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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Giovedì 21 giugno 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,
   premesso che:
    il consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012, secondo le indicazioni emerse nel corso del precedente incontro informale del 23 maggio 2012, dovrebbe incentrarsi sui seguenti temi: misure di stabilizzazione dell'eurozona; iniziative in materia di crescita; rafforzamento dell'Unione economica e ipotesi di ulteriore integrazione politica dell'Unione; quadro finanziario pluriennale 2014-2020;
    la discussione sui primi tre punti dovrebbe svolgersi sulla base di una relazione che sarà predisposta dal Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy che dovrebbe individuare i principali elementi costitutivi e un metodo di lavoro per condurre l'unione economica e monetaria verso una nuova fase;
    la discussione sulla stabilizzazione dell'Eurozona dovrebbe incentrarsi su due profili:
   a) il primo attiene agli strumenti di sostegno ai Paesi colpiti da crisi del debito sovrano, con particolare riferimento alla effettiva entrata in vigore del nuovo meccanismo permanente di stabilizzazione (European Stability Mechanism, ESM) dell'area euro e alla sua combinazione con gli strumenti attualmente operanti nonché al loro utilizzo per sostenere il settore creditizio;
   b) il secondo concerne la creazione di nuovi strumenti volti ad assicurare una gestione o garanzia comune (di parte) del debito sovrano degli Stati membri dell'Eurozona al fine di prevenire future crisi;
    le opzioni «sul tavolo» sono numerose: dagli «Stability Bond» (emissione in comune di titoli di debito da parte degli Stati dell'eurozona) alla creazione di fondo europeo di redenzione;
    sui primi, la Commissione europea nel novembre 2011 individuò tre opzioni a seconda dei grado di sostituzione:
   a) sostituzione totale dei titoli nazionali con gli stability bond, con garanzia congiunta e differenziata;
   b) sostituzione parziale dei titoli nazionali, con garanzia congiunta e differenziata;
   c) sostituzione parziale dei titoli nazionali con gli stability bond con garanzia differenziata;
    la proposta di creare un fondo europeo di redenzione (ERF), invece, prevede di far confluire nel fondo l'importo dei debiti pubblici degli Stati dell'Eurozona per la parte eccedente il 60 per cento del prodotto interno lordo. L'ERF emetterebbe titoli per una durata massima di 20-25 anni garantiti dal gettito delle imposte riscosse a livello nazionale e da asset pubblici dei Paesi assistiti;
    in un sistema chiuso come quello dell'euro, non possono essere tutti creditori. Il fatto che una politica controproducente venga imposta crea una dinamica politica molto pericolosa, che invece di unire i Paesi membri, li spingerà a recriminazioni reciproche e potrebbe provocare il rischio concreto, che l'euro possa minare la coesione politica dell'Unione europea;
    i tagli alla spesa imposti ad alcuni Paesi stanno spingendo l'Europa in una trappola deflazionistica. La riduzione del deficit di bilancio crea una pressione verso il basso sui salari e sui profitti, le economie si contraggono e il gettito fiscale potrebbe crollare;
    l'ammontare del debito, che è dato dal rapporto tra debito cumulato e prodotto interno lordo, di fatto aumenta, richiedendo ulteriori tagli di bilancio e ingenerando così un circolo vizioso;
    con l'arrivo dall'euro la Banca centrale europea ha trattato su un piano di parità i titoli di Stato dei diversi Paesi membri. Questo ha incentivato le banche ad accumulate titoli dei Paesi più deboli per guadagnare qualche punto base in più. L'introduzione della moneta unica ha poi provocato la divergenza di competitività che oggi è così difficile da correggere. Le banche sono state «zavorrate» con i buoni del tesori di Paesi meno competitivi, che, da privi di rischio com'erano, sono diventati più rischiosi. Le autorità hanno allora ordinato al sistema bancario europeo di ricapitalizzarsi: ed è stato il colpo di grazia, perché le banche sono state fortemente incentivate a ridurre il bilancio, chiedendo il rimborso dei prestiti e sbarazzandosi dei rischiosi titoli di Stato;
    il «credit crunch» ha fatto sentire i suoi effetti sull'economia reale. La Banca centrale europea ha iniziato prima a ridurre i tassi d'interesse e a comprare titoli di Stato sul mercato aperto;
    il meccanismo del LTRO (operazioni di rifinanziamento a lungo termine) della Banca centrale ha alleviato le pene del sistema bancario, ma l'effetto positivo è già terminato;
    il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, il 30 maggio 2012 ha prospettato l'esigenza di creare una «Unione bancaria» fra i Paesi dell'Eurozona, basata su tre pilastri: un sistema comune di garanzia dei depositi; un fondo europeo di risoluzione (per i fallimenti bancari); una più forte centralizzazione della vigilanza bancaria a livello di Unione europea;
    ciò costituirebbe lo strumento necessario per affrontare la causa fondamentale dell'instabilità finanziaria in Europa, vale a dire il nesso tra le difficoltà del sistema bancario («stress bancario») e quelle della finanza pubblica («stress sovrano»);
    il deterioramento dell'economia e la disintegrazione politica e sociale, se l'appuntamento europeo di fine mese non avviasse un immediato cambio di rotta, si rafforzerebbero a vicenda. Chi trova intollerabile questo stato di cose e cerca il cambiamento è spinto all'estremismo anti europeo. Se l'Europa avrà la forza ed il coraggio di portare a compimento una drastica regolazione del mercato finanziario, e di avviare finalmente, una precisa strategia per la crescita, si potrebbe pensare di diventare a medio termine una zona di stabilita;
    il Parlamento italiano, con la risoluzione di accompagnamento al documento di economia e finanza approvato il 26 aprile 2012, ha sottolineato l'importanza che il Governo operi affinché modifiche strutturali nei Trattati siano introdotte in direzione dell'attribuzione alla Banca centrale europea del ruolo di prestatore di ultima istanza;
    il Parlamento europeo, nell'esame dei regolamenti della Commissione (Two pack) relativi alla disciplina di bilancio, ha respinto la proposta di scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit di bilancio, ma ha approvato la creazione di un fondo europeo che assuma debiti dei Paesi che eccedono il 60 per cento del prodotto interno lordo, e che emetta obbligazioni a tassi di interesse ridotti con la garanzia di tutti i Paesi membri entro limiti temporali determinati,

impegna il Governo:

   a sostenere un dibattito politico europeo sul «cantiere istituzionale» verso una Unione politica dell'area euro che comprenda l'unione fiscale con i relativi meccanismi di controllo sovranazionale delle politiche di bilancio;
   a sostenere e a promuovere iniziative europee per lo sviluppo con l'obiettivo di:
    a) creare una Unione bancaria dell'area euro così come evidenziato in premessa;
    b) attivare con effetto immediato i project bond europei;
    c) sostenere, attraverso opportune modifiche dei Trattati, un processo riformatore volto ad attribuire alla Banca centrale europea un nuovo mandato che preveda il ruolo di prestatore di ultima istanza;
    d) sostenere con forza lo scorporo strutturale di alcune categorie di investimento dal computo del deficit del Paesi membri («golden rule»);
    e) definire tempi certi per il completamento del mercato interno, aumentando competitività ed introducendo flessibilità nel mercato del lavoro secondo i principi europei;
   a promuovere la prosecuzione dei lavori del Consiglio relativamente all'imposta sulle transazioni finanziarie;
   a stimolare le sinergie tra strumenti nazionali ed europei, compresi i fondi strutturali. In particolare al fine di combattere la disoccupazione giovanile;
   a promuovere un aumento di capitale della Banca europea per gli investimenti.
(1-01092) «Cambursano, Brugger».


   La Camera,
   premesso che:
    l'articolo 14 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge n. 111 del 2011, prevede l'istituzione di una società a responsabilità limitata, denominata Istituto Luce-Cinecittà, con sede a Roma con capitale sociale di 15 mila euro detenuto interamente dal Ministero dell'economia e delle finanze;
    l'onere derivante dalla sottoscrizione del capitale per la costituzione della società a responsabilità limitata è finanziato attraverso corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo unico per lo spettacolo, come risultante dalla tabella C della legge finanziaria n. 220 del 2010;
    la nuova società sostituisce di fatto Cinecittà Luce spa, che viene messa in liquidazione e trasferita alla società Fintecna o a società da essa interamente controllata, presumibilmente Fintecna immobiliare, preso atto che il comma 8 dell'articolo 33 del citato decreto-legge prevede la liquidazione della Patrimonio spa società immobiliare interamente controllata da Fintecna;
    si pone di conseguenza il problema di quale possa essere il. destino del rilevante patrimonio immobiliare pubblico della disciolta Cinecittà-Luce costituito da edifici di grande valore storico e monumentale destinati all'intero ciclo della produzione cinematografica e televisiva e da terreni di completamento del compendio storico degli stabilimenti;
    Cinecittà, costruita nel 1936 su progetto di Gino Peressutti, costituisce ancora oggi il più moderno ed attrezzato stabilimento cinematografico d'Europa con 16 teatri di posa costruiti negli anni Trenta e altri 6 realizzati negli anni successivi, per complessivi 600 mila metri quadrati di superficie, due piscine esterne e una interna per riprese acquatiche, 40 mila metri quadrati di strade e piazze, 35 mila metri quadrati di giardini;
   le strutture tecniche consentono di realizzare contenuti multimediali, film, produzioni televisive dal primo ciak alla post produzione, dalla stampa alla prima copia e con strutture tecnologiche digitali avanzate, attrezzature e professionalità per tutte le lavorazioni;
    è necessario garantire, oltre all'eccellente servizio per le cosiddette produzioni in pellicola, la previsione di un significativo incremento del livello tecnologico sul versante del settore digitale, creando idonee strutture o, in alternativa, adeguando quelle esistenti alle nuove realtà produttive (virtual set, motion capture e green screen);
    l'indotto complessivo degli addetti, delle professioni, delle aziende che operano in Italia nel campo della produzione cinematografica è calcolabile all'incirca in 8000 addetti direttamente impegnati nel settore dello spettacolo e del cinema, 12.000 aziende che lavorano nel settore della produzione di contenuti, 250.000 persone impegnate nella filiera produttiva e delle tecnologie comunque collegate;
    questo comporta che è necessario un serio e concreto impegno da parte del gestore per mettere in atto politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà oltre ai servizi offerti dai fornitori sia sul territorio regionale che nazionale;
    per consentire a Cinecittà di mantenere ed anzi incrementare un adeguato livello di competitività sul mercato nazionale ed internazionale, è necessario inoltre porre in atto una idonea politica dei prezzi, mettendo in risalto la notorietà del marchio cui abbinare importanti investimenti sul fronte della modernizzazione delle strutture teatrali;
    in relazione, poi, agli eventi da prevedere, grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà,

impegna il Governo:

   ad operare affinché il polo degli stabilimenti e delle infrastrutture di Cinecittà, dell'Istituto Luce e del Centro sperimentale di cinematografia restino destinati alle loro originarie funzioni di produzione, tutela e formazione del prodotto cinematografico e audiovisivo;
   a disporre del patrimonio immobiliare pubblico delle tre realtà precedentemente indicate e costituito da edifici storici, di più recente costruzione e da terreni liberi, in funzione delle finalità industriali e culturali per le quali sono sorti e comunque nel pieno rispetto delle norme vigenti che regolano l'utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico di tipo storico e monumentale come anche stabilito dal codice dei beni culturali (decreto legislativo n. 42 del 2004) dall'articolo 155 all'articolo 59 del medesimo;
   a verificare tali indirizzi con il gestore «Cinecittà Studios» al fine di una piena garanzia sul rilancio industriale dell'intero polo di Cinecittà puntando con decisione ad una politica integrata tra diversi soggetti pubblici e privati – RAI, Anica –, alla promozione di eventi e di rassegne che abbiano come location gli studi cinematografici storici, alla interazione con altri importanti insediamenti produttivi a partire dal complesso ex De Laurentiis di Castelromano, presso Roma, e costruire una proposta complessiva e condivisa per il rilancio del settore della produzione di contenuti multimediali e del territorio coinvolto;
   a salvaguardare e sviluppare il patrimonio delle «Teche» concentrando sull'Istituto Luce il versamento di molti importanti fondi anche al fine di preservare un inestimabile patrimonio storico e di tutela della memoria storica nazionale e popolare del Paese;
   a garantire il necessario sviluppo del settore tecnologico, soprattutto attraverso l'incremento del digitale da conseguire mediante creazione di idonee strutture o adeguamento di quelle esistenti alle nuove realtà produttive (virtual set, motion capture e green screen);
   ad impegnare, d'intesa con gli enti locali interessati e competenti in materia urbanistico edilizia, le aree residue del compendio storico di Cinecittà allo sviluppo delle attività produttive e industriali proprie di Cinecittà, evitando il rischio di impropri utilizzi a fini di valorizzazione commerciale non connessi al rilancio del polo cinematografico più importante d'Italia e di Europa;
   ad assumere iniziative volte a prevedere nel quadro della programmazione economica e finanziaria, pur nel rispetto dei vincoli dettati dalla intensa azione di risanamento intrapresa per garantire la stabilità monetaria, adeguate risorse per il rilancio del polo di Cinecittà-Istituto Luce, Centro sperimentale di cinematografia impegnando risorse pubbliche anche attraverso la Cassa depositi e prestiti e ricercando ogni forma di collaborazione economica per mobilitare risorse private;
   a sollecitare un serio e concreto impegno da parte del gestore per garantire politiche del lavoro che incrementino l'utilizzo degli stabilimenti di Cinecittà e i servizi offerti dai fornitori sia sul territorio regionale che nazionale;
   a incentivare la nuova società di gestione a mantenere ed anzi incrementare un adeguato livello di competitività sul mercato nazionale ed internazionale, anche attraverso una idonea politica dei prezzi, mettendo altresì in risalto la notorietà del marchio cui abbinare importanti investimenti sul fronte della modernizzazione delle strutture teatrali.
   a tenere conto del fatto che, in relazione agli eventi da prevedere e grazie alle enormi potenzialità e peculiarità offerte da questa struttura, sarebbe opportuno programmare la realizzazione del festival del cinema di Roma proprio all'interno del complesso di Cinecittà.
(1-01093) «Morassut, Rampelli, Meta, Aracri, Pompili, Marsilio, Giulietti, Mariarosaria Rossi, Carella, Sammarco».


   La Camera,
   premesso che:
    in Nigeria ormai purtroppo da molti anni le comunità cristiane vivono nella paura e nella persecuzione. Dall'inizio di quest'anno, ogni domenica è segnata, negli Stati del nord di questo Paese, dall'aggressione contro inermi fedeli che partecipano alle celebrazioni liturgiche. Secondo fonti autorevoli sono più di seicento le vittime mietute nella comunità cristiana nel corso di questa escalation dei terroristi islamici del gruppo Boko Haram, ideologicamente e organizzativamente prossimo ad Al Qaeda. Questa fazione, che nel gennaio 2012 aveva ucciso in un attacco almeno 160 persone a Kano, ha rivendicato gli attacchi susseguitisi con cadenza ininterrotta fino a domenica 17 giugno 2012 ed oggi è congiunta strategicamente con analoghe formazioni che occupano di fatto buona parte del Mali e importanti città della Mauritania, e stanno allargando le loro zone d'influenza nell'Africa sub-sahariana;
   i fatti più recenti illustrano l'infame strategia dei terroristi. Cinque chiese in città diverse sono state assaltate in sequenza. In particolar, a Zaria, nello Stato di Kaduna, un commando a colpi di granata ha assassinato quattro bambini che giocavano all'esterno di una chiesa. Gli autori di questo atto orribile sono stati circondati e linciati dalla folla. E la rappresaglia si è estesa coinvolgendo musulmani senza colpa. La logica del Boko Haram, innestandosi anche su divisioni tribali, è proprio quella di esasperare la comunità cristiana, che è una fortissima minoranza, e spingerla all'emigrazione o comunque a reazioni indiscriminate per determinare l'esplosione di una vera e propria guerra civile che esasperi la situazione già tesa per l'imposizione della legge islamica a tutti i cittadini: «La Chiesa, specie quella cattolica, è un obiettivo perché, agli occhi dei fanatici di Boko Haram, rappresenta quella cultura e quei valori occidentali che essi affermano di combattere, in particolare l'istruzione occidentale», ha detto il presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, monsignor Ignatius Ayau Kaigama;
   a questi casi eclatanti si somma in Paesi del vicino e medio Oriente nonché dell'Asia profonda la quotidiana e progressiva pratica silenziosa di omicidi confessionali e l'induzione all'espatrio dei fedeli delle antiche Chiese apostoliche, determinata oltre che dallo stillicidio cruento, dalla compressione crescente degli spazi di presenza e libertà per le minoranze cristiane in numerosi Paesi dell'Asia;
   la pratica di omicidi singoli o di massa di cristiani è costantemente in crescita. Basti solo segnalare l'omicidio di Shabhaz Bhatti, Ministro per le minoranze in Pakistan, assassinato da un commando di terroristi islamici a Islamabad il 2 marzo del 2011, per la sua strenua difesa in particolare di Asja Bibi, una donna condannata a morte per «blasfemia»;
   in Iraq è in corso una vera e propria pulizia etnica, che si attua con rapimenti e assassini selettivi, così da indurre alla diaspora una comunità che preesisteva all'Islam. Lo stesso rischia di accadere alla comunità copta in Egitto;
   la persecuzione ai danni dei cristiani e ogni persecuzione religiosa sono intollerabili non solo da un punto di vista confessionale, ma soprattutto in ragione della garanzia e della tutela della giustizia e della libertà di tutti;
   occorre assumere iniziative perché queste vittime non siano oltraggiate, oltre che con la barbara uccisione, anche con il silenzio e l'indifferenza,

impegna il Governo:

   ad assumere al più presto ogni iniziativa utile a porre la questione delle persecuzioni religiose, in particolare quelle contro i cristiani, al centro del dibattito internazionale al più alto livello, al fine di mettere a punto un atto di condanna e di riconoscimento delle, persecuzioni contro i cristiani quale vera e propria emergenza internazionale;
   a farsi promotore di una risoluzione in seno alle Nazioni unite che sancisca l'impegno morale e concreto della comunità internazionale a difesa delle comunità cristiane ovunque nel mondo esse siano perseguitate o limitate nella loro libertà religiosa.
(1-01094) «Polledri, Isidori, Dozzo, Maggioni, Grimoldi, Meroni, Fedriga, Rondini, Togni, Montagnoli, Rivolta, Di Vizia, Crosio, Comaroli, Bitonci, Goisis, Laura Molteni, Fogliato, Molgora, Lussana, Allasia, Cavallotto, Consiglio, Forcolin, Callegari, Desiderati, Torazzi, Pastore, Fugatti, Vanalli, Munerato, Fabi, Bragantini, Follegot».

Risoluzioni in Commissione:


   La VI Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 40, comma 2, del decreto-legge n. 159 del 2007, prevede la trasformazione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in Agenzia fiscale dei monopoli di Stato, fissando al 1o marzo 2008 il termine di istituzione dell'Agenzia medesima;
    sia pure con molto ritardo, il precedente Governo aveva inteso ottemperare a tale norma, predisponendo uno schema di decreto ministeriale di istituzione dell'Agenzia fiscale dei monopoli di Stato (Atto n. 411), che era stato trasmesso alle Camere e sul quale la Commissione finanze della Camera, il 10 novembre 2011, aveva espresso parere favorevole con condizioni e osservazioni e la Commissione Finanze e tesoro del Senato aveva espresso, il 14 febbraio 2012, parere favorevole con condizioni e osservazioni;
    nonostante i pareri parlamentari espressi, l’iter di emanazione del predetto decreto ministeriale non si è, in realtà, mai concluso, in quanto il Governo attualmente in carica non ha ritenuto di procedere alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale stesso;
    risulta da notizie di stampa che recentemente il Governo abbia adottato un decreto-legge che stravolge ulteriormente tale impostazione, prevedendo la soppressione dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato e il suo l'accorpamento nell'Agenzia delle dogane;
    tale scelta, appare, in primo luogo, molto discutibile sul piano del merito, in quanto non si ravvisa come le funzioni, del tutto peculiari, svolte dall'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato possano essere meccanicamente trasferite all'Agenzia delle dogane;
    le attività di regolazione e vigilanza pubblica sul settore dei giochi presentano infatti connotazioni del tutto diverse dalle funzioni di accertamento, liquidazione e riscossione di tributi svolte dalle altre branche dell'amministrazione finanziaria, in particolare in quanto l'azione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato assume profili di vera e propria politica industriale relativamente ad un settore di estrema rilevanza economica, che ha visto crescere in modo esponenziale il proprio fatturato nel corso degli ultimi anni;
    in secondo luogo, l'assorbimento dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato nell'ambito dell'Agenzia delle dogane rischia di determinare un grave indebolimento dei presidi pubblicistici, posti a garanzia del gettito erariale ed a tutela dei diritti dei cittadini, in un settore che, anche per l'estrema rilevanza degli interessi economico-finanziari coinvolti, presenta molteplici aspetti di criticità, in particolare per quanto riguarda la trasparenza degli aspetti societari e le possibili infiltrazioni da parte della criminalità organizzata;
    in terzo luogo, la decisione dell'Esecutivo di non dare seguito a quanto già stabilito dal legislatore, che aveva previsto l'istituzione dell'Agenzia fiscale dei monopoli di Stato, nonché alle pronunce parlamentari sugli atti di normativa secondaria attuativi delle citate previsioni, appare al firmatario del presente atto di indirizzo sbagliata dal punto di vista della tecnica normativa, e, soprattutto, gravemente irrispettosa delle prerogative delle Camere, ignorando in sostanza completamente la volontà degli organi parlamentari che si erano espressi in senso favorevole al provvedimento;
    in tale contesto, la decisione dell'Esecutivo sembra al firmatario del presente atto rappresentare l'ennesimo cedimento dell'attuale Governo ai poteri forti delle società concessionarie dei giochi pubblici, le quali risultano già beneficiate da un trattamento fiscale assolutamente di favore per quanto il prelievo erariale unico applicato sulle giocate degli apparecchi e congegni da gioco leciti;
    tale ulteriore cedimento dell'Esecutivo alle spinte della lobby dei concessionari risulta tanto più inquietante, laddove si consideri che una delle principali concessionarie, la società BPlus, è riconducibile al signor Francesco Corallo, latitante, nei cui confronti la magistratura milanese ha emesso un mandato di cattura per associazione a delinquere, e che tutte le concessionarie sono oggetto di pesanti rilievi da parte della Corte dei conti per gravi irregolarità concernenti il mancato collegamento in rete con la SOGEI degli apparecchi da gioco, e sono state per tale motivo condannate ad una sanzione pecuniaria di circa 2,5 miliardi di euro;
    appare pertanto indispensabile che il Governo riveda l'improvvida scelta di sopprimere l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato procedendo invece quanto prima all'istituzione dell'Agenzia fiscale dei monopoli di Stato,

impegna il Governo

a dare seguito al processo di trasformazione dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in Agenzia dei monopoli di Stato, prevista dall'articolo 40, comma 2, del decreto-legge n. 159 del 2007, proseguendo nell'adozione del relativo decreto ministeriale di istituzione della predetta Agenzia, sul quale le competenti Commissioni di Camera e Senato hanno già espresso parere favorevole.
(7-00922) «Barbato».


   La VII Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 64, comma 3-4, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008, prevede una serie di provvedimenti volti ad una maggiore razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane all'interno del sistema scolastico;
    in ottemperanza al suddetto decreto la circolare ministeriale n. 38 del 2009 prevede la riduzione per l'anno scolastico 2009-2010 di 42.100 cattedre; la circolare ministeriale n. 37 del 2010 prevede la riduzione per l'anno scolastico 2010-2011 di 25.600 cattedre; infine la circolare ministeriale n. 21 del 2011 prevede la riduzione per l'anno scolastico 2011-2012 di 19.700 cattedre;
    la riduzione degli organici ha avuto effetto sul personale cosiddetto «precario» e sul personale docente in ruolo: per l'anno scolastico 2011-2012 sono stati stimati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in 8.000 docenti in esubero (assunti in ruolo, ma perdenti posto);
    la nota ministeriale n. 1348 del 2010, la nota ministeriale n. 4968 del 2010 e la nota ministeriale n. 272 del 2011 prevedono la confluenza di alcuni docenti di ruolo in determinate classi di concorso, ormai ridotte, su altre classi per impiegare completamente il personale già assunto in ruolo ed evitare situazioni di esubero;
    il decreto direttoriale n. 7 del 2012 regolamenta i corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno destinati esclusivamente al personale docente appartenente a classi di concorso in esubero; i corsi, il cui costo è sostenuto interamente dal MIUR, si articola in tre moduli, ciascuno equivalente a 20 crediti formativi, corrispondenti a un livello base, intermedio e avanzato rispettivamente; una volta seguito il corso e superata la prova finale, i docenti assumerebbero pertanto una cattedra in ruolo sull'attività di sostegno;
    attualmente i docenti di sostegno assunti in ruolo hanno conseguito la specializzazione all'insegnamento attraverso percorsi formativi specifici e articolati, preparatori per le attività di sostegno, come previsto dall'articolo 325 del decreto legislativo 297 del 1994, quali corsi biennali di 1280 ore, e corsi post-specializzazione presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS), corsi di laurea in scienze della formazione primaria;
    si teme che il provvedimento contenuto nel decreto dirigenziale n. 7 del 2012 penalizzi la qualità del servizio di insegnamento reso agli alunni diversamente abili, la cui integrazione nel contesto scolastico necessità di professionalità e competenze specifiche, che si ritiene non possano essere acquisite in breve tempo;
    il provvedimento introdotto dal decreto dirigenziale n. 7 del 2012 pregiudicherebbe anche i docenti non di ruolo in possesso di un titolo di abilitazione all'insegnamento di attività di sostegno, che svolgono la loro attività da ormai molti anni;
    inoltre, il decreto dirigenziale n. 7 del 2012 prevede che l'adesione ai corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno sia su base volontaria;
    tuttavia, non essendo stati individuati percorsi alternativi, il docente che decidesse di non aderire, rientrerebbe nel profilo previsto dalla legge n. 183 del 2011, la quale dispone in tema di mobilità e collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici: il docente dovrebbe essere ricollocato in un altro ramo della pubblica amministrazione e se ciò non fosse possibile andrebbe incontro alla cassa integrazione e al successivo licenziamento; la scelta appare pertanto obbligata,

impegna il Governo:

   a individuare modalità differenti di utilizzo dei docenti in esubero, che salvaguardino il diritto alla qualità della formazione per gli alunni con bisogni specifici e la professionalità dei docenti già abilitati per il sostegno e dei docenti in esubero, favorendo il loro impiego in attività di supporto alla didattica delle istituzioni scolastiche singole e in rete;
   a valutare l'opportunità di riqualificare, su base volontaria, i docenti in esubero per il loro utilizzo a supporto degli uffici scolastici territoriali e regionali, dove si individuino e riscontrino carenze di organico o in altri comparti della pubblica amministrazione sulla base di accordi interministeriali.
(7-00921) «Centemero, Frassinetti, Palmieri, Pagano».


