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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 16 marzo 2011

TESTO AGGIORNATO AL 14 GIUGNO 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
nel campo dell'energia elettrica ottenuta tramite fonti rinnovabili l'Unione europea ha da tempo provveduto a definire un ordinamento normativo chiaro ed esaustivo, allo scopo approvando specificatamente la direttiva a 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità;
tale direttiva è stata successivamente sostituita dalla direttiva 2009/28/CE, incorso di recepimento dal nostro Paese, con un decreto legislativo il cui schema è stato definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, previo parere delle Commissioni parlamentari;
l'Unione europea riconosce la necessità di promuovere in via prioritaria le fonti energetiche rinnovabili, attribuendo a tali fonti un'importanza strategica per la protezione dell'ambiente, lo sviluppo sostenibile e la lotta ai cambiamenti climatici e anche ai fini del raggiungimento della sicurezza degli approvvigionamenti energetici nell'ambito del mercato interno dell'elettricità;
con il «pacchetto clima-energia, obiettivo: 20/20/20», finalizzato a ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra entro il 2020, lo Stato italiano è tenuto a ridurre, entro tale data, le emissioni di anidride carbonica del 20 per cento rispetto al 1990;
oltre a puntare sul risparmio e sull'efficienza energetica, sia nei trasporti e sia nei consumi di energia elettrica e calorica, l'obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti si può efficacemente conseguire soprattutto sfruttando l'energia solare, la fonte energetica rinnovabile più compatibile con le caratteristiche geografiche e paesaggistiche del nostro Paese;
infatti, il nostro Paese gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri paesi europei, come la Germania, che puntano più di noi sull'approvvigionamento energetico dal settore fotovoltaico;
lo sviluppo del settore delle fonti energetiche rinnovabili e l'indotto ad esso connesso, specialmente nell'attuale momento di crisi economica mondiale, crea occupazione locale e ha un impatto positivo sulla coesione sociale;
uno degli esempi più virtuosi in questo campo è rappresentato proprio dal settore fotovoltaico che nel nostro Paese è composto da circa 1.000 aziende, 15.000 posti di lavoro diretti ed oltre 100.000 indiretti, con una stima di volume d'affari nel 2010 compresa tra i 6 e gli 8 miliardi di euro;
soprattutto il settore del fotovoltaico a concentrazione è oggi in forte fermento e si stanno sviluppando, anche nel nostro Paese tecnologie innovative, interamente italiane, che, se supportate dagli atti necessari per promuoverne lo sviluppo, possono adeguatamente maturare e trovare un definitivo sbocco industriale e commerciale a tutto vantaggio del «sistema Paese»;
la direttiva n. 2001/77/CE è stata recepita nel nostro Paese con il decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387; in particolare l'articolo 7 di tale decreto legislativo è specificatamente dedicato all'energia solare, demandando ad un apposito decreto ministeriale la disciplina e l'entità dell'incentivazione per l'elettricità prodotta mediante conversione fotovoltaica e prevedendo una specifica tariffa incentivante, di importo decrescente e di durata tale da garantire una equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio degli impianti (conto energia);

con il decreto del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, 6 agosto 2010, recante «Incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare» in attuazione dell'articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, sono stati ridefiniti i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, specificando che le relative tariffe incentivanti si applicano per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici che entrano in esercizio nel 2012 e 2013;
il parere sullo «Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili - Atto n. 302» approvato all'unanimità dalle Commissioni VIII e X della Camera dei deputati, ed in particolare il punto 31 delle condizioni, invita il Governo a posticipare dal 1o gennaio 2013 al 1o gennaio 2014 la decorrenza della soppressione dell'articolo 7 del decreto legislativo n. 387/2003, concernente le tariffe incentivanti del conto energia, allo scopo di rendere coerente tale soppressione con la parte dello stesso schema di decreto legislativo, inerente i meccanismi di incentivazione (articolo 24, comma 5, lettera a)), che fa salve le decorrenze fissate ai sensi dei decreti attuativi previsti dal sopra citato articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 per gli impianti che entrano in esercizio nel 2012 e 2013;
lo scopo delle due Commissioni parlamentari è stato quello di garantire, con norme chiare, la continuità degli investimenti la garanzia del credito bancario e la certezza del diritto, fermo restando l'obbiettivo del decrescere degli incentivi sancito dallo stesso decreto legislativo n. 387/2003;
infatti, anche la Commissione europea, in data 31 gennaio 2011, ha adottato una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti;
lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri del 3 marzo 2011, invece, all'articolo 25, blocca al 31 maggio 2011 le tariffe incentivanti già previste dal conto energia, prevedendo l'emanazione di un ulteriore decreto ministeriale che dovrà ridefinire gli incentivi per gli impianti che entrano in esercizio a decorrere dal 1o giugno 2011 e fino al 31 dicembre 2012, lasciando ad altri decreti ministeriali la disciplina degli incentivi a regime, con doppia modalità di incentivazione - tariffa incentivante o asta pubblica; da questo contesto normativo sono esclusi gli impianti incentivati ai sensi dell'articolo 2-sexies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 marzo 2010, n. 41, che entrano in esercizio entro il 30 giugno 2011, per i quali si applicano le tariffe incentivanti del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, cosiddetto secondo conto energia (decreto-legge Alcoe);
con l'obiettivo di colpire abusi e speculazioni nel settore fotovoltaico, il blocco previsto dal nuovo decreto legislativo rischia di colpire l'intero mercato del settore fotovoltaico;
notizie stampa riportano un blocco del credito bancario per un ammontare di 40 miliardi di commesse e un rischio di cassa integrazione per circa 10.000 lavoratori;
l'obiettivo di evitare le speculazioni sui terreni agricoli è ampiamente soddisfatto dal testo del nuovo decreto legislativo, che attenendosi ad una condizione posta dalle Commissioni parlamentari, riconosce la possibilità dell'installazione degli impianti fotovoltaici ai soli proprietari dei terreni agricoli, nel contempo ponendo limiti rigorosi alla potenza degli impianti e alla superficie agricola occupata;
occorre evitare conseguenze gravi e non volute sugli investimenti programmati,

assegnando tempi congrui per il completamento degli impianti e l'allaccio alla rete;
a tal fine, occorre emanare nell'immediato norme che possano porre rimedi al blocco degli incentivi del «conto energia» al 31 maggio 2011, attraverso una graduale diminuzione degli incentivi che in ogni caso garantisca la certezza degli investimenti ai soggetti - imprese o privati cittadini - che abbiano sottoscritto impegni sulla base di norme precedenti;
occorre garantire procedure certe e trasparenti per contrastare speculazioni nel settore delle fonti rinnovabili, puntando ad una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della coincidenza tra il costo del kilowattora da fonti rinnovabili con il costo del kilowattora prodotto da fonti convenzionali per tutte le categorie di utenti e per tutte le fasce orarie;
una disincentivazione rigida del settore delle energie da fonti rinnovabili potrebbe compromettere il raggiungimento della quota del 17 per cento stabilita ai fini del conseguimento degli impegni comunitari;
specialmente in questo periodo di crisi energetica, anche conseguente alla crisi libica, occorre sfruttare la nostra posizione geografica, non trascurando la sostenibilità delle nostre bellezze naturali, magari rivedendo le percentuali tra fotovoltaico ed eolico dichiarate alla Commissione europea per il raggiungimento degli obiettivi post Kyoto;
un buon punto di confronto potrebbe essere il modello tedesco, che nonostante preveda meno incentivi di quelli italiani sull'energia prodotta, lo stesso garantisce sostanziosi incentivi per la ricerca, lo sviluppo e il sostegno delle proprie aziende, strategia che è riuscita ad allargare la diffusione del mercato dei prodotti tedeschi all'estero;
nell'ambito della disciplina del decreto ministeriale di cui all'articolo 25, comma 10, del nuovo decreto legislativo, sarebbe comunque opportuno garantire l'applicazione delle tariffe incentivanti per l'energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici, come previste dalle lettere A), B) e C) della Tabella A del comma 2 dell'articolo 8 del decreto ministeriale 6 agosto 2010, per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 dicembre 2011, al fine di garantire gli investimenti già avviati,


impegna il Governo:


a convocare immediatamente un tavolo di confronto con tutti gli operatori del settore delle fonti rinnovabili, per poter definire al più presto un nuovo sistema di incentivi, di attuazione dell'emanando decreto legislativo, basato sul raggiungimento graduale della nuova disciplina di incentivazione;
a non lasciare nell'incertezza tutto il settore delle energie rinnovabili e ad anticipare l'emanazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 25 del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/28/CE, entro la prima decade di aprile del corrente anno;
a fare salvi gli investimenti che siano stati avviati sulla base del precedente quadro normativo di incentivazione, ristabilendo un orizzonte di certezza sull'ammontare degli incentivi di cui beneficiano le imprese e che assicurano il rimborso dei finanziamenti bancari, interpretando il riferimento «all'entrata in esercizio degli impianti», contenuto nel decreto legislativo approvato, nel senso dell'effettiva produzione di energia elettrica, anche indipendentemente dall'allaccio alla rete elettrica;
a prevedere che i necessari «aggiustamenti», ossia la tendenziale riduzione nel tempo degli incentivi per le fonti rinnovabili, tengano in debito conto i congrui tempi di transizione, al fine di garantire gli investimenti effettuati dalle imprese del settore;
a contribuire alla riduzione del carico sulla bolletta elettrica della componente

A3 relativa al finanziamento degli incentivi per le fonti rinnovabili e le energie assimilate;
a rendere ancor più trasparente, l'impatto di tutte le agevolazioni dei costi dell'energia elettrica di famiglie e imprese;
a determinare gli incentivi previsti in modo tale da armonizzarli con il livello di incentivazione adottato nei principali paesi dell'Unione europea;
ad assumere iniziative per definire un sistema di incentivazione che garantisca nel nostro Paese una prospettiva di crescita di lungo termine per il settore fotovoltaico, che consenta un maggior radicamento nell'economia reale e favorisca le ricadute positive sul sistema produttivo nazionale;
nella rideterminazione del sistema di incentivi per il fotovoltaico, a tenere in considerazione, oltre alla loro sostenibilità, gli investimenti già effettuati per la realizzazione di impianti fotovoltaici, l'esigenza di accrescere l'efficienza energetica nell'edilizia e l'opportunità di prevedere meccanismi di adeguamento del livello dell'incentivo alle dinamiche dei costi delle tecnologie e degli impianti, a prevedere altresì una modulazione in riduzione degli incentivi, secondo la maggiore potenza degli impianti;
nell'ambito della quantificazione delle tariffe incentivanti, a favorire la realizzazione di impianti integrati su edifici e manufatti, salvaguardando il territorio agricolo dalle speculazioni;
nella definizione dei nuovi incentivi, a mantenere un adeguato sostegno al settore delle energie rinnovabili con una progressiva riduzione degli incentivi fino al raggiungimento della grid parity in linea con la progressiva riduzione dei costi di produzione del kilowattora da fonti rinnovabili;
a favorire, nell'ambito delle bioenergie, la filiera corta attraverso il ricorso agli impianti di piccola taglia e l'utilizzo di materie prime provenienti dal territorio, nonché, nella rimodulazione degli incentivi, a favorire gli investimenti degli enti pubblici e la produzione destinata all'autoconsumo;
a sostenere la ricerca e lo sviluppo dei processi di industrializzazione delle nuove tecnologie del settore fotovoltaico;
per quanto riguarda le fonti tradizionali, ad assumere iniziative per porre definitivamente fine al sistema di incentivazione tariffaria, noto come CIP6, di cui alla delibera del Comitato interministeriale prezzi n. 6 del 29 aprile 1992;
ad adottare misure che responsabilizzino il gestore della rete elettrica al fine di assicurare tempi contenuti e certi per l'allaccio alla rete elettrica;
a valutare l'opportunità, in prospettiva, di ridurre la soglia di potenza degli impianti, oltre al quale può essere adottato il sistema delle aste a ribasso, fissata dal decreto legislativo in 5 Megawatt, ai fini di uno sviluppo del settore basato su meccanismi reali di mercato;
a rivedere il Piano di azione nazionale (PAN) per le energie rinnovabili, anche al fine di ridefinire gli obiettivi relativi al fotovoltaico e all'eolico, allo scopo di sfruttare la posizione geografica del nostro Paese che gode di un'insolazione ampiamente superiore rispetto ad altri paesi europei, senza trascurare la tutela delle bellezze naturali italiane e a distribuire gli obiettivi del PAN annualmente senza tuttavia penalizzare gli investimenti.
(1-00604)
«Franceschini, Cicchitto, Reguzzoni, Libè, Piffari, Della Vedova, Sardelli, Lo Monte, Guido Dussin, Ghiglia, Mariani, Lulli, Realacci, Benamati, Bocci, Braga, Bratti, Esposito, Ginoble, Iannuzzi, Marantelli, Margiotta, Morassut, Motta, Viola, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo,

Portas, Sanga, Quartiani, Scarpetti, Vico, Zunino, Ventura, Bindi, Maran, Villecco Calipari, Lenzi, Bellanova, Berretta, Boffa, Bordo, Brandolini, Capodicasa, Cardinale, Carella, Causi, Ceccuzzi, Cenni, Codurelli, D'Alema, De Biasi, De Pasquale, Farinone, Ferrari, Fiano, Fioroni, Fluvi, Gatti, Ghizzoni, Giovanelli, Gnecchi, Gozi, Laratta, Lo Moro, Losacco, Lovelli, Madia, Marchi, Cesare Marini, Mattesini, Miglioli, Miotto, Misiani, Mogherini Rebesani, Murer, Nannicini, Narducci, Pedoto, Pes, Pistelli, Pizzetti, Rossa, Rubinato, Rugghia, Antonino Russo, Samperi, Schirru, Sereni, Servodio, Siragusa, Strizzolo, Tenaglia, Tidei, Tocci, Touadi, Trappolino, Tullo, Vannucci, Vassallo, Velo, Rigoni, Rossomando, Verini, Marco Carra, Graziano, Naccarato, Fogliardi, Bucchino, Gasbarra, Zucchi, Bossa, Rampi, Lucà, Gava, Baldelli, Gibiino, Torazzi, Montagnoli, Lussana, Luciano Dussin, Fogliato, Allasia, Maggioni, Desiderati, Dal Lago, Alessandri, Lanzarin, Togni, Bitonci, Dozzo, Fedriga, Callegari, Forcolin, Follegot, Galletti, Lo Presti, Tabacci, Cimadoro, Borghesi, Donadi, Evangelisti, Belcastro, Calearo Ciman, Catone, Cesario, D'Anna, Grassano, Gianni, Guzzanti, Iannaccone, Lehner, Milo, Moffa, Mottola, Nola, Orsini, Mario Pepe (IR), Pionati, Pisacane, Polidori, Porfidia, Razzi, Romano, Ruvolo, Scilipoti, Siliquini, Soglia, Stasi, Taddei, Commercio, Latteri, Lombardo, Brugger».

Risoluzione in Commissione:

La XIII Commissione,
premesso che:
in ragione delle riconosciute particolarità del vino, ovvero della sua specifica natura di prodotto trasformato, oltre che estremamente differenziato in termini di qualità, valore commerciale e mercato di riferimento, l'intento esplicito proseguito dall'OCM vino recepito nel decreto-legislativo n. 61 del 2010 era quello di preservare alcune specificità settoriali; a ciò si aggiungeva la convinzione che in relazione ai prodotti vitivinicoli fosse necessario concentrare lo sforzo finanziario comunitario, non tanto sul sostegno del mercato, quanto piuttosto sullo sviluppo di misure di ristrutturazione e di consolidamento del comparto, tese a favorire l'ammodernamento di tutta la filiera. La sfida della competitività, posta come obiettivo prioritario della riforma, richiedeva quindi una politica specifica, complessa e differenziata;
lo strumento efficace di cui si è avvalso finora il settore vitivinicolo per gestire le produzioni è quello dei diritti di impianto; il principio-base è che nuovi vigneti possano essere impianti solo se supportati da diritti di impianto in mano al viticoltore; qualora emergano particolari esigenze di mercato, è possibile richiedere nuovi impianti, attingendo alle riserve regionali; tale strumento consente indirettamente di controllare la produzione attraverso la gestione del vigneto con l'obiettivo di stabilizzare i prezzi e contrastare le crisi di sovrapproduzione;
l'approvazione della nuova OCM nonostante le intenzioni iniziali della Commissione, orientata a realizzare una completa liberalizzazione delle superfici vitate dopo i primi tre anni di avvio della riforma, ha mantenuto in vigore il divieto ad impiantare nuovi vigneti fino alla data del 31 dicembre 2015 (articolo 90 del regolamento (CE) n. 479/2008), lasciando facoltà ai Paesi membri di estendere tale data fino al termine del 2018, per tutto o

