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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di lunedì 19 luglio 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:

La VIII Commissione,
premesso che:
il territorio della Valtellina è sottoposto a considerevoli disagi causati dal mancato adeguamento ed ammodernamento delle due principali arterie che lo attraversano, la strada statale n. 36 del lago di Como e dello Spluga e la strada statale n. 38 dello Stelvio;
da molti anni la popolazione della zona sta aspettando che vengano realizzati i lavori di completamento delle opere previste dallo stesso programma delle infrastrutture strategiche;
in particolare, la strada statale 38, nella sua configurazione attuale, a causa delle sue ordinarie condizioni di saturazione del traffico, limita lo sviluppo locale del territorio e condiziona pesantemente la qualità della vita dei residenti;
proprio per risolvere i problemi di viabilità di accesso alla Valtellina è stata approvato dal CIPE il 2 dicembre 2005 il Progetto definitivo strada statale 38 lotto 1 - variante di Morbegno (Svincolo di Fuentes-Svincolo Tartano), secondo l'iter legge Obiettivo con la delibera n. 151 del 2005;
nell'ambito dell'Accordo di Programma tra l'Anas, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la regione Lombardia, la provincia di Sondrio, la Camera di Commercio di Sondrio, la comunità montana e i Comuni della Valtellina, sottoscritto il 18 dicembre 2006 dopo la valutazione dei finanziamenti, l'opera è stata suddivisa in due stralci:
tronco A - Fuentes/Cosio;
tronco B - Cosio/Tartano;
grazie a questi interventi il traffico non attraverserà più i centri abitati di Piantedo, Delebio, Rogolo, Cosio Valtellino, Morbegno, Talamona, che costituiscono il territorio di accesso alla Valtellina;
per quanto riguarda il primo stralcio - tronco A, Fuentes/Cosio - l'avvio dei lavori è avvenuto il 28 febbraio 2009, mentre l'ultimazione era prevista entro il 31 agosto 2011; si prevede un ritardo di sei mesi rispetto al cronoprogramma;
il secondo stralcio - Tronco B, Cosio/Tartano - ha concluso l'iter procedurale dal punto di vista tecnico;
nella riunione del collegio di vigilanza, tenutasi a Sondrio il 18 giugno 2010 è emerso che nel quadro finanziario, il cui importo complessivo ammonta a 280 milioni di euro (cofinanziati dalla regione, dagli enti e dalle forze economiche locali) vi è una forte incertezza rispetto ai 60 milioni di euro previsti dalla legge obiettivo, risorse indispensabili per la realizzazione dello stralcio e per la cui effettiva disponibilità è necessario attendere la formalizzazione dello stanziamento da parte del CIPE,

impegna il Governo:

a garantire l'effettivo completamento delle opere necessarie per garantire un'adeguata funzionalità del sistema viario del territorio della Valtellina;
ad impegnarsi, in particolar modo, per garantire che il CIPE deliberi lo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie per la prosecuzione dei lavori della strada statale n. 38, tenendo conto che si teme il rischio che, in assenza di un tempestivo provvedimento del CIPE, i fondi previsti possano essere dirottati altrove.
(7-00373)
«Mariani, Codurelli, Quartiani, Braga, Marantelli».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:

LETTA, BOCCIA, VACCARO, DAL MORO, DE MICHELI, MOSCA e MAZZARELLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
in data 25 giugno 2010, il professor Lamberto Cardia, presidente uscente della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), autorità amministrativa indipendente istituita con il decreto-legge 7 giugno 1974, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge n. 216 del 1974, è stato nominato alla presidenza delle Ferrovie dello Stato;
ad oggi, dalla suddetta data, la carica di presidente della Consob è ancora vacante e le relative funzioni sono attualmente svolte ad interim dal commissario anziano, professor Vittorio Conti, in ossequio a quanto sancito dalla predetta legge in caso di assenza o impedimento del presidente;
la scadenza del mandato dalla carica di presidente della Consob del professor Cardia era, altresì, nota da tempo al Consiglio dei ministri e, secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 3, del decreto-legge 7 giugno 1974, n. 95, «La Commissione è composta da un presidente e da quattro membri, scelti tra persone di specifica e comprovata competenza ed esperienza e di indiscussa moralità e indipendenza, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso»;
inoltre dal 20 marzo 2010, il commissario Paolo Di Benedetto ha rassegnato le proprie dimissioni lasciando vacante, sino ad oggi, il proprio incarico;
tra i temi in attesa di essere calendarizzati all'ordine del giorno dei lavori della Commissione nazionale per le società e la borsa c'è, tra gli altri, il regolamento attuativo della direttiva comunitaria n. 2004/25/CE sulle offerte pubbliche di acquisto, recepita, nel 2007, con decreto legislativo da parte del Governo Italiano;
ad oggi, quindi, la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) è priva del proprio presidente e di un commissario membro. È peraltro la prima volta che la contingente situazione di vacatio della carica presidenziale si protrae per un così esteso lasso temporale -:
quali iniziative di propria specifica competenza il Governo intenda adottare, e in quali tempi, per evitare il protrarsi ulteriore di una situazione che danneggia il Paese e i mercati finanziari, ritarda la determinazione di taluni provvedimenti dirimenti e incide negativamente sui consumatori.
(4-08061)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'ordinanza di applicazione della custodia cautelare nei confronti dei signori Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, al di là della vicenda penale e del suo merito, sulla quale spetta alla magistratura pronunciarsi, fa emergere un quadro sconcertante ed avvilente, in riferimento, in particolare, al contenuto di conversazioni attribuite ad appartenenti alla magistratura;
in particolare, ci si riferisce alle ripetute conversazioni che sarebbero intercorse tra il signor Pasquale Lombardi e il presidente della Corte di cassazione, dottor Vincenzo Carbone, allo scopo di favorire decisioni sollecite e favorevoli in relazione al ricorso proposto dall'onorevole Nicola Cosentino contro l'ordinanza cautelare emessa a suo carico; e alle ripetute

conversazioni intercorse tra il signor Pasquale Lombardi e il presidente della corte di appello di Milano, dottor Alfonso Marra, circa i rischi di esclusione della lista Formigoni dalla competizione elettorale per le ultime elezioni amministrative per la presidenza della regione Lombardia, e alle rassicurazioni che il presidente della corte di appello di Milano, dottor Marra avrebbe fornito al signor Lombardi circa il ricorso («È fatta benissimo, per dinci, nulla da dire, per l'amor di Dio, va bene?», pagina 33 dell'ordinanza di applicazione custodia cautelare, tribunale ordinario di Roma sezione giudici per le indagini preliminari, ufficio 21); ma anche alle conversazioni successive («...domani mattina dovrebbe uscire e poi se... se è tutto a posto! Ma anche se non è... la parte opposta... eh!... quindi... questo qua... non ti preoccupà! È fatta ormai! Ho capito tutto l'ingranaggio!»; e ancora: «Pasquali hai saputo va bè, poi ne parlammo a voce di questo... poi parlammo a voce, quando ci vediamo venerdì, va bo'?»);
appaiono gravi le conversazioni emerse riferite tra il citato presidente della Corte di cassazione, dottor Carbone, del presidente della corte di appello di Milano, dottor Alfonso Marra, e gli imputati in questione; le notizie emerse e pubblicate dalla stampa relative a dette conversazioni pubblicate nelle 61 pagine dell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare per i signori Carboni, Lombardi e Martino, sono tali da determinare il rischio che venga meno la fiducia che la collettività e il cittadino deve poter nutrire nei confronti di così alte istituzioni dello Stato, che di tutta evidenza sembrerebbe adoperarsi per fissare prima i ricorsi che interessano «gli amici», mentre quelli di altri cittadini, che «amici» non sono, giacciono per anni nelle stanze della Corte;
le conversazioni contenute nella citata ordinanza appaiono tali da far venir meno la fiducia che la collettività e il cittadino deve poter nutrire nei confronti di magistrati che, anziché reagire stizziti, palesemente accettano appoggi esterni, veri o millantati che siano, da persone che chiaramente agiscono in termini quantomeno spregiudicati per supportare la propria candidatura in un ruolo istituzionale di così alta responsabilità e prestigio quale quello di presidente della corte di appello di Milano;
sempre da quanto emerso dalla citata ordinanza, la collettività e il cittadino, ad avviso degli interroganti, non possono più nutrire fiducia in magistrati che danno giudizi fuori dal procedimento sul merito di un ricorso, che chiamano per dire a discutibili interlocutori di andarli a trovare la mattina seguente nel proprio ufficio per parlare «a voce»; che chiamano direttamente per comunicare l'esito del procedimento «negativo» e confermare che sempre «a voce» verranno spiegate le ragioni a differenza di quello che un qualsiasi cittadino potrebbe avere in una conversazione con il presidente della corte di appello di Milano o di Roma o di qualunque altro capoluogo -:
se si intendano assumere o si siano assunte iniziative ispettive per l'esercizio delle prerogative di competenza in relazione a quanto segnalato in premessa.
(4-08066)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
secondo la disciplina vigente i componenti delle commissioni tributarie provinciali e regionali, compresi i presidenti e i vicepresidenti di sezione, possono essere nominati anche tra i «magistrati ordinari» (articolo 3, decreto legislativo n. 545 del 1992);
anche i giudici di pace (magistrati onorari) appartengono all'ordine giudiziario e alla categoria dei magistrati ordinari, differenziandosi da questi ultimi solo sotto il profilo del sistema retributivo e della durata dell'incarico, in quanto onorari e a titolo temporaneo. La stessa Corte di cassazione, a sezioni unite, ha affermato che

«La funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati ordinari e di tale categoria fanno parte sia i giudici di carriera che quelli onorari» (sentenza n. 11272 del 1998);
i giudici di pace, inoltre, per espressa disposizione di legge, «sono tenuti all'osservanza dei doveri previsti per i magistrati ordinari» (articolo 10 della legge 21 novembre 1991, n. 374);
sia dal quadro legislativo che dalle autorevoli interpretazioni giurisprudenziali, non si rinviene, pertanto, un fondamento giuridico che possa giustificare l'esclusione da parte del consiglio di presidenza della giustizia tributaria dei giudici di pace dagli incarichi di presidente o di vicepresidente delle commissioni tributarie, né si rintracciano ragioni di opportunità, in quanto tra gli attuali presidenti di sezione delle commissioni tributarie non pochi sono gli avvocati o i dottori commercialisti o, comunque, coloro che non sono magistrati professionali;
mentre l'estensione degli incarichi di presidente o di vicepresidente delle commissioni tributarie ai giudici di pace potrebbe costituire una valida soluzione e consentire un minore impiego di magistrati professionali (attualmente quasi mille) presso gli organi della giurisdizione tributaria, con conseguenti evidenti vantaggi per la giustizia ordinaria, civile e penale -:
se non ritenga opportuno assumere iniziative anche normative, volte a sollecitare un riesame della disposizione che regola gli incarichi di presidente di commissione tributaria provinciale e regionale e di presidente e vicepresidente di sezione delle anzidette commissioni, al fine di superare l'ingiustificata esclusione dei giudici di pace tra le suddette funzioni;
se non ritenga utile, a tal fine, avvalersi anche delle prerogative contemplate dall'articolo 29 del decreto legislativo n. 545 del 1992, il quale, attribuendo al Presidente del Consiglio dei ministri l'esercizio dell'alta sorveglianza sulle commissioni tributarie e sui giudici tributari, dà facoltà al Presidente del Consiglio dei ministri di inviare comunicazioni ritenute opportune al consiglio di presidenza della giustizia tributaria.
(4-08072)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
dal «documento concernente i dati statistici relativi alle operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all'estero» presentato dal Ministro dell'economia e delle finanze e trasmesso alla Presidenza della Camera il 18 giugno 2010 risulta che tra i Paesi di provenienza delle richieste di rimpatrio e regolarizzazione vi è la «Città del Vaticano»;
in particolare, nel citato documento i dati statistici riferiti alla Città del Vaticano concernenti il numero dei soggetti coinvolti nelle operazioni di emersione e il valore delle attività emerse risultano indistintamente inclusi nella voce «Altri Paesi»;
il 25 gennaio 2010 nel fascicolo n. 66 del Senato della Repubblica è stata pubblicata una risposta scritta data dal Ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito nella quale, tra l'altro, affermava che «L'Istituto per le opere di religione (IOR), istituito presso lo Stato della Città del Vaticano nel 1942, con personalità di diritto canonico, ha come mandato quello di provvedere alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili ed immobili trasferiti o affidati all'istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione o di carità. L'Istituto, come evidenziato anche dalla Corte penale di Cassazione, Sezione quinta, nella sua pronuncia del 1o aprile 1987, n. 3932, è da ritenersi nella specie "ente centrale" della Chiesa cattolica. Esso, infatti, è "costituzionalmente rilevante nell'ordinamento

giuridico della Chiesa cattolica in quanto avente: personalità giuridica; autonomia patrimoniale; competenza funzionale universale, cioè estesa a tutto l'ordinamento per il raggiungimento dello scopo ad esso connaturalmente essenziale; collocazione al centro territorialmente proprio dell'universalità". In quanto ente centrale della Chiesa cattolica, pertanto, lo IOR, ai sensi dell'articolo 11 del Trattato del Laterano, reso esecutivo nell'ordinamento italiano dalla legge 27 maggio 1929, n. 810, è "esente da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili". L'indicazione dell'obbligo di non ingerenza, che si traduce "nell'esenzione da ogni ingerenza trattandosi di soggetti di diritto internazionale, non può che avere riferimento e quindi regolare le rispettive relazioni, nell'ambito delle rispettive sfere di sovranità. Nel senso che l'una sovranità, e nel caso dello Stato italiano, in tutte le sue esplicazioni pubbliche di poteri, potestà, funzioni, e quindi anche l'esercizio della giurisdizione, non può invadere la sfera dell'altra, nell'organizzazione e nell'azione di detti enti centrali della Chiesa cattolica" (si veda la sentenza citata), fra cui rientra l'Istituto per le opere di religione»;
nella XV legislatura, rispondendo all'interrogazione a risposta scritta 4-00692 dell'interrogante, la sottosegretaria Marcella Lucidi affermava che «Al novero degli enti centrali appartengono indubbiamente gli uffici e gli organismi costituenti la Curia romana, che danno vita all'organizzazione che, operando in nome e per autorità del Romano Pontefice (cf. can. 360 CIC), gestisce in via ordinaria gli affari della Chiesa universale. Detti uffici ed organismi sono elencati dalla costituzione apostolica di Giovanni Paolo II Pastor bonus (28 giugno 1988). Fra questi, l'articolo 172 enumera l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), a cui spetta "amministrare i beni di proprietà della Santa Sede, destinati a fornire fondi necessari all'adempimento delle funzioni della Curia romana". Non può, per tanto, mettersi in dubbio che all'APSA, in quanto ufficio facente parte della Curia romana, si applichi il disposto dell'articolo 11 del Trattato del Laterano". Mentre "La tipizzazione dello IOR quale ente della Chiesa Cattolica è stata riconosciuta con pronuncia della Corte penale di cassazione, Sezione quinta, 1o aprile 1987, n. 3932» -:
se confermino la validità giuridica dell'affermazione secondo la quale gli enti centrali della Chiesa cattolica sono quelli elencati nella Costituzione apostolica della Santa sede (Pastor bonus) del 28 giugno 1988 posto che la disposizione secondo la quale l'ente centrale della chiesa cattolica è «esente da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonché dalla conversione nei riguardi dei beni immobili» risale al 27 maggio 1929; ovvero se qualora dovessero essere aggiunti nuovi enti all'elenco della Costituzione apostolica della Santa sede questi sarebbero immediatamente soggetti all'articolo 11 del Trattato del Laterano;
se confermano la validità giuridica dell'affermazione secondo la quale «La tipizzazione dello IOR quale ente della Chiesa Cattolica è stata riconosciuta con pronuncia della Corte penale di cassazione, Sezione quinta, 1o aprile 1987, n. 3932», anche alla luce del fatto che successivamente a detta pronuncia, il 28 giugno 1998, è stata promulgata una nuova Costituzione apostolica della Santa sede (Pastor bonus) ma tra gli enti centrali della Chiesa cattolica non è compreso lo IOR;
se risulti al Governo quale sia l'importo delle operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione provenienti dalla Città del Vaticano perfezionate nei periodi dal 15 settembre al 15 dicembre 2009 e dal 1o marzo al 30 aprile 2010;
se risulti al Governo quante siano le richieste di rimpatrio fisico, rimpatrio giuridico ovvero di regolarizzazione provenienti dalla Città del Vaticano perfezionate

nei periodi dal 15 settembre al 15 dicembre 2009 e dal 1o marzo al 30 aprile 2010;
se risulti al Governo quale sia l'ente della «Città del Vaticano» presso cui erano depositati i fondi rimpatriati ovvero regolarizzati.
(4-08076)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i principali quotidiani (ad esempio Libero) hanno pubblicato l'elenco estremamente dettagliato degli altri nominativi presenti nella «lista Anemone», il documento sequestrato nel 2009, dalla Guardia di finanza, dal computer dell'imprenditore ritenuto al centro della «cricca» che gestiva gli appalti, relativamente agli anni che vanno dal 2004 al 2008;
come riporta un articolo del quotidiano la Repubblica di Corrado Zunino, «il rapporto tra il provveditore Angelo Balducci e il costruttore Diego Anemone era di privilegio assoluto» con «422 milioni di euro di lavori pubblici ottenuti da Anemone in dieci anni, dal 1999 al 2008»;
in particolare, come si legge nell'articolo sopra citato, «nel 1999, la prima stagione presa in esame dalla Procura, il provveditore alle Opere pubbliche del Lazio Angelo Balducci offrì all'Impresa Anemone costruzioni srl il primo lavoro al ministero dei Lavori pubblici: un impegno (riportato alla moneta di oggi) da 846 mila euro, l'unico della stagione. Nel 2000, che pure è l'anno del Giubileo di Roma, non ci sono assegnazioni individuate dal Nucleo di polizia tributaria di Roma, ma le stazioni appaltanti per quel grande evento furono soprattutto il Governo e il comune di Roma. Nel 2001 il "fatturato Balducci" del gruppo Anemone sale a 12,6 milioni con l'assegnazione del secondo appalto per i lavori pubblici e il primo di 17 per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Nel 2002 i volumi concessi sono risibili, nel 2003 modesti e nel 2004 tornano a 24 milioni con quattro lavori vinti da Anemone sotto la supervisione di Balducci. Gli importi salgono nel 2006 a 44 milioni e nel 2008, con la messa a punto dell'attività emergenziale della Protezione civile, esplodono. Con le "strutture di missione" (G8, vertici Nato, carceri) insediate in via della Ferratella, il provveditore viene liberato dai lacciuoli degli appalti pubblici ordinari: grazie ai "grandi eventi" il Governo può dargli la patente di commissario e affidargli totale discrezionalità nella scelta delle ditte da far lavorare. Il 2008 è un anno decisivo per comprendere la strategia di Anemone e la nuova libertà di movimento dell'ingegner Balducci. L'imprenditore edile di Grottaferrata in quella stagione prende 10 appalti decisivi: 320 milioni il loro valore, tre volte quello che aveva ottenuto nei precedenti 9 anni. La crescita accelerata si spiega con l'evoluzione degenerata della Protezione civile: 80 milioni più altri 21 più altri 48 arrivano dalla Presidenza del Consiglio per opere per i 150 anni dell'Unità d'Italia e poi assegni da 58, 12,8 e 59 milioni vengono staccati per il G8 della Maddalena e i Mondiali di nuoto di Roma. Sovrintende sempre Balducci, le emergenze hanno liberato gli affari. Nel grande business del 2008 resta una vecchia opera ministeriale da 171 mila euro, ma i fatturati generosi, che consentiranno al Gruppo Anemone di diventare una delle prime imprese edili del paese, arrivano solo con la turboProtezione. La tesi degli investigatori è che Angelo Balducci abbia favorito da sempre Diego Anemone, abbia costruito un rapporto con lui basandosi - da provveditore delle Opere pubbliche del Lazio, poi da presidente del Consiglio superiore - su piccole commesse ministeriali. Quando Guido Bertolaso ha iniziato a prendere su di sé poteri senza controllo, il suo commissario operativo Balducci ha potuto liberare risorse pubbliche ingenti per il costruttore utile e fedele. Tra l'altro, delle 541 ordinanze firmate dal Governo Berlusconi

in sette anni (Prodi ne licenziò 46 in due stagioni), solo il 22 per cento quantificava il valore dell'intervento. Il lavoro della Procura di Perugia per far emergere i volumi degli appalti, oggi, si sta rivelando complesso. Le nuove carte della Finanza sottolineano come in due occasioni, l'11 giugno 2001 e il 17 maggio 2006, Balducci ha assegnato un cantiere ad Anemone nel giorno in cui il governo in forza cadeva. È accaduto con l'Amato bis e poi con il Prodi bis. È come se, ragionano gli inquirenti, il funzionario pubblico temesse che con il cambio di esecutivo potesse variare la struttura operativa dei Lavori pubblici mettendo in discussione il "sistema di privilegio". Ma i Governi Berlusconi non hanno mai limitato il ruolo di Balducci, offrendogli anzi, con il varo della Superprotezione, un potere assoluto»;
il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, precisa agli organi di stampa «che la cosiddetta "lista Anemone", relativa ai soggetti che hanno usufruito di prestazioni da parte delle imprese riferibili all'imprenditore, non è mai stata trasmessa, comunicata o comunque portata a conoscenza della procura della Repubblica di Roma» (Ansa 14 maggio 2010 alle ore 13,21 dal titolo: Inchiesta G8: Procura Roma, Lista Anemone a noi sconosciuta);
tuttavia, in un articolo pubblicato il 18 maggio 2010 dal quotidiano La Repubblica a firma di Francesco Viviano dal titolo: «La lista Anemone insabbiata - così sparì nel porto delle nebbie», occhiello «La Guardia di Finanza: fu consegnata al procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, adesso indagato a Perugia per abuso d'ufficio e corruzione», si può leggere tra l'altro: «"Adesso basta, siamo stanchi di passare per insabbiatori, qualche mela marcia nel nostro Corpo c'è ma la stragrande maggioranza di noi rispetta il giuramento fatto allo Stato. Il libro mastro di Anemone, quella lista con i 412 nomi, era stato consegnato nel 2008 in Procura a Roma". Come dire: è lì che la lista si è fermata, riposta in qualche cassetto e dimenticata. E così, dal fitto riserbo della Guardia di finanza trapela un'accusa pesante, che sarà presto verificata dai pubblici ministeri di Perugia e Firenze, pronti a interrogare generali ed ufficiali delle Fiamme Gialle: ad insabbiare quell'elenco che ha provocato un vero e proprio terremoto politico-giudiziario, sarebbe stata la procura di Roma. Quell'elenco sarebbe stato consegnato nel 2008 al procuratore aggiunto della capitale, Achille Toro. Il magistrato si è dimesso dall'ordine giudiziario nel febbraio scorso dopo essere stato indagato con l'accusa di essere la talpa del gruppo di cui facevano parte i funzionari pubblici Angelo Balducci, Fabio De Santis, Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone. È a lui, secondo quanto trapela dall'interno della Guardia di Finanza, che l'elenco fu consegnato. Le Fiamme Gialle lo avevano appena ritrovato tra il materiale sequestrato negli uffici di Anemone. Dentro, 412 nomi di vip che avrebbero ricevuto omaggi e favori, per ristrutturare case (anche se molti hanno dimostrato di avere pagato regolarmente) o addirittura per comprarle (vedi i 900 mila euro girati da Anemone a Scajola per l'acquisto della casa con vista sul Colosseo). Solo che quell'elenco poi è sparito: i pubblici ministeri romani coordinati da Achille Toro, così hanno sostenuto in un recente interrogatorio a Perugia, non lo hanno mai visto. "Controllo operato il giorno 14 ottobre 2008 nei confronti delle imprese di Anemone Diego e del fratello Daniele" è scritto nel lungo rapporto dei Ros di Firenze che hanno indagato sui Grandi eventi, dal G8 ai Mondiali di nuoto alla Scuola dei marescialli di Firenze. Quel giorno, alle ore 10,33, annotano i carabinieri del Ros, Daniele Anemone informa il fratello Diego che si trovava alla Maddalena per seguire da vicino i lavori per il G8, che la Guardia di finanza era negli uffici romani del gruppo Anemone ed anche in quelli del commercialista Stefano Gazzani»;

secondo notizie di stampa sarebbero almeno 15 le rogatorie partite per il Lussemburgo, la Svizzera, il Belgio, la Francia, San Marino, e persino la Tunisia, perché proprio lì, nel Nord dell'Africa, secondo il racconto dell'ex autista di Angelo Balducci, Laid Ben Hidri Fathi, il suo datore di lavoro e i soci potrebbero aver investito, e molto;
quello che per i magistrati si presenta come il principale nodo da risolvere è riuscire a ottenere informazioni dalla Città del Vaticano, e in particolare dalla sua banca, lo Ior. I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavernesi avrebbero già pronta una rogatoria per lo Stato oltretevere, perché ritengono che il deus di tutta questa operazione, ovvero Balducci, grazie ai buoni uffici ed alla carica di «Gentiluomo del Papa», possa aver trasferito proprio in quelle casseforti buona parte delle sue rendite. È stato lui stesso, infatti, a parlare di un conto corrente di sua proprietà allo Ior. Lo ha fatto con il pubblico ministero Henry John Woodcock, mentre questo indagava a Potenza su uno strano affare immobiliare che coinvolgeva massoni internazionali e servizi segreti;
secondo notizie di stampa, ed in particolare l'articolo dei Il Messaggero del 17 maggio 2010, «Dalla ricostruzione fatta dal pubblico ministero, i cui atti sono stati acquisiti dalla procura umbra, il ruolo di intermediario in questa vicenda venne assunto da monsignor Franco Camaldo, prelato d'onore di Sua Santità e cerimoniere pontificio, che divenne poi - sempre secondo l'accusa - il beneficiario di un pagamento di 380 mila euro che sarebbe stato «offerto» per coprire i debiti derivati dall'acquisto di una villa dove avrebbe dovuto avere sede un nuova loggia massonica. Un affare mai realizzato che sembra potersi ricollegare a un assegno dello stesso importo, che avrebbe avuto uguale finalità, che è stato individuato su un conto corrente della Deutsche bank, datato Merano e intestato a una società del posto»;
sembra ormai «un fatto certo» che la procura voglia puntare sulla banca vaticana, anche «perché buona parte dei lavori eseguiti per i Grandi eventi fanno riferimento a immobili e beni dello Stato pontificio. La risposta a una rogatoria è attesa anche per la posizione di don Evaldo Biasini, il quale potrebbe risultare prestanome e custode all'estero di altri conti.» (quest'ultimo è stato soprannominato «il prete bancomat») L'articolo prosegue inoltre: «Come si vogliono conoscere i movimenti di denari su eventuali banche estere del coordinatore del Pdl, Denis Verdini. Il suo nome compare nelle dieci pagine di rogatorie inviate dalle procure di Perugia e Firenze in Lussemburgo. Insieme con il parlamentare compaiono l'ex procuratore aggiunto della Capitale, Achille Toro, suo figlio Camillo, Fabio De Santis, Riccardo Fusi, Guido Cerruti e alcuni altri personaggi che farebbero parte della «cricca». Sono tanti i soldi che gli inquirenti stanno cercando di rintracciare nei 1.143 rapporti bancari. Di questi, 263 sono ricollegabili a Balducci, Anemone, e a loro amici e parenti. E almeno trenta sono quelli intestati alla segretaria del costruttore, Alida Lucci. L'ex provveditore ai lavori pubblici risulta intestatario di un conto presso il Bank Julius di Zurigo, grazie ai prestanome Roberto Di Mario e Maria Letizia Confronte. Mentre non si sa ancora molto di un conto a San Marino, riferibile alla famiglia dell'ex Commissario per i mondiali di nuoto, Claudio Rinaldi e a sua madre Mimma Giordani. Le autorità bancarie del Lussemburgo hanno già comunicato che Balducci e Rinaldi hanno chiuso due conti presso l'Unicredit Luxembourg Sa, grazie allo Scudo fiscale. Ne rimangono aperti due a nome «Cordusio Spa», intestati sempre a loro, il primo contenente 3 milioni di euro, e il secondo oltre due. A Rinaldi appartiene anche un conto svizzero all'Ubs. Inoltre, è stato segnalato un passaggio di titoli azionari dal conto dell'ex Commissario a quello di Balducci per oltre 900 mila euro. L'Unità di informazione finanziaria delegata ai rapporti con l'esterno ha segnalato anche altri versamenti «anomali» effettuati in contanti, a distanza di poche ore. Rinaldi, ad esempio, riceve 300 mila euro il 2

aprile del 2003. Il giorno dopo Balducci ne versa 738 mila in contanti sul suo conto. La coincidenza si ripete in più di una circostanza: il 25 marzo del 2003 a Balducci vengono accreditati 526 mila euro, e lo stesso giorno Rinaldi riceve sul suo conto 250 mila euro -:
se il Governo non ritenga necessario che non vengano in alcun modo ostacolate le 15 rogatorie richieste dai magistrati di Perugia e partite per il Lussemburgo, la Svizzera, il Belgio, la Francia, San Marino, la Tunisia e lo Ior, la banca del Vaticano, per ottenere documentazione e tracciabilità bancaria, anche finalizzata a rintracciare i 1.143 rapporti bancari, dei quali 263 sono ricollegabili a Balducci, Anemone, a loro amici e parenti ed almeno 30 sono intestati alla segretaria del costruttore, Alida Lucci, mentre l'ex provveditore ai lavori pubblici risulta intestatario di un conto presso il Bank Julius di Zurigo, grazie ai prestanome Roberto Di Mario e Maria Letizia;
se risulti che la cosiddetta «cricca degli appalti», che sembra aver esportato i soldi all'estero tramite i normali canali bancari ed essersi avvalsa del terzo scudo fiscale per ripulire i proventi di attività illecite, non abbia altresì trovato ausilio indiretto nelle larghe maglie dei controlli di vigilanza, e, infine, se il Governo, anche sulla base del rapporto trasmesso dall'Unità di informazione antiriciclaggio della Banca d'Italia (Uif) al Ministro dell'economia e delle finanze ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo n. 231 del 2007, sia a conoscenza di quante segnalazioni in merito all'attività di antiriciclaggio siano state effettuate da parte della citata Unità di informazione, preposta alle attività di prevenzione, e quanti rapporti siano stati effettuati da parte della stessa Uif alla magistratura penale, posto che, in alcuni casi più gravi e controversi, gli ispettori di via Nazionale riferiscono al Governatore della Banca d'Italia invece che all'autorità giudiziaria.
(4-08077)

SCILIPOTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
per quanto costa all'interrogante, l'Istituto nazionale della previdenza sociale lamenta una forte carenza di organico;
in particolare, per il ruolo di personale amministrativo dell'INPS, area funzionale B, posizione economica B1 l'organico INPS sarebbe carente di circa 1000 unità;
con bando pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 agosto 2007 l'INPS bandiva un concorso pubblico per esami, per l'assegnazione di 50 posti nei ruoli del personale amministrativo dell'INPS, area funzionale B, posizione economica B1 e le cui prove si sono concluse nell'aprile del 2010;
la grave carenza di organico lasciava prevedere l'imminente assunzione degli idonei e dei vincitori del concorso, bensì, in seguito all'entrata in vigore del decreto-legge n. 134 del 30 dicembre 2009, meglio conosciuto come mille proroghe e convertito dalla legge n. 25 del 2010, l'INPS ha provveduto a bloccare le assunzioni;
in particolare, la norma prevede che entro il 30 giugno 2010 si apporti la riduzione del 10 per cento delle dotazioni organiche;
in data 18 marzo 2010 è stato emanato un decreto del Presidente del Consigli dei ministri che autorizzerebbe l'INPS ad assumere 179 unità;
tale provvedimento diventa un investimento prezioso che consente all'ente un ingente risparmio di spesa, considerato che da anni l'INPS ricorre a contratti di lavoro a tempo determinato (l'ultimo stipulato in data 24 marzo 2010 per una spesa complessiva di 24 milioni di euro);
al termine dell'ultima prova concorsuale i candidati risultati idonei (269) si sono riuniti in COVICB1 INPS (Comitato vincitori ed idonei del concorso INPS B1), con l'intento di sensibilizzare la classe

politica sulla necessità dell'assunzione degli idonei del concorso bandito tre anni fa;
l'attesa si basa su un presupposto essenziale: l'INPS non ha mai nascosto la forte carenza di organico per il profilo B1, anche in virtù delle recenti domande di pensionamento (circa 150 per il profilo B1) così come risulta da documenti ufficiali;
sotto tale profilo rileva, innanzitutto, il bilancio preventivo dell'INPS dell'anno 2009 nel quale si precisa che «Nel corso del 2007 è proseguita la contrazione della consistenza di personale in forza che alla data del 31 luglio 2008 è pari a 30.379 unità, con una riduzione del 2,66 per cento rispetto alla consistenza al 31 dicembre 2007 e una carenza complessiva rispetto all'organico di 4.535 unità» (confronta, bilancio preventivo INPS 2009), carenza che si evince anche dal rapporto annuale INPS del 2009 in cui si afferma che «A fine 2009, la consistenza del personale INPS risultava essere di 27.955 dipendenti, con una carenza del 12,8 per cento rispetto alla dotazione organica prevista»;
sussistono anche altri documenti che dimostrano la carenza di personale, tra questi, la deliberazione del CIV INPS n. 4 del 30 marzo 2010 nella quale risulta in maniera inequivocabile che «L'Istituto, nell'arco di 15 anni, ha subito un progressivo ridimensionamento in base al quale la consistenza del personale è passata da 45.000 dipendenti a poco più di 27.000» (confronta, deliberazione del CIV INPS n. 4 del 30 marzo 2010);
carenza di organico che discende da un processo di riorganizzazione che non ha basi solide ed, invero, era già conosciuta tale situazione nell'anno 2007 così come risulta nella relazione della Corte dei conti sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'INPS per l'esercizio 2007, anno in cui è stato bandito il concorso, nella quale si afferma chiaramente che «In tema di personale, la consistenza delle presenze nel 2007 riafferma l'andamento regressivo, con una scopertura perdurante anche nel 2008, nonostante la riduzione della dotazione organica voluta dalla legge n. 133/2008, sia per le aree A-B-C, che per le aree dirigenziale e dei professionisti» (Relazione della Corte dei conti per l'esercizio 2007), carenza confermata dalla stessa Corte nella relazione per l'esercizio 2008 (vedi, pagina 43) -:
quali urgenti iniziative intendano adottare i Ministri interrogati al fine di consentire all'INPS di superare l'attuale carenza di organico, mediante l'assunzione delle rimanenti unità richieste dall'ente, e quale sia la tempistica per l'effettivo impiego di tutte le risorse necessarie.
(4-08084)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
come riferisce l'agenzia «ANSA» dell'11 luglio è tornata la paura a Scaletta Zanclea dopo la caduta di un costone roccioso sopra il torrente Saponara;
già il 1o ottobre 2009 in seguito all'alluvione che provocò la morte di 37 persone, alcune a Scaletta, soprattutto nel quartiere Foraggine, distante 150 metri dal punto in cui il 10 luglio 2010 la montagna ha nuovamente ceduto;
proprio il 10 luglio era la data prevista per la consegna dei lavori di messa in sicurezza dell'alveo del torrente Saponara, lo stesso alveo che in pochi secondi è stato sepolto dal fronte della montagna staccatosi: una massa di terra e detriti che, secondo i tecnici, ha un volume di 15 mila metri cubi;
molti residenti attribuiscono la responsabilità dell'accaduto a quei lavori, costati 542 mila euro;

afferma il signor Antonino Cucinotta, testimone dell'evento, si tratta di «lavori del tutto inutili, non estranei a questo disastro. Stavo lavorando nel mio terreno, ho sentito un boato terrificante, ho visto la montagna sgretolarsi. Osservando lo scenario, ho capito. Da mesi ogni giorno vedo potenti escavatori togliere tonnellate di materiale dall'alveo del torrente nell'ambito di lavori che, come dice il cartello, dovrebbero essere di messa in sicurezza. Non è un caso che la montagna abbia ceduto esattamente nel luogo in cui sono stati eseguiti questi lavori»;
che questi lavori abbiano quanto meno contribuito a determinare il cedimento lo avrebbe ammesso anche il responsabile tecnico dei lavori, dottor Gaetano Sciacca, ingegnere capo del genio civile di Messina, nel corso di un incontro con i residenti nell'aula consiliare del comune di Scaletta;
come sostiene la signora Irene Falconieri, portavoce del gruppo cittadino per Scaletta racconta: «Sciacca ci ha chiesto scusa e ha ammesso che i lavori possono aver determinato la nuova frana». E aggiunge: «Siamo tutti preoccupati, e viviamo nel terrore. Settembre è alle porte, e alle prime piogge una nuova tragedia è dietro l'angolo. In nove mesi, cosa è stato fatto? Praticamente nulla, in quanto la situazione è la stessa e anzi, quel poco che è stato fatto, come abbiamo visto, ha solo peggiorato la situazione gettando duemila persone nell'angoscia» -:
se quanto sopra esposto corrisponda al vero;
in particolare, se la nuova frana che si è abbattuta su Scaletta Zanclea sia da attribuire a lavori per «la messa in sicurezza» e da chi tali lavori siano stati dettagliati ed eseguiti;
se sia vero quanto afferma la signora Falconieri, e in particolare che in nove mesi non è stato fatto «praticamente nulla» e in tal caso quali iniziative, nell'ambito delle rispettive prerogative, intendano adottare.
(4-08085)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il giornalista Francesco Grignetti, in un articolo pubblicato su La Stampa del 14 luglio 2010, afferma che l'ex comandante della Guardia di finanza, nonché ex direttore del servizio di sicurezza militare SISMI e attuale consigliere di Stato Nicolò Pollari avrebbe deciso, ai tempi in cui era comandante generale della Guardia di finanza, di «schermare le sue proprietà» e, in particolare, le abitazioni a Roma e a Rocca di Cambio in Abruzzo risulterebbero di proprietà della società «Iniziative immobiliari romane»;
nel citato articolo si legge: «La questione del patrimonio Immobiliare di Nicolò Pollari alimenta i peggiori sospetti della procura di Perugia. È inspiegabile perché il generale, ai tempi in cui era comandante generale della Finanza, abbia deciso di "schermare" le sue proprietà. Con l'effetto indiretto di evadere il fisco, va da sé...» -:
quali iniziative, per quanto di competenza, intendano promuovere al fine di accertare le ragioni per cui le proprietà del generale siano state «schermate»;
se ancora lo siano;
se siano stati adempiuti tutti gli obblighi fiscali relativi a tali immobili.
(4-08086)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la stampa ha largamente diffuso le gravi, sconcertanti affermazioni contenute nelle 61 pagine dell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare del tribunale ordinario di Roma, sezione giudici

per le indagini preliminari ufficio 21 nei confronti dei signori Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, ed attribuite al capo degli ispettori del Ministero della giustizia Arcibaldo Miller;
il 5 marzo il signor Martino avrebbe telefonato al dottor Miller a proposito di auspicate ispezioni del Ministero della giustizia nei confronti dei giudici della corte d'appello di Milano; e il dottor Miller avrebbe offerto delle spiegazioni: «...È un fatto soltanto...tecnico. A meno che non si denunzino che sono state fatte delle irregolarità! Denunzino che hanno fatto degli imbrogli nel senso che hanno travisato i fatti...E allora sotto questo aspetto devono fare un esposto in cui dicono...che i giudici della corte di appello hanno fatto delle irregolarità...precisano e chiedono un intervento di controllo del Ministero della giustizia...»;
a queste si sarebbero succedute altre conversazioni e incontrerà l'imputato signor Lombardi, il dottor Miller e il dottor Angelo Gargani, altro magistrato che lavora al Ministero;
a questo lavorio per ottenere la riammissione della lista Formigoni prima, per interventi sui giudici di Milano poi, numerosi, circostanziati riferimenti fanno comprendere che non sia rimasta estraneo il Sottosegretario alla giustizia, e magistrato, Giacomo Caliendo -:
se sia consuetudine del capo degli ispettori del Ministero della giustizia fornire a cittadini «consigli» su come operare per ottenere ispezioni ministeriali a uffici e distretti giudiziari;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, si siano adottate nei confronti dei dottori Arcibaldo Miller e Angelo Gargani;
se il Sottosegretario alla giustizia, senatore Caliendo, si sia interessato alle vicende della riammissione della lista Formigoni di sua iniziativa o in concerto con il responsabile del Ministero della giustizia, in che cosa sia consistito il suo operato e intervento;
se corrisponda al vero che il Ministro interrogato si sia impegnato con il presidente Formigoni ad intervenire in relazione ad un determinato affare, come sembrerebbe emergere dalle intercettazioni pubblicate dalla stampa, e, in caso affermativo, in cosa consistesse tale intervento.
(4-08089)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto emerso da notizie di stampa (e ampiamente riferito da tutti i quotidiani il 14 luglio 2010) i lavori nell'abitazione romana dell'ex Ministro dello sviluppo economico onorevole Claudio Scajola a via Fagutale, e in quella del generale Francesco Pittorru, sempre a Roma in via Merulana, non sarebbero stati pagati dai diretti interessati, e la ditta Anemone li avrebbe caricati sulla contabilità di quello che era all'epoca il servizio di sicurezza civile SISDE;
detti lavori figurano come «lavori effettuati nella ristrutturazione della caserma di piazza Zama» -:
a quanto ammontino le spese per detti lavori;
chi abbia autorizzato dette operazioni;
come dette autorizzazioni siano state giustificate;
se non si ritenga di dover avviare una verifica per accertare se si tratti di casi singoli, o se, al contrario, altri lavori di ristrutturazione figurino come lavori effettuati in caserme o strutture dello Stato;
se non si ritenga di dover avviare azioni per la restituzione delle cifre che - in tutta evidenza - il servizio di sicurezza civile ha sostenuto senza esser tenuto a farlo.
(4-08092)

