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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 20 giugno 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,
   premesso che:
    il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici», convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevede all'articolo 24, comma 18, che con regolamento da adottare entro il 30 giugno 2012 ai sensi dell'articolo 17 della legge n. 400 del 1988, sono adottate le relative misure di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico del personale delle Forze di polizia e delle forze armate nonché del comparto del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tenendo conto delle obiettive peculiarità ed esigenze dei settori di attività nonché dei rispettivi ordinamenti;
    l'articolo 19 della legge n. 183 del 2010 riconosce, anche ai fini della tutela economica, pensionistica e previdenziale, «la specificità del ruolo delle forze armate, delle forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell'ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti»;
    la disciplina regolamentare dovrà essere adottata dal Governo nel rispetto delle disposizioni legislative citate nonché conformemente al principio di cui all'articolo 3, primo comma, della Costituzione che impone la ragionevolezza delle distinzioni e il divieto di discriminazioni;
    il principio di specificità del comparto sicurezza e difesa e del comparto dei vigili del fuoco ha lo scopo precipuo di garantire la condizione peculiare del personale militare, delle forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco a condizioni di impiego operativo altamente rischioso che presuppone il costante possesso di particolari idoneità psico-fisiche,

impegna il Governo:

   a prevedere, nell'ambito del regolamento di armonizzazione, norme di tutela delle specificità del personale del comparto sicurezza e difesa e del comparto vigili del fuoco esclusivamente con riguardo ai soli requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso alla pensione di vecchiaia ed anticipata, in relazione ai diritti quesiti e al previgente ordinamento, salvaguardando, comunque la disciplina in materia di maggiore valutazione dei servizi prestati e tenendo conto che lo svolgimento delle attività operative richiede inderogabili requisiti di efficienza psico-fisica, per cui determinati limiti di età, specie per i gradi inferiori, non possono essere in alcun modo superati;
   a procedere prima dell'adozione del regolamento di cui al punto 1, ad una consultazione con i sindacati più rappresentativi e con il Cocer;
   ad avviare forme pensionistiche complementari, salvaguardando il personale attualmente in servizio già assoggettato al cosiddetto sistema contributivo puro, nei medesimi termini previsti per il personale del comparto Stato, nel rispetto dei vincoli del bilancio pubblico;
   ad avviare, dopo l'emanazione del regolamento in questione, con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate, un tavolo di concertazione al fine di definire un complessivo progetto di riordino dei ruoli e delle carriere del personale del comparto sicurezza e difesa.
(1-01091) «Cirielli, Cicu, Paglia, Di Stanislao, De Angelis, Luciano Rossi, Mazzuca, Ceroni, Speciale, Mazzoni, Holzmann, Moles».

Risoluzioni in Commissione:


   La III Commissione,
   premesso che:
    il Falun Gong è una disciplina spirituale tradizionale cinese fondata da Li Hongzhi nel 1992, che consiste di insegnamenti spirituali, religiosi e morali per la vita quotidiana, e di meditazione ed esercizi basati sui principi di verità, compassione e tolleranza;
   secondo il rapporto annuale 2008 della Commissione congressuale-esecutiva sulla Cina, «negli anni 90 decine di milioni di cittadini cinesi praticavano il Falun Gong e gli aderenti al movimento spirituale all'interno della Cina vengono stimati ancora nel numero di centinaia di migliaia nonostante la repressione in corso da parte del governo»;
   altre stime pubblicate sulla stampa occidentale fissano il numero degli aderenti al Falun Gong attualmente in Cina a decine di milioni;
   nel 1996, i libri del Falun Gong vennero proibiti in Cina ed i media di stato iniziarono una campagna di diffamazione del Falun Gong;
   nel 1999, la polizia cinese iniziò ad interrompere gli esercizi mattutini nei parchi pubblici e iniziò a cercare nelle case dei praticanti del Falun Gong;
   il 25 aprile 1999, oltre 10.000 praticanti del Falun Gong si radunarono davanti al palazzo del Consiglio di Stato per gli appelli a Pechino, accanto alla residenza della leadership del Partito Comunista, per chiedere che i praticanti arrestati fossero rilasciati e autorizzati a riprendere la loro attività senza interferenze governative e che il divieto di pubblicazione dei libri del Falun Gong fosse rimosso;
   lo stesso giorno, subito dopo che l'allora premier Zhu Rongji aveva incontrato i rappresentanti del Falun Gong nel suo ufficio e aveva accordato il rilascio dei praticanti arrestati, il segretario del Partito Comunista Jiang Zemin criticò le azioni di Zhu e ordinò la repressione del Falun Gong;
   nel giugno del 1999, Jiang Zemin ordinò l'istituzione dell'ufficio 6-10, un apparato di sicurezza extragiudiziale, con il mandato di «sradicare» il Falun Gong;
   nel luglio 1999, la polizia cinese iniziò ad arrestare i portavoce dei praticanti del Falun Gong;
   il 22 luglio 1999, i media di Stato cinesi iniziarono una grande campagna di propaganda per vietare il Falun Gong con l'accusa di «sovvertire l'ordine sociale» e avvisarono i cittadini cinesi che la pratica del Falun Gong era stata vietata;
   nell'ottobre 1999, il segretario del partito Jiang Zemin, secondo articoli di stampa occidentali, «ordinò che il Falun Gong fosse marchiato come un “culto”, e poi chiese di approvare una legge che proibisse i “culti”»;
   le autorità cinesi hanno dedicato molto tempo e risorse negli ultimi dieci anni a livello mondiale per la distribuzione di falsa propaganda, sostenendo che il Falun Gong è una «setta malvagia» suicida e militante, piuttosto che un movimento spirituale, che attinge ai concetti tradizionali cinesi di meditazione e di esercizio;
   il 10 ottobre 2004, la Camera dei rappresentanti ha adottato la risoluzione House Concurrent 304, che aveva 75 promotori bipartisan, dal titolo «Esprimendo il senso del Congresso per quanto riguarda l'oppressione del Falun Gong da parte del governo della Repubblica Popolare Cinese negli Stati Uniti e in Cina», e il testo di questa risoluzione ha osservato che «il governo cinese ha anche tentato di mettere a tacere il movimento Falun Gong e dei gruppi pro-democrazia cinesi all'interno degli Stati Uniti»;
   il 18 ottobre 2005, lo stimatissimo avvocato per i diritti umani Gao Zhisheng ha scritto una lettera al presidente del Partito comunista cinese Hu Jintao e al premier Wen Jiabao, chiedendo la fine della persecuzione del Falun Gong e le autorità cinesi, in risposta, hanno chiuso il suo studio legale e hanno portato via la sua licenza in legge; le forze di sicurezza cinesi sono inoltre sospettate di essere direttamente coinvolte nella scomparsa del signor Gao, il 4 febbraio 2009;
   in relazione alle accuse di espianto di organi sui corpi dei praticanti del Falun Gong da parte del regime cinese, il rapporto dell'ispettore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti delle Nazioni Unite, Manfred Nowak, del 19 febbraio 2008 afferma che «la discrepanza tra gli organi disponibili e i numeri delle fonti identificabili si spiega con organi prelevati da praticanti del Falun Gong, e che l'aumento dei trapianti dal 2000 coincide e si correla con l'inizio della persecuzione di queste persone»;
   il rapporto annuale 2008 di Amnesty International afferma che i praticanti del Falun Gong sono stati particolarmente a rischio di tortura e altri maltrattamenti durante la detenzione; nel corso del 2007 e oltre 100 praticanti del Falun Gong sono stati segnalati morti durante la detenzione o poco dopo il rilascio a seguito di torture, privazione del cibo o cure mediche, e altre forme di maltrattamenti;
   secondo il rapporto 2008 del dipartimento di Stato per i diritti umani in Cina, «alcuni osservatori stranieri hanno stimato che gli aderenti del Falun Gong costituiscono almeno la metà dei 250.000 detenuti ufficialmente nei campi di rieducazione attraverso il lavoro (RTL), mentre le fonti del Falun Gong all'estero affermano un numero ancora maggiore»;
   secondo il rapporto annuale 2008 della commissione congressuale esecutiva sulla Cina «il governo centrale (cinese) ha intensificato la campagna di nove anni di persecuzione contro i praticanti del Falun Gong nei mesi precedenti alle Olimpiadi estive di Pechino 2008»;
   i siti web relativi al Falun Gong rimangono tra i più sistematicamente ed ermeticamente bloccati dal firewall internet in Cina;
   secondo il Falun Dafa Information Center, con sede a New York, almeno 3526 sono morti in carcere,

impegna il Governo:

   ad attivarsi, attraverso i canali diplomatici e le opportune sedi internazionali, affinché il Governo della Repubblica popolare cinese possa cessare immediatamente le persecuzioni, desistere da quella che appare una campagna di intimidazione, detenzione e tortura dei praticanti del Falun Gong, questo anche abolendo l'ufficio 6-10, e rilasciare i praticanti del Falun Gong detenuti unicamente per le loro convinzioni nelle carceri e nei campi di rieducazione attraverso il lavoro (RTL);
   in occasione del tredicesimo anniversario della ufficiale repressione cinese del movimento spirituale Falun Gong, ad esprimere in modo appropriato ed efficace solidarietà ai perseguitati in Cina, e, incontrando i praticanti del Falun Gong quando e dove possibile, a ribadire che la difesa della libertà di religione resta un principio fondamentale, in conformità all'impegno preso con l'approvazione della risoluzione Mazzocchi e altri approvata il 12 gennaio 2011 dalla Camera dei deputati.
(7-00918) «Renato Farina».


   La VI Commissione,
   premesso che:
    è in corso un ampio processo di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica (cosiddetta spending review) la quale è volta a realizzare una complessiva riduzione della spesa pubblica, al fine di ridurre il peso delle strutture burocratiche, raggiungere più elevati livelli di efficienza da parte delle pubbliche amministrazioni e liberare risorse da destinare al rilancio dell'economia nazionale ed al sostegno delle fasce più deboli della popolazione;
    nel predetto processo di razionalizzazione devono evidentemente essere coinvolte a pieno titolo anche le strutture dell'amministrazione finanziaria, la quale, in quanto strumento privilegiato di imposizione fiscale e di tutela degli interessi erariali, deve più di altre caratterizzarsi per razionalità organizzativa, efficienza operativa ed eliminazione delle spese improduttive;
    la scelta di avviare il predetto meccanismo di riduzione dei costi della pubblica amministrazione proprio dall'amministrazione finanziaria, al di là delle ricadute di carattere immediatamente pratico, rappresenterebbe anche un segnale simbolico positivo nei confronti di tutti i contribuenti onesti, i quali sono stati chiamati in questi mesi a compiere sacrifici gravosi per garantire la stabilità della finanza pubblica;
    l'azione di revisione degli assetti organizzativi in tale settore costituisce inoltre doverosa attuazione delle previsioni di cui all'articolo 1 del decreto-legge n. 138 del 2011, le quali stabiliscono, tra l'altro, l'integrazione operativa della Agenzie fiscali, nonché la razionalizzazione dell'organizzazione tributaria, anche al fine di evitare duplicazione di strutture ed implementare strategie di miglioramento dei risultati ottenibili con le risorse stanziate;
    in tale contesto appare dunque necessario porre mano con sollecitudine ad un intervento che coinvolga anche le Agenzie fiscali e l'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, la quale dovrebbe già trasformarsi in Agenzia fiscale dei monopoli di Stato, in forza di un decreto legislativo, peraltro non ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, sul cui schema la Commissione finanze ha espresso il parere il 10 novembre 2011;
    al fine di garantire che tale complessa azione riformatrice realizzi pienamente i suoi obiettivi, occorre verificare con attenzione tutte le soluzioni atte a: ridurre le strutture ridondanti, massimizzare le sinergie tra le diverse amministrazioni ed altre amministrazioni pubbliche, rivedere l'articolazione territoriale delle Agenzie stesse, garantire una razionale e coerente distribuzione delle competenze tra i diversi enti, valorizzare le professionalità ed il patrimonio di conoscenze accumulato dalle amministrazioni, riequilibrare in modo più uniforme il rapporto tra diversi livelli della dirigenza e tra dirigenti e consistenza complessiva del personale;
    il predetto processo di riforma, che può prendere opportunamente avvio dall'amministrazione finanziaria, dovrà comunque coinvolgere tutti i comparti delle amministrazioni pubbliche, compresi quelli, quali ad esempio la Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui il rapporto tra livelli apicali della dirigenza e numero complessivo di dirigenti, nonché tra questi ultimi ed il complesso del personale, risulta più basso che altrove;
    in tale ambito occorre inoltre evitare scelte demagogiche e non meditate, in quanto, in particolare nel settore dell'amministrazione finanziaria, le modifiche degli assetti organizzativi non dovranno in alcun modo pregiudicare, anche solo in via temporanea, la piena operatività delle strutture e la continuità dell'azione amministrativa;
    a tale proposito, si evidenzia come eventuali accorpamenti o trasferimenti di funzioni da un settore all'altro dell'amministrazione finanziaria, non potranno essere realizzati in forma generica, meccanica o irrazionale, ma debbano invece tenere attentamente conto delle diversità e delle omogeneità nelle attività svolte, dell'articolazione degli interessi pubblici coinvolti, delle peculiarità delle materie trattate, nonché delle necessità di assicurare un adeguato presidio territoriale e di rispondere alle legittime esigenze dei cittadini e degli operatori professionali;
    si segnala, infatti, come la complessiva revisione della pubblica amministrazione, ed in particolare la riforma dell'amministrazione finanziaria, non possa essere concepita in una prospettiva meramente congiunturale o contabilistica, ma debba porsi la finalità, più ambiziosa, di ripensare gli assetti organizzativi per realizzare in modo più sobrio obiettivi di maggiore efficacia nella gestione dell'intero sistema della fiscalità;
    inoltre, per quanto riguarda segnatamente l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, occorre tener presente che tale Amministrazione è già oggetto di un processo di evoluzione, tuttora in corso, il quale, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del decreto-legge n. 159 del 2007, dovrebbe portarla a trasformarsi in Agenzia fiscale dei monopoli di Stato,

impegna il Governo:

   ad adottare, con la necessaria tempestività, le iniziative di natura normativa finalizzate a realizzare, nel quadro più ampio delle misure di razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica, una complessiva riforma dell'organizzazione dell'amministrazione finanziaria, anche attraverso una revisione del numero delle Agenzie ed una redistribuzione delle competenze, tenendo conto, in particolare, dei seguenti criteri ed obiettivi prioritari:
    a) soppressione di tutte le strutture e gli uffici ridondanti, nonché eliminazione di tutte le duplicazioni di funzioni;
    b) riaccorpamento delle strutture sulla base del principio di omogeneità o maggiore vicinanza delle funzioni svolte, tenendo conto delle peculiarità di alcuni ambiti di attività, i quali, ad esempio per quanto riguarda il settore dei giochi, sono ormai connotati per uno spiccato profilo di politica industriale che li rende eccentrici rispetto ai tradizionali compiti di accertamento, liquidazione e riscossione di tributi;
    c) riduzione delle articolazioni territoriali a livello sub-provinciale, laddove ciò non confligga con le esigenze di adeguato presidio del territorio, a tutela degli interessi erariali, e conseguente ridefinizione del livello degli incarichi dirigenziali sulla base delle effettive competenze a livello territoriale;
    d) rafforzamento ed ampliamento delle sinergie tra le diverse branche dell'amministrazione finanziaria, il Corpo della guardia di finanza, le altre amministrazioni dello Stato, le regioni e gli enti locali, segnatamente attraverso il rafforzamento dei meccanismi di collaborazione per quanto riguarda i controlli sul territorio;
    e) salvaguardia dei diritti e delle legittime esigenze dei contribuenti, degli operatori economici e degli intermediari professionali, al fine di rendere meno oneroso l'adempimento degli adempimenti burocratici e nello spirito, indicato dallo statuto dei diritti del contribuente, di mantenere un rapporto di correttezza, collaborazione e buona fede nei rapporti tra fisco e contribuenti;
    f) valorizzazione delle competenze professionali e del patrimonio di conoscenze tecniche e giuridiche accumulato presso le diverse articolazioni dell'amministrazione, al fine di garantire la piena continuità e coerenza dell'azione amministrativa;
    g) definizione di un disegno organizzativo il più possibile stabile nel tempo, evitando il susseguirsi continuo di interventi di aggiustamento che rischierebbero di pregiudicare la continuità e l'efficacia dell'azione amministrativa;
    h) riduzione ed ottimizzazione degli spazi fisici utilizzati, attraverso la riduzione delle sedi e la creazione di poli integrati dell'amministrazione finanziaria che permettano, oltre che un abbattimento dei costi, maggiore fruibilità per gli utenti, con tendenziale eliminazione del ricorso ad immobili in locazione di proprietà di terzi;
    i) tendenziale riduzione del numero degli incarichi dirigenziali, al fine di giungere ad elevare il rapporto tra dirigenza di livello generale e totale dei dirigenti, nonché tra dirigenza e numero totale dei dipendenti;
    l) riduzione delle aliquote di personale a bassa qualificazione, anche attraverso attività di formazione che elevino il contenuto professionale delle prestazioni;
    m) piena integrazione di tutte le banche dati esistenti presso l'amministrazione finanziaria e completa interoperabilità dei sistemi operativi informatici esistenti, anche attraverso la sostituzione dei sistemi informativi proprietari, al fine di rafforzare l'efficacia dell'azione amministrativa, per quanto riguarda il contrasto all'elusione e all'evasione fiscale, nonché per ridurre gli oneri per la struttura informatica dell'amministrazione;
    n) verifica circa lo stato del processo di trasformazione dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in Agenzia dei monopoli di Stato, prevista dall'articolo 40, comma 2, del decreto-legge n. 159 del 2007;
    o) perseguimento della piena indipendenza e terzietà, nonché garanzia delle relative esigenze organizzative, degli organi della giustizia tributaria;
    p) coinvolgimento, nei termini più ampi possibili, nonché costante informazione del Parlamento in merito alle decisioni ed alle prospettive dell'intero processo di razionalizzazione.
(7-00916) «Ventucci, Fluvi, Cera, Fugatti, Della Vedova, Cesario, Messina, Pugliese, Piccolo, Leo, Del Tenno, Antonio Pepe, Comaroli, Forcolin, Versace, Savino, Montagnoli, Ravetto, Strizzolo, Verini, Causi, Albini, Fogliardi, Pizzetti, D'Antoni, Sposetti».


   La VII Commissione,
   premesso che:
    in relazione all'attuale quadro normativo gli insegnanti tecnico pratici sono fortemente penalizzati e di contro la qualità dei percorsi di studio degli istituti tecnici e professionali scelta da molti studenti proprio per la particolare attenzione a determinate materie e alle ore dedicate alle attività di laboratorio;
    per effetto dei decreti del Presidente della Repubblica, numeri 87 ed 88 del 15 marzo 2010, sul riordino degli istituti tecnici e professionali, si è determinata, infatti, una massiccia riduzione dell'orario annuale di insegnamento nelle prime, seconde, terze e quarte classi degli istituti tecnici e delle seconde e terze classi degli istituti professionali, con gravi conseguenze tanto sulla dotazione organica dei docenti, quanto sulla qualità dei percorsi di studio;
    a seguito dell'applicazione dei citati decreti, nello specifico nei professionali e nei tecnici del settore moda, ad esempio la riduzione delle ore di disegno, di modellistica, l'eliminazione dal piano di studi della storia dell'arte (da considerare propedeutica nel percorso della conoscenza della moda in quanto lo studio dell'evoluzione del costume è sempre motivo di ispirazione per la creazione di nuove collezioni) e al contempo l'inserimento, nel biennio iniziale, di materie come chimica e fisica, che non hanno attinenza pratica con l'indirizzo di studi, di fatto non sono sufficienti a trasmettere una conoscenza indispensabile all'immissione nel mondo dell'industria e dell'artigianato e inoltre polverizza le ore di insegnamento e il numero di docenti che non riescono così quasi nemmeno a conoscere bene, entro la fine dell'anno, tutti i propri studenti, i quali poco seguiti e demotivati spesso abbandonano prima della fine dell'obbligo scolastico;
    per riportare solo un'altro tra i tanti esempi, risulta drasticamente modificato, anche il piano dell'offerta formativa degli istituti tecnici dei servizi socio-sanitari: considerata la progressiva riduzione oraria delle materie di metodologie operative nei servizi sociali svolte dal docente tecnico pratico, materia professionalizzante che dovrebbe essere svolta nell'intero percorso di studi, il diplomato dell'istituto professionale ad indirizzo tecnico dei servizi socio-sanitari non avrà le competenze necessarie a determinare uno specifico profilo professionale;
    la riduzione delle ore degli insegnamenti tecnico pratici, l'incremento delle materie di studio teorico, la frammentazione dei saperi, non determinano un'adeguata offerta formativa a livello di istruzione secondaria;
    in tale contesto la legge n. 183 del 12 novembre 2011 (legge di stabilità 2012), all'articolo 4, comma 81, ha previsto che «(...) allo scopo di evitare duplicazioni di competenza tra aree e profili professionali, negli istituti di scuola secondaria di secondo grado ove sono presenti insegnanti tecnico-pratici in esubero, è accantonato un pari numero di posti di assistente tecnico»;
    la relazione tecnica governativa che illustra la suddetta norma rileva che «nell'anno scolastico 2011/2012 sono risultati in esubero a livello nazionale n. 3.334 insegnanti tecnico pratici e che si tratta di personale che potrebbe non trovare immediato ed integrale utilizzo in attività di insegnamento, nemmeno nell'ipotesi che entri in vigore lo schema di regolamento sulle classi di concorso in corso di perfezionamento; trattandosi di personale non laureato, con titoli di studio tali da richiedere un corso di formazione a supporto del passaggio dalla classe di concorso attualmente ricoperta a quella che ricopriranno a seguito della riforma delle classi medesime (...)»;
    la suddetta relazione tecnica, pertanto, stima che nell'anno 2012/2013 quota parte di detti insegnanti tecnico pratici pari a 2.500 unità, potrebbe risultare ancora in esubero e quindi oggetto della citata norma, che prevede il loro impiego in sostituzione degli assistenti tecnici;
    la citata legge di stabilità 2012, all'articolo 16, modifica le disposizioni di cui all'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di mobilità e collocamento in disponibilità professionale dei dipendenti pubblici: in particolare, sopprimendo le previgenti tutele sindacali e contrattuali, stabilisce una procedura che, con ampia discrezionalità, porta il personale dichiarato in esubero, qualora non ricollocato, prima ad una sorta di cassa integrazione biennale e poi al licenziamento;
    il combinato disposto delle succitate norme snatura l'offerta formativa degli istituti tecnici e professionali e determina una drastica riduzione degli insegnanti tecnico pratici con conseguente perdita di professionalità e qualità della scuola, oltre ad un'evidente violazione del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
    il Governo ha già accolto l'ordine del giorno 9/4940-A/66 a prima firma De Pasquale impegnandosi a riconoscere agli insegnanti tecnico-pratici la dignità dell'opera prestata e a incrementare l'attività laboratoriale negli istituti di istruzione di secondo grado;
    il comma 1-bis del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, ha previsto che gli insegnanti tecnico-pratici, anche quando il loro insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a pieno titolo e con pienezza di voto deliberativo, del consiglio di classe (...), riconoscendo così a tutti gli effetti il ruolo dell'insegnante;
    tra l'altro, il risparmio ottenuto con i tagli al monte ore di lezione ed ai laboratori, non risulta nemmeno così sostanzioso, visto che, per esempio, le materie chimica e fisica prevedono la compresenza del docente laureato e dell'insegnante tecnico-pratico;
    non è da sottovalutare come tale nuovo assetto degli istituti tecnici e professionali possa incidere ad aumentare la dispersione scolastica (oggi in Italia del 19 per cento) e, inoltre, va in senso opposto a uno degli obiettivi strategici dell'unione europea denominato «Europa 2020» che punta a ridurre il tasso di abbandono a meno del 10 per cento, con almeno il 40 per cento dei giovani laureati o diplomati;
    non risultano ancora chiare le sorti della classe di concorso degli insegnanti tecnico-pratici, per i quali non è stata ancora prevista una tabella di riconversione e tanto meno dei tanti precari iscritti in graduatoria con la certezza, a causa dei tagli, di non poter mai insegnare,

impegna il Governo:

   ad adottare provvedimenti volti a ridare, attraverso l'aumento delle ore di laboratorio, maggiore professionalità ai percorsi scolastici degli istituti tecnici e professionali, anche con l'obiettivo di ridurre il tasso di abbandono scolastico;
   ad assumere iniziative normative finalizzate a garantire il pieno utilizzo degli insegnanti tecnico pratici a tempo determinato e indeterminato riconoscendo agli stessi la dignità dell'opera prestata, anche prevedendo per la succitata classe di concorso una tabella di riconversione al fine di evitare la situazione di sovrannumero e di non disperdere le competenze e le professionalità di cui i detti insegnanti sono portatori.
(7-00917) «De Pasquale, Pes, Siragusa».


