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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 19 settembre 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    al fine di assicurare la più ampia tutela della salute pubblica è indispensabile mantenere il tenore dei contaminanti di alcune derrate alimentari, tra cui i cereali, a livelli accettabili sul piano tossicologico;
    la legislazione comunitaria regolamenta i limiti di contaminazione differenziando quelli relativi ai prodotti destinati all'alimentazione umana, stabiliti dal regolamento CE n. 1881/2006 che definisce i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari, e quelli concernenti l'alimentazione zootecnica, indicati nella direttiva 2002/32/CE;
    la presenza di aflatossine è senz'altro più significativa in raccolti ottenuti in condizioni di clima siccitoso e le coltivazioni maidicole del nostro Paese, particolarmente esposte alla contaminazione da tali tossine risultano, nell'annata agraria 2012, estremamente danneggiate in conseguenza del clima semitropicale che si è protratto per gran parte del ciclo di vita del mais;
   dai primi monitoraggi effettuati sulla raccolta in corso si rileva infatti la presenza di aflatossine nel mais e nella granella di mais ed è pertanto urgente la ricerca di soluzioni che consentano di tutelare la salute dei consumatori e il reddito dei produttori;
    sebbene il principio di precauzione alla base della legislazione comunitaria in materia di tenori massimi di contaminanti sia una garanzia per la protezione della salute umana ed animale, esso tuttavia rende la norma comunitaria estremamente rigorosa anche a fronte della impossibilità di determinare il rischio con assoluta certezza;
    per la determinazione dei tenori di contaminanti nel mais e nella granella di mais destinati ad alimentazione zootecnica, ovvero più dell'80 per cento del mais coltivato in Italia, sarebbe più idoneo un sistema meno rigido che indichi i livelli massimi consigliati di micotossine, livelli ampiamente conservativi rispetto a quelli in grado di determinare effetti tossicologici sull'uomo e sugli animali, per poi affidare ad una valutazione di rischio su base probabilistica la possibilità che il pericolo si trasformi in danno per il consumatore;
    come stabilito dalla normativa comunitaria, mediante alcuni trattamenti fisici durante le fasi di stoccaggio e conservazione è possibile abbassare il tenore di aflatossine nelle partite di derrate alimentari e pertanto, al fine di ridurre al minimo gli effetti sugli scambi, è opportuno consentire, per questi prodotti, quantità più elevate di aflatossine qualora essi non siano destinati al consumo umano diretto o all'impiego di ingredienti di prodotti alimentari;
    sebbene sia prioritaria l'adozione di misure atte a evitare la possibilità di ingresso nella catena alimentare di mais e prodotti a base di mais la cui contaminazione sia inaccettabilmente elevata, a causa delle avverse condizione atmosferiche che hanno caratterizzato l'annata agraria 2012 risulta a rischio oltre la metà dei raccolti del settore cerealicolo nazionale con ingenti danni sull'intera filiera,

impegna il Governo

a valutare, in corrispondenza di annate eccezionalmente avverse come quella in corso, l'innalzamento dei tenori massimi di aflatossine nel mais, ove la granella per l'alimentazione animale sia utilizzata nelle produzioni in cui ciò non comporti rischi per la salute umana.
(7-00983) «Callegari, Negro, Rainieri».


   La XIII Commissione,
   premesso che:
    in questi mesi l'agricoltura italiana è stata colpita dalla più grave siccità degli dieci anni; secondo alcune prime stime ammonterebbero ad oltre un miliardo di euro;
    la siccità si ripercuote non soltanto sui livelli produttivi ed occupazionali delle aziende ma anche sui prezzi degli alimenti destinati ai consumatori;
    l'Umbria è una regione ad alta vocazione agricola caratterizzata dalla presenza di numerose imprese del settore: il comparto primario, declinato in tutte le sue attività (produttive, ricettive, turistiche, zootecniche, di carattere ambientale), rappresenta quindi un volano determinante per la crescita sociale, economica ed occupazionale dei territori;
    l'impresa agricola, oltre alla produzione alimentare, assume anche il ruolo fondamentale di «sentinella» e di presidio ambientale nel governo del territorio;
    secondo la Coldiretti «è di circa 70 milioni di euro il conto dei danni all'agricoltura umbra» che ha registrato un «calo produttivo del 30-40 per cento per mais, girasole, uva e foraggio, ma anche del 20 per cento per tabacco e olive»; l'eccessivo caldo, sta provocando una riduzione della produzione di latte; effetti negativi si riscontrano anche sui pascoli, con ripercussione sui bovini da carne;
    per la Cia «il bilancio dei danni all'agricoltura umbra per effetto della perdurante siccità diventa ogni giorno più negativo»; i raccolti sono stati dimezzati e la situazione è ancora più allarmante per mais e tabacco. Gravi danni sono stati registrati inoltre «alle coltivazioni di ortaggi e cereali», ed hanno colpito anche «le piantagioni di olivo»;
   per la Confagricoltura a causa della «carenza d'acqua ed il caldo record andranno persi un terzo dei raccolti di mais e la metà di quelli di bietole e soia. Inoltre ci sono perdite significative di qualità e quantità per i foraggi, la frutta estiva, il pomodoro, l'uva con la vendemmia a rischio. Le conseguenze si fanno sentire non solo in pianura, ma anche ad alta quota, dove le scarse nevicate dello scorso inverno non hanno garantito quelle riserve di acqua di cui i pascoli necessitano»;
    forti criticità si registrano in tutta la regione anche nel comparto vitivinicolo; secondo Fedagri-Confcooperative «quella che si sta delineando in Umbria sarà forse la vendemmia quantitativamente più scarsa di sempre. Il caldo africano sta incidendo in maniera pesantissima sul raccolto per il quale si può facilmente prevedere un calo quantitativo di uve superiore al 40 per cento. La flessione quantitativa per certe aree e tipologie di uve bianche è destinata a raggiungere e superare anche il 60 per cento rispetto alla scorsa annata nella quale già ci si era attestati a consuntivo in un calo generale del 15 per cento circa»;
    dati allarmanti sono stati evidenziati anche dal rapporto Ismea «Vino: previsioni di produzione 2012» (redatto su cifre fornite dall'Istat) che ha annunciato un calo del 20 per cento in Umbria: la regione del Centro Italia ad essere più colpita dalla siccità con una produzione che si ridurrebbe da 860 ettolitri del 2011 a 690 del 2012. Secondo il documento particolarmente colpite dovrebbero essere, nello specifico, le aziende di vino bianco nel territorio di Orvieto;
    la siccità è causata anche dai mutamenti climatici che stanno interessando l'intero pianeta; la situazione va quindi affrontata non soltanto con aiuti finanziari immediati per contrastare l'emergenza, ma con misure strutturali per migliorare l'efficacia della gestione, conservazione e distribuzione delle risorse idriche;
    va poi segnalato che, come ha ricordato recentemente la presidente della giunta regionale dell'Umbria Catiuscia Marini, «ormai da 40 anni l'Umbria ha normative e legislazioni che sono andate nella direzione di salvaguardare in maniera molto forte lo spazio rurale a vantaggio della permanenza dell'impresa agricola». Al riguardo la giunta regionale dell'Umbria ha approvato nel mese di agosto 2012 l'attivazione della misura 232 «Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale» del programma di sviluppo rurale («Psr») 2007-2013 che, tra cofinanziamenti comunitari, regionali e di altri enti pubblici, prevede uno stanziamento totale di 5,3 milioni di euro;
    a seguito della perdurante siccità la regione Umbria, di concerto con gli enti locali territoriali e le associazioni di categoria ha chiesto al Governo ed ai ministeri competenti di decretare lo stato di calamità naturale;
    il 6 settembre 2012 l'assessore alle politiche agricole della regione Umbria, Fernanda Cecchini, dopo aver incontrato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania ha dichiarato: «sulla questione dei danni causati dalla siccità chiederemo al Governo di riconoscere il carattere di eccezionalità della stagione estiva appena trascorsa e questo per poter ottenere qualche sostegno economico, anche attraverso l'abbattimento di oneri e contributi previdenziali, per le aziende colpite. A tal fine abbiamo concordato con il ministro che al più presto invieremo un quadro per quanto possibile completo e documentato dei danni, tenendo conto ovviamente che per alcuni settori, come l'olio, il vino e alcuni cereali dovremo attendere la raccolta. Il Ministro su questo tema non ha potuto darci certezze se non quella che sottoporrà il problema all'ordine del giorno del Governo. Al momento infatti gli unici finanziamenti disponibili sono quelli del Fondo di solidarietà nazionale in dotazione alla Protezione civile, ma sono assolutamente insufficienti e con tempi molto lunghi di erogazione. Le aziende agricole invece hanno bisogno di risorse adeguate e tempestive, in particolare sul fronte del credito, così da essere in grado di affrontare la prossima campagna agraria, fatto questo che al momento non è assolutamente scontato»;
    il Ministro Mario Catania intervenendo il 1o settembre 2012 in un dibattito a Città di Castello (Perugia) ha sottolineato come «l'agricoltura e il comparto alimentare» siano due settori virtuosi che possono dare un contributo enorme ad avere un prodotto interno lordo buono, conforme alle esigenze dell'ambiente, che aiuta a migliorare la qualità della vita e del lavoro degli italiani;
    lo stesso titolare del dicastero delle politiche agricole alimentari e forestali rispondendo alla interrogazione a risposta immediata in Assemblea a prima firma del deputato Nicodemo Nazzareno Oliverio (in data 6 settembre 2012, atto di sindacato ispettivo 3/02447) sui danni causati dalla siccità in molte regioni italiane ha precisato: «Devo far presente che lo strumento degli interventi compensativi, a causa della continua riduzione delle risorse messe a disposizione dal Fondo di solidarietà nazionale, dovrà essere progressivamente sostituito, nei prossimi anni, da soluzioni più organiche. È del tutto evidente la necessità di dare maggiore diffusione ad altri strumenti di intervento, senz'altro più adeguati per fronteggiare calamità naturali come quelle che stiamo vivendo come, ad esempio, le assicurazioni agevolate a cui, purtroppo, gli agricoltori non si rivolgono ancora con sufficiente decisione. Per quanto riguarda, poi, la problematica delle infrastrutture irrigue, ricordo che dal 2005 al 2011 il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha investito oltre un miliardo di euro nel settore irriguo e nella bonifica, attraverso il piano irriguo nazionale. All'inizio di quest'anno sono partite le procedure che consentiranno l'apertura dei cantieri entro l'anno per il nuovo piano irriguo nazionale. Occorre andare, comunque, aldilà di tutto questo e per questo motivo serve un nuovo progetto strategico nel settore acqua su cui orientare i fondi comunitari che saranno messi a disposizione del nostro paese»,

impegna il Governo:

   ad assumere iniziative per decretare, non appena quantificata la consistenza complessiva dei danni economici causati dalla siccità, lo stato di calamità naturale nella regione Umbria;
   a prevedere la possibilità di assumere iniziative straordinarie a sostegno delle aziende agricole e zootecniche umbre e, conseguentemente, della salvaguardia della stabilità sociale, economica, occupazionale e produttiva dei territori colpiti;
   ad assumere iniziative per prevedere la possibilità di finanziare, anche attraverso il piano di sviluppo rurale, la realizzazione di invasi collinari per la raccolta delle acque destinate alla irrigazione delle culture;
   a convocare un tavolo istituzionale che preveda la partecipazione delle associazioni di categoria e degli istituti bancari, per promuovere l'accesso al credito per le imprese del settore in difficoltà;
   ad attivare procedure ed interventi mirati per monitorare i prezzi dei prodotti agricoli, lungo tutta la filiera, per evitare che un ingiustificato aumento dei costi degli alimenti possa incidere sul potere d'acquisto di cittadini e consumatori.
(7-00984) «Trappolino».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   ROSATO, ANTONIONE e MENIA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   l'allegato VIII del Trattato di Pace del 1947 aveva costituito nel porto di Trieste alcune aree nelle quali vigeva il regime di esenzione doganale per le merci che transitavano o venivano trasformate;
   il punto franco è un valore aggiunto che serve per lo sviluppo del porto e dei traffici, ed è evidente che questo regime speciale debba essere conservato e attivato laddove le operazioni portuali possano trarre beneficio, cosa che non accade nell'area del porto vecchio di Trieste ormai quasi completamente privo di adeguate strutture e attrezzature portuali;
   numerose sono le aree nel sedime portuale o retroportuale di Trieste dove lo spostamento del regime di punto franco, consentito dai trattati, permetterebbe una loro ottimizzazione economica e commerciale;
   da lunghi anni e nonostante numerose pressioni in senso contrario la città di Trieste sta tentando un recupero del porto vecchio, con una sua valorizzazione a finalità economiche, turistiche, scientifiche e culturali; operazione che potrebbe portare in Italia significativi investimenti privati;
   il progressivo insediamento nell'area di porto vecchio di nuove funzioni, servizi e attività non potranno ottenere alcun, beneficio dalla presenza del punto franco ed anzi, il loro sviluppo è e sarà inevitabilmente compromesso dalla presenza di quelle limitazioni degli accessi che il regime di punto franco necessariamente richiede;
   anche a parere degli operatori economici, l'unica condizione irrinunciabile, senza la quale alcun progetto è «performabile», è la libera circolazione delle persone e la possibilità di esercitare qualsiasi attività d'impresa coerentemente con le prescrizioni urbanistiche;
   tutto ciò rende indispensabile che siano gli enti locali ad assumere autonomamente le scelte più idonee d'intesa con le linee strategiche di sviluppo nazionale: e l'amministrazione comunale, tramite il sindaco, ha ripetutamente sollecitato una puntuale definizione della questione al fine di elaborare le opportune strategie di sviluppo della città e del suo porto;
   la risoluzione 8-00193 impegnava il Governo a «chiarire la corretta interpretazione dei trattati internazionali» circa lo spostamento del punto franco, ed è stata approvata alla luce di quanto espresso dal Governo in Commissione III nell'audizione del sottosegretario di Stato, Marta Dassù, il 18 luglio 2012;
   nella risoluzione si faceva cenno al fatto che secondo alcune interpretazioni giuridiche nessuno può modificare o spostare i cosiddetti «punti franchi» senza l'esplicito consenso di tutte le nazioni, che hanno sottoscritto il Trattato di Pace del 1947;
   la stessa risoluzione considerava che tale interpretazione non tiene conto dei numerosi e ripetuti episodi che hanno visto il prefetto di Trieste e Commissario di Governo disporre sospensioni e spostamenti di tali aree con un semplice decreto prefettizio;
   infatti, come evidenziato dal sottosegretario di Stato, Marta Dassù, nell'audizione nella commissione III della Camera dei deputati il 18 luglio 2012, «appare preferibile la seconda interpretazione – ovvero quella che include la possibilità di spostare le zone franche garantendo l'uso di tali strutture portuali in condizioni di parità per tutto il commercio internazionale – poiché consente l'evoluzione delle strutture portuali senza pregiudicare le funzionalità del Porto, che mantiene sempre le caratteristiche di porto franco, e quindi senza contrastare con lo spirito e la finalità del Trattato di pace e dei successivi strumenti internazionali e senza esporre il nostro Paese a fondate contestazioni da parte delle altre Parti contraenti del Trattato»;
   l'interpretazione corretta, quindi, è quella che vede attribuire la piena disponibilità di tali zone alla potestà governativa così come più volte affermato dal Ministro degli affari esteri e dai funzionari dell'ufficio del contenzioso diplomatico;
   a seguito del pronunciamento del Governo in Commissione III sulla risoluzione di cui sopra, il 7 settembre scorso il Sindaco di Trieste ha inviato una missiva alle autorità prefettizia e portuale di Trieste esprimendo la formale richiesta dell'amministrazione comunale al commissario di Governo «di avviare il trasferimento del regime di punto franco da una prima porzione del porto vecchio di Trieste a un sito da individuare tempestivamente, ovviamente d'intesa con l'autorità portuale, interessata giustamente a valorizzare le agevolazioni previste da quel regime in quelle aree dove possono utilmente servire allo sviluppo di talune attività portuali»;
   il commissario di Governo, che ha la competenza a provvedere l'emanazione di provvedimenti afferenti il «punto franco», ha interessato della richiesta del Comune di Trieste, la, presidenza del Consiglio dei ministri e gli organi ministeriali competenti per le dovute valutazioni circa il consenso e le modalità per lo spostamento proposto;
   è opinione condivisa che lo spostamento del punto franco sarebbe anche un segnale chiaro e univoco all'opinione pubblica, ormai priva di speranze, visto lo stato di abbandono a cui l'area è stata a lungo condannata –:
   se, in coerenza con l'interpretazione che è stata manifestata in Commissione III il 18 luglio 2012, l'Esecutivo intenda dare risposta e mandato al commissario di Governo di avviare il trasferimento del regime di esenzione doganale come richiesto dall'amministrazione comunale.
(4-17691)


