo indicando: «4) a) il Paese o i Paesi d'origine in cui il miele è stato raccolto devono essere indicati sull'etichetta. Tuttavia, se il miele è originario di più Stati membri o Paesi terzi l'indicazione può essere sostituita da una delle seguenti, a seconda del caso: «miscela di mieli originari della CE», »miscela di mieli non originari della CE», «miscela di mieli originari e non originari della CE»;
nella normativa nazionale, la predetta direttiva 2001/110/CE, è stata recepita tramite il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, che nel testo consolidato, in merito al luogo di origine del miele, da indicare sull'etichetta delle relative confezioni di vendita, prevede, ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera f), che: «sull'etichetta devono essere indicati il Paese o i Paesi d'origine in cui il miele è stato raccolto»;
come risulta evidente, la disciplina nazionale di vendita del miele, in merito all'origine dello stesso, è condivisibilmente più restrittiva e puntuale rispetto alle indicazioni previste dalla corrispondente direttiva comunitaria;
in alcune circostanze si sta verificando che le competenti autorità di controllo nazionali procedano al sequestro amministrativo di confezioni di miele che, pur riportando nelle etichette di vendita la dicitura prevista dalla direttiva europea: «miscela di mieli originari e non originari della CE», non corrispondono alla prescrizione prevista dal decreto legislativo n. 179 del 2004, nel testo vigente, secondo cui è obbligatorio indicare il Paese o i Paesi d'origine;
le società che incorrono in tale sequestro provvedono correttamente ad effettuare richiesta di dissequestro alle competenti amministrazioni territoriali presso cui sono registrate le sedi centrali delle stesse società, contestando che le loro partite di miele allo scopo poste sotto sequestro sono conformi alla preordinante direttiva europea, mentre sarebbe la norma nazionale in contrasto con l'ordinamento comunitario;
le amministrazioni territoriali interessate a dirimere la questione sono spesso i comuni, i quali nell'esaminare le controversie, anche alla luce dei recenti orientamenti degli organi giurisdizionali europei e nazionali, secondo i quali vige la primazia dell'ordinamento comunitario rispetto a quello degli Stati membri quando le leggi nazionali si discostano dalle norme europee, a danno del soggetto tutelato o ad ogni modo interessato, procedono ad ordinare il dissequestro delle confezioni di miele oggetto della predetta sanzione amministrativa della confisca provvisoria -:
se sia a conoscenza delle problematiche esposte in premessa;
se non ritenga opportuno assumere iniziative normative al riguardo, ovvero se non intenda emanare circolari specifiche alle autorità di controllo nazionali che indichino come procedere quando verifichino situazioni come quelle descritte in premessa circa la corrispondenza alle norme comunitarie delle etichettature di vendita del miele, che risultino in contrasto con la corrispondente legislazione italiana.
(4-07334)

SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata:

MISITI e LO MONTE. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
una delle cause della lievitazione della spesa sanitaria risiede certamente nella scarsità di risorse a disposizione delle principali facoltà di medicina, che non possono formare bene il medico durante il periodo di studio;
gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (irccs) dovrebbero essere dimezzati di numero e distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale;
il riordino della distribuzione delle facoltà di medicina in tutto il Paese dovrebbe prevedere una riduzione drastica del loro numero e, nello stesso tempo, una regolazione disciplinata da convenzioni delle facoltà con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a più alto profilo scientifico;
quanto sopra creerebbe un circuito virtuoso tale da consentire agli studenti ed agli specializzandi l'uso di strutture all'avanguardia, consentendo loro sbocchi professionali adeguati e di utilizzare grandi competenze presenti all'esterno delle facoltà di medicina, migliorandone la qualità;
finora solo in qualche caso si sono realizzati accordi, senza un'impostazione omogenea e, tuttavia, con risultati certamente lusinghieri, tra gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e le università, come, ad esempio, avviene al San Raffaele di Milano, al Rizzoli di Bologna ed al San Matteo di Pavia. Generalizzare tali accordi sull'intero territorio nazionale tra le migliori facoltà e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di alto livello scientifico eviterebbe, anche e soprattutto al Sud, lo spreco di denaro pubblico con la fornitura di attrezzature moderne e di alto costo nelle strutture ospedaliere, che non hanno, però, personale adeguatamente formato -:
se il Ministro interrogato non ritenga, in tempo di crisi economica, oramai ineludibile trovare una forte intesa con il Ministro dell'istruzione, dell'università e delle ricerca che preveda il dimezzamento del numero degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, la riduzione del numero delle facoltà di medicina e la generalizzazione delle convenzioni tra le facoltà, che in genere non hanno sufficienti risorse finanziarie, e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico a più alto profilo scientifico.
(3-01083)