parte del proprio territorio, tramite una decisione da comunicare alla Commissione entro il 1o marzo 2015. Quindi, in base al nuovo regolamento quadro, non oltre l'inizio del 2019 si realizzerà la completa liberalizzazione delle superfici vitate; le motivazioni addotte nella nuova impostazione sono di consentire ai produttori più competitivi di operare all'interno di un sistema in cui sarà possibile reagire con maggiore flessibilità ai processi di aggiustamento della domanda;
fino alla sussistenza del divieto all'impianto di nuovi vigneti, resta in vigore la gestione del potenziale di produzione tramite la costituzione, facoltativa, di una riserva nazionale o di più riserve regionali, alle quali sono assegnati i diritti di nuovo impianto, di reimpianto e i diritti concessi a partire dalla riserva, non utilizzati da parte dei beneficiari entro i periodi di tempo prefissati. Alla riserva possono essere conferiti, anche dietro pagamento di un corrispettivo proveniente da risorse nazionali, diritti appartenenti a produttori che non intendono impiegarli; i diritti presenti all'interno di una riserva che restano non assegnati entro il termine delle cinque campagne successive a quella di conferimento alla riserva si estinguono; nel caso esistano più riserve all'interno di un Paese membro è possibile regolamentare il trasferimento di diritti tra riserve;
la possibilità di realizzare un nuovo vigneto, pertanto, resta limitata a tre casi:
a) la concessione di un diritto di nuovo impianto (articolo 91 del regolamento (CE) n. 479/2008) da parte di un Paese membro, limitata ai soli casi già previsti (operazioni di ricomposizione fondiaria, sperimentazione, coltura di piante madri per marze, consumo familiare), con scadenza entro la seconda campagna da quella di concessione; i prodotti ottenuti dalle superfici destinate alla sperimentazione e al consumo familiare non possono in nessun caso essere posti in commercio; i vigneti per il consumo familiare, la sperimentazione e la coltura di piante madri, una volta esaurita la loro funzione originaria, possono essere posti in produzione solo a seguito dell'acquisizione di un idoneo diritto;
b) la concessione di un diritto di reimpianto (articolo 92 del regolamento (CE) n. 479/2008) ai produttori che hanno estirpato una superficie vitata o che si siano impegnati ad estirparla, dietro costituzione di una cauzione, entro la fine del terzo anno successivo a quello in cui è avvenuto il nuovo impianto, qualora non dispongano di diritti in portafoglio sufficienti; i reimpianti possono essere realizzati solo nell'azienda per la quale sono stati concessi, salvo diversa decisione da parte dei Paesi membri che possono consentire il trasferimento, limitatamente ad alcuni casi (trasferimento dell'azienda stessa, destinazione delle superfici alla produzione di vini DOP o IGP o piante madri per marze), assicurando che il trasferimento non determini un aumento del potenziale di produzione, soprattutto nel caso di diritto di impianto esercitato su superfici irrigue, se del caso applicando dei coefficienti di riduzione;
c) la concessione di un diritto di impianto a partire dalla riserva (articolo 93 del regolamento (CE) n. 479/2008), a titolo gratuito ai giovani produttori (con meno di 40 anni) che per la prima volta si insediano a capo di un'azienda, o dietro pagamento di un corrispettivo limitatamente agli impianti destinati a produrre vini con sicuri sbocchi di mercato, da realizzare entro le due campagne successive a quella di assegnazione;
allo Stato membro è fatto obbligo di tenere una registrazione, in taluni casi, di fornire comunicazioni alla Commissione sulla concessione dei diritti di nuovo impianto, di reimpianto anticipato, di trasferimento tra aziende, oltre che sulla gestione dei diritti all'interno della riserva (o riserve);
i diritti hanno raggiunto quotazioni anche rilevanti: per salvaguardare alcune aree e prevenire i rischi di possibili travasi di diritti da una regione all'altra o da aree dove vi era più facile disponibilità di

acquisto ad aree più chiuse, progressivamente alla disciplina europea e nazionale si sono andati ad affiancare anche numerosi provvedimenti regionali che hanno reso ancora più rigida la normativa;
la liberalizzazione degli impianti senza alcuno strumento di gestione della produzione rischia di destabilizzare l'economia di molte regioni viticole in Europa; in alcune zone si verificherebbero conseguenze imprevedibili e fenomeni destabilizzanti per il vino a denominazione di origine, come sovrapproduzioni, cadute dei prezzi, speculazioni, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti;
attualmente, le aree in cui è possibile produrre vini e denominazione di origine sono strettamente delimitate sulla base di criteri storici, agronomici, e climatici; le produzioni a denominazione di origine rappresentano il fiore all'occhiello dell'export italiano; la compromissione del sistema che lo regge rischia di danneggiare un fattore di reddito dell'agroalimentare nazionale insostituibile;
l'Italia, con la Francia Paese leader nella produzione a denominazione di origine, in modo particolare, rischia di veder compromesso un comparto fondamentale del made in Italy; verrebbero messi in discussione gli sforzi qualitativi portati avanti fino ad oggi dai produttori, senza considerare l'improvviso disequilibrio quantitativo, rispetto al mercato, che la proliferazione dei vigneti e delle produzioni porterebbe in molte zone viticole;
poiché i tempi del settore vitivinicolo sono, ai fini degli investimenti, non di breve ambito, è chiaro che il settore vitivinicolo europeo, ma fondamentalmente i grandi Paesi produttori, sta cercando di anticipare il dibattito del 2015 per sapere come intendono muoversi le istituzioni europee; il Presidente della Repubblica francese Nikolas Sarkozy e il Governo francese hanno già dimostrato di avere a cuore la questione che rischia di compromettere il comparto vitivinicolo francese; anche il Governo tedesco si è pronunciato a favore del mantenimento dei diritti di impianto,


impegna il Governo:


ad avviare iniziative volte a valutare l'impatto economico, territoriale e sociale della liberalizzazione degli impianti prevista dal 2015 in poi;
a valutare come combinare gli orientamenti di fondo della riforma volta all'abbandono di superati e dispendiosi mezzi di gestione del settore e del mercato e all'incentivazione della competitività della produzione europea con la tutela del patrimonio vitivinicolo nazionale e a verificare come regolare gli investimenti di giovani imprenditori, senza determinare fenomeni di inflazione del mercato;
a confrontare i suoi studi e le sue valutazioni con le situazioni territoriali esistenti anche negli altri Stati membri;
a verificare se strumenti alternativi di regolazione della produzione possano essere attuati e se sia possibile controllare e gestire le produzioni dei vini europei, anche di quelli non ad indicazione geografica (ig), e a concordare eventualmente con gli altri Stati membri nuovi strumenti di gestione.
(7-00519)
«Fiorio, Cenni, Zucchi, Oliverio, Brandolini, Marco Carra, Agostini, Trappolino».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

VOLONTÈ. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto risulta da articoli di stampa, Expo 2015, la società creata per organizzare l'esposizione universale che si

svolgerà a Milano tra quattro anni, ha autonomia finanziaria fino alla fine del mese di marzo 2011;
il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, ha dichiarato di voler proporre «alla prossima assemblea dei soci di trasformare Expo 2015 Spa», in quanto «non si può andare avanti con una società che deve essere ricapitalizzata ogni anno. La soluzione potrebbe essere l'istituzione di un'agenzia, sull'esempio di quanto fatto a Torino per le Olimpiadi ma ci sono anche altre vie»;
i fondi del 2010 sarebbero esauriti e, in attesa di quelli del 2011, sarebbe stato eroso più di un terzo dei capitale sociale che ammonta a 10,1 milioni di euro;
per il 2011 la società ha previsto un budget di 110 milioni di euro per coprire le spese di funzionamento e gli investimenti da fare sul sito espositivo, ma finora nessun socio ha versato quanto dovuto;
lunedì 21 marzo 2011 è prevista una assemblea che rischia di essere fondamentale per il futuro dell'esposizione universale;
inoltre, secondo quanto riportato dal Sole 24 ore, provincia di Milano, a causa dei vincoli del patto di stabilità, non sarà in grado di garantire gli otto milioni di euro a suo carico, il comune di Milano, da cui si attendono poco più di 14 milioni, non ha ancora approvato il bilancio 2011 ed il suo contributo è ancora incerto, la regione Lombardia ha già deliberato il suo contributo di 14,79 milioni, ma non lo ha ancora erogato ed infine non è ancora emersa la posizione del Ministero che deve versare il contributo (64,6 milioni di euro);
a rendere la situazione ancor più complicata vi è la questione della disponibilità delle aree che cinque mesi fa sembrava risolta, mentre oggi vi è ancora il rischio di rinviare i lavori sulle aree prescelte, compromettendo una tabella di marcia già molto compressa;
questa situazione rischia di compromettere il successo di un evento che rappresentava l'occasione per il rilancio dell'economia e dell'immagine dell'Italia -:
se si ritenga che la società Expo sia in grado di onorare l'impegno preso a livello internazionale e con il Paese di riuscire nei tempi previsti ad organizzare l'evento;
se non si ritenga di procedere all'erogazione del contributo del Ministero dell'economia e delle finanze che non risulta ancora versato.
(3-01528)

Interrogazione a risposta in Commissione:

CONTENTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa risulta che il tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia lamenterebbe gravi carenze d'organico tra il personale giudicante;
in particolare, una semplice assenza per malattia anche di un solo giudice comporterebbe uno slittamento delle attività e lo scioglimento di collegi già fissati in calendario a causa dell'oggettiva impossibilità di individuare dei sostituti d'udienza -:
se la situazione esposta in premessa corrisponda al vero e quali iniziative di competenza intenda adottare con urgenza al fine di scongiurare disservizi agli utenti e allo stesso personale dipendente.
(5-04402)

Interrogazioni a risposta scritta:

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il tremendo terremoto che ha colpito il Giappone, a cui è seguito uno tsunami, ha causato danni gravissimi in una terra

che comunque è particolarmente abituata a situazioni di questo genere, trovandosi stretta tra quattro importanti faglie;
oltre che verso l'emergenza umanitaria, l'attenzione della comunità internazionale è focalizzata sull'evolversi della situazione nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, l'impianto che è stato interessato dal cataclisma. Le zone limitrofe sono state evacuate e pare che i sistemi di sicurezza abbiano provveduto a spegnere automaticamente la maggior parte dei reattori, ma, dalle poche e spesso contrastanti informazioni che trapelano, sembra che i reattori n. 4, n. 2 e soprattutto n. 1 siano a rischio fusione;
soprattutto in Italia, in cui il dibattito sul nucleare è più che mai acceso, questi accadimenti sono seguiti con apprensione dalla cittadinanza, preoccupata per la reintroduzione delle centrali. Come regolarmente accade quando si tratta di incidenti di questo tipo, le informazioni che ci arrivano dal paese del Sol Levante sono spesso carenti in trasparenza ed esaustività: si mantengono anzi su un «vago e indefinito» tenore;
effettivamente la breve e travagliata storia di questa tecnologia mostra come, in caso di guasti o incidenti, non sia mai stata scelta una politica di corretta e responsabile informazione: Chernobyl ne è l'emblema. Ai tempi del disastro (tuttora irrisolto) del reattore ucraino, infatti, fu scelto di tenere (ad avviso degli interroganti irresponsabilmente) segreto l'incidente, che fu «scoperto» dalla Unione europea a causa della nube radioattiva che si era ormai già estesa fino alla Scandinavia;
il dibattito sul piano tecnologico relativo agli sviluppi futuri delle tecnologie energetiche, costi e rischio di obsolescenza anticipata delle centrali che si potrebbero costruire sul suolo italiano, è carente o fazioso;
nel nostro Paese, sul nucleare, è aperto un dibattito fondamentalmente «finto»: si vuole a tutti i costi presentare come energia pulita una tecnologia che effettivamente non lo è e non lo può essere, facendo credere che i problemi da risolvere siano solo quelli riguardanti una piccola, ma centrale, parte della filiera produttiva necessaria a questo tipo di energia. Nei dibattiti che vengono frequentemente proposti si parla sempre in maniera piuttosto miope della questione: ci si limita infatti a un discorso sulla sicurezza delle centrali, discutendo solo dei rischi dovuti ai possibili incidenti, dato che questa è la preoccupazione che più fa demagogicamente presa sull'opinione pubblica. Tali discorsi non possono essere, a giudizio degli interroganti, intellettualmente onesti, perché il problema della sicurezza delle centrali è solo una parte dell'intera questione che è composta inevitabilmente da problemi realmente insolubili: l'estrazione e la raffinazione della materia prima, che è una procedura assolutamente non banale e non priva di rischi (in poche parole, «non pulita»), e lo smaltimento delle scorie sono questioni tuttora senza soluzione;
guardando in faccia la realtà, nessuno Stato che utilizzi il nucleare ha la benché minima idea di cosa fare delle scorie ottenute. Migliaia di tonnellate di materiali estremamente tossici che manterranno la loro nocività per periodi di migliaia di anni vagano per l'Europa e il mondo su treni merci in attesa di una sistemazione che per forza di cose non potrà mai essere definitiva: la nostra civiltà esiste da circa un quinto del periodo che tali scorie impiegheranno per esaurire il loro potenziale tossico. La maturità tecnologica che ci si illude di aver conquistato risale a un centesimo del tempo di decadimento di tali materiali radioattivi e nessun manufatto è in grado di resistere intatto per un simile periodo -:
quali elementi di informazione intendano fornire in relazione a quanto esposto in premessa e quali provvedimenti intendano assumere, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza generale degli impianti e più specificamente la sicurezza in ordine alla fase a monte relativa all'estrazione

e lavorazione di materie prime necessarie alla produzione del combustibile necessario alla fusione nucleare e, a valle del procedimento, in ordine alle tecniche di smaltimento dei residui radioattivi di tali fusioni, soprattutto alla luce delle determinazioni prese in funzione della predisposizione del programma per il rientro dell'Italia all'uso della tecnologia nucleare per la produzione di energia, al fine di evitare ai cittadini e al Paese conseguenze che non è semplice neppure rappresentare, tanto appaiono gravi.
(4-11296)

MURGIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
è in atto in questi giorni una violenta campagna contro la produzione di energia da impianti fotovoltaici nel nostro Paese basata sulla divulgazione di informazioni e di dati che non rispondono assolutamente alla realtà di questo mercato;
da quali fonti tali dati derivano non è data notizia, ma il loro fine ne lascia chiaramente comprendere la provenienza, anche a seguito della spinta di sensibilizzazione verso il nucleare che sta avvenendo parallelamente;
la suddetta campagna di disinformazione si è conclusa con l'emanazione di un decreto giovedì 3 marzo del 2011 che, di fatto, blocca immediatamente, ed in alcuni casi anche con effetto retroattivo, lo sviluppo di tutte le energie prodotte da fonti rinnovabili ed in particolare quella del solare fotovoltaico;
un conto è bloccare le grandi speculazioni e le manovre di società che vogliono arricchirsi devastando il patrimonio ambientale, anche sardo, un altro è bloccare gli incentivi a decine di piccole aziende che vogliono sfruttare l'energia pulita;
nel settore operano oggi oltre 150.000 addetti, che si troverebbero per strada da un giorno all'altro e che aggraverebbero la già pesante situazione occupazionale in Italia;
moltissime piccole e medie aziende, nate intorno a questo mercato che rappresenta oggi uno dei pochissimi settori in crescita, sarebbero costrette a ridimensionarsi drasticamente se non a chiudere;
come sostiene la provincia di Nuoro, nel territorio del nuorese si rischierebbe di perdere circa 400 milioni di investimenti per una potenza complessiva di 120 megawatt, senza tralasciare le circa 1.000 richieste per l'installazione di impianti fotovoltaici di semplici famiglie che cosi abbatterebbero il costo della bolletta energetica;
l'energia pulita e verde è la frontiera per l'Italia ed, in particolar modo, per la Sardegna -:
se non si ritenga necessario rivedere - prima possibile - i criteri del decreto, separando grandi e inaccettabili speculazioni dalla possibilità di piccole imprese di godere degli incentivi;
se il Governo abbia valutato che, dallo sviluppo del fotovoltaico, il bilancio dello Stato non può che risentirne favorevolmente, in conseguenza dell'incasso delle imposte sia da parte delle aziende che operano in tale mercato che dagli addetti privati del settore;
se il Governo non ritenga importante portare a termine il programma fotovoltaico necessario per onorare gli impegni assunti dall'Italia in sede di Unione europea e sanciti nel protocollo di Kyoto.
(4-11298)

LARATTA, FARINONE, FERRARI, BUCCHINO, CODURELLI, GARAVINI e BOSSA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del turismo. - Per sapere - premesso che:
sul portale di promozione Italia.it del Ministero del turismo non vi è alcun cenno in merito alle celebrazioni per il 150o anniversario dell'Unità d'Italia;

il sito Italia.it costato all'erario 6 milioni di euro, presenta alcune anomalie al suo interno. Secondo l'AgenParl, infatti, le aree della navigazione web in lingua straniera, volte ad attrarre verso il nostro Paese turisti da tutto il mondo, conterrebbero alcuni video con voce narrante in italiano anziché nella lingua di navigazione prescelta -:
se il Governo sia a conoscenza della mancanza di comunicazioni su un evento, quello dei 150 anni dell'Unità d'Italia, così importante per il nostro Paese e se non ritenga opportuno intervenire urgentemente per sanare la situazione;
se sia a conoscenza delle anomalie contenute nel sito e come intenda provvedere;
quali siano state le società che hanno avuto l'incarico per la realizzazione del portale e per quali importi sarà commissionata la rettifica.
(4-11302)

MURGIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in data 10 marzo 2011, sono iniziati, senza avviso alcuno agli Ordini professionali e all'utenza, i lavori per il trasloco degli uffici finanziari dalla cittadella finanziaria ai nuovi locali di via Jenner, in Cagliari;
la città di Cagliari è una delle poche ad aver accorpato tutti gli uffici finanziari in un unico plesso e in una zona facilmente raggiungibile da tutti gli assi di grande traffico e anche dal servizio di metro, dotata di ampi ed esuberanti parcheggi, ubicazione che ha consentito sino a oggi una perfetta erogazione di tutti i servizi finanziari, quali imposte dirette, Iva, registro, conservatoria dei registri immobiliari e catasto;
risulta essere in vigore un contratto di affitto tra la proprietà degli stabili della cittadella e l'Agenzia delle entrate con efficacia sino al 2013 e con diritto di recesso per l'Agenzia delle entrate nella sola ipotesi di trasferimento in locali già di proprietà ovvero costruiti dal demanio dello Stato;
i nuovi locali di via Jenner in Cagliari sono di proprietà di un privato;
l'Agenzia del territorio ha motivato il trasferimento per ragioni di risparmio economico, senza mai addurre elementi concreti circa il risparmio citato;
nella sede di via Jenner coesistono edifici commerciali e un polo sanitario che da soli attraggono quotidianamente una forte mole di traffico veicolare privato e dunque l'apertura degli uffici finanziari in via Jenner non potrà che creare una situazione di altissima criticità sotto il profilo dei parcheggi delle automobili -:
se la sede dei nuovi uffici finanziari di Cagliari abbia ricevuto il certificato di agibilità;
se sia stato valutato che, con il trasloco degli uffici finanziari, lo Stato andrà a pagare un doppio canone almeno sino al 2013.
(4-11305)

