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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 27 ottobre 2010

TESTO AGGIORNATO AL 22 NOVEMBRE 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
l'attuale congiuntura economica ha messo ulteriormente in crisi la già fragile situazione finanziaria delle imprese meridionali, in particolar modo quelle di piccole e medie dimensioni;
il divario economico che separa l'economia meridionale da quella del resto del Paese continua ad accentuarsi, anche in materia di credito;
le elaborazioni della Banca d'Italia confermano un forte ritardo del grado di diffusione degli sportelli bancari nel Mezzogiorno: nel 2005 il numero per 10.000 abitanti è poco meno del doppio nel Centro-Nord (6,50 sportelli) rispetto al Mezzogiorno (3,32);
questo divario non si è ridotto nel corso degli anni se si considera che a livello nazionale il numero di sportelli è cresciuto di oltre il 30 per cento a fronte di un incremento del 25,7 per cento nel Mezzogiorno;
il processo di consolidamento del sistema bancario italiano, iniziato alla fine degli anni '80 con una serie sempre crescente di fusioni, ha visto le banche con sede nel Mezzogiorno svolgere un ruolo quasi del tutto passivo;
tale processo ha profondamente mutato la geografia del potere bancario in Italia. La crisi delle maggiori banche del Sud, infatti, e il loro assorbimento da parte degli istituti del Centro e del Nord, hanno determinato la perdita o l'indebolimento dei centri bancari nel Meridione del Paese;
un'indagine condotta da Unioncamere su 1.400 imprese di piccole e medie dimensioni conferma il gap sempre più marcato tra le province del Sud e quelle del Nord: le imprese del Mezzogiorno hanno maggiori costi e più difficoltà nel chiedere un prestito in banca per intraprendere una nuova attività;
in base ai dati emersi da detta indagine, la quota di piccole e medie imprese che dichiarano di aver avuto difficoltà di accesso al credito è pari al 28,9 per cento. Considerando solo le piccole e medie aziende meridionali la quota sale al 36 per cento;
tali difficoltà colpiscono anche le famiglie meridionali che riscontrano maggiori problemi rispetto al passato nel richiedere prestiti e/o mutui per l'acquisto della prima casa o per la ristrutturazione di quella già di proprietà;
il tasso medio per i prestiti concessi in Italia a breve termine è pari al 6,43 per cento, pur essendoci notevoli discordanze tra le diverse aree del Paese: mentre al Centro-Nord le imprese possono beneficiare di tassi intorno al 5 per cento, al Sud si arriva fino al 9 per cento per prestiti a breve termine;
in base alla classifica stilata da Unioncamere le città del Mezzogiorno occupano le ultime posizioni della classifica sul credito: Trento è la località con il tasso di interesse più basso d'Italia (5,4 per cento per una durata di 18 mesi) mentre a Cosenza, per la stessa durata, si pagano tassi superiori al 9,3 per cento, circa 4 punti in più. E poi a Vibo Valentia, penultima, Catanzaro, terzultima, e Crotone, quartultima, il costo del denaro supera il 9 per cento. A Reggio Calabria, la meno costosa tra le città calabresi, l'interesse richiesto è pari all'8,9 per cento;
i Governatori e i capi dell'autorità di vigilanza del G20 hanno dato il via alcuni giorni fa ad un nuovo accordo, il cosiddetto «Basilea 3», che impone requisiti patrimoniali più severi per l'operatività degli istituti di credito in modo che le banche abbiano più risorse a disposizione per affrontare periodi di tempesta finanziaria come quella determinata dai mutui subprime;

l'accordo concluso agisce sui requisiti chiave imposti alle banche nella loro attività; requisiti che vengono misurati dal rapporto tra patrimonio di vigilanza rispetto al totale delle attività, calcolate per tener conto delle effettive caratteristiche di rischio. Tale accordo ha deciso di alzare questo rapporto in modo che una banca debba avere un patrimonio di vigilanza più elevato e sia, pertanto, meno esposta a contraccolpi in caso di crisi;
i nuovi parametri introdotti ci inducono a ritenere che la loro applicazione possa ripercuotersi sull'economia reale penalizzandola in una fase ancora compromessa dalla crisi;
occorre evitare un'ulteriore riduzione dell'erogazione del credito alle imprese italiane, in particolare nel Mezzogiorno;

impegna il Governo:

ad assumere iniziative di competenza affinché, in virtù dell'applicazione dei nuovi parametri introdotti con l'accordo cosiddetto «Basilea 3», non venga reso ulteriormente difficoltoso l'accesso al credito alle piccole e medie imprese, in particolare al Sud;
ad adottare ogni necessario provvedimento affinché si vada spediti verso la riduzione del divario economico tra il Sud e la restante parte del Paese anche per quanto riguarda la capacità di accesso al credito delle PMI meridionali;
ad adoperarsi affinché si giunga in tempi rapidi al varo del Piano per il Sud e affinché questo contenga dei provvedimenti che vadano nella direzione del sostegno alle PMI meridionali e alla loro possibilità di accesso al credito nonché delle famiglie che vivono nel meridione.
(1-00470)
«Iannaccone, Belcastro, Drago, Gaglione, Mannino, Milo, Pisacane, Porfidia, Romano, Ruvolo, Sardelli».

La Camera;
premesso che:
è necessario riscrivere il patto fiscale, pilastro di un nuovo patto sociale, per ridurre le tasse su lavoratori, professionisti ed imprese, per l'equità e lo sviluppo sostenibile. La vera strategia per uscire dalla stagnazione e dall'elevata disoccupazione passa per una stagione di riforme, da avviare subito;
per disegnare un coerente sistema fiscale, orientato alla crescita sostenibile, alla progressività e al federalismo è necessario anzitutto ricordare quanto sia poco rispettato l'articolo 53 della Costituzione. La nostra principale imposta diretta, l'Irpef, è diventata un'imposta di specie: la versano quasi esclusivamente i redditi assoggettati alla trattenuta alla fonte;
l'evasione fiscale in Italia ha dimensioni patologiche (secondo l'Istat, nel 2008 il valore del sommerso economico è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del prodotto interno loro, tra 255 e 275 miliardi di euro) e ostacola gli interventi di riforma fiscale, mentre la sua riduzione potrebbe rappresentare una rilevante leva di sviluppo se il recupero di gettito verrà utilizzato per redistribuire in maniera più equa il carico delle imposte tra le diverse categorie di contribuenti;
l'evasione di qualunque natura non può essere tollerata o promossa come, invece, è avvenuto recentemente con lo scudo fiscale. L'evasione colpisce l'equità ed è fonte di concorrenza sleale;
costruire una nuova compliance fiscale che porti gradualmente l'evasione italiana a livelli medi europei, è condizione necessaria per alleggerire il carico sui produttori. Gli strumenti per combattere l'evasione devono essere adeguati ed includere non solo la repressione ed i controlli, ma le politiche per la crescita, la riduzione del carico fiscale individuale, la semplificazione degli adempimenti burocratici, la riqualificazione dei servizi pubblici;

il federalismo è una straordinaria opportunità di modernizzazione del Paese. Tuttavia, alla prova dei decreti attuativi, stanno emergendo, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, tutti i limiti e le contraddizioni del Governo, ossia la politica dei due tempi: prima il federalismo fiscale, poi la riforma complessiva del sistema fiscale. Tale impostazione non può funzionare perché il fisco, per funzionare, deve essere un sistema. Non si può toccare il potere impositivo delle autonomie territoriali senza mettere a punto le linee generali della riforma del fisco;
il maggior contributo all'indebolimento della politica economica nell'ultimo quarto di secolo è venuto dalla competizione fiscale sleale. È un processo che va interrotto e va ripristinato un livello decente di pari condizioni di gioco. È necessario riprendere prima in sede di euro-gruppo poi nell'Ecofin e successivamente nell'Ocse il capitolo del contrasto alla competizione fiscale dannosa. Non solo la lotta ai paradisi fiscali, peraltro mai cominciata davvero, ma la limitazione del tax dumping, in particolare nei confronti dei Paesi europei beneficiari di fondi strutturali;
la crisi economica e sociale esplosa nell'autunno 2008 ha reso necessari imponenti salvataggi bancari e consistenti politiche di contrasto alla contrazione delle economie drogate dalle bolle immobiliari e finanziarie. Il risultato è stato l'aumento dei debiti pubblici in rapporto alla dimensione della produzione di ciascun Paese. Una tendenza insostenibile. Ma, senza crescita, la riscrittura del patto di stabilità, pur distaccandosi dalle tesi più estremistiche proposte dalla Commissione europea, genera il pericolo di stagnazione e di elevata disoccupazione e non elimina i rischi di tenuta per l'unione monetaria. È necessaria una politica economica comune ed una strategia di investimenti finanziata con eurobond. È necessaria una rete di rafforzamento delle garanzie sui debiti sovrani dell'area euro, anche attraverso l'introduzione di un'imposta sovranazionale sulle transazioni finanziarie. Inoltre, le politiche di risanamento e le riforme fiscali non possono ignorare la colossale regressione nella distribuzione del reddito e della ricchezza, causa primaria della grande recessione prima e della grande stagnazione ora in atto. Negli Stati Uniti, punta estrema di una tendenza condivisa tra i Paesi Ocse, dal 1976 al 2007, per ogni dollaro di crescita reale, 58 centesimi sono andati all'1 per cento più ricco delle famiglie. In Italia, tra i Paesi europei a maggiore disuguaglianza di reddito e ricchezza e minore mobilità sociale, la quota della ricchezza nelle mani del decile più ricco delle famiglie è arrivata al 47 per cento, mentre dal 1993 al 2006 la quota di ricchezza detenuta dall'1 per cento più ricco delle famiglie è aumentata di 3 punti percentuali a svantaggio della variegata platea delle classi medie. Migliorare le condizioni distributive è una condizione decisiva per la crescita;
la sfida delle riforme è estremamente complessa, ma è necessario iniziare subito. Le riforme devono premiare i produttori, soprattutto nelle aree più in difficoltà, recuperare universalità e progressività e semplificare, sulla base di un principio di fondo; un euro di reddito da lavoro o di impresa non può essere tassato più di un euro tratto dalla rendita. L'aliquota del 20 per cento deve essere l'aliquota di riferimento per la tassazione di tutti i redditi;
è necessario riallocare il prelievo: a) da chi paga a chi non paga; b) dai redditi da lavoro alla rendita; c) da chi ha di meno a chi ha di più, in particolare per sostenere la famiglia con figli e monoreddito; d) da attività inquinanti; e) dalla dimensione nazionale al territorio;
per realizzare il nuovo patto fiscale, necessario a ridurre le tasse, si dovrebbe procedere lungo tre strade: la tracciabilità, i controlli ex post attraverso l'uso efficiente e sinergico delle informazioni già a disposizione delle amministrazioni pubbliche e l'innalzamento ex ante della fedeltà fiscale dei contribuenti all'atto dell'auto-dichiarazione. Non può funzionare la scelta di

puntare esclusivamente o prevalentemente sui controlli, con le misure del decreto-legge n. 780 del 2010, in un quadro di riavvio dei condoni e di eliminazione delle principali misure di emersione spontanea. Negli ultimi due anni, il rapporto tra il recupero di evasione ex-post attraverso i controlli dell'Agenzia delle entrate e la perdita di gettito dovuto alla riduzione della fedeltà fiscale è stato circa di 1 a 10. In altri termini, per ogni miliardo di euro di maggior recupero da controlli, si è avuto un aumento di evasione di 10 miliardi di euro;
la vigente tassazione delle imprese presenta una serie di ostacoli alla crescita, perché scoraggia gli investimenti provenienti dall'estero, disincentiva l'utilizzo del capitale proprio rispetto al capitale di debito, tassa differentemente il reddito del capitale investito a seconda della forma giuridica dell'impresa;
la fiscalità rappresenta anche una delle leve decisive per sviluppare la green economy e per orientare l'economia verso la sostenibilità ecologica. È un obiettivo da perseguire soprattutto in ambito europeo e internazionale attraverso il coordinamento delle politiche di intervento fiscale, ma, in parallelo all'iniziativa comunitaria, si deve procedere anche a livello nazionale. Nella precedente legislatura erano stati fatti importanti passi avanti in termini di fiscalità ambientale ma l'attuale Governo, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, ha bloccato il cammino, come ad esempio con lo svuotamento del credito di imposta per la ricerca e l'innovazione, la mancata proroga della detrazione del 55 per cento per le ristrutturazioni eco-sostenibili, la limitazione all'utilizzo dei certificati verdi;
l'autonomia impositiva degli enti territoriali può essere definita soltanto all'interno di chiare linee guida per la riforma del sistema fiscale generale. Invece, ci si trova di fronte ad un processo incoerente, frutto della scelta politica di privilegiare la logica degli annunci e dei decreti-manifesto. In sostanza, si è svuotato il federalismo e tradita l'impostazione della legge n. 42 del 2009, data la condizione della nostra finanza pubblica, il vincolo della riforma è la neutralità in termini di gettito. Le riforme fiscali hanno anche un altro vincolo imprescindibile: ogni euro recuperato dall'innalzamento della fedeltà fiscale va vincolato alla riduzione delle imposte. Pertanto, il carico fiscale effettivo sul singolo produttore di reddito da lavoro e reddito di impresa dovrà essere ridotto contestualmente all'emersione di basi imponibili, al potenziamento del gettito da rendite e patrimonio e alla riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, per la quale va abbandonata quella che ai firmatari del presente atto di indirizzo appare la strada iniqua ed inefficiente dei tagli alla cieca praticata dal Governo in favore della realizzazione, per ciascuna amministrazione centrale, di un «piano industriale» di riorganizzazione, del benchmarking dei servizi offerti, della efficace valutazione dei risultati e dell'introduzione del metodo dei costi standard, oggi in fase di avvio sperimentale solo per le amministrazioni locali;
i principali settori di intervento sono, pertanto, le famiglie, le attività autonome e professionali, le imprese ed i redditi da capitale, l'innovazione «verde», il federalismo fiscale, l'evasione fiscale, il coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali,

impegna il Governo:

ad assumere ogni iniziativa volta a realizzare progressivamente e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica;
a) la riduzione al 20 per cento dell'aliquota sul primo scaglione dell'imposta personale sul reddito, la riduzione del numero delle aliquote intermedie e la revisione degli scaglioni a vantaggio dei redditi bassi e medi, riconducendo a razionalità il groviglio di deduzioni e detrazioni oggi vigenti e risolvendo il problema dell'incapienza mediante l'erogazione di un trasferimento pari alla detrazione spettante ma non goduta;

b) l'unificazione delle detrazioni fiscali e degli assegni al nucleo familiare nel «bonus per i figli», un istituto unico, generalizzato, fruibile dai capienti come sconto d'imposta e dagli incapienti come trasferimento a loro favore, riguardante tutti coloro che hanno figli minori, sia dipendenti, che parasubordinati, che indipendenti;
c) l'introduzione di una consistente agevolazione fiscale per il reddito da lavoro delle donne, soprattutto in nuclei familiari con figli minori;
d) l'eliminazione graduale dell'Irap sui costo del lavoro;
e) esenzione della parte di reddito reinvestita nella propria azienda, nella propria attività professionale, nella propria società;
f) l'applicazione dell'aliquota dei 20 per cento al reddito ordinario percepito dai lavoratore autonomo, dall'imprenditore individuale, dal socio in società di persone e l'assoggettamento all'Irpef della parte eccedente;
g) l'allineamento al 20 per cento, livello medio europeo, della tassazione dei redditi da capitale ad esclusione dei titoli di Stato;
h) la riforma degli studi direttore per semplificarli ed evitare che siano una sorta di minimum tax, iniqua nei confronti dei contribuenti di dimensioni minori e, al tempo stesso, inefficace contro l'evasione, prevedendo la riduzione del loro numero, la revisione delle modalità di calcolo e un piano straordinario di formazione degli operatori dell'Agenzia delle entrate sul corretto funzionamento degli studi e la modifica dei criteri di attribuzione della retribuzione di risultato;
i) la riduzione delle aliquote Iva per i beni ad elevata efficienza energetica, la messa a regime della detrazione fiscale del 55 per cento per l'efficienza energetica degli edifici, l'eliminazione del tetto all'utilizzo del credito di imposta per le spese in ricerca e sviluppo ed investimenti in tecnologie sostenibili, l'applicazione della carbon tax;
l) l'attuazione di un federalismo responsabile, che preveda;
1) per l'autonomia impositiva comuni: l'eliminazione dell'addizionale comunale all'Irpef e della Tarsu/Tia sugli immobili ad uso residenziale, l'esclusione dall'Ici della prima casa degli immobili locati a canone concordato, l'applicazione dell'imposta sostituiva del 20 per cento sui canoni da locazione residenziale ai soli contratti sottoscritti successivamente alla sua entrata in vigore, per favorire la riduzione del canone; l'introduzione dell'imposta comunale sui servizi quale principale tributo proprio dei comuni con ampi gradi di manovrabilità, l'istituzione di una compartecipazione comunale all'Irpef, determinata in via residuale, in modo che sia garantito il finanziamento integrale delle funzioni fondamentali e dei livelli essenziali delle prestazioni come previsto dalla legge n. 42 del 2009, la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare per particolari scopi di interesse generale e per finalità di tutela ambientale;
2) per l'autonomia impositiva delle province: l'articolazione intorno a tributi relativi al trasporto su gomma e ad una compartecipazione all'Irpef e la possibilità di introdurre tributi propri, in particolare di scopo;
3) per l'autonomia impositiva delle regioni; il mantenimento dell'Irap con esclusione del costo del lavoro e la compartecipazione all'Iva per il finanziamento dei servizi essenziali e dei fondi perequativi a ciò destinati, l'uso facoltativo dell'addizionale regionale Irpef e di tributi propri da istituire mediante legge regionale per fornire strumenti alla flessibilità fiscale a livello locale;
m) l'attuazione di un piano straordinario per semplificare gli adempimenti,

in particolare per i contribuenti di dimensioni minori e per riqualificare gli uffici territoriali della Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza e la revisione dei meccanismi di premialità retributiva per i risultati per promuovere controlli senza esisti precostituiti e sempre più personalizzati ed aperti alle posizioni dei contribuenti e l'introduzione della facoltà per i contribuenti di fare un invio provvisorio dei dati, precedente alla fase della dichiarazione definitiva, al fine di consentire all'Agenzia una valutazione ed, eventualmente, invitare il contribuente a modificare, senza alcuna sanzione, i dati meno plausibili;
n) il potenziamento della capacità di utilizzo da parte della Agenzia delle entrate di tutte le banche dati delle pubbliche amministrazioni per migliorare i controlli e l'applicazione del «redditometro» e l'obbligo per ogni contribuente di dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio;
o) l'estensione della fatturazione elettronica e rincentivazione dell'uso della moneta elettronica;
p) la promozione, nei vertici europei e internazionali di una proposta di financial transaction tax, sia a fini anti-speculativi che per recuperare gettito da destinare ad un fondo internazionale dedicato alla riduzione del debito pubblico accumulato dopo l'esplosione della crisi, dell'introduzione di un'imposta sulle banche sistemiche (più grandi e con attività in più Paesi) per far fronte al loro eventuale fallimento, di una prima ipotesi di border tax adjustment, ossia tariffe europee alle importazioni di prodotti e servizi irrispettosi di standard sociali (rispetto dei diritti civili, lavoristici, sindacali) ed ambientali minimali;
q) la sterilizzazione degli effetti del fiscal drag, neutralizzando gli inasprimenti delle imposte conseguenti all'inflazione;
r) il ripristino della piena disponibilità del credito di imposta per le spese in ricerca e sviluppo e per gli investimenti nel Mezzogiorno;
a non proporre più condoni.
(1-00471)
«Bersani, Franceschini, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Amici, Boccia, Lenzi, Quartiani, Giachetti, Rosato, Baretta, Fluvi, Sposetti, Strizzolo».

La Camera,
premesso che:
il 26 ottobre 2010, l'ex vice presidente iracheno Tareq Aziz - insieme all'ex ministro dell'interno, Saadun Shaker, e all'ex segretario personale di Saddam Hussein, Abdel Hamid Hamud - è stato condannato a morte dall'Alta corte penale di Baghdad mediante impiccagione;
la sentenza riguarda uno dei sette processi nei quali Tareq Aziz è imputato, quello relativo alla campagna avviata dal regime di Saddam Hussein negli anni '80 contro i partiti politici sciiti filoiraniani, che in quegli anni vide eseguire una serie di arresti e di condanne a morte nei confronti dei principali esponenti sciiti;
non può esservi impunità per i crimini compiuti dal deposto regime iracheno e i crimini di cui Tareq Aziz è imputato insieme ad altri rappresentano gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale;
ciò nonostante il sistema penale iracheno nel suo insieme non può non tener conto degli standard di giustizia internazionali e, in particolare, dei principi fissati per i tribunali e le corti penali internazionali, i quali escludono il ricorso alla pena di morte per crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità;
il processo nei confronti di Tareq Aziz e degli altri suoi coimputati non pare esser stato condotto nel pieno rispetto di tutte le garanzie internazionalmente riconosciute di imparzialità e equità, apparendo, invece, l'azione giudiziaria più

come la giustizia dei vincitori sui vinti o la vendetta delle vittime nei confronti del loro carnefice;
nel luglio 2008, proprio contro la paventata condanna a morte di Tareq Aziz, centinaia di parlamentari di tutti gli schieramenti politici, premi Nobel e personalità di tutto il mondo avevano sottoscritto l'appello internazionale «Moratoria universale sulla pena di morte, anche per Tareq Aziz», promosso da «Nessuno tocchi Caino» e dal Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito, per chiedere la difesa del diritto e della verità, della legalità e della giustizia in Iraq;
nel sopra citato appello internazionale veniva esplicitamente sottolineato che «evitare la condanna a morte e l'esecuzione di Tareq Aziz, che rischiano di avvenire senza che vi sia stato un processo degno di questo nome, potrebbe segnare una evidente soluzione di continuità rispetto a metodi e pratiche in voga ai tempi di Saddam, oltre che assicurare verità e giustizia a tutte le vittime del suo regime, non solo quelle per cui Aziz è oggi sotto processo»;
per aiutare nella ricostruzione della verità storica sulle responsabilità del regime e sugli accadimenti che hanno caratterizzato la storia irachena fino alla guerra, appare di fondamentale importanza garantire la vita a un testimone chiave quale l'ex vice presidente iracheno;
impiccando un altro testimone eccellente, l'Iraq rischierebbe di ripetere il tragico errore già commesso con Saddam Hussein, impedendo l'accertamento della verità, che costituisce un diritto fondamentale e un interesse inalienabile della collettività umana, diritto tanto più prezioso se si considera l'elevato prezzo pagato in termini di vite umane e di sofferenze in Iraq;
su questi obiettivi, dal 2 ottobre 2010, Marco Pannella ha ripreso il suo satyagraha, con uno sciopero della fame che, il 26 ottobre 2010, alla notizia della condanna a morte di Tareq Aziz, è passato anche a quello della sete perché non si passi alla sua esecuzione,

impegna il Governo:

ad intervenire con urgenza nei confronti delle autorità irachene perché sia evitata l'esecuzione di Tareq Aziz e dei suoi coimputati, coerentemente con la straordinaria iniziativa nonviolenta, parlamentare, istituzionale e di opinione pubblica che il 18 dicembre 2007 ha portato allo storico risultato dell'approvazione della «Moratoria universale della pena di morte» da parte dell'Assemblea generale dell'Onu;
a farsi promotore presso i partner europei di una formale richiesta alle autorità irachene di reintrodurre la moratoria sulla pena di morte stabilita in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein, al fine di rafforzare il completamento della transizione democratica dell'Iraq secondo i principi di uno Stato di diritto che rispetta i più alti standard delle giustizia internazionale.
(1-00472)
«Mecacci, Cicchitto, Franceschini, Reguzzoni, Casini, Bocchino, Donadi, Brugger, Iannaccone».

La Camera,
premesso che:
l'aumento esponenziale delle separazioni e dei divorzi non costituisce più, come in passato, un'esperienza rara, tanto che negli ultimi dieci anni 1,4 milioni di figli - una popolazione di una città come Milano - sono stati coinvolti in separazioni e divorzi e solo nel 2009 sono stati 100.252, di cui 66.406 minorenni, quelli che hanno subito la separazione dei genitori mentre 49.087 (25.495 minorenni) nel divorzio e spesso i figli sono posti al centro del conflitto genitoriale;
separazioni e divorzi, pur rappresentando sicuramente una delle cause che

ha contribuito a favorire condizioni di difficoltà per molti padri, non rappresentano certamente l'unico motivo, in quanto, spesso, è l'alta conflittualità all'interno della coppia nella fase antecedente e successiva alla separazione a prevalere, al punto tale che i genitori si fanno la guerra usando strumentalmente la prole, senza rendersi conto che danneggiano proprio coloro che dovrebbero tutelare;
a volte, la separazione crea una vera e propria lontananza fisica tra un genitore e l'altro, poiché con la divisione della coppia possono subentrare difficoltà economiche che costringono un coniuge a trasferirsi altrove, oppure a rientrare nel proprio nucleo familiare di origine, o anche soltanto a traslocare in un quartiere dall'altro capo della città;
alcune inchieste condotte dai giornali hanno messo in luce il rischio di crescente povertà dei padri separati, costretti ad affrontare difficoltà economiche per dover pagare l'affitto di un'altra abitazione, dato che la casa viene quasi sempre assegnata alla madre in ragione dell'interesse preminente dei figli, e a provvedere al mantenimento dei figli con il versamento dell'assegno familiare;
tematiche come quelle sull'affidamento dei figli, in caso di separazione e divorzio dei genitori, irrompono nell'immaginario collettivo solo quando si verificano gesti eclatanti, come la notizia di pochi giorni fa sull'uccisione della figlia di tre anni da parte di un padre disperato che, a seguito della decisione del giudice di affidare la piccola alla madre, era costretto a trascorrere con la figlia solamente un fine settimana ogni quindici giorni;
le cronache dei giornali sono piene di avvenimenti di questo tipo, che inducono a trattare nuovamente un tema spinoso e delicato come il diritto a poter vivere e godere serenamente la paternità anche dopo la fine di un legame matrimoniale, unitamente al diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre vicini in un percorso di crescita sereno;
ricordiamo alcuni episodi tra i più eclatanti che rappresentano solo la punta di un iceberg, come il caso di Maurizio, papà separato della provincia di Lecce stroncato da un infarto a soli quarant'anni pochi mesi fa, dopo che gli era stato negato il diritto di vedere il figlio a seguito di accuse strumentali di maltrattamenti, costretto a versare un assegno di mantenimento di 300 euro mensili benché disoccupato, arrestato perché si era presentato fuori dalla scuola per abbracciare suo figlio, come il padre incatenatosi davanti al tribunale di Taranto dopo che è stato estromesso dalla vita del figlio nonostante l'assoluzione dalla falsa accusa di abusi sessuali su minore, come il padre impiccatosi nel 2007 nel torinese con in mano la fotografia del figlio, separato e relegato a vedere il figlio sporadicamente;
la legge del febbraio 2006 sull'affidamento condiviso ha rappresentato una iniziativa molto avanzata nel suo contenuto di «bigenitorialità», dato che stabilisce, in ragione dell'interesse della prole, il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, godendo della presenza presso ciascun genitore con determinati tempi e modalità e impegnando gli ex coniugi a mettere da parte rivalità ed essere maggiormente collaborativi, decidendo in sintonia della vita quotidiana dei figli;
le nuove norme hanno rappresentato una svolta storica con la introduzione di un concetto moderno di genitorialità, atto ad archiviare il modello di affidamento esclusivo conosciuto fino a quel momento e i dati Istat riferiti al 2008 mostrano come oramai l'affido condiviso rappresenti la regola, venendo attivato nel 78,8 per cento delle separazioni e nel 62,1 per cento dei divorzi, con l'obbligo di entrambi i genitori di mantenere la prole e l'interesse del minore a crescere con la presenza di entrambi i genitori ampiamente tutelato;
tuttavia in fase di applicazione da parte dei giudici si assiste spesso ad uno svuotamento di significato dell'affidamento

condiviso anche quando viene concesso, con deroghe discrezionali che in molti casi hanno contribuito a svuotarlo del suo significato originario, caricandolo di contenuti che lo hanno reso di fatto identico ad un affidamento esclusivo, tanto che sta confermandosi la necessità di blindare l'effettiva applicazione dell'affidamento condiviso da parte dei tribunali con un nuovo testo di legge che renda ineludibili le prescrizioni stabilite dalla legge;
lo spirito della normativa prevede che la scelta tra affidamento condiviso ed affidamento esclusivo non sia a discrezione del giudice, al contrario essendo possibile l'esclusione di un genitore dall'affidamento solo in presenza di una sua dimostrata pericolosità nei confronti dei figli;
i dati mostrano anche come nei rimanenti casi di affidamento esclusivo ad un solo genitore, questi sia rappresentato dalla madre nel 58,3 per cento dei casi di separazione e nel 67,1 dei divorzi, mentre la scelta del padre avviene in percentuale bassissima e nella quasi totalità dei casi il padre è l'unico a dover erogare l'assegno di mantenimento;
si assiste quindi a numerose resistenze culturali da parte degli operatori del diritto nei confronti dell'affidamento condiviso, con un conseguente svuotamento dei suoi contenuti più qualificanti che inducono sostanzialmente a considerare ancora oggi l'affidamento mono-genitoriale come la forma da privilegiare, oltre che ad una mancanza di omogeneità nei provvedimenti adottati, recanti decisioni apertamente contraddittorie non solo fra tribunali di diverse città, ma anche tra diversi giudici dello stesso tribunale;
in tale contesto, in questa legislatura sono stati presentati vari disegni di legge in entrambi i rami del Parlamento e la scorsa primavera la Commissione Giustizia del Senato ha iniziato la discussione per modificare alcuni aspetti della disciplina approvata nel 2006, con l'obiettivo di eliminare i problemi più rilevanti emersi in questi primi anni di applicazione,

impegna il Governo

ad assumere iniziative, nell'ambito delle sue competenze, alla luce di quanto descritto e in particolare al fine di garantire la piena applicazione della legge n. 54 del 2006, in modo da tutelare il diritto dei genitori a svolgere un ruolo genitoriale in condizione paritetica nella cura, educazione e istruzione e il diritto del minore ad avere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.
(1-00473)
«Lussana, Di Vizia, Stucchi, Bitonci, Fogliato, Paolini, Follegot, Torazzi, Dal Lago, D'Antona, Pastore, Munerato, Pagano, Pugliese, Paroli, Romele, Stagno D'alcontres, Fedriga, Polledri, Pini, Vanalli, Alessandri, Luciano Dussin, Volpi, Nicola Molteni, Negro, Rivolta, Laura Molteni, Buonanno, Gidoni, Lanzarin, Allasia».