   CICU, TESTONI, CROSETTO e SANTELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   di recente la Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato una direttiva applicativa in materia di collocamenti a riposo del proprio personale registrata presso la Corte dei Conti in data 2 agosto 2012, e diramata a tutti gli uffici e dipartimenti oltre che alle organizzazioni sindacali;
   nel testo della citata direttiva si legge:
    «con l'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è stata riconosciuta, fra l'altro, alle amministrazioni pubbliche la facoltà di poter risolvere il rapporto di lavoro del personale dipendente al compimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni, previo preavviso di sei mesi;
    al riguardo va considerato, altresì, che l'articolo 74 del citato decreto-legge ha stabilito che le pubbliche amministrazioni, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovessero ridimensionare i propri assetti organizzativi, operando una riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non generale;
    con circolare n. 10 del 20 ottobre 2008, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione ha fornito indirizzi applicativi sulla nuova normativa, per favorire condotte omogenee delle pubbliche amministrazioni, in particolare prescrivendo l'adozione preventiva da parte di ciascuna amministrazione dei criteri generali per l'esercizio del potere discrezionale relativo alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro e relativamente all'applicazione della disciplina dei trattenimenti in servizio, in modo da evitare condotte contraddittorie e generatrici di contenzioso;
    con la direttiva prot. DiPRU 47670 del 18 novembre 2008, registrata presso la Corte dei Conti il 23 febbraio 2009, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dettato i richiamati criteri generali in materia di collocamento a riposo dei dirigenti e di riduzione degli uffici dirigenziali, in applicazione di quanto disposto dagli articoli 72 e 74 della legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in attuazione degli indirizzi applicativi forniti dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione con la citata circolare n. 10 del 20 ottobre 2008;
    a fronte di tali obblighi di legge, questa Presidenza ha ritenuto necessario avvalersi di entrambi gli strumenti forniti dal citato articolo 72 (riconsiderazione dei trattamenti oltre il 65o anno di età e collocamento in quiescenza del personale dirigenziale che avesse raggiunto i 40 anni contributivi) per mantenere l'equilibrio tra le dotazioni organiche e la consistenza del personale in servizio, evitando di creare situazioni soprannumerarie non consentite;
    per effetto di quanto sopra l'Amministrazione, con l'adozione della direttiva prot. DiPRU n. 30791 del 14 settembre 2009, ha ribadito l'intenzione di procedere – in ossequio ai criteri generali contenuti nella direttiva prot. DiPRU n. 47670 del 18 settembre 2008 – al collocamento a riposo del personale dirigenziale al compimento del 65o anno di età o, alternativamente, al raggiungimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni, previo preavviso di sei mesi;
    peraltro, di recente, l'articolo 16, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha disposto in tema di risoluzione del rapporto di lavoro, che l'esercizio della facoltà riconosciuta alle pubbliche amministrazioni, prevista dal comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, non necessita di ulteriore motivazione, qualora l'amministrazione interessata abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto dei competenti organi di controllo, rappresentato, appunto, dalla predetta direttiva prot. DiPRU 47670 del 18 novembre 2008, come integrata dalle successive direttive al riguardo;
    le nuove disposizioni in materia di trattamenti pensionistici, contenute nell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto decreto salva Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dispongono in ordine all'applicabilità degli istituti previsti dall'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, fra i quali vi è la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, prevedendo espressamente che i presupposti per l'applicazione degli istituti nei confronti di coloro che maturano i requisiti a decorrere dal 1o gennaio 2012 siano rimodulati in base ai nuovi requisiti di accesso al pensionamento;
    resta inteso, peraltro, che il presupposto per l'applicazione dell'istituto della risoluzione nei confronti di coloro che hanno maturato i requisiti di età o di anzianità contributiva entro l'anno 2011, per effetto della norma, rimane fissato secondo il regime previgente;
    pertanto, a partire dall'anno 2012 l'Amministrazione, per procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto, dovrà tenere conto del compimento dell'anzianità di 42 anni e 1 mese per i dipendenti uomini e di 41 e 1 mese per le dipendenti donne e/o del compimento dei 66 anni di età per entrambi; nell'anno 2013, invece si potrà procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto al compimento dell'anzianità di 42 anni e 5 mesi (considerato il mese aggiuntivo previsto dal comma 10, secondo periodo, dell'articolo 24 e l'adeguamento alla speranza di vita, come determinato dal decreto interministeriale del 6 dicembre 2011) per i dipendenti uomini e di 41 anni e 5 mesi (considerando allo stesso modo il mese aggiuntivo previsto dal predetto comma 10 e l'adeguamento alla speranza di vita) per le dipendenti donne e/o al compimento di 66 anni e 3 mesi di età per entrambi. Per l'anno 2014 si potrà procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto al compimento dell'anzianità di 42 anni e 6 mesi (sempre considerando il mese aggiuntivo previsto dal comma 10, secondo periodo, dell'articolo 24 e l'adeguamento alla speranza di vita) per i dipendenti uomini e di 41 anni e 6 mesi (anche qui in considerazione del mese aggiuntivo previsto dal predetto comma 10 e l'adeguamento alla speranza di vita) per le dipendenti donne e/o compimento di 66 anni e 3 mesi di età per entrambi;
    pertanto, per effetto delle intervenute modifiche al sistema previdenziale, ulteriormente specificate dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione con la circolare n. 2 dell'8 marzo 2012, l'Amministrazione provvederà al collocamento a riposo del personale dirigenziale al compimento dei nuovi limiti di età o al raggiungimento delle anzianità contributive prescritte per il diritto alla pensione anticipata, previo preavviso di sei mesi, senza obbligo di ulteriore motivazione del relativo provvedimento, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 16, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 211»;
   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri ha disposto il taglio del 20 per cento delle dotazioni organiche dei dirigenti di I e II fascia ed anche del 10 per cento del personale non dirigenziale;
   il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini» all'articolo 2, comma 20, prevede: «Ai fini dell'attuazione della riduzione del 20 per cento operata sulle dotazioni organiche dirigenziali di I e II fascia dei propri ruoli, la Presidenza del Consiglio dei ministri provvede alla immediata riorganizzazione delle proprie strutture sulla base di criteri di contenimento della spesa e di ridimensionamento strutturale». Tanto è vero che la norma prevede altresì che «all'esito di tale processo, e comunque non oltre il 1o novembre 2012, cessano tutti gli incarichi, in corso a quella data, di I e II fascia conferiti ai sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Fino al suddetto termine non possono essere conferiti o rinnovati incarichi di cui alla citata normativa»;
   il suddetto decreto all'articolo 7, comma 1, prevede e quantifica la «riduzione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri» incidendo espressamente sulle spese di finanziamento anche per gli anni 2012/2013 –:
   se per conseguire i risultati di ridimensionamento strutturale e di riequilibrio delle dotazioni organiche e soprattutto un significativo processo di «svecchiamento» dei ruoli, la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia provveduto a fare una esatta ricognizione di quanti dirigenti di prima e seconda fascia rientrano nelle norme su indicate nel triennio 2012/2014 oltre gli aventi diritto al 2011 e quale sia l'esatto esito numerico di tale ricognizione distinto fra prima e seconda fascia per ciascun anno;
   se l’iter sia già stato avviato con la predisposizione delle previste comunicazioni unilaterali di preavviso di 6 mesi a ciascun dirigente che rientra nella casistica di collocamento a riposo;
   quali siano, infine, gli effetti reali, in termini di riordino della struttura organizzativa della Presidenza del Consiglio dei ministri, all'esito dell'applicazione della normativa indicata in premessa e quale potrà essere la sua nuova organizzazione. (4-17705)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:


   SBAI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   dopo la Primavera Araba c’è stato un inasprirsi dell'estremismo religioso di matrice islamica;
   il video, pubblicato su Youtube a spezzoni, «The Innocence of Muslims» ha creato polemica e rivolta di massa nei paesi arabi e non;
   queste sommosse hanno preso a pretesto il film per colpire sedi diplomatiche americane ed europee (l'ambasciata tedesca a Khartoum in Sudan è stata occupata e incendiata e a Tunisi un attentato è stato sventato all'ultimo istante);
   in Libia, a Bengasi, queste sommosse hanno causato la morte dell'ambasciatore americano Chris Stevens;
   stando ai media, si apprende che dal Marocco alla Malaysia nessun paese dove l'Islam è religione maggioritaria sia rimasto esente dagli scontri;
   in questo clima si è inserito il proclama di Al Qaeda, che ha chiamato i suoi adepti ad attaccare le ambasciate Usa e ad uccidere i diplomatici;
   anche le nostre sedi diplomatiche sono, come le altre europee soprattutto in determinati quadranti come quello afgano, costantemente a rischio;
   preme ricordare all'interrogante che abbiamo ancora in Tunisia e in altri Paesi arabi dei bambini italiani contesi, la cui sorte, con la progressiva chiusura di queste realtà, potrebbe divenire assai incerta;
   un caso su tutti, quello della piccola Martina, sequestrata dal padre, il signor Hassen Abdeljelidi, nazionalità tunisina, per farla vivere islamically correct, il cui sequestro prosegue ormai da un anno 4 mesi;
   preme altresì ricordare che sussistono numerose aziende e attività imprenditoriali e non in quei territori, il che preoccupa in relazione alla sicurezza delle persone che prendono parte a tali attività –:
   se intenda il Governo sollecitare una più ampia protezione in relazione alle sedi diplomatiche italiane nei paesi coinvolti dalla protesta;
   se intenda il Governo relazionare su eventuali azioni da intraprendere o già intraprese per tutelare la sicurezza dei cittadini italiani ivi residenti;
   se intenda il Governo esercitare ogni azione di competenza affinché tornino in Italia i bambini contesi e per i quali la giustizia italiana ha già emesso sentenze positive in tal senso. (4-17701)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MARIO PEPE (Misto-R-A). — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   si moltiplicano, per ora senza esito, le sollecitazioni rivolte al Parco nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano per predisporre una efficace soluzione all'annosa emergenza cinghiali nel territorio degli Alburni; incontri pubblici, prese di posizione di esponenti politici nazionali e regionali, riunioni e deliberazioni degli enti locali e della comunità montana; si è costituito anche un apposito comitato di cittadini, composto da abitanti di tutta l'area degli Alburni;
   nell'area del Parco del Cilento particolarmente grave è la situazione nella Valle del Fasanella che interessa i comuni di Aquara, Bellosguardo, Corleto Monforte, Roscigno, Sant'Angelo a Fasanella e Ottati; si tratta di un'area interna al Parco intensamente coltivata a oliveti, vigneti, frutteti ed orticoltura; gli agricoltori della zona si trovano a fronteggiare una crescente devastazione senza disporre di adeguati mezzi di contrasto: la legge n. 394 del 1991 vieta all'interno dei parchi la cattura, l'uccisione, il danneggiamento, il disturbo delle specie animali rimettendo al regolamento dei parchi, e al solo fine di ricomporre squilibri ecologici accertati dall'ente parco, la disciplina di eventuali prelievi faunistici e abbattimenti selettivi (articolo 11, comma 3, lettera a) e 4);
   il cinghiale è una specie selvatica presente in tutte le regioni, prevalentemente in quelle dell'arco appenninico; si assiste ad una esplosione demografica della specie, che si sostanzia con l'espansione dei territori occupati, la devastazione delle colture e delle infrastrutture agricole (vanno attribuiti circa il 90 per cento dei danni subiti dagli ecosistemi agrari e gli indennizzi sono cresciuti anche del 500 per cento negli ultimi 5 anni), la messa a rischio di altre specie faunistiche (rettili, anfibi ed uccelli terricoli); limitatamente all'agricoltura, i costi dell’«emergenza cinghiali» sono stati valutati dalle associazioni agricole nazionali nell'ordine di alcune centinaia di milioni l'anno, in crescita di anno in anno e non adeguatamente coperti dai risarcimenti previsti ai sensi dell'articolo 26 della legge n. 157 del 1992;
   ai sensi della legge 11 febbraio 1992, n. 157, che recepisce la direttiva 79/409/CEE sulla conservazione della fauna selvatica, il cinghiale è specie cacciabile ed il prelievo è regolato dai piani regionali di cui all'articolo 10 della legge 11 febbraio 1992, n. 157; la medesima legge contiene disposizioni di carattere generale sulla tutela delle produzioni agricole dalla fauna selvatica (articolo 19) e prevede una procedura di «prelievo in deroga» (articolo 19-bis, introdotto dalla legge n. 221 del 2002) per varie finalità tra le quali compare anche la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, anche nelle zone vietate alla caccia; la disciplina delle deroghe è rimessa dalle norme nazionali alle regioni –:
   se non ritenga opportuno, in considerazione dell'emergenza descritta in premessa, provvedere alla riperimetrazione, limitatamente alla Valle del Fasanella, del parco nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano, elevando a quota 800 metri di altezza l'area di tutela integrale e classificando come «contigue» le quote più basse, in modo da consentire l'utilizzo degli strumenti offerti dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 al fine di limitare la proliferazione smisurata di cinghiali.
(5-07953)


