Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

Cerca nel sito

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Per visualizzare il contenuto multimediale è necessario installare il Flash Player Adobe e abilitare il javascript

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute >>

XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 6 giugno 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:


   La V Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge n. 112 del 2008 ha istituito il Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, successivamente rifinanziato a più riprese;
    alla ripartizione delle risorse del Fondo e all'individuazione degli enti beneficiari si provvede con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari;
    da ultimo la legge n. 183 del 12 novembre 2011, all'articolo 33, comma 1, ha destinato 100 milioni di euro per il 2012, per il finanziamento di interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico, ivi compresi interventi di messa in sicurezza del territorio, e allo sviluppo dei territori e alla promozione di attività sportive, culturali e sociali di cui all'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220;
    i drammatici eventi sismici che hanno colpito diverse zone del centro-nord Italia a partire dal 20 maggio 2012 hanno provocato purtroppo numerose vittime, crolli, dissesto infrastrutturale e paralisi economica, che impongono un immediato impegno per permettere la ripresa, per quanto possibile, delle attività anche per dare una immediata speranza alle popolazioni colpite;
    il «modello Friuli» rappresenta, come sostenuto anche ai più alti livelli istituzionali, un esempio da seguire per la ricostruzione, considerato che ha messo al primo posto la ricostruzione e il riavvio delle attività economiche, seguita dagli interventi per le popolazioni, e in terzo luogo le strutture pubbliche e religiose,

impegna il Governo:

   ad assegnare le risorse di cui in premessa alle amministrazioni competenti in via ordinaria a coordinare gli interventi conseguenti ai danni provocati dagli eventi sismici e dalle calamità naturali che si sono verificati a partire dal 20 maggio 2012, che devono utilizzarle in base alle seguenti priorità:
    a) il pagamento di crediti verso la pubblica amministrazione vantati da aziende che hanno subito danni a causa degli eventi sismici;
    b) la ricostruzione e la riparazione dei danni alle attività economiche e alle strutture produttive delle zone colpite dal sisma;
    c) il sostegno alle popolazioni colpite dalla calamità naturale;
   a prevedere che tali risorse e le conseguenti spese, destinate a far fronte a calamità naturali, siano escluse dal patto di stabilità interno secondo quanto già previsto dalla normativa in materia.
(7-00897) «Bitonci, Rainieri, Pini, Polledri, Fava, Munerato, Simonetti, D'Amico».


   La VII Commissione,
   premesso che:
    il decreto del Ministro del 10 settembre 2010, n. 249, definisce le modalità di formazione degli insegnanti, e attribuisce, in particolare, ai corsi di tirocinio formativo attivo, di durata annuale, attivati dalle università in collaborazione con le istituzioni scolastiche e conclusi da un esame finale, il valore abilitante all'insegnamento in una delle classi di concorso previste dal decreto ministeriale n. 39 del 1998;
    tale decreto stabilisce altresì che l'accesso ai tirocini formativi attivi è a numero programmato con una prova di selezione;
    esso è riservato in via generale ai candidati in possesso del diploma di laurea magistrale nelle classi specifiche per l'insegnamento, ma nella fase transitoria possono partecipare alle prove di selezione sia coloro che erano già in possesso, alla data del 15 febbraio 2011, dei titoli e dei diplomi di laurea specialistica (o magistrale corrispondente) e dei crediti in determinati settori scientifico-disciplinari, previsti per ciascuna classe di abilitazione dal decreto ministeriale n. 22 del 2005 (ex «requisiti SSIS»), ovvero dei requisiti previsti dalla normativa previgente, sia coloro che nell'anno accademico 2010/2011 erano iscritti a corsi finalizzati al conseguimento degli stessi titoli e requisiti, inclusi eventuali corsi volti al recupero di crediti necessari (nota ministeriale 29 aprile 2011 n. 1065) una volta portati a termine tali percorsi;
    in data 9 maggio 2012 con una nota pubblicata sul proprio sito il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca comunica che per i docenti con 36 mesi di servizio, ma senza il possesso della prescritta abilitazione, verrà individuato un percorso ad hoc;
    con nota stampa del 29 maggio 2012 il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca comunica «tempi più lunghi per i tirocini formativi per i professori privi di abilitazione che hanno almeno tre anni di insegnamento alle spalle. L'avvio dei moduli aggiuntivi ai corsi di Tfa (Tirocini formativi attivi) riservati ai docenti non abilitati con servizio richiede – spiega il Ministero sul suo sito – una modifica del decreto ministeriale n. 249/2010 con un altro provvedimento regolamentare di pari rango. L’iter di approvazione, già avviato, non potrà concludersi in tempi brevi per la necessaria e prescritta acquisizione di tutti i pareri degli Organi Consultivi previsti. L'approvazione del regolamento consentirà nella programmazione 2012-13 l'istituzione di un doppio percorso di Tfa: uno che prevede la selezione, la formazione in aula, il tirocinio e l'esame finale, l'altro che permette ai docenti con tre anni di servizio di accedere direttamente alla formazione in aula e all'esame finale»;
    la normativa attualmente in vigore in materia di accesso del personale docente al tirocinio formativo attivo propedeutico all'abilitazione non prevede alcun tipo di percorso differenziato tra quei docenti che già da anni insegnano nelle classi e chi vi si accinge per la prima volta;
    per i docenti non abilitati ma con servizio, il tirocinio formativo attivo risulta quindi al momento l'unica via percorribile per conseguire l'abilitazione; nonostante l'esperienza pluriennale di insegnamento già maturata, la normativa impone a questi docenti il superamento delle prove selettive a numero chiuso per accedere al tirocinio formativo attivo, senza che il periodo di servizio svolto venga loro riconosciuto. La stessa cosa è prevista anche per gli insegnanti tecnico-pratici (ITP) e i diplomati magistrali inseriti in III fascia di istituto;
    gli insegnanti tecnico-pratici sono ad oggi l'unica categoria di docenti esclusa dalla possibilità di conseguire l'abilitazione;
    il decreto ministeriale n. 85 del 2005 concedeva a coloro che avessero accumulato almeno 360 giorni di servizio nelle scuole entro il 6 giugno 2004 l'accesso ai corsi abilitanti della durata di un solo anno, con un esame finale ma senza un test di ammissione;
    con il decreto ministeriale 14 marzo 2012, n. 31, si sono definiti i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di tirocinio formativo attivo per l'abilitazione all'insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado per l'anno accademico 2011-12;
    il decreto associa ogni classe di concorso all'ateneo dove si svolgerà il corso;
    la definizione dei posti disponibili per il tirocinio formativo attivo è tuttavia caratterizzata da distribuzioni anomale: in alcuni ampi territori mancano del tutto previsioni per alcune classi di concorso, per alcune delle quali ci sarebbe ampia necessità, perché esaurite in molte province, in altri, si assiste ad un eccesso di posti messi a bando, in classi di concorso che sono in esubero perfino a livello nazionale;
    dai primi bandi pubblicati dalle università si apprende che i costi di iscrizione e di partecipazione ai tirocini formativi attivi oscillano tra i 2.000 e 3.000 euro, ovvero il costo di un anno accademico, senza, tra l'altro, che sia stata prevista alcuna modulazione in base alle situazioni reddituali dei corsisti. Si tratta di costi esorbitanti, ingiustificati, e proibitivi per una larga fascia di popolazione, soprattutto quella meno abbiente, a cui di fatto viene precluso l'accesso all'insegnamento;
    è poi particolarmente grave la mancata attivazione del tirocinio formativo attivo per tutte le discipline artistiche e musicali che afferiscono all'AFAM;
    infine, un gruppo di docenti ha partecipato al corso abilitante speciale indetto dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ex lege n. 143 del 2004 – decreto ministeriale n. 85 del 2005, giusto provvedimento del giudice amministrativo, ed è stato inserito con riserva nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, poiché al momento della presentazione della domanda di partecipazione al corso (22 dicembre 2005), non avevano maturato i 360 giorni di servizio, come previsto dall'articolo 36, comma 1-bis, del decreto-legge 27 febbraio 2009, n. 14, ma li avevano maturati successivamente e comunque prima dell'inizio dei corsi;
    pur essendo stati ammessi con riserva, hanno frequentato i corsi, per un totale di 600 ore, suddivise in moduli di didattica frontale e laboratori. Hanno pagato una tassa di iscrizione di euro 1.750, hanno sostenuto con profitto gli esami in itinere (diciannove), nonché l'esame finale di Stato. Dunque hanno concluso il loro percorso di formazione all'insegnamento, seppure senza un'abilitazione riconosciuta;
    oggi questi docenti sarebbero costretti a concorrere per il tirocinio formativo attivo e a ricominciare un percorso formativo già completato;
    sarebbe necessario che la formazione iniziale sia affrontata contestualmente al reclutamento,

impegna il Governo:

   a rivedere i tirocini formativi attivi autorizzati e la loro effettiva corrispondenza con il fabbisogno reale, tenendo conto delle indicazioni in premessa, e a intervenire presso le università per contenere i costi del TFA e modularli in base al reddito;
   ad assumere le necessarie iniziative per promuovere uno specifico percorso abilitante destinato a coloro che insegnano da almeno 360 giorni anche non consecutivi, seppure senza abilitazione, con un equa distribuzione territoriale delle tipologie dei corsi, ma senza limiti territoriali che vincolino la partecipazione ai corsi alle province in cui si sono effettuate le supplenze.
(7-00894) «Granata, Siragusa, Pes».


    La VII Commissione,
   premesso che:
    i tagli previsti dall'articolo 64, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 hanno molto duramente colpito il sistema scolastico italiano, penalizzandone la funzionalità sia in riferimento all'offerta didattica, sia in ordine al servizio reso agli alunni e alle famiglie;
    in questo contesto, le disposizioni contenute nel decreto-legge n. 134 del 2009 «Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010» cosiddetto «Salva precari» convertito dalla legge n. 167 del 24 novembre 2009 sono risultate insufficienti e incomplete;
    il provvedimento ha riguardato esclusivamente il personale docente abilitato inserito nelle graduatorie ad esaurimento e il personale ATA inserito nelle relative graduatorie permanenti e nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, che nel 2008 è stato destinatario di contratto a tempo determinato di durata annuale o sino al termine delle attività didattiche;
    la legge n. 167 del 24 novembre 2009, così come impostata anche nelle proroghe successive, non risponde alle esigenze dell'offerta formativa e didattica e a quelle di docenti e personale scolastico, creando disparità tra gli stessi ed escludendo dai benefici coloro che hanno prestato 180 giorni di servizio in più scuole e coloro i quali hanno avuto la nomina a tempo determinato di durata annuale precedentemente o successivamente al 2008/2009; si escludono altresì i lavoratori precari di III fascia;
    i contratti di disponibilità spesso sono stati una risposta irrisoria: le Regioni hanno utilizzato risorse proprie e secondo le proprie competenze, impiegando i precari anche in attività lavorative diverse, quando non estranee, da quelle svolte nelle scuole, in modo spesso dequalificante. In alcune regioni poi i progetti sono stati attivati in ritardo o addirittura a cavallo tra due anni scolastici e in alcuni casi si sono esclusi i collaboratori scolastici, con profondi disagi per le famiglie, gli alunni e l'offerta didattico-formativa in generale degli istituti interessati;
    nonostante i limiti evidenziati sopra, ad oggi, non si prospettano soluzioni per fare fronte alla situazione esistente,

impegna il Governo

a prevedere, per quanto di competenza, l'approvazione di uno specifico provvedimento per garantire il corretto avvio dell'anno scolastico 2012/2013 garantendo la funzionalità delle istituzioni scolastiche a beneficio dei cittadini, studenti e personale scolastico.
(7-00898) «Siragusa, Pes, De Pasquale».


   L'VIII Commissione,
   premesso che:
    nel pomeriggio di sabato 11 giugno 2011 un violento nubifragio (con precipitazioni stimate in circa 100 millimetri d'acqua in un'ora) ha colpito la Pedemontana parmense e in particolare i comuni di Sala Saganza, Fornovo Taro e Collecchio, in provincia di Parma, causando, nel giro di pochissimo tempo, l'esondazione di diversi corsi d'acqua e il conseguente allagamento e danneggiamento documentato di infrastrutture viarie, edifici pubblici e privati;
    l'esondazione del torrente Scodogna è stata anche la causa della tragica morte del signor Agostino Galeotti, pensionato sessantaduenne, che alle ore 17 circa è stato travolto da un'onda di due metri mentre si trovava nel garage della sua abitazione in località Talignano;
    in vigenza dell'articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie), convertito con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, che introduceva i commi 5-quater e 5-quinquies, primo periodo, nell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, ovvero di disposizioni che imponevano alle regioni di deliberare aumenti fiscali per far fronte agli oneri relativi ai danni conseguenti ad eventi calamitosi, con nota prot. n. PG 151808 del 21 giugno 2011 la regione Emilia-Romagna ha richiesto al Presidente del Consiglio dei ministri l'adozione di provvedimenti statali di cui all'articolo 5, comma 3, della legge 225 del 1992, stante la permanenza di situazioni di pericolo nei territori dei comuni sopraccitati;
    il dipartimento della protezione civile, con nota prot. n. DPC/CG/0045911 del 29 luglio 2011 ha riscontrato alla nota della regione Emilia-Romagna comunicando «che la situazione determinatasi a seguito degli eventi calamitosi descritti in premessa non presentava quel caratteri di estensione e intensità tali da legittimare il ricorso a mezzi e poteri straordinari ai sensi della legge n. 225/1992» e «che in ogni caso il Fondo nazionale della protezione civile non dispone di risorse da destinare al contesto di cui trattasi»;
    con decreto n. 237 del 19 dicembre 2011 il presidente della giunta regionale dell'Emilia-Romagna ha dichiarato lo stato di crisi regionale ai sensi dell'articolo 8 della legge regionale n. 1 del 2005 fino al 30 giugno 2012, per gli eccezionali nubifragi occorsi nel giugno 2011 sul territorio regionale e in particolare nei comuni di Sala Baganza, Fornovo Taro e Collecchio;
    nel decreto viene evidenziato che dal 2009, a seguito di disposizioni nazionali, non è più operativo il fondo regionale di protezione civile e che il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2011 della regione Emilia-Romagna non dispone delle risorse sufficienti per supplire all'interruzione dei flussi finanziari statali al suddetto fondo;
    la regione ha comunque provveduto a stanziare, per interventi di somma urgenza, la somma di euro 510.000 di cui euro 180.000 per il comune di Sala Baganza, euro 100.000 per il comune di Fornovo Taro, euro 90.000 per il comune di Collecchio ed euro 140.000 per interventi del servizio tecnico di bacino nei corsi d'acqua «Scodogna» e «Rio della Ginestra»;
    i cittadini dei comuni colpiti dal nubifragio dell'11 giugno 2011 si sono costituiti, in comitati per promuovere e stimolare l'attivazione dei necessari interventi di messa in sicurezza Idraulica del territorio e mantenere viva l'attenzione sulle richieste di indennizzo del danni subiti a causa del fenomeno alluvionale stimati in circa 7,5 milioni di euro;
    il comune di Sala Baganza si è fatto promotore di un tavolo istituzionale al fine di assumere e coordinare ogni più utile Iniziativa per prevenire il verificarsi delle conseguenze connesse all'evento calamitoso e per verificare la possibilità di Indennizzare i privati dei danni subiti,

impegna il Governo

ad individuare, d'intesa con la regione Emilia-Romana e le amministrazioni comunali interessate dall'evento occorso in provincia di Parma l'11 giugno 2011, ogni iniziativa utile ai fine di definire un programma di interventi e di risorse volti alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico e per il ristoro del danni subiti nonché misure di carattere fiscale finalizzate al sostegno del reddito dei cittadini e delle imprese dei territori colpiti da tale evento calamitoso, in analogia con quanto già avvenuto in relazione altre situazioni di emergenza.
(7-00895) «Motta, Libè, Lunardi, Rainieri».


   La IX Commissione,
   premesso che:
    le Agenzie di recapito, imprese private operanti nel settore della distribuzione, del recapito e dei servizi postali, fino al 1999, sulla base di concessioni rilasciate dal Ministero delle poste, e a fronte del versamento del 30 per cento del corrispettivo del servizio, erano autorizzate al recapito di tutti i prodotti postali;
    l'articolo 40 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (provvedimento collegato alla legge finanziaria 1999), ha delegato il Governo ad adottare un apposito regolamento (cosiddetto di delegificazione) di modifica del codice postale, volto ad assicurare la prestazione di un servizio postale universale con prezzi accessibili a tutti gli utenti, la determinazione dei servizi oggetto di riserva e la revoca delle concessioni di servizi postali previste dall'articolo 29 del codice postale, nonché a prevedere l'introduzione degli istituti dell'autorizzazione generale e della licenza individuale per l'espletamento dei servizi non riservati;
    con il decreto legislativo 22 luglio 1999, di recepimento della direttiva 97/67/CE, sono state pertanto revocate tali concessioni; le Agenzie di recapito sono state autorizzate al servizio di recapito delle raccomandate;
    l'articolo 23 del citato decreto, stabiliva che, in relazione a quanto disposto dal decreto del Ministro delle comunicazioni del 5 agosto 1997, le concessioni di cui all'articolo 29, numero 1, del codice postale e delle telecomunicazioni, decreto del Presidente della Repubblica 156/73, fossero valide sino al 31 dicembre 2000; al comma 5 del medesimo articolo 23, veniva altresì previsto che le Poste italiane potessero realizzare accordi con gli operatori privati, anche dopo la scadenza delle concessioni, al fine di ottimizzare i servizi, favorendo il miglioramento della qualità dei servizi stessi anche attraverso l'utilizzazione delle professionalità già esistenti;
   con «Memorandum» sottoscritto l'11 dicembre 2007 presso il Ministero delle comunicazioni, tra il Ministro competente, le agenzie di recapito e le Poste italiane, sono state delineate le fasi essenziali del processo di liberalizzazione del settore;
   l'anno successivo le Poste italiane, con appositi bandi di gara, hanno disposto l'assegnazione di una variegata tipologia di servizi oltre alle raccomandate, in linea con la prevista ristrutturazione del sistema postale;
   numerosi ex concessionari sono stati esclusi da tali gare a vantaggio di nuovi soggetti; nel complesso, si è ridotto sensibilmente il numero degli operatori partner di Poste italiane così come – anche a seguito di internalizzazioni del servizio, conseguenti a situazioni di vario genere (è il caso di Genova, Torino, Milano) – si è ridotto il novero delle città in cui essi operano;
   allo stato attuale le agenzie di recapito – escluse dal mercato dei servizi postali nel 1999 – risultano affidatarie di servizi diversi di Poste italiane quali il recapito di prodotti a firma, nonché la consegna dei pacchi;
   in circa dieci anni il valore degli appalti affidati da Poste italiane, in controtendenza con l'auspicato processo di liberalizzazione del servizio, si è segnatamente ristretto: da un valore di circa 70 milioni di euro all'anno nel 2000, a 58 milioni nel 2008, a meno di 40 milioni nel 2011; le gare bandite di recente da Poste italiane prevedono l'affidamento di servizi per un valore non superiore a 28 milioni di euro, con ricadute significative sulle imprese, anche in termini di occupazione;
   le agenzie di recapito hanno fatto fronte alla contrazione del mercato dei servizi postali con grande impegno e flessibilità, evitando tensioni occupazionali, anche grazie alla fattiva collaborazione con le organizzazioni sindacali;
   il processo di liberalizzazione del mercato dei servizi postali è stato avviato da tempo senza stabilirne con chiarezza le regole e la disciplina, e senza la necessaria concertazione con i soggetti rappresentativi del settore;
   gli operatori privati, circa 70 fino al 2000, si sono moltiplicati a dismisura; si calcola che oggi le imprese titolari di licenza siano oltre 2.500; l'autorizzazione all'esercizio del servizio viene concessa con un versamento di 290.00 euro, senza alcun controllo dei requisiti di solidità, tecnico-organizzativi, imprenditoriali delle imprese e degli addetti al servizio in un settore molto delicato che prevede anche il contatto con il pubblico, la sicurezza e la riservatezza della corrispondenza e degli utenti del servizio;
   allo stato attuale, risulta che sul territorio nazionale, operano numerose aziende in regime di subappalto che non applicano il CCNL di settore,

impegna il Governo:

   ad adottare tutte le iniziative necessarie al miglioramento della qualità e della quantità dei servizi postali resi all'utenza;
   ad assumere iniziative per definire specifiche disposizioni per regolare il periodo transitorio prima della definitiva apertura del mercato, e per lo sviluppo del servizio postale, sia in termini di efficienza che di apertura alla concorrenza;
   a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali delle Agenzie di recapito;
   ad assumere iniziative volte a prevedere specifici bandi di gara per l'affidamento a piccole imprese di servizi di recapito, di distribuzione e raccolta della corrispondenza e della posta e per servizi ausiliari in ambito urbano;
   ad esercitare per quanto di competenza opportuna vigilanza sulle gare di affidamento di servizi postali, verificando altresì che queste consentano la partecipazione di piccole imprese, nel rispetto dei principi dello statuto delle imprese in merito al diritto di accesso alle procedure di evidenza pubblica delle micro, piccole e medie imprese secondo i criteri individuati dall'articolo 13 dello statuto medesimo, e al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del settore;
   a prevedere un tavolo di concertazione tra tutti i soggetti cointeressati, allo scopo di concordare e di avviare nell'immediato un piano per lo sviluppo del settore postale, prevedendo iniziative specifiche per le piccole imprese del recapito e per i lavoratori del settore.
(7-00896) «Velo, Boccuzzi, Bossa, Brandolini, Cardinale, Carella, Cenni, Codurelli, Froner, Lenzi, Madia, Marantelli, Marchi, Miotto, Naccarato, Mario Pepe (PD), Pes, Sani, Scarpetti, Schirru, Touadi, Tullo, Vassallo, Vico, Zampa, Zucchi».


   La X Commissione,
   premesso che:
    nell'ambito dell'analisi e della revisione della spesa pubblica volte a evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare alla crescita sono previsti tagli per la riduzione dei costi nella pubblica amministrazione pari a 4,2 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2012, anche attraverso il «compattamento di uffici e amministrazioni»;
    in tale prospettiva, secondo recenti notizie di stampa, si prospetterebbe la soppressione del dipartimento per sviluppo e la competitività del turismo e la sua sostituzione con un semplice ufficio, accorpato al dipartimento per gli affari regionali;
    la notizia ha suscitato viva preoccupazione nelle associazioni nazionali di categoria, tra gli assessori al turismo delle regioni italiane, oltre che tra le associazioni dei consumatori;
    se si volessero conseguire consistenti risparmi di spesa nell'ambito delle spese per il funzionamento del dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, pari a 2.799.330 euro, sarebbe sufficiente:
     a) sopprimere la «struttura di missione per il rilancio dell'immagine dell'Italia», duplicato dell'ENIT, nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri, istituita il 15 dicembre 2011, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, conseguendo un risparmio di 1.349.330,92 euro annui, oltre alle spese di funzionamento e la gestione delle attività;
     b) sopprimere tre servizi di livello dirigenziale in fase di copertura nel dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo (relazioni comunitarie e attività internazionali, interventi e realizzazione progetti per il settore turistico, affari generali e giuridici) con un risparmio di 360.000 euro, e altri due servizi di livello dirigenziale in fase di copertura nel dipartimento per gli affari regionali e lo sport (ufficio per il federalismo amministrativo e servizio alla persona e alla comunità) con un risparmio di 320.000 euro;
    parlando ai parlamentari riuniti nell'Osservatorio parlamentare per il turismo, il Ministro Piero Gnudi, ha affermato di recente che il turismo nei prossimi 10 anni potrebbe dare un contributo al prodotto interno lordo fino al 18 per cento con la possibilità di creare 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro, prospettiva accolta con largo consenso da parlamentari e dagli operatori del mondo del turismo;
    tali ambiziosi obiettivi sono difficilmente raggiungibili senza avere il dipartimento come riferimento e prevedendo ulteriori tagli a un settore strategico che può dare un contributo rilevante per lo sviluppo e il lavoro;
    da tempo il settore del turismo è in attesa di una incisiva riforma della sua governance, mentre le già esigue dotazioni finanziarie sono state falcidiate, passando dai 49 milioni di euro del 2009 ai 18,6 del 2011;
    la prospettata soppressione del dipartimento sarebbe la pietra tombale sulle legittime aspirazioni di serie politiche nazionali a sostegno del settore, di cui il turismo ha bisogno; è dunque necessario mantenere il dipartimento e la prospettiva di politiche unitarie nazionali, come accade negli altri Paesi e nel rispetto delle competenze regionali;
    lo sviluppo del turismo è, nel nostro Paese, condizione necessaria per la crescita complessiva del sistema economico; ridurre le risorse relative alle politiche per il settore non è un risparmio, ma una rinuncia a promuovere politiche di crescita e di rilancio;
    fino ad oggi per il turismo si sono moltiplicati indirizzi che con il tempo si sono rivelati sbagliati; dopo tanti cambiamenti riconosciuti non efficaci, per promuovere una strategia vincente per il turismo italiano, che continua a scendere nelle classifiche del turismo mondiale, prima di fare scelte affrettate, è forse giunto il momento di aprire una riflessione ampia sulla governance del settore, che coinvolga tutti i soggetti interessati,

impegna il Governo

ad assumere tutte dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, anche prevedendo tagli mirati di spesa.
(7-00893) «Marchioni, Lulli».


   La XII Commissione,
   premesso che:
    la medicina generale costituisce uno dei pilastri fondamentali su cui si regge il Sistema sanitario nazionale. Oggi più che mai, in epoca di deospedalizzazione e rafforzamento dell'assistenza territoriale, il medico di medicina generale, altrimenti noto come «medico di famiglia», rappresenta una figura di riferimento imprescindibile;
    nonostante ciò il corso di formazione specifica in medicina generale, necessario per intraprendere tale professione e accessibile tramite regolare concorso, è da anni poco valorizzato da un punto di vista economico, nonché poco tutelato per quel che concerne i diritti fondamentali;
    il corso è regolamentato dalle seguenti normative:
     a) direttiva UE 93/16;
     b) decreto legislativo 17 agosto 1999 n. 368 (che recepisce la direttiva 93/16/CEE);
     c) decreto legislativo n. 277 del 2003 (che recepisce la direttiva 2001/19/CEE);
     d) decreto ministeriale Salute del 7 marzo 2006, in base alle quali:
      a) un medico iscritto al corso percepisce una borsa di studio pari a circa 11.600 euro/anno lordi;
      b) tale borsa di studio è soggetta a tassazione IRPEF e IRAP, in seguito alla quale l'importo mensile netto percepito da ogni medico corsista risulta essere di soli 800 euro mensili circa;
      c) durante l'intera durata del corso (tre anni) per i medici in formazione è inibita la libera professione, pena l'esclusione dal corso;
      d) a totale carico del medico corsista gravano inoltre le spese di assicurazione professionale e infortuni;
    la questione dell'equiparazione del trattamento fiscale non può certo considerarsi affrontabile così come prospettato con il decreto-legge n. 16 del 2 marzo 2012, laddove si prevedeva un prelievo fiscale per gli importi superiori a 11.500 euro/annuo di tutte le borse di studio, assegni e sussidi per studio o addestramento professionale, da chiunque corrisposti;
    ulteriore elemento aggravante della situazione dei medici corsisti in medicina generale è il non riconoscimento del diritto, garantito peraltro costituzionalmente, alle ferie e alla maternità contrariamente a quello che avviene per ogni lavoratore e per gli specializzandi,

impegna il Governo

a predisporre, in tempi rapidi, tutte quelle iniziative necessarie ad equiparare lo status giuridico e fiscale dei corsisti in medicina generale a quello degli specializzandi, ad esempio, assicurando che i costi assicurativi professionali e per gli infortuni siano sostenuti dagli enti che organizzano i rispettivi corsi, riconoscendo il diritto alla ferie retribuite e alla maternità, nonché sottoponendo le loro borse di studio al medesimo regime fiscale riconosciuto agli specializzandi.
(7-00892) «Pedoto, Miotto, Lenzi, Bossa, Burtone, Fontanelli, Murer, Sarubbi, Sbrollini, D'Incecco».


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    il decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, disciplina, all'articolo 62, le relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, con l'obiettivo di un più elevato grado di trasparenza, certezza e correttezza nei rapporti tra i contraenti in considerazione della rilevanza sociale ed economica riconosciuta al settore disciplinato;
    le concrete modalità applicative dell'articolo in commento devono ancora essere disciplinate da un decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da emanare entro tre mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012;
    anche il Parlamento europeo nella seduta del 19 gennaio 2012, ha approvato una risoluzione sullo squilibrio della filiera alimentare, in cui si evidenzia, tra l'altro, la progressiva perdita di potere contrattuale degli agricoltori e l'analoga diminuzione dei prezzi alla produzione invitando la Commissione europea a proporre solide normative per garantire rapporti equi e trasparenti fra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari;
    la Commissione europea sin dalla comunicazione sul «Miglior funzionamento della filiera alimentare in Europa» (COM(2009)591) ha posto l'accento sugli squilibri nella filiera agroalimentare, che si traducevano in pratiche commerciali scorrette, quali ritardi di pagamento, modificazioni unilaterali dei contratti, condizioni contrarie al principio di buona fede, restrizioni all'accesso al mercato, disuguali distribuzioni dei margini di profitto all'interno della filiera;
    l'attuale crisi economico finanziaria rende ancor più stringente la necessità di un corretto funzionamento della filiera alimentare con la riduzione dei notevoli squilibri nel potere negoziale delle parti contraenti, laddove operatori più grandi e potenti spesso danno luogo a pratiche commerciali sleali, mediante prezzi o condizioni contrattuali a loro vantaggio;
    tali pratiche possono verificarsi a qualsiasi livello della filiera e consistono, ad esempio, in pagamenti tardivi, modifiche unilaterali dei contratti, cambiamenti ad hoc dei termini contrattuali, l'imposizione di promozioni, di scoutistica ed il pagamento di un corrispettivo di inserimento del prodotto;
    in un mercato poco trasparente, il potere negoziale disuguale ha dato luogo a pratiche vessatorie che hanno portato a distorsioni del mercato, con effetti negativi sulla competitività dell'intera filiera alimentare;
    la perdita di potere negoziale, l'aumento dei costi di produzione e l'impossibilità di recuperare detti costi lungo la catena di distribuzione alimentare mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole,

impegna il Governo:

