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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 26 luglio 2011

TESTO AGGIORNATO AL 6 SETTEMBRE 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
la condizione di molti degli impianti olimpici realizzati nella provincia di Torino, segnatamente nei territori di montagna, risulta al momento un nodo critico nella gestione amministrativa degli stessi;
le strutture che sono state realizzate in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino del 2006 risultano attualmente in uno stato allarmante di degrado, nel silenzio dell'amministrazione locale e del Governo;
l'Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici Torino 2006, istituita dalla legge 9 ottobre 2000, n. 285, ha coordinato e monitorato la progettazione edilizia, infrastrutturale e impiantistica di tutte le strutture operative e funzionali nell'ambito delle manifestazioni sportive delle Olimpiadi invernali di Torino 2006;
già con l'articolo 3, comma 25, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, era stato previsto che «le residue attività dell'Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici Torino 2006 sono svolte, entro il termine di tre anni, da un commissario liquidatore»;
ai sensi dell'articolo 2, comma 5-octies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, è stata prevista una proroga per l'attività del commissario liquidatore dell'Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici Torino 2006 «fino alla completa definizione delle attività residue affidate al commissario liquidatore e comunque non oltre il 31 dicembre 2014»;
malgrado l'attività dell'Agenzia sia stata procrastinata a norma di legge, risultano non utilizzati circa 40 milioni di euro di avanzo di bilancio della stessa: risorse confermate dal Ministero dell'economia e delle finanze;
a tali risorse accantonate ed inutilizzate si aggiungono ulteriori fondi - originariamente destinati alla gestione degli impianti olimpici - che non riescono ad essere gestiti dagli enti locali poiché attualmente bloccati, anche in ragione di contenziosi subentrati all'indomani dell'evento olimpico con alcune società impegnate nella realizzazione degli stessi impianti e strutture;
attualmente esiste una vera e propria impasse nella gestione delle strutture - molte delle quali decadenti - testimonianza delle Olimpiadi invernali del 2006: molte di queste strutture vivono una pesante condizione di degrado che necessita di essere sanata, onde evitare riflessi negativi sia in termini di costi per lo Stato che di inficiata promozione territoriale delle aree direttamente coinvolte dal sopra indicato degrado infrastrutturale,


impegna il Governo:


a predisporre quanto prima ogni eventuale iniziativa normativa al fine di consentire lo sblocco delle risorse attualmente disponibili presso l'Agenzia per lo svolgimento dei Giochi olimpici Torino 2006, affinché le medesime vengano destinate equamente, secondo criteri prestabiliti, ai siti olimpici che sorgono sui territori, con l'obiettivo anche di incentivare la promozione territoriale e turistica dell'area olimpica, vessata da anni di abbandono infrastrutturale.
(1-00698)
«Di Biagio, Barbaro, Della Vedova».

La Camera,
premesso che:
il Mezzogiorno riveste oggi un ruolo strategico per l'intero Paese, grazie alla posizione strategica al centro del Mediterraneo;

il Meridione è il termine naturale della realizzazione delle reti transeuropee TEN (trans european network), in un quadro sistemico europeo di trasporto integrato;
il progetto TEN «Corridoio n. 1» rappresenta un asse fondamentale di trasporto per i collegamenti a livello comunitario, poiché attraversa da nord a sud l'intera Germania, l'Austria e l'Italia. Oltre un terzo dell'intero traffico transalpino interessa il passo del Brennero, il valico alpino a quota più bassa, che riveste quindi un'importanza cruciale nell'ambito del trasporto persone e dell'interscambio tra il Nord e il Sud del continente europeo;
la Commissione europea, nell'analisi del progetto di bilancio comunitario per il 2020, presentato il 29 giugno 2011, ha proposto, cambiando la geografia europea delle grandi infrastrutture, di cancellare il suddetto progetto TEN «Corridoio 1» Berlino-Palermo, per sostituirlo con un nuovo «Corridoio 5» Helsinki-La Valletta, di fatto confinando la Sicilia ad una dimensione interregionale, trascurando anche la sua funzione di gateway verso l'Africa;
la novità, che potrebbe apparire marginale e che prevede un allungamento del tracciato per includere nuovi territori che sono entrati a far parte dell'Unione tra i quali Malta, nella realtà non si limita a modificare solo i capilinea del corridoio, spostandoli rispettivamente più a Nord da Berlino ad Helsinki, e più a Sud, da Palermo a Malta, ma anche l'asse di «scorrimento» del traffico di merci e passeggeri, che non si muoverebbe più secondo la direttrice nord-sud, ma interromperebbe a Napoli il suo percorso naturale verso il confine meridionale d'Europa per deviare verso Bari, da dove, attraverso una nuova «autostrada del mare», si collegherebbe al porto di La Valletta;
ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, tale ridisegno del tracciato, oltre ad essere illogico dal punto di vista geografico ed economico, viola i principi di coesione territoriale, sociale ed economica, sui quali si fonda il Trattato dell'Unione europea;
la proposta contrasta, inoltre, in maniera stridente con il regolamento (CE) n. 913/2010 che disciplina il traffico merci e che ha disegnato, in virtù delle nuove adesioni all'Unione di Paesi del nord Europa, un corridoio speciale per le merci - il numero 4 - che nasce a Stoccolma e termina a Palermo secondo una logica completamente diversa, che adesso si vorrebbe abbandonare;
la decisione sul nuovo percorso del Corridoio 1 non è solo di rilevanza europea, ma ha un immediato risvolto a livello nazionale con ripercussioni assai gravi che riguardano il piano nazionale dei trasporti;
senza un collegamento di primo livello nessuna infrastruttura progettata a sud di Napoli avrebbe più un fondamento economico. L'esclusione delle due regioni Calabria e Sicilia dall'asse principale dei trasporti nord-sud escluderebbe anche la finanziabilità di tutte le infrastrutture connesse, facendo saltare tutto il sistema dei trasporti dell'Italia meridionale, l'alta capacità ferroviaria fra Napoli e Reggio Calabria, la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, l'ammodernamento delle ferrovie tra le aree metropolitane di Catania, Messina e Palermo, il collegamento ferroviario ad alta capacità con i porti di Augusta e Pozzalla;
si vanificherebbero grossi investimenti già fatti per la realizzazione di opere previste dalla legge obbiettivo, da quelle già realizzate a quelle appaltate o solo progettate, che diverrebbero antieconomiche per definizione, delineando uno scenario antitetico rispetto alla programmazione nazionale, che prevede di dotare il Mezzogiorno di un livello adeguato di infrastrutture;
con riferimento alla nuova autostrada del mare che collegherebbe Bari con La Valletta, si tratta di un lungo e

improbabile collegamento navale lungo circa 420 miglia, per oltre 24 ore di navigazione, pari a dieci volte, in termini di tempi e di distanza, quello che separa la Sicilia dall'isola di Malta;
la Commissione avrà tempo fino al 21 settembre 2011 per ufficializzare la sua proposta ed affidarla al lungo processo di co-decisione che coinvolge il Parlamento europeo, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale ed infine il Consiglio dei ministri europei,


impegna il Governo:


ad intervenire presso le autorità europee affinché il Corridoio n. 1 Berlino-Palermo sia ripristinato nella sua configurazione originaria, al fine di scongiurare il pericolo del definitivo isolamento di importanti regioni meridionali dal resto d'Europa;
ad assegnare la massima priorità nell'ambito degli interventi per la realizzazione delle opere incluse nel programma operativo nazionale «trasporti», alla realizzazione del Corridoio paneuropeo n. 1 (Palermo-Berlino);
a valutare attentamente le opere infrastrutturali da realizzare dal punto di vista della loro sostenibilità economica ed ambientale e della loro funzionalità, concentrando le risorse verso interventi infrastrutturali realmente utili al Paese, e definendo uno specifico piano infrastrutturale per il Mezzogiorno, in particolare assumendo come fondamentale la definizione del Corridoio 1 Palermo-Berlino, attraverso la costruzione del ponte sullo stretto, il completamento dell'autostrada Reggio Calabria-Salerno e la realizzazione e l'ammodernamento di fondamentali opere di viabilità primaria e secondaria.
(1-00699)
«Lo Monte, Commercio, Lombardo, Oliveri, Brugger».

Risoluzioni in Commissione:

La XI Commissione,
premesso che:
l'articolo 8 della legge 3 maggio 1999 n. 124 stabilisce il trasferimento degli ATA (personale ausiliario, tecnico ed amministrativo) e degli ITP (insegnanti tecnico pratici) dai ruoli degli enti locali a quelli dello Stato, attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza;
il succitato articolo 8 della legge n. 124 del 1999 determina una netta distinzione tra e due figure professionali, per le quali «non può, quindi, essere affermata l'esistenza di quella identità di situazioni giuridiche (...)» (sentenza Corte costituzionale n. 322 del 26 luglio 2005);
il decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione) esplicita la diversità di funzioni tra il personale docente ITP (articolo 395) ed il personale ATA (articolo 543);
l'accordo sindacati-ARAN del 20 luglio 2000 ha stravolto l'articolo 8 della legge n. 124 del 1999 determinando l'inquadramento del personale trasferito allo Stato non più attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza (come stabilito dalla legge) bensì attraverso quanto percepito nell'ente di provenienza, al netto di tutte quelle indennità che negli enti locali contribuivano in massima parte a determinare l'entità dello stipendio stesso;
il suddetto accordo ha determinato l'obbligo della restituzione di ingenti somme di denaro sino ad ora percepite dal personale interessato, penalizzando ulteriormente la situazione economica già difficile di molte famiglie;
lo stesso accordo ARAN, in applicazione dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999 al punto 6, dell'articolo 2 sancisce che: «Agli ITP ed agli assistenti di cattedra appartenenti alle VI qualifica funzionale

degli enti locali si applicano gli istituti contrattuali della scuola per quanto attiene alla funzione docente»;
il contenzioso determinatosi dopo l'applicazione dell'accordo ARAN ha visto il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca soccombere di fronte alla quasi totalità delle sentenze dei tribunali, delle corti di appello e alla totalità delle sentenze di tutte le sezioni della Cassazione che hanno smentito l'accordo ARAN ritenuto privo di natura normativa ripristinando così, come previsto dall'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il diritto del personale al riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza;
con la legge finanziaria per il 2006 (articolo 1, comma 218) il Governo dettando un interpretazione «autentica» disconosceva i diritti acquisiti dai lavoratori ex dipendenti enti locali;
le sentenze e le ordinanze emesse dalla Corte costituzionale (che hanno ritenuto legittimo il comma 218 della legge finanziaria per il 2006) sulle ordinanze di rinvio emesse dai tribunali e corti di appello, hanno avuto come unico riferimento il personale ATA di cui al comma 2 dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999 e mai il personale docente ITP di cui al comma 3 (sentenze n. 234 del 2007, n. 311 del 2009 - ordinanze numeri 400 del 2007, 212 del 2008 ed altre);
l'articolo 10 del decreto interministeriale n. 184 del 23 luglio 1999 stabilisce che «gli assistenti di cattedre gli insegnanti tecnico-pratici sono inquadrati in ruolo, per la prosecuzione nelle funzioni già svolte negli istituti di servizio alla data del 25 maggio 1999» e sono rimasti inquadrati nello stesso profilo anche dopo il trasferimento allo Stato con continuità di inquadramento e di funzioni;
il comma 218 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 recita: «il comma 2 dell'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all'atto del trasferimento...2 esclude totalmente, dalla sua interpretazione, il personale docente ITP e gli assistenti di cattedra individuato ai sensi del comma 3 che, pertanto mantiene per legge il diritto al riconoscimento giuridico ed economico dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza»;
gli ITP transitati dagli enti locali nei ruoli statali erano, alla data del 1 gennaio 2000, 977 unità mentre ad oggi non superano le 700 unità e che tale numero di personale è destinato ad azzerarsi essendo esclusa qualsiasi ipotesi di integrazione dell'attuale organico,


impegna il Governo:


a prevedere le opportune iniziative normative per giungere ad una definitiva soluzione della questione degli ITP che si protrae ormai da molto tempo, al fine di provvedere al riconoscimento totale, ai fini giuridici ed economici, dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza dalla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 1999, n. 124;
a valutare l'opportunità di predisporre in tempi brevi la sospensione del recupero illegittimo delle somme già corrisposte agli ITP, prima dell'emanazione del comma 218 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 che rappresenta un onere assolutamente insostenibile per le famiglie coinvolte.
(7-00657)
«Giammanco, Vincenzo Antonio Fontana, Ceccacci Rubino, Pelino, Barbieri, Marinello, Zazzera, Goisis, Gianni, Ghizzoni, Capitanio Santolini».

La XI Commissione,
premesso che:
con circa 180.000 dipendenti in oltre 80 Paesi, Thyssenkrupp AG è un gruppo multinazionale che opera nel campo dei materiali e delle tecnologie;
le attività e il know how del gruppo si focalizzano in due divisioni: materials e tecnologies;
la Thyssenkrupp Italia spa possiede il 100 per cento del pacchetto azionario della società, attualmente denominata Thyssenkrupp acciai speciali Terni, con stabilimenti produttivi a Terni ed è tra i maggiori produttori mondiali di laminati piani di acciaio inossidabile, prodotto core business della società;
in data 13 maggio 2011 il comitato di sorveglianza di Thyssenkrupp AG ha approvato il progetto di scorporo della divisione Stainless Global, il settore della multinazionale dedicato all'acciaio inox. La decisione di Thyssenkrupp coinvolge 3.800 dipendenti italiani e in particolare riguarda il sito produttivo dell'AST di Terni, un complesso industriale di eccellenza destinato alla produzione di acciaio inox che conta, a oggi, circa 2.800 lavoratori;
nonostante le rassicurazioni di Thyssenkrupp circa il mantenimento della forza lavoro - criterio che, stando alle dichiarazioni della multinazionale, sarà misura, nel caso di vendita, della credibilità della trattativa - non c'è, ad oggi, alcuna certezza circa il futuro dell'impianto di Terni;
il sito industriale di TK-AST di Terni negli ultimi anni è stato oggetto di importanti investimenti tali da qualificare il ciclo di trasformazione in direzione di una qualità riconosciuta a livello internazionale;
si è dinanzi ad una realtà industriale di straordinaria importanza e centralità per il sistema manifatturiero italiano ed europeo, caratterizzata da livelli di eccellenza produttiva e che chiuderà il biennio 2010/2011 con un utile di 53 milioni di euro. Dato il numero degli occupati, i servizi connessi e la movimentazione finanziaria, TK-AST di Terni determina in maniera profonda il carattere dell'economia ternana ed umbra;
le istituzioni regionali umbre hanno richiesto immediatamente l'intervento del Governo e della diplomazia italiana al fine di conoscere i dettagli dell'iniziativa di scorporo e invocato la massima attenzione da parte dei Ministeri competenti affinché l'esito di questo imminente processo di scorporo non danneggi gli interessi nazionali, della collettività e dell'economia umbra e dei lavoratori;
a conferma del valore strategico dell'impianto e delle vitali interconnessioni tra TK-AST, complesso industriale di interesse nazionale e territorio, nel 2005 venne siglato, a palazzo Chigi, il «patto di territorio» tra Governo, regione Umbria, istituzioni locali, sindacati e TK-AST con il quale le parti si impegnavano nella realizzazione di investimenti e infrastrutture atte a favorire processi di sviluppo, ad innovare le produzioni e a raggiungere livelli di eccellenza. Tale accordo, scaduto a dicembre 2010, prevedeva un aggiornamento;
il 28 luglio 2011 presso il Ministero dello sviluppo economico è stato convocato un incontro tra l'impresa e le organizzazioni sindacali,


impegna il Governo


a convocare, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un tavolo di confronto tra l'impresa, le organizzazioni sindacali, la regione e le amministrazioni locali interessate e i diversi Ministri interessati al fine di verificare le effettive strategie del Gruppo e le relative ricadute sul piano occupazionale e socio-economico sul contesto territoriale interessato, anche in coerenza

con il citato «patto di territorio» tra Governo, regione Umbria, istituzioni locali, sindacati e TK-AST.
(7-00658)
«Moffa, Boccuzzi, Cazzola, Damiano, Trappolino».

L'XI Commissione,
premesso che:
l'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, ha disposto il trasferimento nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario statale del personale degli enti locali in servizio nelle scuole ed istituti statali alla data di entrata in vigore della legge n. 124, prevedendone l'inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti e demandando la disciplina sulle modalità del trasferimento ad un successivo decreto del Ministro della pubblica istruzione, da emanarsi di concerto con i Ministri dell'interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e della funzione pubblica, sentiti l'ANCI, l'UNCEM e l'UPI;
la predetta legge ha stabilito che al personale ATA proveniente dagli enti locali fosse riconosciuta ai fini giuridici ed economici l'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza, prevedendo tuttavia che, in corrispondenza dell'inquadramento nei ruoli statali del personale degli enti locali, si procedesse alla contestuale progressiva riduzione dei trasferimenti statali in favore degli enti locali medesimi, in misura pari alle spese comunque sostenute dagli stessi enti nell'anno finanziario precedente a quello dell'effettivo trasferimento del personale; in concreto, i costi che lo Stato avrebbe dovuto sostenere per il personale entrato a far parte dei propri ruoli dovevano essere ridotti dai trasferimenti accordati ai comuni e alle province da cui proveniva detto personale;
per l'attuazione del citato «articolo 8», in data 20 luglio 2000, è stato siglato un apposito accordo dall'ARAN e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, accordo, poi recepito dal decreto 5 aprile 2001 adottato dal Ministro della pubblica istruzione, di concerto con i Ministri dell'interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e per la funzione pubblica;
il suddetto decreto interministeriale ha previsto che l'inquadramento dei dipendenti in questione dovesse avvenire in base al criterio del «maturato economico» e cioè collocando gli interessati nella posizione stipendiale d'importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999. L'eventuale differenza tra l'importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 sarebbe stata corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini della maturazione delle successive classi di stipendio. Ciò al fine di garantire ai trasferiti il mantenimento del livello economico raggiunto negli enti locali (se superiore rispetto a quello dello Stato) nonché di effettuare il trasferimento senza oneri aggiuntivi per lo Stato, in quanto la legge n. 124 del 1999 non ha previsto alcun finanziamento per l'attuazione dell'articolo 8 in questione;
i criteri di inquadramento adottati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risultano in contrasto con la specifica disposizione contenuta nell'articolo 8, comma 2, della legge n. 124, norma con la quale, il legislatore aveva inteso riconoscere ai fini giuridici ed economici l'intera anzianità di servizio maturata presso l'ente locale di provenienza;
una parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto che la pretesa degli ATA e ITP in parola non potesse trovare accoglimento posto che al citato articolo 8 della legge n. 124 del 1999 è stata data attuazione mediante decreto ministeriale di recepimento di apposito accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali più rappresentative, cui è stata riconosciuta valenza normativa ex articolo 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001;

nel corso del 2005 si sono poi avute le prime pronunce della Corte di cassazione, che ha interpretato l'articolo 8 citato, nel senso che il personale ATA e ITP destinato a transitare avrebbe dovuto conservare l'intera anzianità maturata fino al momento del passaggio dai ruoli degli enti locali ai ruoli dell'amministrazione statale;
successivamente, l'articolo 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), ha dato l'interpretazione autentica del citato articolo 8, chiarendo sostanzialmente che «l'inquadramento dei lavoratori destinati a transitare nei ruoli dell'amministrazione statale andava effettuato salvaguardandone il trattamento economico in godimento e quindi secondo il meccanismo che era stato concordato con le organizzazioni sindacali»;
parte della giurisprudenza ha dubitato della legittimità costituzionale della predetta disposizione investendo la Consulta che, con le sentenze n. 234 e n. 400 del 2007, ha escluso che «il suddetto intervento normativo esorbitava dai limiti e dai presupposti in presenza dei quali il legislatore può offrire l'interpretazione autentica di una norma e, più in generale, che il meccanismo attraverso il quale doveva essere effettuato l'inquadramento dei lavoratori destinati a transitare nei ruoli dell'amministrazione statale fosse lesivo degli interessi di questi ultimi essendo comunque pienamente garantita la conservazione del trattamento in godimento»;
la Corte di cassazione pronunciatasi successivamente sulla vexata quaestio (cfr. ex multis le pronunce n. 677 e n. 8630, entrambe del 2008) ha ribadito che «l'articolo 1, comma 218, della legge n. 266 del 2005 ha tutti i requisiti di norma di interpretazione autentica ed ha disatteso la pretesa dei lavoratori di vedersi riconosciuta l'intera anzianità di servizio posseduta al momento del transito nei ruoli statali», chiarendo inoltre, a confutazione di quanto sostenuto dalla difesa dei lavoratori, che nel caso di specie non poteva trovare in alcun modo applicazione la disciplina di cui alle direttive comunitarie regolanti il cosiddetto trasferimento d'azienda (ovvero di ramo d'azienda) trasfusa nell'articolo 2112 del codice civile, richiamato dall'articolo 31 del decreto legislativo n. 165 del 2001, non essendosi in presenza di trasferimento di personale correlato al trasferimento di funzioni»; la Corte di Cassazione ha inoltre riconosciuto che la disciplina regolante l'inquadramento dei lavoratori è funzionale «all'esigenza di armonizzare situazioni lavorative differenziate all'origine ma bisognose di regole unitarie, una volta determinatasi la confluenza dei lavoratori in un unico comparto, in conformità, del resto, al principio di parità di trattamento di situazioni analoghe nella disciplina dei rapporti di lavoro pubblico, dove tale principio ha un notevole rilievo teorico e pratico»;
acclarato che «l'interpretazione autentica non poteva essere finalizzata a incidere sull'esito delle controversie in corso», è intervenuto l'articolo 3, comma 147, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), in base al quale, in sede di rinnovo del contratto del personale della scuola relativo al biennio economico 2008-2009, si sarebbe dovuto «esaminare anche la posizione giuridico-economica del personale ausiliario, tecnico e amministrativo trasferito dagli enti locali allo Stato in attuazione della legge 3 maggio 1999, n. 124»;
come riferito dal sottosegretario Pizza, in risposta all'interrogazione n. 5-00585, a prima firma dell'onorevole Goisis, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca avrebbe avviato nel 2008, a livello nazionale e mediante il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, la rilevazione dei servizi prestati da detto personale nelle istituzioni scolastiche statali, anteriormente al 1o gennaio 2000, data questa di trasferimento allo Stato del personale in questione; ciò al solo fine di conoscerne la reale portata;
l'indagine aveva evidenziato che il personale transitato dagli enti locali allo

Stato ammontava a 71.464 unità, di cui n. 43.794 in servizio al 1o settembre 2008;
in data 10 luglio 2008, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nell'esprimere parere in merito all'ipotesi di sequenza contrattuale per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola, prevista dall'articolo 62 del contratto collettivo nazionale del comparto scuola, sottoscritto in data 29 novembre 2007, ha rappresentato la necessità che fossero rivisitati quegli istituti che non hanno trovato regolamentazione nell'ambito della stessa sequenza contrattuale, tra i quali sono comprese le norme riguardanti il personale in questione;
a tutt'oggi le predette iniziative non hanno avuto alcun esito;
la Corte europea dei diritti dell'uomo con sentenza del 7 giugno 2011 si è pronunciata in senso favorevole, accogliendo il ricorso proposto da 128 lavoratori appartenuti al personale ATA della scuola, transitati dagli enti locali allo Stato a norma della citata legge n. 124 del 1999, che hanno lamentato la violazione dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU);
la predetta sentenza della Corte europea diverrà definitiva entro tre mesi dalla sua pubblicazione;
la Corte europea ha invitato le parti a trovare un accordo,


impegna il Governo


a uniformarsi al richiamo dei principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo e desunti dall'articolo 6, paragrafo 1, del primo protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, cui lo Stato è tenuto a conformarsi per effetto di quanto previsto dal novellato testo dell'articolo 117 della Costituzione (confronta: di recente Corte costituzionale, sentenze n. 348 e n. 349 del 2001), procedendo alla ricostruzione della carriera del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario statale (ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici (ITP) in questione secondo l'anzianità maturata e la temporizzazione nel transito dagli enti locali allo Stato, ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, in modo da prevedere la conseguente integrazione degli oneri dovuti ai lavoratori in parola, in sede di rinnovo contrattuale del personale della scuola per il triennio economico 2013-2015.
(7-00659)
«Fedriga, Goisis, Rivolta, Barbieri, Ghizzoni, De Pasquale, Grimoldi, Frassinetti, Cavallotto, Centemero, Zazzera, Renato Farina, Pes, Lusetti, Rampelli, Murgia».

La XIII Commissione,
premesso che:
l'Italia è un importante produttore ortofrutticolo che sta attraversando, nonostante occupi nel settore la prima posizione a livello europeo e la sesta a livello mondiale, un indubbio periodo di crisi non solo a causa della contrazione della domanda sui mercati nazionali e internazionali, ma anche e soprattutto a causa dell'aumento dei prezzi alla produzione che non assicurano più adeguate remunerazioni tanto da determinare effetti disastrosi sui redditi delle aziende ortofrutticole;
i tanti investimenti realizzati in questi ultimi anni e l'elevato numero di manodopera impiegata espongono questo settore ad effetti molto negativi che potrebbero avere ripercussioni anche e soprattutto sul piano sociale;
i disastrosi risultati commerciali dell'attuale campagna della frutta estiva, in particolare per il segmento delle pesche nettarine, rendono la situazione ormai insostenibile per i produttori che, da anni ormai, vedono i loro redditi annullarsi a causa dei bassi prezzi praticati, della riduzione dei consumi, dell'aumento dei costi di produzione, della poca remuneratività dei prezzi all'origine con l'aggravante che il perdurare di questo andamento

negativo costringerà gli agricoltori a drastici ridimensionamenti degli impianti, con il grave rischio di fare aumentare in futuro le importazioni di pesche e nettarine da altri Paesi europei o da Paesi terzi produttori;
la gravissima situazione si manifesta con il crollo dei prezzi pagati alle imprese agricole, cui peraltro non corrisponde analoga diminuzione dei prezzi per i consumatori, che anzi trovano sul mercato prodotti di scarsa qualità a prezzi elevati, considerato il periodo stagionale;
con il passare dei giorni la crisi, oltre a pesche e nettarine, sta coinvolgendo anche altri prodotti di stagione, quali cocomeri e meloni, che rappresentano una parte rilevante della dieta consigliata alla popolazione per affrontare il caldo estivo;
gli strumenti normativi comunitari, previsti in materia di prevenzione delle crisi di mercato si rivelano sempre più limitati e incapaci di rispondere agli obiettivi per cui sono stati concepiti, soprattutto in presenza di forti crisi di mercato;
le rappresentanze della produzione agricola hanno cercato di trovare al tavolo interprofessionale italiano un accordo che potesse limitare l'immissione sul mercato del prodotto di minore qualità e calibro, di qualunque origine o provenienza;
l'accordo non è stato raggiunto per il rifiuto dei rappresentanti della grande distribuzione organizzata di impegnarsi a non commercializzare prodotto di importazione con caratteristiche qualitative inferiori a quelle per cui si impegnavano i produttori italiani,


impegna il Governo:


ad avanzare immediatamente all'Unione europea la richiesta di destinare risorse specifiche ad un intervento straordinario per pesche, nettarine e susine valido per tutti i produttori dell'Unione europea e di adeguare i prezzi di intervento con le medesime modalità adottate in occasione dell'intervento per la crisi determinata dall'Escherichia coli;
ad intervenire, con la massima urgenza, per istituire un tavolo di confronto al fine di superare le riserve che hanno impedito la sottoscrizione dell'accordo interprofessionale per la commercializzazione delle pesche e nettarine;
ad assumere iniziative per regolamentare la pratica delle vendite sottocosto dei prodotti ortofrutticoli, che influisce pesantemente sulla remunerazione del prodotto agli agricoltori e non permette ai consumatori di reperire sul mercato il miglior prodotto di stagione, favorendo invece l'immissione sul mercato delle produzione di minor pregio, contrariamente agli andamenti stagionali;
a controllare e sanzionare adeguatamente il mancato rispetto della normativa sui termini perentori di pagamento per i prodotti deperibili di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, il quale stabilisce che per i estratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti alimentari deteriorabili, il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato entro il termine legale di sessanta giorni dalla consegna o dal ritiro dei prodotti medesimi e gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine in misura pari al saggio d'interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea, applicato alla sua più recente operazione di rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di calendario del semestre in questione, maggiorato di sette punti percentuali, maggiorato di ulteriori due punti percentuali;
con specifico riferimento agli strumenti per ridurre gli effetti negativi della crisi di mercato:
a) a coordinare l'attivazione da parte delle organizzazioni di produttori ortofrutticoli di ritiri dal mercato dei prodotti, nella misura prevista dalle norme

comunitarie, da distribuire in beneficenza o a comunità per i quali l'aiuto finanziario comunitario è pari al 100 per cento;
b) ad attivare ritiri di prodotto trasformato, con anticipo nazionale, come attività preparatoria del bando per indigenti, previsto dalla regolamentazione comunitaria, per frutta trasformata a valere sul bilancio 2012;
a prevedere, per i pochi prodotti frutticoli fortemente deperibili come pesche, nettarine e susine, meccanismi collettivi per la gestione dei ritiri applicabili a livello europeo e ad aumentare al 10 per cento la percentuale massima dei prodotti ritirabili per singola specie.
(7-00660)
«Dima, Paolo Russo, D'Ippolito Vitale».

