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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di venerdì 30 luglio 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
gli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals - MDG) delle Nazioni Unite sono otto obiettivi che tutti i 191 Stati membri dell'ONU si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015. La Dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite, firmata nel settembre del 2000, impegna gli Stati a:
a) sradicare la povertà estrema e la fame;
b) garantire l'educazione primaria universale;
c) promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne;
d) ridurre la mortalità infantile;
e) migliorare la salute materna;
f) combattere l'HIV/AIDS, la malaria e altre malattie;
g) garantire la sostenibilità ambientale;
h) sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo;
a soli cinque anni dalla scadenza del 2015, fissata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per il raggiungimento degli otto obiettivi di sviluppo del Millennio, il segretario generale Ban Ki-Moon ha invitato i leader mondiali a riunirsi in un summit a New York dal 20 al 22 settembre 2010 nel fermo intento di indurre i Governi nazionali a un'accelerazione nella strategia globale di lotta contro la povertà;
la reazione sull'attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo 2008 migliora le informazioni relative alle iniziative di aiuto pubblico allo sviluppo finanziate dalla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (DGCS). Per la prima volta il documento riporta l'investimento della cooperazione italiana per gli obiettivi di sviluppo del Millennio per il periodo 2001 e 2007;
lo sforzo per il raggiungimento del primo obiettivo ha canalizzato il 35 per cento del totale delle risorse erogate dalla DGCS per circa 1,7 miliardi di euro, mentre, a seguire, la lotta alle tre pandemie, sesto obiettivo, ha canalizzato il 26 per cento del totale. Tale cifra tiene conto anche dei contributi che la DGCS ha esborsato a favore del fondo globale. Al terzo posto si trova il finanziamento dell'ottavo obiettivo, con il 18 per cento del totale. Infine, su un totale di quasi cinque miliardi di euro erogati dalla DGCS dal 2001 al 2007, il 5 per cento è stato erogato per iniziative a favore della sostenibilità ambientale, settimo obiettivo;
nonostante lo sforzo fatto per aumentare la trasparenza, il dato aggregato su sette anni non permette di indicare le tendenze e le scelte strategiche fatte dalla cooperazione italiana nel corso degli ultimi sette anni. Infine, i dati non coprono la situazione più aggiornata per la DGCS fermandosi al 2007 e non consentono di valutare le conseguenze dovute al taglio del 56 per cento delle disponibilità della DGCS sul finanziamento degli obiettivi del millennio dopo il 2008;
l'appuntamento ONU è stato al centro dell'agenda del semestre di Presidenza spagnola dell'Unione europea. Gli Stati membri hanno discusso come affrontare il problema del mancato rispetto dell'impegno europeo per l'aiuto pubblico allo sviluppo (ARS) che li avrebbe esposti alla perdita di credibilità durante l'Assemblea generale. Il disinvestimento dell'Italia in questa politica ha inciso negativamente sul risultato deludente complessivo dell'Europa, con il nostro Paese responsabile del 40 per cento dell'ammanco europeo;
altri Stati partner europei hanno affrontato la crisi economica, riducendo le spese a bilancio, ma facendo scelte differenti per la cooperazione allo sviluppo: o non hanno tagliato l'aiuto pubblico allo sviluppo, come la Gran Bretagna, o

l'hanno ridotto senza pregiudicare il puntuale raggiungimento degli obiettivi quantitativi internazionali previsti per il 2015, come la Spagna;
gli Stati membri non avevano accettato gli impegni più vincolanti della proposta articolata in dodici punti della Commissione europea relativi alla quantità e qualità dell'aiuto ma avevano raggiunto un compromesso sul sostegno per l'istituzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. A fine giugno 2010, in Canada si doveva discutere circa la possibilità di approvare questa tassa internazionale ma l'Italia ha affermato la sua contrarietà alla proposta, e ha pregiudicato il compromesso tra i Capi di Governo dell'Unione europea;
gli appuntamenti internazionali relativi, alla lotta alla povertà si sono intensificati nei mesi di giugno e luglio 2010 in previsione dell'appuntamento di settembre a New York, trasformandosi in nuove occasioni per rendere note alla comunità internazionale le inadempienze dell'Italia. Il G8 canadese ha riaffermato il suo impegno a garantire il pieno rifinanziamento al fondo globale per la lotta all'HIV/AIDS, tubercolosi e malaria, che a ottobre 2010 terrà la terza conferenza di rifinanziamento, ma non si sa quali saranno le prospettive del sostegno al fondo globale nel prossimo triennio, visto l'arretrato di almeno 260 milioni di euro;
il 2 luglio 2010 è stata adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione che realizzerà U.N. WOMEN, la nuova agenzia dell'ONU dedicata alla promozione dei diritti delle donne e all'uguaglianza di genere. L'11 luglio 2010, si è tenuto il vertice mondiale sull'istruzione per discutere i finanziamenti necessari per raggiungere il secondo obiettivo di sviluppo del millennio - l'istruzione universale. Nel 2009 il contributo italiano al principale fondo delle Nazioni Unite per la parità di genere è stato appena il 20 per cento di quello dell'anno precedente e quello al fondo per l'istruzione globale è sceso del 70 per cento;
si stanno concludendo alcune conferenze di ricostituzione di Fondi di sviluppo, come il fondo globale per l'ambiente, il fondo africano di sviluppo o l'IDA (International development association) della Banca mondiale, con richieste di aumento complessivo delle risorse finanziarie in risposta alle emergenze della crisi nei Paesi in via di sviluppo, ma l'Italia purtroppo si caratterizza tuttora, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, per le promesse finanziarie inevase pari a circa 1,3 miliardi euro verso i fondi di sviluppo;
nel corso del 2010 la posizione dell'Italia all'interno della comunità internazionale si è progressivamente indebolita, perché sono state sempre più certificate le varie inadempienze italiane per il rispetto degli obiettivi internazionali di lotta alla povertà. Il prossimo vertice delle Nazioni Unite sugli obiettivi del millennio e la conferenza di rifinanziamento del fondo globale (4 e 5 ottobre 2010), rischiano di essere appuntamenti forieri di ulteriore marginalizzazione del nostro Paese se la posizione dell'Italia non sarà difesa dai massimi rappresentati del Governo con fatti concreti nuovi;
la crisi economica ha messo in evidenza la necessità di ripensare la struttura di governance a livello multilaterale anche economica, in modo da evitare per il futuro il ripetersi di crisi sistemiche. Se l'Italia intende partecipare legittimamente al dibattito sulla nuova governance multilaterale, che ormai va oltre la sola riforma del Consiglio di sicurezza, deve essere in grado di accreditarsi come un partner affidabile anche per i temi relativi alla cooperazione allo sviluppo,

impegna il Governo:

a partecipare al summit delle Nazioni Unite di New York del 20-22 settembre 2010, con un livello di rappresentanza che garantisca e difenda il ruolo dell'Italia, attraverso la partecipazione del Ministro degli affari esteri affinché sostenga con

forza e credibilità la posizione italiana rispetto agli obiettivi di sviluppo del millennio;
a produrre, entro la fine del 2010, un calendario dei livelli complessivi di aiuto pubblico allo sviluppo che l'Italia s'impegna a raggiungere per il 2013, prima del termine della legislatura;
a provvedere al versamento del contributo dovuto al fondo globale per la lotta all'Aids, tubercolosi e malaria entro fine settembre 2010, come annunciato nel corso del G8 dell'Aquila nel 2009;
a trasmettere al Parlamento, con la massima celerità, un documento che elenchi tutti gli impegni contratti in termini di cooperazione allo sviluppo con Paesi e organizzazioni multilaterali e specifichi gli impegni internazionali che potranno essere assolti nel corso del 2011 con le risorse messe a disposizione della manovra finanziaria del prossimo anno.
(1-00424)
«Evangelisti, Donadi, Leoluca Orlando, Di Stanislao».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

DE POLI e NUNZIO FRANCESCO TESTA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'azienda ospedaliera S. Filippo Neri di Roma è un ospedale di alta specializzazione e di elevata qualificazione che gode di notevole visibilità ed apprezzamento in tutto il panorama nazionale;
detta qualificazione è particolarmente consolidata in campo cardiovascolare, dove operano professionisti unanimemente riconosciuti come punte di eccellenza della sanità, impegnati particolarmente nel campo della aritmologia clinica ed interventistica e della telemedicina, al punto di essere centro di riferimento per tali patologie;
nel biennio trascorso, alla struttura ospedaliera è stata imposta la disattivazione di 152 posti letto e nell'ambito delle misure di ridimensionamento fu preventivata la chiusura del reparto di cardiochirurgia, dotato di 16 posti letto, chiusura che avrebbe inferto un gravissimo colpo alla funzionalità del percorso assistenziale del paziente cardiologico acuto, paziente che al momento riceve al San Filippo Neri un'assistenza di standard elevato;
la motivazione alla base del ridimensionamento della struttura ospedaliera è da ricondurre agli adempimenti previsti dal «piano di rientro» per il debito sanitario, ma nei fatti appare alquanto vessatorio nei confronti di persone malate;
la riqualificazione del reparto di cardiochirurgia è di fatto avvenuta, nonostante la mancata autorizzazione, sollecitata ripetutamente dall'attuale direzione, all'espletamento del concorso pubblico per il direttore dell'unità operativa omonima, portando a dei risultati di esito paragonabili allo standard regionale ed in linea con gli obiettivi dei piani di rientro dai deficit sanitari così come previsti dalla normativa vigente;
sembrerebbe in atto una proposta di soppressione di una cardiochirurgia, già funzionante ed integrata nel dipartimento cardiovascolare presso il San Filippo Neri, che ha svolto nel tempo un'attività unanimemente riconosciuta e l'ipotesi di attivazione di una cardiochirurgia presso il San Giovanni con il conseguente ridimensionamento della cardiochirurgia del S. Camillo a fronte di un potenziamento di strutture private accreditate e quindi con grave penalizzazione della sanità pubblica;
i provvedimenti emanati ed in corso di emanazione e che attengono non solo

all'assistenza dei pazienti cardiovascolari ma anche alla ridefinizione complessiva della rete ospedaliera e alla revisione delle reti di specialità, comportano per il San Filippo Neri una riduzione della capacità assistenziale, con conseguenti perdita di attrattività e rischio di dequalificazione professionale;
i provvedimenti previsti non sono giustificabili con un eccesso di offerta sanitaria che si registra nell'area territoriale Roma nord su cui insiste il San Filippo Neri, in quanto detta area è densamente popolata, avendo oltre 600.000 residenti -:
se le scelte sopra adottate siano coerenti con gli obiettivi e le modalità di risanamento previsti dal piano di rientro del debito sanitario regionale e se, anche nell'ambito del piano di rientro dal deficit sanitario della regione Lazio, non intendano attivarsi per superare queste gravissime situazioni.
(3-01203)

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il 22 ed il 23 luglio 2010, alcuni comuni della provincia di Mantova, in particolare dell'alto Mantovano, sono stati gravemente colpiti da un nubifragio che ha pesantemente danneggiato abitazioni, aziende e strutture pubbliche;
tra gli altri, i comuni colpiti dal nubifragio sono stati Volta Mantovana, Guidizzolo, Castel Goffredo e Roverbella;
numerose famiglie ed imprenditori sono stati messi in ginocchio da questo nubifragio;
è opportuno che lo Stato garantisca il sostegno economico necessario per fare in modo che le famiglie, le imprese e gli enti locali non siano lasciati soli a riparare i danni subiti e per contribuire concretamente al ripristino delle abitazioni, aziende e strutture pubbliche -:
se il Governo intenda riconoscere lo stato di calamità naturale, garantendo il sostegno pubblico alle famiglie, alle aziende e agli enti locali colpiti dal nubifragio.
(5-03333)

Interrogazioni a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, PIZZETTI, MARANTELLI, ZUCCHI, QUARTIANI, MISIANI, CODURELLI, FERRARI, PELUFFO, DE BIASI, MOSCA, POLLASTRINI, CORSINI, FIANO, SANGA e BRAGA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
domenica 28 febbraio 2010 (come risulta dai verbali) il rappresentante della Lista Bonino-Pannella Lorenzo Lipparini depositava presso l'Ufficio centrale elettorale costituito presso la corte di appello di Milano una istanza finalizzata ad ottenere l'accesso agli atti relativi alla presentazione delle liste per le elezioni regionali del 2010. Ottenuta l'autorizzazione Lorenzo Lipparini procedeva assieme ai candidati ed esponenti radicali Marco Cappato, Giulia Crivellini e Angela Roveda, a controllare - in presenza di pubblici ufficiali - i moduli recanti le sottoscrizioni dei presentatori delle liste elettorali tempestivamente depositate;
lunedì 1o marzo, a seguito delle verifiche effettuate in sede di visione degli atti Lorenzo Lipparini depositava presso il medesimo ufficio elettorale centrale della Lombardia un esposto nel quale venivano segnalate una serie di ritenute irregolarità nelle sottoscrizioni apposte dai presentatori dei listini regionali a sostegno sia del candidato presidente Roberto Formigoni che del candidato presidente Filippo Penati. Nell'esposto venivano segnalate in particolare: la mancanza dei timbri degli

autenticatori, la data e il luogo di autenticazione delle firme, la presenza di certificati elettorali richiesti e stampati in un momento antecedente rispetto a quello in cui ciascun presentatore risultava aver apposto la propria sottoscrizione (circostanza evincibile dalla data di autenticazione delle sottoscrizioni). Lo stesso giorno, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini depositavano un esposto-denuncia presso la procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, al fine di sollecitare delle indagini in particolar modo in ordine a possibili reati di falso di cui risultavano alcune evidenze sul «listino» di Formigoni, le quali, anche in base a dichiarazioni pubbliche provenienti da soggetti di quello schieramento politico oltre che a varia documentazione pure resa pubblica, sarebbero state in gran parte autenticate in date anteriori al 24 febbraio, giorno in cui - sempre sulla base di notizie di pubblica notorietà e a interviste rilasciate dallo stesso Formigoni - sarebbe stata definita la lista dei candidati a sostegno di Formigoni. Inoltre gli esponenti Marco Cappato e Lorenzo Lipparini segnalavano anche una grande somiglianza di calligrafia in molte delle sottoscrizioni apposte sui moduli, chiedendo espressamente il sequestro dei moduli. Contestualmente veniva presentato da Marco Cappato e da Lorenzo Lipparini un esposto avente ad oggetto le sottoscrizioni apposte dai presentatori del listino del candidato Penati;
sempre lunedì 1o marzo i giudici della corte d'appello convocavano, per mezzogiorno, i rappresentanti di tutte le liste coinvolte, nell'aula penale 2-bis, dove operava l'ufficio centrale regionale. Tra i presenti venivano notati il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà. In quell'occasione l'ufficio centrale elettorale comunicava «la NON ammissione della lista Per la Lombardia di Roberto Formigoni», mentre confermava l'ammissione della Lista a sostegno di Penati;
la mattina di martedì 2 marzo mentre Lorenzo Lipparini presentava due ulteriori esposti-memorie, i rappresentanti della lista di Formigoni presentavano ricorso contro la non ammissione della lista. Al momento del deposito veniva notata la presenza nell'aula del Ministro della difesa, Ignazio La Russa, che salutava e stringeva la mano a tutti i pubblici ufficiali presenti, come pubblicamente testimoniato dai molti presenti e riportato dagli organi di informazione. Il giorno successivo, mercoledì 3 marzo, mentre ancora i 3 giudici della corte d'appello di Milano applicati all'ufficio elettorale centrale della Lombardia dovevano ancora decidere sul ricorso presentato da Formigoni, il Ministro della difesa dichiarava alla stampa: «se ci respingono siamo pronti a tutto». Il presidente della regione Lombardia Formigoni dal canto suo dichiarava «Le nostre ragioni sono perfettamente fondate e validate da varie sentenze del Consiglio di Stato e del Tar.» (fonte agenzia DIRE);
giovedì 4 marzo mattina, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini si recavano presso il tribunale di Milano per consegnare alla procura della Repubblica della documentazione integrativa frutto delle ultime dichiarazioni giornalistiche dei delegati PDL e Lega che, accusandosi a vicenda, affermavano, anche pubblicamente in emittenti televisive locali come Telenova, di aver deciso le liste dei candidati solamente la sera prima del termine ultimo per il deposito, ancorché supportate da sottoscrizioni di «presentatori» già autenticate da più di 10 giorni, evidentemente in calce a dei moduli non recanti alcuna lista di candidati. Il giorno successivo, il 5 marzo, il dottor Edmondo Bruti Liberati chiederà l'archiviazione del procedimento (avverso la quale veniva proposta rituale e tempestiva opposizione);
giovedì 4 marzo mattina nell'aula penale 2-bis dell'ufficio centrale regionale faceva comparsa una nutrita schiera di rappresentanti della Lista di Formigoni, guidati dal delegato Massimo Corsaro, che procedevano al controllo dei moduli contenenti le sottoscrizioni dei presentatori della lista del candidato del Partito Democratico Penati. Un lancio dell'agenzia APCOM così riporta: «I Radicali, secondo Formigoni, avrebbero potuto compiere

qualunque attività manipolatoria compresa la sottrazione di documenti. Formigoni ha anche annunciato che verrà rappresentata denuncia alla Procura della Repubblica di quanto accertato dai delegati del Pdl durante il controllo effettuato oggi in tribunale»;
il controllo non sarà poi effettuato, e nemmeno più richiesto da altri che dai Radicali, i quali hanno altresì sporto querela per diffamazione nei confronti di Formigoni per le precedenti dichiarazioni oltre ad altre di analogo tenore sotto riportate. Secondo un lancio ANSA dello stesso giorno «Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è convinto che ci sia stata "una manovra ordita da soggetti ignoti al fine di danneggiare il centrodestra e di impedirne la presentazione" alle prossime elezioni regionali. Il governatore lo ha detto durante una conferenza stampa» (ANSA);
venerdì 5 marzo è approvato il decreto cosiddetto «salvaliste» («Questo decreto è figlio della collaborazione istituzionale tra il presidente del Consiglio e il capo dello Stato», dichiara Roberto Formigoni, fonte agenzia ANSA di cui sono stati fatti salvi gli effetti. Intanto il Governatore aggrava le accuse nei confronti dei Radicali «Oggi ho la dimostrazione che c'e' stata una macchinazione da parte di più soggetti per escludere in maniera fraudolenta il centrodestra dalla competizione lombarda. Lo abbiamo dimostrato in maniera inoppugnabile: hanno più volte violato la legge ai nostri danni». Così il candidato alla Presidenza della Lombardia Roberto Formigoni, che in un'intervista al Giornale torna a puntare il dito contro il partito radicale. «Ai radicali sono state consegnate le nostre liste e hanno potuto manipolarle, correggerle, spostare i documenti come volevano, perché non c'era nessuno di noi a controllarli», denuncia Formigoni, che aggiunge «Cinquantuno certificati elettorali, a una prima verifica segnati come presenze, dopo la visita dei radicali non c'erano più»;
il governatore dichiara di pensare «a una macchinazione, ma e l'ufficio centrale regionale della Corte d'Appello, non è la magistratura ordinaria. Per questo confido nelle decisioni del Tar» (fonte agenzia ANSA);
sabato 6 mattina il TAR della Lombardia decide di accogliere la richiesta sospensiva del provvedimento avanzata con il ricorso proposto da Formigoni avverso il provvedimento di non ammissione del listino regionale: nel merito, il TAR non si pronuncia sulle presunte irregolarità, ma si limita a stabilire il principio per cui l'ufficio elettorale non avrebbe potuto tornare sulla propria decisione di ammettere una lista sulla base dell'esposto di una lista non ammessa;
il 20 maggio 2010, dopo la proclamazione degli eletti, la Lista Bonino-Pannella deposita un nuovo ricorso sulla base degli stessi elementi, discusso dal TAR il 6 luglio 2010, con rinvio per la decisione al 5 ottobre 2010;
negli stessi giorni immediatamente successivi al primo marzo, data della prima decisione da parte dell'Ufficio elettorale centrale di non ammettere la Lista per la Lombardia di Roberto Formigoni, si sono svolti i colloqui riportati nelle intercettazioni citate nell'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei signori Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino;
una parte di tali colloqui coinvolgono direttamente e indirettamente il presidente Formigoni e sono relativi proprio alla vicenda sovra esposta avente ad oggetto la travagliata questione della non ammissione della Lista di Formigoni da parte dell'Ufficio centrale elettorale costituito presso la corte di appello di Milano;
in particolare, ci si riferisce alle ripetute conversazioni intercorse tra il signor Pasquale Lombardi e il presidente della corte di appello di Milano, dottor Alfonso Marra, circa i rischi di esclusione della lista Formigoni dalla competizione elettorale per le ultime elezioni amministrative per la Regione Lombardia, e le assicurazioni che il presidente della corte

di appello di Milano, dottor Marra avrebbe fornito al signor Lombardi circa la bontà e l'esito del ricorso (è fatta benissimo, per dinci, nulla da dire, per l'amor di Dio, va bene?», pagina 33 dell'ordinanza di applicazione custodia cautelare, tribunale ordinario di Roma sezione giudici per le indagini preliminari, ufficio 21); ma anche alle conversazioni successive («...domani mattina dovrebbe uscire e poi se... se è tutto a posto! Ma anche se non è... la parte opposta...eh!...quindi...questo qua ...non ti preoccupà! È fatta ormai! Ho capito tutto l'ingranaggio!», e ancora: «Pasqualì hai saputo va bè, poi ne parlammo a voce di questo...poi ne parlammo a voce, quando ci vediamo venerdì, va bo'?)».
secondo le informative dei Carabinieri «Non appena il Marra ha ottenuto l'ambita carica (di presidente della corte d'appello di Milano, il 2 febbraio 2010 ndr) i componenti dell'associazione gli chiedono esplicitamente di porre in essere un intervento nell'ambito della nota vicenda dell'esclusione»;
da La Repubblica del 21 luglio si legge: il primo marzo è direttamente il governatore (Formigoni ndr) a interessarsi con Martino, l'ex consigliere comunale napoletano finito in cella luglio scorso. «Ma l'amico Lombardo, Lombardi è in grado di agire?». Martino, ancora una volta lo rassicura: «Si, si, ha già fatto qualche passaggio e sarà lì». L'amico, per gli investigatori, è sopra ogni dubbio proprio il neo eletto presidente della corte d'appello di Milano, dottor Alfonso Marra, detto Fofò. Roberto Formigoni e Arcangelo Martino sono ancora intercettati mentre parlano - secondo i carabinieri - in codice, usando le parole «passeggiate» e «mozzarelle» per alludere ai tentativi di influire sull'esito dei ricorsi e, dopo il loro rigetto, alle pressioni sul Ministero della Giustizia affinché inviasse ispettori presso i magistrati milanesi. (...) Lombardi, per cercare di rassicurare lo stato d'animo dell'amico governatore, muove tutte le pedine che conosce e che ha a disposizione. Per intervenire su Marra, decide allora di chiamare il sostituto procuratore generale, Gaetano Santamaria: «Io ho chiamato Fofò e gli ho detto domani mattina alle undici sto da te e non te movere, perché ammo vedè che sta succedendo... domani arrivo verso le undici e cercasse già di chiamare questi, questi quattro stronzi della commissione elettorale». Poi, Lombardi conclude categorico anche con Santamaria: «Comunque mo' parla subito con Alfonso». E, il sostituto procuratore generale, obbedisce: «Adesso parliamo con Alfonso». (...) Alle 14 e 51 dello stesso giorno, si muove anche il sottosegretario del Pirellone con delega alla realizzazione del programma, Paolo Alli. E, per la prima volta, fa intuire di un possibile colloquio diretto avvenuto tra l'altro magistrato milanese e la sede della regione Lombardia (che però non viene documentato);
«L'Alli, che ha da poco incontrato il Lombardi - annotano i carabinieri - riferisce al Martino che, in base alle valutazioni asseritamente espresse dal presidente (Marra) sui magistrati che compongono il collegio giudicante, non si è per nulla sicuri che la decisione che verrà da essi assunta sarà positiva per loro». Alli, sul punto dice espressamente: «Eh da quello che mi diceva eh, il..., il presidente dice che questi qui sono tre giovani (il collegio che dovrà decidere le sorti della lista, ndr), non si sa che cosa possono decidere, no!?». Nella conversazione non si esclude comunque l'ipotesi di dover ricorrere al Tar (come poi è effettivamente avvenuto), in seguito a una sentenza che si è dimostrata sfavorevole per la coalizione di centrodestra. (...) «L'Alli - proseguono nella ricostruzione gli investigatori - riferisce al Martino che il suo capo (evidentemente il Formigoni) riteneva fosse meglio che il Lombardi rimanesse in zona: Vediamo comunque in ogni caso... il capo diceva se non era il caso che il tuo uomo si fermasse qui. .. eh, perché lui sta qui in zona finché non c'è la decisione». La disponibilità di mettere l'organizzazione al servizio della causa è totale: «Eh, gliel'ho detto già questo, eh!», replica immediatamente alla cornetta il Lombardi»;

nelle 61 pagine dell'Ordinanza ci si riferisce altresì a dichiarazioni attribuite al capo degli ispettori del Ministero della giustizia Arcibaldo Miller. In particolare si riporta di come il 5 marzo il signor Martino abbia telefonato al dottor Miller a proposito di auspicate ispezioni del ministero della giustizia nei confronti dei giudici della corte d'appello di Milano; e che il dottor Miller abbia offerto delle spiegazioni: un fatto soltanto...tecnico. A meno che non si denunzino che sono state fatte delle irregolarità! Denunzino che hanno fatto degli imbrogli nel senso che hanno travisato i fatti... E allora sotto questo aspetto devono fare un esposto in cui dicono...che i giudici della Corte di Appello hanno fatto delle irregolarità...precisano e chiedono un intervento di controllo del Ministero della giustizia... a queste sono succedute altre conversazioni e incontri, tra l'imputato signor Lombardi, il dottor Miller e il dottor Angelo Gargani, altro magistrato che lavora al ministero, e che a questo lavorio per ottenere la riammissione della lista Formigoni prima, per interventi sui giudici di Milano poi, numerosi, circostanziati riferimenti fanno comprendere che non sia rimasto estraneo il sottosegretario alla giustizia, e magistrato, Giacomo Caliendo;
dal quotidiano La Repubblica di mercoledì 21 luglio si legge: «Martino, è talmente in confidenza con il governatore lombardo che, il 23 aprile scorso, addirittura si attiva a Roma per capire meglio gli equilibri all'interno della maggioranza. La mancata ispezione al Tribunale di Milano, dopo la bocciatura della Lista Formigoni, convince i due «amici» di una manovra ostile. Formigoni a questo punto «incarica il Martino di effettuare le opportune indagini sul punto "eh, credo anch'io - dice Formigoni -, sarebbe interessante verificare da dove nasce, di chi è questa ostilità ...a questo punto, a questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa ... mi fai sapere per causa di chi e quali sono i motivi, chi è il colpevole? Chi è il mandante e quali sono i motivi?». Martino, ancora una volta, esegue: «Sono già a Roma, mi informo e ti dico». Da Repubblica.it del 14 luglio troviamo un altro passaggio di conversazione tra Martino e Formigoni del 24 marzo. Martino: «Ti chiamò Angelino (Alfano ndr)?». Formigoni: «Mi chiamò». Martino: «È tutta gente di basso profilo». Formigoni: «Mi sono molto arrabbiato con lui, perché sabato lui si era impegnato. E gli ho detto: ma guarda che è il nostro capo che ha bisogno di una cosa del genere...»;
nel suo intervento su Repubblica del giovedì 22 luglio Formigoni scrive: «Quanto alla cosiddetta P3, tonnellate di pagine di presunte intercettazioni non riusciranno a cancellare il dato di fondo: reati da parte mia non ne sono stati commessi neppure in questa occasione. Il reato gravissimo è stato compiuto contro di me e contro gli elettori del centrodestra: l'esclusione illegittima, illegale, arbitraria delle nostre liste ad opera della corte d'appello di Milano, come stabilito anche dal Tar e dal Consiglio di Stato»;
da quanto è dato di comprendere dalle intercettazioni, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni si sarebbe «arrabbiato» con il Ministro stesso, che in precedenza si sarebbe impegnato con il presidente Formigoni «a camminare velocemente sabato...e invece non commina affatto, né velocemente né lentamente... e che è stato consigliato a stare fermo»;
appare grave che organi di vertice di pubbliche istituzioni al fine di vincere una causa, si affidino a manovre e contatti informali di vario genere, anziché rivolgersi ai soli avvocati avendo fiducia nelle proprie ragioni, nella legge e nella magistratura, come si pretende sia fatto da parte di qualsiasi cittadino;
appare grave altresì che organi istituzionali facciano pressioni per ottenere ispezioni contro magistrati che abbiano emesso giudizi a loro non favorevoli -:
se sia consuetudine da parte del capo degli ispettori del Ministero della giustizia fornire a cittadini «consigli» su come operare per ottenere ispezioni ministeriali a uffici e distretti giudiziari;

quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, si siano adottate nei confronti dei dottori Arcibaldo Miller e Angelo Gargani;
se il Sottosegretario alla giustizia, senatore Caliendo, si sia interessato alle vicende della riammissione della lista Formigoni di sua iniziativa o se di concerto con il responsabile del Ministero della giustizia e in che cosa sia consistito il suo operato e intervento;
se il Ministro della difesa, quando ha pronunciato la frase «se ci respingono siamo pronti a tutto», si riferiva proprio all'attività di pressione che il presidente Formigoni avrebbe messo in atto, alla luce di quanto risulta dai contatti emersi dalle intercettazioni, o se comunque il Ministro era al corrente di tale attività;
quali iniziative intenda il Governo compiere al fine di evitare di riprodursi di vicende analoghe.
(4-08280)

ANIELLO FORMISANO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 5 della Costituzione stabilisce che la Repubblica italiana è una e indivisibile e da ciò l'Unità d'Italia si può ormai considerare patrimonio acquisito e imprescindibile per gli italiani;
nel 2011 si svolgeranno le celebrazioni del 150o dell'Unità d'Italia che dovrebbero essere momento ed occasione per una maggiore aggregazione nazionale;
a parere dell'interrogante, tale aggregazione può essere conseguita rendendo testimonianza e opportuna memoria per le sofferenze subite da tutte le parti in causa, e quindi anche dal sud dell'Italia;
la legge n. 124 del 3 agosto 2007 stabilisce, al comma 7, articolo 39 (Capo IV), che «Decorsi 15 anni dall'apposizione del segreto di Stato o, in mancanza di questa, dalla sua opposizione confermata ai sensi dell'articolo 202 del codice di procedura penale, come sostituito dall'articolo 40 della presente legge, chiunque vi abbia interesse può richiedere al Presidente del Consiglio dei ministri di avere accesso alle informazioni, ai documenti, agli atti, alle attività, alle cose e ai luoghi coperti dal segreto di Stato.»;
il comma 8 dell'articolo 39, Capo IV della suddetta legge n. 124 stabilisce che: «Entro trenta giorni dalla richiesta, il Presidente del Consiglio dei ministri consente l'accesso ovvero, con provvedimento motivato, trasmesso senza ritardo al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, dispone una o più proroghe di vincolo. La durata complessiva del vincolo del segreto di Stato non può essere superiore ai trent'anni»;
il comma 9 sempre della suddetta legge stabilisce comunque che: «Il Presidente del Consiglio dei ministri, indipendentemente dal decorso dei termini di cui ai commi 7 e 8, dispone la cessazione del vincolo quando sono venute meno le esigenze che ne determinarono l'apposizione.»;
risulterebbe all'interrogante il permanere del segreto di Stato su vicende accadute 150 anni fa, oltre 150 mila pagine di documenti riferibili al periodo storico 1860-1870, riguardanti il Mezzogiorno d'Italia e i Savoia;
risulterebbe che, per esempio, l'Arma dei Carabinieri non apra il suo archivio su documenti che riguardano episodi di brigantaggio, anche politico, avvenuto in quegli anni;
in data 25 ottobre 2007, nella seduta consiliare della regione Campania, si votò e approvò all'unanimità una mozione (prot. 8257 del 26 ottobre 2007) nella quale la Giunta Regionale era impegnata «...a fare voti alla Presidenza del Consiglio, perché si provveda a rimuovere il "Segreto di Stato" dai documenti relativi al Mezzogiorno d'Italia nel periodo fra il 1860 e il 1870.»;
nella mozione di cui sopra veniva auspicata, anche, l'istituzione di una giornata della memoria relativa a quegli eventi

accaduti nel Mezzogiorno e a quegli anni che potesse contribuire a far accrescere, soprattutto nelle giovani generazioni, la percezione del valore dell'Unità del Paese -:
se non ritengano di porre in essere ogni attività di competenza atta a rendere pubblica la documentazione sopra descritta, soprano in relazione alla prossima importante ricorrenza dei 150 dell'Unità d'Italia, restituendo al Mezzogiorno d'Italia la memoria della sua storia;
se il Presidente del Consiglio non ritenga opportuno promuovere l'istituzione di una giornata della memoria relativa agli eventi accaduti nel Mezzogiorno d'Italia nel periodo fra il 1860 e il 1870, come auspicato dalla Giunta regionale della Campania nel 2007.
(4-08291)

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AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

LARATTA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
domenica 12 luglio 2010, in Spagna, a Barcellona, durante i festeggiamenti per la vittoria della coppa del mondo, uno studente universitario italiano, Nicola Tanno, è stato ferito gravemente ad un occhio. Si trovava vicino piazza di Spagna, nella Granvia di fronte al bar Mas Frankfurt, quando è stato colpito violentemente da un oggetto non esplosivo, lanciato ad una velocità assai elevata. I medici credono che possa trattarsi di un colpo di gomma di quelli usati dalla polizia per disperdere la folla;
Nicola in quel momento era solo;
dopo 2 interventi (ricostruzione della palpebra, ricostruzione dell'orbita e del bulbo oculare) Nicola Tanno è tuttora ricoverato nel reparto di neurologia di una clinica di Barcellona per un ematoma cerebrale che pare esser stabile. Purtroppo ha perso la vista con l'occhio destro;
la famiglia ha contattato il consolato italiano a Barcellona e l'unica forma di assistenza è stata il suggerimento del nome di un avvocato spagnolo di loro conoscenza;
notevole è la solidarietà scattata nel popolo di internet, mentre su Facebook è nato un gruppo;
la famiglia sta raccogliendo video e cercando testimoni, ma chiede un minimo di supporto anche da parte dello Stato italiano. Non è facile per genitori anziani portare avanti questa battaglia lontano da casa propria -:
se il Governo italiano sia a conoscenza di quanto sopra riportato;
che cosa intenda fare per garantire al giovane Nicola Tanno tutta l'assistenza e l'attenzione che il caso richiede;
che cosa intenda fare per garantire alla famiglia del giovane tutto quanto necessario per avere notizie del giovane e notizie sugli sviluppi delle vicende relative all'incidente accaduto al ragazzo.
(4-08271)

ZACCHERA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il firmatario del presenta atto ha già presentato una interrogazione parlamentare in merito al caso del padre missionario italiano in Perù Mario Bartolini che è oggetto di un importante e complesso procedimento penale legato alla sua attività pastorale in difesa delle popolazioni del nord del Perù che protestano contro la distruzione della locale foresta amazzonica;
il Governo ha già risposto nei giorni scorsi in Commissione esteri;
si apprende solo ora che padre Bartolini - notizia che è stata ripresa da numerose fonti di stampa delle Marche, regione di provenienza del missionario - mentre

resta in attesa di giudizio è stato raggiunto da un'altra inchiesta relativa al suicidio di un suo conoscente;
nel 2009 le autorità locali avevano già archiviato questo secondo caso che viene ora riaperto nell'imminenza della sentenza del primo processo il che appare un esempio di come la autorità peruviane vogliano comunque mantenere una forte pressione sul missionario italiano forse in vista di una sua prossima espulsione dal Paese essendo un testimone «scomodo» di una situazione che in passato ha già portato a violenti scontri tra residenti e polizia;
in difesa di padre Bartolini si sono levate proteste da molte fonti sia religiose che laiche, in Italia ed in Perù -:
quali siano le notizie in possesso del Governo sul caso sopra richiamato;
se il Ministro degli affari esteri non ritenga doveroso intervenire (salvo che nel frattempo sia già intervenuto) con maggiore energia sulle autorità peruviane non solo con una comunicazione all'ambasciata peruviana in Italia (come ribadito dal sottosegretario Scotti in occasione della risposta in commissione), ma anche direttamente sul Governo peruviano tramite un passo ufficiale del nostro ambasciatore a Lima a tutela del nostro connazionale;
quali altre iniziative si ritenga di dover compiere per garantire non solo un equo processo a padre Bartolini ma anche sottolineare come l'Italia non possa rimanere insensibile nel conflitto in atto in Perù sulla gestione della foresta amazzonica che è un patrimonio naturale dell'intera umanità e non può essere utilizzato (e distrutto) solo da potenti multinazionali che non ne garantiscono la tutela essendo tese solo allo sfruttamento delle relative risorse naturali.
(4-08272)

DI STANISLAO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 22 luglio 2010, dopo circa due anni, la Corte internazionale di giustizia (Cig) ha dato il suo parere sull'indipendenza del Kosovo, con 10 voti a favore e 4 contrari. La Corte era stata investita della questione dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (AG), che aveva adottato una risoluzione con una maggioranza di stretta misura;
la risoluzione era stata sollecitata dalla Serbia, che sperava di ottenere un parere che dichiarasse l'illegalità dell'indipendenza kosovara proclamata il 17 febbraio 2008. Ma la Corte ha disatteso le aspettative serbe, che fino all'ultimo confidava in un verdetto favorevole;
la Cig ha infatti affermato che la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo non costituisce una violazione del diritto internazionale. I pareri della Cig, a differenza delle sentenze, non sono giuridicamente vincolanti;
il parere pur avendo valore solo consultivo ha grande peso politico e afferma anche che l'autoproclamazione dell'indipendenza avvenuta il 17 febbraio 2008 «deve essere considerata alla luce della situazione de facto»;
questo parere sarà a lungo materia di studio - e di scontri accademici - tra esperti di diritto internazionale anche perché crea un precedente relativo al diritto dei popoli a proclamare unilateralmente la secessione, tanto più se sono oppressi dal potere centrale. Unico caso con qualche analogia la secessione del Pakistan negli anni Settanta;
gli effetti più immediati del via libera del massimo organismo di giustizia dell'Onu, cui ha preso parte per la prima volta un giudice cinese, potrebbero farsi sentire proprio nell'area balcanica. In Bosnia-Erzegovina, dove la Repubblica serba potrebbe dichiarare l'indipendenza dalla Federazione croato-bosniaca, o in Macedonia, dove la nutrita minoranza musulmana concentrata ai confini con il Kosovo potrebbe cercare di staccarsi da Skopje;
un possibile percorso per la stabilizzazione del Kosovo e dell'intera area balcanica potrebbe essere l'avvio di nuove trattative, con la mediazione dell'Unione europea,

per la concessione di larghe autonomie al Nord del Kosovo (dove vive la maggioranza della popolazione serbo kosovara e dove si trovano i principali monasteri ortodossi) sul modello dell'Alto Adige;
gli Stati Uniti, uno dei più strenui sostenitori dell'indipendenza kosovara, si augurano che il nuovo Stato sia riconosciuto dagli altri membri della comunità internazionale che non l'hanno ancora fatto. Stati Uniti e Germania si augurano che l'Unione europea prenda una posizione al riguardo, ma ci sono cinque Stati (Cipro, Grecia, Slovacchia, Romania, Spagna) che temono un effetto domino, avendo movimenti indipendentisti nel loro territorio;
la Russia ha espresso una posizione contraria al parere, ma in ogni caso il dibattito sul Kosovo si riaprirà in settembre alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite;
l'Italia è stato uno dei primi Paesi a riconoscere il Kosovo, ma non ha preso parte, a differenza di altri, al procedimento dinanzi alla Corte, nonostante il nostro impegno sotto il profilo diplomatico, militare e di nation building sia cospicuo;
non risultano neppure reazioni ufficiali della Farnesina dopo l'adozione del parere, tranne l'intervista rilasciata dal Ministro degli affari esteri a la Stampa il 24 luglio 2010. A suo parere la Corte avrebbe fatto chiarezza: «tutti temevano una sentenza ambigua» -:
se il Governo non ritenga di dover fornire maggiori informazioni in merito alla posizione dell'Italia all'interno del sopraccitato contesto;
quale sia, inoltre, la posizione che verrà presa all'interno dell'Unione europea.
(4-08276)

NICOLAIS, COSCIA e PICIERNO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il giorno 11 luglio 2010 lo studente italiano Nicola Tanno, temporaneamente residente in Spagna per ragioni di studio, partecipava ai festeggiamenti di piazza conseguenti all'aggiudicazione della Coppa del Mondo di calcio organizzata dalla F.I.F.A. in Sud Africa;
durante i festeggiamenti in Barcellona presso la Plaza de Espana si registrava un intervento di diverse unità del corpo di polizia autonoma del Governo regionale della Catalogna (Mossos d'Esquadra) che comportava, come confermato anche dalle cronache giornalistiche, il ferimento di decine di persone;
nel corso dell'intervento delle forze di polizia sarebbero stati esplosi proiettili di gomma verso i presenti. Uno di questi colpiva il concittadino Nicola Tanno al volto, ferendolo in via permanente all'occhio e determinandogli la perdita dello stesso;
il tipo di lesione e la gravità della stessa farebbero ritenere che gli agenti del corpo di polizia autonoma della Catalogna abbiano usato le armi in loro dotazione puntando verso i cittadini che partecipavano ai festeggiamenti, in contrasto con le regole in materia di ordine pubblico;
da parte del concittadino Nicola Tanno non vi era stato alcun atteggiamento di ostilità, ma la sola partecipazione pacifica ai festeggiamenti di migliaia di cittadini per le strade di Barcellona;
un intervento della polizia autonoma catalana teso a ferire in maniera così grave un cittadino non trova alcuna giustificazione;
sulla rete internet sono reperibili diversi filmati ed interviste che documentano in diretta le gravi conseguenze subite dallo studente Nicola Tanno, negli attimi immediatamente conseguenti all'intervento dei Mossos d'Esquadra;
da parte delle autorità catalane, a distanza di diverse settimane, non sono giunte ancora spiegazioni ufficiali tese a ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, condizione fondamentale per l'accertamento delle responsabilità per l'accaduto e per

soddisfare le legittime pretese di giustizia del giovane Nicola Tanno per la menomazione fisica subita, con inevitabile pregiudizio per il libero determinarsi ed esprimersi della propria vita sociale e professionale -:
se il Ministro interrogato intenda intraprendere urgenti iniziative presso il Governo spagnolo e il Governo regionale autonomo della Catalogna, attivando la propria rappresentanza diplomatica presso l'ambasciata d'Italia in Spagna, al fine di garantire la tempestiva, chiara e trasparente ricostruzione della dinamica dei fatti che hanno portato al grave ferimento del concittadino Nicola Tanno;
se il Ministro interrogato intenda garantire il supporto dell'amministrazione del Ministero alla parte offesa e ai suoi familiari nel predisporre l'assistenza legale e il sostegno tecnico presso le autorità catalane e spagnole, volti a soddisfare le esigenze di giustizia connesse alla grave lesione dei diritti personali subita da Nicola Tanno.
(4-08279)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:

BRATTI, MARIANI, BRAGA, REALACCI, MORASSUT, MARGIOTTA, FRANCESCHINI, SORO e GINOBLE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la gestione dei siti contaminati rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali per i Paesi europei. Recenti dati della European environmental agency (EEA) mostrano come la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi, rappresenta una delle più importanti minacce. La presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee può portare ad effetti negativi sulla salute dell'uomo e sugli ecosistemi;
sulla base dei dati raccolti dall'ISPRA (già APAT) e riportati nell'annuario dei dati ambientali 2008 in Italia i siti potenzialmente contaminati sono circa 15.000. Fra questi oltre 3.400 sono stati dichiarati già contaminati. Si tratta di un numero impressionate destinato a crescere ogni anno. A tale numero vanno aggiunti gli oltre 1.500 siti minerari abbandonati censiti e le aree comprese nei 57 siti di interesse nazionale ad oggi istituiti dal Ministro del'ambiente e della tutela del territorio e del mare che corrispondono a circa il 3 per cento dell'intero territorio italiano e a oltre 330.000 ettari di aree a mare;
all'interno dei 57 siti di interesse nazionale (mega-siti contaminati) ricadono le più importanti aree industriali della penisola: tra queste i petrolchimici di Porto Marghera, Brindisi, Taranto, Priolo, Gela; le aree urbane ed industriali di Napoli Orientale, Trieste, Piombino, Massa Carrara, La Spezia, Brescia, Mantova, Milano. Il quadro della contaminazione nei siti di interesse nazionale è notevolmente complesso, in quanto nella maggior parte dei casi attività industriali di diversa origine ed intensità si sono susseguite negli anni, compromettendo irreparabilmente l'utilizzo delle risorse ambientali e paesaggistiche e creando vere e proprie emergenze sanitarie come nel caso dei siti di Brescia, di Priolo e di vaste aree della Campania;
nel novembre 2008 i Ministeri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare hanno sottoscritto un documento tecnico che individua tra le aree di preminente interesse per il recupero ambientale di siti contaminati il sito di Pioltello-Rodano (provincia di Milano);
il sito di interesse nazionale di Pioltello e Rodano, in provincia di Milano, è

stato incluso nell'elenco dei siti di bonifica di interesse nazionale con la legge n. 388 del 2000 ed è stato perimetrato con decreto ministeriale 31 agosto 2001 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 252 del 29 ottobre 2001;
il perimetro del sito di interesse nazionale, di estensione pari a circa 830.000 metri quadrati, include interamente il polo chimico ubicato al confine tra i territori comunali di Pioltello e di Rodano (localizzati a est del capoluogo di provincia), delimitato a nord dal tracciato ferroviario e a sud dalla strada provinciale 14 «Rivoltana»;
a sud del polo chimico insiste il confine del parco agricolo sud Milano;
nell'area erano stati realizzati dalla SISAS alcuni pozzi per abbassare la falda sottostante il corpo delle discariche presenti in area ex-SISAS, tramite emungimento, al fine di impedire il contatto tra la falda e il fondo delle discariche medesime. L'esercizio di tali pozzi è stato assicurato dalla curatela, con oneri a proprio carico, dal 2000 fino al gennaio 2006. Dal febbraio 2006 i comuni di Rodano e Pioltello sono subentrati - per il mantenimento delle condizioni di messa in sicurezza della falda idrica - alla curatela fallimentare a causa della manifestata indisponibilità di quest'ultima a continuare l'intervento. Ad oggi tale intervento risulta a carico del privato acquirente dell'area;
in data 18 aprile 2001 viene emessa dal tribunale di Milano, sezione II la dichiarazione di fallimento della società SISAS spa e viene nominato un curatore fallimentare dell'area;
nei primi mesi del 2002 il curatore fallimentare ha comunicato che, la società A.I.U. American international underwriters aveva manifestato interesse a condurre a proprie spese un'indagine ambientale completa del sito SISAS ed a condividerne i risultati con le amministrazioni pubbliche al fine di una migliore valutazione dell'eventuale fattibilità di un progetto industriale relativamente allo stabilimento SISAS, a condizione fosse escluso ogni altro suo coinvolgimento riguardo ad ulteriori interventi ambientali;
pertanto, dopo una prima serie di riunioni tecniche preliminari (dal dicembre 2001), in data 8 luglio 2002, fu stipulato un accordo negoziale per la caratterizzazione ambientale del sito SISAS, sottoscritto dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero delle attività produttive, Ministero della salute, regione Lombardia, provincia di Milano, comune di Pioltello, comune di Rodano, A.I.U. (American international underwriters, società del gruppo A.I.G. American international group) ed il curatore fallimentare. Con tale accordo fu individuata la possibilità di realizzare un duplice interesse collettivo: quello di procedere alla attivazione delle procedure ed interventi ambientali per la tutela pubblica (con la predisposizione del piano della caratterizzazione del sito) e quello del risparmio di risorse finanziarie della comunità. In accordo con quanto previsto e AIU/Turnaround ha effettuato le campagne di indagine di caratterizzazione sia del suolo che delle acque sotterranee per l'intera area SISAS;
con nota acquista dal Ministero dell'ambiente al protocollo numero 10024/Ri.Bo/B del 5 novembre 2002 la società Turnaround comunicò l'abbandono del progetto di acquisizione dell'area dello stabilimento ex SISAS e, mantenendo gli impegni assunti con l'accordo negoziale, si impegnò a consegnare agli enti i risultati della caratterizzazione realizzata e successivamente il progetto preliminare di bonifica;
in sede di conferenza di servizi decisoria del 18 novembre 2002 furono presentate dalla società Turnaround le attività eseguite ed i risultati della caratterizzazione;
nella conferenza di servizi decisoria dell'8 aprile 2003 si prese atto della validazione dei dati analitici fornita da ARPA Lombardia sui suoli e sulla falda e approvarono i risultati della caratterizzazione limitatamente ai suoli. La conferenza

decisoria chiese, inoltre, alla curatela fallimentare SISAS di ottemperare le richieste fornite dalla regione Lombardia in merito al mantenimento delle attività di messa in sicurezza e monitoraggio sull'area SISAS per le acque di falda;
nella conferenza di servizi decisoria del 4 luglio 2003 furono approvate anche le integrazioni al piano di caratterizzazione - area ex SISAS;
la società AIU/Turnaround ha presentato i risultati della caratterizzazione relativo all'area ex Sisas. I risultati evidenziarono una contaminazione del terreno essenzialmente da mercurio e in pochi casi limitati da zinco limitata, in genere, ai prelievi più superficiali. In merito alle discariche presenti sul sito i rifiuti contenuti nelle discariche hanno manifestato presenza generalizzata di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), di mercurio e ftalati. I prelievi delle acque di falda rilevarono una contaminazione da cromo esavalente, di tricloro metano e di tricloro etilene;
la società, al fine di portare al termine gli accordi presi con la curatela fallimentare, nel mese di marzo 2004 trasmise il progetto preliminare di bonifica (acquisito al protocollo del Ministero dell'ambiente con n. 3537/QdV/DI del 9 marzo 2004). La conferenza di servizi decisoria del 15 giugno 2004 richiese che il medesimo dovesse essere ripresentato tenuto conto delle dichiarazioni dei comuni, nonché delle osservazioni tecniche illustrate in sede di conferenza di servizi istruttoria del 24 maggio 2004, con particolare riferimento alla mancanza di adeguate risposte circa soluzioni alternative di bonifica. In tale sede, non essendo state giudicate idonee alcune scelte progettuali, erano state formulate opportune prescrizioni tecniche al progetto esaminato ai fini della sua ripresentazione. Si è osservato, infatti, che l'orientamento generalizzato da parte di tutte le amministrazioni ed anche della commissione europea si basava sull'eliminazione delle discariche. Le medesime ponevano tra l'altro una riduzione della disponibilità di aree e, in tal senso, si rivelava fondamentale l'acquisizione dell'indirizzo delle amministrazioni comunali relativamente alle destinazioni urbanistiche future;
in questo contesto si inquadra la condanna con la sentenza del 9 settembre 2004 della Corte di giustizia europea per la mancata bonifica dell'area ex SISAS;
la conferenza di servizi decisoria del 19 gennaio 2005 richiese, atteso l'abbandono del progetto da parte della società americana, al curatore fallimentare un nuovo progetto preliminare di bonifica dell'intera area entro il 31 gennaio 2005 incentrato sull'eliminazione delle discariche presenti sul sito, tenendo conto delle sopracitate osservazioni e prescrizioni, in accordo con le previsioni urbanistiche-territoriali dei comuni di Rodano e Pioltello ed coordinato dalle stesse amministrazioni con l'obiettivo prioritario dell'allontanamento dei rifiuti dall'area ex SISAS;
il curatore impugnò il deliberato della suddetta conferenza di servizi decisoria dinanzi al TAR della Lombardia; con ordinanza n. 1159/95 del 10 maggio 2005 il T.A.R. per la Lombardia - Sezione IIo ha dichiarato «la totale estraneità giuridica della curatela fallimentare e del Curatore a rivestire la qualità di destinatari di provvedimenti del tipo di quello di cui alla Conferenza di Servizi in data 19 gennaio 2005»;
la successiva conferenza di servizi decisoria del 24 maggio 2005 approvò il progetto preliminare di bonifica dei suoli, comunque presentato dalla curatela, nella versione che contemplava la rimozione dei rifiuti presenti nelle discariche denominate A-B-C. I costi complessivi dell'intervento facevano riferimento a differenti ipotesi in relazione alla tipologia dei rifiuti da smaltire (pericolosi o non pericolosi) ed in funzione degli impianti di smaltimento finale nazionali o esteri. Tali opzioni prevedevano costi che variavano da 110.000.000 euro a 139.000.000 euro;

la medesima conferenza di servizi individuava le priorità d'intervento nello smaltimento dei rifiuti presenti nella discarica C e richiedeva la presentazione del progetto definitivo di bonifica, secondo le prescrizioni riportate nel relativo verbale;
la citata conferenza di servizi decisoria del 24 maggio 2005, «deliberava di richiedere alla Curatela Fallimentare la presentazione del progetto definitivo di bonifica - secondo le prescrizioni riportate nel relativo verbale - o, in alternativa, di comunicare la volontà di trasferire alla Regione e/o agli Enti locali, a titolo non oneroso, la medesima area per l'effettuazione della bonifica da realizzarsi nei termini di cui sopra»;
in sede di conferenza di servizi istruttoria del 18 ottobre 2005, il curatore del fallimento SISAS, che aveva impugnato il suddetto deliberato dinanzi al TAR della Lombardia, al fine di superare la situazione di stallo, propose di valutare come soluzione operativa della questione la definizione di un apposito accordo di programma;
la successiva conferenza di servizi decisoria del 16 dicembre 2005, confermò, data la pericolosità dei rifiuti ivi presenti, la necessità di procedere prioritariamente agli interventi di rimozione del corpo rifiuti della discarica «C» e richiese la presentazione del relativo progetto alla regione Lombardia;
in ottemperanza a quanto richiesto dalle sopra citate conferenze di servizi decisorie, la regione Lombardia ha quindi trasmesso un «Piano di rimozione e smaltimento dei rifiuti presenti nella discarica "C"», relativo alla parte dei rifiuti in essa contenuti giudicati più pericolosi, da attuarsi quale primo intervento di messa in sicurezza dei medesimi rifiuti presenti nella discarica C, prevedendo di avvalersi sulle risorse finanziarie derivanti dai finanziamenti concessi alla regione Lombardia dal programma nazionale di bonifica di cui al decreto ministeriale n. 468 del 2001;
la regione Lombardia, congiuntamente alle amministrazioni comunali di Pioltello e Rodano, pertanto, avviò una trattativa con il curatore fallimentare, finalizzata alla cessione dell'area a favore delle amministrazioni pubbliche, al fine di consentire la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza di emergenza, bonifica e ripristino ambientale delle aree inquinate;
data la precedente pronuncia del TAR sulla estraneità giuridica della curatela, l'onere della bonifica, solo in parte recuperabile in caso di successiva cessione dell'area a terzi, sarebbe stato in carico alla pubblica amministrazione;
la conferenza di servizi decisoria del 1o marzo 2006 deliberò di potersi avvalere, in mancanza di una conclusione positiva delle citate trattative avviate dalla curatela, delle previsioni della legge finanziaria 23 dicembre 2005, n. 266 all'articolo 1 - commi 434, 435, 436 e 437 che prevede una disciplina che consente la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza di emergenza, bonifica e ripristino ambientale delle aree inquinate per le quali sono in atto procedure fallimentari. A tal fine, la norma prevede un accordo di programma che individua il soggetto pubblico al quale deve essere trasferita la proprietà dell'area. In tale caso, gli ingenti oneri per la bonifica sarebbero stati a carico della pubblica amministrazione e sarebbe stata applicata, come previsto dal citato comma 437, «... la normativa in materia di responsabilità del soggetto che ha causato l'inquinamento nelle aree e nei siti di cui al comma 434», con il conseguente accertamento dell'eventuale danno ambientale. Trattandosi di area inserita in un fallimento, sarebbe stato difficile recuperare somme per danno ambientale;
in questo contesto si colloca la comunicazione della curatela in merito ad una trattativa con soggetti privati interessati (Gruppo Zunino e Walde Ambiente) per la cessione, dietro corrispettivo da versare di circa 4-5 milioni di euro a tacitazione dei creditori, dell'area ex-SISAS.

