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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di giovedì 24 marzo 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
con la manovra triennale di finanza pubblica, approvata con il decreto-legge n. 112 del 2008, è stata impostata una strategia di razionalizzazione delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), volta, da un lato, al recupero delle risorse disponibili sul Fondo per le aree sottoutilizzate e, dall'altro, alla concentrazione delle risorse del Fondo a favore di settori e di interventi considerati di rilevanza strategica nazionale;
in particolar modo, la manovra triennale prevede le disposizioni di seguito sintetizzate;
l'articolo 6-quater del decreto-legge n. 112 del 2008 ha disposto il recupero delle risorse relative al periodo di programmazione 2000-2006 assegnate dal CIPE in favore di amministrazioni centrali e regionali che, alla data del 31 maggio 2008, non risultavano ancora impegnate, disponendo la revoca di tali assegnazioni ed imponendo ai soggetti assegnatari il versamento delle somme revocate all'entrata nel bilancio dello Stato, ai fini della loro riassegnazione al FAS;
l'articolo 6-sexies del medesimo decreto-legge dispone la ricognizione, ad opera della Presidenza del Consiglio dei ministri e la riprogrammazione da parte del CIPE delle risorse rimborsate dal bilancio comunitario per progetti originariamente finanziati con fonti diverse dai fondi strutturali europei e successivamente inseriti nei programmi cofinanziati dai predetti fondi;
l'articolo 6-quinquies dello stesso decreto-legge ha disposto l'istituzione di un nuovo fondo infrastrutture, per il finanziamento di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale;
il decreto-legge n. 185 del 2008 ha disposto un nuovo percorso di intervento attraverso la costituzione di fondi settoriali: il fondo per le infrastrutture, le cui risorse sono assegnate dal CIPE alle amministrazioni competenti; il fondo sociale per l'occupazione e formazione, gestito autonomamente dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali; il fondo strategico a sostegno dell'economia reale, gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Conseguentemente, le disponibilità del fondo per le aree sottoutilizzate riguardano pressoché esclusivamente gli interventi di competenza delle amministrazioni regionali;
il decreto-legge n. 185 del 2008, all'articolo 18, ponendosi in linea di continuità rispetto a quanto disposto in materia dal decreto-legge n. 112 del 2008, ed in considerazione dell'eccezionale situazione di crisi economica internazionale in atto, ha previsto la riprogrammazione delle risorse nazionali disponibili destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate del Paese, al fine di concentrare tali risorse su obiettivi considerati prioritari per il rilancio dell'economia italiana, in primis le opere pubbliche e l'emergenza occupazione;
le risorse che all'inizio della legislatura risultavano stanziate per gli interventi del FAS nell'ambito del nuovo ciclo di programmazione 2007-2013 (oltre 64 miliardi di euro sino all'anno 2015, cui si affiancano i 28,7 miliardi di fondi comunitari e 31,6 miliardi di cofinanziamento nazionale) sono state utilizzate sia a copertura della manovra disposta dal decreto-legge n. 112 del 2008, per oltre 8,5 miliardi di euro nel triennio 2009-2011, sia a copertura di oneri recati da numerosi provvedimenti legislativi intervenuti (3 miliardi di euro complessivi). Ulteriori riduzioni sono state poi disposte a valere sulle risorse destinate al fondo per le infrastrutture (3,7 miliardi di euro complessivi) e al fondo strategico (1,4 miliardi di euro complessivi);
a seguito delle numerose riduzioni apportate a carico delle risorse del fondo

dalla normativa adottata nel corso del 2008, il CIPE ha provveduto ad aggiornare la dotazione del fondo e a riprogrammare la destinazione delle risorse relative al periodo 2007-2013;
rispetto ai 63,3 miliardi di euro iniziali, stanziati con la legge finanziaria per il 2007, sono state apportate riduzioni alle risorse del FAS della programmazione 2007-2013 per 10,5 miliardi di euro;
con le delibere CIPE adottate in data 6 marzo 2009, in attuazione dell'accordo siglato tra Governo e regioni in data 12 febbraio 2009, l'ammontare complessivo delle risorse disponibili del FAS per il periodo 2007-2013 è stato rideterminato in 52,768 miliardi di euro, che sono stati assegnati per 25.409 milioni alle amministrazioni centrali, ai fini del successivo riparto tra i tre fondi suindicati, e per 27.027 milioni alle amministrazioni regionali, per la realizzazione dei programmi di interesse strategico regionale;
con l'avvio della XVI legislatura, a seguito della riprogrammazione del fondo per le aree sottoutilizzate dettata dai decreti-legge n. 112 del 2008 e n. 185 del 2008, le risorse destinate agli interventi delle Amministrazioni centrali, pari a 25.409 milioni di euro, risultano articolate nei seguenti tre nuovi fondi: Fondo per le infrastrutture; Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale; Fondo sociale per l'occupazione e la formazione;
il riparto delle risorse tra i tre Fondi è effettuato dal CIPE con apposite delibere, nel rispetto del criterio di ripartizione tra Mezzogiorno e Centro-Nord, nella misura, rispettivamente, dell'85 e del 15 per cento;
il fondo per le infrastrutture, istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, è destinato al finanziamento, in via prioritaria, di interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, comprese le reti di telecomunicazione e le reti energetiche, alla messa in sicurezza delle scuole, alla realizzazione di opere di risanamento ambientale, all'edilizia carceraria, alle infrastrutture museali ed archeologiche, all'innovazione tecnologica e alle infrastrutture strategiche per la mobilità;
per quanto concerne la dotazione del fondo, con la delibera 18 dicembre 2008, n. 112, il CIPE ha assegnato al fondo 7,356 miliardi di euro. Con una ulteriore delibera 6 marzo 2009, n. 3, sono stati assegnati al fondo altri 5 miliardi di euro per interventi di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di cui un miliardo destinato alla messa in sicurezza delle scuole e 200 milioni all'edilizia carceraria;
relativamente alle disponibilità finanziarie del fondo, si segnala che 3,7 miliardi di euro risultano già utilizzati a copertura finanziaria di oneri recati da provvedimenti approvati nel corso del 2008; il decreto-legge n. 39 del 2009 (terremoto in Abruzzo) prevede, all'articolo 14, comma 1, che il CIPE assegni una quota di risorse del fondo infrastrutture, pari a 408,5 milioni di euro da ripartire in quote annuali, al finanziamento degli interventi delle zone colpite dal sisma. Con delibera del 26 giugno 2009, il CIPE ha destinato 226,4 milioni di euro in favore della regione Abruzzo per il finanziamento degli interventi di edilizia scolastica connessi agli eventi sismici;
a seguito della riprogrammazione del fondo per le aree sottoutilizzate, dettata dai decreti-legge n. 112 del 2008 e n. 185 del 2008, e delle riduzioni apportate a carico delle risorse del FAS da numerose norme adottate con l'avvio della XVI legislatura, con la delibera n. 1 del 6 marzo 2009, il CIPE ha provveduto ad aggiornare la dotazione del fondo e a ripartire tali disponibilità tra le amministrazioni centrali e le regioni e province autonome;
rispetto all'importo complessivamente disponibile (52.768 milioni di euro), alle amministrazioni regionali sono state assegnate risorse per complessivi 27.027 milioni di euro, destinate alla realizzazione

dei programmi strategici di interesse regionale, dei programmi interregionali e degli obiettivi di servizio agli interventi. La restante quota, pari a 25.409 milioni di euro, è stata assegnata alle amministrazioni centrali, ai fini del successivo riparto in favore dei tre nuovi fondi di destinazione (fondo per le infrastrutture, fondo strategico per il Paese e fondo sociale per l'occupazione e la formazione);
le risorse destinate alle regioni e alle province autonome sono state ripartite per 21.831,5 milioni di euro in favore delle regioni del Mezzogiorno e per 5.195,5 milioni di euro in favore del Centro-Nord;
il riparto regionale è definitivo nel seguente modo. Programmi di interesse strategico regionale: Mezzogiorno 21.831,494 milioni di euro; Abruzzo 811,128 milioni di euro; Molise 452,316 milioni di euro; Campania 3,896,401 milioni di euro; Puglia 3.105,064 milioni di euro; Basilicata 854,412 milioni di euro; Calabria 1.773,267 milioni di euro; Sicilia 4.093,784 milioni di euro; Sardegna 2.162,486 milioni di euro;
le decisioni assunte dal Governo nel corso degli ultimi mesi evidenziano una decisa accelerazione del processo di riforma della politica di riequilibrio territoriale e di sviluppo infrastrutturale del Paese, così come delineata dalla legge delega sul federalismo fiscale (legge n. 42 del 2009);
si tratta di una riforma che dovrebbe definire nuove modalità per l'assegnazione delle risorse del bilancio dello Stato destinate alla realizzazione delle infrastrutture e alla riduzione dei divari territoriali, sulla base di fabbisogni infrastrutturali determinati a livello regionale e infraregionale;
una riforma, da realizzare nell'ambito dell'istituzione del federalismo, che il Governo ha avviato con l'approvazione, a fine novembre 2010, del decreto interministeriale relativo alla perequazione infrastrutturale e dello schema di decreto legislativo sulla riforma della politica di coesione (fondi strutturali e FAS);
il Governo ha dato inizio alla ricognizione del fabbisogno infrastrutturale di ciascun territorio propedeutica alla definizione dell'elenco degli interventi prioritari necessari a garantire livelli standard di dotazione infrastrutturale (strade, ferrovie, scuole, rete idrica, elettrica, di distribuzione del gas, strutture sanitarie e assistenziali) e di servizi;
agli interventi prioritari così definiti verranno destinati i finanziamenti della politica di coesione territoriale (fondi strutturali e FAS);
l'individuazione dei fabbisogni infrastrutturali, degli interventi prioritari e delle risorse da assegnare ad ogni territorio in modo da garantire la perequazione dovrebbe essere effettuata entro un termine di tre mesi dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale e quindi, indicativamente, entro il mese di aprile 2011;
il Governo ha definito principi e modalità di utilizzo delle risorse della politica di sviluppo e coesione territoriale, in particolare per la realizzazione di infrastrutture, a partire dal 2014;
il Governo ha anche approvato la riprogrammazione delle risorse dei fondi strutturali e del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) relative al periodo 2007-2013 (delibera CIPE del 26 novembre 2010) e delle risorse ancora disponibili del periodo 2000-2006, che dovrà concludersi entro marzo-aprile 2011;
l'accelerazione dell'ipotesi di riforma dei fondi e l'estensione della sua efficacia anche al periodo di programmazione in corso (2007-2013) rischia di ritardare ulteriormente l'attuazione dei programmi infrastrutturali finanziati a livello regionale con le risorse dei fondi strutturali e del FAS;
questi programmi prevedono complessivamente circa 30,6 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture e costruzioni (16,5 miliardi provenienti dai fondi strutturali e 14,1 miliardi dal FAS) di cui 5,3 miliardi di euro nel Centro-Nord e 25,3

miliardi di euro nel Mezzogiorno (piano CIPE delle opere prioritarie, PON reti e mobilità 2007-2013);
per quanto riguarda le ricadute di queste decisioni sul mercato delle opere pubbliche, occorre innanzitutto evidenziare che nel contesto di taglio ai trasferimenti alle regioni e agli enti locali delineato dalla manovra d'estate 2010, le risorse dei fondi strutturali e del FAS rappresentano in molti casi, soprattutto nel Mezzogiorno ma anche nelle regioni del Centro-Nord, gli unici fondi che le regioni e gli enti locali possono investire in infrastrutture;
la riprogrammazione delle risorse 2007-2013, in particolare quella dei fondi FAS di livello regionale, viene operata ad un anno e mezzo della precedente riprogrammazione operata dalle regioni sulla base degli indirizzi fissati dal Governo, mentre le risorse non sono state impiegate perché da più di 18 mesi risulta bloccato il trasferimento delle risorse, anche per quelle regioni, principalmente del Centro-Nord, il cui programma attuativo regionale (PAR) FAS è stato approvato da parte del CIPE ad inizio 2009;
il 16 dicembre 2010, la Conferenza delle regioni ha espresso la sua contrarietà ad una riprogrammazione generalizzata delle risorse del FAS e dei fondi strutturali 2007-2013, chiedendo al Governo di approvare i programmi regionali e sbloccare le risorse senza ulteriori riprogrammazioni. In questa sede, la Conferenza ha però indicato che ogni regione può decidere autonomamente di procedere alla riprogrammazione così come proposti dal Governo;
tra il 2008 ed il 2011, il settore delle costruzioni avrà perso, secondo le stime dell'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), circa il 17,8 per cento in termini di investimenti, per un totale di circa 29 miliardi di euro; per il settore, la previsione è di un calo del 2,4 per cento degli investimenti nel 2011 ed in particolare di un -6,1 per cento nel settore delle opere pubbliche;
nel settore dei lavori pubblici, la flessione degli investimenti è in atto dal 2005 e nell'arco di sette anni (dal 2004 al 2011) gli investimenti saranno diminuiti del 31,8 per cento;
dall'inizio della crisi economica (nel 2008), 180.000 posti di lavoro sono stati persi nel settore delle costruzioni, perdita che raggiunge 250.000 posti considerando i settori collegati. A fine 2011, saranno 290.000 i posti di lavoro persi in assenza di un rapido ed efficace intervento per il rilancio del settore, ed in particolare quello delle opere pubbliche;
nel bilancio dello Stato, le risorse stanziate per nuovi investimenti infrastrutturali hanno subito una contrazione del 30 per cento nel triennio 2009-2011; l'ultima legge di stabilità 2011 ha ridotto del 14 per cento gli stanziamenti per nuove infrastrutture rispetto al 2010; ciò dopo che già nel biennio 2009-2010, i livelli di risorse spendibili in infrastrutture registrati sono stati i più bassi degli ultimi 20 anni;
i capitoli di spesa dei fondi strutturali (cofinanziamento nazionale) e del fondo per le aree sottoutilizzate rappresentano, secondo le stime dell'Ance, circa il 41 per cento delle risorse statali destinate ad infrastrutture; dall'efficiente utilizzo di questi fondi dipende quindi la riuscita della politica infrastrutturale;
nel contesto della riduzione dei trasferimenti dello Stato delineato dalla manovra d'estate 2010, i fondi strutturali e FAS rappresentano in molte regioni, soprattutto del Mezzogiorno ma anche del Centro-Nord, gli unici fondi che gli enti locali possono investire in infrastrutture nel 2011 e negli anni successivi; complessivamente, si tratta di 30,6 miliardi di euro di competenza regionale - di cui 25,3 miliardi nel Mezzogiorno e 5,3 miliardi nel Centro-Nord - ai quali si sommano circa 11,7 miliardi di euro di investimenti previsti a livello nazionale (piano Cipe delle opere prioritarie del 26 giugno 2009 e PON reti mobilità 2007-2013);
tra il 2008 ed il 2011, risulta ridotta di circa il 17 per cento la dotazione

finanziaria dei programmi dei fondi strutturali e, soprattutto, dei fondi FAS 2007-2013 destinati ad interventi per lo sviluppo del Sud (da 101 miliardi di euro a 84 miliardi di euro) ed è stato ridotto nella stessa misura lo stanziamento destinato ai programmi del Centro-Nord;
nel rapporto strategico 2010, il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico ha stimato - prima che fossero tagliati ulteriori 6,5 miliardi di euro al FAS - che circa il 15 per cento delle risorse comunitarie è stata utilizzata per sopperire alla mancanza di risorse statali, contrariamente alle disposizioni comunitarie che chiedono agli Stati di garantire il carattere totalmente aggiuntivo di queste risorse; i fondi strutturali e FAS sono quindi da considerare sostanzialmente sostitutivi della spesa ordinaria dello Stato in molte regioni, ed in particolare nel Mezzogiorno;
con la delibera Cipe n. 79 del 31 luglio 2010, è stata avviata la riprogrammazione delle risorse cosiddette «liberate» del precedente periodo 2000-2006, per un importo stimato in circa 11 miliardi di euro;
i programmi regionali del FAS sono già stati riprogrammati dalle regioni ad inizio 2009 sulla base degli indirizzi fissati all'epoca dal Governo nazionale; 11 programmi FAS sono poi stati approvati tra marzo 2009 e luglio 2009, ma rimangono in attesa dell'attribuzione dei finanziamenti di cassa da parte del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e delle finanze; di conseguenza, alcune regioni hanno dovuto anticipare i fondi con risorse proprie per avviare le opere più urgenti; gli altri 10 programmi regionali - tra cui 7 delle 8 regioni del Mezzogiorno - aspettano da quasi due anni l'approvazione da parte del CIPE;
i programmi regionali dei fondi strutturali (FESR), presentavano a fine ottobre 2010, un livello di avanzamento relativamente basso con il 19 per cento di risorse impegnate di cui l'8 per cento di risorse pagate; tra i fattori principali che rallentano l'attuazione dei programmi dei fondi strutturali figurano il patto di stabilità interno - che blocca la quota di cofinanziamento nazionale, impedendo alle regioni e agli enti locali di spendere anche la quota comunitaria - e l'incertezza relativa alla programmazione del FAS ed alla effettiva disponibilità di risorse statali per la realizzazione degli interventi;
modificare la destinazione originaria delle risorse per finalità non infrastrutturali rischia di fare venir meno il finanziamento di opere infrastrutturali diffuse sul territorio, immediatamente cantierabili e necessarie a garantire la qualità della vita dei cittadini;
utilizzare questi fondi per programmare opere infrastrutturali, che presentano generalmente un livello poco avanzato nella progettazione, rischia di provocare un ulteriore slittamento della spesa;
risulta fondamentale accelerare la spesa dei programmi dei fondi strutturali 2007-2013, che prevedono già numerosi progetti pronti a partire, i quali risultano però rallentati o bloccati tra l'altro dall'irrigidimento delle condizioni del patto di stabilità interno (-3,3 miliardi di euro di investimenti autorizzati per i comuni soggetti al patto nel 2011 rispetto al 2010);
risulta indispensabile avviare immediatamente i progetti - pronti a partire da mesi - dei programmi attuativi regionali (Par) dei fondi FAS 2007-2013, senza quindi procedere ad una riprogrammazione degli stessi, ma accelerandone l'avvio mettendo a disposizione le risorse di cassa nel bilancio dello Stato;
la riprogrammazione annunciata, necessitando in particolare di procedure di rinegoziazione con l'Unione europea, rischia di provocare ulteriori ritardi nell'utilizzo dei fondi, con forte rischio di disimpegno delle risorse europee;
occorre scongiurare il forte rischio di perdere circa 9,6 miliardi di euro di

contributi europei destinati alla realizzazione di infrastrutture e costruzioni in caso di permanenza del blocco alla spesa operato dal patto di stabilità interno,


impegna il Governo:


a prevedere un'effettiva accelerazione dell'utilizzo delle risorse dei fondi strutturali e FAS 2007-2013, approvando in particolare tutti i programmi regionali FAS che aspettano da circa 2 anni la presa d'atto da parte del CIPE;
ad avviare immediatamente la realizzazione delle opere che risultano già contenute nei programmi 2007-2013 approvati dalle regioni e per le quali sono state già avviate le relative progettazioni e l'iter autorizzativo, evitando una riprogrammazione generalizzata dei 30,6 miliardi di euro di investimenti previsti in infrastrutture e costruzioni;
a garantire la disponibilità effettiva dei fondi FAS nazionali destinati alle regioni e a dare certezza alla programmazione dei fondi, adottando il provvedimento di messa a disposizione delle risorse entro il 15 aprile 2011 per i programmi regionali FAS già approvati ed entro 15 giorni dall'approvazione del CIPE per i programmi da approvare;
ad assumere iniziative volte a prevedere meccanismi tecnico-finanziari che escludano dall'applicazione delle regole del patto di stabilità interno le spese degli enti locali (cofinanziamenti nazionali) per investimenti in conto capitale finanziati con le risorse del fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR);
a prevedere la predisposizione di un piano di priorità sulle opere programmate, tenendo conto dello stato della progettazione, delle procedure autorizzative e dalla cantierabilità delle stesse;
a prevedere apposite procedure commissariali per quelle opere ritenute dalle regioni, di concerto con il Governo, urgenti per la sicurezza e l'incolumità delle persone e delle comunità locali;
a riformare la futura governance della politica nazionale di coesione e di sviluppo territoriale, finanziata con le risorse dei fondi strutturali e del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), affinché sia improntata all'efficienza, alla responsabilità e al rispetto degli impegni da stabilire nei contratti istituzionali di sviluppo, così come previsto nell'ambito della riforma della politica europea regionale.
(1-00606)
«Pili, Stradella, Vella, Tommaso Foti, Murgia, Ghiglia, Germanà, Garofalo, Marinello, Vincenzo Antonio Fontana, Gibiino, Iannarilli, Gioacchino Alfano, Iapicca».

Risoluzioni in Commissione:

La III Commissione,
premesso che:
la crisi apertasi in Medio Oriente nei primi mesi dell'anno 2011 ha pesantemente investito molte imprese italiane che operavano in Libia e Tunisia costrette ad interrompere le proprie attività, ad abbandonare i siti produttivi e far rimpatriare maestranze e dirigenze italiane;
l'effetto più drammatico si è avuto dapprima in Tunisia con saccheggi e distruzioni di numerosi stabilimenti stranieri;
il blocco dell'attività amministrativa, sommata alla necessità di lasciare il Paese ha bloccato in molti casi la riscossione di crediti vantati dalle nostre imprese;
la stessa amministrazione della giustizia risulta sospesa con edifici pubblici e tribunali dati alle fiamme, cosa che può compromettere il recupero di pratiche aperte;
in Libia la situazione, ancora aperta ad esiti imprevisti, per le nostre imprese è ancora più grave e pericolosa;
numerosi ed importanti nostri gruppi industriali impegnati in Libia ma

anche numerose piccole medie imprese attive nelle più disparate attività hanno dovuto lasciare il Paese, abbandonare cantieri e stabilimenti;
molte imprese hanno attività differenziate con presenza in Italia ed in altri paesi ma molte avevano presenze e commesse soltanto in Libia e Tunisia;
la sospensione prolungata dell'attività potrebbe compromettere la tenuta delle aziende che non operano in altri mercati;
come è noto i meccanismi della cassa integrazione non operano per i lavoratori italiani assunti per contratti all'estero;
nessun ammortizzatore sociale è previsto con gravi difficoltà per le famiglie e con il rischio che le specializzate maestranze non possano attendere la riapertura della attività nei singoli paesi pregiudicando il futuro delle loro aziende;
vari e diversificati possono essere i problemi delle aziende in questione che possono raggrupparsi nelle seguente tematiche:
a) danni a cantieri e stabilimenti;
b) mancati pagamenti;
c) perdita contratti;
d) impegni fiscali e doganali non rispettati per causa di forza maggiore;
e) impegni contrattuali non onorati per causa di forza maggiore;
f) spese di funzionamento (locazioni, guardiania e altro) necessarie anche in caso di inattività;
g) spese per il personale inattivo;
molte imprese verosimilmente non hanno adeguata copertura assicurativa per i rischi di cui si tratta;
il problema più pressante è comunque determinato dalla esposizione e delle imprese con il sistema bancario italiano essendovi il rischio di non poter onorare gli impegni a seguito della sospensione delle attività e delle mancate riscossioni;
andrebbe prevista una moratoria per l'esposizione riferita a crediti, fidi e garanzie con le banche per un limitato periodo in attesa della ripresa delle attività o comunque della definizione della situazione circa il riconoscimento dei danni conseguenti e successivi «claim» che verosimilmente verranno negoziati fra i Paesi;
andrebbero previsti ammortizzatori sociali per i dipendenti inattivi;
analoghe misure furono assunte dal Parlamento italiano nel 1991 per la crisi del golfo Persico con la legge 19 ottobre 1991 n. 337 «Disposizioni a favore dei connazionali coinvolti dalla crisi del Golfo Persico»;
in ordine alle eventuali «coperture finanziarie» necessarie per poter assumere impegni potrebbe farsi riferimento alla sospensione «di fatto» del trattato di amicizia fra Italia e Libia del 30 agosto 2008 ratificato con la legge 6 febbraio 2009 n. 7;
il trattato prevede risorse che al momento non possono essere spese ed in ogni caso lo stesso andrà rinegoziato con la diversa rappresentanza che si determinerà in Libia e che dovrà riconoscere i danni sopportati dalle imprese italiane in forza dell'articolo 4 dell'accordo in materia di promozione e protezione degli investimenti sottoscritto con la Libia il 13 dicembre 2000;
è urgente una ricognizione puntuale delle aziende interessate, dei danni subiti e delle problematiche aperte,


impegna il Governo:


ad effettuare una completa ricognizione della situazione circa le aziende coinvolte, ad assumere iniziative immediate per addivenire ad una «moratoria» con il sistema bancario per le esposizioni bancarie delle aziende riferite alle loro attività in Libia e Tunisia e ad estendere

forme di ammortizzatori sociali ai dipendenti inattivi già impegnati in Libia e Tunisia;
ad aprire uno specifico tavolo con la rappresentanza delle aziende coinvolte per definire l'elenco per il riconoscimento dei danni subiti e per tenere aggiornato il dossier riferito ai «reclami» che il nostro paese dovrà avanzare ai Paesi interessati.
(7-00533) «Tempestini, Vannucci».

La Commissione V,
premesso che:
tra il 2008 ed il 2011, il settore delle costruzioni avrà perso, secondo numerosi osservatori, circa il 17,8 per cento in termini di investimenti, per un totale di circa 29 miliardi di euro; per il settore, la previsione è di un calo del 2,4 per cento degli investimenti nel 2011 ed in particolare di un -6,1 per cento nel settore delle opere pubbliche;
nel settore dei lavori pubblici, la flessione degli investimenti è in atto dal 2005 e nell'arco di sette anni (dal 2004 al 2011) gli investimenti saranno diminuiti del 31,8 per cento;
dall'inizio della crisi economica (nel 2008), 180.000 posti di lavoro sono stati persi nel settore delle costruzioni, perdita che raggiunge 250.000 posti considerando i settori collegati. A fine 2011, saranno 290.000 i posti di lavoro persi in assenza di un rapido ed efficace intervento per il rilancio del settore, ed in particolare quello delle opere pubbliche;
nel bilancio dello Stato, le risorse stanziate per nuovi investimenti infrastrutturali hanno subìto una contrazione del 30 per cento nel triennio 2009-2011; l'ultima legge di stabilità 2011 ha ridotto del 14 per cento gli stanziamenti per nuove infrastrutture rispetto al 2010; ciò dopo che già nel biennio 2009-2010, i livelli di risorse spendibili in infrastrutture registrati sono stati i più bassi degli ultimi 20 anni;
i capitoli di spesa dei fondi strutturali (cofinanziamento nazionale) e del Fondo per le aree sottoutilizzate rappresentano circa il 41 per cento delle risorse statali destinate ad infrastrutture; dall'efficiente utilizzo di questi fondi dipende quindi la riuscita della politica infrastrutturale;
nel contesto di taglio ai trasferimenti dello Stato delineato dalla manovra dell'estate 2010, i fondi strutturali e FAS rappresentano in molte regioni, soprattutto del Mezzogiorno ma anche del Centro-Nord, gli unici fondi che gli enti locali possono investire in infrastrutture nel 2011 e negli anni successivi; complessivamente, si tratta di 30,6 miliardi di euro di competenza regionale - di cui 25,3 miliardi nel Mezzogiorno e 5,3 miliardi nel Centro-Nord - ai quali si sommano circa 11,7 miliardi di euro di investimenti previsti a livello nazionale (piano Cipe delle opere prioritarie del 26 giugno 2009 e PON reti mobilità 2007-2013);
tra il 2008 ed il 2011, è già stata ridotta di circa il 17 per cento la dotazione finanziaria dei programmi dei fondi strutturali e, soprattutto, dei fondi FAS 2007-2013 destinati ad interventi per lo sviluppo del Sud (da 101 miliardi di euro a 84 miliardi di euro) ed è stato ridotto nella stessa misura lo stanziamento destinato ai programmi del Centro-Nord;
nel rapporto strategico 2010, il dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico ha stimato - prima che fossero tagliati ulteriori 6,5 miliardi di euro al FAS - che circa il 15 per cento delle risorse comunitarie è stata utilizzata per sopperire alla mancanza di risorse statali, contrariamente alle disposizioni comunitarie che chiedono agli Stati di garantire il carattere totalmente aggiuntivo di queste risorse; i fondi strutturali e FAS sono quindi da considerare sostanzialmente sostitutivi della spesa ordinaria dello Stato in molte regioni, ed in particolare nel Mezzogiorno;
gli enti regionali gestiscono circa il 75 per cento delle risorse destinate ad

infrastrutture e costruzioni della cosiddetta «programmazione unitaria» 2007-2013;
in quasi tutte le regioni del sud le costruzioni sono il settore economico di riferimento; il settore delle costruzioni incide per il 33 per cento sul valore aggiunto del Mezzogiorno e contribuisce mediamente al 10 per cento del PIL di ogni regione; l'occupazione nel settore è pari mediamente al 10 per cento sul totale degli occupati; le costruzioni svolgono un ruolo determinante nell'economia meridionale e, quindi, nella definizione delle azioni prioritarie di intervento per consentire la ripresa economica del Sud, il suo riallineamento ai tassi di crescita del Paese e il raggiungimento degli obiettivi di crescita stabiliti dall'Unione europea;
con la delibera Cipe n. 79 del 31 luglio 2010, è stata avviata la riprogrammazione delle risorse cosiddette «liberate» del precedente periodo 2000-2006, per un importo stimato in circa 11 miliardi di euro;
con delibera Cipe del 26 novembre 2010, il Governo ha annunciato, simultaneamente alla presentazione del «Piano nazionale per il Sud», di voler riprogrammare integralmente le risorse dei fondi strutturali e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) relative al periodo 2007-2013; in particolare, il Governo ha annunciato di voler riprogrammare i programmi regionali del FAS;
con la soprarichiamata delibera Cipe del 26 novembre 2010, il Governo ha anche indicato di voler riformare la governance dell'utilizzo dei fondi introducendo lo strumento del contratto istituzionale di sviluppo che definisce tempi, modalità e responsabilità per l'attivazione degli investimenti finanziati con i fondi europei e nazionali destinati alle politiche di sviluppo e coesione territoriale, così come delineato nei documenti della Commissione europea relativi all'approvanda riforma della politica regionale dell'Unione europea;
i programmi regionali del FAS sono già stati riprogrammati dalle regioni ad inizio 2009 sulla base degli indirizzi fissati all'epoca dal Governo nazionale; 11 programmi FAS sono poi stati approvati tra marzo 2009 e luglio 2009 ma rimangono in attesa dell'attribuzione dei finanziamenti di cassa da parte del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'economia e delle finanze; di conseguenza, alcune regioni hanno dovuto anticipare i fondi con risorse proprie per avviare le opere più urgenti; gli altri 10 programmi regionali - tra cui 7 delle 8 regioni del Mezzogiorno - aspettano da quasi due anni l'approvazione da parte del CIPE;
i programmi regionali dei fondi strutturali (FESR), presentavano a fine ottobre 2010, un livello di avanzamento relativamente basso con il 19 per cento di risorse impegnate di cui l'8 per cento di risorse pagate; tra i fattori principali che rallentano l'attuazione dei programmi dei fondi strutturali figurano il patto di stabilità interno - che blocca la quota di cofinanziamento nazionale, impedendo le regioni e gli enti locali di spendere anche la quota comunitaria - e l'incertezza relativa alla programmazione del FAS ed alla effettiva disponibilità di risorse statali per la realizzazione degli interventi;
i 30,6 miliardi di euro di investimenti previsti in infrastrutture e costruzioni, se utilizzati in tempi rapidi, potrebbero avere un effetto immediato sull'attività delle imprese di costruzioni, con evidenti benefici anche in termini occupazionali;
destinare invece queste risorse a finalità non infrastrutturali rischia di fare venir meno il finanziamento di tante piccole e medie opere infrastrutturali diffuse sul territorio, immediatamente cantierabili e necessarie a garantire la qualità della vita dei cittadini; inoltre, utilizzare questi fondi per finanziare principalmente grandi progetti infrastrutturali, che presentano generalmente un livello poco avanzato nella progettazione, rischia di provocare un ulteriore slittamento della spesa;

nell'attuale situazione di crisi, appare necessario dare un segnale immediato di attenzione al settore delle costruzioni, dando lavoro alle imprese entro un termine massimo di 4-5 mesi;
risulta quindi fondamentale accelerare la spesa dei programmi dei fondi strutturali 2007-2013, che prevedono già numerosi progetti pronti a partire, i quali risultano però rallentati o bloccati tra l'altro dall'irrigidimento delle condizioni del Patto di stabilità interno (-3,3 miliardi di euro di investimenti autorizzati per i comuni soggetti al Patto nel 2011 rispetto al 2010);
allo stesso tempo, appare necessario avviare immediatamente i progetti - pronti a partire da mesi - dei programmi attuativi regionali (Par) dei fondi FAS 2007-2013, senza quindi procedere ad una riprogrammazione degli stessi, ma accelerandone l'avvio mettendo a disposizione le risorse di cassa nel bilancio dello Stato;
la riprogrammazione annunciata, necessitando in particolare di procedure di rinegoziazione con l'Unione europea, rischia di provocare ulteriori ritardi nell'utilizzo dei fondi, con forte rischio di disimpegno delle risorse europee;
occorre scongiurare il forte rischio di perdere circa 9,6 miliardi di euro di contributi europei destinati alla realizzazione di infrastrutture e costruzioni in caso di permanenza del blocco alla spesa operato dal Patto di stabilità interno,


impegna il Governo:


ad accelerare l'utilizzo delle risorse dei fondi strutturali e FAS 2007-2013, approvando in particolare tutti i programmi regionali FAS che aspettano da circa 2 anni la presa d'atto da parte del CIPE;
ad avviare immediatamente tutti i progetti infrastrutturali pronti a partire - già contenuti nei programmi 2007-2013 approvati dalle regioni - necessari per dare lavoro alle imprese e garantire la qualità della vita nei territori, evitando una riprogrammazione «tout court» dei 30,6 miliardi di euro di investimenti previsti in infrastrutture e costruzioni;
a garantire la disponibilità delle risorse dei fondi FAS nazionali destinati alle regioni e a dare certezza alla programmazione dei fondi, adottando il provvedimento di messa a disposizione delle risorse entro il 15 aprile 2011 per i programmi regionali FAS già approvati e entro 15 giorni dall'approvazione del CIPE per i programmi da approvare;
ad assumere iniziative volte ad escludere dall'applicazione delle regole del patto di stabilità interno le spese degli enti locali (cofinanziamenti nazionali) per investimenti in conto capitale finanziati con le risorse del fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR);
a riformare la governance della politica nazionale di coesione e di sviluppo territoriale, finanziata con le risorse dei fondi strutturali e del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), affinché sia improntata all'efficienza, alla responsabilità e al rispetto degli impegni da stabilire nei contratti istituzionali di sviluppo, così come previsto nell'ambito della riforma della politica europea regionale.
(7-00532)
«Vannucci, Ventura, Baretta, Mariani, Calvisi, Capodicasa, D'Antoni, Iannuzzi, Margiotta, Cesare Marini, Vico».

La VI Commissione,
premesso che:
con il decreto legislativo n. 141 del 2010 recentemente emanato, si è regolato il credito al consumo e il riordino intermediari finanziari;
il decreto non ha fatto espresso riferimento alla finanza mutualistica e solidale, come peraltro richiesto dai pareri delle Commissioni finanze e bilancio della Camera dei deputati;

le MAG (mutue autogestione), che svolgono come attività principale la finanza mutualistica e solidale, sono attualmente quattro (Mag2 Finance Milano, Mag4 Piemonte Torino, Mag6 Reggio Emilia, Mag Venezia) - altre quattro (Cesena, Firenze, Reggio Calabria, Roma) sono in fase di costituzione - e svolgono da più di trent'anni un ruolo sociale importante per le collettività di riferimento; ciò non solo per le migliaia di soci compartecipi e di finanziamenti effettuati, ma anche sotto il profilo della formazione, della cultura e dell'assistenza tecnica all'avvio ed allo sviluppo di enti non profit (cooperative, mutue, associazioni, e altro);
la finanza mutualistica e solidale opera con criteri stringenti ed inequivocabili:
a) pone attenzione alla provenienza del denaro;
b) ha modalità partecipate di gestione del denaro;
c) ha finalità sociale a prescindere dall'importo del prestito concesso;
il decreto legislativo n. 141 del 2010, relativo all'attuazione della direttiva sul credito al consumo e della delega di cui all'articolo 33 della legge n. 88 del 2009 in materia di intermediari finanziari ha previsto l'esplicito riconoscimento del microcredito (articolo 111) come fattispecie della finanza da tutelare, ma non quello della finanza mutualistica e solidale;
essa non trova invece alcun riscontro nel testo e, pur rientrando probabilmente nell'alveo normativo del microcredito, non è riconducibile in alcun modo ad esso e rischia pertanto di uscire fortemente ridimensionata, se non di scomparire, dalle previsioni dell'attuale normativa che propongono stringenti limitazioni in termini di:
a) soggetti operanti: non è certo che l'attività prevista dall'articolo 111 possa essere svolta da società cooperative, forma giuridica che garantisce il non scopo di lucro;
b) importi finanziabili: i prestiti dall'articolo 111 sono fino a 25.000 euro a realtà imprenditoriali e fino a 10.000 euro a persone fisiche in condizioni di vulnerabilità economica o sociale;
c) soggetti finanziabili: persone fisiche, società di persone e cooperative, ma non società di capitali e soprattutto associazioni, soggetti fondamentali nell'ambito del non profit;
appare opportuno che, nelle forme appropriate, sia inserito un adeguato riconoscimento della finanza mutualistica e solidale prevedendo:
a) che la forma cooperativa per lo svolgimento dell'attività di finanza mutualistica e solidale sia esplicitamente riconosciuta;
b) che l'ammontare dei prestiti sia significativamente incrementato per le entità collettive;
c) che siano inserite fra i possibili beneficiari delle attività dei soggetti di finanza mutualistica e solidale le associazioni, le società di mutuo soccorso e le piccole imprese in forma cooperativa;
d) che sia esplicitata la possibilità di erogare prestiti a Enti non commerciali finalizzati a progetti di riconosciuta valenza sociale e culturale;
e) che, infine, in ogni caso il limite minimo del capitale sociale necessario non superi 300.000 euro, per permettere la diffusione di una pluralità di soggetti diversi, nati attraverso l'aggregazione della società civile attorno al tema del microcredito;
il richiamato articolo 111 riferito al microcredito, rimanda a disposizioni da emanarsi dal Ministero dell'economia e delle finanze, sentita la Banca d'Italia, che possono anche prevedere deroghe su alcuni aspetti;

appare possibile recuperare, all'interno delle disposizioni da emanarsi, il ruolo della finanza mutualistica e solidale;


impegna il Governo


a far rientrare, attraverso le disposizioni da emanarsi per il rispetto dell'articolo 111 del decreto legislativo n. 141 del 2010, le attività di finanza mutualistica e solidale con esplicito riconoscimento, come descritto in premessa ovvero, qualora ciò non fosse possibile, ad assumere iniziative normative dirette a modificare il decreto legislativo n. 141 del 2010, nel senso espresso in premessa, per il pieno riconoscimento della finanza mutualistica e sociale.
(7-00529)
«Fluvi, Marchi, Vannucci, Marchignoli».

La VIII Commissione,
premesso che:
le infrastrutture di stoccaggio del gas svolgono un ruolo strategico per il Paese ai fini della garanzia della sicurezza delle forniture, sia in caso di eventi climatici eccezionali, sia in caso di rischi di interruzione delle importazioni;
a tal fine la politica del Governo è volta all'incentivazione della costruzione dei depositi sotterranei di gas, generalmente attraverso la reiniezione del gas nei giacimenti esauriti, con ristabilizzazione delle pressioni originarie;
il progetto per la realizzazione del deposito di gas a Rivara, nella regione Emilia Romagna, diversamente da tutti gli altri casi di realizzazione di depositi sotterranei nel territorio nazionale, prevede lo stoccaggio di gas in un acquifero profondo con permeabilità per fatturazione naturale, ad una profondità di circa 2.500-2.800 metri;
il progetto è stato presentato al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare già nel 2006, ai fini della procedura di valutazione di impatto ambientale, che si è conclusa con un esito «interlocutorio negativo»; successivamente, nel 2010, il progetto è stato ripresentato al Ministero, con una serie di integrazioni ai fini di una nuova valutazione, attualmente in corso di esame;
sul progetto si sono espressi in senso contrario tutti gli enti locali competenti e la regione Emilia Romagna;
le problematiche principali connesse all'esercizio degli stoccaggi in acquifero sono riconducibili al rischio di fughe di gas, in quando non si può prescindere dal superamento delle pressioni iniziali della formazione;
in particolare, le ragioni di tipo geologico che fanno ritenere non fattibile in sicurezza il deposito di gas a Rivara sono legate alla fessurazione delle rocce in cui si vuole immettere il gas, che raggiunge il piano di campagna o una quota prossima ad esso come dimostra la presenza di:
a) acque salate (provenienti dalla struttura geologica profonda che si vuole utilizzare) in superficie nelle valli retrostanti il sito prescelto per l'impianto principale;
b) gas ed acqua salata in un pozzo di ridotta profondità (eseguito dall'amministrazione comunale nel 1948 a scopi idropotabili nel centro abitato di San Felice) circondato a distanza di qualche centinaio di metri da pozzi simili, ma con acqua dolce;
c) venute in superficie addirittura di petrolio (segnalato dai geologi dell'800) fra Medolla e San Felice;
d) anomalie geotermiche (ossia temperature anomale elevate) addirittura in superficie sempre fra Medolla e San Felice che denotano anch'esse inequivocabilmente la risalita di acqua calda da grandi profondità e quindi una intensa fessurazione della roccia;
e) un'anomalia geotermica nel sottosuolo di una località prossima all'impianto d'immissione del gas nel sottosuolo

che renderebbe più costosa la compressione del gas in un ambiente a temperature elevate, con conseguenti perdite di competitività sul mercato;
f) scavernamenti nei terreni agricoli ascritti dall'università di Bologna a venute di gas in superficie con anomalie geochimiche nelle acque;
g) una lunga frattura in superficie che parte dalla località Canalazzo in comune di Finale Emilia (ad est del sito scelto) e che giunge sino a Mirandola, rilevata negli anni '80 dall'università di Modena che, congiuntamente alle anomalie del punto precedente indica come la zona sia soggetta a movimenti;
inoltre esistono una serie di ragioni di tipo sismologico che fanno ritenere non fattibile in sicurezza il deposito di gas a Rivara che, in particolare, sono dovute al fatto che:
a) la struttura geologica in cui s'intende immettere il gas genera già spontaneamente frequenti terremoti sia alla sua estremità orientale dove sono risultati addirittura catastrofici (nel 1500 la città di Ferrara fu semidistrutta), sia alla sua estremità occidentale dove sono piuttosto energici (l'ultimo episodio risale ad una decina d'anni fa con epicentro nel basso reggiano) mentre nella parte centrale dove si vuole costruire il deposito, a pochi chilometri di distanza dal sito prescelto, si trovano gli ipocentri di sismi, uno di intensità 5o-6o grado della scala Mercalli con ipocentro proprio a Rivara, nel 1987, altri d'intensità più modesta, uno dei quali recentemente è risultato posto alla profondità in cui si vuole immagazzinare il gas;
b) i depositi di gas generano sempre sismicità indotta e non esistono attualmente al mondo modelli (supportati da basi sperimentali a scala reale e convalidati da una considerevole casistica storica) che prevedano l'intensità dei terremoti, in una struttura che già spontaneamente genera terremoti, che possono essere provocati dalla compressione e dalla decompressione di miliardi di metri cubi di metano che in essa vengono iniettati ed estratti con frequenza semestrale;
le suesposte ragioni si aggiungono ad altre ragioni di carattere ambientale, che aggravano le condizioni di inquinamento atmosferico ed acustico in un territorio ampiamente antropizzato e oramai saturo di inquinanti;
in particolare, la centrale di pompaggio del metano consta di 4 compressori centrifughi, movimentati da turbine a gas che, bruciando 24 ore su 24, producono inquinanti come CO2 (anidride carbonica), NOx (ossidi di azoto) e HC (acetilene) in una zona scarsamente ventilata e poco piovosa. Tali inquinanti si aggiungono a quelli rilasciati dal termocombustore, ove vengono bruciati in continuo tutti gli sfiati, i drenaggi, i vapori dei rigeneratori glicole, i gas dei degasatori e altro;
il rumore prodotto durante l'iniezione del gas in estate dai turbo-compressori e dai raffreddatori ad aria (air cooler), durante l'estrazione del gas d'inverno dai rigeneratori glicole e disidratatori raggiunge livelli di circa 60 dB(A) a 500 metri, mentre il centro di Rivara è a 1000 metri;
come in tutto il mondo, anche nel nostro Paese esistono già da parecchio tempo giacimenti di idrocarburi esauriti od in via di esaurimento, che vengono attrezzati per essere riempiti nuovamente di gas e che risultano una valida e sicura alternativa al deposito di gas di Rivara;
tale soluzione non farebbe correre i rischi sopra elencati perché nei giacimenti esauriti o in via d'esaurimento si conoscono con grande precisione la situazione del sottosuolo nonché le pressioni che aveva il metano nel giacimento allo stato naturale, per cui è possibile ripristinare la situazione naturale preesistente allo svuotamento del giacimento che ha permesso la conservazione per milioni d'anni del metano nel sottosuolo, anche in condizioni sismiche probabilmente più energiche di quelle attuali;

oltretutto in provincia di Modena esistono due grandissimi giacimenti rispettivamente a Spilamberto ed a Novi in via d'esaurimento, uno dei quali, quello di Novi, è posto a solo una decina di chilometri da Rivara per cui, se la posizioni di Rivara è ritenuta «strategica» per il Governo, lo è altrettanto quella di Novi e non si discosti molto quella di Spilamberto;
anche con riferimento alle ragioni di carattere economico, l'utilizzazione dei giacimenti esauriti ed in via d'esaurimento è senz'altro più conveniente sotto il profilo economico rispetto alla costruzione ex novo del deposito di gas in acquifero perché non richiede gli enormi costi dovuti sopratutto:
a) alle prospezioni geologiche ante opera più prolungate nel tempo ed approfondite, per ottenere un grado accettabile di garanzia di tenuta del serbatoio, esente cioè dal rischio di perdite verso la superficie (inquinamento degli acquiferi meno profondi per uso potabile o irriguo) con fuoriuscita del gas in atmosfera e/o verso le formazioni geologiche vicine, e ai controlli assidui durante l'esercizio;
b) alla costruzione di nuovi metanodotti;
c) alle indennità per le servitù e gli espropri con conseguente enorme riduzione dei tempi necessari per iniziare e quindi rendere produttivo l'impianto;
d) alla perforazione di nuovi pozzi;
e) al risarcimento dei danni provocati dai sismi indotti alle persone ed alle cose essendo la sismicità provocata dal riempimento e dallo svuotamento dei giacimenti esauriti talmente bassa da essere rilevata solo a livello strumentale e non dalla popolazione (quindi non si ha un deterioramento della qualità della vita e un deprezzamento dei beni immobili);
va tenuto conto degli eventi sismici che negli ultimi anni hanno interessato il territorio nazionale nonché delle devastanti catastrofi naturali che negli ultimi giorni hanno colpito duramente in Giappone,


impegna il Governo


ad assumere una posizione politica precisa sull'inopportunità della scelta della realizzazione del deposito di gas a Rivara, allo scopo di evitare di sottoporre il territorio e i cittadini a rischi imprevedibili conseguenti alla mancanza di sicurezza sismica e geologica del sito che dovrebbe ospitare il deposito, oltre che per ragioni di criticità ambientale come esposte in premessa.
(7-00531)
«Alessandri, Guido Dussin, Lanzarin, Togni».

La XIII Commissione,
premesso che:
l'Italia è il primo produttore di ciliegie d'Europa, il quarto nel Mondo, con un volume di circa 135.000 tonnellate di prodotto di alta gamma raccolto; tale produzione è costantemente aumentata nel corso degli ultimi dieci anni e fino al 2008 con un incremento del 41,2 per cento (la performance più alta tra i primi 10 produttori al mondo, fatta eccezione di Siria ed Uzbekistan che producono ciliegie destinate all'industria della trasformazione);
la produzione cerasicola nazionale è considerata di grande qualità organolettica, frutto della tradizione rurale italiana ed in particolare di quei territori (Veneto ed Emilia Romagna in testa) che meglio di altri in Europa hanno saputo sviluppare quelle tecniche agronomiche e la ricerca di nuove varietà, apprezzate ed esportate nel mondo;
la rilevanza della produzione cerasicola nazionale non è data solo dal suo prodotto frutticolo ma anche dalla produzione legnosa (sono di essenza di legno di ciliegio i migliori mobili della produzione della Brianza) e la valenza della coltivazione è anche legata a valori ecologici, di

assetto e salvaguardia del territorio, di redditività delle aree marginali di alta collina e montagna;
la ciliegicoltura nazionale rappresenta il meglio in termini organolettici, nutrizionali e di immagine della produzione ortofrutticoltura made in Italy;
questo quadro di positività risulta invertirsi negli ultimi 2 anni; inizia infatti nel 2009 una inversione di tendenza, confermata nel 2010, riguardo agli ettari di terreno impiantati; ai terreni in produzione ed al prodotto raccolto, con una flessione annua di oltre il 10 per cento;
tale fenomeno è dovuto agli alti rischi di settore legati alle avversità atmosferiche (gelate tardive, piogge nel periodo di maturazione, grandine); agli elevati costi di gestione (teli anti pioggia, reti anti grandine, irrigazione, commercializzazione); alla tenace concorrenza dei paesi esteri ed in particolare Turchia ed Iran;
occorre con urgenza intervenire in favore del settore cerasicolo nazionale, soprattutto adottando specifiche iniziative in grado di riportare questa eccellenza agroalimentare ed ortofrutticola al livello di vertice che gli compete al fine di ridare alle aziende agricole e commerciali legate al settore un positivo rilancio economico e di immagine, capace di aumentare l'occupazione e lo sviluppo;


impegna il Governo:


ad istituire presso il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali un tavolo di concertazione dedicato al settore perasicolo con lo scopo di affrontare le maggiori tematiche che riguardano il relativo comparto produttivo;
ad adottare iniziative mirate a sostenere lo sviluppo delle filiere cerasicole, segnatamente quelle della trasformazione agroalimentare e quelle della lavorazione del legno, a favorire la creazione di una politica nazionale diretta a valorizzare le produzioni cerasicole e ad incrementarne le coltivazioni agricole;
a programmare e finanziare azioni di marketing territoriale, a sostenere programmi di ricerca tesi al miglioramento delle tecniche di produzione e di miglioramento della qualità delle produzioni;
a favorire lo sviluppo e la valorizzazione della filiera del legno correlata alla coltivazione del ciliegio;
a prevedere che al predetto tavolo di settore siano presenti anche rappresentanti dell'associazione nazionale «Città delle Ciliegie»;
ad elaborare un «piano di settore della ciliegicoltura» contenente, in particolare, obiettivi produttivi da raggiungere, valorizzazione delle produzioni, indirizzi di meccanizzazione e nuove tecniche di conservazione e trasformazione del prodotto, misure di miglioramento genetico e di difesa fitosanitaria;
a proporre la presenza della associazione nazionale «città delle Ciliegie» presso commissione per la promozione e la valorizzazione del Turismo Enogastronomico del Ministero del turismo.
(7-00530)
«Rainieri, Negro, Fogliato, Callegari».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
la manovra finanziaria per il 2011 ha profondamente inciso sui fondi statali di carattere sociale, al punto da pregiudicare la prosecuzione di importanti politiche socio-assistenziali. Le risorse del fondo per

le politiche della famiglia subiranno nel 2011 una riduzione del 72,2 per cento, rispetto all'anno precedente, scendendo a 51,5 milioni di euro. Complessivamente in tre anni si calcola un taglio delle risorse disponibili di circa il 90 per cento;
il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi, minacciando le dimissioni, testimonia ulteriormente la situazione insostenibile profonda difficoltà nella quale si trovano le famiglie italiane, costrette a subire le conseguenze dannose derivanti da una politica di tagli indiscriminati a fronte di servizi sociali e assistenziali sempre più carenti;
secondo i dati raccolti nel X rapporto sulla povertà e l'esclusione sociale realizzato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan, sarebbero circa 8,3 milioni le persone che in Italia vivono sotto la soglia di povertà. Negli ultimi due anni si registra, inoltre, un aumento medio del 25 per cento del numero di persone che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto, un aumento che riguarda tutte le regioni d'Italia fra coloro che chiedono un sostegno il 40 per cento è rappresentato da italiani. Si tratta di una percentuale in costante e progressivo aumento;
il Governo, sulle politiche sociali, ha promosso, ad avviso degli interpellanti, interventi propagandistici, anziché politiche organiche e strutturate, come dimostra l'impatto non incisivo in termini di contrasto alla povertà della cosiddetta social card -:
quali siano gli intendimenti del Governo in tema di politiche sociali ed assistenziali ed, in particolare, di politiche per la famiglia e in favore dei giovani, stante la più volte affermata centralità della famiglia stessa nel programma di Governo.
(2-01019) «Mosella, Brugger».

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
si fa riferimento alla richiesta di accesso agli atti inoltrata nell'ottobre 2010 da una candidata, non ammessa alla prova orale del dottorato di ricerca in sociologia XXV ciclo 2009-2010 per un punto di differenza 39/60 da un altro candidato;
a quanto consta all'interpellante allo stesso concorso avrebbe partecipato un candidato figlio di docente nello stesso dipartimento che dai verbali risulterebbe essersi offerto a fare l'estrazione dei temi, ma non su istanza dei candidati presenti, bensì per sua propria iniziativa;
tale candidato si è classificato 2o con borsa, anche se restano molti interrogativi sul punteggio attribuito alla candidata non ammessa all'orale, in quanto ad un punteggio così insufficiente non corrisponderebbe la validità della prova eseguita;
nella richiesta inoltrata dalla candidata suddetta il 28 ottobre 2010 al rettore dell'università di Bologna Alma Mater e all'area della ricerca ARIC settore dottorato in base agli articoli 22 e seguenti della legge n. 241 del 1990, venivano richiesti tutti gli atti:
a) verbali dei giudizi espressi dalla commissione relativamente alle prove concorsuali dei candidati iscritti al XXV ciclo del dottorato di ricerca in sociologia dell'università degli studi di Bologna (unico documento spedito via posta rimasto inverificabile nella sua integrità);
b) criteri di giudizio prescelti per la valutazione delle prove dei candidati iscritti al XXV ciclo del dottorato di ricerca in sociologia dell'università degli studi di Bologna;

c) risultati delle prove scritte e orali dei candidati partecipanti al concorso e graduatoria finale relativi ai vincitori del concorso del XXV ciclo del dottorato in sociologia dell'università di Bologna;
alla data del 28 gennaio 2011 l'unico documento reso disponibile dall'università di Bologna è quello indicato come tema 1 eseguito dalla candidata richiedente l'accesso atti;
alla data odierna i restanti documenti richiesti non sono stati resi invece disponibili senza motivazione alcuna;
alla data odierna, nonostante solleciti successivi, l'amministrazione (ARIC e rettorato) non si è attivata per la visione e la copia integrale dei documenti richiesti;
non sarebbero state osservate le procedure previste obbligatoriamente e sempre seguite in precedenza negli altri dipartimenti, anche di altre facoltà dell'università di Bologna, anche nell'ultimo ciclo, ossia:
a) esposizione parziale dei soli risultati prova scritta espressi con formula valutativa interpretativa insufficiente: ammesso/non ammesso;
b) mancata esposizione dei risultati della prova orale nell'immediato (massimo 3 giorni) come annunciato dai commissari del dottorato in sociologia stessi in sede d'esame e mai esposti pur se reclamati da coloro che erano già rimasti esclusi, senza aver potuto constatare i risultati (da prove fotografiche documentali risulta una difformità di esposizione con altri dipartimenti dell'università di Bologna) -:
se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, anche alla luce dei poteri riconosciuti alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi di cui alla legge n. 241 del 1990, in merito alle anomalie descritte concernenti la mancata consegna di documenti riferiti ad un concorso pubblico e se intenda promuovere modifiche normative per risolvere casi come questi o simili a questi.
(2-01021) «Garagnani».

