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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 27 aprile 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
la Politica agricola comune (PAC) ha sempre manifestato una particolare attenzione al settore lattiero caseario;
a seguito della crisi del settore del periodo 2008-2009, che ha visto molti produttori del settore manifestare in maniera vigorosa il loro disagio, Bruxelles ha messo in campo le proprie energie per trovare nuove e più efficaci misure per la stabilità futura del settore in questione;
a tal fine, è stato costituito nel 2009 un gruppo di esperti di alto livello sul problema latte, GAL, che ha prodotto una serie di proposte, con 7 raccomandazioni condivise dal Consiglio agricolo del 27 settembre 2010;
il 9 dicembre 2010 la Commissione ha presentato le proposte legislative per dare applicazione alle indicazioni del gruppo di esperti sul latte, proposte che saranno discusse dal Parlamento europeo e dal Consiglio agricolo, per essere approvate nel 2011 ed entrare in vigore nel 2012;
queste proposte legislative fanno seguito alla relazione della Commissione europea «Andamento della situazione del mercati e conseguenti condizioni per estinguere gradualmente il regime delle quote latte», COM(2010) 727;
in Europa, il mercato del latte è stato caratterizzato da un andamento molto altalenante, mai verificato prima;
l'analisi realizzata dal gruppo di esperti ha messo in evidenza alcuni fattori critici della filiera lattiero-casearia che hanno reso più grave la crisi del 2009, tali fattori sono i seguenti:
a) squilibri nella catena di approvvigionamento;
b) crescente concentrazione dell'industria a fronte di un numero elevato di produttori dispersi sul territorio;
c) ripartizione disomogenea del valore aggiunto lungo la filiera;
a causa della rigidità del mercato gli agricoltori hanno poca scelta per quanto riguarda le latterie, in particolare al momento della consegna non sanno che prezzo otterranno per il loro latte, in quanto il prezzo è fissato, in molti casi, dalle latterie molto più tardi e su basi che sfuggono al controllo dell'agricoltore;
il valore aggiunto nella filiera non è distribuito in modo equilibrato, specie per quanto riguarda gli agricoltori, e c'è un problema rilevante di trasmissione del prezzo lungo la filiera;
infatti i prezzi al consumo aumentano in modo più rilevante dei prezzi alla produzione e la forbice tra i due prezzi si allarga sempre di più;
questo scenario riguarda l'Europa, ma anche l'Italia, anche se nel nostro Paese la presenza di una forte cooperazione nel settore lattiero-caseario rende la filiera più stabile;
il pacchetto latte, dal punto di vista giuridico, è una modifica del regolamento dell'organizzazione comune di mercato unica (Regolamento Comunità europea 1234 del 2007), in cui sono introdotte alcune misure specifiche per rafforzare la posizione dei produttori lattiero-caseari nella filiera;
gli strumenti individuati sono quattro:
a) relazioni contrattuali: contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori;
b) possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali attraverso le organizzazioni dei produttori (OP);

c) norme specifiche per la costituzione e il funzionamento delle organizzazioni interprofessionali (OI);
d) trasparenza del mercato;
le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2014 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all'abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato;
la nuova normativa, una volta approvata darà maggiore forza giuridica ai contratti tra produttori e trasformatori, con la possibilità per gli Stati membri di renderti obbligatori;
le quote latte diventano sempre meno rilevanti, in quanto la produzione lattiera resta al di sotto delle quote in un numero crescente di Stati membri. Mentre nella campagna 2008-2009 ben sei Stati membri hanno dovuto pagare un prelievo sulle eccedenze, nella campagna 2009/2010 gli Stati membri che devono pagarlo sono solo tre (Danimarca, Olanda e Cipro);
il prezzo della quota latte diminuisce man mano che si avvicina la fine del regime delle quote; nella grande maggioranza degli Stati membri è già basso o vicino allo zero;
per preparare meglio il terreno all'abolizione delle quote nel 2015, la Commissione suggerisce di facilitare l'atterraggio morbido attraverso la sensibilizzazione e la responsabilizzazione degli operatori della filiera lattiero-casearia in modo che tengano meglio conto dei segnali del mercato e adeguino l'offerta alla domanda;
il Governo italiano ancora non ha fornito una proposta per tutto il settore lattiero-caseario e in questi anni si è limitato alle proroghe del pagamento delle multe sulle quote latte, evidenziando, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, la mancanza di una visione globale di filiera;
occorre considerare inoltre che il tema riguardante la messa a punto di sistemi utili alla determinazione del valore del latte alla stalla è sempre di attualità;
quasi mai i prezzi fissati dalle trattative nel passato hanno centrato l'obiettivo di raggiungere un prezzo equo, ovvero quasi mai il prezzo alla stalla rappresentava il vero valore del latte;
questo perché, normalmente, il prezzo che veniva stabilito era un insieme di elementi su cui prevalevano, e tuttora prevalgono, elementi legati all'andamento del mercato nei precedenti 12 mesi e a fattori stagionali,


impegna il Governo:


a stabilire, in tempi brevi, la posizione negoziale dell'Italia sul cosiddetto pacchetto latte;
a prevedere che la posizione negoziale dell'Italia sul cosiddetto pacchetto latte contenga, tra gli altri, i seguenti elementi:
a)l'impatto per l'Italia conseguente alle proposte della Commissione europea sul pacchetto latte;
b)la compatibilità giuridica dei contratti tra produttori e trasformatori, ipotizzati dal pacchetto latte e la relativa possibilità per gli Stati membri di renderli obbligatori, con le norme nazionali sulla regolazione dei mercati ai sensi del decreto legislativo 102 del 2005;
c)la messa a punto di strumenti e metodi per migliorare la qualità dei prodotti in tutte le fasi della filiera anche attraverso l'adozione di strumenti, autorizzati dallo Stato membro, che consentano ai produttori e agli organismi interprofessionali (introdotti dalla proposta Unione europea) di gestire l'offerta produttiva, di pianificarla e di adeguarla alla domanda in caso di turbative di mercato;
d)l'individuazione di soluzioni, proposte e azioni di valorizzazione della cooperazione lattiero-casearia, che ha

svolto in questi anni un positivo ruolo di stabilizzazione del mercato e della filiera;
e)l'estensione di parte delle misure previste nella proposta della Commissione sul settore lattiero-caseario ad altri comparti dell'agricoltura mediterranea che, negli ultimi tre anni, sono stati caratterizzati da estrema volatilità dei prezzi;
f) riguardo al prezzo alla stalla, la previsione di un indicatore di sicuro riferimento sul modello adottato ad esempio in alcune regioni, che tiene conto anche dei costi di produzione;
g) riguardo ai rapporti di filiera, il coinvolgimento ufficiale della grande distribuzione organizzata (GDO), per il ruolo fondamentale che questa svolge sul mercato.
(1-00632)
«Delfino, Galletti, Compagnon, Ciccanti, Naro, Volontè, Libè, De Poli, Mantini, Scanderebech, Lusetti».

Risoluzione in Commissione:

La VI Commissione,
premesso che:
la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha approvato un ordine del giorno che, di seguito si riporta, in materia di esenzione dalle accise per il carburante «benzina» utilizzato da imbarcazioni dedite alla pesca e all'acquacoltura in acque marine;
considerato che il problema del costo dei carburanti si è ulteriormente aggravato a seguito delle crisi dei Paesi del nord Africa ed, in particolare, con il conflitto in atto in Libia,
premesso che:
il mondo della pesca professionale marittima e dell'acquacoltura esercitata da pescatori marittimi sta attraversando un periodo di particolare difficoltà, dovuto principalmente all'incessante aumento dei costi del carburante;
l'incidenza del costo dei carburanti sulla gestione di un'impresa di pesca è molto elevata;
se l'affermazione è valida per i pescherecci che utilizzano il gasolio è ancor più valida per le imbarcazioni della pesca professionale e dell'acquacoltura marittima che utilizzano motori fuoribordo a benzina: infatti, per questo tipo di carburante non vengono applicati ai pescatori i dovuti sgravi fiscali ed essi sono costretti ad acquistare il carburante dal distributore al prezzo pagato dagli automobilisti;
gli sgravi fiscali sono «dovuti» perché previsti sia dalla normativa comunitaria che da quella nazionale per la pesca professionale e l'acquacoltura marittima: infatti, i carburanti usati per la pesca professionale sono esentati dall'applicazione dell'accisa ed anche dall'applicazione dell'IVA e pertanto il prezzo che il pescatore paga (o dovrebbe pagare nel caso della benzina) corrisponde al solo prezzo industriale del carburante, senza accisa e senza IVA;
l'esenzione dall'IVA, o più tecnicamente la non imponibilità IVA, è dettata dall'articolo 8-bis, comma 1, lettera d), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (il Testo unico in materia di IVA), il quale assimila alle cessioni all'esportazione (che appunto non sono imponibili) tutte le cessioni di beni destinati a dotazione di bordo e le forniture destinate al rifornimento e vettovagliamento delle navi, comprese le somministrazioni di alimenti e di bevande a bordo ed escluso, per le navi adibite alla pesca costiera locale, il vettovagliamento;
l'esenzione dall'accisa è prevista dallo stesso diritto comunitario: la direttiva 2003/96/CE, che ha sostituito la direttiva 92/81/CEE relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sui prodotti energetici, prevede infatti all'articolo

14, paragrafo 1, lettera c), che gli Stati membri esentino dalla tassazione, tra gli altri, «anche i prodotti energetici forniti per essere utilizzati come carburanti per la navigazione nelle acque comunitarie, compresa la pesca, diversa dalla navigazione delle imbarcazioni private da diporto, e l'elettricità prodotta a bordo delle imbarcazioni»;
a livello nazionale, il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, prevedeva l'esenzione per gli impieghi come carburanti per la navigazione nelle acque marine comunitarie, comprendendovi anche la pesca e con esclusione delle imbarcazioni private da diporto;
successivamente la medesima previsione del decreto-legge n. 331 del 1993 è stata anche confermata dal decreto legislativo n. 504 del 1995, di recepimento della direttiva 92/81/CEE, che, all'articolo 24, definisce gli impieghi agevolati allo stesso modo della direttiva comunitaria, prevedendo che i prodotti energetici destinati agli usi elencati nella tabella A allegata al medesimo decreto legislativo siano ammessi ad esenzione o all'aliquota ridotta nella misura ivi prevista;
la suddetta tabella A riporta al numero 3 l'esenzione dall'accisa, tra altri, per gli impieghi come carburanti per la navigazione nelle acque marine comunitarie, compresa la pesca e quindi l'acquacoltura in mare esercitata da pescatori marittimi, con esclusione delle imbarcazioni private da diporto;
tenuto conto che dalla normativa esposta risulta chiaro che l'esenzione da accisa e IVA per la benzina usata per la pesca e l'acquacoltura esercitata da pescatori marittimi in acque marine è un atto dovuto e non concederla comporta una distorsione della concorrenza in quanto imprese dedite allo stesso tipo di attività si troverebbero a sostenere costi diversi a seconda del tipo di carburante che utilizzano, poiché la benzina non è inclusa nell'elenco dei carburanti cui è riconosciuta l'agevolazione fiscale,


impegna il Governo


ad assumere tutte le iniziative ritenute opportune, intervenendo anche se necessario presso l'Agenzia delle dogane, affinché gli sgravi fiscali siano effettivamente estesi alle imbarcazioni dotate di motori a benzina dedite alla acquacoltura e alla pesca professionale nelle acque marine.
(7-00576)
«Fluvi, Agostini, Brandolini, Sani, Cenni, Zucchi, Tullo, Oliverio».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il 31 marzo 2008 il Bureau international des expositions ha designato Milano quale sede per l'Esposizione universale del 2015;
l'Expo 2015 sarà uno straordinario evento universale che ha come tema feeding the planet, energy for life, con l'obbiettivo di predisporre un piano nel quali si rappresenti la visibilità della tradizione, della creatività e dell'innovazione nel settore dell'alimentazione, raccogliendo tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali, al centro dei quali c'è il tema del diritto ad un'alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta;
nella seduta n. 114 di mercoledì 14 gennaio 2009, la Camera dei deputati ha

approvato parzialmente l'ordine del giorno n. 9/1972/86 nelle parti che riguardano l'impegno «a reperire la totalità dei fondi necessari per il completamento di tutte le opere previste dal dossier di candidatura di Expo 2015» e «a relazionare annualmente sulle attività e sullo stato patrimoniale della società di gestione e sullo stato di avanzamento delle opere e delle iniziative collegate per il raggiungimento di Expo 2015»;
il 21 aprile 2009 anche in una mozione approvata dalla Camera dei deputati viene chiesto l'impegno al Governo di relazionare sullo stato dell'Expo 2015;
il 19 aprile 2011 al Bureau international des expositions è stata presentata la newco che avrà il compito di acquisire le aree dove si svolgerà l'Expo 2015; da quanto si apprende il comune di Milano avrebbe il 51 per cento, la Fondazione Fiera Milano avrebbe il 35 per cento attraverso il conferimento delle aree, la regione Lombardia il 13 per cento e il comune di Rho l'1 per cento con il conferimento delle aree; la provincia di Milano avrebbe dichiarato di non partecipare all'operazione, ma occorrerà vedere se tale intento sarà confermato dai fatti;
la nuova società avrà il compito di acquisire le aree che metterà a disposizione di Expo; entro fine aprile 2011 saranno definiti e condivisi business plan, statuto e patti parasociali, entro maggio 2011 la regione dovrà costituire la nuova società e entro luglio 2011 vi dovrebbe essere l'adesione degli altri soci;
la famiglia Cabassi, oltre ad essere la proprietaria dei terreni che verranno acquisiti dalla nuova società per Expo 2015, è socio del presidente della provincia di Milano Podestà, attraverso la società Generale di Costruzioni, partecipata dalla famiglia Cabassi per il 40 per cento, conseguentemente è in affari nella Residenze Heliopolis -:
quali siano dopo tre anni le motivazioni per cui si è cambiata la rotta e si è scelta la via di una nuova società che acquisti i terreni, quali siano le modalità di acquisto e quale sarà il cronoprogramma per la nascita e il funzionamento della nuova società;
quali siano gli apporti finanziari nella nuova società, quanto sarà il costo complessivo di funzionamento e di gestione e quanto costeranno i terreni e con quali fondi si intenda acquisirli;
quale sarà la finalizzazione delle aree dopo l'evento Expo 2015, se considerino opportuno darne una finalità sociale e se verrà costruito il nuovo polo Rai su quei terreni;
quali siano le risorse statali, degli enti locali e dei privati disponibili per le opere essenziali, necessarie e connesse al raggiungimento di Expo 2015, quali risorse risultino ancora da reperire e quali ne siano le motivazioni; se il Governo abbia predisposto, insieme agli enti locali e alla società di gestione, un piano di avvio e chiusura dei cantieri e se questi siano e saranno rispettati e comunque conclusi per l'inaugurazione dell'Expo nel 2015 e se, dopo anni di rinvii rispetto al primo crono programma, si registri un ritardo;
se il Governo sia intenzionato a dar corso agli ordini del giorno approvati e a relazionare ogni sei mesi sullo stato operativo di Expo 2015;
se la sezione specializzata del comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere e il gruppo interforze centrale per l'Expo 2015 siano già operativi e se i materiali e i mezzi a disposizione siano sufficienti per il contrasto all'infiltrazione mafiosa o se sia urgente rinforzare la struttura e se sia già stata avviata la procedura per la costruzione di una white list delle imprese che opereranno in Expo;
se sia intenzione del Governo assumere iniziative volte a derogare al «codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE» (decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163) per accelerare

le procedure attivando l'iter conseguente alla dichiarazione di «grande evento»;
quali iniziative siano state predisposte per un piano strategico di sviluppo turistico e come intendano intervenire per le infrastrutture turistico-ricettive;
quali iniziative il Governo abbia intrapreso affinché venga realizzato l'obiettivo dell'Expo 2015 «Nutrire il pianeta, energia per la vita» e se non ritenga opportuno programmare un piano comunicativo nazionale sul tema dell'Expo e attuare un tavolo permanente tra Governo, Expo, organizzazioni non governative, privati ed enti locali per lo sviluppo di progetti di cooperazione internazionale;
di quali elementi disponga in merito alle notizie apparse sulla stampa che riportano intrecci finanziari tra il presidente della provincia di Milano e la famiglia Cabassi e quali iniziative intendano intraprendere affinché si faccia luce sui rapporti finanziari tra le società e nella compravendita dei terreni per Expo 2015.
(2-01060)
«Peluffo, Letta, Quartiani, Braga, Marco Carra, Codurelli, Colaninno, Colombo, Corsini, De Biasi, Duilio, Farinone, Ferrari, Fiano, Marantelli, Misiani, Mosca, Pizzetti, Pollastrini, Sanga, Soro, Zaccaria, Zucchi».
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazione a risposta orale:

BIANCONI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per le politiche europee, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la questione sicurezza appare determinante nel processo di sfruttamento di energia prodotta mediante centrali nucleari;
ai confini del nostro Paese sono in attività 51 centrali nucleari -:
di quali elementi disponga il Governo con riferimento al livello di sicurezza di dette centrali;
se esistano protocolli nazionali o internazionali bilaterali o multilaterali o promananti dall'Unione europea circa il livello di sicurezza delle centrali nucleari operanti nei Paesi confinanti la Repubblica italiana.
(3-01620)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il 20 aprile 2011 è stata diffusa la notizia che a Pozzuoli in una discarica abusiva, completamente coperto da rifiuti e materiale di risulta, è stato ritrovato un mausoleo di epoca romana, con resti di decorazioni e stucchi risalente al II secolo dopo Cristo, dove erano stati illegalmente depositate 58 tonnellate di rifiuti speciali;
nel corso di una audizione di Nicola Maria Pace, attualmente procuratore distrettuale antimafia di Brescia ma fino a qualche anno fa, insieme al sostituto procuratore di Reggio Calabria, Francesco Neri, titolare di una delle inchieste più importanti sui traffici dei rifiuti tossici, alla Commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti il 20 gennaio 2010 ebbe a riferire come una vecchia indagine sul centro Enea di Rotondella fece emergere un ritrovamento che ricorda molto quello di Pozzuoli;
indagando infatti sulla contabilità nucleare del centro Enea di Rotondella aveva riscontrato anomalie contabili della Trisaia nella registrazione del materiale radioattivo e si era rivolto al professor