   La XI Commissione,
   premesso che:
    la cooperazione sociale no profit è un settore fondamentale del sistema economico del nostro Paese e le cooperative sociali in particolare erogano servizi essenziali per conto di Stato, regione, province, comuni ed ASP creando opportunità lavorative per soggetti disagiati (legge n. 381 del 1991);
    il 90 per cento di lavoratori/soci della cooperative sociali sono donne e giovani;
    negli ultimi anni il settore cooperativistico ha subìto una grave crisi, che potrebbe divenire irreversibile a causa dei ritardi da parte della pubblica amministrazione, nei pagamenti per i servizi resi e di competenza esclusiva della pubblica amministrazione ritardi che, soprattutto nell'area centro-sud e isole, hanno ormai raggiunto la soglia insostenibile dei 24 mesi;
    tale situazione ha già indotto molte cooperative ad abbandonare il settore, mentre altre si trovano in una condizione di pesante indebitamento con le banche a cui si espongono con garanzie anche personali;
    ai ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni si aggiunge l'aggravio di dover effettuare i versamenti mensili dei contributi assistenziali, previdenziali e fiscali (di somme comunque non incassate), pena la non regolarizzazione del Durc con conseguente impossibilità di contrarre con le pubbliche amministrazioni e/o incassare dalle stesse;
    il DURC è il certificato che, sulla base di un'unica richiesta, attesta contestualmente la regolarità di un'impresa per quanto concerne gli adempimenti INPS, INAIL e cassa edile verificati sulla base della rispettiva normativa di riferimento;
    il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, stabilisce che il DURC deve essere esibito dalle imprese e dai lavoratori autonomi al committente o al responsabile dei lavori per attestare la regolarità tecnico professionale. Il documento permette quindi alle imprese di dimostrare di aver regolarmente adempiuto agli obblighi previdenziali, assistenziali;
    è stato adottato un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze che prevede le «compensazioni di crediti con somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo» dei crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle Regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazione, forniture e appalti;
    la compensazione dei crediti verso la pubblica amministrazione, così com’è stata concepita, è ancora penalizzante per il contribuente e non risolve il problema perché gli importi iscritti a ruolo – s'intende la «famosa cartella esattoriale» – arrivano dopo un lungo iter amministrativo preceduto da solleciti e l'avviso bonario», e nel frattempo le cooperative vengono ritenute non in regola con il DURC inibendo qualsiasi rapporto con la pubblica amministrazione;
    perché il debito vada iscritto, a ruolo, con un ulteriore gravissimo ed ingiusto aggravio per il contribuente, si devono aspettare anche 2 anni;
    il contribuente che, ricevendo il suddetto avviso ha deciso di provvedere al pagamento, con grandi sacrifici e spesso rateizzando l'intero debito per evitare sanzioni ed interessi più pesanti, è nel frattempo escluso, di fatto ed ingiustamente, dalla compensazione perché il suo debito nei confronti della pubblica amministrazione non è iscritto a ruolo;
    si innesca di fatto un corto circuito insostenibile che come accade già per molte imprese private, strangola anche le cooperative, soprattutto quelle che da decenni svolgono attività, talvolta non retribuita, per la pubblica amministrazione;
    in virtù della drammaticità del quadro descritto, per una sopravvivenza comunque temporanea, molte cooperative hanno dovuto optare per una scelta svilente e frustrante quale il ritardo nel pagamento della retribuzione ai propri soci, con il rischio di una interruzione nello svolgimento dei preziosi servizi che vengono erogati a favore soprattutto di persone disagiate e deboli;
    tale situazione è divenuta insostenibile e pregiudizievole per il normale e salutare svolgimento dei più volte menzionati servizi «essenziali» che le Coop svolgono;
    sarebbe opportuna una soluzione tampone, ad esempio, con la possibilità per le cooperative sociali di sospendere per un periodo di 3 anni il pagamento dei contributi assistenziali, previdenziali e fiscali, e con un successivo versamento dal quarto anno a seguire rateizzato in dieci anni con 120 rate. Ciò, al fine di evitare un default definitivo nel settore, considerando che nei dieci anni previsti le cooperative porterebbero a termine il pagamento dei contributi sospesi oltre che di quelli ordinari;
    si dovrebbe prevedere almeno che la compensazione possa valere: a) per i crediti certificati dalla pubblica amministrazione (compensazione con gli F24 mensili) e per gli importi richiesti a seguito di avvisi bonari dove le sanzioni sono più ridotte rispetto alla cartella esattoriale;
    nel contempo, è indispensabile una «certificazione» dei crediti vantati dalle cooperative nei confronti delle pubbliche amministrazioni, che possa innescare procedimenti di canalizzazione di tali crediti a compensazione dei rispettivi debiti e la contestuale risoluzione delle problematiche del Documento unico di regolarità contributiva,

impegna il Governo:

   ad assumere un'iniziativa normativa che recepisca gli indirizzi di cui sopra, che definisca un periodo di moratoria nei pagamenti e riveda il sistema d'interessi e more degli enti previdenziali;
   ad assumere iniziative volte a garantire il rilascio – anche provvisorio – del DURC al fine di consentire alle cooperative sociali di partecipare alle gare di appalto o che lo stesso e ad ogni tipo di beneficio, normativo o contributivo.
(7-00915) «Schirru, Siragusa, Strizzolo».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   CONTENTO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   la Valcellina (Pordenone) è spesso interessata da fenomeni tellurici, a volte anche di forte intensità, che risvegliano sistematicamente antichi timori nella popolazione locale;
   l'ultimo episodio risale a pochi giorni fa, conclusosi senza danni a cose o persone;
   in particolare, la fascia che confina con l'Alpago (Belluno) è caratterizzata da vivace attività sismica, che si manifesta con varie scosse ogni anno;
   dai comuni della Valcellina sono partiti appelli alla regione Friuli Venezia Giulia e al Governo per un impegno, anche di natura preventiva, atto ad affrontare per tempo eventuali situazioni di emergenza;
   in particolare, viene chiesto l'inserimento delle due vallate nell'elenco delle realtà italiane a maggior rischio sismico in quanto, al momento, la stessa Protezione civile nazionale lo individua in fascia 2 anziché in fascia 1 (pare, addirittura, che fino al 1976 il territorio in questione fosse già stato indicato tra quelli di massima allerta ma che il riparto dei fondi per il sisma del Friuli abbia comportato una rideterminazione delle aree) –:
   se sia a conoscenza del quadro di intensa attività sismica che da anni si constata tra la Valcellina (Pordenone) e l'Alpago (Belluno);
   quali interventi, anche di natura preventiva, intenda porre in essere in un prossimo futuro per affrontare eventuali emergenze o, comunque, per monitorare l'evolversi della situazione;
   quali risposte possa concretamente offrire alle piccole comunità locali che chiedono una maggiore attenzione sull'argomento anche da parte di questo Governo, nonché il reinserimento nell'elenco dei siti a massimo rischio. (4-16658)


   CAMBURSANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   dai quotidiani di ieri, 14 giugno 2012, si apprende la notizia secondo la quale, nella Stazione Ostiense in Roma, i treni della società NTV SPA sono stati «ingabbiati» dentro palizzate di ferro e rete metallica divenendo di fatto non direttamente accessibili dai viaggiatori;
   quanto sopra provoca gravi disagi ai viaggiatori che sono così costretti ad una gincana estenuante di sali-scendi, insopportabile per le persone normali figuriamoci per i portatori di handicap –:
   se la realizzazione da parte di RFI spa di tale struttura di «ingabbiamento» sia avvenuta nel rispetto delle disposizioni normative;
   quali iniziative intenda assumere nei confronti di RFI spa qualora fosse riscontrato non corretto il comportamento di RFI spa. (4-16659)


   DIMA, SANTELLI, GOLFO, TRAVERSA e ROSSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
    in data 6 dicembre 2007, tra il Ministero della salute e la regione Calabria è stato stipulato un protocollo di intesa per la sottoscrizione dell'accordo di programma relativo alla realizzazione degli ospedali della Sibaritide, di Catanzaro, di Vibo Valentia e della piana di Gioia Tauro con fondi ex articolo 20 della legge n. 67 del 1988;
   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell'11 dicembre 2007 è stato dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-sanitaria nella regione Calabria fino al 31 dicembre 2009 e che lo stesso è stato prorogato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 18 dicembre 2009 fino al 31 dicembre 2010 ed ulteriormente prorogato sempre con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010 fino al 31 dicembre 2011;
   in data 13 dicembre 2007, è stato sottoscritto l'accordo di programma per la realizzazione degli ospedali della Sibaritide, di Catanzaro, di Vibo Valentia e della piana di Gioia Tauro e con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3635 del 21 dicembre 2007 è stato nominato il commissario delegato per la gestione della predetta situazione emergenziale e ne sono stati contestualmente definiti i compiti e i poteri; con decreto dirigenziale del Ministero del lavoro, della salute e delle Politiche sociali in data 18 febbraio 2009 è stato formalizzato il finanziamento di n. 4 interventi relativi alla realizzazione dei presidi ospedalieri della Sibaritide, di Catanzaro, di Vibo Valentia e della Piana di Gioia Tauro per un importo complessivo pari ad euro 178.615.153,06 a carico dello Stato;
   ai sensi dell'articolo 13 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3836 del 30 dicembre 2009, il presidente della giunta regionale della Calabria ha assunto l'incarico di commissario delegato e che il comma 2 dell'articolo 13 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3836 prevede che «il commissario delegato si avvale dei poteri di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri emanate per fronteggiare il contesto emergenziale in rassegna»;
   con ordinanza n. 10 del 25 marzo 2010, recependo il parere espresso dal Ministero della salute, il commissario delegato pro tempore ha approvato i progetti preliminari di tre del quattro ospedali, e segnatamente quello di Vibo Valentia, della Piana di Gioia Tauro e della Sibaritide;
   in data 14 maggio 2011 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il bando di gara della procedura ristretta per l'affidamento del contratto di concessione di costruzione e gestione ai sensi dell'articolo 144 del decreto Legislativo n. 163 del 2006 relativo all'intervento di realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide;
   alla scadenza dei suddetti termini, sono pervenute alla stazione appaltante 13 candidature e, a seguito delle operazioni di valutazione di ammissibilità alle successive fasi di gara, tutte le imprese ed i raggruppamenti temporanei di imprese, che hanno presentato domanda di partecipazione alla procedura di gara hanno dimostrato il possesso dei requisiti richiesti dal bando e sono state, pertanto, invitate a proporre offerta mediante lettera di invito;
   in data 31 dicembre 2011 è scaduto il termine stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010 recante la proroga dello stato di emergenza socio-economico-sanitario della regione Calabria;
   con nota n. 498 del 12 settembre 2012, il commissario delegato aveva richiesto al dipartimento della protezione civile che lo stato di emergenza fosse prorogato almeno sino alla data del 31 dicembre 2012 allo scopo di consentire il completamento di importanti misure dirette al superamento dello stato emergenziale, già contemplate nell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3635 del 2007 e ribadite nel piano di rientro dal disavanzi, quali, tra l'altro, la messa in appalto del nuovo ospedale della Sibaritide ai sensi dell'articolo 144 del decreto legislativo n. 163 del 2006;
   da notizie in possesso degli interroganti, l'ipotesi di una proroga della gestione commissariale si sarebbe scontrata non solo con i dubbi della ragioneria generale dello Stato, che erano tutti relativi al contenuto dello schema di ordinanza concordato tra la protezione civile nazionale e la regione Calabria, ma anche con quanto disposto dal decreto-legge n. 59 del 2012 che ha riformato l'organizzazione e le modalità di intervento della protezione civile nazionale e che contiene anche specifiche disposizioni sulla natura e sulla durata degli stati di emergenza;
   la riattivazione delle attività connesse ad oltre 20 gestioni commissariali, operanti in molte regioni italiane e tutte sospese per gli stessi motivi per cui è stata sospesa la procedura di realizzazione dei nuovi ospedali calabresi, sarebbe legata all'emanazione di una circolare della Presidenza del Consiglio dei ministri, interpretativa delle norme contenute nel decreto-legge n. 59 del 2012, che consenta di applicare agli stati di emergenza già scaduti le previsioni normative relative agli stati di emergenza in scadenza e questa circolare, già predisposta dall'ufficio legislativo del Dipartimento della protezione civile, sarebbe all'esame del Ministero dell'economia e delle finanze per la preventiva intesa;
   la riattivazione delle procedure di costruzione dei nuovi ospedali dovrebbe essere, inoltre, legata all'emanazione di una nuova ordinanza di protezione civile che stabilisca il passaggio delle competenze ad una gestione ordinaria da parte dei dipartimenti regionali interessati –:
   quali iniziative per quanto di competenza il Governo intenda porre in essere per affrontare concretamente il problema della realizzazione dei nuovi ospedali calabresi alla luce dell'interruzione di procedure amministrative che risultano essere ancora non definite nei tempi e nei modi e che danneggiano una regione i cui sforzi in termini di modernizzazione del sistema sanitario passano anche attraverso la qualificazione delle strutture ospedaliere.
(4-16665)


   GIRLANDA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la legge 27 luglio 2011, n. 128, ha introdotto una nuova disciplina sul prezzo dei libri che introduce la possibilità di applicare uno sconto massimo del 15 per cento al prezzo di listino, escludendo il mese di dicembre tra i periodi durante i quali è possibile applicare tali sconti;
   da un punto di vista culturale e formativo libri e giocattoli possono essere sicuramente accostati e, anche se hanno peculiarità diverse, rappresentano gli strumenti che si danno a un bambino per farlo crescere e diventare adulto, tanto che, come sostiene l'organizzazione internazionale del settore del giocattolo (ICTI) in un decalogo sull'importanza vitale dei giocattoli, riportato dal sito www.assogiocattoli.it, associazione che riunisce i produttori ed importatori dei giocattoli, si sottolinea come il giocattolo rivesta un ruolo centrale nella socializzazione dei bambini;
   il giocattolo, inoltre, sostiene il diritto all'educazione perché incoraggia all'apprendimento ed è uno strumento fondamentale che consente lo sviluppo mentale, emotivo e creativo dei fanciulli;
   proprio come i titolari di librerie, anche i venditori di giocattoli subiscono delle politiche di vendita devastanti da parte della grande distribuzione, con frequenti operazioni di sottocosto, che mettono i venditori al dettaglio in difficoltà, innalzando i rischi di chiusura di circa cinquemila piccole aziende non per incapacità o per mancanza di professionalità, ma solo per una concorrenza estrema sul prezzo di vendita praticata da organizzazioni finanziarie con disponibilità superiori, con il rischio che la grande distribuzione organizzata, una volta rimasta da sola e senza concorrenza, potrebbe applicare politiche di rialzo dei prezzi a discapito del consumatore;
   quanto sopra riportato potrebbe palesare l'esigenza di una formulazione in tempi rapidi di una proposta di legge o un decreto sul prezzo dei giocattoli, al fine di tutelare un settore occupazionale che tra imprese e dipendenti conta oltre 7 mila occupati, con relative famiglie a carico, sparse sull'intero territorio nazionale e già colpite dalla riduzione della domanda a causa della crisi –:
   se il Governo ritenga opportuno assumere iniziative normative che tutelino il prezzo di vendita dei giocattoli. (4-16668)


   CARLUCCI e GALLETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   il Nuovo IMAIE, nato per effetto dell'articolo 7 della legge 29 giugno 2010, n. 100, tutela i diritti degli artisti interpreti o esecutori, salvaguardando gli interessi mutualistici dell'intera categoria artistica, costituita per la maggior parte da comprimari del settore musicale e audiovisivo, ovvero da artisti commercialmente meno noti, rappresentati dall'Istituto indipendentemente dal conferimento di un mandato diretto;
   per effetto del disposto normativo suddetto, e in linea con quanto previsto dagli ordinamenti degli Stati membri l'Istituto opera sotto la vigilanza congiunta della Presidenza del Consiglio dei ministri – dipartimento per l'informazione e l'editoria, del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che, nel settembre 2010, ne hanno approvato lo statuto e, a novembre 2011 i regolamenti di iscrizione e di ripartizione e che sono tenuti, altresì ad approvare il regolamento elettorale e il regolamento di attuazione dell'articolo 7 della legge n. 93 del 1992 e ogni eventuale successiva modifica;
   il Nuovo IMAIE, in data 4 aprile 2012, è stato eretto ente morale con iscrizione nel registro delle persone giuridiche della prefettura di Roma ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 2000;
   la legge attribuisce al Nuovo IMAIE un ruolo di stampo pubblicistico e mutualistico, di ampia tutela della categoria, a cominciare dalla protezione degli artisti meno fortunati, dalla determinazione dei compensi spettanti agli artisti in relazione alla diffusione di opere audiovisive (articolo 84 della legge n. 633 del 1941), alla gestione dei fondi destinati al sostegno della categoria (articolo 7 della legge n. 93 del 1992), nonché alla gestione collettiva dei compensi spettanti agli artisti per la copia privata (articolo 71-septies e seguenti della legge n. 633 del 1941);
   in meno di due anni dalla sua costituzione, il Nuovo IMAIE ha finalizzato oltre 80 accordi con altrettanti enti utilizzatori di opere cinematografiche e assimilate, volti a determinare e riscuotere i compensi spettanti agli artisti del settore audiovisivo e ha stipulato accordi quadro con l'AFI (Associazione dei fonografici italiani) e con l'SCF (Società consortile fonografici), che regolano le modalità di erogazione al Nuovo IMAIE dei compensi spettanti agli artisti del settore musicale (pari al 50 per cento di quanto incassato dai produttori);
   in ambito internazionale, il Nuovo IMAIE ha stipulato accordi di reciprocità con le principali società di collecting omologhe presenti in Europa e nel mondo (AISGE Spagna, ADAMI Francia, VDFS Austria, GVL Germania, STOART Polonia, NORMA Inghilterra, RAAP Irlanda, SAMI Svezia, ABRAMUS Brasile, CPRA Giappone, ARTISTI Canada) che consentono agli artisti aventi diritto italiani di ricevere i compensi da essi maturati all'estero e viceversa;
   il Nuovo IMAIE ha pubblicato sul proprio sito web, il repertorio video (pari a oltre 850.000 opere cinematografiche e assimilate) e audio (circa 7.000.000 di registrazioni musicali) oggetto di tutela, al fine di garantire la massima trasparenza, consentendo a tutti gli artisti interessati di poter conoscere la propria posizione (se di artista primario o comprimario), di verificare i passaggi e gli utilizzi delle opere cui hanno preso parte e di chiedere la correzione di eventuali dati errati od incompleti;
   tenuto conto della difficoltà a disporre dei dati di utilizzo delle opere e del volume delle verifiche da effettuare su ogni opera, i tempi dell'attività di ripartizione attuata dal Nuovo IMAIE sono decisamente significativi oltre che considerevolmente più brevi rispetto al passato (settore audiovisivo: ripartiti i compensi maturati nel secondo semestre 2009 e in corso di ripartizione i compensi del 2010; settore musicale: in corso di ripartizione le quote dei compensi maturati nel secondo semestre 2009);
   grazie ad una riduzione dei costi di gestione, il Nuovo IMAIE, in piena osservanza del proprio ruolo mutualistico, ha destinato una quota dell'avanzo di gestione dell'anno 2011 all'istituzione di un fondo di solidarietà destinato agli artisti, interpreti ed esecutori indigenti;
   con il decreto-legge n. 1 del 2012 articolo 39, commi 2 e 3, l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi degli artisti è libera; il decreto-legge n. 1 del 2012 prevede entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge l'adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, per stabilire «nell'interesse dei titolari aventi diritto, i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi»;
   risulta evidente che l'intervento normativo sui diritti connessi non incide sulle funzioni di legge riguardo al ruolo pubblicistico del Nuovo IMAIE, che esula dall'obiettivo della nuova disciplina e che non potrebbe mai essere posto in un regime di libera concorrenza; le finalità della riforma, e quindi oggetto di libera concorrenza, sono le attività riferibili ai diritti spettanti al singolo artista che avrà dato mandato ad una specifica società di collecting e quindi i costi, tempi e modalità di corresponsione dei diritti individuali;
   siffatto intento riformatore è stato esplicitato, ad avviso degli interpellanti, nel corso dell’iter di conversione del decreto-legge n. 1 del 2012 al Senato in quanto si è soppressa la seguente disposizione: «Tutte le disposizioni incompatibili con il presente articolo sono abrogate», inducendo a ritenere il legislatore abbia appunto inteso far salve tutte le norme vigenti, non incompatibili con il principio liberalizzatore, e volte a garantire le funzioni mutualistiche e pubblicistiche previste dal decreto-legge n. 64 del 2010;
   in ossequio al Nuovo scenario giuridico, introdotto dal decreto-legge n. 1 del 2012, risulta giocoforza necessario, a tutela degli artisti interpreti esecutori, definire nell'emanando decreto del Presidente del Consiglio dei ministri un quadro regolamentare certo ed esaustivo al fine di ingenerare incertezza normativa presso la categoria, penalizzare l'azione di riscossione e distribuzione dei compensi per gli aventi diritto e penalizzare gli artisti che non conferiranno mandato ad alcun intermediario;
   risulta infine agli interpellanti che i sindacati confederali abbiano sottoscritto all'unanimità un documento per evidenziare i requisiti prioritari del decreto attuativo a tutela della categoria, vale a dire la salvaguardia delle prerogative riconosciute per legge al Nuovo IMAIE in ordine all'attività mutualistica, la garanzia per tutte le collecting di competere sul mercato su basi eque e trasparenti, la tutela dei diritti legittimamente acquisti sino all'entrata in vigore del Nuovo regime –:
   se nella fase di istruttoria dell'atteso decreto del Presidente del Consiglio siano stati opportunamente valutati gli elementi tratteggiati in premessa e condivisi da tutte le organizzazioni sindacali;
   quali siano le linee guida che il Governo sta seguendo per adottare il Nuovo quadro regolatorio in materia di diritti connessi e se la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia opportunamente diviso i piani – pubblicistico e privatistico in capo a Nuovo Imaie – per garantire il funzionamento del sistema mutualistico e le attività solidaristiche a sostegno delle fasce più deboli della categoria;
   per quali motivi il decreto di riordino dell'intera materia del diritto connesso, previsto dall'articolo 7 del decreto-legge n. 64 del 2010 è ancora in attesa di essere adottato con grave pregiudizio dell'assetto organizzativo posto a tutela degli artisti interpreti esecutori. (4-16671)


   MALGIERI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il Ministero degli affari esteri ha deciso di «tagliare» il proprio contributo alle spese di interpretazione per la lingua italiana alle riunioni del Consiglio dei ministri dell'Unione europea. Da luglio in poi, la traduzione verso l'italiano sarà limitata al 40 per cento dei gruppi di lavoro, a quelli cioè coperti dalla quota finanziata dal Consiglio. Si continuerà a tradurre in italiano solo ai vertici e agli incontri di più alto livello politico, per i quali il servizio è a carico dell'Unione europea, mentre non sarà più possibile ascoltare l'italiano nella maggior parte delle riunioni tecniche dei gruppi di lavoro, 103 su 169;
   all'interno del processo decisionale dell'Unione europea, il Consiglio dei ministri è l'unica istituzione in cui vengono difesi gli interessi nazionali e la lingua è un importante strumento diplomatico e di protagonismo politico. In un momento delicato nella storia delle relazioni internazionali come quello che attraversiamo, è preoccupante vedere come l'Italia, Paese fondatore dell'Unione europea, decida di limitare il proprio contributo per potersi avvalere a pieno della propria lingua. Una tale rinuncia offre un vantaggio negoziale agli altri partner europei, che potranno continuare ad avere la certezza di capire ed essere capiti e quindi difendere al meglio i propri interessi. Oltre ad ostacolare il lavoro quotidiano di delegati che per anni si sono avvalsi del servizio degli interpreti in riunione, un tale taglio rappresenta un danno al prestigio dell'Italia, che agli albori dell'integrazione europea si fece promotrice del principio del multilinguismo;
   oltre a ciò, la decisione dell'Italia di sospendere sine die il contributo finanziario a sostegno dei servizi di traduzione orale vanifica anni di lotta condotta da precedenti Governi e da eminenti istituti italiani di cultura in difesa del ruolo dell'italiano nel concerto delle lingue europee;
   in base al provvedimento adottato, i delegati potranno continuare a parlare italiano in riunione. Tuttavia, la pratica quotidiana del multilinguismo mostra che un delegato che non può più ascoltare la propria lingua sarà con il tempo sempre più disincentivato a parlarla, riducendone così gradualmente la presenza agli incontri, a vantaggio degli altri Paesi. Qualora l'italiano andasse progressivamente scomparendo nelle riunioni tecniche quotidiane del Consiglio ciò potrebbe incidere anche sul livello di qualità della traduzione dall'italiano verso le altre lingue europee. Un rischio da non sottovalutare anche nella prospettiva della presidenza italiana del Consiglio, nel 2014;
   tale decisione, presa in un'ottica di emergenza finanziaria, potrebbe avere effetti culturali irreversibili: l'italiano, già insegnato in pochissime facoltà di interpretazione europee, potrebbe scomparire dai programmi universitari e tra pochi anni non ci sarebbero più interpreti in grado di tradurre dall'italiano in altre lingue ad alto livello;
   anche al Parlamento europeo è stato ridotto il bilancio destinato a finanziare gli ingaggi degli interpreti freelance. La riduzione è però generalizzata e non colpisce specificamente nessuna lingua. Grazie alle misure di riorganizzazione interna adottate nel frattempo, l'italiano continua dunque a essere solidamente presente nelle riunioni del Parlamento;
   la battaglia per la difesa dell'italiano nelle istituzioni europee è una battaglia importantissima. Non è solo una questione di prestigio o di orgoglio nazionale. Difendendo il multilinguismo delle istituzioni europee si difende in realtà la legittimità democratica di queste stesse istituzioni –:
   se e quali iniziative intendano assumere per rivedere la decisione presa e cancellarne gli effetti. (4-16674)