   ad adottare nel più breve tempo possibile, il decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, per definire le modalità applicative delle disposizioni di cui all'articolo 62, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1;
   a garantire, nella definizione del citato decreto, la piena attuazione di quanto previsto dall'articolo 62, con particolare attenzione ai prodotti alimentari deteriorabili e ai seguenti indirizzi:
    a) prevedere che la stesura dei contratti e i relativi adempimenti siano a carico dell'acquirente, fermo restando che i contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari, dovranno essere stipulati in forma scritta, a pena di nullità, osservando principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni;
    b) prevedere che nel contratto di cessione del prodotto o – qualora le condizioni siano state disciplinate nei contratti quadro o nei contratti base ed eventuali accordi integrativi e pattuizioni aggiuntive – nell'ordine di acquisto sia indicato il prezzo netto da fatturare senza che l'acquirente nulla possa più pretendere dal fornitore e che i termini di pagamento decorrano dalla fine del mese di consegna del prodotto;
    c) garantire alle parti la certezza negoziale prevedendo che il ricevimento della fattura in data successiva alla fine del mese di consegna documentata del prodotto non possa in alcun modo posticipare i termini di pagamento, l'applicazione degli interessi dovuti al creditore nonché l'irrogazione delle sanzioni amministrative e pecuniarie;
    d) considerare illegittimo il comportamento del contraente che subordini l'avvio della relazione commerciale all'accettazione di condizioni contrattuali inique o eccessivamente gravose quali la previsione di automatismi promozionali, la fatturazione di servizi fra grande distribuzione organizzata e fornitore, l'eventuale imposizione di sistemi o fornitori scelti non motivati sulla base dell'economicità e dell'efficienza o pretendere ristorni o contribuzioni anche da fornitori di servizi o imballaggi, ovvero che in un momento successivo imponga nuove regole extracontrattuali a rapporti già regolamentati tra le parti;
    e) far riferimento per la definizione delle specifiche fattispecie ai princìpi di buone prassi commerciali e agli esempi di pratiche sleali definiti dai rappresentanti della filiera a livello europeo nell'ambito dell’High Level Forum presentati alla Commissione europea, che ha espresso parere favorevole, il 29 novembre 2011;
    f) considerare clausola iniqua in danno del creditore la conclusione di contratti con determinazione di prezzi al di sotto dei costi di produzione dei prodotti oggetto delle cessioni, come rilevati dall'ISMEA attraverso il servizio certificato ai sensi della norma UNI EN ISO 9001:2008;
   a rafforzare le misure per favorire il pagamento del corrispettivo entro il termine legale di trenta giorni per le merci deteriorabili e per tutte le altre merci entro il termine di sessanta giorni, considerando che la situazione reddituale degli agricoltori è in continuo peggioramento e potrebbe indurre molti di loro ad abbandonare le campagne;
   a valutare l'opportunità di un coinvolgimento dei competenti organi parlamentari prima della definitiva adozione del decreto in parola.
(7-00891) «Brandolini, Oliverio, Zucchi, Agostini, Marco Carra, Cuomo, Cenni, Fiorio, Marrocu, Mario Pepe (PD), Servodio, Sani, Trappolino».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   POLI e RUGGERI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il decreto attuativo sulla detassazione dei premi di produttività, per l'anno 2012, annunciato dal vice ministro dell'economia e delle finanze, Vittorio Grilli, rispondendo all'interrogazione presentata dal primo firmatario del presente atto n. 3-02302 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 maggio 2012, sancisce che per il periodo dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012, sono prorogate le misure sperimentali per l'incremento della produttività del lavoro previste dall'articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto-legge 27 maggio 2008 n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126;
   tali misure trovano applicazione entro il limite di importo complessivo di 2.500 euro lordi, con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell'anno 2011, a 30.000 euro, al lordo delle somme assoggettate nel medesimo anno 2011 all'imposta sostitutiva di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 93 del 27 maggio 2008;
   dopo cinque mesi di ritardo si dà atto al Governo di aver adottato tale decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale così come annunciato. Tuttavia, le misure in esso contenute limitano la portata del provvedimento, in quanto risultano abbassati sia la soglia di reddito che il limite massimo di importo agevolabile;
   senza risorse adeguate il tanto atteso decreto attuativo sulla detassazione dei premi di produttività resta un provvedimento svuotato di ogni significato –:
   se non si ritenga urgente adottare le iniziative necessarie affinché vengano ripristinati al più presto i fondi per la detassazione dei redditi derivanti da premi di produttività a partire dal 1o gennaio 2012, restituendo quanto prima a questo strumento di incentivazione utile ed efficace quella capacità di sostenere tanti lavoratori come avvenuto anni fa, per impedire che questi ultimi vengano penalizzati. (3-02320)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FIANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   a seguito del drammatico terremoto del 20 maggio 2012 in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e delle successive scosse è stato istituito un numero verde, il 45500, attraverso il quale chiunque può donare 2 euro tramite l'invio di un sms;
   le donazioni pervenute per tale tramite confluiscono su un fondo della protezione civile;
   la stessa protezione civile rende noto sul proprio sito web il progressivo accumularsi delle donazioni, che alla data di oggi assommerebbero già a quasi 10 milioni di euro;
   a quanto risulta tale numero rimarrebbe attivo fino al 26 giugno 2012;
   i privati possono donare denaro anche tramite versamenti su conto corrente postale, bonifici bancari o versamenti bancari diretti;
   sulla cifra raccolta non graverà l'iva e nessuna quota verrà trattenuta dagli operatori di telefonia;
   i tempi tecnici di trasferimento reale dei fondi versati dai privati sono di circa 60 giorni, dovuti allo sfasamento temporale tra il momento in cui viene effettuato l'sms e la data effettiva di pagamento delle proprie bollette telefoniche da parte degli utenti;
   il responsabile della gestione dei fondi raccolti sarà il presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani, coadiuvato dai due presidenti di Lombardia e Veneto –:
   se tutto quanto sopra esposto corrisponda al vero e se le somme raccolte verranno erogate direttamente alla popolazione colpita ovvero utilizzate per il pagamento di opere pubbliche, o ancora se, come nel caso del terremoto dell'Aquila del 2009, una parte di questo denaro verrà utilizzato come fondo di garanzia per l'erogazione di microcrediti o crediti agevolati oppure se siano previste altre modalità di impiego del denaro raccolto.
(5-07012)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GELMINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   in base a stime ancora del tutto provvisorie, i danni provocati dai fenomeni sismici che hanno colpito il 22 e il 29 maggio 2012 le province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova e Rovigo, causando 24 morti e più di 400 feriti, ammontano a più di 5 miliardi e hanno provocato la chiusura – in parte momentanea – di 3.500 aziende e danni in più di 500 stabilimenti industriali, mettendo a rischio 12-13.000 posti di lavoro nel solo settore industriale;
   le scosse telluriche hanno colpito duramente una delle zone più produttive del Paese che rappresenta, da sola, circa l'1 per cento del PIL nazionale, trainato soprattutto dai settori della meccanica e biomedicale;
   con la deliberazione del Consiglio dei ministri del 30 maggio 2012, il Governo ha dichiarato lo stato di emergenza, ponendo in essere quelle azioni urgenti, finalizzate al superamento della situazione emergenziale, non fronteggiabile con mezzi e poteri ordinari;
   nella stessa seduta del 30 maggio, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto ministeriale di rinvio dei versamenti fiscali e contributi a settembre e un decreto legge che prevede: la concessione di contributi a fondo perduto per la ricostruzione e riparazione delle abitazioni danneggiate dal sisma, per la ricostruzione e la messa in funzione dei servizi pubblici, per gli indennizzi alle imprese e per gli interventi su beni artistici e culturali; l'individuazione di misure volte alla la ripresa dell'attività economica; la delocalizzazione facilitata delle imprese produttive nei territori colpiti dal terremoto; la proroga del pagamento delle rate del mutuo e la sospensione degli adempimenti processuali e dei termini per i versamenti tributari e previdenziali, degli sfratti; la deroga del patto di stabilità, entro un limite definito per i comuni, delle spese per la ricostruzione;
   la copertura finanziaria per questi interventi è stata individuata nell'incremento di 2 centesimi dell'accisa sui carburanti per autotrasporto così come nell'utilizzo di fondi resi disponibili dalla cosiddetta spending review;
   sempre il 30 maggio 2012 il Consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti ha deliberato di sospendere nel 2012 la riscossione delle rate di ammortamento sui mutui erogati agli enti locali colpiti dalla grave calamità naturale e altri provvedimenti volti a consentire alle piccole e medie imprese dell'area interessata dal terremoto l'immediato riavvio delle attività e della connessa ricostruzione;
   già nella giornata di mercoledì 30 maggio 2012, il Ministro dello sviluppo economico ha lanciato un appello ai petrolieri, affinché neutralizzino, volontariamente, l'aumento del prezzo dei carburanti, limando i loro margini industriali;
   anche il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini, ha ricordato ai petrolieri che, mentre il prezzo del petrolio sul mercato mondiale è in calo, quello della benzina non pare sceso in modo proporzionale;
   le principali associazioni dei consumatori, ribadendo la loro assoluta contrarietà all'aumento delle accise sui carburanti, ritengono, secondo studi e dati in loro possesso, che vi sia il margine per una riduzione del prezzo della benzina di circa 4 centesimi al litro;
   il presidente dell'Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, si è detto fiducioso che le aziende risponderanno all'appello del Ministro, valutandolo «con estrema attenzione, dato il momento come questo»; ad ora, tuttavia, segnali concreti non se ne sono registrati;
   la sospensione dei mutui e gli altri interventi – pur importanti – decisi dal Governo, potrebbero rivelarsi da soli non sufficienti, essendo necessarie altre azioni che consentano alle imprese di avere effettivamente a disposizione i mezzi creditizi necessari a riprendere le attività e a provvedere alla fase di ricostruzione;
   il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, nelle considerazioni finali, ha affermato che «vi sono segnali che il miglioramento delle condizioni di liquidità della banche stia favorendo l'offerta di credito», definendo, altresì, «non corretta» la critica alle banche «di essere disattente alle esigenze dell'economia» visto che «sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito anche se in difficoltà»;
   tuttavia, in base a notizie apparse sulla stampa, si registrano segnali in controtendenza rispetto alle rassicuranti parole del Presidente Visco. In particolare, relativamente alle situazioni degli imprenditori colpiti dal sisma e oggetto di questo atto di sindacato ispettivo, sul Sole 24 Ore di giovedì 31 maggio, in un articolo titolato «Dopo il sisma il diktat della banca», è riportata l'esperienza del presidente della Abk Industrie Ceramiche che, a pochi giorni dal sisma che ha danneggiato un impianto dell'azienda a Finale Emilia, si è visto dimezzare dalla propria banca il finanziamento. Seppure la vicenda, anche grazie al clamore mediatico, ha trovato immediata soluzione con l'intervento diretto del presidente dell'Abi, rappresenta l'ennesimo episodio di un problema, quantomeno di comunicazione, tra imprese ed istituti di credito che è andato aggravandosi in questo periodo di crisi;
   un confronto serio e costruttivo con le banche è fondamentale al fine di dare un contributo determinante alla rinascita e alla ricostruzione di questa parte del Paese così fortemente provata, evitando che, in un momento di crisi e di sconforto, le imprese commettano l'errore (o vi siano indotte indirettamente) ad abbandonare il territorio –:
   se, indipendentemente dall'adesione, più che auspicabile, dei petrolieri all'appello di importanti Ministri dell'esecutivo, il Governo non intenda prendere in considerazione l'ipotesi di sterilizzare l'Iva sulle accise, applicando l'imposta solo alla componente industriale del prezzo del carburante e ponendo fine, quantomeno, all'iniquo ed imbarazzante sistema «delle tasse sulle tasse»;
   se sia venuto a conoscenza di altre situazioni analoghe a quelle riportate dal prestigioso quotidiano economico e quali iniziative specifiche intenda adottare, nelle more dell'attuazione di quanto previsto dal decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 maggio 2012, n. 62, sull'istituzione presso il Ministero dell'economia e delle finanze dell'osservatorio per l'erogazione del credito alla clientela, con particolare riferimento alle imprese micro, piccole, medie e a quelle giovanili e femminili, al fine di monitorare il sistema e possibilmente evitare che si creino situazioni che rendano ulteriormente e inutilmente difficile agli imprenditori delle province interessate dal sisma il ritorno alla normalità. (4-16435)


   BARANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il terremoto che ha colpito l'Emilia Romagna è una tragedia nazionale, che ha colpito una economia importante per il nostro Paese, ed è fondamentale il supporto di tutte le istituzioni a qualsiasi livello;
   la regione Toscana, come avviene sempre in questi casi si è attivata in modo solidale ed ha fatto arrivare ed allestire un campo mobile che ospita oltre 300 cittadini sfollati;
   il Governo per far fronte alla grave situazione e reperire le risorse economiche per fronteggiare le conseguenze del terremoto, ha ritenuto di far ricorso ad un aumento dell'accisa sulla benzina, con la novità, positiva, di applicare tale aumento all'intera comunità nazionale, facendosi carico dei costi per i soccorsi, la messa in sicurezza dei territori colpiti e per i risarcimenti dei danni alle imprese e alle famiglie;
   la soluzione adottata è stata diversa da quella assunta nel caso dell'alluvione, che ha interessato la Toscana ed in particolare ha colpito la Lunigiana e l'Isola d'Elba, nell'ottobre 2011, in cui il Governo decise di applicare l'aumento delle accise della benzina solo nel territorio regionale con un aumento di 5 centesimi al litro;
   contro tale provvedimento la regione Toscana ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale, ritenendo che i costi dell'evento calamitoso dovessero gravare sulla fiscalità generale;
   la Corte costituzionale, con sentenza n. 22 del 2012, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 2-quater, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, nella parte in cui introduce i commi 5-quater e 5-quinquies, primo periodo, all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, «Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile»;
   la Consulta, accertando la violazione dell'articolo 119, primo comma, della Costituzione, ha chiarito che imporre alle regioni di deliberare aumenti fiscali per poter accedere al Fondo nazionale della protezione civile, in presenza di un persistente accentramento statale del servizio, ne lede l'autonomia;
   è stata altresì accertata la violazione del quarto comma dell'articolo 119 della Carta, sotto il profilo del legame necessario tra le entrate delle regioni e le funzioni delle stesse, poiché lo Stato, pur trattenendo per sé le funzioni in materia di protezione civile, ne accolla i costi alle regioni stesse. Peraltro, osservano i giudici, «l'obbligo di aumento pesa irragionevolmente sulla Regione nel cui territorio si è verificato l'evento calamitoso, con la conseguenza che le popolazioni colpite dal disastro subiscono una penalizzazione ulteriore» e, anche se scatta la sospensione dei versamenti, alla fine del periodo di crisi le obbligazioni rimangono comunque valide;
   secondo la Corte, le norme censurate contraddicono inoltre la ratio del quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione: «le stesse, anziché prevedere risorse aggiuntive per determinate Regioni “per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni”, (...) al contrario, impongono alle stesse Regioni di destinare risorse aggiuntive per il funzionamento di organi e attività statali»;
   numerose imprese (agricole, zootecniche e turistiche della regione Toscana) sono state già gravemente colpite da eventi alluvionali nel corso del 2011, in vigenza della norma dichiarata illegittima da parte della Corte costituzionale;
   al fine di fronteggiare le emergenze verificatesi nell'alluvione che ha colpito la Toscana, in via d'urgenza, le amministrazioni locali hanno dovuto provvedere ad interventi straordinari, di tipo sia economico che organizzativo, il cui costo si è aggiunto a quello già sostenuto per le accise sulla benzina;
   anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 22 del 2012, il peso finora posto irragionevolmente a carico delle regioni nel cui territorio si verifica l'evento calamitoso, e dunque sui cittadini e sulle imprese già penalizzati dall'evento stesso, dovrà essere riassunto a pieno dallo Stato centrale;
   con l'ultimo aumento delle accise per il terremoto in Emilia Romagna i cittadini toscani si trovano in modo gravoso, anche in un contesto economico non facile, ad avere un aumento delle accise complessive di 7 centesimi per litro –:
   se il Governo intenda includere le zone colpite dall'alluvione dello scorso ottobre in Lunigiana e nell'isola d'Elba, nel riparto delle risorse del fondo nazionale della protezione civile, al fine di ricostruire i territori e le numerose imprese danneggiate dalle piogge, in modo da evitare una sperequazione incomprensibile fra i cittadini di regioni diverse. (4-16436)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   un cittadino italiano è stato chiamato in giudizio — stando a quanto si legge nel decreto di citazione — «in qualità di responsabile delle trasmissioni di “PN BOX”, televisione via web, senza essere iscritto all'albo dei giornalisti e senza aver registrato la testata» avrebbe svolto «attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone»;
   i fatti, a nostro avviso, sono da soli sufficienti a raccontare l'assurdità di una delle più gravi aggressioni alla libertà di informazione ed alla libertà di impresa sul web consumatesi, nel nostro Paese, negli ultimi anni;
   il PN Box è un progetto nato nel 2006 con l'obiettivo di dar vita ad un nuovo modo di fare televisione attraverso il web e, ad un tempo, promuovere la libertà di manifestazione del pensiero on line: l'idea è quella di porre chiunque abbia qualcosa da raccontare o un tema da approfondire nella condizione di farlo mettendo a sua disposizione una telecamera, un operatore o, più semplicemente, uno spazio per la pubblicazione di un video girato direttamente dall'utente e con mezzi propri. Una TV in perfetto stile 2.0 e dal basso;
   nel maggio del 2010, il presidente del consiglio regionale dell'ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, prende carta e penna e denuncia alla procura della Repubblica di Pordenone il caso di un cittadino di Pordenone che, «a quanto risulta e salvo verifica, gestisce una televisione via web denominata “PN-BOX” senza essere iscritto all'albo dei giornalisti e senza aver registrato la testata...Tanto — prosegue la denuncia — ai fini dell'accertamento di un eventuale esercizio abusivo della professione di giornalista»;
   la procura della Repubblica di Pordenone, ricevuta la denuncia, avvia un procedimento contro il cittadino, poi sfociato nella sua citazione a giudizio;
   il senso della denuncia del consiglio regionale dell'ordine dei giornalisti è tanto semplice quanto dirompente per l'ecosistema web: l'attività di divulgazione e pubblicazione di contenuti on line sarebbe un'attività riservata ai soli giornalisti;
   centinaia di migliaia di blogger italiani starebbero esercitando abusivamente la professione di giornalista e, quindi, rischiando una pena fino a sei mesi di galera e, con loro, analogo rischio starebbero correndo centinaia di piccole web TV;
   ad avviso degli interroganti siamo di fronte ad un autentico attentato alla libertà di impresa costituzionalmente tutelata, alle dinamiche di produzione e circolazione dei contenuti on line nel rispetto dell'articolo 21 della Costituzione relativa alla fondamentale libertà, il più importante dei diritti di libertà: la libertà di manifestazione del pensiero;
   l'informazione ed il sapere sono beni comuni — i più preziosi tra i beni comuni — e la loro produzione e circolazione libera e non soggetta ad alcuna regola, vincolo, laccio o lacciolo è presupposto indefettibile per l'esistenza di qualsiasi democrazia moderna;
   la Repubblica, invece, conculca i diritti della Carta che la fonda e ostacola il principio che per esprimere sul web la propria idea o raccontare ciò che è accaduto davanti ai nostri occhi o, ancora, per condividere il nostro sapere dobbiamo possedere un tesserino;
   se si affermasse tale principio, saremmo innanzi alla fine della libertà di informazione sul web e non solo, potenzialmente mettendo in pericolo la libertà di informazione e quella di impresa –:
   se sia a conoscenza dei fatti narrati e, nell'eventualità positiva quali iniziative intendano assumere, eventualmente anche di carattere normativo, per evitare in futuro il rischio di veder ulteriormente conculcati fondamentali diritti costituzionali e diritti di libertà. (4-16450)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   la mappa di pericolosità sismica preparata dall'Istituto di geofisica e vulcanologia nel 2003 è al centro delle polemiche di questi giorni post-terremoto. Alcune regioni hanno aggiornato la mappa delle zone sismiche dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 2006. I governi di Emilia Romagna e Abruzzo hanno invece scelto di non aggiornare lo strumento dell'INGV, e ne hanno pagato le conseguenze;
   in Italia le regioni non sono obbligate a prendere in considerazione la mappa di pericolosità sismica elaborata dall'INGV. A ribadirlo è l'Istituto di geofisica e vulcanologia. Quello che emerge, dando un semplice sguardo ai documenti pubblicati sul sito della Protezione civile, è che probabilmente un recepimento delle indicazioni contenute nella cartina da parte delle regioni avrebbe quantomeno aiutato;
   dopo l'aggiornamento obbligatorio del 2003, la maggior parte delle regioni ha scelto infatti di non rivedere lo strumento adeguandolo alle specificità dei propri territori. Tra queste ci sono l'Emilia Romagna e l'Abruzzo, interessate dai sismi più gravi degli ultimi anni –:
   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e quale sia la procedura e a chi spetti il compito di attribuire il grado di pericolosità ai vari territori nazionali, con riferimento alla pericolosità attinente alla probabilità di eventi sismici e alla loro gravità;
   quali iniziative urgenti intenda assumere per evitare in futuro il ripetersi dei tanti lutti e danni causati dalla potenza della natura, ma anche dalla imperizia dei pubblici amministratori competenti, e se si intenda porre in essere un censimento generale degli stabili edificati sul territorio nazionale, qualunque sia la destinazione d'uso, al fine di prevenire ulteriori eventi tragici. (4-16459)


   CASSINELLI e SCANDROGLIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi durante la recente convention dei dirigenti del gruppo ha espresso, tra le altre, le seguenti osservazioni su Ansaldo Energia:
    «Per essere vincenti, di conseguenza, dobbiamo concentrare ogni impegno su quei settori nei quali il nostro patrimonio tecnologico è più forte e capace di maggiori sviluppi, ed uscire da quelli connotati da tecnologie più mature e perciò esposti ad una più ampia ed agguerrita concorrenza»;
    «Ansaldo Energia si può definire il più piccolo tra i grandi player del settore: Finmeccanica da sola non può aspirare ad assumere autonomamente una posizione di leadership in questo settore e fronteggiare gli investimenti necessari allo sviluppo per esercizio di nuove turbine a gas di classe post – F. Siamo quindi ingegnati a definire l'assetto azionario che meglio le consenta di continuare il percorso di internazionalizzazione delle proprie attività e sostenere il passo dell'innovazione tecnologica»;
    «Proprio per i tre motivi che ho detto prima abbiamo fissato semplici ma ferme condizioni per procedere nelle negoziazioni: il commitment al mantenimento in Italia delle capacità di sviluppo, ingegneristiche ed industriali, e la loro crescita nel tempo; il mantenimento/crescita dei livelli occupazionali; la salvaguardia dell'indotto qualificato»;
   autorevoli esponenti del mondo sociale, economico e industriale genovese hanno espresso forte preoccupazioni per le intenzioni dell'attuale vertice di Finmeccanica;
   le organizzazioni sindacali hanno manifestato unitariamente contro la vendita delle società del gruppo dei settori energia e trasporti;
   la città di Genova sta ponendo le basi per diventare un hub tecnologico nazionale grazie all'esistenza di importanti soggetti nazionali e internazionali, come l'Istituto italiano di tecnologia e come il costituendo parco scientifico tecnologico degli Erzelli, e la presenza di società come Ansaldo Energia e Ansaldo STS in città costituisce il terreno fertile più idoneo perché lo sviluppo tecnologico abbia concrete applicazioni industriali e attragga ulteriori «cervelli in fuga» nel nostro Paese;
   inoltre come risulterebbe agli interroganti dalla lettura dei bilanci della società degli ultimi anni:
    a) il mercato non si muove solo nella direzione di una nuova turbina. Indicazioni condivise dai più indicano in ancora molti anni la sopravvivenza della attuale tecnologia con opportuni continui miglioramenti. Ansaldo Energia ha dimostrato di essere in grado ormai da anni di sviluppare autonomamente il miglioramento del proprio prodotto senza gravare su Finmeccanica. Per questo motivo non si capisce la urgente necessità della ricerca di un partner tecnologie;
    b) la posizione espressa da Finmeccanica appare ulteriormente contraddittoria, perché se si sostiene che Ansaldo Energia viene posizionata fuori perimetro solo per uno sviluppo tecnologico, allora vorrebbe dire che Finmeccanica deve procedere con un partner che renda disponibile alla società l'ultimo prodotto sviluppato per la commercializzazione e produzione negli stabilimenti di Genova del prodotto;
    c) risulterebbero più soggetti, da industriali a puri investitori finanziari a fondi sovrani, interessati alla società –:
   se il Governo nella sua qualità di azionista di riferimento di Finmeccanica, sia a conoscenza del piano di Finmeccanica per Ansaldo Energia;
   quali siano i soggetti potenzialmente interessati che garantiscano quanto indicato in premessa al punto b);
   quali siano le garanzie per il «mantenimento in Italia» delle capacità di sviluppo, ingegneristiche e di produzione industriale e la loro crescita nel tempo. (4-16460)


   PIONATI. —Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il recente terremoto che ha avuto epicentro in Emilia Romagna ha provocato anche danni in Veneto; si sono registrate fessurazioni e crolli anche a Venezia;
   l'interrogante non è a conoscenza di alcuna attività di monitoraggio del patrimonio pubblico, e sopratutto comunale, a Venezia operata in via precauzionale in relazione ad eventi eccezionali e catastrofici, comunque non più rari nell'area della Pianura Padana, a fronte della nuova mappatura del rischio sismico nel Nord-Italia;
   il dottor Miracco ha dichiarato sulla stampa che il Governo dovrebbe impegnare 50 milioni di euro derivanti dalla legge speciale, già due anni fa annunciati dal CIPE, ma mai effettivamente erogati al capoluogo veneto, per la messa in sicurezza della città, anche a seguito del terremoto, ovvero per la manutenzione;
   il sindaco di Venezia, avvocato professor Orsoni, già aveva richiesto tali fondi, prima del sisma, esclusivamente per effettuare l'ordinaria manutenzione a Venezia, nonostante il comune di Venezia abbia avviato da alcuni anni una vendita sistematica del patrimonio immobiliare pubblico e nonostante sia stata attivata da quasi un anno la tassa di soggiorno, che, nel suo spirito istitutivo contemplava proprio la manutenzione del patrimonio immobiliare, culturale, ambientale storico ed architettonico delle città d'arte;
   l'amministrazione comunale di Venezia sembra non voler effettuare alcuna manutenzione urgente e immediata, anche a seguito dei danni causati dal sisma, se non attraverso i fondi CIPE, adducendo problemi di bilancio; comunque il non aver effettuato in questi anni, anche con gli introiti delle alienazioni, opere di messa in sicurezza preventiva, ovvero aver trascurato, o ridotto, l'ordinaria manutenzione anche solo degli immobili di proprietà comunale, tra cui scuole ed asili, ad avviso dell'interrogante non può non aver che aver acuito i danni subiti dalle strutture colpite dal terremoto;
   apparentemente l'amministrazione comunale di Venezia sembra voler impiegare i proventi della tassa di soggiorno (più di 2 milioni di euro nel primo trimestre di tassazione settembre/dicembre 2011) per lo svolgimento di feste tradizionali e regate;
   dalla stampa locale si apprende che diversi immobili, anche di utilità pubblica, sono stati danneggiati dal terremoto, e messi in sicurezza, ma non si è ancora in grado di stilare una mappatura esatta delle strutture danneggiate: ciò potrebbe comportare un potenziale pericolo per il pubblico, avendo Venezia esclusivamente un traffico pedonale, anche in «calli» strette ed anguste –:
   se effettivamente il CIPE abbia disponibilità dei fondi di legge speciale, mai erogati all'amministrazione comunale di Venezia, e se detti fondi verranno erogati in relazione al sisma che ha colpito il Nord Italia;
   se non si ritenga utile ed opportuno, stante la specificità del tessuto urbano della città di Venezia, in relazione anche ai danni subiti a seguito del sisma, assumere iniziative per delegare al prefetto di Venezia compiti specifici di vigilanza a tutela della pubblica incolumità, stante l'atteggiamento dell'amministrazione comunale veneziana, che «attende» i fondi CIPE e che ha problemi di bilancio, in relazione pure al vertice che si terrà proprio in prefettura sui problemi del rischio sismico a Venezia e provincia.
(4-16463)


   CASSINELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   la cosiddetta manovra Salva Italia è costituita per circa tre quarti da entrate derivanti dalla tassazione degli immobili;
   tale tassazione è incentrata sull'imposta municipale unica sperimentale, un tributo secondo l'interrogante ben più gravoso e iniquo sia dell'Ici sia dell'imposta municipale unica ordinaria, come prevista dal decreto sul federalismo fiscale municipale;
   in particolare, la nuova imposta si presenta oltremodo penalizzante per gli immobili concessi in locazione. Mentre, infatti, nell'imposta municipale unica ordinaria si prevede la riduzione a metà dell'aliquota per gli immobili locati, soprattutto in virtù del fatto che per essi la nuova imposta non sostituisce (come invece sancito per gli altri immobili) l'imposta sul reddito, nell'imposta municipale unica sperimentale è prevista solo una facoltà di riduzione in capo ai comuni;
   tale penalizzazione ha portato ad una gravissima situazione di paralisi del mercato dell'affitto, con tutti gli effetti distorsivi che ciò comporta sull'intera economia nazionale, anzitutto in termini di minore mobilità sul territorio delle forze del lavoro;
   nell'ambito degli immobili locati, particolarmente gravi sono gli effetti che la nuova imposta provoca su quelli concessi in locazione a canone calmierato (i cosiddetti contratti «concordati»), per i quali gli aumenti determinati dal contemporaneo aumento della base imponibile e dell'aliquota massima applicabile si collocano in molti casi sul livello del 7/800 per cento (ma si registrano casi di aumento, addirittura, del 3.000 per cento);
   ulteriore elemento negativo della nuova imposta è dato dal fatto che per l'imposta municipale unica sperimentale non viene più riproposta la possibilità di assimilare ad abitazione principale l'immobile dato in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, con conseguente applicazione dello stesso regime agevolativo previsto per l'abitazione principale. Novità che determina un forte aggravio di imposta per una fattispecie che, al contrario, il legislatore avrebbe il dovere di tutelare;
   la disciplina dell'imposta municipale unica sperimentale non ha poi risolto, limitandosi ad attribuire ai comuni mere facoltà agevolative, la situazione delle unità immobiliari, non locate, possedute a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente;
   alle gravi iniquità sopra esposte si aggiunge quella data dalla disposizione del decreto «semplificazioni fiscali» che ha previsto che, con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro il 10 dicembre 2012, il Governo provveda, sulla base del gettito della prima rata dell'imposta municipale unica sperimentale nonché dei risultati dell'accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilite dalla legge «per assicurare l'ammontare del gettito complessivo previsto per l'anno 2012». Disposizione che – oltre a legittimare dubbi di costituzionalità, per via dell'attribuzione ad una fonte normativa secondaria del potere di disporre circa la misura di un prelievo tributario – si appalesa come notevolmente gravosa, nel momento in cui consente al Governo di modificare le aliquote dell'imposta municipale unica sperimentale sino a soli sette giorni precedenti la scadenza del termine per il versamento del saldo della stessa –:
   se non ritenga opportuno – ferma restando l'opportunità di superare al più presto l'impianto dell'imposta municipale unica sperimentale e di tornare a quello dell'imposta municipale unica ordinaria – assumere iniziative dirette già con riferimento all'imposta dovuta per il 2012, a correggere le gravi carenze sopra denunciate. (4-16467)


   LARATTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   con il decreto-legge del 24 gennaio 2012, n. 1, (convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, si rende possibile la costituzione di una società semplificata, a responsabilità limitata, da parte degli under 35, a costi minimi e con particolari condizioni di vantaggio;
   entro i due mesi successivi era atteso il provvedimento interministeriale col modello standard dell'atto costitutivo della ssrl. Ma a fine maggio 2012 del provvedimento non vi è ancora traccia nella Gazzetta Ufficiale;
   l'attesa da parte degli under 35 è molto forte in tutta Italia. C’è interesse e molta voglia di mettersi in gioco, di provare a combattere la gravissima recessione in corso e la devastante disoccupazione che, nel sud in particolare, colpisce oltre il 50 per cento dei giovani;
   l'attesa, ad oltre 4 mesi dal varo del decreto-legge sopra citato, si sta trasformando in amara delusione. Infatti, da più parti i giovani tentano di mettersi in contatto, con email e telefonate, con i Ministeri competenti, ma nessuno è mai stato in grado di dare risposte certe. Lasciando migliaia di giovani nel buio più totale;
   la gravità della questione si può riassumere con il blocco dell'attività imprenditoriale giovanile. Migliaia di giovani, nel sapere che in poco tempo ci sarebbe stata la possibilità di aprire una srl semplificata senza i costi della tradizionale srl, si erano direttamente impegnati nella ricerca di un'occasione di crescita e di sviluppo. Oggi quei giovani si sono fermati, in preda alla più completa sfiducia verso le istituzioni del Paese che avevano promesso norme importanti per il loro futuro. E intanto, nessuna nuova impresa a procedure semplificate e a costi minimi, è oggi possibile avviare in Italia, nonostante le solenni promesse del Governo, trasformate in norme in vigore –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto su esposto;
   se ciò risponda a verità e quali siano le cause di tanto ritardo;
   cosa si intenda fare per superare immediatamente gli ostacoli sulla strada della realizzazione di una società a responsabilità limitata semplificata a costi minimi. (4-16468)


   GIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in data 31 marzo 2011 la Società italiana dragaggi spa ha incaricato la Waterfront Engineering (gruppo Anthos Consulting Srl) di redigere apposito studio di fattibilità per il «Progetto per la salvaguardia del sistema costiero negli ambiti a rischio R4 delle coste siciliane»;
   in data 11 maggio 2011 è stata emanata la legge regionale n. 7 che, all'articolo 11, prevede che la regione siciliana a programmare, in coerenza con il piano nazionale per il sud di cui alla delibera Cipe 11 gennaio 2011, n. 1, un «piano straordinario per la conservazione, la messa a reddito e la valorizzazione dei beni culturali, dei beni forestali e del patrimonio costiero di proprietà regionale»;
   in data 12 agosto 2011 il soggetto proponente società italiana dragaggi-Gruppo DEME ha presentato alla regione siciliana lo studio di fattibilità concernente il «progetto per la salvaguardia del sistema costiero negli ambiti a rischio R4 delle coste siciliane» da realizzare in project financing e per proporre per l'inserimento nella lista delle infrastrutture di cui all'articolo 175 del decreto legislativo n. 163 del 2006, e successive modificazioni e integrazioni;
   lo studio di fattibilità presentato riguarda la proposta di una concessione (per 30 anni dal 2012 al 2041) sul complessivo patrimonio demaniale costiero della regione siciliana, prevedendo come corrispettivo dei lavori, non solo il diritto a gestire le opere, anche l'erogazione di un prezzo a valere su risorse pubbliche;
   il quadro economico degli interventi da realizzare pari complessivamente a oltre 1,5 miliardi di euro riguardano la costruzione di: consolidamenti, ripascimenti e barriere di difesa costiere per circa 700 milioni di euro; pontili, ormeggi e realizzazione di approdi per circa 550 milioni di euro; porti a secco per circa 20 milioni di euro; parcheggi per 6,6 milioni di euro; stabilimenti balneari per 5,4 milioni di euro; strutture rimovibili per bar-tavola calda per 3,6 milioni di euro; strutture rimovibili adibite a commercio per circa 4,5 milioni di euro; strutture per servizi portuali (50.000 posti in approdi e 30.000 in posti a secco) per 2,8 milioni di euro; opere impiantistiche per oltre 10 milioni di euro; spese di progettazione per una cifra astronomica oltre 240 milioni di euro;
   il piano di finanziamento contenuto nello studio di fattibilità prevede un contributo pubblico superiore ai 757,5 milioni di euro ovvero pari al 49 per cento del totale del costo;
   al fine di tentare di conferire alla proposta una utilità collettiva si afferma che gli interventi saranno in prima istanza tesi alla salvaguardia dei sistemi costieri, individuati coerentemente alle perimetrazioni del piano per l'assetto idrogeologico, ma anche allo sfruttamento sostenibile delle risorse territoriali disponibili, perseguendo l'incremento economico e produttivo delle attività ad esse connesse;
   come è noto il 42 per cento delle spiagge italiane è in forte erosione e la Sicilia, con il 28 per cento circa delle spiagge esposte al rischio, non è certamente una delle regioni più colpite dalle forme di erosione anche se queste vanno affrontate e monitorate;
   nello studio di fattibilità si da atto che le principali cause dell'erosione delle coste sono riconducibili, per lo più, ad azioni antropiche dissennate, quali la realizzazione di sbarramenti lungo i principali corsi fluviali, l'estrazione di inerti in alveo, la cementificazione dei corsi fluviali, che producono una drastica riduzione degli apporti solidi al mare e, quindi, il progressivo arretramento della linea di costa, il progetto proposto, ad avviso degli interroganti, non incide minimamente su tali cause in quanto si tratta di interventi da realizzare in aree non interessanti per le operazioni finanziarie, di valorizzazione fondiaria e speculazione edilizia da parte delle società proponenti;
   gli interventi previsti dal progetto non sono risolutivi delle stesse cause di dissesto, perché non incidono su di esse ma intervengono sugli effetti, provando, nel migliore dei casi, a tenerli sotto controllo e a mitigarli; si tratterebbe solo di un intervento «tampone» di enormi dimensioni e di manutenzioni limitate alla durata della concessione, finalizzati a giustificare il vero obbiettivo cioè la «valorizzazione» della fascia costiera;  
   sempre nello studio di fattibilità si afferma che un'altra causa del dissesto costiero è la realizzazione massiccia di insediamenti turistici che ha prodotto l'alterazione dell'assetto naturale dei litorali, creando così le condizioni per l'azione erosiva del mare; in tale caso l'intervento previsto è, secondo gli interroganti, addirittura peggiorativo in quanto i progetti di porti o di barriere frangiflutti anche se realizzati con maggiore attenzione rispetto al passato, producono in ogni caso inevitabili alterazioni dell'equilibrio delle correnti litoranee; queste quasi sempre innescano processi di erosione costiera. Se è quindi vero quello che gli stessi progettisti dichiarano, l'effetto sarebbe paradossale;
   il piano dei ricavi contenuto nello studio di fattibilità prevede: oltre 57 milioni da cessione di posti barca, box nautici e parcheggi ad altro partner; 38 milioni l'anno da locazioni immobiliari di aree demaniali (581.000 mq), opere su aree demaniali (522.000 metri quadrati), stabilimenti balneari (68.000 metri quadrati); 78 milioni l'anno dalla gestione e locazione di 13.700 posti barca; 12 milioni l'anno dalla locazione di 7.000 posti in porto a secco; 0,3 milioni l'anno per locazione di 6.000 posti auto; 3,5 milioni l'anno da locazione da servizi di accesso wireless a oltre 15.000 posti barca; 14,5 milioni l'anno da locazione di spazi pubblicitari; 0,6 milioni l'anno da noleggio di 72 strutture bar;
   il piano finanziario stima in 250 milioni di euro l'anno i ricavi ed in oltre 150 milioni di euro l'anno i saldi di cassa;
   nella bozza di convenzione per l'affidamento in concessione proposta da società italiana Dragaggi spa – gruppo DEME è previsto che:
    «a) la regione siciliana rilascerà alla società concessionaria, senza oneri a carico di quest'ultima, i provvedimenti amministrativi relativi all'occupazione degli spazi e delle aree pubbliche, che si rendano necessari per l'esecuzione e la gestione delle opere;
    b) la regione siciliana si impegna a riconoscere alla società concessionaria, a fine concessione, le quote di investimento non ammortizzate così come risulta dal libro degli ammortamenti, oltre al riconoscimento di opere non previste dal progetto che si dovessero necessariamente realizzare a causa di eventi non previsti ed imprevedibili da parte del concessionario;
    c) spetteranno alla società concessionaria per tutta la durata della concessione i proventi derivanti:
     dalla vendita in concessione di alcune opere realizzate;
     dalla concessione in uso a rotazione nelle ore diurne e notturne di parcheggi;
     dalla gestione delle opere portuali, in particolare la concessione e l'affitto dei posti barca disponibili;
     dalla concessione dei locali adibiti ad uso commerciale-direzionale;
     dalla gestione diretta o indiretta di altri manufatti all'interno dell'area in concessione;
    d) per garantire un congruo equilibrio economico finanziario dell'investimento proposto e approvato, nell'ipotesi in cui il totale dei ricavi della gestione annuale del parcheggio, del porto e delle strutture annesse, rispetto a quanto previsto nel piano economico finanziario approvato, la regione siciliana dovrà riconoscere alla società concessionaria un contributo gestionale per tutta la durata della concessione, annualmente, tale da poter assicurare l'equilibrio economico-finanziario dell'investimento;
   il 7 dicembre 2011 la Società italiana dragaggi spa – gruppo DEME ha presentato alla regione siciliana un ulteriore documento integrativo con l'indicazione di partner operanti nel settore turistico interessati alla proposta progettuale ed una nuova proposta, ampliando a dismisura quella originaria, prevedendo azioni in tre macro aree (difesa costiera, sviluppo turistico, servizi complementari) per un importo di oltre 3 miliardi di euro, il doppio della proposta originaria, con l'inserimento di opere turistiche, ricettive e commerciali per una cifra di 1,5 miliardi di euro e così articolato: consolidamenti, ripascimenti e barriere di difesa costiere per circa 700 milioni di euro; opere turistiche, ricettive e commerciali per circa 1,5 miliardi di euro; pontili, ormeggi e realizzazione di approdi per circa 350 milioni di euro; porti a secco per circa 35 milioni di euro; parcheggi per 26 milioni di euro; stabilimenti balneari per 9,4 milioni di euro; strutture rimovibili per bar-tavola calda per 7,2 milioni di euro; strutture rimovibili adibite a commercio per oltre 14,5 milioni di euro; strutture rimovibili per servizi portuali per oltre 7,6 milioni di euro; opere impiantistiche per oltre 35,5 milioni euro; spese di progettazione che salgono a circa 500 milioni di euro;
   in tale nuova proposta si prevede come impegni da prendere per la parte pubblica, tra gli altri: la durata della concessione elevabile a 50 anni; l'utilizzo delle risorse del fondo JESSICA per investimento su coste e porti; la permuta di eventuali beni demaniali in disuso da riconvertire; l'utilizzo di risorse a valere su FEASR/BEI per interventi sul patrimonio forestale e costiero;
   il soggetto proponente Società italiana dragaggi-gruppo DEME, quindi propone e chiede che la regione siciliana debba erogare un contributo a fondo perduto del 20 per cento dell'intero investimento e pari a oltre 633 milioni di euro, circa lo stesso importo del costo delle opere di consolidamento e ripascimento della costa, quantificato in 698.100.000 euro;
   la regione siciliana sosterrebbe, in questo modo, comunque, il costo delle opere di difesa costiera, alla cui realizzazione non concorrerebbero di fatto i privati, che invece incasserebbero tutti i proventi delle locazioni dei beni demaniali assegnati, così privando l'erario regionale di rilevantissimi introiti;
   in Sicilia la gran parte del patrimonio messo a rischio dall'erosione costiera è costituito da case abusive insanabili o infrastrutture costruite in luoghi non adatti. Se la regione siciliana avesse davvero da investire oltre 600 milioni di euro, come richiesto dal progetto, dovrebbe, semmai, ad avviso dell'interrogante, spenderli per provare ad eliminare le cause dell'erosione o, dove ciò non fosse possibile, per la delocalizzazione dei beni «non abusivi» a rischio;
   appare all'interrogante con tutta evidenza che un aspetto peculiare del progetto in esame è il sostanziale affidamento ad un unico soggetto, senza oneri, ma solo vantaggi, di tutti i litorali siciliani che poi verrebbero dati in concessione a terzi, incamerando i relativi canoni di uso o locazione;
   la direttiva europea 2006/123/CE cosiddetta Bolkestein, si pone l'obiettivo di eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri nonché di garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria all'effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato;
   tra i settori che coinvolgono la citata direttiva europea, si parla di «servizi ai consumatori, quali i servizi nel settore del turismo, compresi i servizi ricreativi, i centri sportivi, i parchi di divertimento», ricomprendendosi fra i destinatari della normativa anche le imprese turistico-balneari esistenti nel nostro territorio;
   nel gennaio 2009 la Commissione europea ha trasmesso al Governo italiano un documento di infrazione in materia di affidamento delle concessioni demaniali marittime;
   in particolare, si contesta all'Italia in ordine alle concessioni demaniali delle spiagge:
    a) la compatibilità del diritto preferenziale di insistenza di cui all'articolo 37 del codice navale con i principi di cui all'articolo 43 Trattato Ce e dell'articolo 12 di cui alla direttiva servizi n. 2006/123/CE;
    b) la compatibilità del rinnovo automatico della concessione alla scadenza sessennale di cui all'articolo 1, comma 2, decreto-legge n. 400 del 1993, convertito dalla legge n. 494 del 1994, e successivamente modificato dall'articolo 10 della legge n. 88 del 2001;
   a parere della Commissione europea detti due aspetti contrastano con i principi di libertà di stabilimento delle imprese comunitarie (articolo 43 del Trattato CE) e di imparzialità, trasparenza e pubblicità delle procedure di selezione dei concessionari (articolo 12 della direttiva 2006/123/CE);
   per effetto della «direttiva servizi», le concessioni sul demanio marittimo non potranno più essere rinnovate automaticamente, ma dovranno essere oggetto di un bando con procedura di evidenza pubblica alla scadenza temporale di ogni concessione;
   la direttiva «Bolkestein» recepita dallo Stato italiano dopo un lungo contenzioso con l'Unione europea, vieta tassativamente il formarsi di una situazione di monopolio di dimensioni mai viste sino ad oggi come quella che deriverebbe dalla proposta della Società italiana dragaggi spa-gruppo DEME;
   il dipartimento della programmazione della regione siciliana con nota prot. 19937 dell'11 novembre 2011 ha già sollevato una serie di obiezioni ed evidenziato criticità sul merito dei contenuti del piano ma anche sul piano procedurale;
   sarebbe opportuno attivare iniziative al fine di evitare lo sconvolgimento del paesaggio e dell'intero sistema costiero siciliano e per garantire la tutela dei «beni comuni» interessati, evitando così quella che appare una «mega privatizzazione» dell'intera fascia costiera demaniale siciliana –:  
   di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto riportato in premessa e se tale procedura sia compatibile con i principi e le norme del diritto comunitario in materia di affidamenti di servizi, concessione di opere pubbliche e contratti pubblici, anche per evitare procedure di infrazione da parte dell'Unione europea. (4-16478)


   GIRLANDA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   in data 5 giugno 2012 alcuni media nazionali hanno riportato la notizia secondo la quale il Presidente del Consiglio, Mario Monti, avrebbe fatto parte del board di Moody's proprio quando l'agenzia di rating bollò l'Italia come «Paese a rischio», già nel primo semestre del 2010;
   attualmente le procure di Trani e di Milano stanno conducendo inchieste giudiziarie su alcune agenzie di rating a fronte di possibili manipolazioni del mercato e speculazioni finanziarie sul debito in conseguenza dei loro stessi giudizi sul debito sovrano dell'Italia, vista la natura privata delle agenzie e gli effetti destabilizzanti sulle politiche economiche italiane e sulla stessa stabilità politica del Paese;
   nella giornata del 5 giugno 2012 una nota di palazzo Chigi ha sottolineato come Presidente del Consiglio dei ministri Monti sia stato «membro del Senior European Advisory Council di Moody's dal luglio 2005 al gennaio 2009, periodo in cui ricopriva l'incarico di Presidente dell'Università Bocconi. Tale Advisory Board comportava la partecipazione a due-tre riunioni all'anno che avevano per oggetto scambi di vedute sull'integrazione europea e sulla politica economica dell'Unione europea e non la valutazione, neppure in via indiretta, di stati o imprese sotto il profilo del rating»;
   sarebbe opportuno approfondire la consistenza del ruolo e delle connessioni da esso derivanti in relazione alla figura dell'attuale Presidente del Consiglio, a cui tale ruolo è stato affidato nel mese di novembre 2011 per fare fronte alla crisi economica e finanziaria del nostro Paese, provocando un cambio di Governo in cui un ruolo determinante è stato giocato dai giudizi delle agenzie di rating, che hanno provocato un aumento dello spread e, di conseguenza, degli interessi sul debito pagati dai cittadini italiani;
   è assolutamente necessario che sulla figura della quarta carica dello Stato non vi siano elementi che ne inquinino la statura morale e la trasparenza, soprattutto in relazione al suo ruolo di risanamento della situazione economico-finanziaria nazionale, necessariamente connessa ed interdipendente da quella dell'eurozona e dei maggiori partner internazionali –:
   se il Presidente del Consiglio intenda fornire ulteriori chiarimenti riguardo al suo ruolo e alla sua funzione nell'agenzia Moody's, ed in organismi analoghi, negli ultimi anni rispetto a quanto già reso noto dalla nota dell'ufficio stampa di palazzo Chigi del 5 giugno 2012. (4-16479)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RENATO FARINA e CENTEMERO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   l'Agenzia Habeshia di padre Mosè Zerai è fonte qualificata e accreditata presso organismi internazionali come il Consiglio d'Europa e l'Unione europea;
   nella giornata del 4 giugno scorso dà questa notizia: «Gerusalemme: Oggi è stata incendiata la casa di 3 profughi eritrei, ora feriti lievemente sono stati già dimessi dall'ospedale», come anche riferito dal quotidiano La Stampa di oggi 5 giugno a pagina 16;
   questa aggressione di stampo xenofobo e razzista colpisce rifugiati eritrei di religione cristiana, sottrattisi ad un regime marxista e poi scampati alle mani degli schiavisti del Sinai, e sono stati infine accolti in un Paese i cui fondatori hanno avuto le carni marchiate da soprusi spaventosi in nome della razza;
   purtroppo, a giudizio dell'interrogante, la situazione anche in Israele sta peggiorando, il clima razzista è alimentato anche da politici di scarsa memoria, che alimentano una vera e propria campagna di criminalizzazione dei profughi, sulla base di soli pregiudizi –:
   se i fatti riportati corrispondano al vero;
   se, nella cornice di amicizia e di cooperazione a tutti i livelli, il Governo non ritenga di dover far presente alle Autorità israeliane, nei modi più opportuni, il dovere di rispettare il diritto dei profughi e dei rifugiati, in particolare degli eritrei che non hanno un luogo dove posare il capo a causa della loro appartenenza religiosa che li rende rifiutati in tutti i Paesi del Nord-Africa. (5-07020)

AFFARI EUROPEI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CONTENTO e GOTTARDO. — Al Ministro per gli affari europei, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   sta facendo discutere la notizia secondo cui a livello nazionale si registrerebbero ritardi nella concreta applicazione del programma di sviluppo rurale 2007-2013;
   in particolare, la decisione della Commissione europea C/2007-5715 del 20 novembre 2007, successivamente recepita dalle regioni, ha consentito la definizione di vari contributi alle aziende agricole più innovative e funzionali;
   risulta che alcune regioni abbiano anche approvato una nuova graduatoria di beneficiari, ampliando il numero di soggetti originariamente sostenuti dal piano (nel caso specifico del Friuli Venezia Giulia ciò è avvenuto mediante il decreto del competente direttore di servizio del 24 gennaio 2011);
   purtroppo numerosi beneficiari di queste ulteriori graduatorie non hanno ancora ricevuto materialmente le risorse finanziarie a loro attribuite, con gravissime ripercussioni in fatto di liquidità e solvibilità delle aziende in parola nei confronti dei rispettivi fornitori;
   l'agricoltura «premiata» da Bruxelles è in larghissima maggioranza a conduzione familiare, con piccole imprese che hanno contratto mutui di investimento pur di non abbandonare l'attività primaria e che ora si vedono profilare il rischio di chiusura, anche a causa dell'andamento globale dell'economia –:
   se la notizia di cui in premessa sia vera e quante realtà produttive interessi a livello nazionale;
   in caso di risposta affermativa al precedente quesito, se si intenda promuovere una qualche iniziativa di rapido coordinamento tra la Commissione europea, le singole regioni e l'ente pagatore, al fine di liquidare al più presto gli aventi diritto e scongiurare così il rischio di default generalizzati tra le piccole aziende agricole italiane. (5-07021)

AFFARI REGIONALI, TURISMO E SPORT

Interrogazione a risposta scritta:


   ROSSA, LOLLI e TULLO. — Al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   gli immigrati nel nostro Paese sono sempre più numerosi per ragioni storiche, sociali, economiche che interessano molti Paesi, in particolar modo quelli nordafricani;
   i flussi migratori pongono all'Italia, come ad altri Paesi europei, temi e politiche atte a favorire l'integrazione degli stranieri, con particolare attenzione ai bambini, a partire dal mondo della scuola e dello sport;
   numerose sono le società sportive che favoriscono attraverso il gioco e lo sport l'inserimento e l'integrazione di minori provenienti da altri continenti e, in molte situazioni, si tratta di soggetti che sono soli nel nostro Paese e affidati a strutture adeguate attraverso la rete dei servizi sociali dei nostri comuni;
   il regolamento Fifa su «Status e trasferimenti di calciatori da Paesi extracomunitari», stabilisce che «il primo tesseramento di un minore straniero possa essere effettuato solo se il ragazzo è arrivato nel Paese di destinazione con i genitori e per motivi indipendenti dal calcio»;
   tale norma, nata per contrastare la tratta dei giovani calciatori, di fatto, discrimina tanti bambini per i quali lo sport potrebbe essere uno strumento di inserimento sociale;
   la dichiarazione dei diritti del fanciullo, approvata dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel 1959, poi aggiornata nel 1989, prevede che l'interesse del minore debba prevalere su ogni altro;
   nel mese di maggio 2011 la società sportiva Nuova Oregina di Genova, nota per il suo impegno sociale nei confronti di soggetti minori affidati ai servizi sociali, si vede revocare dalla Federazione nazionale gioco calcio il tesserino di un minore nordafricano che aveva giocato per tutta la stagione;
   nella seduta del 10 novembre 2011 la FGCI ha rifiutato sulla base degli articoli 19 e 19-bis del regolamento FIFA su «status e trasferimenti di calciatori da Paesi extracomunitari» il tesseramento di un ragazzo ghanese di 14 anni, in affidamento ai servizi sociali perché nella condizione di «rifugiato»;
   sono migliaia i casi di minori che per le più disperate condizioni, sono costretti a vivere in Italia senza genitori, e la richiesta di recuperare un loro consenso talvolta è palesemente impossibile –:
   se non ritengano opportuno adoperarsi, per quanto di loro competenza, per attivare un tavolo tecnico con la FIFA e la FGCI per definire un protocollo di intesa finalizzato alla revisione della normativa sopracitata al fine di garantire la piena integrazione, nonché favorire attraverso lo sport l'inserimento sociale dei giovani immigrati nella nuova realtà in cui vivono e studiano, tenendo conto dello status giuridico di cui effettivamente godono.
(4-16476)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   BRIGUGLIO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il promontorio di Capo Milazzo, compreso fra il golfo di Patti ed il golfo di Milazzo, nel paesaggio naturale delle coste settentrionali della Sicilia orientale caratterizzate da coste basse con modesta importanza ambientale e paesaggistica, rappresenta l'elemento più fragile e maggiormente soggetto ai danni indotti dall'antropizzazione;
   nonostante i problemi che l'affliggono, questo territorio presenta ancora grandi potenzialità che, utilizzate correttamente attraverso un'azione integrata di gestione, potrebbero garantire la salvaguardia dell'ambiente e uno sviluppo turistico sostenibile, offrendo, addirittura, nuova occupazione;
   l'importanza ambientale di questo territorio si evince anche dalla circostanza che il promontorio di Capo Milazzo è stato inserito nell'elenco dei siti d'importanza comunitaria (SIC) per la regione biogeografica mediterranea ai sensi della direttiva 92/43/CEE (supplemento ordinario n. 167 alla Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 2007);
   la creazione di una area marina protetta «Promontorio di Capo Milazzo» potrebbe avere un ruolo rilevante in una ipotesi di gestione integrata della fascia costiera, sia per il suo significato culturale e turistico che per il suo ruolo ecologico. Se correttamente gestita, l'area marina protetta potrebbe contribuire al mantenimento dell'equilibrio e della produttività dell'ecosistema marino, difendere habitat critici, preservare la biodiversità, e contribuire anche all'uso sostenibile delle zone costiere utilizzando gli ecosistemi e le loro risorse biologiche in maniera razionale, limitandosi a prelevare una parte della produzione, lasciando integra un'adeguata quantità di individui in grado di riprodursi e moltiplicarsi;
   un'attenta valorizzazione dell'area, attraverso la realizzazione di misure di protezione e di mantenimento dei valori biologici ed ecologici, il monitoraggio, la ricerca, l'educazione ambientale favorirebbero lo sviluppo di un nuovo tipo di turismo, più attento alla qualità ambientale e maggiormente distribuito nell'arco dell'anno, i cui benefici economici potrebbero essere distribuiti all'interno della società ospitante (alberghi, ristoranti, negozi, e altro);
   il percorso verso la creazione dell'area marina protetta è largamente condiviso con la popolazione ed ha portato alla sottoscrizione di un protocollo di intesa fra amministrazione comunale e associazioni di categorie (pescatori professionisti, pescatori dilettanti, associazioni ambientaliste, associazioni sportive, associazioni culturali ed università di Palermo) –:
   se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative normative per individuare quale area marina di reperimento la zona del promontorio di Capo Milazzo, compreso fra il golfo di Patti ed il golfo di Milazzo. (4-16446)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GRIMOLDI e CAVALLOTTO. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   la chiesa dei santi Ippolito e Cassiano, costruita nel XII secolo a San Casciano, è una delle opere storiche e artistiche più importanti, un tempo meta dei cultori dello stile conosciuto come romanico – pisano;
   detta chiesa, con i suoi magnifici architravi, ideati dallo scultore Biduino, oltre al valore storico-artistico, riveste anche un valore sociale, contribuendo alla costruzione di un positivo senso di identità ed appartenenza di coloro che fanno parte della comunità locale;
   ripercorrendo la storia architettonica della chiesa, gli studiosi segnalano almeno cinque diversi campanili: il primo, costruito intorno al ’600, poggiante sulla navata destra della chiesa, ma sostituito nell'800 con uno nuovo, con pretese di stile medioevale, posto a sinistra dell'abside, fortunatamente fatto crollare dai tedeschi, durante la seconda guerra mondiale;
   nel 1946 la popolazione decise di recuperare le macerie del precedente campanile ricostruendone uno nuovo, da «dopoguerra»;
   nel 1986 la Soprintendenza competente ha approvato la realizzazione di un progetto per la messa in sicurezza del campanile, tenendo conto della regola secondo la quale «il restauro deve apportare modifiche che rendano gli edifici antichi riconoscibili»;
   il campanile restaurato somiglia a giudizio degli interroganti a un «orrendo» parallelepipedo di cemento, del tutto fuori contesto storico rispetto all'architettura della chiesa millenaria in parola, tanto da suscitare critiche violente da parte di intellettuali, storici e critici d'arte, che si dividono tra coloro che ne invocano la demolizione, e altri convinti della necessità di rivestire il «brutto manufatto», con formelle in ceramica che richiamino i valori religiosi e storici del territorio circostante;
   esistono sul territorio pisano tantissimi campanili, ricostruiti nel periodo del «dopoguerra», «sbeffeggianti» la solennità di tante chiese romaniche;
   i rappresentanti istituzionali territoriali si sarebbero attivati per valorizzare il patrimonio romanico, attraverso un progetto di cooperazione territoriale transfrontaliera per la valorizzazione del patrimonio insistente sulle pendici del Monte Pisano, la Valdiera e la Valdicecina, escludendo, in questa prima fase, le chiese romaniche –:
   se non ritenga opportuno adoperarsi per sollecitare un tavolo tecnico con i rappresentanti istituzionali territoriali, critici, storici, associazioni culturali, mecenati privati, per affrontare il tema della tutela delle chiese romaniche pisane dal punto di vista architettonico, con particolare riguardo al tema dei campanili e della relativa e impropria ricostruzione dal dopoguerra ad oggi. (5-07018)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIMOLDI, CAVALLOTTO e VANALLI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   villa Borromeo è una dimora storica del XIV secolo, acquistata dal comune di Arcore nel 1979 dai discendenti dei Borromeo per 1 miliardo e 200 milioni di lire;
   la villa ospita nella vecchia portineria restaurata nel 1981 gli uffici comunali, mentre il parco di oltre 25 ettari è aperto al pubblico;
   la splendida dimora storica, vanta 113 locali, cui vanno aggiunti 179 balconi e terrazzi;
   la villa, articolata su cinque livelli, un tempo impreziosita da grandi sale affrescate e decorate con stucchi, vantava un'importante biblioteca, una galleria d'arte ricchissima di opere, un museo, sede permanente di mostre d'arte provenienti da tutto il mondo: oggi versa in uno stato di totale abbandono, tranne le scuderie, oggetto di una restaurazione per trasformarle in centro culturale polivalente;
   emblema di Arcore, la residenza sorge sulla sommità di una dolce collina, cui si accede da largo Vincenzo Vela; della residenza è visibile solamente la parte esterna, molto danneggiata dall'incuria e dai danni degli agenti atmosferici. L'interno è interdetto al pubblico da vent'anni e purtroppo gran parte degli arredi sono stati asportati o gravemente compromessi. Lo scalone centrale è crollato e sono stati rubati stucchi, decorazioni di ferro battuto e rivestimenti di marmo. Si può visitare la cappella che ospita splendide sculture del Vela, recentemente riportata al loro originario splendore, solamente durante la manifestazione «Settembre arcorese» o in occasioni speciali;
   nell'anno 2010, il comune di Arcore ha realizzato un progetto definitivo di consolidamento (I Lotto), concernente il rifacimento delle coperture, delle lattonerie, di alcune strutture voltate e solai, di alcune sala e piano terra;
   il predetto progetto reca un importo complessivo di 2.700.000 euro di cui 2.200.000 euro a carico del comune interessato, mentre la restante quota di 500.000 euro sarebbe stata stanziata nell'anno 2009 dalla società ARCUS (società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo istituita ai sensi della Legge 16 ottobre 2003, n. 291);
   ad oggi, il citato «stanziamento» di 500.00 euro non sarebbe stato ancora erogato;
   nell'ambito del Piano per le opere pubbliche, il Comune di Arcore avrebbe preventivato le seguenti spese:
    nel 2013, la somma di 410.717,11 euro per spese necessarie alla progettazione esecutiva del I lotto;
    nel 2014, la somma di 2.290.000 euro per il restauro vero e proprio (comprendenti i 500.000 euro stanziati dalla società ARCUS);
   l'attuazione dello studio di fattibilità in parola, riguardante azioni di analisi, monitoraggio e risanamento strutturale, interventi di ristrutturazione architettonica e di restauro del patrimonio artistico, nonché azioni di promozione di eventi socio-culturali, sarebbe stato rinviato al 2014 –:
   se, in considerazione della rilevante importanza storica, artistica e turistica che Villa Borromeo ricopre per la comunità territoriale, nonché per scongiurare il depauperamento degli interni della dimora storica, non intenda valutare l'opportunità di assumere iniziative per istituire un fondo speciale nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, eventualmente gestito da un comitato ad hoc. (4-16439)