BALDELLI, STAGNO D'ALCONTRES e PALUMBO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il trapianto di cellule staminali ematopoietiche rappresenta una terapia salvavita consolidata e di grande successo per la cura di numerose e gravi malattie del sangue neoplastiche e non neoplastiche, come alcune forme di immunodeficienze primitive;
risultati clinici promettenti si sono ottenuti anche in altri tipi di malattie genetiche, come, ad esempio, l'adrenoleucodistrofia, utilizzando cellule staminali ematopoietiche autologhe geneticamente manipolate, trattamento che si configura nell'ambito di una «terapia cellulare avanzata»;
per queste terapie in genere sono state utilizzate cellule staminali ematopoietiche derivate dal midollo osseo o sangue periferico mobilizzato ed in rari casi da sangue di cordone ombelicale;
in Italia l'attuale normativa, dettata con il decreto ministeriale del 18 novembre 2009, dopo aver sottolineato che la conservazione del sangue da cordone ombelicale rappresenta un interesse primario per il servizio sanitario nazionale ed è, quindi, consentita presso le strutture pubbliche ad esse dedicate, autorizza la conservazione per uso allogenico, in sostanza

per persone diverse da quelle da cui le cellule sono state prelevate a fini solidaristici. Nello stesso decreto si ribadisce la possibilità di conservare il sangue cordonale per uso dedicato al neonato o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale; viene, inoltre, consentita la conservazione per uso dedicato nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate, per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinica sanitaria. Inoltre, la conservazione del sangue da cordone ombelicale ad uso autologo-dedicato può essere consentita nel caso di particolari patologie, per le quali sussistano comprovate evidenze scientifiche di un possibile impiego di cellule staminali del sangue da cordone ombelicale anche nell'ambito di sperimentazioni cliniche approvate secondo la normativa vigente, previa presentazione di una documentazione rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico;
è vietata, invece, l'istituzione di banche per la conservazione di sangue da cordone ombelicale presso strutture sanitarie private, anche accreditate, ed ogni forma di pubblicità alle stesse connessa, mentre rimane in vigore la possibilità di esportare campioni di sangue da cordone ombelicale per uso autologo presso una struttura estera, previa autorizzazione del ministero della salute;
allo stato attuale coloro che decidono di esportare il sangue all'estero si rivolgono, nella maggioranza dei casi, a società intermediarie che non sono proprietarie di biobanche e che, a loro volta, affidano il sangue cordonale a fantomatiche biobanche, che non garantiscono livelli di qualità e sicurezza nel rispetto delle normative italiane ed europee -:
se il Governo non ritenga opportuno procedere ad un'ulteriore regolamentazione della conservazione del sangue da cordone ombelicale per uso autologo, prevedendo un'accurata informazione sulla conservazione autologa, l'istituzione di un registro di accreditamento delle biobanche estere, l'eliminazione dell'intermediazione sanitaria e la possibilità di garantire anche coloro che conservano il sangue cordonale per fine autologo attraverso un'autorizzazione alla conservazione del sangue cordonale presso biobanche accreditate ubicate sul territorio nazionale.
(3-01084)

Interrogazione a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
l'EMEA ha formalmente comunicato di aver ricevuto la prima richiesta per la valutazione di un farmaco basato su staminali embrionali, e di aver convocato un panel di esperti per mettere a punto un documento di indirizzo sull'iter registrativo e, soprattutto, sui controlli sul rischio oncologico, che dovrebbe essere pubblicato entro la fine del 2010;
per quanto riguarda il farmaco, l'EMEA ha 210 giorni di tempo per esprimere una prima opinione; e dunque il primo trattamento di medicina rigenerativa potrebbe essere disponibile già nel 2011;
a oggi sono circa 40 gli studi preclinici in corso sulle staminali; tra i più promettenti, secondo gli analisti, quelli della britannica ReNeuron, che usa staminali embrionali programmate per riparare i danni dell'ictus, e quelli della statunitense Geron per le lesioni del midollo spinale;
tutta la vicenda sopra segnalata è, al momento, letteralmente avvolta nel mistero, dal momento che si ignora il nome dell'azienda produttrice del farmaco, e

