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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 26 giugno 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


   L'VIII Commissione,
   premesso che:
    il territorio della provincia della Spezia è stato interessato da un eccezionale evento di calamità naturale, occorso il 25 ottobre 2011, che ha determinato una situazione di dissesto idrogeologico e di danno grave e complesso;
    una delle aree maggiormente colpite da questo evento è quella della Val di Vara, valle a forte vocazione ambientale e turistica, che ha acquisito negli anni certificazioni di qualità ambientale a livello europeo ed internazionale, e caratterizzata da un'altissima presenza di superfici boschive;
    a seguito degli eventi eccezionali dell'ottobre 2011 è stato dichiarato lo stato di emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 ottobre 2011 a seguito del quale e stata emessa l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3973 del 5 novembre 2011 che dispone i primi interventi urgenti di Protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eventi calamitosi, nominando il presidente della regione commissario delegato per l'emergenza e prevedendo lo stanziamento di 49,5 milioni per il superamento delle criticità occorse;
    la suddetta ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri prevede che il commissario delegato provveda alla quantificazione del fabbisogno per il finanziamento degli interventi di somma urgenza necessari alla messa in sicurezza del territorio, consistenti nel ripristino delle condizioni di sicurezza della viabilità, degli impianti e delle infrastrutture pubbliche, comprese quelle di monitoraggio e sorveglianza di quanto danneggiato, la stabilizzazione dei versanti, la manutenzione degli alvei dei corsi d'acqua e le opera di difesa idraulica, sulla base dei rilevamenti del danno occorso redatte dalle amministrazioni e strutture competenti secondo quanto previsto dai modelli di rilevamento approvati con decreto giunta regionale n. 829 del 16 luglio 2010;
    a seguito della procedura di rilevamento e segnalazione dei danni sono pervenute stime di interventi ingenti, specie dai comuni maggiormente danneggiati dall'evento calamitoso, tra cui quelli ricadenti nella Val di Vara, segnalando un divario consistente tra i danni segnalati e le risorse previste dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3973 del 2011;
    in base all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3973 del 2011 il commissario delegato provvede, tra l'altro, alla predisposizione anche per stralci successivi di un piano degli interventi, predisposto secondo modalità definite con decreto del Commissario delegato, redatto secondo un ordine di priorità degli interventi, nel limite delle risorse disponibili, sulla base della quantificazione di cui sopra;
    nelle more di definizione dettano degli interventi, si è provveduto con decreto del commissario delegato n. 4 del 2011 all'approvazione di un primo stralcio degli interventi urgenti nei territori maggiormente colpiti dagli eventi alluvionali del 25 ottobre 2011, per un importo pari a 11.000.000 euro;  
    successivamente, con decreto del Commissario delegato n. 6 del 2011 si è proceduto all'approvazione del piano stralcio di localizzazione delle risorse integrative per gli interventi segnalati nelle somme urgenti, pari a 14.400.000 euro, nonché ad approvare il quadro generale del danno occorso, dei Fabbisogni e localizzazione sulle attività principali delle risorse di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3973 del 2011;
    il CIPE nella seduta del 23 marzo 2011 ha assegnato 5.000.000 euro, a valere sul Fondo di cui all'articolo 32 comma l, del decreto-legge n. 98 del 2011, per la realizzazione di opere di sistemazione idraulica nei comuni di Vernazza e di Monterosso, colpiti dagli eventi alluvionali del 25 ottobre 2011;
    a seguito di tali provvedimenti molti comuni di piccole e piccolissime della Val di Vara e della Provincia della Spezia sono rimasti totalmente o parzialmente esclusi dall'assegnazione di risorse necessarie alla copertura di tutti gli interventi di somma urgenza alla rimozione delle situazioni di maggiore rischio idrogeologico, in una condizione di assoluta fragilità ed impossibilità di provvedere con mezzi propri alla messa in sicurezza del territorio e delle popolazioni insediate;
    la regione Liguria, con decreto giunta regionale n. 1060 del 2010 ha siglato con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare l'Accordo di programma per la difesa del suolo, ai sensi della legge 23 dicembre 2009, n. 191, finalizzato alla programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico, che non comprende però il territorio della Val di Vara,

impegna il Governo

ad assumere iniziative utili ad individuare, in accordo con la regione Liguria ed il commissario delegato, modalità di finanziamento per far fronte alle esigenze di intervento di messa in sicurezza del territorio nei comuni della Val di Vara e della provincia della Spezia colpiti dagli eccezionali eventi calamitosi del 25 ottobre 2011.
(7-00923) «Mariani, Braga, Andrea Orlando, Mondello».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:


   BURTONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il territorio di Pisticci è uno dei più vasti della regione Basilicata;
   in queste settimane di clima rovente è stato interessato da diversi incendi che hanno riguardato più contrade, alcuni lambendo anche abitazioni e strutture ricettive;
   in molti casi si tratta di zone impervie ed è stato necessario l'impiego di canadair per domare le fiamme;
   le dinamiche spesso fanno propendere per la natura dolosa degli stessi;
   si è ancora agli inizi di una stagione estiva e questo pone una serie di allarmi in merito al controllo del territorio e alla prevenzione degli incendi;
   il territorio pisticcese vede la presenza di numerosi ettari di macchia mediterranea e di pinete lungo il litorale jonico, ma anche zone di straordinario valore ambientale come quelle dei calanchi;
   la prevenzione riveste uno straordinario aspetto per evitare danni gravissimi all'ecosistema con le sue ripercussioni per gli anni a venire;
   il territorio vede la presenza di numerosi disoccupati legati anche al processo di crisi industriale della valle del Basento che sono iscritti nelle liste di mobilità;
   questi lavoratori sotto ammortizzatore sociale potrebbero essere impiegati durante i periodi estivi in attività di prevenzione antincendio, in collaborazione con il Corpo forestale e i vigili del fuoco e gli operatori della protezione civile;
   per l'amministrazione comunale potrebbe essere più facile se vi potesse essere una deroga al patto di stabilità, creando magari un progetto di concerto con gli altri comuni, ad esempio Grassano, Ferrandina, Pomarico, Bernalda, Montalbano j, Tursi, per la salvaguardia del territorio in questi mesi estivi a tutela del patrimonio ambientale e per la prevenzione del rischio di incendi –:
   se e quali iniziative il Governo intenda adottare per verificare la fattibilità di tale iniziativa con le amministrazioni locali e, al tempo stesso, potenziare il personale del Corpo forestale dello Stato e dei Vigili del fuoco di stanza presso la sede di Tinchi di Pisticci. (3-02356)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   sul quotidiano Il Mattino del 22 giugno 2012 è pubblicato un articoli dal titolo «Catturò Setola: uccide il suo vice e si spara» dalla cui lettura si apprende che alla base del tragico evento che ha coinvolto mortalmente i due militari dell'Arma dei carabinieri che prestavano servizio presso la caserma di Mignano Montelungo vi siano state delle questioni di natura penale relative a presunte irregolarità amministrative e contabili;
   sul medesimo quotidiano un secondo articolo dal titolo «Guerra tra ruoli, omicidio come reazione ad una sfida»;
   rispondendo all'interrogazione 4-10648 il Ministro ha affermato che «in merito, invece, al quesito riguardante l'effettuazione di “periodici controlli presso i consultori psicologici”, nell'osservare che l'accesso dei militari presso tali consultori avviene in forma volontaria, sottolineo che costituisce un dovere per il personale rappresentare il proprio stato di salute al medico dell'ente/reparto di appartenenza che provvede, dopo le valutazioni del caso e qualora ritenuto opportuno, ad attivare i canali specifici. Ciò, proprio al fine di individuare le cause – di natura ambientale e personale – del possibile disagio e le linee di azione più appropriate per prevenire condotte autolesive. Per quanto riguarda i suicidi fra gli appartenenti alle Forze armate, registratisi negli ultimi dieci anni, nell'arco temporale 1o gennaio 2001-30 giugno 2011, si sono verificati n. 88 casi presso le Forze armate e n. 141 presso l'Arma dei Carabinieri.»;
   ad avviso degli interroganti l'episodio a cui si riferiscono gli articoli in premessa evidenzia gravi carenze nella politiche di gestione del personale e nelle politiche sanitarie volte alla prevenzione delle cause di disagio e delle condotte autolesive o pericolose tra il personale militare e in particolare tra gli appartenenti all'Arma dei carabinieri;
   è di tutta evidenza, secondo gli interroganti, che le attuali politiche sanitarie e l'attuale sistema di regolazione in tema di idoneità al servizio militare, favoriscono condotte volte a evitare la manifestazione di situazioni di disagio in specie di natura psicologica, per le note ripercussioni legate all'eventuale collocamento in congedo per non idoneità al servizio militare –:
   se non ritenga opportuno assumere iniziative normative correttive alle norme che regolano l'idoneità al servizio militare, anche con riguardo alle modalità ed alla tempistica delle visite di controllo;
   se non ritenga opportuno emanare adeguate disposizioni, ivi comprese l'istituzione di sportelli anche telefonici di aiuto e counseling per la prevenzione delle situazioni di disagio lavorativo, di atti violenti e di condotte lesive, cui rivolgersi inizialmente anche in forma anonima, affinché il personale militare e in particolare quello appartenente all'Arma dei carabinieri e al Corpo della guardia di finanza possa affrontare al meglio tali situazioni. (4-16729)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   in una nota dell'agenzia stampa ITALPRESS dal titolo «Difesa: al via il 27 agosto “Vivi le Forze Armate”» del 21 giugno scorso si legge «– Avrà inizio il 27 agosto prossimo l'edizione 2012 di “Vivi le Forze Armate”, un'iniziativa del ministero della Difesa volta a far avvicinare, attraverso un'esperienza diretta di tre settimane, il mondo dei giovani a quello militare. I dettagli sono disponibili nella Gazzetta Ufficiale n. 47 (47a Serie Speciale) del 19 giugno, nonché sul sito www.difesa.it e sui siti delle Forze Armate. (ITALPRESS). fsc/com 21-Giu-12 09:52»;
   lo stesso giorno una nota dell'ANSA ha diffuso la notizia «Difesa: bilancio 2011 in rosso, debiti per 254,7 mln euro canoni acqua, luce e gas da pagare; prontezza operativa al minimo (Ansa) – Roma, 21 giu – Ammontano a ben 254,7 milioni di euro i debiti del ministero della Difesa al 31 dicembre 2011. È quanto emerge dal Rapporto di performance 2011 trasmesso dal dicastero al Parlamento. La formazione di debiti, indica il Rapporto, “appare come conseguenza diretta della situazione di ipofinanziamento che la Difesa ha continuato a registrare; ciò ha indotto a posporre pagamenti da effettuare”. Gran parte dei quali sono riconducibili ai canoni acqua, luce e gas. Il ministero evidenzia poi che con il livello di risorse previste per il triennio 2011-2013, “in assenza di specifici interventi, la prontezza operativa dello strumento militare rimarrà al livello minimo necessario per far fronte agli impegni internazionali, con il rischio di veder aumentare le criticità che la caratterizzano”. C’è consapevolezza del “difficile momento economico” del Paese; tuttavia, secondo il rapporto, “una situazione congiunturale di questo tipo non potrà restare solamente in capo al dicastero della Difesa ma, vista la sua rilevanza, richiede la ricerca di soluzioni che possano conciliare le esigenze generali di finanza pubblica con le necessità di disporre di uno strumento militare in grado di operare ad adeguati livelli capacitivi, producendo quello per cui le stesse forze armate esistono è cioè la Difesa e la Sicurezza del Paese nel contesto delle Alleanze di cui è parte”. Al 2011 il personale militare (compresi i Carabinieri) risulta pari a 291 mila unità (di cui 110 mila appartenenti all'Arma). Il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare prevede una riduzione del personale militare a 150 mila unità (carabinieri esclusi) entro il 2024, nonché una profonda ristrutturazione organizzativa del ministero “fortemente orientata all'efficienza ed alla funzionalità per restituire risorse al settore operativo”» –:
   se a fronte della disastrosa situazione debitoria in cui versa la difesa riportata dalle fonti di stampa citate in premessa non ritenga opportuno annullare ogni attività riferita all'iniziativa «Vivi le Forze Armate». (4-16732)


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   sul quotidiano Liberal del 22 giugno 2012 è pubblicato un articolo dal titolo «Come calmare le acque» in cui si legge «Dal presidente di Confitarma, Paolo D'Amico è arrivata un'apertura per contribuire alle spese per i team delle forze armate presenti sulle navi»;
   i Nuclei militari di protezione (NMP) sono una unità militare specializzata delle Forze armate italiane, creata con l'articolo 5 del decreto-legge n. 107 del 12 luglio 2011[1], convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011 n. 130. L'articolo 5 intitolato «Ulteriori misure di contrasto alla pirateria» prevede l'imbarco, su navi mercantili e passeggeri italiane negli spazi marittimi internazionali a rischio di pirateria, di «Nuclei militari di protezione (NMP)» della marina militare, che può avvalersi anche di personale delle altre Forze armate italiane. Al comandante di ciascun NMP ed al personale da esso dipendente sono attribuite, rispettivamente, le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria e di agente di polizia giudiziaria riguardo ai reati sulla pirateria previsti dagli articoli 1135 e 1136 del Codice della navigazione –:
   quanti siano i militari impiegati fino ad oggi e per quante giornate lavorative complessivamente;
   a quanto ammonti la spesa complessiva sostenuta dalla difesa fino ad oggi;
   quanti siano stati i contributi versati dagli armatori che abbiano utilizzato i Nuclei militari di protezione a bordo delle proprie imbarcazioni, per quanti giorni e per quanti militari complessivamente.
(4-16733)