   REGUZZONI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   in data 8 luglio 2009 il sottoscritto presentava una interrogazione concernente l'opportunità che le palafitte (anche quelle Lombarde) potessero diventare patrimonio culturale dell'umanità; l'interrogazione riportava, tra l'altro, che «la candidatura dei “Siti palafitticoli preistorici nell'arco alpino” è stata presentata su iniziativa della Confederazione Elvetica, che contempla una proposta indicativa approvata dal Consiglio federale nel 2004, con la candidatura di siti palafitticoli ubicati nei sei Paesi alpini, ovvero in Svizzera, Germania, Francia, Italia, Slovenia e Austria; entro la fine del 2009 si prevede di sottoporre ufficialmente la documentazione al Comitato del Patrimonio mondiale dell'UNESCO. La candidatura dovrebbe essere trattata in occasione della sessione estiva 2011»;
   a detta interrogazione non è mai stata fornita risposta;
   gli insediamenti lacustri sono la testimonianza più rappresentativa e completa del modo di vivere nel periodo neolitico e nell'età del bronzo (circa 5000-800 a.C.). Nei terreni umidi permeabili all'aria le materie organiche si conservano in modo ottimale. Nella Preistoria l'utilizzazione di tali materiali era onnipresente. Il legno veniva per esempio usato come combustibile, materiale per costruire case, steccati, carri e altri mezzi di trasporto nonché recipienti, oggetti in vimini e attrezzi di vario genere. La corteccia veniva destinata alla produzione di scatole e altri contenitori. La corteccia di betulla era specificamente utilizzata per ornare i manici di scuri particolari o recipienti in ceramica. La pece della corteccia di betulla fungeva invece da sostanza adesiva multiuso. La rafia di quercia e di tiglio serviva alla produzione di funi, mantelli, cappelli e scarpe. Negli insediamenti ubicati in terreni umidi sono stati rinvenuti anche numerosi tessuti in lino;
   vi sono rilevanti siti palafitticoli in tutto il Paese, tra i quali quello dell'Isolino Virginia in comune di Biandronno (Varese), degni di essere considerati patrimonio dell'umanità per la loro importanza storica e culturale;
   sono in programma ulteriori possibilità di avanzare la candidatura all'Unesco –:
   se ed in che modo la candidatura sia stata posta nella sessione estiva del 2011 e che esito abbia avuto;
   se ed in che modo la candidatura verrà posta nelle prossime scadenze e secondo quali tempistiche e modalità;
   se e come il Ministro intenda valorizzare — anche in altro modo — i beni in premessa. (4-16465)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il nostro Paese erogherà nel 2012 circa 30 miliardi di euro complessivi per spesa militare secondo quanto reso pubblico dal Sipri nel 2012;
   pur riconoscendo l'importanza centrale delle Forze armate, quando si tagliano le risorse per il welfare, la scuola, la sanità, gli enti locali tali spese militari potrebbe essere ripensate;
   il Sipri (Stockholm International Peace Research institute) conferma l'Italia al decimo posto, nella classifica mondiale, con investimenti pari a 5 miliardi di dollari, un dato che è tuttavia «stimato», vista probabilmente l'impossibilità, anche per l'istituto di ricerca, di avere dati precisi;
   il bilancio della difesa italiana appare agli interroganti difficilmente comprensibile e quindi poco trasparente, in primo luogo perché spese riconducibili alla difesa vengono collocate in altri capitoli del bilancio dello Stato, come le spese per i sistemi d'arma finanziate dal Ministero dello sviluppo economico o per le missioni internazionali a carico del Ministero dell'economia e delle finanze;
   nel dossier si legge anche che il bilancio della difesa, quello presentato al Parlamento, prevede per il 2012 uno stanziamento di 21.342 milioni di euro, con un incremento rispetto all'anno precedente di 785 milioni di euro, pari ad una crescita del 3,8 per cento registrando un rapporto rispetto al prodotto interno lordo dell'1,3 per cento. Ma in realtà la cifra reale, al netto dei tagli estivi, dovrebbe essere di 19.895,1 milioni di euro. Per la funzione difesa, riferita alle tre armi Esercito, Marina ed aeronautica sono stanziati 14.993,2 milioni di euro, con una crescita del 4,4 per cento pari a 632,9 milioni di euro in più rispetto al 2011;
   in seguito alla riforma della leva del 2001, si è generata una situazione paradossale, poiché si ha un numero di comandanti (graduati) superiore a quello dei comandati (truppa), un numero sovrabbondante di 467 generali e ammiragli (543 con i carabinieri) e un numero di marescialli più che doppio rispetto al necessario. Ne risulta un organico con una età anagrafica molto avanzata e quindi poco incline all'operatività –:
   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intendano assumere per dare soluzione alle criticità di cui in premessa. (4-16443)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il giorno 5 giugno 2012, sul sito web del quotidiano on-line «Civitanews» è stata pubblicata un articolo dal titolo «CARABINIERI, COMELLINI (PDM): 150 DENUNCIANO ALLA COMMISSIONE EUROPEA INADEMPIMENTI DEL DIRITTO COMUNITARIO DA PARTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA» secondo il quale: «Le norme emanate dalla Repubblica Italiana contenute nel Decreto Legislativo 117/1993, adottato sulla base della Legge delega n. 217/1992, nel Decreto Legislativo 298/2000 e nel Decreto Legislativo n. 66/2010, nonché nella circolare n. 545/228-1991 del 16 settembre 1995 del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri determinano irragionevolmente una vera e propria discriminazione tra gli ufficiali appartenenti al ruolo normale e gli appartenenti al ruolo speciale dell'Arma dei Carabinieri, fortemente lesiva dei diritti e della dignità di questi ultimi». Lo scrivono 150 ufficiali del Ruolo speciale dell'Arma dei carabinieri che oggi, nel giorno del 198esimo anniversario della fondazione dell'Arma, hanno deciso di dare voce alla loro protesta partecipandomi il documento che nei giorni scorsi hanno trasmesso alla Segreteria Generale della Commissione Europea in Belgio ed alla Rappresentanza della Commissione Europea a Roma. Anche questa ennesima denuncia è il chiaro segnale che le cose non funzionano come dovrebbero e mentre i vertici festeggiano, ma con «sobrietà», lo stato di disagio e frustrazione degli uomini e donne dell'Arma più amata dagli italiani cresce a dismisura. Occorre una maggiore sensibilità che in questo momento non vedo da parte dei vertici militari e delle istituzioni, troppo presi da festeggiamenti e dalla «carriera»;
   ad avviso degli interroganti il fatto in questione rappresenta un chiaro segnale della delusione delle aspettative degli ufficiali del ruolo speciale dell'Arma e del rammarico che i medesimi evidentemente nutrono verso la mancata soluzione del problema che li riguarda;
   gli ufficiali del ruolo speciale, al pari dei loro colleghi del ruolo normale, rappresentano una insostituibile risorsa umana e professionale –:
   se non ritenga opportuno che gli ufficiali del ruolo speciale dell'Arma dei carabinieri in possesso del titolo di laurea magistrale o di diplomi di laurea equipollenti possano transitare, a domanda ed in soprannumero riassorbibile, nel ruolo normale, mantenendo il grado, la posizione di stato e l'anzianità di grado;
   se nei confronti dei maggiori, capitani e tenenti dei ruoli normale e speciale dell'Arma dei carabinieri, non ritenga opportuno procedere alla rideterminazione dell'anzianità, ai soli effetti giuridici, fissando il periodo di permanenza nel grado per i tenenti in quattro anni e per i capitani in sei. (4-16462)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. —Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il giorno 5 giugno 2012, sul sito web del quotidiano on-line Civitanews è stata pubblicata la notizia «Brescia: carabiniere si suicida sparandosi. Connellini: “C’è preoccupazione per un disagio crescente” – Tra poche ore inizieranno i festeggiamenti per il 198esimo anniversario della fondazione dell'Arma dei carabinieri alla presenza dei vertici militari e delle alte cariche dello Stato. Oggi per noi è un triste giorno non solo per la falsa sobrietà che caratterizzerà l'evento ma perché anche oggi un appartenente all'Arma ha deciso di compiere il gesto estremo, sparandosi con la pistola d'ordinanza al petto. Il numero dei suicidi o di quelli tentati è in continuo aumento nell'Arma dei carabinieri e l'allarme che ho voluto lanciare lo scorso 23 gennaio nel corso di una conferenza sul mobbing, svoltasi alla Camera dei deputati, evidentemente è rimasto inascoltato. Non conosco i motivi del gesto del capitano del ruolo speciale Giuseppe Panarello, addetto alla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia, ma è chiaro che l'azione di prevenzione che dovrebbe esserci o non esiste o ha fallito il suo scopo. Questo grave fatto accaduto oggi non mi sembra sia da sottovalutare nel momento che sembra essere l'ennesimo gesto di estrema disperazione di chi non è ascoltato, mentre i vertici dell'Arma appaiono sempre più distanti dai loro uomini e donne. Esprimo il più profondo dolore e vicinanza ai familiari del capitano»;
   rispondendo ad altri atti di sindacato ispettivo presentati dai medesimi interroganti il Ministro ha avuto modo di affermare che «proprio in ordine all'aumento degli episodi suicidiari verificatisi nel 2010, l'istituzione ha implementato ogni forma di attività volta all'analisi/prevenzione di tali eventi, sia tramite il servizio di psicologia medica, che attraverso l'istituzione della “Commissione centrale sul fenomeno dei suicidi”, presieduta dal Sottocapo di Stato maggiore della stessa Arma dei carabinieri: tale “Commissione” ha svolto un'attenta analisi degli episodi, verificando l'estraneità al servizio delle motivazioni a base del gesto, constatando l'assoluta genericità del profilo del militare a rischio (anagrafico, familiare, psicologico, culturale, economico, operativo) e infine, accertando la correttezza dei competenti interventi (di gestione del personale, amministrativi, d'impiego), prima e dopo l'evento, così da escludere, con certezza, la delusione di aspettative rispetto all'Amministrazione»;
   ad avviso degli interroganti il fatto in premessa e quelli simili che lo hanno preceduto evidenziano l'esistenza di gravi stati di disagio vissuti dagli appartenenti all'Arma dei carabinieri, nonché il fallimento delle azioni di prevenzione e di analisi del fenomeno dei suicidi –:
   quali immediate azioni intenda avviare per garantire la massima assistenza, comprensione e migliore soluzione possibile dei gravi disagi in cui versa il personale dell'Arma dei carabinieri. (4-16472)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il decreto interdirigenziale 24 aprile 2012, n. 1288, ha indetto il 14o concorso interno, per titoli di servizio ed esami, per l'avanzamento al grado di primo maresciallo della Marina militare – sia per il Corpo degli equipaggi militari marittimi che per il Corpo delle capitanerie di porto – ai sensi degli articoli 2251 e 2252 del codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66;
   il suddetto decreto interdirigenziale richiama: «il decreto dirigenziale 3 febbraio 2010, n. 1221/DD, con il quale si è provveduto alla ripartizione per categorie/specialità delle promozioni da conferire nel grado di primo maresciallo mediante concorso per il ruolo del Corpo degli Equipaggi Militari Marittimi» e non prevede nessuna ripartizione per il Corpo delle capitanerie di porto;
   il decreto legislativo 24 febbraio 2012, n. 20, ha apportato svariate modifiche ed integrazioni al codice dell'ordinamento militare – a norma dell'articolo 14, comma 18, della legge 28 novembre 2005, n. 246 – e in particolare all'articolo 4, comma 1, lettera s), ha stabilito, nell'articolo 811, comma 2, lettera b), che «I sottufficiali, i graduati e i militari di truppa del Corpo degli equipaggi militari marittimi (CEMM) sono distinti per categorie e specialità e le relative procedure per l'avanzamento al grado superiore si effettuano distintamente nell'ambito di ciascuna categoria e specialità» e, all'articolo 10, comma 7, che «L'articolo 811, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, come modificato dall'articolo 4, comma 1, lettera s), del presente decreto, si applica anche alle procedure di avanzamento al grado superiore relative all'anno 2011»;
   la modifica introdotta all'articolo 811 citato ha introdotto nella disciplina relativa all'avanzamento del personale del Corpo degli equipaggi militari marittimi una sostanziale differenziazione da quella adottata per il personale del Corpo delle capitaneria di porto nonché dei paritetici ruoli dell'Esercito e dell'Aeronautica;
   il capo di prima classe Antonio De Muro ha presentato l'istanza, al IIo reparto della direzione generale per il personale militare – assunta a protocollo dal comando del quarto gruppo elicotteri al n. 2311 del 4 giugno 2012, nella quale chiede «di valutare l'adozione di iniziative per armonizzare e rendere omogeneo il concorso in argomento tra il personale del Corpo degli equipaggi militari marittimi e il personale del Corpo delle capitaneria di porto ovvero di valutare l'eliminazione della ripartizione dei posti a concorso in categorie/specialità – prescritta dal decreto dirigenziale 3 febbraio 2010, n. 1221/DD – solo per il personale del Corpo degli equipaggi militari marittimi» e «di valutare l'immediata sospensione del concorso in argomento per violazione e/o falsa applicazione delle norme in premessa»;
   gli interroganti hanno già rappresentato la violazione e/o la falsa applicazione dello spirito della legge – precisamente dell'articolo 2, comma 1, della legge 6 agosto 1991, n. 255 (che ha istituito il Corpo delle capitanerie di porto separandolo dal Corpo degli equipaggi militari marittimi, prevedendo al successivo articolo 8, comma 1 e 2, medesime modalità di stato giuridico e di avanzamento), dell'articolo 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216 (che ha conferito al Governo la delega al riordino delle carriere, delle attribuzioni e dei trattamenti economici dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, allo scopo di conseguire una disciplina omogenea) e dell'articolo 14, comma 14 e 15, della legge 28 novembre 2005, n. 246, e successive modificazioni (che ha conferito al Governo la delega ad adottare, con le modalità di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, i decreti legislativi che individuano le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1o gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, secondo i principi e criteri direttivi fissati dalla lettera a) alla lettera h) nonché alla semplificazione o al riassetto della materia che ne è oggetto anche al fine di armonizzare le disposizioni mantenute in vigore con quelle pubblicate successivamente alla data del 1o gennaio 1970) – con l'interrogazione a risposta scritta 4-03972 (sollecitata ben diciotto volte), con l'interrogazione a risposta scritta 4-13684 (sollecitata ben due volte) e con l'interrogazione a risposta scritta 4-15366 tutte prive di risposte –:
   se non ritenga di adottare iniziative per armonizzare e rendere omogeneo il trattamento giuridico e di avanzamento tra il personale del Corpo degli equipaggi militari marittimi e il personale del Corpo delle capitanerie di porto nonché con il personale dell'Esercito e dell'Aeronautica;
   se non ritenga necessario ed urgente sospendere il concorso in argomento per violazione e/o falsa applicazione delle norme in premessa. (4-16477)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   secondo il rapporto della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) del 6 maggio 2012, che raccoglie le statistiche sui derivati negoziati sui mercati non regolamentati, cosiddetti over the counter (OtC) a livello mondiale, dopo la contrazione dovuta alla crisi degli anni 2008 e 2009, l'utilizzo di questi strumenti è ripreso con intensità crescente ed il valore nozionale ha raggiunto i 650 mila miliardi di dollari; la crescita è stata, nel secondo semestre 2011, la più elevata dalla seconda metà del 2008; i titoli derivati rappresentano in valore nove volte e mezzo il prodotto interno lordo del mondo; è evidente che il sistema finanziario mondiale non può reggere;
   già in Europa, nel febbraio 2009, con il rapporto De Larosière, e negli Stati Uniti, nel luglio 2010, con il Dodd-Frank Act, era stata posta a livello mondiale l'esigenza di porre sotto controllo il mercato degli OtC, imponendo la contrattazione attraverso stanze di compensazione opportunamente capitalizzate e con meccanismi di margine, anche per assicurare trasparenza a questi mercati che divenivano sempre più importanti;
   il 16 marzo 2012 è emerso che il Tesoro italiano ha dovuto regolare con Morgan Stanley posizioni pregresse su derivati negoziati in mercati non regolamentati con perdite dell'ordine di 3 miliardi di dollari, derivanti dalla sottoscrizione a metà anni 90 di una serie di contratti sul debito pubblico tese ad allungare la scadenza media e ridurre l'onere immediato di servizio degli interessi;
   secondo i dati Eurostat l'Italia ha il primato, fra i principali Paesi europei nelle perdite di appalti dall'uso dei derivati; complessivamente negli ultimi quattro anni le perdite su derivati – che comportano una maggiore spesa per interessi – sono ammontate a 5,671 miliardi di euro (contro un guadagno di 1,699 miliardi del paese più «virtuoso», la Francia); il dato si riferisce a tutte le pubbliche amministrazioni ma c’è da considerare che le operazioni più rilevanti vengono effettuate direttamente dal Tesoro;
   va tuttavia considerato che, secondo autorevoli esperti, il periodo di quattro anni analizzato dal rapporto Eurostat è troppo breve per esprimere un giudizio sull'investimento in un prodotto che può avere una durata molto lunga, anche 15 anni, ed è in teoria possibile che successivamente muti la convenienza dell'investimento. Inoltre il derivato deve essere considerato, nella sua funzione propria, come un costo per assicurarsi dalla possibilità del verificarsi di un evento tale da determinare danni ben più onerosi;
   l'11 maggio 2012 la JP Morgan, la più grande banca americana in termini di attivo, ha dichiarato perdite su Credit Default Swap, contrattati sui mercati non regolamentati, per oltre 2 miliardi di dollari, in relazione alla posizione corta assunta con finalità «speculative» su un indice Bond Corporate;
   la perdita registrata da JP Morgan ha messo in luce l'inefficacia della cosiddetta Volcker Rule, la norma che avrebbe dovuto impedire alle banche di deposito di realizzare operazioni speculative con il proprio capitale, la cui operatività è stata vanificata dai ritardi nell'emanazione dei regolamenti attuativi e dal vulnus creato in sede interpretativa dall'eccezione di applicazione della regola secondo cui le operazioni speculative sono consentite se finalizzate allo scopo della copertura del rischio;
   a conferma del rischio contagio e delle interazioni fra i mercati, le perdite di JP Morgan hanno contribuito alla tensione sul mercato dei Credit Default Swap sui debiti sovrani e, secondo alcuni analisti, la débàcle di JP Morgan ha indotto importanti operatori ad assumere un atteggiamento molto più cauto nel vendere protezione sovrana con conseguente aumento dei prezzi; la copertura «assicurativa» del rischio sovrano è sempre più costosa;
   il costo dell'assicurazione sulla possibilità di default dei crediti sovrani cresce in relazione all'aumento del rischio che si verifichi l'evento, ma i Credit Default Swap lanciano segnali sempre più allarmanti che generano nuovamente rischio endogeno, con potenziale rischio sistemico; la regolamentazione del mercato dei rischi sovrani nel sistema bancario europeo appare quindi inadeguato a bloccare l'evoluzione del sistema;
   l'esigenza di avere mercati dei Credit Default Swap regolati è quindi quella di conoscere in modo completo chi offre protezione su uno Stato sovrano, con quali competenze e con quali risorse finanziarie, anche al fine di evitare che i principali venditori di protezione sul rischio sovrano siano le stesse banche del Paese;
   in un ragionamento astratto, infatti, gli istituti di credito potrebbero finanziarsi a tassi bassissimi dalle banche centrali e utilizzare tali fondi per vendere una copertura assicurativa con strumenti derivati, nel convincimento che, se gli Stati sovrani non falliranno, saranno garantiti rilevati profitti; se, al contrario, l'evento avverso si dovesse verificare, le banche sarebbero comunque salvate dagli stessi Stati (privatizzazione dei guadagni e socializzazione delle perdite), con sistemi perversi di incentivi e di remunerazioni;
   il paradosso di questi contratti assicurativi è acuito dal fatto che la definizione di default (credit event) è lasciata alle stesse banche che vendono protezione ed il default non è stato, ad esempio, dichiarato nel caso della ristrutturazione pari al 75 per cento del valore del debito greco;
   sembra pertanto opportuno ed urgente intraprendere accordi a livello europeo e mondiale al fine di porre restrizioni sui Credit Default Swap sovrani ed evitare il rischio che il mercato dei derivati negoziati al di fuori dei mercati regolamentati anticipi e forzi lo spread sovrano per trarne profitto, esaltando il rischio endogeno e quello sistemico;
   l'interazione fra aumento del tasso di interesse sul debito sovrano, politiche fiscali fortemente restrittive con obiettivi nominali predeterminati e la riduzione del livello di indebitamento delle banche indotto da Basilea III fa cadere il reddito, trascinando verso l'alto il rapporto debito pubblico/Pil;
   il divieto di vendita allo scoperto da solo non risolve i problemi ma occorre portare su mercati regolati i Credit Default Swap e definire illegali tutti i titoli non monitorati e con contratti non standardizzati;
   le società di rating, anch'esse caratterizzate da conflitti di interesse, percepiscono il rischio rilevante della situazione, particolarmente nell'Eurozona; la decisione di Moody's di declassare le banche italiane fa emergere ancora una volta la necessità di interventi volti ad evitare che le agenzie di rating possano continuare ad influenzare pesantemente la finanza pubblica ed a tal fine si ritiene necessario istituire un'agenzia europea e, nell'immediato, valutare l'ipotesi di ritirare le licenze agli organismi che commettono reati, provocando danni che avvantaggiano solo gli speculatori –:
   se non ritenga necessario proporre a livello comunitario misure restrittive per gli strumenti diventati negoziati in mercati non regolamentati giudicati di pura speculazione nonché l'istituzione di un'agenzia europea di rating partecipata dagli Stati membri;
   se non ritenga necessario adottare nell'immediato una regolamentazione interna di disciplina degli strumenti derivati anche al fine di evitare le gravi conseguenze che si stanno verificando per effetto della precaria stabilità e della scarsa trasparenza dell'operatività del sistema finanziario bancario.
(2-01530) «Boccia, Benamati, Bobba, Boffa, Calvisi, Marco Carra, Codurelli, Cuomo, Dal Moro, De Micheli, Farinone, Fedi, Froner, Genovese, Grassi, Graziano, Laganà Fortugno, Lenzi, Lucà, Maran, Marantelli, Margiotta, Mattesini, Mazzarella, Misiani, Mosca, Recchia, Trappolino, Vico, Villecco Calipari».

Interrogazioni a risposta scritta:


   VERNETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   lo stato dell'assistenza nel nostro Paese subisce e paga l'assenza, protrattasi per anni, di interventi di razionalizzazione che ne facessero il cardine esemplare del solidarismo costituzionale;
   lo stato dei conti pubblici determina l'esigenza di politiche di contenimento dei servizi, considerati piuttosto sotto il profilo del risparmio che non sotto quello della qualità della vita dei destinatari, tanto che, con continuità disarmante e transpolitica, si sono tradotti in «tagli lineari»;
   lo Stato ignora le conseguenze di fatto sulle famiglie bisognose degli interventi assistenziali, ignora lo strazio degli ammalati, ignora il dolore dei familiari, talché, in assenza di osservatori pubblici, i drammi della quotidianità sofferente trovano soltanto tribune televisive e giornalistiche, fatte salve le campagne di raccolta tra i cittadini che, del tutto legittime ed utili, tuttavia non possono esentare la coscienza pubblica dalle proprie responsabilità;
   in questo quadro, si susseguono, a causa di drammatiche notizie di «taglio» dell'assistenza, invocazioni d'aiuto che si pensavano confinate nella letteratura rievocativa della storia italiana;
   da ultimo, gli invalidi con totale e permanente inabilità lavorativa al 100 per cento con necessità di assistenza continua per lo svolgimento degli atti quotidiani sono minacciati dall'introduzione della soglia, ad avviso dell'interrogante assurda, di 15.000 euro lordi annui, oltre la quale l'assegno di accompagnamento viene ridotto in proporzione del reddito della famiglia che ha con sé la persona in stato di inabilità assoluta, riconosciuta con procedure di accertamento che si auspicano rigorose;  
   si tratta di una soglia economica che dimostra come lo Stato ignori la condizione di queste famiglie; ed infatti appare all'interrogante lesiva della protezione costituzionale accordata dagli articoli 2, 3, 31, 32 e 38 e l'eventuale norma che la contenga determinerà inevitabilmente un contenzioso giurisdizionale;
   con l'applicazione della soglia dei 15.000 euro le famiglie saranno costrette a rivolgersi alle strutture pubbliche che saranno inevitabilmente prese d'assalto e la loro saturazione provocherà incalcolabili danni alla coesione sociale e alla credibilità delle istituzioni –:
   se i Ministri interrogati non ritengano di assumere iniziative urgenti per rassicurare le famiglie e le persone in stato di handicap, prospettando una regolazione non iniqua, non dannosa socialmente, e per converso attenta alla realtà economicamente sostenibile, nell'ambito della revisione organica della spesa pubblica.
(4-16440)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   secondo notizie rese note da una importante agenzia di stampa, più di 9 milioni di italiani affermano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche;
   di essi, ben 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nel Mezzogiorno;
   i dati sono emersi da una ricerca promossa da Rbm Salute-Censis, in collaborazione con Munich Re e presentata al «Welfare Day» –:
   se i fatti esposti in premessa trovino conferma e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgentissime intendano assumere per dare risposta alle richieste di assistenza sanitaria promananti da milioni di cittadini. (4-16442)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la Repubblica italiana riconosce la libertà di religione, di culto e di associazione: il nostro ordinamento giuridico prevede poi specifici regimi per i rapporti fra lo Stato e la Chiesa cattolica, il Concordato, e lo Stato e le altre confessioni religiose, le intese;
   all'interno di questo complesso insieme di disposizioni la legislazione statale dal 1984 prevede anche il finanziamento diretto da parte dello Stato. Tale meccanismo è noto come «otto per mille», consistendo nella destinazione di una quota pari all'8 per 1000 del gettito IRPEF allo Stato, alla Chiesa cattolica o alle confessioni religiose che hanno stipulato una Intesa con lo Stato che preveda tale finanziamento ovvero la Chiesa Valdese, l'Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del settimo giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia;
   l'istituto dell'otto per mille è stato introdotto per superare il precedente istituto noto come «congrua» cioè il finanziamento diretto dello Stato alla Chiesa cattolica per pagare gli stipendi e le pensioni dei sacerdoti, configurando un nuovo meccanismo in grado di fornire mezzi adeguati e quantitativamente comparabili ai precedenti ed allo stesso tempo affidare ai cittadini la scelta in merito;
   ad avviso degli interroganti però, ben pochi italiani sono a conoscenza di come funziona il meccanismo del cosiddetto 8 per mille dell'IRPEF e perciò si ritiene necessario che il Ministero dell'economia e delle finanze si faccia promotore di una campagna di informazione che restituisca agli italiani la possibilità di scegliere coscientemente, come la legge vuole, la destinazione di questa parte del proprio reddito;
   il funzionamento attualmente prevede che il contribuente possa indicare a chi devolvere la sua quota dell'8 per mille dell'IRPEF. Quello che non molti sanno è che chi non dà alcuna indicazione vede la sua quota versata ai soggetti ammessi, ed elencati in fondo al modulo di dichiarazione dei redditi, in modo proporzionale alle preferenze che gli altri, e non lui, hanno espresso. In altre parole, chi non ha indicato alcuna scelta, vede la sua quota devoluta a soggetti per i quali può anche provare la massima repulsione o diffidenza;
   ad avviso degli interroganti ciò rappresenta uno dei tanti grovigli italiani, con una confusione consumata ai danni di milioni di persone alle quali viene negata una corretta informazione su cosa si fa delle loro risorse;
   è avvenuto così che negli ultimi anni la chiesa cattolica, pur avendo ottenuto indicazioni corrispondenti a meno del 30 per cento del totale, sia riuscita ad avere quasi il 90 per cento dell'ammontare totale dell'8 per mille dell'IRPEF, corrispondente a circa 1 miliardo di euro, invece di circa 300 milioni di euro che le spetterebbero effettivamente, inoltre, per le somme percepite, la CEI presenta un rendiconto a carattere informativo, non soggetto ad alcun controllo da parte dell'autorità statale;
   a tal fine è stata ed è ulteriormente aiutata dalla del tutto inesistente opera di divulgazione e propaganda che lo Stato italiano ha fatto e fa in favore della propria quota dell'8 per mille, della quale occorre ancora ricordare che, in passato, larga parte veniva destinata mediamente ad interventi riferiti al culto cattolico, e che in questo momento sarebbero particolarmente necessari per destinarli all'opera di ricostruzione della zone distrutte dal terremoto e per portare soccorso alle tante migliaia di sfollati;
   alla latitanza dello Stato si contrappone alla martellante propaganda che la Chiesa cattolica ha fatto e fa sempre più attivamente, con vere e proprie campagne pubblicitarie, che incidono per circa l'1 per cento dei ricavi pari a circa 10 milioni di euro, in favore della propria quota dell'8 per mille;
   lo Stato invece, per il 2012, destinerà il proprio 8 per mille alle seguenti attività: «scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale». Riteniamo che si tratti di una formulazione troppo vaga e generica sotto la quale non si possono escludere rischi di regalie mascherate, dirette o indirette vantaggio della Chiesa cattolica, agli enti e alle associazioni cattoliche, come regolarmente è avvenuto nel passato;
   se questo è il quadro della situazione, sorge immediatamente una considerazione: sarebbe da chiedersi perché la quota inoptata dell'8 per mille non viene per intero destinata ad alimentare un fondo permanente destinato alle emergenze per calamità naturali quali terremoti, alluvioni, frane, e per la quota che auspicabilmente non dovesse essere assorbita dalle emergenze, finalizzato ad interventi di ricostruzione, adeguamento, prevenzione del rischio. Questo fondo dovrebbe essere oggetto di una gestione e rendicontazione separata dal bilancio dello Stato, affidata ad un organismo di controllo ad hoc, indipendente dal Governo;
   qualora invece si insistesse a perpetuare un sistema che per gli interroganti è ai danni degli italiani sull'attribuzione della quota inoptata, si potrebbe proporre di inserire tra i possibili beneficiari dell'8 per mille un «fondo emergenze», con l'obbligo, per questo, e per lo Stato italiano, di pubblicizzare, propagandare e promuovere le proprie attività, esattamente come fa la Chiesa cattolica. Ad avviso degli interroganti molti italiani sarebbero felici di dare questo contributo e la quota dell'8 per mille rimasta senza opzione andrebbe a ridursi sensibilmente –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva quali iniziative intenda assumere, ad iniziare da quelle proposte e se, con grande urgenza, non ritenga opportuno destinare immediatamente la quota statale a vantaggio delle popolazioni emiliane colpite dal sisma, facendo in modo che la popolazione italiana possa venirne a conoscenza mediante un'opera di divulgazione e propaganda che lo Stato italiano su tutti i media possibili, ad iniziare dai canali del servizio pubblico radiotelevisivo. (4-16451)


   NEGRO e FUGATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, a cui poi è seguito il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ha definito come la tariffa per il servizio di igiene ambientale avesse la natura di corrispettivo, così che i soggetti gestori del servizio chiamati ad eseguire il servizio comprensivo dell'applicazione e riscossione della tariffa ai sensi degli affidamenti ricevuti hanno ravvisato nelle proprie attribuzioni lo svolgimento di una attività di prestazione di servizi, riconoscendo così l'applicabilità dell'imposta sul valore aggiunto all'attività svolta;
   le sentenze 238 del 2009 della Corte costituzionale e la sentenza 3756 del 2012 della Corte di Cassazione hanno ravvisato alcune componenti di carattere autoritativo della tariffa, quali la natura tributaria da cui deriva la conseguente non assoggettabilità all'IVA, così che oggi giorno è possibile assistere a numerose richieste di restituzione dell'imposta pagata da parte degli utenti;
   la citata sentenza della Corte di Cassazione sancisce pertanto definitivamente che «la tariffa rifiuti non deve essere assoggettata a Iva. Si tratta di un'entrata tributaria che, in quanto tale, non può mai costituire il corrispettivo di un servizio reso»;
   l'articolo 14 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito dalla legge n. 214 del 2011, introducendo il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, rivede profondamente la connotazione giuridica della tariffa per il servizio di igiene ambientale il titolare della relativa entrata;
   appare quanto mai opportuno regolamentare tale situazione, dal momento che sembra difficilmente realizzabile che il sistema delle imprese di gestione del servizio sia in grado di riversare le somme riscosse nel tempo per conto dell'erario, regolarmente versate, anche qualora tale restituzione fosse compensata da parte dell'erario stesso –:
   se non si ritenga opportuno chiarire l'attuale situazione conseguente alla vicenda sopradescritta al fine di definire con chiarezza la natura del pagamento da parte dell'utente, anche per i servizi erogati dalle società preposte nell'esercizio in corso, adottando altresì tutte le disposizioni necessarie per accelerare il rimborso dell'IVA versata nel caso della tariffa tributaria. (4-16453)


   SCANDROGLIO, GHIZZONI, DE CORATO, CASTELLANI, DELL'ELCE, CAZZOLA, MUSSOLINI, PELINO, CECCACCI RUBINO, MAZZOCCHI, BECCALOSSI e CANNELLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   i territori dell'Emilia Romagna sono stati colpiti, a partire dal 20 maggio 2012, da forti e ripetute scosse telluriche;
   tali eventi sismici hanno causato, oltre che la perdita di numerose vite umane, ingenti danni alle abitazioni, al patrimonio artistico, agli stabilimenti produttivi del territorio emiliano;
   il Governo ha deciso di stanziare, per la prima fase della ricostruzione, la cifra di 2,5 miliardi di euro;
   una parte di questi 2,5 miliardi di euro (5-600 milioni) deriverà dall'aumento di 2 centesimi al litro dell'accisa sul carburante –:
   se il Governo non ritenga opportuno rinunciare all'aumento dell'accisa sul carburante, già elevata ed onerosa per i cittadini italiani, e reperire risorse per la ricostruzione in Emilia Romagna attraverso l'aumento della tassazione sul gioco d'azzardo, anche di quello on line;
   in particolare, se il Governo non ritenga opportuno un intervento sul montepremi dei giochi a scommessa, che potrebbe garantire entrate maggiori rispetto all'aumento dell'accisa sul carburante, considerato che una leva fiscale del 2 per cento sul montepremi, secondo quanto sostenuto da autorevoli docenti di economia su uno dei maggiori quotidiani nazionali, porterebbe nelle casse dello Stato 7-800 milioni di euro, ben più dei 5-600 milioni previsti con l'aumento di 2 centesimi delle accise sulla benzina e che, se il prelievo sul montepremi fosse del 5 per cento si potrebbero coprire interamente i due miliardi e mezzo stimati come necessari per la prima fase della ricostruzione.
(4-16471)