Interrogazione a risposta in Commissione:

ZAZZERA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
martedì 15 marzo 2011, il professor Andrea Carandini, noto archeologo presso l'Università la Sapienza ha presentato le sue dimissioni dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali;
il professor Carandini è stato nominato dal Ministro Sandro Bondi a seguito delle dimissioni del precedente presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali, il professor Settis;
l'archeologo ha denunciato che il finanziamento alla cultura in sei anni è calato del 70 per cento e che, escluso il Ministero dell'ambiente, il Ministero dei beni e le attività culturali è stato il più danneggiato dai tagli del Governo;
secondo Carandini i nemici della cultura si trovano all'interno dello stesso Governo, che avrebbe tracciato un disegno di annientamento ai danni della cultura del Paese;
in particolare Carandini ha dichiarato su La Repubblica del 15 marzo 2011 di aver perso la speranza «In questa situazione miserevole». «Se la nave fosse stata colpita da un nemico» sarebbe rimasto «... nella tolda per dare man forte ai funzionari dediti al bene comune, ma qui è una parte rilevante della Repubblica che affonda sé medesima»;
il professor Carandini ha dichiarato anche che lo stesso Ministero per i beni e le attività culturali è stato indicato come un ostacolo all'attuazione del piano casa;
«Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio e arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato». È quanto ha dichiarato il professor Carandini su La Repubblica del 15 marzo 2011;

il professor Carandini infine ha accusato il Governo di aver abbandonato al proprio destino il Ministero per i beni e le attività culturali considerato quanto dichiarato pubblicamente dal Ministro Sandro Bondi, il quale ha chiesto di essere sostituito nelle sue funzioni. Di fatto il Ministero da mesi è privo di una guida politica -:
se corrisponda al vero quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, il dimissionario professor Carandini;
quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di tutelare il patrimonio artistico italiano, come previsto dalla nostra Costituzione, e quali provvedimenti ritenga opportuno adottare al fine di conservare la fruibilità di una ricchezza di valore incalcolabile per il Paese;
se la Presidenza del Consiglio dei ministri intenda provvedere alla sostituzione del Ministro per i beni e le attività culturali così come dallo stesso pubblicamente richiesto.
(5-04467)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCALIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del turismo. - Per sapere - premesso che:
nell'aeroporto militare di Trapani-Birgi, dal 20 marzo 2011, sono in atto operazioni militari e dette operazioni, in attuazione della risoluzione 1973/2011 dell'Onu, sono dei veri attacchi militari in Libia, al fine di rendere inoffensive le postazioni antiaeree;
per permettere le operazioni della vicina base militare, è stato chiuso, a tempo indeterminato, l'aeroporto civile «Vincenzo Florio» di Trapani-Birgi;
chiudere l'aeroporto civile significa annientare l'economia e gettare sul lastrico centinaia di famiglie, tra lavoratori dell'aeroporto e tutto l'indotto ad esso collegato, strutture ricettive e di servizi e trasporti e la chiusura rischia di creare negative conseguenze sul turismo, considerando anche l'avvicinarsi della stagione estiva;
il territorio di Trapani, in questi anni, in maniera virtuosa ed a costo di enormi sacrifici da parte dei propri cittadini, ha avviato una politica di rinascita sociale ed economica, puntando sull'aeroporto «Vincenzo Florio» di Trapani/Birgi;
il rispetto degli accordi internazionali e della risoluzione Onu non può causare un danno di tale genere al territorio trapanese e siciliano, a maggior ragione nel momento in cui esistono valide alternative all'uso esclusivo di Birgi quale base militare;
la Sicilia e la provincia di Trapani rischiano, ancora una volta, di essere dimenticate e sopraffatte in ragione di un interesse, certamente legittimo e condivisibile, che però non guarda alla realtà complessiva;
i voli sono stati dirottati sul vicino aeroporto di Palermo, non senza disagio per i passeggeri in arrivo in Sicilia e per quelli in partenza ogni giorno da Trapani, costretti a spostarsi in pullman da e per l'aeroporto di Palermo;
la questione della riapertura dello scalo civile di Birgi sarà esaminata nel corso di un vertice, con la presenza del Ministro dei trasporti, Altero Matteoli, del Ministro della difesa, Ignazio La Russa, del presidente dell'Enac Vito Riggio e dello Stato maggiore della difesa;
è possibile valutare altre soluzioni, ugualmente valide e praticabili anticipando sin d'ora che, qualora l'attuale situazione dovesse perdurare, difficilmente sarà possibile garantire l'ordine pubblico, a causa delle anticipate proteste di coloro che già subiscono e subiranno danni ingentissimi e non recuperabili -:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di assicurare l'immediata riapertura dell'aeroporto «Vincenzo Florio» di Trapani-Birgi;

quali interventi urgenti il Governo intenda adottare per limitare i danni della chiusura dell'aeroporto sull'occupazione dei lavoratori impiegati nei servizi aeroportuali, degli operatori del settore turistico-alberghiero e dell'indotto.
(4-11372)

BORGHESI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
in data 29 ottobre 2010 l'ufficio stampa del capo dipartimento della protezione civile ha pubblicato il seguente comunicato: «a seguito della comunicazione con cui la società Sorem, che gestisce la flotta dei Canadair della protezione civile nazionale, dichiara di non essere più in grado di garantire il rispetto delle norme contrattuali che prevedono il quotidiano schieramento di un determinato numero di mezzi aerei a seconda delle situazioni e della pericolosità collegata al rischio di incendi boschivi, sarà risolto il contratto che lega il dipartimento della protezione civile alla stessa società Sorem»;
Sorem srl è una società che fa parte del gruppo Spadaccini ed è controllata direttamente dallo stesso Spadaccini per il 76 per cento del capitale mentre il 5 per cento sarebbe detenuto da Bytols SA, con sede a Madeira, a sua volta controllata al 100 per cento da Cefanik SA sempre con sede a Madeira, di cui è proprietario al 100 per cento sempre lo stesso Spadaccini Giuseppe;
come si vede una serie di incroci azionari in parte collegati a società con sede in Madeira, paradiso fiscale sia pure all'interno del Portogallo, ma anche ad altre società con sede in paradisi fiscali come Gibilterra e la Polinesia;
va osservato che l'imprenditore Giuseppe Spadaccini controlla fra l'altro Itali Airlines, attraverso incroci azionari a cui partecipano tra le altre la stessa Bytols SA nonché Aeroservice srl ed altre società riferibili allo stesso Spadaccini;
Itali Airlines è una piccola società con sede a Pescara con un fatturato di 90 milioni di euro. Nel sito della società si legge che nasce come TAI-Trasporti Aerei Italiani e nel 2004 assume la attuale denominazione. Ciò che non si dice è che TAI è una società fallita. Inoltre prima di Tai esisteva Air Columbia, che ora funziona come scuola per piloti (costo del corso 75.000 euro, ma si possono pagare lavorando per loro);
nel 2006 l'Ente di controllo dei voli (Enac) dispose il blocco dei voli di due aerei MD 80 della compagnia per carente documentazione degli standard di sicurezza. Nel gennaio 2008 100 finanzieri perquisiscono in tutta Italia decine di sedi di società che si presumono essere nella titolarità dell'imprenditore abruzzese Giuseppe Spadaccini. I reati contestati a diverse persone vanno dall'associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale al riciclaggio di denaro sporco;
oltre a Giuseppe Spadaccini è finito sotto inchiesta uno studio di consulenza che fa capo al commercialista Giacomo Obletter. Nella lista degli indagati figurano poi altri professionisti gravitanti nell'orbita di Obletter. «Il fulcro dell'indagine - ha scritto Il Messaggero - ruota attorno al fatto che gli indagati avrebbero aperto alcune società in Portogallo: società che avrebbero effettuato operazioni di acquisto di servizi, immobili e forse anche aerei, ma che in effetti operavano poi a tutti gli effetti in Italia dove avrebbero dovuto, proprio per questo motivo, pagare regolarmente le tasse. Questa è almeno la tesi accusatoria sulla quale si sta muovendo la guardia di finanza e dunque anche la procura della Repubblica.»;
l'indagine ha portato il nucleo della Guardia di finanza di Pescara a verificare documenti e materiale informatico nelle sedi romane e pescaresi di alcune società che fanno capo a Spadaccini, tra le quali Aeroservices sas, Air Columbia, Trasporti Aerei spa, Aercrew spa, Bytols e Petillant. Le ultime due aziende hanno sede nell'isola portoghese di Madeira, territorio

comunitario che offre considerevoli agevolazioni fiscali alle imprese. La ragione sociale di queste due società comprende la frase «Comercio e Aluguer Internacional de Meios de Tansporte Aereo» che in portoghese significa «commercio e noleggio internazionale di mezzi di trasporto aereo». In effetti già nel 2006 Bytols - secondo il giornale on line Dedalonews - risultava proprietaria dei tre MD-82 ex Alitalia I-DAVA, I-DAWW e I-DAWZ utilizzati in leasing da Itali Airlines;
il contratto di cui in premessa tra la protezione civile e la società Sorem SA oggetto della risoluzione secondo il comunicato stampa del 29 ottobre 2010, avrebbe previsto per l'attività un compenso di 50.000.000 di euro all'anno a far data dal 2004;
nel 2005 il dipartimento della protezione civile avrebbe riaffidato alla Sorem senza gara, l'incarico per 9 anni fino al 2014 sempre ad un corrispettivo di 50 milioni di euro all'anno -:
se il Presidente del Consiglio dei ministri sia a conoscenza di quanto sopra;
se sia vero che il contratto con la società Sorem è stato stipulato nel 2005 per 9 anni per un corrispettivo di 50 milioni di euro all'anno;
se non vi fossero altri soggetti in grado di svolgere lo stesso incarico;
se sia stato valutato che la Sorem SA essendo società con sede in Portogallo occupava personale non italiano;
cosa intenda fare per fronteggiare la situazione nell'imminenza della stagione durante la quale si verificano incendi boschivi, considerato che attualmente con la risoluzione del contratto non è possibile far volare gli aerei Canadair;
se la Protezione civile abbia già sostituito la società Sorem con altro soggetto, con quale forma e per quale corrispettivo.
(4-11377)

CIRIELLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale. - Per sapere - premesso che:
nella consultazione elettorale del maggio 2007 il signor Alberico Gambino è stato eletto alla carica di sindaco del comune di Pagani;
con sentenza del 13 luglio 2009 il Gup presso il tribunale di Nocera Inferiore ha ritenuto il signor Gambino colpevole del reato previsto dall'articolo 314 del codice penale;
il prefetto della provincia di Salerno - con decreto n. 37796/2009 del 27 luglio 2009 - ha disposto la sospensione dalla carica di sindaco del comune di Pagani, per la durata di diciotto mesi ai sensi dell'articolo 59, comma 1, lettera a) del decreto legislativo n. 267 del 2000;
la corte di appello di Salerno ha confermato predetta sentenza con sentenza n. 335 del 2010 del 26 febbraio 2010;
avverso tale sentenza della corte di appello è stato proposto ricorso per Cassazione, allo stato pendente;
in data 28 aprile 2010 il signor Alberico Gambino è stato proclamato eletto alla carica di consigliere regionale della Campania;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'8 maggio 2010 ha «accertato la sospensione del signor Alberico Gambino dalla carica di consigliere regionale della regione Campania» ai sensi dell'articolo 15, comma 4-bis, della legge n. 55 del 1990;
la sospensione cautelare per i consiglieri regionali, in conseguenza di condanne non definitive per reati contro la pubblica amministrazione, è disciplinata dall'articolo 15, comma 4-bis, della legge n. 55 del 1990 che, in ordine alla conclusione della sospensione, così recita: «La sospensione cessa di diritto di produrre effetti decorsi diciotto mesi. La cessazione non opera, tuttavia, se entro i termini di

cui al precedente periodo l'impugnazione in punto di responsabilità è rigettata anche con sentenza non definitiva. In quest'ultima ipotesi la sospensione cessa di produrre effetti decorso il termine di dodici mesi dalla sentenza di rigetto»;
alla data odierna, sembrerebbe che il presidente del consiglio regionale della Campania non abbia ancora adottato alcuna determinazione in merito alla vicenda, nonostante formalmente diffidato ad esprimersi in materia dallo stesso Gambino -:
se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, atteso che la sospensione dalla carica di consigliere regionale del signor Alberico Gambino discende dal già citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 maggio 2010, sentiti il Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale ed il Ministro dell'interno, quando si considereranno cessati gli effetti della sospensione.
(4-11385)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

DESIDERATI e REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il Governo, in data 10 giugno 2008, ha accolto l'ordine del giorno Cota, Reguzzoni, Dal Lago (A.C. 9/1094-A-R/2), impegnandosi «ad adottare ogni possibile iniziativa ed impartire ogni necessaria istruzione affinché si pervenga ad un'urgente revisione/ridefinizione dei vigenti accordi bilaterali in modo da garantire, anche su Malpensa e sugli altri aeroporti, l'effettiva liberalizzazione dei diritti di traffico con riguardo al numero dei vettori designati, al numero delle frequenze consentite e al numero dei punti di accesso»;
il traffico aereo di linea fra due Stati è regolamentato da accordi bilaterali, articolati in base a schemi fissi, sottoscritti dai Governi dei due Paesi interessati e, attraverso la stipula di un accordo bilaterale, viene sancito un regime regolamentare che definisce la quantità di voli offerti, il numero dei soggetti ammessi ad operare e il numero di destinazioni servite tra i due Paesi;
tali accordi non vengono sottoscritti esclusivamente secondo puri criteri commerciali e possono essere di due tipi: open sky o accordi tradizionali;
gli accordi open sky consentono a tutti i vettori delle due parti di collegare qualsiasi punto del proprio territorio con tutti i punti della controparte, in genere senza limitazioni di frequenze (ad esempio Italia/USA e da marzo 2008 Unione europea/USA);
gli accordi tradizionali prevedono il numero di vettori designabili da ciascuna parte e abilitati ad operare i collegamenti tra i due Paesi (designazione singola, designazione multipla), prevedono i punti d'accesso di ciascuna parte presso i quali i vettori designati possono atterrare (ogni compagnia è invece generalmente libera di partire da qualsiasi punto all'interno del proprio Paese) e prevedono altresì il numero di frequenze operabili tra i due Paesi, i posti offerti e le tariffe;
l'area di Milano e del Nord Italia subisce attualmente forti limitazioni in termini di accessibilità aerea dovute all'attuale configurazione degli accordi bilaterali vigenti, che, di fatto, ostacolano o impediscono il concreto sviluppo del trasporto aereo in tale area, attraverso la predeterminazione del vettore designato (monodesignazione) e la limitazione delle frequenze e dei punti di accesso;
il riposizionamento su Roma della maggior parte dei servizi extra europei di Alitalia accentua pesantemente queste limitazioni soprattutto, ma non solo, con riferimento all'aeroporto di Malpensa, al quale non sono al momento garantite paritarie condizioni di accessibilità con l'altro principale scalo nazionale pur in

presenza di richieste di vettori italiani e stranieri intenzionati ad attivare, nel breve-medio termine, nuovi collegamenti e/o ad incrementare il numero delle frequenze su detto aeroporto;
tali richieste, il cui accoglimento è ostacolato dai vigenti accordi bilaterali o dalla concreta attuazione data agli stessi, riguardano:
a) l'accesso su Milano dei seguenti vettori: Belavia (Bielorussia), Malaysia Airlines (Malesia), Korean Air/Asiana (Corea del Sud), Biman (Bangladesh), Air Moldova (Moldova), Gulf Air (Bahrain), Air Astana (Kazakistan), Kuwait Airways (Kuwait), China Airlines/Eva Air (Taiwan);
b) l'incremento di frequenze nei seguenti collegamenti: Riyadh/Milano (Saudi Arabia-Arabia Saudita), Amman/Milano (Royal Jordanian-Giordania), Tripoli/Milano (Libyan Arab/Afrigiyah-Libia), Tunisi/Milano (Tunis Air-Tunisia);
c) l'attivazione di nuovi collegamenti da Milano o incremento degli attuali da parte dei seguenti vettori nazionali: Air Italy, Blue Panorama, Eurofly/Meridiana, Livingston, Neos verso i seguenti paesi: Argentina, Brasile, Egitto, Ghana, Giappone, Israele, Nigeria, Russia, Tunisia, Venezuela;
inoltre, con riferimento agli altri aeroporti, risultano inevase numerose e fondate richieste miranti a ristabilire per tutti gli aeroporti del Paese regole di libero mercato e condizioni di parità di accesso;
l'articolo 19, comma 5-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008, stabilisce che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero degli affari esteri ed in collaborazione con l'Enac, promuova la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo nonché la modifica di quelli vigenti;
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, rispondendo all'interrogazione 4-03717 Reguzzoni, in cui si chiedevano riscontri in merito alla ridefinizione con il Kazakistan, ha precisato che il Governo kazako stava esaminando la proposta di memorandum of understanding inviato per corrispondenza dalle autorità aeronautiche italiane, con la designazione di una o più compagnie aeree, la previsione di un volo giornaliero da ambo le parti, la facoltà di operare in code sharing e la facoltà per il cargo -:
in che modo siano proseguiti i colloqui con il Governo kazako in tema di collegamenti aerei, avviati circa due anni fa dal Governo italiano, per la designazione di una o più compagnie aeree, la previsione di un volo giornaliero da ambo le parti, la facoltà di operare in code sharing e la facoltà per il cargo.
(4-11379)

REGUZZONI e DESIDERATI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il traffico aereo di linea fra due Stati è regolamentato da accordi bilaterali, articolati in base a schemi fissi, sottoscritti dai Governi dei due Paesi interessati e attraverso la stipula di un accordo bilaterale viene sancito un regime regolamentare che definisce la quantità di voli offerti, il numero dei soggetti ammessi ad operare e il numero di destinazioni servite tra i due Paesi;
tali accordi non vengono sottoscritti esclusivamente secondo puri criteri commerciali e possono essere di due tipi: open sky o accordi tradizionali;
gli accordi open sky consentono a tutti i vettori delle due parti di collegare qualsiasi punto del proprio territorio con tutti i punti della controparte, in genere senza limitazioni di frequenze (ad esempio Italia/USA e da marzo 2008 Unione europea/USA);
gli accordi tradizionali prevedono il numero di vettori designabili da ciascuna parte e abilitati ad operare i collegamenti tra i due Paesi (designazione singola, designazione multipla), prevedono i punti d'accesso di ciascuna parte presso i quali

i vettori designati possono atterrare (ogni compagnia è invece generalmente libera di partire da qualsiasi punto all'interno del proprio Paese) e prevedono altresì il numero di frequenze operabili tra i due Paesi, i posti offerti e le tariffe;
l'area di Milano e del Nord Italia subisce attualmente forti limitazioni in termini di accessibilità aerea dovute all'attuale configurazione degli accordi bilaterali vigenti che, di fatto, ostacolano o impediscono il concreto sviluppo del trasporto aereo in tale area, attraverso la predeterminazione del vettore designato (monodesignazione) e la limitazione delle frequenze e dei punti di accesso;
il riposizionamento su Roma della maggior parte dei servizi extra europei di Alitalia accentua pesantemente queste limitazioni soprattutto, ma non solo, con riferimento all'aeroporto di Malpensa, al quale non sono al momento garantite paritarie condizioni di accessibilità con l'altro principale scalo nazionale pur in presenza di richieste di vettori italiani e stranieri intenzionati ad attivare, nel breve-medio termine, nuovi collegamenti e/o ad incrementare il numero delle frequenze su detto aeroporto;
inoltre, con riferimento agli altri aeroporti, risultano inevase numerose e fondate richieste miranti a ristabilire per tutti gli aeroporti del Paese regole di libero mercato e condizioni di parità di accesso;
alla luce del riposizionamento di Alitalia sullo scalo di Roma, i vigenti accordi aeronautici bilaterali determinano su Milano e sugli altri aeroporti notevoli elementi di criticità, in quanto, nella maggior parte dei casi, il numero delle frequenze previste, pur in presenza di pluridesignazione, è interamente, o quasi interamente, operato da Alitalia (ad esempio Argentina, Algeria, Ghana, Brasile);
inoltre, le previsioni di monodesignazione limitano alla sola Alitalia il diritto di operare (ad esempio Egitto e Venezuela) e le eventuali previsioni di limitazione dei punti di accesso sono state finora attuate unicamente a favore di Roma;
il processo di privatizzazione di Alitalia e la sua fusione con Air One hanno creato non solo una situazione di monopolio su alcune rotte, ma anche il pericoloso e non accettabile ruolo di una compagnia privata cui viene affidato in esclusiva il collegamento del nostro Paese con alcuni Paesi terzi;
l'articolo 19, comma 5-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008, ampliando il precedente assetto di reciprocità aeronautica con una logica di maggiore concorrenza e liberalizzazione, stabilisce che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero degli affari esteri ed in collaborazione con l'Enac, promuova la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo nonché la modifica di quelli vigenti;
le amministrazioni sopra citate, nell'ottica di una collaborazione congiunta, hanno stilato una lista prioritaria di 39 Paesi con i quali rivedere gli accordi vigenti, concordando l'invio di una nota verbale di carattere generale;
i negoziati con la Federazione russa si sono svolti a Roma il dicembre 2008 e si sono protratti per due giornate durante le quali si è dato corso ad un approfondito scambio di opinioni e si è preso atto della necessità di un rinvio della fase decisionale ad un momento successivo, tenuto conto, fra l'altro, della ferma opposizione delle autorità russe a modificare il regime di designazione di una sola compagnia (per coppie di città) previsto dalle intese vigenti;
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, rispondendo all'interrogazione 4-03774 Reguzzoni, in cui si chiedevano riscontri in merito alla ridefinizione degli accordi bilaterali con la Russia, ha precisato che è stata inviata una nota verbale di carattere programmatico e informativo sui nuovi sviluppi della politica italiana, dalla quale si evince la disponibilità da parte italiana alla revisione degli accordi in senso più liberale;

al momento della risposta alla suddetta interrogazione, in data 16 novembre 2009, si era in attesa di riscontro da parte della Russia -:
in che modo siano avanzati i dialoghi con la Russia in riferimento alla proposta di revisione degli accordi bilaterali in tema di collegamenti aerei inoltrata dal Governo italiano, in cui si rendeva nota la nuova politica del nostro Paese tesa alla liberalizzazione del traffico aereo.
(4-11380)

DESIDERATI e REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il traffico aereo di linea fra due Stati è regolamentato da accordi bilaterali, articolati in base a schemi fissi, sottoscritti dai Governi dei due Paesi interessati e, attraverso la stipula di un accordo bilaterale, viene sancito un regime regolamentare che definisce la quantità di voli offerti, il numero dei soggetti ammessi ad operare e il numero di destinazioni servite tra i due Paesi;
tali accordi non vengono sottoscritti esclusivamente secondo puri criteri commerciali e possono essere di due tipi: open sky o accordi tradizionali;
gli accordi open sky consentono a tutti i vettori delle due parti di collegare qualsiasi punto del proprio territorio con tutti i punti della controparte, in genere senza limitazioni di frequenze (ad esempio Italia/USA e da marzo 2008 Unione europea/USA);
gli accordi tradizionali prevedono il numero di vettori designabili da ciascuna parte e abilitati ad operare i collegamenti tra i due Paesi (designazione singola, designazione multipla), prevedono i punti d'accesso di ciascuna parte presso i quali i vettori designati possono atterrare (ogni compagnia è invece generalmente libera di partire da qualsiasi punto all'interno del proprio Paese) e prevedono altresì il numero di frequenze operabili tra i due Paesi, i posti offerti e le tariffe;
l'area di Milano e del Nord Italia subisce attualmente forti limitazioni in termini di accessibilità aerea dovute all'attuale configurazione degli accordi bilaterali vigenti, che, di fatto, ostacolano o impediscono il concreto sviluppo del trasporto aereo in tale area, attraverso la predeterminazione del vettore designato (monodesignazione), la limitazione delle frequenze e dei punti di accesso;
il riposizionamento su Roma della maggior parte dei servizi extra europei di Alitalia accentua pesantemente queste limitazioni soprattutto, ma non solo, con riferimento all'aeroporto di Malpensa, al quale non sono al momento garantite paritarie condizioni di accessibilità con l'altro principale scalo nazionale, pur in presenza di richieste di vettori italiani e stranieri intenzionati ad attivare, nel breve-medio termine, nuovi collegamenti e/o ad incrementare il numero delle frequenze su detto aeroporto;
inoltre, con riferimento agli altri aeroporti, risultano inevase numerose e fondate richieste miranti a ristabilire per tutti gli aeroporti del Paese regole di libero mercato e condizioni di parità di accesso;
alla luce del riposizionamento di Alitalia sullo scalo di Roma, i vigenti accordi aeronautici bilaterali determinano su Milano e sugli altri aeroporti notevoli elementi di criticità in quanto, nella maggior parte dei casi, il numero delle frequenze previste, pur in presenza di pluridesignazione, è interamente, o quasi interamente, operato da Alitalia (ad esempio Argentina, Algeria, Ghana, Brasile);
inoltre, le previsioni di monodesignazione limitano alla sola Alitalia il diritto di operare (ad esempio Egitto e Venezuela) e le eventuali previsioni di limitazione dei punti di accesso sono state finora attuate unicamente a favore di Roma;
il processo di privatizzazione di Alitalia e la sua fusione con Air One hanno

creato non solo una situazione di monopolio su alcune rotte, ma anche il pericoloso e non accettabile ruolo di una compagnia privata cui viene affidato in esclusiva il collegamento del nostro paese con alcuni paesi terzi;
l'articolo 19, comma 5-bis, del decreto-legge n. 185 del 2008, ampliando il precedente assetto di reciprocità aeronautica con una logica di maggiore concorrenza e liberalizzazione, stabilisce che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero degli affari esteri ed in collaborazione con l'Enac, promuova la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo nonché la modifica di quelli vigenti;
le amministrazioni sopra citate, nell'ottica di una collaborazione congiunta, hanno stilato una lista prioritaria di 39 Paesi, con i quali rivedere gli accordi vigenti concordando l'invio di una nota verbale di carattere generale, fra cui anche la Tunisia;
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, rispondendo all'interrogazione 4-03740 Reguzzoni, in cui si chiedevano riscontri in merito alla ridefinizione degli accordi bilaterali con la Tunisia, ha precisato che la proposta avanzata all'autorità aeronautica tunisina riguarda sia aspetti di diritto, quali l'introduzione delle cosiddette clausole standard comunitarie, sia alcuni aspetti tecnici come l'aumento degli scali di destinazione in Italia;
al momento della risposta alla suddetta interrogazione, in data 16 novembre 2009, erano in corso i negoziati a livello comunitario con la Tunisia, con la conseguente adozione di una politica open sky -:
in che modo siano avanzati i dialoghi con la Tunisia nel corso degli anni 2010 e 2011 in riferimento alla proposta di revisione degli accordi bilaterali in tema di collegamenti aerei inoltrata dal Governo italiano, che prevedeva anche l'aumento degli scali di destinazione in Italia.
(4-11381)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

VIOLA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il protocollo di intesa per l'attuazione di misure di contenimento delle emissioni di polveri e ossido di azoto degli impianti produttivi siti nel comune di Venezia siglato a Venezia in data 22 giugno 2006 tra la prefettura di Venezia, il comune di Venezia, la provincia di Venezia, l'ARPAV, Unindustria, l'ente zona industriale e una serie di aziende private con impianti in quel comune, tra le quali ENI S.p.a., aveva come obiettivo quello di attivare e mantenere nel tempo azioni e modalità di gestione degli impianti produttivi finalizzati alla riduzione delle polveri totali e/o ossidi di azoto in un'ottica di coesistenza tra la tutela dell'ambiente e della salute e lo sviluppo del settore termoelettrico e industriale;
tra gli interventi individuati a tale scopo ENI S.p.a. ha previsto la realizzazione di un progetto di metanizzazione dei propri impianti (raffineria), eseguito da Snam Rete Gas (SRG), società del gruppo ENI;
il completamento dell'intervento, già previsto per il luglio 2006, ha subìto immediati ritardi per i problemi di «ordine burocratico» frapposti dal comune di Venezia in ordine alla competenza sull'approvazione del progetto e sulla imposizione delle servitù di metanodotto sui terreni da utilizzare per il passaggio delle condotte che nel frattempo sono passati da proprietà pubblica a privata;

solo nel settembre 2009, Snam Rete Gas, dopo una lunga vicenda burocratica, ha potuto prendere possesso dei siti individuati per eseguire i sondaggi necessari ad apportare modifiche al progetto di metanizzazione che ha presentato alla conferenza di servizi convocata per esaminarlo: in tale occasione il comune di Venezia ha chiesto formalmente a SRG di far verificare il progetto in maniera preventiva presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territori e del mare;
il progetto, con le modifiche apportate , è stato presentato presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per il parere preventivo in data 13 gennaio 2010;
in data 20 dicembre 2010 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha comunicato che la conferenza dei servizi «decisoria», svoltasi in data 29 novembre 2010, ha dato parere negativo al progetto presentato -:
quali siano le ragioni di tale diniego e se il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non intenda con assoluta urgenza riesaminare il progetto proposto da Snam Rete Gas, per la realizzazione della metanizzazione della raffineria ENI posta in comune di Venezia e per poter dar corso al protocollo siglato il 22 giugno 2006 (quasi 5 anni fa) con gli enti locali e nel contempo per evitare il rischio di fermata della raffineria.
(5-04457)

Interrogazione a risposta scritta:

NACCARATO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il 16 marzo 2011 un gruppo di operai forestali dell'ente parco Colli Euganei ha indetto un presidio permanente di protesta all'ingresso del Castello di Este (Padova), esprimendo preoccupazione in relazione al rischio di perdita del posto di lavoro da parte di una quarantina di lavoratori del settore, come conseguenza dei tagli delle risorse per la tutela ambientale recentemente attuati dalla giunta della regione Veneto;
in particolare - come emerge dall'analisi del bilancio di previsione 2011 della regione Veneto - la giunta regionale ha provveduto a ridurre drasticamente i capitoli di spesa relativi agli interventi per la conservazione e la tutela ambientale dei parchi naturali regionali di Lessinia, Delta del Po, fiume Sile e Dolomiti d'Ampezzo, oltre al già citato parco dei Colli Euganei. Nel dettaglio, i circa 5,5 milioni di euro destinati alle spese di gestione dei sopra citati enti nel 2010 risultano essere stati ridotti per il 2011 a circa un milione di euro;
i tagli «orizzontali» delle risorse destinate all'attuazione delle politiche a tutela dell'ambiente definiti dalla giunta della regione Veneto hanno inciso profondamente su ambiti ed esigenze di primaria importanza, mettendo a repentaglio la capacità di assicurare la difesa idrogeologica dei territori affidata agli Enti gestori dei Parchi regionali;
l'attività e le mansioni fino a oggi svolte dai forestali dell'ente parco Colli Euganei risultano di fondamentale importanza per l'esercizio della tutela idrogeologica del territorio, della salvaguardia ambientale del complesso naturalistico dei Colli Euganei e del relativo patrimonio ecologico-culturale. Tra le funzioni affidate ai forestali dell'ente parco Colli Euganei risultano anche la gestione delle utilizzazioni boschive, oltre al monitoraggio faunistico e fitosanitario della fauna e della flora locali. I forestali dell'ente parco provvedono, inoltre, a mantenere in condizioni di sicurezza e d'utilizzo ottimale la rete di percorsi sentieristici e gli itinerari turistici della zona;
i territori affidati alla gestione dell'ente parco Colli Euganei - corrispondenti a un'area complessiva pari a 18.694 ettari - fanno registrare annualmente un afflusso turistico di circa tre milioni di visitatori, confermando l'area dei Colli

Euganei come un territorio strategica per lo sviluppo dei 15 comuni che insistono nell'area di competenza del parco;
tra le finalità istitutive dell'ente parco Colli Euganei figurano: la protezione di suolo, sottosuolo, flora, fauna e dell'acqua; la tutela, il mantenimento, il restauro e la valorizzazione dell'ambiente naturale, storico, architettonico e paesaggistico considerato nella sua unitarietà e il recupero delle parti eventualmente alterate; la salvaguardia delle specifiche particolarità antropologiche, geomorfologiche, vegetazionali, faunistiche, archeologiche e paleontologiche del Parco; la fruizione a fini scientifici, culturali e didattici; la promozione - anche mediante la predisposizione di adeguati sistemi tecnico-finanziari - delle attività di manutenzione di elementi naturali e storici costituenti il parco, nonché delle attività economiche tradizionali, compatibili con l'esigenza primaria di tutela dell'ambiente naturale e storico; lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle popolazioni comprese nell'ambito del parco e su di esso gravitanti; insieme alla promozione delle funzioni di servizio per il tempo libero e di organizzazione dei flussi turistici presenti nelle zone euganee;
le precipitazioni che hanno recentemente investito il Veneto hanno provocato diverse frane e smottamenti del terreno, a dimostrazione del precario stato di equilibrio idrogeologico del territorio regionale e della scarsa attività di tutela dell'ambiente locale finora svolta dalla regione -:
se il Ministro sia al corrente dei fatti esposti in premessa;
quali iniziative di competenza il Ministro intenda promuovere - in accordo con la regione Veneto e la provincia di Padova - per prevenire e contrastare il dissesto idrogeologico che interessa l'area compresa nel territorio del parco dei Colli Euganei;
se il Ministro intenda - come già accaduto in passato - contribuire al finanziamento di specifici progetti della regione Veneto finalizzati alla tutela ambientale e alla salvaguardia idrogeologica dei territori che insistono nelle aree del parco dei Colli Euganei.
(4-11368)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
dalla relazione del Ministero per i beni e le attività culturali sottoscritta dall'architetto Federica Galloni, relativa all'ambito meridionale dell'agro romano, si legge che l'area compresa tra via Laurentina e l'Ardeatina ed approssimativamente estesa tra la Cecchignola e la strada provinciale di Albano Torvaianica, conserva «un'alta qualità paesaggistica, riconducibile ai tratti tipici del paesaggio agrario della Campagna Romana, qui particolarmente caratterizzato dall'ampiezza dei quadri panoramici, oltre che dalla ricca e stratificata articolazione del sistema insediativo storico, con notevole diffusione tanto di beni archeologici che architettonici, questi ultimi rappresentati in una vasta gamma che va dagli antichi casali (sorti a partire dai secoli XV-XVI attorno a nuclei fortificati medievali) a quelli più recenti risalenti alle bonifiche realizzate a cavallo tra Otto e Novecento, sovente in stretto rapporto con filari e/o gruppi arborei di notevole consistenza e di grande rilevanza ai fini della costruzione dell'immagine paesaggistica tipica dei luoghi»;
l'area comprende anche Tor Chiesaccia, importante complesso monumentale di proprietà comunale, sottoposta a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42). La zona è vincolata all'inedificabilità dal piano territoriale paesistico della regione Lazio n. 15/3 con vincoli TI e TP intorno alle rovine di Tor Chiesaccia;

all'interpellante risulta che sulla zona siano in corso violazioni e difformità urbanistiche, e che siano state concesse licenze edilizie illegittime;
in particolare, all'interpellante risulta che le concessioni n. 102 prot. 12432 e 103 protocollo 12433, se realizzate deturperebbero uno dei paesaggi più belli, oscurando di fatto la vista della storica Torre in un'area peraltro destinata a verde pubblico;
la suddetta lottizzazione è stata affidata al gruppo imprenditoriale di Francesco-Gaetano Caltagirone;
sarebbero stati rilasciati dei permessi edificatori in contrasto con i vincoli del piano territoriale paesistico comparti fondiari sarebbero troppo vicini alla Torre della Chiesaccia in sovrannumero rispetto a quelli originariamente previsti;
inoltre le altezze dei palazzi saranno maggiori a quelle stabilite e imposte dalle prescrizioni della VIA regionale, e raggiungerebbero 9 piani contro i 6 esistenti nella lottizzazione di Tor Pagnotta 1;
questi edifici verrebbero dunque costruiti su una necropoli e il bosco secolare di querce sarebbe completamente distrutto;
la deturpazione urbanistica è stata confermata anche da Vittorio Sgarbi, che in un'intervista ha denunciato il «massacro» di un luogo di incomparabile bellezza a Castel di Leva, soggetto a vincoli di edificabilità;
anche il giornalista Silvio Talarico sta cercando di far luce sulla vicenda, e ad oggi ha raccolto molta documentazione al riguardo;
ma il giorno 28 gennaio 2011, Talarico è stato violentemente aggredito mentre con la sua telecamera stava documentando gli abusi a Tor Pagnotta;
gli autori del «pestaggio» sono stati proprio gli operai del cantiere, preoccupati forse di perdere il posto perché dalle foto scattate dal giornalista emergeva l'assenza di misure di sicurezza sul lavoro;
gli aggressori infatti, dopo aver malmenato Talarico, gli hanno sottratto la telecamera;
a quanto risulta all'interrogante la dottoressa Galloni della Sovrintendenza, nonostante le proteste dei cittadini, non avrebbe ancora provveduto all'annullamento delle concessioni;
la stessa dottoressa Galloni risulta coinvolta in una indagine della procura di Roma, su un sistema di istruttorie parallele per ottenere permessi facili -:
se il Ministro interpellato intenda chiarire se l'area di cui in premessa sia soggetta a vincolo monumentale o di edificabilità;
se corrisponda al vero che nell'area citata in premessa sia in corso un'attività di speculazione edilizia, ed in caso affermativo, quali iniziative intenda assumere per tutelare i vincoli paesaggistici esistenti;
se ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie competenze, sospendere le concessioni rilasciate dal comune di Roma relative all'area succitata dell'agro romano, nell'attesa dell'espletamento delle necessarie verifiche.
(2-01018) «Zazzera».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARIANI, VERINI e GHIZZONI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Sant'Anna di Stazzema è da sempre un luogo capace di esprimere una grande spiritualità che deriva non solo da essere un luogo di memoria di avvenimenti dolorosi, ma soprattutto dalla capacità che ebbero negli anni successivi i superstiti e i custodi di quella memoria di trasformare l'orrore di quel tragico 12 agosto 1944 in un impegno perenne per la costruzione di

un mondo in cui episodi analoghi non avessero più luogo e sparissero dalla storia dei popoli;
con la legge n. 381 del 11 dicembre 2000 è stato istituito a Sant'Anna di Stazzema il parco nazionale della pace con lo scopo di promuovere iniziative culturali e internazionali, ispirate al mantenimento della pace e alla collaborazione dei popoli, per costruire il futuro anche sulle dolorose memorie del passato, per una cultura di pace e per cancellare la guerra dalla storia dei popoli;
ogni anno si svolgono manifestazioni, incontri nazionali ed internazionali, convegni, mostre permanenti e temporanee, proiezioni di film e spettacoli sui temi della pace e del disarmo, si promuovono e si pubblicano studi e documentazioni; si ospita inoltre una biblioteca specializzata sui temi della pace e sul movimento pacifista italiano e internazionale;
il museo di Sant'Anna di Stazzema è il museo toscano non statale più visitato con oltre 50.000 presenza certificate, ed oltre 200 scolaresche che ogni anno salgono in questo piccolo paese della Versilia, molte delle quali vengono dall'estero e in gran parte dalla Germania;
al mantenimento delle attività che si svolgono al parco nazionale di Sant'Anna di Stazzeama, ovvero l'accoglienza, le visite, la elaborazione di programmi e progetti, le relazioni con realtà analoghe in Italia e nel mondo, si provvede con risorse del comune di Stazzema, con un finanziamento annuale della regione Toscana e con i contributi previsti dalla legge n. 381 dell'11 dicembre 2000 che all'articolo 5, comma 2, recita: «Per le spese di funzionamento del "Parco nazionale della pace" è autorizzato un contributo in favore del comune di Stazzema nel limite massimo di lire 100 milioni in ragione di anno a decorrere dal 2000. Al relativo onere si provvede, per gli anni 2000, 2001 e 2002, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2000-2002, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l'anno 2000, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della difesa»;
in questi anni il comune di Stazzema si è accollato l'onere di fare da organo di gestione del parco nazionale della pace in attesa che la regione Toscana stabilisse (l'articolo 3, comma 2, della legge 381 del 2000) le modalità di gestione del parco stesso;
con legge regionale della Toscana n. 81 del 28 dicembre 2009 è stato dato mandato al comune di Stazzema per la costituzione di una fondazione per la gestione del parco nazionale della pace che entrerà in funzione nei prossimi mesi prima dell'estate 2011;
il contributo dello Stato non è stato erogato dal 2001 al 2006: le sei annualità furono recuperate a partire dal 2007. L'erogazione nel 2007, 2008, 2009 è avvenuta invece, in maniera regolare;
la mancata erogazione dell'annualità 2010 che ha messo in crisi le finanze del comune di Stazzema e la conferma del taglio del finanziamento sarebbero una grave ferita non solo per ragioni finanziarie, ma soprattutto per ragioni di carattere culturale e in certo modo politico-istituzionali; far venire meno un significativo impegno per la pace, visto anche lo scenario mondiale di recrudescenza dei fenomeni di intolleranza e guerra tra i popoli assume un significato simbolico molto pesante -:
quando si provvederà all'erogazione dell'annualità 2010 del contributo di euro 50.000,00 che si deve corrispondere per il funzionamento del parco nazionale della pace di Sant'Anna di Stazzema;
come si intenda provvedere affinché il finanziamento stabilito per legge pari a 50.000,00 euro venga corrisposto ad ogni esercizio finanziario dallo Stato con la necessaria puntualità a cadenza annuale;

se non si ritenga opportuno assumere iniziative per adeguare, aumentandolo, detto contributo come segnale di attenzione del Governo alla costruzione di una politica di dialogo tra i popoli in un momento di così tragica crisi a livello internazionale.
(5-04452)

GATTI, FONTANELLI e REALACCI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
in data 9 febbraio del 2011 il Sottosegretario per i beni e le attività culturali, Francesco Maria Giro, ha risposto all'interrogazione n. 5/03457, presentata il 23 settembre del 2010 dagli onorevoli Gatti e Fontanelli, riguardante le gravi condizioni in cui versa uno dei più bei complessi monumentali della Toscana, la Certosa di Pisa, meglio conosciuta come Certosa di Calci;
i proponenti dopo aver descritto il pessimo stato di conservazione in cui è tenuto la splendida struttura domandavano al Ministro cosa intendesse fare per finanziare con la massima urgenza i lavori di manutenzione necessari alla salvaguardia del prezioso complesso;
l'onorevole Giro nella sua risposta ha ammesso che la Certosa «è priva di finanziamenti da quattro anni; le scarse risorse a disposizione del Ministero hanno consentito, da ultimo, soltanto un intervento immediato di somma urgenza per rimozione di stato di pericolo». Inoltre, ha proseguito il Sottosegretario, gli «interventi ulteriori non sono rientrati nella programmazione ordinaria e la Certosa di Calci non è stata selezionata nell'ambito della programmazione dei lavori da effettuarsi con le risorse del gioco del Lotto». L'esponente governativo ha concluso dichiarando che «è al vaglio del Ministero l'ipotesi di inserire il complesso in un accordo quadro così da intraprendere un programma di restauro e valorizzazione che vedrebbe coinvolti Stato, amministrazione comunale di Calci, provincia di Pisa, regione Toscana (che ha già manifestato il proprio interesse) con il considerevole contributo economico della Fondazione Cassa di risparmio di Pisa»;
la risposta aveva lasciato profondamente insoddisfatta la prima firmataria, che ha lamentato «la mancanza di qualsiasi impegno concreto da parte dell'Esecutivo per risolvere la situazione», evidenziando, inoltre, che rimandando la questione ad un accordo di programma tra Stato, regioni ed enti locali, l'Esecutivo sembrava sollevarsi dalle proprie responsabilità;
giovedì 10 marzo del 2011 si è tenuto nel refettorio della Certosa un consiglio comunale aperto allo scopo «di denunciare all'Italia e al mondo uno scempio inaudito», secondo le parole del sindaco del comune toscano. Bruno Possenti, il quale ha ribadito il pessimo stato di conservazione cui è tenuta la struttura e la necessità di ottenere al più presto finanziamenti che permettano di evitare danni incalcolabili al monumento;
Possenti ha dichiarato che pur essendo stati recentemente avviati i lavori per il rifacimento dello smaltimento delle acque, della pavimentazione esterna e dell'illuminazione, finanziati al 40 per cento dal comune, restano però «congelati» circa 600 mila euro che la fondazione Cassa di risparmio di Pisa, ha destinato nei suoi bilanci previsionali alla Certosa. Il presidente della Fondazione, Cosimo Bracci Torsi ha ricordato che negli ultimi dieci anni il suo ente ha destinato quasi due milioni di euro per il complesso ma «non possiamo essere considerati l'unico soggetto risolutore. In questi anni i problemi di manutenzione non sono cambiati e adesso dobbiamo arrivare quanto prima a un protocollo d'intesa con Soprintendenza, Università e Comune per realizzare finalmente un progetto di interventi, per gradi, e di azioni di valorizzazione. Abbiamo già stanziato 600 mila euro per la Certosa, ma aspettiamo questo piano, che tra l'altro ci siamo resi disponibili a finanziare»;
nel corso del consiglio comunale è stato annunciato dalla soprintendenza di

Pisa che la direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana ha stanziato per interventi di recupero e salvaguardia la somma di 150.000 euro. Tale cifra, pur rappresentando un incoraggiamento economico non indifferente, è comunque irrisoria se rapportata alla mole di lavori manutentivi da compiere all'interno del complesso della Certosa;
al termine della seduta il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno nel quale si rinnova l'invito, rivolto anche dall'interrogazione parlamentare a firma Gatti e Fontanelli, «a visitare il complesso per rendersi conto di persona dello stato di degrado» e si «chiede al Governo della Repubblica di reperire le risorse finanziarie da destinare ad un piano pluriennale di interventi di manutenzione e di restauro, ad iniziare dalle situazioni di maggiore criticità ed urgenza» -:
se, a seguito delle ripetute richieste pervenutegli da più soggetti istituzionali, non ritenga doveroso visitare la Certosa di Calci per verificarne di persona lo stato di conservazione;
in quali tempi e come intenda agire al fine di rendere immediatamente attivo, all'interno di un accordo quadro annunciato dal Sottosegretario Giro, il programma di restauro e valorizzazione, da effettuarsi tra Stato, amministrazione comunale di Calci, provincia di Pisa, regione Toscana e la Fondazione cassa di risparmio di Pisa;
se a fronte della drammatica situazione relativa alle condizioni della Certosa di Calci, che oltre agli interventi urgenti necessita di una manutenzione costante e continua, non ritenga opportuno inserire, nei piani di spesa contenuti nel programma triennale 2010-2012 dei lavori pubblici, specifici fondi da destinarsi alla manutenzione della struttura in oggetto.
(5-04454)

Interrogazioni a risposta scritta:

PICCOLO, BOSSA e CIRIELLO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
da alcuni giorni, a Napoli, nel quartiere Vomero, è chiusa al pubblico Villa Floridiana, parco di inestimabile valore storico, culturale ed ambientale, già tenuta borbonica all'interno della quale c'è il museo del duca di Martina;
la villa risale ai primi dell'Ottocento, quando Ferdinando IV di Borbone acquistò sulla collina del Vomero, per la moglie Lucia Migliaccio, duchessa di Floridio, un vasto appezzamento di terreno nel quale preesisteva una vecchia costruzione, ristrutturata poi dall'architetto Antonio Niccolini che la trasformò, tra il 1817 ed 1819, in una villa neoclassica con annesso un ampio e suggestivo parco di stile romantico. I viali e i sentieri furono sistemati dal direttore dell'Orto botanico Friedrich Dehnhardt che ornò il parco con 150 specie di preziose piante tra cui lecci, pini, platani, palme, bossi, cedri del Libano, lauro canforo e una ricca collezione di camelie;
la chiusura è stata decisa dalla Soprintendenza per i beni artistici e storici di Napoli, che ha competenza sul parco pubblico, per motivi di sicurezza, dal momento che alcuni alberi di alto fusto sarebbero in pericolo e potrebbero cadere al suolo, come è già successo nei giorni scorsi per un eucalipto sradicato e franato;
nel darne notizia, la Soprintendenza ha parlato di chiusura «a tempo indeterminato», seminando sconcerto nella città ed, in particolare, tra i 150mila abitanti della zona tra Vomero e Arenella per i quali la villa Floridiana rappresenta l'unico polmone di verde ed un importante spazio di socializzazione;
non è mai accaduto, dal 1815, che il parco della Floridiana chiudesse a «tempo indeterminato», privando la città

di un'insostituibile risorsa ambientale e ricreativa, oltre che di una straordinaria attrattiva turistica per il suo rilevante valore artistico;
secondo le dichiarazioni rese alla stampa locale dall'assessore all'ambiente del comune di Napoli «la caduta degli alberi è di natura fisiologica; il vero nodo è che, dopo i recenti tagli del ministero dei Beni culturali, non ci sono più soldi per la manutenzione del parco»;
nello specifico, i tagli ministeriali hanno reso impossibile disporre dei fondi necessari (all'incirca trecentomila euro) per garantire al parco manutenzione, potatura e cura degli alberi, vigilanza e pulizie;
già nel 2003 si era scongiurato il rischio di chiudere la Floridiana per l'intervento provvidenziale del comune di Napoli, che si accollò l'onere di un servizio temporaneo di manutenzione di alcune aree, evitando così la chiusura della struttura;
ancora una volta, per far fronte alle difficoltà finanziarie della sopraintendenza, viene sollecitato l'intervento «tampone» del comune di Napoli e della regione Campania per la messa in sicurezza del patrimonio naturalistico del parco al fine di consentire la rapida riapertura di Villa Floridiana;
è del tutto evidente che non è possibile sopperire con interventi emergenziali e temporanei delle istituzioni locali per tutelare e manutenere un patrimonio di ingente valore naturalistico a cui dovrebbe e deve provvedere, per esclusiva competenza, la Soprintendenza per i beni artistici e storici di Napoli che, però, è impossibilitata a farlo perché privata dal Governo, con quella che agli interroganti appare disinvolta ed irresponsabile indifferenza, delle risorse finanziarie necessarie per la gestione del suddetto patrimonio;
peraltro, con l'esorbitante taglio di fondi subito, è facile prevedere che la stessa Sopraintendenza si troverà a breve a dover affrontare analoghe difficoltà con la gestione del bosco di Capodimonte, altro grande e prestigioso parco metropolitano, dove manca da tempo una manutenzione costante del patrimonio naturalistico e dove potrebbero ripresentarsi gli stessi problemi di sicurezza -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto sopra esposto e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo, posto che appare di estrema gravità che alla città di Napoli sia sottratta la fruizione di parchi naturali per la mancanza di manutenzione e di opere per la messa in sicurezza;
se e come intenda intervenire, con urgenza, per ripristinare le condizioni di operatività della Soprintendenza di Napoli, assicurando i mezzi finanziari necessari a svolgere la sua funzione al fine di evitare la chiusura di parchi e strutture pubbliche di rilevante valore artistico-ambientale e di grande importanza per la collettività.
(4-11352)

BOSSA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il diciassette marzo, nel giorno dei festeggiamenti per i 150 anni dall'Unità d'Italia, è crollata la facciata di una storica dimora di epoca borbonica a Portici, in provincia di Napoli;
il crollo è avvenuto nella villa della principessa di Lauro Lancellotti in corso Garibaldi, una delle arterie più trafficate del centro vesuviano; il fatto è avvenuto nel pomeriggio, poco dopo le 16, quando un improvviso boato nel palazzo monumentale ha annunciato il crollo; da tempo l'edificio era disabitato e transennato, perché già oggetto di piccoli e limitati cedimenti;
Villa Lancellotti è una delle tante meraviglie settecentesche del «Miglio d'oro», zona costiera a nord di Napoli da Portici a Torre del Greco; una delle tante dimore nobiliari vesuviane; una costruzione

d'epoca borbonica d'importanza storica rilevante. La facciata, in bugnato rustico, è dell'architetto Pompeo Schiantarelli e all'interno sussistono decorazioni degne di nota. Notevoli sono i giardini (dotati di un chiostro a pianta centrale, con quattro fornici e statue), con scaloni che permettono la discesa a mare;
la costruzione dell'edificio risale al 1776; ridotta a rudere, abbandonata dagli anni '90 (quando l'ultima erede, la nobile Natalia Massimo Lancellotti, si allontanò dalla città) è stata più volte saccheggiata dai ladri e preda di vandali; già negli ultimi cinque anni il suo stato pericolante aveva creato problemi di sicurezza pubblica e il comune di Portici era intervenuto murando porte e finestre;
i danni sono gravissimi e, in particolare, lo splendido salone dei dipinti cinesi è scempiato. È una perdita gravissima per il nostro patrimonio d'arte, perché ambienti altrettanto ricchi di cimeli orientali si trovano solo a Capodimonte e nella Reggia di Portici;
l'obiettivo più volte segnalato dalle forze politiche era quello di adibire l'edificio a destinazioni di interesse pubblico (come un importante centro di formazione per giovani laureati o una sede universitaria distaccata) dopo averlo espropriato; è stato presentato anche alla regione Campania un programma d'intervento, del valore di circa sei milioni di euro, nell'ambito dei progetti dei grandi attrattori culturali. Nulla, però, è mai stato fatto;
secondo notizie di stampa sarebbero in corso trattative tra i proprietari dell'immobile e alcuni potenziali acquirenti privati sulla base di un valore dichiarato di circa due milioni e mezzo di euro e, al momento, non esisterebbe una proposta di acquisizione al patrimonio pubblico -:
se sia a conoscenza dello stato di degrado in cui versa la villa settecentesca di cui in premessa; se sia a conoscenza che le medesime condizioni di degrado e abbandono riguardano altri immobili di grande prestigio storico e artistico nella zona del cosiddetto Miglio d'oro; se non ritenga che tali immobili siano parte del patrimonio culturale italiano e vadano quindi tutelati e protetti; se esistano e quali siano i progetti che il Governo intende mettere in campo per la tutela della villa settecentesca di cui in premessa e di tutto il patrimonio storico del Miglio d'oro.
(4-11356)

...