   La IX Commissione,
   premesso che:
    i parcheggi cosiddetti «rosa», riservati alle donne in gravidanza, rappresentano un servizio importantissimo all'interno di ogni centro urbano, soprattutto dove il traffico è particolarmente intenso ed è particolarmente difficoltoso parcheggiare;
    per le donne in gravidanza l'insufficienza dei parcheggi, in particolare nelle grandi città, rappresenta un grave disagio e una vera e propria limitazione della libertà personale;
    i parcheggi rosa, oltre a rappresentare un importante gesto di civiltà, consentirebbero alle neo mamme di avere una maggiore autonomia e libertà negli spostamenti e nello svolgimento della loro attività lavorativa, tutelando, al contempo, la loro salute e quella del nascituro;
    secondo quanto riportato da un recente articolo della testata dell'Agenparl del 13 aprile 2012, oltre che da diverse testate giornalistiche, nonostante il successo della sperimentazione dei parcheggi rosa di qualche anno fa condotta da molte amministrazioni comunali, oggi nella maggior parte delle grandi città non c’è più traccia delle aree di sosta destinate alle future mamme;
    ad oggi non vi è nessuna disposizione normativa riferita ai parcheggi rosa e la loro regolamentazione è affidata alla sensibilità delle singole amministrazioni locali che ad oggi non sono state in grado di assicurare un servizio continuo e diffuso;
    sarebbe di notevole valenza la previsione normativa di tali aree di parcheggio all'interno del codice della strada in considerazione degli importantissimi diritti alla salute e alla libertà personale tutelati dalla creazione di parcheggi rosa, soprattutto nei luoghi, quali ad esempio ospedali e Asl, in cui le mamme si recano per eseguire esami clinici,

impegna il Governo

ad attuare le più opportune iniziative volte ad incentivare e promuovere la creazione di parcheggi cosiddetti rosa all'interno di ogni area urbana, promuovendo una loro precisa regolamentazione normativa al fine di tutelare la libertà delle donne in gravidanza, la loro salute e quella del nascituro.
(7-00919) «Bergamini, Frassinetti».


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    il 16 aprile 2012 il commissario straordinario dell'Agea, ha trasmesso alla procura della Repubblica di Roma, che ha avviato un'indagine sulle quote-latte, una relazione sulla questione del prelievo supplementare nel settore lattiero caseario e degli accertamenti successivi venutasi a determinare a seguito dello svolgimento delle attività di ispezione effettuate da parte del comando carabinieri politiche agricole e alimentari e della polizia giudiziaria;
    all'interno della medesima relazione, sono riportate le diverse pronunce giurisdizionali in materia, da parte delle Corte dei conti, dei tribunali penali e amministrativi regionali e dalla corte d'appello, con particolare riferimento al contenuto dell'informativa datata 4 novembre 2010 redatta dal comando dei carabinieri del Ministero delle politiche agricole e alimentari;
    una specifica relazione della Corte dei conti, sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali, del mese di febbraio 2012, che ha considerato gli apporti conoscitivi e documentali provenienti dall'Agea, sui principali temi oggetto dell'istruttoria, ha rilevato che le problematiche del prelievo supplementare per il mercato lattiero-caseario italiano non si sono completamente risolte né tantomeno il nostro Paese può sottovalutare le persistenti criticità del settore lattiero-caseario nell'ambito della politica agricola comune;
    la relazione speciale della magistratura contabile, ha inoltre indicato: «la necessità di tendere al superamento di ogni eventuale, anche pretestuoso, dubbio circa l'affidabilità dei dati quantitativi forniti da produttori e primi acquirenti, alla base del sistema dell'organizzazione del mercato lattiero-caseario, essendo lecito esigere al riguardo una condivisa certezza»;
    il medesimo documento della Corte dei conti inoltre, evidenzia un ulteriore aspetto inconfutabile ed essenziale, secondo cui come anche hanno sottolineato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e dall'AGEA nelle rispettive note datate 13 gennaio 2012 acquisite in sede di contraddittorio, non sussistono al momento dubbi e incertezze sui dati in base ai quali sono stati quantificati gli esuberi e i conseguenti prelievi supplementari addebitati, sicché non ha alcun fondamento l'eventuale ricerca di pretesti da parte di coloro che persistono nel volersi sottrarre al pagamento di quanto viene loro addebitato a tale titolo;
    è opportuno inoltre evidenziare, come nell'ambito del prelievo supplementare nel settore lattiero-caseario, l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 16 del 2012 recante «Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento» ha introdotto una disposizione volta a determinare nuove opportunità per pagare le «multe» sulle quote latte, attraverso un meccanismo di rateizzazione, sebbene a determinate condizioni finanziarie da parte del debitore;
    il suddetto intervento normativo intende conseguentemente sostenere nuovamente gli allevatori in difficoltà, che non hanno aderito precedentemente a quanto previsto dal decreto-legge n. 5 del 2009;
    è opportuno pertanto evidenziare in considerazione di quanto precedentemente esposto, stante l'attuale situazione di parallelo determinatasi, che da un lato intende sostenere gli allevatori in difficoltà e dall'altro recepisce le osservazioni e le raccomandazioni della Corte dei conti, che sia garantita l'effettiva riscossione delle somme dovute nei confronti di chi non vi aderisce,

impegna il Governo:

   ad assumere ogni opportuna iniziativa nei confronti dei produttori che non rispettano le condizioni previste relative al versamento del prelievo dovuto, anche mediante l'adesione ad una delle rateizzazioni indicate dalla legge, procedendo alla revoca delle quote aggiuntive assegnate ai sensi del decreto-legge n. 5 del 2009;
   ad intraprendere azioni efficaci e rigorose, al fine di riscuotere le somme ancora dovute mediante l'agente della riscossione Equitalia, quale soggetto incaricato dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi.
(7-00920) «Beccalossi».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   RAINIERI, ALESSANDRI, FAVA, POLLEDRI e MUNERATO. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   sin dalle prime ore della grave emergenza sismica che ha colpito le province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, a decorrere dal 20 maggio scorso, circa 360 volontari e operatori del Corpo militare della Croce rossa italiana sono stati impegnati in stretta collaborazione con la protezione civile, garantendo alla popolazione colpita assistenza sanitaria, alimentare e psico-sociale;
   in questi giorni, sulle agenzie stampa emergono notizie allarmanti secondo cui il centro di coordinamento dell'emergenza della provincia di Modena avrebbe formalmente comunicato alla Croce rossa il disimpegno del personale finora impiegato a San Felice sul Panaro, in quanto risulterebbe cessata l'esigenza sanitaria;
   le notizie sono state successivamente smentite con comunicato della Protezione civile, secondo cui «i volontari del Corpo, al contrario, sono presenti in tutti i campi dove è presente la CRI, quale componente fondamentale del Servizio Nazionale della Protezione civile»;
   il terremoto del maggio 2012 ha risvolti catastrofici e difficili da fronteggiare, in quanto le scosse continuano a verificarsi nei territori già colpiti e diventa difficilissimo il ritorno alle normali condizioni di vita, sia per la popolazione residente sia per la vasta rete d'imprese che formano il tessuto economico di una delle zone più produttive del Paese;
   l'emergenza sanitaria e alimentare continua, i presidi della Croce rossa italiana sono indispensabili per la popolazione ed è impensabile la smobilitazione del Corpo, almeno fino alla conclusione della fase di emergenza –:
   se, allo scopo di porre fine alla confusione di notizie stampa sulla smobilitazione della Croce rossa italiana dalle zone terremotate, non intenda chiarire nel dettaglio quanto sia realmente accaduto e se non ritenga opportuno, in considerazione del perpetrarsi dell'emergenza sanitaria e alimentare nelle zone colpite, di valutare la necessità di mobilitare anche le forze dell'esercito, senza ad ogni modo mettere in discussione la permanenza della presenza del Corpo della Croce rossa nelle predette zone. (5-07182)

Interrogazioni a risposta scritta:


   EVANGELISTI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   il 12 giugno 2012 all'hotel Ergife di Roma erano fissate le prove scritte del concorso per procuratore nell'Avvocatura dello Stato;
   è noto che l'Avvocatura dello Stato ai sensi del regio decreto n. 1611 del 1933 provvede alla tutela legale dei diritti e degli interessi dello Stato; alle consultazioni legali richieste dalle amministrazioni ed inoltre a consigliarle e dirigerle quando si tratti di promuovere, contestare o abbandonare giudizi: esamina progetti di legge, di regolamenti, di capitolati redatti dalle Amministrazioni, qualora ne sia richiesta; predispone transazioni d'accordo con le amministrazioni interessate o esprime parere sugli atti di transazione redatti dalle amministrazioni: prepara contratti o suggerisce provvedimenti intorno a reclami o questioni mossi amministrativamente che possano dar materia di litigio;
   in pratica l'Avvocatura dello Stato è un'istituzione preziosa e prestigiosa, composta di persone in massima parte molto valide e dedite alla tutela degli interessi della collettività;
   nondimeno, risulta dagli organi di stampa che nella mattinata del 12 giugno si siano verificati fatti incredibili: la commissione esaminatrice ha consentito l'accesso di codici commentati, vietati dalla legge; ha consentito che i candidati fossero identificati con il loro nome incollato sul banco, laddove la regola è che tale identificazione di posto dovrebbe risultare solo da un codice a barre; ha consentito copiature e irregolarità varie;
   tutto ciò, evidentemente, costituisce una seria minaccia per il principio del concorso pubblico, giacché potrebbe ingenerare nell'opinione pubblica l'idea – certamente esagerata – che i concorsi pubblici siano non più un veicolo di meritocrazia ma tutti truccati e, in definitiva, un paravento per raccomandazioni e clientele;
   a conclusione della giornata, il concorso è stato dapprima sospeso e poi annullato –:
   quali informazioni abbia assunto al riguardo;
   che cosa risulti circa l'intervento sul luogo delle forze dell'ordine;
   se risulti che vi fossero, tra i candidati, persone legate a personale in servizio dell'Avvocatura dello Stato da parentela o affinità. (4-16707)


   ANGELA NAPOLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   con atto di sindacato ispettivo n. 4-15546 del 29 marzo 2012, l'interrogante aveva denunziato le anomalie con le quali da parte della SoRiCal Spa vengono gestiti in Calabria l'approvvigionamento e la fornitura dell'acqua;
   nello stesso atto l'interrogante, richiamando la relazione della magistratura contabile calabrese, ha evidenziato l'errore della tariffa del servizio idrico integrato che ha gravato per circa 1,8 milioni di euro all'anno sui comuni e, quindi, sui cittadini, calabresi;
   la SoRiCal è una società a capitale misto, pubblico/privato, il cui capitale è detenuto per il 53,5 per cento dalla regione Calabria e per il 46,5 per cento da Veolia-General des Eaux, multinazionale francese, società che sta rivedendo la sua partecipazione ed ha deciso di lasciare la Calabria;
   non è mai stato evidenziato il motivo per cui la SoRiCal non sia mai stata posta sotto il controllo della stazione unica appaltante regionale (SUAR);
   l'attuale presidente della SoRiCal è Sergio Abramo, proclamato sindaco della città di Catanzaro, capoluogo di regione, nell'ultima tornata elettorale, per la quale sono in fase di trattazione numerosi ricorsi e sono state avviate anche inchieste giudiziarie;
   il comune di Catanzaro, come tanti altri comuni calabresi, dovrebbe essere ancora debitore per diversi milioni nei confronti della SoRiCal, tanto che nel novembre del 2011 ha subito il taglio dell'erogazione dell'acqua del 60 per cento;
   a tutt'oggi la società erogatrice dell'acqua, nonostante i mai ripagati errori tariffari sopra richiamati, sta creando grossi disagi a numerosi comuni calabresi, costretti a ricorrere al TAR per dirimere il contenzioso in atto che rischia di portare al taglio dell'erogazione dell'acqua;
   nel marzo del 2012 l'inchiesta giudiziaria, denominata «Ceralacca», condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha portato in carcere nove persone, tra le quali alcune legate alle cosche della piana di Gioia Tauro e tre funzionari degli uffici della SoRiCal di Catanzaro; le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio;
   nello scorso mese di maggio 2012 la procura della Repubblica di Vibo Valentia, a termine di un'inchiesta, denominata «Acqua sporca», dalla quale è emerso un quadro estremamente grave, con pregiudizio per la salute pubblica, ha posto sotto sequestro l'invaso artificiale «Alaco» ed ha emesso 26 avvisi di garanzia e tra questi anche al neo sindaco di Catanzaro, nella sua qualità di presidente della SoRiCal;
   a quanto sopra va aggiunto il momento particolare che vede la Veolia, socio privato della SoRiCal, lasciare la Calabria, il che vede l'attuale presidente della società erogatrice dell'acqua, costretto a ricercare altri soci privati;
   già attraverso l'inchiesta che ha portato alla richiamata operazione «Ceralacca» era emerso il progetto attraverso il quale le cosche della ’ndrangheta della piana di Gioia Tauro potrebbero mirare ad inserirsi nell'eventuale cordata di imprenditori che acquisirebbe la quota privata della SoRiCal, subentrando alla Veolia;
   nei giorni scorsi si è appreso, da notizie di stampa, che i carabinieri avrebbero perquisito gli uffici della SoRiCal di Catanzaro, dove non sarebbero stati trovati alcuni documenti –:
   se, per il tramite della commissione per la vigilanza sulle risorse idriche di cui all'articolo 161 del decreto legislativo n. 152 del 2006, si intenda accertare quante nuove convenzioni di utenza la SoRiCal Spa abbia sottoscritto con immuni calabresi e quanti Comuni in Calabria risultino indebitati con la SoRiCal si trovino in condizioni di morosità;
   se tra i comuni morosi risulti anche quello di Catanzaro ed, in caso affermativo, se non ritenga di assumere iniziative normative per evitare situazioni come quella di cui in premessa in cui nella stessa persona si concentrano le due cariche di sindaco del comune debitore e di presidente della società creditrice;
   se non intendano acquisire, alla luce della situazione descritta in premessa, ogni ulteriore elemento in relazione alla gestione del servizio idrico integrato in Calabria da parte della SoRiCal. (4-16711)


   STRIZZOLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il Presidente del Consiglio dei ministri, con l'articolo 1, comma 1, dell'ordinanza 5 settembre 2008, n. 3702, ha nominato il presidente della regione Friuli Venezia Giulia «commissario delegato per l'emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nell'area interessata dalla realizzazione della terza Corsia del tratto autostradale della A4 compreso tra Quarto d'Altino e Villesse nonché dell'adeguamento a sezione autostradale del raccordo Villesse-Gorizia»;
   contestualmente, soggetti attuatori sono stati nominati l'assessore ai trasporti e mobilità della regione Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi e il commissario per la Pedemontana Veneta, Silvano Vernizzi;
   con nuova ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 6 maggio 2009, alle competenze del commissario delegato per la terza corsia che già prevedevano i poteri sostitutivi rispetto a quelli del CIPE e, nel settore ambientale, quelle del ruolo di arbitro della procedura di VIA, sono stati aggiunti quelli della possibilità di adottare procedure abbreviate anche per la realizzazione delle opere di viabilità ordinaria per agevolare l'apertura più rapida dei cantieri di lavoro;
   il commissario delegato e i due soggetti attuatori (vice-commissari), sono stati affiancati da una struttura composta da cinque persone, da due consulenti e da un comitato tecnico-scientifico preposto all'istruttoria per la valutazione dei progetti, compresi quelli definitivi;
   alla struttura commissariale sopra descritta viene garantito da Autovie Venete Spa il supporto tecnico, logistico ed operativo;
   durante il 2009, il 2010 e nel primo semestre del 2011, si è assistito ad una serie di dichiarazioni fatte agli organi di stampa in relazione all'attività svolta, da cui emergono difficoltà in particolare per il reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione della terza corsia della A4, opera considerata indispensabile dai soggetti istituzionali, economici e sociali del Friuli Venezia Giulia per lo sviluppo dei traffici e degli scambi economici tra il Nord-est, l'Italia e l'Europa Centrale e balcanica;
   nel corso del mese di luglio del 2011, nuovo commissario delegato viene nominato, con ordinanza del 22 luglio, l'architetto Riccardo Riccardi, già soggetto attuatore e assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale e lavori pubblici che, sempre da notizie di stampa, conferma la struttura commissariale;
   nonostante i notevoli poteri straordinari assegnati al commissario delegato e alla struttura commissariale, si riscontrano ritardi nella attuazione dell'opera della terza corsia ed, inoltre, appare non efficace e trasparente – in una affievolita distinzione di ruoli, funzioni e responsabilità – il rapporto economico, tecnico-amministrativo e giuridico tra la struttura commissariale, la società Autovie Venete spa, Friulia Holding Spa e l'assessorato regionale cui è preposto l'architetto Riccardi che, in un complesso scambio di reciproche attribuzioni di responsabilità, complicano e ritardano ulteriormente le procedure per il reperimento delle risorse necessarie all'avvio della realizzazione della infrastruttura della terza corsia;
   appaiono sulla stampa locale diverse prese di posizione di soggetti politici, istituzionali e di rappresentanti di associazioni di categoria e di componenti sindacali che mettono in evidenza una situazione sempre più confusa e conflittuale;
   in più occasioni, viene fatto riferimento dai rappresentanti della regione Friuli Venezia Giulia e dallo stesso commissario ad una particolare condizione posta dalla Cassa depositi e prestiti e necessaria per la concessione del finanziamento e cioè la indispensabilità della proroga della durata del commissario straordinario che, invece, alla luce di quanto approvato dalla Camera dei deputati in sede di conversione del decreto-legge n. 59 del 2012, decadrebbe – assieme a tutti i commissari straordinari attualmente in funzione – il 31 dicembre 2012 –:
   se il Governo abbia svolto una valutazione sulla efficacia della struttura commissariale, anche alla luce del sovrapporsi di ruoli e di responsabilità tra i vari soggetti a diverso titolo coinvolti nella realizzazione della terza corsia;
   se sia stata effettuata una valutazione circa il rapporto tra i costi complessivi – sostenuti da e per la struttura commissariale – e i risultati fin qui ottenuti;
   se la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia mai disposto delle verifiche circa il corretto ed effettivo rispetto, da parte del commissario e della intera struttura commissariale, di tutte le procedure e le regole di ordine giuridico, tecnico, finanziario, economico ed ambientale nell'esercizio degli enormi e straordinari poteri attribuiti con le ordinanze di nomina sopra richiamate;
   se corrisponda al vero il fatto che la Cassa depositi e prestiti abbia richiesto, verbalmente o per iscritto, la proroga della durata del commissario quale condizione sine qua non per procedere con il proprio sostegno finanziario alla compartecipazione nel finanziamento dell'opera della terza corsia della A4;
   se non ritengano, ove possibile giuridicamente, più opportuno ed efficace, attribuire direttamente i poteri e le funzioni della struttura commissariale ad Autovie Venete spa, società a capitale largamente pubblico e controllata dalla regione Friuli Venezia Giulia tramite la finanziaria Friulia spa, superando o semplificando così diversi passaggi burocratici e amministrativi, diminuendo i costi gestionali e rendendo più chiaro e trasparente il percorso e le responsabilità del reperimento delle risorse necessarie alla realizzazione della terza corsia della A4;
   se il Governo, considerato che la realizzazione della terza corsia della A4 è un'opera di rilevanza strategica non solo regionale ma nazionale ed internazionale, intenda intervenire a sostegno dell'opera stessa anche attraverso una rinegoziazione dei rapporti finanziari oggi esistenti tra lo Stato e la regione Friuli Venezia Giulia così come si era impegnato a fare – in alternativa ad una possibile proroga della concessione autostradale che scade nel 2017 – con l'accoglimento dell'ordine del giorno n. 9/04612/165, a prima firma del sottoscritto, nel corso della seduta della Camera dei deputati del 14 settembre 2011. (4-16712)


   RAISI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il capo dipartimento della protezione civile nazionale Franco Gabrielli avrebbe esautorato da ogni incarico il Corpo militare della Croce rossa italiana a San Felice sul Panaro (Modena), ove all'indomani del sisma che ha duramente colpito quelle zone, erano stanziati volontari medici, operai, impiegati dello stesso Corpo, persone che avevano quindi rinunciato al proprio lavoro, alle ferie e al riposo per prestare assistenza ai terremotati;
   allo stato attuale, i volontari Corpo militare della Croce rossa italiana che operano a San Felice sul Panaro sarebbero rimasti tre, in quanto sarebbe stato tolto loro il compito di vigilanza e di accompagnamento nella zona rossa e poi è stato revocato loro il trasporto, con ambulanza della Croce rossa, di cibo e pasti nelle zone rurali che hanno puntualmente visitato per censire coloro – anziani e famiglie – che non avevano raggiunto il centro del paese. Si dice invece che la postazione del Corpo militare della Croce rossa italiana a San Felice sul Panaro verrà smantellato –:
   se intenda fornire chiarimenti su quanto rappresentato in premessa e per quale motivo, soprattutto in una fase particolarmente critica come quella attuale, in cui qualsiasi volontario è importante e utile e andrebbe ringraziato, volontari preparati e professionali quali quelli appartenenti al Corpo militare della Croce rossa italiana sarebbero stati esautorati da ogni compito, scelta che appare all'interrogante ingiustificata e imbarazzante. (4-16714)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:


   FEDI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il cittadino italiano Tommaso V., residente in Pontassieve (Firenze) e padre di quattro figlie cittadine italiane (E. k. Di anni 14, c. di anni 13, c. di anni 11, l. di anni 9), poiché le figlie nel luglio 2010 non sono rientrate in Italia dall'Australia dopo una vacanza di un mese con la madre, il 22 luglio 2010 ha presentato alla procura della Repubblica di Firenze una denuncia-querela per sottrazione di minori nei confronti della ex moglie Laura Kate G., cittadina australiana, e a distanza di pochi giorni si è rivolto al dipartimento di giustizia minorile di Roma per avviare le pratiche tese a ottenere il rimpatrio delle 4 figlie, secondo il disposto della Convenzione dell'Aja sulla sottrazione internazionale di minorenni;
   nonostante il richiamo della Convenzione dell'AJA per l'immediato rientro dei minori sottratti, sono trascorsi sette mesi prima che il Department of Communities di Brisbane, autorità competente nel Queensland, abbia preso in esame l'esposto del Signor V.; il 4 marzo 2011, il Giudice C. J. Forrest del Family Court di Brisbane ha ordinato, poi, alla signora Laura Kate G. di non allontanarsi dal territorio australiano;
   dalla deposizione scritta giurata presentata dalla signora G. a sua difesa si evince che la G. dal 2008 al giugno del 2010 ha richiesto con insistenza il sostegno delle autorità australiane in Italia per tornare in Australia con le figlie senza il consenso del coniuge italiano, senza che lo stesso V. in questo lungo periodo sia stato mai contattato dall'ambasciata australiana per verificare eventuali problematiche familiari né per essere informato delle intenzioni della signora G.;
   risulta agli atti che le ragazze, ascoltate da un assistente sociale incaricato dal tribunale australiano, hanno dichiarato di avere un buon rapporto con il padre e di volere far ritorno in Italia, tant’è che il 23 giugno 2011 il giudice C. J. Forrest ha ordinato il rientro in Italia delle ragazze entro 30 giorni dal ricevimento da parte della madre della somma di 8.000 dollari australiani;
   nell'attesa che lo Stato del Queensland desse piena esecuzione all'ordine del 23 giugno 2011 del giudice Forrest per il rimpatrio, la Autorità centrale italiana ha informato il signor V. che la signora G. intendeva presentare appello contro la sentenza alla Full Court of the Family Court di Brisbane; dal 5 settembre 2011, data della prima udienza, il signor V. ha dovuto attendere altri sette mesi, fino al 15 marzo 2012, per apprendere dall'autorità centrale del Queensland che l'appello era stato respinto e che, quindi, l'ordine di rimpatrio del 23 giugno 2011 era tornato esecutivo;
   dopo che numerose richieste sulle intenzioni della Signora G. circa il suo rientro in Italia con le figlie sono restate senza risposta, il 12 aprile 2011 il Signor V. ha ricevuto una comunicazione da parte dell'autorità centrale australiana che lo informava dell'intenzione dei legali della G. di presentare un ulteriore appello presso la high court australiana;
   contemporaneamente, l'autorità centrale del Queensland sollecitava a più riprese il signor V. a corrispondere gli 8.000 dollari australiani, considerando il mancato pagamento di tale somma come causa del ritardo nelle procedure del rimpatrio. In risposta a tali solleciti, l'autorità centrale italiana ha ribadito che, in assenza della dichiarazione scritta nella quale la signora G. si impegnava a rientrare in Italia, il signor V. non poteva procedere al versamento;
   non essendo stato rispettato nemmeno il nuovo termine per il rimpatrio (9 aprile 2012), ed essendo intervenuta nuovamente l'autorità italiana per richiedere che le procedure previste fossero avviate d'urgenza, l'autorità del Queensland ha rappresentato la necessità di un ulteriore «enforcement» degli ordini fissando una nuova udienza presso la Family Court di Brisbane in data 2 maggio 2012;
   il 4 maggio 2012 la family court di Brisbane ha intimato alla signora G. di consegnare le figlie il successivo 16 maggio all'aeroporto internazionale di Brisbane, di provvedere al pagamento di tutti i costi necessari al rientro in Italia delle bambine e contestualmente ha intimato al Department of Communities di rilasciare i passaporti delle stesse al signor V. o ad un suo incaricato. Questi passaporti si trovano tutt'ora in possesso del Department of Communities il quale si rifiuta di consegnarli al padre;
   il Signor V., partito nel frattempo per l'Australia per essere presente al rimpatrio delle figlie, ha altresì effettuato il pagamento dei biglietti aerei delle figlie con la promessa che avrebbe ottenuto il rimborso da parte del Department of Communities, ma anche questo impegno non ha avuto finora alcun riscontro;
   l'8 maggio 2012, il signor V. ha appreso dall'autorità italiana che i legali della signora G. rinunciavano a presentare appello in High Court. Nei giorni successivi all'arrivo in Australia del V., tuttavia, la signora G. e i suoi familiari hanno messo in atto una pesante campagna di diffamazione nei suoi confronti attraverso le televisioni e i mezzi stampa australiani, non avendo ormai più alcuno strumento per fermare la sentenza di rimpatrio;
   sia le istituzioni italiane che australiane sono a conoscenza che non vi è alcuna prova circa le accuse di violenza che sono state rivolte dalla G. e dai suoi familiari al signor V..; nonostante ciò, verso la signora G. e i suoi familiari, non risulta essere stato avviato in Australia alcun provvedimento né alcuna sanzione;
   durante la campagna mediatica contro il signor V., egli ha appreso che le sue figlie erano «misteriosamente» scomparse; sempre dai media australiani il signor V. ha appreso che le bambine erano tenute in ostaggio dai familiari della G., in particolare dalla bisnonna, Caryl H., la quale ha anche affermato che le avrebbe liberate solo nel caso in cui fosse stata ascoltata la loro volontà di rimanere in Australia con la madre;
   il 14 maggio 2012, il Department of Communities ha presentato un esposto alla Family Court di Brisbane con la richiesta di intervento della polizia locale e della polizia federale per la ricerca delle bambine. Nell'atto si legge che la nonna materna, K. V. H. G., madre di Laura G., avrebbe espresso l'intenzione di uccidere le ragazze istigando nel contempo la stessa G. a togliersi la vita;
   il 15 maggio 2012 i legali della sig.ra G. hanno presentato un ulteriore esposto presso la Family Court di Brisbane facendo riferimento al regolamento 19A della legge australiana sulla famiglia secondo cui, nel caso di dispute familiari, i figli minorenni possono ottenere assistenza legale e essere ascoltati nel merito. Il giudice Forrest ha respinto l'esposto poiché la signora G. si è resa inadempiente nei confronti degli ordini precedenti della corte. L'esposto, inoltre, non è stato accettato in quanto i minori sono tutelati da una legge internazionale (Convenzione de l'Aja) e non sottoposti alla legislazione statale australiana;
   durante il sequestro delle figlie, il signor V. ha appreso che il 21 maggio 2012 una familiare della G., R. B., ha presentato un esposto alla High Court, costituendosi nel mentre tutore temporaneo delle figlie, per richiedere che la legge australiana fosse modificata in favore dell'ascolto dei minori anche nei casi in cui ci si sia appellati alla Convenzione de l'Aja per sottrazione internazionale di minori;
   la sera del 21 maggio le bambine sono state ritrovate dalla polizia e l'indomani il signor V. ha potuto avere il primo incontro con le figlie dopo due anni di lontananza, mentre si teneva la prima udienza presso la High Court nel palazzo di giustizia di Brisbane. Durante il suo svolgimento, l'avvolto incaricato dal Department of Communities, Del Villar, faceva una «promessa» verbale alla corte assicurando che le ragazze sarebbero state tenute in custodia dai servizi sociali fino alla conclusione del processo. Non è chiaro su quali basi giuridiche tale promessa sia stata fatta e come di fatto essa prevalga su un ordine di rimpatrio del giudice Forrest, tuttora esecutivo ma di fatto disapplicato;
   la High Court ha deciso di rinviare al 25 maggio 2012 la decisione se procedere o meno nel senso richiesto dal ricorso;
   il 25 maggio 2012 il giudice Susan Kiefel ha stabilito che il ricorso sarebbe stato deciso dalla High Court in seduta plenaria nel mese di agosto 2012, mentre per contro l'ordine della Family Court non poteva essere sospeso; lo stesso Department of Communities che ha in custodia le ragazze disapplica un ordine di rimpatrio della Family Court, tuttora esecutivo;
   attualmente la decisione del rimpatrio delle figlie è sottoposta ad una Convenzione internazionale sottoscritta anche dall'Australia, alla quale la Family Court ha dato piena e corretta applicazione, mentre l'intenzione di altre autorità australiane è di sospendere l'esecutività fino all'approvazione o meno della modifica del diritto interno australiano;
   il Department of Communities è perfettamente a conoscenza del fatto che in questa lunga e dolorosa vicenda il Signor V. ha esaurito ogni risorsa economica e che sta mettendo a rischio tutto quel che gli rimane, compreso il lavoro in Italia, la casa, i beni e la sua integrità fisica e morale, dal momento che in tutta questa vicenda non gli è mai stata data la possibilità di continuare a esercitare la sua funzione di genitore, avendo le figlie lontane a eccezione di incontri occasionali, che avvengono sempre in presenza di un supervisore;
   la richiesta di esprimere una preferenza sul dove vivere da parte delle bambine, sottoposte in questi mesi a un significativo stress psicologico ed emotivo, risulta inopportuno e controproducente, oltre a essere in contraddizione con la Convenzione de l'Aja –:
   se non intendano sottolineare presso i rappresentanti della nostra amministrazione in Australia l'esigenza di un costante ed efficace sostegno al signor Tommaso V. nel suo impegno di far valere i suoi diritti di padre e di cittadino, alla luce dell'inequivocabile pronunciamento di un tribunale australiano;
   se non intendano esprimere alle autorità australiane le riserve del Governo italiano sulla sostanziale disapplicazione nella vicenda della Convenzione dell'AJa sulla sottrazione di minori e sollecitarle nelle forme adeguate a disporre l'immediato rientro in Italia delle figlie del signor V. (4-16713)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   BITONCI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   fonti giornalistiche, Mattino di Padova del 18 giugno 2012, riportano la notizia secondo cui domenica 17 giugno 2012, verso le ore 17.00 nel comune di Fontaniva (Padova), un incendio di vaste proporzioni ha avvolto i bancali del deposito esterno in poliestere della ditta ORV Ovattificio Resinatura Valpadana Spa;
   si tratta di quasi 70 tonnellate di materiale da rivestimento in fibra di poliestere che hanno prodotto danni per centinaia di migliaia di euro;
   dall'incendio si è levata una densa colonna di fumo visibile da chilometri di distanza;
   dai primi accertamenti dei tecnici dell'Arpav e dei vigili del fuoco, la nube tossica avrebbe sprigionato diossina, sostanza pericolosa e altamente cancerogena per la popolazione;
   centinaia di persone che passavano qualche ora di svago sulle rive del vicino fiume Brenta, i sindaci e le popolazioni dei comuni contermini non sarebbero state avvisate, e avrebbero potuto subire l'inalazione delle sostanze pericolose sprigionate dalla nube tossica;
   la diossina è la sostanza chimica con il più alto contenuto tossico, creata dall'uomo come sottoprodotto dannoso di alcune reazioni chimiche e come sottoprodotto generico di qualsiasi forma di incenerimento;
   solo successivamente da fonti giornalistiche, Gazzettino di Padova edizione del 20 giugno 2012, si apprenderebbe che le analisi compiute dall'Arpa Veneto avrebbero scongiurato il rischio diossina nell'incendio che domenica pomeriggio ha interessato la ditta ORV del Gruppo Peruzzo;
   come spiega l'Agenzia, «dalle analisi dei due prelievi canister, effettuati nei siti urbani, non si è rilevata la presenza di composti organici volatili in quantità apprezzabili, mentre nel canister effettuato in prossimità dell'evento si rileva la presenza di notevoli quantità dei composti tipici che si sviluppano in occasione di incendi. In nessuno dei tre campioni si rileverebbe la presenza di composti clorurati, notoriamente precursori delle diossine»;
   nei prossimi giorni saranno resi noti i risultati degli altri campionamenti –:
   se il Governo sia venuto a conoscenza dei fatti sopra riportati, e se risulti se nella fase immediatamente successiva all'incendio sia stata seguita la corretta procedura al fine di informare i sindaci e la cittadinanza potenzialmente esposta al rischio derivante dalle eventuali conseguenze dell'incendio e dell'inquinamento ambientale. (4-16686)

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E INTEGRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   MELIS. — Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   a Roma, da qualche anno, parte della numerosa comunità rumena della città (oltre 150 mila persone), rappresentata dall'associazione «Roma.nia», si ritrova nei giorni festivi all'Anagnina, in un'area vuota e inutilizzata situata presso il terminal, per attività ricreative e ludiche, letture di poesie, concerti ma anche per consumarvi carne e salsiccia arrosto, mangiando e bevendo «alla rumena»; di recente nella zona – denominata dai romeni Parcul Romanilor – è stata anche tenuta una partecipata e significativa manifestazione culturale in ricordo del poeta nazionale rumeno Mihai Eninescu;
   risulta all'interrogante che questo insediamento «di fatto» sia stato sin qui noto e legalmente autorizzato dal X municipio, autorità competente su quell'area urbana;
   ciononostante il 1o maggio 2012 la polizia municipale ha effettuato lo sgombero degli aderenti all'associazione mentre era in programma uno spettacolo di musica popolare rumena, con la motivazione che occupavano abusivamente l'area;
   in data 2-3 maggio i responsabili dell'Associazione si sono recati presso il X municipio e presso la polizia municipale per dimostrare di avere le autorizzazioni necessarie per espletare attività ricreative in quell'area;
   per tutta risposta il 10 maggio l'Acea ha chiuso l'acqua ed ha asportato la fontanella comunale situata da tempo immemorabile proprio nell'area gestita dall'associazione «Roma.nia», rendendo così inutilizzabili i servizi igienici che sono gli unici servizi di superficie del terminal Anagnina su un'area di circa 10 ettari;
   su tali azioni è stata di recente presentata in Senato un'interrogazione da parte del senatore Roberto Di Giovan Paolo (Senato, Resoconto stenografico della seduta n. 739 del 7 giugno 2012);
   il ripetersi degli interventi della municipale ha prodotto una situazione di tensione, culminata nella denuncia da parte dell'associazione ai Carabinieri di Cinecittà contro i vigili urbani, per aver tenuto «un atteggiamento persecutorio» ed essere incorsi – così nella denuncia – nei reato di falso, minaccia, ingiuria, tentata estorsione; denuncia alla quale Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza, ha replicato dichiarando testualmente: «non ci faremo intimidire da azioni scomposte», tese a limitare «la fondamentale funzione di controllo del territorio»;
   tutto ciò ha creato uno stato di innaturale tensione e soprattutto appare in visibile contrasto con gli atteggiamenti di tolleranza tenuti (con esiti anche significativi) nel periodo precedente –:
   se non sia possibile, anche promuovendo apposite iniziative per il tramite della prefettura, creare le condizioni di una presenza stabile ed accogliente che possa fungere da ideale punto di riferimento, trasparente ed utile alla presenza della comunità rumena nella città capitale d'Italia. (4-16704)

DIFESA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
   il 15 febbraio 2012 gli interpellanti hanno presentato un atto di sindacato ispettivo, n. 5-06165, con il quale richiamavano l'attenzione del Ministro sulla difficile situazione dei 67 dipendenti civili italiani impiegati nella base militare statunitense di Camp Darby (Pisa);
   a inizio anno, infatti, a seguito della ridefinizione dell'organico delle installazioni militari statunitensi dislocate in Italia, è stato deciso il «declassamento» della struttura pisana, da comando autonomo a guarnigione «satellite», con conseguente taglio del personale; i rappresentanti militari statunitensi della base di Camp Darby, avevano affermato che il personale civile italiano sarebbe stato dichiarato in esubero ma avrebbe potuto essere ricollocato nella nuova base di Dal Molin, a Vicenza;
   tale scelta era stata contestata dai lavoratori, dalle rappresentanze sindacali e dalle istituzioni locali che, al fine di evitare lo sconvolgimento della vita professionale e familiare dei 67 lavoratori italiani, hanno immediatamente sollecitato: adeguati incentivi all'esodo sull'esempio di procedure già utilizzate negli anni precedenti nelle basi militari di Sigonella; il reimpiego delle posizioni in esubero per attività logistico/manutentive date in appalto esterno; la possibilità di rendere volontario e favorito da incentivi il ricollocamento presso la base militare di Dal Molin;
   attualmente, la situazione è ancora più grave di quella descritta alcuni mesi fa, poiché i contatti con i rappresentanti civili e militari statunitensi non hanno, purtroppo, dato alcun frutto e, a quanto risulta agli interroganti, la procedura di riduzione del personale si sta compiendo mediante l'inoltro, per alcuni, delle comunicazioni di trasferimento e, per altri, delle lettere di licenziamento (la cessazione del rapporto è previsto per il 30 settembre 2012);
   la procedura è considerata scorretta dalle organizzazioni sindacali in quanto ha scavalcato l'obbligo di un loro coinvolgimento come previsto dalla legge n. 223 del 1991, ignorando quindi la normativa italiana, che, tra l'altro, anche l'ambasciatore USA Thorne aveva dichiarato di voler considerare in una sua lettera alle istituzioni pisane;
   il futuro dei 67 lavoratori (ora 55 dopo la ricollocazione di 12 unità) e delle rispettive famiglie sembra dunque più fosco che mai, dato che l'alternativa cui sono sottoposti è tra il licenziamento – tra l'altro, a causa della particolare natura del rapporto di lavoro, non supportato dalle classiche forme di ammortizzatori sociali spettanti ai dipendenti, ma dall'indennità di mobilità in deroga – e un trasferimento che per molti di essi rappresenta un'ipotesi quasi impossibile da realizzarsi a causa delle situazioni familiari che vedono, in molti casi, figli che frequentano le scuole del territorio pisano e coniugi con impieghi stabili nella medesima area;
   gli interpellanti si chiedono se sia stato fatto tutto il possibile per tentare di attenuare la portata delle conseguenze dovute alla ristrutturazione delle basi militari statunitensi in Italia, che comporterà dannose ripercussioni su un territorio, come quello pisano, segnato da una serie di crisi aziendali di rilevante portata e condizionato da un contesto nazionale caratterizzato da una congiuntura economica fortemente recessiva –:
   se non intenda adoperarsi con la massima sollecitudine, vista la delicatezza della vicenda sommariamente descritta in premessa e le drammatiche conseguenze che essa può generare, al fine di porre in essere tutte le iniziative necessarie ad avviare un reale e corretto confronto, con i sindacati e le istituzioni locali, che permetta di valutare soluzioni alternative a quelle sin qui prospettate, evitando ai lavoratori coinvolti di subire la perdita del posto del lavoro o un oneroso trasferimento, non sopportabile in termini umani e professionali, anche assumendo iniziative normative per estendere le disposizioni di cui alla legge n. 98 del 1971.
(2-01560) «Gatti, Fontanelli, Mogherini Rebesani, Villecco Calipari, Adinolfi, Argentin, Barbi, Bonavitacola, Bordo, Bressa, Capano, Colombo, Cuperlo, Damiano, De Torre, Ferranti, Ferrari, Giovanelli, Iannuzzi, Levi, Lo Moro, Lovelli, Merloni, Minniti, Miotto, Pollastrini, Recchia, Sarubbi, Sbrollini, Siragusa, Federico Testa, Tocci, Livia Turco, Vassallo, Zampa».

Interrogazione a risposta scritta:


   PAGLIA. — Al Ministro della difesa, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 1014 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), disciplina, in via generale le riserve di posti in favore del personale ex militare congedato senza demerito;
   il comma 3, in particolare, stabilisce che per l'assunzione agli impieghi civili nelle pubbliche amministrazioni di personale non dirigente, la riserva obbligatoria di posti a favore dei militari di truppa delle Forze armate, congedati senza demerito dalle ferme contratte anche al termine o durante le rafferme, è elevata al 30 per cento;
   tale disposizione ha, di fatto, sostituito l'articolo 18 del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, che recava disposizioni in materia di riserve di posti per i volontari in ferma prefissata e in ferma breve, ampliando l'ambito soggettivo di applicazione del beneficio della riserva;
   ai sensi del comma 5 dell'articolo 627 del decreto legislativo n. 66 del 2010, la categoria dei militari di truppa comprende i militari di leva, i volontari in ferma prefissata, gli allievi carabinieri, gli allievi finanzieri, gli allievi delle scuole militari, navale e aeronautica, gli allievi marescialli in ferma, gli allievi ufficiali in ferma prefissata e gli allievi ufficiali delle accademie militari; l'articolo 631, al comma 2, precisa, inoltre, che militare di truppa senza alcun grado è, tra gli altri, anche l'allievo delle scuole militari, navale e aeronautica;
   nonostante la chiarezza delle citate disposizioni, si sono registrati non pochi dubbi interpretativi con riferimento all'individuazione puntuale dei requisiti soggettivi richiesti per la fruizione del beneficio della riserva;
   di fatto, alcune categorie di «militari» – in particolare si tratta di allievi delle scuole militari – si sono visti rigettare le loro istanze al riguardo e sono stati, così, costretti ad adire le competenti sedi giurisdizionali al fine di vedersi riconosciuto un loro legittimo diritto;
   è importante, a questo proposito, sottolineare che, ai sensi dell'articolo 788 del citato decreto gli allievi, dal compimento del 15o anno di età e sino alla maggiore età, possono essere arruolati a domanda e con il consenso di chi esercita la potestà, e contraggono una ferma speciale di anni 3 per il completamento del corso di studi prescelto; a tal fine, possono contrarre successive rafferme di un anno; pertanto, gli allievi che presentano domanda di arruolamento volontario appartengono all'istituto militare;
   si fa, altresì, presente, che, ai sensi della normativa vigente, il periodo di arruolamento volontario prestato presso le scuole militari è valutato anche ai fini pensionistici e allo stesso consegue la corresponsione del trattamento economico spettante al militare di truppa di leva;
   alla luce di tali considerazioni, risulta, quindi, incomprensibile una lettura delle disposizioni di cui sopra che, escludendo gli allievi delle scuole militari dall'applicazione del beneficio della riserva di cui godono gli ex militari congedati, determinerebbe un'ingiustificata disparità di trattamento;
   risulta, quindi, quanto mai necessario ed urgente un intervento del Governo al fine di chiarire, in maniera inequivoca e definitiva, quali siano le categorie che effettivamente possono fruire del beneficio della riserva di posti –:
   se il beneficio della riserva dei posti negli impieghi civili delle pubbliche amministrazioni debba ritenersi, alla luce del combinato disposto delle disposizioni citate in premessa, applicabile anche a coloro che abbiano frequentato accademie o scuole militari. (4-16694)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   FRONER e ALBINI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto «Salva Italia»), convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha anticipato l'applicazione dell'imposta municipale propria (IMU), originariamente prevista per il 2014, all'anno 2012;
   l'IMU si applica in caso di possesso formale a titolo di proprietà o di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione) di fabbricati, ivi comprese l'abitazione principale e le pertinenze della stessa, aree fabbricabili e terreni agricoli ubicati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l'attività di impresa; il comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 201 del 2011 ha definito l'abitazione principale come l'immobile, iscritto o iscrivibile al catasto edilizio urbano come «unica unità immobiliare», nel quale il possessore (titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento) «dimora abitualmente e risiede anagraficamente»;
   la recente circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012 del Ministero dell'economia e delle finanze e in particolare il paragrafo 6.3, precisa che «l'articolo 13, comma 10 del decreto 201/2012 prevede che la detrazione per abitazione principale si applica anche alle unità immobiliari individuate dall'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo n. 504 del 1992», vale a dire alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci assegnato. La circolare specifica inoltre che «è appena il caso di accennare che tutti i soggetti sopra richiamati possono beneficiare della sola detrazione e non dell'aliquota ridotta e della maggiorazione per i figli, trattandosi di immobili posseduti da persone giuridiche»;
   quanto previsto dalla circolare in questione determina per ogni socio di cooperative a proprietà indivisa assegnatario di alloggi un aggravio nettamente superiore rispetto a quello applicato al proprietario diretto del proprio immobile in quanto gli assegnatari di alloggi delle cooperative non possono essere, per statuto, proprietari di altro immobile residenziale e quindi l'appartamento loro assegnato è di fatto assimilabile alla prima casa;
   quanto normato rappresenta una disparità di trattamento rispetto ad altre situazioni equiparate o equiparabili ad abitazione principale quali anziani o disabili ricoverati in casa di riposo o persone separate assegnatarie della casa ex coniugale si applicano aliquote ridotte;
   l'aliquota IMU concede ai comuni una serie di poteri, tra i quali ad esempio la possibilità di ridurre allo 0,4 per cento l'aliquota di base altrimenti fissata allo 0,76 per cento per le abitazioni principali;
   la cooperazione a proprietà indivisa svolge un fondamentale ruolo sociale – soprattutto in questo particolare periodo di crisi che ha reso ancora più drammatica la questione abitativa – consentendo l'accesso ad abitazioni a canoni mensili inferiori a quelli di mercato da parte di soggetti bisognosi –:
   quali iniziative intenda adottare per correggere questa situazione e riconoscere così all'edilizia convenzionata l'importante ruolo sociale che riveste e se non intenda equiparare l'aliquota per gli alloggi a proprietà indivisa a quella per la prima casa, così come si configura nei fatti l'assegnazione di un alloggio di questo tipo.
(5-07176)


   VICO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il Gestore dei servizi energetici (GSE) spa è società totalmente controllata dal Ministero dell'economia e delle finanze e ha come scopo, sulla base degli indirizzi del Ministero dello sviluppo economico, di promuovere lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e del risparmio energetico attraverso l'erogazione di incentivi economici e azioni informative tese a diffondere la cultura dell'uso dell'energia compatibile con le esigenze dell'ambiente;
   lo scorso anno era stato presentato un atto di sindacato ispettivo dell'interrogante relativo al provvedimento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas pubblicato sul proprio sito, in data 7 giugno 2011, delibera ARG/elt 67/11 «Determinazione a consuntivo del corrispettivo a copertura dei costi riconosciuti per il funzionamento del Gestore dei servizi energetici – GSE spa per l'anno 2010 e approvazione del corrispettivo di acconto per l'anno 2011». Con tale delibera l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha provveduto, come avviene annualmente, a riconoscere alla società Gestore dei servizi energetici spa:
    a) i costi sostenuti per l'assolvimento di vari compiti ad esso assegnati da diverse delibere dell'autorità stessa, principalmente in relazione al delicato compito di monitorare il mercato dell'energia elettrica;
    b) i costi sostenuti per l'assolvimento dei compiti assegnati alla società Gestore dei servizi energetici dall'autorità secondo quanto previsto dall'articolo 27, comma 2, della legge n. 99 del 2009, essenzialmente in relazione a funzioni di tutela dei consumatori di energia;
    c) la remunerazione del patrimonio netto della società Gestore dei servizi energetici spa, detratto il valore delle partecipazioni del medesimo gestore dei servizi energetici nelle società controllate acquirente unico e Gestore del mercato elettrico, dal momento che il capitale investito netto del Gestore dei servizi energetici risente sensibilmente delle oscillazioni del capitale circolante netto, derivanti dalle modalità di finanziamento dei pagamenti dell'energia elettrica ritirata ai sensi del provvedimento CIP 6/92;
   la delibera ARG/elt 67/11 aveva introdotto, lodevolmente, il concetto di «recupero di efficienza»: «l'Autorità è intenzionata a prevedere per il futuro, auspicabilmente già a partire dall'anno 2012, l'introduzione di meccanismi di regolazione della remunerazione del gestore dei servizi energetici di tipo incentivante, tali da indurre un progressivo recupero di efficienza»;
   recentemente con la delibera del 12 aprile 2012 140/2012/R/EEL «Determinazione a consuntivo del corrispettivo a copertura dei costi riconosciuti per il funzionamento del gestore dei servizi energetici – GSE spa, per l'anno 2011 e approvazione del corrispettivo di acconto per l'anno 2012» l'Aeeg ha dato mandato di:
    a) disporre che il corrispettivo a copertura dei costi di funzionamento del Gestore dei servizi energetici per l'anno 2011 sia tale da assicurare, al Gestore dei servizi energetici, una remunerazione, prima delle imposte, del 7,92 per cento del patrimonio netto, detratto il valore delle partecipazioni del medesimo Gestore dei servizi energetici nelle società controllate AU e GME e il valore dei dividendi distribuiti a partire dalla data di approvazione della distribuzione dei dividendi medesimi, oltre ai proventi delle partecipazioni;
    b) riconoscere un corrispettivo a copertura dei costi di funzionamento del Gestore dei servizi energetici, per l'anno 2012, a titolo di acconto, salvo conguaglio, pari a 31,9 milioni di euro;
   nella medesima delibera si fa riferimento al fatto che la rapida evoluzione delle attività, aventi carattere di servizio pubblico, affidate al GSE dalla normativa vigente, ha reso finora impraticabile l'utilizzo di sistemi incentivanti di riconoscimento dei costi, basati sulla fissazione di obiettivi pluriennali di recupero di efficienza, sottolineando quindi come, allo stato attuale, non sia possibile valutare se si sia proceduto realmente al «progressivo recupero di efficienza» di cui alla delibera dell'Aeeg;
   nel frattempo, e nell'imminenza del rinnovo dei vertici della società e delle sue controllate, risulta all'interrogante siano avvenute significative variazioni dei capitoli di spesa relativi alle assunzioni di personale, alle consulenze, alle sponsorizzazioni, attività tutte che hanno una immediata ricaduta sui costi energetici pagati in bolletta dai consumatori –:
   se si intendano assumere iniziative affinché:
    a) vengano rese pubbliche tutte le attività di consulenza intercorse con persone fisiche e giuridiche, contributi a vario titolo corrisposti, la valutazione costi relativi al contributo economico del Gestore dei servizi energetici come sponsor presso diverse iniziative legate ad eventi di varia natura che in diversi casi hanno poco o nulla a che fare con i compiti istituzionali del Gestore dei servizi energetici (meeting associativi vari – tra cui il meeting di Rimini – manifestazioni culturali e altro);
    b) sia effettuata una verifica dei piani di assunzione delle risorse degli ultimi mesi (tipologia dei contratti, evoluzione degli stessi con riferimento agli specifici compiti istituzionali ed alle competenze professionali delle risorse);
   se non ritengano che il Gestore possa adottare ogni utile misura nel senso della trasparenza e dell'economicità della gestione che consentano di ridurre i relativi costi del suo funzionamento che sono come noto a carico della bolletta dei consumatori. (5-07183)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI PIETRO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nel giorno della scadenza della prima rata dell'Imu, il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha riferito di aver ricevuto centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini completamente nel caos per il pagamento di questa nuova imposta;
   il decreto-legge n. 16 del 2012 convertito con modificazioni dalla legge n. 44 del 26 aprile 2012 prevede per gli anni 2012 e 2013 detrazioni sulla prima casa e per ogni figlio di età inferiore ai 26 anni residente nell'abitazione ma nessuna agevolazione per gli anziani non autosufficienti e per i disabili;
   l'Imu colpisce i piccoli risparmiatori che con fatica hanno costruito una prima e, molto spesso, unica casa non interessando, invece, gli immobili che la Chiesa adopera non a scopo di culto ma per fini commerciali, le fondazioni bancarie e i partiti politici –:
   se non intenda prorogare i termini per il versamento dell'imposta prevedendo delle soluzioni atte a salvaguardare le fasce più deboli per le quali attualmente non sono previste detrazioni. (4-16689)