Adamesteanu, grande archeologo che ha dedicato la sua esistenza alla ricerca archeologica in Basilicata;
«mi rivolsi a lui per sapere chi potesse darmi indicazioni sui cosiddetti "siloi", strutture risalenti al IV secolo avanti Cristo scavate dall'uomo nell'area portuale del Sinni, in cui poi si posizionerà il centro Enea di Rotondella. Rimasi colpito dalla pagina 71 di un libretto nel quale compariva un siloi e si riportava la foto di un contenitore di materiale radioattivo calato nel siloi con la dicitura, che mi risultò disgustosa: "Così i siloi sono tornati a svolgere una funzione". La funzione di contenimento dei cereali scambiati nell'area portuale del fiume Sinni veniva sostituita da una funzione di discarica, di contenimento dei rifiuti»;
le indagini fecero emergere due presunti traffici illeciti: uno, dall'Italia verso il Medio Oriente, di armi e materiali strategici; l'altro, dall'Italia verso la Somalia, di rifiuti radioattivi, con protagonisti agenti segreti di mezzo mondo e esponenti della criminalità organizzata;
l'indagine del procuratore Nicola Maria Pace fu interrotta dal trasferimento del magistrato a Trieste e ripresa due anni dopo dal pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Potenza Francesco Basentini che dispose l'archiviazione nell'ottobre di due anni fa -:
se non ritenga il Governo di verificare se nei «siloi» vi sia materiale radioattivo o siano comunque stati adibiti ad una funzione di discarica e di contenimento di rifiuti.
(4-11706)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
in un articolo pubblicato dal quotidiano ambientalista Terra a firma Vincenzo Mulè si legge che il 20 aprile 2011, a Pozzuoli in una discarica abusiva, completamente coperta da rifiuti e materiale di risulta, è stato ritrovato dalla Guardia di finanza un mausoleo di epoca romana, con resti di decorazioni e stucchi risalente al II secolo d.C;
secondo la versione ufficiale il ritrovamento è avvenuto durante il sequestro di una area in via Arco Felice Vecchio a Pozzuoli di 1.700 metri quadrati dove erano stati illegalmente depositati 58 tonnellate di rifiuti speciali;
nell'area erano depositati illegalmente 1300 pneumatici di diversa misura, oltre a decine di batterie esauste. Nel corso del sopralluogo, l'attenzione dei militari è stata attirata da un crollo «innaturale»: una porzione di un casolare, infatti, era stata fatta crollare di proposito proprio per nascondere altri rifiuti. Una volta che il materiale di risulta è stato rimosso con una pala meccanica, la Guardia di finanza ha scoperto l'ingresso di un cunicolo sotterraneo, delimitato da travi di marmo;
l'area, sconosciuta anche alla soprintendenza di Cuma che è intervenuta per accertare la natura del ritrovamento, è stata sequestrata ed il proprietario e l'occupante sarebbero stati denunciati per violazione delle norme ambientali e di tutela del patrimonio archeologico nazionale. Adesso l'area sarà bonificata per rimuovere i rifiuti speciali e valutare la possibilità di estendere lo scavo. Le indagini intanto vanno avanti per capire come mai, in una zona interessata di recente dai lavori del comune, nessuno si sia accorto dell'abbattimento dei ruderi per coprire il mausoleo. Tale attività non potrà non tenere conto dei ripetuti esposti che la proprietaria del terreno, alla quale ancora non è stata notificata alcuna denuncia, ha

presentato per tornare in possesso dell'area;
c'è poi un ulteriore particolare del quale non si può non tenere conto e cioè che la zona posta sotto sequestro era in gestione alla Protezione civile e che la stessa area è stata oggetto di una bonifica terminata nell'ottobre del 2010. Con procedure che, però, non hanno convinto i proprietari. Tanto che hanno per ben tre volte rinunciato a rientrare in possesso del loro bene: alla certificazione dell'avvenuta bonifica, secondo quanto riportato dagli stessi, mancava il certificato della Soprintendenza dei beni culturali e quello di provenienza della terra utilizzata per la bonifica stessa;
inoltre l'area della Torre Poerio, è stata occupata abusivamente da un privato che, tra l'altro, esercita attività di bed and breakfast, sala discografica, ristorante e autolavaggio. Con scarico diretto in fogna pubblica -:
se quanto riferito in premessa corrisponda al vero;
quali iniziative il Governo intenda assumere per accertare eventuali responsabilità delle amministrazioni statali coinvolte considerata l'anomalia di una situazione che vede una parte dello Stato (la guardia di finanza) denunciare un'altra parte dello Stato (la Protezione civile) e dei semplici cittadini che, a loro volta, denunciano lo Stato per rientrare in possesso in maniera legittima di un loro bene.
(4-11729)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il compito dei militari italiani è racchiuso nella formula del solenne giuramento ch'essi prestano all'atto dell'arruolamento. Il giuramento recita «Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni»;
la risoluzione dell'ONU 1973 esclude qualsiasi azione che comporti la presenza di una «forza occupante» sul suolo della Libia;
un'agenzia dell'AGI del 18 aprile 2011 ha diffuso la notizia «LIBIA: LA RUSSA, NESSUNA RICHIESTA DI ADDESTRATORI» in cui si legge «Non c'è stata alcuna richiesta particolare di addestratori per la Libia». Così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine del colloquio con il segretario della Difesa Usa Robert Gates [...]»;
il Ministro degli affari esteri, onorevole Franco Frattini, dopo l'incontro con il leader degli insorti Jalil svoltosi il 19 aprile ha affermato «l'Italia ha espresso opinione non favorevole all'impiego di truppe di terra che determinerebbero, anche sotto il profilo dell'immagine, una presenza di occupazione da parte di una coalizione internazionale. Questa è l'opinione dell'Italia, che noi riteniamo di dover evitare.»;
il successivo 20 aprile l'agenzia Asca ha lanciato la notizia «LIBIA: LA RUSSA, 10 ADDESTRATORI ITALIANI IN AIUTO INSORTI» in cui si legge «Il nostro paese fornirà dieci addestratori che si recheranno in Libia per sostenere ed addestrare gli insorti libici di Bengasi. Ad annunciarlo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine di un faccia a faccia a Roma con il ministro della Difesa britannico, Liam Fox. [...].»;
il 21 aprile una nota dell'agenzia Ansa dal titolo «LIBIA: LA RUSSA, MANDEREMO ISTRUTTORI NON CONSIGLIERI MILITARI» ha riportato la precisazione del Ministro della difesa sulla questione degli «addestratori militari» in cui è scritto «[...] Ho letto di timori legati al fatto che possano essere dei consiglieri militari: ma noi in Libia invieremo semplicemente degli istruttori con il compito di addestrare i soldati [...]»;

il medesimo 21 aprile l'agenzia Agenparl ha diffuso un comunicato del Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) dal titolo «LIBIA: COMELLINI (PDM), VIOLATO GIURAMENTO MILITARE» in cui si legge «[...] La Russa deve smetterla di cercare scuse al suo operato disquisendo sulle inesistenti differenze tra i "consiglieri militari" e gli "addestratori" perché il risultato non cambia: sono sempre militari in armi. Che poi i primi abbiano il compito di studiare le "alte strategie" e che i secondi insegnino a metterle in pratica, la sostanza è la stessa. Se vuole trascinare l'Italia in una nuova guerra coloniale che lo dica chiaramente, almeno sapremo realmente con chi abbiamo a che fare. [...]»;
il quotidiano La Stampa nell'edizione del 24 aprile 2011 un articolo dall'eloquente titolo «Col Moschin sul campo - i parà italiani scovano tank e razzi mimetizzati» ha riportato la notizia che alcune unità del 9o reggimento d'assalto paracadutisti «Col Moschin» sarebbero stati inviati in Libia, «Secondo quanto si apprende, già alcune settimane fa, un primo nucleo di Forze speciali è arrivato a Bengasi via mare. "Si è rilevato preziosissimo per una serie di attività", tutte tenute riservate. Così riservate che - al momento - non si può confermare, per esempio, se, come pure qualche fonte non esclude, la squadra trasportata in Cirenaica (forse Col Moschin) abbia "illuminato" con i laser obiettivi poi colpiti dagli aerei di quei Paesi che - a differenza del nostro - hanno autorizzato bombardamenti.»;
il 25 aprile alle ore 22.15 una agenzia dell'Ansa annunciava «LIBIA: LA RUSSA, RAID MIRATI SU OBIETTIVI SPECIFICI TORNADO IDS, AMX E AV8 POTRANNO COLPIRE ANCHE CARRI ARMATI». Nella nota si legge «[...] a partire già dalla prossima notte l'Italia potrà bombardare obiettivi in Libia. Secondo quanto spiegano fonti militari qualificate, fino ad oggi il nostro Paese ha offerto una capacità operativa basata sui "missili antiradiazione", sistemi d'arma che consentono di eliminare le postazioni radar che attivano la contraerei libica e che, almeno ufficialmente, non sono mai stati utilizzati. Il comunicato di palazzo Chigi, però, autorizza da questo momento l'utilizzo degli armamenti di precisione in grado di colpire obiettivi che non siano i radar. E dunque anche qualsiasi obiettivo in movimento, civile e militare, compresi i carri armati. [...]»;
il 26 aprile una nota dell'Agenparl «LIBIA: COMELLINI (PDM), NAPOLITANO INTERVENGA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI» riferiva che «[...] Un manipolo di ministri guerrafondai e senza scrupoli ha deciso di usare le armi per risolvere la crisi libica senza che le Camere abbiano deliberato lo stato di guerra e conferito al Governo i poteri necessari [articolo 78 della Costituzione]. Il Presidente del Consiglio e i ministri La Russa e Frattini hanno deciso di agire ben oltre i limiti imposti dall'articolo 11 della Costituzione trascinando l'Italia in una guerra assurda e dagli esiti imprevedibili. [...] da troppo tempo i limiti imposti dall'articolo 11 della Costituzione vengono superati coprendo l'uso della forza e delle armi con l'abusata veste delle missioni umanitarie dietro alla quale si celano solo squallidi interessi economici -:
se le notizie riportate in premessa corrispondano al vero e quali siano state le ragioni dell'invio di militari italiani sul suolo libico, quanti militari siano stati inviati, con quali compiti e quali armamenti;
quali siano le motivazioni della decisione di inviare 10 addestratori, quali siano i loro compiti, il loro armamento e quale sia la loro dipendenza gerarchico-funzionale;
quante postazioni radar e missilistiche/contraeree dell'esercito libico siano state distrutte dai velivoli dell'Aeronautica militare italiana nel corso delle missioni svolte dal 20 marzo 2011;
se non ritenga che il crescente coinvolgimento dell'Italia nelle operazioni militari

contro la Libia sia contrario alle disposizioni della risoluzione Onu 1973 e agli impegni assunti con le risoluzioni approvate dalla Camera dei deputati lo scorso 24 marzo 2011;
quali immediate azioni intenda intraprendere per giungere nel più breve tempo possibile ad una pacifica soluzione della crisi in atto.
(4-11736)

CIRIELLI, LEHNER, SOGLIA, VESSA e MARIO PEPE (IR). - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 15 aprile 2011, il comune di Salerno, nella persona del sindaco onorevole Vincenzo De Luca, ha stipulato un protocollo d'intesa con Trenitalia spa rappresentata dal direttore divisione passeggeri nazionale/internazionale Gianfranco Battisti inerente il turismo;
tale iniziativa, in pieno periodo di campagna elettorale, oltre che sulla stampa locale, è stata ampiamente pubblicizzata da sindaco di Salerno, onorevole Vincenzo De Luca, tramite il sito istituzionale del comune di Salerno e, analogamente, sul portale internet di Trenitalia e di Ferrovie dello Stato;
Trenitalia, concessionaria di un servizio di trasporto pubblico, si sarebbe quindi prestata ad una vera e propria campagna di «marketing politico» a favore di De Luca, anche candidato sindaco nelle imminenti elezioni amministrative della stessa Salerno, non considerando affatto il delicato momento di campagna elettorale ma di fatto avvantaggiando una parte politica a discapito di un'altra;
la suddetta iniziativa appare, peraltro, ad avviso dell'interrogante, in contrasto con la circolare del 23 marzo 2011, a firma del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, onorevole Paolo Bonaiuti che, in applicazione dell'articolo 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, delimita l'attività di comunicazione delle amministrazioni pubbliche durante il periodo di campagna elettorale alle sole attività ritenute «indispensabili» ed «indifferibili»;
il gruppo Ferrovie dello Stato, di cui Trenitalia fa parte, avendo come socio unico il Ministero dell'economia e delle finanze, quindi lo Stato, dovrebbe di conseguenza modulare il proprio comportamento verso l'imparzialità -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare al fine di impedire che simili accadimenti possano ripetersi.
(4-11737)

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AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
da notizie del 18 aprile 2011 su La Tribuna sanmarinese risulta un persistente inquinamento lungo i torrenti e i fiumi di San Marino con fotografie scattate lungo il tratto dell'Ausa a Dogana bassa e del Rio Fiumicello, fra Domagnano e Faetano, che si caratterizzano per una lunga striscia bianca di schiuma;
la concentrazione del fenomeno dipende, secondo fonti accreditate, dal fatto che dopo le piogge, considerata l'abbondanza d'acqua, le aziende si sentono autorizzate a scaricare i loro liquami direttamente nei torrenti. Ma un problema, messo in evidenza anche dalla dirigenza dell'Aass indica come le fognature stesse, mai sdoppiate nella raccolta delle acque nere e di quelle bianche, quando si verificano fenomeni piovosi intensi, non riescono

a sopportare il carico e debordano riversando a cielo aperto i liquami della raccolta;
nell'articolo si legge che San Marino ha ricevuto un finanziamento dall'Unione europea proprio per effettuare quello sdoppiamento mentre ad oggi si è ancora alla fase del monitoraggio della rete, per la quale l'Aass ha incaricato un professionista con una commessa superiore ai 100 mila euro -:
quali iniziative si intendano promuovere per evitare che questa situazione abbia ripercussioni sul territorio italiano interessato dall'attraversamento delle acque provenienti da San Marino.
(4-11712)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la legge italiana consente che i soggetti su cui gravano i principali oneri derivanti dalla direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggi (recepita prima con decreto legislativo n. 22 del 1997 e, successivamente con il decreto legislativo n. 152 del 2006, ovvero i produttori di imballaggi nuovi, possano, in alternativa alla partecipazione al consorzio obbligatorio CONAI ed al rispettivo consorzio di materiale (ex articolo 223 e 224 del decreto legislativo n. 152 del 2006, organizzare autonomamente la gestione di tali rifiuti innescando così dinamiche concorrenziali che potrebbero portare benefici per la collettività;
tale facoltà, prevista dall'articolo 221 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e già auspicata dal Governo nella XIV legislatura (confronta ordini del giorno Atto senato 1753 - n. 0/1753/1/13 e Atto camera 2033 - n. 9/2033-B/1) appare attualmente impedita dal fatto che la disposizione in questione (articolo 221 del decreto legislativo n. 152 del 2006) pone vincoli e prescrizioni ad avviso degli interroganti illogiche che disincentivano fortemente il ricorso a tali forme di gestione alternative e concorrenti (basti pensare che il sistema autonomo di un produttore dovrebbe recuperare esclusivamente i rifiuti generati dai «propri» imballaggi (e non quelli di identico materiale, funzione ed impiego) e lo dovrebbe fare su base «nazionale», anche se i «propri» rifiuti possono essere generati e localizzati in un ambito territoriale limitato. Inoltre l'autorizzazione alla gestione autonoma dovrebbe essere data dall'Osservatorio nazionale sui rifiuti (organismo che peraltro risulta attualmente non operativo) «sulla base» degli elementi di valutazione forniti dal consorzio obbligatorio CONAI (ovvero dal potenziale «concorrente»);
quanto sopra appare in netto contrasto sia con i citati impegni del governo, ma soprattutto con le indicazioni della Commissione europea dell'autorità garante della concorrenza e del mercato (in particolare con l'indagine conoscitiva IC26 del luglio 2008 ove: «IV.III.I Sulla concorrenza tra consorzi relativi a una medesima filiera 231. Come più volte ricordato, il decreto legislativo n. 22 del 1997 aveva previsto la possibilità per i produttori e gli utilizzatori di scegliere tra tre diverse soluzioni operative al fine di adempiere alle rispettive responsabilità: (i) un'organizzazione autonoma per la gestione dei propri rifiuti; (ii) l'adesione al consorzio di filiera competente in maniera esclusiva rispetto alle proprie attività; (iii) l'istituzione di un meccanismo cauzionale. Il testo originario dell'articolo 221 TUA aveva introdotto la rilevante novità della possibilità per i produttori di provvedere autonomamente anche in forma associata alla raccolta dei propri rifiuti da imballaggio, a patto che ciò avvenisse sull'intero territorio nazionale.

Tale riforma, che almeno sulla carta determinava la prima effettiva opportunità concorrenziale rispetto alle attività dei consorzi di filiera, è stata tuttavia abrogata dal recente decreto legislativo n. 4 del 2008.
232. A questo riguardo, per quanto nel corso della presente indagine alcuni soggetti abbiano espresso perplessità circa i possibili esiti dell'attività di più soggetti attivi nella raccolta dei rifiuti da imballaggio, l'Autorità considera come quella originariamente introdotta dal TUA - in presenza di opportune garanzie di controllo sul buon funzionamento degli eventuali diversi consorzi operanti in una medesima filiera (esempio rispetto tracciabilità dei rifiuti e certificazione dei dati relativi alla raccolta), nonché di una chiara definizione degli obblighi relativi al versamento dei contributi ambientali - rappresenti una soluzione auspicabile, in quanto suscettibile di introdurre dinamiche concorrenziali nelle attività in oggetto senza con ciò snaturare gli obiettivi di tutela ambientale avuti a mente del legislatore, anzi auspicabilmente affermandosi come propulsore nelle attività di raccolta.
233. La questione, peraltro, va considerata in coerenza alle indicazioni circa l'opportuna messa in concorrenza di sistemi di raccolta e recupero all'interno di un medesimo paese, espresse a livello comunitario anche da una decisione della Commissione CE, da ultimo confermata dal tribunale di primo grado. Fatta salva la diversità d'impostazione generale dei sistemi richiamati, appare evidente come la possibilità per produttori e distributori di ricorrere a sistemi alternativi ai consorzi di filiera attualmente esistenti potrebbe apportare migliori efficienze nei risultati complessivi della raccolta e del recupero. Al proposito, pur dovendosi riferire a una disposizione ora abrogata, l'Autorità considera inoltre come non strettamente necessaria la richiesta del previgente articolo 221 che i sistemi autonomi in forma associata dovessero garantire la gestione sull'intero territorio nazionale, potendosi prevedere circuiti regionali o macroregionali, opportunamente omologati.» -:
se il Governo intenda promuovere la riforma dell'attuale disciplina dell'articolo 221 del decreto legislativo n. 152 del 2006 nel senso auspicato dall'autorità garante della concorrenza e del mercato.
(4-11713)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» del 21 aprile 2011 si apprende che a Lumezzane, in provincia di Brescia, è stato costruito un capannone, in corrispondenza di una scarpata con 20 righe di relazione geologica commissionata dalla Rivadossi, dove verranno depositati sei container di materiale contaminato da Cesio 137;
del materiale contenuto nei container sono stati resi pubblici i livelli di contaminazione di cinque nulla si sa invece del sesto;
in particolare si tratterebbe di 150 tonnellate di rifiuti di cui non si conosce esattamente il grado di nocività ma vi è certezza sul fatto che sono scorie radioattive prossime allo stoccaggio destinate ad essere «tombate» per oltre 300 anni in un sarcofago messo nel bunker di proprietà, costruito e gestito dalla «Raffinerie Metalli Rivadossi Srl», industria nella quale si lavorano bronzo, rame e ottone;
la «Raffinerie Metalli Rivadossi Srl» è inserita nell'inventario del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - aggiornato al giugno 2008 - degli stabilimenti suscettibili «di causare incidenti rilevanti»;
il bunker confina con la casa madre Rivadossi, incastonata nella piccola valle lambita dal fiume Gobbia. Una zona scoscesa,

una stretta gola di terra, fatta di roccia e materiale di riporto, circondata da case e piccoli orti. Solo la folta vegetazione trattiene la terra delle sponde dell'avvallamento;
gli abitanti del luogo hanno saputo solo a gennaio della nuova costruzione destinata a contenere rifiuti radioattivi;
nell'ottobre 2008, all'interno dell'industria venne bruciata una sorgente radioattiva (cioè l'elemento che ha generato la contaminazione) a cui seguirono controlli con l'impianto venne fermato per quattro mesi e la stessa Arpa (con un documento mandato a prefettura e comune) suggerì di spostare l'attività;
da quanto riferito nell'articolo si apprende che dopo il processo di fusione, la Rivadossi ha venduto il materiale radiocontaminato alla Germania che però lo ho rispedito al mittente perché si occupi del suo stoccaggio senza che vi sia chiarezza sul fatto che le scorie fossero troppo altamente contaminate o non sia stato pagato il prezzo pattuito equivalente a diversi milioni di euro;
sta di fatto che il progetto di «ampliamento dello stoccaggio e di immagazzinamento dei materiali contaminati» del marzo del 2009 prevede che ciò avvenga «all'interno dello perimetro aziendale, nel cortile destinato a parcheggio e zona di manovra automezzi, adiacente al deposito dei rottami di fonderia»;
al momento, quindi, i «bags» di materiale contaminato si troverebbero in un'area scoperta «normalmente non frequentata da lavoratori che vi accedono sporadicamente ed esclusivamente per movimentazione di materiali vari». Nella relazione si parla di pavimentazione in calcestruzzo ed una semplice parete separa l'area da un altro magazzino;
emerge quindi che sono a rischio coloro che hanno lavorato e lavorano in prossimità di materiale il cui contatto può sviluppare forme leucemiche e in alcuni casi anche malformazioni fetali;
uno dei titolari di questa stessa azienda è agli arresti domiciliari per un'indagine iniziata proprio nel 2008, maturata nel giro del commercio dei rottami metallici: un'operazione da 180 milioni di euro di fatture fittizie, 8 arresti nella sola Lumezzane e 15 società coinvolte;
anche sul bunker della Rivadossi, la Procura di Brescia ha aperto una serie di accertamenti -:
di quali informazioni disponga il Governo in merito ai fatti riferiti in premessa;
quali azioni intenda promuovere per verificare i livelli di contaminazione del materiale che verrà stoccato e per assicurare massima trasparenza per i cittadini su tutta l'operazione;
se il sito risulti conforme alle norme a tutela della salute e dell'ambiente e chi ed in base a quali criteri lo gestirà;
quali azioni si intendano promuovere per verificare le condizioni di sicurezza in cui lavorano o hanno lavorato le persone presso la Rivadossi.
(4-11724)