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
sul sito del settimanale Quattroruote sono apparsi foto e video della nuova campagna pubblicitaria della Ferrari. Le nuove Ferrari «FF» sono caricate su un Ch47 Chinook del I° reggimento Antares di Viterbo, «supportati» (si legge nell'articolo del settimanale specializzato in auto e motori) da 3 elicotteri Augusta 205 del 4° Reggimento Altair di Bolzano;
l'ufficio stampa della casa automobilistica ha affermato: «Avevamo già stanziato una certa somma nel budget dell'evento, la concessione degli elicotteri era a titolo gratuito, ma abbiamo deciso di versare un contributo a una associazione che si occupa dell'assistenza degli orfani dei militari caduti»;
l'Esercito tramite il capo dell'ufficio pubbliche relazioni, ha dichiarato che aveva «già previsto un'attività addestrativa per il volo in montagna e l'atterraggio su superfici nevose di elicotteri carichi. La richiesta della Ferrari si è rivelata utile, altrimenti avremmo dovuto trasportare materiale finto. Non ci sono stati costi, però la Ferrari aveva già previsto una somma nel budget dell'iniziativa, soldi che saranno utilizzati per fare una donazione all'Opera nazionale assistenza orfani militari caduti»;

risulta sia possibile noleggiare elicotteri e altri mezzi dell'Esercito italiano, ci sono delle tabelle che fissano i costi, che nel caso degli elicotteri si compongono delle spese per il carburante, per l'uso del mezzo, per la quota di ammortamento e per l'equipaggio. Fissato il quantum da pagare l'interessato versa il dovuto al Ministero dell'economia e delle finanze;
la casa automobilistica in questo quindi non ha seguito tale procedura e attualmente risulta che non abbia fatto alcuna donazione e non si è a conoscenza della cifra che intenderà versare;
si porta l'esempio di un Superpuma (4500 chilogrammi di peso, capacità di trasporto, 20 persone), il cui noleggio è di 130,00 euro al minuto. Il Chinook, mezzo in questione, è decisamente più grande (peso da 9 a 12 tonnellate, è capace di trasportare almeno 35 soldati e può caricare pesi fino a 12700 chilogrammi e ha un costo molto più elevato, cifra da aggiungere al noleggio dei 3 elicotteri Augusta 205;
pertanto il Ministro della difesa, in un momento decisamente delicato e problematico a livello internazionale, ha deciso di distrarre i suoi elicotteri da trasporto, regolarmente pagati dal contribuente, truppe e mezzi per l'evento promozionale di una casa automobilistica -:
se il Governo intenda giustificare tale decisione e riportare nel dettaglio i costi di questa operazione;
se il Governo sia a conoscenza della cifra che la Ferrari ha dichiarato di versare all'Associazione degli orfani dei militari caduti e che attualmente non risulta ancora versata.
(4-11359)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
con nota dello Stato maggiore dell'esercito - reparto affari generali n. 4363 Cod. Id. UA Ind. Cl. 5.9.10 in data 11 febbraio 2011 è stato istituito il 1° Corso di formazione per coadiutore socio assistenziale rivolto al personale di Forza armata a firma del Colonnello Paolo Raudino;
detto corso è aperto a personale militare di età compresa tra i 25 e i 55 anni in possesso del diploma di maturità quinquennale; che abbia riportato in sede di valutazione caratteristica la qualifica finale di eccellente negli ultimi cinque anni; che non abbia mai ricevuto sanzioni disciplinari di stato; che sia in regola con le prove annuali di efficienza operativa, cui seguono alcune notazioni relativamente all'attitudine ed alla motivazione alla funzione;
nell'ambito della job description risultano conferiti a detto personale tra l'altro i seguenti ambiti di attività ad elevata specializzazione:
a) accompagnare la famiglia nei primi momenti dell'emergenza per aiutarla a realizzare scelte nel rispetto delle differenze, dei bisogni e dei confini individuali e familiari;
b) promuovere la comunicazione e la condivisione delle emozioni all'interno della famiglia per sostenere il processo di elaborazione del lutto;
c) monitorare l'andamento del processo di elaborazione del lutto individuale e familiare, anche attraverso il confronto telefonico con un U.psi., per essere in grado di riconoscere l'opportunità di consigliare un eventuale intervento psicologico;
d) accompagnare il militare ferito e i suoi familiari durante la degenza ospedaliera per manifestare la vicinanza partecipe e fattiva della forza armata;
e) promuovere la comunicazione e la condivisione delle emozioni all'interno della famiglia per favorire la ricerca di nuovi equilibri nel post-emergenza;
f) monitorare il periodo di convalescenza e di reinserimento sociale/lavorativo

per riconoscere l'opportunità di consigliare un eventuale intervento psicologico;

appare agli interroganti che tali attività ad elevati caratterizzazione psicologico relazionale non passano essere affidate a soggetti in possesso dei requisiti in premessa, e nella circostanza sembrano delinearsi diversi profili di dubbia conformità alla normativa. Per converso appare opportuno l'attribuzione a personale con competenza avanzate nel settore ed in possesso di titolo universitario dell'area psicologica, delle professioni sanitarie infermieristiche e della riabilitazione;
agli interroganti appare altresì decisamente insufficiente un percorso formativo, che nella parte teorica ed applicativa, ha una durata di 45 ore complessive, per l'acquisizione di competenze nella gestione di questa attività ad altissimo impatto etico sociale -:
siano state elaborate specifiche linee guida, protocolli e procedure per l'espletamento della specifica attività sulla base della letteratura e delle evidenze scientifiche di riferimento;
quali siano le motivazioni per cui non si è preferito ricorrere, attraverso una indagine all'interno della forza armata, a personale in possesso di formazione e competenze nel settore psicologico relazionale e sanitario già in servizio nell'Esercito;
quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministero della difesa per la problematica segnalata.
(4-11360)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Il Fatto quotidiano del 18 marzo 2011 ha pubblicato un articolo a firma di Chiara Paolin dall'eloquente titolo «Carabinieri, un caffè di troppo, l'associazione dei militari "Podgora" distribuisce snack e bibite in 500 caserme del Lazio. L'Ente fondato da Giuseppe La Fortuna, consigliere romano Pdl, col benestare di La Russa»;
nell'articolo si legge testualmente «L'appuntato scelto Giuseppe La Fortuna ha capito come vanno le cose in Italia: bisogna darsi da fare. Nato a Portici nel 1966, conquistato il diploma di ragioneria, si è presto arruolato nei Carabinieri. Ma al semplice dovere della divisa ha aggiunto onerose funzioni: prima la rappresentanza sindacale e poi la carriera politica. Nel 2008 è stato eletto consigliere al Comune di Roma per il Pdl con il preciso mandato di "assicurare una politica degli alloggi di servizio" ai militari. Insomma più case/caserme per tutti, perché La Fortuna non difetta certo per senso pratico. Nel 2007 ha costruito insieme ad altri colleghi l'associazione Podgora, ente senza scopo di lucro. Il brigadiere Antonio Tarallo, cofondatore, così spiegava l'iniziativa nel 2009 quando il Ministro La Russa la riconobbe ufficialmente: "Il potere d'acquisto dei nostri stipendi non è più idoneo per supportare mutui, prestiti, tasse. E, cosa ancor più grave non sappiamo a chi affidare le nostre domande per trovare una soluzione". Podgora non deve cioè limitarsi ad organizzare festicciole o collette, ma può lanciarsi nella promozione "dell'igiene alimentare" e attività connesse, come dice lo Statuto. Traducendo: prendere in mano il business del cibo dentro le caserme. Infatti, La Fortuna & soci prendono in gestione i distributori di bibite e snack delle caserme del Lazio sostituendo - senza gara d'appalto - il fornitore precedente. Numeri importanti: dal caffè alle patatine, dalle bibite ai dolcetti, circa 500 caserme del Lazio sono invase dalle macchinette Podgora, e la nota di servizio emessa dalla Legione invita tutte le stazioni a individuare uno spazio adatto ai nuovi distributori per servire una popolazione di almeno 20 mila carabinieri, più il pubblico di passaggio. Spiccioli e monetine che messi tutti in fila garantiscono un bell'introito, e la possibilità di stabilire accordi a carattere commerciale. Forniture, contratti di manutenzione, consulenze.

Ma oltre ai soldi c'è una struttura di diverse centinaia di iscritti che insospettisce diversi addetti ai lavori. Maurizio Turco (Pd) ha presentato un'interrogazione, per segnalare come, durante i corsi di formazione degli Allievi, alcuni delegati Cocer proponessero l'iscrizione a Podgora promettendo sostegno e cura particolare, anche tramite l'invio di sms ad hoc quando ci fosse stato da segnalare l'atteso trasferimento o un'agognata promozione. Il Ministro La Russa ha risposto confermando le ampie prerogative dell'ente, dicendosi, però incapace di dettagliare sulle quantità degli iscritti, vista l'inaccessibilità del sito sociale. Sorride Luca Comellini, Partito dei militari: "La commistione tra rappresentanza sindacale e attività commerciali è inaccettabile. Chi fa sindacato dovrebbe promuovere le istanze della categoria presso gli organi competenti, non tirar su due soldi o creare strutture di potere. Tanto più se a gestire il traffico ci sono i delegati Cocer che dal 2002 continuano ad essere imposti dal Governo anziché scelti dai militari. Col Milleproroghe si è arrivati a tenerli in carica fino a luglio 2012".»;
gli interroganti hanno presentato numerosi atti di sindacato ispettivo per domandare al Ministro interrogato chiarimenti in merito alle attività svolte dall'associazione Podgora e dai delegati della rappresentanza militare che ne sono i soci fondatori e membri, con particolare riferimento alla compatibilità degli incarichi e delle funzioni istituzionali, anche politiche, da ciascuno di essi svolti;
la risposta data all'atto n. 4-09066, comunicata all'interrogante con il foglio prot. n. 5/NIP/10167/14.1.6(10) del 7 marzo 2011, nella parte in cui si afferma che «Avuto riguardo, infine, alle "iniziative...per accertare la regolarità delle azioni e dei commerci svolti dal sodalizio", non posso che ribadire quanto già comunicato con l'interrogazione citata nella premessa dell'atto circa l'assenza di informazioni in merito ad atti comportanti eventuali responsabilità amministrative, nel senso richiesto.», appare agli interroganti chiaramente eludere qualsiasi iniziativa volta ad accertare la regolarità delle azioni e dei commerci svolti dal citato sodalizio e dai sodali, con particolare riferimento agli atti e alle autorizzazioni/disposizioni emanate dalle competenti articolazioni del comando generale dell'Arma dei carabinieri -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;
se sia stata svolta una regolare gara di appalto per l'affidamento della gestione dei distributori automatici di bevande e alimenti installati presso le caserme e gli enti della Legione carabinieri «Lazio» e, nel caso, quali siano state le ditte o associazioni che vi abbiano partecipato, per quali generi e quali gli importi di vendita contenuti nelle singole offerte;
quali siano stati i criteri con cui gli organi amministrativi dell'Arma dei carabinieri hanno deciso di affidare all'associazione Podgora l'appalto per la gestione dei distributori automatici installati presso le caserme e gli enti della Legione carabinieri «Lazio» e se la predetta associazione abbia stipulato accordi con altri comandi di legione, in tal caso quali siano tali comandi di legione, per quali servizi, per quali importi e a fronte di quali gare d'appalto o procedure amministrative siano stati effettuati gli affidamenti;
se in ossequio al decreto ministeriale 7 aprile 2009, con cui il Ministro interrogato ha decretato l'assenso alla costituzione dell'associazione carabinieri in servizio Podgora, il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri abbia espulso dall'associazione medesima l'appuntato scelto La Fortuna Giuseppe in quanto esponente politico del partito Popolo della Libertà con la carica di consigliere comunale presso il comune di Roma, in caso contrario quale sia stata la motivazione;
se il Ministro, alla luce di quanto rappresentato nelle premesse dell'atto, sia intenzionato a disporre le necessarie indagini o verifiche sulle attività dell'associazione Podgora e, in particolare, sui soci che rivestano contemporaneamente l'incarico

di delegato della rappresentanza militare e, nel caso siano già state effettuate, quali siano i risultati, se abbia interessato i competenti organi giudiziari, in caso contrario per quali ragioni.
(4-11367)

DI STANISLAO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'esperto indipendente delle Nazioni Unite, Mohamed Chande Othman, ha espresso la sua preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione nella regione di Abyei nell'area di transizione del Sudan. La tensione nella regione è stata elevata a causa del referendum ritardato sulla regione di Abyei e delle restrizioni alla circolazione dei meridionali. L'esperto indipendente designato dal Consiglio dei diritti umani per monitorare la situazione dei diritti umani in Sudan ha avvertito che «Abyei rimane ancora un punto delicato che potrebbe far deragliare l'intero processo di pace»;
il giudice Othman ha osservato che la questione chiave è l'attuazione dei restanti aspetti del Comprehensive Peace Agreement (CPA) del 2005, in particolare il referendum su Abyei, la demarcazione dei confini, la cittadinanza, la condivisione della ricchezza e dei beni, e le significative consultazioni popolari nella zona del Nilo azzurro e degli Stati del Kordofan del sud. Egli ha aggiunto che «permangono tuttora sfide in termini di approfondimento democratico e creazione di un ambiente favorevole per la pace, la sicurezza e il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I restanti quattro mesi del periodo ad interim del CPA saranno estremamente critici»;
in merito alla situazione nel nord del Sudan, il giudice Othman ha espresso le sue preoccupazioni riguardo la repressione dei dissidenti politici, in seguito ad un aumento degli arresti e delle detenzioni prolungate di un certo numero di leader politici di opposizione, studenti e attori della società civile da parte delle autorità incaricate di applicare la legge, in particolare il servizio di sicurezza nazionale;
è evidente, pertanto, che i diritti e le libertà fondamentali, inclusa la libertà di espressione, di riunione e associazione continuano ad essere violate da parte delle autorità incaricate dell'applicazione della legge;
l'esperto indipendente ha richiamato altresì l'attenzione sulla situazione in Darfur dove i civili continuano a sostenere il peso peggiore dello scontro tra i gruppi armati e le forze governative -:
se il Governo sia a conoscenza della situazione riportata in premessa e quali siano i suoi intendimenti in relazione all'attuale partecipazione italiana a missioni internazionali in questi territori;
se il Governo intenda accogliere l'appello rivolto dagli esperti ONU alla comunità internazionale per aiutare a trovare una soluzione globale del conflitto attraverso un processo di pace che affronti le cause profonde del conflitto stesso, inclusa la marginalizzazione economica della regione;
come, in seguito agli avvertimenti degli esperti Onu in merito alla situazione ad Abyei che potrebbe far deragliare l'intero processo di pace, la nostra partecipazione alla missione internazionale in quel territorio possa contribuire a risollevare le sorti della popolazione.
(4-11374)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il codice dell'ordinamento militare (decreto legislativo n. 66 del 2010) all'articolo 212, oltre a prevedere il pieno recepimento della legge n. 43 del 2006, legando quindi inscindibilmente il possesso di titolo professionali infermieristici all'assunzione di incarichi, prevede, al terzo comma, che «Al personale infermieristico è attribuita la diretta responsabilità

e gestione delle attività di assistenza infermieristica e delle connesse funzioni»;
nell'ambito del congresso degli infermieri e delle professioni sanitarie del Ministero della difesa, tenutosi nei giorni 1o e 2 febbraio 2011, organizzato dalla direzione generale della sanità militare che, con distinte note fin dal 2006, ha comunicato alle Forze armate la necessità di valorizzare il ruolo delle professioni infermieristiche e tecnico sanitarie, i vertici militari presenti risulta abbiano ribadito la necessità di dare rapida attuazione ai disposti di cui al codice dell'ordinamento militare prevedendo la piena attuazione dei disposti di cui al codice ed un rapida modifica per l'accrescimento del ruolo predetto personale;
il personale infermieristico militare risulta essere stato oggetto di progetti di legge ed interrogazioni parlamentari, a cui il Ministero della difesa non ha ancora dato risposta, tra cui è appena il caso di citare l'interrogazione n. 4-03933 del 14 settembre 2009;
in particolare, rispetto ai disposti di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, con provvedimento ODG n. 74 emesso in data 15 marzo 2011 a firma del brigadiere generale Alberto Germani, risulta essere costituito presso il policlinico militare di Roma, tra l'altro, un «servizio di coordinamento infermieristico» posto alle dirette dipendenze dell'area dei servizi ospedalieri prevedendo in tabella organica l'attribuzione ad altra figura professionale, e risulta altresì che l'incarico di «capo servizio», è stato affidato al tenente colonnello medico Persemoli Luca, medico con specializzazione in oncologia;
non risultano invece essere state inserite ulteriori graduazioni negli incarichi (esempio coordinatore infermieristico) nell'ambito dei reparti e dei dipartimenti, ad eccezione delle due unità organizzative, tra l'altro dove non sono previsti letti di degenza, dove insistono ufficiali del ruolo speciale, non titolati al ruolo di coordinatore per formazione e profilo, e che invece dovrebbero trovare utile collocazione in altro settore come previsto dalle linee guida sull'impiego diramate dallo Stato maggiore dell'esercito in data 31 gennaio 2011 con nota a firma del generale Domenico Rossi. Tale documento, tra l'altro prevede che tale ruolo di coordinatore infermieristico sia coerentemente affidato al personale del ruolo marescialli, con il grado di luogotenente;
ad avviso degli interroganti sussistono nelle tabelle ordinative organiche negligenze e inosservanze di una serie di norme quali delle disposizioni nell'impiego del personale e nel governo delle risorse umane infermieristiche previste dal codice dell'ordinamento militare, in vigore dal 9 ottobre 2010, dalla legge n. 42 del 1999, dalla legge n. 251 del 2000 nonché mancato rispetto dell'autonomia professionale specifica -:
se non ravvisi la necessità di valutare se si siano verificate mancanze rilevanti sul piano disciplinare da parte del personale intervenuto nel processo di approntamento, approvazione e divulgazione delle tabelle ordinative organiche e se in ogni caso non ritenga di valutare l'opportunità di trasferimento del medesimo personale ad altre funzioni;
se non ravvisi la necessità di disporre per la rimozione immediata dall'incarico di «coordinatore delle attività infermieristiche» del tenente colonnello Persemoli, affidando l'incarico a personale del ruolo marescialli infermieri del previsto livello di formazione ed esperienza, unica categoria professionale nell'attuale quadro di configurazione titolata all'assunzione del predetto incarico;
se non ravvisi la necessità di provvedere alla immediata revisione totale delle tabelle ordinative organiche in modalità tali che siano realmente confacenti ai carichi di lavoro dei reparti nel rispetto delle norme di settore, di garantire la presenza di coordinatori infermieristici di reparti e dipartimentali (infermieri), di evitare la totale dipendenza dal personale medico degli infermieri come in tutte le realtà civili e militari della NATO, e se non

ravveda l'esigenza di coinvolgere nel processo di revisione delle tabelle ordinative organiche del personale infermieristico in possesso di specifiche competenze nel settore;
quali urgenti iniziative il Ministro intenda assumere rispetto alle citate problematiche al fine di assicurare condizioni di massima correttezza, trasparenza ed imparzialità dell'Amministrazione nei confronti del personale infermieristico militare del ruolo marescialli che ad avviso degli interroganti vede lese le norme che regolano l'esercizio delle funzioni, con ovvie ripercussioni negative sulla salute del personale alle armi e degli utenti del policlinico militare di Roma.
(4-11382)

...

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:

POLI e RUGGERI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
la società Equitalia s.p.a, incaricata dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi, ha dimostrato di mantenere tranquillamente l'equilibrio della gestione chiudendo gli ultimi esercizi con sostanziali utili per lo Stato, destinati a crescere per poter continuare la lotta all'evasione fiscale e quindi migliorare la qualità e l'efficienza nei servizi ai contribuenti;
la legge n. 122 del 2010 e la successiva circolare n. 40 della ragioneria generale dello Stato, assoggettando Equitalia, Riscossione Sicilia e le società partecipate alla normativa di contenimento dei costi della pubblica amministrazione, determinano gravi ricadute sulle condizioni complessive ed, in speciale modo, sul trattamento economico dei lavoratori del settore della riscossione per il triennio 2011/2013. Tali disposizioni, in particolare determinano il blocco:
a) delle assunzioni, con un limite di spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell'anno precedente e l'ulteriore limite di riferimento alle unità cessate nel corso del medesimo anno precedente;
b) della contrattazione nazionale e di secondo livello, o comunque la non applicazione dei suoi effetti fino alla fine del triennio indicato;
c) della dinamica retributiva, ovvero la sospensione di qualsiasi riconoscimento economico maturato a decorrere dal 1o gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013 quali, ad esempio scatti di anzianità, automatismi, indicizzazioni salariali, promozioni;
i tagli ed i congelamenti delle retribuzioni della pubblica amministrazione, se applicati di fatto anche ai dipendenti di Equitalia, a parere degli interroganti, contraddicono nei fatti la volontà di questo Governo di lottare contro l'evasione ed incrementare il recupero del gettito fiscale come auspicato;
dall'avvio della riforma realizzata quasi cinque anni or sono, il settore ha più che raddoppiato i volumi di riscossione, passando dagli iniziali 3,56 miliardi di euro del 2006 agli 8,9 miliardi dello scorso anno con la previsione di raggiungere i 12 miliardi di euro nel corso del 2011;
le conseguenze della decisione del Governo si ripercuoteranno in modo tangibile sui risultati dell'attività dei prossimi mesi, oltreché sul processo recentemente avviato di efficientamento del servizio a beneficio dei cittadini -:
quali urgenti iniziative intendano porre in essere atte a garantire ai lavoratori citati in premessa la possibilità di continuare ad adeguare le proprie condizioni economiche e normative a quelle vigenti nel settore del credito.
(3-01544)

Interrogazione a risposta in Commissione:

VANNUCCI e ZUCCHI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 10 del decreto relativo al federalismo municipale modifica profondamente l'imposta di registro, prevedendo due sole aliquote: 9 per cento per i trasferimenti degli immobili in genere e 2 per cento se si tratta di prima casa;
il nuovo regime partirebbe dal 2014;
l'intervento previsto nel comma 4 dell'articolo 10 sopprime «tutte le esenzioni e le agevolazioni tributarie anche se previste in leggi speciali»;
a questo proposito, solo verificando il decreto del Presidente della Repubblica n. 131 del 1986 che regola l'imposta di registro, emerge che:
a) le onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) se acquisteranno beni per lo svolgimento della propria attività pagheranno un'imposta del 9 per cento sul valore rispetto all'attuale tariffa fissa di 168 euro e alla stessa tariffa saranno assoggettati anche i trasferimenti di immobili acquisiti dagli enti pubblici territoriali che, da 168 euro forfetari, verranno a pagare il 9 per cento sul valore;
b) chi acquistava un immobile di interesse storico, artistico e archeologico vincolato dallo Stato, pagava il 3 per cento sul valore, mentre oggi dovrà pagare il 9 per cento. Appare penalizzato anche il comparto dell'edilizia; infatti se l'immobile veniva acquistato da un'impresa, finalizzato alla rivendita nei tre anni, la tariffa era dell'1 per cento del valore che ora passa al 9 per cento;
c) i programmi di edilizia residenziale, realizzati entro cinque anni all'interno di piani urbanistici particolareggiati che pagavano l'1 per cento, vengono a pagare il 9 per cento;
appare che la soppressione delle esenzioni, prevista in leggi speciali, a cui si fa riferimento nel decreto, eliminerà di fatto anche le agevolazioni per la piccola proprietà contadina e per altri comparti;
se l'intervento sopprimesse le agevolazioni in campo agricolo, si avrebbe il risultato che coltivatori diretti, che oggi non pagano, imprenditori agricoli principali, che oggi pagano l'aliquota base dell'8 per cento e privati cittadini che acquistano terreni agricoli e oggi pagano il 15 per cento, si troverebbero nella eguale condizione, pagando il 9 per cento;
tale eventualità danneggerebbe pesantemente il settore agricolo, favorendo acquisto di terreno agricolo, senza garanzia di coltivazione;
la previsione di una generale «soppressione di tutte le agevolazioni tributarie, comprese quelle previste in leggi speciali», senza elencare con precisione quali agevolazioni debbano essere effettivamente soppresse e senza individuare la decorrenza di tali soppressioni e/o una disciplina delle situazioni giuridiche già consolidate, potrebbe dar luogo a incertezze interpretative -:
se il Ministro sia in grado di chiarire gli aspetti interpretativi della norma elencando precisamente le agevolazioni che verranno soppresse con i relativi riferimenti di legge;
se non intenda proporre una correzione della norma, considerato che la stessa, come specificato nella premessa, appare incongrua, ed in grado di influire negativamente nell'andamento dell'economia del Paese penalizzando il settore dell'agricoltura, dei beni culturali, delle costruzioni e dell'attività delle onlus.
(5-04465)

Interrogazioni a risposta scritta:

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 29 della manovra correttiva per il 2011 (decreto-legge n. 78 del 2010) ha previsto che, per gli atti notificati a partire dal 1o luglio 2011, l'avviso di accertamento ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva diventa titolo esecutivo decorsi 60 giorni dalla notifica al contribuente;
la norma stabilisce l'esecutività anche dei successivi atti, in cui vengono rideterminati gli importi dovuti in base agli accertamenti originari;
tra questi vengono citate le sentenze delle commissioni tributarie. Questa previsione apre la possibilità di richiedere la sospensione cautelare per imposte e sanzioni anche dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale, con riferimento agli atti emanati dal 1o luglio 2011, in relazione ai periodi d'imposta 2007 e successivi -:
poiché, sino ad oggi, la giurisprudenza prevalente ha ritenuto che la tutela cautelare per il contribuente si potesse avere solo fino alla sentenza di 1o grado, ex articolo 47 del decreto legislativo n. 546 del 1992, se con la concentrazione della riscossione nell'atto di accertamento anche le sentenze dei giudici tributari divengano titolo esecutivo.
(4-11369)

DIMA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'Autorità garante della concorrenza e del mercato in una missiva indirizzata alla Banca d'Italia ha espresso rilievi circa l'applicazione da parte di alcuni istituti di credito di tassi di interesse superiori al limite previsto dalla normativa in materia;
la lettera dell'Autorità è il frutto di un'iniziativa di un imprenditore calabrese che avrebbe denunciato la presenza di un cartello bancario che sarebbe stato costituito per un possibile illecito arricchimento ai danni delle imprese e dei cittadini calabresi attraverso l'applicazione di interessi usura;
a seguito di questa iniziativa, l'Autorità garante ebbe modo di approfondire la questione, evidenziando alla Banca d'Italia che «l'assenza di alcune condotte non esclude di per sé che alcune banche possano aver applicato tassi usurai tanto è vero che, dall'analisi di un campione di rapporti bancari sono emersi livelli di tassi d'interesse significativamente elevati da superare, in alcune circostanze, anche il 20 per cento»;
il problema dell'accesso al credito, soprattutto nel Meridione, ed in particolar modo in Calabria, è particolarmente sentito da tutti quegli imprenditori che costituiscono il tessuto produttivo ed economico locale e che chiedono garanzie di accesso al credito rispettose della legge e non configurabili come possibile arricchimento ai danni delle imprese e dei cittadini -:
quali iniziative, anche, normative, il Ministro intenda assumere al fine di promuovere l'accesso al credito equo, anche al fine di contrastare il rischio che nel Meridione gli istituti di credito possano praticare tassi di interesse superiori alla normativa vigente.
(4-11375)

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GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:

STRIZZOLO, MARAN e ROSATO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'istituto penitenziario di Gorizia versa in una gravissima condizione di fatiscenza, di inadeguatezza, di insicurezza da parecchio tempo;

nel piano carceri per il 2011 non risulta esserci alcun intervento di ristrutturazione per detto istituto penitenziario né per quello di Udine che pure versa in condizioni di pesante criticità;
da notizie raccolte in sede locale goriziana, sembra esserci un orientamento per la chiusura del carcere di Gorizia che sarebbe propedeutico alla successiva soppressione anche dell'annesso tribunale -:
quali siano i programmi del Ministro interrogato circa la ristrutturazione e il risanamento del carcere di Gorizia e se risulti vera l'ipotesi di una sua chiusura;
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in relazione all'eventuale realizzazione di un nuovo carcere in provincia di Gorizia e al più volte ipotizzato ripristino della sezione femminile presso il carcere di Udine.
(4-11354)

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GAROFALO e MINARDO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il deficit infrastrutturale di cui soffre la Sicilia, ed in particolare la Sicilia meridionale ed orientale, è un dato conclamato;
l'insufficienza del sistema complessivo delle infrastrutture di trasporto rappresenta una tra le più importanti criticità strutturali delle province del territorio ed in particolare della provincia iblea;
le carenze e le inefficienze del sistema ferroviario, stradale nonché aeroportuale si riflettono evidentemente in termini negativi sul sistema produttivo locale;
l'aerostazione «Vincenzo Magliocco» di Comiso, in particolare, frutto di un'importante opera di conversione ad uso civile e di ammodernamento della preesistente struttura di esclusivo utilizzo militare, è un' attesa opera infrastrutturale indispensabile allo sviluppo e alla modernizzazione della provincia di Ragusa ed al superamento delle suddette problematiche della mobilità;
per l'entrata in funzione di una struttura ultimata si registrano, purtroppo, ancora ritardi, nonostante sia stato superato da mesi il più rilevante ostacolo procedurale consistente nell'attribuzione formale dello stato giuridico di aeroporto civile, aperto al traffico civile, in attuazione del protocollo d'intesa del 31 agosto del 2010, tra il Ministero della difesa, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'Agenzia del demanio, l'Ente nazionale per aviazione civile, la regione siciliana e il comune di Comiso per il trasferimento al demanio della regione siciliana delle aree costituenti l'ex aeroporto militare, iscritte al demanio pubblico dello Stato - ramo difesa - aeronautica;
la suddetta attribuzione è avvenuta mediante decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed il Ministro dell'economia e delle finanze, firmato in data 14 dicembre del 2010 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 28 febbraio del 2011;
il decreto in questione all'articolo 2, comma 2, sancisce che i servizi di assistenza per la navigazione aerea saranno regolati e garantiti dall'Ente nazionale per l'assistenza al volo (ENAV) s.p,a, in base alla normativa vigente e «secondo quanto specificato nell'annesso tecnico» nel quale viene precisato che ciò avverrà «in forza di un decreto interministeriale attualmente in corso di perfezionamento»;
il Ministro interrogato in occasione della visita dell'aerostazione il 17 gennaio del 2011 intervento che ha dimostrato grande attenzione ed impegno del Governo rispetto ad un'opera infrastrutturale di interesse nazionale ed indispensabile al rilancio del territorio ha ribadito l'intenzione di accelerare l'apertura del «Magliocco»

che ha definito «uno sbocco indispensabile nel sistema dei trasporti della Sicilia Sud-orientale», anche per decongestionare l'aeroporto catanese di Fontanarossa»;
il Ministro ha inoltre esplicitamente precisato che: «La mia stessa presenza [...] è testimonianza della volontà di superare gli ultimi ostacoli burocratici che si frappongono alla piena operatività dell'aeroscalo. L'obiettivo è quello di far volare i primi aerei da e per Comiso già in estate, in modo da sfruttare la stagione turistica 2011» -:
quali tempi siano previsti per l'adozione del decreto finalizzato ad assegnare all'Ente nazionale per l'assistenza al volo (ENAV) i servizi di assistenza per la navigazione aerea, ultimo ostacolo burocratico per sbloccare l'operatività dell'aeroporto «Vincenzo Magliocco», in provincia di Ragusa, infrastruttura indispensabile al rilancio dell'economia della Sicilia meridionale ed orientale;
se il Ministro interrogato intenda accelerare iter di adozione del suddetto decreto interministeriale in modo da consentire l'effettiva entrata in funzione dell'aerostazione per la prossima estate con immediati vantaggi per il settore turistico e commerciale dell'aerea.
(5-04448)

GAROFALO e MINARDO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
lo sviluppo delle infrastrutture del Paese corrisponde ad uno degli obiettivi prioritari dell'azione del Governo, considerato il grave deficit che si registra, in special modo, nelle regioni del Sud come la Sicilia;
in particolare, nella Sicilia meridionale ed orientale il costo della sottodotazione infrastrutturale sia in termini quantitativi che qualitativi grava enormemente sull'intero sistema economico-produttivo;
data l'importanza rivestita dalla rete viaria della regione Sicilia, poiché il trasporto su strada costituisce la forma principale di movimentazione delle merci, è necessario un miglioramento qualitativo dell'attuale stato infrastrutturale stradale ed autostradale certamente affiancato dal rafforzamento dei sistemi di logistica integrata;
la realizzazione dell'ammodernamento e del raddoppio della strada statale 115 che collega le città di Ragusa e Catania si colloca nel solco delle azioni positive fortemente sostenute dal Governo per il superamento delle suddette problematiche della mobilità che affliggono il territorio siciliano;
si tratta di un'infrastruttura strategica per l'economia della Sicilia sud-orientale poiché costituirà sostegno alla capacità produttiva del territorio ragusano, essendo unico collegamento con il Nord del Paese per il trasporto delle merci su gomma, e fungerà da completamento del sistema aeroportuale;
la realizzazione di tale intervento indispensabile al miglioramento della viabilità interprovinciale, consistente nel raddoppio della carreggiata per un tratto di circa 20 chilometri, riveste carattere di priorità assoluta rispetto a tutto il sistema viario, considerata la pericolosità dell'attuale tracciato ad una sola carreggiata assolutamente inadeguato sia per la sua tortuosità sia per l'elevato traffico di mezzi pesanti, come, purtroppo, confermano i numerosi incidenti che si verificano di frequente;
l'intervento infrastrutturale è inserito nella programmazione pluriennale di ANAS s.p.a. che ha promosso la realizzazione dell'opera in regime di partecipazione pubblico-privata: in tal modo è stato possibile sbloccare la realizzazione di un'opera attesa ormai da più di vent'anni;
come dichiarato recentemente dal Ministro interrogato in occasione dell'inaugurazione degli svincoli della strada statale 115 a Sciacca, in provincia di

Agrigento, e della contestuale visita dei cantieri della Agrigento-Caltanissetta e dell'aeroporto «Magliocco» di Comiso, in provincia di Ragusa, l'Anas sta attuando in Sicilia un articolato piano di investimenti grazie anche alle sinergie con varie istituzioni come l'Unione europea, il Governo e la regione siciliana a dimostrazione dell'«impegno e l'attenzione del Governo per lo sviluppo infrastrutturale della Sicilia»;
il progetto ferroviario che prevede l'ammodernamento a quattro corsie della strada statale 514 «di Chiaramonte» e della strada statale 194 «Ragusana» dallo svincolo con la strada statale 115 allo svincolo con la strada statale 114 risulta provvisto di tutti i pareri e autorizzazioni acquisiti presso i soggetti territorialmente preposti: in particolare, risulta già favorevolmente esitato in sede di valutazione di impatto ambientale, come da D.R.S. n. 563 del luglio 2005, ed inoltre, con D.D.G. n. 384 del 30 aprile 2008, è stato approvato dall'assessorato regionale territorio e ambiente - dipartimento urbanistica sotto il profilo urbanistico;
con la deliberazione n. 3 del 22 gennaio 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 del 6 agosto 2010, il CIPE ha approvato il progetto preliminare determinando la copertura finanziaria della parte pubblica dell'investimento dell'opera, che verrà realizzata in project financing, per un ammontare di 149,21 milioni di euro su un totale di 815,40 milioni, dei quali i restanti verranno coperti per 217,69 milioni con fondi per le aree sottoutilizzate assegnati alla regione e per 448,50 milioni dall'ATI formata dai privati;
inoltre con deliberazione del mese di luglio 2010 il CIPE ha espresso parere, con prescrizioni, sullo schema di convenzione da porre a base della gara relativa all'itinerario Ragusa-Catania;
tale schema di convenzione del project financing, indispensabile al fine della formalizzazione da parte dell'ANAS del bando di gara per la presentazione da parte delle cordate di privati che finora hanno manifestato interesse di un'offerta migliorativa rispetto al progetto presentato dal general contractor, risulta essere alla firma del Ministro dell'economia e delle finanze -:
quali siano i tempi per sbloccare l'iter burocratico dello schema di convenzione del project financing per la realizzazione del raddoppiamento della strada statale 115 cosiddetta «ragusana», tassello fondamentale per la realizzazione di un progetto infrastrutturale atteso da anni, indispensabile allo sviluppo della Sicilia meridionale ed orientale.
(5-04458)

BRATTI, MARIANI, VIOLA e BRAGA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nelle scorse settimane è stata resa pubblica la sentenza della Corte di cassazione n. 17601 del 15 aprile 2010 che confermava la sentenza di condanna nei confronti di un capo cantoniere dell'Anas di Foligno, il quale avrebbe dovuto provvedere a mettere in sicurezza («predisponendo un idoneo guardrail nel tratto di strada dove si trovava la pianta»), la statale «centrale umbra» orlata da una fila di alberi secolari;
uno dei punti rilevanti della sentenza riguarda l'articolo 26 del regolamento che dà attuazione al codice della strada entrato in vigore il primo gennaio del 1993, che aveva vietato la presenza di alberi entro una distanza minima di sei metri; prima della sentenza della Cassazione vi era il diffuso convincimento che detta norma non fosse riferita agli alberi preesistenti, ma solo a quelli piantati dopo l'entrata in vigore del regolamento di attuazione del Codice della strada;
in particolare il dispositivo della sentenza stabilisce che «è pacifico che l'albero si trovasse a meno di sei metri dal confine stradale, e quindi in posizione non consentita, e pertanto è appunto l'articolo 26 sopra indicato che trova applicazione nella fattispecie che ci occupa, il quale, al n. 6, prevede che gli alberi non possano trovarsi a meno di sei metri dal confine

stradale, norma all'evidenza finalizzata alla tutela della sicurezza degli utenti della strada, mentre non può trovare applicazione la disposizione di cui all'allegato 1 decreto ministeriale Lavori pubblici (decreto ministeriale 18 febbraio 1992, n. 223), che prevede che detta distanza non possa essere inferiore a metri 5, atteso che il regolamento al codice della strada è entrato in vigore nel dicembre 1992, successivamente quindi al decreto ministeriale di cui sopra»;
ancora il dispositivo afferma che «essendo l'albero in questione chiaramente una pertinenza del tratto stradale affidato al controllo del ricorrente, incombeva su di lui l'obbligo di compiere tutte le verifiche necessarie al fine di accertare se quella situazione potesse essere anomala e quindi necessitasse di un intervento immediato. In particolare egli, nella sua qualità di sorvegliante, era titolare di una posizione di garanzia e doveva accertarsi se gli alberi posti vicino al confine stradale di sua competenza rispettassero le distanze previste dal codice della strada, provvedendo, quindi, alle necessarie segnalazioni in ordine alla regolarità dell'albero di cui è processo, essendo egli tenuto a conoscere tutte le normative applicabili in materia di distanze»;
una severa lettura della sentenza potrebbe portare i proprietari e i responsabili della fascia di rispetto stradale a decidere di eliminare le alberature a margine della carreggiate onde evitare ogni responsabilità oggettiva in caso di incidente stradale, causando la distruzione di un enorme patrimonio arboreo e la devastazione di straordinari paesaggi -:
se il Governo non ritenga condivisibili le preoccupazioni in merito ad una possibile interpretazione restrittiva della norma e se non intenda assumere iniziative, anche normative, al fine di garantire la massima sicurezza possibile agli utenti della strada, senza dover ricorrere al taglio indiscriminato delle alberature stradali esistenti;
se il Governo non ritenga di individuare un piano e soprattutto le risorse per aumentare in quei casi la sicurezza anche attraverso incrementi dei trasferimenti alle province con interventi straordinari che consentano di mettere in sicurezza attraverso le opere necessarie i tratti stradali pericolosi.
(5-04466)

Interrogazioni a risposta scritta:

BORGHESI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la società Uirnet costituita tra gli interporti nazionali, ha fruito di contributi di 28 milioni dal Governo Prodi e altri 11 dal Governo Berlusconi, ma non ha mai dato un adeguato resoconto sull'uso del denaro ricevuto;
da internet risulta che UIRNet S.p.A. è stata costituita il 5 settembre 2005 dagli interporti nazionali e ha come scopo la realizzazione di un sistema di gestione della rete logistica nazionale, in attuazione degli interventi previsti dall'articolo 1, comma 456, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 e dal decreto ministeriale n. 18T del 20 giugno 2005;
nel sito si legge testualmente che «UIRNet è entrata nella fase realizzativa del progetto per lo sviluppo della piattaforma nazionale per la logistica integrata e l'intermodalità. L'iniziativa mira alla messa in rete dei servizi per i settori del trasporto e della logistica. Il sistema punta a un diretto coinvolgimento di tutti gli attori del settore dell'autotrasporto, dei poli logistici integrati e delle associazioni. Due gli obiettivi prioritari: miglioramento dell'efficienza dei servizi interportuali e incremento degli standard di sicurezza nell'intero processo della filiera» -:
quali attività ed azioni risultino a conoscenza del Ministro come svolte dalla società, ovvero se non ritenga di intervenire al fine di conseguire adeguate informazioni sull'attività della società;
se non ritenga opportuno assumere iniziative ispettive per valutare se sussistano

i presupposti per la revoca dei contributi concessi per mancato utilizzo degli stessi.
(4-11364)

DIMA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
le organizzazioni sindacali dei trasporti calabresi hanno più volte evidenziato il progressivo stato di abbandono di questo settore che risulta essere amplificato dall'evidente conflittualità esistente tra le rappresentanze dei lavoratori ed i vertici aziendali di Trenitalia;
questa situazione è anche il frutto di alcune problematiche che incidono pesantemente sulla fornitura di servizi di pubblica utilità che abbiano il carattere della qualità e dell'efficienza, soprattutto con riferimento alla provincia di Cosenza;
basti pensare che, attualmente, sono in servizio trentuno macchinisti giornalieri, di cui venti impiegati sui locomotori elettrici ed undici su quelli diesel, mentre, per esempio, negli anni Novanta ne erano in servizio 98 e ciò ha naturalmente provocato i disservizi ed i problemi che si possono facilmente immaginare -:
quali iniziative il Ministro intenda porre in essere per arginare un fenomeno di depauperamento e di delocalizzazione delle strutture da Cosenza verso altri impianti, che penalizza il territorio sotto il profilo occupazionale e dei servizi forniti.
(4-11371)

TESTO AGGIORNATO AL 21 SETTEMBRE 2011

...

INTERNO

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno e il Ministro dell'infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
si fa riferimento alla situazione sempre più grave dell'infrastruttura CIVIS di Bologna, anche a seguito delle novità emergenti quotidianamente dalle indagini della procura della Repubblica di Bologna; ancora oggi sulla base del resoconto del quotidiano locale il Resto del Carlino il presidente di ATC ha dichiarato in procura che manca una parte del progetto esecutivo;
quando manca una parte del progetto esecutivo, diventa difficile aprire i cantieri;
pertanto, di fronte all'accumularsi di anomalie, stranezze, incongruenze, affermazioni contraddittorie dei principali responsabili, l'interpellante chiede che il Governo ponga in essere un intervento deciso, negando, ovviamente sulla base della relazione della commissione sicurezza, il proprio nulla osta;
si ricorda, in particolare, che la gara fu vinta dall'associazione temporanea di imprese composta da Irisbus, azienda produttrice dei mezzi e Ccc per i lavori stradali; quattro dirigenti di Irisbus spa sono indagati e, come riportato dal Resto del Carlino, Atc, visti i ritardi, ha già chiesto due milioni di euro di danni -:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in relazione a quanto esposto in premessa.
(2-01017) «Garagnani».

Interrogazione a risposta orale:

GALATI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
alla luce di quanto accaduto al presidente della V Commissione regionale «riforme e decentramento», onorevole Mario Magno, vittima di alcuni colpi di pistola diretti alla sua segreteria politica, diventa sempre più ineludibile la necessità di una concreta presa di posizione per sconfiggere i contesti criminali che frenano il sano e produttivo sviluppo della Calabria intera;
le troppe e continue intimidazioni subite da parte di esponenti politici della regione Calabria hanno bisogno di un'azione forte e decisa da parte delle

istituzioni nazionali con forme di lotta senza confini verso coloro che cercano di provocare lo smottamento della strada della legalità e della trasparenza intrapresa dal nuovo corso politico del governatore Scopelliti e della sua squadra di governo;
in generale nonostante nel 2009 fossero già state registrate 78 intimidazioni a danno di amministratori regionali e locali, nel 2010 il trend in Calabria è in aumento con 106 episodi e un picco che ha portato al 53 per cento del totale degli enti toccati almeno una volta dal fenomeno. Una situazione che non tende certamente a migliorare a causa delle ulteriori intimidazioni messe in atto in questi primi mesi del 2011;
secondo il rapporto sullo stato delle autonomie locali di Legautonomie Calabria, illustrato all'università della Calabria, la provincia dove lo scorso anno si è verificato il maggior numero di atti intimidatori è quella di Catanzaro con 30, segue Reggio Calabria (26), Vibo Valentia (20), Cosenza (18) e Crotone (12);
a questi dati si vanno ad aggiungere gli attacchi diretti a rappresentanti dell'istituzione regionale;
nel corso del primo anno di attività amministrativa, infatti, la regione Calabria, è stata minacciata con una molteplicità di atti di violenza e interventi minatori con lo scopo di contrastare l'operato politico-amministrativo sempre più attento alle esigenze di una Calabria onesta che vuole emergere e farsi promotrice di un percorso di rinnovamento;
l'auspicio personale rivolto al Ministro interrogato è, nella fattispecie, che vengano prese tutte le possibili contromisure per evitare l'avanzare degli ormai dilaganti atti intimidatori nei confronti di amministratori locali e regionali della Calabria che con il loro quotidiano impegno guardano allo sviluppo e al rinnovamento democratico di cui la terra di Calabria ha enormemente bisogno -:
se il Ministro abbia intenzione di intervenire con azioni mirate per contrastare questi continui atti intimidatori contrastando questo pericoloso clima di odio sferrato contro gli amministratori locali e regionali della Calabria;
se il Ministro interrogato nell'ambito delle sue competenze e vista la gravità delle situazioni messe in atto intenda attivare un piano per la sicurezza e l'ordine democratico permanente, con l'obiettivo di debellare definitivamente il cancro malavitoso in Calabria.
(3-01545)

Interrogazione a risposta in Commissione:

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
su La Repubblica edizione Bari del 20 marzo 2011, il sindaco Michele Emiliano, ex sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia, ha lanciato l'allarme sul consumo di cocaina nella cittadina pugliese;
secondo il primo cittadino, il fenomeno è preoccupante e «coinvolge un numero di persone sempre più elevato: ormai nei sabato sera di molti baresi scorrono fiumi di cocaina»;
«Ci si rifornisce di cocaina e hascisc dai Di Cosola e dagli Strisciuglio, a Carbonara», gruppi criminali dominanti del capoluogo, - ha precisato l'ex procuratore - con la conseguenza «che si è ripreso a sparare per il controllo del mercato della droga»;
il sindaco chiede l'intervento del Ministro Maroni per «avviare una battaglia contro il consumo di cocaina»;
a ben vedere, non è la prima volta che Emiliano denuncia il ritorno della criminalità organizzata a Bari. Per l'ex procuratore inoltre, i consumatori di cocaina e hascisc rafforzerebbero i gruppi

criminali nella città, al punto che questi ultimi si farebbero «la guerra per il controllo del mercato» -:
se quanto riportato nella presente interrogazione corrisponda al vero;
se il Ministro disponga e ritenga opportuno fornire le stime relative al consumo di droga a Bari, che secondo il sindaco di Bari, Michele Emiliano, finanzierebbe la guerra fra i clan pugliesi.
(5-04463)

Interrogazioni a risposta scritta:

BELLANOVA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive per mezzo del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive nella riunione del 10 marzo 2011 ha decretato la chiusura del settore ospiti e il divieto di vendita dei tagliandi ai residenti nella provincia di Lecce per la gara calcistica Grottaglie- Nardò del 20 marzo 2011;
questo è il terzo provvedimento di divieto adottato nei confronti della squadra del Nardò Calcio, nonostante il 28 febbraio 2011 si sia svolto il derby, tutto salentino, tra la squadra del Nardò e quella della Virtus Casarano. Lo spettacolo calcistico che ha coinvolto circa 5000 spettatori, a detta della stampa locale e delle tifoserie, ha avuto luogo in un totale clima di sportività;
tra i tanti tifosi che seguono puntualmente la squadra del Nardò Calcio negli appuntamenti domenicali vi sono anche tante famiglie tra cui donne e bambini che ancora oggi si chiedono le motivazioni in merito alle determinazioni adottate dall'Osservatorio -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno intervenire con urgenza per appurare quali siano effettivamente le ragioni che hanno portato l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ad adottare un così duro provvedimento nei confronti della squadra del Nardò Calcio e per pervenire semmai ad una revisione di tale determinazione al fine di non penalizzare, proprio a poche giornate dalla conclusione del campionato, i tanti tifosi che con spirito sportivo e meramente ludico vorrebbero continuare a seguire con la passione di sempre le sorti della squadra del Nardò Calcio.
(4-11353)

DIMA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i direttori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nel ruolo SDACE hanno superato il concorso straordinario di cui ai decreto legislativo n. 217 del 2005 e successivamente hanno frequentato il corso di sei mesi presso l'ISA;
al termine del suddetto corso, hanno sostenuto e superato l'esame finale che ha consentito l'accesso alla qualifica di rettore (ex 8 livello);
nel passaggio di qualifica però non è stata considerata in alcuna misura l'anzianità pregressa, contrariamente a quanto avvenuto in altre occasioni e ciò non appare condivisibile soprattutto se si considera che direttori, nella loro precedente qualifica, hanno maturato una solida esperienza professionale -:
se il Ministro ritenga opportuno assumere iniziative, anche di carattere normativo, finalizzate al riconoscimento anche parziale dell'anzianità pregressa, considerato che il servizio precedentemente prestato è stato interamente svolto nei ruolo dei funzionari tecnici, facendo sì che i direttori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco possano godere di un regime contributivo sostanzialmente equiparato alla progressione di carriera ottenuta attraverso regolare concorso.
(4-11370)

NACCARATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 16 febbraio 2011 gli agenti della squadra mobile della questura di Padova in collaborazione con la direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria - nell'ambito dell'operazione denominata

«Scacco matto» - hanno eseguito l'ordine di custodia cautelare nei confronti di Cesare Longordo, 44 anni, residente in via Tommaseo 7 a Torreglia (Padova) accusato, in concorso con altre 30 persone, di associazione a delinquere di stampo mafioso;
secondo gli inquirenti Longordo è da ritenersi un affiliato al clan 'ndranghetistico riconducibile alla famiglia Longo di Polistena (Reggio Calabria);
in particolare, tra le attività criminose attuate da Longordo e dagli altri arrestati risultano una serie di danneggiamenti, furti, estorsioni, oltre alla detenzione e porto abusivo di armi anche da guerra, esplosivi e all'acquisizione in modo diretto di appalti pubblici, attività economiche e concessioni di autorizzazione a servizi pubblici e intestazione fittizia di beni. Nell'ambito della sopra citata operazione sono stati sequestrati beni per un ammontare di circa 30 milioni di euro, insieme a diverse proprietà patrimoniali nei comuni di Fondi di Latina, Polistena e Roma;
a Torreglia Longordo conduceva, insieme alla moglie e ai figli, un'esistenza apparentemente irreprensibile, grazie alla copertura di muratore, a prova della significativa capacità di infiltrazione e mimesi nel tessuto sociale e produttivo del Veneto da parte dei clan della 'ndrangheta;
come ripetutamente evidenziato dalle relazioni semestrali della direzione investigativa antimafia al Ministero dell'interno sull'attività di contrasto alle mafie, e dai rapporti diffusi della procura nazionale antimafia, il Veneto si conferma come territorio appetibile per le attività illegali della criminalità organizzata. Tale evidenza è altresì dimostrata dalla significativa serie di arresti nei confronti di numerosi affiliati a sodalizi riconducibili a mafia, camorra e 'ndrangheta, come riportato nei precedenti atti di sindacato ispettivo al Ministro dell'interno presentati dall'interrogante;
secondo la direzione investigativa antimafia la permeabilità di territori che si credevano immuni dal radicamento della criminalità organizzata - come il Veneto - pone il problema della vulnerabilità dei tessuti sociali locali. Non solo per quanto riguarda il continuo incremento dei proventi illeciti, ma soprattutto nei confronti di fenomeni di riciclaggio da parte di organizzazioni mafiose connotate da una matrice sempre più imprenditoriale. Tale progressione è stata definita «silente» dalla direzione investigativa antimafia che ha sottolineato la pericolosità di azioni criminose «sottotraccia» che non sollevano allarmi sociali, assicurando al contempo, ampi margini di profitto -:
se sia al corrente dei fatti esposti in premessa;
quali misure concrete di competenza intenda assumere per prevenire e contrastare i continui tentativi di radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso in Veneto.
(4-11378)

NACCARATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
ha destato scalpore la decisione del sindaco di San Martino di Lupari, in provincia di Padova, di inserire accanto all'intestazione del sito web ufficiale del comune il simbolo noto come il «Sole delle Alpi»;
tale simbolo, infatti, viene pubblicamente utilizzato da una specifica forza politica, la Lega Nord-Padania, di cui il sindaco è un esponente;
l'episodio in questione ricalca ciò che si è già verificato nel comune lombardo di Adro (BS) in cui su decisione del sindaco, anch'egli leghista, il nuovo polo scolastico del paese è stato tappezzato con più di 700 simboli del «Sole delle Alpi», successivamente rimossi attraverso un'ordinanza del tribunale civile di Brescia;
la decisione di affiancare un simbolo dichiaratamente riconducibile al partito della Lega Nord a quello istituzionale del comune di San Martino di Lupari appare

inadeguata e chiaramente non conforme alle finalità di informazione istituzionale del sito web;
a parere dell'interrogante la mancata rimozione del simbolo leghista dalla testata del sito internet del comune denota un utilizzo strumentale del sito web comunale che, in questo modo, sembra venire utilizzato più come bacheca politica - in funzione chiaramente propagandistica - che come strumento di informazione neutrale sulle attività dell'ente locale, al servizio di tutti i cittadini, indipendentemente dall'orientamento politico di ognuno;
infatti, il sito comunale ha un costo pagato dall'intera comunità cittadina. Per questa ragione si tratta di uno strumento informativo che, per legge, deve risultare imparziale -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative di competenza intenda intraprendere in considerazione del fatto che il sito web di un comune dovrebbe garantire un'informazione imparziale al servizio di tutta la cittadinanza.
(4-11384)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta in Commissione:

DE PASQUALE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la professoressa Iris Marie Gatt, è docente a contratto di lingua inglese (madrelingua) ed educazione degli adulti presso l'università di Firenze (scienze politiche), nonché supplente in 3a fascia di conversazione lingua inglese (C032) da circa 10 anni presso istituti superiori statali che fanno riferimento all'ufficio scolastico provinciale di Firenze;
ha 54 anni ed è attualmente disoccupata (dall'anno scorso quando la sua facoltà, per mancanza di fondi ha dovuto cedere il suo insegnamento e quelli di altri docenti precari a docenti strutturati). Inoltre, le convocazioni delle scuole per la graduatoria C032 di 3a fascia sono rare, e non essendo in 1a posizione in graduatoria, gli spezzoni di insegnamento vengono quasi sempre prese da altri insegnanti, compresi quelli in prima fascia;
la professoressa è abilitata in conversazione in lingua straniera inglese che le è stata rilasciata da uno Stato europeo (Malta, che ha peraltro una intensa attività di insegnamento dell'inglese a stranieri). Il riconoscimento di questa abilitazione le permetterebbe un inserimento in 1a (o 2a) fascia presso l'ufficio scolastico provinciale di Firenze. Dopo aver contattato il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e altri uffici, sembra che sia impossibile fare riconoscere l'abilitazione per questa classe di concorso, al contrario dell'insegnamento della lingua inglese (classe A345/6) che le è stato appena riconosciuto ma che come classe di concorso presso l'ufficio scolastico provinciale di Firenze dimostra un'infinita lista di insegnanti in graduatoria, lasciandole poca o nessuna speranza di ottenere spezzoni di lavoro ed eventualmente un posto di ruolo del quale ha urgente bisogno;
probabilmente il problema principale nel suo caso concerne un reale riconoscimento di merito (documentato) che possiede nella disciplina specifica alla classe C032, dal momento che ha investito tanti anni di serio studio (a sue spese e con tanti sacrifici), proprio nella materia particolare dell'insegnamento della lingua inglese parlata interpersonale (conversazione);
ha effettuato infatti studi approfonditi post-lauream presso un università inglese, condotto numerose ricerche sull'ottimizzazione della conversazione in classe in contesti educativi italiani (compreso un liceo linguistico italiano e l'università di Firenze) e presentato i suoi lavori in congressi internazionali, con pubblicazioni su riviste accademiche importanti;

ha inoltre all'attivo decenni di esperienze lavorative nel campo specifico di conversazione lingua inglese, delle quali possiede documenti ufficiali e ottime referenze e valutazioni rilasciate sia dall'università di Firenze, sia da una scuola superiore statale italiana;
il riconoscimento italiano dell'abilitazione maltese le permetterebbe il passaggio dalla graduatoria di 3a fascia alla 1a (o 2a fascia) presso l'ufficio scolastico provinciale. A differenza di altre graduatorie relative ad altre classi di concorso, la C032 ha pochissimo personale docente a disposizione in 1a fascia a Firenze e questo significherebbe una buona prospettiva di lavoro e un'eventuale uscita dalla precarietà che l'attanaglia nonostante tutti i suoi sforzi e il suo entusiasmo per l'insegnamento;
inoltre la sua scuola capofila le ha appena cancellato ben 17 punti di merito che aveva (in graduatoria 3a fascia, C032) per il suo titolo di accesso inglese nel quale ha il massimo grado di merito (a livello di maturità). Questo la farà scivolare più giù in graduatoria dietro a persone con meno titoli qualificanti (magari con solo la maturità) -:
quale sia l'effettiva posizione che la professoressa Gatt può ricoprire in graduatoria tenendo conto di tutti i titoli dalla stessa conseguiti e quali iniziative possa implementare la stessa al fine di poter vedere riconosciuti tali titoli in un ottica di piena e completa valorizzazione del merito.
(5-04455)