   MANCUSO, BARANI, CICCIOLI, CROLLA e GHIGLIA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   l'aeroporto di Comiso (Ragusa), nato come struttura militare, è stato ricostruito a partire dal 2004 come scalo civile;
   i lavori sono stati portati a termine in un triennio: nel 2007 è stato inaugurato il nuovo aeroporto;
   a oggi la struttura rimane chiusa per uno scontro tra la regione, Stato ed ENAC, (Ente nazionale aviazione civile), in quanto nessuno degli enti intende sostenere il costo relativo ai controllori di volo;
   il Governo, infatti, non considera Comiso uno scalo nazionale, la regione non dispone di sufficienti risorse e l'ENAC non lo considera uno scalo strategico;
   il costo di realizzazione dello scalo ammonta a 36 milioni di euro;
   il piano industriale prevede per Comiso 1,5 milioni di passeggeri in tre anni, con un aumento del PIL provinciale pari a 1 miliardo di euro;
   da oltre un anno 60 vigili del fuoco sono distaccati «per assistenza allo scalo di Comiso»;
   in media ogni vigile guadagna 3.000 euro lordi: il costo dei 60 vigili dall'apertura dello scalo è stato, quindi, di 2,3 milioni di euro;
   sono stati, inoltre, acquistati due grandi mezzi per i soccorsi in caso di incendio negli scali, costati 400.000 euro l'uno;
   i due mezzi rimangono chiusi dal 2007 nei garage delle caserme di Verona e Catania;
   il comune di Comiso aveva anche costituito una società di gestione per il 35 per cento pubblica e per il resto affidata ai privati con tanto di gara;
   vincitrice della gara è risultata la INTERSAC, composta dalla SAC, che gestisce lo scalo di Catania, e dal gruppo editoriale Ciancio-Sanfilippo;
   la INTERSAC ha già versato al comune il canone per l'occupazione del suolo per i prossimi 40 anni: 3,2 milioni di euro;
   tali milioni sono già stati spesi dal comune di Comiso, ora in dissesto per 25 milioni di debito;
   il comune di Comiso ha organizzato per il 30 giugno 2012 un'occupazione di protesta dello scalo romano di Fiumicino –:
   se il Governo intenda aprire un tavolo di consultazione con regione Sicilia ed ENAC, per arrivare celermente alla composizione delle competenze di costo. (4-16691)


   BARBATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere - premesso che:
   i cittadini italiani sono stati appena chiamati a versare la prima rata dell'IMU 2012;
   risultano tuttavia innumerevoli casi di esenzione dal pagamento dell'IMU 2012, i quali rappresentano in molti ipotesi un vero e proprio privilegio in favore dei proprietari di diverse categorie di abitazioni; come risulta dal servizio «IMU in fumo» trasmesso nella puntata del 12 giugno 2012 della trasmissione Ballarò su Rai 3, nonché da un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano del 3 giugno 2012 dal titolo «Più valgono, meno pagano: esentati 50 mila palazzi (Ruspoli, Torlonia). Nessuna tassa sugli edifici storici affittati a peso d'oro a Bulgari o Vuitton». In particolare, i proprietari di palazzi storici, pur incassando cifre stratosferiche per gli affitti di negozi locati ad importanti marchi o utilizzati direttamente nelle zone di pregio di Roma, ad esempio tra piazza di Spagna e dintorni, come pure in altri comuni, godono di un trattamento speciale e di privilegio;
   infatti, tali soggetti, dopo aver beneficiato per oltre venti anni della norma di cui all'articolo 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991, finalmente abrogata dall'articolo 4, comma 5-quater, del decreto-legge n. 16 del 2012, ai sensi della quale, ai fini delle imposte sui redditi «il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell'articolo 3 della legge 1o giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato mediante l'applicazione della minore delle tariffe d'estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato», nonché dopo aver beneficiato della sostanziale esenzione dell'ICI, in forza dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge n. 16 del 1993, ora abrogato dall'articolo 4, comma 5-ter, del decreto-legge n. 16, secondo il quale la base imponibile ICI era determinata applicando «la tariffe d'estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato», godono tuttora di un trattamento privilegiato ai fini IMU, in quanto, in forza dell'articolo 13, comma 3, del decreto-legge n. 201 del 2011, come recentemente modificato dall'articolo 4, comma 5, lettera b), del decreto-legge n. 16 del 2012, la base imponibile ai fini di tale imposta è ridotta del 50 per cento per tali fabbricati;
   per effetto del perpetuarsi di tale vera e propria sperequazione, i proprietari delle case più belle, importanti, preziose e storiche di Roma, Venezia, Milano, Firenze, pagano le stesse tasse dei cittadini proprietari di case di valore infimo; a causa di tale trattamento privilegiato, dopo l'introduzione dell'IMU, lo Stato continuerà a rinunciare, con insopportabile ingiustizia, ad un importante gettito fiscale, quantificabile in diverse centinaia di milioni, atteso che il patrimonio di immobili vincolati si aggirerebbe intorno alle 50.000 unità;
   con l'interrogazione a risposta immediata n. 5-06800, a firma del presentatore della presente interrogazione, svolta presso la Commissione Finanze il 9 maggio 2012, era stato inoltre sollevato il caso degli immobili del fondo immobili pubblici (FTP), gestito da una società di gestione del risparmio collegata a banche, assicurazioni, finanziarie ed altri investitori nazionali ed esteri, che, pur intascando un fitto dallo Stato di circa 250 milioni di euro annui, ha goduto della totale esenzione dell'ICI, e sarà a sua volta esentata dal pagamento dell'IMU per tali immobili;
   analogamente, le 88 fondazioni bancarie italiane, pur vantando un patrimonio di circa 50 miliardi di euro, sono esonerate dall'IMU, perché, secondo il Governo, sono istituzioni no-profit, malgrado la Corte di Cassazione abbia stabilito il contrario nel 2009: pertanto, anche tali enti non pagheranno 1 euro di IMU, malgrado il loro patrimonio sia impiegato solo nella misura del 2 per cento per attività benefiche no-profit;
   a ciò si aggiunge che, in forza del dettato dell'articolo 91-bis, comma 2, del decreto-legge n. 1 del 2012, l'eliminazione dell'esenzione, già prevista per l'ICI in favore degli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici aventi finalità non esclusivamente commerciali, esplicherà i suoi effetti solo a partire dal 1o gennaio 2013, consentendo in tal modo a tali enti di non pagare l'IMU per il 2012;
   nell'attuale, gravissima fase di crisi, nella quale il Governo sta chiedendo pesantissimi sacrifici ai contribuenti onesti, colpendo anche le fasce più deboli della popolazione, che già sono poste in una situazione di profonda difficoltà dalla negativa congiuntura economica, tali privilegi, già di per sé inaccettabili, risultano ancor più insopportabili;
   è dunque urgente che il Governo proceda ad una profonda revisione dei regimi di esenzione attualmente vigenti in materia –:
   quali iniziative intenda assumere al fine di procedere, in tempi brevissimi, ad una complessiva rivisitazione del regime dell'IMU, che ha già mostrato notevoli elementi di criticità e di sperequazione, in primo luogo eliminando, già a partire dal 2012, le scandalose esenzioni richiamate in premessa, nonché di venire incontro alle esigenze di quei contribuenti che non hanno potuto ottemperare in tempo ad un obbligo tributario spesso molto gravoso, assumendo iniziative per consentire il versamento della prima rata dell'IMU anche oltre il termine del 18 giugno 2012, senza applicazione di alcuna sanzione o interesse. (4-16701)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il Ministero della giustizia avrebbe elaborato una serie di misure per accorciare la durata dei processi civili limitando l'accessibilità ai gradi di appello e di legittimità per evitare che i diritti di impugnazione delle sentenze vengano abusati da parte dei contendenti;
   l'esperienza giudiziale di questi ultimi otto anni e la sua analisi dimostra che, soprattutto la Corte di Cassazione, trova spesso il cavillo per dare ragione al fisco, anche ribaltando indirizzi da tempo consolidati;
   è un dato di fatto che l'Agenzia delle entrate, controparte dei contribuenti nei giudizi tributari, è strumento che serve al Governo anche per recuperare le risorse finanziarie con cui il Ministero preposto provvede a pagare gli stipendi ai magistrati;
   ad avviso degli interroganti occorrerebbe adottare le seguenti soluzioni:
    a) affrontare nella sede citata la questione del decongestionamento del contenzioso tributario nell'ambito del quale si abusa spesso del diritto di impugnazione da parte dell'amministrazione finanziaria: anche se vige il principio della soccombenza per cui chi perde dovrebbe pagare le spese sostenute dalla controparte, le spese invece sono pagate con i danari dei contribuenti poiché attualmente non è possibile imputarle agli impiegati o ai funzionari o ai dirigenti degli uffici periferici che autorizzano o decidono gli appelli davanti alle commissioni tributarie regionali o i ricorsi davanti alla Corte di Cassazione;
    b) introdurre una forma di acquiescenza agevolata per le sentenze delle commissione tributarie sfavorevoli ai contribuenti che preveda la riduzione delle sanzioni al 40 per cento per quelle provinciali ed al 60 per cento per quelle regionali per far sì che in questo modo, i contribuenti possono avere un interesse apprezzabile a non proseguire oltre nel giudizio;
    c) introdurre il divieto di appello per gli uffici finanziari contro le sentenze che si pronunciano sulla nullità degli atti impositivi impugnati o sul merito, conservando il diritto di opposizione nei gradi superiori solo per le questioni di puro diritto riguardanti l'interpretazione delle norme tributarie. Gli uffici finanziari esercitano infatti una potestà accertativa nei confronti del contribuente e perciò la pretesa deve essere valida e sufficientemente fondata sin dal momento in cui viene notificata al destinatario. Diversamente, non può essere il contribuente a patirne le conseguenze sostenendo gli oneri ed i costi delle impugnazioni avversarie, ma deve essere il responsabile del procedimento ad assumersi la responsabilità anche patrimoniale per il danno arrecato all'erario nell'aver esercitato male la potestà accertativa;
    d) introdurre il principio che, in caso di soccombenza dell'ufficio finanziario, al pagamento della condanna alle spese contribuisca almeno per il 30 per cento il responsabile del procedimento in solido con il suo diretto superiore e col dirigente dell'ufficio medesimo in parti egualmente ripartite, un terzo ciascuno, per far sì che almeno una parte non simbolica dei soldi necessari provenga dalle tasche di chi ha ingiustamente provocato o perseverato nel contenzioso sfavorevole per l'erario;
    e) apportare ulteriori utili modifiche al contenzioso tributario per favorire la definizione stragiudiziale delle controversie, per ristabilire la parità processuale fra le Parti e per eliminare oneri inutilmente iniqui e dispendiosi a carico dei contribuenti mediante la reintroduzione delle originarie riduzioni del 25 per cento per l'acquiescenza alla pretesa impositiva o sanzionatoria e per le definizioni mediante la procedura dell'accertamento con adesione;
    f) eliminare il reclamo obbligatorio che non garantisce alcuna imparzialità per assoluta mancanza di terzietà, ad avviso degli interroganti, rispetto all'ufficio procedente. Ciò costituisce una grave insidia procedimentale per i contribuenti, offre una opportunità in più agli uffici periferici per tentare di introitare un quid aggiuntivo, che è comunque conveniente per il contribuente che approfitta della riduzione delle sanzioni ed utile all'operatore che si guadagna il trattamento incentivante o lo fa guadagnare al suo superiore, limita l'esercizio del diritto di difesa perciò che dipende dalla scelta della migliore strategia processuale e aumenta i costi per l'assistenza e la difesa che dovrà gestire anche la fase pre-giudiziale, oltre a quella giudiziale;
    g) eliminare il divieto della prova testimoniale nel processo tributario per provare fatti e circostanze rilevanti per la decisione in quelle situazioni in cui gli accertamenti si basano sulle presunzioni ed il contribuente non ha l'obbligo di istituire e tenere la documentazione contabile e fiscale;
   ad avviso degli interroganti si tratta di modifiche semplici ed utili sia per ristabilire un rapporto più giusto ed equilibrato fra i contribuenti e gli uffici finanziari, sia per velocizzare l’iter del contenzioso in materia tributaria, sia per decongestionare le commissioni tributarie e la Corte di Cassazione dall'ingente carico tributario, che, nella situazione attuale, è inevitabilmente destinato a crescere sempre di più –:
   se si intendano assumere iniziative normative per dare soluzione alle criticità evidenziate, in linea con le proposte descritte in premessa. (4-16709)

GIUSTIZIA

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   l'esito dell'ultima consultazione elettorale per il rinnovo del consiglio dell'ordine nazionale dei biologi è stata oggetto di cinque ricorsi promossi ai sensi degli articoli 22 e ss. della legge 24 maggio 1967, n. 369, ricorsi accolti dal Consiglio nazionale dei biologi con altrettante pronunce;
   l'ordine nazionale dei Biologi e alcuni dei consiglieri eletti hanno impugnato le predette pronunce dinanzi al T.A.R. del Lazio-Roma che ha confermato l'annullamento delle elezioni con sentenze del 29 febbraio 2012;
   nelle more era stato nominato, con decreto del 3 novembre 2011, un commissario straordinario, nella persona del prof. Lucio Botte;
   il professor Botte, il 27 aprile 2012, ha rassegnato le dimissioni dall'incarico, pubblicando una durissima lettera sul sito dell'ordine nazionale dei biologi con la quale evidenziava di essere stato oggetto di quotidiane intimidazioni, giunte al punto da determinargli uno stato di stress psico-fisico incompatibile con la prosecuzione dell'incarico;
   in sostituzione del prof. Botte è stato nominato il dott. Giampaolo Leccisi, il quale, con determinazione del 6 giugno 2012, ha indetto le elezioni per il rinnovo delle cariche ordinistiche, con prima votazione fissata per il 21 e 22 giugno;
   l'articolo 3, comma 7, del Decreto del Presidente della repubblica 169 del 2005 stabilisce che: «È ammessa la votazione mediante lettera raccomandata, ad eccezione che per l'elezione dei consigli provinciali. L'elettore richiede alla segreteria dell'ordine la scheda debitamente timbrata e, prima della chiusura della prima votazione, fa pervenire la scheda stessa, in una busta chiusa, sulla quale è apposta la firma del votante autenticata nei modi di legge, nonché la dichiarazione che la busta contiene la scheda di votazione, all'ordine, che la conserva sotto la responsabilità del presidente [...]»;
   gli elettori che intendono utilizzare tale modalità di esercizio del voto – che, peraltro, sono la assoluta maggioranza – dunque, in 15 giorni (ovvero il tempo che intercorre tra la data di indizione delle elezioni e la prima votazione), devono chiedere la scheda alla segreteria dell'ordine, ottenerla e farla pervenire tramite lettera raccomandata;
   è, tuttavia, emerso agli interpellanti, anche sulla scorta di informazioni fornite da numerosi potenziali elettori, che molte schede non risultano ancora inviate ai richiedenti e che tali schede riguardano solo alcune zone geografiche;
   appare, infatti, agli interroganti particolarmente incomprensibile il motivo per cui le schede, ancorché trasmesse tutte contemporaneamente l'8 giugno 2012, non siano state consegnate nello stesso periodo in tutte le regioni si da rendere impossibile il tempestivo esercizio del diritto di voto per tutti gli aventi diritto –:
   se sia a conoscenza di tali circostanze e che provvedimenti intenda adottare a tutela della trasparenza e del corretto svolgimento delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'ordine e del Consiglio Nazionale dei Biologi;
   se corrisponda al vero che la posta inviata dagli Uffici dell'ordine dei Biologi sia transitata, anziché come sarebbe normale per il Centro postale di Fiumicino, per gli uffici di Via Marmorata di Roma;
   se non ritengano, conseguentemente, di dover verificare la sussistenza di eventuali responsabilità tali da inficiare l'andamento e il risultato delle elezioni di cui all'oggetto dell'interrogazione.
(2-01561) «Moffa, D'Anna».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GAVA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 1 del 2012 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012 ha introdotto misure a favore dei giovani che intendono avviare un'attività di impresa in forma di società di capitali, attraverso la nuova forma societaria della Società a responsabilità limitata semplificata;
   la norma prevede all'articolo 3, comma 2, che con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, venga tipizzato lo statuto standard della società e siano individuati i criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci;
   il termine previsto dalla norma è scaduto in data 25 maggio senza che si sia dato seguito da parte dei citati Ministeri a tale adempimento; non è ancora possibile per i giovani costituire questa tipologia di società, dagli indubbi vantaggi economici, né possono avere notizie circa la data in cui potranno avviare la loro impresa; si è così creata una situazione di stallo nella quale non vengono costituite neppure le altre tipologie societarie, nell'attesa della possibilità di usufruire dei vantaggi di questa nuova forma;
   in questa particolare situazione congiunturale, dove i giovani hanno grosse difficoltà di accesso al mercato del lavoro e scarse gratificazioni economiche per l'opera prestata, è grave frenare l'iniziativa di quelli che decidono di mettersi personalmente in gioco per creare benessere per sé e per gli altri, molte volte portatori di idee innovative in grado di creare sviluppo anche in un periodo di recessione;
   i giovani chiedono uno Stato amico, a tutti i livelli istituzionali, sia nelle sedi centrali che in quelle periferiche, che favorisca le loro iniziative e non le freni come spesso accade. Offrono il loro impegno assiduo nel coltivare quelle idee che rappresentano il futuro economico della nazione, ma per farlo hanno bisogno di azioni concrete e tempi di attuazione certi, di istituzioni che si facciano garanti delle riforme fino alla loro concreta attuazione –:
   quali siano le cause del ritardo indicato in premessa e quali tempi siano ancora necessari per dare completa attuazione alle norme in questione.
(5-07177)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MONAI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   i servizi adibiti al trasporto pubblico non di linea di persone per conto terzi sono assoggettati alla legge di settore del 15 gennaio 1992, n. 21;
   in data 30 dicembre 2008, con decreto-legge n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009 n. 14, detta Legge ha subito sostanziali modifiche ai principi che dettavano le norme per le oltre 80.000 imprese esercenti il servizio di noleggio con conducente;
   dette modifiche, dettate dal comma 1-quater dell'articolo 29 del decreto-legge n. 207 del 2008, sono state ritenute in contrasto con l'ordinamento vigente per diversi profili di criticità sia sotto il profilo costituzionale che comunitario;
   in data 27 febbraio 2009 nel Consiglio dei ministri n. 39 venne approvato un emendamento al decreto-legge n. 5 del 10 febbraio 2009 convertito con modificazioni dalla legge del 9 aprile 2009 n. 33 (incentivi settore auto), dove l'articolo 7-bis (sospensione dell'efficacia di disposizioni in materia di trasporto persone mediante autoservizi non di linea) così stabiliva: «1. Nelle more della ridefinizione della disciplina dettata dalla legge 15 gennaio 1992, n. 21, in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea, da effettuare nel rispetto delle competenze attribuite dal quadro costituzionale e ordinamentale alle regioni ed agli enti locali, l'efficacia dell'articolo 29, comma 1-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, è sospesa fino al 30 giugno 2009.»;
   in data 1o luglio 2009 con decreto-legge n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto n. 102 all'articolo 23, comma 2, il termine di scadenza della sospensione determinata dall'articolo 7-bis della legge n. 33 del 2009 è stato prorogato al 31 dicembre 2009 (2. all'articolo 7-bis, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, le parole «fino al 30 giugno 2009.» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2009.»);
   l'articolo 5 comma 3 del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2010 n. 25, ha previsto che: «All'articolo 7-bis, comma 1, decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni, le parole: “fino al 31 dicembre 2009” sono sostituite dalle seguenti: “fino al 31 marzo 2010”.»;
   in data 25 marzo 2010 il decreto-legge n. 40 convertito con modificazioni dalla Legge 22 maggio 2010 n. 73, all'articolo 2, comma 3, ha prorogato di fatto, il termine di sospensione dell'efficacia del comma 1-quater dell'articolo 29 del decreto-legge n. 207 del 2008, in quanto si è incardinato sulla previsione dell'articolo 7-bis della legge n. 33 del 2009: «3. Ai fini della rideterminazione dei principi fondamentali della disciplina di cui alla legge 15 gennaio 1992, n. 21, secondo quanto previsto dall'articolo 7-bis, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, ed allo scopo di assicurare omogeneità di applicazione di tale disciplina in ambito nazionale, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa con la Conferenza Unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono adottate, entro e non oltre il termine di sessanta giorni decorrenti dalla data di entrata in vigore del presente decreto, urgenti disposizioni attuative, tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia. Con il suddetto decreto sono, altresì, definiti gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi.»;
   all'articolo 51, comma 7, del decreto-legge n. 78 del 2010 è stata prevista un'ulteriore proroga relativa a quanto previsto dall'articolo 2, comma 3 della Legge n. 73 del 2010;
   ancora una volta, con il decreto-legge n. 225 del 2010 detto termine è stato ulteriormente prorogato al 31 marzo 2011, e poi di nuovo prorogato al 31 dicembre 2011, come pubblicato in data 31 marzo 2011 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale n. 74;
   in data 29 dicembre 2011, con decreto-legge n. 216, lo stesso termine, con il comma 4 dell'articolo 11, è stato in ultimo prorogato al 30 giugno 2012;
   lo stesso Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nel mese di settembre dell'anno 2011 a seguito di interrogazione a risposta in commissione (n. 5-04908) in merito alla normativa sui servizi pubblici non di linea e più precisamente sull'efficacia applicativa dell'articolo 29, comma 1-quater, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, ha dichiarato che: «Rispetto alle disposizioni ristrettive introdotte è tuttavia apparsa fin da subito necessaria una verifica di compatibilità con i principi di libera concorrenza. Tali verifiche, nonché le critiche mosse dalla categoria interessata e le osservazioni formulate dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, hanno determinato successivi interventi normativi atti prima a stabilire e poi a confermare la sospensione della efficacia delle disposizioni citate»;
   tali innumerevoli modifiche, sospensioni e proroghe hanno di fatto riportato la normativa nei profili di costituzionalità italiana ed europea desiderati dal Governo e dal Parlamento, rendendo inapplicabile la modifica alla legge n. 21 del 1992 da parte del comma 1-quater dell'articolo 29 della legge 27 febbraio 2009, n. 14, ma hanno determinato una situazione di confusione nelle amministrazioni pubbliche locali (comuni, province e regioni), nelle forze dell'ordine, che incorrono in erronee interpretazioni sull'applicazione della legge 15 gennaio 1992 n. 21;
   tali erronee interpretazioni stanno portando progressivamente alla paralisi le circa 80.000 imprese esercenti attività di noleggio con conducente con un danno non solo economico ma anche e soprattutto occupazionale, bloccando di fatto ed illegittimamente la crescita e lo sviluppo nel settore in controtendenza e in opposizione a quanto si prefigge l'attività politica del Governo che intende rilanciare lo sviluppo economico e la crescita delle imprese;
   in Abruzzo, in Sicilia, in Campania ed in altre regioni sono state messe in atto azioni sospensioni e revoche di titoli autorizzativi in modo illegittimo avviando per altro azioni legali contro imprenditori rei di non avere parcheggiato la propria autovettura immatricolata a noleggio con conducente nella rimessa sita nel comune che ha rilasciato l'autorizzazione ma di averlo fatto in altri comuni ove hanno contratti di lavoro con enti pubblici e privati ovvero ove hanno sede enti con cui sono stati sottoscritti contratti di lavoro a seguito di aggiudicazione di regolari bandi di gara ad evidenza europea;
   tutto ciò comporta un esoso dispendio di tempo e denaro da una parte per le amministrazioni locali per accertamenti e contestazioni, dall'altra parte per gli imprenditori per difendersi avanti ai giudici e prefetture a causa di errate contestazioni arrivate sino all'emissioni di avvisi di garanzia a carico di questi ultimi. Nondimeno tutto ciò comporta una imponente sottrazione delle forze dell'ordine dall'attività di necessaria prevenzione del crimine e di tutela dell'ordine pubblico –:
   se e quali iniziative intenda avviare per eliminare l'incertezza normativa conseguita al succedersi dei citati provvedimenti normativi che hanno creato e creano difficoltà e criticità applicative alla pubblica amministrazione e danni alle migliaia di imprese che operano nel settore del noleggio con conducente.
(5-07178)