   PILI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   alla vigilia di ferragosto, in data 14 agosto 2012, con prot. Apamb/appb/2888/GB/gr la società Syndial – attività diversificate – di San Donato Milanese trasmetteva una missiva ad un gruppo ristretto e ben selezionato di imprese avente ad oggetto: «Invito a presentare manifestazione di interesse relativamente ad attività riguardanti la bonifica di alcune aree poste all'interno del sito Syndial di Porto Torres: Minciaredda, area palte fosfatiche, area peci DMT, trattamento terreni da bonifica on site e smaltimento dei rifiuti derivanti dalle demolizioni dell'impianto acido fosforico e di altri impianti presso il sito»;
   nella stessa missiva si riporta: SYNDIAL S.p.A., attività diversificate, con sede legale in San Donato Milanese (Milano), Piazza Boldriui I, Capitale sociale euro 445.534.60,48 i.v., Codice Fiscale, Partita IVA e Registro imprese di Milano n. 09702540155, iscritta al R.E.A. Milano al n. 1309478, intende procedere all'acquisizione e valutazione di candidature per la definizione di una vendor list di gara per le attività di cui all'oggetto, dettagliate nel seguito, da svolgersi all'interno dello stabilimento di Porto Torres;
   nella stessa comunicazione si afferma: la presente non è una richiesta di offerta, ma più propriamente una richiesta di «manifestazione di interesse» all'effettuazione delle suddette attività. Nessun obbligo o impegno sarà a carico di SYNDIAL in ragione delle risposte che vorrete fornire;
   nella comunicazione si precisano le attività oggetto della procedura ristretta attivata dalla società del gruppo Eni: nell'ambito del sito di Porto Torres, SYNDIAL intende promuovere un progetto di riqualificazione di alcuni settori attraverso un approccio volto all'applicazione di criteri di sostenibilità. Tali driver si possono sintetizzare attraverso l'applicazione di tecnologie in situ ed on site per la bonifica del sottosuolo delle aree di stabilimento al fine di ottenere la riduzione di volumi di rifiuti da trattare e soprattutto la minimizzazione di smaltimenti off site;
   a tal fine la società indica alcune metodologie che ritiene di dover applicare nell'espletamento dell'intervento: in questa ottica SYNDIAL ha manifestato l'intenzione di orientare il progetto di bonifica del sito promuovendo interventi di bonifica/gestione rifiuti in un'ottica di sostenibilità, ad esempio attraverso:
    messa in sicurezza di aree e realizzazione discariche;
    installazione di hub per il trattamento dei rifiuti con impianti on site comprese le necessarie utilities e le strutture accessorie;
    installazione di sistemi di trattamento on site a piè d'opera delle aree da bonificare comprese le necessarie utilities e le strutture accessori;
   nella comunicazione si indicano alcuni requisiti richiesti alle società candidate che «dovranno fornire, sulla base dei migliori e più aggiornati dati ambientali ad oggi disponibili e degli elaborati di progetto già redatti da SYNDIAL (qui allegati), elementi di valutazione a SYNDIAL circa le proprie caratteristiche tecnico amministrative per poter eseguire le seguenti attività»:  
    Minciaredda: «si tratta di un'area di circa 35 ettari; il progetto di bonifica è in corso di elaborazione. Si allega alla Presente il precedente progetto, che prevedeva la messa in sicurezza permanente del sito contenente i dati relativi alla caratterizzazione (60 milioni)»;
    palte fosfatiche: l'area oggetto dei depositi detti «palte fosfatiche» è ubicata all'interno dell'area C dello stabilimento di Porto Torres e occupa una superficie di circa 3 ettari. Si tratta di residui di produzione e lavorazione dell'acido fosforico a partire dalla fosforite. È previsto il risanamento dell'area mediante scavo e smaltimento delle palte fosfatiche e dei terreni contaminati e successivo rinterro delle aree con materiale certificato. È prevedibile l'allocazione dei rifiuti in discariche dedicate da realizzare in loco (15 milioni);
    peci DMT: l'area di deposito delle peci DMT si trova nel settore meridionale dello stabilimento di Porto Torres e occupa una superficie di circa 1,5 ettari. Si tratta, in particolare, di vasche contenenti i residui del processo di produzione del dimetiltereftalato. Gli interventi previsti riguardano la rimozione, il trattamento e lo smaltimento delle pecie, la bonifica dei terreni e dei materiali da esse contaminati (10 milioni);
    trattamento/smaltimento dei terreni per cui non sarà possibile effettuare la bonifica in situ;
    smaltimento rifiuti derivanti dalle demolizioni impianto acido fosforico ed altri impianti e fabbricati: l'attività di demolizione è esclusa;
   vengono richiesti alle imprese invitate i seguenti requisiti minimi richiesti a ciascun candidato (singola società, RTI o consorzio) da considerarsi vincolanti per la «manifestazione di interesse»:
    a) qualifica Eni;
    b) iscrizione alla Categoria 8B, 9A* presso l'albo gestori ambientali;
    c) fatturato medio annuo complessivo > 80 milioni;
    d) fatturato medio annuo per attività di bonifica > 60 milioni;
    e) disponibilità documentata di almeno 15.000 ore/anno di ingegneria, con indicazione della ripartizione tra ingegneri civili, meccanici ed ambientali;
    f) proprietà/gestione impianti (fissi e/o mobili) di trattamento rifiuti per una capacità complessiva di 200.000 tonnellate/anno;
    g) proprietà/disponibilità di impianti mobili di trattamento rifiuti per le seguenti tipologie:
     Inertizzazione;
     Soil washing;
     Vagliatura;
     Frantumazione;
     Desorbimento termico;
   nella comunicazione riservata si prescrive che il «Requisito Qualificazione Eni» che deve possedere sicuramente almeno la Capogruppo;
   nella missiva è previsto anche che: dovrà essere garantita una capacità complessiva di trasporto per rifiuti pericolosi e non pericolosi poi almeno a 100.000 tonnellate/anno che potrà essere soddisfatta, in caso di unico soggetto, attraverso il possesso dell'Iscrizione almeno alle categorie 4B e SC ed in caso di più soggetti mediante l'iscrizione almeno alle categorie 4C e SD;
   nella comunicazione di ferragosto si precisa che: tale requisito potrà essere soddisfatto anche attraverso il subappalto, con indicazione dei nominativi dei subappaltatori e delle evidenze del rispetto dei requisiti, come previsto al successivo articolo 4;
   nella richiesta di manifestazione d'interesse si precisa inoltre la forma giuridica dei candidati: è consentita la partecipazione di ciascun candidato in raggruppamenti di imprese e consorzi. Il destinatario della presente non dovrà necessariamente essere Capogruppo. Per ciascun componente dell'eventuale Raggruppamento di Imprese o Consorzio, dovrà essere specificato il ruolo, l'attività che dovrà svolgere e la quota di partecipazione all'interno del raggruppamento (si veda successivo articolo 4);
   tra la documentazione richiesta risulta anche: Lista di referenze documentate relative agli ultimi 5 anni su:
    progettazione e realizzazione di interventi di bonifica integrati in siti complessi;
    progettazione, costruzione e gestione di discariche;
    progettazione e realizzazione diaframmi plastici;
    progettazione e realizzazione di messe in sicurezza permanenti di aree contaminate;
    gestione rifiuti;
    gestione rifiuti contenenti TENORM; referenze di insediamento in Sardegna per attività ambientali;
   sempre secondo la comunicazione le referenze presentate dovranno dimostrare l'avvenuta effettuazione di almeno due lavori di «punta» del valore non inferiore a 20 milioni di euro ciascuno, dei quali almeno uno dovrà avere come oggetto la realizzazione e/o messa in sicurezza di discariche; tale requisito potrà essere soddisfatto numericamente da eventuali RTI, ma il valore del singolo lavoro non potrà essere considerato come cumulativo di più interventi eseguiti dai componenti il RTI;
   la valutazione della documentazione presentata, in risposta alla presente richiesta da parte di ciascun candidato, verrà valutata secondo i seguenti parametri: Rispetto dei requisiti minimi; Grado di adeguatezza del raggruppamento proposto rispetto allo scope of work;
   in forma generica è previsto che la compliance della proposta alla normativa ambientale con particolare riferimento ai parametri di sostenibilità saranno oggetto della successiva fase di gara;
   in altrettanta forma generica è prevista: la valorizzazione del contesto locale e dello sviluppo del territorio, con particolare riferimento a quanto previsto nel «Protocollo d'Intesa per la “chimica verde” a Porto Torres»;
   infine nella missiva è previsto che: soltanto le società che avranno ottenuto una valutazione positiva dall'analisi dei documenti presentati nella manifestazione di interesse, verranno invitate alla successiva fase di gara che si svolgerà, in ambito privatistico, utilizzando la procedura del «Dialogo Competitivo»;
   la data di invio della richiesta (14 agosto) rappresenta secondo l'interrogante l'emblematico agire di chi intende perseguire una logica privatistica e non trasparente nella gestione di un intervento, così rilevante e di interesse pubblico, come la bonifica dei sito industriale, o una parte di esso, di Porto Torres;
   la modalità assolutamente ignota di selezione delle imprese invitate alla manifestazione di interesse costituisce la dimostrazione di un intervento tutto definito nelle stanze dell'Eni senza che si possano valutare criteri e metodi di selezione delle stesse imprese;
   la definizione, tra i parametri, della obbligatoria qualificazione delle imprese da parte dell'Eni costituisce un elemento privatistico e poco trasparente decisamente contrario a tutte le regole di trasparenza che dovrebbero regolare un intervento di tale natura pubblica come la bonifica dei siti industriali di Porto Torres;
   a poco valgono le disquisizioni tecnico giuridiche sul fatto che l'Eni sia una società per azioni, considerata la partecipazione pubblica al suo capitale e considerato che si sta attuando un intervento di natura pubblica come la bonifica di un'area per la quale esistono delle pubbliche diffide e prescrizioni per la loro esecuzione;
   aver definito come obbligatoria la qualificazione Eni ha di fatto escluso qualsiasi impresa sarda;
   aver individuato come soglia di partecipazione un fatturato medio annuo complessivo minimo di 80 milioni di euro e di 60 milioni per le attività di bonifica rappresenta secondo l'interrogante il più eloquente elemento di una manifestazione di interesse ad excludendum;
   si tratta di un'indicazione vincolante che viene reiterata in più parti della manifestazione di interesse elevando sempre di più le prescrizioni partecipative;
   il fatto che la manifestazione d'interesse è stata inviata a 24 imprese e nessuna di queste è sarda conferma sempre ad avviso dell'interrogante l'impostazione ad excludendum seguita dall'Eni nella prima fase dell'appalto;
   le imprese invitate alla gara sono le seguenti: Astaldi – Roma; Bonifiche spa – Roma; CH2MHILL – South Jamaica CO USA; Consorzio CORRIVAL – Valbormida; Consorzio Stabile Opere pubbliche; De Vizia transfer – Torino-Avellino; Demont Ambiente – Mestre-Venezia; EMIT – Milano; Foster Wheeler – Baar, (Canton Zugo), Svizzera; Furia srl – Borghetto di Noceto (PR); General Smontaggi – San Pietro Mosezzo (NO); Herambiente – Bologna; Maltauro – Vicenza; Indaver – Origgio-Varese – sede Italia-Belgio; Intercantieri Vittadello – Limena (PD); MWH – Broomfield, Colorado 80021 USA; Ondeo – Milano; Petroltecnica – Cerasolo di Coriano – Rimini; Riccoboni – Parma; Sadi – Segrate; Teseco – Pisa; Trevi – Rimini; Unieco – Reggio Emilia; VIPP – Angiari-Verona;
   appare allarmante la dichiarazione riportata nel punto delle palte fosfatiche dove si sostiene: è prevedibile l'allocazione dei rifiuti in discariche dedicate da realizzare in loco;
   tale affermazione in loco significa realizzare nella medesima area nuove discariche dove si sposteranno i rifiuti che passeranno così da una parte all'altra della stessa area industriale senza l'intervento fondamentale di eliminazione, o inertizzazione del rifiuto attraverso procedure e tecniche di trattamento chimico fisiche degli stessi rifiuti;
   tale obiettivo relativo alla realizzazione di nuove discariche è ribadito nel punto 1 della manifestazione di interesse dove si prevede la messa in sicurezza di aree e la realizzazione discariche –:
   se la società Syndial abbia presentato progetti esecutivi relativi agli interventi di cui nella richiesta di manifestazione d'interesse;
   se siano intervenute le necessarie autorizzazioni ed eventuali prescrizioni;
   se siano state autorizzate nuove discariche di rifiuti nell'area industriale di Porto Torres sito da bonificare di interesse nazionale;
   se gli organi competenti abbiano valutato possibili inertizzazioni dei rifiuti da smaltire evitando la realizzazione di nuove discariche che oltre a non affrontare il tema di fondo del risanamento dell'area, comportano un evidente vantaggio economico al soggetto obbligato al ripristino totale dell'area;
   se la procedura di selezione delle imprese appaia congrua rispetto agli impegni sottoscritti nei vari accordi e protocolli d'intesa relativamente all'area industriale di Porto Torres;
   se non ritengano, nell'ambito della propria attività politica e di persuasione istituzionale, di indurre l'Eni a bloccare tale procedura al fine di predisporre un atto d'intesa con i Ministeri competenti e la stessa regione Sardegna al fine di individuare forme trasparenti e meno restrittive dell'individuazione dei soggetti esecutori delle opere al fine di un massimo coinvolgimento delle imprese locali nell'esecuzione dei lavori indicati in premessa. (5-07955)

Interrogazione a risposta scritta:


   DI BIAGIO, MURO e PAGLIA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la Valle dell'Irno è una porzione di territorio della provincia di Salerno che comprende i comuni di Baronissi, Bracigliano, Calvanico, Fisciano, Mercato S. Severino e Pellezzano. Questa è percorsa da numerosi corsi d'acqua di piccola portata, tra cui il torrente Solofrana;
   il torrente Solofrana si estende per circa 25 chilometri dalla sorgente fino alla confluenza con la Cavaiola e sottende un bacino di circa 260 chilometri quadrati. La Solofrana accoglie, in sinistra idraulica, il torrente Calvagnola (5 chilometri circa), proveniente dal gruppo dei monti compresi tra il Monte Caruso e il poggio di S. Michele, nonché il torrente Lavinaio (7,6 chilometri circa), che scende dai monti di Fisciano. In destra idraulica, invece, riceve le acque del Rio Laura (3,7 chilometri circa), proveniente dai versanti di Piano di Montoro, e del torrente Lavinaro (7 chilometri circa), che sorge dalla catena montuosa di Pizzo d'Alvano, nel comune di Bracigliano. Dopo aver attraversato al coperto tutto l'abitato di Mercato San Severino e il territorio del Comune di Castel San Giorgio, la Solofrana si immette nella gola di Codola, dove si biforca nel Torrente Casarsano (oggi praticamente scomparso) e nel Torrente dei Corvi, che poi si ricongiungono nei pressi della località il Campo di Nocera e si avviano uniti a confluire nella Cavaiola, nei pressi del quartiere militare di Nocera;
   le sue sorgenti sono ormai quasi completamente esaurite, per cui, oggi, la Solofrana si è ridotta ad un torrente artificiale, alimentato dagli scarichi delle concerie di Solofra, da quelli provenienti dal polo industriale di Mercato S. Severino, Fisciano e Castel San Giorgio, e dai reflui urbani dei comuni che attraversa. Nel primo tratto, esso scorre in un alveo naturale caratterizzato da alte sponde in terra, poi, dalla località S. Pietro, in comune di Montoro Superiore, fino alla confluenza con la Cavaiola, è delimitato da muri spondali, che realizzano sezioni di deflusso estremamente variabili;
   nonostante, infatti, lo sversamento di reflui conciari appare ridotto, non mancano esalazioni tipiche degli scarichi conciari e durante il periodo invernale le piogge contribuiscono all'innalzamento del livello dell'acqua fino alla fuoriuscita dagli argini. Questo fenomeno, ultimamente costante, causa alluvioni. L'azione di controllo esercitata dalle autorità appare tuttavia insufficiente;
   una porzione del corso d'acqua che attraversa il centro di Mercato S. Severino è da molti anni coperta e richiede evidentemente una manutenzione e un risanamento costanti;
   secondo le stime del registro tumori della provincia di Salerno, dopo l'analisi dei dati fra il 2000 e il 2005, l'incidenza e la mortalità per tumori nella zona della Valle dell'Irno risulta superiore alla media nazionale e alla media dell'intero territorio provinciale, in particolare per quanto concerne i melanomi, i tumori alle vie biliari, al polmone, alla vescica e all'encefalo –:
   se i Ministri interrogati, per le rispettive competenze, siano a conoscenza della sopraccitata questione;
   se il Ministro della salute non intenda monitorare gli effetti degli avvenuti sversamenti attraverso un'apposita indagine per il tramite dell'Istituto superiore di sanità. (4-17703)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   CIRIELLI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   da quanto si evince da articoli di stampa, il Comando generale dell'Arma dei carabinieri starebbe per chiudere alcune scuole di formazione per esigenze di razionalizzazione economica, tra queste sarebbe in particolar modo a rischio chiusura quella di Benevento, storico presidio dell'Arma dei carabinieri nel capoluogo sannita;
   tale struttura è operante infatti fin dal 1982 come Scuola allievi carabinieri, che ha formato centinaia di militari attualmente ancora in servizio, mentre attualmente vi si svolge il corso per vicebrigadieri;
   la stessa ha sede all'interno della caserma «Pepicelli» di Benevento ed è utilizzata da circa 235 unità tra allievi, marescialli, brigadieri ed appuntati dell'Arma;
   suddetta scuola rischierebbe, secondo quanto riportato dalla stampa, di essere trasferita entro la fine del 2012 presso la sede di Campobasso, con l'inevitabile chiusura dei locali siti all'interno della Caserma «Pepicelli» di Benevento dopo trent'anni di ininterrotta ed efficiente attività;
   tali notizie, trapelate nei giorni scorsi, hanno destato preoccupazione e malcontento nella popolazione interessata, che ritiene la chiusura della scuola beneventana un ulteriore depauperamento di un territorio, come quello sannita, già condizionato da difficili condizioni economiche;
   i tagli al comparto difesa e sicurezza e le esigenze di razionalizzare la spesa riservata al comparto non possono penalizzare ulteriormente la complessa realtà del Mezzogiorno –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero;
   quali siano i parametri che l'Arma dei carabinieri intende applicare per la scelta delle scuole di formazione da mantenere in attività sul territorio nazionale e perché si è scelta la chiusura della sede di Benevento;
   quali criteri il Governo intenda adottare, nel quadro della razionalizzazione della spesa pubblica, al fine di mantenere un elevato livello delle strutture adibite alla formazione delle forze dell'ordine. (4-17687)