Risoluzioni in Commissione:

La X Commissione,
premesso che:
la crisi che ha colpito l'economia mondiale, ha avuto e sta avendo pesanti riflessi sul settore della navalmeccanica che ha un peso importante nell'ambito dell'economia del nostro Paese;
in particolare si è verificata una riduzione pesante dei traffici marittimi, che si sono ridotti del 10 per cento nel 2009 rispetto all'anno precedente, accompagnata da una diminuzione drastica del livello dei noli, che ha eroso quasi completamente i margini degli armatori di tutto il mondo;
tale situazione ha determinato il crollo degli ordini per nuove unità navali a livello mondiale e la cancellazione di ordini già emessi a cantieri navali;
in termini quantitativi, la domanda di nuove unità navali nel 2010, si è ridotta del 71 per cento rispetto al 2008 e dell'86

per cento rispetto al 2007, per cui il livello degli ordinativi si è attestato ai minimi storici, anche rispetto alla crisi della metà degli anni '80;
tutto ciò ha comportato un riassetto del settore della navalmeccanica, costringendo numerosi cantieri, a livello mondiale, alla chiusura, al ridimensionamento o alla ristrutturazione per accrescere la produttività, il tutto con forti tagli all'occupazione ed un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Alcuni cantieri si trovano in uno stato di insolvenza e sono stati messi in vendita in Croazia e in Polonia;
tutto questo sta avendo pesanti riflessi anche nel settore cantieristico del nostro Paese ed in particolare sono in sofferenza siti produttivi di Fincantieri, come Castellammare, Palermo, Ancona, Genova e Sestri Levanti dove si è fatto un ampio ricorso alla cassa integrazione;
il Governo, si è occupato attivamente del problema promuovendo un accordo fra il Ministero dello sviluppo economico, Fincantieri e istituzioni locali interessate, per il rilancio di commesse pubbliche e per la ristrutturazione in senso efficientistico dei nostri cantieri,

impegna il Governo:

ad avviare un complessivo programma di commesse pubbliche, come peraltro sta già avvenendo in altri grandi Paesi europei, imperniato oltre che sui traghetti, anche sulle esigenze della nostra Marina militare;
a sostenere la domanda pubblica per la cantieristica nazionale, anche accelerando l'espletamento della gara per due navi per le capitanerie di porto, nonché a finanziare la costruzione di due navi multiruolo per la protezione civile;
a promuovere in sede europea un piano straordinario per il rinnovo delle flotte dei traghetti nei Paesi dell'Unione europea;
a sostenere, anche finanziariamente, l'adeguamento dei siti produttivi di Fincantieri al fine di migliorare la produttività e, quindi, la competitività in un mercato in cui la concorrenza sarà sempre più dura.
(7-00424)
«Abrignani, Gava, Vignali, Milanato, Lazzari, Galati, Pelino, Golfo, Mistrello Destro, Minasso, Scandroglio, Biasotti, Codurelli».

La X Commissione,
premesso che:
la legge «Reguzzoni-Versace» (n. 55 dell'8 aprile 2010), la cui operatività era prevista per il 1o ottobre 2010, crea un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti nei settori del tessile, del calzaturiero e della pelletteria, che evidenzia il luogo di origine in ogni fase della lavorazione, assicurandone la tracciabilità; con direttiva del 1o ottobre 2010 della Presidenza del Consiglio dei ministri ne è stata sospesa la vigenza in attesa delle decisioni comunitarie sulla compatibilità col mercato interno;
la legge n. 55 del 2010, approvata definitivamente dal Parlamento italiano con un consenso altissimo (546 voti favorevoli e 2 astenuti) era da tempo invocata dai comparti di eccellenza del nostro sistema produttivo; essa persegue lo scopo di difendere i settori di punta del made in Italy da prodotti di bassa qualità importati fraudolentemente sul mercato nazionale e comunitario e venduti come prodotti italiani; la legge quindi si configura come strumento in favore della concorrenza, della trasparenza e della tracciabilità di prodotto, nonché come provvedimento di tutela e del consumatore;
il 28 luglio 2010 la Commissione europea, tramite lettera, ha sollevato dubbi sia sull'aderenza della legge n. 55 del 2010 alle disposizioni del Trattato in materia di libera circolazione delle merci, sia in relazione alla direttiva 98/34/CE in

materia di procedure di comunicazione tra Stati e istituzioni comunitarie; la Commissione si è richiamata alla consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia comunitaria, secondo la quale «gli schemi di marcatura nazionale, siano essi obbligatori o volontari, sono contrari agli obiettivi del mercato interno perché possono rendere più difficile la vendita in uno Stato membro di una merce prodotta in un altro Stato membro»; inoltre ha eccepito un difetto di notifica, in quanto gli Stati membri devono comunicare alla Commissione le bozze di regolamentazione tecnica prima della loro adozione;
la lettera della Commissione deve essere considerata un avviso di messa in mora, per avviare la quale l'Unione attende di prendere visione dei decreti attuativi della legge n. 55; nel corso dell'estate 2010 il Ministero delle sviluppo economico e Confindustria hanno chiesto di fermare l'entrata in vigore dei decreti attuativi per dar modo di accogliere i rilievi dell'Unione europea e approvare una legge che non crei incertezze o, peggio, rischi di sanzioni per le imprese;
contestualmente il commissario europeo all'Industria Tajani, si è impegnato a promuovere presso l'esecutivo dell'Unione europea l'adozione di un regolamento sull'etichettatura, esaminando il regolamento in materia a suo tempo approvato dal Parlamento europeo; il 29 settembre 2010 è stato approvato a Strasburgo con 19 voti favorevoli e 3 contrari in commissione commercio internazionale il testo di regolamento per l'obbligo di etichettatura di taluni prodotti extra-Unione europea;
secondo le stime 2008 del Ministero dello sviluppo economico la difesa dei prodotti italiani vale 21 miliardi di euro e 100.000 posti di lavoro; il 20 per cento delle attività d'impresa comunitarie presidiate da una misura comunitaria antidumping è italiano; il danno complessivo per il sistema produttivo nazionale, considerato nel suo complesso - agricoltura, industria e commercio -, a causa delle falsificazioni e delle contraffazioni, è stato valutato in 50 miliardi di euro l'anno;
va positivamente considerato il fatto che la legge n. 55 del 2010, approvata unilateralmente dall'Italia, ha obbligato l'Unione europea a dibattere e decidere sul tema dell'etichettatura in modo che princìpi di trasparenza e tracciabilità in essa contenuti possano diventare compatibili con la normativa comunitaria; il 24 settembre 2010 si è tenuta a Bruxelles la prima riunione del tavolo tecnico sui decreti attuativi, aprendo di fatto la procedura di esame e confronto per verificarne la compatibilità con le norme comunitarie; la procedura dovrebbe chiudersi in un periodo di tempo variabile dai 60 ai 90 giorni; l'iniziativa italiana ha anche imposto di riprendere la discussione sulla citata etichettatura dei prodotti extra-Unione europea, proposta che Commissione europea aveva presentato sin dal 2005;
il dibattito sull'etichettatura pone fine all'assenza di reciprocità per le merci europee rispetto a quelle dei grandi concorrenti globali. Stati Uniti, Canada, Cina, India e Messico hanno legislazioni molto precise per garantire la denominazione di origine dei prodotti messi in commercio,

impegna il Governo:

ad adottare ogni possibile iniziativa al fine di una sollecita adozione del regolamento comunitario sull'indicazione del Paese di origine di taluni prodotti importati da Paesi extra-Unione europea lavorando altresì per ampliarne la portata anche ad altri prodotti di rilievo per il made in Italy;
ad impegnarsi ai massimi livelli di rappresentatività, in sede di confronto con le istituzioni comunitarie, affinché siano accolti i princìpi della legge «Reguzzoni-Versace» 8 aprile 2010, n. 55, quale normativa nazionale di maggior tutela dei consumatori, o siano valutate ipotesi di modifica che non ne snaturino la ratio,

trasfondendo per quanto possibile gli accordi raggiunti nei decreti attuativi della medesima.
(7-00426)
«Gava, Vignali, Abrignani, Golfo, Lazzari, Milanato, Mistrello Destro».

L'XI Commissione,
premesso che:
le malattie che portano alla dialisi, essendo malattie progressive e degenerative, nel tempo portano ad un graduale aumento delle giornate di trattamento dialitico. Le sedute dialitiche, che permettono ai reni di depurare il sangue dalle scorie e dai suoi fluidi extracorporei, hanno una durata che va, generalmente, dalle tre alle quattro ore e in alcuni casi può essere anche maggiore per tre volte alla settimana;
ad oggi il lavoratore sottoposto al trattamento di dialisi ha diritto all'indennità di malattia per le giornate di assenza dal lavoro coincidenti con l'effettuazione del trattamento ma qualora durante il trattamento dialitico subentri una nuova malattia, si sospende l'indennizzo del trattamento dialitico e si indennizza la nuova malattia come evento a sé stante, sommando le giornate di trattamento emodialico a quelle eventualmente sopravvenute;
la normativa italiana stabilisce un periodo massimo di malattia indennizzabile pari a 180 giorni di calendario all'interno dell'anno solare, restando esclusi da tale computo i periodi di astensione dal lavoro per maternità sia obbligatoria che facoltativa, le assenze causate da infortunio sul lavoro, quelle da malattia professionale e tubercolare ed i periodi di malattia causata da responsabilità di terzi per i quali l'INPS abbia esperito, con esito positivo anche parziale, l'azione surrogatoria;
il trattamento differenziato tra lavoratore in dialisi e quello colpito da tubercolosi appare ingiustificato ed irragionevole; esso confligge, infatti, con gli articoli 3 e 6 della Costituzione, in quanto per curarsi il lavoratore dovrebbe rinunciare alle ferie o alla retribuzione; vengono altresì violati gli articoli 3 e 32 in quanto sono palesi le discriminazioni tra le diverse malattie, ovvero quelle che rimangono escluse dai 180 giorni;
la sentenza della Corte Costituzionale n. 67/1975 stabilisce che l'indennità di malattia dovrebbe essere attribuita in ragione di un'astensione dal lavoro che trovi ragione, diretta od indiretta, nella malattia del lavoratore e, quindi, anche solo nella necessità di fruire delle opportune cure. Una seconda sentenza della Corte Costituzionale, la n. 559/1987 afferma che si deve ritenere violato l'articolo 32 delle Costituzione, essendo evidente che l'impedimento alla fruizione delle cure nei tempi richiesti dalle esigenze terapeutiche si traduce in una violazione del diritto primario alla salute;
l'INPS con una sua circolare, la n. 136 del 2003, «Prestazioni economiche di malattia e di maternità. Cure Termali. Questioni varie», ha precisato che tra le malattie a «ciclo ricorrente» per le quali è consentita l'emissione di un'unica certificazione del curante che ne attesti la necessità, è ricompresa l'emodialisi, stabilendo altresì, però, che ai fini del periodo massimo di malattia indennizzabile, pari ai 180 giorni di calendario nell'anno solare, le giornate di trattamento emodialico nonché quelle delle eventuali malattie sopravvenute devono essere sommate;
le persone sottoposte a trattamento di dialisi, al termine di ogni seduta devono recarsi dal medico curante e farsi fare un certificato. Con la certificazione telematica entrata in vigore con la riforma Brunetta (decreto legislativo n.150 del 2009) la situazione è rimasta pressoché identica. Alla luce dello stato di salute fisica nonché quello psicologico del paziente, al termine di tali cure, tutti questi passaggi burocratici vengono vissuti come un'ulteriore vessazione, mentre sarebbe tutto più semplice con il rilascio di una dichiarazione unica, con cadenza temporale da definire, da

parte della struttura che fornisce il servizio di dialisi o del medico curante,

impegna il Governo

ad assumere ogni iniziativa utile a porre rimedio a tale situazione, penalizzante per i lavoratori sottoposti a trattamento di dialisi, riconoscendo loro non solo l'esclusione dal computo del periodo massimo di malattia indennizzabile pari a 180 giorni di calendario all'interno dell'anno solare ma anche l'utilizzo del certificato cumulativo.
(7-00425)
«Mattesini, Codurelli, Livia Turco, Mosca, Damiano, Gatti, Murer, Rampi, Gnecchi, Schirru, Bobba, Antonino Foti, Pelino, Cazzola, Vincenzo Antonio Fontana».

La XI Commissione,
premesso che:
il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica contiene misure in materia pensionistica estremamente penalizzanti per i lavoratori;
da un'analisi attenta dei commi da 12-sexies a 12-undecies dell'articolo 12 del decreto-legge in oggetto, appare evidente che alcune norme producono effetti gravemente pregiudizievoli esclusivamente per le donne. Infatti, quasi ad impedire alle lavoratrici pubbliche di andare in pensione prima, scegliendo di dimettersi volontariamente e di trasferire la propria posizione assicurativa all'INPS ai sensi dell'articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29, il Governo ha ritenuto, a decorrere dal 1o luglio 2010, di rendere onerose per tutti (lavoratrici e lavoratori), tali ricongiunzioni, fino ad ora completamente gratuite;
queste modifiche penalizzano gravemente le donne, non solo per l'età, ma ancor di più per il fatto che le ricongiunzioni di cui al citato articolo 1 della legge n. 29 del 1979 sono divenute onerose e vengono applicate le stesse modalità di calcolo di cui all'articolo 2 della medesima legge n. 29 del 1979. Sono molte le donne che devono trasferire i contributi all'INPS, perché non possono sostenere le spese di una ricongiunzione verso l'Inpdap anche se conveniente per avere una prestazione migliore;
finora lavoratori e lavoratrici avevano l'alternativa dell'articolo 1, primo comma, della legge 7 febbraio 1979, n. 29, che prevedeva la gratuità. Inoltre, per chi non matura il diritto a pensione presso l'INPDAP (20 anni di contribuzione), senza contribuzione INPS l'articolo 1 della legge n. 29 del 1979 non è applicabile, e la legge n. 322 del 1958 è stata abrogata dal decreto-legge n. 78 del 2010;
le disposizioni previste dai commi da 12-sexies a 12-undecies dell'articolo 12 del citato decreto-legge n. 78 del 2010, infatti, hanno abrogato tutte le norme che prevedevano il trasferimento della contribuzione all'INPS gratuitamente: legge 2 aprile 1958, n. 322 (ricongiunzione delle posizioni previdenziali ai fini dell'accertamento del diritto e della determinazione del trattamento di previdenza e di quiescenza); articolo 3, comma 14, del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 562 (Fondo di previdenza per gli elettrici), articolo 28 della legge 4 dicembre 1956, n. 1450 (fondo di previdenza per i telefonici), articolo 40 della legge 22 novembre 1962, n. 1646 (personale dipendente amministrazioni statali, anche con ordinamento autonomo, personale iscritto agli Istituti di previdenza ora INPDAP, personale iscritto all'istituto postelegrafonici (IPOST)), articolo 124 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092 (dipendenti civili statali, militari in servizio permanente e continuativo), articolo 21, comma 4, e l'articolo 40, comma 3 della legge 24 dicembre 1986, n. 958 (carabinieri, graduati e militari di truppa, sergenti di complemento);
si tratta di modifiche di particolare gravità che limitano fortemente i diritti

delle lavoratrici e dei lavoratori, che mirano soltanto a fare cassa e che non tengono conto della situazione attuale del mercato del lavoro;
per poter cumulare i contributi ai fini del diritto ad un'unica pensione è necessario avere almeno tre anni di contribuzione versata in ogni singola gestione o fondo, altrimenti non è possibile effettuare la totalizzazione e comunque non esiste una reale reciprocità tra gli enti, tra i fondi sostitutivi, i fondi professionali e non;
in assenza di una reale riforma sulla totalizzazione è plausibile che ci troveremo quindi in presenza di lavoratrici e lavoratori che non potranno avvalersi della totalizzazione e che saranno costretti a pagare in maniera cospicua al fine di utilizzare la contribuzione che comunque hanno già versato; in caso contrario tali lavoratori e lavoratrici saranno costretti dai costi a rinunciare alla valorizzazione di parte della propria contribuzione ai fini pensionistici;
è necessario sottolineare che nelle gestioni pensionistiche diverse dall'assicurazione generale obbligatoria gestita dall'INPS non esiste neanche il diritto alla pensione supplementare. Coloro che percepiscono una pensione INPDAP possono godere di una pensione supplementare derivante da contributi versati all'INPS, ma coloro che sono titolari di una pensione INPS non possono avere una pensione supplementare derivante da contributi versati all'INPDAP. Alcune di queste differenze erano motivate proprio dal fatto che la costituzione di posizione assicurativa presso l'INPS (prevista dalla citata legge n. 322 del 1958 ora abrogata) o il trasferimento dei contributi all'INPS (articolo 1 della citata legge n. 29 del 1979) era gratuito. Con le disposizioni contenute nel decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono state cancellate le norme citate senza alcuna sostituzione;
è del tutto evidente, quindi, come la nuova normativa sia pesantemente lesiva dei diritti dei lavoratori e risulti assolutamente scoordinata con le altre norme vigenti distruggendo una parte, fino ad ora ritenuta fondamentale, del nostro sistema previdenziale;
il gruppo parlamentare del PD, ha presentato una proposta di legge al fine di intervenire sulle questioni aperte dalle misure contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010 e di contrastarne gli effetti esposti in premessa,

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative affinché siano equiparati i requisiti contributivi per la pensione di anzianità e di vecchiaia per coloro che sono iscritti all'INPS e all'INPDAP, in modo tale che l'INPDAP liquidi una prestazione pensionistica anche qualora il richiedente sia cessato dal servizio;
ad adottare iniziative idonee affinché in ogni gestione o cassa previdenziale si possa costituire, a domanda, una pensione supplementare calcolata con il sistema contributivo per coloro che sono già titolari di pensione;
a prevedere iniziative normative idonee per ripristinare la gratuità della costituzione di posizione assicurativa presso l'INPS;
a prevedere una normativa che permetta la reale totalizzazione dei contributi versati;
a favorire, per quanto di sua competenza, un rapido iter della proposta di legge A.C. 3693.
(7-00427)
«Gnecchi, Damiano, Schirru, Miglioli, Santagata, Madia, Mosca, Mattesini, Gatti, Bellanova, Boccuzzi, Codurelli, Berretta, Bobba, Rampi».

La XI Commissione,
premesso che:
questo Governo aveva assicurato agli italiani che non avrebbe messo di nuovo le mani sulla previdenza perché non ce ne era bisogno, l'hanno sempre sostenuto sia il ministro Sacconi, sia il ministro Tremonti;
la promessa come sempre non è stata mantenuta, anzi nella manovra del Governo approvata con il decreto-legge n. 78 del 2010, gli interventi sulla previdenza risultano particolarmente pesanti, soprattutto particolarmente iniqui, e il riordino degli enti e della governance degli enti stessi è tutto teso a dare pieni poteri ai presidenti e a colpire la presenza delle parti sociali;
le nuove finestre di accesso alla pensione di vecchiaia ed alla pensione di anzianità non hanno carattere transitorio, così come inizialmente ipotizzato, ma hanno carattere strutturale;
così come hanno carattere strutturale anche tutte le altre misure contenute nel maxi-emendamento presentato dal Governo prima di porre la fiducia;
è da rilevare che il maxi-emendamento rende insostenibile la situazione per molti lavoratori e lavoratrici: le finestre a scorrimento si applicano a tutti i regimi pensionistici (quindi anche alle pensioni di vecchiaia anticipate previste nell'AGO e ai regimi speciali previsti per i vigili del fuoco, la Polizia di Stato, la Polizia penitenziaria, il Corpo forestale dello Stato, i Carabinieri, la Guardia di finanza, le forze armate) facendo salvi soltanto i lavoratori per i quali, al raggiungimento del limite di età previsto per il pensionamento, viene meno il titolo per lo svolgimento della mansione svolta; viene previsto l'aumento dell'età pensionabile progressivamente a 65 anni, a decorrere dal 1o gennaio 2012, per le donne dipendenti del pubblico impiego, alle quali si applicano anche le finestre a scorrimento; viene previsto, a decorrere dal 1o gennaio 2015, un aumento dell'età pensionabile di tre mesi che si applica ai fini del diritto alla pensione di vecchiaia, ai fini del diritto alla pensione di anzianità, alle donne dipendenti pubbliche per le quali è già stato previsto l'aumento dell'età pensionabile a 65 anni, ai fini del diritto all'assegno sociale;
un ulteriore aumento dell'età pensionabile viene previsto a decorrere dal 1o gennaio 2019 e poi successivamente ogni tre anni. L'aumento dell'età pensionabile è legato alle aspettative di vita ed è illimitato. Così i giovani perderanno per sempre ogni certezza sul loro diritto a pensione;
è da rilevare che l'aumento dell'età pensionabile avviene con decreto direttoriale, quindi non vi è alcuna consultazione con le parti sociali né alcuna possibilità di intervento da parte del Parlamento, che da questo Governo viene sempre più esautorato del suo ruolo;
l'incremento dell'età pensionabile avviene per tutti: regimi pensionistici armonizzati - fondi sostitutivi dell'AGO, Inpdap, Enpals, Ipost -, nonché per tutti i regimi e tutte le gestioni che, alla data di entrata in vigore della legge, abbiano requisiti diversi rispetto a quelli previsti nell'Assicurazione generale obbligatoria, ivi compresi i minatori, il personale militare, le Forze di polizia, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, il personale non contrattualizzato del pubblico impiego, nonché i rispettivi dirigenti. L'aumento dell'età pensionabile non si applica ai lavoratori per i quali il raggiungimento del limite di età fa venir meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa;
è da rilevare che non sono state previste modifiche immediate dei coefficienti di trasformazione delle pensioni che si applicano nel sistema misto e nel sistema contributivo: visto lo slittamento delle decorrenze delle pensioni e l'aumento dell'età pensionabile,ad avviso dei sottoscrittori del presente atto di indirizzo, era ed è necessario determinare immediatamente i coefficienti anche per le età superiori a 65 anni. Il Governo ha invece scelto una strada diversa e come

sempre penalizzante per i lavoratori: la rideterminazione dei coefficienti scatterà infatti solo se l'incremento, determinato a seguito dell'adeguamento triennale del requisito anagrafico di 65 anni previsto per la pensione di vecchiaia, sia tale da superare di una o di due unità il predetto valore di 65. Ciò significa che nel 2015 non ci sarà alcun adeguamento dei coefficienti, cosa che probabilmente succederà anche nel 2019;
è da rilevare, inoltre, che non sono stati approvati emendamenti in merito a tutte le altre questioni che i sottoscrittori del presente atto avevano denunciato: quindi le finestre a scorrimento si applicano anche a coloro che maturano i 40 anni di contribuzione; ai lavoratori parasubordinati si applicano le finestre a scorrimento previste per i lavoratori autonomi; alle pensioni conseguite con la totalizzazione si applicano le finestre a scorrimento previste per i lavoratori autonomi. Né sono state apportate modifiche alle deroghe (preavviso, lavoratori in mobilità, titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore - credito, assicurazioni -) con tutti problemi che si pongono e che i sottoscrittori del presente atto avevano già ampiamente evidenziato. Né tra le deroghe sono stati inseriti coloro che stanno effettuando i versamenti volontari;
la manovra economica approvata a luglio mantiene in vigore le regole precedenti, legge n. 247 del 2007, solo per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che matureranno i requisiti per il diritto a pensione (vecchiaia, anzianità) entro il 31 dicembre 2010;
per le lavoratrici e per i lavoratori che maturano i previsti requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia o alla pensione di anzianità, a decorrere dal 1o gennaio 2011, è prevista invece una sola finestra di accesso sia per la pensione di vecchiaia sia per la pensione di anzianità;
la finestra è mobile e varia per ogni singolo lavoratore, visto che la decorrenza del trattamento pensionistico si consegue trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei requisiti per i lavoratori dipendenti privati e pubblici e trascorsi 18 mesi dal raggiungimento dei requisiti per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e per i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS (parasubordinati). Continua ad applicarsi la precedente normativa per l'accesso ai trattamenti pensionistici per:
a) i lavoratori dipendenti che al 30 giugno 2010 risultano essere in preavviso e che maturano i requisiti previsti per il pensionamento entro la data di cessazione del rapporto di lavoro;
b) i lavoratori per i quali al raggiungimento del limite di età previsto per il pensionamento viene meno il titolo per lo svolgimento della mansione svolta;
c) i lavoratori, nei limiti del numero di 10.000 beneficiari: collocati in mobilità ordinaria nelle aree del Mezzogiorno in base ad accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, che maturano i requisiti entro il periodo di fruizione della mobilità stessa, collocati in mobilità lunga per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010 (la pensione continuerà a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda), titolari alla data di entrata in vigore del decreto-legge (31 maggio 2010), di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (credito, assicurazioni);
è del tutto evidente che la norma si configura come una vera e propria lotteria. Il limite dei 10.000 beneficiari è infatti insufficiente rispetto all'attuale crisi economica. Di conseguenza, molte lavoratrici e molti lavoratori rischiano di rimanere per un lungo periodo di tempo senza alcun sostegno economico e senza pensione;
il Governo ha accolto, in sede di approvazione della legge di conversione del decreto-legge, alcuni ordini del giorno che invitano il Governo stesso a farsi carico, compatibilmente con le condizioni

di finanza pubblica, di ulteriori fattispecie a cui applicare i previgenti termini di decorrenza dei trattamenti;
il gruppo parlamentare del PD ha presentato una proposta di legge al fine di intervenire sulle questioni esposte in premessa rispetto alle misure contenute nel decreto-legge n. 78 del 2010;

impegna il Governo:

ad adottare iniziative normative - nel quadro della legge di stabilità - che includano tra i soggetti nei cui confronti continuano ad applicarsi, in deroga, le disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge n. 78 del 2010 convertito dalla legge n. 122 del 2010 anche i lavoratori dipendenti con cessazione involontaria del rapporto di lavoro entro il 31 luglio 2010;
ad adottare iniziative normative per mantenere le finestre previdenti per i lavoratori e le lavoratrici che, entro il 30 aprile 2010, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione sociale a fini pensionistici da parte delle gestioni di previdenza obbligatoria a cui sono iscritti e abbiano effettivamente effettuato almeno un versamento e i soggetti che si trovino, alla medesima data, in stato di disoccupazione;
ad ampliare il tetto di 10.000 domande riferito ai casi di mobilità di cui all'articolo 12, commi 5 e 6, del citato decreto-legge;
ad impartire istruzioni alle pubbliche amministrazioni affinché tengano conto dei nuovi termini di decorrenza della pensione nei casi in cui decidano di avvalersi della facoltà di risolvere il rapporto di lavoro di quei soggetti che abbiano raggiunto il 40o anno di servizio o di contributi, ciò al fine di evitare che il pubblico dipendente debba restare senza stipendio e senza pensione;
a promuovere forme di incentivazione alle aziende per mantenere al lavoro quei dipendenti che devono aspettare di poter godere del trattamento pensionistico onde evitare che perdano il posto di lavoro nel periodo intercorrente tra il momento della maturazione del diritto al pensionamento e la data di decorrenza della pensione stessa;
a valutare l'opportunità di applicare le deroghe previste dalla norma citata e mantenere i requisiti previgenti per l'esercizio del diritto al pensionamento per le lavoratrici alle dipendenze della pubblica amministrazione nei confronti delle quali la legge dispone che il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia sia elevato a 65 anni a partire dal 1o gennaio 2012;
a favorire, per quanto di competenza, un rapido iter della proposta di legge n. 3692 vertente su tale problematica.
(7-00428)
«Damiano, Gnecchi, Schirru, Miglioli, Santagata, Madia, Mosca, Mattesini, Gatti, Bellanova, Boccuzzi, Codurelli, Berretta, Bobba, Rampi».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:

BERRETTA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'amministrazione militare statunitense sta mettendo in atto un processo di «adeguamento dell'organico» che riguarda le basi NATO presenti su tutto il territorio nazionale;

conseguentemente a tale processo, il comando delle Forze armate americane ha avviato le procedure di licenziamento del «personale non più necessario come supporto alle attività di comando»; i posti di lavoro a rischio sono alcune centinaia, il caso più grave riguarda la base militare della Marina statunitense situata a Sigonella, in provincia di Catania, in cui sarebbero 62 gli addetti a perdere il posto di lavoro;
dal momento che la notizia degli imminenti licenziamenti è stata comunicata alle parti sindacali, sono state numerose le agitazioni presso le basi militari e le mobilitazioni svoltesi su tutto il territorio nazionale;
i lavoratori chiedono l'applicazione dei benefici della legge n. 98 del 1971 e successive modificazioni ed integrazioni e la garanzia della ricollocazione, nel loro territorio, nell'ambito dell'amministrazione pubblica, ai sensi dell'articolo 2, comma 100, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, che prevede l'assunzione a tempo indeterminato nei ruoli organici del personale delle amministrazioni dello Stato, in soprannumero e sovra organico, secondo uno speciale procedimento di accesso al pubblico impiego, dei cittadini italiani che hanno prestato la loro opera nel territorio nazionale alle dipendenze di organismi militari della Comunità atlantica;
le organizzazioni sindacali denunciano, inoltre, il mancato rispetto degli accordi internazionali, quali il SOFA Agreement, che prevede che la manodopera utilizzata nelle basi NATO sia locale;
secondo i rappresentanti dei lavoratori verrebbe assunto, in maniera del tutto illegittima e senza le necessarie autorizzazioni, personale di cittadinanza statunitense, attraverso agenzie interinali e verrebbe utilizzato personale di ditte americane che prestano la loro opera all'interno della base e sarebbe stato bandito un concorso per l'assunzione di 45 unità di personale statunitense presso la base di Sigonella, in provincia di Catania;
il 16 luglio 2010, il Governo, rispondendo in Assemblea ad un atto di sindacato ispettivo, dichiarava la propria chiara «volontà di trovare soluzioni efficaci e pienamente soddisfacenti per i lavoratori interessati»;
il 15 ottobre 2010, ai lavoratori della base militare della Marina statunitense, situata a Sigonella, sono state recapitate le prime lettere di licenziamento;
secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali i suddetti licenziamenti sarebbero stati eseguiti in violazione della legge 23 luglio 1991, n. 223 (e successive modifiche ed integrazioni) che si applica ai lavoratori delle basi NATO presenti su tutto il territorio nazionale -:
se quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali in merito al licenziamento dei lavoratori della base militare della Marina statunitense situata a Sigonella, in provincia di Catania, corrisponda al vero;
se il Governo intenda riconoscere, ed in quali tempi, l'applicazione dei benefici della legge n. 98 del 1971, e successive modificazioni ed integrazioni, al personale delle basi Nato, presenti in Italia, per cui le Forze armate americane hanno avviato le procedure di licenziamento;
se non intenda assumere iniziative, e in quali tempi, volte a rimpinguare, con le risorse necessarie, il fondo previsto per l'inquadramento del suddetto personale previsto dall'articolo 2, comma 2, della citata legge n. 98 del 1971;
quali iniziative si intendano assumere al fine di riconoscere ai lavoratori italiani della base militare della Marina statunitense situata a Sigonella, in provincia di Catania, i benefici della legge n. 98 del 1971 e successive modificazioni ed integrazioni, dal momento che sul territorio interessato il numero di uffici periferici dello Stato sarebbe insufficiente ad assorbire le 62 unità di personale non più necessario come supporto alle attività di comando della base militare;

se corrisponda al vero la denuncia delle organizzazioni sindacali, che lamentano il mancato rispetto degli accordi internazionali, quali il SOFÀ Agreement che prevede che la manodopera utilizzata nelle basi NATO sia locale.
(5-03678)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
si è avuta notizia in questi giorni che ad Haiti - già colpita dallo spaventoso terremoto di alcuni mesi fa - si è sviluppata un'epidemia di colera -:
quale sia lo stato degli aiuti italiani in quel Paese, se sia ancora presente la protezione civile italiana e quali risultati siano stati raggiunti, se siano state assunte iniziative di carattere straordinario per affrontare la difficile situazione sanitaria in questo martoriato Paese del centro America.
(4-09187)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta Terra del 26 ottobre 2010, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, nei giorni scorsi ha assicurato che i rifiuti presenti nelle strade di Napoli verranno «portati nel termovalorizzatore di Acerra e questa sarà la prova del nove sul funzionamento dell'impianto, così vedremo se, come dicono, il termovalorizzatore non funziona e le strade resteranno sporche oppure no. A fine novembre la terza linea sarà accesa e sarà invece spenta la prima linea per la manutenzione»;
il termovalorizzatore di Acerra, l'unico finora costruito in Campania, è stato avviato nel settembre 2009 nonostante i lavori per costruirlo siano partiti nell'agosto 2004. L'impianto dispone di tre linee indipendenti che sulla carta possono smaltire ciascuna circa 27 tonnellate di rifiuti all'ora. Pertanto, a pieno regime, dovrebbe trasformare in energia 1.950 tonnellate di rifiuti al giorno (600 mila l'anno): ciò significherebbe, in pratica, l'intera produzione della provincia di Napoli;
il condizionale è d'obbligo perché sono in molti a denunciare problemi e carenze dell'impianto, compresa la stessa commissione di collaudo nella sua relazione del 16 luglio 2010. Il primo problema è la qualità dei rifiuti in entrata: normalmente i termovalorizzatori sono progettati e autorizzati a ricevere soltanto combustibile da rifiuto (Cdr) che deve rispettare i parametri stabiliti dai decreti ministeriali. Tuttavia, sette Cdr campani non hanno mai prodotto combustibile di qualità e sono stati declassificati a stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio rifiuti (Stir);
addirittura, in passato i Cdr sono più volte stati sequestrati dalla magistratura, proprio per la difformità del materiale prodotto finora: le famose sei milioni di ecoballe stoccate in giro per la Campania. A questo punto, pur di incenerirle lo stesso, è intervenuto il Governo. Una legge del 2008 «autorizza per il termovalorizzatore di Acerra, il conferimento e il trattamento di rifiuti» normali, semplicemente sminuzzati e impacchettati dai tritovagliatori, creando molti problemi all'impianto di Acerra che deve bruciarle, considerato che dentro quelle ecoballe c'è di tutto;
«La presenza di percentuali di ferro a volte di notevole dimensione e di forma allungata nei rifiuti» crea «condizioni di alimentazione difformi da quelle progettuali», scrive la Commissione di collaudo. Di conseguenza anche i macchinari installati ad Acerra sono «inadatti alla differente situazione» perché era previsto che «il rifiuto di alimentazione fosse stato Cdr di qualità»;
inoltre, la commissione ha notato che l'immondizia semplicemente tritata e im

pacchettata «risultava visibilmente bagnata», dato che la spazzatura indifferenziata contiene anche la frazione umida. Il presidente della commissione, l'ingegnere Gennaro Volpicelli, ha pertanto chiesto, nel febbraio 2010, alla struttura del Sottosegretario Bertolaso «per quanto possibile, di conferire all'impianto un rifiuto con minor umidità, e cioè con maggior potere calorifico». Infatti, quello attuale, oltre a usurare di più le linee del termovalorizzatore, richiedendo una continua manutenzione che finora sarebbe costata ben 50 milioni di euro, produce anche una minore quantità di energia;
ancora, nei giorni del collaudo per ben due volte il gestore della rete elettrica nazionale Terna ha richiesto, per problemi sulla linea, di non immettere l'energia prodotta che così è andata persa. Vi sono anche diverse opere non ancora realizzate, come il «portale di rilevamento della radioattività dei mezzi conferitori dei rifiuti, il sistema in continuo di monitoraggio del mercurio e di prelievo dei microinquinanti, al camino di ogni linea». Si tratta di opere importanti, soprattutto per la salute delle popolazioni che vivono nei pressi del termovalorizzatore;
c'è «l'impianto di inertizzazione mai utilizzato» che serve a trattare le ceneri e le polveri prodotte che invece vengono «smaltite dalla struttura competente tal quali fuori regione». Non è dato sapere se e con quale aggravio di costi;
infine, durante una delle visite ad Acerra della commissione, come rivela la stessa, sarebbe saltata la corrente elettrica fornita al termovalorizzatore dall'Enel. Un'interruzione che avrebbe dovuto azionare in automatico i motori ausiliari dei ventilatori di estrazione dei fumi prodotti dai forni, attivare i bruciatori ausiliari e soprattutto avviare la fermata graduale e controllata dell'impianto: strumentazioni di sicurezza che in caso di problemi all'impianto sarebbero dovute entrare in funzione, spegnendo il termovalorizzatore. Tuttavia, tutto questo non è avvenuto -:
se il Governo sia al corrente delle anomalie descritte in premessa relativamente allo stato del termovalorizzatore di Acerra;
per quali ragioni il capo della Protezione civile abbia espresso sicurezza riguardo al perfetto funzionamento dell'impianto, nonostante le evidenti incongruenze rispetto a quanto affermato dalla commissione di collaudo.
(4-09202)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riporta Terra del 24 ottobre 2010, in Campania, già nel 2002, l'allora commissario con delega alla differenziata, Giulio Facchi, aveva previsto sette impianti per il compostaggio dei rifiuti. La gara d'appalto fu vinta dalla trentina Entsorga che non li ha mai potuti montare per problemi di disponibilità dei suoli. Ha, pertanto, fatto causa allo Stato, vincendola;
queste strutture avrebbero potuto trattare circa 200 mila tonnellate di immondizia, evitando di farla finire in discarica. I pochi comuni che attualmente raccolgono l'umido spendono 200 euro a tonnellata, affinché sia trattato fuori regione. Tanto che alcune amministrazioni hanno iniziato a costruirne uno proprio che servirà anche le città limitrofe;
il comune di Eboli, nel salernitano, costretto ad inviare la sua frazione umida in provincia di Taranto, nell'agosto 2007 ha approvato il progetto del suo impianto di compostaggio da 30 mila tonnellate, espandibile a 59 mila, finanziato dal comune, regione e Unione europea. La prima pietra è stata posata il 29 ottobre 2008. Un progetto da quasi 4 milioni di euro che il comune ha dovuto anticipare, ricevendo il rimborso di competenza della regione ai diversi stadi di avanzamento dei lavori. L'impianto è ultimato al 90 per cento, mancano solo alcuni macchinari. Una volta a regime potrebbe ricevere la frazione

umida della raccolta differenziata che, insufflata con aria per 90 giorni in vasche a tenuta stagna che evitano cattivi odori, diventerà fertilizzante agricolo. Capannone, vasche di raccolta, aree di parcheggio per i camion, edifici con bagni-docce e uffici, sono già stati realizzati;
questo progetto potrebbe essere tra i primi della Campania ad entrare in funzione se non fosse che mancano 1,2 milioni di euro: l'ultima rata del finanziamento della regione. «Attendiamo questi fondi da oltre un anno - spiega il sindaco di Eboli, Martino Melchionda (PD) - e quando arriveranno potremo aprire l'impianto in massimo tre mesi. La questione dei rifiuti rischia di mandare in dissesto tutti i Comuni campani che si stanno riempiendo di debiti». Un vero peccato anche perché come tutte le attrezzature che non si usano, anche quelle già presenti ad Eboli si stanno iniziando a rovinare. Il rischio è che i fondi mancanti non bastino nemmeno più, quando arriveranno;
«Spero che riusciremo a sbloccare i fondi dell'impianto di Eboli entro 15 giorni - assicura l'assessore all'ambiente della regione Campania, Giovanni Romano - ed entro la fine dell'anno aprirà anche quello di Salerno. Si tratta di impianti programmati dalle varie province campane, in totale ne sono previsti circa una ventina. Per i comuni saranno una risorsa perché oltre a produrre fertilizzante stiamo cercando privati disposti a finanziare dei biodigestori anaerobici che servono a produrre energia dal biogas raccolto dalla fermentazione della frazione umida degli impianti di compostaggio». Una volta attivati, il ciclo dei rifiuti campani verrà praticamente chiuso -:
se i Ministri interrogati siano al corrente della situazione e se siano a conoscenza di ulteriori impianti di compostaggio realizzati in regione ma ancora inutilizzati;
quanti impianti di TMB, quanti di selezione del secco e quanti impianti di stabilizzazione di umido ci siano a Napoli e in Campania, e se i commissari che si sono susseguiti negli anni abbiano mai elaborato un piano regionale dei rifiuti.
(4-09208)

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato il disegno di legge delega sulla riforma del sistema di controllo delle esportazioni militari, di cui alla legge n. 185 del 1990;
l'iniziativa legislativa nasce dalla necessità di recepimento di una direttiva comunitaria (la direttiva 2009/43/CE che «semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno della Comunità di prodotti per la difesa») ed intende armonizzare le legislazioni di tutti i Paesi aderenti all'Unione europea e soprattutto favorire una integrazione del mercato comunitario di questa industria;
dopo l'approvazione del disegno di legge da parte del Parlamento, sarà necessaria l'emanazione di uno o più decreti legislativi, dei relativi regolamenti esecutivi e di funzionamento, oltre che di circolari applicative. Questi passaggi devono essere completati entro la fine di giugno del 2011, se si vogliono rispettare le scadenze fissate dalla direttiva europea 2009/43/CE sui trasferimenti intra-comunitari. Poi ci sarà un anno per procedere alla «certificazione» delle maggiori imprese che potranno così essere facilitate nelle attività svolte all'interno del territorio dell'Unione europea;
tra le novità della riforma ci sono la realizzazione di uno «sportello unico» presso il Ministero degli affari esteri destinato a gestire tutte le pratiche di esportazione (le comunicazioni pre-contrattuali, i diversi tipi di autorizzazione, le comunicazioni sulle attività svolte e sui pagamenti, e altro); la realizzazione di un secondo «sportello» presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per il controllo delle imprese (registrazione, certificazione,

ispezioni, sanzioni); l'istituzione, sempre presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un «tavolo interministeriale» per assicurare il coordinamento fra le diverse amministrazioni coinvolte, per approvare, su proposta del Ministro della difesa, i programmi intergovernativi assoggettabili alle nuove licenze generali e globali, e per definire, su proposta del Ministro degli affari esteri, i Paesi terzi ai quali estendere i nuovi tipi di licenza che si applicheranno a quelli dell'Unione europea e della Nato (presumibilmente i Paesi ritenuti più affidabili, come Australia, Giappone, Svizzera);
una delegazione di Rete italiana per il disarmo è stata convocata venerdì 15 ottobre 2010, dal consigliere militare di palazzo Chigi, ammiraglio Picchi, per un incontro con le strutture tecniche che hanno seguito la stesura del provvedimento, ricevendo la spiegazione a grandi linee, dei contenuti del disegno di legge delega;
le richieste di Rete italiana per il disarmo sono:
a) no alla legge delega come strumento per sistematizzare la materia dell'export di armi;
b) sì all'occasione del recepimento della direttiva dell'Unione europea per determinare con certezza controlli e strumenti di pubblicazione dei dati sull'export militare italiano. L'Italia dovrebbe farsi promotrice in seno all'Unione europea di un innalzamento forte degli standard di trasparenza sulle armi;
c) sì al recepimento della posizione comune dell'Unione europea sugli intermediari di armi, con le limitazioni ad aziende per questi tipi di affari, ma solo se anche le armi piccole o leggere saranno ricomprese nella stessa normativa;
in questo periodo, inoltre, è in discussione all'ONU il Trattato sui trasferimenti di armi (ATT) e l'Europa non ha un sistema vincolante di norme sulle armi: la posizione comune attualmente in vigore non è vincolante né sanzionatoria e non possiede un sistema omogeneo di dati. È necessario un ampio dibattito sia nell'opinione pubblica sia in Parlamento affinché l'Italia diventi promotrice di un grande rinnovamento e miglioramento della situazione internazionale;
considerato che il recepimento della direttiva europea 43/2009/CE è un'occasione molto importante per il nostro Paese, sono, altresì, necessari maggiori controlli e considerazioni. L'export militare ha avuto una crescita esponenziale nonostante una crisi economica che ha depresso tutti i settori; inoltre proprio la legge n. 185 del 1990 inserì nel rapporto annuale della Presidenza del Consiglio sull'esportazione dei materiali militari la tabella che riporta l'elenco dettagliato delle banche attraverso cui sono state realizzate le operazioni, tabella che è sparita dal 2008;
dal luglio 2012 il «sistema europeo» diventerà operativo e i Paesi o le imprese che non ne faranno parte, non godranno di alcuna facilitazione e semplificazione -:
se il Governo intenda recepire le richieste di Rete italiana per il disarmo e quali siano le iniziative prossime che intende adottare al fine di garantire il recepimento nei tempi dettati dalla Unione europea (30 giugno 2011).
(4-09209)

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi (UNRWA), sta lanciando un sito multimediale che illustra la piaga di circa cinque milioni di rifugiati palestinesi. La campagna, chiamata «La Pace Comincia Qui», viene lanciata contemporaneamente a Gerusalemme e a Bruxelles, e segna la giornata

delle Nazioni Unite e la giornata della collaborazione tra ONU e Unione europea. In questa campagna vengono trasmessi dei cortometraggi che descrivono la vita nei campi per i rifugiati, mettendo le persone al primo posto e concentrandosi sulle storie vere che stanno dietro ai titoli di prima pagina;
il commissario generale spiega come questa campagna sia innovativa, umana, creativa, e mostra le opportunità che esistono in un mondo che a volte sembra privo di speranza;
la campagna consiste in una serie di video sulle cinque aree in cui UNRWA opera: Gaza, West Bank, Giordania, Siria e Libano. Un film della durata di un minuto che raccoglie scene di vita quotidiana nei campi. La musica originale del film è stata composta e realizzata da Tareq Al Nasser e Nadera Omran;
il sito della campagna, www.peacestartshere.org, apre con quattro storie: la demolizione di una casa a Gerusalemme, un ragazzo orfano a Baqa'a in Giordania, un artista a Shatila in Libano, e un giovane volontario a Gaza. Quindici storie in totale si alterneranno in un periodo di tre mesi, accompagnate da informazioni e fotografie sui luoghi e sui temi trattati;
uno degli obiettivi di questa campagna è suscitare un legame emotivo vero, e incoraggiare la discussione su forum online e social network sulla questione dei rifugiati palestinesi;
l'obiettivo finale della campagna è di introdurre l'idea di «La Pace Comincia Qui» e di presentare i rifugiati palestinesi da una prospettiva personale, evidenziando storie di coraggio e creatività a dispetto delle circostanze più difficili -:
se e quali iniziative il Governo intenda adottare per promuovere e sostenere la campagna «La Pace Comincia Qui» al fine di avvicinare i cittadini ad problematica molto spesso dimenticata.
(4-09210)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MOTTA e GRIMOLDI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
due settimane fa un gruppo di giovani saharawi ha deciso di abbandonare le proprie abitazioni e di accamparsi in tenda a Agdaym Izik, in pieno deserto, a circa 15 chilometri dalla città di El Aaiùn, la capitare del Sahara occidentale, per protestare contro l'occupazione marocchina e lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale;
la mobilitazione si è rapidamente diffusa tra i saharawi e nel giro di pochi giorni si sono concentrate nei campi nei pressi delle principali città del Sahara occidentale occupato (oltre a El Aaiùn anche a Smara, Djala e Boujdour) più di 10.000 persone di origine saharawi e il loro numero cresce ogni giorno;
la stampa marocchina indipendente ha riconosciuto la presenza di almeno 8.000 persone, mentre secondo il Fronte Polisario il loro numero si aggira tra le 15.000 e 20,000 persone. Questo esodo di massa sta fortemente incidendo sulla vita nei villaggi: a Laayoune, ad esempio, alcune scuole hanno dovuto chiudere per mancanza di studenti;
si tratta di una forma di mobilitazione e protesta, forse la più grande negli ultimi 35 anni, che si pone l'obiettivo di attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla drammatica situazione in cui versa la popolazione saharawi a causa delle condizioni di vita imposte dalle autorità marocchine e per ottenere il rispetto delle risoluzioni dell'ONU che in più occasioni hanno ribadito il diritto all'autodeterminazione nei territori occupati del Sahara occidentale;
nonostante questa mobilitazione si stia svolgendo in modo pacifico, i saharawi accampati sono stati circondati dai militari dell'esercito marocchino in assetto di

guerra che già da alcuni giorni stanno tentando di fermare l'esodo di massa con l'invio di camion, blindati ed elicotteri nei campi di protesta;
la situazione della popolazione rischia di diventare drammatica in quanto già oggi nei campi si riesce, con difficoltà a reperire cibo, acqua e medicine;
il 24 ottobre 2010 questa mobilitazione ha avuto la sua prima vittima: Nayem el Gareh, un giovane saharawi di 14 anni, è stato ucciso dall'esercito marocchino mentre l'automobile su cui viaggiava ha cercato di superare un posto di blocco per poter entrare nell'accampamento di Agdaym Izik. L'auto su cui viaggiava si è fermata al primo controllo ma non a quello successivo e i soldati non hanno esitato ad aprire il fuoco;
nell'auto viaggiavano cinque passeggeri e, oltre il giovane Nayem, altri due sono stati feriti da colpi d'arma da fuoco, ed entrambi sono ora ricoverati all'ospedale locale -:
se il Ministro interrogato non ritenga di assumere ogni iniziativa utile nei confronti dell'autorità marocchina e della comunità internazionale al fine di assicurare il rispetto dei diritti umani inviolabili della popolazione saharawi che sta manifestando pacificamente;
in che modo il Ministro interrogato intenda operare affinché l'autorità marocchina riveda il proprio atteggiamento nei confronti della popolazione saharawi accampata nel pressi della città di El Aàiun e delle principali città del Sahara occidentale;
in che modo il Governo intenda intervenire al fine di assicurare il pieno rispetto delle numerose risoluzioni dell'ONU nelle quali è stato più volte ribadito il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.
(5-03675)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
si è avuta recente notizia di gravi fatti di violenza in India ai danni di comunità cristiane culminate con incendio di chiese e distruzione di beni materiali di cristiani oltre che con violenze fisiche alle persone e purtroppo anche vittime -:
quali iniziative siano state attivate dall'Italia per richiamare il Governo indiano a mantenere una posizione di rispetto e di tutela verso la popolazione indiana di religione cristiana che in alcune zone del paese - e segnatamente nel Kerala - costituiscono gruppi di grande rilevanza anche numerica;
se siano già state effettuate iniziative diplomatiche e quali siano state le risposte del Governo indiano.
(4-09186)

ZACCHERA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
si è appresa ieri la notizia della condanna a morte dell'ex Ministro degli esteri iracheno Tareq Aziz;
il condannato è notoriamente di religione cristiana e si teme che questa condanna si inserisca anche nelle perduranti tensioni in Iraq tra musulmani sciiti e sunniti;
non risulta che il condannato abbia mai avuto la responsabilità di delitti di sangue, egli ebbe a consegnarsi personalmente alle forze armate alleate e comunque il nostro Paese è da sempre contrario alla pena di morte -:
quali iniziative abbia assunto od intenda assumere il Ministero degli affari esteri per esercitare ogni possibile pressione sul Governo iracheno perché non sia applicata la condanna a morte all'ex Ministro Tareq Aziz.
(4-09188)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
le centrali a carbone sono fonti a maggiore emissione specifiche di CO2 per la produzione elettrica e, quindi, nuove costruzioni contribuirebbero in maniera rilevante allo sforamento del target nazionale di Kyoto ma anche ad un mancato adeguamento agli impegni che l'Unione europea ha assunto per il 2020 con l'approvazione del pacchetto «energia e clima», ribaditi alla Conferenza di Copenaghen nel dicembre 2009;
infatti, se dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt'oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più 39 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, mentre l'Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
nei giorni scorsi la commissione Via (valutazione di impatto ambientale) ha dato parere positivo al progetto SEI per una nuova centrale a carbone a Saline Joniche (Reggio Calabria);
nel luglio del 2008 l'interrogante con atto di sindacato ispettivo n. 4-00560, privo di risposta, aveva chiesto adeguate iniziative al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell'area ex Liquichimica di Saline;
il territorio di Saline Joniche, uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese, che è stato per tanti anni simbolo negativo di scelte miopi ed investimenti falliti, dovrebbe poter diventare simbolo positivo di uno sviluppo rispettoso della storia e del senso dei luoghi, capace di creare «buona» economia e lavoro pulito e di qualità: cosa impossibile con la costruzione di una centrale a carbone;
il tentativo di realizzare a Saline Joniche una centrale a carbone, di oltre 1.200 megawatt è dell'impresa svizzera SEI spa, che avrebbe acquistato a tal fine dalla SIPI una parte dell'area dove sorgeva l'ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico;
per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro all'anno per i costi di esercizio;
il primo relativo progetto, datato luglio 2007, corredato dalle modifiche richieste dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, è visibile solo sul sito apposito, mentre un secondo progetto, presentato nei giorni scorsi con grande segretezza, non sarebbe noto;
contro la costruzione si sono già espressi gli enti locali del territorio, della provincia e della regione e tutte le associazioni ambientaliste e, anche se la SEI ha proposto alcune ipotesi di «compensazione territoriale», i rischi della centrale rimarrebbero alti, alla luce del fatto che la nuova tecnologia a carbone cosiddetto «pulito» riduce solo in parte le particelle fini, ma non incide sulle emissioni delle polveri ultrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
il carbone è una delle forme più importanti d'inquinamento da mercurio;
il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui ben noti metalli pesanti che causano nell'uomo gravi e mortali patologie mediche;

inoltre, il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
non sono mai apparsi chiari gli interessi che graviterebbero sulla SEI, ma anche quelli della SIPI, titolare dell'area sulla quale sorgeva l'ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico, e per anni fonte di speculazione;
d'altra parte appare davvero inconciliabile la scelta della costruzione di una nuova centrale a carbone con le offerte, sicuramente più qualificate anche dal punto di vista ambientale, di altre fonti alternative -:
quali urgenti iniziative di competenza intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell'area ex Liquichimica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali istituzioni e dell'intero consiglio regionale calabrese.
(4-09181)

DI GIUSEPPE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
da notizie assunte presso i competenti assessorati regionali, sono agli atti istanze per installare in Molise un numero elevatissimo di torri eoliche, comprese le aree naturalistiche e i siti archeologici della regione che vanta 90 aree tra zone di protezione speciale (Zps) e siti di interesse comunitario (Sic);
clamorosi sono i casi del Teatro Sannitico di Pietrabbondante e dell'antica città romana di Altilia-Saepinum, monumenti nazionali di 2.500 e 2.000 anni fa, che rischiano un mutamento irreversibile per l'installazione di pali eolici alti oltre 120 metri;
a difesa del patrimonio storico e culturale del territorio molisano si è costituita una rete spontanea di 82 comitati e associazioni sociali e culturali che ha intrapreso una serie di azioni concrete per tutelare i siti paesaggistici, ambientali e archeologici più belli del Molise;
la stessa rete ha promosso una raccolta di firme su tutto il territorio regionale per far approvare urgentemente in consiglio regionale una legge di un solo articolo che tuteli i beni culturali molisani ed ha indetto un presidio permanente a decorrere dal 29 settembre 2010 a Porta Tammaro, all'ingresso della città romana di Saepinum;
la rete delle 82 associazioni e comitati, ha inoltrato in data 5 agosto 2010 una nota di richiesta di apertura di un confronto istituzionale per aggiornare e adeguare la normativa in vigore dal momento che in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato qualche tempo fa le «linee guida nazionali per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili» con decreto del 10 settembre 2010 e con obbligo di recepimento da parte delle regioni. In Molise, all'articolo 3 della legge regionale n. 15 del 21 maggio 2008, pubblicata sul Burm n. 12 del 31 maggio 2008 e all'articolo 1, comma 2 parte terza della delibera di consiglio regionale n. 167 del 2008 di adozione delle linee guida ai sensi del comma 3 dell'articolo 12 del decreto legislativo n. 387 del 2003, era stato fissato in 545 il numero massimo di torri eoliche installabili, comprese le 290 già in funzione da tempo. Venivano così salvaguardati centri abitati, case rurali e distanze da strade, aree ambientali e archeologiche. Il Consiglio dei ministri, nella seduta dell'11 luglio 2008, ha deliberato l'impugnativa innanzi la Corte Costituzionale ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione della legge n. 15 del 2008. La Corte costituzionale, con decisione del 2 novembre 2009, depositata il 6 novembre 2009, si è pronunciata sul ricorso del Consiglio dei ministri, dichiarando incostituzionali gli articoli 2, lettera e), g), h), i), j), k), l), m), n), 3, 4, 5, della legge n. 15 del 21 maggio 2008. Già prima dell'intervento della Consulta, per iniziativa di un consigliere regionale, era stata approvata una nuova legge, la n. 22 del 7 agosto 2009 pubblicata

sul BURM n. 18 del 14 settembre 2009 e anch'essa impugnata il 20 ottobre 2009 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a mezzo ricorso, legge regionale con la quale, all'articolo 5, venivano abrogate integralmente la legge n. 15 del 2008 e le linee guida adottate con delibera di consiglio regionale n. 167 del 10 giugno 2008. Quindi, una norma che annulla il limite di pali installabili sul territorio e cancella il divieto di parchi eolici off-shore;
in questo scenario, secondo quanto appreso dalla rete dei comitati, sono arrivate numerosissime istanze volte a chiedere l'autorizzazione alla installazione di torri. Tant'è che non è dato sapere quante domande siano in itinere e quante in fase istruttoria;
lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali ha emesso provvedimento di diniego alle istanze della ditta BPC Energy che intende costruire torri eoliche nei pressi del Santuario di S. Maria della Strada di Matrice la quale a sua volta ha presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la misura del Ministero;
da quanto si apprende dagli organi di stampa, sono diversi ormai i ricorsi presentati al tribunale amministrativo regionale dal WWF Molise e da altre associazioni riferiti all'area archeologica del Teatro Italico di Pietrabbondante e al sito di Santa Maria di Monteverde di Vinchiaturo con i connessi provvedimenti di sequestro di cantiere del Corpo forestale di Isernia e successivo dissequestro deciso dalla procura della Repubblica della stessa città;
a ciò si aggiungono le preoccupanti affermazioni del Ministro dell'economia e delle finanze, il quale ha dichiarato che «il business dell'eolico è uno degli affari di corruzione più grandi» -:
se i Ministri interessati siano a conoscenza della vicenda;
quali iniziative intendano adottare per scongiurare il rischio di alterazione di monumenti nazionali quali il Teatro Sannitico di Pietrabbondante e l'antica città romana di Altilia-Saepinum peraltro oggetto di una proposta di legge istitutiva di Parco nazionale presentata da 12 senatori di diverso orientamento politico.
(4-09216)

...