Interrogazione a risposta scritta:


   MONTAGNOLI, MOLGORA, BRAGANTINI, NEGRO, MARTINI e FUGATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   la Catullo spa, società cui fanno capo gli aeroporti del Garda, Villafranca (Verona) e Montichiari (Brescia) chiude il 2011 con un bilancio in perdita a causa di situazioni pregresse e dello stallo della concessione governativa non ancora rilasciata;
   il mancato rilascio della concessione all'aeroporto di Montichiari scarica sulla Catullo spa i costi di gestione, che negli aeroporti con concessione sono in capo ad Enav, oltre al ripianamento dei debiti degli ultimi 10 anni, rendendo difficile l'attrazione di investitori privati e di potenziali partner;
   la concessione quarantennale è legata alla condizione del risanamento finanziario della società e all'equilibrio economico, ma, senza concessione, è complicato, se non impossibile, riuscire a sviluppare e perseguire un piano industriale credibile che tenga comunque conto della critica situazione economica generalizzata;
   il rilascio della concessione, atteso da più di 10 anni, è indispensabile per dare nuova credibilità e spinta di crescita all'aeroporto di Montichiari e per attirare partner industriali per far funzionare in modo remunerativo e continuativo lo scalo stesso;
   a margine della presentazione del rapporto Enac 2011, il Ministro interrogato si è impegnato a sbloccare entro l'estate le situazioni di stallo del trasporto aereo –:
   quali siano le iniziative che ha annunciato pubblicamente di avere in programma, volte a sbloccare le situazioni di stallo del trasporto aereo, e se non ritenga doveroso inserire fra tali iniziative il rilascio della concessione quarantennale all'aeroporto Montichiari di Brescia al fine di consentirne lo sviluppo e la crescita. (4-16692)

INTERNO

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   di fronte ai problemi ogni giorno emergenti a causa della chiusura del centro storico di Bologna nel corso del fine settimana, si palesa, ad avviso dell'interpellante, sempre più l'inadeguatezza dell'attuale giunta comunale preoccupata più di far trionfare un'astratta visione della città che il benessere dei cittadini e delle associazioni economiche;
   al riguardo l'osservazione che all'interno del governo cittadino sia presente una sorta di preclusione ideologica verso la piccola impresa commerciale non sembrerebbe tanto peregrina;
   la recente protesta dei commercianti bolognesi a proposito dell'occupazione di suolo pubblico ed il caos vigente in questo settore confermano la necessità di limiti al potere discrezionale delle giunte comunali, soprattutto quando violano elementari diritti dei cittadini anche dal punto di vista della loro attività economica;
   occorre un organismo «terzo» che controlli e verifichi la conformità all'effettivo interesse pubblico di decisioni che oggi come oggi sono quasi insindacabili e oggetto solo di ricorso alla magistratura –:
   se non intenda procedere ad una revisione normativa per assicurare e garantire i diritti dei cittadini di fronte all'arbitrio del comune e dei suoi organi istituzionali, sindaco e giunta, non tanto per una limitazione dei poteri degli stessi, attualmente quasi assoluti, quanto per assicurare l'individuazione di un meccanismo di tutela del cittadino in qualunque posizione si trovi.
(2-01558) «Garagnani».

Interrogazioni a risposta scritta:


   NEGRO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   è secondo l'interrogante inspiegabile che il Governo in questa fase stia abusando dello strumento della normativa d'urgenza facendo venir meno il presupposto principale dell'eccezionalità del ricorso al decreto-legge quale deroga al principio di rappresentatività, sottraendo, di fatto, al Parlamento l'esercizio della funzione legislativa;
   il Governo prosegue a legiferare sulla spinta di un'urgenza dichiarata in materie che meriterebbero maggiore approfondimento, approfondimento che viene compresso e addirittura negato anche in sede di conversione in legge dei decreti sempre più numerosi;
   l'articolo 5, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, recante misure urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo interviene sulla disciplina di alcune delle dichiarazioni anagrafiche previste da fonte secondaria costituita dal «Regolamento anagrafico della popolazione residente» contenuto nel decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, differendo però l'efficacia di quanto previsto decorsi 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto stesso;
   l'intervento normativo riguarda le dichiarazioni anagrafiche concernenti i trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero ovvero i trasferimenti di residenza all'estero, la costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ovvero mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza nonché i cambiamenti di abitazione;
   in base alle novelle normative le suddette dichiarazioni anagrafiche sono rese e sottoscritte di fronte all'ufficiale di anagrafe, ovvero inviate anche per fax e via telematica, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 65 del decreto legislativo n. 82 del 2005 (Codice dell'amministrazione digitale). Le istanze e le dichiarazioni inviate o compilate sul sito secondo le suddette modalità sono equivalenti alle istanze e alle dichiarazioni sottoscritte con firma autografa apposta in presenza del dipendente addetto al procedimento. Le dichiarazioni anagrafiche di cui al comma 1, producono immediatamente gli effetti giuridici dell'iscrizione, nonché quelli della corrispondente cancellazione;
   le disposizioni illustrate mirano quindi ad un effetto acceleratorio della produzione degli effetti giuridici dell'iscrizione delle dichiarazioni anagrafiche relative ai trasferimenti di residenza da altro comune o dall'estero, ai trasferimenti di residenza all'estero, alla costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, ai mutamenti intervenuti nella composizione della famiglia o della convivenza nonché ai cambiamenti di abitazione;
   pur condividendo quindi la ratio che ha ispirato tali novelle normative è necessario soffermarsi a valutare gli effetti negativi che scaturiranno dall'applicazioni di tali disposizioni e le inevitabili ricadute dirette per gli amministratori locali, responsabili legalmente sulla corretta attuazione delle norme e chiamati ad operare in modo tale da garantire la sicurezza dei cittadini, l'ordine sociale e il rispetto delle norme;
   obbligare i comuni a rilasciare il certificato di residenza entro 48 ore, vuol dire impedire all'ufficiale anagrafico di controllare la veridicità delle residenze se non a certificato rilasciato. Un modo per rendere ancora più difficile il controllo sugli stranieri che potrebbero dichiarare qualsiasi cosa acquisendo gli stessi diritti dei residenti –:
   quali provvedimenti il Ministro, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di prevedere delle formule di garanzia atte da un lato a dare certezza alla realizzazione nei fatti della ratio della norma, ossia la semplificazione delle dichiarazioni di anagrafe e, dall'altro lato, a tutelare i sindaci nel proprio compito, quali responsabili dell'ufficio di anagrafe, nel rispetto della sicurezza dei cittadini e dell'ordine sociale. (4-16687)


   BERTOLINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   da notizie di stampa del 28 maggio 2012, si apprende che un operaio di un'azienda agricola di Fiorenzuola d'Arda (Piacenza), di origine indiana, Singhj Kulbir di 37 anni, ha ucciso e gettato nel fiume Po la moglie, Kaur Balwinde, di 27 anni, anch'essa indiana ed incinta di tre mesi;
   l'uxoricida, ai carabinieri del nucleo investigativo di Piacenza e della stazione di Fiorenzuola, avrebbe dichiarato di aver litigato con la moglie, di averla picchiata e strangolata, per poi gettarla nel fiume e che l'avrebbe fatto per gelosia, in quanto la donna vestiva all'occidentale;
   la donna era scomparsa da 15 giorni dalla casa di Fiorenzuola, dove viveva con il marito ed un figlioletto di 5 anni, e solo un pescatore di origine romena ha trovato il corpo su un argine a San Nazzaro, frazione di Monticelli d'Ongina;
   violenza fisica, sottomissione, imposizione di usi e tradizioni tribali sono solo alcune delle vessazioni a cui sono sottoposte ancora troppe donne straniere in Italia; si tratta di fenomeni alimentati dalla disinformazione, dall'isolamento e spesso dal fanatismo religioso;
   i tanti episodi di violenza, compiuti nei confronti delle donne straniere e dei loro figli, debbono essere severamente condannati e devono soprattutto far riflettere sul fatto che la maggior parte di essi sono compiuti da componenti dei loro nuclei famigliari e da persone appartenenti alle stesse culture e allo stesso credo religioso;
   casi come questo dimostrano, ancora una volta, che le politiche ispirate al multiculturalismo sono miseramente fallite e che è ancora lontano il raggiungimento di una vera integrazione sociale –:
   se i Ministri siano a conoscenza di tali fatti;
   di quali eventuali altri elementi dispongano in merito a tale vicenda;
   se siano in grado di fornire dati relativi a vicende che vedono coinvolte donne straniere, vittime di violenze e soprusi all'interno dei propri nuclei famigliari, avvenuti nel nostro Paese negli ultimi cinque anni;
   se non ritengano necessario avviare, con la collaborazione degli enti locali, un'indagine approfondita per verificare quante situazioni analoghe, non denunciate, ci siano nel nostro Paese e per verificare la reale condizione delle donne straniere che vivono in Italia. (4-16693)


   MELIS, CALVISI, MARROCU, SCHIRRU, PES, FADDA e ARTURO MARIO LUIGI PARISI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   in data 21 dicembre 2011 veniva arrestato il signor Salvatore Costanza, imprenditore edile di San Giovanni Gemini, ritenuto facente parte della famiglia mafiosa di Cammarata e responsabile del reato di cui all'articolo 416-bis; detto provvedimento veniva eseguito in ottemperanza del provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso il 10 giugno 2011 dal tribunale di Palermo;
   nel processo, in fase di decisione, il pubblico ministero, Giuseppe Fici, in data 8 maggio 2012, ha chiesto la condanna del signor Salvatore Costanza ad anni quattordici di carcere;
   detto imprenditore signor Costanza ha svolto da più di dieci anni lavori pubblici importanti nel paese di Golfo Aranci, sia tramite appalto e sub-appalto, sia tramite chiamata diretta;
   tali lavori pubblici sono stati assunti sia per conto dell'impresa intitolata allo stesso Costanza Salvatore, sia per l'impresa da lui stesso gestita Speedy Società Cooperativa a R.L. di San Giovanni Gimini (Agrigento);
   per quello che per ora si sa con certezza il signor Costanza è stato inserito negli elenchi comunali degli operatori economici da invitare nel caso di affidamento di lavori in economia di importi inferiore a 150.000,00 euro sino all'ultimo aggiornamento del 24 gennaio 2012, e quindi ben dopo l'arresto e il provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso preventivamente nel giugno 2011 e poi esecutivo nel 21 dicembre 2011;
   i lavori a nome del signor Costanza Salvatore per conto del comune di Golfo Aranci, per quello per ora emerso, sono stati i seguenti:
    a) lavori di sistemazione del lungomare, così come BURAS RAS del 14 novembre 2006;
    b) lavori sistemazione strada cala moresca, in Golfo Aranci;
    c) lavori di costruzione della palestra comunale, così come da determina n. 616 del 7 giugno 2010;
    d) lavori in economia di manutenzione straordinaria dello scarico a mare 1o spiaggia, così come determina n. 870 del 3 agosto 2010;
    e) lavori di completamento illuminazione pubblica zona baia caddi
    f) lavori somma urgenza per l'esecuzione di manutenzione straordinaria sul piano viabile strada di via Magellano a Golfo Aranci, così come da determina n. 184 del 17 febbraio 2011;
    g) lavori in economia nelle scuole elementari;
   tale situazione, corredata delle circostanze qui premesse, è stata formalmente denunciata in più sedi, e in particolare con comunicazione pervenuta al Ministero dell'interno in data 30 maggio 2012, dall'avvocato Andrea Viola, consigliere comunale nel comune di Golfo Aranci –:
   se le informazioni concernenti imprese e imprenditori che sono sottoposti a procedimenti penali per associazione mafiosa siano trasmesse a tutte le prefetture italiane anche al fine di fornire agli enti locali e alle amministrazioni territoriali informazioni adeguate su possibili rischi di contiguità tra imprese e mafia. (4-16703)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   si è venuti a conoscenza dei seguenti fatti, relativi a contenzioso seriale avverso il decreto ministeriale 42 del 2009 – sblocco posti accantonati in provincia di Lodi;
   alla fine del mese di maggio 2012, l'Ufficio XV – ambito territoriale di Lodi avrebbe effettuato i fonogrammi nei confronti dei docenti «pettinisti» inseriti nelle graduatorie permanenti ad esaurimento per gli anni 2009-11, ad opera del commissario ad acta, per accertare se gli stessi avessero riassunto entro i termini, i ricorsi davanti al giudice ordinario, nello specifico al giudice del lavoro territorialmente competente;
   nel giorno del 24 maggio 2012 ore 12.30 circa una impiegata dell'ambito territoriale di Lodi in concreto, attraverso fonogramma avrebbe chiamato un docente «pettinista» inserito, ad opera del commissario ad acta, nella graduatoria permanente ad esaurimento per gli anni 2009-11, per la scuola secondaria di II grado, sostegno, classe di concorso AD03 (area tecnica);
   tale docente al fonogramma rispondeva: «ricorso riassunto Gdl omissis...»;
   a seguito di tale dichiarazione un altro docente controinteressato, non «pettinista» inserito da diversi anni nella provincia di Lodi, a pieno titolo nella medesima graduatoria permanente ad esaurimento per la scuola secondaria di II grado, sostegno classe di concorso AD03 (area tecnica), si vedeva negata la possibilità di un posto a tempo determinato; quindi provvedeva a fare gli accertamenti per verificare la veridicità della dichiarazione del docente «pettinista»;
   dopo tali accertamenti è emerso dal tribunale indicato dal docente «pettinista» che nessun ricorso a nome di tale persona risulterebbe a tutt'oggi iscritto nella sezione lavoro di quel tribunale;
   parrebbe pertanto che il docente «pettinista» abbia fornito dichiarazioni non veritiere alla pubblica amministrazione, nello specifico all'ambito territoriale di Lodi;
   il docente contro interessato avrebbe fatto tempestivamente presente il risultato di tali ricerche all'ufficio legale dell'ambito territoriale di Lodi;
   i componenti dell'ufficio legale e lo stesso ambito territoriale di Lodi dal giorno 24 maggio 2012 ad oggi non avrebbero svolto nessun accertamento in merito alla veridicità di tale dichiarazione;
   in data 5 giugno 2012 l'ufficio scolastico regionale per la Lombardia inviava ai dirigenti degli uffici scolastici territoriali della Lombardia, una nota protocollo n. MIUR AOODRLO R.U. 6511 avente ad oggetto «contenzioso seriale avverso il decreto ministeriale 42 del 2009 – sblocco posti accantonati – precisazioni». Con il seguente contenuto «Con nota del 4 giugno 2012, protocollo DRLO 6412, questo Ufficio ha dato indicazione di provvedere allo sblocco dei posti e allo scorrimento delle graduatorie nei casi in cui risulti che il docente per il quale il posto era stato accantonato non abbia effettuato la riassunzione del giudizio avverso il decreto ministeriale 42 del 2009 ed i relativi termini siano scaduti. Si precisa che, qualora all'atto dello scorrimento risulti un altro docente destinatario dei provvedimenti del Commissario ad acta, le SS.LL. procederanno alle necessarie verifiche in merito allo stato del contenzioso. – il Dirigente Dottore Luca Volontè.»;
   in data 12 giugno 2012 il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca – dipartimento per l'istruzione – direzione generale del personale scolastico – ufficio IV – ha diffuso una nota avente ad oggetto «funzioni di mobilità nella scuola secondaria di II grado a.s. 2012/13» del seguente tenore: «...il termine ultimo comunicazione al SIDI delle domande di mobilità e dei posti disponibili è il 28 giugno... – il direttore generale F.to Dottore Luciano Chiappetta»;
   in data 18 giugno 2012 l'ufficio scolastico regionale per la Lombardia inviava ai dirigenti degli uffici scolastici territoriali della Lombardia una nota protocollo n. MIUR AOODRLO R.U. 7168 avente ad oggetto «contenzioso seriale avverso il decreto ministeriale 42 del 2009 – Mancata riproposizione misure cautelari – Sblocco posti accantonati» in cui si riporta «Con nota del 4 giugno 2012, protocollo DRLO 6412, sono state date indicazioni per lo “sblocco” dei posti accantonati nei casi di mancata riassunzione del giudizio avverso il decreto ministeriale 42 del 2009 avanti il giudice ordinario. In tutti i casi in cui risulti che il giudizio sia stato riassunto avanti al giudice ordinario senza che l'interessato abbia riproposto le domande cautelari entro il termine di 30 giorni di cui all'articolo 11, comma 7, decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, le SS.LL. provvederanno allo “sblocco” del relativo posto e allo scorrimento delle graduatorie. Conseguentemente si precisa che, al fine di consentire agli interessati là proposizione delle domande di trasferimento entro i termini di definizione delle operazioni relative all'organico di diritto, per le classi di concorso della scuola secondaria di secondo grado le suddette procedure di “sblocco” dovranno concludersi entro il 28 giugno p.v. – Il dirigente Uff. VI Dottore Luca Volontè e il Dirigente Uff. VIII Dottoressa Luciana Volta» –:
   se il Governo sia a conoscenza di tale situazione nell'ambito territoriale di Lodi e quali iniziative il Governo intenda prendere, in merito al mancato accertamento da parte dell'ambito territoriale di Lodi, della veridicità di dichiarazioni rese alla pubblica amministrazione, nello specifico all'ambito territoriale di Lodi;
   per quale motivo l'ambito territoriale di Lodi non provveda allo sblocco del posto accantonato per il sostegno, scuola secondaria II grado, classe di concorso AD03, contingente 2010 e non provveda allo scorrimento delle suddette graduatorie.
(2-01559) «Garagnani».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GOISIS e FUGATTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la cosiddetta riforma Gelmini ha privilegiato il modello di «teaching university» piuttosto che quello di «research university» ed il modello spagnolo piuttosto che il modello franco-tedesco di università; infatti la Spagna ha circa 11.000 ordinari e 40.000 associati e non ha ricercatori di ruolo, la Francia ha circa 20.000 ordinari e 37.000 ricercatori di ruolo e la Germania ha circa 37.000 ordinari e 131.000 ricercatori di ruolo (e non hanno Associati);
   l'Italia ha 17.880 ordinari, 17.567 associati e 25.435 ricercatori (censimento 2009): mettendo ad esaurimento gli oltre 25.000 ricercatori di ruolo, la riforma universitaria ha ridotto drasticamente gli organici delle università;
   le università italiane – è cosa nota – sono spesso rette dai ricercatori universitari, di fronte alla massiccia messa a riposo di professori ordinari e professori associati e alla contestuale limitazione delle naturali progressioni di carriera per la carenza di concorsi universitari e di «chiamate» per rimpiazzare i pensionamenti (in molti atenei il rapporto è ogni 5 uscite di ruolo una sola chiamata);
   l'articolo 6, comma 4, della legge n. 240 del 2010 (cosiddetta riforma universitaria «Gelmini»), stabilisce che ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad esaurimento e ai tecnici laureati (di cui all'articolo 50 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, che hanno svolto tre anni di insegnamento ai sensi dell'articolo 12 della legge 19 novembre 1990, n. 341), nonché ai professori incaricati stabilizzati, siano affidati, con il loro consenso e fermo restando il rispettivo inquadramento e trattamento giuridico ed economico, corsi e moduli curriculari compatibilmente con la programmazione didattica definita dai competenti organi accademici;
   ai suddetti soggetti è attribuito il titolo di professore aggregato per il periodo di durata degli stessi corsi e moduli. Ne consegue che:
    a) la qualifica di professore aggregato è attribuita direttamente dalla legge a coloro che si trovano nelle condizioni indicate dall'articolo 6, comma 4 come sopra specificato e non deve essere richiesta dal singolo (ricercatore, assistente o tecnico laureato);
    b) le università e le strutture didattiche non conferiscono questo titolo (ma possono accertare solo la sussistenza dei requisiti previsti dal legislatore) e non debbono, in nessun caso, effettuare delle valutazioni di merito;
    c) le università, al più, possono stilare e aggiornare un elenco dei docenti che si trovano nella condizione indicata dalla legge, al fine di una pura e semplice ricognizione delle posizioni individuali, dato che la qualità di professore aggregato si perde, ove venga a cessare il corso o il modulo di insegnamento;
    d) l'amministrazione universitaria, sulla base della documentazione che già possiede (dunque senza richiedere alcuna certificazione) può determinare la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge e attestarli negli atti curricolari di ciascuno degli aventi diritto;
    e) ciascuna università, nei limiti delle disponibilità di bilancio e sulla base di criteri e modalità stabiliti con proprio regolamento, determina, ai sensi del citato articolo 6, comma 4, della legge n. 240 del 2010 la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori di ruolo ai quali, con il loro consenso, sono affidati moduli o corsi curriculari. Conseguentemente la mancanza di principi unitari, nonché la contrazione del Fondo di finanziamento ordinario, stanno regolamentando in maniera differenziata detta retribuzione;
   il paradosso è che se i ricercatori universitari si dedicassero esclusivamente all'attività di ricerca scientifica, rifiutandosi di insegnare, la maggior parte delle università dovrebbe chiudere i battenti, vista la mole del loro impegno non solo dal punto di vista didattico, ma anche nelle commissioni d'esame, nelle tesi di laurea, nel rapporto diretto con gli studenti che spesso interviene a sanare la sostanziale disorganizzazione degli atenei –:
   se, il Ministro interrogato, ai fini dell'applicazione della «vera tenure-track» e non piuttosto di una sorta di «precariato mascherato», spesso accompagnato dal citato e discutibile titolo di «professore aggregato», non ritenga opportuno assumere iniziative dirette a rivedere la normativa vigente assicurando in fase di prossima programmazione triennale la disponibilità finanziaria, per l'inquadramento dei ricercatori universitari nel ruolo di professore di seconda fascia, purché in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale, nonché titolari del secondo contratto triennale, e infine previa valutazione positiva del dipartimento dell'ateneo interessato;
   se il Ministro interrogato non ritenga altresì urgente e opportuno adottare adeguati provvedimenti per prevedere a favore dei ricercatori che svolgono moduli o corsi curriculari un minimo retributivo – omogeneo per l'intero sistema universitario. (5-07174)


   TOCCI e MAZZARELLA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il decreto del Presidente della Repubblica 25 luglio 1997, n. 306, recante disciplina in materia di contributi universitari, stabilisce all'articolo 5, comma 1, che «la contribuzione studentesca non può eccedere il 20 per cento dell'importo del finanziamento ordinario annuale dello Stato, a valere sul fondo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera a), e comma 3, della legge 24 dicembre 1993, n. 537»;
   il medesimo decreto del Presidente della Repubblica stabilisce all'articolo 5, comma 4, che «Le università comunicano annualmente al Ministero, entro il 31 maggio, il gettito della contribuzione studentesca accertato nel bilancio consuntivo dell'anno precedente, il numero di studenti esonerati totalmente o parzialmente dalla tassa di iscrizione e dai contributi universitari nell'anno accademico in corso (...)»;
   da quanto riportato dal quotidiano La Repubblica del 18 giugno 2012 risulterebbe che nell'anno 2011 oltre la metà delle università statali (per l'esattezza trentasette) non ha rispettato il predetto limite riscuotendo così dagli studenti contribuzioni superiori al massimo consentito, in un caso superiori persino al doppio del consentito;
   nel 2010, su ricorso degli interessati, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha condannato l'università di Pavia a restituire due milioni di euro pagati in più dagli studenti e tale sentenza può costituire un precedente rispetto ai casi di tutti gli altri atenei;
   dall'analisi condotta dall'OCSE nel volume «Education at a Glance, 2011» risulta (Tabella B5.1, pag. 266) che i costi universitari a carico degli studenti e delle loro famiglie sono in Italia decisamente tra i più alti in Europa;
   è ben nota la situazione di pesante crisi economica che l'Italia sta attraversando, con gravi difficoltà finanziarie di molti cittadini, e, al contempo, la netta diminuzione degli studenti che si immatricolano all'università, che potrebbe farsi anche risalire ai costi troppo alti non affrontabili da molte famiglie –:
   se risulti al Ministro che i dati riportati da La Repubblica corrispondono al vero e, in caso affermativo, quali siano le iniziative di competenza che intende adottare per garantire il rispetto della legge a tutela degli studenti e delle loro famiglie. (5-07175)