LEOLUCA ORLANDO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
gli organi di stampa hanno ampiamente riportato, nei giorni scorsi, notizie di pressioni che sarebbero state esercitate sulla Corte costituzionale o sui suoi componenti in riferimento alla legge detta del «lodo Alfano», da parte di esponenti della maggioranza e del Governo; e ciò nel più generale quadro della ipotizzata esistenza di un gruppo di pressione giornalisticamente denominato «P3» -:
quali iniziative, anche informali, abbiano eventualmente assunto Ministri o Sottosegretari di Stato nei confronti della Corte costituzionale o di suoi singoli componenti in occasione o in riferimento al giudizio di legittimità sul provvedimento legislativo detto «lodo Alfano».
(4-08093)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:

RENATO FARINA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in data 12 luglio a Caracas, Venezuela, viene perquisito in casa e arrestato con l'accusa di terrorismo Alejandro Pena Esclusa, facente parte di «Fuerza Solidaria», un movimento di opposizione al presidente Hugo Chavez;
Fuerza Solidaria risulta essere un movimento democratico e pacifico, vessato perché in contrasto con le posizioni del presidente Chavez; altri episodi in passato dimostrano che Fuerza Solidaria è stata vittima di persecuzioni che violano il diritto alla libera espressione del pensiero;
numerose fonti concordano nel denunciare la presenza nelle carceri venezuelane di numerosi prigionieri politici, come riferisce la CNN, in un articolo del 13 luglio 2010: «Le organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno frequentemente accusato Chavez di intimidazioni o condanne di cittadini a causa delle loro posizioni politiche. In Giugno la Inter American Commission on Human Rights (Commissione inter americana per i diritti umani) ha spedito una lettera al Ministro degli esteri venezuelano nella quale critica il Governo sui suoi standard di libertà di espressione. In Febbraio la Commissione aveva emesso una relazione di 319 pagine che accusava il Venezuela di continue violazioni dei diritti umani. La relazione dichiarava che una carenza di indipendenza del sistema giudiziario e legislativo, nelle loro relazioni con Chavez, molto spesso porta a degli abusi. La relazione sostiene che non a tutti gli individui è garantito il pieno godimento dei loro diritti a prescindere dalle loro posizioni sulle politiche di Governo. La Commissione inoltre nota che il potere punitivo del Paese viene usato per intimidire o punire le persone per le loro opinioni politiche. La Commissione Inter Americana per i Diritti Umani è un ente indipendente dell'organizzazione degli stati americani. Gli oppositori di Chavez sostengono che il Governo reprime gli oppositori politici e l'espressione delle libere idee tramite la carcerazione basata su accuse inventate o togliendo le licenze per tv e radio e facendo chiudere i giornali. Ci sono circa 40 di questo tipo di prigionieri politici nelle carceri venezuelane sostiene infine il rapporto.»;
nel caso specifico la perquisizione del suo appartamento sarebbe stata eseguita in seguito alle informazioni ottenute da Francisco Chavez Abarca, salvadoregno detenuto a Cuba; sarebbero state trovate nel suo appartamento quantità di esplosivo e più di 100 detonatori;
la moglie di Pena, Indira de Pena, in un'intervista ad un programma radiofonico colombiano «La Hora de la Verdad» sostiene che la detenzione del marito sia un imbroglio; sostiene che gli agenti avrebbero avuto l'audacia di piazzare quegli esplosivi in casa loro, addirittura ne hanno posti alcuni nel cassetto della scrivania

della figlia di 8 anni; avrebbero collocato gli esplosivi in casa mentre il marito era ammanettato e lei era in un'altra stanza;
l'avvocato di Pena, Alfredo Romero, ha raccontato che non gli è stato permesso di entrare nell'appartamento durante la perquisizione;
i rapporti tra la Repubblica Italiana e la repubblica Bolivariana del Venezuela sono ottimi, come risulta dall'«accordo strategico» sottoscritto a Caracas tra il Presidente Chavez e il Ministro interrogato nel maggio 2010 -:
se il Governo ritenga veritieri i sopraccitati fatti e quale sia la posizione del Governo in relazione a quanto accaduto;
se non ritenga doveroso, nell'interesse dei buoni rapporti tra i nostri Paesi, accertarsi che il Governo venezuelano vigili sul rispetto dei diritti umani;
se non intenda richiedere al Governo del Venezuela un adeguamento agli standard internazionali di rispetto delle libertà civili e democratiche;
se non intenda prendere iniziative nelle opportune sedi internazionali.
(5-03253)

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferisce un articolo pubblicato su Corriere.it del 16 luglio 2010, si apprende che è stata annunciata dal 27 al 30 luglio nel mare compreso tra la Toscana, Sardegna, Corsica e Provenza il «Primatist Trophy 2010», una gara di motonautica nel santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos;
secondo le norme create apposta per proteggere le aree naturali, si tratta di una attività vietata, come qualsiasi altra attività che possa generare disturbo o mettere in pericolo l'ambiente e la vita degli animali del parco;
il fatto che si possa svolgere una simile competizione in questa straordinaria riserva dove vivono almeno 32.800 esemplari di stenelle (mammiferi della famiglia dei delfini) e 830 balenotteri, secondo le stime dei ricercatori dell'università di Barcellona, di Greenpeace e dell'istituto Tethys sarebbe dovuta all'assenza di una direzione, almeno nella sua parte italiana, e alla conseguente mancanza di controlli sul rispetto delle regole e dei limiti all'impatto umano su quello che è uno dei più interessanti habitat protetti del Mediterraneo;
se ne sarebbero accorti, quasi per caso, i dirigenti nazionali di Legambiente che per denunciare la violazione si sono rivolti a Philippe Robert, segretario della «parte italiana» del parco apprendendo, in assenza di annunci ufficiali da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare o da parte di altri organismi, che non era più in carica dal gennaio 2010 -:
se il Ministro non ritenga di dover bloccare immediatamente la gara di motonautica «Primatist Trophy 2010» prevista dal 27 al 30 luglio nel santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos;
se sia vero che attualmente il Parco è privo di una direzione, per quali motivi da gennaio 2010 ad oggi non si sia provveduto ad una sostituzione di Philippe Robert e quali misure il Ministro intenda adottare per assicurare la gestione di Pelagos.
(4-08075)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta L'espresso di venerdì 16 luglio 2010, l'accesso alle spiagge italiane è reso sempre più difficoltoso dalle privatizzazioni, dall'incuria pubblica, dall'abusivismo oltre che dal proliferare di lidi;
l'articolo evidenzia in particolare la diffusione della prassi delle «barriere doganali» ad opera di certi gestori di lidi che esigono un pedaggio anche da chi non si ferma da loro, pratica ovviamente illegale e che sarebbe particolarmente ricorrente in Sardegna, Liguria e Toscana, come confermano i dati dell'Adoc (Associazione per la difesa e l'orientamento dei consumatori);
in Puglia sarebbero ben 250 i chilometri di spiagge che, in virtù di recinzioni non scavalcabili, rendono inaccessibile le coste se non anche i panorami. Un fenomeno aggravatosi dal passaggio di competenze, avvenuto un anno fa, dalla regione ai singoli comuni, secondo Pasquale Salvemini, presidente del Wwf Puglia, che denuncia, nell'ultimo anno, la concessione di deroghe a pioggia, oltre 500, con la conseguenza che i lidi privati, i ristoranti e le strutture ricettive si sono allargate, a danno del paesaggio costiero;
gli ambientalisti di Wwf stimano che in Abruzzo sono a rischio per lo meno cento chilometri di costa il mare in virtù di disposizioni normative che riconoscerebbero a tutti i lidi abruzzesi il diritto di blindare con una palizzata la propria spiaggia ed altre situazioni gravi vi sarebbero anche in Sicilia, e in particolare a Siracusa, dove da tre anni il quotidiano La Sicilia sta conducendo una campagna per la riconquista dei bagnasciuga;
come casi in cui l'assenza di manutenzione delle amministrazioni locali si traduce in accesso negato vengono riportati fatti accaduti in Liguria, e in Toscana, all'Isola d'Elba;
lungo il Tirreno si registrerebbero numerosi lidi abusivi con personale che chiede di pagare il pedaggio magari anche per raggiungere spiagge libere come accaduto a Posillipo dove, ad esempio, un lido abusivo con tanto di chiosco in legno, ferro e mattoni, corredato da 300 lettini, sugli scogli della zona archeologica di Palazzo degli Spiriti, alla Gaiola, recentemente sequestrato (il quinto di fila dopo un raid dei carabinieri), imponeva un «pedaggio» (illegale) di due euro a chi voleva raggiungere la spiaggetta libera di Marechiaro;
secondo la capitaneria di porto di Roma: «Sul litorale da Torvajanica a Santa Marinella, ma anche più avanti verso Anzio, incontri fenomeni di abusivismo totale: c'è chi si piazza senza alcun titolo in una spiaggia libera e la occupa con lettini, ombrelloni e sdraio [...]»;
troppo spesso anche i proprietari dei «veri» lidi fanno di tutto per impedire il libero accesso alla battigia che, invece, dovrebbe essere garantito per legge;
i volontari di Legambiente Lazio per tutta la scorsa estate hanno battuto i 17 chilometri di costa, dalla foce del Tevere fino a Torvajanica, e hanno avuto la conferma di ciò che sospettavano. Quasi nessuno garantisce il diritto al mare: su 56 stabilimenti solo tre sono rispettosi del bagnante e della legge;
le spiagge libere sono in via d'estinzione. Sempre ad Ostia, secondo una rilevazione dei Verdi, il rapporto è 80 a 20 per le private. Nel resto della penisola la situazione non migliora: in Sardegna le spiagge sono tutte date in concessione. Inoltre, un provvedimento della regione Sardegna permette agli alberghi entro un chilometro e mezzo dal mare di reclamare una spiaggia tutta per loro;
nonostante siano 6.100 gli stabilimenti balneari che insistono sul demanio marittimo lungo 7.500 chilometri di costa,

lo Stato incassa al massimo un centinaio di milioni di euro l'anno dai canoni di concessione;
l'esiguità della somma sarebbe dovuta in parte alla mancata piena applicazione della normativa vigente e dall'altro al fatto che la concessione demaniale dello Stato italiano è bassa rispetto al giro d'affari, stimato da Nomisma, di 15 miliardi di euro -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei dati in premessa e se li confermi;
se e come intenda monitorare le diverse cause del fenomeno della progressiva riduzione dell'accesso libero alle spiagge;
se e quali azioni intenda promuovere per assicurare una regolamentazione unitaria ed omogenea della gestione delle spiagge italiane ed il diritto di tutti al libero accesso ai litorali;
se e come il Governo intenda assicurare il pieno rispetto delle norme vigenti in materia di riscossione dei canoni di concessione demaniale e se il Governo intenda rivedere i canoni di concessione demaniale.
(4-08078)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta La Repubblica di lunedì 12 luglio 2010, a Ercolano il museo antiquarium è una struttura fantasma: nonostante sia stato costruito 35 anni fa e inaugurato due volte, nel 1978 e nel 1993, non è mai stato aperto;
i quattromila reperti archeologici che dovrebbe ospitare giacciono da anni blindati nel caveau di una banca o depositati in magazzini, alcuni dei quali infiltrati dalle piogge, tra le quali la mobilia annerita dai 500 gradi della nube ardente vulcanica e la «statua di bronzo di Bacco»;
anche le «terme», la parte più suggestiva degli scavi, sono chiuse al pubblico: i visitatori si trovano la porta d'ingresso chiusa a chiave e nessun cartello a spiegare il motivo. Stessa sorte per il «teatro antico», il più famoso essendo il primo scavo fatto nel 700: è inaccessibile al pubblico. I trecento calchi dei corpi carbonizzati dall'eruzione del 79 d.C., rinvenuti al livello della spiaggia sotto una coltre di 19 metri di fango vulcanico, ancora non sono stati esposti nel luogo di ritrovamento, nonostante i lavori per il loro allestimento siano iniziati 12 anni fa;
una situazione del tutto simile si ritrova a Pompei dove, ad esempio, il sito dei fuggiaschi, un gioiello degli ultimi scavi della metà anni Novanta finanziati da fondi Fio, è incredibilmente sbarrato da una fune sgualcita. Anche qui nessun cartello offre una qualsiasi spiegazione -:
per quali ragioni i musei di Ercolano e Pompei non siano accessibili al pubblico;
quali provvedimenti si intendano adottare per tutelare il patrimonio ancora sottratto alla vista dei visitatori nell'attesa di renderlo fruibile e quali azioni si intendano promuovere a tal fine.
(4-08067)

...

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:

DONADI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
in questi ultimi anni è esponenziale la crescita di truffe esercitate sia tramite

i mezzi di comunicazione che con il passaparola, per contrastare questo fenomeno molto viene fatto dalle Forze dell'ordine e altrettanto da associazione create ad uopo;
tra i vari fenomeni truffaldini esiste quello delle psico-sette che sta diventando un vero fenomeno sociale;
ne è un esempio ciò che viene esposto in un articolo del Corriere Mercantile del 30 maggio 2010, nel quale la dottoressa Lorita Tinelli, psicologa del Cesap (centro studi psicologici) lancia un allarme concreto contro quei gruppi di persone che promuovono lo sviluppo della personalità, schiavizzano la mente di adepti e devastando loro la vita, con l'unico fine di estorcere rilevanti somme economiche alle vittime;
nel 1981 venne abolito il reato di plagio dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981, che rilevò un contrasto tra l'articolo 603 del codice penale e gli articoli 21 e 25 della Costituzione;
dal 1981 ad oggi si è creato un vuoto legislativo nel quale operano i «manipolatori della mente» e proliferano organizzazioni, comunità, leader carismatici capaci di sfruttare tutti i meccanismi persuasivi capaci di scardinare ogni forma di difesa da parte di persone attirate in una trappola di suggestioni e promesse;
spesso tali personaggi non hanno nemmeno titoli accademici atti all'esercizio di qualsiasi professione inerente la loro truffa;
per convincere le vittime adotterebbero suggestioni di massa, ma ancora peggio la tecnica del PNL (programmazione neuro linguistica) tecnica che dovrebbe essere riservata agli psicologi;
nelle scorse legislature sono state molte le proposte di legge in merito al reato di plagio o manipolazione mentale, presentate in entrambe i rami del Parlamento che non hanno visto la fine del loro percorso legislativo;
in questa legislatura sono molteplici le proposte di legge sempre inerenti il tema, già presentate senza avere ancora iniziato il loro iter -:
se il Ministro, vista la situazione contingente di crisi economica e sociale che sta coinvolgendo il nostro Paese, che amplifica le incertezze, le insicurezze e le paure generazionali, non ritenga di approntare un'iniziativa normativa atta a colmare questo vuoto legislativo, tenendo conto, se lo riterrà opportuno, delle indicazioni che emergono dalle proposte di legge già assegnate in commissione giustizia.
(4-08062)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dal quotidiano Vivi Enna del 16 luglio 2010, una persona ristretta nell'istituto di pena ennese, mentre stava riposando, è caduto dal letto al castello a terra, riportando delle ferite alla testa. I medici gli hanno dovuto dare tre punti di sutura al cuoio capelluto per chiudere la ferita lacero contusa;
l'incidente è avvenuto nell'area «Indiano», dove si trovano i detenuti protetti per crimini a sfondo sessuale e all'interno della quale, in una cella di pochi metri quadrati, si trovano ospitati tre detenuti che per dormire utilizzano un letto a castello;
a riferire sull'incidente è stato il segretario provinciale del Sappe, Filippo Bellavia, il quale ha dichiarato quanto segue: «È stato necessario l'intervento della guardia medica ennese e il successivo ricovero al Pronto soccorso dell'ospedale, ma ormai in questo carcere ogni giorno si segnalano incidenti, sembra di trovarsi davanti ad un bollettino di guerra. Sicuramente è stato un incidente che si poteva evitare sempre che i detenuti fossero nelle condizioni di dormire in brande, mentre invece sono costretti a dormire in letti a castello che arrivano sino a pochi centimetri

da un tetto alto 4 metri. Se ci fosse stato un presidio medico attivo 24 ore al giorno, non sarebbe servito portare il detenuto all'ospedale, e si sarebbe potuto evitare così un ulteriore carico di lavoro e stress psicofisico per gli agenti»;
il carcere di Enna, che potrebbe contenere fino a 140 detenuti, ne contiene allo stato attuale 205, quindi nell'impossibilità di poter offrire servizi efficienti e immediati, mentre di contro le guardie penitenziarie sono costrette ad effettuare turni di lavoro stressanti e di conseguenza pericolosi non potendo fornire ai detenuti una presenza costante -:
quali dati aggiornati siano a disposizione del Governo in relazione alla situazione riscontrata presso il carcere di Enna, con particolare riguardo al numero di detenuti effettivamente presenti nella struttura e al tasso di sovraffollamento in essa riscontrato;
quali urgenti iniziative intenda assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del predetto istituto di pena; in particolare, entro quali tempi preveda che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali iniziative siano state assunte o programmate e quali misure si vogliano attuare per porre rimedio alle carenze del personale civile (educatori, psicologi e assistenti sociali) e della polizia penitenziaria assegnati presso il carcere di Enna.
(4-08070)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa Adnkronos del 16 luglio 2010, la notte del 15 luglio, nel carcere di Piacenza, un detenuto italiano di 40 anni si è reciso una vena del collo con una lametta;
l'episodio è stato raccontato da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, il quale ha riferito come il recluso sia stato «salvato grazie al pronto intervento di un agente della polizia penitenziaria in servizio nella sezione detentiva, il quale, rischiando anche di poter eventualmente contrarre malattie infettive, ha tamponato la profonda ferita con le lenzuola. Subito dopo il detenuto, che si trovava a Piacenza da una settimana, è stato portato in ospedale, dove è stato operato questa mattina»;
il segretario generale aggiunto del Sappe spiega inoltre che: «I tentativi di suicidio nelle carceri Emiliane salgono a 5 nell'ultimo mese. A Piacenza, come nella maggior parte delle carceri italiane, c'è poco personale di polizia penitenziaria e il sovraffollamento ha raggiunto limiti ormai intollerabili. I detenuti sono circa 420, mentre gli agenti in servizio, in questo momento, sono poco più di 90. Infatti, oltre alla carenza cronica di circa 30 unità, attualmente ne mancano altri 45, assenti a vario titolo. Bisogna ricordare che da giugno è in atto anche il piano ferie e, quindi, l'organico è ulteriormente ridotto. Questa notte, in servizio, c'erano appena dieci agenti» -:
quanti e quali siano i casi di suicidi, tentati suicidi e aggressioni che risultano al Governo essersi verificati nei primi sei mesi del 2010;
se dai dati sia ravvisabile un aumento dei casi suddetti, e quali ne siano le ragioni secondo il Governo;
se il Governo intenda adottare misure urgenti per porre riparo alla situazione, e quali.
(4-08071)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
su La Gazzetta di Mantova del 12 luglio 2010 è stata pubblicata una lettera

proveniente dal carcere di Mantova e destinata al sindaco, alla locale procura, all'Asl, alla regione e al provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria;
nella lettera i detenuti reclusi nella casa circondariale di via Poma sostengono che la loro situazione non è affatto migliorata rispetto agli ultimi mesi. Resta il sovraffollamento (presenti in media 220 detenuti a fronte della capienza massima di 120), la carenza di agenti, il blocco delle attività ricreative;
gli autori della missiva spiegano che nel carcere sono stati cambiati i vecchi materassi di spugna, sono state acquistate delle brande pieghevoli che evitano ai reclusi in sovrappiù di dormire per terra, sono stati sistemati alcuni locali-doccia e sono in corso di ristrutturazione alcune celle piccole. Ma, a parte queste note positive, per il resto rimangono i gravi problemi di sempre: il sovraffollamento ha come corollari il fatto che sia impossibile spostare i detenuti in altre strutture per sistemare il carcere e il fatto che non sia più possibile dividere la popolazione carceraria per il tipo di reato commesso;
la contemporanea riduzione del numero di agenti di custodia fa sì che molte delle attività culturali, ricreative e sportive che il carcere di Mantova potrebbe offrire risultino impossibili: si potrebbe fare teatro, guardare film o organizzare corsi di musica; oppure usare la palestra, o l'aula computer che non si riempie che al massimo una volta all'anno. Scrivono a tal proposito i detenuti: «Basterebbe veramente poco per far sì che anche in questo regime di sovraffollamento si rendesse la permanenza in questa struttura meno problematica per tutti. Abbiamo capito che la parola carcere non interessa a nessuno, ma all'interno ci siamo noi e siamo esseri umani» -:

quali iniziative e provvedimenti intenda adottare per fare fronte alla situazione sopra riportata.
(4-08073)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da un lancio dell'agenzia di stampa Asca del 16 luglio 2010, un ragazzo, poco più che 25enne, è morto il giorno dopo la sua uscita dal carcere di Napoli;
l'uomo era stato arrestato una decina di giorni fa accusato di scippo. Sposato con due figli, venditore ambulante di gelati, soffriva di ipertensione. Martedì scorso esce dal carcere e, secondo i familiari, era «pallido, provato, sofferente»; dopodiché, mentre era a casa, di notte, l'uomo si sente male. Due suoi parenti si recano all'ospedale Pellegrini per chiedere l'intervento dell'ambulanza che però, raccontano, in quel momento non era disponibile. Decidono, così, di portare a piedi il ragazzo, in braccio. Ma all'arrivo in ospedale, i sanitari decretano già il decesso;
secondo i familiari dell'uomo, la causa del decesso sarebbe rinvenibile nella terapia che i medici del carcere hanno cambiato al detenuto durante i giorni di detenzione «per il troppo caldo» -:
se, con riferimento alla vicenda esposta in premessa, intendano avviare, negli ambiti di rispettiva competenza, una indagine amministrativa interna al fine di appurare se, nel caso di specie, siano state garantite al detenuto - in modo tempestivo ed adeguato - le cure e l'assistenza che il suo stato di salute richiedevano e quindi se non siano ravvisabili responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte del personale medico e/o amministrativo assegnato presso l'istituto di pena dove l'uomo ha trascorso il suo breve periodo di detenzione.
(4-08074)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
un lancio dell'agenzia di stampa Adnkronos del 12 luglio 2010 ha dato

notizia del fatto che nella casa di lavoro di Saliceta San Giuliano (Modena) è cominciata la protesta degli internati, che hanno iniziato a battere violentemente pentole e altri oggetti contro le inferriate delle celle;
la notizia è stata confermata dal segretario generale aggiunto del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Giovanni Battista Durante, il quale ha spiegato anche che gli internati avrebbero scritto una lettera a varie autorità, chiedendo la concessione delle licenze previste dall'ordinamento penitenziario, per poter trascorrere alcuni giorni fuori dalla struttura detentiva;
le predette licenze, sostengono gli internati, non vengono concesse dalla magistratura di sorveglianza atteso che, attualmente, nella casa di lavoro di Saliceta, internati in licenza sono 13, mentre nella struttura ce ne sono 84;
la protesta degli internati sta creando molti problemi di gestione al personale di polizia penitenziaria, ormai ridotto al minimo per le note carenze di organico. In questo periodo, a seguito del piano ferie, il personale è ulteriormente ridotto. Sarebbe pertanto opportuno un immediato invio di agenti di polizia penitenziaria per far fronte all'emergenza;
ad avviso dell'interrogante nelle case di lavoro del nostro Paese, la misura di sicurezza detentiva è divenuta una variante solo nominalistica della pena, riducendosi a strumento per aggirare i princìpi di garanzia propri delle sanzioni. La questione è diventata ancora più grave laddove si consideri che la misura di sicurezza - che, è d'uopo ricordare, non è correlata alla colpevolezza ma alla pericolosità sociale - non solo si è trasformata nella sua pratica attuazione in una pena mascherata, ma è addirittura una pena a tempo indeterminato -:
negli ultimi 5 anni e per ciascun anno, quante licenze e a quanti internati siano state concesse negli istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive e quale sia stata la percentuale del numero di licenze concesse rispetto alla popolazione di ciascun istituto;
se nella casa di lavoro di Saliceto San Giuliano ci sia stata negli ultimi 5 anni una diminuzione sensibile e progressiva delle licenze concesse rispetto alla popolazione ivi ristretta e, in caso affermativo, se ritenga di doverne approfondire le ragioni;
quali provvedimenti intenda adottare al fine di aumentare l'organico degli agenti di polizia penitenziaria assegnati presso la casa di lavoro di Saliceta San Giuliano, ciò anche alla luce del piano ferie che ne ha ulteriormente ridotto l'organico;
se non intenda promuovere le opportune iniziative normative dirette a limitare l'applicazione delle misure di sicurezza ai soli soggetti non imputabili (abolendo il sistema del doppio binario) o comunque volte ad introdurre una maggiore restrizione dei presupposti applicativi delle misure di sicurezza a carattere detentivo, magari sostituendo al criterio della «pericolosità» (ritenuto di dubbio fondamento empirico) quello del «bisogno di trattamento».
(4-08090)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta L'Espresso di venerdì 16 luglio 2010, il progetto di

un'autostrada a pagamento che attraversa Verona, a meno di due chilometri dagli edifici storici e voluta dal sindaco Flavio Tosi, sta provocando polemiche e proteste;
si tratterebbe di una vera autostrada in città: lunga 13,2 chilometri, a quattro corsie, oltre a quelle di emergenza, quattro chilometri in galleria, 436 milioni di euro di costo destinati ad aumentare, pedaggio obbligatorio, 50 anni di concessione e cinque anni di lavori;
la strada sorgerebbe a due chilometri dall'Arena e a meno di un chilometro e mezzo dal Teatro romano, a 950 metri dall'ospedale, in sopraelevata dentro il parco naturale del fiume Adige;
non si tratta certo di un progetto destinato a costringere i cittadini ad utilizzare i mezzi pubblici: infatti, l'auspicato filobus è oggetto di tagli di spesa nell'ambito della manovra finanziaria predisposta dal Ministro dell'economia e delle finanze in discussione in Parlamento. Inoltre, il sindaco Tosi avrebbe cancellato anche la progettata tranvia della precedente giunta;
l'autostrada sarà costruita con soldi privati: capofila è la società d'ingegneria Technital, che ha creato la progettazione e diretto i lavori dell'autostrada Palermo-Messina, finita sotto inchiesta perché, secondo i magistrati, «non sussistevano i requisiti minimi di garanzia della sicurezza della circolazione» (questa autostrada è, inoltre, interessata da un raro esempio di rampa d'accesso in autostrada direttamente sulla corsia di sorpasso);
l'altra società partecipante è la Mazzi Costruzioni: si tratta dell'impresa che ha finanziato nel 2008 la campagna elettorale di Tosi sindaco;
a giudizio di Alberto Sperotto, presidente del comitato dei cittadini contro l'autostrada, con la nuova arteria ci sarà la riduzione del 19 per cento del trasporto pubblico, peggiorerà il tempo medio di spostamento e aumenteranno le zone congestionate;
poiché il solo pedaggio non varrebbe l'investimento, sarebbero state previste aree di compensazione: l'ente pubblico espropria terreni e li cede gratuitamente al concessionario dell'autostrada. Finora, sono stati previsti 150 mila metri quadrati di territorio, anche in zone pregiate e tutelate. Se tali zone fossero espropriate per mano pubblica a meno di 10 euro al metro quadrato, potrebbero valere, nelle prossime aree edificabili, dai 700 ai mille euro al metro quadrato: circa 130 milioni. Il business che gira attorno agli espropri gratuiti è il seguente: parcheggi a pagamento, un albergo di 70 camere per l'ospedale di Borgo Trento, un autoparco per Tir con un altro albergo da cento camere, bar, ristorante, pompe di benzina;
secondo i sostenitori dell'autostrada in città essa nascerebbe soprattutto dalla necessità di decongestionare il quartiere di Veronetta, ma l'argomentazione appare contraddittoria, poiché nella stessa zona si sta ampliando il vecchio ospedale di Borgo Trento dove sono previste 32 sale operatorie e si parla dell'urgenza di reperire 3.600 posti auto e dunque di un ulteriore incremento del traffico -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza del progetto descritto in premessa e se lo confermino;
se, in particolare, sia vero che tra le aree interessate agli espropri vi sono anche zone pregiate e sottoposte a vincolo e come intendano tutelarle per evitare danni al patrimonio storico-artistico (l'Arena di Verona) e al paesaggio;
se e come intendano agire affinché l'intero progetto sia fermato o rivisto e siano invece sostenute opere volte al rafforzamento del trasporto pubblico e al miglioramento del tempo medio di spostamento, con un contenimento della congestione dovuta al traffico;
per quali ragioni partecipi al progetto la Technital, considerata l'inchiesta nella quale è stata precedentemente coinvolta.
(4-08069)

TESTO AGGIORNATO AL 10 FEBBRAIO 2011

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:

BERTOLINI e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel nostro Paese i casi di violenza da parte di stranieri, soprattutto di religione islamica, nei confronti delle mogli e dei figli, compiuti in nome del fondamentalismo e dell'oscurantismo religioso sono sempre più numerosi;
sul quotidiano Libero dell'8 luglio 2010 si legge degli ennesimi casi di violenza a Reggio Emilia e Milano;
a Milano un'italiana di origine marocchina ha denunciato di essere minacciata dal padre di fare la fine di Sanaa Dafani perché ha un fidanzato italiano, ma i genitori e il fratello vogliono che sposi un marocchino;
un marocchino di 36 anni, residente a Montecchio (Reggio Emilia), sposato dal 2009 con una connazionale di 22 anni, ha iniziato a maltrattarla, sentendosi in diritto di schiavizzarla, in base al contratto matrimoniale stipulato, costringendola a più ricoveri in ospedale per le percosse e violenze subite;
il marocchino, ignaro del fatto che intanto anche in Marocco il diritto di famiglia ha subito modifiche ed è incentrato sul riconoscimento dei diritti della donna, è stato arrestato e deve rispondere dei reati di lesioni, violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia;
violenza fisica e sessuale, ma anche matrimoni imposti, poligamia e imposizione del burqa sono solo alcune delle vessazioni a cui sono sottoposte ancora troppe donne in Italia; si tratta di fenomeni alimentati dalla disinformazione, dall'isolamento, dalla mancata conoscenza dei propri diritti;
i tanti episodi di violenza compiuti nei confronti delle donne musulmane oltre a suscitare indignazione e ferma condanna, devono anche far riflettere sul fatto che la maggior parte di essi sono compiuti da componenti dei loro nuclei famigliari e da persone del loro stesso credo religioso -:
se il Ministro sia a conoscenza di tali fatti;
se sia in grado di fornire dati relativi a vicende che vedono coinvolte donne islamiche vittime di violenze e soprusi all'interno dei propri nuclei famigliari avvenuti nel nostro Paese negli ultimi cinque anni;
se non ritenga necessario avviare, con la collaborazione degli enti locali, un'indagine approfondita per verificare quante situazioni analoghe, non denunciate, ci siano nel nostro Paese e per verificare la reale situazione delle donne straniere che vivono in Italia.
(4-08064)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferisce la giornalista Rosaria Capacchione nell'articolo «Zagaria, l'impunità del boss-imprenditore», pubblicato su Il Mattino del 3 giugno 2010, Pasquale Zagaria, fratello del capo della cosca camorrista dei Casalesi, considerato lo stratega della scalata del clan a Piazza Affari e degli investimenti immobiliari in Emilia Romagna, e in Lombardia, il 15 marzo del 1991, sorpreso nella sua abitazione in compagnia di due uomini armati, sia stato solamente denunciato e successivamente assolto;
il 5 dicembre del 1995 il suddetto Zagaria sarebbe riuscito a sfuggire miracolosamente all'operazione di polizia denominata in codice «Spartacus», e successivamente il tribunale del riesame ha annullato l'ordinanza che lo riguardava;
nel settembre del 1996, accusato di aver operato illecitamente per poter gestire in monopolio i lavori dell'alta velocità,

è stato condannato a sei anni, ma successivamente scarcerato per decorrenza dei termini, e per celebrare l'appello sono trascorsi ben dieci anni; e non è ancora stata fissata l'udienza in Cassazione;
finito nuovamente sotto inchiesta nel 2006, dopo una latitanza di un anno, si è consegnato nel 2007, è stato condannato in primo grado a otto anni e otto mesi, ma ancora non si è neppure fissata la data del processo di appello;
le denunce coraggiose della giornalista Rosaria Capacchione, anche in considerazione di quanto segnalato in premessa in relazione alla situazione di Pasquale Zagaria, richiedono che sia assicurata adeguatamente la protezione della citata giornalista -:
quali iniziative abbia assunto o intenda assumere per tutelare la libertà e la sicurezza della giornalista Rosaria Capacchione.
(4-08091)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:

CATANOSO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'11 marzo 2010, il direttore generale per il personale scolastico del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha emanato un decreto esecutivo in applicazione dell'articolo 1, comma 4-quinquies, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2009, n. 167;
in virtù del suddetto decreto il personale docente ed educativo, iscritto nelle graduatorie ad esaurimento, che ha già stipulato contratto a tempo indeterminato nella scuola statale per posto di insegnamento o classe di concorso viene depennato da dette graduatorie e da quelle di circolo e di istituto di I fascia dove eventualmente risulta iscritto, potendo usufruire dell'«"istituto della mobilità professionale" per passare ad altro posto di ruolo o ad altra classe di concorso»;
il personale A.T.A. appartiene allo stesso comparto del personale docente con i medesimi vincoli contrattuali, mentre il suddetto provvedimento riguarda, solo una parte del personale della scuola escludendo il personale A.T.A;
pur dando atto della bontà del provvedimento dell'11 marzo 2010, non si comprende, a giudizio dell'interrogante, l'evidente disparità di trattamento, che desta dubbi sul piano della legittimità, ai danni di una categoria di lavoratori già destinataria di pesanti tagli degli organici;
anche il personale A.T.A. con contratto a tempo determinato è incluso nelle graduatorie permanenti su base provinciale dove vengono inseriti, come per il personale docente, anche i lavoratori a tempo indeterminato;
ad aggravare la situazione del personale A.T.A. assunto a tempo determinato è la possibilità data al personale a tempo indeterminato di usufruire dell'istituto della mobilità professionale per il passaggio ad un ruolo superiore e, proprio quest'anno con il decreto direttoriale n. 979, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha indetto una procedura selettiva per il passaggio all'area professionale superiore del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario;
ai vincitori di questa procedura selettiva è stata riservata una quota delle assunzioni in ruolo destinata al personale precario;
a giudizio dell'interrogante, anche per il personale A.T.A. si deve prevedere la

possibilità di depennare il personale con contratto a tempo indeterminato dalle graduatorie provinciali consentendo il passaggio di profilo esclusivamente tramite l'istituto della mobilità professionale -:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa.
(4-08068)

TESTO AGGIORNATO AL 10 FEBBRAIO 2011

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SAMPERI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il 31 luglio 2010 verranno a cessare, se non interverrà alcun provvedimento di proroga, le agevolazioni contributive in agricoltura per le zone svantaggiate e montane introdotte nel 2006;
tutta la Sicilia, ai fini delle agevolazioni contributive, ricade in zona ultrasvantaggiata e frontaliera o montana e pertanto verrebbero colpite tutte le imprese agricole siciliane che assumono manodopera nonché tutte le imprese commerciali e cooperative di lavorazione, manipolazione, confezionamento e commercializzazione di prodotti agricoli;
la mancata approvazione di un provvedimento di proroga delle agevolazioni determinerebbe dal 1o agosto 2010 un aumento dell'88 per cento dei contributi da versare per le zone svantaggiate (circa 6,5 euro in più per ogni giornata di lavoro) e del 20 per cento per le zone montane (un euro in più) con un onere contributivo per le imprese siciliane che supererebbe i 50 milioni di euro in ragione d'anno;
ciò aggraverebbe irrimediabilmente la già difficile condizione in cui versano migliaia di imprese agricole e commerciali, alle prese con una crisi di vasta portata, a tutti nota, con drammatiche conseguenze sull'occupazione e un più diffuso ricorso al lavoro nero;
le organizzazioni di categoria hanno convocato per lunedì 19 luglio 2010 presso la camera di commercio di Catania un incontro-conferenza stampa, al quale sono stati invitati il presidente della regione, il presidente della provincia di Catania e i parlamentari eletti a Catania, i sindaci della provincia, le organizzazioni sindacali, per informare l'opinione pubblica del grave rischio che corrono le imprese agricole, cooperative e commerciali -:
se intenda assumere iniziative affinché si proceda ad un'immediata proroga delle agevolazioni contributive e ad una loro successiva stabilizzazione al fine di scongiurare un colpo mortale all'economia siciliana.
(5-03251)

NASTRI e CARLUCCI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
da alcune settimane, si discute del prezzo del latte alla stalla e in particolare, gli allevatori lamentano che i prezzi riconosciuti dall'industria italiana sono troppo bassi, chiedendo un aumento del 20 per cento e paventando in caso contrario, scioperi, manifestazioni di protesta e blocchi degli stabilimenti;
gli industriali del settore, ritengono tuttavia ingiustificati gli aumenti richiesti, impegnandosi a garantire un aumento del 4 per cento in linea con quanto accade nel resto d'Europa e con le esigenze delle famiglie italiane;
a giudizio dell'associazione italiana lattiero casearia, tutto il latte prodotto negli allevamenti italiani viene acquistato e trasformato in Italia;
a parità di qualità il prezzo riconosciuto agli allevatori è il più alto d'Europa; in Lombardia infatti ammonta a 33,156 centesimi al litro, prezzo ritenuto congruo solo pochi mesi fa;

il vero ricavo secondo Assolatte, è maggiore e supera i 40 centesimi al litro: oltre al prezzo base, infatti, gli allevatori italiani incamerano i premi di qualità, i contributi europei e l'Iva;
l'aumento richiesto dagli allevatori a parere della suddetta associazione, appare non giustificabile, e rischia di mettere fuori mercato la produzione effettuata in Italia, danneggiando il cosiddetto made in Italy;
negli ultimi due anni in particolare, l'industria del settore ha ridotto i propri costi e reso più efficienti i processi produttivi, consentendo di ridurre i prezzi dei prodotti in commercio; ad esempio nell'arco di un anno il prezzo medio del latte fresco al consumo è diminuito anche di 25 centesimi al litro;
l'Istat inoltre ha evidenziato come grazie all'impegno dell'industria lattiero casearia, solo nel 2009, il risparmio per le famiglie italiane ha superato i 270 milioni di euro e conseguentemente l'aumento richiesto dagli allevatori porterebbe ad un aumento dei prezzi al consumo, con un maggiore costo per le famiglie compreso tra 500 e 700 milioni di euro, cifre a giudizio di Assolatte, inaccettabili che creerebbero evidenti problemi economici alle famiglie italiane -:
se le cifre rappresentate dall'Associazione italiana lattiero casearia corrispondano a quelle in possesso del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali;
se non intenda infine valutare l'opportunità di convocare i rappresentanti degli allevatori del latte, nonché delle imprese agricole e industriali al fine di addivenire a soluzioni condivise che non danneggino entrambe le categorie e in particolare la filiera del latte italiano.
(5-03254)

...