Tale trattativa risulta dalla corrispondenza tra il curatore fallimentare ed il gruppo Zunino con note acquisite al protocollo del Ministero dell'ambiente nr. 5389/QDV/DI del 14 marzo 2006 e prot. nr. 5553/QDV/Di del 15 marzo 2006;
successivamente, con nota del 6 ottobre 2006, la curatela fallimentare ha comunicato al Ministero dell'ambiente la disponibilità del Gruppo Zunino e del Gruppo Walde Ambiente ad acquistare gli impianti allora esistenti nell'ex stabilimento e a bonificare l'intera area;
in considerazione della trattativa privata, che avrebbe posto interamente a carico dell'acquirente privato ogni onere connesso alla bonifica del sito, senza finanziamento alcuno da parte della pubblica amministrazione, la regione Lombardia ha promosso presso gli enti coinvolti la stipula di un atto di intenti con i citati soggetti privati acquirenti che prevede che i soggetti privati interessati all'acquisto dell'area procedessero alla messa in sicurezza di emergenza e successiva bonifica dell'area ex-SISAS, «... senza alcun intervento di finanziamenti pubblici», a fronte della rinuncia, da parte degli enti ad attivarsi nei confronti:
«del Fallimento SISAS e dei suoi aventi causa per la richiesta di risarcimento del danno ambientale, con rinuncia a qualsiasi credito per bonifica e messa in sicurezza di emergenza, e con abbandono della causa da parte di tutti i soggetti interessati»;
«delle Società proponenti, nella loro qualità di acquirenti delle aree cedute dal Fallimento, a titolo di recupero delle spese di bonifica, risarcimento di danno ambientale, messa in sicurezza d'emergenza e ogni altro titolo derivante dalla situazione ambientale delle aree, nel rispetto delle vigenti leggi»;
l'atto di intenti è stato, successivamente, sottoscritto in data 21 dicembre 2006 dai soggetti privati acquirenti e dagli enti (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, regione Lombardia, provincia Milano, comune di Rodano e comune di Pioltello);
a seguito della sottoscrizione dell'atto di intenti, in ottemperanza a quanto previsto dal medesimo, in data 29 dicembre 2006 la società T.R. Estate Due srl (in qualità di soggetto terzo interessato, ai sensi dell'articolo 245 del decreto legislativo n. 152 del 2006) ha trasmesso il progetto di bonifica dell'area ex-SISAS, incentrato sulla asportazione e smaltimento in impianti esterni dei rifiuti presenti nella discarica C e sulla rimozione e smaltimento dei rifiuti presenti nelle discariche A e B presso una idonea discarica, all'interno del sito, autorizzata ai sensi della normativa vigente. L'importo complessivo di tali interventi risultava pari a circa 120 milioni di euro;
il progetto di bonifica dei suoli dell'area ex-SISAS, a partire dalla rimozione dei rifiuti come sopra riportato, è stato approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 10 gennaio 2007;
in data 15 gennaio 2007 sono stati avviati gli interventi di asportazione dei rifiuti, presenti nell'area C, su base volontaria dal soggetto privato ad oggi titolare dell'area;
è stato sottoscritto in data 21 dicembre 2007 un accordo di programma, per il perfezionamento del sopracitato atto d'intenti, sempre promosso dalla regione Lombardia (D.G.R. n. 4117 del 14 febbraio 2007), finalizzato alla realizzazione degli interventi di bonifica e alla conseguente riqualificazione urbanistica dell'area ex-SISAS, tra tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte (Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, regione Lombardia, provincia di Milano, comune di Pioltello e comune di Rodano) e il soggetto privato acquirente. Il citato accordo definisce un processo di riqualificazione funzionale dell'area ex SISAS, da attuare mediante interventi di ristrutturazione urbanistica che comportano la necessità

di introdurre varianti agli strumenti urbanistici generali dei comuni di Pioltello e Rodano;
inoltre, a valle della sottoscrizione dell'accordo è stato avviato il percorso per la definizione di un atto transattivo con l'operatore economico interessato all'acquisizione e bonifica dell'area (TR Estate Due Srl);
parallelamente alle attività amministrative sopra citate, considerato il rilevante impatto che le previsioni di sviluppo urbanistico, programmate dal sopra menzionato accordo, avranno sul territorio dei due comuni di Pioltello e Rodano, è stato avviato, su istanza delle amministrazioni comunali, la promozione di un secondo accordo di programma per la definizione degli interventi di riqualificazione delle aree interessate dal sito di interesse nazionale di «Pioltello-Rodano» (cosiddetto «Misure Compensative»), tra regione Lombardia, provincia di Milano, comune di Pioltello e comune di Rodano. Tale accordo è finalizzato a garantire l'attivazione di mirati interventi di mitigazione (ambientali e socio-economici) dei potenziali impatti connessi al futuro assetto urbanistico dell'area ex-SISAS nonché a garantire una complessiva riqualificazione del territorio dei due comuni;
sono state affinate le procedure relative all'atto integrativo dell'accordo di programma e degli altri atti amministrativi in corso di perfezionamento;
al fine di accelerare la risoluzione dell'accordo, è stato aperto un tavolo tecnico locale, per la sola parte urbanistica, costituito dai rappresentanti delle amministrazioni comunali, dai rappresentati della direzione generale territorio e urbanistica della regione Lombardia e dai rappresentanti dei soggetti privati, che avrebbe dovuto garantire in tempi ristretti la definizione condivisa del riassetto territoriale dell'area ex-SISAS, all'interno di un più ampio disegno di sviluppo urbanistico dell'intero polo chimico di Pioltello e Rodano;
in data 23 dicembre 2008 è stato sottoscritto il II atto integrativo Apq all'accordo di programma quadro ambiente - Energia - stralcio bonifiche. Tale atto prevede un finanziamento a favore della regione Lombardia pari a 35 milioni di euro di cui 20 milioni destinati a finanziare gli interventi indicati all'accordo di programma «cosiddetto misure compensative». Al riguardo si precisa, inoltre, che il trasferimento alla regione Lombardia delle citate risorse è comunque subordinato alla completa attuazione di tutti gli adempimenti e di tutte le procedure tecnico-amministrative previste nell'accordo di programma sottoscritto il 21 dicembre 2007 e nei successivi atti modificativi;
con nota prot. 002564 del 22 gennaio 2009 l'ISPRA ha trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione di valutazione preliminare relativa all'azione di risarcimento del Danno ambientale per l'area ex SISAS. Da tale nota si evince che il danno ambientale dato dalla somma dei costi di ripristino più il valore dell'indisponibilità della risorsa è stato valutato pari a circa 320.263.200,00 euro. Il costo previsto per la rimozione dei rifiuti dalle discariche A, B e C è stato stimato pari a 132.192.000,00 euro;
in data 11 giugno 2009 è stato sottoscritto l'atto di transizione tra il soggetto privato ed il fallimento SISAS necessario per l'acquisizione dell'area;
in data 26 giugno 2009 la SISAS ha comunicato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di aver completato la rimozione e lo smaltimento all'esterno del sito dei i rifiuti presenti nella discarica C da parte del soggetto privato;
con nota del 17 aprile 2009, la società TR ESTATE DUE s.r.l. ha trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una variante al progetto di bonifica dell'area ex SISAS;
con decreto ministeriale d'urgenza del 14 settembre 2009 è stato autorizzato

l'avvio dei lavori della variante al progetto di bonifica dei suoli dell'area ex Sisas, approvato nella precedente conferenza di servizi decisoria del 24 aprile 2009. Tale progetto prevede lo smaltimento di tutto il nerofumo contenuto nelle discariche A e B off site in impianti autorizzati comportando un risparmio sulla tempistica generale di esecuzione in quanto le attività verranno compresse dagli iniziali 24 mesi ai previsti 18 mesi e comunque entro il 31 dicembre 2010. Il nuovo costo complessivo per la bonifica dell'area ex-SISAS è stato stimato in circa 143 milioni di euro. La fideiussione è confermata nel 50 per cento dell'importo totale dell'intervento. Tuttavia, tenuto conto che con la variante i rifiuti verranno smaltiti all'estero e che ciò determinerà l'obbligo per l'operatore di prestare ulteriori garanzie fideiussorie, al fine di evitare una duplicazione delle stesse, l'importo garantito della garanzia finanziaria da prestare a favore della regione Lombardia, secondo lo schema approvato dalla giunta regionale con deliberazione n. 2744 del 15 giugno 2006, sarà ridotto della quota prestata a garanzia degli obblighi derivanti dalla spedizione transfrontaliera (trasporto e smaltimento) dei rifiuti delle discariche. Al termine delle attività di trasporto la garanzia residua non potrà comunque essere inferiore al 50 per cento dei costi residui della bonifica ancora da effettuare. La garanzia finanziaria potrà inoltre prevedere la riduzione dell'importo garantito per lo smaltimento dei rifiuti sulla base della presentazione degli stati di avanzamento lavori e della percentuale di rifiuti smaltiti, con cadenza trimestrale. A tal fine gli stati di avanzamento lavori dovranno essere approvati dagli enti di controllo;
in data 30 settembre 2009 è stato sottoscritto, tra tutte le amministrazioni competenti, «l'atto integrativo dell'Accordo di Programma stipulato in data 21 dicembre 2007 avente ad oggetto la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e riqualificazione urbanistica dell'area ex Sisas»;
in data 30 settembre 2009 e 5 ottobre 2009 è stato, altresì, sottoscritto, tra tutte le amministrazioni competenti, l'accordo di programma per «la definizione degli interventi di riqualificazione delle aree interessate dal sito di interesse nazionale di Pioltello-Rodano (cosiddetto Misure Compensative)»;
risultano in corso le attività di bonifica nell'area delle discariche, in particolare, il quantitativo totale di rifiuti inviati a smaltimento off-site autorizzato, alla data del 3 luglio 2009 risultava pari a 29.924,60 tonnellate;
la regione Lombardia con nota prot. TI.2009.0022367 del 5 novembre 2009, acquisita al prot. del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con nota 22983/QdV/DI del 10 novembre 2009, ha comunicato che le attività in corso e quelle programmate nei tempi brevi dall'azienda presentano un ritardo rispetto al cronoprogramma riportato nella variante del progetto di bonifica in cui si ipotizzava l'inizio delle attività di smaltimento del nerofumo delle discariche A e B dal mese di luglio 2009. Tali attività alla data di trasmissione della nota non risultavano essere state avviate;
con nota del 6 novembre 2009, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha richiesto alla regione Lombardia, a garanzia del conseguimento degli interventi previsti, di far conoscere in via immediata i propri intendimenti sull'attuabilità dell'atto integrativo dell'accordo di programma. Nel caso il giudizio fosse negativo la regione è stata invitata a considerare l'opportunità di procedere all'adozione degli atti necessari alla sostituzione, salvo rivalsa, del soggetto TR Estate 2 srl mediante il ricorso a procedure d'urgenza che presuppongano la richiesta regionale di dichiarazione dello stato di emergenza sull'area ex Sisas e all'adozione di successiva ordinanza di protezione civile;
con nota del 20 novembre 2009 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha richiesto alla

società TR Estate due srl di comunicare, con urgenza, le misure che la società intendesse intraprendere per ovviare al ritardo, al fine di rispettare il cronoprogramma presentato, che consentisse di rispettare le scadenze già comunicate alla Commissione europea, nonché di confermare la disponibilità al rilascio in favore della regione Lombardia delle garanzie fideiussorie;
con nota prot. 164362 del 4 dicembre 2009 l'Arpa Lombardia ha trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la «Relazione di sopralluogo effettuato c/o la ditta ex SISAS, Polo chimico Pioltello-Rodano». Dalla relazione si evince che alla data del 23 novembre 2009 erano iniziati i lavori di perforazione tramite sondaggi sull'area della discarica B e che i lavori sulla discarica A erano momentaneamente rimandati alla definizione dell'area di ubicazione di un gasdotto Snam che passa all'interno della discarica stessa, risultavano in corso le attività di smaltimento dei terreni contaminati provenienti dalla discarica C presso la discarica di Barricalla spa di Collegno (Torino) e le operazioni di smaltimento del parco serbatoi nella zona impianti;
con nota del 1o dicembre 2009, acquisita al prot. del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con prot. n. 25194/QdV/DI del 4 dicembre 2009, la società Tr Estate due s.r.l ha comunicato, tra l'altro, la piena operatività del nuovo consiglio di amministrazione, la disponibilità a convenire le forme di costituzione, a favore della regione Lombardia, della garanzia fideiussoria al fine di completare la bonifica entro i tempi previsti (31 dicembre 2010). Con la medesima nota la società ha poi richiesto a questa direzione generale un incontro tecnico;
al fine di esaminare la definizione delle forme di costituzione della garanzia fideiussoria, prevista a favore della regione Lombardia, nonché questioni connesse alle attività connesse alla bonifica dell'area ex Sisas, la direzione generale ha convocato, per il giorno 17 dicembre 2009, una riunione con la società T.R. Estate Due srl e la regione Lombardia;
dal sopralluogo effettuato il 9 dicembre 2009 nell'area ex Sisas dall'Arpa si evince che erano in corso operazioni di scavo e rimozione di una porzione di nerofumo nell'area centrale della discarica A ed invio in Belgio, per realizzare una sperimentazione a scala industriale finalizzata alla migliore definizione del destino finale;
con nota del 4 gennaio 2010, è stato trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un aggiornamento relativo allo svolgimento delle attività di bonifica nell'area ex Sisas. Dalla nota si evince che durante i periodo festivo:
a) è avvenuta secondo programma la rimozione e l'invio a smaltimento dei
rifiuti dell'argine sud est della discarica B;
b) è stata eseguita la campionatura dei terreni degli argini sud ed ovest;
c) è stato approntato la messa in sicurezza del fronte di scavo dell'argine sud est della discarica B (copertura con teli ed ancoraggi);
d) sono proseguiti gli smaltimenti dei rifiuti residui stoccati presso la platea e dei rifiuti liquidi;
e) sono proseguite le attività di bonifica delle tubazioni circostanti la discarica B e dell'impiantistica del settore nord est dello stabilimento;
con successiva nota del 3 marzo 2010 è stato trasmesso un aggiornamento relativo allo svolgimento delle attività di bonifica nell'area ex Sisas. Dalla nota si evince che i quantitativi totali di rifiuti del cumulo B inviati a smaltimento off site, alla data del 20 marzo 2010 ammontano a circa 17.600 tonnellate;
in data 16 aprile 2010, il Governo, su richiesta del presidente della regione Lombardia e d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del

mare, ha provveduto a dichiarare lo stato di emergenza ai sensi della legge n. 255 del 1992 per la bonifica delle discariche A e B dell'ex stabilimento Sisas;
alla dichiarazione di emergenza ha fatto seguito la predisposizione di uno schema di ordinanza di protezione civile con il quale si prevede, tra l'altro, la nomina di un commissario appositamente incaricato dal Governo di sorvegliare sulla puntuale prosecuzione dei lavori di bonifica;
con nota del 27 aprile 2010, acquisita è stato trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un aggiornamento relativo allo svolgimento delle attività di bonifica nell'area ex Sisas. Dalla nota si evince che i quantitativi totali di rifiuti del cumulo della discarica B inviati a smaltimento off site alla data del 17 aprile 2010 ammontano a circa 24.000 tonnellate;
l'ordinanza di protezione civile n. 3874 del 30 aprile 2010 (Gazzetta Ufficiale n. 111 del 14 maggio 2010) Disposizioni urgenti per la realizzazione degli interventi di bonifica da porre in essere nel sito di interesse nazionale di «Pioltello e Rodano» per le discariche A e B dell'area ex SISAS nomina l'avvocato Luigi Pelaggi commissario delegato per la bonifica del sito e stanzia per la bonifica del sito le seguenti risorse (articolo 7):
a) quanto ad euro 20.000.000,00 a valere sulle risorse già impegnate dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a favore della regione Lombardia e destinati ad interventi di riqualificazione ambientale ed infrastrutturale nei comuni di Pioltello e Rodano a seguito delle previsioni urbanistiche dell'area ex SISAS nell'ambito dell'Accordo di programma quadro in materia di ambiente ed energia - stralcio bonifiche e riqualificazione siti inquinati regione Lombardia - II Atto integrativo del 23 dicembre 2008 e così ripartite:
euro 5.000.000,00 a valere sulle risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul cap. 7082-P.G.02, U.P.B. 1.2.3.5. es. fin 2004, in perenzione amministrativa;
euro 15.000.000,00 a valere sulle risorse iscritte nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sul cap. 7503 - es. fin 2008;
b) quanto ad euro 9.873.069,79 a valere sulle risorse già impegnate a favore della regione Lombardia con decreto prot. n. 8717/Q.d.V./DI/G/SP del 30 novembre 2009 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ad ulteriore copertura dell'impegno programmatico pari ad euro 50.000.000,00 previsto dall'articolo 22 del I Atto integrativo dell'Accordo di programma quadro «Ambiente ed Energia» sottoscritto in data 5 settembre 2002;
c) quanto ad euro 20.000.000,00 a valere sulle risorse finanziarie del bilancio della regione Lombardia, capp. 980, 5999 e 6361, oltre a ulteriori risorse che si renderanno eventualmente disponibili;
Luigi Pelaggi, il commissario straordinario nominato dal Governo Berlusconi per portare a termine la bonifica della ex Sisas di Pioltello-Rodano attualmente è:
capo segreteria tecnica del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
Direttore dell'area marina protetta delle isole Egadi;
membro del consiglio di amministrazione di ACEA SpA;
Commissario alla emergenza idrica alle isole Eolie;
consigliere nel consiglio di amministrazione di Sogesid;
commissario delegato alla bonifica ex SISAS;
avvocato a Roma;
lo stesso commissario in sedi istituzionali ha riferito di un coinvolgimento nelle progettazioni per la bonifica delle

discariche dette A e B del sito della società Sogesid di cui, come riportato, è consigliere di amministrazione;
la Commissione Bicamerale di inchiesta sul traffico illecito dei rifiuti ha nel mese di luglio 2010, durante il sopralluogo eseguito in Lombardia ha riportato (si veda i numerosi articoli di stampa) per il sito di Pioltello-Rodano una situazione ambientale critica con possibile aggravio dovuto al fatto che la società TR ESTATE DUE s.r.l non intende procedere nell'iter definito dall'accordo di programma, da indagini delle procure competenti che riguarderebbero illeciti di varia natura -:
quale sia la strategia che intende perseguire il Governo in tema di siti contaminati, con particolare riguardo ai siti di interesse nazionale; quali accordi di programma siano stati realizzati che vedono la presenza del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e/o dello Sviluppo economico e quali siano i risultati conseguiti e le risorse finanziarie impegnate;
quali e quanti siti di interesse nazionale sono stati, in base alla normativa vigente, restituiti bonificati e quanti sono oggetto di processi di reindustrializzazione o comunque di attività economiche compreso il recupero edilizio;
in quanto tempo per i siti bonificati siano state espletate le operazioni autorizzative e le successive bonifiche o messe in sicurezza;
in quanti siti di interesse nazionale sia presente la Sogesid e per quali importi e una volta conseguito l'incarico, come abbia proceduto all'assegnazione di eventuali lavori e con quali ditte;
se non si ritenga opportuno affidare la regia delle operazioni di bonifica e di messa in sicurezza alle regioni visto il clamoroso insuccesso delle politiche ministeriali anche promuovendo una profonda modifica legislativa;
come si intenda proseguire nel sito di Piotello-Rodano dopo la bonifica delle discariche di rifiuti A e B oggetto del contenzioso con la Commissione Europea, in particolar modo se il Governo intenda contribuire a farsi garante che i terreni del sito vengano comunque bonificati evitando che i costi ricadano sul sistema degli enti locali;
se gli incarichi plurimi conseguiti dall'avvocato Pelaggi non siano quanto meno inopportuni configurando anche conflitti di interesse e se quindi pertanto non ritenga necessario assumere le iniziative di competenza dirette a rimuovere l'avvocato Pelaggi dagli incarichi assunti in posizione di conflitto di interessi; quali siano gli emolumenti percepiti dall'avvocato Pelaggi relativamente alle attività ordinarie e straordinarie svolte per conto della pubblica amministrazione;
se non ritenga alla luce delle infiltrazioni criminali ormai diffuse nelle attività di bonifica sia al sud che al nord del Paese definire un programma di controllo e monitoraggio specifico delle attività collegate insieme alle regioni interessate.
(4-08285)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

FUGATTI e GOISIS. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il «trincerone» del Monte Zugna è uno dei punti più famosi degli eventi bellici della grande guerra sul fronte del Trentino;
quest'area è oggi famosa sia per le trincee che per i resti austro-ungarici presenti, dove ogni anno i turisti vanno a fare visita;
è uno dei luoghi più famosi della grande guerra dove si sono «scontrate» le forze italiane con quelle austro-ungariche

in quello che è oggi territorio di confine della provincia di Trento; in tale contesto si è inserito un progetto di ripristino, condotto dalla provincia autonoma di Trento, e sostenuto dal Museo della guerra di Rovereto e promosso dalla Fondazione «Cengio Alto»; tale progetto, ora in fase avanzata, ha previsto la costruzione di trincee in calcestruzzo con una lunghezza di circa 50 metri e con una larghezza di 2 metri, impattante sotto l'aspetto visivo a occhio nudo; il muro in cemento poggia direttamente sui muretti a secco della vecchia trincea italiana; numerose sono state le proteste da parte delle associazioni storiche e culturali che hanno parlato di «falsificazione» del trincerone, criticando la mancata tutela del patrimonio storico della grande guerra;
esistono infatti diverse leggi che tutelano i reperti della grande guerra, tra cui la legge provinciale di Trento n. 1 del 2003 e la legge nazionale n. 78 del 2001;
il decreto legislativo n. 66 del 2010, all'articolo 261, comma 2, stabilisce: «Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano perseguono le finalità della presente sezione nell'ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi Statuti e delle relative norme di attuazione» -:
se i Ministri siano al corrente dei fatti sopra riportati;
se il progetto sia stato condotto nel rispetto delle disposizioni nazionali citate e se il Ministro per i beni e le attività culturali intenda esercitare le proprie prerogative a tutela di questo importantissimo sito militare;
se si intendano porre in essere altre iniziative per chiarire quanto accaduto nella vicenda in questione.
(5-03343)

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DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi si è svolta la conferenza dei donatori a Kabul che ha riunito circa 70 delegazioni di Paesi e rappresentanti delle istituzioni internazionali;
in sostanza dalla Conferenza emerge che le truppe d'occupazione della Nato rimarranno in Afghanistan a oltranza, anche dopo il 2014, data entro la quale la condotta delle operazioni di combattimento potrebbe essere affidata alle forze armate locali. Nel frattempo i Governi occidentali daranno a Karzai 600 milioni di euro per «comprare» la resa di 36 mila combattenti della resistenza afghana (circa 17 mila euro a testa), più 5 miliardi di euro all'anno sul cui impiego il corrotto Governo di Kabul avrà «carta bianca»;
delegati stranieri hanno formalmente approvato il «piano di transizione» proposto dal presidente Karzai. Il piano prevede il passaggio della guida e della conduzione delle operazioni militari dalle forze Nato a quelle afghane entro i prossimi quattro anni. Un passaggio di consegne che dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2011 (quando l'esercito afghano avrà raggiunto le 170 mila unità e la polizia afghana le 134 mila) nelle province più sicure, per poi estendersi gradualmente a tutte le 34 province entro la fine del 2014;
il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, presente alla conferenza, ha fatto una precisazione non da poco all'approvazione di questo piano: anche quando le forze di combattimento lasceranno l'Afghanistan, e non è detto che sarà entro quattro anni, la presenza militare occidentale continuerà. «La nostra missione - ha dichiarato Rasmussen - finirà quando, solo quando gli afghani saranno in grado di garantire la propria

sicurezza. Il processo di transizione sarà basato sulle reali condizioni del momento, non su calendari. Le forze internazionali non lasceranno l'Afghanistan nel 2014: acquisiranno semplicemente un ruolo di supporto. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare la nostra missione di lungo termine: quella di ottenere un Afghanistan stabile, sicuro e pacificato. Troppe nazioni, specialmente l'Afghanistan, hanno troppo sofferto per vedere questo Paese scivolare indietro»;
il problema principale discusso nella conferenza è stato quello degli aiuti internazionali. Tra il 2002 e il 2009 l'Afghanistan ha ricevuto circa 40 miliardi di dollari di assistenza internazionale. Di questi, solo 6 miliardi sono passati dal Governo centrale del Paese. I rimanenti 34 sono stati veicolati dalle organizzazioni internazionali (Onu, Ong varie, Banca mondiale, Banche regionali per lo sviluppo, e altre). Una percentuale compresa tra il 70 e l'80 per cento di queste somme non ha mai raggiunto la popolazione afghana. La maggior parte degli aiuti che i contribuenti e i donatori europei e americani intendono destinare a uno dei popoli più poveri del mondo si perde lungo la catena della distribuzione e ritorna sotto altre forme, lecite e illecite, ai centri da cui è partita;
è bene avviare un'opera di refocusing mettendo nel mirino il modus operandi delle principali agenzie di assistenza umanitaria e di sviluppo del sistema internazionale: dagli uffici per la cooperazione e lo sviluppo dei Paesi dell'Unione europea e degli Usa all'Undp, dall'Unops alla Banca mondiale, fino alle grandi Ong che operano in Afghanistan;
il Governo Usa ha anche istituito un ispettorato generale sulla ricostruzione dell'Afghanistan (Sigar) che inizia a misurare l'impatto dei fondi stanziati per lo sviluppo del Paese, ricostruirne la mappa, prevenire e identificare gli abusi. Sulla scia di quanto stanno facendo gli Stati Uniti, necessitano forme di controllo più rigorose e un'indagine accurata sul miliardo di euro di aiuti civili che l'Unione europea e i Paesi membri destinano ogni anno all'Afghanistan. Nessuna pace duratura è possibile in Afghanistan senza una sostanziale riduzione della povertà e una lungimirante politica di sviluppo sostenibile;
il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, a margine della Conferenza ha dichiarato che «la Conferenza di Kabul fallirà come le altre che l'hanno preceduta» se sul suo tavolo non ci sarà «il problema della presenza delle forze straniere e la loro occupazione del paese». E ancora, «ci sarà un bel discutere di sviluppo e aiuti, ma se la questione delle forze militari straniere non sarà risolta, i risultati dell'incontro saranno zero». «Abbiamo visto che il vorticoso giro di miliardi di questi anni non ha cambiato in nulla la vita dell'afghano qualunque né è riuscito a far migliorare da parte degli stranieri la sicurezza militare perché l'aiuto internazionale finisce nelle tasche dei soliti noti» -:
se, e in quale modo, il Governo abbia intenzione di recepire quanto emerso dalla Conferenza di Kabul e se intenda promuovere un monitoraggio ed un controllo più diretto e mirato degli aiuti internazionali inviati a sostegno della popolazione civile afghana, al fine di dare un concreto aiuto nel processo di ricostruzione del Paese, di legalità e di trasparenza;
se, e in che modi e con quali conseguenze, si intenda modificare la posizione del nostro Paese riguardo alla presenza in Afghanistan a seguito della Conferenza di Kabul.
(4-08275)

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
Bnp Paribas, gruppo di cui fa parte l'italiana Bnl, è tra i maggiori finanziatori di aziende che producono bombe a grappolo. Nel nostro Paese la banca è al secondo posto della graduatoria, preceduta solo da Unicredit e seguita a ruota da

Intesa Sanpaolo. Non si tratta però di investimenti diretti: Bnp opera sul mercato delle cluster bombs tramite fondi d'investimento e Società di investimento a capitale variabile (Sicav);
fondi e sicav in cui investe Bnp Paribas sono molteplici. Tra questi c'è Parvest. Il gruppo bancario propone ai suoi risparmiatori di scegliere questa Sicav anche sul suo sito internet. Ma nel rendiconto annuale di Parvest, che spiega agli azionisti come sono stati impiegati i loro soldi, tra le aziende in cui hanno investito i fondi si incontrano diversi produttori di bombe a grappolo. Il documento è pubblicamente disponibile, e con una breve ricerca interna ad esso è facile individuare gli investimenti a favore delle società in questione;
nel rendiconto emerge che il fondo Parvest Global Equities possiede azioni di compagnie notoriamente produttrici di bombe a grappolo. Aziende nelle quali investono anche Parvest Uk e Parvest Usa. E questi sono solo alcuni esempi: il rapporto supera le 500 pagine e in 34 di queste compare la parola «difesa» a qualificare gli investimenti;
inoltre, nel rendiconto è possibile individuare più volte i nomi di Lockheed Martin e L-3 Communications, due aziende accreditate come produttrici di bombe a grappolo dalle maggiori associazioni umanitarie del mondo;
sommando tutti i capitali investiti dai vari fondi e Sicav della banca in industrie produttrici di cluster bomb, si ottengono cifre di gran lunga superiori ai 27 milioni di euro che è possibile dedurre dal solo rendiconto annuale Parvest. Va inoltre considerato che Bnp Paribas non è l'unico gruppo bancario italiano che propone questi fondi ai suoi risparmiatori. L'elenco completo dei cosiddetti «collocatori» dei Parvest è anch'esso consultabile liberamente. Si tratterebbero di somme rilevanti per centinaia di milioni di euro;
dal 28 al 30 maggio 2010 è stato presentato a Firenze a «Terra Futura» da Ires Toscana il rapporto sulle connessioni tra la finanza e le industrie che producono armamenti, «Finanza e armamenti: le connessioni di un mercato globale»;
tra il 2008 e il 2009 l'esportazione italiana di armamenti ha raggiunto un picco del +74 per cento. Nell'ultimo decennio, attesta il rapporto, sono state autorizzate agli istituti di credito italiani operazioni relative a esportazioni di armamenti italiani per un valore di 15,5 miliardi di euro. Per l'esportazione, le imprese italiane si appoggiano in molti casi alle banche italiane. Nel solo 2009 gli istituti di credito del nostro Paese si sono ripartiti operazioni di incasso da vendite dell'industria italiana di prodotti per la «sicurezza e difesa» pari a 3,79 miliardi di euro, su un totale di commesse autorizzate alle aziende pari a 4,9 miliardi che, con una crescita del 61 per cento rispetto al 2008, rappresentano il record ventennale dell'esportazione del settore;
negli ultimi tre anni Intesa-SanPaolo e Unicredit hanno limitato e contenuto le loro operazioni, soprattutto Intesa, mentre BNL-BNP ha comunque una policy piuttosto rigorosa, restringe le operazioni a Paesi Nato e dell'Unione europea. Quali siano pertanto le altre banche che si contendono le operazioni di appoggio all'esportazione delle imprese italiane non è dato saperlo, in quanto da tre anni a questa parte è sparito l'elenco di dettaglio degli istituti di credito che dal 1990 veniva pubblicato a cura delle Presidenza del Consiglio dei ministri. E quindi i ricercatori devono far fede ai dati sulle operazioni autorizzate e delle autocertificazioni delle banche;
altro campo d'indagine del rapporto è quello dei fondi comuni d'investimento venduti ai risparmiatori dalle banche: il 70 per cento contiene azioni di aziende a produzione militare. L'unica società d'intermediazione italiana che non ha alcun coinvolgimento in materia è Etica Sgr (Banca Etica). Al primo posto, emerge dal rapporto, si colloca Unicredit (478 milioni di euro investiti in aziende produttrici di

armi), seguono Mediolanum (207 milioni di euro), Intesa SanPaolo (189 milioni di euro);
la stragrande maggioranza dei fondi comuni d'investimento contiene partecipazioni in aziende che producono armi e qualche investimento di questo tipo è stato rilevato dai ricercatori anche nell'ambito dei fondi pensione;
la Convenzione di Oslo prevede la proibizione dell'uso, produzione, commercio e stoccaggio delle bombe a grappolo (cluster) ed impegna i Governi a distruggere gli stock, a bonificare i territori infestati e a fornire assistenza alle vittime. La Convenzione di Oslo, sebbene l'Italia non l'abbia ancora ratificata, entrerà in vigore il 1o agosto 2010 -:
se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di competenza, di dover effettuare controlli rafforzati sull'operato degli intermediari abilitati, al fine di contrastare il finanziamento della produzione, utilizzo, riparazione, promozione, vendita, distribuzione, importazione, esportazione, stoccaggio, detenzione o trasporto delle mine antipersona, delle munizioni e submunizioni a grappolo, anche ai sensi della Convenzione di Oslo in vigore dal 1o agosto 2010;
se il Governo non ritenga di dover ripristinare il dettagliato elenco delle singole autorizzazioni rilasciate dalle banche, ossia l'elenco di riepilogo in dettaglio suddiviso per istituti di credito che, dall'entrata in carica del Governo Berlusconi, è stato «sostituito» con altri elenchi.
(4-08281)

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'Afghanistan Rights Monitor (ARM), l'osservatorio indipendente, pubblica il rapporto di metà anno sulle vittime civili del conflitto;
nonostante le dichiarazioni di alto profilo a Washington e Kabul circa i progressi compiuti in Afghanistan, il popolo afghano ha solo assistito e sofferto un conflitto armato intensificatosi negli ultimi sei mesi. Contrariamente alla promessa del Presidente Barack Obama, secondo cui il dispiegamento di altre 30.000 forze Usa nel paese avrebbe dovuto «distruggere, smantellare e sconfiggere» i ribelli talebani ed i loro alleati di Al-Qaeda nella regione, l'insurrezione è diventata più elastica, più strutturata e mortale;
le informazioni e i dati ricevuti, verificati e analizzati da Afghanistan Rights Monitor (ARM) dimostrano che circa 1.074 persone civili sono rimaste uccise e oltre 1.500 sono rimaste ferite negli episodi di violenza armata e negli incidenti dal 1o gennaio al 30 giugno 2010. Questo mostra un lieve incremento del numero di morti civili, rispetto allo stesso periodo del 2009, quando 1.059 decessi sono stati registrati;
in termini di insicurezza, il 2010 è stato l'anno peggiore dalla caduta del regime talebano nel 2001. Non solo il numero di incidenti è stato maggiore, ma lo spazio e la profondità della rivolta e le guerriglie connesse non aiutano a contrastare la violenza e hanno, altresì, ingrandito enormemente il pericolo di sicurezza. Fino a 1.200 incidenti per la sicurezza sono stati registrati nel mese di giugno, il più alto numero di incidenti, rispetto a un mese, dal 2002;
l'ARM è stato allo stesso modo analitico quando si trattava il tema della corruzione e dell'abuso dilagante nel Governo afghano e nella forza di polizia;
nonostante le preoccupazioni diffuse circa la corruzione dilagante e l'abuso di potere da parte della polizia, la NATO non solo ha continuato ad assumere i mal qualificati agenti, come riferito dai rapporti, ma ha ridotto il periodo di formazione a solo quattro settimane;
la stragrande maggioranza delle forze di polizia è analfabeta e vi è una mancanza di conoscenze adeguate circa i fondamenti della polizia per i diritti civili e umani. Molti agenti di polizia sono tossicodipendenti o hanno precedenti penali;

la corruzione dominante e l'abuso di autorità da parte della polizia hanno un impatto devastante sugli individui e sulla comunità civile che hanno un disperato bisogno di un senso di sicurezza, di proiezione e di regole di diritto. La corruzione e l'abuso delle forze di polizia hanno anche contribuito alla criminalità diffusa, all'impunità penale e al diniego di accesso del popolo alla giustizia e altri servizi essenziali -:
se il Governo sia a conoscenza dei dati emersi dal rapporto dell'Afghanistan Rights Monitor e quali siano gli eventuali coinvolgimenti o responsabilità del nostro Paese in questo contesto;
se il Governo non ritenga di doversi fare promotore, con gli alleati, di un maggiore controllo e monitoraggio sulle conseguenze che la missione in Afghanistan ha sulla popolazione civile.
(4-08288)

TESTO AGGIORNATO AL 9 FEBBRAIO 2011

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CONTENTO e CARLUCCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
lo zucchero d'uva o succo concentrato deionizzato è uno zucchero estratto dalla frutta, precisamente dall'uva;
lo zucchero d'uva differisce dallo zucchero di uso comune sia per il processo produttivo (è un prodotto naturale), che per l'aspetto (si presenta in forma liquida, limpido, incolore, non lascia retrogusto e non modifica il gusto dei cibi); è composto dal 50 per cento di fruttosio, dal 48 per cento di glucosio e dal 2 per cento di zuccheri minori.
questo zucchero ha un basso potere calorico (267Kcal/l00g), è un antiossidante e, a differenza del saccarosio, viene assimilato più lentamente dal nostro organismo, garantendo una crescita più lenta del tasso glicemico; ideale durante l'allattamento e la gravidanza, quando il fabbisogno energetico è superiore e per chi pratica attività sportiva donando all'organismo e ai muscoli subito l'energia necessaria;
lo zucchero d'uva, per questi motivi ha un ottimo grado di sostituibilità rispetto al classico zucchero cristallino di canna o di barbabietola;
lo zucchero d'uva viene già usato nella preparazione e dolcificazione di aperitivi, cocktail, liquori, bibite, succhi di frutta, yogurt, macedonia e bevande varie quali caffè, the, infusi e tisane calde o fredde (è immediatamente solubile), nonché nella preparazione di confetture, marmellate, conserve alimentari e pasticceria;
nel settore enologico, qualora possieda determinate caratteristiche qualitative assume le dizioni definite dalla vigente legislazione comunitaria di «mosto concentrato» e «mosto concentrato rettificato», e viene impiegato per aumentare il titolo alcolometrico naturale delle uve fresche, del mosto di uve, del mosto di uve parzialmente fermentato, del vino nuovo ancora in fermentazione e del vino;
nel passato lo zucchero d'uva era un prodotto a prevalente destinazione enologica, essendo vigente l'obbligo imposto dalla Unione europea di impiego di tale prodotto nella logiche che «il vino deve essere ottenuto dalla trasformazione dell'uva e non della barbabietola» e per questo oggetto di specifico contributo comunitario mirato ad equiparare il costo del medesimo al costo del saccarosio. Oggi, accanto all'utilizzo nel settore enologico - in netta e progressiva flessione a seguito della modifica dell'OCM vino che ha sia eliminato i contributi di cui al precedente punto che consentito l'uso del saccarosio per l'arricchimento dei vini in aree geografiche (Germania e Francia) che rappresentavano un importante sbocco per il nostro prodotto - è entrato come ingrediente in diversi prodotti alimentari e può essere utilizzato come tale in sostituzione del saccarosio o di altri zuccheri;

lo zucchero d'uva è un prodotto che ha tutte le caratteristiche per soddisfare la richiesta da parte dei consumatori che si è evoluta in questi anni a favore dei prodotti naturali;
lo zucchero d'uva è oggi una realtà sul mercato mondiale, ma i suoi molteplici impieghi nell'industria alimentare non sono stati adeguatamente valorizzati;
lo zucchero d'uva ha una tracciabilità maggiore rispetto allo zucchero industriale, sottoposto ad un lungo e complicato procedimento di raffinazione;
l'Unione Europea, deficitaria nella produzione di zucchero rispetto ai consumi, paradossalmente debba importare questa materia dai Paesi terzi ed impiegarla in sostituzione di un prodotto europeo quale lo zucchero d'uva -:
se il Governo non ritenga opportuno equiparare ove possibile sia come categoria merceologica sia come trattamento fiscale, lo zucchero d'uva allo sciroppo di zucchero o al saccarosio stesso in considerazione di quanto esposto, riducendo di conseguenza l'attuale aliquota Iva dal 20 per cento al 10 per cento, per non penalizzare ulteriormente il comparto produttivo interessato, anche alla luce del fatto che verranno a decadere le sovvenzioni dell'Unione europea allo stesso nel 2012.
(5-03339)

IANNUZZI e BONAVITACOLA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il comune di Salerno ha predisposto il progetto per la riqualificazione dell'area industriale dismessa della ex Ceramica D'Agostino;
tale progetto si articola in interventi coordinati sulla morfologia, sul substrato, sulla rete idraulica, di sistemazione del bacino, di controllo dell'erosione, e in inserimenti organici e nuove costruzioni, collegate ad impianti sportivi, ad un pattinodromo, un maneggio per cavalli, ristoranti, caffè-ristoro;
si tratta di un intervento strategico sotto il profilo della sostenibilità ambientale, per l'alta valenza paesaggistica che complessivamente riveste il progetto;
l'area in oggetto è pari a circa 300.000 metri quadri ed insiste su di una cava di argilla, in passato oggetto di attività estrattive, con ampio specchio d'acqua al centro, con una rete di percorsi pedonali attorno al lago, con la necessità di ampi ed organici interventi di stabilizzazione dei versanti e di rivegetazione, con la previsione di punti panoramici e di sistemi di belvedere;
il costo complessivo del progetto è di 23 milioni di euro;
il primo lotto funzionale del progetto, per l'importo di 8 milioni e 640.000 euro, è stato oggetto dell'accordo operativo sottoscritto il 4 agosto 2009 dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dalla regione Campania, dal comune di Salerno, dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso;
tale primo lotto comprende opere di viabilità e parcheggi, opere di bonifica ambientale, interventi di ingegneria naturalistica ed architettonica del territorio, con inserimento di terre rinforzate, palizzate in legname, terrazzamenti, stabilizzazione dei versanti;
il predetto accordo operativo costituiva attuazione dell'accordo di programma, intervenuto fra Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, regione Campania e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso in data 8 aprile 2009, con il quale venivano stanziati 282 milioni di euro per interventi di compensazione e riqualificazione ambientale, di cui 141 milioni a carico del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e gravanti sui Fondi FAS e 141 milioni a carico della regione Campania;

ai sensi dell'articolo 7 di tale accordo operativo, le risorse occorrenti per finanziare l'intervento nella città di Salerno dovevano essere rese disponibili: a) per 4.320.000 euro dal CIPE nell'ambito della programmazione dell'impiego dei Fondi FAS; b) per 4.230.000 euro dalla regione Campania con propri fondi;
questo primo lotto è stato quindi finanziato per il 50 per cento con Fondi FAS;
tale finanziamento statale non è stato ancora erogato e reso disponibile dal CIPE ed è tuttora paralizzato per quello che agli interroganti appare un incomprensibile e grave ritardo imputabile ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico; è stata bloccata ed impedita la realizzazione di progetti di riqualificazione e risanamento ambientale rilevanti, fra i quali anche quello dell'area della ex Ceramica D'Agostino nella città di Salerno;
tale ritardo del CIPE è, ad avviso degli interroganti, grave e del tutto ingiustificato e crea un pregiudizio forte e pesante alle comunità ed ai territori interessati -:
quali iniziative intendano assumere con la massima tempestività affinché il CIPE, senza ulteriori irragionevoli ed immotivati ritardi e rinvii, assegni al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il finanziamento di 141 milioni di euro, ricadente sui fondi FAS e destinati a progetti di compensazione e riqualificazione ambientale, fra i quali rientra anche il progetto del sito industriale dimesso della ex Ceramica D'Agostino nel comune di Salerno.
(5-03340)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCHIRRU. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
risulta all'interrogante che nelle Agenzie fiscali, nell'Agenzia delle entrate in particolare, con sempre maggiore frequenza, l'assegnazione di incarichi avvenga senza che vengano rispettate le norme procedurali e regolamentari ed in modo non conforme ai principi costituzionali di uguaglianza innanzi alla legge, buon andamento, imparzialità ed accesso all'impiego nella pubblica amministrazione mediante concorso;
è palese come un tale, reiterato comportamento produca non solo situazioni d dubbia legittimità ma anche un pericoloso disordine fra il personale, in quanto mortifica le aspettative di tutti coloro che sono da anni idonei alla dirigenza ed eleva, a quest'ultimo rango, professionalità spesso finanche prive del diploma di laurea o in possesso di una limitatissima anzianità di servizio o non risultate idonee a precedenti procedure concorsuali per la dirigenza stessa, ovvero completamente estranee alla pubblica amministrazione senza che questa sia priva, al suo interno, delle corrispondenti capacità;
in attesa che vengano banditi nuovi concorsi e ove le amministrazioni si decidano ad ovviare alla vacanza di posti in organico, sarebbe auspicabile che fosse riconosciuta la qualifica dirigenziale a coloro che sono risultati idonei nelle procedure concorsuali già espletate e le cui graduatorie sono, al momento, ancora valide ed efficaci. In tal modo, non soltanto si darebbe un giusto riconoscimento alla professionalità di migliaia di pubblici impiegati, acquisita dopo molti anni di impegno lavorativo ed il superamento di una o più prove concorsuali, ma si realizzerebbe, nel rispetto dei principi di economicità, efficacia ed efficienza dell'azione pubblica, un evidente risparmio di spesa;
allo stesso tempo, si contrasterebbe il fenomeno, purtroppo largamente diffuso dell'assegnazione disordinata di incarichi dirigenziali in favore di funzionari non dirigenti e/o professionalità esterne alla pubblica amministrazione;
solo per citare un esempio, nonostante nel 2001 l'Agenzia delle entrate avesse manifestato la necessità di ricoprire 300 posti dirigenziali bandendo un concorso,

essa non ha proceduto allo scorrimento delle graduatorie degli idonei dei suddetti concorsi e ha attribuito i posti in maniera che appare discrezionale. Risultano ad oggi da occupare oltre 600 posizioni dirigenziali, ma l'Agenzia non intende fare scorrere le graduatorie (ancora vigenti a causa del blocco assunzioni), creando regolari posizioni di ruolo dirigenziale cui attribuire funzioni, competenze e responsabilità;
si preferisce assicurare la stessa retribuzione e indennità del dirigente ai funzionari delle fasce più basse, che non possono esigere diritti creando in essi l'aspettativa di una pensione adeguata;
i vincitori di concorso in graduatoria potrebbero essere messi in ruolo all'anno di decorrenza 2001, data in cui l'Agenzia ha bandito il primo ed unico concorso, manifestando l'intenzione di voler coprire posizioni vacanti, che invece l'agenzia ha attribuito ai sensi dell'articolo 24 del proprio regolamento senza selezione a funzionari non vincitori di concorso. Solo dopo aver esaurito dette graduatorie potranno essere banditi nuovi concorsi. È bene precisare che in nessun caso potranno essere attribuiti punteggi aggiuntivi per favorire chi ha ricoperto incarichi conferiti con modalità discutibili, come è accaduto in passato con il sopra menzionato concorso a 300 posti, annullato poi per questo motivo dal TAR;
da anni nelle Agenzia fiscali, in particolare nell'Agenzia delle entrate, vige un sistema di attribuzione degli incarichi dirigenziali che non garantisce, a giudizio dell'interrogante, l'imparzialità e la trasparenza;
non sono infatti incaricati alla dirigenza solo i vincitori di concorso, ma anche impiegati senza i requisiti di studio necessari per accedervi -:
se sia a conoscenza dei fatti sopra evidenziati;
se non ritenga opportuno intervenire per far si che vengano immessi nel ruolo coloro cui da tempo spetta la funzione, i funzionari laureati idonei dei suddetti concorsi secondo le graduatorie tuttora vigenti.
(4-08282)