DI PIETRO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il settimanale Centonove, edito a Messina, nel n. 12 del 25 marzo e nel n. 13 del 1o aprile 2011, usciva in prima pagina rispettivamente con i seguenti titoli: «Pattumiera Sicilia» e «Rifiuti Pericolosi»;
secondo il settimanale, più di cinquecento tonnellate di rifiuti vengono trasportate giornalmente in Sicilia e conferite, all'insaputa dei cittadini e senza alcun controllo a tutela della salute e della legge, nella discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Messina), comune recentemente noto per la scoperta del più grande cimitero di mafia in Sicilia e attiguo ai comuni di Terme Vigliatore e di Furnari, i cui organi amministrativi sono stati sciolti per condizionamenti

della criminalità organizzata, il primo dal mese di gennaio 2006 al giugno 2008, il secondo tutt'oggi retto da una commissione straordinaria;
il trasferimento dei rifiuti cosiddetti speciali nasce da un accordo tra Tirrenoambiente, gestore della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea e la società pubblica Sap. Na. Spa;
ogni giorno, più di cento articolati della ditta fratelli Adiletta di Nocera Inferiore sono diretti in Sicilia provenienti dagli stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti (Stir) di Gugliano e di Tufino (Napoli);
i rifiuti solidi urbani, com'è noto, per poter essere trasferiti in altre regioni devono essere classificati come «speciali», cioè resi biostabilizzati;
per stessa ammissione di esponenti del governo regionale, la Sicilia ha una tale carenza di discariche da non escludere la necessità di trasportare i rifiuti fuori dalla regione;
per l'emergenza rifiuti, la regione Sicilia è stata dotata di un commissario straordinario nella persona del governatore regionale, Raffaele Lombardo;
gli stessi identici rifiuti sono stati mandati indietro dalla regione Puglia a seguito dei rilievi dell'A.R.P.A. che, a dispetto del codice tranquillizzante (19.12.12), con cui i rifiuti erano classificati, li ha ritenuti chimicamente «non esportabili in altre regioni»;
la Spagna sembra abbia rinunciato all'affare «per la difficoltà di sapere con certezza cosa contengono i rifiuti che escono dagli impianti di tritovagliatura»;
la legge n. 123 del 2008, all'articolo 3, secondo comma, dispone che ai fini delle successive fasi di gestione, detti rifiuti speciali sono sempre assimilabili alla tipologia dei rifiuti avente codice (20.03.01), quindi ai rifiuti solidi urbani; dunque non possono veicolare da una regione all'altra senza un accordo tra le stesse regioni;
il pesante transito degli articolati provenienti dalla Campania viene ad aggiungersi a quello, di per sé insostenibile, degli autocompattatori provenienti da tutta la provincia di Messina, e confluisce ad imbuto sul territorio dei comuni di Falcone e di Furnari nonché, interamente, sul comune di Terme Vigliatore;
le amministrazioni locali e le associazioni culturali ed ambientaliste del comprensorio hanno sempre contestato l'ubicazione della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, posta al confine dell'omonimo torrente e non molto distante da altri comuni: Tripi, Novara di Sicilia, Rodi Milici, Furnari, Terme Vigliatore;
le popolazioni vivono, al limite dell'esasperazione, per tutte le conseguenze negative sui flussi turistici (Portorosa, Terme, e altri) e, soprattutto, per le conseguenze sulla salute e sulla sicurezza, senza dubbio minacciate dalle scie di percolato, dagli odori pestilenziali, dal transito incontrollato di centinaia di autocompattatori e di autoarticolati;
a nulla fino ad oggi sono valse le denunce alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (fascicolo n. 563/03 R.G.N.R.), interrogazioni parlamentari (la n. 4-11226 datata 11 ottobre 2004 - firmatario onorevole Nichi Vendola), il blocco stradale effettuato da manifestanti in data 8 aprile 2008, la petizione popolare datata 20 ottobre 2004 e, recentemente, una ulteriore denuncia alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto del 15 febbraio 2010 a firma del segretario provinciale P.R.C., professor Filippo Giunta, in fase di indagini preliminari (procedimento n. 268/2010) per accertare la pericolosità dei sottopassi delle frazioni di Vigliatore, di San Biagio e di Terme nel comune di Terme Vigliatore, e se le opere realizzate dalle R.F.I. costituiscano pericolo per la pubblica incolumità;
in particolare, con riferimento al sottopasso della frazione di Vigliatore, dove confluiscono autocompattatori ed autoarticolati, il tecnico incaricato dalla procura

della Repubblica giunge a questa netta conclusione: «Quindi, con le caratteristiche che ha questo sottopasso, esiste il concreto rischio che si possano verificare incidenti soprattutto tra veicoli pesanti (...)»;
sulla discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, la commissione Pecorella si pronuncia in questi termini: «negli ultimi due anni uno degli affari più importanti dal punto di vista del settore della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, è stato quello della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, discarica che per una serie di ragioni è stata deputata a servire le esigenze di smaltimento rifiuti della maggior parte dei Comuni della Provincia di Messina. Proprio con riferimento alla discarica di Mazzarrà sarebbe emersa una sorta di gestione non ufficiale da parte della mafia barcellonese»;
come risulta da atti amministrativi del comune di Terme Vigliatore, le strade dove transitano tutti gli automezzi (realizzate dalla R.F.I.) «da» e «per» la discarica «non sono collaudabili e che tale inadeguatezza e pericolosità è peraltro comprovata dai frequenti incidenti anche mortali che si verificano con frequenza nonché dalla circostanza che l'A.N.A.S., quale ente proprietario della strada statale 113, rifiuta di riceversi la consegna dei sottopassi, in quanto privi dei requisiti prescritti»;
lo stesso direttore dei lavori, dottor ingegnere Giuseppe Barbagallo, nella nota del 16 ottobre 2008, DL n. 275/08, precisa che le caratteristiche geometriche delle strade sono adeguate al traffico locale e al punto 7 che l'A.N.A.S. ha difficoltà a prendere in consegna le suddette strade in quanto le stesse non sono conformi agli standard previsti per le strade statali essendo state progettate per altre finalità;
tale condizione di inagibilità e di pericolosità è reiterata, in maniera sempre più allarmante, nella nota sindacale protocollo n. 1126 del 23 marzo 2011 dove, senza mezzi termini, si legge: «sugli svincoli in località S.Biagio e Vigliatore è stato dirottato tutto il traffico, un tempo sopportato dalla S.S. 185 e dalla S.S. 113. Tuttavia le strade in questione non erano - e non sono - adeguate al transito per tutta una serie di ragioni: per il loro andamento estremamente curvilineo ed involuto, per la ristrettezza della carreggiata (considerata la tipologia del traffico prevalente, ossia autocompattatori in transito "da" e "per" la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea), per la mancanza di marciapiedi (...)»;
né nel decreto di scioglimento del comune di Terme Vigliatore (23 dicembre 2005) né nella stessa relazione redatta dalla commissione d'accesso, né in alcun atto della commissione straordinaria che ha retto il comune di Terme Vigliatore per ben trenta mesi, vi è il benché minimo riferimento ai lavori connessi al tracciato ferroviario che, com'è noto, hanno scatenato una guerra di mafia nel comprensorio per accaparrarsi subappalti e commesse -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra riferito;
quali provvedimenti e/o iniziative di competenza intendano mettere in atto per tutelare la salute e la sicurezza delle popolazioni interessate;
se non si intenda, stanti le evidenti omissioni, che gettano pesanti ombre sulle istituzioni, effettuare un apposito accertamento sui flussi di rifiuti ricordati in premessa e presso la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (ME) per il tramite del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di verificare la sussistenza di comportamenti illegittimi o illeciti.
(4-11731)

BERTOLINI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il comune di Modena nel 1982 acquistò l'area denominata «ex Fonderie»

dall'allora Cooperativa Fonderie Riunite, che esercitava nel sito attività di fonderia di ghisa;
nel 2000 il comune di Modena elaborò un piano particolareggiato di recupero dell'area con l'obiettivo di farne la sede del dipartimento della prevenzione, della direzione generale dell'azienda U.S.L. e C.U.;
tale piano «in relazione alla precedente destinazione dell'area» prevedeva l'obbligo di effettuare verifiche ambientali e bonifiche per la probabile presenza di materiali inquinanti, tra cui amianto sia nei terreni circostanti, sia in quelli sottostanti i fabbricati da demolire;
in particolare il piano prevedeva che, se in fase di verifica fossero stati rilevati tassi di inquinamento superiori ai limiti di legge, si sarebbe provveduto non solo alla verifica della loro estensione, ma anche alla messa in sicurezza dell'area ed allo smaltimento delle parti di suolo contaminato;
successivamente, nel 2008, l'immobile fu interessato da lavori per la realizzazione di un collettore fognario, che comportarono uno scavo lungo tutta l'area e la rimozione di ingenti quantitativi di materiale terroso, confinato poi all'interno della stessa area dove è tuttora presente incustodito, non presidiato ed esposto all'erosione degli eventi climatici;
nel 2009 l'allora assessore all'ambiente del comune di Modena, in risposta ad una interrogazione, dichiarò che il materiale rimosso poteva essere contaminato e che, non essendo presidiato, poteva disperdersi nell'ambiente circostante;
ad oggi, a distanza di quasi trent'anni dall'acquisizione dell'area da parte del comune, nonostante i vari progetti succedutisi nel tempo in merito alla destinazione della stessa area, nessun intervento è stato realizzato e l'immobile versa in stato di completo abbandono con rilevanti problematiche, anche sul piano della sicurezza;
lo stesso comune di Modena è consapevole della pericolosità di questi materiali per la salute umana, tanto che nel bilancio ambientale del 2005 aveva previsto la bonifica dei siti inquinati tra cui questo delle «ex Fonderie»;
se siano a conoscenza della situazione sopra descritta e se non ritengano necessario, alla luce dei fatti, intervenire al più presto, chiedendo un tavolo tecnico con gli enti locali direttamente interessati per verificare i reali rischi ambientali ancora presenti in quell'area con particolare riferimento alla rimozione dell'amianto.
(4-11732)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

ROSSA e TULLO. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
il teatro dell'Archivolto nasce a Genova nel 1986, rifondandosi sulle basi dell'originale formazione del 1978;
fin dai suoi esordi opera nel settore del teatro letteratura, comico e musicale, alla ricerca di nuovi linguaggi e contaminazione tra gli stili;
le produzioni caratterizzano l'Archivolto come una tra le più significative realtà del nuovo teatro italiano;
nel 1997 l'Archivolto, dopo una lunga opera di restauro che lo ha visto impegnato come responsabile dei lavori e come finanziatore dell'operazione, ha restituito alla città il teatro Gustavo Modena, vero gioiello architettonico e unica sala ottocentesca di Genova;
nel 2001 è stata restaurata la Sala Mercato dell'Ottocento, affiancata al teatro, ricavata dalla ristrutturazione dell'ex mercato comunale, dando vita così ad un

centro polivalente di grande pregio architettonico situato in una zona periferica;
il teatro opera in una zona molto degradata della città, e la presenza annuale di oltre 60.000 spettatori agli spettacoli sono linfa vitale per il quartiere, insieme alla riqualificazione e all'attività sociale che svolge il Teatro con le sue iniziative culturali;
nel 2003 il teatro dell'Archivolto si è costituito in fondazione;
nel 2004 il teatro dell'Archivolto è stato riconosciuto teatro stabile privato e per questo riceve un contributo ministeriale esiguo (essendo il FUS ripartito in base all'ereditarietà contributiva storica non aggiornata rispetto ai mutamenti e alle esigenze delle realtà teatrali, e da allora non è mai stato riadeguato alla nuova fisiologia della compagnia);
i debiti pregressi che si sono accumulati negli anni ammontano a 2.200.000,00 euro, ma con il lavoro svolto con Arcus, il sostegno di enti pubblici, il contributo dei soggetti privati e delle imprese locali negli ultimi due anni è stato ridotto a 1.900.000,00;
a fronte di un bilancio medio di 3.500.00,00 le entrate pubbliche corrispondono al 27-28 per cento;
i contributi del Ministero dei beni e delle attività culturali non hanno mai superato il 10 per cento;
nel 2010 gli oneri sociali sono stati pari a 383.000,00 euro a fronte di un contributo ministeriale di 337.000,00 euro;
le giornate lavorative negli anni non sono mai state inferiori a 9.000 e quelle recitative sono pari a 200;
il Consiglio dei ministri in data 23 marzo 2011 ha varato un decreto per il reintegro dei fondi destinati alla cultura, con un incremento di 149 milioni di euro annui del Fondo unico per lo spettacolo;
il 13 aprile 2011 è stata approvata la ripartizione dei fondi Fus per il 2011 -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno rivedere e rimodulare il contributo annuo per il teatro dell'Archivolto.
(4-11710)

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DIFESA

Interrogazioni a risposta immediata:

FRANCESCHINI, TEMPESTINI, RUGGHIA, MARAN, VENTURA, VILLECCO CALIPARI, AMICI, BOCCIA, LENZI, QUARTIANI, GIACHETTI, ROSATO, BARBI, COLOMBO, CORSINI, LOSACCO, NARDUCCI, PISTELLI, PORTA, GIANNI FARINA, GAROFANI, GIACOMELLI, LA FORGIA, LAGANÀ FORTUGNO, MIGLIAVACCA, MOGHERINI REBESANI, RECCHIA e RIGONI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
la situazione in Libia desta sempre maggiore preoccupazione per la situazione di aperto conflitto che riguarda diverse città, con bombardamenti e aggressioni da parte delle forze lealiste di Gheddafi nei confronti dei civili, in particolare di quelli assediati nella città di Misurata, e conseguenti perdite di vite umane;
la traduzione sul campo della risoluzione Onu n. 1973 del 2011, punto di riferimento essenziale dell'azione della comunità internazionale, della Nato e dell'Italia, che autorizzava a prendere «tutte le misure» necessarie «per proteggere i civili e le aree a popolazione civile minacciate di attacco», è resa complessa dalla violenza dell'attacco delle forze governative;
in questo contesto, accanto alla ricerca delle soluzioni politiche e diplomatiche praticabili e giustamente perseguite, gli alleati hanno sottolineato la necessità di una riorganizzazione dell'azione di intervento per renderla insieme più sicura e più efficiente nella tutela dei civili libici e

nel sostegno alla lotta di liberazione del Consiglio nazionale di transizione di Bengasi;
a fronte di tali richieste avanzate dagli alleati al nostro Paese, cambiando linea rispetto a quanto sostenuto anche in sedi parlamentari, una nota della Presidenza del Consiglio dei ministri ha annunciato che l'Italia parteciperà ai bombardamenti Nato sulla Libia attraverso una «maggiore flessibilità operativa dei propri velivoli con azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico, nell'intento di contribuire a proteggere la popolazione civile libica»;
nella stessa giornata un Ministro dello stesso Governo ha dichiarato che non avrebbe mai votato a favore di questa decisione, che restava contrario a qualunque intervento in Libia, avendo l'Italia già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi, l'appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar, e che avrebbe posto il problema in Consiglio dei ministri;
addirittura il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Carlo Giovanardi, in un'intervista a La Stampa, ha spiegato che «l'intervento in Libia è completamente sbagliato, i presupposti sono e restano del tutto infondati»;
il continuo ondivago alternare posizioni diverse su temi così delicati di politica estera contribuisce a rendere il Paese scarsamente affidabile nei contesti internazionali, a ridurre il suo peso politico e l'incisività delle sue posizioni e ad indebolire l'immagine e il ruolo dell'Italia, oltre a rivelare una debolezza sostanziale della compagine governativa certamente non a lungo sostenibile -:
quali siano le nuove regole di ingaggio e le nuove tipologie di missioni, già concordate a livello internazionale e affidate alle nostre Forze armate sul territorio libico, e se le stesse siano confermate alla luce dei contrasti e dei dissensi espressi da autorevoli membri del Governo.
(3-01616)
(Presentata il 26 aprile 2011)

BALDELLI e CICU. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'adesione dell'Italia alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e, quindi, al piano di interventi della coalizione a guida Nato costituisce l'impegno coerente e consapevole di un Paese che non può restare indifferente alla sanguinaria repressione nei confronti del popolo libico;
la decisione del Governo italiano di ampliare la flessibilità operativa degli assetti aerei in Libia si iscrive pienamente nell'ambito di ciò che ha già deliberato il Parlamento rispetto alla risoluzione 1973 delle Nazioni Unite;
l'ulteriore impegno dell'Italia in Libia annunciato in questi giorni costituisce, quindi, come è stato tra l'altro ribadito anche dalle più alte cariche dello Stato, il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a metà marzo 2011 -:
quali indicazioni possa fornire in merito alle caratteristiche dell'operazione militare nella quale l'Italia è impegnata in questa nuova fase del conflitto, nel pieno rispetto della responsabilità primaria di assumere tutte le misure possibili per garantire la protezione dei civili.
(3-01617)
(Presentata il 26 aprile 2011)

TESTO AGGIORNATO AL 28 APRILE 2011

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ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
nel dicembre 2009, come emerso dagli organi di stampa locali, pervenne al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna una denuncia a firma di

un cittadino di San Lazzaro di Savena acquirente di un immobile in edilizia convenzionata ubicato in via Galletta;
secondo quanto appreso dagli organi di stampa, quell'intervento edilizio sarebbe stato realizzato dall'azienda Idroter per conto del consorzio Cipea di Bologna;
secondo la ricostruzione della stampa, il soggetto attuatore avrebbe preteso dall'acquirente una richiesta di sovrapprezzo di denaro in nero e su tale circostanza risulterebbero tuttora pendenti indagini da parte della squadra mobile della questura di Bologna e del pubblico ministero Rossella Poggioli della procura bolognese;
la denuncia in realtà avrebbe conosciuto un iter del tutto particolare: sarebbe, infatti, giunta al sindaco di San Lazzaro di Savena, Marco Macciantelli, nel novembre del 2009 da parte del cittadino, così come riportato dalle stesse dichiarazioni rese agli organi di stampa di Bologna il 2 giugno 2010, con queste espressioni: «Ricevemmo anche noi la lettera di quei due signori, padre e figlio che si erano sentiti richiedere "un extra a parte" di circa 50.000 euro. Chiedemmo spiegazioni al Cipea e girammo la denuncia alla Guardia di finanza. Era il novembre 2009. Tra la segnalazione e l'intervento del sindaco sono passati poco più di 10 giorni le missive in arrivo e in partenza sono lì a confermarlo»;
in altre parole, il sindaco Macciantelli, ricevuta la denuncia del cittadino, richiese spiegazioni al Cipea in costanza di una violazione di legge e poi inviò la missiva-denunzia del cittadino al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna, in un lasso di tempo indicato dal primo cittadino in una decina di giorni circa;
non è dato sapere quanto effettivamente quella denuncia rimase nella disponibilità del sindaco Macciantelli, preposto per legge ai controlli in materia di edilizia convenzionata, poiché è evidente che ciò è tuttora motivo di approfondimento giudiziario;
nel novembre-dicembre 2009, il nucleo provinciale della Guardia di finanza di Bologna consta agli interpellanti che fosse diretto dal generale Piero Burla;
il segretario particolare del generale Piero Burla era il maresciallo Salvatore Cucinotta, beneficiario di un alloggio del medesimo lotto in argomento, come già riportato nell'interpellanza urgente n. 2-01035;
sul comune di San Lazzaro di Savena e sul sindaco Macciantelli quello stesso reparto svolgeva, nel periodo esaminato, diverse attività investigative delegate dalla procura della Repubblica di Bologna, come ricordato nell'interpellanza appena richiamata;
sembrerebbe sufficientemente chiaro che ci si trovi dinanzi ad una nuova clamorosa anomalia che aggiunge pesanti perplessità sulla gestione quantomeno disinvolta delle attività di legge;
il citato cantiere Cipea di via Galletta era ed è tuttora affidato alla direzione del consigliere comunale Aldo Noacco, vice presidente della commissione urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena;
in quel cantiere, ovvero solo quando la delega d'indagine passerà dalla Guardia di finanza alla squadra mobile di Bologna, si rileveranno gravi forme di abusivismo edilizio che indurranno il pubblico ministero Poggioli a sottoporre a sequestro preventivo l'intero lotto e a deferire il direttore dei lavori Noacco per violazione della legge urbanistica;
a capo del consorzio Cipea, in qualità di direttore, vi era e vi è tuttora il dottor Gianluca Muratori, che riveste anche incarico di responsabile di Confartigianato Bologna;
in data 13 aprile 2010 si teneva un convegno riguardante il decreto legislativo n. 231 del 2001, che ha ad oggetto la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, presso la sede provinciale di Confartigianato di Bologna, al quale