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere:
se sia vero che circa otto milioni di vaccini contro l'influenza A giacciono nei container-frigo della Croce rossa italiana a Roma, e sono ormai prossimi alla scadenza: 58 mila dosi, in particolare, scadranno alla fine del mese di luglio; altre scadranno il 31 agosto, il 30 settembre, il 31 di ottobre, e che di conseguenza verranno smaltiti e distrutti;
se sia vero che i vaccini siano costati circa sessanta milioni di euro, 7,7 euro per dose;
se sia vero che i vaccini inutilizzati siano stati restituiti da asl e aziende ospedaliere cui nei mesi scorsi erano stati consegnati; quanto sia costata questa operazione di consegna e riconsegna, e a carico di chi gravino queste spese;
se sia vero che altri 2,4 milioni di dosi del vaccino siano state consegnate all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), perché «siano destinati ai Paesi in via di sviluppo»;
perché siano state consegnate all'OMS solo 2,4 milioni di dosi, e se non si ritenga preferibile consegnare anche le restanti dosi, piuttosto che lasciarle scadere e dunque destinarle alla distruzione -:
se le dosi consegnate all'OMS siano state cedute a titolo gratuito, o al contrario siano state pagate, e quanto.
(4-08060)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
come riferiscono agenzie di stampa - un architetto di 42 anni è entrato in coma, nel nuovo ospedale Garibaldi di Nesima a

Catania, dopo un intervento per togliere i punti di sutura in seguito all'asportazione della radice di un dente;
l'ipotesi avanzata dai legali della famiglia è che «non siano state eseguite le prove ipoallergiche sulla tollerabilità alle sostanze contenute nell'anestesia» -:
di quali elementi disponga in relazione alla vicenda di cui in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo.
(4-08065)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
a Maglie, Ezio Armando Capurro è proprietario della Copersalento, per decenni un sansificio, poi trasformato in inceneritore di rifiuti e quindi in stabilimento per la produzione di energia. Varie sono state le denunce, le ispezioni, le chiusure, fino a quella definitiva posta dalla provincia di Lecce, dovuta all'inquinamento. La Copersalento è stata, infatti, accusata di aver superato per oltre 400 volte i limiti massimi di emissione di diossina;
secondo quanto riporta Terra di giovedì 8 luglio 2010, in Liguria, il pubblico ministero Biagio Mazzeo ha chiesto e ottenuto di sequestrare l'area dell'ex oleificio di Avegno, di proprietà del consigliere regionale Ezio Armando Capurro, perché la zona non è stata bonificata e si è trasformata in una discarica pericolosa -:
se i Ministri siano a conoscenza di quanto in premessa e di quali informazioni dispongano o intendano acquisire in merito alle attività di bonifica dell'ex oleificio di Avegno.
(4-08079)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
da notizie riferite dalla stampa e dai notiziari televisivi si apprende che a Rossano nel casentino una neonata è deceduta, che il reparto dell'ospedale risultava chiuso e non era disponibile l'ambulanza -:
come sia potuto accadere questo ennesimo, gravissimo, inqualificabile caso di mala-sanità;
se non ritenga, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, di inviare i suoi ispettori per accertare le responsabilità per l'accaduto;
dal momento che si sono succeduti, negli ultimi mesi, una quantità di altri gravi episodi di cattiva sanità, e in molti casi i pazienti sono deceduti proprio a causa di questi ingiustificabili disservizi, quali iniziative si siano intraprese al riguardo.
(4-08080)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
come informa la giornalista Daniela Baresi in un articolo pubblicato dal quotidiano Il Gazzettino nella sua edizione del 20 giugno 2010, secondo i dati raccolti dal tribunale del Malato si registra una inquietante escalation di furti all'interno delle strutture ospedaliere ai danni di pazienti e malati;
secondo i dati raccolti dal tribunale del malato, il record negativo spetta alle strutture ospedaliere della Lombardia, con una media di cinque furti al giorno; mentre il Veneto si posiziona al secondo posto con una media di tre denunce al giorno; in Friuli Venezia Giulia una ogni due giorni, una ogni cinque in Trentino Alto Adige;
nelle corsie si ruba di tutto, dal vestiti al cibo, dai medicinali alle attrezzature sanitarie, e come riferisce il direttore generale

dell'Asl di Rovigo Adriano Marcolongo, uno dei furti più frequenti sembra essere quello di dentiere;
secondo un sondaggio dell'agenzia sanitaria regionale del Veneto sulla percezione che i pazienti hanno dell'assistenza ospedaliera, molti interpellati hanno dichiarato si sentirsi «minacciati» -:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda promuovere, sollecitare e comunque adottare in relazione al fenomeno sopra segnalato.
(4-08081)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
nel gennaio del 2008 la regione Campania ha promosso lo studio Sebiorec, che prevedeva il prelievo di campioni di sangue materno di 780 persone e del latte materno di 50 donne, in tredici comuni delle province di Napoli e Caserta;
detta ricerca si proponeva come scopo analizzare la presenza di diossine e metalli pesanti;
il progetto in questione nasceva al culmine di mesi di preoccupazioni, allarmi e timori circa i danni alla salute dei cittadini campani, provocati dalle discariche abusive, dai roghi dell'immondizia, da decenni di sversamenti di sostanze pericolose e nocive da parte delle ecomafie;
la lista delle persone coinvolte nel monitoraggio, informava il Consiglio nazionale delle ricerche, scelto per realizzare l'indagine, insieme all'Istituto superiore di sanità, all'Osservatorio epidemiologico, Registro tumori delle ASL di Napoli e a cinque tra le aziende sanitarie locali della regione Campania, «è stata composta casualmente, in modo proporzionale alla popolazione locale, in una fascia di età che va dai 20 ai 64 anni, e in Comuni scelti per diverso livello di rischio ambientale»;
a distanza di due anni dalla ricerca, dichiara il sindaco di Acerra Tommaso Esposito, «ancora nulla si conosce riguardo ai risultati. Eppure ricordo bene che a dicembre dello scorso anno, nel corso di una riunione alla quale parteciparono anche rappresentanti dell'Istituto Superiore di Sanità, si disse che i dati di Sebiorec sarebbero stati resi noti entro poche settimane. Come sindaco e come medico chiedo che si sappia al più presto cosa c'è in quei documenti, o almeno ci si dica perché non sono ancora stati resi pubblici»;
risulta in corso una campagna di sensibilizzazione, che si concreta nell'invio di e-mail, messaggi e telefonate ai responsabili delle aziende sanitarie locali che si sono occupati dello studio, il cui scopo è chiedere che fine abbiano fatto i risultati del Sebiorec che dovevano essere pubblicati entro la fine del 2009;
il timore che circola tra la popolazione interessata è che le autorità sanitarie stiano cercando di nascondere qualcosa, e che in quei dati vi siano cifre e risposte particolarmente allarmanti -:
quali siano le ragioni del ritardo della diffusione dello studio Sebiorec;
a quali conclusioni sia giunto lo studio Sebiorec e cosa gli studiosi abbiano trovato nel sangue di chi si è sottoposto alle analisi;
se il rapporto sia stato o no trasmesso dall'Istituto superiore di sanità alla regione Campania;
in caso negativo, per quali ragioni il citato rapporto non sia ancora stato trasmesso.
(4-08082)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 17 luglio 2010 il sito on line «Corriere.it» ha pubblicato un articolo firmato Nino Luca, intitolato «Cosa farò fra tre

mesi senza il mio farmaco?», e che per la sua importanza e drammaticità, si ritiene opportuno pubblicare integralmente: «Angela, 25 anni, affetta da morbo di Wilson, ha lanciato una richiesta di aiuto sul web: "Sono una ragazza di 25 anni, affetta dal morbo di Wilson...". La mail ai mezzi d'informazione sembra l'ultima speranza per Angela. E non solo per lei. Anche Franco e Anna, suo fratello, di 37 anni, e sua sorella, di 32, vivono nell'attesa di una buona notizia. Angela studia economia all'Università di Cosenza, ma la sua vita è in provincia di Crotone, a Roccabernarda, poco più di tremila abitanti. Porta il cognome degli Iaquinta. In Calabria sono un'infinità. Uno, Vincenzo, cugino di cugini, è noto a tutti per essere diventato campione del mondo con la Nazionale di calcio. Al contrario la storia di Iaquinta Angela non riesce a farsi strada. Anzi, rischia di finire nel dimenticatoio. Angela, Franco e Anna sono affetti dal morbo di Wilson, malattia che deve il nome al suo primo osservatore, il neurologo britannico Samuel Alexander Kinnier Wilson, che nel 1912 ne osservò e descrisse i sintomi: un accumulo di rame nel fegato e nel cervello che può provocare gravi danni e anche la morte. Dal morbo di Wilson non si guarisce, ma si può controllarlo con un farmaco. Che comincia a essere difficile da trovare. La famiglia di Angela ha già vissuto un momento terribile nel 1985 quando, un quarto fratello, Tommaso, a soli 16 anni, anche lui colpito dal morbo di Wilson, non ce la fece. Rientrò in tutta fretta dalla Svizzera dov'era emigrato con la famiglia in cerca di fortuna. Ma in Calabria fu fatta una diagnosi sbagliata: epatite C. D'altronde il morbo di Wilson è un vero puzzle scientifico, difficile da diagnosticare perché può essere confuso con molte altre condizioni. Ma se la diagnosi giusta arriva tardi, l'esito può essere fatale. Come nel caso di Tommaso. "Oggi - dice Angela - anche noi ci sentiamo in pericolo. Da quando sono piccola assumo un farmaco, il «Pemine» che serve a tenere sotto controllo la malattia. Adesso scopro che la casa farmaceutica che ne è titolare ha deciso di interromperne la produzione. Sono venuta a conoscenza del fatto solo per caso, navigando su Internet. Ci dicono che c'è disponibilità del prodotto solo per altri tre mesi. E dopo? Io e i miei fratelli non siamo gli unici in Italia con questa patologia, riconosciuta come «rara» dallo Stato italiano. Rara e ora anche senza cure". Addio, dunque, alle nove pillole di cui Angela ha bisogno ogni giorno? Addio ai 15 pacchi di Pemine che ogni mese gli Iaquinta ritirano dalla farmacia? Angela è un fiume in piena: «Grazie ai sacrifici di mio padre siamo riusciti ad arrivare fino ad oggi conducendo una vita quasi normale in "compagnia" delle medicine. Ma che cosa accadrà tra novanta giorni? Oggi il morbo di Wilson è ben noto e si conoscono i danni che provoca. D'accordo, non si riesce a guarire, ma si può sopravvivere. Ora, incredibilmente, sparisce il farmaco che ci dà speranza. A questo punto chiedo a tutti: è giusto privarci delle cure per dei meri conti economici?» -:
se sia vero, in particolare, che la casa farmaceutica che produce il «Pemine» ha deciso di interromperne la produzione;
se non ritenga necessario e opportuno un «censimento» per accertare quanti siano i cittadini italiani affetti dal morbo di Wilson;
quali urgenti iniziative, nell'ambito delle sue competenze, intenda assumere in relazione a quanto sopra esposto.
(4-08083)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
il servizio trasfusionale dell'Ospedale «Gaetano Pini» ha reso noto di non voler accettare la donazione di sangue di una persona dichiaratamente omosessuale, che finora lo aveva donato almeno venti volte;
la persona in questione, che da oltre otto anni dona il suo sangue, solo recentemente si è visto respingere dalla struttura

sanitaria milanese, in base a una direttiva secondo la quale una persona omosessuale non può donare;
la citata direttiva dell'ospedale «Gaetano Pini» appare in palese contrasto con la direttiva della Commissione europea (direttiva 2004/33/CE) riguardo i donatori di sangue, che precisa che i gruppi a rischio sono coloro che «hanno comportamenti sessuali a rischio» indipendentemente dal loro orientamento sessuale così come previsto anche dal decreto ministeriale 13 aprile 2005, allegato III; in detta direttiva testualmente si legge: «Comportamenti sessuali. Persone i cui comportamenti sessuali siano tali da porle a rischio di acquisire gravi malattie infettive che possano essere trasmesse per via ematica»;
appare inaccettabile, discriminatoria e sbagliata la direttiva dell'ospedale «Gaetano Pini» che opportunamente il segretario dell'Associazione Luca Coscioni Marco Cappato e il segretario dell'associazione «Certi Diritti» Sergio Rovaslo hanno definito «ispirata da gravi e inaccettabile forma di talebanismo di stampo lumbard»;
detta direttiva favorisce e alimenta, secondo gli interroganti, il già diffuso clima di pregiudizio nei confronti degli omosessuali, che - come la quotidiana cronaca documenta - spesso si trasforma in gravi episodi di violenza e di intolleranza;
nel 2005 l'allora Ministro della salute Francesco Storace, di fronte a un caso analogo, dispose l'apertura di un'inchiesta per accertare responsabilità amministrative o comportamenti sanzionabili penalmente, dopo il rifiuto del policlinico di Milano di prelevare il sangue ad un omosessuale donatore;
più in generale l'episodio sopra segnalato costituisce un'evidente, oltre che inaccettabile, prova di ignoranza nell'applicazione di regole ormai desuete e inapplicabili, che solo contribuiscono a diffondere paura e pregiudizio contro le buone pratiche mediche oltre che contro le libertà individuali;
se non si ritenga di aprire un'inchiesta analoga a quella disposta nel 2005;
se non si ritenga comunque di aggiornare le direttive datate 1985, che effettivamente prevedono il divieto della donazione del sangue alle persone omosessuali;
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive facoltà e prerogative, si intendano promuovere o adottare perché la direttiva in base alla quale l'ospedale «Gaetano Pini» ha respinto la donazione del sangue di un omosessuale sia superata;
se non si ritenga necessario, opportuno e urgente promuovere un'indagine per accertare se il caso sopra denunciato sia isolato, o se, al contrario si sia verificato anche in altre strutture sanitarie.
(4-08087)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il segretario dell'associazione «Calabria radicale» dottor Marco Marchese, ha inviato al sindaco di Nocera Torinese (Catanzaro) un'articolata lettera aperta nella quale si denuncia la comparsa di una discarica abusiva sull'arenile;
nella citata lettera, si esprime «viva preoccupazione per l'incresciosa presenza di una discarica abusiva di rifiuti d'ogni genere formatasi sull'arenile del nostro Comune, lato sud, all'altezza dell'Hotel Mondial. Una pala meccanica per due giorni ha svolto un'attività di raccolta di materiale dalla spiaggia, materiale composto dai più svariati rifiuti: elettrodomestici, lamiere, lamiere coibentate, tronchi d'albero, pneumatici, eccetera, sono stati poi

depositati nell'ampio spazio fra la strada statale 18 e la spiaggia facente parte dell'arenile costiero di questa zona»;
il manovratore della pala meccanica, interpellato dal signor Marchese si è qualificato come operatore «mandato dal Comune» e assicurava che tale ammasso di spazzatura sarebbe stato rimosso e smaltito immediatamente;
da settimane la zona interessata non risulta essere stata neppure circoscritta, come azione minimale di messa in sicurezza, in attesa della bonifica e ciò rappresenta un reale e concreto pericolo per le persone, in considerazione del fatto che non si ha certezza sui materiali ammassati in quest'area, costituito in parte notevole di materiale di coibentazione da lamiere di coperture;
questo materiale risulta disperso nell'area e nella più ampia zona che da qui giunge al lungomare lato sud;
numerose segnalazioni sono già state fatte agli uffici comunali circa l'esistenza di questa discarica abusiva e, il 29 giugno 2010, il tesoriere dell'associazione «Calabria radicale», dottor Riccardo Cristiano, si è recato presso il municipio e ha conferito con il sindaco, investendolo della questione;
lo stato di pericolo costituito dalla discarica appare di tutta evidenza, trovandosi detta discarica a pochi metri dalla spiaggia in questo periodo estivo particolarmente frequentata;
al di là della singola segnalata discarica, tutta l'area soffre di scarichi abusivi di materiali ferrosi, materiale di risulta dalla pulizia di giardini, materiali plastici, pezzi di autovetture; inoltre all'altezza del citato Hotel Mondial, vi è un canale di scolo, a pochi metri dal bagnasciuga, con una grossa quantità d'acqua stagnante sulla quale sarebbe opportuno attivare gli strumenti di verifica per accertare se la presenza di questo canale in questo luogo sia regolare, e per verificare la provenienza delle acque che vi ristagnano e che creano un grave problema d'infestazione di zanzare in tutta l'area circostante -:
di quali elementi disponga in relazione alle attività di bonifica della zona di cui in premessa, e se intenda promuovere una verifica, anche per il tramite del Comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente, anche in considerazione del fatto che la zona è frequentata da giovani e bambini.
(4-08088)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

GENTILONI SILVERI e LOLLI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il terremoto che nel 2009 ha colpito l'Abruzzo ha pesantemente influito sull'attività imprenditoriale della regione;
la situazione ha avuto conseguenze vessatorie sulle emittenti locali, che hanno registrato un azzeramento della raccolta pubblicitaria, fonte primaria di sostentamento;
il rischio è la perdita di numerosi posti di lavoro e l'impossibilità per le emittenti di continuare a raccontare la situazione in Abruzzo;
il Corecom Abruzzo ha chiesto un intervento finanziario straordinario all'interno del decreto ministeriale, di cui al comma 3 dell'articolo 45, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, di prossima emanazione relativo ai contributi televisivi attribuiti a ciascuna regione;
la richiesta di attribuzione di una quota maggiore rispetto a quella assegnata in passato alle emittenti abruzzesi, sempre nell'ambito dello stanziamento generale opportunamente deciso, è stata condivisa e sostenuta dal coordinamento nazionale dei Corecom con il presidente della giunta regionale, il presidente del consiglio regionale

e le associazioni FRT e Aeranti Corallo che si sono fatti portavoce dell'istanza presso il Ministero dello sviluppo economico;
ad oggi non è pervenuto alcun riscontro alla richiesta inoltrata -:
quali iniziative urgenti intenda adottare per favorire la sopravvivenza dell'emittenza locale abruzzese.
(5-03252)

Interrogazione a risposta scritta:

EVANGELISTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la drammatica situazione dei 340 operai della multinazionale americana Eaton di Massa ad avviso dell'interrogante dimostra chiaramente come l'attuale capitalismo internazionale possa colpire cinicamente e impunemente un'intera comunità che si è spesa con impegno e passione per tenere alto il nome della capacità produttiva dell'Italia nel mondo;
tutti i lavoratori si sono mobilitati, con l'arrivo della crisi e l'improvviso annuncio della chiusura e la smobilitazione degli impianti da parte di questa azienda che produceva componentistica motoristica, e insieme alle istituzioni locali e alla regione Toscana stanno cercando di trovare uno sbocco positivo a questa vicenda, creando condizioni utili per attrarre nuovi investitori;
allo stato attuale 300 dipendenti sono al 19o mese di CIGS, dal 15 dicembre 2008, quindi prossimi al 24o mese quando scadranno i termini entro i quali la multinazionale Eaton si era impegnata a favorire la reindustrializzazione delle aree di pertinenza nell'area di Massa;
il piano sottoscritto col Ministero dello sviluppo economico prevedeva lo scouting da parte dell'agenzia Sofit (già interessata nella reindustrializzazione della ElectroLux di Scandicci), mentre l'impegno del Governo era volto a preparare le condizioni per attuare un accordo di programma in presenza di interessamenti imprenditoriali concreti volti a rioccupare tutto il personale ex Eaton;
la regione Toscana, nell'ambito di iniziative a sostegno di questa ipotesi, aveva provveduto a stanziare un voucher incentivo per coloro che si impegnavano ad assumere i lavoratori ex Eaton, preannunciando ulteriori fondi per la formazione mirata necessaria a ottenere le conoscenze richieste dall'impresa interessata, cosa che ha suscitato interesse da parte di potenziali operatori;
sul fronte dell'amministrazione comunale è stato assicurato l'impegno e la massima agevolazione al reinsediamento dei lavoratori, oltre che del mantenimento del sito a indirizzo industriale (si tratta di 76.000 mq complessivi) scoraggiando qualsiasi ipotesi di frammentazione dell'area e conseguenti e possibili speculazioni;
appare urgente e necessario l'avvio di un tavolo, di concerto con i Ministeri interessati, per sostenere e evitare che si vanifichino gli sforzi per il raggiungimento di tali obiettivi, soprattutto alla luce dell'interessamento concreto della società Carbon Global operante nel settore carbonio, che si è fatta avanti dopo il naufragio della proposta di Ecoplant;
occorre un piano da quaranta milioni di euro per far scattare gli incentivi statali che dovrebbero servire a rilanciare il lavoro nello stabilimento di via Aurelia, un piano di reinserimento presentato dal gruppo che riguarderebbe circa trecento lavoratori;
i lavoratori sono in attesa della convocazione, da parte del Ministero dello sviluppo economico, prima della fine del mese di luglio 2010 per poter affermare presso il Ministero stesso il ruolo che compete sul nostro livello locale e regionale al fine della reindustrializzazione -:
di quali ulteriori notizie disponga circa la vertenza di cui alla premessa;
quali siano le valutazioni dell'agenzia ministeriale Invitalia circa il business plain

presentato dalla citata Global che avvierebbe concretamente l'iter per la reindustrializzazione del sito;
quale impegno il Governo intenda concretizzare in questa vicenda in modo da rendere più attraente un intervento da parte degli investitori.
(4-08063)

...

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Munerato e Lussana n. 4-01742, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 novembre 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Buonanno n. 4-03644, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 luglio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Luciano Dussin n. 4-03844, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 luglio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Follegot e Guido Dussin n. 4-03886, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 luglio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Follegot e Reguzzoni n. 4-04758, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Di Vizia e Lehner n. 4-07648, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 giugno 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Callegari e altri n. 4-07740, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 giugno 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Maggioni e Alessandri n. 4-07907, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 6 luglio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta Bitonci n. 4-07980, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 luglio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

L'interrogazione a risposta scritta D'Amico n. 4-08025, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 luglio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Stucchi.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

BERTOLINI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da un articolo di stampa, apparso sul quotidiano Libero il 24 settembre 2009, si apprende che il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Verona ha scoperto una truffa da 173mila euro, relativa alla riscossione dell'assegno sociale dell'Inps, da parte di 38 extracomunitari che non ne avevano diritto;
alcuni di questi extracomunitari ricevevano l'assegno anche se rientrati nel loro Paese d'origine, altri riscuotevano il sussidio di un parente deceduto, altri ancora, attraverso il ricongiungimento famigliare, si facevano carico di mantenere un parente, che rimaneva in Italia solo il tempo necessario per avere le carte in regola per la riscossione, continuando ad incassare il sussidio automaticamente, attraverso il versamento sul conto corrente;
l'assegno sociale è un beneficio previsto dalla legge n. 335 del 1995 e può essere erogato anche ai rifugiati politici ed agli extracomunitari titolari di carta di soggiorno e di ulteriori requisiti, tra cui, dal 1° gennaio 2009, la residenza in Italia legale e continuativa da almeno dieci anni;
ogni mese sono 13.800 gli immigrati che ricevono l'assegno sociale dall'Inps per un importo annuo pari a 6.190.930 euro e la Guardia di finanza ha calcolato che, dal primo gennaio 2009 ad oggi, l'Inps ha subito truffe per 14.130.000 euro;
l'erogazione dell'assegno sociale cessa qualora la residenza effettiva e la dimora abituale in Italia vengano meno ed è prevista la sospensione del sussidio nel caso di permanenza all'estero del beneficiano per un periodo superiore ad un mese, fatti salvi gravi motivi di salute -:
se il Ministro non ritenga di voler istituire una apposita commissione per effettuare i controlli a livello nazionale, al fine di evitare ulteriori truffe all'Inps e quindi all'intera collettività;
se non ritenga necessario coinvolgere attivamente gli enti locali nell'effettuazione di questi controlli, soprattutto attraverso il monitoraggio degli spostamenti degli immigrati sul territorio nazionale;
se le modifiche introdotte alla normativa vigente, in vigore dal 1° gennaio 2009 abbiano determinato una diminuzione del numero di assegni sociali erogati agli stranieri rispetto agli anni precedenti, oppure non abbiano apportato alcun beneficio;
se non ritenga utile assumere iniziative volte ad apportare ulteriori modifiche restrittive alla normativa e, in caso affermativo, di che tipo.
(4-04978)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare in esame, sulla base delle informazioni acquisite presso i competenti

uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell'Inps, si rappresenta quanto segue.
La normativa vigente in materia di assegno sociale (articolo 3, comma 6, legge 335 del 1985) individua come beneficiari di tale prestazione i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari, in possesso di idoneo titolo di soggiorno, ultrasessantacinquenni, residenti effettivamente e stabilmente in Italia con redditi di importo inferiore ai limiti previsti dalla legge.
Dal 1o gennaio 2009 (
ex articolo 20 del decreto-legge 112 del 2008), rappresenta un ulteriore elemento costitutivo il soggiorno legale, in via continuativa, per almeno dieci anni sul territorio nazionale.
Al fine di meglio garantire che l'assegno sociale venga erogato agli aventi diritto, i diversi soggetti istituzionalmente preposti, Inps, Guardia di Finanza e gli organi territorialmente competenti (Polizia municipale), attivano sistematicamente una serie di azioni di verifica integrate.
Le sedi dell'Inps, in fase istruttoria, provvedono ad un attento controllo in ordine alla sussistenza di detti requisiti; in particolare, per quanto concerne la residenza, che si perfeziona con la dimora effettiva, stabile ed abituale in Italia, gli accertamenti hanno luogo sulla base di elementi concreti dai quali si possano desumere situazioni e/o comportamenti in contrasto con la norma, atteso che il semplice riscontro delle risultanze anagrafiche non è in grado di offrire adeguate garanzie.
Questa procedura riguarda anche i cittadini italiani, divenuti titolari della medesima prestazione, che si recano per periodi più o meno prolungati all'estero.
Per quanto concerne gli stranieri soggiornanti in Italia, con messaggio del 6 giugno 2008, l'Inps ha disposto che le sedi debbono provvedere alla sospensione dell'assegno sociale in caso di permanenza all'estero del beneficiario per un periodo superiore ad un mese, fatti salvi gravi motivi sanitari opportunamente documentati dall'interessato; decorso un anno dalla sospensione dell'assegno sociale, le sedi competenti, previa verifica del permanere di tale situazione, provvedono a revocare il beneficio.
Lo stesso messaggio prevede, inoltre, che le verifiche debbano essere effettuate periodicamente nei casi in cui il pagamento delle prestazioni avvenga per il tramite di soggetto delegato o con accredito su conto corrente bancario o postale e, comunque, a campione, sulle dichiarazioni di responsabilità che riguardano la prestazioni in argomento.
Le banche-dati informatiche dell'Inps, al fine di agevolare le sedi nell'individuazione dei titolari di assegno sociale sui quali svolgere accertamenti mirati, sono state implementate con i dati relativi alla cittadinanza (Unione europea ed extra Unione europea).
In riferimento al quesito relativo al numero degli assegni sociali concessi dopo l'entrata in vigore del requisito di cui all'articolo 20 dal decreto-legge 112 del 2008, l'Inps ha chiarito che, dall'analisi dei primi dati statistici disponibili (tenuto conto del breve periodo di riferimento, precisamente dal 1o gennaio 2009), si evince un decremento delle pensioni sociali liquidate per l'anno 2009, imputabile, per lo più, a cause di natura strutturale.
In conclusione, si assicura la massima attenzione da parte del Governo in ordine alle vicende sollecitate nel presente atto parlamentare, attribuendo un rilievo primario alla necessità di garantire che l'assegno sociale venga corrisposto esclusivamente a quei soggetti in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni normative vigenti in materia; a tal fine proseguiranno, da parte di tutti i soggetti istituzionalmente preposti, i necessari controlli.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

CATANOSO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nei primi giorni del mese di giugno del 2009 è accaduto che il patronato Enas dell'Ugl di Ramacca abbia avuto notevoli difficoltà nella gestione di particolari procedure con l'Inps;
il patronato Enas ha inviato le domande di disoccupazione agricola e delle

detrazioni fiscali utilizzando la procedura «lotti offline»;
l'invio delle domande con questa procedura è andato a buon fine fino al periodo citato sopra;
le domande presentate in questo periodo, nonostante sia stata utilizzata una procedura informatica che, in teoria, dovrebbe comportare un minor aggravio di tempi e costi sia per il cittadino/utente che per il dipendente Inps, il quale si può dedicare ad altro con maggior efficacia, sono state tutte respinte o non lavorate;
a causa di ciò i cittadini/utenti hanno subìto delle ritenute fiscali altissime, anche se le detrazioni di lavoro dipendente venivano attribuite d'ufficio;
del problema sono già stati investiti il direttore dell'Agenzia di Caltagirone e la Direzione centrale sistemi informativi e tecnologici senza alcun risultato il che ha comportato ritenute fiscali a carico di pensionati e disoccupati fino ad un massimo di mille euro;
il territorio, tenuto conto del particolare momento di crisi economica non si può permettere ulteriori ritardi nella soluzione di questo problema -:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato affinché vengano sollecitati i vertici dell'Istituto ad una veloce e positiva soluzione della vicenda.
(4-05108)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare in esame, concernente il problema della mancata applicazione della corretta detrazione d'imposta conseguente alla liquidazione dell'indennità di «disoccupazione agricola», sulla base delle informazioni acquisite presso i competenti uffici dell'Inps, si rappresenta quanto segue.
L'Inps ha reso noto che le informazioni inoltrate dai lavoratori in via telematica, registrate nella procedura di acquisizione del modello di richiesta di detrazioni fiscali, non si sono abbinate ai dati presenti nella procedura di liquidazione della prestazione di disoccupazione a causa di problemi tecnici verificatesi sull'intero territorio nazionale.
Ciò ha determinato, in alcuni casi, la mancata applicazione della detrazione d'imposta corretta.
L'Inps ha comunicato che al fine di evitare la riproposizione di tale disguido, ha provveduto a modificare l'intera procedura.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

CATANOSO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il 27 dicembre del 2000 veniva indetto un concorso per 150 «operatori del Corpo forestale dello Stato» e per 6 operatori ai servizi-addetti ai lavori di legatoria;
per quanto riguarda il secondo concorso, la graduatoria finale ha visto solo nove concorrenti, sei vincitori e tre idonei;
il concorso per operatore del Corpo forestale dello Stato ha visto, correttamente, a giudizio dell'interrogante, l'assunzione dei vincitori oltre che di numerosi idonei, il concorso per addetti ai servizi di legatoria, invece, l'assunzione solo dei vincitori;
nello stesso tempo, però, operatori del Corpo forestale dello Stato sono stati destinati ai servizi di legatoria per coprire i vuoti di organico che nel tempo si sono presentati lasciando i tre idonei in attesa e nella speranza di una chiamata -:
se sia stata prevista l'assunzione degli idonei al concorso di addetto di legatoria al Corpo forestale dello Stato;
quali iniziative si intendano adottare al fine di procedere all'assunzione degli idonei al concorso per addetti ai lavori di legatoria.
(4-06547)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si fa presente che il Corpo forestale dello Stato (Cfs) ha rappresentato quanto segue.
In primo luogo, si fa presente che il numero di 150 operatori del Corpo forestale dello Stato relativo al bando di concorso del 27 dicembre 2000 è comprensivo di n. 6 operatori addetti ai servizi di legatoria, non oggetto quindi di autonomo concorso.
In data 28 novembre 2008 con decreto del capo del Corpo forestale è stato nominato ed avviato al relativo corso di formazione un contingente di n. 188 allievi operatori del Cfs, risultati idonei al concorso pubblico a n. 150 posti per la nomina ad operatore in prova, nel ruolo degli operatori e dei collaboratori del Corpo forestale dello Stato, bandito il 27 dicembre 2000.
Tale nomina discende dall'autorizzazione ad assumere concessa al Corpo forestale dello Stato per l'anno 2008, con la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008) ed in particolare l'articolo 1 comma 346, in virtù del fatto che la legge n. 296 del 27 dicembre 2006 aveva prorogato la validità della graduatoria al 31 dicembre 2008.
In quest'ambito, l'amministrazione non ha ritenuto di assumere gli addetti ai servizi di legatoria risultati idonei al concorso in questione, in considerazione delle prioritarie esigenze di servizio.
In relazione alla richiesta di notizie in merito ad ulteriori future iniziative si comunica che il Cfs con l'avvio al corso dei n. 188 allievi operatori di cui sopra ha inteso esaurita la propria esigenza di assumere personale con le tipologie professionali degli idonei del concorso.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

CENNI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria per il 2008), prevede, all'articolo 1, comma 168, interventi di deduzione forfetaria dal reddito d'impresa in favore degli esercenti degli impianti di distribuzione di carburanti: in particolare, l'applicazione per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2008 delle disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti di impianti di distribuzione di carburante;
l'articolo 2, comma 554, lettera f), della stessa legge finanziaria per il 2008 stabilisce che «le economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, nel limite dell'85 per cento delle economie accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 30 ottobre, sono destinate alla realizzazione di interventi destinati a finanziare: (...)
f) la proroga per gli anni 2008, 2009 e 2010 della deduzione forfetaria dal reddito d'impresa in favore degli esercenti di impianti di distribuzione di carburanti di cui all'articolo 21, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, numero 448»;
in sede di prima applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 554 a 557, il decreto del Ministro dello sviluppo economico di cui al comma 554 è stato adottato il 28 febbraio 2008 ed ha stabilito che «le economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge numero 488 del 1992 sono accertate nella misura complessiva di 785.000.000,00 di euro»;
l'articolo 11 del decreto legislativo 29 novembre 2008, n. 185, recante «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale», convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, ha poi stabilito che «(...) le risorse derivanti dall'attuazione dell'articolo 2, comma 554,

della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono destinate al rifinanziamento del Fondo di garanzia di cui all'articolo 15 della legge 7 agosto 1997, n. 266, fino al limite massimo di 450 milioni di euro, subordinatamente alla verifica, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse, fermo restando il limite degli effetti stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, ai sensi del comma 556 del citato articolo 2»;
sull'argomento è intervenuto uno specifico protocollo d'intesa tra Ministro dello sviluppo economico ed associazioni di categoria, siglato il 20 giugno 2008. Tale protocollo, al punto 3, prevede espressamente la «Trasformazione in intervento normativo strutturale del provvedimento di deduzione forfetaria del reddito d'impresa in favore degli esercenti impianti di distribuzione carburanti, previsto, da ultimo, nella legge 24 dicembre 2007, n. 244, commi 168 e 554, lettera f) (Legge finanziaria 2008)» (... )»;
il provvedimento atteso, di vitale importanza per la categoria dei gestori, è stato oggetto di proroghe concesse senza soluzione di continuità, nel corso dell'ultimo decennio, da tutti i Governi. La mancata attuazione del provvedimento spingerebbe infatti alla chiusura migliaia di esercizi della distribuzione di carburanti già messi a dura prova dalla crisi dei consumi, dalla contrazione dei margini e dall'inasprimento delle spese di gestione;
non si ha notizia, fino ad ora, se vi siano (ed a quanto ammontino) i finanziamenti rimanenti da destinare all'obiettivo della copertura (anche parziale) dei costi relativi all'ulteriore proroga del «bonus fiscale» previsto dalla norma in questione -:
quale sia l'impegno finanziario necessario alla completa attuazione del presente provvedimento e si sia provveduto alla necessaria copertura;
quali siano i tempi previsti per dare attuazione all'impegno legislativo in favore dei gestori della rete carburanti, considerato che il quadro normativo impone una soluzione entro il 30 ottobre 2009, come previsto dalla legge n. 488 del 1992.
(4-04640)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
Il «bonus fiscale», cioè la deduzione forfetaria dal reddito d'impresa, per gli esercenti degli impianti di distribuzione carburanti, è in vigore dal 1998 (legge finanziaria per il 1999) ed è stata periodicamente prorogata. Da ultimo, la legge finanziaria per il 2008 ha prorogato tale deduzione per gli anni 2008-2009-2010.
Come evidenziato dall'interrogante, sull'argomento è intervenuto anche il protocollo d'intesa stipulato, in data 20 giugno 2008, tra il Ministero dello sviluppo economico e le organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di rifornimento carburanti. In tale ambito è emerso il tema della trasformazione del cosiddetto «bonus fiscale» in un intervento normativo strutturale.
Per dare attuazione al protocollo di intesa è stato avviato, quindi, un percorso concertativo finalizzato alla ricerca di possibili soluzioni su di una molteplicità di temi, di interesse della categoria, individuati nel protocollo medesimo, fra cui la deduzione forfetaria strutturale dal reddito d'impresa, anche con il coinvolgimento di altre amministrazioni pubbliche.
Questo percorso concertativo, teso a fornire soluzioni volte a migliorare l'efficienza del sistema di distribuzione dei carburanti e la diversificazione dei servizi offerti, dando un impulso anche agli investimenti ed al completamento del processo di liberalizzazione e ristrutturazione del settore, è stato da tempo avviato ed è tuttora in corso.
Per quanto riguarda, nello specifico, la possibilità di rendere strutturale la deduzione forfetaria, come evidenziato nel predetto protocollo d'intesa, si osserva che tale questione non è stata ancora oggetto di analisi nel corso dei recenti incontri, tra il gruppo di lavoro tecnico e le regioni, in quanto, per il momento, con la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007) la deduzione è stata consolidata fino al 2010 e, di conseguenza, al termine del

triennio, potranno valutarsi stabilizzazioni o proroghe in relazione alle coperture finanziarie disponibili.
Quanto alla copertura finanziaria della proroga al 2010, si evidenzia che, come disposto dall'articolo 2, comma 554 della legge n. 244 del 2007, essa trova copertura nelle economie, accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 20 ottobre, derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni
ex legge n. 488 del 1992.
Circa la richiesta dell'interrogante di sapere se vi siano (e quante) somme rimanenti da destinare all'obiettivo di copertura (anche parziale) dei costi relativi all'ulteriore proroga del «bonus fiscale», si osserva che all'accertamento delle predette economie deve seguire l'istituzione, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, di un apposito fondo su cui far affluire le risorse.
Per quanto concerne la copertura finanziaria per il 2008, si informa che per tale annualità sono state accertate, con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 28 febbraio 2008, le entità delle economie di cui sopra, in ragione di 785 milioni di euro.
Per quanto concerne la copertura finanziaria per il 2009, si fa presente che con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 13 marzo 2009, sono state accertate le entità delle economie corrispondenti, in ragione di 375 milioni di euro.
Si precisa, tuttavia, che nel meccanismo sopra descritto trovano copertura anche altri interventi di cui alle disposizioni successive.
Al riguardo, occorre anche evidenziare che il Ministero dello sviluppo economico si è attivato per assicurare l'inclusione del beneficio tra le disposizioni oggetto del decreto-legge in materia di proroga dei termini. L'articolo 1, comma 8, della legge di conversione (legge n. 25 del 2010), prevede, infatti, che «Le disposizioni del comma 1 dell'articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburanti, sono prorogate anche per i periodi di imposta 2009 e 2010».
Si informa, infine, che con decreto ministeriale del 4 maggio 2010 sono state accertate le economie disponibili ed effettivamente utilizzabili, derivanti da rinunce e revoche delle agevolazioni di cui alla legge n. 488 del 1992, pari a 152 milioni di euro, destinate, in parte, agli interventi indicati nel medesimo decreto.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

CICCANTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
sulla tratta Adriatica da Pescara ad Ancona l'EScity 9780 risulta abbia subìto una variazione di orario, tale da non consentire più ai pendolari di arrivare in tempo nei luoghi di lavoro e negli uffici pubblici;
il mancato utilizzo dello stesso vanifica i benefici della carta «tuttotreno» Marche, che è stata sottoscritta dalla maggior parte dei pendolari nel mese di marzo 2009 con validità annuale con rinnovo di altre due annualità se non revocate da parte della regione Marche;
il suddetto accordo, ha per la regione un costo di 150.000,00 euro annuali;
sulla tratta Adriatica da Pesaro a Forlì l'EScity con partenza da Pesaro alle 7.40 e con arrivo a Forlì non giunge in tempo utile per l'orario d'ingresso negli uffici da parte dell'utenza pendolare;
l'EScity 9767 con tratta Milano (13.05) - Ancona (16.41) risulta sia soppresso senza che tale modifica appaia sul sito ufficiale di Trenitalia; mentre risulta sostituito EScity 9813 Milano (13.35) - Ancona (16.55) con diverso orario;
l'EScity 9779 da Torino (11.50) - Ancona (17.57) risulta sia stato soppresso senza che risulti sul sito ufficiale di Trenitalia;
tale decisione pare già decisa, ancorché la decorrenza sia il 13 dicembre 2009;

gravi sono le ripercussioni che si riversano sulla utenza marchigiana in riferimento ad orari, coincidenze, soppressioni e mancate fermate;
qualora Trenitalia avesse dovuto procedere alla rimodulazione dei servizi, si era convenuto di inserire nel programma di esercizio servizi ferroviari sostitutivi, previa l'individuazione degli stessi di comune accordo con la Regione senza costi aggiuntivi a carico dello stesso ente Regione -:
quali siano le ragioni della mancata comunicazione alle istituzioni regionali della modifica degli orari e delle tratte;
come tale modifica possa incidere sull'oneroso contratto già stipulato tra regione Marche e Trenitalia per la gestione dei servizi regionali del trasporto pubblico locale;
quali ragioni e vincoli abbiano determinato il ridimensionamento dei servizi regionali, tenendo conto che nel passato c'è già stata una pesante convenzione degli stessi servizi;
in quale modo Trenitalia garantirà l'attuale livello di coordinamento tra i servizi di lunga percorrenza, indispensabili per l'utenza pendolare marchigiana.
(4-05335)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le modifiche intervenute con l'orario del 13 dicembre 2009 costituiscono un'ulteriore riorganizzazione dei collegamenti
Eurostar City e Intercity della direttrice adriatica adottata contestualmente al completamento dell'alta velocità tra Torino e Salerno per utilizzare appieno le potenzialità offerte dagli ingenti investimenti infrastrutturali realizzati nel nostro Paese e assicurare un servizio migliore alla clientela che si muove sulle distanze medio-lunghe, cui sono prevalentemente destinati questi collegamenti.
La riorganizzazione ha avuto come obiettivo di:
differenziare adeguatamente i due diversi prodotti;
velocizzare i collegamenti, anche attraverso la riduzione del numero delle fermate, tenendo conto dei volumi di traffico di ciascuna;
creare un efficace sistema di connessioni con i treni alta velocità.