BORGHESI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la Cassa di previdenza ragionieri, sta deliberando la dismissione del patrimonio immobiliare «a prezzi di mercato e senza prelazione per gli inquilini»;
ciò è confermato da una lettera inviata dal Presidente della Cassa nella quale dichiara rientrare nel pieno diritto dell'ente il comportamento in precedenza menzionato;
inutile dire che gli inquilini sono caduti nel più totale sconforto;
inoltre ormai dal 2008 è fermo in VIII Commissione della Camera il disegno di legge 1581 per il riconoscimento della prelazione agli inquilini delle locazioni ad uso abitativo oggi prevista in un limitatissimo caso -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e se non ritengano di dover intervenire, assumendo le necessarie iniziative, in modo da dare la possibilità agli inquilini di prelazione all'acquisto.
(4-08286)

BORGHESI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è ormai noto agli addetti ai lavori, il problema della doppia iscrizione alla «gestione separata» ed alla «gestione commercianti» - e quindi della doppia imposizione contributiva pretesa dall'INPS che si trovano ad affrontare coloro che abbiano assunto la veste contemporaneamente di socio e di amministratore di società commerciali e come esso abbia assunto dimensioni tali da richiedere l'intervento delle sezioni unite della suprema corte di cassazione;

su questo tema, con la sentenza n. 3240/10 del 12 febbraio 2010 è sembrata definitivamente risolta la questione, i cui contorni sono stati eloquentemente riassunti nella seguente massima, qui di seguito riportata: «Componendo un contrasto di giurisprudenza, le Sezioni unite hanno statuito, in tema di tutela assicurativa del socio di società a responsabilità limitata che eserciti attività commerciale nell'ambito della medesima e, contemporaneamente, svolga attività di amministratore anche unico, l'applicazione della regola dell'iscrizione nell'assicurazione prevista per l'attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. Per la S.C., la scelta dell'iscrizione nella gestione di cui all'articolo 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 o nella gestione degli esercenti attività commerciali (ex articolo 1, comma 203 della legge n. 662 del 1996) spetta all'INPS, secondo il carattere di prevalenza e la contribuzione si commisura esclusivamente sulla base dei redditi percepiti dall'attività prevalente e con le regole vigenti nella gestione di competenza»;
malgrado ciò, il decreto-legge n. 78 del 2010, in vigore dal 1o Giugno 2010, prevede all'articolo 12 comma 11, una norma che - in certa misura - pare contrastare con quanto statuito dalla suprema corte, in anni di consolidata giurisprudenza, poi confermata nella richiamata sentenza;
ancora più puntuale (in senso contrario alla pronuncia della Cassazione) pare la precisazione contenuta nella relazione tecnica che precede la conversione del citato decreto-legge (vedere n. 2228, pagina 186), la quale all'ultimo capoverso precisa le finalità che intende perseguire: «evitare che, in conseguenza del contenzioso in tale materia, si determinino oneri rilevanti per la finanza pubblica»;
l'argomentazione così come articolata, stride con principi di diritto espressi nella richiamata sentenza;
onde evitare che le controversie pendenti si pongano in contrasto con sentenze in precedenza passate in giudicato (sottolineo come le controversie in tale materia sorgano quale opposizione alla cartella esattoriale di pagamento, per i ruoli previdenziali: celere sistema di esazione dei contributi), magari tra l'INPS ed il medesimo contribuente; che l'INPS, peggio ancora, interpreti la norma in modo ancora più rigoroso, o restrittivo (in particolare l'articolo 1 della legge 662 del 1997 ai commi 203 - 208), bisognerebbe assumere una delibera per la stesura del testo definitivo, che risponda a quanto richiamato nella norma;
in estrema sintesi, a prescindere dal numero di eventuali, dipendenti occupati in quella determinata impresa - sussiste, ex articolo 1 comma 203 della legge 662 del 1997, l'obbligo di iscrizione alla gestione commercianti, in capo a quei soggetti in possesso dei seguenti requisiti:
a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio;
b) abbiano la piena responsabilità dell'impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione;
c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza (...);
il successivo comma 208, così testualmente precisa «Qualora i soggetti di cui ai precedenti commi esercitino contemporaneamente, anche in un'unica impresa, varie attività autonome assoggettabili a diverse forme di assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti, sono iscritti nell'assicurazione prevista per l'attività alla quale gli stessi dedicano personalmente la loro opera professionale in misura prevalente. Spetta all'Istituto nazionale della previdenza sociale decidere sulla iscrizione nell'assicurazione corrispondente all'attività prevalente. (...)»;
queste persone, pur non avendo svolto alcuna attività all'interno dell'impresa della quale sono soci (di capitali) all'infuori di quella di amministratore, per

la quale avessero percepito un compenso solo a questo titolo - si trovano costretti a corrispondere contributi previdenziali «minimi» (IVS) alla gestione commercianti, al solo scopo di contribuire (ancorché in minima parte) al risanamento delle perdite alle quali l'INPS è sottoposto -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra riportati;
quali iniziative normative intenda adottare, per evitare sia la doppia iscrizione che la relativa doppia imposizione contributiva.
(4-08287)

TESTO AGGIORNATO AL 9 FEBBRAIO 2011

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GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BOCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Tribunale di Gubbio rischia di essere cancellato da progetti di accorpamento e trasferimento dei fascicoli penali alla sede centrale del tribunale di Perugia;
ipotizzare un trasferimento dei fascicoli penali a Perugia, presso la sede centrale, o peggio mettere in progetto la soppressione del tribunale di Gubbio, significa calpestare le esigenze di una comunità (non solo cittadina, ma comprensoriale, tenuto conto della fascia appenninica) che solo in tempi recenti e con molte vicissitudini (le questioni legate alla viabilità e ai trasporti, dalla nuova 219 alla Perugia-Ancona) sta faticosamente uscendo dalla sua atavica condizione di marginalità e isolamento e che, nel corso degli anni '80 e '90, ha già assistito ad una rilevante e pesante migrazione di uffici, centri direzionali, rappresentanze a vantaggio di altri territori;
il tribunale di Gubbio vede depositate ogni anno 180 sentenze penali circa, più tutti i fascicoli relativi al settore civile; nel corso degli anni è diventato un punto di riferimento molto importante per la cittadinanza, utile a far sentire la vicinanza di un'istituzione altrimenti percepita come distante e localizzata in un capoluogo di provincia difficile da raggiungere per problematiche legate alla viabilità;
è difficilmente comprensibile che si pensi di accorpare, sopprimere o depotenziare una sezione di tribunale in una realtà simile quando, in tutta Italia, si possono ampiamente citare casi di sezioni di tribunale, site in comuni piccoli o piccolissimi, delle quali nessuno pone all'ordine del giorno l'eliminazione;
altri sono i problemi del tribunale di Gubbio, problemi che andrebbero affrontati e risolti con buona volontà e con interventi di razionalizzazione: la cronica carenza di organico, con 3 soli cancellieri del giudice di pace (dati riferiti alla primavera 2010) e una presenza del giudice limitata a pochissime volte al mese. Inoltre, la cancelleria risulta ripetutamente chiusa, con grave disagio per i cittadini;
nel corso degli anni, malgrado le molteplici rassicurazioni in senso contrario, la questione della chiusura o del depotenziamento del tribunale di Gubbio torna a riaffacciarsi con regolarità;
la politica del penalizzare le realtà marginali non è né giusto né opportuna e sta provocando, nei territori, gravi tensioni che si scaricano in prevalenza sui livelli amministrativi, anche quando questi non hanno dirette competenze e diretta capacità di intervento;
sarebbe opportuno accantonare definitivamente un progetto che potrebbe rivelarsi non risolutivo e anzi dannoso, una scelta che avrebbe il solo effetto di aumentare il distacco tra una realtà territoriale marginalizzata e lo Stato centrale -:
se il Ministro non ritenga di assicurare la permanenza e l'effettiva e piena operatività del tribunale di Gubbio.
(5-03332)

FRONER. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
14 luglio 2010 è stato consegnata, in via provvisoria, da parte della provincia autonoma di Trento all'amministrazione carceraria, la nuova casa circondariale di Spini di Gardolo, che potrà ospitare 244 detenuti costruita in forza di un accordo di programma quadro del febbraio 2002, fra la provincia autonoma di Trento, i ministeri interessati (economia e finanze, interno, difesa, giustizia), il comune di Trento e le Agenzie del demanio e delle entrate, accordo relativo agli interventi per la razionalizzazione delle sedi e delle strutture statali e provinciali nella città di Trento;
la struttura carceraria, completamente realizzata nell'arco di tre anni e otto mesi, in largo anticipo sulla data prefissata, si presenta come una cittadella completamente autonoma. Accanto ai reparti detentivi e le aree di esclusione sono presenti spazi mensa e cucine, spazi per attività formative e lavorative, per attività ludico-ricreative, di ritrovo e per l'infermeria. Sono stati studiati inoltre ambienti specifici per l'attività giudiziaria e per gli incontri con i familiari, ed una complessa articolazione di ambienti accessori. Già nel 2009 sono state ultimate le residenze per la polizia penitenziaria che comprendono 66 alloggi distribuiti in cinque palazzine, con annessa zona verde per il tempo libero La costruzione del nuovo penitenziario ha previsto anche la contestuale realizzazione di tutta la rete di servizi di supporto quali acquedotto, fognature, linee elettriche, telefoniche, idriche, gas, strade d'accesso, e altro, che costituiscono opere di urbanizzazione primaria, oltre a ciò si intende realizzare un parco pubblico attrezzato e una piastra pluriuso per attività sportive, su un'area di circa 7.500 metri quadrati, limitrofa all'abitato di Spini; la struttura a verde sarà usufruibile dagli abitanti delle vicine località delle Ghiaie e di Spini di Gardolo e quindi oltre a valorizzare l'ambiente verrà a costituire un prezioso elemento di aggregazione ed integrazione dell'intera comunità posta a nord della città;
la consegna definitiva della struttura è prevista alla fine di settembre 2010;
entro questa data dovranno essere conclusi gli ultimi interventi di messa appunto e taratura degli impianti, e soprattutto l'attività di formazione del personale carcerario per adeguarlo sia nel numero, sia nella preparazione specifica alle esigenze della nuova struttura;
proprio quello del personale è il nodo più rilevante da sciogliere: è una questione che negli ultimi mesi ha sollevato forte preoccupazione sia da parte dei sindacati che dalla direzione del carcere. La polizia penitenziaria sulla carta è composta di 103 unità, con una presenza effettiva minore e decisamente inferiore alle necessità quantificate recentemente da una commissione ministeriale in circa 280 unità. Attualmente è prevista l'assegnazione di sole 25 nuove unità -:
quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire l'incremento e la qualificazione del personale di polizia penitenziaria, condizione indispensabile per realizzare il tanto atteso trasferimento dal vecchio carcere, del tutto inadeguato, alla nuova struttura, in grado di assicurare migliori condizioni di vita e di lavoro.
(5-03338)

Interrogazione a risposta scritta:

ZACCHERA e CARLUCCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
fonti di stampa, agenzie di informazione e quotidiani locali riportano che è in atto nel carcere di Asti una protesta che da alcuni giorni coinvolge molti detenuti;
in particolare, da quattro giorni i detenuti, per protestare contro il sovraffollamento delle celle, battono continuamente - a gruppi alterni - le loro gavette contro le sbarre delle celle causando una cacofonia continua e intollerabile;

in un primo tempo sembra che abbiano aderito alla protesta 120 detenuti del regime di alta sicurezza ed ora si sarebbero uniti alla protesta ulteriori reclusi che rifiuterebbero anche il vitto;
ulteriori proteste coinvolgono i distributori del «sopravvitto» che protestano per le riduzioni di compenso cui sarebbero oggetto;
gli agenti della polizia penitenziaria, così sostiene l'OSAPP, effettuerebbero conseguentemente turni anche di 20 ore senza che vengano loro corrisposti gli straordinari;
in presenza di carenza di organici sarebbero state assegnate al carcere di Asti circa 30 agenti donne che, ovviamente, non possono essere utilizzate per molte mansioni anche perché non vi è ad Asti una sezione femminile -:
quale sia l'esatta situazione in questo momento nel carcere di Asti e quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere il Ministro per ovviare alle situazioni segnalate.
(4-08277)

TESTO AGGIORNATO AL 9 FEBBRAIO 2011

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BIASOTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la tragedia verificatasi il 29 giugno 2009 a Viareggio, causata dal deragliamento di un treno che trasportava gas di petrolio liquefatto, dalla successiva fuoriuscita di gas da una delle cisterne e dalla conseguente esplosione che ha causato 32 vittime e centinaia di feriti, ha creato uno stato di allarme generalizzato verso il trasporto di merci pericolose ed in particolare verso il trasporto di gas;
la fuoriuscita di gas è avvenuta a causa della caduta della cisterna su un distanziatore, ossia un paletto di ferro verticale, ovvero, come recentemente evidenziato da uno studio del politecnico di Milano, su uno scambio cosiddetto «a zampa di lepre» che ha causato un buco nella cisterna di dimensioni tali da permettere una fuoriuscita di rilevante portata, che ha creato una nube di concentrazione esplosiva, che ha costituito la fonte del tragico evento;
gli altri carri cisterna contenenti lo stesso materiale, pur ribaltandosi a causa del deragliamento del treno, non hanno subito alcuna perdita di gas e non si è prodotta alcuna rottura, né al fasciame, né alle valvole, dimostrando così la sicurezza dei carri adibiti al trasporto di merci pericolose;
dopo l'incidente di Viareggio si sono verificati numerosi casi in cui i carri ferroviari che trasportavano materiali pericolosi sono stati bloccati nelle stazioni dal personale delle ferrovie per presunte perdite di gas, richiedendo l'intervento dei Vigili del fuoco e avendo come conseguenza, talvolta, il travaso del gas in altri carri cisterna o in autobotti, con evidenti pericoli per la sicurezza, ritardi nella consegna della merce trasportata e aumento dei costi per le operazioni di travaso;
sarebbe a tale fine opportuno definire delle soglie oggettive di allarme, che corrispondano a parametri scientificamente definiti di rischio, stante che, secondo quanto rilevato da studi internazionali al riguardo, la soglia di esplosività di una nube di gas non è inferiore a 10.000 parti per milione, corrispondente ad una concentrazione dell'1 per cento in atmosfera, mentre la soglia di percezione umana di odore in prossimità di un carro cisterna, dovuta alla presenza di gas odoranti, è di sole 2,8 parti per bilione;
tale situazione è aggravata dal fatto che la società Trenitalia SpA ha deciso, per motivi di sostenibilità economica, di sospendere, a partire dal 1o aprile 2010, il trasporto di merci pericolose con il sistema di traffico cosiddetto «diffuso»,

ossia attraverso spedizioni via treno per carri singoli o inferiori ad un treno completo;
tale sospensione sta procurando danni enormi alle industrie italiane, il cui tessuto è in massima parte formato dal piccole e medie imprese, che, per la loro dimensione produttiva, non possono ricevere o spedire quantitativi tali da comporre un treno completo, costringendole a rivolgersi a trasporti alternativi e perdendo porzioni di mercato, dovendo rinunciare al trasporto di merci pericolose provenienti da quei Paesi, come ad esempio la Germania, che prevedono l'obbligo di far viaggiare tali merci unicamente per ferrovia;
la perdita di porzioni rilevanti di mercato è confermata dalle dichiarazioni ufficiali delle ferrovie tedesche, secondo le quali il trasporto ferroviario di merci pericolose tra Italia e Germania sarebbe diminuito del 50 per cento, a partire dal momento in cui Trenitalia ha definitivamente sospeso il trasporto con il sistema «a diffuso»;
la decisione di Trenitalia ha avuto altresì come conseguenza il blocco dei carri danneggiati, che potendo essere mossi solo singolarmente, rimangono immobilizzati, creando ingombro e non consentendone la messa in esercizio per successivi trasporti;
una circolare emanata dalla società RFI impedisce inoltre la costituzione di treni cosiddetti «misti» ossia contenenti sia merci pericolose che merci non pericolose, ovvero merci pericolose non tutte della stessa natura, senza che ciò sia giustificato da normative europee al riguardo;
il decreto legislativo 27 gennaio 2010 n. 35, di attuazione della direttiva 2008/68/CE, relativa al trasporto interno di merci pericolose, nel recepire il regolamento internazionale RID (Règlement concernant le trasport international ferroviaire des merchandises dangereuses) del 2009, ha recato norme più stringenti al riguardo, uniformando l'Italia agli altri Paesi europei in ordine alle regole costruttive dei carri e contenitori cisterna, alla manutenzione dei suddetti carri e alle responsabilità dei soggetti coinvolti nella manipolazione e nel trasporto delle merci pericolose;
malgrado la normativa sia conforme ai più alti standard di sicurezza, il persistere di uno stato di allarme diffuso collegato al trasporto di merci pericolose per ferrovia suscita la fondata preoccupazione che le industrie produttive di tali merci decidano di effettuare il trasporto su strada, anziché su ferrovia, con incrementi dei costi e soprattutto con gravissime conseguenze sul traffico e sull'ambiente -:
se il Ministro non ritenga opportuno, per quanto di competenza:
a) mettere in atto tutte le appropriate iniziative per far sì che la società RFI spa consenta la circolazione di treni «misti», tornando su una decisione non giustificata da alcuna normativa europea;
b) verificare se la scelta della società Trenitalia spa di non accettare treni cosiddetti «a diffuso», motivata da ragioni di sostenibilità economica della società, corrisponda o meno ad esigenze di politica aziendale tali da giustificare il danno che si sta generando per l'industria italiana;
c) mettere in atto le opportune iniziative volte a fare in modo che vengano rimessi in esercizio i carri danneggiati, trainandoli verso e dalle officine di manutenzione.
(5-03331)

DESIDERATI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la direttiva 2008/87/CE ha introdotto modifiche alla normativa in materia di navigazione interna, individuando le condizioni e i requisiti tecnici richiesti per le navi utilizzate per tale navigazione, e per il rilascio dei relativi certificati comunitari di abilitazione;

gli Stati le cui vie navigabili non sono collegate internamente alla rete navigabile di altri Stati membri, come l'Italia, hanno facoltà di derogare alla normativa;
il legislatore italiano ha peraltro deciso di recepire la direttiva, allo scopo di fornire agli operatori del settore un valido e comunque necessario riferimento tecnico da impiegare nella costruzione e gestione delle unità navali impiegate nella navigazione interna, limitando però la sua applicazione alle navi nuove (navi la cui chiglia sia stata impostata successivamente al 30 dicembre 2008), in considerazione dell'antieconomicità dell'adattamento del naviglio esistente, rispetto alla sua progressiva sostituzione con navi rispondenti ai più avanzati parametri di sicurezza;
il rispetto dei requisiti tecnici indicati dalla direttiva e, conseguentemente, nel decreto legislativo 24 febbraio 2009, n. 22, di recepimento della direttiva stessa, con particolare riferimento alle dimensioni minime delle navi richieste per il rilascio del certificato comunitario, risulta estremamente oneroso, soprattutto per coloro che esercitano le proprie attività di navigazione nei bacini lacuali;
l'articolo 6 del citato decreto legislativo prevede che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nell'ambito della navigazione interna effettuata nelle vie navigabili indicate nell'Allegato I, in quanto vie navigabili non collegate alla rete degli altri Stati membri, può prevedere con proprio decreto, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, deroghe totali o parziali dall'applicazione delle norme contenute nel suddetto decreto -:
quali iniziative intenda assumere, anche esercitando la facoltà di deroga espressamente riconosciuta dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 22 del 2009, al fine di adeguare le prescrizioni contenute nella normativa sopra citata alle specifiche condizioni di navigazione nei laghi e nei bacini italiani.
(5-03334)

NIZZI, PILI, MOFFA, DESIDERATI, BERGAMINI, VELLA, PROIETTI COSIMI, MONTAGNOLI, LUPI, PISO, IAPICCA, ANTONINO FOTI, IANNARILLI, MANNUCCI, MURGIA, LORENZIN, TOTO, PORCU, GAROFALO, LANDOLFI, SIMEONI, LA LOGGIA, MINARDO e MEREU. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
presso il sistema aeroportuale di Roma, negli scali di Fiumicino (Leonardo da Vinci) e di Ciampino (Giovan Battista Pastine) i servizi di handling alle compagnie aeree di ben oltre 100 vettori aerei provenienti da tutto il mondo, che operano sui due aeroporti di Roma; vengono forniti da 6 handler nazionali e non. Fra queste la società Alitalia effettua circa il 50 per cento del carico totale dei servizi necessari al trasporto aereo, Flightcare Italia S.p.A. circa il 25 per cento (Flightcare) e questi sono di fatto i due maggiori fornitori dei servizi di assistenza a terra e agli aeromobili; le altre società che ivi operano, con percentuali di mercato che va dal 5 al 7/8 per cento sono: aviapartner, globe ground, consulta e aviation service;
secondo i contratti di servizio stipulati gli handler dovrebbero offrire, ai clienti dei vettori aerei e delle concessionarie aeroportuali, una vasta gamma di servizi di assistenza, fra cui l'accettazione e l'imbarco dei passeggeri, l'assistenza ai passeggeri in arrivo e il lost & found, il bilanciamento degli aeromobili, la supervisione di rampa ed il coordinamento operativo, il carico e lo scarico degli aeromobili, lo smistamento e la riconsegna dei bagagli, le pulizie di bordo, il trasporto dei passeggeri, degli equipaggi e delle merci. Vengono inoltre offerti - sia alle compagnie aeree, sia ad Enti di Stato o società private - servizi di assistenza VIP;
le società Flightcare, globe ground ed Aviapartner, fanno capo a multinazionali operanti in vari paesi europei e non;
tutte le 6 società di handling sono state riconosciute idonee dall'ENAC per fornire servizi su Roma ed anche su altri

nove fra i più importanti scali del territorio italiano (Bologna, Cagliari, Catania, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Torino, Venezia);
con troppa frequenza continuano a verificarsi disservizi di vario genere (ritardo nell'arrivo dell'autobus, ritardo dell'arrivo dell'addetto alla rampa, ritardo del carico e scarico dei bagagli e soprattutto loro riconsegna ai nastri e altro) e nonostante le numerose proteste dell'utenza, che si sente sempre più abbandonata a se stessa, niente cambia in termini di servizi, anche se lautamente pagati dalla stessa;
altra grave carenza nel sistema nazionale e che le società di gestione aeroportuali, nonostante i ripetuti richiami alle suddette società di handling per ben comprovati episodi di disservizi, e le formali denunce all'ENAC perché si prendano adeguati provvedimenti sanzionatori, essendo i gestori aeroportuali privi di tale possibilità, niente cambia a carico degli handler ed il malcontento degli utenti è sempre più alto;
altro grave fatto da rilevare e che a Roma, operano un numero davvero rilevante di handler a fronte di un pessimo servizio, a differenza dei grandi aeroporti europei dove operano un numero ben inferiore di società di servizi, con minori interferenze e miglior qualità dei servizi erogati, nonostante numeri di passeggeri ben più elevati, basti pensare che a Francoforte operano 3 sole società ed a Londra 5 ma ben distribuite dal punto di vista geografico all'interno dell'area aeroportuale;
il 27 luglio 2010 all'arrivo dell'aeromobile Meridiana allo scalo Fiumicino, proveniente da Olbia, si è verificato l'ennesimo disagio per i passeggeri: nonostante la società di servizio (Aviapartner) fosse stata avvisata in tempo dal comandante dell'aereo ben 10 minuti prima dell'atterraggio, che la scala anteriore dell'aereo non fosse funzionante e pertanto si richiedeva la scala mobile onde permettere ai passeggeri di scendere dall'aereo, anche dalla porta anteriore e nonostante la presenza dell'autoscala fosse stata garantita, tutti i passeggeri sono dovuti scendere dalla sola porta posteriore dopo aver atteso per circa 15 minuti il mancato arrivo della scala, della quale si potevano vedere due unità parcheggiate a pochi metri dall'aereo, ma per le stesse mancava l'operatore. Naturalmente a niente sono valsi i numerosi solleciti del comandante dell'aereo;
secondo alcuni addetti si tratterrebbe di una situazione non a carattere sporadico, ma che sottopone ripetutamente lo scalo romano a rischio di estremo disagio per i passeggeri e di conseguenza al malfunzionamento dell'aeroporto stesso -:
se il Ministro non ritenga di dover effettuare celermente le dovute verifiche per accettare che effettivamente le società operanti in aeroporto ed in particolare l'Aviapartner, siano idonee a soddisfare la mole di lavoro che un aeroporto di dimensioni internazionali come quello di Roma deve esigere per fornire ai passeggeri, diritti riconosciuti di assistenza a livello internazionale;
se non sia il caso di sospendere, unilateralmente gli accordi già posti in essere, per i casi di inottemperanza contrattuale del servizio da parte della società appaltatrice, chiedendo ad ENAC una immediata verifica ispettiva, una sanzione economica rilevante ed infine una revoca per inottemperanza del contratto di servizio.
(5-03337)

Interrogazioni a risposta scritta:

MANCUSO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 1o luglio 2010 i veicoli che entrano o escono dalla barriera autostradale di Mercato San Severino dell'A30 e dal casello di Avellino dell'A16 pagano un sovrapprezzo sul pedaggio autostradale, nel presupposto che il raccordo Salerno-Avellino sia un raccordo autostradale del

l'ANAS (come, ad esempio, il raccordo autostradale Sicignano-Potenza), collegato ad un'autostrada con pagamento di pedaggio, quale l'A30 e l'A16;
il raccordo Salerno-Avellino, cui è stato assegnato il numero RA02, ha la segnaletica stradale con sfondo verde, prescritta per legge (codice della strada) per le autostrade ed i raccordi autostradali, mentre il decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 461 lo include tra la rete stradale ordinaria di interesse nazionale, in cui la segnaletica stradale è con sfondo blu. L'ANAS, proprietaria e gestore del raccordo SA-AV, lo include nella viabilità ordinaria. Tanto è vero ciò che nella Convenzione, firmata pochi giorni fa, tra il Ministero dell'interno (dipartimento della pubblica sicurezza) ed ANAS, quale gestore di autostrade e raccordi autostradali, sui quali ha la vigilanza stradale esclusiva la polizia stradale, non è compreso il raccordo Salerno-Avellino, mentre sono presenti l'autostrada SA-RC e il raccordo Sicignano-Potenza -:
se il Governo intenda intervenire per porre fine ad un esborso di denaro non dovuto da parte di cittadini, che credono di percorrere un tratto autostradale che, in realtà, è una strada ordinaria e che inoltre subiscono anche un danno economico quando pagano un sovrapprezzo, compreso nel pedaggio autostradale, entrando o uscendo dalla barriera di Mercato S. Severino dell'A30 e dal Casello di Avellino Est dell'A16.
(4-08273)

DIMA e CARLUCCI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
le politiche di potenziamento della linea ferroviaria calabrese, promosse in questi anni da Trenitalia ed RFI, sembrano privilegiare esclusivamente la direttrice tirrenica, con l'impiego di treni ad alta velocità ed a lunga percorrenza che permettono comodi e rapidi collegamenti con il centro ed il nord Italia;
sul versante ionico, invece, si registra un ingiustificato disinteresse non solo perché la linea ferroviaria, pur essendo vetusta in quanto non elettrificata ed a binario unico, non rientra affatto in alcun piano regionale o nazionale di potenziamento delle tratte ferroviarie ma anche e soprattutto perché, da qualche tempo ormai, è sempre più evidente un progressivo ed inesorabile disimpegno di Trenitalia ed RFI sul fronte dei collegamenti, caratterizzato dalla soppressione di molti treni a lunga percorrenza, che non ha fatto altro che aumentare i disagi e rinvigorire polemiche mai sopite;
di fronte a questo contesto di progressivo depauperamento dei servizi e delle risorse e, più in generale, di malfunzionamento della linea ionica, con l'annesso problema della sicurezza dei viaggiatori e del personale viaggiante, assume particolare evidenza la questione del pendolarismo che si aggrava enormemente non solo per la carenza di collegamenti e la conseguente difficoltà di raggiungere il posto di lavoro ma anche per la scarsa manutenzione e la pessima pulizia dei vagoni;

sulla questione, più volte evidenziata da comitati spontanei di pendolari, non si è mai intervenuti seriamente tanto è vero che si sono registrate forti proteste in merito, anche e soprattutto perché il servizio si è continuato a mantenere su livelli molto scadenti -:
quali iniziative il Ministro intenda porre in essere per dare una risposta concreta a chi utilizza quotidianamente il treno in una regione già carente di reti infrastrutturali degne di questo nome e che abbisognano di essere adeguate alle esigenze dei cittadini, soprattutto con riferimento al servizio ferroviario che manifesta le carenze più evidenti.
(4-08274)

TESTO AGGIORNATO AL 9 FEBBRAIO 2011

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:

MANCUSO e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
si va diffondendo il fenomeno delle psico-sette, cioè quei gruppi che promuovono lo sviluppo della personalità, di fatto schiavizzando la mente degli adepti e devastandone la vita;
questi gruppi si rivolgono soprattutto ai giovani e persone con personalità fragili, promuovendo dei corsi, apparentemente innocui, di sviluppo della memoria, favoriti dalla vacatio normativa;
i docenti, millantando titoli accademici inesistenti e attingendo a teorie psicologiche infarcite di suggestioni orientaleggianti, cercano di rendere succubi le loro «prede», senza che queste se ne rendano conto;
l'obiettivo è sempre quello di ottenere le risorse economiche degli «allievi» e delle rispettive famiglie, nonché di sfruttarli come manodopera a costo zero -:
quali iniziative di recupero intenda adottare il Governo nei confronti delle vittime di queste sette che, dopo aver rotto i rapporti con le rispettive famiglie, hanno la necessità di ricostruire la propria vita, analogamente a quanto accade ai tossicodipendenti e alle persone vittime di altre dipendenza;
quali iniziative volte a reintrodurre norme di carattere sanzionatorio intenda adottare il Governo nei confronti di questi manipolatori di carriera, a 30 anni dall'abolizione del reato di plagio.
(5-03344)

Interrogazioni a risposta scritta:

PICCOLO, BOSSA, MARIO PEPE (PD), IANNUZZI, GARAVINI, PICIERNO, CUOMO, VACCARO, MAZZARELLA, BONAVITACOLA, NICOLAIS, ANDREA ORLANDO, BOFFA, GRAZIANO e CIRIELLO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con precedenti interrogazioni al Ministro dell'interno (n. 4/03071 del 20 maggio 2009 e n. 4/06652 del 30 marzo 2010) veniva segnalato il pesante clima di intimidazione camorristica nei confronti del sindaco di Portici, dottor Vincenzo Cuomo, impegnato in una coraggiosa ed intransigente azione di contrasto alla criminalità organizzata;
nelle stesse veniva espressa forte preoccupazione per le minacce, dirette o indirette, rivolte al sindaco in più occasioni, a fronte delle incisive iniziative da lui assunte a tutela della legalità;
da parte del Ministero dell'interno, in data 9 giugno 2010, è stato dato riscontro alle summenzionate interrogazioni, assicurando che «a seguito degli atti intimidatori a danno del Sindaco Cuomo sono stati immediatamente intensificati i servizi di prevenzione generale e di controllo del territorio» e precisando, altresì, che «la valutazione dell'esposizione a rischio è oggetto di periodica rivisitazione per una verifica di idoneità delle misure adottate» a protezione delle persone esposte a causa delle funzioni esercitate;
purtroppo, la pressione dei clan camorristici nella città di Portici non si allenta e sempre più sembra concentrare l'attenzione sulla persona del sindaco, oggetto di messaggi violenti, di chiara matrice intimidatoria, peraltro estesi anche alla sua famiglia;
di recente è pervenuta al comune di Portici una missiva anonima, indirizzata direttamente al sindaco, nella quale vengono testualmente riportate le seguenti, gravissime affermazioni: «Caro Sindaco Cuomo, non hai capito un c....Te ne devi andare al tuo paese Casola. Portici è nostra e pure il Granatello. Vuoi fare l'eroe, ti scordi che tieni famiglia. Tu sei solo, noi siamo assai e dobbiamo campare. Questo è l'ultimo avvertimento, poi passiamo

ai fatti». A margine dell'epistola compaiono quattro croci (la macabra e terribile simbologia fa evidente riferimento alla composizione della famiglia di Cuomo, coniugato con due figli);
pochi giorni prima era stata recapitata al comune un'altra missiva anonima nella quale, tra l'altro, rivolgendosi sempre al sindaco, si affermava: «Ti diciamo e ti promettiamo che non ti facciamo vedere il Santo natale. Questi che ti scrive è la camorra di Portici. Aspettiamo quello che fai»;
ovviamente, il dottore Cuomo, per questi gravissimi episodi di intimidazione ha provveduto immediatamente a sporgere denuncia al commissariato P.S. di Portici - Ercolano, consegnando tutta la relativa documentazione e querelando gli autori delle missive anonime;
è opportuno anche ricordare, come risulta dal verbale della seduta del consiglio comunale del 24 maggio 2010, quanto affermato - nel corso del suo intervento - da un autorevole esponente dell'opposizione in consiglio comunale, il quale, nel riconoscere lealmente al sindaco il suo impegno per la legalità e le sue iniziative contro la malavita organizzata, citava un singolare episodio occorsogli durante la campagna elettorale che richiamava in causa il clan Vollaro;
siffatti, reiterati episodi suscitano un motivato allarme e inducono a sollecitare la massima attenzione delle competenti autorità per garantire al sindaco ed all'amministrazione comunale di Portici di poter esercitare le proprie funzioni in una condizione di normalità e di adeguata tutela della sicurezza personale e di quella familiare, al fine di non lasciare isolato chi si espone contro la camorra e ne argina l'invadenza sociale con fermezza e coerenza comportamentale -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti denunciati dal sindaco e del grave rischio al quale lo stesso è esposto;
quali concrete ed urgenti iniziative, di conseguenza, intenda assumere per potenziare il controllo del territorio al fine di prevenire e reprimere le attività criminose delle organizzazioni malavitose che operano nell'area costiera e vesuviana, con particolare riguardo ai comuni di Portici, Ercolano, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia;
se, in considerazione dei fatti segnalati, non ritenga necessario procedere ad una verifica di idoneità delle misure adottate a protezione del sindaco di Portici e dei suoi familiari.
(4-08270)

FARINONE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge n. 78 del 2010, convertito in legge il 29 luglio 2010, prevede la soppressione dell'Agenzia dei segretari comunali e il conseguente subentro del Ministero dell'interno per i rapporti giuridici in essere;
ad oggi risultano in itinere tre procedure concorsuali per l'accesso all'albo dei segretari, e precisamente: il corso concorso COA 3 in fase di conclusione, anche se ad oggi non sono ancora state effettuate le iscrizioni all'Albo; il corso concorso COA 4 del quale sono state effettuate preselezione e prove scritte; il corso concorso COA 5 rinviato ad una data successiva come risulta dalla Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2010 -:
se le procedure concorsuali saranno portate a conclusione, da quale ente ed entro quale termine;
se con il passaggio al Ministero dell'interno sia prevista la modifica della procedura di reclutamento tramite il corso concorso e la successiva iscrizione all'albo, nonché se le prove e le materie oggetto di selezione saranno modificate.
(4-08278)

BELCASTRO e LEHNER. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il comune di Siculiana (Agrigento) con determinazione data 26 luglio 2010 del responsabile Presidio ospedaliero 5o dottor Giovanni Morreale, ha negato il rinnovo della autorizzazione richiesta dalla dottoressa Giuseppa Maria Carciotto, medico odontoiatra per il suo studio professionale ed ambulatorio odontoiatrico in Siculiana, II Traversa Mangione n. 34, determinazione adottata, previo concerto con la prefettura e previo espresso riconoscimento «della insussistenza di cause di divieto, di decadenza e di sospensione» constatando che tuttavia «ai fini discrezionali ammessi dalla legge ai sensi dell'articolo 1-septies del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 726, come successivamente integrato dalla legge 15 novembre 1988, n. 486, la richiedente signora Carciotto Giuseppa Maria risulta coniugata con Renna Giuseppe già condannato per delitti di mafia ed avuto riguardo allo stretto legame familiare tra i soggetti, considerato che l'attività, pertanto, per tale comunicazione, (sic) non può essere esercitata dalla stessa signora Carciotto in quanto in presenza di cointeressenze tra la richiedente ed il Renna Giuseppe... determina il diniego...;
il Renna è oramai detenuto da dodici anni e la specializzazione in odontoiatria della moglie è successiva a tale evento, mentre la «cointeressenza» tra i due soggetti è individuabile solo nell'interesse per l'educazione di due figli appena adolescenti, mentre la dottoressa Renna è oramai un'affermata professionista universalmente stimata da colleghi, clienti e concittadini, che con il suo lavoro provvede al sostentamento dei figli;
l'episodio, secondo gli interroganti, denota una chiara volontà di ricorrere a forme di pressione e repressione «trasversale» su detenuti per reati di mafia, in violazione del principio secondo cui la responsabilità penale è personale, con il probabile effetto di suscitare gravi forme di reazione e repulsione non solo per simili metodi, ma per tutta l'attività repressiva del fenomeno mafioso, screditandola e presentandola agli occhi delle popolazioni a diretto contatto con essa come persecutoria e vessatoria di persone innocenti, quali i bambini e altri congiunti di condannati estranei ad ogni attività illecita, colpiti nella stessa possibilità di svolgere il loro lavoro -:
se e quali elementi siano stati comunicati dalla prefettura competente che risultino tali da giustificare il mancato rilascio dell'autorizzazione richiesta dalla dottoressa Carciotto.
(4-08289)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

ANTONINO RUSSO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
non risulta ancora ultimato il piano di 150.000 immissioni in ruolo voluto dal precedente Governo di centro-sinistra con l'approvazione della legge n. 296 del 2006;
gli 87.000 tagli di personale docente previsti dal decreto-legge n. 112 del 2008 hanno provocato un drastico malfunzionamento della scuola e una profonda incertezza nelle famiglie e in tutti gli operatori del settore dell'istruzione;
nel comparto scuola non sembra applicato quanto previsto dal decreto legislativo n. 368 del 2001, in ottemperanza all'accordo quadro comunitario sui rapporti di lavoro a tempo determinato e sulla stabilizzazione del personale a tempo determinato con tre anni di contratto anche non consecutivi, come disciplinato dalla direttiva dell'Unione europea n. 1999/70/CE;

sono in via di pubblicazione, dal 27 luglio al 3 agosto 2010, le graduatorie definitive del personale docente valide per l'anno scolastico 2010-2011, secondo la tempistica prevista dalla nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca prot. n. AOODGPER 6464 del 9 luglio 2010;
l'ordinanza n. 207 del 2010 del 30 giugno 2010 del Consiglio di Stato ha disposto la revocazione delle ordinanze nn. 1134, 1136, 1137, 1138, 1139, 1140, 1160, 1161, 1162, 1163 e 1164, rese all'esito della camera di consiglio del giorno 9 marzo 2010, con cui sono stati sospesi gli effetti delle ordinanze del TAR del Lazio nn. 5140, 5141, 5142, 5143, 5144, 5145, 5146, 5147, 5148, 5149 e 5150 R.G. del 2009;
la nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca prot. n. AOODGPER./1999 del 17 febbraio 2010 a firma del direttore generale, dottor Luciano Chiappetta, faceva esplicito riferimento alla sospensione delle ordinanze del TAR Lazio sopra indicate, sospensione che l'ordinanza n. 207 del 2010 del 30 giugno 2010 del Consiglio di Stato ha revocato, dichiarando l'inammissibilità dei ricorsi proposti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca avverso le ordinanze di esecuzione coattiva del TAR in data 6 novembre 2009 nn. 5140, 5141, 5142, 5143, 5144, 5145, 5146, 5147, 5148, 5149 e 5150 R.G. del 2009 e riconoscendo pertanto piena e immediata efficacia ai provvedimenti di commissariamento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sopra citati che hanno acquisito l'autorità del giudicato cautelare;
il Contratto collettivo nazionale integrativo sulla mobilità e il Contratto collettivo nazionale integrativo sulle utilizzazioni e sulle assegnazioni provvisorie, rispettivamente del 16 febbraio e del 16 luglio 2010, garantiscono per l'anno scolastico 2010-2011 al personale docente di ruolo il diritto al trasferimento da un'istituzione scolastica all'altra, anche tra regioni e province diverse, mentre la direttiva comunitaria 1999/70/CE sancisce la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e personale a tempo indeterminato;
diversi atti di sindacato ispettivo presentati da deputati del Partito Democratico (interrogazioni a risposta in Commissione n. 5-01418 di giovedì 14 maggio 2009, seduta n. 177, n. 5-01622 di lunedì 13 luglio 2009, seduta n. 201, n. 5-01684 di lunedì 27 luglio 2009, seduta n. 209, n. 5-02192 di mercoledì 9 dicembre 2009, seduta n. 255) hanno sollecitato e invitato più volte il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, fin dalla pubblicazione delle graduatorie per l'anno scolastico 2009-2010, a garantire il trasferimento da una provincia all'altra del personale docente precario nel rispetto di quanto previsto dalla legge 3 maggio 1999 n. 124, articolo 1, comma 6, della legge 20 agosto 2001, n. 333, articolo 1, comma 1 e dalla legge 4 giugno 2004, articolo 1, comma 4, e a rispettare le ordinanze cautelari emesse dall'autorità giudiziaria;
il comma 4-ter dell'articolo 1 della legge n. 167 del 24 novembre 2009 è al vaglio del giudice delle leggi con ordinanza di promovimento n. 186 del 2010 per «violazione del principio di uguaglianza sotto i profili dell'irragionevolezza e del diverso trattamento di situazioni omogenee - incidenza sul diritto di azione e di difesa in giudizio - violazione del principio di uguaglianza nell'accesso ai pubblici impieghi nonché dei princìpi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione e di tutela giurisdizionale - violazione dei vincoli derivanti dalla CEDU. - decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, articolo 1, comma 4-ter, aggiunto dalla legge 24 novembre 2009, n. 167. - Costituzione, articolo 3, primo comma, 24, commi primo e secondo, 51, primo comma, 97, primo comma, 113, primo comma, e 117, primo comma, in relazione all'articolo 6 della convenzione per la

salvaguardia diritti dell'uomo e libertà fondamentali» -:
quali iniziative abbia inteso o intenda predisporre per consentire al personale docente interessato, inserito nelle graduatorie ad esaurimento, il trasferimento per l'anno scolastico 2010-2011, secondo il proprio punteggio, almeno, in una delle quattro province scelte entro i termini di scadenza previsti dal decreto ministeriale n. 42 dell'8 aprile 2009, in ottemperanza alle ordinanze cautelari e di commissariamento indicate;
quali iniziative intenda promuovere, a garanzia della continuità e della valorizzazione della professione del personale precario della scuola, in particolare già presente in posizione utile nelle medesime graduatorie e che ha prestato servizio negli scorsi anni, per consentire la copertura con contratto a tempo indeterminato di tutti i posti vacanti e disponibili, la stabilizzazione prevista già dalla normativa italiana e comunitaria del personale scolastico, e un nuovo massiccio piano di immissioni in ruolo.
(5-03336)

TESTO AGGIORNATO AL 9 FEBBRAIO 2011

...