   MURA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   per il 2012 – per la prima volta nella storia – non risulta né stanziato, né deliberato alcun contributo per le associazioni combattentistiche e partigiane;
   lo schema di documento ministeriale atto 482/12 trasmesso alla Presidenza della Camera il 21 maggio 2012 prevede solo stanziamenti a favore delle associazioni d'arma;
   la Commissione difesa del Senato, esaminando l'atto di Governo suddetto e lamentando l'esiguità dei contributi previsti, ha formulato alcuni rilievi sullo schema di decreto, ricordando peraltro l'impegno assunto dal Governo nel corso della discussione sul provvedimento a provvedere quanto prima all'erogazione dei contributi alle associazioni combattentistiche anche per il triennio 2012;
   pertanto il parere del Parlamento è stato ed è favorevole all'erogazione di un congruo contributo alle associazioni combattentistiche, ivi comprese le associazioni partigiane, per l'anno in corso;
   le associazioni combattentistiche e partigiane già da alcuni anni si sono viste progressivamente decurtare il contributo annuo fino a ridurlo a livelli inaccettabili;
   lasciare senza alcuna contribuzione per il 2012 le associazioni combattentistiche e partigiane significherebbe condannarle all'inazione, non disponendo essa di altre fonti di finanziamento al di la del tesseramento, con conseguente svalutazione del loro significato, del valore rappresentato, della loro esistenza e della loro attività, non solo ai fini della memoria, ma anche al fine di riconoscere e sottolineare il rilievo nazionale dei principi e dei valori di cui esse sono portatrici;
   la paralisi di fatto dell'attività delle associazioni combattentistiche arrecherebbe un enorme danno all'opera storico-culturale di propagazione della memoria storica e politica della Resistenza dai cui valori trae origine la Repubblica italiana –:
   quali siano i motivi che hanno condotto alla mancata erogazione dei contributi previsti e nello specifico all'esclusione delle associazioni partigiane dai contributi stanziati con l'atto 484/12;
   quali atti intenda adottare il Ministro alla luce di quanto in premessa.
(4-16741)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BENAMATI, LOSACCO, ESPOSITO, GINOBLE, FOGLIARDI e TOUADI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 7-octies del decreto legislativo n. 5 del 2009 ha concesso ai piccoli risparmiatori titolari di azioni e obbligazioni Alitalia la possibilità di scambiare tali titoli con titoli di Stato di nuova emissione che scadranno il 31 dicembre 2012 senza cedola;
   le adesioni al suddetto scambio sono state oltre 100 mila; tale cifra rappresenta la quasi totalità dei possessori dei titoli Alitalia (come dal comunicato stampa emesso dal Ministero in data 16 settembre 2010) con un limite di 100.000 euro per ciascun obbligazionista e di 50.000 euro per ciascun azionista;
   tali cifre, però, risultano quanto mai inadeguate soprattutto in considerazione delle vicissitudini che il titolo Alitalia ha subito già nell'aprile del 2008 con un primo crollo del 12 per cento; a tale crollo dopo circa altri 4 mesi è seguita la sospensione delle contrattazioni fino ad arrivare alla richiesta di dichiarazione di insolvenza della compagnia dinanzi al tribunale di Roma che stabilì, sempre nel 2008, l'ammissione alla procedura straordinaria della compagnia;
   non è da dimenticare che molti dipendenti Alitalia hanno percepito, negli anni, le proprie retribuzioni sotto forma di quote azionarie obbligandoli a divenire piccoli azionisti. A questi si sono aggiunti altri piccoli risparmiatori che hanno acquistato le azioni Alitalia e che, credendo alle rassicuranti parole dell'allora Governo non hanno disinvestito i propri risparmi e si trovano ad oggi in una situazione di completa incertezza circa la indennizzabilità o meno ai valori medi nominali del titolo;
   a tutt'oggi vane risultano le innumerevoli iniziative presentate ai due rami del Parlamento intentate dai rappresentanti di varie forze politiche attraverso proposte emendative; ordini del giorno, interrogazioni ed interpellanze urgenti volte ad ottenere un preciso e concreto impegno che tuteli e che preveda un equo rimborso gli azionisti mettendo fine a questa incresciosa vicenda non ha portato, a tutt'oggi, ad alcun risultato;
   a tale proposito si rammentano due significativi ordini del giorno, il primo presentato dall'On. Benamati, accolto in data 6 aprile 2009 l'allora Governo si impegnava «a valutare il possibile rafforzamento di misure a tutela degli obbligazionisti, prevedendo adeguati stanziamenti che le rendano efficaci, nonché ad estendere tali misure anche a favore degli azionisti, allo stato del tutto privi di qualunque forma di garanzia dei propri crediti» e l'altro presentato dall'On. Compagnon accolto in data 16 dicembre 2011 che facendo una sintesi-ponte degli impegni già assunti dal precedente Governo impegna l'attuale Governo ad «approfondire la vicenda riguardante i piccoli risparmiatori Alitalia, valutando, quando le circostanze lo consentiranno, di dare seguito agli impegni già assunti in questa sede al fine di dare una risposta definitiva agli azionisti ed obbligazionisti della vecchia società Alitalia» –:
   se quanto riportato in premessa corrisponda al vero e quali azioni il Ministro intenda attuare per completare l'indennizzo degli oltre 100.000 risparmiatori interessati individuando, a tale scopo, le opportune coperture finanziarie.
(5-07191)

Interrogazione a risposta scritta:


   MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge n. 16 del 2012 convertito dalla legge n. 44 del 2012 introduce all'articolo 8, comma 24, una norma in forza della quale vengono fatti salvi gli incarichi dirigenziali conferiti nelle agenzie fiscali – nonostante le sentenze di annullamento del Tar Lazio – vengono autorizzate le procedure concorsuali per i posti vacanti e nelle more delle procedure concorsuali le medesime agenzie fiscali possono – previa selezione – continuare a conferire incarichi dirigenziali. A distanza di 40 giorni si parla di soppressione dell'Agenzia del territorio e dei Monopoli di Stato con decreto e di riduzione degli organici dirigenziali del 20 per cento e del 10 per cento per gli altri dipendenti;
   allo stato il Governo vanificando gli effetti di una disciplina appena approvata crea grande confusione negli uffici finanziari e grande amarezza negli addetti ai lavori che con grande impegno ciascuno per la propria parte di competenza contribuisce nella lotta all'evasione fiscale. Invero viene da chiedersi se fosse proprio la soppressione dell'Agenzia del territorio e dei Monopoli di Stato la prima e più necessaria sforbiciata da dare alla spesa pubblica, o se non vi fossero altri enti ed apparati da assoggettare a più urgente cura dimagrante;
   la fusione dell'Agenzia del territorio con quella delle entrate significherebbe che i tanti problemi già esistenti in entrambe le strutture si sommerebbero, creandone di più complessi;
   l'attività dell'Agenzia del territorio ha una caratteristica di peculiarità che la distingue dalle altre Agenzie fiscali ed è quella di combattere l'evasione agendo direttamente sul territorio ed infatti nell'attualità grazie all'impegno ed alla professionalità degli addetti sono emerse entità immobiliari sconosciute al fisco che saranno recuperate a tassazione;
   i Monopoli di Stato nulla hanno in comune con le dogane, se non l'accisa sui tabacchi ma nulla per quel che riguarda i giochi;
   le fusioni creerebbero un connubio di rivalità che renderebbero ingestibili i delicati servizi da amministrare;
   i risparmi si possono ottenere eliminando il dilagare degli incarichi di posizioni dirigenziali applicando il decreto del Presidente della Repubblica n. 266 del 1987 articolo 20 confermato da autorevole giurisprudenza che consente la reggenza dell'ufficio al più elevato in grado senza corresponsione di retribuzione dirigenziale –:
   quali provvedimenti intendano adottare i Ministri al fine di eliminare le contraddizioni prodottesi. (4-16736)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BRANDOLINI e GOZI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   in tema di riordino degli uffici giudiziari, previsto dal decreto-legge n. 138 del 2011 (cosiddetto manovra bis), convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, è intervenuta la legge delega per la riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari;
   la lettera della legge non prevede la soppressione automatica dei tribunali cosiddetti minori ma che anzi elenca precisi criteri di valutazione quali: estensione del territorio; numero degli abitanti; carichi di lavoro; indice delle sopravvenienze; specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale; tasso d'impatto della criminalità organizzata;
   la provincia di Forlì-Cesena risulta essere composta dal comprensorio di Forlì (popolazione 188.703), dove ha sede la locale sezione del tribunale, dal comprensorio di Cesena (popolazione 209.532), dove ha sede la sezione staccata del tribunale di Forlì:
   entrambi i comprensori comprendono territori di montagna e che fu proprio per ovviare ai disagi, non solo delle parti interessante alle singole vertenze ma anche di testimoni, pubblici ufficiali e chiunque altro svolga servizio di giustizia, che venne creata la sede di Cesena distaccata dal tribunale di Forlì;
   con riferimento ai medesimi criteri a Cesena sono presenti anche gli uffici del giudice di pace e la sezione staccata UNEP (Uffici notificazioni esecuzioni e protesti);
   il palazzo di giustizia del tribunale di Forlì non è sufficientemente ampio per accogliere il personale e le attrezzature della sede di Cesena e che pertanto si dovrebbe provvedere a onerose affittanze e ristrutturazioni, quando invece oggi per la sede di Cesena l'amministrazione della giustizia non paga alcun canone essendo l'immobile di proprietà comunale;
   dal punto di vista logistico la sede di Cesena risulta meglio ubicata rispetto a quella di Forlì, in quanto può disporre di ampia disponibilità di parcheggi nelle zone limitrofe e facilmente raggiungibile a piede dalla stazione ferroviaria e dal capolinea degli autobus extraurbani;
   il trasferimento della sede distaccata del tribunale comporterebbe anche il trasferimento della locale sede operativa degli ufficiali giudiziari i quali, per lo svolgimento delle loro funzioni nei comuni del comprensorio cesenate sarebbero gravati da ulteriori costi aggiuntivi per viaggio e altre spese connesse;
   già l'8 marzo 2012 gli interroganti e la senatrice Laura Bianconi nel corso di un incontro presso gli uffici del Ministero della giustizia per sollecitare una revisione circa i criteri di calcolo delle iscrizioni pro-capite per quanto riguarda gli uffici del giudice di pace, avevano evidenziato che le cause pro capite effettive, calcolate cioè in base ai giudici di pace in servizio e non sulla pianta organica, ammontavano a 1.001,25, e cioè più del doppio del valore soglia individuato dagli uffici del Ministero;
   le cause trattate e i carichi di lavoro sono pressoché omogenei in entrambi i comprensori. A tal fine si elencano solo alcuni macrodati riferiti all'ultimo anno disponibile: civile tribunale Forlì 2.735 – civile sezione distaccata di Cesena 3.167; penale collegiale tribunale di Forlì 101 e penale monocratico tribunale di Forlì 950 – penale monocratico sezione distaccata di Cesena 799; UNEP Forlì – atti n. 44.000 – UNEP Cesena – atti n. 40.500; Avvocati con studio nel Comprensorio di Forlì 429 – Avvocati con studio nel comprensorio di Cesena 388 –:
   quale sia l'intendimento dei Ministri interrogati in ordine alle problematiche sopra esposte;
   se corrisponda al vero che, in previsione della soppressione della sezione staccata di Cesena, siano in corso trattative per acquisire locali in locazione nella città di Forlì in cui collocare gli uffici e il personale trasferito da Cesena;
   se non ritengano i Ministri interrogati che quest'ultima ipotesi mal si concilierebbe con i principi della spending review sostenuti dal Governo e votati dal Parlamento. (5-07193)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 20 giugno 2012 sul sito www.poliziapenitenziaria.it è apparsa la notizia dell'acquisto da parte dell'amministrazione penitenziaria di trenta Land Rover da centomila euro, per una spesa totale pari a tre milioni di euro;
   all'interrogante appare una spesa sconsiderata soprattutto mentre è sotto gli occhi di tutti la grave emergenza che sta vivendo il nostro sistema penitenziario – dal sovraffollamento, alla mancanza di mezzi e di personale, alla carenza dell'assistenza sanitaria e psicologica, passando attraverso lo sfacelo ed il disastro dei mezzi per le traduzioni e per i servizi istituzionali in genere della polizia penitenziaria –:
   se quanto esposto in premessa corrisponda al vero;
   a cosa servano e come saranno utilizzate le trenta Land Rover appena acquistate;
   in quali luoghi saranno dislocate le autovetture e per quale motivo;
   a chi saranno effettivamente assegnate;
   se corrisponda al vero che una delle Land Rover acquistate sia utilizzata anche da un Sottosegretario del precedente Governo;
   se corrisponda al vero che una delle Land Rover acquistate sia utilizzata anche da «un giovane magistrato in Toscana»;
   se non intenda emanare una nuova circolare che rafforzi il divieto dell'uso delle autovetture di servizio per l'accompagnamento dei dirigenti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;
   più in generale, quali misure urgenti intenda realmente attivare per ridurre sprechi all'interno dell'amministrazione penitenziaria. (4-16728)


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa AGI dello scorso 23 giugno, una detenuta madre di due figli in tenera età si è tolta la vita in carcere, precisamente nel reparto giudiziario della sezione femminile del carcere di Firenze Sollicciano dove la giovane si è impiccata alle sbarre della sua cella;
   la notizia è stata resa nota da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il quale ha detto: «È l'ennesima triste notizia che di troviamo a commentare. Il suicidio in carcere è sempre, oltre che una tragedia personale, una sconfitta per lo Stato» secondo il sito internet Firenze Today, «l'estremo gesto della 36enne, madre di due bimbi piccoli, tossicodipendente, è avvenuto mentre le altre detenute stavano seguendo una rassegna cinematografica»;
   sempre secondo Firenze Today la donna «era in carcere dal gennaio scorso e ci sarebbe dovuta rimanere fino al gennaio 2013» –:
   se il Governo non intenda urgentemente attuare iniziative di competenza per capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità nella morte della detenuta avvenuta nel carcere di Sollicciano;
   in particolare, se non intenda verificare se ed in che misura la detenuta morta suicida disponesse di un adeguato supporto psicologico in considerazione della sua condizione di tossicodipendente; quali contatti avesse la donna morta suicida con i suoi figli minori;
   se, in considerazione dei pochi mesi di pena da scontare, la donna avesse avanzato istanza ai sensi della legge n. 199 del 2010 e, in caso affermativo, da quanto tempo; oppure, se avendo avanzato l'istanza, questa fosse stata respinta dal magistrato di sorveglianza e con quali motivazioni;
   se si ritenga necessaria e indifferibile, proprio per garantire i diritti fondamentali delle persone, la creazione di un «osservatorio» per il monitoraggio delle morti che avvengono in situazioni di privazione o limitazione della libertà personale, anche al di fuori del sistema penitenziario, osservatorio in cui siano presenti anche le associazioni per i diritti dei detenuti e degli immigrati. (4-16731)


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   secondo notizie diffuse dalla stampa Giampiero Converso, quarantatreenne di Corigliano Calabro ed ex collaboratore di giustizia, si sarebbe suicidato la sera di giovedì 21 giugno 2012 nel carcere di Busto Arsizio inalando il gas di una bomboletta nel bagno della sua cella;
   secondo l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere di Ristretti orizzonti – che ricorda come Giampiero Converso avesse testimoniato nel processo «Santa Tecla» e sui rapporti della ’ndrina di Corigliano Calabro – esiste «qualche dubbio» sul fatto che Giampiero Converso sia morto per un «incidente» occorsogli mentre sniffava gas per sballarsi tanto più che «dai documenti giornalistici esaminati non risulta fosse tossicodipendente»;
   l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere di Ristretti orizzonti precisa: «Non è compito nostro fare ipotesi “investigative” e sicuramente ci saranno tutti gli accertamenti del caso da parte degli organi giudiziari e amministrativi competenti. Invece è compito nostro tenere sempre alta l'attenzione sulle condizioni di vita e sulle troppe morti che avvengono nelle carceri del nostro Paese: dal 2000 ad oggi, 2.012 decessi, di cui 717 per suicidio. Da inizio giugno 6 decessi, di cui 2 per suicidio e 3 per “cause da accertare”»;
   l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere di Ristretti orizzonti, nel riscostruire la vicenda di collaboratore di giustizia di Giampiero Converso fa presente che la collaborazione iniziò il 22 settembre 2004 mentre egli era detenuto in carcere; Converso allora spiegava «d'essersi pentito perché temeva d'essere assassinato, “Lo capii da una serie di sguardi e poi fu Arcangelo Conocchia (altro imputato di ‘Santa Tecla’) a dirmi, mentre eravamo detenuti insieme, di stare attento, di non accettare passaggi in auto e di non andare ad appuntamenti. Successivamente, quando venni rimesso in libertà, appresi che era partita da due boss detenuti nel carcere di Siano a Catanzaro l'imbasciata di farmi fuori”» (Fonte: www.sibarinet.it, 21 novembre 2011);
   anche il sito www.coriglianocalabro.it, avanza qualche dubbio nel titolo del pezzo di cronaca: «MORTO IN CARCERE L'EX PENTITO GIAMPIERO CONVERSO. SUICIDIO O ALTRO ?»; inoltre scrive: «La morte dell'ex collaboratore di giustizia (difeso in questi anni dall'avv. Mario Migliano del foro di Paola) sarebbe avvenuta giovedì sera, ma la notizia si è diffusa solo nella tarda mattinata di ieri. Converso che viene descritto come tossicodipendente potrebbe anche essere morto perché colto da malore provocato da altra causa. In proposito crediamo che maggiori informazioni si dovrebbero conoscere nei prossimi giorni anche perché l'autorità inquirente ha stabilito che questa mattina (23 giugno N.d.R.) sarà effettuata l'autopsia sul corpo dell'uomo. Giampiero Converso, era rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio dal gennaio del 2010 per i reati di rapina e ricettazione legati alle operazioni della DDA di Catanzaro, denominate Big Pire e Set Up, e avrebbe finito di scontare la pena nel 2013. Giampiero Converso, “picciotto” arruolato alla fine degli anni ’80 dal clan un tempo guidato da Santo Carelli, aveva scelto infatti di collaborare con la Giustizia. Il pentimento risale al 22 settembre del 2004 anche se i primi verbali contenenti le confessioni del nuovo pentito sono stati depositati dal PM antimafia Vincenzo Luberto nel maxiprocesso “Set up” nel 2007. Converso, infatti, è stato chiamato più volte a deporre di fronte ai giudici. “Sono stato battezzato – rivelava l'ex picciotto – nel 1989 e portavo in copiata Santo Carelli”» –:
   se e come, il giorno del suicidio, fosse garantita la sorveglianza all'interno dell'istituto di pena in questione e se da parte dell'area sanitaria del carcere fosse stata certificata o meno la condizione di tossicodipendente del detenuto suicida;
   quante siano le unità dell’équipe psico-pedagogica e se e come seguissero la vicenda di Giampiero Converso;
   quali precauzioni siano state poste in essere da parte della direzione del carcere in considerazione dello status di collaboratore di giustizia del detenuto;
   con chi dividesse la cella e di quanti metri quadrati disponesse il detenuto morto suicida;
   se il detenuto morto suicida fosse alloggiato all'interno di una cella rispondente a requisiti di sanità e igiene;
   se nel corso della detenzione il detenuto fosse stato identificato come potenziale suicida e, in questo caso, se fosse tenuto sotto un programma di osservazione speciale;
   quali siano le condizioni umane e sociali del carcere di Busto Arsizio, in particolare se non ritenga di assumere sollecite, mirate ed efficaci iniziative, anche a seguito di immediate verifiche ispettive in loco, volte a garantire il rispetto della Costituzione, della legge e dei regolamenti, ampliando la dotazione del personale di polizia penitenziaria e di quello addetto ai servizi. (4-16734)


   PICCOLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il comune di Crispano in provincia di Napoli, con delibera del consiglio comunale n. 46 del 21 novembre 2002, approvava un progetto per la realizzazione di un edificio scolastico (scuola materna) sul territorio comunale e, precisamente, su un'area di proprietà della diocesi di Aversa;
   con determina n. 1115 del 19 settembre 2001, veniva indetta un'asta pubblica per l'affidamento dei lavori di realizzazione dell'edificio scolastico di cui sopra e, in data 22 dicembre 2001, espletate le operazioni di gara per l'affidamento dei lavori, gli stessi erano aggiudicati alla ditta Mediana srl di Qualiano (Napoli);
   in data 8 aprile 2002 era posto in esecuzione il decreto di occupazione ed esproprio (n. 2343/2002) delle aree individuate per la realizzazione della suddetta scuola materna;
   in sede di accesso al suolo, avvenuto nell'aprile del 2002, si constatava, però, che il terreno interessato era stato destinato a parcheggio e custodia di auto, gestito dall'affittuario del suolo, titolare della società Automercato italiano snc;
   dagli accertamenti effettuati risultava che tale società era sì in possesso di una licenza per parcheggio e deposito all'aperto di veicoli sotto custodia giudiziaria ma per un'area diversa da quella interessata alla costruzione dell'edificio scolastico sulla quale ultima era stato allestito abusivamente, come innanzi precisato, il suddetto deposito di autoveicoli;
   il comune di Crispano, con ordinanza del maggio 2002, disponeva immediatamente lo sgombero dell'area, ordinando all'occupante la rimozione di tutti i veicoli e la bonifica dell'area entro il termine di dieci giorni dalla notifica;
   il titolare della società, però, non ottemperava all'ordinanza, ricevendo contestazione dalla polizia municipale per violazione, dell'articolo 650 del codice penale oltre che per aver impiantato un'attività completamente abusiva;
   peraltro, veniva altresì rilevato che l'area era stata già sottoposta a sequestro dal comando carabinieri tutela ambientale (Noe) di Napoli che aveva apposto i sigilli ad un terreno più vasto di quello su cui originariamente il comune intendeva costruire la scuola materna per l'evidente danno ambientale derivante dall'abbandono di veicoli, ormai ridotti a rottami;
   con provvedimento del settembre del 2002, della procura della Repubblica di Napoli, l'area era dissequestrata con disposizione di un progetto di bonifica totale, quindi con rimozione dei veicoli;
   l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania (ARPAC), interessata alla questione dal comune di Crispano, evidenziava che, per predisporre un progetto di bonifica del fondo, era necessario procedere alla rimozione dei veicoli giacenti;
   la rimozione di auto e moto depositati sotto sequestro amministrativo veniva effettuata per l'intervento tempestivo della prefettura di Napoli, mentre non si è mai proceduto alla rimozione dei veicoli sottoposti a sequestro giudiziario;
   sono risultate vane, nell'arco di questi anni, tutte le ordinanze emesse a carico dell'affittuario del suolo in questione per lo sgombero dei veicoli e la bonifica dei luoghi;
   a tutt'oggi, a distanza di dieci anni dall'approvazione del progetto, perdura la presenza abusiva degli autoveicoli sottoposti a custodia giudiziaria che, peraltro, sono fonte di pericoloso inquinamento ambientale, nonostante reiterate iniziative dell'amministrazione comunale in carica e vibrate proteste dei cittadini che lamentano l'indifferenza e la negligenza delle superiori autorità competenti;
   di fatto, si impedisce la realizzazione di un edificio scolastico, assolutamente indispensabile per la comunità locale ed, in tal modo, si dichiara la resa delle istituzioni di fronte alla prepotenza ed all'abuso perpetrati in violazione delle leggi dello Stato;
   va anche rimarcato che il protrarsi dell'occupazione illegale con veicoli abbandonati rappresenta, tra l'altro, un pericolo per la pubblica incolumità per l'alto rischio di incendi che possono divampare a poca distanza da case e centri abitati, oltre al già segnalato danno ambientale arrecato da quella che appare, a tutti gli effetti, come una discarica fuorilegge di rottami;
   il paradosso è che la situazione di stallo che blocca la costruzione della scuola materna e l'illegale occupazione del suolo con veicoli abbandonati sono, di fatto, causate dall'amministrazione pubblica che ha affidato, attraverso il tribunale, la custodia giudiziaria ad una società che ha utilizzato un'area sulla quale non aveva alcuna licenza e/o autorizzazione, né – tantomeno – aveva attrezzato la stessa con i requisiti richiesti dalla legge per la tutela ambientale e per la pubblica incolumità;
   la situazione sopra descritta appare estremamente grave e intollerabile e, conseguentemente, è necessario assumere tutte le iniziative e gli interventi necessari per la rimozione degli ostacoli che impediscono al comune di Crispano, da ben dieci anni, di realizzare la costruzione di un edificio scolastico, anche al fine di ripristinare il rispetto della legalità e dell'autorità dello Stato in presenza di palesi violazioni di legge che suscitano sconcerto ed inquietudine nell'opinione pubblica –:
   se il Ministro intenda assumere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari di cui in premessa a fini dell'esercizio dei poteri di competenza. (4-16743)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SAMPERI, MARIANI, BRAGA e BURTONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   è in fase di realizzazione il progetto esecutivo per la realizzazione della «Variante di Caltagirone» della strada a scorrimento veloce Licodia Eubea-Libertinia. Lo stralcio funzionale, dei tre previsti per il completamento dell'opera, va dallo Svincolo di San Bartolomeo (Caltagirone) all'innesto con la strada provinciale 37 per San Michele di Ganzaria (zona Villa Tasca). L'importo totale della commessa è pari a 143 milioni di euro, mentre per lavori si riduce a 78 milioni di euro circa;
   ad oggi, l'impresa esecutrice ha raggiunto una produzione di circa il 20 per cento, avendo già realizzato tutte le opere di fondazione su pali per tutti i tratti in viadotto, realizzato muri e iniziato l'elevazione delle pile dei ponti; si prevede un incremento della produzione che porti ad oltre il 50 per cento del realizzato entro l'anno 2012, per terminare il tratto funzionale entro la fine del 2013;
   con nota prot. n. 4547/R.U. del 15 settembre 2008 l'Autorità di gestione del programma operativo nazionale «reti e mobilità» 2007-2013 (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) ha avviato l'istruttoria di selezione per i finanziamenti a valere sul PON, trasmettendo all'Anas un elenco provvisorio relativo ai progetti che potevano essere presi in considerazione nella selezione da effettuare per il PON reti e mobilità 2007-2013; detto elenco includeva anche l'intervento «S.S.V. Licodia Eubea - Libertinia - A19 PA-CT. II Stralcio funzionale. Svincolo Regalsemi - svincolo San Bartolomeo (escluso)»;
   con successivo decreto dirigenziale n. 12656 del 4 novembre 2009, rettificato con decreto dirigenziale n. 1600/R.I. del 27 novembre 2009, entrambi successivamente recepiti e sostituiti dal decreto dirigenziale n. 10228/R.U. del 27 settembre 2010, l'Autorità di gestione del PON dichiarava tale intervento ammissibile a finanziamento a valere sul PON Reti e Mobilità 2007-2013;
   in data 21 aprile 2011 l'Autorità di gestione del PON ha inviato alla Commissione europea la Scheda grande progetto come richiesto dall'articolo 40 del Reg. (CE) n. 1083/2006 modificato dal Reg. (UE) n. 539/2010;
   in data 25 maggio 2011 l'Autorità di gestione del PON ha notificato all'Anas a mezzo e-mail la comunicazione della Commissione europea, Direzione generale politica regionale, prot. Ares(2011)562929 del 24 maggio 2011 con cui la domanda di cofinanziamento dell'intervento «S.S.V. Licodia Eubea - Libertinia - A19 PA-CT. II Stralcio funzionale. Svincolo Regalsemi - svincolo San Bartolomeo (escluso)» veniva dichiarata non ricevibile poiché l'analisi dei documenti inviati rivelava la mancanza di rispetto dei criteri del quadro strategico nazionale e di coerenza del progetto con la strategia ed i princìpi di applicazione del PON;
   in data 6 giugno 2011 si è svolta presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una riunione alla presenza di rappresentanti della regione Sicilia, dell'autorità di gestione e dell'Anas, convocata dall'autorità di gestione stessa, avente per oggetto l'esame della comunicazione della Commissione europea relativa alla inammissibilità dell'intervento «S.S.V. Licodia Eubea - Libertinia - A19 PA-CT. II Stralcio funzionale. Svincolo Regalsemi - svincolo San Bartolomeo (escluso)» e la verifica di eventuali alternative e soluzioni; in tale riunione è emerso che qualora non fosse possibile riuscire ad ottenere il finanziamento comunitario sull'intervento o su eventuali altre progettualità, la regione Siciliana avrebbe potuto anche prendere in considerazione l'idea di presentare sul POR una richiesta di finanziamento per la «SSV Licodia Eubea»;
   con nota prot. n. 0007088 del 2 agosto 2011 l'autorità di gestione ha comunicato di aver provveduto con decreto n. 6892/R.U. del 28 luglio 2011 ad alcune rettifiche tra cui l'eliminazione dell'intervento «S.S.V. Licodia Eubea - Libertinia - A19 PA-CT. II Stralcio funzionale. Svincolo Regalsemi - svincolo San Bartolomeo (escluso)»;
   l'ANAS potrebbe portare rapidamente a conclusione le procedure concorsuali già avviate per l'affidamento della realizzazione dell'intervento «S.S.V. Licodia Eubea - Libertinia - A19 PA-CT. II Stralcio funzionale. Svincolo Regalsemi - svincolo San Bartolomeo (escluso)»;
   l'intervento costituisce il completamento della S.S.V Licodia Eubea Libertinia verso lo svincolo di Regalsemi collegandosi al lotto adiacente in esecuzione «Variante di Caltagirone – dal km 3+700 (svincolo di S. Bartolomeo) al chilometro 12+450 (innesto SP 37)»;
   al fine di evitare l'annullamento delle procedure concorsuali, ad oggi sospese, e quindi scongiurare la mancata realizzazione dell'intervento, è fondamentale reperire, in tempi brevi, le risorse finanziarie alternative a quelle inizialmente programmate dal PON –:
   quali iniziative intenda assumere il Ministro per consentire il completamento di questa importante arteria che doterà il territorio interessato di un'importante opera pubblica, lungamente richiesta e fortemente attesa dalle popolazioni locali;
   se non ritenga, di concertare con la regione Sicilia l'utilizzazione dei fondi comunitari per evitare, in tempi così difficili per la finanza e l'economia del nostro Paese, di lasciare un'opera incompiuta.
(5-07192)


   BURTONE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   sulla strada statale 407 Basentana sono in corso lavori di manutenzione della galleria nei pressi dello svincolo della stazione di Ferrandina in direzione Potenza;
   le deviazioni per la chiusura temporanea della corsia di marcia sono indicate in loco, si entra presso lo svincolo della stazione si percorre la strada di accesso al piazzale antistante proprio la stazione di Ferrandina e dopo si riprende la Basentana;
   l'accesso allo svincolo è disconnesso e con avvallamenti che risultano essere molto pericolosi per gli automobilisti;
   l'arteria è percorsa da mezzi pesanti, per un tratto anche a doppio senso di marcia, questo fa si che quotidianamente le condizioni del manto stradale peggiorino e se dovesse piovere si potrebbero creare pozzanghere davvero pericolose per la incolumità degli automobilisti –:
   se e quali iniziative il Governo intenda intraprendere nei confronti dell'Anas affinché vengano ristabilite condizioni accettabili del manto stradale per la viabilità alternativa in attesa del ripristino della percorribilità della galleria nei pressi di Ferrandina. (5-07195)

Interrogazione a risposta scritta:


   NASTRI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   nel corso della presentazione del Rapporto 2011 dell'Enac, recentemente illustrato, sono emersi numerosi e rilevanti rilievi critici relativi alla gravità della situazione in cui si trova il trasporto aereo nazionale a causa della crisi economica e finanziaria di dimensioni continentali di questi ultimi anni, che ha innescato un trend negativo determinando la contrazione dei margini delle compagnie aeree in Italia, unitamente alla prospettiva di un ulteriore aumento dei costi di gestione;
   le conseguenze derivanti dai suesposti fattori negativi, che coinvolgono anche gli aeroporti, secondo quanto dichiarato dal presidente dell'Enac, risultano di eccezionale pericolosità e rischiano di causare la scomparsa del sistema dell'aviazione commerciale nazionale;
   nel corso dei primi quattro mesi del 2011, a suo giudizio, si sono evidenziati segni di cedimento, non tanto per i numeri dei passeggeri, che tra l'altro è cresciuto del 6,5 per cento, quanto per i guadagni delle compagnie, che si riducono in maniera considerevole, per competere con le compagnie aeree cosiddette low cost;
   le compagnie tradizionali come Alitalia, secondo quanto sostiene l'Enac, non riescono infatti a concorrere in considerazione delle tariffe applicate dalle compagnie aeree, che praticano prezzi economici, con la conseguenza del rischio concreto di reale cessazione della propria attività imprenditoriale –:
   quali orientamenti intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;
   quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, nel rispetto della normativa in ambito comunitario sulla concorrenza e del libero mercato, intenda assumere sul fronte delle tariffe, al fine di tutelare maggiormente le compagnie aree nazionali;
   quali iniziative, intenda infine intraprendere al fine di potenziare il sistema infrastrutturale degli aeroporti italiani.
(4-16735)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   FERRANTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   nel giorno in cui la Cassazione ha confermato le condanne a tre anni e sei mesi di reclusione per i quattro poliziotti che, con le loro percosse, hanno causato la morte del giovane studente ferrarese Federico Aldrovandi, sulla pagina Facebook «Prima Difesa» sono stati scritti numerosi insulti contro la famiglia del giovane deceduto;
   uno dei quattro poliziotti condannati, Paolo Forlani è intervenuto in prima persona tramite il suo profilo Facebook;
   nel rispondere a tal Bandoli Sergio che dice «vorrei solo ricordare che il fatto è successo a Ferrara (città rossa come la bandiera sovietica) ed è diventato un caso politico, se invece fosse successo in altre città italiane, ci sarebbe limitati a prendere in considerazione i fatti per quello che sono», Paolo Forlani scrive «e bravo Sergio hai colpito nel segno... infatti è successo un fatto analogo a Trieste dopo il nostro con delle responsabilità reali da parte dei colleghi e nessuno ne ha saputo nulla, io mi vergognerei di usare la politica e la mediaticità per far valere una falsa giustizia. Vergognatevi tutti comunisti di merda»;
   la pagina Facebook di Prima Difesa ha cancellato questi commenti che tuttavia sono stati conservati dal gruppo dedicato a Giuseppe Uva presente sullo stesso Social network e pubblicati dal sito internet de Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it/fileadmin/archivi/Facebook-Aldrovandi/PAGINA2.jpg);
   si tratta di parole che destano sconcerto e sono suscettibili di creare allarme anche per la diffusione che hanno avuto e per lo strumento di comunicazione utilizzato. In ogni caso sono parole che rischiano di ledere gravemente l'immagine della Polizia di Stato –:
   se non intenda intervenire per verificare il fondamento dei fatti «denunciati» da Paolo Forlani che, su un importante social network, ha parlato di un «fatto analogo» a quello che ha portato alla morte di Federico Aldrovandi che sarebbe accaduto a Trieste «con responsabilità reali» di poliziotti. (4-16730)


   BURTONE e CUOMO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il 6 e 7 maggio 2012 si è svolto un turno di elezioni amministrative che ha coinvolto un migliaio circa di comuni in tutta Italia;
   anche il piccolo comune di Calanna in provincia di Reggio Calabria è stato interessato da tale scadenza elettorale;
   in occasione delle consultazioni si è verificato che nella sezione n. 2, sita nella frazione di Villamesa, la persona del presidente del seggio fosse anche il cognato di un candidato a sindaco nonché fosse il delegato della lista per la designazione dei rappresentanti di lista;
   nella stessa sezione il vice presidente era fratello di un candidato a consigliere, la segretaria era la fidanzata del presidente di seggio ed un altro scrutatore risultava nipote di altro candidato – totale n. 4 componenti su 6;
   il candidato a sindaco della lista contrapposta, nonché elettore della medesima sezione, chiedeva al presidente del seggio di voler fare delle dichiarazioni a verbale attinenti alla incompatibilità «etica» riguardante, in quel contesto, in particolar modo esso stesso presidente ed al rifiuto del medesimo a voler assumere a verbale si recava presso la locale stazione dei carabinieri a sporgere formale querela nella serata di domenica;
   il lunedì mattina, lo stesso candidato a sindaco, portatosi alla sezione n. 4 (56 elettori), posta nella frazione Mulini, da sempre allocata nei locali parrocchiali (locale isolato a circa 2 chilometri dal centro abitato) si accorgeva che in occasione di queste elezioni, a causa della strada interrotta da circa un anno, il seggio era stato trasferito presso una casa privata solo pochi giorni prima del voto, senza una adeguata pubblicità sullo spostamento di sede, poiché, come è possibile evincere anche dal sito della prefettura di Reggio Calabria, ad oggi 18 maggio 2012, l'ubicazione è riportata sempre presso i locali di proprietà della Curia;
   nelle convocazioni notificate ai componenti del seggio elettorale gli stessi vengono invitati a presentarsi presso la casa parrocchiale. Alcuni di essi, sapendo della strada interrotta, chiedevano informazioni al comune su come poter raggiungere il seggio e venivano notiziati circa la nuova sede, mentre una scrutatrice si presentava presso i locali della Curia, come prescritto nella notifica, attendendo invano per poi essere sostituita perché assente. Non appena il candidato sindaco apprendeva di questi accadimenti dai componenti della sezione n. 4 ne informava verbalmente la locale stazione dei carabinieri;
   il comune di Calanna nel 2004 è stato interessato da scioglimento per infiltrazione mafiose ed anche in seguito la pervasione della criminalità organizzata nel contesto socio-economico del comune è stata accertata da varie inchieste della magistratura;
   il comune non ha affisso manifesti comunicanti il trasferimento del seggio limitandosi ad un avviso sul sito internet comunale a fronte di una sezione elettorale composta prevalentemente da persone anziane con scarsa dimestichezza per queste tecnologie –:
   se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se, per il futuro, non ritenga di impartire precise istruzioni agli organi interessati al procedimento elettorale (comuni, prefetture e corti di appello) affinché siano più scrupolosi nella scelta dei componenti i seggi elettorali e della localizzazione degli stessi, in special modo in presenza di particolari contesti ambientali. (4-16742)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta orale:


   ANNA TERESA FORMISANO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   con DDG del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 13 luglio 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 15 luglio 2011 è stato indetto concorso pubblico per esami per complessivi 2.386 posti di dirigente scolastico, per i diversi ordini di scuole: il numero dei posti per la regione Lazio ammontava a 225 unità;
   il concorso, dopo una prima prova selettiva identica a livello nazionale tenutasi il 12 ottobre 2011 in ogni capoluogo di regione, prevedeva due prove scritte, tenutesi il 14 e 15 dicembre 2011 nel capoluogo di ciascuna regione, mentre la successiva fase orale è in corso di espletazione;
   la fase delle prove scritte e dei successivi colloqui è organizzata e gestita da ciascun ufficio scolastico regionale;
   l'ufficio scolastico del Lazio in data 23 settembre 2011 provvedeva a nominare la commissione esaminatrice che rimaneva in carica fino al 16 dicembre 2011 e che provvedeva a tutti gli adempimenti preliminari, alla predisposizione dei criteri di valutazione ed alla elaborazione delle tracce delle prove scritte effettuate il 14 e 15 dicembre 2011;
   si fa presente che il dirigente generale dell'Ufficio scolastico regionale Lazio aveva a disposizione un elenco con circa settanta aspiranti alla nomina di commissari, con competenze specifiche nelle tematiche oggetto del concorso mentre le persone scelte a quanto consta all'interrogante non avevano competenze specifiche nelle materie oggetto del concorso;
   secondo l'interrogante questa appare una violazione di legge che all'articolo 35 comma 3, lettera e), del decreto legislativo n. 165 del 2001 e all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487, impone che «i due commissari devono essere esperti di comprovata esperienza nelle materie oggetto del concorso»;
   in data 16 dicembre 2011 si registra un nuovo cambiamento nella composizione della commissione e si provvede anche a nominare una sottocommissione considerato che il numero dei partecipanti alle prove scritte è superiore alle cinquecento unità;
   infine la Commissione era composta da: ingegner Giorgio Guattari – presidente –; dottoressa Ester Rizzi; dottoressa Laura Toma. La sottocommissione formata in seguito era composta da: dottoressa Elisabetta Spaziani e dottor Mauro Arena;
   oltre a quanto segnalato in relazione alla commissione operante fino al 16 dicembre, si segnalano altre irregolarità in quanto uno dei commissari della sottocommissione (dottoressa Elisabetta Spaziani) risulta essere componente del consiglio generale della CISL, come rappresentante della CISL – scuola mentre l'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 vieta che i rappresentanti sindacali facciano parte di commissioni esaminatrici;
   un altro membro della sottocommissione (dottor Mauro Arena) risulta essere ispettore tecnico, dirigente, di seconda fascia, reggente dell'ufficio VI dell'Ufficio scolastico regionale Lazio: detto ufficio ha, tra le sue competenze specifiche, «l'accreditamento e gli enti di formazione» ed è componente del team dei docenti e del comitato scientifico dell'I.S.ME.DA. s.r.l., ente di formazione che cura, tra l'altro, la preparazione dei candidati al concorso de quo;
   ciò risulta da quanto pubblicato nel sito ufficiale della società in questione e in tutte le «offerte» che l'ente indirizza ai candidati ed alle stesse istituzioni scolastiche; risulta altresì, da quanto lo stesso rappresentante legale dell'I.S.ME.DA. propone a chi aderisca all'offerta;
   si tratta quindi secondo l'interrogante di una evidente situazione di conflitto di interessi e di incompatibilità e ricorrerebbero le condizioni che avrebbero dovuto indurre il membro della sottocommissione a dichiarare la sua incompatibilità;
   un altro membro della commissione (dottoressa Ester Rizzi) risulta nell'elenco ufficiale dei consulenti dell'A.N.P., associazione sindacale nazionale dei presidi che ha evidente interesse al concorso: l'A.N.P. ha organizzato corsi di formazione, (una delle prove del concorso ricalca il testo di un'esercitazione data ai corsisti ANP), assicura tutela legale a chi ha superato le prove nei ricorsi promossi dagli esclusi; e molti candidati ammessi all'orale risultano iscritti ANP;
   il commissario di informatica nella commissione de quo (professor Stefano Schacherl) risulta tra i docenti dei corsi di preparazione al concorso organizzato dell'ISMEDA;
   due commissari risulterebbero anche come tutori nel corso-concorso di reclutamento dei dirigenti scolastici del 2006/2007;
   inoltre due commissari sarebbero stati nominati dall'Ufficio scolastico regionale Lazio anche per la commissione che ha determinato il «dimensionamento» delle istituzioni scolastiche del Lazio;
   appare ictu oculi una sorta di casta e di cabina di regia, costituita sempre dalle stesse persone, intorno a tutto ciò che «ruota» intorno ai dirigenti scolastici nel Lazio;
   è inoltre oltremodo grave l'atteggiamento che l'Ufficio scolastico regionale Lazio tiene nei confronti dei richiedenti l'accesso agli atti ex legge n. 241 del 1990: di fronte ad istanze presentate in data 10 maggio 2011, l'Ufficio scolastico regionale Lazio ha consentito l'accesso in data 25 giugno (il termine per presentare ricorso è il 6 luglio, ma gli orali si concludono il 4 luglio);
   altri Uffici scolastici regionali (Lombardia, Molise, Calabria, Marche e Basilicata) hanno concesso e stanno autorizzando la visione di tutti gli atti inerenti la procedura concorsuale;
   l'Ufficio scolastico della regione Lazio secondo l'interrogante avrebbe operato contravvenendo alle più semplici regole di legittimità e trasparenza e limitando di fatto il diritto e la possibilità dei ricorrenti di organizzare la propria difesa –:
   se sia a conoscenza di tale vicenda e quali iniziative concrete intenda adottare al riguardo. (3-02358)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CICCANTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il decreto ministeriale n. 249 del 2010 in particolare, l'articolo 15, comma 16, riguardante l'istituzione di «percorsi formativi finalizzati esclusivamente al conseguimento dell’“abilitazione” per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria» riservati ai possessori di diploma di maturità magistrale, mette a rischio l'esistenza stessa delle scuole primarie paritarie;
   con nota del 29 aprile 2011, protocollo n. 1065, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, proprio in relazione a tale articolo, affermava «Si intende precisare che il dettato del 249/2010 non muta la previgente normativa e fa salvo il valore del titolo conseguito in ordine all'accesso alla terza fascia delle graduatorie di istituto e alla possibilità di ottenere contratti a tempo indeterminato nelle scuole paritarie. Il titolo finale conseguito attraverso il percorso consente invece di poter accedere alla seconda fascia delle graduatorie di istituto»;
   le modifiche introdotte con la proposta di modifica allo studio del CNPI vanno, ora, invece, in opposta direzione;
   in esse, infatti, all'articolo 27-bis si afferma che «I medesimi titoli di abilitazione costituiscono requisito per l'insegnamento nelle scuole paritarie, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera g), della legge 10 marzo 2000, e dell'articolo 1, comma 6, lettera g), del decreto del Ministro dell'istruzione 29 novembre 2007, n. 267»;
   non solo il Ministero intende privare definitivamente il diploma di maturità magistrale del valore di abilitazione all'insegnamento, ma, a differenza di quanto avvenuto finora, negherà anche il diritto ai possessori di tale titolo di insegnare nelle scuole paritarie;
   inoltre, mai prima d'ora, era stato messo in discussione il valore di abilitazione all'insegnamento dei diplomi di maturità magistrale, in quanto né i concorsi per titoli ed esami per la scuola elementare, né i corsi ex decreto ministeriale n. 85 del 2005 hanno mai avuto funzione di abilitazione all'insegnamento, costituendo, i primi, semplice procedura concorsuale per l'arruolamento nelle scuole statali senza finalità abilitanti, i secondi corsi finalizzati esclusivamente all'acquisizione della cosiddetta «idoneità» all'inserimento nelle graduatorie permanenti/ad esaurimento;
   in nessun caso, fino ad oggi, tali concorsi/corsi hanno rappresentato un requisito per l'insegnamento nella scuola paritaria, tant’è che gli stessi non sono nemmeno oggetto di valutazione nelle graduatorie interne di tali scuole, in quanto l'abilitazione è conferita dal diploma stesso;
   gli insegnanti di scuola primaria in possesso di diploma di maturità magistrale rappresentano l'80 per cento del personale docente –:
   quali iniziative ritenga opportuno assumere al fine di tutelare i diritti acquisiti da decine di migliaia di docenti. (5-07194)

Interrogazioni a risposta scritta:


   AGOSTINI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   con nota del 14 maggio 2012 è stata divulgata ad ogni ufficio scolastico regionale dal capo del dipartimento dell'istruzione dottoressa Lucrezia Stellacci, una comunicazione il cui contenuto non è stato mai oggetto di informativa alle organizzazioni sindacali e che confligge, apertamente, con gli impegni assunti al tavolo politico con il Ministero e con i contenuti di precedenti comunicazioni relativi alla dotazione organica di riferimento per ciascuna regione;
   l'obbiettivo del contenimento della spesa previsto dall'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, non giustifica pleonastici tagli di personale per una regione come quella delle Marche, la quale il 19 aprile 2012 si è vista confermare dal capo del dipartimento dell'istruzione il numero di 16.744 docenti, gli stessi dell'anno accademico 2011/2012 (numero già inadeguato) e successivamente, come da nota del 14 maggio 2012 sopra riportata, si è vista comunicare il nuovo organico pari a 16.654 con 90 docenti in meno;
   la regione Marche deve far fronte ad un incremento di circa 1100 unità in età scolare ed il taglio di 90 insegnanti porterà inevitabilmente ad un incremento di alunni per ogni classe ove vi sono già una media di 25 studenti ad aula e ulteriori difficoltà nella gestione in presenza di handicap, che si aggiungono alla cancellazione dei corsi serali e dei percorsi di reinserimento sociale, determinando pertanto meno agli obiettivi che la strategia di Lisbona (2000/2010) auspicava –:
   se non ritenga opportuno assumere iniziative affinché sia rettificata la nota del dipartimento dell'istruzione emessa il 14 maggio 2012, al fine di restituire serenità alle famiglie e agli operatori che vedono il taglio degli organici come un passo indietro sul fronte della formazione, dell'orientamento, della qualità dell'apprendimento e della salvaguardia dei livelli occupazionali. (4-16738)