Ciò ha comportato sull'intera direttrice una riduzione del numero delle fermate di treni di media/lunga percorrenza in alcune località ed un incremento in altre. Nella regione Marche ad esempio l'offerta su Pesaro è cresciuta da 15 a 22 collegamenti Eurostar city.
Un nuovo collegamento
Intercity Lecce-Torino e viceversa, incluso dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nell'ambito dei treni ammessi al contributo statale (servizio universale), è stato attivato dal 1o marzo 2010 con fermate a San Benedetto del Tronto, Porto San Giorgio, Civitanova Marche, Ancona, Senigallia, Fano e Pesaro.
Relativamente al servizio a carattere regionale, la cui programmazione è di competenza della regione Marche, i cui rapporti con Trenitalia sono disciplinati dal contratto di servizio attualmente in essere (in cui vengono definiti il volume e le caratteristiche dei servizi da effettuare), va evidenziato che con il nuovo orario per il 2010 sono stati sostanzialmente confermati i livelli di servizio precedentemente offerti.
Infine, per quanto concerne la carta «tutto treno Marche» è stato disposto il rimborso delle quote ancora da utilizzare, per la clientela che ha inteso rinunciare all'agevolazione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

CIMADORO. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni dalla legge 102 del 2009 prevede:
a) a decorrere dal 1° gennaio 2010 le istanze di invalidità civile, cecità civile,

sordità civile, handicap ai sensi della legge n. 204 del 1992, disabilità ai sensi della legge n. 68 del 1999 devono essere presentate all'INPS, complete di certificazione medica da cui scaturiscono le invalidità e trasferite alla ASL in via telematica;
b) le commissioni medico collegiali delle ASL verranno integrate con un medico INPS per ognuna, per garantire uniformità di trattamento su tutto il territorio in ogni fase del procedimento;
c) le tabelle che indicano le percentuali dell'invalidità civile saranno aggiornate secondo lo spirito anticrisi, teso alla razionalizzazione della spesa e alla lotta all'opportunismo;
il risparmio auspicato è stimato intorno ai 100 milioni di euro;
trattandosi di un risparmio derivante da un tema sociale, a sfondo sanitario, lo stesso dovrebbe, come auspica la legge, avvenire tramite un aumento dei controlli da parte del nuovo ente preposto all'accettazione e a una verifica clinica più approfondita, tesa a ridurre il numero dei casi senza i reali requisiti;
l'intensificazione dei controlli, quindi, dovrebbe garantire che il risparmio non derivi da una politica di semplici tagli, tantomeno attraverso l'abolizione dell'80 per cento dei controlli stessi, come invece propone l'INPS nel suo documento di applicazione;
risulta all'interrogante che l'INPS non farà, come indicato dalla legge, i controlli in prima persona, come ente delegato dal Governo ma che, nel programma organizzativo dell'applicazione del decreto-legge n. 78 del 2009, l'INPS abbia, invece, previsto, predisponendo l'accettazione dell'istanza di invalidità civile per via telematica, di delegare ai patronati tale compito. Tanto più che al momento gli unici con disponibilità certa di postazioni informatiche sono i medici dei patronati oltre a quelli delle ASL esonerati;
nel documento organizzativo di applicazione del decreto-legge n. 78 del 2009 dell'INPS, il medico di base diviene semplicemente un prescrittore, che dovrà inviare il certificato per via telematica;
pur essendo stato varato il decreto-legge n. 78 del 2009, con previsione di applicazione improrogabile entro la data del 2 gennaio 2010, l'INPS potrebbe, nella regione Lazio, aver chiamato le ASL di Roma e provincia, assieme all'ufficio regionale della direzione del dipartimento sociale di programmazione sanitaria per una riunione conoscitiva solo in data 27 novembre 2009, fissando una prima riunione programmatica solo in data 10 dicembre 2009 -:
se sia vero quanto riportato in premessa;
quali siano le ragioni per le quali l'INPS si rivolge ai patronati privati per essere sostenuta laddove non sia in grado di assolvere la legge, invece che rivolgersi alle ASL, uniche vere compartecipi pubbliche nel processo di razionalizzazione dell'organizzazione dell'iter procedurale dell'invalidità civile.
(4-05857)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare in esame, concernente la disciplina delle invalidità civili come innovata dall'articolo 20 del decreto-legge n. 78 del 2009, e istanze di invalidità civile passo ad illustrare quanto reso dall'Inps.
Preliminarmente occorre considerare che con l'articolo 20 del decreto legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni nella legge 3 agosto 2009, n. 102, il legislatore ha introdotto importanti innovazioni nel processo di riconoscimento dei benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile,
handicap e disabilità. L'obiettivo è quello di realizzare la gestione coordinata delle fasi amministrative e sanitarie finalizzata ad una generale contrazione dei tempi di definizione del processo di erogazione delle prestazioni. Il nuovo flusso organizzativo e procedurale, quindi, mira ad assicurare a tutti i cittadini trasparenza ed equità nel trattamento e si caratterizza per la possibilità di assicurare

la completa tracciabilità di ogni nuova domanda di invalidità civile. La tracciabilità comporta anche garanzia di legalità e tempi di attesa per l'accoglimento della domanda entro la soglia dei 120 giorni.
Le modalità attuative e procedurali per assolvere ai nuovi compiti assegnati dall'articolo 20 della legge 102 del 2009 sono state definite dalla determinazione del Commissario straordinario dell'Inps n. 189 del 20 ottobre 2009. Con circolare n. 131 del 28 dicembre 2009 l'Istituto ha fornito le istruzioni operative.
A decorrere dal 1o gennaio 2010 le domande volte ad ottenere i benefìci in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile,
handicap e disabilità, corredate di certificazione medica attestante la natura delle infermità invalidanti, dovranno essere inoltrate all'Inps esclusivamente per via telematica.
A tal fine l'istituto ha realizzato un'applicazione telematica («Invalidità Civile 2010» - lnvCiv2OlO) disponibile sul sito
internet dell'istituto (www.inps.it). L'accesso all'applicazione è consentito solo agli utenti muniti di Pin (personal identification number), le cui modalità di assegnazione sono descritte nello stesso sito dell'Inps e che di seguito si illustrano.
Per quanto riguarda la modalità di assegnazione del codice di identificazione personale (Pin), il medico certificatore - il cui accesso alla procedura
on line per la trasmissione dei certificati medici è consentita solo se regolarmente iscritto all'ordine provinciale - può scaricare e stampare il modulo di richiesta del Pin disponibile sul sito Inps presso le sedi dell'Istituto, oppure recarsi personalmente presso una qualunque Agenzia dell'Inps, munito di un documento d'identità ed, infine, consegnare il modulo di richiesta del Pin, debitamente compilato e sottoscritto, che verrà conservato agli atti della sede.
L'operatore Inps provvederà alla registrazione dei dati anagrafici ed all'attribuzione di un codice Pin iniziale di accesso, che consegnerà in busta chiusa numerata al medico. Al primo accesso il medico dovrà modificare il Pin iniziale seguendo la procedura guidata.
L'Inps ha approntato al riguardo una capillare campagna di sensibilizzazione al fine di coinvolgere il maggior numero di medici certificatori promuovendo incontri con tutti i professionisti operanti sul territorio - quelli di medicina generale
in primis - sia presso le sedi degli ordini dei medici, sia presso le strutture ospedaliere e presso i policlinici universitari, con consegna in tempo reale del Pin di accesso.
Anche la procedura di individuazione delle patologie da indicare nei certificati è stata resa particolarmente agevole, con proposizione, per esempio, di menù a tendina per reperire il codice nosologico ICD9 riferito alla patologia prevalente.
Infine, è prevista la realizzazione di specifici applicativi informatici che garantiscono la compatibilità con i
software gestionali più diffusi negli studi di medicina generale.
L'elenco dei medici certificatori accreditati in possesso del Pin è pubblicato sul sito
internet dell'istituto (il numero è di oltre 45.000).
Per il cittadino, l'accesso alla procedura, prevede l'inoltro della richiesta direttamente dal sito dell'Inps, sezione dei Servizi
on line ed inserendo i dati richiesti saranno visualizzati i primo otto caratteri del Pin; la seconda parte del codice sarà successivamente recapitata per posta ordinaria, oppure, in alternativa, tramite il Contact Center Inps (numero telefonico: 803164). Per i minori non ancora in possesso del documento d'identità è sufficiente esibire il codice fiscale o la tessera sanitaria da parte del genitore.
I soggetti interessati all'utilizzo della procedura InvCiv2010, con diversi livelli di autorizzazione all'accesso, sono i seguenti:
i cittadini richiedenti e/o i soggetti da questi autorizzati;
i medici certificatori;
gli enti di patronato;
le associazioni di categoria dei disabili, vale a dire l'Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale (Anffas); l'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili (Anmic); l'Ente

nazionale per la protezione e l'assistenza dei sordi (Ens); l'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uic);
i presidenti delle commissioni mediche aziende sanitarie locali ed il personale amministrativo delle aziende sanitarie locali specificatamente individuato dai responsabili delle aziende sanitarie locali;
i medici dei CML dell'Inps;
i dirigenti delle sedi Inps;
i dipendenti delle unità organizzative Inps interessate dalle attività di connesse all'invalidità civile.

Circa i rapporti con le aziende sanitarie locali, la domanda, rispetto alla disciplina precedente, non verrà più presentata all'azienda sanitaria locale competente per poi essere trasmessa all'Istituto per via cartacea. Contestualmente alla conferma di avvenuta ricezione della domanda, la procedura propone l'agenda degli appuntamenti disponibili presso l'azienda sanitaria locale corrispondente al codice di avviamento postale di residenza (o del domicilio alternativo eventualmente indicato).
Il cittadino, anche per il tramite dei soggetti abilitati, potrà indicare una data di visita diversa da quella proposta, scegliendola tra le ulteriori date indicate dal sistema informatico.
Al fine di consentire la definizione delle date di visita contestualmente alla presentazione della domanda grazie alla gestione di una agenda appuntamenti, l'Inps metterà a disposizione delle aziende sanitarie locali un sistema di invito a visita contenente una funzione per la calendarizzazione delle visite.
Tale funzione permette inoltre la predisposizione di lettere di invito a visita complete dei riferimenti della prenotazione (data, orario e luogo), delle avvertenze riguardanti la documentazione da portare all'atto della visita (documento di identità valido; stampa originale del certificato firmata dal medico certificatore; documentazione sanitaria, ecc.) e le modalità da seguire in caso di impedimento a presentarsi, nonché le conseguenze che possono derivare dalla eventuale assenza alla stessa.
Le commissioni mediche delle aziende sanitarie locali sono integrate dal medico Inps quale componente effettivo. Il medico Inps che partecipa alle commissioni è designato di volta in volta, a rotazione, fra quelli in servizio presso il Centro medico legale territorialmente competente. La programmazione dell'attività è affidata al responsabile del Centro medico legale, che avrà cura di limitare le partecipazioni di ciascun sanitario entro il numero massimo di dieci sedute consecutive nella stessa commissione medica integrata.
La composizione delle commissioni mediche integrate varia in funzione della domanda presentata dal cittadino, a seconda che sia volta al riconoscimento dell'invalidità civile, cecità civile, sordità civile, disabilità o
handicap.
Nel quadro dell'integrazione e della collaborazione tra amministrazioni pubbliche, ove richiesto, l'istituto potrà mettere a disposizione delle aziende sanitarie locali interessate i propri Centri medici legali per l'effettuazione delle visite.
L'accertamento sanitario si conclude con un giudizio medico-legale espresso all'unanimità dei componenti della commissione integrata dal medico Inps, oppure con un giudizio medico-legale espresso a maggioranza dei componenti della Commissione.
Al riguardo l'Inps opererà a stretto contatto con le regioni (in particolare le aziende sanitarie locali, ed i Comuni già titolari del potere concessorio) e con le rispettive articolazioni territoriali e si attiverà per rendere compatibili i flussi informatici delle domande d'invalidità civile con i sistemi attualmente in uso presso le aziende sanitarie locali stesse, anche ai fini della concessione da parte degli enti competenti di altri benefici socio-sanitari connessi allo stato di invalidità civile.
I flussi comunicativi tra Istituto e regioni saranno strettamente coordinati e monitorati a livello centrale.
Per consentire al meglio la piena funzionalità del sistema, delle strutture e delle risorse impegnate, l'organizzazione del

nuovo processo dell'invalidità civile si basa, quindi, essenzialmente sulla collaborazione tra l'Istituto e gli enti fino ad oggi interessati al processo stesso.
L'Inps si è attivato con circolari, messaggi, incontri con associazioni, patronati e tutti i soggetti coinvolti per illustrare i contenuti della nuova disciplina, fornire indicazioni e supporto in caso di criticità nonché al fine di realizzare un'opera di coordinamento su tutto il territorio nazionale.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

CIRIELLI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con circolare n. 102 del 12 agosto 2009, in applicazione della precedente determinazione n. 140 del 29 dicembre 2008, la direzione generale dell'INPS ha fissato le linee organizzative delle strutture territoriali di produzione, prevedendo così una nuova articolazione delle funzioni territoriali dell'Istituto;
la suddetta nuova articolazione è finalizzata ad una riduzione dei livelli decisionali dell'Istituto e ad una complessiva razionalizzazione delle direzioni regionali e provinciali, suddivise in gruppi sulla base dei parametri fissati dalla determinazione n. 140 del 2008, sopra menzionata;
tali parametri, che tengono conto della popolazione residente, dei capoluoghi di regione, dei volumi di produzione e dell'indice di complessità territoriale, inseriscono la direzione provinciale di Salerno nel gruppo delle direzioni provinciali a complessità 1, in cui erano previste, prima dell'adozione della determinazione n. 140/08, due sedi sub-provinciali, Nocera Inferiore e Battipaglia;
le due sedi sub-provinciali sono del tutto autonome rispetto alla sede provinciale, da questa differenziandosi solo per un più ristretto ambito operativo territoriale, godendo per il resto di autonomia contabile, gestionale e strumentale;
tra le sedi sub-provinciali presenti in Campania, quella di Nocera Inferiore risulta una delle più attive e complesse, essendo preposta all'erogazione di servizi per un vastissimo bacino di utenza che, con i circa 270.000 cittadini residenti nell'intero comprensorio dell'Agro nocerino sarnese unitamente alla città di Cava dè Tirreni, conta il più alto numero di abitanti serviti da una sede INPS non metropolitana nelle quattro residue province della regione;
tra le sedi provinciali in Campania, infatti, soltanto quella di Caserta supera per numero di residenti la sede di Nocera Inferiore che, per effetto della suddetta riorganizzazione territoriale, dovrebbe trasformarsi da sede «sub-provinciale» ad «agenzia complessa»;
la suddetta trasformazione comporterete la soppressione di diversi uffici e servizi, quali la direzione, il centro medico legale, l'ufficio legale, il servizio ispettivo e le funzioni di comunicazione e controllo di gestione, devoluti interamente alla direzione provinciale di Salerno;
il nuovo modello organizzativo che l'Istituto intende realizzare in Campania prevede la creazione di «filiali di coordinamento» nell'ambito di agenzie ubicate in territori sedi di tribunale, al fine di coordinare e presidiare adeguatamente le attività connesse al contenzioso giudiziario incardinato presso i relativi palazzi di giustizia;
in applicazione dei suddetti criteri, l'INPS avrebbe previsto l'istituzione, nell'ambito dell'area metropolitana di Napoli, di due filiali di coordinamento, corrispondenti alle sedi di Nola e di Castellammare di Stabia, in considerazione della presenza del tribunale nei rispettivi territori, ovvero in territorio limitrofi;
i criteri in questione, tuttavia, non sarebbero stati applicati nella riorganizzazione della sede di Nocera Inferiore, nonostante la città sia anch'essa sede di

tribunale e nonostante il relativo bacino di utenza sia, nell'intera regione Campania, numericamente inferiore soltanto alle sedi di Napoli e Caserta;
la destrutturazione della sede di Nocera Inferiore da direzione sub-provinciale ad agenzia complessa, comporterebbe una notevole riduzione di personale, con difficoltà operative e gestionali che produrrebbero inevitabili disagi per i residenti, in particolare i cittadini disabili che più necessitano dei relativi servizi, tenuto altresì conto della consistenza del contenzioso giudiziario INPS e della vastità del territorio interessato;
tale sperequazione è stata più volte denunciata dalle autorità locali che, in occasione dell'ultima conferenza dei sindaci dei comuni coinvolti, tenutasi presso il comune di Pagani il 17 dicembre 2009, avrebbero reagito in maniera compatta ad una decisione definita da tutti iniqua ed intollerabile, sollecitando la direzione regionale ad assumere nuove determinazioni a riguardo;
nella medesima sede, gli amministratori locali coinvolti avrebbero altresì evidenziato come la direzione regionale dell'Istituto, nel disciplinare situazioni sostanzialmente analoghe in maniera diversa, avrebbe posto in essere una oggettiva disparità di trattamento ai danni della sede di Nocera Inferiore, declassata al rango di semplice agenzia;
al riguardo, è opportuno precisare che, per livello di urbanizzazione, densità di popolazione e problematiche socio-economiche, l'Agro nocerino sarnese viene dai più ritenuto come l'estrema propaggine, in provincia di Salerno, dell'area metropolitana di Napoli e pertanto, anche in ragione della presenza del tribunale, la condizione di Nocera Inferiore può essere effettivamente considerata del tutto analoga a quella di Nola e di Castellammare di Stabia -:
se il Ministro, assunte le determinazioni del caso, ritenga opportuno promuovere un nuovo modello organizzativo territoriale che rivaluti l'assetto previsto e tenga conto delle peculiarità della sede di Nocera Inferiore, al fine di inquadrare la stessa, nell'ambito della direzione provinciale di Salerno, come «filiale di coordinamento» del comprensorio interessato;
se il Ministro ritenga di assumere iniziative per una modifica dei criteri adottati per la riorganizzazione territoriale dell'Istituto, che conferisca priorità alle specificità territoriali e alle dimensioni quantitative dei bacini di utenza, al fine di ottimizzare i servizi previdenziali e le attività ispettive e rendere più efficiente la gestione dei relativi contenziosi.
(4-05869)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare in esame, concernente la struttura dell'Istituto nazionale previdenza sociale di Nocera Inferiore, sulla base delle informazioni acquisite presso i competenti uffici dell'Inps, si rappresenta quanto segue.
L'istituto, con proprie determinazioni e circolari, ha adeguato l'ordinamento delle funzioni centrali e periferiche alle disposizioni di cui alla legge n. 33 del 2008.
In particolare sono state definite le articolazioni delle funzioni territoriali ed i relativi modelli organizzativi, al fine di attuare, al proprio interno, il processo di riforma e razionalizzazione relativo alla generalità degli uffici della pubblica amministrazione.
In tal modo si intende realizzare un contenimento della spesa pubblica ed ottenere, nel contempo, un accentramento qualificato dei processi contabili e di gestione delle risorse umane, tenendo conto, però, delle esigenze del territorio e dell'utenza.
Per quanto concerne specificatamente la sede di Nocera Inferiore, l'Inps ha chiarito che la trasformazione di questa struttura, da sede
sub-provinciale in agenzia complessa, non condiziona il livello e la qualità dei servizi forniti all'utenza, poiché le agenzie complesse concentrano le attività verso il servizio al cittadino e all'impresa. L'istituto ha inoltre precisato che, nell'ambito della sede territoriale di cui trattasi, non sono previste riduzione o trasferimenti di

personale conseguenti ad mutamento delle competenze; è stato, inoltre, confermato il mantenimento del presidio logistico dell'area medico legale in modo da evitare disagi agli utenti che potranno continuare ad usufruire dei servizi senza essere costretti ad alcuno spostamento.
L'Inps ha, infine, precisato che la possibilità di costituire delle filiali di coordinamento per garantire una gestione unitaria e qualificata dei bacini di utenza caratterizzati da notevoli dimensioni e/o criticità è stata prevista, esclusivamente, nell'ambito delle direzioni provinciali ad elevate dimensioni (Torino, Milano, Roma e Napoli). Ciò in considerazione della specificità e complessità dei territori di riferimento.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

COMAROLI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da un articolo apparso sul quotidiano on-line Affari Italiani il 19 novembre 2009 si apprende che il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Cremona ha scoperto una truffa da 300 mila euro relativa alla riscossione dell'assegno sociale da parte di 45 cittadini extracomunitari non dimoranti effettivamente in Italia;
nel corso di questa indagine sono state vagliate ben 3.000 posizioni, molte delle quali sono state considerate meritevoli di ulteriori approfondimenti e risulta che la maggior parte delle posizioni irregolari riguardino cittadini extracomunitari giunti in Italia grazie ad istanze di ricongiungimento famigliare;
tra le situazioni più eclatanti si segnalano casi di stranieri percettori dell'assegno sociale che si erano allontanati dall'Italia da più di due anni e per i quali l'assegno continuava ad essere percepito dai famigliari, oppure il caso di nuclei famigliari nei quali 3 su 5 componenti percepivano l'assegno, pur essendo da lungo tempo assenti dall'Italia;
la truffa scoperta dalla Guardia di finanza di Cremona è probabilmente la spia di un fenomeno più ampio, se si considera che ogni mese ben 13.800 immigrati percepiscono dall'INPS assegni sociali per un importo annuo pari a 6.190.930 euro;
l'assenza di controlli incrociati tra l'INPS e le anagrafi comunali suscita il sospetto che ci sia un numero elevato di cittadini extracomunitari, ultrasessantacinquenni, privi di reddito, o titolari di redditi inferiori alle soglie indicate dalla legge che usufruiscono dell'assegno sociale senza dimorare in realtà in Italia -:
quali iniziative il Ministro intenda assumere al fine di evitare il ripetersi di truffe come quelle denunciate in premessa e di garantire che l'assegno sociale sia percepito dai soli cittadini extracomunitari effettivamente residenti nel territorio italiano e che siano recuperate le prestazioni indebitamente percepite.
(4-05112)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare sopra distinta sulla base delle informazioni acquisite presso i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell'Istituto nazionale previdenza sociale, si rappresenta quanto segue.
La normativa vigente in materia di assegno sociale (articolo 3, comma 6, legge 335 del 1995) individua come beneficiari di tale prestazione i cittadini italiani, comunitari ed extracomunitari, in possesso di idoneo titolo di soggiorno, ultrasessantacinquenni, residenti effettivamente e stabilmente in Italia con redditi di importo inferiore ai limiti previsti dalla legge.
Dal 1o gennaio 2009 (ex articolo 20 del decreto-legge 112 del 2008), rappresenta un ulteriore elemento costitutivo il soggiorno legale, in via continuativa, per almeno dieci anni sul territorio nazionale.
Al fine di meglio garantire che l'assegno sociale venga erogato agli aventi diritto, i diversi soggetti istituzionalmente preposti,

Inps, Guardia di finanza e gli organi territorialmente competenti (polizia municipale), attivano sistematicamente una serie di azioni di verifica integrate.
Le sedi dell'Inps, in fase istruttoria, provvedono ad un attento controllo in ordine alla sussistenza di detti requisiti; in particolare, per quanto concerne la residenza, che si perfeziona con la dimora effettiva, stabile ed abituale in Italia, gli accertamenti hanno luogo sulla base di elementi concreti dai quali si possano desumere situazioni e/o comportamenti in contrasto con la norma, atteso che il semplice riscontro delle risultanze anagrafiche non è in grado di offrire adeguate garanzie.
Questa procedura riguarda anche i cittadini italiani, divenuti titolari della medesima prestazione, che si recano per periodi più o meno prolungati all'estero.
Per quanto concerne gli stranieri soggiornanti in Italia, con messaggio del 6 giugno 2008, l'Inps ha disposto che le sedi debbono provvedere alla sospensione dell'assegno sociale in caso di permanenza all'estero del beneficiario per un periodo superiore ad un mese, fatti salvi gravi motivi sanitari opportunamente documentati dall'interessato; decorso un anno dalla sospensione dell'assegno sociale, le sedi competenti, previa verifica del permanere di tale situazione, provvedono a revocare il beneficio.
Lo stesso messaggio prevede, inoltre, che le verifiche debbano essere effettuate periodicamente nei casi in cui il pagamento delle prestazioni avvenga per il tramite di soggetto delegato o con accredito su conto corrente bancario o postale e, comunque, a campione, sulle dichiarazioni di responsabilità che riguardano la prestazioni in argomento.
Le banche-dati informatiche dell'Inps, al fine di agevolare le sedi nell'individuazione dei titolari di assegno sociale sui quali svolgere accertamenti mirati, sono state implementate con i dati relativi alla cittadinanza (Unione europea ed extra Unione europea).
In conclusione, si assicura la massima attenzione da parte del Governo in ordine alle vicende sollecitate nel presente atto parlamentare, attribuendo un rilievo primario alla necessità di garantire che l'assegno sociale venga corrisposto esclusivamente a quei soggetti in possesso dei requisiti prescritti dalle disposizioni normative vigenti in materia; a tal fine proseguiranno, da parte di tutti i soggetti istituzionalmente preposti, i necessari controlli.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

COSENZA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il 10 febbraio 2010 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo recante: «Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, a norma dell'articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99» -:
quali eventuali iniziative il Governo intenda assumere per incentivare lo sfruttamento, in un quadro di sicurezza e tutela dell'ambiente, delle importanti risorse geotermiche dei Campi flegrei assicurando al contempo che una quota dell'energia così prodotta sia destinato all'utilizzo da parte dei cittadini residenti nell'area in questione.
(4-06293)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
Con il decreto legislativo 11 febbraio 2010, n. 22 si è definito un nuovo assetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche che garantisce, in un contesto di sviluppo sostenibile del settore, oltre alla protezione dell'ambiente anche un regime concorrenziale per l'utilizzo delle risorse geotermiche ad alta entalpia semplificando, altresì, i procedimenti amministrativi per l'utilizzo delle risorse geotermiche a bassa e media entalpia.
Il citato decreto legislativo provvede al riassetto della disciplina riguardante la ricerca e la coltivazione a scopi energetici

delle risorse geotermiche, precedentemente regolata dalla legge 9 dicembre 1986, n. 896.
A tale proposito, si precisa che con il decreto in questione si sono risolte alcune problematiche segnalate dall'autorità garante della concorrenza e del mercato che, con parere inviato al Parlamento, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dello sviluppo economico, in data 12 settembre 2008, aveva posto in evidenza possibili distorsioni della concorrenza, derivanti da alcune disposizioni della citata legge 9 dicembre 1986, n. 896. In particolare si attribuiva un regime di riserva ad ENEL (Ente nazionale energia elettrica) ed ENI (Ente nazionale idrocarburi) e, in caso di concorso di più istanze relative alla stessa zona e a parità di condizioni, si concedeva ad esse una preferenza nell'assegnazione del permesso di ricerca e della concessione di coltivazione, singolarmente o in contitolarità paritetica.
Con tale decreto si prevedono, infatti, procedure che garantiscono la libera concorrenza di mercato nell'assegnazione dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione di risorse geotermiche eliminando, conseguentemente, le riserve ad Enel ed Eni sopra menzionate.
Un settore dell'energia geotermica, finora condizionato da difficoltà burocratiche, che necessitava di un'apposita ed innovativa disciplina che ne consentisse lo sviluppo, è proprio quello delle pompe di calore geotermiche, con o senza prelievo (e restituzione) di acqua dal sottosuolo, che comporta perforazioni poco profonde e prelievo di piccole quantità di calore che può, però, riguardare anche aree non caratterizzate da gradienti geotermici particolarmente anomali.
Per queste, ed in generale per le applicazioni di geotermia «minore», facenti normalmente capo a privati cittadini, per fini di riscaldamento e raffreddamento di edifici, serre ed impianti sportivi, il decreto introduce, all'articolo 10, soluzioni autorizzative semplificate, anche in coerenza con gli incentivi previsti per le fonti energetiche rinnovabili e per l'efficienza energetica.
A seguito dell'entrata in vigore del decreto in questione, per l'alta entalpia, da notizie pervenute da parte della regione maggiormente interessata, cioè la Toscana, si sono avuti i primi effetti positivi per il rilancio del settore con un notevole incremento delle istanze di permesso di ricerca che verranno istruite, come previsto dall'articolo 3 dello stesso decreto, in un regime di libera concorrenza.
Con riferimento all'area dei Campi Flegrei, già nei decenni 1970-1990, si erano svolte ricerche per l'alta entalpia con l'esecuzione di vari pozzi esplorativi profondi che, pur dando esito positivo, non avevano trovato ulteriori sviluppi in quanto il titolare del titolo di legittimazione mineraria non poteva procedere allo sfruttamento sia a causa dell'elevata antropizzazione dell'area interessata, che non si prestava alla necessità di impegnare una grande superficie per la realizzazione di una centrale, sia per la difficoltà tecnica di eseguire infrastrutture per il trasporto del vapore, al sito di utilizzazione, mediante condotte superficiali.
Certo è che l'area in questione si presta, comunque, allo sviluppo di tale settore, caratterizzato anche da un ridotto impatto ambientale, per cui, nell'ambito degli incentivi previsti per le fonti energetiche rinnovabili, tra cui la risorsa geotermica, potranno essere valutati specifici progetti.
Si fa, comunque, presente che la competenza autorizzativa per gli impianti in terraferma è in capo alle regioni che potranno introdurre, attraverso l'emanazione dei propri disciplinari previsti dall'articolo 17 dello stesso decreto, degli ulteriori elementi sia di semplificazione che di incentivazione per lo sviluppo di tale settore.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

DE CORATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'istituto islamico di viale Jenner, il luogo di culto più frequentato della città di Milano, è guidato dall'imam Hussein Ali Erman, alias Abu Imad, un egiziano condannato

in appello il 21 dicembre 2008, a tre anni e otto mesi «per associazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo»;
nelle indagini per il suddetto processo, il coordinatore, il procuratore aggiunto Armando Spataro, ha evidenziato che l'imam era dedito al lavaggio del cervello dei fedeli, per trasformarli in terroristi suicidi. E, dagli incartamenti della Procura, inoltre, è emerso che l'attività terroristica che ruota attorno ad Abu Imad e alla «moschea» di viale Jenner si inserisce «in un complesso programma inquadrato in un progetto di Jihad» che contemplava «la disponibilità ad azioni suicide in Italia e all'estero» e che poteva essere finanziato dallo spaccio di droga che per Abu Imad era lecito se i suoi proventi venivano diretti «contro un paese occidentale e per fini di Jihad»;
lo stesso imam nel 1981 sarebbe stato implicato nell'assassinio del Presidente Sadat e rinchiuso nelle galere dell'Egitto; nel 1992, come lui stesso ha detto, ha incontrato in Pakistan il numero due di Al Qaeda Al Zawahiri; nel 1993, arrivato in Italia, è stato consacrato imam con l'appoggio di alcuni tunisini che hanno dovuto usare il kalashnikov per avere la meglio su un gruppo di egiziani che sponsorizzavano un altro personaggio, Abu Khadija; è stato esponente di alJama'a Islamiya, il gruppo islamico il cui leader spirituale è Omar Abdel-Rahman, lo «sceicco cieco» incarcerato negli Stati Uniti per il suo coinvolgimento nell'attentato delle Torri Gemelle del 26 febbraio del 1993; nel 2009 ha guidato una provocatoria preghiera alla Mecca in Duomo. Nell'occasione sono state bruciate bandiere con inni ad Hamas;
Abu Imad continua a tenere sermoni in un luogo pubblico, dove sono passati diversi gruppi estremisti musulmani, tanto che, secondo quanto riportato dalla stampa, quel centro è considerato il più inquisito e il più colluso con il terrorismo islamico internazionale -:
sulla base di quanto sopra premesso, quali iniziative intenda intraprendere in relazione all'attività svolta all'interno del centro islamico di cui in premessa dal suddetto imam Abu Imad, condannato in appello per terrorismo.
(4-04767)

Risposta. - Il ministero dell'interno dedica grande attenzione al fenomeno dell'associazionismo islamico, anche al fine di prevenire il rischio di possibili infiltrazioni di matrice eversiva.
Le forze di polizia, pertanto, svolgono una costante attività di monitoraggio sui luoghi di aggregazione delle comunità islamiche, nei quali si svolgono attività di vario genere, che sono, talvolta, la base per lo svolgimento di attività di proselitismo in chiave
jihadista; in presenza di elementi di reato, vengono prontamente avviate accurate attività d'indagine, coordinate dalle competenti procure della Repubblica.
L'attenzione è stata ed è alta anche nei confronti del centro islamico sito in viale Jenner a Milano, e del suo precedente
Imam Arman Ahmed Ei Hissiny Elmy, noto come Abu Imad.
L'«istituto culturale islamico» di viale Jenner a Milano è stato fondato nel novembre 1988 ed è, attualmente, diretto dal cittadino italiano naturalizzato Abdel Hamid Shaari, residente a Pavia, ma di fatto domiciliato a Milano.
Il centro è frequentato soprattutto da immigrati di origine egiziana e magrebina e, già nel 1993, è stato oggetto di attività investigativa da parte della polizia di Stato per presunti collegamenti di alcuni suoi frequentatori con i movimenti estremisti egiziani. Le indagini, coordinate dalla locale procura, hanno coinvolto circa 60 cittadini stranieri per lo più di origine egiziana e si sono concluse con l'emissione di numerose ordinanze di custodia cautelare a loro carico, nei cui confronti è stato anche ipotizzato il reato di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, in quanto ritenuti promotori ed organizzatori, all'interno dell'Istituto, di una struttura semiclandestina finalizzata al sostegno della lotta antigovernativa ai danni di istituzioni politiche egiziane.
Nel corso dell'ultimo decennio, il nome dell'istituto è emerso nell'ambito di tutte le

inchieste condotte dalla polizia di Stato, quale luogo di ritrovo o di proselitismo.
Lo stesso, guidato da una dirigenza prevalentemente egiziana, ideologicamente attestata su posizioni fortemente radicali, a suo tempo sarebbe stato un punto di riferimento delle correnti islamiche non interessate ad una integrazione con la realtà socio-culturale italiana.
Negli ultimi tempi, pur rivendicando sempre una linea fondamentalista, l'istituto sembra aver attenuato alcune posizioni, stemperando l'iniziale opposizione verso l'integrazione con la società italiana. In tale contesto sarebbero già stati avviati una serie di contatti informali e riservati con alcuni esponenti dell'unione delle comunità islamiche, al preciso scopo di creare un soggetto «credibile» e rappresentativo, che possa porsi come interlocutore nelle diverse sedi istituzionali e sociali.
In questa chiave è, probabilmente, da interpretarsi la sostituzione, avvenuta a metà del mese di febbraio 2010 del citato Abu Imad, il quale ha lasciato la guida spirituale della moschea di viale Jenner.
Rimane comunque alta l'attenzione del ministero dell'interno su ogni possibile condizionamento di matrice integralista.
Per quanto concerne la specifica posizione di Abu Imad, si fa presente che lo stesso ha soggiornato nel nostro Paese in virtù di un permesso di soggiorno rilasciato per motivi di asilo, a seguito di sentenza del tribunale amministrativo regionale Lombardia - confermata dal Consiglio di Stato - che ha annullato il diniego dello
status di rifugiato, opposto dalla competente commissione.
Successivamente, il 29 aprile, Abu Imad è stato arrestato dalla Digos, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione del 28 aprile 2010, che lo ha condannato in via definitiva a tre anni ed otto mesi per associazione per delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo internazionale in quanto ritenuto promotore di una cellula salafita che reclutava adepti da formare come terroristi. Lo stesso sta scontando la pena nell'istituto carcerario di Benevento.
Conseguentemente al passaggio in giudicato della condanna penale, il 28 maggio 2010 la Commissione nazionale per il diritto d'asilo, su richiesta del Presidente della competente commissione territoriale, ha revocato al predetto Abu Imad lo
status di rifugiato.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

DI BIAGIO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
in Campania la legge regionale n. 2 del 1° febbraio 2005, avente ad oggetto «Disposizioni in materia di confezionamento e commercializzazione dei pane», prevede l'obbligo di confezionamento dei singoli pezzi di pane con carta trasparente per alimenti sigillata con etichettatura che riporta i dati di confezionamento, introducendo di fatto una pratica complessa ed onerosa per le piccole imprese artigiane della regione e addirittura dannosa per i consumatori, mettendo gravemente a rischio il futuro del pane-fresco tradizionale campano;
le disposizioni del suddetto provvedimento, secondo l'interrogante, dovrebbero essere conciliate con la normativa nazionale e comunitaria in materia, che non riconosce un simile obbligo: infatti, la legge regionale sembrerebbe contrastare con l'articolo 16 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, emanato in attuazione della direttiva 89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, oltre che con l'articolo 26 della legge 4 luglio 1967, n. 580, recante «Disciplina per la lavorazione e il commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane»;
le criticità sollevate dall'entrata in vigore della suindicata legge sono molteplici: sia sotto il profilo della costituzionalità della medesima, sia in termini di qualità e salubrità del prodotto confezionamento, sia in termini di impatto ambientale

delle dinamiche di confezionamento, con conseguente rilascio nell'ambiente di ulteriori quantità di plastica e materiali di imballaggio;
queste criticità sono state sollevate dall'interrogante in una interrogazione presentata il 15 ottobre 2009, sottoscritta da un nutrito gruppo di deputati;
la questione del pane campano oggetto di dibattito e di analisi tra i consumatori nella regione, che vede coinvolte in prima persona le associazioni di categoria, rappresentative sia dei consumatori che degli artigiani in un tentativo di costante e vano confronto con le istituzioni locali;
le istituzioni locali non hanno tenuto conto delle posizioni delle realtà associative suindicate, continuando a perseguire logiche organizzative e procedurali assolutamente non in linea con quanto auspicato dalle stesse associazioni;
nel gennaio 2010 il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali - dando riscontro ai deputati interroganti - evidenziando la condivisione della preoccupazione espressa dai deputati nella interrogazione, ha ritenuto opportuno incaricare della questione l'ufficio legislativo del ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali per i dovuti approfondimenti. Il ministro ha ribadito che l'esito della valutazione tecnico-normativa e la conseguente proposta di eventuali azioni da intraprendere saranno comunicati ai deputati interroganti -:
in che tempi si concluderà l'approfondimento in corso da parte del ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e quali iniziative normative si intendano adottare per garantire la tutela della concorrenza e del mercato nel settore della panificazione.
(4-06137)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, concernente la legge regionale della Campania n. 2 del 10 febbraio 2005, che disciplina il confezionamento e la commercializzazione del pane sul territorio della Campania, si rappresenta quanto segue.
Questo ministero ha proceduto con tempestività alle opportune valutazioni tecnico-normative sollecitate dall'interrogante.
Nello specifico, il problema sollevato nell'interrogazione in esame riguarda aspetti coinvolgenti anche altre Amministrazioni, tra le quali il ministero dello sviluppo economico che, recentemente, è stato sensibilizzato offrendo la massima disponibilità all'avvio di un confronto in una specifica riunione tecnica interministeriale per la definizione di una proposta condivisa di norma nazionale.
Questa amministrazione, inoltre, ha da pochi giorni ufficialmente avviato il Piano cerealicolo nazionale nell'ambito del quale è previsto un approfondimento tecnico di molte problematiche delle diverse sub-filiere cerealicole tra le quali quella del pane è stata indicata come prioritaria.
Nel merito, si ritiene di poter inserire il punto oggetto dell'interrogazione in esame tra i temi programmati quali oggetto del confronto che si sta avviando con le istituzioni e le associazioni di rappresentanza degli operatori delle diverse fasi della filiera di riferimento.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

DI BIAGIO, ANGELI, PICCHI e BERARDI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
un'inchiesta avviata dal quotidiano Il Corriere della Sera ha messo in un luce una rete criminale attiva tra l'America meridionale - in particolare Brasile - e l'Italia, operativa nell'ambito della falsificazione della cittadinanza italiana e nella semplificazione delle procedure per il rilascio del passaporto italiano a falsi oriundi;
secondo i dati pubblicati dal Corriere della Sera, la rete criminale da anni è operativa nell'ambito della falsificazione

dell'identità di profili che in molti casi non hanno alcun tipo di legame con l'Italia, ma che con l'ottenimento di un passaporto italiano potrebbero ottenere agevolazioni di circolazione in Europa e negli Usa;
l'operazione truffaldina, costa al committente circa 10.000 euro, e consiste nel commissionare in Italia un certificato di nascita di un italiano, emigrato tra la fine dell'800 o all'inizio del 900 al fine di individuarlo poi come antenato di un profilo che si ambisce ad italianizzare, intervenendo sulla documentazione intermedia;
stando alla ricostruzione operata dal quotidiano, in considerazione del fatto che la pratica di avvio del riconoscimento della cittadinanza deve ottenere il via della sezione consolare della nostra Ambasciata in Brasilia, si presuppone che vi sia un coinvolgimento diretto della nostra rete diplomatico-consolare sul territorio;
negli ultimi anni nel nostro Paese sono fiorite molteplici agenzie che si occupano di sostenere gli oriundi o pseudo tali nelle pratiche di richiesta della cittadinanza, sollecitando in questo modo quasi una sorta di «turismo da passaporto», che in molti comuni italiani, soprattutto del meridione, si sviluppa sotto gli occhi increduli di cittadini e referenti politici locali;
queste dinamiche truffaldine a danno della vera emigrazione italiana e a sostegno della criminalità e dell'illegalità, rischiano di compromettere l'immagine e la memoria dei tanti italiani che in tempi lontani sono stati costretti ad emigrare dalle loro terre, e rischiano anche di creare delle situazioni incresciose sotto il profilo patrimoniale ai danni di ignari discendenti -:
se siano a conoscenza di quanto descritto in premessa e quali iniziative si intenda avviare, anche di respiro internazionale, al fine di fare chiarezza sulla questione e sulle dinamiche illegali sopra descritte, compreso l'eventuale gravoso coinvolgimento delle nostre autorità diplomatiche sul territorio brasiliano.
(4-06616)

Risposta. - Sulla vicenda segnalata dall'interrogante sono in corso indagini da parte degli uffici di polizia territorialmente competenti, coordinate dall'Autorità giudiziaria.
Per quanto concerne la falsificazione di documenti al fine di ottenere la cittadinanza italiana, tra il mese di dicembre 2007 ed il mese di febbraio 2010, la questura di Piacenza ha svolto indagini nei confronti della «associazione esperanza», con sede in quel capoluogo, per la falsificazione in concorso con alcuni dipendenti del comune di Carpaneto Piacentino (Piacenza) della documentazione necessaria per tale scopo in favore di cittadini argentini e brasiliani.
In data 27 gennaio 2010, il tribunale civile di Piacenza ha disposto, su richiesta della locale procura della Repubblica, l'annullamento dei decreti di cittadinanza emessi nei confronti di 307 cittadini argentini, i quali, tra il 2006 ed il 2007, avevano richiesto ed ottenuto tale
status dopo aver presentato falsi certificati di residenza nel suddetto comune.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

EVANGELISTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella provincia di Massa Carrara, dai quotidiani locali si è appreso della truffa ordita, a Marina di Carrara, ai danni di centinaia di extracomunitari clandestini, in occasione della recente sanatoria per la regolarizzazione di colf e badanti;
essi sono stati tutti truffati da una falsa agenzia interinale, cui hanno dato i documenti e le carte necessari per la regolarizzazione, ma soprattutto soldi, da mille a tremila euro per ciascuna falsa richiesta di regolarizzazione; essi avrebbero anche ricevuto copia del modulo F24 attestante il pagamento effettuato all'INPS;
arrivate alla prefettura, le false richieste sono state smascherate: ad oggi, le persone che hanno ordito la truffa risultano indagate, ma i clandestini ignari, che credevano di aver regolarizzato la loro

posizione, in attesa finora del permesso di soggiorno che non potrà mai arrivare, dovranno essere espulsi;
sembrerebbe che i fatti sopradescritti si siano svolti, in maniera identica, anche a Verona, dove la prefettura ha deciso di concedere ulteriori sei mesi di tempo ai clandestini che hanno pagato per ottenere il permesso di soggiorno rivelatosi falso e frutto di una truffa -:
se sia a conoscenza dei fatti indicati e se essi siano accaduti anche in altre parti del territorio nazionale e se non intenda adottare provvedimenti che consentano, in maniera univoca, a tutti i lavoratori extracomunitari irregolari truffati di poter accedere alla sanatoria.
(4-06698)

Risposta. - La prefettura di Massa Carrara ha comunicato che a partire da ottobre 2010, lo sportello unico per l'immigrazione, incaricato delle attività connesse alle procedure di emersione del lavoro irregolare previste dall'articolo 1-ter della legge 3 agosto 2009, n. 102, ha riscontrato, all'interno delle circa 600 domande di regolarizzazione presentate in provincia, circa 113 situazioni anomale, essenzialmente riconducibili a due ipotesi:
a) alcuni cittadini italiani, che risultavano aver presentato istanza di emersione, hanno dichiarato - in sede di verifica da parte della prefettura - di essere completamente estranei alla vicenda, ovvero di non aver alcun collaboratore domestico e/o di non conoscere alcuno dei lavoratori stranieri che apparentemente risultavano alle loro dipendenze;
b) altri apparenti datori di lavoro hanno rappresentato di essere stati avvicinati da intermediari ovvero da lavoratori stranieri che avevano richiesto il consenso a presentare a loro nome false domande di emersione.

