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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 2 novembre 2011

TESTO AGGIORNATO AL 2 NOVEMBRE 2011

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:

La Camera,
premesso che:
Alenia Aeronautica, società controllata da Finmeccanica s.p.a., è la maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico ed è tra i più avanzati complessi mondiali nel suo settore;
la società è impegnata nella progettazione, realizzazione, trasformazione e assistenza di una vasta gamma di velivoli e sistemi aeronautici sia civili che militari, per la maggior parte nell'ambito di collaborazioni con le più importanti industrie mondiali del settore;
la sola Alenia Aeronautica, senza contare le società controllate, occupa oggi oltre 9.000 persone ed è organizzata in diverse aree di business: velivoli da combattimento, velivoli da trasporto militare, velivoli per missioni speciali, aerostrutture e velivoli civili e trasformazione e revisione velivoli;
l'amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi, dopo aver dichiarato l'intenzione di «svendere» agli stranieri Ansaldo Breda e Ansaldo STS, dopo aver paventato di abbandonare il settore civile, mettendo, quindi, in pericolo anche Ansaldo Energia, dopo non aver più presentato una seria offerta vincolante per l'acquisto di Firema, interrompendo un percorso che poteva risultare positivo, già avviato prima della sua nomina, vara nell'ambito dell'aerospazio un piano di riorganizzazione che prevede 1.200 esuberi (circa il 10 per cento dell'organico), cassa integrazione per altri mille lavoratori e lo spostamento della direzione strategica e legale dalla Campania a Venegono, in provincia di Varese;
ad accompagnare dette misure, ci sarà un piano di esternalizzazione che riguarderà logistica e magazzini, servizi di guardia e servizi amministrativi, per un totale di altri 500 lavoratori. Alenia Aermacchi sarà il nuovo soggetto che nascerà dalla fusione con chiusure drammatiche di importanti realtà del Mezzogiorno;
appare chiaro come l'amministratore delegato di Finmeccanica con la decisione di spostare la «testa» dell'azienda, che rappresenta uno dei settori di eccellenza, per quantità e qualità, dell'apparato industriale napoletano, campano e nazionale, da Pomigliano d'Arco alla provincia di Varese, confermi il preoccupante segnale di una volontà di trasferire progressivamente funzioni e attività dai siti meridionali al Nord del Paese;
sotto tale profilo si segnala, inoltre, che nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica siede il presidente dell'amministrazione provinciale di Varese, Dario Galli, a dimostrazione del pesante conflitto di interessi e del cumulo di incarichi che caratterizza, con tutta evidenza, l'annosa situazione descritta dal presente atto di indirizzo;
è evidente come questi trasferimenti avranno ricadute pesantissime per il Mezzogiorno e favoriranno le aree del Nord, a scapito non solo del Sud, ma dell'interesse generale del Paese;
appare grave e particolarmente preoccupante che il Governo si limiti ad assistere, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, in modo indifferente ad una situazione che, con tutta evidenza, rischia di pregiudicare in modo irreversibile la condizione occupazionale di centinaia di lavoratori;
gli ultimi dati Istat sull'occupazione, peraltro, hanno recentemente evidenziato come il gap Nord-Sud stia continuando a crescere e come l'ultima impennata della disoccupazione riguardi, soprattutto, le aree più deboli del Paese, quali quelle meridionali, con effetti dirompenti sul territorio campano, ivi compresa l'area di Casoria, nonché sullo stesso territorio laziale;
sotto tale ultimo profilo si segnala che ai primi di ottobre 2011, contemporaneamente

alla manifestazione svoltasi in Campania, anche nella città di Roma hanno manifestato 130 dipendenti, non solo tecnici e impiegati di V livello, ma anche quadri e dirigenti apicali, che hanno protestato con forza a causa del previsto trasferimento della sede romana dell'Alenia nelle sedi di Venegono (Varese) e Torino Caselle (Torino), proprio in conseguenza del piano industriale annunciato dall'azienda. La stessa Assemblea capitolina, il 3 ottobre 2011, approvava due mozioni identiche, una della maggioranza, l'altra dell'opposizione, con le quali si chiedeva di non trasferire la sede nazionale dell'Alenia,

impegna il Governo:

ad adottare ogni iniziativa di competenza tesa a garantire che nella riorganizzazione del gruppo Alenia non vi sia alcuno spazio per il trasferimento del centro decisionale, della sede legale del gruppo e delle attività produttive dalla Campania verso il Nord del Paese, considerato che l'unico risultato di questa operazione, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, sarebbe quello dell'aumento dei costi generali, dell'acuirsi delle già gravi difficoltà socio-economiche e occupazionali della regione Campania e del Mezzogiorno e di una deresponsabilizzazione di Finmeccanica rispetto al futuro del settore aerospaziale in Italia;
a porre in essere ogni atto di competenza volto ad arrestare le iniziative dell'amministratore delegato di Finmeccanica tese a «svendere» il patrimonio industriale, professionale e specialistico del nostro Paese;
ad assumere iniziative urgenti tese a garantire che nella riorganizzazione del gruppo Alenia venga assicurata la centralità delle attività produttive ed occupazionali nei territori della Campania e del Lazio;
a porre in essere ogni atto di competenza teso ad impedire che nell'ambito
del gruppo di Finmeccanica sussista una perdurante ingerenza della politica.
(1-00748)
«Di Pietro, Palagiano, Aniello Formisano, Barbato, Paladini, Cimadoro, Donadi, Borghesi, Evangelisti».

La Camera,
premesso che:
il settore aeronautico si basa ovunque sul sostegno pubblico, a causa dei tempi necessari alla progettazione e delle produzioni altamente qualificate, le cui ricadute tecnologiche ed economiche sono considerate, nei Paesi industrialmente più sviluppati, di rilevante interesse nazionale, come tali da tutelare;
per queste ragioni fu approvata, nel nostro Paese, la legge 24 dicembre 1985, n. 808, «Interventi per lo sviluppo e l'accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico», un provvedimento periodicamente rinnovato dai diversi Governi, per sostenere il comparto, ritenuto uno dei pilastri di qualità dell'industria moderna;
a causa dei continui tagli alla spesa pubblica, compresi quelli per la ricerca e per lo sviluppo industriale, il sostegno dello Stato a questo settore in Italia è venuto meno;
Alenia Aeronautica, società controllata da Finmeccanica s.p.a., è la maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico ed è tra i più avanzati complessi mondiali nel suo settore, impegnata nella progettazione, realizzazione, trasformazione e assistenza di una vasta gamma di velivoli e sistemi aeronautici sia civili che militari, per la maggior parte nell'ambito di collaborazioni con le più importanti industrie mondiali del settore;
Alenia Aeronautica spa ha una tradizionale presenza di impianti industriali nel Sud del Paese, con migliaia di lavoratori impiegati a Foggia, Grottaglie (Taranto), Pomigliano d'Arco, Nola e Casoria (Napoli) e Napoli Capodichino. Dodici stabilimenti

in tutto, ad alto tasso di produttività e tecnologia, con una forza lavoro complessiva di circa 13.907 persone, il 40 per cento delle quali ingegneri e tecnici altamente qualificati. Una storia industriale partita negli anni '20, diventata oggi un vanto per tutta l'Italia; nel suo settore è tra i primi posti al mondo con commissioni milionarie;
il 22 novembre 2010 è stato siglato un accordo tra Alenia Aeronautica e le organizzazioni sindacali, che prevedeva la messa in mobilità verso la pensione, su base volontaria individuale, di 787 lavoratori (su un totale di circa 9.700 dipendenti su tutto il territorio nazionale);
tale operazione avrebbe dovuto consentire all'azienda di riposizionarsi in maniera indolore, con un organico ridotto, in una fase in cui le commesse andavano calando;
nel corso di un incontro svoltosi il 16 settembre 2011, e nei due successivi del 6 e del 12 ottobre 2011, l'amministratore delegato di Alenia Aeronautica ha illustrato alle organizzazioni nazionali Fim-Fiom-Uilm il piano di riorganizzazione e ristrutturazione del gruppo che contiene:
a) le linee strategiche per il periodo 2012-2020 con volumi di investimento previsti pari a 3 miliardi di euro, di cui 2 miliardi sul settore civile ed 1 miliardo sul settore militare, in aggiunta ai 168 milioni di euro per la riorganizzazione dei siti; di questi per il sito di Tessera (Venezia) sono previsti solo 20 milioni di euro, quindi cifre molto limitate;
b) l'ulteriore ridimensionamento delle maestranze, la cancellazione rapida e progressiva di 3 siti, la richiesta di altre 1.118 mobilità (di cui 151 a Torino e 172 a Caselle), precedute da cassa integrazione, per periodi complessivi di esclusione dal lavoro che possono andare da 7 anni al Nord a 8 anni al Sud, ipotesi di esternalizzazione di attività amministrative e dei lavoratori della sorveglianza;
c) la specializzazione delle attività in due grandi aree del Paese: al Nord il settore militare (Torino Cameri e Venegono), al Sud il settore civile (Pomigliano d'Arco, Nola, Capodichino, Foggia e Grottaglie);
d) la chiusura dello stabilimento di Casoria (con il trasferimento del 50 per cento delle attività a Nola e la conseguente ricollocazione dei lavoratori nell'area campana);
e) la chiusura dello stabilimento di Tessera (Venezia), con il trasferimento delle attività produttive di revisione e trasformazione e con il rischio di licenziamento per 400 lavoratori;
f) la chiusura della sede di Roma, con il trasferimento di 120 lavoratori e 30 dirigenti nelle sedi di Torino e Pomigliano d'Arco;
per quanto riguarda la Campania, alla chiusura dello stabilimento di Casoria, si affianca lo spostamento della storica sede legale di Alenia da Pomigliano d'Arco (Napoli) a Venegono (Varese), che determina l'ulteriore perdita di un centro decisionale di valore simbolico per l'intero Mezzogiorno;
la chiusura di Casoria si inserisce all'interno di un serie di crisi e di chiusure che hanno interessato l'industria nel Mezzogiorno, dalle vicende Fiat, Irisbus di Flumeri e Termini Imerese, alla situazione del polo dell'avionica, all'interno del quale non tutte le realtà possono considerarsi al riparo da crisi di mercato e relativi piani di ridimensionamento;
per quanto riguarda lo stabilimento di Tessera (Venezia), la prevista chiusura determinerebbe l'uscita dal mercato delle trasformazioni aeronautiche di un sito già ampiamente ridimensionato, con un saldo occupazionale negativo di oltre 600 lavoratori, tra diretti e indotto;
è appena il caso di rilevare che suscita perplessità un piano che parte dalle possibili eccedenze, anziché dai fabbisogni in termini di mano d'opera e di competenze;

è, pertanto, indispensabile che l'azienda definisca, in modo puntuale, un piano strategico sul quale assumere precisi impegni, sia per gli investimenti che per le tempistiche dello sviluppo dei nuovi prodotti, dando certezze in merito alle prospettive industriali di tutti i siti di Alenia Aeronautica;
il ridimensionamento di Alenia Aeronautica non riguarda soltanto il tema fondamentale del destino dei lavoratori interessati, ma anche la perdita di un altro anello della catena industriale, un pesante fardello che ricade sulla collettività, sia in termini economici, sia di prospettive occupazionali di qualità per i giovani;
peraltro, andrebbe chiarito come la scelta di trasferire i centri decisionali verso imprese con minori capacità produttive e dimensionali possa rappresentare una soluzione industrialmente efficiente;
il problema è la sopravvivenza di un'azienda che è rimasta una delle poche eccellenze industriali del Paese, di posti di lavoro che rischiano di volatilizzarsi, di qualità del lavoro nel territorio, di prospettive di stabilizzazione e sicurezza del lavoro per giovani apprendisti e somministrati, alcuni dei quali già provati da anni di precarietà;
il 3 novembre 2011 i vertici dell'Alenia Aeronautica incontreranno nuovamente le organizzazioni sindacali,

impegna il Governo:

a chiarire se esista una linea di politica industriale volta alla ripresa delle attività produttive, con particolare riguardo alle responsabilità di Finmeccanica, holding industriale pubblica, nello sviluppo del Paese;
ad individuare degli indirizzi di politica industriale volti a favorire il rilancio di un gruppo industriale che costituisce l'elemento fondamentale per consolidare il settore aeronautico del Paese, anche mediante opportune garanzie sugli investimenti e sul mantenimento delle missioni produttive;
a convocare urgentemente Finmeccanica e Alenia Aeronautica con le parti sociali, allo scopo di rivedere profondamente il piano industriale sopra descritto, tenendo in considerazione gli effetti drammatici che provoca su alcune realtà produttive, con particolare riferimento ai siti di Venezia, Casoria e Roma;
ad adoperarsi al fine di trovare adeguate collocazioni ai prodotti della nostra industria aeronautica nell'ambito dei rapporti con altri Paesi.
(1-00749)
«Lulli, Baretta, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Murer, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Viola, Zunino».

NUOVA FORMULAZIONE

La Camera,
premesso che:
il settore aeronautico si basa ovunque sul sostegno pubblico, a causa dei tempi necessari alla progettazione e delle produzioni altamente qualificate, le cui ricadute tecnologiche ed economiche sono considerate, nei Paesi industrialmente più sviluppati, di rilevante interesse nazionale, come tali da tutelare;
per queste ragioni fu approvata, nel nostro Paese, la legge 24 dicembre 1985, n. 808, «Interventi per lo sviluppo e l'accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico», un provvedimento periodicamente rinnovato dai diversi Governi, per sostenere il comparto, ritenuto uno dei pilastri di qualità dell'industria moderna;
a causa dei continui tagli alla spesa pubblica, compresi quelli per la ricerca e per lo sviluppo industriale, il sostegno dello Stato a questo settore in Italia è venuto meno;
Alenia Aeronautica, società controllata da Finmeccanica s.p.a., è la maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico ed è tra i più avanzati complessi mondiali nel suo settore, impegnata nella progettazione, realizzazione, trasformazione e assistenza di una vasta gamma di velivoli e sistemi aeronautici sia civili che militari, per la maggior parte nell'ambito di collaborazioni con le più importanti industrie mondiali del settore;
Alenia Aeronautica spa ha una tradizionale presenza di impianti industriali nel Sud del Paese, con migliaia di lavoratori impiegati a Foggia, Grottaglie (Taranto), Pomigliano d'Arco, Nola e Casoria (Napoli) e Napoli Capodichino. Dodici stabilimenti in tutto, ad alto tasso di produttività e tecnologia, con una forza lavoro complessiva di circa 13.907 persone, il 40 per cento delle quali ingegneri e tecnici altamente qualificati. Una storia industriale partita negli anni '20, diventata oggi un vanto per tutta l'Italia; nel suo settore è tra i primi posti al mondo con commissioni milionarie;
il 22 novembre 2010 è stato siglato un accordo tra Alenia Aeronautica e le organizzazioni sindacali, che prevedeva la messa in mobilità verso la pensione, su base volontaria individuale, di 787 lavoratori (su un totale di circa 9.700 dipendenti su tutto il territorio nazionale);
tale operazione avrebbe dovuto consentire all'azienda di riposizionarsi in maniera indolore, con un organico ridotto, in una fase in cui le commesse andavano calando;
nel corso di un incontro svoltosi il 16 settembre 2011, e nei due successivi del 6 e del 12 ottobre 2011, l'amministratore delegato di Alenia Aeronautica ha illustrato alle organizzazioni nazionali Fim-Fiom-Uilm il piano di riorganizzazione e ristrutturazione del gruppo che contiene:
a) le linee strategiche per il periodo 2012-2020 con volumi di investimento previsti pari a 3 miliardi di euro, di cui 2 miliardi sul settore civile ed 1 miliardo sul settore militare, in aggiunta ai 168 milioni di euro per la riorganizzazione dei siti; di questi per il sito di Tessera (Venezia) sono previsti solo 20 milioni di euro, quindi cifre molto limitate;
b) l'ulteriore ridimensionamento delle maestranze, la cancellazione rapida e progressiva di 3 siti, la richiesta di altre 1.118 mobilità (di cui 151 a Torino e 172 a Caselle), precedute da cassa integrazione, per periodi complessivi di esclusione dal lavoro che possono andare da 7 anni al Nord a 8 anni al Sud, ipotesi di esternalizzazione di attività amministrative e dei lavoratori della sorveglianza;
c) la specializzazione delle attività in due grandi aree del Paese: al Nordil settore militare (Torino Cameri e Venegono), al Sud il settore civile (Pomigliano d'Arco, Nola, Capodichino, Foggia e Grottaglie);
d) la chiusura dello stabilimento di Casoria (con il trasferimento del 50 per cento delle attività a Nola e la conseguente ricollocazione dei lavoratori nell'area campana);
e) la chiusura dello stabilimento di Tessera (Venezia), con il trasferimento delle attività produttive di revisione e trasformazione e con il rischio di licenziamento per 400 lavoratori;
f) la chiusura della sede di Roma, con il trasferimento di 120 lavoratori e 30 dirigenti nelle sedi di Torino e Pomigliano d'Arco;
per quanto riguarda la Campania, alla chiusura dello stabilimento di Casoria, si affianca lo spostamento della storica sede legale di Alenia da Pomigliano d'Arco (Napoli) a Venegono (Varese), che determina l'ulteriore perdita di un centro decisionale di valore simbolico per l'intero Mezzogiorno;
la chiusura di Casoria si inserisce all'interno di un serie di crisi e di chiusure che hanno interessato l'industria nel Mezzogiorno, dalle vicende Fiat, Irisbus di Flumeri e Termini Imerese, alla situazione del polo dell'avionica, all'interno del quale non tutte le realtà possono considerarsi al riparo da crisi di mercato e relativi piani di ridimensionamento;
per quanto riguarda lo stabilimento di Tessera (Venezia), la prevista chiusura determinerebbe l'uscita dal mercato delle trasformazioni aeronautiche di un sito già ampiamente ridimensionato, con un saldo occupazionale negativo di oltre 600 lavoratori, tra diretti e indotto;
è appena il caso di rilevare che suscita perplessità un piano che parte dalle possibili eccedenze, anziché dai fabbisogni in termini di mano d'opera e di competenze;
è, pertanto, indispensabile che l'azienda definisca, in modo puntuale, un piano strategico sul quale assumere precisi impegni, sia per gli investimenti che per le tempistiche dello sviluppo dei nuovi prodotti, dando certezze in merito alle prospettive industriali di tutti i siti di Alenia Aeronautica;
il ridimensionamento di Alenia Aeronautica non riguarda soltanto il tema fondamentale del destino dei lavoratori interessati, ma anche la perdita di un altro anello della catena industriale, un pesante fardello che ricade sulla collettività, sia in termini economici, sia di prospettive occupazionali di qualità per i giovani;
peraltro, andrebbe chiarito come la scelta di trasferire i centri decisionali verso imprese con minori capacità produttive e dimensionali possa rappresentare una soluzione industrialmente efficiente;
appare certamente inopportuno contrapporre aree del Paese in una lotta per la contesa di attività produttive, tenuto conto che anche nella provincia di Varese la crisi industriale sta creando gravi conseguenze sul piano occupazionale;
il problema è la sopravvivenza di un'azienda che è rimasta una delle poche eccellenze industriali del Paese, di posti di lavoro che rischiano di volatilizzarsi, di qualità del lavoro nel territorio, di prospettive di stabilizzazione e sicurezza del lavoro per giovani apprendisti e somministrati, alcuni dei quali già provati da anni di precarietà;
il 3 novembre 2011 i vertici dell'Alenia Aeronautica incontreranno nuovamente le organizzazioni sindacali,