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

DELFINO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nell'agosto 2009, il tribunale di Saluzzo ha dichiarato il fallimento della ditta «Neograf» di Moretta (Cuneo), specializzata in processi di metallizzazione di carta e stampa;
a seguito della pronuncia del tribunale, è stata attivata la cassa integrazione straordinaria per 160 dipendenti;
il 19 luglio 2010, è stata firmata a Torino, la proroga di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per circa 143 lavoratori della ditta «Neograf», da parte dei sindacati, del curatore fallimentare e dei funzionari regionali della direzione lavoro;
la proroga siglata dalla parti interessate, che ha scongiurato la procedura di mobilità per tutti i dipendenti, è stata accordata perché vi sarebbero possibili acquirenti interessati ad alcuni reparti dell'azienda;
nonostante le voci di possibili acquisizioni da parte di alcuni imprenditori, le organizzazioni sindacali si dicono caute circa la possibilità di una stabile ripresa produttiva poiché non vi è ancora nulla di concreto -:
quali urgenti iniziative, in suo potere, intenda attivare per verificare la possibilità di una concreta salvaguardia dell'intera unità produttiva dello stabilimento, al fine di scongiurare la procedura di mobilità per i dipendenti dell'azienda in questione.
(5-03335)

MADIA e GATTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Omega è stato oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo, soprattutto in relazione all'acquisizione, dalla società Eutelia, del ramo di information technology (Agile). Anche altre acquisizioni di Omega, come Phonemedia, hanno suscitato l'attenzione dell'opinione pubblica e del Parlamento;
gli atti di sindacato ispettivo sono stati resi necessari dalle intricate vicende societarie che hanno visto protagonista il gruppo Omega - attualmente oggetto di inchieste giudiziarie penali e di procedure di amministrazione controllata da parte dei tribunali di Roma e Arezzo - che hanno portato a una gravissima crisi occupazionale e a un precipitare delle condizioni

di lavoro per le migliaia di lavoratori delle società acquisite;
l'ultimo caso riguarda la società di call center Best Contact Lazio di Roma;
secondo gli organi di stampa (la Repubblica 8 giugno 2010) l'acquisizione da parte di Omega di questa azienda nel 2009 avrebbe portato rapidamente alla chiusura di Best Contact, all'esaurimento delle commesse, e al licenziamento e messa in mobilità di 415 dipendenti. Questo nonostante le commesse non avessero problemi, al punto che Omega avrebbe operato le ultime assunzioni all'inizio del 2010, ad avviso degli interroganti quasi a voler artificiosamente innalzare i costi societari;
i dipendenti sarebbero in credito verso l'azienda di diverse mensilità di stipendio, ratei di tredicesime, ferie e trattamenti di fine rapporto non corrisposti;
secondo la medesima fonte numerosi sarebbero i punti oscuri della vicenda. In particolare in contemporanea alla chiusura di Best Contact Lazio sarebbe sorta, in pochissimo tempo, una nuova azienda di call center chiamata Call and Call;
la nuova società, sorta a 200 metri dalla sede di Best Contact Lazio, ne avrebbe assunto quasi 200 ex-dipendenti e assorbito rapidamente tutte le commesse. I neoassunti, già dipendenti a tempo indeterminato con Best Contact, avrebbero con Call and Call dei contratti a termine. Una condizione imposta individualmente ai nuovi assunti sarebbe stata quella di rinunciare a qualsiasi azione legale nei confronti delle aziende committenti. Diversi lavoratori sarebbero, infatti, in causa con Cartasì;
secondo notizie in possesso degli interroganti Cartasì non sarebbe a conoscenza della condizione imposta da Call and Call, mentre - quasi a evidenziare una contiguità tra le due aziende - il responsabile delle risorse umane di questa società sarebbe lo stesso che ha operato, nel 2003, nella fase di start up di Best Contact;
secondo la medesima fonte di stampa Call and Call avrebbe operato, a Pistoia, un simile «salvataggio» di un call center riconducibile ad Omega;
Omega e il suo nuovo amministratore delegato Lo Jucco, attraverso la mediazione della regione Lazio, avrebbero offerto ai 200 dipendenti non assunti il blocco dei licenziamenti, la conversione della mobilità in cassa integrazione e la ripresa dell'attività in settembre con nuove commesse. La trattativa si sarebbe interrotta in seguito ai noti arresti per bancarotta fraudolenta di parte dei vertici di Omega, Agile ed Eutelia, disposti dalla procura di Roma l'11 luglio 2010 -:
se il Governo sia pienamente informato della vicenda Best Contact Lazio;
quali iniziative intenda adottare per salvaguardare le spettanze dei lavoratori e garantire i livelli occupazionali;
quali notizie abbia il governo sui rapporti tra Best Contact e Call and Call in relazione al transito di 200 ex dipendenti nella nuova società;
se il ministro abbia notizia della liberatoria imposta ai neoassunti di Call and Call che pregiudica secondo gli interroganti i diritti e gli interessi legittimi dei cittadini coinvolti, ponendosi come vera e propria condizione vessatoria nei confronti di questi lavoratori.
(5-03341)

BOCCUZZI, ESPOSITO, BERRETTA, DAMIANO, GIORGIO MERLO, BELLANOVA, MIGLIOLI, MATTESINI, SCHIRRU, CODURELLI, RAMPI, ROSSOMANDO, GATTI, MADIA, LOVELLI e LUCÀ. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che;
sono cinque i lavoratori licenziati dalla Fiat in una sola settimana ed in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom ed uno del coordinamento dello Slai Cobas;

una situazione di tensione che si è determinata tra l'azienda, i lavoratori e i sindacati, a seguito del referendum del 22 giugno 2010 svoltosi presso lo stabilimento di Pomigliano dove il 40 per cento dei lavoratori ha detto «no» all'accordo separato tra Fiat e sindacati Cisl e Uil;
i licenziamenti sono partiti il 13 luglio 2010, quando un delegato della Fiom di Mirafiori - Pino Capozzi - ha ricevuto una lettera di sospensione per aver usato l'e-mail aziendale per diffondere un volantino di solidarietà agli operai di Pomigliano, alla vigilia del referendum, da parte dei lavoratori di Tichy, lo stabilimento polacco dove attualmente si produce la Panda; nella lettera si contestava l'utilizzo del mezzo aziendale per l'invio della mail ma soprattutto di aver minato l'azienda, aver rotto il rapporto di fiducia e di aver denigrato l'azienda stessa e chi ne rappresenta il vertice;
il venerdì successivo, l'ultimo giorno di sospensione, il lavoratore si recava in azienda a fornire giustificazioni verbali;
in maniera anomala rispetto alle consuetudini, anziché ricevere una raccomandata A/R o un telegramma, il giorno successivo alle ore 10.00 una telefonata da parte dell'ufficio personale invitava il lavoratore a presentarsi in azienda senza usare il badge e senza andare in ufficio. Una volta recatosi presso l'ufficio del personale al lavoratore veniva notificata la lettera di licenziamento con le stesse identiche motivazioni della sospensione, nonostante le giustificazioni;
il 14 è stata la volta di tre operai del reparto montaggio della Fiat di Melfi (Potenza), due dei quali delegati sindacali accusati dall'azienda di aver bloccato un carrello robotizzato, durante un corteo interno, mentre qualche giorno più tardi la lettera di licenziamento veniva inviata ad un lavoratore dello stabilimento di Termoli;
pochi giorni dopo l'invio di tali provvedimenti i vertici della Fiat hanno annunciato la possibilità di destinare la produzione della nuova monovolume, anziché agli stabilimenti Mirafiori di Torino, a nuovi impianti da realizzare in Serbia;
il Ministro interrogato, in relazione agli annunciati licenziamenti ha dichiarato che «c'è un clima di relazioni industriali che devono risolvere le parti tra di loro», sostenendo poi in successive dichiarazioni le motivazioni dell'azienda in riferimento ai «gravi episodi di interruzione della produzione;
fino ad ora il Governo, ad avviso degli interroganti, non si è mai messo nella condizione di poter chiedere chiare garanzie occupazionali per i lavoratori interessati e di scongiurare la delocalizzazione produttiva, anche al fine di mantenere i poli di ricerca e innovazione che hanno reso la nostra industria automobilistica tra i leader mondiali del settore;
solo in seguito dell'annuncio dei vertici Fiat di spostare parte della produzione in Serbia il Ministro interrogato ha convocato un tavolo delle parti a Torino -:
se non ritenga di dover intervenire con urgenza al fine di scongiurare altre possibili ritorsioni dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori;
se non ritenga, di doversi adoperare, per quanto di sua competenza, affinché il ritiro dei licenziamenti da parte del gruppo di Torino sia condizione indispensabile, al fine di avviare un serio confronto con le parti in relazione alle decisioni di politica industriale del gruppo Fiat recentemente annunciate ed evitare l'inasprimento del clima sociale e politico in un momento così delicato per la produzione del settore.
(5-03342)

Interrogazione a risposta scritta:

ARACRI e CARLUCCI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la società Engeenering spa, aggiudicataria di varie gare d'appalto, tra cui non

ultima quella dell'INPS, si avvale di molteplici sub-fornitori tra i quali la Mediacon spa;
il personale Mediacon spa lavora con il suddetto Istituto nazionale di previdenza sociale da vari anni su diversi progetti con la comprovata soddisfazione dei dirigenti dell'Istituto stesso;
risulta all'interrogante che la società Engeenering spa dal 2008 non pagherebbe più le prestazioni effettuate su questi progetti per presunte difficoltà nella ricezione degli ordini/pagamenti da parte dell'appaltante INPS o per pretese pendenze con altre società del gruppo;
consta all'interrogante che Mediacon spa stia lavorando senza copertura di ordine in attesa della regolarizzazione del contratto;
l'uscita delle risorse ha bloccato la regolarizzazione del pregresso, moltiplicando i problemi sugli incassi della Mediacon spa -:
se si sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
quali iniziative si intendano adottare per fare chiarezza sulla situazione e ripristinare i corretti rapporti all'interno dell'istituto previdenziale;
come si intenda intervenire per far piena luce sulla vicenda assicurando il rispetto della normativa sugli appalti pubblici che prevede la vigilanza da parte della stazione appaltante sulla gestione delle sub-forniture in particolare sui pagamenti dei sub-fornitori;
come si intenda scongiurare il peso di altri mesi senza senza copertura contrattuale e quindi senza lavoro per il personale ex Mediacon con evidenti ripercussioni anche in ambito familiare.
(4-08283)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

OLIVERIO, ZUCCHI, AGOSTINI, BRANDOLINI, MARCO CARRA, CENNI, CUOMO, DAL MORO, FIORIO, MARROCU, MARIO PEPE (PD), SANI, SERVODIO e TRAPPOLINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi il Ministro della salute, intervenendo sullo scandalo delle mozzarelle contagiate dal batterio pseudomonas fluerescens, ha annunciato l'intenzione di effettuare monitoraggi a tappeto dei prodotti caseari - dalla produzione alla vendita e la creazione di un tavolo operativo per individuare strategie di prevenzione e di controllo;
a un mese di distanza dall'esplosione dello scandalo delle mozzarelle blu importate dalla Germania dalla ditta Milchwerk Jager di Haag, il sequestro della procura di Torino di 12 mozzarelle blu del colosso caseario bolognese Granarolo e ulteriori episodi di mozzarella blu denunciati in relazione a altri prodotti made in Italy ha ormai reso evidente che il vero problema è quello di consentire una vera tracciabilità circa l'origine e la provenienza dei prodotti venduti;
l'intensificazione delle attività di controllo è, certo, fondamentale ma per essere pienamente efficace deve essere accompagnata anche da misure strutturali, quali l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime utilizzate, vera priorità per Italia dalle cui frontiere entrano ogni giorno 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati, cagliate e polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare mozzarelle, formaggi o latte italiani;

in Italia, infatti, l'indicazione della reale origine per i prodotti lattiero caseari è obbligatoria solo per il latte fresco, ma non per quello a lunga conservazione, per lo yogurt, i latticini o i formaggi;
le associazioni di categoria denunciano che in Italia sono arrivati nel 2009 ben 1,3 miliardi di litri di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 120 milioni di chili di polvere di latte di cui circa 15 milioni di chili di caseina. Complessivamente in Italia sono arrivati 8,8 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) utilizzati in latticini e formaggi all'insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Il 68 per cento del latte importato viene da Germania, Francia e Austria, ma è rilevante anche la quota da paesi dell'est come la Polonia (5 per cento), la Lituania (3 per cento), la Slovenia (3 per cento) e l'Ungheria (3 per cento). Si utilizza anche moltissima cagliata congelata (un semilavorato industriale) proveniente da paesi lontani come la Lituania che nel 2009 ha aumentato le importazioni verso il nostro paese del 20 per cento rispetto anno 2008;
ne consegue che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri mentre la metà delle mozzarelle in vendita sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, ma non si sa perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta;
lo scandalo delle mozzarelle «blu» prodotte in Germania è reso più grave dal fatto che vengono vendute con nomi di marche, come Malga Paradiso, Fattorie Torresina e Monteverdi, che richiamano al made in Italy ed ingannano i consumatori che acquistano senza saperlo un prodotto che non ha nulla a che fare con il cibo italiano. Si stima che l'inganno del falso made in Italy a tavola dovuto alla vendita in Italia di prodotti alimentari pagati come italiani senza esserlo, per la mancanza dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta, costa ben 4,2 miliardi;
colmare questo ritardo è una grande responsabilità nell'interesse degli imprenditori agricoli ma soprattutto dei consumatori e della trasparenza e competitività dell'intero sistema Paese;
i temi dell'etichettatura e della trasparenza alimentare sono stati al centro dei lavori del Parlamento europeo nel mese di giugno. L'aula di Strasburgo ha, infatti, adottato in prima lettura il Regolamento sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori in cui si prevede l'obbligo dell'etichettatura di provenienza per i prodotti agricoli, per i prodotti mono ingrediente e per carne e pesce, ove utilizzati come unico ingrediente nei prodotti trasformati;
in particolare l'obbligo di indicare il luogo di origine/provenienza riguarderà i prodotti ortofrutticoli freschi e appunto prodotti lattiero caseari che si compongono di un unico ingrediente (che oltre al prodotto agricolo prevedono solo degli eccipienti come acqua, sale, zucchero) e i prodotti trasformati che hanno come unico ingrediente la carne, il pollame ed il pesce;
in sostanza, quando il regolamento sarà approvato definitivamente, sarà possibile conoscere in etichetta dove è stata allevata la mucca da cui si ottiene latte o un determinato formaggio o dove è stato allevato il maiale da cui è stata ottenuta la braciola, una informazione che fino ad oggi non è obbligatoria;
il Regolamento assicura inoltre una maggiore trasparenza per le etichette delle marche commerciali che dovranno riportare il nome o la ragione sociale o un marchio depositato del produttore. Una leva competitiva e di sviluppo, soprattutto per le piccole medie imprese del sistema agro-alimentare in un mercato in grande crescita;
al contrario di quanto avviene in Europa, il Governo italiano ha «affossato» le norme sull'etichettatura di origine, contenute in un provvedimento ampiamente condiviso e dibattuto in entrambi i rami

del Parlamento e la cui approvazione consentirebbe di poter utilizzare subito uno strumento di tutela per la salute dei cittadini e la valorizzazione del made in Italy agro-alimentare;
gli inganni del finto made in Italy agro-alimentare riguardano, infatti, anche altri prodotti oltre quelli caseari, dai prosciutti venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, alla pasta ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia che costano all'Italia ben 4,2 miliardi;
ogni anno in Italia arrivano, infatti, fiumi di latte provenienti da mezza Europa diretti soprattutto in Lombardia e nel Lazio, pomodori olandesi diretti in Puglia, cosce di maiale destinate a diventare prosciutti italiani con destinazione Emilia Romagna, carne di vitello olandese diretta nel nord Italia, pasta fresca, yogurt e formaggi austriaci (con nome italiano) indirizzati in Puglia, fiori olandesi spediti in Campania o in Puglia -:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per realizzare quanto prima un sistema adeguato di tracciabilità ed etichettatura e per sostenere finanziariamente le aziende che si attengono ai relativi processi - evitando cosi che lo sforzo di trasparenza diventi l'ennesimo costo burocratico anziché un vantaggio competitivo sul mercato - allo scopo di tutelare efficacemente il made in Italy agro-alimentare, anche con riferimento a tutti i prodotti derivanti dal latte, sulla scia di quanto sta realizzando il Parlamento europeo;
quali iniziative urgenti intenda adottare nell'immediato per garantire un'efficace e piena tutela dei consumatori, atta a salvaguardare in maniera piena e certa la salute dei cittadini;
in quali tempi e secondo quali modalità saranno effettuati i controlli a tappeto dei prodotti caseari, preannunciati dal Ministro della salute, e in quali forme saranno resi disponibili i dati relativi;
quale iniziativa intenda intraprendere in modo da assicurare, nel rispetto delle normative europee, una più efficace tutela dei consumatori e una maggiore valorizzazione dei prodotti agro-alimentari del made in Italy, anche assicurando un forte sostegno ad iniziative normative dirette in tal senso.
(5-03345)

TESTO AGGIORNATO AL 28 OTTOBRE 2010

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SALUTE

Interrogazione a risposta scritta:

POLLEDRI, RAINIERI e STUCCHI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la provincia di Piacenza è una provincia ad alto tasso industriale con numerosissimi stabilimenti industriali dislocati per lo più in ristrette aree; basti pensare al caso del comune di Sarmato dove, in base alla normativa, i 40 stabilimenti disseminati nel territorio comunale dovrebbero essere «spalmati» su una superficie venti volte superiore;
nella provincia di Piacenza il tumore rappresenta la seconda causa di mortalità tra la popolazione, con sorprendente ascesa, negli ultimi anni, della percentuale di malati oncologici molti dei quali bambini, ma soprattutto donne;
ad oggi nella provincia di Piacenza non esiste ancora un registro tumori, nonostante esso sia stato più volte preannunciato ed auspicato; Piacenza è una delle poche province dell'Emilia Romagna a non possedere ancora un proprio registro tumori;
l'istituzione di un registro tumori provinciale avrebbe la funzione di ricevere, ricercare, codificare ed archiviare tutte le informazioni riguardanti i casi di neoplasia nella provincia; ciò permetterebbe di rilevare il tipo di tumore diagnosticato, i dati anagrafici dei pazienti, le condizioni cliniche, i trattamenti terapeutici

e l'evoluzione della malattia allo scopo di poter effettuare una ricerca approfondita sulle cause del cancro;
l'istituzione del registro tumori a Piacenza rappresenta l'unico modo per rilevare la reale condizione del territorio piacentino, valutandone l'incidenza, la prevalenza, la sopravvivenza e la mortalità per neoplasie di anno in anno; ciò permetterebbe, inoltre, un importantissimo confronto con i dati delle altre regioni italiane che con i dati internazionali -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno, considerato il rilevante aumento dei malati oncologici promuovere iniziative per assicurare l'operatività dei registri dei tumori su tutto il territorio nazionale, e, in particolare, nella provincia di Piacenza, quale strumento indispensabile per sorvegliare l'andamento della patologia oncologica nell'area e per meglio attuare strategie di prevenzione, studio e ricerca.
(4-08284)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta scritta:

DI PIETRO e DI GIUSEPPE. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Eutelia s.p.a. è un operatore delle telecomunicazioni con sede legale ad Arezzo, dispone di 13.000 chilometri di rete in fibra ottica, raggiunge un fatturato di 420 milioni di euro e occupa circa 2.400 dipendenti sparsi nelle numerose sedi nazionali;
le sedi operative principali sono, oltre ad Arezzo, a Pregnana Milanese (Milano), Roma, Ivrea, Bari, Napoli ed Avellino;
l'Eutelia s.p.a. controlla le seguenti società: Amcatel s.p.a. (50 per cento), Molisecom s.p.a. (90 per cento), C3 Europa Ltd (100 per cento), Techno Business s.r.l. (100 per cento), Agile s.r.l. (100 per cento), Eunics lab (100 per cento), Mobyland (99,9 per cento);
negli anni 2006 e 2007 Eutelia acquisisce le attività del gruppo Getronics e sempre per tramite della Eunics lab acquisisce, mediante fusione, anche la Bull Italia;
la Getronics e la Bull avevano clienti importanti tra i più elevati organi istituzionali, oltre a Inail, Inpdap, Consiglio di Stato, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dell'interno, Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dell'economia e delle finanze, Ministero della giustizia, Arma dei carabinieri, regioni, province, comuni, AUSL, Poste Italiane, come si evince dalla proposta sindacale sulla vertenza Eutelia del 19 marzo 2009;
tutte le problematiche di seguito accadute all'Eutelia s.p.a. sono quotidianamente di rilevanza nazionale in ogni supporto mediatico; tra le problematiche più rilevanti spicca senz'altro quella che riguarda la sorte dei 2.400 dipendenti impegnati ormai da settimane in sit-in permanente di fronte a palazzo Montecitorio;
come si apprende dagli organi di informazione, il tribunale civile di Arezzo ha decretato il 1o giugno 2010, il commissariamento di Eutelia;
quello che, a parere degli interroganti, è stato messo poco in evidenza dai sistemi d'informazione è la compartecipazione anche indiretta delle amministrazioni pubbliche in alcune delle società collegate al gruppo Eutelia;
esempio di quanto sopra espresso è il caso della regione Molise;
la regione Molise partecipa al capitale sociale della società Molise Dati s.p.a. per il 51 per cento, il restante capitale del 49 per cento è di proprietà di un socio privato individuato al di fuori di una procedura di evidenza pubblica; inoltre, risulterebbe agli interroganti che la regione

Molise considera la Molise Dati s.p.a. come una società in house della regione;
la Molise Dati s.p.a. è socio compartecipato della Molisecom s.p.a. il cui socio di maggioranza è Eutelia s.p.a. (90 per cento);
la legge italiana, nello specifico l'articolo 13 del decreto-legge n. 223 del 2006, e le normative comunitarie, vietano l'affidamento diretto di servizi a società miste costituite in violazione dei princìpi sul così detto in house -:
se i Ministri interrogati non intendano attivare, nell'ambito delle proprie competenze, strumenti di monitoraggio volti a verificare lo stato delle società compartecipate dalle nostre amministrazioni pubbliche, anche al fine di tutelare le stesse da eventuali attacchi mediatici che, in un momento di crisi economica, danneggerebbero ulteriormente il rapporto dei cittadini con esse.
(4-08290)

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Apposizione di una firma ad una interrogazione.

L'interrogazione a risposta in commissione Ghizzoni n. 5-03318, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 luglio 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Marchioni.

TESTO AGGIORNATO AL 3 AGOSTO 2010

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTARISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

BELLANOVA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in data 25 ottobre 2007 l'interrogante ha presentato un'interrogazione parlamentare circa la preoccupazione degli abitanti di Frigole (Lecce) per l'ipotesi paventata di un possibile rapporto tra un'alta incidenza di neoplasie verificatesi negli ultimi anni e l'utilizzo di uranio impoverito nelle esercitazioni militari tenutesi nell'adiacente poligono di tiro di Torre Veneri, chiedendo al Ministro competente di verificare se nel suddetto poligono si fosse usato uranio impoverito durante le esercitazioni;
il poligono di Torre Veneri è stato scenario, nel corso degli anni, di numerosi test ed esercitazioni che hanno visto anche la partecipazione di militari stranieri. Si ha notizia che si sarebbero svolte nel 1993 esercitazioni in ambito Nato con la partecipazione di ben 400 paracadutisti non solo italiani. In questo periodo le cosiddette forze dell'Alleanza erano impegnate nella missione in Somalia nel corso della quale pare sia stato stabilito con sentenza del tribunale civile di Firenze del 17 dicembre 2008 che furono utilizzate anche armi all'uranio impoverito;
ad oggi non è stata data alcuna risposta all'interrogazione, mentre si apprende da un documento redatto dal Ministero della difesa - Direzione generale della sanità militare che vi sono ben 2500 militari affetti da neoplasia in tutta Italia di cui si contano al 2006 ben 171 militari morti. Tale documento non comprende peraltro i reduci da numerose missioni in Paesi esteri e dai poligoni e tutti quei militari che al momento della morte non erano più in servizio;
vi sono poi altri dati che emergono dall'Associazione vittime uranio che ha pubblicato sul suo sito (www.vittimeuranio.com) un elenco nel quale vengono segnalati ben 76 nomi di militari italiani deceduti per presunta contaminazione da uranio impoverito, ma nonostante ciò si può dire che si parla ancora di dati meramente parziali e dunque da verificare;
il 21 settembre del 2007 una delegazione della Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito ha effettuato una visita ufficiale presso il poligono salentino e dalla relazione finale della stessa del febbraio 2008 si evince che: «dal punto di vista organizzativo, permangono ancora dubbi (...) circa l'adeguatezza delle procedure di controllo sulle attività svolte nei poligoni» e ancora «per quanto riguarda le vittime delle patologie nell'ambito del personale militare, non disponendo di dati precisi in ordine a coloro che hanno operato all'interno dei poligoni militari in Italia, non è stato possibile esprimere una compiuta valutazione in merito»;
dall'indagine pare non sia emerso alcun dato atto a fare chiarezza in questa

vicenda; ciò ha contribuito a determinare ulteriore sconforto tra i familiari delle vittime che prestando il loro servizio per lo Stato hanno perso la vita ammalandosi. La preoccupazione è molto diffusa anche tra la cittadinanza di Frigole e tra tutti quei militari che hanno svolto missioni e ad oggi non sanno ancora quali possano essere in futuro le ripercussioni per aver maneggiato materiale forse dannoso per la loro salute -:
se il Ministro interrogato non intenda avviare una verifica accurata per appurare quale materiale è stato impiegato nei diversi poligoni presenti sul territorio italiano;
se il Ministro interrogato non ritenga utile censire quanti militari svolgendo il proprio lavoro sono morti e quanti si sono ammalati per le patologie connesse all'uranio impoverito sul territorio italiano, istituendo anche qualora fosse opportuno uno sportello di pubblica utilità a disposizione dei militari che oggi stanno vivendo il dramma umano della malattia e dei loro familiari con la finalità di esser da supporto in questa gravosa situazione.
(4-05710)

Risposta. - A premessa, ribadisco con fermezza quanto già affermato dalla Difesa in diverse circostanze e sedi, ovvero, che le Forze armate italiane non impiegano, né hanno mai impiegato, munizionamento contenente uranio impoverito e che non risultano scorte di tale munizionamento stoccate in depositi militari italiani.
Ciò premesso, aggiungo che le attività addestrative e sperimentali vengono sempre effettuate nel pieno rispetto di precise norme di legge e di sicurezza, volte a garantire l'incolumità dei militari impegnati nelle esercitazioni, la salvaguardia della popolazione e la tutela dell'ambiente.
In particolare tali norme prevedono che il reparto/ente utilizzatore della struttura debba:
comunicare alla direzione del poligono il tipo di armi e munizioni che intende impiegare, prima di ottenere l'autorizzazione a condurre l'attività;
presentare, al termine della stessa, un rapporto che conferma l'avvenuta bonifica delle aree utilizzate e il numero e il tipo di munizionamento effettivamente impiegato.

Com'è noto, lo svolgimento delle attività nei poligoni può comportare ripercussioni sulle comunità locali e sul territorio sotto diversi aspetti (quali, ad esempio la limitazione temporanea di attività agricole o di pesca) i cui effetti vengono compensati e mitigati dalla Difesa attraverso il ricorso a vari istituti, organismi e procedure (esempio: indennizzi ai comuni/categorie di lavoratori interessate).
In tale ottica i comitati misti paritetici, costituiti in ogni regione ai sensi della legge n. 898 del 1976, svolgono un ruolo fondamentale per assicurare un corretto rapporto di collaborazione tra l'amministrazione militare e le autorità locali, improntato sulla massima apertura e collaborazione, al fine di ricercare soluzioni il più possibile condivise, con particolare riferimento alla valutazione dell'impatto ambientale delle attività da svolgere in poligono.
È del tutto evidente che proprio il complesso delle misure di carattere preventivo che regolano le attività nei poligoni, escludono la sussistenza di elementi di rischio tali da suscitare preoccupazione tra la popolazione interessata e «...tra tutti quei militari che non sanno ancora quali possano essere in futuro le ripercussioni per aver maneggiato materiale forse dannoso per la loro salute», così come prospettato dall'interrogante.
Anche i risultati cui sono pervenute le due commissioni parlamentari d'inchiesta - istituite nelle legislature XIV e XV - che hanno indagato sui possibili effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nano-particelle di minerali prodotte dall'esplosione di materiale bellico, hanno escluso l'utilizzo in Italia di munizionamento contenente tale componente.
Per quanto riguarda il poligono di Torre Veneri, si precisa che:
attualmente è utilizzato esclusivamente da unità/enti delle forze armate e

delle forze di polizia nazionali per lezioni di tiro con armi individuali e di reparto;
fino al mese di settembre del 1999 è stato utilizzato saltuariamente per lo stesso scopo dal personale destinato presso la base
United state air force (Usaf) di San Vito dei Normanni;
risulta, dalla documentazione custodita presso l'ente gestore del poligono, che sia stato sempre impiegato solo munizionamento convenzionale (calibro massimo 120 millimetri, non esplodente).
Prima di rispondere ai quesiti posti dall'interrogante, vorrei fare alcune precisazioni riguardo ad alcuni aspetti evidenziati nella premessa dell'atto in esame.
In merito alle statuizioni della sentenza del tribunale civile di Firenze del 17 dicembre 2008, in base alla quale - secondo l'interrogante - «furono utilizzate anche armi all'uranio impoverito», è il caso di evidenziare che la responsabilità accertata dal giudice penale in capo al ministero della difesa, si basa, invece, su «...un atteggiamento ...non ispirato ai principi di cautela e responsabilità ...consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione e i pericoli per la salute dei soldati...»; è evidente, dunque, come non vi sia alcuna attinenza con l'impiego, escluso, di uranio impoverito.
Mi preme sottolineare che la normativa vigente è una garanzia a tutela della salute dei nostri militari, in quanto prevede che tra i doveri del superiore rientri quello di «...assicurare il rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione per salvaguardare l'integrità fisica dei dipendenti...» (articolo 21 del regolamento di disciplina militare).
Al riguardo, vorrei citare la sentenza della Corte di cassazione - IV sezione Penale, n. 17693 del 2008 - che ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso l'ordinanza, in data 26 settembre 2005, con cui il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Cagliari ha disposto l'archiviazione del procedimento contro ignoti, ritenendo che non vi fossero gli estremi per sostenere la responsabilità per «condotta colposa omissiva impropria» da parte dei vertici dell'amministrazione militare e del Ministero della difesa.
Quanto all'affermazione che sulla base di «un documento redatto dal ministero della difesa-direzione generale della sanità militare vi sono ben 2500 militari affetti da neoplasia in tutta Italia di cui si contano al 2006 ben 171 militari morti», desidero specificare che tali cifre erano state desunte in modo fuorviante dagli elenchi provvisori forniti - informalmente - su supporto informatico alla 11a commissione parlamentare d'inchiesta, nei quali era stato preso in considerazione tutto il personale militare affetto da patologie in generale, non solo quelle tumorali. I dati definitivi e ufficiali inviati alla stessa commissione riportavano 312 casi di neoplasia tra il personale impiegato in missioni internazionali (Balcani, Iraq, Libano e Afghanistan) e 1391 tra il personale rimasto in patria o impiegato in teatri operativi diversi da quelli citati (relativamente al periodo 1996-2006), mentre il numero delle persone decedute in conseguenza di malattie neoplastiche era di 77 casi.
I dati vengono costantemente aggiornati e, al 31 dicembre 2009, risultano 594 casi di malattie neoplastiche tra il personale impiegato in missione nei citati teatri operativi e 2133 tra il personale rimasto in patria o impiegato in altri teatri operativi (periodo 1996-2009).
Le differenze tra i dati forniti dalla difesa e quelli provenienti da fonti esterne all'amministrazione si possono così spiegare:
i tempi di latenza nello sviluppo delle malattie neoplastiche sono solitamente dell'ordine di anni;
una parte del personale interessato dal censimento, essendo in servizio di leva, è stato collocato in congedo al termine del periodo previsto, con la conseguenza che l'eventuale patologia insorta a distanza di tempo è stata gestita nell'ambito della sanità civile e nessuna notizia, quindi, è pervenuta nei canali informativi della sanità militare.

Per una più completa registrazione dei tumori che si verificano tra i militari in servizio, la difesa ha stipulato, nel 2008, un accordo con il centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell'istituto superiore della sanità che ha lo scopo di attuare un progetto di sorveglianza epidemiologica dei tumori nella popolazione militare impegnata in Bosnia-Herzegovina e nel Kosovo nel periodo 1995-2004 (studio retrospettivo di coorte) mediante un collegamento con la rete dei registri tumori italiani.
Riguardo, invece, al fatto che «vi sono altri dati che emergono dall'associazione vittime uranio che ha pubblicato sul suo sito (
www.vittimeuranio.com) un elenco nel quale vengono segnalati ben 76 nomi di militari italiani deceduti per presunta contaminazione da uranio impoverito, ma nonostante ciò si può dire che si parla ancora di dati meramente parziali e dunque da verificare», non posso che rilevare l'inevitabile incompletezza dei dati, proprio per i motivi che ho appena esposto.
In particolare, dei 77 nomi riportati nel sito, 72 si riferiscono - ad oggi - a patologie insorte dal 1996 in poi, ovvero, dopo l'avvio del data-base presso l'osservatorio epidemiologico della difesa (O.e.d.), attivo dal 2007; di questi 72 casi, 13 non risultano tra quelli notificati all'osservatorio dalle singole forze armate.
Chiariti questi aspetti, rispondo ora ai singoli quesiti posti dall'interrogante.
In merito all'opportunità di accertare quale materiale sia stato impiegato nei poligoni dislocati sul territorio nazionale, nel ribadire che tale verifica - del cui esito ho già parlato - è stata oggetto d'indagine nell'ambito dei lavori svolti dalle richiamate commissioni parlamentari d'inchiesta, faccio presente che la direzione generale degli armamenti terrestri ha comunicato alla II commissione, su specifica richiesta di quest'ultima, di non avere «mai acquistato munizionamento terrestre all'uranio impoverito».
Inoltre, già nel 2005, la difesa ha avviato una serie d'iniziative per controllare e censire con precisione tutto il materiale utilizzato presso i poligoni: tra le principali, cito l'istituzione di «comitati per la tutela ambientale» e l'elaborazione di un «disciplinare ambientale» che, adottato inizialmente in via sperimentale per i soli poligoni sardi, sarà esteso, successivamente, a tutti i poligoni dislocati sul territorio.
Il disciplinare prevede che ogni attività sia oggetto di una valutazione preventiva basata sulla documentazione tecnica del materiale da utilizzare, di un controllo di coerenza tra le attività pianificate e quelle effettuate durante le esercitazioni e/o sperimentazioni - da tenersi in coordinamento tra personale del poligono ed utenti - e, infine, di un controllo successivo alla esercitazione/sperimentazione, durante il quale si interviene con la bonifica, qualora ritenuta necessaria.
Circa il numero delle persone che potrebbero aver contratto «patologie connesse all'uranio impoverito sul territorio italiano», evidenzio che l'O.e.d. ha il compito di raccogliere ed elaborare i dati sanitari d'interesse della difesa; allo stato, risultano 13 casi di neoplasie tra il personale impiegato nei poligoni di tiro, dei quali 4 deceduti per le conseguenze di patologie neoplastiche (da tener presente che tale dato potrebbe essere condizionato dal fatto che il personale congedato viene poi perso dal flusso informativo sanitario militare).
Sottolineo che l'amministrazione monitorizza tramite l'O.e.d. tutti i casi di malattie neoplastiche e di decessi ad esse conseguenti, a prescindere dal possibile nesso causale. In effetti, l'affermazione «quanti si sono ammalati per le patologie connesse all'uranio impoverito» presuppone che sia ormai universalmente accettato a livello scientifico questo legame etiopatogenetico, mentre ciò non corrisponde al vero.
Al riguardo, la II commissione parlamentare d'inchiesta, nella sua relazione finale, «prende atto dell'impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto (nesso di causalità) tra le patologie oggetto dell'inchiesta ed i singoli fattori di rischio individuati nel corso delle indagini, con particolare riferimento agli effetti derivanti dall'uranio impoverito e dalla dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di

metalli pesanti»; muovendo da queste considerazioni, la commissione ha «sostituito al nesso di causalità, il criterio di probabilità...».
In merito alla possibilità di «istituire uno sportello di pubblica utilità a disposizione dei militari...», è intendimento dell'amministrazione della difesa attivare un numero verde dedicato, proprio al fine di rendere disponibile un punto di contatto di rapido e facile accesso per il personale in congedo.
Le Forze armate, comunque, hanno consolidato specifiche azioni ed iniziative volte a supportare sul piano morale, psicologico e materiale il personale colpito da grave infortunio e/o patologia, e le relative famiglie.
In particolare, lo Stato maggiore dell'esercito ha messo a punto specifiche direttive e procedure della cui gestione è incaricato un apposito ufficio, che provvede anche ad una periodica sensibilizzazione degli organi competenti in merito alla corretta applicazione delle previsioni.
L'arma dei carabinieri ha costituito, sin dal 1994, presso il Comando generale, la sezione «rapporti con le famiglie vittime del dovere e dei caduti in servizio» per mettere a disposizione dei familiari dei militari un elemento di riferimento e coordinare le relative attività dei comandi dipendenti.
Inoltre, è stata recentemente costituita un'area di servizio denominata «speciali benefici assistenziali» - con relativo
info-point - per la trattazione e l'erogazione dei benefici previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 37/09 (riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all'estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali).
Per concludere, ricordo la recente istituzione al Senato (deliberazione 16 marzo 2010) della III commissione monocamerale d'inchiesta, al fine di proseguire nell'indagine sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale impiegato nelle missioni internazionali e all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 22 settembre 2009, con un comunicato stampa dell'Ufficio delle dogane di Varese Malpensa si è appeso ufficialmente che i funzionari doganali del servizio antifrode della sezione operativa territoriale di Malpensa, con la collaborazione dei militari della Guardia di finanza, a seguito di un'accurata e attenta analisi dei rischi, hanno scoperto e sequestrato, in una spedizione effettuata tramite courier proveniente dalle Filippine e destinata in Italia, 207 Federal Reserve bond 1934 Series, del valore di 500.000.000 dollari ciascuno, per un valore complessivo di 103.500.000.000 dollari;
il sequestro dei titoli di credito è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio;
questa operazione segue un analogo e precedente sequestro fatto a Chiasso il 2 giugno 2009, e l'ammontare complessivo dei due sequestri di bond e obbligazioni USA è pari al valore di due punti di pil statunitense;
fonti giornalistiche hanno precedentemente riportato affermazioni del seguente tenore: « "di certo nessuno ha interesse a dire che i bond di Malpensa e Chiasso sono veri..." si lascia maliziosamente sfuggire uno degli inquirenti. Senza dubbio: se i titoli venissero messi tutti all'incasso, le finanze degli Stati Uniti sarebbero in grave deficit lo Stato dovrebbe dichiarare bancarotta. Ma il giallo finanziario resta tutto. L'ultimo capitolo lo hanno scritto a Ferragosto i finanzieri all'aeroporto milanese, controllando il

contenuto di due valigette 24 ore in mano a una coppia di viaggiatori con passaporto filippino: 180 miliardi di dollari, seppur non in contanti, una cifra comunque sbalorditiva e senza precedenti. I due fanno scena muta di fronte alle domande degli inquirenti e per loro scatta (e perdura) l'arresto, anche perché la Finanza ha ben presente quanto accaduto due mesi prima ai loro colleghi di Chiasso.»;
sempre ad avviso della stampa, prima delle dichiarazioni ufficiali rilasciate dall'ufficio delle dogane di Varese Malpensa che ha confermato i fatti, «l'operazione sarebbe avvenuta in gran segreto la settimana dopo ferragosto (...) è bastato aprire una sola valigia per sgranare gli occhi: al suo interno c'erano buoni dei Tesoro USA di due tagli. Da un miliardo e da 500 milioni di dollari. In tutto 180 miliardi di dollari di controvalore, pari a poco meno di 123 miliardi di euro. Una somma stratosferica, pari a circa 12 leggi finanziarie italiane»;
la stampa ha poi reso noto che «La procura di Busto Arsizio, a un primo esame sommario ha potuto accertare che i titoli sequestrati ai due filippini sono identici a quelli in mano alla procura di Como e sequestrati ai giapponesi. Oltre alle somme stratosferiche detenute c'è un altro parallelo fra le due vicende: i corrieri di quei miliardi non sono persone qualsiasi. Se uno dei due giapponesi aveva legami di alto livello con la Banca centrale di Tokio, uno dei due filippini ha legami altrettanto stretti con un vescovo della chiesa di Manila e nella documentazione sequestrata insieme ai titoli USA ci sarebbe anche un passare a firma dell'alto prelato»;
nel caso in cui l'accertamento facesse emergere l'autenticità dei titoli, ciò consentirebbe la contestazione della mancata dichiarazione valutaria con la successiva e susseguente comminazione di un'ammenda amministrativa pari al 40 per cento delle somme detenute, pari a circa 86 miliardi di euro tenuto conto della particolare gravità della situazione delle finanze pubbliche italiane, tanto da dover temere procedure di infrazioni aperte dagli organi UE nei confronti del nostro Paese per violazione dei parametri previsti nel trattato di Maastricht e seguenti, che impegnano l'Italia ad una gestione virtuosa delle finanze pubbliche, la percezione, per questa via di una somma pari a sette volte circa quella impegnata dal Governo per contenere la crisi in atto finanziando la cassa integrazione allargata a tutte le imprese italiane, anche alla luce del fatto che queste vicende sono reiterate potrà assicurare un possibile straordinario introito per lo Stato -:
se i fatti corrispondano al vero e, specificamente, se i due cittadini filippini siano stati effettivamente lasciati in libertà;
se sia stata accertata l'autenticità o la falsità dei titoli sequestrati;
nel caso negativo, se non ritenga utile richiedere un intervento del Governo USA al fine di ottenere aiuto per un accertamento più rapido e sicuro grazie alla collaborazione di esperti provenienti dal Paese di emissione;
se intenda avvalersi del diritto di beneficiare della somma comminata come sanzione amministrativa prevista dalla legge in casi come quelli descritti in premessa;
quale sia l'attuale situazione dei finanzieri protagonisti del precedente sequestro di Chiasso.
(4-04538)

Risposta. Con l'interrogazione in esame, nel far riferimento a due distinti sequestri di titoli statunitensi contraffatti, effettuati rispettivamente a Chiasso e a Malpensa, si chiede, relativamente al sequestro operato a Malpensa, di sapere se sia stata accertata l'autenticità o la falsità dei titoli e se, nel caso in cui dall'accertamento dovesse emergere l'autenticità degli stessi, ci si intenda avvalere del diritto di beneficiare della somma comminata come sanzione amministrativa prevista dalla legge per la mancata dichiarazione valutaria.


Al riguardo, il comando generale della Guardia di finanza e l'Agenzia delle dogane, sentiti in proposito, riferiscono che il primo sequestro risale al giugno 2009, allorquando i finanzieri del gruppo di Ponte Chiasso (CO), impegnati in servizio di vigilanza ai fini doganali e valutari presso il valico ferroviario internazionale di Chiasso, hanno sottoposto a controllo due passeggeri di nazionalità giapponese, che viaggiavano a bordo di un treno diretti in Svizzera, rinvenendo nella disponibilità degli stessi n. 249
bond statunitensi emessi dalla Federal Reserve, sede di Cleveland - Ohio (Stati Uniti d'America), del valore nominale di 500 milioni di dollari cadauno e 10 banconote commemorative del taglio unitario di un miliardo di dollari.
I titoli sequestrati ai due cittadini giapponesi sono risultati contraffatti e nel corso delle indagini delegate da parte dell'autorità giudiziaria di Como non è emerso alcun legame tra gli stessi e la Banca centrale di Tokio.
Il pubblico ministero, al termine delle indagini preliminari, ha rinviato a giudizio gli indagati per concorso nei reati previsti dagli articoli 453, comma 3 (Falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate), 455 (Spendita e introduzione nello Stato, senza concerto, di monete falsificate) e 458 (Parificazione delle carte di pubblico credito alle monete) del codice penale.
Con riferimento, invece, al sequestro operato a Malpensa il 19 agosto 2009 i funzionari dell'Agenzia delle dogane, in collaborazione con i militari della guardia di finanza, nel corso degli ordinari controlli doganali espletati nell'area «
cargo city» dell'aeroporto, hanno individuato e sottoposto a sequestro n. 207 titoli obbligazionari statunitensi, emessi nel 1934 e denominati «Federal Reserve Bond» del valore nominale di 500 milioni di dollari cadauno.
II sequestro di detti titoli, collocati in un plico postale sigillato e indirizzato ad un cittadino filippino dimorante nella città di Genova, è stato operato nel presupposto della loro falsità materiale, in quanto, pur in assenza di una specifica perizia volta a stabilirne le caratteristiche di genuinità o meno, esistevano vari indizi dai quali si poteva desumere che si trattasse di documenti contraffatti (manifattura troppo recente, colori di stampa troppo vivi per essere risalenti al 1934, ottimo stato di conservazione, mancanza di cautele adottate per il recapito al destinatario nonché stretta somiglianza con il precedente sequestro operato presso il valico di Ponte Chiasso nel giugno 2009).
Nell'immediatezza di questo sequestro, la Procura della Repubblica di Busto Arsizio ha delegato il nucleo di polizia tributaria di Varese all'esecuzione di ulteriori indagini finalizzate all'individuazione dei responsabili dell'illecito traffico, che hanno portato all'identificazione di due cittadini filippini (fratello e sorella) dimoranti a Genova.
Il 26 e 27 agosto 2009 si è proceduto, quindi, a perquisire l'abitazione e l'ufficio di uno di loro, rinvenendo ulteriori 26 titoli, che sono stati sottoposti a sequestro, dello stesso tipo di quelli precedentemente intercettati a Malpensa, unitamente a documentazione varia che doveva servire a dimostrare la provenienza dagli Stati Uniti e la presunta genuinità dei
bond.
Il pubblico ministero, acquisite informazioni circa la volontà di almeno uno degli indagati di lasciare il territorio nazionale, ha disposto, ai sensi dell'articolo 384 c.p.p., il fermo dei due filippini, i quali sono stati conseguentemente associati presso la Casa Circondariale di Genova.
Il 2 settembre 2009 si è tenuta, presso gli uffici della competente Procura, una riunione operativa, presieduta dal magistrato inquirente, alla quale presenziava, dietro espresso invito, il rappresentante in Italia dello «
U.S. Secret Service».
Nel corso della riunione il pubblico ministero ha conferito l'incarico al predetto «
Secret Service» statunitense di redigere una perizia sulle caratteristiche dei titoli obbligazionari sottoposti a sequestro e sulla relativa documentazione di accompagnamento, al fine di stabilirne l'autenticità o meno.

Il comando generale della Guardia di finanza, ha inoltre fatto presente di avere da ultimo appreso dal magistrato inquirente che:
il perito americano ha riscontrato la falsità dei titoli sequestrati e della documentazione che ne avrebbe dovuto «certificare» la genuinità;
entrambi i cittadini extracomunitari sono stati rinviati a giudizio, mentre uno (il fratello) è tuttora detenuto.

Infine, l'Agenzia delle dogane ha precisato che la falsità dei titoli non consente l'attivazione del procedimento per l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dal decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Alberto Giorgetti.

BERTOLINI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
da articoli di stampa, si apprende che la scuola elementare «Manzoni» di Cremona ha cambiato il nome alla ricorrenza del Natale e si chiamerà «Festa delle Luci»;
il maestro Eriberto Mazzotti ha motivato tale decisione sottolineando che «in una scuola ad alta concentrazione di bambini extracomunitari il Natale non deve escludere nessuno» e che «siamo una scuola interculturale. Abbiamo pensato alla Festa delle luci per non urtare le altre culture, senza comunque rinnegare il Natale»;
lunedì 14 dicembre 2009, i bambini di tutte le classi della scuola Manzoni dovevano uscire con un lumino acceso e formare a terra una figura, una stella o un albero, come simbolo di pace, inoltre, invece di cantare «Tu scendi dalle stelle», dovevano esibirsi nel «Funga Alafia ashe ashe», un brano che arriva dal Ghana;
il maestro Mazzotti ha spiegato che la decisione era stata presa diversi anni fa dall'insieme degli insegnanti e con l'accordo dei genitori, ma alcune mamme hanno protestato, perché il Natale «è la nostra festa, bisogna rispettarla, approfittarne per far conoscere le tradizioni degli altri paesi: non è certo un buon esempio celebrarla con un altro nome»;
il Natale è portatore di valori universali, come la pace, l'accoglienza, il rispetto. Non si crea certamente integrazione eliminando la nostra storia e la nostra identità. Il nostro Paese sembra versare, ad avviso dell'interrogante, una sorta di Caos di multiculturale: prima l'eliminazione del crocefisso dalle scuole, poi la polemica sul presepe, per poi arrivare addirittura a cambiare il nome al Natale. Tutto per non urtare la sensibilità di bambini appartenenti a religioni e culture diverse dalla nostra, dimenticandosi così di milioni di bambini cristiani -:
se non ritenga di intervenire urgentemente attivando un'opportuna ispezione presso la scuola elementare «Manzoni» di Cremona, affinché si accerti la correttezza della condotta rappresentata in premessa, consentendo così anche ai bambini che frequentano quella scuola di festeggiare il Natale secondo la nostra tradizione cristiana;
se non ritenga di assumere iniziative al fine di preservare la nostra tradizione e la nostra cultura in tutte le scuole italiane.
(4-05433)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione parlamentare in esame, con la quale l'interrogante chiede interventi riguardo allo svolgimento della «festa delle luci» nella scuola primaria «A. Manzoni» di Cremona, facente parte del 5o circolo di Cremona.
La direzione scolastica regionale per la Lombardia, interpellata in merito alla vicenda rappresentata dall'interrogante, ha acquisito le necessarie informazioni dal competente dirigente scolastico.