   OLIVERIO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi, in coincidenza con la chiusura dell'anno scolastico, nel comune di Strongoli è montata la protesta dei genitori degli alunni delle scuole materne ed elementari del plesso della Marina, preoccupati per la salute dei propri figli che ormai da anni si recano in edifici scolastici situati all'interno di una zona PIP che ospita, tra l'altro, una centrale termoelettrica della ditta Biomasse Italia S.p.A, un inceneritore da 46 megawatt (uno tra i più grandi d'Europa), una fabbrica per infissi in legno, un marmificio, un'isola ecologica;
   secondo quanto sostenuto dai genitori degli studenti, che si sono costituiti in un comitato civico, gli edifici sarebbero obsoleti e insufficienti per poter ospitare un numero sempre più crescente di studenti, attualmente individuati in 337 unità, oltre che insalubri come risulterebbe dalla comunicazione resa dal dirigente del servizio d'igiene ambientale dell'ASP di Crotone, dottoressa Rosa Bilotta del 28 marzo 2012;
   tutte le problematiche citate sono state più volte manifestate anche dall'ottimo dirigente scolastico dell'istituto professor Mario Pugliese che, insieme a tutto il personale, particolarmente diligente e preparato, si è dimostrato in diverse occasioni attento alle preoccupazioni manifestate dai genitori;
   segnalazioni relative al problema, oltre che alle amministrazioni locali competenti, sono state inoltrate anche agli uffici periferici del Ministero in quanto tale situazione potrebbe compromettere il corretto svolgimento dell'attività scolastica;
   a conferma di ciò si rappresenta che i genitori hanno ribadito recentemente con fermezza la necessità che venga trovata all'interno del territorio della Marina di Strongoli una soluzione anche temporanea, che permetta lo svolgimento del nuovo anno scolastico 2012/2013 in locali diversi dagli attuali e nel caso non dovessero vedere esaudita la loro richiesta, minacciano di adottare una protesta eclatante, ossia quella di non mandare i propri figli a scuola fino a quando non si porrà rimedio a questa situazione;
   consta all'interrogante che anche per l'inizio del prossimo anno scolastico non si potrà provvedere, a quanto risulta da notizie di stampa locale, a spostare la scuola;
   sebbene sia a disposizione per il progetto esecutivo necessario per la realizzazione del nuovo plesso ben 1 milione e 100 mila euro di finanziamenti, recuperati per 500 mila attraverso apposito mutuo con la regione Calabria (Legge reg. 24) e, per la restante parte, dall'anticipo delle royalties di biomasse non si ha notizia di una data certa per l'avvio dei lavori per il nuovo plesso –:
   di quali elementi disponga il Ministro in merito all'adeguatezza del servizio scolastico nel comune di Strongoli che, nonostante l'efficienza e la dedizione del personale della scuola, potrebbe essere compromesso a cagione della situazione descritta in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere per scongiurare una protesta tanto clamorosa quanto giustificata quale quella minacciata dai genitori degli allievi della scuola sita nel plesso della Marina di Strongoli. (4-16739)


   MURA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 240 del 2010 stabilisce, all'articolo 2, comma 9, che il mandato dei rettori in carica al momento dell'adozione dello Statuto di cui ai commi 5 e 6 è prorogato fino al termine dell'anno accademico successivo. Il comma 5 afferma che lo statuto è adottato con delibera del senato accademico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. Il comma 6 fissa il limite massimo di nove mesi dall'entrata in vigore della legge per l'adozione dello Statuto, stabilendo che decorso inutilmente tale termine il Ministro costituisce una commissione con il compito di predisporre le necessarie modifiche statutarie;
   la stessa legge dispone che venga accordato ai Rettori legittimamente in carica al momento dell'adozione un unico anno di proroga del mandato. Infatti, lo stesso comma 9 dell'articolo 2 disciplina in maniera limitativa e rigorosa il caso in cui la proroga può estendersi per due anni accademici;
   molti rettori di atenei italiani il cui mandato naturale scadeva nel 2011, avendo «adottato» lo statuto secondo quanto previsto dai citati commi 5 e 6, sono rimasti in carica nell'anno accademico seguente; alla luce della normativa vigente questi rettori completano in maniera non più prorogabile il loro mandato nel 2012;
   la ratio della proroga, per riprendere quanto detto dal Ministro Giarda nella seduta della Camera dei deputati il 18 aprile 2012 in risposta ad una interrogazione a risposta immediata, (n. 3-02212) risponde «al fine di assicurare il recepimento dei rilievi formulati sui testi statutari nell'esercizio del prescritto controllo di legittimità e di merito al fine di garantire la piena applicazione dei principi della riforma universitaria». È evidente che il recepimento dei rilievi formulati dal Ministero si completa con la pubblicazione in GazzettaUfficiale dei nuovi statuti; esaurito questo adempimento, non si ravvisa nemmeno nelle spiegazioni a suo tempo rese dal Governo alcun motivo per una ulteriore permanenza in carica, situazione sicuramente non prevista ed anzi sostanzialmente esclusa dalla legge n. 240 del 2010;
   il Ministero, invece, ha ritenuto di suggerire una interpretazione della norma che (ancorché del tutto infondata sotto il profilo della logica giuridica) è suscettibile di creare una condizione caotica e di conclamata illegittimità in molti atenei nazionali. Come è noto, infatti, il Governo sempre per il tramite del Ministro Giarda «ha espresso l'avviso che la proroga dei mandati elettorali si riferisce solo a quei rettori in carica al momento dell'adozione definitiva dello statuto ... nel caso l'adozione definitiva dello statuto sia deliberata nel corso dell'a.a. 2011-2012, il mandato del rettore vada a scadenza alla fine dell'a.a. 2012/12»;
   l'infondatezza di questa interpretazione è legata al fatto che, come è ampiamente noto, la «gestazione» giuridica di un atto si compone di più fasi: a) fase preparatoria (affidata alla Commissione di ateneo – articolo 2, comma 5); b) adozione (approvazione da parte del Senato Accademico – commi 5 e 6); c) fase integrativa e di approvazione (controllo esercitato dal Ministero, successiva approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei testi eventualmente integrati); tale fase è distinta dall'adozione ed è normata dai commi 7 e 8 dell'articolo 2);
   va da sé che, qualora si volesse insistere sulla validità della interpretazione sopra richiamata, occorrerebbe trarre la conseguenza che i rettori di numerosi atenei d'Italia incluse le sedi dell'Aquila, Messina, Parma, Perugia, Viterbo e Verona sarebbero insanabilmente decaduti. Questi, infatti, non avendo adottato in forma definitiva i nuovi statuti entro il termine di scadenza del loro mandato, non avrebbero potuto beneficiare della proroga relativa all'anno accademico 2011-12 e sarebbero rimasti illegittimamente in carica. Per conseguenza, tutti gli atti compiuti dai loro atenei (inclusa l'approvazione degli statuti integrati) sarebbero nulli –:
   quali atti intenda adottare il Ministro in merito alle proroghe dei rettori degli atenei italiani alla luce di quanto riportato in premessa, ed in particolare se non intenda rivedere l'interpretazione data riguardo al termine di avvio dell'anno di proroga previsto dalla legge n. 240 del 2010;
   ove il Ministro dovesse persistere nella interpretazione resa, quali iniziative intenda adottare per la salvaguardia della legittimità degli atti delle università i cui rettori, ad avviso dell'interrogante illegittimamente prorogati, hanno governato in maniera invalida i loro atenei, poiché, al fine di evitare il disastro della nullità degli atti, è infatti urgentemente necessario sollecitare i decani affinché procedano all'immediata convocazione delle elezioni, dovendo i nuovi organi elettivi procedere ad una ri-approvazione di tutti gli atti compiuti dalle università. (4-16740)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta orale:


   BOSI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il sito industriale di Piombino (Livorno) sta attraversando un momento di profonda crisi, che oltre alla situazione generale che ha colpito tutte le realtà produttive del Paese, ha aspetti particolari per le evidenti difficoltà in cui si trovano i due stabilimenti, Lucchini e Magona, fra i più importanti d'Italia nella produzione di ferro e acciaio e di manufatti derivati;
   le preoccupazioni maggiori al momento riguardano lo stabilimento Magona del gruppo Arcelor-Mittal poiché la proprietà oramai sembra decisa a spostare i suoi interessi e la produzione altrove;
   già da tempo lo stabilimento Magona sta affrontando le difficoltà del momento con fermate cicliche degli impianti ricorrendo periodicamente alla cassa integrazione;
   inoltre la metà dei lavoratori è impegnata nei contratti di solidarietà tentando di salvare nell'immediato una cinquantina di posti di lavoro;
   oramai la produzione è ridotta al minimo e la situazione economica dello stabilimento in evidente difficoltà con perdite di bilancio che non lasciano ben sperare;
   purtroppo tutte le soluzioni tampone sono state tentate, ora è arrivata la resa dei conti ed è opportuno considerare i possibili scenari futuri;
   la vendita dello stabilimento sembra la soluzione più indicata, ma dato il momento è molto difficile trovare acquirenti interessati;
   qualora non si trovi qualche compratore a breve è prevedibile che ci debba essere un intervento di ridimensionamento del personale di oltre 200 unità; ipotesi che peraltro potrebbe comunque essere considerata da un ipotetico nuovo acquirente;
   in effetti chiunque sarà alla guida dello stabilimento Magona di Piombino dovrà fare i conti con il crollo della domanda sul mercato e con la sovrapproduzione che vede i magazzini di tutta Europa e non solo stracolmi di prodotti invenduti;
   la situazione di profondo disagio che sta vivendo il territorio di Piombino (Livorno) colpito duramente dalla crisi e con seri pericoli di irreversibile compromissione di tutto il sistema economico locale per le note vicende dello stabilimento Lucchini e per quelle che sta momentaneamente attraversando lo stabilimento Magona, è sotto gli occhi di tutti –:
   quali urgenti iniziative intendano porre in essere atte a garantire che la situazione delle fabbriche piombinesi non degeneri e nel contesto, in particolare per lo stabilimento Magona del Gruppo Arcelor-Mittal, per valorizzare tali realtà industriali come risorse nazionali nel settore della siderurgia. (3-02357)

Interrogazione a risposta scritta:


   BURTONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   nelle aree di crisi industriale esistono molti lavoratori che si trovano in situazione di difficoltà poiché l'ammortizzatore in deroga è stato prorogato a seguito della scadenza dei regimi ordinari e in attesa di processi di reindustrializzazione legati a programmi e strumenti della programmazione negoziata;
   il tutto in attesa di una riforma degli ammortizzatori sociali;
   il provvedimento in esame affronta in maniera generica i problemi e non entra in dettagli che invece diventano indispensabili per evitare che lavoratori si possano trovare in difficoltà alla scadenza dell'ammortizzatore in deroga e della scadenza dell'aspi;
   spesso ci troviamo in presenza di lavoratori con una età anagrafica che non supera i 60 anni di età anagrafica e i 33-34 di età contributiva;
   occorre un censimento di tutti i lavoratori che si trovano in queste condizioni in aree legate a processi di reindustrializzazione o riconversione industriale;
   vanno separati i percorsi tra chi è giovane e quindi facilmente ricollocabile e chi, essendo lavoratore anziano, non ha più la possibilità di essere reinserito soprattutto se si trovano nel Mezzogiorno –:
   se e quali iniziative il Governo intenda adottare per procedere innanzitutto al censimento dei lavoratori nelle aree interessate da processi di reindustrializzazione e riconversione industriale e successivamente alla predisposizione di concerto con le regioni di piani di formazione e di sostegno al reddito in grado di assistere i lavoratori con età anagrafica e contributiva più avanzata per un periodo non inferiore ai 36 mesi dall'entrata in vigore dell'aspi e non meno di 24 mesi per chi ultraquarantenne. (4-16727)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 29 dicembre 2010. n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie, ha previsto, all'articolo 2, comma 12-duodecies, l'ulteriore slittamento dei pagamenti delle rate delle «multe» sulle quote latte previste dalle leggi n. 119 del 2003 e n. 33 del 2009;
   per far fronte agli oneri derivanti dall'applicazione della indicata disposizione si è fatto ricorso all'utilizzo del 10 per cento delle disponibilità di cui all'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011), con cui si provvede, tra l'altro, al finanziamento di interventi per l'assistenza e cura dei malati oncologici;
   in riferimento alla analoga e precedente proroga dei pagamenti del prelievo, di cui all'articolo 40-bis del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010, la direzione legislazione agricola della direzione generale dell'agricoltura e dello sviluppo dalla Commissione europea ha evidenziato, con lettera 8 febbraio 2011 inoltrata al rappresentante permanente per l'Italia presso l'Unione europea, come la misura non appaia giustificabile alla luce della regolamentazione applicabile agli aiuti di Stato;
   con la medesima nota viene evidenziato che l'intervento di proroga va imputato per ogni singolo produttore interessato e nel rispetto del massimale stabilito per l'Italia a titolo d'importo d'aiuto de minimis;
   la Commissione europea ha già dichiarato che se individuerà, nella disciplina recentemente approvata, infrazioni alle norme comunitarie non esiterà ad intraprendere le azioni necessarie contro l'Italia;
   in questi giorni alle aziende agricole, molte delle quali colpite dai terremoto, sta arrivando una comunicazione di Agea nella quale vengono informate che la Commissione europea ha avviato una la procedura di infrazione perché la proroga di sei mesi della settima rata, decisa nel 2010, è stata considerata aiuto di Stato e di conseguenza non era autorizzata, con il risultato che gli allevatori che hanno aderito alla rateizzazione saranno costretti a pagare gli interessi per ritardati pagamenti;
   la Commissione europea ha dichiarato che l'Italia è troppo lenta nella riscossione delle multe sulle quote latte non coperte dal meccanismo di rateizzazione, ritenendo del tutto insufficienti le informazioni comunicate dalle autorità italiane –:
   quali iniziative il Governo abbia adottato in relazione a quanto previsto dall'articolo 40-bis del decreto-legge n. 78 del 2010 e quali iniziative intenda ora adottare in relazione a quanto previsto dall'articolo 2, comma 12-duodecies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, per assicurare il rispetto della normativa europea ed evitare all'Italia l'applicazione di nuove ed ulteriori sanzioni.
(2-01566) «Delfino, Galletti, Naro, Libè».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PAOLO RUSSO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   l'Argentina rappresenta da sempre, seppur non rappresenti il primo mercato di destinazione, un importante vetrina per i prodotti made in Italia per il continente latino americano;
   l'Argentina ha recentemente annunciato il blocco delle importazioni di prosciutto dall'Italia;
   la politica protezionistica messa in atto dal governo di Buenos Aires contrasta con le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), limitando di fatto gravemente il principio di accesso ai mercati e di libera concorrenza;
   la Commissione europea ha recentemente impugnato tale decisione in sede dell'Organizzazione mondiale del commercio;
   nonostante il momento di crisi internazionale, quest'anno l'export dei prodotti agro alimentari italiani ha superato per la prima volta i 30 miliardi di euro;
   l'Italia nel 2011 ha esportato in Argentina 264 tonnellate di salumi;
   il blocco delle importazioni di prosciutto interessa altri Stati membri dell'Unione europea, in particolare la Spagna –:
   quali iniziative il Governo intenda adottare per tutelare gli interessi dei nostri produttori di prosciutto, colpiti ingiustamente dalla politica protezionistica adottata dall'Argentina in palese contrasto con le regole sul commercio internazionale e stabilendo un pericoloso precedente che potrebbe, in futuro, colpire anche altri settori del made in Italy;
   se ci siano state reazioni da parte del Governo argentino a seguito dell'iniziativa adottata dalla Commissione europea in sede dell'Organizzazione mondiale del commercio. (5-07196)