   BORGHESI e ZAZZERA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il sistema della ricerca pubblica è fatto di enti, istituzioni e di persone che costituiscono un patrimonio inestimabile di conoscenze e competenze, da cui dipende la possibilità per il nostro Paese e per l'Europa di fondare un nuovo sviluppo sostenibile;
   oggi, sotto la scure di una perenne emergenza finanziaria, gli interventi sbagliati degli ultimi anni rischiano di essere reiterati e di portare al collasso il sistema degli enti pubblici di ricerca. I tagli in questo settore si ripercuotono inevitabilmente sul futuro del Paese, già gravemente in ritardo rispetto ai maggiori competitori internazionali in termini di investimenti percentuali sul prodotto interno lordo;
   non solo il settore è in grande sofferenza e con scarsi investimenti, ma addirittura non si consente l'utilizzo delle risorse già certificate delle cessazioni avvenute negli enti per nuove assunzioni per fare cassa e recuperare i risparmi annunciati con la «spending review»; infatti non solo la cosiddetta «spending review» non dovrebbe riguardare le risorse destinate alla ricerca, ma si devono garantire i finanziamenti necessari al funzionamento e al rilancio degli enti;
   la drammatica situazione economica che vive il nostro Paese costringe la politica a fare scelte dolorose. Le esigenze di risparmio, tuttavia, non possono e non devono giustificare ulteriori interventi sul settore degli enti pubblici di ricerca già sottoposto, come evidenziato nell'ultima relazione della Corte dei conti, a una costante riduzione delle risorse negli ultimi 10 anni;
   le organizzazioni sindacali della ricerca hanno manifestato unitariamente la loro forte preoccupazione che la cosiddetta «spending review» – se non attuata con criteri di vera selettività ed orientata verso la eliminazione delle aree di spesa veramente improduttiva – possa costituire il grimaldello per continuare ad infierire sul sistema della ricerca pubblica extra-universitaria, già duramente colpito dalle manovre finanziarie, dagli interventi normativi e dalle riforme attuate negli ultimi tre anni;
   al contrario, per investire sul futuro e permettere la crescita dimensionale della ricerca in Italia, occorrerebbe attuare un piano straordinario di reclutamento di ricercatori, superando i limiti imposti dalle leggi in termini di turn-over e di piante organiche. Sono ormai troppi anni che gli enti di ricerca, sottoposti al blocco delle assunzioni, assolvono alle loro missioni istituzionali con circa il 50 per cento di personale precario;
   vincoli, assenza di turn-over ed il mancato riconoscimento professionale spingono, purtroppo, all'emigrazione i nostri migliori cervelli e rendono tuttora incerto un prossimo e stabile utilizzo di una quota ingente di risorse umane e scientifiche insostituibili;
   si impone la necessità di dare soluzione concreta al problema del precariato che ha visto la diminuzione degli organici dal 10 al 15 per cento negli ultimi anni (il numero di ricercatori del nostro Paese è, infatti, tra i più bassi dell'Unione);
   è più che mai necessario dare prospettive occupazionali ai tanti precari che operano negli enti di ricerca. In questo contesto diviene improcastinabile l'emanazione del decreto per le assunzioni del 2009 e del 2010, che tutto il resto della pubblica amministrazione ha già avuto;
   a tale proposito è stato predisposto il testo di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per lo sblocco del turn-over 2009 e 2010; ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 per gli enti di ricerca, con organico superiore alle 200 unità, l'avvio delle procedure concorsuali e subordinato all'emanazione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro per la funzione pubblica di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze; i titolari del Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca ed il dipartimento della funzione pubblica avrebbero posto in essere quanto di loro competenza mentre il Ministro dell'economia e delle finanze non avrebbe ancora reso il concerto necessario, sicché il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non può essere emanato;
   tra l'altro, inspiegabilmente, nel succitato decreto restano esclusi importanti enti di ricerca come ENEA, INFN e molti altri;
   pertanto, il 14 giugno 2012, su iniziativa unitaria dei sindacati, c’è stato un presidio dei lavoratori degli enti pubblici di ricerca, davanti il Ministero dell'economia e delle finanze per chiedere lo sblocco delle assunzioni 2009 e 2010, oltre al superamento dei vincoli imposti dalla normativa (piante organiche e limiti assunzionali) per consentire un piano straordinario di reclutamento di ricercatori in Italia, «fanalino di coda» per investimenti in ricerca e sviluppo fra i Paesi dell'Unione europea e anche per denunciare il grave stato di crisi in cui versa la ricerca pubblica in Italia;
   si tratta di 1000 ricercatori di 27 enti di ricerca che hanno maturato il diritto all'assunzione per gli anni 2009 e 2010, quindi prima del blocco del 20 per cento degli enti di ricerca; si tratta dunque di vincitori di concorsi che da oltre due anni attendono di essere assunti –:
   se non ritenga urgente concedere le autorizzazioni alle assunzioni 2009 e 2010 e dunque firmare l'apposito decreto e comunque, al fine di fare chiarezza sulle reali intenzioni politiche del Governo su questioni fondamentali per la sopravvivenza e il rilancio della ricerca pubblica, se non ritenga utile spiegare le ragioni di questo ritardo, anche in considerazione del fatto che i Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, e per la pubblica amministrazione e la semplificazione già hanno proceduto a firmare il decreto citato; infine, per quali ragioni, nel decreto stesso, importanti enti di ricerca restino comunque esclusi dall'elenco degli enti di ricerca beneficiari. (4-16683)


   CORSINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   a seguito dell'emergenza legata all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai territori del nord Africa in Italia e all'aggravamento delle condizioni per la predisposizione di adeguate misure di accoglienza dei migranti, sono state previste dal Governo disposizioni straordinarie per fronteggiare lo stato di emergenza;
   in particolare l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3933/2011, ha previsto all'articolo 5, che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è autorizzato, fino al 31 dicembre 2011, a corrispondere un contributo ai comuni che hanno sostenuto o autorizzato spese per l'accoglienza di minori stranieri non accompagnati;
   il direttore generale dell'immigrazione, dottor Natale Forlani, è stato nominato, con decreto del commissario delegato rep. n. 2436 del 18 maggio 2011, soggetto attuatore con il compito di provvedere all'assistenza nei confronti dei minori stranieri non accompagnati di cui all'articolo 5 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3933/2011, sulla base delle indicazioni operative che saranno emanate dal commissario delegato;
   il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati è in Italia in continuo aumento raggiungendo il numero nel 2011 di 3802 minori;
   di fronte a tale emergenza nel mese di ottobre 2011 sono state individuate da parte di sei comuni (Acireale, Borgetto, Acerenza, Aidone, Castel Campagnano, Benevento) delle case di accoglienza disposte ad inserire minori stranieri non accompagnati per un numero complessivo di 61 posti;
   negli ultimi giorni di ottobre i minori sono stati inseriti in dette case di accoglienza;
   solo per i pochi giorni di ottobre e per novembre è stata corrisposta alle case di accoglienza la retta dovuta;
   a partire da dicembre nessuna retta è stata pagata lasciando le case di accoglienza per ormai quasi 7 mesi senza alcuna sovvenzione e in evidente stato di difficoltà nonostante la puntuale rendicontazione dei servizi garantiti ai minori e regolarmente presentata ai comuni;
   più volte sollecitati il Ministero dell'interno, le prefetture, l'Anci e la protezione civile hanno offerto vaghissime risposte sulla mancanza di fondi e, in alcuni casi, non hanno risposto affatto –:
   quali siano i motivi di questo concreto abbandono dei minori da parte del Ministero dell'interno e del soggetto attuatore e come si ritenga che possa essere offerta una adeguata assistenza da parte delle strutture di accoglienza in assenza, per tanti mesi, dei dovuti sostegni economici;
   se non ritenga necessario, per quanto di competenza, un intervento di somma urgenza e un pubblico apprezzamento per queste strutture che, pur con grandi difficoltà e sacrifici, continuano a garantire un adeguato servizio di assistenza ai minori loro affidati. (4-16684)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RENATO FARINA. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu) afferma il valore della libertà di informazione, come pietra angolare della democrazia, strumento di crescita e partecipazione dell'individuo e della collettività (vedi in particolare articolo 10);
   l'Unione europea vincola gli Stati membri al rispetto di questo principi di libertà e di uguaglianza;
   importanti forze sociali e religiose polacche denunciano come in quel Paese si stia riducendo la libertà di informazione attraverso la limitazione delle trasmissioni dell'unica televisione cattolica della Polonia, ormai «imbavagliata», e riferiscono questi fatti:
    il 19 dicembre 2011 il Consiglio Nazionale della radio e della televisione polacca (in, polacco KRRiT) non concede all'unica televisione cattolica del Paese lo spazio sulla nuova piattaforma digitale che dal 2013 assicurerà ai polacchi l'accesso gratuito ad una serie di emittenti TV;
    all'inizio del gennaio 2012 la fondazione Lux Veritatis, che è la proprietaria della TV Trwam, fa ricorso contro questa decisione al tribunale amministrativo di Varsavia;
    il 30 gennaio 2012, il partito diritto e giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczyński – fratello del presidente Lech Kaczyński, morto tragicamente in una sciagura aerea – presenta una mozione al tribunale di Stato e ad alcuni membri del Consiglio nazionale della radiofonia e della televisione (KRRiT);
    i deputati polacchi al Parlamento europeo Miroslaw Piotrowski, storico, professore dell'università cattolica di Lublino, e Zbigniew Ziobro, ex Ministro della giustizia, insieme ad altri parlamentari polacchi dei partiti «Polonia Solidale» e «Diritto e Giustizia» presentano una domanda alla Commissione europea, chiedendo cosa intenda fare per assicurare la trasparenza nel processo di assegnazione delle frequenze sulla piattaforma digitale e per far rispettare il principio di uguaglianza dei soggetti sul mercato polacco dei media;
    secondo il professor Piotrowski, la decisione del KRRiT va contro il rispetto dei valori fondamentali dell'Unione europea, fra i quali il principio di non discriminazione per motivi religiosi;
    più di due milioni di persone hanno sottoscritto una petizione di protesta contro la decisione del Consiglio nazionale della radio e della televisione;
    di fronte alle proteste popolari i rappresentanti del KRRiT hanno risposto affermando che «non contano le lettere di protesta»;
    in difesa della TV Trwam si sono schierate numerose organizzazioni della società civile, tra le quali l'Associazione dei giornalisti cattolici polacchi, la quale ha affermato che «la negazione all'unica televisione cattolica dello spazio sulla piattaforma digitale è in contraddizione con i principi dello stato democratico: la libertà di parola, il pluralismo d'opinione e la libertà di espressione, l'uguale accesso per tutti ai mezzi tecnici che permettono di esprimere le diverse opinioni». Altrettanto netta è stata la reazione dell'Episcopato polacco: il suo Consiglio permanente ha preparato un apposito appello, in cui si sottolinea che l'esclusione di un emittente di carattere religioso viola il principio di pluralismo e uguaglianza davanti alla legge;
   nonostante la massiccia e autorevole protesta per il Consiglio nazionale della radiofonia e della televisione «il caso è chiuso»;
    la chiusura delle autorità polacche a tutte le proteste dei cittadini ha fatto spostare la lotta per il pluralismo dei media dalla Polonia a Bruxelles: il 5 giugno 2012 un gruppo di politici polacchi ha organizzato al Parlamento Europeo il cosiddetto «public hearing», il dibattito pubblico, il cui scopo era far conoscere ai parlamentari e giornalisti europei la storia della discriminazione dell'unica televisione cattolica in Polonia; il principale relatore. Miroslaw Piotrowski, ha sostenuto che «il Trattato di Lisbona ha dato alla Polonia anche la cittadinanza UE, allora i problemi polacchi vanno risolti non soltanto in Polonia, ma anche a livello europeo. La decisione del Consiglio nazionale della radiofonia e della televisione polacca non può essere soltanto un problema locale perché riguarda i valori fondamentali dell'Unione: la questione della libertà di parola, di pensiero, di coscienza, la questione del pluralismo dei media, sono diritti inseriti nel Trattato ed anche nella carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea». I parlamentari dell'Unione europea hanno ricordato che la Commissione europea in più occasioni ha chiesto ai Paesi membri il rispetto del pluralismo dei media, il pluralismo che può essere assicurato se tutti hanno gli stessi diritti di funzionare e se vengono rispettati i criteri chiari ed uguali nell'assegnazione delle concessioni radio-televisive;
    la preoccupazione per le minacce alla libertà di parola in Polonia sono state espresse dal giornalista Ziemikiewicz il quale ha sostenuto che «il pluralismo nei media in Polonia è una pura finzione. Il caso delle piattaforme digitali è emblematico: un grande gruppo mediatico detiene 13 posti sulle piattaforme, l'altro solo un po’ di meno, allora anche se la gente ha a disposizione 20 canali televisivi, il pluralismo è fasullo perché dietro questi canali ci sono gli stessi detentori del potere mediatico. In questo contesto i governanti polacchi non vogliono concedere nemmeno un posto alla televisione cattolica che esprime un punto di vista libero e indipendente»;
    mentre nell'aula del Parlamento si svolgeva il dibattito, sulla piazza di Lussemburgo – secondo l'agenzia Zenit – «circa 500 polacchi venuti non soltanto dalla Polonia ma anche dalla Gran Bretagna, Francia e Svizzera manifestavano il loro appoggio alla TV Trwam, ricordando gli ideali dell'Unione europea: libertà (anche dei media), pluralismo e tolleranza. Bisogna sperare che l'opinione pubblica europea ricordi ai governanti polacchi che questi ideali vanno applicati in tutti i Paesi dell'Unione europea, anche in Polonia» –:
   di quali pubblici elementi disponga in merito ai fatti descritti in premessa;
   se il Governo intenda sollevare la questione del «bavaglio» alla televisione cattolica polacca in sede di Consiglio europeo presso l'Unione europea e in sede di Comitato dei ministri presso il Consiglio d'Europa;
   se nei rapporti bilaterali con il Paese amico si intenda far presente la preoccupazione per quella che l'interrogante giudica una forma di discriminazione religiosa. (5-07163)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   DI PIETRO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   dopo la chiusura da parte di ENI di alcune grandi fabbriche di Crotone, quali Pertusola Sud, Montedison e Enichem (oggi Syndial) nel 1999, non è stata avviata la bonifica dei siti industriali e sono state, altresì, smaltite in modo illegale le scorie di produzione;
   risulta all'interrogante che – grazie anche al lavoro svolto da «Fabbrikando l'Avvenire», un'associazione per la cura e la protezione dell'ambiente e degli operai delle fabbriche Crotonesi – in questi giorni è in corso a Crotone un processo penale nei confronti dell'ex MONTEDISON e i suoi dirigenti accusati di omicidio plurimo colposo e di disastro colposo ambientale per aver smaltito illegalmente elementi tossici quali arsenico, antimonio, cadmio, vanadio, piombo, rame e zinco che hanno causato la morte per mesotelioma pleurico e asbestosi di alcuni cittadini adiacenti agli stabilimenti industriali;
   le indagini svolte dalla procura della Repubblica di Crotone, sfociate nel procedimento penale n. 1138/R.G.N.R., hanno acclarato l'esistenza di vaste discariche non autorizzate di rifiuti tossici e nocivi; inoltre, le scorie di produzione sarebbero state utilizzate anche come materiali di costruzione per i piazzali degli istituti scolastici e della questura nonché per la realizzazione di opere marittime;
   è in continuo aumento il numero di decessi per malattie tumorali tra gli abitanti di Crotone;
   in un territorio dove importanti sono gli interessi dell'ENI soprattutto nel campo dell'estrazione di gas metano – con 9 postazioni che assicurano il 15 per cento della produzione nazionale – non si registra nessun intervento del Governo che imponga all'ENI un'integrale bonifica delle aree contaminate così da salvaguardare la salute dei cittadini creando, al contempo, nuove prospettive di sviluppo e di occupazione –:
   se rientri fra gli intendimenti del Governo adottare iniziative urgenti, per quanto di competenza, al fine di preservare la salute dei cittadini e l'integrità ambientale delle aree contaminate del crotonese. (4-16679)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VERINI, COSCIA, PEDOTO e TOUADI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   il centro storico di Roma, con il suo straordinario ed inestimabile patrimonio culturale, archeologico e architettonico, è stato inserito dall'Unesco fra i beni patrimonio dell'umanità;
   l'attuale amministrazione comunale ha compiuto scelte che, ad avviso degli interroganti, rischiano di compromettere l'integrità di tale patrimonio;
   colpisce in modo particolare l'atteggiamento secondo gli interroganti di colpevole lassismo di quest'ultima, rispetto alla questione dei parcheggi illegali a ridosso di monumenti, piazze e aree verdi: vetture, pullman turistici, doppie file e sosta selvaggia deturpano questi luoghi tutelati come patrimonio storico senza che i vigili urbani intervengano efficacemente;
   l'aggravamento di tali fenomeni è stato documentato, anche recentemente, dagli organi di stampa ed è stato oggetto di esposti e proteste di associazioni e residenti;
   occorre garantire decoro e legalità, principi indicati nel codice dei beni culturali, indispensabili per tutelare e promuovere, anche da un punto di vista turistico, l'immagine di Roma e del Paese nel resto del mondo –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto illustrato in premessa e se non intenda, per il tramite degli uffici territoriali, porre in essere tutte le iniziative di competenza necessarie a garantire la più ampia tutela del patrimonio culturale, archeologico e architettonico della città di Roma. (5-07162)

Interrogazione a risposta scritta:


   CORSINI. — Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   l'odierna città di Santa Maria Capua Vetere corrisponde al territorio di una parte notevole dell'antica città di Capua;
   l'antica città di Capua fu un centro tra i più importanti dell'Italia antica;
   ancora oggi di detta antica Capua sopravvivono una quantità enorme di emergenze archeologiche molte delle quali in terreni e in stabili privati, mentre di altre in mancanza di elenchi pubblici si possiedono notizie incerte sulla loro sopravvivenza;
   nel mese di marzo 2012 dei lavori di riedificazione di uno stabile in zona Santa Maria delle Grazie hanno fatto emergere importantissimi reperti che abbisognano di opportuna tutela e studio; detti reperti potrebbero essere identificati nel Catabulum e confermare la presenza della nota basilica costantiniana;
   l'assessore dell'epoca alla cultura del comune di Santa Maria Capua Vetere Mario Tudisco avviò nell'autunno 2011 una campagna per la tutela e il censimento di tutte le emergenze archeologiche presenti nel territorio comunale;
   la sovrintendenza per i beni archeologici di Salerno, Benevento, Avellino e Caserta di fronte all'emergenza archeologica rispose il 20 aprile 2012 (0005095 cl 34.04.01/66) con solerzia manifestando pieno accordo con gli intenti dell'assessore Tudisco e dichiarandosi già impegnata per realizzare una mappa archeologica dell'antica Capua;
   tale impegno dell'assessore Tudisco e della Soprintendenza si è posto, ad avviso dell'interrogante, in evidente contrasto con gli interessi edilizi e speculativi di costruttori e progettisti impegnati nella massiccia cementificazione dell'area e probabilmente con gli stessi intenti delle giunta comunale e degli uffici tecnici comunali;
   la stessa Soprintendenza ricordava nella citata lettera che l'area in questione è stata individuata dal comune di Santa Maria Capua Vetere e dal piano regolatore generale come area di edificazione residenziale;
   nel mese di giugno 2012 l'assessore Tudisco veniva destituito dal sindaco di Santa Maria Capua Vetere dal proprio incarico di assessore alla cultura –:
   se il Ministro sia a conoscenza dell'emergenza archeologica in atto, come intenda intervenire per la tutela e la fruizione dei ritrovamenti, se esista un piano di valorizzazione, anche a scopo di ricerca scientifica e di promozione turistica, dell'antica città di Capua e se intenda promuovere sistematiche campagne di scavo che possano prevenire l'azione delle ruspe delle ditte di costruttori interessati alla cementificazione dell'area;
   se la Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Benevento, Avellino e Caserta e in particolare l'ufficio per i beni archeologici di Santa Maria Capua Vetere sia dotata delle risorse e delle competenze necessarie per svolgere l'opera di tutela del patrimonio e per affrontare l'opera di censimento delle emergenze archeologiche presenti nel territorio dell'antica Capua o se invece non sia raccomandabile un suo potenziamento;
   se i ritrovamenti in area Santa Maria delle Grazie siano oggetto oggi di opportuna tutela e di studio e se essi abbiano subìto danni o furti durante i lavori edilizi in atto;
   se non ritenga necessario sottoporre urgentemente tutta l'area a regime di vincoli che possano garantire il recupero delle ormai numerosissime emergenze archeologiche, essendo ormai certo che detta area corrisponde ad una delle aree più importanti dell'antica città di Capua;
   se risulti se l'assessore Tudisco abbia ricevuto pressioni o minacce per disinteressarsi sia dei recenti ritrovamenti sia della emergenza archeologica presente nel comune di Santa Maria Capua;
   se trovi conferma la voce che il comune di Santa Maria Capua Vetere stia realizzando una imponente e massiccia attività edilizia con la costruzione di centinaia di nuovi alloggi e se questa attività sia stata sottoposta, per quanto di competenza, ad attenta verifica riguardo a proprietari delle aree, ai progettisti e alle ditte incaricate delle costruzioni e al rispetto delle normative vigenti. (4-16678)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   LAMORTE. —Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il Ministero della difesa ha bandito un concorso per 111 posti (61 nel Lazio) per il profilo professionale n. 0106 di collaboratore di amministrazione, del settore n. 0100 amministrativo, area funzionale C, posizione economica C1, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2007;
   nel 2009 si è svolta la prova finale e nel dicembre dello stesso anno è stata pubblicata sul sito del suddetto Ministero la graduatoria definitiva;
   la direzione generale del personale Civile ha presentato nell'ottobre 2011 la richiesta di autorizzazione alle assunzioni al Dipartimento della Funzione Pubblica;
   l'articolo 1 del decreto legge 29 dicembre 2011 n. 216 (cosiddetto Milleproroghe) ha disposto che il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo determinato sia prorogato al 31 dicembre 2012 e che le autorizzazioni ad assumere possano essere concesse entro il 31 luglio 2012;
   la richiesta, inoltrata dal Ministero della difesa, è stata sottoposta all’iter istruttorio del Dipartimento della funzione pubblica e della ragioneria Generale dello Stato, ricevendo l'approvazione di entrambi gli uffici, per cui si attende dal 10 febbraio l'atto definitivo di autorizzazione di competenza del Presidente del Consiglio (ad interim Ministro dell'Economia);
   nella seduta del 16 febbraio 2012, la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati ha espresso parere favorevole sulla proposta di legge «Disposizioni per il superamento del blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e per la chiamata dei vincitori e degli idonei nei concorsi. Testo unificato C. 4116. Essa ha ritenuto conforme al principio di buon andamento della pubblica amministrazione che le graduatorie dei concorsi non abbiano periodi di validità eccessivamente protratti nel tempo, anche al fine di non disperdere nel tempo la professionalità dei soggetti che potranno essere assunti» e, ritenendo conforme al predetto principio la vigente disciplina che consente alla pubblica amministrazione di affidare ruoli dirigenziali con contratti di diritto privato, ha espresso parere favorevole;
   altri concorsi non hanno subito lo stesso iter come, ad esempio, il concorso per l'assunzione di 26 funzionari di fascia F1 (stesso Ministero della difesa) bandito con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri dell'11 novembre 2010 (da espletarsi secondo le procedure di reclutamento ordinario, come richiesto dal bando stesso) nel quale le procedure selettive si sono concluse in tempi record, tanto che la graduatoria dei vincitori è stata approvata l'1 febbraio 2012 (pubblicata il 28 febbraio 2012) e i vincitori sono già in servizio dal 16 aprile 2012;
   per il concorso appena citato, dall'approvazione della graduatoria all'immissione nei ruoli sono trascorsi meno di 40 giorni, mentre i vincitori del concorso oggetto della presente interrogazione attendono l'autorizzazione all'assunzione da ben due anni e cinque mesi;
   il timore dei giovani vincitori è che, qualora l'autorizzazione all'assunzione non venga concessa entro luglio, occorra riavviare un nuovo procedimento che non potrebbe essere concluso in tempo utile e cioè prima della scadenza della graduatoria, valida fino al 31 dicembre 2012;
   è necessario precisare che il concorso citato non incorre nel blocco delle assunzioni previsto dal decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 –:
   se non si ritenga urgente ed indispensabile agire affinché si proceda alle nomine per ovviare la evidente disparità di trattamento rispetto a situazioni analoghe. (4-16660)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   sul quotidiano La gazzetta del Mezzogiorno edizione Puglia, del 18 giugno 2012 è stato pubblicato un articolo dal titolo «Patrimonio immobiliare: milioni di euro di manutenzione per caserme inutilizzate» –:
   con riferimento all'intero territorio nazionale se esista, e, in tale caso quali siano i contenuti nel dettaglio, un elenco dei beni demaniali della Difesa per i quali sia stata disposta la vendita e di quelli non più utilizzati ma di interesse per la Difesa, quale sia il loro valore catastale e quello commerciale, quale sia stata la spesa sostenuta nel 2009, 2010, 2011 e nel primo semestre del corrente esercizio finanziario per interventi di manutenzione;
   se siano in corso iniziative per la vendita di beni, quali essi siano e quali siano stati gli eventuali esiti e gli importi realizzati. (4-16666)


   GIRLANDA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 684 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, lettera b), prevede che al corso biennale per allievi marescialli dell'Arma dei carabinieri possono partecipare i cittadini italiani che non hanno superato il ventiseiesimo anno di età e non hanno già prestato il servizio militare;
   tale ridotto limite di età riduce, di fatto, la possibilità di partecipare al concorso a molti giovani iscritti all'università in procinto di concludere il biennio della laurea magistrale, specialistica o il periodo del dottorato, dando così modo, anche agli studenti che rispettino i tempi previsti dalla durata del corso di studio, di partecipare una sola volta a tale bando, non potendo poi accedervi per sopraggiunti limiti di età;  
   si configura, pertanto, uno scenario di esclusione da tale carriera per molti giovani a soli 26 anni, solo per la scelta di intraprendere un percorso accademico completo dopo le scuole superiori;
   tale dinamica impatta anche sui tanti giovani che hanno dovuto iniziare a lavorare precocemente per aiutare economicamente la propria famiglia, non avendo così modo di prepararsi al meglio alle prove concorsuali, o su chi ha dovuto assistere qualche familiare malato o ha perso il lavoro, spesso precario, e fatica a trovare un'occupazione;    
   i dati attuali sulla disoccupazione giovanile impongono di considerare una rimodulazione dei limiti di età per l'accesso a determinati concorsi inerenti alle forze dell'ordine, alla professione militare o agli impieghi di natura pubblica, determinando meccanismi meritocratici e premianti non più esclusivamente imperniati su criteri di natura anagrafica;
   la mole di domande che giungono in occasione del bando di tali concorsi giustifica una revisione dei limiti di età per la partecipazione, attualmente tra le più basse d'Europa, innalzandola almeno di un anno o parificandola a chi ha già prestato servizio militare –:
   se il Ministro intenda assumere iniziative normative per un adeguamento o una modifica dell'articolo 684 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, lettera b), nel senso indicato in premessa. (4-16667)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MONTAGNOLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la difficile situazione internazionale, caratterizzata da una crisi economica e monetaria che da diversi mesi coinvolge tutta l'Europa, ha determinato gravi ripercussioni anche sul nostro Paese, nel quale la restrizione economica, anche a causa dai recenti provvedimenti del Governo che hanno aumentato la pressione fiscale e il carico tributario ai cittadini, causa un crescente stato di preoccupazione tra tutte le fasce della popolazione;
   le prospettive, oggi, del Paese sono particolarmente negative, così come messo in luce da indicatori di tipo macroeconomico che evidenziano nettamente come la recessione in atto per quest'anno sia in evidente peggioramento, senza che, peraltro, le misure adottate fino ad oggi dal Governo abbiano invertito il trend recessivo;
   organi di stampa nazionali (Corriere della Sera e Italia Oggi di martedì 19 giugno 2012) riportano la notizia secondo la quale l'Agenzia delle entrate mette a disposizione da oggi i 206 modelli degli studi di settore per il periodo di imposta 2011 e prevede altresì l'inasprimento delle sanzioni, dal momento che per i contribuenti che non dichiarano correttamente i dati richiesti per l'applicazione degli studi di settore entreranno in gioco multe più gravose, che riguarderanno anche coloro che dovessero omettere la presentazione del modello –:
   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno, in ragione della difficilissima situazione economica, assumere iniziative per rivedere al ribasso le sanzioni oggi previste per l'erronea presentazione degli studi di settore adeguando altresì i modelli alla crisi finanziaria in atto. (5-07160)