   CANNELLA, LAFFRANCO e NOLA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   l'Amministrazione della difesa riconosce il ruolo di interlocutori a qualificate associazioni o enti come rappresentanze militari, al fine di porre in esame, anche con le parti sociali più rappresentative, ogni eventuale problematica inerente i militari e le Forze di polizia ad ordinamento militare;
   attraverso una pubblicazione della delibera del COCER INTERFORZE nel portale www.forzearmate.org, i delegati del CO.CE.R. INTERFORZE chiedono un ruolo più incisivo per la rappresentanza militare, alla luce anche dei nuovi provvedimenti normativi ed economici da affrontare sul personale del comparto difesa e sicurezza;
   da quanto pare desumersi da organi di stampa, e da notizie reperibili on line, sembrerebbe che il Partito per la tutela diritti dei militari (PDM) potrebbe essere riconoscibile secondo gli interrogati impropriamente quale «partito dei militari»;
   l'attuale presidente del COCER Esercito, il generale D. Paolo Gerometta, a parere degli interroganti, è stato oggetto di attacchi che gli interroganti ritengono essere di carattere prettamente strumentale;
   già nel precedente mandato, singoli delegati COCER sono stati oggetto di attacchi con grave condizionamento dell'operato degli stessi a danno del personale e dei precari delle forze armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare, che vedono così indebolito l'unico strumento idoneo alla tutela dei loro diritti;
   per dare seguito completo alla riforma della rappresentanza militare da troppo tempo annunciata, e mai realizzata, potrebbe istaurarsi un processo a costo zero che non incida sulla spesa pubblica –:
   se il Ministero interrogato riconosca al Partito per la tutela diritti dei militari il ruolo di interlocutore rispetto alle rappresentanze militari;
   quali iniziative intenda assumere in merito alla tutela e la dignità di singoli delegati COCER e di tutta la rappresentanza militare;
   se sia a conoscenza di eventuali episodi, che si sarebbero verificati all'inizio del nuovo mandato del COCER INTERFORZE, che mirano a condizionare il regolare mandato di tutti i delegati;
   se non ritenga opportuno convocare e audire l'attuale presidente del COCER INTERFORZE, il generale D. Saverio Cotticelli, e tutti i membri della rappresentanza militare «in merito alle condizioni di trattamento e tutela del delegato». (4-17706)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
V Commissione:


   MARCHI, MARCHIGNOLI, LENZI, GHIZZONI, MIGLIOLI, SANTAGATA, MARCO CARRA, ZANI, CASTAGNETTI e BARETTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   sul portale del Ministero dell'interno, sezione finanza locale, sono state recentemente pubblicate le previsioni di gettito IMU per i singoli enti locali con contestuale rideterminazione delle attribuzioni del Fondo sperimentale di riequilibrio;
   nella nota di chiarimento del dipartimento delle finanze sulle stime pubblicate si specifica che: «Per quanto riguarda specificamente la stima del gettito IMU dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 (decreto ministeriale 1o giugno 2012), si sottolinea che essa, rispetto a quella effettuata per gli altri comuni, necessariamente risente di un maggiore grado di alcatorietà, essendo correlata ai mancati versamenti per effetto della sospensione, inizialmente prevista dal citato decreto ministeriale al 30 settembre 2012, e recentemente prorogata fino al 30 novembre 2012. Per tali comuni sono ipotizzabili due scenari alternativi:
    1)  la cessazione della sospensione dei versamenti tributari, attualmente prevista fino al 30 novembre 2012;
    2)  la proroga della sospensione dei versamenti tributari fino al 31 dicembre 2012, ovvero oltre questo termine, da disporsi con norma legislativa.
   Nel primo caso, una volta acquisiti i dati dei versamenti di dicembre (essendo cessata la sospensione dei versamenti il 30 novembre e note le modalità in ordine alla ripresa dei versamenti) saranno effettuate, le ulteriori verifiche in modo tale da avere un quadro definitivo della distribuzione comunale del gettito IMU a consuntivo. Tali verifiche dovranno essere effettuate entro il mese di febbraio 2013, come previsto dall'articolo 5, comma 3, dell'accordo 1o marzo 2012 sancito in sede di Conferenza Stato Città e autonomie locali;
   nel secondo caso l'eventuale norma di proroga dovrà recare, al fine di ristorare anche i comuni interessati dal sisma, la copertura finanziaria basata sugli importi stimati dal Dipartimento delle finanze, per tutti i tributi, sia erariali sia territoriali (IMU compresa)»;
   le stime relative al gettito IMU dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 non sembrano contraddistinte solo da un maggior grado di aleatorietà, ma da risultati anomali su due punti principali:
    a) forte crescita della stima del gettito complessivo rispetto ai valori pubblicati in aprile (da 210 a 276 milioni di euro per la sola quota comunale, + 31,4 per cento);
    b) sovradimensionamento ed errata ripartizione delle risorse considerate a titolo di gettito IMU sospeso, pari a circa 190 milioni;
   per quanto riguarda il punto a), un aumento di gettito potenziale così elevato non ha paragoni in nessun'altra area regionale, se non in alcune regioni dove la stima del Ministero dell'economia e delle finanze di aprile appariva nel complesso sensibilmente sottodimensionata (Trentino-Alto Adige, Basilicata, Molise). Nelle aree contigue al terremoto, al contrario, la revisione di agosto ha portato in genere a riduzioni, più o meno marcate, del gettito stimato;
   per quanto riguarda il punto b), la ripartizione dei gettito stimato come sospeso (che appare comunque sovradimensionato nel suo complesso) sembra effettuata in proporzione diretta delle riscossioni registrate in acconto nonostante la sospensione disposta dalla legge;
   ciò significa che i comuni nei quali si è verificato – in proporzione alla vecchia stima – un maggior ammontare di versamenti effettivi, probabilmente per effetto della scarsa percezione del beneficio da parte di contribuenti non direttamente danneggiati dal sisma, si vedono aumentare in alcuni casi vertiginosamente il valore dell'IMU da iscrivere in bilancio. A tale valore non corrisponderà – una volta spirato il termine della sospensione – alcun significativo aumento degli incassi, mentre le assegnazioni statali saranno radicalmente ridotte in conseguenza dell'abnorme aumento della stima dell'IMU, non solo per effetto della variazione «compensativa» ex comma 17, ma anche per il taglio di cui all'articolo 28, proporzionato al gettito IMU totale stimata;
   sui 104 comuni dell'area del terremoto, ben 62 registrano un aumento della stima IMU superiore al 50 per cento del precedente valore; di questi, 34 mostrano aumenti per oltre il 100 per cento (fino al caso-limite del 516 per cento, oltre sei volte il valore di aprile); all'estremo opposto, riduzioni per oltre il 30 per cento riguardano 14 comuni, di cui 8 diminuiscono di oltre il 50 per cento (fino al minimo di –77,6 per cento). Tali variazioni, da considerare in larga parte anomale, privano di significatività i dati pubblicati relativi ai comuni colpiti dal terremoto;
   gli effetti sulle assegnazioni statali ai comuni dell'area configurano evidentemente gravi rischi di tenuta della gestione finanziaria a breve e medio termine. I comuni oggetto di sopravvalutazione dell'IMU vedono non solo azzerato il proprio fondo di riequilibrio, ma non potranno contare, in tutto o in parte, sul gettito IMU di dicembre, trattenuto dallo Stato a copertura delle compensazioni e dei tagli conseguenti alla stima IMU. Anche i comuni che hanno avuto riduzioni in eccesso del gettito stimato dell'IMU rischiano forti squilibri finanziari se non adotteranno una gestione di estrema prudenza nell'utilizzo delle assegnazioni statali, a fronte della prospettiva – peraltro del tutto auspicabile ed urgente – di una revisione ulteriore dei dati ministeriali;
   a titolo di esempio dell'inverosimile situazione determinatasi, si cita il caso dei comuni reggiani, dove su 45 comuni 33 risultano avere un trasferimento statale positivo, seppur ridimensionato rispetto alle attribuzioni precedenti: si tratta dei comuni non ricompresi tra quelli colpiti dagli eventi sismici, oltre il comune di Reggiolo, cioè il comune più colpito da tali eventi, mentre per tutti gli altri 12 comuni ricompresi nell'area del sisma i trasferimenti risultano negativi (–165.953,12 Fabbrico, –283.175,48 Rolo, –365.363,55 Rio Saliceto, –704.402,01 Luzzara, –747.537,71 Campagnola, –931.266,44 Boretto, –993.696,36 Guastalla, –1.123.292,57 Gualtieri, –1.268.025,86 Brescello, –1.905.537,41 San Martino in Rio, –2.136.425,76 Novellara e –3.966.674,12 Correggio);
   incongruenze di attribuzioni similari si riscontrano anche nelle province di Bologna, Ferrara, Modena, Mantova e Rovigo –:
   quali iniziative intenda assumere per porre rimedio alla situazione richiamata in precedenza in considerazione degli evidenti riflessi sull'equilibrio finanziario degli enti locali interessati. (5-07960)


   MARINELLO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   moltissimi comuni denunciano una situazione per cui il Ministero dell'interno, attraverso l'aggiornamento alla nota metodologica delle spettanze relative ai trasferimenti statali agli enti locali per l'anno 2012, ha provveduto a una revisione in aumento delle stime di incasso dell'IMU rispetto a quanto previsto – a tale titolo – nei bilanci di previsione dei medesimi comuni e, contestualmente, alla decurtazione dei trasferimenti statali dovuti ai citati enti;
   le motivazioni che inducono il Ministero dell'interno a prevedere un maggior gettito a titolo di IMU sono ritenute dai comuni fuori da ogni logica prudenziale e appaiono agli enti stessi come una previsione ottimistica di entrata che difficilmente si realizzerà;
   le determinazioni assunte dal Ministero dell'interno in materia di IMU obbligano i comuni a procedere all'aggiornamento delle previsioni di entrata del loro bilancio, con conseguenze che vanno oltre un semplice spostamento contabile delle risorse dalla voce «entrata da trasferimenti» alla voce «entrata tributaria»: si tratta, infatti, di un taglio di entrate certe compensate mediante l'aumento di entrate derivanti dall'IMU il cui effettivo incasso presenta un ampio margine di aleatorietà, contravvenendo, quindi, ai principi contabili di veridicità, attendibilità e pareggio finanziario;
   la suddetta situazione è suscettibile di compromettere l'equilibrio finanziario dei comuni, esponendoli al rischio di non poter fare affidamento su risorse certe per onorare i propri impegni di spesa –:
   se il Governo non ritenga necessario utilizzare criteri prudenziali nel procedere alla revisione delle stime di entrata dei comuni a titolo di IMU, viste le pesanti ripercussioni che tale evenienza comporta nell'equilibrio finanziario degli stessi, valutando attentamente, anche in contraddittorio con l'ente interessato, le ragioni sottostanti la divergenza fra le stime elaborate dal Ministero dell'interno e quelle elaborate dagli enti locali, al fine di garantire ai comuni una entrata che risponda al requisito della certezza e procedendo ai relativi tagli dei trasferimenti statali solo a seguito della suddetta verifica. (5-07961)


   CICCANTI, DELFINO e CALGARO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   recentemente sono stati pubblicati, da parte del Ministero interrogato, le nuove stime dei dati relativi al gettito dell'imposta municipale unica per l'anno 2012 e al fondo sperimentale di riequilibrio di competenza dei comuni;
   esaminando tali stime sono state riscontrate delle anomalie, ragion per cui numerosi comuni hanno da subito segnalato delle perplessità sulle modalità di calcolo assunte per la determinazione dell'aggiornamento dell'imposta municipale unica gettito rispetto alle precedenti stime con dati nettamente errati sovrastimati;
   nelle numerose segnalazioni inviate dai comuni al dipartimento delle finanze viene sottolineato come i nuovi dati non siano confortati dagli incassi contabilizzati con la prima rata di giugno 2012;
   in particolare, per il comune di Busca (provincia di Cuneo) il dato stimato del gettito dell'imposta municipale unica per l'anno 2012, aggiornato a luglio 2012, risulta palesemente sovrastimato, se confrontato con i dati effettivi dei versamenti di competenza dello stesso, corrisposti in acconto all'Agenzia delle entrate;
   la predetta stima risulta, altresì, quasi raddoppiata rispetto alla stessa effettuata con riferimento a maggio 2012;
   tali importi, sovrastimati rispetto a quelli effettivi, comporterebbero una considerevole riduzione dei trasferimenti erariali con un notevole impatto sul bilancio e sull'equilibrio dei conti del comune stesso, a scapito dei servizi essenziali erogati;
   inoltre, la nuova stima dei prospetti relativa al comune di Busca risulta estremamente irrealistica se si tiene conto del fatto che tale ente è classificato fra quelli parzialmente montani, per cui i relativi fabbricati rurali ad uso strumentale sono esenti, contrariamente invece a quanto riportato nei prospetti;
   ad aumentare lo stato di incertezza, vanno altresì denunciate le numerose difficoltà riscontrate dai comuni ad interloquire con il dipartimento delle finanze in merito ai chiarimenti richiesti sulle stime diffuse;
   data l'estrema urgenza e il concreto rischio di blocco delle attività e dei pagamenti da parte di molti comuni, è necessario un intervento immediato che faccia chiarezza su questa delicata situazione –:
   quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di verificare la veridicità dei dati relativi al gettito dell'imposta municipale unica per l'anno 2012 e al fondo sperimentale di riequilibrio per il comune di Busca e per tutti gli altri enti che si trovano nella medesima situazione di incertezza. (5-07962)

VI Commissione:


   BERNARDO e BERGAMINI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   con il decreto-legge n. 201 del 2011, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici, era stata introdotta una tassa annuale di stazionamento (a partire dal 1o maggio 2012) da applicarsi alle unità da diporto con scafi superiori ai dieci metri stazionanti, naviganti o ancorate in acque italiane;
   con un successivo intervento normativo, nello scorso mese di marzo, la tassa è stata trasformata in una tassa di possesso, per i soli armatori italiani;
   nonostante la modifica intervenuta, tuttavia, i dati delle associazioni di categoria evidenziano una fuga dai porti italiani, segnalando un calo delle presenze del 20 per cento da imputarsi all'effetto annuncio della tassa e all'incertezza che ne è seguita nei primi mesi dell'anno –:
   quale sia il saldo differenziale tra le entrate fiscali percepite con la nuova tassa e le mancate entrate dovute all'abbandono dei porti italiani da parte di numerose imbarcazioni. (5-07963)