   CAPARINI, CROSIO, CONSIGLIO e STUCCHI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere, premesso che:
   la Rai pretende il pagamento del canone per i monitor utilizzati dalle società concessionarie dei giochi nazionali per promuovere e raccogliere i giochi, peraltro dello Stato pur in pendenza di una richiesta di Assotabaccai a Lottomatica e Aams di incontrare il Ministero competente per avere delucidazioni in merito all'effettiva esigibilità;
   alcuni ispettori hanno fatto visita a diverse tabaccherie, notificando il mancato versamento del canone per tali apparecchi;
   la richiesta della categoria è di esonerare questi strumenti di lavoro dall'obbligo di pagamento del canone in quanto l'apparecchio non è dedicato alla ricezione di canali televisivi e soprattutto non è di proprietà ma in comodato d'uso e in concessione dalla Lottomatica e col fine di promuovere un nuovo gioco dello Stato;
   la Fit (Federazione italiana tabaccai) evidenzia che il problema riguarda i monitor da 22”, dotati di ricezione del segnale audiovisivo, anche se privi di antenna. «Secondo alcune interpretazioni, solo il fatto che lo schermo sia abilitato a ricevere il segnale fa sì che scatti l'imposizione del balzello», dicono dalla Fit, aggiungendo che comunque «anche se non è giusto, noi consigliamo di pagare, perché fare ricorso è complicato». Per il direttore nazionale di Assotabaccai, Flavio Romeli, in tempi di crisi, pagare circa 200 euro di canone è un problema sentito dalla categoria. «Dopo vari incontri con Lottomatica, Agenzia delle Entrate e Monopoli di Stato, siamo in attesa di capire come si possa risolvere la situazione. Noi chiediamo almeno a Lottomatica di intervenire, contribuendo al pagamento del Canone», spiega Romeli. «Noi ricevitori non possiamo rifiutare l'installazione delle stesse e oltre tutto non sono collegate a nessuna antenna, ma il funzionario ci ha detto che basta collegare un decoder e diventerebbe una tv, quindi deve pagare il canone» segnalano i tabaccai (il Giornale);
   è una volta per tutte necessario fare chiarezza sulle fattispecie tassabili e su quelle esenti dal pagamento del canone –:
   se i concessionari del Lotto siano, per la natura della loro prestazione e le modalità del contratto di concessione, esentati dall'obbligo per le imprese di indicare in fase di dichiarazione dei redditi il numero di abbonamento speciale. (4-16473)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CENNI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   la legge numero 148 del 2011 prevede all'articolo 1, comma 2, l'emanazione da parte del Governo, entro 12 mesi dalla data di approvazione, di «decreti legislativi per riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari»;
   tra i criteri individuati per la riorganizzazione degli uffici giudiziari è presente anche la soppressione o la riduzione «delle sezioni distaccate di tribunale, anche mediante accorpamento ai tribunali limitrofi» (articolo 1, comma 2, lettera d), tenendo però in considerazione determinati parametri oggettivi quali ad esempio: estensione del territorio, numero degli abitanti, carichi di lavoro, indice delle sopravvenienze, specificità territoriale del bacino di utenza (articolo 1, comma 2, lettera b);
   la legge delega sopracitata quindi non prevede una soppressione automatica delle sezioni distaccate ma una «riduzione» nel rispetto dei criteri dettati dalla legge stessa;
   la disposizione in oggetto, pur non prevedendo misure specifiche per promuovere l'efficienza dell'amministrazione della giustizia, ha come obiettivo la riduzione dei finanziamenti pubblici e la modifica della geografia giudiziaria;
   i tagli relativi al Ministero della giustizia si sommano a quelli già operati dal decreto-legge numero 98 del 6 luglio 2011. Queste altre riduzioni determineranno inevitabilmente un ulteriore forte decremento dello standard qualitativo dell'amministrazione della giustizia, rischiando di provocarne addirittura la paralisi;
   il buon funzionamento del sistema giudiziario, oltre ad essere la risposta primaria alla domanda di giustizia dei cittadini, costituisce indispensabile condizione di promozione e garanzia del funzionamento del sistema economico e sociale nel suo complesso;
   il Governo ha accolto in data 14 settembre 2011 un ordine del giorno che lo impegna a «a valutare ulteriori progetti di revisione degli uffici giudiziari, anche sotto il profilo della definizione delle circoscrizioni giudiziarie, previa consultazione delle categorie professionali e degli enti territoriali coinvolti, che appare necessario per una effettiva razionalizzazione del sistema giudiziario»;
   la legge numero 148 del 2011 prevede anche all'articolo 1, comma 2, lettera i) «la riduzione degli uffici del giudice di pace dislocati in sede diversa da quella circondariale, da operare tenendo in specifico conto, in coerenza con i criteri di cui alla lettera b), dell'analisi dei costi rispetto ai carichi di lavoro»;
   il giudice di pace rappresenta l'organo di giustizia più vicino al cittadino, chiamato a svolgere importantissime funzioni in materia di contenzioso giudiziale, già di competenza pretorile, oltre a rilevanti compiti di conciliazione stragiudiziale, ed a fornire una preziosa collaborazione tecnico-processuale, soprattutto in favore delle fasce più deboli della popolazione, che si trovano meno tutelate di fronte ad un «sistema giustizia» dai costi di accesso spesso alti;
   lo schema di decreto legislativo «Revisione delle circoscrizioni giudiziarie – Uffici dei giudici di pace, a norma dell'articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148», approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 16 dicembre 2011 – esame preliminare, pubblicato nel sito internet del Ministero della giustizia prevede la soppressione e l'accorpamento, su tutto il territorio nazionale, di 674 uffici di giudici di pace sugli 846 attualmente esistenti in Italia;
   il gruppo di studio istituito presso il Ministero della giustizia con il compito di indicare 1 criteri con cui individuare gli uffici giudiziari da sopprimere, nella sua relazione, evidenzierebbe che i parametri elaborati nel documento sono solo indicativi: non viene infatti redatto un elenco dei tribunali e delle sezioni distaccate da sopprimere «lasciando quindi all'Autorità politica ed agli uffici del Ministero capaci di fare razionale ed effettivo apprezzamento dei dati delle realtà locali e della sopportabilità delle diverse soluzioni logistiche implicate dalle scelte che la legge autorizza»;
   il riordino degli uffici giudiziari e la soppressione degli uffici dei giudici di pace sta provocando forte preoccupazione, in tutta Italia, in particolar modo negli enti locali, nella cittadinanza, nelle associazionismo di intere comunità territoriali economiche, sociali e produttive;
   a Poggibonsi (provincia di Siena) è presente la sede distaccata del tribunale di Siena ed un ufficio di giudice di pace;
   nello specifico, la possibile soppressione della sede distaccata di Poggibonsi e la annunciata soppressione della sede del giudice di pace (già predisposta dallo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 16 dicembre 2011, citato precedentemente) hanno causato grande allarme nella comunità e nel sistema economico locale;
   i sindaci dei comuni della Valdelsa senese (Poggibonsi, Colle di Val d'Elsa, San Gimignano, Casole D'Elsa), cui fa riferimento la sede distaccata del tribunale di Poggibonsi, hanno inviato una lettera al Ministro della giustizia per chiedere una attenta valutazione della situazione ed il mantenimento di tale struttura oltre alla salvaguardia dell'ufficio locale del giudice di pace;
   «la vocazione imprenditoriale e produttiva della Valdelsa senese – riporta la missiva sopracitata – ha dato impulso negli anni ad una costante crescita demografica caratterizzata anche da significativi flussi migratori, tanto di origine straniera che nazionale, raggiungendo un totale di quasi 63 mila abitanti, che costituisce circa un quarto dell'intera popolazione della Provincia di Siena»;
   per integrare quanto appena esposto va poi aggiunto che la realtà imprenditoriale presente attivamente sul territorio del circondario della sezione distaccata di Poggibonsi è estremamente vivace, varia e differenziata: caratterizzata da numeri equiparabili alle imprese attive sul circondario del tribunale di Siena, che ha un numero di residenti pari al doppio (circa 120 mila). I dati, forniti dall'ufficio statistica della CCIAA di Siena, parlano infatti di oltre 7.100 attività di impresa nella Valdelsa senese e quindi ricadenti sotto la competenza del circondario della sezione distaccata di Poggibonsi in termini di vicinanza e rapida risposta alle esigenze della giustizia;
   per quanto riguarda la durata dei procedimenti civili e penali trattati dalla sezione distaccata di Poggibonsi, i dati della relazione redatta dall'avvocato Silvia Zazzeri del Foro di Siena, presentata pubblicamente nei mesi scorsi, testimoniano l'efficienza della struttura giudiziaria della sezione distaccata di Poggibonsi, in relazione soprattutto alla durata media dei procedimenti, al bacino di utenza e al personale impiegato;
   anche l'attività del giudice di pace di Poggibonsi è caratterizzata da una mole di richieste di giustizia di notevole entità. In particolare l'alto numero di procedimenti monitorati è correlato, anche in questo caso, alla presenza sul territorio di numerosissime piccole e medie imprese;
   va inoltre aggiunto che la sede della sezione distaccata del tribunale di Poggibonsi, che comprende anche i locali del giudice di pace, è dislocata in una struttura moderna e funzionale di recente costruzione che non necessita di investimenti strutturali e potrebbe essere ulteriormente razionalizzata, accogliendo agevolmente un maggior carico di lavoro, essendo dotata di ampi spazi che potrebbero ospitare anche ulteriori uffici della pubblica amministrazione. In questo contesto va evidenziato che tale immobile, sotto il profilo del criterio della razionalizzazione della spesa alla quale si è ispirata la legge delega, è di proprietà del comune di Poggibonsi, e non è previsto alcun corrispettivo a titolo di canone di locazione; il comune sostiene anzi da anni le spese di manutenzione della struttura;
   risulta quindi evidente come un accorpamento della sede distaccata a quella centrale potrebbe avere ripercussioni sull'amministrazione della giustizia in tutta la provincia di Siena; si verificherebbe infatti un improvviso e notevole aggravio di pendenze, che dilaterebbe sia i tempi di risposta delle cancellerie che quelli di emissione dei provvedimenti da parte dei magistrati;
   il trasferimento porterebbe inoltre a un aumento dei tempi e dei costi, con conseguenti ricadute negative sulle imprese, sui cittadini, e su tutta la collettività in generale. Parlando nello specifico delle spese vanno considerati sia i costi sociali di tale operazione (soprattutto per quanto riguarda i gravi disagi che i cittadini sarebbero costretti a subire dovendosi recare a Siena anche per semplici adempimenti) sia i costi indiretti che proprio le stesse amministrazioni pubbliche dovranno sostenere, con conseguenti ricadute e disservizi per l'intera comunità;
   in merito ai possibili risparmi la relazione prodotta dalla commissione istituita dall'Ordine degli avvocati di Siena dimostra come la chiusura del polo valdelsano comporterebbe in realtà nuovi aggravi per la spesa pubblica;
   dal punto di vista economico, infatti, inevitabilmente il tribunale di Siena, già in gravi difficoltà per il carico attuale di lavoro acuite dalla carenza di organico e dalle carenze strutturali del fabbricato dell'attuale sede, non potrebbe sostenere anche il carico derivante dal trasferimento della sezione distaccata di Poggibonsi. L'accorpamento della sezione distaccata al tribunale di Siena comporterebbe infatti la necessità di reperire ulteriori locali più grandi con un considerevole aggravio di costi: proprio quello che la legge sulla razionalizzazione vorrebbe invece evitare;
   la presenza di carenze di organico sia per quanto riguarda il personale della magistratura, sia per ciò che concerne il personale amministrativo, sono state evidenziate anche dal presidente del tribunale di Siena, Stefano Benini, nella sua ultima relazione annuale;
   un aumento dei costi e ricadute negative sul corretto funzionamento del tribunale sarebbero quindi la diretta conseguenza dell'accorpamento: elementi che si porrebbero in palese contraddizione con le finalità ed i principi della stessa legge numero 148 del 2011;
   va inoltre aggiunto che è presente nella zona (in località Ranza, nel comune di San Gimignano) uno delle maggiori Case di reclusione del centro Italia, i cui circa 400 detenuti (di cui oltre 100 in regime di alta sicurezza) necessitano costantemente e per lunghi periodi di tutele legali;
   la circoscrizione distaccata di Poggibonsi, a conferma della sua specificità territoriale, è inoltre sede di comando di zona dei carabinieri, di tenenza della guardia di finanza, del commissariato di pubblica sicurezza, del comando dei vigili del fuoco, di due comandi stazione del Corpo forestale;
   in questo contesto è possibile inoltre ipotizzare che la sezione distaccata di Poggibonsi, proprio alla luce dei criteri indicati nella legge delega, potrebbe essere con ogni evidenza potenziata quale sede giudiziaria a cui accorpare eventualmente anche altri territori limitrofi. Il gruppo di studio ministeriale, citato in precedenza, ha infatti rappresentato la possibilità di istituire nuovi tribunali accorpando territori facenti parte di altri tribunali in caso di loro soppressione. In questa prospettiva Poggibonsi potrebbe essere individuata come sede di un autonomo tribunale, comprendente, oltre che ai territori dei comuni confinanti, anche quelli confinanti dei comuni di Volterra e Certaldo, e ciò grazie alla sua strategica posizione geografica storicamente riconosciuta;
   i comuni della Valdelsa senese hanno promosso recentemente una petizione popolare per promuovere il mantenimento della sede distaccata del tribunale Poggibonsi e dell'ufficio locale del giudice di pace –:
   se il Ministro, alla luce di quanto esposto in premessa, non ritenga di adottare per la riorganizzazione degli uffici giudiziari e degli uffici dei giudici di pace, nel pieno rispetto dei principi della legge n. 148 del 2011 e nel perseguimento dei principi di razionalizzazione e di risparmio effettivo, una seria ed attenta rivalutazione di realtà locali come quella di Poggibonsi dove, per efficienza, dislocazione logistica strategica, caratteristiche del bacino di utenza ed evidenti criticità di accorpamento, le sedi distaccate assicurano evidenti vantaggi per la collettività e per lo Stato superiori agli stessi costi di gestione. (5-07011)


   MADIA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività stabilisce all'articolo 9, comma 4 che «al tirocinante debba essere riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio»;
   risulta all'interrogante da articoli di stampa apparsi in rete sul periodico on line La Repubblica degli Stagisti che l'Avvocatura dello Stato, così come altri enti pubblici, non potrebbe ottemperare al dettato dell'articolo 9, comma 4, poiché il comma 8 dello stesso articolo prevede che «dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». L'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli spiega infatti nel testo dell'intervista che il bilancio dell'Avvocatura non permette al momento di erogare un rimborso spese ai praticanti: «Bisognerebbe introdurre una voce per il “compenso per l'attività dei praticanti”, voce che al momento manca;
   alla domanda «L'articolo 9 [...] prevede che al tirocinante debba essere “riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio”, l'Avvocatura intende adeguarsi ?» l'avvocato risponde: «No. Perché leggendo tutta la norma, al comma 8 si legge che “dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”» –:
   quale sia la giusta interpretazione dell'articolo 9, comma 4, della legge 24 marzo 2012 n. 27, cioè se sia corretta l'interpretazione dell'Avvocatura dello Stato – secondo la quale in assenza di uno specifico capitolo di bilancio una amministrazione non è tenuta, in ottemperanza al suddetto comma 8, a corrispondere il rimborso di cui al comma 4 – ovvero se le amministrazioni dello Stato siano tenute a operare variazioni di bilancio e rimodulazioni delle proprie attività al fine di identificare – a risorse invariate – la necessaria dotazione finanziaria per il riconoscimento del rimborso spese di cui all'articolo 9, comma 4. (5-07023)


   CONTENTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in un articolo apparso su Il Gazzettino il dottor Piero Ostellino ha fatto riferimento al comportamento del portiere della nazionale di calcio diretto a denunciare le «illegali e vergognose procedure del circuito mediatico-giudiziario» e ciò in relazione alle notizie di stampa riferite alla recente inchiesta sulle scommesse nel mondo del calcio;
   continuando nella sua esposizione, l'estensore ha testualmente scritto: «Ma, subito dopo, puntuale come un pizzino mafioso, è uscita dalla procura di Torino, un'informativa della Guardia di finanza del 2010-2011 dalla quale si potrebbe dedurre che Buffon sia uno scommettitore abituale» ed ha invocato un intervento del Consiglio superiore della magistratura davanti da una violazione del «segreto istruttorio che sconfina nella prassi mafiosa»;
   la gravità dell'accaduto, se confermata, meriterebbe l'attenzione del Ministro –:
   quali iniziative, anche di carattere ispettivo, intenda adottare al fine di accertare eventuali responsabilità circa la violazione del segreto nel caso descritto. (5-07028)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PALADINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   come denunciato dal segretario generale aggiunto del Sindacato autonomo polizia penitenziaria SAPPE, Roberto Martinelli, nel carcere di Chiavari si registrerebbe uno stato di tensione che ormai travalica il limite della tolleranza e della sopportazione; offese e minacce sarebbero state espresse contro il Sindacato autonomo polizia penitenziaria SAPPE ed i suoi rappresentanti che lavorano nel penitenziario di Via al Gasometro attraverso uno scritto anonimo fatto recapitare nella camera della Caserma Agenti in uso alle poliziotte;
   questo non sarebbe il primo episodio offensivo riscontrato nel carcere di Chiavari rivolto al primo sindacato della polizia penitenziaria;
   in passato si sarebbero verificati, altresì, atti di vandalismo consistenti nel danneggiamento degli armadietti di alcuni iscritti e della bacheca sindacale nonché la distribuzione di volantini recanti attacchi alla medesima sigla sindacale;
   i fatti accaduti, con i rischi connessi, preoccupano chi in quelle strutture vive e lavora e non vanno sottovalutati ma condannati fermamente e bloccati –:
   se il Ministro interrogato per quanto di competenza, non ritenga urgente intervenire per disporre con urgenza un'ispezione al fine di accertare i responsabili degli episodi descritti;
   se intenda intervenire, nelle forme ritenute opportune per la promozione di un concreto e necessario piano educativo e moralizzatore che ripristini serenità nel carcere chiavarese. (4-16437)


   PERINA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il piano dei tagli delle spese della pubblica amministrazione ha ricompreso anche la giustizia analizzando la chiusura di Tribunali e sezioni distaccate al di sotto alcuni parametri;
   il Governo ha affidato a una commissione consultiva istituita presso il Ministero della giustizia lo studio di detti tagli che consentirà al Ministero stesso di effettuare risparmi di natura economica;
   la commissione consultiva per fare questi tagli ha sviluppato dei criteri quali: il territorio per numero di abitanti quindi il bacino di utenza delle sezioni distaccate dei tribunali e il carico di lavoro annuale, elaborando una media che va nel periodo di tempo ricompreso tra il 2006 e 2010;
   sulla scorta di tali parametri la commissione ha individuato su un totale di 220 sezioni, 160 sezioni distaccate di tribunale sopprimibili;
   questa commissione pur non esprimendosi, di fatto, in termini nominativi e quindi facendo i nomi delle sezioni da sopprimere espone tuttavia la possibilità di accorpamento di una parte di Roma ovest. Pertanto, la sezione distaccata del tribunale di Ostia passerebbe come giurisdizione a Civitavecchia. Ogni cittadino romano di questa porzione della città in caso di difesa di un proprio diritto o perché chiamato in giudizio per ottenere una sentenza dovrebbe emigrare a Civitavecchia;
   tale operazione non inciderebbe sui risparmi da parte della pubblica amministrazione e quindi dei contribuenti, ma servirebbe solo a mantenere saldo il tribunale di Civitavecchia che vedrebbe accresciuto il suo distretto circoscrizionale giudiziario, e quindi qualora se ne presentasse l'occasione di vedersi evitare eventuali pericoli di soppressione per mancanza dei requisiti individuati dalla commissione predetta;
   il problema nella denegata ipotesi del suddetto accorpamento ricadrebbe sui cittadini non solo di Ostia ma anche di Casal Palocco, Infernetto, Axa, Dragona, Acilia, Casal Bernocchi e parte di Vitinia, riguardando quindi gran parte di Roma ovest, che con tutta dignità e rispetto rappresentano con il numero di 226.000 abitanti con residenza e di 300.000 effettivi, una realtà metropolitana che accorperebbe per numero di abitanti città come Ragusa, Siracusa, Trapani, Agrigento ed Enna. Quasi mezza Sicilia che allo stato rappresenta cinque capoluoghi di provincia ognuno dotato di un tribunale autonomo;
   è noto come Civitavecchia sia arretrata nei collegamenti con il litorale romano, la distanza sarebbe penalizzante, inoltre i costi per gli spostamenti da/per questi due luoghi costieri sarebbero maggiori rispetto a quelli che oggi il cittadino chiamato in tribunale si trova a sostenere;
   le distanze, tra Roma ovest da Roma zona tribunale, quartiere Prati, sono percorribili in 35/45 minuti con i mezzi pubblici. I costi del trasporto andata e ritorno possono contenersi in circa 3 euro. Da Ostia, Casal Palocco, Infernetto, Axa, Casal Bernocchi, Acilia, Dragona si può raggiungere Civitavecchia con il Pulman al costo di 15/20 euro andata e ritorno. Invece i tempi per organizzarsi e arrivare a Civitavecchia superano almeno le quattro ore considerando che non ci sono corse ogni 15/20 minuti come a Roma;
   questo tentativo di accorpamento del XIII Municipio di Roma Capitale, sempre per sopperire alle problematiche strutturali di Civitavecchia, è stato ritenuto inappropriato e inopportuno già dal decreto-legge n. 491 del 1999 del Governo D'Alema –:
   se il Ministro interrogato ritenga opportuno scongiurare l'accorpamento annunciato. (4-16455)


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. —Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto riportato il 4 giugno 2012 dal quotidiano Metropolis web, un detenuto di 41 anni, Nicola Grieco, originario di Paduli (Benevento), è stato trovato morto nella sua cella della sezione penale del carcere di Sulmona;
   da un primo esame del corpo da parte dei medici del carcere, sembrerebbe che a causare la morte dell'uomo sia stato un infarto. Secondo le prime informazioni, il detenuto non soffriva di patologie cardiache. La procura ha disposto l'autopsia che sarà eseguita dall'anatomopatologo Luigi Miccolis;
   il detenuto era stato trasferito nel carcere abruzzese circa un anno fa; all'epoca usufruiva della misura di sicurezza detentiva della casa lavoro. A Sulmona aveva avuto la notifica della sentenza, passata in giudicato, a due anni e due mesi di reclusione per reati contro il patrimonio ed era quindi stato trasferito nella sezione penale dove è stato trovato esanime –:
   quali siano le cause che hanno provocato il decesso dell'uomo;
   con chi dividesse la cella e di quanti metri quadrati disponesse il detenuto rinvenuto cadavere nella sua cella;
   se il detenuto morto fosse alloggiato all'interno di una cella rispondente a requisiti di sanità e igiene;
   se al momento del decesso all'interno del carcere fosse presente il medico di turno;
   se sia noto se l'uomo soffrisse di patologie cardiache e se in precedenza fosse stato già sottoposto a controlli medici. (4-16474)


   SCHIRRU, LULLI, VICO e D'INCECCO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge del 24 gennaio 2012, n. 1, all'articolo 3, ha introdotto nel codice civile l'articolo 2463-bis, che consente la costituzione della società semplificata a responsabilità limitata da parte di persone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età alla data della costituzione della medesima;
   l'articolo prevede che l'atto costitutivo debba essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico e che il suddetto provvedimento interministeriale sia adottato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione;
   il decreto-legge n. 1, adottato sulla base dei presupposti di necessità ed urgenza, è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, entrata in vigore il 25 marzo 2012, giorno successivo alla sua pubblicazione;
   entro i 60 giorni e, quindi, entro il 25 maggio 2012 si sarebbe dovuto adottare il citato decreto interministeriale, al fine di consentire l'effettiva costituzione delle nuove società: «Con decreto ministeriale emanato dal Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze e con il Ministro dello Sviluppo Economico, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, viene tipizzato lo statuto standard della società e sono individuati i criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci»;
   ad oggi, nonostante le sollecitazioni al Governo non si hanno notizie di tale adempimento obbligatorio;
   si tratta di un'inadempienza che di fatto mortifica la determinazione e il coraggio imprenditoriale di tanti giovani, pronti ad impegnarsi e a lavorare sulle basi di un incentivo che il Governo aveva garantito di rendere operativo e funzionale, improntato alla volontà di ripresa e di sviluppo per il nostro Paese;
   numerosi giovani interessati alla nuova tipologia di società, che aspettavano il termine dei 60 giorni e la possibilità di procedere all'avvio della propria impresa, si trovano ora in una situazione di stallo: in procinto di aprire una società a responsabilità limitata, si sono fermati per valutare invece la opportunità di costituire una società semplificata a responsabilità limitata previa verifica dello statuto relativo a quest'ultima, ma di fatto non hanno ancora aperto né l'una né l'altra;
   l'eliminazione del vincolo di età per la costituzione delle società semplificate a responsabilità limitata è una scelta largamente apprezzata ed utile senza dubbio per contribuire a restituire slancio alla nostra economia e al mercato del lavoro;
   vanno considerati anche il notevole impegno del Governo su questa iniziativa, l'evidenza datane attraverso gli organi di stampa e nei siti ministeriali a partire da quello del Governo e le parole dei Ministri competenti per materia (giustizia, economia e finanze, sviluppo economico) –:
   se i Ministri interrogati non ritengano di accogliere le sollecitazioni di quei numerosi giovani interessati a costituire una società semplificata a responsabilità limitata ma impossibilitati a farlo perché non si possono concludere gli atti notarili;
   quali iniziative si intendano avviare perché venga adottato con la massima urgenza il provvedimento di cui in premessa e perché siano date risposte certe e rapide ai nuovi imprenditori. (4-16475)


   REGUZZONI. —Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in data 16 settembre 2009 il firmatario del presente atto aveva già segnalato, presentando un'interrogazione, come il tribunale di Varese avesse elaborato un sistema informativo dotato dei più moderni supporti informatici i quali – anche attraverso il sito internet e la connessione alla rete – consentono il raggiungimento di risultati molto apprezzati sia dalle istituzioni, sia dagli operatori economici, sia dalla cittadinanza; considerato il fatto che il tribunale di Varese ha assunto un ruolo di leadership in questa materia, si chiedeva se il Governo intendesse supportare e pubblicizzare iniziative pilota come quelle di tale tribunale in tema di sistemi informatici e connessioni informative via internet;
   a tale interrogazione peraltro non è stata ancora data risposta;
   nel frattempo le esigenze di risparmio sui costi della pubblica amministrazione hanno portato il Governo ad annunciare iniziative di spending review;
   all'interno di dette iniziative sugli organi di informazione hanno trovato spazio numerose ipotesi di accorpamenti o soppressioni di tribunali, ma non iniziative tendenti ad economizzare sulle procedure burocratiche investendo nell'informatizzazione e nell'utilizzo dei moderni strumenti telematici, come da tempo fatto dal tribunale di Varese –:
   quale sia l'intendimento del Ministro sulla questione di cui in premessa;
   se e quali iniziative il Ministro abbia assunto o intenda assumere per agevolare i cittadini e le imprese, attraverso la diffusione degli strumenti telematici, con indubbi vantaggi per il bilancio dello Stato. (4-16480)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIMOLDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   sul territorio italiano sono presenti 96 aeroporti, come riportato dal sito ufficiale dell'Enac, molti dei quali di dimensioni esigue e con un traffico passeggeri irrisorio. Si pensi che solo 40 hanno registrato, nel 2007, un traffico superiore a 10.000 passeggeri e solo 25, nel 2009, hanno movimentato un traffico superiore ai 500 mila passeggeri;
   nella regione Lazio, mentre l'aeroporto di Campino riceve, pur avendo forti limiti di crescita strutturali, più di 2 milioni di euro pubblici annui per il servizio di assistenza volo e i pompieri, è in previsione l'apertura di un nuovo scalo a Viterbo. Nella regione Toscana, oltre all'aeroporto di Firenze e di Pisa, sembra essere in progetto anche un aeroporto a Siena. Sull'asse Torino-Venezia ogni 50 chilometri c’è una pista di atterraggio;
   la regione Lombardia sta cercando di differenziare i business in modo preciso, così da garantire la sopravvivenza dei vari scali: Malpensa dovrebbe diventare l’hub intercontinentale, Linate il city airport per i voli a breve raggio, Bergamo la capitale dei low cost e Brescia lo snodo per le merci;
   il forte aumento del traffico previsto al 2030 (si dovrebbe passare dagli attuali 130 milioni di passeggeri a un traffico compreso fra 243 e 295 milioni con incrementi compresi tra l'87 e il 127 per cento) è un potenziale straordinario che metterebbe l'Italia in linea con i più importanti Paesi europei, ma rischia di essere perso se non si adegua rapidamente la capacità dei nostri scali aeroportuali più importanti. Da un'analisi fatta da un importante agenzia, sembra che Fiumicino possa raggiungere la saturazione già nel 2017;
   una concentrazione del traffico aereo su un numero di scali limitati eviterebbe investimenti infrastrutturali di collegamento costosi e poco utili, puntando a mettere in rete e collegare fra loro le infrastrutture davvero fondamentali, come l'alta velocità ferroviaria e gli aeroporti intercontinentali;
   nella direzione opposta si muove invece la scelta di questi giorni di Trenitalia di sospendere per tutta la stagione estiva e fino a dicembre 2012 il collegamento Frecciarossa da Milano Malpensa verso Roma e Napoli, dirottando le partenze sulla stazione centrale di Milano e arrecando quindi un grave danno allo scalo aeroportuale milanese –:
   se il Ministro non ritenga opportuno intervenire nel settore aeroportuale con un piano programmatico che porti alla definizione di macro aree di interesse strategico in cui concentrare il traffico aereo, rispondendo così al duplice obiettivo di razionalizzare i contributi pubblici erogati a favore di scali sottoutilizzati e contribuendo al contempo allo sviluppo del territorio secondo una logica di differenziazione dell'offerta. (4-16447)


   MAGGIONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in provincia di Pavia la presenza di numerosi passaggi a livello penalizza il traffico stradale;
   tra i comuni di Certosa e Pavia ci sono quattro passaggi a livello la cui chiusura per il transito dei treni provoca lunghe code e disagi tra gli automobilisti;
   i quattro passaggi a livello si trovano presso il campo sportivo di Pavia, alla Cascina Rizza vicino a Pavia, alla Cascina Repentita e nei pressi del cimitero del comune di Borgarello;
   dopo la chiusura con barriere invalicabili dei passaggi a livello in zona campo sportivo di Pavia e Cascina Repentita, dal 1° di marzo è stato chiuso pure il passaggio a livello della cascina Rizza;
   la chiusura di detti passaggi a livello penalizza il traffico automobilistico in generale e gli agricoltori che hanno i terreni nella zona –:
   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per eliminare o ridurre i disagi al traffico stradale causati dai tre passaggi a livello sopra citati ed insistenti tra Certosa e Pavia. (4-16452)


   TOCCAFONDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il 27 luglio 1995: fu firmato un accordo quadro AV sottoscritto da Ministero trasporti, Ferrovie dello Stato, Tav, regione Toscana, per l'elettrificazione della linea Faentina;
   il 24 aprile 1997: tale impegno fu confermato in un protocollo d'intesa firmatari il Ministero dei trasporti, Fs, Tav, regione Toscana, provincia di Firenze, e i comuni di Firenze, Sesto Fiorentino e Vaglia, nell'impegno all'articolo 4 si afferma: «la Fs spa si impegna a realizzare l'elettrificazione dell'anello della linea Faentina (Firenze, Borgo San Lorenzo Pontassieve) con finanziamento di 35 miliardi di lire che il Ministero dei trasporti si impegna a reperire nell'ambito delle leggi finanziarie 1998-1999»;
   in data 3 marzo 1999 viene firmato un integrativo dell'accordo quadro e del protocollo d'intesa; dal Ministero dei trasporti, Fs, Tav, regione Toscana, provincia di Firenze, comune di Firenze, con il quale all'articolo 2 si afferma: «Il Ministero dei trasporti garantisce il finanziamento dell'elettrificazione della linea Firenze - Vaglia - Borgo San Lorenzo - Pontassieve e della costruzione della linea Osmannoro - Campi Bisenzio, così come definito nell'allegato 1 a valere sui finanziamenti assegnati con l’addendum 1998 al contratto di programma Fs - Ministero dei Trasporti»;
   in data 15 febbraio 2001 viene redatto un aggiornamento dell'accordo quadro e dell'accordo integrativo sottoscritto da Ministero dei trasporti, Fs, Tav, regione Toscana, provincia di Firenze e comune di Firenze dove all'articolo 4 si afferma: «per la linea Faentina ci si impegna alla progettazione definitiva dell'elettrificazione entro il 2001; avvio della realizzazione entro un anno dalla conclusione della conferenza dei servizi e della disponibilità del relativo finanziamento (già previsto in 60 miliardi di lire)», importo in aumento rispetto alla previsione iniziale e che tali importi vennero confermati anche da RFI in data 19 novembre 2001;
   il 22 gennaio 2010 nell'atto aggiuntivo all'intesa generale quadro del 18 aprile 2003 tra Governo e regione Toscana si corregge, giustamente la cifra in 31 milioni di euro finanziando con un milione di euro lo studio di fattibilità per la riqualificazione della linea medesima;
   dal 1995 ad oggi tutti gli atti firmati riportano la volontà degli enti locali e la conferma sia del Ministero sia di Fs e Tav al progetto di elettrificazione della linea ferroviaria Faentina;
   purtroppo, i danni e i disagi causati dall'attraversamento del territorio del Mugello dalla Tav sono andati ben oltre quelli previsti, basti pensare al prosciugamento delle sorgenti e alla scomparsa di molti fiumi e torrenti;
   si registra ormai un giornaliero penare per le migliaia di pendolari che, come più volte denunciato dal loro comitato su stampa nazionale, viaggiano in condizioni assurde e a volte anche rischiose, soprattutto a causa di mezzi ormai vecchi e inefficienti, talvolta anche pericolosi;
   dopo ben 17 anni, enti locali e popolazioni del territorio, che, se pur preoccupati, collaborarono alla realizzazione di tale opera, oggi pretendono giustamente e definitivamente il rispetto totale da parte dello Stato di quegli accordi sottoscritti o in alternativa perlomeno di capire con chiarezza a che livello istituzionale o a quale figura pubblica attribuire la responsabilità di tale mancanza;
   i consigli comunali di Vaglia e Borgo San Lorenzo nonché il comune di San Piero a Sieve, tutti comuni della provincia di Firenze hanno approvato degli ordini del giorno in proposito –:
   quando il Ministro e le società FS SpA e Tav SpA intendano onorare gli impegni assunti rispetto all'elettrificazione della linea ferroviaria Faentina;
   quando sia previsto l'inizio dei lavori e la loro fine, anche a seguito di impegni sottoscritti e sempre confermati dal 1995 ad oggi. (4-16469)