Nelle segnalate ipotesi la prefettura - preso atto che non risultava esistente alcun rapporto di lavoro irregolare da far emergere ed avendo informalmente appreso che numerosi cittadini extracomunitari avrebbero asseritamente versato cospicue somme di denaro (dai 1000 ai 4000 euro ciascuno) ad intermediari che avevano loro promesso la regolarizzazione - ha innanzitutto archiviato tali istanze.
In ogni caso, si è provveduto a segnalare tempestivamente le anomalie riscontrate alla locale procura della Repubblica, che ha avviato un procedimento penale, al fine di accertare eventuali responsabilità degli intermediari e la natura del coinvolgimento dei cittadini extracomunitari cui sarebbe stata promessa la concessione di un permesso di soggiorno.
Per quanto concerne l'analoga problematica verificatasi nella provincia di Verona, si evidenzia che le domande di emersione ivi presentate sono state 5348. Di queste, ad oggi, risultano segnalate dai vari organi di polizia 162 istanze per insussistenza dei presupposti a richiedere la regolarizzazione, in quanto presentate da persone o agenzie che avrebbero truffato gli interessati, chiedendo illecitamente somme non dovute agli stranieri irregolari, ai quali veniva promesso l'esito favorevole del procedimento.
Si fa altresì presente che per 25 procedimenti in istruttoria, i datori di lavoro, convocati per la definizione della procedura di emersione, hanno dichiarato di non avere mai presentato la relativa domanda e, successivamente, gli stessi hanno inoltrato denuncia a carico di ignoti.
Si sottolinea che tutti i predetti procedimenti sono stati immediatamente sospesi dalla ulteriore trattazione presso lo sportello unico della prefettura e che si sta procedendo alla archiviazione delle domande di emersione per le quali risulta già sufficientemente accertata la falsità dei presupposti dichiarati, mentre per le altre si attendono ulteriori notizie da parte degli organi di polizia e delle autorità giudiziarie procedenti.
Alla luce della vigente normativa non è possibile procedere a forme di regolarizzazione delle persone alle quali era stata indebitamente proposto di fruire dei benefici offerti dalle procedure di emersione.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
è stata pubblicata un'inchiesta realizzata dalla giornalista Maria Giovanna Faiella sul Corriere.it, da cui emerge come sui «mezzi pubblici siano ancora poche le voci guida per i non vedenti», che gli «autobus da bocciare», mentre «va meglio in metro dove ci sono cicalini e annunci vocali quasi dappertutto»;
in particolare, l'indagine è stata condotta in sei città italiane, Milano, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo; a Milano per chi è cieco o ipovedente muoversi in autonomia coi mezzi pubblici per recarsi al lavoro, sbrigare una commissione o semplicemente fare una passeggiata significa affrontare ogni volta la sfida del buio. Piccoli accorgimenti su autobus e metro potrebbero agevolare il loro orientamento, come ha suggerito una lettrice in un messaggio «Disagi semplici da eliminare» arrivato a un nostro forum. «Più volte abbiamo chiesto alle amministrazioni locali di installare sistemi di annuncio delle fermate e predisporre indicatori di direzione, acustici e luminosi, come esistono in molti Paesi europei - dice Tommaso Daniele, presidente dell'Unione italiana ciechi. Qualcosa è stato fatto, ma non è ancora abbastanza. La maggior parte degli autobus, nelle grandi città come in quelle più piccole, ne è ancora sprovvista». Lacune evidenziate anche dalla nostra indagine in sei città: Torino, Milano, Firenze, Roma, Napoli e Palermo. Se cicalini e annunci vocali sono presenti nella maggior parte dei treni delle metropolitane - non sempre, però, in funzione su tutta la tratta -, sono davvero pochi, invece, all'interno degli autobus e quasi inesistenti all'esterno. Peccato, poi, che a volte siano installati ma non funzionino. Ma c'è anche una buona notizia: molte aziende che gestiscono il trasporto locale si stanno muovendo per abbattere gli ostacoli sensoriali e, in qualche caso, prima di rinnovare il parco veicoli, si consultano con le associazioni dei disabili;
sui treni della metro a Milano è attivo un avvisatore acustico che segnala quando la porta è aperta. I cicalini sono udibili anche all'interno della vettura per facilitare l'uscita. Anche la fase di chiusura delle porte è annunciata dal segnale acustico. I nuovi treni «Meneghino» hanno l'annuncio della destinazione del treno, della prossima fermata e del lato di uscita. Circa il 70 per cento degli autobus - assicurano all'Atm - ha il sistema di annuncio sonoro di prossima fermata. Di recente su 500 autobus sono stati installati display Lcd dotati di un sistema audio/video che annuncia la prossima fermata. A Torino, a bordo dei treni della metropolitana automatica, inaugurata in occasione dei giochi olimpici 2006, c'è l'annuncio della prossima fermata e il cicalino segnala quando la porta si chiude. Le porte del treno arrivato in stazione si aprono in contemporanea con l'apertura delle porte automatiche di banchina. Circa 500 autobus (su un totale di 1.200) dispongono di segnalatori acustici esterni: quando il bus giunge alla fermata, una voce preregistrata comunica numero e nome del capolinea verso il quale si sta dirigendo il veicolo. All'interno, invece, è presente un sistema audiovisivo, infobus, che annuncia la prossima fermata. Infobus è presente anche in 130 tram (su 200). Anche a Firenze circa il 70 per cento degli autobus (in tutto sono 440) ha gli avvisatori acustici: annunci vocali informano i passeggeri sulla direzione del veicolo e sulla prossima fermata. Inoltre, sulle vetture ci sono pulsanti in braille per l'apertura delle porte. Sui treni della linea A di Roma c'è sia un sistema vocale che comunica la stazione successiva e il lato di uscita, sia il segnalatore acustico di apertura e chiusura delle porte. Le stazioni della linea B hanno in banchina il sistema di sintesi vocale (in italiano e inglese), che annuncia l'arrivo del treno. Gli ascensori (non presenti, però, in tutte le stazioni delle 2 linee) sono dotati di pulsantiera in Braille e di un programma

di sintesi vocale, in italiano e inglese, che informa sull'apertura delle porte e sul piano di arrivo. L'intera rete degli autobus della periferia ha il sistema apf, l'avviso di prossima fermata. E invece terminato il test di vocalizzazione delle informazioni sulla prossima fermata, fornite dai monitor «Moby», installati a bordo di circa 400 bus cittadini. I dati sono in fase di elaborazione, dicono all'Atac. Il servizio dovrebbe riprendere a breve. Su alcune paline elettroniche al centro della città si sta sperimentando, poi, un sistema di vocalizzazione delle informazioni presenti sul display (linee in arrivo e tempi di attesa previsti alla fermata). A Napoli sui treni della linea 1 e della funicolare di Montesanto ci sono gli annunci vocali che informano sulla prossima fermata. Entro la primavera - assicurano a Metronapoli - anche le altre 3 funicolari potranno disporne. Ogni carrozza è comunque dotata del cicalino che annuncia l'apertura delle porte alla fermata. Sui nuovi treni della linea 2, c'è l'avviso vocale che annuncia la prossima fermata, mentre autobus e tram ne sono sprovvisti. A Palermo si sta avviando su alcuni autobus la sperimentazione di un sistema audiovisivo che comunica ai passeggeri la prossima fermata. Per chi invece è in attesa del bus alla fermata, nel momento in cui il veicolo si ferma il sistema vocale darà informazioni su numero della linea e direzione di marcia -:
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, si intendono promuovere per assicurare anche a chi è non vedente la possibilità di poter usufruire in autonomia dei mezzi pubblici di trasporto.
(4-06309)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 26 marzo 2010, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le principali fonti normative si individuano sia nella legge n. 118 del 1971 la quale dispone che i servizi di trasporti pubblici, in particolare tram e metropolitane, dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti sia nel decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996, «regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici» che, all'articolo 24 e 25, regolamenta l'eliminazione delle barriere architettoniche per tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane, treni, stazioni e ferrovie.
L'articolo 30 del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 prevede, inoltre, che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisca con propri decreti le modalità ed i criteri di attuazione delle norme del regolamento relative al trasporto pubblico di persone.
L'applicazione della citata legislazione alle tramvie, metropolitane e ferrovie è stata favorita sia dalla chiarezza del disposto normativo che dalle altre norme sulla accessibilità delle infrastrutture che si sono succedute nel tempo.
L'applicazione al settore del trasporto su gomma e in particolare, ai bus urbani, ha incontrato invece maggiori difficoltà per la scarsa chiarezza della norma e per l'assenza di specificità per le istallazioni di terra.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal fatto che la materia del trasporto pubblico locale, particolarmente quella su gomma, in termini di scelta dei sistemi e di programmazione ed organizzazione del servizio rientra nelle funzioni trasferite alle autonomie locali e territoriali. La legge n. 104 del 1992 all'articolo 26 difatti demanda ai comuni il compito di assicurare modalità di trasporto individuali per i disabili non in grado di servirsi dei mezzi pubblici, secondo quanto in materia specificamente disciplinato dalle regioni. Residuano al ministero delle infrastrutture e dei trasporti le funzioni di verifica del rispetto delle norme di sicurezza fissate dal codice della strada in sede di omologazione dei veicoli e dei dispositivi, oltreché sulla definizione della normativa, d'intesa con gli altri soggetti istituzionalmente coinvolti.
L'ente nazionale italiano di unificazione (Uni), si è occupato della materia ed ha prodotto la norma Uni 11168-1 del 2006

sulla «accessibilità delle persone ai sistemi di trasporto rapido di massa. Criteri progettuali per le metropolitane». Tale norma è entrata in vigore il 23 febbraio 2006 mentre nel marzo del 2009 è stata pubblicata la seconda parte della norma (Uni 11168-2) relativa ai criteri progettuali per le ferrovie. Entrambe le norme trattano il disagio visivo. Ulteriori disposizioni normative sull'argomento sono contenute nella norma Uni-Unifer 11174 relativa al «materiale rotabile per tranvie e tranvie veloci» e nel progetto di norma Unifer prE10.04.905.0 relativo al «materiale rotabile per metropolitane - caratteristiche generali e prestazioni».
L'applicazione di misure analoghe ai sistemi su gomma risulta tuttavia intrinsecamente difficoltosa per l'assenza in tali veicoli dell'incarrozzamento a raso e soprattutto per l'incertezza nell'accosto dei veicoli in fermata, fatto questo che rende pericolosa l'operazione di salita o discesa dal veicolo per le persone che recano disabilità visive, peraltro non sempre individuabili dal personale di guida.
Si evidenzia, inoltre, una costante attenzione da parte dei comuni in sede di realizzazione e attrezzaggio di nuove linee automobilistiche nel cui ambito vengono attentamente seguite le problematiche degli utenti deboli, ivi compresi quelli con disagio visivo, anche attraverso il confronto con le associazioni locali per l'individuazione e l'introduzione di nuove soluzioni rese disponibili dall'evoluzione tecnologica.
La materia è comunque costantemente monitorata ed oggetto di sempre crescente attenzione a più livelli:
europeo - il piano d'azione sulla mobilità urbana del settembre 2009 prevede uno specifico punto d'azione relativamente a miglioramento dell'accesso ai sistemi di trasporto da parte delle persone a mobilità ridotta;
nazionale - l'avvio dell'osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale istituito ai sensi dell'articolo 300 della legge n. 244 del 2007 potrà fornire un migliore scambio di conoscenze utili ad adottare le azioni più efficaci in materia;
regolamentare - si potrebbe prevedere in futuro, attraverso specifici regolamenti, l'introduzione di facilitazioni al trasporto dei disabili tra i requisiti per la concessione dei contributi statali destinati al potenziamento e/o il rinnovo del parco veicolare (stradale/ferroviario) destinato al trasporto pubblico locale, legge n. 194 del 1992, articolo 1, comma 1031 e legge n. 296 del 2006.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
in un'inchiesta condotta dal Corriere della Sera, sui mezzi pubblici di sei città italiane (Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino), emerge che sono ancora pochi i cosiddetti «cicalini» e annunci vocali di cui possano usufruire cittadini non vedenti; come si legge nella citata inchiesta «piccoli accorgimenti su autobus e metro potrebbero agevolare il loro orientamento»; si tratta di disagi facilmente risolvibili: le amministrazioni locali potrebbero installare sistemi di annuncio delle fermate e predisporre indicatori di direzione, acustici e luminosi, come esistono in molti Paesi europei - come ha suggerito Tommaso Daniele, presidente dell'Unione italiana ciechi;
la maggior parte degli autobus, nelle grandi città come in quelle più piccole, ne è ancora sprovvista. Se cicalini e annunci vocali sono presenti nella maggior parte dei treni e delle metropolitane - anche se non sempre in funzione su tutta la tratta - sono davvero pochi, invece, all'interno degli autobus e quasi inesistenti all'esterno. I pochi installati, oltretutto non funzionano o funzionano male, cosicché

per chi è cieco o ipovedente, muoversi in autonomia con i mezzi pubblici spesso significa essere costretti ad affrontare ogni volta una vera e propria sfida al buio -:
quali iniziative, nell'ambito delle proprie funzioni e prerogative, siano previste perché la problematica riportata in premessa possa essere affrontata, con il pieno coinvolgimento delle amministrazioni competenti;
se non si ritenga di dover studiare e predisporre agevolazioni di carattere economico per quelle amministrazioni che si mostrano sensibili a tale problema e decidono di adeguare autobus e mezzi pubblici con i cosiddetti «cicalini».
(4-06709)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
la trasmissione «Striscia la notizia» ha realizzato un servizio da cui è emersa una denuncia sul fatto che i disabili della città di Cagliari non hanno possibilità di accesso agli autobus, dotati di scivolo;
la telecamera «nascosta» ha documentato e raccolto le testimonianze di alcuni autisti in base alle quali l'azienda anziché acquistare le pedane elettriche manovrabili direttamente dal posto di guida, ha fatto montare sugli autobus quelle manuali, che prevedono che l'autista fermi il mezzo, scenda dalla propria postazione e azioni manualmente lo scivolo;
gli autisti sono privi di assicurazione per eseguire tali manovre, pertanto, nel caso di incidente la responsabilità ricade su di loro;
in questo contesto il fatto che un disabile possa o meno accedere agli autobus dipende unicamente dalla disponibilità e dalla sensibilità di ciascun autista;
ciò appare all'interroganti inaccettabile, in quanto garantire pari opportunità e non discriminazione a tutti i cittadini deve essere un obbligo e non un'opzione per un servizio pubblico di trasporto -:
quali iniziative si intendano esprimere al fine di favorire lo sviluppo di politiche di mobilità nel trasporto locale che affrontino compiutamente la questione dei disabili;
se non si ritenga di assumere una necessaria iniziativa normativa perché il trasporto locale sia destinatario di benefici o provvidenze dello Stato solo a condizione che i mezzi acquistati siano integralmente fruibili per i diversamente abili.
(4-06898)

Risposta. - In riferimento alle interrogazioni in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le principali fonti normative si individuano nella legge n. 118 del 1971, la quale in materia di servizi di trasporto dispone che i servizi di trasporti pubblici, in particolare i tram e le metropolitane, dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti e nel decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996, regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici, che all'articolo 24 e 25 regolamenta l'eliminazione delle barriere architettoniche per tranvie, filovie, linee automobilistiche, metropolitane, treni, stazioni e ferrovie.
L'articolo 30 del predetto decreto del Presidente della Repubblica n. 503 prevede inoltre che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisce con propri decreti le modalità ed i criteri di attuazione delle norme del regolamento relative al trasporto pubblico di persone.
L'applicazione della citata legislazione alle tramvie, metropolitane e ferrovie è stata favorita sia dalla chiarezza del disposto normativo che dalle altre norme sulla accessibilità delle infrastrutture che si sono succedute nel tempo.
L'applicazione al settore del trasporto su gomma, prevalentemente ai bus urbani, ha incontrato invece maggiori difficoltà per la

scarsa chiarezza della norma e per l'assenza di specificità per le istallazioni di terra.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato poi dal fatto che la materia del trasporto pubblico locale, particolarmente quella su gomma, in termini di scelta dei sistemi e di programmazione ed organizzazione del servizio rientra nelle funzioni trasferite alle autonomie locali e territoriali. La legge n. 104 del 1992 all'articolo 26 demanda ai comuni il compito di assicurare modalità di trasporto individuali per i disabili non in grado di servirsi dei mezzi pubblici, secondo quanto in materia specificamente disciplinato dalle regioni. Residuano al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti le funzioni di verifica del rispetto delle norme di sicurezza fissate dal codice della strada in sede di omologazione dei veicoli e dei dispositivi, oltreché sulla definizione della normativa, d'intesa con gli altri soggetti istituzionalmente coinvolti.
L'Ente nazionale italiano di unificazione (Uni), si è occupato della materia ed ha prodotto la norma Uni 11168-1 del 2006 sulla «accessibilità delle persone ai sistemi di trasporto rapido di massa. Criteri progettuali per le metropolitane». Tale norma è entrata in vigore il 23 febbraio 2006 mentre nel marzo del 2009 è stata pubblicata la seconda parte della norma (Uni 11168-2) relativa ai criteri progettuali per le ferrovie. Entrambe le norme trattano il disagio visivo. Ulteriori disposizioni normative sull'argomento sono contenute nella norma Uni-Unifer 11174 relativa al «Materiale rotabile per tranvie e tranvie veloci» e nel progetto di norma Unifer prE10.04.905.0 relativo al «materiale rotabile per metropolitane - caratteristiche generali e prestazioni».
L'applicazione di misure analoghe ai sistemi su gomma risulta tuttavia intrinsecamente difficoltosa per l'assenza in tali veicoli dell'incarrozzamento a raso e soprattutto per l'incertezza nell'accosto dei veicoli in fermata, fatto questo che rende pericolosa l'operazione di salita o discesa dal veicolo per le persone che recano disabilità visive, peraltro non sempre individuabili dal personale di guida.
Si evidenzia, inoltre, una costante attenzione da parte dei comuni in sede di realizzazione e attrezzaggio di nuove linee automobilistiche nel cui ambito vengono attentamente seguite le problematiche degli utenti deboli, ivi compresi quelli con disagio visivo, anche attraverso il confronto con le associazioni locali per l'individuazione e l'introduzione di nuove soluzioni rese disponibili dall'evoluzione tecnologica.
La materia è comunque costantemente monitorata ed oggetto di sempre crescente attenzione a più livelli:
europeo - il piano d'azione sulla mobilità urbana del settembre 2009 prevede uno specifico punto d'azione relativamente a miglioramento dell'accesso ai sistemi di trasporto da parte delle persone a mobilità ridotta;
nazionale - l'avvio dell'osservatorio nazionale sulle politiche del trasporto pubblico locale istituito ai sensi dell'articolo 300 della legge n. 244 del 2007 potrà fornire un migliore scambio di conoscenze utili ad adottare le azioni più efficaci in materia;
regolamentare - si potrebbe prevedere in futuro, attraverso specifici regolamenti, l'introduzione di facilitazioni al trasporto dei disabili tra i requisiti per la concessione dei contributi statali destinati al potenziamento e/o il rinnovo del parco veicolare (stradale/ferroviario) destinato al trasporto pubblico locale, legge n. 194 del 1992, articolo 1, comma 1031 e legge n. 296 del 2006.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
come si evince da numerose inchieste giornalistiche, sul web appaiono frequentemente - e comunque sono facilmente

reperibili istruzioni per modificare in modo illegale autovetture del tipo «minicar»;
sempre più numerosi sono i video autoprodotti dai ragazzi che spiegano come truccare e far correre le micro-auto;
gli esperti segnalano come sia diventata una specie di «moda» truccare i piccoli veicoli per renderli più veloci, filmando modifiche e gare di velocità per poi caricare i video sul web;
in numerose clip si vedono ragazzini sfrecciare su strade della capitale a velocità elevata (circa 80 chilometri orari);
è «sufficiente» digitare poche parole in un motore di ricerca e il gioco è fatto: i consigli e le opinioni sui forum dei giovani micro carristi, letteralmente, si sprecano: chi pubblica le «istruzioni per l'uso», o meglio, per l'abuso, e le indicazioni su come far andare la microcar più veloce;
si tratta di modifiche non troppo difficili da attuare: anche cosiddette in modalità «fai-da-te»; sul web sono indicati gli attrezzi necessari, i passaggi da non dimenticare: «Smontare la vite, rimontare il dado», con tanto di corredo fotografico;
in considerazione inoltre che nella notte tra il 10 e l'11 aprile 2010, alle tre del mattino circa, è deceduto il giovane Jacopo Fanfani di 17 anni, in seguito ad un incidente stradale sulla via Olimpica di Roma, all'altezza del Foro italico; il ragazzo era alla guida di una minicar, quando improvvisamente la piccola auto si è ribaltata ed è uscita di strada; il ragazzo è morto durante il ricovero in ospedale;
in data 12 aprile 2010, alle otto del mattino circa, è deceduta la giovane Federica Lupi di 15 anni, in seguito ad un incidente stradale avvenuto all'interno del comprensorio dell'Olgiata, periferia nord di Roma. La piccola vettura guidata dalla ragazza, una minicar, si è scontrata frontalmente con un pullman che, nel tentativo ultimo di evitare l'impatto, ha anche urtato un albero, abbattendolo. La giovane è deceduta sul colpo. Sul posto, per i rilievi, sono intervenuti i vigili urbani del XX gruppo;
in Italia circolano oltre 30.000 quadricicli a motore, le cosiddette minicar, equiparate a ciclomotori, e per questi mezzi l'incidentalità (numero di sinistri per mezzo) è doppia rispetto a quella che si registra per i ciclomotori;
nonostante le minicar siano omologate per il trasporto di una sola persona, i guidatori maggiorenni possono attualmente farsi autorizzare dalla motorizzazione al trasporto di un secondo passeggero;
la stragrande maggioranza delle minicar ha motori diesel molto inquinanti, e molti automobilisti le utilizzano al solo scopo di aggirare i divieti di circolazione nelle zone a traffico limitato e i blocchi del traffico determinati da motivi di inquinamento;
nella sola città di Roma circolano 5.000 minicar;
la normativa vigente - articolo 116, comma 1-bis, del codice della strada - in materia di guida di minicar prevede infatti il semplice rilascio dell'attestato di idoneità alla guida dei ciclomotori per i ragazzi che abbiano compiuto i 14 anni -:
quali urgenti iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare, promuovere, sollecitare;
se in particolare non si intenda intervenire per promuovere un'iniziativa normativa urgente al fine di rendere più stringente la disciplina posto che, ad oggi, la normativa prevede il rilascio dei patentini agli over 14 solo dopo aver sostenuto e superato un esame teorico che abilita alla guida di ciclomotori (a 45 cc) e delle minicar (fino a 350 cc), senza alcun obbligo di una lezione di pratica;
se inoltre non si ritenga necessario e opportuno rendere effettive le prove pratiche obbligatorie per i candidati che intendano conseguire la patente di guida, ad esempio la prova pratica in strade extraurbane

principali, la prova pratica di notte e quella di comportamento sul bagnato, tutte prove che consentirebbero ai neo patentati di affrontare al meglio la circolazione stradale.
(4-06909)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Occorre premettere che l'attuale quadro normativo di riferimento stabilisce che le cosiddette «minicar» attualmente in circolazione non sono esclusivamente assimilabili ai ciclomotori in quanto, per caratteristiche costruttive, esistono anche «minicar» classificate come motoveicoli. Tale distinzione è importante ai fin dell'inquadramento del titolo di guida abilitativo richiesto per la loro conduzione.
L'articolo 52 del Codice della strada, modificato per effetto della Direttiva n. 2001/24/CE, classifica come ciclomotori quei veicoli a 2, 3 o 4 ruote che possiedono determinate caratteristiche tecniche e sono capaci di sviluppare su strada orizzontalmente una velocità non superiore a 45 chilometri orari. In particolare, sono definiti quadricicli leggeri i ciclomotori a 4 ruote che sviluppano una velocità non superiore ai 45 chilometri orari e di cilindrata non superiore a 50 cc per i motori ad accensione comandata ovvero di potenza non superiore ai 4 chilowatt orari per quelli dotati di motore a combustione interna o elettrici.
Per la conduzione di tali veicoli da parte di conducenti minorenni o di conducenti maggiorenni sprovvisti di patente di guida, è richiesto il certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori.
I ciclomotori a 4 ruote che superano tali caratteristiche tecniche sono classificati come motoveicoli e per la loro guida è invece previsto il possesso della patente di categoria A o della sottocategoria A1.
Relativamente al certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori, va evidenziato che fino alla sua introduzione, avvenuta con il varo del decreto legislativo 15 gennaio 2002, n. 9, la normativa nazionale non prevedeva alcun tipo di abilitazione per la conduzione dei ciclomotori.
Ulteriori iniziative nel regime dei titoli abilitativi alla guida di veicoli, tra cui i ciclomotori a 4 ruote, sono allo studio del ministero delle infrastrutture e dei trasporti in quanto la direttiva 2006/126/CE, il cui recepimento in norma nazionale dovrà avvenire entro il 19 gennaio 2011, prevede, tra l'altro, l'introduzione di un'apposita categoria di patente per i ciclomotori (patente Am).
La disciplina di tale titolo di guida, trattandosi di patente e non più di certificato di idoneità, sarà conforme a quella prevista in materia di rilascio di patenti di guida.
Si ricorda inoltre che è attualmente in corso l'
iter parlamentare di approvazione delle nuove disposizioni in materia di sicurezza stradale. Nelle more del recepimento della citata direttiva 2006/126/CE che introdurrà una vera e propria patente Am per la guida di tali veicoli, dette nuove disposizioni, se verrà approvato il testo così come licenziato dal Senato, sono volte a prescrivere come obbligatorio l'uso delle cinture di sicurezza anche su tali veicoli, a prescrivere l'uso delle lenti alla guida anche sull'attuale «patentino» laddove all'esito di una visita medica ciò sia previsto, a chiarire con adeguata modifica che chi ha subito la revoca della patente non può acquisire un certificato di idoneità alla guida del ciclomotore prima che sia trascorso il termine di due anni dalla revoca.
È stata poi aggravata la sanzione prevista per chi altera le caratteristiche costruttive di tali ciclomotori e minicar si da renderla davvero deterrente. È stata aggravata altresì la sanzione per chi circola con veicoli dalle caratteristiche costruttive contraffatte, che è a diritto vigente pari a solo 38 euro.
Si aggiunge infine che è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo all'adozione di ogni misura utile ad a contrastare il fenomeno dell'alterazione delle caratteristiche costruttive delle minicar, ma al contempo di farsi promotore presso le competenti sedi comunitarie affinché il peso delle eventuali dotazioni di sicurezza su tali veicoli non considerato ai fini del computo della massa degli stessi per la classificazione come ciclomotori.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dell'Ente nazionale per l'aviazione nazionale.
(4-06949)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il numero dei dipendenti dell'Ente nazionale aviazione civile al 31 dicembre 2009 era pari a 1.011 unità e le spese per il personale sostenute dall'ente nell'anno 2009 ammontano complessivamente ad euro 58.832.365,00 al lordo degli oneri contributivi, previdenziali e fiscali.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Opera nazionale per i figli degli aviatori (ONFA).
(4-06966)

Risposta. - L'opera nazionale per i figli degli aviatori (Onfa) non ha personale dipendente con rapporto di lavoro subordinato.
Tutta l'attività esecutiva è affidata ad un ufficiale in congedo che presta attività di volontario e si avvale di cinque operatori (anch'essi militari in congedo) che hanno con l'Onfa un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.
Nell'anno 2009 il sodalizio ha trasmesso il «rendiconto generale in forma abbreviata per l'esercizio finanziario 2009» al ministero dell'economia e delle finanze ed alla Corte dei conti, dal quale si evince che l'ONFA ha sostenuto spese per:
prestazioni istituzionali (sussidi scolastici, situazioni di particolare disagio economico, borse di studio, eccetera pari a 546.720 euro;
funzionamento pari a 58.645 euro (di cui 47.821 euro per collaborazioni e 10.824 euro per servizi postali, telefonici, di manutenzione immobili);
imposte e tasse (imposta sul reddito delle società, imposta regionale delle attività produttive, imposta comunale immobili, imposta di registro, imposte consortili) pari a 76.223 euro.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti delle autorità portuali;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dalle autorità portuali.
(4-06978)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Per quanto riguarda l'ammontare delle spese relative all'anno 2009 sostenute dalle autorità portuali, si comunica che il ministero delle infrastrutture e dei trasporti ne verrà a conoscenza solo dopo aver completato l'esame dei rendiconti generali che le autorità portuali, a norma di regolamento di amministrazione e contabilità, sono tenute ad approvare entro il 30 aprile 2010 e quindi a trasmettere ai ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia

e delle finanze per l'approvazione da perfezionarsi entro 60 giorni dalla ricezione delle relative delibere.
Pertanto, gli elementi richiesti dagli interroganti non sono ancora in possesso dei Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Tuttavia, per dare un'idea della dimensione delle spese complessivamente sostenute dalle autorità portuali, è possibile fare riferimento agli ultimi dati finanziari disponibili, relativi all'anno 2008 che indicano in circa 213 milioni di euro il complesso delle uscite correnti, costituite per il 43 per cento da spese per il personale (91 milioni di euro) per il 21 per cento da prestazioni istituzionali (45 milioni di euro), per il 17 per cento da altre uscite correnti (36 milioni di euro), per il 12 per cento da uscite per l'acquisto di beni e servizi (26 milioni di euro), per il 4 per cento da uscite per oneri finanziari e tributari (9 milioni di euro) ed infine per il 3 per cento da spese per il funzionamento degli organi dell'ente (7 milioni di euro).
Per quanto concerne le uscite complessive in conto capitale, esse si sono attestate nello stesso anno su 594,6 milioni di euro e riguardano spese per investimenti infrastrutturali, per partecipazioni azionarie e patrimoniali e per il rimborso di prestiti (mutui ed altri debiti).
Si comunica, inoltre, che il ministero delle infrastrutture e dei trasporti redige annualmente una relazione sull'attuale svolta dalle Autorità portuali che viene pubblicata sul sito dell'amministrazione nella pagina
web «documentazione e statistiche».
Per quanto riguarda, infine, il numero dei dipendenti degli enti in questione, la cui consistenza al 31 dicembre 2008 è contenuta nella suddetta relazione, è possibile fornire i dati aggiornati al 31 luglio 2009, ricavabili dai bilanci di previsione 2010, che vengono riportati nella tabella, disponibile presso il Servizio Assemblea.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

GREGORIO FONTANA, JANNONE, DEL TENNO, BERNARDO, GOISIS, CONSIGLIO, APREA, PALMIERI, VANALLI, COMAROLI, CAPARINI, STUCCHI e VOLPI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il piano di riorganizzazione deliberato ai sensi dell'articolo 24 dello statuto dal Consiglio di amministrazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura previo parere del Consiglio dei dipartimenti è stato approvato con decreto ministeriale in data 22 marzo 2006 dall'allora Ministro delle politiche agricole e forestali (EX MIPAF) sentito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le regioni, prevedendo una nuova struttura costituita da n. 15 centri e n. 32 unità di ricerca;
successivamente il Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (CRA) ha iniziato un percorso di verifica delle proprie strutture, anche in attuazione dell'articolo 4-sexdecies della legge n. 205 del 2008 che prevede il riordino degli enti di ricerca;
il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, in considerazione del fatto che è in fase avanzata la procedura di rinnovo degli organi di amministrazione (il Consiglio dei ministri del 28 ottobre 2009, ha provveduto alla designazione del nuovo presidente) ha opportunamente invitato l'ente a sottoporre il nuovo disegno di razionalizzazione al nuovo Consiglio di amministrazione;
in data 29 ottobre 2009 il Consiglio di amministrazione uscente nonostante le raccomandazioni di cui sopra ha adottato il progetto di razionalizzazione delle strutture con delibera n. 49/09. A breve verrà adottata dallo stesso Consiglio di amministrazione uscente una nuova proposta che prevede delle modifiche alla precedente;
il progetto di razionalizzazione verrebbe adottato in disapplicazione delle disposizioni dettate dall'articolo 7 del decreto legislativo n. 454 del 1999 e degli articoli 20, 21 e 24 dello statuto. Il piano verrebbe adottato in assenza del parere vincolante del

Consiglio dei dipartimenti (unico organo scientifico dell'Ente) senza tuttavia procedere alla preventiva e necessaria indagine conoscitiva finalizzata ad accertare le reali esigenze di distribuzione «equilibrata» delle strutture di ricerca dell'ente sul territorio e il ruolo svolto dalle stesse nel campo della ricerca scientifica e della sperimentazione. Analisi, del resto che non risulterebbe essere stata neanche attivata, a tal fine, utilizzando le risultanze della valutazione demandata al Comitato di valutazione di cui all'articolo 6 dello Statuto;
il nuovo progetto di razionalizzazione prevede la chiusura delle sedi presenti in Lombardia (Unità di ricerca per la selezione dei cereali e la valorizzazione delle varietà vegetali di Sant'Angelo lodigiano, Unità di ricerca per i processi dell'industria agroalimentare di Milano, Unità di ricerca per l'orticoltura di Montanaso Lombardo, Unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo) che nel nuovo progetto di razionalizzazione, verranno localizzate in un'unica struttura ancora da costruire nella città di Lodi. Tale proposta, apparentemente motivata dall'esigenza di razionalizzare i costi e servizi delle predette Unità, in realtà cela la volontà di effettuare un considerevole investimento immobiliare in Lodi mediante la creazione di una nuova struttura e ciò senza aver preventivamente e prudentemente, così come principi di contabilità pubblica impongono, accantonato le risorse finanziarie necessarie a tal fine. Si prevede di modificare il piano già esistente, senza tuttavia aver valutato la possibilità di attuare e potenziare quello già esistente, e ciò palesemente in assenza di adeguata copertura finanziaria. A ciò si aggiunge l'evidente svalutazione del patrimonio immobiliare di proprietà dell'Ente attualmente sede delle predette strutture di ricerca, costituito da immobili di pregio, in molti casi sottovalutato e assegnato ad altri soggetti pubblici in ragioni di presunte e poco concrete sinergie da conseguire nel campo della ricerca. Tale operazione coinvolgerà l'attività lavorativa di circa 2000 dipendenti di cui circa 100 ricercatori e tecnologi. Ciò, oltre a determinare evidenti difficoltà alle persone interessate, determinerà la perdita delle professionalità specifiche nei diversi settori della ricerca atteso che la nuova struttura non garantirà la prosecuzione delle linee di ricerca già in atto e pertanto il personale di ricerca sarà chiamato a riconvertirsi professionalmente perdendo le specializzazioni sulle quali l'Ente ha investito fino ad ora. In particolare l'Unità di ricerca per la selezione dei cereali e la valorizzazione delle varietà vegetali di Sant'Angelo Lodigiano si occupa di miglioramento genetico e di selezione di cereali con particolare riferimento a cereali a paglia per la coltivazione nel nord d'Italia in un'ottica di mantenimento delle rese e riduzione degli input energetici, cura le reti di prove varietali per la valutazione dell'adattamento delle cultivar ai diversi ambienti di coltivazione. Svolge attività di valorizzazione e sostegno alla diffusione delle varietà vegetali anche diverse dai cereali attraverso la realizzazione di campi comparativi e dimostrativi ed il mantenimento di collezione di riferimento e di conservazione. L'Unità di ricerca per i processi dell'industria agroalimentare di Milano si interessa di aspetti biologici, biochimici e merceologici della trasformazione e conservazione dei prodotti agrari delle tecnologie post-raccolta per gli ortofrutticoli, dei sistemi e dei metodi di monitoraggio della qualità nei vari punti delle filiere agro-alimentari, del miglioramento delle caratteristiche nutrizionali e sensoriali dei prodotti agroalimentari. L'Unità di ricerca per l'orticoltura di Montanaso Lombardo svolge ricerche finalizzate al miglioramento genetico di specie orticole e industriali, studia metodiche biochimiche, tecnologiche e agronomiche mirate all'allevamento vegetale a basso impatto ambientale con particolare attenzione all'asparago, fagiolo, peperoni e melanzane per lo sviluppo di cultivar e la caratterizzazione genetica e merceologica di cultivar locali e tradizionali. La struttura ha ricevuto importantissimi riconoscimenti nazionali ed internazionali. L'Unità di ricerca per la maiscoltura di