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa - Per sapere - premesso che:
il comando delle forze operative terrestri dell'Esercito con foglio prot. 117106 Cod. Id. 10.RAM Ind.C1.1.10.6/44 datato 19 ottobre 2010 ha impartito, a firma del Capo di stato maggiore generale Giorgio Battisti, le disposizioni inerenti gli incontri di categoria «B» (Sottufficiali) e «C» (volontari) tra delegati Cobar e Coir delle Foter da svolgersi in Montorio Veronese nel prossimo mese di novembre;
nel documento si legge che «eventuali argomenti che i delegati Cobar intendano trattare nel corso dell'incontro, dovranno essere inviati a Comfoter Ufficio Consulenza Giuridico-Legale-Segreteria COIR, utilizzando il format in allegato «H» -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto sopra;
su quali disposizioni normative tragga fondamento la richiesta avanzata dal generale Battisti di conoscere preventivamente gli argomenti che i delegati della rappresentanza militare intenderanno trattare nel corso degli incontri programmati con il foglio in premessa e se queste richieste siano coerenti con le disposizioni normative previste a presidio delle già limitate funzioni e prerogative dei delegati medesimi;
se analoghe disposizioni siano state già in precedenza emanate per altri incontri, quando e in quali occasioni.
(4-09191)

GRIMOLDI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il Governo risulta aver approvato una graduatoria funzionale al reclutamento di cento allievi marescialli per il ruolo ispettori dell'Arma dei carabinieri, esito dello svolgimento del 16o concorso indetto per selezionarli;
dal reclutamento sono stati esclusi sessanta candidati dichiarati «idonei non vincitori», che sono andati ad aggiungersi ai circa quaranta di un precedente concorso, il 15o, egualmente dichiarati «idonei non vincitori»;
successivamente, il 7 ottobre 2010, il direttore generale per il personale del Ministero della difesa ha firmato un nuovo decreto, che consentirà l'immissione nell'Arma dei carabinieri di altre 490 persone destinate al ruolo ispettori dei marescialli, previo l'espletamento di un altro concorso;
le procedure concorsuali di questa natura rappresentano comunque un costo per l'amministrazione che vi fa ricorso;
è presumibile che i circa cento aspiranti risultati «idonei non vincitori» al termine delle due ultime selezioni prendano parte al prossimo concorso per il reclutamento nella medesima posizione, il 17o, appena indetto -:
se non sia opportuno che l'Amministrazione della difesa attinga all'ampio bacino delle persone dichiarate idonee, seppur non vincitrici dei precedenti concorsi, prima di ricorrere ad una nuova selezione.
(4-09192)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'Unione europea richiede ai paesi membri di uniformarsi entro il 2013 al rispetto di tempi massimi per la liquidazione delle somme dovute da parte degli enti pubblici ed amministrazioni locali ai propri fornitori;
associazioni di categoria - come ad esempio ha recentemente promosso la CNA a livello nazionale - insistono nel rispetto di queste norme sottolineando come i ritardi di pagamenti da parte della pubblica amministrazione incidono pesantemente sulla liquidità delle imprese fornitrici;
a questo proposito sono state raccolte migliaia di firme di aziende dei più diversi settori che insistono per il rispetto dei tempi di pagamento;
non c'è dubbio che le amministrazioni locali dovrebbero porre particolare attenzione al pagamento di quanto da loro dovuto anche se soggetti a patti di stabilità;
a sua volta, però, l'amministrazione centrale molto spesso non osserva i tempi di pagamento previsti ed opera trasferimenti dovuti ai comuni con grande ritardo impedendo agli stessi non solo di procedere ai pagamenti ma anche di programmare i propri flussi di cassa -:
quali iniziative intenda assumere il Ministro per garantire i tempi dei pagamenti ai comuni dei trasferimenti erariali.
(4-09189)

MANCUSO e NASTRI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 20 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha firmato a favore della nuova direttiva per ridurre i ritardi dei pagamenti pubblici nelle transazioni commerciali;
secondo le nuova normativa gli enti pubblici dovranno pagare i debiti verso imprese private entro trenta giorni, a pena di un interesse di mora dell'8 per cento;

il termine potrà essere allungato a 60 giorni in casi eccezionali, ad esempio se a dover pagare sarà un ente pubblica di assistenza sanitaria;
secondo uno studio della CGIA (Associazione artigiani e piccole imprese) il ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione costa alle imprese italiane 10 miliardi di euro l'anno;
il credito imprenditoriale privato italiano nei confronti dello Stato ammonta a una cifra tra i 60 e i 70 miliardi di euro;
nel 2008 la media italiana nei ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione era di 40 giorni;
nel 2010 la stessa media risulta essere di 86 giorni;
nei maggiori Paesi europei i ritardi sono molto più contenuti: 21 giorni per la Francia, 11 per la Germania, 19 per il Regno Unito, solo 4 per la Finlandia;
l'Unione europea richiede il recepimento della direttiva entro il 2013, ma il periodo di globale crisi economico-finanziaria rende il ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione ancora più pesante e odioso per le nostre imprese, in particolar modo le piccole e piccolissime;
sostanzialmente tutte le associazioni imprenditoriali plaudono alla nuova normativa e auspicano un veloce recepimento della stessa;
la nuova normativa incoraggia gli Stati membri dell'Unione europea a redigere codici di prontezza dei pagamenti -:
se il Governo abbia già individuato tempi e modi per l'adeguamento alle richieste dell'Unione europea.
(4-09200)

TESTO AGGIORNATO AL 24 NOVEMBRE 2010

...

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MELIS, TOUADI e FARINA COSCIONI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'assistenza dei detenuti nelle carceri sarde è in crisi gravissima, al punto che in diversi istituti non possono più essere garantite le prestazioni minime 24 ore su 24; e ciò mentre solo il 20 per cento dei detenuti risulta in «buona salute», il 75 per cento versa in condizioni «mediocri o scadenti», il 4-5 per cento in condizioni «gravi». Nel carcere sassarese di San Sebastiano l'assistenza è assicurata solo 18 ore al giorno, essendo presenti in quell'istituto solo 7 medici di guardia, 2 sanitari e 6 cosiddetti «parcellisti»; nel carcere cagliaritano di Buon Cammino il direttore ha di recente annunciato la chiusura per mancanza di fondi del centro clinico annesso al carcere stesso;
tale preoccupante situazione è principalmente frutto, oltre che dei tagli governativi, dei ritardi nei quali versa il processo di passaggio della sanità carceraria sarda dall'amministrazione penitenziaria alle Asl, ritardi connessi alle peculiari procedure necessarie nelle regioni a statuto speciale;
il problema era stato sollevato per vie brevi durante un'audizione del Ministro Alfano in Commissione Giustizia sin dagli ultimi mesi del 2008 e in tale sede il Ministro, preso atto che l'allora giunta Soru aveva nominato i membri della Commissione paritetica Stato-regione, si era impegnato a una rapida soluzione del problema, previa nomina dei commissari dello Stato;
successivamente la giunta Cappellacci, succeduta a quella Soru, ha voluto cambiare i nominativi dei membri della suddetta commissione di parte regionale, ottenendo l'effetto di far scivolare i termini per il trasferimento ulteriormente in avanti;
l'assessore alla sanità della regione sarda ha annunciato lo stanziamento venturo di 500 mila euro, ma ha nel contempo negato qualunque ulteriore obbligo della regione nella materia;
giungono dalle carceri sarde, sia sulla stampa sia personalmente ai deputati, lamentele

e denunce sugli effetti gravissimi che si stanno determinando sulla salute dei reclusi -:
quali rassicurazioni possa fornire il Governo circa la soluzione del problema, attraverso l'accelerazione del processo di trasferimento delle funzioni, quali tempi preveda per la realizzazione di questo fine e quali determinazioni intenda assumere in via di urgenza per fronteggiare almeno temporaneamente la gravissima emergenza salute in atto nelle carceri della Sardegna.
(5-03671)

NEGRO e NICOLA MOLTENI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
con decreto del Ministero della giustizia 28 dicembre 2009 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 3 del 12 gennaio 2010 è stato indetto il concorso pubblico per la copertura di 200 posti di notaio;
secondo quanto stabilito dalla legge, la commissione esaminatrice è composta da un magistrato di Cassazione con funzioni direttive superiori, da un magistrato idoneo alla nomina in Cassazione, da quattro magistrati con qualifica di magistrato d'appello, da tre professori universitari in materie giuridiche, da sei notai che abbiano almeno dieci anni di anzianità nella professione;
per la nomina di questi commissari esiste una consolidata prassi che vede il Ministero della giustizia impegnato a scegliere i notai inseriti nella «rosa» dei nominativi indicati dal Consiglio nazionale del notariato;
considerato che la commissione esaminatrice del concorso notarile in oggetto, ad esclusione dei magistrati di cassazione, è composto esclusivamente da magistrati, professori ordinari e notai provenienti da Roma, Salerno, Bari, Cosenza, Avellino;
tali designazioni potrebbero determinare una vivissima preoccupazione per lo svolgimento della menzionata procedura concorsuale ispirata a valori di trasparenza, al fine di preservare la qualità ed il rigore nell'accesso alle funzioni notarili, che costituisce elemento qualificante della professione;
è auspicabile che la designazione dei suddetti componenti avvenga in modo tale da garantire trasparenza su criteri e modalità con i quali viene operata la scelta, anche per dissolvere le ombre sulla serietà del concorso notarile che hanno ingenerato numerosi contenziosi nello svolgimento degli ultimi concorsi;
l'imminente concorso è stato indetto mentre è ancora in svolgimento il concorso precedente -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuna la revisione dei criteri adottati dal Consiglio nazionale per la scelta dei notai da segnalare al Ministero, eventualmente e se non ritenga opportuno assumere iniziative normative per disciplinare le modalità della prerogativa del Consiglio nazionale del notariato;
se non ritenga che l'indizione del nuovo concorso non possa rappresentare un inconveniente di carattere oggettivo dal momento che è ancora in atto il precedente e quali iniziative intenda assumere per accelerare lo svolgimento dei concorsi notarili.
(5-03677)

RENATO FARINA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
durante la visita ispettiva condotta alla casa circondariale di Siracusa alle ore 13 e 30 di domenica 24 ottobre 2010, accompagnato dal vice-direttore dottoressa Linda Favi, l'interrogante si è imbattuto, nel cortiletto detto «per il passeggio», in un signore visibilmente molto anziano e in evidente stato di prostrazione: barba lunga, si reggeva su un bastone.Interpellato sulla sua situazione scoppiava in un pianto dirotto e si esprimeva in modo sconnesso chiedendo la possibilità di avere la coppola almeno di notte;
l'interrogante ha appreso che questo detenuto era stato associato a suddetto

carcere pochi giorni prima, il 21 ottobre 2010, in esecuzione di una sentenza definitiva su richiesta della procura di Catania in ordine ai reati 81 e 609-bis del codice penale;
la condanna da scontare è di 2 anni e 9 mesi e il termine di fine pena è fissato al 21 luglio 2013;
l'identità del detenuto, riferisce l'autorità carceraria, corrisponde a Giuseppe De Bellis, la cui data di nascita risale al gennaio del 1924; compirà cioè 87 anni a gennaio e rimarrà in cella - sic stantibus rebus - fin quasi a 90 anni;
l'articolo 27 della Costituzione prevede il carattere conforme al senso di umanità della pena e lo scopo di durante di rieducazione del reo;
ad avviso dell'interrogante, la carcerazione del signor De Bellis non appare in linea con detto articolo costituzionale e le altre norme vigenti in ottemperanza ad esso e anzi non sembra erogato la direzione di tortura -:
se non si intenda rimediare a questa inumanità palese proponendo, ove richiesto, al Presidente della Repubblica la grazia per il signor Giuseppe De Bellis.
(5-03679)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
ad oggi i costi per la manutenzione degli edifici dei tribunali e l'anticipazione per i servizi prestati (riscaldamento, telefoni, sicurezza e altro) sono sostenuti dai comuni ove essi hanno sede;
il Ministero provvede poi ad un parziale rimborso di queste spese purtroppo spesso con grande ritardo e nel frattempo i comuni sede di tribunale anticipano tali somme con a volte gravi ripercussioni economiche, di cassa e per i riflessi sul loro «patto di stabilità» -:
tenuto conto che i tribunali svolgono un'essenziale funzione per l'espletamento della giustizia, se non si ritenga che queste spese di mantenimento siano poste a carico pro-quota tra tutti i comuni interessati da ogni singola circoscrizione di tribunale.
(4-09185)

ZAMPARUTTI, BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
Vincenzo Stranieri, attualmente detenuto nel supercarcere dell'Aquila, è sottoposto da 18 anni, ininterrottamente, al regime d'isolamento del 41-bis;
quando ha varcato per la prima volta le porte di un carcere, nel 1975, Vincenzo Stranieri non aveva ancora quindici anni. Dopo un'impressionante sequenza di arresti e scarcerazioni, nel 1984, all'età di ventiquattro anni, le porte del carcere si sono chiuse dietro di lui senza più riaprirsi;
Vincenzo Stranieri non è un ergastolano, non ha condanne per omicidio, eppure ha già totalizzato 42 anni di pena, 26 dei quali già trascorsi, tra reati fuori (dall'associazione mafiosa al sequestro di persona) e quelli dentro (per almeno sei volte ha distrutto la sua cella);
gli ultimi 18 anni passati al regime di carcere duro hanno seriamente minato l'integrità fisica e, soprattutto, psichica come alcuni degli interroganti hanno potuto direttamente constatare nel corso di visite ispettive compiute nel reparto 41-bis del carcere dell'Aquila dove Stranieri è ancora detenuto;
nel corso dell'ultimo anno il detenuto è stato più volte ricoverato in reparti di psichiatria dell'amministrazione penitenziaria o sottoposto a visita psichiatrica in ospedali civili esterni;
i familiari temono che la permanenza al regime di 41-bis possa rendere irreversibile

il suo disagio psichico o, peggio, essere trovato morto per «malore» dentro la sua cella;
in un telex inviato alla figlia Anna il 19 ottobre scorso dopo avere effettuato il colloquio mensile, Vincenzo Stranieri scrive: «qui dopo il colloquio le cose non vanno bene, mandami subito l'avvocato o i radicali, io inizio a rifiutare vitto e passeggio e tutto, mi chiamo l'incompatibilità con questo carcere, mi devono spostare, che devo morire qui!»;
la condizione di Vincenzo Stranieri è precipitata nel novembre del 2009 a giudicai dalle parole della moglie Paola Malorgio che gli aveva fatto visita il 1o dicembre dell'anno 2009. Scriveva allora la donna in una lettera pubblica: «Per la prima volta dopo tanti anni, in quell'occasione, io e un mio nipote abbiamo visto un altro uomo: provato fisicamente e psicologicamente, fortemente demoralizzato e letteralmente terrorizzato. Le cose che ci ha potuto raccontare nel breve periodo dell'incontro ci hanno lasciato senza parole e siamo seriamente preoccupati per quanto potrà accadere... Mio marito è convinto che le guardie carcerarie stanno organizzando qualcosa per ucciderlo con la complicità di un gruppo di detenuti napoletani. Non beve e non tocca cibo perché teme che sia avvelenato, da giorni si mantiene solo con l'acqua del rubinetto. Per lo stesso motivo non assume nemmeno i farmaci per la tiroide che deve prendere tutti i giorni. Mio marito, nonostante tanti anni di dura prigionia, non è mai stato depresso e ogni volta che siamo andati a visitarlo in carcere era lui ad infonderci coraggio e speranza... Il suo fisico è irriconoscibile, è dimagrito, ha dei tagli alle braccia e sul corpo.» -:
se, dopo 18 anni di carcere duro, possano ancora sussistere «pericolosità sociale» e «attualità dei collegamenti» di Vincenzo Stranieri con la criminalità organizzata;
in ogni caso, se l'attuale condizione fisica e psichica di Vincenzo Stranieri sia compatibile con il regime speciale e se non ritenga di trasferire il detenuto in altro carcere.
(4-09190)

GIRLANDA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
allo stato attuale ben 36 vicecommissari della Polizia penitenziaria del ruolo direttivo speciale (terzo corso), che hanno assunto la qualifica iniziale del ruolo direttivo l'8 maggio 2006 e 4 vicecommissari vincitori del primo concorso ruolo direttivo ordinario ed in servizio dal 15 gennaio 2007, sono ancora in attesa della promozione alla qualifica di commissario, che avrebbero dovuto conseguire da tempo, ovvero dopo due anni di servizio;
nel frattempo, pur in mancanza della dovuta promozione, l'amministrazione penitenziaria fa carico a detti funzionari delle responsabilità quali il comando di nuclei traduzioni, responsabilità queste di notevole rilevanza operativa e particolarmente gravose in un sistema penitenziario che manifesta sovraffollamento di detenuti e carenza di organico della Polizia penitenziaria, come ha potuto appurare direttamente l'interrogante in diverse visite ex articolo 67 della legge n. 354 del 1975 effettuate presso la casa circondariale di Perugia, dove l'alta professionalità del direttore e comandante della Polizia penitenziaria non può oggettivamente sopperire alle carenze di organico e di funzioni, in particolare per l'esiguità del nucleo traduzioni e piantonamenti in un carcere come quello di Capanne ad alta movimentazione quotidiana di detenuti;
deve inoltre indicarsi come ulteriore circostanza, ad avviso dell'interrogante non secondaria, la considerazione che i funzionari in argomento, in ragione del proprio ufficio, intrattengono rapporto con funzionari di altre forze di polizia presso le quali le procedure di avanzamento godono di ben diversa rilevanza e celerità -:
quali iniziative intenda intraprendere il Ministero, ed in particolare l'amministrazione penitenziaria, affinché venga al

più presto sanata la posizione dei suddetti vicecommissari e, più in generale, venga superata la palese disparità di trattamento tra profili tecnico-amministrativi e profili di Polizia penitenziaria.
(4-09193)

LO MORO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la stampa ha dato notizia del recente rinvenimento di due telefonini, completi di scheda sim, nel reparto di sicurezza della struttura carceraria di Cosenza;
il fatto, che appare in sé assai grave e non può passare inosservato, si verifica a distanza di poco più di tre mesi da un altro episodio finito sulle cronache dei giornali, anch'esso significativo. Nel mese di giugno, infatti, venne fuori che alcuni reclusi presso lo stesso istituto pasteggiavano ad aragoste, gamberi e champagne ed avevano la disponibilità di creme per il viso e per il corpo introdotte illegalmente;
fatti del genere non sono ammissibili in generale e non lo sono ancor di più in un carcere che porta il nome di Sergio Cosmai, assassinato venticinque anni fa su ordine di un capoclan ospite dell'istituto, che non aveva gradito il tentativo del direttore Cosmai di contrastare lo strapotere della 'ndrangheta all'interno della struttura;
l'episodio assume un particolare allarme anche perché si verifica a distanza di pochi mesi dalla sentenza che ha condannato all'ergastolo il boss Francesco Perna, mandante dell'omicidio di Sergio Cosmai;
è stata già sollecitata, con interrogazione a risposta scritta 4-08219 del 28 luglio 2010, che non avuto ancora risposta, un'indagine interna sulla struttura penitenziaria di Cosenza, la cui gestione è stata al centro di polemiche tra l'attuale direttore e il dottor Paolo Quattrone, già provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria -:
se il Ministro sia a conoscenza di tali episodi;
quali provvedimenti si intendano assumere per garantire assoluta trasparenza e sicurezza nella gestione della casa circondariale.
(4-09197)

LABOCCETTA, DE SIANO, MALGIERI, STRACQUADANIO, LORENZIN, PIONATI, GIOACCHINO ALFANO, SAVINO, VITALI, PANIZ, MOLES, DI CATERINA, SBAI, LAMORTE, NICOLUCCI, ANGELUCCI, SCELLI, LISI, ANTONINO FOTI, LEHNER, VENTUCCI, POLIDORI, ASCIERTO, PAOLO RUSSO, SPECIALE, DIMA, PORCU, CONTENTO, TADDEI, ANTONIONE, CATANOSO, PAPA, SISTO, MAZZOCCHI e CRISTALDI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
in data 15 ottobre 2010 il GUP di Catanzaro ha provveduto al deposito della motivazione della sentenza nel procedimento denominato «Why not» nella quale è stata sancita l'estraneità, rispetto a tutti gli addebiti in origine contestati, di due ex presidenti della regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti ed Agazio Loiero, oltre che di decine tra imprenditori, politici e pubblici funzionari (Allegato 1 in CD);
la vicenda processuale, avviata e gestita con enorme clamore mediatico dall'ex pubblico ministero De Magistris, ha determinato, attesa la qualità ed il ruolo rivestito da alcuni personaggi coinvolti, un vero e proprio «terremoto politico-giudiziario» ed è stata, in parte, occasione del violentissimo scontro tra magistrati della procura della Repubblica di Salerno ed i colleghi della procura generale di Catanzaro;
occorre ricordare che nel registro degli indagati venivano iscritti, tra gli altri, l'onorevole Romano Prodi, unitamente a numerosi deputati e senatori della Repubblica, oltre all'allora Ministro della giustizia, senatore Clemente Mastella (quest'ultimo iscritto pochi giorni dopo avere avviato l'azione disciplinare nei confronti del De Magistris);

orbene, nella motivazione della sentenza sono contenute affermazioni gravissime in ordine alla conduzione dell'inchiesta;
il giudice, nel ricostruire minuziosamente gli accadimenti investigativi, in forza di oggettivi dati di natura documentale, pone in risalto fatti di rilevante gravità concernenti la complessiva gestione dell'attività di indagine;
riferisce il giudice, infatti, di avere verificato, a parte il coinvolgimento di un sottufficiale dell'arma, maresciallo Giuseppe Chiaravalloti, nell'attività di indirizzo delle indagini unicamente volte a garantire l'impunità alla principale teste d'accusa, Caterina Merante, addirittura la falsificazione di un verbale di interrogatorio reso all'autorità giudiziaria;
si legge, infatti, alle pagine 191 e seguenti della decisione citata: «quanto appena detto è ancora più inquietante se si considera quanto si dirà in prosieguo circa le risultanze del primo interrogatorio cui la Merante veniva sottoposta, a seguito dell'avocazione delle indagini, innanzi al pubblico ministero, assistito sempre dal maresciallo Chiaravalloti per le operazioni di verbalizzazione. Nel corso di tale atto, come sotto si dirà in modo approfondito, la Merante dichiarava di confermare integralmente il contenuto delle precedenti dichiarazioni rese il 26 marzo 2007, così come già cristallizzate nel verbale in atti, verbale che a tal punto veniva (o meglio doveva essere) trasfuso senza alcuna modifica, nel corpo del nuovo atto. Ebbene dal confronto tra i due verbali, quello originario del 26 marzo 2007 e quello che doveva essere semplicemente confermato e riprodotto, emerge che quest'ultimo è stato completamente modificato, con l'aggiunta di fatti, dichiarazioni, precisazioni che spesso modificano completamente il significato delle prime dichiarazioni. Le modifiche apportate, infatti, in alcuni casi circostanziano e precisano le accuse mosse dalla Merante ad alcuni degli odierni imputati, introducendo nuovi fatti che non si rinvengono nella precedente verbalizzazione. In altri punti, invece, nel nuovo verbale trasfuso, si altera completamente il significato di alcune precedenti propalazioni che in tal modo acquistano un contenuto diametralmente opposto a quello precedente, sostanziandosi in particolare in precisi addebiti di responsabilità, in origine del tutto mancanti»;
la sentenza, dunque, ad avviso degli interroganti, contiene gli estremi di una notizia di reato a carico del magistrato procedente all'assunzione della deposizione testimoniale della Merante e di quanti collaboravano alla redazione di tale atto;
stando alle affermazioni contenute nella parte motiva del provvedimento decisorio, sono state rinvenute prove inconfutabili di attività mistificatorie consumate da pubblici ufficiali nell'esercizio delle funzioni loro attribuite dalla legge;
ancora, sempre alla pagina 193 della sentenza si legge: «dalle conversazioni intercettate emerge come il Chiaravalloti (...) informava pedissequamente la Merante degli sviluppi delle indagini, comunicandole per telefono le notizie più rilevanti e rinviando a successivi reiterati appuntamenti (che avvenivano quasi quotidianamente anche a tarda ora od in giorni festivi) la narrazione puntuale degli avvenimenti e delle riunioni riservate a cui egli partecipava, quale investigatore di fiducia della procura generale. Egli inoltre, non si faceva scrupolo nel rassicurare costantemente la Merante in ordine alla sua posizione di "estraneità alle indagini"»;
tali affermazioni inducono gli interroganti a ritenere fondatamente che, ai danni di una moltitudine di persone, è stata consumata una costante attività manipolatoria ed inquinante posta in essere attraverso la continua strumentalizzazione dei ruoli investigativi di quanti conducevano l'inchiesta;
emblematica dell'atteggiamento parziale del magistrato originariamente affidatario del procedimento appare la circostanza secondo la quale, pur essendo la