INTERNO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere — premesso che:
   la prefettura di Massa Carrara, istituita nel 1859, è una delle più antiche d'Italia, con l'istituzione della prefettura è sempre stata garantita la presenza dello Stato in un territorio di confine tra le culture ligure, emiliana e toscana, caratterizzato da una radicata tradizione anarchica che, negli ultimi due secoli ha fornito alla storia avvenimenti di eccezionale rilievo storico e politico, la cui eco, ancora oggi, viene percepita con la celebrazione di ricorrenze ed anniversari;
   in una realtà sociale e politica da sempre fortemente conflittuale, la prefettura di Massa Carrara da sempre svolge un apprezzatissimo ruolo di interlocutore istituzionale privilegiato, aperto a confronti costruttivi con le rappresentanze istituzionali politiche e sindacali e unanimemente riconosciuto come indispensabile fattore positivo nella gestione delle problematiche territoriali;
   in questo momento storico, in cui il territorio della provincia sta vivendo una crisi economico occupazionale senza precedenti, la funzione dell'ufficio di Governo viene esercitata con rinnovato vigore, sistematicità e rilievo; infatti, continuo è il confronto costruttivo tra prefettura, sindacati, istituzioni locali e centrali, per promuovere iniziative istituzionali atte a contrastare la sfavorevole congiuntura economica che comporta una fortissima tensione sociale con importanti conseguenze per il mantenimento dell'ordine pubblico;
   basta ricordare le più recenti vertenze seguite dalla prefettura: quella relativa alla mobilità dei 320 lavoratori dello stabilimento Eaton di Massa e la vertenza in atto dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara, che con circa 200 dipendenti ed un indotto di circa 500 addetti genera una già delicatissima situazione di criticità sotto il profilo dell'ordine pubblico a causa delle incerte prospettive sul mantenimento dell'importante insediamento produttivo;
   frequentemente, questi lavoratori svolgono manifestazioni pubbliche ed attuano presidi, trovando ascolto e iniziative di mediazione da parte della prefettura, che contribuisce in modo determinante sia a fare sentire vicine alle loro esigenze le istituzioni governative che a stemperare le più forti tensioni esistenti, suscettibili di cagionare gravi conseguenze per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica;
   la situazione dell'ordine pubblico nella provincia di Massa-Carrara presenta problematiche di estremo rilievo rispetto alle altre realtà del contesto toscano, se si considera la presenza attiva sia a Massa che a Carrara di movimenti antagonisti, CARC, centri sociali e altri sodalizi comunque gravitanti nell'area più estrema dei movimenti pseudo rivoluzionari, i quali quasi settimanalmente organizzano azioni di mobilitazione che richiedono l'impegno sinergico della prefettura e degli organi di polizia;
   Carrara, peraltro, è storicamente nota per la presenza attiva e operante di movimenti anarchici profondamente radicati nel territorio, in un contesto ideologico attrattivo anche per tutte quelle realtà che in Italia gravitano nel movimento anarchico e che trovano come punto di riferimento il contesto anarchico operante in quella città;
   si consideri che in un siffatto quadro, in cui non è possibile escludere a priori tendenze eversive, l'attività della prefettura si svolge in un ambito estremamente delicato, tanto più, come già ricordato, in presenza di fortissime tensioni sociali dovute alla crisi economica che costituiscono spesso il motivo per giustificare azioni di forte protesta e in alcuni casi anche violente da parte di tali movimenti;
   la provincia di Massa-Carrara non è neppure un'isola felice sotto il profilo delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico;
   in occasione dei lavori di costruzione della cosiddetta Strada dei Marmi, la prefettura, d'intesa con la direzione investigativa antimafia ha disposto più volte accessi ai cantieri e, dall'attività svolta da gruppo interforze, sono emersi numerosi tentativi di infiltrazione nell'economia locali da parte di sodalizi riconducibili alla ’ndrangheta calabrese;
   dalla lettura dei rapporti della direzione investigativa antimafia è facile comprendere come questo territorio sia fortemente a rischio di attacchi da parte della criminalità organizzata;
   il più recente rapporto della Fondazione Caponnetto, sul rischio d'infiltrazione della criminalità in Toscana, pone la provincia di Massa-Carrara al primo posto, anche per la particolare collocazione geografica di collegamento con la Liguria e l'Emilia tale da prestarsi a facili raccordi, peraltro accertati in più rapporti dei competenti organi investigativi, con i sodalizi criminali delle regioni limitrofe;
   a questo si aggiunge la fragilità idrogeologica del territorio provinciale e lo stato di abbandono delle zone montane e di alcuni corsi d'acqua che causano frequenti eventi alluvionali provocando gravi danni alle attività produttive e commerciali e rendendo ancora più difficile la già precaria situazione economica;
   è il caso di ricordare che la provincia di Massa Carrara per ben tre anni consecutivi ha subito eventi alluvionali di grandissima portata, l'ultimo del 25 ottobre 2011 ha causato purtroppo vittime e ingenti danni ai comuni della Lunigiana. È in corso un protocollo di legalità tra la prefettura e il presidente della regione, nella qualità di commissario straordinario per l'emergenza, per prevenire eventuali tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle opere di ricostruzione dei siti danneggiati;
   il territorio è classificato a livello nazionale, come una delle zone a più alto rischio sismico e tale situazione si complica a causa del fatto che la maggior parte dei comuni sono montani e per lo più costituiti da borghi storici;
   non va sottovalutato, infine, che l'esigenza di mantenere l'ufficio territoriale del Governo nella provincia apuana è fortemente sentita dagli amministratori locali, dai sindacati, dalle forze sociali ed in genere dalla cittadinanza che trovano nella presenza dello Stato sul territorio il punto di riferimento indispensabile per ogni loro istanza;
   non si conoscono le motivazioni che inducono il Ministro interpellato ad inserire tra le prefetture da accorpare quella di Massa-Carrara, ad avviso degli interpellanti senza una reale conoscenza delle complesse problematiche del territorio, e secondo valutazioni che si rifanno esclusivamente all'entità numerica della popolazione della provincia;
   il Ministro ha dichiarato di voler mantenere inalterato il livello di sicurezza nelle varie realtà locali, e anzi di rafforzare la presenza dello Stato nelle province; l'eventuale soppressione della prefettura di Massa-Carrara non si giustifica alla luce della breve analisi sopraesposta. Infatti non può sopprimersi un'istituzione di lunga tradizione storica, di secolare presenza nel territorio, assolutamente necessaria per la tenuta del sistema istituzionale e per il mantenimento dell'ordine pubblico, e che costituisce sicuramente il centro più importante dell'alta Toscana per la presenza di una realtà portuale di grande rilievo (Marina di Carrara) e di attività produttive ed estrattive, quali il marmo di Carrara, che costituisce la prima realtà mondiale in questo settore;
   l'eventuale soppressione, la cui motivazione appare riconducibile alla spending review, non tiene adeguatamente conto dell'importanza che ha per il territorio dell'alta Versilia e della Lunigiana, l'ufficio territoriale del Governo di Massa-Carrara né, peraltro, tiene conto degli effetti disastrosi che un'incomprensibile quanto immotivata soppressione della citata prefettura provocherebbe sul territorio, che diventerebbe potenzialmente aggredibile dalla criminalità organizzata indebolendo la rete istituzionale preposta al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, tanto più nella prospettiva di un innalzamento delle tensioni sociali dovuto all'aggravarsi della crisi economica;
   l'esiguo risparmio realizzato dalla soppressione della prefettura di Massa-Carrara, che secondo un calcolo approssimativo, in eccesso, non supera euro 250.000,00 annui (pari a metà dello stipendio di un alto dirigente pubblico) nel rapporto costi benefìci non compensa le conseguenze negative sopra illustrate ma contribuisce ad aggravare anche dal punto di vista istituzionale e della sicurezza l'impoverimento di un territorio già in fase di forte recessione –:
   se il Ministro interpellato abbia valutato attentamente l'iniziativa di accorpare la prefettura di Massa Carrara, visto che l'eventuale decisione porterà un decremento del livello di controllo e tutela dell'ordine pubblico susseguente a decisioni che penalizzano oggettivamente la sicurezza dei cittadini e delle imprese;
   se il Ministro interpellato non intenda applicare le leggi esistenti, ovvero, creare l'ufficio territoriale del Governo secondo lo spirito con il quale era stato concepito e mai attuato, facendo confluire i vari uffici periferici dello Stato nel cosiddetto ufficio territoriale del Governo, sulla base di criteri di razionalizzazione della spesa pubblica corrente, senza dover stravolgere l'organizzazione gerarchica periferica dello Stato.
(2-01531) «Barani, Girlanda, De Luca, Castellani, Di Virgilio, Bocciardo, Ciccioli, Palumbo, Fucci, Mancuso, Porcu, Abelli, Gioacchino Alfano, Pianetta, Scapagnini, Mussolini, Berruti, Cazzola, De Nichilo Rizzoli, Vincenzo Antonio Fontana, Ascierto, Barba, Bellotti, Boniver, Ceccacci Rubino, Pagano, Rotondi, Scelli, Tortoli, Barbieri, Vessa, Testoni, Bernardo, Gibiino, Germanà, Formichella, De Camillis, Lisi, Roccella, Luciano Rossi, Scandroglio, Giammanco, Garofalo, Crimi, Ceroni, Antonino Foti, Tommaso Foti, Bergamini».

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   sin dagli anni novanta, con la liberalizzazione delle telecomunicazioni e grazie alle incentivazioni regionali ed agli sgravi fiscali, la Sicilia è stata la meta di numerose iniziative imprenditoriali nel campo dell'assistenza ai clienti che ha vissuto in questi anni una intensa crescita;
   sarebbero oltre 30 le società che gestiscono call center in Sicilia, occupando oltre 16 mila operatori telefonici, degli oltre 30mila su tutto il territorio nazionale;
   a causa del basso salario, delle scarse possibilità di carriera, del bassissimo turn over, che ha provocato un innalzamento dell'età media dei lavoratori dei call center, un impiego nato come occupazione di passaggio verso una carriera migliore, in tempi di crisi, si è spesso trasformato nel lavoro di una vita;
   nel comparto outbound, in cui sono gli operatori a contattare gli utenti, le condizioni dei lavoratori sono anche peggiori: i contratti più diffusi sono di 3 mesi e non superano i 300 euro mensili, in Sicilia, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, sarebbero circa 6 mila i lavoratori di questo sistema;
   con la fine degli sgravi fiscali e delle agevolazioni è iniziato un lento trasferimento delle sedi dei call center verso località estere, economicamente più convenienti;
   ad oggi sarebbero circa 12.000 i posti di lavoro persi e circa 3.000 le richieste di ammortizzatori sociali, numeri che il prossimo anno potrebbero aumentare ulteriormente se si seguisse l'attuale trend di delocalizzazioni;
   le destinazioni sono soprattutto l'Albania, la Romania, la Croazia, la Tunisia e l'Argentina, dove gli aspiranti operatori vengono scelti in base alla conoscenza dell'italiano;
   tali Paesi sono contraddistinti da tutele sindacali minime o inesistenti e da bassissimi salari; lo stipendio medio per un operatore in Albania sarebbe di soli 80 euro al mese;
   il trasferimento di tali attività verso l'estero ha comportato una grave crisi occupazionale, specie in città come Catania e Palermo, già fortemente segnate dalla crisi economica;
   tale pratica di delocalizzazione rischia soprattutto di indebolire complessivamente il sistema Paese a causa del trasferimento di quantità indefinite di dati personali sensibili di cittadini (codice fiscale, dati bancari, numeri di carte di credito) in Paesi che non garantiscono un'adeguata tutela dei dati sensibili e che sono tra i primi al mondo per tasso di pirateria informatica;
   in riferimento a tale rischio la prefettura di Catania ha richiesto un parere al Ministero dell'interno, dal quale emergerebbe che potrebbero essere effettuate delle verifiche sui casi di cui la prefettura venisse a conoscenza;
   considerata l'importanza dei dati e delle procedure di cui si occupano i call center, vengono periodicamente sottoposti ad ispezione da parte enti istituzionali come Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Guardia di finanza in merito alle varie attività contrattuali –:
   se gli ordinamenti di Albania, Romania, Croazia, Tunisia, l'Argentina, in cui aziende italiane hanno delocalizzato attività di call center assicurino livelli di tutela dei dati delle persone adeguati;
   se risulti che tali trasferimenti siano stati autorizzati dal Garante per la protezione dei dati personali;
   se i Paesi sopra menzionati adottino presso i call center che gestiscono dati personali e sensibili procedure di strong autentication, come avviene in quelli italiani;
   quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda assumere, ai fini della tutela dei dati personali e sensibili dei cittadini italiani e per evitare che tali dati vengano trasferiti all'estero, specie in Paesi non appartenenti all'Unione europea;
   quali iniziative di competenza, anche normative, intenda assumere al fine di instaurare un sistema di controlli volti a verificare la piena attuazione del codice in materia di protezione dei dati personali decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in merito al trasferimento di ingenti dati personali e sensibili di cittadini italiani all'estero;
   se il Governo non ritenga di emanare, ove ne sussistano i presupposti, indirizzi nei confronti delle aziende di cui detenga partecipazioni azionarie, ovvero controllate da esse, e nei confronti di aziende che gestiscano reti pubbliche e operatori assegnatari di licenze nazionali, per impedire il ricorso a società outsourcing, con localizzazione all'estero, per la gestione dei customer care o dei servizi in outbound;
   se la pratica di delocalizzazione, specie nei Paesi non appartenenti all'Unione europea, dei call center possa favorire una elusione delle norme contrattuali, penalizzando gli utenti/consumatori italiani che si troverebbero privi delle necessarie tutele.
(2-01529) «Berretta».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BORDO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il comune di Manfredonia, in provincia di Foggia, ospita nel proprio territorio, a Borgo Mezzanone, una struttura per l'accoglienza degli immigrati giunti clandestinamente in Italia (CDA) e che avanzano richiesta per il riconoscimento dell'asilo politico (CARA);
   il 28 maggio 2012 sono scoppiati tumulti tra gli ospiti della struttura che hanno coinvolto circa 200 persone che, armate anche di coltelli, hanno aggredito gli agenti della Polizia di Stato, i Carabinieri ed i militari di stanza ordinariamente nel centro per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza;
   allo scopo di evitare che i manifestanti si impossessassero delle armi in dotazione al presidio, i militari si sono barricati all'interno del container utilizzato come postazione fissa, in cui hanno poi trovato riparo anche i componenti della Commissione per lo status di rifugiato politico;
   allo scopo di sedare i tumulti, sul posto sono intervenute altre forze di Polizia che hanno portato a termine la propria missione dopo diverse ore;
   il bilancio dei disordini è di 7 agenti della Polizia di Stato feriti, con prognosi tra i 7 e gli 8 giorni, a cui si aggiunge il danneggiamento di 3 autovetture della Polizia di Stato, una dei Carabinieri e del mezzo in dotazione ai militari in servizio nel Centro;
   già in passato, particolarmente a causa del sovraffollamento, nella struttura di Borgo Mezzanone sono scoppiati disordini e tumulti che, in alcuni casi, hanno coinvolto anche la comunità della borgata;
   in coincidenza di questi eventi la questura di Foggia ha predisposto un servizio straordinario di presidio del territorio esclusivamente per periodi di tempo determinati;
   pur sollecitato dall'interrogante e dai rappresentanti delle istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali di polizia, il prefetto non ha potuto adottare alcun provvedimento operativo a garanzia dell'innalzamento stabile degli standard di sicurezza a Borgo Mezzanone a causa della indisponibilità delle necessarie risorse finanziarie –:
   se e come il Governo intenda intervenire per garantire alle forze dell'ordine, agli ospiti del centro e agli abitanti di Borgo Mezzanone le condizioni minime di sicurezza. (5-07014)


   RIGONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   la prefettura di Massa Carrara, istituita nel 1859, è una delle più antiche d'Italia. Con l'istituzione della prefettura è sempre stata garantita la presenza dello Stato in un territorio di confine tra le culture ligure, emiliana e toscana, caratterizzato da una radicata tradizione anarchica che, negli ultimi due secoli ha fornito alla storia avvenimenti di eccezionale rilievo storico e politico, la cui eco, ancora oggi, viene percepita con la celebrazione di ricorrenze ed anniversari;
   in una realtà sociale e politica da sempre fortemente conflittuale, la prefettura di Massa Carrara da sempre svolge un importantissimo ruolo di interlocutore istituzionale privilegiata aperto a confronti costruttivi con le rappresentanze istituzionali politiche e sindacali e unanimemente riconosciuto come indispensabile fattore positivo nella gestione delle problematiche territoriali;
   in questo momento storico, in cui il territorio della provincia sta vivendo una crisi economico occupazionale senza precedenti, la funzione dell'ufficio territoriale del Governo viene esercitata con rinnovato vigore, sistematicità e rilievo; infatti continuo è il confronto costruttivo tra prefettura, i sindacati, istituzioni locali e centrali, per promuovere iniziative istituzionali atte a contrastare la sfavorevole congiuntura economica che comporta una fortissima tensione sociale con importanti conseguenze per il mantenimento dell'ordine pubblico;
   è sufficiente ricordare le più recenti vertenze seguite dalla prefettura: quella relativa alla mobilità dei 320 lavoratori dello stabilimento Eaton di Massa e la vertenza in atto dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara, che con circa 200 dipendenti ed un indotto di circa 500 addetti genera una già delicatissima situazione di criticità sotto il profilo dell'ordine pubblico a causa delle incerte prospettive sul mantenimento dell'importante insediamento produttivo;
   frequentemente, (questi lavoratori svolgono manifestazioni pubbliche ed attuano presidi, trovando ascolto e iniziative di mediazione da parte della Prefettura, che contribuisce in modo determinante sia a fare sentire vicine alle loro esigenze le istituzioni governative che a stemperare le più forti tensioni esistenti, suscettibili di cagionare gravi conseguenze per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica;
   infatti, la situazione dell'ordine pubblico nella provincia di Massa-Carrara presenta problematiche di estremo rilievo rispetto alle altre realtà del contesto toscano, se si considera la presenza attiva sia a Massa che a Carrara di movimenti antagonisti, CARC, centri sociali e altri sodalizi comunque gravitanti nell'area più estrema dei movimenti pseudo rivoluzionari, i quali quasi settimanalmente organizzano azioni di mobilitazione che richiedono l'impegno sinergico della prefettura e degli organi di polizia;
   è opportuno ricordare che la città di Carrara, peraltro, è storicamente nota per la presenza attiva e operante di movimenti anarchici profondamente radicati nel territorio, in un contesto ideologico attrattivo anche per tutte quelle realtà che in Italia gravitano nel movimento anarchico e che trovano come punto di riferimento il contesto anarchico operante in quella città. Si consideri che in un siffatto quadro, in cui non è possibile escludere a priori tendenze eversive, l'attività della Prefettura si svolge in un ambito estremamente delicato;
   la provincia di Massa-Carrara ha svariati problemi anche sotto il profilo delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico. In occasione dei lavori di costruzione della cosiddetta Strada dei marmi, la prefettura, d'intesa con la direzione investigativa antimafia ha disposto più volte accessi ai cantieri e, dall'attività svolta da gruppo interforze, sono emersi numerosi tentativi di infiltrazione nell'economia locale da parte di sodalizi riconducibili alla ’ndrangheta calabrese;
   il più recente rapporto della fondazione Caponnetto, sul rischio d'infiltrazione della criminalità in Toscana, pone la provincia di Massa-Carrara al primo posto, anche per la particolare collocazione geografica di collegamento con la Liguria e l'Emilia tale da prestarsi a facili raccordi, peraltro accertati in più rapporti dei competenti organi investigativi, con i sodalizi criminali delle regioni limitrofe;
   a questo si aggiungono la fragilità idrogeologica del territorio provinciale e lo stato di abbandono delle zone montane che causano frequenti eventi alluvionali provocando gravi danni alle attività produttive e commerciali «rendendo ancora più difficile la già precaria situazione economica. È il caso di ricordare che la provincia di Massa Carrara per ben tre anni consecutivi ha subito eventi alluvionali di grandissima portata, l'ultimo del 25 ottobre 2011 ha causato vittime e ingenti danni ai comuni della Lunigiana. È in corso un protocollo di legalità tra la Prefettura e il Presidente della Regione, nella qualità di commissario straordinario per l'emergenza, per prevenire eventuali tentativi d infiltrazione della criminalità organizzata nelle opere di ricostruzione dei siti danneggiati;
   la prefettura è assolutamente necessaria per la tenuta del sistema istituzionale e per il mantenimento dell'ordine pubblico nella provincia di Massa Carrara che costituisce sicuramente il centro più importante dell'alta Toscana per la presenza di una realtà portuale di grande rilievo (Marina di Carrara) e di attività produttive ed estrattive, quali il marmo di Carrara, che costituisce la prima realtà mondiale in questo settore;
   inoltre il territorio è classificato a livello nazionale, come una della zone a più alto rischio sismico e tale situazione si complica a causa del fatto che la maggior parte dei comuni sono montani e per lo più costituiti da borghi storici;
   ed ancora l'esigenza di mantenere l'ufficio territoriale del Governo nella provincia Apuana è fortemente sentita dagli amministratori locali, dai sindacati, dalle forze sociali ed in genere dalla cittadinanza che trovano nella presenza dello Stato sul territorio il punto di riferimento indispensabile per ogni loro istanza;
   l'eventuale soppressione dell'ufficio territoriale del Governo, la cui motivazione, è riconducibile alla spending review, non tiene secondo l'interrogante adeguatamente conto dell'importanza che ha per il territorio dell'alta Versilia e della Lunigiana, l'Utg di Massa-Carrara né, peraltro, tiene conto degli effetti disastrosi che un'incomprensibile quanto immotivata soppressione della citata prefettura provocherebbe sul territorio, che potenzialmente aggredibile dalla criminalità organizzata risultando indebolita la rete istituzionale preposta al mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, tanto più nella prospettiva di un innalzamento delle tensioni sociali dovuto all'aggravarsi della crisi economica;
   l'esiguo risparmio realizzato dalla soppressione della prefettura di Massa-Carrara, che secondo un calcolo approssimativo, in eccesso, non supera i 250.000 euro annui, nel rapporto costi benefici, non compensa le conseguenze negative sopra illustrate ma contribuisce ad aggravare anche dal punto di vista istituzionale e della sicurezza l'impoverimento di un territorio già in fase di forte recessione –:
   se il Governo non intenda applicare le leggi esistenti, ovvero, creare l'ufficio territoriale del Governo, secondo lo spirito con il quale era stato concepito e mai attuato, facendo confluire i vari Uffici periferici dello Stato nel cosiddetto Ufficio territoriale del Governo sulla base di criteri di razionalizzazione della spesa pubblica corrente, senza dover stravolgere l'organizzazione gerarchica periferica dello Stato;
   se il Ministro non ritenga di doversi adoperare con urgenza affinché sia valutata attentamente l'eventuale disastrosa decisione di inserire tra le prefetture da accorpare quella di Massa-Carrara, considerando che è necessario ed indispensabile mantenere inalterato il livello di sicurezza nelle varie realtà locali e anzi rafforzare la presenza dello Stato nelle province. (5-07027)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PIONATI e MOFFA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il consiglio comunale di Taurianova (Reggio Calabria), con decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 108 del 12 maggio 2009, sulla base della relazione firmata dall'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni, è stato sciolto per condizionamento mafioso;
   il sindaco di quell'amministrazione comunale sciolta per mafia era il signor Domenico Romeo;
   dopo 24 mesi di commissariamento del comune di Taurianova, nel mese di giugno 2011 è stato rieletto alla carica di sindaco il signor Domenico Romeo, lo stesso che era stato a capo dell'amministrazione sciolta per mafia due anni prima;
   l'attuale giunta comunale e maggioranza consiliare annovera la presenza, unitamente al sindaco dell'amministrazione già sciolta per mafia nel 2009, di quattro componenti dell'ex consiglio comunale sciolto per mafia nel 2009: 1) l'attuale presidente del consiglio comunale di Taurianova – signor Antonio Pietro Crea (ex assessore dell'amministrazione Romeo nel 2009) – è stato membro di amministrazione sciolta per mafia per ben due volte, nel 1991 e nel 2009; 2) due Assessori comunali dell'attuale giunta (Rocco Coluccio nel 2009 era assessore e Salvatore Siclari nel 2009 era consigliere comunale) e un consigliere comunale (signor Laface) dell'attuale maggioranza consiliare erano componenti dell'ex consiglio comunale sciolto per mafia;
   sia la candidatura sia la successiva elezione del sindaco Romeo, destinatario solo due anni fa di un provvedimento di scioglimento per condizionamento ed infiltrazioni mafiose, umilia secondo l'interpellante fortemente le istituzioni dello Stato a cominciare dalla prefettura di Reggio Calabria che, dopo avere sollecitato l'emanazione del provvedimento di scioglimento, ha, negli ultimi due anni, lavorato al fianco della commissione straordinaria per riportare la presenza nello Stato nella città;
   dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Taurianova non sono seguiti atti giudiziari finalizzati a perseguire eventuali responsabilità personali dei componenti del consiglio comunale sciolto per mafia;
   alcuni componenti dell'amministrazione comunale sciolta per mafia hanno inoltrato ricorso al TAR (il ricorso è stato rigettato) avverso lo scioglimento del consiglio comunale, in quanto ritenevano le motivazione dello scioglimento assolutamente infondate;
   stranamente il sindaco signor Domenico Romeo non ha inteso ricorrere al TAR avverso allo scioglimento, come se avesse ritenuto fondati i motivi addotti per lo scioglimento della sua amministrazione comunale;
   visto che il signor Domenico Romeo all'epoca sindaco del consiglio comunale sciolto per mafia è oggi nuovamente sindaco del comune di Taurianova e gli altri componenti di quel consiglio comunale non sono stati destinatari di alcun provvedimento giudiziario, allora sarebbe doverosa una piena riabilitazione attraverso il risarcimento dei danni subiti dai componenti di quell'amministrazione comunale sciolta per mafia;
   se, al contrario, lo scioglimento di quel consiglio comunale non deve essere considerato un errore, allora si renderebbe necessaria l'immediata rimozione dell'attuale sindaco, signor Domenico Romeo, che è lo stesso già a capo di una giunta della quale è stato decretato lo scioglimento per mafia con decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2009 –:
   di quali elementi disponga e quali iniziative di competenza intenda assumere con riferimento a quanto riportato in premessa. (4-16434)


   LUSSANA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   con la legge 30 giugno 2009, n. 85 l'Italia ha aderito al Trattato concluso il 27 maggio 2005 tra il Regno del Belgio, la Repubblica federale di Germania, il Regno di Spagna, la Repubblica francese, il Granducato di Lussemburgo, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica d'Austria, relativo all'approfondimento della cooperazione transfrontaliera, in particolare allo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale (trattato di Prüm), nonché all'istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA;
   le norme sopra richiamate hanno previsto, come evidenziato, l'istituzione della banca dati nazionale del DNA, che ha come finalità quella di provvedere alla raccolta del profilo del DNA di soggetti ai quali sia applicata la misura della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari; i soggetti arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo di indiziato di delitto; le persone detenute o internate a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo; i soggetti nei confronti dei quali sia applicata una misura alternativa alla detenzione a seguito di sentenza irrevocabile, per un delitto non colposo; coloro ai quali sia applicata, in via provvisoria o definitiva, una misura di sicurezza detentiva; la medesima disposizione prevede la raccolta dei profili del DNA relativi a: reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali; dei profili del DNA di persone scomparse o loro consanguinei, di cadaveri e resti cadaverici non identificati e raffronto dei profili del DNA a fini di identificazione;
   la legislazione in parola, ha altresì previsto l'istituzione del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA;
   l'articolo 16 della legge 30 giugno 2009, n. 85, ha previsto che con uno o più regolamenti adottati, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si disciplinasse: a) il funzionamento e l'organizzazione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, le modalità di trattamento e di accesso per via informatica e telematica ai dati in essi raccolti, nonché le modalità di comunicazione dei dati e delle informazioni richieste; b) le tecniche e le modalità di analisi e conservazione dei campioni biologici, nonché, nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 4, i tempi di conservazione dei campioni biologici e dei profili del DNA; c) le attribuzioni del responsabile della banca dati nazionale del DNA e del responsabile del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, nonché le competenze tecnico-professionali del personale ad essa addetto; d) le modalità e i termini di esercizio dei poteri conferiti dall'articolo 15 al Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze per la vita; e) le modalità di cancellazione dei profili del DNA e di distruzione dei relativi campioni biologici nei casi previsti dall'articolo 13; f) i criteri e le procedure da seguire per la cancellazione dei profili del DNA e la distruzione dei relativi campioni biologici, anche a seguito di riscontro positivo tra i profili del DNA oggetto di verifica, al fine di evitare la conservazione, nella banca dati e nel laboratorio centrale, di più profili del DNA e più campioni biologici relativi al medesimo soggetto;
   ad oggi non sono stati emanati i provvedimenti attuativi che consentono l'applicazione delle norme di cui al capo II della legge in parola (istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA), così impedendo l'uso di un mezzo di indagini atto a facilitare l'identificazione degli autori dei delitti –:
   quali immediate ed urgenti azioni positive intendano adottare i Ministri interrogati che consentano di approntare gli schemi di regolamento ai sensi dell'articolo 16 della legge n. 85 del 2009 da trasmettere, ai sensi del secondo comma, alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia. (4-16438)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   notizie di stampa riportano che scosse di terremoto sotto il 6° grado della scala Richter comportano procedure diverse per l'ottenimento di rimborsi e indennizzi anche assicurativi;
   i sismologi hanno più volte associato alle scosse dei giorni scorsi gradi vicini al 6°, ma sempre inferiori;
   l'entità dei danni occorsi è di immediata evidenza e gravità –:
   se tali notizie corrispondano al vero;
   se e quali iniziative il Governo abbia adottato o intenda adottare per accertare l'effettiva corrispondenza al vero delle dichiarazioni dei sismologi;
   se e quali iniziative il Governo abbia adottato o intenda adottare per intervenire sulla normativa in argomento ai fini di rendere più equa la stessa. (4-16458)


   NACCARATO e MIOTTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 28 maggio 2012 i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) di Torino, su indicazione della Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno eseguito le misure di custodia cautelare nei confronti di 29 persone tra cui Mattia Voltan, 35 anni, padovano; Antonio Melato, 55 anni, padovano domiciliato a Dubrovnik (Croazia); e dei figli Alessandro, 25 anni, e Andrea Melato, 21 anni; Lucio e Fabio Cattelan, torinesi rispettivamente di 63 e 45 anni; Silvio Nikolay lovtchev, 49 anni, domiciliato a Limena (Padova) residente in Bulgaria; e l'imprenditore bulgaro Nicolouv Evelin Banev di 48 anni;
   gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di stupefacenti. L'operazione di cui sopra — nell'ambito della quale sono state sequestrate circa 10 tonnellate di cocaina — è l'epilogo di una lunga e complessa attività investigativa avviata dagli inquirenti nel 2005, dopo l'arresto ad Agrate Brianza (Monza) di Paolo Fenu, ispettore di polizia nella cui auto sono stati rinvenuti 1,6 chilogrammi di cocaina; e proseguita dopo il sequestro di un carico di 2 tonnellate di cocaina a bordo del vascello «Blaus VIII» (condotto da Voltan) avvenuto nel 2007 a largo dell'isola di Madeira (Portogallo);
   a quanto risulta dalle indagini l'organizzazione criminale sopra descritta si incontrava a Padova, Limena, Codevigo, Ponte San Nicolò (Padova) e a Jesolo e Chioggia (Venezia) per pianificare il trasporto dello stupefacente in Veneto;
   il successo dell'operazione, si deve essenzialmente all'impegno e alla professionalità del personale dei vari uffici di polizia, delle forze dell'ordine e della magistratura, che ha condotto le indagini in collaborazione con le polizie di Spagna, Olanda, Slovenia, Romania, Croazia, Finlandia e Georgia. Va altresì rilevato come solo l'attuale Ministro dell'interno abbia riconosciuto la crescente presenza di gruppi criminali di stampo mafioso nel Veneto, mentre il precedente Governo aveva sottovalutato lo sviluppo e la pericolosità del fenomeno, nonostante i ripetuti allarmi in tal senso segnalati nei rapporti semestrali della Direzione investigativa antimafia, e le evidenze risultanti dalle operazioni antimafia effettuate nella regione nell'ultimo biennio;
   gli interroganti esprimono particolare preoccupazione per la composizione dell'organizzazione criminale disarticolata dagli inquirenti: la provenienza degli affiliati e l'ambito di azione sovranazionale configurano un'alleanza operativa in Veneto tra gruppi mafiosi italiani ed esteri, con ramificazioni in Sudamerica, Spagna e nei Paesi dell'Est Europa. In particolare, dalle indagini emerge una pericolosa sinergia tra la mafia bulgara e soggetti riconducibili alla ’ndrangheta. Si tratta di una saldatura inquietante che evidenzia il salto di qualità del crimine organizzato nella regione, che si conferma come base logistica della criminalità di stampo mafioso anche a causa della prossimità geografica del territorio con l'Est Europa e grazie alla presenza di una rilevante rete di installazioni portuali e piattaforme per la movimentazione delle merci;
   all'operazione di cui sopra, a maggio 2012 si è affiancata l'indagine che ha portato alla disarticolazione di un'organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina con ramificazioni in Veneto, i cui componenti, secondo gli inquirenti, avrebbero smerciato almeno 11,6 tonnellate di cocaina proveniente dalla Colombia facendola transitare attraverso le isole Canarie. Tra gli arrestati risulta Luigi Acampora, 51 anni, ex pizzaiolo residente a Longare (Vicenza) ritenuto responsabile dei corrieri della droga tra il Veneto e l'estero –:
   se il Ministro sia al corrente dei fatti esposti in premessa;
   quali misure concrete, nell'ambito delle proprie competenze, il Ministro intenda assumere per contrastare il crescente traffico di cocaina in Veneto attuato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso di origine italiana e straniera, attraverso il potenziamento delle strutture investigative delle Forze dell'ordine e alla luce dei pericoli provocati dalla grave condizione di crisi economica delle imprese locali che facilità il radicamento dei gruppi mafiosi nel tessuto sociale della regione. (4-16461)