   ANTONINO RUSSO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la provincia regionale di Palermo è ente gestore dell'istituto provinciale di culture e lingue «Ninni Cassarà» che è riconosciuto, ai sensi della legge n. 62 del 2000 «scuola paritaria»;
   l'IPCL ha due sedi principali a Palermo e sedi distaccate a Terrasini, Cefalù ed Alimena;
   tale istituto rappresenta un'istituzione ampiamente radicata nel territorio provinciale del capoluogo, con un'esperienza ultratrentennale ed un vasto apprezzamento da parte dell'utenza testimoniata dalla considerevole presenza di allievi nonché per il contributo in termini di effettivo incremento culturale per l'utenza medesima e di concrete opportunità, che la specifica tipologia del diploma può offrire per un rapido inserimento dei giovani nel mercato del lavoro;
   in tal senso, il trend delle iscrizioni negli ultimi anni ha evidenziato un tasso di iscrizione e frequenza elevato e costante, indice – appunto – dell'alto gradimento dell'istituto che oggi conta 1.800 alunni iscritti e frequentanti;
   l'organico dell'istituto, attualmente, è composto da 117 docenti a tempo indeterminato (di cui 5 di sostegno e 1 di religione) e 99 a tempo determinato, con la presenza di 32 unità di personale tecnico amministrativo;
   l'IPCL, in mancanza di un omologo liceo linguistico statale, costituisce attualmente l'unico istituto pubblico della provincia di Palermo ad erogare formazione nel settore;
   trattandosi di scuola paritaria, ordinamenti, corsi ed orari sono praticamente conformi a quelli corrispondenti ad istituti statali ed i titoli di studio rilasciati godono di analogo valore legale, mentre il relativo personale è assunto con contratti a tempo indeterminato dall'amministrazione provinciale, che provvede a stipulare contratti a tempo determinato quando necessario per la copertura delle supplenze temporanee;
   ciò segnalato, con delibera di giunta n. 125 del 26 luglio 2011, l'amministrazione provinciale di Palermo disponeva di richiedere al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'attivazione dell’iter procedurale previsto dalle disposizioni legislative vigenti per la statalizzazione dell'istituto provinciale di culture e lingue «Ninni Cassarà»;
   tale delibera prevede che l'amministrazione statale subentri con decorrenza dall'anno scolastico 2012-2013 «assumendosi gli oneri afferenti al personale che sarà assunto a tempo indeterminato per sostituire, ove necessario, quello di cui sopra, in caso di dimissioni, collocamento a riposo e/o in mobilità (a seguito di processi definiti congiuntamente tra il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e la provincia regionale di Palermo)»;
   il 18 agosto 2011 la C.G.I.L. FP della provincia regionale di Palermo venuta a conoscenza casualmente dei suddetti atti relativi alla statalizzazione dell'istituto, scrive all'amministrazione provinciale per criticare il suo operato e il mancato rispetto delle relazioni sindacali;
   il 10 ottobre 2011 la federazione provinciale di Palermo chiede al presidente della provincia regionale di Palermo l'avvio delle procedure di informazione/concertazione;
   trascorso infruttuosamente il termine prescritto dal CCNL, si attivano le procedure per il riconoscimento del comportamento antisindacale tenuto dall'ente: la Federazione Provinciale FP di Palermo presenta un ricorso ex articolo 28, legge n. 300 del 1970, contro la provincia regionale di Palermo in cui denuncia di non essere stata precedentemente informata: «è indubbio che la statalizzazione dell'Istituto scolastico Culturale Ninni Cassarà rientri pienamente tra le materia che sono oggetto di informazione preventiva, ai sensi dell'articolo 7 del CCNL 1998/2001, nonché di concertazione obbligatoria su richiesta dell'O.S. ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettere c) e d) del CCNL 2002/2005 (già articolo 8 del CCNL 1o aprile 1999)»;
   il 17 dicembre 2011 viene emanata la sentenza del tribunale di Palermo che rende nulli tutti gli atti emanati dalla provincia regionale di Palermo per il processo di statalizzazione;
   infatti, oltre alle gravi irregolarità procedurali, l'operazione appare fin da subito in contrasto con l'obiettivo dichiarato nella deliberazione di «conciliare gli interessi dei lavoratori di ruolo». Infatti, non si parla delle modalità che andranno a regolare, dopo l'eventuale cessione allo Stato, l'assegnazione delle cattedre e delle sedi in caso di richieste di trasferimenti di sede, passaggi o eliminazione di cattedre, stravolgendo la graduatoria attualmente in vigore per i docenti a tempo indeterminato la quale riconosce – secondo criteri ben precisi – la carriera lavorativa già maturata e regolamenta l'assegnazione delle cattedre e/o delle sedi in caso di richieste di trasferimenti, passaggi o contrazioni di cattedre;
   i docenti «statali» e «provinciali» in servizio nella medesima struttura – ma dipendenti da enti diversi – avrebbero un contratto di lavoro e un trattamento economico accessorio differenti, con disparità nei processi di aggiornamento e formazione;
   è forte inoltre la perplessità sulle competenze lavorative dei docenti di ruolo dal momento che nella delibera viene anche espressamente dichiarato «che il personale docente attualmente in servizio con contratto a tempo indeterminato presso l'I.P.C.L. “Ninni Cassarà” rimane a carico, giuridicamente ed economicamente in capo alla provincia regionale di Palermo fino alla cessazione, a qualsiasi titolo.»;
   inoltre, la deliberazione citata non prende minimamente in considerazione il futuro lavorativo e gli sbocchi dei docenti precari dell'I.P.C.L., che costituiscono una risorsa essenziale per il funzionamento dell'istituto, poiché si tratta di personale altamente qualificato che da anni contribuisce a garantire la qualità dell'offerta formativa oltre che una certa continuità didattica;
   in data 31 maggio 2012 la direzione generale per il personale scolastico (ufficio X) invia una nota prot. n. AOODGPER 4209 con cui esprime parere favorevole alla statalizzazione dell'IPCL e chiarisce alcuni punti poco chiari rispetto ad alcune questioni legate al personale;
   dalla lettura in particolare dei punti b), c), g) ed o) delle linee di indirizzo inviate dal dipartimento per l'istruzione, direzione generale per il personale scolastico ufficio X alla provincia di Palermo, avendo come oggetto, la «statalizzazione dell'istituto provinciale di cultura e lingue Ninni Cassarà» di seguito riportati si evince:
    b) la necessità che le classi siano formate, anche per quanto «riguarda la consistenza numerica degli alunni, sulla base dei medesimi criteri contemplati per le corrispondenti scuole statali e che per il reperimento del personale supplente, tanto docente che ATA, vengano utilizzate le corrispondenti graduatorie statali, sia provinciali che d'istituto, queste ultime da costituire ex novo in concomitanza con l'inizio del nuovo anno scolastico;
    c) l'espressa previsione che la provincia di Palermo continui a farsi carico degli oneri finanziari relativi al personale docente e non docente di ruolo in servizio presso l'istituto e che, per contro, lo Stato sopporti quelli afferenti al personale supplente annuale, temporaneo, breve o saltuario, necessario per il regolare funzionamento dei corsi, provvedendo a sostituire con proprio personale di ruolo, docente od ATA, quello provinciale con contratto a tempo indeterminato in caso di dimissioni, collocamento a riposo e/o in mobilità a seguito di processi definiti congiuntamente con la provincia medesima;
    g) la definizione di opportune strategie finalizzate a garantire le migliori opportunità occupazionali al personale non di ruolo, docente ed ATA, attualmente impiegato presso l'istituto provinciale interessato;
    o) l'acquisizione da parte della citata amministrazione subentrante, dal medesimo anno scolastico di cui sopra, degli oneri e delle modalità operative e gestionali per le nuove assunzioni del personale predetto, attivabili secondo la relativa disciplina statale, con correlata cessazione di ogni efficacia delle corrispondenti graduatorie locali;

   tali affermazioni, ad avviso dell'interrogante, in chiara contraddizione tra esse, procurerebbero un gravissimo danno in ordine alla perdita del posto di lavoro di circa 99 docenti precari, che da anni vengono reclutati dall'istituto suddetto in base a delle graduatorie interne regolarmente pubblicate nell'anno 2011 regolate dal nuovo regolamento per il conferimento delle supplenze d'insegnamento approvato in data 8 ottobre 2010 dal consiglio provinciale;
   gli stessi docenti precari, verrebbero infatti sostituiti dai docenti precari dello Stato con relativa decadenza delle graduatorie provinciali, senza tenere conto del fatto che le posizioni di questi docenti nelle graduatorie della provincia non coincidono con quella delle graduatorie permanenti dello Stato. Non si comprende come il punto g) possa trovare accordo con il punto o) delle linee di indirizzo per l'eventuale convenzione da stipulare tra lo Stato e la provincia;
   inoltre, per aver «scelto da molti anni» di prestare la propria professionalità presso il liceo linguistico provinciale Ninni Cassarà di Palermo, i docenti precari sono stati esclusi dal decreto «salvaprecari» dello Stato e, come se non bastasse, non sono stati posti nella condizione di potere scegliere una sede più vantaggiosa nell'ultimo aggiornamento delle graduatorie permanenti dello Stato, perché impegnati in questa provincia;
   si segnala, inoltre, che rispetto alla questione del personale docente e non docente, secondo quanto prevede l'articolo 14, comma 9, del decreto-legge n. 78 del 2010, a decorrere dal 1o gennaio 2011, è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale per gli enti locali nei quali l'incidenza delle spese di personale è pari o superiore al 40 per cento delle spese correnti;
   il predetto limite del 40 per cento è stato modificato con l'articolo 28, comma 11-quater, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che ha riportato la percentuale del 40 per cento al 50 per cento;
   rispetto a tale questione il giorno 11 novembre 2010, il Sottosegretario di Stato all'istruzione, all'università e alla ricerca pro tempore, rispondendo all'interpellanza urgente n. 2-00860 dell'onorevole Lo Monte e altri, concernente la situazione del liceo Lincoln di Enna, dichiarava che: «Quanto all'applicazione dell'articolo 14, comma 9, del decreto-legge n. 78 del 2010 – è questa la questione fondamentale dell'interrogazione – il Ministero dell'economia e delle finanze, nel comunicare gli elementi informativi di competenza, ha in merito fatto presente quanto segue:
    la fattispecie in esame presenta caratteristiche peculiari che, ad avviso dello scrivente Dicastero, consentono di escludere l'applicabilità del divieto di assunzione di cui trattasi;
    in particolare, la circostanza che il liceo linguistico sia riconosciuto come scuola paritaria ai sensi della legge n. 62 del 2000 e la presenza delle descritte modalità di reclutamento del personale porta a ritenere la situazione in esame non riconducibile alla fattispecie astratta che il legislatore ha ritenuto meritevole di attenzione»;

   tale risposta ha consentito all'amministrazione provinciale di Enna di procedere per l'anno scolastico 2010-2011 al reclutamento dei docenti necessari ad assicurare il regolare inizio dell'attività didattica;
   se, come indicato nella nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si dovesse procedere per l'IPCL alla statalizzazione dal 1o settembre 2012 pare evidente che non vi sarebbero le condizioni di poter garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e di assicurare la funzionalità ed il buon andamento dell'istituto, essendo esso impossibilitato a conferire le supplenze annuali, mediante l'instaurazione degli indispensabili rapporti di lavoro a tempo determinato;
   qualora, infatti, l'amministrazione provinciale fosse tenuta ad osservare incondizionatamente il dettato contenuto nella norma del decreto-legge n. 78 del 2010 e modificato con l'articolo 28, comma 11-quater, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ne deriverebbe, per il generico divieto di procedere a qualsivoglia tipologia di assunzione, l'impossibilità di effettuare le nomine e sottoscrivere i consueti contratti a tempo determinato agli insegnanti, indispensabili ad assicurare la regolarità di alcuni particolari insegnamenti (tra questi la religione cattolica e il sostegno), compromettendo l'intera organizzazione dell'offerta formativa e la continuità didattica e portando alla inevitabile revoca dello status di scuola paritaria;
   il realizzarsi di questo scenario condurrebbe a conseguenze gravissime, infatti, si avrebbero serie ripercussioni sul diritto allo studio per un notevole numero di studenti provenienti da tutta la provincia di Palermo e sulla stabilità occupazionale dei docenti, del personale ATA e dei docenti precari;
   considerato che le esigenze connesse alla didattica, presenti nelle scuole statali, ricorrono anche per le scuole paritarie gestite dagli enti locali e valendo, altresì, anche per esse i princìpi sanciti dalla Costituzione in materia di diritto all'educazione, allo studio ed all'istruzione, appare auspicabile poter estendere ai suddetti istituti, in materia di reclutamento del personale docente, la disciplina più favorevole prevista per quelle statali, tenuto conto della concreta necessità di salvaguardare il mantenimento dei requisiti per la parità scolastica, il funzionamento e l'autonomia dell'istituzione scolastica –:
   se non intenda valutare con maggiore attenzione la fattispecie di Palermo e quindi rivalutare la decisione di statizzare l'istituto provinciale di culture e lingue cosa che produrrebbe notevoli disagi all'utenza con gravi rischi per la continuità didattica;
   quali iniziative di competenza intenda adottare per salvaguardare il funzionamento dell'istituto provinciale di culture e lingue, tenuto conto della circostanza che il comparto scuola, per la specificità delle norme che ne regolano il funzionamento, è escluso dalle misure restrittive imposte alle amministrazioni pubbliche dalle recenti disposizioni in materia di pubblico impiego;
   quali iniziative intenda intraprendere per garantire e tutelare, in caso di statalizzazione, il personale precario che sarebbe gravemente colpito dalle norme così come concepite. (5-07180)

Interrogazione a risposta scritta:


   MONAI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   recentemente si è verificata la mancata valutazione dell'idoneità conseguita in concorso pubblico per titoli ed esami all'ISSM «Puccini» di Gallarate ai fini dell'inclusione nella graduatoria d'istituto di Pianoforte dell'ex conservatorio, ora ISSM «Tomadini» di Udine;
   la situazione contingente del personale docente degli ex istituti musicali pareggiati, conseguente alla nota ministeriale 1672/2002, determina la paradossale ed ingiusta esclusione «ai fini dell'inserimento in graduatorie d'istituto, come previsto dalla tabella di valutazione titoli», delle idoneità conseguite in «pubblici concorsi per esami e titoli» banditi fino ad oggi e in futuro dagli enti locali sedi di ex istituti musicali pareggiati ora istituti superiori di studi musicali (capo B – punti 7-8 della Nota ministeriale 3154/201);
   Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al quale fanno riferimento normativamente tutti gli istituti superiori di studi musicali pubblici, nelle sue note ha dato indicazioni differenti nella valutazione dei titoli tra gli ex conservatori e gli ex istituti musicali pareggiati (ora tutti istituti superiori di studi musicali ex legge n. 508 del 1999, articolo 2, comma 2), discriminando non solo il personale docente delle citate istituzioni, ma anche i 20 enti locali gestori delle istituzioni stesse, a cagione della non valutabilità di una idoneità ottenuta in concorso pubblico bandito dagli stessi enti, già affidato alle ordinarie commissioni ministeriali giudicatrici, oltre che per le graduatorie d'istituto redatte da una istituzione statale, quale un ex conservatorio, anche per le graduatorie d'istituto redatte dagli stessi ex istituti musicali pareggiati, con effetti discriminatori a loro danno e a favore delle sole idoneità «statali»;
   la gestione delle predette istituzioni era tenuta al pieno rispetto della normativa statale, sotto la stretta sorveglianza nonché con l'avallo dei «commissari/commissioni ministeriali» pena la revoca del pareggiamento e fino al 2003, anno in cui sono stati pareggiati gli ultimi istituti musicali, fra le condizioni imprescindibili prescritte dalla legge per ottenere il pareggiamento vi era l'uniformità di trattamento del personale docente in servizio su cattedra pareggiata in pianta organica, che doveva essere identico a quello statale sotto tutti i profili: economico, giuridico, di carriera e di reclutamento;
   la gestione degli enti pareggiati era sotto il diretto controllo dello Stato (commissari/commissioni ministeriali) e il venire meno di queste condizioni essenziali, per esempio, fu la causa della revoca del pareggiamento all'istituto musicale «Malerbi» di Lugo di Romagna avvenuta nell'89/90; mentre, al contrario, l'ultimo Istituto musicale a essere stato statizzato è il conservatorio di musica «Tomadini» di Udine (1981);
   la nota ministeriale sopra citata appare all'interrogante censurabile anche perché prevede la valutabilità del servizio svolto con contratto di collaborazione su posti «non in pianta organica» al pari di un servizio svolto con CCNL AFAM «in pianta organica», mentre all'idoneità in concorso pubblico ottenuta presso gli istituti allora gestiti dagli enti locali non viene riconosciuto alcun valore;
   la parità di trattamento fra il personale docente degli ex conservatori e quello degli ex istituti musicali pareggiati, e viceversa, era già prevista dalle ordinanze ministeriali n. 106 del 1993 e n. 455 del 1996, cioè prima della legge n. 508 del 1999 e, a maggior ragione, tale parità dovrebbe valere ancor oggi alla luce della legge 508 citata, del decreto del Presidente della Repubblica n. 112 del 2003 e del decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005 che hanno eliso ogni differenza tra i predetti istituti musicali e quelli che sono sempre stati statali, se non per la parte ad esaurimento del vecchio ordinamento –:
   se e quali iniziative il Ministro intenda assumere al fine di rimuovere questa applicazione di dubbia legittimità delle fonti normative citate rispetto alle note ministeriali che appaiono con esse confliggenti, al fine di non discriminare il personale docente in servizio presso gli ex istituti musicali pareggiati. (4-16710)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BOCCUZZI, BARETTA, CODURELLI, BERRETTA, GATTI, ESPOSITO e MADIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   lo sviluppo delle nuove tecnologie e la possibilità di connessione ad internet attraverso numerosi device mobili (iPhone, iPad, notebook, Blackbarry, pc portatili, e altro) ha determinato negli ultimi anni un proliferare di vendita di corsi e attestati on-line relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tale metodologia è denominata FAD (formazione a distanza);
   il testo unico n. 81 del 2008 ha stabilito che, al fine di prevenire gli incidenti nei luoghi di lavoro, il datore di lavoro ha l'obbligo di effettuare la formazione dei propri dipendenti, circostanza ribadita anche dal decreto legislativo n. 106 del 2009. Molte aziende private vendono corsi di formazione in modalità e-learning attraverso l'accesso a internet, rilasciando attestati dopo aver risposto a semplici questionari le cui domande si possono incollare su Google in pochi minuti per ottenere le risposte esatte;
   il testo unico n. 81 del 2008 indica, all'articolo 37, comma 12, che la «formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire in collaborazione con gli organismi paritetici», detti anche enti bilaterali, che rappresentano associazioni di imprese e lavoratori sul piano nazionale. Tali enti paritetici, in realtà, sono spesso «scatole vuote» che convalidano corsi formazione sui temi della sicurezza sul lavoro;
   sulla effettiva erogazione della formazione nei luoghi di lavoro e la verifica dell'avvenuto apprendimento sta indagando la procura di Torino attraverso il pool del giudice Raffaele Guariniello, come ha rivelato il quotidiano Punto Sicuro in data 22 marzo 2012;
   in data 25 ottobre 2011 il primo firmatario del presente atto ha presentato un'interrogazione a risposta scritta sull'attività di A.N.F.O.S. (Associazione nazionale formatori della sicurezza sul lavoro) con sede in Anguillara Sabazia, di cui è presidente Rolando Morelli. Tale associazione vende e promuove corsi on line relativi alla formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro e rilascia attestati attraverso la CDS Service 81 srl, di cui è titolare e amministratore Rolando Morelli. Tali corsi sono poi convalidati dall'ente paritetico EBINFOS, che riconduce all'attività di Rolando Morelli;
   la CDS Service 81 srl di Rolando Morelli rilascia attestati in cui vi è scritto: «I corsi on line sono stati progettati da ANFOS – i programmi dei corsi ed i progetti sono stati validati da Ebinfos». Sono visibili il logo di Ebinfos (Ente paritetico nazionale formazione della sicurezza) e A.N.F.O.S. (sotto il quale si legge «firmataria CCNL 162 Ministero del Lavoro»). Il signor Rolando Morelli firma gli attestati con la scritta «Il direttore tecnico, dottor Rolando Morelli, presidente Anfos»;
   il signor Rolando Morelli dunque si configura come:
    a) soggetto che vende attestati Fad attraverso la CDS Service 81 srl, di cui è titolare;
    b) soggetto che progetta tali corsi Fad attraverso A.N.F.O.S, di cui è presidente;
    c) soggetto che indica sui suoi attestati un ente paritetico che convalida tali attestati Fad (Ebinfos) che è riconducibile alla sua società privata (CDS Service);
    d) soggetto che indica sui suoi attestati un ente paritetico che collabora con la Confpmi, che riconduce alla CDS Service 81 srl;
    e) soggetto che indica sui suoi attestati un ente paritetico che collabora con Confaler, che riconduce alla PMI Servizi srl di Rolando Morelli;
   in merito a tali fatti circostanziati in data 31 gennaio 2012, con intervento in Commissione il viceministro Michel Martone rispondeva limitandosi a definire il ruolo degli enti paritetici e indicando che – sulla formazione relativa alla tutela della sicurezza dei lavoratori – il Ministero non programma ispezioni. Inoltre non venivano fornite risposte in merito al fatto se A.N.F.O.S fosse firmataria del CCNL cod. 162;
   nella replica il primo firmatario del presente atto si dichiarava insoddisfatto della risposta del viceministro Martone;
   successivamente, veniva inoltrata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali una richiesta per sapere se A.N.F.O.S fosse firmataria del CCNL cod. 162 e la direzione IV 30/01/2012 Prot. 32/0002479/MA002.A001 – scriveva che «ANFOS non risulta tra i soggetti stipulanti» ed aggiungeva inoltre che «in data 27 ottobre 2011 è stato depositato, per rinnovo, il CCNL del settore, stipulato in data 25 ottobre 2011. L'associazione ANFOS non risulta tra i firmatari»;
   di fatto, quindi, alla risposta fornita al primo è stata omessa un'informazione fondamentale;
   allo stesso tempo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali opera una direzione ispettiva il cui tema centrale è il lavoro, pertanto non si comprende il fatto che il Ministero non programmerebbe azioni ispettive relative alla formazione dei lavoratori e finalizzata a prevenire incidenti e infortuni mortali;
   l'Associazione A.N.F.O.S risulta fondata nel 2007 dai soci Rolando Morelli e dai figli Giulio e Daniele, che compongono il consiglio direttivo. In nessuna circostanza viene specificato il Comitato di esperti che progetta i corsi per la formazione sulla sicurezza sul lavoro venduti on line dalla CDS Service 81 srl e convalidati dall'ente paritetico Ebinfos, la cui «registrant» del dominio www.ebinfos.it è la signora Fabrizia Lelli;
   la signora Fabrizia Lelli risulta presente in Ebinfos e in A.N.F.O.S, oltre ad essere contabile della CDS Service 81 srl, senza specificare le sue competenze in materia di sicurezza sul lavoro;
   il signor Rolando Morelli in data 29 maggio 2008 veniva espulso dall'Aifos (Associazione nazionale formatori sicurezza sul lavoro) e il consiglio direttivo presieduto dal sociologo del lavoro professor Rocco Vitale, gli attribuiva una serie di scorrettezza –:
   se siano stati effettuati accertamenti e ispezioni presso A.N.F.O.S, CDS Service 81 srl ed EBINFOS, come richiesto dalla direzione III e VI del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per verificare l'effettiva validità degli attestati emessi e altre presunte irregolarità;
   se intenda procedere alla verifica della circostanza che le diverse sigle A.N.FO.S., CDS, EBINFOS e PMI servizi riconducano allo stesso soggetto, nella figura di Rolando Morelli, e all'accertamento dei titoli da questi posseduti per promuovere on line corsi per la sicurezza sul lavoro, ricoprendo simultaneamente diversi ruoli, e se non ritenga che tale sovrapposizione di ruoli e interessi possa rappresentare un serio limite per la credibilità dell'operato di detti enti;
   se ritenga di attivare e segnalare la vicenda agli organi territorialmente competenti per avviare accertamenti e ispezioni;
   se ritenga di assumere iniziative normative per definire la caratteristiche e le modalità tecniche per l'erogazione di corsi Fad relativi alla sicurezza sul lavoro, eventualmente prevedendo l'istituzione di un registro ufficiale a livello nazionale dei formatori accreditati ai sensi di legge, nonché altre iniziative atte a ridurre il rischio che le attività di formazione così erogate si riducano a un puro e semplice espediente formale.
(5-07181)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PES. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   in data 7 aprile 2011 è stato stipulato l'accordo quadro e procedimentale per il reimpiego in regime di utilizzo dei 104 lavoratori dell'azienda Compau di Marrubiu (OR), collocati in CIGS (Cassa integrazione guadagni straordinaria) e in mobilità;
   l'accordo, già sottoscritto in data 22 dicembre 2011 dall'assessore regionale al lavoro e dagli assessori delle provincie di Cagliari, di Oristano, del Medio Campidano, di Sassari e di Olbia Tempio, è stato sottoscritto anche dai rappresentanti della ASL n. 5 di Oristano, del consorzio di gestione del parco naturale Monte Arci, dell'unione dei comuni del Terralbese e dell'Alta Marmilla, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali ed i sindaci di venti comuni della provincia di Oristano e dei comuni di Sassari, Seulo, Villanovaforru e Villacidro;
   l'accordo ha offerto ai 104 lavoratori della Compau l'opportunità di integrare l'indennità assegnata attraverso gli ammortizzatori sociali, fino ad un importo lordo di euro 1.000,00, che gli enti utilizzatori potranno eventualmente integrare;
   dall'altro lato, i lavoratori, come prevedeva l'accordo, sono stati inseriti presso gli enti pubblici, con oneri a totale carico della regione e gli enti, avendo personale aggiuntivo nella loro dotazione organica, hanno avuto la possibilità di ampliare e offrire un servizio alle comunità locali;
   ai lavoratori, in tal modo, è stata offerta una opportunità di accrescimento professionale e un'utilità sociale nel godimento di un ammortizzatore sociale;
   l'accordo prevedeva che il beneficio economico integrativo, si cumulasse con quanto già percepito dal lavoratore Compau sottoforma di ammortizzatore sociale, fino al raggiungimento dell'importo di euro 1.000,00 lordi a lavoratore, con oneri a totale carico della regione Sardegna;
   gli enti avevano inoltre la possibilità di integrare (fino al raggiungimento del tempo pieno) le ore di servizio dei lavoratori, con l'impiego di risorse proprie;
   nei giorni scorsi la regione ha revocato il sostegno finanziario concesso agli ex dipendenti dell'azienda, che ora sono impegnati all'interno dei comuni e altre istituzioni pubbliche per un progetto di reinserimento lavorativo;
   tale decisione ha portato il sindaco di Marrubiu a inviare una lettera alla regione per esprimere il disappunto contro tale decisione;
   in particolare, il sindaco di Marrubiu trova concretamente irrealizzabile l'opzione concessa ai lavoratori di continuare il progetto di reinserimento lavorativo anche nel secondo semestre dell'anno purché affiancato da 650 ore di corso di riqualificazione;
   non è infatti praticabile, per una questione di tempi, l'idea di continuare il progetto lavorativo all'interno dei comuni e contemporaneamente seguire i corsi di riqualificazione;
   per il comune di Marrubiu stanno lavorando otto dipendenti precedentemente impiegate nell'azienda di componenti elettrici ora in fase di chiusura, mentre tante altre sono inserite negli altri comuni del Terralbese, nella Asl, in altri enti pubblici e anche aziende private grazie agli ammortizzatori sociali concessi finora dalla regione;
   al comune di Marrubiu cinque persone svolgono mansioni dirette dall'ufficio tecnico che riguardano la manutenzione di strade, parchi e giardini, una si occupa della manutenzione degli impianti sportivi, e altre due sono impiegate nei settori dei servizi sociali, dell'anagrafe, dello sport, degli spettacoli e della cultura per servizi amministrativi;
   il comune ha provveduto alla programmazione per tutto l'anno, togliendo quindi queste persone dal progetto, mancherebbe la forza lavoro;
   l'articolo 2, comma 36, della legge 22 dicembre 2008, n. 203 (legge finanziaria per il 2009) e successive modificazioni ed integrazioni ha consentito la sottoscrizione dell'accordo istituzionale tra il Ministro del lavoro e l'assessore regionale del lavoro in data 29 aprile 2009, attuativo dell'accordo Stato/regioni-province autonome del 12 febbraio 2009, in funzione del quale si è convenuto il cofinanziamento degli interventi di sostegno al reddito derivanti dalla concessione degli ammortizzatori sociali in deroga nella proporzione del 70 per cento a carico dello Stato e del 30 per cento a valere sulle risorse regionali rinvenienti sia dal PO FSE 2007/2013, in specifico sugli assi adattabilità ed occupabilità, che dai bilanci regionali;
   ai sensi dell'accordo del 29 aprile 2009, valido per un biennio, o comunque fino all'utilizzo delle risorse assegnate alla regione pari ad euro 39.000.000,00 – quale quota parte dello Stato per la concessione ovvero il rinnovo dei trattamenti in deroga, implementabili a richiesta della regione fino alla copertura di tutte le istanze che dovessero essere proposte – possono essere concessi e/o rinnovati i trattamenti medesimi –:
   se non ritenga opportuno intervenire perché sia rispettato l'impegno assunto con l'accordo istituzionale del 22 dicembre 2011 garantendo le risorse necessarie per la prosecuzione dei progetti. (4-16695)