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ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:

ZAZZERA, CAMBURSANO e PIFFARI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Marina di Lesina (Foggia) è una località balneare di rara bellezza, con viali alberati, pinete, pianure verdeggianti, oliveti e monti frastagliati;
sono sorti a Lesina Marina dei problemi che consistono nell'apertura improvvisa di voragini legate alla geomorfologia gessosa del sito, che, a contatto con il cloruro di sodio, produce un processo di scioglimento. In passato, grazie ad una saturazione del cloruro di sodio, il problema non era mai emerso; tra gli anni '20 e '30, invece, con la realizzazione del canale «Acquarotta», le infiltrazioni di acqua hanno causato una graduale diminuzione del livello di saturazione, dando inizio all'inevitabile processo di scioglimento del gesso, quello che poi in linguaggio tecnico si chiama «stress tettonico»; poi, la costruzione selvaggia, ha fatto il resto, aumentando il fenomeno delle voragini;
alla luce delle problematiche suddette, nel 2008, il Consiglio dei ministri ha dichiarato la frazione balneare in dissesto idrogeologico;
si teme per la stabilità degli edifici che sorgono sulla zona, circa 4 mila appartamenti e 184 condomini; inoltre, d'estate si contano più di 15.000 abitanti, senza calcolare i numerosissimi pendolari del mare;
in occasione degli ultimi allarmi registrati, si sono create due posizioni diametralmente opposte per la soluzione del problema; c'è chi, come Fabiano Amati - assessore regionale e presidente dell'autorità di bacino - afferma che in conseguenza delle dichiarazioni dei tecnici è doveroso per l'incolumità dei cittadini spostare le case da un'altra parte; egli consiglia dunque di spostare le abitazioni, cioè attuare una vera e propria delocalizzazione, con forte pregiudizio economico dei proprietari degli immobili situati nella zona a rischio;
inoltre, il presidente dell'Ordine dei geologi di Puglia, Alessandro Reina, ha spiegato su La Repubblica edizione Bari del 27 febbraio 2011 che «il fenomeno è inarrestabile, e può produrre effetti istantanei e improvvisi. Ad oggi - secondo Reina - non esiste nessun sistema efficace di mitigazione del fenomeno di dissoluzione dei gessi, che non determini un forte stravolgimento ambientale e paesaggistico». Reina suggerisce di utilizzare i fondi per la delocalizzazione, perché «gli effetti di un qualsiasi posizionamento di fabbricati potrebbero rivelarsi irreparabili»;
d'altro canto, c'è chi, come Francesco Damone - capogruppo di «Puglia prima

di tutto» alla regione - dichiara che il dissesto idrogeologico e la paventata delocalizzazione alimenta sospetti di speculazione edilizia; anche l'ingegnere Antonio Palma dell'associazione «Pro Lesina Marina» afferma che bisognerebbe intervenire ad «impermeabilizzare il canale»;
ad oggi per salvaguardare la località sono stati stanziati circa 4 milioni di euro tra fondi statali e regionali -:
se i Ministri interrogati non ritengano urgente intervenire, per quanto di competenza, adottando le necessarie misure in merito al dissesto idrogeologico di Marina di Lesina, anche a fronte delle legittime aspettative dei proprietari degli immobili che vedono minacciata non solo la proprietà immobiliare ma soprattutto la propria incolumità fisica.
(4-12804)

TESTO AGGIORNATO AL 28 LUGLIO 2011

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AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta orale:

ENZO CARRA, PEZZOTTA e RAO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
oltre al dramma di una annosa guerra che ha dilaniato il Paese, la Somalia si trova oggi a dover far fronte ad una ben più grave emergenza: la carestia;
in alcuni distretti del Paese africano è già stata dichiarata la carestia e molte altre regioni del Sud corrono questo rischio entro i prossimi due mesi;
la malnutrizione acuta supera il 50 per cento con tassi di mortalità infantile superiori a 6 per 10.000 al giorno in alcune zone;
per l'Unicef questa è soprattutto la carestia dei bambini: la metà dei 3,7 milioni di persone colpite è costituita da bambini sotto i 18 anni e 1 su cinque ha meno di 5 anni;
dall'inizio del 2011 sono già morti più di 400 bambini, una media di 90 bambini morti ogni mese, con un tasso di mortalità dell'86 per cento nelle regioni centro-meridionali, nonostante l'Unicef e i partner abbiano già curato nello stesso periodo oltre 100.000 bambini affetti da malnutrizione acuta;
per raggiungere tutti i bambini a rischio, l'Unicef sosterrà un programma di distribuzione a tappeto di alimenti per bambini, in modo da integrare gli aiuti alimentari e colmare possibili lacune, raggiungendo tutti i bambini e le rispettive famiglie nelle aree beneficiarie;
il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha rivolto un appello ai Paesi donatori per una mobilitazione senza precedenti, precisando che per far fronte alla situazione è urgente raccogliere 1,6 miliardi di dollari in aiuti umanitari per rispondere ai bisogni immediati di donne e bambini del Corno d'Africa - in particolare di Somalia, Kenya, Etiopia e Gibuti - colpiti dalla crisi;
l'Europa e, tenuto conto di suoi storici rapporti con la Somalia l'Italia soprattutto non possono restare indifferenti ed inattivi di fronte a questa emergenza -:
quali iniziative urgenti intenda adottare o si stiano predisponendo ad assumere al riguardo.
(3-01768)

Interrogazione a risposta scritta:

MELANDRI e TOUADI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 20 luglio 2011, la FAO ha pubblicato un report sulla crisi alimentare che da mesi attanaglia alcune province della zona meridionale della Somalia, Bakool e Lower Shabelle, decretando ufficialmente lo stato di carestia;
la carestia viene formalmente riconosciuta quando i tassi di malnutrizione acuta superano il 30 per cento della popolazione infantile (0-5 anni), se si verificano

almeno 2 casi di morte per fame ogni 10.000 abitanti al giorno, e se la popolazione ha difficoltà ad assimilare 2.100 calorie al giorno, il minimo per la sopravvivenza. Oggi, in alcune parti delle regioni di Bakool e Lower Shabelle la malnutrizione arriva al 50 per cento della popolazione ed il tasso di mortalità supera i 6 casi ogni 10.000 abitanti giorno;
in Somalia, a causa delle crisi umanitarie, il numero di persone che richiedono assistenza è salito, negli ultimi 6 mesi, da 2,4 a 3,7 milioni. Oltre 12 milioni di persone hanno attualmente bisogno di assistenza nel corno d'Africa;
la FAO ha stimato siano necessari, per far fronte alla crisi nel Corno d'Africa, circa 120 milioni di dollari, di cui 70 milioni per l'emergenza in Somalia e 50 milioni per l'Etiopia, Kenya, Gibuti ed Uganda;
il Segretario Generale dell'ONU ha rilevato che per i prossimi due mesi d'emergenza sarà indispensabile un fondo di almeno 300 milioni di dollari;
il 25 luglio 2011 si terrà a Roma, un incontro internazionale per affrontare tempestivamente la crisi nel Corno d'Africa -:
quali misure il Governo Italiano intenda adottare per sostenere la richiesta della FAO e delle Agenzie ONU nell'affrontare la crisi alimentare nei paesi del corno d'Africa.
(4-12800)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

ROSATO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'UNI - Ente nazionale italiano di unificazione - è un'associazione privata senza fine di lucro riconosciuta dallo Stato e dall'Unione europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie - le cosiddette «norme UNI» - in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario, ad eccezione del settore elettrico ed elettrotecnico; i soci UNI sono imprese, professionisti, associazioni, enti pubblici, centri di ricerca e istituti scolastici; UNI rappresenta l'Italia presso le organizzazioni di normazione europea (CEN) e mondiale (ISO);
scopo dichiarato dell'ente è l'elaborazione di norme tecniche che contribuiscano al miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia del sistema economico-sociale italiano e che siano strumenti di supporto all'innovazione tecnologica, alla competitività, alla promozione del commercio, alla protezione dei consumatori, alla tutela dell'ambiente, alla qualità dei prodotti e dei processi;
nel 2007 l'associazione Uni sottopose un progetto di revisione di norma tecnica alla fase di inchiesta pubblica, per raccogliere i commenti degli operatori al fine di approvare delle norme definitive in materia di prestazioni illuminotecniche degli impianti di illuminazione atte a contribuire, per quanto di pertinenza, alla sicurezza degli utenti sulle strade;
in particolare il progetto di norma prevedeva la revisione della norma UNI 11248 «Selezione delle categorie illuminotecniche». Al termine della fase dell'inchiesta pubblica, nel 2011, la commissione Uni ha previsto, nella norma approvata in via definitiva, di predeterminare sempre il parametro «complessità del campo visivo» come alto, determinando, di default, un incremento di una categoria illuminotecnica di tutte le strade ed in particolare delle strade urbane locale che sono oltre l'80 per cento del totale; ne consegue che ad oggi fissando il parametro «complessità del campo visivo» pari ad alto, rispetto al parametro precedentemente assunto «complessità del campo visivo» pari a

normale, tutte le strade sono diventate da illuminare con una potenza doppia pari a 1 cd/m2 se si vuole rispettare le indicazione tecniche dell'Uni;
sembrerebbe che l'ente abbia assunto tale decisione in maniera unilaterale e contro i pareri negativi della regione Lombardia, della regione Veneto, della regione Emilia Romagna, della Lega delle autonomie, e di associazioni professionali e ambientaliste che contestano le indicazioni normative prescritte dall'Uni ritenendole tali da compromettere le possibilità di risparmio energetico nel settore;
al riguardo, le associazioni ambientaliste lamentano l'assenza di qualsiasi giustificazione scientifica nella formulazione delle norme tecniche sulle categorie illuminotecniche da parte dell'ente;
il problema dell'aumento generalizzato della categoria illuminotecnica era stato individuato e denunciato fin dall'inizio della fase di inchiesta pubblica; è stato calcolato che il previsto innalzamento delle categorie determinerà un incremento di un ulteriore 50 per cento nell'illuminazione delle strade che porterà ad un raddoppio delle potenze installate e dei conseguenti costi per l'energia elettrica a carico dei comuni; è stato calcolato che l'applicazione della nuova normativa potrebbe determinare un incremento del dispendio energetico compreso tra il 30 per cento e il 40 per cento;
le norme UNI pur essendo solo dei «documenti» che definiscono lo stato dell'arte di prodotti, processi e servizi, specificano cioè le «pratiche migliori» in sicurezza, rispetto per l'ambiente e prestazioni certe, indirizzano e influenzano il mercato di riferimento ad adottare quelle soluzioni che vengono «certificate» come le migliori e da perseguire da parte dei professionisti, delle imprese e della pubblica amministrazione, certi di ottenere forniture di qualità, contenere i costi, rendere più efficiente la propria organizzazione;
la revisione della norma UNI 11248 «Selezione delle categorie illuminotecniche» appare in controtendenza con gli orientamenti comunitari e nazionali in materia di risparmio energetico, in considerazione peraltro di quanto disposto dal pacchetto clima-energia adottato dell'Unione europea, che prevede, tra gli altri obiettivi, di conseguite un risparmio energetico del 20 per cento, oltre a risultare potenzialmente negativa per le finanze locali -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e se ritengano che le norme tecniche adottate dall'UNI in materia di categorie illuminotecniche nelle strade rispondano ad esigenze scientifiche di tutela della sicurezza stradale e soprattutto se tali indicazioni siano coerenti con gli obiettivi europei di efficienza energetica a cui l'Italia deve dare attuazione.
(5-05167)

Interrogazione a risposta scritta:

LAFFRANCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
alla fine degli anni '70 si sono verificati i primi smottamenti nella zona cosidetta «Ivancich» di Assisi. Un'area questa che da piazza Matteotti passa per via Giovanni XXIII, Porta nuova, viale Umberto I, via San Benedetto e via Madonna dell'Olivo, fino ad arrivare a San Potente. Si tratta di una zona densamente popolata della parte nuova di Assisi, nella quale si trova anche l'ospedale della città;
gli smottamenti hanno a lungo creato disagi in tutta l'area, soprattutto dissesti idrogeologici che hanno causato la rottura grave dell'acquedotto in più punti, con conseguente disagio per le abitazioni servite, e l'apertura di un sistema di lesioni sul manto stradale, lungo oltre trenta metri, segno di una rete idrica ormai fatiscente e bisognosa di totale rifacimento;
nell'estate del 2009, a seguito delle forti piogge cadute in quel periodo, si sono

verificati disagi in tutta la zona Ivancich, con anche una micro frana dovuta alla mancanza di regimentazione idrogeologica del versante sovrastante Subasio;
ad oggi i lavori per la sistemazione idrogeologica dell'area, in particolare del versante di frana, non sono ancora iniziati, o meglio dopo una prima fase di avvio, non riescono a proseguire ed il cantiere risulta fermo da oramai due anni;
il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nell'ufficio del provveditorato interregionale per le opere pubbliche, a seguito della rescissione del contratto di appalto, a suo tempo stipulato con l'associazione temporanea di imprese «Tecnis spa - Singenco spa», ha provveduto alla redazione del progetto delle opere di completamento ed ha esperito la procedura di gara per l'affidamento dei relativi lavori, conclusasi il 25 novembre 2009 con l'aggiudicazione provvisoria all'impresa «Tecnogreen srl»;
il 23 luglio 2010 l'autorità comunale ha chiesto alle famiglie residenti nell'area di fornire la liberatoria per consentire l'accesso alla ditta esecutrice. Tuttavia, tutto è rimasto fermo da allora. Le ruspe e i mezzi dell'azienda sono rimasti nei magazzini, il drenaggio dei terreni sulla collina Ivancich non è neanche iniziato;
nel febbraio del 2010, l'azienda aggiudicatrice aveva sollecitato il Ministero e il provveditorato per conoscere l'esito del procedimento, a fronte anche degli impegni assunti per il reperimento delle materie prime necessarie all'esecuzione dei lavori;
secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il 1o marzo 2010 l'istituto aveva rassicurato riguardo al fatto che stesse provvedendo a predisporre l'atto. A fronte di un nuovo sollecito, sempre secondo quanto riportato dalla stampa, il provveditorato rispondeva il 12 aprile 2010, specificando che «In considerazione dell'assetto organizzativo del provveditorato, l'Istituto ha provveduto a proporre all'amministrazione centrale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti alcuni quesiti, in via di autotutela, sia di natura amministrativa che tecnica»;
a seguito di specifica richiesta di chiarimenti da parte del sindaco di Assisi, il 25 marzo 2011 il provveditorato specifica che «trattandosi di opere strumentali alla tutela pubblica e privata incolumità, il progetto di completamento prevedeva una dettagliata previsione tanto della tipologia del sistema drenante quanto delle modalità di perforazione, talché il bando della relativa gara, da aggiudicarsi con il criterio dell'offerta economica più vantaggiosa, ne richiedeva l'esatto recepimento da parte dei concorrenti e conseguentemente non consentiva offerte in variante»;
il provveditorato ha giudicato le proposte avanzate dalla «Tecnogreen srl» impresa aggiudicataria del bando di gara, come varianti sostanziali rispetto al progetto posto a base di gara; ha così deciso in data 25 gennaio 2011 di negare l'approvazione dell'aggiudicazione provvisoria già dichiarata in favore dell'impresa «Tecnogreen srl»;
l'impresa «Tecnogreen srl», da parte sua, aveva inoltrato ricorso al tribunale amministrativo dell'Umbria, chiedendo a quasi un anno dalla comunicazione dell'aggiudicazione provvisoria un risarcimento complessivo di 197.984 euro;
sempre nella relazione del 25 marzo 2011 il provveditorato specifica che «in via di autotutela si è inoltre inteso verificare l'effettiva disponibilità dei fondi a suo tempo impegnati per la realizzazione di tutto l'intervento ed oramai caduti in perenzione amministrativa». Aggiungendo che, solo allorquando si acquisirà definitiva certezza delle disponibilità dei fondi, potrà procedersi, come per altro si è fatta riserva con il D.P n. 231/11 del 25 gennaio 2011, a rimettere gli atti di gara alla Commissione giudicatrice per la ripetizione della valutazione delle offerte e procedere a nuova aggiudicazione;
da notizie in possesso dell'interrogante risulterebbe che le competenze sui

lavori in questione siano passate al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ed i fondi residui per la realizzazione dell'intervento siano effettivamente andati in perenzione amministrativa. Inoltre, a quanto si apprende, il provveditorato ha più volte chiesto al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la disponibilità del finanziamento per il completamento dei lavori, ma ad oggi non si è ancora a conoscenza della disponibilità degli stessi;
in assenza di certezza circa i fondi disponibili il provveditorato non può procedere ad alcuna assunzione di impegni contrattuali;
appare evidente all'interrogante che ci si trova di fronte ad una vicenda di degenerazione burocratica, di cui, come sempre, pagano le conseguenze i cittadini che da troppi anni attendono risposte chiare e i necessari interventi risolutori;
in tale contesto, in mancanza di un tempestivo e definitivo intervento da parte delle autorità competenti, esiste il rischio concreto di nuovi pericolosi incidenti che coinvolgerebbero inevitabilmente la popolazione residente, mettendone a rischio anche l'incolumità fisica -:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sia a conoscenza dei fatti descritti, e, qualora quanto esposto trovasse riscontro, in quali tempi intenda intervenire per chiarire definitivamente gli aspetti di propria competenza nell'interesse dei cittadini interessati, in tal modo permettendo la ripresa dei lavori per il consolidamento dell'area «Ivancich» del comune di Assisi;
quali siano gli interventi da mettere in atto per risolvere definitivamente una situazione insostenibile e altamente rischiosa che si protrae ormai da troppo tempo.
(4-12809)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

DE CAMILLIS. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la città sannitica romana Saepinum-Altilia, situata nella Valle del Tammaro, in Molise, è un monumento archeologico che ha 2.500 anni di storia, una pietra preziosa del panorama italiano, un luogo incredibilmente conservato e totalmente visibile; un sito non meno importante di quello di Pompei, anche se meno conosciuto, che il nostro Paese ha il dovere di tutelare al massimo;
nel 2006 l'area venne dichiarata di «rilevante interesse archeologico»; un anno più tardi, però, la Essebiesse Power srl ottenne l'autorizzazione per la costruzione di un impianto eolico con 16 pale, che sarebbero dovute sorgere a due passi dalle mura della città sannitica;
il Tar Molise, il 24 marzo 2011, ha emesso le sentenze di merito n. 132/2011, n. 133/2011 e n. 134/2011, con cui ha respinto i ricorsi della Essebiesse Power srl e dei comuni di Cercepiccola, S. Giuliano del Sannio e Cercemaggiore, che sanciscono la primazia del diritto pubblico del valore di Saepinum-Altilia. Grazie all'approvazione e all'entrata in vigore della legge regionale n. 23 del 23 dicembre 2010 che ha salvaguardato la Valle del Tammaro per le sue elevate valenze storiche, paesaggistiche e archeologiche, i ricorsi della ditta e dei comuni furono dichiarati improcedibili per difetto di interesse. Nelle sentenze il TAR riconobbe al Molise di aver già ampiamente superato le percentuali di produzioni di energia da fonti rinnovabili richieste dall'Unione europea e di aver già sopportato un impatto ambientale notevole. Ritenne inoltre manifestatamente

infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata sulla legge regionale n. 23 del 2010, menzionando a supporto giuridico della propria tesi l'articolo 9 della Costituzione, il diritto delle regioni ad approvare leggi di tutela paesaggistica e il disposto del codice nazionale dei beni culturali di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004. Il TAR Molise aggiunse, inoltre, che potevano essere revocate concessioni già rilasciate in aree sottoposte a vincolo ambientale e che in dette zone tutelate non potevano essere rilasciate autorizzazioni;
a supporto della sentenza del TAR va precisato, infatti, che il Molise conta già 500 impianti eolici in attività che producono il 70 per cento del fabbisogno energetico annuale con una percentuale di gran lunga superiore al limite del 20 per cento dall'Unione europea per il 2020 sulle fonti rinnovabili;
il Consiglio di Stato, con sentenza n. 07761/2010, discussa l'8 ottobre 2010 e pubblicata il 7 luglio 2011 ha di fatto stravolto quanto deciso dal Tar Molise, autorizzando la realizzazione del parco eolico. Si tratta una sentenza clamorosa che permette all'azienda di riprendere l'iter per l'installazione delle 16 torri nei comuni di Cercepiccola, San Giuliano e Sepino, per dotare il Molise di ulteriori 32 megawatt di energia eolica;
per la difesa del sito archeologico di Altilia si sono mobilitate organizzazioni nazionali e internazionali, una rete di 95 associazioni ambientaliste e culturali, comitati, organizzazioni professionali e sindacali. Da diversi giorni è stato allestito anche un presidio permanente proprio sul sito archeologico a difesa della sua integrità; tra l'altro, è notizia di questi giorni il fatto che i lavori per l'avvio delle installazioni delle 16 pale eoliche siano stati interrotti dalla mobilitazione delle associazioni, dei movimenti, della Rete contro l'eolico selvaggio che raggruppa decine e decine di sigle che corrispondono a centinaia e centinaia di persone che hanno a cuore le sorti della terra molisana. Da fonti di stampa si apprende, infatti, che nella mattinata del 22 luglio 2011 diversi cittadini hanno fermato le ruspe e diffidato l'impresa che avrebbe dovuto eseguire i lavori per aver attivato un cantiere non autorizzato e per aver effettuato interventi non consentiti a danno del territorio;
sempre da fonti di stampa locale Il Tempo del 22 luglio 2011, si evidenzia che durante gli scavi appena avviati è stata rinvenuto, di fronte ad una platea di testimoni, un frammento di tegola ellenica-romanica, che ha costretto la Soprintendenza, di fronte alle forze dell'ordine, a fermare il cantiere e a interdirlo per i giorni successivi;
l'allora Ministro per i beni e le attività culturali Bondi si era già speso a favore della salvaguardia del parco archeologico di Saepinum-Altilia: nello scorso novembre aveva infatti dichiarato, in una nota ufficiale, forte preoccupazione nonostante «il diverso avviso del Consiglio di Stato» ed aveva aggiunto di condividere «l'allarme di esponenti di associazioni e di innumerevoli cittadini che non vogliono credere che non il caso o calamità naturali, ma volontà politiche, scelte legislative e sentenze di tribunali condannino a morte e deturpino in modo irrimediabile un sito archeologico non meno importante di Pompei, anche se meno conosciuto». Il Ministro aveva altresì annunciato l'intenzione di convocare un tavolo istituzionale sulla questione presso il Ministero -:
se intenda verificare con urgenza la possibilità di adottare iniziative straordinarie per bloccare l'installazione delle 16 torri eoliche nella Valle del Tammaro, a tutela del sito archeologico di Saepinum-Altilia, nell'ambito della tutela del paesaggio di cui all'articolo 9 della Costituzione.
(4-12806)

DIFESA

Interrogazione a risposta in Commissione:

FIANO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in questi ultimi mesi in Afghanistan si sta assistendo ad una moltiplicazione degli attacchi contro le colonne di mezzi militari italiani utilizzati per i rifornimenti, che sta aggravando pesantemente il numero delle vittime italiane salito il 25 luglio 2011 drammaticamente a 41 militari caduti in Afghanistan e dei militari feriti;
come documentato dal settimanale l'Espresso, il contratto relativo alla blindatura di questi mezzi di trasporto per rifornimento è bloccato da mesi -:
se corrisponda a verità il fatto che tale contratto sia bloccato e, nel caso, presso quale amministrazione;
quale sia il livello di blindatura dei mezzi italiani e se sia in corso un processo di revisione del livello di blindatura in relazione alle nuove modalità di attacco ai nostri mezzi.
(5-05171)

Interrogazione a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
un numero rilevante di carabinieri ausiliari in congedo, pur avendo prestato servizio nell'Arma con abnegazione e spirito di sacrificio, si ritrova ad oggi tra le fila del precariato, non avendo potuto, al termine della ferma contratta, sviluppare una carriera nelle Forze armate o nelle Forze di polizia ad ordinamento militare o civile;
la maggior parte degli ausiliari, al termine del percorso nell'Arma, nonostante sia risultata idonea al proseguimento di carriera, non è stata prescelta per la ferma quadriennale, venendo congedata per esubero ed esclusa, di fatto, dall'immissione nei ruoli del servizio permanente delle Forze armate;
l'Arma dei carabinieri, ai fini di completamento dell'organico, ha più volte indetto concorsi pubblici, ai quali hanno avuto accesso sia ex appartenenti alle Forze armate sia privati cittadini. In tal senso il decreto legislativo n. 198 del 1995, nel dettare norme relative al reclutamento dei carabinieri, ha richiamato la legge n. 537 del 1993. Tale legge prevedeva che il Governo emanasse uno o più regolamenti per «incentivare il reclutamento di cui alla legge 24 dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni, riservando ai volontari congedati senza demerito l'accesso alle carriere iniziali nella Difesa, nei Corpi armati e nel Corpo militare della Croce rossa»;
le quote di cui sopra non sono però state rispettate, tanto che nei recenti concorsi banditi dall'Arma dei carabinieri per gli ausiliari in congedo non è stata prevista alcuna riserva di posti, essendo questi ultimi esclusivamente destinati agli altri Corpi delle Forze armate;
inoltre, nonostante nel tempo siano state emanate norme (decreto-legge n. 64 del 2002, legge n. 226 del 2004) per il reintegro nei ruoli dell'Arma dei carabinieri degli ausiliari in congedo, solo un numero esiguo di ausiliari ha visto soddisfatte le proprie aspettative -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per favorire l'istituzione di quote di riserva, a vantaggio dei carabinieri ausiliari in congedo, nei concorsi banditi dall'Arma, nonché per l'adozione di un piano di reintegro degli stessi che preveda la loro conseguente immissione nei ruoli del servizio permanente delle Forze armate.
(4-12803)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta immediata:

PES, CALVISI, MARAN, AMICI, QUARTIANI, GIACHETTI, FADDA, MARROCU, MELIS, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, SCHIRRU e SORO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da alcuni mesi si stanno verificando in molte aree del Paese proteste popolari aventi lo scopo di bloccare la realizzazione di una potente rete di sensori radar in alcune delle zone incontaminate delle coste italiane;
nel mirino sono finite la Sardegna (Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant'Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes e Capo Argentiera nel comune di Sassari), la Puglia (Santa Maria di Leuca), la Sicilia (Capo Murro di Porco a Siracusa), la Calabria e la Liguria;
l'installazione avverrebbe per conto della Guardia di finanza - anche per il tramite del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - da parte della società romana Almaviva (già Finsiel) ed i radar (nome in codice EI/M-2226) sarebbero di produzione israeliana (Elta system, controllata dalla compagnia statale Aerospace industries);
lo scopo dell'intervento sarebbe quello di prevenire l'immigrazione clandestina, il traffico di droga, gli attacchi terroristici, il contrabbando e la pesca illegale; questi radar a micro-onde, infatti, riuscirebbero a monitorare la superficie del mare a una distanza di 30-40 miglia e ad individuare natanti anche di piccola dimensione;
i siti che sono stati individuati in Sardegna per la posa dei tralicci e delle parabole sono alcuni dei punti più suggestivi dell'intera costa occidentale: Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant'Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes e Capo Argentiera nel comune di Sassari;
precedentemente, in occasione del Forum internazionale sull'innovazione tecnologica tenutosi nel 2009 a Genova, l'ammiraglio ispettore Ferdinando Lolli e, in altro contesto, la società Selex sistemi integrati hanno confermato (come da decreto del 28 gennaio 2004) l'installazione di 8 vtsl (vessel traffic service), che prevede il posizionamento di ulteriori radar, presumibilmente a Punta Scomunica e anche nelle zone di Oristano, di S. Antioco e di Pula;
l'installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive, che in Sardegna, in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù militari già esistenti, le quali hanno prodotto per la popolazione residente già gravi conseguenze;
è forte il rischio che si crei uno «scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico», come denunciato pubblicamente tra gli altri da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l'immediato avvio di un confronto a livello nazionale -:
se non ritenga opportuno e urgente rendere pubblico l'elenco di tutti i progetti in corso che prevedono l'installazione dei radar sulle coste della Sardegna per conto della Guardia di finanza e della Guardia costiera, adoperandosi perché siano valutate tutte le alternative di localizzazione dei radar, al fine di utilizzare siti militari già esistenti sicuramente nella disponibilità di enti anche diversi dalla Guardia di finanza, garantendo l'assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico per la popolazione e le zone interessate, tutelando, altresì, le aree ad elevato valore ambientale ed evitando, infine, che l'installazione di tali strutture crei delle servitù militari permanenti e aggiuntive per la Sardegna.
(3-01777)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

V Commissione:

BITONCI e FUGATTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il GECT (gruppo europeo di cooperazione territoriale) ha lo scopo di agevolare e di promuovere la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale tra i suoi membri. Il gruppo è composto da Stati membri, collettività regionali, collettività locali o organismi di diritto pubblico a titolo facoltativo;
con il GECT gli enti partecipanti si possono organizzare in una forma giuridica che assicura all'organismo transfrontaliero un'esistenza autonoma rispetto agli Stati membri; la titolarità della personalità giuridica consente d'agire direttamente nei confronti dei suoi componenti, delle istituzioni comunitarie e di terzi. Pertanto il GECT - pur con le limitazioni imposte dal regolamento comunitario - si pone come uno strumento utile per procedere sul percorso di sviluppo della cooperazione territoriale transfrontaliera tra enti territoriali;
il GECT è un organismo previsto dal regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, entrato in vigore dal 1o agosto 2001, che ne disciplina la natura, composizione, modalità di istituzione, compiti e controllo della gestione dei fondi pubblici e altro; il nostro Paese ha dato attuazione al suddetto regolamento con gli articoli da 46 a 48 della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria 2008);
la provincia autonoma di Trento, congiuntamente con i potenziali membri del GECT ha inviato, il 14 ottobre 2010, alla Presidenza del Consiglio dei ministri la richiesta di autorizzazione a partecipare alla costituzione del GECT, allegando gli schemi di convenzione e di statuto, secondo la procedura prevista dall'articolo 47 della legge n. 88 del 2009, al fine di realizzare nuovi progetti in settori di comune interesse e di conseguenza per rafforzare ulteriormente la cooperazione fra i tre territori dell'Euregio;
con nota del 28 aprile 2011 il Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri ha comunicato di aver concesso alla provincia di Bolzano e a quella di Trento l'autorizzazione a partecipare al GECT con la denominazione, insieme al Land Tirol, di «Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino» (nella versione tedesca denominato «Europaregion Tirol-Südtirol-Trentino), come individuato nella convenzione e nello statuto a suo tempo trasmessi dall'ufficio dell'Euroregione di Bolzano;
il comma 5 dell'articolo 47 della legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008) prevede che, ferma restando la disciplina vigente in materia di controlli, qualora i compiti di un GECT riguardino azioni cofinanziate dall'Unione europea, di cui all'articolo 6 del citato regolamento (CE) n. 1082/2006, il controllo sulla gestione e sul corretto utilizzo dei fondi pubblici è svolto, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, dal Ministero dell'economia e delle finanze, dalla Corte dei conti e dalla Guardia di finanza -:
quali siano le modalità e gli strumenti con i quali le autorità competenti al controllo, indicate nel suddetto comma 5 dell'articolo 47 della legge 7 luglio 2009, n. 88, effettuano la verifica sulla corretta gestione e utilizzo dei fondi pubblici da parte dei GECT.
(5-05177)

BARETTA e RUBINATO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in questi mesi la situazione finanziaria delle scuole dell'infanzia paritarie in Italia e, in particolare, in Veneto (dove accolgono quasi 95.000 bambini, pari al 68 per cento della popolazione scolastica dai 3 ai 6 anni) si è sempre più aggravata a causa del progressivo venir meno dell'ammontare dei contributi ad esse destinati

dallo Stato e dalle regioni, oltre che del grave e crescente ritardo con cui tali risorse vengono erogate;
il Parlamento con la legge di stabilità 2011 ha reintegrato parzialmente, con uno stanziamento di 245 milioni di euro, il taglio di 258 milioni di euro previsto dal Governo (pari al 47,86 per cento) rispetto allo stanziamento previsto a bilancio nell'anno 2010 (539 milioni) per le scuole paritarie;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 maggio 2011, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 153 del 4 luglio 2011, sono state ripartite le risorse finanziarie previste dall'articolo 1, comma 40, della predetta legge n. 220 del 2010. Quest'ultimo, incrementando la dotazione del fondo per le esigenze urgenti e indifferibili (istituito dall'articolo 7-quinquies del decreto-legge n. 5 del 2009) di 924 milioni di euro per il 2011, ha stabilito che una quota delle risorse indicate, pari a 874 milioni di euro, è ripartita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri tra le finalità indicate nell'elenco 1 allegato alla medesima legge n. 220 del 2010: tra tali finalità, è inserito il sostegno alle scuole non statali per 245 milioni di euro;
nella legge di bilancio 2011 (legge n. 221 del 2010), il programma 1.9 istituzioni scolastiche non statali ha stanziamenti in conto competenza pari a 281,2 milioni di euro, quasi interamente allocati sul cap. 1477 (280,8 milioni);
rispondendo il 18 maggio 2011 all'interpellanza urgente 2-01081, il rappresentante del Governo ha evidenziato che sul predetto capitolo 1477 è stato operato un accantonamento di 28,9 milioni di euro ai sensi dell'articolo 1, comma 13, della legge n. 220 del 2010 (si tratta, in sostanza, degli accantonamenti cautelativi collegati agli eventuali mancati introiti dall'asta relativa alle frequenze). Considerando i 245 milioni di euro previsti dall'articolo 1, comma 40, della stessa legge, ha evidenziato: «Conclusivamente, per il 2011 saranno attribuiti alle istituzioni scolastiche non statali euro 496,9 milioni»; successivamente, rispondendo il 5 luglio 2011 all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01732, il rappresentante del Governo ha evidenziato: «Con riferimento al citato stanziamento di oltre 251 milioni il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha assegnato parte di esso agli uffici scolastici regionali, con proprio decreto, per il periodo gennaio-agosto 2011. La somma residua, pari a 83 milioni 958 mila euro, sarà ripartita tra gli uffici scolastici regionali per i mesi settembre-dicembre 2011»;
le risorse attualmente stanziate a bilancio dello Stato nel medesimo capitolo destinate alle istituzioni scolastiche non statali per gli anni 2012 e 2013 sono pari ad euro 280,8 milioni per ciascun anno;
anche le risorse stanziate dalla regione Veneto appaiono inadeguate: il contributo a queste scuole è bloccato da tempo a 15 euro al mese per bambino; non è stato più erogato a partire dall'anno 2010 il contributo per le spese di trasporto; né sono sufficienti le risorse attualmente stanziate per il contributo alla spesa del personale di sostegno per i bambini diversamente disabili; è stato tagliato del 17 per cento il contributo per il funzionamento dei nidi;
le amministrazioni comunali del Veneto da sempre sono impegnate per garantire la continuità dell'erogazione alle scuole dell'infanzia paritarie sul territorio con il versamento di un cospicuo contributo annuale (indicato dalla Fism in una media regionale di euro 360 a bambino);
la predetta consistente riduzione contributi statali, ma anche regionali, in concomitanza con la difficoltà dei comuni di mantenere gli equilibri di bilancio, a causa dei sempre più pesanti vincoli del patto di stabilità e dei tagli dei trasferimenti imposti dalle manovre finanziarie dell'attuale Governo, fa sì che gli enti locali non sono in grado di supplire ai tagli di risorse operati a carico di queste scuole a livello governativo. Ciò comporta inevitabilmente, in un momento di grave crisi economica generale, che, in assenza di adeguata copertura

dei costi, molte scuole d'infanzia paritarie potrebbero essere costrette ad applicare un pesante aumento delle rette a carico delle famiglie (che già coprono con le rette circa il 60 per cento del costo di gestione del servizio), o, in alternativa, per non venire meno alla funzione sociale da sempre svolta, a sospendere questo servizio fondamentale;
con l'eventuale chiusura di queste scuole si sarebbe in Veneto, ma non solo, di fronte ad una grave emergenza educativa, sociale ed occupazionale -:
se non ritenga di assumere iniziative volte a provvedere con urgenza, precisandone con certezza tempi ed importi, all'erogazione del saldo delle risorse spettanti a favore delle scuole dell'infanzia paritarie per l'anno scolastico 2009-2010 e per l'anno scolastico 2010-2011, già terminato, ripartendo risorse tra le regioni prioritariamente in proporzione al numero dei bambini che nelle diverse regioni frequentano tali scuole, nonché all'integrale reintegro dell'entità delle risorse a favore delle scuole paritarie almeno nella misura già stanziata nel 2010 sia per l'anno in corso che per quelli seguenti, prevedendo, altresì, che, a decorrere dal corrente anno, i contributi erogati dalle regioni e dai comuni per il funzionamento delle scuole d'infanzia paritarie non siano computati ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno nell'ambito delle regioni in cui tali scuole rappresentino oltre il 50 per cento dell'offerta formativa delle scuole dell'infanzia.
(5-05178)

GIOACCHINO ALFANO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
all'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, è previsto il ricorso alla «Cassa depositi e prestiti» per il finanziamento delle attività di demolizione dei manufatti abusivi;
gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui sopra sono addebitati ai comuni dopo cinque anni, applicando una riduzione dei trasferimenti erariali;
appare opportuno chiarire gli effetti finanziari anche relativi all'indebitamento degli enti interessati -:
quali siano le somme effettivamente impegnate annualmente e quelle che si prevede di recuperare togliendo i trasferimenti agli enti locali interessati.
(5-05179)

VI Commissione:

PAGANO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
si sono recentemente verificati casi in cui la Guardia di finanza ha contestato il regime tributario applicabile ai cosiddetti «premi al traguardo» erogati agli allevatori dei cavalli classificatisi tra i primi tre nelle corse ippiche;
in particolare la Guardia di finanza ha eccepito che tali premi dovrebbero essere indicati dagli allevatori nella dichiarazione dei redditi ed assoggettati alle imposte sui redditi secondo il regime di tassazione ordinaria;
tale orientamento della Guardia di finanza, il quale appare all'interrogante del tutto infondato sotto il profilo della normativa tributaria, sta provocando notevole preoccupazione e sconcerto nel settore, in considerazione dei maggiori oneri, amministrativi ed economici che esso determinerebbe;
in questo contesto occorre infatti tener conto delle particolari caratteristiche dei premi, della specifiche norme tributarie vigenti in materia, nonché delle caratteristiche degli allevatori, i quali, in molti casi, presentano, sotto il profilo tributario, le caratteristiche di imprenditore agricolo;
a tale proposito occorre in primo luogo ricordare come il Regolamento delle corse stabilisca, all'articolo 98, che la percentuale dei premi delle singole corse

riconosciuta agli allevatori italiani di cavalli nati in Italia o considerati come tali ha carattere di provvidenza;
inoltre, l'articolo 5 del decreto-legge n. 417 del 1991 dispone che l'Unione nazionale incremento razze equine (UNIRE) e la Federazione italiana sport equestri (FISE) devono operare, all'atto del pagamento dei premi corrisposti ai partecipanti a manifestazioni sportive ippiche, una ritenuta del 4 per cento ai fini dell'IRPEF o dell'IRES; tale ritenuta è effettuata a titolo di acconto nei confronti dei soggetti che esercitano attività commerciali di cui all'articolo 55 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) approvato con il decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, mentre è effettuata a titolo di imposta nei confronti di tutti gli altri soggetti;
dal momento che gli allevatori di cavalli sono, nella maggior parte dei casi, qualificati fiscalmente come imprenditori agricoli e non rientrano dunque nel novero delle imprese commerciali di cui al predetto articolo 55 del TUIR, è di tutta evidenza come la ritenuta del 4 per cento sui premi corrisposti in occasione delle competizioni sportive ippiche debba essere effettuata nei loro confronti a titolo di imposta, con conseguente insussistenza dell'obbligo a sottoporre a tassazione ordinaria l'ammontare dei predetti premi;
questa interpretazione, assolutamente rispettosa del dettato e della resto della normativa tributaria, è del resto corroborata dalla giurisprudenza ormai consolidata degli organi della giustizia tributaria, i quali hanno più volte ribadito come l'attività di allevamento di cavalli da corsa rientri certamente nel novero delle attività agricole e sia dunque sottoposta al regime di tassazione secondo il meccanismo catastale, nonché da alcune espressioni ufficiali della stessa Amministrazione finanziaria;
in particolare, merita di essere citata la risoluzione n. 8/317 del 1981, nella quale si afferma, tra l'altro, che le «provvidenze agli allevatori, ai quali spetta una percentuale (omissis) sull'ammontare del premio delle singole corse (omissis), vale a dire dei premi vinti dai cavalli in corsa da essi stessi allevati (omissis), assumono autonoma rilevanza fiscale soltanto per quegli imprenditori agricoli tenuti alla determinazione del reddito secondo le regole dettate dal titolo V del Decreto del Presidente della Repubblica n.597 del 1973», vale a dire secondo le regole concernenti i redditi d'impresa, nonché la presa di posizione della direzione regionale delle entrate della Toscana, la quale, in una sua pubblicazione del marzo 2008, ha affermato, tra l'altro, che la predetta ritenuta del 4 per cento è operata a titolo d'imposta nei confronti dei soggetti che non esercitano attività commerciali;{omissis), assumono autonoma rilevanza fiscale soltanto per quegli imprenditori agricoli tenuti alla determinazione del reddito secondo le regole dettate dal titolo V del decreto del Presidente della Repubblica n.597 del 1973, vale a dire secondo le regole concernenti i redditi dimpresa, nonch la presa di posizione della direzione regionale delle entrate della Toscana, la quale, in una sua pubblicazione del marzo 2008, ha affermato, tra laltro, che la predetta ritenuta del 4 per cento operata a titolo di imposta nei confronti dei soggetti che non esercitano attivit commerciali;}
da tale ricostruzione normativa emerge con chiarezza come l'orientamento assunto dalla Guardia di finanza risulti erroneo, e debba pertanto essere quanto prima corretto;
appare pertanto urgente l'emanazione di atti di indirizzo o di atti interpretativi che chiariscano in modo definitivo il regime tributario correttamente applicabile ai predetti premi, al fine di evitare ulteriori oneri per un settore, quello dell'allevamento ippico, già gravemente provato da una pesante crisi che si protrae ormai da anni, nonché comportamenti difformi tra le diverse articolazioni dell'Amministrazione finanziaria, nonché onde scongiurare l'insorgere di un notevole contenzioso in merito -:
quali iniziative intenda assumere per chiarire, in via definitiva, che i premi corrisposti in occasione di competizioni sportive ippiche agli allevatori che presentino i requisiti per essere qualificati fiscalmente come imprenditori agricoli sono soggetti a ritenuta a titolo d'imposta, e non assumono ulteriore rilievo tributario, salvo il caso in cui traggano origine da un'attività configurabile come commerciale, non comportando quindi alcun obbligo d'inserimento nella dichiarazione dei redditi, né di assoggettamento alle imposte sui redditi secondo il regime ordinario.
(5-05180)

FLUVI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il Programma Unitario di Valorizzazione (PUV) di immobili pubblici siti nella regione Liguria, avviato nel 2007 con Protocollo d'intesa tra Ministero dell'economia e delle finanze, Agenzia del demanio e regione Liguria, si è posto l'obiettivo di ri-funzionalizzare e valorizzare unitariamente, attraverso idonei scambi di destinazione d'uso, un portafoglio composto da più di trenta immobili di proprietà dello Stato siti in diciannove comuni liguri, parte dei quali dismessi dal Ministero della difesa con decreti territoriali (27 febbraio 2007 e 25 luglio 2007);
il comune della Spezia ha sottoscritto in data 15 maggio 2009 un protocollo d'intesa con l'Agenzia del demanio e il Ministero della difesa per l'acquisizione riqualificazione e razionalizzazione di alcuni immobili appartenenti al demanio dello Stato e al demanio militare non più di interesse ai fini della Difesa;
l'articolo 4, comma 17, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, novella l'articolo 5 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, recante «Attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio» (cosiddetto federalismo demaniale);
in particolare la lettera a) del comma 17 esclude dall'elenco dei beni non trasferibili agli enti territoriali i beni oggetto di accordi o intese con gli enti territoriali stessi per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari sottoscritti alla data del 26 giugno 2010 (data di entrata in vigore del decreto legislativo stesso), prevedendo che essi possono essere attribuiti, su richiesta, all'ente che ha sottoscritto l'accordo o l'intesa ovvero ad altri enti territoriali, salvo che risultino esclusi dal trasferimento ovvero altrimenti disciplinati;
per l'attuazione della citata disposizione è prevista l'adozione entro il 13 luglio 2011 (60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 70 del 2011), previa ricognizione da parte dell'Agenzia del demanio, di un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze al fine di stabilire termini e modalità per la cessazione dell'efficacia dei predetti accordi o intese;
tale disposizione non trova applicazione qualora gli accordi o le intese abbiano già avuto attuazione anche parziale alla data del 14 maggio 2011 (entrata in vigore del decreto-legge n. 70 del 2011), ovvero per gli accordi e le intese relative alla dismissione di immobili militari;
in sede di prima applicazione delle citate disposizioni di cui al comma 17 del decreto-legge n. 70 del 2011, la richiesta per l'attribuzione di beni oggetto di accordi o intese tra lo Stato e gli enti territoriali per la razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari può essere presentata, entro il termine di 30 giorni dalla data di adozione del decreto ministeriale previsto per l'attuazione della norma dall'ente che ha sottoscritto l'accordo o l'intesa. La successiva attribuzione dei beni è effettuata con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale e con gli altri Ministri competenti per materia, entro 90 giorni dalla data di adozione del citato decreto ministeriale;
il protocollo d'intesa del comune della Spezia con il Ministero della difesa e l'Agenzia del demanio del 15 maggio 2009 è decaduto lo scorso dicembre, ma per il demanio avrebbe avuto parziale esecuzione, in quanto il comune ha acquistato due dei beni previsti dal protocollo ai sensi della legge n. 311 del 2004;
l'Agenzia del demanio di Genova ha sospeso la vendita al comune dell'area ex Fusione Tritolo che il comune voleva acquisire per il distretto della nautica e

anche l'asta per i PUV in attesa di direttive circa l'applicazione della norma prevista dal citato decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 -:
quali siano i tempi di emanazione del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, la cui adozione era prevista entro 13 luglio 2011, che definisca i termini e le modalità per la cessazione dell'efficacia degli accordi e le intese al fine di sbloccare la vendita al comune della Spezia dell'area ex Fusione Tritolo che il comune intende acquistare per creare il distretto della nautica, che è un'importante opportunità per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio.
(5-05181)

LO MONTE, ZELLER e BRUGGER. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, recante «Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale», all'articolo 3 ha introdotto la possibilità, dal 2011, di optare per la cedolare secca sugli affitti, consistente in un regime alternativo per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche sul canone di locazione per gli immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze;
l'Agenzia delle entrate, sia nel provvedimento del 7 aprile 2011, sia nella più recente circolare n. 26 del 1o giugno 2011, ha chiarito che la scelta sul regime fiscale della cedolare secca spetta locatore, definito quale soggetto che ha il diritto reale di godimento dell'immobile locato;
sussistono delle situazioni in cui la qualità di locatore non coincide con la titolarità di un diritto reale sull'immobile locato;
non sembrerebbe infatti ragionevole escludere per esempio il comodante, in quanto titolare del reddito del fabbricato abitativo, dunque il soggetto passivo dell'Irpef, dalla possibilità di esercitare l'opzione sul nuovo regime fiscale -:
se intenda chiarire se ai locatori di abitazioni, come per esempio ai comodanti, ancorché non titolari di un diritto reale sull'immobile, spetti la possibilità di optare per il nuovo regime fiscale della cedolare secca sugli affitti.
(5-05182)

BARBATO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i mercati finanziari italiani sono oggetto, da alcune settimane, di forti attacchi speculativi a livello internazionale;
tali turbolenze, oltre ad aver determinato una forte flessione degli indici azionari, hanno comportato un notevole allargamento del differenziale tra i titoli di Stato tedeschi ed i titoli di Stato italiani, che ha raggiunto livelli mai toccati prima;
si tratta certamente di fenomeni di carattere sovranazionale, legati in parte alle preoccupazioni circa il possibile default della Grecia, che hanno investito tutte le principali piazze finanziarie europee, ma che assumono una connotazione particolarmente preoccupante in Italia, in considerazione della grande condizione di fragilità in cui versa la finanza pubblica italiana, gravata, come è noto, da un elevatissimo livello del debito pubblico, il cui ammontare, peraltro, è tornato a crescere, sia in termini assoluti, sia in rapporto al PIL, nel corso di questa legislatura;
in tale contesto, ogni incremento del differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli della Germania comporta un aumento dei tassi di interesse che lo Stato italiano deve pagare per finanziare lo stock del debito, determinando, conseguentemente, un'ulteriore estensione della spesa pubblica;
a fronte di questa spirale speculativa, che rischia di avvitarsi pericolosamente e di pregiudicare la stessa tenuta dei conti pubblici, la CONSOB ha adottato alcune misure, volte in particolare ad ostacolare

le vendite allo scoperto, che tuttavia, da sole, non sono certo in grado di assicurare una maggiore stabilità dei mercati;
nonostante la gravità della situazione, il Governo non sembra in grado di assumere alcuna iniziativa efficace per contrastare le dinamiche in atto, mantenendo la sua sostanziale passività in materia di politica economica e fiscale;
infatti, la reazione dei mercati registratasi all'indomani dell'approvazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 98 del 2011 dimostra come le misure contenute in tale provvedimento non abbiano rassicurato adeguatamente i mercati stessi rispetto alle prospettive di stabilità e, soprattutto, di ripresa economica del nostro Paese, che continua a registrare il tasso di crescita del PIL più basso dell'intera area dell'euro;
l'incapacità dell'attuale Esecutivo di adottare misure di politica economica più incisive e credibili è certamente legata anche all'indebolimento della posizione politica del Ministro dell'economia e delle finanze, il quale è coinvolto, come dimostrano anche le recenti vicende giudiziarie che hanno interesse il suo ex consigliere politico Marco Milanese, in un feroce scontro politico con il Presidente del Consiglio;
al contrario, soprattutto nella difficilissima congiuntura economico-finanziaria attuale, sarebbe indispensabile che il Governo mostrasse assoluta compattezza al suo interno e chiarezza di linea politica, adottando finalmente quelle misure e iniziative normative necessarie a contrastare le pratiche speculative, nonché ad assicurare una duratura e reale stabilità dei conti pubblici e, soprattutto, ad introdurre misure di rilancio dell'economia reale, in particolare attraverso una complessiva riforma del sistema tributario volta a riequilibrare il carico fiscale, che attualmente grava in modo eccessivo sui lavoratori dipendenti e sulle attività produttive -:
quali urgenti iniziative intenda assumere per contrastare le pratiche speculative improprie che stanno minando la stabilità dei mercati finanziari e per avviare concretamente la riforma, più volte annunciata, del sistema tributario italiano, in particolare chiarendo quando intenda presentare alle Camere il disegno di legge delega in materia approvato dal Consiglio dei ministri, per fornire al sistema economico nel suo complesso, ed ai mercati finanziari, in particolare, un quadro chiaro circa le linee di politica economica e tributaria che il Governo intende perseguire, al fine di rilanciare l'economia nazionale ed evitare in tal modo il ripetersi dei gravi fenomeni speculativi in atto.
(5-05183)

Interrogazione a risposta scritta:

BUONANNO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è stato recentemente siglato tra Unicredit e Italpetroli un accordo per cancellare la posizione debitoria della società, a mezzo conferimento del pacchetto di controllo dell'A.S. Roma, in quanto Italpetroli, la holding che controllava la società A.S. Roma, da tempo presentava una situazione debitoria molto pesante, con un'esposizione di 325 milioni di euro verso l'Unicredit e di 80 milioni verso il Monte dei Paschi di Siena;
in base all'ultimo bilancio approvato, i ricavi consolidati di A.S. Roma sono diminuiti dell'8,7 per cento a 108,2 milioni ed il risultato netto di competenza è in perdita per 2,43 milioni; i debiti di funzionamento erano pari a 54 milioni al 31 marzo 2010, di questi 21 milioni scaduti, ma non pagati. Al 31 maggio 2010 i debiti verso calciatori e tesserati ammontavano a 21 milioni, mentre il patrimonio netto al 31 marzo ammontava a soli 6,56 milioni di euro;
Unicredit non è una banca a carattere regionale ma è la più importante banca italiana, con interessi in tutto il territorio nazionale, e le sue scelte, qualora

si rivelassero poco oculate, avrebbero pesanti ripercussioni su tutti i piccoli risparmiatori che afferiscono i propri capitali alla banca;
le scelte di Unicredit nei confronti di una società la cui cattiva gestione appare all'interrogante evidente sono, sempre ad avviso dell'interrogante, del tutto incoerenti con gli eccessi di prudenza con i quali vengono valutate le richieste di fido e di mutuo da parte delle piccole imprese, in difficoltà a causa della crisi economica e da parte delle famiglie;
l'A.S. Roma è società quotata in borsa valori;
Unicredit si trova nell'anomala situazione di azionista di una società calcistica professionistica anche in seguito ad una discussa cessione del pacchetto di maggioranza a soci statunitensi -:
quali azioni la CONSOB abbia assunto per tutelare i piccoli azionisti della società essendo questa quotata in borsa.
(4-12820)

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:

FERRANTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la Scuola superiore della magistratura, prevista in Italia con grande ritardo rispetto ad analoghe e positive esperienze di altri Paesi europei, è stata istituita con decreto legislativo n. 26 del gennaio 2006;
ad oltre cinque anni di distanza, essa non è ancora in funzione e, ad oggi, quella relativa alla Scuola risulta l'unica parte della riforma ordinamentale cui non è stata data attuazione;
qualche giorno fa è stata inaugurata la sede di Bergamo - nel frattempo costata 480.000 euro in due anni di solo affitto dei locali - e sembra imminente il completamento dei lavori di ristrutturazione della sede di Scandicci;
dal momento che la struttura della Scuola è stata radicalmente modificata dalla legge n. 111 del 2007, che ha eliminato gran parte delle criticità del modello originario (oggi sono previste tre sedi, ma senza alcun vincolo di ripartizione territoriale), nulla osterebbe a che la Scuola iniziasse a operare riguardo ad alcuni settori della formazione;
dovendo essere ancora predisposta tutta l'organizzazione, anche tramite il regolamento attuativo, compito del comitato direttivo, allo stato la Scuola non può iniziare a svolgere le sue funzioni;
sarebbe necessaria una interlocuzione tra Ministero e Consiglio superiore della magistratura, non solo perché è auspicabile che la Scuola si ponga nel solco dell'attività formativa consiliare e faccia tesoro del prezioso patrimonio di esperienza che nel corso degli anni si è venuto creando, ma anche per il necessario raccordo e per il passaggio di consegne;
le perduranti perplessità sulle modalità attuative dell'innovativa struttura, deputata esclusivamente alla formazione, non giustificano l'attuale situazione di inerzia sia per il vincolo derivante dal dettato normativo sia perché vi può essere il rischio di limitare la programmazione dell'attività formativa da parte del Consiglio superiore della magistratura, che già risente dello stato di incertezza in cui versa un progetto di cui non si comprende l'evoluzione -:
quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato al fine di sbloccare la perdurante situazione di stallo e dare finalmente attuazione alla Scuola superiore della magistratura.
(5-05174)