Merante indagata in procedimento connesso e pur essendo stato acquisito agli atti dell'inchiesta il fascicolo delle indagini svolte dalla procura della Repubblica di Paola in relazione ad una serie di reati ipotizzati a carico della stessa Merante, il magistrato inquirente, a Catanzaro, proseguiva alla raccolta delle sue deposizioni testimoniali ad avviso dell'interrogante in aperta violazione di precise disposizioni normative. Si legge, infatti in sentenza a pagina 194: «...Al momento in cui si svolgevano le captazioni che di seguito vengono riportate, la Merante, non era soltanto la principale fonte d'accusa dell'indagine in corso le cui gravissime accuse dovevano essere rigorosamente riscontrate, ma era già iscritta nel registro degli indagati nell'ambito del procedimento penale n. 340/06 RGNR, i cui atti, già dal dicembre 2006 erano state acquisite al procedimento Why Not»;
scrive, ancora il Gup della sentenza a pagina 194: «quanto tutto questo sia lontano dal modello di indagini delineato dal codice di procedura penale è sin troppo chiaro e manifesto. Così come estremamente chiara e manifesta è, ad avviso di chi scrive, la necessità di valutare la rilevanza penale e disciplinare delle gravissime condotte tenute dal maresciallo Giuseppe Chiaravalloti nell'ambito dell'indagine Why Not condotte che, senza alcuna remora, hanno letteralmente inquinato la genuinità delle investigazioni gestite per il tramite della sua persona, inducendo un dubbio insuperabile sulla genuinità di alcune importanti dichiarazioni poste a base dell'impianto accusatorio»;
è evidente che il giudicante ha formulato una serie di accuse che coinvolgono la responsabilità di magistrati ed appartenenti alla forze dell'ordine che avrebbero, in difformità dalle norme che regolano l'attività investigativa, posto in essere condotte penalmente rilevanti con l'avallo, addirittura, del legale di fiducia della stessa Merante;
risulta, infatti, dalla lettura della sentenza, a pagina 194: «il giorno 24 novembre 2007, all'indomani dell'avocazione delle indagini, Merante Caterina veniva sentita presso gli uffici del Nucleo Operativo dei Carabinieri di Catanzaro dal PM, con l'assistenza, per finalità investigative, del Maresciallo Chiaravalloti Giuseppe (e con la partecipazione dell'avvocato Diddi)»;
dopo l'espletamento dell'atto di cui trattasi, la Merante, preoccupata dell'andamento della sua deposizione, chiedeva lumi al Chiaravalloti in ordine al risultato conseguito. Il Chiaravalloti, come si ricava dalle intercettazioni riportate a pag. 195, rispondeva facendo intendere che il magistrato inquirente «... era molto interessato e che l'interesse suo era prima di tutto la sua salvaguardia»;
testualmente riferiva il maresciallo: «...lui l'ho visto molto interessato, voglio dire... quindi visto che prendeva... cose, poi come hai capito l'interesse suo è prima di tutto salvaguardare te... quindi abbiamo anche parlato di quel discorso abbiamo riflettuto a lungo prima di fare un passo... hai capito?... cioè tu hai visto a me... quello, quello è il modo di lavorare che ho sempre fatto e io mi trovo a nozze in quella maniera, hai capito?... e devi essere preciso e poi fare i passi uno alla volta, hai capito?... senza andare... li abbiamo fatto un gran minestrone...»;
a pagina 196 della sentenza viene riportato il resoconto di un ulteriore accadimento di gravissimo significato. La Merante, sottoposta ad indagini dal PM di Paola, intendendo eludere quelle investigazioni, si rivolge al maresciallo Chiaravalloti al fine di trovare un escamotage rispetto alla comparizione già stabilita. Ebbene, quella comparizione venne elusa attraverso il compiacente intervento del maresciallo e la partecipazione, consapevole o non, del magistrato inquirente. La conversazione telefonica intercettata e trascritta in sentenza, sul punto, appare inequivoca: «allora... se è possibile se io venerdì venissi a testimoniare davanti al PM Bruni... Ok? mi fate una notifica ed io ovviamente sono impegnata con un'altra

autorità giudiziaria». La risposta non si fa attendere: «va bene, va bene ok, allora facciamo così, appena è.... Io ho la possibilità di chiamarlo, penso che non ci sono problemi appena riesce a chiamarmi io gli dico subito il fatto e ti do conferma per venerdì». Alle ore 17,45 dello stesso giorno il Chiaravalloti richiamava la Merante accordandosi con l'avvocato difensore di costei e discutendo con quest'ultimo della necessità di eliminare interferenze tra le attività investigative condotte da diverse procure. Alle ore 17,53 il Chiaravalloti comunicava alla Merante «... allora, tutto a posto, con le maniere un po' forzate si ottiene tutto. Sta andando il maggiore lì dal PG e sta venendo apposta per tutta la situazione»;
le intercettazioni telefoniche disposte ed eseguite dalla procura della Repubblica di Paola hanno consentito di verificare come il Chiaravalloti soleva informare in tempo reale la testimone d'accusa di tutte le attività investigative in corso. A pagina 197 del documento de quo, viene riportato il testo di una captazione dal tenore sconcertante: il maresciallo informava la Merante del fatto che: «stava prendendo un decreto nel quale aveva già inserito tutte le aziende ma che, per quanto riguardava i soggetti gli serviva la sua cosa in quanto, a suo giudizio, quelli già inseriti erano pochi e sicuramente c'era qualche altro che andava inserito»;
era, dunque, la Merante a segnalare all'investigatore la necessità di procedere ad effettuare perquisizioni e sequestri anche nei confronti di ulteriori soggetti non ricompresi tra quelli di cui all'elenco stilato dal carabiniere;
ancora, a quel che sembra, il maresciallo Chiaravalloti, insoddisfatto dell'esame testimoniale reso da tale Simona dinanzi al PG dottor Garbati, avrebbe ripetuto l'atto, questa volta in perfetta solitudine, dopo averlo concordato con diverso pubblico ministero, secondo l'opinione degli interroganti al fine evidente di allinearne il contenuto ai riferimenti della Merante;
i fatti rappresentati nella sentenza più volte citata consegnano un quadro a dir poco allarmante circa la complessiva condizione di illegalità che ha segnato l'attività investigativa nel procedimento Why Not;
è bene ricordare che l'inchiesta ha avuto, negli anni, risonanza nazionale in forza delle molteplici apparizioni del pubblico ministero dell'epoca Luigi De Magistris nel corso di «puntate dedicate» della trasmissione televisiva Annozero condotta dal giornalista Michele Santoro ed in virtù di una vera e propria «campagna di stampa» condotta da un gruppo di giornalisti e magistrati che ne hanno sostenuto la validità in modo aprioristico e strumentale perseguendo finalità ormai definitivamente individuate -:
se non intenda assumere, alla luce di quanto riportato in premessa, immediate iniziative ispettive ai fini dell'esercizio dei poteri di competenza.
(4-09212)

ZACCHERA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
i costi per la manutenzione degli edifici dei tribunali e per i servizi necessari al loro funzionamento (riscaldamento, telefoni, sicurezza e altro) sono sostenuti dai comuni ove essi hanno sede;
il Ministero provvede poi ad un parziale rimborso di queste spese purtroppo spesso con grande ritardo;
nel caso del tribunale di Verbania risulta che negli ultimi anni sia stato coperto solo circa l'80 per cento dei costi sostenuti e che comunque ad oggi sia stato saldato - in questa misura ridotta - solo il 2007, mentre restano scoperti in gran parte gli esercizi 2008 e 2009 ed integralmente il 2010, con l'accumularsi di un debito di circa 1.000.000 di euro;

tale somma è enorme per il bilancio del comune di Verbania e per la sua stabilità, oltre che per il rispetto del patto di stabilità -:
quali iniziative intenda intraprendere il Ministero per un sollecito pagamento degli importi arretrati dovuti al comune di Verbania.
(4-09217)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:

BINETTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la trasformazione in autostrada dell'attuale E45 nel tratto da Mestre a Civitavecchia costituisce priorità su cui il Governo e le regioni interessate Veneto, Toscana, Umbria e Lazio hanno preso impegni formali in modo da costituire un'alternativa valida all'attuale A1 che, di frequente, presenta problemi enormi, incidenti, file chilometriche e disservizi e non riesce più ad assorbire il traffico Nord-Sud al centro della penisola;
in particolare, il completamento del tratto della superstrada Viterbo-Civitavecchia costituisce oggi una priorità strategica per Umbria e Lazio a causa dei problemi gravi che si creano e che impediscono un fluire regolare del traffico sia pesante che turistico che dall'interno si sposta verso il Tirreno e viceversa, oggi costretto ad attraversare centri abitati e strade di campagna;
nello specifico, tale opera costituirebbe il collegamento diretto al mare delle province di Terni, Viterbo e Rieti con l'interporto di Orte, i cui lavori di realizzazione sono in fase di ultimazione, e di tutte le aree industriali - compresi i poli siderurgico e chimico ternano - con il porto di Civitavecchia, già dal 2008 diventato porto crocieristico del Mediterraneo;
il completamento di tale opera, inserita come prioritaria nel «patto di territorio» sottoscritto vari anni or sono dal Governo Berlusconi (agosto 2005) con gli enti locali, costituisce impegno formale e solenne oggi ancor più essenziale per la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro nel bacino industriale della provincia di Terni, occupati nei poli siderurgico-meccanico (AST Tyssen-Krupp ed indotto) ed in quello chimico (costituito da varie multinazionali), interessati da un processo di graduale deindustrializzazione-delocalizzazione verso altri Paesi anche a causa dei costi proibitivi dell'energia e del trasporto -:
ad oltre cinque anni dalla firma del patto di territorio, quale sia lo stato di attuazione del completamento della superstrada Viterbo-Civitavecchia, in particolare quali tratti siano conclusi, per quali tratti sia stato predisposto il progetto esecutivo e cantierabile, quali tratti siano stati finanziati dal CIPE ed in corso di appalto, ed entro quale data il Governo preveda di onorare quell'impegno solenne.
(4-09183)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato da Gianni Lannes sul www.italiaterranostra.it si apprende che in Sicilia, una superstrada 22 chilometri comporterà la distruzione del bosco della Ficuzza e cancellerà una preziosa area archeologica;
si tratta di uno dei luoghi più suggestivi dell'isola, dal 1991 riserva naturale, interessando anche una zona di protezione speciale e ben due aree siti di interesse comunitario, sicuramente il più vasto della Sicilia occidentale, dove è presente l'80 per cento delle specie animali, tra uccelli e fauna selvatica, è prevista la realizzazione di una strada a scorrimento veloce che soffocherà con milioni di metri cubi di asfalto, iniezioni di cemento armato ed

inquinamento a cielo aperto comportando nei 22 chilometri, la realizzazione di 11 viadotti, 12 cavalcavia, 2 ponti, 2 gallerie, svincoli a rotonda per oltre un milione di metri cubi di sbancamenti spezzettati furbescamente in 5 lotti che passano per ampi tratti all'interno del bosco; il bosco è una foresta di alberi longevi e in ottimo stato vegetativo che non è solo natura ma anche storia e cultura. Carla Quartarone, ordinario di urbanistica all'università di Palermo è perentoria: «I siti archeologici sulla Montagna Grande, la reggia di Ficuzza, le chiese, i conventi, le masserie, gli insediamenti rurali sono tutti beni culturali che derivano il loro maggior valore dall'essere immersi discretamente in un ambiente dove prevalgono ancora i segni della natura e quelli antropici aderiscono a questa. Questa superstrada superflua e inopportuna spazzerà via tutto». Secondo l'architetto «il progetto di "ammodernamento" della strada statale 118, è in contraddizione con il Piano regolatore generale del Comune, non soltanto perché tale modifica non è prevista in termini di occupazione di suolo e destinazione d'uso, ma soprattutto perché contraddice la valorizzazione del patrimonio culturale e storico e la salvaguardia del paesaggio agricolo e boschivo, assunti come risorse sulle quali fondare un possibile sviluppo sociale e produttivo del territorio corleonese»;
solo cinque anni fa l'operazione costava 98 milioni di euro ma la spesa attualmente è lievitata a 300 milioni, e non si arresta gonfiandosi sempre più;
veti incrociati sono piovuti anche da soprintendenza e Guardia forestale, che hanno bocciato quattro dei cinque lotti in cui è suddiviso il progetto per incompatibilità ambientali e archeologico-paesistiche;
in virtù di tali impedimenti l'Anas ha chiesto e ottenuto (con una serie di prescrizioni), il nulla osta solo per il terzo lotto, cioè quello esterno alle due aree protette. I lavori sono stati consegnati il 16 luglio 2008 all'associazione temporanea d'imprese Tecnis spa - Cogip srl - Si.ge.nco spa, di Tremestieri Etneo, in provincia di Catania, per l'importo contrattuale di 18.788.207,00 di euro;
l'ultimazione era prevista per il 7 novembre 2009;
nel luglio 2010, è stato inaugurato il terzo lotto con la partecipazione del Ministro, del presidente del Senato, presidente della provincia, vertici Anas e sindaci i quali hanno inaugurato meno di sei chilometri di strada. A fronte di un tracciato Corleone-Marineo di circa 30 chilometri, a cui dev'essere aggiunto - per completezza - il tratto Marineo-Bolognetta;
ha parlato di strada, ma si trattava di un piccolo lotto. Lo stesso vale per il presidente Avanti. E gli altri quattro lotti;
secondo quanto riferito dal direttore regionale Ugo Dibbennardo, l'Anas (ce l'ha riferito) deve ancora completare i progetti esecutivi. E poi provare ad acquisire i prescritti pareri della soprintendenza al territorio e ambiente e dell'azienda foreste demaniali, mentre il sindaco di Marineo, Franco Ribaldo chiede di convocare una conferenza di servizio, per mettere attorno allo stesso tavolo gli enti interessati ad esprimere i pareri sui progetti ancora in corso, per accelerare le procedure;
quest'opera pubblica secondo gli interroganti non è altro che la riesumazione di un discutibile progetto della Democrazia cristiana risalente agli anni '70, quelli di Lima e del sacco di Palermo: l'«adeguamento» della statale 118 da Marineo a Corleone. L'Anas rilancia addirittura con un altro progetto nella stessa area: il bypass di Marineo, 7,7 chilometri di viadotti e gallerie che solcano pregevoli aree archeologiche, per un costo di 160 milioni di euro;
per sottrarre l'entroterra palermitano dal temibile «isolamento» - l'area che statistiche ufficiali alla mano presenta la maggiore densità stradale dell'isola - di cui parlano i fautori, un'alternativa ecosostenibile esiste: una bretella di collegamento tra il Corleonese e la veloce Palermo-Sciacca nel tratto tra Corleone e Roccamena. Solo 15 chilometri di tracciato con un impatto ambientale quasi nullo. Tempo di percorrenza 42 minuti, 8 in

meno rispetto al tempo necessario utile a percorrere la superstrada ideata dall'Anas -:
se il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sia al corrente di quanto riferito in premessa e se non ritenga di assumere iniziative per fermare l'opera;
se sia in corso di valutazione l'alternativa ecosostenibile della bretella di collegamento tra il Corleonese e la veloce Palermo-Sciacca, nel tratto tra Corleone e Roccamena;
se il Ministro dell'economia e delle finanze sia al corrente dei costi dell'opera e se non ritenga di riconsiderare il finanziamento della stessa.
(4-09206)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:

AMICI e TEMPESTINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nell'ambito dell'«Operazione Underwood» la divisione anticrimine e la squadra mobile della questura di Latina hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di circa 30 milioni di euro appartenenti alla famiglia dell'imprenditore Salvatore Di Maio;
secondo quanto riferito dalla stessa questura, il provvedimento preventivo rientra nell'ambito delle indagini per il coinvolgimento della famiglia Di Maio con le organizzazioni criminali campane, tra cui il clan Cava di Quindici (AV);
da tempo Salvatore Di Maio era sotto indagine della DDA di Napoli che ha accertato come tutto il complesso immobiliare posto sotto sequestro, intestato alla società «Clama srl» di cui il Di Maio è amministratore unico, appartenga in realtà allo stesso clan Cava;
le misure patrimoniali sono state emesse nei riguardi di Salvatore Di Maio e di tutta la sua famiglia, compresa la figlia dell'imprenditore Rosa Di Maio che è anche consigliere comunale a Sabaudia;
Rosa Di Maio risulta essere intestataria del dei beni sequestrati e amministratore unico di due società;
sempre a seguito delle indagini dell'antimafia, lo scorso novembre la Guardia di finanza di Latina e il gli agenti del Nipaf hanno sequestrato cinque locali e le relative attività commerciali, nel centro di Sabaudia, in un edificio di proprietà della regione Lazio affittato ad una delle società in cui Rosa Di Maio figura come amministratore unico, con l'accusa di mutazione, usurpazione e abusivismo -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto espresso in premessa;
quali iniziative intenda porre in essere al fine di accertare se ricorrano pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nel comune di Sabaudia e stabilire la necessaria trasparenza dell'amministrazione locale.
(5-03674)

Interrogazioni a risposta scritta:

LO MORO, OCCHIUTO e ANGELA NAPOLI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Gioia Tauro, comune di circa 18.600 abitanti nella provincia di Reggio Calabria, è di recente uscito dalla fase di commissariamento seguita al decreto di scioglimento del consiglio comunale per «accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata» del 24 aprile 2008;
a seguito delle elezioni amministrative del 12 aprile 2010, si è insediata una nuova amministrazione, guidata dal sindaco, Renato Bellafiore;
l'amministrazione comunale, che opera in un contesto assai complicato, sta incontrando gravi difficoltà per problemi di tesoreria. Il contratto relativo a tale servizio, infatti, è scaduto nel mese di dicembre 2009, ma, nonostante la commissione straordinaria prefettizia abbia indetto ben due procedure di gara, entrambe

hanno avuto esito negativo. Dopo l'insediamento della nuova amministrazione, inoltre, sono state espletate altre due procedure con lo stesso esito;
il rapporto in essere con la Banca popolare del Mezzogiorno è stato più volte prorogato, di trimestre in trimestre. Da ultimo, a partire dal mese di luglio 2010, l'Istituto di credito ha comunicato la sospensione unilateralmente dell'anticipazione di cassa, mettendo in gravi difficoltà l'amministrazione comunale nel pagamento dello stipendio ai dipendenti e nell'erogazione di servizi di primaria importanza;
l'amministrazione, che ha contestato il comportamento dell'Istituto bancario, si è data da fare interpellando gli istituti bancari presenti sul territorio e chiedendo l'intervento del prefetto di Reggio Calabria;
non sembra, tra l'altro, che la situazione economica del comune di Gioia Tauro giustifichi i dinieghi e le difficoltà finora incontrate;
non può essere indifferente, nella valutazione delle difficoltà del comune di Gioia Tauro, la circostanza che trattasi di comune sciolto per infiltrazioni mafiose per ben due volte ed appena uscito dal secondo commissariamento, con conseguente necessità di una particolare vigilanza da parte del Ministero dell'interno;
gli attuali amministratori, tra l'altro, da aprile in poi, sono stati destinatari di intimidazioni e attentati quali due lettere minatorie al sindaco e più atti incendiari dolosi allo stesso e ad altri membri della giunta;
è evidente che le difficoltà di tesoreria, se non risolte con urgenza, compromettono il regolare svolgimento dell'attività amministrativa, mettendo a repentaglio l'agibilità democratica in un territorio debole che ha molto bisogno di riferimenti e garanzie istituzionali;
da sottolineare la circostanza, di particolare gravità, che il mandato di pagamento relativo agli stipendi dei dipendenti comunali per il mese di ottobre 2010, emesso tempestivamente dall'amministrazione, è stato rifiutato e restituito inevaso dall'Istituto tesoriere -:
se e come il Governo ritenga di poter intervenire, anche con provvedimenti di necessità e urgenza, per far fronte all'emergenza descritta in premessa, in modo tale da garantire il corretto svolgimento dell'attività amministrativa ed in particolare il pagamento degli stipendi del corrente mese di ottobre ai dipendenti.
(4-09179)

FIANO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
risulterebbe da notizie di stampa l'esaurimento di copertura finanziaria per l'acquisto di carburante in natura o tramite fuel-card per i veicoli in servizio di polizia dipendenti dall'autocentro di Milano;
a tale proposito, gli uffici dipendenti dal servizio tecnico-logistico locale starebbero invitando alcuni questori a fare rifornimento di carburante solo alle auto addette al controllo del territorio;
tali indicazioni riguarderebbero quindi gli uffici di volanti, squadre mobili e Digos, compartimenti della polizia stradale, il reparto mobile di Milano, e in generale tutte le strutture della Lombardia i cui i veicoli ricadono sotto la gestione di quell'autocentro;
inoltre diversi uffici di polizia sarebbero stati costretti a fermare l'accompagnamento dei cittadini extracomunitari clandestini per mancanza di fondi per il pagamento delle missioni;
di quanto sopra descritto esisterebbero prove documentali come pubblicato dal quotidiano La Repubblica nell'edizione milanese di venerdì 22 ottobre 2010 e come denunciato dalla sezione milanese del sindacato di polizia Siulp e nello stesso articolo del quotidiano -:

se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;
se questa condizione sia riscontrabile in altre regioni del Paese ed in quali;
quale sia l'attuale situazione di copertura finanziaria del dipartimento di polizia per il rifornimento di carburante per i mezzi operativi;
quali provvedimenti il Ministro intenda attuare per risolvere tale situazione.
(4-09180)

GIRLANDA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 20 ottobre 2010, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Confederazione autonoma sindacale di Polizia di Terni, è stato denunciato il rischio di infiltrazioni mafiose nella città a seguito della trasformazione della locale casa circondariale in carcere 41-bis, sottolineando la sottovalutazione del problema da parte del Ministero dell'interno;
gli esponenti sindacali hanno lamentato la carenza dell'organico, attualmente composto da 210 unità relativamente alla questura di Terni, e la mancanza di reintegro di personale a seguito del pensionamento di quattro unità nel 2010 e di altre cinque previste per il 2011, per le quali sarebbe stata prevista una sola unità in reintegrazione;
gli effetti dei tagli operati in finanziaria porterebbero, secondo i suddetti esponenti sindacali, ad una pesante riduzione in fatto di armamenti, con ripercussioni sia sulla sicurezza urbana che su quella stradale, evidenziando la necessità di raggiungere un organico compreso tra le 250 e le 270 unità -:
se la città di Terni corra il rischio di infiltrazioni mafiose a causa dell'indotto dei familiari dei detenuti 41-bis e se ci sino già state segnalazioni in questo senso;
se quanto dichiarato dagli esponenti sindacali riguardo la sottovalutazione delle situazione della sicurezza e delle necessità organiche ed strumentali della questura di Terni risponderà al vero e se siano in previsione iniziative in proposito, soprattutto.in riferimento al reintegro dell'organico.
(4-09195)

BRAGANTINI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in una lettera indirizzata all'interrogante, il signor Vito Antonio Sigrisi, sovraintendente presso l'aeroporto Valerio Catullo di Verona, servizi di vigilanza, ha illustrato i disagi che sta subendo a causa delle vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto come testimone nel procedimento ex articoli 43 e 44 del decreto legislativo n. 286 del 1998, discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, promosso dal signor Sukhdev Singh;
stando a quanto riportato dagli organi di stampa, il 7 ottobre 2008 all'aeroporto Catullo di Verona, al signor Sukhdev Singh cittadino di religione sikh, nella fase dei rituali controlli di sicurezza per l'accesso alla zona sterile dell'aeroporto, è stato chiesto dai pubblici ufficiali della ronda dei servizi di vigilanza, di togliersi il copricapo (turbante) al fine di poter accertare che non celasse oggetti pericolosi per l'incolumità dei passeggeri. Il signor Sukhdev Singh, opponendo rifiuto alla richiesta avanzata dagli ufficiali di pubblica sicurezza, ha generato in sostanza una volontaria rinuncia al volo;
il personale aeroportuale dei servizi di vigilanza ha agito seguendo le normali procedure codificate dal programma nazionale di sicurezza, al fine proprio di garantire la sicurezza del volo e dei passeggeri trasportati;
il sikhismo, un movimento religioso nato agli inizi del XVI secolo nel Punjab, prevede nei suoi precetti religiosi alcuni irrinunciabili simboli di fede esteriori come il turbante, il piccolo pugnale rituale, il pettine e il bracciale di acciaio;

l'espressione degli appartenenti alla religione sikh che si manifesta nel precetto di indossare determinati indumenti causa spesso problemi, a quanto consta all'interrogante, sotto il profilo della compatibilità con le norme dell'ordinamento giuridico;
la libertà religiosa, di credenza e di coscienza è un diritto inviolabile consolidato nella cultura del popolo italiano e riconosciuto in modo inequivocabile dal combinato disposto degli articoli 3, 8, 19 e 20 della Costituzione;
l'ordinamento giuridico interno è sottoposto, inoltre, al rispetto dei vincoli posti dalla legislazione sovranazionale europea, dovendosi confrontare in particolare con la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che forniscono ulteriori elementi in materia di diritti fondamentali della persona ed eventuali restrizioni. In tal senso, la libertà di vestire può riferirsi a due diritti garantiti dagli strumenti internazionali: il diritto al rispetto della vita privata e la libertà di espressione religiosa, definita molto accuratamente in sede internazionale come la libertà di manifestare la propria religione, individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, le pratiche e l'osservanza dei riti. Tale forma di libertà è quindi molto forte e non sembra poter essere derogata da norme eccessivamente restrittive. Le persone che indossano indumenti possono trovarsi in due diversi ambiti, afferenti rispettivamente alla sfera della vita privata o alla dimensione pubblica;
l'area degli imperativi di sicurezza pubblica si realizza quando una persona lascia la sua vita privata ed instaura dei rapporti giuridici con terzi o con l'autorità pubblica o con soggetti privati;
il commissario europeo Antonio Vitorino, in data 25 ottobre 2002, ha fatto notare che, nel fissare direttive specifiche nell'uso di accessori d'abbigliamento, quali i turbanti portati dai Sikh, «gli Stati membri devono trovare un giusto equilibrio tra le legittime esigenze in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza ed il diritto di libertà religiosa» dal momento che «tale diritto è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU), ratificata da tutti gli Stati membri» -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano adottare per far sì che il rispetto della libertà di espressione religiosa si concili con l'esigenza della garanzia dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini.
(4-09198)