neppure si conosce con esattezza quale patologia dovrebbe curare o quantomeno contrastare;
a quanto è dato sapere, la procedura in corso all'EMEA verrà comunque ricordata come la prima dell'«era delle staminali» -:
se siano a conoscenza di quanto sopra esposto e, in particolare, di quali elementi dispongano in merito all'azienda che sarebbe interessata al farmaco e alla malattia che dovrebbe/potrebbe curare;
se i Ministri non ritengano, date le implicazioni e la portata della questione, di dover fornire al parlamento ogni informazione in loro possesso in ordine all'esatta evoluzione e portata del farmaco in questione;
in ogni caso, quali iniziative si intendano promuovere, adottare e sollecitare, nell'ambito delle proprie prerogative, in ordine a quanto sopra esposto.
(4-07331)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta immediata:

VICO, MARAN, BOCCIA, QUARTIANI, GIACHETTI, LULLI, BARETTA, FADDA, BENAMATI, COLANINNO, FRONER, MARCHIONI, MASTROMAURO, PELUFFO, PORTAS, SANGA, SCARPETTI, FEDERICO TESTA, ZUNINO, MURER, CALVISI, MELIS, MARTELLA, MARROCU, SCHIRRU, PES, MARCO CARRA e ALBONETTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il 27 aprile 2010 sono state aperte le manifestazioni di interesse da parte dei commissari della società petrolchimica Vinyls, attualmente in amministrazione straordinaria, con una gara internazionale relativa all'acquisizione del ciclo pvc, polimero del cloruro di vinile, il più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo, che rappresenta il cuore della chimica italiana, il segmento più pregiato del comparto;
l'unica manifestazione d'interesse, già nota, è stata avanzata da Ramco, società multinazionale araba con sede in Qatar;
la manifestazione d'interesse da parte di Ramco è stata resa e negoziata presso il ministero dello sviluppo economico fin dal febbraio 2010, con un preliminare di piano industriale, insieme a Eni, proprietaria degli impianti integrati di clorosoda;
il predetto piano consisteva nell'acquisizione degli asset di Vinyls, ovvero gli impianti di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna, con la condizione che si definisse la cessione dell'intero ciclo del cloro con Syndial (Eni) relativamente agli impianti di Assemini (Cagliari), Cirò Marina e Porto Marghera;
i lavoratori Vinyls e Syndial sono circa 1.000, i lavoratori dell'indotto circa 4.000, i lavoratori dell'area della subfornitura 2.000;
gli impianti della Vinyls sono fermi dal mese di ottobre 2009: in tutto il periodo la gestione commissariale non ha prodotto alcun risultato, configurandosi per la scarsa attività e la lentezza dell'iniziativa, comportamento che ha coinvolto, ad avviso degli interroganti, anche il Governo;
intanto l'Italia ha importato dal Centro-Europa per i trasformatori nazionali gomma-plastica, auto motive, arredo e edilizia, a cui corrisponde l'attività di circa 25 mila addetti;
l'accordo, che sembrava in dirittura d'arrivo, come annunciato dal ministero dello sviluppo economico il 5 maggio 2010, grazie alla pre-intesa tra l'Eni e la Ramco, è tornato in alto mare con la lettera ricevuta dall'Eni nella quale Ramco annuncia il suo ritiro dalla trattativa;
i motivi sarebbero principalmente tre: la richiesta fatta dai commissari per la vendita dei beni Vinyls (78 milioni di euro); l'esclusione delle saline di Assemini