Nella sua relazione, il dirigente scolastico ha fatto presente che la festa è collocata da almeno 15 anni, quindi prima dell'inizio del massiccio fenomeno dell'immigrazione nel nostro Paese, a ridosso del Natale ed è l'occasione da parte dei docenti di formulare ai genitori e ai bambini gli auguri natalizi, mediante una proposta didattica che si impernia sulle luci e che si sviluppa secondo le seguenti modalità: i bambini, accompagnati dai genitori, alle ore 18.00, tenendo in mano dei lumini, si dispongono a cerchio attorno ad un albero illuminato nel parco della scuola. Durante la manifestazione i bambini delle diverse classi si alternano al cospetto dei genitori con canti natalizi ed un canto etnico.
Secondo il dirigente scolastico, qualche genitore potrebbe non avere correttamente interpretato il significato della festa, forse perché non adeguatamente informato sul suo significato educativo-didattico; a suo avviso, la ragione del fraintendimento potrebbe essere stata un'intervista rilasciata il giorno 11 dicembre, a sua insaputa, da un docente il quale aveva attribuito alla festa una sottolineatura eccessivamente interculturale rispetto agli effettivi contenuti come sopra menzionati. La docente vicaria, peraltro, aveva prontamente provveduto a correggere l'impostazione data dal collega, come riscontrabile dal servizio messo in onda dal Tg5 del 12 dicembre.
Il dirigente scolastico ha riferito, altresì, di essere venuto a conoscenza della vicenda solo nella tarda serata del 12 dicembre, attraverso la collaboratrice vicaria e di avere appreso della polemica in atto dai giornali del 13 dicembre; ha aggiunto che nessuno, né giornalisti, né politici locali lo hanno interpellato per ricevere da lui un resoconto della vicenda. Inoltre, risulta che il capo d'istituto si sia tempestivamente confrontato con la docente responsabile del plesso «Manzoni» e con alcuni insegnanti, consegnando loro una circolare che invitava tutti i docenti del plesso a porre all'ordine del giorno del consiglio d'interclasse del 16 dicembre 2009 l'intera vicenda della festa delle luci, per chiarirne il senso originario che collocava la proposta nell'ambito della nostra tradizione culturale. Il dirigente ha comunque chiarito che il tutto si sarebbe dovuto svolgere nel rispetto dell'autonomia degli organi collegiali e della libertà d'insegnamento garantita dal regolamento dell'autonomia.
Il capo d'istituto ha evidenziato, infine, che nell'atrio del plesso «Manzoni» erano sfati collocati due presepi, di cui uno in terracotta realizzato dagli alunni, oltre a festoni ed addobbi che rimandavano all'imminente festività del Natale.
Sentito successivamente dalla direzione scolastica regionale per le vie brevi, al fine di chiarire alcune ulteriori circostanze, il capo d'istituto ha affermato che il consiglio d'interclasse, recependo i suoi suggerimenti e anche per senso di responsabilità verso la comunità cittadina, aveva chiarito il senso educativo e didattico della proposta e stabilito, d'accordo con i genitori, di realizzare la festa piuttosto che all'interno del plesso, sul sagrato della chiesa di S. Michele.
La manifestazione non ha potuto tuttavia aver luogo a causa delle avverse condizioni atmosferiche.
Le circostanze hanno dunque impedito lo svolgimento della festa, che comunque, come assicurato dal dirigente, sarà rivista dai competenti organi della scuola, al fine di evitare per l'avvenire equivoci o fraintendimenti.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

BIANCOFIORE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il presidente della giunta provinciale di Bolzano incontrerà in questi giorni il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca per - secondo quanto dichiarato dal medesimo presidente - «difendere» la prassi seguita dalla provincia autonoma in merito alla nomina del sovrintendente scolastico di lingua italiana, che non ha viceversa avuto rispetto per le disposizioni legislative;
il 28 luglio 2008 infatti, con deliberazione 2714 la giunta provinciale su proposta

dell'assessore pro tempore, ha infatti stabilito che l'incarico di sovrintendente scolastico di lingua italiana per la provincia di Bolzano fosse conferito unicamente al dottor Ivan Eccli, dirigente scolastico elementare, senza aver avviato le procedure per addivenire alla preventiva intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca prevista dal decreto legislativo 24 luglio 1996 n. 434;
la prerogativa di nomina da parte della provincia autonoma è delegata e non trasferita così come le intere competenze sulla scuola;
il decreto legislativo sopra menzionato non modifica peraltro la lettera dello statuto d'autonomia della regione Trentino Alto-Adige, che è carta di rango costituzionale e che all'articolo 19 testualmente recita: «per l'amministrazione della scuola in lingua italiana... il Ministero della pubblica istruzione, sentito il parere della giunta provinciale di Bolzano, nomina un sovrintendente scolastico»;
nella stessa delibera n. 2714 si fa riferimento in via esclusiva al dottor Ivan Eccli quale dirigente in possesso dei titoli senza nessun raffronto con altri dirigenti che hanno maturato più esperienza anche nelle scuole superiori, in possesso addirittura della conoscenza delle tre lingue dell'autonomia;
il presidente della giunta provinciale ha affermato per via stampa, che anche in caso di mancato assenso da parte del Ministero dell'istruzione, la provincia autonoma avrebbe insediato ugualmente il dottor Ivan Eccli cagionando senza remore un conflitto interistituzionale;
secondo quanto risulta all'interrogante, l'attuale assessore alla scuola del PD, Cristian Tommasini, ha più volte ripetuto, anche in riunioni innanzi a dirigenti scolastici aventi titolo, che per lui il sovrintendente è il dottor Ivan Eccli, mancando, secondo l'interrogante, di rispetto istituzionale nei confronti del Ministero dell'istruzione -:
se non ritenga che la prassi seguita dalla provincia autonoma, non sia conforme alle disposizioni di legge e al galateo istituzionale, e se non ritenga che vadano fatte salve le prerogative del Ministero dell'istruzione come previsto dallo Statuto d'Autonomia del Trentino Alto-Adige e dai successivi decreti del Presidente della Repubblica 10 febbraio 1983, n. 89 e decreto legislativo 24 luglio 1996, n. 433;
se in caso di insediamento unilaterale da parte della provincia del sovrintendente scolastico, non intenda valutare il ritiro della delega sulle competenze in materia scolastica alla provincia autonoma di Bolzano;
se intenda valutare i curricula degli altri aventi diritto che risultano avere profili di assoluto valore;
se la provincia autonoma prima della delibera sopra menzionata si sia adoperata per raggiungere l'intesa con il Ministero dell'istruzione o vi siano stati contatti preventivi;
se intenda valutare, a norma di legge, di concerto col presidente della giunta provinciale, i curricula degli aventi diritto al fine del raggiungimento dell'intesa bilaterale.
(4-02352)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione parlamentare indicata in esame, si comunica che, questo ministero, aderendo alla proposta formulata dalla provincia autonoma di Bolzano con nota del 18 settembre 2009, ha espresso, con nota del 16 ottobre 2009, l'intesa formale alla nomina della dottoressa Nicoletta Minnei a sovrintendente scolastico della medesima provincia autonoma.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

BOSSA. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
con il decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 6, è stato riordinato il Formez, rinominato Formez PA, con un rilancio e

un allargamento dei compiti già assegnati attraverso la previsione di due settori: a) formazione, b) servizi e assistenza tecnica;
i due settori assegnati a Formez PA, nel decreto, appaiono strettamente connessi così da suggerirne una governance unitaria e integrata;
nel luglio 2009 è stata costituita la società per azioni denominata Formez Italia, con capitale sociale interamente sottoscritto da Formez PA, con l'intento di «delegare» ad essa l'azione formativa. Trattasi di una data anteriore a quella di emanazione del decreto legislativo n. 6 del 2010. Della volontà di «delegare» la funzione formativa attribuita al Formez ad un'altra entità, nello specifico una società per azioni, non sono state informate né la Commissione parlamentare competente né la Conferenza unificata cui è stata trasmessa, per gli adempimenti di rito, la bozza del decreto legislativo n. 6 del 2010, bozza che non reca ovviamente menzione alcuna della possibile attribuzione ad ente diverso da Formez PA gli aspetti formativi;
nel dicembre 2009, anche in questo caso prima dell'emanazione del decreto legislativo di riordino, i vertici di Formez hanno comunicato alle organizzazioni sindacali l'esigenza di sostenere l'azione e le competenze della neonata Formez Italia Spa attraverso il distacco temporaneo in essa di una parte del personale in servizio presso le sedi di Roma e di Napoli. Non appena tali distacchi temporanei sono stati operati, il Presidente di Formez Italia ne ha contestato l'efficacia, pretendendo che il personale coinvolto da tali distacchi cambiasse immediatamente datore di lavoro, ovvero acconsentisse alla cessione del proprio contratto di lavoro da Formez a Formez Italia. Avendo incontrato tale richiesta una notevole resistenza da parte del personale interessato, per favorire tale disegno il Formez (diventato nel frattempo Formez PA) ha deciso di chiudere la sua sede di Napoli, comunicando al personale interessato che o acconsentiva alla cessione del contratto verso la spa o sarebbe stato trasferito a Roma a svolgere mansioni e compiti diversi da quelli usualmente esercitati. Buona parte del personale napoletano interessato, «convinto» dall'alternativa del trasferimento, ha acconsentito alla cessione del proprio contratto. Alcuni lavoratori napoletani non hanno comunque aderito alla proposta di cessione del loro contratto: a loro il Direttore Generale di Formez PA ha comunicato che sono in atto le procedure per il loro trasferimento a Roma. La quasi totalità del personale interessato della sede di Roma, non avendo ricevute proposte di trasferimento, ha deciso invece di non acconsentire alla cessione del proprio contratto di lavoro;
dal suo avvio, luglio 2009, e fino a gennaio 2010 Formez Italia spa non ha svolto nessuna attività produttiva di evidenza esterna, non ha avuto alle sue dipendenze personale proprio o distaccato, e non ha predisposto il suo piano industriale. Da gennaio 2010 ad oggi Formez Italia ha potuto contare invece su circa 80 unità di personale distaccate da Formez PA e su una serie di assunzioni a tempo determinato. Ciò nonostante la situazione produttiva non si è modificata di molto: l'unico progetto operativo che impegna ad oggi la società è la gestione, su delega di Formez PA, del corso concorso per il comune di Napoli. Il piano industriale non è ancora oggi stato messo a punto, e i costi di gestione continuano a crescere: a quelli degli organi sociali si aggiungono quelli del personale distaccato e assunto a tempo determinato; in una delle ultime sedute del Consiglio di amministrazione di Formez PA è stato posto all'ordine del giorno l'aumento del capitale sociale di Formez Italia proprio in ragione del suo assottigliamento per gli onerosi costi di gestione;
in questi giorni e stato inviato ai dipendenti di Formez Italia un «indice e primo draft» del piano strategico 2010-2012. In esso tra le altre cose si afferma che «Il legislatore ha voluto che il Formez, rinominato Formez PA, organizzasse in maniera distinta le sue attività tra i servizi e la formazione» e che «questa seconda missione si è ritenuto opportuno affidare

ad autonoma e specifica società», con quella che all'interrogante appare una palese fuorviante interpretazione rispetto a quanto stabilito nel decreto legislativo n. 6 del 2009, e dunque rispetto a quanto è stato portato all'attenzione della competente Commissione parlamentare e della conferenza unificata -:
se sia a conoscenza e risponda al vero che Formez PA, disattendendo le previsioni del decreto-legislativo n. 6 del 2009, intenda trasferire, e stia già in effetti trasferendo, le competenze in materia di formazione ad una società per azioni, da esso stesso costituita, denominata Formez Italia; se il Ministro intenda porre in atto azioni specifiche per ricondurre l'operato di Formez PA al rispetto delle previsioni del decreto legislativo; se il Ministro sia a conoscenza e cosa intende fare rispetto a quanto sta accadendo al Formez nel rapporto tra lavoratori e vertici, e se intenda intervenire con urgenza per sanzionare i comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori, ove ne ricorrano gli estremi; se il Ministro sia a conoscenza delle ragioni per le quali ragione Formez PA ha deciso di chiudere la sua sede di Napoli, decisione inspiegabile visto che la sede Formez di Napoli presenta risultati economici e gestionali assai positivi avendo contribuito e contribuendo, attraverso i progetti in essa lavorati, a remunerare interamente i propri costi e a finanziare persino (con riferimento all'anno 2009) una discreta quota dei costi del personale della sede di Roma, decisione oltretutto in difformità rispetto a quanto stabilito dall'articolo 4 del decreto legislativo n. 6 del 2010 che prevede che «le eventuali misure di riorganizzazione interna dell'Istituto» debbano essere inserite nel Piano Triennale da sottoporsi all'approvazione del Ministro per la Pubblica Amministrazione, dopo l'espressione di parere da parte della Conferenza Unificata.
(4-07389)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante chiede chiarimenti in merito al Formez PA, alla costituzione della società per azioni denominata Formez Italia e alla situazione dei lavoratori che prestano servizio nelle sedi di Roma e Napoli.
Al riguardo, si rappresenta quanto segue.
Com'è noto, Formez PA è un'associazione riconosciuta, con personalità giuridica di diritto privato sottoposta al controllo, alla vigilanza, ai poteri ispettivi della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica.
Con il decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 6, si è concluso un processo di riorganizzazione e di innovazione del Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle pubbliche amministrazioni in conformità agli obiettivi previsti dall'articolo 24 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante «Riorganizzazione del Centro Nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione».
Con tale norma il Governo è stato delegato ad adottare, entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo finalizzati a realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei pubblici dipendenti, della riqualificazione del lavoro pubblico, dell'aumento della sua produttività, del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese, della misurazione dei risultati e dei costi dell'azione pubblica nonché della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni.
Nelle more dell'emanazione del suddetto decreto legislativo n. 6 del 2010 e nel rispetto degli obiettivi sopra indicati, l'istituto ha da subito avviato una riconversione delle attività mirata a valorizzare i servizi al cittadino. Si è innanzitutto promossa la costituzione di un
call center per rispondere alle richieste che i cittadini rivolgono a tutte le pubbliche amministrazioni; sono state altresì potenziate le iniziative di sensibilizzazione oltre che di ascolto dei cittadini attraverso attività di censimento e di monitoraggio dei costi delle pubbliche amministrazioni.


Per ciò che concerne l'attività formativa, che da sempre ne costituisce l'attività prevalente, l'ente ha promosso iniziative di valorizzazione delle risorse umane e delle conoscenze acquisite nel tempo attraverso la costituzione di un'apposita società denominata Formez Italia Spa, deputata alla realizzazione delle attività di selezione, riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni in coerenza con gli obiettivi della riforma in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni di cui al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
Tale scelta trova la sua «copertura legislativa» nell'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 6 del 2010, laddove si prevede che «per il perseguimento delle finalità istituzionali Formez PA può istituire o partecipare ad associazioni, società e consorzi a carattere locale o nazionale». Pertanto, la costituzione di Formez Italia Spa e l'attribuzione alla stessa dei compiti istituzionali nell'area della formazione risultano del tutto legittime.
Per il perseguimento di tali finalità istituzionali ed in particolare per rafforzare la propria vocazione rispetto al mercato dei servizi per il cittadino, l'istituto utilizza Formez Italia per la realizzazione delle attività di selezione, riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni individuando la sede di Napoli come centro per la formazione delle pubbliche amministrazioni riferita a tutto il territorio nazionale; in tal senso, è stata avviata l'operazione finalizzata al subentro di Formez Italia Spa nella sede di Napoli e al passaggio nell'organico della stessa dei dipendenti del centro che per esperienza e professionalità sono risultati funzionali allo svolgimento delle attività istituzionali della stessa. Nell'ottica di rilancio della struttura si è avuto particolare nei confronti dei dipendenti coinvolti, condividendo con le organizzazione sindacali un percorso di cessione contrattuale, che fornisce adeguate garanzie giuridiche ed economiche. A fronte di ciò, il personale in grande maggioranza, ivi comprese le unità della sede di Roma, ha aderito al passaggio alle dipendenze di Formez Italia e quindi soltanto per una decina di unità non aderenti si è provveduto, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali, ad individuare apposita trattativa con le organizzazione sindacali un percorso di assegnazione alla sede di Roma.
Tanto premesso, per ciò che concerne la realizzazione dell'attività formativa da parte di Formez Italia Spa, merita, in primo luogo, precisare che tale società non è un'entità distinta da Formez PA, costituendone una derivazione in quanto sua struttura
in house.
In secondo luogo si sottolinea che Formez Italia Spa non è solamente impegnata nel progetto relativo al corso-concorso per il comune di Napoli, ma sta realizzando una serie di ulteriori attività formative a beneficio del personale della Corte dei conti, dei funzionari tecnici della regione Abruzzo e degli enti locali colpiti dal terremoto e, più in generale, sta curando, per conto di Formez PA, la realizzazione dei seguenti progetti:

a) Empowerment del reclutamento del personale e delle progressioni di carriera;
b) Innovazione dei modelli di selezione e di gestione delle risorse umane per garantire il miglioramento delle perfomance delle pubbliche amministrazioni: sostegno all'attuazione del decreto legislativo n. 150 del 2009.

Inoltre, per ciò che concerne le attività della suddetta società nella sede di Napoli, si evidenzia che sono in corso di perfezionamento nuove iniziative tra le quali si segnalano: concorso Somma Vesuviana, progressione interna comune di Giuliano e Camera di commercio di Salerno, concorso Associazione nazionale magistrati Napoli, concorso e formazione regione Abruzzo. Proprio in considerazione del potenziamento delle attività che la società è chiamata a realizzare, quindi, è stato recentemente deliberato l'aumento del suo capitale sociale.
Per quanto attiene ai costi degli organi sociali si precisa che gli stessi sono assolutamente congrui e contenuti rispetto all'impegno

assunto; inoltre, il piano industriale di Formez Italia Spa - che per la specificità delle attività svolte si sostanzia nel piano strategico -, è stato oggetto di procedura altamente partecipata con tutta la struttura. Nel rispetto di tale piano la società ha già avviato una serie di attività di formazione di tutto il personale in servizio presso la sede di Napoli effettuando numerose giornate formative con specifica attenzione ai contenuti della «Riforma del pubblico impiego - decreto legislativo n. 150 del 2009».
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

BUCCHINO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'Italia ha stipulato una serie di accordi sanitari internazionali che hanno lo scopo di tutelare, dal punto di vista dell'assistenza sanitaria, gli assistiti che si spostano all'interno degli Stati della Unione europea, della Svizzera, dello Spazio Economico europeo (SEE: Norvegia, Islanda e Liechtenstein) e di alcuni Paesi extracomunitari;
nell'ambito dell'Unione europea un'assistenza sanitaria completa ed altamente specializzata viene assicurata, di norma, ai lavoratori (ed ai familiari che risiedono con loro) ed ai pensionati che trasferiscono la residenza in un altro Paese della Unione europea e ai propri familiari;
inoltre un diritto di accesso diretto alle cure sanitarie che si rendono necessarie viene assicurato dalla tessera europea di assicurazione malattia, o dal suo certificato sostitutivo provvisorio, in caso di temporaneo soggiorno per motivi di turismo o per brevi missioni;
nell'ambito dei rapporti con i Paesi extracomunitari, l'Italia ha stipulato convenzioni per la copertura sanitaria, ancorché parziali e limitate con riferimento ai soggetti aventi diritto ed alle prestazioni erogabili, solo con i seguenti Paesi: Argentina, Australia, Brasile, Capoverde, Città del Vaticano, Croazia, ex Jugoslavia, Principato di Monaco, San Marino e Tunisia;
ne consegue che i cittadini italiani che trasferiscono (o hanno trasferito) la residenza in uno Stato con il quale non è in vigore alcuna convenzione con l'Italia perdono il diritto all'assistenza sanitaria italiana all'atto della cancellazione dall'anagrafe comunale e della iscrizione all'anagrafe italiani residenti all'estero (AIRE) fatta eccezione per i lavoratori di diritto italiano in distacco; né il mantenimento della cittadinanza italiana, né l'iscrizione all'AIRE, né il diritto di voto per le elezioni politiche in Italia, aprono un diritto per gli italiani residenti all'estero all'assistenza sanitaria in Italia;
inoltre si verifica spesso che l'assistenza fornita dai Paesi di residenza è insufficiente o in taluni casi inesistente; cosicché il cittadino italiano il quale abbia acquisito la residenza in uno di questi Paesi si trova nella situazione drammatica di non poter usufruire di alcuna assistenza sanitaria né in Italia né all'estero;
tuttavia ai sensi del decreto Ministeriale 1° febbraio 1996 ai cittadini con lo stato di emigrato (il cui riconoscimento non è sempre agevole) ed ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, sono riconosciute, a titolo gratuito, le prestazioni ospedaliere urgenti) per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie; alcune regioni garantiscono una assistenza sanitaria più ampia rispetto a quella riconosciuta dal decreto ministeriale 1° febbraio 1996 nei confronti dei cittadini emigrati dalla propria regione e che rientrano temporaneamente -:
se i Ministri interrogati intendano in primo luogo tutelare la salute dei propri cittadini ampliando il numero dei Paesi

convenzionati in materia di assistenza sanitaria visto che gli accordi sanitari bilaterali sono circoscritti ad un gruppo limitato di Stati dal quale sono esclusi importanti Paesi di emigrazione come gli Stati Uniti, il Canada, il Venezuela, l'Uruguay e quasi tutti i Paesi africani ed asiatici;
se non si ritenga opportuno altresì rendere più completa l'assistenza sanitaria a favore degli emigrati italiani che rientrano in Italia per soggiorni provvisori estendendo da 90 a 180 giorni il periodo di temporanea copertura o garantendo oltre alle cure ospedaliere urgenti anche il diritto di accesso completo ai servizi di assistenza sanitaria della località in Italia in cui si trovano temporaneamente;
se non possa essere prevista per i cittadini italiani indigenti residenti all'estero una polizza assicurativa sanitaria a carico dello Stato italiano che copra cure e ricoveri noi Paesi di residenza dove non è prevista la copertura sanitaria pubblica e gratuita o dove la copertura pubblica sia inadeguata.
(4-04672)

Risposta. - 1) Allo stato attuale, esistono alcune difficoltà che impediscono la ratifica e l'entrata in vigore di convenzioni in materia di sicurezza sociale con vari Paesi, tra cui il Cile, le Filippine, il Marocco ed il Canada.
La principale difficoltà è quella di natura finanziaria. Gli ingenti oneri, spesso di difficile determinazione, pongono problemi di compatibilità con le disponibilità di bilancio attuali. A ciò si aggiunge il problema di una normativa in continua evoluzione che, a volte, ha reso non più attuale l'impegno internazionale contenuto nel testo delle convenzioni.
Considerata l'importanza della materia, questo ministero ha ricevuto assicurazione dal ministero degli affari esteri che quest'ultimo continuerà ad adoperarsi, insieme alle altre amministrazioni coinvolte (ministero del lavoro e delle politiche sociali, ministero dell'economia e delle finanze, INPS ed altre) per dare impulso all'
iter di ratifica degli accordi internazionali di sicurezza sociale.
2) Sulla base dell'articolo 2 del decreto interministeriale Sanità/Tesoro del 1o febbraio 1996, è prevista l'erogazione dell'assistenza sanitaria in Italia limitatamente alle prestazioni ospedaliere urgenti (pronto soccorso) per un periodo massimo di 90 giorni per i cittadini italiani residenti all'estero, temporaneamente in Italia, titolari di pensione italiana o che abbiano lo
status di emigrato, certificato dall'ufficio consolare italiano territorialmente competente in base alla circoscrizione di residenza.
In attesa di una evoluzione del quadro normativo, che ridefinisca la figura dell'emigrato sulla base delle caratteristiche della attuale mobilità del lavoro a livello internazionale, si ritiene fondamentale, ai fini di una proposta normativa, affrontare i problemi legati agli aspetti del finanziamento del servizio sanitario nazionale. In relazione a ciò occorre individuare le diverse fattispecie di cittadini italiani residenti all'estero che, per effetto dell'attuale normativa in materia fiscale, sono a volte tenuti al pagamento delle imposte in Italia e per le quali è possibile ipotizzare anche un'estensione dell'assistenza sanitaria sul territorio nazionale.
3) Per assicurare, infine, un'adeguata risposta alle esigenze dei nostri connazionali indigenti all'estero, le rappresentanze diplomatico-consolari, sulla base di un programma annuale di interventi, gestiscono i fondi per l'assistenza diretta.
A tal riguardo, si allega la nota trasmessa dal ministero degli affari esteri (disponibile presso il Servizio Assemblea).

Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

CATANOSO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
entro il 17 agosto del 2010 gli autotrasportatori in proprio dovranno iscriversi all'albo degli autotrasportatori;
per potersi iscrivere a detto albo sono richiesti tre requisiti: la capacità professionale, l'onorabilità e la capacità finanziaria;

la capacità professionale la si ottiene con un corso di 150 ore di frequenza, l'onorabilità la si ottiene anche e soprattutto con l'attività precedentemente prestata;
dove il legislatore italiano ha ecceduto rispetto ad analoghi comportamenti comunitari è nella capacità finanziaria;
mentre in altri Paesi della comunità europea, come la Francia, si è chiesta una fideiussione bancaria/assicurativa di 9 mila euro, in Italia si chiede una fideiussione di 50 mila euro e per ottenerla gli istituti di credito chiedono, ovviamente, delle garanzie ed un contributo annuo;
a giudizio dell'interrogante si tratta di un balzello inutile e per molti aspetti vessatorio anche in considerazione del momento non certo brillante della nostra economia e di quella europea;
chiedere una cifra più bassa, come quella richiesta in Francia per esempio, risulterebbe più corretto ed in linea con il particolare momento storico ed economico -:
quali iniziative intenda adottare il ministro interrogato per risolvere le problematiche esposte in premessa.
(4-04851)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 30 novembre 2009, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Come previsto dal decreto legislativo 22 dicembre 2000, n. 395 e successive modificazioni, le imprese, ai fini dell'esercizio della professione di trasportatore su strada di cose per conto di terzi, sono iscritte all'apposito albo.
Per poter essere iscritte al predetto albo le imprese devono possedere i requisiti dell'onorabilità, della capacità finanziaria e dell'idoneità professionale.
Il comitato centrale dell'albo, d'intesa con la competente direzione generale di questa amministrazione, ha emanato la circolare n. 3 del 2009 che ha ulteriormente regolamentato i requisiti relativamente all'accesso alla professione.
In merito poi alla capacità finanziaria, è la norma stessa che prevede che l'impresa abbia la disponibilità di risorse finanziarie in misura non inferiore a cinquantamila euro, qualora abbia la disponibilità, a qualunque titolo, fra quelli consentiti dalla normativa vigente, di un autoveicolo adibito all'attività di trasportatore su strada.
Con il regolamento CE 1071/09 del 21 ottobre 2009, applicabile a decorrere dal 4 dicembre 2011, sono state dettate nuove regole armonizzate sull'accesso alla professione di autotrasportatore. A partire da tale data di applicazione gli Stati membri potranno decidere se e in che misura derogare alle disposizioni in materia.
In tale sede, pertanto, potrà essere utilmente preso in considerazione quanto contenuto nell'interrogazione che si riscontra.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

CECCUZZI e CENNI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
l'arteria stradale «Siena-Bettolle» (che comprende un tratto della strada statale 73 e la strada statale 7326) ha funzioni di collegamento diretto fra la città di Siena e l'autostrada A1 Milano-Napoli (presso lo svincolo di «Valdichiana») e fa parte dell'itinerario internazionale E78 Grosseto-Fano;
la strada Siena-Bettolle, di competenza dell'Anas, è stata recentemente inserita tra le «arterie extra-urbane principali» e presenta due corsie per ogni senso di marcia ed un limite massimo di velocità di 110 chilometri orari;
la «Siena-Bettolle» rappresenta quindi un'infrastruttura viaria di enorme rilevanza per i collegamenti non solo nazionali ed interregionali, ma anche provinciali

e locali, toccando, lungo il tracciato, numerosi centri urbani e zone industriali;
per la tipologia di struttura viaria e per le funzioni logistiche di collegamento è evidente che tale strada registri ogni giorno un ampio e diversificato flusso di veicoli distribuito in quasi tutte le fasce orarie (anche quelle notturne);
gran parte del tragitto attraversato dalla strada «Siena-Bettolle» costeggia, in conformità con le tradizionali peculiarità del territorio circostante, anche ampi tratti di prati, boschi e zone agricole dove sono presenti numerosi animali selvatici;
la presenza di tale fauna nei pressi del tracciato, collegata alla mancanza di appositi e funzionali strumenti di protezione ed alla tipologia di flussi di veicoli che utilizzano la strada «Siena-Bettolle», favorisce inevitabilmente il verificarsi di incidenti stradali causati dagli animali selvatici che attraversano la carreggiata;
nei giorni scorsi, venerdì 14 maggio 2010, si è infatti verificato un ulteriore incidente sulla strada «Siena-Bettolle» causato da un capriolo che si è scontrato con autoveicolo, il cui conducente ha riportato gravissime lesioni personali;
tale sinistro precede di pochi giorni un episodio analogo che ha visto coinvolta una pattuglia dei carabinieri: il veicolo in questo caso è andato completamente distrutto ma i militari sono rimasti illesi;
nei numerosi incidenti causati da animali selvatici (in primo luogo caprioli e cinghiali) negli ultimi anni si sono registrati purtroppo numerosi feriti ed alcune vittime;
altrettanto numerosi sono gli episodi in cui gli automobilisti riescono fortunosamente ad evitare gli animali che attraversano improvvisamente la carreggiata;
è evidente che per prevenire questo fenomeno non possono essere sufficienti i cartelli stradali che segnalano la presenza di animali selvatici lungo il percorso della «Siena-Bettolle», ma occorrono strumenti adeguati come installazione di reti di protezione almeno lungo alcuni tratti strategici del tracciato;
va inoltre ricordato, per completezza di informazione, che il dato dei sinistri stradali provocati dalla fauna selvatica è in continuo aumento soprattutto su scala regionale. Il dato viene evidenziato da un'indagine dell'università di Firenze promossa dalla regione Toscana e resa nota nelle scorse settimane. In tutto sono 478 gli incidenti stradali provocati da animali selvatici e denunciati alle amministrazioni provinciali nel 2008; più del doppio rispetto al dato del 2001, quando ne sono stati registrati 188. «Il fenomeno - secondo i docenti che hanno curato l'indagine - è in costante aumento in Toscana, con esiti talvolta drammatici» ed è strettamente legato all'incremento di animali selvatici registrato nel territorio regionale (i caprioli sono passati dalle 91.872 unità nel 2000 a 140.639 nel 2007, i cinghiali da 47.332 a 72.224 ed i cervi da 2.600 a 3.651 esemplari) -:
se siano a conoscenza del grave problema sopraesposto che si verifica, sempre con maggiore frequenza e conseguenze drammatiche, sul tratto stradale «Siena-Bettolle», dovuto dall'attraversamento improvviso della carreggiata da parte di animali selvatici e causato soprattutto dalla mancanza di strumenti adeguati di protezione lungo la strada e dalla crescita esponenziale di tale tipologia di fauna registrata negli ultimi anni sul territorio;
se il compartimento Anas della Toscana abbia previsto i lavori di recinzione dell'arteria stradale «Siena-Bettolle», se tale intervento sia in fase di progettazione e se l'intervento sia finanziato, al fine di preservare l'incolumità degli automobilisti (e conseguentemente salvaguardare la presenza del patrimonio faunistico sostenibile con le caratteristiche ambientali) attraverso la recinzione della carreggiata.
(4-07280)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.


La strada statale 715 che si estende da Siena fino al casello di Valdichiana dell'autostrada del Sole, per una lunghezza di 46,150 chilometri, è assimilabile a strada extraurbana secondaria e attraversa un territorio prevalentemente collinare costituito da terreni agricoli coltivati ed appezzamenti boschivi.
I lavori di adeguamento a quattro corsie dell'intero tratto hanno avuto inizio nel 1998 e sono stati completati nel 2007; con gli stessi è stata adattata la sezione trasversale dell'arteria al tipo 3o delle norme del CNR/80, pari a 20,10 metri di piattaforma stradale, con relativa sistemazione degli svincoli a piani sfalsati.
Durante l'esecuzione dei suddetti lavori, compatibilmente con i diversi interventi attuati per la sicurezza della circolazione, sono stati eseguiti ulteriori lavori relativi alla protezione del nastro stradale mediante la recinzione a margine dello stesso per circa l'85 per cento dell'intero tracciato, con la priorità di messa in opera in quei tratti nei quali la fauna selvatica è più presente nei terreni circostanti.
Il completamento dei lavori di recinzione del nastro stradale per il miglioramento della sicurezza alla circolazione è previsto entro l'anno 2011.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

COMAROLI, TORAZZI, GIBELLI e FAVA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
è notizia del 12 dicembre 2009 che, presso la scuola elementare «Manzoni» di Cremona la festa del Natale verrà abolita e sostituita dalla festa delle Luci;
la tradizione del Santo Natale, non è solo motivo di gioia per tutti i bambini, ma assume un elevato valore educativo in quanto evento fondamentale della storia dell'umanità e in particolare della storia europea, essendo la cristianizzazione del continente l'evento storico catalizzante dell'unione continentale, tanto che senza di esso non si parlerebbe probabilmente nemmeno di Europa, nonché base dell'umanesimo e della nostra stessa cultura;
proprio in un periodo storico di grandi trasformazioni, come il presente, è caratterizzato da una forte spinta migratoria che sta causando notevoli scompensi sociali in tutt'Europa, la necessità della piena integrazione culturale degli immigrati come veri membri della comunità non può assolutamente prescindere dalla conoscenza, l'approfondimento e la condivisione delle nostre tradizioni, di cui il Santo Natale con il suo messaggio di amore e fraternità festeggiato dall'insieme della comunità, è forse la massima sintesi;
la religione cattolica nel suo insieme è il più forte collante identitario di tutta la Repubblica;
il Santo Natale si celebra da duemila anni ed è quindi con la Santa Pasqua, anche la più antica delle nostre tradizioni -:
quali iniziative il Ministro intenda prendere per ripristinare immediatamente la consuetudine della festa del Natale non solo nella elementare «Manzoni» di Cremona, ma in tutte le scuole ed istituti educativi pubblici e/o percettori di finanziamenti pubblici della Repubblica;
se e quali sanzioni, ove ne sussistano i presupposti, intenda prendere nei confronti di coloro che, hanno danneggiato il percorso educativo degli studenti loro affidati eliminando la celebrazione della festa di Natale;
quali iniziative normative il Ministro ritenga eventualmente necessario assumere per espletare quanto sopra richiesto e per impedire il ripetersi di simili abusi.
(4-05434)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, con la quale l'interrogante chiede interventi riguardo allo svolgimento della «festa delle luci» nella scuola primaria «A. Manzoni» di Cremona, facente parte del 5o circolo di Cremona.

Si fa presente preliminarmente che l'integrazione degli studenti stranieri nella scuola avviene nel pieno rispetto della valorizzazione della storia e delle tradizioni del nostro Paese e si condivide l'affermazione dell'interrogante sull'importanza di celebrare il Natale nelle scuole anche con iniziative e simboli che appartengono alla nostra cultura ed alla nostra identità e che tali simboli non costituiscono elemento di turbativa per gli studenti di fede diversa da quella cristiana.
Si è, altresì, convinti che il giusto principio dell'accoglienza e dell'integrazione possa essere realizzato solo laddove si conservi la memoria del proprio passato e delle proprie radici culturali, in quanto è soltanto con l'affermazione della propria identità, che si può riconoscere e comprendere l'identità degli altri.
Premesso quanto sopra, per quanto riguarda lo svolgimento della «festa delle luci» nella scuola primaria «A. Manzoni» di Cremona, facente parte del 5o circolo di Cremona, la direzione scolastica regionale per la Lombardia, interpellata in merito alla vicenda rappresentata ha acquisito le necessarie informazioni dal competente dirigente scolastico.
Nella sua relazione, il dirigente scolastico ha fatto presente che la festa è collocata da almeno 15 anni, quindi prima dell'inizio del massiccio fenomeno dell'immigrazione nel nostro Paese, a ridosso del Natale ed è l'occasione da parte dei docenti di formulare ai genitori e ai bambini gli auguri natalizi, mediante una proposta didattica che si impernia sulle luci e che si sviluppa secondo le seguenti modalità: i bambini, accompagnati dai genitori, alle ore 18.00, tenendo in mano dei lumini, si dispongono a cerchio attorno ad un albero illuminato nel parco della scuola. Durante la manifestazione i bambini delle diverse classi si alternano al cospetto dei genitori con canti natalizi ed un canto etnico.
Secondo il dirigente scolastico, qualche genitore potrebbe non avere correttamente interpretato il significato della Festa, forse perché non adeguatamente informato sul suo significato educativo-didattico; a suo avviso, la ragione del fraintendimento potrebbe essere stata un'intervista rilasciata il giorno 11 dicembre, a sua insaputa, da un docente il quale aveva attribuito alla festa una sottolineatura eccessivamente interculturale rispetto agli effettivi contenuti come sopra menzionati. La docente vicaria, peraltro, aveva prontamente provveduto a correggere l'impostazione data dal collega, come riscontrabile dal servizio messo in onda dal Tg5 del 12 dicembre.
Il dirigente scolastico ha riferito, altresì, di essere venuto a conoscenza della vicenda solo nella tarda serata del 12 dicembre, attraverso la collaboratrice vicaria e di avere appreso della polemica in atto dai giornali del 13 dicembre; ha aggiunto che nessuno, né giornalisti, né politici locali lo hanno interpellato per ricevere da lui un resoconto della vicenda. Inoltre, risulta che il capo d'istituto si sia tempestivamente confrontato con la docente responsabile del plesso «Manzoni» e con alcuni insegnanti, consegnando loro una circolare che invitava tutti i docenti del plesso a porre all'ordine del giorno del consiglio d'interclasse del 16 dicembre 2009 l'intera vicenda della festa delle luci, per chiarirne il senso originario che collocava la proposta nell'ambito della nostra tradizione culturale. Il dirigente ha comunque chiarito che il tutto si sarebbe dovuto svolgere nel rispetto dell'autonomia degli organi collegiali e della libertà d'insegnamento garantita dal regolamento dell'autonomia.
Il capo d'istituto ha evidenziato, infine, che nell'atrio del plesso «Manzoni» erano stai collocati due presepi, di cui uno in terracotta realizzato dagli alunni, oltre a festoni ed addobbi che rimandavano all'imminente festività del Natale.
Sentito successivamente dalla direzione scolastica regionale per le vie brevi, al fine di chiarire alcune ulteriori circostanze, il capo d'istituto ha affermato che il consiglio d'interclasse, recependo i suoi suggerimenti e anche per senso di responsabilità verso la comunità cittadina, aveva chiarito il senso educativo e didattico della proposta e stabilito, d'accordo con i genitori, di realizzare la festa piuttosto che all'interno del plesso, sul sagrato della chiesa di S. Michele.

La manifestazione non ha potuto tuttavia aver luogo a causa delle avverse condizioni atmosferiche.
Le circostanze hanno dunque impedito lo svolgimento della festa, che comunque, come assicurato dal dirigente, sarà rivista dai competenti organi della scuola, al fine di evitare per l'avvenire equivoci o fraintendimenti.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

DE ANGELIS. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 42-bis del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, prevede che «il genitore con figli minori fino a tre anni di età, dipendente di amministrazione pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165 e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo non complessivamente superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione, nella quale l'altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione»;
destinatario del beneficio in oggetto è il personale dipendente delle pubbliche amministrazioni disciplinate dal decreto legislativo n. 165 del 2001, il cui articolo 1 contiene disposizioni che disciplinano l'organizzazione degli uffici e i rapporti di lavoro e di impiego alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche; per queste ultime, a tenore del secondo comma, «s'intendono» tra altro, «tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie...». Non può non essere osservato che proprio in tema di disciplina del rapporto di lavoro, nel successivo articolo 3 dello stesso decreto n. 165 del 2001 viene affermato che «rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti: i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e le Forze di polizia di Stato...». L'ampia individuazione delle pubbliche amministrazioni, contenuta nel secondo comma dell'articolo 1 del decreto n. 165 del 2001, va dunque integrata, anche ai fini dell'applicazione dell'articolo 42-bis del decreto n. 151 del 26 marzo 2001, dal successivo articolo 3, per il quale «il personale militare e le Forze di polizia di Stato», rimangono disciplinati dai rispettivi ordinamenti. Negli ordinamenti delle forze di polizia ha però fatto successivamente ingresso, nell'ambito del rapporto di lavoro degli appartenenti a tale istituzione, prima la norma dell'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica n. 170 del 2007 e poi la norma dell'articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica n. 51 del 2009 (decreti rispettivamente di recepimento dell'accordo sindacale per le forze di polizia ad ordinamento civile e militare e di integrazione di tale accordo): norme, entrambe di analogo tenore, che individuano una serie di disposizioni che si applicano al personale delle forze di polizia ad ordinamento civile con la dicitura: «oltre a quanto previsto dal decreto legislativo n. 151 del 2001...». Il che, ad una agevole lettura, comporta la oramai pacifica applicabilità al personale di cui è questione anche della disciplina recata dal citato decreto legislativo n. 151 del 2001, e quindi del suo articolo 42-bis;
già nel 2005 l'allora sottosegretario di Stato per la funzione pubblica senatore Learco Saporito in relazione all'interrogazione a risposta immediata degli onorevoli Guerzoni, Cordoni, Motta e Trupia che chiedevano di sapere se la norma prevista dall'articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001 si applicasse anche al personale delle Amministrazioni cosiddette

speciali, quali le Forze di Polizia, chiari, fermo restando quanto previsto dai singoli ordinamenti delle amministrazioni del «comparto sicurezza», che la norma si applica anche al personale appartenente al suindicato settore;
sull'argomento in questione l'ispettorato generale del corpo forestale dello Stato con circolare n. 29559/09 del 23 dicembre 2009 a firma del capo del corpo ha inteso interpretare in modo restrittivo la norma escludendo l'applicazione del beneficio al proprio personale;
tale situazione porta di fatto ad una disparità di trattamento fra dipendenti pubblici -:
se non sia il caso, alla luce delle interpretazioni emerse negli anni e delle numerose sentenze della giustizia amministrativa, di emanare una disposizione esplicativa che chiarisca inequivocabilmente - come peraltro già spiegato dall'allora Sottosegretario Learco Saporito - come il beneficio in questione si applica anche agli appartenenti alle forze di polizia.
(4-06082)

Risposta. - L'interrogazione in esame concerne l'applicabilità al personale delle forze di polizia dell'articolo 42-bis del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, che prevede la possibilità, per i genitori con figli minori fino a tre anni dipendenti delle pubbliche amministrazioni, di richiedere l'assegnazione temporanea per un periodo complessivamente non superiore a tre anni ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l'altro genitore eserciti la propria attività lavorativa. Per espressa previsione normativa, detta assegnazione è subordinata alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva, previo assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.
Al riguardo, l'interrogante sollecita l'emanazione di una disposizione esplicativa la quale chiarisca che il beneficio in questione si applica anche al personale delle forze di polizia, così come a tutto il personale dipendente dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Sulla questione, a tutt'oggi, non si è consolidata una giurisprudenza concorde e univoca; conseguentemente le amministrazioni di riferimento delle forze di polizia hanno adottato una linea interpretativa che non ha consentito, in sostanza, al predetto personale di fruire del beneficio di cui al citato articolo 42-
bis.
In particolare, a mero titolo esemplificativo, si segnala che, più di recente, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione sesta, ordinanza n. 4329/2009) ha accolto la domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza di primo grado, favorevole al ricorrente (Tar Toscana, sentenza n. 632/2009) «considerato che... la disposizione invocata (decreto legislativo n. 151 del 2001, articolo 42-
bis), secondo un condiviso orientamento giurisprudenziale, non trova applicazione nei confronti del personale delle pubbliche amministrazioni in regime di diritto pubblico... e che, per quanto concerne in particolare l'istituto della mobilità interna per il personale di polizia, esso risulta disciplinato da disposizioni di specie (in particolare dal decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 1999)».
Trattandosi, poi, di materia afferente a quelle oggetto di contrattazione e di concertazione, sebbene la stessa non risulti inclusa nell'elenco di cui agli articoli 3-5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, la problematica in esame è stata affrontata dalle organizzazioni sindacali del comparto sicurezza-difesa nel corso delle trattative per la definizione dell'accordo sindacale e della concertazione integrativi del biennio economico 2006-2007 (poi recepiti nei decreti del Presidente della Repubblica del 16 aprile 2009, n. 51 per le forze di polizia e n. 52 per le forze armate); in tale sede, all'esito delle trattative, è stato, quindi, assunto l'impegno del Governo, sottoscritto dai sottosegretari all'interno e alla giustizia, volto ad adottare le iniziative occorrenti per dirimere le attuali controversie applicative dell'articolo 42-
bis del

decreto legislativo n. 151 del 2001 al personale delle forze di polizia e delle forze armate.
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

DI STANISLAO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
la risoluzione n. 1887, adottata lo scorso settembre dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, prefigura un mondo senza armi atomiche, esortando i Paesi del mondo a rafforzare il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Il documento di cinque pagine preparato dagli Stati Uniti e negoziato al Palazzo di Vetro «chiede a tutti gli Stati che non fanno parte del Tnp di entrare nel trattato come Stati non nucleari, in modo da raggiungere l'universalità in una data prossima»;
avrà luogo il prossimo maggio a New York la conferenza di riesame del trattato di non proliferazione (Tnp);
il primo pilastro del Tnp è il disarmo nucleare: si tratta di un trattato discriminatorio, alcuni Paesi, i cinque che avevano effettuato un test nucleare prima del 1° gennaio 1967 e che sono anche i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, sono autorizzati a possedere le armi nucleari, mentre ciò è interdetto agli altri paesi aderenti al trattato, che sono perciò definiti «paesi non nucleari» nel trattato stesso. Nello spirito del Tnp questa discriminazione è provvisoria. I paesi nucleari sono infatti tenuti a procedere speditamente e in buona fede alle trattative per l'eliminazione delle loro armi nucleari;
il secondo pilastro è la non-proliferazione: a nessun Paese membro del trattato è consentito trasferire o ricevere armi o esplosivi nucleari o parti di essi. Nessun Paese nucleare può fornire assistenza per la costruzione di esplosivi nucleari a Paesi non nucleari, ne affidare il controllo diretto o indiretto di armi nucleari a paesi non nucleari. Inoltre tutti i Paesi non nucleari devono concordare con l'agenzia internazionale dell'energia atomica di Vienna le procedure di controllo delle proprie attività nucleari pacifiche;
infine il terzo pilastro del Tnp riguarda il diritto inalienabile dei paesi membri del trattato a sviluppare energia nucleare per scopi pacifici e a ricevere l'assistenza relativa;
secondo gli analisti esistono attualmente circa 200 armi nucleari tattiche americane in Europa. Francia e Regno Unito hanno il loro autonomo deterrente nucleare. Le armi nucleari americane sono stazionate in cinque paesi Nato: Belgio, Germania, Italia (che a quanto pare ne avrebbe un numero cospicuo nelle due basi di Aviano e Ghedi Torre), Olanda e Turchia;
in questo scenario il Governo di coalizione tedesca ha elaborato la proposta di rimuovere le armi atomiche attualmente esistenti in Germania. Ad assumere la leadership per l'eliminazione delle armi nucleari in Europa sono poi stati i paesi del Benelux, primo fra tutti il Belgio, sostenuti dalla Norvegia, che tuttavia non ospita armi nucleari sul suo territorio. Anche l'Olanda ha avviato un dibattito in merito;
in Italia, il governo non ha ancora preso alcuna posizione, neppure in vista della conferenza di riesame del Tnp;
l'unico Paese ad aver assunto la stessa posizione dell'Italia fino ad ora è la Turchia, che in quanto vicina dell'Iran, ha interessi strategici diversi da quelli dell'Italia;
la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 1996 sulle armi nucleari, ha affermato che il loro uso è contrario al diritto internazionale umanitario. L'Italia ha ratificato tutti i più importanti strumenti di diritto umanitario, ma, avendo sul proprio suolo armi nucleari, è stata costretta a effettuare una dichiarazione secondo cui il protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra non si applica alle

armi nucleari. La dichiarazione dovrebbe essere revocata: si darebbe così anche un contributo alla prossima Conferenza di riesame del Tnp;
inoltre c'è l'obbligo di uno stato non nucleare, membro del Tnp, di non possedere o ricevere armi nucleari. Per aggirare l'ostacolo è stato escogitato il sistema per cui l'ordigno nucleare può essere impiegato dallo Stato nucleare, purché non vi sia l'opposizione dello Stato non nucleare sul cui territorio le armi sono stanziate rischiando di andare contro lo scopo e l'oggetto del Tnp;
tra l'altro, l'attuale posizione dell'Italia non è in sintonia con alcuni recenti atti della politica estera italiana, come il Trattato italo-libico del 2008, che all'articolo 21 impegna i due paesi a fare del Mediterraneo una regione priva di armi di distruzione di massa;
è evidente che le armi nucleari tattiche che stazionano sul territorio italiano sono inutili e l'Italia dovrebbe unirsi alla Germania e agli altri Paesi continentali che ne chiedono una rimozione, tranne che non voglia invece chiederne un ammodernamento -:
se il Governo non intenda chiarire l'attuale posizione in merito alle armi nucleari presenti sul territorio italiano;
se il Governo non intenda avviare un confronto ed un dibattito al fine di portare un contributo concreto e significativo alla prossima conferenza di riesame del trattato di non proliferazione.
(4-06583)

Risposta. - I quesiti posti dall'interrogante costituiscono un importante segnale di attenzione su un tema di portata globale, sul quale il nostro Paese, anche avvalendosi dell'opera di stimolo e sostegno proveniente dalie forze politiche, può continuare a svolgere un ruolo propositivo e di avanguardia anche negli anni a venire. La politica nucleare della Nato è nell'agenda dell'Alleanza, che si appresta ad elaborare il nuovo concetto strategico da approvare al prossimo summit dei Capi di Stato e di Governo previsto a Lisbona nel prossimo novembre.
Le linee della politica nucleare alleata sono definite nell'attuale concetto strategico, documento politico definito dai Capi di Stato e di Governo nel 1999, che stabilisce gli orientamenti e le linee guida dell'alleanza, e nella dichiarazione sulla sicurezza atlantica del 2009.
La componente nucleare è da cinquanta anni un elemento della capacità di dissuasione della Nato, sebbene in misura notevolmente ridotta e comunque decrescente dai tempi della guerra fredda. Nell'architettura dell'Alleanza, tale capacità è affidata alle forze strategiche statunitensi, a quelle del Regno Unito e della Francia, che mantengono i propri assetti a titolo nazionale, ed alle forze
sub-strategiche statunitensi in Europa, Nato sharing, mantenute al livello minimo per garantire la pace e la stabilità, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dei 28 alleati. Tali forze sub-strategiche sono state ridotte dall'apice della guerra fredda in poi, del 95 per cento dal 1991 ad oggi i siti di stoccaggio sono stati ridotti dell'80 per cento. Esse hanno la caratteristica di non essere dirette contro alcuno e rispondono ad un preciso obiettivo politico: rassicurare i Paesi alleati e dissuadere i Paesi terzi (cosiddetta extended deterrence).
Nella NATO vige la regola del consenso per cui i Paesi alleati sono impegnati in un processo di consultazione sugli scenari della sicurezza anche alla luce del rapporto sulla
Nuclear Posture Review, reso pubblico il 6 aprile 2010 dal Governo degli Stati Uniti. Il rapporto include le indicazioni di Washington sulle misure di modernizzazione, per rendere più sicuro il proprio arsenale nucleare strategico, e sulle modalità per continuare ad estendere la capacità di dissuasione delle proprie forze verso gli alleati, dentro e fuori l'Alleanza, e per conciliare la politica nucleare con la prospettiva dell'ulteriore riduzione degli arsenali.
Il processo di elaborazione del nuovo concetto strategico ha preso avvio nell'agosto 2009. Il 26 febbraio 2010, con una lettera al Segretario generale della Nato, i

Ministri degli esteri di Belgio, Germania, Olanda, Lussemburgo e Norvegia, hanno chiesto di mettere all'ordine del giorno della riunione dei Ministri degli esteri alleati, prevista a Tallin il 22 e 23 aprile 2010, il tema della politica nucleare nel quadro dell'elaborazione del nuovo concetto strategico ed in vista dell'imminente conferenza di riesame del trattato di non proliferazione. Su tali temi i 28 Paesi continueranno a consultarsi sino all'adozione della decisione, comune e consensuale, che sarà adottata al termine di tale processo previsto per novembre 2010.
La presenza delle armi
sub-strategiche in Europa investe la dimensione della sicurezza transatlantica che ha implicazioni di rilievo sulla solidarietà e sulla coesione alleata e che si fonda sulla credibilità degli impegni politici e delle capacità militari, messe a disposizione della difesa collettiva. Tutti gli alleati hanno un uguale interesse a rendere complementari la politica di dissuasione, che attiene alla sfera della sicurezza presente, e quella volta a rafforzare il disarmo e il regime di non proliferazione, che attiene alla sicurezza futura. È quanto gli alleati avevano concordato già nel concetto strategico del 1999 e ribadito nel 2009 nella dichiarazione sulla sicurezza atlantica approvata al summit di Strasburgo.
L'Italia, che mantiene un profilo elevato nel quadro della difesa e della sicurezza dell'Alleanza, mira a preservare in essa una credibile capacità di dissuasione, a garanzia di un adeguato livello di sicurezza collettiva, e nel rispetto delle proprie responsabilità attinenti gli impegni condivisi con gli alleati. Allo stesso tempo il Governo intende contribuire al raggiungimento del traguardo finale di un mondo libero da armi nucleari con passi concordati, concreti e calibrati, come lo stesso Presidente Napolitano ha detto nel marzo 2010 al Consiglio atlantico. Con tale spirito il nostro Paese è impegnato nelle consultazioni con gli alleati.
Riguardo al secondo quesito posto dall'interrogante per conoscere la posizione italiana in vista della prossima conferenza di riesame del trattato, si fa presente che l'impegno nel disarmo e nella non proliferazione rappresenta un elemento qualificante della politica estera dell'Italia che si basa su di un ampio sostegno del Parlamento e della società civile. In tale ambito, l'Italia è tradizionalmente attiva su più fronti: alle Nazioni Unite, all'Unione europea, al G8 e nei processi di riesame delle maggiori convenzioni internazionali, in primo luogo il trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Tnp), nonché sul piano bilaterale con i nostri principali
partner. Il Tnp pertanto rimane la pietra angolare del sistema di non proliferazione. Nonostante alcuni visibili limiti e le violazioni che si sono verificate a tale regime pattizio, nei 40 anni dalla sua entrata in vigore il trattato ha contribuito in modo decisivo alla pace ed alla sicurezza internazionale. È grazie ad esso che i Paesi militarmente nucleari non sono aumentati, si è ridotto negli anni il numero dei Paesi intenzionati o inclini a dotarsi dell'arma atomica e sono stati posti in essere controlli internazionali sull'uso del materiale nucleare.
L'attuale contesto internazionale ed il rinnovato impegno dei Paesi del G8 ci fanno guardare con maggiore ottimismo al futuro del regime di non proliferazione, nonostante le sfide a cui esso viene sottoposto.
Si auspica infine che la conferenza di riesame del trattato, in corso a New York, di possa tradurre in concreti impegni capaci di riaffermare l'efficacia dell'accordo e contestualmente rafforzare il sistema di non proliferazione. In tale sede, l'Italia mira ad agire, di concerto con i
partner dell'Unione europea, per favorire il raggiungimento del consenso tra gli Stati Parte e lo sviluppo equilibrato dei tre pilastri su cui si fonda il trattato: non proliferazione, disarmo e usi pacifici dell'energia nucleare. Tuttavia, il Tnp da solo non basta; per rendere il regime della non proliferazione più completo e più efficace, dobbiamo continuare ad impegnarci per l'universalizzazione del protocollo aggiuntivo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), per l'entrata in vigore del trattato sul bando degli esperimenti nucleari (Ctbt) e per l'avvio dei negoziati per un trattato sul bando del materiale fissile (Fmct). Sarà necessario

inoltre rinnovare l'appello a quei Paesi che non sono attualmente parte del Tnp affinché vi aderiscano quali Stati non nucleari, in linea con la risoluzione 1887 del Consiglio di sicurezza.
L'esito della conferenza di riesame presumibilmente sarà determinato dai passi concreti che si potranno realizzare in tema di disarmo nucleare (il recente accordo russo-americano costituisce un importante «strumento»), dagli strumenti che si adotteranno per conseguire gli obiettivi della risoluzione del 1995 sul Medio Oriente e per rafforzare il trattato, al fine di vincolare gli Stati al rispetto dei propri obblighi ed alla loro attuazione.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
dalle notizie di stampa risulta che per effetto dei tagli disposti dal ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, non si prevedono più docenti per la scuola del carcere di Massa e la classe media della casa circondariale di Massa è perciò destinata a chiudere;
come riferisce il quotidiano «Il Tirreno» nella sua edizione del 10 settembre 2009, «le tre docenti che insegnavano «tra le sbarre», tutte di ruolo e tutte impegnate a titolo volontario in questo progetto, saranno dirottate altrove»;
i detenuti del carcere che hanno fatto domanda di iscrizione ai corsi (ben 53 erano gli iscritti lo scorso anno) hanno lanciato un appello al ministro e alle istituzioni perché la loro scuola non venga chiusa; in una lettera che hanno reso pubblica scrivono: «Noi stiamo scontando gli errori che abbiamo commesso, ma non rendeteci la pena ancor più gravosa. La scuola media è presente nel carcere di Massa da sempre e rappresenta per noi un sollievo e un impegno e ci aiuta ad affrontare quotidianamente la vita non facile tra queste mura. Quando manca il lavoro l'unica risorsa per trovare la forza di andare avanti e non pensare a tutto quello che abbiamo lasciato, gli affetti, la famiglia, è la scuola. Frequentando la scuola c'è la speranza di ottenere il titolo minimo necessario per trovare, un volta usciti, un lavoro ed essere reinseriti in quella società dalla quale siamo stati allontanati perché abbiamo sbagliato. La scuola ci dà la possibilità di non continuare a sbagliare e di organizzare diversamente il nostro futuro, se poi la nostra permanenza in carcere sarà lunga allora i più volenterosi potranno proseguire gli studi e arrivare al diploma. Se verrà a mancare la scuola media il nostro futuro sarà sempre più buio, ci avrete tolto anche quel poco di speranza che ci era rimasta. Il carcere non deve essere un cassetto dove si chiudono gli uomini che hanno sbagliato e se ne butta via la chiave; il carcere deve essere rieducativo, ci deve aiutare a capire i nostri errori e, dopo aver pagato per essi, darci la possibilità di tornare a vivere con gli strumenti necessari per non tornare a sbagliare di nuovo. E, senza la scuola, questo sarà molto difficile che avvenga» -:
se non si ritenga di dover riconsiderare la decisione di «dirottare» altrove le sette insegnanti e consentire loro di proseguire nella preziosa ed importante azione nel carcere di Massa, accogliendo così l'accorato appello che viene dai detenuti.
(4-04151)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame su delega della Presidenza del Consiglio dei ministri.
La questione rappresentata nella interrogazione parlamentare indicata in oggetto è stata positivamente superata nel senso auspicato dall'interrogante. Infatti, diversamente da quanto temuto, la sezione di scuola media presso la casa circondariale di Massa è stata autorizzata e sta funzionando regolarmente. La consistenza numerica degli alunni ha consentito all'ufficio scolastico

provinciale di Massa di organizzare la disponibilità della dotazione organica in modo da permettere la prosecuzione del corso di scuola media funzionante presso detto carcere anche per il corrente anno scolastico.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto nazionale di Statistica (ISTAT);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto nazionale di statistica.
(4-06961)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante chiede di sapere il numero dei dipendenti dell'istituto nazionale di statistica e l'ammontare delle spese e delle relative voci sostenute dallo stesso ente nell'anno 2009.
Ebbene, all'esito dell'indagine avviata con lo stesso Istat, si forniscono i seguenti elementi:
personale di ruolo e a tempo determinato al 31 dicembre 2009: 2120 unità;
personale di ruolo e a tempo determinato al 1o luglio 2010: 2070 unità;
spese definitive relative all'anno 2009: euro 271.599.978.