impegna il Governo:

a chiarire se esista una linea di politica industriale volta alla ripresa delle attività produttive, con particolare riguardo alle responsabilità di Finmeccanica, holding industriale pubblica, nello sviluppo del Paese;
ad individuare degli indirizzi di politica industriale volti a favorire il rilancio di un gruppo industriale che costituisce l'elemento fondamentale per consolidare il settore aeronautico del Paese, anche mediante opportune garanzie sugli investimenti e sul mantenimento delle missioni produttive;
a convocare urgentemente Finmeccanica e Alenia Aeronautica con le parti sociali, allo scopo di rivedere profondamente il piano industriale sopra descritto, tenendo in considerazione gli effetti drammatici che provoca su alcune realtà produttive, con particolare riferimento ai siti di Venezia, Casoria e Roma;
ad adoperarsi al fine di trovare adeguate collocazioni ai prodotti della nostra industria aeronautica nell'ambito dei rapporti con altri Paesi.
(1-00749) (Nuova formulazione) «Lulli, Baretta, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Murer, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Viola, Zunino».

Risoluzione in Commissione:

L'VIII Commissione,
premesso che:
l'inceneritore Fenice di Melfi è al centro di indagini giudiziarie da parte della procura della Repubblica di Potenza, che ipotizza il reato di disastro ambientale, per il quale risultano indagati tra l'altro dirigenti ed ex dirigenti dell'ARPAB, Agenzia regionale per l'ambiente della Basilicata, nei confronti dei quali sono state emesse ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari;
la notizia ha destato fortissimo scalpore tra i cittadini lucani, in particolare tra i residenti nei vicini comuni di Lavello e Melfi;
la regione Basilicata ha istituito una commissione consiliare di inchiesta sulla vicenda, nonché un tavolo della trasparenza, per analizzare quanto accaduto negli anni precedenti, e valutare l'entità dell'inquinamento prodotto, in particolare

nella falda acquifera, a causa del superamento dei valori limite di concentrazione di mercurio;
la provincia di Potenza, con ordinanza del 14 ottobre 2011, ha disposto la sospensione delle attività di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali dell'impianto «Fenice» al fine di eliminare le fonti di inquinamento;
EDF, soggetto gestore dell'impianto, ha prodotto ricorso al TAR avverso tale ordinanza;
in data 27 ottobre 2011 il Ministero ha risposto all'interrogazione in Commissione dei deputati Realacci, Margiotta, Luongo, in maniera giudicata insoddisfacente dagli interroganti,

impegna il Governo:

a verificare, coinvolgendo i propri organi tecnici, e principalmente ISPRA ed il Consiglio superiore della Sanità, l'entità dei danni all'ambiente circostante ed alle falde acquifere, e, di conseguenza, alla salute dei cittadini;
a verificare in particolare quale tipo di inquinamento sia stato accertato, e se vi siano riscontri negativi sulla componente aria, oltreché sulle componenti suolo e sottosuolo;
a verificare, per quanto di competenza, quali siano le possibili conseguenze, già determinate o determinabili in futuro, ipotizzabili sulla salute dei cittadini a causa del superamento della soglia limite delle concentrazioni di mercurio;
a contribuire, per quanto di propria competenza, a fare chiarezza sulla reale quantità di rifiuti pericolosi bruciati dall'inceneritore Fenice, dati ben diversi da quelli diffusi di recente da Striscia la notizia, nonché sulla dimensione dell'impianto Fenice rispetto al contesto nazionale.
(7-00722) «Margiotta, Realacci».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:
un'eccezionale ondata di maltempo si è abbattuta sul Centro-Nord, investendo, in particolare, una vasta area compresa tra la Liguria di Levante e l'alta Toscana e provocando ingentissimi danni ambientali e materiali e sfortunatamente pure la morte di alcuni cittadini;
il devastante nubifragio abbattutosi in poche ore sull'area e con particolare forza sul Levante ligure, la Lunigiana e la Versilia ha scaricato innumerevoli millimetri di acqua, provocando smottamenti, allagamenti ed esondazioni di numerosi torrenti, coinvolgendo numerosi comuni, tra i quali quelli più colpiti risultano Monterosso, Vernazza Borghetto e Aulla, che sono stati evacuati completamente e che presentano già allo stato attuale ingentissimi danni;
le prime stime parlano di circa 70-100 millimetri di pioggia torrenziale in poco più di 12 ore con l'interessamento di tutti i torrenti e i corsi d'acqua, che esondando hanno paralizzato l'intera area, provocando danni alle abitazioni pubbliche civili e a numerose sedi di attività produttive, e reso impraticabile buona parte del sistema infrastrutturale viario e ferroviario tra la Liguria, la Toscana e l'Emilia Romagna (si registrano la sospensione di molte linee ferroviarie e la chiusura di alcuni tratti della strada statale 1 Aurelia e della A12 e del passo del Bracco), che stanno provocando gravissime

difficoltà per la viabilità e, inoltre, stanno impedendo in alcuni casi anche di raggiungere le località colpite per consentire gli interventi di primo soccorso;
difficoltà sono state riscontrate, inoltre, anche nelle comunicazioni, a causa del crollo dei ponti radio, che ha provocato l'interruzione del funzionamento della telefonia fissa e mobile;
in considerazione dell'estrema gravità dei fatti accaduti e dei danni provocati dall'evento calamitoso, emerge chiaramente la necessità di un sostegno da parte delle istituzioni regionali e nazionali e di un ingente impiego di risorse finanziarie da destinare al recupero e alla messa in sicurezza delle zone colpite, con particolare attenzione ai danni alle reti idriche e viarie da ripristinare con la massima velocità e al risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni interessate e, soprattutto, dalle numerose attività economiche e commerciali andate distrutte;
è necessario un intervento quanto più rapido possibile del Governo nazionale di sostegno alle istituzioni locali e alle popolazioni colpite da questo tragico evento calamitoso per favorire la messa in atto di una serie di attività finalizzate al ripristino delle normali condizioni idrogeologiche dell'area interessata dal nubifragio e al recupero dei danni materiali registrati a causa delle intemperie;
il presidente della regione Liguria ha chiesto lo stato di emergenza per le aree colpite e un intervento urgente di risorse umane e finanziarie per fronteggiare la difficilissima situazione che è in atto nel territorio ligure;
sono stati liquidati, a un anno esatto di distanza dagli eventi, i risarcimenti alle prime sei imprese danneggiate dall'alluvione che colpì varie zone della Liguria, in particolare Sestri Ponente, Varazze e alcuni comuni in provincia di La Spezia. Sull'assegno c'è la firma del commissario straordinario per la gestione dell'emergenza Claudio Burlando;
quanto alle risorse previste dalle disposizioni contenute nel decreto-legge cosiddetto milleproroghe (n. 225 del 2010), che ha stanziato 45 milioni di euro per il risarcimento alle popolazioni e alle attività commerciali danneggiate dall'alluvione che ha colpito Sestri Ponente, a ottobre 2011 ne risultano assegnate realmente soltanto una parte -:
se non intendano adottare in tempi ristrettissimi iniziative volte al riconoscimento dello stato di calamità naturale per la Liguria e le zone dell'alta Toscana interessate dall'alluvione, assicurare i fondi richiesti dagli enti territoriali per far fronte all'emergenza e adottare ogni altra iniziativa di competenza per garantire il recupero e la messa in sicurezza del territorio e il risarcimento per le popolazioni e le imprese colpite e danneggiate dall'evento calamitoso;
se non ritengano opportuno velocizzare lo sblocco delle rimanenti somme per il risarcimento delle popolazioni colpite dall'alluvione di Sestri Ponente del 2010.
(2-01254) «Mondello, Galletti».
(Presentata il 31 ottobre 2011)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - promesso che:
con il decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (cosiddetto decreto Letta), si è inteso avviare un processo di adeguamento ai principi dell'ordinamento europeo del mercato interno nel settore del gas, conformandosi a specifiche direttive comunitarie e, più in generale, ai principi fondamentali in tema di libertà di impresa e di apertura alla concorrenza stabiliti nel Trattato;
la normativa del decreto legislativo n. 164 del 2000 ha, dunque, imposto, tra l'altro, che l'attività di distribuzione del

gas naturale, in quanto servizio pubblico, debba essere affidata esclusivamente mediante gara ad evidenza pubblica ed ha attribuito agli enti locali i compiti di indirizzo, vigilanza, programmazione e controllo sulle attività di distribuzione;
l'apertura al mercato ed alla concorrenza nel settore del gas, sia in generale, sia nel segmento della distribuzione, è, però, rimasta in massima parte, ancora oggi, sostanzialmente inattuata, nonostante la previsione originaria - per quanto riguarda la distribuzione - di un periodo di transizione non certo breve (cinque anni), sicché - a distanza di oltre undici anni dalla emanazione del decreto legislativo n. 164 del 2000 sopra ricordato - nel novanta per cento del territorio nazionale metanizzato, proseguono i rapporti concessori costituiti senza procedura ad evidenza pubblica, ormai pluridecennali;
la normativa successiva, infatti, ha disposto varie e successive proroghe della durata del periodo transitorio, sicché i rapporti concessori relativi al servizio di distribuzione del gas, in molti casi, sono scaduti tra la fine del 2009 e la fine del 2010, mentre, per altri numerosi casi, verranno a scadere nel corso del 2012;
ad integrare il quadro normativo del settore, è intervenuto nel frattempo l'articolo 46-bis del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, inserito, in sede di conversione, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222. Con questa disposizione, il Governo (e per esso il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali), è stato delegato ad emanare due distinti decreti, un primo (ex comma 1 dell'articolo 46-bis) per individuare «i criteri di gara e di valutazione dell'offerta per l'affidamento del servizio di distribuzione di gas», ed un secondo (ex comma 2 dell'articolo 46-bis) destinato a determinare «gli ambiti territoriali minimi per lo svolgimento delle gare per l'affidamento del servizio», nonché «misure per l'incentivazione delle relative operazioni di aggregazione»;
dopo alcune proroghe del termine fissato originariamente per l'adozione dei provvedimenti delegati, il secondo dei due decreti, ancorché monco della definizione concreta dei perimetri degli ambiti territoriali minimi (carenza alla quale si sta solo in questi giorni ponendo riparo con un decreto integrativo esaminato dalla Conferenza unificata Stato-regioni-autonomie locali il 22 settembre 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 2011;
l'altro decreto non è, ancora oggi, stato emanato: lo schema trasmesso al Consiglio di Stato per il prescritto parere, è stato «osservato» criticamente in numerosi e fondamentali punti con parere interlocutorio della sezione consultiva per gli atti normativi (Adunanza di sezione del 5 maggio 2011, n.a. 01455/2011), e rinviato all'esame del Governo;
di fatto, in mancanza dei provvedimenti attuativi e del loro completamento, non si ha, allo stato, alcuna certezza sulle successive evoluzioni della intera vicenda riguardante la concreta attuazione degli ambiti territoriali minimi (Atem), tanto meno sui suoi tempi di attuazione;
certa è, invece, la condizione di blocco normativo delle gare per la concessione del servizio, nonostante la scadenza intervenuta per la stragrande maggioranza dei vecchi rapporti concessori: blocco determinato dalla disposizione di cui al comma 4 dell'articolo 24 del decreto legislativo del 28 giugno 2011, n. 93;
si è così creata una situazione nella quale, in disparte ogni valutazione ed ogni più che ragionevole dubbio sulla legittimità del blocco delle gare (ancorché disposto con disposizione con forza di legge e non di semplice atto amministrativo come il decreto ministeriale pubblicato il 31 marzo), si protrae una iniqua condizione di squilibrio tra gli interessi delle amministrazioni comunali e quelli dei gestori della rete. Condizione stigmatizzata anche dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato (si confronti provvedimento AS674 del 4 febbraio 2010), la quale, in diverse occasioni, ha ribadito l'inammissibilità, dal punto di vista del

diritto della concorrenza, di qualsiasi orientamento che delinei un «blocco delle gare» in attesta della definizione degli ambiti territoriali minimi;
più in generale, si può riassumere il contesto generale del settore della distribuzione del gas come da anni caratterizzato dai seguenti elementi essenziali:
a) la tendenza alla liberalizzazione, in conformità ai principi comunitari che hanno trovato recepimento normativo di principio nel decreto legislativo n. 164 del 2000;
b) la ancora latitante attuazione concreta di questo processo;
c) la resistenza dei maggiori protagonisti del settore alla realizzazione di un vero mercato aperto;
d) la tendenza ad una razionalizzazione e drastica semplificazione di questo settore industriale: ambiti territoriali minimi (Atem) di grandi dimensioni, come quelli definiti con il ricordato decreto pubblicato il 31 marzo 2011, e precisati con il decreto integrativo già ricordato in corso di emanazione, comportano l'eliminazione dal mercato della stragrande maggioranza delle circa 200 imprese esistenti, che si ridurranno ad un massimo di sei o sette operatori, i soli ad avere la capacità non imprenditoriale, ma finanziaria, per sostenere gare siffatte, che implicano il pagamento di rimborsi di enormi dimensioni. Con tutti i connessi rischi, per non dire la concreta prospettiva, di intese oligopolistiche di spartizione del mercato della distribuzione;
e) la resistenza a qualunque cambiamento o gara: in attesa degli ambiti territoriali minimi, si punta alla proroga di fatto delle gestioni esistenti, con il prolungamento degli ingenti profitti che le rendite di posizione acquisite con le vecchie concessioni garantiscono, anche a causa della inefficacia della semplice separazione societaria tra il segmento della distribuzione e quello della vendita del gas;
f) la concretizzazione di una prospettiva del tutto incerta, nella quale si possono facilmente determinare posizioni divaricate tra i diversi comuni, fondate non su regole, ma sulle ragioni della presunta forza: si pensi al recentissimo caso del comune di Roma, che ha bandito la gara nell'agosto 2011 limitatamente al territorio comunale, a giudizio degli interpellanti in contrasto sia con la norma sul blocco delle gare, sia con l'obbligo di procedere solo con gare d'ambito: una decisione che appare del tutto anomala e che desta tanta maggiore perplessità dopo le vicende non chiarite del rapporto tra il comune di Roma e la Società Sue-Gaz de France nella compagine societaria di ACEA s.p.a., e l'uscita non prevista della compagnia francese dal mercato italiano della distribuzione gas;
in questo contesto, dal mondo delle autonomie comunali si sono sollevate numerose critiche per le modalità ad avviso degli interpellanti confuse e contraddittorie dell'azione governativa riguardanti la distribuzione del gas, e per la iniquità della relativa disciplina a favore dei gestori, confermata dallo schema di decreto ministeriale ancora in itinere, con motivate richieste di intervento per correggere la normativa emanata -:
se non intendano promuovere una revisione della normativa del settore, ed in particolare della distribuzione del gas, avendo come scopo una reale apertura alla concorrenza, e comunque assumere iniziative dirette:
a) ad abrogare la norma di cui all'articolo 24, comma 4, del decreto legislativo del 28 giugno 2011, n. 93 che impone il blocco delle procedure di gara, o quanto meno a rinviarne l'efficacia fino al completamento dei provvedimenti di attuazione dell'articolo 46-bis del decreto-legge n. 159 del 2007;
b) ad assicurare un sostanziale riequilibrio nella regolazione dei rapporti tra operatori ed amministrazioni locali nell'ambito dell'emanando «decreto criteri» di cui in premessa, rapporti, oggi nettamente

squilibrati a favore dei gestori del servizio di distribuzione del gas, con un'attenzione particolare agli interessi dei comuni, così sacrificati dai recenti e meno recenti provvedimenti sulla finanza pubblica.
(2-01255)
«Morassut, Causi, Meta, Pompili, Recchia, Lolli, Argentin, Mattesini, Concia, Bratti, Margiotta, Luongo, Realacci, Calvisi, Marantelli, Bonavitacola, Picierno, Grassi, Trappolino, Verini, Peluffo, Cenni, Boccuzzi, Gasbarra, Bernardini, Carella, D'Antona, Sposetti, Servodio, Touadi».
(Presentata il 31 ottobre 2011)