e il parco serbatoi «Utta» dal pacchetto di beni, con richiesta di Eni di trattarli con un tavolo di lavoro separato; la restituzione della concessione della banchina del sale all'ente portuale di Porto Marghera da parte di Eni;
l'Unione europea ha sbloccato le fideiussioni allo Stato italiano per riavviare l'attività di Vinyls: le risorse secondo i sindacati potevano essere utilizzate per fare ripartire gli impianti e riportare i cassintegrati al lavoro, mentre i commissari hanno, invece, sostenuto che i fondi non erano disponibili, in quanto prestito da utilizzare dopo le verifiche sulle condizioni per riavviare le produzioni senza andare in perdita;
il gruppo arabo era l'unico ad avere aderito al bando internazionale ed è necessario che si chiarisca se la posizione assunta dalla multinazionale qatarina sia riconducibile ad una strategia commerciale per ottenere qualcosa di più nella fase delle trattative avanzate o se si tratti di un vero e proprio abbandono -:
se il Ministro interrogato non ritenga di richiamare Ramco a continuare nella trattativa e assumere una forte iniziativa nei confronti dell'Eni affinché sottoscriva subito l'intesa senza imporre ulteriori paletti, nonché di considerare indispensabile valutare altre soluzioni per la ripartenza immediata delle attività di Vinyls, anche in ragione delle fideiussioni ottenute dall'Unione europea acquisendo l'impegno di Eni a farsi carico del ciclo del cloro, indispensabile per il futuro industriale italiano, e a fornire materie prime e servizi per l'immediato riavvio degli impianti Vinyls.
(3-01085)

Interrogazioni a risposta scritta:

GAGLIONE. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
all'interrogazione 4-05777 del 20 gennaio 2010 non ha fornito chiarimenti in relazione ai costi della gestione commissariale della società «Case di cura riunite s.r.l.» in Bari -:
quali siano i costi sostenuti per onorari di ciascun organo commissariale succedutosi nel tempo dall'atto del commissariamento (14 febbraio 1995) ad oggi;
quali siano i costi sostenuti dalle gestioni commissariali per incarichi esterni di consulenza e affini per il medesimo arco temporale testè citato.
(4-07325)

DONADI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in base a quanto emerge dai dati riportati dal portale dell'osservatorio dei prezzi e delle tariffe del Ministero dello sviluppo economico, al 29 aprile 2010, a marzo 2010, la corsa dell'inflazione (+1,4 per cento rispetto all'1,2 per cento di febbraio e all'1,3 per cento di gennaio) è stata sostenuta dai progressivi ed ulteriori aumenti della benzina (16,7 per cento contro il 15,7 per cento di febbraio), del diesel (16,3 per cento contro il 7,5 per cento precedente) e del gasolio da riscaldamento (11,4 per cento invece del 6,7 per cento del mese precedente). Nel loro insieme, inoltre, la benzina, il diesel ed il gasolio fanno parte dei primi dieci prodotti che incidono per il 3,5 per cento sul totale dei consumi delle famiglie e contribuiscono con il 36,6 per cento all'aumento complessivo dei prezzi di mercato;
ad aprile 2010, il prezzo industriale della benzina è continuato a crescere, toccando in Italia 0,59 Euro/litro, quasi 3 centesimi in più rispetto di quanto registrato nel mese di marzo. L'andamento tendenziale presenta un aumento del +39 per cento e facendo il confronto con altri Paesi europei, il prezzo industriale della benzina italiana risulta superiore di ben 5 centesimi di euro rispetto alla Francia e alla Germania e di 8 centesimi di euro se comparato al Regno Unito. Sempre ad aprile, il prezzo medio tasse incluse della benzina alla pompa è di 1,39 euro/litro, in