Interrogazione a risposta scritta:

NICOLA MOLTENI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il presidente del tribunale di Como già nel maggio 2010 aveva evidenziato Ministero della giustizia la carenza di organico di detto tribunale, parlando di «profondo disagio» attraverso la puntuale segnalazione della mancanza di personale pari al 30 per cento e del conseguente rischio di paralisi;
la stampa locale, da ultimo anche l'articolo apparso sul quotidiano La Provincia di Como di domenica 17 luglio 2011, ha più volte affrontato il tema e descrive una situazione del tribunale di Como, da un lato confortante per il riconosciuto impegno degli operatori e dall'altro lato preoccupante, per i tempi dei procedimenti civili, che sono molto dilatati, con le gravi conseguenze che essi comportano soprattutto per il mondo imprenditoriale, in un territorio a forte vocazione produttiva come quello comasco;
appare evidente che la situazione, lungi dal realizzare l'obiettivo di assicurare la giustizia in tempi ragionevoli, a un territorio di fondamentale importanza nel tessuto imprenditoriale e industriale del Nord-ovest, sta comportando sia una grave dilatazione dei tempi dei processi che un aumento dei disagi e dei costi per tutti i cittadini e gli operatori economici;
appare alquanto urgente un immediato intervento al fine di consentire al tribunale di Como di funzionare in modo efficiente ed efficace -:
quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere, anche in relazione all'immediata ricostituzione dell'organico degli operatori giudiziari, per consentire di svolgere in tempi ragionevoli il ruolo che costituzionalmente è assegnato a detti organi giudiziari.
(4-12810)

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata:

PROIETTI COSIMI e DI BIAGIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la manovra di stabilizzazione finanziaria varata dal Governo con il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha previsto l'introduzione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di Anas spa;
il comma 1 dell'articolo 15 del provvedimento, così come modificato dall'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 5 agosto 2010, n. 125, ha demandato ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la fissazione dei criteri e delle modalità per l'applicazione entro il 30 aprile 2011 del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta Anas spa in relazione ai costi di investimento e di manutenzione straordinaria, oltre che a quelli relativi alla gestione, nonché l'elenco delle tratte da sottoporre a pedaggio;
il comma 2 del citato articolo ha previsto una fase transitoria decorrente dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data di applicazione dei pedaggi di cui al comma 1, comunque non oltre il 31 dicembre 2011, Anas spa è autorizzata ad applicare una maggiorazione tariffaria forfettaria di un euro per le classi di pedaggio A e B e di due euro per le classi di pedaggio 3, 4 e 5, presso le stazioni di esazione delle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta Anas spa;

tra le tratte autostradali ed i raccordi da sottoporre a pedaggiamento, che hanno avuto una prima individuazione con l'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 giugno 2010, figura la tratta A-90, grande raccordo anulare di Roma;
il predetto decreto-legge è stato oggetto di ricorsi al giudice amministrativo che ha accolto le domande di sospensione cautelare, affermando che sembra fondato il motivo di ricorso circa la necessità che il pedaggio sia riscosso per l'effettiva percorrenza delle infrastrutture autostradali gestite da Anas spa e non mediante una stima della loro utilizzazione basata sul fatto che si attraversa una stazione di esazione di autostrade in concessione che si interconnette con un'autostrada in gestione Anas spa;
il termine del 30 aprile 2011 è ampiamente scaduto e non risulta ancora emanato il citato decreto che rende applicabili i pedaggi ai fini dell'attuazione delle sopra citate norme, come confermato anche dal presidente di Anas spa, Pietro Ciucci, a margine di una audizione presso la Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei deputati;
a fronte di tale vuoto normativo e alla luce, altresì, della generale situazione di incertezza, determinatasi a seguito dell'intervento del giudice amministrativo, si susseguono contrastanti dichiarazioni da parte di chi, invece, dovrebbe fornire, in maniera inequivocabile, elementi di chiarezza, nel rispetto dei diritti degli utenti e, in generale, dei cittadini;
nonostante il Sottosegretario per l'economia e le finanze, Alberto Giorgetti, abbia accolto in aula alcuni ordini del giorno al «decreto sviluppo» che escludono nuovi pedaggi per le tratte a diretta gestione Anas spa, il Vice Ministro Castelli nel mese di giugno 2011 ha ribadito l'intenzione del Governo di procedere con un decreto per il pedaggiamento del grande raccordo anulare di Roma e altre strade, facendo così riaccendere le polemiche;
immediate sono state le reazioni del presidente della provincia di Roma, del sindaco, Gianni Alemanno, che a suo tempo non aveva nascosto la sua contrarietà, dichiarando polemicamente di essere pronto a sfondare il casello con la sua auto, per difendere i cittadini dall'«ingiusta tassa», e del presidente della regione Lazio, che ha promesso «iniziative volte a bloccare un balzello fortemente penalizzante per i pendolari» ed ha affermato che «la regione è disponibile a farsi carico delle spese di manutenzione del Gra, pur di non introdurre il pedaggio»;
a fronte delle rassicurazioni iniziali, il Ministro interrogato, nel corso della recente audizione in Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni alla Camera dei deputati, ha confermato che il pagamento del pedaggio sul grande raccordo anulare di Roma è previsto da una legge che certo non si può disattendere, nonostante fossero state approvate delle mozioni, e che, dunque, nessun intervento, da parte di regione o comune, potrà superare quanto espressamente stabilito;
ha, inoltre, precisato, che «chi entra e chi esce non pagherà mai anche se faremo il decreto sui pedaggi» e, in riferimento alla questione dei residenti, ha affermato «non lo posso dire perché l'Europa non lo consentirebbe perché sarebbe considerato un aiuto di Stato»;
il Ministro interrogato, nella seduta delle interrogazioni a risposta immediata in Assemblea del 16 marzo 2011, aveva assicurato: «Il Governo sta studiando forme di agevolazione e di esenzione tariffaria a favore degli utenti abituali»;
è quanto mai doveroso, nel rispetto dei tanti cittadini che quotidianamente utilizzano il grande raccordo anulare, anche per spostamenti urbani, fugare ogni dubbio e fornire, in modo chiaro, elementi di certezza in merito alla oramai annosa questione dell'introduzione di pedaggi -:
se il Governo abbia intenzione di procedere con l'introduzione del pedaggio sul grande raccordo anulare di Roma, e

nell'eventualità con quali tempi e modalità di riscossione, e, in particolare, se saranno effettivamente previste, compatibilmente con la normativa, anche europea, forme di esenzione - totale o parziale - dal pagamento, per determinate categorie di utenti, quali, ad esempio, cittadini residenti e imprese presenti sul territorio.
(3-01772)

REGUZZONI, LUSSANA, LUCIANO DUSSIN, FOGLIATO, MONTAGNOLI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DAL LAGO, DESIDERATI, DI VIZIA, DOZZO, GUIDO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il trasporto pubblico lacuale sui laghi di Como, di Garda e Maggiore, utilizzato annualmente da circa 8 milioni di passeggeri fra turisti e residenti, viene attualmente svolto, per la maggior parte dei tragitti, da catamarani;
i costi di gestione e manutenzione di questi mezzi, sia per il consumo di carburante sia per le frequenti avarie, sono molto elevati, tanto che fonti di stampa locali parlano di tre milioni di euro di perdita annua per la navigazione pubblica sul lago di Como e di un milione e mezzo di euro per il gasolio di spese maggiori utilizzando i catamarani rispetto agli aliscafi;
l'utilizzo dei catamarani, oltre ad essere economicamente dispendioso, risulta inadeguato al trasporto lacuale, in quanto causa frequente di danneggiamenti ai terrapieni lungo le coste, con conseguenti significativi disagi per i comuni rivieraschi;
la decisione di sostituire gli aliscafi con i catamarani risale alla fine degli anni '90 e fu basata su considerazioni che nel lungo termine si sono rivelate poco efficaci ed efficienti, al punto che lo stesso direttore della Gestione governativa navigazione laghi oggi la giudica una scelta «non lungimirante» ed afferma sul quotidiano La Provincia del 20 luglio 2011 che i mezzi migliori sono gli aliscafi e che ha richiesto al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di acquistarne tre, con un costo medio di circa 8 milioni di euro a mezzo;
in favore della Gestione governativa per i laghi Maggiore, di Garda e di Como, viene assicurato uno stanziamento annuo pari a 5.164.000 euro per il rinnovo della flotta aziendale e a questo stanziamento annuale, nel 2010, si è aggiunto uno stanziamento integrativo, sempre a favore della Gestione governativa laghi, per migliorare gli interventi manutentivi di carattere strutturale alla flotta;
in particolare, sono stati assegnati 10 milioni di euro per l'adeguamento della flotta aziendale agli standard di trasporto ed alle sopravvenute normative in materia di sicurezza ed antinquinamento, nonché un finanziamento di 2 milioni di euro per la realizzazione dei connessi impianti per la raccolta ed il trattamento delle acque reflue industriali e delle acque meteoriche, che entrano in contatto con sostanze inquinanti derivanti dalla manutenzione periodica;
l'articolo 7-sexies del decreto-legge n. 5 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2009, prevede che gli avanzi di amministrazione degli anni 2007-2008 della Gestione governativa laghi vengano utilizzati per fronteggiare le spese di esercizio per la gestione dei servizi di navigazione lacuale per gli esercizi finanziari 2009 e 2010 e la legge di

bilancio 2011 ha assegnato solo una parte dell'importo dovuto per la Gestione governativa laghi -:
quali misure il Ministro interrogato intenda mettere in atto per migliorare il servizio di navigazione pubblica dei laghi di Como, di Garda e Maggiore, garantendo adeguati livelli di qualità del servizio, puntando anche ad una diminuzione dei costi e dell'inquinamento ambientale e rilanciando in tempi rapidi i tavoli di concertazione e di programmazione con le regioni competenti, al fine del trasferimento della gestione del servizio di trasporto lacuale e delle relative risorse economiche agli enti locali e regionali territorialmente competenti, per migliorare e razionalizzare un servizio indispensabile per l'economia alpino-padana.
(3-01773)

PIONATI e MOFFA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il grave incendio che ha semidistrutto e reso inagibile la stazione Tiburtina a Roma ha determinato e sta determinando gravi disagi in tutto il Paese;
il Paese è stato praticamente diviso a metà, con ritardi enormi nel traffico ferroviario;
la situazione è risultata maggiormente critica, stante il periodo di forte esodo, verso le località di villeggiatura;
i cittadini romani ancora non sanno quando il servizio della linea B della metropolitana riprenderà a funzionare regolarmente;
sull'episodio sta indagando la magistratura per accertare tutte le eventuali responsabilità penali, ma resta la necessità che si arrivi al più presto a ripristinare il normale servizio di trasporto, sia cittadino che ferroviario;
la stessa tempistica per la conclusione dei lavori, avviati da moltissimi mesi con tutti gli immaginabili disagi per i cittadini, non si sa se sarà più rispettata, con tutte le conseguenze del caso per i romani e per il traffico ferroviario a livello nazionale;
il fatto che non si sia ancora accertata del tutto la dinamica dell'incidente lascia aperta la porta a innumerevoli dubbi sul sistema di sorveglianza del cantiere;
a questo si aggiungono numerose perplessità sull'esistenza o meno di piani di emergenza funzionali, da parte di Ferrovie di Stato o degli eventuali altri organi competenti, in caso di gravi incidenti come quello accaduto -:
a che punto siano gli accertamenti sulle cause di un simile disastro, che desta enormi preoccupazioni sulla sicurezza di tali cantieri, e come si stia procedendo affinché si ripristini, al più presto, la normalità nella circolazione del traffico ferroviario, sia a livello nazionale che locale.
(3-01774)

BALDELLI e SIMEONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
un'adeguata dotazione infrastrutturale rappresenta una componente determinante per la competitività di un Paese moderno e una condizione necessaria per garantire stabili prospettive di crescita;
con la strategia «Europa 2020», finalizzata al superamento della crisi e alla crescita di lungo periodo, l'Unione europea ha posto una notevole enfasi sul tema delle infrastrutture come precondizione non solo per la crescita, ma anche per la piena partecipazione al mercato comune;
l'articolo 32 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha disposto l'istituzione di un fondo infrastrutture ferroviarie e stradali e la revoca di alcuni finanziamenti assegnati dal Cipe per interventi approvati ma non ancora avviati -:
come intenda utilizzare il fondo infrastrutture e il fondo generato dalle risorse recuperate dalla revoca degli interventi approvati nel 2008 e non ancora avviati concretamente.
(3-01775)

Interrogazione a risposta orale:

MEREU. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dopo le segnalazioni e le denunce dei mesi scorsi si registrano nuovamente notizie di disservizi e disagi notevoli sulla linea di trasporto ferroviario regionale sarda, nel tratto che collega Cagliari a Carbonia;
le lunghe attese nelle stazioni e nei convogli continuano da mesi a mettere a dura prova la pazienza dei tanti viaggiatori che da troppo tempo stanno subendo l'inefficienza del servizio di trasporto ferroviario;
le soppressioni, i ritardi ingiustificati, la continua mancanza di informazione agli utenti, i repentini cambi d'orari, la mancanza di personale in stazione e i treni sporchi sono situazioni che continuano a persistere e che generano disagio per i tanti cittadini che ogni giorno necessitano del trasporto ferrato per spostarsi;
si tratta dell'ennesima segnalazione che l'interrogante sottopone al Governo sul caso, ma invece delle auspicate risposte e degli impegni per il superamento della problematica si riscontra purtroppo un'assenza di fatti concreti;
la costituzione di un tavolo tecnico, nell'ambito del quale si sarebbero dovuti definire, interventi necessari al ripristino della funzionalità della linea, promossa dal Governo in risposta ad uno degli ultimi atti di sindacato ispettivo, ad oggi non risulta essere stata posta in essere;
è realmente necessario oramai un tempestivo e improcrastinabile intervento risolutore della problematica, che sta recando continui disagi a moltissimi cittadini sardi, pendolari e studenti in particolar modo, rendendone insostenibile la qualità della vita e le attività lavorative e familiari -:
quali urgenti iniziative intenda adottare per risolvere gli ormai insostenibili disagi che ricadono gravemente sui cittadini che utilizzano la rete di trasporto ferroviario sardo sulla tratta Cagliari-Carbonia.
(3-01769)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

ALESSANDRI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
come si può desumere anche dalle polemiche apparse sulla stampa, nel comune di Reggio Emilia è presente un'area demaniale destinata all'esercizio dell'attività aeroportuale in cui opera, quale concessionario di una porzione di detta area, la società Aeroporto di Reggio Emilia srl, partecipata in quote maggioritarie dal comune e dalla provincia di Reggio Emilia e dalla locale camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato (CCIAA);
in data 26 ottobre 2009, previo l'ottenimento delle autorizzazioni e dei pareri favorevoli previsti dalla normativa vigente, la società Avio Gestioni ha acquisito, mediante aumento di capitale riservato, 150.000 quote speciali di partecipazione al capitale sociale della società Aeroporto di Reggio Emilia;
il 26 ottobre 2009, la provincia di Reggio Emilia, il comune di Reggio Emilia, la camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Reggio Emilia e altri soci di Aeroporto di Reggio Emilia srl hanno stipulato un patto parasociale con Avio Gestioni volto alla gestione della società;
in data 3 agosto 2010 i soci pubblici della società Aeroporto di Reggio Emilia hanno contestato a Avio Gestioni inadempimenti rispetto alle obbligazioni assunte con la sottoscrizione del patto parasociale e comunque agli obblighi normativamente imposti al socio privato per effetto dell'ingresso nella compagine sociale di Aeroporto di Reggio Emilia srl. Successivamente la società Avio Gestioni ha contestato integralmente la sussistenza di detti inadempimenti;

Aeroporto di Reggio Emilia, con proprio atto del 23 dicembre 2010 ha trasmesso all'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC), la richiesta volta ad ottenere la concessione totale dell'aeroporto di Reggio Emilia in base alla Direttiva Ministeriale n. 135/T del 12 settembre 2007, relativa all'affidamento della gestione totale di aeroporti con traffico fino a 250000 passeggeri o di sola aviazione generale;
gli enti pubblici della predetta società aeroporto hanno conseguentemente preso atto della avvenuta predisposizione, da parte della stessa società e su iniziativa di Avio Gestioni, di un piano industriale che prospetta alcune linee di intervento per lo sviluppo dell'impianto aeroportuale, piano industriale la cui valutazione nel merito è stata approvata dal consiglio di amministrazione della società aeroporto e portata a conoscenza di tutti i soci;
in data 31 maggio 2011, l'assemblea dei soci di Aeroporto di Reggio Emilia srl non si è potuta svolgere per mancanza del quorum previsto per la valida costituzione a causa dell'assenza dei soci pubblici;
durante il mese di giugno 2011 i tre soci pubblici di Aeroporto di Reggio Emilia srl hanno deliberato di autorizzare la transazione a valere tra comune di Reggio Emilia, camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Reggio Emilia, provincia di Reggio Emilia da un lato e con Avio Gestioni srl dall'altro, per chiudere il contenzioso avviato il 3 agosto 2010;
anche la successiva convocazione dell'assemblea dei soci, avvenuta in data 29 giugno 2011, fatto questo che di per sé ha comunque comportato una dilatazione dei tempi tecnici utili per ottenere le autorizzazioni dell'ENAC ed effettuare gli investimenti necessari per consentire alla Società aeroporto di mantenere la concessione e le certificazioni, pare non avere risolto le divergenze tra Avio Gestioni ed i soci pubblici con specifico riguardo e quanto ai seguenti punti: a) ripianamento delle perdite del 2009-2010 e la rinegoziazione del patto parasociale; b) accettazione dell'aumento di capitale proposta da Avio Gestioni, col rischio che vengano meno le risorse necessarie per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'aeroporto; c) alcuni contratti di sub concessione stipulati, scaduti e in scadenza, riconducibili alle gestioni del passato oggetto di contestazione;
in particolare rispetto a quest'ultimo punto vi sarebbe da segnalare il contratto di sub concessione sottoscritto in data 14 maggio 2003 tra la Società aeroporto e la Società La Reggiana Immobiliare, il quale sarebbe scaduto il 14 maggio 2009 e presenterebbe un canone subconcessorio di 3.000 euro per l'utilizzo di un'area di complessivi 7.000 mq. Tale sub concessione, che fu effettuata dalla Società aeroporto ad Enac, fu motivata come necessità legata all'attività istituzionale della Società aeroporto medesima e tale dichiarazione fu firmata da Ermete Fiaccadori, quale Presidente della Società aeroporto. Successivamente, e senza che il fatto costituisse un'attività istituzionale della Società aeroporto, fu firmato un accordo tra l'allora tesoriere protempore del Partito Democratico (PD) di Reggio Emilia, Roberta Rivi, attualmente Assessore provinciale, e Ermete Fiaccadori come Presidente della Società aeroporto;
sembrerebbe che la Società La Reggiana Immobiliare sia stata recentemente sostituita, nei rapporti con la Società aeroporto, da Aliante Servizi srl, società facente capo al predetto PD di Reggio Emilia il cui amministratore unico risulta essere Ermete Fiaccadori;
va evidenziato che sull'area oggetto di sub concessione insistono costruzioni leggere amovibili già di proprietà dei Democratici di Sinistra;
riguardo tali infrastrutture leggere, si ricorda che l'allora partito dei Democratici di Sinistra di Reggio Emilia, per il tramite dei relativi rappresentati competenti, sottoscrisse in data 21 marzo 2007 un contratto di comodato della durata di tre anni con la Società aeroporto, rappresentata dall'allora presidente Ermete Fiaccadori

(nominato dall'assemblea dei soci del 21 aprile 2005 con la presenta dell'Assessore comunale di Reggio Emilia Uberto Spadoni), tra le cui premesse era citato che: «Aeroporto di Reggio Emilia srl ha specifico interesse all'uso di tali infrastrutture per lo svolgimento della propria attività istituzionale, deposito materiali vasi sussidiari; che è intenzione delle parti evitare costi di smantellamento e successiva ricollocazione delle stesse da parte della fruente Aeroporto di Reggio Emilia srl»;
a parere dell'interrogante si potrebbero riscontrare determinate inopportunità riguardo alle ragioni per cui fu sottoscritto il contratto di comodato di cui trattasi, essendo tali infrastrutture leggere utilizzate da anni per ospitare e depositare i materiali necessari per l'allestimento dell'annuale «Festa Reggio» organizzata dal circolo PD Festa Reggio, le cui domande di utilizzo dell'area aeroportuale in favore del circolo Festa Reggio sono annualmente sottoscritte dal tesoriere del PD che è lo stesso Ermete Fiaccadori;
sarebbe altresì necessario accertare quale sia stato il ruolo dell'ENAC sulla gestione della struttura aeroportuale in ragione delle sue specifiche competenze quale Autorità di regolazione tecnica, certificazione, vigilanza e controllo nel settore dell'aviazione civile -:
se per le parti di competenza non intenda avviare un'azione di verifica su possibili anomalie o irregolarità in merito alle attività di gestione e di funzionamento svolte dalla società Aeroporto di Reggio Emilia, in particolare sui profili problematici esposti in premessa;
se l'ENAC abbia svolto con trasparenza, rigore e diligenza le proprie funzioni di controllo e vigilanza sulle operazioni esposte in premessa ed in particolare sulle modalità di gestione dell'aeroporto di Reggio Emilia nell'ambito della concessione esercitata dalla Società aeroporto di Reggio Emilia;
se i revisori dei conti, dal momento che del collegio fanno parte due membri di nomina governativa, abbiano mai segnalato eventuali criticità nella gestione contabile della Società aeroporto di Reggio Emilia anche negli anni passati e soprattutto dal 2007 anno in cui alla Società aeroporto era stata contestata dall'Enac per non aver rispettato le norme volte a garantire il corretto esercizio della concessione ed in tale ambito se non ritenga necessario richiedere verifica dell'operato di revisori che si sono avvicendati fino ad oggi.
(5-05165)

SERENI, META, BOCCI, GOZI, TRAPPOLINO, VERINI e COSCIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 16 settembre 2010 i comitati provinciali di Terni dell'A.N.P.I. (Associazione nazionale partigiani d'Italia) e dell'A.N.P.P.I.A. (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti), hanno elaborato e inoltrato all'amministrazione comunale di Terni il programma avente per oggetto «Proposta per l'intitolazione all'Unità d'Italia del ponte sulla Valnerina in località Galleto, S.S. Terni-Rieti e relativi festeggiamenti» in occasione della ricorrenza del 150o anniversario dell'Unità d'Italia;
il ponte oggetto della richiesta, costruito ad arco a campata unica, lungo 300 metri e alto 70 metri, è completamente in acciaio nel pieno rispetto della tradizione industriale di Terni e, oltre ad essere apprezzato per l'innovativa tecnica di costruzione, è di grande rilievo architettonico, armonioso e ben inserito nel contesto ambientale, ovvero sulla Valnerina in prossimità della cascata delle Marmore, uno dei siti naturalistici più frequentati d'Italia;
il ponte insiste in un'area che, nel raggio di dieci chilometri, include quattro province, Terni, Rieti, Viterbo, Perugia;
il richiamo storico all'Unità d'Italia è inoltre evidente se si considera che, a pochi chilometri di distanza, in località

Salto del Cieco, era situata la dogana tra lo Stato pontificio e l'estremo lembo a nord del Regno delle due Sicilie;
i ponti uniscono, facilitano ed incentivano gli scambi commerciali e i rapporti sociali, mettendo in comunione i processi di evoluzione culturale delle popolazioni e per questo la proposta di ANPI e ANPPIA di intitolare il ponte all'Unità d'Italia vuol essere il simbolo in nome del quale proseguire un lungo percorso che ebbe inizio 150 anni fa;
il comune di Terni, che condivide e sostiene la suddetta proposta, si attiva immediatamente e, con lettera dell'11 ottobre 2010 a firma dell'assessore Marco Malatesta, inoltra la proposta all'attenzione e alla valutazione del capo compartimento Anas-viabilità per l'Umbria, dato che le competenze del comune sono limitate alla toponomastica e non anche alle infrastrutture nazionali che seguono un proprio ordinamento stradale;
il progetto viene portato a conoscenza della cittadinanza, delle associazioni, delle organizzazioni sindacali e di categoria, delle istituzioni scolastiche, delle autorità, degli organi di informazione e tutti dimostrano vivo apprezzamento ed offrono la massima collaborazione come si può verificare anche dagli articoli apparsi in quei giorni sulla stampa locale;
in assenza di tempestivo riscontro, e dato che il programma dei festeggiamenti è alquanto nutrito e impegnativo per la moltitudine dei soggetti istituzionali coinvolti, il comitato organizzatore chiede all'ANAS la disponibilità ad accogliere la richiesta entro breve tempo per consentire un'adeguata programmazione dell'evento che, tenendo conto dell'imprescindibile coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, non potrà svolgersi oltre la primavera 2011;
nonostante i ripetuti solleciti seguono mesi di prolungato silenzio da parte dell'ANAS che rischiano di compromettere la riuscita dell'iniziativa a cui però le organizzazioni promotrici non intendono rinunciare;
dopo l'invio di copiosa corrispondenza e ulteriori solleciti sia da parte del Comitato promotore che dell'amministrazione comunale di Terni, la direzione centrale relazioni esterne e rapporti istituzionali dell'ANAS comunica, con nota del 2 maggio 2011 indirizzata al capo compartimento per la viabilità per l'Umbria, il parere negativo in quanto «L'opera, certamente di grande rilievo ingegneristico e architettonico e di forte significato per le comunità ternane, rietine e viterbesi, non è apparsa talmente rilevante rispetto ai rapporti storici dell'Unità Nazionale per essere insignita di un nome talmente significativo» e «... tenuto anche conto che l'apertura al traffico non è prevedibile prima della fine del 2013»;
in riferimento agli argomenti che motivano il rifiuto dell'ANAS si fa notare che:
a) anche se il completamento dell'intero tracciato Terni-Rieti si protrarrà oltre il 2011, i lavori per la costruzione del ponte si sono conclusi alcuni mesi or sono ed esso oggi è un'opera completamente ultimata;
b) appare quantomeno singolare che, considerate quante piazze, vie, strade e altre infrastrutture sono state intitolate in tutto il territorio nazionale all'Unità d'Italia, l'ANAS rifiuti tale intitolazione ad una infrastruttura situata in un territorio che, proprio perché tanto a lungo ha segnato il confine tra due Stati preunitari, incarna un'evidente riferimento storico all'Unità d'Italia e adduca come motivazione che «L'opera, certamente di grande rilievo ingegneristico... non è apparsa talmente rilevante rispetto ai rapporti storici dell'Unità Nazionale per essere insignita di un nome talmente significativo» -:
di quali ulteriori elementi disponga il Ministro interrogato in relazione ai fatti espressi in premessa;
trattandosi di un evento finalizzato a lasciare alle comunità interessate un significativo e imperituro ricordo del festeggiamento della ricorrenza del 150o anniversario dell'Unità d'Italia, se il Ministro

interrogato non ritenga opportuno assumere iniziative, sentito anche il Comitato interministeriale per le celebrazioni del 150o anniversario dell'Unità d'Italia, per consentire la realizzazione del progetto descritto, anche se ormai dovrà essere rinviato a settembre 2011, in occasione dell'inizio del nuovo anno scolastico, essendo fondamentale la partecipazione delle scuole del territorio.
(5-05185)

Interrogazioni a risposta scritta:

NICOLA MOLTENI e RIVOLTA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la Gestione Governativa navigazione Laghi di Como, Garda, Maggiore svolge una funzione indispensabile e fondamentale per il trasporto lacuale dei tre maggiori laghi padani, garantendo lo sviluppo turistico, economico, occupazionale dei territori che si affacciano sui tre laghi alpino padani oltre a determinare i livelli di efficienza del trasporto locale;
il sistema navigazione laghi ormai ciclicamente vive una situazione di difficoltà e sofferenza economica dovuta principalmente a una gestione non sempre indirizzata alla migliore razionalizzazione dei costi;
annualmente i parlamentari locali della provincia di Como si attivano affinché siano recuperate, le risorse statali necessarie per garantire e mantenere in efficienza l'indispensabile servizio che il sistema navigazione laghi svolge per lo sviluppo economico e turistico dei territori sui quali si affacciano i laghi alpino padani;
con il decreto-legge n. 422 del 1997 la gestione governativa per la navigazione dei laghi Maggiore, Como, Garda è stata trasferita alle regioni territorialmente competenti, ma tale trasferimento non è mai stato perfezionato in quanto lo Stato non ha mai messo a disposizione delle regioni le risorse necessarie per la gestione del servizio;
appare pertanto ormai improcrastinabile il trasferimento delle competenze di gestione della navigazione laghi dallo Stato alle regione nella piena attuazione di un decentramento federalista anche finalizzato ad una gestione più efficiente, efficace e ottimale del servizio, avvicinando il centro decisionale ai territori e ai cittadini;
da anni ormai infatti, il servizio di navigazione lungo i laghi alpino padani, in particolare il lago di Como, avviene tramite l'utilizzo di catamarani che, oltre ad essere particolarmente dispendiosi da un punto di vista economico per l'alto costo dei consumi di carburante e molto più lenti nei tempi di percorrenza dei tragitti lacuali, risultano essere inadatti, in quanto sovente distruggono i terrapieni lungo le coste causando notevoli disagi ai comuni rivieraschi;
a ciò si aggiunga che i catamarani che dal 1998 al 2002 hanno parzialmente sostituito gli aliscafi come mezzi di trasporto lungo i laghi alpino padani risultano spesso in avaria determinando ulteriori costi aggiuntivi per la gestione navigazione laghi;
infatti, attraverso le colonne del quotidiano locale La provincia di Como il direttore generale della gestione navigazione laghi di Como ha spiegato che dal 1998 al 2002 sono stati acquistati e utilizzati alcuni catamarani per un costo complessivo di circa 7 milioni di euro in sostituzione degli aliscafi in quanto tale scelta appariva per la gestione passata la migliore e la più idonea soluzione a garantire l'efficacia del servizio;
tale scelta viene però oggi parzialmente rivista, in quanto il medesimo direttore generale afferma di aver inoltrato richiesta al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'acquisto di 3 nuovi aliscafi in sostituzione dei «vecchi» catamarani;

si stima mediamente in circa 1 milione e mezzo di euro il costo aggiuntivo per le spese di gasolio dei catamarani che in un momento di difficoltà economica rappresentano un aggravio non indifferente delle spese di gestione complessive del servizio e che costituiscono la metà della spaventosa perdita di esercizio accumulata ogni anno dalla navigazione per il solo lago di Como -:
quali iniziative si intendano adottare per efficientare e razionalizzare i costi di gestione del sistema di navigazione per laghi di Como, Garda e Maggiore, garantendo anzi migliorando l'efficacia del servizi indispensabile per lo sviluppo economico e turistico dei territori lacuali;
quali iniziative si intendano assumere per contenere la grave perdita economica e i gravi disagi alle coste e alle rive dei comuni rivieraschi che annualmente i catamarani posizionati sul lago di Como determinano; quali siano le motivazioni e il dettaglio dei costi che hanno portato il Ministero dal 1998 al 2002 a determinare l'entrata in esercizio dei mezzi catamarani in sostituzione dei più efficienti ed economicamente vantaggiosi aliscafi;
se il Governo sia a conoscenza della richiesta di acquisto di 3 nuovi aliscafi avanzata dalla Gestione navigazione laghi e se intenda dare una risposta positiva al riguardo;
quali iniziative intende assumere per riallacciare e rilanciare in tempi rapidi i tavoli di concertazione e di programmazione con le regioni competenti al fine del trasferimento della gestione del servizio navigazione e delle relative risorse economiche agli enti locali e regionali territorialmente competenti per migliorare e razionalizzazione un servizio indispensabile per l'economia dei territori alpino padani.
(4-12805)

ANDREA ORLANDO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il raddoppio della linea Ferroviaria cosiddetta «Pontremolese» costituisce un intervento infrastrutturale di preminente interesse nazionale e di rilievo europeo, inserendosi nel corridoio multimodale Tirreno-Brennero;
su 103 chilometri di tracciato della linea, 39 risultano già a doppio binario;
proseguono i lavori di raddoppio sulla tratta di 12 chilometri Solignano/Osteriazza; è previsto che i lavori si concludano nel 2014 portando cosi a 51 i chilometri di linea raddoppiata. L'opera è completamente finanziata;
nel 2014 mancheranno perciò per il completo raddoppio 52 chilometri cosi suddivisi in lotti funzionali:
Lotto funzionale: Parma/Osteriazza (14 chilometri);
Lotto funzionale: Berceto/Pontremoli con nuova Galleria di Valico (21 chilometri);
Lotto funzionale: Pontremoli/Chiesaccia (17,5 chilometri);
con delibera 8 maggio 2009 il CIPE ha approvato il progetto preliminare relativo al «Completamento del raddoppio della linea ferroviaria Parma-La Spezia» fissando il costo dell'intera opera in 2.303,758 milioni di euro;
con riferimento al parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici che aveva evidenziato l'opportunità d'anticipare la realizzazione delle parti di tracciato suscettibili di dare immediati ritorni in termini di funzionalità dell'opera, la società RFI ha individuato come lotto prioritario il lotto Parma/Osteriazza (costo 726,6 milioni di euro) suddividendolo ulteriormente in tre sublotti:
1o sublotto: Parma/Vicofertile (234,6 milioni di euro);
2o sublotto: Vicofertile/Collecchio (93,8 milioni di euro);
3o sublotto: Collecchio/Osteriazza (398,2 milioni di euro);

sempre seguendo il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e d'intesa con il soggetto aggiudicatore (R.F.I.), il CIPE nella suddetta delibera dell'8 maggio 2009 ha dichiarato prioritariamente funzionali i sublotti Parma/Vicofertile, Collecchio/Osteriazza; i quanto connessi ad interventi in corso di realizzazione (Osteriazza/Solignano) ed ha contemporaneamente assegnato per la realizzazione del 1o sublotto (Parma/Vicofertile di chilometri 7) l'importo di 234,6 milioni di euro -:
se il Governo sia intenzionato a provvedere, e con quali tempistiche, ad assegnare 398,2 milioni di euro per l'ulteriore sublotto Collecchio/Osteriazza dichiarato prioritario dalle stesse Ferrovie dello Stato;
se il Governo ritenga necessario che venga immediatamente affidato l'incarico ad Italferr affinché predisponga la progettazione definitiva del raddoppio dell'intero tracciato della Pontremolese per la quale sono da tempo disponibili 48 milioni di euro a valere sull'articolo 1, comma 965, della legge n. 295 del 2006 (legge finanziaria per il 2007), cui sono da aggiungere 6 milioni di euro assegnati a RFI dal decreto interministeriale 30 dicembre 2004 concernente le assegnazioni di contributi quindicennali destinati alla progettazione.
(4-12808)

MOSELLA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
domenica 24 luglio 2011 si è sviluppato un incendio nella stazione ferroviaria Tiburtina di Roma;
l'incendio ha di fatto paralizzato l'intero trasporto ferroviario del Paese;
la situazione è divenuta di ora in ora sempre più difficile, causando disagi molto gravi ai viaggiatori, esasperati da attese interminabili, dalla soppressione di convogli, con veri e propri assalti ai pochi treni circolanti;
appare francamente incomprensibile come un incendio, sia pure grave, possa provocare il blocco pressoché totale del servizio ferroviario di un Paese avanzato quale è l'Italia -:
quali iniziative di sua competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere per conoscere le cause dell'incendio, per appurare le responsabilità nella evidente cattiva gestione della situazione e, soprattutto, per spiegare come sia stato possibile che un incidente sia pure grave, abbia messo in crisi l'intero sistema ferroviario italiano, causando un'inaccettabile divisione del Paese in due parti.
(4-12811)

...

INTERNO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
la vicenda delle intercettazioni illegali che ha portato alla chiusura del tabloid inglese news of the world, di proprietà del gruppo Murdoch, e le dimissioni del portavoce del primo ministro Cameron, già vice direttore del magazine, sta provocando una grave crisi politica, con possibili conseguenze sullo stesso Governo britannico;
dalla lettura delle notizie pubblicate sull'inchiesta, si delinea la presenza di una vera e propria organizzazione finalizzata a procurare illecitamente dati e informazioni private, destinate ad alimentare le pagine del tabloid, in violazione dei più elementari diritti dei cittadini, e con il probabile coinvolgimento di persone appartenenti ai servizi di sicurezza e ad altri apparati dello Stato;
l'allarme e la preoccupazione suscitati da questi fatti non possono non riguardare anche il nostro Paese, nel quale si è più volte assistito alla illecita pubblicazione dei contenuti di intercettazioni

telefoniche, o di foto e immagini realizzate in case o altri luoghi privati, in violazione del diritto alla privacy dei cittadini coinvolti, che dovrebbe essere garantito e tutelato di fronte a questo tipo di indebite intrusioni;
il rispetto e la tutela della vita privata dei cittadini di fronte alla sempre più spregiudicata invadenza dei media, nel contesto di una società caratterizzata dalla crescente incidenza e pervasività del sistema dell'informazione, anche grazie allo sviluppo di internet, rappresentano valori per la difesa dei quali le istituzioni devono assicurare il massimo di attenzione e di impegno -:
se e quali iniziative, anche normative, abbiano assunto o intendano assumere per evitare il verificarsi nel nostro Paese di vicende analoghe a quelle di cui si è reso protagonista il gruppo editoriale Murdoch in Gran Bretagna, e, più in generale, per garantire la tutela della privacy dei cittadini in relazione alle illecite iniziative di organi di stampa ed altri soggetti, volte ad acquisire indebitamente immagini o intercettazioni.
(2-01170) «Barbareschi, Brugger».

Interrogazione a risposta orale:

BIANCONI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la stampa regionale il 23 luglio 2011 riferiva di dichiarazioni - poi non smentite né corrette - del prefetto di Firenze, rilasciate in un incontro pubblico ed ufficiale con colleghi, questori ed altri rappresentanti della pubblica amministrazione;
le dichiarazioni inerivano a temi che non appaiono propri né della funzione né della carica, ma paiono piuttosto avere carattere strettamente politico;
il prefetto di Firenze ha sostenuto essere «il mondo politico italiano distante dalla vita delle persone» richiamando a sostegno probatorio il blog del presunto precario «sui segreti della casta di Montecitorio»;
ricordava poi il prefetto di Firenze i «numerosi commenti» sull'ultima manovra finanziaria del Governo, la quale nel mentre colpisce la popolazione incide molto limitatamente sui partiti ed istituzioni centrali;
non occupa in questa sede la palmare inopportunità che un rappresentante del Governo della Repubblica nel territorio si avventuri e dia pregio con le sue dichiarazioni istituzionali ed ontologicamente super partes a valutazioni intra partes, polemiche, talvolta anonime (come nel caso del blog del presunto precario camerale), comunque al centro di una pesante polemica politica arrivata fino alla messa in discussione della prosecuzione della legislatura in corso;
né occupa l'assenza del debito profilo istituzionale in tali comportamenti, se non addirittura una contraddizione rispetto all'essenza della funzione, aspetti che, si è sicuri il Ministero competente avrà cura di valutare nelle opportune sedi;
rileva piuttosto come da queste dichiarazioni emerga una domanda di trasparenza, di conoscenza, una richiesta di comportamenti sobri e coerenti alla situazione del Paese, da parte di chi vive di pubblico denaro, come appunto anche prefetti e prefetture;
risulterebbe che, oltre agli emolumenti ed alle spese di rappresentanza, il prefetto di Firenze usufruisca gratuitamente di un alloggio di servizio;
tale alloggio di servizio sarebbe pressoché unico, lussuosissimo e di inestimabile valore commerciale storico e culturale, essendo situato nel centro di Firenze nello storico Palazzo Medici Riccardi un tempo, abitazione di Lorenzo il Magnifico;
ripetutamente la Soprintendenza ai beni culturali e altre istituzioni avrebbero

richiesto il rilascio di detto immobile per restituirlo alla fruizione di popolo e cittadini, peraltro senza esito;
utenze e manutenzione ordinaria di detto alloggio sarebbero a carico delle casse pubbliche cosi come il personale di servizio allo stesso -:
quale sia odiernamente l'emolumento omnicomprensivo di ogni voce remunerativa, compensativa, anche forfettariamente, e quant'altro del prefetto di Firenze nell'anno solare;
se siano vere le notizie di cui in premessa in ordine all'alloggio di servizio del prefetto;
di quante auto di servizio, di quale marca, tipo, cilindrata (cosiddette autoblu) usufruisca il prefetto di Firenze e la prefettura di Firenze, se il servizio sia h 24 e quanti autisti vi siano destinati e quale sia il costo annuo stimato per detti servizi a carico della collettività;
quali siano i costi complessivi stimati annui onnicomprensivi della prefettura di Firenze e quanti dipendenti impegni;
quanti siano, oltre al viceprefetto vicario, i viceprefetti e i viceprefetti aggiunti presso la prefettura di Firenze e quali siano gli emolumenti complessivi, ed omnicomprensivi di ciascuno, di quali prestazioni gratuite godano, se abbiano o meno alloggi di servizio gratuiti, disponibilità di auto di servizio (cosiddette autoblu) e quant'altro in termini di benefit, al fine di portare i cittadini a conoscenza di come viene impiegato il pubblico denaro;
se non si ritenga di assumere iniziative volte a limitare certune spese e trattamenti privilegiati, ove sussistenti, in nome proprio di quella sobrietà invocata dal prefetto di Firenze e richiesta dalla popolazione.
(3-01778)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

FONTANELLI e GATTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 1o marzo 2011 il Ministro dell'interno ha risposto, tramite il sottosegretario Davico, ad una interpellanza sul problema dell'attuazione del «Patto per Pisa sicura» da lui sottoscritto in data 9 giugno 2010, riconoscendo che in effetti l'organico delle forze di polizia della questura di Pisa è sottodotato di 21 unità rispetto a quelle previste;
a più riprese è stata denunciata questa carenza da parte dei sindaci dell'area pisana e anche da molte associazioni che operano sul territorio;
tale problema ha assunto un rilievo ancora più grande in relazione all'insufficienza di servizi di presidio del territorio in una realtà particolarmente interessata da processi di accentuata frequentazione notturna;
il 20 luglio 2011 per la precisione, è stato denunciato un grave episodio di aggressione e di stupro nei confronti di una ragazza di 19 anni in pieno centro cittadino, come ampiamente riportato dai quotidiani locali di oggi;
i problemi della vigilanza notturna non possono essere assegnati in gran parte alla polizia municipale, come sta avvenendo in molte città. In questo modo, ad avviso degli interroganti, il Governo scarica sugli enti locali le sue primarie responsabilità sul piano dell'ordine pubblico e ciò non è accettabile -:
se alla luce di questa situazione, che evidenzia un indiscutibile stato di difficoltà, il Ministro interrogato non intenda dare corso nel tempo più rapido possibile agli impegni presi con la firma del «Patto per Pisa sicura».
(5-05166)

MOTTA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con delibera 1o aprile 2010 n. 422/18 la giunta comunale di Parma ha deliberato, per una spesa euro 53.400 l'acquisto di «n. 1 veicolo per il servizio intercettazioni ambientali allestito, di colore bianco, cilindrata non inferiore a cm3 1900 con

quattro cilindri in linea, diesel, omologazione antinquinamento Euro 4, servosterzo, airbag, climatizzatore, fendinebbia, autoradio»;
né la citata delibera né la relazione tecnica ad essa allegata dettagliano la motivazione sulla base della quale procedere all'acquisto né tanto meno a quali obiettivi di sicurezza urbana il corpo di polizia municipale di Parma intende far fronte con il mezzo anzidetto;
due consiglieri comunali di minoranza hanno interrogato, sull'acquisto, l'assessore municipale alla sicurezza e alla polizia municipale che, a mezzo stampa ha dichiarato che «si tratta di un furgone (...) che può essere utilizzato in vari frangenti [...] per monitorare la situazione in alcune zone della città in cui non sono presenti le telecamere e per altre attività di indagine, in seguito al vaglio e all'autorizzazione dell'autorità giudiziaria»;
l'assessore sopraccitato ha inoltre precisato, sempre a mezzo stampa, che «finora il mezzo è stato richiesto e utilizzato dalle forze di Polizia dello Stato in modo autonomo, ma verrà impiegato anche dalla Polizia Municipale ogni volta che lo riterremo opportuno»;
i consiglieri comunali interroganti, non soddisfatti della risposta dell'assessore, hanno ritenuto di presentare un esposto alla procura della Repubblica che, come riportato dalla stampa locale del 17 luglio 2011 ha disposto il sequestro del mezzo e i relativi accertamenti sulla attrezzature installate a bordo;
non sembra sussistere una normativa attualmente vigente che consenta ai corpi di polizia urbana di disporre di automezzi allestiti per il servizio di intercettazioni ambientali, conseguentemente tale dotazione appare travalicare le specifiche competenze del Corpo di polizia municipale;
in considerazione delle circoscritte competenze del Corpo di polizia municipale, l'acquisto dell'automezzo ad avviso dell'interrogante potrebbe configurare un inutile dispendio di denaro pubblico -:
se corrisponda al vero quanto dichiarato dall'assessore alla sicurezza e alla polizia municipale circa l'utilizzo del mezzo in questione da parte delle forze di polizia dello Stato;
quali interventi di pubblica sicurezza siano stati attuati con l'ausilio dell'automezzo, con quali esiti e se tali interventi siano stati eseguiti nel rispetto della normativa sulla privacy.
(5-05184)

NASTRI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto pubblicato dal quotidiano: Il Corriere della Sera, il 23 luglio 2011, i numeri forniti dal commissario straordinario per le persone scomparse, la cui struttura è posta alle dirette dipendenze del Ministro interrogato, con compiti di supporto all'attività del commissario, di monitoraggio, studio ed analisi dei dati e delle informazioni acquisite dai soggetti pubblici e privati, anche con 2 riferimento ai singoli casi di persone per le quali non sia accertata la volontarietà della scomparsa, rappresentano un evidente allarme, sul fenomeno in aumento dei bambini scomparsi nel nostro Paese;
fino al 31 dicembre dello scorso anno, riporta l'articolo del quotidiano, mancavano all'appello 9.510 minorenni, dei quali 7.825 stranieri o ignoti; ma da gennaio al 30 giugno dell'anno in corso, la cifra è salita a 9.804;
i predetti dati, risentono, secondo il suesposto quotidiano, dell'emergenza dovuta agli sbarchi, decuplicati per le sommosse popolari avvenute nel nord Africa, sebbene una consistente fetta di allontanamenti rientri nella sottrazione da coniuge o altro congiunto, che, secondo le cifre fornite dal commissario straordinario per le persone scomparse a fine 2010, aumenta del 62,5 per cento rispetto al precedente anno per quanto riguarda gli italiani e del 96,08 per cento per quanto concerne gli stranieri;

il disegno di legge del 30 aprile 2008, n. 306, recante «Disposizioni per favorire la ricerca delle persone scomparse e istituzione di un Fondo di solidarietà per i familiari delle persone scomparse», presentato nel corso della legislatura e attualmente all'esame dal Senato della Repubblica, intende creare un migliore coordinamento tra le forze dell'ordine e garantire alle famiglie un maggiore sostegno parte delle istituzioni, proprio per restituire alle stesse una speranza per i familiari scomparsi, attraverso l'istituzione di un fondo di solidarietà per i familiari delle persone scomparse. Tale proposta di legge rappresenta, a giudizio dell'interrogante, una valida iniziativa normativa al fine di fronteggiare il terribile fenomeno dei bambini scomparsi in Italia -:
quali iniziative urgenti e necessarie, anche di carattere normativo, intenda intraprendere, in considerazione di quanto esposto in premessa.
(5-05186)

BRESSA e VASSALLO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella giornata di venerdì 6 maggio il Ministro interrogato si è recato in visita a Bologna ed è stato oggetto di contestazioni che sono state condannate da tutte le parti politiche della città;
durante un incontro con i giornalisti nella sede del comitato elettorale del candidato sindaco del Popolo delle libertà e della Lega Nord al comune di Bologna Manes Bernardini, il Ministro ha dichiarato che, dopo la vittoria della Lega come da lui auspicato, la città avrà un patto territoriale specifico per la sicurezza. Ha inoltre aggiunto: «Faremo un patto per il territorio, commisurato e ritagliato sulle necessità di Bologna valutando le nostre forze, quelle delle polizie, vedendo le statistiche. Finora non si è potuto fare perché non c'era un amministratore che ci credesse»;
è molto grave che il Ministro interrogato condizioni l'attivazione di uno strumento istituzionale come il Patto per la sicurezza, da cui dipende anche l'impegno di un numero maggiore di risorse e di agenti delle forze dell'ordine, alla natura dello schieramento che si augura possa amministrare la città, prospettando indirettamente che qualora prevalga uno schieramento a lui sgradito il Patto per la sicurezza non verrà attivato;
quanto dichiarato dal Ministro non risponde, secondo gli interroganti, al vero poiché il 19 giugno 2007 l'allora Ministro dell'interno Giuliano Amato e il sindaco di Bologna Sergio Cofferati sottoscrissero il Patto per Bologna sicura e l'intesa interistituzionale per la sicurezza nell'area metropolitana, i quali diedero buoni risultati anche per la collaborazione permanente che essi stabilivano tra forze dell'ordine e polizia municipale e per il rafforzamento degli organici che ne conseguiva;
nella stessa giornata il Ministro si è recato ad un incontro istituzionale presso la sede della prefettura, al quale oltre al prefetto Angelo Tranfaglia erano presenti anche il commissario straordinario del comune di Bologna Anna Maria Cancellieri ed il questore Vincenzo Stingone, facendosi accompagnare, a quel che consta agli interroganti e come testimoniato da diverse fonti di stampa mai smentite, da autorevoli esponenti della Lega Nord e dal candidato sindaco Manes Bernardini;
è, ad avviso degli interroganti, inaccettabile che un Ministro venga meno ai propri doveri istituzionali facendo partecipare ad un incontro ufficiale una delegazione di partito, mentre avrebbe dovuto tenere rigorosamente distinta la campagna elettorale dal proprio ruolo di Ministro;
il comune di Bologna, dopo più di un anno di commissariamento straordinario, ha oggi un governo democraticamente espresso dalla maggioranza assoluta dei votanti il quale ha posto tra le sue priorità la tutela della sicurezza dei cittadini e per questo attende un impegno ugualmente serio e concreto da parte del Ministero dell'interno -:
in quali modi, in che tempi e attraverso quali forme di confronto con l'amministrazione

comunale il Ministro interrogato intenda onorare l'impegno pubblicamente preso con la città di Bologna di stipulare al più presto un patto territoriale per la sicurezza commisurato alle necessità del capoluogo emiliano, ovvero se intenda venire meno a tale impegno considerandolo effettivamente condizionato alla vittoria del candidato a sindaco del suo partito.
(5-05187)

Interrogazioni a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 4o serie speciale «Concorsi ed esami» del 12 dicembre 2006 venne pubblicato un concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento di n. 1.507 allievi agenti della Polizia di Stato riservato, ai sensi dell'articolo 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, ai volontari in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale in servizio o in congedo, con scadenza per le domande 11 gennaio 2007;
il bando prevedeva l'ammissione per i primi 976 candidati alla frequenza diretta del corso di allievo agente della Polizia di Stato, mentre i restanti in un primo tempo sarebbero stati ammessi come vfp4 nelle forze armate per passare alla frequenza del corso in polizia;
si ebbero i seguenti dati: domande presentate 18.309; candidati esclusi per mancanza di requisiti 2.326; candidati che hanno portato a termine la prova scritta 11.637; candidati idonei alla prova scritta 3.268; candidati idonei alle prove di efficienza fisica 1.658;
espletato il concorso, i primi allievi agenti vennero ammessi alla frequenza del corso, mentre più di 500 concorrenti, ma solo dal settembre 2009, venivano utilizzati per la ferma quadriennale nelle forze armate, vincolati da un contratto precario, pur se a tempo indeterminato, con uno stipendio che tuttora non raggiunge i mille euro, senza la tredicesima;
a fronte di tali su indicate disponibilità venivano viceversa banditi altri concorsi con evidente aggravio per la finanza pubblica nonostante più di 500 allievi agenti, permanevano nel pur meritorio servizio di vfp4 nelle forze armate e come tali continuavano e continuano ad operare attendendo di poter espletare il proprio servizio nella Polizia di Stato per far parte a pieno titolo dell'organico oggetto di una procedura concorsuale cui hanno partecipato con successo -:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno, per quanto di competenza, fornire chiarimenti in favore di questi operatori delle forze dell'ordine che attendono di far parte a pieno titolo del Corpo della polizia di Stato, tanto rispetto ai tempi ed alle modalità della loro effettiva assunzione nel Corpo della polizia di Stato, quanto in riferimento a quello che sarà il loro futuro inquadramento all'interno dello stesso Corpo, dovendosi tenere in considerazione come essi abbiano già da tempo superato una procedura concorsuale che li ha però, ad oggi, vincolati ad un contratto precario come vfp4 nelle forze armate, sussistendo palesemente ripercussioni nella loro carriera che, al momento, resta quanto mai incerta e ferma anche dal punto di vista economico.
(4-12798)

PALADINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Daniele Carelli, cittadino italiano, dovendo sposare una donna congolese, procurava ai genitori della futura sposa gli innumerevoli documenti per il visto in Italia;
dopo una lunga attesa, l'Ambasciata italiana si rifiutava di concedere il visto alla signora Christine Kambembenda Kabuanga, nata a Tshibala (Repubblica Democratica del Congo), il 15 marzo 1960 e

residente a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), perché un Paese non specificato ne pone il veto;
il visto sia stato negato per un errore del sistema d'informazione Schengen (SIS), il cui data base dovrebbe consentire alle autorità competenti di scambiarsi dati relativi all'identità di persone, dal momento che la donna non ha mai avuto problemi con la legge;
per conoscere quale Paese membro abbia negato il nulla osta e avviare con tale Paese le pratiche per la rimozione dell'ostacolo, occorrerebbe far ricorso al Tar del Lazio, con gran dispendio di energie e di tempo, mentre a giudizio dell'interrogante, grazie al trattato di Amsterdam del 1997, la cooperazione di Schengen, inserita nel quadro legislativo dell'Unione europea (Ue), dovrebbe facilitare tali particolari procedure -:
se, il Ministro interrogato, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative per sapere quale sia il Paese che nega il visto ed il motivo di tale veto onde poter rimuovere l'ostacolo che vieta ad una cittadina congolese di poter essere presente al matrimonio della figlia in Italia.
(4-12799)

GIORGIO CONTE. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel mese di giugno 2011 sono state disposte oltre 2.100 movimentazioni di personale della Polizia di Stato, compresi 580 agenti di nuova nomina, tra le questure ed i reparti;
la questura di Vicenza soffre di una cronica carenza di personale, come più volte evidenziato da tutte le sigle sindacali e dalle istituzioni locali, rispetto alle esigenze del territorio che negli ultimi decenni si è evoluto e profondamente trasformato;
negli ultimi quattro anni la questura di Vicenza non ha beneficiato di alcuna aliquota aggiuntiva e che non vengono neppure accolte le domande di trasferimento a Vicenza di personale che opera presso altre questure e reparti;
la questura di Vicenza sarà presto chiamata a operare in un contesto delicato in cui si inserisce l'apertura della nuova base NATO, che costituirà uno dei principali insediamenti militari d'Europa;
a fronte di una popolazione di quasi 900 mila abitanti e una superficie di oltre 2700 chilometri quadrati, la questura di Vicenza conta 287 unità compresi i ruoli tecnici e il Commissariato di Bassano del Grappa conta appena 47 unità compresi i ruoli tecnici, mentre la Polizia Stradale, nelle tre sezioni (Vicenza, Schio e Bassano del Grappa) conta 84 unità;
il transito di personale avvenuto a seguito della chiusura della scuola allievi agenti di Vicenza ha oramai esaurito ogni apporto di personale, dati gli avvenuti pensionamenti;
l'età media degli operatori, in particolare per la sezione volanti, appare sensibilmente cresciuta negli ultimi anni, con problemi anche di natura fisica e attitudinale;
l'attività di prevenzione del crimine ha registrato l'emergere incisivo di fenomeni nuovi per i territori del Nord Est, tra i quali la criminalità organizzata di stampo camorristico -:
quali siano i criteri adottati per le assegnazioni e movimentazione di personale di polizia;
quali siano i criteri di accoglimento delle domande di trasferimento e quante siano le richieste verso la questura di Vicenza;
se il Ministero dell'interno stia valutando una riclassificazione della questura di Vicenza, alla luce dei notevoli carichi di lavoro che fanno seguito anche a quanto citato in premessa;
quale sia il livello attuale di copertura della pianta organica.
(4-12801)