Interrogazione a risposta scritta:

MARIO PEPE (MISTO-R-A). - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il comune di Salerno è stato oggetto nel 2003 di una verifica amministrativo-contabile, da parte dei servizi ispettivi di finanza pubblica, che rilevò varie inadempienze; le stesse furono dagli uffici denunciate alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la regione Campania, che ha prodotto una prima condanna nel 2010 (sentenza n.1037);
il comune di Salerno, incurante dei rilievi e di tale condanna, ha proseguito il suo modo di amministrare poco chiaro e per nulla trasparente, tanto che il 21 luglio 2010 cinque consiglieri comunali hanno denunciato alla Corte conti evidenti irregolarità riguardanti il conto consuntivo 2009 del suddetto comune;
in particolare, nell'esposto presentato, si avanzavano dubbi di legittimità in merito all'attività di riaccertamento dei residui attivi, che presumibilmente ammontavano a oltre 520 milioni di euro, e passivi riportati nel prospetto contabile, quantificati in oltre 516 milioni;
nello stesso periodo i senatori campani Paravia, Fasano, Cardiello ed Esposito hanno presentato al Ministro dell'economia e delle finanze l'interrogazione parlamentare n. 4-03485 volta a denunciare una gestione fallimentare del comune di Salerno tale da richiedere l'intervento dei servizi ispettivi di finanza pubblica;
in data 19 ottobre 2010 il Ministero forniva una risposta del tutto incoerente con quanto richiesto dai senatori interroganti, relazionando sulla verifica amministrativo-contabile di cui il comune di Salerno era stato oggetto nel 2003, mentre i fatti oggetto dell'atto di sindacato ispettivo si riferivano alle attività contabili del 2009;
a fronte di tale incongruenza, in data 28 ottobre 2010 veniva pertanto presentata una seconda interrogazione n.3-01698 a firma dei senatori Gasparri, Paravia, Fasano, Esposito, Cardiello e Compagna volta a sottolineare la gestione poco virtuosa comune di Salerno e a chiedere nuovamente l'invio dei funzionari dei servizi ispettivi di finanza pubblica per un rapido accertamento dei reali debiti/crediti dello stesso;
sembrerebbe che lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze abbia provveduto a inviare suoi ispettori, che però non avrebbero neppure interpellato i consiglieri comunali dell'opposizione, al fine di acquisire ulteriori elementi per accertare la veridicità e congruità delle poste contabili iscritte nel conto consuntivo in esame;
nonostante la gravità di tale situazione, l'interrogazione n.3-01698 non ha ricevuto ad oggi alcun riscontro, mentre la Corte dei conti - sezione regionale di controllo per la Campania, nell'adunanza del 28 giugno 2011, ha adottato la deliberazione n.381 del 2011, con la quale vengono contestati al comune i rendiconti 2007, 2008, 2009 e il bilancio di previsione 2009 e 2010. L'organismo contabile, in

particolare, contesta al comune una serie di punti; alcuni formali, come la mancata presentazione del piano triennale nel 2009 o il ritardo, sistematico, con cui si presenta il rendiconto; altri sostanziali, riguardanti le modalità di calcolo delle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili;
la Corte dei conti, inoltre, pone sotto accusa anche le anticipazioni di cassa, che per legge possono essere adottate solo in caso di emergenza e per limitati periodi di tempo e che invece il comune di Salerno, anche per far fronte ai tanti impegni sui cantieri, ha utilizzato a più riprese;
la stessa Corte rileva come «fenomeni quali la compromissione dei princìpi che presiedono alla redazione di documenti contabili fondamentali, quale il rendiconto di gestione (con una non sufficiente attenzione ai princìpi di chiarezza, attendibilità e comprensibilità del bilancio), il costante ricorso alle anticipazioni di tesoreria ed a fondi aventi destinazione vincolata (peraltro non ricostituiti), la presenzia di un fondo di cassa (alla fine degli esercizi 2008 e 2009) costantemente pari a zero, la conservazione di un consistente ammontare di residui passivi e di residui attivi di dubbia esigibilità (che inficia l'attendibilità del risultato di amministrazione), le reiterate perdite di esercito relative alle società ed agli organismi partecipati costituiscono, nel loro complesso ed in sinergia con tutte le altre irregolarità rilevate, indici sintomatici di grave irregolarità contabile e finanziaria e, comunque, di precario ed instabile equilibrio di bilancio»;
alla luce di tali rilievi, l'organismo contabile ha prescritto al presidente del consiglio comunale di Salerno di dare «sollecita comunicazione al consiglio delle necessarie misure correttive previste dalla norma»;
secondo quanto riferito dagli interessati e riportato dalla stampa, però, la delibera della Corte dei conti non è stata mai trasmessa al consiglio comunale in
terrogato, probabilmente a causa di un difetto di notifica dell'atto -:
se il Ministro dell'economia e delle finanze sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, constatata la gravità degli stessi, se ritenga necessario assumere nuove e ulteriori iniziative ispettive, rispetto a quelle già assunte, in ordine alla verifica delle regolarità amministrativa e contabile delle attività della pubblica amministrazione in esame;
se non si ritenga opportuno acquisire elementi sui sistemi di notifica per le deliberazioni della Corte dei conti al fine di adottare ogni iniziativa di competenza, anche normativa, per evitare il ripetersi di circostanze quali quelle evidenziate in premessa.
(4-13762)

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
dopo le numerose e reiterate segnalazioni avvenute nei mesi scorsi sulle criticità ambientali riscontrate nei bacini fluviali che scorrono nel territorio di Cassino e sullo stato delle aree limitrofe all'area industriale della città interessate da continue e pericolose presenze di liquami e materiali fortemente inquinamenti, oggi si riscontra che non sono state messe in atto tutte le attività di accertamento e di intervento necessarie alla bonifica dell'area;
allo stato attuale si riscontra ancora un'insopportabile presenza di miasmi nella zona Cerro e di rifiuti tossici dislocati in ogni luogo, come tra l'altro testimoniato da alcuni sopralluoghi effettuati nell'area interessata dagli organismi competenti supportati dall'attività di numerosi comitati di cittadini che vivono nella zona, che, esasperati per la mancanza di risposte

concrete, hanno effettuato indagini e prodotto documenti fotografici allegati a svariati esposti presentati alle amministrazioni comunali interessate come prova testimoniale del pessimo stato delle condizioni ambientali di tutta la zona e dei corsi d'acqua Rio Fontanelle, Rio Pioppeto, Rio Vernile;
dalle verifiche effettuate dagli organi competenti intervenuti su denuncia dei comitati dei cittadini della zona sembrerebbe che le sostanze provengano, in particolare, dai siti industriali adiacenti il corso d'acqua e localizzati tra le aree di Cassino e Villa Santa Lucia, cosa che comporterebbe come effetto uno sversamento nel fiume di liquidi oleosi e di colorazione scura che sarebbero responsabili del fenomeno della moria di pesci avvenuta a più riprese nel tempo;
quelli segnalati ultimamente rappresentano gli ultimi di una serie di fenomeni già verificatisi sul corso d'acqua e che minacciano l'ecosistema e la salute dei cittadini di tutta l'area interessata, costretti a sopportare questi sgradevoli episodi; l'intera area in questione, infatti, versa in uno stato di completo abbandono ed incuria con la presenza, inoltre, di vegetazione intensa e alta che ostacola l'individuazione di eventuali ulteriori scarichi abusivi;
le segnalazioni e le richieste d'intervento e di verifiche sulla tossicità degli elementi ritrovati effettuate dai cittadini sono state puntualmente disattese, a fronte, invece, di un accertato danno ecologico fortemente presente nel territorio, che rappresenta un imperdonabile insulto a tutte le generazioni di cittadini che vivono nell'area e che da decenni assumono con i loro comportamenti rigorosi e con grande senso civico tutte le misure volte a tutela dell'ambiente in cui vivono;
è necessario un intervento chiaro e risolutore per fronteggiare l'emergenza in atto ed evitare che la negligenza e la colpevole incuria da parte delle amministrazioni competenti portino un intero territorio a subire danni irreparabili all'ecosistema, esponendo, inoltre, i cittadini a pesanti ripercussioni sotto il profilo della salute pubblica -:
quali urgenti iniziative in loro potere intendano adottare per pervenire al superamento delle criticità di cui in premessa;
se non si ritenga opportuno promuovere nelle aree interessate, anche per il tramite dell'autorità di bacino, ogni iniziativa di competenza per il recupero del territorio, prevedendo anche la realizzazione di opere pubbliche compensative in modo da alleggerire il grave disagio causato ai residenti dall'inquinamento presente.
(2-01253)
«Anna Teresa Formisano, Galletti».
(Presentata il 31 ottobre 2011)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

MELANDRI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
a seguito della revisione del regolamento già vigente (delibera CC 27/2009), negli ultimi anni nella città di Roma, il settore delle affissioni e degli impianti pubblicitari ha visto l'esplodere di un grave fenomeno consistente nella esponenziale moltiplicazione su tutto il territorio cittadino di numerosissimi nuovi impianti pubblicitari di ogni foggia e dimensione;
come segnalato anche da numerosi comitati di cittadini e da organi di stampa, tali impianti vengono spesso collocati in luoghi e situazioni tali da ledere in maniera significativa l'immagine e la visione della città e dei suoi monumenti, inquinando gravemente il paesaggio urbano e compromettendo il decoro di Roma;
l'abusivismo si è acuito nel settore delle affissioni, al punto che molti nuovi impianti vengono collocati senza autorizzazione,

in spregio di ogni norma di tutela del patrimonio storico, culturale e monumentale;
il governo del settore delle affissioni appare essere all'interrogante non opportunamente gestito dall'amministrazione comunale di Roma, che non riesce ad arginarne la dilagante illegittimità; prova ne sia l'episodio, denunciato dai cittadini romani, relativo alla campagna contro l'abbandono dei cani, la quale promossa ed attuata dal comune di Roma come iniziativa istituzionale, ha visto manifesti della stessa amministrazione affissi su impianti abusivi, peraltro già sanzionati dagli organi municipali;
nonostante le innumerevoli sollecitazioni pervenute al comune di Roma da parte dei cittadini organizzati in associazioni e comitati, nonostante le segnalazioni, gli esposti, le proteste, l'amministrazione comunale non si è determinata ad agire in maniera incisiva per arginare la grave situazione creatasi;
tutto ciò comporta enormi danni all'immagine turistica e monumentale della città -:
se il Ministro abbia valutato di sollecitare, per quanto di competenza, l'intervento delle Soprintendenze competenti e se da queste sia stata segnalata la grave situazione.
(4-13757)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il consiglio centrale di rappresentanza, sezione carabinieri, con un comunicato del 26 ottobre 2011, ore 10:00, pubblicato sul sito web dell'Arma, in cui, tra le altre, si legge «[...] Al Ministro La Russa (sindacalista) il Co.Ce.R. chiede di fondare assieme il primo sindacato dei carabinieri e, forse questo potrà essergli d'aiuto per avere maggiore ascolto anche in sede governativa.[...]»;
è evidente che l'organismo di rappresentanza abbia finalmente deciso di fare proprie le richieste di sindacalizzazione che il Partito per la tutela dei diritti di militari e Forze di polizia (Pdm), fin dalla sua costituzione avvenuta il 15 luglio del 2009, ha fermamente rappresentato pubblicamente, e nelle sedi parlamentari tramite gli interroganti con numerosi ordini del giorno accolti dal Governo;
il Cocer dell'Arma ha finalmente fortemente criticato l'azione politica attuata dal Governo sui temi della difesa e della sicurezza, unendosi all'ampio coro degli altri Consigli centrali, intermedi e di base della rappresentanza militare, giungendo ad affermare che «Alle parole devono seguire i fatti e, se dobbiamo affrontare il problema del contenimento delle spese allora si deve iniziare dai comandi che non hanno un ruolo operativo (strutture di vertice) e non dai reparti territoriali ovvero da chi diuturnamente è impegnato nel "fare sicurezza"»;
è noto che il Ministro della difesa è sempre stato particolarmente vicino alle posizioni espresse dal Cocer dei carabinieri e in particolare alle necessità e alle richieste di alcuni delegati anche, ad avviso degli interroganti, in modo inopportuno quando queste hanno meritato le diverse attenzioni delle autorità giudiziarie;
rispondendo a giudizio degli interroganti in modo solamente parziale all'interrogazione n.4-03377, ha dichiarato che le rappresentanze militari hanno avuto un costo di 5.257.925 euro, per quanto concerne i soli oneri di missione nell'ultimo esercizio finanziario -:
se non ritenga di dover accogliere immediatamente la richiesta del Cocer dei carabinieri al fine di soddisfare le legittime aspettative del personale dell'Arma e

nel contempo recuperare importanti risorse economiche da destinare al bilancio dello Stato.
(4-13759)

TESTO AGGIORNATO AL 3 NOVEMBRE 2011

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:

FORCOLIN, GIDONI e BITONCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
gli oneri connessi all'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1970 (2011) e 1973 (2011) nel periodo dal 18 marzo 2011 al 30 giugno 2011 e dal 1o luglio 2011 e fino al 30 settembre 2011 (missione militare in Libia), sono stati coperti con quota parte delle maggiori entrate acquisite con le modalità di cui all'articolo 5, comma 5-quinquies, della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni, ossia con le maggiori entrate derivanti dall'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo, nonché dell'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante di cui all'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni;
il consiglio di sicurezza dell'ONU ha decretato la fine della missione il 31 ottobre 2011 e pertanto, con decorrenza del 30 settembre 2011 si sarebbe dovuto revocare il relativo provvedimento del direttore dell'Agenzia delle dogane che ha elevato il corrispondente incremento delle accise sui carburanti -:
se sia ancora vigente l'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina e sulla benzina senza piombo, nonché dell'aliquota dell'accisa sul gasolio usato come carburante di cui all'allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, disposto ai sensi del decreto-legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 130, per fare fronte agli oneri conseguenti all'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1970 (2011) e 1973 (2011) nel periodo dal 18 marzo 2011 al 30 giugno 2011 e dal 1o luglio 2011 e fino al 30 settembre 2011 ed, in caso affermativo, quale sia l'importo complessivamente erogato tramite il predetto aumento delle accise sui carburanti e se non intenda revocarlo in ragione dell'avvenuta cessazione della missione militare in Libia.
(3-01922)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VI Commissione:

BERNARDO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
anche in considerazione della particolare situazione di crisi economica internazionale, i cui effetti hanno investito anche il nostro Paese, appare necessario ed improcastinabile, al fine di salvaguardare un settore strategico per lo sviluppo sociale ed economico italiano, quale è quello della distribuzione dei prodotti petroliferi, rivedere l'attuale disciplina del privilegio in materia di accise sui prodotti petroliferi, la quale è causa di discriminazioni che rischiano di penalizzare ingiustificatamente gli operatori all'ingrosso di tale fondamentale comparto produttivo, con inevitabili conseguenze sul piano economico ed occupazionale;
l'attuale status di tali operatori rappresenta infatti una sorta di «ibrido» che li parifica alle compagnie petrolifere e, di conseguenza, li sottopone ad una serie di controlli stringenti da parte dell'amministrazione finanziaria e di obblighi in materia

di tenuta di contabilità, senza tuttavia riconoscere loro i medesimi benefici riconosciuti alle compagnie petrolifere, tra cui il privilegio in materia di accisa;
l'attuale quadro normativo nel settore di riferimento, relativamente al privilegio in materia di accisa, è dettato dalla disciplina contenuta nell'articolo 16 del decreto legislativo n. 504 del 1995;
secondo tale disciplina il privilegio è riconosciuto esclusivamente a favore dei soggetti che materialmente assolvono il tributo (accise) al momento dell'immissione in consumo del prodotto (compagnie petrolifere), mentre analogo privilegio non è riconosciuto ai rivenditori dei prodotti petroliferi, i quali, pur essendo i soggetti nei confronti dei quali si perfeziona l'immissione in consumo, non possono certamente essere considerati consumatori finali: tali rivenditori (esercenti di deposito commerciale), sebbene consentano all'erario, al pari della compagnie petrolifere, di attuare il meccanismo impositivo delle accise, come componenti della filiera di commercializzazione del prodotto, non godono tuttavia di alcuna tutela differenziata;
emerge quindi una situazione di ingiustificata discriminazione a danno dei rivenditori dei prodotti energetici, che espone il sistema ad un evidente, duplice profilo di censura:
l'attuale quadro normativo crea una disparità di trattamento che si pone in aperta violazione dell'articolo 3 della Costituzione, non rispettando il generale principio di pari trattamento a fronte di situazione meritevoli di analoga tutela;
il meccanismo attuale comporta inoltre ad avviso dell'interrogante una violazione delle regole della concorrenza, in contrasto con gli indirizzi di politica legislativa forniti dall'Unione europea;
occorre dunque intervenire con sollecitudine in materia, introducendo norme volte a chiarire la disciplina del privilegio in materia di accise sui prodotti petroliferi, in modo da eliminare le discriminazioni richiamate e da evitare il consolidarsi di una situazione di concorrenza falsata a favore delle società petrolifere -:
se non ritenga, anche in considerazione della particolare congiuntura economica che sta attraversando il Paese, ed al fine di rimuovere le cause di discriminazione esistenti in materia di privilegio sulle accise tra gli operatori del settore della commercializzazione dei prodotti petroliferi e le società petrolifere, di adottare iniziative normative per modificare o per fornire un'interpretazione autentica dell'articolo 16 del decreto legislativo n. 504 del 1995, al fine di chiarire che il predetto privilegio si applica anche ai crediti vantati verso i cessionari dei prodotti dai titolari di licenza per l'esercizio di depositi commerciali di prodotti energetici ad imposta assolta, relativamente all'importo dell'accisa corrispondente ai prodotti ceduti, a condizione che tale importo risulti separatamente evidenziato nella fattura relativa alla cessione del prodotto, nonché al fine di attribuire a detto privilegio un grado di secondo livello, assicurando la neutralità degli effetti sul bilancio dello Stato e riconoscendo ai crediti erariali priorità nelle procedure concorsuali.
(5-05648)