DI STANISLAO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
tre agenzie delle Nazioni unite hanno firmato un accordo con il Governo iracheno in base al quale le organizzazioni sosterranno la messa in opera di programmi di sviluppo nel paese per i prossimi quattro anni, ad un costo stimato di 600 milioni di dollari;
questo accordo garantisce il sostegno delle Nazioni unite in molte aree critiche del piano di sviluppo nazionale del Governo iracheno, compresa la realizzazione dei suoi obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) per il 2015, volti a migliorare il benessere della popolazione irachena;
il vice rappresentante speciale del segretario generale in Iraq ha dichiarato che «le attività saranno indirizzate a sviluppare la capacità del governo iracheno

di fornire servizi essenziali per i più bisognosi, creare opportunità di lavoro e rafforzare i meccanismi per migliorare la governance e la tutela dei diritti fondamentali di tutti i cittadini»;
le tre agenzie che hanno presentato il loro «Program Action Plans» al Governo sono UNICEF, UNDP e UNFPA. La firma rappresenta un riconoscimento per i risultati chiave a sostegno dell'agenda di sviluppo del governo iracheno che le agenzie raggiungeranno nei prossimi quattro anni;
le agenzie contribuiranno alla creazione di un settore pubblico che ha come obiettivo il raggiungimento di un'alta qualità e di servizi imparziali, specialmente in campo educativo, idrico e sanitario attraverso l'attuazione di una modernizzazione nel settore pubblico;
esse forniranno anche assistenza alla riabilitazione delle centrali elettriche ed allo sminamento o alla rimozione di altri residui bellici. I nuovi programmi ambientali verranno nuovamente avviati in cooperazione con il governo e le comunità locali. Il supporto per un programma di sviluppo del settore privato è destinato a stimolare la creazione di posti di lavoro in un'economia più diversificata e promuovere le pari opportunità per uomini e donne in materia di istruzione e di occupazione;
le Nazioni Unite intensificheranno anche le iniziative volte a rafforzare la capacità delle istituzioni chiave, come il consiglio dei rappresentanti e l'alta commissione elettorale indipendente (IHEC), per promuovere una governance inclusiva e partecipativa. Per accelerare gli sforzi indirizzati a diminuire la corruzione, l'ONU rafforzerà le funzioni della commissione irachena per l'integrità;
l'ONU sosterrà anche la creazione di una commissione per i diritti umani e di iniziative di legge che determinino l'indipendenza della magistratura e l'accesso alla giustizia per tutti, compresi donne e bambini -:
se e come l'Italia si inserisca in tale contesto a sostegno e tutela del popolo iracheno;
se il Governo intenda avviare una serie di iniziative a supporto dell'accordo stipulato dall'ONU e dall'Iraq per sostenere i programmi di sviluppo, tenendo anche conto degli impegni che l'Italia ha assunto per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio.
(4-11307)

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AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

BOSSA. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'otto febbraio 2011 una petroliera italiana, la Savina Caylyn, della società armatrice fratelli D'Amato di Napoli, è stata attaccata e catturata da pirati, mentre era in navigazione nell'oceano indiano, a 880 miglia dalla Somalia e a 500 dall'India;
da allora, sulla Savina Caylyn, un gigante d'acciaio di 105 mila tonnellate e lungo 266 metri, i pirati tengono sotto sequestro 22 uomini d'equipaggio: 5 italiani e 17 indiani; la petroliera e i suoi 22 uomini di equipaggio sarebbero nelle acque somale, a ridosso della costa, nei pressi della «tortuga» di Harardere dove sono all'ancora almeno un'altra dozzina di navi sequestrate;
nelle prime ore successive al sequestro, la Marina militare italiana sembrava essersi rapidamente attivata portando sul posto la fregata Zeffiro, impegnata nella missione antipirateria «Atlanta» dell'Unione europea; pare che la Zeffiro sia stata impegnata in un lungo inseguimento

che però non sembra aver dato i frutti sperati. L'eventuale attacco per liberare l'equipaggio era praticabile fino a che si stava in alto mare, quando a bordo c'erano solo cinque pirati in grado di mantenere un controllo relativo - in caso di un blitz - su una motonave cosi grande; una volta che la nave è approdata nella baia, non si sa quanti predoni possono essere saliti sulla petroliera e con quali armi a disposizione e l'attacco per liberare i sequestrati sembra ormai improbabile;
da più di un mese non si hanno notizie della situazione; ai cinque uomini di equipaggio italiani viene consentito sporadicamente, e molto rapidamente, di effettuare telefonate a casa per rassicurare i familiari. Dai colloqui, però, appaiono molto provati e spaventati da condizioni durissime di vita; secondo quanto ricostruito da indiscrezioni, i marinai sarebbero sottoposti a strettissima sorveglianza, una vigilanza continua e uno stato di vera e propria detenzione;
il Governo ha scelto di mantenere su questa vicenda uno stretto riserbo, dovuto probabilmente alla estrema delicatezza del caso. Intanto i giorni passano senza che ci siano evoluzioni: il mercantile continua a rimanere attraccato in un porto della Somalia e la fregata Zeffiro della Marina militare resta nelle sue vicinanza, a sorvegliarlo a vista;
la situazione di stallo genera, naturalmente, un grosso allarme nei familiari dei cinque marinai italiani sequestrati, che si chiedono con angoscia che cosa si stia realmente facendo per garantire ai loro congiunti una rapida liberazione -:
se e come, e con quali risultati, il Ministro degli affari esteri abbia attivato i canali diplomatici a sua disposizione per intervenire sul caso in questione e quali siano le notizie disponibili sulle condizioni dei cinque italiani sequestrati;
quali siano allo stato, compatibilmente con l'ovvia riservatezza sulle operazioni, le iniziative che s'intendano assumere per la soluzione della delicata vicenda.
(4-11288)

DI STANISLAO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'impatto della crisi in Libia in materia di sicurezza alimentare è motivo di seria preoccupazione sia in Libia che nei Paesi circostanti, a causa della dipendenza della regione dalle importazioni di cereali, delle possibili interruzioni del flusso di beni e servizi e degli spostamenti di popolazione;
in Libia, la situazione può portare ad una rottura improvvisa delle importazioni ed il crollo del sistema di distribuzione interna. L'esaurimento delle scorte alimentari e la perdita di manodopera rurale sono tutti fattori che nel lungo termine potrebbero compromettere seriamente la sicurezza alimentare. Eventuali sconvolgimenti dei mercati dai quali gli agricoltori ottengono le sementi ed i fertilizzanti minacciano anche la produzione agricola, la sicurezza alimentare e la creazione di reddito nel breve e medio periodo. In Libia, la produzione interna di seminativi si concentra principalmente nei pressi di Bengasi e nei pressi di Tripoli;
come parte del Flash Appeal delle Nazioni Unite per la crisi libica, la FAO ha in programma di fornire i semi degli ortaggi per accompagnare la distribuzione di cibo nelle aree peri-urbane e costiere, al fine di incrementare il consumo di alimenti freschi e l'assunzione di micronutrienti. La FAO ha richiesto dei fondi per creare la capacità immediata di determinare una raccolta, analisi e diffusione efficace ed aggiornata di informazioni sulle esigenze e le lacune sulla sicurezza alimentare e suggerire delle opzioni di risposta sulla sicurezza alimentare. Inoltre, la FAO ha anche chiesto un sostegno per garantire un'efficace sorveglianza delle malattie animali e la salvaguardia e la produttività del patrimonio zootecnico;

nel vicino Egitto, il forte aumento del prezzo del grano internazionale si aggiunge sostanzialmente al costo delle importazioni di frumento del 2010/2011 ed al programma di sussidio governativo per il pane, che sostiene la tutela del consumatore dagli effetti della crescita dei prezzi;
un'informazione aggiornata ed i dati di base sulla sicurezza alimentare provenienti dalla Libia rimangono frammentati e non confermati. Inoltre, è necessario un attento monitoraggio della situazione generale della sicurezza alimentare e delle condizioni di mercato. Le riserve alimentari e la crescita dei costi alimentari devono essere costantemente monitorate. Data la forte dipendenza dalle importazioni, ulteriori aumenti dei prezzi nel mercato internazionale avrebbero un impatto devastante sulla capacità delle persone vulnerabili a soddisfare i beni primari. Il tasso di inflazione ha raggiunto il 10,4 per cento in Libia durante la crisi dei prezzi alimentari del 2008 -:
se il Governo sia a conoscenza della situazione e dei dati riportati in premessa e quale sia il contributo che sta dando e intende dare nell'immediato per sostenere il popolo libico e placare l'impatto che la crisi di questo Paese ha in materia di sicurezza alimentare.
(4-11295)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:

DIMA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
tra i fiumi della Calabria, il Crati è sicuramente quello più importante per lunghezza e portata del corso d'acqua ma al tempo stesso quello che maggiormente versa in un evidente stato di abbandono e di incuria che non fa altro che aumentarne il rischio di esondazioni o tracimazioni;
da anni, ormai, si registra la mancata attuazione di un organico piano di messa in sicurezza e di manutenzione ordinaria e straordinaria dei suoi argini nonché di pulizia regolare del suo letto finalizzata ad evitare l'accumulo di quantità significative di materiale alluvionale che limiterebbero il deflusso ordinario delle sue acque;
a questo problema si aggiunge anche quello dell'inquinamento che ha portato più volte ad una moria di numerose specie ittiche -:
di quali elementi disponga il Ministro in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative, anche in relazione ai poteri delle autorità di bacino, si intendano adottare per far fronte alla situazione evidenziata.
(4-11306)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazioni a risposta scritta:

DIMA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il Museo archeologico statale «Vincenzo La Viola» di Amendolara (Cosenza) è attivo dal 1996 e raccoglie importanti reperti di età preistorica, greca, romana e medioevale;
in data 5 novembre 2001, la sovrintendenza per i beni archeologici della Calabria comunicava al direttore ed al personale del museo la chiusura dello stesso, come effettivamente avvenuto per alcuni mesi, in seguito al pensionamento di tre unità lavorative addette al servizio di vigilanza e di custodia;
in data 18 aprile 2002, il presidente del museo archeologico statale «Vincenzo La Viola» e l'assessore pro tempore ai beni culturali del comune di Amendolara ponevano

all'attenzione del Ministero per i beni e le attività culturali la soluzione di alcune problematiche come il ripristino della custodia notturna, il rientro dal museo di Sibari del «Tesoretto» (monete d'argento), la continuazione degli scavi archeologici, interrotti da decenni in quel comune, l'accelerazione della procedura burocratica relativa allo studio di fattibilità del «parco archeologico integrato della Sibaritide» e la definizione dei vincoli sul territorio riguardanti la «Statio ad Vicesimum» sita in contrada Lista di Amendolara;
in data 8 dicembre 2003, la direzione generale per i beni archeologici della Calabria garantiva massima disponibilità istituzionale nella soluzione delle problematiche sopra evidenziate non solo attraverso una stretta collaborazione con l'amministrazione comunale, che nel frattempo assicurava il compito di custodia del museo con alcune unità di personale ex lavoratori socialmente utili, ma anche attraverso un suo diretto impegno nella valorizzazione del museo archeologico con l'elaborazione definitiva del programma del «parco archeologico integrato della Sibaritide» -:
quali iniziative, il Ministro interrogato intenda promuovere per garantire la prosecuzione delle attività del museo archeologico statale «Vincenzo La Viola» di Amendolara;
quali iniziative intenda assumere per accelerare la definizione dell'iter burocratico-amministrativo del «parco archeologico integrato della Sibaritide», depositato in data 7 agosto 2002 presso la direzione generale del Ministero per beni e le attività culturali.
(4-11290)

STRIZZOLO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il commissario delegato per la laguna di Marano e Grado, nella regione Friuli Venezia Giulia, ha avviato un programma di interventi di sistemazione ambientale che prevede opere sui sedimenti lagunari, compresa la realizzazione di una cassa di colmata in comune di Grado (GO);
il progetto di realizzazione individua la cassa di colmata presso l'isola «Le Cove», nella parte di laguna collocata a nord-est del centro storico di Grado, in una posizione marginale della valle da pesca omonima;
il provvedimento di tutela ex legge n. 1497 del 1939, emesso con decreto ministeriale del 13 ottobre 1971, riconosce che «la Laguna di Marano e Grado costituisce un quadro naturale di non comune bellezza» e il programmato intervento per la realizzazione della cassa di colmata appare in netta antitesi con il provvedimento sopra richiamato;
il sito indicato per la cassa di colmata appare molto sensibile anche come visuale da terra con riferimento alla strada Belvedere-Grado e all'Isola di Santa Maria di Barbana che ospita l'omonimo santuario, meta di pellegrinaggi e visite da parte di decine di migliaia di persone ogni anno;
l'area individuata per la realizzazione della cassa di colmata è, inoltre, gravata da «usi civici» in quanto ex valle da pesca e, pertanto, tutelata ex lege, ai sensi dell'articolo 142, comma 1, lettera h), del decreto legislativo n. 42 del 2004 (codice dei beni culturali) -:
se i Ministri siano a conoscenza del progetto di realizzazione della cassa di colmata;
se siano state richieste le necessarie autorizzazioni e/o pareri e quali siano le posizioni assunte per garantire la necessaria e adeguata tutela paesaggistica, culturale e storica della zona sopra indicata.
(4-11294)

SAMMARCO e GIULIO MARINI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con la fusione fra Cinecittà Holding e Istituto Luce, nel maggio 2009 ha preso

corpo la nuova realtà Cinecittà Luce spa, in cui si sintetizza il legame tra le profonde radici che risalgono al 1924 - data di fondazione dell'originario Istituto Luce - e la ricchezza degli apporti che nel corso del tempo sono confluiti nelle due società;
oggi Cinecittà Luce spa rappresenta uno dei principali attori del settore cinematografico, che opera a supporto dello sviluppo e della promozione del cinema italiano in Italia e all'estero e si distingue per la capacità di integrare diverse aree di attività, essenziale per affrontare in maniera competitiva il mercato globalizzato;
nella missione che Cinecittà Luce spa persegue sono chiari il suo ruolo istituzionale così come la responsabilità insita nel suo agire, che si traduce nell'impegno a creare valore economico e sociale per l'insieme dei suoi interlocutori nel lungo periodo, con lo sguardo rivolto alle generazioni future, assumendo così la responsabilità sociale, intesa come capacità di coniugale crescita economica, impegno sociale e tutela ambientale, quale asse strategico della propria gestione d'impresa;
con i suoi 140 dipendenti, un patrimonio intellettuale, sociale e materiale di inestimabile valore, Cinecittà Luce spa intende porsi come fondamentale punto di riferimento dell'industria cinematografica italiana, centro di proposta, organizzazione e valorizzazione dei talenti e delle iniziative finalizzate a rendere il cinema italiano in tutti i suoi comparti, all'altezza dell'importanza culturale e industriale che riveste;
il FUS (Fondo unico dello spettacolo) che serve a finanziare anche Cinecittà Luce spa, è «stato progressivamente ridotto, passando dai 29 milioni di euro nel 2004 ai 17,2 del 2010 fino ai 7,5 previsti per il 2011. Tali finanziamenti, serviranno a stento a pagare gli stipendi ed in questo senso si rischia di aprire un tavolo di crisi con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per la riduzione dell'organico che comunque rappresenterebbe un rallentamento della digitalizzazione dell'archivio audiovisivo (tra i più importanti del mondo), della promozione del nostro cinema, della distribuzione di opere prime e seconde finanziate dallo Stato;
ad avviso degli interroganti una riduzione di finanziamenti a Cinecittà Luce spa ed il conseguente ridimensionamento dei suoi programmi comportano un danno di immagine, e non solo, per il nostro Paese in un settore strategico come quello della cinematografia -:
quali iniziative urgenti di competenza intendano intraprendere per tutelare i lavoratori di Cinecittà Luce spa dal rischio reale di un ridimensionamento dell'organico della società stessa.
(4-11304)

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DIFESA

Interrogazione a risposta orale:

COMPAGNON. - Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1 della legge n. 78 del 23 marzo 1983, relativamente alle indennità operative (di cui fanno parte l'indennità di aeronavigazione e di pronto intervento) prevede un compenso per il rischio, per i disagi e per le responsabilità, nello specifico l'indennità di aeronavigazione per piloti è calcolata al 190 per cento di una base uguale per ufficiali e sottufficiali con 14 anni di servizio maggiorata del 20 per cento per ogni 6 anni di volo (considerando quindi l'anzianità di servizio);
il decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 31 luglio 1995 ha modificato la base operativa, non più uguale per gli ufficiali e sottufficiali con 14 anni di servizio e maggiorata dei sessenni, ma diversa in base al grado rivestito;
in particolare il citato decreto n. 394 del 1995 ha modificato le indennità operative nel senso che i piloti con 1 o 2

sessenni di servizio di voto (pari al 20 per cento 40 per cento in più), si sono visti azzerare la loro anzianità, percependo l'indennità di aeronavigazione inferiore ai giovani colleghi piloti ma di grado ufficiale;
il decreto legislativo n. 298 del 5 ottobre 2000 equipara gli ufficiali in servizio permanenti dell'Esercito, Marina e Aeronautica agli ufficiali della polizia di Stato nell'attribuzione dello stipendio da colonnello agli ufficiali con 25 anni di servizio;
inoltre, la legge n. 295 del 30 novembre 2002 prevede di attribuire, oltre allo stipendio, tutte le indennità e quindi anche quella di aeronavigazione e di pronto intervento del colonnello a 15 anni da ufficiale e del generale con 25 anni da ufficiale;
in tal modo risulta che l'indennità operativa (aeronavigazione), nata per indennizzare rischio, responsabilità e professionalità, e differente, in modo sproporzionato, tra ufficiali piloti e sottufficiali piloti che espletano lo stesso compito; tale differenza aumenta sempre di più vista la rivalutazione annuale della tabella relativa alle indennità operative degli ufficiali dirigenti (colonnelli e generali), in cui ogni ufficiale con 15 anni di servizio risulta inserito -:
quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intendano porre in essere al fine di assicurare un'equità di trattamento in materia di indennità di volo tra i sottufficiali piloti e gli ufficiali.
(3-01527)