partecipavano Gianluca Muratori (presidente provinciale di Confartigianato imprese di Bologna), il professor avvocato Filippo Sgubbi (ordinario di diritto penale presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Bologna), il dottor Sebastiano Russo (Kensington consulting s.r.l.), il generale Piero Burla (ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Bologna), il dottor Enrico Cieri (sostituto procuratore della Repubblica di Bologna), il dottor Daniele Ravaglia (direttore generale Emil Banca);
appare evidente agli interpellanti che si assisteva all'ennesima significativa anomalia, giacché l'ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Bologna, Piero Burla, partecipava ad una conferenza unitamente al direttore di Cipea al centro di un'investigazione del comando da questi diretto e alla stessa conferenza partecipava, inoltre, un sostituto procuratore della Repubblica di Bologna, il dottor Enrico Cieri;
la circostanza parrebbe di assoluto rilievo se si pensa che essa costituisce l'ennesima, gravissima e ormai persino pubblica manifestazione di cattiva gestione che interessa il medesimo comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;
non sembra potersi considerare prassi usuale che siffatti incontri possano avere avuto luogo tra chi dirigeva le indagini e chi era l'oggetto dell'indagine stessa, alla presenza, peraltro, di un sostituto procuratore di quel medesimo distretto giudiziario;
è, inoltre, ad avviso degli interpellanti, assai grave che la stessa promiscuità già oggetto dell'interpellanza urgente n. 2-01035 ricorra pesantemente tra i medesimi personaggi che interessavano quel comando, quell'ente pubblico preposto ai controlli di legge sull'edilizia convenzionata e le aziende coinvolte in attività oggetto della denuncia, nonché i militari di quel comando beneficiari di case edificate da quello stesso consorzio e in quello stesso territorio;
anche con riferimento alle attività della procura della Repubblica di Bologna, con riguardo a queste specifiche vicende, gli interpellanti segnalano alcune circostanze che destano profonda perplessità;
in particolare, secondo quanto denunciato in vari esposti, il pubblico ministero Gustapane avrebbe sottoposto a indagine in pendenza del procedimento penale 5661/08 una sua stessa consulente, Lorenza Zoli, archiviando egli stesso la posizione della consulente dopo averne utilizzato le conclusioni peritali, al fine di richiedere un'archiviazione del procedimento a questi assegnato senza ritenere di astenersi, senza compiere un solo atto di accertamento di legge e in pendenza di una denuncia contro la medesima consulente presso la procura della Repubblica di Ancona;
inoltre, come già segnalato nell'interpellanza urgente n. 2-01035 il pubblico ministero avrebbe, di fatto, sottoscritto una bozza di archiviazione predisposta dal colonnello Ferretti del suddetto comando, che - risulterebbe dal citato esposto - aveva predisposto più bozze di archiviazione su carta intestata della procura di Bologna relative al procedimento penale 5661/08 trasmesse al pubblico ministero Gustapane, utilizzando lettere di trasmissione del comando provinciale della Guardia di finanza alla citata procura;
ad avviso degli interpellanti, è grave che la procura di Bologna abbia consentito che il pubblico ministero Gustapane così lungamente si occupasse di tutte le indagini sull'urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena -:
se si ritenga di voler definitivamente chiarire l'iter della denuncia citata in premessa, chiarendo, inoltre, quale ufficio di quel comando, in quale data e nella persona di quale militare ebbe a ricevere quella denuncia e se si siano registrate omissioni o ritardi della Guardia di finanza rispetto a quella segnalazione, fino al subentro nelle indagini della squadra mobile della questura di Bologna;

se la Guardia di finanza abbia mai trasmesso alla procura della Repubblica una notizia di reato riguardo ai fatti citati (o anche la denuncia del cittadino), in quale data e a quale pubblico ministero;
chi siano i militari del comando provinciale della Guardia di finanza che incontrarono «informalmente», come già riportato nell'interpellanza urgente n. 2-01035, l'assessore all'urbanistica del comune di San Lazzaro di Savena, Schippa, nel maggio 2010 e nel settembre 2010, responsabile dell'area programmazione territoriale di quello stesso comune, al fine di perfezionare una richiesta abitativa pervenuta dall'amministrazione comunale, e se quegli incontri cosiddetti informali si tradussero in circolari formali diramate al personale di diversi comandi della Guardia di finanza supportate da verbali o note relative a quegli incontri con gli amministratori pubblici del comune di San Lazzaro di Savena;
se risulti che la Guardia di finanza abbia mai effettuato sequestri di contratti di appalto privi di riscontro fatturativo relativi a convenzioni urbanistiche del comune di San Lazzaro di Savena;
se il colonnello Ferretti risultasse legittimato dal comando provinciale ad apporre sulla lettera di trasmissione delle «bozze d'archiviazione» ricordate in premessa, dove campeggia l'indicazione «d'ordine», la sua firma e quale fosse il diretto superiore in quel preciso frangente ad averne autorizzato la condotta;
se risulti che sottufficiali della Guardia di finanza, che risultano coinvolti nei fatti denunciati nell'interpellanza n. 2-01035, svolgano ancora oggi funzioni di controllo di atti o incarichi presso il comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;
se, in ragione di tutte questi elementi, non si ritenga di voler dare finalmente seguito ad una formale ispezione al comando provinciale della Guardia di finanza di Bologna;
se risulti, inoltre, che il pubblico ministero Gustapane sia stato oggetto di iniziative di carattere disciplinare ovvero se, a fronte delle circostanze riportate in premessa, si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per la promozione dell'azione disciplinare.
(2-01058) «Raisi, Della Vedova».
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazioni a risposta scritta:

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, nel corso di un'audizione in Commissione finanze alla Camera, ha dichiarato che per il 2011 gli obiettivi nella lotta all'evasione puntano soprattutto al potenziamento della partecipazione dei comuni all'attività di accertamento fiscale e contributivo, nonché al rilancio a pieno regime dell'accertamento sintetico -:
quali iniziative gravi ed urgentissime intenda porre in essere per realizzare gli obiettivi minimi descritti, e quali ulteriori interventi intenda porre in essere per contrastare la «metastasi sociale» rappresentata dall'anomalo ed altissimo livello di evasione fiscale che viola l'articolo 3 e 53 della Costituzione, che connota il nostro Paese e lo fa spiccare per iniquità e inefficienza tra le democrazie occidentali.
(4-11709)

GIRLANDA e BITONCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nella quasi totalità dei Paesi europei e negli Stati Uniti, nel caso di pagamento presso i ristoranti effettuato con carta di credito, è possibile aggiungere sulla ricevuta della carta in un'apposita riga l'importo della mancia, vedendosi quindi addebitato sul conto della carta di credito l'importo finale complessivo;

in Italia i sistemi di pagamento POS non consentono tale operazione, tanto che i camerieri dei ristoranti italiani preferiscono esplicitamente il pagamento in contante proprio al fine di poter ricevere una mancia;
la impossibilità di lasciare la mancia con carta di credito determina una forte riduzione degli introiti per il personale dipendente di sala dei ristoranti;
alcuni ristoranti italiani di località turistiche, come ad esempio Venezia, hanno ovviato a tale problema inserendo un sovrapprezzo del 12 per cento classificato come «servizio» già nella fase di conteggio iniziale, importo tuttavia stabilito arbitrariamente e non su decisione del consumatore -:
se il Ministro, valutate le normative esistenti, non intenda promuovere o adottare le necessarie regolamentazioni affinché i POS italiani possano prevedere tale forma di pagamento aggiuntivo negli esercizi di ristorazione, che consentirebbe all'Italia di adeguarsi agli standard internazionali in materia.
(4-11726)

BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i contributi previdenziali e assistenziali versati in «ottemperanza a disposizioni di legge», deducibili dal reddito fino alla riforma della disciplina fiscale della previdenza complementare attuata con il decreto legislativo n. 47 del 2000, sono solo quelli dovuti obbligatoriamente purché in presenza di un rapporto di lavoro dipendente;
tra questi non sembrano rientrare i contributi versati volontariamente (seppur necessari per conseguire un trattamento pensionistico), a seguito dell'autorizzazione dell'ente previdenziale e in assenza di un rapporto di lavoro subordinato;
ciò è desumibile dalla giurisprudenza della Corte di cassazione (sentenza n. 8208 dell'11 aprile 2011);
ad avviso degli interroganti con il decreto legislativo n. 47 del 2000 il legislatore ha equiparato il trattamento fiscale delle due tipologie di contributi, prevedendo, a partire dal 1o gennaio 2001, la deducibilità anche di quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza -:
se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intenda porre in essere al fine di garantire le deducibilità di entrambe le tipologie di contributi.
(4-11728)

...

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dal quotidiano La Sicilia il 21 aprile 2011 nel carcere agrigentino di contrada Petrusa sarebbe scoppiata una forte protesta da parte dei detenuti (attualmente oltre 450) che, stanchi di sopravvivere in condizioni disumane dettate dagli spazi sempre più ristretti, hanno deciso di intraprendere lo sciopero della fame e di rendere evidente il loro disagio battendo le pentole contro le sbarre;
nello stesso istituto di pena, anche gli agenti della polizia penitenziaria sono ai ferri corti con la dirigenza, atteso che dai comunicati emessi nei giorni scorsi dai sindacati dei baschi azzurri emergono accuse evidenti ai vertici della struttura

detentiva accusata di far lavorare in condizioni comunque difficili il personale penitenziario -:
quali siano le condizioni umane e sociali del carcere di contrada Petrusa di Agrigento e quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di rendere le condizioni di detenzione delle persone ivi recluse conformi al dettato costituzionale e alle norme dell'ordinamento penitenziario;
quali interventi urgenti intenda promuovere per rendere più accettabili le condizioni di lavoro della polizia penitenziaria del carcere di Agrigento e se non ritenga necessario assumere iniziative che risolvano strutturalmente i gravi problemi della situazione carceraria.
(4-11714)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», giovedì 21 aprile Fabio Tranchina, detenuto 40enne, fermato martedì scorso dalla DIA di Palermo perché accusato di concorso nella strage di via D'Amelio, ha tentato per due volte il suicidio nella sua cella del carcere Pagliarelli di Palermo, dove è detenuto in regime di isolamento -:
se al detenuto in questione risulti essere stato applicato il restrittivo regime carcerario di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario;
quali misure di sorveglianza siano state disposte nei confronti di Fabio Tranchina dopo questi due tentativi di suicidio;
quante siano le unità dell'équipe psico-pedagogica e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere Pagliarelli di Palermo.
(4-11715)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», mercoledì 20 aprile 2011 un detenuto italiano di 30 anni recluso nel carcere di Voghera ha tentato di impiccarsi approfittando dell'uscita del compagno di cella per «l'ora d'aria», ma è stato tempestivamente soccorso dagli agenti della polizia penitenziaria che gli hanno salvato la vita;
l'episodio è avvenuto in un periodo di particolare tensione nella casa circondariale di via Prati Nuovi, atteso che da circa una settimana una quarantina di reclusi in una sezione di alta sicurezza del carcere vogherese stanno facendo lo sciopero della fame -:
quali misure di sorveglianza siano state disposte nei confronti del detenuto in questione dopo il tentato suicidio;
quante siano le unità dell'équipe psico-pedagogica e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere di Voghera;
quali siano i motivi che hanno spinto quaranta detenuti reclusi in una sezione di alta sicurezza del carcere di Voghera a intraprendere lo sciopero della fame;
quali siano le condizioni umane e sociali del carcere di Voghera, in particolare se non ritenga di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a ripristinare condizioni minime di vivibilità nel carcere in questione, ampliando la dotazione del personale di polizia penitenziaria e di quello addetto ai servizi.
(4-11716)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», Associazione «A buon diritto», un detenuto di 34 anni, W.D., si è impiccato con una maglietta alle sbarre della sua cella ubicata nel carcere di Sollicciano;
l'uomo, giovedì 21 aprile, è rientrato in anticipo rispetto ai compagni dal cortile dei passeggi riuscendo così a mettere in atto il suo intento suicida;
W.D. era in custodia cautelare con l'accusa di detenzione di droga e di rissa. Era stato arrestato il 5 ottobre 2010 assieme alla sua fidanzata e a 3 connazionali dalla polizia, accorsa per la segnalazione di una rissa tra extracomunitari. Nella circostanza gli agenti hanno trovato 4 nigeriani che si stavano picchiando e una donna, anch'essa nigeriana, che prendeva a testate un muro urlando a squarciagola. I poliziotti - volendo chiarire l'accaduto - hanno interrogato la giovane, che ha solo 18 anni e che ha raccontato di essere appena tornata da Amsterdam per incontrare il proprio ragazzo, uno di quelli coinvolti nella zuffa. Gli agenti insospettiti hanno quindi deciso di recarsi nelle abitazioni dei coinvolti nella lite, accompagnati dalla ragazza. Mentre effettuavano il controllo la giovane si è accasciata a terra accusando mal di pancia. Accompagnata d'urgenza all'ospedale le sono stati trovati in corpo 20 ovuli contenenti cocaina;
nel solo mese di aprile sono morti 11 detenuti, di cui 5 suicidi, 2 per malattia e 4 per «cause da accertare». Da inizio anno salgono così a 50 i decessi nelle carceri italiane: 19 per suicidio, 21 per «cause naturali» e 10 per «cause da accertare». La loro età media era di 35 anni, 15 erano stranieri e 35 italiani; 2 le donne: Loredana Berlingeri, di 44 anni, morta per «cause naturali» il 18 marzo nel carcere di Reggio Calabria ed Adriana Ambrosini, 24 anni, che si è impiccata lo scorso 3 aprile nell'OPG di Castiglione delle Stiviere (Mantova) -:
se e come il 5 gennaio 2011 fosse garantita la sorveglianza all'interno dell'istituto di pena in questione e se con riferimento al suicidio di W.D. non siano ravvisabili profili di responsabilità in capo al personale penitenziario;
quante siano le unità dell'équipe psico-pedagogica e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere di Sollicciano;
quali provvedimenti urgenti intenda attuare al fine di reperire le risorse e i finanziamenti necessari per dare concreta attuazione a quanto previsto e stabilito nella circolare GDAP - 0032296-2010 avente ad oggetto «Emergenza suicidi. Istituzione di unità di ascolto di Polizia Penitenziaria»; in particolare se intenda attivarsi al fine di consentire l'immediato avvio dei progetti formativi in essa previsti per il personale di polizia penitenziaria;
quali siano le condizioni umane e sociali del carcere di Sollicciano, in particolare se non ritenga di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a ripristinare condizioni minime di vivibilità nel carcere fiorentino, ampliando la dotazione del personale di polizia penitenziaria e di quello addetto ai servizi.
(4-11717)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia e al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani,redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A

buon diritto», martedì 13 aprile 2011, Houssein Tahiri, detenuto Bienne di origini Afghane, rifugiato politico in Italia dal 2007, ha tentato il suicidio tagliandosi la gola con una lametta nella sua cella del carcere Coroneo di Trieste;
il detenuto è stato salvato dall'infermiera in servizio e poi medicato dai sanitari del 118 chiamati immediatamente dalla direzione della casa circondariale;
secondo alcuni Houssein Tapiri avrebbe tentato di togliersi la vita in quanto non lo lascerebbero tornare nel suo Paese;
dopo il tentato suicidio il detenuto è stato precauzionalmente messo in una cella di isolamento;
già il 19 ottobre 2010, l'uomo si era cucito la bocca usando un ago e del filo -:
quali misure di sorveglianza siano state disposte nei confronti di Houssein Tahiri dopo questo tentato suicidio;
quante siano le unità dell'equipe psico-pedagogica e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere Coroneo;
quali siano le condizioni umane e sociali del carcere in questione, in particolare se non si ritenga di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a ripristinare condizioni minime di vivibilità al suo interno, ampliando la dotazione del personale di polizia penitenziaria e di quello addetto ai servizi.
(4-11719)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazione Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», mercoledì 20 aprile 2011 Franco Livagra, sessantacinquenne, è morto nel carcere di Torino a causa di una malattia di cui soffriva da tempo;
l'uomo era stato condannato in appello a 13 anni di carcere, per reati legati allo sfruttamento della prostituzione ed era in attesa della sentenza della Corte di cassazione;
nel solo mese di aprile sono morti 11 detenuti, di cui 5 suicidi, 2 per malattia e 4 per «cause da accertare». Da inizio anno salgono così a 50 i decessi nelle carceri italiane: 19 per suicidio, 21 per «cause naturali» e 10 per «cause da accertare». La loro età media era di 35 anni, 15 erano stranieri e 35 italiani; 2 le donne: Loredana Berlingeri, di 44 anni, morta per «cause naturali» il 18 marzo nel carcere di Reggio Calabria ed Adriana Ambrosini, 24 anni, che si è impiccata lo scorso 3 aprile nell'OPG di Castiglione delle Stiviere (Mantova) -:
se nel carcere di Torino siano garantiti i livelli essenziali di assistenza sanitaria;
quali fossero le cause della malattia del detenuto e a quali terapie il detenuto fosse sottoposto;
se sia a conoscenza della grave emergenza in corso nelle carceri italiane e in particolare dell'incremento dei decessi all'interno degli istituti di pena;
se non ritenga necessario avviare ispezioni e verifiche sui dieci decessi le cui cause sono ancora da accertare.
(4-11733)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, composto da Radicali italiani, redazioni

Radiocarcere, redazione Ristretti orizzonti, associazione «Il detenuto ignoto», associazione «Antigone», associazione «A buon diritto», giovedì 21 aprile Marzio Berti, detenuto 40enne, verso mezzogiorno, si è sentito male e ha chiesto di vedere il medico. Il sanitario lo ha visitato per poi rimandarlo in cella, perché il malore sembrava passato. Invece dopo pochi minuti il detenuto ha avuto una nuova crisi ed è crollato sul pavimento, ucciso da un arresto cardiocircolatorio. Inutile l'arrivo dell'ambulanza: sospetta overdose, come pare abbia scritto il medico del 118 nel referto. Di eroina, probabilmente tagliata male, entrata non si sa come nel carcere della Dozza;
Marzio Berti, tossicodipendente da almeno 20 anni, stava scontando una condanna definitiva per furto, ma aveva alle spalle una lunga serie di reati, tra cui anche un omicidio. Era stato arrestato per la prima volta nel 1994 a Riccione, poco più che ventenne. Da allora, aveva fatto dentro e fuori dalle carceri;
nel solo mese di aprile sono morti 11 detenuti, di cui 5 suicidi, 2 per malattia e 4 per «cause da accertare». Da inizio anno salgono così a 50 i decessi nelle carceri italiane: 19 per suicidio, 21 per «cause naturali» e 10 per «cause da accertare». La loro età media era di 35 anni, 15 erano stranieri e 35 italiani; 2 le donne: Loredana Berlingeri, di 44 anni, morta per «cause naturali» il 18 marzo nel carcere di Reggio Calabria ed Adriana Ambrosini 24 anni, che si è impiccata lo scorso 3 aprile nell'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mn) -:
se sia stata assicurata al signor Berti ogni forma di assistenza prevista dalla legge;
se il Ministro competente non intenda aprire una indagine amministrativa interna al fine di accertare le modalità con le quali la sostanza stupefacente sia riuscita a fare ingresso all'interno dell'istituto di pena bolognese;
se il tragico episodio non renda ancora più evidente e necessario una particolare cura di assistenza e recupero dei tossicodipendenti nelle carceri;
se il Governo non ritenga necessario un urgente ripensamento della politica fino ad oggi adottata per combattere il problema della tossicodipendenza, e sulla necessità che anche in Italia sia possibile sperimentare la somministrazione dell'eroina a scopo terapeutico e sotto controllo medico;
quali siano le condizioni umane e sociali del carcere della Dozza, in particolare dei detenuti tossicodipendenti.
(4-11734)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
da notizie di stampa si evince che i prezzi praticati dalle compagnie per i trasporti per la Sardegna hanno subito un aumento medio delle tariffe di oltre il 60 per cento, con punte in alcuni casi del 100 per cento; inoltre, a quanto si apprende il 2011 si caratterizza per l'assenza di promozioni stagionali rispetto al 2010. Viaggiare da e per la Sardegna in traghetto nel 2011 costerà, quindi, di più per tutti i viaggiatori;
l'amministratore delegato per l'Italia di Corsica Sardinia ferries ha dichiarato che i prezzi così lievitati sono in linea con quelli delle principali tratte europee e sono tali per garantire il servizio in sicurezza;
risulta agli interpellanti che la questione è stata sollevata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo che si faccia luce sull'andamento

dei prezzi, su eventuali accordi anticoncorrenziali e sulle mancate possibilità di risparmio per i consumatori, con l'ipotesi che sia stato ignorato l'articolo 2 della legge n. 287 del 1990;
secondo una specifica ricerca, rispetto alle tariffe del 2010 sarebbe stato evidenziato che nelle tratte interessate Livorno-Olbia, Genova-Olbia e Civitavecchia-Olbia gli aumenti dei prezzi non hanno risparmiato alcun settore: dalle poltrone al posto auto, dalle cabine al semplice passaggio ponte per la sola traversata;
se i risultati di tali indagini e quanto riportato dalla stampa risultasse vero, una famiglia di quattro persone con auto al seguito per il viaggio Genova-Porto Torres potrebbe arrivare a spendere ad agosto oltre 1000 euro, 400 in più del 2010;
tali aumenti hanno fatto registrare una percentuale abbastanza rilevante di rinunce alle tratte in attesa di offerte last minute;
da questa situazione potrebbe derivare una forte contrazione delle prenotazioni per l'isola, con forti ripercussioni sul turismo, considerato un settore strategico per l'economia e per l'occupazione della Sardegna;
il presidente regionale di Assohotel ha confermato che si stima una perdita per 15 milioni di euro per albergatori e ristoratori;
il comparto turistico dell'isola soffre già da tempo le difficoltà dovute alla crisi economica, congiunturale e strutturale ed in ragione di ciò, pur di mantenere alta la capacità attrattiva, alcuni operatori del settore hanno deciso di confermare nel 2011 le stesse tariffe applicate da qualche anno alla loro clientela;
l'aumento delle tariffe avrà forti ripercussioni anche sul trasporto delle merci. Si stima, infatti, che l'aumento delle tariffe abbia prodotto una riduzione della mobilità del 30 per cento;
la regione Sardegna, di fronte a tale scenario di aumenti incontrollati, si è subito mobilitata, aprendo un tavolo tecnico con le compagnie;
appare opportuno, quindi, che il Governo, nell'ambito delle sue competenze, intervenga per scongiurare questo aumento delle tariffe che danneggia fortemente l'economia della regione -:
se sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;
se il Governo non ritenga necessario, nell'ambito delle sue competenze, intervenire per evitare l'aumento delle tariffe, che, come sopra descritto, comporterebbe un aggravio dei costi per gli utenti e una forte penalizzazione del turismo dell'isola, considerato il settore economico più importante per lo sviluppo della stessa.
(2-01059)
«Cicu, Baldelli, Testoni, Nizzi, Porcu, Murgia, Vella».
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazione a risposta immediata:

NICCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la linea ferroviaria Aosta-Chivasso è l'unico collegamento ferroviario tra la Regione autonoma Valle d'Aosta e la rete nazionale ed internazionale ed assume perciò un ruolo di particolare rilievo;
tale linea presenta da tempo rilevanti ed irrisolti problemi infrastrutturali e gestionali, recentemente aggravati dal divieto di transito nel passante ferroviario di Torino alle motrici diesel;
sin dal 2006 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dell'economia e delle finanze, la Regione autonoma Valle d'Aosta e Rete ferroviaria italiana s.p.a. hanno proceduto alla realizzazione di uno studio di fattibilità per l'adeguamento ed il miglioramento della linea ferroviaria;

nell'allegato infrastrutture al documento di programmazione economico-finanziaria 2006 venne inserito uno specifico punto relativo alla «modernizzazione della tratta ferroviaria Aosta-Chivasso»;
la legge 27 dicembre 2006, n 296, legge finanziaria per il 2007, all'articolo 1, comma 976, ha recato un primo significativo finanziamento, 40 milioni di euro, per i primi interventi, inseriti poi nel contratto di programma 2007-2011 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana s.p.a.;
nel parere espresso il 27 luglio 2009 dalla IX Commissione della Camera dei deputati sull'allegato infrastrutture 2009 è stato inserito un preciso riferimento alla «priorità di impegnare le risorse per il miglioramento del collegamento ferroviario tra Aosta e Chivasso»;
il decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 194, concernente «Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste in materia di trasporto ferroviario», dispone, tra l'altro, che «la Regione, i Ministeri competenti e il Gestore dell'infrastruttura stipulano accordi di programma quadro al fine di individuare gli interventi infrastrutturali necessari per conseguire una riqualificazione della rete ferroviaria della Regione»;
nell'intesa generale quadro stipulata nel luglio 2010 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Regione autonoma Valle d'Aosta, la linea ferroviaria Aosta-Chivasso è stata espressamente indicata tra le infrastrutture di «preminente interesse nazionale», con specificazione degli interventi necessari per un costo stimato in 886,665 milioni di euro;
il 21 luglio 2010 la società Italferr s.p.a. ha presentato gli elaborati relativi al progetto preliminare «Ammodernamento della linea ferroviaria Chivasso-Aosta - Elettrificazione della tratta Ivrea-Aosta»-:
quali iniziative intenda assumere per una rapida e risolutiva modernizzazione della linea ferroviaria che collega la Regione autonoma Valle d'Aosta alla rete nazionale ed internazionale, sulla base di quanto illustrato in premessa.
(3-01610)
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazione a risposta in Commissione:

MESSINA e MONAI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il controllore del traffico aereo opera ai fini della sicurezza e della speditezza del trasporto aereo. Il suo lavoro si svolge principalmente fornendo una funzione di controllo vero e proprio sulla movimentazione degli aeromobili. Con la sentenza della Corte di cassazione n. 6820/2011, la suprema corte quarta sezione penale, ha inoltre ampliato le responsabilità del controllore di volo definendolo un vero e proprio «ruolo di polizia della navigazione che lo pone in una posizione di gestore e amministratore di molteplici utenti della spazio aereo (i piloti), ai quali è tenuto ad imporre, con veri e propri ordini amministrativi (ovvero autorizzazioni), una disciplina per la circolazione ordinata, spedita e sicura a terra ed in aria di tutti gli aeromobili dal medesimo controllati». La Cassazione chiarisce ancora che «l'espressione "polizia di navigazione" deve essere intesa come polizia di sicurezza del volo nella misura in cui tutti gli ordini, le autorizzazioni, i provvedimenti di urgenza che caratterizzano detta attività, nel normale svolgimento dei compiti assegnati ai controllori, sono finalizzati al conseguimento dell'istanza primaria della sicurezza della navigazione aerea»;
la figura professionale del controllore del traffico aereo, che lavora in un contesto ad elevato rischio, svolge dunque una funzione delicata, importante e ad alta responsabilità che richiede anni di studi, esami e corsi necessari ad operare ogni giorno con un castello normativo tecnico imponente in continuo aggiornamento e di carattere internazionale. Il trasporto aereo, che rappresenta il viaggio oltrefrontiera per antonomasia, necessita infatti di

una normativa univoca a livello internazionale pertanto quella applicata in Italia è la stessa applicata in tutto il mondo;
le norme tecniche, elaborate e costantemente aggiornate dagli organi internazionali dell'aviazione civile, comprendono tutte le leggi e i regolamenti, di pertinenza del solo mondo dell'aviazione, atti all'espletamento delle funzioni di gestione del traffico aereo. Tali norme vengono poi regolarmente recepite dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti italiano ed emanate al mondo aeronautico tramite il «regulator» italiano ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile). L'Italia recepisce così le norme internazionali senza specificare però se queste norme sono aderenti alle norme del codice civile e penale in vigore. Ciò comporta, in alcuni casi, il realizzarsi di uno scollamento tra i due livelli che rende problematico il lavoro del controllore del traffico aereo;
la succitata sentenza della Corte di cassazione n. 6820/2011 è un esempio evidente di questa problematica, in quanto ha sancito la responsabilità di due controllori di volo, benché gli stessi si fossero attenuti scrupolosamente alla norma tecnica che prevede che il controllore sia responsabile della separazione tra gli aeromobili (in volo e a terra) ma non della separazione tra l'aeromobile ed il terreno (ICAO Annesso II). La sentenza invece come abbiamo detto ha ampliato le responsabilità del controllore del traffico aereo definendolo un ruolo di polizia della navigazione e attribuendo al controllore la responsabilità di accertare le cognizioni tecniche e la capacità del pilota e specificando, tra i compiti che i controllori dovrebbero seguire, anche quello di informare il pilota sull'orografia nei dintorni dell'aeroporto;
nel seguire la rotta di avvicinamento all'aeroporto il pilota deve effettuare una procedura di volo strumentale rispettando le quote minime previste lungo il percorso. Il controllore, se ha il contatto radar con il volo, è tenuto a verificare che tali quote di sicurezza siano mantenute. Da tener presente che, nella prassi e nel rispetto delle norme tecniche, le necessità operative dei piloti sono sempre tenute in ampia considerazione dal controllore del traffico aereo perché, tra i suoi obiettivi, risulta anche quello di consentire l'economicità delle operazioni di volo. Il 24 febbraio 2004, il pilota di un volo in atterraggio a Cagliari, che trasportava organi umani per trapianto, avendo il contatto visivo con la pista, ha chiesto di poter effettuare un «avvicinamento a vista (Visual)». Questa manovra, secondo la normativa tecnica internazionale recepita in Italia (ICAO DOC4444 e Annesso II), permette ai piloti, in determinate condizioni, di effettuare il percorso da loro ritenuto più idoneo, esonerando il controllore a terra dalla responsabilità della verifica della separazione dal suolo. Nel caso specifico dunque, essendoci le condizioni per poter consentire detta procedura, il controllore ha autorizzato la manovra. L'aeromobile però impattava il monte dei Sette Fratelli, causando la morte di tutti gli occupanti, una equipe medica dell'ospedale «Brotzu» e i tre uomini dell'equipaggio;
altro esempio di scollamento tra la giurisprudenza italiana e le norme tecniche si trova nelle procedure di comunicazione radio dei voli a vista senza piano di volo;
secondo la normativa tecnica, i voli condotti a vista, eccetto che negli spazi aerei controllati, non usufruiscono del servizio di controllo in termini di manovre, che rimangono a discrezione del pilota, ma solo del servizio di informazioni volo (FIS) - ossia di una serie di comunicazioni fornite al pilota contenenti dati utili alla propria sicurezza, come informazioni di traffico nelle vicinanze o informazioni meteo - e un servizio di allarme (ALS) che consiste in una serie di procedure stabilite, con tempistiche precise, per l'attivazione dei servizi di ricerca e soccorso nei casi in cui si sia perso il contatto radio dell'aeromobile o si sia venuti a conoscenza di uno stato di pericolo;

esistono casi particolari, però, in cui a questi voli condotti a vista è consentito di omettere la presentazione del piano di volo ed, in questi casi, la norma tecnica dice che i controllori non devono fornire il servizio di allarme in caso di mancato contatto radio. La perdita del contatto radio con gli aeromobili a bassa quota è infatti un evento piuttosto frequente, pertanto lo scopo della norma è evitare l'attivazione del costoso servizio di ricerca e soccorso in una enorme mole di casi in cui è inutile. In caso di incidente aereo però, se questo comportamento venisse vagliato dalla magistratura, potrebbe rischiare di essere considerato un'omissione di soccorso;
dunque il controllore si trova in una posizione alquanto scomoda: se decidesse di ignorare la norma tecnica, ritenendola potenzialmente pericolosa, vedrebbe il suo carico di lavoro enormemente aggravato, con la conseguente perdita di qualità del servizio, ma seguendo le procedure dettate dalla norma tecnica, non è tutelato a sufficienza dai doveri imposti dalla legge dello Stato;
d'altronde l'applicazione scrupolosa della norma tecnica è sempre più una necessità operativa imprescindibile per gestire uno spazio aereo caratterizzato da un costante aumento dei volumi di traffico in Italia e nel mondo. Negli ultimi decenni i volumi di traffico aereo sono infatti aumentati in misura esponenziale (dai 3 milioni del 1972 ai 9 milioni di voli strumentali del 2008) e di conseguenza è aumentata anche la possibilità di incidenti. Questa situazione obbliga gli operatori aeronautici ad un carico di lavoro eccessivo che per essere gestito in maniera sicura, spedita ed economica necessita la corretta applicazione di tutte le norme tecniche anche se ciò, in alcuni casi, significa operare in deroga ad alcune norme del codice civile e penale. In caso contrario, infatti, ci si troverebbe di fronte a pesanti limiti normativi tali da ridurre drasticamente la capacità operativa della gestione del traffico aereo;
come ricordato anche dalla stessa IX Commissione trasporti alla Camera, in sede di espressione di parere sullo schema di decreto legislativo, recante «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 118 di attuazione della direttiva 2006/23/CE già recepita nell'ordinamento nazionale», la licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo, risponde ai principi della cosiddetta «just culture» ovvero, secondo la definizione proposta dall'ICAO, «una cultura nella quale gli operatori di prima linea od altri non vengano puniti per azioni, omissioni o decisioni da essi adottate, che siano proporzionali alla loro esperienza ed addestramento, ma nella quale non sono tollerate colpe gravi, violazioni intenzionali o atti dolosi». La just culture è pertanto rivolta a promuovere tutti gli strumenti che, anche attraverso una adeguata raccolta delle informazioni, possano favorire la prevenzione degli incidenti e inconvenienti aeronautici, valorizzando la professionalità degli operatori e intervenendo con misure sanzionatone soltanto in caso di violazioni dolose o negligenza professionale -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere per risolvere questa discrepanza tra norma tecnica e codice civile e penale, permettendo così ai controllori del traffico aereo che svolgono un ruolo importante in ambienti ad alto rischio, di operare serenamente senza dover temere che il loro lavoro, svolto in maniera scrupolosa e coscienziosa (escludendo i casi di colpa grave o dolo), possa comunque comportare una sanzione civile o penale in base alla giurisprudenza italiana.
(5-04655)

Interrogazione a risposta scritta:

RAISI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la variante di valico, inserita nell'ambito del progetto di potenziamento della A1 Milano-Napoli, si estende per 59 chilometri

tra Sasso Marconi e Barberino del Mugello attraversando il territorio di otto comuni, tra i quali quello di San Benedetto Val di Sambro (BO) interessando in particolare le frazioni di S. Cristina in Ripoli e di Santa Maria Maddalena in Ripoli;
il 19 marzo 2011 si è tenuta in S. Cristina in Ripoli, presente il sindaco Gianluca Stefanini, l'assemblea dei cittadini davanti alla quale i portavoce del comitato Autosole Ripoli hanno illustrato quanto si evince con chiarezza dai contenuti della lettera dell'osservatorio ambientale socio economico;
nella suddetta lettera dell'osservatorio ambientale socio economico redatta il 14 marzo 2011, il presidente, professor Giuseppe Ricceri, assume l'importante determinazione che, dopo approfonditi esami effettuati con la collaborazione e il supporto del settore assetto del territorio dell'università di Bologna, «con la massima urgenza, preventivamente al passaggio del fronte di scavo della galleria nell'area di interazione con l'abitato di Santa Maria Maddalena in Ripoli sia eseguita la redazione dello studio di stabilità del versante della galleria (da nord a sud)»;
seguono nella stessa lettera altre indicazioni da effettuarsi ante-operam per verificare le effettive condizioni di stabilità del versante;
risulta evidente che il progetto base della galleria Val di Sambro non sia esaustivo e che se la stabilità del versante non risultasse verificata, a causa dell'impatto parietale dei due fornici affiancati e inseriti in un contesto geologico estremamente fragile e difficile, non stabilizzabile post operam, si dovrà provvedere a una variazione del progetto -:
se non si ritenga necessario individuare una radicale variante del tracciato plano-altimetrica in contesti geologici stabili per salvaguardare il paese, le abitazioni e l'opera stessa.
(4-11718)

TESTO AGGIORNATO AL 3 MAGGIO 2011

...

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata:

TASSONE, OCCHIUTO, GALLETTI, COMPAGNON, CICCANTI, NARO e VOLONTÈ. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
più volte è stata richiamata l'attenzione del Governo sulle azioni criminali nei confronti degli amministratori e di coloro che hanno, quindi, una rappresentanza democratica nelle istituzioni della regione Calabria;
vi sono stati consiglieri regionali, sindaci e consiglieri provinciali «attenzionati» da parte della criminalità. Lo stesso presidente del consiglio regionale della Calabria, Talarico, è stato oggetto di atti di intimidazione;
da qualche mese, il consigliere regionale Gallo, sindaco di Cassano all'Ionio, quasi quotidianamente riceve intimidazioni e minacce che riguardano la sua famiglia;
bisogna ascrivere alle forze dell'ordine e alla magistratura dei risultati importanti nella lotta alla criminalità organizzata, non soltanto in Calabria, ma anche a livello nazionale;
poco conta questo risultato se vi sono fatti criminali di questo genere che vanno a scardinare le istituzioni e, soprattutto, le realtà locali e mettono in discussione l'agibilità democratica del vivere e la convivenza sociale e civile;
queste minacce hanno dell'incredibile e quello che più dà fastidio è che tutte le intimidazioni nei confronti degli amministratori comunali, provinciali e regionali non hanno volto: nessun responsabile è stato individuato dagli inquirenti;
bisogna che il Governo si attivi per un'azione di deterrenza, anche per individuare i responsabili di questi atti criminali -:
se non intenda assicurare mezzi ulteriori a supporto dell'azione investigativa,

al fine di fronteggiare efficacemente un disegno criminoso che coinvolge le istituzioni e compromette la convivenza civile dei cittadini.
(3-01611)
(Presentata il 26 aprile 2011)

PAGLIA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il vile attentato subito il 31 marzo 2011 dal tenente colonnello Alessandro Albamonte, capo di stato maggiore della caserma Ruspoli di Livorno, gravemente ferito all'atto di apertura di un pacco bomba a lui indirizzato, segnala quanto ancora attuali e pericolose siano le attività di gruppi terroristici nel nostro Paese;
a pagare con la propria incolumità fisica, quando non con la vita, sono spesso degli encomiabili servitori della Repubblica, impegnati nella difesa, nella giustizia o nell'amministrazione dello Stato;
tali attentati sono tanto più efficaci per i loro ideatori ed esecutori quanto più si diffonde un'immagine d'insicurezza per chi opera «in prima linea», oltre che di debolezza delle istituzioni nella loro reazione;
nella vicenda riguardante il tenente colonnello Albamonte, il corso delle indagini e gli esiti giudiziari che queste avranno rappresentano senza dubbio la più importante risposta dello Stato agli attentatori, ma è, altresì, auspicabile che il Governo reagisca a quanto avvenuto con gli strumenti e le prerogative a propria disposizione;
il sistema postale, nonostante la preziosa e costante azione della polizia postale e delle comunicazioni, appare per sua natura particolarmente esposto al tipo di attentato subito da Albamonte;
appare quanto mai opportuna una «mappatura» degli attentati di natura politica, più o meno riusciti, che negli ultimi anni hanno interessato le istituzioni italiane, al fine di meglio comprendere la natura delle azioni terroristiche poste in essere -:
se non intenda, al fine di offrire una lettura più ampia e univoca dei gruppi terroristici più o meno organizzati operanti in Italia, relazionare al Parlamento sulla matrice degli attentati di natura politica compiuti negli ultimi anni, anche facendo riferimento alle risultanze investigative disponibili, e - volendo offrire una prima risposta all'attentato subito il 31 marzo 2011 dal tenente colonnello Alessandro Albamonte - quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere per intensificare il sistema dei controlli, anche allo scopo di meglio tutelare la sicurezza di chi ricopre incarichi sensibili ed esposti al rischio di attentati di natura terroristica.
(3-01612)
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BOBBA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con nota 11 marzo 2011, protocollo 8761, la direzione centrale delle risorse umane dei vigili del fuoco definiva il trasferimento del personale operativo della sede centrale dei vigili del fuoco di Vercelli e del distaccamento ad essa afferente;
in particolare la sede centrale e il distaccamento di Livorno Ferraris sono composti da un organico pari a 96 unità, che verranno ridotte a 76, a seguito della mobilità sopra citata;
le 76 unità, dovendo essere ripartite per turno, risulteranno 19, causando problematiche non solo nella ripartizione di congedi ed assenze, ma anche per ciò che attiene alla sicurezza del territorio, in quanto ci si ritroverebbe al di sotto del numero minimo di 13 unità per turno, al fine di garantire 2 squadre da 5 unità ed una di mezzi speciali con 2 permanenti;
da quanto premesso, emerge la difficoltà a garantire l'operatività del dipendente

organico del distaccamento di Livorno Ferraris, attivato mediante l'organizzazione dei servizi nella forma regolare dal 22 gennaio 2005, senza riconoscimento della stessa pianta organica;
la mobilità annunciata oltre alle problematiche relative al distaccamento di Livorno Ferraris, non considera la necessità di potenziamento organico del comando stesso, del distaccamento e della scuola nazionale «Monte Rosa» di Varallo Sesia;
le conseguenze di tale situazione si ripercuoteranno su di un territorio che necessita per propria vocazione geografica e imprenditoriale, di servizi di sicurezza per i cittadini e per i lavoratori del settore;
non appare accettabile la soluzione, che pare essere stata paventata, di compensare, anche temporaneamente, le carenze d'organico con la chiusura dei distaccamenti permanenti periferici cui sarebbe costretto il dirigente provinciale in assenza di idonei provvedimenti degli organi centrali, vanificando la logica operativa della distribuzione capillare delle strutture operative sul territorio della provincia che individua proprio nei distaccamenti permanenti lo strumento operativo necessario ed inderogabile per garantire che il soccorso tecnico urgente alla cittadinanza sia reso in modo professionale, efficiente ed efficace;
lo stesso comandante provinciale dei vigili del fuoco di Vercelli, in data 18 marzo 2011, aveva inviato una missiva ai dipartimenti competenti al fine di trovare una soluzione in breve termine vista la gravità della situazione;
a parere dell'interrogante appare lesivo e quantomeno inopportuno proporre la compensazione con la messa a disposizione del comando di un congruo monte ore straordinario in attesa di una assegnazione di nuovo personale che non potrà essere disponibile prima di fine giugno -:
come mai si sia proceduto a definire un piano di mobilità così invasivo per i dipartimenti provinciali e locali dei vigili del fuoco;
se non si intenda agire con urgenza al fine di scongiurare la chiusura del distaccamento di Livorno Ferraris, senza attendere il mese di giugno per le assegnazioni di nuovo personale.
(5-04656)