DE PASQUALE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nella circolare ministeriale n. 59 del 23 luglio 2010 prot. n. 2375 avente per oggetto anno scolastico 2010/2011 - adeguamento degli organici di diritto alle situazioni di fatto, è previsto testualmente che: «La scuola dell'infanzia, com'è noto, non ha carattere obbligatorio e, pertanto, alla stessa non si applica il disposto di cui all'articolo 3, comma 1, della legge n. 333 del 2001. Ne consegue che eventuali domande di iscrizioni in esubero non determinano la necessità di apportare variazioni in aumento del numero delle sezioni»;
già da alcuni anni, dopo l'entrata in vigore del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008, il quale ha previsto di tagliare in tre anni circa 140 posti negli organici del personale docente ed ATA, l'organico della scuola dell'infanzia è di fatto bloccato;
la conseguenza di questo blocco determina, visto in tutto il Paese il costante aumento del numero delle famiglie che richiedono per i propri figli la frequenza della scuola dell'infanzia, l'esclusione di numerosissimi bambini dalla possibilità dell'iscrizione a questa scuola;
le liste d'attesa sono lunghissime e le famiglie si trovano in grandissime difficoltà in quanto, soprattutto le madri, non possono cercare e trovare un'opportunità di lavoro per l'impossibilità di lasciare solo il figliolo;
inoltre bambini che molto spesso hanno, fino al precedente anno scolastico, frequentato il nido sono costretti a rimanere a casa con conseguente riflesso negativo sul proprio sviluppo cognitivo e sulla crescita relazionale;
per di più numerose regioni hanno scelto di garantire la possibilità a tutte le famiglie richiedenti di mandare i propri figli alla scuola dell'infanzia, mediante l'accollo dell'intero pagamento di sezioni di scuola dell'infanzia presso scuole statali;
è evidente come queste iniziative determina per le regioni un enorme peso finanziario e per i cittadini la perdita di servizi che diversamente le regioni avrebbero finanziato con le risorse impiegate per le sezioni dell'infanzia, la cui apertura non è di competenza regionale -:
quale sia la visione politica del Governo in merito alla scuola dell'infanzia e quali scelte il Ministro intenda compiere

nell'immediata fase di emergenza e per gli anni futuri riguardo alla scuola dell'infanzia stessa, che di fatto ormai è diventata per tutte le famiglie italiane una indispensabile necessità e per i bambini un insostituibile momento di crescita relazionale e di sviluppo cognitivo.
(5-04461)

Interrogazioni a risposta scritta:

DONADI, ZAZZERA e DI GIUSEPPE. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la notizia del possibile congelamento delle graduatorie ad esaurimento, nonostante sia stato adottato l'ultimo decreto di aggiornamento, del decreto ministeriale 42 dell'8 aprile 2009 e la legge n. 167 del 2009 ne preveda l'aggiornamento, produce un gravissimo danno nei confronti dei docenti precari in attesa di poter dichiarare i titoli di riserva acquisiti o riconosciuti nel periodo successivo all'ultimo aggiornamento;
si tratta di quei docenti appartenenti alle «categorie protette» tutelate dalla legge n. 68 del 1999 (invalidi civili, del lavoro, orfani e coniugi superstiti di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio e altre categorie riportate nell'allegato 5 al decreto ministeriale n. 42 dell'8 aprile 2009);
il diritto alla riserva (legge n. 68 del 2009) prevede un iter di riconoscimento molto lungo e complesso, però il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca consente di dichiarare l'appartenenza alla categoria dei riservisti solo in concomitanza all'aggiornamento delle graduatorie. Ne deriva che un docente, all'atto della riapertura delle graduatorie, potrebbe trovarsi ancora in fase di riconoscimento di tale di diritto e debba poi attendere il successivo decreto di aggiornamento per poter dichiarare lo status nel frattempo acquisito e certificato;
non si comprende perché il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca conceda solo 30 giorni ogni biennio per poter dichiarare alcune situazioni invalidanti o di svantaggio sociale che, invece e purtroppo, non hanno scadenza, mentre in altri ambiti lavorativi è sempre possibile aggiornare eventuali diritti acquisiti. Tra l'altro, la legge n. 68 del 1999 si applica a tutti gli ambiti lavorativi, pubblici e privati, e non comporta nessun punteggio di servizio aggiuntivo, ma la regolamentazione all'accesso al mondo del lavoro di una particolare, e già svantaggiata, categoria di cittadini;
non risulta chiaro se le eventuali prossime stipule di contratti a tempo determinato e indeterminato potranno essere considerate legittime. Infatti, il computo delle quote di riserva spettanti che ne verrà fuori risulterà necessariamente falsato, perché calcolato sulla base di graduatorie che non riconoscono lo status di riservista a docenti che in realtà e di diritto lo possiedono;
durante la seduta n 440 del 25 febbraio 2011 il Governo ha accolto un ordine del giorno che lo impegnava ad attuare opportune iniziative finalizzate a tutelare il diritto di accesso al lavoro dei docenti appartenenti alle categorie protette -:
se il Ministro interrogato intenda intervenire affinché si tenga fede agli impegni presi, riguardo all'accesso al lavoro, nei confronti delle categorie protette, già segnate da condizioni di salute, familiari o sociali molto svantaggiate.
(4-11355)

GRIMOLDI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
su richiesta degli editori, il termine ultimo per le adozioni dei libri di testo per le classi ove sono presenti alunni con disabilità visiva per l'anno scolastico 2011-2012 è stato spostato al 10 maggio 2011;
tale termine, per prassi, è sempre stato il 31 marzo;

tale decisione recherà un grave danno agli studenti disabili visivi, perché ritarderà di oltre due mesi l'acquisizione dei libri di testo nei formati accessibili e fruibili;
inoltre, a sei mesi dalla stipula del nuovo protocollo d'intesa con l'A.I.E. solo 8 editori, sugli oltre 120 interessati, hanno sottoscritto il conseguente accordo, relativamente alla realizzazione di libri in formato digitale;
nonostante il nuovo protocollo, al 31 dicembre 2010 risultavano consegnati solo il 71 per cento dei file richiesti, con attese che sono arrivate anche a 212 giorni;
peraltro, oltre il 60 per cento della produzione di libri di testo si riferisce a testi in formato cartaceo - in braille per i non vedenti e a caratteri ingranditi per gli ipovedenti - per i quali non è fornito dall'editore il file digitale ed è invece richiesta la partecipazione alla spesa da parte dell'ente locale;
l'obbligo di adozione dei testi entro il 31 marzo aveva sinora consentito di espletare l'iter amministrativo propedeutico alla fornitura (emissione dei preventivi di spesa, acquisizione dell'autorizzazione a trascrivere da parte dell'ente locale) entro il mese di maggio e quindi di eseguire la trascrizione durante il periodo estivo, consentendo pertanto la consegna, almeno delle prime parti del testo, in coincidenza con l'apertura dell'anno scolastico;
inoltre, coinvolgendo le amministrazioni locali in prossimità dell'estate, i tempi inevitabilmente si allungano: esperienze passate dimostrano che in molti casi le autorizzazioni arrivavano a settembre, con la conseguenza negativa che i libri pervenivano allo studente in prossimità delle vacanze natalizie;
l'anticipo dei termini delle adozioni era stato deciso proprio per ovviare a questi inconvenienti -:
se il Ministro sia a conoscenza della problematica e se non ritenga opportuno assumere iniziative affinché sia confermata la norma che fissa al 31 marzo il termine ultimo per le adozioni dei libri di testo per le classi ove sono presenti alunni che necessitano di testi diversi da quelli comunemente in commercio.
(4-11373)

PORFIDIA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'università degli studi della Basilicata, facoltà di economia, ha indetto una valutazione comparativa per la copertura di n. 1 posto di professore associato di ruolo per il settore scientifico-disciplinare ius/01 «diritto privato» (D.R. n. 296 del 30 giugno 2008, il cui avviso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 58 del 25 luglio 2008);
la commissione della valutazione comparativa veniva nominata con D.R. n. 17 del 12 gennaio 2010 ed era composta dai seguenti membri: professor Andrea Belvedere (professore ordinario - università di Pavia) - segretario; professor Francesco Delfini (professore ordinario - università statale di Milano); professor Giovanni Battista Ferri (professore ordinario - università di Roma - «La Sapienza») - presidente; professor Giuseppina Pisciotta (professore ordinario - università di Palermo); professor Armando Plaia (professore ordinario - università di Palermo);
il professor Andrea Belvedere è il membro interno nominato dal consiglio della facoltà di economia in questione, con verbale n. 5 del 12 settembre 2008;
nel I verbale della riunione preliminare del 12 aprile 2010 la Commissione dichiara testualmente: «I commissari prendono visione dell'elenco dei candidati ammessi e dichiarano di non avere alcun rapporto di parentela o affinità entro il quarto grado incluso tra loro né con i candidati stessi, ai sensi degli articoli 51 e 52 del codice di procedura civile. La commissione dichiara altresì che non sussistono motivi di incompatibilità legati alla compresenza di componenti che in altra

procedura valutativa rivestono rispettivamente la posizione di candidato e commissario»;
a detta procedura di valutazione comparativa partecipavano i dottori Ubertazzi Tommaso Maria e Stefini Umberto;
nelle more dell'approvazione degli atti concorsuali da parte del rettore dell'università della Basilicata, il dottor Raffaele Picaro presentava osservazioni in merito alla regolarità della procedura comparativa con riguardo alla posizione dei candidati Stefini ed Ubertazzi;
innanzitutto, Ubertazzi e Stefini producevano quale principale pubblicazione su cui essere giudicati - durante la prima prova, oltre che in sede di valutazione curriculare - una monografia sostanzialmente coincidente, rispettivamente, con la tesi di laurea (Ubertazzi, «Il diritto alla privacy. Natura e funzione giuridiche»), e con la tesi di dottorato (Stefini, «La cessione del credito con causa di garanzia»), entrambe vagliate dal tutor che era proprio il professor Andrea Belvedere (come si legge nel curriculum di Stefini pubblicato sul sito dell'università degli Studi di Pavia e da quello di Ubertazzi pubblicato sul sito dell'università Milano Bicocca, nonché dal sito web dell'OPAC);
Stefini Umberto è docente (almeno dall'anno accademico 2004/2005) del dipartimento di studi giuridici dell'università degli studi di Pavia, il cui direttore è il professor Andrea Belvedere - come si evince dal sito dell'università di Pavia nonché dalla guida dello studente dell'ateneo di Pavia. Precisamente è ricercatore di diritto privato (IUS/01) presso il dipartimento di studi giuridici (facoltà di giurisprudenza) dell'università;
a partire dal 31 luglio 2004, ottiene un assegno di ricerca presso la facoltà di giurisprudenza dell'università degli studi di Pavia e vince il dottorato di ricerca in diritto delle obbligazioni e della responsabilità civile (XVI ciclo), presso l'università degli studi di Ferrara, cui l'università degli studi di Pavia era consorziata, ed il cui tutor era proprio il professor Andrea Belvedere;
per quanto concerne Ubertazzi Tommaso Maria Giovanni Luigi Gerolamo, va rilevato che, a quanto consta all'interrogante, il padre è il professor Ubertazzi Luigi Carlo, professore ordinario, docente del dipartimento di studi giuridici dell'università degli studi di Pavia e coordinatore del dottorato di ricerca in diritto privato del medesimo dipartimento, dunque, collega del professor Andrea Belvedere, direttore del ricordato dipartimento;
il professor Ubertazzi Luigi Carlo è, inoltre, direttore degli AIDA (Annali italiani del diritto d'autore, della cultura e dello spettacolo) che da almeno un decennio provvedono alla pubblicazione degli atti dei convegni «Incontro di Diritto Industriale» organizzati annualmente dalla facoltà di giurisprudenza dell'università degli studi di Pavia, in particolare dallo stesso professor Ubertazzi Luigi Carlo, professore ordinario di diritto industriale (si veda la segreteria organizzativa dei convegni in questione), in costante collaborazione con il collegio Ghislieri, il cui rettore è proprio il professor Andrea Belvedere. Non a caso tali convegni vengono definiti - anche sui siti web dello studio legale del professor Ubertazzi e del collegio Ghislieri - come «convegni AIDA»;
il professor Ubertazzi Luigi Carlo, direttore del commentario breve al diritto della concorrenza, annovera tra i suoi collaboratori il professor Plaia Armando, altro membro - insieme al professor Belvedere Andrea - della commissione per la valutazione comparativa per professore associato di cui sopra, cui ha partecipato il figlio del professor Ubertazzi;
il professor Ubertazzi Luigi Carlo ha fatto parte del corpo docenti del corso «Diritto dell'internet» della European School of Economics, insieme con il professor Delfini Francesco, ulteriore membro della Commissione per la valutazione comparativa per professore associato di cui in premessa, cui ha partecipato il figlio del professor Ubertazzi;

lo stesso dottor Ubertazzi Tommaso Maria ha collaborato presso la cattedra di diritto privato della facoltà di giurisprudenza dell'università degli studi di Pavia in qualità di assegnista di ricerca negli anni 2005, 2006, 2007 e 2008 (anno del bando del concorso a professore associato), presso la quale sono docenti - è bene ricordarlo - il padre, professor Ubertazzi Luigi Carlo, il membro della commissione della discussa procedura di valutazione comparativa professor Andrea Belvedere, nonché il suo presunto antagonista candidato dottor Stefini Umberto;
resta il fatto che con decreto n. 90 del 24 febbraio 2011, il rettore, nonostante quanto significato dal dottor Raffaele Picaro, provvedeva all'approvazione degli atti e dichiarava idonei proprio i dottori Stefini ed Ubertazzi e che l'intervenuta pubblicazione della relazione riassuntiva degli atti evidenzia, ad avviso dell'interrogante, un trattamento di evidente disfavore della commissione nei confronti del candidato Picaro, che - a suo dire - risulta pregiudicato nelle sue aspettative in quanto la commissione avrebbe omesso di considerare significativi titoli da lui prodotti e di cui la legge impone la valutazione specifica con l'indicazione di appositi criteri, peraltro fatti propri dalla commissione;
il caso esposto dimostra che i criteri attualmente previsti per la composizione della commissione giudicatrice per il reclutamento dei docenti universitari non paiono in grado di assicurare pienamente imparzialità, obiettività, serietà, correttezza delle procedure -:
se al Ministro interrogato risultino casi analoghi a quello di cui in premessa e se intenda assumere iniziative normative volte a meglio precisare i criteri di composizione delle commissioni giudicatrici per il reclutamento dei docenti universitari nonché le cause di incompatibilità dei relativi membri, al fine di garantire pienamente i principi di imparzialità e trasparenza delle procedure di valutazione.
(4-11376)

SORO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
sia la Regione Sardegna che la provincia di Olbia Tempio hanno adottato per gli anni 2011/2012 il piano di dimensionamento scolastico;
dall'esame dei due piani deliberati risultano delle criticità: il piano di dimensionamento scolastico Regionale, a differenza del piano provinciale, in riferimento al 2o ciclo, prevede l'accorpamento dell'istituto professionale di Oschiri all'Amsicora di Olbia con la creazione di un I.I.S.;
la previsione di tale accorpamento sta creando notevoli problemi nell'ambito delle comunità interessate;
da più di cinquanta anni l'istituto professionale di Oschiri, che rappresenta per tutto l'ambito del Monte Acuto l'unico istituto superiore esistente, ha offerto a centinaia di studenti della provincia di Olbia Tempio una valida formazione anche per l'accesso nel mondo del lavoro;
risulta che l'accorpamento non comporterebbe nessuna economia rispetto al mantenimento dello status quo che i due istituti possono essere mantenuti nel rispetto degli indirizzi delle linee guida regionali e che il mantenimento degli stessi è giustificato, nel caso dell'Amsicora di Olbia, dal forte trend demografico e dagli interventi di ammodernamento ai laboratori e alle strutture che consentiranno un rilancio già dall'anno in corso, e nel caso dell'IPIA di Oschiri sia dalla specificità riconosciuta dalle linee guida, sia dal rilancio che deriverà dall'attivazione del nuovo indirizzo relativo ai servizi socio sanitari;
dalle criticità emerse dai due piani approvati pare opportuno verificare tutte le condizioni necessarie a garantire un'offerta formativa e didattico-organizzativa che rispetti gli equilibri territoriali provinciale e regionale;
la provincia di Olbia Tempio si è impegnata già nell'anno in corso a valutare

soluzioni alternative e compensative relative al dimensionamento scolastico -:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in merito alle criticità presenti nei due piani di dimensionamento scolastico di cui in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo anche garantendo maggiori risorse finanziarie per il settore, posto che la previsione di accorpamento dell'Amsicora di Olbia e dell'Ipia di Oschiri sembrerebbe motivata da esigenze di razionalizzazione della spesa consentendo così l'autonomia dei due istituti nel rispetto delle indicazioni del piano provinciale.
(4-11383)

...

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:

POLI, LIBÈ, BOSI e DIONISI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il sito industriale di Piombino (Livorno) sta attraversando un momento di profonda crisi, soprattutto per le vicende che in questo momento vedono la Lucchini (azienda produttrice di acciaio) in una profonda difficoltà societaria;
il gruppo proprietario è fortemente esposto con gli istituti bancari e sta cercando di elaborare un piano di ristrutturazione del debito con un preciso accordo, che vede la possibilità di vendere i presidi francesi di Ascometal (appartenenti al gruppo Lucchini);
in questo momento è difficile che si possa vendere l'area siderurgica del gruppo ed in particolare lo stabilimento di Piombino, il quale sta vivendo una situazione di totale incertezza;
lo stabilimento di Piombino ha necessità di un piano industriale, altrimenti corre il rischio di un collasso, fino ad oggi evitato grazie all'intervento delle banche che hanno evitato il fallimento garantendo liquidità;
il gruppo Severstal che controlla il gruppo Lucchini è in profondo indebitamento pertanto non potrà ricapitalizzare e la situazione colpisce in particolar modo lo stabilimento di Piombino, realtà a ciclo integrale con un'area a caldo che rischia di non sopravvivere, ma che è fondamentale per la sopravvivenza dello stabilimento;
l'altoforno è vetusto, ma non può essere messo da parte; servono investimenti importanti, che ne conservino il processo produttivo, poiché è l'unico modo per trovare acquirenti interessati;
i forni elettrici non possono sostituire l'area a caldo; la produzione piombinese per tipologia di prodotti (laminati lunghi) ha bisogno di un altoforno, fra l'altro il costo dell'energia elettrica è un deterrente;
il mantenimento dell'area a caldo garantirebbe una forza lavoro di circa 800/900 posti di lavoro, poiché è il cuore dell'acciaieria, altrimenti ci sarebbe una drastica riduzione del personale con un tracollo sociale sul territorio;
Piombino è il secondo polo siderurgico italiano dopo Taranto; nonostante ciò, il Governo, a giudizio dell'interrogante, non è ancora adeguatamente intervenuto a sostegno di questo comparto. Inoltre, non esiste una seria politica industriale oramai dagli anni 80' e senza un preciso rilancio del settore con l'intervento dello Stato è impossibile pensare di uscire da questa crisi;
occorrerebbe una seria politica industriale atta a mantenere in vita il settore siderurgico piombinese, visto che ad oggi il comparto dell'acciaio è ancora strategico -:
quali urgenti iniziative intendano porre in essere al fine di garantire che Piombino non perda la sua principale

fabbrica, con grave danno per i lavoratori in essa impiegati e per il settore siderurgico piombinese che costituisce un grande patrimonio nazionale.
(3-01543)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BELLANOVA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
emerge, in questi giorni, una fortissima preoccupazione per ben 1800 lavoratori italiani precari, tra questi, 20 operanti nella sola città di Lecce. Si tratta dei lavoratori somministrati presso le sedi INPS che dal 1o aprile 2011 rischiano, per effetto delle norme contenute nella cosiddetta «legge di stabilità», di trovarsi senza lavoro;
già 600 di questi 1800 lavoratori, molti dei quali giovani uomini e donne, a dicembre 2010, hanno visto sospendersi il contratto di lavoro, andando ad alimentare, così, il bacino dei lavoratori disoccupati in Italia;
il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, all'articolo 9 «Contenimento delle spese in materia di pubblico impiego», comma 28, stabilisce, infatti, che «a decorrere dall'anno 2011, le amministrazioni dello Stato [...] possono avvalersi di personale a tempo determinato o con convenzioni ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le stesse finalità nell'anno 2009»;
va detto che questi lavoratori, formati e professionalizzati, hanno rappresentato per l'istituto nel corso degli anni, delle vere e proprie risorse attraverso le quali, nelle varie sedi italiane, si è potuto sopperire alla strutturale carenza di organico riuscendo al contempo a garantire continuità alle prestazioni rese ai cittadini;
questi lavoratori, attualmente somministrati dall'agenzia Tempor, sono adibiti, infatti, a funzioni ordinarie e strutturali di lavoro e la loro mancata presenza, potrebbe rallentare l'iter di pratiche pensionistiche e sociali di competenza dell'Istituto;
il taglio di queste risorse umane rischia per un verso di mortificare i progetti di lavoratori che, seppur in una condizione di precarietà, hanno cercato di costruirsi percorsi di autonomia di vita e, dall'altro verso, di compromettere la capacità dell'Istituto di poter rispondere, con i tempi adeguati, ai compiti istituzionali per i quali i cittadini si rivolgono all'ente -:
se il Ministro interrogato, data la situazione sopra esposta, non ritenga opportuno intervenire con urgenza per scongiurare un'ulteriore perdita dei livelli occupazionali nel Paese, salvaguardando congiuntamente anche il diritto dei cittadini che si rivolgono all'Istituto per avere dei riscontri dallo stesso in tempi utili.
(5-04449)

BELLANOVA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in data 2 febbraio 2011 l'interrogante ha presentato al Ministro del lavoro e delle politiche sociali un'interrogazione circa la notizia, riportata dai media, di una denuncia da parte di nove lavoratori africani impiegati nei campi di installazione di pannelli fotovoltaici nel territorio salentino che sembrerebbero essere stati costretti a lavorare per molte ore al giorno, a fronte di una paga irrisoria ed in condizioni di sfruttamento;
in data odierna, sempre dalla stampa locale, emerge un'ulteriore notizia in merito allo sfruttamento della manodopera straniera. Sembrerebbe, dalle notizie riportate che circa trenta cittadini immigrati si siano rivolti al commissariato di polizia di Galatina (Le) per denunciare le modalità con le quali sarebbero stati costretti a lavorare. I lavoratori immigrati sembrerebbero lamentare in particolare i ritardi

nel percepire il salario, l'orario di lavoro oltremodo prolungato e la carenza delle tutele per ciò che concerne la sicurezza sul luogo di lavoro;
lo sfruttamento di manodopera rappresenta un fenomeno deprecabile che investe, purtroppo, diversi settori dell'economia italiana. Tale fenomeno risulta essere ancor più deplorevole quando ad essere coinvolti sono persone, quali gli immigrati, che già si allontano dai propri paesi di origine per fuggire da situazioni nelle quali si consuma la negazione dei diritti umani e che in molti casi sperano, arrivando in Italia, di poter trovare un riscatto lavorativo e di vita ai soprusi subiti nelle realtà di origine;
il lavoro sommerso e la mancanza di eventuali tutele per ciò che concerne la sicurezza sui luoghi di lavoro oltre a rappresentare un reato perpetrato nei confronti di queste persone, rappresentano anche un dato fortemente negativo per l'intera comunità e per l'economia del nostro Paese. La precaria o mancata regolarizzazione di questi lavoratori potrebbe generare, di fatto, una competizione sleale tra soggetti economici portando alla conseguente perdita di risorse fiscali e contributive;
in questo momento congiunturale il Mezzogiorno d'Italia ed anche il Salento sono teatro di un crocevia di popolazioni che sfuggono dai propri paesi per cercare condizioni di vita migliori, sarebbe utile dunque vigilare attentamente affinché nessuna di queste persone venga cooptata nella spirale dell'illecito fatto di ricatti e di sofferenza umana -:
se il Ministro interrogato, in virtù di quanto sopra esposto, non ritenga utile intervenire con urgenza per attivare gli organi territoriali preposti per intensificare maggiormente i controlli dovuti col fine di evitare ulteriori penalizzazioni sia alle persone immigrate che oggi si trovano ad operare sul territorio salentino, sia per tutte quelle aziende salentine che sono rispettose delle regole vigenti e che rischiano, attraverso la becera pratica del sommerso, di vedersi sconfitte economicamente da coloro che agiscono in nome dell'illegalità.
(5-04453)

BRAGA, CODURELLI e DAMIANO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il giorno 10 marzo 2008 si verificava a Limido Comasco (Como) un incidente stradale mortale di cui era vittima Roberto Scavo di 21 anni, portalettere assunto a tempo determinato, mentre svolgeva il servizio di consegna posta, in sella al ciclomotore Piaggio Liberty 125 di proprietà di Poste Italiane;
tra il marzo 2008 e il gennaio 2009 ben 12 portalettere, molti dei quali con contratti a tempo determinato, hanno perso la vita in incidenti stradali, in maggioranza con mezzi a due ruote;
risulta che numerosi Piaggio Liberty in dotazione ai portalettere e acquistati nel 2006 da Poste italiane sono stati richiamati in quanto difettosi, in particolare per impuntatura del comando dell'acceleratore, difetto che potrebbe giustificare anche la dinamica dell'incidente suddetto;
è stato in più occasioni segnalato, tra cui in un convegno a Verona nell'ottobre 2000, come sia necessario inserire l'incidente stradale fra i rischi di infortunio che le aziende devono affrontare nell'ambito del processo di valutazione del rischio previsto dal decreto legislativo n. 81 del 2008 e che ciò sia di particolare rilevanza nel caso dei portalettere, considerato l'elevato numero di infortuni che colpisce questi lavoratori e di contratti a tempo determinato presenti nel settore;
le misure previste dall'articolo 15 del decreto legislativo n. 81 del 2008 appaiono ancora in gran parte e nella sostanza disattese per questi lavoratori in riferimento in particolare alla tipologia di contratto, all'accertamento della sicurezza del mezzo - messa in capo al lavoratore, privo di specifiche competenze - alla valutazione dell'adeguatezza del rapporto tra

portata del motociclo e peso caricato (peso corporeo più posta da distribuire), che non sta nella disponibilità del dipendente;
la tutela dell'Inail per i laboratori a tempo determinato di Poste italiane risulta del tutto inadeguata nel caso di incidenti stradali durante l'attività lavorativa, tanto che nel caso in questione la famiglia di Roberto Scavo ha ricevuto esclusivamente un indennizzo di 1725 euro per «assegno funerario» e l'incidente è stato classificato come normale incidente stradale e non come infortunio mortale sul lavoro;
la seconda relazione intermedia della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, presentata in Senato il 27 gennaio 2011, approfondisce in una specifica sezione il fenomeno degli infortuni sul lavoro nel settore dei trasporti, con particolare attenzione a quello relativo ai portalettere e denuncia l'aumento in atti per la categoria di chi lavora con i mezzi a due ruote. La Commissione individua anche iniziative per affrontare il problema, in particolare: diverse modalità di raccolta dei dati (modulistica Istat che attualmente non è predisposta per rilevare questa evenienza); indagini sul rispetto della normativa sulla sicurezza; particolari iniziative per la categoria dei portalettere che lavorano sui motocicli (sorveglianza sanitaria, adeguatezza ciclomotori al peso e al sesso del lavoratore, condizioni di sicurezza del mezzo);
da recenti fonti sindacali risulta che il fenomeno degli infortuni sul lavoro dei portalettere nel settore della logistica continui ad essere di assoluta gravità, come dimostrano i seguenti dati riferiti al periodo gennaio 2010-settembre 2010 e alla sola Lombardia:
circa 1200 infortuni di cui circa 800 (65 per cento) con l'uso del motomezzo;
incidenza di questa tipologia di infortuni (1200) sul totale dei portalettere in Lombardia (5600) pari al 20 per cento;
parrebbe inoltre che la manutenzione dei mezzi sia attualmente quasi assente e che non siano state attuate verifiche circa l'adeguatezza dei ciclomotori Liberty Piaggio in dotazione in relazione al peso complessivo trasportato e al tipo di servizio da svolgere -:
quali provvedimenti intenda assumere il Governo per affrontare le problematiche descritte in premessa, affinché da parte dell'Inail vengano assicurate adeguate tutele ai portalettere dipendenti di Poste Italiane che svolgono l'attività su motocicli e automezzi, compresi i lavoratori con contratto a tempo determinato.
(5-04468)

Interrogazioni a risposta scritta:

BORGHESI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'entrata in vigore del decreto-legge n. 78 del 2010 (patto di stabilità) ha reso oneroso il ricongiungimento delle posizioni pensionistiche riguardanti il fondo pensioni lavoratori elettrici (FPLE). Questo provvedimento riguarda numerose persone che, dopo la fusione per incorporazione di CISE Spa in ENEL Spa, avvenuta il 1° giugno 1998, si ritrovano in questa situazione: fino alla fine di maggio 1998 il personale ex-CISE ha versato i contributi pensionistici all'INPS, avendo il CCNL metalmeccanico. Il personale ex-CISE dal 1° giugno 1998 (per atto di cessione ramo d'azienda CISE-ENEL articolo 8) è entrato nel fondo pensioni elettrico (FPLE), con un codice (Z o X1). A tale data il FPLE risulta completamente armonizzato all'INPS e gestito da INPS;
il dettaglio di tale armonizzazione è contenuto nel decreto legislativo 16 settembre 1996. Il FPLE è stato soppresso con la finanziaria per il 2000 (legge 488 del 23 dicembre 1999 - articolo 41), che in particolare recita: «A decorrere dal 1o gennaio 2000 il Fondo di previdenza per i dipendenti dell'Ente nazionale per l'energia

elettrica (ENEL) e delle aziende elettriche private e il Fondo di previdenza per il personale addetto ai pubblici servizi di telefonia sono soppressi»;
con effetto dalla medesima data sono iscritti all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti i titolari di posizioni assicurative e i titolari di trattamenti pensionistici diretti e ai superstiti presso i predetti soppressi fondi. La suddetta iscrizione è effettuata con evidenza contabile separata nell'ambito del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e continuano ad applicarsi le regole previste dalla normativa vigente presso i soppressi fondi. La soppressione non ha effetti pratici su quanti già erano iscritti al fondo al 31 dicembre 1999, come per i lavoratori ex CISE, che quindi continuano a contribuire in FPLE. Queste invece le regole per la ricongiunzione tra FPLE e INPS (AGO) fino al 1996: ricongiunzione gratuita dei fondi in entrambe le direzioni (INPS=> FPLE, FPLE=> INPS). Dal 1996 fino a giugno 2010: ricongiunzione gratuita solo da FPLE=> INPS. Difatti i lavoratori che sono andati in pensione (dal 1998 al giugno 2010) hanno unificato le due posizioni gratuitamente in INPS;
dal luglio 2010 il decreto-legge n. 78 del 2010 (in vigore dal 31 luglio 2010 con effetti retroattivi al 1° luglio 2010), cambia le cose: rende onerosa la riunificazione delle posizioni, anche in INPS. Si tratta di un importante aggravio sia che si proceda alla riunificazione delle posizioni pensionistiche (80-200 mila euro, riferiti ad un periodo di permanenza in FPE di 11 anni), sia che si abbiano i requisiti (20 anni contributivi in ciascun fondo) per avere la erogazione di due pensioni separate (decurtate del 20-30 per cento a causa della cumulabilità di più pensioni). Si fa presente che tutti i lavoratori ex-CISE hanno effettuato le contribuzioni al FPLE negli anni successivi alla armonizzazione del fondo con INPS (ovvero hanno sempre versato «quote INPS»), quindi non hanno usufruito delle condizioni di miglior favore in essere fino al 1995 (contribuzione inferiore da parte del lavoratore e maggiore rendimento pensionistico); quindi la ricongiunzione non potrebbe acquisire privilegi, ma a ottenere un periodo omogeneo senza penalizzazioni e senza costi aggiuntivi per nessuno;
ci si chiede perché dopo 40 di contributi interamente versati per andare in pensione si debba o pagare una «penale» o rinunciare ad una quota di questa (dopo aver ulteriormente allungato il periodo lavorativo visto che dovrà raggiungere minimo i 20 anni di contributi in FPLE (attualmente sono 13) per aver diritto alla pensione -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra riportati;
se non ritenga di dover intervenire con urgenza al fine di porre rimedio a questa ingiustizia assumendo le necessarie iniziative dirette a modificazioni la legge in questione, perlomeno posticipare la data di entrata in vigore ed inserendo una clausola che permetta tutti quei lavoratori in «regola» di riunificare senza oneri aggiuntivi la pensione.
(4-11358)

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'agenzia «ANSA» il 22 marzo 2011 ha riferito di ben quattro incidenti mortali sul lavoro; la prima vittima, Dante Clementi, era un operaio di Fermo, che impegnato in lavori di scavo è rimasto travolto dal cedimento di un terrapieno che ha trasformato in una tomba la buca di 4-5 metri in cui era sceso;
la seconda vittima, Gennaro Franchini, è morto dopo essere scivolato da una scala, precipitando da un balcone al secondo piano di un edificio mentre montava una tenda da sole in un'abitazione privata a Paolo Del Colle;
la terza vittima, Raffaele Bianchi, era titolare di una piccola impresa di Cesena;

era salito su un ponteggio di una casa in ristrutturazione, perdendo l'equilibrio e precipitando dall'impalcatura; la quarta vittima, Pietro Alaimo, era un piccolo imprenditore di un'azienda commerciale di Cerreto Guidi; era salito sul tetto del capannone del maglificio della moglie con un artigiano per verificare lo stato del lucernaio posto a 6-7 metri di altezza, ma è scivolato su una lastra di plastica che ha ceduto sotto il suo peso;
nel bolognese, infine, un operaio è rimasto ustionato da una fuoriuscita di vapore ad alta temperatura, accidentalmente fuoriuscito da una conduttura alla ex Ciba di Pontecchio Marconi, un'azienda chimica della multinazionale BASF; l'uomo, dipendente di una ditta esterna, ha riportato gravi bruciature all'addome e alle braccia; infine un uomo è caduto dal tetto su cui stava facendo lavori di manutenzione da un capannone della ditta di autotrasporti di cui era dipendente a Terni -:
di quali elementi disponga il Ministro in merito alla dinamica degli incidenti; se risulti che le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente siano state osservate; quali iniziative, nell'ambito delle proprie prerogative e facoltà, intenda intraprendere a fronte di un fenomeno, quello degli incidenti sul lavoro, spesso mortali, che ogni anno assume una dimensione che non è esagerato definire una strage.
(4-11361)

DONADI, PALADINI e ANIELLO FORMISANO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel pieno della stagione estiva del 2009 si consumava la fine della compagnia aerea MY AIR di Torri di Quartesolo (Vi) con basi operative a Bari, Bergamo e Venezia;
tutte le ipotesi di ripresa dell'attività in questi diciannove mesi hanno dovuto fare i conti con la realtà. La prospettiva è stata definitivamente sepolta sia per la crisi del trasporto aereo sia per il semplice fatto che il patrimonio era inesistente. Sono rimasti alcuni beni nelle sedi operative, di scarso valore economico, messi in vendita dalla procedura fallimentare;
la procedura fallimentare sta ancora svolgendo le udienze per definire l'esatto ammontare delle passività frutto di migliaia di creditori;
nel frattempo la procura di Vicenza ha concluso le indagini preliminari e il Tribunale della città berica ha iscritto nel registro degli indagati alcune decine di amministratori, revisori dei conti per vari reati bancarotta, truffa, scritture contabili false, calunnia e altro;
in data 15 dicembre 2010 sono stati arrestati gli amministratori Luca e Vincenzo Soddu;
la situazione del personale al 31 dicembre 2010 era la seguente:
59 lavoratori sono sospesi dalla Cassa integrazione per lavoro presso terzi;
3 lavoratrici sono in maternità;
21 lavoratori/lavoratrici hanno rassegnato le dimissioni;
173 lavoratori usufruiscono della Cassa integrazione;
secondo le organizzazioni sindacali la situazione, pur riguardante l'occupazione di aree tra le più ricche del Paese (i lavoratori della unità operativa di Bari sono solo 17), è preoccupante: solo 21 lavoratori, il 8,2 per cento degli occupati, ha trovato un nuovo lavoro stabile, nonostante le molte professionalità esistenti nell'azienda e le condizioni ambientali e territoriali siano state, almeno fino al 2007, estremamente positive e stimolanti;
in questi diciannove mesi solo 59 lavoratori, il 23 per cento degli occupati, hanno trovato un lavoro a termine. Nei fatti quindi la scarsa offerta di lavoro disponibile si è orientata verso impieghi precari e condizioni flessibili;

questi dati rispecchiano le difficoltà dovute alla crisi economica che genera ben poca occupazione stabile, forte e qualificata;
in queste condizioni diventa essenziale garantire ai lavoratori la difesa del reddito quindi il proseguo della Cassa integrazione guadagni straordinaria;
il curatore fallimentare della società Myair.Com Spa ha chiesto la concessione del IV semestre del trattamento di cassa integrazione guadagni per 239 lavoratori dal 10 febbraio 2011 al 9 agosto 2011, ai sensi dell'articolo 1-bis del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291 e successive modificazioni e integrazioni -:
se tale richiesta sia stata accolta, ed in caso contrario, quali siano le intenzioni del Ministro al riguardo e quali tempi si prevedano per il parere definitivo su tale richiesta.
(4-11366)

GARAGNANI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
si fa riferimento a quanto riportato dal quotidiano bolognese il Resto del Carlino (caso Bracci riportato dal quotidiano nell'edizione bolognese del 22 marzo 2011) che descrive la situazione di un giovane portatore di handicap (affetto da encefalopatia epilettica, non parla e cammina solo se aiutato da una persona) ai genitori del quale è stato intimato dal comune di Bologna di pagare 1469 euro l'anno per spese sostenute dall'amministrazione;
i genitori si sono rivolti al giudice di pace e come loro decine di famiglie;
di fronte al fatto che la società incaricata dal comune reclama redditi per i servizi assistenziali e minaccia sequestri, sorge il problema della adeguata tutela di coloro che si trovano in situazioni come quella suindicata in presenza peraltro e, qui è il fatto grave, del fatto che il fondo regionale destinato all'handicap ammonta a 40 milioni di euro e nessuno degli enti locali interessati ha reclamato quei soldi che sono stati attribuiti alle province come prevede la legge -:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere nei casi di mancata assistenza a malati gravi o portatori di handicap anche assumendo le opportune iniziative normative per tutelare i livelli essenziali delle prestazioni sociali e prevedere, con maggiore precisione, di fronte a situazioni come quelle suesposte molto più estese di quanto si pensi, interventi sostitutivi nei confronti degli enti locali inottemperanti.
(4-11386)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere - premesso che:
l'articolo 2, comma 12-duodecies, del decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011, prevede un differimento, al 30 giugno 2011, dei termini per il pagamento degli importi previsti dai piani di rateizzazione delle cosiddette multe sulle quote latte di cui al decreto-legge 28 marzo 2003, n. 49, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 2003, n. 119, e al decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33;
per la copertura di tale norma è prevista la somma di 5 milioni di euro;
come rivelato dall'allora Ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan, il 9 marzo 2011 nel corso della risposta ad un atto di sindacato ispettivo, tale norma riguarda un numero limitato di allevatori;
come dichiarato dal Ministro Galan, gli allevatori sono circa 40.000, l'importo delle rate in scadenza il 31 dicembre

ammontava a 27.654.664 euro, ripartito fra 11.327 produttori che avevano aderito alla rateizzazione di cui al decreto-legge n. 49 del 2003, varata dall'allora Ministro Gianni Alemanno, ed i 250 produttori che hanno aderito alla rateizzazione di cui al decreto-legge n. 5 del 2009, varata dall'allora Ministro Zaia;
la norma contenuta nel decreto-legge cosiddetto milleproroghe è un mero differimento di termini di un pagamento, l'onere a carico dell'erario dovrebbe perciò essere rappresentato dagli interessi che quella cifra matura per il periodo del differimento;
dai dati fomiti dal Ministro Galan, ipotizzando un 6 per cento di rata annua per sei mesi, su 27.654.664 euro l'importo a carico dell'erario sarebbe stato di 829.640 euro;
il differimento di entrata in vigore del decreto-legge milleproroghe avrebbe ulteriormente ridotto tale importo, perché in tale lasso di tempo altri allevatori avevano pagato le multe;
per quanto attiene alla legge n. 119 del 2003, avevano pagato 9.808 produttori; per quanto riguarda quelli aderenti alla legge del 2009, avevano pagato 191 allevatori;
da ciò si rileva che l'importo, il cui pagamento viene effettivamente differito, è pari a 7.555.278 euro, che dovrebbe dare un interesse di circa 200 mila euro -:
se quanto sopra esposto trovi conferma;
come si intendano utilizzare le somme avanzate dalla copertura della succitata norma posto che l'articolo 2, comma 12-duodecies, del decreto-legge n. 225 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2011 prevede una copertura di 5 milioni di euro, a fronte di un onere a carico dello Stato, per il differimento delle multe per le quote latte, di circa 200 mila euro;
quali misure siano state assunte nei confronti degli allevatori che non hanno aderito ai piani di rateizzazione delle multe sulle quote latte di cui al decreto-legge 28 marzo 2003, n. 49, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 maggio 2003, n. 119, e al decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33.
(2-01020)
«Berretta».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
alla fine dello scorso mese di agosto il servizio veterinario provinciale dell'Ausl di Forlì è stato oggetto di un'ispezione da parte di 4 agenti del Corpo forestale dello Stato, in relazione ad un asserito esposto anonimo pervenuto alla sede del Corpo riguardante la detenzione di 2 cigni da parte del servizio veterinario medesimo;
i responsabili del servizio veterinario chiarivano agli agenti che il cigno maschio era stato loro affidato dal gestore del parco urbano di Forlì a seguito patologie recidivanti al petto e alle ali, mentre la femmina era stata acquistata - a loro spese - dai responsabili stessi da un venditore autorizzato, come attestato dalla fattura da quest'ultimo emessa;
i predetti animali (il maschio in terapia in occasione delle recidive della malattia) venivano ospitati in un gabbione di 9 metri quadrati per due metri di altezza, con acqua di bevanda sempre a disposizione ed una grande bacinella per i bagni (in entrambi i casi l'acqua veniva completamente rinnovata almeno una volta al giorno);
la delibera della giunta regionale dell'Emilia-Romagna n. 2966/2001 prevede, per contro, che lo spazio a disposizione per i cigni in periodo di degenza sia pari a 4 metri quadrati a capo;
nei giorni seguenti il dottor Rodingo Usberti, direttore dell'area A del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì, veniva raggiunto

da un avviso di garanzia, essendo stata ipotizzata - nel caso rappresentato - la violazione dell'articolo 727 del codice penale, mentre i detti cigni venivano posti sotto sequestro sempre il servizio in questione;
il 1° ottobre 2010, alle ore 7 del mattino, sette agenti del Corpo forestale dello Stato, si recavano presso l'abitazione del direttore dell'area B del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì dottor Claudio Milandri e dichiaravano di dovere eseguire un «intervento di accertamento urgente» per detenzione di «animale pericoloso» (ex articolo 6 commi 1 e 4 della legge 150 del 1992 e ss. mm. in riferimento agli Allegati A e B del decreto ministeriale 19 aprile 1996 - articolo 10 del codice penale), atteso che nel terreno di sua proprietà era ospitato un capriolo maschio adulto;
immediatamente veniva esibita agli agenti la documentazione idonea a giustificare la presenza del detto capriolo (consegna in affido da parte a firma del direttore dell'area A e dell'intera Area di sanità pubblica veterinaria della ASL; delega dall'ente provincia a detenere qualunque tipologia di animale selvatico consegnato al servizio stesso in pronta disponibilità e sul quale prestare immediatamente attività di primo soccorso per la successiva reimmissione in libertà/affido al CRAS - peraltro non presente in provincia - una volta ottenuta la guarigione);
l'attività del servizio veterinario è resa oramai da lungo tempo, con una media di accessi di circa 300 animali selvatici all'anno, molti dei quali vengono consegnati allo stesso proprio dal Corpo Forestale dello Stato;
nell'ultimo caso citato l'animale (capriolo) si trovava in un recinto presso la proprietà messo a disposizione dell'Area sanità pubblica veterinaria dalla data 27 luglio 2010, sia perché presentava sintomi nervosi ascrivibili a Listeria (tant'è che sull'animale è in corso un'indagine sperimentale assieme all'Istituto Zooprofilattico), sia perché non poteva essere ospitato presso la sede del servizio veterinario provinciale di Forlì per una questione di garanzia di benessere animale e di spazi;
successivamente al detto intervento degli agenti del Corpo forestale dello Stato, veniva disposto il sequestro dell'animale - incomprensibilmente lasciato in loco, nelle stesse condizioni riscontrate al momento dell'intervento e senza che si provvedesse alla nomina di alcuno quale custode - e con l'iscrizione dei sopra menzionati Usberti e Milandri nel registro degli indagati;
l'azione da parte degli agenti del Corpo forestale dello Stato, per come risulta dalle vicende oggetto del presente atto di sindacato ispettivo, rischia di compromettere la credibilità e la professionalità dei medici veterinari dell'Ausl di Forlì, l'attività dei quali - invece - sia per quanto riguarda la tutela della selvaggina, sia della salute pubblica, appare più che meritori -:
quali siano i motivi per i quali la documentazione esibita dai responsabili dei servizi veterinari, tra cui anche quella della provincia, ente legittimo disporre della gestione della selvaggina, non viene ritenuta idonea dagli appartenenti al Corpo forestale dello Stato;
quali siano i motivi per i quali un animale definito «pericoloso» (la detenzione di animale pericoloso e il concorso di colpa sono i motivi di illecito contestati, come detto, ai predetti Usberti e Milandri) sia stato lasciato nello stesso recinto in cui è stato rinvenuto, senza adottare misure di contenimento particolare.
(5-04447)

ZUCCHI, AGOSTINI, MARCO CARRA, BRANDOLINI, MOTTA, OLIVERIO, PIZZETTI e SANI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
con la decisione dei fondi Zenit, Skagen e Mackenzie di cedere alla società francese Lactalis la quota del 15,3 per

cento detenuta nel marchio Parmalat, il gruppo francese si trova a detenere il 29 per cento della società italiana assumendo, di fatto, il comando della più importante azienda nazionale del latte;
grazie al sapiente intreccio tra rastrellamenti diretti e contratti di equity swap l'amministratore delegato del gruppo, è riuscito a raggiungere il 15,5 per cento potenziale, una partecipazione superiore al 15,3 per cento dei tre fondi e che grazie al gioco dell'esercizio incompleto dell'equity swap ha permesso ai francesi di chiudere la partita comunque sotto il 30 per cento, soglia dell'offerta pubblica di acquisto obbligatoria;
il passaggio in mani straniere del marchio italiano può provocare pesanti ripercussioni sull'economia del nostro Paese; su Parmalat, in particolare, si concentrano una serie di interessi dell'industria agricola italiana e delle grandi cooperative del latte che ora temono di perdere un grande cliente nazionale ed è forte la preoccupazione delle sorti di un'azienda rinata dopo uno dei peggiori fallimenti della storia; infatti nel settore agroalimentare dove è rilevante il valore aggiunto del made in Italy, sempre più spesso i marchi nazionali più prestigiosi diventano di proprietà straniera, a cui, di frequente, segue anche una delocalizzazione degli approvvigionamenti e degli stabilimenti produttivi;
il punto critico infatti non è l'assetto proprietario ma, soprattutto, la successiva gestione del gruppo Parmalat, che potrebbe favorire i produttori transalpini da cui verrebbero acquistati prioritariamente il latte e le materie prime dei vari prodotti, a danno dell'agricoltura italiana;
il gruppo Lactalis, vero colosso dell'agroindustria, che già rappresenta marchi importanti del settore lattiero-caseario italiano come Invernizzi, Galbani, Locatelli, con l'acquisizione di Parmalat assume una posizione di leadership rappresentando circa il 35-40 per cento del potenziale di latte nazionale; tale posizione dominante rende inevitabili i condizionamenti sulla quota di latte italiano realmente assorbita e sul prezzo conferito ai produttori;
come illustrato dal Ministro dello sviluppo economico in risposta ad un'interrogazione a risposta immediata in Assemblea il 23 marzo 2011 «la Parmalat è un'azienda italiana strategica per la filiera agroalimentare nazionale, in considerazione sia della sua dimensione industriale sia della relazione con il sistema lattiero-caseario, che incide per il 9 per cento sull'intera produzione agricola italiana. Il gruppo (...) è una delle poche, grandi multinazionali alimentari italiane, fra i leader mondiali nella produzione e distribuzione di latte e dei suoi derivati, con 69 stabilimenti produttivi in sedici Paesi del mondo, di cui dodici in Italia. Il fatturato complessivo del 2010 è di circa 4,3 miliardi di euro, di cui circa un miliardo prodotto in Italia. Dal punto di vista societario, Parmalat è una public company, con un azionariato diffuso e con un ruolo importante svolto da alcuni fondi esteri. (...) Il forte interesse manifestato dagli investitori internazionali riguarda sia l'aspetto industriale sia l'ingente liquidità - circa 1,4 miliardi di euro - di cui la società dispone;
come riconosciuto anche dall'ex Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Galan, «il tessuto agricolo italiano ha bisogno di un sistema industriale che sappia valorizzare il carattere del settore agroalimentare, ricco di qualità, rappresentativo del made in Italy. La nostra agricoltura va saldata al nostro sistema industriale. (...) Pertanto mi associo all'impegno diffuso per una Parmalat che, se pur proiettata nel mondo, preservi il carattere italiano che l'ha salvata e rinnovata»;
risulta quindi prioritario realizzare un progetto industriale che valorizzi la filiera del settore lattiero-caseario, la zootecnia italiana e le materie prime nazionali;
il Governo ha approvato un decreto-legge «antiscalata» con l'intenzione di

scoraggiare acquisizioni in settori strategici quali l'energia, le telecomunicazioni, la difesa e l'agroalimentare con l'intento di porre in essere strumenti adeguati alla tutela del sistema industriale nazionale -:
se e in che misura si ritenga di monitorare e verificare gli effetti che l'acquisizione di Parmalat da parte del gruppo Lactalis possono avere sulla filiera del latte, in particolare per quanto riguarda le ricadute in termini di prezzo di riferimento e di produzione;
se si ritenga di poter intervenire e in che modo intenda attivarsi nei confronti del nuovo assetto societario della società a sostegno degli allevatori che hanno rapporti contrattuali con Parmalat;
se a seguito della vicenda «Parmalat» non si ritenga necessario e in che modo, attivarsi a sostegno della zootecnia italiana attraverso un progetto industriale teso a valorizzarla, difenderla e rilanciarla, specialmente in questa fase congiunturale nella quale le imprese zootecniche sono chiamate ad affrontare aumenti di costi di produzione in cambio di prezzi non certo remunerativi.
(5-04456)

MARIO PEPE (PD). - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la filiera del tabacco attraversa una fase di grave crisi che rischia di provocare non solo un ulteriore drastico calo delle semine per la campagna 2011, ma anche la chiusura di molte aziende, nonostante il livello del prodotto italiano che assicura le necessarie certificazioni di qualità e di tracciabilità;
per far fronte alla crisi dell'intero comparto è necessario avviare, d'intesa con le autorità di governo a ciò preposte, un tavolo tecnico-istituzionale per predisporre un piano di interventi volto a garantire la sostenibilità della produzione tabacchicola ed a ridare certezza e stabilità ai lavoratori della filiera -:
quali iniziative concrete e quali proposte il Ministro intenda attuare per rilanciare, nella Campania interna ed, in particolare, nella provincia di Benevento la produzione della filiera tabacchicola, fortemente danneggiata, ad avviso dell'interrogante, dalle incertezze istituzionali e dalle poco rassicuranti ed incisive decisioni dell'Unione europea, onde venire incontro ai gravi decrementi sul reddito degli imprenditori del settore.
(5-04460)

AGOSTINI e BRANDOLINI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
da ripetute notizie di stampa, risulterebbe che in data 3 novembre 2010 sia stato stipulato apposito protocollo di intesa, tra il Governo e la fondazione dei diritti genetici, avente lo scopo di sostenere da parte di numerosi Ministeri le azioni della fondazione stessa;
in materia di agricoltura il protocollo concernerebbe azioni di ricerca applicata alle biotecnologie soft, in particolare la Mas (marker assisted selection), nonché progetti riguardanti la gestione su scala internazionale della piattaforma tecnologica «biosafety scanner» avente per obiettivo la protezione della biodiversità dai rischi derivanti da trasferimenti, dalla manipolazione e dall'uso degli OGM, nonché obiettivi riguardanti lo sviluppo di una rete internazionale fra le principale banche del germoplasma;
il protocollo avrebbe durata di 3 anni;
secondo un articolo pubblicato da Il Sole 24 ore il 9 febbraio 2011 sarebbero stati destinati alle attività definite dal protocollo stesso 20 milioni di euro;
la conferenza delle regioni italiane ha espresso con voto unanime, in virtù della competenza esclusiva in materia, un orientamento chiaramente contrario all'ingresso di OGM sul territorio nazionale e quindi

appare chiara la scelta delle regioni di investire sulla qualità, sulla tipicità e sulla biodiversità;
allo scopo si rendono necessarie importanti risorse da destinare al sostegno di queste politiche, alla ricerca a supporto della catalogazione e della certificazione dei prodotti, nonché alla tutela del germoplasma;
il nostro Paese ha istituito il CRA (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) ente nazionale appositamente costituito per coordinare ricerca e sperimentazione nel settore agricolo e presente con strutture e centri in tutto il territorio nazionale;
in questi ultimi anni sono stati prodotti pesanti tagli alla ricerca, ed alla università, in particolare nel settore agroalimentare -:
se le notizie sopra riportate corrispondono alla verità;
se ciò fosse vero, in base a quali criteri tecnici e scientifici sia stata selezionata la fondazione in questione, considerato che non risulta nessun coinvolgimento della conferenza delle regioni, nonché del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.
(5-04464)

Interrogazione a risposta scritta:

MANCUSO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il 10 e l'11 novembre 2010 la regione Campania è stata colpita da intense piogge che hanno provocato l'esondazione dei fiumi Sele, Tanagro e Sangro;
un migliaio di persone sono state sfollate, 50.000 sono rimaste senz'acqua;
secondo le stime della protezione civile i danni ammontano a 254 milioni di euro;
secondo l'assessorato dell'agricoltura di Salerno i danni del comparto agricolo superano i 100 milioni di euro;
è stata immediatamente costituita un'unità di crisi veterinaria per il monitoraggio della situazione e per la ricognizione di tutti gli allevamenti ubicati a 500 metri dai fiumi -:
quali siano stati i provvedimenti presi dal Governo per il recupero dei danni del settore agro-zootecnico-caseario e a quanto ammontino le somme stanziate;
se il Governo intenda agevolare l'istituzione di un «osservatorio veterinario permanente» per il monitoraggio, l'assistenza, la promozione e il sostegno delle attività agro-zootecniche-casearie dell'intera area colpita.
(4-11357)

...