   OLIVERIO e AGOSTINI. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   l'entrata in vigore del regolamento (CE) 1967/2006 e la scadenza delle deroghe previste nel giugno 2010 hanno determinato gravi ripercussioni sull'economia ittica nazionale, con risvolti negativi sull'occupazione e sui redditi degli operatori;
   fra questi, particolarmente pesanti sono gli effetti sulle cosiddette «pesche speciali»;
   la fine delle deroghe non è limitata sono alla pesca del bianchetto e del rossetto in Puglia, Campania, Calabria, Toscana e Liguria, ma anche alla pesca del cicerello in Liguria, Calabria e Sicilia, nonché a quella del latterino in Alto Adriatico, tutte specie di piccola taglia allo stato adulto;
   la scadenza delle deroghe previste dall'entrata in vigore del regolamento (CE) 1967/2006, e più specificatamente quelle riferite all'articolo 9, che non consente deroghe alla maglia (50 mm romboidale o 40 mm quadrata), ed all'articolo 13 che determina le distanze minime dalla costa (3 miglia), hanno determinato l'impossibilità di utilizzare anche attrezzi a basso impatto come le sciabiche e le circuizioni senza chiusura se non nell'ambito di un piano di gestione approvato dalla Commissione europea;
   l'Italia ha presentato nel 2009 e nuovamente nel 2010, con modifiche ed integrazioni, un «Piano di Gestione Nazionale per le attività di pesca condotte con la sciabica da natante senza chiusura» per la richiesta di approvazione delle deroghe da parte della Commissione europea;
   il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha adottato il piano di gestione con decreto 27 dicembre 2010 che è stato successivamente annullato con decreto del 2 maggio 2012, perché una nota della suddetta commissione richiedeva l'applicazione di quanto previsto nel succitato regolamento, sostanzialmente bocciando il piano;
   questo stato di fatto sta creando una situazione drammatica nelle aree, in particolare della Calabria, nelle quali l'economia di intere marinerie dedite alla piccola pesca costiera è legata, nel periodo invernale già particolarmente duro per le frequenti situazioni meteomarine avverse, a questa attività di pesca mirata alla cattura di risorse di piccola taglia allo stato adulto (rossetto e cicerello) che andrebbero perse se non catturate;
   in Calabria questa attività, insieme alla pesca del bianchetto, rappresentano una fonte di reddito non sostituibile con altre attività della pesca artigianale, ed evita la concentrazione di molti operatori nelle stesse aree sulle stesse risorse ittiche. L'attività delle pesche speciali regolamentate insieme a quelle tradizionali sugli ambiti locali (pesce pettine, cicerello e costardella in particolare) coinvolge circa l'80 per cento delle circa 700 imbarcazioni di piccola pesca costiera per un totale di oltre 1000 addetti;
   il segmento delle pesche speciali in Calabria è fonte di opportunità lavorative e determina un indotto di tipo famigliare che ha una rilevanza non trascurabile in una economia fragile come quella calabrese –:
   quale iniziativa intenda intraprendere per cercare di recuperare l'attività delle pesche speciali, in particolare di quelle che mirano a specie adulte di taglia piccola (come rossetto e cicerello), che vedono coinvolti oltre 3.000 pescatori di diverse regioni italiane, dei quali un terzo operanti nella regione Calabria, con un indotto assolutamente rilevante, per evitare che oltre alla perdita economica venga persa anche una centenaria tradizione;
   se, relativamente all'interdizione della pesca del bianchetto, il Ministro interrogato intenda porre in essere iniziative compensative per la perdita non solo di tradizione, visto che in Calabria ha rappresentato storicamente una specificità per la gastronomia regionale, tanto da essere definito «il caviale calabrese», ma anche di una importante fonte di reddito per un cospicuo numero di operatori del settore;
   se il Ministro interrogato intenda intervenire presso la Commissione europea affinché una nuova riproposizione del piano di gestione, possibilmente elaborato con il contributo delle organizzazioni di rappresentanza dei pescatori, possa essere favorevolmente preso in considerazione;
   se il Ministro interrogato intenda prevedere, in subordine, forme alternative di recupero del reddito anche mediante programmi di riconversione delle attività o degli attrezzi;
   se il Ministro non intenda rapidamente chiedere alla Commissione europea un progetto speciale per la pesca nel mare Adriatico e Jonio, al fine di valorizzare tutte le specificità, anche attraverso particolari politiche di sostegno, che abbiano come finalità il mantenimento del reddito degli operatori ittici. (5-07197)

SALUTE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
   si fa riferimento al contenuto della relazione della conferenza delle regioni e delle province autonome per l'audizione presso la commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia del servizio sanitario nazionale e sulle problematiche concernenti la normativa in materia di nomina dei dirigenti sanitari apicali;
   nella relazione si parla di «fidelizzazione dei primari e massima condivisione delle scelte politiche con la direzione generale quali condizioni imprescindibili per il raggiungimento degli obiettivi»;
   il documento rivendica di fatto da parte delle regioni la libertà di scelta «politica» del personale medico, organico alle linee definite dagli organi politici regionali e questo, a parere dell'interpellante, è sommamente ingiusto nei confronti di quei medici che cercano di valorizzare la loro professionalità senza allinearsi alla classe politica che amministra; ciò può dare luogo a molti fraintendimenti e giustificare scelte meramente politiche a scapito della efficienza e professionalità –:
   se non sia il caso di procedere alla rivisitazione delle norme in materia sanitaria per porre fine a quello che l'interpellante ritiene un abuso di potere esercitato dagli assessori regionali che, soprattutto nella scelta dei primari, possono finalizzare il soddisfacimento di obiettivi personali e di tornaconto anche politico, il tutto in nome del principio della salvaguardia dei livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio nazionale.
(2-01564) «Garagnani».

SVILUPPO ECONOMICO

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   la Riello s.p.a. con sede principale a Legnano (Verona), è divenuta nel corso degli anni leader europeo nel mercato dei bruciatori e nel 1992 ha aperto uno stabilimento a Morbegno, usufruendo degli incentivi della cosiddetta «legge Valtellina» (ha consentito di coniugare i benefici della legge Valtellina con sgravi contributivi della mobilità, la crisi del 1992 aveva chiuso aziende storiche e molti lavoratori licenziati erano in mobilità, Riello ha potuto assumerli coniugando il doppio beneficio). Nel 1992, al momento dell'insediamento a Morbegno l'azienda aveva assunto rilevanti impegni di sviluppo nei confronti del territorio, il quale aveva consentito, attraverso le istituzioni locali, la messa a disposizione del miglior lotto dell'area a prezzo fortemente calmierato;
   nel 2000 erano impiegati nella sede di Morbegno 321 tra lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo indeterminato e 115 a tempo determinato; nel corso degli anni successivi, a seguito dell'apertura di stabilimenti in Polonia e Iran, parte della produzione italiana è stata ridotta con conseguenti drastici tagli di personale che hanno toccato vari siti produttivi del nostro Paese;
   attualmente il numero di lavoratori impiegati presso la Riello di Morbegno è di 242, di cui 57 donne, i quali, in accordo con le organizzazioni sindacali, hanno sempre risposto positivamente alle richieste di flessibilità riguardo alle metodologie a gli orari di lavoro, alle turnazioni, al lavoro stagionale; da parte sua, l'azienda aveva sempre mostrato pieno apprezzamento per la produttività dello stabilimento – che produce circa il 30 per cento del mercato italiano delle caldaiette murali della Riello e rappresenta la principale azienda metalmeccanica della Valtellina, zona con un tasso industriale tra i più bassi della Lombardia – e per il territorio che lo ospita;
   per l'agosto 2012 l'azienda ha previsto l'inizio della produzione di caldaie in Polonia e ha annunciato che l'Iran, uno dei maggiori paesi clienti, comincerà a produrre direttamente gli scambiatori di calore, facendo così venire meno la residua «mission» della sede di Morbegno, già duramente segnata dalla mancanza di investimenti e supportata solo da interventi di basso profilo, che non ne hanno comunque intaccato la produttività, (produttività più alta del gruppo come si può evincere dagli indici del premio di risultato rispetto agli obbiettivi dell'azienda, dal confronto con gli altri siti e da dichiarazioni aziendali ai tavoli di trattativa);
   la Riello ha recentemente comunicato l'intenzione di tagliare l'intero reparto di produzione di caldaie, ponendo in esubero 178 dei 242 dipendenti dello stabilimento, e di lasciare operativo esclusivamente il settore di produzione di scambiatori, che impiega 64 persone;
   la decisione annunciata dall'azienda ha provocato l'immediato stato di agitazione dei dipendenti e le risentite, e a parere degli interroganti giustificate, proteste dei sindacati e delle istituzioni locali, confermate dal progetto presentato nella giornata del 20 giugno 2012 definito insufficiente, non per nulla convincente dal punto di vista industriale, incomprensibile visto il riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto sin qui nella sede lombarda;
   l'azienda – che nel corso degli anni ha beneficiato di consistenti misure agevolative e di un supporto pressoché totale da parte della società civile e delle istituzioni del territorio – sta approfittando della situazione di crisi del mercato per espandersi verso paesi dove il costo del lavoro è più basso;
   in un contesto come quello lombardo, segnato dal susseguirsi continuo di crisi e chiusure aziendali e condizionato dalla grave congiuntura recessiva che ha colpito il nostro Paese, la decisione della Riello rappresenta un altro durissimo colpo all'economia del territorio valtellinese, dopo che la stessa nel 2008 ha chiuso il reparto produttivo di Lecco, con la perdita di lavoro di 144 lavoratori. Ancora oggi 42 lavoratori sono in attesa di ricollocazione e 35 lavoratori sono pendolari dal lecchese alla Valtellina e ora di nuovo in esubero;
   ci furono in quel contesto, al Ministero, rassicurazioni per l'unità produttiva di Morbegno, ora a fronte di una grave crisi che colpisce l'insieme delle strutture aziendali della valle, la situazione si presenta in tutta la sua gravità: sono oltre 500 i lavoratori a rischio a fronte di 1500 posti di lavoro nell'area industriale citata;
   alto è l'utilizzo della cassa integrazione e le 178 persone in esubero (fra queste almeno 30 coppie), ora senza prospettiva, invocano, assieme alle proprie famiglie e alla comunità, un intervento che impedisca un drastico stravolgimento della loro vita professionale e personale –:
   quali iniziative intenda adottare per convocare con la massima urgenza un tavolo di confronto tra l'azienda Riello spa, le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali, al fine di trovare una soluzione che impedisca la perdita del posto lavoro delle 178 persone menzionate in premessa e per garantire la prosecuzione dell'attività della più importante realtà produttiva metalmeccanica della Valtellina;
   se non intenda adoperarsi per favorire un rilancio concreto dell'economia italiana attraverso un piano industriale per l'innovazione, anche mediante l'introduzione di tecnologie di valore aggiunto legate alla green economy, sfruttando le opportunità fornite a tal riguardo dal cosiddetto «decreto sviluppo»;
   se non intenda chiarire lo spirito del comunicato del Ministero dello sviluppo economico del 30 settembre 2011 che annuncia l'entrata di Ettore Riello nel gruppo di lavoro «made in Italy» promosso dal Ministero dello sviluppo economico posto che le finalità di detto gruppo (ogni intervento possibile per definire la priorità del sistema Italia nella sfida globale; coordinamento per affrontare le sfide internazionali ed accrescere la competitività delle nostre imprese che tentano di raggiungere i mercati esteri; le opportunità e le speranze della ripresa economica risiedono nell'export) appaiono agli interroganti in contraddizione con le intenzioni manifestate dall'azienda di delocalizzare la produzione.
(2-01567) «Codurelli, Gianni Farina, Del Tenno, Della Vedova, Di Centa, Cimadoro, Quartiani, Marini, Porta, Samperi, Di Biagio, Marchignoli, Rosso, Taddei, Cuomo, Marrocu, Arturo Mario Luigi Parisi, Bonavitacola, Luongo, Ginoble, Colombo, Vaccaro, La Forgia, Santagata, Tenaglia, Oliverio, Antonino Russo, Giachetti, Migliavacca, Tempestini, Pistelli, D'Antoni, Miglioli, Sposetti, Rossomando, D'Alema, Burtone, Letta, Vannucci, Castagnetti, Adinolfi, Farinone, Gozi, Calvisi, Narducci».


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
   la Riello S.p.A. con sede principale a Legnago (Verona), è divenuta nel corso degli anni leader europeo nel mercato dei bruciatori e nel 1992 ha aperto uno stabilimento a Morbegno, usufruendo degli incentivi della cosiddetta «legge Valtellina» (ha consentito di coniugare i benefici della legge Valtellina con sgravi contributivi della mobilità, la crisi del 92 aveva chiuso aziende storiche e molti lavoratori licenziati erano in mobilità, Riello ha potuto assumerli coniugando il doppio beneficio). Nel 1992, al momento dell'insediamento a Morbegno l'azienda aveva assunto rilevanti impegni di sviluppo nei confronti del territorio, il quale aveva consentito, attraverso le istituzioni locali, la messa a disposizione del miglior lotto dell'area a prezzo fortemente calmierato;
   nel 2000 erano impiegati nella sede di Morbegno 321 tra lavoratrici e lavoratori con contratto a tempo indeterminato e 115 a tempo determinato; nel corso degli anni successivi, a seguito dell'apertura di stabilimenti in Polonia e Iran, parte della produzione italiana è stata ridotta con conseguenti drastici tagli di personale che hanno toccato vari siti produttivi del nostro Paese;
   attualmente il numero di lavoratori impiegati presso la Riello di Morbegno è di 242, di cui 57 donne, i quali, in accordo con le organizzazioni sindacali, hanno sempre risposto positivamente alle richieste di flessibilità riguardo alle metodologie a gli orari di lavoro, alle turnazioni, al lavoro stagionale; da parte sua, l'azienda aveva sempre mostrato pieno apprezzamento per la produttività dello stabilimento – che produce circa il 30 per cento del mercato italiano delle caldaiette murali della Riello e rappresenta la principale azienda metalmeccanica della Valtellina, zona con un tasso industriale tra i più bassi della Lombardia – e per il territorio che lo ospita;
   per l'agosto 2012 l'azienda ha previsto l'inizio della produzione di caldaie in Cina e ha annunciato che l'Iran, uno dei maggiori paesi clienti, comincerà a produrre direttamente gli scambiatori di calore, facendo così venire meno la residua mission della sede di Morbegno, già duramente segnata dalla mancanza di investimenti e supportata solo da interventi di basso profilo, che non ne hanno comunque intaccato la produttività, (produttività più alta del gruppo come si può evincere dagli indici dei premi di risultato rispetto agli obbiettivi dell'azienda, dal confronto con gli altri siti e da dichiarazioni aziendali ai tavoli di trattativa);
   la Riello ha recentemente comunicato l'intenzione di tagliare l'intero reparto di produzione di caldaie, ponendo in esubero 178 dei 242 dipendenti dello stabilimento, e di lasciare operativo esclusivamente il settore di produzione di scambiatori, che impiega 64 persone;
   la decisione annunciata dall'azienda ha provocato l'immediato stato di agitazione dei dipendenti e le risentite e, a parere degli interroganti giustificate, proteste dei sindacati e delle istituzioni locali, confermate dal progetto presentato nella giornata del 20 giugno 2012 definito insufficiente, non per nulla convincente dal punto di vista industriale, incomprensibile visto il riconoscimento dell'ottimo lavoro svolto sin qui nella sede lombarda;
   l'azienda – che nel corso degli anni ha beneficiato di consistenti misure agevolative e di un supporto pressoché totale da parte della società civile e delle istituzioni del territorio – sta approfittando della situazione di crisi del mercato per espandersi verso paesi dove il costo del lavoro è più basso;
   in un contesto come quello lombardo, segnato dal susseguirsi continuo di crisi e chiusure aziendali e condizionato dalla grave congiuntura recessiva che ha colpito il nostro Paese, la decisione della Riello rappresenta un altro durissimo colpo all'economia del territorio valtellinese, dopo che la stessa nel 2008 ha chiuso il reparto produttivo di Lecco, con la perdita di lavoro di 144 lavoratori. Ancora oggi 42 lavoratori sono in attesa di ricollocazione e 35 lavoratori sono pendolari dal lecchese alla Valtellina e ora di nuovo in esubero;
   ci furono in quel contesto, al Ministero rassicurazioni per l'unità produttiva di Morbegno, ora a fronte di una grave crisi che colpisce l'insieme delle strutture aziendali della valle, la situazione si presenta in tutta la sua gravità: sono oltre 500 i lavoratori a rischio a fronte di 1500 posti di lavoro nell'area industriale citata;
   alto è l'utilizzo della cassa integrazione e le 178 persone in esubero (fra queste almeno 30 coppie), ora senza prospettiva, invocano, assieme alle proprie famiglie e alla comunità, un intervento che impedisca un drastico stravolgimento della loro vita professionale e personale –:
   quali iniziative intendano adottare per convocare con la massima urgenza un tavolo di crisi nazionale presso il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a cui partecipino i vertici dell'azienda Riello S.p.A., le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali, al fine di trovare una soluzione che impedisca la perdita del posto di lavoro delle 178 persone menzionate in premessa e per garantire la prosecuzione dell'attività della più importante realtà produttiva metalmeccanica della Valtellina;
(2-01568) «Crosio, Dozzo, Fedriga, Volpi, Fava, Nicola Molteni, Rivolta».