Tali dati ed altri più specifici sono contenuti nei prospetti acquisiti presso l'ente stesso e ad ogni buon fine allegati alla presente risposta (disponibili presso il Servizio Assemblea).
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'istituto nazionale per studi ed esperienza di architettura navale (INSEAN);
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'istituto nazionale per studi ed esperienza di architettura navale.
(4-06970)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
I dipendenti dell'Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale (Insean) al 31 dicembre 2009 ammontavano a 127 unità, a fronte di una dotazione organica complessiva a 142 unità.
Le spese e le relative voci sostenute dall'Istituto ammontavano nel 2009 complessivamente ad euro 27.675.253,26 così ripartite:
Uscite correnti:
uscite per gli organi dell'ente euro 122.500;
oneri per il personale in attività di servizio euro 7.333.361,74;
uscite per l'acquisto di beni di consumo e di servizi euro 901,433;
uscite per prestazioni istituzionali euro 1.616.500;
trasferimenti passivi euro 13.500;
oneri finanziari euro 75.000;
oneri tributari euro 25.582,87;
poste correttive e compensative di entrate correnti euro 35.000;
spese non classificabili in altre voci euro 27.325,73;
trattamenti di quiescenza, integrativi e sostitutivi euro 62.000;
accantonamenti a fondi rischi ed oneri euro 6.000.


Uscite in conto capitale:
acquisizione di beni durevoli ed opere immobiliari euro 784.053,33;
acquisizione di immobilizzazioni tecniche euro 1.233.000;
concessioni di crediti ed anticipazioni euro 1.121.768,20;
indennità di anzianità e similari al personale cessato dal servizio euro 367.278,81;
rimborsi di anticipazioni passive euro 10.000.000;
accantonamenti per spese future euro 3.558,28;
accantonamenti per ripristino investimenti euro 2.000;
uscite aventi natura di partite di giro euro 3.054.000.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione.
(4-06976)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante chiede di sapere il numero dei dipendenti dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione e l'ammontare delle spese e delle relative voci sostenute dallo stesso ente nell'anno 2009.
All'esito dell'indagine avviata con la stessa agenzia, risulta che la costituzione degli organi collegiali si è conclusa nel dicembre 2008, e che dal 16 marzo 2009 opera un solo dipendente.
Dal rendiconto finanziario decisionale, approvato con delibera del Consiglio di amministrazione il 22 aprile 2010 risulta che le spese relative all'anno 2009, al netto delle partite di giro ammontano ad euro 1.966.384,85.
Tali dati ed altri più specifici sono contenuti nei prospetti acquisiti presso l'ente stesso e ad ogni buon fine allegati alla presente risposta (disponibili presso il Servizio Assemblea).

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quanti siano i dipendenti dell'Aereo club d'Italia;
a quanto ammontino nell'anno 2009 le spese e le relative voci, sostenute dall'Aereo club d'Italia.
(4-06980)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Per quanto riguarda il numero dei dipendenti e l'ammontare delle spese sostenute dall'aero club d'Italia si riportano i dati attinti dal bilancio consuntivo dell'ente riferiti all'anno solare 2009.
A fronte di una dotazione organica prevista di 37 unità il personale effettivo in servizio presso il suddetto ente, al 31 dicembre 2009, era pari a 26 unità più un'unità in
part-time.
Il costo per l'anno 2009 relativo al suddetto personale ammontava ad euro 1.375.293,00; a tale cifra va aggiunta la somma di euro 84.139,05 per le spese sostenute per gli organi dell'ente.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
secondo il calendario predisposto da Trenitalia, entro breve tempo si dovrebbe procedere alla cosiddetta automatizzazione della stazione di Orvieto;
detta automatizzazione comporterà nei fatti un obiettivo depotenziamento della stazione di Orvieto;
l'assenza del capostazione comporterà non solo disagi agli utenti, ma una riduzione molto importante dei servizi e l'abbandono della stazione, come già si è verificato in molte altre stazioni che sono state automatizzate; per esempio nessuno potrà attestare i ritardi dei treni che, in particolare per quelli locali, sono all'ordine del giorno;
si registra un generale malcontento delle popolazioni locali, e non solo, essendo una decisione che di fatto finirà con il penalizzare proprio le risorse più importanti del Paese, costituite dai beni culturali e dal turismo;
si è costituito un comitato dei pendolari orvietani che già ha preannunciato azioni eclatanti e clamorose -:
quali siano le ragioni che hanno indotto Trenitalia ad automatizzare la stazione di Orvieto;
a quanto ammonti il risparmio che con questo provvedimento si ritiene di conseguire;
come si ritenga di sopperire agli evidenti ed incontestabili disagi delle locali popolazioni, pendolari e non solo;
se si sia considerato che in tal modo si viene a penalizzare il flusso turistico che costituisce una delle più importanti risorse della città di Orvieto e dell'intera regione.
(4-07630)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 24 giugno 2010, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Nell'ambito di una più generale razionalizzazione dell'organizzazione di Rete ferroviaria italiana, derivante dall'attuazione di un piano tecnologico per l'innovazione dei sistemi di controllo del traffico, la società ferroviaria sta procedendo progressivamente al passaggio da un modello di gestione locale delle stazioni ad uno di gestione centralizzata.
L'impresenziamento da parte del personale addetto alla circolazione della stazione di Orvieto, come per tante altre stazioni della rete, fa parte di questo progetto. Al riguardo Ferrovie dello Stato ha assicurato che non vi sarà alcuna penalizzazione né ai pendolari né ai turisti che sceglieranno il treno per raggiungere la città.
Infatti, Ferrovie dello Stato fa sapere che nessuna stazione viene mai impresenziata dal personale addetto alla circolazione dei treni se prima non sono stati assicurati, con l'ausilio della tecnologia per le prestazioni degli impianti sia in termini di sicurezza sia di affidabilità ed informazione al pubblico, identici livelli di quelli garantiti in precedenza.
Con il controllo centralizzato del traffico, infatti, è possibile governare da postazione remota ogni singolo impianto della linea e dare ogni tipo di informazione su ogni singola stazione. Questo modello comporta il vantaggio di poter avere una visione di insieme del traffico che consente di fornire tempestive notizie in ogni stazione e di prendere le più opportune decisioni di circolazione. Tale vantaggio è esaltato nella particolare condizione impiantistica di Orvieto, stazione interconnessa con la direttissima Roma-Firenze, per la quale il sistema a quattro binari è tanto più efficace quanto più ne è concentrata in un posto centrale la gestione.
Ferrovie dello Stato assicura inoltre che il personale della circolazione impiegato nella stazione di Orvieto sarà proficuamente ricollocato, anche con attenzione a particolari esigenze logistiche eventualmente

soddisfacibili. La società ferroviaria sottolinea altresì che sempre presso l'impianto di Orvieto resteranno presenti ed attivi importanti presidi di Rete ferroviaria italiana per la manutenzione delle linee.
Per quanto concerne i servizi ferroviari regionali Ferrovie dello Stato fa sapere che con il nuovo orario del 13 giugno 2010, relativamente alla stazione di Orvieto, non sono state introdotte variazioni nei servizi a carattere regionale, la cui programmazione, peraltro, rientra nelle competenze delle regioni.
Per quanto concerne poi i servizi ferroviari di media/lunga percorrenza, sempre relativamente alla stazione di Orvieto, non risultano variazioni dal 13 giugno 2010 la cui offerta continua a prevedere: 4 treni Intercity, 2 treni internazionali (Euronight), 2 treni Notte, 1 treno alta velocità «Frecciarossa».
Va, inoltre, tenuto conto che con il precedente orario del 13 dicembre 2009, la predetta offerta era stata incrementata attraverso l'assegnazione della fermata di Orvieto al treno alta velocità «Frecciarossa» 9536 (Napoli-Roma-Bologna), in partenza da Roma alle ore 20.15, con arrivo a Orvieto alle 21.00, che è stato confermato anche con il nuovo orario di giugno.
L'AV 9356 consente ai pendolari di Orvieto, che possono utilizzarlo con la «Carta tutto treno Umbria» il cui accordo istitutivo tra Trenitalia e regione Umbria è stato rinnovato nei mesi scorsi ed esteso anche ai treni AV, di poter disporre di un collegamento veloce e di qualità per il rientro serale.
Ferrovie dello Stato infine evidenzia che non sono previste modifiche all'attuale articolazione del servizio di vendita dei titoli di viaggio: la biglietteria della stazione di Orvieto continuerà, infatti, ad osservare l'apertura sia mattutina sia pomeridiana, sette giorni su sette.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

GARAGNANI e MAZZUCA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
le scuole bolognesi appaiono agli interpellanti sempre più ideologizzate e strumentalizzate da una minoranza agguerrita e politicizzata;
a prescindere da ovvie considerazioni sull'inchiesta in corso in alcuni istituti come la Longhena e altri, nei quali in difformità dalle direttive ministeriali e dalla legge nazionale è stato attribuito un punteggio uguale per tutti i giovani studenti, si rileva, a seguito di documentate denuncie sottoscritte da parte di alcuni genitori e pervenute al primo firmatario del presente atto, che le iscrizioni all'anno scolastico 2009-2010 sarebbero state effettuate sulla base di un modulo per il tempo pesantemente condizionato, nella sua struttura, dai docenti «politicizzati» che in alcuni casi avrebbero proposto modelli prestampati agli ignori genitori sostenendo la provenienza ministeriale dei medesimi, od asserendo comunque la necessità di inviarli al ministero come protesta contro la politica scolastica del Governo Berlusconi;
si rileva che in alcuni casi moduli e volantini di protesta, sono stati distribuiti all'interno delle scuole durante l'orario curriculare ed esattamente presso l'istituto Comprensivo di San Pietro in Casale oltre che in numerosi altri istituti della provincia di Bologna -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti descritti e se intenda intervenire con opportuni provvedimenti con riferimento a quanto rappresentato in premessa.
(4-05118)

Risposta. - Nell'interrogazione in esame, l'interrogante rappresenta che nelle scuole bolognesi vi sarebbe un clima di crescente ideologizzazione e strumentalizzazione da parte di una minoranza agguerrita e politicizzata contraria alla politica scolastica del Governo. A titolo indicativo, viene segnalato il caso della scuola primaria «Longhena» nella quale, in difformità dalla legge e dalle consequenziali direttive ministeriali, nel primo quadrimestre dello scorso anno scolastico è stato attribuito un

punteggio uguale a tutti gli alunni, nonché il caso dell'istituto comprensivo di San Pietro in Casale, nei quale durante l'orario scolastico sarebbero stati distribuiti, ai fini delle iscrizioni degli alunni per l'anno scolastico 2009-2010, volantini e modelli prestampati non conformi ai moduli ministeriali.
Come già fatto presente in relazione a precedenti atti di sindacato ispettivo concernenti episodi di contrarietà alla politica scolastica governativa, il Governo è aperto al confronto dialettico e all'ascolto delle diverse posizioni, anche critiche, che sui provvedimenti proposti si possono avere. Tuttavia, quando i provvedimenti sono legge dello Stato, dobbiamo tutti osservarli e l'eventuale dissenso va manifestato secondo quanto previsto dall'ordinamento giuridico.
Ciò vale, ovviamente, anche per il personale delle istituzioni scolastiche nell'esplicazione dei compiti ad essi attribuiti dalle norme vigenti, ferma restando la libertà di insegnamento e ferma restando, altresì, la libertà di espressione del pensiero e del diritto di critica da esercitarsi nelle circostanze e nei modi consentiti dall'ordinamento.
La scuola, infatti, in quanto luogo deputato all'attività di trasmissione della cultura, di contributo alla elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità, non è luogo deputato a svolgere attività politica da parte del personale scolastico che vi opera.
Ciò premesso, in merito ai due specifici casi citati nell'interrogazione in esame si comunica quanto segue.
Sul primo - quello della scuola primaria «Longhena» di Bologna - si conferma quanto già riferito in VII Commissione (Cultura) il 10 novembre 2009 rispondendo all'interrogazione n. 5-01942 avente come primo firmatario l'interrogante.
Relativamente alla distribuzione di moduli non conformi a quelli ministeriali, la direzione scolastica regionale ha a suo tempo assunto le opportune notizie dall'ufficio scolastico provinciale di Bologna e non risultano pervenute allo stesso ufficio segnalazioni e/o denunce di iscrizioni effettuate per l'anno scolastico 2009/2010 su un modulo predisposto da docenti, sostenendone la provenienza ministeriale o asserendo la necessità di inviarli al ministero come protesta contro la politica scolastica del Governo; se ne è avuta notizia solo attraverso i mezzi di comunicazione. Il medesimo ufficio provinciale ha con l'occasione informato di avere confermato alle scuole richiedenti soltanto il tempo pieno esistente nell'anno scolastico 2008/2009, suscettibile di un ampliamento da parte dei dirigenti scolastici unicamente sulla base delle risorse complessivamente assegnate a ciascun istituto.
Per quanto si riferisce all'istituto comprensivo di San Pietro in Casale, l'ufficio scolastico provinciale di Bologna ha precisato che le iscrizioni degli alunni alle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado sono state effettuate sulla base dei moduli ministeriali, con distribuzione e successiva raccolta curata dagli assistenti amministrativi; lo stesso ufficio ha fatto inoltre presente che numerosi genitori hanno autonomamente presentato alla segreteria di istituto, chiedendo la protocollazione, altri modelli di richiesta di conferma del tempo scuola esistente, acquisiti e trattenuti dal dirigente scolastico.
La direzione scolastica regionale ha altresì riferito che l'ufficio regionale ha ricevuto, in data 27 marzo 2009, cinque plichi contenenti, secondo la dichiarazione dei consegnatari, 36.600 opzioni delle famiglie in merito alle iscrizioni alla varie classi della scuola primaria, espresse nelle nove province della regione.
Infine, la direzione regionale ha comunicato che il dirigente del suddetto istituto comprensivo ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcuna distribuzione da parte dei docenti dell'Istituto di «volantini di protesta o di modelli prestampati da inviare al ministero», nella consapevolezza che tale procedura non avrebbe potuto essere autorizzata.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

GARAGNANI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
ad oggi esiste un centro nazionale per i trapianti (CNT) del Ministero della salute;
il CNT non ha funzioni prettamente logistiche, ma è più un organo regolatorio;
non avendo voce in capitolo sulla gestione e sull'allocazione degli organi donati, il CNT si trova spesso in una situazione di impasse quando si tratta di modificare la rete di distribuzione degli organi o le regole di allocazione degli organi ai pazienti. In assenza di dati scientifici o di modelli matematici precisi, queste funzioni vengono decise spesso in base a criteri di presunta eticità;
in termini pratici l'attività di allocazione degli organi resi disponibili dalle donazioni a fine di trapianto è invece gestito da tre organizzazioni:
a) il North Italian Transplant (NIPt), che aggrega Lombardia, Veneto, Liguria, Provincia di Trento, Friuli Venezia Giulia e Marche;
b) l'Associazione Inter Regionale Trapianti (AIRT), che aggrega Valle D'Aosta, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Puglia;
c) il Coordinamento Centro Sud Trapianti (CCST), che aggrega Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania, Sicilia, Sardegna;
ognuna di queste organizzazioni si basa sui centri regionali di riferimento, presenti sostanzialmente in ogni regione. Non vi sono invece criteri di uniformità territoriale alla base della nascita di questi enti;
si fa presente che il primo ad essere creato è stato il NITp, e non risulta chiaro su quali presupposti sia stato formato, all'inizio degli anni '90 il NITp;
un accordo fra Regioni è invece alla base della creazione dell'AIRT;
resta il fatto, ed è su questo punto che si interpella il governo, che questi tre enti svolgono funzioni del tutto uguali: coordinano le donazioni d'organo all'interno delle Regioni di afferenza e regolano gli scambi d'organo all'interno di queste macroaree;
tuttavia agiscono come enti autonomi, dotandosi spesso di linee guida diverse fra di loro ed applicando protocolli che possono essere dissimili fra macroaree;
in un territorio come quello italiano dove in un'ora e mezza di aereo si va dalle Alpi alla Sicilia, è difficile dover pensare al fatto che questi tre enti siano indispensabili per il corretto funzionamento dell'attività di trapianto d'organo;
un singolo centro di coordinamento potrebbe invece essere necessario e sufficiente al funzionamento dell'attività nazionale che, come segnalato, è comunque fondata su base regionale con i centri di riferimento che sono stati aperti in tutte le regioni;
la chiusura delle tre organizzazioni la loro concentrazione in un'unica sede potrebbe portare ad innumerevoli vantaggi:
1) si ridurrebbero le spese per la presenza di enti che costituiscono un doppione;
2) si ridurrebbe il rischio di avere regolamenti e linee guida difformi sul territorio nazionale per un'attività dagli ampi risvolti etici, quale quella delle donazioni d'organo;
3) si razionalizzerebbe l'attività di allocazione degli organi a livello nazionale;
4) si potrebbero superare gli ostacoli «politici» spesso creati ad arte quando si voglia implementare, modificare o cercare di migliorare il sistema donazioni;
di certo la riduzione di tre enti a uno solo porterebbe ad inevitabili conseguenze:
1) le regioni potrebbero sentirsi defraudate da un proprio ruolo;

2) si andrebbero a toccare interessi di posizione legati all'esistenza stessa dei coordinamenti (che hanno tre presidenti e tre strutture logistiche con personale proprio);
ma l'esigenza di uniformare l'attività dei trapianti nell'interesse precipuo dei malati deve prevalere su tutto -:
se e come il Governo intenda farsi carico del problema che è sentito profondamente dagli operatori medici e dai pazienti.
(4-06134)

Risposta. - In merito all'ipotesi della concentrazione dell'attività di coordinamento in materia di donazioni di organi in un unico centro di rilievo nazionale, superando l'attuale organizzazione occorre ricordare che la Legge 1o aprile 1999, n. 91, recante «Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti», ha attribuito al Centro nazionale trapianti (Cnt), istituito presso l'Istituto superiore di sanità, una serie di funzioni di particolare rilevanza, ponendolo al vertice di una struttura organizzativa radicata nel territorio nazionale attraverso i centri regionali ed interregionali per i trapianti.
In dieci anni di attività, il Cnt ha predisposto, tra l'altro, sia le linee guida rivolte ai centri regionali o interregionali, con l'obiettivo di uniformare l'attività di prelievo e trapianto in tutto il nostro Paese, sia l'aggiornamento dei protocolli operativi, ai fini del perfezionamento della qualità e sicurezza dei trapianti. Inoltre il Cnt provvede ad elaborare e coordinare i programmi nazionali per i trapianti, mentre i centri dislocati nel territorio svolgono funzioni operative e di controllo.
Il rapporto tra i centri regionali e interregionali e le unità operative nel territorio appare fondamentale per l'armonizzazione delle procedure e per un più incisivo ed efficace controllo sulla sicurezza e qualità dei trapianti.
La funzionalità del rapporto di interconnessione fra il livello centrale e la rete trapiantologica nazionale si rileva anche dal fatto che i rappresentanti delle regioni, che compartecipano alle tre aggregazioni citate nell'interrogazione in esame, fanno parte del Cnt.
Il sistema trapiantologico nazionale è una rete dove ogni livello assolve a specifiche funzioni, coordinate ma non sovrapponibili, a garanzia dell'intera rete.
Già antecedentemente alla Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione, la normativa del 1999 ha configurato una articolazione della rete in livello regionale, interregionale e centrale; una ipotetica centralizzazione del sistema, pertanto, contrasterebbe con la vigente disciplina in materia di trapianti e potrebbe anche risultare non in linea con la normativa di livello costituzionale.
L'attuale raggruppamento in macroaree presenta anche l'indubbia utilità di coordinare le attività regionali, raccogliendo inoltre le diverse istanze ed esigenze, inevitabilmente differenziate, che emergono nel territorio nazionale; va tenuto conto che le inevitabili differenziazioni a livello locale tendono a frenare il processo di armonizzazione delle procedure e dei livelli di assistenza che, comunque, rimane quale obiettivo della rete trapiantologica.
Pertanto, l'attuale strutturazione in tre aggregazioni interregionali non costituisce una moltiplicazione di strutture, come riportato nell'interrogazione in esame, ma piuttosto un anello determinante del sistema nazionale trapianti.

Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

GRIMOLDI e GOISIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
da quanto si apprende dalle notizie riportate dagli organi di stampa, la dirigente scolastica del comune di Lentate (Milano) attraverso atti formali ha negato che all'interno degli istituti scolastici potesse avvenire la consueta «benedizione natalizia». Tale presa di posizione da parte del dirigente scolastico ha suscitato rimostranze dei genitori degli alunni che

non hanno capito il fondamento di tale iniziativa stigmatizzandola come una ingerenza ingiustificata dettata da preconcetti ideologici;
la circolare del Ministro della pubblica istruzione prot. 13377/544/MS del 13 febbraio 1992 ammette la possibilità di far rientrare, su iniziativa e deliberazione conforme degli organi collegiali dei singoli istituti, eventuali atti di culto, quali la celebrazione di una messa di inizio anno scolastico e le benedizioni pasquali nell'ambito delle iniziative extrascolastiche di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 416 del 1974;
il decreto del Presidente della Repubblica n. 567 del 1996, recante la «Disciplina delle iniziative complementari scolastiche e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche» prevede che le istituzioni scolastiche «definiscono, promuovono e valutano iniziative complementari ed integrative dell'iter formativo degli studenti», queste ultime intese come «occasioni extracurricolari per la crescita umana e civile, attivate tenendo conto delle concrete esigenze rappresentate dagli studenti e dalle famiglie «cioè in un orario non curriculare ma non necessariamente extrascolastico; tali iniziative sono deliberate dal consiglio di circolo o d'istituto, che «ne valuta la compatibilità finanziaria e la coerenza con le finalità formative dell'istituzione scolastica»;
il nostro Stato, attraverso il Concordato e la protezione costituzionale di cui esso gode a norma dell'articolo 7 della Costituzione, riconosce alla Chiesa cattolica un fondamentale ruolo storico e sociale dato da una antica ininterrotta tradizione che lega il popolo italiano alle vicende della Chiesa cattolica. Il Concordato del 1984, pur superando l'affermazione prevista dal Trattato del 1929 per cui «la religione cattolica apostolica romana» veniva considerata «la sola religione dello Stato», ha riaffermato allo stesso tempo, ad avviso degli interroganti, che non sussiste una situazione di parità fra la Chiesa cattolica e le altre confessioni, né sul piano legislativo ordinario né sul piano costituzionale, come confermato dall'importante missione educativa affidata alla Chiesa cattolica, dalla previsione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, dal riconoscimento degli effetti civili ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico e dalla riserva ai tribunali ecclesiastici, nei limiti fissati dalla giurisprudenza costituzionale, delle relative sentenze di nullità;
è necessario ribadire che lo Stato italiano attribuisce anche all'insegnamento della religione cattolica, svolto «nel quadro delle finalità della scuola», una dignità formativa e culturale pari a quella delle altre discipline. Tale riconoscimento si fonda su tre aspetti principali: il fatto religioso ha una notevole rilevanza culturale per comprendere la nostra storia; i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano; l'insegnamento della religione cattolica contribuisce a dare una risposta specifica al bisogno di significato che ciascuno ha in sé;
cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, in nome di una ideologica visione relativista e laicista significa unicamente svuotare di significato i principi su cui si fonda la nostra società;
se da una lato la libertà religiosa, di credenza e di coscienza, è un diritto inviolabile consolidato nella cultura del popolo italiano e riconosciuto in modo inequivocabile dal combinato disposto degli articoli 3, 8, 19 e 20 della Costituzione italiana, è innegabile, dall'altro lato, che il patrimonio storico culturale del nostro Paese affonda le proprie radici nella civiltà e nella tradizione cristiana;
va inoltre ricordato che la religione cattolica, rispetto alle altre fedi, gode di una maggiore protezione anche in sede penale nell'ipotesi di «delitti contro il sentimento religioso» e che la Corte costituzionale, più volte adita in materia, ha rigettato le istanze volte a mettere in luce

una violazione del principio di uguaglianza e di libertà, considerata la maggiore intensità delle reazioni sociali che suscitano le offese alla fede cattolica dato l'inscindibile legame tradizionale con il popolo italiano;
rispetto a questo sentimento religioso diffuso, si stanno da ultimo affermando tendenze laiciste che, in nome del rispetto della libertà religiosa, impongono l'abbandono di quelle tradizioni che costituiscono un punto di riferimento fondamentale per le nostre radici culturali; il riferimento, in particolare, è alle azioni avviate da alcuni insegnanti e presidi nelle nostre scuole per sospendere quei riti - come il presepe e i canti natalizi - che da sempre contraddistinguono il Natale cattolico -:
quali iniziative il Ministro intenda adottare per promuovere, nelle scuole, la tutela delle tradizioni e dei riti che contraddistinguono le festività cattoliche, a partire dal Natale, riconoscendo alle radici cristiane un valore fondante della nostra cultura.
(4-05344)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, concernente la mancata effettuazione della tradizionale «benedizione natalizia» nel circolo didattico di Lentate sul Seveso.
In primo luogo, si condividono le considerazioni contenute nel preambolo dell'interrogazione in esame circa i valori che caratterizzano la nostra civiltà, la nostra cultura, le nostre tradizioni e la nostra identità.
A tali valori si ispira la legge-delega n. 53 del 28 marzo 2003, recante le norme generali sull'istruzione, nella parte in cui stabilisce che «sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata ai princìpi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea». Proprio con riferimento alla civiltà europea, è da ritenere che il rispetto delle tradizioni dei singoli paesi concorra al processo di unificazione europea, che si costruisce non eliminando le tradizioni stesse bensì valorizzando la storia delle nazioni che compongono l'Europa.
Ciò premesso, si comunica quanto segue riguardo allo specifico episodio oggetto dell'interrogazione.
A tale proposito, la direzione scolastica regionale per la Lombardia ha acquisito le necessarie informazioni dal dirigente scolastico dell'istituto comprensivo statale «don Milani» di Novate Milanese, reggente del circolo didattico di Lentate sul Seveso.
Nella sua relazione il dirigente in parola, riferendo in merito all'affermazione secondo cui avrebbe negato «attraverso atti formali» che all'interno degli istituti scolastici potesse avvenire la consueta benedizione natalizia, ha precisato che le notizie riportate dagli organi di stampa locale, che hanno dato origine all'interrogazione parlamentare, non sono da far risalire ad atti formali, bensì ad un suo intervento nel corso della seduta del consiglio di circolo del 20 ottobre 2009, al momento della trattazione del punto 6 all'ordine del giorno «atti di culto - illustrazione delle norme vigenti», nel quale affermava: «I parroci potranno inoltrare richiesta alla dirigente, che la passerà al consiglio. Anticipa che la sua posizione sarà quella del rispetto totale della normativa».
Inoltre, il dirigente scolastico - nel fare presente che gli organi collegiali dell'Istituto non hanno ricevuto alcuna richiesta formale riguardo alla benedizione natalizia della scuola di Lentate e, conseguentemente, nessuna delibera è stata adottata in merito - ha poi spiegato che nel suo intervento al consiglio di circolo del 20 ottobre 2009 intendeva riferirsi al parere Cs. 41778/08 in data 8 gennaio 2009 reso dall'avvocatura generale dello Stato - sezione VII - in merito all'ammissibilità o meno delle benedizioni religiose e delle celebrazioni di messe in orario scolastico e/o nella scuola.
Con il predetto parere l'avvocatura generale, dopo avere preliminarmente affrontato l'intera questione alla luce dei princìpi costituzionali, tenendo conto della specifica normativa e delle varie pronunce giurisdizionali in materia, ha ritenuto che non sussistano ostacoli alla configurabilità della benedizione religiosa e della messa quali

attività extrascolastiche. L'avvocatura stessa, nell'esprimere tale avviso, ha contestualmente fornito indicazioni pratiche circa le modalità di svolgimento dei predetti atti di culto, sia all'interno che all'esterno delle istituzioni scolastiche e sia in orario scolastico curriculare che al di fuori di tale orario.
In ogni caso, comunque, come evidenziato dall'avvocatura, fermo restando il rispetto della normativa vigente, il comportamento degli organi scolastici dovrebbe sempre ispirarsi al criterio di opportunità, dando particolare rilievo alla sensibilità e al coinvolgimento delle componenti scolastiche.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

GRIMOLDI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sul sito internet ilportaledellautomobilista.it, gestito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è esplicitamente affermato che è consentito apporre sulla patente di guida immagini a capo coperto, quando sussistano motivi religiosi;
il privilegio sembra in contrasto con l'esigenza di assicurare la riconoscibilità di coloro che guidano le autovetture, tanto più importante in un'epoca caratterizzata dall'esteso ricorso alla tecnica degli attentati suicidi;
la patente è inoltre un documento valido ai fini dell'identificazione della persona -:
quali siano gli intendimenti del Governo in merito a quanto rappresentato in premessa e se sia consentito dalla normativa vigente rilasciare un documento d'identità il cui titolare appare non riconoscibile, in quanto a capo coperto, ove sia richiesto in base a motivazioni religiose.
(4-05964)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, sono state chieste notizie al Ministero dell'interno che ha fornito i seguenti elementi di risposta.
La questione riguardante l'uso del
burqa e di altre tradizionali velature islamiche (hijab, niqab, chador), va considerata, alla luce del quadro normativo vigente nel nostro ordinamento, nel cui ambito assumono primario rilievo le disposizioni contenute nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e nella legge 22 maggio 1975, n. 152.
L'articolo 85 del testo unico leggi di pubblica sicurezza (Tulps), regio decreto 1931, n. 773, vieta di comparire mascherati in luogo pubblico e prevede, in caso di violazione, l'irrogazione di una sanzione amministrativa aggravata se il contravventore non ottempera all'invito di togliere la maschera.
L'articolo 5 della legge n. 152 del 1975 vieta, salvo giustificato motivo, di fare uso in luogo pubblico o aperto al pubblico di caschi protettivi o di qualsiasi altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona.
Entrambe le norme hanno posto delicati problemi interpretativi in ordine alla loro concreta applicabilità ai casi in cui l'identità della persona sia celata dal
burqa.
In tali ipotesi, infatti, costituendo il
burqa non un semplice mascheramento, l'orientamento prevalente in giurisprudenza ha escluso l'applicazione dell'articolo 85 del Tulps mentre ritiene applicabile il divieto sancito dall'articolo 5 della citata legge n. 152 del 1975 in presenza di un rilevante interesse pubblico all'identificazione della persona nonché di circostanze di luogo e di tempo tali da far ritenere la sussistenza di un pericolo per la pubblica sicurezza.
Quindi, nei confronti di coloro che indossano una velatura di significato religioso o culturale operano le limitazioni poste dall'ordinamento a salvaguardia dell'ordine e della sicurezza pubblica, fra le quali rientrano gli obblighi di consentire e non ostacolare il riconoscimento della persona da parte delle forze dell'ordine.
Inoltre, la legge 31 luglio 2005, n. 155, di conversione del decreto-legge 27 luglio

2005, n. 144, ha inasprito le sanzioni di cui all'articolo 5, pur sempre nel rispetto della dignità della persona, rimanendo invariato il contenuto della disposizione.
Pertanto, con circolare ministeriale direzione generale 69 del 26 giugno 1997, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla base di espresso parere reso sulla materia dal competente Ministero dell'interno con nota 40/8/4/88 del 24 febbraio 1996, forniva le opportune indicazioni ai dipendenti uffici della motorizzazione, chiarendo che, «nei casi in cui la copertura del capo sia imposta da motivi religiosi, i documenti di identificazione, e quindi anche la patente di guida, possono recare la foto del titolare a capo coperto, sempre che i tratti del volto siano ben visibili».

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

HOLZMANN. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la Giunta provinciale di Bolzano con deliberazione 2714 del 28 luglio 2008, ha conferito l'incarico di sovrintendente scolastico al dottor Ivan Eccli;
la normativa vigente prevede che per la nomina del sovrintendente scolastico vi sia l'intesa tra la provincia autonoma di Bolzano ed il Ministero dell'istruzione;
nella delibera della Giunta provinciale di Bolzano si legge: «... considerato che per il dottor Ivan Eccli è stata chiesta l'intesa al Ministero dell'istruzione per la nomina quale futuro Sovrintendente scolastico a decorrere dal mese di gennaio 2009»;
nella delibera della Giunta provinciale di Bolzano si legge, inoltre, che «il dirigente scolastico dottor Ivan Eccli è in possesso delle competenze e delle esperienze necessarie all'espletamento dei compiti...» ma non si fa riferimento all'esame dei curriculum di altri candidati e non è dato neppure sapere quali criteri hanno determinato la scelta;
vi sono altri aspiranti all'incarico di Sovrintendente scolastico che sono in possesso di curriculum professionali di assoluto valore;
non risulta dalla delibera della Giunta provinciale di Bolzano che tali candidati siano stati valutati in quanto non si fa menzione alcuna a criteri comparativi o selettivi per giustificare la scelta;
l'intesa con il Ministero dell'istruzione è esplicitamente prevista da norma di legge e non si comprende per quale ragione sia stata annunciata la nomina del Sovrintendente Eccli con un comunicato stampa della Giunta provinciale, se tale intesa non si è perfezionata -:
quando si siano svolti i contatti indicati in premessa in che forma e con quale esito posto che all'interrogante non consta che l'intesa prevista dalla legge sia avvenuta;
se non ritenga necessario intervenire per fare valere le prerogative del Ministero per la nomina del Sovrintendente scolastico per la provincia di Bolzano;
se non intenda richiedere alla Giunta provinciale di Bolzano copia dei curriculum in suo possesso al fine di consentire una trasparente valutazione di esperienze e titoli per procedere ad una nomina ponderata e concordata del nuovo Sovrintendente scolastico.
(4-01057)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, si comunica che, questo ministero, aderendo alla proposta formulata dalla provincia autonoma di Bolzano con nota del 18 settembre 2009, ha espresso, con nota del 16 ottobre 2009, l'intesa formale alla nomina della dottoressa Nicoletta Minnei a sovrintendente scolastico della medesima provincia autonoma.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

JANNONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
è notizia recente quella di uno studente diciassettenne della provincia di Trento, che ha abbandonato la scuola per aiutare la famiglia, a seguito della perdita di lavoro da parte del padre. La vicenda è accaduta a Rovereto, in Trentino, dove la preside dell'istituto superiore frequentato dal ragazzo ha deciso di rendere nota la storia. Tuttavia, in base alle stime dell'abbandono scolastico, molti giovani, soprattutto nel Meridione, non terminano il percorso obbligatorio di studi per esigenze lavorative, incappando, talvolta, anche in lavori di minor peso nelle associazioni criminali;
Flavia Andreatta, preside dell'istituto Fontana di Rovereto, ha raccontato al quotidiano locale Trentino di come sia stata colpita dalle parole dell'adolescente, che le ha affermato, con la maturità di chi si sente già responsabile per sé e per gli altri, di dover «cercare qualcosa per sostenere la mia famiglia. Non ci sono alternative». La dirigente scolastica ha poi spiegato di aver tentato, insieme ai genitori del ragazzo, di convincerlo a restare tra i banchi, ma invano. «La mamma ha ancora un impiego e avrebbero fatto dei sacrifici, pur di vederlo studiare, però il ragazzo si è sentito la responsabilità di contribuire al bilancio», ha spiegato la preside;
secondo la dirigente scolastica, difficoltà simili non costituiscono un caso isolato, ma riguardano molte famiglie «sia di extracomunitari che di italiani, soprattutto se ci sono più figli e tra i genitori qualcuno è in cassa integrazione o ha perso il lavoro». Gli stessi viaggi d'istruzione e le attività extra, sono spesso considerate un lusso, per questo gli istituti pongono molta attenzione nel proporre iniziative che siano alla portata di tutti;
sulla vicenda sopraccitata si è espressa anche l'assessore all'istruzione della provincia autonoma di Trento, Marta Dal Maso, che ha affermato: «Un fatto di questo tipo è molto grave, inaccettabile». Secondo l'assessore, non sono stati segnalati altri casi analoghi, anche se l'abbandono del percorso di studi per sostenere l'economia familiare è sicuramente un problema attuale. «Mi occuperò personalmente di approfondire la vicenda, ha proseguito Dal Maso, che ha poi lodato il 17enne per la "sensibilità verso i genitori e il sacrificio personale«" -:
quali misure i Ministri intendano adottare al fine di ridimensionare il fenomeno dell'abbandono scolastico, anche assumendo iniziative normative per la concessione di aiuti o bonus economici alle famiglie in difficoltà.
(4-05628)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame concernente l'abbandono scolastico di uno studente per aiutare la famiglia, a seguito della perdita di lavoro da parte del padre.
Si premette preliminarmente che in materia di diritto allo studio la competenza è delle regioni e degli enti locali che promuovono e programmano, nell'ambito delle rispettive competenze, interventi che finanziano le strutture e i servizi resi agli studenti, anche se adulti, al fine di concorrere a rendere effettivo il diritto allo studio.
Per quanto riguarda il caso prospettato dall'interrogante, il dipartimento istruzione della regione Trentino Alto Adige ha fatto presente che lo studente si è ritirato da scuola in data 28 febbraio 2009, durante la frequenza non assidua della classe quarta del liceo tecnologico dell'istituto tecnico commerciale e per geometri «F. e G. Fontana» di Rovereto. Gli anni precedenti era stato promosso: in prima con la media del 6.92, in seconda con la media del 6.75, in terza del 6.50.
La dirigente scolastica, venuta a conoscenza dell'intenzione del ragazzo di lasciare la scuola per trovare un lavoro, ha proposto allo stesso la frequenza al corso serale ed ha inoltre fatto presente che sono previste diverse forme di aiuti ed assistenza per casi di indigenza.
La stessa ritiene che il ragazzo abbia effettuato un'assunzione di responsabilità

determinata non solo da ragioni prettamente economiche, ma da una ben più complessa vicenda familiare anche perché la famiglia era disposta a fare qualche sacrificio pur di fare continuare la frequenza scolastica allo studente.
Attualmente il ragazzo lavora ed il padre è rientrato dalla cassa integrazione e non risulta più a rischio il suo posto di lavoro. Lo studente è però ora orientato verso un altro indirizzo di studi, più affine al lavoro che sta svolgendo e dunque non riprenderà gli studi presso il liceo tecnologico, ma ha manifestato comunque l'intenzione di continuare la sua formazione il prossimo anno scolastico.
Ad ogni buon conto si fa presente che la legislazione provinciale in materia di diritto allo studio (in particolare il titolo V della legge provinciale 7 agosto 2006, n. 5 «sistema educativo di istruzione e formazione del Trentino») prevede molteplici interventi al fine di rimuovere gli ostacoli, anche di ordine economico, che possono impedire ai giovani l'accesso a tutti i livelli del sistema educativo e formativo.
In particolare, sono garantiti i seguenti servizi ed interventi:

a) servizio di trasporto scolastico con abbonamento a tariffe agevolate in base alla condizione economica familiare e al numero dei figli;
b) facilitazioni di viaggio per le tratte non coperte dal servizio di trasporto scolastico;
c) servizio di mensa per gli studenti che frequentano attività didattiche pomeridiane, con buoni pasto a tariffe agevolate in base alla condizione economica familiare e al numero dei figli;
d) fornitura dei libri di testo in proprietà o in comodato gratuito per tutti gli studenti, a cura delle istituzioni scolastiche e formative;
e) assegni di studio a fronte delle spese di convitto e alloggio, nonché delle spese per trasporto e libri di testo sostenute da studenti frequentanti scuole con sede fuori provincia; gli assegni di studio sono concessi in base alla condizione economica familiare e al numero dei figli;
f) assegni di studio a fronte delle spese di iscrizione e frequenza delle istituzioni scolastiche paritarie con sede in provincia; gli assegni di studio sono concessi in base alla condizione economica familiare e al numero dei figli;
g) borse di studio per gli studenti meritevoli appartenenti a famiglie in condizione economica disagiata, al fine di sostenere la prosecuzione degli studi superiori;
h) altri interventi attuati direttamente dalle istituzioni scolastiche per particolari situazioni di bisogno inerenti le spese scolastiche.