PICIERNO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'Agenzia del demanio, con atto prot. n. 36469 del 24 ottobre 2003, ha trasferito nel patrimonio indisponibile del comune di Teano, per essere destinati a finalità sociali, un insieme di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata ubicati sul territorio comunale;
con deliberazione n. 05 del 5 febbraio 2004, il consiglio comunale di Teano: ha preso atto del decreto del direttore centrale del demanio; ha deciso, come da richiesta del demanio e nulla osta della prefettura di Caserta, di dare in concessione gli stessi all'associazione ONLUS «Acli Terra di Benevento»; ha approvato il relativo schema di convenzione, sottoscritta dalle parti in data 25 marzo 2004;
sulla scorta della nota del 7 aprile 2009 n. 678 del commissario di Governo per i beni confiscati alle organizzazioni criminali, l'Agenzia del demanio-direzione beni confiscati comunicava, tra gli altri al comune di Teano un provvedimento di revoca degli atti di assegnazione dei beni confiscati che veniva riferita, con successiva nota chiarificatrice, esclusivamente alla revoca dell'assegnazione dei beni confiscati all'associazione ACLI Terra di Benevento,

fermo restando il già avvenuto trasferimento dei cespiti al patrimonio indisponibile del comune di Teano;
con la deliberazione di giunta comunale n. 186 del 2009 i beni in questione venivano assegnati provvisoriamente e, comunque, fino al 31 dicembre 2009, in gestione all'associazione Libera, in attesa di una definitiva assegnazione ad una nuova cooperativa sociale costituita giusta protocollo d'intesa approvato con lo stesso atto citato, denominato «Simboli e risorse di comunità libere Le terre di Don Peppe Diana-Libera Terra»;
da un sopralluogo dell'associazione Libera, supportati dal locale comando di polizia municipale, in data 24 luglio 2010, risulta al 31 luglio 2009 che alcuni beni sono ancora utilizzati, nonostante la rinuncia di Acli Terra di Benevento e la revoca dell'assegnazione da parte del demanio e del comune, «... dal signor Cerullo Luigi»;
il comune, in data 4 agosto 2009 nota prot. n. 442/UL/2009, ha chiesto la costituzione di un tavolo tecnico alla prefettura per valutare la situazione e «...dare alla stessa una soluzione legittima e condivisa dagli organi di controllo»;
tuttavia, è emerso - da contatti con gli uffici della stessa Prefettura - che occorreva urgentemente liberare i terreni dall'occupazione e ripristinare le condizioni logistiche per l'utilizzo immediato degli stessi;
dalle informazioni assunte dal locale comando di polizia municipale, è risultato che effettivamente il signor Luigi Cerullo gestisce beni confiscati alla camorra e assegnati al patrimonio indisponibile del comune a seguito di rapporti contrattuali intrattenuti con il precedente gestore signor Gaetano Manna;
il consiglio comunale, giusta deliberazione n. 66 del 18 dicembre 2009: ha preso atto della revoca della gestione ad Acli Terra di Benevento, richiamata in premessa; ha preso atto del protocollo d'intesa denominato «Simboli e risorse di comunità libere Le terre di Don Peppe Diana-Libera Terra», approvato con deliberazione di G.C. n. 186 cit; ha deciso che, sgombrati da persone e cose, i beni attualmente ancora gestiti sine titulo da persone che avevano sottoscritto contratti con l'ex concessionaria ACLI Terra di Benevento, dovrà essere elaborato d'intesa con l'Associazione Libera un piano di utilizzo agricolo, un programma occupazionale ed un piano di educazione all'ambiente ed alla legalità;
il signor Luigi Cerullo è stato in generale informato in merito alla sua posizione assunta nel contesto suddetto, prima da Libera e da un agente di PM, poi dalla locale stazione dei carabinieri e, ancora, dal comando di PM di Teano;
con la nota comunale prot. n. 35215 del 23 novembre 2009, è stato notificato al signor Luigi Cerullo l'avviso di avvio del procedimento di sgombero ex articolo 7 della legge n. 241 del 1990 e successive modificazioni e integrazioni, notificato allo stesso in data 9 dicembre 2009;
è pervenuta all'attenzione del comune la controdeduzione del signor Luigi Cerullo, a firma congiunta dell'avvocato Lucio Majorana, protocollo generale del comune n. 192 del 5 gennaio 2010, avente ad oggetto: «riscontro comunicazione avvio del procedimento di sgombero, protocollo generale del comune n. 35215/09»:
trattasi di beni confiscati ex articolo 2-ter della legge n. 575/1965, introdotto con la legge n. 646 del 1982, alla criminalità organizzata, trasferiti nel patrimonio indisponibile del comune di Teano godendo di forme di tutela simili a quelle previste per i beni demaniali necessari, tanto che non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalla legge n. 109 del 1996;
il comune può solo: amministrarli direttamente (sempre con le medesime finalità); assegnarli in concessione a titolo gratuito a comunità, enti, associazioni di volontariato, e altri;

pertanto, occorre ripristinare immediatamente lo scopo sociale e produttivo vincolato dei beni sequestrati nei modi consentiti;
l'uso e il godimento degli immobili da parte del signor Luigi Cerullo, sono da considerare - dopo la revoca dell'assegnazione ad Acli Terra di Benevento e dopo l'assegnazione degli stessi in gestione all'associazione Libera - sine titulo e il protrarsi dell'occupazione dei suddetti beni li sottrae, di fatto e di diritto, dalla fruibilità collettiva alla quale sono indissolubilmente destinati;
ai sensi dell'articolo 823, comma secondo, codice civile, il potere di autotutela spetta all'autorità amministrativa, in alternativa ai mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso, in relazione ai beni demaniali ed ai beni patrimoniali indisponibili, assimilati ai primi (TAR Napoli, sezione VII, 6 dicembre 2006/05 gennaio 2007, n. 67);
nella specie, trattasi, appunto, di beni patrimoniali indisponibili, con finalità sociale e produttiva vincolata;
la persistenza del signor Luigi Cerullo nella gestione di tali beni, spezza il citato vincolo finalistico - quanto il bene viene sottratto alla sua destinazione d'interesse sociale e produttiva - e si struttura come occupazione abusiva non corrispondente all'esercizio di alcun legittimo diritto di godimento;
è proprio la confisca (anche prescindendo dall'eventuale acquisto della proprietà a titolo originario) e la successiva collocazione del bene nel patrimonio indisponibile dell'ente con la destinazione sociale attribuita per legge a rendere incompatibile ogni contratto di diritto privato sul bene in questione;
il comune di Teano ha deliberato un'ingiunzione di sgombero al signor Luigi Cerullo, attraverso l'ordinanza n. 09/2010 - reg. generale del 28 gennaio 2010, avente per oggetto: «Occupazione sine titulo di beni confiscati alla camorra incardinati nel patrimonio indisponibile del Comune - Ordinanza di sgombero», di tutti i terreni facenti parte del patrimonio indisponibile del comune occupati sine titulo e comunque entro e non oltre il termine di sette giorni dalla notifica dell'ordinanza, preavvertendo che in mancanza di spontaneo rilascio si procederà alla esecuzione coatta, entro il termine indicato, senza alcuna successiva comunicazione;
in seguito all'ordinanza di sfratto il signor Cerullo ha proceduto alla presentazione di due differenti ricorsi: il primo presso il Tar Campania, avente ad oggetto la legittimità amministrativa dell'ordinanza di sfratto; il secondo presso la sezione agraria del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che contesta nel merito la procedura di sfratto attuata, non conforme a quanto previsto per legge sui fitti agricoli;
attualmente l'esame del ricorso al Tar è stato rinviato ad altra data, mentre per quanto riguarda il secondo ricorso, quello presso la sezione agraria, un provvedimento del collegio cautelare ha sospeso lo sgombero fino al raggiungimento di un giudizio di merito; l'ultima udienza, prevista per il 22 settembre 2010, è stata rinviata causa assenza del relatore al 27 ottobre 2010;
con l'approvazione della normativa che istituisce l'Agenzia nazionale per i beni confiscati (decreto-legge 4 febbraio 2010, n. 4) sono state introdotte regole precise per la gestione e la confisca dei beni alla criminalità organizzata e si è incaricato un ente unico dei compiti che prima ricadevano sulle amministrazioni comunali;
in seguito all'approvazione della legge sopracitata, il comune di Teano ha realizzato un incontro presso la prefettura, in data 23 luglio 2010, per trasmettere tutte le informazioni relative al caso in oggetto della presente interrogazione e chiedere all'Agenzia preposta di incaricarsi di risolvere la situazione venutasi a creare -:
quali iniziative intenda assumere per assicurare che si possa risolvere celermente

e nel pieno rispetto della normativa vigente la vicenda di cui in premessa, sollevando il comune di Teano da competenze che oggi spettano all'Agenzia nazionale per i beni confiscati, la quale, per rispetto della finalità sociale della destinazione di tali beni, dovrebbe procedere con urgenza a rendere effettivo lo sfratto del signor Cerullo e a riaffidare all'associazione Libera la proprietà citata.
(4-09199)

STRIZZOLO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con i provvedimenti finanziari adottati dal Governo negli anni 2008-2009 e 2010, sono stati ridotti in maniera drastica i finanziamenti per il comparto della sicurezza;
soltanto dopo ampie e condivise rimostranze da parte di molte forze politiche e dei rappresentanti sindacali delle forze dell'ordine, il Governo ha provveduto a riassegnare - per una parte - fondi che erano stati tagliati anche per le spese di mero funzionamento delle strutture e dei mezzi del comparto sicurezza;
come diretta conseguenza dei tagli, ad avviso dell'interrogante, indiscriminati, apportati dal Governo, da varie parti del Paese, in queste settimane, giungono notizie di gravi difficoltà negli approvvigionamenti di carburante per i mezzi delle forze di polizia, con l'esaurimento di scorte e di risorse, notizie riportate sugli organi di informazione (ad esempio, Messaggero Veneto, edizione di Pordenone, pagina 5 del 27 ottobre 2010);
tale situazione, oltre che provocare grave nocumento ad un'adeguata e tempestiva azione delle forze dell'ordine in tema di sicurezza e di prevenzione, determina anche un'ulteriore caduta di immagine e di credibilità per le istituzioni e alimenta ancor di più la sfiducia e l'insicurezza fra i cittadini -:
quali iniziative immediate il Ministro interrogato intenda porre in essere per assicurare alle forze dell'ordine, ed in particolare alla polizia di Stato, i mezzi e le risorse per consentire un adeguato assolvimento del loro importante compito di tutela della sicurezza dei cittadini e di contrasto alla criminalità.
(4-09201)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
da un articolo di Antonio Mazzeo pubblicato sul sito www.italiaterranostra.it si legge che tra qualche mese la marina militare statunitense abbandonerà definitivamente il «Residence degli aranci» di Mineo (Catania), il complesso di 25 ettari e 404 villette occupato dal personale in forza alla base di Sigonella da circa dieci anni perché sarebbe sovradimensionata per le reali necessità abitative ed in considerazione della prevista riduzione del numero dei militari e dei loro familiari a Sigonella che è la principale base aeronavale USA in tutto il Mediterraneo;
però secondo gli esponenti della campagna per la smilitarizzazione di Sigonella: «Gli unici tagli ufficiali sono quelli relativi al personale civile statunitense e italiano che opera all'interno dell'infrastruttura militare. E si tratta comunque di numeri irrilevanti, appena 44 unità per gli americani», perché secondo il portavoce della campagna, Alfonso Di Stefano vi sarebbe invece un'espansione delle funzioni strategiche ed operative di Sigonella e delle altre basi USA in Sicilia che inevitabilmente darà nuovo impulso alla crescita dei numero dei militari;
in effetti dalla lettura delle schede allegate al piano finanziario 2007 dei Military Construction and Family Housing Programs, emerge che entro la fine del 2012 il personale dell'US Navy raggiungerà a Sigonella le 4.327 unità, contro le 4.097 esistenti il 30 settembre 2005. C'è poi da aggiungere il centinaio di operatori, tra

militari dell'US Air Force e tecnici della società contractor, giunti in Sicilia per il funzionamento dei Global Hawk, gli aerei senza pilota destinati alle operazioni di guerra in Africa e Medio oriente. Il Ministro della difesa La Russa ha poi annunciato che per l'attivazione della nuova supercentrale di spionaggio AGS della NATO, giungeranno entro due anni a Sigonella «800 uomini con le rispettive famiglie»;
in realtà il ritiro annunciato da Mineo appare più una fuga verso lidi migliori, verso aree più gradevoli dal punto di vista paesaggistico e naturale e meno distanti dallo scalo aeroportuale. Riparte così nelle province di Catania e Siracusa la corsa all'oro americano, con amministratori locali, imprenditori e consorterie lobbistiche a farsi la guerra per convincere l'US Navy ad insediare villaggi e residence a «casa loro». Secondo quanto emerso tre anni fa, più di una decina di progetti sarebbero stati approvati dai consigli comunali di Belpasso, Mascalucia, Motta Sant'Anastasia, Lentini, Ramacca, e altri per insediare complessi «chiusi ad uso collettivo» per i militari di Sigonella;
«si tratta spesso di mere operazioni speculative che sottraggono pregevoli aree agricole alle loro funzioni produttive e occupazionali», spiegano gli attivisti della campagna per la smilitarizzazione. «Per gli amministratori l'importante è non farsi trovare impreparati quando uscirà il "bando" per gli alloggi da dare in leasing ai militari della grande base. L'iter è sempre lo stesso: una società privata fa la proposta al Comune per cambiare la destinazione d'uso dei terreni; il Consiglio vota la variante in tempi record; l'Assessorato regionale approva in via definitiva. Dietro il paravento dei residence per i militari si creano vere e proprie corsie preferenziali che bypassano piani regolatori e legittimano improponibili cubature. Male che va nuovi e vecchi cavalieri si ritroveranno in mano fondi ed immobili che hanno quintuplicato il loro valore senza sforzo alcuno»;
in pole position nella gara per accaparrarsi dollari e affitti c'e sicuramente Motta Sant'Anastasia, comune di 11 mila abitanti ai piedi dell'Etna. «Da anni siamo in ottimi rapporti con i vertici di US Navy», commentava qualche tempo fa l'allora sindaco Nino Santagati. «A Motta vivono già 750 americani, perfettamente integrati con i nostri concittadini. Tanto e vero che da tempo abbiamo identificato non una, ma cinque aree dove potrà sorgere il nuovo villaggio per Sigonella». Nel 1999, in meno di un mese, il consiglio comunale ha approvato tre progetti di variante, destinando le aree agricole a «residenze temporanee» per i militari. Complessivamente è stata offerta all'US Navy una superficie di 329.063 metri quadri, con «una densità territoriale di 85 abitanti per ettaro e una dotazione di 100 metri cubi pro-capite» che, conti alla mano, fa 2.805 possibili residenti e 280.500 metri cubi di cemento. Alla regione nessuno ha avuto nulla da ridire, anzi, tutte e tre le varianti sono state particolarmente apprezzate perché - come si legge nei decreti di approvazione (anno 2001) - «la vicinanza del territorio comunale di Motta Sant'Anastasia a Sigonella attribuisce allo stesso una spiccata attitudine ad accogliere strutture organizzate e servizi da destinare al personale della base»;
il primo dei progetti è stato avanzato dalla società Holding Investment e riguarda un'area di 16,4 ettari di contrada Policara, in prossimità del torrente San Nicola. Il secondo, su richiesta della ditta Scuderi Giovanni, interessa 4,7 ettari di contrada Mustazzo. Il terzo progetto, 11,8 ettari in contrada Ramusa, vede la firma dell'impresa di costruzioni La.Ra. di Motta Sant'Anastasia, società posta sotto amministrazione controllata nel dicembre 1997 dal tribunale di Catania e definitivamente confiscata nell'ottobre 2000 perché appartenuta a personaggi legati al clan di Benedetto «Nitto» Santapaola, ras mafioso della Sicilia orientale. Negli anni '90 la La.Ra. ha operato in regime semi-monopolista nella prestazione e gestione di numerosi servizi all'interno della base di

Sigonella. I contratti del dipartimento della difesa sono arrivati anche dopo la tempesta giudiziaria e nel periodo compreso tra il 2002 e il 2008 la La.Ra. ha ricevuto da Washington 6 milioni e 355 mila dollari per l'esecuzione di opere, studi geotecnici, servizi di manutenzione e riparazione e altro. Lo scorso anno, con la Gemmo Spa di Vicenza e la Del-Jec Inc., uno dei colossi dei complesso militare industriale e nucleare statunitense, la La.Ra. ha dato vita al consorzio «Team Bos Sigonella» che si è aggiudicato una commessa di 16 milioni di dollari (e l'opzione sino a 96 milioni in caso di proroga del contratto) per il «trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie» e la «gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti» nelle basi di Sigonella, Augusta, Niscemi e Marza-Pachino. Dalla visura catastale, risultano alla guida della società di Motta, l'avvocato Teodoro Perna e il commercialista Giuseppe Giuffrida, amministratori giudiziari e/o liquidatori di altre società appartenute a imprenditori in odor di mafia operanti a Sigonella (Beton Conter, Bosco Etneo, Impredil, La Mastra Carmelo). I due professionisti sono stati pure amministratori giudiziari dei beni e delle aziende confiscate alla famiglia Riela di Misterbianco, per anni leader incontrastata nella gestione dei trasporti e della logistica in Sicilia;
il programma più ambizioso d'insediamento di un villaggio per l'US Navy è tuttavia quello approvato a Lentini nell'aprile 2006 dall'allora giunta di centrosinistra. Esso prevede «mille casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell'alloggio definitivo, attrezzature per l'istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi» al posto dei floridi agrumeti delle contrade Xirumi, Cappellina e Tirirò, nelle vicinanze del Biviere di Lentini, sito di interesse comunitario (Sic) e zona di protezione speciale (ZPS) della provincia regionale di Siracusa. Stando al progetto, in un'area complessiva di 91,49 ettari dovrebbero sorgere costruzioni per un volume di 670.000 metri cubi, capaci di ospitare sino a 6.800 cittadini statunitensi. A presentare il piano ci ha pensato stavolta la Scirumi Srl, società con sede a Catania in via XX Settembre, 42, presso lo studio del professore Gaetano Siciliano, presidente onorario della Fondazione dottori commercialisti Sicilia, già presidente dell'ordine dei commercialisti e del collegio dei revisori dei conti del comune di Catania. Anche Siciliano ha ricoperto la carica di amministratore del Riela Group di Misterbianco, solo che nel 2003 dovette rinunciare al mandato perché raggiunto da condanna in primo grado per peculato. Si era auto-liquidato un compenso di 381 mila euro come amministratore dell'azienda;
principale azionista della Scirumi Srl è l'Impresa Costruzioni Maltauro di Vicenza, altra grande contractor delle forze armate USA in Italia. La Maltauro, in particolare, ha realizzato un centro d'intrattenimento per il personale militare e diversi uffici amministrativi nella caserma Ederle di Vicenza. Nella base aerea di Aviano (Pordenone), la società ha realizzato un complesso ricreativo ed alcuni edifici per l'US Air Force; inoltre ha ristrutturato tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare;
tra i soci della società Scirumi per il residence di Lentini compare inoltre la Cappellina Srl, società nella titolarità della famiglia di Mario Ciancio Sanfilippo, l'onnipotente editore-imprenditore di Catania, già alla guida della Fieg (la Federazione degli editori di testate giornalistiche), proprietario del quotidiano La Sicilia ed azionista degli altri quotidiani e di buona parte delle emittenti radiotelevisive che operano nell'isola. A lui erano intestati una parte dei terreni venduti alla Scirumi per complessivi 10 miliardi e 800 milioni di vecchie lire. Una parte, perché gli altri fondi appartenevano alla Sater società agricola turistica Etna riviera, anch'essa nella disponibilità di Mario Ciancio, della moglie Valeria Guarnaccia e dei figli Domenico e Rosa Emanuela. La Sater condivide

la stessa sede della Cappellina (via Pietro dell'Ova 51, Catania) e finanche l'amministratore, l'anziano avvocato Francesco Garozzo, presente in altre operazioni finanziarie del gruppo Ciancio. Uno dei figli del legale, Carmelo Garozzo, è membro del Consiglio di amministrazione della Scirumi; altro Garozzo, l'ingegnere Rosario (già direttore generale del Comune di Adrano) è invece uno dei progettisti del complesso destinato ai militari di Sigonella. Gli altri due progettisti sono invece Antonio Leonardi, dirigente A.U.S.L. 3 di Catania e presidente dell'Associazione nazionale ingegneri della sicurezza e l'architetto Matteo Zapparrata, già capodipartimento della provincia regionale di Catania (settore programmazione opere pubbliche ed urbanistiche) con i presidenti Musumeci, Lombardo e Castiglione e commissario straordinario del Consorzio per le autostrade siciliane dal 2008 all'agosto 2010;
a rendere alle forze armate USA particolarmente gradita l'ipotesi Lentini, la facile accessibilità dell'area alle strade statali 417 Catania-Gela e 385 Catania-Caltagirone, la vicinanza alla base di Sigonella (12 chilometri) e soprattutto lo straordinario scenario naturale del luogo. Il comune di Lentini in sede di approvazione della variante al Piano regolatore generale ha inoltre prescritto che in sede di convenzione tra il Governo USA e la società proponente vengano realizzate «opere che rendano facilmente fruibile» il lago di Lentini. Ovvia previsione un'altra colata di cemento, con complessi alberghieri, campi da golf e porticcioli ad uso semi-esclusivo delle forze armate USA;
tutta l'operazione «Scirumi» è stata viziata dall'inizio da una serie di errori, di violazioni e di omissioni che duramente confliggono con la moralità, la trasparenza e le leggi, hanno denunciato il Centro studi territoriali Ddisa, I Verdi di Lentini e la redazione di Girodivite.it che a livello locale hanno tentato di opporsi al progetto. L'insediamento deturperebbe irrimediabilmente il contesto paesaggistico e colpirebbe una delle attività produttive locali più redditizie, la produzione di agrumi. La zona di Xirumi, Cappellina e Tirirò è pure interessata da almeno due aree archeologiche, una delle quali ricade proprio all'interno della cinta del complesso in questione. L'altra area, di cui nessuno ha fatto menzione nell'iter progettuale, è di particolare importanza storica e culturale. Si tratta del vasto insediamento rupestre sul colle di San Basilio che domina il vasto paesaggio che si vorrebbe convertito a residence e villette -:
se sia vero quanto riferito in premessa ed in particolare se effettivamente l'impresa di costruzioni La.Ra. abbia dato vita al consorzio «Team Bos Sigonella» aggiudicatario di una commessa per il «trasporto di armamenti, materiali ed attrezzature necessarie» e la «gestione dei servizi ambientali, il controllo delle sostanze nocive, la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti» nelle basi di Sigonella, Augusta, Niscemi e Marza-Pachino;
quali iniziative di competenza si intendano intraprendere al fine di evitare che nelle operazioni di cui in premessa possano esserci pericolose interferenze da parte della criminalità organizzata;
quali iniziative si intendano adottare per arginare la colata di cemento in Sicilia per opere ad uso semi-esclusivo delle forze armate USA.
(4-09205)

NACCARATO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
lunedì 25 ottobre 2010 nella zona industriale di Cittadella (Padova), un anziano residente a Campagnari di Tezze sul Brenta (Vicenza) è rimasto prigioniero della propria vettura rimasta incastrata nel sottopasso allagato in via Sant'Antonio;
solo il tempestivo intervento dei vigili del fuoco e del personale del 118 ha evitato che l'incidente potesse avere conseguenze peggiori, dopo che il livello dell'acqua nel tunnel aveva raggiunto l'altezza di 1,10 metri;

come precisato dagli organi della stampa locale il sottopasso in via Sant'Antonio risulta la più obsoleta infrastruttura nel suo genere tra quelle esistenti nella rete urbana di Cittadella, tanto da configurarsi come un'opera viaria tra le più pericolose della zona;
l'incidente che ha coinvolto l'anziano vicentino è solo l'ultimo di una serie di episodi analoghi riguardanti gli automobilisti in transito nella zona industriale di Cittadella;
la segnaletica predisposta dal comune di Cittadella risulta insufficiente e inadeguata a indicare il pericolo per gli automobilisti, al punto che è difficile valutare il livello dell'acqua nel sopra citato tunnel in caso di allagamento -:
se siano al corrente dei fatti fin qui esposti e se il prefetto non intenda valutare se sussistano pericoli per la pubblica incolumità in relazione al citato sottopassaggio e, in tal caso, quali iniziative intenda assumere in proposito.
(4-09213)

PINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 9 ottobre 2010 il sindaco di Lugo, Raffaele Cortesi, ha organizzato di sua iniziativa una cerimonia svolta nella sala consiliare del comune, durante la quale ha raccolto la firma di un sedicente eletto rappresentante per la comunità islamica a Lugo, su un documento predisposto dall'amministrazione comunale riportante la «Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione» redatta dal Ministro Amato nel 2007;
non risulta alcun documento che attesti la nomina del signor Kareem Oshoala quale responsabile della comunità islamica locale, a seguito di una democratica votazione così come non risulta che il sindaco Raffaele Cortesi l'abbia richiesto o preteso; pare pertanto che il sottoscrittore sia stato indicato dall'associazione UCOII, in quanto suo aderente, e lo stesso ha dichiarato che la comunità islamica lughese aderisce all'UCOII, forse solo a parole, senza neppure una sorta di autocertificazione, peraltro contestabile, ma il sindaco ha evidentemente preso per buona l'autodichiarazione;
si deve considerare che in Italia esistono molte associazioni islamiche; oltre all'UCOII infatti si annoverano, fra le maggiori, anche le seguenti organizzazioni:
Associazione Culturale Islamica in Italia; Lega Musulmana Mondiale - Italia; Centro Islamico Culturale d'Italia; Comunità Religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.); Unione islamica in Occidente (UIO); Associazione Musulmani Italiani; Associazione Islamica Culturale; ognuna con i suoi associati e non sempre in accordo con le altre associazioni;
è noto che l'islamismo non ha una sola confessione, ad esempio la sunnita è diversa dalla sciita, senza tralasciare lo scisma wahhabita, di riferimento per l'UCOII, ognuna con i suoi seguaci, quasi mai in accordo con le altre confessioni;
non è quindi possibile pensare, in assenza di una delega democratica specifica e provata, ricevuta da un'assemblea generale dei cittadini islamici, che il signore che ha firmato la carta dei valori possa rappresentare l'intera comunità islamica lughese;
il primo cittadino ha pertanto accettato una sottoscrizione da una persona non opportunamente delegata attribuendo poi all'atto sottoscritto un valore allargato ad un'intera comunità che, probabilmente, in gran parte non ne conosceva neppure l'esistenza;
in aggiunta la procedura adottata dal sindaco non ha previsto la giusta pubblicità all'iniziativa, ne è prova l'esclusione del consiglio comunale dalla cerimonia, oltre che dalla semplice comunicazione istituzionale, quanto meno nei confronti dei gruppi di minoranza;
a parte la scorrettezza istituzionale, nei confronti dei rappresentanti eletti in comune dai cittadini di Lugo, di aver

deciso un atto di spessore politico e sociale in maniera unilaterale, aver accettato, con superficialità, l'autoproclamazione a rappresentante dell'intera comunità islamica locale, il sindaco, sempre a giudizio dell'interrogante, non ha tenuto nella giusta considerazione, o peggio non si è premurato di verificare, che l'UCOII, a suo tempo faceva parte della Consulta islamica voluta dal Ministro dell'interno Giuliano Amato, e che la Consulta ha fallito l'obiettivo, perché l'UCOII ha rifiutato di firmare la carta dei valori condivisi, pur chiedendo, allo stesso tempo, di inserire le festività islamiche nel calendario italiano;
forse ora l'UCOII non può autonominarsi rappresentante della comunità islamica di Lugo per firmare la carta già rifiutata a livello nazionale, e questa risulta quindi immancabilmente un'adesione invalida in partenza o, quanto meno, non attendibile;
non risulta che il decreto del Ministero dell'interno del 23 aprile 2007, al quale è allegata la carta dei valori, preveda prassi o procedure di sottoscrizione della carta stessa;
il sindaco Cortesi ha dichiarato, durante la cerimonia e alla stampa locale, che «l'adesione alla Carta dei valori è il "tassello mancante" che finora impediva una piena apertura di Lugo alle esigenze della comunità islamica. A partire dal luogo di culto. Quindi ora cade l'ultima barriera verso l'eventuale creazione di un luogo di culto islamico. Non è una prospettiva immediata in quanto bisogna tener conto anche delle regole urbanistiche, ma è vero che con questa firma Lugo apre le porte alla comunità islamica, quindi ci sono nuove prospettive in tal senso»;
non appare possibile accettare, da parte di un sindaco e a nome e per conto dell'intera comunità rappresentata, la sottoscrizione di un qualsiasi documento da parte di un delegato di una delle tante associazioni islamiche, fra le tante confessioni, e considerarlo esteso all'intera collettività islamica presente nel comune;
nel caso in cui l'accettazione della carta dei valori non desse diritto a specifici benefici di legge, secondo l'interrogante la posizione del sindaco, testimoniata dalle dichiarazioni sopra riportate, sarebbe fortemente censurabile in quanto indurrebbe a ritenere che la mancanza dell'accettazione della carta dei valori impedisca una piena apertura di Lugo alle esigenze della comunità islamica, come se non bastasse rispettare le leggi italiane per ricevere la giusta considerazione dovuta a tutti i cittadini, secondo le disposizioni costituzionali -:
se la sottoscrizione della carta dei valori a livello comunale sia prevista come atto istituzionale dall'ordinamento italiano;
se la firma apposta alla carta in questione, in presenza del sindaco, debba ritenersi aver un valore legale in ordine al quale possono essere stabiliti precisi atteggiamenti o atti amministrativi o istituzionali, oppure se i sottoscrittori acquisiscano nuovi diritti in ambito locale o nazionale, diversamente negati in difetto di sottoscrizione;
se il sindaco si sia conformato alle disposizioni di legge o alle eventuali direttive del Governo in materia, visto che la carta dei valori è stata sottoposta dall'allora Ministro Amato alle associazioni nazionali degli stranieri in Italia, raccogliendo a quel livello e in quella occasione la relativa sottoscrizione da tutte le associazioni interpellate, con il solo rifiuto dell'UCOII.
(4-09219)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta orale:

BURTONE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante ha seguito con interesse l'evoluzione della fase attuativa del decreto del Presidente del Consiglio dei

ministri del 25 gennaio 2008 relativo all'istituzione degli istituti tecnici superiori in Italia. Con grande disappunto va contestata la lentezza burocratica delle fasi attuative, lentezza che ha condotto il Parlamento all'introduzione del comma 5-quater nell'articolo 7 del decreto-legge n. 194 del 2009 che almeno ha salvaguardato tutti gli enti e le scuole, che con grande sacrificio e spirito di intraprendenza hanno voluto colmare quella che all'interrogante appare la poca professionalità, la ingiustificata lentezza burocratica, la discutibile discrezionalità della specifica direzione generale e l'inconsistenza dei procedimenti e delle procedure. Il mancato, ritardato, e spesso difforme avvio delle specifiche procedure previste dal comma 5-quater dell'articolo 7 del decreto-legge n. 194 del 2009, che a giudizio dell'interrogante è imputabile alla specifica direzione generale, ha comportato la mancata assegnazione delle somme spettanti agli istituti tecnici superiori riconosciuti dalla legge ed il mancato avvio dei corsi specifici oggi più che mai richiesti dalle imprese, dal territorio e dalle specifiche programmazioni e pianificazioni;
in questo momento di particolare congiuntura finanziaria ed occupazionale le risorse dovevano essere destinate agli istituti tecnici superiori e non assegnate con criteri decisamente censurabili a scuole che nel 2009 non avevano neppure costituito la Fondazione ITS;
si ricorda che a tutt'oggi le somme non sono state utilizzate o se lo sono state mancano elementi sulle destinazioni previste dalle norme vigenti. Si è avuto modo di accertare che solo nel 2010 sono state avviate le procedure per l'istituzione degli istituti tecnici superiori con promessa d'assegnazione di finanziamenti, che come meglio descritto nel citato comma 5-quater dell'articolo 7 del decreto-legge n. 194 del 2009, erano indiscutibilmente destinate agli istituti tecnici superiori che avevano ottenuto il riconoscimento prefettizio nel 2009;
le procedure autorizzate appaiono all'interrogante difformi dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 gennaio 2008 e dal comma 5-quater dell'articolo 7 del decreto-legge n. 194 del 2009: difformità che implicano disorientamento amministrativo e responsabilità gestionali non facilmente sanabili;
la cosa più grave è che le procedure assolutamente non rispondenti al citato decreto-legge penalizzano il difficile decentramento gestionale-amministrativo e destinano a istituti tecnici superiori costituiti in difformità al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 gennaio 2008 e al medesimo decreto-legge rilevanti somme a scapito di quelle istituzioni che hanno sempre osservato le norme. La gravità della situazione che coinvolge il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, le regioni, e i vari Ministeri che interagiscono con la formazione impone chiarezza immediata con annessa certezza del diritto e risposte credibili urgentissime -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere in relazione a quanto rappresentato in premessa.
(3-01311)

Interrogazioni a risposta scritta:

GIRLANDA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
già dall'anno scolastico 2009-2010 sono state avviate in alcune realtà scolastiche sperimentazioni legate all'utilizzo di notebook e netbook nelle classi della scuola primaria e secondaria;
tale fase di sperimentazione è giustificata con la riduzione del peso degli zaini degli studenti, delle spese per l'acquisto dei libri di testo, nonché sull'implementazione dei supporti telematici presenti nell'attuale offerta didattica, come nel caso degli e-book o delle reti wi-fi presenti negli istituti;
l'utilizzo a scuola di apparecchi elettronici collegati ad internet può provocare distrazione negli studenti nel corso delle lezioni, nonché l'accesso a siti web con

contenuti vietati, quali quelli a carattere pornografico o il collegamento costante a social network -:
se il Ministro intenda implementare l'uso delle tecnologie informatiche nella didattica corrente;
se siano in programma iniziative su vasta scala, sperimentazioni o direttive riguardo l'uso degli strumenti informatici e tecnologici in ambito scolastico e didattico.
(4-09194)

BELLANOVA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la Costituzione italiana agli articoli 33 e 34 promuove e tutela il diritto universale all'istruzione;
i dati OCSE sullo stato dell'istruzione nel mondo, pubblicati nel mese di settembre 2010, collocano l'Italia al penultimo posto per spesa nell'istruzione pubblica, tra i 33 paesi dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L'Italia, dunque, spende già molto meno degli altri paesi OCSE per ciò che concerne la conoscenza: solo il 4,5 per cento della spesa pubblica a fronte di una media europea del 5,7 per cento;
gli istituti scolastici italiani si trovano a vivere una situazione economicamente difficile rinveniente dalla drastica riduzione di finanziamenti operata dall'attuale riforma operata dal Governo;
un dato che sembrerebbe essere acclarato è quello relativo al piano triennale di riduzione del personale che ha preso avvio nel 2009: quasi 8 miliardi di euro in meno, equivalenti ad oltre 130 mila posti di lavoro in corso di cancellazione, 87 mila docenti e 45 mila ausiliari;
va ricordato che proprio in merito al personale nel 2008, il Governo Prodi, aveva trasformato le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento ed aveva programmato un piano di assunzioni di 150.000 docenti precari in tre anni, consentendo poi di partire concretamente con una nuova disciplina della formazione iniziale e del reclutamento;
va inoltre sottolineato che la situazione finanziaria degli istituti scolastici è aggravata dal fatto che le scuole vantano, nei confronti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, crediti per circa 1,6 miliardi che se pagati permetterebbero il corretto svolgimento delle attività didattiche;
già con la circolare ministeriale n. 3338 del 25 novembre 2008 che aveva per oggetto il «Programma annuale delle istituzioni scolastiche per l'anno 2009» il budget per gli istituti scolastici per le supplenze brevi, elaborato in base ai parametri ministeriali incrementati del 50 per cento era stato di circa 323 milioni di euro per l'anno 2008; una cifra ridotta notevolmente rispetto ai 573 milioni di euro del 2007 e ai circa 900 milioni di euro del 2004;
va aggiunto che il 14 dicembre 2009 con la circolare n. 9537 «Programma annuale 2010» inviata alle scuole in data 22 dicembre 2009, il Ministero ha nuovamente comunicato la riduzione del 25 per cento per la spesa di appalti per le pulizie e sorveglianza e di tutte le scuole di primo e secondo grado, a partire dal 10 gennaio 2010;
in provincia di Lecce a seguito di tutto quanto sopra riportato si sta verificando una situazione incresciosa. Diversi istituti scolastici di scuola primaria che già all'inizio dell'anno scolastico avevano chiesto ai genitori un contributo per l'acquisto di materiale igienico, nella fattispecie si parla di carta igienica, stanno chiedendo, nuovamente, ai genitori per l'anno scolastico in corso, insieme al versamento della quota per l'assicurazione contro gli infortuni, anche il cosiddetto «contributo volontario» per far fronte, a quanto pare, all'esigenza di acquisto di materiali per la pulizia, l'igiene, fotocopie, materiale di consumo per la didattica, sussidi didattici ed il pagamento delle supplenze delle quali la scuola potrebbe avere bisogno;

il contributo volontario da parte dei genitori dovrebbe mantenere il carattere di risorsa aggiuntiva per gli istituti scolastici, col fine di ampliare appunto l'offerta formativa a vantaggio degli alunni;
va considerato che il potenziale rifiuto dei singoli genitori a contribuire «volontariamente», per i tanti motivi di gestione familiare del reddito, può creare una sorta di conflittualità tra famiglie e tra le stesse e gli interlocutori scolastici diretti (dirigenti, insegnanti) e tutto questo potrebbe avere ripercussioni sulla tranquillità dei primi utenti della scuola, gli alunni;
chiedere contributi volontari per sopperire alle carenze dello Stato in merito ai finanziamenti che riguardano servizi, la cui erogazione dovrebbe essere ordinaria potrebbe accentuare, tra l'altro, le disuguaglianze tra i sistemi scolastici delle differenti regioni italiane se teniamo conto anche che il tasso di adesione al contributo può variare a seconda dei redditi percepiti dalle famiglie situate nelle diverse regioni d'Italia -:
se il Ministro interrogato vista la situazione sopra esposta, non intenda intervenire con urgenza affinché le famiglie italiane, le quali attualmente se pur indirettamente sono soggette al pagamento di una vera e propria tassa, non debbano essere costrette al pagamento di ulteriori costi per l'istruzione pubblica, né tantomeno debbano essere obbligate a colmare la carenza dei finanziamenti statali per le spese ordinarie necessarie all'erogazione del servizio scolastico di base.
(4-09196)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BELLANOVA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003, la cosiddetta legge Biagi, ha introdotto, per ciò che concerne il mercato del lavoro, l'istituto di inserimento o di reinserimento. Sono contratti diretti a realizzare l'inserimento nel mercato del lavoro di alcune categorie di persone cosiddette «svantaggiate»;
all'articolo 54 del suddetto decreto si individuano sei categorie di persone che possono usufruire dei contratti di inserimento e che vengono divise per lettera; nello specifico alla lettera e) si citano «donne di qualsiasi età residenti in una area geografica in cui il tasso di occupazione femminile determinato con apposito decreto del Ministro dei lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sia inferiore almeno del 20 per cento di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile». La circolare n. 31 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 21 luglio 2004 ha fornito importanti chiarimenti anche relativamente ai benefici economici e normativi legati alla stipulazione di tale contratto. Lo stesso Istituto nazionale di previdenza sociale ha emanato numerose circolari con le quali ha confermato le agevolazioni previste dall'articolo 59 del decreto legislativo n. 276 del 2003;
al fine dell'applicazione della citata lettera e) il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha individuato con decreto ministeriale del 17 novembre 2005 le aree territoriali di applicazione del contratto di inserimento;
nello stesso decreto ministeriale all'articolo 2 si legge «le aree territoriali di cui all'articolo 2 lettera f) del Regolamento (CE) n. 2204/2002 della Commissione del 12 dicembre 2002 sono identificate nelle Regioni Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna»;
la sopraccitata misura è stata confermata per l'anno 2007 con il decreto ministeriale del 31 luglio 2007 e, da ultimo, per l'anno 2008, con decreto Ministeriale del 13 novembre 2008;

dopo il 13 novembre 2008 non vi sono stati più decreti da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e questo proprio mentre la disoccupazione, quella femminile in particolare, nel corso degli anni risulta essere incrementata dal perdurare della crisi economico e finanziaria che ha colpito l'Italia ed in misura netta il Mezzogiorno;
i dati riportati da alcuni dei maggiori istituti di statistica italiani nel mese di ottobre 2010 parlano di un tasso di inattività femminile in Italia tra i 15 e i 64 anni che ha raggiunto il 49,2 per cento. Il tasso di disoccupazione delle donne raggiunge quota 40,3 per cento solo nel Mezzogiorno. La Puglia e l'intero Mezzogiorno fanno i conti, quindi, con questi numeri scoraggianti che attestano di fatto il dato che una donna su due non solo non ha un lavoro ma, addirittura, ha smesso di cercarlo;
va sottolineato, per giunta, che la lettera e) dell'articolo 54 del decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003, ad oggi, non risulta essere abrogata nonostante la mancanza dei decreti ministeriali. Ciò ha determinato un vuoto legislativo che oggi si sta ripercuotendo su numerose aziende, le quali hanno ritenuto fattibile anche per gli anni successivi al 2008, in attesa dell'emanazione del decreto ministeriale o di una comunicazione ufficiale, attivare contratti di inserimento facendo riferimento alla lettera e). Oggi sembrerebbe che l'INPS, attraverso alcune verifiche, stia contestando alle aziende i contratti di inserimento in relazione all'applicazione della lettera e) con la specifica motivazione che rinvia alla mancanza del decreto da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
è doveroso, inoltre, sottolineare che queste tipologie contrattuali e nella fattispecie i contratti di inserimento relativi alla lettera e) sono dichiarati all'INPS, da parte delle aziende, attraverso la denuncia contributiva. Come per altri contratti, anche quello di inserimento relativo alla lettera e) è evidenziato all'INPS tramite apposita codifica, per cui l'ente è in grado di conoscere mensilmente di quale contratto ed agevolazione l'azienda si sta avvalendo. Sembrerebbe, invece, che solo recentemente l'ente stia procedendo alle contestazioni, pur essendone per quasi due anni a conoscenza attraverso le documentazioni inviate dalle aziende;
pare che gli ispettori dell'ente nell'eseguire le verifiche, imbattendosi nei contratti su citati e relativi alla lettera e) stipulati dopo il 31 dicembre 2008, oltre a recuperare lo sgravio utilizzato dall'azienda, calcolando interessi e sanzioni, trasformino d'ufficio il contratto di inserimento in contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questa trasformazione determina che anche quelle donne assunte dalle liste di mobilità con contratto di inserimento per un periodo non superiore a 12 mesi, per le quali dunque l'iscrizione nella lista sopra detta viene semplicemente sospesa per il periodo determinato entro il quale lavorano, rischiano con la trasformazione del contratto a tempo indeterminato di essere cancellate dalle liste di mobilità, nel caso in cui l'azienda che le ha assunte dovesse entrare in crisi per varie cause. Il danno che ne deriva per queste lavoratrici è quindi enorme -:
se il Ministro interrogato, data la situazioni sopra esposta non ritenga utile ed opportuno intervenire con urgenza attraverso un'opportuna iniziativa normativa volta a sanare le situazioni prodottesi nel periodo di vuoto legislativo determinato dalla mancanza dei decreti ministeriali, non più emanati dopo il novembre 2008, intervenendo con misure adeguate anche sull'INPS, per non consentire una ulteriore penalizzazione, sia nei confronti delle aziende che già si trovano a vivere un momento disastroso riveniente dalla crisi economica, sia nei confronti delle donne lavoratrici che intravedevano in questi contratti una speranza di futuro e che oggi, invece, rischiano di essere addirittura penalizzate dalla stessa applicazione di un articolo che non risulta essere stato abrogato.
(5-03673)

BOCCUZZI, DAMIANO, MADIA, BELLANOVA, CODURELLI, GATTI, RAMPI, MOSCA, BERRETTA, SANTAGATA, MATTESINI, MIGLIOLI e GNECCHI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la campagna per la salute e sicurezza sul lavoro promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, recita: «sicurezza sul lavoro: la pretende chi si vuole bene»;
il messaggio, seppure si basi su un principio che ci si augura costruttivo, ad avviso degli interroganti, cela gravi carenze, è poco delicato e in qualche maniera offensivo nei confronti di coloro che ogni giorno subiscono un infortunio o tragicamente perdono la vita in un incidente sul lavoro;
un messaggio poco chiaro, che lascia chi lo legge perplesso e sconcertato, quasi a voler dire che chi si fa male ha responsabilità nello stesso infortunio;
la sicurezza sul lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione, strumento prezioso e insostituibile di promozione della salute dei lavoratori, ispiratrice di tutta la normativa legata alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro;
in materia di igiene e sicurezza del lavoro, la Costituzione (articoli 2, 32, 35, 41) afferma la salvaguardia della persona umana e della sua integrità psico-fisica come principio assoluto e incondizionato, senza ammettere condizionamenti quali quelli derivanti dalla ineluttabilità, dalla fatalità, oppure dalla fattibilità economica e dalla convenienza produttiva circa la scelta e la predisposizione di condizioni ambientali e di lavoro sicure e salubri;
è altrettanto vero però che l'attuale mercato del lavoro, caratterizzato da un'eccessiva precarietà e da uno sconfortante ricorso al lavoro «nero» o comunque contraddistinto dalle più svariate forme di illegalità, non favorisce un percorso già di per sé impervio;
occorre, ad avviso degli interroganti, coinvolgere tutti gli attori che si muovono nell'ambito della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
già il decreto legislativo n. 106 del 2009 ha allentato la normativa preesistente, prima ancora che fossero varate le opportune deleghe per la piena applicazione della stessa;
la campagna pubblicitaria dovrebbe avviare un processo virtuoso, di comunicazione diffusa, in modo da renderla nota a tutti i livelli coinvolti, soprattutto di chi deve garantire la sicurezza -:
se non intenda sostituire la menzionata campagna di comunicazione con una nuova, che dovrà puntare ad un messaggio di responsabilità che coinvolge le imprese ed i lavoratori;
se non intenda, nell'eventualità in cui concordasse con il ritiro della campagna in questione, mettere a disposizione dell'obiettivo sopraindicato le risorse fin qui spese in uno spot che, a giudizio degli interroganti, non va in una direzione virtuosa per la soluzione di un dramma quale quello degli infortuni sul lavoro.
(5-03676)

Interrogazione a risposta scritta:

MARTELLA e VIOLA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il procedimento sanitario prevede che il verbale riguardante il giudizio di invalidità civile rilasciato dalla commissione medica della ASL sia validato dal responsabile del centro medico-legale della sede INPS competente;
nel caso in cui detto responsabile non sia in condizione di procedere con la relativa validazione, sospende il procedimento e provvede a richiamare in visita il soggetto presso la sede INPS al fine di acquisire gli elementi di valutazione mancanti;

solo i verbali dell'ASL validati dal responsabile del centro medico-legale della sede INPS competente sono trasmessi all'ufficio amministrativo per la relativa istruttoria e conseguente liquidazione delle indennità;
dal mese di settembre 2010 risultano sospese, da parte dell'INPS, le procedure di validazione, notificazione e liquidazione delle prestazioni di invalidità civile -:
quale sia la ragione della sospensione e quali siano i tempi previsti per la regolare ripresa del servizio.
(4-09182)

TESTO AGGIORNATO AL 16 FEBBRAIO 2011

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PARI OPPORTUNITÀ

Interrogazione a risposta scritta:

MURER, FARINA COSCIONI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
l'associazione nazionale Donne in rete contro la violenza ha lanciato un appello pubblico 'per impedire la chiusura dei centri antiviolenza e delle case rifugio per donne, come accaduto in alcune città;
un analogo appello viene da altre reti di associazionismo femminile, impegnate sui temi della tutela femminile e dei servizi territoriali contro la violenza, come ad esempio l'associazione Dire, costituitasi da circa due anni, che riunisce attualmente 58 centri antiviolenza e case delle donne, da Palermo a Merano; realtà che in anni di attività hanno dato voce, studi e saperi a migliaia e migliaia di donne che sono uscite dalla violenza ed hanno conquistato l'indipendenza e la libertà;
secondo tali appelli le rigide misure di controllo del debito pubblico prese a seguito della crisi economica riducendo drasticamente i trasferimenti agli enti locali stanno ripercuotendo in maniera oltremodo negativa sui servizi pubblici locali, e a farne le spese sempre più spesso sono i centri antiviolenza e le case delle donne presenti sul territorio e finanziate storicamente da contributi degli enti locali, come regioni province e comuni;
situazioni di questo tipo ci sono a Genova, dove tre articoli apparsi su quotidiani locali l'8 e il 9 ottobre 2010 riguardano la situazione a rischio in cui - a causa dell'insufficienza di finanziamenti - si trova la rete antiviolenza della città, in particolare i servizi forniti dal centro antiviolenza di via Mascherona e gli sportelli territoriali di ascolto e aiuto per le donne in difficoltà che, pur avendo erogato assistenza e servizi a circa 300 donne per il solo 2010, vedono minacciati di chiusura a causa di mancati finanziamenti dagli enti locali; oppure a Catania con la paventata chiusura del centro Thamaia, in Calabria con l'annunciata chiusura del Centro antiviolenza donne Roberta Lanzino, a Palermo con la vicenda del centro antiviolenza Le onde;
anche laddove non rischiano la chiusura, le attività appaiono gravemente ridimensionate e, in generale, i centri antiviolenza vanno considerati servizi essenziali, che quindi rischiano di essere deboli quando finanziati occasionalmente solo dagli enti locali e non riconosciuti come parte di un sistema integrato;
un'attenta lettura dei bisogni delle persone e della comunità mette in prima linea la tutela della donna vittima di violenza come forma di aberrazione sociale e non ammette la distorsione di finanze pubbliche su questa attività di protezione e prevenzione;
con l'approvazione della normativa sullo stalking si è fatto un passo avanti sul tema della tutela della donna, ma non è certo sufficiente intervenire con leggi nazionali, poi, sui territori, non si finanziano servizi operativi e, anzi, si conducono gli stessi alla chiusura -:
se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intenda intervenire, e come, in relazione alla chiusura di centri antiviolenza e case rifugio per donne che sta avvenendo in molte parti d'Italia a

causa delle difficoltà economiche degli enti locali, provocate anche dai tagli ripetuti del Governo ai trasferimenti;
se si intenda dare vita ad un piano d'intervento nazionale, che abbia una adeguata copertura finanziaria, per impedire la chiusura dei centri antiviolenza e delle case rifugio e per dare a questi servizi una stabilità e il senso di un servizio strutturato e integrato.
(4-09184)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

SERVODIO, CAPANO e GINEFRA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la Commissione agricoltura della Camera dei deputati, in data 30 giugno 2010, a seguito della profonda crisi e della mobilitazione degli operatori del settore ittico, è intervenuta approvando all'unanimità una risoluzione che impegnava il Governo ad adottare iniziative necessarie per conseguire la rapida attuazione di un fermo pesca straordinario chiamato, diversamente dal passato, a contribuire non solo alla soluzione del problema del sovrasfruttamento delle risorse, ma anche alla gestione della fine delle deroghe e dell'introduzione delle nuove maglie;
con la suddetta risoluzione il Governo si era impegnato, tra l'altro, ad accelerare le procedure per la definizione del programma nazionale triennale della pesca e dell'acquacoltura, prevedendo un piano di misure socio-economiche per il piccolo strascico costiero e, inoltre, ad attivare presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali le iniziative per la prosecuzione, con estensione ai lavoratori marittimi imbarcati su pescherecci di cui sono proprietari, della cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre 2011, in attesa di rendere tale istituto un ammortizzatore sociale ordinario;
la situazione del settore della pesca a poche ore dalla scadenza del «Fermo biologico», obbligatorio per 30 giorni per l'intera categoria, utile a favorire il ripopolamento del mare, rimane ancora molto critica;
il fermo biologico quest'anno è stato indetto in due tranche come disposto dopo alcune assemblee tra gli organi di federazione della pesca e le categorie: la prima dal 1° agosto al 30 agosto per i pescatori compresi nel territorio marittimo che va da Manfredonia a Bari e la seconda dal 1° settembre al 30 settembre per i pescatori compresi nel territorio marittimo che va da sud di Bari fino a Santa Maria di Leuca, passando per Monopoli;
il fermo è dunque terminato e i lavoratori della pesca dei suddetti territori marittimi hanno ripreso le attività;
è tuttora forte e giustificata la preoccupazione in quanto - a differenza
degli anni precedenti e nonostante tutte le assicurazioni - nell'anno 2009 il mondo della pesca non ha ricevuto alcun contributo;
non può essere fornita la giustificazione che il contributo non venga erogato per la circostanza che la categoria della piccola pesca non è tutelata da un contratto, nonostante fino al 2008 la stessa categoria ha sempre ricevuto puntualmente il contributo medesimo, utile ad alleggerire le tante spese dei pescatori, soprattutto piccoli;
il mancato stanziamento di questo fondo mette ancor più in ginocchio il settore ittico già fortemente vessato -:
in quale entità ed entro quanto tempo il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali erogherà effettivamente i contributi del Fondo, già assicurato negli anni in sede di contrattazione con la categoria, come forma di ammortizzatore sociale per i pescatori che non

possono esercitare l'attività per tutta la durata temporale prevista dal fermo biologico stesso;
quali iniziative intenda assumere il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, a seguito della risoluzione di cui in premessa per riconoscere - al pari della categoria della grande pesca - la tipologia di lavoro «usurante» anche per quella dei lavoratori della piccola pesca, valorizzando la professionalità e l'indennità di rischio della categoria, soprattutto in considerazione dei pericoli ai quali molto spesso i lavoratori sono esposti durante le battute di pesca che solitamente durano anche più di una settimana;
quali interventi intenda assicurare il Governo per rendere effettivamente disponibili le risorse - pari a 30 milioni di euro - che il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali nel giugno 2010 ha destinato con proprio decreto, ancora in attesa del parere del Ministro dell'economia e delle finanze, per ammortizzare il costo del gasolio sui pescherecci e per attutire l'impatto delle nuove norme europee del regolamento Mediterraneo, entrato in vigore il 1o giugno 2010.
(5-03670)

Interrogazioni a risposta scritta:

GIRLANDA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'11 gennaio 2010 l'allora Ministro Luca Zaia si pronunciò a favore della possibilità di supportare l'avvio dell'iter volto ad attribuire il marchio DOP al tartufo bianco di Gubbio;
il 16 gennaio 2010 il consiglio comunale di Gubbio approvava all'unanimità una mozione nella quale la giunta comunale si impegnava a mettersi immediatamente in contatto con gli uffici competenti del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali al fine di avviare nel più breve tempo possibile l'iter per il riconoscimento del marchio DOP per il tartufo bianco di Gubbio, a cui fece seguito il 25 gennaio 2010 la delibera n. 10 del consiglio comunale;
i produttori di tartufo bianco di Gubbio hanno spesso richiesto tutele legislative per il loro prodotto, soggetto a concorrenza sleale a livello internazionale, nonché manifestato l'esigenza di una maggiore attenzione per i prodotti tipici e di qualità del territorio, vere e proprie eccellenze agro-alimentari italiane nel mondo -:
se risulti che siano stati avviati contatti con gli uffici competenti del Ministero, in attuazione degli indirizzi deliberati dal consiglio comunale di Gubbio.
(4-09214)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
alla fine dello scorso mese di agosto il servizio veterinario provinciale dell'Ausl di Forlì è stato oggetto di un'ispezione da parte di 4 agenti del Corpo forestale dello Stato, in relazione ad un asserito esposto anonimo pervenuto alla sede del Corpo riguardante la detenzione di 2 cigni da parte del servizio veterinario medesimo;
i responsabili del servizio veterinario chiarivano agli agenti che il cigno maschio era stato loro affidato dal gestore del parco urbano di Forlì a seguito patologie recidivanti al petto e alle ali, mentre la femmina era stata acquistata - a loro spese - dai responsabili stessi da un venditore autorizzato, come attestato dalla fattura da quest'ultimo emessa;
i predetti animali (il maschio in terapia in occasione delle recidive della malattia) venivano ospitati in un gabbione di 9 metri quadrati per due metri di altezza, con acqua di bevanda sempre a disposizione ed una grande bacinella per i bagni (in entrambi i casi l'acqua veniva completamente rinnovata almeno una volta al giorno);
la delibera della giunta regionale dell'Emilia-Romagna n. 2966/2001 prevede,

per contro, che lo spazio a disposizione per i cigni in periodo di degenza sia pari a 4 metri quadrati a capo;
nei giorni seguenti il dottor Rodingo Usberti, direttore dell'area A del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì, veniva raggiunto da un avviso di garanzia, essendo stata ipotizzata - nel caso rappresentato - la violazione dell'articolo 727 del codice penale, mentre i detti cigni venivano posti sotto sequestro sempre il servizio in questione;
il 1o ottobre 2010, alle ore 7 del mattino, sette agenti del Corpo forestale dello Stato, si recavano presso l'abitazione del direttore dell'area B del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì dottor Claudio Milandri e dichiaravano di dovere eseguire un «intervento di accertamento urgente» per detenzione di «animale pericoloso» (ex articolo 6 commi 1 e 4 della legge 150 del 1992 e ss.mm. in riferimento agli Allegati A e B del decreto ministeriale 19 aprile 1996 - articolo 10 del codice penale), atteso che nel terreno di sua proprietà era ospitato un capriolo maschio adulto;
immediatamente veniva esibita agli agenti la documentazione idonea a giustificare la presenza del detto capriolo (consegna in affido da parte a firma del direttore dell'area A e dell'intera Area di sanità pubblica veterinaria della ASL; delega dall'ente provincia a detenere qualunque tipologia di animale selvatico consegnato al servizio stesso in pronta disponibilità e sul quale prestare immediatamente attività di primo soccorso per la successiva reimmissione in libertà/affido al CRAS - peraltro non presente in provincia - una volta ottenuta la guarigione);
l'attività del servizio veterinario è resa oramai da lungo tempo, con una media di accessi di circa 300 animali selvatici all'anno, molti dei quali vengono consegnati allo stesso proprio dal Corpo Forestale dello Stato;
nell'ultimo caso citato l'animale (capriolo) si trovava in un recinto presso la proprietà messo a disposizione dell'Area sanità pubblica veterinaria dalla data 27 luglio 2010, sia perché presentava sintomi nervosi ascrivibili a Listeria (tant'è che sull'animale è in corso un'indagine sperimentale assieme all'Istituto Zooprofilattico), sia perché non poteva essere ospitato presso la sede del servizio veterinario provinciale di Forlì per una questione di garanzia di benessere animale e di spazi;
successivamente al detto intervento degli agenti del Corpo forestale dello Stato, veniva disposto il sequestro dell'animale - incomprensibilmente lasciato in loco, nelle stesse condizioni riscontrate al momento dell'intervento e senza che si provvedesse alla nomina di alcuno quale custode - e con l'iscrizione dei sopra menzionati Usberti e Milandri nel registro degli indagati;
l'azione da parte degli agenti del Corpo forestale dello Stato, per come risulta dalle vicende oggetto del presente atto di sindacato ispettivo, rischia di compromettere la credibilità e la professionalità dei medici veterinari dell'Ausl di Forlì, l'attività dei quali - invece - sia per quanto riguarda la tutela della selvaggina, sia della salute pubblica, appare più che meritori -:
quali siano i motivi per i quali la documentazione esibita dai responsabili dei servizi veterinari, tra cui anche quella della provincia, ente legittimo disporre della gestione della selvaggina, non viene ritenuta idonea dagli appartenenti al Corpo forestale dello Stato;
quali siano i motivi per i quali un animale definito «pericoloso» (la detenzione di animale pericoloso e il concorso di colpa sono i motivi di illecito contestati, come detto, ai predetti Usberti e Milandri) sia stato lasciato nello stesso recinto in cui è stato rinvenuto, senza adottare misure di contenimento particolare.
(4-09215)