FUGATTI, COMAROLI e FORCOLIN. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
lo sviluppo del sistema industriale non può prescindere dal supporto del sistema creditizio, in termini di finanziamento sia della gestione corrente, sia degli investimenti; nell'attuale congiuntura, poi, il credito diventa per tutte le imprese e soprattutto per le piccole e medie, addirittura essenziale;
la genesi della pesante crisi economico-finanziaria che ha investito i mercati di tutto il mondo ha aperto la discussione sulla patrimonializzazione degli istituti di credito e sugli eccessivi livelli di rischio che questi ultimi assumono;
già un anno fa il Comitato dei Governatori delle banche centrali europee ha

riscritto l'accordo cosiddetto «Basilea 2» per arrivare al «Basilea 3», che mira a rafforzare il patrimonio delle banche, al fine di scongiurare nuove catastrofi finanziarie;
nei giorni scorsi, dopo il Consiglio europeo informale di mercoledì 26 ottobre 2011, il tema dei requisiti patrimoniali delle banche degli Stati europei è tornato di attualità; i Governi dell'Unione europea hanno concordato la necessità di elevare l'indice di Core Tier 1 al 9 per cento, dopo aver valutato a prezzi di mercato tutti i titoli del debito pubblico in portafoglio;
il rispetto dei nuovi requisiti fissati dalla European Banking Authority comporterebbe una ricapitalizzazione pari a circa 14,7 miliardi di euro per gli istituti di credito italiani, i quali sarebbero penalizzati dalla notevole quantità di bot e btp che detengono in portafoglio, con la conseguenza di dover aumentare il capitale aggiuntivo necessario per rispettare i nuovi limiti europei; la prospettiva per le banche italiane potrebbe essere, quindi, quella di restringere l'erogazione del credito verso le imprese, con conseguenze disastrose per l'economia, in un momento in cui le necessità del sistema industriale sono proprio opposte: l'alternativa sarebbe quella, come paventa anche Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo e membro dell'esecutivo ABI, di nazionalizzare il nostro sistema bancario o consentire l'ingresso nel capitale delle nostre banche ai grandi gruppi stranieri;
il rispetto dei nuovi requisiti patrimoniali penalizzerebbe eccessivamente gli istituti di credito italiani, che presentano sicuramente una struttura di bilancio meno rischiosa rispetto, ad esempio, agli istituti francesi; se, infatti, si considera la percentuale di titoli tossici detenuti dal sistema europeo, possiamo notare come, su un totale di circa 340 miliardi di titoli tossici detenuti dalle banche europee, solo il 4 per cento è in Italia, con un'incidenza di questi titoli sul patrimonio di vigilanza pari al 10 per cento, quindi molto bassa; il tutto a fronte di pesanti aiuti finanziari che i sistemi creditizi di altri Paesi europei hanno ricevuto e stanno ricevendo dai Governi nazionali e dalle autorità europee -:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, sia a livello europeo, sia a livello nazionale, per tutelare e rafforzare il sistema creditizio italiano, sicuramente meno esposto a rischi rispetto ad altri sistemi europei, in modo da prevenire la possibile contrazione del credito verso il sistema industriale o, peggio, l'ingresso dei capitali pubblici o dei capitali dei grossi gruppi bancari stranieri nel capitale delle banche stesse.
(5-05649)

FLUVI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.602, introdotto dall'articolo 2, comma 9, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n.262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n.286, e successivamente modificato dall'articolo 19 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n.159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.222, nonché dall'articolo 2, comma 17, della legge 15 luglio 2009, n.94, reca disposizioni sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni;
il citato articolo 48-bis prevede in particolare che le pubbliche amministrazioni e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di somme superiori a diecimila euro, verificano se il beneficiario del pagamento stesso risulta inadempiente all'obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento e, in caso affermativo, non procedono al pagamento, al fine di agevolare il competente agente della riscossione nel concreto esercizio dell'attività di riscossione dei crediti iscritti a ruolo;
sugli ambiti di applicazione della citata disposizione è intervenuta da ultimo,

la circolare della Ragioneria generale dello Stato n.27 del 23 settembre 2011, che ha fornito ulteriori chiarimenti in merito a talune fattispecie non trattate da precedenti circolari;
in particolare, la circolare n.27/2011, distinguendo l'ipotesi in cui le disposizioni normative determinano in modo diretto ed automatico obbligazioni di diritto pubblico dall'ipotesi in cui l'erogazione del contributo o la sovvenzione, costituendo esercizio di una funzione discrezionale pubblicistica, vengono accordati e trovano la loro fonte immediata nel provvedimento di attribuzione, afferma che, nella circostanza in cui i requisiti dei soggetti ammessi a beneficiare dell'incentivazione sono stabiliti dal legislatore, non avendo alcun rilievo la volontà del soggetto attuatore che svolge il mero controllo sul possesso dei requisiti, l'interesse pubblico sotteso all'erogazione dei contributi a titolo di incentivi alle imprese, in quanto finalizzato al raggiungimento degli obiettivi ritenuti prioritari per il soddisfacimento del benessere della collettività, risulta essere prioritario rispetto alla procedura di verifica di regolarità fiscale prevista dal citato articolo 48-bis, ragion per cui non ricorre l'obbligo di espletarla;
il controllo sulla fedeltà fiscale del contribuente, secondo la citata circolare della Ragioneria generale dello Stato, n.27/2011, è invece effettuato qualora l'obbligo di pagamento scaturisca da una sentenza, anche non definitiva, nonché sulle somme assegnate dal giudice dell'esecuzione al creditore assegnatario (ma non a quello originario), qualora l'amministrazione assuma la qualità di terzo pignorato;
in caso di finanziamenti ed incentivi alle imprese, le amministrazioni devono quindi procedere a valutazioni singole e il controllo preventivo con Equitalia non avviene se l'incentivo per l'impresa sia finalizzato al raggiungimento di obiettivi ritenuti prioritari per soddisfare il benessere della collettività;
tale interpretazione della norma rischierebbe di concedere l'erogazione di contributi, incentivi, sovvenzioni e finanziamenti statali a favore di imprese che sul mercato si sono avvantaggiate illecitamente attraverso i mancati pagamenti erariali, risultando inadempienti all'obligo di versamento di crediti iscritti a ruolo -:
come intenda il Governo assicurare che, nell'applicazione del citato articolo 48-bis del decreto del Presidente della Repubblica n.602 del 1973, l'erogazione degli incentivi statali avvantaggi solo le imprese sane, alla luce dell'interpretazione normativa fornita dalla circolare della Ragioneria generale dello Stato n.27 del 23 settembre 2011, che a giudizio dell'interrogante in questi termini, rischierebbe di influenzare l'equilibrio di mercato favorendo le imprese che non rispettano i loro obblighi tributari.
(5-05650)

Interrogazione a risposta in Commissione:

TASSONE. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
le Agenzie delle entrate, del territorio e delle dogane sono enti pubblici non economici istituiti ai sensi del decreto legislativo n. 300 del 1999 ed attivate dal 1o gennaio 2001;
le suddette Agenzie fiscali sono dotate di un proprio statuto e di un regolamento di amministrazione;
statuto e regolamento consentono di affidare - per i primi tre anni di attivazione delle nuove strutture - incarichi dirigenziali, anche di particolare rilievo, a personale non dirigente, senza procedere, secondo il disposto regolamentare, alla contestuale attivazione dei concorsi per la copertura delle posizioni dirigenziali;
tale procedura è stata seguita anche negli anni successivi ai primi tre, prorogando il termine con delibere del comitato di gestione;
allo stato attuale oltre il 65 per cento (oltre 900 posizioni) delle posizioni dirigenziali

è affidata a personale non dirigente con incarichi provvisori che durano, in alcuni casi, da oltre 10 anni;
tale personale viene regolarmente sottoposto al sistema di valutazione vigente nelle Agenzie e riporta valutazioni positive e/o addirittura di eccellenza;
la dotazione di personale dirigente di ruolo si è ulteriormente aggravata negli ultimi anni in quanto le Agenzie fiscali si sono avvalse della facoltà prevista dall'articolo 72, comma 11, del decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112, convertito, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e sostituito dall'articolo 17, comma 35, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, risolvendo il rapporto di lavoro per i dirigenti che avevano maturato 40 anni di servizio (contributivo);
recentemente, con sentenza 6884/2011 depositata il 1o agosto 2011 il TAR Lazio ha annullato la delibera del comitato di gestione dell'Agenzia delle entrate del dicembre 2009 con la quale si approvava la modifica al regolamento di amministrazione per consentire anche nel 2010 l'affidamento di incarichi dirigenziali a personale non avente tale qualifica;
in virtù di tale sentenza devono intendersi annullati tutti gli incarichi affidati dal 1o gennaio 2010;
in conseguenza dell'ultima sentenza pare siano nulli tutti gli avvisi di accertamento emessi nell'ultimo biennio da soggetti incaricati di funzioni dirigenziali sulla base della proroga ritenuta illegittima;
con ulteriore sentenza n. 7636 depositata il 30 settembre 2010 il TAR Lazio ha annullato il bando di concorso dell'Agenzia delle entrate per il reclutamento di 175 dirigenti;
in ogni caso l'organico dirigenziale «scoperto» è di oltre mille dirigenti e un concorso a 175 posti non risolverebbe il problema di avere adeguata presenza del management nelle Agenzie;
in funzione di tali sentenze l'Agenzia delle entrate (e, per analogia, le altre due Agenzie) si trovano nell'impossibilità sia di affidare o rinnovare nuovi incarichi dirigenziali sia di assumere in tempi relativamente brevi personale dirigente;
la lotta all'evasione necessita di una macchina fiscale adeguata e con una dotazione organica dirigenziale coerente con gli obiettivi affidati, in particolare in questo delicato e complesso momento per la vita del Paese -:
quali iniziative intenda assumere per dare soluzione alla suddetta problematica e, in particolare, se siano allo studio iniziative normative per l'inserimento del personale nel ruolo dirigenziale, attraverso apposite forme concorsuali, al fine dare definitiva copertura alle posizioni vacanti.
(5-05644)

Interrogazioni a risposta scritta:

SOGLIA e MOFFA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
Poste Italiane s.p.a. al fine di individuare partner per la stipula di accordi commerciali che comprendano anche la gestione di distributori automatici presso sedi in uso a qualsiasi titolo a Poste Italiane s.p.a. e uffici postali, ha predisposto uno specifico documento «manifestazione di interesse», nel quale ha indicato i requisiti richiesti per l'acquisizione, appunto, della manifestazione di interesse da parte delle aziende operanti nel settore della distribuzione automatica. Tra i requisiti minimi di accesso alla gara prevista per l'assegnazione, sono stati previsti, tra gli altri, indici di fatturato complessivamente superiori a 80 milioni di euro nel triennio 2008-2009-2010 ed una copertura territoriale in termini di distributori già installati al 31 dicembre 2010 nella disponibilità dell'operatore economico su almeno tre regioni facenti parte dell'ambito

geografico per il quale si esprime interesse a partecipare. Ai requisiti di partecipazione richiesti si aggiunge, inoltre, la quantità di distributori nella disponibilità dell'operatore economico installati in Italia al 31 dicembre 2010, esclusi i distributori a cialde, che deve essere almeno di mille unità, di cui almeno 200 presenti nell'ambito geografico il quale si intende manifestare interesse;
i criteri sopra indicati appaiono agli interroganti in tutta evidenza finalizzati all'esclusione di tutte le piccole e medie imprese del settore localmente radicate sul territorio, a tutto vantaggio di un numero estremamente esiguo di grandi realtà imprenditoriali -:
se, alla luce di quanto illustrato, in premessa, i Ministri interrogati non intendano intervenire, per quanto di competenza, al fine di garantire che la gara di appalto, relativa alla gestione di distributori automatici presso le sedi in uso a qualsiasi titolo a Poste Italiane s.p.a., non crei una situazione tale da accentuare un fenomeno di concentrazione di carattere oligopolista che appare agli interroganti in stridente contrasto con le regole della libera concorrenza.
(4-13755)

PROIETTI COSIMI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Unicredit è stato recentemente coinvolto in un'indagine per frode fiscale, in relazione ad un'operazione con Barclays, che, secondo l'ipotesi dell'accusa, ha consentito di qualificare come «dividendi», relativi ad un contratto di pronti contro termine, «interessi» relativi ad un contratto di deposito;
sulla base di questa ipotesi il 18 ottobre 2011 il tribunale di Milano ha disposto il sequestro preventivo dei 245 milioni di euro, pari al danno patito dall'erario e conseguente alla sottrazione di 745 milioni di euro di imponibile nelle dichiarazioni relative al 2007 e 2008 di Unicredit Corporate Banking spa e Unicredit Banca spa, e in quelle del 2008 di Unicredit Banca di Roma spa;
oltre due anni fa nell'interrogazione parlamentare 4-02696, a firma dell'onorevole Borghesi, erano stati sollevati dubbi sulla natura elusiva del contratto in questione, in cui potrebbero essere stati nel frattempo coinvolti anche altri istituti di credito, ed era stato richiesto al Ministro dell'economia e delle finanze di monitorare sia la natura che gli effetti di questo tipo di operazione;
dalla vicenda potrebbero derivare ulteriori gravi conseguenze per il gruppo Unicredit, il cui titolo è già influenzato negativamente dalle voci rincorrenti relative ad un aumento di capitale entro la fine del 2011 -:
quali iniziative di competenza abbia intrapreso, nell'ultimo biennio, anche a seguito dell'interrogazione citata - che risulta comunque ancora «in corso» - per evitare il ricorso a pratiche elusive e pericolosamente confinanti con la frode fiscale da parte degli istituti di credito;
se l'Agenzia delle entrate abbia disposto nel corso di questi ultimi due anni verifiche sull'operazione di cui in premessa e, nel caso, quali conclusioni abbia tratto in ordine alla sua qualificazione dal punto di vista fiscale;
se disponga di elementi tali da ritenere che vi siano altre banche, oltre ad UniCredit, ad avere effettuato operazioni analoghe e in quanto stimi, complessivamente, il danno patito dall'erario.
(4-13767)

...

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:

GIACHETTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il cittadino marocchino Diab Mouraim, nato il 1° giugno 1989, è stato

riconosciuto colpevole dalla corte di assise di appello de L'Aquila del reato di omicidio volontario ai danni di Costantini Ennio, avvenuto in Teramo il 17 novembre 2008 e condannato alla pena di anni quindici di reclusione;
tratto in arresto alcuni giorni dopo l'omicidio, il Diab - ininterrottamente detenuto sino ad oggi - è stato associato originariamente alle carceri di Teramo per poi venire trasferito, senza alcuna apprezzabile ragione, al carcere de L'Aquila, quindi a quello di Sulmona, di Viterbo ed infine a Milano Opera;
le sue attuali gravissime condizioni di salute sono riassunte nell'eleborato peritale del dottor Marco Scaglione, già in cognizione al magistrato;
come si legge dalla relazione del medico il Diab è affetto da una artrosi severa di anca, sia a destra che a sinistra e, pur avendo ventidue anni, non era più in grado di deambulare necessitando di una carrozzina con la quale a stento riusciva a raggiungere la sala colloqui ove a suo tempo incontrava la madre, che vive a Teramo;
a quanto risulta all'interrogante dalla fine di agosto 2011 le condizioni di salute del detenuto sarebbero irrimediabilmente peggiorate al punto che il Diab non riesce più neppure a fare uso della carrozzina, trascorrendo la sua vita a letto senza terapia di sorta (non potendo quindi più raggiungere la sala colloqui per vedere i familiari né intrattenere conversazioni telefoniche nella sala telefono per lo stesso motivo);
per tali ragioni il presidente della camera penale di Teramo, avvocato Gennaro Lettieri, unitamente all'avvocato Salinari ha avanzato istanza di differimento e sospensione pena e, dopo lunga riflessione, il magistrato di sorveglianza di Milano con un provvedimento a detta dei legali incompleto, ordinava il ricovero del Mouraim presso la clinica ortopedica Pini ai fini di un intervento chirurgico, ai sensi dell'articolo 11 dell'ordinamento penale;
in base a tale decisione il Diab veniva trasportato presso la detta struttura rimanendovi degente per circa una settimana, dal momento che i sanitari constatavano, così come diagnosticato dal dottor Scaglione, che non era possibile procedere all'intervento attese le condizioni generali ed il tono muscolare del Diab (ciò che infatti la relazione medica attestava era la necessità di avviare immediatamente una intensa e prolungata fisio-chinesi terapia-fkt);
infine il giovane è stato tradotto nuovamente in carcere - ove è ristretto - presso il centro clinico di Opera, nel quale non si effettua alcuna fisio-terapia, giacendo quindi nuovamente a letto in attesa che le sue condizioni peggiorino definitivamente;
a quanto risulta all'interrogante nei giorni scorsi il legale di Milano non avrebbe potuto neppur espletare l'incontro con il detenuto che non può deambulare per portarsi alla sala colloqui e che giace su un lettino in zona interdetta all'accesso agli esterni ivi inclusi i difensori;
il giorno 26 ottobre è stata deposita una nuova istanza al magistrato di sorveglianza;
appaiono incomprensibili le ragioni per le quali, a seguito della perizia del dottor Marco Scaglione che sosteneva che «il caso concreto di Diab Mouranim implica ormai una seria e rapida presa in carico del soggetto da un punto di vista medico» specificando come «a detta di tutti gli ortopedici di strutture pubbliche che l'hanno visitato (Teramo, Viterbo e Milano) deve eseguire una protesi di anca preceduta dalla Fkt», Diab sia ad oggi detenuto nel carcere di Opera dove non risulta vengano effettuate le suddette terapie; appaiono altresì incomprensibili le ragioni per le quali - così come sostenuto dalla perizia - le esigenze mediche del detenuto non vengano considerate solo per il cosiddetto periodo di evolutività (intervento chirurgico con terapie pre e post ad esso connesse) per poi ricondurre il Diab in carcere;