L'impianto normativo in materia di diritto allo studio tiene particolare conto, come sopra indicato, della condizione economica familiare dello studente, valutata secondo il sistema provinciale ICEE indicatore della condizione economica familiare, che considera, al pari del sistema ISEEC indicatore della situazione economica equivalente nazionale, sia le componenti reddituali sia quelle patrimoniali.
La finalità degli interventi è complessivamente quella di agevolare le famiglie numerose e in condizione economica disagiata portando al minimo, e nei casi di maggior bisogno, a zero le spese per la frequenza scolastica connesse a trasporto, mensa, libri di testo, tasse di iscrizione, eccetera.
Nel caso specifico la decisione dello studente di abbandonare la scuola non è connessa agli oneri scolastici, per i quali possono essere attivate le suddette specifiche provvidenze, ma dalla volontà di contribuire con un proprio reddito alle necessità familiari.
Tale contesto esula dalle finalità e dalle competenze proprie del diritto allo studio.
Si rappresenta, inoltre, che, per il supporto e l'assistenza economica alle famiglie in difficoltà, sono attive anche altre leggi, quali la legge regionale 18 gennaio 2005, n. 1 «pacchetto famiglia e previdenza sociale»

e successive modificazioni ed integrazioni, con la previsione «dell'assegno per il nucleo familiare» e la legge provinciale 27 luglio 2007, n. 13 e successive modificazioni ed integrazioni, con la previsione del «reddito di garanzia».
Si fa presente, infine, che leggi provinciali di settore (in materia di casa, trasporti, sanità eccetera) prevedono interventi agevolativi per la fruizione dei vari servizi sul territorio, ai quali si può accedere tramite specifiche domande di ammissione in base alla condizione economica familiare.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

JANNONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
martedì 13 aprile 2010 si sono vissuti attimi di paura su un volo di linea in partenza dall'aeroporto di Linate e diretto a Roma;
l'aereo, durante la fase di rullaggio, ha investito una lepre che attraversava la pista: l'urto, avvertito distintamente dai passeggeri, ha danneggiato il carrello ed il comandante dell'aeromobile ha preferito rientrare nella piazzola per i controlli del caso. Lo scalo è rimasto chiuso per una decina di minuti al fine di consentire la pulizia della pista;
fortunatamente l'incidente non ha fatto registrare feriti, benché l'urto dell'animale contro il carrello abbia diffuso il panico tra i passeggeri, costretti, successivamente, ad imbarcarsi su altri voli diretti nella capitale;
il 67 per cento degli incidenti aerei avviene nelle fasi di decollo o di atterraggio, spesso a causa della presenza di animali. Tra tutti i più pericolosi sono gli uccelli: lo stesso aeroporto di Linate in passato ha fatto tragicamente i conti con questo problema, quando, nel 2003, un jet privato si è schiantato dopo l'impatto con uno stormo di uccelli provocando la morte di due persone;
secondo il rapporto pubblicato un anno fa dalla Federal Aviation Administration, dal 1988 al 2009, 219 persone sono morte e 200 velivoli sono andati distrutti in tutto il mondo a seguito di incidenti causati da uccelli;
ma non sono soltanto gli uccelli protagonisti di simili episodi. Gli scali combattono ogni giorno una vera battaglia contro il «bestiario aeroportuale»: a Londra e Chicago la minaccia è rappresentata dalle lepri, a Parigi dai conigli, mentre in Canada il pericolo principale sono le oche;
in Italia, gli scali di Linate e di Orio al Serio da tempo sono costretti ad affrontare l'invasione delle lepri, che, insediandosi in colonie stanziate in zone limitrofe alle aree aeroportuali, minacciano la sicurezza interferendo con i radar di terra o finendo sotto le ruote dei velivoli;
nel 2007 a Linate sono stati catturati 57 esemplari di lepre e 4 conigli selvatici nell'ambito di una «caccia pacifica» ai roditori che ha coinvolto circa 200 persone, mentre nel 2009 presso lo scalo bergamasco ne sono stati allontanati 53 -:
quali iniziative il Ministro intenda adottare al fine garantire la sicurezza delle operazioni di decollo ed atterraggio, seriamente compromessa dalla presenza di animali selvatici nelle aree aeroportuali.
(4-07064)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'articolo 705 del codice della navigazione al punto
f), affida al gestore aeroportuale il compito di fornire tempestivamente all'Ente nazionale per l'aviazione civile, all'Ente nazionale di assistenza al volo, ai vettori ed agli enti interessati notizie in merito a riduzioni del livello del servizio ed a interventi sull'area di movimento dell'aeroporto nonché alla presenza di ostacoli

o di altre condizioni di rischio per la navigazione aerea nell'ambito del sedime di concessione.
L'Ente nazionale per l'aviazione civile, ai sensi dell'articolo 687 del codice della navigazione, quale autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo, ha definito, in linea con i pertinenti
standard internazionali, i requisiti che devono essere soddisfatti dai gestori nonché il relativo materiale interpretativo e di indirizzo.
Pertanto, il gestore aeroportuale, in linea con tali indirizzi, monitora costantemente la situazione attuando misure di prevenzione e di allontanamento di avifauna e altri animali quali lepri e conigli.
Il problema dello stazionamento della fauna selvatica nelle aree aeroportuali di Milano Linate ed Orio al Serio è oggetto di interventi costanti. Tra questi, con cadenza annuale viene organizzata una battuta di caccia con metodi non cruenti. Proprio nei giorni 15 e 16 maggio 2010 si è conclusa l'ultima di tali battute che ha portato alla cattura di 53 lepri e di un coniglio.
In ambito più generale, si segnala che, al fine di garantire la sicurezza degli aeroporti italiani e fronteggiare il problema in materia di impatto con uccelli ed altra fauna selvatica, dal 1987 opera il
Bird Strike Committee Italy (BSCI) formalmente riconosciuto nel 1993 come commissione tecnica del Ministero dei trasporti e ricostituito nel 2001 nell'ambito dell'Ente nazionale per l'aviazione civile.
Attraverso il
Bird Strike Committee Italy, l'Ente nazionale per l'aviazione civile assicura il continuo contatto con gli operatori del settore ed il monitoraggio delle misure messe in atto dai gestori degli aeroporti italiani per i quali sussista un potenziale rischio di impatto con uccelli od altra fauna selvatica.
Infine, si evidenzia che nei casi in cui la situazione possa far sembrare inadeguata l'azione del gestore dell'aeroporto, l'Ente nazionale per l'aviazione civile interviene a livello centrale o tramite le proprie strutture periferiche.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MANNUCCI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'anagrafe canina nazionale è il registro dei cani identificati con microchip o tatuaggio in Italia;
si tratta di una banca dati, alimentata dalle singole anagrafi territoriali, che intende fornire on line i riferimenti utili per rintracciare il luogo di registrazione di un cane smarrito e il suo legittimo proprietario, nel rispetto della tutela della privacy del cittadino;
è realizzata dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali in stretta collaborazione con le amministrazioni regionali, che vi riversano i dati locali;
l'iscrizione è dunque automatica e a cura dell'amministrazione competente;
la consultazione della banca dati è libera. Chi trova un cane smarrito, digitando nel sito del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali il codice a 15 cifre del microchip o quello tatuato, può risalire all'anagrafe di provenienza del cane e trovare numeri utili e sportelli a cui rivolgersi per rintracciare il proprietario;
è possibile effettuare la lettura del microchip, per ottenere il codice, presso i servizi veterinari delle Asl e gli ambulatori veterinari privati muniti dell'apposito lettore;
in tale sito risultano gli identificativi dei cani inseriti in anagrafe dalle singole regioni e quindi, a monte, dalle singole ASL provinciali;
alla data odierna gli identificativi di cani registrati in Sicilia sono 230.906 e a Siracusa e provincia 22.550;
se si prova a digitare il microchip di un cane deceduto, per il quale si è provveduto tempestivamente a presentare all'ASL di competenza il certificato di morte, stilato dal veterinario, si scopre che per l'anagrafe regionale e quindi per

quella nazionale, il cane risulta ancora vivo ed appartiene al legittimo proprietario;
stessa situazione per decine, anzi centinaia di cani deceduti nei canili ed ancora caricati nelle anagrafi suddette;
i seguenti microchip appartengono a cani deceduti, alcuni da anni ed altri da molti mesi ed ancora risultano come «identificativi registrati» nell'anagrafe canina regionale della Sicilia e di conseguenza in quella nazionale;
questo si legge nei certificati di morte inviati all'ASL n. 8 di Siracusa ed all'ufficio dell'amministrazione comunale di Siracusa - settore ambiente, uffici dove vengono raccolti i certificati di morte, di smarrimento, di furto e di passaggio di proprietà di un cane:
a) microchip n. 977200001635380, meticcio, taglia media, maschio, di colore miele, castrato, deceduto per collasso cardiocircolatorio. Il cane presumibilmente è morto il 12 luglio 2006, comunicazione del 13 luglio 2006, inviata il 19 luglio 2006 attraverso fax all'asl ed al comune di Siracusa, settore ambiente, alla cortese attenzione della dottoressa Pantano;
b) microchip n. 977200001667899, meticcia, taglia media, femmina di colore bianco, deceduta per collasso cardiocircolatorio. La cagnetta, si presume sia morta il 17 luglio 2006, la segnalazione scritta della morte, porta la data del 18 luglio 2006, all'ASL n. 8 di Siracusa ed al comune - settore ambiente è stata comunicata solo il 31 luglio 2006, attraverso fax;
c) microchip n. 977200004949271 meticcia, taglia media, femmina, di colore bianco, deceduta per collasso cardiocircolatorio. La morte viene registrata il 1° luglio 2006 e segnalata attraverso fax all'AUSL n. 8 di Siracusa ed al Comune - Settore Ambiente giorno 8 luglio 2006;
d) microchip n. 977200004631182, cucciola, di taglia media, colore nero e marrone, deceduta per collasso cardiocircolatorio, presumibilmente morta nel periodo di ferragosto, registrato il decesso il 18 agosto 2006 e comunicato all'ASL n. 8 di Siracusa ed al comune - settore ambiente, dottoressa Pantano attraverso fax il 30 agosto 2006;
e) microchip n. 977200004947400, pastore tedesco, colore nero focato, vecchio, presumibilmente morto nel periodo di ferragosto, registrato il decesso il 16 agosto 2006 e comunicato all'ASL n. 8 di Siracusa ed al comune - settore ambiente, dottoressa Pantano attraverso fax il 30 agosto 2006;
f) microchip n. 977200004463804, meticcia, taglia media, colore nero, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione scritta del 13 agosto 2006 inviata via fax il 31 agosto 2006 all'AUSL ed al comune di Siracusa;
g) microchip n. 977200004632900, meticcio, taglia media, colore nero, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione scritta giorno 11 agosto 2006 ed inviata all'AUSL ed al comune di Siracusa, via fax, il 29 agosto 2006;
h) microchip n. 977200001597837, meticcia di taglia media, colore nero, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione scritta il 10 agosto 2006, inviata via fax l'11 agosto 2006 all'AUSL ed al comune di Siracusa;
i) microchip n. 977200004625211, meticcio, taglia media, colore miele, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 9 agosto 2006, inviata via fax all'AUSL ed al comune di Siracusa, giorno 11 agosto 2006;
l) microchip n. 977200001569903, meticcio, taglia media, colore marrone, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del giorno 8 agosto 2006, inviata via fax all'ASL ed al Comune di Siracusa giorno 11 agosto 2006;
m) microchip n. 977200004460368, meticcio, taglia media, colore nero, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 7 agosto 2006, inviata via fax

all'AUSL ed al comune di Siracusa il giorno 11 agosto 2006;
n) microchip n. 977200004969580, meticcio, taglia grande, colore miele, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 2 settembre 2006, inviata via fax all'AUSL ed al comune il 4 settembre 2006;
o) microchip n. 977200001679302, meticcia, taglia media, colore marrone chiaro, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 4 settembre 2006 inviata tempestivamente lo stesso giorno all'AUSL ed al comune di Siracusa via fax;
p) microchip n. 977200001676191, pastore tedesco femmina, taglia grande, colore marrone e nero, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 5 settembre 2006, inviata via fax tempestivamente all'AUSL ed al comune il giorno 6 settembre 2006;
q) microchip n. 977200001656879, meticcio, taglia media, deceduto per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 16 settembre 2006, inviata all'AUSL ed al Comune il 19 settembre 2006;
r) microchip n. 977200004985963, meticcio, taglia media, colore tigrato, deceduto per collasso cardiocircolatorio. Nella comunicazione del 18 settembre 2006, inviata via fax all'ASL ed al comune di Siracusa il 19 settembre 2006, scrivono: microchip non leggibile e poi inseriscono a mano il numero suddetto;
s) microchip n. 977200001611191, meticcia, taglia media, colore nero, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 6 ottobre 2006, inviata il 9 ottobre 2006 all'ASL ed al comune di Siracusa via fax;
t) microchip n. 977200004955337, meticcia, taglia media, colore tigrato, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del 7 ottobre 2006, prot. del 10 ottobre 2006 n. 2890/c;
u) microchip n. 977200001701963, meticcia, taglia media, colore nero con macchia bianca al petto, deceduta per collasso cardiocircolatorio, comunicazione del giorno 8 ottobre 2006, prot. n. 2893/c del 10 ottobre 2006 -:
se il Ministro interrogato ritenga di assumere le iniziative di competenza volte ad evitare che microchip di cani deceduti da anni risultino ancora «identificativi registrati» nell'anagrafe canina regionale e di conseguenza in quella nazionale.
(4-05185)

Risposta. - La questione sollevata nell'interrogazione in esame è da tempo all'attenzione di questo ministero.
Le anagrafi canine informatizzate di ogni regione prevedono già l'inserimento dell'avvenuto decesso dei cani identificati e registrati.
La normativa della regione Sicilia, ad esempio, prevede che il veterinario autorizzato all'esecuzione delle operazioni di identificazione e di iscrizione dei cani all'anagrafe canina informatizzata, ai sensi della legge della regione Sicilia del 3 luglio 2000, n. 15, deve garantire l'aggiornamento dell'anagrafe canina entro 8 giorni dall'iscrizione o dal ricevimento delle dichiarazioni fornite dai proprietari dei cani in merito ai trasferimenti di proprietà, ai trasferimenti di residenza, ai decessi, agli smarrimenti e ai furti e ritrovamenti.
Dal 1o gennaio 2008, inoltre, con l'avvio della seconda e terza fase informatizzata dell'anagrafe canina nazionale, è stato previsto anche l'inserimento di ulteriori dati utili, tra cui quello relativo alla data del decesso. Questi dati ausiliari rimarranno nel sistema informatico nazionale così contraddistinti.
Al fine di mettere in atto adeguati provvedimenti risolutivi, rendere sempre più aggiornato l'archivio dell'anagrafe canina e risolvere alcune lacune oggettive del sistema informatizzato, è stato comunicato alle autorità regionali il passaggio definitivo alla fase 2/3 dell'anagrafe canina, con la quale, a partire dal 1o luglio 2010, si prevede la possibilità di inserire ulteriori informazioni nel «
database», tra cui gli avvenuti decessi dei cani.


Sulla situazione nella regione Sicilia ed in particolare nel territorio di Siracusa, la prefettura di Siracusa - ufficio territoriale del Governo ha comunicato quanto segue.
Dalle verifiche effettuate dal comune di Siracusa presso l'Anagrafe canina dell'azienda sanitaria provinciale di Siracusa, risulta che tutti gli «identificativi» dei cani deceduti non sono più presenti nell'anagrafe medesima. La mancata cancellazione di tali «identificativi» nell'Anagrafe regionale ed in quella nazionale sarebbe, pertanto, imputabile alla lentezza con la quale sono svolte da parte degli uffici competenti le operazioni di aggiornamento di tali anagrafi.
Il predetto comune riferisce, inoltre, che dalla verifica incrociata dei referti dei decessi di cani con il movimento mensile della popolazione canina, emerge che ciascuno dei cani deceduti è stato registrato in uscita nelle medesima giornata in cui ne è stato registrato il decesso da parte del direttore sanitario del rifugio.
L'azienda sanitaria provinciale di Siracusa ha confermato la mancata attivazione delle procedure per la storicizzazione dei cani deceduti presso l'Anagrafe canina regionale e, conseguentemente, presso quella nazionale.
In particolare, a seguito delle disposizioni impartite dall'assessore alla sanità della regione Siciliana con circolare del 19 marzo 2007, la predetta azienda sanitaria provinciale ha attivato, in data 19 giugno 2007, le procedure per l'istituzione dell'Anagrafe canina informatizzata e proceduto al relativo trasferimento dei dati nel nuovo programma informativo aziendale.
Con regolarità periodica, in esecuzione dei tracciati
record indicati nella circolare assessoriale, sono state trasferite alla banca dati regionale le notizie inerenti al codice regionale, al codice azienda unità sanitaria locale, al numero di «microchip» ed alla data di inserimento.
Non risulta che a tutt'oggi l'assessorato alla sanità della regione Siciliana abbia indicato altri tracciati
record in aggiunta a quelli compresi nella circolare del 19 marzo 2007.
L'azienda sanitaria provinciale ha fornito all'Ispettorato veterinario dell'assessorato tutte le informazioni richieste in merito alle modalità di invio dei dati al sito
web regionale, gestito dalla ditta Gisat per conto della regione Siciliana. La banca dati nazionale, attiva nel febbraio 2007 quale registro completo dei cani identificati con «microchip» o tatuaggio, consente, nel rispetto della riservatezza dei proprietari e dei medici veterinari, la ricerca su scala nazionale dei cani smarriti. Con tale ricerca si possono acquisire notizie sulla azienda unità sanitaria locale territorialmente competente presso la quale è stato inserito il «microchip» e presso la quale il cittadino interessato può ottenere ulteriori informazioni sul cane e sul proprietario.
Pertanto, le notizie successive alla prima iscrizione del cane e la tracciabilità storica dei successivi eventi possono attualmente essere desunte solo consultando l'Anagrafe canina provinciale.
L'azienda sanitaria provinciale di Siracusa, nell'assicurare che è stata effettuata tempestivamente la cancellazione dall'Anagrafe canina provinciale dei cani deceduti ed elencati nell'interrogazione parlamentare, ha precisato che il comune di Siracusa, proprietario degli animali in questione, gestisce il controllo degli eventi, oltre che con le comunicazioni ufficiali del responsabile sanitario del canile, anche tramite una
password limitata di accesso all'Anagrafe canina provinciale. La difformità delle notizie e degli eventi tra la banca dati locale e quella regionale dipende da oggettive difficoltà procedurali di scambio di notizie che sono state già sottoposte all'attenzione degli esperti informatici dell'azienda sanitaria provinciale di Siracusa.
Si sta procedendo all'attuazione di una seconda fase operativa, concernente le ulteriori notizie da trasmettere alla banca dati regionale.
La prefettura di Siracusa ha precisato che al termine di questa ulteriore fase è plausibile ritenere che la cancellazione degli animali deceduti presso l'anagrafe canina regionale e regolarmente storicizzati nel
data base dell'anagrafe canina provinciale potrà ritenersi realizzata.
Il Sottosegretario di Stato per la salute: Francesca Martini.

MANNUCCI, CECCACCI RUBINO, FRASSINETTI, REPETTI, MANCUSO e SARUBBI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in un servizio della trasmissione «Striscia la Notizia» andato in onda lunedì 25 gennaio 2010 e in un articolo di Stefania Piazzo per La Padania datato 24 gennaio 2010, è descritta la situazione disastrosa e incivile in cui versa il canile comunale di Tricase in provincia di Lecce;
ospita 400 cani o forse di più che versano in condizioni inumane, malati, stipati in piccoli box, malnutriti, contravvenendo alla legge regionale della Puglia in materia di animali di affezione e contrasto al randagismo n. 12 del 1995 modificata in seguito dall'articolo 2 della legge Regionale n. 26 del 2006 che prevede il vincolo per le strutture di ricovero sia pubbliche che private di rispettare una capienza massima di 200 posti;
per venire incontro ad alcuni comuni è stata operata una ulteriore e specifica modifica con la legge regionale n. 40 del 2007 che, all'articolo 3, comma 41, prevede la possibilità per i canili rifugio comunali di aumentare la capienza oltre i 200 posti, solo a determinate condizioni, non riscontrate nel suddetto canile;
per questo a breve potrebbe scattare il sequestro della struttura e in seguito non si potranno più adottare i cani rimasti all'interno;
numerose denunce da parte delle associazioni animaliste sono state presentate in merito alla situazione del canile, anche in ragion del fatto che non sembrerebbe possibile fotografare i cani e promuovere adozioni;
la maggior parte dei canili italiani soprattutto quelli del sud Italia, si trova in condizioni non degne di un Paese civile appartenente all'unione europea;
sarebbe opportuno che i canili sequestrati dalla magistratura per gravi carenze strutturali o maltrattamenti, non siano automaticamente riaffidati al precedente gestore, cioè a colui al quale sono stati sequestrati -:
se non si intenda aprire un tavolo tecnico, con la partecipazione di tutti gli enti interessati, per far fronte a questa vera e propria emergenza che costa allo Stato milioni di euro all'anno;
se non si intendano assumere iniziative affinché i volontari delle guardie zoofile, della protezione civile e del servizio civile nazionale possano espletare la loro attività all'interno dei canili insieme alle associazioni animaliste per salvaguardare il benessere degli animali ospitati e promuovere attività di adozione;
se il Governo non ritenga di adottare le iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per impedire la conclusione di convenzioni tra privati cittadini non appartenenti ad associazioni animaliste legalmente riconosciute dagli albi regionali e i comuni e per assicurare che le strutture di ricovero presenti sul territorio nazionale siano censite e strutturalmente a norma.
(4-05890)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, a seguito di delega della Presidenza del Consiglio dei ministri.
In data 26 gennaio 2010 il canile «Errant» di Tricase (Lecce), su richiesta della direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario, è stato oggetto di ispezione congiunta eseguita dai Carabinieri del nucleo antisofisticazione e dai direttori dei servizi veterinari dell'area «C» (igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche) e dell'area «A» (sanità animale) dell'azienda sanitaria locale di Lecce.
Durante la verifica gli animali presenti sono apparsi in buono stato di nutrizione e di salute e tenuti in buone condizioni igieniche. Alcuni cani sono stati ritrovati in locali separati perché ammalati e già sottoposti a terapia medica.
Relativamente agli adempimenti amministrativi, nel verbale di sopralluogo, è stato specificato che tutti gli alloggi sono in

possesso dei requisiti previsti dalla legge regionale n. 26 del 9 agosto 2006 anche in conformità alle delibere della giunta della regione Puglia n. 6082 del 28 dicembre 1995 e n. 4474 del 2 luglio 1997; quest'ultima introduce, in deroga, la possibilità di capienza massima di n. 600 esemplari.
Nel corso dell'ispezione, da quanto risulta nel verbale, non sono state riscontrate irregolarità di rilievo.
Circa l'affido dei canili e degli animali oggetto di sequestro, il decreto ministeriale 2 novembre 2006 prevede l'individuazione di associazioni e di enti affidatari di animali sequestrati o confiscati che devono essere riconosciuti dal ministero della salute. I soggetti riconosciuti sono inseriti in un apposito elenco e devono essere oggetto di verifica annuale da parte delle aziende sanitarie locali territorialmente competenti per quanto riguarda l'idoneità delle strutture. La consultazione dell'elenco è disponibile su internet sul sito
web istituzionale all'indirizzo seguente: http://www.salute.gov.it/imgs/C17 pagineAree 969 listaFile itemNam e 0 file.pdf.
Con l'obbiettivo di assicurare l'uniforme applicazione della normativa vigente in materia di tutela e benessere animale e lotta al randagismo, il ministero della salute ha, recentemente, istituito l'unità operativa per la tutela degli animali d'affezione e la lotta al randagismo nell'ambito dell'ufficio VI (benessere animale) della direzione generale e del farmaco veterinario. Tra i tanti compiti dell'unità operativa sono previsti sopralluoghi ed attività di verifica su tutto il territorio nazionale, nonché il monitoraggio e la gestione delle segnalazioni di maltrattamento animale, con interventi mirati nelle situazioni di emergenza.
Si segnala che tale unità operativa intende convocare le parti interessate per un tavolo di confronto.
Alla luce degli esiti di tale incontro, potrà essere valutata l'ipotesi relativa al coinvolgimento dei volontari delle guardie zoofile, della protezione civile e del servizio civile nazionale nell'attività di monitoraggio finalizzata a salvaguardare il benessere degli animali all'interno dei canili, anche al fine di promuovere le attività di adozione.
In merito al problema delle convenzioni con i comuni per la gestione dei canili, si precisa che presso questo ministero è in corso di elaborazione un disegno di legge recante «Codice per la tutela degli animali d'affezione, la prevenzione ed il controllo del randagismo e del maltrattamento animale».
Tale disegno di legge di cui verrà a breve avviato l'
iter parlamentare, prevede norme per regolamentare l'espletamento delle gare d'appalto e i requisiti che devono possedere coloro che hanno in gestione i canili.
Infine, preciso che il ministero della salute sta già effettuando la mappatura dei canili, ed è stato richiesto alle autorità regionali l'elenco di tutte le strutture presenti sul territorio di competenza: ad oggi, mancano solo i dati di quattro regioni, che si sta provvedendo a sollecitare.

Il Sottosegretario di Stato per la salute: Francesca Martini.

MARAN e ROSATO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nella giornata del 26 febbraio 2010, ampia eco è stata data dalla stampa del Friuli Venezia Giulia al deplorevole incidente, che necessità di doverose spiegazioni, sul sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
il sito «Scuola mia» del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca riportava come appartenenti alle province di Trieste e Gorizia comuni sloveni e croati, ripristinando una situazione pre-1943 o, comunque, risalente al trattato di Rapallo: nella provincia di Trieste, ad esempio, si potevano trovare i comuni, con i nomi italiani adottati durante il ventennio fascista che non si comprende come siano potuti finire nel portale del Ministero, di Postumia Grotte, Duttogliano, San Pietro del Carso, persino Fiume; nella provincia di Gorizia si scoprivano invece i comuni di San Martino Quisca, Caporetto, Idria;

non si sono fatte, ovviamente, attendere le vive proteste sia dei rappresentanti italiani di lingua slovena in consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sia dello stesso Ministro degli esteri della Repubblica di Slovenia, Samuel Sbogar, il quale ha convocato l'ambasciatore italiano in Slovenia, Alessandro Pietromarchi, e gli ha inoltrato una dura protesta, facendo chiaro riferimento ai dati errati contenuti sul portale «Scuola mia» del Ministero italiano;
pare che a seguito di tali rimostranze il sito del Ministero sia stato immediatamente depurato delle località incriminate: in questi giorni, infatti, la lista delle località comprese nelle province di Trieste e Gorizia è tornata quella tradizionale -:
come sia potuto succedere che il sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sia incorso in un incidente così spiacevole e quali iniziative intenda adottare il Ministro per accertare le responsabilità di un così increscioso e grossolano errore che rischia di danneggiare le relazioni con la vicina Repubblica di Slovenia e nuocere al faticoso processo di integrazione dell'area.
(4-06358)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame si precisa che il Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca gestisce, nell'ambito del proprio sistema informativo, numerose entità cui associata l'informazione anagrafica del comune (ad esempio personale della scuola, anagrafe delle istituzioni scolastiche eccetera).
Tutte le applicazioni che hanno necessità di visualizzare questo dato attingono alla medesima tabella di sistema che riporta al suo interno, codificati, tutti i comuni d'Italia.
Poiché ai fini gestionali esiste la necessità di operare su posizioni anagrafiche anche molto vecchie, relative ad esempio a personale cessato, che non possono ancora essere eliminate dal sistema informativo, la tabella conserva comunque voci riconducibili ad una situazione non più attuale, ma che non possono essere alterate, pena la perdita di congruenza con altri dati di sistema.
Nel caso del portale «ScuolaMia», per mero errore materiale è stata inserita la tabella originale di sistema che riporta i comuni nella configurazione ante 1943.
Ciò premesso, si fa presente che il disguido tecnico è stato prontamente eliminato, mediante la sostituzione, esclusivamente nel portale «ScuolaMia», con la tabella che riflette la situazione attuale.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

MELCHIORRE e TANONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
ogni anno le scuole interpellano, previa consultazione delle graduatorie ex articolo 10 del decreto ministeriale n. 56 del 28 maggio 2009, gli insegnanti aspiranti a supplenze e ne riscontrano la disponibilità o meno ad accettare la proposta di assunzione della scuola attraverso le specifiche forme di reclutamento e criteri di interpello e convocazione dei medesimi aspiranti ex articolo 11 del citato decreto ministeriale;
tali modalità contemplano, ex articolo 11 comma 3 e 4 del decreto ministeriale 56 del 28 maggio 2009, la convocazione per telefono nelle forma del fonogramma e, per le supplenze che si preannunciano di durata non inferiore a trenta giorni, l'invio della proposta di assunzione, comunque per telegramma o per SMS con avviso di ricezione o tramite e-mail, con avviso di ricezione, all'indirizzo di posta elettronica;
qualora tali adempimenti previsti dalla legge al fine di convocare e assumere i supplenti siano, per un qualunque motivo, elusi, o comunque, non adempiuti puntualmente dal personale di segreteria degli istituti scolastici sotto la responsabilità del dirigente scolastico, il nostro ordinamento non prevede efficaci strumenti di controllo e di tutela per l'insegnante, illegittimamente non convocato e perciò non assunto;

infatti, ai sensi dell'articolo 9 del decreto ministeriale 56 del 28 maggio 2009, l'insegnante avrà solo la possibilità di proporre formale reclamo al dirigente scolastico, nella cui istituzione si è verificata la fattispecie contestata e, in caso di rigetto del reclamo stesso, la possibilità di ricorrere al giudice ordinario ai sensi dell'articolo 63 e seguenti del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, previe le procedure di conciliazione e arbitrato previsto dall'articolo 130 e seguenti del vigente contratto collettivo nazionale di lavoro;
esiste, dunque per l'insegnante che si ritiene illegittimamente non assunto esclusivamente una forma di tutela che si rivela estremamente debole nel momento in cui si rivolge alla stessa scuola rea di non aver osservato i criteri di assunzione (reclamo), e complessa e costosa, nel momento in cui si traduce in un atto giudiziario che comunque rappresenta pur sempre una difesa ex post;
inoltre, qualora l'insegnante escluso dovesse poi risultare vittorioso in sede di giudizio, sarebbe l'istituto scolastico a dover corrispondere i danni senza che gli stessi effettivi responsabili, segnatamente nelle persone del dirigente scolastico, del direttore dell'USP (ufficio scolastico provinciale) di fronte al quale è esperito il tentativo obbligatorio di conciliazione e del direttore generale dell'ufficio scolastico regionale, incorrano, nella generalità dei casi, in alcun tipo di conseguenza diretta che possa costituire valido deterrente al ripetersi di tali violazioni;
situazione analoga sotto il profilo dello gravi conseguenze in capo all'insegnante si verificano nel momento in cui il dirigente scolastico decida, per un qualunque motivo, anche arbitrariamente, di procedere a verifiche sulla regolarità della domanda presentata dal candidato alla supplenza. Tale verifica, disposta ex articolo 7 del decreto ministeriale 56 del 28 maggio 2009, espone il candidato ad una eventuale esclusione dalle graduatorie, per tutto il periodo della loro vigenza, in ipotesi anche se fondata su semplici irregolarità o violazioni formali, senza che quest'ultimo abbia la possibilità di difendersi preventivamente, non essendo prevista alcuna forma di contraddittorio antecedente all'adozione delle determinazioni conseguenti alla mancata convalida dei dati contenuti nella domanda dell'aspirante che, come noto, privano della possibilità di svolgere o proseguire qualunque insegnamento con evidenti gravi conseguenze per l'escluso. Anche in questo secondo caso, l'insegnante escluso può solo confidare sul corretto operato della scuola, senza adeguate garanzie -:
se il ministro interrogato, al fine di riequilibrare la posizione dell'insegnante aspirante a supplenze rispetto a possibili irregolarità perpetrate dagli istituti scolastici in suo danno, intenda predisporre dei controlli atti a verificare il corretto svolgimento da parte degli istituti scolastici degli adempimenti relativi alla fase della convocazione per le supplenze e nel momento della procedura di convalida dei dati dichiarati dagli aspiranti e se intenda altresì, assumere iniziative normative al riguardo, prevedendo opportuni strumenti sanzionatori sull'operato dei dipendenti pubblici responsabili delle violazioni di cui sopra o, comunque, prevedendo forme di contraddittorio anticipate atte a consentire all'insegnate escluso dalle graduatorie adeguata possibilità di difesa.
(4-05528)

Risposta. - Nella interrogazione in esame si esprimono preoccupazioni circa possibili irregolarità nell'attribuzione delle supplenze da parte delle istituzioni scolastiche e si chiede che vengano previsti opportuni strumenti sanzionatori.
Al riguardo si fa presente che le disposizioni che disciplinano l'attribuzione delle supplenze al personale docente da parte delle scuole sono contenute nel regolamento emanato con decreto ministeriale n. 131 del 13 giugno 2007 in applicazione dell'articolo 4 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 che, specificatamente, ne richiede l'adozione secondo criteri «improntati a principi di semplificazione e snellimento delle procedure

con riguardo anche all'onere di documentazione a carico degli aspiranti».
In data 28 maggio 2009 con decreto ministeriale n. 56 sono state impartite le relative disposizioni applicative per il biennio scolastico 2009/2010 e 2010/2011.
In tale quadro normativo, in cui devono evidentemente conciliarsi gli interessi degli aspiranti a supplenze e la tempestività della costituzione delle graduatorie di istituto così come l'assoluta celerità nel ripristino della normale attività didattica nei casi di necessità di nomina di supplenti in sostituzione dei titolari assenti, nell'articolo 7 del suddetto decreto n. 56 è stata richiamata l'assoluta attenzione degli aspiranti sulla correttezza ed esaustività delle dichiarazioni rilasciate in forma di autocertificazione, ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, specificando che su di esse sarebbero stati effettuati i controlli previsti dagli articoli 71 e 72 del medesimo testo unico. Nei casi in cui tali controlli conducano all'invalidazione dei dati dell'aspirante, quest'ultimo ha facoltà di produrre reclamo producendo le proprie osservazioni e in caso di non accoglimento può produrre apposito ricorso al tribunale amministrativo regionale.
Per quanto riguarda, poi, possibili irregolarità del personale amministrativo della scuola preposto alla convocazione degli aspiranti a supplenze, l'articolo 11 del decreto ministeriale n. 56 del 2009 detta minuziose modalità di interpello (supportate da una procedura informatica a disposizione di ciascuna scuola che dà conto delle stato di occupazione degli aspiranti) che, in alcuni casi, dispongono tassativamente il reperimento dei supplenti tramite il loro telefono cellulare e la fascia oraria in cui ciò deve avvenire. Quanto infine all'opportunità di prevedere apposite sanzioni per il personale della scuola che incorra in irregolarità nelle fasi sopradescritte, si fa presente che per il personale scolastico sono già vigenti norme disciplinari (segnatamente per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola quelle previste dall'articolo 92 e seguenti del contratto collettivo nazionale di lavoro del relativo comparto) che prevedono, nella loro gradualità, tutti i possibili comportamenti contrari ai doveri d'ufficio e le relative sanzioni irrogabili.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro per i rapporti con le regioni, al Ministro della giustizia, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel mese di aprile del 2006, il consiglio di amministrazione dell'agenzia regionale per lo sviluppo e per i servizi in agricoltura (ARSSA) Calabria, con delibera n. 44/C, nell'ambito di una redistribuzione degli incarichi dei dirigenti di ruolo, ha individuato per dieci strutture dirigenziali vacanti un identico numero di funzionari, categoria D;
nel citato provvedimento, al fine di sopperire alle carenze di organico dei dirigenti, nelle more dell'attivazione delle relative procedure concorsuali veniva consentito di individuare tra il personale dell'ARSSA le necessarie professionalità e competenze cui affidare l'incarico per garantire ed assicurare funzionalità ed efficienza delle strutture dell'agenzia stessa;
dal 2006 non solo non è stata mai attivata alcuna procedura concorsuale dall'amministrazione dell'ARSSA, ma neppure risulta adottata alcuna procedura selettiva per l'individuazione dei funzionari cui attribuire l'incarico di dirigente in questione, incarico che avrebbe dovuto avere la durata di un anno;
i dieci incarichi di dirigente a funzionari categoria D, sono stati affidati non sulla base di quanto previsto dall'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, bensì, a quel che sembra all'interrogante, solo su «vicinanza» all'attuale Amministrazione regionale calabrese, così

come per il dottor Bruno Maiolo e per il dottor Benito Scazziota;
in prossimità della scadenza dell'incarico annuale affidato ai dieci dirigenti di cui sopra, il direttore generale pro-tempore dell'ARSSA, in data 16 marzo 2007, con circolare n. 7 protocollo n. 1423, ha avviato una procedura selettiva mai portata avanti, tesa al mantenimento dell'incarico ai nominati in precedenza;
in data 11 maggio 2007, è stata approvata dal consiglio regionale della Calabria la legge n. 9 che all'articolo 5 ha previsto la soppressione dell'ARSSA e la sua messa in liquidazione;
con Decreto giunta regionale n. 343 del 4 giugno 2007, è stato nominato il commissario liquidatore dell'ARSSA, alla presenza nella seduta di giunta dell'assessore Mario Maiolo, fratello dell'incaricato dirigente Bruno Maiolo; presenza rinvenuta anche nella giunta regionale del 19 novembre 2007, dove con delibera n. 748 è stata concessa la proroga dell'incarico di commissario liquidatore alla stessa persona;
la Decreto giunta regionale n. 343 del 2007, tra l'altro, prevedeva che la gestione del personale venisse attuata dal commissario liquidatore;
con delibera n. 137/CL del 23 novembre 2007, il commissario liquidatore dell'ARSSA, su proposta del direttore generale dell'agenzia regionale in questione, ha determinato la cessazione degli incarichi di dirigente attribuiti originariamente con la delibera 44/C del 26 aprile 2006, tranne che per il dottor Benito Scazziota e per il dottor Bruno Maiolo (quest'ultimo fratello dell'assessore regionale Mario, il quale, come evidenziato, risultava presente nelle delibere di incarico e di relativa proroga del commissario liquidatore);
gli altri dirigenti per i quali è stata deliberata la cessazione dall'incarico si sono rivolti alla magistratura e qualcuno ha già conseguito il risultato favorevole al proprio ricorso;
in data 21 luglio 2008, con delibera n. 460, la giunta regionale della Calabria, sempre con la presenza dell'assessore Mario Maiolo, fratello dell'incaricato dirigente Bruno Maiolo, scaduto l'incarico al commissario liquidatore, ha deliberato l'affidamento dello stesso incarico, al già presidente del consiglio di amministrazione dell'ARSSA, soppressa con l'articolo 5 della legge regionale n. 9 del 2007;
il nuovo commissario liquidatore, con delibera n. 357/CL del 1° dicembre 2008, su proposta del nuovo direttore generale dell'ARSSA, peraltro autorità di gestione del piano di sviluppo regionale dell'assessorato all'agricoltura della Calabria, ha prorogato fino al 31 dicembre 2008 gli incarichi di dirigenti ai dottori Bruno Maiolo e Benito Scazziota;
ancora, scaduto l'incarico a quest'ultimo commissario liquidatore, la giunta regionale della Calabria, in data 19 gennaio 2009, con delibera n. 16, e sempre con la presenza dell'assessore Mario Maiolo, ha prorogato per ulteriori sei mesi l'incarico del commissario liquidatore;
oltre alle discutibili attività amministrative fin qui evidenziate, occorre segnalare che gli incarichi dirigenziali sono stati rinnovati con altre tre sequenze di provvedimenti monocratici, senza proposta del direttore generale né parere di legittimità, il tutto in difformità della normativa vigente in merito alla separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa e al regolamento organizzativo dell'ex ARSSA;
con provvedimenti n. 2 e 3 del 5 marzo 2009, il Commissario liquidatore ha ulteriormente prorogato fino al 30 giugno 2009 (fino alla scadenza del commissariamento) gli incarichi di dirigente ai dottori Bruno Maiolo e Benito Scazziota;
ed ancora, il 10 luglio 2009, data nella quale il commissario liquidatore risultava in regime di prorogatio ed in attesa di riconferma, questi con i provvedimenti n. 3230 e 3231 redatti sottoforma di mera comunicazione formale, ha prorogato gli

incarichi dirigenziali ai dottori Bruno Maiolo e Benito Scazziota fino al 31 dicembre 2009;
solo il 7 agosto 2009 la Giunta regionale della Calabria con delibera n. 530, sempre alla presenza dell'assessore Mario Maiolo, fratello dell'incaricato dirigente Bruno Maiolo, ha prorogato l'incarico per ulteriori sei mesi al Commissario liquidatore, già presidente del consiglio di amministrazione dell'ARSSA, soppressa con l'articolo 5 della legge regionale n. 9 del 2007 e dopo che lo stesso commissario liquidatore, pur nello status di prorogatio aveva prorogato i due incarichi dirigenziali;
dall'ultima proroga n. 530/2009 il Commissario liquidatore si trovava nuovamente in regime di prorogatio la cui scadenza era prevista per il 15 febbraio 2010, ai sensi della legge regionale 4 agosto 1995 n. 39 e, pertanto, avrebbe potuto adottare solo atti di ordinaria amministrazione;
nonostante ciò, in data 3 febbraio 2010 (periodo di definizione delle candidature per le prossime elezioni regionali), con provvedimenti n. 04 e 05 il commissario liquidatore ha prorogato nuovamente gli incarichi del dottor Bruno Maiolo e del dottor Benito Scazziota, questa volta addirittura fino al 30 aprile 2011 -:
se non ritengano necessario ed urgente predisporre un'adeguata visita ispettiva, a cura dell'apposito Ispettorato Generale di Finanze del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, nonché dell'ispettorato della Funzione Pubblica, previsti dall'articolo 60 commi 5 e 6 del decreto legislativo 165/2001, al fine di verificare l'efficacia dell'attività amministrativa, l'osservanza delle disposizioni vigenti sugli enti in liquidazione, il corretto affidamento degli incarichi dirigenziali da parte dell'ex ARSSA della Regione Calabria, nonché eventuali responsabilità a carico di singoli.
(4-06311)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante, nell'evidenziare in premessa alcune irregolarità nella gestione del personale dell'Agenzia regionale per lo sviluppo e per i servizi in agricoltura (Arssa) della regione Calabria riguardanti, in particolare, l'affidamento ed il rinnovo di incarichi dirigenziali, chiede, tra l'altro, l'intervento dei servizi ispettivi del dipartimento della ragioneria generale dello Stato nonché del dipartimento della funzione pubblica al fine di verificare l'efficacia dell'attività amministrativa, l'osservanza delle disposizioni vigenti sugli enti in liquidazione, il corretto affidamento degli incarichi dirigenziali, nonché eventuali responsabilità a carico di singoli.
Al riguardo, per quanto di competenza, nel prendere atto delle problematiche segnalate, si riporta quanto acquisito dall'Ispettorato della funzione pubblica all'esito delle verifiche effettuate.
In data 28 marzo 2006, con deliberazione n. 34/C, il consiglio di amministrazione dell'Arssa, preso atto della riduzione del contingente dei dirigenti dell'agenzia a seguito dell'adesione all'esodo anticipato incentivato dalla legge regionale n. 8 del 2005, passato dalle 42 unità previste a complessive 23, si determinava di «(...) ricorrere, nelle more dell'indizione delle procedure concorsuali, al conferimento temporaneo di incarichi dirigenziali (...) a personale appartenente alla categoria D (...)»;
La nomina - come precisato nel citato atto amministrativo che specificava, peraltro, anche i requisiti richiesti - doveva effettuarsi ai sensi e nei termini di cui all'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Con successiva delibera n. 44/C del 26 aprile 2006, il consiglio di amministrazione procedeva ad affidare l'incarico di dirigente ad un numero complessivo di dieci funzionari dell'Ente, fissando in un anno la durata dell'incarico.
In prossimità della scadenza dell'incarico, il direttore generale dell'agenzia, con circolare n. 7 del 16 marzo 2007, rendeva nota la determinazione di voler procedere al conferimento dell'incarico per un ulteriore anno ed invitava il personale interessato a trasmettere il proprio
curriculum.
Con successivo atto deliberativo n. 137/CL del 23 novembre 2007, il Commissario

liquidatore (nominato a seguito della messa in liquidazione dell'Agenzia ad opera della legge regionale n. 9 del 2007), nel sancire la cessazione al 30 novembre 2007 degli incarichi di funzione dirigenziale disposti precedentemente, procedeva a conferire (rectius: prorogare) l'incarico, con decorrenza dal 1o dicembre 2007 e per la durata di un anno, soltanto a due dei dirigenti originariamente incaricati.
Quest'ultima delibera veniva impugnata da alcuni dei dirigenti dichiarati cessati dall'incarico per illegittimità del termine di un anno, previsto nel contratto, che risultava in contrasto con il termine minimo di tre anni fissato dalla legge n. 168 del 2005.
Il tribunale di Reggio Calabria all'uopo adito, con sentenza confermata in appello, accoglieva i motivi dedotti da uno dei ricorrenti e disponeva il reintegro dello stesso nell'incarico con funzioni dirigenziali.
Il commissario liquidatore, preso atto della sentenza che di fatto confermava la durata minima fissata dalla suddetta norma per la scadenza degli incarichi dirigenziali, con successivi provvedimenti procedeva a prorogare gli incarichi affidati con delibera n. 137/CL fino alla concorrenza del termine dei tre anni.
Con successivi provvedimenti commissariali nn. 4 e 5, entrambi del 3 febbraio 2010, infine, il commissario liquidatore ha prorogato le medesime funzioni dirigenziali sino alla conclusione della fase di liquidazione e comunque nel termine massimo fissato dalla legge in cinque anni dall'incarico.
Per completezza di informazione si rappresenta che, dagli atti pervenuti all'esito delle indagini svolte dall'Ispettorato della funzione pubblica, risulta che la vicenda relativa al conferimento di dette funzioni dirigenziali è stata oggetto di denuncia penale ad opera delle organizzazione sindacali di categoria e che il tribunale ordinario di Cosenza, al riguardo, ha pronunciato, in data 27 maggio 2009, sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato nei confronti del direttore generale dell'Arssa Calabria e dei componenti del consiglio di amministrazione della medesima agenzia.

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

NEGRO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
da molti mesi, è venuta alla ribalta la grave situazione dell'Istituto superiore «Guarino Veronese» di San Bonifacio (Verona), con particolare riguardo ai forti contrasti tra il corpo docente e i genitori da una parte, e la dirigente scolastica, prof. Alessandra Ronconi, dall'altra, con il ripetuto interessamento dei dirigenti scolastici superiori, del sindaco di San Bonifacio, del presidente della provincia di Verona, dell'assessore regionale alla pubblica istruzione;
negli anni precedenti episodi di una certa rilevanza avrebbero portato l'allora vicepreside del citato istituto scolastico a stigmatizzare per iscritto il comportamento della dirigente in parola;
alcuni documenti, emanati dalla dirigente dell'istituto Guarino mostrerebbero che si sarebbe in presenza di una situazione ormai compromessa, sia dal punto di vista formale, per il decoroso funzionamento dell'istituto scolastico, che da quello personale per il rapporto tra corpo docente, genitori e dirigente scolastica;
la questione non può più essere affrontata solo in termini burocratici, ma anche disciplinari e procedurali, poiché investe aspetti pedagogici, educativi, sindacali e sociali che si riverberano direttamente e negativamente sugli oltre mille studenti dell'istituto e sulle loro famiglie di uno dei centri più popolosi dell'est veronese;
l'ufficio scolastico provinciale di Verona avrebbe investito del problema quello regionale;
l'ufficio scolastico regionale avrebbe già incontrato la dirigente ed i genitori senza però comunicare alcun provvedimento o esito;

i genitori di circa 1.200 studenti starebbero attendendo una risposta dallo scorso 25 giugno 2009 e avrebbero già sollecitato più volte il Ministero della pubblica istruzione;
40 docenti, il 1° luglio 2009, avrebbero inviato una comunicazione sul loro disagio chiedendo agli uffici regionali di essere ascoltati;
non risulterebbe essere stata mai effettuata né prevista alcuna ispezione ministeriale al riguardo -:
se siano a conoscenza di presunti comportamenti scorretti adottati dalla dirigente scolastica ed evidenziati a più riprese da genitori e corpo docente;
quali iniziative intenda intraprendere in merito all'accertamento della gravissima situazione dell'istituto scolastico «Guarino Veronese» di San Bonifacio (Verona), che ha invaso le cronache di tutti i giornali della stampa locale e regionale;
quali iniziative nell'immediato, si intendano adottare per la salvaguardia degli aspetti pedagogici, educativi, sindacali e sociali, che si riverberano direttamente e negativamente sugli oltre 1.200 studenti dell'istituto e sulle loro famiglie che, in questo momento, non sono affatto garantiti all'istituto scolastico pubblico di San Bonifacio e minacciano, invece, il ritiro dei figli dalla scuola.
(4-06835)

NEGRO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante, con atto di sindacato ispettivo n. 3-00651, si è rivolta al Ministro interrogato per sollecitare un'ispezione ministeriale volta ad accertare presunti comportamenti scorretti adottati dalla dirigente scolastica dell'istituto superiore «Guarino Veronese» di San Bonifacio (Verona), dottoressa Alessandra Ronconi, ed evidenziati a più riprese da genitori e corpo docente;
il richiesto accertamento ispettivo non è mai stato disposto dal competente ufficio scolastico regionale, in conseguenza della «storia professionale della suddetta dirigente scolastica unitamente all'inconsistenza dei fatti segnalati, e non da ultimo, la modalità anonima prescelta dagli autori della lettera»;
al fine di permettere all'istituto «Guarino Veronese» di recuperare le condizioni di un costruttivo clima scolastico, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale ha concordato, nel corso del mese di luglio 2009, nell'ambito degli annuali movimenti dei dirigenti scolastici, il conferimento alla medesima dirigente di un nuovo incarico presso altra istituzione scolastica, con decorrenza 1° settembre 2009;
la citata segnalazione-denuncia, corredata da un dossier contenente documenti e foto in grado di provare la veridicità dei fatti denunciati, sarebbe stata inviata su carta intestata recante il timbro della scuola, firmata da «I docenti dell'ITIS G. Veronese»;
l'epilogo della vicenda non può essere chiuso con un semplice trasferimento della dirigente scolastica in questione, poiché la «segnalazione» prodotta dei docenti dell'ITIS Guarino Veronese evidenzierebbe comportamenti scorretti e illegali -:
se non ritenga opportuno assumere iniziative, affinché si proceda all'accertamento dei fatti segnalati dal corpo docente dell'ITIS «Guarino Veronese» di S. Bonifacio di Verona.
(4-07341)

Risposta. - Si risponde congiuntamente alla interrogazione n. 4-6835 con la quale l'interrogante nel rappresentare la situazione di tensione tra le varie componenti scolastiche e il dirigente dell'istituzione scolastica dell'istituto di istruzione superiore «Guarino Veronese» di San Bonifacio (Verona) chiede interventi per ripristinare un sereno clima scolastico ed alla interrogazione n. 4-07341 con la quale, sempre per la medesima vicenda, chiede che si proceda ad accertamenti ispettivi in merito ai fatti segnalati dal corpo docente dell'istituto in parola.