   FLUVI. —Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   gli organi di informazione hanno diffuso la notizia che il dottor Salvatore Lampone, responsabile dell’audit nell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, sarebbe stato recentemente nominato direttore centrale dell'accertamento nell'Agenzia delle entrate;
   tale nomina, che, se confermata, rappresenterebbe l'ennesima decisione di ricorrere a competenze esterne dando un giudizio sul personale interno, sembrerebbe porsi in contrasto con l'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, secondo il quale il conferimento di incarichi dirigenziali ad estranei presuppone che l'incarico venga conferito «a persone di particolare comprovata qualificazione professionale non rinvenibile nei ruoli dell'amministrazione» (comma 6): da un lato, infatti, il dottor Lampone non sembra possedere significative esperienze professionale nel settore dell'accertamento dei tributi gestiti dall'Agenzia delle entrate, dall'altro, è ampiamente noto come nelle strutture centrali e territoriali della stessa Agenzia siano presenti svariati dirigenti la cui professionalità ed esperienza è tale da farli ritenere del tutto idonei all'incarico di direttore dell'accertamento;
   né la nomina stessa sembrerebbe trovare giustificazione nell'articolo 6, comma 21-sexies, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, secondo il quale le agenzie fiscali possono conferire incarichi dirigenziali ai sensi del citato articolo 19, comma 6, «tenendo conto delle proprie peculiarità e della necessità di garantire gli obiettivi di gettito fissati annualmente», considerato che le migliori capacità ed esperienze nel settore dell'accertamento si rinvengono proprio all'interno dell'Agenzia e che, pertanto, una deroga al presupposto richiesto dal comma 6 dell'articolo 19 non può riguardare incarichi nello specifico settore dell'accertamento –:
   nel rispetto dell'autonomia dell'istituto, se non intenda sollecitare il direttore dell'Agenzia a rivedere la nomina al fine di privilegiare la valorizzazione delle numerose professionalità interne alla struttura.
(5-07964)


   LO MONTE, ZELLER e BRUGGER. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dispone l'anticipazione sperimentale, a decorrere dall'anno 2012, dell'imposta municipale propria in tutti i comuni del territorio nazionale fino al 2014;
   il comma 6 del medesimo articolo stabilisce, in via generale, che l'aliquota di base dell'imposta è pari allo 0,76 per cento, potendo però i comuni, con deliberazione del consiglio comunale adottata ai sensi dell'articolo 53 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 466, modificare, in aumento o in diminuzione, l'aliquota di base sino a 0,3 punti percentuali;
   i comuni, entro il 31 ottobre prossimo, a seguito del differimento del termine intervenuto con decreto 2 agosto 2012 del Ministero dell'interno, sulla base dei dati aggiornati, ed in deroga all'articolo 172, comma 1, lettera e), del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e all'articolo 1, comma 169, della legge n. 296 del 2006, possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo;
   le detrazioni previste dallo stesso articolo 13, nonché le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni, non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato e, a decorrere dall'anno d'imposta 2012, tutte le deliberazioni regolamentari e tariffarie relative alle entrate tributarie degli enti locali devono essere inviate al Ministero dell'economia e delle finanze entro i termini stabiliti dalla legge, pena il blocco, previa diffida da parte del Ministero dell'interno, e sino all'adempimento dell'obbligo dell'invio, delle risorse a qualsiasi titolo dovute agli enti inadempienti;
   con la circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012, il Ministero dell'economia e delle finanze ha precisato che sia il limite minimo sia quello massimo, come indicati in precedenza, costituiscono dei vincoli invalicabili da parte del comune, il quale, nell'esercizio della sua autonomia regolamentare, «può esclusivamente manovrare le aliquote, differenziandole sia nell'ambito della stessa fattispecie impositiva, sia all'interno del gruppo catastale, con riferimento alle singole categorie»;
   nell'ambito della stessa circolare, il Ministero dell'economia e delle finanze ha sottolineato che la manovrabilità delle aliquote «deve essere sempre esercitata nel rispetto dei criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione» –:
   se nel caso in cui, all'interno di un regolamento comunale, sia riscontrabile la previsione di una differenziazione, nel senso di un'agevolazione, in merito all'aliquota di base da applicarsi ad un'intera categoria catastale essa debba ricollegarsi, ai fini del rispetto del principio di equità, all'effettiva utilizzazione dell'immobile.
(5-07965)


   BARBATO e MESSINA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   le manovre finanziarie adottate negli ultimi anni hanno comportato, tra l'altro, il costante aumento delle imposte comunali, regionali e provinciali;
   in particolare, con il decreto-legge n. 201 del 2011 si è determinato, attraverso l'introduzione anticipata dell'IMU e l'applicazione di più elevati coefficienti di rivalutazione delle rendite catastali, un forte aumento dell'imposizione immobiliare anche sulla casa di prima abitazione e sugli immobili strumentali;
   inoltre, si è assistito ad un generalizzato aumento delle addizionali comunali e regionali sull'IRPEF, legato principalmente ai disavanzi di alcuni servizi sanitari regionali, segnatamente del Lazio, della Campania e della Sicilia, nonché al forte indebitamento di molti comuni tra i quali si segnala, in particolare, l'esorbitante debito gravante, ormai da tempo, sul comune di Roma, che ha portato addirittura alla creazione di un'autorità commissariale per la gestione di tale debito;
   tale inasprimento anche della componente tributaria non erariale sta comportando un ulteriore aggravamento della situazione economica di una percentuale sempre più ampia di cittadini, in particolare dei disoccupati, dei precari, dei cassaintegrati degli anziani soli ed a basso reddito, i quali sono progressivamente strangolati dall'effetto congiunto della gravissima crisi economica in atto e della dissennata politica tributaria del Governo, il quale non ha saputo e voluto individuare altra ricetta per il riequilibrio dei conti pubblici che non sia un fortissimo inasprimento della pressione fiscale sui contribuenti onesti;
   la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente in occasione del pagamento dell'ultima rata dell'IMU, prevista per il prossimo mese di dicembre, in occasione della quale i comuni decideranno probabilmente, in forza del disposto dell'articolo 13, comma 6, del predetto decreto-legge n. 201, un ulteriore innalzamento dell'aliquota base di tale tributo, portandola a superare addirittura il 10,6 per mille, con conseguenze drammatiche per molti cittadini ed imprenditori, i quali, oltre alle difficoltà economiche in cui sarebbero gettati per ottemperare al loro obbligo di versamento, si vedrebbero costretti a ricalcolare l'imposta complessiva alla luce della nuova aliquota, con ulteriori oneri in termini di adempimenti;
   qualora non intervengano a breve scelte politiche atte ad invertire tale perversa dinamica, è prevedibile, nei prossimi mesi ed anni, un costante aumento dei prelievi tributari operati da comuni, province e regioni che, cumulandosi con il già elevatissimo livello del prelievo erariale, precluderebbe ogni ipotesi di ripresa economica e determinerebbe una condizione sociale potenzialmente esplosiva;
   in tale contesto appaiono ancor più scandalose le gravissime vicende, che recentemente hanno coinvolto il consiglio regionale del Lazio, ma che in precedenza avevano riguardato altri organismi politici, di livello nazionale e locale, di vero e proprio sperpero di ingenti risorse pubbliche a vantaggio di partiti, gruppi o singoli esponenti politici;
   in sostanza, tali fatti, che purtroppo costituiscono ormai come un vero e proprio costume, diffuso a tutti i livelli della rappresentanza politica, sollecitano con ancora maggior forza l'esigenza di affrontare efficacemente il tema della riduzione dei costi della politica;
   le misure, del tutto parziali ed insufficienti, finora adottate in questo campo con la legge n. 96 del 2012, relative sostanzialmente alla riduzione dei rimborsi elettorali, non hanno infatti finora portato ad effetti concreti, nonostante l'intenzione, più volte proclamata dal Governo, di procedere ad una seria revisione della spesa pubblica, che necessariamente dovrebbe parare proprio dalla revisione delle spese per la politica;
   appare dunque evidente l'esigenza che il Governo e le forze politiche sane del Paese adottino iniziative incisive e coraggiose per allentare la morsa della pressione fiscale sui cittadini onesti, le famiglie e le imprese, in particolare quelle micro, piccole e medie, individuando le risorse necessarie a tale operazione sia in un rafforzamento del contrasto all'evasione ed all'elusione fiscale, sia in una più attenta revisione di molti settori della spesa pubblica, in particolare attraverso un'effettiva riduzione dei costi della politica, che non può limitarsi alla riduzione o eliminazione dei rimborsi elettorali, ma che deve riguardare anche i finanziamenti pubblici ai gruppi politici, tanto a livello parlamentare quanto a livello regionale, provinciale e comunale, il finanziamento dei giornali di partito, l'eliminazione dei diversi benefit e privilegi finora assicurati agli eletti, la riduzione degli oneri di funzionamento degli organismi di rappresentanza politica, anche attraverso una drastica riduzione degli stanziamenti di bilancio in favore della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica della Presidenza della Repubblica, della Corte Costituzionale e del CNEL sia pure tenendo conto della loro autonomia –:
   quali iniziative intenda assumere, anche in riferimento ai prossimi documenti di bilancio, nonché nel quadro del disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale, attualmente all'esame della Commissione Finanze della Camera, al fine di ridurre la pressione fiscale, sia per quanto riguarda i tributi erariali sia per quanto riguarda l'IMU e le addizionali locali all'IRPEF, individuando la copertura finanziaria per tali interventi di sgravio in una reale riduzione dei costi della politica.
(5-07966)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BACCINI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   negli ultimi provvedimenti in materia di finanza pubblica il legislatore italiano e in particolare il Governo ha esteso le misure di contenimento dei costi tradizionalmente rivolti alle amministrazioni pubbliche anche alle amministrazioni inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'istituto nazionale di statistica ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
   tra le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, sono state previste anche gli enti previdenziali privati e privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996, aventi compiti di gestione della previdenza e di assistenza nei confronti dei professionisti;
   gli enti previdenziali dei professionisti hanno natura di diritto privato, come più volte ribadito dalla giurisprudenza, e che i costi di funzionamento degli stessi gravano sui propri bilanci e quindi sono finanziati attraverso la contribuzione degli iscritti;
   gli enti previdenziali privati e privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996 sono tenuti a gestire la previdenza attraverso la valorizzazione dei contributi versati e del patrimonio con l'obiettivo di assicurare la sostenibilità delle gestioni previdenziali e l'adeguatezza delle prestazioni previdenziali;
   i suddetti enti previdenziali per le loro funzioni sono tenute a strutturarsi con servizi interni o da acquisire sul mercato rivolti a raccogliere i contributi versati, assicurare la valorizzazione dei flussi, garantire la redditività dei patrimoni attraverso una gestione adeguata del rischio –:
   se le disposizioni che prevedono misure di riduzione della spesa di funzionamento che richiamano anche le amministrazioni inserite nell'elenco Istat debbano trovare applicazione anche per gli enti previdenziali privati e privatizzati di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994 e n. 103 del 1996, in considerazione della natura privata e delle specifiche funzioni;
   se sia stato valutato l'impatto negativo delle misure contenute negli ultimi provvedimenti di riduzione della spesa sul funzionamento degli enti e quindi sullo svolgimento delle funzioni di primaria importanza tutelate dalla Costituzione, paradossalmente, proprio nella fase in cui si pone maggiore attenzione ai temi della qualità e redditività degli investimenti e al tema della gestione del rischio;
   se anche gli enti previdenziali dei professionisti sono tenuti a versare annualmente ad apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato entro il 30 giugno di ciascun anno i risparmi che detti enti realizzano attraverso una migliore gestione, sottraendo di fatto contributi versati dagli iscritti alle prestazioni, configurandosi in tal modo la disposizione di cui all'articolo 8, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012 come un'ulteriore tassazione nei confronti dei contributi versati dei professionisti penalizzando ulteriormente la previdenza delle professioni. (4-17698)


   BITONCI, GOISIS, MUNERATO, LANZARIN, FORCOLIN, NEGRO, BRAGANTINI, CALLEGARI, FABI, GIDONI, RAINIERI e MONTAGNOLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 13, comma 17, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, riduce il Fondo sperimentale di riequilibrio ed il Fondo perequativo nonché i trasferimenti erariali dovuti alle regioni Sicilia e Sardegna in misura pari al maggior gettito derivante dalla nuova disciplina dell'imposta municipale propria (IMU);
   il Ministero dell'economia e delle finanze, il 6 agosto 2012, ha aggiornato sul sito internet del federalismo fiscale le stime del gettito annuale dell'imposta municipale unica sulla base del gettito incassato con l'acconto di giugno 2012;
   le variazioni operate dal Governo a seguito delle modifiche normative operate con l'approvazione del decreto-legge n. 16 del 2012 e a fronte dell'incasso registrato con il gettito IMU di giugno determinerebbero un gettito complessivo dell'imposta pari a circa 20,9 miliardi di euro, ovvero circa 500 milioni di euro in meno rispetto alla prima versione elaborata dallo stesso Governo e pari a 21,4 miliardi di euro;
   la nuova stima governativa di spettanza ai comuni e pari, secondo alcuni analisti del settore, a 12.372 milioni di euro annui presenta dei fattori al suo interno, tra cui il gettito atteso per i pagamenti ritardati di giugno, il gettito atteso dagli immobili fantasma e il gettito virtuale derivante dall'imposta municipale unica che i comuni dovrebbero pagare a loro stessi per immobili propri utilizzati non a fini istituzionali, che appaiono di dubbia quantificazione e di incerto incasso;
   l'insieme di questi dubbi fattori, congiuntamente all'aumento del valore ICI 2010, produce un maggiore taglio dei trasferimenti erariali ai danni dei singoli enti, comportando così una grave perdita di risorse per i comuni;
   secondo i primi dati dei comuni, anche le nuove stime pubblicate non sembrerebbero in linea con i reali incassi contabilizzati al pagamento della prima rata di giugno, così che anche l'aggiornamento della riduzione ai trasferimenti a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio non risulterebbe corretta;
   in moltissimi comuni del Veneto, la riduzione così come definita al Ministero dell'interno, determina un ammontare complessivo delle attribuzioni a favore degli stessi per l'esercizio in corso nettamente inferiori rispetto al passato, come a Cittadella (216 mila euro), a Musile di Piave (1.1156.748 euro), ad Oppeano (919.150 euro), ad Arcole (689.153 euro), a San Giorgio in Bosco (169.977 euro), a Tombolo (72.000 euro) e che la maggior parte di questi comuni ha sempre rispettato i vincoli di bilancio, chiudendo gli esercizi finanziari rispettando il patto di stabilità –:
   su quali criteri siano state effettuate le stime in materia di gettito dell'imposta municipale unica elaborate a luglio 2012 dal Ministero dell'economia e delle finanze e quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, nell'ambito delle loro competenze, per garantire l'erogazione dei servizi essenziali da parte di tutti quei comuni incapaci di far fronte alla riduzione delle risorse operata dal Governo attraverso la diminuzione del FSR e dell'errato gettito IMU stimato, così da evitare che i cittadini vengano ulteriormente vessati da pesanti ed ingiustificate tasse, frutto di errate previsioni e calcoli approssimativi. (4-17700)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

II Commissione:


   FERRANTI, CARELLA, GASBARRA, MORASSUT e META. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nel protocollo d'intesa tra la regione Lazio, la corte d'appello di Roma, la procura generale di Roma e il Ministero della giustizia del 20 maggio 2011, si concordavano una serie di interventi finalizzati all'orientamento, alla formazione ed al potenziamento delle competenze all'interno degli uffici giudiziari del distretto della corte di appello di Roma di lavoratori percettori di trattamenti di cassa integrazione guadagni e di mobilità e di altre categorie appartenenti alle fasce deboli del mercato del lavoro;
   la maggioranza dei lavoratori destinatari degli interventi di questo accordo ha già maturato questa esperienza avvalendosi, per dodici mesi, del protocollo d'intesa tra la provincia di Roma e gli uffici giudiziari del territorio;
   presso il tribunale di Civitavecchia, ad esempio, l'impiego di lavoratori in cassa integrazione e/o in mobilità, destinati all'ufficio in questione a seguito di una convenzione stipulata tra la regione Lazio, il Ministero della giustizia, la corte di appello di Roma e la procura generale di Roma, ha costituito, come testimoniato anche da una lettera del presidente del medesimo tribunale al Ministero della giustizia e agli altri enti coinvolti, una risorsa indispensabile per ben diciotto mesi, svolgendo un servizio importantissimo distribuito tra le diverse sezioni e le cancellerie in una struttura afflitta da una endemica carenza di personale, senza tra l'altro, che i lavoratori ricevessero costantemente l'indennità prevista e operando in una continua incertezza sul futuro;
   questi lavoratori, che in moltissime situazioni si sono resi indispensabili in un settore, quello della giustizia, strategico per l'interesse pubblico, il cui funzionamento è seriamente messo in pericolo anche da una grave complessiva carenza di organico, sono stati chiamati a svolgere mansioni di responsabilità;
   a fronte delle sollecitazioni effettuate presso il Ministero e presso gli altri enti interessati in merito alla situazione dei lavoratori in questione e ai problemi relativi al funzionamento dei tribunali interessati, si è però registrato un sostanziale atteggiamento di chiusura;
   analoghe soluzioni sono state individuate ormai in moltissimi tribunali in tutto il Paese, laddove il personale non riesce più a far fronte ai carichi di lavoro imposti alla colossale macchina della giustizia italiana: l'ANM ha recentemente denunciato una carenza di 1371 magistrati, in gran parte da imputare al blocco dei concorsi tra il 2001 e il 2006, e anche tra le fila della magistratura onoraria che ha progressivamente svolto un ruolo di supplenza, lo scoperto si aggira tra circa 2300 unità su un organico di 4700 posti previsti al momento della sua istituzione, mentre la scopertura degli organici del personale amministrativo si attesta infatti intorno alle 4000 unità, su una pianta totale di 38000 persone –:
   quali iniziative il Governo intenda assumere affinché la professionalità acquisita dai tirocinanti in questi anni venga regolarizzata e utilizzata, evitando, così la perdita di una risorsa divenuta ormai indispensabile per un buon funzionamento degli uffici giudiziari, gravati da una enorme mole di competenze e di lavoro, promuovendone l'insediamento nell'organico dell'amministrazione della giustizia. (5-07958)


   CONTENTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   non risulta ancora operativa la cosiddetta Banca Dati Nazionale del DNA, pur contemplata dalla legge n. 85 del 2009 che, a propria volta, recepiva il Trattato europeo del 27 maggio 2005;
   al momento le indagini per fatti di sangue gravi e tali da turbare profondamente l'opinione pubblica – quale il recente ed efferato omicidio di due coniugi a Lignano Sabbiadoro (Udine) – vengono svolte raffrontando tra loro i vari sistemi di archiviazione delle singole forze dell'ordine;
   l'episodio di Lignano Sabbiadoro qui evocato dimostra, però, come le ricerche dei profili genetici saranno sempre più indispensabili al fine di una corretta individuazione dei responsabili di delitti e crimini vari;
   si rende, pertanto, urgente e necessaria un'azione di coordinamento delle banche dati interforze mediante la creazione di un servizio centralizzato, come peraltro imposto dallo stesso Trattato internazionale del 2005 –:
   quali iniziative abbia già intrapreso o intenda avviare con somma urgenza per dare completa attuazione alla legge n. 85 del 2009, fornendo così agli investigatori italiani e europei un potente mezzo contro la criminalità. (5-07959)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 25 agosto 2012 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Marsala (Trapani), accompagnata dagli esponenti radicali di Palermo e Catania, Donatella Corleo e Gianmarco Ciccarelli;
   la visita ha avuto una durata di 2 ore e 40 minuti; la delegazione è stata ricevuta e accompagnata da un assistente capo di polizia penitenziaria; non erano presenti il direttore dell'istituto Paolo Malato, che dirige anche la casa di reclusione di Favignana, né il comandante di polizia penitenziaria Carmelo Arena;
   il penitenziario sorge all'interno di un castello medievale e ospita 33 detenuti di sesso maschile in regime di media sicurezza; la capienza regolamentare è di 35 posti, quindi allo stato il carcere non risulta sovraffollato;
   il personale di polizia penitenziaria è sottodimensionato: gli agenti assegnati sono 34, quelli effettivamente in servizio sono 27; la carenza di organico incide sulle condizioni di vita dei detenuti e degli stessi agenti: «qui in questo momento siamo in 3, se succede qualcosa può essere un problema gestire la situazione», affermano gli agenti; con riferimento all'organizzazione del lavoro degli agenti, il deficit di personale fa sì che siano necessari turni di servizio di 8 ore, in luogo delle 6 ore previste dall'accordo quadro; «facciamo sacrifici anche per prenderci le ferie», riferiscono gli agenti;
   l'istituto si compone di 7 celle che si affacciano su un cortile che funge anche da area passeggio, dove i detenuti possono trascorrere 4 ore d'aria al giorno, più un'ora supplementare nel periodo estivo; le celle sono sprovviste di doccia, ai detenuti è consentito l'utilizzo della doccia comune 3 volte alla settimana; il vano con il wc presente all'interno delle celle non è dotato di finestra; nelle celle l'ingresso di luce naturale è limitato a causa della particolare conformazione «incassata» della finestra: la distanza fra le sbarre rivolte verso l'interno della cella e le sbarre esterne è di circa un metro e mezzo;
   sebbene questo penitenziario presenti evidenti e gravi inadeguatezze strutturali (assenza di doccia in cella, carenza di spazi, conformazione delle finestre), i detenuti manifestano preoccupazione e contrarietà all'ipotesi di chiusura dell'istituto, sottolineando l'ottimo rapporto con il personale e in primo luogo con gli agenti di polizia penitenziaria: «sarebbe un errore chiudere questo carcere, qui siamo trattati bene dagli agenti», afferma un detenuto; «le guardie capiscono le nostre esigenze e noi capiamo le loro; tutto lo staff, anche gli educatori, nel loro piccolo fanno di tutto», dice un altro; e ancora: «qui tutto sommato si sta bene, non ci sono né topi né scarafaggi, il rapporto con gli agenti è buono: prima di chiudere questo carcere dovrebbero chiudere altri istituti dove si sta peggio»;
   secondo quanto riferito, l'ipotesi di una imminente chiusura dell'istituto si ripercuote negativamente sulle condizioni di detenzione e sulla vita dell'intera comunità penitenziaria: «col fatto che si parla di chiusura, qui a noi non ci pensa più nessuno: Marsala ormai è un carcere fantasma», dice un detenuto; «le brande sono arrugginite, ma se noi chiediamo che vengano sostituite loro dicono di no perché tanto questo carcere sta per chiudere; però così le nostre condizioni sono disumane», evidenzia un altro; un detenuto lamenta: «qui ci vorrebbero dei corsi, ma noi stiamo tutto il giorno senza fare nulla perché non mandano i soldi nemmeno per allestire una stanza per fare i corsi: siamo in condizioni di totale abbandono»; un agente riferisce che nell'ufficio matricola manca perfino il toner per la stampante: «il problema è che per l'Amministrazione questo carcere è come se già fosse chiuso»; secondo quanto riferito dall'ispettore capo, il carcere di Marsala ha un grande numero di ingressi dalla libertà e abbraccia un comprensorio territoriale ampio: «anche per questo sarebbe un errore chiudere questo carcere»;
   nella cella n. 1 sono ristretti 5 detenuti;
   A.I.  riferisce di essere stato arrestato per coltivazione di cannabis, di cui faceva uso per scopi terapeutici: «la marijuana mi dà beneficio, la coltivo per non andare nei luoghi di spaccio»;
    nella cella n. 2 sono ristretti 5 detenuti;
   R.B., detenuto di 43 anni con fine pena nel 2014, ha presentato numerose istanze di avvicinamento colloqui in un carcere del nord Italia per avere la possibilità di incontrare la famiglia che è residente a Milano: «sono in carcere dal 2000, da 2 anni sono in Sicilia e in questi 2 anni ho fatto solo un colloquio; ho fatto tantissime domande per andare in un carcere della Lombardia o dell'Emilia Romagna: le prime domande me le hanno rigettate, alle più recenti non ho nemmeno ricevuto risposta; ho usufruito di due permessi, il primo di necessità, il secondo premiale; mi sono già attivato con l'Uepe di Milano per avere un lavoro quando finirò la mia pena, sarebbe importante per me avvicinarmi già ora, a Milano ho anche una compagna»;
   nella cella n. 3 sono ristretti 6 detenuti;
   la cella n. 4 ospita 4 detenuti;
   V.G. riferisce di avere avuto un calo ponderale di 10 chilogrammi da quando si trova in carcere e afferma di non conoscere le ragioni del suo arresto: «sono un pescatore, ho 33 anni di mare alle spalle, non ho mai fatto un reato in vita mia: io ancora non ho capito perché sono in cella»;
   un detenuto sottolinea l'assenza di frigorifero in cella: «senza un frigo le cose che ci portano i nostri familiari durano poco, con qualche piccolo accorgimento in questo carcere si potrebbe vivere meglio»;
   nella cella n. 5 sono ristretti 4 detenuti, di cui uno straniero (di nazionalità rumena);
   un detenuto afferma: «gli agenti sono eccezionali, noi però viviamo peggio degli animali; questo carcere comunque non dovrebbe chiudere: qui si sta meglio che in altre carceri»;
   S.C., detenuto palermitano di 45 anni, riferisce di essere assegnato presso la casa circondariale di Lucca e di trovarsi «in transito» nel carcere di Marsala; S.C. non ha mai ricevuto alcuna risposta alle numerose istanze di trasferimento in un carcere di Palermo, dove risiede la famiglia e in particolare la moglie con gravi problemi di salute: «in 2 anni mi hanno fatto girare 5 carceri: dall'Ucciardone mi hanno trasferito a Genova Marassi, poi a Firenze Sollicciano, adesso sono assegnato a Lucca; più di un anno fa ho chiesto di poter stare all'Ucciardone o al Pagliarelli, perché mia moglie soffre di crisi di panico e non può affrontare lunghi viaggi: non mi hanno mai risposto, ma io non voglio nessun regalo, vorrei solo un avvicinamento alla famiglia; infine questo detenuto aggiunge: «per me andrebbe bene anche restare qui a Marsala, in questo carcere non si sta male, rispetto all'Ucciardone è meglio, lì i topi sono grandi come cani Yorkshire»;
   nella cella n. 6 sono ristretti 5 detenuti, di cui 4 tunisini;
   nella cella n. 7 sono ristretti 4 detenuti stranieri (3 tunisini e un egiziano);
   anche i detenuti stranieri, che vivono da tempo nella provincia di Trapani e hanno la famiglia vicino, sottolineano il buon rapporto che intercorre con gli agenti di polizia penitenziaria e manifestano timore per la chiusura del carcere e per il conseguente trasferimento in una struttura più lontana dal luogo di residenza della famiglia;
   il vano doccia comune consta di 4 postazioni-doccia, in buone condizioni;
   la sala colloqui ha ancora il muretto divisorio; l'istituto non è dotato di un'area verde per il colloquio fra i detenuti e familiari minorenni –:
   cosa intenda fare per riportare il carcere di Marsala nella legalità costituzionale e regolamentare violata nell'istituto del trapanese tanto quanto in quasi tutti gli istituti penitenziari italiani riguardo alle deficienze strutturali e trattamentali, ma non per quel che riguarda il sovraffollamento che, nella casa circondariale di Marsala non si registra;
   se corrisponda al vero che sia stato già firmato il decreto di chiusura del carcere di Marsala e, nel caso, se non intenda rivedere tale decisione considerato il giudizio positivo che tutto sommato ne danno sia il personale che i detenuti;
   cosa ne sia della nuova struttura che, secondo il «piano carceri» predisposto dall'ex guardasigilli Alfano, avrebbe dovuto sorgere in contrada Scacciaiazzo e quanti fondi siano stati spesi finora dei 40 milioni e 400 mila euro all'epoca stanziati;
   se intenda intervenire per avvicinare alle famiglie i due detenuti segnalati in premessa. (4-17689)


   LUSSANA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il fenomeno della prostituzione sta sempre più spesso assumendo le connotazioni di un vero e proprio stato di emergenza, legato alla crescente presenza della criminalità organizzata nell'attività di sfruttamento e induzione alla prostituzione, nel traffico e tratta di persone, nella riduzione in schiavitù, a causa degli elevati proventi economici illeciti che garantisce;
   ciò ha indotto il Ministro dell'interno del precedente Governo Berlusconi a varare nell'immediato alcune misure urgenti per contrastare efficacemente l'esercizio della prostituzione su strada e colpire le organizzazioni criminali che presiedono al suo sfruttamento;
   tuttavia, in tempi recenti, il fenomeno della prostituzione continua a proliferare tanto che si rende necessario combattere alcuni degli aspetti più preoccupanti legati al suo esercizio ostentato e dato che è soprattutto nel luogo pubblico che si perpetrano le più gravi fattispecie criminose finalizzate allo sfruttamento della prostituzione;
   la società civile è sempre più esasperata dal degrado ambientale e si trova esposta ai pericoli derivanti dallo sfruttamento della prostituzione da parte della criminalità organizzata;
   appare quindi opportuno introdurre una regolamentazione per contrastare il fenomeno della prostituzione, finalizzato soprattutto alla tutela della sicurezza pubblica, della salute pubblica e alla salvaguardia della moralità pubblica;
   se i Ministri interrogati non ritengano di assumere urgentemente un'iniziativa normativa in materia di prostituzione anche per combatterne efficacemente il suo esercizio su strada. (4-17690)


   LABOCCETTA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   la legge 27 luglio 2005, n. 154 «delega al Governo per la disciplina dell'ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria», in particolare l'articolo 1, comma 1, lettera d), stabilisce la previsione di un procedimento negoziale fra la delegazione di parte pubblica e la delegazione delle organizzazioni sindacali rappresentative del personale della carriera dirigenziale penitenziaria, i cui contenuti sono recepiti con decreto del Presidente della Repubblica, finalizzato alla determinazione di un trattamento economico onnicomprensivo non inferiore a quello della dirigenza statale contrattualizzata;
   la mancata attuazione della riforma prevista dalla legge ha indebolito maggiormente i diritti della dirigenza penitenziaria e tale scenario non è stato modificato in alcun modo nemmeno dal decreto legislativo 15 febbraio 2006, n. 63 «Ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria a norma della legge 27 luglio 2005, n. 154» che avrebbe dovuto concretizzare il riconoscimento della funzione pubblicistica esercitata da tale categoria di soggetti;
   lo status giuridico ed economico dei dirigenti penitenziari è rimasto invariato e corrisponde ancora al trattamento previsto per i dirigenti della Polizia di Stato che doveva invece essere provvisorio, come previsto dalla legge 154 del 2005 che sanciva l'istituzione della carriera dirigenziale penitenziaria;
   il decreto legislativo n. 63 del 2006, che avrebbe dovuto dar seguito alla riforma ed alla stipula del contratto di categoria è rimasto inattuato e pertanto i dirigenti penitenziari restano ancora una categoria priva dei riconoscimenti economici e giuridici che le competono;
   invero al di fuori della dirigenza generale, la categoria su citata, può avvalersi di un unico trattamento retributivo, quello di base, proprio perché non sono stati riconosciuti gli incarichi superiori e soprattutto non è stata definita la parte variabile della retribuzione in relazione agli incarichi attribuiti ed ai risultati raggiunti, come previsto dall'articolo 1, comma 1, lettera d), della legge 27 luglio 2005 n. 154;
   sembrerebbe quindi che i dirigenti penitenziari allo stato attuale non abbiano uno status giuridico pieno, poiché lo stesso trattamento legislativo oscilla tra le norme della polizia di Stato e la normativa prevista dal decreto legislativo 161 del 2001;
   a giudizio dell'interrogante, occorre definire con urgenza un intervento che miri a realizzare il primo contratto di categoria nell'interesse dell'intero sistema penitenziario –:
   se si intenda procedere alla concreta ed immediata attivazione delle procedure tese alla definizione del contratto di categoria che garantisca la specificità, giuridica ed economica, della carriera dirigenziale penitenziaria, nel rispetto dei principi inderogabili sanciti dalla legge 154 del 2005 e dal decreto legislativo n. 63 2006. (4-17696)


   MONTAGNOLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   è trascorso solo un anno da quando il ventenne Matteo Gorelli ha aggredito ed ucciso a bastonate un carabiniere che lo aveva fermato per un controllo mentre usciva da un rave party insieme a tre amici, e il giudice per le indagini preliminari gli concede gli arresti domiciliari presso la comunità «Exodus» di Don Mazzi;
   la vicenda risale al 25 aprile 2011, quando quattro giovani, tutti minorenni ad esclusione di Gorelli, fermati da due carabinieri per un controllo alcoolemico nei pressi di Sorano, in provincia di Grosseto, reagiscono violentemente tanto che il carabiniere Antonio Santarelli muore lo scorso 11 maggio a soli 44 anni in una clinica per persone in stato vegetativo, dopo aver trascorso un anno in stato di coma a seguito delle gravissime lesioni cerebrali riportate nel pestaggio, mentre l'altro carabiniere, Domenico Marino di 34 anni, era stato ferito, riportando lesioni gravi e permanenti ad un occhio;
   è importante sottolineare che il ventenne Matteo Gorelli esce dal carcere mentre è ancora in attesa di essere processato per l'omicidio pluriaggravato e il tentato omicidio, mentre l'udienza davanti al giudice per le indagini preliminari è slittata dal 21 luglio 2012 al prossimo 12 ottobre per la discussione delle perizie medico-legali e psichiatriche;
   suscita sconcerto e sdegno la sollecitudine con cui è stata decisa dal giudice la concessione degli arresti domiciliari e la solerzia nel valutare la buona volontà degli imputati, mentre la giustizia non si dimostra altrettanto celere ed efficiente nell'accertamento della responsabilità dei «presunti» assassini;
   tanta clemenza dimostrata con sollecita attenzione nei confronti di Matteo Gorelli da parte del giudice sembra voler dimenticare e cancellare la gravità di aver ucciso un carabiniere al servizio dello Stato e il dolore dei suoi familiari, tra i quali c’è anche un figlio orfano a soli 14 anni;
   ancora una volta le decisioni di una parte della magistratura sono difficilmente comprensibili e sembrano dettate più dal garantire un «presunto» percorso di recupero, che tuttavia potrebbe essere perseguito con misura più rieducativa, piuttosto che giudicare celermente la responsabilità degli assassini;
   sarebbe auspicabile maggiore sollecitudine nello svolgimento del processo per giudicare le responsabilità degli imputati ed arrivare in tempi rapidi ad una condanna, piuttosto che concedere la libertà a chi è imputato di omicidio;
   se il compito prioritario del nostro sistema giudiziario secondo l'interrogante dovrebbe consistere nel fornire una risposta giusta e tempestiva del servizio giustizia, diretta ad accertare con sollecitudine le responsabilità penali degli imputati;
   è necessario che il Ministro interrogato tanto sollecito nell'adozione di provvedimenti rieducativi e di clemenza nei confronti dei detenuti, mostri una doverosa attenzione nei confronti delle vittime dei reati anche in considerazione del fatto che lo Stato deve prioritariamente tutelare i cittadini onesti –:
   quali iniziative normative il Ministro abbia in programma di adottare in riferimento a quest'ultimo aspetto. (4-17704)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   CIRIELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da quanto si evince da articoli di stampa sembrerebbe che a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, sia stato perpetrato nei giorni scorsi un atto vandalico nei confronti della targa posta nella piazza intitolata a Gennaro Musella, ingegnere salernitano trucidato nel 1982 dalla criminalità organizzata;
   ignoti avrebbero infatti divelto la targa dedicata alla celebre personalità salernitana, vittima di un'agguato da parte della ’ndrangheta calabrese e della mafia catanese per aver denunciato illeciti esistenti nella gara d'appalto del Porto di Bagnara;
   l'esecrabile gesto è stato prontamente stigmatizzato dalle istituzioni locali, con l'auspicio che non sia stato premeditato e non contenga avvertimenti intimidatori alla cittadinanza da parte della malavita organizzata;
   è quantomai opportuno che le vittime della criminalità organizzata di tutti i tempi possano essere ricordate con decoro e rispetto, anche al fine di rappresentare un monito di speranza e di cambiamento per le giovani generazioni –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se gli stessi corrispondano al vero e quali azioni concrete il Governo intenda porre in atto;
   quale sia la matrice dell'ignobile gesto vandalico commesso ai danni della targa posta in memoria di Gennaro Musella. (4-17688)


   CONTENTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   all'interrogazione n. 4/14215 presentata dall'interrogante circa le prassi del controllo degli stranieri in attesa di identificazione è stata recentemente fornita risposta da parte del competente Sottosegretario;
   il tenore e il contenuto di detta risposta non ha, però, soddisfatto le forze di polizia del Pordenonese, una delle aree nazionali dalle quali per prima è partita la protesta degli operatori (viene in particolar modo contestata la prassi secondo cui spetti alla pattuglia che materialmente ha individuato il clandestino sul territorio sorvegliare sino ad avvenuta identificazione il soggetto in parola);
   nel proprio documento ispettivo sopra richiamato, l'interrogante evidenziava il rischio di un calo numerico delle procedure di espulsione degli extracomunitari privi di titolo di soggiorno, non foss'altro che per le oggettive difficoltà di reperire sufficiente personale delle forze dell'ordine e di coordinare turni notturni e diurni (le procedure per l'attribuzione dell'identità al clandestino possono, infatti, durare anche molte ore);
   il pericolo paventato dall'interrogante è stato confermato anche dalle rappresentanze di base le quali hanno evidenziato l'inutilità di una sorveglianza a vista da parte delle singole pattuglie quando la maggior parte degli extracomunitari portata in questura per l'identificazione ne esce in stato di libertà, e con un semplice foglio di via in mano;
   dai dati forniti dalle stesse sigle sindacali del settore, risulta che ultimamente i clandestini consegnati all'ufficio immigrazione della questura di Pordenone dai vari corpi delle forze dell'ordine si aggirino nell'ordine di 3 o 4 al mese;
   risulta, altresì, che nell'ultimo anno solo una decina di stranieri siano materialmente accompagnati alla frontiera dal locale ufficio immigrazione;
   peraltro, consta che la graduale riduzione dell'attività di servizio non riguardi esclusivamente il Pordenonese, assunto come mero esempio, ma – anzi – ci si trovi dinanzi ad un fenomeno di proporzioni ben maggiori e tale da coinvolgere l'intero territorio nazionale –:
   se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e di quali altri elementi statistici disponga sull'argomento relativamente alle singole questure italiane, avendo cura di distinguere i dati da provincia a provincia e di raffrontarli con quelli degli ultimi anni di attività;
   se il calo nelle procedure di identificazione e di espulsione dei cittadini extracomunitari denunciato dalle categorie sindacali di base dipenda solo dall'ormai cronica scarsità di mezzi e uomini e non anche dalle recenti prassi circa il controllo obbligatorio dei soggetti accompagnati in questura per gli accertamenti di rito.
(4-17693)


   GIDONI, FAVA, FORCOLIN, FABI, BITONCI, LANZARIN e MUNERATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   lo stesso dipartimento della P.S. ha dovuto ammettere che nella provincia di Belluno mancano all'appello 72 poliziotti su 342 previsti (dato che non registra gli ultimi quattro pensionamenti subentrati nell'agosto scorso);
   tali ristrettezze, associate a quelle logistiche, infrastrutturali e dei supporti tecnici, hanno delle immediate ricadute in termini di sicurezza e di controllo del territorio;
   il primato che pone Belluno ai vertici della classifica per i confortanti dati sulla sicurezza e per la bassa incidenza criminale e per i problemi di ordine pubblico, non rappresenta un traguardo assoluto, ma deve essere un patrimonio da salvaguardare e garantire;
   gli attuali deficit che investono gli apparati della Polizia di Stato nella provincia minano profondamente i presupposti per garantire continuità nelle strategia della sicurezza del territorio: si hanno uffici conformati con due operatori, le volanti sono ormai ridotte all'essenziale (dato confermato da recente visita ispettiva ministeriale);
   il personale opera in condizioni di massimo impegno e vengono, oltretutto, occasionalmente distolti dalle rispettive mansioni per ricorrenti impieghi in servizi fuori sede –:
   se nelle immissioni in ruolo e connessa mobilità previste per il dicembre 2012 possa essere riconosciuto quel «minimo vitale» d'organico per la questura di Belluno ed il commissariato di Cortina d'Ampezzo che possa garantire almeno le essenziali esigenze operative. (4-17699)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   come denunciano i sindacati della scuola e le intere categorie di insegnanti, studenti e personale ATA, l'anno scolastico che si è appena aperto appare già caratterizzato da una drammatica e insostenibile inadeguatezza di strutture e carenza di personale e risorse, tali da compromettere seriamente il diritto allo studio nonché, in alcuni casi, da mettere a repentaglio la sicurezza e l'incolumità di studenti e lavoratori;
   secondo l'ultimo rapporto OECD (OCSE) appena pubblicato, l'Italia è al penultimo posto dopo il Giappone (trentunesimo posto su trentadue paesi), per spesa pubblica destinata all'istruzione, con il 4,7 per cento del PIL rispetto alla media OCSE del 5,8 per cento;
   la retribuzione dei docenti è più bassa del 40 per cento rispetto alla media OCSE;
   intanto cresce sempre più il rapporto studenti/docenti per effetto dei tagli e delle riforme del Governo Berlusconi e si hanno 11,8 studenti in media per docente alla materna, 11,3 alla primaria, 12 considerando insieme secondaria di primo e secondo grado; il conseguente aumento degli alunni per ogni classe, come risulta evidente, rappresenta un fattore lesivo della qualità della didattica;
   l'aumento del prezzo dei libri scolastici, i cui costi variano molto da scuola a scuola, flettendosi tra circa i 500 euro per chi acquista tutti i libri nuovi per la scuola media superiore e i 700 euro per le classi di scuola superiore, comporta un aggravio ineludibile e arduo da fronteggiare per le categorie sociali più deboli, già ampiamente vessate dal generalizzato aumento del costo della vita; il Codacons, a riguardo, ha calcolato una spesa media di circa 80 euro a studente superiore a quella dell'anno precedente; pertanto rischiano di aumentare i casi di abbandono scolastico per l'impossibilità delle famiglie di sostenere i costi connessi all'istruzione;
   un ulteriore peggioramento della qualità del nostro sistema di istruzione è rappresentato dalla generalizzata riduzione del tempo scuola, imposta dalle riforme Gelmini che oltre a determinare un impoverimento dell'offerta formativa delle nostre scuole, dalla scuola dell'infanzia alla secondaria superiore, ricadrà indirettamente sui genitori soprattutto dei bambini più piccoli, costretti a rinunciare a una più completa formazione dei propri figli e al contempo a provvedere privatamente per la loro sorveglianza;
   in tale quadro, è gravissimo notare che gli interventi di edilizia scolastica, anche quelli più urgenti, legati al rischio sismico, non sono iniziati in una situazione in cui il 57 per cento degli istituti non possiede il certificato di agibilità statica, il 33,71 per cento degli edifici si trovano in zone con rischio sismico e nel 16,38 per cento degli istituti vi sono strutture con amianto;
   questo tormentato inizio d'anno vede migliaia di cattedre vacanti, infatti sono 24 mila le supplenze ancora da assegnare ai precari, pertanto, l'avvio dell'anno scolastico è stato finora all'insegna delle cattedre vuote, con gli alunni in classe in attesa che i provveditorati agli studi – che hanno cambiato per l'ennesima volta denominazione e adesso si chiamano ambiti territoriali – nominino gli insegnanti;
   infatti, secondo i dati forniti dallo stesso Ministero dell'istruzione, sono 24.161 i contratti ancora da assegnare (pari al 32 per cento del totale) e 51.365 quelli sottoscritti da altrettanti precari risparmiati dai tagli delle spending review;
   invece di provvedere ad una seria operazione di reclutamento e stabilizzazione del personale docente, dopo i tagli di più di 90.000 cattedre in tre anni, in attuazione dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modifiche, dalla legge n. 133 del 2008, la scuola aprirà grazie a decine di migliaia di insegnanti precari, che hanno garantito in questi anni il funzionamento di un sistema sempre più fragile in condizioni di lavoro gravose, instabili e degradanti, ovviamente a discapito della qualità dell'offerta formativa;
   inoltre, il concorso annunciato in questi giorni, oltre a costare, a quanto pare, tra i 120 e i 150 milioni di euro, distraendo ulteriori risorse da un sistema già ridotto ai minimi termini, si profila come nettamente inutile, poiché, nella migliore delle ipotesi, porterà all'assunzione di meno di 12 mila insegnanti, molti dei quali già ampiamente selezionati attraverso prove concorsuali (basti pesare alle SSIS, l'accesso alle quali aveva luogo attraverso l'individuazione di un numero molto ristretto di aspiranti, programmato sull'effettivo fabbisogno delle scuole) e impedirà il naturale assorbimento dei precari (o comunque lo rallenterà ulteriormente), che hanno diritto ad essere stabilizzati in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, nelle quali essi occupano posizioni determinate dal possesso di titoli culturali e di servizio;
   si sta infine consumando quello che gli interpellanti ritengono il vergognoso trasferimento degli insegnanti definiti non idonei, circa 3500, alle mansioni di personale ATA, con l'esclusione dall'incarico di altrettante migliaia di unità ATA qualificate e professionalmente valide –:
   se rientri fra gli intendimenti del Governo adottare provvedimenti urgenti che prevedano soluzioni efficaci ai problemi esposti in premessa, a partire dalla sospensione dell'annunciato succitato concorso;
   se il Ministro interpellato non intenda intervenire, nell'ambito di specifici provvedimenti di natura economico finanziaria, affinché siano restituite alla scuola le risorse che le sono state sottratte negli ultimi anni e finalmente iniziare ad arginare e contrastare il progressivo peggioramento delle condizioni della scuola italiana.
(2-01669) «Di Pietro, Zazzera, Di Giuseppe, Borghesi, Evangelisti».