il caso in questione, ad avviso dell'interrogante, rappresenta una chiara, grave ed evidente violazione del diritto universale alla salute -:
quali elementi risultino e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere per assicurare, da parte dell'amministrazione penitenziaria, un trattamento del detenuto compatibile con le sue effettive condizioni di salute;
se non intenda promuovere iniziative ispettive in relazione a quanto segnalato in premessa.
(4-13765)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
la prova scientifica è diventata ad oggi un elemento fondamentale nell'economia del processo penale. Per ottenere risultati fruibili e attendibili, lo svolgimento di un indagine scientifico-forense deve essere affidato a personale dotato di riconosciuta competenza tecnica nello specifico settore di applicazione: gli operatori incaricati devono pertanto avere una solida preparazione, mantenendosi in linea con le moderne conoscenze ed i protocolli adottati dalla comunità scientifica internazionale. È infatti assolutamente necessario che il personale operante nel settore delle scienze forensi sia soggetto a periodico aggiornamento, a pena di gravi conseguenze per le indagini di polizia e per le persone sottoposte a giudizio;
si apprende, invece, dai risultati della perizia tecnica effettuata nell'ambito del p.p. 10/10 RG C.A. della corte di assise di appello di Perugia a carico di Amanda Marie Knox e Raffaele Sollecito, relativo all'omicidio di Meredith Susanna Cara Kercher, come il personale della polizia scientifica che ha proceduto al sopralluogo sulla scena del crimine e alle successive analisi biologiche abbia effettuato una serie di gravissimi errori nella consulenza tecnica del primo grado di giudizio. Secondo gli atti, al personale della polizia scientifica viene infatti contestato:
il non aver utilizzato procedimenti analitici scientificamente validati;
il non aver seguito le procedure internazionali di sopralluogo ed i protocolli internazionali di raccolta e campionamento del reperto;
il non aver escluso eventuali fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici seguiti;
sarebbe utile conoscere quale sia il danno erariale nonché quali siano i danni materiali e morali a carico degli imputati che hanno subito oltre 3 anni di regime carcerario, arrecati dall'eventuale imperizia dei consulenti della polizia scientifica nel primo grado di giudizio -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se risulti quali siano i compensi erogati ai consulenti e periti nel processo di primo e secondo grado;
quali siano le procedure ed i protocolli relativi al sopralluogo, repertamento ed analisi dei reperti adottati e imposti al personale operante nella polizia scientifica e nelle investigazioni scientifiche dei carabinieri;
se tali procedure e protocolli, a prescindere da eventuali accreditamenti di qualità, siano conformi a quelli dettati dalla comunità scientifica internazionale e dagli organismi maggiormente riconosciuti quali l'FBI e l'ENFSI;
con quali pubblicazioni, direttive e circolari tali protocolli e procedure siano stati portati a conoscenza del personale delle forze di polizia operanti nel settore forense ad ogni livello;
quali siano negli ultimi cinque anni le attività di aggiornamento, qualificazione e controllo promosse a favore del personale

delle forze di polizia operante nel settore forense, specificando quelle rivolte al livello dirigente/direttivo e quelle destinate al rimanente personale;
se nei quadri organici della polizia scientifica e delle investigazioni scientifiche dei carabinieri il personale a livello dirigente/direttivo appartenga ai ruoli tecnici previsti, ovvero vi siano dei casi in cui tali posizioni siano indebitamente occupate da personale appartenente ad altri ruoli o sprovvisto dei requisiti;
se i Ministri interrogati non intendano adottare delle iniziative atte a favorire un adeguato e costante addestramento del personale della polizia scientifica e delle investigazioni scientifiche dei carabinieri che materialmente svolge le indagini tecniche, e nelle more, verificare urgentemente la sussistenza dei requisiti necessari per garantire l'attendibilità dei risultati di laboratorio.
(4-13766)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
la linea ferroviaria Innsbruck-Brennero richiede interventi di manutenzione straordinaria in territorio austriaco che le ferrovie di quel Paese hanno in programma nel 2012;
risulta che proprio a seguito degli interventi siano state decise le seguenti restrizioni al traffico:
a) dall'11 giugno 2012 al 5 agosto 2012 chiusura parziale agibilità a binario singolo;
b) dal 6 agosto 2012 al 10 settembre 2012 chiusura totale;
c) dall'11 settembre 2012 al 30 settembre 2012 chiusura parziale agibilità a binario singolo;
tale soluzione è catastrofica per gli effetti che si produrrebbero su tutte le infrastrutture, sia quelle che hanno investito per far crescere il traffico ferroviario (adeguamenti di linee ferroviarie, nuovi terminali intermodali, interporti, imprese ferroviarie e altro), sia quelle che dovranno sopportare una crescita inusitata ed imprevista del traffico gommato (Autobrennero in primis);
negli anni sono stati fatti investimenti pubblici nazionali, regionali, territoriali e diretti da parte del consorzio Zai sul quadrante Europa, finalizzati a far crescere il traffico ferroviario, a far diminuire o comunque arrestare la crescita del traffico gommato, a realizzare un nodo infrastrutturale (interporto quadrante Europa) che eviti dispersioni economiche sia al sistema pubblico che al sistema privato (operatori delle merci), a investire sempre più sulla sostenibilità ambientale e sulla sicurezza (attiva e passiva) delle merci;
su tale questione dovrebbe esserci la massima attenzione perché il pericolo che incombe sulla linea ferroviaria del Brennero e sull'interporto quadrante Europa di Verona è grave e le conseguenze assumerebbero valenze sociali, ambientali ed economiche insostenibili;
gli amministratori dei territori e delle infrastrutture coinvolti devono preservare quanto dagli stessi realizzato (linee ed impianti ferroviari) e quanto nel tempo finora conquistato in termini di sostenibilità ambientale, per salvaguardare e migliorare la qualità di vita delle comunità insediate sul corridoio del Brennero;
l'Italia, con sacrificio, sta provvedendo ad adeguare e migliorare le proprie infrastrutture in linea con gli impegni assunti con l'Europa e senza aggravi per le altre aree europee. Non è, dunque, ammissibile che un adeguamento (seppur necessario)

avvenga con soluzioni che si profilano, già fin d'ora, catastrofiche per l'economia del territorio italiano;
il percorso ferroviario alternativo proposto del by-pass attraverso il Tarvisio produrrà un allungamento di tempi e di tragitto, con un conseguente aumento dei costi. Inoltre, le ore in più ritarderanno la dinamica delle consegne e del carico-scarico, con ulteriori aggravi economici, se non addirittura rendendo insostenibile l'offerta commerciale;
il periodo di chiusura trasferirà traffico ferroviario verso quello su gomma (con ulteriori problemi per l'asta autostradale del Brennero, già ora satura), togliendo (si auspica solo temporaneamente) lavoro alle società di servizi ferroviari e terminalistici, provocando danni economici per parecchi milioni di euro;
le imprese ferroviarie e di servizi (Cemat, Terminali Italia, Quadrante servizi, Rtc, Kombiverkher, Trenitalia cargo e altre) hanno attivato un tavolo tecnico per valutare ogni possibile soluzione logistica, ma, in assenza di un'azione coordinata ed estesa a tutti i livelli (politico, sociale, territoriale, categorie e altri), si rischia di non ottenere una reale minimizzazione degli effetti rovinosi conseguenti alla chiusura della linea del Brennero -:
se quanto riferito in premessa corrisponda al vero e, in tal caso, come intenda procedere il Ministro interpellato, per quanto di competenza, al fine di minimizzare per le economie locali gli effetti delle manutenzioni straordinarie della linea Innsbruck-Brennero;
quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo italiano nelle competenti sedi europee al fine di far assumere anche all'Unione europea l'onere di sostenere, per il periodo di chiusura del Brennero, i maggiori costi conseguenti alla situazione che le manutenzioni austriache determineranno;
se il Governo non ritenga di assumere iniziative presso la società Ferrovie dello Stato, durante i periodi di chiusura parziale al traffico con agibilità a binario singolo, al fine di rendere più veloce l'attività di carico e scarico dei treni al quadrante Europa.
(2-01252)
«Borghesi, Donadi, Dal Moro, Fogliardi, Federico Testa».
(Presentata il 31 ottobre 2011)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CENNI e MARIANI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il raccordo autostradale «Siena-Firenze» (denominata «Auto Palio») rappresenta una infrastruttura viaria che incide in maniera rilevante sul diritto alla mobilità della popolazione e sulla promozione del tessuto sociale, economico e produttivo della Toscana e della provincia di Siena. Assume infatti un ruolo strategico di primo piano in quanto collega direttamente Siena con il capoluogo di regione e, conseguentemente, con il sistema autostradale del nord Italia;
la «Siena-Firenze» è gestita da Anas spa: una società, il cui socio unico è il Ministero dell'economia e delle finanze, che è sottoposta al controllo ed alla vigilanza tecnica ed operativa del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
la «Siena-Firenze» garantisce quindi ogni giorno a migliaia di pendolari di spostarsi su un territorio vasto ed articolato che comprende, oltre alla provincia di Siena e di Firenze, anche alcune zone del sud della Toscana come Grosseto;
non esiste, ad oggi, una rete di infrastrutture viarie o ferroviarie alternative capaci di assorbire con efficacia e i quotidiani flussi di traffico che incidono sul territorio;
in virtù della sua posizione strategica e logistica la «Siena-Firenze» necessita quindi, oltre ad un ammodernamento funzionale e strutturale complessivo, di una manutenzione costante e puntuale che

deve però essere programmata obbligatoriamente con le quotidiane necessità di spostamento dei viaggiatori;
giovedì 27 ottobre 2011 alcuni tratti della «Siena-Firenze» (nello specifico il tratto tra Poggibonsi e Colle Val d'Elsa Sud in direzione Siena e quello fra Colle Val d'Elsa Sud e San Donato in direzione Firenze) sono stati chiusi al traffico per lavori di asfaltatura del manto stradale. Tale intervento, che non è stato comunicato con tempestività ed efficacia da Anas spa agli enti locali, né ai cittadini residenti, né alle aziende del trasporto pubblico, ha di fatto creato disagi ai veicoli, in entrambe le direzioni di marcia per numerose ore;
migliaia di automobilisti, pendolari e cittadini hanno subito pesantissimi disagi, rimanendo per ore bloccati, per raggiungere i luoghi di lavoro, di studio, non potendo per tempo prendere strade o mezzi di trasporto alternativo;
si tratta dell'ennesimo episodio che ha interessato recentemente la «Siena-Firenze»: nei mesi scorsi frane ed eventi atmosferici hanno infatti causato gravi problemi di viabilità al tratto in questione; ripetuti sono stati i blocchi per incidenti stradali anche banali;
appare evidente come tali disagi alla viabilità siano dovuti, soprattutto nell'episodio verificatosi il 27 ottobre 2011, ad una mancanza di comunicazione e quindi ad una gestione non corretta e programmata degli interventi di manutenzione ordinaria della «Siena-Firenze», e ad una sottovalutazione delle condizioni oggettive di una autostrada, che pur essendo classificata come autostrada, non presenta le caratteristiche necessarie (aree di sosta, corsie di emergenza e altre) -:
se il Ministro sia a conoscenza dei motivi per i quali, il 27 ottobre 2011, Anas spa non abbia comunicato tempestivamente agli enti locali, ai cittadini, alle aziende dei trasporti interessati la chiusura per alcune ore di alcuni tratti della «Siena-Firenze», nonostante tale infrastruttura, per i motivi espressi in premessa, rappresenti una strada indispensabile per assicurare la corretta mobilità in un territorio vasto che interessa quotidianamente migliaia di pendolari e viaggiatori;
se il Ministro non ritenga necessario intervenire presso la direzione competente di Anas spa della Toscana per sollecitare una programmazione più efficace dei lavori di manutenzione del tratto stradale in questione ed una tempestiva comunicazione agli enti preposti degli interventi da sostenere;
se il Ministro non ritenga opportuno promuovere ogni iniziativa di competenza per assicurare un indennizzo in relazione ai danni subiti dai cittadini e dalle imprese interessate, causati direttamente dalla chiusura del tratto della «Siena-Firenze» non comunicata tempestivamente da Anas spa.
(5-05646)

ALESSANDRI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
ai sensi dell'articolo 2 del nuovo codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni, è stabilito che le strade sono classificate, riguardo alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali, nei seguenti tipi:
A - Autostrade;
B - Strade extraurbane principali;
C - Strade extraurbane secondarie;
D - Strade urbane di scorrimento;
E - Strade urbane di quartiere;
F - Strade locali;
F-bis. Itinerari ciclopedonali;
la tangenziale del comune di Reggio Emilia, in variante alla strada statale n. 9- via Emilia, risulterebbe essere una strada

extraurbana secondaria, ossia di tipologia «C» e la cui competenza è del concessionario ANAS;
il soggetto competente all'installazione della segnaletica verticale e alla manutenzione di quella orizzontale, sulla tangenziale nord di Reggio Emilia è ANAS dal chilometro 170+070 al chilometro 179+100;
l'articolo 4, commi 1 e 2, del decreto legge 26 giugno 2002, n. 121 convertito con modificazioni, dalla legge 1o agosto 2002, n. 168, dispone che: «1. Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali di cui all'articolo 2, comma 2, lettere A e B, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, gli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1, del medesimo decreto legislativo, secondo le direttive fornite dal Ministero dell'interno, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, possono utilizzare o installare dispositivi o mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui viene data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142, 148 e 176 dello stesso decreto legislativo, e successive modificazioni. I predetti dispositivi o mezzi tecnici di controllo possono essere altresì utilizzati o installati sulle strade di cui all'articolo 2, comma 2, lettere C e D, del citato decreto legislativo, ovvero su singoli tratti di esse, individuati con apposito decreto del prefetto ai sensi del comma 2.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il prefetto, sentiti gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su conforme parere degli enti proprietari, individua le strade, diverse dalle autostrade o dalle strade extraurbane principali, di cui al comma 1, ovvero singoli tratti di esse, tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico per le quali non è possibile il fermo di un veicolo senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico o all'incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati. La medesima procedura si applica anche per le successive integrazioni o modifiche dell'elenco delle strade di cui al precedente periodo»;
riguardo agli organi di polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1, del nuovo codice della strada, risulta che l'espletamento dei servizi di polizia stradale previsti dal codice spetta:
a) in via principale alla specialità di polizia stradale della polizia di Stato;
b) alla polizia di Stato;
c) all'Arma dei carabinieri;
d) al Corpo della guardia di finanza;
d-bis) ai Corpi e ai servizi di polizia provinciale, nell'ambito del territorio di competenza;
e) ai Corpi e ai servizi di polizia municipale, nell'ambito del territorio di competenza;
f) ai funzionari del Ministero dell'interno addetti al servizio di polizia stradale;
f-bis) al Corpo di polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato, in relazione ai compiti di istituto;
va segnalato che l'articolo 37 del codice, ai commi 2 e 3, ha indicato tutte le possibili ipotesi di apposizione di segnaletica da parte degli enti proprietari, così da impedire in generale ogni possibile situazione di incompetenza o sovrapposizione di competenza tra i vari enti proprietari e l'articolo 38 del codice, al comma 10, precisa che il campo di applicazione obbligatorio della segnaletica è costituito dalle strade ad uso pubblico, ivi comprese quelle di proprietà privata aperte all'uso pubblico;
in particolare, l'articolo 37 comma 1, stabilisce che l'apposizione e la manutenzione della segnaletica, ad eccezione dei casi previsti nel regolamento per singoli segnali, fanno carico:

a) agli enti proprietari delle strade, fuori dei centri abitati;
b) ai comuni, nei centri abitati, compresi i segnali di inizio e fine del centro abitato, anche se collocati su strade non comunali;
c) al comune, sulle strade private aperte all'uso pubblico e sulle strade locali;
nel mese di luglio 2007 il comune di Reggio Emilia, in conformità al decreto legge n. 117 del 2007, ha installato due cartelli verticali relativi al controllo elettronico della velocità su detta tangenziale, un primo nella carreggiata sud (direzione Modena) al chilometro 172+600 ed un secondo nella carreggiata nord (direzione Parma) al chilometro 170+750;
in tale tratto di strada il limite di velocità è di 90 chilometri orari ed inoltre detti segnali fissi sono di piccole dimensioni con scritte nere su fondo bianco;
il posizionamento dei controlli della velocità, da parte della locale polizia municipale, avviene con strumenti mobili ed in un'area esterna alla strada in questione;
in data 25 ottobre 2011, su precisa richiesta di un consigliere comunale, il dirigente del servizio politiche per la mobilità del comune di Reggio Emilia avrebbe comunicato che per l'installazione dei cartelli stradali in novella «non è stata formulata alcuna domanda di autorizzazione ad ANAS» -:
se in considerazione delle norme citate in premessa, l'installazione dei predetti cartelli verticali relativi al controllo elettronico della velocità sulla tangenziale del comune di Reggio Emilia rispetti il riparto di competenze previsto dalla legge, essendo l'ANAS il soggetto competente all'installazione della segnaletica verticale e alla manutenzione di quella orizzontale sulla tangenziale nord di Reggio Emilia, in particolare lungo il tratto dal chilometro 170+070 al chilometro 179+100 sopra citato;
quali siano i singoli tratti dalla tangenziale nord di Reggio Emilia in variante alla strada statale n. 9, individuati con apposito decreto del prefetto, su cui si possono utilizzare o installare i dispositivi o i mezzi tecnici di controllo del traffico, di cui deve essere data informazione agli automobilisti, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142, 148 e 176 del codice della strada;
se, ove la segnaletica stradale in questione risultasse installata in maniera difforme alle preordinanti norme che ne prevedono la disciplina, non si intenda assumere ogni iniziativa di competenza per far provvedere alla loro rimozione.
(5-05651)