Interrogazione a risposta scritta:

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 23 giugno 2010 il caporalmaggiore scelto degli Alpini Francesco Saverio Positano missione in Afghanistan. Era alla sua settima missione: quando è partito per la prima, in Albania, era ancora minorenne;
il 12 marzo 2011 i coniugi Positano scrivono una lettera al Capo dello Stato perché si riaprano le indagini e si faccia chiarezza sull'accaduto;
il racconto reso dai commilitoni descrive una caduta del caporalmaggiore a peso morto, in avanti durante un'operazione di ricognizione tecnica lungo l'itinerario «Bretella aeroportuale Est - Ring Roud» tra Herat o Shindand, caduta che gli ha procurato serissime e letali lesioni craniche;
quindici giorni dopo riesumano il corpo: la procura di Roma apre un fascicolo «modello 45», senza ipotesi di reato. L'autopsia arriva soltanto a gennaio 2011 e certifica che il caporalmaggiore era in perfetta salute. Ma il pubblico ministero Paolo Ielo archivia in fretta e ipotizza una «repentina ripartenza del mezzo blindato» quando «Positano non aveva verosimilmente recuperato una posizione di piena stabilità», da qui la «fatale caduta da più di cinque metri»;
secondo i coniugi Positano, se così fosse, ci sarebbe un profilo colposo da indagare come nei più canali incidenti stradali. Inoltre sostengono che il Buffalo è alto non più di 4 metri, e la padana arriva a 2. Un ragazzo robusto come lui, venti chili di equipaggiamento protettivo e casco antiproiettile, non può cadere da due metri e fracassarsi metà cranio in mille pezzi, deviarsi la mandibola, le orbite da fuori, il cadavere a un metro e mezzo dal blindato, il fucile a un altro metro e mezzo. La perizia dei medici legali, nominati dai Positano, scandaglia tutte le ipotesi, dalla caduta accidentale a blindato fermo, fino alla ipotesi «più probabile»: è morto per un «investimento da mezzo in movimento in retromarcia o caduta accidentale con successivo invertimento veicolo in retromarcia o che segue»;
Vincent C. Mason, l'infermiere americano che interviene per il Medevac, il soccorso sul campo, dà due versioni diverse. Prima annota sul referto: «Mi riferiscono che è caduto dal Buffalo mentre

andavano a 50 chilometri all'ora». Poi ritratta: «Erano soltanto mie supposizioni» -:
di quali elementi disponga il Ministro in merito alla vicenda di cui in premessa e quali siano state le conclusioni dell'inchiesta svolta dai competenti organi militari.
(4-11309)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta in Commissione:

CODURELLI, BRAGA e GIANNI FARINA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 30 luglio 2010 l'VIII Commissione della Camera dei deputati ha approvato all'unanimità una risoluzione che impegnava il Governo a:
a) garantire che il CIPE deliberi, in tempi brevissimi, lo stanziamento delle risorse aggiuntive necessarie per permettere l'avvio delle procedure di gara del 1o lotto 2o stralcio, tratto Cosio Valtellino-Tartano, al fine di assicurare la prosecuzione dei lavori della strada statale n. 38, in primo luogo attraverso l'utilizzo dei 60 milioni di euro già previsti dalla legge obiettivo, la cui mancata utilizzazione comporterebbe il rischio di un dirottamento verso altri impieghi degli impegni finanziari già assunti dagli enti territoriali per il completamento dei lavori in questione;
b) prendere in attenta considerazione, cosi come deliberato dal collegio di Vigilanza dell'accordo di programma riunitosi a Sondrio il 18 giugno 2010, la possibilità di utilizzare per l'integrazione del finanziamento del 1o lotto 2o stralcio della variante di Morbegno le eventuali economie e ribassi d'asta provenienti dalla realizzazione del 1o lotto, 1o stralcio della variante di Morbegno;
c) garantire che in sede di attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 46 del decreto-legge n. 78 del 2010 nessuna risorsa già impegnata sia distolta dalla prosecuzione dei lavori di realizzazione delle opere necessarie per la funzionalità del sistema viario del territorio della Valtellina, e che, all'opposto, l'applicazione di tali disposizioni consenta il reperimento di tutte le ulteriori risorse necessarie al completamento di tali lavori, in ragione dell'avanzato stato di realizzazione di una parte degli stessi lavori; della piena condivisione della loro strategicità da parte di tutti gli enti territoriali interessati - condivisione che si è tradotta in chiari impegni anche sul piano finanziario da parte della regione e degli enti locali, ad oggi ammontanti a 97 milioni di euro -, nonché, infine, in ragione del carattere vitale di tali opere per l'economia del territorio e per la stesa sicurezza delle comunità che vivono nella Valtellina;
ad oggi, dopo oltre sette mesi, non è stato deliberato nessuno stanziamento di risorse necessarie per gli interventi di adeguamento e ammodernamento della strada statale 38 che fanno parte del primo programma delle opere considerate strategiche per lo sviluppo infrastrutturale del Paese, nell'ambito del sistema «Accessibilità della Valtellina» di cui alla delibera CIPE del 21 dicembre 2001, n. 121, approvata ai sensi della legge n. 443 del 2001;
ritardi che pregiudicano in modo drammatico il prosieguo di un'opera indispensabile e strategica per la Valtellina -:
quali siano le motivazioni di questo grave ritardo per il reperimento delle risorse necessarie, che disattende l'impegno assunto con la risoluzione citata in premessa e entro quanto tempo le risorse necessarie al completamento dei lavori della strada statale 38, saranno messe a disposizione.
(5-04406)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta orale:

CICCHITTO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 12 marzo 2011, ha avuto luogo a Roma una manifestazione intitolata «C-Day» con l'obiettivo dichiarato di difendere la Costituzione rispetto alle proposte di riforma in atto;
la manifestazione di Roma, così come quelle organizzate in altre piazze italiane, è stata promossa dai partiti di centro sinistra e da associazioni e movimenti riconducibili alla sinistra;
durante i comizi di piazza tutti coloro che si sono alternati sul palco non hanno affrontato alcun tema costituzionalmente rilevante, fermandosi solo a criticare aspramente l'azione del Governo Berlusconi nella sua interezza;
dal palco di Roma Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, ha arringato la folla condannando la proposta di riforma costituzionale della giustizia del Governo come una controriforma che mira a sottomettere il pubblico ministero all'esecutivo;
la riforma della giustizia ha l'obiettivo di ripristinare l'equilibrio costituzionale voluto dai padri costituenti, equilibrio che negli anni è stato affievolito dall'eccessiva giurisdizionalizzazione di molti aspetti della vita economica e sociale del nostro Paese;
molti esponenti della magistratura, sicuramente non vicini alle posizioni del centro-destra, hanno spesso criticato lo smodato protagonismo di alcuni pm oltre che un'eccessiva politicizzazione della magistratura, riscontrabile nella gestione che le correnti hanno dell'intero ordine giudiziario -:
se il Ministro non ritenga di assumere iniziative di competenza a fronte della condotta del magistrato Ingroia, così come degli altri magistrati che si espongono) pubblicamente mettendo a rischio il loro ruolo istituzionale;
quali azioni di competenza intenda intraprendere per evitare che principi quali l'autonomia e l'indipendenza della magistratura vengano piegati e mortificati dalla strumentalizzazione politica.
(3-01526)

DI STANISLAO. - Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 aprile 2004 veniva bandito un concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
il 15 dicembre 2008 è stata pubblicata nel bollettino ufficiale del Ministero della giustizia la graduatoria del concorso suddetto;
l'amministrazione penitenziaria nell'arco temporale che va tra il mese di maggio 2009 e il mese di aprile 2010, in due tranche ha convocato in servizio quanti erano stati decretati vincitori dello stesso concorso;
a seguito delle rinunce pervenute dopo la prima chiamata in servizio avvenuta nel maggio 2009 di una prima tranche di vincitori, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - nell'aprile 2010 nell'immettere in ruolo i restanti vincitori - a sostituzione dei predetti rinunciatari, ha contestualmente proceduto all'assunzione degli idonei fino a quel momento collocatisi utilmente in graduatoria, in fatto ed in diritto scorrendo quest'ultima sino alla posizione 413;
nell'aprile 2010 all'atto della presa di servizio dei suddetti, si sono verificate altre 44 rinunce; pertanto, ad oggi hanno assunto l'ufficio solo 353 educatori a fronte dei 397 posti banditi a concorso;

in virtù di ciò, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria in data 24 maggio 2010, esprimendo la precipua volontà di procedere all'assunzione, ha inviato propria comunicazione ai restanti 44 idonei utilmente collocati in graduatoria, invitandoli a redigere, in ordine di preferenza, un elenco contenente le sedi rimaste vacanti delle rinunce, scorrendo così ulteriormente la stessa graduatoria al fine di ricoprire le 397 unità di posti originariamente bandite;
ad oggi i 44 interessati nulla più hanno saputo circa la loro immissione in servizio;
si fa altresì presente che per procedere all'assunzione dei 44 interessati non è previsto alcun impegno supplettivo di spesa, essendo la relativa somma ricompresa in quella già stanziata per l'effettuazione delle ultime assunzioni avvenute nell'aprile 2010, poiché, come già detto, questi 44 educatori subentrano per rinuncia e a completamento dei 397 posti banditi originariamente;
la situazione carceraria è stata oggetto di molteplici interrogazioni parlamentari data la grave emergenza del sovraffollamento degli istituti di pena e l'impossibilità per i detenuti di usufruire di idonee attività di risocializzazione, alle quali per l'appunto è preposto l'educatore, quale figura istituzionale di riferimento;
il 13 gennaio 2010, preso atto delle necessità non più rinviabili, proprio il Governo in carica ha decretato lo stato di emergenza per le carceri - recentemente prorogato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 gennaio 2011 - al fine di arginare quella che tutt'ora si palesa come una vera e propria crisi del sistema;
la non più rinviabile assenza degli educatori penitenziari dalle strutture di pena aggrava ed aggraverà in un incontenibile crescendo il clima e la vita detentiva dei ristretti e dei medesimi operatori in servizio, poiché molti detenuti non riescono ad usufruire per anni di colloqui con gli educatori non conseguendo, da ultimo, alcun giovamento dal loro ingresso nello stato restrittivo;
nello specifico, la mozione 1-00301, discussa in Parlamento ed, in sede di votazione, da quest'ultimo approvata all'unanimità, ha, tra le altre cose, impegnato formalmente il Governo a procedere all'assunzione immediata dei restanti educatori penitenziari previsti dalla pianta organica, da attingersi dagli idonei della vigente e menzionata graduatoria risultata dal concorso bandito per tale profilo professionale;
l'articolo 5 della recente legge n. 199 del 2010 sull'«Esecuzione presso il domicilio delle pene» riferendosi alla «necessità di adeguamento numerico e professionale della pianta organica del Corpo della Polizia Penitenziaria e del Personale Civile del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia» solleva tale dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del blocco delle assunzioni disposto per le pubbliche amministrazioni che non riducano le proprie piante organiche ed il conseguente impegno di spesa. Risulterebbe, infatti, palesemente contraria allo spirito della norma citata ogni interpretazione difforme alla deroga del blocco per il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nonché confliggente - e, pertanto, eventualmente irrazionale - con l'attuale situazione di estrema crisi in cui versano gli istituti di pena, ripetutamente accertata dal Governo va tenuto conto degli atti governativi e parlamentari del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 gennaio 2010 recentemente prorogato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 gennaio 2011 decretante lo stato di emergenza per le carceri della mozione n. 1-00301 e dell'articolo 5 della legge n. 199 del 2010;
da tale situazione potrebbe altresì palesarsi una ingiustificata disparità di trattamento tra costoro e parte degli educatori già in servizio e subentrati anch'essi in virtù delle rinunce avvenute a seguito

della prima chiamata del maggio 2009 (ovvero coloro che si collocavano dalla posizione 398 alla posizione 413 compresa, oggi regolarmente in servizio dall'aprile 2010), come sopra illustrato -:
in quali tempi si intenda concludere il procedimento di assunzione dei citati 44 educatori in atto dal 24 maggio 2010, tenuto conto che con ulteriori ritardi e rimandi si continuerebbero a ledere i diritti di quanti, come i 44 educatori in questione, vedono ritardarsi di giorno in giorno, e ormai per anni, un diritto acquisito e legittimo;
in riferimento ai rimanenti idonei, quale sia il programma di interventi che il Ministro della giustizia intenda tempestivamente eseguire per procedere, in via teorica e fattuale, all'adeguamento della pianta organica del personale civile del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria in corrispondenza alle ultime novità normative menzionate in premessa.
(3-01530)

Interrogazione a risposta in Commissione:

PIZZETTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la casa circondariale di Cremona si trova in condizioni di particolare sovraffollamento della popolazione carceraria, oltre la capienza tollerabile, a tal punto che camere progettate per ospitare una persona ne ospitano tre;
ciò comporta evidenti complicanze di gestione;
il personale di sorveglianza esercita il proprio delicato lavoro in situazioni disagiate, anche perché notevolmente sotto organico;
è in fase di ultimazione il nuovo padiglione, aggiuntivo agli attuali, che ospiterà altre 200 persone detenute -:
come il Governo intenda affrontare la situazione e, in particolare, come intenda adeguare l'organico della polizia penitenziaria, anche in previsione dell'entrata in esercizio del nuovo padiglione detentivo.
(5-04400)

Interrogazione a risposta scritta:

DIMA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la situazione del personale di polizia penitenziaria in Calabria desta seria preoccupazione a seguito delle evidenti carenze degli organici che incidono sullo svolgimento delle attività connesse;
questa situazione risulta essere amplificata da alcuni provvedimenti adottati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Calabria come nel caso della casa di reclusione di Rossano dove è stato disposto il rientro in sede, casa di Reclusione di Cosenza, di dieci unità del personale della Polizia penitenziaria;
questo provvedimento, che aggraverebbe ulteriormente il problema della carenza della dotazione organica della polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Rossano, riguarderebbe anche altri istituti penitenziari calabresi dove sarebbero state emesse direttive di trasferimento del personale -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per assicurare un potenziamento degli organi di polizia penitenziaria nella regione Calabria.
(4-11289)

TESTO AGGIORNATO AL 30 MARZO 2011

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti,

il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la sicurezza stradale nasce da un insieme di norme, attenzioni e comportamenti che, combinandosi, rendono le strade più o meno sicure;
la differenza tra una strada sicura ed una pericolosa sarà sempre la condotta dei soggetti che vi transitano;
una campagna di comunicazione che punti all'«educazione» e alla sicurezza, come quella adottata dal Ministero competente, non poteva prescindere dal coinvolgere tutti i soggetti interessati, chiamandoli in prima persona a mantenere comportamenti corretti;
ogni misura adottata per rispettare le norme che puntano a garantire la sicurezza sulla strada deve apparire funzionale ai veri obiettivi che si perseguono, senza dare la sensazione di volere vessare gli utenti con accorgimenti che poco hanno a che vedere con la guida sicura;
diventa sempre più pressante la protesta dei cittadini raggiunti da uno sproporzionato numero di contravvenzioni elevate lungo la strada statale 189 Agrigento-Palermo;
si fa riferimento alla decisione delle amministrazioni comunali di Castronovo e Lercara Friddi di installare autovelox fissi con limiti di velocità estremamente ridotti in tratti di strada che non giustificano tale esagerato rallentamento della marcia, provocando a volte un grave pericolo a seguito di repentine frenate per non incorrere nelle sanzioni previste;
questa misura, obbedendo più ad esigenze di fare cassa che a rispettare misure di sicurezza penalizza oltre modo chi è costretto a spostarsi frequentemente lungo la strada in questione per impegni di lavoro e di studio, come conferma anche la presenza di autovelox mobili presenti sulla stessa strada ad iniziativa di amministrazioni comunali limitrofe;
non si vuole contestare l'uso degli autovelox, ma tali strumenti, ad avviso degli interpellanti, non possono rappresentare una «trappola» artatamente predisposta per sorprendere l'automobilista, quanto, piuttosto, un mezzo per educare a comportamenti di maggiore prudenza, sorretti e preceduti da una serie di dispositivi che gradualmente siano visibili lungo il percorso stradale;
la mancata copertura autostradale di questa parte del territorio siciliano rende congestionati determinati tratti necessari per il transito, frequentati soprattutto per esigenze di lavoro dalla popolazione;
l'intenso traffico sull'arteria non consente di contestare l'effetto deterrente degli stessi strumenti di controllo sulla velocità, anche se lascia fortemente perplessi l'accanimento con cui alcuni comuni fanno uso degli autovelox in alcune zone della rete viaria che non presentano caratteristiche tali da imporre limitazioni così basse;
il numero delle contravvenzioni elevate anche per infrazioni minime ha finito per convincere i cittadini che si tratti di provvedimenti predisposti con l'unico intento di rimpinguare le asfittiche casse comunali;
sarebbe opportuno posizionare le segnalazioni nei tratti particolarmente pericolosi ad una distanza dagli autovelox tale da consentire agli automobilisti di moderare gradualmente la velocità, adeguandola ai limiti imposti ed evitando brusche riduzioni della velocità di marcia con rischio di tamponamenti;
sarebbe opportuno che l'ANAS in qualità di proprietaria della strada, prima di dare il suo nulla osta svolgesse gli accertamenti necessari per stabilire la congruità delle limitazioni di velocità imposte;
sarebbe opportuna una maggiore attenzione da parte dei prefetti che hanno l'autorità per far svolgere quelle indagini che riterranno opportune ed eventualmente per agire nei confronti di quelle amministrazioni locali che utilizzano questi