TULLO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in questi giorni il dipartimento di polizia stradale avrebbe comunicato alla questura di Genova che al momento non sono disponibili fondi per l'acquisto di carburante per i mezzi;
il rifornimento delle sezioni volanti e delle specialità di una delle città più importanti del Nord Italia da domani potrà essere effettuato solo utilizzando i «buoni cedola» presso il distributore AGIP di Boccadasse;
i «buoni cedola» dovrebbero essere utilizzati solo ed esclusivamente per affrontare singole e mirate attività operative sul territorio e quindi solo in casi eccezionali, diversamente si tolgono tempi di lavoro al controllo del territorio per raggiungere il distributore AGIP, che tra l'altro è chiuso la sera, la notte e nei festivi;
dalle notizia di stampa sulla base di una denuncia dell'organizzazione sindacale SILP-CGIL attualmente nelle cisterne della caserma Ilardi di Sturla resterebbero 500 litri di gasolio e 2000 litri di benzina verde;
si rischia di bloccare le «volanti» e tutti i mezzi operativi presenti sul territorio e con conseguenze gravi per gli interventi di controllo e di tutela dei cittadini;
sempre il dipartimento di polizia stradale ha comunicato che al momento sono disponibili solo 10 mila euro per la riparazione degli automezzi gestiti dalla questura di Genova -:
se sia a conoscenza del grave disagio che si sta determinando;

se il dipartimento della polizia stradale non abbia avvisato in tempo la questura per attivare un eventuale piano di razionalizzazione delle riserve;
come ritenga di intervenire per risolvere sia il problema del rifornimento carburante sia l'attività di intervento sugli automezzi.
(5-04658)

FIANO, BRESSA e NACCARATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'ex prefetto di Napoli e già direttore dell'Ucigos, dottor Carlo Ferrigno, è stato anche commissario nazionale antiracket, su nomina del Consiglio dei ministri tra l'anno 2003 e l'anno 2006;
di recente il prefetto Ferrigno è stato arrestato per millantato credito e indagato anche per prostituzione minorile eseguito nell'ambito dell'inchiesta avviata dopo la querela presentata dal presidente di Sos racket e usura Frediano Manzi in cui erano riportate le testimonianze di alcune vittime di usura ed estorsione, secondo le quali Ferrigno provvedeva ad «accelerare le pratiche per accedere al fondo antiracket e antiusura, farle passare in commissione, se egli otteneva in cambio prestazioni sessuali»;
nella lotta alla criminalità organizzata riveste particolare rilievo il contrasto al racket e all'usura -:
se non ritenga necessario dar vita ad una commissione di controllo dell'operato svolto dall'ufficio del Commissario nazionale antiracket negli anni tra il 2003 ed il 2006.
(5-04662)

Interrogazioni a risposta scritta:

NICOLA MOLTENI, BITONCI e STUCCHI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
le rivelazioni del pentito Antonino Belnome dei giorni scorsi aprono uno squarcio nella omertà tipica della malavita calabrese e consentono di ricostruire i contorni di una vicenda di cronaca nera verificatasi nell'aprile 2009 a Bregnano, tranquillo comune situato in provincia di Como;
in quella data, per mano della malavita calabrese insediata sul territorio, venne brutalmente ucciso un componente della cosca, tale Antonio Tedesco, il cui cadavere è stato ritrovato il 18 ottobre 2010 a Bernate Ticino, dove i resti della vittima sono stati spostati in un secondo momento dopo che il cadavere era stato gettato nella calce per impedire l'immediato ritrovamento;
in base alla ricostruzione del pentito Belnome, l'uccisione sarebbe avvenuta all'interno del maneggio «La Masseria» situato in via Carcano a Bregnano e di proprietà di Salvatore Di Noto, esponente di spicco della malavita calabrese;
si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione svoltasi all'interno di un luogo dove i malavitosi locali si ritrovano abitualmente per le loro riunioni;
la notizia del caso di lupara bianca al maneggio ha destato sconcerto tra le istituzioni locali, preoccupate per le crescenti infiltrazioni della criminalità organizzata nel nord Italia, tanto che all'interno del consiglio comunale si reclama un tavolo per la sicurezza che, in raccordo con le forze dell'ordine, possa impedire l'espansione della criminalità organizzata sul territorio;
l'episodio di estrema gravità, assunto agli onori della cronaca con due anni di ritardo, non sembra essere isolato, tanto che le istituzioni adesso guardano con preoccupazione ad un altro episodio che potrebbe avere natura intimidatoria, risalente a pochi mesi fa, quando una bottiglia incendiaria fu lanciata contro i locali del comune -:
se i Ministri siano a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quali iniziative intendano adottare per garantire la sicurezza dei cittadini del piccolo comune di Bregnano.
(4-11708)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la sottoscritta ha effettuato il 23 aprile 2011 una visita ispettiva al centro di identificazione ed espulsione (CIE) di Gradisca riscontrando una situazione molto diversa rispetto a quella verificata in una precedente visita compiuta due anni or sono;
a causa di incendi provocati tra gennaio e febbraio, due sezioni su tre della struttura sono inagibili;
le presenze al 23 aprile erano 74 sulle 248 potenziali e tutte praticamente concentrate nel braccio verde;
per rendere nuovamente agibile questo braccio risultano essere stati spesi un milione e mezzo di euro mentre non è ancora definita l'entità dei restanti danni nei bracci blu e rosso;
nel centro di identificazione ed espulsione di Gradisca, ci si sta specializzando nell'accoglienza dei maghrebini e vi sono casi di ospiti al secondo o terzo ingresso nel Cie segno, a giudizio degli interroganti, che non risulta eliminato il problema della clandestinità come si vorrebbe far credere;
a destare ulteriore preoccupazione vi è poi il fatto che, a seguito di una recente gara d'appalto, la gestione del centro passerà con il 1o maggio dalla Connecting People di Trapani all'associazione temporanea d'impresa guidata dalla francese Gepsa (in associazione con Cofely Italia e le coop italiane Acuarinto di Agrigento e Synergasia di Roma) avendo quest'ultima presentato un'offerta che prevede un impegno economico giornaliero a immigrato inferiore di 8 euro (34 euro contro i 42) della precedente gestione affidata alla Connecting People di Trapani; tenuto conto che la prima gestione dell'allora centro di permanenza temporanea, a cura della goriziana Minerva, forniva servizi alla persona per circa 70 euro pro die e pro capite, ci si trova di fronte all'affidamento di un servizio per una somma che nell'arco di cinque anni si è ridotta della metà -:
quali servizi alla persona saranno tagliati per poter essere forniti a costi così contenuti;
a quanto ammontino i danni causati ai due bracci ancora da ristrutturare e se sia già stata individuata l'azienda che ne curerà il ripristino;
se i soggetti che costituiscono il consorzio d'impresa aggiudicatario della gara d'appalto per la gestione della struttura di Gradisca siano coinvolti anche in altri CIE e/o CARA.
(4-11721)

GIRLANDA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella zona di via Veneto a Roma, una delle aree residenziali e turistiche più prestigiose della capitale, sono attivi numerosi locali notturni e night club siti nelle traverse e nelle immediate adiacenze della stessa via Veneto;
tali locali utilizzano da tempo, nelle ore notturne di apertura, i cosiddetti «buttadentro», persone cioè adibite a convincere i passanti ad entrare ed usufruire di tali locali notturni;
questi cosiddetti promotori non sono tuttavia operanti sull'ingresso dei locali, ma su via Veneto o sugli incroci principali a maggiore passaggio;
recentemente l'interrogante, in compagnia di un amico all'uscita di un ristorante della zona, è stato direttamente testimone intorno alle ore 23 all'incrocio tra via Ludovisi e via Emilia dell'incresciosa insistenza di uno di tali promotori di locali notturni, di circa settant'anni e indossante malgrado l'ora notturna un cappello da baseball, che con particolare ostinazione proferiva offerte del tipo «dolce vita», «bel locale con belle ragazze» e simili proposte;
al fermo rifiuto di un passante e alla richiesta dello stesso di non essere ulteriormente

disturbato, tale personaggio si rivolgeva aggressivamente con una espressione gergale romanesca «allora vattene o ti spanzo» facendo alludere presumibilmente, nel significato di tale espressione, al possesso di armi da taglio;
tali personaggi, nel promuovere i locali, fanno tutti riferimento esplicito a giovani donne attraenti che è possibile incontrare all'interno del night club, ed è frequente assistere a discussioni animate o intimidazioni verbali nei confronti di passanti che chiedono di non essere importunati con tali ambigue profferte;
negli anni molti di questi locali sono stati più volte sottoposti a sequestro e chiusura temporanea da parte della magistratura e della questura di Roma, come riportato ampiamente nelle cronache giornalistiche, ricominciando tuttavia l'attività non appena terminate le misure giudiziarie cautelari -:
se il Ministro non intenda, anche tramite la prefettura di Roma, avviare misure che consentano di liberare le strade adiacenti via Veneto da tale fenomeno, che rende impossibile per i residenti rientrare presso le loro abitazioni dopo le 21 senza essere più volte fermati ad ogni incrocio dai suddetti procacciatori e che compromette inoltre l'immagine turistica di una delle aree di maggiore attrazione e prestigio della capitale.
(4-11727)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

BRATTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
la cosiddetta «Riforma Gelmini» prevede l'opzione scienze applicate per il liceo scientifico come indirizzo ordinario di studi superiori e non come sperimentazione, subordinandone l'attivazione nei diversi plessi scolastici al raggiungimento di un numero minimo di studenti;
nella normativa non esiste una sorta di numero chiuso negli indirizzi di scuola secondaria superiore, purché questi siano attivati nel rispetto delle apposite procedure;
nella programmazione della provincia di Ferrara e della regione Emilia-Romagna non risultano atti che introducono limiti massimi di classi o contingenti da rispettare per il caso in questione;
al liceo Roiti di Ferrara si è venuta a creare una inspiegabile e immotivata situazione per la quale a fronte della iscrizione di 137 studenti che darebbero luogo alla attivazione di 5 classi intere per tale opzione, l'ufficio scolastico regionale ne avrebbe autorizzate soltanto 3, determinando così una sostanziale indisponibilità a garantire una offerta formativa adeguata alle richieste espresse dalle famiglie;
al momento delle preiscrizioni non erano state comunicate alcuna riserva e nessuna possibilità che esistesse una sorta di numero chiuso, tanto che le classi per le altre e diverse opzioni di ordinamento e di autonomia attivate presso il locale istituto scolastico al momento risultano completate;
da informazioni assunte in merito alle possibili ricadute organizzative e occupazionali, la classe di concorso 1/A (italiano, latino, scienze e geografia) non presenta situazioni di soprannumero né al liceo Roiti né nel distretto di Ferrara, sia nel prossimo anno scolastico che nei successivi;
il perdurare di una tale decisione, ad avviso dell'interrogante, rappresenta una grave e intollerabile limitazione alla libertà di scelta delle famiglie, peraltro espressa - come detto - nel pieno rispetto delle indicazioni della recente riforma -:
quali siano le ragioni che hanno portato alla decisione dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna;

se il Governo intenda attivarsi perché tale decisione possa essere rivista così da garantire il rispetto delle volontà e delle preferenze espresse dai genitori e tutelare le legittime aspirazioni degli studenti.
(5-04661)

Interrogazioni a risposta scritta:

DIVELLA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
gli uffici scolastici regionali, diretti da dirigenti generali, attualmente sono articolati in ogni provincia del territorio nazionale attraverso i cosiddetti uffici di ambito territoriale (gli ex provveditorati agli studi);
l'organizzazione e il funzionamento dei suddetti uffici di ambito territoriale devono essere affidati «ope legis» alle dirette competenze di dirigenti di seconda fascia;
l'efficacia degli interventi esterni dei suddetti uffici presuppone un altrettanto efficace funzionamento della struttura organizzativa degli stessi Uffici se si vogliono assicurare, nei modi e nei tempi dovuti, i risultati programmati in favore delle istituzioni scolastiche e di tutta l'utenza scolastica;
numerose sono le difficoltà che da anni affliggono gli uffici di ambito territoriale dovute principalmente alle scarse risorse umane, per effetto delle fisiologiche cessazioni dal servizio, mai seguite da sostituzioni con altro personale a causa del «turn over»;
attualmente, sono pochi gli uffici di ambito territoriale diretti da dirigenti di seconda fascia che, grazie alle loro spiccate capacità relazionali, riescono a motivare anche il personale più stanco e ormai prossimo al pensionamento; ad instaurare con i dipendenti rapporti personali nei quali risulta valorizzato l'aspetto umano; ad assicurare con la loro puntuale e quotidiana presenza negli uffici, senza limiti di tempo ed in modo infaticabile, quel necessario clima di benessere nell'ottica della produttività; a seguire personalmente, rinunziando persino alle proprie ferie, la delicatissima fase delle complesse, innumerevoli e improrogabili operazioni volte a garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico;
risulta all'interrogante che vi sono dirigenti di seconda fascia che dirigono contemporaneamente anche due o tre uffici di ambito territoriale;
a seguito della suddetta penuria di dirigenti di seconda fascia, tutt'oggi, risultano numerosi gli uffici di ambito territoriale la cui direzione è stata, al contrario, affidata a «dirigenti scolastici»;
a seguito dei suddetti incarichi si è fatto, di conseguenza, ricorso all'istituto della reggenza in tantissime scuole, causando non poche difficoltà nel difficile espletamento delle operazioni relative alla funzionalità ed alla qualità della scuola di cui si è titolare e di quella data in reggenza;
attualmente risultano numerosi i dirigenti di seconda fascia che, per effetto dei decreti emessi dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione sono stati collocati a riposo per aver raggiunto il 65o anno di età ed i 40 anni di servizio, nonostante avessero stipulato un contratto che consente loro di rimanere in servizio sino al compimento del 67o anno di età, come invece è stato concesso ai «dirigenti scolastici» i quali hanno beneficiato del provvedimento di proroga sino al 67o anno di età -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto riportato nella presente interrogazione;
se il Ministro interrogato, sulla base delle motivazioni di cui in premessa, non ritenga opportuno valutare la possibilità di adottare provvedimenti volti ad accogliere le eventuali istanze motivate di trattenimento in servizio oltre il quarantennio contributivo ed i limiti di età dei dirigenti di seconda fascia disponibili a permanere

in servizio sino al compimento del 67o anno di età, per mezzo di «contratti di collaborazione» (del resto già concessi ad alcuni dirigenti in servizio presso la sede centrale del Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca), al fine di prevenire la difficile situazione che si verrà a creare per molti uffici di ambito territoriale oltre che per superare le evidenti disparità di trattamento venutesi a creare tra le predette due categorie di personale dirigenziale;
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno accogliere, ove consentito dalle disposizioni vigenti e in via del tutto eccezionale, almeno le istanze degli attuali dirigenti di seconda fascia, inoltrate dai competenti direttori generali, i quali dichiarino la carenza di personale dirigenziale e la conseguente necessità di copertura dei posti vacanti ed attestino la pluridecennale esperienza dei richiedenti maturata al servizio dell'Amministrazione scolastica, nonché l'assoluta affidabilità e le notevoli capacità professionali associate alla dedizione, allo spirito di sacrificio e alla profonda conoscenza del territorio;
quali iniziative il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare in merito alla questione nell'ambito delle sue proprie prerogative.
(4-11711)

MIOTTO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
i genitori delle classi quarte della scuola primaria di Arzergrande, facente parte dell'istituto comprensivo di Codevigo (Padova), hanno promosso una petizione rivolta alle autorità scolastiche ed istituzionali del territorio per segnalare le conseguenze negative che conseguirebbero i loro figli a causa del paventato accorpamento delle due classi in una sola quinta, all'avvio del prossimo anno scolastico;
le motivazioni che esprimono sono indiscutibilmente ineccepibili, perché al termine del ciclo della scuola primaria risulterebbe «vanificato il lavoro fin qui compiuto» dagli insegnanti sui due gruppi-classe, che manifestano al loro interno casi di disagio, sui quali sono state attivate strategie per il recupero formativo e relazionale assai significativo, e che sarebbe irrimediabilmente perduto allorché raddoppiasse il numero degli alunni;
inoltre, viene segnalato, nella petizione, che è utile e doveroso preservare la ricchezza delle «dinamiche relazionali, sociali e di apprendimento consolidate nel tempo, in modo specifico e caratteristico per ciascun gruppo-classe», in relazione al fatto che le rispettive insegnanti hanno operato in modo non speculare cosicché gli alunni hanno avuto percorsi e metodologie di insegnamento differenti, ne consegue che il prospettato accorpamento comporterebbe difficoltà didattico/educative che vanno evitate, soprattutto a fine ciclo;
va, infine, sottolineato che l'ultimo anno della scuola primaria è orientato alla preparazione al passaggio alla scuola secondaria in una fase della adolescenza particolarmente delicata ed è perciò opportuno che il tempo non sia interamente dedicato ad integrare sotto il profilo relazionale e dell'apprendimento i due gruppi, a scapito dei contenuti -:
quale iniziativa il Ministro interrogato intenda assumere affinché pur nel rispetto delle decisioni autonome delle locali autorità scolastiche, non vengano disattese le richieste delle famiglie che hanno formulato la petizione per mantenere distinte le classi quarte che transitano alla quinta, anche al fine di non contraddire la salvaguardia «della qualità del servizio e dell'offerta formativa» come contenuto nella circolare ministeriale 41 del marzo 2011 riguardante le dotazioni organiche per l'anno 2011-2012.
(4-11722)

HOLZMANN. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
ciascun cittadino è libero di esprimere le proprie valutazioni ed opinioni politiche in ciascun ambito della propria vita di relazione;

per alcune categorie di dipendenti pubblici tale diritto dovrebbe contemperarsi con la delicatezza di particolari funzioni svolte, ad esempio magistrati e insegnanti;
l'interrogante ha preso visione del blog di un insegnante di Trento, Gianluca Trotta, in servizio presso il liceo Galilei di Trento che usa lo pseudonimo di Gattomur;
si ritiene che i contenuti siano altamente offensivi al punto da richiedere un approfondimento della questione, posto che gli studenti che certamente visioneranno il blog non avranno un'immagine positiva del Ministro, delle istituzioni, della politica, del linguaggio da tenere in un confronto d'idee -:
se e quali iniziative di competenza il Ministro intenda adottare nei confronti di questo insegnante per un comportamento ad avviso dell'interrogante così scorretto e diseducativo.
(4-11725)

...

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
ogni anno circa 4 mila persone muoiono a causa dell'amianto, sostanza intensamente utilizzata tra gli anni '50 e '70 nell'industria e nell'artigianato;
la Bridgestone di Modugno, è lo stabilimento barese della multinazionale di pneumatici e prodotti in gomma;
secondo un pool di consulenti incaricati nel 2005 dal giudice del lavoro Angela Arbore «si è rilevata l'incidenza di diversi casi di neoplasie polmonari, di ispessimenti pleurici, sospetti di essere affezioni asbesto correlate e di casi di mesotelioma pleurico. Tali dati evidenziano una significativa incidenza di una specifica sofferenza neoplastica dell'apparato respiratorio in lavoratori della Bridgestone-Firestone» (La Repubblica, ed. Bari, 18 marzo 2007);
«L'alta concentrazione di casi di neoplasie tra gli operai della Bridgestone è stata documentata dai medici, nominati dai giudici civili ai quali gli ex dipendenti della multinazionale si sono rivolti» (La Repubblica, ed. Bari, 19 luglio 2008);
sarebbero oltre 100 le morti accertate, più di 400 ammalati di asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare; sono oltre 800 le richieste all'Inail per il riconoscimento dei benefici previdenziali di cui alla legge 257 del 1992, ma per l'ente non ci sarebbe alcun rischio per la salute;
ciò nonostante più di 100 sentenze della sezione lavoro del tribunale di Bari attestino l'esatto contrario;
due ex dipendenti dell'azienda, Vincenzo Chiedi e Vito Vasiento, hanno fondato l'Associazione dei familiari delle vittime e degli esposti all'amianto della Bridgestone Italia ex Firestone Brema di Modugno» in memoria di Benedetto Piscazzi, manutentore elettrico della Bridgestone per conto della ditta Pedroncelli, vittima della sostanza;
secondo la succitata Associazione, nel periodo 1998-2007 l'azienda avrebbe operato delle transazioni con i dipendenti in virtù delle quali a questi ultimi, dietro una sorta di incentivo, veniva precluso il diritto di chiedere i danni per malattie professionali;
secondo tali accordi inoltre ai lavoratori sarebbe stato impedito l'esercizio del diritto di chiedere i danni ai sensi dell'articolo 2087 del codice civile sulla tutela delle condizioni di lavoro, che impone all'imprenditore di «adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro»;

il fatto sarebbe emerso nell'ambito di cause di lavoro, anche per mobbing, intentate dagli operai e impiegati, che hanno chiamato in causa l'azienda per presunti errati calcoli del trattamento di fine rapporto;
in particolare, «non ci sarebbe stato un calcolo analitico della liquidazione. La conseguenza è che la differenza tra quanto dovuto e quanto percepito sarebbe nell'ordine del 30 per cento» (La Gazzetta del Mezzogiorno ed. Bari del 10 marzo 2011) -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti riportati;
quali provvedimenti di competenza il Ministro interpellato intenda adottare al fine di tutelare i diritti dei lavoratori della Bridgestone Italia ex Firestone Brema di Modugno (Bari).
(2-01061)
«Zazzera, Paladini, Aniello Formisano».