aumento di 3 centesimi rispetto a marzo e del 17 per cento rispetto ad aprile 2009;
il diesel italiano - tasse escluse - è costato, nel mese di aprile 2010, 0,59 euro/litro (quasi 3 centesimi in più rispetto a marzo) e prosegue nella generale dinamica rialzista, iniziata da più di un anno fa. In quest'ultimo caso il prezzo italiano risulta oggi superiore di 5 centesimi a quello rilevato in Francia e Germania. Su base annua, infine, il diesel fa registrare una crescita del 32 per cento. La media parziale, in Italia, fa segnare il prezzo di un litro di gasolio alla pompa a 1,22 euro/litro: un aumento di 3 centesimi rispetto a marzo; in termini tendenziali, il gasolio sale del 17 per cento rispetto a aprile 2009. Nel raffronto internazionale, il diesel alla pompa italiano risulta di 6 centesimi superiore al francese, allineato rispetto al tedesco e ben 17 centesimi inferiore a quello pagato nel Regno Unito. I dati settimanali evidenziano, per il gasolio italiano, una componente fiscale superiore di 3 centesimi rispetto alla media dei paesi dell'area euro, di 1 centesimo rispetto alla francese, ma inferiore di 23 e 4 centesimi, rispettivamente, a Regno Unito e Germania;
l'incremento della benzina in particolare, ma anche del diesel e del gasolio in Italia, risulta per molti versi inspiegabile, considerata la debolezza del prezzo del petrolio rilevata in questo ultimo periodo. Secondo i dati diffusi dal citato osservatorio dei prezzi e delle tariffe del Ministero dello sviluppo economico, infatti, negli ultime sei mesi precedenti ad aprile 2010, il prezzo del petrolio è sempre rimasto tra i 70 e gli 80 dollari a barile, quotazioni giudicate «giuste» da parte di numerosi enti internazionali. Solo nel mese di aprile 2010 il barile di petrolio inizia ad essere quotato intorno agli 85 dollari al barile;
secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, recentemente interpellato in merito al caro benzina: «Quest'anno torneremo verso il record storico del deficit energetico 2008, quando la cifra fu di 59,4 miliardi di euro, pari al 3,8 per cento del Pil. In termini relativi, solo il 1981 era andato peggio perché si era toccato il 6 per cento. Quest'anno avremo un nuovo peggioramento dopo la boccata d'ossigeno del 2009 perché il deficit energetico arriverà a 53 miliardi sempre che non peggiorino i valori del petrolio e del dollaro... abbiamo calcolato che si arriverà a 65 euro al barile contro un valore di 44 dell'anno scorso. Il deficit energetico peggiorerà del 25 per cento. Tutto questo vale mezzo punto di Pil secco che noi regaliamo ai nostri fornitori» -:
quali interventi urgenti intenda assumere il Governo alla luce di quanto descritto in premessa, al fine di proteggere i consumatori italiani e le imprese italiane da aumenti ingiustificati del prezzo della benzina, del diesel e del gasolio e più in generale dei prodotti petroliferi;
se e quali iniziative, anche normative, si intendano assumere al fine di riequilibrare il prezzo praticato sul mercato italiano di tali prodotti, nel quadro di un sistema di maggiore trasparenza nel settore dei carburanti.
(4-07337)

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Contratto di Servizio Rai-Ministero delle Comunicazioni 2007-2009, in vigore dal 30 maggio 2007 ed ancora vigente a causa del ritardo con il quale il Ministero ha fornito al Parlamento il nuovo testo da sottoporre al parere, obbligatorio, ancorché non vincolante, dispone tutta una serie di norme per disciplinare la fase della transizione dall'utilizzo della tecnologia analogica a quella digitale, per la programmazione di servizio pubblico;
alcune norme contenute nel contratto di servizio fondano la presentazione del presente atto di sindacato ispettivo, in particolare i commi 2 e 3 dell'articolo 22 del contratto di servizio, rubricato «Transizione