sistemi per colpire le tasche dei cittadini anziché garantire la sicurezza -:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo al fine di assicurare il giusto equilibrio in relazione alla necessità di garantire la sicurezza della strada Agrigento-Palermo, rimuovendo quelle condizioni vessatorie che poco incidono sul comportamento virtuoso degli automobilisti e che si traducono in un elevato costo accessorio per chi è costretto a percorrere un'arteria che già ha fatto pagare prezzi molto elevati in termini di vite umane.
(2-01007)
«Vincenzo Antonio Fontana, Giammanco, Gioacchino Alfano, Germanà, Marinello, Antonino Foti, Barani, Murgia, Barba, Minardo, Pelino, Toccafondi, Iannarilli, De Luca, Garofalo, Girlanda, Traversa, Ciccioli, Cazzola, Gibiino, Vella, Bocciardo, Sammarco, Pili, Ghiglia, Vignali, Bernardo, Torrisi, Berruti, De Girolamo, Ceroni, Scandroglio, Catanoso, Pagano, Beccalossi, Berardi, Castellani, Cristaldi, Iapicca, Laffranco, Giulio Marini, Misuraca, Pugliese, Scalera, Stagno D'Alcontres».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CAVALLARO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
come risulta da alcuni articoli apparsi su autorevoli testate giornalistiche locali e nazionali, la BTP S.p.A. (Baldassini, Tognozzi, Pontello) attraversa da tempo una fase di grande difficoltà economica e finanziaria avendo debiti stimati per complessivi 900 milioni di euro che, uniti alla raffica di dimissioni dei vertici della Btp, provocate dall'inchiesta giudiziaria sugli appalti della protezione civile per emergenze e grandi opere pubbliche, mettono a rischio la sopravvivenza di una tra le prime aziende di costruzioni italiane;
la Btp è una delle ditte appaltatrici che compongono il general contractor Dirpa, un'associazione temporanea di imprese alla quale la società Quadrilatero s.p.a. ha appaltato anche i lavori della strada statale 318 Perugia-Ancona, importante nodo viario che mette in comunicazione i due capoluoghi di regione, attualmente collegati da una strada ad una carreggiata;
la negativa situazione finanziaria in cui versa la BTP s.p.a. ha determinato una situazione di stallo nei lavori della Quadrilatero, con ripercussioni gravissime sul completamento dell'opera: i cantieri sono di fatto bloccati; i pagamenti, talvolta anche rilevanti, dei fornitori sono sospesi, così come è slittato il pagamento dello stipendio dei lavoratori impiegati nella realizzazione dell'opera che il 16 febbraio 2011 hanno «incrociato le braccia» per protesta;
il 4 febbraio il tribunale di Prato ha posto l'azienda in amministrazione controllata, nominando il professor Bruno Inzitari alla gestione del patrimonio della società e attribuendo allo stesso i più ampi poteri, nel tentativo di scongiurare il fallimento della Btp;
le soluzioni fino ad oggi prospettate dal dottor Inzitari si muovono in due direzioni ed in particolare da un lato il tentativo di trovare accordi con i creditori e dall'altro l'impegno da parte di BTP di cedere in tempi rapidi il ramo di azienda che si occupa della realizzazione delle opere pubbliche e quindi, a giudizio dell'interrogante, presumibilmente anche dell'intervento sulla strada statale 318 Perugia-Ancona;
la strada statale 318 Perugia-Ancona rappresenta per le regioni Umbria e Marche non solo una fondamentale via di collegamento attraverso la dorsale appenninica umbro-marchigiana, ma anche e

soprattutto un'arteria strategica per lo sviluppo economico e sociale del territorio di entrambe le regioni;
il problema del rallentamento dei lavori non è né di natura finanziaria né amministrativa, ma solo legato alla crisi di un'impresa ed alle sue capacità industriali e finanziarie;
in caso di interruzione dei lavori le ripercussioni economiche, finanziarie e produttive per le imprese sub-fornitrici e sub-appaltatrici è per tutto il tessuto produttivo sarebbero ingenti;
la regione Marche si è attivata immediatamente, nella persona dell'assessore regionale Viventi, al fine di chiedere al presidente della società Quadrilatero s.p.a., dottor Galia, di intervenire immediatamente per far sì che tutti i contratti in essere con le imprese sub-fornitrici e sub-appaltatrici vengano assunti direttamente dalla Dirpa quale contraente generale dell'opera o, in alternativa e nel rispetto delle procedure giudiziali, affinché vi sia un'integrazione di Dirpa con nuove società del settore per garantire la realizzazione dell'opera;
decine di lavoratori edili, denunciano il sistema di affidamento degli appalti che, secondo il sindacato, danneggerebbe le ditte serie e regolari, perché impossibilitate a partecipare ad una gara a ribasso «insostenibile» se fondata su parametri di legalità -:
se alla luce dei fatti sopra menzionati, il Ministro interrogato ritenga opportuno chiarire come e attraverso quali strumenti il contraente generale abbia dato tali incarichi alla BTP e se lo stesso non ravvisi la necessità di intervenire presso l'Anas, dalla quale la Quadrilatero s.p.a. dipende, per bloccare questa situazione di paralisi che rischia di compromettere la realizzazione di un'importante opera viaria e se ritenga possibile e adeguato alla soluzione sposare la proposta di disegnare un nuovo scenario che preveda il supporto, o il completo subentro, delle imprese edili regionali, per garantire il completamento dell'opera.
(5-04399)

PELUFFO, DUILIO e FARINONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nel mese di agosto il comune di Novate Milanese ha ricevuto copia del progetto di ampliamento della Rho-Monza relativo al lotto 3 nel tratto di Baranzate fino al ponte sulle Ferrovie Nord; dopo la discussione nella competente commissione consiliare, nella serata del 28 settembre, il consiglio comunale riunitosi in seduta, approvò l'ordine del giorno a sostegno della realizzazione «in trincea» del tratto Novatese della nuova Rho-Monza;
l'amministrazione novatese ha sempre portato avanti la richiesta di interramento del tratto Novatese nei confronti dell'amministrazione provinciale e del competente provveditorato alle opere pubbliche incaricato della procedura di appalto, richieste avanzate in occasione della conferenza dei servizi preliminare del 22 aprile 2010 e nel corso degli incontri tenutisi in provincia e nelle sedute preliminari presso il provveditorato stesso;
nel corso della conferenza di servizi del 22 aprile 2010 il comune di Novate Milanese di concerto con le altre amministrazioni presenta una proposta di modifica del progetto preliminare che prevedeva la realizzazione del corridoio ecologico, il collegamento tra i territori in mobilità dolce ciclopedonale e la realizzazione in trincea del tratto Novatese;
in data 23 giugno 2010 l'assessore Stefano Potenza sollecitava la convocazione di un tavolo tecnico intercomunale per la definizione delle richieste presentate dai comuni nella precitata conferenza di servizi chiedendo inoltre il coinvolgimento della società Autostrade per l'Italia; dopo la sollecitazione da parte dei comuni è pervenuta in forma ufficiale una comunicazione in data 15 luglio 2010 da parte del provveditorato con la quale si rimandava

ad un tavolo tecnico intercomunale l'approfondimento delle richieste emerse da espletarsi al termine della procedura di aggiudicazione dell'appalto concorso;
il consiglio comunale di Novate informato degli ulteriori sviluppi del progetto sul tratto Baranzate/Novate, visto il perdurare dell'impostazione del progetto di vecchia data senza recepimento né analisi delle possibili alternative proposte, ha ritenuto utile sostenere l'impegno della giunta nel proseguire nell'azione già intrapresa a livello istituzionale e il consiglio ha deciso di dare il proprio sostegno volto a promuovere modifiche ai progetti presentati, finalizzate a realizzare interamente «in trincea» tutta la tratta che interessa il territorio di Novate Milanese, ricercando soluzioni che riducano drasticamente l'impatto ambientale causato dalla nuova opera ed impediscano l'aumento del flusso di traffico sul territorio di Novate, prevedendo nell'ambito del piano della mobilità strumenti di mitigazione dell'impatto della viabilità esterna e mezzi di contrasto al traffico di attraversamento del centro urbano;
ripercorrendo l'iter progettuale adottato dalla provincia di Milano occorre evidenziare che, dopo la predisposizione del progetto preliminare, nei passaggi formali successivi è stata presa la decisione di suddividere il progetto in lotti seguendo oltretutto procedure di affidamento integralmente diverse che vedono da un lato la progettazione definitiva ed esecutiva in vista del successivo appalto e dall'altro un appalto concorso dove il progetto definitivo verrà sviluppato dall'aggiudicatario in sede di gara d'appalto;
questa modalità di approccio non ha permesso all'amministrazione comunale di Novate Milanese efficaci interazioni nei confronti dei committenti dell'opera interessati alla sua realizzazione e certamente meno attenti all'impatto dell'intervento sul territorio ed alle esigenze e salute dei suoi cittadini, dimostrato dal fatto di non aver preso in considerazioni alternative allo scavalco ferroviario;
tale suddivisione artificiosa del progetto impedisce una interazione unitaria nei confronti dei soggetti coinvolti, difficoltà accentuata appunto dalla diversa modalità d'appalto, escludendo così la possibilità dei soggetti coinvolti di interagire attivamente con soluzioni e proposte alternative che possano essere fattivamente considerate;
l'opera in discussione punta a realizzare lo scavalco della ferrovia seguendo l'attuale tracciato all'interno di un territorio fortemente urbanizzato senza prendere in considerazione la benché minima alternativa nel rispetto delle moderne tecniche di progettazione che vedono in Italia numerosi interventi realizzati in trincea oltre a casi di eccellenza realizzati addirittura mediante interramento, criteri adottati per la Boffalora-Malpensa, la Pedemontana, la secante di Cesena o semplicemente la stessa tangenziale nord vicina al comune di Novate, integrati da collegamenti in mobilità dolce, alternativi alla mobilità veicolare;
in tutte le occasioni di riqualificazione ed ampliamento delle reti autostradali presenti sul territorio non è stata prevista una riqualificazione ambientale del territorio;
rispetto al piano generale dei trasporti e della logistica risalente al marzo 2001 la situazione dell'area d'intervento è decisamente cambiata, si sono aggiunti sul territorio diverse nuove realtà oltre l'Expo, la città della salute e la trasformazione dell'Alfa di Arese;
le locali ASL nella fase di analisi dei documenti di VAS chiedono ai comuni di valutare e limitare il traffico di attraversamento all'interno dei comuni per le ormai ovvie conseguenze determinate dall'inquinamento da traffico veicolare ed al contempo riportano i dati relativi alla mortalità dovuta al traffico veicolare;
le proposte avanzate in sede di conferenza di servizi e ripresentate quali osservazioni al progetto relativo al lotto 3

mirano a garantire gli obiettivi del PTR regionale del corridoio ecologico della dorsale verde del nord Milano;
il progetto proposto è di elevato impatto ambientale e questo ha spinto le amministrazioni a chiedere la realizzazione in trincea, in quanto la nuova Rho-Monza con le sue nuove indiscusse capacità attrattive richiamerà su di sé traffico di rilevanza non solo nazionale ma addirittura europea configurandosi di fatto quale alternativa alla A4 la proposta è frutto di uno studio pienamente consapevole del contesto economico attuale e per tali ragioni presenta soluzioni volte al contenimento di costi dell'intervento, ma al contempo cerca di rapportarsi con le osservazioni delle locali ASL che, nella fase di analisi dei documenti di VAS, chiedono ai comuni di valutare e limitare il traffico di attraversamento per le ormai ovvie conseguenze determinate dall'inquinamento da traffico veicolare;
il progetto presentato dal comune di Novate prevede un'articolazione del tratto di interesse del comune di Novate Milanese a sud di via la Cava in Bollate fino alla rotatoria di via Di Vittorio in Novate che tiene fermi i punti di partenza e di arrivo del progetto preliminare articolando il percorso in trincea anziché in rilevato;
il progetto presentato non presenta aggravio di difficoltà realizzative rispetto al progetto di Autostrade, ma addirittura permette di gestire agevolmente le fasi transitorie del cantiere volte a garantire la continuità di servizio della rete stradale;
a fronte delle questioni esposte il comune di Novate ha chiesto di modificare il progetto definitivo presentato secondo le seguenti ipotesi:
a) l'andamento planimetrico si mantiene sostanzialmente identico tranne il tratto in corrispondenza dell'intersezione con il fascio dei binari delle F.N.M. dove l'asse principale è stato portato più a sud in modo da avere la carreggiata in direzione Monza al di fuori dell'ingombro dell'attuale ponte. Tale spostamento consente di realizzare il relativo manufatto a spinta senza intervenire sul ponte esistente. Dal punto di vista altimetrico, come detto, si prevede di realizzare il tratto in trincea. Partendo dallo svincolo di via la Cava in Bollate l'autostrada mantiene l'attuale quota di progetto. In corrispondenza della curva verso ovest l'autostrada scende in trincea fino a -4,00 dal piano campagna per poi abbassarsi ulteriormente per sotto passare il fascio dei binari, garantendo che l'estradosso del manufatto a spinta sia a -1,00 dal piano del ferro dell'asta di manovra, e infine raccordarsi alla livelletta del progetto preliminare in corrispondenza della variante di Baranzate. Il progetto recepisce alcune osservazioni tecniche intervenute ad un tavolo tra i tecnici delle amministrazioni comunali e i tecnici della Pro Iter e della Serravalle. L'ingombro complessivo della struttura viaria si riduce, l'impatto acustico e visivo viene sicuramente migliorato, viene mantenuta in ogni zona la possibilità di collegare i territori dei comuni interessati, creando una continuità di lettura del paesaggio che è definitivamente impedita con la realizzazione dello scavalco di via per Bollate e della ferrovia;
b) la proposta di eliminare il ramo sud del sistema complanare, riunificando le due direzioni sul solo lato nord consentirebbe di ridurre la sottrazione di suolo inedificato al parco della Balossa, di costruire un sistema stradale di supporto al traffico locale più semplice ed adeguato alle funzioni assegnate e, non da ultimo, di procurare risparmi nei costi di realizzazione meglio impiegabili per migliorare l'impatto del progetto. Considerato che il comune di Bollate non si è dimostrato interessato al sistema delle complanari così modificato, si renderebbe necessario aprire il tavolo tecnico intercomunale per definire le necessità di collegamento utili ad entrambi i comuni. In ogni caso, nulla vieta di attivare i soli collegamenti utili e/o necessari o valutare un mix dei due progetti. Nel progetto proposto, il sistema complanare ipotizzato consente di creare tutti i collegamenti tra via IV novembre /

via per Bollate e via Piave dove avviene la connessione complanare-autostrada. Nell'ipotesi del progetto preliminare questa percorrenza è del tutto inibita favorendo il traffico di attraversamento dei centri urbani per raggiungere lo svincolo di via Piave. Anche in questo tratto è stata recepita un'osservazione intervenuta al tavolo tecnico spostando verso est la rotatoria via IV Novembre/via per Bollate/ complanare, in modo da agevolare il sottopasso dei binari, con la complanare;
c) garantire la continuità del corridoio ecologico tra i due parchi interrando il tratto di autostrada e mantenendo a raso il collegamento della provinciale. Tale interramento può tecnicamente essere realizzato sia autonomamente nel tratto che va dall'altezza della via Gran Paradiso di Bollate sino alla via per Novate che nell'ambito dell'intero interramento presentato. La soluzione dell'interramento deve ritenersi preferibile rispetto all'attuale soluzione che, per garantire la continuità del corridoio ecologico tra «Groane» e «Balossa», comporterebbe la realizzazione di un ecodotto realizzato a una quota notevolmente superiore rispetto all'attuale quota di campagna;
d) realizzare una connessione completa tra la complanare e la via IV Novembre/Via Bollate (rispettivamente in Bollate e Novate);
e) rivedere lo svincolo di via Piave alla luce della nuova configurazione della complanare sulla base delle indicazioni del progetto presentato;
f) garantire, in assenza dell'attuale tracciato della Rho-Monza in corrispondenza di Baranzate, un'alternativa di collegamento del sistema complanare da via Piave alla variante Varesina;
g) la soluzione prospettata permette inoltre di dare continuità ad un percorso ciclabile posto sia a sud che a nord del nastro autostradale. L'importanza di tali percorsi è del tutto evidente. La soluzione del progetto preliminare ignora tale problematiche che viceversa richiedono una proposta convincente, lineare, leggibile qualsiasi soluzione verrà definita per il tracciato autostradale;
in più occasioni i committenti del progetto hanno insistito sul fatto che la soluzione in trincea comporterebbe un aggravio dei costi insostenibile con i finanziamenti già definiti, oltre al fatto che rimetterebbe in gioco tutta la procedura; per quanto riguarda i costi a fronte di un evidente aumento per le opere d'arte per il passaggio sotto la ferrovia, per la realizzazione del sifone del torrente Garbogera considerata la portata del torrente recentemente verificata dal comune che dispone di uno studio idraulico con il calcolo delle portate, con tempo di ritorno centenari minori di quelli previsti nel progetto, c'è la possibilità di una riduzione in fatto di barriere acustiche, di opere di mitigazione e di materiale inerte da commercializzare, oltre alla riduzione del materiale di riporto necessario a rialzare l'implementazione dei rilevati con innalzamenti anche di 3-4-metri;
dalle considerazioni, generali sulla spesa si beneficerebbe del recupero di materiale di cava, che unitamente all'unione delle complanari permetterebbe un bilanciamento complessivo della spesa malgrado il sottopasso ferroviario;
i costi parametrici rilevabili da interventi come la Boffalora-Malpensa, costata 208 milioni per 18,6 chilometri di percorso con 16 gallerie, due viadotti e otto svincoli, confermano la fattibilità dell'intervento su Novate di circa 3 chilometri;
l'amministrazione comunale con lo studio sui costi ha dimostrato che la rilevanza economica dell'intervento in sostanza non cambia con tutto beneficio per la salute dei cittadini e la qualità complessiva dell'intervento;
nello studio di impatto ambientale redatto dal PIM nel 2008 è riportato: «(quadro di impatto ambientale): Obiettivo

fondamentale è preservare la continuità del corridoio ecologico, in modo da mantenere la continuità territoriale, riequipaggiando l'ambito con vegetazione arboreo-arbustiva autoctona, anche in funzione del miglioramento della qualità paesistica dell'ambito attraversato. Le opere di mitigazione e compensazione devono pertanto mirare a istituire una contiguità spaziale che favorisca lo scambio e l'interconnessione fra le diverse ecologie e a rafforzare i corridoi orizzontali in un ambito dove le conurbazioni lineari sono ormai segnate da evidenti fenomeni di saldatura.»;
dallo studio appaiono incongruenti le conclusioni circa i benefici ottenibili per la qualità dell'aria rispetto alle conseguenze sulla salute pubblica: a fronte di un espresso miglioramento della qualità dell'aria si enuncia che la salute pubblica generale subirà un peggioramento a causa dello stress generato dal peggioramento delle condizioni di rumore e dalla qualità dell'aria;
l'incremento delle percorrenze del 40 per cento previsto dallo scenario progettuale corrisponde, in realtà, a circa il 100 per cento;
alla luce degli incrementi di traffico nell'ordine del 100 per cento previsti sulla Rho Monza, considerato che non sono rilevabili le riduzioni sul tratto di competenza della autostrada A4, visto che il carico dei veicoli in transito sulla rete cittadina e tangenziale mostrano appesantimento dei flussi al limite del collasso, si ritiene indispensabile l'esame delle proposte presentate -:
se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, esaminare le soluzioni prospettate nel progetto proposto dalle amministrazioni di cui in premessa e convocare immediatamente in un tavolo di confronto i committenti e progettisti dei lotti 1 e 2 di competenza della società Serravalle e del lotto 3 di competenza di ASPI con i comuni interessati.
(5-04401)