Bergamo studia la genetica e la fisiologia della produzione del mais da foraggio e da granella. Cura il miglioramento genetico per la resistenza ed adattabilità e qualità nutrizionale del prodotto, nonché la selezione varietale attraverso la realizzazione di linee pure e ibridi, studia l'effetto di mezzi tecnici sulla produzione e sulle caratteristiche quantitative degli ibridi commerciali, cura il mantenimento e la valorizzazione delle risorse maidicole locali e di accessione di interesse europeo;
il 19 febbraio 2010 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un bando per 41 posti di ricercatore, più altrettanti posti in via di pubblicazione, nei quali risultano assenti alcune lauree ammissibili alla selezione. I requisiti di ammissione sono troppo permissivi, in assenza del dottorato di ricerca potrebbero poter partecipare anche soggetti che abbiano fatto attività comparabile ai tre anni di dottorato. In particolare, chi ha svolto attività di ricerca ai sensi dell'articolo 63, comma 4, del contratto collettivo nazionale 21 febbraio 2002; coloro i quali abbiano svolto la medesima attività all'estero; abbiano collaborato al CRA attraverso forme diverse (assegni, borse);
si registra inoltre la mancata indicazione delle sedi di lavoro che saranno decise a conclusione dell'iter di valutazione delle domande. La giustificazione data nel bando è che non è possibile indicare le sedi in quanto è in corso la riorganizzazione dell'Ente (ma nei fatti il direttore generale ha proposto e fatto approvare al Consiglio di amministrazione già nell'ottobre 2009 il proprio progetto di razionalizzazione). È possibile che l'Ente non sia in grado di stabilire oggi quali siano e dove si collocano le proprie reali esigenze di ricerca. La mancata indicazione delle sedi rischia di essere oggetto di critiche da parte di chi potrebbe ritenere che tale decisione non sia del tutto opportuna nell'interesse dell'ente -:
quali iniziative intenda intraprendere, promuovere o sollecitare nei confronti del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura e, in particolare, quali iniziative intenda assumere per impedire che si proceda a quelli che agli interroganti appaiono arbitrari processi di riorganizzazione delle strutture di ricerca dell'Ente senza aver posto in essere tutte le iniziative necessarie ad attuare il piano di riorganizzazione già esistente, in mancanza di valutazioni ufficiali circa i risultati conseguiti dalle strutture che si intendono sopprimere o trasformare e ciò in evidente violazione delle disposizioni di legge sopraindicate le quali espressamente impongono di procedere a processi di riorganizzazione «in ragione delle esigenze di equilibrata distribuzione delle stesse sul territorio e della loro specifica competenza scientifica».
(4-06478)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si fa presente che il Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità ha comunicato quanto segue.
Nell'evidenziare come sia necessario portare a compimento l'opera di razionalizzazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, allo scopo di renderlo quanto più funzionale, competitivo ed operativo possibile, si precisa altresì che è obiettivo di questo ministero, non solo, di tenere conto delle esigenze di distribuzione dei centri sul territorio, ma anche e soprattutto della necessità di tutelare gli interessi dei centri, delle unità e dei gruppi di ricercatori del Cra che dimostrano competenze e capacità nei loro ambiti di attività di ricerca e che rappresentano per il territorio su cui operano un valore aggiunto da preservare.
Il Consiglio di amministrazione del Cra con delibera n. 149 del 2009 del 29 ottobre 2009 ha approvato alcune modifiche al Piano di razionalizzazione (precedentemente approvato con delibera n. 189 del 2008 del 17 dicembre 2008), ritenendo opportuno di dover riprendere l'
iter di riorganizzazione dell'ente.
Questo ministero, mancando l'acquisizione del necessario parere del Consiglio dei dipartimenti nonché della consultazione con la rete delle regioni, considerando che il CdA è in fase di sostituzione e che il

Consiglio dei Ministri ha provveduto a fine 2009 alla designazione del nuovo Presidente del Cra, con propria nota - in data 19 gennaio 2010 - ha segnalato l'opportunità che il Piano fosse sottoposto alla valutazione del nuovo Consiglio di amministrazione. Tale posizione ministeri aie è stata successivamente confermata con nota del 5 marzo 2010 a firma del Capo di Gabinetto.
Con delibera n. 52 del 2010 dell'11-12 marzo 2010 il Consiglio di amministrazione del Cra ha stabilito di soprassedere ad ogni ulteriore approfondimento del Piano di razionalizzazione, affinché esso venga sottoposto alla valutazione del nuovo consiglio di amministrazione, secondo l'orientamento espresso in più occasioni da questo ministero.
Ulteriori proposte di razionalizzazione e riorganizzazione dell'Ente, dovranno essere oggetto di verifica e valutazione da parte di questo ministero, data l'importanza che l'ente riveste a livello nazionale ed internazionale nella ricerca.
Per quanto concerne le osservazioni degli interroganti in merito al concorso per 41 posti di ricercatore, pubblicato in data 19 febbraio 2010, si evidenzia che nella seduta dell'11 marzo 2010 il Consiglio di amministrazione del Cra ha deliberato il ritiro del bando (pubblicato Serie speciale n. 21 del 16 marzo 2010), al fine di apportare le opportune modifiche allo stesso, e la sua successiva ripubblicazione.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

GIAMMANCO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la legge 7 febbraio 1992, n. 150, integrata dal decreto-legge 12 gennaio 1993, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge marzo 1993, n. 59 e dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, e dal decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 275, all'articolo 4, comma 5, stabilisce: «5. Con decreto del Ministero dell'ambiente, emanato di concerto con il Ministero delle politiche agricole e forestali, è istituita presso il Ministero dell'ambiente la commissione scientifica per l'applicazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973, di cui alla legge 19 dicembre 1975, n. 874;
il 10 maggio 2000 la Commissione scientifica CITES ha emanato i «criteri per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti», contenente i parametri minimi per la corretta sopravvivenza degli animali cui si riferiscono, nonché le indicazioni di carattere sanitario ed amministrativo che devono essere osservate dalle strutture che vogliono detenere animali da utilizzare negli spettacoli. Il rispetto di tali criteri è da ritenersi indispensabile onde evitare di incorrere nel reato di maltrattamento di cui alla legge n. 189 del 2004 ed ai fini del rilascio o del mantenimento dell'idoneità da parte delle autorità competenti;
il 27 maggio 2009 tutti gli animali del «Victor lo spettacolo delle meraviglie» - mostra faunistica itinerante che rientra nella fattispecie dell'elenco delle attività spettacolari, attrazioni e trattenimenti di cui all'articolo 4 della legge 18 marzo 1968, n. 337, sono stati posti sotto sequestro, dall'Asl di Montecatini, dagli agenti del NIRDA (Nucleo investigativo reati a danno di animali) del Corpo forestale dello Stato e dal Comando regionale del CITES dello stesso Corpo;
il sequestro preventivo e probatorio veniva poi convalidato dalla procura della Repubblica di Pistoia in data 29 maggio 2009, ma non vi era la possibilità di trasferire subito gli animali in strutture adeguate in quanto, dagli accertamenti sanitari eseguiti, emergevano delle zoonosi (quali la clainidiosi e la salmonellosi) a causa delle quali si rendeva necessario porre il circo in quarantena;
successivamente il tribunale del riesame, con sentenza del 19 giugno 2009, confermava il sequestro di tutti i volatili,

giudicati veramente ed ingiustificatamente sofferenti, in quanto sottoposti a comportamenti inidonei alle loro caratteristiche etologiche, dissequestrando taluni rettili;
in data 4 agosto 2009, espletata la profilassi sanitaria, vengono trasferiti 82 animali, dei 103 presenti al Victor, presso centri idonei i quali hanno iniziato un percorso di monitoraggio per verificare le fasi di acclimatamento, oltreché una seria indagine per accertarne lo stato di salute, visibilmente compromessa, ed in alcuni casi anche gravemente, come emerso dagli atti di indagine;
il titolare della struttura è attualmente indagato per maltrattamento di animali e detenzione in condizioni incompatibili;
il Victor ha ricominciato i suoi spettacoli itineranti con gli animali rimasti, per cui già si indaga per la violazione degli articoli 544-ter e 727 del codice penale, introducendo nella struttura nuovi uccelli al posto di quelli sequestrati e, come avvenuto durante lo spettacolo delle ore 17,15 del 6 novembre 2009 a Civita Castellana (Viterbo), vengono così esibiti ben 13 uccelli appartenenti alle medesime specie di quelli oggetto del precedente sequestro, che sono così detenuti nelle stesse gabbie che hanno causato gravi sofferenze ai precedenti animali;
in termini generali, ai sensi della normativa vigente, un circo, una volta ottenuta con relativa semplicità una prima licenza di esercizio dal comune di residenza, per poter attendare sul territorio nazionale nei vari comuni italiani deve richiedere esclusivamente un autorizzazione all'attendamento. Infatti, una serie di norme di semplificazione dei procedimenti amministrativi, oltreché di conferimento di attribuzioni agli enti locali, ha eliminato la possibilità di valutare preventivamente l'idoneità alla licenza di esercizio per circhi e mostre viaggianti;
è peraltro vero che l'articolo 6, comma 6, della legge n. 150 del 1992 come modificato dall'articolo 4 della legge n. 426 del 1998, prevede che: «Le disposizioni dei commi 1, 3, 4 e 5 (divieto di detenzione di esemplari di specie protette) non si applicano: (...) b) nei confronti dei circhi e delle mostre faunistiche permanenti o viaggianti, dichiarati idonei dalle autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica, sulla base dei criteri generali fissati previamente dalla commissione scientifica di cui all'articolo 4, comma 2;»;
per effetto di legge quindi, il rilascio della licenza di esercizio dovrebbe essere subordinato al rispetto dei requisiti indicati dalla Commissione scientifica CITES il 10 maggio 2000, ma non risulta che l'adempimento di tale obbligo da parte dell'autorità competente, in materia di salute e incolumità pubblica, sia esplicitato ed opportunamente inserito nel documento di licenza al pari del verbale di controllo da parte della Commissione di vigilanza;
non sussistono al momento in Italia forme adeguate di intervento, da un punto di vista amministrativo, nei confronti delle strutture circensi che operano in violazione di legge, che facciano da efficace contraltare alle indagini penali in corso per l'accertamento di eventuali maltrattamenti e che permettano l'interdizione amministrativa dell'attività nelle more del giudizio, per tutelare il benessere animale ed il rispetto della legge n. 189 del 2004;
all'interrogante appare in ogni caso assai grave che sia rilasciato il nulla osta e l'autorizzazione all'attendamento ed all'attività circense da parte dei singoli comuni per una struttura già sotto inchiesta per aver causato maltrattamento a circa 100 animali (poi sequestrati ed affidati a centri di recupero, a causa della detenzione inidonea in gabbie buie ed anguste) e che attualmente detiene nuovi animali della medesima specie, che sono mantenuti nelle medesime condizioni (che hanno provocato il maltrattamento) -:
se il Governo, al fine di garantire il rispetto del benessere degli animali nei circhi, non ritenga di assumere iniziative

normative volte ad avocare alla commissione scientifica il rilascio dell'idoneità ai circhi ed alle mostre viaggianti, o quanto meno di provvedere a dare indicazioni sul rilascio delle idoneità, promuovendo la creazione di un'anagrafe nazionale relativamente a tali strutture che operano nel territorio italiano, in modo da assicurare il pieno rispetto degli obblighi comunitari che all'interrogante appaiono comunque già disattesi, predisponendo periodiche verifiche e controlli, da affidarsi alle autorità competenti, che prevedano la revoca dell'autorizzazione all'esercizio in caso di mancato rispetto dei previsti criteri.
(4-05679)

Risposta. - Non entrando nel merito del procedimento penale, che vede rinviato a giudizio il signor Calvaruso Vittorio e prossimo l'avvio del processo, si evidenzia che per quanto concerne la più recente acquisizione di nuovi animali da parte del signor Calvaruso, questa è al vaglio dell'autorità giudiziaria.
Si specifica, inoltre, che la richiesta di trasferire alla Commissione scientifica Cites la competenza del rilascio dell'idoneità ai circhi ed alle mostre faunistiche è in linea con la formulazione dell'articolo 6 della legge n. 150 del 1992, prima delle modifiche della Legge n. 426 del 1998 che ha trasferito tale competenza alle «autorità competenti in materia di salute e incolumità pubblica» le quali, a seguito della direttiva interpretativa ed applicativa del ministero dell'interno-Dipartimento della Pubblica sicurezza - n. 557/B.10089.G(27) del 22 febbraio 2002, restano individuate nelle Prefetture.
Va precisato che, comunque, il rilascio di tale idoneità sulla base dei criteri fissati dalla predetta Commissione, riguarderebbe solo le specie cosiddette pericolose, a cui fa riferimento l'articolo 6 della Legge 150 del 1992.
Infatti non va confusa l'applicazione di tale normativa con una generica autorizzazione alla detenzione di tutte le specie di animali, ma essa si riferisce solo a quelli che potrebbero rappresentare un pericolo per l'incolumità pubblica e che sono contenuti negli elenchi allegati ai decreti di codesto ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 19 aprile 1996 e 26 aprile 2001.
Va aggiunto, inoltre, che i suddetti criteri generali, fissati nell'anno 2000, si riferiscono solo ad alcune delle specie identificate come pericolose dai suddetti decreti ministeriali.
Di fatto all'attualità, fatta eccezione del decreto legislativo 73 del 2005, concernente l'applicazione in Italia della direttiva n. 199/22/CE (direttiva Zoo), non risulta nel nostro ordinamento una normativa che rechi una disciplina generale ed organica della detenzione di fauna la quale prevede idonei strumenti amministrativi tesi alla tutela del benessere degli animali.
Risulta però che di recente, presso il ministero della salute, sia stato attivato un tavolo di concertazione istituzionale proprio con finalità di studiare ed individuare possibili soluzioni normative in merito.
L'interrogazione evidenzia anche una carenza nella normativa vigente laddove non prevede espresse indicazioni minime di natura tecnico-amministrativa che dovrebbero contraddistinguere la dichiarazione di idoneità, nonché lo svolgimento di controlli periodici che consentano di monitorare situazioni, quali quelle dei circhi e delle mostre faunistiche in continua evoluzione, sia per nascite, morti o acquisizione di nuove specie di animali, collocati in strutture che possono restare sempre le stesse indipendentemente dall'incremento del numero di esemplari così come dal mutare delle specie e delle loro esigenze etologiche, con rischio di risultare, di fatto, inadeguate per i principi di sicurezza benessere degli animali.
Sarebbe pertanto auspicabile un'integrazione della normativa al fine di renderla più facilmente applicabile.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

GIRLANDA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il colpo di stato militare in Niger 18 febbraio 2010 ha portato alla destituzione del presidente in carica Mamadou Tandja;

il Paese ha solidarizzato con gli ufficiali golpisti a causa degli eccessi di vari membri del precedente Governo;
il Paese è stato recentemente colpito da una grave carestia da cui sono derivati importanti aiuti dall'Unione europea, sospesi nelle ore immediatamente seguenti il colpo di Stato;
il Paese è tra i più poveri del mondo ma riveste un'importanza strategica in relazione ai giacimenti di uranio e alla rarità di questo minerale, in riferimento anche ai possibili usi nell'ambito degli armamenti nucleari;
sono attivi diversi progetti di cooperazione e sviluppo che vedono coinvolti nostri connazionali, ai quali si aggiunge l'azione di compagnie di rilievo strategico per il nostro Paese, come l'Eni -:
se i nostri connazionali e le imprese italiane ivi operanti siano a rischio in relazione al mutato scenario politico-governativo;
se risultino dagli elementi in possesso del Governo ingerenze straniere nel recente colpo di Stato da collegare con i giacimenti di uranio presenti nel Paese;
se, allo stato attuale delle cose, sia possibile prevedere il ripristino degli aiuti da parte dell'Unione europea e, con quale tempistica.
(4-06390)

Risposta. - Nel corso del 2009 il Niger attraverso un'iniziativa dell'allora Presidente nigerino Tandja, ha visto la modifica della propria Costituzione con l'introduzione di una norma che ha stabilito la possibilità di ottenere un terzo mandato presidenziale consecutivo. Tale modifica costituzionale, seppur confermata da un successivo referendum popolare, ha da subito sollevato severe critiche da parte dell'opposizione interna e, successivamente, di alcuni organismi internazionali presenti nel Paese. In particolare, l'Union economique et monétaire ouest africaine ha ritenuto opportuno, proprio in tale circostanza, dichiarare decaduto il Niger dallo status di membro, mentre la Commissione europea ha attivato quei meccanismi sanzionatori previsti dall'articolo 96 dell'accordo di Cotonou. Tale articolo prevede, infatti, la possibilità di adottare alcune misure necessarie nel caso in cui una delle parti violi gli obblighi essenziali derivanti dall'accordo, nella fattispecie, ai sensi dell'articolo 9, il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello stato di diritto.
Il colpo di stato dello scorso 18 febbraio non ha, in buona sostanza, modificato la posizione della Commissione europea, che ritiene tuttora sussistere, da parte del Niger, la violazione dell'articolo 9 del citato accordo.
Nelle more della definizione di una nuova posizione da adottare in seno al Consiglio europeo, l'Unione europea continua, ad ogni modo, ad assicurare il proprio sostegno in termini di aiuti alimentari di emergenza in risposta agli appelli lanciati dal Paese africano, in considerazione dell'aggravarsi della scarsità alimentare della popolazione nigerina. Al momento permangono, invece, sospesi gli interventi «istituzionali» della cooperazione bilaterale da parte degli stati membri.
Dopo il colpo di stato militare, con la destituzione del Presidente Tandja, la situazione nel Niger si è normalizzata soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e la vita civile del paese. Accolta senza particolari reazioni dalla maggioranza della popolazione civile, la nuova Giunta militare ha attivato il processo di transizione per lo svolgimento di libere elezioni presidenziali. La nuova giunta, che ha preso il nome di Consiglio superiore per il ripristino della democrazia (Csrd), ha sospeso la Costituzione della 6a Repubblica, inaugurata con un contestato referendum dello scorso 4 agosto, e tutte le istituzioni che ne sono derivate: Parlamento, Presidenza, Consiglio costituzionale riformato e Governo. Finora non si sono registrati movimenti interni di resistenza e le stesse forze dell'opposizione, che avevano inutilmente contrastato la deriva antidemocratica del Presidente Tandja, hanno mostrato simpatia per il movimento militare pur auspicando un pronto ritorno alla legittimità democratica dopo l'attuazione di una serie di prime riforme.


Nei giorni scorsi la Giunta ha proceduto alla formazione di un nuovo Governo, sono stati nominati anche i nuovi vertici delle Forze armate ed i governatori militari delle otto regioni del paese. Essa ha inoltre confermato il divieto per gli appartenenti alle Forze armate di poter presentare la propria candidatura alle prossime elezioni politico-amministrative.
Riguardo il secondo quesito posto dall'interrogante per sapere se si sono rilevate ingerenze straniere al colpo di stato va detto che attualmente non si dispongono elementi significativi.
È utile segnalare inoltre che a seguito dei cruenti scontri che si sono verificati nella giornata del 18 febbraio, e del conseguente deterioramento della situazione di sicurezza nel paese, l'unità di crisi del ministero degli affari esteri ha adottato una serie di iniziative.
Si è innanzitutto provveduto, attraverso la rappresentanza diplomatica territorialmente competente, a verificare la situazione di sicurezza della comunità di connazionali residenti nel paese, che ammonta a 51 persone, per la grande maggioranza religiosi ed operatori di agenzie internazionali di cooperazione, accertando che alcuno fosse rimasto coinvolto negli scontri, che peraltro sono stati limitati al quartier generale della Presidenza della Repubblica di Niamey. Nelle ore immediatamente successive al colpo di stato, il vice console onorario per il Niger, dott. Paolo Giglio, aveva già preso contatto con tutti i connazionali informandoli degli eventi e invitandoli tramite sms ed email a non uscire di casa. In particolare, tutti gli operatori delle agenzie di cooperazione sono stati invitati a rispettare le misure di sicurezza imposte dalla delicata situazione politica, e ad evitare lo spostamento in aree remote del Niger.
Il vice console ha tenuto continuamente informata l'ambasciata ad Abijan e, attraverso quest'ultima, l'unità di crisi sulla condizione di sicurezza di tutti i connazionali. Né l'ambasciata ad Abijan, né l'ufficio dell'unità tecnica locale a Niamey hanno ricevuto, fino ad oggi, segnalazione di particolari situazioni di rischio o di minaccia a danno di interessi italiani. Occorre sottolineare inoltre che all'unità di crisi non risultano che aziende italiane siano stabilmente presenti nel paese. Nel sito www.viaggiaresicuri.it il ministero degli affari esteri sta tuttora sconsigliando i viaggi a qualsiasi titolo nel paese compreso il transito. A coloro che dovessero trovarsi in Niger, si raccomanda vivamente di segnalare la propria presenza all'ambasciata d'Italia in Abidjan o al consolato onorario a Niamey attenendosi scrupolosamente ai suggerimenti forniti e di registrare i propri dati anche sul sito www.dovesiamonelmondo.it.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

GNECCHI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il termine per la definizione del procedimento per la concessione della cittadinanza italiana a cittadini stranieri residenti in Italia, è prescritto dalla normativa vigente in 730 giorni dalla data di presentazione della domanda corredata dalla documentazione regolare e completa;
una recente sentenza del TAR della Lombardia (n. 913 del 5 maggio 2009) accogliendo un ricorso di un cittadino straniero, ha ribadito che il Ministero ha l'obbligo di pronunciarsi entro il termine previsto di 730 giorni;
pervengono agli interroganti invece costanti segnalazioni di cittadini stranieri che hanno richiesto la cittadinanza, di prolungate attese che superano anche i 4 anni dalla presentazione della domanda, senza aver ricevuto alcuna comunicazione da parte del Ministero competente;
questi colpevoli ritardi non aiutano il processo di integrazione dei cittadini stranieri, ai quali chiediamo giustamente il rispetto delle norme vigenti nel nostro Paese, salvo essere poi la nostra stessa pubblica amministrazione a non rispettare le normative vigenti in materia di cittadinanza -:
stante la sopravvenuta sentenza del TAR ricordata in premessa, come intenda

procedere affinché il pronunciamento sulle richieste di cittadinanza, sia espresso dal Ministero nel termine dei 730 giorni previsti per la definizione del procedimento di concessione della cittadinanza.
(4-03366)

Risposta. - Ai sensi dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 362, (regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana), il termine per la definizione del procedimento di concessione di cittadinanza italiana è di 730 giorni dalla data di presentazione della domanda. Detto termine è considerato, anche dalla giurisprudenza, ordinatorio e l'amministrazione conserva il potere di decidere anche dopo la sua scadenza.
Per quanto riguarda le concessioni della cittadinanza per matrimonio, i competenti uffici del ministero dell'interno riescono a definire i procedimenti nei termini previsti dalla legge, anche grazie ad alcuni miglioramenti organizzativi apportati ai relativi servizi.
L'istruttoria per la concessione della cittadinanza agli stranieri che risiedono legalmente nel territorio della Repubblica, invece, è più complessa, in quanto è finalizzata a verificare - sulla base di vari indici: reddito, stabilità dell'attività lavorativa, raggiungimento di un sufficiente grado di integrazione, assenza di motivi ostativi attinenti alla sicurezza, mancanza di precedenti penali - la coincidenza tra l'interesse pubblico e l'interesse del richiedente all'ottenimento della cittadinanza.
I tempi medi di conclusione del procedimento sono di circa tre anni, nei quali vanno compresi anche i periodi di sospensione dei termini derivanti dall'eventuale invio di comunicazioni all'interessato, ai sensi dell'articolo 10-
bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, di motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza.
Nel corso del 2009 sono state inoltrate complessivamente 61.336 richieste, delle quali sono state definite 42.521 (40.084 accolte, 859 respinte e 1578 ritenute inammissibili).
Al fine di facilitare il rapporto con i richiedenti e garantire la necessaria trasparenza è stato attivato un
call-center, che fornisce ai diretti interessati le informazioni sulle procedure e sullo stato delle singole istanze.
È stata inoltre creata una casella di posta elettronica (dlci.dcdcm@interno.it), tramite la quale il competente ufficio risponde a quesiti e richieste di chiarimenti in materia di cittadinanza.
Allo scopo di contenere ulteriormente i tempi procedimentali, inoltre, si stanno realizzando significativi miglioramenti del sistema informatico di gestione delle pratiche di cittadinanza, la cui operatività è prevista per il primo semestre 2010.
A tale riguardo, nel corso del corrente anno sarà introdotto il sistema di invio telematico delle domande di cittadinanza, con la possibilità di verificare
on-line lo stato del procedimento.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

LULLI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la legge 24 dicembre 2007, n. 244, disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2008), prevede, all'articolo 1, comma 168, interventi di deduzione forfetaria dal reddito d'impresa in favore degli esercenti gli impianti di distribuzione carburanti (e, in particolare, l'applicazione per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2008 delle disposizioni di cui al comma 1, dell'articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante);
l'articolo 2, comma 554, lettera f), della stessa legge n. 244 stabilisce che «le economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre

1992, n. 488, nel limite dell'85 per cento delle economie accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 30 ottobre, sono destinate alla realizzazione di interventi destinati a finanziare: (...)
f) la proroga per gli anni 2008, 2009 e 2010 della deduzione forfetaria dal reddito d'impresa in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburanti di cui all'articolo 21, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448»;
in sede di prima applicazione delle disposizioni di cui ai commi da 554 a 557, il decreto del Ministro dello sviluppo economico di cui al comma 554 è stato adottato il 28 febbraio 2008 ed ha stabilito che «le economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge n. 488 del 1992 sono accertate nella misura complessiva di 785.000.000,00 di euro»;
l'articolo 11 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale», convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, ha poi stabilito che «(...) le risorse derivanti dall'attuazione dell'articolo 2, comma 554, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono destinate al rifinanziamento del Fondo di garanzia di cui all'articolo 15 della legge 7 agosto 1997, n. 266, fino al limite massimo di 450 milioni di euro, subordinatamente alla verifica, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, della provenienza delle stesse risorse, fermo restando il limite degli effetti stimati per ciascun anno in termini di indebitamento netto, ai sensi del comma 556 del citato articolo 2»;
sull'argomento è intervenuto uno specifico protocollo d'intesa tra Ministro dello sviluppo economico ed associazioni di categoria, siglato il 20 giugno 2008 che espressamente prevede: al punto 3 la «Trasformazione in intervento normativo strutturale del provvedimento di deduzione forfetaria del reddito d'impresa in favore degli esercenti impianti di distribuzione carburanti, previsto, da ultimo, nella legge 24 dicembre 2007, n. 244 commi 168 e 554 lettera f) (Legge finanziaria 2008)»;
il provvedimento atteso è di vitale importanza per la categoria dei gestori e, difatti, è stato oggetto di proroghe concesse senza soluzione di continuità, nel corso dell'ultimo decennio, da tutti i Governi. La mancata attuazione del provvedimento spingerebbe alla chiusura migliaia di esercizi della distribuzione carburanti già messi a dura prova dalla crisi dei consumi, dalla contrazione dei margini, dall'inasprimento delle spese di gestioni;
non si ha notizia, finora, se vi siano (e quante) somme rimanenti da destinare all'obiettivo della copertura (anche parziale) dei costi relativi all'ulteriore proroga del «bonus fiscale» previsto dalla norma in oggetto -:
quale sia l'impegno finanziario necessario alla copertura del provvedimento e se si sia provveduto alla necessaria copertura;
quali siano i tempi previsti per dare attuazione all'impegno legislativo in favore dei gestori della rete carburanti, considerato che il quadro normativo impone una soluzione entro il prossimo 30 ottobre, come previsto dalla legge n. 488 del 1992.
(4-04386)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
Il «bonus fiscale», cioè la deduzione forfetaria dal reddito d'impresa, per gli esercenti degli impianti di distribuzione carburanti, è in vigore dal 1998 (legge finanziaria 1999) ed è stata periodicamente prorogata. Da ultimo, la legge finanziaria 2008 ha prorogato tale deduzione per gli anni 2008-2009-2010.
Come evidenziato dall'interrogante, sull'argomento è intervenuto anche il protocollo d'intesa stipulato, in data 20 giugno 2008, tra il ministero dello sviluppo economico e le organizzazioni di categoria dei gestori degli impianti di rifornimento carburanti. In tale ambito è emerso il tema della trasformazione del

cosiddetto «bonus fiscale» in un intervento normativo strutturale.
Per dare attuazione al protocollo di intesa è stato avviato, quindi, un percorso concertativo finalizzato alla ricerca di possibili soluzioni su di una molteplicità di temi, di interesse della categoria, individuati nel protocollo medesimo, fra cui la deduzione forfetaria strutturale dal reddito d'impresa, anche con il coinvolgimento di altre amministrazioni pubbliche.
Questo percorso concertativo, teso a fornire soluzioni volte a migliorare l'efficienza del sistema di distribuzione dei carburanti e la diversificazione dei servizi offerti, dando un impulso anche agli investimenti ed al completamento del processo di liberalizzazione e ristrutturazione del settore, è stato da tempo avviato ed è tuttora in corso.
Per quanto riguarda, nello specifico, la possibilità di rendere strutturale la deduzione forfetaria, come evidenziato nel predetto protocollo d'intesa, si osserva che tale questione non è stata ancora oggetto di analisi nel corso dei recenti incontri, tra il gruppo di lavoro tecnico e le regioni, in quanto, per il momento, con la legge finanziaria 2008 (legge n. 244 del 2007) la deduzione è stata consolidata fino al 2010 e, di conseguenza, al termine del triennio, potranno valutarsi stabilizzazioni o proroghe in relazione alle coperture finanziarie disponibili.
Quanto alla copertura finanziaria della proroga al 2010, si evidenzia che, come disposto dall'articolo 2, comma 554 della legge n. 244 del 2007, essa trova copertura nelle economie, accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro il 30 ottobre, derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni ex legge n. 488 del 1992.
Circa la richiesta dell'interrogante di sapere se vi siano (e quante) somme rimanenti da destinare all'obiettivo di copertura (anche parziale) dei costi relativi all'ulteriore proroga del «bonus fiscale», si osserva che all'accertamento delle predette economie deve seguire l'istituzione, da parte del ministero dell'economia e delle finanze, di un apposito fondo su cui far affluire le risorse.
Per quanto concerne la copertura finanziaria per il 2008, si informa che per tale annualità sono state accertate, con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 28 febbraio 2008, le entità delle economie di cui sopra, in ragione di 785 milioni di euro.
Per quanto concerne la copertura finanziaria per il 2009, si fa presente che con il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 13 marzo 2009, sono state accertate le entità delle economie corrispondenti, in ragione di 375 milioni di euro.
Si precisa, tuttavia, che nel meccanismo sopra descritto trovano copertura anche altri interventi di cui alle disposizioni successive.
Al riguardo, occorre anche evidenziare che il ministero dello sviluppo economico si è attivato per assicurare l'inclusione del beneficio tra le disposizioni oggetto del decreto legge in materia di proroga dei termini. L'articolo 1, comma 8 della legge di conversione (legge n. 25 del 2010), prevede, infatti, che «Le disposizioni del comma 1 dell'articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburanti, sono prorogate anche per i periodi di imposta 2009 e 2010».
Si informa, infine, che con decreto ministeriale del 4 maggio 2010 sono state accertate le economie disponibili ed effettivamente utilizzabili, derivanti da rinunce e revoche delle agevolazioni di cui alla legge n. 488 del 1992, pari a 152 milioni di euro, destinate, in parte, agli interventi indicati nel medesimo decreto.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

MURGIA, VELLA, NIZZI, PORCU, TESTONI, CICU e PILI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
a seguito dell'emanazione del decreto ministeriale del 22 marzo 2006, sono state riorganizzate le strutture agrarie afferenti

al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali create con decreto del Presidente della Repubblica n. 1318 del 23 novembre 1967;
il piano di riorganizzazione approvato con il citato decreto ministeriale ha eliminato sia il problema della frammentazione delle strutture di ricerca riducendole da 82 sedi a 54, sia problema della sovrapposizione delle missioni ed attività all'interno delle strutture del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura;
la valutazione delle strutture, orientata a verificare il grado di realizzazione di quella revisione radicale dei processi di programmazione, progettazione, valutazione e selezione del personale prevista nel piano di riordino stesso, doveva avvenire dopo quattro anni;
nonostante la citata previsione, il Consiglio di amministrazione approverà a breve una nuova proposta di razionalizzazione che prevede la chiusura e lo spostamento di numerose sedi, tra cui l'Unità di ricerca per i sistemi agropastorali in ambiente mediterraneo (Sanluri Sardegna);
il mantenimento della sede, oltre a garantire lo sviluppo delle attività di ricerca e sperimentazione tipiche del territorio sardo, rappresenta un riferimento sul territorio, considerato che si tratta dell'unica Struttura di ricerca presente nella regione;
la struttura svolge attività di ricerca e sperimentazione a sostegno dello sviluppo integrato e sostenibile del comparto agropastorale della Sardegna e delle altre regioni con significativa presenza pastorale anche con finalità di orientamento per analoghe realtà produttive che operano in ambiente mediterraneo;
la citata struttura rappresenta una valida risposta all'indagine ed allo studio della biodiversità della specie foraggera nell'importante area del mediterraneo. Tale attività, ove adeguatamente sostenuta e valorizzata, potrebbe, negli scenari futuri della ricerca, concentrarsi sul miglioramento genetico e la costituzione varietale delle piante foraggere e pastorali di interesse per l'ambiente mediterraneo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle risorse genetiche autoctone; la struttura risulta essere strategica nel garantire il miglioramento dei pascoli, la gestione sostenibile degli eco-sistemi agropastorali e la gestione di produzione foraggere in condizione di limitazione idrica -:
se il Ministro intenda assumere le iniziative di competenza per impedire che si adotti la nuova proposta di razionalizzazione;
se il Ministro non ritenga necessario procedere a qualunque altra razionalizzazione dei centri e delle unità solo dopo aver compiuto una seria verifica della validità, dal punto di vista scientifico, delle 54 strutture di ricerca.
(4-06469)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si fa presente che il Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità ha comunicato quanto segue.
Questo ministero ha segnalato al Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura l'opportunità che eventuali modifiche al «Piano di riorganizzazione e razionalizzazione della rete delle articolazioni territoriali» (approvato con decreto ministeriale 23 marzo 2006) fossero sottoposte alla valutazione del nuovo Consiglio di amministrazione.
Con delibera n. 52/10 dell'11-12 marzo 2010 il Consiglio di amministrazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in Agricoltura ha stabilito di soprassedere ad ogni ulteriore approfondimento del piano di razionalizzazione, affinché esso venga sottoposto alla valutazione del nuovo consiglio di amministrazione, seguendo l'orientamento espresso in più occasioni dal ministero.
Si ritiene quindi, alla luce di quanto riportato, che le iniziative poste in essere abbiano dato riscontro alle istanze dell'interrogante. Ulteriori proposte di razionalizzazione e riorganizzazione dell'ente, dovranno

essere oggetto di verifica e valutazione da parte di questo ministero.
Si sottolinea che l'opera di razionalizzazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura risulta necessaria per rendere l'ente più funzionale.
Si evidenzia altresì che, nel contempo, è obiettivo di questa amministrazione tutelare gli interessi dei centri, delle unità e dei gruppi di ricercatori che dimostrino competenze e capacità nei diversi ambiti di attività di ricerca dell'ente, a vantaggio dei territori su cui operano.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

OLIVERIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
lungo il tracciato autostradale compreso tra Altilia Grimaldi (Cosenza) e Falerna (Catanzaro) sono in corso i lavori di ammodernamento del macrolotto 4b sulla A3 Salerno-Reggio Calabria; i lavori interessano 18,5 chilometri di tratto autostradale, dal chilometro 286, all'altezza dello svincolo di Altilia, al chilometro 304,200, presso lo svincolo di Falerna, in provincia di Catanzaro, per un costo complessivo di 380 milioni di euro;
a seguito dei rilevamenti è stata scoperta una vasta area archeologica in località Portavecchia di Nocera Terinese, con l'evidenza di una necropoli di origine greca (IV o V secolo a.C.);
in località Tribito del comune di Nocera Terinese è stata riscontrata la presenza di amianto; a causa di questo rilevamento, i lavori della prevista galleria sono stati sospesi perché il costo avrebbe potuto superare la spesa complessiva dell'opera; nella stessa località Tribito è stata inoltre aperta una cava di inerti che vengono venduti alla società che provvede ai lavori della A3;
la scoperta di una necropoli di origine greca, come ha affermato la Soprintendenza archeologica della Calabria, rappresenta un ritrovamento di grande valore scientifico e storico;
il costone collinare della località Tribito rappresenta la propaggine marina di un insieme di rocce che compongono il massiccio del Reventino (1417 metri), i cui monti principali sono Reventino, Mancuso e Tiriolo;
il monte Reventino ospita una cava di inerti di pietra verde in località Campo Chiesa di Platania, cava che, a causa della pericolosa presenza del minerale di amianto, è stata chiusa;
recenti studi scientifici e tecnici (università della Calabria e Ispesi) hanno evidenziato la presenza nella roccia e nel particellato aerodisperso nei pressi della citata cava di località Campo Chiesa dell'anfibolo di amianto del tipo «tremolite»; inoltre risulta che gli inerti estratti siano stati utilizzati, in molti comuni della zona, per la pavimentazione di strade di campagna, piazzali, spazi pubblici e privati, come componenti di impasti cementizi utilizzati per la costruzione di abitazioni, e che grandi ammassi del materiale estratto dalla cava sarebbero stoccati sul territorio;
l'estrema pericolosità della tremolite e la situazione di rischio a cui è stata sottoposta per anni la popolazione interessata ed a cui oggi potrebbe essere sottoposta, dopo la scoperta della cava a Nocera Terinese in località Tribito, la popolazione del comune tirrenico, rappresenta un motivo di comprensibile allarme;
a tutt'oggi inerti così diffusi sul territorio continuano evidentemente a disperdere polveri nocive -:
se i Ministri interrogati intendano assumere le necessarie iniziative per accertare la quantità di polveri di amianto disperse e per stabilire se vi siano stati, o se permangano, dei pericoli per l'incolumità della popolazione dei comuni interessati e dei lavoratori;

se i Ministri interrogati intendano assicurare iniziative di monitoraggio per la tutela della salute delle popolazioni sottoposte al rischio amianto e se sia stato attivato il protocollo per la sorveglianza sanitaria secondo la legge nazionale e comunitaria;
quali interventi di messa in sicurezza della cava esistente in località Tribito siano stati promossi e se siano stati rilasciati i relativi permessi dalle autorità competenti;
quali urgenti interventi di bonifica siano previsti per la messa in sicurezza dell'area dove doveva essere costruita la galleria;
quali iniziative si intendano assumere per salvaguardare l'area archeologica della necropoli in località Portavecchia;
se, come stabiliscono i protocolli conclusi da Anas e Ministero per i beni e le attività culturali, i reperti ritrovati nell'area saranno custoditi in un museo e se l'area stessa sarà organizzata per garantire la pubblica fruizione del bene storico e archeologico, anche nei pressi del casello autostradale ed, in tal caso, a chi spetterà l'onere di predisporre l'area a fini turistici ed archeologici.
(4-05932)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, relativa al ritrovamento di amianto durante i lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno Reggio Calabria in corrispondenza della galleria Giurio (macrolotto 4b - tra il km. 286+000 ed il km. 304+200), si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Le attività d'indagine eseguite all'avvio dei lavori di realizzazione della galleria in sede di perforazione dei tiranti di ancoraggio della paratia d'imbocco hanno rilevato la presenza di fibre di amianto in fase aerodispersa con una concentrazione superiore ai valori limite. I lavori sono stati immediatamente sospesi in data 9 ottobre 2009 avviando, al contempo, una campagna di indagini integrative le cui risultanze hanno confermato la presenza di fibre in concentrazione superiore alla norma.
La presenza di dette fibre è emersa solo a seguito dell'attività di perforazione dell'ammasso mentre tutte le altre indagini effettuate preliminarmente a tali lavorazioni avevano fornito concentrazioni di fibre inferiori ai limiti d'allarme.
Allo stato, per consentire il prosieguo dei lavori è in corso la progettazione di un intervento conservativo del tratto di autostrada esistente nella zona interessata con mantenimento del tracciato e delle strutture. Tale soluzione consente di superare in via definitiva i rischi di dispersione di amianto legati all'esecuzione dei lavori di ammodernamento.
In merito agli inerti utilizzati per la realizzazione dei lavori di ammodernamento dell'autostrada tra il km 286+000 ed il km 304+200 (macrolotto 4b) si fa presente che la cava in località Tribito non è mai stata utilizzata per l'approvvigionamento dei materiali da impiegare nell'esecuzione dei lavori; si è fatto piuttosto ricorso a cave regolarmente autorizzate in località Potame, frazione di Malito o ad inerti provenienti dagli scavi eseguiti nell'ambito del citato macrolotto.
Si precisa, inoltre, che a fronte delle numerose testimonianze archeologiche presenti sul territorio ed a seguito dell'esigenza manifestata dalla soprintendenza archeologica della Calabria di effettuare, all'avvio dei lavori del macrolotto, una verifica archeologica preventiva, l'Anas si è resa parte diligente nello svolgimento delle indagini archeologiche sull'intera area oggetto dell'intervento; si è quindi provveduto con immediatezza, per il tramite del contraente generale, a dar corso sia all'esecuzione delle necessarie indagini nei siti individuati dalla soprintendenza (n. 6 aree principali suddivise a loro volta in ambiti più ristretti) sia a prevedere l'assistenza archeologica nei restanti tratti del tracciato segnalati dalla soprintendenza.
Per completezza di informazione, si fa presente che da ottobre 2007 a ottobre 2009 la soprintendenza ha svincolato alcune aree

per le quali non ha ritenuto necessario effettuare ulteriori verifiche.
Ad oggi sono ancora vincolati n. 2 siti, sui quali sono in corso approfondimenti da parte di ditte specializzate.
Per quanto riguarda la custodia dei reperti, sono state chieste informazioni al Ministero per i beni e le attività culturali che ha riferito quanto segue.
I lavori di ammodernamento del tracciato autostradale compreso tra Altilia Grimaldi (Cosenza) e Falerna (Catanzaro) sono stati preceduti da indagini preventive volte a individuare le aree archeologiche interessate dal progetto.
La zona ha restituito significativi risultati scientifici in località Portavecchia di Nocera Terinese, dove è stata scoperta una necropoli di origine greca e dove, pertanto, si è concentrata maggiormente l'attenzione della soprintendenza della Calabria e dell'Anas.
Lo studio completo della necropoli si concluderà solo quando sarà esaurito lo scavo e la raccolta di tutto il materiale che insiste negli strati antropici antichi che si sta eseguendo con moderni metodi della ricerca archeologica e con la dovuta attenzione al sito e ai materiali che di volta in volta vengono raccolti e rigorosamente custoditi in locali sicuri messi a disposizione del genio civile.
Così come già da diverso tempo concordato con l'amministrazione comunale di Nocera Terinese, i risultati complessivi del lavoro che si sta conducendo saranno oggetto di un incontro pubblico quando il quadro interpretativo dei dati raccolti potrà essere il più possibile attendibile ed utile ad una corretta ricostruzione delle dinamiche insediative e storiche del territorio.
Quanto ai reperti ritrovati nell'area d'intesa con il comune di Nocera Terinese si prevede di custodirli presso una struttura museale in cui esporre il materiale rinvenuto al fine di garantire la pubblica fruizione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