Interrogazioni a risposta scritta:

DI CAGNO ABBRESCIA, DISTASO, FRANZOSO, VITALI, CARLUCCI, BARBA, LISI, LAZZARI, SISTO, FUCCI e ANTONIO PEPE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
le interruzioni di numerose tratte ferroviarie nazionali, avvenute a partire dalle ore 7 del 1o agosto 2011, a seguito dell'occupazione della rete ferroviaria da parte degli immigrati ospitati nel Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari e durate per tutta la giornata, a giudizio degli interroganti, in misura oltremodo ingiustificabile e intollerabile, rappresentano l'ennesima vicenda negativa e penalizzante nei riguardi dei viaggiatori che utilizzano il servizio di Trenitalia;
le vessazioni e gli assurdi comportamenti tenuti dal personale viaggiante della rete ferroviaria interessata, in servizio nelle stazioni di Bari e di Foggia, nei confronti di centinaia di passeggeri che in estrema difficoltà chiedevano informazioni auspicando una maggiore assistenza in considerazione dell'accaduto, richiedono interventi urgenti da parte dei Ministri

interrogati, in particolare nel presente periodo estivo in cui l'utilizzo dei treni è particolarmente intenso;
quanto accaduto nella stazione ferroviaria di Bari, più specificatamente, sul treno 9350 in partenza alle ore 7.12 e diretto a Roma Termini il cui orario d'arrivo avrebbe dovuto essere alle 11, costituisce, a giudizio degli interroganti, elemento di preoccupazione e di approfondimento, per lo scarso livello di assistenza da parte del personale viaggiante di Trenitalia nei riguardi di centinaia di viaggiatori ed, in particolare, nel gestire fasi emergenziali come quella suesposta;
dopo oltre cinque ore di snervante attesa, nonché di dichiarazioni contraddittorie e discordanti da parte del personale viaggiante, in particolare del capotreno e degli assistenti del suddetto convoglio, questi ultimi, dopo aver invitato i passeggeri ad essere più tolleranti, avrebbero abbandonato il marciapiede dove sostava il treno 9350, lasciando in balìa degli eventi i medesimi viaggiatori;
a seguito di reiterate e tumultuose proteste i passeggeri interessati, alle ore 16 circa, sono riusciti a raggiungere la stazione di Foggia, non senza ulteriori problemi e disservizi, tramite il servizio sostitutivo di autobus, certi delle rassicurazioni fornite durante il trasferimento a Foggia, secondo cui avrebbero trovato già disponibile il treno eurostar, per raggiungere Roma;
nel frattempo, il treno in questione, invece, era stato fatto già partire senza attendere i vari autobus provenienti dalla stazione di Bari che trasportavano i viaggiatori;
nonostante le inefficienze è le disorganizzazioni da parte del servizio di Trenitalia che centinaia di passeggeri sono stati costretti ad affrontare e subire dopo un'intera giornata, i medesimi hanno riscontrato ulteriori disfunzioni e scarsa efficienza da parte del personale della stazione di Foggia, il quale, nello specifico nella persona di colui che si è dichiarato essere il capostazione, avrebbe cercato di persuadere i viaggiatori interessati a servirsi del treno intercity delle ore 17.37, ancorché già soppresso -:
quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere, al fine di garantire una maggiore sicurezza della viabilità ferroviaria, considerando che non è possibile mettere a repentaglio intere tratte ferroviarie su quasi tutto il territorio nazionale, bloccando i binari, come è accaduto il 1o agosto 2011;
se non ritengano opportuno prevedere degli interventi più tempestivi, al fine di ripristinare l'ordine pubblico violato da parte di manifestanti, che interrompendo la viabilità ferroviaria, come accaduto a Bari, hanno provocato evidenti danni, non solo economici, nei riguardi dell'intero sistema nazionale di viabilità ferroviaria;
se non ritengano infine opportuno, per quanto di competenza, verificare il grado di efficienza del personale di Trenitalia, il cui livello, negli ultimi anni è notevolmente peggiorato, come confermato dalla suesposta vicenda, che ha dimostrato l'assoluta incapacità organizzativa di assistenza e di coordinamento tra i diversi servizi (personale viaggiante e personale di stazione), nel gestire una fase emergenziale come quella riportata in premessa.
(4-13750)

PALAGIANO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
negli ultimi anni, anche se un po' in ritardo rispetto a molti Paesi dell'Unione europea, l'Italia sta modificando il modo di percepire la mobilità e va affermandosi sempre di più il concetto di mobilità sostenibile, sia nell'ambito pubblico che in quello privato. Per questa ragione si stanno diffondendo a macchia d'olio veicoli elettrici a due o quattro ruote, in grado di sostituire i mezzi di trasporto a benzina o a gasolio, con l'obiettivo di limitare le emissioni di CO2 ed impedire

un ulteriore innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico del pianeta;
in particolare, negli ultimi anni si è assistito ad un aumento significativo della diffusione delle biciclette elettriche (e-bike), il cui numero è cresciuto in maniera esponenziale nelle città, in quanto le stesse vengono impiegate come agile ed economico mezzo di trasporto urbano;
riguardo al mercato dell'e-bike in Italia, nel 2008 si è registrata la vendita di 10.000 unità e nel 2009 si è raggiunta la quota di 30.000 veicoli venduti; questo incremento è dovuto anche a forme di incentivazione approvate dai vari Governi per promuovere la mobilità sostenibile;
la bicicletta elettrica, in ogni caso, può essere classificata, in base ad alcune particolari caratteristiche, come «bicicletta a pedalata assistita o pedelec» oppure «bicicletta a motore elettrico»; questa differenziazione impone evidentemente una diversa regolamentazione e diverse norme di comportamento per ciò che riguarda il codice della strada (decreto legislativo n.285 del 1992), in quanto il primo tipo rientra nella categoria dei velocipedi (articolo 50 del codice della strada), mentre il secondo tipo si colloca in pieno nella categoria dei ciclomotori (articolo 52 del codice della strada);
in particolare, nelle biciclette a pedalata assistita il motore non deve funzionare quando non si pedala e il motore ausiliario (acceleratore) deve comunque arrestarsi quando il veicolo raggiunge i 25 chilometri orari o quando il conducente smette di pedalare;
il motore ausiliario elettrico di una bicicletta a pedalata assistita non deve, in ogni caso, superare la potenza nominale massima di 0,25kW; per queste ragioni tali veicoli non sono soggetti a particolari regole imposte dal decreto legislativo n. 285 del 1992 e possono essere guidati da tutti (minori, persone senza patente, anziani); senza obbligo di casco, assicurazione, patentino, possesso di targa o certificato di circolazione;
alcune tipologie di biciclette a pedalata assistita, però, secondo diverse segnalazioni delle forze dell'ordine, dell'Associazione sostenitori ed amici della polizia stradale nonché secondo diversi recenti articoli di stampa, presentano tra le componenti costruttive del veicolo, oltre ad un acceleratore, un dispositivo commutatore che permette di intercambiare la caratteristica della pedalata assistita con la funzionalità tipica del motore, avviandolo anche senza che il conducente pedali;
queste caratteristiche sono, però, palesemente in violazione con quanto prescritto dell'articolo 50 del codice della strada (l'erogazione di potenza nominale continua cessa se il ciclista smette di pedalare e non si distribuisce se il ciclista non pedala), poiché è evidente che permettono al veicolo di avere esattamente la funzionalità di un ciclomotore, con tutti i rischi per la sicurezza che questo comporta;
questi veicoli non possedendo i requisiti previsti dalla direttiva europea 2002/24/CE del 18 marzo 2002 successivamente adottata con decreto del Ministero dei trasporti del 31 gennaio 2003 per le biciclette «a pedalata assistita», sono veri e propri ciclomotori, pertanto dovrebbero essere soggetti alla normativa prevista in materia;
bisogna aggiungere che, oltre a modifiche al veicolo effettuate in maniera illegale (a volte anche da parte degli stessi proprietari), anche diversi negozi di biciclette elettriche o semplici esercizi commerciali non si preoccupano di informare correttamente i propri acquirenti sulla differenza tra ciclomotori e velocipedi, facendo così incorrere il cliente nel rischio di una sanzione ma soprattutto mettendo a repentaglio la sicurezza di pedoni e conducenti;
anche secondo l'ANCMA, Associazione nazionale ciclo motociclo accessori, la presenza sul mercato italiano di veicoli a due ruote fuori legge è molto elevata; «Il fenomeno è grave sia dal punto di vista della sicurezza - ha dichiarato Guidalberto

Guidi, Presidente dell'ANCMA - in quanto sono prodotti non omologati, con sistemi di frenatura inaffidabili e ruote inidonee, sia dal punto di vista della concorrenza con i prodotti che si attengono alle regole: ciclomotori, biciclette, biciclette a pedalata assistita»;
questi due aspetti del fenomeno, sia di contraffazione del prodotto che di vendita di un prodotto per un altro, comportano, da un lato, una violazione del principio di concorrenza sul mercato e, dall'altro, un rischio per la sicurezza dei cittadini -:
cosa intenda fare, nell'ambito delle proprie competenze, per impedire che vengano illecitamente commercializzati veicoli con caratteristiche diverse da quelle che dovrebbero avere e da quanto previsto dalla normativa vigente ai sensi del decreto legislativo n. 285 del 1992, tutelando nel contempo il principio di concorrenza del mercato e, soprattutto, la sicurezza dei cittadini, che siano essi i conducenti di tali veicoli o semplici pedoni che vi si potrebbero imbattere.
(4-13753)

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INTERNO

Interrogazione a risposta orale:

COMPAGNON. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
a fronte di innumerevoli promesse, annunci e iniziative di propaganda fatti dal Governo sul tema della sicurezza sin dalla campagna elettorale del 2008, ogni giorno sono indetti scioperi e manifestazioni (come quella del 18 ottobre 2011 organizzata in molte città dalle varie sigle sindacali della polizia di Stato, della polizia penitenziaria, del Corpo forestale dello Stato e dei vigili del fuoco) per protestare contro un Esecutivo che nei fatti continua a non dare né ascolto né seguito alle precise e chiare richieste degli operatori della forze dell'ordine, quali: più risorse per la gestione dell'attività ordinaria (organici, automezzi, tecnologia, stipendi, straordinari), certezza delle sentenze di condanna, nuove misure legislative relative all'indagato-imputato, investimenti per le strutture carcerarie;
nel quadro dei generali tagli lineari, non si comprende quanto stia accadendo in piccole e tranquille realtà della provincia italiana (come ad esempio nel Codroipese, Udine), ove il Ministero dell'interno ha obbligato le prefetture a dirottare i già scarsi organici di questure e commissariati in una eccezionale mobilitazione di servizio congiunto esercito-polizia che vede l'impiego di 9-12 operatori al giorno nel pattugliamento di strade e piazze dalle 7 di mattina all'1 di notte;
dopo tre anni di promesse disattese, si chiedono al Governo solo concreti ed immediati atti conseguenti agli impegni reiteratamente assunti -:
se intenda o meno assumere iniziative volte a ripristinare la totalità delle risorse destinate al comparto sicurezza per consentire agli operatori delle forze dell'ordine di assolvere al meglio ai propri compiti.
(3-01921)

Interrogazione a risposta in Commissione:

PICIERNO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
secondo la prima ricerca Eurispes- Coldiretti sulle Agromafie, presentata a Roma il 21 giugno 2011, il settore agroalimentare, di importanza strategica per l'economia italiana con il suo 10 per cento del prodotto interno lordo, è fortemente condizionato dalle mafie nell'intera filiera, dalla produzione agricola e zootecnica al confezionamento e conserva, dal commercio al trasporto, dai marchi alla ristorazione;
il rapporto Agromafie calcola in 12,5 miliardi di euro l'anno il volume d'affari delle cosche nel settore agroalimentare, di

cui 3,7 miliardi da reinvestimenti in attività lecite con capitali illeciti, 8,8 miliardi da attività illecite;
si tratta di un'enorme quantità di denaro sottratto al made in Italy proprio nel settore in cui il nostro Paese dà il meglio di sé in patria e all'estero, con gravi ricadute sulla qualità dei prodotti e sulla salute dei consumatori, oltre che con pesanti conseguenze in termini economici;
l'investimento di capitali mafiosi in attività imprenditoriali lecite si realizza con particolare successo proprio in ristoranti e pizzerie in Italia e all'estero, in alcuni casi in importanti catene e marchi della ristorazione. Secondo Coldiretti, sono cinquemila soltanto in Italia;
come riportato da un articolo apparso sul settimanale «Espresso» l'11 agosto 2011 (pagina 50, a firma Lirio Abbate e Gianluca Di Feo), un'indagine della procura antimafia di Napoli ha svelato i meccanismi con i quali la camorra mette a disposizione milioni di euro sporchi per ristoranti e pizzerie di imprenditori capaci e incensurati, che oltre a riciclare i fondi producono guadagno lecito e nuove entrate nelle casse dei clan;
fondamentali per le indagini, come rileva l'Espresso, sono state le dichiarazioni del collaboratore Salvatore Di Lauro, boss dei «Capitoni» di Napoli, che ha raccontato dei 2 milioni di euro investiti nei ristoranti di Marco Iorio, citato anche da un altro collaboratore, Giuseppe Misso;
tra i soci di Marco Iorio figurerebbero nomi di spicco della politica e del calcio, come l'ex senatore di Forza Italia Antonio Maione e l'ex deputato Antonio Martusciello, i calciatori Cannavaro e Borriello. A seguito di questa indagine, i pubblici ministeri hanno disposto il sequestro di 17 locali;
a quanto si apprende dall'inchiesta giornalistica, inoltre, sarebbero coinvolti nell'indagine catene celebri, come le pizzerie Regina Margherita, i bar Cocozza, i pub Nexxt, nonché locali esclusivi dei Parioli a Roma, attività a Napoli, Caserta, Torino, Bologna, Genova, mentre altre erano in via di apertura a Varese e Bergamo e si preparava anche l'espansione internazionale del gruppo;
secondo quanto è stato pubblicato, Salvatore Di Lauro non avrebbe fatto ricorso ad alcuna forma di violenza o minaccia per entrare in affari con l'imprenditore Marco Iorio, ma semplicemente, in alcune conversazioni intercettate, avrebbe preso accordi per un investimento di 2 milioni di euro, ripagato con 100.000 euro l'anno, ovvero il 5 per cento. Un tasso di interesse che nessuna banca sarebbe disposta ad accettare;
nelle medesime intercettazioni, gli esponenti dei clan valuterebbero il guadagno in nero proveniente dai ristoranti in 800.000 euro l'anno e indicherebbero tra le spese quelle destinate a fare regali ad esponenti della Guardia di finanza. I capitali verrebbero poi trasferiti in Svizzera attraverso un giro di fatture fittizie;
nei medesimi nastri già citati, secondo i giornalisti, si parlerebbe anche della creazione di una compagine per investire sulla celebre catena «I fratelli La Bufala», di Geppi Marotta, contro cui non sono state mosse accuse. L'obiettivo sarebbe quello di implementare la rete estera dei La Bufala attraverso un fondo «di 30 milioni a favore di quattro diverse cordate imprenditoriali, al fine di rendere più difficile il rintraccio dei capitali». La retata delle forze di polizia avrebbe fatto saltare le trattative;
un'altra importante scalata imprenditoriale in odore di camorra è quella che riguarda la catena «Pizza Ciro», o «Ciro e Ciro». È stata fondata da Salvatore Righi, una volta uscito di galera per aver riciclato denaro dei clan attraverso la sua friggitoria a Napoli. Questo marchio in pochi anni ha aperto 17 locali nella capitale, uno dei quali a pochi passi da Montecitorio, tra pizzerie, ristoranti e pub, 73 sigle aperte in 15 anni in tutta Italia; queste imprese sono controllate nominalmente da una complessa serie di scatole cinesi che porta continuamente a cambiare marchio e insegne;

secondo quanto risulta all'Espresso, alcuni collaboratori di giustizia avrebbero indicato i fratelli Righi come persone molto vicine al clan Contini, in particolare il pentito Luigi Giuliano avrebbe rilasciato informazioni circostanziate sui metodi utilizzati dai Righi per il riciclaggio di denaro per conto dei clan -:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere per sviluppare un'azione efficace di prevenzione e di contrasto delle infiltrazioni e del riciclaggio da parte dei clan nel settore della ristorazione, vista la difficoltà nell'accertare il reato di riciclaggio e la veste imprenditoriale, tra il legale e l'illegale, con cui i clan si stanno riorganizzando non solo in tutta Italia, ma anche all'estero;
quali strumenti legali e operativi intendano perfezionare o mettere a disposizione della Guardia di finanza e delle forze di polizia in generale per consentire più rapidi ed efficaci accertamenti sulla provenienza dei capitali che vengono investiti in catene di ristorazione e singoli locali, in modo da tutelare in questo settore una concorrenza leale e da permettere agli imprenditori onesti di prevalere, difendendo il migliore made in Italy, quello della legalità.
(5-05645)

Interrogazioni a risposta scritta:

DI PIETRO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Ignazio Cutrò, imprenditore residente a Bivona (Agrigento), è diventato simbolo della lotta alla mafia grazie al suo contributo al processo «Face Off»;
si è costituito parte civile nel processo «Face Off» e, così come risulta dalle indagini, è tra le persone particolarmente danneggiate anche economicamente;
dopo le sue denunce è stato riconosciuto testimone di giustizia dal Ministero dell'interno e gli è stata applicata una misura di protezione sul sito d'origine, estesa anche a tutta la sua famiglia;
è da sempre impegnato coraggiosamente nella lotta alla mafia e di questa sua scelta morale e politica ha fatto una missione di vita, fondando la prima associazione antiracket dell'agrigentino, denominata «Terre Libere»;
Ignazio Cutrò svolge una funzione non solo fattuale di lotta alla mafia, è anche assurto a simbolo e punto di riferimento di tutti quanti, persone della società civile, quotidianamente pongono la loro vita ad argine e lotta alle cosche mafiose;
per questa sua scelta ha dovuto sacrificare la sua attività imprenditoriale edile, che negli anni ha subito gravi perdite, compromettendo definitivamente la tranquillità e la serenità della sua famiglia e la qualità della sua vita. Intimidazioni, minacce, ingiurie e calunnie che hanno colpito non solo lui, ma tutti coloro che in questi anni gli sono stati vicino;
Ignazio Cutrò non riesce più a lavorare, il che gli procura mancati guadagni ed esposizioni debitorie, ma deve fare i conti con un clima di paura e terrore, entrando nel circuito dell'indifferenza e dell'isolamento socio-istituzionale;
negli anni ha subito circa venticinque attentati e per rimediare ai danni economici subiti dalla sua impresa ha dovuto indebitarsi con le banche e non può ottenere il Durc non essendo in regola con i versamenti contributivi e assicurativi;
dopo aver ottenuto, come prevede la legge per le vittime del racket, la temporanea sospensione prefettizia con la quale sono stati congelati i debiti contratti con le banche per rimediare ai danni causati dagli attentati, l'Inps ha notificato di non riconoscere questa sospensiva, così non rilasciando i documenti indispensabili per riavviare l'azienda;
nel frattempo, la sospensione prefettizia è scaduta e le banche pretendono di riavere quanto di loro spettanza;

Ignazio Cutrò si sente abbandonato, in primo luogo dalle istituzioni, che con la loro burocrazia gli hanno impedito di riavviare la sua impresa;
grazie alle sue denunce e testimonianze lo Stato è riuscito ad istruire processi e ad arrestare decine di boss. Lo stesso Stato che si è avvalso della sua preziosa collaborazione non garantisce però, la possibilità di ritornare a lavorare e di vivere in piena sicurezza;
i testimoni di giustizia rappresentano una risorsa preziosa per la giustizia in quanto sono cittadini onesti che hanno avuto il coraggio di denunciare il malaffare, e lo Stato ha il dovere di rimuovere qualunque ostacolo burocratico osti al loro diritto di riprendere la propria vita e la propria attività lavorativa -:
se non si ritenga di dover assumere ogni iniziativa normativa di competenza che, nel caso specifico di imprenditori testimoni di giustizia, consenta loro di continuare a lavorare affinché essi possano da cittadini comuni riavviare la propria attività imprenditoriale e lavorativa.
(4-13751)

ROSATO, STRIZZOLO e MARAN. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la direzione investigativa antimafia da sempre è artefice di importanti risultati di lotta e contrasto alla criminalità organizzata che l'hanno vista protagonista di straordinari successi nella lotta alla mafia;
in tema di aggressione ai patrimoni mafiosi, nel periodo intercorso tra il 2009 e il primo semestre 2011 sono stati sequestrati beni per un valore di circa 5,7 miliardi di euro e sono stati confiscati beni per un valore complessivo ammontante a circa 1,2 miliardi di euro;
con queste azioni di sequestro e confisca la direzione investigativa antimafia, grazie alla professionalità dei suoi agenti, contribuisce a implementare le risorse del Ministero dell'interno e del Ministero della giustizia attraverso il fondo unico giustizia (FUG);
risulta che, nonostante i risultati ed i successi vantati dall'Esecutivo, le dotazioni organiche siano state ridotte e gli stipendi dei 1.300 operatori rimasti all'interno della direzione investigativa antimafia siano stati anche loro ridotti del 20 per cento;
oltre a questo taglio degli stipendi c'è da segnalare il dimezzamento dei fondi destinati negli ultimi dieci anni;
il taglio dei fondi all'Antimafia non rende giustizia agli sforzi che quotidianamente mettono in campo questi agenti nella dura lotta alla criminalità organizzata;
una gestione oculata delle risorse avrebbe dovuto essere preferita ad un'azione di riduzione dei compensi degli agenti direzione investigativa antimafia;
dopo i pesanti tagli già subiti dalla direzione investigativa antimafia, sia alle strutture sia al personale, con questa ulteriore riduzione dei finanziamenti è messa a rischio l'attività svolta dalla direzione stessa;
a questa riduzione dei fondi, sono giunte all'interrogante notizie di stampa circa la volontà del Ministero di voler chiudere a breve alcune sedi della direzione investigativa antimafia, in particolare quelle di Lecce, Trapani e Trieste;
per quanto riguarda la sede della direzione investigativa antimafia di Trieste, si precisa che la necessità di una presenza della direzione investigativa antimafia nel Friuli Venezia Giulia è motivata nella stessa «Relazione del Ministro dell'Interno al Parlamento sull'attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia»;
dalla relazione emerge che il Triveneto si pone in continuità con altre regioni

del nord Italia, dove numerose operazioni hanno dimostrato una sensibile espansione della criminalità albanese, destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nel panorama delle attività delittuose;
tra le diverse operazioni portate a termine dalla direzione distrettuale antimafia di Trieste si sottolineano quelle sul traffico di cocaina dall'Austria e dalla Germania verso il resto del Centro-nord d'Italia;
nella relazione si riscontra che il territorio del Friuli Venezia Giulia continua a registrare la presenza, talora stabilizzata, di soggetti affiliati o, comunque, ritenuti vicini ad organizzazioni criminali di matrice siciliana;
sempre nella relazione del 2010 si leggeva che da tempo, l'attività info-investigativa svolta dalla direzione investigativa antimafia e dalle forze di polizia aveva «evidenziato ramificazioni di camorra nella zona di Trieste e nelle aree di Lignano Sabbiadoro e Latisana»;
anche nel II semestre del 2010 è stata accertata l'esistenza a Trieste di un'organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti;
talvolta si è segnalato il coinvolgimento di questa organizzazione in altre attività illecite similari con la complicità delle altre organizzazione criminali -:
se quanto riportato dalle notizie di stampa circa la chiusura delle sedi della direzione investigativa antimafia di Lecce, Trapani e Trieste trovi riscontro;
se il Governo non ritenga, a fronte di quanto esposto nella relazione, di dover destinare nuove risorse alla direzione investigativa antimafia per il mantenimento delle sedi di Lecce, di Trapani e, in particolare, di Trieste.
(4-13754)

TESTO AGGIORNATO AL 24 FEBBRAIO 2012

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

CAVALLOTTO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
a seguito dell'inagibilità dei necessari servizi igienici, la scuola primaria Dal Piaz di Torino è stata costretta a rendere inaccessibile un'ala della scuola medesima, causando un grave disagio per gli studenti e per tutti gli utenti;
il comune di Torino avrebbe già effettuato due sopralluoghi, senza tuttavia attivare prontamente l'intervento di manutenzione delle tubature al fine di consentire la ripresa delle normali attività scolastiche -:
quali iniziative intenda intraprendere per verificare attraverso le gerarchie periferiche competenti le tempistiche previste per l'intervento in questione, in modo tale da tutelare il diritto alla salute e la dignità dei bambini che frequentano la scuola Dal Piaz.
(5-05647)

Interrogazioni a risposta scritta:

ANTONINO RUSSO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 15 del decreto ministeriale n. 249 del 2010, recante il regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti, definisce le «norme transitorie e finali», individuando i soggetti che «conseguono l'abilitazione per l'insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado, mediante il compimento del solo tirocinio formativo attivo di cui all'articolo 10»;
l'articolo 15, comma 1, pone come data discriminante tra il vecchio ed il futuro sistema l'anno accademico 2010-2011;

in tal senso conseguono l'abilitazione:
a) coloro che alla data di entrata in vigore del presente regolamento sono in possesso dei requisiti previsti dal decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 9 febbraio 2005, n. 22, per l'accesso alle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario e i possessori di laurea magistrale che, secondo l'allegato 2 al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 26 luglio 2007 e successive modifiche ed integrazioni, è corrispondente ad una delle lauree specialistiche cui fa riferimento il decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 9 febbraio 2005, n. 22;
b) coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto, ovvero per l'anno accademico 2010-2011, sono iscritti a uno dei percorsi finalizzati al conseguimento dei titoli di cui alla lettera a);
la nota n. 1065 del 29 aprile 2011 ha introdotto una scadenza a giudizio dell'interrogante scriteriata da applicare solo ed esclusivamente ai corsi singoli: in tal senso, saranno riconosciuti ai fini dell'insegnamento soltanto i corsi singoli con iscrizione entro l'anno accademico 2010-2011. Viceversa, tale scadenza non si applica a coloro che nel 2010/2011 siano risultati iscritti ad un corso di laurea previsto dal decreto ministeriale n. 22 del 2005;
l'iscrizione ad un corso singolo per colmare un debito nell'anno accademico 2011/2012 non sarà riconosciuta ai fini dell'insegnamento; mentre l'iscrizione al corso di laurea per acquisire non soltanto i requisiti, ma in questo caso addirittura lo stesso titolo di accesso all'insegnamento, sarà riconosciuta;
la nota n. 1065 del 29 aprile 2011 vanifica la tutela riconosciuta dal comma 1 dell'articolo 15 del decreto ministeriale n. 249 del 2010 poiché introduce una scadenza già decorsa nel momento in cui è stata introdotta. A questo riguardo, si deve considerare che le università pongono una duplice scadenza ai corsi singoli: una per l'iscrizione e un'altra per sostenere il relativo esame. Era, dunque, pressoché impossibile rispettare la scadenza;
la nota n. 1065 del 29 aprile 2011 sconfessa ad avviso dell'interrogante la lettera e lo spirito del comma 1, dell'articolo 15, in quanto letteralmente impedisce agli aventi diritto di concludere il percorso intrapreso;
il «percorso» - così come si configura nel vecchio sistema disciplinato dal decreto ministeriale n. 22 del 2005 o dal decreto ministeriale n. 39 del 1998 - consiste essenzialmente nei seguenti due segmenti: il titolo, che è una delle lauree previste; determinati requisiti, ovvero CFU in certi determinati SSD o esami. Questo secondo segmento, rappresentato dai requisiti, è soddisfatto sia all'interno di un corso di laurea sia mediante corsi singoli: le due modalità sono perfettamente equivalenti, legali e riconosciute dalla normativa;
la nota n. 1065 del 29 aprile 2011 introduce una differenziazione tra le due equivalenti modalità di acquisizione dei requisiti, fissando una scadenza, che ha l'aggravante di essere impossibile per le motivazioni sopra esposte, solo ed esclusivamente per i corsi singoli;
da tutto ciò consegue che, tra gli aspiranti individuati dal comma 1 dell'articolo 15 del decreto ministeriale n. 249 del 2010, coloro che hanno già conseguito il titolo e sono in debito soltanto di un esiguo numero di CFU - e sono dunque ad uno stadio più avanzato sulla via che conduce all'insegnamento - si vedono negare il diritto a completare il percorso; mentre coloro che si iscrivono al corso di laurea nel 2011/12 e oltre, non essendo ancora stata fissata una scadenza, pur essendo in debito non soltanto di requisiti ma addirittura del titolo di accesso all'insegnamento - per cui sono in uno stadio più arretrato sulla via che conduce

all'insegnamento - potranno acquisire requisiti e titolo con un'iscrizione nel 2011/2012 e oltre -:
se non ritenga opportuno intervenire urgentemente, per rispondere alle esigenze degli aspiranti insegnanti discriminati, promuovendo una modifica delle suddette disposizioni al fine di riconoscere il diritto di tali insegnanti a concludere il percorso intrapreso con l'iscrizione a un corso singolo nel 2011/2012.
(4-13752)

MONTAGNOLI, BITONCI e REGUZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
presso la classe III B dell'indirizzo agroalimentare dell'Istituto professionale «Giuseppe Medici» di Porto di Legnago risulta sia stato assegnato agli studenti, nei giorni scorsi, un compito a casa avente ad oggetto un articolo apparso sul giornale l'Arena di giovedì 20 ottobre 2011;
in particolare, l'insegnante di italiano della citata classe avrebbe chiesto agli alunni di rispondere ad una serie di quesiti a commento dell'articolo citato, nei quali si chiedeva cosa l'alunno pensasse circa il linguaggio usato ed il comportamento tenuto dal leader della Lega Nord Umberto Bossi, nell'occasione che veniva illustrata nell'articolo di giornale;
la scelta di far svolgere un'esercitazione scolastica sul linguaggio ed il comportamento tenuto da un leader politico ed il tenore delle domande che già contenevano un'esplicita censura del medesimo, costituiscono a giudizio dell'interrogante un fatto di rilevante gravità, che confligge altresì con l'apoliticità e l'obbiettività che dovrebbero caratterizzare la formazione impartita nelle nostre scuole -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dell'accaduto, quali iniziative intenda per acquisire informazioni in merito ed eventualmente quali provvedimenti si intendano adottare al riguardo.
(4-13760)

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LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:

CARLUCCI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
presso la compagnia aerea Alitalia operano diversi soggetti, adibiti a mansioni ed aree varie, assunti con contratti a tempo determinato per esigenze temporanee di carattere organizzativo che interessano settori diversi (come, ad esempio, l'assistenza ai passeggeri o le attività di scalo);
tale categoria di lavoratori partecipa a corsi di formazione organizzati da Alitalia, acquisendo quindi maggiore competenze e professionalità relativamente all'ambito lavorativo in cui è stata inserita;
alla scadenza del contratto a tempo determinato i lavoratori, soprattutto giovani, si ritrovano in un periodo di grave incertezza sulle prospettive future, sia dal punto di vista umano che lavorativo, dovendo affrontare enorme difficoltà legate ad esigenze della vita quotidiana, come ad esempio l'accensione di un mutuo o la possibilità di formare una famiglia, il più delle volte non disponendo di sufficienti possibilità o garanzie;
il susseguirsi di contratti a tempo determinato con soggetti ogni volta differenti contribuisce certamente ad accrescere il fenomeno del precariato lavorativo, che costituisce una piaga sempre più diffusa, mentre sarebbe opportuno il reimpiego di personale già formato presso l'azienda e dunque con un adeguato bagaglio di esperienza professionale nel settore e su cui l'azienda ha già investito -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno, anche attraverso iniziative normative, prevedere incentivi o benefici affinché le aziende, in caso di nuove assunzioni, si rivolgano in via prioritaria al

personale già formato presso l'azienda stessa e che abbia la qualifica richiesta, con contratto a tempo determinato già scaduto.
(4-13758)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

CAPARINI e VOLPI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nel pomeriggio di sabato 22 ottobre 2001, in piazza Zanardelli a Collio Val Trompia (Brescia) la circoscrizione della Lega Nord Val Trompia e la sezione della Lega Nord di Collio hanno organizzato una manifestazione per la raccolta di firme per dire basta all'invio degli agenti NOA (Nucleo operativo antibracconaggio), per difendere i cacciatori delle nostre valli troppo spesso equiparati a dei criminali viste le continue vessazioni e soprusi ad opera di questi agenti;
in sostanza la petizione chiede al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di intervenire per bloccare l'invio di tali agenti nella provincia di Brescia;
alla manifestazione hanno partecipato i consiglieri regionali lombardi Alessandro Marelli e Pierluigi Toscani, il sindaco di Collio, il vicesindaco di Collio, il vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi, l'assessore alla sicurezza di Gambara Eva Lorenzoni e il primo firmatario del presente atto;
a margine della manifestazione si è tenuta una conferenza stampa a cui hanno assistito numerose testate giornalistiche locali;
in poche ore sono state raccolte circa 300 firme;
alle ore 17.30, con il calare del sole, con la diminuzione dell'afflusso dei firmatari e dei manifestanti, alla presenza dei pochi militanti della Lega Nord rimasti a presidiare il gazebo, sono sopraggiunti 3 agenti del NOA che fin da subito si sono dimostrati arroganti, molto arrabbiati ed alzando la voce hanno minacciato denunce e querele agli organizzatori ed ai militanti presenti per la raccolta firme promossa. Hanno sequestrato tutto il materiale di propaganda disponibile (interrogazioni parlamentari di diversi partiti politici Pdl, Pd e Lega Nord sull'argomento oltre ai vari volantini dell'iniziativa) e hanno minacciato interventi diretti dai loro legali in quanto la raccolta firme era da loro ritenuta discriminatoria e in spregio alle leggi italiane;
gli agenti fanno parte del corpo forestale dello Stato italiano ed hanno tenuto un comportamento minaccioso e intimidatorio nei confronti di militanti regolarmente autorizzati che distribuivano anche atti parlamentari e comunque materiale politico -:
se il Ministro sia al corrente di tali incresciosi fatti;
se il Ministro intenda individuare il responsabile che ha autorizzato il gravissimo sequestro del materiale di propaganda;
quali provvedimenti intenda assumere nei confronti degli agenti;
se intenda evitare il ripetersi di tali incresciosi fatti evitando queste lunghe e costose trasferte degli agenti del NOA.
(5-05652)

Interrogazioni a risposta scritta:

GREGORIO FONTANA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
l'insieme delle normative vigenti in materia di pesca e acquacoltura, nonché di commercio di prodotti ittici, impone alle aziende operanti nel settore una lunga serie di adempimenti e di controlli che

comportano un eccessivo aumento dei costi tale da rendere difficile, soprattutto nelle attuali difficili contingenze economiche, la vita di numerose imprese che operano in tale settore;
in particolare, in materia di controlli nei luoghi di vendita finale dei prodotti ittici, si verificano inutili e dispendiose sovrapposizioni di enti di verifica che ostacolano eccessivamente il lavoro delle imprese, senza portare vantaggi pratici alla clientela -:
se, nell'ambito delle politiche di semplificazione normativa riguardante tutte le attività produttive e commerciali che il Governo sta attuando, si intendano assumere iniziative per semplificare drasticamente e chiarire le regole ed i controlli sul comparto del commercio di prodotti ittici, senza ridurre la tutela della salute pubblica dei cittadini e senza abbassare la guardia rispetto alla qualità e alla salubrità dei prodotti messi in vendita al pubblico.
(4-13756)

REALACCI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da tempo la Coldiretti si batte per la tutela della produzione italiana e della qualità dell'agroalimentare nazionale: spesso denunciando la gravità di alcune operazioni di concorrenza sleale e investimenti di società pubbliche a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese italiane che de facto si tramutano in aiuto a favore di società che dall'estero concorrono con le produzioni nostrane, spesso con prodotti di minore qualità e italian sounding;
da agenzie di stampa si apprende infatti che la SIMEST, società controllata dal Ministero dello sviluppo economico, possiede una partecipazione finanziaria in Parmacotto spa pari 210.000 azioni dell'importo di 2.100.000 euro ed ha una ulteriore partecipazione in Parmacotto USA Inc.;
Parmacotto Usa Inc è una società commerciale facente parte del gruppo Parmacotto ubicata a New York con l'obiettivo di concentrare l'attività nel territorio statunitense e realizzare uno stabilimento dedicato alla produzione di «pre-affettati» direttamente negli Usa;
il 12 ottobre 2011 SIMEST ha siglato un nuovo accordo con il gruppo Parmacotto che prevede un investimento di SIMEST di 11 milioni di euro, corrispondente al 16 per cento del capitale di Parmacotto;
fino ad oggi dal bilancio societario di SIMEST emerge come la società abbia deliberato nel settore agroalimentare 91 progetti di partecipazione in 31 Paesi per oltre 720 milioni di euro di investimenti all'estero. Il settore agroalimentare rappresenta l'8 per cento del totale dei progetti 1147 in 90 Paesi e pari a un valore di 24 miliardi di euro;
la SIMEST fu istituita nel 1990 come società per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero;
nel precedente atto di sindacato ispettivo n. 4-08770 in cui l'interrogante ha sollevato l'analoga questione di un finanziamento con fondi nazionali erogato all'azienda casearia Lactitalia che paradossalmente produce in Romania ed esporta in tutto il mondo prodotti Italian sounding a danno delle nostre imprese, è evidente che la presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali costituisce la principale minaccia al «Sistema Italia», al tessuto produttivo italiano, specie quello caseario, che è fortemente impegnato nella difesa della qualità e della tradizione alimentare nazionale. La contraffazione di prodotti alimentari ha causato infatti un calo del 10 per cento delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy, ragione di un'insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani;
risulta in effetti irragionevole, a giudizio dell'interrogante, che lo Stato italiano

agevoli società, anche di rilievo internazionale, che minacciano la produzione italiana, per di più tramite una società che per statuto dovrebbe svolgere l'attività contraria: ovvero promuovere e tutelare le aziende e le produzioni nazionali all'estero;
nella risposta al già citato atto n. 4-08770, l'allora Ministro Galan faceva riferimento all'istituzione di «un tavolo tecnico di lavoro per predisporre le linee guida di settore (da inserire nei prossimi contratti di finanziamento delle iniziative imprenditoriali) il cui rispetto costituirà non solo, un mezzo di valutazione per l'ammissibilità delle domande ma consentirà, al contempo, di evitare fenomeni di concorrenza sleale nei confronti dei produttori nazionali» -:
se la vicenda denunciata dalla Coldiretti corrisponda al vero e se i Ministri interrogati ne siano a conoscenza;
se non si ritenga quanto mai opportuno rivedere l'investimento a favore della quota societaria del gruppo Parmacotto da parte della SIMEST;
se sia stato realmente attivato presso il Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali il tavolo tecnico di lavoro per predisporre le linee guida di settore (da inserire nei prossimi contratti di finanziamento delle iniziative imprenditoriali) cui faceva riferimento l'allora Ministro Galan nella risposta all'interrogazione 4-08770 e a che punto siano i lavori dello stesso.
(4-13763)

...

SALUTE

Interrogazione a risposta scritta:

MARIO PEPE (MISTO-R-A). - Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
attorno al bollino farmaceutico - di cui al decreto del Ministro della salute 2 agosto 2001 - il sistema di tracciatura ed identificazione dell'autenticità del farmaco che sta garantendo all'Italia l'invidiabile primato mondiale di Paese che ha sconfitto il commercio di farmaci contraffatti o derivanti dal riciclaggio dei furti nel circuito ufficiale di distribuzione, sono in corso operazioni non del tutto comprensibili;
nonostante esso sia classificato al pari di «carte valori» - e pertanto in grado di essere affidato in forma diretta, riservata e fiduciaria, considerata la natura del bene - l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha considerato «opache» e in violazione del codice degli appalti pubblici le forme di affidamento diretto (deliberazione 26/09). Si ha notizia peraltro che l'Istituto poligrafico e zecca dello Stato ha ottemperato alle richieste dell'Autorità indicendo un'apposita gara;
risulta contestata anche la tecnologia produttiva dei bollini farmaceutici con brevetto RM2006A000580, che in realtà corrisponde ad un sistema di tracciabilità dei beni di consumo che nulla ha a che fare con la problematica specifica del bollino in Italia e che comunque non potrebbe coprire nel 2006 con un brevetto una tecnologia entrata in produzione cinque anni prima -:
quale sia lo stato di avanzamento della gara e se si intenda assumere ogni iniziativa di competenza affinché i presupposti della produzione del bollino farmaceutico, quale strumento di difesa dai fenomeni della contraffazione e altri illeciti, siano salvaguardati e sostenuti sotto tutti i profili.
(4-13761)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta scritta:

DI PIETRO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la sopravvivenza delle emittenti locali nel passaggio delle trasmissioni dal sistema

analogico al digitale terrestre rappresenta un'esigenza cruciale per il nostro Paese;
le associazioni di categoria delle tv locali da tempo denunciano l'«esproprio» subito con modalità di dubbia legittimità e soprattutto, a fronte di un indennizzo gravemente irrisorio, dei canali dal 61 al 69;
le frequenze in questione, come noto, sono state assegnate attraverso la procedura dell'asta pubblica, alle compagnie telefoniche per garantire alla loro fornitura di servizi in mobilità una maggiore capacità e velocità di trasmissione;
detta procedura (segnatamente l'asta per l'assegnazione delle frequenze in banda 800, 1800, 2000 e 2600), recentemente conclusasi, ha già superato il tetto dei 3,9 miliardi di euro;
ovviamente, ad avviso delle associazioni di categoria delle tv locali, non può essere contestata la circostanza che l'assegnazione agli operatori telefonici avvenga attraverso il ricorso ad un'asta pubblica. Ciò che dette associazioni ritengono inammissibile è che tale operazione sia avvenuta ad esclusivo carico delle emittenti locali. Sotto tale profilo, particolarmente criticabile appare, inoltre, come attraverso un diverso tipo di procedura, ovvero un bando in modalità beauty contest, sei frequenze siano state di fatto assegnate praticamente a costo zero, quando invece l'applicazione dell'asta pubblica per l'assegnazione di tali frequenze avrebbe potuto produrre un introito stimato da 1 a 2 miliardi di euro, qualora le condizioni di gara avessero mirato realmente ad assicurare la massima valorizzazione economica delle frequenze da assegnare;
la problematica descritta rischia di infliggere, con tutta evidenza, l'ennesimo colpo sia al pluralismo televisivo nel nuovo scenario tecnologico digitale, sia all'informazione territoriale;
per quanto risulta all'interrogante, dei 3,9 miliardi di euro incassati dallo Stato dalla vendita delle frequenze mediante la procedura di asta pubblica, non è stata destinata alcuna risorsa a titolo di indennizzo nei confronti delle emittenti televisive locali;
le emittenti locali risultano peraltro già fortemente penalizzate dalla mancata attuazione della legge n. 422 del 1993, tesa a garantire il pluralismo dell'informazione e lo sviluppo delle piccole e medie aziende in Italia;
la ratio legis della citata legge del 1993 risiede nella necessità di sostenere la crescita e lo sviluppo delle piccole e medie imprese che rappresentano il 70,8 per cento del prodotto interno lordo nazionale;
numerosi sono gli ordini del giorno presentati in Parlamento e accolti dal Governo (e diversi anche in questa legislatura) che condividono l'azione trainante che l'emittenza locale svolge per le piccole e medie imprese che, di fatto, hanno bisogno di tv locali forti per poter pubblicizzare i loro prodotti, farne aumentare i consumi, con conseguente incremento della produzione, dei fatturati e dell'occupazione -:
se e quali iniziative urgenti si intendano adottare, già nell'ambito dei prossimi interventi di carattere finanziario, al fine di destinare a titolo di indennizzo, una quota pari al 10 per cento degli introiti derivanti dall'asta per le frequenze 4G, in favore del settore televisivo locale con riferimento ad ogni singola regione del territorio nazionale e in modo proporzionale alla popolazione ivi residente, nonché, all'interno delle singole regioni, nei confronti di tutte le emittenti televisive locali in modo corrispondente ai relativi posizionamenti nelle graduatorie Corecom;
se e quali iniziative urgenti si intendano assumere affinché venga data piena attuazione alla legge n. 422 del 1993 al fine di favorire l'azione trainante che l'emittenza locale esercita nel nostro Paese.
(4-13764)

Pubblicazione di un testo riformulato.

Si pubblica il testo riformulato della mozione Lulli ed altri n. 1-00749, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 544 del 2 novembre 2011:

La Camera,
premesso che:
il settore aeronautico si basa ovunque sul sostegno pubblico, a causa dei tempi necessari alla progettazione e delle produzioni altamente qualificate, le cui ricadute tecnologiche ed economiche sono considerate, nei Paesi industrialmente più sviluppati, di rilevante interesse nazionale, come tali da tutelare;
per queste ragioni fu approvata, nel nostro Paese, la legge 24 dicembre 1985, n. 808, «Interventi per lo sviluppo e l'accrescimento di competitività delle industrie operanti nel settore aeronautico», un provvedimento periodicamente rinnovato dai diversi Governi, per sostenere il comparto, ritenuto uno dei pilastri di qualità dell'industria moderna;
a causa dei continui tagli alla spesa pubblica, compresi quelli per la ricerca e per lo sviluppo industriale, il sostegno dello Stato a questo settore in Italia è venuto meno;
Alenia Aeronautica, società controllata da Finmeccanica s.p.a., è la maggiore realtà industriale italiana in campo aeronautico ed è tra i più avanzati complessi mondiali nel suo settore, impegnata nella progettazione, realizzazione, trasformazione e assistenza di una vasta gamma di velivoli e sistemi aeronautici sia civili che militari, per la maggior parte nell'ambito di collaborazioni con le più importanti industrie mondiali del settore;
Alenia Aeronautica spa ha una tradizionale presenza di impianti industriali nel Sud del Paese, con migliaia di lavoratori impiegati a Foggia, Grottaglie (Taranto), Pomigliano d'Arco, Nola e Casoria (Napoli) e Napoli Capodichino. Dodici stabilimenti in tutto, ad alto tasso di produttività e tecnologia, con una forza lavoro complessiva di circa 13.907 persone, il 40 per cento delle quali ingegneri e tecnici altamente qualificati. Una storia industriale partita negli anni '20, diventata oggi un vanto per tutta l'Italia; nel suo settore è tra i primi posti al mondo con commissioni milionarie;
il 22 novembre 2010 è stato siglato un accordo tra Alenia Aeronautica e le organizzazioni sindacali, che prevedeva la messa in mobilità verso la pensione, su base volontaria individuale, di 787 lavoratori (su un totale di circa 9.700 dipendenti su tutto il territorio nazionale);
tale operazione avrebbe dovuto consentire all'azienda di riposizionarsi in maniera indolore, con un organico ridotto, in una fase in cui le commesse andavano calando;
nel corso di un incontro svoltosi il 16 settembre 2011, e nei due successivi del 6 e del 12 ottobre 2011, l'amministratore delegato di Alenia Aeronautica ha illustrato alle organizzazioni nazionali Fim-Fiom-Uilm il piano di riorganizzazione e ristrutturazione del gruppo che contiene:
a) le linee strategiche per il periodo 2012-2020 con volumi di investimento previsti pari a 3 miliardi di euro, di cui 2 miliardi sul settore civile ed 1 miliardo sul settore militare, in aggiunta ai 168 milioni di euro per la riorganizzazione dei siti; di questi per il sito di Tessera (Venezia) sono previsti solo 20 milioni di euro, quindi cifre molto limitate;
b) l'ulteriore ridimensionamento delle maestranze, la cancellazione rapida e progressiva di 3 siti, la richiesta di altre 1.118 mobilità (di cui 151 a Torino e 172 a Caselle), precedute da cassa integrazione, per periodi complessivi di esclusione dal lavoro che possono andare da 7 anni al Nord a 8 anni al Sud, ipotesi di esternalizzazione di attività amministrative e dei lavoratori della sorveglianza;
c) la specializzazione delle attività in due grandi aree del Paese: al Nord

il settore militare (Torino Cameri e Venegono), al Sud il settore civile (Pomigliano d'Arco, Nola, Capodichino, Foggia e Grottaglie);
d) la chiusura dello stabilimento di Casoria (con il trasferimento del 50 per cento delle attività a Nola e la conseguente ricollocazione dei lavoratori nell'area campana);
e) la chiusura dello stabilimento di Tessera (Venezia), con il trasferimento delle attività produttive di revisione e trasformazione e con il rischio di licenziamento per 400 lavoratori;
f) la chiusura della sede di Roma, con il trasferimento di 120 lavoratori e 30 dirigenti nelle sedi di Torino e Pomigliano d'Arco;
per quanto riguarda la Campania, alla chiusura dello stabilimento di Casoria, si affianca lo spostamento della storica sede legale di Alenia da Pomigliano d'Arco (Napoli) a Venegono (Varese), che determina l'ulteriore perdita di un centro decisionale di valore simbolico per l'intero Mezzogiorno;
la chiusura di Casoria si inserisce all'interno di un serie di crisi e di chiusure che hanno interessato l'industria nel Mezzogiorno, dalle vicende Fiat, Irisbus di Flumeri e Termini Imerese, alla situazione del polo dell'avionica, all'interno del quale non tutte le realtà possono considerarsi al riparo da crisi di mercato e relativi piani di ridimensionamento;
per quanto riguarda lo stabilimento di Tessera (Venezia), la prevista chiusura determinerebbe l'uscita dal mercato delle trasformazioni aeronautiche di un sito già ampiamente ridimensionato, con un saldo occupazionale negativo di oltre 600 lavoratori, tra diretti e indotto;
è appena il caso di rilevare che suscita perplessità un piano che parte dalle possibili eccedenze, anziché dai fabbisogni in termini di mano d'opera e di competenze;
è, pertanto, indispensabile che l'azienda definisca, in modo puntuale, un piano strategico sul quale assumere precisi impegni, sia per gli investimenti che per le tempistiche dello sviluppo dei nuovi prodotti, dando certezze in merito alle prospettive industriali di tutti i siti di Alenia Aeronautica;
il ridimensionamento di Alenia Aeronautica non riguarda soltanto il tema fondamentale del destino dei lavoratori interessati, ma anche la perdita di un altro anello della catena industriale, un pesante fardello che ricade sulla collettività, sia in termini economici, sia di prospettive occupazionali di qualità per i giovani;
peraltro, andrebbe chiarito come la scelta di trasferire i centri decisionali verso imprese con minori capacità produttive e dimensionali possa rappresentare una soluzione industrialmente efficiente;
appare certamente inopportuno contrapporre aree del Paese in una lotta per la contesa di attività produttive, tenuto conto che anche nella provincia di Varese la crisi industriale sta creando gravi conseguenze sul piano occupazionale;
il problema è la sopravvivenza di un'azienda che è rimasta una delle poche eccellenze industriali del Paese, di posti di lavoro che rischiano di volatilizzarsi, di qualità del lavoro nel territorio, di prospettive di stabilizzazione e sicurezza del lavoro per giovani apprendisti e somministrati, alcuni dei quali già provati da anni di precarietà;
il 3 novembre 2011 i vertici dell'Alenia Aeronautica incontreranno nuovamente le organizzazioni sindacali,


impegna il Governo:


a chiarire se esista una linea di politica industriale volta alla ripresa delle attività produttive, con particolare riguardo

alle responsabilità di Finmeccanica, holding industriale pubblica, nello sviluppo del Paese;
ad individuare degli indirizzi di politica industriale volti a favorire il rilancio di un gruppo industriale che costituisce l'elemento fondamentale per consolidare il settore aeronautico del Paese, anche mediante opportune garanzie sugli investimenti e sul mantenimento delle missioni produttive;
a convocare urgentemente Finmeccanica e Alenia Aeronautica con le parti sociali, allo scopo di rivedere profondamente il piano industriale sopra descritto, tenendo in considerazione gli effetti drammatici che provoca su alcune realtà produttive, con particolare riferimento ai siti di Venezia, Casoria e Roma;
ad adoperarsi al fine di trovare adeguate collocazioni ai prodotti della nostra industria aeronautica nell'ambito dei rapporti con altri Paesi.
(1-00749)
(Nuova formulazione) «Lulli, Baretta, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Murer, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Viola, Zunino».
(2 novembre 2011)

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Di Cagno Abbrescia e altri n. 5-05235 del 2 agosto 2011 in interrogazione a risposta scritta n. 4-13750.