alla tecnologia digitale nelle Regioni all digital» che prevede: «Al fine di garantire il rispetto degli impegni di cui ai commi 1 e 2, la Rai, nel periodo che precede lo switch off, realizza tutte le attività previste per il completamento della sperimentazione nelle suddette aree all digital. La Rai realizzerà le medesime attività di sperimentazione nelle aree all digital che saranno successivamente individuate con decreto del Ministro delle comunicazioni.»;
il successivo articolo 23, rubricato «Transizione al digitale», recita: nel periodo di vigenza del presente contratto, la Rai assicura un grado di copertura effettiva dei multiplex di cui all'articolo 25 della legge 3 maggio 2004, n. 112, non inferiore al 75 per cento della popolazione in ambito nazionale entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente contratto e non inferiore all'85 per cento della popolazione in ambito nazionale entro dodici mesi dall'entrata in vigore del presente Contratto.
In tale ambito la Rai:
partecipa alle iniziative intraprese dal Ministero al fine di favorire la transizione al digitale;
sviluppa la tecnologia idonea ad assicurare la completa transizione al digitale;
adegua, in una logica di garanzia dell'utente, la suddetta tecnologia alla visione del digitale da parte degli utenti medesimi al fine dell'effettiva possibilità di accesso e fruizione;
realizza, entro un anno dall'entrata in vigore del presente Contratto, appropriati programmi per la diffusione sulle proprie reti digitali di applicazioni di televisione interattiva, finalizzati all'innovazione e all'arricchimento della propria offerta televisiva, con particolare riferimento ai servizi interattivi di pubblica utilità anche valorizzando le esperienze di collaborazione con le altre emittenti private nazionali e locali;
la Rai comunica annualmente al Ministero, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, mediante apposita relazione, lo stato di evoluzione dei propri progetti e delle attività di cui al comma 3;
la legge richiamata dalla precedente norma, la cosiddetta legge Gasparri, contiene le «Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione», il cui articolo 25, rubricato «Accelerazione e agevolazione della conversione alla trasmissione in tecnica digitale» aveva previsto tempi ben diversi per il passaggio alla tecnica digitale. Lo si ricorda in questa sede, solo incidentalmente vista la notissima inadempienza del potere esecutivo su questo punto: dal 1o gennaio 2004, il 50 per cento della popolazione avrebbe dovuto poter usufruire della tecnica digitale per raggiungere, entro il 1o gennaio 2005, il 70 per cento della stessa;
nella giornata del 18 maggio 2010, si è verificata una impossibilità oggettiva di ricevere il canale Rai News, venendo ad essere privati di un flusso di informazioni costanti nell'arco delle 24 ore, motivo per il quale il canale è stato introdotto tra quelli Rai;
alle 10.40, il direttore della testata, Corradino Mineo, rilascia la seguente dichiarazione: «Rainews informa che da questa mattina gli utenti non ci trovano più al Canale 42 della piattaforma digitale terrestre. Centinaia di mail pervenute al nostro sito e altrettante telefonate testimoniano che, in realtà, molti spettatori non riescono più in alcun modo a sintonizzarsi sul nostro Canale. Rainews non va in onda nemmeno al canale 506 della piattaforma Sky. Ci scusiamo con gli utenti. Faremo di tutto per comprendere le ragioni di questo oscuramento e di porvi rimedio. Rainews informa, inoltre, che da oggi il Canale non si chiama più Rainews24

ma solo Rainews e che, per omologare l'intera offerta aziendale, la Direzione Generale ha deciso di spostare il logo in alto a destra dello schermo. Il logo, purtroppo, risulta poco leggibile, mentre la nuova grafica impedisce, per il momento, di mandare in onda i flash, strumento indispensabile per una all news. Anche di questo ci scusiamo con gli utenti.»;
dopo pochi minuti, il CDR della testata ha dichiarato: «Oggi parte la nuova Rai, ma parte senza RaiNews24. Hanno cancellato RaiNews24 dal digitale terrestre e dal satellite. Oggi alle 12 a Saxa Rubra è convocata l'assemblea dei giornalisti di RaiNews24. Innanzitutto chiederemo un incontro urgente al direttore generale Mauro Masi e, poi, denunceremo la Rai per interruzione del servizio pubblico»;
nel pomeriggio, è di nuovo il direttore della testata a dichiarare quanto segue: «Un disguido? Sarà, ma i nostri utenti lo hanno vissuto come una censura». «Personalmente, insieme ai miei redattori abbiamo vissuto l'oscuramento della rete dovuto al passaggio al digitale in Lombardia come l'ennesima manifestazione di disattenzione da parte dei vertici RAI verso la nostra rete all news. Da tempo poniamo ai vertici domande che rimangono senza risposte. Se il problema sono io, mi cambino. Ma non si può arrivare all'assurdo per cui la RAI si amputa della sua rete all news; una rete che sta crescendo, malgrado la penuria di risorse, che si batte con successo con la all news di Sky. La scorsa settimana, ad esempio, per una giornata abbiamo vinto negli ascolti. Il problema non è solo tecnico: è politico. Ora le risposte devono arrivare, non solo dalla direzione generale, ma anche dalla presidenza. Ribadisco: se sono io il problema, mi cambino»;
nel tardo pomeriggio dall'azienda sono giunte comunicazioni con le quali si è assicurato che i disagi sono imputabili ad un intervento tecnico, necessario a garantire una più ampia copertura di Rai News;
è quindi il vicedirettore generale per la transizione al digitale terrestre, Giancarlo Leone, a definire l'accaduto, in serata, come un «temporaneo disagio per un risultato finale di maggiore visibilità e centralità nel sistema televisivo». E Leone spiega: «In occasione della riconfigurazione dell'offerta Rai sul digitale terrestre, con la nascita di nuovi canali e l'aggiornamento di canali esistenti, è stato necessario ricollocare i diversi canali, vecchi e nuovi, nei vari multiplex. In considerazione del ruolo altamente strategico che Rai attribuisce a Rai News, il canale in questione è stato ricollocato sul multiplex 1 ovvero sull'unico multiplex che consente di raggiungere il 99 per cento della popolazione (come Rai 1, Rai 2 e Rai 3) a differenza del multiplex dove era collocato in precedenza, cioè il multiplex 3, che raggiungeva al massimo il 90 per cento della popolazione»;
non tarda la risposta del CdR, che definisce «Inaccettabile è il grave disservizio causato ai telespettatori che tuttora non riescono a vedere Rainews24 sul canale 42 del digitale terrestre o non riescono a vederla per niente sul loro televisore»;
nella tarda serata anche i CdR dei vari Tg Rai si esprimono nel seguente modo: «I CdR di TG1, TG2, TG3, RadioRai, il coordinamento CdR della Testa Giornalistica Regionale (TGR), Rai Internazionale, Rai Parlamento e Televideo, esprimono la loro solidarietà ai colleghi di Rainews 24 e chiedono con forza all'azienda di prendere opportuni provvedimenti affinché non si ripeta mai più quello che è apparso come un vero e proprio "oscuramento" di un canale fondamentale nell'offerta informativa della Televisione Pubblica.»;
la vicenda prosegue anche il giorno successivo, riportando, sostanzialmente, le medesime notizie del precedente;
da sottolineare che le informazioni più interessanti sull'accaduto, provengono dallo stesso canale Rai News il quale, alle ore 14.32 del 19 maggio 2010, ha proposto