LARATTA, CESARE MARINI e OLIVERIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la situazione delle Ferrovie della Calabria, è causa di profonda preoccupazione fra i dipendenti e fra gli utenti;
le precedenti interrogazioni poste al Governo, hanno avuto risposte alquanto parziali e insufficienti;
si rappresenta che:
con l'accordo di programma sottoscritto in data 11 febbraio 2000 tra lo stesso Ministero e la regione Calabria, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo n. 422 del 1997, venivano tra l'altro definite in via provvisoria le risorse da trasferire alla Regione per il mantenimento in esercizio dei servizi in essere al momento del passaggio di competenze, eserciti dalla ex gestione commissariale governativa Ferrovie della Calabria;
detto accordo di programma prevedeva fra i compiti di un comitato di verifica e di monitoraggio, quello di verificare la congruità delle risorse trasferite alla Regione Calabria;
per Ferrovie della Calabria srl detto comitato ha certificato un maggior fabbisogno per il periodo 2001-2007 pari a 24.200.124 euro;
a distanza di oltre 10 anni è stato adeguato il solo corrispettivo relativo all'anno 2001 e che solo nelle settimane scorse è stato definito lo stesso adeguamento per l'anno 2002 tuttavia con una impiegabile decurtazione che contrasta totalmente con la previsione di cui al decreto legislativo n. 422 del 1997;
l'inspiegabile ed inaccettabile ritardo nel definire la questione dell'integrazione delle risorse trasferite per il periodo 2001-2007 ha contribuito, in modo non secondario, al determinarsi della situazione di grave criticità finanziaria di Ferrovie della Calabria srl;

lo stesso Ministero, nel rispondere a precedenti interrogazioni, ha sempre approvato i bilanci della società senza dimostrare di aver posto in essere ogni idonea iniziativa a livello istituzionale nei confronti della regione affinché la stessa avesse adempiuto sia agli obblighi nei confronti di Ferrovie della Calabria srl sia alla completa attuazione dell'accordo di programma Stato/Regione attraverso l'acquisizione delle quote societarie;
non si fa peraltro menzione dell'avvenuta emanazione del decreto ministeriale n. 4383/Fs del 10 marzo 2004 del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti che prevede il mantenimento in capo al Ministero della proprietà della società fino al completamento degli interventi di ammodernamento e messa a norma della relativa infrastruttura;
le responsabilità del Ministero, nella qualità di proprietario della società, non esonerano lo stesso dall'obbligo di ricercare soluzioni, anche di concerto con la regione, per uscire dall'attuale crisi finanziaria onde evitare anche di incorrere nei rischi delle responsabilità proprie del socio pubblico in una società di capitale uninominale -:
quali investimenti siano stati programmati e quali risorse siano state destinate al piano degli interventi per l'ammodernamento e messa a norma delle infrastrutture ferroviarie di Ferrovie della Calabria srl di cui al citato decreto ministeriale 4383/Fs del 10 marzo 2004 specificandone anche i tempi previsti per il completamento;
quali siano i tempi per l'effettiva erogazione alla regione Calabria delle somme rivenienti dal maggior fabbisogno certificato dal comitato di verifica e di monitoraggio per il periodo 2002-2007;
quali iniziative sono state assunte per evitare che la situazione finanziaria precaria possa avere ripercussioni, sia sui livelli dei servizi che sui livelli occupazionali, in una regione già problematica come la Calabria.
(5-04407)

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INTERNO

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, per sapere - premesso che:
come era facilmente prevedibile, continua l'emergenza sbarchi in Sicilia; nelle ultime 24 ore sono arrivate sull'isola di Lampedusa, decine di «carrette del mare» con circa 3.000 migranti;
solo nelle prime ore del 15 marzo 2011, come riferito dalla guardia costiera di Lampedusa, sono sbarcati centinaia di immigrati di nazionalità tunisina;
il flusso degli sbarchi è continuo e riprende con maggiore intensità non appena le condizioni meteorologiche lo consentono;
le condizioni all'interno del centro di accoglienza sono ormai insostenibili: a fronte di una capienza di 800 persone, il centro ne contiene quasi 3.000; è stato pertanto deciso di sospendere gli ingressi nella struttura e di alloggiare gli stranieri in altri edifici, tra cui l'immobile dell'area marina protetta;
una presenza tanto massiccia di migranti pone gravi problemi di ordine pubblico e di sicurezza sanitaria, sia per i residenti che per i migranti;
a fronte di un tale aumento degli sbarchi erano previsti, per il 15 marzo 2011, quattro voli per il trasferimento di soltanto 240 migranti, dal centro di accoglienza di Lampedusa a quelli di altre città;
le misure messe in atto dal Governo, sia quelle delle scorso anno, che quelle recentemente adottate si sono rivelate, ad

avviso degli interpellanti, assolutamente inadeguate a contrastare il fenomeno, che ormai riveste dimensioni epocali;
sono previsti altri sbarchi con l'arrivo di altre migliaia di migranti -:
se sia conoscenza delle odierne condizioni in cui si trova il Centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Lampedusa e come intenda garantire le condizioni minime di sicurezza ed incolumità sia per gli abitanti di Lampedusa che i migranti;
se non intenda potenziare il ponte aereo, attualmente attivato occasionalmente, prevedendo che funzioni con cadenza quotidiana, al fine di diminuire al più presto il numero di migranti presenti a Lampedusa;
se esista un piano di emergenza per l'isola di Lampedusa, che preveda anche le necessarie misure sanitarie;
quali misure straordinarie intenda assumere al riguardo;
se non intenda varare un piano straordinario per provvedere, urgentemente, allo svuotamento del centro di accoglienza;
se non si ritenga, di fronte alle dimensioni straordinarie dell'emergenza, di utilizzare le navi della Marina militare o altri mezzi militari, per trasferire in altre città i migranti presenti a Lampedusa.
(2-01008)
«Capodicasa, Berretta, Cardinale, Antonino Russo, Siragusa».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CONTENTO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano Il sole 24 ore del 12 marzo 2011, è stato dato ampio risalto alla sospensione, concessa dal TAR di Catanzaro, al provvedimento con cui il prefetto ha revocato la licenza ad alcune imprese di vigilanza privata che non avrebbero provveduto al pagamento dei contributi in favore dei propri dipendenti;
stando alle notizie ricordate, la sospensione dell'efficacia del provvedimento sarebbe giustificata dalle conseguenze sull'occupazione che l'atto del prefetto potrebbe determinare -:
quali siano gli esatti termini dell'accaduto;
quali siano le ragioni che hanno determinato l'adozione del provvedimento prefettizio e quali le argomentazioni adottate dal TAR per sancirne la sospensione;
quali iniziative si intendano adottare per scongiurare situazioni analoghe per il futuro.
(5-04395)

PIZZETTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il distaccamento dei vigili del fuoco di Crema (Cremona) effettua, mediamente, oltre 1000 interventi annui a fronte di una popolazione insediata nei comuni afferenti di circa 130.000 abitanti;
la nota prot. n. 5800/Servizio in data 3 marzo 2011, trasmessa dal prefetto di Cremona al Ministero dell'interno - Dipartimento Vigili del Fuoco, tra l'altro afferma «L'alto numero degli interventi, la vastità della zona servita, unitamente alla densa presenza di insediamenti civili, industriali, agricoli e commerciali, hanno, pertanto, imposto al Comandante Provinciale dei Vigili del fuoco di richiedere a codesto Dicastero di valutare la possibilità, nella predisposizione di nuove piante organiche, di riclassificare il Distaccamento in parola, nella categoria »D2« immediatamente successiva a quella attualmente attribuita, che prevede un organico di personale permanente ammontante a 37 unità.» -:
in che tempi e come il Governo intenda dar corso alla richiesta riclassificazione

nella categoria «D2» del distaccamento dei vigili del fuoco di Crema.
(5-04396)

Interrogazioni a risposta scritta:

DI STANISLAO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati ha riferito che ventidue imbarcazioni con a bordo oltre 1.600 persone, quasi tutti maschi giovani tunisini, sono sbarcati sull'isola italiana di Lampedusa, portando il numero dei tunisini giunti in Italia da metà gennaio 2011 a più di 10.000;
il portavoce dell'Alto Commissario ONU per i rifugiati (UNHCR), Melissa Fleming, ha dichiarato che «il flusso in uscita dalla Tunisia non è correlato alla crisi in corso in Libia», riferendosi agli scontri in corso tra le forze fedeli al leader libico e gli avversari che chiedono la sua estromissione;
risulta che i tunisini che sono arrivati in Italia nelle settimane passate, per la maggior parte, siano in cerca di lavoro e di migliori opportunità economiche, piuttosto che di protezione internazionale;
le partenze avvengono da varie località lungo la costa tunisina ed il personale dell'UNHCR a Lampedusa sta cercando di aiutare le autorità italiane ad affrontare la situazione. Il personale delle Nazioni Unite e dei partner in Tunisia, teatro di una rivolta popolare che ha portato alla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali nel mese di gennaio 2011, riporta che in alcuni villaggi sembra che siano rimasti solo donne, bambini e anziani;
Melissa Fleming ha aggiunto che «questo tipo di deflusso non è atipico nei paesi in transizione, e siamo ben consapevoli delle molte richieste che vengono fatte alle autorità tunisine al momento. E necessario creare un dialogo tra i governi interessati, compresi gli accordi per un rimpatrio ordinato e dignitoso delle persone che si trovano a non avere bisogno della protezione internazionale, e la creazione di opportunità di migrazione di manodopera che può soddisfare le esigenze dei Paesi delle due sponde del Mediterraneo» -:
alla luce di quanto riportato in premessa e delle indicazioni dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, come il Governo stia fronteggiando il flusso di navi cariche di tunisini che ha raggiunto l'Italia e come stia provvedendo ad aiutare queste persone.
(4-11299)

GARAVINI, BRATTI, BORDO, BOSSA, BURTONE, GENOVESE, MARCHI, ANDREA ORLANDO, PICCOLO e VELTRONI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
una serie di articoli di stampa, pubblicati su Il Mattino di Napoli, Terra, Il Fatto Quotidiano, a fare data dal 31 dicembre 2010, hanno denunciato la presenza di uomini degli apparati di sicurezza all'interno del Commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania; l'intervento attivo di persone collegate al Sisde è stato messo in relazione alla latitanza di Michele Zagaria, esponente di spicco del clan dei Casalesi, irreperibile dal oltre quindici anni;
secondo le ricostruzioni fatte dalla stampa lo stato di latitanza sarebbe stato favorito in cambio di una intermediazione della camorra nella pacifica soluzione dell'emergenza rifiuti in Campania e che detto patto avrebbe comportato anche l'affidamento di appalti a ditte di fiducia dello stesso Zagaria;
il subcommissario per l'emergenza rifiuti nel periodo 2002-2004, Giulio Facchi, in una intervista televisiva a Rainews24 ha rivelato di essere stato contattato da detti esponenti dei servizi di sicurezza e di essere stato a lungo interrogato in una abitazione, a Gaeta; fatto che, stando a notizie di stampa, lo stesso Facchi

avrebbe confermato nel corso di un interrogatorio presso la procura della Repubblica di Napoli, convocato quale persona informata sui fatti;
negli elenchi delle ditte aggiudicatarie degli appalti a trattativa privata indetti dal commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania, dai consorzi di bacino Ce2, Ce3, Ce4 e dal Consorzio unico compaiono nominative di imprese direttamente o indirettamente collegate al suddetto Michele Zagaria e più volte oggetto di interdittiva antimafia;
nella gestione diretta dei suddetti consorzi era interessato un funzionario, Antonio Scialdone, coinvolto in varie indagini della direzione distrettuale antimafia di Napoli e che, allo stato, nei suoi confronti risulta pendente una richiesta di rinvio a giudizio, inoltrata dal Pubblico Ministero partenopeo in data 31 marzo 2010 nell'ambito del procedimento penale n. 56063/09 RGNR nei confronti di 51 imputati appartenente al clan camorristico Belforte, egemone in Marcianise e Caserta e assoggettato alla fazione del clan dei Casalesi che fa capo a Michele Zagaria;
il suddetto Antonio Scialdone risulta essere socio di numerose società facenti riferimento a Nicola Ferraro, imprenditore del settore dei rifiuti attivo in provincia di Caserta fino al 2007, ex consigliere regionale eletto nelle liste dell'Udeur, attualmente detenuto per reati di cui agli articoli 110 e 416-bis;
nel consorzio di bacino Ce4 era addetto a incarichi amministrativi di vertice l'architetto Claudio De Biasio, nel 2004 cooptato nell'ufficio del Commissario straordinario di governo, subcommissario nominato dal sottosegretario Guido Bertolaso nel 2007, coinvolto nelle indagini sulla gestione del consorzio Ce4, attualmente agli arresti domiciliari per decisione del Giudice per le indagini preliminari collegiale di Napoli in relazione allo smaltimento del percolato proveniente dalle discariche e di siti di stoccaggio delle ecoballe gestite dal Commissariato di governo -:
perché i servizi segreti si incontrarono con Facchi, su mandato di chi e per sapere o fare che cosa;
se sia vero, come riportato da articoli di stampa, che a qualcuno di questi incontri parteciparono anche camorristi o loro fiduciari;
se e chi abbia intermediato con il commissariato di Governo l'individuazione dei terreni su cui posizionare le ecoballe;
se effettivamente siano stati dati appalti a imprese legate a Michele Zagaria, e in che modo e perché non vennero controllate le certificazioni antimafia;
perché l'architetto De Biasio, che negli atti processuali risulta essere uomo di riferimento dei fratelli Sergio e Michele Orsi, il primo condannato in primo grado per reati di mafia, l'altro vittima di un agguato camorristico, sia passato dal Commissariato di governo alla protezione civile, malgrado il coinvolgimento in tante indagini;
perché il dirigente Antonio Scialdone abbia continuato, almeno fino al 2009, a gestire i rapporti con imprese addette alle operazioni di trasporto e smaltimento dei rifiuti, nonostante il suo coinvolgimento in indagini su clan camorristici del casertano;
se risulti che i suddetti funzionari abbiano goduto o continuino a godere di coperture istituzionali;
se ci sia un rapporto fra il mancato arresto di Zagaria e i patti stipulati con riferimento ai rifiuti.
(4-11308)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta in Commissione:

COSCIA, GHIZZONI, BACHELET, MADIA, MELANDRI, TOCCI e TOUADI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e

della ricerca. - Per sapere - premesso che:
come risulta da notizie diffuse dalla stampa il giorno 14 marzo 2011 si è svolta, presso il Santuario del Divino Amore a Roma, un'iniziativa per l'orientamento alla scelta universitaria promossa dall'ufficio scolastico regionale insieme alla conferenza dei rettori delle università del Lazio (CRUL) e alla conferenza dei rettori delle università pontificie romane (CRUPR);
la circolare n. 3, protocollo n. 1702 con cui l'ufficio scolastico regionale ha promosso l'iniziativa e che è stata inviata alle scuole sottolinea il misticismo che avvolge il luogo prescelto per la giornata dedicata all'orientamento e recita testualmente: «il Santuario del Divino Amore è meta tradizionale di pellegrinaggi che si svolgono soprattutto di notte. Oggi come ieri, il Santuario si offre a tutti - cattolici e di altra religione, credenti e non credenti, italiani e stranieri, tutti cittadini e pellegrini di Roma - come il traguardo di un viaggio notturno, passaggio umano denso di difficoltà ma che si conclude nella luce del mattino. Il pellegrinaggio, lungo cammino attraverso la notte, è evocativo di un messaggio simbolico per i nostri giovani: la vita che viviamo e che costruiamo incontra momenti di buio e sforzo, soprattutto quando si affrontano scelte importanti, e la paura e l'incertezza si confrontano con il desiderio. Sono momenti che ci accomunano tutti nella ricerca interiore delle soluzioni, in un percorso di progressiva consapevolezza che ci consente di "sfondare la notte" nella luminosità del giorno che nasce»;
risulta, inoltre, che gli studenti - tra l'altro - abbiano assistito nel corso dell'evento ad un musical allestito dalla Star Rose Academy (accademia di spettacolo fondata dalle Suore Orsoline) e abbiano partecipato alla messa celebrata dal rettore della pontificia università lateranense;
nella circolare, l'ufficio scolastico regionale ha precisato che tutta l'organizzazione dell'iniziativa e le spese che ne sono conseguite sarebbero state a proprio carico;
risulta altresì che l'ufficio scolastico regionale, con la predetta circolare, abbia richiesto agli istituti scolastici di curare la massima diffusione dell'iniziativa «con le modalità più idonee a favorire la più ampia partecipazione degli studenti frequentanti l'ultimo anno di corso e, in considerazione del fatto che l'orientamento è un percorso che si costruisce nel tempo, di valutare la possibilità di estendere la partecipazione anche agli studenti del IV anno»;
infine, le istituzioni scolastiche sono state invitate a valutare l'opportunità di riconoscere la partecipazione degli studenti all'evento come credito formativo;
a parere degli interroganti è auspicabile che iniziative di tal genere vengano realizzate in luoghi istituzionali al fine di favorire la più ampia partecipazione degli studenti in considerazione del fatto che l'orientamento rappresenta per tutti loro una tappa fondamentale nello sviluppo del percorso formativo. Per le ragazze e i ragazzi, infatti, la scelta universitaria rappresenta l'inizio di un percorso fondamentale per il loro futuro che non andrebbe mescolato con le personali convinzioni spirituali e religiose -:
se ritenga opportuno che un'iniziativa importante come quella dell'orientamento universitario si svolga in un luogo non istituzionale e, in particolare, presso un luogo di culto che nei fatti tende ad escludere tutti coloro i quali non si riconoscono in quella confessione religiosa o in nessuna altra fede.
(5-04397)

GHIZZONI, ROSSA, LOLLI, SIRAGUSA, DE BIASI e COSCIA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
con nota protocollo n. 1741 del 22 febbraio 2011, al momento non ancora disponibile nella sezione normativa del sito web del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, la direzione generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione ha comunicato

che le finali nazionali dei giochi sportivi studenteschi I e II grado, anno scolastico 2010-2011, della disciplina corsa campestre si svolgeranno il giorno 20 marzo 2011 presso la località Nove (Vicenza). Come di consueto, la nota comunica che alla manifestazione parteciperanno tutte le rappresentative scolastiche che ne hanno acquisito titolo, previa certificazione da parte delle C.O.R. dell'avvenuto svolgimento delle fasi regionali o dalle stesse individuate attraverso criteri autonomamente applicati;
per la prima volta, da quando tale iniziativa è in essere, le studentesse e gli studenti diversamente abili sono stati esclusi dalla manifestazione sportiva. Lo si apprende non dal testo della citata nota, bensì dall'assenza tra gli allegati dei moduli (modello COR e modello iscrizione) abitualmente previsti per gli studenti disabili;
tale decisione è in netto contrasto con le norme di legge sull'integrazione scolastica degli alunni con disabilità, che da sempre costituisce un punto di forza del sistema educativo italiano. Tale scelta impedisce la piena esigibilità del diritto allo studio e alla crescita individuale e sociale di questi ragazzi e deprime lo stesso valore dei giochi sportivi studenteschi, che sono un importante evento educativo in quanto non solo momento agonistico bensì veicolo di valori e di crescita della persona -:
quali siano le motivazioni che hanno portato, per la prima volta all'esclusione dai giochi sportivi studenteschi, nella disciplina corsa campestre, degli studenti e delle studentesse disabili;
come intenda intervenire il Ministro interrogato per ovviare ad una situazione discriminatoria che contrasta con la piena inclusione di questi alunni, anche attraverso progetti di diversità motoria e sportiva, quale obiettivo prioritario della scuola dell'autonomia.
(5-04404)

FRASSINETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
da numerosi articoli di stampa risulta che in data 28 febbraio 2011 la signora Oriana Trotta, maestra dell'istituto comprensivo Montessori di San Giuliano Milanese, ha deciso di non fare entrare in aula i suoi venti alunni della prima classe, e questo per protestare contro le enunciazioni dal Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi sulla scuola, in occasione del congresso dei Cristiano riformisti;
i piccoli alunni sono stati costretti ad accovacciarsi, per la prima ora di lezione, sul pavimento del corridoio e, nonostante l'intervento, intorno alle ore 9, del dirigente scolastico, dottoressa Fiorella Avallone, per cercare di convincere l'insegnante ad interrompere la sua protesta e riprendere la normale attività didattica, la Trotta ha continuato a far sostare i propri alunni nel corridoio fino alle 9,30, quando ha deciso di trasferire la scolaresca nella palestra, organizzando una lezione autogestita;
solamente alle ore 10,30, dopo che la dirigente scolastica aveva irrogato un provvedimento disciplinare nei confronti dell'insegnante, i piccoli alunni sono potuti rientrare in aula;
l'insegnante ha dichiarato, in seguito, che il suo gesto è stato compiuto al fine di attuare un'azione di protesta tempestiva ed esemplare, non mostrando alcun tipo di ravvedimento ed affermando, anzi, che sarebbe stata disposta a ripetere tale forma di protesta;
il gesto dell'insegnante è molto grave in quanto ha coinvolto bambini che, per circa due ore, sono stati costretti a subire una condizione di inaccettabile disagio -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dell'episodio descritto in premessa e, effettuate le opportune verifiche del caso, quali misure intenda adottare al fine di scongiurare il ripetersi di tali episodi nelle scuole.
(5-04405)

Interrogazioni a risposta scritta:

DIMA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1, comma 636, della legge finanziaria per il 2007 dispone che il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca definisca annualmente, con apposito decreto, i criteri e i parametri per l'assegnazione dei contributi alle scuole paritarie;
sulla Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2007, è stato pubblicato il decreto ministeriale 21 maggio del 2007 e all'articolo 3 è stabilito che i contributi siano erogati in via prioritaria alle scuole paritarie che svolgono il servizio scolastico senza fini di lucro e che comunque non sono legate a società aventi fini di lucro o da queste controllate;
l'articolo 9 dello stesso decreto ministeriale prevede inoltre che sia costituita l'anagrafe nazionale delle scuole paritarie e che i contributi di cui al citato decreto siano erogati sulla base dei dati rilevati dalla stessa anagrafe;
le scuole paritarie della regione Calabria, in base alla nuova normativa, hanno dichiarato all'anagrafe nazionale la loro categoria di appartenenza e contestualmente comunicato all'ufficio scolastico regionale la presenza dei requisiti richiesti per il riconoscimento della parità scolastica;
a tutt'oggi, l'ufficio scolastico regionale della Calabria non ha provveduto ad erogare i contributi alle scuole paritarie per l'anno scolastico 2007/2008 -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per assicurare l'erogazione dei contributi alle scuole paritarie calabresi per l'anno scolastico 2007/2008, atteso che le stesse presentano i requisiti di cui alla normativa vigente in materia.
(4-11291)

GARAGNANI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la scuola costituisce indubbiamente uno dei luoghi principali in cui i giovani studenti compiono un percorso di crescita culturale e sociale;
durante il percorso scolastico la personalità degli studenti si sviluppa gradualmente, anche attraverso l'apprendimento di valori fondamentali quali la disciplina, il rispetto delle regole, lo spirito di gruppo, indispensabili per affrontare la vita quotidiana e per diventare cittadini responsabili;
nelle scuole di ogni ordine e grado la libertà di insegnamento del docente deve appunto tener conto che la personalità dei giovani studenti non è ancora pienamente sviluppata, per cui è importante evitare forzature ideologiche che potrebbero condizionare fortemente le loro coscienze, anziché favorirne la crescita umana e culturale attraverso il dibattito ed un confronto continuo con le espressioni più significative della realtà quotidiana;
fatti della vita quotidiana e la lettura dei giornali, come anche l'insegnamento della storia, non possono prescindere da un approccio pluralista ed equilibrato, che aiuti il giovane studente a misurarsi con sufficiente autonomia di giudizio e scevro da ogni pregiudizio con le problematiche della società moderna;
è importante che i dirigenti scolastici vigilino attentamente sull'attività didattica, al fine di prevenire ogni tipo di intromissione di iniziative di natura partitico-politica -:
quali linee di indirizzo il Ministro interrogato intenda assumere, al fine di prevenire e impedire che attività politico-partitiche estranee alla funzione educativa della scuola incidano negativamente sull'attività didattica, sulla giusta libertà di insegnamento e, di conseguenza, sul percorso socio-culturale degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, prevedendo eventualmente l'applicazione di sanzioni

disciplinari nei casi in cui vi siano riscontri oggettivi di comportamenti non equilibrati da parte di docenti, sanzioni disciplinari che si ravvisano indispensabili ed urgenti, ad avviso dell'interrogante, nella realtà bolognese ed emiliano romagnola caratterizzata anche in questi giorni da esasperata politicizzazione e condizionamento ideologico.
(4-11297)

BOTTA e FRASSINETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in occasione della giornata in difesa della Costituzione e della scuola pubblica, il preside del liceo D'Azeglio di Torino ha voluto leggere e pubblicare anche sul sito dell'istituto una parte del discorso di Piero Calamandrei al III congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale perché, a detta del preside stesso, rispecchierebbe la situazione attuale e il «potere di una certa politica»;
il preside del liceo non si è limitato a porre uno spunto di riflessione ai suoi studenti, riflessione che peraltro lo stesso Calamandrei offre per mettere sì in guardia dal pericolo del finanziamento pubblico alle scuole private, ma solo laddove le scuole private siano «di partito o di chiesa», intese quindi come ideologizzate (alla luce del panorama e delle divisioni politiche dell'epoca) e non pubbliche paritarie, come si configurano nella realtà odierna;
un giorno di festa e di alto senso civico non può essere utilizzato per nessuna, anche solo velata, propaganda politica tanto più se promossa da chi, avendo un incarico pubblico, dovrebbe invece garantire e difendere l'imparzialità dei nostri istituti;
la stessa legge n. 62 del 2000 ha istituito il sistema d'istruzione formato dalle scuole statali e non statali paritarie e chi riveste un ruolo istituzionale dovrebbe conseguentemente e coerentemente tenerne conto -:
che tipo di iniziative il Governo intenda adottare per garantire il diritto di tutti a frequentare scuole nelle quali non sussistano tensioni ideologiche e partigiane;
quali iniziative intenda adottare per verificare se l'operato del dirigente dell'istituto D'Azeglio di Torino sia conforme ai doveri che un dipendente pubblico è tenuto ad assumere, tanto più in un luogo, quale la scuola, in cui è in gioco la formazione e il futuro delle nuove generazioni.
(4-11303)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

PETRENGA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
con l'emanazione del decreto-legge n. 35 del 2005- cosiddetto «decreto-competitività»- e del decreto legislativo n. 5 del 2006, il legislatore italiano, modificando la legge fallimentare e introducendo nell'ordinamento gli accordi di ristrutturazione dei debiti e la transazione fiscale (articoli 182-bis e 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267) - posti successivamente in collegamento in virtù delle modifiche apportate dal decreto legislativo n. 169 del 2007 - ha fornito strumenti in grado di sterilizzare gli effetti negativi di un'azione revocatoria fallimentare a fronte di comportamenti ed atti posti in essere da imprenditori virtuosi;
lo scopo dell'istituto della ristrutturazione dei debiti, in particolare, è quello di cercare di raggiungere nel medio periodo un riequilibrio finanziario idoneo al proseguimento dell'attività imprenditoriale e, pertanto, la salvaguardia degli interessi sociali;
la disciplina legislativa in questione è stata integrata da successive circolari emanate

dall'Agenzia delle entrate (circolare AE 18 aprile del 2008 n. 40/E; circolare AE 10 aprile del 2009 n. 14/E), dall'INPS (circolare 15 marzo del 2010, n. 38) e dall'INAIL (circolare 26 febbraio del 2010, n. 8), oltre che dal decreto ministeriale 4 agosto del 2009;
in questo contesto, la circolare n. 38 del 15 marzo del 2010, emanata dall'INPS, sembrerebbe presentare evidenti difformità, per l'applicazione della normativa, rispetto alle istruzioni impartite dalle circolari dell'Agenzia delle entrate sopra richiamate, prevedendo termini più restrittivi per quanto concerne il pagamento dei contributi e dei premi (che dovrebbero essere corrisposti nella misura integrale senza alcuna falcidia), la dilazione del pagamento (per la quale si prevedono stretti vincoli temporali pari a sessanta rate mensili e si richiede apposita fideiussione o garanzia legale), il pagamento degli aggi esattoriali (previsto addirittura come condizione di ammissibilità della domanda e di procedibilità dell'istruttoria della transazione previdenziale);
il recente decreto-legge n. 225 del 2010, convertito dalla legge n. 10 del 2011, ha previsto la possibilità per l'imprenditore - nel caso di mancato pagamento di due rate consecutive del piano di rateizzo gestito da Equitalia Polis S.p.a. - di accedere ad un nuovo piano di rateizzo per un ulteriore periodo di 72 rate mensili, stabilendo pertanto condizioni di pagamento ben più favorevoli rispetto a quanto disposto nella citata circolare dell'INPS;
una corretta applicazione della disciplina richiamata, che fosse conforme allo spirito originario della normativa stessa, recherebbe notevoli benefici alle imprese, che, specialmente nel sud del Paese, a causa dei notori ritardi nei pagamenti da parte degli enti locali, presentano una situazione debitoria indotta principalmente nei confronti degli istituti previdenziali ed assistenziali, avviando, in tal modo, un processo positivo che potrebbe condurre a significativi vantaggi anche sotto l'aspetto di un minor utilizzo degli strumenti di integrazione salariale da parte delle imprese -:
se siano a conoscenza del fatto che l'INPS, come dimostra l'emanazione della circolare n. 38 del 15 marzo 2010, si è mossa secondo un'interpretazione restrittiva della normativa vigente, non in linea con l'obiettivo perseguito dal legislatore - da ultimo, con il recente decreto «milleproroghe» - di venire incontro alle esigenze delle imprese in difficoltà, laddove esse dimostrino un serio impegno nella ristrutturazione della propria posizione debitoria;
quali iniziative intendano tempestivamente intraprendere al fine di chiarire l'esatta portata della normativa in tema di accordi di ristrutturazione dei debiti, in particolare di natura previdenziale, procedendo eventualmente ad una rivisitazione delle circolari emanate in materia e fornendo una interpretazione autentica delle disposizioni in questione che sia più favorevole agli imprenditori più meritevoli.
(5-04398)

Interrogazione a risposta scritta:

SARUBBI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 88 del 9 marzo 1989 istituisce degli organismi periferici dell'Inps e, in particolare, prevede l'insediamento con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell'economia e delle finanze, dei comitati regionali Inps costituiti da un numero di componenti variabile in base regionale;
i comitati sono così articolati: un rappresentante della regione, un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; un rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze e il direttore generale dell'Inps (componente di diritto). La restante parte è designata dal mondo del lavoro dipendente, autonomo

e dell'impresa, secondo un criterio proporzionale di rappresentatività individuato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
il comitato regionale, di durata quadriennale, ha compiti di indirizzo e vigilanza su tutte le attività dell'istituto, ha carattere consultivo e non deliberativo, se non per quanto attiene l'esplicazione di una funzione amministrativa che consiste nel discutere i ricorsi riguardanti il riconoscimento o il disconoscimento della sussistenza del rapporto di lavoro derivante da accertamenti non ispettivi. Per i ricorsi da accertamenti ispettivi, infatti, la competenza è dell'istituto;
il comitato regionale della Campania insediatosi il 3 novembre 2005, dopo un periodo di attività molto intensa, ha cessato le sue funzioni il 16 dicembre 2009 e da allora non è stato rinnovato, al contrario di quanto accaduto nelle altre regioni dove i comitati, benché cessati nelle loro funzioni, sono stati regolarmente rinnovati. A più di un anno di distanza dalla sua cessazione, invece, il comitato regionale della Campania resta, unico in Italia, non ricostituito -:
quali siano i motivi ostativi al rinnovarsi, secondo quanto prescritto dalla legge, del comitato regionale Inps della Campania.
(4-11301)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