CAPARINI e RAINIERI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i recenti sconvolgimenti sociali e politici nel nord Africa e la conseguente instabilità politica hanno indebolito la politica dei respingimenti attuati grazie ad accordi bilaterali;
la crisi libica e il conseguente venir meno del suo ruolo di controllore del flusso migratorio e dei rifugiati e la fortissima instabilità dell'area hanno indebolito la politica dei respingimenti attuati grazie ad accordi bilaterali e alimentato un maggiore flusso di immigrati in cerca di protezione;
il nuovo assetto normativo in materia di asilo, si è poi completato con l'emanazione del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, che in attuazione della direttiva 2004/83/CE in materia di definizione dei criteri per l'attribuzione della qualifica di rifugiato all'interno dei Paesi membri, ha introdotto nel nostro ordinamento la protezione internazionale, articolandola nelle due forme di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, entrambe attribuibili dalle commissioni territoriali a seguito di esame delle singole istanze di riconoscimento e, soprattutto, a seguito di un colloquio individuale con il richiedente asilo;
la richiesta di protezione internazionale è esaminata da una della 10 commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale presenti in Italia, competenti in base al luogo di dimora, accoglienza o trattenimento del richiedente asilo. Le commissioni territoriali sono composte da un membro della carriera prefettizia con funzione di presidente, un membro della polizia di stato, un membro dell'Unhcr, un rappresentante dell'ente locale;
la commissione provvede al colloquio con i richiedenti la protezione internazionale tramite la questura competente entro 30 giorni e decide entro i 3 giorni feriali successivi. In caso di domanda palesemente infondata, di domanda presentata da un richiedente appartenente a categorie vulnerabili o da un richiedente in accoglienza o trattenimento (eccetto i richiedenti accolti per verificare la propria nazionalità o identità) è previsto un esame prioritario: l'intervista deve avvenire entro 7 giorni ed entro 2 la commissione deve decidere. I richiedenti hanno l'obbligo di cooperare e di fornire tutta la documentazione valida ai fini dell'intervista. L'intervista, in seduta non pubblica, avverrà tramite un interprete nella lingua richiesta dal richiedente e ne verrà redatto apposito verbale. Il richiedente asilo ha diritto a farsi assistere da un avvocato nel corso dell'intervista;
la commissione successivamente comunica l'esito al richiedente per il tramite della questura. Le decisioni della commissione possono essere: a) riconoscimento dello status di rifugiato al quale corrisponde il rilascio di un permesso di soggiorno per asilo con validità quinquennale e del documento di viaggio: b) riconoscimento della protezione sussidiaria al quale corrisponde il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria con validità triennale e, nel caso dimostri l'impossibilità di ottenere il proprio passaporto, del titolo di viaggio: c) diniego della protezione internazionale con raccomandazione per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari di durata annuale ai sensi dell'articolo 5 comma 6 del decreto legislativo n. 286 del 1998: d) diniego dello status di rifugiato e di ogni altra forma di protezione al quale corrisponde la notifica di un provvedimento di rigetto-diniego della domanda e un provvedimento di espulsione del prefetto che conterrà l'invito a lasciare il territorio in 15 giorni in caso di precedente rilascio di permesso di soggiorno per richiesta asilo, altrimenti l'accompagnamento immediato alla frontiera;
nel 2009 sono pervenute 17.603 istanze e ne sono state esaminate 23.944, di cui 2.230 relative a rifugiati, 5.195 con protezione sussidiaria, 2.149 con protezione umanitaria, 1.961 sospese e 12.410

rigettate. Ne deriva che oltre la metà delle istanze sono siate respinte;
è necessario superare il modello emergenziale e nel rispetto della normativa in materia d'asilo provvedere al riconoscimento delle prerogative ovvero, in caso di insussistenza, procedere all'accompagnamento alla frontiera -:
quali misure il Ministro abbia adottato per potenziare il sistema dello SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) per quanti intendono accedere alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale.
(4-12812)

BRATTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Ferrara è stato istituito con decreto ministeriale n. 4067 nel 1974. In questi lunghi 37 anni di attività sono stati eseguiti centinaia di interventi sia nella nostra città, nella regione Emilia Romagna e nelle regioni limitrofe (Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia);
il nucleo sommozzatori di Ferrara attualmente è composto da 4 uomini che hanno a disposizione un furgone, un fuoristrada ed un gommone di 6 metri abilitato alla navigazione fino a 12 miglia e sono perfettamente equipaggiati con mute individuali e mute antinquinamento ad isolamento totale per contrastare l'alto inquinamento delle acque e la caserma dei vigili del fuoco di Ferrara ha i locali idonei già allestiti per accogliere questa servizio e tutti i mezzi e attrezzature;
il nucleo estense è uno di quelli, che in regione, effettua il maggior numero d'interventi nel corso dell'anno, ciò è ovviamente dato dalla peculiare situazione idrogeologica della provincia con la vicinanza del fiume Po e di una rete di 4.000 chilometri di canali adiacenti alle strade di circolazione, 2.000 dei quali sprovvisti di guard rail, e il tratto di litorale adriatico esteso per circa 40 chilometri che va da Goro al lido di Spina;
nella provincia di Ferrara scorrono acque altamente inquinate (fiume Po, Po di Volano, Po di Burana e canali irrigui di tutta la provincia). L'alto grado di inquinamento è attestato dagli enti preposti al controllo (ARPA) e che far operare soccorritori acquatici dei vigili del fuoco in questi scenari operativi sprovvisti di idonee attrezzature equivarrebbe ad esporre gli operatori a possibili contagi;
il bassissimo costo di gestione del nucleo di Ferrara, rispetto alla professionalità ed efficacia del servizio reso non ne giustifica la chiusura in ordine al risparmio economico;
nel corso dei lavori parlamentari del 3 maggio 2011 relativamente alla discussione e successiva approvazione della legge n. 74 di «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 marzo 2011, n. 27, recante misure urgenti per la corresponsione di assegni una tantum al personale delle forze di polizia, delle forze armate e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco» è stato presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo come raccomandazione (9/4220-A/5 presentato dall'onorevole Angelo Alessandri) che impegna l'esecutivo ad adottare iniziative utili per il mantenimento del suddetto nucleo sommozzatori attraverso l'assegnazione di 2 unità operative, rafforzandone l'efficacia operativa -:
per quali motivi, con nota 9544 del 19 luglio 2011 il direttore regionale dei vigili del fuoco dell'Emilia Romagna abbia disposto per il transito dei sommozzatori del nucleo di Ferrara presso il nucleo di Bologna nonostante l'impegno assunto con l'ordine del giorno di cui in premessa.
(4-12813)

CAZZOLA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
diversi quotidiani e agenzie di stampa hanno ripreso il 22 luglio 2011, la notizia della ricomparsa sul web, dopo che era stata già oscurata nel 2008 e che il suo realizzatore era stato indagato per il reato

di violazione della privacy e per diffamazione, una lista che riporta 162 nominativi di docenti di varie università italiane che hanno il cognome di origine ebraica;
gli articoli di stampa danno inoltre conto di alcuni messaggi ove si incita a boicottare le attività commerciali della Capitale che sono riconducibili a titolari i cui nominativi sono di origine ebraica con tanto di indirizzi e numeri di telefono;
la ricomparsa su internet di queste «liste di proscrizione» basate sulla discriminazione e sull'istigazione all'odio razziale, è una vicenda inquietante e inaccettabile che richiede l'adozione di adeguate quanto urgenti misure di contrasto -:
quali iniziative urgenti intenda assumere, nell'ambito delle sue competenze, il Ministro interrogato, per garantire la sicurezza delle persone indicate nella lista e consentire l'individuazione di responsabili di questi atti di inaccettabile discriminazione razziale e religiosa, anche al fine di garantire la tutela dei diritti di cui all'articolo 3 della Carta costituzionale.
(4-12817)

PISICCHIO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
come risulta anche da recenti inchieste giornalistiche (La Repubblica del 15 luglio 2011 pagine 22 e 23), il fenomeno delle sette religiose, parareligiose, esoteriche, occultiste o misteriche, continua a prosperare in Italia con una preoccupante progressione;
risulterebbero almeno mille le sette religiose operanti, con un milione e mezzo di adepti di cittadinanza italiana che si dilaterebbe a tre milioni e mezzo se si calcola anche la presenza degli immigrati;
preoccupante sarebbe percentuale di minori, circa il 15 per cento del totale, e di donne, pari al 64 per cento del popolo degli adepti;
come osservano gli studiosi, il fenomeno assumerebbe toni particolarmente allarmanti poiché le sette di nuova generazione hanno sostituito all'adesione ad un codice dottrinario ancorché vago e confuso della prima generazione, la subalternanza cieca ed assoluta al santone di turno, al suo dominio e ai suoi istinti;
il profilo psicologico degli adepti è noto alla scienza: si tratta di personalità fragili o che versano in una condizione di temporanea fragilità, personalità assai vulnerabili e alla ricerca di un sostegno che viene offerto da manipolatori senza scrupoli, che sfruttano la credulità degli aderenti per accumulare ricchezze e «usare» menti e corpi per il proprio personale piacere;
la spirale, che la psicologia definisce della «dissonanza cognitiva», in cui cadono gli adepti è costruita in modo da far compiere gesti di adesione sempre più impegnativi all'interno della «trappola della razionalizzazione», per cui appare sempre più difficile abbandonare l'impegno senza perdere l'autostima di sé. Negli stadi iniziali del processo a spirale c'è la richiesta di sacrifici minori, tipo la consegna di piccole somme di danaro al santone, negli stadi intermedi il necessario passaggio alla segregazione e all'allontanamento dalla vita sociale «normale» e dalla famiglia d'origine, negli stadi finali le violenze sessuali, la consegna di tutti gli averi e, in casi estremi, il suicidio o l'omicidio rituale; la casistica appare assai ricca di dolorosi episodi, come il caso della signora C.B. parte lesa nel processo contro un leader di una setta religiosa denominata «Oki do», che non ha potuto veder riconosciuta dal tribunale di Urbino la particolare condizione di persona plagiata nella drammatica esperienza di militanza nella setta;
nonostante l'impegno encomiabile delle forze dell'ordine, l'azione dello Stato si muove all'interno di un quadro normativo lacunoso che colpisce alcune fattispecie di reato, dalla circonvenzione di incapace, alla violenza privata, alla riduzione in schiavitù, alla violenza sessuale, ma non può far riferimento ad una fattispecie

tipica che ricomprenda tutto il processo, consentendo alla magistratura di intervenire e colpire il fenomeno negli stadi iniziali, quando le possibilità di successo e di recupero per chi cade nella trappola dei santoni - spesso presentata come una innocente proposta di insegnamento di lingua straniera o di terapie mediche orientaleggianti - appare più alta -:
quali urgenti interventi intenda adottare per arginare l'allarmante fenomeno delle sette religiose in Italia e tutelare le giovani generazioni e la parte della popolazione più fragile da queste venefiche aggressioni.
(4-12818)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

GARAGNANI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
ad un mese dalla chiusura dell'anno scolastico ed in previsione della prossima apertura, pare opportuna una verifica presso gli istituti secondari, fatta ovviamente salva l'autonomia del corpo docente, sull'adozione dei testi di storia, in presenza di motivate denunce sulla parzialità dei medesimi nell'illustrazione di eventi significativi dell'età contemporanea concernenti, in particolare, per quanto riguarda il XX secolo, il comunismo, il nazismo, il fascismo, la guerra fredda e le vicende dell'Italia contemporanea;
la presenza nel corpo docente di una minoranza particolarmente ideologizzata e sensibile più a logiche di partito che all'esigenza di educare al confronto ed al discernimento critico della storia contemporanea e non solo richiede una vigilanza del Ministero che attraverso i suoi organi periferici (direttori scolastici regionali e provinciali) non conculchi l'autonomia dei singoli docenti, ma li inviti a «quell'obiettività e sobrietà» che costituisce parte essenziale della funzione docente -:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in relazione a quanto espresso in premessa.
(5-05176)

Interrogazione a risposta scritta:

MURGIA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
secondo gli attuali criteri di utilizzazione del personale docente dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute (articolo 23, comma 5, contratto collettivo nazionale/scuola), l'impiego del personale docente ed educativo è disposto, di norma, nell'ambito dello stesso circolo o istituto;
tra i compiti a cui può essere assegnato il personale insegnante si indicano quelli relativi ad attività di supporto alle funzioni istituzionali della scuola, quali il servizio di biblioteca e documentazione, organizzazione di laboratori, supporti didattici ed educativi;
con l'attuale decreto-legge, 6 luglio 2011, n. 98, si alterano le situazioni di tutti gli insegnanti dichiarati non idonei all'insegnamento e utilizzati in altri compiti in tutta Italia;
l'articolo 19 del citato decreto-legge recita: «il personale docente dichiarato, dalla commissione medica operante presso le aziende sanitarie locali, permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altri compiti, (....) assume, con determina del Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale competente, la qualifica di assistente amministrativo o tecnico (...). Il personale è soggetto a mobilità intercompartimentale, transitando obbligatoriamente nei ruoli del personale amministrativo

delle Amministrazioni dello Stato, delle Agenzie, degli Enti pubblici non economici e delle università (...)»;
lo stesso articolo 19, commi 12, 13, 14, 15, non tiene affatto conto che - in molti casi - si ha a che fare con personale con problemi di salute;
il decreto-legge rischia di non tener conto, nell'inquadramento coatto dei docenti inidonei, della preparazione culturale e professionale acquisita né di tutte le competenze costruite e maturate negli anni;
negli ultimi 10/15 anni i docenti utilizzati in altri compiti - specialmente nelle biblioteche - hanno partecipato a corsi di formazione e aggiornamento, master, progetti finalizzati al miglioramento dell'offerta formativa e sono in gran parte portatori di specifiche competenze;
questo decreto-legge rischia proprio di lasciare in balia del nulla le biblioteche scolastiche - come per esempio - quella della scuola elementare di Furreddu (Nuoro) che negli anni è stata costruita faticosamente e arricchita di un notevole patrimonio sempre aggiornato di letterature per ragazzi;
la biblioteca scolastica della scuola elementare di Furreddu interagisce col progetto didattico della scuola attraverso laboratori, letture, animazioni, aggiornamenti ai docenti;
una biblioteca, all'interno della scuola, è, comunque, centro di prestigio e promozione del libro e che nel suo piccolo ha un valore didattico importante;
lo stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in questi ultimi anni ha investito grosse cifre, a livello nazionale, in progetti - come ad esempio «Amico Libro» - per l'acquisto di libri ed il potenziamento delle biblioteche scolastiche;
questo decreto-legge secondo l'interrogante penalizza anche dal punto di vista della dignità, un profilo giuridico che, comunque, è sempre quello di insegnante -:
se il Governo intenda assumere iniziative normative per rimediare alle problematiche riportate in premessa.
(4-12819)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta immediata:

MONAI, DONADI, EVANGELISTI, BORGHESI, MURA, DI GIUSEPPE e PALADINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 13 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, al comma 3 riduce la dotazione del fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri dall'articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge n. 185 del 2008;
in dettaglio, la dotazione del fondo viene ridotta dei seguenti importi: 252 milioni di euro per l'anno 2012; 392 milioni di euro per l'anno 2013; 492 milioni di euro per l'anno 2014; 592 milioni di euro per l'anno 2015; 542 milioni di euro per l'anno 2016; 442 milioni di euro per l'anno 2017; 342 milioni di euro per l'anno 2018; 292 milioni di euro per l'anno 2019; e, infine, 242 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2020;
tale riduzione, pari complessivamente a quasi 4 miliardi di euro, riguarda, in particolare, come peraltro specificato dalla relazione tecnica di accompagno al citato provvedimento di stabilizzazione finanziaria, i risparmi di spesa derivanti dalla riforma pensionistica, con particolare riferimento alla quota concernente l'aumento dell'età pensionabile delle lavoratrici

dipendenti pubbliche, ai sensi dell'articolo 22-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, e successive modificazioni;
detti risparmi, come previsto dal citato decreto-legge n. 78 del 2009, sarebbero dovuti confluire nell'ambito del fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, per essere successivamente destinati a finanziare interventi dedicati a politiche sociali e familiari, con particolare attenzione alla non autosufficienza e all'esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici;
l'occupazione femminile e la rete di protezione sociale ed economica per le lavoratrici donne rappresenta un elemento fondante per lo sviluppo e la crescita economica del sistema produttivo nazionale e locale;
l'Istat ha recentemente comunicato dati allarmanti sui livelli di disoccupazione femminile in Italia e, in particolare, nelle aree del Mezzogiorno, ove, nel primo trimestre 2011, il tasso di disoccupazione femminile ha raggiunto il 42,4 per cento, con picchi del 46,1 per cento, il che vuol dire che 4 donne su 10, di età compresa tra i 15 e i 24 anni, è inoccupata, registrando in tal modo il più alto tasso di disoccupazione dall'inizio delle serie storiche omogenee, ovvero dal 2004. Tale dato è ancor più preoccupante se si considera che il tasso di disoccupazione generale è, invece, sceso portandosi a quota 8,6 per cento rispetto al 9,1 per cento del primo trimestre del 2010, mentre il tasso di disoccupazione femminile nel Mezzogiorno, nello stesso periodo, è passato dal 40,6 per cento al 42,4 per cento;
il nostro Paese appare in grave ritardo nel raggiungimento degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Lisbona del 23-24 marzo 2000, con riferimento all'adozione delle misure necessarie in materia di conciliazione familiare, asili nido, incentivi al lavoro femminile, superamento delle discriminazioni e degli ostacoli, sia per quanto concerne l'accesso al mondo del lavoro delle donne, sia per quanto riguarda la loro crescita professionale e l'avanzamento in carriera. Inoltre, nel contesto degli orientamenti sull'occupazione e della valutazione delle politiche nazionali per l'occupazione, a livello comunitario è stata recentissimamente ribadita l'importanza di adottare politiche nazionali finalizzate a migliorare la parità di genere sul mercato del lavoro, l'inclusione sociale delle donne e la promozione dell'imprenditorialità e del lavoro autonomo delle donne, tanto è vero che, nella risoluzione adottata l'8 marzo 2011 sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea, il Parlamento europeo ha chiesto agli Stati membri programmi specifici per promuovere l'inclusione attiva o il reinserimento delle donne sul mercato del lavoro e opportunità specifiche di apprendimento permanente mirate a fornire le competenze e le qualifiche necessarie -:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di mantenere fermo l'impegno di destinare i risparmi derivanti dalla riforma pensionistica introdotta dall'articolo 22-ter del decreto-legge n. 78 del 2009, e successive modificazioni, ad interventi dedicati a politiche sociali e familiari e se già nel prossimo provvedimento fiscale correlato alla manovra di stabilizzazione finanziaria, recentemente approvata dalle Camere, saranno inserite norme finalizzate a dare un forte impulso all'occupazione femminile, con particolare riguardo alle aree del Mezzogiorno.
(3-01771)

Interrogazione a risposta in Commissione:

DAMIANO, RAMPI, GATTI, BELLANOVA, SCHIRRU, GNECCHI, CODURELLI, MADIA, BERRETTA, MATTESINI, BOBBA, MIGLIOLI, SANTAGATA, MOSCA, LOVELLI, VINCENZO ANTONIO FONTANA, CAZZOLA, PELINO e ANTONINO FOTI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 31 luglio 2010, veniva convertito in legge il decreto-legge 31 maggio 2010,

n. 78, dal titolo «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica»;
l'articolo 12 dal titolo «Interventi in materia previdenziale», del citato decreto, ha introdotto una serie di variazioni in materia pensionistica modificando tra l'altro, con i commi da 1 a 6, la disciplina relativa ai termini di decorrenza dei trattamenti pensionistici (cosiddette finestre). In particolare, i commi 1 e 2 dispongono per i soggetti che, a decorrere dal 2011, maturino il requisito anagrafico per il diritto, rispettivamente, alla pensione di vecchiaia e alla pensione di anzianità, che il termine di decorrenza della pensione di vecchiaia (compresi i trattamenti liquidati interamente con il sistema contributivo) sia pari a 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti per i lavoratori dipendenti e 18 mesi per i lavoratori autonomi;
il comma 5 prevede l'applicazione della normativa previgente, a condizione che i lavoratori maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal termine del 1o gennaio 2011, di cui al successivo comma 6, e comunque nei limiti di 10.000 soggetti beneficiari, a favore: dei lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010, e che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità (articolo 7, comma 2, legge n. 223 del 1991) (lettera a); dei lavoratori collocati in mobilità lunga, ai sensi dell'articolo 7, commi 6 e 7, della legge n. 223 del 1991, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30 aprile 2010 (lettera b); dei lavoratori che, all'entrata in vigore del provvedimento in esame, siano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui all'articolo 2, comma 28, della legge n. 662 del 1996 (lettera c);
il comma 6 prevede un monitoraggio, da parte dell'INPS, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate ai sensi del precedente comma, che intendano avvalersi, a decorrere dal gennaio 2011, del regime previgente delle decorrenze. Nel caso in cui dal monitoraggio risulti il raggiungimento del limite di 10.000 domande in precedenza richiamato, l'INPS non può prendere in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzato alla fruizione dei benefici di cui al precedente comma;
secondo un autorevole quotidiano nazionale: «Il monitoraggio delle domande è ancora aperto, ma alcune fonti consultate dal Sole 24 Ore segnalano che le richieste sarebbero già più di 40 mila. La CGIL parla di almeno 30 mila lavoratori a rischio»;
nel corso del dibattito in Assemblea, il Governo ha accolto l'ordine del giorno 9/3638/113, prima firma onorevole Damiano, con il quale si impegnava l'esecutivo a «monitorare l'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 5, del decreto-legge in esame, al fine di valutare l'opportunità adottare ulteriori iniziative normative volte a derogare al limite di 10 mila soggetti beneficiari» -:
se, ad un anno dall'introduzione della norma, il monitoraggio di cui al comma 6 dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 31 luglio 2010, n. 122, sia stato effettivamente ultimato e a quanto ammontino complessivamente le domande di cui al comma 5 del medesimo decreto;
come intenda affrontare i casi di quei lavoratori le cui domande eccedano il limite dei 10.000 di cui al decreto in questione.
(5-05170)

Interrogazioni a risposta scritta:

PALADINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
Faro Assicurazioni, compagnia genovese, ha sede legale in Roma, la propria direzione generale a Genova e sedi secondarie

operative a Milano e Padova; il personale attualmente impegnato è pari a 97 unità dislocate nel numero di 17 a Roma, 3 a Padova, 7 a Milano, 70 a Genova;
l'Isvap, organismo di controllo delle imprese assicurative, nella riunione del 18 gennaio 2011 deliberava la proposta di adozione del decreto di scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e di controllo di Faro s.p.a. e l'amministrazione straordinaria dell'impresa per la durata di un anno;
la proposta veniva accolta dal Ministero dello sviluppo economico che ne emanava il relativo decreto in data 21 gennaio 2011, mentre l'Isvap, organismo di controllo delle imprese assicurative, disponeva che l'incarico di commissario straordinario fosse attribuito al dottor Giovanni De Marco;
nonostante nell'anno corrente il primo trimestre di commissariamento evidenzi un risultato positivo per l'azienda, in questi giorni la situazione sembra evolvere verso una gravissima soluzione di messa in liquidazione coatta amministrativa della società, tutto in contrasto con il presupposto primario di risanamento della compagnia stessa;
la compagnia, attraverso i propri dirigenti, dipendenti e collaboratori ha emesso circa 70 milioni di euro di premi equivalenti al fatturato di una società industriale, garantendo, pur con i rallentamenti imposti dalla procedura, la liquidazione e il pagamento dei sinistri e dei fornitori ed allo stato detiene, oltre a una disponibilità liquida pari a 45 milioni di euro, investimenti in titoli e azioni per circa 120 milioni di euro;
l'accelerazione nel porre in liquidazione la Compagnia determina ripercussioni sia per i lavoratori e le loro famiglie sia per le migliaia di assicurati con grave ricaduta sull'attività quotidiana di un gran numero di medici ospedalieri, per le finanze e i bilanci di aziende sanitarie di enti pubblici di interesse nazionale, quali regione Liguria, Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna -:
se, il Ministro interrogato, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative per evitare le gravi ripercussioni economiche e lavorative per gli operatori e le loro famiglie, che la liquidazione metterebbe a repentaglio, a tutela dei livelli occupazionali.
(4-12814)

POLLEDRI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la TNT è una multinazionale che opera a livello mondiale fornendo servizi espressi alle imprese e ai consumatori, con filiali nelle principali città italiane tra cui Piacenza;
attualmente la TNT di Le Mose, Piacenza, è al centro dell'attenzione del mondo del lavoro per la protesta di un centinaio di dipendenti di due cooperative locali che hanno appaltato i servizi della TNT, per irregolarità nel rapporto di lavoro e minacce di licenziamento;
in particolare parrebbe che a seguito di proteste sia stato consentito l'accesso al lavoro soltanto a quelli che non avevano protestato, nonostante questi ultimi avessero contratti a tempo determinato;
per di più pare sia sempre più diffuso il fenomeno del caporalato e del pagamento a nero al fine di aggirare gli obblighi contributivi;
il personale regolare è costituito in gran parte da immigrati con permesso di soggiorno temporaneo, remunerati con paghe bassissime;
le cooperative spesso fanno contratti di lavoro ad immigrati per consentirgli di regolarizzare la loro posizione;
alcune cooperative mettono dei limiti sul monte ore globale e non concedono pertanto lavoro straordinario;

la vicenda della TNT rispecchia una situazione generale di aziende appaltanti che traggono vantaggio dalle tariffe più basse offerte dalle cooperative, le quali, sfruttando i lavoratori e pagandoli con salari bassi, riescono a fornire un servizio a prezzi competitivi rispetto alle aziende regolari;
né l'autorità giudiziaria, né gli specifici organismi di controllo, quali l'INPS e l'INAIL, sembra abbiano mai effettuato opportuni sopralluoghi o indagini per verificare quale sia la situazione reale -:
quali provvedimenti necessari e urgenti intendano assumere al riguardo a quanto rappresentato in premessa con particolare riferimento al comportamento delle cooperative stesse che stipulano contratti a bassissimo costo a immigrati per consentirne la regolarizzazione e quale vantaggio ne traggono le cooperative medesime;
se una tale politica di salari bassi non scoraggi l'occupazione dei lavoratori italiani.
(4-12816)

TESTO AGGIORNATO AL 27 LUGLIO 2011

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XIII Commissione:

DELFINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la crisi del settore agroalimentare continua ad aggravarsi;
gli ultimi dati ISTAT evidenziano che non si è in presenza di una fase recessiva determinata da variabili impreviste, ma di un trend negativo che continua da molto tempo;
il problema del mancato finanziamento al sistema allevatori non trova ancora oggi una soluzione definitiva;
i 60 milioni necessari soprattutto per la tenuta dei libri genealogici non sono infatti stati erogati e questa incertezza sta rallentando il funzionamento del sistema mettendo in crisi l'attività quotidiana e perciò i servizi assicurati agli allevatori sul territorio;
un vero errore strategico perché mai come oggi gli allevatori svolgono un ruolo essenziale per garantire la necessaria competitività alle stalle italiane in un momento di mercato pesante;
un'azione che le diverse associazioni provinciali degli allevatori (APA) e l'Associazione italiana allevatori (AIA) portano avanti da più di 60 anni occupandosi di selezione e miglioramento genetico, i due motori che hanno permesso al patrimonio zootecnico nazionale di avere performance sempre più elevate e che oggi, con l'avvento della genomica, consente di ottenere bovine sempre più resistenti alle malattie e sempre più longeve;
il danno derivante da una mancata erogazione di finanziamento per la selezione si ripercuoterebbe pesantemente sulla competitività dell'intero sistema zootecnico nazionale, privandolo di un servizio indispensabile e irrinunciabile;
il mancato intervento del Governo, inoltre, mette in serio pericolo quasi 4000 posti di lavoro e aumenta il rischio per i consumatori, in quanto senza i controlli sul miglioramento genetico è impensabile immaginare un percorso di qualità per le produzioni del settore -:
quali iniziative ritenga utili al fine di reperire le risorse, valutate in almeno 60 milioni di euro, per il finanziamento delle associazioni provinciali degli allevatori (APA), e tutelare in tal modo una risorsa tra le più significative del mondo agricolo italiano.
(5-05189)

CALLEGARI e FOGLIATO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il florovivaismo rappresenta un segmento produttivo di rilievo per l'economia italiana con un contributo di oltre il 6 per

cento sul totale della produzione agricola nazionale e un fatturato di più di 3 miliardi di euro l'anno;
da alcuni anni il settore è in costante sofferenza a causa della crescente competitività internazionale e dell'aumento del prezzo del petrolio, i cui effetti sono resi ancor più pesanti dall'abolizione della agevolazione sull'accisa del gasolio per il riscaldamento delle serre;
le aziende florovivaistiche italiane devono fare i conti con l'aumento record del prezzo del carburante agricolo (più 35 per cento in un anno) dovuto al mancato ripristino dell'agevolazione fiscale e fronteggiare un andamento stagionale caratterizzato da basse temperature, con conseguente maggior aumento del consumo di carburante necessario al riscaldamento delle serre che incide tra il 15 e il 20 per cento sul totale dei costi aziendali;
l'esenzione dell'accisa sul gasolio per l'utilizzo sotto serra è stata disposta, mediante specifica previsione normativa nelle leggi finanziarie, fino al 2009, quando la Commissione europea ha dichiarato, con decisione del 13 luglio, incompatibili con il mercato comune gli aiuti concessi nell'ambito del regime di esenzione negli anni 2000-2004;
a seguito di tale rilievo di incompatibilità, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea al fine di evitare la restituzione delle agevolazioni già fruite da parte degli agricoltori;
l'Agenzia delle dogane, senza attendere ulteriori modifiche legislative, ha successivamente emanato la nota del 3 novembre 2009, con la quale ha sospeso l'agevolazione assoggettando il gasolio per le coltivazioni sotto serra a quello utilizzato genericamente in agricoltura, applicando di fatto la decisione comunitaria anche agli anni non ancora contestati da Bruxelles;
l'emanazione repentina della circolare ha provocato difformità di applicazione sul territorio nazionale, posto che non ha precisato il giorno in cui il regime di esenzione di accisa doveva ritenersi inapplicabile, limitandosi ad indicare quale nuova accisa quella prevista alla tabella A, punto 5, del testo unico sulle accise;
con successiva nota il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha precisato che la decisione della Commissione europea non si applica obbligatoriamente anche a norme che non sono state oggetto di valutazione da parte dell'esecutivo comunitario e di conseguenza non dichiarate illegittime;
il quadro normativo è rimasto ad oggi immutato non essendo intervenuta una modifica delle disposizioni che stabiliscono l'agevolazione;
va inoltre considerato che molte zone del paese fondano la propria economia sulla presenza di numerose imprese floricole e vivaistiche che, oltre al positivo impatto sui livelli occupazionali locali, fanno dell'intero settore un elemento dell'eccellenza italiana all'estero in grado di richiamare l'attenzione mondiale sulle capacità e professionalità dei nostri operatori -:
quali iniziative intenda assumere il Governo per definire, di intesa con le competenti istituzioni comunitarie e le parti interessate, una strategia complessiva volta a rilanciare la competitività del settore serricolo anche attraverso il superamento della problematica dei costi nell'utilizzo del gasolio per le coltivazioni sotto serra, considerato che gli agricoltori degli altri Paesi europei utilizzano energia elettrica e metano a costi bassissimi.
(5-05190)

NASTRI e BECCALOSSI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
secondo le recenti denunce della Coldiretti del Piemonte, i frutticoltori nazionali e piemontesi in particolare, versano in una situazione di grave crisi, a

causa di un fenomeno economico certamente paradossale, costituito dai ricavi dei frutticoltori, che non riescono a coprire neanche i costi di produzione;
i frutticoltori piemontesi rilevano, infatti, che, il consumatore al momento dell'acquisto, paga le pesche ad un prezzo esorbitante, a causa di un sistema commerciale e distributivo che applica ricarichi fino al 500 per cento rispetto al prezzo pagato agli agricoltori;
tale situazione, che a giudizio dell'interrogante, risulta intollerabile e senza giustificazioni, evidenzia autentiche anomalie e incoerenze nel sistema distributivo, che si verificano specialmente nel periodo estivo e nelle località ad alta densità turistica, e necessita pertanto di un approfondimento al fine di verificare le fasi ed i passaggi che avvengono dalla raccolta della frutta nei campi fino alle tavole dei consumatori;
appaiono inoltre condivisibili, a giudizio dell'interrogante, le denunce da parte dei rappresentanti della Coldiretti Piemonte, secondo cui le imprese agricole nazionali e in particolare quelle piemontesi, non possono sostenere economicamente una situazione di pesantezza del mercato, dove nell'ambito della filiera i centri di condizionamento e di vendita scaricano i loro costi anche sui consumatori, colpendo in tal modo sia l'anello iniziale che quello finale -:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato, con riferimento a quanto esposto in premessa e se non ritenga opportuno prevedere iniziative volte a monitorare i diversi passaggi che avvengono nel sistema distributivo della frutta nel nostro Paese, al fine di evitare aumenti ingiustificati della frutta la cui forbice dei prezzi tra produzione e consumo rischia di causare evidenti danni economici sia agli agricoltori che ai consumatori.
(5-05191)

CENNI, OLIVERIO, BRANDOLINI, SERVODIO, SANI e TRAPPOLINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
con la sentenza n. 5532/2011 il Tar del Lazio ha annullato gli effetti del decreto del marzo 2010 con cui l'allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, aveva rigettato l'istanza di autorizzazione per la messa in coltura di varietà di mais transgenico sul territorio nazionale italiano;
l'attuale Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Saverio Romano, ha ribadito pubblicamente ed in più occasioni la sua contrarietà alla introduzione di colture ogm sul territorio nazionale, a tutela delle produzioni agricole di qualità presenti in Italia;
da un punto di vista normativo la Corte costituzionale ha sin dal 2006 assegnato con chiarezza la competenza sulla definizione di linee guida sulla coesistenza alle regioni;
le regioni hanno espresso in numerose occasioni la loro contrarietà a legiferare sulle linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, formalizzando in sede di Conferenza Stato-regioni la unanime intenzione di chiedere al Governo l'adozione di misure di salvaguardia, oltre a predisporre atti e normative tese a dichiarare i loro territori «liberi da ogm»;
gli indirizzi del Governo e dei Ministeri competenti sul tema sono già stati oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo, presentati dalla prima firmataria del presente atto (ultima in ordine di tempo l'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-04403 del 16 marzo 2011), senza aver ad oggi ottenuto alcuna risposta;
la sentenza sopra richiamata sollecita la necessità di intervenire con strumenti idonei a garanzia delle colture biologiche e convenzionali;

comunque tale sentenza, a parere dell'interrogante, non può essere interpretata come un'autorizzazione alla semina di sementi ogm nel nostro Paese -:
quali siano gli orientamenti del Governo in merito alla situazione apertasi con la sentenza n. 5532/2011 del Tar del Lazio, come il Ministro intenda agire alla luce della palese e manifesta volontà della Conferenza Stato-regioni (e delle competenze in materia delle regioni stesse) di optare per la clausola di salvaguardia e quali iniziative e provvedimenti urgenti intenda comunque intraprendere per tutelare, sul territorio nazionale, le coltivazioni libere da ogm che rappresentano, per ricchezza, tipicità, pregio e varietà, uno straordinario volano economico ed occupazionale del nostro Paese nonché uno dei comparti di maggiore rilevanza del «made in Italy».
(5-05192)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

OLIVERIO, BRANDOLINI, SERVODIO, MARCO CARRA, CUOMO, MARROCU, MARIO PEPE (PD) e SANI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
è emergenza in tutta Italia per gli alberi di Eucalipto a causa di un parassita importato dall'Australia, Glycaspis brimblecombei, chiamato più semplicemente «psilla lerp», che li sta uccidendo;
come si legge in una pubblicazione scientifica (Glycaspis brimblecombei (Hem.: Psyllidae), la psilla dal follicolo bianco ceroso, altra specie aliena dell'Eucalipto rosso in Italia. Di Garonna A.P., Sasso R., Laudonia S., Università di Napoli Federico II, ENEA CR, UTAGRI-ECO), già nell'estate del 2010 in Campania, in numerose località, sono stati individuati piccoli focolai e, in qualche caso, imponenti infestazioni di Glycaspis brimblecombei. Questo emittero si aggiunge alla lista costituita da altri tre psillidi esotici segnalati in Italia, nell'ultimo quarto di secolo, a carico di specie di eucalipto: Ctenarytaina eucalypti, Ctenarytaina spatulata e Blastopsylla occidentalis;
la psilla G. brimblecombei originaria dell'Australia, - si legge sempre nella pubblicazione - è diventata specie invasiva nell'ultimo decennio. A partire dalla sua prima segnalazione in California nel 1998, in pochi anni l'emittero si è rapidamente diffuso attraverso l'intero continente americano, dalla Florida fino all'Argentina e al Cile, mentre in Africa G. brimblecombei è attualmente presente alle Mauritius e in Madagascar (Burckhardt et al. 2008). Le prime segnalazioni per l'Europa e l'area Paleartica riguardano la penisola iberica;
la pianta d'elezione di G. brimblecombei, l'Eucalyptus camaldulensis, è molto comune su tutto il territorio nazionale e nei Paesi del bacino del Mediterraneo, utilizzata sia come specie ornamentale, in parchi e giardini urbani, sia come specie forestale. La psilla, che risulta essere estremamente dannosa, può dunque diventare una reale emergenza fitosanitaria di difficile controllo;
la psilla è capace di provocare grossi danni alle piante attaccate, insediandosi a livello fogliare dove provvede a costruire delle coperture molto simili a quelle realizzate dalle cocciniglie e chiamate «lerps». I danni possono andare dalla defogliazione alla morte dell'albero (può uccidere un albero di Eucalipto in tre anni, prima però, e già dopo un anno, impedisce la fioritura);
nella succitata pubblicazione scientifica si segnala che, per quanto riguarda il controllo naturale nelle aree di origine della specie ed in quelle di nuova colonizzazione, sono state individuate numerose specie di entomofagi generalisti che si evolvono a carico delle colonie della psilla. Tra questi, si citano ragni, vespe, coccinellidi, sirfidi, crisope ed antocoridi. Tra i nemici naturali conosciuti di G. brimblecombei, il parassitoide specifico Psyllaephagus bliteus Riek (Hymenoptera: Encyrtidae), è stato impiegato con successo in programmi di lotta biologica classica, che

hanno visto la sua introduzione dall'Australia nelle aree di neo-colonizzazione di California, Brasile, Messico e Cile. La crescente percentuale di parassitizzazione registrata in alcune aree a pochi anni dall'introduzione dell'entomofago fa propendere per un esito positivo del controllo biologico della psilla;
il valore degli eucalipti è legato alla loro capacità di valorizzare terreni a reddito scarso, non altrimenti utilizzabili; è questa la ragione che ne ha garantito la diffusione sulle dune sabbiose lungo le coste della Toscana e del Lazio. Tuttavia circa un terzo delle specie di eucalipto contengono nelle foglie oli essenziali richiesti in diverse industrie, profumeria ed in particolare in farmacia. La droga secca fornisce dall'1,5 al 3 per cento di un olio il cui principale costituente è l'eucaliptolo (o cineolo): da esso si ricavano prodotti che hanno funzioni calmanti della tosse, antisettiche, balsamiche, antiparassitarie. Diverse specie di eucalipto contengono, sia nel legno sia nella corteccia, tannino usato nell'industria conciaria;
dall'eucalipto viene tratto anche un miele di particolare pregio al quale si attribuiscono proprietà terapeutiche particolari per la cura delle malattie da raffreddamento, e la Calabria è una delle prime produttrici tra le regioni italiane;
diverse sono state le richieste da parte delle associazioni di apicoltori italiani (che rischiano di vedere scomparire per sempre le produzioni italiane di miele d'eucalipto) di un intervento immediato che arresti l'azione distruttrice della Psilla lerp -:
se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali strutture e strumenti scientifici intenda mettere in campo per arrivare ad una soluzione rapida di questa difficile situazione e, in particolare, se intenda adottare tutte le iniziative utili, nell'ambito delle proprie competenze, per introdurre anche in Italia il parassitoide specifico P. bliteus, al fine di arginare quella che è diventata una vera e propria emergenza fitosanitaria di difficile controllo;
quali iniziative intenda adottare a sostegno delle aziende di apicoltura che, a causa della infestazione degli eucalipti, stanno subendo un rilevante danno economico;
se, infine, il Ministro intenda promuovere un monitoraggio su tutto il territorio nazionale per verificare lo stato dell'infestazione da Glycaspis brimblecombei.
(5-05169)

DELFINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
i costi produttivi continuano ad essere un peso notevole per le imprese agricole, soffocando le potenzialità e le risorse del settore;
secondo i dati dell'Ismea, in particolare, per mangimi, carburante ed energia i produttori sono costretti a pagare cifre sempre più elevate, che sottraggono capitali destinati a investimenti, sviluppo e ricerca;
a giugno 2011 la spesa per l'alimentazione animale è schizzata a livelli record toccando quota più 17,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010;
si tratta di un colpo durissimo per gli agricoltori, che già devono vedersela con i rincari costanti di energia elettrica (+7,1 per cento) e di carburante (+6 per cento);
il gasolio agricolo nel settore è necessario non solo per il riscaldamento delle serre ma anche per l'alimentazione dei mezzi meccanici, a partire dai trattori;
si fa indispensabile proprio in questi mesi in cui si avvicendano le operazioni di semina, concimazione, diserbo, irrigazione, trinciatura e raccolta;
sono tutte pratiche che richiedono l'impiego di macchinari e, quindi, un grande utilizzo di carburante;
l'agricoltura è un settore vitale per il Paese, ma combatte già con redditi in

picchiata, oneri burocratici e contributivi in continua crescite e prezzi sui campi non ancora remunerativi;
i rialzi incontrollati dei costi produttivi rischiano di dare al settore il colpo di grazia, costringendo molte imprese a chiudere;
non è sufficiente l'esdebitazione per risolvere i problemi dell'agricoltura: ad avviso dell'interrogante nella manovra finanziaria bisognava piuttosto reintrodurre «l'accisa zero» sui carburanti, cancellata nel novembre 2009 e mai più inserita nonostante le promesse del Governo;
occorre agire sui mercati, riducendo i passaggi di filiera che allargano a dismisura la forbice tra i prezzi all'origine pagati al produttore e i prezzi al consumo -:
quali iniziative, anche di tipo normativo, ritenga opportuno assumere al fine di creare le condizioni per un miglioramento dell'attività e del reddito di gran parte delle imprese agricole italiane che rischiano di chiudere definitivamente.
(5-05172)

DIMA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
negli ultimi anni, il settore apistico è stato attraversato da diverse situazioni di difficoltà tra cui una diffusa moria di api provocata dall'uso indiscriminato in agricoltura di alcune molecole altamente tossiche per questa specie;
a seguito di circostanziate denunce presentate in merito dalle associazioni di categoria, la regione Calabria ed il Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali, nell'ambito di appositi progetti di studio, hanno accertato la tossicità delle stesse molecole vietandone l'uso per la concia del mais;
a questo problema, ultimamente, se ne è aggiunto un altro, di particolare criticità per come denunciato dagli apicoltori, attraverso le proprie strutture rappresentative come il Consorzio Apicoltori di Calabria, agli organi competenti, che è rappresentato dal parassita psilla lerp che attacca le piante di eucalipto provocandone la defogliazione, la mancanza di fioritura e la conseguente morte della pianta;
questa situazione, soprattutto in Calabria, ha portato ad una drastica riduzione della produzione di miele da eucalipto che si aggirava, nei periodi migliori, intorno ai 750.000 quintali;
la filiera apistica calabrese è una delle più importanti in Italia tanto da contare 60.000 alveari gestiti da 300 aziende a conduzione familiare e sta soffrendo la particolare situazione venutasi a creare con riferimento all'arancio, all'eucalipto ed al castagno che rappresentano le tre fioriture più importanti sulle quali si fonda l'intero sistema apistico regionale che rischia di non essere più competitivo, di veder ridotti i margini di guadagno, di dover espellere forza lavoro oltre naturalmente al danno ambientale che si verrebbe a creare se non si dovesse intervenire celermente;
questo problema è particolarmente sentito anche in altre regioni dove le associazioni di categoria hanno deciso di intraprendere azioni unitarie e seguire percorsi comuni per giungere ad una possibile soluzione della problematica evidenziata attraverso l'approvazione del disegno di legge n. 4950 septies «Modifica dell'articolo 12 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, in materia di introduzioni e reintroduzioni in materia di specie animali e vegetali autoctone» -:
quali iniziative, il Ministro, intenda porre in essere, in attesa della definizione del provvedimento legislativo indicato, per venire incontro alle legittime richieste degli apicoltori e per contrastare lo stato di crisi che ha colpito il settore apistico.
(5-05175)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interrogazione a risposta immediata:

MARIO PEPE (Misto-R-A). - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
presso le amministrazioni centrali operano migliaia di soggetti assunti con contratto a tempo determinato; la gran parte di essi svolge funzioni proprie delle amministrazioni e non attività episodiche o dettate da una qualche sorta di emergenza;
tale personale svolge funzioni essenziali e ciò risulta evidente dal fatto che i contratti a tempo determinato sono periodicamente rinnovati; come conseguenza talune situazioni di precariato durano da oltre un decennio;
da più parti e sotto diversi aspetti (economico, sociologico, psicologico) è stato osservato come la situazione di precariato determini uno stato di incertezza nel soggetto titolare di un contratto a tempo determinato; non è in grado di formarsi una famiglia, né ha sufficienti possibilità o garanzie per accendere un mutuo; la sua situazione sociale degrada col protrarsi della condizione di incertezza;
con l'articolo 14 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, si è proceduto «Anche in deroga ai limiti stabiliti dalle disposizioni vigenti ed al fine di assicurare la piena operatività del Servizio nazionale di protezione civile per fronteggiare le crescenti richieste d'intervento in tutti i contesti di propria competenza, anche con riferimento alle complesse iniziative in atto per la tutela del patrimonio culturale (...) ad avviare procedure straordinarie di reclutamento (...) finalizzate all'assunzione di personale a tempo indeterminato, mediante valorizzazione delle esperienze acquisite presso il medesimo Dipartimento dal personale titolare di contratto di collaborazione coordinata e continuativa, di contratto a tempo determinato (...)»; in sostanza il personale precario della Protezione civile, in possesso di specifica competenza, è stato trasformato in personale a tempo indeterminato;
il limite di spesa dell'operazione sulla Protezione civile è stato fissato in 8,02 milioni di euro per anno, ma in realtà, in termini di oneri per la finanza pubblica, si è trattato di un mero cambiamento di imputazione di spesa, con il quale spese considerate temporanee sono divenute spese fisse ed obbligatorie, rimanendo praticamente immutato il costo -:
sulla falsariga di quanto disposto dall'articolo 14 del decreto-legge n. 195 del 2009 citato in premessa, se non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a destinare annualmente risorse per la stabilizzazione del precariato delle amministrazioni centrali dello Stato, avviando tali procedure per i soggetti che da più anni operano con contratti a tempo determinato, al fine di consentire ad essi di raggiungere una meritata stabilità economica ed un adeguato sviluppo sociale, facilitando in definitiva la formazione di nuove famiglie.
(3-01770)

...

RAPPORTI CON LE REGIONI E PER LA COESIONE TERRITORIALE

Interrogazione a risposta in Commissione:

OLIVERIO. - Al Ministro per i rapporti con le regioni e la coesione territoriale, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è noto che la capacità di spesa dei finanziamenti europei da parte delle ragioni del Mezzogiorno risulta limitata. Come evidenziato, anche recentemente, dal Ministro dell'economia e delle finanze (Corriere della sera del 15 maggio 2011), le

regioni meridionali «chiedono risorse ma poi non riescono a spenderle», con la conseguenza che i fondi non utilizzati messi a disposizione dall'Unione europea «vengono dirottati verso altre aree e altri paesi» e che nel 2011 l'Italia rischia di perdere 6 miliardi di euro; analoghe criticità sono state messe in luce dal Governatore della Banca d'Italia, nelle considerazioni finali 2011, ove si afferma che «I progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale vengono eseguiti in tempi quasi doppi rispetto a quelli programmati, contro ritardi medi di un quarto in Europa, e i costi eccedono i preventivi del 40 per cento, contro il 20 nel resto d'Europa». Lo stesso Governatore, nel sottolineare che è necessario «recuperare efficienza nella spesa» anche per sfruttare appieno le risorse comunitarie che non pesano sui conti pubblici, ha precisato che «I fondi strutturali comunitari attualmente a nostra disposizione sono stati spesi solo per il 15 per cento: quelli non spesi ammontano a 23 miliardi, a cui va associato il relativo cofinanziamento nazionale. Accelerare tutti questi interventi darebbe un forte impulso all'attività economica»;
come si evince dal documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sui profili di utilizzo e controllo dei fondi comunitari in Italia svolta nel 2009 dalla 14a Commissione permanente del Senato, l'utilizzo dei fondi strutturali risente di limiti tecnici e amministrativi (quali la lentezza del ciclo progettuale, la discontinuità politica e amministrativa, la scarsa assistenza tecnica ai progetti, la limitata capacità progettuale e gestionale, la frammentarietà delle competenze nella pubblica amministrazione e la complessità dei procedimenti amministrativi), di limiti di coordinamento nonché di limiti culturali e d'informazione;
con riferimento al problema dell'efficienza amministrativa, appare emblematico quanto sta accadendo nelle regione Calabria in relazione al Programma operativo regionale Calabria 2007-2013 - Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e al Programma operativo regionale Calabria 2007-2013 - Fondo sociale europeo (Fse). Da diversi giorni, un gruppo di funzionari dell'Autorità di audit della regione, autorità preposta alla verifica dell'efficacia dei sistemi di gestione e controllo dei programmi operativi e della correttezza delle operazioni finanziate con fondi provenienti dall'Unione europea, è in stato di agitazione a causa dell'ipotesi di mancato rinnovo del contratto (e di espletamento di un nuovo concorso per il funzionamento delle attività di audit); si tratta di una trentina di persone assunte a tempo determinato, dopo aver vinto nel 2008 un pubblico concorso che ha portato all'individuazione di eccellenti professionalità calabresi scelte tra giovani avvocati e commercialisti;
in questi tre anni l'ufficio di audit calabrese, grazie al lavoro di tali figure professionali, si è distinto per il recupero del forte ritardo accumulato sulla vecchia programmazione 2000-2006 e per il rispetto degli adempimenti delle scadenze relative alla programmazione 2007-2013, facendo conquistare, alla regione Calabria, la piena fiducia degli uffici della Commissione europea;
la situazione che si è prodotta, oltre a generare preoccupazione per la perdita di posti di lavoro, rischia soprattutto di compromettere il regolare svolgimento, alle scadenze prestabilite, degli adempimenti che la regione Calabria deve ancora porre in essere per beneficiare dei finanziamenti europei. Il mancato adempimento delle prescrizioni previste dalla normativa vigente comporta, infatti, la sospensione dei rimborsi che la Commissione liquida alla regione;
attualmente gli uffici della Commissione europea hanno sospeso i pagamenti a causa di diverse carenze riscontrate nei sistemi di gestione e controllo della regione Calabria. In particolare, la Commissione, nelle osservazioni trasmesse alla

regione, ha espresso preoccupazione proprio per la scadenza dei contratti dei citati funzionari dell'Autorità di audit, chiedendo la pianificazione degli audit per assicurare che i principali organismi siano controllati. In mancanza dell'adozione di adeguate misure correttive entro i primi di settembre 2011, la Commissione potrà decidere di avviare la procedura di rettifica finanziaria, sopprimendo, in tutto o in parte, i contributi in questione;
anche in considerazione dei rilievi della Commissione europea, sarebbe auspicabile garantire la continuità del rapporto di lavoro dei predetti funzionari fino al 2017 evitando nuove selezioni di personale, in modo da non disperdere quel bagaglio di professionalità già formate che hanno consentito in questi anni il recupero del forte ritardo accumulato sulla programmazione 2000-2006 e il rispetto delle scadenze per quella relativa al periodo 2007-2013;
ad ogni modo, indipendentemente dal caso specifico della regione Calabria, è necessario recuperare una maggiore efficienza e rapidità di spesa in relazione ai fondi europei, assicurando il tempestivo e corretto espletamento, ad ogni livello, degli adempimenti gestionali e di controllo ed individuando strumenti e soluzioni atti ad evitare il definanziamento dei programmi -:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda assumere al fine di razionalizzare le attività di gestione e controllo delle operazioni finanziate con fondi europei, soprattutto nel Mezzogiorno, e di ridurre il rischio di disimpegno dei finanziamenti, che causa la sottrazione di ingenti risorse alle politiche di sviluppo con danni gravissimi per il rilancio delle economie regionali e pesanti ricadute a livello nazionale.
(5-05188)

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SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

PEDOTO, LENZI, BUCCHINO e GRASSI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
da quanti emerge dal «I rapporto sull'Assistenza protesica e integrativa» presentato a Roma il 15 luglio 2011 dalle associazioni aderenti al Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva vi è un'ampia diffusione delle patologie croniche nella popolazione italiana nonché una loro crescente incidenza in termini di costi sulla spesa pubblica socio-sanitaria;
sempre da quanto emerge dal I rapporto sull'Assistenza protesica e integrativa, «l'accesso a presidi, protesi e ausili costituisce, in questo contesto, uno degli aspetti più problematici per i cittadini, perché inserito in percorsi autorizzativi e di assistenza molto spesso inadeguati a garantire una reale presa in carico dei bisogni, in modo integrato, funzionale, efficace e continuativo. In particolare, anche nell'assistenza protesica e integrativa, cosi come sancito dalla Carta Europea dei diritti del malato, occorre garantire il diritto all'accesso, al rispetto del tempo dei pazienti, alla sicurezza, all'innovazione, ma anche a standard di qualità definiti e ad un trattamento personalizzato: tutti diritti talvolta messi a rischio dall'effettiva modalità di erogazione del servizio, peraltro con una differenziazione di norme, percorsi e soluzioni organizzative tra i diversi contesti regionali e locali, che crea di fatto disparità di trattamento e iniquità»;
il quadro che emerge è che bisogna assolutamente semplificare, ridurre i tempi e migliorare la qualità del servizio, per evitare che il percorso che va dalla prescrizione al collaudo di un ausilio protesico possa diventare un percorso a ostacoli non solo per le difficoltà oggettive che

una persona può incontrare ma anche per l'eterogeneità delle modalità di erogazione del servizio tra le varie regioni e all'interno delle stessa regione tra le diverse asl o uffici delle stessa Asl;
a questa drammatica situazione che emerge dal I rapporto sull'Assistenza protesica e integrativa bisogna poi aggiungere che l'aggiornamento del nomenclatore tariffario delle protesi dei presidi e degli ausili, è fermo al 2001 visto che il Governo Berlusconi ha revocato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2008 contenente non solo l'aggiornamento dei livelli essenziali d'assistenza (LEA), ma anche il nuovo tariffario delle protesi e degli ausili con l'introduzione di nuovi ausili informatici di comunicazione e controllo ambientale, di ausili per la mobilità personale, di ausili per la cura e l'adattamento della casa, e di apparecchi acustici per le persone con sordità periverbale;
la revoca del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2008 ha aggravato ulteriormente una situazione già di per sé drammatica visto che di fatto ha escluso dal rimborso tutte le nuove applicazioni tecnologiche che sicuramente rendono più agevole compiere i normali gesti quotidiani alle persone disabili -:
quali iniziative sul piano economico e normativo il Ministro intenda assumere affinché l'assistenza protesica sia orientata verso una vera e reale presa in carico del cittadino, integrando tutte le fasi del percorso dal momento dell'informazione e dell'orientamento iniziale, a quello prescrittivo, di autorizzazione ed erogazione, secondo modalità in linea con le esigenze di salute e di vita del cittadino assistito e dei suoi familiari;
se il Ministro, pur nel rispetto dell'autonomia delle singole regioni in questa materia, non ritenga opportuno emanare linee guida che rendano omogenei su tutto il territorio nazionale i percorsi prescrittivi di protesi e ausili in quanto non è più accettabile che il cittadino abbia diritto a prestazioni e modalità di trattamento diverse in relazione alla regione o alla Asl di appartenenza;
quale sia attualmente l'iter di approvazione del nuovo nomenclatore tariffario per l'assistenza protesica e integrativa e se non ritenga opportuno, visto il ritardo con cui tale nomenclatore viene aggiornato, assumere ogni iniziativa di competenza per definire i criteri che permettono di salvaguardare il diritto ad una migliore qualità della vita di quei cittadini portatori di disabilità gravi che, attualmente, per avere accesso a dispositivi tecnologicamente innovativi, sono costretti a contribuire al pagamento dell'ausilio.
(4-12807)