POLITICHE EUROPEE

Interrogazione a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
la città di Verbania - proponendosi come «capitale dei laghi d'Europa» - ha organizzato per il mese di marzo 2011 un incontro sul lago Maggiore tra centinaia di località europee che si affacciano sui laghi per mettere a confronto esperienze amministrative, problematiche comuni, aspetti economici legati all'utilizzo dei bacini lacuali del nostro continente -:
se il Ministro ritenga di dover dare il proprio patrocinio all'iniziativa, di essere presente almeno in una giornata degli incontri e di contribuire anche in misura limitata con misure economiche atte ad assicurare a questa iniziativa il massimo della visibilità con evidenti, positive ripercussioni sul nostro Paese.
(4-09218)

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SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

SCILIPOTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la recente proposta di dotazione organica presentata dall'azienda ospedaliera 5 di Messina ha suscitato aspre critiche, non solo da parte di tutte le organizzazioni sindacali, ma anche dalla maggior parte degli amministratori di tutti i comuni di competenza;
i tagli previsti determineranno un netto scadimento della qualità dei servizi, sia ospedalieri che territoriali; la maggiore critica riguarda la mancata ed equa integrazione dei due ospedali vicini di Barcellona Pozzo di Gotto-Milazzo;
il ridimensionamento drastico dell'ospedale di Barcellona, preconizza, in modo inequivocabile, la sua chiusura. Tale decisione, non solo penalizzerebbe la cittadina più popolosa della provincia di Messina, qual è Barcellona P.G., ma comporterebbe un grave disservizio anche per l'ospedale di Milazzo che non è in condizioni di soddisfare l'utenza che ivi vi afferisce;
il bacino di utenza di Barcellona P.G. è costituito da 80.000 abitanti, per lo più dislocati in zone rurali, collinari e montane, il bacino di utenza di Milazzo è costituito da 75.000 abitanti. Non si riesce a comprendere come un bacino di utenza di circa 160.000 abitanti possa essere garantito da un solo nosocomio, in atto non in condizioni di soddisfare l'utenza che ivi vi afferisce;
la proposta aziendale, della nuova pianta organica, sancisce un macroscopico squilibrio fra i presidi di Barcellona e di Milazzo, a favore di quest'ultimo. Ciò si evince chiaramente dalla distribuzione delle strutture complesse, infatti, a Milazzo sono previste n. 16 strutture complesse, contro 4 previste per l'ospedale di Barcellona P.G.; alla luce dei fatti ci si chiede come mai non sia stata effettuata una integrazione paritaria dei due nosocomi;
è scandaloso costatare che, in forza di un incomprensibile risparmio, sono previsti in entrambi i presidi ospedalieri, innumerevoli doppioni (medicina, chirurgia, ostetricia, pediatria, cardiologia e dialisi) e che quelli presenti a Barcellona hanno un organico così sparuto da non poter garantire i livelli essenziali di assistenza;
di questo passo, si tornerà indietro di 10 anni, quando lo sfortunato paziente di turno, giungeva per un'urgenza in ospedale, ma non trovava lo specialista di competenza per essere curato adeguatamente;
la cittadina di Barcellona P.G. oltre ad essere la più popolosa della provincia di Messina, è sede del più prestigioso

ospedale psichiatrico giudiziario, dei cinque dislocati sul tutto il territorio nazionale;
tale ospedale, al momento, conta 360 ricoverati ed è già pronto il braccio femminile che presto comporterà l'incremento del numero dei ricoverati, che al momento vengono assistiti, per tutte le prestazioni ospedaliere, dal nosocomio di Barcellona P.G. (tale assistenza è regolamentata dai decreti-legge n. 230 del 1999 e n. 230 del 2000);
depotenziare un ospedale (Barcellona P.G.) a favore di un altro (Milazzo), il cui bacino di utenza è meno esteso e ubicato, fra l'altro, nella Valle del Mela, una delle zone più inquinate d'Italia, significa chiuderlo. Significa arrecare un danno a tutti quelli che dell'ospedale beneficiano, specie le fasce più bisognose e deboli. Né la questione può essere posta in termini di scelta tra Barcellona e Milazzo, generando peraltro una sorta di dualismo dannoso per le comunità interessate. Entrambi gli ospedali devono convivere ed entrambi creare nuovo sviluppo e posti di lavoro;
già sono presenti lunghe liste d'attesa diventate, già così, insostenibili. Le richieste sono in aumento e il personale è sempre più carente. Eppure, a volte, si tratta di semplici esami e non di indagini più complesse. In quelle più complesse (fratture, ecografia, indagine doppler, risonanza magnetica, visite specialistiche, prestazioni diagnostiche), troppo spesso i tempi sono insostenibili, con richieste evase solo dopo anche sei o sette mesi. Se questo bacino d'utenza venisse scaricato tutto sull'altro ospedale di Milazzo, anch'esso con situazioni di attesa analoghe se non peggiori visto il grado di inquinamento e le ulteriori malattie ambientali, i pazienti, per curarsi, saranno costretti, in numero sempre maggiore, a utilizzare centri privati a pagamento. E chi non se lo potrà permettere, preferirà, come già tanti fanno, di non curarsi e sperare di non aggravarsi in attesa che, mesi dopo, arrivi il proprio turno, con evidente grave compromissione del livello di assistenza. Questi, dunque, sono gli effetti dell'indebitamento della sanità nazionale -:
se la decisione di depotenziare il nosocomio di Barcellona Pozzo di Gotto sia connessa ad esigenze di riorganizzazione e razionalizzazione della spesa imposte dal piano di rientro dai disavanzi sanitari relativo a tutto il territorio nazionale e quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, considerata comunque l'efficienza, l'economicità, l'assetto e la gestione del nosocomio in questione, affinché siano garantiti i livelli essenziali di assistenza.
(4-09203)

MARINELLO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
con l'Accordo sottoscritto il 31 luglio 2007 tra il Ministero della salute ed il Ministero dell'economia e delle finanze per l'approvazione del piano di contenimento e riqualificazione del servizio sanitario regionale 2007/2009, cosiddetto «Piano di rientro», la regione siciliana ha intrapreso un percorso per il risanamento dal deficit, con l'introduzione di un sistema di misure prevalentemente orientate alla riduzione dei costi ed alla razionalizzazione delle risorse, che ha consentito di contenere la spesa entro livelli definiti;
con il piano di rientro si è inteso, quindi, sviluppare una programmazione più efficace e vincolata delle risorse disponibili, prevedendo non solo un forte controllo dell'andamento della spesa sanitaria, ma anche la rimozione delle cause strutturali di inadeguatezza ed inappropriatezza costituenti pesanti vincoli per il sistema sanitario regionale (SSR), attraverso opportuni interventi organizzativi e gestionali;
il percorso di realizzazione degli obiettivi di piano di rientro ha ricevuto una svolta rilevante con l'emanazione della legge 14 aprile 2009, n.5, di riordino del servizio sanitario regionale, che ha posto le basi per la riforma dell'assetto organizzativo e di governo del sistema: essa costituisce, infatti, il fondamento normativo

per rinnovare in modo incisivo le modalità con cui la sanità è articolata, gestita ed erogata nella regione in quanto incide sull'assetto organizzativo del sistema, sulla sua modalità di programmazione, sul riequilibrio dell'offerta tra la rete ospedaliera ed il territorio ed introduce chiari meccanismi operativi di governo e controllo delle attività sanitarie e delle relative risorse;
in palese contrasto con quanto sopra premesso appare la gestione della sanità da parte dell'azienda sanitaria provinciale (ASP) n. 9 di Trapani, in particolare per quanto riguarda la riorganizzazione della nuova rete ospedaliera e la presentazione della nuova pianta organica aziendale, che denotano una evidente incapacità di fare scelte nell'interesse generale e il più completo disinteresse verso le reali esigenze del territorio;
un'efficace ed efficiente riorganizzazione della rete ospedaliera, infatti, non può prescindere: dal numero delle prestazioni sanitarie e dalla qualità dei servizi resi, con relativa indicazione delle scelte e delle preferenze degli utenti, né dalle strutture esistenti nel territorio e dalla loro ubicazione dal momento che esse devono essere facilmente raggiungibili;
l'assessore per la salute regionale, dottor massimo Russo - di recente - ha dichiarato che «i dati della Sanità siciliana sono in netto e progressivo miglioramento, come è stato più volte confermato anche a livello ministeriale» e che «è impossibile non riconoscere lo sforzo non solo economico ma anche organizzativo che la Sicilia sta profondendo nella direzione della qualità e dell'appropriatezza dell'offerta sanitaria», ma la situazione in cui versa l'ospedale nuovo di Castelvetrano è un chiaro esempio di come la gestione della sanità da parte della ASP n. 9 di Trapani non sia in linea con l'impegno preso dalla regione Sicilia in sede di firma del piano di rientro dal deficit sanitario;
l'ospedale nuovo di Castelvetrano, progettato con i criteri di una moderna struttura ospedaliera (costata più di sessanta miliardi delle vecchie lire) è situato nella Valle del Belice ed è nato per servire un bacino di utenza di duecentomila abitanti (che nei mesi estivi raddoppiano). La struttura ospedaliera è diventata il punto di riferimento anche di buona parte dei comuni della provincia di Agrigento (Menfi, Montevago, Santa Margherita del Belice, Sambuca di Sicilia e persino la stessa Sciacca): sono, infatti, circa trentacinquemila all'anno gli utenti che ne usufruiscono (è il pronto soccorso che registra più accessi dopo quello di Trapani);
l'ASP n. 9 di Trapani, invece di valorizzare una struttura di questo tipo e renderla più funzionale possibile, ha creato le condizioni per farne uno «scatolone» privo di contenuti: ha ridimensionato i servizi di radiologia e di patologia clinica, non ha permesso il passaggio da struttura semplice a struttura complessa del pronto soccorso e dell'oncologia medica, vanificando in tal modo anche il lavoro e i sacrifici del personale sanitario e parasanitario, ha ridotto i posti letto a poco più di un centinaio, un numero insufficiente sia per far fronte alla grande richiesta di ricoveri che per renderla struttura complessa;
d'altro canto si è preferito migliorare il presidio ospedaliero di Mazara del Vallo ormai obsoleto (e con problemi legati alla mancanza dei requisiti di sicurezza antincendio), in favore del quale - però - la regione Sicilia ha stanziato venticinque milioni di euro per la ristrutturazione e il potenziamento dei posti letto (oltre centoquaranta), il che consentirà a questa struttura di assumere la denominazione di struttura complessa;
sempre a Castelvetrano risulta inutilizzata la struttura del vecchio ospedale, la quale con un impegno economico notevole (1,3 milioni di euro) è stata ristrutturata in previsione della sua riconversione in residenza sanitaria assistenziale (per un totale di trentacinque posti letto), anche se attualmente - a distanza di otto anni - si è ancora in attesa che ciò avvenga;
se per l'assessore per la salute regionale quello che sta accadendo nella sanità

siciliana è: «la naturale conseguenza di una politica sanitaria che ha saputo dire di no agli sprechi ed alle clientele e ha puntato all'efficienza e alla modernizzazione del sistema», se ne deduce che nella ASP di Trapani questo circolo virtuoso non si è realizzato;
sarebbe sicuramente più utile, infatti, creare strutture di eccellenza che possano soddisfare le richieste dell'utenza nel minor tempo possibile piuttosto che dotare tutti i presidi ospedalieri della provincia dei servizi di base, con il conseguente abbassamento del livello delle prestazioni e - il contestuale - aumento dei prezzi;
una più razionale distribuzione dei servizi sanitari sul territorio avrebbe di sicuro positive ripercussioni sulla riduzione dei tempi delle liste di attesa mentre l'offerta di servizi qualitativamente più efficienti porterebbe anche ad un notevole risparmio delle risorse aziendali -:
quali tempestive iniziative, da adottare nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle prerogative attribuite alle regioni in materia sanitaria dalla normativa vigente, ritenga opportuno assumere al fine di garantire su tutto il territorio nazionale il godimento del diritto alla salute costituzionalmente sancito e l'applicazione in modo appropriato ed uniforme degli standard minimi qualitativi e quantitativi delle prestazioni sanitarie (LEA), ed evitare in tal modo disparità di trattamento tra i cittadini, in particolare fra quelli residenti nella stesso territorio provinciale.
(4-09204)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in un articolo di Francesco de Notaris, direttore bollettino Assise palazzo Marigliano, e Antonio Marfella, difensore civico Assise palazzo Marigliano e direttivo regionale Isde medici per l'ambiente, si legge che nel 2006 l'assessorato alla sanità della regione Campania assicurò alle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno l'istituzione del registro dei tumori. Tuttavia, ad oggi non è stato realizzato nulla;
il 16 giugno 2006 la delegazione delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno chiese, presso l'assessorato alla sanità presieduto da Angelo Montemarano, l'urgente istituzione del registro tumori per le province di Napoli e Caserta, per certificare i danni alla salute provocati dallo sversamento dei rifiuti tossici. La delegazione, guidata dal presidente Raffaele Raimondi, e composta dal professor Capone, dai dottori Comella e Marfella, autori delle relazioni scientifiche, dal senatore De Notaris, presente Gerardo Marotta, fu ricevuta dal responsabile dell'osservatorio epidemiologico regionale, dottor Pizzuti, il quale rassicurò i convenuti perché, a suo dire, veniva ben esercitata ogni competenza istituzionale e comunicò che dell'istituzione del registro erano responsabili i presidenti delle Asl di Napoli e Caserta. Pizzuti aggiungeva che i dati raccolti dall'osservatorio e dalla Asl Na 4 erano per qualità e quantità più che indicativi e che nulla giustificava l'urgenza della richiesta;
fu comunicato alla delegazione che probabilmente le Asl erano prive delle risorse necessarie per ottemperare alla richiesta. Il costo veniva quantizzato in 150 mila euro annui;
De Notaris e Marfella hanno appreso, nel settembre 2010, che i manager delle Asl di Caserta sono indagati per un danno presunto di almeno 18 milioni di euro per non aver controllato la spesa dei farmaci ad alto costo nell'arco di tempo che va dal 2006 al 2008. Con tale cifra si sarebbe coperto per 120 anni il costo del registro tumori, con evidenti positive conseguenze, e oggi si sarebbe in possesso dei dati utili alle stesse inchieste che la magistratura compie per individuare responsabilità e rendere giustizia ai concittadini vittime del turpe commercio dei rifiuti tossici. In mancanza dei dati le inchieste vengono archiviate;
a giudizio degli interroganti, appare evidente, considerando anche le risposte

del dottor Pizzuti a nome dell'assessorato, che non vi è stata ad oggi la volontà di istituire i registri dei tumori e quanto affermato è dimostrato anche dalla mancata attuazione di delibere e dalla mancata erogazione di fondi;
considerata, inoltre, la risposta scritta del Ministro Ferruccio Fazio, pubblicata il 30 luglio 2010, all'interrogazione n. 4-06651 presentata dagli interroganti - risposta nella quale si evidenziava l'intenzione di inserire in un disegno di legge di iniziativa governativa una norma che risponda alle esigenze di sanità pubblica e che affronti in maniera organica la tematica dei registri sanitari nel nostro Paese, con riferimento anche a quello peri tumori -:
quali iniziative siano state finora assunte in merito alla proposta di legge citata in premessa, considerata la necessità urgente di istituire un registro tumori, in particolare per le province di Napoli e Caserta;
di quali dati disponga il Ministro interrogato relativamente ai fatti di cui in premessa.
(4-09207)

LUCIANO ROSSI, GIRLANDA, LAFFRANCO e SPECIALE. - Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il recente filone di indagini che sta avendo luogo in Umbria ha portato alla luce l'esistenza di un sistema politico-clientelare corrotto, che investe molteplici ambiti, tra cui quello della sanità;
le intercettazioni rese note dagli organi di stampa hanno svelato meccanismi inerenti alla scelta arbitraria di figure professionali altrimenti selezionate attraverso regolari concorsi pubblici;
tale prevaricazione delle normali procedure, dovute a fattori quali una specifica appartenenza partitica o favoritismi dovuti a meccanismi politici interni ai partiti, hanno inciso su ambiti di rilevante interesse pubblico, nonché servizi quali quello sanitario;
la mancata verifica dei requisiti da parte delle figure professionali collocate in ruoli chiave può aver prodotto danni economici e finanziari ad aziende pubbliche;
la capillarità e la continuità dell'esistenza di questo sistema si protrae, a quanto risulta finora dalle indagini, da oltre un lustro;
la centralità nei vari filoni di indagine di diversi esponenti di primo piano di aziende e agenzie pubbliche, nonché amministratori locali e regionali, comporta la necessità di un'indagine accurata sulla profondità di questo sistema -:
se i Ministri interrogati ritengano opportuno adottare iniziative - anche tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica - per verificare le possibili conseguenze sul piano economico-finanziario per i conti pubblici nei rispettivi ambiti di indagine.
(4-09220)

RAISI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante non ritiene soddisfacente la risposta ricevuta dal Ministro della salute all'interrogazione a risposta scritta n. 4-05858;
per quanto concerne la selezione di incarico quinquennale di direzione di struttura complessa «gastroenterologia ed endoscopia digestiva, disciplina gastroenterologia» che si è svolta il 21 dicembre 2004 presso l'Azienda ospedaliera San Salvatore di Pesaro, nel documento ministeriale ci si è limitati a riportare l'iter procedurale del procedimento penale n. 1386/07, addirittura fino al mese di gennaio 2010;
nessun riferimento viene fatto per il concorso svoltosi il 17 aprile 2008, presso la AUSL di Cesena per il conferimento di

incarico di direzione di struttura complessa dell'U.O. gastroenterologia e endoscopia digestiva;
ma, soprattutto, per entrambi questi concorsi, non risulta, dal documento ministeriale, si sia proceduto ad alcuna valutazione della regolarità procedurale tramite esame diretto e approfondito dei relativi verbali e fascicoli, giacenti presso le strutture coinvolte. Una valutazione della regolarità procedurale tramite esame diretto dei verbali e fascicoli, sarebbe, invece, assolutamente opportuna, data la delicatezza della materia del contendere, e sarebbe la sola utile a rispondere in modo autentico e definitivo ai quesiti posti dall'interrogazione n. 4-05858;
per quanto concerne la selezione finalizzata alla nomina del direttore della S.C. di chirurgia generale 3 (endoscopia diagnostica e chirurgia endoscopica) presso la fondazione IRCCS istituto nazionale dei tumori di Milano, nella risposta fornita sono leggibili passi «inesatti»;
per quanto concerne l'anzianità di servizio del dottor Emanuele Meroni è possibile rilevare quanto segue:
a) il servizio di anni 6, mesi 9 e giorni 26 è stato effettuato dal 1o agosto 1989 al 26 maggio 1996, quando la denominazione della fondazione IRCCS istituto nazionale dei tumori era ancora istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano. Questo servizio è riconosciuto dal decreto ministeriale 30 gennaio 1998 come equipollente alla disciplina di gastroenterologia, perché quel decreto, pubblicato sul S.O. alla Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 1998, prevedeva il riconoscimento del servizio prestato nei servizi di endoscopia come equipollente esclusivamente al servizio prestato in gastroenterologia; cessata la possibilità di riconoscimento dell'equipollenza del servizio prestato in endoscopia con quello prestato in gastroenterologia nel settembre 2001 a seguito del DMS 5 agosto 1999 (Gazzetta Ufficiale 3 settembre 1999 n. 207), il riconoscimento del servizio prestato in endoscopia come equipollente al servizio prestato in chirurgia generale è stato introdotto con il decreto ministeriale 31 luglio 2002 (Gazzetta Ufficiale 5 settembre 2002 n. 208), che, però, non prevede applicazione retroattiva. Questo è un punto cruciale, che deve trovare finalmente adeguata attenzione: come ha recentemente indicato - e, per quanto lo riguarda, con successo - lo stesso rieletto presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, in occasione delle candidature alle elezioni regionali, le leggi e i decreti si applicano solo a partire dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, non per periodi precedenti. Di conseguenza, nel nostro caso legislativo, l'equipollenza alla chirurgia generale può valere solo per il servizio prestato nei reparti di endoscopia dopo il settembre 2002. Così, nel caso specifico del dottor Meroni, il servizio di anni 6, mesi 9 e giorni 26, effettuato dal 1o agosto 1989 al 26 maggio 1996, proprio perché effettuato prima del 2002, non può legittimamente essere considerato che equipollente alla gastroenterologia;
b) neppure il servizio di anni 3 e giorni 20 presso l'IRCCS istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, in qualità di direttore della S.C. di endoscopia interdisciplinare, può essere considerato, come indicato nella risposta ministeriale, equipollente alla chirurgia generale: ciò per il fatto che il decreto ministeriale 31 luglio 2002 (Gazzetta Ufficiale 5 settembre 2002 n. 208), che definisce i servizi da considerare equipollenti alla chirurgia generale, fra questi non ricomprende l'endoscopia interdisciplinare. D'altro canto, lo stesso stato di servizio del dottor Meroni, rilasciato dall'IRCCS istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova (da cui risulta un servizio di anni 2 mesi 11 e giorni 3), riporta che, dal 1o agosto 2005, egli era «assunto a tempo indeterminato, a tempo pieno e a rapporto di lavoro esclusivo in qualità di Dirigente medico - disciplina gastroenterologia. Conferito contestualmente incarico quinquennale - di pari disciplina - di direzione della S.C. Endoscopia Interdisciplinare;

pertanto, il servizio di anni 3 e giorni 20, di cui parla il documento ministeriale, risulta indiscutibilmente prestato in gastroenterologia e non in chirurgia generale;
va precisato, inoltre, che dal 27 maggio 1996 al marzo 2009, data dell'inizio dell'incarico di direttore della SC di chirurgia generale 3 (endoscopia diagnostica e chirurgia endoscopica) della fondazione IRCCS istituto nazionale dei tumori di Milano, il dottor Meroni ha prestato servizio esclusivamente in reparti di gastroenterologia;
alla luce di quanto sopra, si può sostenere che il dottor Meroni, a termini di legge, non avesse i requisiti di servizio per essere ammesso a partecipare alla selezione finalizzata alla nomina del direttore della S.C. di chirurgia generale 3 (endoscopia diagnostica e chirurgia endoscopica), bandita con determinazione del direttore generale n. 208 del 13 marzo 2008 e che, di conseguenza, non potesse essere incaricato - come poi è avvenuto - a dirigere la struttura stessa -:
se non intenda approfondire, tramite ogni strumento di sua competenza, gli elementi problematici rappresentati in premessa.
(4-09221)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

LULLI, CORSINI e FERRARI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la vicenda riguardante la cartiera di Toscolano Maderno, Brescia (Burgo Group) con la chiusura paventata della linea di produzione riguardante la macchina 11 a far data dal 31 dicembre 2010 e la conseguente messa a rischio di circa cento posti di lavoro, è ormai nota;
il territorio in questione non è a particolare vocazione industriale e la suddetta cartiera è l'ultimo sito produttivo presente nella zona dell'alto Garda;
la ricollocazione di 100 posti di lavoro risulta essere assai complessa, se non impraticabile;
la storia più che centenaria dello stabilimento in questione, rimasto l'ultimo sito produttivo nella zona della valle delle cartiere di Toscolano Maderno, è riconosciuta anche dalla regione Lombardia attraverso l'omonimo Ecomuseo;
la redditività dello stabilimento di Toscolano Maderno è tra le più virtuose di tutto il gruppo e più in generale Burgo Group non ha generato nel primo semestre 2010 nessun tipo di allarme quanto ai conti, come si evince anche dalla relazione semestrale gennaio-giugno 2010 la quale evidenzia un miglioramento dei dati di bilancio rispetto allo stesso periodo 2009, sia per quanto riguarda il margine operativo lordo sia per quanto concerne l'indebitamento finanziario;
risulta del tutto evidente che la chiusura di una delle due linee di produzione determinerebbe automaticamente un grave rischio anche per l'altra linea in ragione dei costi fissi, mettendo a repentaglio anche gli altri duecento posti di lavoro;
la posizione sul lago di Garda dello stabilimento di Toscolano Maderno, in un sito molto appetibile dal punto di vista urbanistico, sollecita preoccupanti considerazioni circa l'operazione speculativa che potrebbe essere perseguita alla luce di tale scelta industriale;
nell'incontro tenutosi recentemente a Vicenza tra impresa e organizzazioni dei lavoratori è emerso che, nel caso di chiusura della linea di produzione di Toscolano Maderno, potrebbero entrare in crisi altri siti produttivi, generando così un'inaccettabile contrapposizione fra i lavoratori dei vari stabilimenti;
tra le soluzioni proposte dalle organizzazioni sindacali vi è quella di riconvertire la produzione della macchina 11 da carta comune ad altra tipologia;

viste le caratteristiche tecniche dell'impianto questo è possibile;
le istituzioni pubbliche, al fine di una soluzione positiva della vicenda, possono assumere un ruolo rilevante -:
quali azioni il Ministro intenda intraprendere alla luce di quanto sopra esposto;
se non ritenga utile convocare rapidamente un tavolo che coinvolga la proprietà, i rappresentanti dei lavoratori, nonché le istituzioni locali;
se non reputi doveroso assumere una concreta iniziativa affinché si trovi una soluzione condivisa che garantisca attività produttive e posti di lavoro a tranquillità delle maestranze e delle loro famiglie.
(5-03672)

Interrogazione a risposta scritta:

GRIMOLDI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nella provincia di Arezzo è molto attivo il settore della produzione orafa; il polo orafo aretino rappresenta un parte fondamentale dell'economia toscana, ed è secondo solo al distretto del marmo;
la produzione locale si caratterizza per un alto grado di industrializzazione, impiega tecnologie avanzate e si dirige verso la fascia media del mercato;
nell'ultimo decennio in Italia l'oro lavorato è passato da 510 a 123 tonnellate, a dimostrazione di una tendenza che è proseguita nel tempo e non ha trovato adeguate azioni di contrasto neppure a livello nazionale;
ciò ha comportato anche una contrazione del 4 per cento dell'occupazione del settore nell'ultimo trimestre; nell'ultimo quinquennio il polo aretino ha perso almeno mille unità lavorative;
in cinque anni le attività orafe registrate alla Camera di commercio sono passate da 1566 a 1312 con un calo del 16 per cento; ancora più consistente la défaillance delle piccole imprese artigiane;
la mancanza del credito e soprattutto il cosiddetto «prestito d'uso» sono la causa maggiore di chiusura degli artigiani orafi del polo aretino;
infatti, negli ultimi anni l'istituto finanziario rappresentato dal prestito d'uso ha subito una notevole contrazione ed un aumento esponenziale delle richieste di «rientro» -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere per non disperdere un patrimonio produttivo, tecnologico e commerciale accumulato nel tempo, rappresentato dal settore orafo, che fa la storia della città di Arezzo e se intenda assumere ogni iniziativa di competenza al fine di pervenire al risultato di una moratoria per il rientro del prestito d'uso di metallo attualmente a disposizione delle aziende.
(4-09211)

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Apposizione di firme ad interrogazioni.

La interrogazione a risposta in Commissione Sposetti e Tocci n. 5-03464, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Vannucci.

La interrogazione a risposta in Commissione Marchi e De Micheli n. 5-03638, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Calvisi.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta in Commissione Russo n. 5-01622 del 13 luglio 2009.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore:
interrogazione a riposta scritta Servodio e altri n. 4-08944 del 7 ottobre 2010 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-03670.

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ERRATA CORRIGE

Interrogazione a risposta scritta Zamparutti e altri n. 4-09120 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 386 del 20 ottobre 2010, alla pagina 16534, seconda colonna, alla riga trentunesima deve leggersi: «agricole dai piani urbanistici, l'insediamento e l'esercizio dell'impianto non comprometta o interferisca negativamente con le finalità perseguite dalle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonché del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14; secondo i dati del GSE» e non «agricole dai piani secondo i dai del GSE» come stampato.