un'intervista al signor Michele Frosi, della Direzione Strategia e Sviluppo Business della RAI, proprio la direzione interessata all'accaduto il quale, in seguito alla domande della conduttrice sul perché la testata, il giorno precedente, aveva perso i due terzi dell'ascolto medio, ha dato spiegazioni tecniche analoghe a quelle di altri dirigenti, con un quid ulteriore, poiché ha quasi smentito quanto affermato il giorno precedente dal vicedirettore generale per la transizione al digitale terrestre della RAI, affermando esplicitamente che i disagi sono stati innegabili, ed imputabili alla società che eroga il servizio;
da quanto narrato sembrerebbe emergere chiaramente la possibilità che la Rai non abbia ottemperato, se non in misura estremamente marginale, agli impegni sopra richiamati, contrattualmente assunti, ed ancora vigenti, scontando uno storico ritardo sia nell'accessibilità della sua intera programmazione, sia oggettivamente danneggiando un canale tematico particolarmente brillante in termini di costi benefici per l'utenza;
si ricorda che gli impegni richiamati, assunti nel Contratto di servizio e non rispettati, sono connotanti il servizio pubblico radiotelevisivo in quanto tale: non vi può essere servizio pubblico che non rispetti tali obblighi, pena la sospensione illegittima ed arbitraria di un servizio pubblico essenziale -:
se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e nell'eventualità positiva, in qualità di sottoscrittore del contratto di servizio, quali iniziative urgenti si intendano porre in essere per riparare ai danni arrecati all'utenza e quali iniziative intenda assumere affinché sia data concreta attuazione alle norme contenute nel contratto di servizio stesso, soprattutto a causa di possibili, se non probabili, ulteriori, gravi disservizi, in vista dei successivi switch off, che interesseranno, molto gradualmente, le rimanenti regioni italiane non ancora coperte dalla ricezione della programmazione Rai con tecnica digitale terrestre.
(4-07343)

...

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta orale Delfino n. 3-01019 del 19 aprile 2010;
interrogazione a risposta orale Vico n. 3-01069 del 17 maggio 2010.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta orale Vietti e Rao n. 3-00409 del 25 febbraio 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-07323;
interrogazione a risposta in Commissione Bobba n. 5-02219 dell'11 dicembre 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-07327.

...

ERRATA CORRIGE

L'interrogazione a risposta scritta Caparini e altri n. 4-07191 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 321 del 13 maggio 2010. Alla pagina n. 13137, seconda colonna, alla riga trentatreesima, devono aggiungersi le seguenti parole: «Contestualmente, su richiesta del presentatore, il deputato Ciccioli, ne diventa il terzo firmatario».