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) è un ente pubblico italiano che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile, ad oggi controllato dal Ministero dello sviluppo economico;
   l'entrata in vigore della legge 23 luglio 2009, n. 99, che, al suo articolo 37, prevede l'istituzione della suddetta Agenzia in sostituzione del precedente ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente, ha in tal modo consentito che, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, si procedesse alla nomina di un commissario e due subcommissari per il tempo utile a garantire l'ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'avvio del funzionamento dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile;
   l'Agenzia, attiva nei settori chiave dell'energia e dell'innovazione tecnologica, risente più di altri enti di ricerca delle ricadute negative determinate dalla progressiva riduzione degli investimenti pubblici in campi quali la ricerca e lo sviluppo;
   il risultato del referendum del 2011 con cui gli italiani hanno ribadito la contrarietà all'utilizzo dell'energia nucleare, con conseguente sguardo rivolto al ricorso ad energie alternative e da fonti rinnovabili, avrebbe potuto restituire all'Agenzia la propria ragion d'essere, riportando al centro dell'attenzione l'urgente necessità di nuove ricerche che ben si adattassero alle esigenze contingenti;
   nonostante ciò, dopo ben tre anni di commissariamento, l'Agenzia si avvia oggi ad un lento depauperamento del capitale umano e all'inesorabile riduzione delle risorse ritenute essenziali per il proseguimento dell'attività;
   il triennio commissariale sembra, infatti, non aver offerto all'Agenzia alcuna effettiva ristrutturazione organizzativa, se non un marginale tentativo di ridefinizione totalmente manchevole di una reale e programmata riorganizzazione dei laboratori, in funzione di un piano strategico basato su indirizzi ben individuati;
   sebbene l'esito del referendum del 2011 potesse creare le basi per un nuovo rilancio dell'Agenzia, nelle attività dell'attuale dirigenza, da quanto risulta all'interpellante, sembrerebbe vi sia stata una completa assenza di ruolo e di collocazione strategica di un organismo considerato secondo solo al Consiglio nazionale delle ricerche per numero di centri e personale impiegato;
   a ciò si aggiunge un imperdonabile sottoutilizzo di strutture e personale in grado di fornire il know how necessario per l'innovazione e la riqualificazione del tessuto produttivo;
   al quadro sopra descritto si rileva la riduzione a 166 milioni di euro del contributo ordinario dello Stato nel corso del 2011, con una decurtazione di circa 30 milioni di euro rispetto al 2010, ulteriormente scesi a 158 milioni nel 2012;
   conseguentemente, per sopperire alla riduzione dei fondi ordinari, si assiste al ricorso sistematico alle risorse provenienti dai progetti faticosamente ottenuti grazie all'elevata professionalità dei ricercatori, spesso sviliti dall'utilizzo delle stesse per il mantenimento di strutture disfunzionali e frequentemente inutili;
   tali tagli non consentono un'adeguata copertura delle spese di funzionamento corrente, di allestimento dei laboratori e di avvio di tutte le attività ritenute essenziali sia nel contesto nazionale, che in un'ottica di competitività internazionale;
   in Europa, tale situazione risulta completamente in controtendenza rispetto a quanto emerge dall'atteggiamento degli altri Paesi: basti pensare che in Gran Bretagna si investe in ricerca circa l'1,8 per cento del Prodotto interno lordo, in Francia il 2,2 per cento, in Germania il 2,6 per cento, in Svezia addirittura il 3,2 per cento, contro il bassissimo 0,56 per cento registrato in Italia nell'anno 2011;
   con determinazione n. 10/2012, la Corte dei conti, in Sezione del controllo sugli enti, ha comunicato a norma dell'articolo 7 della legge n. 259 del 1958, alle Presidenze delle due Camere del Parlamento, insieme con il conto consuntivo per l'esercizio 2010 – corredato delle relazioni degli organi amministrativi, del Commissario e di revisione dell'EMEA – Agenzia per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile – la relazione con la quale la Corte riferisce il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Agenzia stessa per l'esercizio 2010 (depositata in segreteria in data 27 marzo 2012);
   nell'ambito delle considerazioni conclusive di tale determinazione, la Corte dei conti evidenzia che «L'articolo 37, al comma 5, della legge 23 luglio 2009, n. 99, prevede che “Per garantire l'ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'avvio del funzionamento dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nomina un commissario e due sub Commissari”. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico dell'11 settembre 2009 è stato nominato, per un periodo di dodici mesi, il Commissario dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), con i poteri già intestati agli organi di amministrazione dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente e con le funzioni già intestate al Direttore Generale dell'Ente medesimo. Con il decreto ministeriale di cui sopra, all'articolo 1 punto 3, sono stati nominati i sub Commissari con il compito di coadiuvare il Commissario nelle sue attribuzioni, svolgendo le attività loro delegate. L'insediamento della struttura commissariale è avvenuto in data 15 settembre 2009. Con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 9 settembre 2010 gli incarichi di Commissario e di sub Commissari dell'Agenzia sono stati prorogati di dodici mesi. Con nota del 28 gennaio 2011 sono state rassegnate le dimissioni dall'incarico da parte di un sub Commissario. Con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 27 settembre 2011, gli incarichi di Commissario e di sub Commissario sono stati prorogati sino alla data di approvazione del decreto interministeriale di cui all'articolo 37, comma 4, legge 23 luglio 2009, n. 99 e, comunque, non oltre dodici mesi dalla data del decreto. Con il medesimo decreto è stato nominato un sub Commissario in sostituzione di quello dimissionario». In merito al suindicato decreto interministeriale, la cui emanazione è stata prevista dal comma 4 dell'articolo 37 della predetta legge n. 99, va evidenziato che appare grave che a distanza di più di due anni dal varo della legge 99/2009 il provvedimento non sia stato ancora approvato. L'esigenza primaria sottesa dal decreto è quella di assicurare alla struttura organizzativa dell'Agenzia la massima snellezza e flessibilità, il monitoraggio della realizzazione dei progetti, la funzionalità, l'efficienza ed l'economicità della gestione, le specifiche funzioni, gli organi di amministrazione e controllo, la sede, le modalità di costituzione e di funzionamento, le procedure per la definizione e l'attuazione dei programmi, per l'assunzione e l'utilizzo del personale nonché direttive per l'erogazione delle risorse dell'Agenzia. Occorre quindi ribadire la necessità che il decreto venga emanato in tempi brevissimi e che il suo contenuto sia coerente con la «mission» affidata dalla legge all'Agenzia la quale dovrà concretamente sperimentare un compiuto sistema di misurazione dell'impatto degli interventi programmati che attui il valore aggiunto che il legislatore ha affidato alla «nuova» ENEA, rispetto a quella soppressa;
   alla luce di quanto precede appare evidente che il protrarsi del commissariamento dell'Enea, che va avanti dal settembre del 2009, deriva dalla mancata emanazione del citato decreto interministeriale che determini la riorganizzazione dell'Agenzia;
   tale situazione, ad avviso degli interpellanti, appare particolarmente grave e preoccupante considerata l'imminente scadenza del commissariamento prevista per il prossimo mese di settembre, cui si associa la perdurante e totale assenza delle condizioni normative in forza delle quali l'ENEA può essere messo in condizione di recuperare un ruolo significativo nell'ambito degli enti pubblici di ricerca con valorizzazione del proprio ruolo tecnico-scientifico –:
   se e quando sarà varato il citato decreto interministeriale di cui al comma 4 dell'articolo 37 della legge n. 99 del 2009;
   quali siano le intenzioni del Ministro interrogato in merito al futuro dell'Agenzia, anche alla luce dei corposi e continui tagli imposti alle attività di ricerca;
   quali iniziative il Ministro interrogato intenda predisporre, in conformità al programma di Governo, al fine di restituire all'Agenzia un ruolo centrale che tenga conto dell'esito del referendum suddetto, in una prospettiva di crescita nazionale e di mantenimento di un lavoro di ricerca essenziale per il futuro del Paese;
   quali siano i risultati ottenuti nei tre anni di commissariamento, e se non si ritenga opportuno porre fine ad una tale situazione di instabilità che colpisce nel complesso la generale attività dell'Agenzia e, in particolare, i ricercatori e l'intero personale dipendente, attualmente in uno stato di insicurezza profonda e impossibilitati a svolgere dignitosamente le proprie mansioni;
   se non si ritenga opportuno e vincente per l'economia nazionale ricorrere alla definizione di un preciso piano strategico che restituisca progettualità alla ricerca pubblica, coerentemente con i propositi governativi di crescita e rilancio economico del Paese.
(2-01565) «Cimadoro, Piffari».

Interrogazione a risposta scritta:


   GIORGIO MERLO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   la situazione di Ansaldo-STS continua ad essere al centro di molte polemiche e, soprattutto, di profonda incertezza sul futuro di alcuni suoi stabilimenti;
   il destino concreto di alcuni stabilimenti di Ansaldo, dopo le voci insistenti di vendita da parte di Finmeccanica, crea forti preoccupazioni tra i lavoratori;
   ci si chiede perché Finmeccanica intenda vendere Ansaldo-STS che da molti anni registra utili senza limitarsi a vendere solo le partecipate che fanno perdite, siano essi civili o militari;
   probabilmente, invece di uscire radicalmente da Ansaldo STS, sarebbe opportuno che Finmeccanica cercasse una partnership strategica con una realtà extraeuropea come, ad esempio, la General Electric visto il piano di investimenti pari a 500 miliardi di dollari previsto dall'amministrazione Usa per ammodernare le linee ferroviarie, essendo già Ansaldo-STS già operante su quel mercato;
   vista l'evoluzione tecnologica – cioè il controllo satellitare – sarebbe anche opportuno il controllo di Ansaldo-STS per sfruttare le possibili sinergie con Telespazio e l'Agenzia spaziale europea che finanzia i nuovi progetti di ricerca;
   nello specifico, però, è sempre più urgente conoscere quale sia l'iniziativa concreta che vuole e può intraprendere il Ministero alla luce del fatto che Ansaldo-STS è presente in Italia con 4 stabilimenti, tra cui c’è quello di Piossasco (TO). Quest'ultimo è in un territorio, il pinerolese, che sconta già un pesante e massiccio declino industriale con la chiusura di molti stabilimenti e aziende di piccole, medie e grandi dimensioni con gravi e devastanti conseguenze sul terreno occupazionale –:
   senza un intervento immediato capace di scongiurare questo epilogo, sarebbero a rischio anche gli stabilimenti di Genova, Napoli e Tito (PZ), oltre a quello già ricordato di Piossasco. (4-16737)

Apposizione di una firma ad una mozione e modifica dell'ordine dei firmatari.

   La mozione Franceschini ed altri n. 1-01075, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dall'onorevole Letta e, contestualmente con il consenso degli altri sottoscrittori, l'ordine delle firme deve intendersi così modificato: «Franceschini, Gozi, Letta, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Amici, Boccia, Lenzi, Quartiani, Giachetti, Rosato, Tempestini, Fluvi, Baretta».

Apposizione di una firma ad una mozione.

   La mozione Galletti e Della Vedova n. 1-01098, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 25 giugno 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ciccanti.

Pubblicazione di un testo riformulato.

   Si pubblica il testo riformulato della mozione Franceschini n. 1-01075, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 650 del 14 giugno 2012.