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
come si apprende da un articolo della giornalista Tiziana Cozzi pubblicato sul quotidiano La Repubblica del 23 marzo 2011, un bimbo rom di appena 13 mesi è morto poco dopo il ricovero nell'ospedale San Giuliano di Giugliano;
il bimbo, a quanto è dato sapere, versava ormai in uno stato di agonia al suo arrivo in ospedale;
si era sentito male il giorno prima mentre si trovava nel campo Rom numero 5 in zona Asi a Giugliano;
i genitori raccontano di aver portato il piccolo in ospedale, al Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli, e successivamente all'ospedale Moscati di Aversa;
lì il piccolo dopo essere stato visitato sarebbe stato nuovamente dimesso;

infine il terzo ricovero all'ospedale San Giuliano -:
di quali elementi disponga in merito alla dinamica che ha portato alla morte del piccolo;
quali iniziative di competenza ritenga di dover adottare per accertare le cause di quanto sopra descritto.
(4-11362)

PALAGIANO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - Premesso che:
in data 16 dicembre 2010 il Governo e la Conferenza Stato-regioni hanno firmato un accordo sul documento concernente «Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo», tra cui il cosiddetto «Piano di riordino dei punti nascita»;
tale piano prevede la chiusura dei reparti di maternità che effettuano meno di 500 parti ogni anno e la riorganizzazione di quelli che ne registrano meno di 1.000;
la chiusura riguarderebbe complessivamente 158 punti nascita su 559 nell'intero territorio nazionale;
mentre sarebbe contenuto l'impatto di tali disposizioni sulle regioni del Nord Italia (8 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Lombardia, nessuno in Piemonte e Veneto), sarebbero invece coinvolte in maniera più rilevante le regioni meridionali con 38 punti nascita su 75 a rischio chiusura in Sicilia, 22 su 72 in Campania, 15 su 29 in Calabria;
in particolare per quanto concerne la Calabria, il decreto del presidente della giunta regionale 16 novembre 2010, n. 26, ha disposto la disattivazione entro il 10 dicembre 2010 dei punti nascita ad oggi esistenti presso le case di cura «Cascini» di Belvedere Marittimo (Cosenza) e «Villa Michelino» di Lamezia Terme nonché presso i presidi ospedalieri di San Giovanni in Fiore (Cosenza), Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e Acri (Cosenza);
secondo il medesimo decreto, la scelta dei punti nascita da disattivare sarebbe stata effettuata «sulla base di quanto espressamente previsto dalle linee ministeriali e a seguito di valutazione del rischio clinico»;
con il successivo decreto del presidente della giunta regionale della Calabria del 17 gennaio 2011, n. 4, la data di disattivazione dei punti nascita suddetti - con l'eccezione di S. Giovanni in Fiore (disattivazione immediata) - viene così prorogata: Melito Porto Salvo, 1o marzo 2011, Acri, 1o maggio 2011, Lamezia Terme, 1o giugno 2011 e Belvedere Marittimo, 1o agosto 2011;
per quanto concerne l'ospedale di Acri, è vero che viene effettuata all'incirca la metà dei parti richiesti, risulta tuttavia molto più pericoloso cercare di raggiungere in tempi utili l'ospedale di Cosenza o quello di Rossano Calabro, a causa della condizione delle strade di collegamento della zona, spesso interessate da eventi meteorologici che le rendono impraticabili e anche seriamente minacciate da eventi franosi;
inoltre il presidio ospedaliero di Acri è stato classificato come «ospedale di montagna», riconoscimento di una specificità geografica che non può essere valido solo per alcune tipologie sanitarie ed essere disatteso per altre;
appaiono dunque palesemente insufficienti valutazioni basate unicamente sui numeri, senza tener conto delle effettive condizioni dei territori;
gli ospedali di Acri e San Giovanni in Fiore - ma anche quello di Soveria Mannelli (Catanzaro) e Serra San Bruno (Vibo Valentia) - saranno fortemente ridimensionati in generale con una drastica riduzione di posti letto (meno di 30) e con attività ridotta nei fine settimana;
Acri e San Giovanni in Fiore sono cittadine che superano i 20.000 abitanti

ciascuna e, dunque, ridimensionare drasticamente (in pratica, chiudere) quegli ospedali significa lasciare decine di migliaia di persone senza assistenza e senza cura, violando così il principio costituzionale di cui all'articolo 32 (la tutela della salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività);
anche in conseguenza di tale drastica riduzione dei servizi sanitari, intere e ampie zone di montagna, in forte crisi infrastrutturale, rischiano di essere di fatto abbandonate al loro destino con conseguente rischio di spopolamento -:
se il Ministro sia a conoscenza delle citate misure adottate dal Presidente della regione Calabria nella sua veste di commissario ad acta e quali iniziative concrete si intendano porre in essere affinché si eviti l'abbandono di intere zone di montagna e delle aree interne calabresi, private del diritto alla salute;
che cosa intenda fare per garantire ai cittadini interessati il diritto alla salute, secondo il dettato dell'articolo 32 della Costituzione.
(4-11365)

TESTO AGGIORNATO AL 9 GIUGNO 2011

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la divulgazione delle linee strategiche, avvenuta alcune settimane fa, del gruppo E.On, multinazionale tedesca proprietaria, tra le altre, della centrale termoelettrica di Ostiglia (Mn), ha destato forti preoccupazioni tra i dipendenti ed i sindacati;
da questa divulgazione, infatti, si evince il blocco degli investimenti, la dismissione della rete gas ed il progressivo innalzamento dell'età media dei dipendenti;
sulla base dei punti sopra esposti, le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro ai vertici aziendali ed al Governo, ottenendo, in entrambi i casi, risposta negativa;
è di questi giorni l'annuncio, da parte di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil, di uno sciopero nazionale di 4 ore dei dipendenti degli impianti italiani di E.On, proclamato per venerdì 25 marzo 2011, per le ragioni richiamate nei punti precedenti;
tale situazione sta assumendo un profilo di significativa gravità e diventa fondamentale un ruolo attivo del Governo -:
se il Ministro intenda istituire un tavolo di confronto, fino ad oggi negato, tra le organizzazioni sindacali, l'azienda e gli enti locali del territorio in questione, a partire dal comune di Ostiglia (Mn) e dall'amministrazione provinciale di Mantova.
(5-04450)

BELLANOVA e FRONER. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il giorno 1° aprile 2008 presso il Ministero dello sviluppo economico, la regione Puglia,la presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la provincia di Lecce, il comune di Casarano, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa e Confindustria Lecce hanno sottoscritto l'accordo di programma per l'attuazione coordinata dell'intervento nell'area di crisi industriale, ad elevata specializzazione nel settore del tessile, abbigliamento e calzaturiero del Pit n. 9 territorio Salentino-Leccese;
l'articolo 5, comma 1, lettera b), del sopra citato accordo prevedeva che il Ministero dello sviluppo economico «concorrerà nel limite massimo del 50 per cento delle risorse pubbliche previste dal presente

Accordo, agli adempimenti finanziari di propria competenza con riferimento alle risorse, pari a complessivi venti milioni di euro a valere sulle disponibilità relative alla legge 80, articolo 11, comma 9 ed agli strumenti normativi di competenza del Mise finanziabili con le risorse del PON 2007-2013 Ricerca e Competitività e del Programma Attuativo FAS Nazionale Ricerca e Competitività - Mezzogiorno e Centro Nord»;
la stessa interrogante ha presentato numerosi atti parlamentari per sollecitare una rapida azione da parte del Governo in favore sia dell'intero settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, ma soprattutto utile a scongiurare la cospicua perdita di livelli occupazionali. Nella fattispecie si parla di centinaia di lavoratori, in un territorio, quale il Salento, già gravemente compromesso in termini di prospettive di occupazione;
ai sopra citati atti parlamentari, però, si è puntualmente provveduto a rispondere, a giudizio dell'interrogante, con propositi di intenti più che con atti concreti. È da sottolineare, infatti, che dopo una prima fase, attivata nel febbraio 2009, a circa dieci mesi dalla sottoscrizione dell'accordo, con il quale si è dato avvio all'iter indicato dallo stesso con l'insediamento del gruppo di coordinamento, si sono susseguiti numerosi incontri in sede ministeriale coadiuvati da tavoli tecnici che però, ancora oggi, non sono in grado di dare contezza dell'effettivo stato dell'arte circa le eventuali manifestazioni di interesse da parte di aziende terze e conseguentemente di alcuna programmazione di interventi;
va precisato che circa migliaia di lavoratori nel Salento, operanti nel settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, sono collocati in regime di cassa integrazione e, senza un effettivo rilancio e sviluppo di questo settore, rischiano di fatto di rimanere fuori dal circuito lavorativo;
in questi ultimi mesi è emersa sulla stampa la notizia secondo la quale sembrerebbe essere stata richiesta al Ministero dello sviluppo economico l'estensione del sopra citato accordo di programma per i lavoratori del gruppo Franzoni filati s.p.a. del territorio nord barese e per quelli del gruppo Adelchi di Tricase;
va precisato che la situazione dei lavoratori del gruppo Adelchi operanti a Tricase, area individuata nell'accordo di programma per il settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero del Pit. n. 9, è precipitata inesorabilmente. Oggi queste persone sono collocate in regime di cassa integrazione in deroga regionale ed al 31 marzo 2011 è prevista la scadenza della sopra citata deroga. In data 2 marzo 2011 è stato sottoscritto presso la provincia di Lecce un verbale di intesa, alla presenza di Confindustria, Cgil - Filctem, Cisl - Femca, Uilta - Uil, Cisal e del presidente della provincia di Lecce nel quale al punto n. 1, comma 1.1, si legge «limitare l'estensione dell'accordo di programma ai lavoratori in esubero dal Gruppo adelchi, convenendo sulla sottoscrizione dell'Accordo Integrativo da parte degli stessi soggetti firmatari dell'A.d.P e con la garanzia che l'Accordo Integrativo sia sostenuto con risorse finanziarie aggiuntive da parte del Governo e della Regione Puglia, sempre in quota parte, in attuazione delle intese definite in data 8 aprile 2010»;
va da sé che per non ingenerare contrapposizioni tra lavoratori appartenenti a diversi gruppi aziendali, operanti sullo stesso territorio salentino - leccese ed attualmente in una condizione di grave crisi occupazionale ed economica, sia necessario parlare di risorse aggiuntive rispetto all'accordo siglato il 1° aprile 2008, ma dato ancor più fondamentale per una riuscita concreta dello strumento dell'accordo di programma sarebbe verificare, innanzitutto, se vi siano attualmente manifestazioni concrete di interesse da parte di aziende che vogliano investire sul territorio salentino al fine di ricollocare questa forza lavorativa;
va sottolineato che gli strumenti approntati in emergenza certamente non rappresentano una soluzione stabile per

queste persone e le loro famiglie che, oramai, lottano da anni per il diritto ad una prospettiva di vita stabile -:
se i Ministri interrogati non intendano intervenire con urgenza per verificare quante siano attualmente le risorse disponibili per l'accordo di programma sottoscritto il 1° aprile 2008, quanta occupazione sia stata effettivamente determinata sino ad oggi da questo strumento concertato, quante aziende terze abbiano effettivamente mostrato interesse ad investire sul territorio salentino ed a che punto sia attualmente lo stato dell'iter utile a valutare le sopra citate manifestazioni di interesse;
se, data la gravosa situazione dei lavoratori salentini del gruppo Adelchi, i Ministri interrogati non ritengano necessario intervenire con urgenza attivandosi per verificare la fattibilità di una eventuale estensione dell'accordo di programma quantificando in modo adeguato le risorse al fine di far fronte alla crisi occupazionale di un intero comparto che rischia di far precipitare la situazione occupazionale nel Salento e nel Meridione d'Italia già gravissima;
in che modo i Ministri interrogati, dato quanto sopra esposto, intendano adoperarsi attraverso lo strumento dell'accordo di programma al fine di attrarre nuovi investimenti sul territorio salentino - leccese per evitare una cospicua «moria» occupazionale.
(5-04451)

MARIO PEPE (PD). - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
l'attuale crisi economico-finanziaria non ha risparmiato neppure il settore del tessile che registra notevoli difficoltà strutturali e di mercato;
la crisi del settore tessile sta colpendo duramente le zone della Campania interna ed in modo particolare della provincia di Benevento, di Airola e di San Marco dei Cavoti, creando vaste zone di disoccupazione e di lavoro precario e compromettendo lo sviluppo di queste comunità già fortemente debilitate da altre diverse difficoltà -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere per avviare, d'intesa con la regione Campania, un tavolo tecnico-istituzionale al fine di monitorare i problemi del polo tessile di San Marco dei Cavoti, onde salvaguardarne la produttività e, di conseguenza, i livelli occupazionali.
(5-04459)

NASTRI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito dalla legge n. 73 del 2010, aveva previsto, all'articolo 4, un fondo per il sostegno della domanda, finalizzato ad obiettivi di efficienza energetica, eco compatibilità e di miglioramento della sicurezza sul lavoro, con una dotazione complessiva di 300 milioni di euro da erogare entro il 2010;
il medesimo provvedimento stabiliva altresì, ulteriori 120 milioni di euro di sgravi fiscali per le imprese del settore tessile e dei settori innovativi, con un impegno finanziario complessivo, quindi, pari a 420 milioni di euro;
la quota di 300 milioni di euro era destinata ad incentivare l'acquisto di alcune tipologie di prodotti, tra i quali i ciclomotori, i motocicli e gli scafi nautici;
per i motocicli, in particolare, l'importo a disposizione è stato esaurito nel corso dell'anno passato, in tempi brevissimi, secondo quanto dichiarato dal Ministro interrogato nel corso di una risposta ad un atto di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante con la richiesta di 90 contributi per motoveicoli elettrici ed ibridi e di 24.480 per motocicli fino a 400 cc e fino a 70 chilowatt «euro 3», per il valore preventivato di 12 milioni di euro;
secondo quanto dichiarato recentemente dal presidente del consorzio Ecogas, il Ministero dello sviluppo economico ha

stanziato un fondo di oltre 24 milioni di euro come risultato degli stanziamenti residui degli importi previsti dalla legge n. 403 del 1997 sulla rottamazione, e come risultato dell'indagine finale sugli incentivi del Ministero del periodo 2006-2010 effettuata dal consorzio Ecogas - referente del Ministero stesso;
gli importi che saranno riconosciuti, secondo quanto sostenuto dal suddetto consorzio sono gli stessi dello scorso anno: 500 euro per le trasformazioni a GPL e 650 euro per le trasformazioni a metano;
nell'ambito della risposta all'atto di sindacato ispettivo prima menzionato, lo stesso Ministro interrogato, aveva ipotizzato un aumento delle risorse finanziarie da destinare all'acquisto di motocicli, attraverso l'utilizzo di fondi avanzati da altri settori e non del tutto esauriti, quali: elettrodomestici, cucine componibili ed efficienza energetica industriale, prevedendo di conseguenza una compensazione con altri settori che possano sviluppare più domanda -:
quale sia attualmente la disponibilità finanziaria del fondo destinato agli incentivi per l'acquisto negli altri settori esposti in premessa;
se non si intenda destinare, in caso di eventuale disponibilità del suddetto fondo, le risorse giacenti per incentivare gli acquisti di motocicli e ciclomotori;
se quanto dichiarato dal consorzio Ecogas ed esposto in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, se non intenda disporre l'utilizzo dei fondi previsti per incentivare l'acquisto di motocicli e motoveicoli elettrici;
quali iniziative intenda intraprendere, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, nel caso fossero esauriti i fondi predetti, al fine di aumentare le risorse volte ad incentivare per l'anno in corso, l'acquisto di motocicli e ciclomotori, la cui domanda nel 2010 ha superato ogni attesa.
(5-04462)

FLUVI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Codice delle assicurazioni private (decreto legislativo n. 209 del 2005), che ha recepito la direttiva europea del 2002 sull'intermediazione assicurativa, ha introdotto, all'articolo 109, il registro unico degli intermediari assicurativi (RUI), inscrivendo gli stessi in 5 distinte sezioni (sezione A: agenti di assicurazione; sez. B: mediatori di assicurazione; sez. C: produttori diretti; sez. D: banche, intermediari finanziari, società di intermediazione mobiliare; sez. E: addetti all'attività di intermediazione) ed inibendo la contemporanea iscrizione in più elezioni del registro;
l'Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo) ha emanato il regolamento n. 5 del 2006 concernente la disciplina dell'attività di intermediazione assicurativa di cui al titolo IX del Codice delle Assicurazioni private, provvedendo all'istituzione e all'aggiornamento del RUI;
sulla scorta del divieto di iscrizione in più sezioni del RUI, l'Isvap esclude la legittimità di una collaborazione fra gli intermediari assicurativi iscritti alla sezione A del RUI, ammettendola solamente in via eccezionale all'articolo 4, comma 4 del regolamento n. 5 del 2006, con una duplice iscrizione nelle sezioni A ed E del RUI a condizione che l'attività svolta in una delle due sezioni riguardi incarichi di distribuzione relativi al solo ramo responsabilità civile auto;
tale esclusione - non prevista dalle norme di cui agli articoli 106 e seguenti del codice delle assicurazioni private - rischia di ostacolare la libera cooperazione tra agenti di assicurazione, di limitare la loro libertà d'impresa e di conclusione dei contratti e, in definitiva, di compromettere lo sviluppo del mercato assicurativo;
tale divieto rappresenta ad avviso dell'interrogante una palese violazione delle libertà fondamentali garantite dalla Costituzione europea, determinando di conseguenza una disparità di trattamento

tra intermediari comunitari ed intermediari italiani; difatti i primi, non essendo iscritti al RUI italiano, potrebbero liberamente stringere accordi con gli intermediari italiani, senza essere soggetti alle preclusioni dell'autorità di vigilanza e al divieto in questione;
lo SNA (sindacato nazionale agenti di assicurazione) si è fatto più volte portavoce presso l'ISVAP nel rappresentare le istanza della categoria volte a regolamentare la collaborazione tra agenti iscritti al RUI, evidenziando sia la contraddizione degli stessi orientamenti interpretativi dell'istituto di vigilanza nell'ammettere accordi di collaborazione fra alcune categorie di intermediari (vedi l'articolo 41, comma 3, del regolamento n. 5/2006, in tema di accordi tra agenti e banche, nonché le FAQ del medesimo regolamento con cui viene autorizzata la collaborazione tra broker assicurativi), sia gli orientamenti della giurisprudenza amministrativa al riguardo in tema di legittimità degli accordi di collaborazione fra intermediari assicurativi (vedi TAR Lazio, sez. I, sentenze n. 2240/08 e n. 2241/08) -:
se e quali iniziative di competenza intenda adottare per il rispetto della direttiva europea sull'intermediazione assicurativa al fine di consentire agli intermediari assicurativi una libera organizzazione dei loro rapporti per la gestione dell'attività professionale, eliminando ogni forma di discriminazione rispetto agli intermediari degli altri Paesi membri dell'Unione europea.
(5-04469)

Interrogazione a risposta scritta:

AGOSTINI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
l'azienda Alhstrom titolare di una importante cartiera nel comune di Ascoli Piceno, ha chiuso la propria attività nel novembre del 2008, con relativa messa in cassa integrazione e mobilità di oltre 250 lavoratori;
il territorio Piceno è investito da una crisi economica ed occupazionale senza precedenti;
nei primi mesi del 2008 si è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un tavolo tecnico-politico a cui partecipano la regione Marche, la provincia di Ascoli Piceno, le forze sociali locali per esaminare ed aiutare lo sviluppo di nuove iniziative industriali;
questo tavolo si è occupato più volte della crisi della azienda Alhstrom, della sua eventuale cessione, e della ricollocazione delle maestranze in mobilità;
da recenti notizie di stampa si apprende che la cartiera di Ascoli Piceno è stata venduta all'Eurocomet srl azienda metalmeccanica, che avrebbe intenzione di smantellare il sito e frazionare l'area, per non precisate altre attività -:
se il Ministero sia a conoscenza della vendita della cartiera, se ci siano stati incontri presso gli uffici del Ministero tra le aziende citate e vertici istituzionali della provincia e del comune di Ascoli Piceno;
se sia stato presentato dalla azienda acquirente un piano industriale per la riassunzione del personale in mobilità, e se risulti essere vero che nei programmi dell'Eurocomet srl ci sia la volontà di frazionare l'area acquistata per altre attività;
perché il tavolo formalmente costituito presso il Ministero non sia stato più riunito, così come più volte richiesto dalle organizzazioni sindacali.
(4-11363)

...

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Migliori n. 4-04184, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04228, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04237, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Giulio Marini n. 4-04258, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Nastri n. 5-01794, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04286, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04293, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04294, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Marinello e altri n. 4-04295, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Pili e altri n. 4-04306, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-01816, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Romele e Marinello n. 4-04316, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-04317, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Versace n. 4-04319, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Sbai n. 4-04321, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Romele e Marinello n. 4-04329, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Marinello e Romele n. 4-04330, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Cazzola e Mazzuca n. 4-04342, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04350, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-04351, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in scritta Catanoso n. 4-04364, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Contento n. 5-01848, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 settembre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

L'interrogazione a risposta in Commissione Mattesini n. 5-03948, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fluvi.

L'interrogazione a risposta scritta Desiderati n. 4-11310, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

L'interrogazione a risposta scritta Montagnoli n. 4-11313, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

L'interrogazione a risposta scritta Torazzi e altri n. 4-11318, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

L'interrogazione a risposta scritta Maggioni n. 4-11327, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 marzo 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo (ex articolo 134, comma 2, del Regolamento).

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-09215 del 27 ottobre 2010 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-04447.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTARISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

BENAMATI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il professor Paolo Zamboni e la sua equipe dell'università di Ferrara avrebbero ipotizzato che una alterazione del circolo venoso del sistema nervoso contribuisca all'insorgenza della sclerosi multipla, malattia infiammatoria cronica che colpisce il sistema nervoso centrale;
è oggetto di attenzione da parte della comunità scientifica italiana e internazionale una possibile correlazione tra l'insufficienza venosa cronica cerebro spinale (CCSVI) e la sclerosi multipla (SM) evidenziata dagli studi dei professori Paolo Zamboni e Fabrizio Salvi;
come da fonti stampa, il 23 gennaio 2010 a Vicenza, si è tenuto un importante convegno su CCSVI e sclerosi multipla, organizzato dalla «Fondazione Smuovilavita» a cui ha preso parte il professor Paolo Zamboni, che ha mostrato le risultanze dei suoi studi sulla CCSVI associata alla sclerosi multipla;
il professor Zamboni ipotizza che la terapia idonea per l'alterazione del circolo venoso sarebbe l'angioplastica dilatativa delle vene interessate (definita «liberazione» nel trattamento per CCSVI);
è noto all'interrogante che in questo momento il trattamento non è consentito al di fuori di sperimentazioni, ma la ricerca in questione, considerata molto promettente, è tuttavia in una fase iniziale -:
se quanto in premessa risulti corretto e se il Ministro non ritenga opportuno approfondire, attraverso i propri organismi, lo studio del professor Zamboni, al fine di verificare la validità delle sue conclusioni.
(4-09800)

Risposta. - La possibilità di curare la sclerosi multipla (Sm) mediante angioplastica, sulla base dell'ipotesi che tenderebbe a ricondurre la Sm ad una condizione di insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) ha costituito, nell'ambito del Consiglio superiore di sanità (Css), oggetto di ampio e approfondito dibattito che ha prodotto il parere dell'8 giugno 2010, con il quale il Css ha ritenuto che «ad oggi l'efficacia di qualsiasi procedura terapeutica vascolare non è sicuramente dimostrata ed è quindi da posporre all'acquisizione di dati scientifici che provino una sicura associazione tra Ccsvi e Sm».
Ho ritenuto, tuttavia, di incaricare un gruppo di esperti per ordinare i dati disponibili ed individuare un percorso valutativo razionale del tema in oggetto.
Riporto di seguito le conclusioni del gruppo che, peraltro, ho già trasmesso, facendole mie, il 27 ottobre 2010 agli assessori regionali.
Si ritiene che, nel rispetto dei principi etici, deontologici e professionali che devono sempre guidare medici e scienziati

verso scelte ponderate e responsabili a tutela dei malati, il trattamento «correttivo endovascolare» della Ccsvi in pazienti con Sm, già utilizzato da alcuni clinici, possa continuare:
in centri accreditati a livello regionale per il trattamento delle patologie vascolari;
con la garanzia di una procedura di accertamento diagnostico della presunta patologia effettuata nel rispetto di protocolli diagnostici appropriati e validati dalla comunità scientifica internazionale;
ricorrendo alla procedura emodinamica correttiva solo in presenza di una patologia accertata che condizioni negativamente un fisiologico equilibrio emodinamico;
effettuando la procedura emodinamica correttiva seguendo criteri e metodologie scientificamente codificati e condivisi;
verificando rigorosamente i risultati terapeutici e funzionali con studi clinici controllati.

Da ultimo, ricordo che l'attuale sistema sanitario garantisce, in regime ospedaliero, sotto la responsabilità del medico, l'erogazione di terapie atte a diagnosticare, monitorare e, ove indicato, correggere terapeuticamente anomalie dell'apparato vascolare artero-venoso giudicate patologiche.
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

BOFFA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge n. 78 del 31 maggio 2010, all'articolo 15, prevede l'introduzione, entro il dicembre del 2011, di un pedaggio diretto sui raccordi autostradali e sulle autostrade in gestione diretta dell'Anas, con esazione di tipo free flow (pedaggio elettronico);
nell'elenco delle 25 tratte, tra autostrade e raccordi autostradali, interessate dall'applicazione del pedaggio elettronico, figura anche il raccordo autostradale RA9 di Benevento che collega l'A16 Napoli-Canosa con la città di Benevento per una lunghezza di circa 12 km;
la norma in questione è stata successivamente bocciata dai Tribunali amministrativi regionali del Lazio e del Piemonte e, in via definitiva, dal Consiglio di Stato che, con una sentenza del 1° settembre 2010, ha disposto il blocco degli aumenti per i territori che avevano presentato ricorso;
in virtù della sopra citata sentenza del Consiglio di Stato, l'Anas disponeva la sospensione degli aumenti per tutte le autostrade italiane;
il 30 settembre 2010, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la legge di conversione del decreto-legge n. 125 del 5 agosto 2010, recante misure urgenti per il settore dei trasporti e disposizioni in materia finanziaria;
il citato decreto-legge, come modificato dalla legge di conversione 1° ottobre 2010, n. 163, prevede che il Governo dovrà, entro il 30 aprile 2011, disciplinare l'applicazione del pedaggio sui raccordi autostradali gestiti dall'Anas e fornire l'elenco delle strade da sottoporre a pedaggio;
in tal senso, si dovrebbe attendere un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo del decreto-legge n. 125 del 2010 per stabilire le modalità e i criteri di pagamento sulle 25 tratte, tra autostrade e raccordi autostradali, gestite direttamente dall'Anas, sulle quali sarà applicato il pedaggio elettronico;
insolitamente, però, il 13 settembre 2010, veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un bando di gara indetto dalla direzione generale Anas spa per la fornitura e messa in opera di un sistema di pedaggiamento senza barriere sulle autostrade ed i raccordi autostradali Anas tra i quali è compreso anche il raccordo

autostradale RA9 di Benevento e questo «In attuazione di quanto previsto all'articolo 15, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, così come modificato dal decreto-legge 5 agosto 2010 n. 125»;
in data 1° ottobre 2010, il consiglio provinciale di Benevento si è espresso unanimemente contro l'introduzione del pedaggio sul raccordo autostradale RA9 di Benevento in quanto il raccordo non risponde alle caratteristiche di infrastruttura autostradale indicate dal codice della strada, perché privo di corsie di emergenza, di recinzioni e di sistemi di assistenza all'utenza;
la strada statale 7 Appia, ad una sola corsia per senso di marcia, parallela ed unica alternativa al RA9, appare del tutto inadeguata a reggere il prevedibile aumento di traffico conseguente all'introduzione del pedaggio sul raccordo autostradale che collega Benevento alla A16;
la provincia di Benevento è la sola in Campania ad essere esclusa dalla rete autostradale italiana;
ad avviso dell'interrogante desta dubbi sul piano della legittimità la scelta della direzione generale dell'Anas che, includendo il raccordo autostradale RA9 di Benevento nell'elenco delle tratte autostradali dove si prevede di installare i nuovi pedaggi elettronici, di fatto ha anticipato una scelta di competenza del Governo -:
se la scelta di Anas spa di individuare, mediante il bando di gara di cui in premessa, le tratte in relazione alle quali si prevede di attivare il nuovo sistema di pedaggiamento possa pregiudicare le decisioni in merito del Governo, cui compete per legge stabilire criteri e modalità per l'applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di Anas spa, nonché l'elenco delle tratte da sottoporre a pedaggio;
se non si ritenga, viste le osservazioni di cui in premessa riguardo la non rispondenza del raccordo autostradale RA9 di Benevento ai requisiti disposti dal codice della strada per la classificazione delle infrastrutture autostradali, di escludere l'applicazione del pedaggio sulla tratta stradale in questione;
in caso contrario, se non si ritenga, considerata l'inadeguatezza dell'unica strada parallela al raccordo autostradale RA9 di Benevento, la strada statale 7 Appia, di esentare dal pagamento del pedaggio i cittadini residenti nei comuni dell'area interessata.
(4-09051)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 27 ottobre 2010, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Si comunica che l'azienda nazionale autonoma della strade, con l'individuazione delle tratte stradali da sottoporre a pedaggiamento, così come elencate nel relativo bando di gara «esazione senza barriere sulle autostrade e raccordi autostradali» pubblicato il 13 settembre non ha arrecato alcun pregiudizio alle eventuali future decisioni del Governo, in quanto l'individuazione delle tratte da pedaggiare avverrà con l'emanando decreto del Presidente del Consiglio previsto dall'articolo 15, comma 1, del decreto legge 78 del 2010, convertito con legge n. 122 del 2010.
La conferma di quanto sopra sostenuto è contenuta nel bando di gara nella sezione VI.3) lettera
h nel quale si specifica:
l'elenco delle autostrade e dei raccordi autostradali menzionati «potrà subire modifiche e/o integrazioni a seguito dell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 15, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n.122»;
i candidati, con la partecipazione alla gara, si intendono impegnati ad accettare le eventuali modifiche che potrebbero essere apportate all'elenco pubblicato.

Si comunica, inoltre, che il ricorso alla procedura d'urgenza si è reso necessario per

rispettare la tempistica stabilita dalla legge n. 163 del 2010 che ha anticipato al 1o maggio 2011 i termini per l'applicazione del pedaggiamento.
Per quanto riguarda la revisione della stima del maggior gettito derivante dal nuovo sistema di pedaggiamento, si fa presente che l'importo di 4,5 miliardi di euro riportato nel documento allegato al programma delle infrastrutture strategiche costituisce il valore attuale degli incassi previsti per l'intero periodo di concessione di Anas.
In merito alle osservazioni sulla non rispondenza del raccordo RA9 di Benevento alle caratteristiche autostradali previste dal codice della strada, si fa presente che il tratto autostradale in questione è stato riconosciuto come autostrada dal decreto ministeriale del 6 dicembre 1977, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale del 21 aprile 1978.
Circa, la possibilità di esentare parte dell'utenza autostradale (residenti nell'area interessata, pendolari, eccetera) dal pagamento del pedaggio, si evidenzia che nell'ambito del dibattito parlamentare sul provvedimento di conversione del decreto legge n. 125 del 2010, nella seduta del 30 settembre 2010, la Camera dei deputati ha approvato l'ordine del giorno n. 9/3725/6 nel quale impegna il Governo: «valutare l'opportunità di intervenire (...) a favore dei pendolari, escludendo determinati tratti di autostrade e raccordi autostradali in gestione diretta di ANAS S.p.A. interessati da traffico prevalentemente urbano e con caratteristiche pendolari, dall'applicazione di quanto previsto dall'articolo 15, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 o, in alternativa, prevedendo forme di esenzione anche diversificate per tali utenti».
Il Governo si adopererà, pertanto, per individuare tutte le soluzioni e le iniziative atte a dare seguito a tale impegno.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

CAPARINI, ALLASIA, TOGNI e CAVALLOTTO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
nei giorni 18 e 19 marzo 2007 si è svolto nel comune di Carema (Torino) un referendum, dall'esito positivo, al quale ha partecipato più del 75 per cento degli aventi diritto, in merito al distacco di detto comune dalla regione Piemonte e la sua aggregazione alla regione Valle d'Aosta in base all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione;
ai sensi della norma costituzionale sopra richiamata, così come novellata dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, infatti, «si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra»;
nella passata legislatura, su iniziativa del Ministro dell'interno e del Ministro per gli affari regionali, era stato presentato un disegno di legge costituzionale che andava nella stessa direzione, ma a causa dello scioglimento anticipato delle Camere esso non ha terminato il suo iter di approvazione;
lo scioglimento anticipato delle Camere non inficia in alcun modo la volontà del corpo elettorale comunale, espressa attraverso lo strumento del referendum, di attivare il procedimento di migrazione ad altra regione, anche in ragione del fatto che l'efficacia della volontà popolare deve intendersi temporalmente almeno pari ad un quinquennio in conformità con la norma dell'articolo 45, quinto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, che prescrive, in caso di esito referendario negativo, la decorrenza del predetto periodo di tempo prima della richiesta di svolgimento di una nuova consultazione;
per il distacco di province e comuni da una regione per l'aggregazione ad

un'altra è previsto lo strumento dell'iniziativa ordinaria in luogo di quella costituzionale richiesta esclusivamente per la creazione di nuove regioni o la fusione di regioni esistenti, in ossequio al disposto dell'articolo 45, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352 -:
se non ravvisino l'opportunità di una rapida iniziativa normativa di variazione territoriale per il distacco del comune di Carema dalla regione Piemonte e la sua aggregazione alla regione Valle d'Aosta, ex articolo 132, secondo comma, della Costituzione, al fine della sua presentazione in Parlamento, in conformità all'articolo 45, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352.
(4-07679)

Risposta. - I referendum per la variazione territoriale delle regioni sono previsti dall'articolo 132 della Costituzione e in ispecie, per quanto concerne il passaggio da una regione all'altra di uno o più comuni o di una o più province, dal secondo comma del predetto articolo, come modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; i referendum stessi sono poi disciplinati dagli articoli 41 e seguenti del titolo III della legge 25 maggio 1970 n. 352.
Nei giorni di domenica 18 e lunedì 19 marzo 2007, si sono svolte le operazioni di voto per il
referendum popolare, indetto con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 2006, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 2 del 3 gennaio 2007, per il distacco del comune di Carema dalla regione Piemonte (in particolare, dalla provincia di Torino) e la sua aggregazione alla regione Valle d'Aosta.
Sulla base delle operazioni di scrutinio svolte dall'unico ufficio elettorale di sezione lo stesso giorno di lunedì 19 marzo 2007 e delle successive operazioni di riscontro e di dichiarazione del risultato di competenza dell'ufficio provinciale per il referendum presso il tribunale di Torino e dell'ufficio centrale per il
referendum presso la Corte di cassazione, la proposta di variazione territoriale fatta oggetto di referendum è stata approvata, in quanto il numero dei voti attribuiti alla risposta affermativa al quesito referendario ha raggiunto la maggioranza degli elettori.
Del risultato del referendum, dopo la relativa dichiarazione da parte dell'ufficio centrale presso la Corte di cassazione, si è data notizia, a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri, con apposito comunicato pubblicato nella
Gazzetta ufficiale n. 76 del 31 marzo 2007.
Nel caso di approvazione popolare, la norma costituzionale stabilisce che con legge della Repubblica possa darsi corso alla proposta di variazione territoriale sentiti i consigli regionali interessati. In particolare, ai sensi dell'articolo 45, quarto comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, il Ministro dell'interno, entro sessanta giorni dalla pubblicazione nella
Gazzetta ufficiale della notizia del risultato del referendum presenta al Parlamento il relativo disegno di legge.
È utile evidenziare che i referendum per variazione territoriale
ex articolo 132, secondo comma, della Costituzione hanno carattere meramente consultivo perché, secondo l'orientamento ormai consolidato della giurisprudenza costituzionale (confrontare sentenze n. 334/2004. n. 66/2007 e, da ultimo, n. 246/2010) la modifica dell'assetto territoriale regionale è il risultato di un procedimento speciale, plurifasico che trova compiutezza in un procedimento legislativo del Parlamento aggravato dal previo svolgimento di due adempimenti ulteriori rispetto a quelli legislativi ordinari: la consultazione referendaria e l'audizione dei Consigli regionali delle due regioni coinvolte nell'operazione.
L'esito positivo del referendum consultivo non vincola, pertanto, il legislatore statale alla cui discrezionalità compete di determinare l'effetto di distacco-aggregazione (sentenza n. 334 del 2004) anche in ragione degli elementi che saranno acquisiti durante la fase dell'audizione dei Consigli delle regioni coinvolte che consente l'emersione e la valutazione degli interessi locali contrapposti che possono avere sicura incidenza ai fini dell'eventuale approvazione della legge di variazione territoriale.


In tal senso anche la richiamata sentenza n. 246 del 2010, secondo cui «in nessun caso il Parlamento può essere considerato una sorta di notaio in questo procedimento, per effetto di una serie di fasi precedenti che si sono determinate» e «le Camere del Parlamento sono chiamate a valutare questa tematica, così come tutte le altre, alla luce [...] dell'interesse generale, dell'intera comunità politica e dell'intera Repubblica».
Con riferimento alla specifica questione, si evidenzia che la variazione territoriale relativa al comune di Carema costituisce attualmente oggetto di una proposta di legge costituzionale d'iniziativa parlamentare (Togni), la cui eventuale approvazione è subordinata allo svolgimento di fasi tipizzate di un iter previsto dall'ordinamento, sulla cui conclusione nessun soggetto istituzionale, ad esclusione delle Camere, ha titolo ad intervenire.
Si rappresenta, infine, che la regione autonoma Valle d'Aosta è contraria al passaggio nel proprio ambito territoriale del comune di Carema nonché di un altro Comune della provincia di Torino (Noasca) dove si è svolto, con medesimo esito positivo, altro analogo referendum per variazione territoriale, tanto da avere esperito distinti ricorsi dinanzi alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione per l'annullamento, tra l'altro, dei decreti del Presidente della Repubblica di indizione dei relativi referendum.
I ricorsi in questione si sono comunque conclusi, in un primo caso, per il comune di Noasca, con una sentenza costituzionale di rigetto (n. 66 del 21 febbraio - 9 marzo 2007) e, successivamente, per il comune di Carema, con atto di rinuncia al giudizio da parte della regione Valle d'Aosta e conseguente ordinanza della stessa Corte istituzionale (n. 230 del 18-21 giugno 2007) dichiarativa della estinzione del processo.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

CIRIELLI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da notizie provenienti da organi di stampa locali, emergono incresciosi episodi di violenza ed intolleranza verificatisi a Siano, in provincia di Salerno, ai danni di politici ed amministratori locali;
i suddetti episodi coinvolgerebbero il sindaco della città Sabatino Tenore ed alcuni assessori della giunta comunale di Siano, vittime di minacce, attentati ed atti di vandalismo di vario genere;
in particolare, nei giorni scorsi alcuni ignoti avrebbero preso di mira la farmacia di proprietà della famiglia del sindaco, attualmente gestita dalla sorella dello stesso, danneggiandone i locali facendo esplodere una bomba-carta che non ha causato vittime, essendo la deflagrazione avvenuta in piena notte;
secondo la ricostruzione offerta dal primo cittadino di Siano, l'attentato, seppur commesso ai danni di un locale commerciale, sarebbe direttamente ricollegabile alla sua persona ed al suo ruolo istituzionale, anche in virtù dei precedenti verificatisi a ridosso di pochi mesi e che avrebbero coinvolto anche alcuni assessori della sua giunta, come l'assessore ai lavori pubblici Massimo Frasci, l'assessore al bilancio Donato Liguori, nonché il responsabile dell'ufficio tecnico comunale Vincenzo Leo;
in altri termini, l'episodio verificatosi il 29 aprile 2010 ai danni della farmacia, sarebbe soltanto l'ultimo di una lunga serie di attentati espressione di una escalation di violenza che sta terrorizzando la tranquilla cittadina di Siano;
nonostante non ci siano state esplicite rivendicazioni ad opera di gruppi o movimenti organizzati, infatti, le modalità ed i tempi dell'azione lasciano ipotizzare che i suddetti episodi di violenza non sono atti casuali di semplice vandalismo da strada, ma tasselli di un medesimo disegno criminoso ben definito;
è evidente che simili comportamenti necessitano non solo di essere sanzionati, ma anche prevenuti e controllati, al fine di impedire che la prepotenza di pochi possa

condizionare il regolare esercizio del mandato amministrativo, nel pieno rispetto delle regole democratiche -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, una volta verificata la veridicità degli stessi, se ritenga opportuno assumere specifiche determinazioni finalizzate ad incrementare la sicurezza ed il controllo del territorio, al fine di salvaguardare l'onorabilità delle istituzioni ed il regolare svolgimento dell'attività amministrativa nella gestione degli enti locali.
(4-07056)

Risposta. - In merito agli episodi intimidatori verificatisi nel comune di Siano (Salerno) ai danni di alcuni amministratori locali o di loro familiari e richiamati dall'interrogante, il comando generale dell'Arma dei carabinieri ha segnalato - quali eventi potenzialmente connessi - che il 19 agosto 2010 sono stati dati alle fiamme tre automezzi per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, di proprietà comunale, e che l'8 settembre 2010, sono stati rinvenuti volantini diffamatori nei confronti del sindaco e del comandante della locale stazione carabinieri.
In relazione ai citati episodi - per i quali si ipotizzano dissidi di natura politica - è tuttora in corso un'accurata attività investigativa coordinata dalla locale direzione distrettuale antimafia, anche per verificare l'esistenza di un comune denominatore.
Più in generale, con riferimento alla situazione dell'ordine pubblico locale, si evidenzia che il dispositivo istituzionale, costituito principalmente dalla stazione dei carabinieri (con un organico di sette militari e supportata dagli organi operativi della compagnia di mercato San Severino), ha migliorato l'efficacia dell'attività preventiva e repressiva svolta, come emerge dal calo della delittuosità (dai 294 reati nel 2009 ai 214 del 2010), mentre l'azione di contrasto è rimasta su livelli elevati, consentendo la denuncia o l'arresto di 123 persone (126 nel 2009).
L'attenzione alle esigenze di sicurezza emerge anche dalla maggiore proiezione esterna del Reparto stanziale, che ha aumentato il numero dei servizi di pattuglia/perlustrazione del 9,3 per cento.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

CONTENTO e GOTTARDO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
è attualmente all'esame del Senato, il testo del disegno di legge relativo, tra l'altro, alla ratifica del trattato per l'istituzione della forza di gendarmeria europea, Eurogendfor, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007;
secondo alcune notizie diffuse anche via Internet, la ratifica del trattato potrebbe comportare l'abolizione dell'Arma dei carabinieri o, comunque, il suo assorbimento nelle forze di polizia tranne per quei contingenti che andrebbero a costituire la forza di polizia multinazionale a statuto militare (Eurogendfor);
si tratta, sicuramente, di un'interpretazione in palese contrasto con il testo del trattato, ma che sta suscitando qualche preoccupazione tra i militari dell'Arma e tra i cittadini, preoccupazioni che pare giusto fugare al più presto atteso che, secondo alcuni, ciò dovrebbe avvenire nel 2011 -:
se siano fondate le notizie e l'interpretazione diffusa e sopra ricordata;
quali conseguenze determinerà per l'Arma dei carabinieri l'adesione al trattato di Velsen.
(4-10567)

Risposta. - Nel trattato istitutivo della forza di gendarmeria europea (Egp) non sono presenti norme concernenti l'ordinamento e i compiti interni delle forze di polizia nazionali dei paesi aderenti, né tali norme sono presenti nella relativa legge di ratifica (legge 14 maggio 2010, n. 84), se non per prevedere la partecipazione dell'Arma dei Carabinieri al nuovo organismo.
Le ipotesi interpretative prospettate nelle interrogazioni sono da intendersi, pertanto,

non soltanto «in palese contrasto con il testo del trattato», come rilevato dagli stessi interroganti, ma ad esso neppure riferibili.
L'istituzione della forza di gendarmeria europea non prevede in realtà la costituzione di una organica forza di polizia internazionale, né di reparti operativi stabili, bensì la possibilità per i Paesi membri di intervenire congiuntamente, attraverso la costituzione di reparti
ad hoc, nelle missioni internazionali in cui siano richieste le particolari competenze professionali e capacità operative delle forze di polizia a status militare di cui tali paesi sono dotate, sulla base dei principi di reciprocità e di ripartizione dei costi.
Soltanto una ridottissima aliquota di militari dell'Arma è stabilmente assegnata al quartier generale permanente, in Vicenza, unica struttura permanente di Egf (consistente in uno stato maggiore con prevalenti compiti di studio e di pianificazione).

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

FALLICA, TERRANOVA, STAGNO D'ALCONTRES, PUGLIESE, GRIMALDI e CICU. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il commissario straordinario della SIREMAR SPA, dottor Giancarlo D'Andrea, pochi giorni dopo il proprio insediamento, ha ritenuto di fornire ai sindaci delle isole minori interessate ampie rassicurazioni in merito alla regolare continuità del servizio pubblico nel rispetto degli obblighi convenzionali, in considerazione della disponibilità ed efficienza dei mezzi operativi, della continuità di impiego dei personale marittimo ed amministrativo e dell'agibilità finanziaria consentita dalla procedura di amministrazione straordinaria;
le medesime rassicurazioni sono state peraltro reiterate e confermate dall'ultimo comunicato del 24 novembre 2010, nel quale si afferma «Contrariamente a quanto da più parti ed in varie circostanze possa essere impropriamente affermato, la SIREMAR - SICILIA REGIONALE MARITTIMA S.p.A., stante la richiamata procedura di Amministrazione Straordinaria potrà continuare ad assicurare il servizio pubblico nel rispetto degli obblighi convenzionali»;
disposizioni scritte a firma dello stesso commissario straordinario datate 23 novembre 2010 ai responsabili degli uffici, stabiliscono tra l'altro che le spese assumibili fino al 31 dicembre 2010 non dovranno superare una certa cifra, da ritenersi talmente esigua da comportare di fatto l'impossibilità di gestire professionalmente l'ufficio tecnico che ha la responsabilità della manutenzione e della sicurezza dei mezzi;
in atto buona parte dei mezzi in servizio necessiterebbero di manutenzioni che comporterebbero la sosta dei mezzi stessi, sosta che alla luce dell'attuale situazione - con diverse unità già da tempo ferme presso vari cantieri navali - non è effettuabile in quanto pregiudicherebbe il regolare svolgimento delle attuali linee già ridotte (come nei settori Eolie ed Egadi); e pertanto i battelli rimasti in servizio sono di fatto sottoposti ad un super sfruttamento che ne incrementa le probabilità di avaria;
anche gli impegni successivi all'avvio dell'amministrazione straordinaria vengono disattesi dal commissario, giacche i creditori - anche per prestazioni successive al 17 settembre - continuano a non essere pagati; interlocutori, lo si sottolinea, vitali alla continuità che si asserisce si vuole assicurare giacché garantiscono servizi e forniture di beni essenziali per la normale conduzione della flotta;
tutto ciò sarebbe adducibile a difficoltà di ordine finanziario dovute alla mancata disponibilità degli indispensabili fidi bancari la cui cessazione è stata alla fine la causa del default che la SIREMAR ha subito; riapertura dei crediti che, in buona sostanza, avrebbe dovuto essere il vero obiettivo del commissario stesso, tenuto conto delle garanzie insite nel decreto governativo di ammissione all'amministrazione

straordinaria, a firma dello stesso Presidente del Consiglio dei ministri;
allo stato attuale appare impossibile mantenere i normali standard di sicurezza per i passeggeri, il personale navigante ed i battelli stessi richiesti dagli organi competenti -:
quali iniziative di competenza si intendano assumere a fronte della gravissima situazione riportata in premessa.
(4-09833)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, per il profilo di stretta competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, si segnala che il vincolo di bilancio stabilito dall'articolo 19-ter della legge n. 166 del 2009, che dispone per la società regionale marittima (Siremar) il contributo massimo per il bilancio dello Stato nell'importo di 55.694.895,00 euro, di fatto introduce una limitazione sostanziale nella capacità di spesa della società.
Allo stato attuale la Siremar sta rispettando gli itinerari di cui agli assetti stabiliti dai decreti interministeriali vigenti e concordati con la regione Sicilia a cui la legge n. 166 del 2009 ha trasferito le competenze in materia. Eventuali problemi emersi nella programmazione dei servizi sono legati al ciclo di manutenzione delle navi e rappresentano delle problematiche momentanee rispetto alla normale programmazione dell'attività nautica.
Si evidenzia che la Sirenar s.p.a. si trova in una situazione di amministrazione straordinaria che pone in capo all'amministratore straordinario da un lato l'obbligo del vincolo convenzionale, dall'altro l'obbligo alla tutela degli interessi dei creditori societari.
Per quanto attiene al profilo della sicurezza della navigazione e il livello di manutenzione dei mezzi impegnati nei servizi, si ricorda che le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni non hanno segnalato anomalie nei livelli di sicurezza della flotta della Siremar.
Per completezza d'informazione, si sottolinea che questa situazione di amministrazione straordinaria è una fase transitoria che si concluderà a breve, all'atto di aggiudicazione della gara per la privatizzazione della Siremar s.p.a.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali è stata istituita la «Consulta delle malattie neuro-muscolari», presieduta dal dottor Melazzini, presidente della Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (AISLA), e composta da esperti e rappresentanti delle principali associazioni dei malati e dei loro familiari;
la Consulta, tra l'altro, si pone come obiettivo quello di acquisire informazioni sulla qualità dell'assistenza erogata nelle diverse aree del Paese alle persone con malattie neuro-muscolari gravi progressive, di individuare soluzioni idonee per affrontare le criticità di maggior rilievo, e di fornire indicazioni per definire percorsi assistenziali più appropriati -:
a quali risultati sia giunta detta Consulta;
a quali soluzioni idonee per affrontare le cosiddette «criticità di maggior rilievo» detta Consulta sia pervenuta;
a quali indicazioni per definire «percorsi assistenziali più appropriati» detta Consulta sia pervenuta.
(4-03966)

Risposta. - La Consulta delle malattie neuromuscolari, istituita presso il Ministero della salute con il decreto ministeriale 27 febbraio 2009, ha terminato i propri lavori producendo un documento di sintesi, ricco di indicazioni e di spunti di approfondimento.
I contenuti salienti di questo documento sono scaturiti dalla riflessione dei gruppi di

lavoro monotematici attraverso i quali la Consulta ha lavorato, e possono essere riassunti brevemente nelle seguenti tematiche:
1) tematica «certificazione»: contiene proposte utili a snellire le procedure per abbreviate i tempi di attesa tra la presentazione della domanda e gli accertamenti degli stati disabilitanti (invalidità civile e
handicap) ed indicazioni per la valutazione medico-legale della disabilità nell'ambito dell'invalidità civile;
2) tematica «ricerca»: interessa l'ambito dei modelli assistenziali, dei «
trials» terapeutici, delle linee di ricerca, dell'acquisizione di finanziamenti e dell'informazione scientifica divulgativa;
3) tematica «riabilitazione»: espone i princìpi generali e valuta le modalità riabilitative sotto il profilo organizzativo delle strutture;
4) tematica «percorso assistenziale ospedale-territorio»: risponde all'esigenza di individuare un percorso assistenziale specificamente dedicato alle persone affette da malattie neurologiche ad interessamento neuro muscolare (Mninm) e strettamente collegato all'evidente impatto sociale di queste malattie e alle difficoltà crescenti che l'offerta attuale del servizio sanitario nazionale (Ssn) presenta in termini di oneri assistenziali a carico delle famiglie dei pazienti;
5) tematica «registri»: riguarda l'ambito della frequenza di tali malattie nel territorio nazionale e le modalità con cui analizzare ed utilizzare i dati disponibili a livello nazionale, anche con riferimento alla letteratura scientifica. Il tavolo dei registri ha predisposto un questionario sui bisogni di salute dei pazienti con Mninm che è stato somministrato ad un campione di pazienti con differenti tipi di Mninm, da parte delle diverse Associazioni che sono state coinvolte.

Il documento di sintesi è disponibile, insieme a tutti gli allegati, nel portale del Ministero della salute (www.salute.gov.it), ed ha dato origine ad una proposta di accordo per la «presa in carico globale delle persone con malattie neuromuscolari e malattie analoghe dal punto di vista assistenziale (sclerosi multipla, lesioni midollari e sindrome locked in) che il Ministero della salute ha sottoposto alla conferenza Stato-regioni.
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
al Congresso UIP 50 (Congresso mondiale dei chirurghi vascolari) tenutosi a Montecarlo del 30 agosto al 6 settembre 2009 è stato presentato, in una tavola rotonda presieduta dal professor Zamboni, il complesso quadro vascolare dell'insufficienza venosa cronica cerebro spinale (sigla internazionale riconosciuta CCSVI). Si tratta di 4 pattern principali di malformazioni stenosanti delle principali vene di drenaggio cerebrale e spinale che vengono colpite a livello extracranico ed extravertebrale nei sistemi azygos e giugulare. La complessità e la cronicità del quadro determinano adattamenti emodinamici e fluidodinamici cerebrali, con apertura di circoli collaterali. Tale quadro si associa in misura preoccupante ad una condizione neurologica che è la Sclerosi Multipla. Tale quadro non è stato trovato in altre malattie neurologiche;
nei giorni successivi si è tenuta la Consensus Conference sulle malformazioni dell'apparato venoso, presieduta dal prof. BB Lee di Washington. L'evidenza delle prove angiografiche e della documentazione scientifica prodotta ha fatto sì che nel nuovo documento di Consenso e di linee Guida, le lesioni stenosanti della CCSVI siano state inserite ufficialmente fra le malformazioni dell'apparato venoso, con voto unanime degli esperti di 47 Paesi riuniti al Congresso Mondiale di Montecarlo.

Tale documento verrà pubblicato a breve su International Angiology;
l'efficacia vascolare di questa cura è già sancita, mentre restano da approfondire l'ampiezza e la portata delle ricadute neurologiche;
mi sono giunte decine di segnalazioni da parte di malati di sclerosi multipla desiderosi di far conoscere detta cura, che secondo loro fonti è ritenuta meritoria da insigni scienziati della Harvard Medical School, di Stanford, della Duke University, della British Columbia oltre che da alcune associazioni dei malati -:
se il ministro interrogato non ritenga opportuno nel rispetto del principio di trasparenza ed equità di chiarire con la massima urgenza e se detta cura sia effettivamente sottoposta a valutazioni di carattere scientifico anziché ostacolata da lungaggini burocratiche e in che tempi sia prevista l'estensione del trattamento su larga scala.
(4-05495)

Risposta. - La possibilità di curare la sclerosi multipla (Sm) mediante angioplastica, sulla base dell'ipotesi che tenderebbe a ricondurre la Sm ad una condizione di insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) ha costituito, nell'ambito del Consiglio superiore di sanità (Css), oggetto di ampio e approfondito dibattito che ha prodotto il parere dell'8 giugno 2010, con il quale il Css ha ritenuto che «ad oggi l'efficacia di qualsiasi procedura terapeutica vascolare non è sicuramente dimostrata ed è quindi da posporre all'acquisizione di dati scientifici che provino una sicura associazione tra Ccsvi e Sm.
Ho ritenuto, tuttavia, di incaricare un gruppo di esperti per ordinare i dati disponibili ed individuare un percorso valutativo razionale del tema in oggetto.
Riporto di seguito le conclusioni del gruppo che, peraltro, ho già trasmesso, facendole mie, il 27 ottobre 2010 agli assessori regionali.
Si ritiene che, nel rispetto dei princìpi etici, deontologici e professionali che devono sempre guidare medici e scienziati verso scelte ponderate e responsabili a tutela dei malati, il trattamento «correttivo endovascolare» della Ccsvi in pazienti con Sm, già utilizzato da alcuni clinici, possa continuare:
in centri accreditati a livello regionale per il trattamento delle patologie vascolari;
con la garanzia di una procedura di accertamento diagnostico della presunta patologia effettuata nel rispetto di protocolli diagnostici appropriati e validati dalla comunità scientifica internazionale;
ricorrendo alla procedura emodinamica correttiva solo in presenza di una patologia accertata che condizioni negativamente un fisiologico equilibrio emodinamico;
effettuando la procedura emodinamica correttiva seguendo criteri e metodologie scientificamente codificati e condivisi;
verificando rigorosamente i risultati terapeutici e funzionali con studi clinici controllati.