Al riguardo si fa presente che la questione è stata oggetto di particolare attenzione da parte del competente direttore generale dell'ufficio scolastico regionale per il Veneto il quale sulla questione stessa ha riferito che il 21 maggio 2009 veniva fatta pervenire all'ufficio scolastico una lettera anonima - datata 18 maggio 2009 -, recante la descrizione di quattro episodi ritenuti dimostrativi delle gravi negligenze del dirigente scolastico del suddetto istituto.
Tale lettera anonima era stata redatta utilizzando abusivamente carta intestata e il timbro della scuola e recava, in luogo della firma degli estensori, la frase scritta a macchina «I docenti dell'Istituto di istruzione superiore».
La storia professionale del dirigente scolastico unitamente all'inconsistenza dei fatti segnalati, e, non da ultimo, la modalità prescelta dagli autori della lettera, hanno indotto il responsabile dell'ufficio scolastico regionale a non disporre alcun accertamento ispettivo. Le ragioni di tale decisione sono state puntualmente illustrate dal medesimo dirigente al giornale «L'Arena» che nella cronaca locale aveva dato ampio spazio alla lettera dei sedicenti docenti, sottacendo l'anonimato e l'uso abusivo della carta intestata e del timbro della scuola.
Il 6 giugno 2009 un'altra lettera anonima dei sedicenti «docenti dell'Istituto superiore G. Veronese», sollecitava risposta da parte dell'ufficio scolastico alla precedente nota del 18 maggio 2009.
Successivamente, con lettera datata 20 giugno 2009, il presidente del consiglio d'istituto trasmetteva all'ufficio scolastico il verbale di una assemblea di studenti e genitori, tenutasi il 16 giugno 2009 nei locali della scuola, e contestualmente chiedeva al direttore generale un incontro. Tale verbale si risolveva nella sintesi degli interventi di molti rappresentanti degli studenti e di alcuni rappresentanti dei genitori, volti a sottolineare il «clima di disagio» nella scuola e la necessità di procedere al «cambio di dirigenza».
Il presidente del consiglio d'istituto e i rappresentanti dei genitori, in consiglio d'istituto, a loro volta, segnalavano il clima di disagio presente nell'istituto, chiedevano l'accertamento dei fatti segnalati dal giornale «L'Arena» (che, come già detto, costituivano il contenuto della prima lettera anonima) e, infine, esprimevano il timore che la situazione potesse avere riflessi negativi sulla didattica e sulla educazione degli allievi.
Il 25 giugno 2009 il Direttore generale incontrava il presidente del consiglio d'istituto, accompagnato da un rappresentante dei genitori, ai quali faceva presente la sua contrarietà a procedere ad accertamenti ispettivi sulla base di lettere anonime relative, peraltro, a fatti già ampiamente verificati e privi di alcun rilievo disciplinare. Il medesimo dirigente sottolineava, inoltre, che il verbale dell'assemblea svoltasi il 16 giugno 2009, non aveva evidenziato fatti e comportamenti puntuali imputabili al dirigente scolastico, ma si era mantenuto sul piano di una generica denuncia.
I due rappresentanti dimostravano consapevolezza della inidoneità delle iniziative intraprese per l'attivazione di un intervento ispettivo da parte dell'ufficio scolastico regionale; esternavano tuttavia la loro preoccupazione per il clima scolastico oggettivamente compromesso e posto sotto i riflettori dell'opinione pubblica, soprattutto a causa di una quasi quotidiana campagna di stampa portata avanti dal giornale «L'Arena».
Il 7 luglio 2009 perveniva all'ufficio scolastico una lettera firmata da 39 docenti della scuola, con la quale gli stessi evidenziavano la loro forte preoccupazione per la situazione di disagio creatasi con la dirigenza e chiedevano un intervento del direttore regionale per ricreare quanto prima, all'interno dell'istituto, le condizioni ottimali allo svolgersi della funzione educativa della scuola.
Nel corso del mese di luglio 2009, nell'ambito degli annuali movimenti dei dirigenti scolastici, il direttore generale dell'ufficio scolastico regionale concordava con il dirigente scolastico dell'istituto superiore «Guarino Veronese» il conferimento al medesimo di un nuovo incarico presso altra istituzione scolastica a decorrere dal settembre 2009. Ciò al fine di permettere all'istituto «Guarino Veronese» di recuperare

le condizioni di un costruttivo clima scolastico e nel contempo di consentire al dirigente scolastico di svolgere il proprio incarico in un diverso contesto scolastico.
Con riferimento in particolare all'interrogazione n. 4-07341 il competente direttore dell'ufficio scolastico regionale per il Veneto nel confermare quanto già rappresentato, in data 15 giugno 2010 ha precisato che il
dossier era di provenienza anonima e che non risultano al momento ulteriori nuovi elementi.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

PES. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nell'anno scolastico 1980/81 viene istituito, come sede distaccata del liceo scientifico «Pitagora» di Isili, il liceo classico di Laconi (Oristano);
in questi 29 anni centinaia di ragazzi del Sarcidano, dell'Alta Marmilla e del Mandrolisai (zone svantaggiate della provincia di Oristano) hanno potuto frequentare il liceo classico senza doversi trasferire nel capoluogo o dover affrontare ore di viaggio (la distanza da Oristano è di circa sessanta chilometri e i mezzi pubblici impiegano oltre un'ora, senza considerare che durante il periodo invernale il collegamento viene rallentato o addirittura interrotto a causa del ghiaccio e della neve);
oltre il 40 per cento degli studenti che hanno conseguito il diploma presso il liceo classico di Laconi si sono laureati;
il liceo ha contribuito in maniera determinante ad elevare la condizione culturale e sociale in generale delle zone sopraelencate;
attualmente il liceo classico è frequentato da 66 alunni (14 in IV ginnasio, 13 in V, 10 in prima liceo, 18 in seconda, 9 in terza);
il liceo è ospitato in una parte dello stabile di proprietà del comune di Laconi dato in comodato alla provincia di Oristano, ubicato nell'area scolastica di circa 2 ettari;
nella stessa area scolastica sono presenti anche gli immobili che ospitano i vari plessi dell'Istituto verticalizzato (scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di 1° grado); è presente una palestra coperta e un palazzetto dello sport con gradinate per circa 300 posti, un campetto polivalente e le strutture per la mensa scolastica;
l'Istituto verticalizzato di cui Laconi è sede, comprende anche i comuni di Genoni e Nuragus;
la popolazione scolastica dell'istituto verticalizzato è composta da un totale di 281 alunni (30 frequentano la scuola d'infanzia, 146 la primaria e 105 la secondaria di primo grado);
nel comune di Laconi è presente anche una scuola dell'infanzia comunale composta da 30 alunni;
il consiglio comunale di Laconi, con delibera n. 1 del 21 gennaio 2009 «Dimensionamento scolastico per l'anno scolastico 2009/10, esame situazione nelle scuole di Laconi e determinazioni conseguenti» ha formalmente proposto la costituzione dell'Istituto verticalizzato globale comprendente il liceo classico, la scuola materna, primaria e secondaria di primo grado di Laconi, la scuola primaria e dell'infanzia di Nuragus, la scuola secondaria di primo grado di Genoni;
tale istituto all'avvio conterebbe circa 380 studenti;
il consiglio comunale di Laconi ha inoltre deliberato che a partire dall'anno scolastico 2010/11 non saranno accettate nuove iscrizioni alla scuola materna comunale, di conseguenza tutta la popolazione scolastica di Laconi entro un triennio graviterà nella scuola statale;

la centralità di Laconi rispetto ai territori del Sarcidano, dell'Alta Marmilla e del Mandrolisai, coadiuvato da un adeguato servizio di autolinee, ha tutte le potenzialità per ampliare il numero degli studenti;
qualche settimana fa, il collegio dei docenti tenutosi ad Isili ha approvato la proposta di chiedere che il liceo di Laconi venga trasferito ad Isili, o in alternativa che venga istituito il liceo classico ad Isili -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno incentivare la nascita di Istituti verticalizzati globali, che comprendano le scuole dell'obbligo e altri istituti che da soli non potrebbero sussistere e mantenere le strutture scolastiche già esistenti con una tradizione decennale che contribuiscono in maniera determinante ad elevare la condizione culturale e sociale di zone svantaggiate.
(4-05355)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame e si rappresenta preliminarmente che la programmazione della rete scolastica sul territorio, nel cui ambito rientrano le proposte di costituzione degli istituti verticalizzati globali, attiene ad atti emanati da comuni, province e regione, ai quali la legge consegna tale specifica competenza.
L'articolo 138 del decreto legislativo 112 del 1998, attribuisce infatti alle regioni, la programmazione della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali; mentre l'articolo 139 del medesimo decreto attribuisce ai comuni compiti concernenti l'istituzione, l'aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole dell'infanzia e del primo ciclo di studi.
L'ufficio scolastico regionale ha, invece, il compito di eseguire le determinazioni di dimensionamento, assunte sul piano regionale, sia attraverso l'attribuzione dell'autonomia alle Istituzioni scolastiche, sia dando indicazioni al fine di consentire agli uffici scolastici provinciali l'attribuzione dei codici delle scuole oggetto di dimensionamento; presupposto indispensabile per dar corso alle operazioni informatiche di gestione degli organici e della mobilità del personale.
Per acquisire o mantenere la personalità giuridica, le istituzioni scolastiche devono avere, di norma, una popolazione prevedibilmente stabile, per almeno un quinquennio, compresa tra 300 e 900 alunni, computando a tal fine gli alunni delle scuole materne comunali.
Nei casi in cui le singole scuole non raggiungano gli indici minimi previsti si fa luogo all'unificazione orizzontale tra scuole dello stesso grado esistenti nel medesimo ambito territoriale ovvero alla creazione verticale di istituti comprensivi, in relazione alla situazione formativa del territorio. In tal caso possono essere creati istituti comprensivi di scuole materne, elementari e medie.
Per il comune di Laconi il piano di dimensionamento approvato dalla provincia ha previsto l'istituzione di un istituto verticalizzato comprendente la scuola materna, primaria e secondaria di primo grado di Laconi, la scuola primaria e dell'Infanzia di Nuragus e la scuola secondaria di primo grado di Genoni, la cui popolazione è composta in totale da n. 281 alunni.
La regione Sarda con delibere n. 4/9 del 20 gennaio 2009 e n. 8/28 del 4 febbraio 2009 ha adottato il nuovo piano di dimensionamento della rete scolastica regionale per l'anno scolastico 2009/2010 con la riconferma dell'istituto comprensivo di Laconi e del liceo classico del medesimo comune.
Attraverso valutazioni non sindacabili, in quanto attinenti alla sfera del merito amministrativo, il comune, la provincia e la regione hanno ridisegnato l'offerta formativa della provincia di Oristano nella necessità del raggiungimento degli obiettivi previsti dall'attuale assetto normativo (articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e articolo 3 decreto legge n. 154 del 2008).

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

REALACCI e VILLECCO CALIPARI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
dalla fine degli anni Novanta si segnalano in Italia numerosi casi di Linfomi di Hodgkin e altre gravi patologie tumorali che hanno colpito militari delle Forze armate italiane impiegati in missioni internazionali nei cui teatri di battaglia si è fatto largo uso di armi anticarro all'uranio impoverito;
con sentenza pronunciata in data 17 dicembre 2008 il Tribunale di Firenze, accogliendo la causa di un ex-militare impiegato nella missione «Ibis» in Somalia, ha ritenuto la responsabilità del Ministero della Difesa per patologie contratte da militare in servizio in conseguenza di esposizione all'uranio impoverito;
da tempo l'ipotesi che vi sia un chiaro legame tra mortali neoplasie e contaminazione da uranio impoverito diviene sempre più certa ed è avvalorata da

una serie di elementi che ricorrono costanti nell'esposizione del personale militare alla sopraccitata radioattività, tra cui: contaminazione da uranio impoverito e successivo mutamento genetico con insorgenza di tumori;
è questo il caso del trentaseienne capitano dell'Aeronautica, Leonardo Trainni, in servizio alla 46° Aerobrigata di Pisa deceduto lo scorso 11 giugno 2009 per una grave forma di leucemia. L'ufficiale aveva al suo attivo missioni in Albania, ma anche in Iraq, dove, nelle due guerre del Golfo, si è fatto largo uso contro i carri armati di munizioni all'uranio impoverito;
la 46° Aerobrigata ha già chiesto il riconoscimento della causa di servizio per il defunto Trainni -:
per quali ragioni nonostante il capitano Trainni abbia partecipato a missioni all'estero durante le quali sono state utilizzate tali armi, non sia stato sottoposto allo specifico «protocollo Mandelli», che prevede un costante monitoraggio sanitario per il personale militare impiegato in teatri contaminati da uranio impoverito;
se, ad oggi, l'Esercito italiano continui a fare uso di armi contenenti uranio impoverito e se armi o proiettili siano ancora in dotazione, o nella disponibilità (in magazzini, o siti di stoccaggio) delle Forze armate e quali protocolli di prevenzione siano utilizzati a tutela del personale militare.
(4-03298)

Risposta. - Fin da quando cominciarono a diffondersi le notizie circa i possibili rischi di contaminazione con uranio impoverito (U.L) - peraltro, mai usato dalle forze armate italiane, ma di questo aspetto tratterò più avanti, in quanto oggetto di specifico quesito - la Difesa ha intrapreso molteplici e diversificate attività, riservando costantemente al problema la massima attenzione nonché considerevoli risorse umane e finanziarie.
Già nel 2000, con la comparsa dei primi casi di neoplasie emolinfoproliferative fra i militari reduci da aree balcaniche, è stata istituita dal Ministro della difesa
pro tempore una commissione scientifica d'indagine presieduta dal professor Mandelli che, pur rilevando un aumento significativo del linfoma di Hodgkin, ha escluso, in assenza di documentata evidenza, un'eventuale correlazione fra esposizione all'uranio impoverito e l'accresciuta incidenza della patologia.
Tale risultato è in accordo con quanto rilevato da altre indagini parallele sui militari e sull'ambiente, a livello nazionale e internazionale.
Vorrei menzionare, in proposito, lo studio condotto dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Legatumori) che ha effettuato uno
screening, su base volontaria, su circa 600 paracadutisti del 186o reggimento della Brigata «Folgore», in prevalenza impiegati nelle aree di Bosnia e Kosovo, oltre che su un gruppo di militari di contro mai impiegati all'estero. Le indagini hanno escluso la presenza di danni riconducibili a tossicità chimica e/o a contaminazione da uranio impoverito in tutti i soggetti esaminati che, per circa due anni, sono stati sottoposti ad esami clinici, di laboratorio ed ecografici, compresa la ricerca dell'uranio impoverito; nei liquidi organici con lo spettrometro di massa (indagine, quest'ultima, talmente sofisticata che farebbe rilevare nell'organismo anche tracce minime di sostanze sconosciute).
In tempi più recenti, i risultati cui sono pervenute le due Commissioni parlamentari d'inchiesta - istituite nelle legislature XIV e XV, che hanno indagato sui possibili effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nano-particelle di minerali prodotte dall'esplosione di materiale bellico - hanno confermato la non dimostrabilità di un nesso causale tra le patologie riscontrate in alcuni militari reduci dai teatri e l'eventuale presenza di uranio impoverito o di altri fattori ambientali tipici dei teatri di operazione.
La II Commissione parlamentare d'inchiesta, nella sua relazione finale, «prende atto dell'impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto (nesso di causalità) tra le patologie oggetto dell'inchiesta ed i singoli fattori di rischio individuati nel

corso delle indagini, con particolare riferimento agli effetti derivanti dall'uranio impoverito e dalla dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di metalli pesanti».
La Difesa intende, comunque, proseguire nel campo delle ricerche scientifiche, promuovendole direttamente ed acquisendo i risultati conseguiti da altre istituzioni qualificate, conformemente a quanto raccomandato dalle citate Commissioni.
In linea di continuità con l'attività svolta dalle due precedenti Commissioni, è stata recentemente istituita al Senato (deliberazione 16 marzo 2010) la III Commissione monocamerale d'inchiesta, al fine di proseguire nell'indagine sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale impiegato nelle missioni internazionali e all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti.
Con specifico riferimento alla vicenda richiamata dagli interroganti, il capitano Trainni - in forza alla 46° Brigata aerea di Pisa dal 4 giugno 1994 - ha preso parte alle missioni in Albania (dal 3 novembre 1999 al 19 gennaio 2000), negli Emirati arabi (dal 18 gennaio 2002 al 4 febbraio 2002) e in Iraq (dal 13 luglio 2005 al 13 dicembre 2005).
Fermo restando che il personale impiegato in qualsiasi teatro operativo effettua le visite mediche obbligatorie previste prima e dopo l'invio in missione, faccio notare che l'ufficiale non è stato sottoposto agli specifici accertamenti sanitari previsti dalla legge 27 del 2001, in quanto tale norma riguarda il solo teatro balcanico.
Infatti, il monitoraggio sanitario (cosiddetto «protocollo Mandelli»), previsto dall'articolo 4-
bis della citata legge si svolge su base volontaria e prevede che possa essere incluso nei controlli medici e di laboratorio, secondo la tipologia indicata nella direttiva tecnica sull'attuazione della legge in argomento, tutto il personale militare e civile della Difesa che a qualunque titolo è stato o è impiegato nei territori della Bosnia-Erzegovina e del Kosovo a partire dal 1o agosto 1994.
Nel caso specifico, l'Ufficiale, prima dell'impiego in operazioni fuori area, è stato sottoposto per il giudizio di idoneità ad accertamenti clinici, strumentali e di laboratorio (esami tiroidei ed ematologici, risultati, tra l'altro, negativi), equivalenti a quelli previsti dal «protocollo Mandelli».
Inoltre, il personale aeronavigante dell'Aeronautica militare, così come quello delle altre forze armate, viene regolarmente sottoposto ogni semestre a visite di controllo ordinario per l'idoneità all'attività di volo.
Con riferimento al quesito «se, ad oggi, l'Esercito italiano continui a fare uso di armi contenenti uranio impoverito e se armi o proiettili siano ancora in dotazione o nella disponibilità delle Forze armate...», ribadisco ciò che è sempre stato affermato dalla Difesa in tutti i consessi e, cioè, che il nostro Paese non ha mai approvvigionato proiettili perforanti realizzati con uranio impoverito, tanto meno tale tipologia di munizionamento è stata mai sperimentata.
Le forze armate italiane non impiegano, né hanno mai impiegato, sia in Italia che all'estero, munizionamento contenente uranio impoverito e non risultano scorte di tale munizionamento stoccate in depositi militari italiani.
Quanto all'aspetto relativo alla tutela della salute dei nostri militari, la normativa vigente è una garanzia in tal senso, in quanto essa prevede che tra i doveri del superiore rientri quello di «... assicurare il rispetto delle norme di prevenzione per salvaguardare l'integrità fisica dei dipendenti...» (articolo 21 del Regolamento di disciplina militare).
Al riguardo, vorrei citare la sentenza della Corte di Cassazione - IV sezione penale, n. 17693/2008 - che ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso l'ordinanza, in data 26 settembre 2005, con cui il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Cagliari ha disposto l'archiviazione del procedimento contro ignoti, ritenendo che non vi fossero gli estremi per sostenere la responsabilità per «condotta colposa omissiva impropria» da parte dei vertici dell'amministrazione militare e del ministero della difesa.
In particolare, nella condotta delle missioni internazionali, la Difesa sta applicando ogni misura precauzionale, oltre ad acquisire e valorizzare le esperienze maturate

sul campo, in stretto coordinamento con i paesi amici ed alleati, ai fine di individuare rapidamente tutti i possibili provvedimenti correttivi e migliorativi.
A fronte dei possibili rischi ambientali, la salute dei nostri militari viene tutelata attraverso un
iter formativo e addestrativo dedicato, un'informazione specifica al momento dell'inserimento in teatro operativo, una disponibilità di dotazioni individuali e di equipaggiamenti da utilizzare al momento della necessità. Ogni teatro ove i nostri militari sono chiamati ad operare viene sottoposto ad approfondite e ripetute verifiche ambientali da parte di reparti specializzati, finalizzate ad accertare l'esistenza di agenti o aggressivi chimici, biologici, radiologici e nucleari.
In ultimo, vorrei aggiungere che, in relazione alla domanda di riconoscimento della dipendenza della causa di servizio - citata dagli interroganti - è stato già interessato il comitato di verifica per le cause di servizio per il giudizio sia ai fini della dipendenza «
sic et simpliciter» ex decreto del Presidente della Repubblica n. 461 del 2001 che per la riconducibilità della malattia alle particolari condizioni ambientali o operative.
È il caso di ricordare che tale comitato - istituito ed operante alle dipendenze del Ministero dell'economia e delle finanze - esprime un parere che assume per l'amministrazione carattere vincolante ed obbligatorio.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

ANTONINO RUSSO, BERRETTA, CAPODICASA e SIRAGUSA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i rapporti con le regioni, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 16 aprile 2010 i Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti hanno trasmesso alla Conferenza delle regioni e delle province autonome il «primo programma straordinario di interventi urgenti finalizzati alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi anche non strutturali negli edifici scolastici» con l'obiettivo precipuo della «rimozione immediata delle situazioni di rischio» destinando a tale scopo l'importo di 358 milioni di euro a valere sui fondi Fas, assegnati al Fondo infrastrutture per l'edilizia scolastica dalla delibera CIPE 6 marzo 2009 per un totale di 1552 interventi;
tale procedura di invio al presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, non trova precedenti nella prassi dei rapporti con gli enti locali, e altrettanto singolare appare agli interroganti l'invio, per conoscenza, al Ministro per i rapporti con le regioni;
la ripartizione dei fondi sarebbe avvenuta sulla base del numero di studenti e di quello degli edifici esistenti nella regione;
l'individuazione delle scuole all'interno delle singole regioni ha stravolto le procedure vigenti: i Ministeri dell'istruzione dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti avrebbero individuato direttamente gli enti locali interessati e gli edifici scolastici;
sarebbero state utilizzate le informazioni raccolte in seguito ai lavori di monitoraggio avviati con l'intesa del 28 gennaio 2009;
tuttavia tale procedura non appare ispirata a criteri oggettivi: a titolo esemplificativo, basti citare l'esempio della provincia di Roma per cui non è stato previsto neppure un intervento nelle oltre duecento scuole secondarie superiori dipendenti dalla provincia, mentre per i 126 comuni che insistono sul suo territorio sono stati individuati interventi nelle scuole di competenza comunale (infanzia, primaria e secondaria di I°) solo in 17 comuni;
attraverso le convenzioni, vengono di fatto, affidate ai provveditorati regionali delle opere pubbliche tutte le facoltà di progettazione e di esecuzione delle opere;
ad avviso degli interroganti le procedure seguite rappresentano una sottrazione delle competenze regionali in materia

di programmazione degli interventi, di progettazione di esecuzione e di controllo dei lavori da parte degli enti locali proprietari degli edifici scolastici indicati;
l'utilizzo dei fondi del FAS, per tali finalità, configura, secondo gli interroganti, un utilizzo improprio di tali fondi come denunciato dalla Corte dei conti che ha lamentato «l'impropria funzione di fondi di riserva diventati uno dei principali strumenti di copertura degli oneri finanziari» connessi alla politica corrente del Governo;
il suddetto piano appare elaborato in modo non conforme alla legge Masini (legge n. 23 del 1996) con esclusione, di fatto, della Conferenza unificata -:
quali motivi, di natura tecnico-operativa, abbiano impedito l'attuazione del piano annunciato dal Presidente del Consiglio dei ministri a San Giuliano, relativo alla manutenzione di cento edifici scolastici da effettuare con una procedura straordinaria;
come sia possibile che siano state utilizzate, come sostenuto, le informazioni raccolte in seguito ai lavori di monitoraggio avviati con l'intesa del 28 gennaio 2009, dal momento che tali lavori non hanno avuto una conclusione formale, sia pure parziale;
se non ritengano che tale riparto non rispetti il riparto dei fondi FAS, che per l'85 per cento devono essere destinati alle otto regioni del Mezzogiorno, ovvero in quali tempi intendano individuare le risorse necessarie a reintegrare i FAS per riequilibrare territorialmente gli interventi per l'edilizia scolastica;
se sia stato previsto il recupero di somme stanziate in passato, in favore delle regioni, in materia di edilizia scolastica, e per vari motivi non spese, individuate dal Ministro dello sviluppo economico del Governo Prodi, e che un disegno di legge approvato dalla Camera nella XV legislatura quantificava in una somma superiore ai 100 milioni di euro;
se e in quali tempi sia previsto il reintegro delle somme, originariamente destinate all'edilizia scolastica e successivamente assegnate per il sisma dell'Abruzzo;
come si intendano coordinare gli interventi previsti con la programmazione e con le opere già avviate, e da completare, secondo le scelte precedentemente compiute dagli enti locali.
(4-07269)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 26 maggio 2010, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Al riguardo si comunica che, con l'intesa sancita in sede conferenza unificata il 28 gennaio 2009 si è deciso di emanare degli «indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali negli edifici scolastici» prevedendo, tra l'altro, che le informazioni acquisite nel corso delle verifiche tecniche ivi previste fossero rese disponibili alle amministrazioni interessate, le quali, nell'ambito delle rispettive competenze, ne avrebbero tenuto conto anche ai fini della programmazione dei relativi interventi.
Inoltre, nell'ultimo documento di programmazione economica finanziaria presentato nel luglio 2009 fra gli impegni del ministero delle infrastrutture e dei trasporti coerenti con le attuali disponibilità finanziarie si prevede che non appena noto «... il quadro degli investimenti urgenti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici...» si provvederà alla aggiudicazione di parte dei lavori riconducibili alla predetta previsione programmatica.
All'interno del quadro normativo e regolamentare anzidetto e sulla base delle risultanze dei sopralluoghi che, allo stato attuale, hanno consentito di verificare più del 70 per cento del patrimonio scolastico esistente sul territorio nazionale pari a circa 46 mila edifici e delle comunicazioni e segnalazioni pervenute dai gruppi di coordinamento regionali, dai provveditorati interregionali e dagli stessi soggetti proprietari,

il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ha avviato una azione di raccolta delle istanze espresse da tutti i soggetti rappresentati nei tavoli di monitoraggio regionali (Enti locali proprietari, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e regioni) coordinati dalle regioni stesse allo scopo di predisporre un primo programma di interventi urgenti finalizzato alla rimozione immediata delle situazioni di pericolo accertate e quantificate dai soggetti coinvolti nella citata Intesa e consentire il regolare svolgimento delle attività scolastiche destinando 358,422 milioni di euro a valere sui fondi aree sottoutilizzate assegnati al fondo infrastrutture per l'edilizia scolastica dalla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica 6 marzo 2009.
Attesa la enorme eterogeneità dei dati acquisiti e delle comunicazioni pari a oltre 6.900 richieste di intervento per un totale di oltre 950 milioni di euro si è ritenuto di garantire la tempestiva soluzione delle situazioni più urgenti e la equa assegnazione delle risorse operando la sotto riportata prima ripartizione indicativa sulla base della consistenza numerica del patrimonio scolastico e della popolazione scolastica.

Tab. 1 - Ripartizione indicativa delle risorse per regione

Regioni n. edifici Popolazione scolastica % edifici % popolazione 50% edif. 50% pop. 1o stralcio ML euro
Piemonte 3.233 495.661 6.95 6.37 6.64 23.240
Val d'Aosta 149 15.079 0.32 0.19 0.25 0.875
Lombardia 6.319 1.155.686 13.59 14.85 14.2 49.700
Trentino Alto Adige 888 142.232 1.91 1.81 1.85 6.48
Veneto 3.716 601.004 7.99 7.72 7.85 27.490
Friuli 1.022 136.877 2.2 1.76 1.97 6.895
Liguria 867 170.299 1.86 2.19 2.2 7.700
Emilia Romagna 2.350 485.173 5.05 6.24 5.64 19.740
Toscana 2.612 420.480 5.62 5.4 5.51 19.285
Umbria 1.085 105.789 2.33 1.36 1.83 6.405
Marche 1.355 194.701 2.91 2.5 2.7 9.450
Lazio 4.595 716.785 9.89 9.2 9.52 33.320
Abruzzo 1.315 170.165 2.83 2.18 2.51 8.75
Molise 332 41.631 0.71 0.53 0.62 2.17
Campania 4.249 962.038 9.13 12.36 10.72 37.52
Puglia 2.788 611.770 5.99 7.86 6.92 24.23
Basilicata 693 85.550 1.49 1.1 1.3 4.55
Calabria 2.756 299.506 5.92 3.85 4.88 17.08
Sicilia 4.261 762.770 9.16 9.8 9.46 33.12
Sardegna 1.929 212.445 4.15 2.73 3.43 12.01
Totale 46.514 7.785.641 100 100 100 350.00

Sulla base di tale ripartizione indicativa e a partire dalle priorità indicate nelle segnalazioni pervenute prevalentemente dai gruppi regionali di coordinamento previsti dalla citata intesa, integrate, ove necessario, dalle comunicazioni del ministero dell'istruzione, università e ricerca, dei provveditorati interregionali alle opere pubbliche di questo ministero e dai medesimi enti locali proprietari si sono, quindi, individuati 1552 interventi contenuti nel

«programma straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico finalizzato alla messa in sicurezza e alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, degli edifici scolastici».
Il predetto programma in data 29 aprile 2010 è stato esaminato dalla conferenza unificata che, dopo aver apportato alcune modifiche ed integrazioni, ha reso parere favorevole.
Per effetto di tali modifiche ed integrazioni si è pervenuti alla definitiva stesura che prevede l'utilizzo di 358,422 milioni di euro destinandoli alla realizzazione di 1706 interventi.
Il prospetto che segue sintetizza la distribuzione sul territorio degli interventi individuati:

Tab. 2 - Ripartizione regionale delle risorse contenute nel piano

Riepilogo
Regione n. interventi Importi di programma
Abruzzo 65 9.115.000
Basilicata 27 5.920.000
Calabria 28 12.774.000
Campania 101 38.878.000
Emilia Romagna 125 20.954.000
Friuli Venezia Giulia 5 6.218.000
Lazio 154 35.495.000
Liguria 43 7.714.000
Lombardia 152 48.890.000
Marche 42 10.510.000
Molise 15 2.007.000
P.A. di Bolzano - -
P.A. di Trento - -
Piemonte 83 28.950.000
Puglia 181 25.089.000
Sardegna 99 13.052.000
Sicilia 296 36.310.000
Toscana 64 20.133.000
Umbria 37 6.998.000
Valle d'Aosta 3 875.000
Veneto 186 27.540.000
TOTALE 1.706 358.422.000

Nella seduta del 13 maggio 2010 il Cipe ha approvato il programma per l'importo complessivo di 358.442.000 euro; la relativa delibera è in corso di pubblicazione.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

SCHIRRU. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
la direttrice della Unità complessa, di riabilitazione e terapia fisica che da circa otto anni operava presso il Presidio Ospedaliero Marino della ASL n. 8, in qualità di dirigente primario conseguito per concorso pubblico, che ha in carico numerosi pazienti, provvedendo anche ad effettuare le consulenze richieste sia dal Presidio Ospedaliero, medesimo, sia provenienti

dall'esterno, ha avuto notizia di conferimento di nuovo incarico «responsabile struttura complessa riabilitazione e terapia fisica area specialistica-distretto 1 Cagliari» in seguito ad una deliberazione del direttore generale dell'azienda sanitaria locale 8 di Cagliari nel mese di gennaio 2009;
nel mese di marzo 2010 è stata chiesta in via d'urgenza la sottoscrizione per accettazione del nuovo contratto a pena di decadenza dall'incarico;
il 6 aprile è stata trasferita all'improvviso presso i locali del padiglione N della cittadella della salute in via Romagna, 16, tra l'altro senza che fosse resa alcuna comunicazione pubblica e nonostante i locali di via Romagna non fossero ancora idonei;
attraverso un sopralluogo di Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, è stata constatata l'assoluta inidoneità dei locali assegnati per lo svolgimento dell'attività professionale sono deteriorati gli infissi, i pavimenti, i bagni sono inagibili, sporchi e privi delle necessarie dotazioni igieniche, l'ambulatorio delle visite è privo di attrezzature idonee (manca persino un lavandino), manca la palestra e il box terapia; mancano arredi e attrezzature per consentire l'attività riabilitativa e assistenziale; l'area destinata alla riabilitazione e alla terapia fisica non è ancora ristrutturata e quindi in condizioni igieniche disastrose (pareti sporche e scrostate, presenza di ponteggi, bagni non agibili sia per i pazienti che per il personale); mancano in conclusione locali idonei e il personale di supporto per consentire lo svolgimento delle attività sanitarie e/o riabilitative (è stato infatti assegnato solo un amministrativo);
a riprova di tale inidoneità, dopo un mese esatto dall'allontanamento disposto il 6 aprile, il primario fisiatra dell'Asl 8 dovrebbe ora tornare all'ospedale Marino, ma nel suo reparto non potrà organizzare il lavoro come faceva prima, bensì dovrà limitarsi a fare il semplice dirigente medico specialista;
la stampa locale si è occupata della vicenda in diverse occasioni, nell'articolo de La Nuova Sardegna del 25 aprile 2010 e del 9 maggio 2010;
tali comportamenti potrebbero identificarsi con atti di vero e proprio mobbing che, nell'accezione più comune, significa appunto quell'insieme di comportamenti violenti - abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione... - perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti del lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale, nonché della salute psicofisica dello stesso e nell'insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza;
tra l'altro tale situazione determina oggettivi disagi per pazienti che hanno sempre manifestato apprezzamento per il dirigente e che hanno diritto a ricevere le prestazioni loro dovute -:
se non ritenga di dover verificare se nei confronti della dirigente siano state compiute vere e proprie azioni di mobbing, considerato che la stessa si è rivolta ad un legale per fare valere i propri diritti;
quali iniziative siano state adottate e si intendano adottare in ordine alla prevenzione, la rilevazione e il contrasto dei casi di mobbing, per tutelare la salute, la dignità e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, al fine di garantire agli stessi un ambiente di lavoro sicuro, sereno, favorevole alle relazioni interpersonali e fondato su principi di solidarietà, trasparenza, cooperazione e rispetto reciproco;
se i Ministri interrogati abbiano attivato un monitoraggio sul contenzioso in

materia di mobbing, all'interno della pubblica amministrazione e, in tale caso, i risultati del medesimo monitoraggio.
(4-07399)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante fa riferimento ad un accadimento specifico e circostanziato avvenuto ai danni di una dirigente medico di una azienda sanitaria locale della provincia di Cagliari, che sarebbe stata trasferita in una sede disagiata rivelatasi peraltro anche logisticamente inidonea allo svolgimento del nuovo incarico professionale conferitole. A parere dell'interrogante la vicenda nel suo complesso è riconducibile ad una fattispecie di «mobbing»; al riguardo, si chiedono notizie sull'attivazione, nell'ambito della pubblica amministrazione, di un monitoraggio del contenzioso in materia e sugli eventuali esiti.
In via preliminare si rappresenta che l'ordinamento italiano, nell'ambito del pubblico impiego, anche con riferimento alle indicazioni rese dal Parlamento europeo con propria risoluzione A5-0283/2001 del 20 settembre 2001, ha riconosciuto la necessità di avviare adeguate ed opportune iniziative al fine di contrastare la diffusione di tali situazioni, le quali assumono rilevanza sociale, nonché di prevenire il verificarsi di possibili conseguenze pericolose per la salute fisica e mentale degli individui.
Per contrastare il fenomeno «mobbing» - che identifica, com'è noto, quei comportamenti violenti e minacciosi, lesivi e frustranti adottati principalmente da responsabili e datori di lavoro nei confronti dei propri sottoposti (ma anche da colleghi parigrado) in modo regolare, sistematico e duraturo nel tempo - sono state delineate, su indicazione degli organismi europei, diverse misure, tra cui:
la formazione specifica dei dipendenti per renderli consci del problema; la formazione professionale per migliorare la relazione con i colleghi e imparare a gestire le situazioni conflittuali e lo
stress;
l'emissione di codici di comportamento (seguendo la raccomandazione 92/131 CEE, la risoluzione 2/9/2001 A5 028312001 CE, la direttiva 2002773ICE del Parlamento europeo, il contratto collettivo nazionale di lavoro e la sopraccitata direttiva del 24 marzo 2004) e di codici etici che esplicitamente contrastino questo tipo di fenomeni;
la promozione da parte delle organizzazioni sindacali delle misure organizzative e gestionali che possano prevenire i casi di violenza;
la costituzione di comitati interni di sorveglianza sul fenomeno e di supporto al lavoratore che intende denunciare un caso effettivo.

Sulla base di queste indicazioni di carattere generale, l'accordo raggiunto tra le organizzazioni sindacali e l'agenzia per la rappresentanza nazionale delle pubbliche amministrazioni prevede, nel C.C.N.L. relativo al personale dirigente dell'area 1 e nel C.C.N.L. relativo al personale del comparto ministeri (entrambi per il quadriennio 2002- 2005), rispettivamente all'articolo 11 e all'articolo 6, la costituzione di un «comitato paritetico sul fenomeno del Mobbing» con il compito di:
a) raccogliere i dati relativi all'aspetto quantitativo e qualitativo del fenomeno del mobbing in relazione alle materie di propria competenza;
b) individuare le possibili cause del fenomeno, con particolare riferimento alla verifica dell'esistenza di condizioni di lavoro o fattori organizzativi e gestionali che possano determinare l'insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;
c) formulazione di proposte di azioni positive in ordine alla prevenzione e alla repressione delle situazioni di criticità, anche al fine di realizzare misure di tutela del dipendente interessato;
d) formulare proposte per la definizione dei codici di condotta.

Ogni amministrazione, sulla base delle proposte del comitato, dovrà provvedere, poi, ai conseguenti adempimenti tra i quali rientrano, in particolare, la costituzione ed

il funzionamento di sportelli di ascolto, l'istituzione della figura del consigliere/consigliera di fiducia nonché la definizione di codici di condotta.
Appare evidente, quindi, come la competenza primaria per la prevenzione, la risoluzione ed il monitoraggio del fenomeno del
mobbing spetti ad ogni singola amministrazione riguardo ai propri dipendenti.
Per completezza, infine, è d'uopo rappresentare che è in corso di approvazione presso il Senato della Repubblica il disegno di legge n. 1167-B/
bis recante norme in materia di lavoro pubblico e privato; tale provvedimento, all'articolo 21, dispone misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni nelle amministrazioni pubbliche.
La citata disposizione, nell'apportare alcune modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, prevede che le pubbliche amministrazioni costituiscano al proprio interno, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento stesso, il «Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni», che sostituisce, unificando le competenze in un solo organismo, i comitati per le pari opportunità e i comitati paritetici sul fenomeno del
mobbing, costituiti in applicazione della contrattazione collettiva, dei quali assume tutte le funzioni previste dalla legge, dai contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni pubbliche o da altre disposizioni.
Questo comitato ha compiti propositivi, consultivi e di verifica e opera in collaborazione con la consigliera o il consigliere nazionale di parità; contribuisce all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, migliorando l'efficienza delle prestazioni collegata alla garanzia di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei princìpi di pari opportunità, di benessere organizzativo e dal contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori.
Per quanto di competenza, assai rilevante è la previsione secondo cui le modalità di funzionamento dei comitati unici di garanzia sono disciplinate da linee guida contenute in una direttiva da emanarsi di concerto dal dipartimento della funzione pubblica e dal dipartimento per le pari opportunità entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
La mancata costituzione del comitato unico di garanzia comporta, altresì, responsabilità dei dirigenti incaricati della gestione del personale, da valutarsi anche al fine del raggiungimento degli obiettivi.
Di massima importanza, infine, è l'ultima disposizione recata dall'articolo 21, comma 1, lettera
e), del suddetto disegno di legge, che prescrive: «Le pubbliche amministrazioni, secondo le modalità di cui (...) adottano tutte le misure per attuare le direttive dell'Unione europea in materia di pari opportunità, contrasto alle discriminazioni ed alla violenza morale o psichica, sulla base di quanto disposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica.
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
Il 4 giugno 2009 alcuni mezzi di informazione La Repubblica, Tg3 hanno dato notizia della sospensione da parte dell'ufficio scolastico provinciale di Cesena di Roberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico «Righi» della città;
la motivazione relativa alla sospensione per due mesi riguarda il fatto che il docente ha distribuito tra i suoi studenti un questionario sull'ora di religione che aveva come obiettivo quello di condurre un'indagine nelle proprie classi per rilevare quale insegnamento lo studente avrebbe scelto fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani;
il risultato del questionario ha fatto emergere che l'11 per cento degli studenti

sceglierebbe la religione cattolica e lo stesso Collegio dei docenti, a seguito di questo risultato, ha deliberato sulla necessità di offrire agli studenti una materia alternativa;
secondo le informazioni raccolte nell'Istituto scolastico lo stesso insegnante di religione interessato è membro del Collegio dei 130 docenti dell'Istituto che nulla aveva avuto da ridire sul questionario quando fu loro proposto nel novembre 2008; due mesi dopo, nel gennaio 2009, si è saputo che don Pasolini aveva protestato presso l'Ufficio scolastico regionale senza che nessuno dei docenti ne fosse a conoscenza;
il provvedimento di sospensione prevede per la sua durata il dimezzamento dello stipendio -:
se non ritenga il Ministro che il provvedimento disciplinare sia ingiustificato e lesivo della dignità professionale;
se non ritenga il Ministro che tale provvedimento vada applicato a tutto il Collegio dei 130 docenti che avevano insieme deciso di trovare una soluzione alternativa alla luce del sondaggio proposto dal docente di matematica e fisica;
se non ritenga che questa azione disciplinare si inquadri in una logica volta a intimidire i docenti nell'ambito della loro discrezionalità educativa;
se non ritenga di dover intervenire affinché al docente di matematica e fisica venga immediatamente reintegrato lo stipendio;
infine, se non ritenga il Ministro che tale azione disciplinare sia finalizzata alla promozione di politiche clericali volte all'eliminazione di comportamenti più razionali e laici nella scuola pubblica italiana.
(4-03172)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione in esame con la quale l'interrogante chiede chiarimenti in merito alla sanzione disciplinare della sospensione dal servizio comminata dall'ufficio scolastico provinciale di Cesena ad un docente del liceo scientifico «Righi» della medesima città per aver distribuito agli alunni un questionario sull'ora di religione ed eventuali materie sostitutive.
Al riguardo si fa presente che a seguito di una situazione di tensione determinatasi all'interno del collegio docenti dell'istituto in parola, per motivi diversi da quelli oggetto dell'interrogazione, l'ufficio scolastico provinciale di Cesena ha richiesto all'ufficio scolastico regionale per l'Emilia Romagna di disporre visita ispettiva.
A seguito degli accertamenti effettuati sono stati contestati al docente addebiti su comportamenti critici rilevati in diverse molteplici situazioni tali da essere ritenuti, pregiudizievoli per il regolare andamento delf attività scolastica.
La valutazione espressa tiene conto delle mancanze nell'assolvimento degli adempimenti didattici ed amministrativi e della carenza relazionale nei confronti dei diversi soggetti componenti il sistema scolastico, con l'aggravante di precedenti sanzioni disciplinari.
La distribuzione del questionario effettuata senza il coinvolgimento degli organi competenti - vista l'estraneità della materia trattata rispetto alla disciplina di titolarità - è comunque solo uno degli elementi che hanno contribuito alla individuazione di carenze di adeguamento del docente alle procedure scolastiche istituzionali.
Al termine dell'istruttoria l'ufficio scolastico ha richiesto il prescritto parere del consiglio di disciplina per il personale docente che in data 13 maggio 2009 si è espresso, motivando, in senso favorevole alla sospensione dall'insegnamento del docente per mesi due.
Il provvedimento dell'ufficio scolastico provinciale, che è conforme a detto parere, è stato disposto tenendo conto delle controdeduzioni del docente, di tutte le garanzie previste a tutela dei lavoratori ed in attuazione dei princìpi di gradualità e proporzionalità.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

ZACCHERA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
spesso, nelle vicinanze delle farmacie, ci sono difficoltà di parcheggio e il problema investe anche persone incinte e/o che hanno recentemente partorito che con difficoltà riescono ad accedere a questi presidi sanitari particolarmente importanti stante il loro stato di salute;
non risulta all'interrogante che nel Codice della strada siano previste delle aree di sosta a «strisce rosa» dedicate alle gestanti e puerpere -:
se non si ritenga opportuno favorire la diffusione di queste aree facilitate di sosta anche attraverso un'iniziativa normativa ed un'iniziativa di sensibilizzazione sia a livello centrale che locale perché avanti alle farmacie sia predisposta una piazzola di sosta riservata alle gestanti e neo-mamme.
(4-07379)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'articolo 7, comma 1, lettera
d), del decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, nuovo codice della strada, stabilisce che i comuni con ordinanza del sindaco possono riservare limitati spazi alla sosta dei veicoli degli organi di Polizia stradale, dei Vigili del fuoco, dei servizi di soccorso nonché di quelli abilitati al servizio di persone con limitata o impedita capacità motoria, munite del contrassegno speciale, ovvero a servizi di linea per lo stazionamento ai capilinea. La norma non prevede invece la possibilità di riservare spazi di sosta ai veicoli a servizio di donne in stato di gravidanza.
Pertanto, non risulta coerente con il dettato normativo vigente la scelta di riservare spazi di sosta alle gestanti e puerpere.
Tuttavia, il ministero delle infrastrutture e dei trasporti potrà valutare l'opportunità di proporre una modifica nel senso auspicato.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferisce e il sito greenreport.it, in Italia i Registri tumori - nati oltre trent'anni fa - coprono solo il 33 per cento circa della popolazione ed il «loro carattere volontaristico ha fatto sì che la loro distribuzione geografica non sia uniforme: a fronte di un'ottima presenza nel Centro-Nord, sono scarsi i centri di rilevazione dati al Sud»;
in buona sostanza significa che - come scrive il Corriere della Sera - i dati su «quanti sono i nuovi casi di tumore ogni anno in Italia» e se «l'incidenza aumenta o diminuisce» o «come sono ripartiti i malati e i tipi di cancro nelle varie regioni» sono come minimo da prendere con le molle almeno quando sono riferiti al centro Italia (dove la quota di popolazione coperta da registri tumori è pari al 25.5 per cento) e praticamente sono ai limiti dell'attendibilità per il Sud (16.5 per cento);
ad aggregare i dati dei registri è da trent'anni la banca-dati dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum) dalla quale attinge il Ministero della salute per mettere a punto - ci ricorda sempre il Corriere - «i piani di prevenzione, organizzare gli screening per la diagnosi precoce, o programmare i servizi di diagnosi e cura»;
sono statistiche fondamentali, dice il Corsera - «puntualmente aggiornate, utilizzate anche dai ricercatori per condurre studi sulle cause dei tumori e alle quali si ricorre nei casi di emergenze ambientali o di popolazioni a rischio». E il di più è che «ora l'attività dei Registri rischia di fermarsi. II problema è che, pur lavorando con e per il Ministero e le Regioni, sottoscrivendo convenzioni e ricevendo finanziamenti, i registri tumori soffrono dell'assenza di una legge nazionale che li istituisca formalmente e consenta loro di accedere ai dati individuali dei sistemi informativi sanitari (ricoveri ospedalieri, referti

di anatomia patologica, archivi di mortalità, cartelle cliniche)»;
ricapitolando i Registri tumori coprono solo un terzo della popolazione italiana, sono a carattere volontaristico, non sono istituiti formalmente per legge e per questo hanno sempre più difficoltà ad accedere ai dati... Facendo una ricerca su internet si scopre inoltre che la notizia in rete l'ha pubblicata per prima Terra sottolineando anche che «Dopo il ddl contenente l'istituzione dei registri di patologia, approvato dal senato all'unanimità nel 2008 e vanificato dalla caduta del governo Prodi, le istituzioni preposte non sono state in grado di affrontare e risolvere il problema»;
questa situazione appare, quindi, drammatica rispetto ad un indicatore socialmente fondamentale, ma anche ambientalmente ed economicamente come quello relativo all'incidenza dei tumori;
se e quali iniziative anche normative, si intendano adottare per estendere l'istituzione del registro tumori su tutto il territorio nazionale, per farne uno strumento utile ed attendibile per chi voglia svolgere la propria attività di Governo della cosa pubblica.
(4-06651)

Risposta. - I registri sanitari fanno capo a due principali tipologie che si differenziano per finalità, modalità di tenuta e di informazioni da registrare:
1) i registri di casistica, finalizzati prevalentemente alla valutazione di efficacia degli interventi sanitari, registrano tutti i casi di soggetti portatori di una determinata patologia che afferiscono alla rete delle strutture sanitarie aderenti allo specifico registro, indipendentemente dalla provenienza territoriale dei pazienti. Tali registri sono meno complessi da organizzare ma non danno, in linea generale, informazioni sulla epidemiologia ed etiologia delle patologie studiate;
2) i registri di popolazione, nei quali vanno iscritti, per un determinato territorio, tutti i casi relativi ai residenti indipendentemente dal luogo di trattamento. Tali registri richiedono un maggior impegno organizzativo e sono finalizzati a fornire informazioni sulle modifiche epidemiologiche (incidenza, prevalenza, mortalità generale e specifica per la patologia studiata) e sullo studio di fattori di rischio (etiologia). Tali tipi di registro richiedono la ricerca attiva di tutti i casi già presenti e in trattamento (prevalenza) e di tutti i nuovi casi (incidenza) per singolo anno, attraverso un incrocio delle diverse fonti informative. In questo tipo di attività di registro è necessario che tutti i casi siano rintracciati e registrati con un notevole sforzo organizzativo, per cui è preferibile «coprire» territori più limitati senza lasciarsi sfuggire casi, anziché coinvolgere territori più ampi ma in maniera incompleta.
Da quanto sopra esposto appare evidente che i differenti registri richiedono approcci diversificati.
Un ulteriore elemento generale che è utile richiamare, riguarda il fatto che rispetto agli anni in cui hanno cominciato a strutturarsi le più importanti e qualificate esperienze di registri tumori in Italia (anni 70-80), è fortemente cresciuta, nel nostro Paese, la sensibilità sul rispetto dei dati personali e si è consolidata un'importante normativa in tema di tutela dei dati sensibili.
Nel merito dei quesiti posti, intendo inserire in un prossimo disegno di legge di iniziativa governativa una norma, che risponde alle esigenze di sanità pubblica, oltre che alle sollecitazioni che provengono dall'interrogazione in esame.
Tale norma affronta in maniera organica la tematica dei registri sanitari nel nostro Paese, con riferimento anche a quello per i tumori.
Nell'attivare tale normativa sarà valutato:
il rapporto costo-beneficio per ciascun tipo di registro da attivare, tenendo ovviamente conto anche degli impatti economico-finanziari connessi;
il confronto con l'Autorità garante per la protezione dei dati personali in merito alle misure tecniche finalizzate alla tutela dei dati sensibili.

Da ultimo, segnalo che il Ministero della salute guarda con favore anche ad ogni iniziativa di natura parlamentare che potrà essere avviata a sostegno della tematica in esame.
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta il settimanale L'espresso di venerdì 9 aprile 2010, ogni anno le società in house, gestiscono 17 miliardi di euro;
secondo Mario Canzio, ragioniere generale dello Stato nominato nel maggio del 2005, tale somma «è esclusa da qualunque forma di monitoraggio e controllo da parte della ragioneria generale»;
l'affidamento in house abbraccia un'ampia fascia di servizi e quanto alle dimensioni, si va dalle centinaia di milioni di euro gestite dalle municipalizzate, dalle finanziarie regionali fino al nuovo asilo a Marino affidato in house dal comune alla Multiservizi dei Castelli Spa proprio in vista delle elezioni amministrative, tra le polemiche di chi denuncia manovre clientelari -:
se ed in che modo si possa sottoporre a monitoraggio e controlli da parte della ragioneria generale i fondi gestiti dal modello delle in house;
se e quali iniziative, anche normative, si intendano adottare per assicurare a questo modello maggiori garanzie e regole di trasparenza e pubblicità.
(4-06930)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, con la quale si chiede quali iniziative, anche normative, si intenda assumere per assicurare al modello delle società in house maggiori garanzie e regole di trasparenza e pubblicità, nonché quali possano essere gli strumenti per sottoporre a monitoraggio e controllo, da parte della ragioneria generale dello Stato, i fondi gestiti da queste società.
Con riferimento all'ammontare della spesa gestita dalle società
in house indicata nell'interrogazione in 17 miliardi di euro, si precisa che tale somma concerne il complesso dei trasferimenti a enti e organismi, che non sono soggetti al controllo della ragioneria generale dello Stato. Tale precisazione è stata fornita anche in data 1o aprile 2009 in occasione dell'audizione del ragioniere generale dello Stato presso la V commissione del Senato della Repubblica (indagine conoscitiva sul nuovo assetto della contabilità pubblica A.S. 1397 disegno di legge «legge quadro in materia di contabilità e finanza pubblica, nonché delega al Governo in materia di adeguamento dei sistemi contabili, perequazione delle risorse, efficacia della spesa e potenziamento dei sistemi di controllo»).
Per quanto concerne le società
in house, si fa presente che le vigenti disposizioni (articolo 15, comma 1, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, nella legge 20 novembre 2009, n. 166 ha modificato l'articolo 23-bis, Servizi pubblici locali di rilevanza economica, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133) hanno circoscritto le ipotesi di ricorso a tale strumento, confermando - rispetto alla regola del conferimento della gestione dei servizi pubblici locali mediante procedure competitive ad evidenza pubblica - il carattere straordinario del modello di gestione in house, applicabile unicamente in casi eccezionali.
Per quanto riguarda gli eventuali strumenti di monitoraggio e controllo, da parte della ragioneria generale dello Stato, sui fondi gestiti da queste società, si fa presente che i servizi ispettivi di finanza pubblica effettuano, ai sensi dell'articolo 60, commi 3 e 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, verifiche amministrativo-contabili presso le predette società, con particolare riferimento agli oneri relativi al personale, in applicazione dei contratti collettivi nazionali e decentrati.


Si soggiunge, infine, che la legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità e finanza pubblica), articolo 2 (delega al Governo per l'adeguamento dei sistemi contabili), comma 6, prevede che gli enti locali adottino «un bilancio consolidato con le proprie aziende, società o altri organismi controllati, secondo uno schema comune», proprio al fine di promuovere un maggior controllo della finanza pubblica.

Il Viceministro dell'economia e delle finanze: Giuseppe Vegas.