Interrogazione a risposta orale:

NUNZIO FRANCESCO TESTA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'Alenia aeronautica società per azioni, facente parte della holding italiana Finmeccanica, è un'azienda che vanta una leadership mondiale quanto alla progettazione, realizzazione, certificazione e supporto di velivoli di impiego sia civile che militare;
l'Alenia aeronautica società per azioni oltre a rappresentare un motivo di orgoglio nazionale, garantisce la diretta occupazione di oltre 10.000 lavoratori su tutto il territorio italiano nonché l'impiego di un numero decisamente superiore di lavoratori nelle aziende dell'indotto ad essa inerente;
la filiera aeronautica e spaziale ha nell'area metropolitana di Napoli uno dei suoi poli di eccellenza ed impiega nei soli quattro stabilimenti di Pomigliano d'Arco, Casoria, Capodichino e Nola, circa 5000 persone;
nel mese di luglio del 2009, la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha accordato un prestito di 500 milioni di euro al gruppo Finmeccanica, ed in particolare all'Alenia Aeronautica, allo scopo di supportare il ruolo industriale di Finmeccanica nelle regioni meridionali;
detto finanziamento, come spiegato dalla BEI, è stato concesso sulla base di due criteri di attività della banca stessa: il finanziamento di attività di ricerca e sviluppo e la destinazione di risorse all'ampliamento dei siti produttivi localizzati in Campania (Pomigliano d'Arco) e Puglia (Foggia e Grottaglie), regioni italiane entrambe localizzate in zona di convergenza secondo i parametri comunitari;
il 10 novembre 2010, in audizione alla 10a Commissione permanente dell'industria al Senato, l'amministratore delegato dell'Alenia aeronautica società per azioni dottor Giuseppe Giordo, nell'illustrare il piano strategico aziendale, ha sottolineato l'attenzione e l'interesse della società alle sole due regioni della Puglia e del Veneto;
il dottor Giordo, ha, altresì, genericamente dichiarato che per la Campania è, invece, prevista una riduzione dell'attività manifatturiera in favore di un'attività di tipo «ingegneristico»;
ad oggi, sussiste uno stato di assoluta incertezza e preoccupazione, peraltro, aggravato dalle dichiarazioni dell'amministratore delegato, sul futuro degli stabilimenti partenopei non avendo i vertici aziendali presentato un chiaro piano industriale né assegnato una nuova missione produttiva all'industria aeronautica campana;
i dati ISTAT sull'occupazione hanno ulteriormente evidenziato che il gap Nord-Sud sta continuando a crescere e che l'ultima impennata della disoccupazione

riguarda soprattutto le aree più deboli e, quindi, quelle meridionali con effetti dirompenti sul territorio campano -:
quali urgenti iniziative intendano adottare al fine di favorire la salvaguardia dei livelli occupazionali degli stabilimenti Alenia localizzati nella regione Campania e garantire il futuro produttivo di un territorio che, all'indomani delle tensioni sociali per la nota vicenda Fiat di Pomigliano d'Arco, peraltro solo parzialmente definita, non può essere ulteriormente penalizzato;
se, in piena sintonia con l'annunciato piano Sud, non ritengano opportuno attivare un tavolo di concertazione con il management aziendale, unitamente alle altre forze produttive, alle istituzioni ed alle rappresentanze sindacali, al fine di definire anche una strategia complessiva che valga a rilanciare il sistema Campania.
(3-01618)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GNECCHI, FRONER e CODURELLI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, ha abrogato le norme che disciplinavano la costituzione della posizione assicurativa presso l'INPS (legge n. 322 del 1958), nonché quelle inerenti i dipendenti da amministrazioni statali e gli iscritti alle casse pensioni degli ex Istituti di previdenza (legge n. 1646 del 1962), i dipendenti civili e militari dello Stato (legge n. 1092 del 1973) ed i militari in servizio di leva (legge n. 958 del 1986). I destinatari delle disposizioni abrogate potranno avvalersi solamente della facoltà di ricongiunzione di cui l'articolo della legge n. 29 del 1979, in forma onerosa;
la suddetta norma è stata fra l'altro, secondo le interroganti, introdotta al fine di non consentire alle donne del pubblico impiego di poter trasferire la posizione assicurativa all'Inps e accedere alla possibilità di andare in pensione a 60 anni di età;
con la norma succitata si è quindi stabilito che a coloro che avessero prodotto domanda di trasferimento della posizione assicurativa all'Inps entro il 30 luglio 2010, veniva riconosciuto il vecchio regime (senza oneri), mentre per coloro che hanno presentato domanda successivamente a tale data, il trasferimento diventa oneroso;
non si è tenuto conto, però, che per i dipendenti statali iscritti alla Cassa di stato (CTPS), la costituzione della posizione assicurativa presso l'Inps operava d'ufficio in tutti i casi di cessazione dal servizio senza aver maturato diritto a pensione presso l'Inpdap, di conseguenza non potevano esistere domande di trasferimento ante o post 30 luglio 2010;
per tale fattispecie, essendo previsto a suo tempo il trasferimento d'ufficio, risulta che l'Inpdap, anche per le cessazioni intervenute post 30 luglio 2010, opera il trasferimento della posizione assicurativa, senza oneri a carico del dipendente interessato;
la soluzione adottata dall'Inpdap vede sicuramente favorevoli le interroganti
ma dimostra anche con quanta superficialità si siano volute modificare delle norme fondamentali del sistema previdenziale, senza prevederne le ricadute e mettendo in oggettive difficoltà gli enti previdenziali nell'applicazione delle norme sopra richiamate -:
se i Ministri interrogati, siano a conoscenza che per i dipendenti statali iscritti alla cassa di Stato (CTPS), che cessino a tutt'oggi dal servizio, la possibilità di costituire la posizione previdenziale all'INPS è senza oneri e se non ritengano di valutare l'opportunità di promuovere l'abrogazione delle norme intervenute con l'articolo 12 e seguenti, del decreto-legge n. 78 del 2010, stante la palese contraddittorietà delle stesse e la

conseguente difficile applicazione, che comporterà l'attivazione di ricorsi nelle sedi competenti.
(5-04657)

MADIA, BELLANOVA, BACHELET e RECCHIA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
con decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, l'Istituto affari sociali (IAS) è soppresso e le relative funzioni sono trasferite all'Isfol. Le attività di ricerca a supporto dell'elaborazione delle politiche sociali confluiscono nell'ambito dell'organizzazione dell'ISFOL che subentra in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi ivi compresi i rapporti di lavoro in essere facenti capo all'IAS. Gli uffici e il sito dell'ex IAS, in attesa di nuove scelte organizzative, continueranno ad assicurare agli utenti alcuni dei servizi finora svolti;
con avviso di selezione pubblica emanato con decreto del direttore generale n. 57 del 25 maggio 2010 dell'Istituto per gli affari sociali per l'assunzione di due figure di funzionario di amministrazione V livello e una di CTER di VI livello a seguito del successivo assorbimento dell'IAS da parte dell'ISFOL, questo ente è subentrato in tutti i rapporti attivi e passivi del disciolto IAS;
nei mesi successivi l'ISFOL ha proceduto al completo espletamento della procedura concorsuale: nell'ottobre 2010 si sono svolte le prove orali del concorso che ha visto come vincitrici le signore A. D. B. C. e V. V.;
con determina del direttore generale n. 761/2010 del 25 ottobre 2010 è stata approvata la graduatoria generale di merito con espresso impegno di costituire i rapporti d'impiego all'esito delle verifiche delle autorità di vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali sulla disponibilità delle risorse finanziarie del Fondo sociale europeo in particolare da individuarsi sugli assi a titolarità della direzione generale per il volontariato;
nel novembre 2010 la direzione generale ISFOL richiede al Ministero del lavoro e delle politiche sociali di poter far fronte ai costi di gestione degli stipulandi contratti sui predetti assi. La direzione generale POF del Ministero del lavoro ha autorizzato l'assunzione a tempo determinato dei vincitori a condizione che non vi sia personale idoneo all'interno all'ISFOL. La direzione generale volontariato, associazionismo e formazioni sociali del Ministero del lavoro ha autorizzato l'imputazione dei costi dei tempi determinati sui fondi della direzione generale volontariato. L'ISFOL successivamente ha comunicato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'assenza di personale idoneo tra gli strutturati dell'ISFOL e quindi l'assenso definitivo alle assunzioni;
inspiegabilmente, nel dicembre del 2010, il Ministero ha, di fatto, revocato l'autorizzazione e la copertura finanziaria necessarie per il completamento delle assunzioni; Due delle tre ricorrenti hanno avviato un contenzioso con l'Isfol e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali -:
per quali ragioni il Ministero del lavoro e delle politiche sociali dopo le prime procedure abbia revocato l'autorizzazione a nuove assunzioni e l'utilizzo dei fondi europei in capo alla direzione generale per il volontariato che avrebbero costituito la copertura finanziaria di dette posizioni, peraltro a tempo determinato;
se il Governo sia consapevole del rischio di essere condannato, in sede di tribunale del lavoro, a procedere alle assunzioni in questioni con possibili aggravi, a causa del contenzioso, sulle risorse pubbliche considerato che tale comportamento da parte del Ministero rischia di porsi in contrasto con quanto previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010 sulla continuità dei servizi IAS all'interno dell'ISFOL e sul subentro dell'ISFOL in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi del disciolto ente;

se la mancata autorizzazione sia motivata dal blocco del turn over nelle assunzioni della pubblica amministrazioni e se pertanto tale blocco riguardi sia le assunzioni a tempo determinato, sia le posizioni interamente coperte, dal punto di vista della copertura finanziaria, da fondi europei.
(5-04660)

Interrogazione a risposta scritta:

MIOTTO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da numerose settimane non trova soluzione la incerta situazione che vivono i 37 dipendenti dell'hotel Bertha di Montegrotto Terme (Padova), uno dei più prestigiosi alberghi del bacino termale euganeo, chiuso per dichiarato fallimento;
dall'1o aprile i dipendenti sono senza stipendio, hanno già esaurito il periodo di sospensione, ma non possono accedere ad alcun ammortizzatore sociale perché la società di gestione dell'albergo - Stemas s.r.l. - ha chiesto ed ottenuto nel gennaio scorso il fallimento e si dichiara estranea alla vicenda, mentre la società Terme Bertha s.r.l., proprietaria della struttura afferma di non aver obblighi nei confronti dei dipendenti che non ha mai assunto;
nelle scorse settimane i lavoratori sostenuti dalle organizzazioni sindacali hanno effettuato numerose manifestazioni per sensibilizzare le istituzioni su questa vertenza difficile perché sono invisibili le parti datoriali, ma necessita un più deciso intervento del Ministero al fine di individuare i soggetti che devono attivare le opportune azioni per assicurare ai lavoratori almeno le tutele dovute per legge;
peraltro, il bacino termale euganeo ha già subito in questi mesi la perdita di numerosi posti di lavoro a causa della chiusura di alcuni alberghi in conseguenza della crisi del termalismo, settore dimenticato dalle politiche economiche nazionali e regionali, con gravi ripercussioni su tutta l'economia dell'area -:
quali interventi urgenti il Ministro interrogato intenda attivare allo scopo di garantire, innanzitutto, gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che hanno perso il lavoro nonché quali iniziative intenda promuovere per affrontare la crisi del settore termale nel bacino euganeo al fine di garantire opportunità occupazionali per i lavoratori e livelli di crescita per l'economia dell'area.
(4-11723)

...

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:

PALAGIANO. - Al Ministro della salute - Per sapere - premesso che:
in Italia sono diverse migliaia le coppie che perdono la loro capacità riproduttiva a causa di trattamenti medici - come radioterapia o chemioterapia - utilizzati per trattare una patologia oncologica che colpisce uno dei due partner;
gli effetti di tali trattamenti sull'attività riproduttiva sono noti da lungo tempo, cosicché la malattia oncologica, anche se curata in maniera definitiva, può determinare un danno permanente per la coppia, che coinvolge anche la sfera personale e sociale;
la principale tecnica per garantire la fertilità e permettere una futura gravidanza è senz'altro la crioconservazione degli embrioni e quindi il ricorso alla procreazione medicalmente assistita;
esistono tuttavia dei limiti, come l'impossibilità di sottoporsi ad una stimolazione ormonale per la necessità di iniziare immediatamente il trattamento antineoplastico o la presenza di un tumore ormone-sensibile,

o la mancanza di un partner, o, naturalmente, il trattamento di pazienti in età pediatrica;
negli ultimi 15 anni, è in fase di studio e sperimentazione il trapianto di tessuto ovarico (OTT), crioconservato o fresco, che permetterà di superare i limiti attuali; tale tecnica ha ottenuto incoraggianti risultati preliminari negli esperimenti sugli animali, ma sull'uomo è ancora oggi in fase sperimentale. Si tratta, quindi, di procedure «giovani» con casistiche limitate. Uno dei centri con maggior esperienza è quello dell'ospedale Universitario di Copenaghen diretto dal professor Claus Yding Andersen, che con la sua équipe ha realizzato oltre 300 congelamenti di tessuto ovarico. Al 2009 il gruppo danese aveva realizzato 10 trapianti autologhi con una significativa percentuale di attecchimento. In questi dieci casi, a seguito dell'esecuzione di tecniche di riproduzione assistita sono state ottenute 3 gravidanze;
al 2010 in tutto il mondo le gravidanze ottenute dal trapianto di tessuto ovarico, a seguito di una patologia oncologica sono state 9;
il 19 aprile 2011 è stata inaugurata a Roma, presso l'Istituto nazionale tumori Regina Elena la banca del tessuto ovarico, alla presenza del Ministro interrogato;
questa bio-banca, per la quale è stata prevista una spesa di circa 400mila euro - coperti da un apposito fondo già stanziato dal Ministero della salute in favore della regione Lazio - è la terza in Italia, dopo quelle di Palermo e Torino;
è meritorio che il Governo affronti la problematica dell'infertilità derivante da patologie oncologiche in maniera così concreta, tuttavia, la scelta di inserire una struttura come la bio-banca del tessuto ovarico all'interno di un polo oncologico suscita numerose quanto legittime perplessità ed interrogativi;
la scelta di utilizzare un polo oncologico e non un centro di procreazione medicalmente assistita Impone, necessariamente, che il tessuto prelevato e manipolato in una sede venga comunque inviato altrove per la successiva lavorazione e reimpianto;
il tessuto ovarico, sia che si tratti di strips che di ovaio intero, è estremamente prezioso ed il trasporto comporta, senza dubbio, un rischio molto alto;
nel nostro Paese esistono diversi centri pubblici di procreazione medicalmente assistita. Tali centri sono specificatamente costituiti per trattare tutte le problematiche di infertilità di coppia e sono già forniti di numerose ed importanti attrezzature per la crioconservazione;
il personale di tali centri ha già l'expertise per il trattamento di oociti, tessuto testicolare, tessuto ovarico;
inoltre, l'investimento economico per inserire una bio-banca del tessuto ovarico all'interno di un centro pubblico di PMA sarebbe stato inferiore, poiché in tali strutture - come suddetto - sono già presenti attrezzature e personale dedicato;
questa scelta non sembra tenere nella giusta considerazione la sfera psicologica di una donna che si trova costretta a recarsi nuovamente in un centro oncologico, dopo aver affrontato e sconfitto la malattia -:
quale sia il criterio per il quale si è deciso di inserire tale struttura all'interno dell'istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma e non presso una struttura pubblica dotata di un centro di PMA o presso un istituto universitario attrezzato con laboratori di PMA più idonei sia per fini assistenziali che di ricerca, anche considerato che per questa particolare tecnica è fondamentale il supporto di biologi esperti più che di oncologi;
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del fatto che, per ottenere una gravidanza, in seguito al trapianto di tessuto ovarico è necessario, il più delle volte, il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita;

su quali basi decida di investire per un intervento «straordinario» come questo - tra l'altro ancora in fase sperimentale - quando, in diverse regioni italiane, i finanziamenti per l'applicazione ordinaria della legge n. 40 del 2004 sono ancora bloccati;
se si siano considerati e valutati tutti i possibili rischi derivanti dal trasporto del tessuto ovarico dal polo oncologico all'eventuale centro di procreazione medicalmente assistita.
(5-04659)

Interrogazioni a risposta scritta:

MIOTTO, LIVIA TURCO, PEDOTO, BOSSA, MURER, BURTONE e BUCCHINO. - Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
da martedì 1o febbraio 2001 entrerà in vigore il sistema sanzionatorio così come previsto dal decreto legislativo n. 150 del 2009 per tutti quei medici che non invieranno on-line i certificati di malattia all'Inps;
le sanzioni previste dal decreto legislativo prevedono il licenziamento del medico o l'interruzione della sua convenzione con il sistema sanitario nazionale dopo due mancate trasmissioni on-line del certificato di malattia all'Inps;
in data 28 gennaio 2011, ben dodici sigle sindacali della dirigenza medica e della medicina generale (Anaao Assomed, Fimmg, Cimo Asmd, Aaroi Emac, Fvm, Cisl Medici, Fassic, Intesa Sindacale [Cisl Medici, Cgil Medici, Simet e Sumai] e Smi) hanno chiesto, in una lettera congiunta un incontro urgente con il ministro Brunetta per valutare lo stato di attuazione e «concordare le più ragionevoli soluzioni per procedere nell'innovazione, garantendo serenità alla categoria ed ai cittadini», nonché il mantenimento della sospensione del sistema sanzionatorio e l'ammissione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei medici ai lavori della Commissione tecnica con l'obiettivo di completare il percorso innovativo entro la fine del corrente anno;
il sistema, come denunciano i sindacati di categoria, presenta ancora molte criticità, nelle procedure non omogenee tra medici ospedalieri e medici di medicina generale, ed inoltre da difficoltà tecniche a partire dalla piattaforma che spesso si blocca, o a programmi e connessioni inadeguate, alla difficoltà di inviare il certificato di malattia quando si certifica la stessa al domicilio del paziente, fino al call center che non funziona" ed, ancora, solo il 50 per cento dei medici è davvero in grado di procedere per via informatica all'invio dei certificati anche perché nonostante il territorio sia ormai coperto al 92 per cento dalla rete ADSL, il vero problema è la velocità di trasmissione dei dati, media assolutamente bassa nelle aree di provincia meno densamente popolate, che aumenta via via quando si prendono in considerazione aree con centri più popolosi;
con il sistema sanzionatorio previsto dal decreto legislativo n. 150, il medico viene colpito con la sanzione disciplinare che non è differenziata tra il caso di assenza di attrezzature adeguate all'invio del certificato e il caso di cattivo funzionamento del sistema informatico del Ministero -:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno intervenire urgentemente per dare una risposta positiva alle richieste dei medici, prorogando il termine per la decorrenza del sistema sanzionatorio e assicurando l'ammissione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei medici ai lavori della Commissione tecnica con l'obiettivo di completare il percorso innovativo entro la fine del corrente anno, nonché quali siano i dati fino ad oggi dell'applicazione della norma relativa all'invio dei certificati on-line da parte dei medici divisi per regione e provincia.
(4-11704)

MIOTTO, LIVIA TURCO, PEDOTO, BOSSA, MURER, BURTONE e BUCCHINO. - Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
da martedì primo febbraio 2011 entrerà in vigore il sistema sanzionatorio così come previsto dal decreto legislativo n. 150 del 2009 per tutti quei medici che non invieranno on line i certificati di malattia all'Inps;
le sanzioni previste dal decreto legislativo prevedono il licenziamento del medico o l'interruzione della sua convenzione con il sistema sanitario nazionale dopo due mancate trasmissioni on line del certificato di malattia all'Inps;
in data 28 gennaio 2011, ben dodici sigle sindacali della dirigenza medica e della medicina generale (Anaao Assomed, Fimmg, Cimo Asmd, Aaroi Emac, Fvm, Cisl Medici, Fassic, Intesa Sindacale [Cisl Medici, Cgil Medici, Simet e Sumai] e Smi) hanno chiesto, in una lettera congiunta, un incontro urgente con il Ministro interrogato per valutare lo stato di attuazione e «concordare le più ragionevoli soluzioni per procedere nell'innovazione, garantendo serenità alla categoria ed ai cittadini», nonché il mantenimento della sospensione del sistema sanzionatorio e l'ammissione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei medici ai lavori della Commissione tecnica con l'obiettivo di completare il percorso innovativo entro la fine del corrente anno;
il sistema, come denunciano i sindacati di categoria, presenta ancora molte criticità, nelle procedure non omogenee tra medici ospedalieri e medici di medicina generale, ed inoltre dà difficoltà tecniche a partire dalla piattaforma che spesso si blocca, o a programmi e connessioni inadeguate, alla difficoltà di inviare il certificato di malattia quando si certifica la stessa al domicilio del paziente, fino al call center che non funziona ed, ancora, solo il 50 per cento dei medici è davvero in grado di procedere per via informatica all'invio dei certificati anche perché nonostante il territorio sia ormai coperto al 92 per cento dalla rete ADSL, il vero problema è la velocità di trasmissione dei dati, media assolutamente bassa nelle aree di provincia meno densamente popolate, che aumenta via via quando si prendono in considerazione aree con centri più popolosi;
con il sistema sanzionatorio previsto dal decreto legislativo 150, il medico viene colpito con la sanzione disciplinare che non è differenziata tra il caso di assenza di attrezzature adeguate all'invio del certificato e il caso di cattivo funzionamento del sistema informatico del Ministero -:
se i ministri interrogati non ritengano opportuno intervenire urgentemente per dare una risposta positiva alle richieste dei medici, prorogando il termine per la decorrenza del sistema sanzionatorio e assicurando l'ammissione dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei medici ai lavori della Commissione tecnica con l'obiettivo di completare il percorso innovativo entro la fine del corrente anno nonché per sapere quali siano i dati fino ad oggi dell'applicazione della norma relativa all'invio dei certificati on line da parte dei medici divisi per regione e provincia.
(4-11705)