   La Camera,
   premesso che:
    l'attuale crisi economica, sociale e politica che colpisce l'Unione europea e, in particolare, i Paesi della zona euro, rappresenta certamente la più grave dai trattati di Roma. Durante questa crisi, l'Unione europea ha reagito molto lentamente, spesso in ritardo, a volte con sottovalutazione e non si è dimostrata capace di articolare una visione e una risposta politica adeguata. In assenza di una netta svolta, a partire dal vertice europeo del 28-29 giugno 2012, si potrebbe assistere alla fine dello stesso progetto europeo, con catastrofiche conseguenze: impoverimento dei cittadini, instabilità politica e sociale e il rischio di una conflittualità che, più volte in passato, ha devastato l'intero continente;
    la durezza della crisi è avvertita in quasi tutti i Paesi, ma non vi è dubbio che la drammatica situazione sociale ed economica in Grecia e le crescenti difficoltà del sistema bancario della Spagna, con possibili effetti negativi sul resto della zona euro, sono oggi al centro delle preoccupazioni dell'Italia;
    di fronte a ritardi ed esitazioni incomprensibili e a dichiarazioni irresponsabili, che adombrano la possibile fuoriuscita della Grecia dall'euro e ne sottovalutano le imprevedibili ripercussioni negative per l'intera Unione europea, occorre ribadire: l'assoluta necessità di evitare la fuoriuscita della Grecia dall'eurozona; l'esigenza, politica ed economica, di dimostrare piena solidarietà ad Atene; l'urgenza di gestire efficacemente una crisi economica e finanziaria che rimane di portata contenuta rispetto all'entità complessiva del prodotto interno lordo europeo;
    occorre, quindi, sottolineare con forza che non esistono opzioni alternative al sostegno della Grecia e ai piani di salvataggio dello stato ellenico, se si vogliono evitare le ripercussioni immediate sugli altri Paesi della zona euro – ivi inclusa l'Italia ma anche la stessa Germania – che sarebbero, ad uno ad uno, attaccati dalla speculazione, soprattutto a causa dell'attuale debolezza politica dell'Europa e degli squilibri strutturali dell'Unione economica e monetaria;
    per questo motivo si ritiene che la cura decisiva alla malattia europea consista nella capacità di rilanciare con coraggio la visione federalista di un'Europa unita, unica possibilità di ritrovare insieme, in un'unione più ampia e federale, quella sovranità condivisa che i singoli Stati nazionali hanno ormai perso, di fatto, nell'epoca della globalizzazione, e che la soluzione venga dalla volontà di denunciare, ridurre e progressivamente annullare i costi della cosiddetta «non-Europa», realizzando istituzioni europee con vera legittimazione democratica e capacità di governo, riformando i trattati e rilanciando il processo costituente e politico;
    si devono, in particolare, correggere gli squilibri del progetto iniziale dell'Unione economica e monetaria e completare e aggiornare il Trattato di Lisbona, superando le sue insufficienze per andare al di là del puro e semplice coordinamento fra Stati membri che appare sempre più inadeguato;
    d'altra parte, l'opacità e la debolezza politica dell'Unione europea, largamente basata sulla rappresentanza indiretta dei Governi nazionali e su una Commissione europea non legittimata dal voto popolare, apparentemente lontana dai suoi cittadini, alimenta populismi, estremismi e demagogie neo-nazionaliste e provoca crescenti reazioni di rigetto da parte delle sue popolazioni;
    la debolezza politica, l'assenza di legittimazione democratica reale e la crisi di fiducia tra l'Unione europea e i cittadini rimangono poi un ostacolo, oggi insormontabile, per avanzare in settori vitali quali la sicurezza interna ed esterna, l'immigrazione, la politica energetica ed industriale, la ricerca e l'innovazione, la mobilità dei giovani, la politica estera e la difesa comune, e per definire nuove politiche economiche, fiscali e sociali comuni; in assenza di un mutamento delle strategie a livello europeo – e se tale scenario dovesse prolungarsi – l'Unione europea non potrebbe più disporre dei mezzi per resistere alle tendenze centrifughe ed alla crescita dei populismi;
    in questo spirito appare urgente ed indispensabile un segnale forte rivolto dal Parlamento europeo alle opinioni pubbliche ed alle istituzioni nazionali ed europee, eventualmente attraverso una sessione straordinaria chiamata a fissare gli elementi essenziali di un progetto costituente, del metodo e dell'agenda per realizzarlo;
    in questo senso, occorre che l'Italia accetti la sfida posta dalle recenti dichiarazioni della Cancelliera Merkel e di altri esponenti del Governo tedesco, che collegano ogni meccanismo di solidarietà a livello europeo e di mutualizzazione del debito a un aumento della cessione di sovranità dei singoli Stati in campo fiscale e politico, ribadendo la propria disponibilità a compiere subito, senza alcun indugio, passi decisivi verso una sempre maggiore integrazione e verso un'Unione federale;
    in tale contesto, si attende con molto interesse di conoscere i risultati del lavoro affidato ai presidenti della Commissione europea, José Manuel Barroso, del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, della Banca centrale europea, Mario Draghi, e del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che dovranno presentare proposte innovative per una maggiore integrazione politica, economica e fiscale in vista del vertice europeo del 28-29 giugno 2012;
    se la risposta politica è quella decisiva per rafforzare in modo concreto l'Unione europea e per rilanciare il progetto europeo, nell'immediato è assolutamente urgente trovare una via di uscita comune da una crisi economica e sociale, causa di crescente povertà e ingiustizia sociale in gran parte del continente;
    la perdurante situazione di instabilità dei mercati finanziari, le incertezze sulle prospettive dell'economia europea e sullo stato della crisi, riconfermate dagli ultimi rapporti della Banca centrale europea e della Commissione europea, rendono ancora necessaria la politica di stabilità, qualificazione e razionalizzazione delle spese, in particolare per Stati come l'Italia;
    la credibilità del risanamento dei conti pubblici, la maggiore omogeneità tra i debiti sovrani dei membri dell'eurozona, nonché il perseguimento di equilibri di bilancio sostenibili sono, in effetti, elementi molto importanti per far uscire l'eurozona dalla crisi attuale, ridare fiducia nel potenziale di crescita dell'economia europea, garantire solidità all'euro e credibilità al progetto europeo;
    tuttavia, è oramai opinione condivisa che la sola politica di stabilità non sia sufficiente per rilanciare l'economia europea e che, anzi, spinta oltre un limite ragionevole, comporti effetti recessivi che deprimono l'economia, aumentano il disagio sociale e rendono impossibile il raggiungimento degli stessi obiettivi di risanamento;
    anche all'ultimo vertice del G8 i Capi di Stato e di Governo hanno affermato che «l'imperativo è creare crescita e occupazione» e che «saranno intrapresi tutti i passi necessari per rafforzare le nostre economie e combattere le tensioni finanziarie», aggiungendo che «servono riforme e investimenti appropriati in istruzione e infrastrutture»;
    vanno in questo senso anche le più recenti prese di posizione del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che ha affermato che «la crescita deve tornare al centro dell'agenda» e del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, il quale ha ribadito come occorra affiancare all'austerità una strategia europea per l'occupazione e la crescita attraverso riforme e investimenti mirati, anche se l'azione di proposta della Commissione europea non si è tradotta in proposte adeguate, in particolare nel settore delle politiche con conseguenze finanziarie pluriennali;
    per quanto riguarda l'azione italiana, si deve ribadire quanto affermato nelle premesse della risoluzione n. 6-00109 di accompagnamento all'ultimo Documento di economia e finanza, vale a dire che: «la priorità dell'azione del Governo e del Parlamento non può essere, da questo momento in avanti, che la crescita dell'economia nazionale, attraverso il rafforzamento della produttività totale dei fattori di sistema, da perseguire con assoluta determinazione sia a livello interno che dell'Unione europea, sensibilizzando i nostri partner e tenendo conto delle indicazioni che provengono anche dalle più influenti organizzazioni internazionali», realizzando quelle azioni volte a promuovere la competitività e la crescita indicate nel nuovo piano nazionale di riforma: l'apertura dei mercati, la promozione del merito, la tutela dei consumatori, il potenziamento delle infrastrutture digitali e di trasporto, il miglioramento del servizio giustizia, il sostegno allo start up delle nuove imprese e alla internazionalizzazione;
    occorre ribadire poi, sul piano europeo, che il vincolo a correggere eccessivi e perduranti squilibri nel quadro macroeconomico generale dei singoli Paesi deve valere non solo per il risanamento richiesto ai Paesi in deficit di bilancio, ma anche per quelli in avanzo strutturale, come la Germania; Paesi che devono sviluppare un'azione di politica economica attiva volta a stimolare l'aumento della loro domanda interna, ottenendo, quindi, un riequilibrio della bilancia commerciale, anche tollerando una dinamica dei salari e dei prezzi in controllato incremento;
    la crisi greca, infatti, ha messo in luce questi squilibri strutturali creando una crisi di fiducia nella sostenibilità dei debiti pubblici, provocando un repentino aumento dei tassi di interesse e un circolo vizioso che, in assenza di importanti surplus di bilancio, ha portato il debito pubblico ad autoalimentarsi;
    ogni Paese ha così dovuto adottare rigorosi piani di salvataggio, accompagnati e sostenuti dall'immissione di liquidità decisa dalla Banca centrale europea, ma la mancanza di un vero coordinamento ed i piani di salvataggio adottati volta per volta, ad hoc, non hanno permesso di conciliare le esigenze del rigore finanziario e della crescita economica, mentre i tagli alle spese hanno colpito soprattutto le spese sociali e gli investimenti; i Paesi più indebitati rischiano così di soffrire di una crescita molto debole per molti anni, con conseguente aggravarsi del peso dei loro debiti e delle tensioni sociali;
    di recente, l'Unione europea ha deciso un intervento senza precedenti a favore della Spagna, mettendo a disposizione fino a 100 miliardi di euro del Fondo europeo di stabilità finanziaria (cosiddetto fondo salva Stati) per sostenere le banche spagnole in difficoltà, con l'impegno del Governo spagnolo di riformare e risanare il settore finanziario iberico sulla base di un piano che la Spagna dovrà presentare alle istituzioni comunitarie; in parallelo, la Banca centrale europea ha messo a disposizione del sistema bancario della zona euro liquidità illimitate sino al 15 ottobre 2013; anche questi interventi, necessari e che i firmatari del presente atto di indirizzo sostengono convintamente, hanno comunque dimostrato la necessità di creare una vera vigilanza europea e un sistema di assicurazione europea dei depositi bancari della zona euro, per rafforzare l'efficacia dell'azione delle istituzioni comunitarie, prevenire ulteriori crisi e rafforzare l'unione monetaria contro gli attacchi speculativi;
    il clima politico mutato in Europa, maggiormente attento ai pericoli di una recessione provocata da politiche fiscali troppo restrittive e favorevole ad azioni più coraggiose sul piano del sostegno alla crescita, è stato ulteriormente rafforzato dalla vittoria in Francia del presidente François Hollande, il quale, nei suoi primi incontri con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e al vertice del G8, ha inteso portare avanti alcune proposte che rappresentano primi importanti passi in avanti: project bond, potenziamento delle capacità di investimento della Banca europea per gli investimenti, tassa sulle transazioni finanziarie, uso dei fondi strutturali rimasti inutilizzati ed eurobond;
    peraltro, innegabilmente tra le cause della crisi finanziaria vi è l'azione della speculazione internazionale che non ha ancora trovato una regolamentazione stringente e adeguata, nonostante la Banca dei regolamenti internazionali (Bri) nel suo rapporto abbia ancora sottolineato con preoccupazione come l'utilizzo dei derivati negoziati su mercati non regolamentati (OtC) sia oramai ripreso con intensità crescente, raggiungendo il valore nozionale di 650 mila miliardi di dollari (nove volte e mezzo il prodotto interno lordo del mondo), aspetto del tutto inaccettabile alla luce del fatto che già due anni fa il rapporto La Rosière, in Europa, così come il Dodd-Frank Act negli Stati Uniti nel 2010, avevano per tempo evidenziato l'esigenza di porre sotto controllo il mercato degli OtC, imponendo la contrattazione attraverso stanze di compensazione opportunamente capitalizzate e con meccanismi di margine;
    sembra, pertanto, non rinviabile la necessità di definire accordi a livello europeo e mondiale al fine di porre restrizioni sui credit default swap sovrani, evitando il rischio che il mercato dei derivati negoziati, al di fuori dei mercati regolamentati, anticipi e forzi lo spread sovrano per trarne profitto, esaltando il rischio endogeno e quello sistemico;
    in coerenza con gli impegni assunti dall'Italia e nella consapevolezza della delicata situazione del suo debito pubblico, il Parlamento ha già avviato l'iter di esame ed approvazione del cosiddetto trattato sul «fiscal compact», così come di quello istitutivo del meccanismo europeo di stabilità, prevedendo scambi ufficiali di visite tra i relatori dei provvedimenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica e gli omologhi relatori al Bundestag e Bundesrat; la regolare ratifica dei due trattati va, infatti, considerata come un ulteriore esempio di affidabilità del Paese e può dare un più forte impulso ed una maggiore credibilità agli sforzi del Governo per ottenere – dagli altri partner e, in particolare, dalla Germania – un accordo sugli strumenti di crescita, stabilità e mutualizzazione del debito che il Governo richiede in sede europea;
    tutti questi temi saranno affrontati al Consiglio europeo del 28-29 giugno 2012, occasione nella quale i Capi di Stato e di Governo europeo dovranno necessariamente definire un'azione chiara e incisiva di sostegno alla crescita europea, individuando gli strumenti, le priorità e le disponibilità economiche per dare contenuto ad una nuova strategia, un growth compact che affianchi e completi il «fiscal compact», e prendendo alcune prime decisioni immediatamente operative,

impegna il Governo:

   a ribadire la necessità della costruzione dell'Europa politica e federale, rilanciando la discussione sul futuro dell'Europa con tutti i Paesi disponibili, promuovendo, a termine, la convocazione di una convenzione per la riforma dei trattati e il riavvio del processo costituente, interrotto nel 2005;
   a promuovere in questo spirito una dichiarazione dell'insieme dei Governi che hanno firmato il cosiddetto «fiscal compact», o di una maggioranza di essi, che riaffermi il ruolo democratico del Parlamento europeo in collaborazione con i Parlamenti nazionali, cogliendo l'occasione del sessantesimo anniversario della nascita dell'Assemblea della Comunità europea del carbone e dell'acciaio il 10 settembre 1952, e che si impegni a rilanciare il processo di integrazione politica;
   a proporre un percorso a tappe che preveda la realizzazione, nei tempi più rapidi possibili, dell'unione bancaria e dell'unione fiscale in vista del riavvio del processo costituente nel giugno del 2014; ad avviare, in particolare, una discussione sui poteri, le finalità e le funzioni della Banca centrale europea che, anche attraverso una modifica dei trattati, valuti l'opportunità di conferirle un mandato più ampio di quello attuale e la doti di prerogative simili a quelle delle maggiori banche centrali mondiali, inclusi i poteri di vigilanza bancaria e l'effettivo potere di controllo e verifica dell'effettiva destinazione, all'economia reale e alle imprese, dei prestiti della stessa Banca centrale europea al sistema bancario;
   a sostenere le proposte per la creazione di una effettiva ed unitaria vigilanza europea sul settore creditizio e bancario, così come è stabilito dalla proposta legislativa, adottata dalla Commissione europea il 6 giugno 2012, relativa ad un quadro di nuovi strumenti comunitari per il risanamento delle banche e per la risoluzione delle crisi bancarie, volti ad assicurare la possibilità per le autorità di intervenire «preventivamente», in fase di «allerta precoce» e, infine, con il salvataggio delle funzioni essenziali della banca, senza che i costi della ristrutturazione e della risoluzione ricadano sui contribuenti piuttosto che sui proprietari e sui creditori della banca stessa;
    a sostenere ogni iniziativa necessaria ad accelerare la regolamentazione europea dei mercati creditizi e finanziari, quale elemento indispensabile per il superamento della crisi dei debiti sovrani, ponendosi, tra l'altro, gli obiettivi di restringere l'utilizzo di strumenti derivati negoziati in mercati non regolamentati (OtC), di adeguare la capitalizzazione delle banche alla reale entità delle perdite subite e di rafforzare il quadro regolamentare sulle agenzie di rating;
   a sostenere, a livello europeo, una politica di investimenti finalizzati allo sviluppo dell'impresa e dell'occupazione allo scopo di ridurre il differenziale di competitività tra Paesi europei, prevedendo il finanziamento di tale politica attraverso l'emissione di project bond, l'aumento del capitale della Banca europea per gli investimenti e della sua capacità operativa per investire in progetti di avvenire e rilanciare una vera crescita;
   a valutare l'opportunità di sostenere la proposta del Parlamento europeo di creare un redemption fund, composto dalla parte del debito di ogni Stato membro eccedente il 60 per cento da trasferire in un periodo di 5 anni, gestito dalla Commissione europea, per lo stock di debito accumulato, e le soluzioni tecniche contenute nel Libro verde della Commissione europea, quanto alle future emissioni di debito, per l'effettiva mutualizzazione, almeno parziale, dei debiti sovrani, con particolare riferimento agli eurobond, nonché ad approfondire le più recenti ipotesi dei cosiddetti eurobill, anche considerando la possibilità di combinare le diverse opzioni per permettere una loro rapida attuazione;
   considerata la pesante recessione in corso nel nostro Paese, a negoziare con la Commissione europea le soluzioni più opportune relative alla valutazione da attribuire alle spese per investimento nel computo dei saldi di finanza pubblica a partire dal 2012;
   a rilanciare con forza l'idea di portare «il mercato comune alla successiva fase di sviluppo», perseguendo le iniziative indicate nella lettera dei 12 Primi Ministri a Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, del 20 febbraio 2012, dando particolare rilievo all'apertura del settore dei servizi, al mercato unico digitale e a quello dell'energia, all'area europea della ricerca e al sostegno delle piccole e medie imprese e delle micro-imprese;
   a rilanciare, altresì, il tema dell'Europa sociale, chiedendo di avviare azioni in questo campo per la mobilità dei lavoratori, i nuovi programmi di apprendistato, l'aumento degli scambi e della mobilità tra studenti, stagisti e apprendisti.
(1-01075)
(Nuova formulazione) «Franceschini, Gozi, Letta, Ventura, Maran, Villecco Calipari, Amici, Boccia, Lenzi, Quartiani, Giachetti, Rosato, Tempestini, Fluvi, Baretta».

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

   I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   interpellanza Delfino n. 2-01557 del 20 giugno 2012;
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli n. 5-07179 del 21 giugno 2012.