POMPILI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
a Sabaudia, nell'area conosciuta come «Giardino Anelli», situata in una zona urbanisticamente delicata del centro storico, è stato costruito un immobile nel quadro di una polemica sia di natura giudiziaria che urbanistica;
tale polemica ha coinvolto il Comune e la Regione Lazio;
in merito a tale fatto è tuttora in corso un'aspra polemica politica;
va tenuto conto che, al riguardo, sono state presentate numerose interrogazioni da parte di diversi consiglieri comunali, in opposizione all'edificazione dell'immobile suddetto;
in conseguenza delle predette iniziative politiche il consigliere comunale Luigi Iacuzzi è stato citato dai costruttori per danni, sulla base dell'accusa di aver provocato un ritardo all'esercizio dei loro supposti diritti edificatori;
dovrebbe essere superfluo ricordare che il potere ispettivo e di controllo fa parte delle prerogative fondamentali degli eletti a tutti i livelli istituzionali;
ciò pone il problema della responsabilità dei consiglieri comunali i quali nell'esercizio del loro mandato e soprattutto nella loro essenziale funzione di controllo della Giunta comunale, devono essere esenti da risvolti giudiziari, ovviamente nell'ambito di una corretta prassi amministrativa che deve tenere conto della necessità dell'eletto di informare i propri elettori ed in genere l'opinione pubblica di fatti di particolare gravità, nel rispetto comunque delle persone e del loro ruolo, sia di governo sia di opposizione -:
se il Governo, per l'oggettiva situazione della impraticabilità derivante dalla «spada di damocle» pendente su tutti i consiglieri comunali che svolgono il loro doveroso controllo dell'attività della Giunta, intenda assumere i necessari provvedimenti normativi al fine di predisporre un insieme di garanzie sostanziali e procedurali

che possano consentire ai consiglieri comunali di svolgere il proprio mandato senza timore di condizionamenti.
(4-04909)

Risposta. - Il potere ispettivo e di controllo del consigliere comunale attiene alle prerogative assegnategli dalla vigente normativa in ragione del munus pubblico di cui è investito, finalizzato all'esercizio pieno e libero dell'incarico elettivo ricevuto.
In particolare, ai sensi dell'articolo 43, comma 1, del testo unico degli enti locali n. 267 del 2000, i consiglieri hanno diritto di iniziativa su ogni questione sottoposta alle deliberazioni del consiglio iscritte all'ordine del giorno, per le quali devono avere, a cura del presidente del consiglio, un'adeguata e preventiva informazione e possono, inoltre, presentare interrogazioni e mozioni ed ogni altra istanza di sindacato ispettivo a cui il sindaco, o l'assessore delegato per materia, è tenuto a rispondere entro trenta giorni dalla presentazione (articolo 43, comma 3), secondo le modalità previste dallo statuto e dal regolamento disciplinante il funzionamento dei consiglio.
Lo Statuto del comune di Sabaudia dispone che «I consiglieri rappresentano l'intera comunità alla quale costantemente rispondono ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato con piena libertà di opinione» (articolo 14, comma 2).
La norma precisa le competenze e le attribuzioni stabilendo che «i consiglieri comunali hanno diritto di: a) intervenire nella definizione delle linee programmatiche proponendo le integrazioni, gli adeguamenti e le modifiche mediante presentazione di emendamenti con le modalità indicate dal regolamento del consiglio comunale; b) iniziativa su ogni questione sottoposta alla deliberazione del consiglio; c) presentare interrogazioni, interpellanze, mozioni e proposte di deliberazioni» (articolo 16, comma 1) e che «Il Sindaco è tenuto direttamente o attraverso un assessore o un consigliere delegato, a dare risposta ad interrogazioni ed interpellanze entro trenta giorni dalla presentazione».
Tale quadro normativo appare di per sé sufficiente affinché nessun consigliere possa essere privato di tali prerogative fondamentali, connesse all'espletamento del proprio mandato ed espressione dell'autonomia costituzionalmente riconosciuta agli enti locali.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

PORCU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel 2004 l'allora Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, bandiva un concorso pubblico, per esami su base regionale, a 795 posti di ispettore del lavoro;
la suddetta procedura concorsuale aveva determinato, oltre ai vincitori, anche 946 idonei utilmente collocati nelle rispettive graduatorie regionali di partecipazione;
nel corso degli ultimi due anni il Ministero ha proceduto all'immissione della quasi totalità degli idonei;
da ultimo, l'articolo 1, comma 346, lettera d), della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2009) ha stanziato la somma di 8 milioni di euro per l'anno 2009 per l'assunzione di personale ispettivo e con decreto direttoriale n. 1 del 16 gennaio 2009, si è proceduto all'assunzione di ulteriori 179 idonei, entrati in servizio il 27 aprile 2009;
tuttavia, ad oggi, residuano 44 idonei per la regione Emilia Romagna e 30 idonei per la regione Sardegna, nonostante che all'articolo 1, comma 346, lettera d), della legge n. 244 del 2007 vi sia stato lo stanziamento di 16 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2010 per l'assunzione di personale nel ruolo di ispettore del lavoro;
la suddetta previsione permetterebbe, quindi, di effettuare l'assunzione degli idonei rimasti, completando lo scorrimento

delle graduatorie ancora aperte la cui validità è stata peraltro prorogata sino al 31 dicembre 2010 per espressa previsione di legge (combinato disposto dell'articolo 24-quater, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 31 del 2008 e dell'articolo 17, comma 19, decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78);
rispondendo all'interrogazione n. 5-02112 presentata dall'onorevole Giuliano Cazzola, il Governo, nella persona del Sottosegretario senatore Pasquale Viespoli ha sottolineato che, alla luce delle novità legislative di recente intervenute, sembrano sussistere i margini per una soluzione positiva delle questioni poste dall'interrogante, soprattutto per quanto concerne gli idonei che non è ancora stato possibile assumere, evidenziando l'avvenuta approvazione del disegno di legge concernente l'istituzione del Ministero della salute (legge 13 novembre 2009, n. 172, in vigore dal 13 dicembre 2009), che, «al fine di assicurare la funzionalità delle strutture delle Amministrazioni rientranti nel proprio ambito applicativo, fa salva, nelle more dell'attuazione delle misure previste dall'articolo 74 del decreto-legge 112 del 2008, nonché delle misure di cui all'articolo 1, commi 404 e seguenti della legge n. 296 del 2006, la possibilità per gli stessi di procedere ad assunzione di personale, nei limiti delle dotazioni organiche, tenendo conto delle riduzioni da effettuare e comunque nel rispetto della normativa in materia di assunzioni»;
in base ai controlli effettuati nei primi mesi del 2009 in Emilia Romagna ed in Sardegna è emerso un aumento della tendenza alle situazioni di irregolarità e alla crescita del ricorso, nelle aziende delle province, al lavoro nero, aggravata dall'attuale stato di crisi del mercato del lavoro e dalla crescente incertezza occupazionale;
l'azione ispettiva condotta dagli organi di vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali si rivela fondamentale per contrastare tali fenomeni -:
se il Governo intenda procedere, ed in quali tempi, al potenziamento degli organici degli ispettori del lavoro mediante l'assunzione dell'ultimo contingente di idonei, con un definitivo scorrimento delle graduatorie regionali, al fine di disincentivare i fenomeni di irregolarità e il lavoro nero, tutelando i lavoratori, e di prevenire anche conseguenze drammatiche sui luoghi di lavoro.
(4-06696)

Risposta. - Con riferimento alla interrogazione parlamentare sopra distinta, concernente il concorso pubblico per esami per ispettori del lavoro bandito nel novembre 2004, sulla base delle informazioni acquisite presso i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si rappresenta quanto segue.
A seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri, il 20 maggio 2010, concernente la preliminare approvazione dello schema di regolamento di riorganizzazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si è dato avvio, con decreto del direttore generale delle risorse umane e affari generali, al programma di assunzioni riguardante diverse figure professionali.
In particolare i 74 idonei al concorso predetto (44 per la regione Emilia Romagna e 30 per la regione Sardegna), il giorno 28 maggio 2010, hanno sottoscritto presso la sede del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il contratto individuale di lavoro.

Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Pasquale Viespoli.

REALACCI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la puntata del 24 maggio 2009 della trasmissione televisiva «Report» andata in onda su RAI 3, dal titolo «Come è andata a finire...», riporta nuovamente alla luce alcuni episodi avvenuti nel porto di Bagnara Calabra e di Cetraro in relazione al mancato rispetto della normativa europea e italiana che vieta l'utilizzo delle spadare come mezzi da pesca e delle reti denominate «ferrettare»;

il reportage mette in luce che, nonostante una recente e più solerte attività di contrasto all'uso delle spadare, con l'impiego di unità di personale dell'Esercito nel porto di Cetraro (Cosenza) anche per fronteggiare la mancanza di personale delle Capitaneria di Porto, molti pescatori delle aree sopracitate utilizzino illegalmente le ferrettare violando la legge e rendendo più difficile il controllo da parte della Capitaneria di Porto;
le ferrettare, reti simili alle spadare, ma più piccole, sono state inventate per la piccola pesca tradizionale sottocosta entro le tre miglia. Recentemente è stato autorizzato un utilizzo di questo attrezzo fino alle dieci miglia, un provvedimento molto contestato perché rende più difficile il controllo e reca più danni all'ecosistema marino. Nonostante ciò le ferrettare risultano ampiamente utilizzate oltre il migliaggio consentito e per la cattura di specie vietate come tonno e pescespada;
sempre nel servizio di «Report» da alcune interviste e testimonianze anche di esponenti delle amministrazioni locali emerge che la Capitaneria di Porto di Bagnara Calabra e l'intera Amministrazione comunale è a conoscenza dei luoghi dove vengono nascoste le spadare senza che però si proceda al loro sequestro;
in apparente contraddizione con le misure repressive nei confronti della pesca illegale messe in campo dalle autorità di controllo, in una missiva del 12 maggio 2009, n. prot. 0014837, indirizzata al Sindaco del Comune di Santa Flavia (Palermo), il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali fa cenno all'«ipotesi di avviare nei prossimi mesi, nella Regione Siciliana, la sperimentatzione di un nuovo attrezzo con caratteristiche simili alla "ferrettara" ma con alcuni adattamenti necessari per tener conto delle contestazioni mosse in passato di fronte al TAR». Impegno confermato anche da quanto riportato il 17 aprile 2009 dal Quotidiano di Calabria il quale riporta l'esito dell'incontro tra il Sottosegretario Buonfiglio e una delegazione dell'Anapi Pesca in cui il Sottosegretario ha prospettato l'ipotesi di un decreto, da adottare in tempi rapidi, che consenta di ampliare l'operatività delle reti attualmente utilizzate;
porre continue deroghe alla normativa vigente rende quest'ultima di non chiara applicazione, aggrava la posizione dell'Italia versa la quale pende una procedura di infrazione UE per l'uso illegale delle reti derivanti, vanifica la volontà di non dare più seguito alle richieste di violazione che vengono da alcune marinerie e che portano solo danno a tutti i pescatori onesti e alle risorse marine -:
come intenda il Ministro mettere in campo tutte le azioni utili al sequestro delle spadare e ferrettare illegali nascoste nei Comuni sopraccitati e cosa intenda per nuovo tipo di «attrezzo» e se questo sia compatibile con la legge, le normative comunitarie e la salvaguardia delle specie ittiche;
se non intenda verificare come siano stati effettivamente utilizzati i fondi destinati alla riconversione del settore della pesca con le spadare e, nel momento in cui si accerti la frode da parte delle imbarcazioni ancora in possesso di reti illegali, quali meccanismi risarcitori si intendano predisporre;
se non intenda verificare il sottodimensionamento dell'organico, dei mezzi e i piani di contrasto di questa tecnica di pesca non conforme alle Direttive dell'Unione Europea in materia di pesca convocando il Comandante delle Capitanerie di Porto della Regione Calabria C.V. (CP) Virgilio Muriana.
(4-03178)

Risposta. - In primo luogo, si ritiene opportuno precisare che l'attuale disciplina relativa all'attrezzo da pesca denominato «ferrettara» è stata adottata a seguito della comunicazione con cui la Commissione europea ha richiamato il nostro Paese al rispetto della normativa comunitaria.
In particolare, in merito alle problematiche connesse all'utilizzo del sistema sopra indicato, si rappresenta che l'articolo II bis del regolamento CE n. 1239, del Consiglio

dell'8 giugno 1998, ha vietato, a partire dal 1o gennaio 2002, la cattura e lo sbarco delle specie indicate nell'allegato VIII (tonno bianco, tonno rosso, tonno obeso, tonnetto striato, palamita, tonno pinna gialla, tonno pinna nera, tonnetti, tonno del sud, tombarelli, pesca castagna, aguglie imperiali, pesci vela, pesce spada, costardelle, corifene, squali e cefalopodi).
A livello nazionale, in attuazione dei regolamenti comunitari n. 1626 del 1994 e n. 1239 del 1998, sono state fissate le modalità tecniche e le caratteristiche dell'attrezzo denominato «ferrettara», concordate con la Comunità europea, così come indicate nel decreto ministeriale del 14 ottobre 1998 e successive modifiche.
Tale decreto, al fine di garantire il rispetto del divieto introdotto con la citata norma comunitaria, ha posto ulteriori modalità tecniche, concordate con la Comunità europea, per l'utilizzo dell'attrezzo in parola, tali da impedire materialmente la cattura delle specie di cui all'allegato VIII e ha consentito, al contempo, esclusivamente la cattura delle seguenti specie: ricciola, occhiata, sgombro, salpa, boga, alaccia, sardina e acciuga.
Per quanto attiene le attuali modalità di impiego dell'attrezzo «ferrettara», le stesse risultano disciplinate a livello nazionale dal 24 maggio 2006.
Tale decreto ha consentito l'utilizzo del citato sistema, non oltre le 10 miglia dalla costa e stabilito una lunghezza massima di 2,5 chilometri nonché una maglia non superiore a 180 millimetri di apertura.
Premesso quanto sopra, emerge con chiarezza che il decreto ministeriale 4 giugno 2009, si è limitato a estendere il campo di operatività del predetto sistema, adeguando l'ordinamento nazionale alla disciplina comunitaria.
Questo in quanto si ritiene di non poter applicare per i pescatori nazionali una disciplina più restrittiva rispetto agli altri pescatori comunitari.
Pertanto, non è condivisibile quanto riferito dall'interrogante in merito ad una presunta autorizzazione di un nuovo sistema, così come è necessario precisare che la precedente modifica all'utilizzo del sistema, apertura delle maglie, lunghezza massima ed estensione delle tre miglia alle dieci, è stata opera del precedente Governo.
Per quanto attiene il contrasto alla pesca illegale ed, in particolare, alla pesca con reti cosiddette derivanti è necessario precisare che l'attuale Governo ha provveduto a rendere operativo, con la legge del 6 giugno 2008, n. 101, l'inasprimento del sistema sanzionatorio vigente in materia di pesca, introducendo la sanzione per la detenzione di attrezzi non consentiti.
Entrando nel merito dei singoli quesiti posti, si precisa:
1) per le motivazioni sopra indicate è necessario precisare che non è stato autorizzato alcun nuovo attrezzo e la maggiore operatività, ferme restando tutte le altre caratteristiche e il divieto di pesca delle specie sopra indicate, risulta essere compatibile con la normativa comunitaria. Si precisa, inoltre, che il sistema denominato ferrettara, contraddistinto dalle predette caratteristiche, non è illegale e, pertanto, può essere liberamente detenuto ed utilizzato. Per quanto attiene il contrasto all'utilizzo delle reti «spadare», si precisa che l'attività di controllo posta in essere ha determinato il sequestro di 700.000 metri e 345.125 metri di tali reti rispettivamente nell'anno 2007 e 2008. Nell'anno 2009, il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto ha predisposto un programma di controlli che, a titolo esemplificativo, in una sola giornata, ha portato al sequestro di 12.000 metri di reti da posta derivanti. Inoltre, a dimostrazione dell'intensa attività di contrasto a tale tipo di pesca illegale si segnala, sempre a titolo esemplificativo, un ulteriore sequestro di una rete da posta derivante della lunghezza di 2.500 metri con maglia superiore a quella consentita, detenuta su una unità abilitata al traffico e non alla pesca. Per opportuna informazione si segnala, inoltre, che il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio con decreto n. 2892 del 2009 depositato il 25 giugno 2009, ha sospeso l'efficacia del decreto 4 giugno 2009 e con l'ordinanza n. 3138 del 2009, il Tar Lazio ha convalidato la

sospensiva del suddetto decreto sino al giudizio di merito;
2) per quanto attiene al secondo punto dell'interrogazione in esame, si informa che gli organi preposti al controllo procedono a trasmettere alle competenti Procure della Repubblica le previste notizie di reato, per indebita percezione di erogazioni a carico dello Stato o della Comunità europea, quando accertano l'attività di pesca con reti derivanti effettuata da soggetti che hanno usufruito di fondi per la dismissione dell'attrezzo, attivando le procedure di recupero previste dalla normativa vigente;
3) per quanto concerne, infine, il terzo punto si segnala che costanti sono i contatti con le autorità preposte al controllo, attraverso le attività del reparto pesca marittima del Corpo delle capitanerie di porto poste alle dirette dipendenze di questa amministrazione. Inoltre, si segnala che per la campagna di pesca 2010 è stata adottata, dal Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, una circolare recante «Istruzioni ai Comandi impegnati nell'attività di contrasto alla pesca con le reti derivanti e piano nazionale 2010». In generale, in merito alla questione attinente il fenomeno della pesca illegale con reti da posta derivanti, si ritiene necessario rappresentare che la Corte di giustizia delle Comunità europee, con sentenza del 29 ottobre 2009 ha statuito che l'Italia è venuta meno, per il periodo contestato precedente al 2005, agli obblighi di controllo previsti dalla normativa comunitaria vigente in materia e ha condannato la stessa esclusivamente alle spese di giudizio; il giudizio è riferito al predetto periodo e non tiene conto dell'attività amministrativa e di controllo successivamente effettuata.

Infine, si ritiene che nella fase attuale la situazione riferibile allo Stato Italia possa considerarsi in linea con le disposizioni comunitarie.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

REGUZZONI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il nostro Paese importa carne bovina da altri Stati di vari continenti -:
da dove provenga la carne da importazione e quali siano i dati quali - quantitativi relativi alle suddette importazioni;
quali siano i dati qualitativi della carne importata, effettuando un confronto tra le specie nostrane e quelle di vari Paesi;
quali siano i principali importatori suddivisi per categoria (ad esempio: grande distribuzione; pubblica amministrazione-mense scolastiche; pubblica amministrazione-difesa e forze armate; ospedali, ristorazione...) di destinazione finale e/o distribuzione;
se vi siano altri dati utili a capire le dimensioni del fenomeno e quali siano;
quale sia l'intendimento del Ministro in merito alla diffusione di carne bovina importata a danno di allevamenti e macelli nazionali.
(4-04166)

Risposta. - Il sistema informativo Coeweb dell'Istituto nazionale di statistica fornisce un ricco patrimonio informativo sui flussi commerciali dell'Italia con il resto del mondo.
Le informazioni derivano per i paesi extra-Ue dal Documento amministrativo unico (Dau) e per i paesi Ue dai modelli Intrastat acquisiti dall'Agenzia delle dogane.
Attraverso la banca dati l'Istat rende disponibili le informazioni in accordo con le classificazioni merceologiche e derivate più utilizzate a livello nazionale ed internazionale per il commercio con l'estero.
Tra queste, quella per la nomenclatura combinata (NC8) classificazione economica delle merci adottata nelle rilevazioni del commercio estero dai paesi dell'Ue è costituita da raggruppamenti di merci in circa 10.000 posizioni ad otto cifre, consente per gli animali vivi di risalire alla categoria dell'animale e alla fascia di peso di appartenenza, ma non alla razza.


Per quanto riguarda le carni, i codici prevedono una breve descrizione della lavorazione industriale (selezionamento in quarti, mezzene, busti, selle), ma non consentono di risalire né al peso originario dell'animale, né alla razza.
Ciò premesso, per quanto concerne l'origine delle importazioni di animali e carni bovine in Italia dai dati Istat relativi al 2008, si evidenzia che la Francia è il principale paese di provenienza delle importazioni sia per gli animali da allevamento che per gli animali da macello.
Per gli animali da allevamento l'83 per cento dell'importazione, sia in quantità (139.277 tec-tonnellate equivalenti carcassa) che in valore (600.389 migliaia di euro), proviene infatti dalla Francia. Anche per gli animali da macello il primato francese sul totale dell'import italiano, pari a circa 30.000 tec per un valore di oltre 125 milioni di euro, si assesta intorno all'80 per cento sia quantità che in valore.
Tra gli altri paesi di provenienza degli animali vivi vanno citati Spagna, Irlanda, Austria, Polonia e Slovenia, con percentuali comunque minime rispetto al dato francese.
Le importazioni italiane complessive di carni bovine fresche e congelate registrate per il 2008 ammontano a circa 2 miliardi di euro, pari a circa 450 mila tonnellate equivalenti carcasse, di cui circa il 90 per cento rappresentato da carni fresche. Queste ultime provengono per circa il 20 per cento rispettivamente dai Paesi Bassi e dalla Francia.
Altro paese di origine di quote rilevanti di carni bovine fresche è la Germania con circa 70.000 tonnellate equivalenti carcasse, per un valore di poco inferiore ai 300 milioni di euro.
Contrariamente a quanto rilevato per gli animali vivi e per le carni fresche la cui provenienza è circoscritta al territorio Ue nel caso delle carni congelate e delle preparazioni tra i principali paesi fornitori compaiono paesi extra Ue quali il Brasile, l'Uruguay e l'Argentina accanto a paesi europei (Paesi Bassi, Germania, Francia).

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

ROSSO, PIANETTA, PICCHI, SILIQUINI, CASTIELLO, DI CATERINA, TADDEI, DIMA, DE CAMILLIS, NOLA e NASTRI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il consiglio di amministrazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), ente istituito con decreto legislativo n. 454 del 1999 e vigilato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha deliberato una nuova riorganizzazione delle strutture di ricerca dell'Ente;
in particolare, la nuova riorganizzazione prevede la soppressione dell'Unità di ricerca per la risicoltura di Vercelli;
la struttura si occupa di genetica, miglioramento genetico e selezione varietale del riso con applicazione di biotecnologie per il miglioramento della resistenza ad agenti patogeni e a stress abiotici; studia il miglioramento della produttività e delle rese alla lavorazione anche per lo sviluppo di nuove linee mirate all'esigenza dell'industria; sviluppa le tecniche innovative per la riduzione dell'impatto ambientale ed il contenimento di costi di produzione;
l'unità di ricerca per la risicoltura è l'unica struttura di ricerca presente nel settore sul territorio nazionale e la sua attività è strettamente correlata alla singolarità delle caratteristiche dei terreni presso i quali è ubicata;
rappresenta un chiaro esempio di consolidate sinergie volte all'attuazione di programmi di ricerca o alla risoluzione di problematiche del settore importanti tra le autorità locali e statali; ha ricevuto più volte importanti riconoscimenti a livello internazionale -:
se e quali iniziative di competenza intenda assumere per inibire l'attuazione della delibera del consiglio di amministrazione;
se e quali iniziative intenda assumere per impedire che sia dato corso a tutte le altre attività intraprese negli ultimi mesi

dall'Ente in evidente contrasto con i principi ed i criteri definiti dalla legge e dallo statuto del CRA.
(4-06479)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione a risposta scritta in esame, si fa presente che il Dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità ha comunicato quanto segue.
Il consiglio di amministrazione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA) con delibera n. 149/09 del 29 ottobre 2009 ha approvato alcune modifiche al piano di razionalizzazione (precedentemente approvato con delibera n. 189/08 del 17 dicembre 2008), ritenendo opportuno di dover riprendere l'
iter di riorganizzazione dell'ente. Il piano prevede di mantenere in vita l'azienda sperimentale attualmente collegata all'unità di ricerca di Vercelli le cui competenze scientifiche confluirebbero nell'unità di ricerca per le produzioni cerealicole settentrionali di Lodi.
Questo Ministero, mancando l'acquisizione del necessario parere del Consiglio dei dipartimenti nonché della consultazione con la rete delle regioni, considerando che il Consiglio di amministrazione è in fase di sostituzione e che il Consiglio dei ministri ha provveduto a fine 2009 alla designazione del nuovo Presidente del Cra con propria nota - in data 19 gennaio 2010 - ha segnalato l'opportunità che il Piano fosse sottoposto alla valutazione del nuovo Consiglio di amministrazione.
Con delibera n. 52/10 dell'11-12 marzo 2010 il cda del Cra ha stabilito di soprassedere ad ogni ulteriore approfondimento del Piano di razionalizzazione, affinché esso venga sottoposto alla valutazione del nuovo consiglio di amministrazione, secondo l'orientamento espresso in più occasioni da questo Ministero.
Le iniziative intraprese dall'amministrazione rispondono, pertanto, alle richieste dell'interrogante.
Per quanto sia necessario portare a compimento l'opera di razionalizzazione del Cra allo scopo di renderlo quanto più funzionale e competitivo possibile, è obiettivo di questa Amministrazione tutelare gli interessi dei centri, delle unità come quella di Vercelli e dei gruppi di ricercatori che dimostrano competenze e capacità nei loro ambiti di attività di ricerca e rappresentano per il territorio su cui operano un valore aggiunto da preservare.
Ulteriori proposte di razionalizzazione e riorganizzazione dell'ente, dovranno essere oggetto di verifica e valutazione da parte del Ministero, data l'importanza che l'ente riveste a livello nazionale ed internazionale nella ricerca.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Giancarlo Galan.

SCHIRRU e CALVISI. - Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
con l'interrogazione n. 4-03691 presentata mercoledì 22 luglio 2009 nella seduta n. 206, si era già descritta la situazione di molti ragazzi fabici aspiranti alla carriera militare sulla problematica dell'arruolamento nelle Forze armate e di polizia;
si è visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da noi avanzate con l'approvazione alla Camera in testo unificato delle proposte di legge n. 141 e abb. con il titolo «Disposizioni per l'ammissione dei soggetti fabici nelle Forze armate e di polizia», il 29 luglio 2009;
tuttavia non sembra possibile prescindere, in modo tempestivo, da un riconoscimento effettivo e concreto della situazione di discriminazione nella quale si trovano i soggetti fabici, per via del diverso trattamento a cui sono stati sottoposti negli anni scorsi;
questa discriminazione si ripete, nonostante la citata iniziativa legislativa, nel bando di reclutamento per l'anno 2010 di 12.000 volontari di truppa in ferma prefissata di un anno nell'Esercito italiano (Gazzetta Ufficiale n. 69 dell'8 settembre 2009). Si cita testualmente dal bando: «il decreto dirigenziale 11 gennaio 2008 della

Direzione generale della sanità militare con il quale è stata emanata la direttiva applicativa dei decreti dirigenziali 30 agosto e 20 settembre 2007 della medesima Direzione generale per la selezione, l'arruolamento, il reclutamento e l'impiego, tra gli altri, dei volontari di truppa in ferma prefissata nelle Forze armate e dei soggetti affetti da "deficit di G6PD«";
ad avviso degli interroganti, il perpetuarsi di tale esclusione rappresenta un atto discriminatorio nei confronti dei ragazzi fabici -:
quali iniziative intendano adottare per porre fine a questa discriminazione che dura da ormai troppi decenni.
(4-04314)

Risposta. - Con il termine «favismo» si indica un difetto congenito di un enzima, il glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD), normalmente presente nei globuli rossi, essenziale per la vitalità funzionale degli eritrociti e, soprattutto, per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono, legati alla loro capacità di assumere e veicolare ai tessuti l'ossigeno indispensabile alle funzioni vitali.
Fino al 1o agosto 2007 non era consentito
tout court l'accesso nelle Forze armate, compresa l'Arma dei carabinieri, ai soggetti carenti, in forma parziale o totale, di tale enzima.
Successivamente, in considerazione delle nuove tecnologie nel campo operativo, diagnostico e in quello della ricerca scientifica, si è ritenuto opportuno valutare la possibilità di riconsiderare la compatibilità di alcune patologie - che di per sé non possono essere aprioristicamerite fattore di discriminazione - nella valutazione medico-legale dell'idoneità per l'espletamento del servizio militare.
La Commissione scientifica, allo scopo istituita, ha stabilito che i soggetti affetti da «favismo» possono essere considerati abili a svolgere le attività connesse con lo
status di militare secondo un principio di gradualità, ossia prevedendo opportune prescrizioni in relazione alla carenza di G6PD, per particolari attività.
Sulla base di tali risultanze, considerata la necessità di aggiornare i criteri di accertamento e le indicazioni diagnostiche relative alle patologie previste dall'elenco delle imperfezioni e delle infermità, sono stati emanati due decreti dirigenziali (che hanno apportato modifiche agli analoghi strumenti normativi) e la discendente direttiva applicativa, i cui principi essenziali si sostanziano in:
idoneità al servizio militare incondizionato per i maschi con attività G6PD - «al 30 per cento e per le donne con attività G6PD» - al 70 per cento con attribuzione di un coefficiente d'idoneità 2, che esprime una condizione di assenza di patologia, ovvero di presenza di situazioni compatibili con l'espletamento del servizio militare incondizionato. Tali soggetti, idonei al servizio militare incondizionato, possono essere arruolati in tutte le categorie di personale (ufficiali, sottufficiali, volontari di truppa in servizio permanente e volontari di truppa in ferma prefissata) fermo restando specifiche precauzioni in caso d'impiego in zone malariche;
idoneità al servizio militare per i maschi con attività G6PD «al 30 per cento e per le donne con attività G6PD» al 70 per cento, con l'attribuzione dei coefficienti 3 e 4, che esprimono la presenza di situazioni che consentono, potenzialmente, di assolvere il servizio militare quale volontario in ferma prefissata di un anno con limitazioni e con l'esclusione, in ogni caso, dall'impiego in operazioni fuori area e nelle zone a rischio malarico.

Quindi, se da un lato è vero che la Commissione scientifica nel suo documento conclusivo ha affermato che il deficit in questione «non può essere considerato fattore di discriminazione nella valutazione medico-legale dell'idoneità al servizio militare», dall'altro, è altrettanto vero che la stessa Commissione ha individuato le due predette classi di soggetti fabici, definendone i valori di riferimento e ritenendo idonei al servizio militare incondizionato i soggetti appartenenti alla prima classe ed idonei al mero servizio militare quelli della seconda.


La Difesa, comunque, per nulla insensibile alla problematica, tiene la stessa nella massima considerazione, ben consapevole di quanto sia importante dare una risposta certa e definitiva a tutti quei giovani che aspirano ad arruolarsi nelle Forze armate.
Proprio nell'ottica di armonizzare i criteri d'idoneità con i prevedibili progressi/scoperte nel campo medico-scientifico, la materia continua ad essere oggetto di particolare attenzione da parte degli organi sanitari del Dicastero che hanno, tra l'altro, già avviato contatti con l'Organizzazione mondiale per la sanità per appurare se esistano varianti dei ceppi di malaria che sembrerebbero essere presenti in alcune aree di prevalente impiego operativo per il personale delle Forze armate.
Vorrei ulteriormente chiarire che l'esclusione dalle procedure concorsuali dei candidati affetti da deficit G6PD con coefficiente del profilo sanitario pari a 3-4, non è riconducibile alla carenza di tale enzima in senso assoluto, ma è prevista unicamente, allo stato attuale, per quei soggetti la cui carenza risulta essere superiore ai livelli percentuali individuati dalla Commissione scientifica, fermo restando l'inidoneità al servizio militare per i soggetti con «deficit di G6PD che abbia dato luogo a comprovate manifestazioni emolitiche».
Tale limitazione è finalizzata a garantire la salute dei soggetti affetti da «favismo» che, pur con tutte le precauzioni d'impiego, potrebbero essere esposti, per cause imponderabili, al rischio di crisi emolitiche gravi.
Infatti, premesso che la carenza di G6PD, in assenza di fattori esterni che determinano un danno ossidativo a carico dei globuli rossi, non corrisponde ad uno stato di inabilità, pur tuttavia, esistendo una predisposizione a crisi emolitiche episodiche, è indispensabile garantire l'applicazione di adeguate misure preventive.
Quanto alla «situazione di discriminazione nella quale si trovano i soggetti fabici», vorrei precisare che nei bandi di reclutamento di truppa in ferma prefissata di un anno nelle Forze armate, banditi dalla competente direzione generale per il personale militare per l'anno 2010, l'esclusione dall'ulteriore
iter concorsuale è prevista per tutti i candidati che, al termine degli accertamenti sanitari, siano stati riconosciuti affetti da patologie, in generale, per le quali è prevista l'attribuzione dei coefficienti 3-4 nelle caratteristiche somato-funzionali del profilo sanitario, indipendentemente, dunque, dalla tipologia d'imperfezione/infermità.
Ciò, fermo restando l'autonomia di ogni Forza armata, in quanto il quadro giuridico vigente attribuisce direttamente ai Capi di stato maggiore di Forza armata/Comandante generale dell'Arma dei carabinieri la competenza ad emanare direttive per il reclutamento e la selezione del personale, attraverso l'individuazione di specifici requisiti psico-fisici relativi alle diverse esigenze di impiego.
Osservo, inoltre, che le Forze armate stanno procedendo all'arruolamento dei soggetti affetti da carenza dell'enzima G6PD, secondo quanto previsto dal quadro normativo vigente; non appena il nuovo testo di legge in materia (A.S. 1736), risultante dall'unificazione dei disegni di legge n. 141, 1444, e 2357 - già approvato dalla Camera dei Deputati e trasmesso per l'esame alla 4° Commissione Difesa del Senato - completerà l'
iter dei lavori parlamentari, con la sua definitiva approvazione, l'Amministrazione provvederà a mettere in atto le disposizioni applicative coerenti con i nuovi principi imposti dalla legge.
In particolare, l'esame di tale testo si è recentemente concluso con la richiesta di riassegnazione in sede deliberante; qualora la Presidenza del Senato dovesse accogliere tale richiesta, la Commissione Difesa del Senato potrà licenziare il testo - in base al quale «la carenza accertata parziale o totale dell'enzima G6PD (glucosio-6-fosfatodeidrogenasi) non può essere motivo di esclusione ai fini dell'arruolamento nelle Forze armate e nelle Forze di polizia» - che diverrà norma.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

SCILIPOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
consta all'interrogante che l'aeroporto di Fano, presente sin dagli anni '30, non si sia mai dotato:
della commissione di cui all'articolo 5 del decreto Ministeriale 31 ottobre 1997;
del piano regolatore aeroportuale né della definizione delle zone A, B e C di cui all'articolo 6 del decreto ministeriale 31 ottobre 1997;
del sistema di monitoraggio del rumore come previsto dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496;
del piano di abbattimento del rumore previsto dall'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496;
la regione Marche ha dichiarato che non intende far fronte a nessuna richiesta di contributo gestionale;
il Dipartimento della protezione civile della Regione Marche ha dichiarato di non avere nessuna necessità aggiuntiva rispetto all'attuale situazione dell'aeroporto fanese;
la società Fanum Fortunae, che gestisce l'utilizzo di hangar e locali nonché la vendita di carburante, è costituita da Comune di Fano, provincia di Pesaro Urbino camera di commercio di Pesaro Urbino;
il Comune di Fano ha chiesto all'ENAC, nel novembre 2007, di asfaltare la pista di atterraggio, attualmente in erba;
l'ENAC ha deciso di stanziare 1,4 milioni di Euro per tale intervento;
il comune di Fano e la camera di commercio di Pesaro Urbino hanno deliberato lo stanziamento di 300 mila euro ciascuno per contribuire alle necessarie opere accessorie, mentre la Provincia di Pesaro Urbino ha deciso di non contribuire;
mentre attualmente atterrano a Fano aerei a pistone e a turbina, ma solo a elica, con l'asfaltatura potranno atterrare anche aerei a reazione;
tale importante modifica sostanziale dell'attuale aeroporto provocherebbe un incremento dell'inquinamento ambientale (emissioni in aria, rumore) e del rischio di incidenti;
detto aeroporto è circondato da zone a forte intensità demografica;
al confine di detto aeroporto il piano regolatore generale individua un'area di verde attrezzato da destinare a parco urbano il cui percorso di progettazione partecipata, avviato dal comune, è già stato completato;
in questi anni sono state raccolte migliaia di firme a sostegno della realizzazione di detto parco urbano;
pertanto il potenziamento dell'aeroporto è in contrasto con la sicurezza dei quartieri limitrofi e la fruibilità del previsto parco urbano;
non esiste un piano industriale che dimostri l'utilità di tale potenziamento;
la Commissione IX Trasporti della Camera dei Deputati ha raccomandato una razionalizzazione del numero degli aeroporti, e, quindi, detto potenziamento appare ingiustificato tenuto conto che in meno di 50 chilometri esistono due aeroporti internazionali ad Ancona Falconara e a Rimini, che si dibattono entrambi in notevoli difficoltà economiche;
pertanto i suddetti rischi ambientali, non accettabili in sé, non trovano neppure una giustificazione in possibili ricadute economiche;
l'ENAC, interrogato fin dai primi di novembre 2009 da partiti, associazioni e comitati della città di Fano, non ha mai fornito alcuna risposta ai tanti quesiti che

il progetto in questione solleva nella popolazione residente -:
se intenda intervenire nei confronti dell'ENAC affinché desista da un siffatto inutile progetto;
se nel caso in cui detto progetto dovesse andare avanti, non ritenga che comunque, alla luce della normativa nazionale e regionale, detto potenziamento debba essere sottoposto a valutazione di Impatto Ambientale regionale.
(4-05681)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In primo luogo, si precisa che gli interventi infrastrutturali previsti presso l'aeroporto di Fano riguardano l'asfaltatura dell'attuale pista di atterraggio, oggi in erba.
In seconda analisi, si evidenzia che tale intervento non implica variazioni alla lunghezza della pista.
A tal riguardo, l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) fa presente che il 2 marzo 2010 si è svolta una riunione del Comitato di sicurezza dell'aeroporto nella quale si è convenuto di approfondire le valutazioni sull'effettiva esistenza di un eventuale problema acustico, da accertare attraverso verifiche specifiche.
Enac infine fa sapere che, sulla base dei riscontri che si otterranno, verrà valutata l'opportunità di istituire una apposita Commissione aeroportuale ai sensi dell'articolo 5 del decreto ministeriale del 31 ottobre 1997 recante «Metodologia di misura del rumore aeroportuale».