   BRESSA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   con legge dello Stato n. 191 del 23 dicembre 2009, (finanziaria 2010) è stato istituito un Fondo di 80 milioni di euro annui mediante il quale le province autonome di Trento e Bolzano concorrono al conseguimento di obiettivi di perequazione e di solidarietà attraverso il finanziamento di progetti, di durata anche pluriennale, per la valorizzazione, lo sviluppo economico e sociale, l'integrazione e la coesione dei territori dei comuni appartenenti alle province di regioni a statuto ordinario confinanti rispettivamente con la provincia autonoma di Trento e Bolzano;
   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 del 22 marzo 2011, sono state sommariamente definite le modalità di presentazione dei progetti ma soprattutto è stata definita la composizione dell'organismo di indirizzo (ODI), soggetto responsabile della gestione del Fondo;
   nel mese di maggio 2011 è stato pubblicato sul sito dell'organismo di indirizzo il primo avviso pubblico con il quale si sono aperti formalmente i termini per la presentazione dei progetti a valere sulle annualità 2010 e 2011, termini chiusi al 30 giugno 2011;
   sono stati presentati a valere su questo primo avviso 206 domande di contributo;
   in data 21 maggio 2011 presso la prefettura di Belluno il Presidente dell'organismo di indirizzo, onorevole Aldo Brancher, nel corso dell'incontro di presentazione dell'avviso pubblico ai sindaci dei comuni di confine e contigui della provincia di Belluno ha presentato il signor Stefano Bonet, titolare della Polare Scarl di San Donà di Piave quale consulente dell'organismo di indirizzo dando allo stesso la parola per alcune considerazioni in merito alle modalità di presentazione dei progetti;
   il signor Stefano Bonet risulta coinvolto, quale consulente finanziario della Lega Nord, nelle indagini relative all’«affaire Tanzania» che nel mese di aprile hanno coinvolto il tesoriere del movimento, signor Francesco Belsito;
   l'organismo di indirizzo ha formalmente affidato l'attività istruttoria e di valutazione dei progetti alla società Invitalia, Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa integralmente detenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze;
   in data 25 maggio 2012 con grave ritardo, è stata presentata dal presidente dell'organismo di indirizzo, onorevole Aldo Brancher, durante una conferenza stampa tenutasi presso il palazzo della Ragione a Verona, la graduatoria definitiva dei progetti ammessi e finanziati relativamente all'avviso pubblico suddetto;
   dalla lettura di tale graduatoria, pubblicata peraltro anche sul sito ufficiale dell'organismo di indirizzo, ad avviso dell'interrogante, non risultano assolutamente chiari i criteri utilizzati per l'attribuzione dei punteggi ne tantomeno risulta chiara l'attribuzione dei punteggi ai singoli criteri previsti dall'avviso pubblico;
   tale graduatoria pare sia stata letteralmente stravolta dall'organismo di indirizzo e dalla commissione di approvazione dei progetti rispetto alla proposta di graduatoria tecnica inizialmente sottoposta all'organismo di indirizzo da Invitalia;
   tale graduatoria impegna soltanto 109 milioni di euro a fronte dei 149 milioni di euro inizialmente previsti, demandando l'eventuale finanziamento dei restanti 40 milioni di euro alle decisioni assunte dalla provincia di Bolzano essendo a tutt'oggi non ancora versata nelle casse dell'organismo di indirizzo tale quota di finanziamento in carico a quest'ultima;
   la giunta provinciale di Bolzano ha ieri formalmente deliberato di non versare la quota suddetta fino a quando non saranno chiariti alcuni aspetti di gestione del Fondo;
   alla luce della suddetta graduatoria e della poca chiarezza sulle modalità di selezione dei progetti molti comuni di confine stanno valutando l'opportunità di ricorrere per via amministrativa;
   in data 25 maggio l'organismo di indirizzo ha formalmente aperto i termini di presentazione dei progetti a valere sul nuovo avviso pubblico, con scadenza 16 luglio 2012 –:
   se il Ministro intenda chiarire il ruolo assunto dal signor Stefano Bonet nella gestione del Fondo ed in particolare di chiarire le ragioni che hanno determinato la sua presenza nell'incontro tenutosi in prefettura di Belluno il giorno 21 maggio 2011;
   se intenda chiarire urgentemente e formalmente, anche attraverso Invitalia, società interamente detenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze, le modalità con le quali è stata stilata la graduatoria finale dei progetti presentata a Verona il 25 maggio 2012 fornendo i verbali dell'organismo di indirizzo e della commissione di approvazione dei progetti che documentano come si sono svolti i fatti;
   se intenda intervenire rapidamente per risolvere il contenzioso apertosi con la provincia di Bolzano che rischia di avere serie conseguenze sull'attuazione dei progetti;
   se non ritenga opportuno intervenire affinché l'organismo di indirizzo congeli immediatamente l'efficacia del nuovo avviso pubblico fino a quando non saranno chiarite e questioni suddette;
   se non ritenga opportuno prendere in seria considerazione la necessità di una revisione complessiva dell'organismo di indirizzo e della sua composizione anche alla luce di quanto sopra esposto. (5-07171)


   CONTENTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il 21 agosto del 2007, a Gorgo al Monticano (Treviso), i coniugi Pelliciardi sono stati barbaramente seviziati e trucidati a scopo di rapina da due cittadini albanesi, uno dei quali suicidatosi poco dopo;
   a carico del secondo correo, tale Naim Stafa, penderebbe un provvedimento di sequestro conservativo disposto dal tribunale di Treviso pari a circa 111 mila euro;
   secondo quanto riportato dalla stampa con forte clamore nell'opinione pubblica, il denaro in parola spetterebbe allo Stafa per un pregresso caso di ingiusta detenzione;
   il Ministero dell'economia e delle finanze avrebbe negato il trasferimento della somma nelle disponibilità delle persone offese (il figlio e i familiari delle vittime dei Pellicciardi);
   non è chiaro su quale base giuridica le risorse finanziarie in parola non siano state liquidate ai richiedenti, atteso che lo Stafa risulta condannato in via definitiva rispetto alle statuizioni di natura civilistica per un importo superiore al milione di euro;
   il legale delle parti civili costituite ha già annunciato una causa nei confronti dello Stato italiano per imporre l'esecuzione coatta della decisione del tribunale di Treviso, confermata il 4 dicembre 2009 dalla stessa corte di appello di Venezia –:
   se la notizia di cui in premessa sia vera;
   in caso di risposta affermativa al precedente quesito, quali obiettive ragioni abbiano condotto ad una simile decisione della competente direzione interna e quali iniziative intenda adottare con estrema celerità per scongiurare strascichi giudiziari, del tutto indelicati prima che onerosi per le casse pubbliche. (5-07172)

Interrogazione a risposta scritta:


   DI PIETRO, ZAZZERA e CIMADORO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   i terreni e gli immobili di Cinecittà, complesso di teatri di posa di eccellenza e rilievo internazionale, sono di proprietà di Cinecittà Luce;
   con la privatizzazione risalente al 1997 è stata costituita la Cinecittà Servizi s.p.a, divenuta successivamente Cinecittà Studios s.p.a. i cui soci sono Luigi Abete, Diego e Andrea della Valle, Aurelio De Laurentis e la famiglia Haggiag, e di cui il 20 per cento del pacchetto azionario è detenuto dallo Stato;
   nell'anno 2008 è avvenuta la scissione da Cinecittà Studios dell'area post-produzione con la nascita di Cinecittà Digital Factory s.r.l. di cui l'85 per cento del capitale appartiene a Cinecittà Studios, mentre il restante 15 per cento appartiene a Medusa;
   nell'anno 2010 è stato presentato un piano immobiliare su un'area di 7 ettari, mentre degli investimenti in Cinecittà Studios annunciati in precedenza non si hanno più notizie, nonostante l'utile conseguito di oltre 7 milioni di euro;
   il piano immobiliare prevede un albergo con 200 stanze, parcheggi, piscina, centro fitness, palestra di 6.000 metri quadri;
   nell'anno 2012 Cinecittà Studios ha presentato un piano di scissione societaria, con cessioni di ramo d'azienda e relativo trasferimento di tutti i lavoratori dell'area produzione, confermando il piano immobiliare di 400.000 mila metri cubi di cemento;
   è grave l'incertezza occupazionale per i lavoratori coinvolti nei progetti aziendali ed in accordi interaziendali; infatti, oltre al progetto della costruzione di un albergo all'interno di Cinecittà, secondo i lavoratori, ce ne sarebbe un altro, «una seconda parte», secondo il quale tutta la post-produzione, 90 dipendenti sarebbero, affittati a Deluxe; 50 unità trasferite sulla Pontina; 6 lavoratori ceduti a Panalight; 45 «in attesa di giudizio» nel sito storico e 20 dipendenti licenziati;
   il 5 giugno 2012 dalle segreterie regionali di CGIL, CISL e UIL di Roma e del Lazio, hanno avanzato la richiesta di incontro urgente al sindaco di Roma in merito al progetto industriale più volte verbalmente annunciato dal presidente del gruppo I.E.G. dottor Luigi Abete, riguardante il sito e le attività riconducibili alla società Cinecittà Studios s.p.a. ed alle sue controllate, che implicano notevoli ricadute sociali;
   il piano industriale presentato assume, ad avviso degli interroganti, le caratteristiche della rinuncia alla vocazione produttiva, per identificarne una legata alla rendita immobiliare; inoltre risultano ineludibili la riduzione del lavoro e delle attività, la tendenziale privatizzazione e la presumibile speculazione edilizia sui terreni, tenendo conto che il «piano casa» del Lazio consente la trasformazione in residenziale delle aree produttive dismesse;
   desta ulteriori preoccupazioni il decreto sulla vendita del patrimonio immobiliare pubblico presentato pochi giorni fa dal Governo, infatti sembra che in tale decreto, la società madre che ha il portafoglio di Cinecittà e Istituto luce, la Fintecna, venga dismessa;
   il 21 giugno 2012 i lavoratori di Cinecittà protesteranno con una grande manifestazione, organizzata da Sic Cgil di Roma e del Lazio, Fistel Cisl di Roma e del Lazio e Uilcom Uil di Roma e del Lazio;
   è divenuto ormai improrogabile per l'insieme delle istituzioni pubbliche l'investimento di risorse per rilanciare l'industria cinematografica nel nostro Paese, investita da un declino derivante da scelte politiche penalizzanti per l'intero settore, con conseguenze nefaste per l'occupazione e risvolti negativi sul piano socio-culturale;
   Cinecittà rappresenta un patrimonio cinematografico, storico, culturale e finanche economico da preservarci –:
   se i Ministri interrogati non ritengano urgente assumere ogni iniziativa di competenza al fine di garantire il mantenimento della destinazione d'uso originale di Cinecittà studios, valutando anche la possibilità che esso sia soggetto a vincolo di natura culturale, nonché di individuare una soluzione condivisa, con comune e provincia di Roma, affinché gli Studios di Cinecittà tornino in mani pubbliche per realizzarne esclusivamente un luogo di produzione e formazione cinematografica;
   se non ritengano necessario operare, per quanto di competenza, affinché si impedisca la delocalizzazione all'estero di produzioni cinematografiche ed audiovisivi, che nelle diverse forme previste dalla legge sono sostenute da risorse pubbliche. (4-16677)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PILI, VELLA, MURGIA, NIZZI e PORCU. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni 15 e 16 giugno 2012 nelle carceri sarde sono stati trasferiti oltre cento detenuti provenienti dalle strutture carcerarie del Nord Italia;
   i detenuti sono stati distribuiti tra le carceri di Alghero, Is Arenas, Mamone, Sassari e Cagliari;
   la decisione repentina del Ministero della giustizia attraverso i competenti dipartimenti sarebbe stata motivata con la giustificazione poco plausibile del terremoto ma che in realtà si configura come una prima azione di sfollamento dei carceri del Nord Italia a scapito della Sardegna;
   il sottoscritto interrogante nella giornata di domenica 17 giugno 2012 ha compiuto una visita ispettiva nel carcere di Alghero per rendersi personalmente conto della situazione e verificare gli effetti di questa prima ondata di trasferimenti di detenuti in Sardegna che sta mettendo in ginocchio il sistema penitenziario sardo;
   il mondo carcerario sardo rischia il collasso logistico, operativo gestionale e sanitario da un momento all'altro;
   siamo dinanzi a decisioni insostenibili sotto ogni punto di vista considerato che, dopo la visita del Ministro della giustizia, ci si attendeva ben altre azioni da parte del Governo;
   non è trascorso nemmeno un mese dalla visita del Ministro competente alle carceri sarde che tale decisione di trasferire cento detenuti dal Nord Italia alla Sardegna pesa come una dura ed ennesima azione unilaterale sul sistema carcerario sardo;
   anziché aprire le nuove carceri, coprire le spaventose carenze di personale, far ritornare in Sardegna le centinaia di agenti sardi sparsi nelle carceri del Nord Italia il Governo non fa altro che trasferire in Sardegna oltre 100 detenuti in un solo giorno;
   dalla visita del Ministro si sarebbero aspettate ben altre risposte considerato che in quell'occasione si era impegnata alla consegna del carcere di Massama tre giorni dopo la visita, quello di Nuchis a Tempio in tempi rapidi;
   tutte le nuove strutture carcerarie risultano chiuse e inutilizzate;
   nonostante tutto ciò si decide in maniera improvvida di trasferire 100 detenuti dal Nord Italia nelle vecchie carceri sarde dove, oltre il limite logistico e della vetustà delle strutture, si contano carenze d'organico di oltre 40 per cento;
   la realtà è che il Ministro della giustizia ha ignorato l'unico problema che si può risolvere in tempi rapidi e con un proprio provvedimento urgente: il trasferimento in Sardegna degli agenti sardi dislocati nel Nord Italia;
   la decisione di trasferire oltre 100 detenuti dal Nord Italia e dislocarli nelle carceri di Alghero, Is Arenas e Cagliari è la dimostrazione evidente della scelta del Ministro di considerare la Sardegna come una vera e propria cayenna;
   la percentuale di oltre l'80 per cento di detenuti extracomunitari tra quelli trasferiti tra il 15 e il 16 giugno scorsi secondo l'interrogante conferma che il Ministero sta agendo con l'unico intento di stivare nell'isola il maggior numero di detenuti prima delle ferie estive, proprio per le difficoltà di trasporto dei detenuti legati alle carenze di personale nel periodo estivo;
   tutto questo è inaccettabile;
   i parametri di sicurezza ormai non sono più sostenibili considerato che per esempio la struttura penitenziaria di Alghero ha una pianta organica di 92 agenti per tre sezioni, mentre adesso ne ha 66 con ben 7 sezioni funzionanti. Siamo dinanzi a carenze che vanno ben oltre il 50 per cento;
   risulta insostenibile anche il carico dei detenuti Alghero con i suoi attuali 221 detenuti considerato che potrebbe contenerne massimo 158;
   basterebbe questo dato per far comprendere l'atteggiamento ad avviso degli interroganti superficiale alla base di queste scelte di nuovi e reiterati trasferimenti di detenuti in Sardegna ignorando i problemi veri delle carceri sarde;
   nel corso della visita ispettiva in carcere con gli operatori sanitari è stata riscontrata anche la gravissima situazione che si potrebbe generare sin dal prossimo primo luglio quando la gestione sanitaria passerà dall'amministrazione penitenziaria a quella sanitaria regionale;
   si sta rischiando un vero e proprio collasso sanitario nelle carceri sarde considerato che vengono messe a rischio le prestazioni specialistiche da parte delle professionalità che hanno maturato all'interno delle strutture penitenziarie un'esperienza unica nella casistica sanitario penitenziaria –:
   se non intenda recedere da nuovi e ulteriori trasferimenti di detenuti dalle carceri del Nord Italia verso la Sardegna;
   se non intenda intervenire con determinazione al fine di predisporre un piano di apertura delle nuove carceri che parta dall'esigenza di dotare le nuove strutture di personale adeguato sul piano operativo gestionale;
   se non intenda promuovere un'apposita mobilità del personale nato in Sardegna in forze alla polizia penitenziaria per dislocarlo nelle nuove strutture carcerarie dell'isola;
   se non intenda affrontare con urgenza il problema relativo alla sicurezza delle strutture sanitarie in relazione alla situazione che si sta venendo a creare relativamente al passaggio di competenze tra la gestione penitenziaria della sanità interna alle strutture carcerarie e quella di competenza delle aziende sanitarie locali. (5-07154)


   ZAMPA, FERRANTI e MATTESINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   è ancora in corso l’iter dell'interrogazione a risposta scritta 4-13298 del 26 settembre 2011, seduta n. 524, con la quale si chiedeva al Ministro della giustizia quali fossero «le ragioni che hanno determinato la rimozione della dottoressa Ziccone dalla direzione dell'istituto penale minorile Pratello di Bologna»;
   il tribunale del lavoro di Bologna il 29 maggio 2012 ha stabilito il reintegro della dottoressa Ziccone nel suo ruolo di direttore dell'Istituto penitenziario minorile del Pratello;
   l'ispezione del luglio 2008 aveva già stabilito che la gestione del carcere minorile del Pratello, sotto la direzione della dottoressa Ziccone, era globalmente corretta e rispettosa delle regole;
   la rimozione dall'incarico della dottoressa Ziccone, per iniziativa del dirigente Centomani, è avvenuta nell'agosto del 2011, ossia alcuni mesi prima dell'ispezione ministeriale, condotta tra il 6 e l'8 dicembre 2011, a seguito della quale sono stati rimossi lo stesso dirigente del centro giustizia minorile dell'Emilia Romagna Centomani, il comandante Morgillo e il direttore Roccaro;
   la dottoressa Ziccone non risulta tra gli indagati a seguito dei fatti accaduti al Pratello e non è mai stata audita dal procuratore;
   il 30 maggio 2012, un solo giorno dopo la sentenza di reintegro della dottoressa Ziccone nel suo ruolo di direttore del carcere minorile del Pratello, le è stato notificato un dispositivo di sospensione dell'incarico per tre mesi che prevede una sanzione di 10 giorni senza stipendio e con decurtazione per il restante periodo del 50 per cento dello stipendio;
   il dispositivo di sospensione notificato alla dottoressa Ziccone è un provvedimento grave, molto raramente utilizzato anche in presenza di procedimenti penali per fatti penalmente rilevanti;
   risulta altresì essere già stato nominato un nuovo direttore per il Pratello che si insedierà il 7 luglio 2012;
   alla luce di quanto sopra esposto, ad avviso degli interroganti, vi sono elementi validi per supporre che vi sia in atto un'attività persecutoria nei confronti della dottoressa Ziccone –:
   quali siano le ragioni del dispositivo di sospensione che le è stato notificato;
   se non si ritenga che, alla luce della sentenza del tribunale del lavoro di Bologna che reintegra nel suo incarico la dottoressa Ziccone, la nomina di un nuovo direttore risulti indebita;
   come si intenda ripristinare una condizione di stabilità nella direzione del carcere minorile del Pratello. (5-07169)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MIGLIORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 148 del 2011, di conversione del decreto-legge n. 138 del 2011, detta delega il Governo a riorganizzare la distribuzione degli uffici giudiziari con il conseguente riordino dell'assetto territoriale;
   tutto ciò comporterà la riduzione delle sezioni distaccate dei tribunali, con conseguente eliminazione ed accorpamenti di talune sedi;
   in alcuni casi la soppressione degli uffici giudiziari, già gravati da problematiche di efficienza, potrebbe pregiudicarne il buon funzionamento ed il servizio reso al cittadino sia in materia civile che penale;
   recenti notizie hanno messo in evidenza che nel territorio senese è in discussione sia il tribunale di Montepulciano che quello di Poggibonsi, indispensabili per la conservazione dell'autonomia di questi territori quanto per il buon funzionamento dei servizi legati all'amministrazione della giustizia –:
   quali iniziative il Governo intenda attuare per scongiurare la chiusura dei tribunali e uffici giudiziari di questo territorio, tenendo presente anche la complessità geografico-territoriale e di quelli che, come questi, ne pregiudicherebbero un corretto ed efficiente funzionamento della giustizia e un servizio adeguato alla cittadinanza. (4-16661)


   GIORGIO CONTE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il Governo, anche ai fini del perseguimento delle finalità di cui all'articolo 9 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, è delegato a riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza;
   nel rapporto del capo del dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, messo a punto sulla base dei principi e criteri direttivi della delega sopra richiamata e delle indicazioni del gruppo di lavoro insediato al Ministero della giustizia, vi sarebbe la proposta di sopprimere il tribunale di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza;
   il tribunale di Bassano del Grappa è uno degli otto tribunali attualmente presenti nella regione del Veneto (distretto della corte di appello di Venezia); giova ricordare che la regione del Veneto è quella con il peggior rapporto cittadini/magistrati (ultima posizione) e con il peggior rapporto cittadini/tribunali (con la Lombardia);
   il comprensorio Bassanese è sempre stato servito da uffici giudiziari di rango primario, a partire dall'antica dominazione della Repubblica Veneta, e dal 1871 il Regno d'Italia assegnò definitivamente il tribunale a Bassano, con ciò istituzionalizzando una funzione radicata da tempo e necessaria per servire giustizia a un territorio vastissimo e prevalentemente montano;
   il tribunale di Bassano del Grappa è un tribunale efficiente ed efficace, secondo i più moderni criteri di studio e come testimoniato da numeri di assoluta eccellenza; i dati socio-economici lo pongono al 54o posto dei tribunali italiani, in riferimento alla realtà industriale, e al 15o posto tra quelli non sede di provincia, in riferimento ai cittadini presenti nel circondario;
   in ragione della sua efficace risposta di giustizia, ogni anno genera un gettito erariale che supera i 3 milioni di euro; nell'anno 2010, a fronte di una spesa per lo Stato di 849.217,61 euro, il gettito da contributo unificato, campione penale e registrazione provvedimenti è stato di oltre 3.374.000 euro, con uno sbilanciamento positivo di 2.524.782 euro che lo collocano tra i più virtuosi d'Italia;
   per quanto riguarda i tempi della giustizia, una sentenza in causa civile ordinaria a Bassano si ottiene mediamente in 2,5 anni, con rinvii di udienza di 3-4 mesi, mentre a Vicenza (tribunale provinciale di riferimento), lo stesso tipo di sentenza richiede 6 anni con rinvii di udienza di 11-12 mesi (dati ufficiali nel settore civile – Consiglio Superiore della Magistratura, ottobre 2011);
   in conseguenza della storia e della realtà del tribunale di Bassano del Grappa, funzionale ed efficace, il Governo ha avviato nel 2007, con l'obiettivo di dotare gli uffici delle infrastrutture necessarie per operare al meglio, i lavori per la costruzione di una nuova Cittadella della Giustizia, oramai pronta per la consegna, sostenendo costi oltre i 12 milioni di euro;
   la soppressione del tribunale di Bassano del Grappa e il suo accorpamento al tribunale di Vicenza, appare all'interrogante un provvedimento privo di senso perché penalizzerebbe gravemente l'intero comprensorio Bassanese, causando gravi disagi con conseguenti aumenti di costi a carico di una collettività e a un comparto economico costituito da 31 comuni, quasi 190.000 abitanti ed oltre 20.000 attività economiche (di cui un quarto manifatturiere) con interessi anche ultra-nazionali; inoltre, lungi dal realizzare l'obiettivo di una giustizia in tempi ragionevoli, tenuto conto dell'enorme carico di lavoro già gravante sul tribunale di Vicenza, il provvedimento comporterebbe una inevitabile dilazione dei tempi dei processi –:
   se il Governo ritenga che la riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio, al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza, debba prevedere di riaccorpare i tribunali minori ai maggiori, ovvero se sia necessario garantire anche una maggiore efficienza al sistema giudiziario mediante l'analisi di parametri oggettivi;
   se il Governo ritenga che la eventuale soppressione del tribunale di Bassano del Grappa sia coerente ai requisiti della delega sopra citata in termini di estensione del territorio, numero di abitanti, carichi di lavoro, indice delle sopravvenienze e specificità territoriale del bacino di utenza;
   se il Governo ritenga che la soppressione del tribunale di Bassano del Grappa sia in sintonia con la cosiddetta «spending review», non solo con riferimento all'efficiente sbilanciamento annuo tra spesa e gettito erariale, ma anche tenuto conto dei costi sostenuti per la costruzione della nuova cittadella della giustizia di Bassano del Grappa, che rischiano di trasformarsi in un imperituro simbolo di spreco di denaro pubblico;
   se il Governo non ritenga, alla luce degli eccellenti parametri economici citati in premessa, di valutare la possibilità di accorpare sopprimendo sezioni staccate del circondario al tribunale di Bassano del Grappa, per renderlo quindi un tribunale interprovinciale, al servizio del territorio pedemontano veneto, che negli anni ha sviluppato molteplici attività economiche, interconnesse tra loro senza soluzione di continuità. (4-16680)