CENNI, OLIVERIO, SERVODIO e MARCO CARRA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'Unione europea ha già adottato un quadro giuridico completo quanto all'autorizzazione dei prodotti costituiti o comunque ricavati da OGM. Tale quadro giuridico configura un sistema di autorizzazioni che è ispirato al duplice obiettivo di evitare gli effetti nocivi degli organismi in questione nei confronti della salute e dell'ambiente e, dall'altro lato, di creare e assicurare un mercato interno per tali prodotti;
il sistema legislativo descritto, in sé completo, è stato sottoposto nel corso del tempo a verifiche e valutazioni alla luce delle esigenze e delle istanze da parte degli Stati membri, sfociate nella richiesta di un certo numero di essi nei confronti della Commissione per nuove proposte atte a riconoscere un margine di libertà dei singoli Stati in relazione alla coltivazione degli OGM e alla protezione da possibili forme di inquinamento genetico dell'agricoltura biologica e convenzionale;
a conferma di tale nuovo quadro, gli orientamenti della Commissione, esplicitati nel 2009 dal presidente Barroso, hanno configurato un sistema volto a combinare sia l'apparato normativo comunitario di autorizzazioni basato sulla scienza, sia la libertà dei Paesi membri di decidere sull'ammissibilità di coltivazioni OGM;
in questo senso la proposta in esame tendeva ad attuare il nuovo sistema, fornendo agli Stati membri la possibilità di limitare o vietare coltivazioni OGM, autorizzate in ambito comunitario, nel contesto del quadro normativo e scientifico già fissato, ravvisabile anche nelle condizioni alle quali limiti o divieti devono essere comunque sottoposti, e indicando, come esplicitato nella raccomandazione (2010/C 200/01) del 13 luglio 2010, anche «la possibile perdita economica» derivante da contaminazione accidentale, tra le ragioni di valutazione delle possibili scelte;
sotto l'aspetto più strettamente contenutistico, la proposta tendeva ad inserire nella direttiva 2001/18/CE una nuova disposizione volta a consentire agli Stati membri di limitare o vietare coltivazioni di OGM autorizzati, purché per motivi diversi da quelli legati alla valutazione degli effetti negativi per la salute o per l'ambiente, ed ai fini di dettagliare meglio tale possibilità è stato redatto un elenco dei

possibili ambiti di decisione, tra le quali la tutela di produzioni di particolare qualità;
risulterebbe essere stato espresso in merito un parere negativo da parte del Ministro interrogato;
così come risulterebbe invece un parere positivo del nostro Governo in merito alla ipotesi di introdurre una soglia di tolleranza dello 0,1 per cento di ogm non autorizzati nei mangimi importati;
risulta invece del tutto chiaro che un quadro molto ampio e rappresentativo delle associazioni agricole, della pesca, dei consumatori, delle associazioni ambientaliste ha in più occasioni rappresentato la contrarietà di grandissima parte dei cittadini italiani circa la coltivazioni di ogm nel Paese;
nel nostro Paese, anche in conseguenza del pronunciamento della Corte costituzionale, le competenza circa la definizione di linee guida sulla coesistenza è chiaramente assegnata alle regioni;
nella riunione degli assessori regionali all'agricoltura del 30 settembre 2010 non è stata adottata l'intesa sulle linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, e le regioni hanno unanimemente manifestato la loro intenzione di chiedere al Governo l'adozione di misure di salvaguardia;
tale orientamento è stato confermato il 7 ottobre 2010 dai presidenti delle regioni;
sulla base di quanto stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza 183 del 2010, tenuto conto dei profili prettamente economici che devono essere regolamentati dai piani di coesistenza, e considerato che a tali piani sono estranei i profili ambientali e sanitari, e il principio comunitario della coltivabilità degli ogm se autorizzati, il rilascio dell'autorizzazione alla coltivazione non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza e quindi, secondo la Conferenza Stato-regioni «non sussiste in Italia alcun vuoto normativo attinente alla materia della coesistenza», la cui regolazione rappresenta «una facoltà e non un obbligo»;
numerose regioni italiane hanno predisposto e stanno predisponendo atti e normative tese a dichiarare i loro territori liberi da ogm;
permane l'esigenza fondamentale della tutela e della valorizzazione della qualità del nostro sistema agro-alimentare attraverso l'applicazione del principio di precauzione e la possibilità di dichiarare l'intero territorio nazionale come libero da ogm;
risulterebbe che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali in data 1o marzo 2011, ha inviato una circolare (numero 0004822) alla Presidenza del Consiglio dei ministri e per conoscenza (tra gli altri) alla Conferenza Stato-regioni in cui si segnalerebbe come la Commissione europea abbia invitato le autorità nazionali competenti ad adottare quanto prima le misure di coesistenza tra le colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche, ai sensi della direttiva 2001/18/CE, ipotizzando di «superare lo stallo» (in riferimento alla scelta delle regioni di ritirare il vecchio documento sulla coesistenza), anche mediante l'eventuale utilizzo del potere sostitutivo dello Stato ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione;
il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, parrebbe quindi orientato a promuovere iniziative normative in materia di ogm andando contro il parere della Conferenza delle regioni, che ha operato una scelta molto chiara ed unanime circa la clausola di salvaguardia, nonché contro il chiaro pronunciamento sulle competenze in materia reso a suo tempo dalla Corte Costituzionale -:
se il Ministro abbia la reale intenzione di promuovere iniziative normative in materia di ogm, ignorando la strada della clausola di salvaguardia, secondo le motivazioni riportate nella circolare sopra

menzionata, e pertanto quali siano gli indirizzi concreti e le politiche reali del Governo in materia di ogm e se, data la competenza regionale, essi si discostino dalla chiara ed unanime volontà espressa dalla Conferenza Stato-regioni di procedere proprio in direzione dell'esercizio della clausola di salvaguardia per il nostro Paese.
(5-04403)

Interrogazioni a risposta scritta:

GIRLANDA, LUCIANO ROSSI, DE LUCA e BARANI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'Italia è uno dei Paesi più rinomati al mondo per la ricchezza e la qualità dei prodotti del settore agroalimentare, di cui l'interrogante ravvisa la necessità di una costante opera di valorizzazione e tutela a difesa della produzione e commercializzazione;
tale stato di cose è testimoniato dal numero di prodotti agroalimentari, ai quali sono stati riconosciuti ed attribuiti marchi di qualità, al punto da contraddistinguere l'Italia nel mondo per le eccellenze del settore;
la crescente contraffazione degli stessi prodotti agroalimentari in tutto il mondo sta producendo la necessità impellente di attivare iniziative volte a tutelare il consumo di tali prodotti di qualità;
già dalla fine degli anni novanta il dipartimento dell'agricoltura del Governo federale degli Stati Uniti, ad esempio, ha introdotto un apposito certificato di garanzia per quegli esercizi del settore della ristorazione che adottano non meno del 95 per cento di ingredienti certificati, la cui lavorazione e produzione segua criteri definiti e controllati, al fine di non alterarne contenuto e qualità, da esporre pubblicamente a garanzia del consumatore;
tale certificazione potrebbe costituire un'ulteriore garanzia di qualità e tipicità per l'intero settore economico che abbina al settore della ristorazione il turismo di tipo naturalistico e la valorizzazione dell'ambiente e dei prodotti locali -:
se il Ministro ritenga opportuno promuovere iniziative per l'introduzione di un'analoga certificazione per gli esercizi commerciali a tutela e garanzia della genuinità dei prodotti utilizzati e dei loro processi di trasformazione.
(4-11292)

GIRLANDA, LUCIANO ROSSI, DE LUCA e BARANI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da diversi anni si sta ponendo un'attenzione crescente nei confronti della qualità del cibo sia da parte dei produttori che dei consumatori, anche a fronte della crescente opera di sensibilizzazione svolta dalle scuole e dalle istituzioni in relazione alle proprietà nutrizionali degli alimenti, all'educazione alimentare, alla necessità di evitare alimenti contenenti organismi geneticamente modificati;
la crescita della domanda nel settore alimentare in atto ormai da diversi anni ha prodotto l'effetto di rivedere le dinamiche economiche e produttive alla base del settore agroalimentare, processo attualmente accelerato dalla necessità di ottimizzare le risorse delle singole regioni, a seguito delle nuove competenze affidate alle regioni medesime;
tra le conseguenze più importanti di questo fenomeno vi è stata l'attenzione alla tipicità dei prodotti, alla stagionalità, alla rintracciabilità degli alimenti, alla riduzione dei costi della filiera e dell'impatto inquinante di quest'ultima sul prodotto finito, tanto da arrivare ad iniziative di notevole successo, quale quella lanciata nel 2007 da Coldiretti in relazione, ai menù a «Km Zero», poi suggerita ed adottate nelle scuole su indicazione del Ministero della salute;
tale dinamica si sta diffondendo nell'intero Paese, costituendo una risposta

sostenibile e fruttuosa per le economie locali e l'intero settore dell'agricoltura, che consente di riscoprire le tipicità regionali e provinciali, di valorizzare i prodotti di qualità del settore agroalimentare e di costituire un elemento di traino e sviluppo da parte del nostro Paese anche a livello europeo, riducendo la dipendenza del settore dalle dinamiche della lavorazione, del confezionamento, della grande distribuzione e dai costi dei carburanti per il trasporto, fortemente influenti ed impattanti sul costo degli alimenti e sull'indebolimento del potere d'acquisto delle famiglie;
l'evoluzione di queste dinamiche ha portato in breve tempo alla creazione di reti di ristoranti, osterie ed altro genere di esercizi legati al mondo della ristorazione e della ricettività, nonché del settore agrituristico, accomunate dalla valorizzazione dei prodotti locali e dei benefici determinati dalla riduzione della filiera, tanto da ricevere sanzione e riconoscimento in diverse leggi di carattere regionale -:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano attivare per favorire la promozione della riduzione della filiera alimentare e la valorizzazione delle tipicità locali nell'ambito delle dinamiche evidenziate in premessa.
(4-11293)

GIRLANDA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'elevata presenza di metalli pesanti o sostanze nocive, quali la diossina, nel suolo e, conseguentemente, negli alimenti provoca sequestri di prodotti agroalimentari di diverso genere in moltissime zone d'Italia, come nei recenti casi legati al vino, alle uova o a prodotti caseari;
secondo la Coldiretti tale genere di emergenze legate ai prodotti alimentari ha prodotto un danno economico al settore dei prodotti interessati che negli ultimi anni si è aggirato intorno ai 5 miliardi di euro;
il patrimonio di qualità del settore agroalimentare italiano è conosciuto in tutto il mondo e vede una vocazione di vitale importanza per l'intero sistema-Paese nell'ambito dei marchi riconosciuti a livello internazionale, quale doc, docg, igp, igt ed altri;
la presenza di discariche abusive, versamenti di rifiuti industriali nell'ambiente nonché la carenza di conoscenze relative all'educazione ambientale ed allo smaltimento dei rifiuti hanno pesantemente influito sulla contaminazione dell'ecosistema in tutto il Paese, influendo negativamente sulle colture e le produzioni di qualità -:
quale genere di iniziative di monitoraggio sia attualmente in atto per rilevare il livello di metalli pesanti e di altro genere di sostanze nocive nel suolo e nell'ambiente, tali da influire sulla qualità dei prodotti del settore agroalimentare;
quali iniziative i Ministri interrogati intendano eventualmente attivare al fine di tutelare l'ambiente e limitare i possibili effetti negativi sulle coltivazioni e produzioni di qualità del settore.
(4-11300)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta orale:

VITALI, FRANZOSO, TORRISI, SISTO, TERRANOVA e SAVINO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
i prezzi petroliferi, pur in un trend di lungo periodo che prevede una loro crescita, dovuta all'incremento dei costi di estrazione, all'incremento della domanda ed alle tensioni sui mercati mondiali, presentano

andamenti altalenanti sia sui mercati internazionali, sia in quello che viene chiamato prezzo «alla pompa»;
le associazioni di consumatori hanno più volte segnalato il fatto che quando il prezzo del petrolio sale, il prezzo di benzina e gasolio per autotrazione vengono immediatamente aggiornati; quando invece scende il prezzo a carico del consumatore finale si riduce con molta più lentezza;
il concetto di prezzo «alla pompa» è sostanzialmente basato su un falso e cioè è regolato come se i petrolieri comperassero ogni giorno il petrolio sul mercato internazionale e di conseguenza scaricano sui loro clienti i maggiori o minori oneri;
viceversa il mercato del petrolio non è concepito come i mercati generali di ogni città, quanto piuttosto un luogo di contrattazione nel quale coloro che acquistano per il cliente finale sono una ridotta minoranza; è noto che in tale mercato gli scambi sono 4 volte dei consumi, di conseguenza è evidente che qualcuno acquista e vende petrolio senza nemmeno vederlo; come questo possa essere garanzia del miglior prezzo possibile è da considerare un atto di fede;
inoltre l'acquisto dei prodotti energetici si basa su contratti di lungo periodo, nei quali il prezzo è sostanzialmente fissato o comunque non è soggetto a sbalzi repentini; la verità è che sia i cittadini, sia il Governo ignorano a quali prezzi acquistino i soggetti che importano o raffinano prodotti energetici in Italia;
peraltro è chiaro che, grazie al fatto che le differenze di prezzo tra i produttori sono minime, ci si trova di fronte ad un cartello dei prezzi di vendita; conscio di questa situazione il Governo ha caricato sugli operatori di settore la cosiddetta Robin tax, che consiste in una tassa sul differenziale di fatturato derivante dall'aumento dei prezzi «alla pompa»;
si è imputata parte dell'eccessivo costo dei prezzi petroliferi al fatto che in Italia vi sono un elevato numero di distributori di carburante, la cui quota spettante incrementerebbe il prezzo più del dovuto; a tal fine la grande distribuzione organizzata (GDO) da tempo chiede di entrare nel settore promettendo prezzi più bassi;
occorre invece constatare il fallimento delle politiche volte a ridurre il numero dei benzinai; negli ultimi anni si sono aperte circa 2000 nuove pompe; contrariamente a quanto si crede, l'elevato numero di distributori ha un pregio e cioè che i cittadini godono della comodità di averli ad ogni angolo e non devono fare né chilometri, né code per fare rifornimento (al contrario di quanto succede in altri Paesi «razionali»); senza considerare le migliaia di posti di lavoro che ne conseguono; è difficile peraltro immaginare un cartello dei benzinai, che sono tanti e piccoli;
nell'attuale situazione della finanza pubblica non è pensabile ridurre le accise gravanti sui prodotti energetici -:
se non intenda avviare un'indagine tra gli importatori dei prodotti energetici per individuare le loro modalità di approvvigionamento, al fine di comprendere in quali modi la crescita del prezzo del petrolio influisca sul prezzo «alla pompa»;
se non ritenga opportuno che invece di un cartello di vendita, sia necessario un cartello di acquisto riunendo gli operatori energetici nazionali o meglio ancora se non ritenga opportuno assumere iniziative in sede di Unione europea al fine di creare un cartello d'acquisto tra tutti gli Stati membri, proposta già più volte lanciata in sede comunitaria oltre che da esperti di settore, al fine di strappare al mercato internazionale i migliori prezzi possibili e di intervenire con maggiore forza contro ondate speculative;
se non ritenga opportuno modificare la cosiddetta Robin tax in modo da renderla più elastica, mediante meccanismi che tengano conto della velocità di adeguamento dei prezzi «alla pompa» ai prezzi del mercato energetico.
(3-01529)

Apposizione di una firma ad una mozione.

La mozione Guido Dussin o altri n. 1-00602, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Apposizione di firme a risoluzioni.

La risoluzione in Commissione Pili e altri n. 7-00215, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

La risoluzione in Commissione Gatti e altri n. 7-00470, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 gennaio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Tullo.

La risoluzione in Commissione Fluvi e altri n. 7-00487, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Comaroli, Fugatti, Forcolin.

La risoluzione in Commissione Fluvi e Vannucci n. 7-00504, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Strizzolo.

Apposizione di firme ad interpellanze.

L'interpellanza Garagnani e Biasotti n. 2-00513, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interpellanza Anna Teresa Formisano e altri n. 2-00998, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Nunzio Francesco Testa.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04227, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Toccafondi n. 5-01850, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta orale Migliori n. 3-00712, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Sbai n. 4-04549, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01934, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01941, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01943, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01944, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01946, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Garagnani n. 5-01948, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Catanoso n. 4-04576, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04583, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposto scritta Migliori n. 4-04585, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Ascierto n. 4-04587, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04596, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritto Jannone n. 4-04597, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04599, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04600, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04602, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04604, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04606, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Giulio Marini n. 5-01964, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04619, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04621, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04632, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04633, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04634, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04636, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04638, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Frassinetti n. 4-04639, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Zacchera e Antonione n. 4-04649, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Speciale e altri n. 4-04665, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Biancofiore n. 4-04669, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta orale Germanà n. 3-00726, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Nastri n. 4-04681, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 22 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Cirielli n. 4-04693, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Taglialatela n. 4-04700, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 ottobre 2009, devo intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Marinello n. 4-04701, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Catanoso n. 4-04705, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 26 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Ghizzoni e altri n. 5-04231, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 febbraio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Pasquale.

L'interrogazione a risposta scritta Maggioni n. 4-11284, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

L'interrogazione a risposta scritta Negro n. 4-11287, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di documenti di indirizzo.

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
mozione Franceschini n. 1-00590 del 14 marzo 2011;
mozione Piffari n. 1-00594 del 14 marzo 2011;
mozione Sardelli n. 1-00598 del 15 marzo 2011;
mozione Lo Monte n. 1-00599 del 15 marzo 2011;
mozione Libè n. 1-00600 del 15 marzo 2011;
mozione Ghiglia n. 1-00601 del 15 marzo 2011;
mozione Guido Dussin n. 1-00602 del 15 marzo 2011.

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ERRATA CORRIGE

Mozione Di Pietro e altri n. 1-00586 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 446 del 9 marzo 2011. Alla pagina 20163, prima colonna, dalla riga settima alla riga ottava, deve leggersi: «di oltre 1.100 comuni italiani e 11 province saranno chiamati ad esprimere» e non: «di oltre 1.100 comuni italiani, 11 province, 1 regione saranno chiamati ad esprimere», come stampato.

Interrogazione a risposta scritta Fava n. 4-11243 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 448 del 14 marzo 2011. Alla pagina 20322, prima colonna, dalla riga quattordicesima alla riga sedicesima, deve leggersi: «insediatosi a Mantova soltanto dal maggio 2010) alla guida dell'amministrazione scolastica di Milano, il decreto del dirigente» e non «insediatosi a Mantova soltanto dal maggio 2011) alla guida dell'amministrazione scolastica di Milano, Il decreto del dirigente», come stampato.