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

STRIZZOLO, MARAN e ROSATO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel comune di San Pietro al Natisone, provincia di Udine, da tempo è in attività l'Istituto comprensivo bilingue con insegnamento di italiano e sloveno ai sensi della legge n. 38 del 2001;
la suddetta istituzione, comprende la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di secondo grado con la frequentazione di complessivi numero 221 allievi e l'impiego 31 insegnanti, 6 collaboratori scolastici, 3 addetti di segreteria e 3 addetti alla mensa scolastica;
l'attività didattica dell'istituto comprensivo bilingue si svolge all'interno di un immobile di proprietà del comune di San Pietro al Natisone, ubicato in viale Azzida, n. 9;
a seguito di una verifica e di un sopralluogo tecnici effettuati presso il suddetto immobile, successivamente al verificarsi di una scossa tellurica seppure di non elevata entità, il sindaco di San Pietro al Natisone ha emesso l'ordinanza sindacale contingibile ed urgente n. 3 del 5 marzo 2010, protocollo numero 1613, con cui è stato ordinato lo sgombero e, conseguentemente, la chiusura dell'istituto comprensivo con insegnamento bilingue italiano-sloveno con il trasferimento provvisorio delle classi in altri edifici al fine di consentire la regolare conclusione dell'anno scolastico 2009-2010;
da parte degli insegnanti e della direzione scolastica dell'istituto comprensivo bilingue, con il sostegno dei genitori, è stata rappresentata alle autorità locali e alle istituzioni pubbliche e politiche la necessità di ricercare una soluzione che consenta di salvaguardare l'unicità dei diversi ordini e gradi della scuola stessa, nonché la conferma della sua ubicazione in San Pietro al Natisone;
l'istituto comprensivo bilingue italiano-sloveno rappresenta una esperienza educativo-formativa di grande significato umano, culturale, sociale ed economico che promuove - nel rispetto di lingue, culture e tradizioni - un peculiare percorso di integrazione e di collaborazione, in Friuli Venezia Giulia e nei paesi contermini, tra le comunità locali friulane e italiane e le comunità di lingua e cultura slovene, dando un prezioso contributo alla crescita della nuova Europa dei popoli e

delle autonomie, apertasi ai paesi del centro-est Europa dopo la caduta del muro di Berlino -:
quali iniziative intendano promuovere i Ministri interrogati al fine di assicurare adeguati interventi per preservare e potenziare l'unità dell'attività dell'istituto comprensivo bilingue italiano sloveno a San Pietro al Natisone a partire dal prossimo anno scolastico, in opportune strutture.
(4-06884)

Risposta. - La problematica della scuola bilingue sloveno-italiana di San Pietro al Natisone è alla costante attenzione della prefettura di Udine, che sta ponendo in essere ogni iniziativa finalizzata a superare la soluzione di emergenza sinora adottata, in virtù della quale gli alunni sono stati trasferiti presso tre strutture: alcuni uffici della comunità montana, l'ala nord dell'istituto magistrale e la Casa dello studente.
In seguito agli incontri tra le Istituzioni competenti, è emerso che l'unica soluzione praticabile è quella di mettere in sicurezza la sede scolastica sgomberata il 5 marzo 2010.
Il sindaco di San Pietro al Natisone, cui, per legge, compete indicare le progettualità sul piano dell'offerta formativa e dell'edilizia scolastica, nel corso della riunione del 17 maggio 2010, ha confermato la volontà dell'amministrazione comunale di mantenere l'intero plesso scolastico bilingue a San Pietro al Natisone presso un'unica struttura che, però, fino al termine dei lavori di ristrutturazione per un periodo di circa due/tre anni - non sarà disponibile.
Nelle more, quindi, il sindaco, non potendo essere confermata la dislocazione dei 221 alunni, in due delle tre strutture reperite in fase emergenziale, ha individuato, in sostituzione dei locali della comunità montana e della Casa dello studente, le strutture scolastiche di Pulfero e Savogna (questa munita anche di cucina e palestra), i cui sindaci ne hanno dato la disponibilità per l'utilizzo.
Al fine di contenere al massimo il disagio degli alunni e dei genitori, è stato richiesto all'amministrazione comunale di verificare la possibilità di non dividere la scuola bilingue in tre plessi ma in due.
Il sindaco si è riservato di verificare tale possibilità, a seguito di appositi sopralluoghi, impegnandosi a riferirne gli esiti, entro un breve termine.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

ZACCARIA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 3, comma 1, della Costituzione dispone che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»;
l'articolo 19 della Costituzione garantisce che «tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda, e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume»;
in data 21 gennaio 2010 presso il Liceo artistico Mattia Preti di Reggio Calabria si è svolta la Giornata della legalità organizzata dalle Consulte provinciali degli studenti della Calabria alla presenza del Ministro Gelmini, e con l'intervento del Capo dello Stato;
secondo quanto riferito dal sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato impedito ad una bambina palestinese di nazionalità libanese di 13 anni dell'Istituto comprensivo di Riace, Fatima, di leggere un breve discorso nel corso della manifestazione. L'intervento della bambina era stato peraltro programmato in anticipo, tanto che Fatima si era recata il giorno prima a Reggio Calabria per le prove della manifestazione che si sarebbe tenuta l'indomani;

come confermato dalla stessa Fatima in un'intervista al Manifesto del 22 gennaio 2010, la ragione della sua esclusione sta nel velo che porta per motivi religiosi;
vi sarebbero state infatti ripetute pressioni telefoniche sulla vice-preside dell'Istituto dove Fatima studia affinché la bambina intervenisse solo se senza il velo e, al rifiuto della bambina di farlo, il suo intervento sarebbe stato per questa ragione cancellato: al suo turno, infatti, la bambina non è stata chiamata ad intervenire;
sembrerebbe vi siano state pressioni per impedire alla piccola di parlare: in particolare, nel corso di una conferenza stampa, un amministrativo della scuola di Riace ha parlato di pressioni arrivate dal ministero dell'interno -:
se funzionari del ministero dell'interno abbiano esercitato pressioni sulla vice-preside dell'Istituto comprensivo di Riace affinché la piccola Fatima leggesse il suo discorso solo se a capo scoperto e, al rifiuto della bambina di farlo, abbiano per questa ragione cancellato il suo intervento dalla manifestazione;
se il Ministro non ritenga che nella gestione dell'immigrazione debbano avere priorità le politiche di integrazione degli immigrati nella società italiana e che siffatti episodi ostacolino il già difficile percorso verso tale obiettivo;
se il Ministro non ritenga che l'esclusione di una bambina da una manifestazione pubblica in ragione del velo indossato per motivi religiosi costituisca una violazione della libertà religiosa ed in particolare una gravissima discriminazione per motivi di religione, in netto contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale;
quali provvedimenti il Ministro intenda assumere per assicurare un'effettiva integrazione degli immigrati nella società italiana ed un'attuazione dei disposti costituzionali in materia di libertà religiosa.
(4-05901)

Risposta. - Il Ministero dell'interno non ha esercitato alcuna pressione affinché l'intervento della piccola Fatima si svolgesse senza l'uso del velo nell'occasione citata dall'interrogante.
Secondo quanto comunicato dal direttore generale dell'ufficio scolastico regionale al prefetto di Reggio Calabria, a conclusione delle prove, svoltesi la sera precedente alla cerimonia, si è provveduto a definire il programma della manifestazione e si è ritenuto opportuno - per dare senso compiuto al tema dell'integrazione - individuare due testimonianze diverse, una straniera e l'altra italiana, anziché entrambe straniere.
Pertanto, accanto all'intervento di una studentessa polacca di una scuola di Rosarno, lo spirito di accoglienza della comunità di Riace è stato rappresentato da una studentessa calabrese dello stesso istituto scolastico di Riace, individuata dalla medesima docente che aveva accompagnato la bambina Fatima alle prove.
La piccola Fatima ha comunque partecipato alla cerimonia e l'invito è stato esteso anche alla madre. La bambina, inoltre, ha salutato personalmente il Capo dello Stato ed il Ministro Gelmini.
L'uso del velo, pertanto, non ha avuto alcun rilievo nella vicenda.
Il Ministero dell'interno dedica particolare attenzione al processo di integrazione ed alla garanzia della libertà religiosa. Proprio nella provincia di Reggio Calabria, nel comune di Riace, è stata realizzata, con la collaborazione della regione Calabria, un'iniziativa che ha consentito di accogliere circa cinquanta famiglie di origine irachena e di etnia palestinese, provenienti da un campo profughi siriano.
I rifugiati sono stati accolti in abitazioni del centro cittadino, ormai disabitate a causa del marcato fenomeno migratorio, e viene loro assicurato l'insegnamento della lingua italiana, il miglioramento delle capacità lavorative e la creazione di opportunità di lavoro, soprattutto nel settore dell'artigianato.
Nell'ambito delle iniziative finalizzate a tutelare la libertà di religione, è attivo un osservatorio sulle politiche religiose, con

compiti di studio e di monitoraggio di tutte le realtà religiose presenti in Italia, con l'intento di rilevare, nelle modalità di espressione del diritto alla libertà religiosa, l'intendimento delle stesse di svilupparsi secondo principi democratici e di integrarsi nel tessuto sociale, pur mantenendo la propria identità.
Il monitoraggio è costantemente aggiornato attraverso il costante flusso di informazioni provenienti dalle prefetture, la cui fattiva collaborazione consente di conoscere le diverse iniziative adottate sul territorio a favore delle comunità di immigrati, nonché altri aspetti di particolare interesse come quelli legati alle tematiche dell'edilizia di culto e, in generale, a tutto quello che attiene alla manifestazione della libertà di religione.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
secondo i dati forniti dall'European Council on Foreign Affairs la diversificazione europea delle forniture di gas ha visto la quota russa scendere drasticamente dall'80 al 40 per cento con una copertura attuale del solo 6,5 per cento dell'energia primaria europea;
sempre secondo lo studio sopra citato, se il mercato europeo gode nel suo complesso di una significativa diversificazione degli approvvigionamenti, la situazione cambia sotto il profilo dei singoli mercati nazionali;
da un lato vi sono paesi che hanno una dipendenza critica per forniture di gas dalla Russia e che sono prevalentemente i nuovi stati membri, tant'è che a pagare il maggior prezzo della crisi russo-ucraina dello scorso inverno sono stati paesi come la Polonia, la Bulgaria, la Slovacchia e l'Ungheria che hanno dovuto dichiarare lo stato di emergenza;
dall'altro vi sono i grandi clienti di Gazprom quali l'Italia e la Germania, che insieme assorbono quasi la metà del consumo europeo di gas russo grazie ad accordi bilaterali stipulati da compagnie che godevano (e continuano a godere) di situazioni pressoché monopolistiche sul piano interno;
come si è visto in occasione delle periodiche crisi a partire da quella russo-ucraina del gennaio 2006 per arrivare ai giorni nostri, la riallocazione delle forniture di gas tra, Paesi membri dell'UE è scarsa ed inadeguata ai bisogni dei consumatori;
quello che è necessario, a parere degli interroganti, è quindi la creazione di un mercato europeo unico e competitivo del gas che consentirebbe un sistema di solidarietà tra consumatori europei e la possibilità per l'Europa di parlare con una voce sola nei confronti della grande Russia;
un comune mercato europeo del gas aiuterebbe quei paesi dell'est Europa, fortemente dipendenti dalla Russia, a far fronte alla loro sindrome da insicurezza anche in assenza di infrastrutture grazie all'accesso a forniture non russe su cui possono contare altri partner europei;
è del tutto fuorviante, a giudizio degli interroganti, indicare il nucleare come alternativa al gas, essendo consapevoli che non può assolutamente essere tale nel breve-medio termine. L'80 per cento delle case italiane è riscaldato a gas così come lo sono 2 ospedali su 3 e un impegno serio a sostegno dell'efficienza energetica nel campo dell'edilizia potrebbe avere ben più immediati e rilevanti effetti;
parimenti è fuorviante parlare di diversificazione degli approvvigionamenti citando il gas libico quando, in questo Paese si parla di progetti di sfruttamento congiunto del gas da parte di ENI in partnership con Gazprom;

da dichiarazioni rese alla stampa dal Ministro interrogato emerge che South Stream è un progetto che riguarda soprattutto l'Eni, coinvolta sia come costruttore che come utilizzatore dell'infrastruttura -:
se sia a conoscenza dei dati forniti dall'European Council on Foreign Affairs sulla diversificazione europea delle forniture di gas;
se non ritenga necessario promuovere una politica che ponga, insieme all'efficienza energetica, come priorità europea la creazione di un mercato integrato dell'energia con l'impegno a rafforzare quel poderoso piano di proposte che la Commissione europea ha presentato per aprire alla concorrenza il mercato interno dell'energia elettrica e del gas e per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti;
se non ritenga di attuare come prevede la legge voluta nel 2003 dall'allora Ministro delle attività produttive Antonio Marzano la separazione proprietaria di Snam Rete Gas ed ENI, più volte rinviata, in modo da garantire parità di accesso e di condizioni fra tutti gli operatori;
se non ritenga di procedere tempestivamente al completamento dei rigassificatori necessari per ridurre la rigidità dei nostri approvvigionamenti.
(4-03953)

Risposta. - In relazione ai quesiti posti nell'interrogazione in esame si rappresenta quanto segue.
In merito al primo quesito, con il quale viene chiesto «se si è a conoscenza dei dati forniti dall'
European Council on Foreign Affairs sulla diversificazione europea delle forniture di gas, si assicura che il Ministero dello sviluppo economico - dipartimento per l'energia - provvede alla raccolta e all'elaborazione dei dati dei settori energetici per la pubblicazione delle statistiche e delle analisi energetiche e minerarie e monitora, con particolare attenzione, anche le ulteriori pubblicazioni sul tema, specialmente quelle emesse da autorevoli enti europei, quale quello citato nell'interrogazione.
Relativamente al secondo quesito, con il quale viene chiesto «se non si ritenga necessario promuovere una politica che ponga come priorità europea, insieme all'efficienza energetica, la creazione di un mercato integrato dell'energia con l'impegno a rafforzare il piano di proposte che la Commissione europea ha presentato per aprire alla concorrenza il mercato interno dell'energia elettrica e del gas e per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti», si fa presente che il Ministro dello sviluppo economico è fortemente impegnato a promuovere tutte quelle azioni atte a ridurre la dipendenza energetica dall'estero. In particolare, accanto allo sviluppo di una maggiore efficienza energetica, è orientato a riequilibrare nel medio-lungo termine, come più volte espresso in molte sedi, il
mix delle fonti energetiche per la produzione di elettricità in modo da realizzare il 50 per cento di dipendenza da fonti fossili (attualmente oltre il 70 per cento), il 25 per cento da fonti rinnovabili e il 25 per cento dal nucleare Tale mix consentirà di diminuire sensibilmente la dipendenza dalle fonti fossili, per la maggior parte di importazione, e di aumentare, altresì, la sicurezza degli approvvigionamenti.
Si aggiunge che, l'attuazione delle politiche per la realizzazione di un mercato interno concorrenziale nei settori energetici, senza trascurare la sicurezza degli approvvigionamenti, si è concretizzata da più di un decennio in Italia con il recepimento delle direttive per la liberalizzazione dei mercati del gas naturale e dell'energia elettrica.
Inoltre, la recente approvazione della legge comunitaria 2009 consentirà un ulteriore progresso nel processo di liberalizzazione e di armonizzazione dei mercati dei settori energetici degli Stati membri, attraverso il recepimento delle direttive quadro del «terzo pacchetto»: la direttiva 2009/72/CE, relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica e la direttiva 2009/73/CE, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale.


In tema di sicurezza dell'approvvigionamento, si segnala la fattiva partecipazione amministrativa del nostro Paese alla stesura del nuovo regolamento comunitario che dispone quali categorie di clienti-consumatori devono poter essere tutelate, anche nel caso estremo di razionamento del gas, che configura obblighi rilevanti per garantire sufficiente capacità di approvvigionamento, anche nel caso di interruzioni improvvise, come quelle verificatesi nel corso delle crisi russo-ucraine, nonché l'attivazione di meccanismi di solidarietà tra Stati membri per attenuare eventuali carenze di approvvigionamento.
Sul terzo quesito, con il quale viene chiesto al Governo «se non ritenga di attuare, come prevede la legge voluta nel 2003 dall'allora Ministro delle attività produttive Antonio Marzano, la separazione proprietaria di Snam Rete Gas ed Eni, più volte rinviata, in modo da garantire parità di accesso e di condizioni fra tutti gli
operator», si fa osservare che, in sede europea, nella stesura delle norme del già citato terzo pacchetto, è stata raggiunta una posizione di compromesso fra Stati membri che consente diverse opzioni equivalenti per assicurare una efficace separazione tra le attività di trasporto e quelle di importazione e vendita. Nella legge comunitaria recentemente approvata è stato inserito uno specifico criterio di delega in tal senso, al quale ci si atterrà nel corso del recepimento.
Per quanto riguarda l'ultimo quesito, con il quale si chiede al Governo «se non ritenga di procedere tempestivamente al completamento dei rigassificatori necessari per ridurre la rigidità dei nostri approvvigionamenti», si evidenzia che la realizzazione degli impianti di rigassificazione del gas naturale liquefatto in Italia si basa su di un programma tra i più avanzati a livello internazionale. Al riguardo, il Ministero dello sviluppo economico ha già autorizzato il terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto nell'
offshore adriatico di Rovigo - Porto Levante (Terminale gas naturale liquefatto Adriatico - Edison, Qatar Petroleurn, Exxon MobiQ, con una produzione di 8 miliardi di metri cubi all'anno, entrato in esercizio nell'ultimo trimestre del 2009, nonché quello nell'offshore toscano davanti a Livorno (OLT Offshore LNG Toscana S.p.A. - controllata da Iride, ASA, Endesa Italia e Golar per il 71 per cento e dal Gruppo Belleli per il 29 per cento, con una produzione di 3,5 miliardi di metri cubi all'anno, per il quale è prevista l'operatività entro il 2011.
Tali capacità si aggiungono ai 3,5 miliardi di metri cubi all'anno dell'esistente impianto di rigassificazione di Panigaglia della Gnl Italia (società controllata dall'Eni), configurando una produzione complessiva a regime degli impianti, entro il 2012, di 15 miliardi di metri cubi all'anno.
Si segnala, poi che è stata rilasciata dalla Regione Sicilia l'autorizzazione alla costruzione del terminale GNL di Porto Empedocle (Nuove Energie) da 8 miliardi di metri cubi all'anno.
Inoltre, si evidenzia che lo stato della flessibilità di importazione via gasdotto è fra i migliori degli Stati membri, in relazione all'importazione dal Nord Africa, dalla Norvegia e dall'Olanda, oltre che dalla Russia.
Per quanto sopradetto si può, quindi, affermare che, allo stato attuale dei consumi nazionali, sussiste una capacità tecnica di approvvigionamento ed una flessibilità sufficienti a garantire le forniture di gas con elevato standard di sicurezza.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
esiste una forte disomogeneità di norme regionali per l'attribuzione delle classi di efficienza dei consumi;
un identico immobile, in una zona climatica uguale, può essere posto in una

classe D in Friuli, in classe C in Lombardia, in classe F in Liguria e così via;
quattro regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria) e una provincia autonoma (quella di Bolzano) hanno criteri a sé rispetto a quelli nazionali e altre dovrebbero aggiungersi alla lista;
ma non è solo la classificazione a differire: in Lombardia e Alto Adige cambiano anche i criteri di calcolo del fabbisogno energetico di un edificio cioè quanto consuma all'anno, un dato che dovrebbe essere «scientifico» e valido per tutti gli immobili italiani;
difformità esisterebbero anche all'interno della stessa regione, come in Lombardia dove un recente decreto consente ai costruttori edili di utilizzare tanto i «vecchi» metodi, quanto quelli «nuovi» nel caso in cui il permesso a costruire risalga a mesi o anni addietro;
le differenza su beni identici fanno perdere significato all'operazione -:
quali iniziative di competenza intendano adottare per assicurare una standardizzazione sul piano nazionale delle valutazioni di cui in premessa secondo criteri di scientificità sia per il calcolo del fabbisogno energetico degli edifici che per l'attribuzione di classi di efficienza.
(4-05588)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, alla quale si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri, si ribadisce quanto precisato nella risposta fornita in merito all'atto n. 4-04338 e che, ad ogni buon fine, si riporta nel seguito.
1 - Nell'ordinamento nazionale, la certificazione energetica degli edifici è stata attuata direttamente dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, che, in attesa dell'emanazione delle specifiche linee guida nazionali, ha avviato una fase transitoria, gestita anche attraverso successivi provvedimenti, quali i decreti legislativi n. 311 del 2006 e n. 115 del 2008.
2 - Con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 26 giugno 2009 sono state emanate le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici. Sulla base della clausola di cedevolezza di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 192 del 2005, questo provvedimento, che ha ricevuto l'intesa della conferenza unificata, prevede:
all'articolo 3, che:
le disposizioni contenute nelle linee guida si applicano per le regioni e province autonome che non abbiano ancora provveduto ad adottare propri strumenti di certificazione energetica degli edifici e, comunque, sino alla data della loro eventuale entrata in vigore;
nel disciplinare il sistema di certificazione energetica degli edifici, le regioni e le province autonome tengono conto degli elementi essenziali di cui all'articolo 4, del decreto ministeriale 26 giugno 2009;
le regioni e le province autonome che, alla data del presente decreto abbiano già provveduto a disciplinare la materia, adottano misure atte a favorire un graduale ravvicinamento dei propri strumenti regionali di certificazione energetica degli edifici alle linee guida nazionali affinché sia assicurata la coerenza dei loro provvedimenti con gli elementi essenziali di cui all'articolo 4, del decreto ministeriale 26 giugno 2009;
all'articolo 4, che: sono elementi essenziali del sistema di certificazione degli edifici:
i dati informativi contenuti nell'attestato di certificazione energetica, compresi i dati relativi all'efficienza energetica dell'edificio, i valori vigenti a norma di legge, i valori di riferimento o classi prestazionali che consentano ai cittadini di valutare e raffrontare la prestazione energetica dell'edificio in forma sintetica, i suggerimenti e le raccomandazioni in merito agli interventi più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento della predetta prestazione;


le norme tecniche di riferimento, conformi a quelle sviluppate in ambito europeo e nazionale;
le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici;
i requisiti professionali e i criteri per assicurare la qualificazione e l'indipendenza dei soggetti preposti alla certificazione energetica degli edifici;
la validità temporale massima dell'attestato;
le prescrizioni relative all'aggiornamento dell'attestato;
all'articolo 5, che:
venga istituito un tavolo di confronto e coordinamento con la partecipazione dei Ministeri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle regioni, province, comuni e altri organismi tecnici nazionali. Obiettivi del tavolo sono, tra gli altri, il monitoraggio dell'applicazione normativa, il trasferimento delle esperienze, la massima diffusione e omogeneizzazione delle procedure su tutto il territorio nazionale.

3 - Il decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile 2009, attuativo del decreto legislativo n. 192 del 2005, concernente le metodologie di calcolo e i requisiti minimi della prestazione energetica degli edifici, all'articolo 7, prevede che gli strumenti di calcolo con cui si determina la prestazione energetica debbano essere conformi alle norme tecniche definite dall'UNI (TINI TS 11300-1 e -2) e che tale conformità sia dichiarata dal Comitato termotecnico italiano, a valle di una rigorosa verifica tecnica (a oggi sono stati dichiarati idonei 9 software, mentre altri 13 sono in corso di valutazione).
4 - Le linee guida nazionali non prevedono, momento, la valutazione energetica del servizio di climatizzazione estiva, in quanto, non sono ancora disponibili le norme UNI che permettono il calcolo dell'energia primaria necessaria allo scopo. Si segnala, per contro, che le predette linee guida richiedono già il calcolo della prestazione estiva dell'involucro edilizio e ne prevedono l'informazione nell'attestato di certificazione energetica.
Ciò premesso, si fa presente che il Ministero dello sviluppo economico mantiene un costante contatto con le regioni, sia attraverso il Coordinamento interregionale per l'energia, sia direttamente, per un confronto attivo, volto a raccogliere le esperienze sul campo e individuare soluzioni migliorative delle procedure adottate in modo coordinato tra le amministrazioni centrali e quelle locali. Di recente, vi sono stati confronti al riguardo con le regioni Veneto, Lombardia, Valle d'Aosta e la provincia autonoma di Bolzano.
Su questa materia, comunque, non vi sono attualmente esperienze sufficienti, anche a livello europeo, che permettano di affrontare in maniera soddisfacente tutte le problematiche connesse. Pur con evidenti contraddizioni, solo in Germania è in corso un'azione particolarmente significativa in tale ambito, seppur in termini esclusivamente quantitativi.
Nello specifico si segnala che la regione Lombardia ha avviato la certificazione energetica degli edifici in anticipo rispetto all'emanazione del provvedimento nazionale e che, pur con una normativa in evoluzione e con le difficoltà che tutte le amministrazioni stanno incontrando, costituisce un'esperienza molto importante, non solo per l'informazione corretta fornita ai cittadini, ma anche, per il notevole numero dei certificati emessi e per la possibilità di poter programmare una politica energetica di settore, attraverso l'acquisizione automatica di dati sul patrimonio immobiliare esistente.
In conclusione, si informa che il Ministero dello sviluppo economico avvierà, a breve, il tavolo di confronto e coordinamento in materia di certificazione energetica, previsto all'articolo 5 del decreto ministeriale 26 giugno 2009, di cui si è detto in precedenza, con il principale obiettivo di assicurare, su tutto il territorio

nazionale, la massima omogeneità applicativa ed efficacia dei provvedimenti vigenti in materia.
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il progetto della diga sul Menta, in Calabria, rappresenta un grave esempio di spreco di denaro pubblico, essendo il progetto risalente al 1979 e concretizzatosi oggi in una grande pozzanghera formatasi spontaneamente mentre avrebbe dovuto contenerne 30 milioni di metri cubi;
la diga era stata progettata al servizio del V centro siderurgico, che doveva sorgere nella piana di Gioia Tauro: l'acciaio non si è mai visto, ma la diga, invece di essere abbandonata, ha cambiato, più volte, destinazione d'uso: prima opera strategica per l'agricoltura (doveva irrigare 20mila ettari di terreno), poi fondamentale per dissetare i calabresi, sempre comunque oggetto di una attenzione particolare della magistratura che ha più volte sospettato la presenza della criminalità organizzata dietro i cantieri;
il costo, negli anni ha subito 76 aumenti di prezzo successivi. Nel 1981 l'appalto prevedeva 39 miliardi di stanziamento per un'opera da concludersi entro 6 anni. Nel 1985, quando i lavori iniziarono i costi erano già arrivati a 210 miliardi. Nel libro bianco del Governo Dini ne furono previsti altri 296. Nel 1996 grazie a 78 perizie di revisione erano stati già spesi 390 miliardi (dieci volte il previsto), La Corte dei conti ha stimato recentemente che i lavori hanno comportato un danno per l'erario di 819 miliardi di vecchie lire. Senza che da lì sia sgorgata una sola goccia d'acqua in quanto non sono state realizzate le condutture;
nel frattempo, l'intera area è divenuta parte integrante del Parco nazionale dell'Aspromonte, senza che siano stati stanziati dei fondi per risanare le gravi ferite ambientali inferte dal megaprogetto nell'area protetta, una risorsa reale da difendere e valorizzare;
altre risorse pubbliche risultano ancora stanziate di recente dallo Stato per le opere di doppia adduzione e canalizzazione necessarie a far funzionare la magnifica diga incompiuta;
le priorità idriche di questa regione risiedono però altrove, dal dissesto idrogeologico alle gravi lacune del sistema di depurazione delle acque -:
se corrisponda al vero quanto sopra riferito ed in particolare se risultano ulteriori finanziamenti statali per l'opera;
in questo caso, per quali ragioni si continui a finanziare quest'opera e per quali finalità;
se e quali iniziative si intendano adottare, per quanto di competenza, per verificare le spese di personale, il risultato di gestione, gli incarichi professionali e l'affidamento delle opere citate, assicurandone massima trasparenza e conoscibilità;
se si siano mai valutati e se si intendano valutare i gravi danni provocati all'ambiente, considerato che si tratta di un'area parte integrante del Parco nazionale dell'Aspromonte;
se si sia mai valutata e se si intenda valutare la situazione di dissesto idrogeologico della regione e le gravi lacune del sistema di depurazione delle acque in Calabria, quali prioritarie opere idriche necessarie alla regione.
(4-06661)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.


Lo schema idrico del Menta è un'opera fondamentale per garantire la copertura del
deficit idropotabile dell'area comprendente Reggio Calabria e i comuni costieri di Campo Calabro, Fiumara, Melito, Porto Salvo, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, San Lorenzo, Scilla, Villa San Giovanni.
La stima complessiva del fabbisogno idrico dell'area in questione risulta essere pari a 57,69 milioni di metri cubi, così ripartita: 39,5 milioni di metri cubi per uso civile, 8 milioni di metri cubi per uso industriale e 10,2 milioni di metri cubi per uso irriguo.
Il servizio offerto dal progetto riguarda la fornitura e la distribuzione di acqua potabile per circa 16,3 milioni di metri cubi, pari al 28 per cento dell'intero fabbisogno sopra descritto.
Lo schema idrico del Menta risulta quindi un'opera fondamentale per una equilibrata gestione della risorsa disponibile e per un corretto recupero del
deficit idropotabile dell'area di Reggio Calabria. Inoltre, il salto idraulico disponibile di oltre 1.000 m produrrà energia elettrica, per un totale di circa 35,7 GWh all'anno.
Le opere che sono state istruite e finanziate dal Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sono le opere di «completamento del sistema idrico del Menta». Il progetto della diga vera e propria, già realizzata da diversi anni, è stato invece approvato nel 1979. Le opere principali che compongono il progetto di «completamento del sistema idrico del Menta» sono le seguenti:
opere di completamento opere di presa e galleria di derivazione della diga del Menta, approvato e interamente finanziato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica con delibera n. 49 del 29 settembre 2004 per un importo di 23,240 milioni di euro;
condotta forzata e centrale idroelettrica di San Salvatore del Menta, approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica con delibera n. 7 del 16 marzo 2007. Il costo di realizzazione delle opere, che ammonta a 23,187 milioni di euro è previsto che sia a carico del soggetto aggiudicatore, la So.Ri.Cal (Società Risorse Idriche Calabresi) S.p.A.;
impianto di potabilizzazione e opere acquedottistiche a valle della diga del Menta, approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica con delibera n. 7 del 16 marzo 2007. Il costo di realizzazione delle opere, che ammonta a 81,845 milioni di euro è finanziato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica per un importo di 79,655 milioni di euro e i restanti 2,191 milioni di euro sono a carico del Soggetto aggiudicatore.

Pertanto, con la citata delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica n. 7 del 16 marzo 2007 risultano autorizzate e dotate di copertura finanziaria tutte le opere che compongono il sistema idrico del Menta.
Per quanto riguarda la compatibilità ambientale, il Comitato interministeriale per la programmazione economica con delibera n. 154/05, ha approvato il progetto preliminare, accertando la compatibilità ambientale dell'opera. La commissione speciale per la valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio con nota prot DSAI2006/0022986 in data 8 settembre 2006, ha espresso parere favorevole sul progetto definitivo.
In data 14 gennaio 2008, con nota prot. 113, la regione Calabria, soggetto aggiudicatore, ha comunicato che erano stati aggiudicati i lavori di tutte le opere.
Allo stato attuale, risultano realizzati oltre il 50 per cento delle opere di completamento del sistema Idrico del Menta. Il soggetto aggiudicatore prevede di portare a termine i lavori entro il mese di luglio 2011.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
a seguito di una frana che ha bloccato, dal 10 marzo 2010, i collegamenti ferroviari fra la Puglia e la Capitale, costringendo i treni a fermarsi a Foggia, è stato attivato da dove è attivo un servizio Navetta fino a Benevento;
questo servizio a disposizione dei clienti però esclude di fatto i passeggeri con disabilità grave in quanto i pullman, messi a disposizione dalle Ferrovie dello Stato, non sono accessibili a disabili in carrozzina;
Trenitalia, interpellata dal segretario di Sfida Lecce, Vito Berti, disabile in carrozzina, con un laconico comunicato, ha informato che le Ferrovie dello Stato non possono garantire alcun tipo di assistenza ai disabili gravi e li invita a raggiungere Roma utilizzando la tratta Lecce-Bologna e Bologna-Roma -:
quali iniziative urgenti si intendano adottare per porre termine alla ennesima discriminazione a carico dei cittadini disabili.
(4-06757)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Un imponente movimento franoso interessa il versante, in sinistra idraulica, del fiume Cervaro, nel quale corrono parallelamente ed a breve distanza la strada statale 90 Anas e la linea ferroviaria Foggia-Napoli. Dal giorno 10 marzo 2010, la frana ha portato all'interruzione totale della linea ferroviaria ed è caratterizzata dai seguenti parametri fisici:
dislivello di circa metri 500, da quota +900 metri sul livello del mare a quota (fondovalle) +400 metri sul livello del mare (nel tratto interessato, la linea ferroviaria si trova approssimativamente a quota +415 m sul livello del mare;
lunghezza di circa 3 metri;
ampiezza del piede di frana: circa metri 200;
spessore variabile con valore medio intorno ai m 10 e valor massimo fino a m 30;
valore stimato attuale dei volumi di terreno dislocati: 1,3-1,5 milioni di metri cubi.

Non si tratta di un unico ed omogeneo movimento franoso ma piuttosto di una sovrapposizione nel tempo e nello spazio di movimenti franosi principali che hanno innescato o riattivato movimenti franosi collaterali, determinando anche cospicue turbative del regime delle acque superficiali.
La natura argillosa dei terreni interessati è strettamente correlata all'andamento del dissesto franoso, sia in termini di tipologia che in termini di evoluzione temporale; il movimento è, infatti, caratterizzato da periodi di quiescenza e periodi di sviluppo con velocità dell'ordine di qualche metro/giorno.
Le prime tracce documentali relative al fenomeno franoso risalgono alla metà del 18o secolo; in epoca recente, il periodo di sviluppo più significativo è collocato nel biennio 1957-58. Dall'inverno 2005-2006 il movimento franoso si è integralmente riattivato ed è tuttora in evoluzione, con movimenti del fronte di frana direttamente incombente sulla ferrovia percepibili ad occhio nudo (mediamente 1-2 metri al giorno). In corrispondenza del km 47+450 circa, la linea Foggia-Napoli è stata travolta da una propaggine laterale (non più secondaria) della frana, alimentata da notevoli apporti idrici rivenienti dal disordine della circolazione delle acque sotterranee susseguente alle dislocazioni delle masse del terreno a monte. La prima parte del fronte di frana ha superato di circa 30 metri l'asse del tracciato ferroviario e lo ingombra per una larghezza di circa 150 metri, con altezze intorno ai 15 metri. Per ulteriori 100 metri la massa franosa in movimento si trova a ridosso della piattaforma; pertanto, col progredire del movimento l'ingombro della sede aumenta progressivamente come pure l'altezza del terreno

incombente. Un ponticello esistente è stato completamente ricoperto e sono stati abbattuti due sostegni della linea di contatto.
Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 19 febbraio 2010 n. 3849 - Disposizioni urgenti di protezione civile - (pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2010), in regime ordinario ed in termini di somma urgenza, è stato nominato il dottor Mario Pasquale De Biase quale commissario delegato per il completamento di tutte le iniziative necessarie al definitivo superamento dei contesti di criticità in atto nei territori dei comuni di Ischia (Napoli), frazione Pilastri, Montaguto (Avellino) e Nocera Inferiore (Salerno), di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3521/2006, n. 3532/2006 e n. 3484/2005.
Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 31 marzo 2010 n. 3863 - Disposizioni urgenti di protezione civile - è stato disposto che il commissario di governo delegato, già nominato con precedente ordinanza del 19 febbraio 2010 n. 3849, si avvalga per il completamento di tutte le iniziative necessarie al definitivo superamento dei contesti di criticità in atto nei territori di alcuni comuni campani delle Società Rete ferroviaria italiana (RFI) azienda nazionale autonoma delle strade Anas, in qualità di soggetti attuatori.
Con successiva ordinanza del Presidente del Consiglio, pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale del 3 maggio 2010, è stato nominato, come nuovo Commissario delegato per gli interventi per fronteggiare lo stato di emergenza determinato dalla frana di Montaguto e per il ripristino della circolazione sulla linea ferroviaria Benevento-Foggia e sulla strada statale n. 90 delle Puglie, il capo del dipartimento della protezione civile, Guido Bertolaso.
A seguito di successivi incontri con il Commissario di Governo sono state assegnate le varie competenze operative connesse al ripristino della circolazione ferroviaria: ad Rete ferroviaria italiana (RFI) è stato assegnato il compito di intervenire sul piede della frana con l'obiettivo di pervenire alla liberazione della sede ferroviaria e della striscia di terreno fino alla bretella di variante Anas (appoggiata sul rilevato realizzato da Rete ferroviaria italiana nel corso del 2006 a protezione della sede ferroviaria), mentre al Commissariato di Governo sono stati affidati parallelamente i lavori sul corpo della frana, finalizzati a evitare che il materiale franato vada ad invadere la sottostante sede ferroviaria.
Il materiale rimosso è stato quindi depositato nei terreni di cui Rete ferroviaria italiana ha acquisito la disponibilità ed ottenuto, tramite il Commissariato di Governo, i pareri favorevoli del genio civile di Avellino e dell'autorità di bacino della Puglia.
Finalmente, in data 7 giugno 2010 è stata riattivata la circolazione ferroviaria sulla linea in questione.
Per gli aspetti relativi al servizio ferroviario, Ferrovie dello Stato, allo scopo di assicurare la continuità del servizio, aveva attivato, per i collegamenti diurni, servizi sostitutivi con autobus sulla tratta Benevento-Foggia, mentre i treni notturni sono sostituiti con bus da Roma a Bari e viceversa.
Per fornire tempestivamente le corrette informazioni sulla situazione, sin dall'inizio dell'interruzione sono state poi intraprese le necessarie iniziative, quali l'istituzione di un numero verde gratuito 800. 892021; diffusione di avvisi nelle stazioni, negli uffici informazioni, in quelli di assistenza alla clientela e a bordo treno; diffusione di pagine di FSNews (il quotidiano
online delle Ferrovie dello Stato) nonché di notiziari di FSNews Radio (la web radio del gruppo Ferrovie dello Stato.
Dal 16 aprile 2010, Trenitalia sta applicando una riduzione media dei prezzi dei biglietti sulle relazioni interessate dall'interruzione di circa il 20 per cento che, sommata alle riduzioni previste per le prenotazioni effettuate in anticipo - il cui numero di posti offerti è stato raddoppiato - consente di risparmiare fino a circa la metà del prezzo base.
Tale agevolazione è stata introdotta tenendo conto del disagio della clientela, costretta ad un viaggio più lungo e meno confortevole.


Infine, relativamente al trasporto dei viaggiatori disabili, al quale Trenitalia ha sempre dedicato una particolare attenzione, come evidenziano gli oltre 155.000 servizi di assistenza erogati dall'azienda nel corso del 2009, per quanti non hanno la possibilità di utilizzare gli autobus sostitutivi tra Foggia e Benevento, in quanto in condizioni di ridotta capacità motoria, sono previsti (gratuitamente e prenotando in anticipo il servizio) mezzi attrezzati al trasporto di persone disabili (taxi/pullman), che consentono di affrontare il viaggio in maniera sicura e assistita.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.