   FAVA, NICOLA MOLTENI, RAINIERI, GRIMOLDI, BRAGANTINI e BONINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nell'ambito della spending review dei Ministeri, risulta all'interrogante l'ipotesi che il Ministero della giustizia sia intenzionato a richiamare i magistrati di collegamento presso la Spagna, il Regno Unito, la Francia e la Romania e ad interrompere la loro missione all'estero;
   la figura del magistrato di collegamento è stata creata dall'azione comune GAI 96/277 del 22 aprile 1996, adottata dal Consiglio europeo sulla base dell'articolo K.3 del trattato sull'Unione europea allora vigente, allo scopo di creare una quadro di scambio di magistrati volto a realizzare un miglioramento nella cooperazione giudiziaria e a facilitare la comprensione reciproca fra i Paesi membri dell'Unione europea;
   in questo quadro di scambio, l'Italia, in accordo con gli Stati interessati, ha inviato magistrati di collegamento in Francia, Spagna, Regno Unito e Romania. Nell'ambito degli stessi, accordi tra Stati, i suddetti Paesi hanno inviato magistrati di collegamento in Italia presso il Ministero della giustizia italiano;
   il magistrato di collegamento svolge una importante funzione di ausilio alla giurisdizione, soprattutto tenuto conto delle differenze di ordinamenti e di legislazioni vigenti nei Paesi in cui opera, e di fatto svolge e sta svolgendo una intensa attività di assistenza giudiziaria alle procure della Repubblica e ai tribunali, agevolando e accelerando, in particolare mediante l'istituzione di contatti diretti con le autorità giudiziarie dei Paesi ospitanti, la trasmissione e la esecuzione delle rogatorie e dei mandati di arresti europei, con specifico riguardo a gravi reati che creano grande allarme sociale quali terrorismo, criminalità organizzata e riciclaggio di denaro, ma anche rapine, omicidi e reati legati allo sfruttamento della prostituzione;
   il costo totale delle missioni per tutti e quattro i magistrati di collegamento si aggira intorno ai 150.000 euro l'anno. Si tratta di un onere economico molto modesto se rapportato a quello relativo, per esempio, alle intercettazioni telefoniche per le quali è previsto un impegno di spesa di oltre 900 milioni di euro –:
   se il Ministro interrogato ritenga opportuno non interrompere la missione dei magistrati di collegamento, tenuto conto della loro importante funzione nel campo della criminalità comune, organizzata ed economica, e del costo contenuto delle loro missioni, assolutamente irrisorio rispetto alla loro utilità, lasciando le autorità giudiziarie prive di questo essenziale strumento di assistenza e cooperazione giudiziaria in materie così rilevanti e attuali, come il terrorismo e la criminalità organizzata ed economica, pregiudicando l'efficienza del sistema giudiziario proprio in questo periodo storico di alte tensioni criminali internazionali, esponendo tra l'altro lo Stato italiano ad una pessima figura nei confronti dei Governi dei Paesi interessati alla scambio, che mantengono invece in Italia i loro magistrati di collegamento. (4-16685)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LOLLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   la strada statale 260-Picente è un'importante arteria di collegamento tra il capoluogo abruzzese e la città di Amatrice, detta strada attraversa i principali centri dell'Alta Valle dell'Aterno;
   la strada statale 260 è stata per lungo tempo oggetto di accesi dibattiti riferibili a diverse ipotesi di percorsi alternativi che prevedessero il congiungimento di abitati inizialmente esclusi, per quanto possibile alla luce delle dimensioni della strada stessa;
   la strada in discussione assume la connotazione di arteria a scorrimento veloce a due carreggiate con corsia d'emergenza, guard-rail e svincoli adeguati, con la finalità di migliorare la viabilità dell'area;
   la strada, dichiarata «opera di interesse nazionale» dalla «legge obiettivo», è parte essenziale del progetto «strada dei parchi», arteria strategica che attraversa l'Abruzzo da Montereale sino a Castel di Sangro e per la cui realizzazione si stanno battendo da anni i sindaci dell'Alta Valle dell'Aterno, i consiglieri provinciali e regionali, nonché diversi parlamentari abruzzesi;
   la realizzazione di quest'opera è dunque d'importanza strategica per il territorio dell'intera provincia dell'Aquila, poiché essa, con le strade statali nn. 80, 17, 153 e 5 ed ancora con la strada statale 17, quest'ultima fino al confine regionale, si configura come un'unica ininterrotta arteria che collega tutti i parchi della regione Abruzzo (Gran Sasso e Monti della Laga, Maiella-Morrone, Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise), tanto da aver assunto la denominazione di strada dei parchi nell'ambito del quadro di riferimento regionale (QRR) e nel piano territoriale provinciale (PTP) della provincia di L'Aquila;
   in considerazione di detta strategicità infrastrutturale quale strada dei parchi, interessante potenzialmente anche il Parco nazionale dei Monti Sibillini, la stessa si configura quale cardine del progetto APE (Appennino Parco d'Europa), del quale la regione Abruzzo è coordinatrice;
   la strategicità dell'opera è oggi ulteriormente supportata dalla realizzazione della «variante dell'Aquila», opera attesa da anni e per la quale va prodotto ogni sforzo alla sua realizzazione tenendo conto delle aspettative degli abitanti dei centri urbani che essa interessa, e della necessaria costruzione di un nuovo svincolo autostradale in prossimità della galleria di «Genzano» e del N.I. di Pile, come da proposta del comune di L'Aquila per migliorare lo scorrimento veicolare in prossimità dell'area urbana e supportare i comparti produttivi di Pile, Sassa, Scoppito, ed i centri dell'Alta Valle Aterno;
   il 28 marzo 1985, il CIPE ha provveduto ad inserire la realizzazione del tronco L'Aquila-Amatrice, nell'ambito della prima fascia di interventi del piano decennale dell'Anas per la regione Abruzzo, prevedendo all'uopo risorse per complessivi 65 miliardi di lire;
   nello stesso anno è stato altresì aperto al traffico il primo lotto della strada in questione, nel tratto ricompreso tra l'innesto della ex strada statale 80 fino alla fine dell'abitato di Pizzoli;
   con propria deliberazione n. 6445/C del 29 novembre 1993, la giunta regionale d'Abruzzo ha provveduto ad approvare il piano decennale di grande comunicazione – 4o stralcio 1994/96 proposta di priorità – ricomprendente tra le altre opere anche il 2o lotto della strada regionale 260, di collegamento tra Pizzoli e Cagnano Amiterno, con una previsione di spesa iniziale pari a 25 miliardi di lire, i cui lavori sono stati appaltati nell'anno 1997;
   la seconda commissione consiliare permanente della regione Abruzzo ha dichiarato che «in considerazione della grande importanza che nella Regione vengono ad assumere i parchi nazionali e regionali quali occasioni per attivare lo sviluppo nelle zone interne dell'Abruzzo, viene individuata una categoria di opere denominata interventi urgenti per il miglioramento dell'accessibilità alle aree ad alta valenza turistico-ambientale a cui viene data appropriata priorità»;
   con atto deliberativo 218/C del 30 gennaio 1995, la stessa giunta regionale ha ribadito l'opportunità del menzionato piano decennale, ivi comprendendo la previsione della strada in questione;
   nel 2005 è stato finalmente inaugurato dall'allora presidente della provincia Stefania Pezzopane, e aperto al traffico il secondo lotto della strada regionale 260 Picente, nel tratto compreso tra il comune di Pizzoli ed il bivio di Cagnano Amiterno, frazione San Pelino;
   in attuazione del primo programma ex legge obiettivo n. 443 del 2001, nell'allegato 2 alla deliberazione 21 dicembre 2001, n. 121, lo stesso CIPE ha ricompreso, tra gli interventi strategici di interesse nazionale, anche la strada «L'Aquila-Amatrice: Completamento interno corridoio adriatico – Dorsale stradale interna Amatrice-Montereale-L'Aquila-Navelli»;
   in occasione di un incontro appositamente tenutosi presso la sede ANAS dell'Aquila, alla presenza del capo compartimento ingegner Lelio Russo, nel corso del quale è stata affrontata la problematica connessa al completamento della strada regionale 260, con particolare riguardo alla realizzazione del terzo (tratto Cagnano-Amitemo-Marana di Montereale) e del quarto lotto (Marana-Cavallari di Montereale), lo stesso ingegner Russo aveva annunciato l'appalto delle opere entro la fine dell'anno 2011 –:
   se il Ministro sia a conoscenza di tali fatti e come intenda intervenire per verificare lo stato dell'appalto dei lavori per dare risposte chiare ai cittadini di un territorio che da troppo tempo aspettano il completamento di questi lavori. (5-07153)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   CONTENTO. —Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   prima del recente trasferimento alla nuova sede, la polizia stradale di Pordenone occupava l'immobile sito in via Pellegrina n. 1;
   conseguentemente ad una causa civile proposta dalla proprietà, il tribunale di Pordenone ordinò il rilascio dell'immobile che, allo stato, risulterebbe liberato, ma non ancora restituito con il conseguente maturare, mese per mese, dell'indennità pari al vigente canone di locazione nella misura di oltre 7.800 euro;
   in sostanza, dedotti i pagamenti già effettuati, rimarrebbe da corrispondere l'indennità per l'anno 2011 e quella per quello corrente fino alla restituzione del bene –:
   a quanto ammonti il debito dell'amministrazione nei confronti della proprietà dello stabile;
   perché non risulti ancora intervenuto il rilascio dell'immobile;
   quando intenda provvedere al pagamento integrale del debito. (5-07158)


   SANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 191 del 1979 prevede l'assistenza processuale per i dipendenti degli enti locali in conseguenza di fatti ed atti connessi all'espletamento dei compiti d'ufficio, purché non vi sia conflitto di interesse con l'ente e non ricorra il dolo o la grave colpa del dipendente;
   il Ministero dell'interno (dipartimento per gli affari territoriali – direzione centrale per gli uffici territoriali del Governo e per le autonomie locali) con parere numero 15900/10/B/1/A, ha disposto che non può essere concesso da parte di un'amministrazione il patrocinio legale con conseguente rimborso delle spese legali sostenute (anche qualora fosse assolto) ad un sindaco in carica all'epoca dell'avvio del procedimento;
   tale parere riprende i contenuti della sentenza della Corte di Cassazione n. 12645 del 25 maggio 2010 che ha negato il patrocinio legale in quanto «gli amministratori pubblici non sono dipendenti dell'ente ma sono eletti dai cittadini, ai quali rispondono del loro operato;
   precedentemente il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 2242 del 2000, aveva espresso in sostanza un giudizio opposto assimilando sindaco ed assessori al «mandatario», in mancanza di una disposizione specifica che regoli i rapporti patrimoniali con l'ente rappresentato. L'articolo 1720 del codice civile dispone, infatti, il rimborso delle spese al «mandatario» nonché il risarcimento dei danni a causa dell'incarico. Una rigorosa e specifica regolamentazione di tali indennizzi era stata oggetto della pronuncia n. 10680 del 1994 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che ha interpretato tale norma civilistica chiarendo che il rimborso può avere ad oggetto solo le spese sostenute dal mandatario in stretta dipendenza dall'adempimento dei propri obblighi. In conclusione, tali spese riguardano esclusivamente l'esecuzione dell'incarico conferito, in quanto rischio dovuto all'incarico stesso;
   risulta quindi evidente come sussista tuttora un vuoto normativo rispetto a tale situazione, che è stata di volta in volta oggetto di differenti ed opposte interpretazioni;
   risulta altrettanto evidente la necessità di una norma specifica che uniformi e chiarisca la possibilità di concedere tale patrocinio legale anche per dare certezze alla «governance» istituzionale e per definire le eventuali garanzie di cui possono avvalersi agli stessi amministratori –:
   se non ritenga utile e necessario assumere in tempi brevi iniziative normative atte a chiarire in maniera univoca ed uniforme se un ente pubblico possa o meno concedere il patrocinio legale agli amministratori nel corretto espletamento delle loro funzioni. (5-07170)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI VIZIA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   stando a quanto rivelato dalla stampa nazionale, i regolamenti in vigore obbligano il personale delle forze di polizia a fissare la propria residenza nel comune ove viene prestato servizio;
   l'80 per cento del personale della Polizia di Stato presta servizio in regione diversa da quella di origine;
   in conseguenza di questa situazione, al personale delle forze dell'ordine che sia proprietario di appartamento nel proprio comune di origine o comunque in comune diverso da quello di assegnazione viene applicata sulla propria abitazione TIMU dovuta per la seconda casa, anziché quella agevolata per la prima;
   situazioni paradossali sono poi quelle che concernono il personale della polizia originario di zone terremotate come quelle del L'Aquila, che è costretto a pagare l'Imu pesante mentre vengono sostenute le spese di ricostruzione della propria abitazione –:
   se il Governo non ritenga opportuno intervenire sui regolamenti vigenti in modo tale da disciplinare differentemente l'obbligo di residenza del personale delle Forze di polizia e quali motivi ostino a promuovere l'introduzione di un regime dell'Imu differente e non punitivo per gli appartenenti alle Forze di polizia che siano in servizio in comune diverso da quello nel quale risultino proprietari di casa. (4-16662)


   NACCARATO e MIOTTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 15 giugno 2012, su indicazione della procura della Repubblica di Venezia, il nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Padova – in collaborazione con la direzione distrettuale antimafia di Venezia e la direzione centrale servizi antidroga di Roma – ha eseguito l'ordinanza di misure cautelari nei confronti di Francesco Ferrari, 62 anni, residente a Cerea (Verona); Giuliano Vallese, 63 anni, residente a Masi (Padova); Luigi Sacramati, 62 anni, residente a Badia Polesine (Rovigo); Romeo Giacon, 63 anni, residente a Montopoli Valdarno (Pisa); Gaspare Orazio Iraci, 48 anni, residente ad Abano Terme (Padova); Mario Angiolini, 51 anni, residente a Torri di Quartesolo (Vicenza); Giancarlo Colombani, 70 anni, residente a Ferrara; Vincenzo Scardovi, 52 anni, residente a Faenza (Ravenna); Attalo Prandi, 62 anni, residente a Bergantino (Rovigo); Davide Merlin, 39 anni, residente a Stanghella (Padova); Giovanni Pinna, 64 anni, residente a Saonara (Padova) – già detenuto nel carcere di Verona – Marco Bortoloso, 41 anni, residente a Lonigo (Vicenza) – già detenuto nel carcere di Vicenza – Massimo Trosa, 41 anni, residente a Cittadella (Padova); Gianluca Barbato, 41 anni, residente a Vigonza (Padova); Salvatore Arseni, 38 anni, residente a Terrassa Padovana (Padova); Francesco Giora, 52 anni, residente a Montegrotto Terme (Padova); Debora Lago, 38 anni, residente a Cittadella; ed Emanuele Volpi, 56 anni, residente a Vigonza. Nei confronti degli arrestati gli inquirenti ipotizzano – a vario titolo – il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ai sensi dell'articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, con l'aggravante della disponibilità di armi e sostanze esplosive;
   a quanto risulta dall'operazione – denominata «Persicus» – l'organizzazione criminale sarebbe responsabile del traffico di decine di chili di cocaina dalla Colombia al Veneto, con la complicità di soggetti riconducibili ai clan della camorra e di corrieri di nazionalità ecuadoregna. Nel corso dell'indagine i carabinieri hanno sequestrato contanti per 95.000 euro, diverse automobili di grossa cilindrata e uno stock di pistole e fucili, insieme ad alcune quantità di esplosivo;
   dalle indagini è emerso che il Veneto era la base logistica dell'organizzazione. Il deposito delle sostanze stupefacenti provenienti dal Sudamerica avveniva in un capannone a Cerea (Verona), adibito a magazzino temporaneo e sede di una prima suddivisione della cocaina tra gli affiliati. Il gruppo criminale provvedeva in seguito al trasferimento della droga in altri luoghi – tra cui l'infermeria dell'impianto sportivo del circolo ricreativo «Casetta Michelino» di Padova (in cui Iraci svolgeva la mansione di custode nell'ambito di un progetto di reintegro di ex detenuti) – e al successivo confezionamento in dosi. Il circolo ricreativo veniva utilizzato, all'occorrenza, anche per occultare armi e munizioni in cassette di legno;
   gli interroganti esprimono preoccupazione per il profilo di alcuni dei destinatari dei provvedimenti restrittivi – tra i quali risultano Massimo Trosa, figlio di Salvatore Trosa, ex «luogotenente» di Felice Maniero, a capo dell'associazione di stampo mafioso denominata «Mala del Brenta»; e Giuliano Vallese, presunto leader dell'organizzazione, già arrestato per possesso di armi illegali – e per gli stabili contatti dei membri del sodalizio residenti in Veneto con i clan camorristici controllati dai Casalesi, i cui affiliati venivano utilizzati per la riscossione dei pagamenti dello stupefacente;
   gli interroganti evidenziano, altresì, i pericoli derivanti dal livello operativo raggiunto dall'associazione criminale, in particolare nella messa in atto strategie di copertura ed elusione dell'attività di prevenzione e controllo delle Forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria. A riguardo, risultano sintomatici i controlli, fatti effettuare dall'organizzazione a tecnici di fiducia, per individuare e rimuovere i dispositivi di rilevamento utilizzati dagli inquirenti;
   il buon esito dell'operazione «Persicus» si deve in gran parte alla capacità investigativa e alla professionalità dimostrata dalle forze dell'ordine, in particolare dall'arma dei carabinieri;
   l'operazione sopra descritta si aggiunge a una lunga serie di inchieste sulla presenza della criminalità organizzata in Veneto avviate nell'ultimo biennio. Le evidenze investigative emerse confermano gli allarmi descritti nelle recenti relazioni semestrali del Ministero dell'interno al Parlamento sulle attività della direzione investigativa antimafia, nonché i pericoli sottolineati dalla Commissione parlamentare antimafia riunitasi di recente a Venezia –:
   se il Ministro sia al corrente dei fatti esposti in premessa;
   quali misure, nell'ambito delle sue competenze, il Ministro intenda predisporre al fine di prevenire e contrastare la presenza e le attività della criminalità organizzata in Veneto, in particolare degli ex appartenenti alla «Mala del Brenta», responsabili di gravi reati associativi messi in atto con l'utilizzo di armi ed esplosivi, e con la complicità dei clan della camorra;
   se il Ministro sia in possesso di informazioni investigative tali da confermare legami strutturali tra ex appartenenti della «Mala del Brenta» e clan della camorra. (4-16672)


   BERTOLINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da agenzie di stampa del 14 maggio 2012 si apprende che a Castel Volturno (Caserta) un cittadino nigeriano di 27 anni, Sunday Ikpia, con regolare permesso di soggiorno, dovrà rispondere di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia;
   il nigeriano, infatti, ha tenuto sequestrata per giorni la sua compagna, una nigeriana di 21 anni, ricorrendo a ripetuti maltrattamenti;
   appena la giovane è riuscita ad evadere la sorveglianza del compagno ha chiamato il 112, così gli agenti hanno potuto raggiungere l'abitazione e liberare la donna;
   si tratta di una vicenda grave, in cui il comportamento dell'uomo non può in alcun modo essere giustificato adducendo la sua diversa cultura, o i diversi valori alla base della sua formazione;
   sono sempre più numerosi nel nostro Paese i casi di violenza da parte di stranieri, soprattutto di religione islamica, nei confronti delle mogli e dei figli, che non sempre vengono denunciati, ma consumati fra le mura domestiche;
   tale episodio è l'ennesima prova del fallimento del multiculturalismo e la dimostrazione che l'integrazione degli stranieri in Italia è ancora una chimera –:
   se il Ministro sia a conoscenza di tale fatto e quali siano i suoi orientamenti al riguardo;
   se e quali ulteriori elementi abbia a disposizione su questo ennesimo episodio di violenza;
   se sia in grado di fornire dati relativi a vicende gravi come questa, che vedono molte donne, di diversa cultura e religione, costrette a vivere in condizioni di degrado, private dei loro diritti di libertà e sottoposte a gravi violenze in Italia;
   se non ritenga necessario avviare, con la collaborazione degli enti locali, una indagine accurata per verificare quante situazioni analoghe, non denunciate, ci siano nel nostro Paese. (4-16673)


   OLIVERIO e LARATTA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 15 e 16 maggio 2011 si svolgevano le elezioni amministrative nel comune di Chiaravalle Centrale, centro della provincia di Catanzaro con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti;
   all'esito risultava eletto Sindaco il signor Gregorio Tino, collegato alla lista n. 2 «Chiaravalle Futura», che riportava 1.335 voti. Il signor Giuseppe Maida, candidato sindaco con la lista n. 3, «Unione Democratica», ne conseguiva invece 1.331. Il distacco tra i due risultava, pertanto, pari a quattro voti;
   il candidato Maida impugnava, quindi, dinanzi al T.A.R. per la Calabria, il verbale del 17 maggio 2011 delle operazioni dell'adunanza dei Presidenti delle sezioni e di proclamazione degli eletti alla carica, deducendone l'illegittimità e chiedendo l'annullamento integrale delle operazioni elettorali, ovvero, in via subordinata, l'annullamento del risultato delle elezioni e la rinnovazione delle stesse, limitatamente alle sezioni per le quali l'esito elettorale risultasse illegittimo;
   il T.A.R. con la sentenza n. 1262/2011 respingeva il ricorso principale e dichiarava, di riflesso, improcedibile quello incidentale;
   il signor Giuseppe Maida proponeva l'appello al Consiglio di Stato;
   il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale con ordinanza n. 1544/12 ha deciso l'integrazione del contraddittorio e soprattutto che «ai fini del decidere occorra fare luogo ad incombenti, e segnatamente alla verificazione delle schede oggetto di contestazione, operazione della quale deve essere incaricato il prefetto di Cosenza, con facoltà di subdelega ad un funzionario dell'ufficio»;
   il prefetto di Cosenza ha restituito l'ordinanza del Consiglio di Stato facendo presente che «il Comune di Chiaravalle Centrale ricade nella competenza territoriale della Prefettura di Catanzaro, alla quale, tra l'altro, è affidata la custodia degli atti relativi alle elezioni oggetto del ricorso in argomento»;
   si tratta di un errore, a giudizio dell'interrogante, immotivato poiché nessuna previsione normativa prescrive che la verifica delle operazioni elettorali debba essere compiuta dalla prefettura territorialmente competente, proprio in quanto – trattandosi di adempimenti istruttori decisi da un giudice – deve essere garantita una imparzialità e terzietà nell'esecuzione degli adempimenti istruttori che l'organo territorialmente competente per la vigilanza sulle operazioni elettorali non è in grado di assicurare;
   tale dichiarazione di incompetenza ha arrecato un pregiudizio enorme ai ricorrenti avendo fatto inutilmente decorrere il termine entro il quale la prefettura di Cosenza era chiamata ad adempiere ai sensi dell'ordinanza n. 1544/2012 –:
   se il Ministro, entro i limiti messi a disposizione dalla legge vigente, intenda intervenire affinché sia data attuazione all'ordinanza del Consiglio di Stato in questione e quali iniziative di competenza intenda compiere al fine di arrivare presto ad una definitiva decisione sulle elezioni del comune di Chiaravalle Centrale ormai svoltesi più di un anno fa, e ciò anche al fine di rispettare la volontà degli elettori espressa con il voto popolare. (4-16676)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   FRASSINETTI, CENTEMERO, MAZZARELLA e GOISIS. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il 13 luglio 2011 è stato bandito il concorso ordinario per dirigenti scolastici per 2386 posti complessivi come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 aprile 2011;
   gli uffici scolastici regionali hanno comunicato alle commissioni del concorso, attualmente in svolgimento, i criteri in base ai quali avverrà, a concorso concluso, la liquidazione dei compensi spettanti ai componenti di commissione;
   i presidenti delle commissioni, a nome di tutta la commissione segnalano l'incresciosa situazione verificatasi in relazione a tale comunicazione;
   l'applicazione delle norme previste dal decreto del Presidente della Repubblica, n. 134 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale, del 10 giugno 1995) relativo alle modalità di svolgimento dei concorsi pubblici, provocherebbe, a causa del vuoto legislativo degli ultimi sedici anni, su questa materia, compensi irrisori e lesivi della dignità etica e professionale dei componenti delle citate commissioni: professori, universitari, e dirigenti scolastici, le cui competenze a livello culturale e scientifico si possono ritenere fuori discussione se scelti, come è avvenuto, dai direttori generali degli uffici scolastici per un compito così importante e impegnativo, sulla base di un curriculum;
   il lavoro delle commissioni, iniziato a settembre 2011, è previsto durare per almeno altri sei mesi. I commissari giudicheranno circa 10.000 candidati che hanno sostenuto le prove scritte per coprire 2260 nuovi posti di dirigente scolastico. La prima fase del lavoro prevede la correzione e valutazione di circa 20.000 elaborati (2 per candidato), l'articolo 7, comma 2 del bando di concorso del 13 luglio 2011, stabilisce che ciascuna commissione regionale può essere suddivisa in Sottocommissioni, con un unico Presidente, nel caso in cui i candidati superino le 500 unità; pertanto ogni sottocommissione, formata da due commissari e un segretario, dovrà correggere e valutare in media, circa 1000 elaborati;
   in base alle sopra citate norme per ciascuno dei commissari è previsto un compenso di 56 centesimi per ogni elaborato corretto (per un totale di 560 euro);
   da rilevare che, i compensi di un presidente di una commissione di Esami di Stato, i cui lavori durano circa 20 giorni, è di euro 1.249,00 e quello di un commissario esterno è di euro 911,00, aumentate del rimborso spese di viaggio. Il giusto compenso dovrebbe essere almeno commisurato a quello previsto per gli esami di Stato conclusivi del secondo ciclo moltiplicato per il numero di mesi oggettivamente necessari per l'effettuazione delle operazioni –:
   se in questo momento così travagliato e difficile della vita nazionale in cui si moltiplicano interventi, a livello della stampa e dell'opinione pubblica, volti a denunciare disarmonie ed anche ingiuste sperequazioni riguardo a smodati compensi di responsabili anche di mansioni pubbliche, il Ministro intenda intervenire con opportuni decreti che garantiscano un compenso equo e dignitoso, tenuto conto dell'importanza del lavoro svolto con competenza ed esperienza dai dirigenti e dai docenti nominati commissari e presidenti di commissione. (5-07157)