CASSINELLI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in Italia la legge fissa un limite preciso e severo, vietando la somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 16 anni e, dal luglio 2010, introducendo il «tasso alcolico zero» per i neopatentati tra i 18 e i 21 anni;
le regole sono spesso aggirate, come testimoniano numerosi fatti di cronaca. Il 27 febbraio 2011 ha avuto luogo una delle ultime tragedie relative all'abuso di bevande alcoliche tra i giovani: un ragazzo di 26 anni, ubriaco al volante della sua auto ha travolto e ucciso nella notte un genovese di 22 anni nei pressi della frazione di Bragno, nel comune di Cairo Montenotte;

nel 2010, rispetto al 2009, sono aumentati gli incidenti mortali che avvengono di notte durante il week end: 353 a fronte dei 346 del 2009, provocando 397 vittime rispetto alle 391 del 2009;
in Italia secondo uno studio promosso dal Ministero della gioventù, dall'Istituto superiore di sanità e dalla fondazione Ania, il 44 per cento dei giovani italiani che esce la notte dai locali ha un tasso alcolico superiore alla soglia consentita e il 34,6 per cento è già sopra il limite quando entra in discoteca. Tra i 13 e i 24 anni, invece, il 55 per cento dei maschi e il 40,7 per cento delle femmine sono consumatori regolari di bevande alcoliche, così come il 9,5 per cento di chi ha tra i 13 e i 15 anni;
in Liguria il 40 per cento della popolazione beve fuori pasto soprattutto fra i ragazzi: tra gli 11 e i 18 anni di età beve fuori pasto il 30 per cento dei maschi e il 20 per cento delle femmine, mentre tra i 18 e i 24 anni la percentuale aumenta al 50 per cento per i maschi e al 33 per cento per le femmine -:
quali iniziative, il Governo intenda assumere sia al fine di incrementare e potenziare progetti e strutture per aiutare i giovani a combattere l'alcolismo, sia per avviare una campagna di prevenzione e sensibilizzazione su questo grave tema, iniziando dalle scuole dell'obbligo.
(4-11707)

HOLZMANN. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è in atto una stabilizzazione di personale precario occupato presso varie amministrazioni pubbliche e anche la Croce rossa italiana attende da tempo che si possa assumere stabilmente il personale precario che presta servizio da anni;
tale personale a causa della precarietà del rapporto di lavoro subisce vari disagi, soprattutto nell'ottenere prestiti, mutui o fidi dalle banche con negative ripercussioni sulla vita famigliare;
detto personale è già in carico alla Croce rossa italiana e risulta necessario per l'espletamento dei compiti ad essa affidati -:
quando concretamente si potrà regolarizzare, con contratti a tempo indeterminato, il personale di cui in premessa.
(4-11730)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 16 della legge n. 194 del 1978 così dispone: «Entro il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero»;
è facilmente documentabile tramite il sito del Ministero della salute che nessuna delle Relazioni al Parlamento presentate dai Ministri della salute negli ultimi 12 anni ha rispettato la scadenza prevista dall'articolo 16 della legge n. 194 del 1978: una relazione è stata presentata il 21 aprile 2008; ben sette relazioni (fra cui quelle del 2009 e 2010) sono state presentate fra luglio e agosto, in un periodo in cui il Parlamento è chiuso per ferie; le restanti quattro relazioni sono state presentate nei mesi di settembre o ottobre;
rispetto alle relazioni di competenza del Ministro della giustizia, il sito del Ministero non fornisce alcuna indicazione utile sulla loro esistenza e sui loro contenuti;

è passato esattamente un anno da quando (21 aprile 2010) l'équipe medica dell'ospedale Sant'Anna riprese la somministrazione in regime ordinario della RU486 (cosiddetta aborto farmacologico), dopo quattro anni dallo stop della sperimentazione; pochi giorni prima, il 7 aprile 2010, la prima cittadina italiana, Sara, ricoverata presso il policlinico di Bari, aveva potuto accedere finalmente all'aborto farmacologico in regime legale ordinario e non più di sperimentazione, ben 32 anni dopo l'entrata in vigore della legge n. 194 del 1978, che all'articolo 15 già prevedeva la possibilità di accedere all'aborto farmacologico;
il 20 aprile 2011, erano 1.011 le donne che avevano potuto beneficiare della RU486 al S. Anna di Torino in un anno, dall'inizio della somministrazione in regime ordinario si tratta del 25 per cento del totale delle interruzioni di gravidanza all'Ospedale S. Anna; il 97 per cento delle donne, firmando il foglio di dimissioni, non è rimasta in ospedale nei due giorni intercorrenti l'assunzione della prima e della seconda pillola;
dai pochi dati pubblici reperibili è facilmente riscontrabile una profonda differenza di somministrazione della RU486 da regione a regione; secondo i dati diffusi dal distributore nell'ultimo anno sono arrivate negli ospedali circa 6mila confezioni, a cui corrispondono 6654 procedure di aborto (questo perché in Emilia Romagna si effettuano 3 interruzioni con una scatola). A livello regionale il primato per il numero di confezioni acquistate spetta al Piemonte con 1624 confezioni, seguito dalla Toscana con 773, dalla Liguria con 655 e dalla Puglia con 615. Decisamente bassa la richiesta al Centro e al Sud: nel Lazio, ad esempio, solo 142 scatole vendute, in Calabria e in Abruzzo 15 e nelle Marche addirittura 5; in Sardegna 57;
nel 2008 vi sono state in Italia oltre 121.000 interruzioni volontarie di gravidanza;
trimestralmente il Ministero della salute ha effettuato monitoraggi presso gli ospedali sugli aborti farmacologici effettuati -:
per quale motivo non ci si attenga a quanto disposto dall'articolo 16 della legge n. 194 del 1978, con riferimento ai termini di presentazione della citata relazione;
quando il Ministro intenda anche quest'anno, presentare la relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978;
se, in attesa della relazione suddetta, intenda rendere noti i dati dei monitoraggi effettuati in questi mesi sulla somministrazione della RU486 negli ospedali italiani;
in merito dalla suddetta somministrazione, come si possa spiegare la forte differenza di dati riscontrabili fra regione e regione;
quali iniziative intenda attuare per assicurare a tutte le donne italiane il diritto di accedere all'aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico, diritto loro garantito dall'articolo 15 della legge n. 194 del 1978.
(4-11735)

TESTO AGGIORNATO AL 28 APRILE 2011

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta immediata:

IANNACCONE, SARDELLI, BELCASTRO, D'ANNA, MILO, MARIO PEPE (IR), PIONATI, PORFIDIA e RUVOLO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Assicurazioni Generali s.p.a. è la più grande compagnia italiana di assicurazioni ed una delle più importanti al mondo e, secondo la classifica di Fortune global 500, le Assicurazioni Generali sono il primo gruppo economico italiano per fatturato;

fanno parte del gruppo Assicurazioni Generali s.p.a.: Ina Assitalia, Alleanza Toro, Generali Deutschland, Genertel, Fata Assicurazioni e Augusta Assicurazioni;
in particolare:
a) Alleanza Toro s.p.a. è una compagnia di assicurazioni con sede a Torino nata nel 2009, a seguito dell'incorporazione all'interno di Assicurazioni Generali e la successiva fusione con Toro Assicurazioni, ed ha partecipazioni in Lloyd Italico, in Augusta Assicurazioni spa, Toro Targa Assicurazioni, D.A.S. s.p.a.;
b) Generali Deutschland è un'holding che controlla circa 20 società assicurative ed è il secondo gruppo assicurativo della Germania;
c) Genertel è una compagnia di assicurazione nata il 1o luglio 1994 ed è stata la prima assicurazione in Italia ad offrire i servizi senza intermediari;
d) Fata Assicurazioni nel 2007 è stata scissa a Fata Assicurazioni danni s.p.a. e Fata Vita s.p.a.;
il presidente delle Assicurazioni Generali s.p.a., dottor Geronzi, ha rassegnato le dimissioni a seguito della decisione di dieci componenti del consiglio di amministrazione di procedere con una mozione di sfiducia;
il presidente delle Assicurazioni Generali s.p.a. fu nominato il 24 aprile 2010 e, da quanto si apprende da giornali e lanci di agenzie giornalistiche, avrebbe concordato una buonuscita di 16,65 milioni di euro;
una buonuscita di tale rilevanza ha prodotto grande scalpore tra i cittadini che si ritrovano a pagare prezzi assicurativi, a partire dalla responsabilità civile per le automobili, che raggiungono livelli insostenibili;
in particolare, nel Sud il costo dei premi assicurativi raggiunge picchi elevatissimi, basti pensare che, ad esempio, in una città come Avellino assicurare una motocicletta di 250 centimetri cubici può costare anche 2.000 euro l'anno;
il gruppo Assicurazioni Generali s.p.a. non solo è il primo gruppo per fatturato in Italia, ma ha anche un forte impatto sui livelli delle assicurazioni, che ormai necessitano di un intervento urgente affinché si giunga ad una riduzione effettiva dei relativi costi, ed è certo che notizie come quelle relative all'entità della buonuscita del presidente dimissionario, dottor Geronzi, non possono che ingenerare tra i cittadini richieste di non far pesare i lauti stipendi o le buonuscite di manager e dirigenti sui livelli dei premi richiesti, ad esempio, agli automobilisti -:
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché, a partire dal gruppo Assicurazioni Generali s.p.a., si giunga ad una riduzione effettiva dei premi assicurativi insostenibili, in particolare nel Mezzogiorno, che, ad avviso degli interroganti, potrebbe derivare anche da un atteggiamento di maggiore austerità nei confronti di buonuscite rilevanti e incomprensibili, come quella ricevuta dal dottor Geronzi.
(3-01613)
(Presentata il 26 aprile 2011)

ROTA, PIFFARI, DONADI, BORGHESI e EVANGELISTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
un consuntivo su questi primi tre anni di legislatura mostra con assoluta evidenza come sulle fonti energetiche rinnovabili il Governo non abbia di fatto investito praticamente nulla, ma, al contrario, ha fin dal primo momento scelto con forza di porre al centro delle sue strategie energetiche il ritorno al nucleare;
questa scelta, ad avviso degli interroganti, scellerata del nucleare imposta dal Governo fin dall'inizio, e che solo adesso - seppure in forma molto ambigua - sembrerebbe in parte «rimangiarsi», ha di fatto impedito di puntare fin da subito

su una politica energetica che avesse al centro la crescita delle energie alternative, con la conseguenza di «affossare» quanto di importante aveva fatto il precedente Governo di centrosinistra per il decollo di questo settore;
dopo ben tre anni di legislatura, il Ministro dell'economia e delle finanze sembra accorgersi solo adesso degli elevatissimi costi legati al nucleare, finora volutamente ignorati dal Governo, se è vero che nei giorni scorsi Tremonti coniava il concetto di «debito nucleare», secondo il quale i costi per il «decommissioning», cioè quelli derivanti dalla chiusura di una centrale nucleare, ridurrebbero il prodotto interno lordo del Paese e comunque ne aumenterebbero sensibilmente il debito;
è importante ricordare che il 12 e il 13 giugno 2011 gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum, promosso dall'Italia dei Valori, contro il nucleare, al fine di abrogare proprio la normativa che intende dare il via libera alla realizzazione di centrali nucleari sul territorio nazionale;
occorre, invece, puntare con maggiore determinazione a una vera innovazione in campo energetico, che deve vedere lo sviluppo delle energie rinnovabili nel rispetto della salvaguardia ambientale;
ci si augura che dopo la tragedia nucleare giapponese, possa aprirsi qualche minimo spiraglio in questa direzione all'interno dello stesso Governo. In questo senso si ricorda che sempre il Ministro dell'economia e delle finanze Tremonti, intervenendo il 19 aprile 2011 davanti alla Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo, sottolineava come «questa fase va utilizzata anche per sostenere investimenti pubblici destinati a operazioni di interesse collettivo: il finanziamento delle energie alternative risponde a questa esigenza»;
va rivista l'intera strategia energetica del Governo e il nuovo piano energetico nazionale, da troppo tempo atteso, deve diventare l'occasione per sostenere e aumentare con determinazione gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e nella ricerca e sviluppo in questo ambito. Si ricorda che l'obiettivo che l'Unione europea ha posto all'Italia è quello di coprire entro il 2020 con le fonti energetiche rinnovabili il 17 per cento dei consumi energetici nazionali;
finora l'unico provvedimento di rilievo di questa legislatura, che ha riguardato le energie alternative, è stato il recente decreto legislativo n. 28 del 2011 di attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Un provvedimento che, per come formulato, secondo gli interroganti, bloccherà lo sviluppo del settore delle rinnovabili che producono energia elettrica, e che per tali ragioni è riuscito a raccogliere una serie di forti critiche, sia dal mondo imprenditoriale del settore che dalla totalità delle associazioni ambientaliste, tanto che il Governo in queste ore sta provvedendo a varare un decreto interministeriale parzialmente correttivo del decreto legislativo n. 28 del 2011. Peraltro, la lettura della bozza del suddetto decreto correttivo, ha già provocato le prime critiche da parte delle principali associazioni di categoria operanti nel settore delle rinnovabili, che lo ritengono del tutto insoddisfacente;
tutta questa incertezza e quella che agli interroganti appare come totale improvvisazione non può che ripercuotersi negativamente sugli investimenti in un settore strategico e «anticiclico», quale è appunto quello delle energie pulite, che avrebbe, invece, bisogno di certezze e di un quadro normativo chiaro e non in continua modificazione -:
se non ritenga urgente varare un nuovo piano energetico nazionale che superi definitivamente la nefasta parentesi nucleare e ponga finalmente al centro della politica energetica nazionale lo sviluppo delle energie rinnovabili e la filiera italiana del settore, garantendo a tal fine le necessarie risorse finanziarie.
(3-01614)
(Presentata il 26 aprile 2011)

REGUZZONI, LUSSANA, LUCIANO DUSSIN, FOGLIATO, MONTAGNOLI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAL LAGO, D'AMICO, DESIDERATI, DI VIZIA, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 11 febbraio 2011, la Gazzetta ufficiale ha pubblicato un bando di gara concernente l'accordo quadro per la fornitura di 79 mila completi da lavoro estivi ed invernali per addetti al recapito delle Poste italiane, per un valore stimato, iva esclusa, pari ad euro 12.521.500;
i requisiti comprendono esplicitamente il rispetto, da parte dei concorrenti, della certificazione ambientale ISO14001 ed impongono, altresì, il possesso del certificato ISO9001;
si suppone che il bando di gara, comunitario, sia rivolto ad imprese operanti nell'Unione europea, aziende singole o raggruppamenti temporanei che siano;
i prezzi posti a base d'asta risultano, invece, sostenibili solo da imprese manifatturiere asiatiche o quanto meno con impianti delocalizzati in Asia, giacché per un kit completo e comprensivo di una giacca a vento, tre pantaloni e gonne, quattro camicie, un maglione con collo a v, due maglioni a collo alto unisex ed un cappellino si parte da euro 210 -:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere affinché nelle «aste pubbliche» i prezzi posti a base d'asta possano essere tali da consentire la partecipazione di aziende e raggruppamenti temporanei d'impresa effettivamente basati in Europa, considerato che prezzi così bassi, come quelli ricordati in premessa, non favoriscono la qualità dei prodotti e alimentano la pratica più o meno surrettizia dei subappalti che favoriscono imprese con siti produttivi delocalizzati in Asia.
(3-01615)
(Presentata il 26 aprile 2011)

Interrogazione a risposta orale:

BOSI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da mesi si assiste ad una progressiva diminuzione degli orari di apertura di molti uffici postali in provincia di Grosseto e, in alcuni casi, alla loro dismissione, nonostante le proteste dei cittadini e delle istituzioni locali. Per citare solo alcuni episodi, la direzione provinciale ha appena annunciato che l'ufficio di Seggiano resterà aperto solo due giorni alla settimana, dopo aver già drasticamente ridotto gli orari in altri dodici uffici, e confermato la chiusura definitiva delle sedi di Selvena, Puntone di Scarlino, Casal di Pari e Gerfalco;
in questo quadro rientra anche l'accorpamento dell'ufficio postale di San Quirico con quello di Sorano a seguito dell'inagibilità della sede, peraltro di proprietà del demanio statale;
come se non bastasse arrivano da buona parte della provincia di Grosseto segnalazioni di disservizi nella consegna della posta che avviene, in alcuni casi, con notevoli ritardi come accade, per esempio, a Castiglion della Pescaia, Isola del Giglio, Roccalbegna e in molte zone dell'Amiata e delle Colline Metallifere -:
se non ritenga che, pur in presenza di realtà a volte poco abitate, trattandosi di un servizio pubblico, anche gli abitanti della provincia di Grosseto abbiano diritto ad un servizio postale almeno a livelli dignitosi e che la politica di costante

ridimensionamento portata avanti dalla direzione provinciale di Grosseto non finisca per ridurre la presenza di Poste italiane al solo capoluogo e nei centri più popolati, dove peraltro non mancano i problemi e i disservizi.
(3-01619)

Interrogazione a risposta scritta:

GIRLANDA e BITONCI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i servizi postali negli Stati Uniti e nei principali Paesi europei offrono da molti anni la possibilità di acquistare online le affrancature postali, da stampare ed applicare direttamente sulla corrispondenza senza doversi recare fisicamente presso un ufficio postale o un rivenditore;
tale servizio è particolarmente utile in molte circostanze, a fronte ad esempio di rivenditori sprovvisti del taglio di francobolli necessario, nel caso di piccoli centri o quartieri cittadini sprovvisti di rivenditori o uffici postali, per le spedizioni da parte di piccole e medie imprese e così via;
al di là dei vantaggi specifici, si tratta di un servizio che comunque favorisce fortemente l'utente evitandogli inutili code agli sportelli e il vincolo dell'orario di apertura dei rivenditori; il servizio di affrancatura online, in considerazione dell'alto livello tecnologico dei sistemi adottati che predispongono per ogni affrancatura un codice univoco a lettura ottica che rende impossibili le frodi, le falsificazioni e gli usi multipli dell'affrancatura, garantisce sicurezza e affidabilità alle amministrazioni postali che lo hanno adottato, come l'United States Post Service americano e i molti servizi postali all'interno dell'Unione europea;
sin dal 2002 strumenti per computer come Office di Microsoft offrono agli utenti il servizio di stampa dell'affrancatura elettronica, qualora prevista dal proprio servizio postale -:
quale sia il livello di meccanizzazione attuale presso i CMP di Poste Italiane e se gli impianti attualmente in uso consentano l'utilizzo di affrancature elettroniche;
quali provvedimenti si intendano adottare per avviare quanto prima anche in Italia questo servizio particolarmente utile e auspicato dagli utenti.
(4-11720)

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Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta scritta Barbieri n. 4-11465, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Antonino Foti, Versace.

L'interrogazione a risposta in commissione Marchioni n. 5-04637, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Farinone.

L'interrogazione a risposta scritta Fugatti n. 4-11672, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 aprile 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di un documento di indirizzo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
risoluzione in commissione Valducci n. 7-00400 del 5 ottobre 2010.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta scritta Reguzzoni n. 4-11503 del 6 aprile 2011.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta del presentatore:
interrogazione a risposta in commissione Miotto e altri n. 5-04135 del 1o febbraio 2011 in interrogazione a risposta scritta n. 4-11704;
interrogazione a risposta in commissione Miotto e altri n. 5-04136 del 2 febbraio 2011 in interrogazione a risposta scritta n. 4-11705.

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ERRATA CORRIGE

Interrogazione a risposta in commissione Toto n. 5-04554 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 459 del 6 aprile 2011. Alla pagina 20964, seconda colonna, alla riga quarantaduesima, deve leggersi: «128 milioni di euro»; e non «28 milioni di euro»; come stampato.

Risoluzione in commissione Valducci n. 7-00551 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 459 del 6 aprile 2011. Alla pagina 20941, prima colonna, dalla riga trentanovesima alla riga quarantesima, deve leggersi: «il predetto comma 12-bis dell'articolo 142 del codice della strada prevede», e non «il predetto comma 21-bis dell'articolo 142 del codice della strada prevede», come stampato.

Interpellanza urgente Carlucci e altri n. 2-01053 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 464 del 14 aprile 2011. Alla pagina 21220, prima colonna, dalla riga ventisettesima alla riga trentesima deve leggersi: «I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:» e non «I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:», come stampato.