   MURER. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   nella primavera dello scorso anno sulle coste italiane è arrivata una straordinaria ondata di migrazione dal Nord Africa; decine di migliaia di profughi tunisini e dell'Africa settentrionale, in fuga da situazioni di conflitto, sono approdati in Italia;
   a molti di essi, il Governo concesse un permesso di soggiorno straordinario, per motivi umanitari, della durata di sei mesi; il provvedimento fu emanato con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 aprile 2011, recante «misure umanitarie di protezione temporanea da assicurarsi nel territorio dello Stato a favore di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa», con riferimento specifico a quelli affluiti nel territorio nazionale dal 1o gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile;
   tale permesso fu rinnovato con un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (6 ottobre 2011), con il quale è stata disposta la proroga del termine di scadenza dei predetti permessi di ulteriori sei mesi;
   il 15 maggio 2012, con un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è stata concessa una ulteriore proroga dei permessi di soggiorno per motivi umanitari a favore di cittadini nordafricani, con le stesse caratteristiche elencate nel primo decreto del 5 aprile 2011;
   le motivazioni della proroga così come elencate nel decreto fanno riferimento anche «al proficuo rapporto di collaborazione in essere con le autorità del nuovo Governo tunisino nell'azione di contrasto alla tratta degli esseri umani e all'immigrazione clandestina, nonché sul complesso delle politiche migratorie»;
   inoltre il decreto rileva come «una ulteriore proroga delle misure umanitarie di protezione temporanea possa rafforzare il processo di graduale inserimento dei predetti migranti tunisini nel tessuto sociale ed economico del Paese, consentendo, al contempo, di sviluppare, per quanti di loro siano interessati, programmi per il rientro volontario nei Paesi di origine o di provenienza»;
   dai Paesi del Nord Africa, nell'ondata migratoria della primavera del 2011, non sono, però, sbarcati solo tunisini, e non tutti sono sbarcati entro la mezzanotte del 5 aprile, così come indicato nei decreti che hanno riconosciuto il permesso umanitario;
   ci sono diversi casi di migranti che sono scappati dal Nord Africa durante quella stessa stagione di tensioni, che sono di altre nazionalità e si trovavano in Africa per lavoro; a loro non viene riconosciuto né lo status di profugo politico né quello di migrante per motivi umanitari, pur essendo parte integrante di quello stesso flusso conseguente alla stessa ondata di tensioni sociali nel Nord Africa;
   a titolo di esempio si cita il caso di alcuni migranti del Bangladesh, che vivevano stabilmente in Libia, e da quel Paese sono fuggiti durante la sanguinosa guerra civile;
   questi migranti, inseriti in percorsi di integrazione a Villa Groggia (Venezia), sono sbarcati tutti lo stesso giorno, il 30 maggio 2011, a Pozzallo (Ragusa); sono passati quasi tutti da Campobasso prima di essere inviati a Tessera (centro BOA), dove adesso risiedono; sono identificati sotto la dicitura «emergenza nord africa», sono una decina di uomini, di età tra 25 e 35, di famiglie numerose, sovente già sposati con figli piccoli, poco scolarizzati e poco pratici del nostro alfabeto, in grande difficoltà ad apprendere a leggere e scrivere in italiano;
   questi migranti sono stati accolti con la formula della protezione umanitaria, tentano di ottenere lo status di profughi; già ora hanno il permesso di lavorare, ma i ristretti tempi di permanenza loro riconosciuti dai documenti delle autorità di polizia italiani, rendono praticamente impossibile loro di trovare un impiego qualsiasi (dalle attività alberghiere, alle pulizie, all'agricoltura);
   a molti di loro è già stato rifiutato lo status di profughi, con la motivazione che in Libia sono andati a lavorare e che qui in Italia non possono dimostrare di avere motivazioni che non siano economiche per chiedere di restare nel Paese;
   a quanti hanno sostenuto di avere anche motivazioni politiche (temono per la loro vita perché aderiscono al BNP, partito sconfitto dalla Awami League) è stato risposto nel verbale di rifiuto della richiesta di rifugiato che ciò non costituisce un vero rischio;
   man mano che arriva loro la risposta negativa tendono a presentare, a caro prezzo, ricorso all'ufficio territoriale di Gorizia (competente in materia nei loro confronti), col risultato che la scadenza del loro permesso è rinviata per permettere loro di attendere il risultato del ricorso;
   nell'attesa, di una definizione del loro status, questi ed altri migranti nelle stesse condizioni rischiano di scivolare nella clandestinità, in un'area grigia di marginalità, mettendo a rischio tutti i progetti di integrazione –:
   se siano a conoscenza che esistono profughi dall'ondata migratorio dal Nord Africa della primavera del 2011 che non sono stati inseriti nella proroga di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 maggio 2012 e che attendono di conoscere il loro destino; se e come e in che tempi il Governo intenda affrontare le questioni sopra menzionate. (4-16466)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GRIMOLDI e CAVALLOTTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   ai sensi dell'articolo 15, del decreto ministeriale del 10 settembre 2010, n. 249, e successive modificazioni, con decreti rettoriali del 3 maggio 2012 sono state indette le selezioni per l'accesso ai corsi di tirocinio formativo attivo, finalizzati al conseguimento dell'abilitazione per l'insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado;
   è stata avanzata, da parte di tutti gli attori (docenti, organizzazioni sindacali, eccetera) e in particolar modo dal Partito tradizional popolare rappresentato in sede nazionale dai professori Tommaso Romano e Nino Sala, la richiesta di una proroga dei termini di iscrizione, sia in considerazione di segnalazioni riguardanti malfunzionamento o ritardi nelle procedure di registrazione o di annullamento delle prescrizioni già effettuate, sia con riferimento agli aspiranti coinvolti dall'evento sismico che ha colpito l'Emilia;
   sono state, inoltre, segnalate dagli stessi carenze nei titoli di accesso previsti dalla funzione elaborata dal Cineca che, secondo molti, non terrebbe conto delle equipollenze di alcuni titoli di studio, disposte con decreti ministeriali, dei titoli di accesso richiesti dal decreto ministeriale n. 354 del 1998 relativo agli ambiti disciplinari, nonché delle indicazioni diramate dallo stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in occasione delle ultime abilitazioni concorsuali e riservate e per l'accesso alle SSIS (esempio laurea in ingegneria valida per la classe di concorso 49/A);
   relativamente al percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il permesso della prescritta abilitazione, i tempi e le modalità di espletamento sarebbero dovuti essere previsti da un regolamento di rettifica del decreto ministeriale n. 249 del 2010; malauguratamente i tempi del procedimento, fallito il tentativo di emanare un'ordinanza d'urgenza, non consentono pertanto l'avvio dei corsi speciali in parallelo con i percorsi ordinari. Le uniche procedure di abilitazione previste sono quelle di cui al decreto ministeriale 14 marzo 2012 i cui termini di iscrizione sono scaduti, come noto, il 4 giugno 2012;
   il Ministro interrogato, non avrebbe peraltro assicurato l'avvio «immediato» delle abilitazioni anche per le tipologie di posti (infanzia, primaria, e altro) e le classi di concorso non ricomprese nei tirocinio formativo attivo ordinari, con particolare riferimento alle materie artistiche: sarebbe stata ipotizzata, infatti, una attivazione parallela ai soli tirocini formativi attivi già previsti, e confermata l'ipotesi dei tre anni di servizio (180 giorni) nella stessa classe di concorso o tipologia di posto richiesta;
   in merito alla valenza del requisito del servizio, sarebbe stato prospettato un periodo limitato agli ultimi quattro anni, senza tuttavia chiarire la valutabilità del servizio prestato su posto di sostegno;
   ai sensi del decreto ministeriale 5 maggio 2011, n. 44, ai fini del conferimento del punteggio, bisogna distinguere tra servizio svolto in possesso del titolo di sostegno e servizio svolto in mancanza del diploma di specializzazione, nonché tra servizio svolto con reclutamento dalla propria area di appartenenza e servizio svolto in seguito all'individuazione da graduatorie incrociate;
   l'articolo 6, comma 1, del suddetto decreto ministeriale recita: «Il servizio su posto di sostegno, se prestato con il possesso del diploma di specializzazione, è valutato con punteggio intero in una delle classi di concorso o posto di insegnamento comprese nell'area disciplinare di appartenenza, a scelta dell'interessato»;
   altro problema relativamente opaco riguarda la richiesta di preadesione da parte dei sovrannumerari ad un corso di abilitazione per il sostegno on line di circa 450 ore, a fronte del percorso formativo universitario, con esami di didattica speciale e per l'integrazione, di area psicologia, psicopatologica e dello sviluppo, nonché dell'area normativa dedicata alla disabilità, supportati da numerosi laboratori applicativi e da un compiuto percorso di tirocinio, che gli insegnanti specializzati hanno dovuto seguire;
   questi ultimi, se non ancora di ruolo, rischiano di essere scavalcati dai docenti curriculari, riconvertiti su posto di sostegno, perdendo così il lavoro che hanno scelto di svolgere e per il quale si sono adeguatamente formati come segnalato e messo in luce dalle prese di posizione del Partito tradizional popolare –:
   alla luce delle problematiche esplicitate in premessa, in previsione dell'approvazione del citato regolamento riservato ai docenti non abilitati, con servizio, se non ritenga opportuno consentire ai docenti di sostegno che hanno seguito le procedure di abilitazione in corso, la facoltà di esercitare anche successivamente l'opzione relativa alla classe di concorso alla quale accedere «direttamente», senza preselezione, ai fini della formazione in aula e all'esame finale;
   se non ritenga altresì opportuno prevedere misure cautelative nei confronti dei docenti di sostegno che hanno seguito un elaborato e lungo percorso specialistico «universitario e a pagamento», nonché maturando anni di servizio e competenze nel campo della disabilità cognitiva, anche al fine di scongiurare dannose discriminazioni e percorsi formativi insufficienti, miranti «esclusivamente» a salvaguardare docenti curriculari soprannumerari, con grave pregiudizio degli studenti disabili.
(5-07017)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   la crisi economica sta rendendo difficilissima la condizione di molti bambini in Italia. Povertà, dispersione scolastica, lavoro minorile ed esclusione sociale, sono tutte voci in aumento, mentre di pari passo si registra il calo di risorse destinate alle politiche per l'infanzia e l'adolescenza;
   i dati sono tratti dal rapporto sul monitoraggio della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, presentato a Roma dal Gruppo Crc – che riunisce 85 tra associazioni e organizzazioni che si occupano di minori – e che fotografa ogni anno la loro condizione in ogni ambito della vita, ne valuta le criticità ed esprime raccomandazioni alle istituzioni competenti. Dal rapporto emerge che il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa per dispersione scolastica e incremento della povertà e supera la media dell'Unione europea per minori a rischio povertà o esclusione sociale. Sono 1.876.000 i minori in condizioni di povertà relativa, di cui 1.227.000 al Sud, ai quali si aggiungono 359 mila bambini che nel Meridione vivono in condizioni di povertà assoluta, cioè non dispongono di beni essenziali per il conseguimento di standard di vita accettabili;
   molto preoccupanti sono anche i dati su un fenomeno che si riteneva ormai sconfitto: il lavoro minorile. Secondo il Crc, i più esposti al lavoro precoce sono maschi in età compresa tra gli 11 ed i 14 anni, che risiedono in territori ad alto tasso di disoccupazione e che sono i soggetti più a rischio dal punto di vista cognitivo, relazionale e sociale;
   gravi problemi vengono segnalati dal rapporto anche sul fronte dell'accoglienza dei minori stranieri. Casi in cui i minori sono stati accolti in modo inadeguato, hanno vissuto in condizioni di promiscuità con gli adulti, privati di adeguate cure e della libertà personale. La stessa questione del diritto di cittadinanza dei minori stranieri nati in Italia o giunti nel nostro Paese in tenera età, necessita, ad avviso degli interroganti di una adeguata riforma della legge 91 per agevolarne l'acquisizione. Si raccomanda poi al Ministero della salute di prevedere l'iscrizione obbligatoria al Servizio sanitario nazionale o almeno di garantire il pediatra di libera scelta e il medico di medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, a prescindere dalla loro condizione giuridica;
   a proposito di dispersione scolastica, gli interroganti raccomandano di implementare il sistema informatico relativo all'anagrafe nazionale degli studenti e di finanziare progetti di sostegno e incentivazione allo studio oltre al rifinanziamento del fondo nazionale straordinario per i servizi socio-educativi per la prima infanzia con specifica e adeguata previsione delle allocazioni delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali –:
   di quali elementi dispongano in merito a quanto esposto in premessa e quali iniziative urgenti intendano assumere, ad iniziare dall'elaborazione di un progetto straordinario nazionale di contrasto alla povertà minorile, per implementare un sistema statistico del lavoro minorile a livello nazionale e locale e valutare l'impatto che le politiche economiche e le riforme normative hanno sui più giovani;
   nel caso di bambini stranieri, oltre all'eventuale soluzione normativa proposta in premessa, se il Ministro della salute intenda assumere iniziative per prevedere l'iscrizione obbligatoria al Servizio sanitario nazionale o almeno garantire l'accesso alle cure di pediatra di libera scelta e al medico di medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, a prescindere dalla loro condizione giuridica. (4-16444)


   OCCHIUTO e CAPITANIO SANTOLINI. —Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   dei 2,3 miliardi di euro di fondi europei che il Governo ha sbloccato per il Sud, 400 milioni saranno destinati alla costruzione di asili nido nelle quattro regioni del PON (piano operativo nazionale) Campania, Puglia, Calabria e Sicilia;
   negli ultimi dieci anni è stato speso solo il 9 per cento dei fondi europei per lo sviluppo secondo i piani operativi nazionali;
   i fondi europei e nazionali stanziati dal 2007 al 2013 ammontavano a circa 60 miliardi di euro, di cui 47 destinati al Meridione; di quella somma è stato impegnato meno del 19 per cento per un totale di 12 miliardi di euro, tuttavia, la spesa è stata solo di 5,9 miliardi di euro, pari appunto al 9 per cento;
   la scarsa abilità di spendere bene con piani di sviluppo è da anni fonte di preoccupazione e di imbarazzo, e ci si chiede quanti dei 400 milioni di euro destinati ai servizi per l'infanzia verranno effettivamente impegnati e spesi;
   la costruzione di un asilo nido è, infatti, molto costosa e soprattutto richiede tempo;
   la soluzione potrebbe essere quella di spendere una parte della somma destinata ai servizi per l'infanzia per le «sezioni primavera» aggregate alle scuole dell'infanzia già esistenti;
   le sezioni primavera non richiedono la costruzione di nuove strutture in quanto gli spazi esistono già e sono un servizio a basso costo, soprattutto per quei comuni che non possono permettersi la costruzione di nuovi asili nido;
   il Sud, inoltre, ha lunghe liste di attesa relative a richieste per l'attivazione di questo servizio che non sono state accolte a causa di un contributo statale insufficiente che nel 2011 è stato inferiore ai 17 milioni di euro complessivi per le 1.600 sezioni primavera di tutta Italia –:
   se non si ritenga opportuno assumere iniziative per stanziare un quarto di quei 400 milioni di euro ai fini dell'istituzione di circa 4 mila sezioni capaci di raccogliere dai 60 ai 70 mila bambini. (4-16470)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   già dal 2009 sono stati mossi precisi rilievi sulla gestione dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici (Enpam), cassa previdenziale di medici e dentisti, in ordine ad investimenti mobiliari ed immobiliari;
   a seguito delle numerose denunce, apparse anche sulla stampa, che paventavano un possibile buco di oltre un miliardo di euro, veniva fornito ad un advisor esterno la SRI Advisers l'incarico di svolgere un'analisi del patrimonio e degli investimenti dell'Ente;
   nel suo rapporto la società analista SRI Advisers, fra le diverse criticità emerse, criticava, tra l'altro, il «bilancio molto lacunoso in particolare per operazioni su portafoglio mobiliare immobilizzato», e non evidenziabili da osservatori esterni, advisor remunerati con commissioni particolarmente elevate difficilmente riscontrabili nelle finanziarie nazionali e internazionali (fino al 7 per cento contro una media del 3);
   a seguito di detto rapporto Giansalvo Sciacchitano, membro del consiglio di amministrazione di Enpam, ed i presidenti degli Ordini dei medici di Catania, Ferrara, Bologna e Latina, presentavano un esposto per chiedere che si facesse luce sulla trasparenza della gestione mobiliare ed immobiliare dell'ente;
   nei mesi scorsi, il nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza ha avviato un'inchiesta su dette operazioni dell'Enpam, effettuando decine di perquisizioni;
   la Guardia di finanza ipotizza perdite per 500 milioni di euro, ma gli investimenti a rischio costituirebbero l'88 per cento del portafoglio titoli Enpam: 2,9 miliardi di euro su 3,3 complessivi;
   tra gli altri, ci sarebbero nove obbligazioni strutturate a rischio (Cdo) sottoscritte tra 2004 e 2006 con JP Morgan, Deutsche Bank, Barclays;
   anche a seguito dell'inchiesta che ha visto coinvolti l'ex consigliere Maurizio Dallocchio, l'ex direttore generale Leonardo Zongoli e l'ex responsabile del servizio gestione investimenti finanziari Roberto Roseti, il dottor Eolo Parodi si è autosospeso dal ruolo di presidente dell'Ente;
   tali vicende hanno procurato allarme e preoccupazione, oltre che fra i professionisti iscritti alla Cassa, fra gli inquilini dei numerosi immobili di proprietà dell'Enpam –:
   di quali elementi disponga in merito a quanto sopra esposto;
   quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo al fine di analizzare la gestione degli investimenti finanziari dell'Enpam;
   quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di garantire agli iscritti dell'Enpam una corretta amministrazione e scongiurare nuovi e onerosi aumenti dei contributi.
(2-01528) «Berretta».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BORDO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   oltre 15 anni fa è stato attivato il contratto d'area di Manfredonia-Mattinata-Monte Sant'Angelo per sostenere finanziariamente la reindustrializzazione successiva alla chiusura del petrolchimico «Enichem Agricoltura» e, per questa via, tutelare i livelli occupazionali e promuovere nuova occupazione;
   la Inside Srl è una delle imprese insediatesi nella zona industriale di Macchia-Monte Sant'Angelo a seguito dell'assegnazione di euro 15.474.000 di contributi pubblici, pari al 70 per cento del valore dell'investimento complessivo realizzato (22.233.000 di euro), che hanno generato 143 posti di lavoro, diventati 118 nel 2011 dopo lunghi periodi di cassa integrazione nel biennio 2009-2011;
   la Inside Srl ha ceduto le attività, con il contratto di fitto d'azienda, alla Bolici Srl, società dello stesso gruppo, trasferendo i 118 dipendenti, alcuni dei quali dislocati in impianti produttivi localizzati fuori dai confini nazionali, la gran parte dei quali non ha percepito la tredicesima mensilità del 2011 e lo stipendio dall'inizio del 2012;
   a fronte dell'apertura formale di una vertenza sindacale la società non ha partecipato a nessuno degli incontri organizzati, anche con la mediazione dall'amministrazione comunale di Manfredonia, per avviare un confronto con i lavoratori e tentare una conciliazione –:
   se il Governo, anche in ragione del contributo pubblico a suo tempo riconosciuto all'Inside, non ritenga di convocare al più presto, in sede nazionale, un tavolo di confronto, composto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dai sindacati e dall'azienda, al fine di individuare una soluzione che consenta di garantire il futuro di tutti i lavoratori. (5-07013)


   RUBINATO, GNECCHI e MURER. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   giovedì 24 maggio 2012, il signor Fabio Marzola di 57 anni di Treviso ha iniziato lo sciopero della fame e della sete, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica dopo aver appreso dalle anticipazioni del Sole 24 Ore che il decreto del Ministro interrogato – per consentire ai lavoratori autorizzati al versamento dei contributi volontari di poter rientrare nella vecchia normativa pensionistica – prevede come requisito ex novo l'obbligo di aver versato almeno un contributo volontario, accreditato o accreditabile alla data del 6 dicembre 2011, cosa che egli non ha fatto in quanto i requisiti per la pensione previsti prima della riforma li aveva ugualmente raggiunti con più lavori dipendenti entro il 31 dicembre 2011; questa notizia l'ha fatto sprofondare nell'angoscia, vedendo in un attimo tramontare ogni possibilità di uscire da una situazione che, nella lettera inviata ai parlamentari locali e ai Ministri, definisce «disperata», dopo che l'Inps lo aveva rassicurato in merito a una possibile soluzione normativa. Nonostante questo, domenica 27 maggio, interrompeva lo sciopero della sete, a causa dell'aggravarsi del suo stato di salute, per poi interrompere venerdì 1o giugno anche lo sciopero della fame dopo le assicurazioni ricevute dal prefetto di Treviso circa il suo interessamento al caso;
   più precisamente il signor Fabio Marzola è un dirigente di azienda che il 3 maggio del 2010 si è dimesso per giustificato motivo (attualmente è in causa per mobbing), mancandogli tre mesi di contributi per raggiungere i 35 anni di lavoro e due anni per l'età pensionabile, ovvero 57 anni; avendo avuto l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria con decorrenza 3 dicembre 2005, quindi ante 20 luglio 2007, nel frattempo, in considerazione della possibilità di fare un lavoro a termine, non ha provveduto a versare alcun contributo volontario avendo raggiunto l'anzianità contributiva di 35 anni al 31 dicembre 2011; nei mesi di inoccupazione ha vissuto con i propri risparmi;
   la situazione è ulteriormente peggiorata in fase di sottoscrizione del decreto anche da parte del Ministro dell'economia e delle finanze, essendo stata introdotta un'ulteriore condizione ex novo: questi lavoratori infatti «non devono aver comunque ripreso attività lavorativa successivamente all'autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione»;
   pertanto se il decreto «Salva Italia» aveva inserito il signor Marzola – e con lui molti altri contributori volontari autorizzati – nel limbo degli «esodati», la stesura definitiva del decreto attuativo dell'articolo 24, commi 14 e 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non consente loro di rientrare nella norma di salvaguardia se non hanno versato alcun contributo volontario entro il 6 dicembre 2011 e se nel frattempo hanno prestato attività lavorativa, anche se precaria, per cui dovranno aspettare anni per andare in pensione; ad esempio, il signor Marzola dovrà attendere altri 5 anni e 3 mesi per la pensione; l'alternativa – assai ardua – è trovare un'occupazione per i prossimi cinque anni oppure versare 200 mila euro di contributi volontari;
   la formulazione della relativa norma, infatti, all'articolo 2, lettera d), così recita: «perfezionamento dei requisiti anagrafici e contributivi utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico secondo la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, entro un periodo non superiore a 24 mesi dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto- legge; questi lavoratori non devono aver comunque ripreso attività lavorativa successivamente all'autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione e devono avere almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011»; tale formulazione può lasciare intendere che rientrano nelle deroghe quei lavoratori che al momento della maturazione del diritto a pensione stanno effettuando i versamenti volontari, a patto che non abbiano ripreso l'attività lavorativa;
   nella legge n. 214 del 2011 è tuttavia prevista per i prosecutori volontari un'unica condizione per aver diritto alla deroga, ovvero che l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria sia antecedente al 4 dicembre 2011. Con il decreto si sono posti due ulteriori vincoli: avere almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile al 6 dicembre 2011 e non aver comunque ripreso attività lavorativa successivamente all'autorizzazione alla prosecuzione volontaria della contribuzione volontaria. Ciò esclude dalla platea dei derogati tutti i lavoratori che, pur avendo ottenuto l'autorizzazione entro la data del 4 dicembre 2011, si trovano nell'impossibilità di effettuare il versamento, in quanto percettori dell'indennità di mobilità o di disoccupazione, e hanno prestato nel frattempo attività lavorative anche precarie; è evidente, inoltre, come gli ulteriori requisiti penalizzano in particolare proprio coloro che già si trovano in condizioni di difficoltà;
   l'articolo 1, comma 8, legge n. 243 del 2004 come modificato dalla legge n. 247 del 2007, prevede che le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità vigenti prima della data di entrata in vigore della legge continuano ad applicarsi ai lavoratori che, entro il 20 luglio 2007, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione; tale norma risulta ancora vigente e le circolari Inps n. 149 del 2004 (paragrafo 4) e n. 60 del 2008 (quarta parte), che dettano la disciplina per gli autorizzati alla prosecuzione volontaria, non sono disapplicate, poiché non risulta che l'Inps le abbia mai espressamente considerate superate; il tenore letterale della circolare Inps n. 35 del 2012 (relativa alle novità introdotte dal decreto-legge n. 201 del 2011) prevede che le vecchie regole continuano ad applicarsi ai soggetti che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria prima del 4 dicembre 2011; di norma chi era stato autorizzato entro il 20 luglio 2007 si riteneva rientrasse nella fattispecie derogatoria e, quindi, che potesse andare in pensione con 57 anni di età, 35 di contributi più la «finestra», visto che le norme che prevedono tali garanzie non sono mai state abrogate;
   infine molti temono che anche gli autorizzati alla prosecuzione volontaria prima del 20 luglio 2007 siano conteggiati nella platea delle 10.250 persone garantite dalle nuove regole della riforma «Fornero», visto che il decreto messo a punto dal Ministero prevede la deroga solo per coloro che matureranno i requisiti entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011;
   vi è la possibilità che vi sia una mobilitazione generale contro le interpretazioni restrittive che vanno oltre il testo della legge: il decreto ministeriale deve dare applicazione alla norma, non individuare requisiti aggiuntivi non previsti dalla legge, quali la richiesta di un versamento effettuato, quando la legge parla solo di autorizzazione alla «volontaria», o l'esclusione di chi abbia avuto un lavoro di qualunque tipo dopo l'autorizzazione, quando è stato sempre pacifico che l'autorizzazione è valida per tutta la vita e quindi è legittimo che gli interessati abbiano cercato un'altra occupazione o forma di lavoro anche dopo l'autorizzazione, così come è legittimo che ogni singola persona aspetti il reale momento vicino alla pensione per versare gli eventuali contributi mancanti; le ulteriori limitazioni introdotte dal decreto interministeriale in questione contrastano pertanto con la normativa generale sulla prosecuzione volontaria –:
   se non ritenga di fare chiarezza con urgenza sulla questione «contributori volontari» attivi e autorizzati ante 20 luglio 2007, anche al fine di evitare l'insorgere di un contenzioso giudiziario, non potendo un decreto ministeriale stabilire che un diritto acquisito sia sottoposto a ulteriori condizioni non previste né dalla normativa generale che regola i versamenti volontari, né dal comma 14 dell'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011 cui dovrebbe dare attuazione. (5-07022)


   DAMIANO, BERRETTA, BOCCUZZI, GNECCHI, CODURELLI, MADIA e MATTESINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   Oerlikon Graziano è una multinazionale svizzera, gli stabilimenti italiani sono specializzati nel settore automotive e precisamente ingranaggi (trasmissioni);
   lo stabilimento Oerlikon Graziano di Garessio (Cuneo) è uno dei sette stabilimenti presenti in Italia che in tutto danno lavoro a 2.300 dipendenti;
   nel 2009 il gruppo attivò un piano di ristrutturazione che comportò la messa in mobilità di complessivamente 400 persone su 2.600 addetti e nel 2010 e la chiusura dello stabilimento di Cento (Ferrara);
   la situazione di crisi aziendale della Oerlikon Graziano risulta essere legata ai costi fissi troppo elevati, in un'azienda peraltro sana;
   il piano industriale comunicato nel 2012 alle organizzazioni sindacali prevede il trasferimento di importanti attività produttive in India, che secondo l'intenzione del gruppo diventerebbe il centro di eccellenza produttiva mondiale;
   pertanto la Oerlikon ha preannunciato la vendita (cessione) di uno stabilimento e il trasferimento di tutti i lavoratori al gruppo Parital di Bologna e precisamente lo stabilimento di Porretta (Bologna) 240 dipendenti e la chiusura dello stabilimento di Garessio con conseguente trasferimento di tutto il personale (84 addetti) ad altri stabilimenti del Piemonte (Cascine Vica, Sommariva Perno, Cervere);
   a fronte del pericolo della chiusura dello stabilimento il sindaco di Garessio ha offerto delle agevolazioni all'azienda, come l'esenzione dalla tassa Imu e l'installazione gratuita di un impianto fotovoltaico, così da abbassare quei costi fissi che tanto creano problemi;
   l'azienda ha risposto negativamente a questa offerta, decisione scaturita da un progetto industriale che prevede la delocalizzazione del lavoro all'estero e la volontà di chiudere lo stabilimento di Garessio trasferendo le commesse in parte negli stabilimenti di Sommariva Perno, Cervere e Cascine Vica e in parte in India, dove sono già stati trasferiti dei macchinari;
   nella fabbrica garessina lavorano 84 operai che, secondo l'azienda, verranno trasferiti negli altri stabilimenti del gruppo: in questo caso questi lavoratori sarebbero costretti a fare svariati chilometri per raggiungere il nuovo posto di lavoro –:
   quali azioni intenda attuare il Governo per arginare questa situazione dove il problema più importate risulta essere quello della sopravvivenza della Valle Tanaro, già martoriata dalla chiusura di aziende minori, e che, nel caso di chiusura della Oerlikon Graziano, graverebbe sull'economia della valle con gravi e prevedibili conseguenze;
   come il Governo preveda di attuare i dettami della nostra Costituzione che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto e che ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. (5-07024)


   CODURELLI, RAMPI, SCHIRRU, BOCCUZZI e BELLANOVA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante ha più volte sollecitato il Governo, anche mediante atti di sindacato ispettivo (n. 5-06430 e n. 5-06929), sulla difficile situazione in cui versano molti ex lavoratori dell'ex-Ipost; il Governo ha risposto all'atto n. 5-06430 il 26 aprile 2012 così rispondeva: – «Le strutture INPS sul territorio provvedono per le istanze di servizio inerenti: alla ricezione; all'acquisizione; alla preistruttoria; al controllo; all'eventuale integrazione di documentazione e dati; all'inoltro al Polo specialistico; nonché a tutte le attività gestionali relative alle liquidazioni delle pensioni di reversibilità e alle ricostituzioni documentali.
  Nella fase transitoria di adeguamento delle procedure INPS, la continuità del servizio informativo è stata garantita dalla possibilità, per le sedi territoriali, di consultare il sistema NAI ex IPOST dove sono visualizzabili le anzianità di servizio degli iscritti. A breve sarà visualizzabile nei sistemi informativi dell'INPS il conto assicurativo degli iscritti al Fondo di Quiescenza Poste, secondo le modalità previste per tutti gli altri assicurati. L'Istituto ha reso noto che le domande di pensione, accanto alle ricostituzioni contributive, vengono regolarmente evase rispettando i tempi soglia previsti per i fondi speciali: è stato infatti azzerato l'arretrato giacente in IPOST al momento del passaggio all'INPS. Gli altri prodotti (ricongiunzioni, computi, riscatti eccetera) sono stati quantificati ed istruiti per le lavorazioni mentre, per il completamento dell’iter amministrativo, è in fase conclusiva il rilascio delle procedure informatiche di calcolo nei sistemi informativi dell'INPS. Un discorso a parte merita la prosecuzione volontaria, per la quale la Filiale di Roma EUR, al fine di salvaguardare il diritto a pensione, sta provvedendo allo smaltimento delle domande, dando la priorità alle richieste dei soggetti più prossimi al pensionamento». Ad oggi, contrariamente a quanto contenuto nella risposta del Governo continuano a giungere denunce da parte dei cosiddetti «esodati» di Poste italiane, molti dei quali si trovano in una situazione di penosa incertezza riguardo alle prospettive legate all'accesso al proprio trattamento pensionistico dopo la riforma emanata mediante il decreto-legge «Salva Italia» (decreto-legge n. 201 del 2011);
   tali lavoratori, infatti, pur avendo inoltrato domanda per la prosecuzione volontaria, secondo le procedure e nei tempi stabiliti (alcuni addirittura due anni orsono), non hanno ancora ricevuto dagli uffici competenti la modulistica necessaria per gli adempimenti e temono, anche a seguito delle anticipazioni giornalistiche relative alle disposizioni contenute nell'emanando decreto attuativo previsto dal «SalvaItalia», che sembrerebbe escludere dalle deroghe previste al fine di consentire a talune fasce di lavoratori l'accesso al trattamento previdenziale previgente, i soggetti che, pur avendo ottenuto l'autorizzazione alla prosecuzione volontaria, non abbiano effettuato almeno un versamento alla data del 6 dicembre 2011;
   tale ingiustificabile e colpevole ritardo alimenta un clima di crescente tensione e angoscia nei soggetti interessati e nelle loro famiglie, acuendo profondamente il loro senso di sfiducia nelle istituzioni responsabili dell'omissione del servizio;
   l'interrogante riterrebbe necessaria un'iniziativa che provveda a effettuare l'invio da parte dell'INPS della documentazione necessaria al pagamento dei contributi volontari e, al tempo stesso, a garantire ai soggetti in questione il diritto alla pensione secondo le regole previgenti –:
   quali urgenti iniziative intenda adottare il Ministro per fare in modo che i lavoratori citati in premessa siano rassicurati relativamente alla loro inclusione nell'accesso al trattamento pensionistico previgente, come previsto dall'articolo 24, comma 14, lettera d), che include tra i beneficiari «i lavoratori che, antecedentemente alla data del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione» consentendo loro di rientrare nelle deroghe previste dal decreto «SalvaItalia» ed evitando un gravissimo pregiudizio a essi non imputabile. (5-07025)

Interrogazione a risposta scritta:


   OSSORIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il 27 marzo 2012 la regione Campania, con risorse proprie, ha deciso di prorogare fino al 30 giugno la Cassa integrazione in deroga per 11.043 lavoratori di 681 aziende in crisi. Per allungare la copertura per questi lavoratori fino al 31 dicembre 2012 sarebbero necessari 93 milioni di euro;
   si deve tenere presente che quasi la metà dei lavoratori che finora hanno goduto di determinati ammortizzatori sociali sono riusciti a rientrare attivamente nel mercato del lavoro, così come evidenziato dai dati raccolti dal Formez. In Campania, nel 2011, ben 29.847 lavoratori sono stati coinvolti dalle politiche attive regionali; di questi 6.500 sono tornati a lavorare presso la stessa azienda che li aveva sospesi, 8.000 sono stati «trasferiti» su forme di ammortizzatori sociali ordinari; mentre circa 2.000 sono riusciti ad uscire dal regime di sostegno giungendo ad acquisire i requisiti necessari per il raggiungimento del trattamento pensionistico;
   nelle ultime settimane sono pervenute all'assessorato regionale del Lavoro della regione Campania numerose nuove istanze di concessione di ammortizzatori sociali in deroga, che evidenziano in primo luogo l'enorme difficoltà del tessuto produttivo regionale e, al contempo, il pericolo concreto di ulteriori tensioni sociali nel territorio campano;
   ad aggravare la situazione contribuisce la crisi di diverse aziende nazionali che operando in Campania hanno inevitabilmente coinvolto l'intero loro indotto territoriale;
   complessivamente al momento oltre 30 mila lavoratori sono, dunque, coinvolti dalla necessità del rinnovo degli ammortizzatori sociali e l'impegno economico per far fronte a tale necessità è stato stimato in 150 milioni di euro;
   a seguito di quanto previsto dalle prossime modifiche in tema di mercato del lavoro, dopo una prima fase transitoria, dal 2017 la riforma degli ammortizzatori sociali prevede che questi siano amministrati dal Governo nazionale senza la collaborazione delle regioni, e comunque, già dal 2013 sarà il Governo nazionale a decidere quali lavoratori potranno usufruire della cassa integrazione;
   nel 2011 il tasso di disoccupazione in Campania ha raggiunto una percentuale altissima del 16,8 per cento, che supera di oltre sette punti la media nazionale;
   di fronte a tale situazione di forte allarme sociale ed economico, la regione Campania, la giunta che attualmente la governa, sta perseguendo, comunque, in maniera significativa gli obiettivi indicati dal Governo nazionale, soprattutto quello della razionalizzazione della spesa e del contenimento nell'utilizzo dei sostegni al reddito, collegando in maniera sempre più stretta l'utilizzo di ammortizzatori sociali al ricollocamento effettivo dei lavoratori che ne beneficiano, mettendo anche in atto una coerente ed efficace rotazione tra i beneficiari di tali strumenti;
   tale azione è resa possibile da una condivisa responsabilità da parte di tutte le parti sociali, nonché dalla capacità delle istituzioni regionali di intervenire sul tessuto locale con maggiore efficacia, rispetto al Governo nazionale, in virtù di una sua maggiore conoscenza del territorio e delle situazioni di effettiva crisi, conoscenza che permette anche possibili risparmi;
   a fronte delle ingenti risorse economiche necessarie a garantire ben 30 mila lavoratori la regione Campania si trova nella condizione di dover versare all'INPS 44 milioni di euro;
   la competente direzione generale dell'INPS ha chiesto a tutte le regioni, non solo alla Campania, di provvedere preliminarmente al versamento delle quote di competenza regionale anticipate dall'INPS per il cofinanziamento del sostegno al reddito;
   se la regione Campania per garantire le richieste di rinnovo degli ammortizzatori sociali, come detto, per ben 30 mila lavoratori, dovesse essere chiamata a far fronte a tale richiesta nei confronti dell'INPS, si troverebbe di fatto davanti a due opzioni. La prima: il ricorso diretto a risorse regionali, ipotesi economicamente insostenibile per «carenza di cassa». Al riguardo si deve precisare che l’«Area lavoro, formazione, orientamento, istruzione e politiche giovanili» della regione ha un complessivo tetto di spesa, per l'anno 2012 enormemente limitato dagli effetti dello sforamento del patto di stabilità interno, sforamento ereditato sull'annualità 2009. La seconda, invece, sarebbe quella di fare ricorso a fondi europei, quest'opzione è, però, resa difficile dalla circostanza per la quale il sistema vigente riconosce la possibilità di pagare un euro di politiche passive (come quelle anticipate dall'INPS) solo in presenza di un euro di spesa effettuata per le politiche attive, quest'ultime di competenza regionale. Su questo punto, la Campania sconta un grave ritardo avendo avviato le proprie azioni solo nel 2011, anche se riconosciute dallo stesso Formez come particolarmente efficaci ed innovative;
   in questi giorni il Governo ha responsabilmente deciso di dare il via libera ad un sistema che permetta le cosiddette compensazioni destinate a facilitare e garantire i pagamenti delle pubbliche amministrazioni;
   esistono, e ben si comprendono, valide ragioni di finanza statale ed esistono altrettanto valide logiche tecniche e burocratiche. Ma esiste, ed è questo il caso, anche un'emergenza che non è solo economica ma prima tutto sociale: migliaia di lavoratori che versano in uno stato di crisi profonda, con loro le famiglie. Sono cittadini italiani a cui non è possibile non offrire sostegno, che non possono essere abbandonati. Il rapporto tra le istituzioni, nei loro diversi livelli, non può prescindere, al di là delle proprie dinamiche, e delle responsabilità di ognuna di esse, dall'obiettivo finale che è, e deve essere, quello di offrire risposte adeguate alle esigenze della popolazione, dei cittadini, dei lavoratori italiani;
   la richiesta avanzata dalla regione Campania non è evidentemente infondata, vista la recente presa di posizione di diversi rappresentanti istituzionali anche di altre regioni italiane: servono finanziamenti adeguati per sostenere la Cassa integrazione in deroga almeno fino al prossimo mese di dicembre;
   non è un'esigenza rivendicata della sola regione Campania;
   come uno dei rappresentanti del popolo italiano l'interrogante avverte il dovere morale di dare pieno corso al proprio mandato, di rappresentare, cioè, l'esigenza di sostegno e di aiuto concreto per i lavoratori della Campania ma non solo della regione dalla quale proviene. Le condizioni dell'economia della Campania, purtroppo, soprattutto in alcune aree, hanno raggiunto punte di estrema difficoltà che si ripercuotono sulla tenuta sociale. Serve una risposta adeguata e risorse adeguate e al di là delle responsabilità e dei rapporti tra i vari livelli di governo, questa risposta concretamente deve prendere corpo e forma –:
   se e come ritenga intervenire ed in che tempi intenda farlo, affinché siano messe a disposizioni della regione Campania le risorse finanziarie necessarie a sostenere le richieste di ammortizzatori sociali in deroga, e se non ritenga utile allo scopo riconoscere alla regione Campania la possibilità di accedere allo strumento delle compensazioni per i contributi dovuti all'INPS, in modo tale che queste somme siano sottratte da quelle che gli amministratori regionali chiedono allo Stato per far fronte alla grave emergenza sociale, rappresentata dalle migliaia di richieste di ammortizzatori sociali in deroga.
(4-16454)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   REGUZZONI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante già nel giugno 2009 segnalava che «esistono nel nostro Paese normative molto restrittive inerenti alla gestione di un macello»;
   tali normative hanno provocato negli anni la chiusura di molti macelli — pubblici e privati — divenuti obsoleti e per i quali i costi di gestione e/o ripristino non potevano essere giustificati da ragioni di mercato; l'interrogante chiedeva «quali siano gli intendimenti del Ministro in ordine a quanto riportato in premessa e se ritenga utile e/o opportuno un'iniziativa normativa o di altra natura sull'importazione di semi-lavorati o di pezzi di carne da Paesi extraeuropei»;
   ad oggi, nonostante la forte crisi economica e occupazionale interna e nonostante le difficoltà anche del settore alimentare e agricolo, il nostro Paese importa semi-lavorati di origine bovina, ovina e suina e pezzi congelati da altri Stati, anche extraeuropei, in relazione ai quali non si hanno certezze circa il luogo di macellazione e le condizioni dello stesso –:
   se le importazioni di carne macellata siano aumentate o diminuite, con riferimento temporale agli ultimi 10 anni, agli ultimi 2 anni e agli ultimi 12 mesi;
   se e quali iniziative anche normative il Ministro intenda assumere per favorire la produzione interna e tutelare il settore alimentare e agricolo da concorrenza sleale di produttori stranieri che non rispondono ai requisiti di qualità previsti nel nostro. (4-16464)


   REGUZZONI e MONTAGNOLI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il firmatario del presente atto nel giugno 2009 con un'apposita interrogazione segnalava i problemi comuni all'esistenza nel nostro Paese di normative molto restrittive inerenti alla gestione dei macelli; tali normative hanno provocato negli anni la chiusura di molti macelli – pubblici e privati – divenuti obsoleti e per i quali i costi di gestione e/o ripristino non potevano essere giustificati da ragioni di mercato, e pertanto si chiedevano iniziative per risolvere la questione;
   a tale interrogazione peraltro non è mai stata data risposta;
   ad oggi, nonostante la forte crisi economica e occupazionale interna e nonostante le difficoltà anche del settore alimentare e agricolo, il nostro Paese importa semi-lavorati di origine bovina, ovina e suina e pezzi congelati da altri Stati, anche extraeuropei, in relazione ai quali non si hanno certezze circa il luogo di macellazione e le condizioni dello stesso –:
   se e quali iniziative, anche normative, il Ministro intenda assumere per favorire la produzione interna e tutelare il settore alimentare e agricolo dalla concorrenza sleale di produttori stranieri che non rispondono ai requisiti di qualità previsti nel nostro Paese. (4-16481)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MOTTA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la Federazione erboristi italiani (FEI), associazione di categoria aderente a Confcommercio imprese per l'Italia, in data 15 maggio 2012 ha diffuso un proprio comunicato stampa nel quale richiamava le numerose segnalazioni e rimostranze giunte da parte degli operatori del settore erboristico a seguito della pubblicazione il 10 maggio 2012, sul sito internet espresso.repubblica.it dell'articolo «Ti droghi ? Dillo al Ministro» a firma di Gianfrancesco Turano;
   l'articolo riferisce della spedizione alle famiglie, da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero della salute, di un questionario finalizzato «a studiare le abitudini e gli stili di vita della popolazione italiana e di valutare l'eventuale consumo di alcune sostanze potenzialmente nocive»;
   alla pagina 9 del questionario, i riquadri G7, G8 e G9 interrogano gli intervistati sulla conoscenza e l'utilizzo di sostanze psicoattive indicando, al riquadro G9, le erboristerie come luoghi di possibile approvvigionamento delle stesse;
   secondo la FEI questa indicazione espone il settore rappresentato ad essere assimilato, agli occhi dei cittadini, a canali illegali di spaccio di sostanze stupefacenti, danneggiando in tal modo l'immagine della categoria –:
   quali siano i presupposti che hanno indotto il Ministro interrogato a predisporre il questionario in premessa e se non ritenga di intervenire ufficialmente fornendo precisazioni ai cittadini al fine di tutelare l'onorabilità del settore erboristico. (5-07026)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   FIANO. —Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nel quartiere di Chiaravalle a Milano, su una popolazione di circa 1300 persone ci sono oltre 281 cittadini che hanno più di 60 anni, molti dei quali titolari di pensione. In questo ambito territoriale, e comunque a una distanza raggiungibile a piedi, non è in funzione nessun distributore automatico di denaro (bancomat) eccezion fatta per un ufficio di Poste spa;
   con il cosiddetto decreto Salvaitalia, del 6 dicembre 2011, convertito in legge il 22 dicembre successivo, si è prevista l'obbligatorietà per i titolari di pensione superiore ai 1.000 euro di farsi accreditare le somme su un conto corrente;
   è quindi fondamentale l'esigenza per tutti della disponibilità di un distributore automatico di denaro, ad una distanza ragionevole dalla propria abitazione;
   la popolazione residente ha espressamente fatto richiesta formale a Poste spa di installare un distributore automatico di denaro nell'ufficio postale esistente –:
   quali siano i motivi che hanno impedito sino ad oggi a Poste spa di installare il suddetto distributore automatico di denaro. (5-07015)


   BRATTI, MARIANI, LENZI, MARCHIGNOLI, MIGLIOLI, GHIZZONI, MOTTA, BENAMATI, LA FORGIA, MARCHI, BRANDOLINI e REALACCI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   sono disponibili, in letteratura diverse descrizioni di come può essere utilizzata la tecnica fracking (fratturazione idraulica) per la coltivazione di giacimenti petroliferi, in particolare di gas-metano;
   l'aumento della fratturazione di alcune rocce, come ad esempio quelle costituite da materiali poco permeabili, in particolari contesti geologici con presenza di idrocarburi, incrementa la liberazione e la migrazione dei fluidi contenenti idrocarburi liquidi o gassosi, aumentandone di conseguenza la produttività del giacimento. La tecnica prevede la messa in pressione di fluidi all'interno del giacimento che induce la creazione/propagazione di fratturazioni;
   la messa in pressione dei fluidi può avvenire in diversi modi ricorrendo anche a mini-esplosioni in profondità. Le profondità di cui si parla sono in genere comprese tra 1 chilometro e 5 chilometri. La tecnica è stata utilizzata in diversi contesti geologici americani, di cui, la bibliografia scientifica ne riporta anche gli effetti negativi, in particolare l'incremento della sismicità locale;
   questa tecnica può determinare effetti anche di tipo ambientale, in quanto modificando la struttura e le caratteristiche fisiche di trasmissività del sottosuolo, può determinare la messa in comunicazione di falde con differenti qualità delle acque per il venire meno del naturale confinamento degli acquiferi con la profondità;
   questa tecnica viene comunque sconsigliata da diversi esperti in zone attive sismicamente. Va precisato che questa tecnica non è mai stata autorizzata nel nostro Paese e pertanto non risultano esservi dati e pubblicazioni scientifiche su questo argomento. Sono invece in essere, da anni, diverse tipologie di stoccaggio di gas-metano in serbatoi geologici a profondità rilevanti, in genere superiori al chilometro;
   occorre comunque specificare che l'utilizzo di serbatoi geologici per lo stoccaggio di gas, come ad esempio anche quelli in progetto per la CO2, a Cortemaggiore (Piacenza) non è direttamente riconducibile ad una attività di fracking. Perché si possa parlare di fracking, occorre che la pressione di immissione in profondità del fluido contenente gas sia di molto superiore alla pressione che si riscontra naturalmente alle medesime profondità, associato a ulteriori brusche variazioni di pressione finalizzate a creare/propagare fratture nelle diverse litologie interessate;
   un evento sismico, come nel caso di quanto avvenuto in questi giorni in Emilia, può comportare una brusca variazione/deformazione del suolo, con conseguenza che il fluido contenuto all'interno subisce una variazione anche considerevole e brusca di pressione, che può essere tale da comportare anche una creazione/propagazione di ulteriori fratture. Se quindi, a parità di pressione iniziale, il fluido contenuto è a bassa compressibilità, come ad esempio l'acqua, le sovrappressioni saranno molto più elevate rispetto ad altri fluidi con maggiore compressibilità. Questo fenomeno è stato evidente negli acquiferi superficiali, dove l'acqua delle prime falde ha subito delle variazioni repentine di livello/pressione a seguito dell'onda sismica che hanno poi liquefatto le sabbie trasportando queste ultime in superficie, dove hanno trovato la possibilità di dissipare le pressioni in eccesso. In profondità la dissipazione delle sovrappressioni avviene per fatturazione o trasformazione mineralogica della matrice solida e conseguente aumento della volumetria del giacimento;
   risulta quindi evidente che attività di stoccaggio di gas in profondità devono prevedere oltre le pressioni di esercizio anche le potenziali sovrappressioni derivanti da eventi sismici che possono trasformare una normale attività di stoccaggio di gas in profondità in fortuita e inaspettata attività di fracking;
   va comunque precisato che il contesto geodinamico nel quale sono inquadrabili gli eventi sismici attivi in questi giorni in Emilia, sono noti in bibliografia da tempo e che comunque le forze tettoniche in gioco, sulle quali i tecnici e la comunità scientifica si stanno confrontando, sono indubbiamente di diversi ordini di grandezza più potenti rispetto i potenziali effetti sismici derivanti da una locale attività di fracking. Semmai la micro-fatturazione può essere una conseguenza indotta dal sisma, all'interno dei serbatoi in cui le pressioni di esercizio e le sovrappressioni causate dal sisma superino notevolmente le condizioni naturali;
   prima di rilasciare qualunque atto autorizzativo che riguardi stoccaggi di gas se intenda sospendere per quanto di competenza le attività di prospezione e di ricerca a questo riguardo al fine di approfondire le conoscenze in merito alle modifiche strutturali avvenute nel sottosuolo a seguito del sisma dell'Emilia, valutare le modifiche in atto e quelle potenziali che potranno avvenire nel tempo per effetto delle spinte geodinamiche, al fine di gestire correttamente e in sicurezza gli impianti di stoccaggio attualmente presenti e valutare meglio la fattibilità di quelli previsti ma non ancora attivati. (5-07016)


   RUBINATO e FOGLIARDI. —Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il 18 giugno 2012 scade la prima rata del pagamento dell'imposta municipale unica;
   ad oggi viene segnalato dai cittadini che gli uffici postali sul territorio non sono in grado di leggere il nuovo modello F24 semplificato per il pagamento dell'imposta municipale unica, costringendo i contribuenti che arrivano all'ufficio con il modello stampato dal comune di competenza, o da altri soggetti, a ricopiare a mano i dati, con notevole disagio per l'utenza più debole come gli anziani e coloro che non hanno un conto corrente in banca e con il rischio di commettere errori nella compilazione;
   ai contribuenti, in alternativa alla compilazione a mano, viene riferito di ripresentarsi allo sportello dopo il giorno 10 giugno 2012, perché a tale data sarà possibile utilizzare il modello semplificato; ma ciò comporterà ovviamente il formarsi di code con disagio sia per gli utenti che per gli addetti agli uffici postali –:
   se non ritengano di intervenire con urgenza affinché sia posto immediato rimedio a tale inspiegabile carenza ed altresì per verificare eventuali inadempienze in merito. (5-07019)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   secondo dati dell'Istat contenuti nel suo report relativo alla struttura e dimensioni delle aziende, il numero delle imprese italiane resta stabile, ma l'occupazione scende riportando un calo del 2,5 per cento;
   nel 2010, afferma l'Istituto, il numero è sceso dello 0,2 per cento rispetto al 2009, mantenendosi sostanzialmente stabile. Sono però i dati relativi ai posti di lavoro quelli che destano più preoccupazioni;
   sempre in riferimento al 2010, le imprese nei servizi e nell'industria sono «poco meno di 4,5 milioni» con «17 milioni di addetti». Il 95 per cento delle imprese ha meno di 10 addetti e occupa il 47 per cento dell'occupazione totale. Il numero è rimasto nel complesso stabile, ma in «lieve flessione» al Sud (-0,4 per cento) e nelle Isole (-0,8 per cento);
   più evidenti le difficoltà nell'industria, commercio e costruzioni. La contrazione dell'occupazione più accentuata colpisce il settore delle costruzioni nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 6,8 per cento e 8,2 per cento). L'unica dinamica positiva si registra per gli altri servizi, nel Centro (+1,8 per cento e nel Sud (+0,8 per cento). Gli addetti sono concentrati nel settore manifatturiero (23 per cento del totale), nel commercio all'ingrosso e al dettaglio (20 per cento) e nelle costruzioni (10 per cento);
   sulla natura delle imprese, l'Istat svela che esse sono per circa due terzi individuali e coinvolgono il 26 per cento degli occupati. Nel 17,5 per cento dei casi, invece, adottano la forma giuridica della società di persone, nel 17 per cento; sono società di capitale, il restante 1,2 per cento è costituito da cooperative;
   nel settore delle costruzioni il calo di imprese e occupazione è consistente: rispettivamente 2,5 per cento e 6,2 per cento. Leggera ripresa per il settore dei servizi, con un lieve aumento generalizzato del numero delle imprese, ad eccezione del settore del trasporto e magazzinaggio (1,6 per cento, dei servizi di informazione e comunicazione (1,5 per cento) e del commercio all'ingrosso e al dettaglio (0,9 per cento);
   l'occupazione nei servizi scende di meno rispetto ai posti di lavoro nell'industria. I livelli occupazionali sono in lieve ripresa nella sanità e assistenza sociale (+3,3 per cento), nelle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (+2,5 per cento), conclude l'Istat, dove si registra la rapida espansione delle attività riguardanti le lotterie, le scommesse e le case da gioco (+16 per cento) –:
   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intendano assumere per dare soluzione alle criticità di cui in premessa. (4-16441)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. —Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il governatore della Banca d'Italia, nelle considerazioni finali, le prime del suo mandato ha scritto un percorso per uscire dalla crisi che non sarà breve, poiché è confermata la previsione negativa sul prodotto interno lordo, in caduta quest'anno dell'1,5 per cento;
   la crisi, ad avviso del governatore, ha una sola via d'uscita, uno «stretto passaggio» che impone costi per tutti, sopportabili solo se ripartiti in modo equo e con una meta chiara: riduzione delle tasse, taglio della spesa pubblica con particolare attenzione all'istruzione e alla ricerca, lotta all'evasione, rafforzamento delle imprese e del sistema bancario. Lo afferma il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali;
   un percorso, quello verso la ripresa, che non sarà breve, perché la crisi non è solo italiana, così come non solo italiana è la via d'uscita. Visco ricorda l'importanza della politica monetaria della Banca centrale europea e delle altre autorità di regolamentazione che negli ultimi mesi «hanno evitato il tracollo». Ma da sola, la politica monetaria non basta: occorre compiere «passi avanti concreti nella costruzione europea che abbiano come traguardo finale l'unione politica»;
   sul fronte interno, «la produzione industriale, che aveva a stento recuperato nel secondo trimestre dello scorso anno meno della metà dei 25 punti percentuali persi nella recessione del 2009, è da allora caduta del 5 per cento». Palazzo Koch conferma dunque la previsione della caduta del prodotto interno lordo dell'1,5 per cento per quest'anno. «Una ripresa potrà affiorare verso la fine dell'anno, con possibilità tanto maggiore quanto più saranno efficaci gli interventi strutturali volti a migliorare l'utilizzo delle risorse pubbliche e private, quanto più chiara e decisa sarà la coesione mostrata dall'Unione europea»;
   in questa prospettiva, l'Italia deve affrontare e superare al meglio i problemi interni. Il governatore ha parole di apprezzamento per la politica di bilancio attuata dal Governo, e le «incisive riforme strutturali». La richiesta alla politica è di rinnovarsi, andando «incontro alle aspirazioni dei giovani», quella rivolta alle imprese è di fare «uno sforzo aggiuntivo per rafforzare il capitale nel momento in cui si assicura loro la semplificazione normativa»;
   particolarmente importante è, ad avviso degli interroganti, il passaggio dedicato alla difesa del sistema bancario dalle accuse di non erogare abbastanza credito alle imprese e alle famiglie. «Dall'inizio della crisi le banche italiane hanno compiuto notevoli progressi sulla strada del rafforzamento patrimoniale. La critica alle banche di essere disattente alle esigenze dell'economia non è corretta: sono esposte in misura rilevante nei confronti delle famiglie e delle imprese meritevoli di credito, anche se in difficoltà; possono continuare a sostenerle» –:
   quali iniziative urgenti intendano assumere per dare soluzione alle criticità di cui in premessa, e quali specifiche ulteriori iniziative di competenza intendano assumere per garantire alle imprese il vitale accesso al credito in un momento in cui le imprese hanno la possibilità di produrre se solo hanno accesso alla liquidità necessaria per svolgere la propria vitale missione per l'intero Paese.
(4-16445)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   in occasione della presentazione del rapporto annuale della Corte dei conti sono emerse numerose criticità per il Paese;
   innanzitutto una eccessiva pressione fiscale che rischia di provocare impulsi recessivi con un «grave rischio di avvitamento» mentre la corruzione cresce, soprattutto nella sanità tanto che il presidente ha esplicitamente affermato che vi sono «Episodi frequenti che danneggiano la collettività»;
   dal rapporti 2012 della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica, presentato il 5 giugno 2012 al Parlamento emerge nitido, ad avviso del presidente, il pericolo che «deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati»;
   immancabile il riferimento all'endemica corruzione, presente soprattutto nella sanità. I piani di rientro della spesa sanitaria hanno presentato «contraddizioni e criticità, evidenziate dai frequenti episodi di corruzione a danno della collettività». Questo un altro passaggio del rapporto. Il settore sanitario ha fatto «progressi evidenti», ma continua a presentare «fenomeni di inappropriatezza organizzativa e gestionale che opportunamente ne fanno un ricorrente oggetto di attenzione ai fini dei programmi di tagli di spesa»;
   la magistratura contabile si sofferma poi sulla situazione economica, poiché, con l'inasprimento della crisi e le tensioni sui mercati, nel corso del 2011, «la logica emergenziale ha ripreso inevitabilmente il sopravvento, imprimendo una direzione diversa alla manovra di finanza pubblica: gli interventi correttivi decisi nell'estate presentano la caratteristica evidente di concentrarsi sulle entrate, a cui è legato il reperimento di oltre due terzi delle maggiori risorse di bilancio»;
   infine è stato sottolineato il fatto che, nonostante le previsioni ottimistiche, il gettito fiscale è inferiore alle previsioni. «Il gettito fiscale è rimasto al di sotto delle previsioni, penalizzato dalla mancata ripresa dell'economica». Un fenomeno che opportunamente è stato definito come «non occasionale ma destinato a protrarsi per alcuni anni»;
   il presidente della Corte dei conti. Luigi Giampaolino, commentando la presentazione del rapporto ha poi concluso con un monito preoccupante: «Il vuoto di prodotto che si è aperto dopo la crisi finanziaria è lungi dall'essere recuperato» –:
   quali iniziative urgenti intendano assumere per invertire la tendenza nefasta descritta. (4-16448)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   in base alla lettura dell'ultima versione del cosiddetto «decreto per la crescita», attualmente allo studio del Ministero dello sviluppo economico, sembra scomparsa la norma contenuta nell'articolo 10 che prevedeva l'innalzamento da euro 500.000 a euro 700.000 il limite massimo per la compensazione dei crediti Iva;
   dalla lettura del decreto per la crescita sembra sia sfumata la possibilità di un innalzamento del limite per la compensazione dei crediti Iva, che rimane ferma a 500 mila euro;
   analogamente sembra scomparsa anche la norma che prevedeva lo spostamento dei versamenti dei soggetti Iva da mensili a trimestrali;
   l'attuale articolo 10 ora contiene, invece, una norma che prevede le forme di trasparenza dei pagamenti della pubblica amministrazione oltre i euro 1.000 –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative intenda eventualmente prendere per ripristinare il tenore originale della norma citata. (4-16449)


   ROSATO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la Ferriera di Trieste, di proprietà della Lucchini Severstal spa, è uno stabilimento per la produzione di ghise, coke metallurgico ed alti prodotti da altoforno, sito nel popoloso rione di Servola;
   lo stabilimento, con il suo potenziale produttivo, rappresenta una significativa risorsa occupazionale per il territorio triestino, dal momento che attualmente vi sono occupate oltre 500 persone, senza considerare l'indotto;
   in occasione di un vertice presso la prefettura di Trieste il 19 gennaio 2012, la dirigenza aziendale ha annunciato la riduzione dei livelli produttivi ed occupazionali asseritamente a causa di difficoltà di liquidità dovute alla scarsità di fondi a disposizione del gruppo industriale per ottemperare al piano di asseveramento del debito omologato dal tribunale di Milano;
   ulteriore motivo di ridotta disponibilità liquida era dovuta al contenzioso in corso fra l'azienda e la proprietaria della adiacente centrale di cogenerazione che produce energia sfruttando i gas di risulta dell'impianto siderurgico, per un credito vantato da Lucchini Severstal di 46 milioni di euro;
   inoltre, il gruppo subisce le difficoltà connesse all'attuale contingenza economica, cosicché l'azienda ha più volte avvertito che non è garantita la prosecuzione nella produzione di ghisa e coke metallurgico anche dopo la fine del regime di CIP6, previsto per il 2015;
   il 14 marzo 2012 presso la regione Friuli Venezia Giulia, la proprietà, le rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento e le istituzioni locali hanno sottoscritto un protocollo d'intesa volto alla condivisione del programma di riconversione dell'area industriale della Ferriera per la creazione di un contesto favorevole per l'attrazione di nuovi investimenti privati, e all'istituzione di un tavolo politico come luogo di raccordo e cooperazione tra le pubbliche amministrazioni;
   allegato al protocollo è stato approvato un cronoprogramma dettagliato degli interventi concordati finalizzati alla riconversione del sito della Ferriera, che prevedeva anche la presentazione delle analisi del contesto a un tavolo politico nazionale entro il 17 maggio 2012;
   risulta all'interrogante che questo cronoprogramma non sia al momento rispettato e che le attività concordate non siano state avviate come promesso in sede di firma del protocollo, e in particolare emerge che non sono state ancora presentate al tavolo nazionale le analisi del contesto;
   è importante che le attività prospettate nell'incontro del 14 marzo vengano concluse nei tempi e nelle modalità stabilite in quanto il futuro occupazionale dei lavoratori dello stabilimento dipenderà dalla capacità di riconvertire la Ferriera di Trieste –:
   come il Ministro stia seguendo la vicenda della Ferriera di Trieste;
   a quale punto sia l'applicazione del cronoprogramma concordato con il protocollo d'intesa del 14 marzo e quali siano le ragioni del ritardo segnalato in premessa;
   se il Ministro sia in grado di definire una data per la prima convocazione del tavolo politico nazionale. (4-16456)


   REGUZZONI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il lavoro rappresenta il fondamento della nostra Carta costituzionale (articolo 1);
   il 30 giugno 2011, presso gli uffici della Commissione europea, alcune aziende bresciane produttrici di radiatori in alluminio hanno prodotto una denuncia antidumping ai sensi dell'articolo 5 del Council regulation (EC) 1225/2009;
   a seguito di detta denuncia, la Commissione europea ha aperto un procedimento nel corso del quale sono state svolte indagini investigative che hanno provato in concreto un dumping operato da società cinesi che vendono in Europa a prezzi che creano effettivo pregiudizio;
   la Commissione europea ha deciso di applicare un dazio antidumping provvisorio sulle importazioni di radiatori in alluminio prodotti nella Repubblica Popolare Cinese, con pubblicazione del relativo provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il regolamento (UE) n. 402/2012, in data 11 maggio 2012;
   la motivazione del provvedimento consiste nel fatto che esiste un grave pregiudizio derivante dall'importazione in dumping dalla Cina dei prodotti in argomento ed ha ritenuto, con l'applicazione del dazio, di ristabilire sane condizioni commerciali sul mercato dell'Unione europea, permettendo un allineamento dei prezzi;
   il provvedimento della Commissione, seppur provvisorio, è giudicato importante per il settore produttivo coinvolto, e porterà benefici all'economia complessiva del sistema Paese;
   esistono molti altri settori produttivi — tra gli altri, il tessile e l'abbigliamento — che vedono una concorrenza sleale da parte di produttori e Paesi terzi, ed in particolare da parte di produttori cinesi e turchi;
   il dazio provvisorio è stato prodotto grazie a una denuncia di aziende private, con costi sostenuti dalle stesse;
   il recupero di competitività del nostro sistema Paese potrà avvenire se e solo se si ristabiliranno, a livello globale, regole di concorrenza leale e corretta, eliminando forme di dumping e discriminazione;
   il lavoro, bene primario della nostra società, non può che essere quello che si svolge, in qualsiasi forma, nel nostro territorio e che — sempre nel nostro territorio — esplica i suoi effetti e ne reca i benefici –:
   se e quali iniziative il Governo intenda adottare per verificare il corretto prosieguo della questione, eventualmente supportando le giuste rivendicazioni delle aziende produttrici di radiatori in alluminio;
   se il Governo non ritenga doveroso che iniziative simili vengano adottate con il supporto del Governo o addirittura direttamente dallo Stato, il quale deve essere garante del principio fondante sancito dall'articolo 1 della Costituzione;
   se e quali iniziative il Governo abbia adottato o intenda adottare ai fini di supportare tutti i settori produttivi danneggiati da comportamenti scorretti da parte di aziende e Paesi terzi. (4-16457)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta scritta Porta e altri n. 4-16396, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Motta.

  L'interrogazione a risposta immediata in assemblea Borghesi e altri n. 3-02317, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Di Pietro.

  L'interrogazione a risposta scritta Jannone n. 4-16424, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

  L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Fugatti e Cavallotto n. 5-07003, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   interpellanza urgente Pionati n. 2-01488 del 10 maggio 2012;
   interpellanza urgente Tassone n. 2-01525 del 5 giugno 2012;
   interrogazione a risposta in commissione Catanoso n. 5-06995 del 5 giugno 2012.