   MESSINA, DI GIUSEPPE e ROTA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   in data 20 dicembre 2011 è stato sottoscritto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il verbale di riunione, relativo all'ammissione delle associazioni allevatori agli ammortizzatori sociali. Il verbale rappresenta il primo accordo quadro per il settore in merito agli ammortizzatori sociali e dà la possibilità di accedere alle risorse stanziate per la cassa integrazione guadagni straordinaria per il settore con il decreto ministeriale 43900/2008, in attesa di conoscere la disponibilità finanziaria che le regioni destineranno per il 2012 al settore;
   l'associazione regionale allevatori della Sicilia e le organizzazioni sindacali in data 11 maggio 2012 hanno concordato di far ricorso ai trattamenti di integrazione salariale straordinaria autorizzati dal decreto ministeriale 43900 del 18 luglio 2008, così come previsto nel verbale di riunione siglato il 20 dicembre 2011 presso il Ministero del lavoro delle politiche sociali;
   attualmente risulterebbero a rischio circa 156 posti di lavoro e i lavoratori ARAS stanno rivendicando l'erogazione del proprio credito pari a cinque mensilità oltre ad altri accessori relativi agli anni 2009 e 2010;
   per superare l'emergenza e assicurare la ristrutturazione e il rilancio dell'Aras è necessario liberare risorse attualmente congelate;
   in data 7 giugno 2012, sindacati, associazione regionale degli allevatori siciliani (Aras) e regione hanno sottoscritto un accordo per avviare a soluzione la vertenza dei dipendenti dell'associazione a causa degli stipendi maturati non ancora pagati. L'assessore competente si è impegnato a presentare all'Assemblea regionale un emendamento per superare l'applicazione dell'articolo 128 della legge regionale n. 11 del 2010, che prevede il saldo del 40 per cento dell'anno di riferimento, liquidabile solo dopo la rendicontazione delle spese effettuate, così come stabilito dalla normativa. Approvato l'emendamento potranno essere liquidate le spettanze 2011;
   la crisi dell'Aras, a parere degli interroganti, è stata determinata da un consistente e indiscriminato taglio di fondi pubblici degli ultimi anni e aggravata dalle nuove leggi pensionistiche che hanno bloccato in servizio circa 40 unità lavorative che sarebbero andate in pensione entro il 2012 permettendo una ristrutturazione indolore dell'associazione;
   la crisi dell'Aras si riproduce similmente in altre regioni italiane tale da configurarsi come un complessivo smantellamento in atto del sistema delle associazioni allevatori che, sin dagli anni Cinquanta, hanno gestito lo sviluppo del settore zootecnico e ciò rischia di comportare una sicura ricaduta negativa anche sulla sicurezza alimentare;
   secondo alcune notizie di fonte sindacale, le risorse stanziate per la cassa integrazione guadagni straordinaria per il settore con il decreto ministeriale 43900/2008, risulterebbero esaurite con il mese marzo 2012 –:
   come i fondi della cassa integrazione straordinaria guadagni siano stati utilizzati e, se terminati, a chi siano stati destinati oltre alle associazioni allevatori e se sia previsto un rifinanziamento del fondo di cassa integrazione straordinaria guadagni. (4-16697)


   CANNELLA, LA LOGGIA, TORRISI e CATANOSO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il sistema della formazione professionale nella regione Sicilia ha generato negli anni una situazione oggi talmente critica da mettere a rischio la stabilità occupazionale e di conseguenza il futuro di tanti lavoratori e famiglie. Tutto questo anche a seguito dello spostamento delle risorse del Fondo sociale europeo, che avverrà in tempi piuttosto brevi, e che avrà come conseguenza quella di incrementare la percentuale dei senza-lavoro, in una regione con un tasso di disoccupazione già ben superiore alla media nazionale;
   è evidente come l'aumento della platea dei senza lavoro darebbe luogo ad un fenomeno socio-economico ancor più penalizzante non solo perché avverrebbe in una congiuntura di crisi internazionale dai risvolti pesantissimi, ma anche perché colpirebbe una terra profondamente segnata dalla presenza della criminalità organizzata che storicamente dal disagio sociale trae linfa vitale. Va sottolineato, inoltre, che il ricorso agli ammortizzatori sociali e di conseguenza alla cassa integrazione è da ritenersi un provvedimento tampone che non risolverebbe la suddetta problematica, ma concorrerebbe solo a protrarla nel tempo, con il rischio che la stessa si manifesti in modo ancor più deleterio per gli addetti ai lavori, ma anche per il territorio;
   tutto questo non deve far dimenticare come la formazione professionale stia assumendo, nello scenario regionale, nazionale ed europeo un ruolo sempre più importante, evidenziato anche dalle competenze del sistema formativo, tra le quali emerge l'assolvimento dell'obbligo scolastico, servizio erogato anche dalla scuola pubblica, motivo per il quale sarebbe corretto valutare entrambi i settori con l'utilizzo degli stessi criteri;
   è noto che la Sicilia è una regione a statuto speciale, ma tale competenza non esonera il Governo dal mettere in campo tutte le misure ordinarie e straordinarie atte a far sì che venga ripristinata quella situazione di diritto, nei confronti dei lavoratori, ma anche degli enti di formazione che hanno dimostrato un modus operandi conforme a quanto previsto dalle vigenti normative. Anche in considerazione del fatto che a seguito di attività conoscitive già effettuate sul territorio siciliano, i lavoratori in forza al sistema formativo si aggirano intorno a diecimila unità e che, di questa platea, oltre quattromila rimarrebbero senza un posto di lavoro e solo la restante parte (circa seimila unità), nella migliore delle ipotesi, riuscirebbe ad essere ricollocata al precedente impiego e, di conseguenza, nel profilo professionale precedentemente ricoperto;
   risulta peraltro che ad oggi tanti lavoratori non hanno ancora percepito tutte le spettanze economiche a loro dovute e che questo stato di cose è andato ben oltre le tempistiche previste dal dettato contrattuale e normativo, ma anche da ogni ragionevole principio di buon senso –:
   se i Ministri interrogati siano al corrente dello stato di fatto in cui verte il sistema della formazione professionale siciliano;
   quali eventuali iniziative di competenza intendano intraprendere a tutela dei posti di lavoro in bilico e della stabilizzazione di tanti lavoratori, nonché del futuro delle loro famiglie. (4-16702)


   GIOVANELLI, NACCARATO, SCHIRRU, FONTANELLI, CODURELLI, GNECCHI e MATTESINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 21, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dispone che: «Con decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanarsi entro 60 giorni dall'approvazione dei bilanci di chiusura delle relative gestioni degli enti soppressi alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge e sulla base delle risultanze dei bilanci medesimi, da deliberare entro il 31 marzo 2012, le risorse strumentali, umane e finanziarie degli enti soppressi sono trasferite all'Inps»;
   dispone inoltre al comma 2-bis che, «in attesa dell'emanazione dei decreti di cui al comma 2 le strutture centrali e periferiche degli enti soppressi continuano ad espletare le attività connesse ai compiti istituzionali degli stessi»;
   lo stesso articolo 21 al comma 7 dispone che: «entro sei mesi dall'emanazione dei decreti di cui al comma 2, l'Inps provvede al riassetto organizzativo e funzionale conseguente alla soppressione degli enti di cui al comma 1 operando una razionalizzazione dell'organizzazione e delle procedure»;
   i decreti di cui al comma 2 non sono stati ancora emanati in quanto non sono stati approvati definitivamente i bilanci di chiusura di Inpdap che il citato comma 7 prevede che solo nei mesi successivi all'emanazione degli stessi è possibile procedere alla soppressione degli Enti «operando una razionalizzazione dell'organizzazione e delle procedure»;
   con determinazione del Presidente dell'Inps n. 5804 del 31 maggio 2012 si dispone di impegnare il direttore generale a predisporre il piano industriale dell'istituto entro il 30 giugno 2012, operando di fatto un riassetto organizzativo dell'Inps prima dell'emanazione dei decreti ministeriali di trasferimento delle risorse strumentali, umane e finanziarie, previsti dall'articolo 21 citato;
   l'interrogante giudica scorretto dal punto di vista istituzionale oltre che di dubbia legittimità procedere al riassetto organizzativo, atto di carattere eccezionale, prima che il Parlamento, su proposta del Governo, abbia proceduto alla riforma della governance dell'Inps, come previsto dalla mozione n. 1-01028 dell'8 maggio scorso;
   con le determinazioni 89 e 90 del 30 maggio 2012 il Presidente ha rinnovato incarichi dirigenziali in scadenza rispettivamente in ottobre e settembre 2011 palesando un processo di riorganizzazione del nuovo ente già in atto ancor prima dell'approvazione del piano industriale e al di fuori di una trasparente valutazione del complesso delle risorse professionali a disposizione del nuovo ente risultante dal processo di fusione di Inps Enpals e Inpdap;
   risulta che sarebbero in corso di assunzione deliberazioni riguardanti l'attribuzione di incarichi dirigenziali presso 40 sedi provinciali dell'Inps a neo vincitori di concorso pubblico tutt'ora presenti al corso di formazione per dirigenti della scuola superiore della pubblica amministrazione, sebbene siano presenti nell'istituto risorse dirigenziali dotate della sufficiente esperienza e managerialità e con curricula mediamente molto più ricchi, che hanno concorso all'interpello per ricevere tali incarichi –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa;
   se alla luce delle considerazioni svolte, qualunque incarico dirigenziale assegnato prima del riassetto organizzativo debba essere esplicitamente qualificato dall'Inps come «temporaneo» in attesa del definitivo riassetto organizzativo;
   se ci sia coscienza del fatto che atti e trattamenti estemporanei e che sono di dubbia conformità ai criteri generali previsti di assegnazione di incarichi dirigenziali possano innescare dannose situazioni di contenzioso generalizzato.
(4-16705)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta orale:


   BURTONE e CUOMO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il comparto agricolo ha dovuto sopportare negli ultimi anni il peso di autentici cataclismi: la crisi economico generale, il crollo dei consumi e i rincari dei prezzi dei carburanti;
   le difficoltà finanziarie hanno già provocato la scomparsa, negli ultimi 10 anni, di migliaia di aziende agricole e le sopravvissute hanno pesantissimi debiti con la Serit e con le banche;
   la Camera dei deputati ha approvato degli ordini del giorno per esentare le aziende dal pagamento dell'IMU dei terreni agricoli;
   il mondo agricolo ha dovuto pagare l'IMU triplicata sui terreni agricoli, su un valore fondiario già doppio rispetto al valore reale per il calcolo già definito, negli anni scorsi, con l'ICI –:
   se non ritenga opportuno adottare le necessarie iniziative normative per esentare o ridurre drasticamente il pagamento dell'IMU per i terreni agricoli, che sta appesantendo ulteriormente la crisi di un importante settore economico della nostra comunità. (3-02355)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E SEMPLIFICAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   ORSINI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   nonostante siano passati otto anni dall'approvazione della legge n. 4 del 2004 (e successive modificazioni ed integrazioni) «Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici», detta anche legge «Stanca», molti siti istituzionali continuano a non rispettare i requisiti di accessibilità;
   uno degli strumenti per il monitoraggio dell'accessibilità dei siti internet – utile per inviare segnalazioni, inadempienze e fare da interfaccia tra le istituzioni e i cittadini – il sito www.accessibile.gov.it – risulta «congelato» fin da gennaio 2012;
   in data 6 giugno 2012 Blindsight Project, onlus per disabili sensoriali, con una lettera sottoscritta anche dalle associazioni Empatia e CulturAbile, ha chiesto al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione ed al dipartimento della funzione pubblica di:
    a) ripristinare al più presto la sezione del sito www.accessibile.gov.it destinata alle segnalazioni;
    b) istituire un percorso per le segnalazioni dei cittadini e delle associazioni che possa dare tempi certi di risposta da parte delle pubbliche amministrazioni;
    c) incentivare l'integrazione e l'aggiornamento delle leggi vigenti con misure che impongano un sollecito adeguamento dei siti istituzionali inadempienti;
   tale sollecitazione ad oggi non ha ottenuto riscontro –:
   quali motivazioni abbiano indotto al «congelamento» del sito internet www.accessibile.gov.it;
   quali iniziative intenda intraprendere per riattivare il suddetto sito;
   quali misure intenda adottare per garantire l'applicazione – finora solo parziale – della legge «Stanca» da parte delle istituzioni. (4-16688)

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:


   PAOLO RUSSO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   i roghi dei rifiuti rappresentano un fenomeno tristemente noto in Campania che si sviluppa senza soluzione di continuità soprattutto lungo le due province di Napoli e Caserta;
   è provato che gli incendi rappresentano una maniera spiccia e conveniente di smaltire materiali spesso tossici e pericolosi aggirando la legge;
   le indagini svolte dalle forze dell'ordine continuano a fornire la mappa di un territorio martoriato e pericolosamente offuscato da vere e proprie colonne di fumo, sprigionate dalla combustione dei rifiuti tra i quali anche solidi urbani, ingombranti, oltre che scarti della lavorazione industriale;
   le stesse indagini giudiziarie evidenziano quanto il fenomeno dei roghi debba essere ascritto principalmente alle ecomafie che individuano nell'illecita pratica il sistema più veloce e meno costoso di smaltire le scorie di cui si liberano imprenditori senza scrupoli;
   gli incendi rappresentano una fonte incontrollata di inquinamento da diossina e, quindi, causa di pericolose alterazioni dell'intera catena alimentare. La contaminazione degli esseri umani e degli animali avviene attraverso la ricaduta al suolo della sostanza che si deposita sugli alberi, sull'erba e sulle coltivazioni e sui foraggi;
   gli effetti della diossina sono costantemente additati come responsabili di gravi patologie che mettono in pericolo la salute dei cittadini. Importanti studi epidemiologici effettuati nel corso degli anni hanno evidenziato la relazione tra l'esposizione alla diossina e l'insorgenza di alcune patologie tumorali;
   le conseguenze negative dei roghi oltre a mettere in pericolo la salute delle comunità rappresentano il temibile nemico di attività economiche legate alla lavorazione della terra, all'allevamento ed alla produzione di alimenti;
   negli ultimi giorni numerosi cittadini della provincia di Napoli continuano a segnalare ed a documentare anche attraverso filmati e foto la presenza di incendi di dense nuvole di fumo che si espandono nei territori circostanti. A farne le spese in particolare gli abitanti di Caivano, Afragola, Nola, Pomigliano, Marigliano, Mariglianella, Marano e Giugliano e più genericamente di una fetta consistente dell'area della provincia di Napoli –:
   quali iniziative il Governo intenda mettere in campo per prevenire il fenomeno ed arginare gli effetti di un inquinamento che mette in pericolo l'incolumità della popolazione e deprime lo sviluppo del settore agricolo che, proprio in Campania, esprime eccellenze agroalimentari che dovrebbero essere tutelate nella qualità e nell'immagine;
   se il Governo non ritenga di attivare una grande mobilitazione interforze che, come l'operazione Primavera in Puglia determinò la sconfitta del contrabbando di sigarette, possa definitivamente arginare il fenomeno ed assicurare alle popolazioni il diritto alla salute. (4-16690)


   MANCUSO, CICCIOLI, CROLLA, BARANI, DE LUCA e GIRLANDA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi a seguito del fallimento della società «Parks and Leisure S.r.l.» è stato pubblicato dalla 7o sezione civile fallimentare del tribunale di Napoli l'invito a presentare offerte irrevocabili per l'acquisto di lotto unico costituito dal complesso aziendale che si articola in 2 rami di cui uno è il «giardino zoologico di Napoli» e l'altro è il «parco Edenlandia»;
   tale invito afferma che il complesso aziendale è costituito, fra l'altro, da tutti gli animali ospitati nel parco zoologico, con la evidente finalità di sottolineare che lo zoo dovrà rimanere tale;
   alcuni degli animali ospitati nello zoo non appartengono alla proprietà della procedura fallimentare, bensì risultano in custodia giudiziaria, in quanto sottoposti a precedente sequestro o confisca;
   si tratta di 2 tigri (un maschio ed una femmina) e di un leopardo, tutti animali anziani abituati ai loro spazi, che vivono da anni nello zoo e mostrano una buona relazione con gli operatori che ne hanno cura;
   da anni gli animali dello zoo di Napoli, la cui precedente gestione era già fallita nel 2003, versano in condizioni difficili e solo grazie allo spirito di abnegazione del personale la situazione non è peggiorata;
   lo spostamento degli animali creerebbe criticità organizzative e sanitarie ed esiste il rischio che qualcuna delle strutture di accoglienza non garantisca una qualità della vita e condizioni di benessere migliori di quelle offerte attualmente;
   lo zoo di Napoli ha formalizzato la domanda per la licenza, ai sensi del decreto legislativo n. 73 del 2005, presentando una documentazione che ha sorpreso positivamente i competenti uffici, proprio in considerazione delle difficoltà che lo zoo sta attraversando –:
   quali iniziative abbia assunto il Ministro in questa vicenda e quali intenda assumere per assicurare che i citati beni dello Stato non siano posti in vendita, nonché per assicurare il benessere degli stessi;
   nel caso lo zoo di Napoli non ricevesse il rilascio della licenza ai sensi del decreto legislativo n. 73 del 2005, se non ritenga di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 54 del regolamento (CE) n. 882/2004, relativi alle norme sulla salute e sul benessere degli animali.
(4-16698)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   alcune agenzie hanno dato risalto al comunicato di Scienza e Vita secondo cui il peccato del turismo procreativo, quello che convoglia obtorto collo un gran numero di coppie sterili verso i vari centri europei, sarebbe stato commesso dall'informazione laica, e la ragione starebbe nel fatto che ha «parlato male» della legge n. 40;
   l'accusa appare agli interroganti avventata, prima ancora che infondata;
   la realtà è ben più triste: poiché la legge italiana vieta la donazione di gameti, la gente va a cercare miglior fortuna all'estero; il tutto si traduce nella negazione ai pazienti del congelamento degli embrioni e la diagnosi reimpianto;
   le coppie italiane vanno quindi a cercare i diritti connessi a queste tecniche altrove;
   Scienza e Vita non appare agli interroganti in sintonia con la realtà sanitaria, sociale, civile del Paese; infatti ha dichiarato che l’«odiosa» legge n. 40 ha aiutato la tecnica procreativa a crescere e l'ha migliorata –:
   quali iniziative di competenza intenda promuovere per la corretta applicazione da parte dell'amministrazione sanitaria delle norme contenute nella legge n. 40 del 2003, anche alla luce dei numerosi e recentissimi provvedimenti emessi dalla Corte Costituzionale sul tema. (4-16699)


   PALAGIANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   negli ultimi anni in Italia, come nel resto d'Europa, sta crescendo la diffusione di erogatori/refrigeratori di acqua in boccioni (watercooler);
   tali apparecchi, che hanno fatto la loro comparsa negli Stati uniti sin dagli anni cinquanta, si trovano soprattutto in uffici pubblici o privati, sedi istituzionali, strutture sportive o scolastiche, ospedali, ambulatori o studi medici;
   i boccioni venduti in Italia contengono pressoché esclusivamente acqua di sorgente, la quale, pur essendo disciplinata nell'ambito dello stesso decreto legislativo n. 176 del 2011 che disciplina le acque minerali naturali, se ne differenzia per due aspetti: a) le acque di sorgente non hanno l'obbligo della stabilità chimica; b) la normativa sui contaminanti ed inquinanti (metalli pesanti) applicata alle acque di sorgente è quella delle acque potabili – acque destinate al consumo umano – così come disciplinate dal decreto legislativo n. 31 del 2001, mentre per le acque minerali la normativa di contaminanti ed inquinanti è quella del citato decreto legislativo n. 176 del 2011;
   fino alla data di entrata in vigore del decreto del 2011, esisteva una terza differenza tra le acque di sorgente e le acque minerali: queste ultime non potevano essere imbottigliate in contenitori superiori a 2 litri, per questo i boccioni erano confezionati esclusivamente con acque di sorgente;
   acque minerali naturali e acque di sorgente appartengono entrambe alla stessa categoria delle cosiddette acque naturali, cioè acque che non possono subire trattamenti al di fuori di quelli consentiti (aggiunta di anidride carbonica, separazione degli elementi instabili quali il ferro, ecc.) né processi di potabilizzazione o disinfezione;
   la diffusione dell'acqua in boccioni in Italia è aumentata dal 2007 ad oggi, fino a raggiungere circa il 2 per cento della totalità delle acque imbottigliate vendute e distribuitaci nostro Paese (il 79 per cento viene confezionato in bottiglie di plastica, mentre il 19 per cento in bottiglie di vetro – Rapporto Beverfood 2009);
   secondo le valutazioni contenute nel rapporto settoriale della Zenith International (dati 2006-2007), il numero dei refrigeratori/erogatori ha raggiunto, in tutta Europa, 3.160.000 unità, di cui 1.860.000 nell'Europa Occidentale, dove il mercato più importante è quello britannico. Seguono nell'ordine: Francia, Italia, Spagna e Germania;
   alla sempre più ampia diffusione di questi distributori, si affiancano però alcune perplessità dal punto di vista igienicosanitario, che vanno, dai reali controlli effettuati sul contenuto dei boccioni – spesso privi di qualsiasi etichettatura – alle modalità di conservazione e deterioramento degli stessi contenitori (in alcuni casi restano per mesi in scantinati prima di essere utilizzati), fino alla vera e propria erogazione dell'acqua che può comportare infiltrazioni di aria nella bocchetta di fuoriuscita con conseguente formazione di germi a seguito del ristagno di particelle di liquido nel contenitore;
   lunghi periodi di stasi nei boccioni e condizioni ambientali sfavorevoli possono portare, quindi, a gravi contaminazioni batteriche dell'acqua, come comprovato da diversi studi;
   in particolare, un test condotto nel 2007 dal medico dell'ambiente dott. Franz Daschner e da un suo collaboratore, pubblicato da Deutsche Mediziniche Wochenschrift, mostrava che l'87,5 per cento dei 40 erogatori analizzati oltrepassava i limiti microbiologici fissati dalla normativi sull'acqua potabile;
   la direttiva sulle acque potabili (DWD), 98/83/CE, stabilisce parametri per potabilità dell'acqua del rubinetto (microbiologici, chimici e organolettici) nonché l'obbligo generale che le stesse debbano essere salubri e pure. Obbliga, inoltre, gli Stati membri a regolare il monitoraggio della qualità dell'acqua potabile e a fornire ai consumatori adeguate ed aggiornate informazioni in merito;
   tale direttiva analizza anche il settore dell'acqua in bottiglia, senza però fornire alcun dettaglio circa la distribuzione attraverso erogatori a boccioni. Per questo, diverse sono state le interrogazioni di Parlamentari europei sul tema, che ipotizzavano una carenza nella normativa comunitaria, specie in luoghi particolari come ospedali o scuole;
   a causa della possibile contaminazione da germi e dell'assenza di filtri, il consumo di acqua potabile prelevata dai distributori può comportare rischi per la salute in particolare a carico dei soggetti più deboli e con meno difese immunitarie, quali bambini e anziani. Per questo, se si considera il numero crescente di distributori d'acqua in Europa nonché l'ampia diffusione di tali dispositivi tra la popolazione, appare evidente, agli occhi dell'interrogante, l'urgente bisogno di un intervento regolamentare;
   in Italia, allo stato attuale, e fatta eccezione per il «Manuale della corretta prassi igienica per la distribuzione di acqua in boccioni» realizzato dalla CONFIDA (Associazione italiana distribuzione automatica) e validato dal Ministero della salute in conformità al Regolamento europeo sull'igiene dei prodotti alimentari, non esiste una normativa specifica per il controllo di tale, particolare, distribuzione di acqua –:
   su quali basi vengano concesse le autorizzazioni per la distribuzione dell'acqua in boccioni e per quali ragioni, in alcuni casi, tali contenitori non presentino alcuna etichettatura circa la purezza microbiologica dell'acqua che contengono;
   se esistano delle particolari garanzie che le società distributrici di acqua in boccioni devono presentare al Ministero interrogato per assicurare la salubrità dell'acqua e la corretta gestione e manutenzione degli apparecchi;
   se non si intenda promuovere, in Italia studi medicoscientifici atti a verificare la possibile contaminazione batterica delle acque distribuite in boccioni, così come è stato fatto in Germania, al fine di tutelare la salute dei cittadini specie di bambini e anziani che possono essere maggiormente esposti a rischi di infezione batterica. (4-16706)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CODURELLI, CROSIO, GIANNI FARINA, DEL TENNO, DELLA VEDOVA, FAVA, CIMADORO e LULLI. — Al Ministro dello sviluppo economico. – Per sapere – premesso che:
   la Riello s.p.a. con sede principale a Legnano (verona), è divenuta nel corso degli anni leader europeo nel mercato dei bruciatori e nel 1992 ha aperto uno stabilimento a Morbegno, usufruendo degli incentivi della cosiddetta «legge Valtellina» (ha consentito di coniugare i benefici della legge Valtellina con sgravi contributivi della mobilità, la crisi del ’92 aveva chiuso aziende storiche e molti lavoratori licenziati erano in mobilità, Riello ha potuto assumerli coniugando il doppio beneficio). Nel 1992, al momento dell'insediamento a Morbegno l'azienda aveva assunto rilevanti impegni di sviluppo nei confronti del territorio, il quale aveva consentito, attraverso le istituzioni locali, la messa a disposizione del miglior lotto dell'area a prezzo fortemente calmierato;
   nel 2000 erano impiegati nella sede di Morbegno 321 tra lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo indeterminato e 115 a tempo determinato; nel corso degli anni successivi, a seguito dell'apertura di stabilimenti in Polonia e Iran, parte della produzione italiana è stata ridotta con conseguenti drastici tagli di personale che hanno toccato vari siti produttivi del nostro Paese;
   attualmente il numero di lavoratori impiegati presso la Riello di Morbegno è di 242, di cui 57 donne, i quali, in accordo con le organizzazioni sindacali, hanno sempre risposto positivamente alle richieste di flessibilità riguardo alle metodologie a gli orari di lavoro, alle turnazioni, al lavoro stagionale; da parte sua, l'azienda aveva sempre mostrato pieno apprezzamento per la produttività dello stabilimento – che produce circa il 30 per cento del mercato italiano delle caldaiette murali della Riello e rappresenta la principale azienda metalmeccanica della Valtellina, zona con un tasso industriale tra i più bassi della Lombardia – e per il territorio che lo ospita;  
   per l'agosto 2012 l'azienda ha previsto l'inizio della produzione di caldaie in Polonia e ha annunciato che l'Iran, uno dei maggiori paesi clienti, comincerà a produrre direttamente gli scambiatori di calore, facendo così venire meno la residua «mission» della sede di Morbegno, già duramente segnata dalla mancanza di investimenti e supportata solo da interventi di basso profilo, che non ne hanno comunque intaccato la produttività, (produttività più alta del gruppo come si può evincere dagli indici del premio di risultato rispetto agli obbiettivi dell'azienda, dal confronto con gli altri siti e da dichiarazioni aziendali ai tavoli di trattativa);
   la Riello ha recentemente comunicato l'intenzione di tagliare l'intero reparto di produzione di caldaie, ponendo in esubero 178 dei 242 dipendenti dello stabilimento, e di lasciare operativo esclusivamente il settore di produzione di scambiatori, che impiega 64 persone;
   la decisione annunciata dall'azienda ha provocato l'immediato stato di agitazione dei dipendenti e le risentite, e a parere degli interroganti giustificate, proteste dei sindacati e delle istituzioni locali, confermate dal progetto presentato nella giornata del 20 giugno 2012 definito insufficiente, non per nulla convincente dal punto di vista industriale, incomprensibile visto il riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto sin qui nella sede lombarda;
   l'azienda – che nel corso degli anni ha beneficiato di consistenti misure agevolative e di un supporto pressoché totale da parte della società civile e delle istituzioni del territorio – sta approfittando della situazione di crisi del mercato per espandersi verso paesi dove il costo del lavoro è più basso;
   in un contesto come quello lombardo, segnato dal susseguirsi continuo di crisi e chiusure aziendali e condizionato dalla grave congiuntura recessiva che ha colpito il nostro Paese, la decisione della Riello rappresenta un altro durissimo colpo all'economia del territorio valtellinese, dopo che la stessa nel 2008 ha chiuso il reparto produttivo di Lecco, con la perdita di lavoro di 144 lavoratori. Ancora oggi 42 lavoratori sono in attesa di ricollocazione e 35 lavoratori sono pendolari dal lecchese alla Valtellina e ora di nuovo in esubero;
   ci furono in quel contesto, al Ministero, rassicurazioni per l'unità produttiva di Morbegno, ora a fronte di una grave crisi che colpisce l'insieme delle strutture aziendali della valle, la situazione si presenta in tutta la sua gravità: sono oltre 500 i lavoratori a rischio a fronte di 1500 posti di lavoro nell'area industriale citata;
   alto è l'utilizzo della cassa integrazione e le 178 persone in esubero (fra queste almeno 30 coppie), ora senza prospettiva, invocano, assieme alle proprie famiglie e alla comunità, un intervento che impedisca un drastico stravolgimento della loro vita professionale e personale –:
   quali iniziative intenda adottare per convocare con la massima urgenza un tavolo di confronto tra l'azienda Riello s.p.a., le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali, al fine di trovare una soluzione che impedisca la perdita del posto lavoro delle 178 persone menzionate in premessa e per garantire la prosecuzione dell'attività della più importante realtà produttiva metalmeccanica della Valtellina;
   se non intenda adoperarsi per favorire un rilancio concreto dell'economia italiana attraverso un piano industriale per l'innovazione, anche mediante l'introduzione di tecnologie di valore aggiunto legate alla green economy, sfruttando le opportunità fornite a tal riguardo dal cosiddetto «decreto sviluppo»;
   se non intenda chiarire lo spirito del comunicato del Ministero dello sviluppo economico del 30 settembre 2011 che annuncia l'entrata di Ettore Riello nel gruppo di lavoro «made in Italy» di emanazione del Ministero dello sviluppo economico posto che le finalità di detto gruppo (ogni intervento possibile per definire la priorità del sistema Italia nella sfida globale; coordinamento per affrontare le sfide internazionali ed accrescere la competitività delle nostre imprese che tentano di raggiungere i mercati esteri; le opportunità e le speranze della ripresa economica risiedono nell’export) appaiono agli interroganti in contraddizione con le intenzioni manifestate dall'azienda di delocalizzare la produzione. (5-07179)

Interrogazioni a risposta scritta:


   NICOLA MOLTENI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   Poste italiane spa è una società a capitale interamente pubblico che gestisce i servizi postali in una condizione di sostanziale monopolio e che garantisce l'espletamento del servizio universale sulla base di un contratto di programma siglato con lo Stato, in cui la società si impegna a raggiungere determinati obiettivi di qualità, tra cui quelli concernenti l'adeguatezza degli orari di apertura degli sportelli rispetto alle prestazioni richieste;
   Poste Italiane spa ha avviato, ormai da diversi anni, un processo di razionalizzazione degli uffici postali, procedendo sia alla riduzione degli orari di apertura degli sportelli, sia alla chiusura degli stessi in diverse aree del territorio nazionale, fra cui lo sportello postale della frazione di Manera, nel comune di Lomazzo (Como);
   l'amministrazione comunale di Lomazzo, ritenendo importante per la cittadinanza il mantenimento di uno sportello delle Poste nella suddetta frazione, si è reso disponibile a concedere in locazione un locale di proprietà comunale alle stesse condizioni in essere, impegnandosi nel contempo a farsi carico della realizzazione degli interventi necessari per poter procedere alla locazione;
   in data 21 novembre 2011 il direttore del dipartimento affari istituzionali delle Poste Italiane, rendeva noto, tramite mail, che «i lavori per l'auspicato riposizionamento dell'ufficio postale di Manera nel Comune di Lomazzo sono stati inseriti nel Piano di interventi logistico-strutturali previsti per l'anno 2012, a seguito della determinazione da parte dell'Amministrazione Comunale (...) di assumersi l'onere delle spese di adeguamento dei nuovi locali individuati»;
   in seguito alla richiesta da parte dell'amministrazione comunale di una conferma ufficiale della volontà di procedere all'annunciata riapertura, il medesimo direttore di cui sopra ha comunicato che «sono sopraggiunti taluni ostacoli di natura tecnica, non prevedibili, che impediscono l'adeguamento dei locali alla finalità d'uso», aggiungendo che è stata valutata una «scarsa appetibilità commerciale della zona di ubicazione dell'ufficio»;
   i servizi postali, in particolare per le famiglie e le imprese, sono fondamentali nello svolgimento di moltissime attività quotidiane, come il pagamento delle utenze, il ritiro del denaro contante da parte dei titolari di conto corrente postale e l'invio di comunicazioni soggette al rispetto perentorio di scadenze, soprattutto quelle di carattere legale e dovrebbero essere garantiti alla cittadinanza a prescindere da valutazioni di ordine economico, per di più se le amministrazioni pubbliche partecipano ai costi;
   la chiusura si tradurrebbe in gravi disservizi soprattutto per i residenti anziani, che si troverebbero a non poter usufruire con la dovuta comodità di servizi essenziali quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file presso gli sportelli aperti, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti –:
   quali iniziative di competenza il Ministro intenda adottare per favorire una concertazione tra la direzione di Poste Italiane spa e l'amministrazione comunale di Lomazzo, al fine di rendere possibile la riapertura del nuovo ufficio postale nella frazione di Manera, anche in virtù della disponibilità dimostrata dall'amministrazione comunale di partecipare economicamente, al fine di garantire l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità. (4-16696)


   DI PIETRO, PALADINI, ANIELLO FORMISANO, PIFFARI e CIMADORO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   Thales Alenia Space è leader europeo per i sistemi satellitari e all'avanguardia per le infrastrutture orbitanti. Si tratta di una joint venture tra Thales (67 per cento) e Finmeccanica (33 per cento), e forma con Telespazio la «Space Alliance»;
   Thales Alenia Space è un punto di riferimento mondiale in telecomunicazioni, osservazione ottica e radar della Terra, difesa e sicurezza, e scienza, ha 10 siti industriali in Europa (Francia, Italia, Spagna, Belgio e Germania) con oltre 7.200 dipendenti in tutto il mondo e riveste una posizione centrale nel campo delle maggiori tecnologie satellitari ad alta prestazione sia nel settore civile sia nella difesa;
   l'azienda è protagonista industriale in programmi ambientali (GMES), di navigazione satellitare (EGNOS e Galileo), di Difesa e Security (Syracuse, Sicral e COSMO-SkyMed), senza dimenticare il fondamentale contributo, nel campo delle infrastrutture spaziali, offerto allo sviluppo della stazione spaziale internazionale. Thales Alenia Space è anche la società spaziale, leader nei programmi scientifici europei e internazionali, con un ruolo di primo piano in missioni quali GOCE, Herschel & Planck ed ExoMars;
   in un recente piano di riorganizzazione, tale società avrebbe deciso di chiudere entro il 31 dicembre 2012 il sito di Vimodrone che conta circa 280 lavoratori. Il sito in oggetto ha una storia che risale al lontano 1958, anno di fondazione della Laben (Laboratori Elettronici e Nucleari). Attraverso gli anni ha subito alcuni riassetti che l'hanno condotta a passare da spa autonoma a stabilimento del gruppo franco-italiano Thales Alenia Space. Ancor prima di essere inglobata nella Alenia Spazio, la Laben raggiunse un buon livello di penetrazione nel mercato spaziale istituzionale, rappresentando da sola, sia in termini di risorse umane che in termini di giro d'affari, circa il 15 per cento del volume di affari dell'industria spaziale nazionale;
   nei primi anni novanta la proprietà di Laben passa nelle mani di Alenia Spazio, una società di Finmeccanica che, a fronte del nuovo perimetro industriale, raggiunse nel 2004 ben 2100 addetti, suddivisi su 4 siti: Roma (circa 850 addetti), Torino (circa 700 addetti), Vimodrone (circa 304 addetti a cui si aggiungono i 16 lavoratori della Proel di Firenze), L'Aquila (circa 250 addetti);
   oggi, Thales Alenia Space, per portare avanti il progetto di chiusura della sede di Vimodrone, dividerebbe lo stabilimento in due aree: la progettazione verrebbe spostata in una nuova sede presso la Thales Italia a Gorgonzola (MI) ed accoglierà circa 200 lavoratori. La seconda area, la produzione, che coinvolge circa 80 lavoratori, dovrebbe essere spostata presso il futuro nuovo sito aquilano, la cui costruzione è prevista per il marzo 2013, 3 mesi dopo la chiusura del sito milanese;
   il timore dei lavoratori, condiviso dagli interroganti, è che lo spostamento della parte produttiva della fabbrica indebolisca irrimediabilmente lo stabilimento milanese e al contempo aprirebbe la porta a verosimili ulteriori azioni di spostamento in Francia dell'intera area di progettazione. Questo fatto oltre a rappresentare un ulteriore inaccettabile danno al nostro Paese, che perderebbe l'unica entità in grado di progettare e realizzare apparati satellitari di tipo commerciale e scientifico, rappresenterebbe anche la cancellazione sul territorio milanese di una realtà produttiva di decennale e comprovata eccellenza, nata sul territorio milanese più di cinquant'anni fa. Tutto questo si aggiungerebbe alle ulteriori gravi decisioni dell'attuale amministratore delegato di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, fortemente voluto dalla Lega Nord, e indagato in diverse inchieste giudiziarie per presunti reati commessi quando era amministratore di un'altra controllata di Finmeccanica, l'Agusta Westland, di cedere importanti asset industriali di Finmeccanica come Ansaldo Breda, Sts (trasporti) e Ansaldo Energia;
   inoltre, il paventato trasferimento di 80 persone al di fuori del territorio lombardo, avrebbe una ricaduta negativa reale sui lavoratori coinvolti, i quali rischierebbero una forte decurtazione dello stipendio o addirittura un vero e proprio licenziamento laddove – a parere degli interroganti la maggioranza dei casi – i lavoratori non possono trasferirsi a L'Aquila per oggettive difficoltà familiari;
   a tal proposito è certamente vero che l'azienda si è detta disponibile a ricollocare gli esuberi presso altre realtà del gruppo Finmeccanica, ma purtroppo, la situazione generale del gruppo ad oggi non pare essere in grado di soddisfare tale impegno, lasciando gran parte degli 80 lavoratori in una situazione di preoccupante attesa;
   a tutto ciò si aggiunge il fatto che il sito di Gorgonzola è a oggi privo di permessi per la costruzione e la progettazione e, rispetto a quello di Vimodrone, ha una superficie di circa un quarto. Questa manovra di trasferimento sembrerebbe quindi finalizzata al radicale ridimensionamento del sito milanese (simile situazione si sta verificando anche a Torino mentre a Firenze il sito è già stato cancellato) e che la nuova sede di Gorgonzola costituisca solo il passo precedente alla chiusura definitiva del sito in Lombardia;
   tra l'altro, la «fretta» della direzione aziendale nel volere chiudere Vimodrone, incoraggiando l'esodo/fuga dei lavoratori della produzione, ha compromesso la continuità produttiva della Thales Alenia Space: la produzione, invece di essere spostata a L'Aquila, ove lo stabilimento è ben lungi dall'essere completato nei fatti viene dirottata presso lo stabilimento di Tres Cantos (Madrid), 100 per cento francese, i cui costi di produzione parrebbero essere addirittura superiori a quelli di Vimodrone;
   come ulteriore deleterio effetto, questo piano di riassetto provoca la «fuga» di lavoratori possessori di elevatissimo know how dal reparto di progettazione (quello destinato a Gorgonzola), evidentemente preoccupati dallo scarso peso strategico che avrebbe uno stabilimento di solo engineering, con un sempre più esteso ricorso all’outsourcing, che non rappresenta più ai loro occhi, uno stimolo professionale soddisfacente e sicuro;
   da quanto esposto, sembra che nelle intenzioni dell'azienda ci sia quella di mantenere attivi solamente i siti di Roma e de L'Aquila;
   il settore spaziale italiano vive un momento di particolare criticità in particolare la ridefinizione degli assetti proprietari dei principali gruppi industriali nazionali, attraverso una progressiva acquisizione di quote delle maggiori industrie aerospaziali da parte di compagnie straniere, rappresenta effettivamente un rischio per le competenze sistemistiche e progettuali italiane, con evidenti conseguenze negative nei livelli occupazionali nel settore;
   d'altra parte, il Governo ha continuato a finanziare il comparto giustificando l'investimento come premessa di uno sviluppo generale del Paese. L'ultima delibera del CIPI di novembre 2011 ha infatti finanziato per il 2012/2013 tre progetti spaziali (Cosmo 2, Sigma e Opsis). Questi finanziamenti non sono ancora disponibili per le aziende e il permanere di questo blocco dei programmi mette a rischio la partenza sia del programma Cosmo 2 che del programma Sigma con piattaforma italiana. Questo stato di indecisione rischia di compromettere anche gli accordi di sviluppo tecnologico raggiunti dal Prime contractor Thales Alenia Space Italia con le aziende fornitrici di sensori, apparati, eccetera. Se questo blocco dovesse permanere, si avranno pesanti ricadute occupazionali in Thales Alenia Space Italia e nelle altre aziende italiane collegate a questi progetti bandiera –:
   se il governo non intenda intervenire al fine di trovare una soluzione che non danneggi la stessa azienda ed il Paese, lasciando, se non addirittura potenziando, i siti nell'attuale configurazione per garantire il futuro dell'industria spaziale nazionale e territoriale;
   se, visto che il settore dell'industria spaziale è strategico per il superiore interesse nazionale, non si intenda intervenire per avere una visione strategica dell'industria spaziale;
   se il Governo non intenda intervenire per trasformare immediatamente i progetti «Bandiera» Cosmo 2, Sigma e Opsis, in contratti esecutivi e rendere disponibili alle aziende le risorse economiche necessarie per le diverse fasi del progetto. (4-16700)


   DI PIETRO, PALADINI e ANIELLO FORMISANO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in un articolo apparso sul sito www.altromolise.it il giorno 10 novembre 2010, con riferimento alle sorti della Geomeccanica s.r.l., con sede legale e stabilimento a Venafro (IS), il giornalista poneva alcune questioni e domande che non hanno ancora oggi avuto risposta;
   l'autore dell'articolo si chiedeva, tra l'altro, perché un'azienda leader nel settore della costruzione di macchinari per grandi opere pubbliche (scavatori, perforatrici idrauliche, gru idrauliche cingolate e altri prodotti conosciuti in tutto il mondo) sia entrata in crisi nonostante un massiccio intervento della regione Molise, per mezzo della Finmolise, con Irrogazione della somma di 5,6 milioni di euro a fronte dell'acquisizione del 35 per cento del capitale sociale;
   la situazione di crisi è iniziata nel 2007 e si è conclusa con la dichiarazione di fallimento della Geomeccanica s.r.l. Va evidenziato che solo nel 2007 la Geomeccanica s.r.l. aveva un fatturato di 25 milioni di euro per arrivare al gennaio 2011 con un debito di circa 40 milioni di euro di cui alcuni milioni riguardano i contributi dei lavoratori non pagati. Tutto ciò è avvenuto, ad avviso degli interroganti, senza che chi avrebbe dovuto esercitare il potere di controllo sulla gestione, anche dei soldi pubblici investiti in azienda, abbia segnalato l'anormale epilogo;
   analizzando l'andamento finanziario della Geomeccanica s.r.l. sembrerebbe a parere degli interroganti, che sia stata «svuotata». Anche tutti i tentativi posti in campo dalle organizzazioni sindacali, che hanno favorito offerte di acquisto della società da parte di altre imprese solide e stabilmente inserite nel mercato, sono rovinosamente falliti senza un motivo specifico, determinando la perdita di 80 posti di lavoro e di un finanziamento pubblico di circa 6 milioni di euro;
   tra il 2007 e l'inizio del 2011 però sono state costruite e commercializzate dal Brasile, macchine di proprietà della Geomeccanica s.r.l. senza che gli amministratori e i controllori designati dalla regione Molise, proprietaria di un terzo della società, facessero nulla per salvaguardare i diritti societari. Tali macchinari, come evidenziato precedentemente, erano identici a quelli progettati e costruiti dalla Geomeccanica s.r.l. e sono stati venduti agli stessi clienti;
   in pratica, lo «svuotamento» della Geomeccanica s.r.l. ha coinciso con la gestione della società da parte dello stesso manager che ha curato e cura gli interessi della CMV Brasile, l'azienda brasiliana che costruisce e vende in tutto il mondo i macchinari progettati da Geomeccanica s.r.l. Va sottolineato che l'assemblaggio delle macchine commercializzate dall'azienda brasiliana è possibile solo con l'intervento delle maestranze della Geomeccanica s.r.l. che sono in parte andate a lavorare in Brasile dopo essersi licenziate dall'azienda di Venafro;
   in un articolo del 28 gennaio 2011 apparso sul sito www.infiltrato.it: a firma di Andrea Succi, viene posta la domanda del perché i macchinari ed alcuni responsabili della Geomeccanica s.r.l. siano riapparsi in un'azienda a Pignataro Interamna avente lo stesso oggetto sociale della Geomeccanica s.r.l. e cioè la Dril Rental Service – DRS s.r.l., nella cui compagine sociale figurano l'ex direttore generale della Geomeccanica, Alessandro Bassani, e i familiari del proprietario dell'azienda (Comaia s.r.l.) che ha chiesto e ottenuto il pignoramento, appropriandosi dei macchinari e del magazzino della Geomeccanica nel frattempo fallita. Anche in questo caso, l'esecuzione mobiliare promossa dalla Comaia s.r.l. non è stata avversata in alcun modo dalla proprietà e dai rappresentanti della Geomeccanica s.r.l.;
   Andrea Succi conclude l'articolo con la seguente considerazione: «stando così le cose, il sospetto di organi inquirenti e operai è che qualcuno abbia voluto fare il furbetto, mandando in malora una grande azienda per svuotarla e spostare il contenuto da un'altra parte»;
   questa ipotesi, che resterà tale fino a quando non sarà dimostrata dagli organi competenti, presenta un dato di fatto inoppugnabile: mentre Geomeccanica fallisce e i suoi operai prendono freddo protestando sui tetti della fabbrica, ha inizio l'attività della Drill Rental Service Srl, una controfigura con i volti dirigenziali e i macchinari della defunta Geomeccanica. Tutto questo è avvenuto in quella che appare agli interroganti la più totale indifferenza della regione Molise, che si ricorda essere proprietaria del 35 per cento delle quote societarie di Geomeccanica s.r.l. e aver investito in questa azienda 5,6 milioni di euro di fondi pubblici;
   gli interroganti hanno avuto modo di constatare il comune sentimento di scetticismo circa il motivo per cui una industria che esercitava la propria attività in una nicchia di mercato che non conosce crisi, sia stata dichiarata fallita, sentimento alimentato anche dalla certezza circa l'esistenza di commesse ingenti che non potevano essere evase a causa della sfiducia creata nei confronti dei fornitori, e non dei clienti, che non venivano pagati per le forniture effettuate –:
   il 25 giugno 2011, è stato presentato un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Isernia, presso il tribunale di Campobasso, alla DIA presso la procura della Repubblica del Tribunale di Campobasso, questura e prefettura di Isernia dalla FIOM CGIL regionale del Molise;
   se il Ministro sia a conoscenza dei motivi del fallimento di un'azienda anche in presenza di commesse che ne avrebbero certamente impedito il fallimento;
   se siano state avviate indagini a seguito della presentazione dell'esposto di cui in premessa. (4-16708)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta orale Laffranco n. 3-02342, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Trappolino.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Montagnoli n. 5-07160, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di un documento di indirizzo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: mozione Morassut n. 1-00795 del 21 dicembre 2011.

Ritiro di un documento
del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta immediata in Commissione Barbato n. 5-07151 del 19 giugno 2012.

ERRATA CORRIGE

  Interpellanza urgente Nizzi e altri n. 2-01555 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 652 del 19 giugno 2012. Alla pagina 32055, prima colonna, dalla riga dodicesima alla riga quattordicesima, deve leggersi: «I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:» e non: «I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:», come stampato.