Da ultimo, ricordo che l'attuale sistema sanitario garantisce, in regime ospedaliero, sotto la responsabilità del medico, l'erogazione di terapie atte a diagnosticare, monitorare e, ove indicato, correggere terapeuticamente anomalie dell'apparato vascolare artero-venoso giudicate patologiche.
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
si fa riferimento a quanto accade nell'istituto comprensivo «F. Russo 2» di Pianura, e di cui hanno comunque riferito ampiamente i quotidiani;
come si può leggere nella dettagliata cronaca del quotidiano Il Mattino, «piove nella scuola, le mamme sul piede di guerra rivendicano il diritto all'istruzione per i

loro bimbi. È da oltre un mese che 80 piccoli alunni non possono più frequentare l'istituto, un ampio complesso di fabbricati chiuso per lavori di adeguamento strutturale dal 17 febbraio 2010. Tutta la platea scolastica, costituita da classi di medie, elementari e materne, ha subito per venti giorni l'interruzione del regolare funzionamento della scuola, causa infiltrazioni, ma sono i più giovani a pagarne le spese, rinunciando completamente ad una collocazione scolastica, seppure temporanea»;
risulterebbe in particolare che da quando hanno chiuso l'istituto per problemi di agibilità gli alunni più piccoli siano stati abbandonati senza una sistemazione presso altre sedi, senza comunicazioni su eventuali date entro cui risolvere il problema e senza che ci venga fornita alcun tipo di assistenza visto che non tutti possono permettersi baby sitter da assumere per il mancato servizio scolastico;
al momento le famiglie si arrangiano come possono, grazie all'aiuto di parenti, o prendendo una pausa dal lavoro per badare ai più piccoli della casa, ma la preoccupazione generale è quella di un'emergenza cronica. Il mini pullman fornito dal comune per trasferire gli alunni delle elementari alla scuola Pisani, non si ferma davanti alla scuola «Russo 2» ma in piazza San Giorgio costringendo i bimbi a percorrere una strada pericolosa e senza marciapiedi, a questo si aggiunge la turnazione delle mamme che prestano servizio sul pullman a causa della mancanza di personale;
per quel che riguarda l'organizzazione delle lezioni delle medie, trasferite alla scuola Palasciano e impegnate solo per tre ore nel pomeriggio, si segnala che nessun ragazzo può svolgere più attività sportive o il doposcuola;
numerosi genitori, data la situazione, avrebbero deciso di non mandare i figli i alle lezioni pomeridiane proprio per quella che viene definita «la noncuranza del diritto ad avere la scuola di mattina o per lo meno l'attuazione di turni che però garantiscano ai ragazzi un orario completo»;
l'emergenza denunciata dalle famiglie si scontra con l'urgenza di adeguare l'istituto alle norme di sicurezza, a cominciare dai problemi di pesanti infiltrazioni all'interno dei locali e una palestra abbandonata da 15 anni, cosicché le famiglie subiscono due ordini di emergenze: la prima è che bisogna garantire tempi certi per il funzionamento della scuola «Russo 2» che, secondo le stime dei tecnici, avrebbe bisogno di interventi per circa 600mila euro; la seconda grave emergenza è costituita dagli asili nido sul territorio -:
nell'ambito delle sue competenze e prerogative, quali iniziative si intendono promuovere ed adottare in ordine alla grave situazione di disagio sopra segnalata.
(4-06641)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, con la quale l'interrogante rileva la necessità di interventi atti a porre rimedio alla situazione di disagio verificatasi in un istituto comprensivo della regione Campania.
Al riguardo l'ufficio scolastico regionale per la Campania ha comunicato che sono stati sollecitati gli uffici competenti non appena si è venuti a conoscenza della situazione di inagibilità dei locali dell'istituto comprensivo «F. Russo 2» di Pianura.
La decorrenza dei tempi tecnici connessi all'effettuazione dei sopralluoghi alla struttura e degli interventi ha comportato la necessità di una diversa organizzazione dell'attività didattica interessata.
Si è così fatto ricorso alle strutture disponibili sul territorio, individuate nel plesso di via Napoli del 72o circolo didattico, per la scuola dell'infanzia, e nel plesso Pisani dell'86o circolo didattico, per la scuola primaria e secondaria di I grado; gli uffici di segreteria sono stati dislocati presso la scuola media Falcone.
Questa soluzione, per quanto temporanea, ha creato alcune difficoltà iniziali all'utenza, difficoltà che sono andate a normalizzarsi nel corso del corrente anno scolastico.


Allo stato attuale infatti sono stati effettuati i lavori di ristrutturazione straordinaria dello stabile.
Ciò ha consentito l'utilizzo delle aule destinate alla scuola primaria a partire dal 29 settembre 2010. Le classi della scuola secondaria di I grado sono state ospitate nel turno pomeridiano nei locali del plesso Palasciano della scuola media Russo 1 fino al 6 ottobre 2010. Dal giorno successivo le classi interessate sono potute rientrate nell'istituto di appartenenza.
Infine, conclusisi i lavori e rilasciato il parere igienico favorevole da parte dell'Azienda sanitaria locale, dal 3 novembre 2010 anche gli alunni della scuola dell'infanzia hanno potuto lasciare i locali del plesso del 72o circolo didattico.
Si può pertanto ritenere che la situazione di emergenza dell'istituto comprensivo Russo 2 sia superata e la scuola sia tornata alla normale attività didattica.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
si fa riferimento alla vicenda del piccolo Luca Goffi, rapito poche ore dopo essere venuto alla luce, mentre si trovava ricoverato assieme alla madre all'ospedale di Nocera (Salerno), e fortunatamente ritrovato incolume dopo poche ore, e restituito ai genitori;
secondo le testimonianze raccolte, il rapimento, ad opera di una donna con evidenti e riconosciuti problemi psichici, è avvenuto «alla luce del sole», e in tutta «tranquillità», essendo stato sufficiente che la rapitrice si spacciasse per infermiera, cosicché ha potuto indisturbata allontanarsi con il piccolo, portarlo fuori dalla struttura ospedaliera e nasconderlo nella sua abitazione;
per gli aspetti penali si attende l'accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità, dolose, colpose ed omissive da parte della magistratura;
da quanto è infatti emerso da numerosi servizi giornalistici, e in particolare da quanto documentato anche visivamente dal TG2 delle 20,30 dell'8 giugno 2010 l'impianto di videosorveglianza della struttura ospedaliera è da tempo fuori uso, ed è comunque possibile entrare ed uscire indisturbati nella struttura stessa, anche in locali e reparti solitamente interdetti al pubblico;
appare preoccupante quanto emerso in seguito a questo episodio che fortunatamente si è concluso positivamente, ma che ben altro, e tragico esito poteva avere -:
quali siano gli intendimenti del Ministro in ordine a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza anche di carattere normativo, intenda assumere al fine di garantire la sicurezza dei pazienti con ciò definendo una disciplina più stringente per l'accesso alle strutture sanitarie da parte del pubblico e del personale ivi operante.
(4-07536)

Risposta. - In riferimento ai quesiti posti nell'interrogazione in esame, si fa presente che la competenza a regolamentare le modalità di accesso alle strutture sanitarie non rientra tra le funzioni istituzionali spettanti al Ministero della salute.
Nel merito della questione sollevata si riportano le informazioni acquisite tramite la prefettura-ufficio territoriale del Governo di Salerno.
In data 7 giugno 2010, all'interno del reparto di ostetricia e neonatologia dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, una donna, che indossava un abbigliamento simile a quello in dotazione al citato reparto, introdottasi con fare sicuro nella camera della puerpera e qualificatasi come infermiera, si allontanava, a pretesto di asseriti controlli, con il neonato di quest'ultima, portandolo poi via definitivamente dal nosocomio nocerino.


Il direttore sanitario del plesso ospedaliero dichiarava che l'accesso al predetto reparto era interdetto al personale non autorizzato, che il percorso del personale sanitario era completamente interno al reparto medesimo e che l'ingresso era consentito solo in orario di visite.
Il medesimo amministratore, inoltre, riferiva che l'impianto di videosorveglianza, sebbene installato, non era al momento funzionante e che già a partire dall'anno 2009 aveva provveduto a sollecitare il competente ufficio tecnico in ordine alle procedure di riattivazione; al momento risultano stanziati circa diecimila euro per la copertura delle relative spese.
A seguito dell'accaduto, il commissario straordinario dell'Azienda sanitaria locale di Salerno ha provveduto a nominare una commissione di inchiesta ai fini dell'accertamento di eventuali responsabilità del personale medico e paramedico che, allo stato, non sembrano emergere.
In ordine ai problemi psichici da cui sarebbe affetta l'autrice del rapimento del neonato, è risultato che la stessa, sottoposta a visita annuale di controllo presso l'ospedale Cardarelli di Napoli, struttura dalla quale dipende, è stata ritenuta idonea al servizio in data 5 maggio 2009.

Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la Italian dream team srl (Idt), una finanziaria di Brescia, ha acquistato, pro soluto, un pacchetto di crediti, assumendosene totalmente il rischio;
la compravendita è avvenuta nell'ambito di una cartolarizzazione di crediti;
ha venduto il «pacchetto» in questione la Sifin, una finanziaria bolognese specializzata nel factoring;
entrambe le finanziarie, Idt e Sifin, hanno competenze ed esperienze specifiche nei rapporti con le aziende sanitarie locali, soprattutto del Meridione d'Italia;
il pacchetto di crediti in questione, in origine era "l'Associazione famiglie di disabili intellettivi e relazionali Anffas-onlus di Salerno, e il debitore è la ASL Salerno;
la citata ASL, evidentemente ha, per quel che riguarda i pagamenti, tempi biblici, cosicché una parte dei crediti ceduti dalla onlus alla Sifin, e dalla Sifin alla Idt, erano già vantati nei confronti della ASL: circa 800 mila euro;
per un'altra parte, fino a un milione di euro, si tratta di crediti futuri, che l'Anffas vanterà entro il 31 luglio -:
quali siano i tempi di pagamento della ASL e se tali ritardi debbano essere prontamente superati nell'ambito del piano di rientro del deficit sanitario.
(4-07610)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, sulla base degli elementi di competenza trasmessi dal Ministero dell'economia e delle finanze, il quale ha inteso precisare che: «da notizie assunte tramite il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze nel collegio sindacale dell'azienda sanitaria locale di Salerno ed a seguito di specifica relazione del responsabile della struttura contabilità generale, si rappresenta che i pagamenti alle strutture di riabilitazione, tra le quali rientra l'«Anffas onlus», dovrebbero, di norma, avvenire entro 30 giorni per il pagamento dell'acconto del 90 per cento ed entro 90 giorni per il pagamento del saldo.
I suddetti termini di pagamento subiscono differimenti, oltre che per la difficile situazione finanziaria in cui versa l'azienda sanitaria locale in parola, dovuta a trasferimenti regionali sottodimensionati rispetto ai costi, a causa principalmente della notevole massa di pignoramenti che gravano sui fondi presenti in tesoreria.
Sono comunque in corso accordi transattivi tra l'azienda e gli avvocati di controparte, al fine di smobilizzare le somme

pignorate, così da consentire il rientro in disponibilità delle stesse».
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

TOMMASO FOTI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nelle immediate vicinanze dell'abitato di Caminata, in fregio alla strada provinciale (ex strada statale n. 412 della Val Tidone), ma ubicato, però, nel territorio del comune di Nibbiano (in provincia di Piacenza) si rileva - oramai da alcuni lustri - la presenza di un immobile abbandonato che ebbe, in passato, ad ospitare una cementeria;
come detto, l'edificio e l'area circostante versano in completo stato di abbandono: visivamente le murature, i solai ed il tetto sono in parte crollati e pericolanti, la copertura dei tetti degli edifici in lastre di eternit è in parte crollata e fatiscente con evidenze di sgretolamenti e crepe; inoltre, l'area di sedime non è adeguatamente recintata e protetta ed è inoltre ricettacolo di animali nocivi alla salute (ratti, piccioni, bisce) -:
se e quali iniziative risultino assunte dalle competenti autorità affinché sia accertata ogni utile iniziativa volta alla verifica della sussistenza delle condizioni di sicurezza statica, di salubrità ed igiene, e ciò anche ai fini della salvaguardia della pubblica incolumità e della salute dei cittadini di Caminata, nonché della compatibilità ambientale dell'edificio e dell'area circostante che qui interessa.
(4-07263)

Risposta. - Con una nota indirizzata alla prefettura di Piacenza, il 22 aprile 2010 il sindaco del comune di Caminata aveva segnalato lo stato di particolare degrado e abbandono in cui versavano l'edificio denominato «ex cementeria» e l'intera area circostante, situati all'interno del Comune di Caminata ma accatastati nel limitrofo comune di Nibbiano.
La prefettura di Piacenza - in ordine alle iniziative da adottare a tutela della pubblica incolumità - aveva immediatamente interessato la provincia, il comune di Nibbiano, l'azienda regionale per la protezione dell'ambiente e l'azienda unità sanitaria locale, ciascuno in relazione alle proprie competenze. I successivi esami avevano evidenziato il grave stato di deterioramento della struttura e la probabile presenza di amianto, per cui era stato richiesto un sopralluogo del comando provinciale dei vigili del fuoco allo scopo di individuare gli interventi urgenti da effettuare per la messa in sicurezza dell'edificio.
In seguito a ciò, secondo quanto riferito dalla stessa amministrazione comunale di Nibbiano, la parete perimetrale del fabbricato lungo la strada è stata messa definitivamente in sicurezza grazie alla rimozione delle parti di intonaco pericolanti e all'installazione di una rete metallica di protezione debitamente ancorata. La successiva perizia di idoneità statica, a firma di tecnico abilitato, ha attestato la non pericolosità della struttura per la pubblica incolumità e la totale assenza di eventuali segni di cedimento, fermo restando che nel tempo dovrà comunque essere effettuato un periodico monitoraggio delle condizioni della struttura stessa (come già indicato nell'ordinanza sindacale n. 17/10/RO prot. 2870).

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

GALLETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
a Voghiera in provincia di Ferrara esiste una scuola media di eccellenza ad indirizzo musicale che permette all'alunno di vivere l'esperienza pratica di suonare e di condividere con i compagni l'esperienza della musica d'insieme, con momenti di straordinaria crescita emotiva e culturale;
la scuola, a cui si accede tramite delle prove di ingresso, gode di un tendenza

positiva di iscrizioni da diversi anni, ha un esperienza ventennale nell'indirizzo musicale che porta ogni anno riconoscimenti regionali e nazionali per gli alunni e docenti;
il prossimo anno scolastico nonostante l'elevato numero di preiscrizioni il numero delle classi sarà ridotto da tre a due escludendo 8 studenti dalla possibilità di frequentare questa scuola e di completare la propria formazione con l'insegnamento dello strumento musicale molto formante, pur non essendoci ostacoli legati a servizi e spazi adeguati si è negato alle famiglie quel diritto di scegliere la scuola che offre attraverso un piano formativo differenziato e adeguato alla crescita culturale ed umano del proprio figlio e obbligandole così a ripiegare su una diversa scuola;
le norme lasciano alla famiglia la libertà di scelta educativa all'interno del sistema scolastico pubblico, ma questa libertà di scelta che riguarda un tema così fondamentale come l'istruzione non può avvenire a causa dei continui tagli al settore;
tagli che si ripercuotono sulla possibilità di formare più classi nonostante il numero elevato di alunni, allo stato attuale, in questa scuola di eccellenza le due classi che si formerebbero sarebbero composte da ben ventotto alunni rendendo la didattica molto difficile e l'apprendimento molto faticoso anche per gli studenti che vi sono stati ammessi;
questo nonostante la Costituzione nell'articolo 34 oltre a garantire il diritto all'istruzione indica come la scuola deve essere aperta a tutti -:
quali urgenti iniziative il Ministro intenda promuovere per evitare che la riduzione di risorse alla scuola si trasformi in un taglio all'eccellenze formative del Paese e per consentire a tutti gli alunni che hanno scelto una formazione musicale di poter accedere al diritto allo studio.
(4-10415)

Risposta. - Si risponde alla interrogazione in esame con la quale l'interrogante ritiene che presso la scuola media ad indirizzo musicale di Voghiera, in provincia di Ferrara, si verifica una riduzione delle classi autorizzate nonostante la positiva tendenza di iscrizioni registratasi negli ultimi anni. Chiede pertanto di sapere quali iniziative si intende promuovere per consentire a tutti gli studenti che hanno scelto una formazione musicale di poter accedere al diritto allo studio.
Al riguardo il competente Ufficio scolastico regionale, in data 5 luglio 2010, ha trasmesso una dettagliata relazione nella quale si rileva che l'insegnamento dello strumento musicale presso la scuola media di Voghiera è articolato su quattro cattedre di strumento. Tali cattedre sono la conferma di quanto già attivato nel precedente anno scolastico. Appare così improprio parlare di una contrazione di risorse al riguardo.
Relativamente alla formazione di classi prime occorre evidenziare che la scuola di Voghiera costituisce sezione staccata della scuola media di Portomaggiore.
Questa situazione, unitamente ad alcune criticità connesse al territorio, condiziona la formazione delle classi interessate alla luce della normativa vigente.
Va considerato, fra l'altro, che la suddivisione delle classi tra sedi scolastiche deve tener conto della necessità di evitare un'eccessiva concentrazione di alunni stranieri per non accentuare le connesse criticità di carattere didattico.
Ebbene, nella scuola di Portomaggiore, alla suddetta data del 5 luglio 2010, la concentrazione di alcuni stranieri era ben oltre la soglia del 30 per cento prevista dalla circolare n. 2 dell'8 gennaio 2010, con la quale il Ministero ha fornito indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana.
In particolare, risulta che, per l'anno scolastico 2010/2011, le iscrizioni effettuate entro il termine previsto dall'apposita circolare ministeriale ammontavano complessivamente a 120 alunni, numero di iscrizioni che non può comportare la formazione

di più di sei classi in base al decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 20 marzo 2009.
In tale contesto non trova riscontro normativo la richiesta di istituire sette classi prime.
Per quanto concerne le richieste di iscrizione all'indirizzo musicale a Voghiera, la Direzione scolastica regionale ha rilevato che è in atto in questi anni un esodo di alunni dalla scuola media di Portomaggiore alla sezione staccata di Voghiera, esodo che determina una serie di problematiche e condiziona l'organizzazione complessiva del servizio scolastico.
Ciò ha comportato il coinvolgimento dei sindaci interessati, i quali si sono impegnati ad intervenire per risolvere positivamente la situazione.
Per l'anno scolastico 2010/2011 i rappresentanti degli enti locali hanno concordato con il competente ufficio periferico di questo Ministero di attivare quattro classi prime presso la scuola media di Portomaggiore e due classi prime presso la scuola media di Voghiera.
La soluzione concordata ha trovato concreta attuazione come confermato in data 17 gennaio 2011 dalla Direzione scolastica regionale, la quale ha comunicato che funzionano quattro classi prime a Portomaggiore e due a Voghiera a fronte, rispettivamente, di 78 e 51 alunni.

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Mariastella Gelmini.

GARAGNANI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la vicenda del concorso al policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna con i presunti vincitori già designati (Il Resto del Carlino del 20 maggio 2010), se confermata, evidenzia la crisi della sanità bolognese ed emiliano-romagnola e chiama prepotentemente in causa il ruolo della regione e la posizione «autocratica» dei direttori generali delle Ausl e delle aziende ospedaliere;
sempre più spesso vengono alla luce le disfunzioni e le anomalie profonde che caratterizzano, soprattutto in materia di allocazione delle risorse e di definizione dei concorsi a primario, la sanità emiliano-romagnola e bolognese tanto che, a parere dell'interrogante, di fronte a casi di malasanità che coinvolgono varie regioni, in nome della salvaguardia del principio dei livelli essenziali di assistenza validi per tutti i cittadini, è necessario ripensare dalle fondamenta l'organizzazione sanitaria delle regioni che esercitano sempre di più un potere esclusivo e vasto che le sottrae da ogni forma di controllo da parte dello Stato -:
di quali elementi disponga in ordine a quanto esposto in premessa e se intenda assumere iniziative, per attuare una revisione profonda della normativa, anche costituzionale, attualmente in essere.
(4-07290)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame si riportano le informazioni acquisite dalla prefettura-ufficio territoriale del Governo di Bologna, che ha comunicato quanto segue.
L'azienda ospedaliera universitaria Sant'Orsola Malpighi di Bologna ha effettuato una indagine interna conclusasi il 25 maggio 2010, dalla quale non sono emerse irregolarità di natura procedurale.
Le risultanze dell'indagine, pertanto, sono state tempestivamente trasmesse all'assessorato delle politiche per la salute della regione Emilia Romagna.
Da ultimo, si osserva che questo Ministero non ritiene di dover avviare iniziative normative finalizzate ad innovare il riparto di competenze tra Stato e regioni, come suggerito nell'interrogazione in esame.

Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

GARAVINI, LO MORO, BORDO, BOSSA, BURTONE, GENOVESE, MARCHI, ANDREA ORLANDO, PICCOLO, VELTRONI, LAGANÀ FORTUGNO, LARATTA, CESARE MARINI, MINNITI, OLIVERIO

e VILLECCO CALIPARI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con l'interrogazione a risposta scritta 4-04557 presentata in data 14 ottobre 2009 si è già avuto modo di evidenziare quanto segue:
Nardodipace è un piccolo comune calabrese della provincia di Vibo Valentia che gli istituti di ricerca, per lungo tempo, hanno indicato come il comune più povero d'Italia;
detto comune si trova inserito nel contesto territoriale delle Serre vibonesi che è martoriato dalla presenza di cosche della 'ndrangheta che controllano appalti e attività economiche e praticano estorsioni, danneggiamenti, furti e omicidi;
nel settembre 2008 il prefetto di Vibo Valentia, dottor Ennio Mario Sodano, ha avviato, d'intesa con il Ministero dell'interno, la procedura d'accesso in tre comuni del Vibonese: S. Onofrio, Fabrizia e Nardodipace, tutti sospettati di infiltrazioni mafiose;
con riguardo a Nardodipace l'attività di accesso in detto comune era stata disposta a seguito di una attività di indagine della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva sollevato «sospetti di condizionamento mafioso» sull'amministrazione comunale eletta nella tornata elettorale del 27 e 28 maggio 2007;
la commissione, insediatasi nel settembre 2008, ha avviato i suoi lavori e, scaduti i 90 giorni di tempo, vi è stata una proroga di ulteriori 90 giorni. Alla scadenza dei termini la commissione, come riportato dalla stampa locale, ha rassegnato la relazione al prefetto di Vibo il quale, a sua volta, ha inviato al Ministero dell'interno una «inclemente relazione» con la richiesta di scioglimento del consiglio comunale dei Nardodipace per infiltrazioni mafiose;
sempre con riguardo a Nardodipace le verifiche, secondo notizie giornalistiche, mai smentite, si sono concentrate su pratiche adottate dall'amministrazione in carica «ma anche sui profili di alcune figure gravitanti nel palazzo comunale». Al centro della verifica, la figura del Sindaco, Romano Loielo, ex finanziere, incappato in una serie di incidenti disciplinari a causa di «particolari» frequentazioni per «fini politici»;
in data 8 gennaio 2009 è stato sciolto il consiglio comunale di Sant'Onofrio e in data 27 luglio 2009 quello di Fabrizia, mentre, con decreto del Ministro dell'interno, è stata negata l'emissione del provvedimento di scioglimento del comune di Nardodipace;
peraltro gli elementi riguardanti le infiltrazioni di tipo mafioso nell'amministrazione comunale di Nardodipace, successivamente ai provvedimenti sopra evidenziati, sono considerevolmente accresciuti per effetto degli esiti dell'indagine sfociata nella recente operazione denominata «Crimine» della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro;
in particolare è emerso quanto segue:
a) tra le persone arrestate nell'ambito della predetta operazione antimafia vi sono Tassone Rocco Bruno e Tassone Damiano Ilario, rispettivamente padre e cugino di Tassone Romolo, attuale vicesindaco e responsabile dell'ufficio finanziario del comune di Nardodipace;
b) da una delle intercettazioni menzionate nel provvedimento restrittivo della libertà personale dei soggetti sopra indicati emerge che Tassone Damiano Ilario riferisce di una situazione nella quale erano presenti oltre a lui stesso ed al figlio Bruno, anche l'attuale vicesindaco Tassone Romolo ed un certo Iacopetta Pompeo affiliato alla cosca «locale» di Cassari di Nardodipace;
c) infine, dal contenuto delle intercettazioni compiute nell'indagine sopra menzionata e riportate negli atti giudiziali, emerge in modo inequivocabile il peso e la forza che la 'ndrangheta locale ha esercitato ed esercita a Nardodipace in occasione delle campagne elettorali ivi compresa

quella che ha portato all'elezione dell'attuale sindaco e del consiglio comunale, tanto è vero che agli arrestati è stata contestata la violazione dell'articolo 416-bis del codice penale per essersi - tra l'altro - associati al fine di commettere delitti relativi alla corruzione ed alla coercizione elettorale -:
se non si ritenga necessario attivarsi con urgenza secondo le procedure di legge, al fine di provvedere allo scioglimento, ex articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000 (così come modificato dal comma 30 dell'articolo 2 della legge n. 94 del 2009), del consiglio comunale di Nardodipace.
(4-09149)

Risposta. - In data 9 giugno 2008, il prefetto di Vibo Valentia ha chiesto di essere delegato ad esercitare i poteri di accesso presso l'amministrazione comunale di Nardodipace (Vibo Valentia), i cui organi elettivi erano stati rinnovati nelle consultazioni del 27 e 28 maggio 2007.
La richiesta era sostenuta da un'informativa del 16 ottobre 2007 del comando dei carabinieri di Vibo Valentia, nella quale veniva riferita una situazione di diffusa illegalità riconducibile a forme di condizionamento e di infiltrazione della criminalità organizzata, nonché alle assidue frequentazioni del sindaco, di un assessore esterno e di un consigliere di maggioranza con soggetti pluripregiudicati.
Altri dubbi di irregolarità derivavano da alcune assunzioni di personale, dalla gestione di lavoratori socialmente utili, dall'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale e da un abuso edilizio realizzato dal suindicato consigliere di maggioranza.
Il 9 aprile 2009, nel trasmettere gli esiti degli accertamenti effettuati, il prefetto di Vibo Valentia ha proposto lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali (Tuel).
Nelle more del perfezionamento dei seguiti procedurali, è stato approvato il nuovo testo del citato articolo 143, con il quale si imponeva una riconsiderazione degli esiti degli accertamenti svolti alla luce dei criteri prescritti dalla norma («...concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso...»).
Alla luce di tali modifiche, infatti, è emersa l'insussistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti, tali da determinare lo scioglimento dell'organo consiliare, per cui, in data 14 aprile 2010 è stato emanato il decreto di conclusione del procedimento. Tuttavia, atteso che dall'attività di accesso erano emerse molteplici irregolarità ed illegittimità amministrative (con particolare riferimento alle procedure di assunzione del personale, nella gestione dei lotti boschivi del demanio comunale e dei servizi pubblici) il prefetto di Vibo Valentia, con nota dell'11 gennaio 2010, aveva nuovamente avanzato la proposta di scioglimento, sottolineando che, in mancanza di condizioni per l'adozione di una misura
ex articolo 143, sarebbe stato comunque possibile e opportuno procedere ai sensi dell'articolo 141, comma 1, lettera a), del Tuel, per gravi e persistenti violazioni di legge.
Anche tale procedimento, avviato con nota prefettizia in data 21 aprile 2010, non ha portato allo scioglimento dell'amministrazione comunale, alla luce della circostanza che alcune contestazioni risultavano superate dalle controdeduzioni fornite dal sindaco, mentre per le altre una eventuale revoca in autotutela dei provvedimenti adottati non avrebbe prodotto risultati sostanziali, essendosi già esauriti gli effetti.
Inoltre, a seguito dell'operazione crimine della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria - nell'ambito della quale era stato disposto il fermo, successivamente confermato in arresto per il reato di cui all'articolo 416-
bis del codice penale del padre del vicesindaco Romolo Tassone (tale Rocco Bruno Tassone, elemento con gravi precedenti penali, ritenuto a capo della criminalità organizzata nella frazione Cassari di Nardodipace e affiliato alla cosca Ierinò di Gioiosa Ionica) e di un suo altro stretto congiunto - la Prefettura di Vibo Valentia, con nota del 23 luglio 2010 ha chiesto alla Dda di fornire ogni utile elemento, non coperto da segreto istruttorio, al fine di un eventuale riavvio della procedura prevista dall'articolo 143 del Tuel.


Contemporaneamente, con decreto prefettizio datato 23 luglio 2010, è stata disposta un'ispezione straordinaria presso gli Uffici elettorali, dell'anagrafe e dello stato civile del comune di Nardodipace, considerato che il vicesindaco era stato delegato dal sindaco allo svolgimento delle funzioni di stato civile e di ufficiale di anagrafe nella frazione Cassari. In seguito a tale ispezione, infine, il 18 agosto 2010 Romolo Tassone si è dimesso da tale carica.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

GARAVINI, FIANO, ANDREA ORLANDO, PELUFFO, BORDO, BOSSA, BURTONE, GENOVESE, MARCHI, PICCOLO e VELTRONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 14 luglio 2010 è stato arrestato, su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Milano, l'imprenditore edile, Francesco Bertucca, padre dell'assessore allo sport, tempo libero e politiche giovanili del comune di Borgarello, in provincia di Pavia;
il 21 ottobre è stato arrestato il sindaco di detto comune, Giovanni Valdes, per aver agevolato l'acquisto di un terreno edificabile da parte di una società riconducibile a Carlo Chiriaco, già direttore della ASL di Pavia, anche lui arrestato il 14 luglio 2010 nell'ambito della stessa inchiesta ed accusato, tra le altre cose, di raccogliere voti per diversi esponenti politici anche grazie all'aiuto di Pino Neri, ritenuto dagli inquirenti il capo della locale lombarda della 'ndrangheta;
il commissariamento degli enti locali per sospetti di infiltrazione mafiosa è una norma che deve agire in maniera preventiva per evitare che i tentativi d'infiltrazione si consolidino;
nel comune di Castrofilippo, in provincia di Agrigento, a seguito dell'arresto del sindaco, Salvatore Ippolito, avvenuto il 22 settembre 2010, è stata inviata, il 25 settembre 2010, dal prefetto di Agrigento una commissione d'accesso, a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000;
lo stesso prefetto di Agrigento ha provveduto immediatamente a sospendere dalla carica il sindaco di Castrofilippo -:
per quale motivo, sino alla data del 28 ottobre 2010, non sia stata inviata dalla prefettura di Pavia una commissione d'accesso prefettizia nel comune di Borgarello;
se il sindaco di Borgarello sia stato sospeso dalle sue funzioni dal prefetto di Pavia.
(4-09323)

Risposta. - La prefettura di Pavia ha riferito di essere venuta ufficialmente a conoscenza dell'arresto del sindaco di Borgarello, Giovanni Valdes, da una nota del 22 ottobre 2010 con la quale la procura della Repubblica presso il tribunale di Milano ha informato circa la notifica della misura dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere allo stesso amministratore.
Conseguentemente, con provvedimento del 25 ottobre 2010, notificato il giorno successivo, si è provveduto alla sospensione dalla carica di sindaco.
Lo stesso 26 ottobre 2010 il Valdes ha rassegnato le dimissioni che, decorso il termine di 20 giorni, hanno portato alla sospensione del consiglio comunale e alla nomina contestuale di un commissario per la provvisoria amministrazione.
Nonostante i gravi indizi di reato ascritti all'
ex sindaco, il prefetto di Pavia non ha ritenuto - sulla base dell'attuale conoscenza degli atti istruttori - che sussistano elementi che facciano paventare collegamenti della sospesa amministrazione comunale con la criminalità organizzata di stampo associativo-mafioso, ovvero l'esistenza di condizionamenti.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

GRAZIANO e PETRENGA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nella giornata del 7 ottobre 2010, il treno Eurostar 9357, partito da Roma alle

16.45 e diretto a Lecce, con arrivo previsto alle 18.20, ha subito un guasto di natura elettrica che ha comportato la rottura dell'impianto di condizionamento. Il guasto ha provocato nell'immediato una fiammata vistosa, quindi una nuvola di fumo che ha invaso l'ultima carrozza della vettura e una situazione di panico diffusa tra i passeggeri;
il fatto, vissuto personalmente insieme ad altri colleghi, è accaduto nei pressi di Ceccano, in provincia di Frosinone, intorno alle 17.30 circa. Il treno è rimasto fermo a lungo, per oltre due ore, nelle campagne circostanti e isolate dal centro abitato. Il fumo diffuso ha prodotto un'atmosfera pesante e maleodorante, costringendo, nell'attesa forzata, alcuni passeggeri a rompere i vetri e altri a scendere dalla vettura e a sostare sui binari. Il tutto in condizioni di sicurezza altamente rischiose, anche in considerazione del transito di altri treni avvenuto durante l'attesa. Nel frattempo le risorse di acqua a disposizione sono terminate;
un'agenzia di stampa delle 18.13 lanciata dall'Ansa ha riferito della partenza del treno, prevista nel tempo di alcuni minuti, previo trasferimento dei passeggeri nelle altre vetture e isolamento di quella invasa dal fumo;
invece, dopo ancora un'ora la situazione non era affatto migliorata. Invero, un'agenzia di stampa, sempre di fonte Ansa, delle 19.23, ha riportato l'intenzione, tardiva, di Ferrovie dello Stato di sostituire l'intero treno con un altro per garantire maggiori livelli di sicurezza ai viaggiatori. A seguito di questo, il nuovo treno sarebbe ripartito per Lecce con un ritardo di oltre due ore sull'orario di marcia previsto;
i tempi di attesa appaiono sproporzionati rispetto a quanto accaduto e fanno ragionevolmente credere che l'azienda versi in condizioni di mancanza di risorse umane e/o strumentali dinanzi ad eventi straordinari e urgenti -:
quali iniziative intenda promuovere nei confronti di Trenitalia, affinché l'azienda nelle sue scelte future provveda a svolgere in modo soddisfacente, nei tempi e nelle modalità, la propria missione industriale concernente la circolazione dei treni, la puntualità e qualità del servizio, la sicurezza d'esercizio, migliorando la performance delle vetture;
quali iniziative il Ministro interrogato ritenga tempestivamente di assumere, per il tramite della società Trenitalia, al fine di assicurare l'adozione di tutte le misure necessarie per risolvere disagi simili a quelli rappresentati in premessa, evitare che si ripeta l'accaduto e fare in modo che in situazioni analoghe sia fornita alle persone a bordo tempestiva assistenza e informazione.
(4-10339)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, riguardante il collegamento eurostar 9357 Roma-Lecce del 7 ottobre 2010, sono stati chiesti elementi informativi alla società ferrovie dello Stato che ha riferito quanto segue.
Il giorno 7 ottobre 2010, un'avaria all'impianto elettrico della vettura n. 8 dell'eurostar 9357 in viaggio da Roma verso Lecce - manifestatasi attraverso una fuoriuscita di fumo dall'impianto di condizionamento della stessa vettura - ha determinato l'arresto in linea del treno nei pressi di Ceccano, sulla linea alta velocità Roma-Napoli.
È stata, pertanto, disposta dal personale di bordo l'evacuazione della carrozza n. 8 spostando i passeggeri della stessa nella successiva carrozza n. 9. Nel corso di tale operazione, alcuni passeggeri hanno utilizzato i martelli frangivetro per rompere i finestrini della stessa vettura 9 e, nel contempo, è stato indebitamente azionato il freno di emergenza della vettura 8.
Conseguentemente, nell'impossibilità di ripristinare la funzionalità di marcia del treno, è stato richiesto l'intervento del convoglio di soccorso partito da Roma per effettuare il trasbordo dei passeggeri presenti a bordo dell'eurostar 9357.
Le operazioni di trasbordo dei passeggeri si sono svolte in piena sicurezza, curate dal

personale di assistenza partito da Roma con il materiale rotabile di soccorso, e dal personale di bordo coadiuvati dalla polfer di Frosinone e dai carabinieri, intervenuti sul posto.
Sul convoglio di soccorso hanno preso posto anche i responsabili e tecnici del settore manutenzione di Trenitalia.
Ferrovie dello Stato fa presente che nella stazione di Caserta sono stati distribuiti acqua e generi di conforto ai circa 300 viaggiatori dell'ES 9357 ed organizzati servizi di taxi per consentire ad alcuni passeggeri di raggiungere la destinazione finale; analogamente, nelle stazioni di Foggia e Bari, sono stati organizzati ulteriori servizi taxi per altri clienti diretti verso località per le quali non erano disponibili soluzioni alternative di viaggio.
A sud di Bari, l'eurostar 9357 ha quindi effettuato le fermate straordinarie di Mola di Bari, Polignano a Mare e Monopoli.
Va inoltre rilevato che la stazione di Lecce (destinazione finale del treno), è stata presenziata dal personale di assistenza fino alle ore 3.30 dell'8 ottobre 2010.
Dagli accertamenti effettuati successivamente all'episodio di cui trattasi è emerso che il materiale rotabile in composizione all'eurostar 9357 nel giorno in questione, sottoposto regolarmente agli interventi previsti dal «piano di manutenzione», nei giorni precedenti al viaggio del 7 ottobre 2010 non aveva evidenziato alcun malfunzionamento agli apparati di bordo che potesse far prevedere quanto poi accaduto. Le verifiche tecniche eseguite in seguito in officina hanno, inoltre, confermato trattarsi di una tipologia di guasto non suscettibile di prevedibilità.
Alla luce dei fatti esposti si ritiene che Trenitalia abbia svolto in maniera adeguata tutte le previste operazioni di intervento tecnico nonché di assistenza ai passeggeri, dimostrando così l'ottimale predisposizione di piani di intervento di emergenza anche nei casi di assoluta imprevedibilità quale quello occorso per il convoglio in questione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

JANNONE. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
venerdì 19 marzo 2010 svolta presso la fiera di Bergamo la «Giornata del costruire», momento di confronto e riflessione sulla situazione del settore edile;
durante l'incontro sono stati presentati i dati della ricerca curata dal direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, i quali ritraggono uno scenario di preoccupante difficoltà: il valore della produzione nel 2009 è diminuito del 12 per cento, gli investimenti si sono ridotti del 14,5 per cento rispetto al 2008, mentre la flessione dal 2005 al 2009 è stata del 25 per cento, le compravendite nel settore residenziale sono diminuite del 35 per cento, gli investimenti nelle nuove costruzioni non residenziali private hanno subito una riduzione del 59 per cento dal 2005 al 2009 e per il 2010 si prevede un'ulteriore diminuzione del 10 per cento, infine, gli appalti di opere pubbliche negli ultimi dodici mesi sono crollati da poco meno di 300 a poco più di 100;
le condizioni del settore edile non sembrano inoltre essere destinate a migliorare nel prossimo futuro. Secondo Ermes Mazzoleni, presidente di Edilcassa, e lo stesso Bellicini, infatti la vera crisi ancora deve giungere, ed avrà conseguenze drammatiche soprattutto per quel 60 per cento di aziende costituite da un solo componente. Per il biennio 2010-2011 si prefigura inoltre una perdita di 17.000 posti di lavoro;
dal convegno si è levata anche una durissima critica da parte di Paolo Ferretti, presidente della sezione bergamasca dell'Associazione nazionale costruttori edili che, dopo aver evidenziato lo stridente contrasto tra le ottimistiche dichiarazioni dei rappresentanti istituzionali intervenuti al convegno (volte a ritrarre una situazione di fermento e di ripresa del settore), e lo stato, invece, «comatoso» in cui stagna l'edilizia, si è scagliato contro il

mondo della politica accusandolo di completo disinteresse ed assoluta lontananza rispetto ai problemi che gli operatori del settore edile devono affrontare;
preoccupazione per l'andamento del comparto e per la sua evoluzione è stata manifestata anche dall'Osservatorio Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) nel corso della conferenza stampa tenutasi il 1° aprile 2010 a Bergamo in occasione della presentazione del volume con i prezzi e l'andamento del mercato 2010;
dall'analisi condotta sul mercato immobiliare locale emerge che a Bergamo e provincia i prezzi degli immobili hanno registrato una contrazione media su base annua che va dall'8 per cento al 10 per cento, mentre le transazioni hanno subito un calo del 15 per cento;
si prevedono inoltre difficoltà di ripresa per il prossimo futuro: la situazione di stallo è provocata dalla riluttanza dei costruttori ad avviare nuovi cantieri, nel timore di non riuscire a vendere quanto costruito. Al momento, infatti, il mercato del nuovo è stagnante, poiché, a causa della crisi economica, i cittadini non dispongono delle risorse necessarie per acquistare un'abitazione, con la conseguenza che decine di nuovi appartamenti rimangono vuoti. Emblematico in tal senso è il caso di Seriate, dove sorgono complessi da 200 appartamenti di cui nemmeno il 30 per cento è stato occupato, arrivando così a contare circa 2.000 appartamenti sfitti;
Giuliano Olivati, presidente di Fiaip Bergamo, al fine di fronteggiare questa situazione, auspica l'intervento congiunto di banche (con riferimento ai mutui) ed istituzioni, chiamate, anche attraverso il confronto, a predisporre un'oculata politica per la casa -:
quali iniziative i Ministri intendano intraprendere a sostegno del comparto edile e se ritengano necessario convocare un tavolo di confronto con gli operatori del settore al fine di individuare ogni utile soluzione che possa consentirne una ripresa e tutelare il futuro occupazionale di migliaia di addetti.
(4-06892)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'articolo 11 del decreto legge 25 giugno 2008, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha previsto la predisposizione di un piano nazionale di edilizia abitativa al fine di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli minimi essenziali del fabbisogno abitativo e con l'obiettivo di superare in maniera organica e strutturale il disagio sociale ed il degrado urbano derivante dai fenomeni di alta tensione abitativa. Tale piano nazionale è stato poi approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 16 luglio 2009 e pubblicato nella
Gazzetta ufficiale n. 191 del 19 agosto 2009.
Il piano nazionale di edilizia abitativa costituisce un insieme integrato di una pluralità di linee di intervento che potenziandosi sinergicamente ha la finalità di venire incontro all'intera platea dei soggetti cui è diretto l'intervento pubblico in materia di politiche abitative. Il sistema individuato dal piano si articola sostanzialmente in tre aree, una prima area è quella prevista all'articolo 1, comma 1, lettera
a) diretta ad incentivare l'intervento degli investitori istituzionali e privati attraverso una rete di fondi immobiliari. Per tali interventi è previsto un prestito da parte dei fondi stessi a livello locale che potrà coprire fino al 40 per cento dell'investimento. Il fondo nazionale, costituito da fondi statali sino al limite di 150 milioni di euro, potrà poi intervenire a sostegno dell'iniziativa sino al 40 per cento dell'investimento.
Caratteristiche fondamentali che dovranno avere questi interventi, saranno quelle della sostenibilità dell'investimento e della compatibilità delle realizzazioni di alloggi destinati ad
housing sociale rispetto ai vantaggi derivanti dalle premialità urbanistiche.
Una seconda area di intervento è quella prevista all'articolo 1, comma l, lettera
f), che assorbe il precedente piano di 550

milioni di euro, diretta a finanziare l'edilizia residenziale pubblica nell'accezione più classica del termine e cioè l'edilizia di proprietà degli ex Istituto autonomo case popolari comunque denominati. Tale linea di intervento interviene sugli immobili già individuati dal decreto ministeriale 18 dicembre 2007 o su quelli che le regioni individueranno in sostituzione degli interventi non più realizzabili, avranno integrale finanziamento statale e nel primo anno dovranno essere attivati nel limite di 200 milioni di euro, secondo una priorità collegata alla cantierabilità dell'intervento stesso.
La terza area degli interventi riguarda gli interventi ricompresi dalla lettera
b) alla lettera e) dell'articolo 1, comma 1, del piano nazionale che potranno essere attivati mediante sottoscrizione di appositi accordi di programma nel limite delle risorse annualmente disponibili al netto di quelle già utilizzate per le linee di intervento di cui alle richiamate lettere a) ed f).
Per quanto attiene alla stato di attuazione delle singole linee di intervento l'articolo 1, comma 1, lettera
f), del piano nazionale di edilizia abitativa allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009 ha individuato, come linea di intervento da ammettere a finanziamento, quegli interventi di competenza degli ex Istituto autonomo case popolari comunque denominati o dei comuni, già ricompresi nel programma straordinario di edilizia residenziale pubblica di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture 18 dicembre 2007, regolarmente inoltrati al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, caratterizzati da immediata fattibilità, ubicati nei comuni ove la domanda di alloggi sociali risultante dalle graduatorie è più alta, destinando a tale finalità l'importo di 200 milioni di euro a fronte della dotazione iniziale di 543,955 milioni.
Il richiamato articolo 1, comma 1, lettera
f), ha inoltre disposto che l'immediata fattibilità degli interventi è accertata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla scorta della comunicazione da effettuare, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, per documentare lo stato delle procedure tecnico-amministrative di realizzazione di ogni singola opera.
In attuazione della citata norma il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con nota del 20 luglio 2009, protocollo 8709 ha trasmesso alle regioni e alle province autonome, una scheda informativa finalizzata all'acquisizione di un quadro omogeneo delle comunicazioni da effettuare per documentare quanto richiesto dall'articolo 1, comma 1, lettera
f), del piano nazionale.
Sulla base delle istruttorie svolte dai provveditorati interregionali alle opere pubbliche e delle informazioni trasmesse dalle regioni e province autonome di Trento e Bolzano il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha effettuato la prevista istruttoria al fine dell'accertamento dell'immediata fattibilità degli stessi. Tale attività ha portato all'ammissione al finanziamento degli interventi riportati nell'allegato 2 al decreto ministeriale 18 novembre 2009, pubblicato sulla
Gazzetta ufficiale 17 dicembre 2009, n. 293.
Successivamente, è stato attribuita a ciascuna regione e provincia autonoma quota parte delle risorse di cui all'articolo 2, comma 2, lettera
b), del piano nazionale di edilizia abitativa (200 milioni di euro) in proporzione all'ammontare economico degli interventi ritenuti immediatamente fattibili ricadenti in ciascuna regione e provincia autonoma rapportato all'ammontare complessivo di detti interventi risultanti nell'intero territorio nazionale.
Per completezza di informazione viene esplicitata, di seguito, la metodologia adottata per l'individuazione degli interventi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera
f), del piano nazionale di edilizia abitativa allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009 da ammettere a finanziamento.
Questo dicastero ha proceduto ad accertare l'immediata fattibilità degli interventi già ricompresi nel programma di cui al decreto ministeriale 18 dicembre 2007 sulla scorta della comunicazione effettuata dalle regioni e province autonome di Trento e

Bolzano per documentare lo stato delle procedure tecnico-amministrative di realizzazione di ogni singola opera trasmessa nei termini previsti.
Sono risultati ammissibili a finanziamento progetti in relazione ai quali è stato rilasciato il parere favorevole dei provveditorati interregionali alle opere pubbliche e sulla base delle informazioni contenute nelle relazioni trasmesse dalle regioni e le province autonome rispetto alle condizioni di fattibilità tecnico-amministrativa raggiunta nei singoli interventi.
Tali interventi sono stati poi ordinati al fine di rispondere alle finalità del programma straordinario sia con riferimento alla tipologia proposta: acquisto, locazione, recupero - ristrutturazione - manutenzione, nuova costruzione sia con riferimento al livello di progettazione dichiarato: esecutivo, definitivo, preliminare.
Successivamente, è stato attribuita a ciascuna regione e provincia autonoma quota parte delle risorse di cui all'articolo 2, comma 2, lettera
b) del piano nazionale di edilizia abitativa (200 milioni di euro) in proporzione all'ammontare economico degli interventi ritenuti immediatamente fattibili ricadenti in ciascuna regione e provincia autonoma rapportato all'ammontare complessivo di detti interventi risultanti nell'intero territorio nazionale.
Per quanto concerne gli aspetti contabili si segnala che è stato impegnato l'intero importo di 200 milioni ed è stato erogato alle regioni l'importo di euro 59.299.199,65 come prima erogazione prevista dal citato; decreto ministeriale 18 novembre 2009 con imputazione della spesa sul capitolo 7440 dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Allo stato attuale le regioni Lombardia, Umbria e Friuli Venezia Giulia hanno dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 3, comma 2 del citato decreto ministeriale 18 novembre 2009 n. 892 dell'avvenuto avvio degli interventi ammessi per un importo pari al 30 per cento del finanziamento complessivo assegnato.
Il piano nazionale di edilizia abitativa ha previsto come prima linea di intervento (articolo 1, comma 1, lettera
a)), la costituzione di un sistema integrato nazionale e locale di fondi immobiliari per l'acquisizione e la realizzazione di immobili per l'edilizia residenziale ovvero la promozione di strumenti finanziari immobiliari innovativi, con la partecipazione di soggetti pubblici e/o privati, per la valorizzazione dell'offerta abitativa in locazione.
Il gruppo di lavoro, appositamente costituito con decreto ministeriale n. 907 del 12 novembre 2009 al fine di individuare i requisiti dei regolamenti dei fondi immobiliari chiusi, ha concluso i propri lavori il 21 gennaio 2010 predisponendo un apposito documento.
In particolare il documento elaborato dal gruppo di lavoro, nel sottolineare che i fondi immobiliari chiusi nazionali saranno dedicati allo sviluppo di una rete di fondi o altri strumenti finanziari che contribuiscano a incrementare la dotazione di alloggi sociali, ha evidenziato che si tratta di strumenti che si pongono a monte dei fondi locali o di altri strumenti finanziari in relazione ai quali la missione del fondo nazionale dovrà essere proprio quella di favorirne la diffusione mediante la partecipazione di minoranza (fino ad un massimo del 40 per cento, agli investimenti proposti dai fondi locali o da altri strumenti finanziari. Tale documento ha poi costituito, sostanzialmente, il capitolato d'oneri allegato al bando di gara per la scelta delle società di gestione del risparmio.
Le risorse messe a disposizione per l'avvio di tale procedura ammontano (limite massimo) a 140 milioni di euro a valere sulle complessive risorse individuate al comma 12 dell'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Sarà possibile attivare più fondi, anche se potrebbe essere sufficiente un unico fondo nazionale, ciò costituirebbe un significativo volano per un rilevante investimento nel settore. Ciascun fondo nazionale dovrà essere inteso come uno strumento operativo snello in grado di individuare con criteri oggettivi, da riferire a concrete condizioni di fattibilità tecnico-economico-finanziaria e amministrativa delle proposte,

i fondi locali o gli altri strumenti finanziari su cui investire quota parte del patrimonio raccolto e destinato a promuovere, attraverso i fondi locali o altri strumenti finanziari, programmi sostenibili dal punto di vista sociale economico, urbanistico ed ambientale.
È appena il caso di evidenziare che il sistema dei fondi immobiliari rappresenta una importante novità in materia di politiche abitative essendo orientato a cofinanziare i fondi locali ai fini della valorizzazione delle aree urbane e alla realizzazione di alloggi a canone calmierato per famiglie di reddito medio-basso e eventualmente, riscattabili.
Con decreto direttoriale n. 3450 in data 23 marzo 2010, sono state definite le procedure per l'individuazione delle società di gestione del risparmio alle quali affidare la gestione dei fondi immobiliari chiusi di diritto italiano da costituire ai sensi dell'articolo 11 del piano nazionale di edilizia abitativa di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, quantificate le risorse disponibili in 140 milioni di euro ed approvati il disciplinare di gara, il capitolato d'oneri ed uno schema di contratto che risultano allegati al citato decreto.
Si indicano, di seguito, le fasi ed i contenuti che sono stati attivati in attuazione del citato decreto 3450 del 2010.
Il bando di gara a procedura aperta per appalto di servizi è stato pubblicato sul supplemento alla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea in data 3 giugno 2010 e sulla
Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana 5o serie speciale, n. 65 del 9 giugno 2010.
La commissione di gara, nominata con decreto ministeriale del 23 agosto 2010, a conclusione dei propri lavori, nella seduta pubblica tenutasi in data 8 settembre 2010, ha provveduto all'aggiudicazione provvisoria a favore della società cassa depositi e prestiti investimenti, società di gestione del risparmio dei lotti 1 e 2 relativi alla gestione dei fondi immobiliari in oggetto.
Considerato che alla gara ha partecipato soltanto la citata società, la stessa è risultata aggiudicataria di entrambi i lotti in quanto l'offerta tecnica è stata identica per entrambi i lotti.
Verrà costituito, ai sensi del disciplinare di gara, un unico fondo che utilizzerà il complessivo importo disponibile di 140 milioni di euro. Con nota protocollo n. 10146 del 13 settembre 2010 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha richiesto alla citata società, ai fini dell'aggiudicazione definitiva, di ricevere la proposta di regolamento del fondo predisposto sulla base dei requisiti richiesti nel capitolato d'oneri ed oggetto di valutazione in sede di gara, debitamente approvato sulla base della vigente normativa.
L'articolo 4 del piano nazionale di edilizia abitativa prevede che per l'attuazione degli interventi di cui all'articolo 1, lettere
b), c), d) ed e) del suddetto piano nazionale si proceda con la sottoscrizione di appositi accordi di programma promossi dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con le regioni ed i comuni. Tali accordi sono sottoscritti al fine di concentrare gli interventi sull'effettiva richiesta abitativa nei singoli contesti, rapportati alla dimensione fisica e demografica del territorio di riferimento attraverso la realizzazione di programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale e di riqualificazione urbana, caratterizzati da elevati livelli di vivibilità, salubrità, sicurezza e sostenibilità ambientale ed energetica, anche attraverso la risoluzione di problemi di mobilità, promuovendo e valorizzando la partecipazione di soggetti pubblici e privati.
Gli accordi di programma devono essere elaborati in modo coerente con la programmazione regionale relativa alle politiche abitative e allo sviluppo del territorio ed approvati, ai sensi del comma 4 dell'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa delibera del comitato interministeriale per la programmazione economica, d'intesa con la conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni.
L'articolo 3, comma 1, del richiamato piano nazionale di edilizia abitativa dispone poi che le risorse di cui all'articolo 2,

comma 2, lettera e), del medesimo piano siano ripartite con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, sulla base dei coefficienti stabiliti dal decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 17 marzo 2003 pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 132 del 10 giugno 2003, e destinate al finanziamento delle linee di intervento di cui all'articolo 1, comma 1, lettere b), c) e d), nonché alla promozione di programmi integrati di edilizia residenziale anche sociale di cui all'articolo 1, comma l, lettera e), del piano medesimo.
Le risorse disponibili per gli interventi di cui alle lettere
b), c), d) ed e) dell'articolo 1, comma 1, del piano nazionale - al netto delle risorse pari a 200 milioni di euro destinate agli interventi di cui all'articolo 1, comma 1, lettera f) del richiamato piano nazionale già individuati con il decreto ministeriale 18 novembre 2009, protocollo n. 892 e dell'importo di 150 milioni di euro da destinare al sistema integrato di fondi immobiliari di cui all'articolo 11 del piano nazionale medesimo - ammontano complessivamente ad euro 377.885.270,00.
Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze in data 8 marzo 2010, protocollo n. 263, pubblicato sulla
Gazzetta ufficiale n. 104 del 6 maggio 2010 è stato effettuato il riparto tra le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano delle citate risorse. Le regioni, hanno 180 giorni (da intendere come termine ordinatorio) per predisporre un programma coordinato con riferimento alle linee di intervento di cui all'articolo 1, lettere da b) ad e). In tal senso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha attivato singoli specifici incontri con ciascuna regione per dare indicazioni in merito ai contenuti degli accordi di programma da sottoscrivere. Numerose regioni hanno attivato le procedure di evidenza pubblica per giungere all'individuazione degli interventi che saranno oggetto degli accordi di programma.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

LO MORO, GARAVINI, AMICI, GIOVANELLI, MINNITI e OLIVERIO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Nardodipace è un piccolo Comune calabrese della provincia di Vibo Valentia che gli istituti di ricerca, per lungo tempo, hanno indicato come il comune più povero d'Italia;
detto comune si trova inserito nel contesto territoriale delle Serre vibonesi che è martoriato dalla presenza di cosche della 'ndrangheta che controllano appalti e attività economiche e praticano estorsioni, danneggiamenti, furti e omicidi;
nel settembre 2008 il prefetto di Vibo Valentia, dottor Ennio Mario Sodano, ha avviato, d'intesa con il Ministero dell'interno, la procedura d'accesso in tre Comuni del Vibonese: S. Onofrio, Fabrizia e Nardodipace, tutti sospettati di infiltrazioni mafiose;
le commissioni di accesso insediate nei tre comuni hanno ultimato i loro lavori e il prefetto di Vibo Valentia ha trasmesso le relative relazioni al Viminale;
in data 8 gennaio 2009 è stato sciolto il consiglio comunale di Sant'Onofrio e in data 27 luglio 2009 quello di Fabrizia, mentre, alla data odierna, a distanza di oltre un anno dall'insediamento della Commissione d'accesso, nessun provvedimento è stato assunto per il Comune di Nardodipace;
l'attività di accesso in detto comune era stata disposta a seguito di una attività di indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che aveva sollevato «sospetti di condizionamento mafioso» sull'amministrazione comunale eletta nella tornata elettorale del 27 e 28 maggio 2007;
la Commissione, insediatasi nel settembre 2008, ha avviato i suoi lavori scaduti i 90 giorni di tempo vi è stata una proroga di ulteriori 90 giorni. Alla scadenza dei termini la commissione, come riportato dalla stampa locale, ha rassegnato la relazione al prefetto di Vibo il

quale, a sua volta, ha inviato al Ministero dell'interno una «inclemente relazione» con la richiesta di scioglimento del consiglio comunale dei Nardodipace per infiltrazioni mafiose;
le verifiche, secondo notizie giornalistiche, mai smentite, si sono concentrate su pratiche adottate dall'amministrazione in carica «ma anche sui profili di alcune figure gravitanti nel palazzo comunale». Al centro della verifica, la figura del Sindaco, Romano Loielo, ex finanziere, incappato in una serie di incidenti disciplinari a causa di «particolari» frequentazioni per «fini politici»;
più volte i giornali regionali hanno dato come imminente il decreto di scioglimento del Consiglio comunale di Nardodipace;
è evidente che tale situazione, in cui si registra un silenzio per gli interroganti, inspiegabile, del Ministero dell'interno, crea disagi notevoli nella comunità che avrebbe bisogno di capire e di avvertire la presenza dello Stato;
la vicenda del comune di Fondi che ha visto assumere al Ministro dell'interno posizioni non condivise dal Consiglio dei ministri aggiunge elementi di tensione ad una situazione precaria che dura da troppo tempo, considerato che, ove - come pare - fossero sussistenti i motivi che hanno determinato l'accesso, un'amministrazione infiltrata, in carica da oltre due anni, starebbe gestendo la cosa pubblica con una prefettura e un ministero consapevoli, ai danni di una comunità impotente ed inerme -:
quali siano i motivi per i quali, ad oggi, non è stato assunto alcun provvedimento conclusivo della procedura di accesso avviata nel settembre 2008 a carico del comune di Nardodipace;
quali siano i motivi per i quali, sussistendone i presupposti, non è stato emesso il provvedimento di scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Nardodipace.
(4-04557)

Risposta. - In data 9 giugno 2008, il prefetto di Vibo Valentia ha chiesto di essere delegato ad esercitare i poteri di accesso presso l'amministrazione comunale di Nardodipace (Vibo Valentia), i cui organi elettivi erano stati rinnovati nelle consultazioni del 27 e 28 maggio 2007.
La richiesta era sostenuta da un'informativa del 16 ottobre 2007 del comando dei carabinieri di Vibo Valentia, nella quale veniva riferita una situazione di diffusa illegalità riconducibile a forme di condizionamento e di infiltrazione della criminalità organizzata, nonché alle assidue frequentazioni del sindaco, di un assessore esterno e di un consigliere di maggioranza con soggetti pluripregiudicati.
Altri dubbi di irregolarità derivavano da alcune assunzioni di personale, dalla gestione di lavoratori socialmente utili, dall'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale e da un abuso edilizio realizzato dal suindicato consigliere di maggioranza.
Il 9 aprile 2009, nel trasmettere gli esiti degli accertamenti effettuati, il prefetto di Vibo Valentia ha proposto lo scioglimento del consiglio comunale, ai sensi dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali (Tuel).
Nelle more del perfezionamento dei seguiti procedurali, è stato approvato il nuovo testo del citato articolo 143, con il quale si imponeva una riconsiderazione degli esiti degli accertamenti svolti alla luce dei criteri prescritti dalla norma («...concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso...»).
Alla luce di tali modifiche, infatti, è emersa l'insussistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti, tali da determinare lo scioglimento dell'organo consiliare, per cui, in data 14 aprile 2010 è stato emanato il decreto di conclusione del procedimento. Tuttavia, atteso che dall'attività di accesso erano emerse molteplici irregolarità ed illegittimità amministrative (con particolare riferimento alle procedure di assunzione del personale, nella gestione dei lotti boschivi del demanio comunale e dei servizi pubblici) il prefetto di Vibo Valentia, con nota dell'11 gennaio 2010, aveva nuovamente avanzato la proposta di scioglimento, sottolineando

che, in mancanza di condizioni per l'adozione di una misura ex articolo 143, sarebbe stato comunque possibile e opportuno procedere ai sensi dell'articolo 141, comma 1, lettera a), del Tuel, per gravi e persistenti violazioni di legge.
Anche tale procedimento, avviato con nota prefettizia in data 21 aprile 2010, non ha portato allo scioglimento dell'amministrazione comunale, alla luce della circostanza che alcune contestazioni risultavano superate dalle controdeduzioni fornite dal sindaco, mentre per le altre una eventuale revoca in autotutela dei provvedimenti adottati non avrebbe prodotto risultati sostanziali, essendosi già esauriti gli effetti.
Inoltre, a seguito dell'operazione crimine della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria - nell'ambito della quale era stato disposto il fermo, successivamente confermato in arresto per il reato di cui all'articolo 416
bis del codice penale, del padre del vicesindaco Romolo Tassane (tale Rocco Bruno Tassane, elemento con gravi precedenti penali, ritenuto a capo della criminalità organizzata nella frazione Cassari di Nardodipace e affiliato alla cosca Ierinò di Gioiosa Ionica) e di un suo altro stretto congiunto - la prefettura di Vibo Valentia, con nota del 23 luglio 2010 ha chiesto alla direzione distrettuale antimafia di fornire ogni utile elemento, non coperto da segreto istruttorio, al fine di un eventuale riavvio della procedura prevista dall'articolo 143 del Tuel.
Contemporaneamente con decreto prefettizio datato 23 luglio 2010, è stata disposta un'ispezione straordinaria presso gli uffici elettorali, dell'anagrafe e dello stato civile del comune di Nardodipace, considerato che il vicesindaco era stato delegato dal sindaco allo svolgimento delle funzioni di stato civile e di ufficiale di anagrafe nella frazione Cassari. In seguito a tale ispezione, infine, il 18 agosto 2010 Romolo Tassane si è dimesso da tale carica.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Michelino Davico.

MADIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 26 ottobre 2009 il Ministro interrogato ha fornito risposta scritta all'Interrogazione 4-03223 presentata dal deputato Francesco Aracri concernente l'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei (Iresa) e la situazione dell'inquinamento acustico nell'area di Fiumicino;
l'Iresa, per effetto della legge 21 novembre 2000, n. 342, ha sostituito dal 1° gennaio 2001 la precedente imposta erariale istituita con il decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, ora abrogata;
nella medesima sede il Ministro comunicava che il gettito derivante dall'Iresa regionale è destinato prioritariamente al completamento dei sistemi di monitoraggio acustico e al disinquinamento acustico e all'eventuale indennizzo delle popolazioni residenti delle zone A e B dell'intorno aeroportuale, come definite dal decreto del Ministro dell'ambiente del 31 ottobre 1997;
tale imposta non è mai stata riscossa e pertanto le sue finalità sono inapplicate. Infatti nella risposta al deputato Aracri il Ministro specifica che il decreto, che il Ministro dell'economia e delle finanze avrebbe dovuto emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 21 novembre 2000, n. 342 e che avrebbe dovuto stabilire le modalità applicative dell'imposta, non è stato a tutt'oggi emanato; pertanto la norma è di fatto inapplicabile -:
quando e se, a dieci anni dalla entrata in vigore della legge istitutiva, il Governo intenda attuare l'esercizio di riscossione e utilizzo dell'Iresa ai fini del finanziamento delle procedure antirumore e per l'indennizzo delle popolazioni colpite dall'inquinamento acustico derivante dall'attività aeroportuale dello scalo di Fiumicino.
(4-08703)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In relazione all'imposta regionale sulle emissioni sonore degli aerei (Iresa) si comunica che la materia non rientra tra le competenze prevalenti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tuttavia, al fine di fornire una risposta al presente atto ispettivo sono stati chiesti elementi informativi al Ministero dell'economia e delle finanze che ha riferito quanto segue.
Preliminarmente si osserva che l'articolo 90 e seguenti della legge 21 novembre 2000, n. 342, recante «misure in materia fiscale», prevedendo l'introduzione di un'imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili, ne ha anche stabilito gli elementi essenziali quali il presupposto impositivo, il soggetto passivo, i casi di esenzione, le misure del tributo, i termini di pagamento, nonché l'apparato sanzionatorio ed il contenzioso.
Ciò premesso, il Ministero dell'economia e delle finanze ritiene pleonastica l'emanazione del decreto ministeriale di cui al predetto articolo 90, comma 4, della citata legge 342 del 1990, alla luce di quanto previsto dal nuovo Titolo V della Costituzione.
Infatti, l'articolo 117 della Costituzione, comma 2, lettera
e), prevede la competenza esclusiva statale in materia di sistema tributario e contabile dello Stato; il successivo comma 3 dello stesso articolo 117 dispone che sono materie di legislazione concorrente, tra le altre, l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Inoltre, il comma 6 dell'articolo 117 attribuisce alle regioni la potestà regolamentate nelle materie di legislazione concorrente.
Infine, l'articolo 119 della Costituzione afferma che le regioni hanno risorse autonome, stabiliscono e applicano tributi ed entrate proprie in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.
Dall'analisi delle norme summenzionate, così come interpretate da costante giurisprudenza della Corte costituzionale si evince che la disciplina sostanziale dei tributi definiti come regionali dalle singole leggi istitutive è riservata alla competenza statale mentre la loro attuazione può essere lasciata alle regioni nel pieno rispetto dei vincoli primari posti dal legislatore che, nel caso in esame, sono esplicitati dalla stessa legge n. 342 del 2000, articolo 90 e seguenti.
A sostegno di quanto sostenuto si evidenzia come alcune regioni abbiano provveduto, in ossequio alla norma statale, a demandare ad un proprio regolamento la disciplina di dettaglio del tributo in parola. In proposito, si possono citare gli esempi della regione Lazio che ha provveduto in tal senso con legge 28 aprile 2006, n. 4, nonché la legge regionale della Toscana 19 dicembre 2003, n. 580 e la legge regionale delle Marche 23 febbraio 2007, n. 2.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MIOTTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il giorno 16 dicembre 2010 il treno «Frecciargento» 9416 partito da Roma alle 14.45 per Venezia, dopo circa 15 minuti di corsa subiva una grave avaria a seguito di un guasto alla linea aerea di alimentazione, percepita nettamente dai passeggeri che avvertivano il rumore di un corpo esterno che aveva colpito il tetto della carrozza;
dopo pochi secondi diminuiva la velocità ed il treno si fermava, all'interno di una galleria: dopo qualche minuto il capotreno annunciava l'avaria;
trascorreva mezzora ed una nuova comunicazione annunciava che il danno stava per essere riparato in una trentina di minuti, ma dopo circa quaranta minuti veniva annunciato che entro mezz'ora sarebbe arrivato un locomotore per spingere il treno alla stazione più vicina, dopodiché l'energia elettrica scompariva e l'unica minuscola luce di emergenza posta all'inizio della carrozza si spegneva dopo pochi

minuti, trascorrevano altre interminabili ore senza alcuna comunicazione;
solo dopo oltre 280 minuti, come Trenitalia annuncia di ritardo, il treno veniva agganciato e trascinato alla stazione di Orte ove veniva effettuato il trasbordo su altro mezzo che proseguiva la corsa con quasi cinque ore di ritardo;
durante la sosta in galleria per oltre 4 ore, i circa 500 passeggeri a bordo sperimentavano una condizione intollerabile causata dalla assenza delle luci di emergenza, impraticabilità delle toilette, assenza di ricambio d'aria in carrozze che non presentano aperture con l'esterno, oltre al disagio che aumenta in presenza di bambini, di persone anziane o persone claustrofobiche;
unica condizione favorevole è risultata la copertura, in quella galleria, della rete di telefonia mobile che ha consentito, finché hanno retto i cellulari, la comunicazione con l'esterno -:
se il Ministro sia a conoscenza che i moderni treni eurostar sono privi di strumenti di emergenza in caso di guasto all'impianto elettrico in particolare per alcune funzioni essenziali: le luci di emergenza, il funzionamento delle toilette, il ricambio d'aria e l'impianto di comunicazione ai passeggeri;
a quale distanza siano disponibili locomotori idonei a sostituire un treno in avaria e se sia previsto un piano di emergenza da rendere noto ai viaggiatori;
entro quale termine verrà assicurata la copertura della telefonia mobile all'intera rete ferroviaria;
quali siano le cause della avaria subita dal treno 9416 in premessa indicato e quali misure siano state poste in essere per limitare il verificarsi di tali gravi disservizi ai passeggeri.
(4-10135)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In relazione a quanto accaduto al treno eurostar «Frecciargento» 9416 Roma-Venezia (Roma T.ni 14.45 - Venezia S.L. 18.33) del 16 dicembre 2010 sono state chieste informazioni alla società Ferrovie dello Stato che ha fornito i seguenti elementi di risposta.
Il giorno 16 dicembre 2010, alle ore 15.05, il treno in questione si è arrestato in linea - a causa della mancanza di tensione elettrica - tra Capena e S.Oreste. Dalle verifiche effettuate visionando le immagini degli impianti video - ispezione dei pantografi del treno interessato dal guasto e da quello immediatamente precedente - non sono state riscontrate difettosità al materiale rotabile bensì la rottura della linea elettrica aerea che ha disalimentato i motori del convoglio impedendo la prosecuzione della corsa.
Per fronteggiare il sinistro sono state avviate complesse operazioni di soccorso rimuovendo i cavi elettrici dal treno e dai binari e ripristinando così le condizioni di sicurezza necessarie a far ripartire il convoglio con un locomotore diesel. Tale soluzione è stata preferita all'alternativa di attuare il trasferimento dei passeggeri su un altro treno per vari motivi tra i quali la difficoltà di effettuare tale intervento in galleria, il tempo occorrente per il «trasbordo» (circa 60 minuti), l'instradamento di tutti i treni sulla linea «lenta» operazione che, per limitare i ritardi a valori accettabili, comporta una riduzione delle relazioni metropolitane con disagi per i viaggiatori.
Dopo l'effettuazione delle manovre di aggancio in linea da parte del locomotore di soccorso, il convoglio, ripartito per Orte, ha subito un rallentamento per un problema al freno di stazionamento; risolto tale inconveniente, il treno è giunto nella stazione di Orte alle ore 19.25, dove i passeggeri sono stati trasbordati su un convoglio di riserva (ETR 600), nel frattempo inviato da Roma.
Relativamente alle attività di assistenza prestate alla clientela durante la permanenza a bordo dell'ES 9416, si fa presente che per tale evenienza è stata organizzata la distribuzione gratuita ai passeggeri di tutti

i generi di conforto disponibili a bordo per il servizio di ristorazione.
Nella stazione di Orte si è provveduto, altresì, al rifornimento delle scorte alimentari ed in particolare di bevande calde e di latte destinato ai bambini presenti a bordo.
Contestualmente, è stata organizzata l'assistenza anche nella stazione di Firenze, dove è stato previsto il rifornimento di ulteriori generi di conforto, distribuiti ai passeggeri.
Tutti i presidi di assistenza interessati al percorso del treno di cui trattasi sono stati costantemente presenziati, al fine di assicurare ai viaggiatori nelle varie stazioni ogni assistenza possibile.
Tuttavia, data l'eccezionalità dell'evento e in accoglimento delle istanze presentate dalle associazioni dei consumatori, è stata adottata un'iniziativa di attenzione commerciale nei confronti dei passeggeri dell'eurostar 9416 partiti da Roma, consistente nel rimborso integrale del prezzo del biglietto e nell'erogazione di un indennizzo di 150 euro.
Inoltre per quanto attiene alla copertura della telefonia mobile all'intera rete ferroviaria, si comunica che l'estensione della copertura radio in galleria è stata completata su tutte le gallerie ferroviarie delle linee ad alta velocità e anche su quelle delle linee convenzionali di lunghezza superiore ai 400 metri.
Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha stipulato nel 2004 specifici accordi con gli operatori Tim e Vodafone che si sono impegnati con uno specifico progetto tecnico per il miglioramento del segnale radio lungo le reti ferroviarie mentre Rfi ha realizzato gli impianti tecnologici per l'estensione in galleria del segnale Gsm a 900 Megahertz funzionale al
roaming a supporto della rete radiomobile ferroviaria Gam-R utilizzata per la gestione della circolazione dei treni.
La copertura radio Gsm a 900 Megahertz è quindi disponibile su oltre 1300 chilometri di gallerie ferroviarie della infrastruttura ferroviaria nazionale ad alta velocità e convenzionale gestita da Rfi.
Dal 2008 a seguito del
refarming della banda a 900 Megahertz (ristrutturazione della suddivisione delle assegnazioni di frequenze della banda a 900 Megahertz anche l'operatore Wind ha ottenuto di poter operatore su frequenze nazionali a 900 Megahertz e di conseguenza Rfi ha siglato anche con Wind un accordo per la realizzazione di siti radio lungo le linee ferroviarie e per l'estensione del segnale Wind Gsm a 900 Megahertz sulle gallerie delle linee ad alta velocità e su alcune linee convenzionali selezionate da Wind. L'operatore H3g non ha assegnazione di banda a 900 Megahertz per reti Gsm.
Sulle linee ad alta velocità in tutte le gallerie ferroviarie sono disponibili i seguenti segnali delle varie reti radiomobili:

Segnale radioelettrico a 900 MHz delle reti
Gsm di Tim,
Gsm di Vodafone,
Gsm di Wind
Gsm-R di Rfi

Segnale radioelettrico a 2,1 GHz delle reti
Umts di Tim (attivo)
Umts di Vodafone (completamento entro dicembre 2011)
Umts di Wind (completamento entro dicembre 2011)
Umts di H3g (completamento entro dicembre 2011)

In sintesi gli operatori radiomobili Tim e Vodafone hanno realizzato alla data del 31 dicembre 2010 circa 700 stazioni radio base espressamente dedicate alla copertura radiomobile delle linee ferroviarie e delle relative gallerie che di fatto consente di poter affermare che il 99 per cento delle linee ferroviarie sono coperte da un segnale radiomobile di operatore pubblico integrata con la rete radiomobile Gsm-R di Rfi. Sono in fase finale di realizzazione ulteriori 30 stazioni radio base che si prevede di completare entro il 2011.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

NASTRI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto dichiarato dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti, l'articolo 186 del decreto legislativo n. 85 del 1992 del codice della strada, che introduce lo strumento di misurazione utilizzato per determinare il valore dell'alcool, ovvero dell'etanolo contenuto nel sangue, detto anche etilometro, sembrerebbe non essere attendibile al fine del calcolo del tasso di alcool nel sangue;
la stessa Federazione, si avvale anche del parere scientifico di un medico americano, docente di fisiologia e medicina dell'università di Washington, secondo cui dalle analisi condotte, sono emerse una serie di imprecisioni riconducibili all'uso dello strumento in dotazione alle forze dell'ordine per i controlli sulle strade e conseguentemente all'inadeguatezza dell'etilometro per la rivelazione dello stato di ebbrezza;
a giudizio della Fivi, inoltre, la stessa inattendibilità riguarda il «precursore alcolemico» divenuto obbligatorio dal 13 novembre 2010, nei locali che somministrano le bevande alcoliche dopo la mezzanotte;
l'introduzione dell'etilometro, secondo quanto sostenuto dalla suddetta Federazione, ha comportato una consistente diminuzione nel consumo generale del vino, ed è considerato erroneamente più pericoloso delle droghe in generale e di altre cause di incidenti stradali, dovute all'alta velocità;
risulta conseguentemente necessario, secondo la Federazione italiana vignaioli indipendenti, fare chiarezza sui dati e sulle statistiche sugli incidenti della strada, nonché verificare affinché gli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine che consentono l'utilizzo dell'etilometro, sia idoneo al fine di dimostrare l'esatta percentuale di alcool nel sangue -:
quali orientamenti intenda manifestare con riferimento a quanto esposto in premessa, con particolare riguardo al collegamento tra l'utilizzo del vino e della sicurezza stradale affinché la bevanda alcolica possa avere una giusta collocazione nell'incidenza delle sciagure stradali e non essere considerata ingiustamente come un «capro espiatorio».
(4-10092)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Per quanto riguarda l'idoneità degli etilometri in dotazione alle forze di polizia per accertare lo stato di ebbrezza alcolica degli automobilisti si comunica che questi, a norma dell'articolo 379 del regolamento di esecuzione del codice della strada di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, devono essere omologati nonché sottoposti a controllo sia prima della loro immissione nell'uso (visita preventiva) sia periodicamente quando già in uso (visita periodica) presso il centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
I suddetti controlli sono effettuati secondo apposito regolamento tecnico a suo tempo adottato con decreto del Ministro dei trasporti di concerto con il Ministro della sanità. In particolare la misurazione della concentrazione alcolemica nel sangue avviene con sistema indiretto attraverso la misura della concentrazione dell'alcool nell'aria alveolare espirata tenuto conto della correlazione esistente fra le suddette concentrazioni basata sugli studi effettuati dall'Istituto superiore di sanità.
Inoltre, si evidenzia che le più recenti statistiche sull'incidentalità stradale relative all'anno 2009 non hanno riportato il numero di circostanze presunte di incidente legate allo stato psico-fisico alterato del conducente per difficoltà connesse, come precisato dallo stesso Istituto nazionale di statistica, all'indisponibilità dell'informazione al momento del rilievo. Per tali motivi l'esiguo numero di incidenti alcoolcorrelati risultante dalla rilevazione risulta pertanto sottostimato ed in contrasto con i risultati diffusi da autorevoli organismi internazionali che hanno condotto studi specifici sulla tematica

(esempio global status report on road safety: time for action. Geneva, World Health Organization, 2009).
Per quanto attiene l'aspetto statistico risulta che Istituto nazionale di statistica stia comunque intervenendo su aspetti organizzativi della rilevazione per disporre, sul punto, di dati più attendibili.
Circa gli orientamenti riguardo al rapporto tra il consumo del vino e la sicurezza stradale, l'indicazione fornita anche in occasione di campagne di comunicazione o informazione del Ministero, in linea con quanto avviene in tutti gli altri Paesi europei, è sempre stata orientata a diffondere la consapevolezza degli aspetti di rischio connessi con la guida in stato di ebbrezza. In particolare, viene proposta come comportamento corretto la buona pratica del «guidatore designato» che prevede, all'interno di un gruppo, l'astensione a turno dal bere solo della persona che guida che ha il compito e la responsabilità di riportare a casa, in sicurezza, gli altri componenti del gruppo.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REALACCI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il 6 novembre 2009 il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha approvato il progetto definitivo del Sistema viabilistico pedemontano lombardo per la costruzione di una nuova autostrada di 67 chilometri, che collegherà le province di Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Como, Varese e tramite li completamento del sistema tangenziale di Varese Nord si congiungerà con il valico svizzero del Gaggiolo;
l'autostrada Pedemontana lombarda è un'opera infrastrutturale annunciata da tempo e strategica per lo sviluppo delle zone nord-occidentali lombarde, che deve essere realizzata tenendo conto delle opportune esigenze di trasparenza nella gestione dei lavori e delle necessarie opere di mitigazione ambientale;
il progetto esecutivo della Pedemontana lombarda, oltre ad impattare fortemente sui boschi della Brianza e del comasco, ultimi spazi verdi a nord della provincia di Milano, interesserà la zona del «Bosco delle Querce», sita nei comuni di Seveso e Meda (Monza e Brianza). Il progettato sbancamento della area verde, che, ad oggi, consta di 42,8 ettari e 21.753 piante arboree completamente bonificata, è finalizzato ad ottenere un risparmio nei costi di costruzione e garantire una velocità ai veicoli non inferiore ai 130 km/h in tratto autostradale in questione;
la citata delibera del Cipe, pubblicata nel supplemento ordinario n. 34 della Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2010, prevede alcune prescrizioni obbligatorie che interessano diverse aree contaminate da diossina e il terreno del «Bosco delle Querce», tra cui:
«Tratta B2 - in corrispondenza del tratto compreso tra il km 6,058 al km 6,203 la viabilità locale di superficie dovrà essere spostata sul lato Est del tracciato autostradale, la rotatoria e i relativi rami di adduzione dovranno essere posti al di fuori del perimetro del Parco delle Querce»;
«Tratta B2 - in corrispondenza dell'interferenza del tracciato con le aree influenzate dall'incidente Icmesa dei comuni di Seveso, Meda, Cesano Moderno e Bovisio Masciago dovranno essere realizzate ulteriori indagini dettagliate sui terreni interessati da contaminazione da diossina, poiché nel corso delle indagini preliminari per la verifica della concentrazione residua sono stati riscontrati superamenti dei valori limite per questo parametro, ai fini della gestione secondo l'articolo 5 del decreto ministeriale 3 agosto 2005»;
«Tratta 132 - Le aree di cantiere poste all'interno del perimetro del parco delle querce nella "zona A" dell'area contaminata

dall'incidente Icmesa dovranno essere delocalizzate in siti esterni al perimetro stesso»;
«Tratta B2 - La riduzione dei costi di realizzazione della tratta B2 prevista dal progetto definitivo rispetto a quanto stimato nell'ambito del progetto preliminare dovrà confluire nell'ambito del conto economico della tratta quale costo per misure compensative. Tali risorse economiche dovranno essere destinate ad opere o iniziative che interessino i comuni di Seveso, Meda, Lentate sul Seveso, Cesano Maderno e Barlassina secondo una parametrazione che verrà concordata fra i comuni medesimi e la regione Lombardia, da presentarsi al collegio di vigilanza dell'accordo di programma per la realizzazione del Sistema viabilistico pedemontano lombardo, e che riguardino: opere e interventi per la qualità ambientale, politiche di governo del traffico e opere ed interventi per la mobilita ivi inclusi l'abbassamento del piano del ferro delle linee FNM Milano Asso-Seveso-Camnago (per garantire una maggior permeabilità viaria e un'adeguata accessibilità al sistema autostradale) e opere/centri di interscambio per la mobilità sostenibile e ciclopedonale»;
«nell'eventualità che i lavori coinvolgano l'area denominata "Bosco delle Querce", si prescrive che qualsiasi nuovo intervento che possa interessare le vasche di deposito dei rifiuti, le opere necessarie per il controllo ambientale della falda e dei depositi citati quali piezometri, pozzetti di protezione,sia acquisito il parere favorevole dell'ASL Monza-Brianza»;
il tracciato prevede inoltre successivi sbancamenti di terreni adiacenti la zona bonificata o in aree che recenti indagini hanno classificato ancora contaminate e non ancora bonificate;
il 10 luglio 1976, dallo stabilimento Icmesa di Seveso, uscì infatti una nube altamente tossica, composta da tetraclorodibenzo-p-diossina, «TCDD», che contaminò il comune di Seveso con 54 per cento del proprio territorio inquinato, Cesano Maderno il 52 per cento, Meda il 20 per cento e Desio il 18 per cento e costringendo la popolazione dei territori interessati al domicilio coatto in altri luoghi;
a seguito dell'incidente di Seveso, il 2 giugno 1977 il consiglio regionale della Lombardia approvò cinque programmi di intervento per bonificare il territorio inquinato. La realizzazione fu affidata all'ufficio speciale per Seveso. Abbandonata l'idea di costruire un forno inceneritore per eliminare il materiale inquinato, tra il 1981 e il 1984, furono costruite due vasche impermeabilizzate in cui depositare il materiale contaminato. Nel 1983 si decise di progettare, in quella che era la zona «A» e dove si trovano le predette vasche, un parco, il futuro «Bosco delle Querce»;
dall'anno 2000 il «Bosco delle Querce» è diventato definitivamente proprietà pubblica, acquisito dalla regione Lombardia. Tale acquisizione assunse il segno di una vittoria di una comunità, di un'importante azione di tutela del territorio e la restituzione alla comunità di un'area così violentemente dal primo grave disastro ecologico europeo. La stessa regione Lombardia con propria legge n. 60 del 1985 aveva sancito l'inviolabilità dell'area da qualsiasi attività edificatoria e di trasformazione al suolo. Nel 2005, con legge regionale 2005, il Bosco delle Querce è diventato a tutti gli effetti parco naturale regionale;
successivamente con legge regionale 15 del 2008, articolo 4, comma 9, la regione Lombardia ha deciso di derogare alla precedente norma che imponeva il divieto assoluto di interventi all'interno del «Bosco delle Querce» -:
se i Ministri interrogati non intendano verificare l'opportunità di una revisione del progetto dell'autostrada Pedemontana lombarda che tenga conto delle obbligatorie prescrizione del CIPE volte ad evitare lo sbancamento nel Bosco delle Querce nella porzione medese dello stesso e se non sia inoltre necessario provvedere alle necessarie tutele di salute pubblica ed ambientale in caso di sbancamenti

di aree inquinate da diossina non bonificate.
(4-09222)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il tracciato del collegamento autostradale Dalmine-Como-Varese-valico del Gaggiolo e opere ad esso connesse, denominato autostrada Pedemontana Lombarda, il cui progetto definitivo già approvato dal comitati interministeriale per la programmazione economica con delibera n. 97 del 2009, attraversa lungo la tratta autostradale B2 una vasta area sottoposta a vincolo ambientale e precisamente il parco del bosco delle querce nei comuni di Meda, Seveso e Cesano Maderno in provincia di Monza e Brianza.
La tratta autostradale B2, posizionata lungo la parte nord-est del perimetro del parco del bosco delle querce, si sovrappone al corridoio già esistente, la superstrada Milano-Meda (ex strada statale 35 «dei Giovi»), ampliandola e riqualificandola. Il progetto prevede l'aumento da due a tre corsie per senso di marcia e lo spostamento dell'asse stradale verso sud-ovest, in direzione del parco per evitare di dover effettuare una deviazione della linea ferroviaria internazionale Milano-Como-Chiasso, posta immediatamente a nord della
ex strada statale 35 e di dover demolire una numerosa serie di edifici residenziali disposti lungo il lato est della ex strada statale 35. L'allargamento delle carreggiate e lo spostamento dell'asse portano il nuovo tracciato autostradale ad interferire con le zone contrassegnate dalle lettere «A», «B» ed «R», che distinsero le aree ad alta, media e bassa contaminazione da sostanze inquinanti, principalmente diossine, depositatesi a seguito dell'incidente nello stabilimento Icmesa (industrie chimiche meda società azionaria) che il 10 luglio 1976 provocò la fuoriuscita di una nube tossica.
La zona vincolata è perimetrata in base alla cartografia allegata alla delibera di Giunta regionale 28 maggio 1985, no 52837 che individua le aree interessate da operazioni di bonifica e ripristino ambientale ai sensi della legge regionale n. 2 del 17 gennaio 1977. Su tale area si applica quanto disposto dall'articolo 1, comma 1, della legge regionale no 60 del 27 maggio 1985 «Istituzione di vincoli e destinazioni d'uso nell'area bonificata ai sensi della legge regionale 17 gennaio 1977 n. 2»: «A far data dall'entrata in vigore della presente legge nelle aree dei comuni di Seveso, Meda, Desio e Cesano Maderno, già interessate da operazioni di bonifica e ripristino ambientale ai sensi del L. R. 17 gennaio 1977, n. 2 è fatto divieto di qualsiasi attività edificatoria o di trasformazione del suolo e del sottosuolo, ad eccezione degli interventi necessari alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei manufatti realizzati nell'ambito della bonifica, nonché delle attività agronomiche conservative e migliorative per l'ambiente boschivo».
Successivamente la legge regionale no 15 del 26 maggio 2008 «Infrastrutture di interesse concorrente statale e regionale» ha revocato per le aree in oggetto il vincolo di edificabilità, l'articolo 4, comma 9 difatti recita: «In deroga al divieto di cui all'articolo 1, comma 1, della legge regionale 27 maggio 1985, n. 60, nel parco naturale del bosco delle querce sono ammesse le attività per la realizzazione del collegamento autostradale Dalmine-Como-Varese-valico del Gaggiolo inerenti con la localizzazione della infrastruttura derivante dal progetto preliminare, approvato con delibera CIPE n. 77 del 29 marzo 2006, come modificato e ottimizzato dalla progettazione definitiva per minimizzare la portata delle interferenze nel parco naturale del bosco delle querce. Le attività per la realizzazione dell'infrastruttura sono ammesse fermo restando il rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, norme in materia ambientale, ai fini della salvaguardia delle condizioni ambientali di efficacia e sicurezza oggi persistenti nell'area».
Relativamente alla zona B, nel 1984 fu effettuata una nuova valutazione del rischio per gli abitanti e sulla base dei risultati ottenuti furono gradualmente tolti i vincoli

e le misure precauzionali inizialmente imposte, fino alla completa liberalizzazione del 1986.
Il progetto preliminare dell'autostrada Pedemontana Lombarda è stato approvato dal Cipe con delibera n. 77 del 2006 del 29 marzo 2006.
A tutela degli interventi di bonifica effettuati, per la tratta B2 interferente con le zone A, B, R sopra citate, il Cipe ha formulato specifiche prescrizioni da recepire in fase di progettazione definitiva.
Al fine di ottemperare alle prescrizioni formulate dal suddetto Comitato, la società concessionaria, in sede di progettazione definitiva, ha fatto redigere un «piano di indagini preliminari sull'area influenzata dall'incidente Icmesa sulle aree interessate dal tracciato dell'autostrada, allegato al progetto definitivo. Il piano di indagini preliminari è stato approvato dagli enti competenti (regione, provincia di Milano e azienda regionale per la protezione dell'ambiente in data 11 febbraio 2008; i sondaggi hanno avuto luogo tra aprile e maggio 2008, alla presenza di un tecnico Arpa; l'agenzia ha infatti proceduto alla validazione dei risultati mediante analisi di campioni a scelta tra quelli individuati nel piano presso i propri laboratori.
L'area di studio considerata è stata determinata dall'inviluppo del sedime delle diverse ipotesi alternative di ottimizzazione del tracciato, estesa alle aree con termini che avrebbero potuto essere interessate da opere provvisionali e aree di cantiere. Il piano di indagine ha tenuto conto delle tipologie di manufatti previste nelle diverse sezioni di progetto e della relativa profondità di intervento. L'indagine è stata focalizzata sulla caratterizzazione del terreno superficiale maggiormente soggetto a contaminazione, rappresentato dallo strato tra 0 e 15 centimetri di profondità e dall'orizzonte di terreno non interessato dalle operazioni di bonifica nella sua porzione meno profonda. In alcuni campioni sono stati invece prelevati a profondità maggiori per valutare eventuali fenomeni di trasporto verticale delle diossine per dilavamento. Dall'analisi dei risultati del suddetto piano di indagini preliminari emerse che 10 campioni, sui 127 analizzati, presentavano una concentrazione di inquinante superiore al limite industriale previsto. Per tale ragione fu deciso di approfondire le indagini svolte nell'intorno dei superamenti individuati, al fine di circoscrivere realmente le zone interessate dal superamento della soglia.
Il piano di indagini integrative sull'area influenzata dall'incidente Icmesa, anch'esso allegato al progetto definitivo, è stato redatto nell'agosto 2008 ed è stato approvato dagli enti competenti in data 10 settembre 2008. Le indagini sono state eseguite nell'ottobre 2008; anche i risultati del «piano di indagini integrative» sono stati validati da Arpa. Tali piani, complessivamente, hanno dimostrato che in zona 8 la concentrazione di inquinante ha superato il limite per le zone a verde e occasionalmente il limite industriale soprattutto in corrispondenza dello strato superficiale (0-15 centimetri). I sondaggi profondi effettuati in corrispondenza di questi superamenti hanno mostrato una situazione di non contaminazione negli strati più profondi, portando ad escludere fenomeni di trasporto verticale delle diossine per dilavamento. In zona A, invece, i superamenti del limite industriale sono occorsi in corrispondenza dello strato al di sotto della scarifica avvenuta negli anni successivi all'incidente e la maggior parte dei campioni prelevati sono inferiori al limite verde. Questo testimonia che la bonifica realizzata sull'area del bosco delle querce è stata efficace, dal momento che non sussiste contaminazione superficiale nelle aree interne al parco. Possibili rischi sono stati individuati per la movimentazione del terreno al di sotto del livello degli interventi di bonifica. A seguito dei risultati ottenuti, le terre e rocce da scavo dovranno essere evidentemente smaltite in discarica, secondo le normali procedure previste dalla normativa vigente, ad esempio l'articolo 5 del decreto ministeriale 3 agosto 2005 «Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica».
In ottemperanza alle prescrizioni Cipe, per la tutela delle vasche contenenti il materiale contaminato, nell'ambito della progettazione definitiva è stata anche realizzata

una campagna di rilievi geoelettrici finalizzata ad individuare il corretto posizionamento della vasca di Meda, prossima ai rami dello svincolo autostradale. Non sono stati effettuati rilievi per l'individuazione della vasca di Seveso, lontana dal collegamento autostradale e dalle viabilità connesse. Lo scopo delle indagini è stato quello di evitare qualsiasi interferenza in fase di realizzazione e di esercizio del ramo di svincolo con la vasca esistente. In prossimità dell'area sono state pertanto realizzate quattro sezioni geoelettriche, che hanno evidenziato l'ottimo stato di conservazione ed efficienza del telo di impermeabilizzazione posto sul fondo della vasca nonché del telo e dello spessore di calcestruzzo posti a copertura della vasca.
La soluzione progettuale prevede la riqualifica del ramo di svincolo esistente, senza l'esecuzione, in fase di realizzazione, di scavi di dimensioni rilevanti, né di opere di fondazione che vadano a modificare l'attuale assetto strutturale della vasca; in fase di esercizio non si prevedono variazioni dei carichi cui è soggetta la vasca, che possano quindi comprometterne la stabilità.
In definitiva, il tracciato dello svincolo di Meda contenuto nel progetto definitivo risulta ottemperante alle prescrizioni Cipe impartite in sede di approvazione del progetto preliminare, evitando qualsiasi interferenza delle opere autostradali con le vasche contenenti materiale contaminato.
Durante la progettazione definitiva, al fine di limitare al massimo l'interferenza con le aree del bosco delle querce, il tracciato autostradale è stato ottimizzato prevedendo un profilo altimetrico il più possibile in rilevato e una riduzione in questo tratto da 110 a 100 chilometri orari della velocità di percorrenza per diminuire lo spanciamento dell'asse autostradale all'interno del parco. Riguardo alla viabilità di adduzione allo svincolo interne al parco, esse sono tutte progettate in rilevato, per evitare movimentazione di terreni contaminati.
L'ottemperanza del progetto definitivo alle prescrizioni impartite dal Cipe in sede di approvazione del progetto preliminare, con particolare riferimento alle prescrizioni di carattere ambientale, è stata verificata dalla commissione speciale per la valutazione di impatto ambientale, che ha trasmesso il proprio parere n. 328 del 29 luglio 2009 nell'ambito della conferenza di servizi per l'approvazione del progetto definitivo del collegamento autostradale, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 185 del decreto legislativo n. 163 del 2006.
Con l'approvazione del progetto definitivo, avvenuta durante la seduta del 6 novembre 2009, con delibera n. 97 del 2009 pubblicata sul supplemento ordinario n. 34 alla
Gazzetta ufficiale n. 40 in data 18 febbraio 2010, il Cipe ha inoltre impartito nuove prescrizioni da ottemperare durante la progettazione esecutiva e la fase di realizzazione. Tra queste non si registrano prescrizioni o raccomandazioni volte ad evitare lo sbancamento nel bosco delle querce nel tratto in corrispondenza dello svincolo di Meda.
In merito alla tutela degli interventi e delle opere di bonifica già effettuati e alla tutela della salute pubblica e degli operatori durante la cantierizzazione, la delibera Cipe n.97 del 2009 contiene già prescrizioni e raccomandazioni in tal senso, quali ad esempio le seguenti prescrizioni:
prescrizione 2: «tratta B2 - In corrispondenza del tratto compreso tra il km 6,058 e il km 6,203 la viabilità locale di superficie dovrà essere spostata sul lato Est del tracciato autostradale, la rotatoria e i relativi rami di adduzione dovranno essere posti al di fuori del perimetro del parco delle querce»;
prescrizione 3: «Tratta B2 - In corrispondenza dell'interferenza del tracciato con le aree influenzate dall'incidente ICMESA dei comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Bovisio Masciago, dovranno essere realizzate ulteriori indagini dettagliate sui terreni interessati da contaminazione da diossina, poiché nel corso delle indagini preliminari per la verifica della concentrazione residua sono stati riscontrati superamenti dei valori limite per questo parametro, ai fini della gestione secondo l'articolo 5 del decreto ministeriale 3 agosto 2005»;


prescrizione 4: «Tratta B2 - Le aree di cantiere poste all'interno del perimetro del parco delle querce nella "zona A" dell'area contaminata dall'incidente ICMESA dovranno essere delocalizzate in siti esterni al perimetro stesso»;
prescrizione 11: «Il realizzatore dell'infrastruttura dovrà adottare un Sistema di Gestione Ambientale dei cantieri secondo i criteri di cui alla norma ISO 14001 o al Sistema EMAS (Regolamento CE 761/2001)»;
prescrizione 154: «In riferimento al piano di campionamento per la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo, dovrà adottarsi uno specifico protocollo, da concordare con ARPA prima dell'inizio delle attività di scavo, al fine di consentire il corretto svolgimento delle attività di controllo, vigilanza e validazione dei dati, con specifico riferimento agli approfondimenti per la fase operativa»;
prescrizione 156: «La commercializzazione del materiale inerte proveniente dalla realizzazione dell'opera dovrà avvenire nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 35, commi 2 e 3, della legge regionale 8 agosto 1998, n. 14, in materia di cave; in ogni caso dovranno essere rispettate le disposizioni di cui al decreto legislativo 152 del 2006, modificato dal decreto legislativo n. 4 del 2008, in materia di terre e rocce da scavo»;
prescrizione 169: «Nell'eventualità che i lavori coinvolgano l'area denominata "bosco delle querce", si prescrive che, prima di attuare qualsiasi nuovo intervento che possa interessare le vasche di deposito dei rifiuti le opere necessarie per il controllo ambientale della falda e dei depositi sopracitati, quali piezometri, pozzetti di protezione, eccetera sia acquisito il parere favorevole dell'ASL Monza Brianza»;
prescrizione 208: «Lo stoccaggio di materiali o sostanze pericolose in fase di cantiere dovrà avvenire secondo le disposizioni della normativa di riferimento in materia».
Per alcune prescrizioni sono già state identificate le modalità di ottemperanza. In particolare per l'area di cantiere richiamata dalla prescrizione Cipe n. 4 è già stata individuata una localizzazione alternativa, al di fuori del perimetro del parco. Pertanto, il progetto esecutivo relativo alla tratta B2 del collegamento autostradale, la cui redazione è prevista nel corso dell'anno 2011, sarà sviluppato nel rispetto del progetto definitivo approvato dal Cipe e di tutte le relative prescrizioni.
A garanzia del recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni impartite dal Cipe, si evidenzia che ai sensi dell'articolo 169, comma 1, del decreto legislativo n. 163 del 2006 la società Concessioni autostradali lombarde fa sapere che in qualità di soggetto aggiudicatore, verificherà che nello sviluppo del progetto esecutivo sia assicurato il rispetto delle prescrizioni impartite dal Cipe.
Inoltre, ai sensi del punto 3.3 della delibera Cipe n. 97 del 2009 il soggetto aggiudicatore, prima dell'inizio dei lavori, dovrà fornire assicurazioni al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sull'avvenuto recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni allegate alla citata delibera n. 97 del 2009;
Ai sensi del medesimo punto 3.3 della delibera Cipe n. 97 del 2009 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti successivamente provvederà a dare comunicazione del recepimento nel progetto esecutivo delle prescrizioni allegate alla citata delibera n. 97 del 2009 alla Presidenza del Consiglio dei ministri - dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica.
Infine, ai sensi dell'articolo 185, comma 7, del decreto legislativo n. 163 del 2006 la commissione valutazione di impatto ambientale procederà, prima dell'inizio dei lavori, a verificare la rispondenza del progetto esecutivo alle prescrizioni del provvedimento di compatibilità ambientale.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

RIVOLTA e NICOLA MOLTENI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nella «relazione al Parlamento sulla organizzazione, sulla gestione e sullo svolgimento del servizio civile (anno 2009)», a pagina 243, compare la tabella n. 80 recante «Volontari avviati e abbandoni (rinunce ed interruzioni) del servizio civile dell'anno 2009 per regioni e aree geografiche»;
da tale tabella si ricava il numero di rinunce ed abbandoni del progetto di servizio civile dei giovani idonei e selezionati, senza tuttavia specificare se gli stessi sono da riferirsi ad enti iscritti all'albo nazionale ovvero agli albi delle regioni e delle province autonome;
tale mancanza di dettaglio non permette di comprendere se le rinunce e gli abbandoni siano da essere riferite non solamente all'area geografica, ma anche al radicamento territoriale degli enti ed all'efficacia dei loro sistemi di selezione -:
quali sia il numero di rinunce ed abbandoni, relativamente all'anno 2009, suddiviso sia per regioni e province autonome, sia, per ogni regione o provincia autonoma, per sedi di servizio relativi ad enti iscritti agli albi regionali ed ad enti iscritti all'albo nazionale.
(4-08748)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame gli interroganti rilevano che i dati relativi agli «abbandoni» del servizio civile riportati nella tabella n. 80 della «Relazione al Parlamento sulla organizzazione, sulla gestione e sullo svolgimento del servizio civile per l'anno 2009», pur riferendosi alle singole regioni ed aree geografiche, non specificano se gli enti che subiscono gli abbandoni appartengono all'albo nazionale ovvero agli albi delle regioni e delle province autonome.
Tale carenza, a parere degli interroganti, non consentirebbe di comprendere se gli abbandoni (rinunce e interruzioni) siano da riferire oltre che all'area geografica anche al radicamento territoriale degli enti e all'efficacia del sistema di selezione dei volontari utilizzato dagli enti.
Gli interroganti chiedono pertanto al Governo di conoscere il numero di abbandoni nell'anno 2009 suddiviso sia per regioni e province autonome sia, nell'ambito di ciascuna regione e provincia autonoma, per sedi di servizio di enti iscritti agli albi regionali o all'albo nazionale.
Al fine di fornire elementi di risposta agli interroganti, è stata elaborata una tabella disponibile presso il servizio assemblea nella quale sono indicati con chiarezza i dati richiesti.
Da tale tabella emerge che gli abbandoni registrati nel 2009 sono stati 2478 con riferimento ai giovani in servizio presso enti iscritti all'albo nazionale e 2049 con riferimento a quelli in servizio presso enti iscritti ad albi regionali.
Con riferimento alle aree geografiche, si rileva che al Nord la maggior parte degli abbandoni si verifica presso gli enti iscritti agli albi regionali, con una percentuale pari al 9,58 per cento, mentre la percentuale di abbandoni presso gli enti iscritti all'albo nazionale è pari al 7,75 per cento. Si rileva altresì che la regione Valle D'Aosta registra il maggior numero di abbandoni riguardanti i volontari in servizio presso enti iscritti agli albi regionali, con una percentuale pari al 21,05 per cento. L'unica regione del Nord che fa eccezione a tale
trend è la Liguria, dove le percentuali si invertono con una leggera prevalenza di abbandoni presso gli enti iscritti all'albo nazionale.
Per quanto riguarda il Centro ed il Sud Italia, gli abbandoni dei volontari riguardano maggiormente gli enti iscritti all'albo nazionale. Al Centro la percentuale degli abbandoni, registrata presso gli enti iscritti all'albo nazionale, è pari al 9,91 per cento rispetto all'8,44 per cento degli enti iscritti agli albi delle regioni e province autonome. Al Sud si registra una percentuale pari al 7,39 per cento per gli abbandoni presso gli enti nazionali e pari al 4,97 per cento per quelli relativi agli enti iscritti agli albi delle regioni e province autonome.
Analizzando gli stessi dati per singole regioni non mancano eccezioni rispetto alla distribuzione del fenomeno degli abbandoni risultante dal quadro sopra delineato. Infatti, al Centro, ponendo a confronto le

percentuali degli abbandoni dei volontari degli enti nazionali (9,91 per cento) e dei volontari degli enti regionali (8,44 per cento) con le percentuali registrate nelle singole regioni dell'area, si ricava che in Abruzzo, Marche e Molise prevalgono gli abbandoni presso gli enti iscritti agli albi regionali, mentre in Toscana, Lazio e Umbria prevalgono gli abbandoni presso gli enti iscritti all'albo nazionale.
Per quanto riguarda il Sud, dove la percentuale di abbandoni è del 7,39 per cento per gli enti iscritti all'albo nazionale e del 4,97 per cento per gli enti iscritti agli albi regionali, risulta che in Sicilia, Calabria e Campania vi è una prevalenza di abbandoni presso gli enti nazionali. Al contrario, la Puglia si distingue per la prevalenza di abbandoni presso gli enti regionali, mentre in Sardegna si registra una pari percentuale di abbandoni con riferimento agli enti regionali ed agli enti nazionali.
Dall'analisi effettuata emerge che l'abbandono dei volontari in servizio civile è un fenomeno che riguarda tutte le regioni e tutti gli enti, a prescindere dall'albo di appartenenza. Pertanto, è chiaro che i motivi che portano all'abbandono non sono legati alla natura degli enti di servizio civile né ai sistemi di selezione adottati dagli stessi, ma appaiono riconducibili a situazioni che attengono alla sfera individuale del volontario. Inoltre, si fa presente che, nella maggior parte dei casi, gli abbandoni si verificano ancora prima dell'inizio dell'attività di servizio civile.
Peraltro occorre considerare che una ricerca sui motivi che inducono i giovani a rinunciare o interrompere il servizio civile è estremamente difficile, tenuto conto che l'abbandono rappresenta una libera scelta del volontario, che non deve essere motivata, e tale circostanza non consente di poter analizzare il fenomeno in relazione a quanto richiesto dagli interroganti.

ALLEGATO 1

Regione Sede Volontari Avviati Abbandoni Totale Abbandoni
Enti iscritti albo nazionale Enti iscritti albo regionale
N. vol. N. vol. % N. vol. % N. vol. %
Valle d'Aosta 19 2 10,53 4 21,05 6 31,58
Veneto 927 38 4,1 104 11,22 142 15,32
PP.AA. BOLZANO e
TRENTO
306 11 3,59 37 12,09 48 15,69
Lombardia 2.081 118 5,67 259 12,45 377 18,12
Emilia Romagna 1.530 124 8,1 131 8,56 255 16,67
Friuli Venezia Giulia 285 18 6,32 27 9,47 45 15,79
Piemonte 1.402 181 12,91 67 4,78 248 17,69
Liguria 483 53 10,97 45 9,32 98 20,29
totale NORD 7.033 545 7,75 674 9,58 1.219 17,33
Abruzzo 826 78 9,44 82 9,93 160 19,37
Toscana 2.069 247 11,94 121 5,85 368 17,79
Lazio 2.476 231 9,33 195 7,88 426 17,21
Marche 660 63 9,55 96 14,55 159 24,09
Molise 234 9 3,85 40 17,09 49 20,94
Umbria 402 33 8,21 29 7,21 62 15,42
totale CENTRO 6.667 661 9,91 563 8,44 1.224 18,36
Puglia 1.896 99 5,22 129 6,8 228 12,03
Sardegna 913 57 6,24 57 6,24 114 12,49
Sicilia 6.104 527 8,63 371 6,08 898 14,71
Basilicata 336 21 6,25 17 5,06 38 11,31
Calabria 1.515 121 7,99 63 4,16 184 12,15
Campania 5.414 371 6,85 167 3,08 538 9,94
totale SUD e ISOLE 16.178 1.196 7,39 804 4,97 2.000 12,36
ESTERO 499 76 15,23 8 1,6 84 16,83
TOTALE 30.377 2.478 8,16 2.049 6,75 4.527 14,9

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.