   MARCO CARRA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il 12 giugno 2012, il Ministro interrogato è stato audito dalla 7a Commissione del Senato della Repubblica;
   in quell'audizione, il Ministro ha reso noto il numero delle scuole danneggiate dagli eventi sismici, del 20 maggio 2012 e del 29 maggio 2012, che hanno colpito le province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo;
   in quella circostanza, tuttavia, il Ministro ha evidenziato il numero delle scuole, pari a 223, riconducibili esclusivamente alle province emiliane;
   il Ministro interrogato ha, inoltre, indicato le risorse disponibili, pari a 73.668.340,48 euro, da destinare alle sedi scolastiche danneggiate o dichiarate inagibili, trasferendo tali fondi alle regioni interessate;
   appare facilmente intuibile che il Ministro abbia fatto riferimento solo alle scuole emiliane in quanto sia la regione Lombardia che la regione Veneto non avevano inviato al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca l'elenco delle scuole, dei territori di loro competenza, danneggiate o dichiarate inagibili –:
   se, nel frattempo, sia in disponibilità del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca l'elenco delle scuole lombarde danneggiate o dichiarate inagibili con la quantificazione degli investimenti da sostenere. (5-07159)


   DE PASQUALE. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'apprendimento lungo tutto il corso della vita il «lifelong learning» ha un ruolo centrale nell'ambito delle strategie per la crescita e l'occupazione, per la trasformazione del Welfare e per la cittadinanza attiva;
   la crisi che vive oggi il nostro Paese spinge fuori dal mercato del lavoro molti lavoratori che esprimono di conseguenza bisogni di formazione per un nuovo reinserimento e una riqualificazione professionale;
   a questo si aggiungono le difficoltà di inserimento di un numero sempre più crescente di immigrati regolari nel nostro Paese, circa 5 milioni, per i quali l'apprendimento della lingua italiana costituisce un presupposto fondamentale per favorirne la piena integrazione;
   in sede di discussione dello schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell'assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali (atto n. 194), l'interrogante ha espresso un parere fortemente negativo in considerazione del fatto che l'impianto dello schema risultava privo del necessario respiro strategico richiesto dall'Europa e, soprattutto fortemente limitato dai vincoli imposti dai drastici tagli lineari stabiliti con l'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, che comportano, per il settore dell'istruzione per gli adulti, un taglio agli organici del personale di ben 2.097 unità, con una ricaduta drammaticamente negativa sulla quantità e qualità dell'offerta formativa assicurata fin qui dai centri territoriali permanenti e dai corsi serali;
   inoltre, il parere votato in Commissione ha posto tra le condizioni quella di prorogare al 31 agosto 2013 il termine per la cessazione del previgente ordinamento;
   oggi, anche in virtù del nuovo quadro politico che si è venuto a delineare, l'interrogante valuta positivamente l'inserimento nel disegno di legge «sulla riforma del mercato del lavoro» in discussione alla Camera, di uno specifico capitolo dedicato all'apprendimento permanente e alla definizione di linee guida «per la costruzione in modo condiviso con le Regioni e le autonomie locali, di sistemi integrati territoriali collegati organicamente alle strategie per la crescita economica, accesso al lavoro dei giovani, riforma del welfare, invecchiamento attivo, esercizio della cittadinanza attiva, anche da parte degli immigrati» (articoli 66-67);
   altresì, l'Unione europea, con la nuova strategia «Europa 2020», finalizzata a superare la crisi e a preparare l'economia ad affrontare le sfide del prossimo decennio, ha individuato tre motori per la crescita: la crescita intelligente (promuovere la conoscenza, l'innovazione, l'istruzione e la società digitale); la crescita sostenibile; la crescita inclusiva; per essere in linea con le indicazioni dell'Unione europea, come previsto dall'accordo tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane, approvato dalla Conferenza unificata il 2 marzo 2000, sarebbe necessario costruire nel nostro Paese un «sistema integrato di istruzione, formazione e lavoro, con gli obiettivi prioritari di recuperare i bassi livelli di istruzione e formazione, quale premessa per lo sviluppo formativo e l'inserimento lavorativo; di offrire opportunità educative ai cittadini adulti per l'acquisizione di conoscenze e di competenze funzionali di base nei diversi campi per il pieno esercizio del diritto di cittadinanza» –:
   se il Ministro interrogato, non ritenga opportuno, anche in coerenza con le norme inserite nella riforma del mercato del lavoro, varare, in vista del termine del 31 agosto 2013 per la cessazione del previgente ordinamento, un provvedimento che vada nella direzione della nuova strategia «Europa 2020», finalizzata a superare la crisi e a preparare l'economia ad affrontare i reali fabbisogni del nostro Paese e che di conseguenza non penalizzi la qualità e la quantità dell'istruzione degli adulti, dei corsi serali e della formazione lungo tutto l'arco della vita. (5-07168)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MINARDO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   negli ultimi anni si è assistito ad una notevole riduzione nell'organico degli insegnanti, con la conseguenza che molti docenti sono risultati in soprannumero;
   la risposta del Governo al problema consiste nel decreto ministeriale n. 7 del 16 aprile 2012 che, non solo non è soddisfacente ma penalizza sia gli studenti che gli stessi insegnanti;
   il citato decreto prevede l'inserimento di corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno destinati al personale docente in esubero;
   i docenti che, ad oggi, svolgono attività di sostegno hanno raggiunto livelli d'eccellenza attraverso lunghe specializzazioni quali corsi biennali di 1280 ore o corsi di laurea in scienze della formazione primaria e lunghi tirocini, facendosi carico delle relative spese;
   si evince che per i docenti in soprannumero sarebbe sufficiente partecipare ad un corso on line di meno di 500 ore;
   la partecipazione a tali corsi sarebbe prospettata come volontaria, ma in realtà sarebbe l'unica scelta possibile per i docenti in soprannumero, in alternativa ad un futuro incerto;
   si evince che, con la partecipazione a questi corsi, tali docenti sarebbero in tutto equiparati a quanti hanno fatto il lungo percorso formativo già descritto, che sarebbe così sminuito se non vanificato;
   genitori di disabili ed organizzazioni sottolineano il diritto di usufruire di docenti correttamente formati, le cui esperienze siano consolidate e collaudate –:
   se il Ministro interrogato non intenda valutare altre possibilità per dare soluzione al problema dei docenti in soprannumero, che di fatto non viene risolto dal decreto ministeriale n. 7 del 19 aprile 2012;
   se non si ritenga opportuno dare il giusto riconoscimento, tramite un apposito provvedimento, a quanti hanno sostenuto un lungo percorso di studi e specializzazione a fronte del quale sono in grado di fornire un servizio efficiente e qualificato;
   se non sia doveroso dare risposte concrete a genitori ed associazioni di disabili che chiedono docenti scolastici correttamente formati e specializzati;
   se non si ritenga opportuno prevedere apposite norme per la tutela dei docenti in soprannumero che potrebbero essere impiegati in altre mansioni ugualmente importanti in ambito scolastico. (4-16669)


   ZAZZERA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   ai sensi dell'articolo 9, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2010, «fino al 31 dicembre 2013 [..] i trattamenti economici complessivi spettanti ai titolari degli incarichi dirigenziali, anche di livello generale, non possono essere stabiliti in misura superiore a quella indicata nel contratto stipulato dal precedente titolare»;
   l'attuale retribuzione dei direttori di dipartimento del Cnr è di 145.800 euro, ovvero il 90 per cento della retribuzione del direttore generale che ammonta a 162.000 euro;
   il bando attualmente in corso per reclutare nuovi direttori di dipartimento prevede che «Directors of Department will receive a salary equal to 80% of that established for the President of CNR»;
   l'attuale indennità del presidente Cnr è di circa 196.000 euro, precisamente: «in via previsionale e salvo conguaglio attualmente sono corrisposte indennità, determinate con decreto ministeriale n. 2205 del 20 settembre 2006, così come modificato dal decreto ministeriale n. 979/RIC del 9 dicembre 2009, pari a: Presidente: 196.886,00 euro Consiglieri: 37.863,00 (decreto ministeriale 31/2012)»;
   l'80 per cento di 196.886,00 è pari a 157.508,80 euro, il che corrisponde ad un aumento di 11708,8 euro rispetto a quanto percepito finora per l'incarico di direttore di dipartimento;
   si apprende allo stesso tempo dai ricercatori del Cnr che non sono stati corrisposti economicamente gli aumenti di fascia previsti dallo stesso decreto-legge n. 78 del 2010 e non sono state applicate le progressioni di carriera previste dall'articolo 15 del CCNL e ferme al 1o gennaio 2007;
   per queste ragioni è in atto una forte contestazione, dovuta anche all'esclusione dei ricercatori da tutte le politiche dell'ente, che ha portato oltre 700 di essi a sospendersi dalla valutazione della ANVUR –:
   se il Ministro non intenda intervenire tempestivamente, per quanto di competenza, per garantire il rispetto del decreto-legge n. 78 del 2010 e sbloccare gli aumenti di fascia e le progressioni in carriera che interessano i ricercatori anche ai sensi dell'articolo 15 del CCNL. (4-16670)


   CORSINI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   con interrogazione 5-01640 il 15 luglio 2009 l'interrogante chiedeva conto della grave situazione di progressiva volontà di chiusura da parte della dirigenza scolastica del Centro territoriale permanente distretto 012 di Caserta presente presso il II circolo didattico di Caserta;
   nel medesimo atto si descriveva in dettaglio la meritoria attività realizzata da detto CTP consistente, oltre agli istituzionali corsi per il conseguimento della licenza media, in:
    a) corsi annuali di lingua italiana per stranieri per complessive 250 ore sia a livello di prima alfabetizzazione sia in convenzione con l'Università per Stranieri di Siena (unico centro operante in provincia di Caserta e per molti anni uno dei pochi in tutto il Meridione d'Italia) attivando tutti i livelli di corso e divenendo anche sede degli esami finali sia estivi sia invernali. Tali corsi sono stati seguiti negli anni da centinaia di iscritti provenienti dalle più svariate nazioni (Cina, Giappone, Ucraina, Russia, Romania, Moldavia, Polonia, Germania, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna, Tunisia, Marocco, Algeria, Burundi, Senegal, Nigeria, Argentina, Cuba, Venezuela, Colombia, Brasile, Cile). Di tali corsi hanno anche fruito e fruiscono tutt'ora donne in condizione di marginalità e sottratte alla tratta degli esseri umani e in regime di protezione, rifugiati politici e richiedenti asilo;
    b) i corsi ciclici di lingua inglese di vari livelli riservati innanzitutto a iscritti privi di conoscenze della lingua o desiderosi di ulteriori approfondimenti come soggetti in situazione di marginalità o che hanno necessità di riqualificazione professionale;
    c) i corsi di informatica e multimedialità di vari livelli ma soprattutto dedicati all'alfabetizzazione informatica dei quali fruiscono diversi utenti con le stesse caratteristiche di quelli descritti al punto a);
    d) corsi in convenzione con comuni del distretto 012 e con la partecipazione della Protezione civile e di varie associazioni locali e relativi alla difesa e alla tutela dell'ambiente, al recupero della memoria storica locale, alla sicurezza stradale, alla storia della Repubblica italiana;
   nonostante le assicurazioni offerte il 25 febbraio 2010, nella sua pur tardiva risposta, dal Sottosegretario pro tempore Giuseppe Pizza le attività del CTP distretto 012 di Caserta venivano definitivamente soppresse, cancellato l'organico di diritto, chiusi i corsi di alfabetizzazione, disatteso il protocollo d'intesa con l'università per stranieri di Siena, soppresse tutte le azioni di promozione del CTP distretto 012 di Caserta attraverso manifesti, comunicati stampa, annunci televisivi, rifiutate le informazioni all'utenza e negata la possibilità di iscriversi ai corsi con l'intento di dimostrare l'inesistenza della domanda –:
   se il Ministro sia informato della situazione del CTP distretto 012 di Caserta e se non ritenga che la situazione dei CTP della provincia di Caserta meriti un attento monitoraggio e un'adeguata ispezione;
   se risulti vero che nonostante le attività didattiche e culturali siano di fatto sospese nel CTP del distretto 012 nell'ufficio amministrativo del II circolo didattico vengono ancora riconosciuti in organico e regolarmente in servizio un collaboratore amministrativo e un collaboratore scolastico che dovrebbero essere impegnati per delle attività specifiche del CTP distretto 012 di fatto – ormai è un anno – del tutto assenti. (4-16675)


   PAGANO, CENTEMERO, FRASSINETTI, GIAMMANCO, BIASOTTI, GARAGNANI, ANTONINO FOTI, VINCENZO ANTONIO FONTANA, GERMANÀ, MARINELLO, GIOACCHINO ALFANO e GAROFALO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   nell'anno scolastico 2011-2012, in seguito alla riforma «Gelmini», sono stati calcolati, in tutta Italia, 10.443 docenti in esubero nelle scuole di ogni ordine e grado;
   in base al decreto direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012, firmato dal direttore generale dottor Luciano Chiappetta, tutti i docenti sovrannumerari e/o in esubero nella propria classe di concorso dovrebbero essere indirizzati verso altre funzioni attraverso la partecipazione ad un corso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno;
   per effetto del suddetto decreto 10.000 insegnanti di sostegno precari verrebbero scavalcati dal personale «riconvertito»;
   nel citato decreto direttoriale lo stesso Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca da una parte si preoccupa di precisare che la diffusione della cultura e della pratica dell'integrazione degli alunni diversamente abili richiede un numero crescente di docenti che acquisiscano la specializzazione per il sostegno, giustificando la necessità di tale provvedimento con la necessità di sopperire alle carenze degli organici di sostegno, dall'altra non spiega perché abbia deciso di non utilizzare, come già ha fatto in questi anni, dei docenti già specializzati;
   l'articolo 3, comma 1, del decreto direttoriale (riguardante la struttura dei corsi) recita: «I corsi di cui al presente decreto sono finalizzati alla realizzazione del Profilo del docente specializzato per le attività di sostegno»; nella circolare n. 2935 del 17 aprile 2012, che accompagna il decreto direttoriale, viene precisato che tali docenti in esubero «a seguito della frequenza di un corso di perfezionamento annuale acquisiranno competenze di integrazione, pur senza conseguire la specializzazione per il sostegno». Tale formulazione lascerebbe dunque intendere che i docenti in esubero che parteciperanno ai corsi non conseguiranno la specializzazione nel sostegno e potranno insegnare pur senza averne il titolo;
   a ciò si aggiunga che la struttura del corso così come prospettata nel decreto direttoriale non è conforme all'acquisizione del titolo di specializzazione alle attività di sostegno così come previsto dall'articolo 325 del decreto legislativo n. 297 del 1994, il quale, riferendosi al personale docente di sostegno, prescrive che: «deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, i cui programmi sono approvati con decreto del Ministro stesso, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione; al corso sono ammessi solo coloro che sono in possesso dei requisiti prescritti per l'accesso ai posti di ruolo a cui si riferisce la specializzazione;
   inoltre, l'articolo 5, comma 1, del succitato decreto direttoriale, afferma: «In prima applicazione, i docenti iscritti e frequentanti il corso, possono essere utilizzati su posto di sostegno dopo l'acquisizione del livello intermedio, ovvero del livello base nel caso in cui la tempistica non consenta di espletare le prove di verifica del livello intermedio in tempo utile ai fini delle procedure di utilizzazione, in subordine ai docenti in possesso di titolo di specializzazione, preferibilmente presso l'istituzione scolastica di ultima titolarità». Ciò appare agli interroganti in contrasto con il decreto ministeriale n. 249 del 2010 che, all'articolo 13, ha previsto espressamente il conseguimento di un minimo di 60 crediti formativi e l'obbligo di almeno 300 ore di tirocinio che non potrebbe essere rispettato in caso di accesso al sostegno con i soli livelli base e/o intermedio;
   a parere dell'interrogante risulterebbe dunque ingiusto che gli insegnanti di sostegno precari con titolo di specializzazione di sostegno biennale già acquisito, possano venire sostituiti già dal 1o settembre 2012 da personale in esubero scarsamente qualificato perché in possesso del solo livello base di formazione (pari a 20 crediti formativi). Al contrario, i docenti di sostegno precari si sono formati attraverso corsi biennali di 1.280 ore, corsi Siss post specializzazione (pagando a proprie spese la loro formazione senza dunque gravare sulle casse dello Stato), e hanno sviluppato professionalità attraverso la frequentazione di master e corsi di perfezionamento e un'esperienza lavorativa pluriennale sul campo;
   si consideri poi che il citato decreto direttoriale negherebbe agli alunni con disabilità il diritto alla qualità dell'insegnamento, privandoli della professionalità ampiamente consolidata di docenti specializzati nel sostegno e della continuità didattica. Tutto ciò appare in contrasto con gli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992 in materia di diritto all'educazione e integrazione scolastica dell'alunno disabile, nonché con gli articoli 2, 34, 38 della Costituzione relativi al diritto allo studio dei disabili;
   a ciò si aggiunga che i docenti di sostegno precari sono da decenni inseriti in una graduatoria ad esaurimento che dovrebbe determinare negli anni una progressione della propria posizione lavorativa. Tale avanzamento, per effetto del decreto direttoriale citato, potrebbe essere così bloccato, con nocumento per il diritto e le aspettative di questa categoria di lavoratori –:
   quali siano gli orientamenti del Ministro interrogato in ordine agli effetti, a giudizio degli interroganti, devastanti che il decreto direttoriale di cui in premessa arrecherebbe agli alunni con disabilità, privati dei loro insegnanti attuali;
   se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative volte:
    a) a ritirare il decreto ministeriale n. 7 del 19 aprile 2012 denominato «Corso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno destinati al personale docente in esubero», dal momento che non fornisce un'adeguata collocazione del personale docente in esubero e che crea una disparità di trattamento tra docenti attualmente specializzati nel sostegno e nuovi specializzandi più privilegiati;
    b) ad utilizzare il personale docente soprannumerario come dotazione organica aggiuntiva nell'istituto in cui è titolare, per svolgere attività di supporto alla didattica, impiegando le sue specifiche competenze e per le quali si è formato, come i corsi di recupero e di potenziamento, ampliando così l'offerta formativa di ogni istituzione scolastica, nonché negli incarichi di supplenza a copertura del personale improvvisamente assente, con conseguente risparmi di costi;
    c) ad ammettere che, qualora dovessero esserci docenti con cattedre incomplete, le ore mancanti siano utilizzate da personale docente soprannumerario con supplenze nelle stesse scuole dove sono titolari;
    d) a provvedere, a richiesta, a ripristinare le attività di laboratorio, fondamentali per l'insegnamento di mestieri pratici negli istituti professionali e tecnici e a collocare, a richiesta, il personale soprannumerario nelle pubbliche amministrazioni o nelle stesse segreterie della scuola dove sono titolari, con mansioni di assistente tecnico (così come stabilito nella legge n. 183 del 2011, comma 81), conservando però la posizione giuridica ed economica e solo in attesa che si rideterminino altre cattedre con i pensionamenti;
    e) ad impiegare i docenti sovrannumerari nelle biblioteche scolastiche spesso chiuse per l'assenza di personale o nelle funzioni strumentali, quali orientamento, dispersione scolastica ed eventuali progetti europei, nazionali o regionali;
    f) a rideterminare gli organici in base alle reali esigenze delle scuole, attenendosi al numero massimo degli alunni per classe previsto dalle norme sulla sicurezza e agibilità dei plessi scolastici.
(4-16681)


   OLIVERIO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la coesione territoriale, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:
   sul PON ricerca e competitività 2007-2013, il Parlamento è già intervenuto più volte con circostanziati atti di sindacato ispettivo, tra cui quello con primo firmatario il senatore Vita (atto n. 4-06373 del 5 dicembre 2011) e quelli con primo firmatario l'odierno interrogante (atto n. 4-15301 del 12 marzo 2012 e atto n. 4-14168 del 6 dicembre 2011), atti ad oggi tutti senza risposta;
   fatti anche penalmente rilevanti sono stati altresì più volte denunciati dagli organi di stampa, tra cui vedasi l'articolo de La Repubblica del 21 novembre 2011 (Scampoli di fine stagione della Gelmini: fondi a pioggia, spesso agli amici), ma anche la dettagliata inchiesta de La Repubblica dell'11 febbraio 2012 (Le mani delle mafie sull'oro di Bruxelles. Truffe e imbrogli per miliardi di euro) con il quale si sono elencati ritardi vari, mancati controlli, frodi comunitarie, sperperi e malversazioni;
   la comunità scientifica ed imprenditoriale manifesta crescente insofferenza e avversione a una gestione della cosa pubblica e dei fondi comunitari arbitraria ed indifferente all'interesse pubblico ed allo sviluppo del Paese;
   la situazione oggi è ancora più grave di quanto già esposto nei precedenti atti ispettivi, dal punto di vista amministrativo e contabile, al MIUR risulterebbero moltiplicarsi situazioni di manifesta inadeguatezza, inadempienza ed irregolarità;
   in particolare, risulta che un dirigente a tempo determinato dell'Ufficio VII della competente direzione generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e ricerca, malgrado svolga funzioni di autorità di Gestione del PON ricerca e competitività (e pertanto sia come tale titolare della funzione del controllo di primo livello della spesa comunitaria), starebbe continuando a svolgere attività di selezione delle domande di finanziamento e di gestione dei finanziamenti stessi, ciò che è però vietato dalle normative comunitarie e nazionali, come impone tra gli altri l'articolo 13 del regolamento CE 1828/2006;
   in data 3 marzo 2012, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha nominato lo stesso funzionario responsabile del procedimento della nuova iniziativa denominata «PON04 – Avviso Pubblico Smart Cities e Social Innovation», destinata a finanziare progetti per oltre duecento milioni di euro;
   inoltre, senza essere chiaro a quale titolo e su quali basi sembrerebbe che il dirigente che ricopre anche funzioni di reggenza di altri uffici dirigenziali si stia occupando della selezione e gestione dei finanziamenti a valere su precedenti iniziative come il bando PON01 ricerca industriale ed il bando PON02 distretti tecnologici, ambedue già affidati ai dirigenti di settore competenti per materia, oltre che del bando PON03 rafforzamento strutturale, notoriamente già oggetto di tante polemiche ed iniziative ispettive parlamentari ad oggi tutte senza risposta;
   per tutte queste ragioni, ci sarebbe il rischio che la Commissione europea, all'esito delle proprie verifiche, provveda a sanzionare l'Italia per l'ulteriore citata situazione di incongruenza data dalla evidente ed ingiustificata sovrapposizione delle funzioni di gestione e di controllo della spesa comunitaria, in contrasto con le regole comunitarie e nazionali;
   in tutto questo, non è dato sapere il motivo per cui i Ministri interrogati ed i superiori gerarchici del citato funzionario, nonché gli organi di controllo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del PON, ivi incluso il Ministero dell'economia e delle finanze, consentono ed autorizzano questa situazione, invece di sanzionare i gravissimi comportamenti e le inadempienze sotto il profilo disciplinare, amministrativo ed erariale –:
   se la Commissione europea abbia effettuato verifiche e se vi sia il rischio di un'interruzione del rimborso di centinaia di milioni di euro all'Italia, e, in tal caso, quali effetti potrebbero prodursi sul bilancio del Ministero;
   per quali motivi i Ministri interrogati e in special modo gli organi di controllo e i nuclei di valutazione e verifica non abbiano provveduto a fare le necessarie verifiche ed adottare i conseguenti provvedimenti. (4-16682)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:


   CICCANTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si apprende dai quotidiani, sarebbe in itinere un provvedimento elaborato dal Ministero volto a rivoluzionare l'attuale welfare assistenziale;
   l'intento del provvedimento sarebbe quello di razionalizzare la spesa socio-assistenziale al fine di realizzare risparmi di spesa da ridistribuire tra le fasce più deboli del Paese;
   la bozza del provvedimento conterrebbe la riforma dell'ISEE, l'indicatore della situazione economica per l'accesso ad alcune prestazioni come asili nido, assistenza domiciliare, diritto allo studio universitario, libri di testo gratuiti, assegni di maternità, assegni per i nuclei familiari con almeno tre figli e altro;
   il nuovo sistema di calcolo dell'ISEE dovrebbe dare maggiore peso al patrimonio mobiliare ed immobiliare (quest'ultimo già peraltro pesantemente rivalutato dalle nuove rendite catastali dell'IMU) e terrebbe conto anche di altre entrate del nucleo familiare come le pensioni sociali e gli assegni familiari;
   le singole prestazioni tradizionali alle quali si accede con l'ISEE verrebbero ad essere sottoposte a nuove soglie di reddito per potere essere utilizzate gratuitamente;
   la bozza di riforma fisserebbe una soglia di reddito ISEE anche per l'accesso a prestazioni che oggi sono di carattere universale e totalmente indipendenti dal reddito come gli assegni di accompagnamento per gli invalidi;
   in particolare sembrerebbe che sotto i 15 mila euro di reddito ISEE gli assegni di invalidità resterebbero intatti, mentre oltre tale soglia scatterebbero delle riduzioni proporzionali al reddito –:
   se tali notizie corrispondano al vero ed in tal caso se non ritenga di aprire un tavolo di discussione preliminare, aperto alle forze sindacali e politiche, per trovare soluzioni che non siano penalizzanti per i cittadini, soprattutto di quelli appartenenti alle fasce sociali più deboli, e per i disabili. (3-02354)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GARAVINI, GNECCHI, GIANNI FARINA, FEDI e PORTA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   l'Ufficio europeo brevetti (UEB) annovera tra i suoi dipendenti quasi 500 funzionari italiani, una parte dei quali ha maturato una posizione contributiva presso l'INPS o, in casi isolati, un ente previdenziale equivalente, in precedenti rapporti di lavoro dipendente in Italia, tuttavia per un numero di anni ben inferiori al minimo necessario per poter ottenere una pensione in Italia al raggiungimento dell'età pensionabile;
   fino ad oggi lo Stato italiano non ha concesso la possibilità di trasferimento dei contributi previdenziali al fondo pensioni dell'UEB, come hanno fatto la maggior parte dei 34 Stati aderenti all'Organizzazione europea dei brevetti, per cui tali contributi risultano totalmente persi per i funzionari che si trovano in questa situazione, poiché il codice legale dell'UEB prevede, ai fini della salvaguardia dei periodi contributivi precedenti per la corresponsione del proprio trattamento pensionistico, solamente il trasferimento al fondo pensioni dell'UEB dei contributi previdenziali versati ad altri enti prima dell'inizio dell'attività lavorativa all'UEB;
   su detta questione è già stato presentato atto di sindacato ispettivo 4-01149 – del 25 settembre 2008 a firma Di Biagio e nella relativa risposta scritta, a firma dell'ex sottosegretario al Lavoro Bellotti si sostiene che il trasferimento dei contributi non si ritiene percorribile per l'insostenibilità degli oneri finanziari e che comunque a tale riguardo occorre comunque una specifica norma di legge. Come alternativa, prosegue il Ministero interrogato, si propone a questi lavoratori di utilizzare l'istituto della totalizzazione;
   va rimarcato che l'Italia permette già da qualche tempo il trasferimento dei contributi previdenziali per i funzionari italiani di altri organismi internazionali, come per esempio la Commissione europea, la Banca centrale europea, l'Istituto universitario europeo, l'EFDA e quindi non si comprende, per quali reconditi motivi, visto che trattasi di contributi accreditati su posizioni individuali, questo percorso non possa essere adottato anche per i funzionari italiani dell'UEB;
   il Ministero, sempre nella risposta al succitato atto ispettivo, continua a riproporre per questi funzionari, l'istituto della totalizzazione (o pro-rata) pur essendo a conoscenza che il dipartimento legale dell'UEB non considera fattibile questo percorso basato sulla totalizzazione, perché sancirebbe una disparità di trattamento dei funzionari italiani nei confronti dei funzionari UEB di altre nazionalità che godono della possibilità di trasferimento;
   una soluzione non coerente alla suesposta problematica, rischia di attivare in prospettiva un contenzioso da parte dei soggetti interessati, che chiedono solo e unicamente venga rimossa questa assurda disparità di trattamento –:
   quali provvedimenti intenda intraprendere il Ministro al fine di correggere la suddetta situazione che penalizza fortemente i funzionari italiani dell'UEB e che non ha ragion d'essere, sia rispetto ad altri funzionari italiani operanti in altre istituzioni europee, che ai funzionari UEB degli altri Paesi dell'Unione europea.
(5-07156)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie, ha previsto, all'articolo 2, comma 12-duodecies, l'ulteriore slittamento dei pagamenti delle rate delle multe sulle quote latte previste dalle leggi n. 119 del 2003 e n. 33 del 2009;
   per far fronte agli oneri derivanti dall'applicazione della indicata disposizione si è fatto ricorso all'utilizzo del 10 per cento delle disponibilità di cui all'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011), con cui si provvede, tra l'altro, al finanziamento di interventi per l'assistenza e cura dei malati oncologici;
   in riferimento alla analoga e precedente proroga dei pagamenti del prelievo, di cui all'articolo 40-bis del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, la direzione legislazione agricola della direzione generale dell'agricoltura e dello sviluppo della Commissione europea ha evidenziato, con lettera 8 febbraio 2011 inoltrata al rappresentante permanente per l'Italia presso l'Unione europea, come la misura non appaia giustificabile alla luce della regolamentazione applicabile agli aiuti di Stato;
   con la medesima nota viene evidenziato che l'intervento di proroga va imputato per ogni singolo produttore interessato e nel rispetto del massimale stabilito per l'Italia a titolo d'importo d'aiuto de minimis;
   la Commissione europea ha già dichiarato che se individuerà, nella disciplina recentemente approvata, infrazioni alle norme comunitarie non esiterà ad intraprendere le azioni necessarie contro l'Italia;
   in questi giorni alle aziende agricole, molte delle quali colpite dal terremoto, sta arrivando una comunicazione di Agea con la quale vengono informate che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione perché la proroga di sei mesi della settima rata, decisa nel 2010, è stata considerata aiuto di Stato e di conseguenza non era autorizzata, con il risultato che gli allevatori che hanno aderito alla rateizzazione saranno costretti a pagare gli interessi per ritardati pagamenti;
   la Commissione europea ha dichiarato che l'Italia è troppo lenta nella riscossione delle «multe» sulle quote latte non coperte dal meccanismo di rateizzazione, ritenendo del tutto insufficienti le informazioni comunicate dalle autorità italiane –:
   quali iniziative il Governo abbia adottato in relazione a quanto previsto dall'articolo 40-bis del decreto-legge n. 78 del 2010 e quali iniziative intenda ora adottare in relazione a quanto previsto dall'articolo 2, comma 12-duodecies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, per assicurare il rispetto della normativa europea ed evitare all'Italia l'applicazione di nuove ed ulteriori sanzioni.
(2-01557) «Delfino, Naro».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   LOLLI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nella delibera CIPE 44 del 23 marzo 2012 in favore del provveditorato interregionale alle opere pubbliche in Abruzzo sono previsti finanziamenti per realizzazione di immobili del Corpo forestale dello Stato in provincia di l'Aquila ed in particolare: 5,1 milioni di euro da destinare al comando provinciale del L'Aquila per la nuova struttura; 1,6 milioni di euro da destinare al comando di stazione di Fontecchio per la nuova struttura; 1,1 milioni di euro per la ristrutturazione e messa in sicurezza del comando regionale del Corpo forestale dello Stato sito in L'Aquila;
   la realizzazione della struttura del comando provinciale di l'Aquila è superflua in quanto lo stesso è allocato presso l'immobile del comando regionale già destinatario delle risorse economiche necessarie per effettuare tutti gli adeguamenti dei locali da entrambi usati;
   la ristrutturazione del comando regionale considera ampiamente la capienza necessaria per contenere tutto il personale previsto dalle rispettive dotazioni organiche dei due comandi e che gli stessi già coabitano in due ali separate dello stesso edificio;
   il comando stazione di Fontecchio è tra le centinaia di strutture del Corpo che l'amministrazione del Corpo forestale dello Stato ha deciso di sopprimere in base a quanto stabilito dalla vigente dotazione organica del Corpo forestale dello Stato emanata lo scorso 27 giugno 2011 in quanto oggetto di razionalizzazione e quindi di accorpamento al comando stazione di Barisciano e Capestrano;
   appare immediatamente comprensibile che le suddette risorse economiche sia meglio che vengano destinate alla messa in sicurezza di tutte le strutture della provincia lese dal sisma e di tutte quelle che non posseggono i requisiti igienico-sanitari, che non hanno le volumetrie necessarie per ospitare il numero di unità previsto dalla rispettiva dotazione organica, quelle prive dei doppi bagni-spogliatoi per uomini e donne, nonché e per realizzare le indispensabili celle di sicurezza e per togliere quei comandi stazione che sono ancora ubicati in immobili adibiti ad uso abitativo privato o commerciale, anche trovando adeguate soluzioni
in sedi demaniali o a che possono essere reperite a titolo non oneroso –:
   se i Ministri, alla luce delle informazioni esposte, reputino utili le spese previste nella delibera Cipe e non pensino che sia il caso di riassumere le risorse disponibili nei modi suggeriti in premessa;
   se i Ministri non reputino utile che vengano resi pubblici gli atti che hanno portato l'amministrazione centrale e periferica del Corpo forestale dello Stato ad assumere tali incongruenti e contraddittorie decisioni di richiesta di fondi, gli esecutori materiali dei progetti, nonché i responsabili dei procedimenti e dei provvedimento ad essi collegati. (5-07152)


   CENNI e SANI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto dichiarato dal Ministro interrogato il danno generato dalla contraffazione nel settore agroalimentare ammonta a 7,9 miliardi di euro l'anno; secondo le associazioni di categoria la contraffazione alimentare costa all'Italia 164 milioni di euro al giorno, e con una seria lotta alla pirateria alimentare si potrebbero creare fino a 300.000 nuovi posti di lavoro;
   questa situazione allarmante, che penalizza il Paese se dal punto di vista economico e produttivo, viene confermata dai risultati della recente indagine promossa dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della contraffazione e della pirateria in campo commerciale e agroalimentare;
   la procura di Pistoia, nei giorni scorsi, ha aperto un'inchiesta relativa alla contraffazione dell'olio di oliva; in sintesi attraverso alcune sostanze, tra cui la clorofilla aggiunta all'olio di semi, veniva prodotto un falso olio d'oliva poi rivenduto ai consumatori attraverso il «porta a porta» e ad alcuni ristoratori della Toscana, dell'Emilia Romagna e del Lazio;
   per questi reati sono state indagate 17 persone ed ispezionati alcuni magazzini ed oleifici. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati circa 2.500 litri di olio di oliva privi di rintracciabilità, 5.000 litri di olio contraffatto contenuti in silos, circa 73 chilogrammi di clorofilla e 4 barattoli di betacarotene sufficienti per camuffare un'ingente quantità di olio di semi. Al vaglio degli inquirenti c’è anche la posizione di alcuni ristoratori, che avrebbero acquistato l'olio senza preoccuparsi di verificarne la tracciabilità;
   il regolamento dell'Unione europea n. 182 del 6 marzo 2009 ed il decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali 10 novembre 2009 «Disposizioni nazionali relative alle norme di commercializzazioni dell'olio di oliva» dispongono, tra l'altro, che debbano essere indicate nelle etichette delle confezioni di olio di oliva le nazioni di provenienza delle olive impiegate;
   gli imbottigliatori di olio extra vergine di oliva, quindi, dal 1o luglio 2009, sono tenuti a riportare in etichetta l'origine del prodotto secondo le menzioni riportate nel regolamento stesso nonché a tenere una adeguata contabilità che consenta una corrispondente rintracciabilità;
   la legislazione italiana ed europea prevede quindi da tempo norme che obbligano a riportare, nelle etichette delle confezioni di olio d'oliva, non solo il Paese di imbottigliamento dell'olio ma anche le nazioni da cui provengono le olive. Tali indicazioni sarebbero però (secondo le denunce di alcune organizzazioni di categoria) in alcuni casi omesse, e spesso difficilmente visibili per il consumatore;
   secondo quanto denunciato dalla Cia «l'economia dell'inganno strangola l'agricoltura italiana: solo all'olio extravergine di oliva le truffe e le sofisticazioni causano danni per 1,5 miliardi di euro l'anno»;
   per la Coldiretti «i prezzi pagati ai produttori agricoli crollano per effetto della concorrenza sleale provocata da inganni e contraffazioni (il prezzo alla produzione dell'olio di oliva è calato di oltre il 30 per cento)» nonostante «i consumi di extravergine delle famiglie siano aumentati del 4,2 per cento nel 2012 e la produzione nazionale si sia ridotta addirittura del 6 per cento nell'ultima raccolta»; le importazioni di olio di oliva in Italia hanno raggiunto «il massimo storico di 584 mila tonnellate e hanno superato la produzione nazionale, in calo nel 2011 a 483 mila tonnellate»; «la maggioranza delle bottiglie di olio – riporta ancora Coldiretti – proviene da olive straniere senza che questo sia sempre chiaro ai consumatori» e si «assiste anche ad una forte riduzione della qualità dell'olio in vendita, oltre che a una pericolosa proliferazione di truffe e inganni»;
   sempre relativamente ai dati resi noti dalla Coldiretti l'Italia è «il primo importatore mondiale di olio che per il 74 per cento viene dalla Spagna, il 15 per cento dalla Grecia e il 7 per cento dalla Tunisia»; proprio alcuni dei Paesi coinvolti nella recente truffa scoperta dalla procura di Pistoia;
   è noto come per gli alti costi di produzione dell'olio extravergine di oliva e i bassi margini remunerativi, anche a causa di forme di concorrenza sleale, la produzione di olio di qualità rischi di essere progressivamente abbandonata in vaste aree del nostro Paese –:
   se sia nelle intenzioni del Ministro promuovere modifiche alle normative attualmente in vigore per accrescere la tutela del consumatore e del produttore da frodi e concorrenza sleale;
   se non ritenga opportuno, alla luce di quanto espresso in premessa, promuovere iniziative urgenti e mirate, di concerto con le istituzioni competenti italiane e comunitarie, per prevenire e contrastare il fenomeno della contraffazione dell'olio di oliva, al fine di tutelare il settore produttivo ed i consumatori. (5-07155)

SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
XII Commissione:


   PALUMBO e BARANI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012 al comma 5 dell'articolo 11 dispone in merito al potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, all'accesso alla titolarità delle farmacie, e alla modifica alla disciplina della somministrazione dei farmaci e altre disposizioni in materia sanitaria;
   la mancata previsione di determinare categorie di farmacisti sia per quanto riguarda la lettera a), che per quanto riguarda la lettera b), determina una gravissima quanto ingiustificata disparità di trattamento, al punto da creare un vulnus all'interno delle disposizioni che, sia pure in via eccezionale, disciplinano l'accesso ai concorsi alle sedi farmaceutiche;
   tale discriminazione è tanto più grave se si considera il percorso formativo di un farmacista dirigente del servizio sanitario nazionale e le funzioni che gli competono;
   per quanto riguarda le funzioni vanno riconosciute le numerose attività gestionali e manageriali che i farmacisti dirigenti del servizio sanitario nazionale svolgono presso le farmacie ospedaliere e i servizi farmaceutici territoriali dove, gestiscono medicinali di fascia A, C ed H di esclusivo impiego ospedaliero, dispositivi medici, diagnostici, radio farmaci, rimanendo i farmacisti ospedalieri gli unici che preparano prodotti galenici sterili e non sterili per singolo paziente, in particolare farmaci antiblastici, in laboratori ad elevato livello tecnologico;
   ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 405 del 2001, recante interventi urgenti in materia di spesa sanitaria è assicurata «l'erogazione diretta da parte delle aziende sanitarie dei medicinali necessari al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale» e «al fine di garantire la continuità assistenziale, che la struttura pubblica fornisca direttamente i farmaci, limitatamente al primo ciclo terapeutico completo, sulla base di direttive regionali, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale»;
   in questa logica le farmacie ospedaliere e i servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie rappresentano un ponte tra l'ospedale ed il territorio dal momento che un punto centrale è dell'attività del farmacista dirigente del servizio sanitario nazionale è il trasferimento delle indicazioni di terapia farmacologica dall'ospedale alle cure domiciliari;
   per tale ragione i servizi delle farmacie ospedaliere e dei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie sono finalizzati alla identificazione ed alla somministrazione di specifici schemi terapeutici contribuendo ad offrire migliori possibilità di cura;
   in relazione alle nuove funzioni ascritte alle farmacie ospedaliere e ai servizi farmaceutici delle aziende sanitarie in riferimento alla continuità terapeutica da queste garantita anche attraverso la erogazione diretta di medicinali sul territorio (farmaci A-PHT, farmaci H esitabili, farmaci orfani), si è determinata anche sotto questo profilo, una analogia delle farmacie ospedaliere e dei servizi farmaceutici con le farmacie territoriali convenzionate;
   in tal senso appare irrazionale e discriminatoria la deteriore assegnazione dei titoli professionali dei dirigenti farmacisti del servizio sanitario nazionale ai fini concorsuali prevista dall'articolo 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 298 del 1994, rispetto ai farmacisti che operano nelle farmacie convenzionate sul territorio;
   tale irrazionalità e discriminazione è oltre modo aggravata a seguito della equiparazione dei farmacisti che operano nelle farmacie convenzionate a quella dei farmacisti titolari di un negozio di vicinato (parafarmacia) o di un corner farmaceutico della grande distribuzione organizzata prevista dalle recenti disposizioni normative in materia di accesso ai concorsi per l'assegnazione di farmacie di nuova istituzione di cui all'articolo 11, comma 5, del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012;
   in conseguenza di tale equiparazione la valutazione del punteggio relativo all'esercizio professionale dei farmacisti ospedalieri e del servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie è deteriore dunque non soltanto rispetto ai colleghi operanti nelle farmacie convenzionate aperte al pubblico, ma anche rispetto ai titolari di un negozio di vicinato (parafarmacia) o di un corner farmaceutico della grande distribuzione organizzata;
   di conseguenza, con le disposizioni sopracitate viene sostanzialmente preclusa ai farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie la possibilità di vedersi assegnata una della farmacie di nuova assegnazione –:
   quale sia la ratio ovvero il fondamento logico prima ancora che giuridico, del comma 5 dell'articolo 11 del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, della legge 24 marzo 2012, n. 27 laddove espressamente discrimina i dirigenti farmacisti del servizio sanitario nazionale, rispetto alle altre categorie nella valutazione del percorso professionale ai fini della partecipazione al concorso per l'assegnazione di farmacie di nuova istituzione ed eventualmente se e quali provvedimenti il Ministro della salute intenda adottare al fine di sanare questa evidente quanto macroscopica ed irrazionale disparità di trattamento. (5-07164)


   PALAGIANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   in Italia la medicina non è prerogativa esclusiva del Servizio sanitario nazionale (SSN). Esiste anche una medicina privata, esercitata da liberi professionisti a cui si rivolgono spontaneamente migliaia di pazienti che pagano in proprio le prestazioni di cui hanno bisogno;
   tale tipo di medicina non è, però, tenuta nella giusta considerazione e poco tollerata da parte delle istituzioni che, troppo spesso, non tengono conto del rapporto, il più delle volte indissolubile, tra paziente e specialista di fiducia. In tale contesto si può trovare la ratio di disposizioni, alquanto singolari, che rendono nulle le prescrizioni e le certificazioni dei liberi professionisti;
   nell'ambito della sanità privata operano spesso luminari di chiara fama che, dopo aver concluso la carriera pubblica, svolgono la loro attività solo nel privato. Le loro diagnosi e le loro prescrizioni per il servizio sanitario nazionale non hanno però alcun valore legale e pertanto se il paziente necessita di un certificato medico, di un farmaco particolare o deve sottoporsi ad una indagine strumentale, è costretto a passare attraverso le aziende sanitarie locali, pena il non rilascio dell'impegnativa da parte del medico di medicina generale. Se l'ammalato non vuole fare questa trafila, non ha altra scelta che pagare in proprio anche accertamenti e medicine;
   in particolare  è previsto, l'obbligo di far vagliare tali prescrizioni da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale, qualche volta non specialista, che dovrà rilasciare a sua volta una propria ricetta. In caso non si adempia tale obbligo, il cittadino non potrà accedere ai servizi del sistema sanitario pubblico;
   nel caso dei ginecologi è innegabile che la peculiarità della visita specialistica, degli interventi e della stessa scelta del professionista rappresentino per la paziente un'opzione che riguarda la sfera più intima della persona. Questo fattore dovrebbe essere maggiormente considerato, a parere degli interroganti, dal legislatore al fine di evitare che la donna, soprattutto se lavoratrice dipendente, sia costretta, come ora accade, a sottoporsi a visita una seconda volta da un medico non propriamente scelto e recarsi in un ambulatorio pubblico perdendo un'altra giornata lavorativa;
   secondo i dati pubblicati dall'Istat, la figura professionale scelta più frequentemente dalle donne durante la gravidanza è quella del ginecologo privato che lavora anche in una struttura pubblica (48,7 per cento) al quale segue il ginecologo esclusivamente privato (32,2 per cento), mentre è nettamente più basso il ricorso al ginecologo che lavora unicamente in una struttura pubblica (16,2 per cento);
   attualmente in Italia i cittadini possono scegliere il proprio specialista di fiducia tra il 44 per cento dei professionisti abilitati e non tra il 90 per cento dei medesimi come accade in altri Stati europei. Inoltre i medici specialisti extra ospedalieri non possono: a) certificare la malattia del paziente con valore legale per il datore di lavoro; b) se ginecologi, non possono certificare lo stato di gravidanza della donna con valore legale; c) prescrivere farmaci mutuabili alle medesime condizioni dei medici convenzionati; d) prescrivere farmaci particolari, al momento prescrivibili solo da medici ospedalieri; e) richiedere esami di laboratorio ecografici, radiologici esenti da spese, in analogia ai medici convenzionati;
   proprio l'associazione dei ginecologi extra ospedalieri (AGEO) ha più volte segnalato questa anomalia della normativa italiana che regola le prescrizioni nel Servizio sanitario nazionale e l'accesso alla sanità pubblica da parte dei cittadini;
   questa normativa nazionale secondo l'interrogante viola, come descritto nel dettaglio da un esposto alla Commissione europea redatto dalla AGEO nel 2006, alcuni principi sanciti dal Trattato di costituzione dell'Unione europea in particolare per ciò che attiene la libera professione dei servizi;
   le attività mediche rientrano, infatti, in base al trattato dell'Unione europea nella prestazione dei servizi degli Stati membri, senza fare distinzioni tra attività dispensate in ambito ospedaliero ed attività extra ospedaliere. Il sistema del «doppio passaggio» prima di accedere al sistema sanitario pubblico (prescrizione del medico specialista e successiva «validazione» del medico convenzionato), utilizzato nel nostro Paese, costituisce, quindi, un ostacolo alla libera prestazione dei servizi, sancita nel Trattato stesso;
   l'anomalia della situazione italiana è ancora più evidente se si comparano i modelli del sistema sanitario di alcuni dei Paesi più rappresentativi dell'Unione europea scelti per importanza storico-politica e per numero di abitanti. In particolare, risulta che in Belgio e in Francia la scelta del medico specialista è libera con il rimborso delle relative spese con un tetto del 60-70 per cento o attraverso un ticket; in Austria, Germania e Regno Unito la scelta del medico, ai fini della gratuità delle spese di visita, è circoscritta a quelli convenzionati che superano in percentuale il 90 per cento degli abilitati;
   una proposta di riforma dell’iter per il riconoscimento INPS dei certificati del ginecologo «di fiducia», libero professionista, non convenzionato con il Servizio sanitario nazionale è stata formulata proprio dall'AGEO e discussa in sede comunitaria a Bruxelles nel 2007, con esito favorevole;
   la stessa proposta fu recepita integralmente dalla XV legislatura, approvata dal Senato della Repubblica il 12 dicembre 2007 ed inserita nel disegno di legge 1249 (articolo 2 «certificati di maternità»), il quale sanciva che «al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modifiche: a) all'articolo 20, comma 1, dopo le parole: “il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato,” sono inserite le seguenti: “ovvero il ginecologo curante di fiducia, anche non convenzionato (...)” per ginecologo curante di fiducia, si intende il medico specialista che assiste la paziente con continuità con riferimento all'intero arco di un processo fisiopatologico»;
   tale disegno di legge, dopo l'approvazione del Senato non è arrivato mai alla Camera per l'approvazione definitiva;
   nel febbraio 2011, la stessa AGEO, ha riproposto il problema sollecitando anche una circolare interpretativa da parte dell'INPS, ai fini della attuazione dei principi comunitari immediatamente applicabili –:
   se, sulla base di quanto esposto in premessa, non intenda mettere in atto delle azioni concrete per porre fine a questa condizione di ambiguità nella quale si trova il nostro Sistema sanitario nazionale al fine di applicare i principi comunitari definiti dal trattato dell'Unione europea, garantire un più corretto ed omogeneo funzionamento del Sistema sanitario nazionale, ma soprattutto tutelare la salute dei cittadini e delle donne in particolare. (5-07165)


   BURTONE e MIOTTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   su proposta dell'azienda ospedaliera-universitaria «Policlinico-Vittorio Emanuele» di Catania, in coerenza con la programmazione sanitaria regionale, è stato avviato, da anni, il procedimento di riconoscimento da parte del Ministero della salute, quale I.R.C.S.S. per l'area materno-infantile del presidio ospedaliero Santo Bambino;
   unitamente all'istanza è stata presentata dall'Assessorato regionale alla salute la documentazione comprovante la titolarità dei requisiti previsti dal comma 3 dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 288 del 16 ottobre 2003;
   è stata presentata e ampiamente documentata l'attività svolta quale istituto di ricovero e cura pubblico inserito, in atto, nell'ambito dell'azienda ospedaliera universitaria Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania;
   il presidio ospedaliero Santo Bambino costituisce punto di riferimento per il bacino di utenza della Sicilia orientale relativamente alle attività dell'area ostetrico-ginecologica, ivi compresa la gestione delle urgenze ostetriche in ragione dell'insistenza nel presidio ospedaliero di un pronto soccorso ostetrico attivo nell'arco delle 24 ore;
   la negoziazione del budget, avviata da oltre 5 anni, è stata caratterizzata da economicità ed efficienza nella più complessiva gestione dell'organizzazione;
   relativamente all'equilibrio economico-finanziario, per come risulta dai conti economici gestionali per gli anni 2007-2010 del presidio ospedaliero Santo Bambino e dai bilanci per lo stesso periodo dell'azienda ospedaliera Policlinico-Vittorio Emanuele: le perdite evidenziate nel periodo 2007-2009 sono state già ripianate dalla regione; la perdita di esercizio per l'anno 2010, di 4,6 milioni di euro per l'azienda ospedaliera, rientra nella perdita programmata e negoziata dalla regione con l'azienda per un importo di 8,5 milioni di euro, con la conseguenza, il risultato economico gestionale ottenuto dall'azienda risulta in linea con gli obiettivi economico-finanziari assegnati all'azienda; l'equilibrio economico-finanziario dell'istituenda Fondazione IRCCS migliorerà in ragione: a) della riduzione del costo del personale conseguente alla rimodulazione della pianta organica e ai previsti pensionamenti; b) del prevedibile incremento del valore della produzione, derivante dalla esecuzione di prestazioni a più alto indice di case mix e dalla complessiva riorganizzazione dell'attività ambulatoriale e diagnostica orientata verso prestazioni specialistiche di più elevata complessità; c) dell'incremento dei ricavi connessi al finanziamento dall'attività di ricerca di cui all'articolo 10 comma 1 del decreto legislativo n. 288 del 2003;
   in relazione a quanto previsto dall'articolo 14 del decreto legislativo n. 288 del 2003 il presidio ospedaliero Santo Bambino, appare idoneo a ricoprire il ruolo di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico nella disciplina di ostetrica e ginecologia poiché in grado di conciliare l'attività assistenziale con l'attività di ricerca che rappresenta il momento fondamentale per il trasferimento nella pratica dei risultati ottenuti dalle sperimentazioni cliniche e gestionali;
   in merito al requisito della personalità giuridica, come da parere favorevole espresso dalla direzione dell'azienda ospedaliero-universitaria «Policlinico-Vittorio Emanuele», il riconoscimento potrà effettuarsi nei confronti del presidio ospedaliero Santo Bambino una volta scorporato dall'azienda ospedaliera ai fini della sua costituzione in istituto di ricovero e cura a carattere scientifico;
   la struttura, già in gran parte rinnovata ed in linea con i requisiti di accreditamento, ulteriormente migliorata in questi mesi potrà essere destinata ai servizi e all'attività ambulatoriale;
   il presidio ospedaliero Santo Bambino è provvisto di laboratorio analisi e radiodiagnostica, certificati ISO 9000, nonché di una unità operativa di anatomia patologica;
   è presente inoltre la direzione medica che svolge compiti di natura gestionale e coordina le attività di supporto;
   il numero di posti letto previsti sono complessivamente pari a 88, coerentemente con il decreto regionale del 25 maggio 2010 (riordino, rifunzionalizzazione e riconversione della rete ospedaliera e territoriale. Azienda ospedaliera universitaria policlinico-Vittorio Emanuele di Catania GURS n. 28 del 18 giugno 2010) e con lo standard del numero dei posti letto per abitante nella regione;
   le prestazioni effettuate dal 2006 confermano, in ragione del numero di ricovero e di parti eseguiti, il Santo Bambino quale presidio di riferimento per l'area ostetrico-ginecologico nella provincia di Catania e nella Sicilia orientale;
   l'attività di ricerca, con oltre un centinaio di pubblicazioni, effettuata da operatori del presidio ospedaliero Santo Bambino nel corso degli ultimi anni è stata presentata in importanti riviste nazionali ed internazionali;
   i finanziamenti ottenuti per l'attività di ricerca da enti pubblici e/o organizzazioni private sono stati utilizzati con scrupolo ed efficacia –:
   se non ritenga opportuno definire il riconoscimento al presidio ospedaliero Santo Bambino, quale istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. (5-07166)