MURA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'azienda sanitaria locale Verbano Cusio Ossola ha disposto la chiusura del punto nascite e del country pediatrico associato dell'ospedale San Biagio di Domodossola dall'11 luglio 2011 al 30 settembre 2011 a causa del venir meno delle condizioni di sicurezza per carenza del personale medico dovuta a motivi legati a turn-over e ferie dello stesso;
il punto nascite dell'ospedale san Biagio, fin dalla sua costituzione nel 2002, ha rappresentato sempre un punto di riferimento per la popolazione ossolana che risiede nell'area più marginale della provincia;
la chiusura del punto nascita sta sollevando una serie di proteste, con la costituzione anche di alcuni comitati, da parte della popolazione locale ed in data 12 luglio 2011 i sindaci dell'unione dei comuni della Valle Antigono, Divedro, Formaza hanno inviato una lettera ufficiale di protesta al prefetto della provincia di Verbania Cusio Ossola;
nella missiva i sindaci denunciano il pericolo a cui sono esposte le donne in gravidanza, i nascituri e i neonati dei loro comuni perché privi di adeguato supporto medico di natura ginecologica, ostetrica e

pediatrica al fine di fronteggiare sopravvenute esigenze. A causa della natura fortemente montana del territorio, nella missiva i sindaci sottolineano che non è minimamente pensabile far affrontare ad una donna in gravidanza o ad un bambino neonato un trasferimento estremamente disagevole per un tragitto di 50 chilometri per raggiungere l'ospedale più vicino che è situato nella città di Verbania, e per questo chiedono la immediata riapertura del punto nascite;
il Ministero della salute ha previsto una deroga alle disposizioni vigenti che prevedono la chiusura dei punti nascita al di sotto i mille parti annui, in base alla quale è previsto che possano restare operativi i punti nascita, come quello dell'ospedale San Biagio che, pur essendo al di sotto dei 500 parti all'anno, sono collocati in aree con difficoltà oro-geografiche;
nonostante la disposizione di chiusura del punto nascita dell'ospedale San Biagio sia temporanea è forte il timore della popolazione che questa, per motivi di bilancio, possa tramutarsi in definitiva -:
se la chiusura del punto nascite dell'ospedale San Biagio, considerata anche la natura montana del territorio compromette i livelli essenziali di assistenza per la popolazione residente, in particolare per quanto riguarda le donne in gravidanza ed i bambini e quali misure di competenza si intendano adottare al riguardo.
(4-12815)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
al fine di regolamentare il settore gemmologico, fiore all'occhiello del made in Italy, sono state presentate alla Camera due proposte di legge: una a firma dell'onorevole Mazzocchi (29 aprile 2008), «Regolamentazione del settore dei materiali gemmologici in commercio» (225), in realtà una rielaborazione di una proposta precedente, anch'essa dell'onorevole Mazzocchi, sulla quale si è molto discusso tra gli operatori del settore tra il 2005 ed il 2006; e l'altra dell'onorevole Mattesini ed altri, «Regolamentazione del mercato dei materiali gemmologici e norme per la tutela dei consumatori» (2274);
in data 29 giugno 2011 le due proposte sono state accorpate in un testo unificato «Regolamentazione del mercato dei materiali gemmologici» tuttora all'esame della Commissione attività produttive della Camera;
in attesa che si completi l'iter di approvazione dello stesso, nel settore permane uno stato di incertezza normativa che coinvolge sia gli operatori che i consumatori;
una normativa nazionale in tale ambito permetterebbe di fare chiarezza e consentirebbe all'utente finale di acquisire le informazioni necessarie sul prodotto al momento dell'acquisto;
numerose sono le piccole e medie imprese, rinomate in tutto il mondo, che da tempo chiedono una efficace regolamentazione del settore;
nell'attesa, sarebbe auspicabile colmare il vuoto normativo tramite un intervento governativo, volto alla tutela del consumatore sul piano dell'adeguatezza dell'informazione, della qualità dei prodotti e del corretto esercizio della pratica commerciale da parte degli operatori;
tale intervento potrebbe configurarsi attraverso lo strumento del regolamento previsto dall'articolo 10 del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, che attribuisce al Ministro dello sviluppo economico il potere regolamentare per l'attuazione dei princìpi contenuti nell'articolo 6 del medesimo codice;

ad analogo risultato potrebbe pervenirsi mediante l'applicazione dell'articolo 14 del vigente regolamento di cui al decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato 8 febbraio 1997, n. 101, che prevede l'emanazione di norme volte ad assicurare l'informazione del consumatore in relazione a particolari categorie di prodotti;
un richiamo particolare va fatto all'articolo 10, comma 1, di detto regolamento «Indicazioni dei materiali impiegati e dei metodi di lavorazione» che prevede che devono essere dichiarati i materiali impiegati ed i metodi di lavorazione che assumono rilevanza in relazione al prodotto che, per il suo aspetto esteriore ovvero per le modalità di presentazione o di pubblicizzazione, può essere ragionevolmente confuso con altri prodotti in commercio per i quali sono impiegati materiali o metodi di lavorazione che attribuiscono caratteristiche d'impiego o di durata ovvero valore economico superiori o comunque diversi rispetto al prodotto stesso;
l'intervento governativo, così come previsto dal testo unificato, dovrebbe in particolare prevedere una descrizione puntuale di cosa debba intendersi per materiale gemmologico, materiale gemmologico naturale, materiale gemmologico trattato, materiale gemmologico sintetico, materiale gemmologico artificiale, materiale gemmologico composito, materiale gemmologico agglomerato, vetro artificiale, perla, perla naturale, perla coltivata o di coltura con o senza nucleo, imitazione di perla o perla imitazione;
la denominazione dei materiali gemmologici trattati dovrebbe essere completata dall'indicazione del trattamento cui gli stessi sono stati sottoposti, in conformità a quanto previsto dalle norme UNI (Ente nazionale italiano di unificazione): si tratta di «un'associazione privata senza fine di lucro fondata nel 1921 e riconosciuta dallo Stato e dall'Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le norme tecniche volontarie, le cosiddette "norme UNI", in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario (tranne in quelli elettrico ed elettrotecnico)». Dette norme non hanno valore di legge ma vengono spesso prese in considerazione in leggi;
puntuale dovrebbe essere inoltre la definizione delle terminologie relative ai principali processi operati sulle gemme nelle eventuali etichette o cartellini che le accompagnano;
andrebbe pure garantito il diritto per l'acquirente di richiedere al venditore una dichiarazione in cui siano descritti i materiali gemmologici venduti, siano essi sfusi o montati;
in merito a quanto sopra esposto, da più parti si avverte l'esigenza che lo stesso Ministero dello sviluppo economico, tramite il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, promuova ricerche e programmi per la diffusione delle informazioni in questa materia -:
se il Ministro interpellato non ritenga opportuno e urgente intervenire in un settore su cui grava ancora oggi un pesante vuoto normativo, che genera un clima di incertezza e che penalizza tanto gli operatori del settore onesti quanto il consumatore finale, ciò a tutto vantaggio di tante piccole e medie imprese e piccoli artigiani, che creano prodotti famosi in tutto il mondo e valorizzano il made in Italy.
(2-01169)«Calearo Ciman».

Interrogazione a risposta immediata:

SCANDEREBECH, DELFINO, CALGARO, ANNA TERESA FORMISANO, PEZZOTTA, RUGGERI, CICCANTI, COMPAGNON, NARO e VOLONTÈ. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la sentenza «salomonica» emessa dal tribunale di Torino il 14 luglio 2011 non incide negativamente, ma, anzi, avvalora l'esito del referendum con cui la maggioranza

degli operai della Fiat si è espressa a favore dell'accordo, definendo legittimo il percorso attivato da Fiat per Pomigliano d'Arco;
è, al contrario, censurabile il comportamento del management della Fiat, che, secondo gli interroganti con sconcertante disinvoltura, alla luce della sentenza e con la scusa di attendere le motivazioni scritte dal giudice, avrebbe annunciato sospensioni e complicazioni nell'attuazione del programma di investimenti previsti da Fiat-Chrysler in Italia;
la sentenza non dovrebbe in alcun modo intralciare o addirittura bloccare trattative verso azioni di investimento che, in caso di fallimento, potrebbero portare la Fiat all'impensabile decisione di chiudere lo «stabilimento madre» di Torino;
occorre, invece, pretendere dall'azienda torinese di procedere con la realizzazione del progetto Fabbrica Italia, attuando le promesse fatte al Governo con chiarezza e senza strumentalizzare una sentenza indiscutibile che dà maggior peso decisionale all'azienda del Lingotto;
nella provincia di Torino, già oggi epicentro della disoccupazione a livello europeo, vi sono circa 220 mila disoccupati, che corrispondono ad una percentuale del 10 per cento della popolazione;
se a questi si dovessero aggiungere i lavoratori della Fiat e della ex Bertone, si registrerebbe, sul fronte occupazionale, una crisi profonda che colpirebbe l'intera economia piemontese, andando ad aggravare ulteriormente la già difficile situazione delle popolazioni locali;
appare del tutto evidente agli interroganti che il gruppo Fiat-Chrysler, nonostante gli impegni verbali assunti sulla volontà di mantenere gli impianti produttivi nel nostro Paese, non abbia nessuna intenzione di rafforzare, né mantenere tali produzioni e si accinga a ridimensionare e chiudere molti dei suoi stabilimenti, a vantaggio di nuove sedi in Nord America, America latina e Asia, come annunciato in queste ore;
è necessario che i vertici Fiat, responsabilmente, si pronuncino in maniera definitiva, con impegni scritti e chiarimenti, sul futuro di Mirafiori e della ex Bertone e sui 20 miliardi annunciati per Fabbrica Italia -:
se non ritenga di convocare urgentemente un tavolo di concertazione con le parti sociali e le imprese coinvolte, al fine di conoscere il piano industriale e i relativi investimenti e di salvaguardare i livelli occupazionali, il futuro e la sicurezza del reddito per tutti i lavoratori coinvolti loro malgrado in questo processo di dismissioni, compresi quelli legati all'indotto degli stabilimenti Fiat.
(3-01776)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

LULLI e VICO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 8 luglio IVECO spa, società del gruppo FIAT Industrial, ha inviato alle rappresentanze sindacali unitarie di IRISBUS ITALIA spa, stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino, una lettera nella quale comunicava che IRISBUS intende trasferire a ITALA spa il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita e che nel contempo ITALA spa ha intenzione di ricevere il suddetto ramo d'azienda;
l'effetto del trasferimento è previsto per il 1o ottobre 2011, in relazione al perfezionamento, da parte degli organi societari competenti, degli atti necessari e di ogni correlato adempimento;
per il predetto trasferimento IVECO spa ha addotto le seguenti motivazioni:
a) la produzione dello stabilimento di Valle Ufita, è destinata principalmente al mercato italiano di Autobus urbani e, in misura minore, alla produzione di granturismo, con l'acquisizione di commesse attraverso la partecipazione e l'aggiudicazione di gare d'appalto di forniture indette dalle aziende di trasporto pubblico;

b) il mercato degli autobus in Italia continuerebbe a essere pesantemente colpito da una grave crisi che ha visto ridursi drasticamente le immatricolazioni nel corso degli ultimi anni, passando da 1.444 unità del 2006 alle 1.113 del 2010 e alle 291 assegnate nell'anno in corso;
c) nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006, a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi dell'anno in corso, sarebbe arrivata a 145 autobus;
d) le previsioni per il medio periodo continuerebbero a evidenziare un trend di forte contrazione della domanda e, al momento, non sarebbe ipotizzabile una ripresa con volumi produttivi che giustifichino, da un punto di vista industriale, la continuità del sito produttivo;
secondo IVECO spa, il trasferimento e la cessione dello stabilimento di Valle Ufita, a una società che opera anche nell'ambito di una diversa area di business, sarebbe l'unica soluzione possibile per la continuità del sito produttivo;
il personale dipendente interessato al trasferimento è costituito da 1 dirigente, 123 impiegati e quadri e 561 operai;
IVECO ha comunicato altresì che il personale che risulterà dipendente di IRISBUS al momento del trasferimento del ramo d'azienda, proseguirà, senza soluzione di continuità la propria attività con ITALA spa;
dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat passa direttamente alla chiusura dello stabilimento;
la cessione dello stabilimento, a «Itala spa» del gruppo «DR motor», oltre che preoccupazione per le sorti degli oltre settecento dipendenti e, complessivamente, per l'intero indotto, segna, drammaticamente, l'uscita di Fiat in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;
le strategie di DR Automobiles Groupe sono soprattutto orientate alla produzione di auto e soltanto marginalmente a quella di autobus gran turismo e componentistica per Suv, pertanto lo stabilimento irpino dovrebbe subire una profonda ristrutturazione degli impianti, testati oggi per una produzione fino a mille autobus in un anno;
dopo aver ottenuto quelli che agli interroganti appaiono accordi capestro accompagnati da proclami di sviluppo e investimenti, l'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, chiude dopo Termini Imerese e Imola anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia;
la decisione unilaterale di Fiat, tra l'altro, arriva proprio mentre i sindacati stavano per avviare con la regione un programma per l'ammodernamento del parco autobus delle aziende regionali che avrebbe garantito alla fabbrica di Flumeri commesse per cento milioni di euro;
la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino;
in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto gli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco macchine delle società di trasporto, sono almeno ventimila;
manca con tutta evidenza una politica industriale nel settore del trasporto pubblico, falcidiato dai ripetuti tagli agli investimenti -:
quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento IRISBUS di Flumeri;
se non ritenga strategico predisporre un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazio

nale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;
se non ritenga necessario destinare una parte dei fondi FAS a tali progetti;
se ritenga di dover convocare a un tavolo nazionale, i vertici della Fiat, per conoscere le sorti dello stabilimento Irisbus di Flumeri;
se ritenga urgente verificare le reali intenzioni del gruppo FIAT riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra Fiat Group e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo che prevedevano la crescita della produzione nel nostro Paese da 650 mila a 1 milione e 400 mila auto.
(5-05168)

FRONER, COLANINNO, FADDA, LULLI, MARCHIONI, MARTELLA, MASTROMAURO, PELUFFO, PORTAS, QUARTIANI, SANGA, SCARPETTI, FEDERICO TESTA, VICO e ZUNINO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
l'industria della carta nel biennio 2007-2009 ha visto la chiusura di 20 impianti con la perdita di 2000 posti di lavoro (quasi 9 per cento delle 22.700 unità dirette nel 2007) e una mancata produzione di 1,7 milioni di tonnellate di carta e cartone solo in parte recuperata dal risultato produttivo del 2010 pari a 9 milioni di tonnellate (10,1 milioni di euro nel 2007) che ha generato, sempre nel 2010, un fatturato di 6,8 miliardi di euro (7,6 miliardi di euro nel 2007) grazie soprattutto alla positiva dinamica dell'export, aumentato del 14 per cento in volume e del 18 per cento in valore;
i segnali positivi nel primo trimestre 2011 mostrano un miglioramento generale tendenziale nei volumi;
in presenza di una domanda nazionale, che anche nel 2010 si è confermata scarsamente dinamica, le cartiere hanno esportato quasi il 40 per cento della produzione, quota massima mai raggiunta in precedenza;
tali risultati, in una fase congiunturale caratterizzata dall'inasprimento della concorrenza internazionale di Paesi in rapida crescita, come Cina e Indonesia, e dei costi delle materie prime, non possono che confermare le grandi capacità imprenditoriali dell'industria cartaria nazionale;
l'industria cartaria rientra tra i settori ad alta intensità energetica, con un costo per l'approvvigionamento di energia che incide mediamente per il 20 per cento sul costo industriale complessivo;
mentre nel mercato dell'energia elettrica la capacità di interconnessione con l'estero non utilizzata viene riallocata, questo nel settore del gas non avviene, così il mercato italiano del gas continua a scontare un pesante differenziale di prezzo rispetto ai principali mercati europei e le cartiere italiane sono costrette a pagare il gas naturale il 20 per cento in più rispetto, ad esempio, ai competitori tedeschi e francesi; un contributo importante alla riduzione dei costi energetici per le cartiere e per l'industria potrebbe venire dalla effettiva apertura del mercato del gas, utilizzando meglio i gasdotti esistenti;
negli anni l'industria cartaria italiana ha raggiunto i più elevati livelli di efficienza energetica, grazie soprattutto al ricorso alla cogenerazione, che da sola evita l'emissioni di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 l'anno in Italia;
la recente crisi nel modo arabo, che ha comportato un aumento del prezzo del petrolio, con le inevitabili ripercussioni negative anche per le aziende economicamente e finanziariamente sane, unitamente ad ulteriori specifiche congiunture negative dovute alle insolvenze di alcuni clienti, ha determinato un aumento notevole dell'indebitamento e delle passività della cartiera;

a seguito dell'interpellanza urgente 2-01147 presentata dal Partito Democratico il 5 luglio 2011, il Sottosegretario delegato a rispondere ha segnalato, al fine del contenimento dei costi energetici e per la conseguente salvaguardia della competitività delle industrie, l'imminente introduzione di forme d'incentivazione per la cogenerazione ad alto rendimento, analoghe a quelle in uso nei Paesi che hanno realizzato un efficace recepimento della direttiva dell'Unione europea (n. 2004/8/CE);
la citata direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo n. 20 del 2007, la cui piena attuazione richiede però l'ulteriore recepimento di decisioni assunte successivamente dalla Commissione europea;
secondo quanto affermato dal Sottosegretario in occasione dello svolgimento della citata interpellanza urgente, sembrerebbe prossima alla conclusione la redazione di due decreti di cui uno finalizzato a stabilire le condizioni tecniche per definire gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento e l'altro volto a definire le misure d'incentivazione, cui tali impianti avranno diritto -:
quali siano i tempi previsti per l'emanazione dei citati decreti ritenuti ormai improcrastinabili per dare completa attuazione alla direttiva europea n. 2004/8/CE al fine di scongiurare il perpetuarsi di una distorsione concorrenziale che risale al 2004 e che compromette la competitività delle cartiere italiane rispetto a quelle europee, che possono invece già beneficiare da anni di aiuti concreti per la cogenerazione.
(5-05173)

Interrogazioni a risposta scritta:

GIANNI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Noto da molto tempo i residenti di piazza Bolivar e dintorni protestano perché non riescono a ricevere la corrispondenza;
le difficoltà nel servizio di distribuzione della posta si presentano in particolare nel periodo estivo in relazione alla riduzione del personale a causa delle ferie in questo modo il servizio già carente di fatto si annulla;
all'ufficio postale di zona viene detto ai cittadini di telefonare ad un numero al quale non risponde mai nessuno;
appare evidente che si debba dare una risposta efficace ed efficiente ai cittadini del comune di Noto che comprensibilmente sono preoccupati dei rischi che si corrono con la consegna in forte ritardo dei bollettini e degli avvisi di pagamento, addirittura molti insegnanti ad esami quasi completati non hanno mai ricevuto le nomine alle varie commissione di esame;
è, altresì, condivisibile la domanda che molti cittadini si fanno sul chi paga i disservizi relativa alla distribuzione della corrispondenza -:
quali iniziative intenda intraprendere affinché nel comune di Noto si svolga un servizio di distribuzione della corrispondenza efficiente ed efficace;
se non ritenga che l'onere derivante ai cittadini dal ritardato pagamento di bollettini e degli avvisi di pagamento relativi a more ed interessi non debba essere messo a carico dell'Ente Poste Spa e rimborsato dallo stesso ai cittadini.
(4-12802)

GOZI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 8 luglio 2011, l'Eni ha promosso un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il comune di Cesena e la provincia di Forlì-Cesena in merito all'apertura di un impianto di distribuzione di carburante a marchio Conad nell'area Montefiore a Cesena, prevista come variante al piano regolatore generale;

l'Eni ha chiesto la sospensione degli effetti della delibera perché dagli atti emerge «la distorsione della concorrenza determinata da una previsione urbanistica a beneficio esclusivo e privilegiato di soggetti privati, posto che da tale previsione deriva ad Eni un gravissimo pregiudizio nell'operatività concorrenziale degli impianti di distribuzione di carburante in Cesena»;
è noto che la situazione geopolitica e le disfunzioni del mercato italiano dei carburanti stanno determinando importanti variazioni dei prezzi, già cresciuti dell'11 per cento nel corso del 2010, che suscitano un significativo aumento di costo della vita per i cittadini e per l'attività delle imprese e un allarme per gli effetti inflazionistici;
secondo quanto denunciato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato il 23 febbraio 2011 nel corso dell'audizione presso la Commissione straordinaria per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo del Senato della Repubblica, in molte aree del Paese i consumatori possono sempre trovare un ventaglio di prezzi molto diversificato e per questo motivo stanno progressivamente aumentando la propensione alla ricerca sul territorio delle migliori opportunità;
attualmente sono in funzione 11 distributori di carburanti con l'insegna Conad che registrano una differenza con i prezzi medi della rete di distribuzione nazionale pari a -8,7 centesimi di euro al litro per la benzina, -7,9 centesimi di euro al litro per il gasolio e -7,3 centesimi di euro al litro per il gpl;
ciò si è tradotto in un risparmio per i consumatori di oltre 20,2 milioni di euro, senza tralasciare le altrettanto importanti ricadute positive sul costo del trasporto delle merci e dei beni di largo consumo e la circostanza che ogni impianto Conad ha una produttività superiore ai 10 milioni di litri rispetto alla media della rete italiana dei distributori, ferma a 1,6 milioni di litri;
in una situazione di forti difficoltà economiche per le famiglie, penalizzare la libera scelta imprenditoriale di nuovi operatori significa non tenere in considerazione la tutela dei consumatori e il fatto che la moderna distribuzione, se posta nelle condizioni di intervenire in modo adeguato nel mercato, sa contribuire in maniera rilevante all'ammodernamento del Paese e alla diminuzione dei prezzi dei carburanti. Le liberalizzazioni sono un'esperienza che merita di essere seguita e sviluppata, nell'interesse primario dei consumatori -:
quale siano gli intendimenti del Ministro interrogato in merito alla problematica esposta in premessa e quali iniziative intenda adottare, per quanto di sua competenza, per garantire una effettiva concorrenza nel settore della distribuzione dei carburanti.
(4-12821)

...

Apposizione di firme ad una mozione e modifica dell'ordine dei firmatari

La mozione Esposito ed altri n. 1-00638, pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 4 maggio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dagli onorevoli Vernetti e Scanderebech. Contestualmente l'ordine delle firme viene così modificato: «Esposito, Ghiglia, Allasia, Calgaro, Cambursano, Vernetti, Cavallotto, Giorgio Merlo, Togni, Osvaldo Napoli, Boccuzzi, Scanderebech».

Apposizione di firme a risoluzioni

La risoluzione in Commissione Barbieri e altri n. 7-00653, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Motta.

La risoluzione in Commissione Callegari e Fogliato n. 7-00654, pubblicata nell'allegato B

ai resoconti della seduta del 21 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Apposizione di firme ad interrogazioni

L'interrogazione a risposta in Commissione Ghizzoni e De Biasi n. 5-04779, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 maggio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato De Pasquale.

L'interrogazione a risposta in Commissione Oliverio e Laratta n. 5-05102, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Zucchi.

L'interrogazione a risposta in Commissione Marco Carra n. 5-05115, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Trappolino, Farinone, Cenni, Brandolini, Naccarato, Sani, Zucchi, Oliverio, Agostini, Fiorio.

L'interrogazione a risposta scritta Della Vedova n. 4-12769, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Muro.

L'interrogazione a risposta scritta Bragantini e Negro n. 4-12781, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 luglio 2011, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Bitonci, Munerato.

Pubblicazione di un testo riformulato

Si pubblica il testo riformulato della interrogazione a risposta orale Delfino n. 3-01712, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 492 del 28 giugno 2011.

DELFINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
il TAR del Lazio ha condannato il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali a risarcire con 2.000 euro Silvano Dalla Libera, agricoltore friulano e vicepresidente di Futuragra, e ha annullato il decreto con il quale nel marzo 2010 l'allora Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia aveva impedito a Dalla Libera di coltivare sementi ogm nei suoi terreni, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato avesse riconosciuto il suo diritto;
il TAR ha stabilito che «nella sostanza è stato negato il diritto alla scelta tra le diverse tipologie di coltura, escludendo di fatto proprio la coltura transgenica» e ha esplicitamente attribuito alle regioni la responsabilità della «situazione di stallo istituzionale che si è venuta a creare in conseguenza della volontà (...) manifestata chiaramente di non voler adempiere agli obblighi di natura comunitaria», vale a dire i piani di coesistenza;
per quanto non incida sul merito della questione relativa al «se» e al «quando» coltivare Ogm, suscita sorpresa l'unica ragione per la quale il giudice abbia voluto accogliere la richiesta concernente il fatto che all'adozione del decreto interministeriale previsto in base alla legge sementiera, ha concorso, con molta rilevanza, il parere della regione Friuli Venezia Giulia;
ancora più grave appare quella che, ad avviso dell'interrogante, è l'assunzione di un vero e proprio ruolo di giudizio politico di cui si fa portavoce il giudice, imputando direttamente alla regione «la situazione di stallo istituzionale che si è venuta a creare in conseguenza della volontà, da questa manifestata chiaramente, di non volere adempiere agli obblighi di natura comunitaria» -:
se non ritenga opportuno far valere la clausola di salvaguardia che lascia agli Stati membri di decidere se coltivare sul proprio territorio gli Ogm autorizzati dall'Unione europea, indebolendo la strada della valorizzazione delle diversità e della

sicurezza come leva competitiva, a tutto danno dell'ambiente e dei consumatori; quali iniziative di competenza intenda assumere a tal fine tenuto conto che molte regioni italiane e le stesse normative nazionali rivendicano la titolarità in capo ad esse medesime di decidere sulle coltivazioni Ogm. (3-01712)

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo

I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interpellanza Scanderebech n. 2-01166 del 20 luglio 2011;
interrogazione a risposta scritta Nicola Molteni n. 4-12777 del 21 luglio 2011.

...

ERRATA CORRIGE

Interrogazione a risposta in Commissione Mancuso e altri n. 5-05142 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 505 del 20 luglio 2011. Alla pagina 23485, prima colonna, dalla riga trentaquattresima alla riga trentaseiesima, deve leggersi: «MANCUSO, BARANI, GIRLANDA e CICCIOLI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere» e non «MANCUSO, BARANI, GIRLANDA e CICCIOLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere», come stampato.