RIVOLTA e NICOLA MOLTENI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il 6 luglio 2010 sul sito di Ufficio nazionale per il servizio civile (UNSC), sono state pubblicate le graduatorie provvisorie dei progetti di servizio civile nazionale da realizzarsi in Italia ed all'estero;
nell'avviso di pubblicazione si segnalava che «gli enti interessati possono far pervenire, entro e non oltre il 21 luglio, per iscritto, anche a mezzo e-mail, le proprie osservazioni motivate in merito ai punteggi attribuiti ai propri progetti inseriti nelle suddette graduatorie, il cui dettaglio è accessibile tramite il sito internet dell'Ufficio»;
gli enti di servizio civile che hanno ritenuto opportuno presentare osservazioni motivate si sono trovati innanzi a comportamenti, da parte dell'UNSC, per lo meno singolari;
infatti, all'invio delle osservazioni UNSC rispondeva, prima tramite posta elettronica e successivamente con lettera cartacea, invitando l'ente richiedente ad un incontro a Roma, della durata massima di 30 minuti;
sia la mail che la lettera risultano firmati da un «nucleo di valutazione per l'esame delle osservazioni graduatorie», di cui non si ha traccia nell'organigramma dell'UNSC, e che non è da confondere con la «commissione di valutazione» dei progetti presentati;
fatto ancora più grave, la comunicazione è firmata in maniera illeggibile e non è quindi individuabile il nome e cognome del dipendente pubblico che ha convocato l'ente di servizio civile in quel di Roma. Inoltre, è completamente assente il nome ed il recapito del responsabile del

procedimento amministrativo, in difformità dalle norme di trasparenza amministrativa;
gli appartenenti al «nucleo di valutazione» peraltro non avrebbero alcun potere decisionale in merito a gran parte delle osservazioni sollevate dall'ente e quindi le stesse sarebbero state inoltrate dal «nucleo di valutazione» alla «commissione di valutazione» cui è demandata in via esclusiva la valutazione dei progetti;
il nucleo di valutazione risultava composto dalla dottoressa Anna Montuori, dirigente del servizio del personale, e dalla dottoressa Natalina Mellino, dirigente del servizio comunicazione. Completavano il nucleo due semplici dipendenti di UNSC, Sonia Militello e Gabriella Petrassi, appartenenti al servizio progetti e convenzioni, ovverosia alla struttura che di fatto valuta i progetti, e le cui risultanze sono di fatto semplicemente ratificate dalla «Commissione di valutazione»;
l'intera procedura si rivela, secondo gli interroganti, sulla base di quanto descritto nei punti precedenti, mancante di trasparenza e discutibile da un punto di vista organizzativo, e non sembra affatto utile per individuare eventuali errori commessi dalla pubblica amministrazione -:
quali provvedimenti intenda prendere nei confronti della dirigenza dell'UNSC in considerazione di quella che agli interroganti appare una totale mancanza di trasparenza nella gestione di importanti atti amministrativi.
(4-09178)

Risposta. - Con l'interrogazione in esame gli interroganti lamentano irregolarità nel procedimento di valutazione dei progetti di servizio civile. In particolare rilevano una violazione delle norme sui princìpi di buona amministrazione e trasparenza nella fase del procedimento finalizzata ad esaminare le osservazioni, formulate dagli enti di servizio civile in seguito alla pubblicazione delle graduatorie provvisorie, in merito ai punteggi attribuiti ai progetti da loro presentati.
In particolare, gli interroganti contestano la costituzione del «Nucleo di valutazione», cui è stato affidato lo svolgimento di tale fase della procedura, la sua composizione, i compiti ad esso attribuiti ed infine le modalità di convocazione degli enti che formulano osservazioni. Chiedono, pertanto, di conoscere quali provvedimenti il Governo intenda adottare nei confronti della dirigenza dell'ufficio nazionale per il servizio civile.
Preliminarmente, si ritiene opportuno segnalare che il paragrafo 4.4 del «Prontuario contenente le caratteristiche e le modalità per la redazione e la presentazione dei progetti di servizio civile nazionale da realizzare in Italia e all'estero, nonché i criteri per la selezione e la valutazione degli stessi», approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 novembre del 2010, dispone che: «Al termine del procedimento di valutazione in base ai punteggi ottenuti dai singoli progetti è costituita una graduatoria provvisoria, pubblicata sul sito
internet dell'ufficio e contenente, nella sezione riservata all'ente, il dettaglio dei punteggi per ogni progetto, avverso la quale gli enti possono presentare le proprie eccezioni motivate entro 15 giorni dalla pubblicazione. Entro i successivi 20 giorni, tenuto conto delle eccezioni sollevate dagli enti, il Capo dell'Ufficio nazionale per il servizio civile approva la graduatoria definitiva, pubblicata sul sito dell'ufficio unitamente al provvedimento di approvazione».
Da un'attenta lettura delle sopra richiamate disposizioni si evince che al termine della selezione dei progetti, effettuata da una commissione appositamente nominata, sono previsti: la formazione di una graduatoria provvisoria dei progetti; la possibilità, da parte degli enti, di presentare entro il termine di 15 giorni eccezioni motivate avverso i punteggi attribuiti ai progetti inseriti nella predetta graduatoria; l'obbligo del capo dell'ufficio nazionale per il servizio civile di pubblicare entro i successivi 20 giorni la graduatoria definitiva.
Si fa presente che tali disposizioni non individuano, invece, le modalità di realizzazione dei sopra citati adempimenti e che

il paragrafo 4.2, nel prevedere che l'Ufficio nazionale per il servizio civile, le regioni e le province autonome adottano le misure organizzative più opportune per la valutazione dei progetti, riconosce all'amministrazione un'ampia discrezionalità organizzativa nel realizzare le attività rientranti nelle proprie attribuzioni, che trova limiti soltanto nei princìpi di trasparenza, equità e buon andamento dell'azione amministrativa.
Pertanto, nell'ambito della procedura di valutazione dei progetti, l'amministrazione può liberamente scegliere, nel rispetto dei sopra citati princìpi, gli strumenti organizzatori ritenuti più opportuni al fine di dare attuazione alla disposizione che consente agli enti di presentare eccezioni in merito ai punteggi attribuiti ai progetti e indicati nella graduatoria provvisoria.
La scelta di costituire un «Nucleo di valutazione» appare, quindi, del tutto legittima e risponde alla finalità di sostituire il mero esame delle carte con un incontro diretto tra ufficio ed enti, consentendo l'immediato accesso agli atti - al di fuori delle formalità previste dalla legge n. 241 del 1990 - nonché l'acquisizione, in piena trasparenza, delle valutazioni della commissione esaminatrice. Inoltre, tramite il nucleo, si realizza un confronto tra le parti in ordine alle osservazioni degli enti, a seguito del quale le osservazioni stesse vengono trasmesse alla commissione esaminatrice, che decide in totale autonomia e provvede, in caso di eventuali errori di valutazione, a sanare gli stessi, assicurando parità di trattamento, imparzialità e unicità dei criteri di valutazione. Peraltro, occorre segnalare che, grazie a tale attività, l'ufficio nazionale per il servizio civile è riuscito ad ottenere una drastica riduzione del contenzioso (si è passati dai 12 ricorsi proposti nell'anno 2008 avverso la valutazione dei progetti effettuata dall'ufficio, per complessivi 302 progetti, ai 5 ricorsi proposti nel 2009 per 28 progetti, fino ad arrivare ai 3 ricorsi presentati nel 2010 riguardanti solo 3 progetti).
È evidente, quindi, che l'attivazione di tale sub-procedimento, al contrario di quanto sostenuto dagli interroganti, assicura la più ampia trasparenza e si pone perfettamente in linea con il principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione e risponde anche ai criteri di efficacia ed efficienza.
Nel merito, con riferimento alla procedura di selezione dei progetti svoltasi nell'anno 2010, si fa presente che l'ufficio nazionale per il servizio civile, in data 6 luglio 2010, ha pubblicato sul proprio sito istituzionale le graduatorie provvisorie dei progetti di servizio civile, precisando, sullo stesso sito, che gli enti avrebbero potuto far pervenire, nel previsto termine di 15 giorni, eventuali eccezioni motivate in merito alla valutazione dei progetti stessi. Il medesimo ufficio, successivamente, con decreto dirigenziale n. 234 dell'8 luglio 2010, ha istituito il citato «Nucleo di valutazione» al fine di fornire agli enti, attraverso incontri
ad hoc, ogni possibile chiarimento in relazione ai punteggi attribuiti ai progetti dalla commissione di valutazione.
Tale «nucleo», nel 2010, era composto da due dirigenti dell'ufficio e da altri funzionari non coinvolti nella valutazione dei progetti, effettuata esclusivamente dalla commissione esaminatrice. I componenti del nucleo sono stati scelti tra esperti della materia preposti allo svolgimento dell'attività istruttoria preliminare alla valutazione dei progetti, finalizzata al controllo della completezza della prescritta documentazione e del rispetto dei tempi di presentazione degli elaborati progettuali.
Alla luce di quanto sopra, risulta chiaro che il nucleo di valutazione non può essere presente nell'organigramma dell'ufficio nazionale per il servizio civile, dal momento che non ha carattere permanente, ma è costituito di anno in anno da componenti diversi, incaricati di svolgere specifiche funzioni che si esauriscono con la conclusione del procedimento di selezione dei progetti.
Per quanto qui di interesse, il nucleo, costituito nell'ambito del procedimento di selezione dei progetti per l'anno 2010, ha comunicato agli enti interessati il giorno e l'ora degli incontri tramite lettera firmata dal presidente del nucleo, dottoressa Anna Montuori, e trasmessa via
e-mail in considerazione dei tempi ristretti per la conclusione

del procedimento di selezione. La scelta di utilizzare gli strumenti informatici per effettuare la convocazione degli enti è stata dettata anche della consapevolezza che la mancata partecipazione all'incontro non avrebbe compromesso l'esame e la valutazione dei progetti. Occorre, infatti, sottolineare che gli incontri nell'ambito del Nucleo non sono obbligatori, né pregiudicano la successiva valutazione delle osservazioni formulate dagli enti e fatte pervenire prima della pianificazione degli incontri.
La circostanza che la firma della dottoressa Montuori, in calce alla lettera, non fosse leggibile e che nella lettera non fossero indicati né il nome né il recapito del responsabile del procedimento amministrativo non appare rilevante, in quanto le attività svolte dal nucleo non costituiscono un procedimento autonomo, ma rientrano in una fase del più ampio procedimento di valutazione dei progetti - che è stato equiparato dal Consiglio di Stato ad una procedura comparativa (ordinanza n. 3956/2006) - e per il quale è invece chiaramente individuato il responsabile.
Occorre altresì fare presente che il «nucleo» ha verbalizzato ciascun incontro tenutosi con i rappresentanti degli enti e ha provveduto a trasmettere il relativo verbale sottoscritto dalle parti, unitamente alle eccezioni sollevate dagli enti, alla commissione esaminatrice, concludendo in tal modo tale fase procedimentale.
La commissione esaminatrice, per la parte propria, in piena autonomia, ha valutato le eccezioni sollevate dagli enti e, ove ritenuto necessario, si è rideterminata modificando i punteggi inizialmente attribuiti ai progetti. Peraltro, si segnala che sono state valutate anche le osservazioni formulate dagli enti che non hanno ritenuto opportuno partecipare agli incontri. Al termine di tale ulteriore valutazione la Commissione ha redatto la graduatoria definitiva dei progetti, approvata dal capo dell'ufficio nazionale per il servizio civile in data 11 agosto del 2010.
In considerazione di quanto sopra esposto, è del tutto evidente che l'ufficio nazionale per il servizio civile, attraverso la costituzione del nucleo di valutazione, ha offerto agli interessati un servizio aggiuntivo senza il quale l'ufficio si sarebbe limitato ad acquisire le eccezioni degli enti per rimetterle poi all'esame della commissione. L'introduzione del descritto sub-procedimento ha pertanto comportato un'espansione del principio di trasparenza in una procedura comparativa, come quella della valutazione dei progetti, nell'ambito della quale la partecipazione degli interessati è, di norma, limitata al solo accesso agli atti.
Infatti, attraverso tale sub-procedimento gli interessati hanno potuto visionare in formato elettronico i punteggi attribuiti ai loro progetti, anche in relazione alle singole voci della scheda progetto, e confrontarsi, in piena trasparenza, con l'amministrazione su particolari aspetti della valutazione. Si fa tuttavia presente che questa iniziativa non ha precluso agli enti il ricorso allo strumento tradizionale dell'accesso ai documenti in formato cartaceo, previa richiesta avanzata ai sensi della legge n. 241 del 1990.
Alla luce delle considerazioni sopra esposte, risulta evidente che le procedure poste in essere dall'ufficio nazionale per il servizio civile, nell'ambito del procedimento di valutazione dei progetti, sono perfettamente trasparenti e, pertanto, non appare necessario adottare alcun provvedimento nei confronti della dirigenza dell'ufficio nazionale per il servizio civile.
Infatti, la scelta di costituire un nucleo di valutazione è legittima oltre che apprezzabile e potrebbe perfino proporsi come
best practice da esportare in altri contesti, quali ad esempio quelli regionali.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.

TADDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi Trenitalia ha espresso la volontà di sopprimere, nel nuovo orario del 12 dicembre 2010 i treni

ES 9360 e 9363 Taranto-Roma e Roma-Taranto e gli analoghi treni Espresso 956 e 951;
la prevista sostituzione dell'ES 9360 con un convoglio intercity plus con partenza da Potenza alle ore 9.42 appare fortemente criticabile in riferimento alle necessità della domanda;
la situazione generale dei trasporti in Basilicata non offre una situazione molto positiva con annosi problemi infrastrutturali e che non esistono molte alternative al trasporto ferroviario verso la capitale, risultando quindi tale mezzo essenziale;
quanto sopra evidenziato, aggraverebbe nella sostanza, la situazione di marginalità del territorio regionale e, quindi, genererebbe ulteriori impatti negativi dal punto di vista sociale ed economico;
il contratto firmato tra regione Basilicata e Trenitalia prevede oltre ad un incremento dei servizi e degli investimenti per la qualità anche uno sviluppo dell'offerta -:
quali siano le ultime notizie di cui il Governo è a conoscenza sull'argomento;
quali iniziative intenda assumere il Governo affinché Trenitalia, concessionaria di un pubblico servizio, receda da una volontà fortemente penalizzante per i cittadini lucani e pugliesi.
(4-09829)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta che i treni citati dall'interrogante rientrano nel cosiddetto «servizio universale», che comprende collegamenti aventi un conto economico negativo, contribuiti dallo Stato a copertura della differenza tra i costi di produzione e i ricavi da traffico di questi treni.
È, pertanto, il committente, nel caso lo Stato, rappresentato dal Ministero delle infrastrutture e trasporti, che sottoscrive un contratto di servizio con l'impresa ferroviaria Trenitalia; tale contratto di servizio individua i treni ammessi al contributo pubblico e, quindi, determina la quantità di servizi da effettuare, nonché la tipologia e le caratteristiche di questi, tenendo conto delle risorse economiche di cui dispone.
Relativamente ai collegamenti con la Puglia e la Basilicata, in linea con il contratto di servizio suddetto, Ferrovie dello Stato con l'orario entrato in vigore il 12 dicembre del 2010 ha adottato le seguenti variazioni di programmazione.
La coppia di
eurostar 9360 (Taranto ore 6.16-Roma ore 12.15)/9363 (Roma ore 15.45-Taranto ore 21,53) è stata trasformata nella coppia di intercity 700 (Taranto ore 7.50-Roma ore 14.21)/707 (Roma ore 15.39-Taranto ore 22.00). L'assegnazione ai suddetti intercity delle fermate del sistema Ic Roma e Napoli, ha consentito la realizzazione di nuovi collegamenti diretti con Aversa, Formia e Latina. La partenza da Taranto è stata prevista in un orario più agevole per la clientela. Peraltro, a seguito della trasformazione in intercity, il costo del biglietto per il tragitto Taranto-Roma (e viceversa) ha subito una riduzione, in 2a classe, di circa il 24 per cento rispetto al prezzo precedente.
È stata confermata la coppia di Exp Notte 951/956 Roma-Taranto-Lecce (e viceversa), mentre la sezione Metaponto-Catanzaro lido a causa delle frequentazioni inconsistenti dal 12 dicembre del 2010 è effettuata con autobus gran turismo.
Ferrovie dello Stato assicura che l'indice di puntualità dei treni di media lunga percorrenza che percorrono la direttrice Roma-Taranto (via Potenza) nel periodo gennaio-novembre 2010 si è attestato mediamente intorno al 90 per cento.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il 7 novembre 2009, secondo le previsioni di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 3 marzo 2009 n. 37 (Gazzetta Ufficiale n. 93 del 22 aprile 2009) è scaduto il termine perentorio per la presentazione delle domande

relative alla concessione della elargizione riguardante coloro (articolo 2, comma 2 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica) che a partire dal 1° gennaio 1961 e fino alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica citato, abbiano contratto menomazioni all'integrità psicofisica permanentemente invalidanti o a cui è conseguito il decesso, delle quali l'esposizione e l'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e la dispersione nell'ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte da esplosione di materiale bellico abbiano costituito la causa ovvero la concausa efficiente e determinante -:
quante siano le domande presentate direttamente e personalmente dagli interessati o dai loro congiunti direttamente presso gli uffici del ministero della difesa e quante quelle pervenute per il tramite di associazioni, sindacati o patronati, ovvero tramite rappresentanti legali;
quante siano le domande che riguardano militari deceduti in servizio, permanente effettivo, in ferma breve, di leva, e quanti i civili;
quali siano le cause dei decessi o delle menomazioni all'integrità psicofisica permanentemente invalidanti.
(4-04990)

Risposta. - Il decreto del Presidente della Repubblica 3 marzo del 2009 n. 37, recante il «Regolamento per la disciplina dei termini e delle modalità di riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all'estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali, a norma dell'articolo 2, commi 78 e 79, della legge 24 dicembre del 2007, n. 244» - vincolato alla disponibilità delle risorse finanziarie di 30 milioni di euro previsti dalla citata legge n. 244 del 2007 - prevede l'attribuzione del beneficio della speciale elargizione, sempre che l'esposizione all'uranio sia stata la causa ovvero la concausa efficiente e determinante della malattia o del decesso.
Le domande volte ad ottenere tale beneficio pervenute alla direzione generale competente in materia ammontano, ad oggi, ad un totale di n. 439, di cui:
n. 340 prodotte da parte di personale militare o relativi superstiti (n. 237 per le missioni svolte all'estero e n. 103 per il servizio prestato nei poligoni di tiro);
n. 31 da parte di personale civile dipendente dall'amministrazione difesa e da altre pubbliche amministrazioni;
n. 68 da parte di cittadini residenti in zone adiacenti ai poligoni di tiro, tutte provenienti dalla regione Sardegna e/o da aree limitrofe al poligono di tiro di Salto di Quirra-Perdasdefogu.

In particolare:
le domande presentate direttamente agli uffici competenti dagli interessati o dai loro congiunti sono n. 241;
quelle pervenute per il tramite di associazioni, sindacati o patronati sono n. 93;
quelle pervenute tramite rappresentanti legali sono n. 105;
le domande prodotte dai superstiti di militari deceduti sono n. 80, di cui n. 34 riguardanti militari deceduti in servizio (tutti in servizio permanente effettivo). Le altre si riferiscono a personale in congedo: n. 21 ex-volontari in ferma breve e n. 25 riguardanti ex-militari di leva;
le domande prodotte dai familiari del personale civile deceduto sono n. 25;
le cause dei decessi o delle menomazioni all'integrità psicofisica permanentemente invalidanti sono, nella quasi totalità, di natura tumorale (soprattutto linfomi).

Faccio presente, in ultimo, che il dato numerico 439, riferito alle domande complessivamente presentate è suscettibile di un ulteriore incremento, in quanto:
per gli eventi successivi al 7 maggio del 2009 (data di entrata in vigore del Regolamento), le istanze potevano essere presentate entro sei mesi dal manifestarsi della malattia e, comunque, non oltre il 31

dicembre 2010; pertanto, non si è ancora in possesso di un dato numerico definitivo, poiché le domande potrebbero essere state prodotte ed assunte a protocollo nei termini dell'ente di servizio o di ultimo servizio e, quindi, non ancora acquisite agli atti.
Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
con un proprio atto, il Ministro interrogato, in data 7 aprile 2009 ha decretato l'accoglimento dell'istanza di assenso ex articolo 8, comma 3, della legge 11 luglio 1978, n. 382, all'associazione denominata «Podgora» prodotta in data 1° marzo 2007;
nella risposta data all'interrogazione n. 4-05722 il Ministro interrogato ha dichiarato che «non si dispone, invece, del numero complessivo degli associati»;
risulta agli interroganti che gli associati al sodalizio abbiano autorizzato l'amministrazione militare a effettuare una trattenuta sulle competenze mensili corrispondente all'importo della quota associativa dovuta al sodalizio in argomento e quindi, alla luce della risposta fornita dal Ministro interrogato, appare impossibile che, quantomeno il comandante generale dell'Arma dei carabinieri non conosca il reale dato numerico a suo tempo richiesto;
il Ministro della difesa, ad avviso degli interroganti, dovrebbe esercitare, tramite i suoi uffici, un rigoroso controllo delle attività concretamente svolte dall'associazione Podgora, come avvenuto nei confronti di altre associazioni costituite tra militari a cui fu revocato l'assenso ministeriale per una ipotetica deriva sindacale;
in altri atti di sindacato ispettivo gli interroganti hanno posto domande sui comportamenti dei fondatori del sodalizio e sugli atti dell'amministrazione che ne hanno autorizzato e favorito determinate attività verso le quali ci si sarebbe aspettato un immediato intervento volto ad interessare, per quanto di competenza, l'autorità giudiziaria;
quanti siano i militari regolarmente iscritti all'associazione di cui in premessa, se siano stati presentati i bilanci e i conti economici relativamente all'anno 2009 e quali siano i dati in esso contenuti;
quali immediate iniziative intenda adottare per accertare la regolarità delle azioni e dei commerci svolti dal sodalizio di cui in premessa e degli atti e delle autorizzazioni ad essi riferiti emanati dalle competenti articolazioni del comando generale dell'Arma dei carabinieri.
(4-09066)

Risposta. - Desidero confermare, in premessa, integralmente i contenuti dell'atto di sindacato ispettivo n. 4-05722, citato dall'interrogante, anche con riferimento alle informazioni rese sul numero complessivo degli associati del sodalizio denominato «Podgora».
Al riguardo voglio sottolineare che l'Amministrazione militare non è in grado di conoscere il numero esatto degli iscritti all'associazione in argomento, nella considerazione che la trattenuta diretta sullo statino è solo una delle modalità di pagamento della prevista quota associativa (ai sensi degli articoli 5 e 34 dello Statuto, infatti, l'iscritto ha l'obbligo di versare la quota, senza che ne venga indicata l'esatta modalità).
Pur tuttavia, in una logica di chiarezza e trasparenza amministrativa, comunico che agli atti in possesso della competente autorità amministrativa risultano 121 militari che hanno autorizzato la trattenuta sul proprio statino della quota per l'iscrizione all'associazione Carabinieri in servizio «Podgora».
Per quanto riguarda, invece, la questione relativa alla presentazione dei «bilanci» e dei «conti economici» e «i dati in esso contenuti», rendo noto che la Difesa non è a conoscenza di quanto richiesto dall'interrogante in quanto si tratta di associazione di diritto privato disciplinata dal Codice Civile che, non ricevendo alcun tipo di contributo

da parte dell'Amministrazione militare, non è tenuta ad inviare alla stessa i documenti contabili.
Avuto riguardo, infine, alle «iniziative... per accertare la regolarità delle azioni e dei commerci svolti dal sodalizio», non posso che ribadire quanto già comunicato con l'interrogazione citata nella premessa dell'atto circa l'assenza di informazioni in merito ad atti comportanti eventuali responsabilità amministrative, nel senso richiesto.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

VACCARO, MAZZARELLA, CUOMO, NICOLAIS e SARUBBI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 7 luglio 2008 è stato pubblicato dall'ANAS il bando di gara per l'appalto integrato dei lavori di costruzione del 3° tronco della strada statale 268, ivi compreso lo svincolo di Angri di innesto sulla autostrada A3 Napoli-Salerno;
il suddetto bando fa seguito alla stipula di un Accordo preliminare tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la regione Campania, avvenuto in data 28 febbraio 2007, nel quale si dava atto che per l'urgenza delle opere e la rapida cantierabilità, la regione Campania provvedeva a finanziare direttamente con propri fondi disponibili - tra gli altri interventi - l'opera in oggetto;
in data 4 luglio 2007 si stipulava una convenzione tra la regione Campania e l'ANAS per effetto della quale l'opera risultava finanziata, su un totale di 60 milioni di euro, per 47,5 milioni dai fondi «POR 2007-2013» e per 12,5 milioni dai fondi «POR 2000-2006»;
la costruzione della strada statale 268 ha avuto inizio nel 1978, e oggi, a circa trenta anni di distanza, non risulta ancora completata poiché allo stato dell'arte dei lavori manca sia l'ultimo tratto che, nel comune di Angri, il raccordo con l'autostrada A3 Napoli-Salerno;
la strada statale 268 rappresenta uno degli assi stradali più importanti del comprensorio vesuviano e costituirebbe una delle principali vie di fuga dal Vesuvio in caso di calamità naturale;
ove il territorio continuasse a non essere dotato di un'adeguata rete stradale, nella fattispecie la strada statale 268, la programmazione dell'evacuazione affidata al piano della protezione civile sarebbe potenzialmente destinata a trasformarsi in un fallimento, con conseguenze catastrofiche sulla popolazione civile;
qualora infatti si verificassero manifestazioni eruttive, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'ANAS e la protezione civile potrebbero verosimilmente incorrere in una forma di responsabilità oggettiva in conseguenza delle gravissime limitazioni che subirebbero le evacuazioni dei cittadini a causa dei suddetti ritardi nella realizzazione del completamento dell'opera;
ad oggi non si ha alcun riscontro circa l'avvio dei lavori a ben due anni dalla pubblicazione del bando -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e in quale modo, e in che tempi, abbia in programma di intervenire per dare seguito all'accordo preliminare intervenuto con la regione Campania e, quindi, al prosieguo dei lavori;
quale sia lo stato della procedura di affidamento dei lavori da parte dell'ANAS e quali ragioni eventualmente giustifichino il mancato completamento della gara di appalto o delle fasi successive dell'avvio dei lavori.
(4-09335)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il progetto definitivo dell'azienda nazionale autonoma delle strade necessario per completare l'ammodernamento della statale n. 268 «del Vesuvio», dal chilometro

27+200 al chilometro 29+289 e dello svincolo di Angri, prevede la connessione della predetta statale con l'autostrada A/3 Salerno-Reggio Calabria.
La regione Campania, con delibera di giunta del 16 gennaio del 2010, aveva stabilito di finanziare l'opera per 53,4 milioni di euro utilizzando i fondi programmi operativi regionali 2007-2013, ma con un provvedimento regionale del 2 luglio del 2010 la suddetta delibera è stata sospesa in quanto assunta successivamente allo sforamento del cosiddetto «patto di stabilità».
L'infrastruttura è stata, tuttavia, inserita nei «grandi progetti» previsti dalla regione Campania che ha avviato presso la competente direzione della Commissione europea le procedure per l'approvazione del finanziamento.
L'Anas, nel contempo, ha bandito la gara di appalto integrato, tuttora in corso di svolgimento, riservandosi l'aggiudicazione definitiva dopo che la Commissione europea avrà ratificato il finanziamento e la regione Campania avrà stanziato i fondi necessari al completamento dell'opera.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZACCHERA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con l'orario invernale 2009 Trenitalia aveva soppresso ogni fermata di treni internazionali alla stazione di Verbania Fondotoce, creando una situazione di vivo disagio in questo capoluogo di provincia;
a seguito di reiterate proteste sono state reintrodotte alcune fermate di treni internazionali ma solo per il periodo estivo, fermate che verrebbero soppresse già a partire dal mese di settembre 2010 -:
se non si ritenga di dover proseguire in questo esperimento, considerato che pochi mesi certo non possono bastare per valutare l'efficacia e l'utilità di una singola fermata ferroviaria, quando essa permette di connettere un vasto bacino di utenza, non solo turistico, come quello rappresentato dalla zona del Lago Maggiore.
(4-08195)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Com'è noto, i collegamenti internazionali tra l'Italia e la Svizzera, effettuati in regime di mercato senza alcuna contribuzione pubblica e precedentemente gestiti dalla società Cisalpino, vengono attualmente realizzati in cooperazione tra Trenitalia e Sbb. Infatti, dal dicembre 2009, il servizio Italia-Svizzera è stato oggetto di una riorganizzazione complessiva dell'offerta, dimensionata sulla base delle reali esigenze del mercato e orientata prevalentemente al traffico internazionale sull'asse del Gottardo e su quello del Sempione.
La nuova programmazione dell'offerta ha comportato una riduzione dei servizi, soprattutto sull'asse del Sempione, via Domodossola. Tuttavia, Ferrovie dello Stato fa presente che la qualità del trasporto offerto è complessivamente migliorata in conseguenza dell'impiego di materiale rotabile di ultima generazione (Etr 610) e della razionalizzazione delle fermate in territorio italiano attuata tenendo conto dei volumi di traffico internazionale espressi da ciascuna.
Relativamente agli specifici rilievi posti dall'interrogante, per il periodo dal 13 giugno al 4 settembre 2010 è stata assegnata la fermata di Verbania ai treni internazionali
eurocity 35 e 42. Tale provvedimento, precisa Ferrovie dello Stato, è stato assunto in relazione all'afflusso turistico che caratterizza la stazione di Verbania prevalentemente nella stagione estiva. Ferrovie dello Stato fa presente come nel periodo estivo, in cui sulla linea di cui trattasi, si registra un numero minore di treni in circolazione rispetto al resto dell'anno, sia stato possibile assegnare la fermata di Verbania senza ripercussioni di rilievo sui tempi di percorrenza dei collegamenti eurocity interessati. Tuttavia, Ferrovie dello Stato sostiene che un'eventuale estensione di tale provvedimento agli altri periodi comporterebbe necessariamente un allungamento della percorrenza in contrasto con gli obiettivi di

velocizzazione del servizio finalizzato a soddisfare le esigenze dei viaggiatori internazionali.
Infine, Ferrovie dello Stato fa presente che, per quanto concerne la mobilità a carattere locale, durante l'intero arco dell'anno la stazione di Verbania è servita da un efficace sistema di collegamenti regionali giornalieri verso Domodossola e verso Milano, da dove è possibile raggiungere qualsiasi destinazione di media-lunga percorrenza estera o nazionale attraverso interscambio, rispettivamente, con i treni internazionali e con quelli dell'alta velocità.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZACCHERA e CATTANEO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che
sono stati annunciati importanti tagli economici alla gestione 2011 dei servizi di navigazione pubblica lacuale dei laghi Maggiore, Garda e di Como che forzatamente comporteranno una riduzione dei servizi;
va tenuto conto del numero dei dipendenti coinvolti e dell'importanza turistica ed economica della navigazione sui laghi prealpini -:
se non si ritenga di dover assumere iniziative per rivedere almeno parzialmente l'annunciata stretta finanziaria al fine di non compromettere in maniera sensibile il servizio pubblico prestato.
(4-10448)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Come è noto, il disposto dell'articolo 7-
sexies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 recante: «Misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi», convertito dalla legge 9 aprile 2009 n. 33, prevede che gli avanzi di amministrazione degli anni 2007-2008 della gestione governativa laghi, vengano utilizzati per fronteggiare le spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale per gli esercizi finanziari 2009 e 2010.
Nelle proposte di bilancio 2011, è stato richiesto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti uno stanziamento per la gestione governativa laghi di 26.500.000 euro pari alla somma mediamente necessaria per la copertura della sovvenzione di esercizio per i servizi di trasporto lacuale sui laghi Maggiore, di Como e di Garda.
La legge di bilancio 2011, di converso, ha assegnato solo una parte dell'importo pari a 16.836.156 euro.
Si assicura, in merito, che il Ministero è decisamente impegnato al fine di poter assicurare i rimanenti stanziamenti attraverso l'utilizzo dei fondi residui operando attraverso i provvedimenti di legge attualmente in fase di discussione in Parlamento.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZAMPARUTTI, BERNARDINI, MECACCI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in un articolo di Lucia Venturi pubblicato su www.greenreport.it il 22 luglio 2010, si legge che il patrimonio di edilizia scolastica del nostro paese e costituito da circa 42.000 edifici, di cui 22.858 immobili (oltre il 50 per cento) si trovano in zona sismica. Si tratta di un'anagrafe ancora incompleta, come sottolinea la Corte dei conti nella sua relazione sul «Programma di messa in sicurezza degli edifici scolastici ai sensi dell'articolo 80, comma 21, della legge n. 289 del 2002», nonostante la sua realizzazione fosse già prevista dall'ormai lontano 1996;
dalla legge del 2002 discende il piano straordinario per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche, con particolare riguardo a quelle ubicate in zone a rischio sismico, incluso a sua volta nel programma delle infrastrutture strategiche della legge obiettivo. Tale piano, redatto

dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con quello dell'istruzione, e su indicazione da parte delle regioni degli edifici a più alto rischio sismico, è stato approvato dal Cipe nel 2004 e prevede un fabbisogno complessivo prioritario di 4 miliardi di euro relativo a 22.258 edifici scolastici;
del programma sono stati, in seguito, approvati dal Cipe due successivi stralci (nel 2004 e nel 2006) e le risorse necessarie sono state assegnate (e in qualche caso anche tolte) con le successive leggi finanziarie;
il Cipe, con delibera n. 114 del 2008, ha previsto, per la prosecuzione del piano straordinario, l'accantonamento di una quota di tre milioni di euro, per quindici anni, a valere sul contributo di 60 milioni di euro, a decorrere dal 2009 e una quota di 7,5 milioni di euro, per quindici anni, a valere sul contributo di 150 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2010;
dall'indagine della Corte dei conti sullo stato di avanzamento del primo e del secondo programma stralcio di attuazione del piano straordinario, si rileva che, al 31 dicembre 2009, dei 1593 interventi programmati ne risultano attivati 1219 (77 per cento) e non avviati 374 (23 per cento). I contratti di mutuo stipulati sono 971 (61 per cento), mentre i lavori risultano aggiudicati o affidati per 463 interventi (29 per cento). Riguardo in particolare al primo programma stralcio, solo 137 interventi risultano ultimati, e 39 del secondo;
«La programmazione delle opere - si legge nel rapporto - negativamente influenzata da mancanza di pianificazione e da progettazione di base carente, ha spesso inseguito solo le disponibilità finanziarie piuttosto che le reali esigenze degli edifici scolastici»;
l'anagrafe non è ancora operante, anzi, è in continuo divenire, dal momento che tuttora le regioni e gli enti locali possono aggiungere, modificare, cancellare le informazioni richieste; manca, pertanto, un vero piano delle priorità cui assegnare le risorse per avviare gli aggiornamenti strutturali e la messa in sicurezza;
è necessario, inoltre, sottolineare che gran parte della nostra edilizia scolastica, oltre alla localizzazione in aree caratterizzate da rischio, soffre anche di diffusi e gravi problemi in relazione allo stato di conservazione delle strutture e sotto il profilo dell'agibilità e dell'igienicità. Per non parlare dei servizi mancanti;
la relazione si sofferma anche sulla normativa emanata per la messa in sicurezza degli edifici pubblici, dal 1996 ad oggi, e delinea un quadro di competenze e di procedure quanto mai complesso e con soluzioni diverse per l'attuazione degli interventi, alcuni dei quali ritenuti di particolare urgenza. Ad esempio, sull'esigenza di definire l'effettiva entità dei finanziamenti e dare organicità e stabilità nel tempo al loro trasferimento, per uscire dalla logica dell'emergenza o dell'occasionalità ed entrare invece in quella della programmazione;
viene, infine, segnalato il problema dell'incoerenza tra la programmazione nazionale e locale: i vincoli imposti, a livello locale, dal patto di stabilità limitano la capacità degli enti (almeno di quelli che dimostrano capacità di realizzazione) di investire e contrarre i mutui per la realizzazione delle opere, tanto che si impedisce di rispettare il cronoprogramma stabilito. Un sistema contraddittorio con norme che dispongono, da una parte, finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole e, dall'altra, impediscono agli enti locali investimenti per mettere in atto le norme;
ad interrogazione a risposta scritta n. 4-06929 presentata dall'onorevole Elisabetta Zamparutti il 27 aprile 2010 - in cui si domandavano informazioni relative al censimento dell'edilizia scolastica, alle misure di garanzia della massima trasparenza nella gestione delle risorse, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici e le ragioni per cui nel decreto-legge «milleproroghe» sia stato inserito un ulteriore rinvio del termine per l'erogazione dei 300

milioni previsti dalla legge finanziaria nel 2010 per il programma straordinario per l'edilizia scolastica - non è ancora seguita risposta -:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno, di concerto con le regioni, aggiornare e ultimare tempestivamente l'anagrafe relativa all'edilizia scolastica;
se non ritengano opportuno operare al fine di ovviare ai ritardi burocratici che impediscono di giungere a soluzioni concrete per la messa in sicurezza degli edifici scolastici a rischio, non solo di quanti ubicati in zone sismiche ma anche di quelli che presentino uno stato di deperimento, di inagibilità e di mancanza di igiene;
se intendano adottare iniziative per una regolamentazione organica della materia, al fine di superare la logica, quanto mai inutile e rischiosa, dell'emergenza;
per quali ragioni, ad oggi, siano ancora da attivare ben 374 interventi, considerato il danno irreparabile che tali mancanze, frutto dell'incapacità di programmazione, potrebbero provocare e se i Ministri interrogati intendano attivare le soluzioni adeguate per porvi immediato rimedio.
(4-08147)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Sebbene la materia dell'edilizia scolastica rientri tra le competenze esclusive degli enti locali, preme evidenziare come le problematiche poste dall'interrogante sono alla particolare attenzione del Governo. Invero, sono state avviate una serie di iniziative volte ad acquisire una piena conoscenza della situazione dell'edilizia scolastica nazionale, sono inoltre stati predisposti piani e programmi nonché interventi mirati di supporto finanziario agli enti locali direttamente obbligati a provvedere in materia.
Nello specifico, per quanto concerne l'anagrafe degli edifici scolastici, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca fa sapere che è stata completata la relativa banca dati contiene per la prima volta, oltre agli elementi strutturali (strutture portanti, coperture, intonaci, impianto di riscaldamento, impianto idrico, impianto igienico sanitario), anche gli elementi non strutturali degli edifici (controsoffitti, tramezzature, parapetti, data di costruzione e ultima ristrutturazione, stato di conservazione ed eventuale degrado, rischio sismico, presenza di barriere architettoniche, certificazioni antincendio, idoneità statica, presenza di amianto). Le informazioni sugli elementi non strutturali, come ha dimostrato la tragica vicenda di Rivoli, sono altrettanto importanti.
Si ricorda, a questo proposito, l'intesa firmata in Conferenza unificata il 28 gennaio 2009, che ha consentito la costituzione, con il coordinamento delle regioni, di 466 squadre tecniche che hanno effettuato sopralluoghi negli edifici scolastici verificando, in particolare, lo stato degli elementi non strutturali.
Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha attivato un aggiornamento diretto della banca dati chiedendo direttamente alle scuole le informazioni relative allo stato di salute degli edifici. Queste rilevazioni hanno consentito un aggiornamento dei dati all'aprile 2010. Dal 15 novembre 2010 è iniziato un ulteriore aggiornamento, in modo da tenere costantemente aggiornata la banca dati ed evidenziare gli interventi realizzati e quelli ancora da realizzare. Dall'ottobre 2010 è attiva una commissione Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca-regioni, incaricata di individuare le modalità più opportune per garantire il costante aggiornamento dei dati anche da parte degli enti locali.
Per quanto concerne invece i programmi di intervento avviati dal Governo si richiama il piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici (articolo 80, comma 21 della legge 27 dicembre 2002, n. 289) finanziato con le delibere Cipe n. 102 del 2004 e n. 143 del 2006 ed il programma straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico finalizzati alla messa in sicurezza e alla prevenzione e riduzione del rischio connesso

alla vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, degli edifici scolastici, finanziato con la delibera Cipe n. 32 del 2010.
In particolare, in relazione allo stato di avanzamento del piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici, si segnala che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in osservanza a quanto prevedono le relative delibere Cipe, semestralmente redige una relazione che, previo concerto con il Ministero dell'istruzione, università e ricerca, viene trasmessa al Cipe.
L'ultima relazione relativa allo stato di avanzamento al 30 giugno 2009 è stata trasmessa al Cipe in data 3 novembre 2010 evidenziando, tra l'altro, quanto segue:
il comma 21 dell'articolo 80 della legge 27 dicembre del 2002 n. 289 prevede l'inserimento, nell'ambito del programma di infrastrutture strategiche di cui alla legge n. 443 del 2001, di un piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici con particolare riguardo a quelli che insistono sul territorio delle zone soggette a rischio sismico;
l'articolo 3, comma 21 della legge finanziaria n. 350 del 2004 ha destinato un importo non inferiore al 10 per cento delle risorse di cui all'articolo 13, comma 1 della legge 1o agosto 2002 n. 166.

Sulla base di tali previsioni normative e delle risorse individuate dalla legge finanziaria predetta, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha predisposto due piani stralcio approvati dal Cipe rispettivamente con le delibere n. 102 del 2004 e n. 143 del 2006. Detti programmi hanno utilizzato tutte le risorse previste dalla predetta legge finanziaria, ammettendo a finanziamento n. 741 interventi per un totale di 193.883.695,00 euro con il I programma stralcio e n. 876 interventi per un totale di 295.199.000,00 euro con il II programma stralcio.
Con il comma 1 dell'articolo 7-
bis del decreto legislativo n. 137 del 2008 convertito dalla legge 30 ottobre 2008 n. 169 (cosiddetto «decreto Gelmini») è stato destinato al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, formulato ai sensi dell'articolo 80, comma 21, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, un importo non inferiore al 5 per cento delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso.
In attuazione al predetto dettato normativo, ad oggi, si sono resi disponibili circa 110 milioni di euro per il cui utilizzo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti già nel luglio 2009 ha provveduto ad inviare una proposta di terzo programma.
Tale provvedimento è stato ritirato dal Governo nel corso della riunione politica della Conferenza unificata e sarà ripresentato con le necessarie modifiche non appena sarà reso noto l'atto di indirizzo previsto dal comma 239 del articolo 2 della legge 23 dicembre 2009 n. 191 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge finanziaria 2010). Tale disposizione testualmente prevede che «al fine di garantire condizioni di massima celerità nella realizzazione degli interventi necessari per la messa in sicurezza e l'adeguamento antisismico delle scuole, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa approvazione di apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari permanenti competenti per materia nonché per i profili di carattere finanziario, sono individuati gli interventi di immediata realizzabilità fino all'importo complessivo di 300 milioni di euro, con la relativa ripartizione degli importi tra gli enti territoriali interessati, nell'ambito delle misure e con le modalità previste ai sensi dell'articolo 7-
bis del decreto-legge 1o settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169».
Nel suo complesso, ad oggi, si registra che 1.277 dei 1.593 interventi programmati sono stati attivati dagli enti locali beneficiari che, in tal modo, hanno utilizzato in modo concreto il 75 per cento delle risorse pari a 366.614.502,67 euro.
A fronte dei predetti interventi, ne risultano completati 213 (13 per cento del

totale) per un importo complessivo pari a 47.437.143,41 euro (10 per cento del totale).
In relazione al «Programma straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico finalizzati alla messa in sicurezza e alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, degli edifici scolastici (Fondi per le aree sottoutilizzate)» si comunica che il Cipe con la delibera n. 3 del 6 marzo 2009 (
Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2009) ha deciso, a valere sui fondi Fas, l'impiego per l'edilizia scolastica di 1.000 milioni di euro dei 5.000 milioni destinati al fondo infrastrutture. Sul predetto importo, con successiva delibera Cipe sono stati destinati circa 230 milioni alla ricostruzione degli edifici scolastici abruzzesi danneggiati dal recente evento sismico.
Utilizzando 358 milioni e sulla scorta della forte criticità connessa con gli elementi non strutturali e la conseguente necessità di intervenire con finanziamenti straordinari emersa durante l'attività di monitoraggio dei risultati dei sopralluoghi previsti dalla citata intesa 28 gennaio 2009, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca attraverso una raccolta delle istanze espresse da tutti i soggetti rappresentati nei tavoli di monitoraggio regionali (enti locali proprietari, Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e regioni), ha predisposto un «primo programma straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico finalizzati alla messa in sicurezza e alla prevenzione e riduzione del rischio connesso alla vulnerabilità degli elementi, anche non strutturali, degli edifici scolastici» finalizzato alla rimozione immediata delle situazioni di rischio.
Detto programma che è stato approvato dal Cipe con la delibera n. 32 del 13 maggio 2010, pubblicata in
Gazzetta Ufficiale in data 14 settembre 2010, prevede di intervenire su 1706 edifici utilizzando 358 milioni.
Immediatamente dopo la pubblicazione, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha provveduto a fornire agli enti interessati una completa informazione circa le modalità di utilizzo sia attraverso i propri uffici periferici sia attraverso l'Unione province italiane ed associazione nazionale comuni italiani ed è stata già concretamente avviata la materiale sottoscrizione delle necessarie convenzioni che regolano i rapporti fra Stato ed enti beneficiari.
Anche detti fondi sono, in pratica immediatamente utilizzabili atteso che nelle more del prossimo trasferimento dei necessari fondi dalla competenza del Ministero dello sviluppo economico a quella di questo Ministero tutte le attività propedeutiche alla consegna dei lavori riconducibili alla sottoscrizione delle apposite convenzioni, alla progettazione, all'esame e approvazione dei progetti ed alla effettuazione delle gare di appalto possono già essere espletate potendo prevedere che la materiale erogazione della prima rata avvenga in tempi sicuramente compatibili con l'avanzamento dei lavori.
Infine, si porta a conoscenza che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sta valutando la possibilità di predisporre un secondo programma stralcio del programma già approvato dal Cipe con la citata delibera n. 32 del 2010 rispettando, per l'intero fondo infrastrutture, le percentuali di risorse da assegnare alle aree depresse del Mezzogiorno ricomprese nell'obiettivo 1, di cui al regolamento (CE) n. 1260 del 1999.
Si prevede di dare inizio alle attività di predisposizione del piano predetto nei prossimi mesi.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in un articolo di Francesco de Notaris, direttore bollettino Assise palazzo Marigliano, e Antonio Marfella, difensore civico Assise palazzo Marigliano e direttivo regionale Isde medici per l'ambiente, si

legge che nel 2006 l'assessorato alla sanità della regione Campania assicurò alle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno l'istituzione del registro dei tumori. Tuttavia, ad oggi non è stato realizzato nulla;
il 16 giugno 2006 la delegazione delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno chiese, presso l'assessorato alla sanità presieduto da Angelo Montemarano, l'urgente istituzione del registro tumori per le province di Napoli e Caserta, per certificare i danni alla salute provocati dallo sversamento dei rifiuti tossici. La delegazione, guidata dal presidente Raffaele Raimondi, e composta dal professor Capone, dai dottori Comella e Marfella, autori delle relazioni scientifiche, dal senatore De Notaris, presente Gerardo Marotta, fu ricevuta dal responsabile dell'osservatorio epidemiologico regionale, dottor Pizzuti, il quale rassicurò i convenuti perché, a suo dire, veniva ben esercitata ogni competenza istituzionale e comunicò che dell'istituzione del registro erano responsabili i presidenti delle Asl di Napoli e Caserta. Pizzuti aggiungeva che i dati raccolti dall'osservatorio e dalla Asl Na 4 erano per qualità e quantità più che indicativi e che nulla giustificava l'urgenza della richiesta;
fu comunicato alla delegazione che probabilmente le Asl erano prive delle risorse necessarie per ottemperare alla richiesta. Il costo veniva quantizzato in 150 mila euro annui;
De Notaris e Marfella hanno appreso, nel settembre 2010, che i manager delle Asl di Caserta sono indagati per un danno presunto di almeno 18 milioni di euro per non aver controllato la spesa dei farmaci ad alto costo nell'arco di tempo che va dal 2006 al 2008. Con tale cifra si sarebbe coperto per 120 anni il costo del registro tumori, con evidenti positive conseguenze, e oggi si sarebbe in possesso dei dati utili alle stesse inchieste che la magistratura compie per individuare responsabilità e rendere giustizia ai concittadini vittime del turpe commercio dei rifiuti tossici. In mancanza dei dati le inchieste vengono archiviate;
a giudizio degli interroganti, appare evidente, considerando anche le risposte del dottor Pizzuti a nome dell'assessorato, che non vi è stata ad oggi la volontà di istituire i registri dei tumori e quanto affermato è dimostrato anche dalla mancata attuazione di delibere e dalla mancata erogazione di fondi;
considerata, inoltre, la risposta scritta del Ministro Ferruccio Fazio, pubblicata il 30 luglio 2010, all'interrogazione n. 4-06651 presentata dagli interroganti - risposta nella quale si evidenziava l'intenzione di inserire in un disegno di legge di iniziativa governativa una norma che risponda alle esigenze di sanità pubblica e che affronti in maniera organica la tematica dei registri sanitari nel nostro Paese, con riferimento anche a quello peri tumori -:
quali iniziative siano state finora assunte in merito alla proposta di legge citata in premessa, considerata la necessità urgente di istituire un registro tumori, in particolare per le province di Napoli e Caserta;
di quali dati disponga il Ministro interrogato relativamente ai fatti di cui in premessa.
(4-09207)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di valutazione.
In via preliminare, si comunica che la norma già anticipata dal Ministro della salute in data 30 luglio 2010, finalizzata a disciplinare in modo organico la tematica dei registri sanitari, è stata di fatto inserita in un disegno di legge di iniziativa governativa concernente «Delega in materia di sperimentazione clinica e disposizioni in materia sanitaria», già delineato in prima lettura dal Consiglio dei ministri a fine settembre ed esaminato dalla conferenza Stato-regioni alla fine del mese di ottobre 2010.
Nel merito della questione sollevata, si ribadisce che l'estensione dei registri tumori è una priorità che il Ministero ha già individuato da tempo, dando vita alle seguenti azioni.


Il centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) ha finanziato un progetto di supporto alla diffusione dei registri tumori affidato all'Airtum (che è l'associazione dei registri tumori italiani); tale supporto ha lo scopo di promuovere il procedimento di accreditamento del registro candidato, secondo i requisiti di qualità stabiliti dallo Iarc - Agenzia dell'Organizzazione nazionale della sanità per il cancro.
L'estensione dei registri è un obiettivo previsto nel piano nazionale della prevenzione 2010-2012, approvato con l'intesa Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano il 29 aprile 2010. Tale obiettivo deve essere inserito dalle singole regioni nel proprio Piano Regionale di Prevenzione, da adottare ai sensi dell'Intesa sopra citata, entro il 31 dicembre 2010. È quindi già predisposto e istituzionalmente formalizzato il quadro di pianificazione, nonché il ruolo di supporto e monitoraggio del Ministero, che potrà permettere l'istituzione di un registro tumori regionale della Campania.
Si ritiene necessario segnalare, tuttavia, che la decisione finale in tal senso è di esclusiva pertinenza della regione medesima.
Per la tematica in esame, si ricorda, inoltre, che il territorio della regione Campania è servito, ad oggi, da due registri tumori, relativi rispettivamente alla provincia di Salerno e al territorio della ex Asl Napoli 4. Quest'ultimo registro copre un'area di 35 comuni, comprendente sia il comune di Acerra, con il suo inceneritore, sia aree caratterizzate dallo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, come ad esempio Nola e Marigliano, sia aree con discariche tuttora attive come Terzigno.
In questo contesto, l'Istituto superiore di sanità collabora da alcuni anni con il registro tumori della ex Asl Napoli 4, al fine di monitorare l'incidenza della patologia neoplastica in questo territorio. La metodologia adottata e i primi risultati conseguiti sono stati illustrati al convegno Eroepi tenutosi a Firenze nei giorni 6-9 novembre 2010 (Fusco M.
et al. The contribution of cancer registries to epidemiological investigations in polluted sites: a case-study in the Naples area. Epidemiologia & Prevenzione 2010 suppl. 1:140).
Da ultimo, vale la pena di fornire, anche se sinteticamente, le indicazioni rese dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha comunicato di aver commissionato all'Oms, a seguito dell'emergenza rifiuti del 2004, uno studio sull'impatto sanitario dei rifiuti nei comuni delle province di Napoli e Caserta.
In una prima fase di fattibilità (studio pilota), sono stati analizzati i dati di mortalità (1994-2001) e di incidenza delle malformazioni congenite (1996-2002) a livello comunale.
In particolare, sono state considerate 20 cause tumorali e 11 raggruppamenti di malformazioni congenite, per le quali nella letteratura scientifica sono state riportate segnalazioni di rischio associate alla presenza di discariche e inceneritori.
I risultati di questa prima analisi sono stati presentati pubblicamente nel mese di gennaio 2005 a Napoli.
La seconda fase dello studio è stata dedicata all'analisi più dettagliata degli esiti sanitari trovati in eccesso nello studio pilota, in relazione ad una migliore caratterizzazione territoriale riferibile al rischio rifiuti: i dati analizzati sono relativi al periodo 1994-2001 per la mortalità e al 1996-2002 per le malformazioni congenite.
Lo studio di correlazione ha confermato l'ipotesi che vi siano eccessi di mortalità e di malformazioni, ma che questi tendano a concentrarsi nelle zone dove è più intensa la presenza di siti di smaltimento illegale e incontrollato di rifiuti.
L'analisi ha tenuto conto di alcuni importanti parametri che potrebbero spiegare la citata correlazione, tra cui, in particolare, quelli di natura socio-economica.

Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.

ZAZZERA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la sclerosi multipla è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso

che compromette gravemente la qualità di vita della persona affetta per via di danni alla capacità intellettiva e motoria;
nel mondo sono affette da sclerosi multipla oltre 2 milioni e mezzo di persone, in Italia, più di 50 mila. Ad oggi non esiste una cura, perciò è considerata una malattia che destina inevitabilmente alla degenerazione nervosa;
secondo notizie stampa, il dottor Paolo Zamboni, direttore del Centro malattie vascolari dell'università di Ferrara, avrebbe ottenuto risultati eccezionali con un nuovo tipo di trattamento della sclerosi multipla;
in particolare, il dottor Zamboni avrebbe individuato un nuovo aspetto della malattia prima sconosciuto, la CCSVI (insufficienza cerebrospinale venosa cronica), una patologia vascolare che peggiora il drenaggio cerebrale nei pazienti affetti da sclerosi multipla;
Zamboni non promette certo guarigioni miracolose, ma i risultati ottenuti fino ad ora sono strabilianti: il 73 per cento dei 65 pazienti operati, a distanza di due anni dall'intervento, non presenta più i sintomi della malattia;
i vantaggi del trattamento endovascolare della CCSVI pertanto sarebbero notevoli, sebbene il valore della terapia sia ancora da accertare considerato il numero limitato dei pazienti operati;
la nuova cura è in corso di valutazione da parte della comunità medica italiana e internazionale. Gli scienziati dell'università di Buffalo hanno espresso profonda ammirazione verso l'eccezionale scoperta del dottor Zamboni, mentre la Multiple Sclerosis Society of Canada ha già avviato le prime sperimentazioni;
in Italia l'assessorato della salute della regione Sicilia ha espresso l'interesse a formare specialisti all'uso della nuova terapia, chiedendo la disponibilità ad ospitare presso la struttura diretta dal dottor Zamboni «professionisti siciliani cui trasferire il know how». Anche l'assessorato della regione Emilia Romagna ha condiviso l'opportunità di avviare la fase della sperimentazione per verificare l'efficacia della nuova cura -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa;
se il Ministro ritenga opportuno incentivare sul territorio nazionale la formazione di specialisti all'uso del trattamento della sclerosi multipla scoperto dal dottor Zamboni, anche favorendo, secondo quanto di competenza, iniziative come quelle già intraprese dagli assessorati delle regioni Sicilia e Emilia Romagna.
(4-06695)

Risposta. - La possibilità di curare la sclerosi multipla (Sm) mediante angioplastica, sulla base dell'ipotesi che tenderebbe a ricondurre la Sm ad una condizione di insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) ha costituito, nell'ambito del Consiglio superiore di sanità (Css), oggetto di ampio e approfondito dibattito che ha prodotto il parere dell'8 giugno 2010, con il quale il Css ha ritenuto che «ad oggi l'efficacia di qualsiasi procedura terapeutica vascolare non è sicuramente dimostrata ed è quindi da posporre all'acquisizione di dati scientifici che provino una sicura associazione tra Ccsvi e Sm».
Ho ritenuto, tuttavia, di incaricare un gruppo di esperti per ordinare i dati disponibili ed individuare un percorso valutativo razionale del tema in oggetto.
Riporto di seguito le conclusioni del gruppo che, peraltro, ho già trasmesso, facendole mie, il 27 ottobre 2010 agli assessori regionali.
Si ritiene che, nel rispetto dei princìpi etici, deontologici e professionali che devono sempre guidare medici e scienziati verso scelte ponderate e responsabili a tutela dei malati, il trattamento «correttivo endovascolare» della Ccsvi in pazienti con Sm, già utilizzato da alcuni clinici, possa continuare:
in centri accreditati a livello regionale per il trattamento delle patologie vascolari;

con la garanzia di una procedura di accertamento diagnostico della presunta patologia effettuata nel rispetto di protocolli diagnostici appropriati e validati dalla comunità scientifica internazionale;
ricorrendo alla procedura emodinamica correttiva solo in presenza di una patologia accertata che condizioni negativamente un fisiologico equilibrio emodinamico;
effettuando la procedura emodinamica correttiva seguendo criteri e metodologie scientificamente codificati e condivisi;
verificando rigorosamente i risultati terapeutici e funzionali con studi cinici controllati.

Da ultimo, ricordo che l'attuale sistema sanitario garantisce, in regime ospedaliero, sotto la responsabilità del medico, l'erogazione di terapie atte a diagnosticare, monitorare e, ove indicato, correggere terapeuticamente anomalie dell'apparato vascolare artero-venoso giudicate patologiche.
Il Ministro della salute: Ferruccio Fazio.