   BINETTI, NUNZIO FRANCESCO TESTA, DE POLI e CALGARO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la radioterapia intraoperatoria (IORT) è una tecnica sostitutiva e/o integrativa della radioterapia esterna convenzionale e consiste nel somministrare, durante l'intervento chirurgico, un'unica dose di radioterapia direttamente sul tumore o sul letto operatorio dopo l'asportazione del tumore stesso, per sterilizzare eventuali focolai neoplastici non aggredibili macroscopicamente o ad alto rischio di infiltrazione microscopica;
   l'ipofrazionamento estremo con singola seduta intraoperatoria induce indubbi vantaggi in termini di intensificazione di dose e possibile aumento del controllo locale di malattia. Essa comporta una significativa riduzione del numero delle sedute di trattamento, delle liste di attesa in relazione alla minore durata della radioterapia esterna ed un significativo abbattimento dei costi della stessa;
   l'obiettivo terapeutico della IORT è raggiungibile tramite:
   a) la visualizzazione diretta dell'area da irradiare con accurata e precisa identificazione del volume bersaglio;
   b) l'esclusione totale o parziale e la rimozione o protezione, tramite mobilizzazione e/o schermatura dei tessuti circostanti sani radiosensibili ed eventualmente dose-limitanti;
   c) l'eventuale schermatura di tessuti sani sottostanti;
   d) l'ulteriore possibilità di risparmiare i tessuti sani sottostanti il bersaglio con l'utilizzo degli elettroni accelerati (IOERT-Intraoperative Electro Radiotherapy);
   e) la possibilità di scegliere l'energia che permette una irradiazione ottimale del bersaglio;

   la possibilità di utilizzare un acceleratore lineare mobile direttamente in sala operatoria riduce le difficoltà tecniche legate al trasporto del paziente mediante:
   a) accorciamento del tempo aggiuntivo di anestesia;
   b) eliminazione dei rischi infettivi connessi al trasporto del paziente dalla sala operatoria al bunker radioterapia;
   c) aumento delle indicazioni al trattamento con IORT, a causa della facilità della metodica; la necessità di una stretta collaborazione tra chirurgo e radioterapista sensibilizza ulteriormente l’equipe chirurgica alle possibili indicazioni della IORT e comporta una maggiore integrazione multidisciplinare e la possibilità di avvio di protocolli specifici;

   nelle procedure della radioterapia intraoperatoria sono strettamente coinvolte numerose figure professionali, il radioterapista, il chirurgo, l'anestesista, il tecnico di radioterapia. Il personale infermieristico della sala operatoria, rendendo la metodica, per definizione, fortemente multidisciplinare;
   l'utilizzo della IORT per il carcinoma della mammella sembra promettente ai fini del miglioramento del controllo locale di malattia. Negli ultimi 12 anni in Italia sono state trattate con la IORT sulla mammella circa 10.000 pazienti, di cui almeno metà all'istituto europeo di oncologia e le altre nei centri dotati della tecnologia mobile o con la modalità del trasporto del paziente dalla sala operatoria al bunker. Ad oggi i centri in Italia che sono in grado di applicare questa tecnica o nei quali essa è in via di implementazione sono 50, corrispondenti a circa un terzo di tutti i centri di radioterapia;
   l'AGO San Filippo Neri, dotata di un acceleratore mobile dedicato alla sala operatoria (Novac7) dal 1998, ha iniziato, primo in Italia, il trattamento con radioterapia intraoperatoria nelle neoplasie mammarie, prima come boost, nell'ambito di uno studio pilota randomizzato della durata di 5 anni, con risultati ad oggi consolidati sul controllo locale di malattia, e tuttora continua a proporre il trattamento con IORT mammaria anche come dose unica nell'ambito di un protocollo randomizzato multicentrico italiano che prevede gli stessi criteri di arruolamento proposti dallo studio del professor Veronesi i cui risultati sembrano promettenti. A Roma e nel Lazio, l'ACO San Filippo Neri rappresenta in questo ambito, un polo di eccellenza e molte pazienti accedono alla chirurgia senologica di questo nosocomio proprio attratte dalla possibilità di ridurre o, addirittura annullare, i tempi della radioterapia esterna post-operatoria;
   l'accorciamento o la eliminazione completa della radioterapia esterna ottenuta con l'impiego della IORT comporta inoltre un miglior controllo locale di malattia in virtù dell'alta efficacia biologica della dose unica di radiazione e, fondamentale in questo momento storico della nostra economia, una ricaduta sui budget delle aziende che applicano la procedura IORT, a causa di una minore occupazione delle apparecchiature radioterapiche con riduzione delle liste di attesa. Si assiste inoltre ad un abbattimento dei costi del trattamento radiante esterno e ad un notevole miglioramento della qualità di vita delle pazienti con neoplasia mammaria che vedono ridursi l'impegno legato alle terapie con un rapido ritorno alla normale vita lavorativa e familiare e riduzione dei costi sociali;
   ancora oggi, a causa del mancato adeguamento di molte voci del tariffario della radioterapia oncologica, specialità ad elevata tecnologia e di notevole impatto economico nei budget delle aziende sanitarie, non viene riconosciuto alla IORT alcun tipo di codifica normativa o economica (DRG): la tecnica viene semplicemente registrata sulla scheda di dimissione ospedaliera come prestazione effettuata, ma non in carico ai servizi chirurgici né a quelli della radioterapia. Questa anomalia crea disorientamento negli operatori sanitari che lavorano in questo ambito altamente specialistico e può comportare conseguenze potenzialmente dannose ai pazienti, sottoposti ad un trattamento per il quale va creandosi un consenso via via maggiore, ma che non ha un riconoscimento formale. Ad oggi solo la Lombardia ha proposto un DRG per la IORT come dose singola nel carcinoma mammario in età post-menopausale e, successivamente, come sovradosaggio, nell'ambito di un trattamento multimodale che prevede la chirurgia conservativa nelle neoplasie mammarie in donne giovani. Il progetto della regione Lombardia è finalizzato all'attività congiunta dell'Istituto europeo di oncologia e degli ospedali riuniti di Bergamo, dove il progetto IORT esiste ormai da oltre 10 anni. Il professor Veronesi si è fatto portavoce di questa proposta e sono in avanzata elaborazione i dati di un importante studio randomizzato condotto dal suo gruppo per identificare le pazienti affette da carcinoma mammario che si possono senz'altro giovare della metodica IORT –:
   quali interventi di competenza il Ministro intenda adottare al fine di diffondere l'uso della radioterapia intraoperatoria, incentivando la ricerca finalizzata ad identificare le tecniche e le dosi più appropriate in relazione ai casi specifici e se intenda procedere ad assumere ogni iniziativa da competenza per l'adeguamento del tariffario della radioterapia oncologica, specialità ad elevata tecnologia, anche per il notevole impatto economico che presenta nei budget delle aziende sanitarie.
(5-07167)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MORASSUT. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   RFI ha avviato studi e progetti per realizzare un nuovo tratto ferroviario tra la stazione di Roma-Casilina e il tratto della linea Roma-Formia che traccia il confine tra il IX ed il X Municipio del comune di Roma;
   tale opera si renderebbe necessaria ai fini di un migliore smistamento del traffico merci e passeggeri che per il tratto suddetto si svolge oggi su unico binario imponendo sempre più complesse azioni di gestione e segnalamento con inevitabili conseguenze sulla sicurezza dei convogli e sui tempi delle percorrenze;
   il progetto dell'opera ha messo in luce un forte impatto sui preziosi sistemi ambientali e sulle preesistenze archeologiche site nella zone di Tor Fiscale e del Mandrione e ricomprese nel sistema archeologico-naturalistico del Parco dell'Appia e del Parco degli Acquedotti;
   le aree interessate dai nuovi tracciati appartengono in larga parte ad RFI ed alla proprietà comunale per quelle porzioni di parco pubblico già citate di larga fruizione da parte di migliaia di cittadini dei municipi romani interessati, gestite da strutture cooperative sociali o direttamente da associazioni di cittadini che da anni si battono per la loro valorizzazione e che solo da poco tempo dopo anni di mobilitazione hanno ottenuto preziosi risultati recuperando aree agricole, di verde pubblico, casali antichi e percorsi archeologici che rappresentano un patrimonio assoluto di valore inestimabile;
   il progetto suddetto produce un impatto notevole anche sull'abitato avvicinando tracciati ferroviari nazionali al limite dell'abitato lungo tutto il tratto Mandrione-Tor Fiscale ed imponendo in alcuni casi espropri e abbattimenti di unità immobiliari private abitate da svariate famiglie;
   il Ministero per i beni e le attività culturali ha dato via libera alle sopraintendenze di Stato per autorizzare i primi sondaggi archeologici per realizzare i tracciati aggiuntivi e paralleli al tratto suddetto della Roma-Formia;
   le popolazioni locali chiedono una piena conoscenza preliminare e partecipativa alle scelte finali tali da salvaguardare il patrimonio di aree, di beni, di insediamenti civili e di paesaggio di una delle zone archeologiche più importanti dell'intero pianeta;
   l'Ente regionale parco dell'Appia Antica ha nettamente e formalmente respinto tale progetto adducendo motivazioni sostenute da autorevoli esperti (prof. Tamburrino) incaricati di esaminare cause ed impatto di tale opera che viene considerata di enorme danno ambientale non risanabile neanche con tutte le prescrizioni immaginabili dal momento che la linea di divisione esistente sul territorio già segnata dall'attuale ferrovia verrebbe rafforzata da questa nuova bretella a doppio binario che viaggiando in quota (circa 6 mt per innestarsi sulla Roma-Formia altezza Tor Fiscale), annienta tutte le aspettative da anni e sino ad oggi auspicate dai cittadini, circa l'interramento dell'esistente tratto ferroviario;
   il Parco degli Acquedotti è il parco archeologico urbano più grande d'Europa con i suoi 240 ettari ricompresi integralmente nel più vasto Parco dell'Appia riconosciuto – quest'ultimo – per larghe porzioni patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO –:
   quali siano i tempi e lo stato di avanzamento delle procedure approvative del progetto di realizzazione della nuova tratta ferroviaria tra la stazione ferroviaria Roma-Casilina e il tracciato della Roma-Formia in premessa identificato;
   se intende interrompere il percorso di definizione ed approvazione dei progetti e di avviare una fase di concertazione con il territorio e con i municipi VI, IX e X del comune di Roma per studiare una soluzione non invasiva e rispettosa dei beni comuni e delle popolazioni locali;
   se intende rivedere la decisione presa il 2 febbraio 2011 dalla Commissione per la Valutazione di impatto ambientale e successivamente dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare in data 18 febbraio 2011 di escludere l'applicazione della procedura di Valutazione di impatto ambientale per l'esame del progetto;
   se vi siano autorizzazioni del Ministero per i beni e le attività culturali e delle sopraintendenze che dovrebbero essere altresì poste a tutela di beni di immenso valore paesaggistico, naturalistico e storico-archeologico anche nei confronti di soggetti promotori di interesse pubblico come, in questo caso, di una nuova infrastruttura ferroviaria e quali siano le eventuali motivazioni di tali autorizzazioni;
   se intenda riconsiderare il progetto tenendo conto delle indicazioni del nuovo piano regolatore generale vigente di Roma e in modo particolare della necessità – da quest'ultimo evidenziata nei suoi documenti cartografici e allegati di mobilità – di risolvere il problema, cui risponderebbe il progetto RFI, nel quadro complessivo del progetto urbano San Lorenzo-Tuscolano e print di Tor Fiscale preservando le risorse ed i beni comuni sopra menzionati. (5-07161)


   BELLANOVA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   a seguito della decisione della multinazionale British American Tobacco Italia di chiudere il sito leccese, nel settembre 2010, 22 lavoratori sono stati ricollocati in forze all'azienda di Pomezia, HDS, ed assunti in data 4 luglio 2011;
   il 2 dicembre 2010 è stato siglato un accordo presso il Ministero dello sviluppo economico nel quale si legge «Al restante personale appartenente a ditte terze ed operante in maniera continuativa presso lo stabilimento di Lecce sarà offerta ricollocazione in attività di servizio e più precisamente: [...] per circa 26 addetti in attività di servizio sul territorio da parte della società HDS, tenuto conto delle professionalità richieste dalla società e dalla residenza degli addetti»;
   all'ultimo capoverso, pagina 9, del sopra citato accordo si legge «Le parti convengono che il presente piano industriale (ricollocazione e attività industriali e di servizio) sarà oggetto di monitoraggio ministeriale semestrale, o comunque a richiesta di una delle parti da parte dei firmatari del presente accordo»;
   all'interrogante sembra sia utile sottolineare ciò che è stato più volte asserito da alcuni rappresentanti sindacali, vale a dire che al tavolo ministeriale «fu proprio BAT a presentare le aziende»;
   HDS ha presentato ben tre piani industriali, come peraltro sottolinea la stampa in questi giorni. Sulla testata Paese Nuovo si legge «il primo parlava di turismo e di servizi per conto delle altre società che devono riconvertire la ex BAT; il secondo parlava di flaconcini per il sapone da produrre e da destinare alle strutture alberghiere del territorio; il terzo, parla invece di pulizia e smaltimento pannelli fotovoltaici»;
   il 1o gennaio 2012, dopo il fallimento del secondo piano industriale, HDS avvia un nuovo ramo d'azienda, l'HDS Green Energy, controllata al 100 per cento da HDS spa, con il quale pensa di risolvere il problema del ricollocamento dei lavoratori operanti precedentemente nella BAT Italia;
   sempre da fonti giornalistiche si legge che «allo start up ci ha pensato in buona parte BAT Italia, garantendo ad HDS risorse [...] e a chiedere all'azienda amministrata da Alessandro Paoletti dove fosse andato a finire il “milione di euro” ricevuto da BAT furono proprio i lavoratori nel bollente tavolo alla Provincia del 17 febbraio 2012». Nella stessa sede sembrerebbe che HDS abbia riferito, durante l'incontro, di avere un piano industriale, ma non le commesse per metterlo in atto;
   il 9 marzo 2012 presso la provincia di Lecce l'azienda HDS, dopo aver presentato due differenti, piani industriali, comunicava di aver acquisito un nuovo ventaglio di partner ed, a pagina 19, del terzo piano industriale, come riporta la stampa locale si legge «Commesse acquisite: Beghelli spa, GSF Capital e Espe». Ed accanto al cliente Espe sono anche indicate «le collocazioni dei lotti, nonché la data di inizio dei lavori»;
   il 23 maggio 2012 i dipendenti dell'azienda HDS, sembrerebbe a seguito di ritardi nei pagamenti, hanno manifestato il loro disappunto improvvisando un'assemblea spontanea;
   qualche giorno addietro HDS ha annunciato il licenziamento collettivo dei lavoratori e la conseguente richiesta di messa in mobilità per i 22 dipendenti. La causa, come riportato il 17 giugno 2012 dalla testata il Nuovo Quotidiano di Puglia «sembrerebbe dovuta all'interruzione delle commesse a seguito delle proteste dei lavoratori»;
   sul giornale Il Paese Nuovo di martedì 19 giugno si legge: «La società Espe, capofila del network Espe Group, precisa di non avere mai avuto rapporti contrattuali, né commesse aperte con HDS Green Energy e pertanto di non aver mai revocato alcuna commessa»;
   va detto che il travaglio che i sopracitati lavoratori hanno dovuto subire a due anni e mezzo dalla firma dell'accordo ministeriale è consistente. Queste persone sono state dapprima collocate in mobilità, poi assunte il 4 luglio 2011, come sopra detto, hanno effettuato corsi di formazione propedeutici all'acquisizione di competenze per espletare la nuova attività, ad aprile 2012 collocate in regime di cassa integrazione in deroga regionale fino al 30 giugno 2012 ed ora, a quanto sembrerebbe dalla richiesta dell'azienda, saranno licenziate e ricollocate in mobilità –:
   se i Ministri interrogati non ritengano doveroso acclarare quanto è contato complessivamente allo Stato il presunto piano di riconversione, nella fattispecie relativamente al segmento riguardante HDS, in termini di utilizzo di ammortizzatori sociali che avrebbero dovuto aiutare il percorso di una nuova collocazione dei lavoratori e che invece, a quanto sembra per decisione dell'azienda, dopo ben due anni e mezzo si ritroveranno comunque a fuoriuscire dal circuito lavorativo, con il drammatico esito di infrangere, nonostante i sacrifici dei lavoratori, i sogni di una nuova collocazione lavorativa;
   se il monitoraggio ministeriale semestrale sia mai stato effettuato, così come stabilito nell'accordo del 2 dicembre 2010, e, se così non fosse, per quali motivazioni non si sia inteso seguire capillarmente l’iter di riconversione lavorativa dei dipendenti ex BAT, anche per far fede alla credibilità delle istituzioni, proprio alla luce delle dichiarazioni di smentita rilasciate dal gruppo Espe;
   se i Ministri interrogati non ritengano inderogabile la convocazione di un incontro istituzionale nelle sedi ministeriali per porre finalmente avvio ad una verifica complessiva degli impegni assunti e sottoscritti da parte della azienda HDS, come di tutti gli altri attori coinvolti nell'accordo del 2 dicembre 2010. (5-07173)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MIGLIORI. — Al Ministro dello sviluppo economico. – per sapere – premesso che:
   nel comune di Firenzuola (provincia di Firenze), con caratteristiche montane, in località Bruscoli, è situato l'ufficio postale di zona, del quale sono fruitori anche gli abitanti delle adiacenti località;
   la società Poste italiane ha proceduto alla chiusura dell'ufficio postale di Bruscoli senza alcun preavviso e comunicazione.
   Bruscoli risiede a 13 chilometri di distanza, di strade di montagna dal più vicino ufficio postale e a 22 chilometri dal comune di Firenzuola, non è servita dalla linea ADSL e con scarsi collegamenti pubblici;
   la cittadinanza ha proceduto anche ad un esposto alla procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio –:
   quali iniziative urgenti si intendano attuare affinché l'ufficio postale di Bruscoli non venga eliminato, continuando così a garantire una presenza con un servizio pubblico in questa zona alla cittadinanza, alle aziende ed agli anziani, garantendo così un servizio minimo che possa permettere il vivere civile in una zona già disagiata. (4-16663)


   FARINONE. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la società MX Group di Villasanta (provincia di Monza e Brianza), operante nel settore fotovoltaico, ha annunciato la cessazione del ramo d'azienda relativo alla produzione di pannelli fotovoltaici e la conseguente richiesta di Cassa integrazione guadagni straordinaria per 110 addetti (su un totale di 131);
   questo provvedimento segue alla messa in Cassa integrazione guadagni ordinaria dalla fine del mese di marzo 2012 di 106 lavoratori della Solarday di Mezzago (provincia di Monza e Brianza), del società di MX Group specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici ad elevata efficienza ora posta in liquidazione;
   l'azienda sostiene che le motivazioni della decisione adottata risiedono da un lato nell'elevato costo delle materie prime occorrenti per la produzione, in particolare delle celle, e dall'altro nella forte concorrenza sui prezzi operata dai produttori del sud est asiatico e soprattutto dalla Cina. Conseguentemente, la scelta di MX è stata di lasciare attiva la sola divisione di progettazione e installazione degli impianti (la sigla è EPC);
   nel mese di febbraio 2012 MX Group si è aggiudicata l'incarico in esclusiva di EPC contractor per la progettazione e realizzazione di un parco solare che si estenderà su una superficie di 3000 ettari nella Repubblica di Serbia. Si tratterà del più grande parco fotovoltaico del mondo, costituito da 100 impianti da 10 megawatt ciascuno che verranno installati tra il 2013 e il 2015;
   questa importante commessa, del valore di circa 1,7 miliardi di euro, avrebbe dovuto rappresentare un contributo decisivo alle attività di MX Group in Italia. Invece, il contratto sottoscritto prevede l'apertura in loco, cioè in Serbia, di una fabbrica di pannelli fotovoltaici e di una società EPC contractor che si avvarranno del know how dei tecnici di MX per la fase di start up e di sola installazione dei pannelli –:
   se il Ministro sia conoscenza dei sopra indicati avvenimenti e cosa intenda fare il Governo per tutelare il posto di lavoro degli addetti interessati e per salvaguardare l'occupazione in Italia a fronte dei sempre più frequenti esempi di delocalizzazione verso est del nostro apparato produttivo nazionale;
   come intenda, per la parte di propria competenza, promuovere il settore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica quali ambiti strategici per lo sviluppo dell'industria, dell'innovazione e dell'autonomia energetica del nostro Paese. (4-16664)

Apposizione di firme ad una mozione
e modifica dell'ordine dei firmatari.

  La mozione Renato Farina n. 1-01029, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 maggio 2012, deve intendersi sottoscritta anche dagli onorevoli: Tempestini, Allasia, Adornato, Di Biagio, Evangelisti, Moffa, Misiti, Mosella, Antonione, Belcastro e Craxi e, contestualmente con il consenso degli altri sottoscrittori, l'ordine delle firme deve intendersi così modificato: «Renato Farina, Tempestini, Allasia, Adornato, Di Biagio, Evangelisti, Moffa, Misiti, Mosella, Antonione, Belcastro, Pianetta, Baldelli e Craxi».

Apposizione di firme a mozioni.

  La mozione Fluvi e altri n. 1-00910, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 marzo 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Marco Carra.

  La mozione Moffa e altri n. 1-01034, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 maggio 2012, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Muro, Amici, Meta.

Apposizione di firme
a risoluzioni.

  La risoluzione in commissione Pes n. 7-00449, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 1o dicembre 2010, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Coscia, Frassinetti, Centemero, Siragusa.

  La risoluzione in commissione Zazzera e Di Giuseppe n. 7-00864, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 maggio 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Granata.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta scritta Sbai e altri n. 4-16606, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Lussana, La Loggia.

  L'interrogazione a risposta orale Livia Turco e Velo n. 3-02343, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Zampa.

Ritiro di documenti di indirizzo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   mozione Montagnoli n. 1-00896 del 28 febbraio 2012;
   mozione Lombardo n. 1-00901 del 5 marzo 2012;
   mozione Fluvi n. 1-00910 del 9 marzo 2012;
   mozione Misiti n. 1-00911 del 9 marzo 2012;
   mozione Crosetto n. 1-00913 del 12 marzo 2012;
   mozione Borghesi n. 1-00916 del 12 marzo 2012;
   mozione Mosella n. 1-00924 del 13 marzo 2012;
   mozione Polidori n. 1-00929 del 15 marzo 2012;
   mozione Cambursano n. 1-00948 del 21 marzo 2012;
   mozione Ciccanti n. 1-00970 del 26 marzo 2012;
   mozione Ossorio n. 1-01011 del 17 aprile 2012;
   mozione Iannaccone n. 1-01060 del 30 maggio 2012.

Ritiro di documenti
del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   interpellanza Delfino n. 2-00991 del 7 marzo 2011;
   interpellanza urgente Carlucci n. 2-01543 del 12 giugno 2012;
   interrogazione a risposta orale Binetti n. 3-02333 del 13 giugno 2012.

ERRATA CORRIGE

  Mozione Renato Farina e altri n. 1-01029 (nuova formulazione) pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 652 del 19 giugno 2012. Alla pagina 32072, seconda colonna, dalla riga trentottesima alla riga quarantesima, deve leggersi: «idonei strumenti di ”soccorso umanitario”, la popolazione civile nei beni supremi della vita e della libertà religiosa.» e non «idonei strumenti di ”ingerenza umanitaria”, la popolazione civile nei beni supremi della vita e della libertà religiosa», come stampato.

  Interpellanza urgente Nizzi e altri n. 2-01555 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 652 del 19 giugno 2012. Alla pagina 32052, seconda colonna, le righe settima, ottava e nona devono intendersi soppresse.