Interrogazione a risposta scritta:


   TOCCAFONDI e MAZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   a Firenze si sta verificando una situazione paradossale, essendo l'ufficio scolastico provinciale in spaventoso ritardo sulle operazioni di inizio anno scolastico;
   per fare due soli esempi, al liceo Castelnuovo ci sono ben cinque cattedre di lettere scoperte e due al Michelangelo, a causa del fatto che non sono state neppure terminate le operazioni di mobilità del personale di ruolo;
   gli insegnanti stanno ancora aspettando le «assegnazioni provvisorie» che avrebbero dovuto essere concluse non oltre il 31 agosto 2012;
   questa è solo la prima fase: dopo infatti devono essere effettuate le immissioni in ruolo e poi assegnate le cattedre annuali ai docenti precari, che sono tra i più danneggiati da questa situazione assurda;
   dopo i trasferimenti che di solito vengono effettuati in luglio, le ulteriori operazioni per l'inizio dell'anno scolastico sono:
    a) assegnazioni provvisorie. È un'operazione che riguarda i docenti di ruolo che, non essendo soddisfatti o avendo difficoltà ad esercitare sulla cattedra loro assegnata (e magari non hanno ottenuto il trasferimento richiesto) chiedono di poter avere almeno per l'anno scolastico in corso una cattedra in una scuola diversa da quella in cui hanno il ruolo;
    b) immissioni in ruolo; sono i docenti precari che vengono assunti a tempo indeterminato. Non tutti gli anni ci sono, ma quest'anno si;
    c) nomine a tempo determinato. Ci sono numerose cattedre vacanti per vari motivi (maternità, dottorati, incarichi all'estero e altro). Queste cattedre vengono assegnate ai precari; nel complesso, un numero di posti non indifferente;
    d) e dai tempi del ministro Moratti che tali operazioni si concludevano, se non proprio prima dell'inizio dell'anno scolastico il primo settembre, almeno per l'inizio delle lezioni. Anche con il Ministero Gelmini tale scadenza è stata sempre rispettata;
   ora invece, almeno a Firenze, non è neppure stato fatto il primo adempimento, quello delle assegnazioni provvisorie. Non solo: l'Ufficio Scolastico Provinciale ha emanato alcuni avvisi in cui si diceva che le assegnazioni provvisorie «sono state trattate entro il 31 agosto e verranno comunicate entro il 7 settembre». Ma a tutt'oggi ci si è limitati a pubblicare le graduatorie dei docenti interessati;
   le altre operazioni, quindi, slitteranno ulteriormente: si parla delle immissioni in ruolo il 24 e delle supplenze annuali addirittura a ottobre;
   il risultato è che molte scuole hanno cattedre scoperte, con disagi notevolissimi –:
   se il Ministro abbia intenzione di intervenire con urgenza per sanare al più presto una situazione che appare incompatibile con un corretto inizio dell'anno scolastico e con l'impostazione di un serio programma didattico. (4-17695)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DELFINO e NARO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   nonostante il Piano di rilancio del settore cunicolo, le informazioni di mercato attestano che negli ultimi sei mesi i consumi avrebbero subito un calo del 2 per cento mentre quelle dell'offerta confermerebbero una contrazione degli allevamenti al 30-40 per cento;
   stando a quanto affermato dal presidente dell'Anlac (Associazione nazionale liberi allevatori e conigli), il calo delle produzioni sarebbe notevolmente superiore a quello dei consumi e il deficit verrebbe compensato con le importazioni che, nel periodo gennaio-maggio 2012, avrebbero superato i centomila conigli a settimana rispetto allo stesso periodo 2011, pur essendo in diminuzione del 17 per cento;
   le importazioni vedono in prevalenza prodotti congelati (60 per cento), spacciati spesso per italiani, di qualità scadente e con standard sanitari diversi che falsano il mercato nazionale del fresco;
   date le annose difficoltà in cui versa il settore cunicolo e alla luce dell'approvazione della risoluzione parlamentare, l'Anlac ha sollecitato il Governo ad aumentare i controlli facendo luce sugli ostacoli alla libera circolazione intracomunitaria delle merci e a rendere obbligatoria l'etichettatura di origine della carne di coniglio, al fine di tutelare efficacemente il mercato e valorizzare il prodotto fresco nazionale –:
   alla luce di quanto premesso, se e in che modo intenda attivarsi al fine di dare seguito alle richieste avanzate dall'Anlac per tutelare e valorizzare il settore cunicolo. (5-07957)

SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XII Commissione:


   BINETTI, NUNZIO FRANCESCO TESTA e DE POLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   da statistiche del 2003 elaborate dall'U.S. Department of education emerge che l'autismo sta crescendo del 10-17 per cento all'anno. Il Center for disease control, nel novembre 2004, riportava che l'incidenza variava da 2-6 casi ogni 1.000. Si stima inoltre che il numero di bambini che mostra uno spettro autistico con comportamenti autistico-simili oscilli tra il 15 e il 20 per 10.000 soggetti;
   si tratta di valori di circa 10 anni fa, ma oggi le maggiori conoscenze sulla sintomatologia autistica inducono in molti casi a parlare di spettro autistico polimorfo, e in mancanza di dati certi sui criteri paritari di inclusione e di esclusione di questa patologia nel dipartimento di salute mentale e nell’international classification of disease i numeri complessivi oscillano in una forbice, molto, troppo ampia, per non indurre a pensare che anche per fare la diagnosi di autismo serve un approfondimento più rigoroso;
   la malattia non comporta solo un disagio personale, ma coinvolge il sistema familiare a cui il soggetto appartiene, colpendo in modo più intenso proprio la relazione madre-figlio, per cui il disagio psicologico si estende con facilità a tutto il nucleo familiare. Ed è auspicabile che l'intera sfera familiare partecipi ad un coinvolgimento terapeutico su misura. E inoltre necessaria un'adeguata sensibilizzazione sul piano sociale, a cominciare dal contesto prescolastico e scolastico, per evitare che i soggetti affetti da autismo subiscano un'emarginazione sociale;
   in alcune regioni italiane sono stati attivati dei centri di riabilitazione, che tra i loro obiettivi specifici prevedono una specifica attenzione a questi ragazzi e ai loro genitori, nella cui formazione investono attraverso corsi appositamente studiati per loro, spesso gratuiti; i genitori sono accompagnati fin dalla prima diagnosi nel mondo autistico, fatto ancora più di domande che di risposte;
   l'Istituto superiore di sanità (ISS) ha pubblicato ad ottobre 2011 le nuove linee guida sull'autismo, elaborate da un gruppo di esperti, prevalentemente appartenenti ad uno specifico orientamento culturale – quello di tipo comportamentale –, che ha guardato le altre esperienze in modo fortemente critico, creando un forte disagio sia a livello delle famiglie e delle reti di famiglia che in questi anni avevano fatte scelte diverse, sia a livello delle istituzioni che seguono i bambini autistici con un diverso orientamento e che hanno alle spalle una pluridecennale dedizione alla loro assistenza e a quella delle loro famiglie. Famiglie e istituzioni chiedono una tempestiva revisione di queste linee guida, che riequilibri il quadro complessivo;
   il documento dell'Istituto superiore di sanità si schiera decisamente a favore dell'ABA (Applied behaviour intervention), che propone programmi comportamentali intensivi, da 20 a 40 ore la settimana rivolti all'età prescolare, affidati a personale specializzato. Attualmente questo personale non è però disponibile e occorrerebbe investire importanti risorse per la sua qualificazione, senza ignorare che mancano evidenze specifiche per sapere cosa accada in soggetti autistici sottoposti per lunghi anni a processi di condizionamento intensivo;
   il documento dell'Istituto superiore di sanità esclude l'efficacia di altri metodi che potrebbero avere un ruolo terapeutico di tipo prevalentemente supportivo, come ad esempio una sorta di dietoterapia mirata, e la stessa musicoterapia, molto apprezzata da molti bambini;
   in attesa della revisione delle linee guida, a parere degli interroganti, è fondamentale che il Ministro dia un riscontro pubblico, sotto forma di lettera e di comunicato stampa per rassicurare le famiglie e consentire ai ragazzi un accesso alle terapie scelte sereno e costruttivo –:
   se non ritenga opportuno accelerare il processo di revisione delle linee guida che non può attendere la prevista scadenza del 2015, senza recare danni concreti alle famiglie e alle istituzioni che da decenni seguono metodologie diverse dall'ABA, con risultati di indubbio interesse sul piano socio-assistenziale e scientifico e quali urgenti iniziative preveda di assumere per impedire, attraverso futuri provvedimenti, che il personale sanitario onesto possa rischiare, non applicando le linee guida, con il solo comportamento omissivo, di dovere risarcire i danni derivanti dal mancato miglioramento del paziente.
(5-07967)


   LIVIA TURCO e MIOTTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 38, recante «Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore», approvata dal Parlamento il 15 marzo 2010, rappresenta ad oggi, il primo esempio a livello europeo di legge quadro sulle cure palliative e la terapia del dolore per i malati di tutte le fasce di età;
   tale legge è sicuramente una tra le più avanzate del mondo ma a due anni e mezzo ormai dalla sua attuazione ancora molto resta da fare per darne completa attuazione;
   in particolare, non è stata data ancora piena attuazione né all'articolo 5, comma 2, nella parte in cui fa riferimento all'adozione di provvedimenti in materia di percorsi formativi dei professionisti operanti nelle reti di cure palliative e di terapia del dolore, anche per l'età pediatrica né all'articolo 8 relativo alla «formazione e all'aggiornamento del personale medico e sanitario in materia di cure palliative e di terapia del dolore», in quanto non può certo dirsi esaustiva per la formazione del personale in un settore così complesso ed articolato come le cure palliative e la terapia del dolore l'approvazione del decreto ministeriale 4 aprile 2012 istitutivo di alcuni master universitari di alta formazione e qualificazione –:
   quali iniziative siano state fino ad ora adottate su tutto il livello nazionale e quali, sia economiche che normative il Governo ritenga opportuno assumere affinché sia data piena e completa attuazione alla legge n. 38 del 2010, particolarmente riguardo alla parte relativa alla formazione del personale di cui all'articolo 5, comma 2 e all'articolo 8. (5-07968)


   BARANI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   tra le iniziative relative all’e-Health, primario rilievo assume il fascicolo sanitario elettronico quale strumento destinato a consentire un accesso unitario alla storia clinica di ciascun utente del Servizio sanitario nazionale e a favorire così il coordinamento tra le diverse strutture sanitarie nell'assistenza individualizzata al paziente;
   in mancanza di una disciplina organica nazionale in materia di fascicolo sanitario elettronico, alcune regioni hanno adottato specifiche disposizioni normative in materia, per cui le esperienze attuative appaiono non sempre coincidenti;
   al fine di promuovere questa digitalizzazione le regioni hanno provveduto ad accantonare dei fondi anche attraverso gli FSE oppure come nel caso della regione Toscana vengono fatti pagare gli oneri direttamente ai cittadini con un contributo di 10 euro per il ritiro del referto di esami con immagini, che risulta particolarmente iniquo perché colpisce tutti qualunque sia il reddito;
   il contributo della digitalizzazione in regione Toscana pare sia dovuto anche per prestazioni di pronto soccorso e pronto soccorso pediatrico, in tutti i casi in cui l'accesso non preveda il ricovero indipendentemente dal colore del codice, e il contributo pare dovuto anche nei percorsi di prevenzione, compresi gli screening;
   questo ticket risulta essere, a tutti gli effetti, una nuova tassa e rappresenta un vero e proprio prelievo forzoso per le tasche dei cittadini più indifesi e bisognosi –:
   quali iniziative di competenza il Ministro intenda assumere, anche promuovendo apposite intese in sede di Conferenza Stato-regioni, al fine di evitare casi come quello esposto in premessa riferito alla regione Toscana ed assicurare che la digitalizzazione dei dati sanitari sia realizzata senza nuove «tasse» per i cittadini. (5-07969)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BELLANOVA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   le note vicende degli ultimi periodi che hanno riguardato la società Ilva hanno di fatto segnato profondamente gli animi dei cittadini pugliesi;
   ad una situazione già tesa che investe direttamente i delicatissimi temi del rispetto ambientale, del diritto al lavoro e il diritto alla salute, si aggiunga ulteriore preoccupazione per alcune dichiarazioni del Ministro Clini apparse il 18 settembre 2012 sulla stampa e rilasciate nel corso di una discussione con una giornalista;
   il Ministro durante la discussione sembrerebbe aver riportato alcuni dati sulla mortalità per tumore pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia, i quali proverebbero a suo parere che «la mortalità per tumore nella città di Lecce è superiore a quella di Taranto» e che nei dati ufficiali non si parla di un eccesso di mortalità a Taranto. Solo poche ore dopo, a chi obiettava alla sua affermazione opponendogli i dati relativi al progetto Sentieri, replicava affermando che «È tutto da dimostrare che i morti siano provocati dalle emissioni dell'Ilva. Insomma, esistono margini di incertezza sul rapporto causa ed effetto della mortalità per tumori [...]» la rilevazione «Sentieri» formula delle ipotesi «che hanno bisogno di una verifica» in particolare i dati hanno dei margini di incertezza dichiarati [...] «vogliamo risanare il più grande centro siderurgico d'Europa, vogliamo proteggere i cittadini, ma senza allarmismi» che potrebbero frenare il risanamento;
   i dati che hanno innescato preoccupazione nella cittadinanza pugliese sono quelli scaturiti dal progetto Sentieri, promosso dal Ministero della salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità, informalmente divulgati ieri e che sembrerebbero parlare di un aumento della mortalità di circa il 10 per cento - 15 per cento rispetto a quella attesa nel periodo 2003-2008 sull'area di Taranto;
   a poche ore dalla pubblicazione sulle maggiori agenzie di stampa dei dati sopra citati, il Ministero della salute ha specificato con una nota che «i dati 2003-2008 sono in corso di elaborazione e attualmente ancora al vaglio della comunità scientifica». Il Ministero della salute, ha precisato, poi che «nel convegno annuale del progetto Sentieri che si terrà domani non saranno presentati dati ulteriori a quelli già disponibili, e relativi al periodo 1998-2002»;
   l'incertezza sulla fondatezza o meno di questi dati, aggiunta alle dichiarazioni dei Ministri sopra citati che sembrerebbero non chiarire questa difficile questione ha di fatto scatenato un allarme fondato nella cittadinanza pugliese tutta –:
   se i Ministri interrogati non ritengano necessario, visto il giustificato allarme che la dichiarazione del Ministro Clini hanno suscitato, soprattutto in provincia di Lecce, fornire con chiarezza informazioni circa i dati a supporto della suddetta affermazione, il loro grado di accuratezza e la misura esatta dell'entità del fenomeno ed il raffronto tra questi dati e quelli relativi al resto del territorio nazionale;
   ove tali dati dovessero giustificare le suddette affermazioni, se intendano chiarire quali ritengano esserne le cause e quali misure intendano adottare per scongiurare quella che rappresenterebbe una gravissima minaccia incombente sulla salute dell'intera popolazione salentina.
(5-07970)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GARAGNANI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   si fa riferimento ai criteri concernenti la ristrutturazione dei presidi ospedalieri alla luce delle decisioni che le varie regioni stanno adottando, sottolineando che, in presenza di ridimensionamento di posti letto e/o di soppressione di reparti, se non sufficientemente motivate sulla base di dati reali, le decisioni di cui sopra oltre ad incidere negativamente sulla struttura economica sociale del territorio, penalizzano i livelli essenziali di assistenza e chiamano in causa la competenza ministeriale;
   il sottoscritto in particolare rileva che non è sua intenzione contestare la necessaria riorganizzazione delle strutture territoriali di base, ma il tutto deve avvenire in una ottica di confronto e di valorizzazione di strutture nuove, costate alla collettività ed ancora in grado di offrire validi servizi ai cittadini ed utenti;
   in particolare si cita nella presente interrogazione il comportamento della regione Emilia Romagna che, a quanto consta l'interrogante sta assumendo decisioni significative concernenti il ridimensionamento o soppressione di presidi ospedalieri senza il necessario coinvolgimento dei cittadini, facendo trapelare sugli organi di stampa notizie particolari, poi ridimensionate ad hoc; emblematico il caso dell'ospedale di S. Giovanni in Persiceto struttura nuovissima e per certi versi all'avanguardia con personale medico ed infermieristico di ottimo livello che incide su un territorio ampio confinante con 3 province Bologna, Modena, Ferrara ed in grado di sopperire alle necessità della popolazione con un pronto soccorso funzionante, con un reparto di chirurgia dotato di competenze significative e personale motivato, come pure per medicina ed altri settori;
   non si comprende l'eventuale ridimensionamento che sarebbe uno spreco vergognoso alla luce dell'investimento degli anni passati e servirebbe soltanto a coprire le scelte sbagliate della giunta regionale in materia di strutture ospedaliere e di concentrazione in alcuni grossi plessi che non hanno nulla di umano;
   in conclusione partendo dalla vicenda dell'ospedale di S. Giovanni in Persiceto emblematica ma non unica di decisioni arbitrarie e prive di logica, l'interrogante giudica necessaria un'attenzione particolare sulle ristrutturazioni dei presidi ospedalieri al fine di evitare compromissioni dei livelli essenziali di assistenza –:
   quali siano gli intendimenti del Governo in merito a quanto rappresentato in premessa. (4-17694)


   GIANNI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   l'atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia delle cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale da cui partono i nervi diretti ai muscoli, e che trasmettono i segnali motori (detti anche motoneuroni);
   la malattia è caratterizzata da un progressivo indebolimento dell'apparato muscolare a partire dai muscoli più vicini al tronco. Fra i sintomi e i segni clinici ritroviamo l'ipotonia, ipostenia, atrofia muscolare, debolezza muscolare e paralisi;
   le cronache giornalistiche hanno riportato il caso della bambina Celeste malata di atrofia muscolare. Una patologia terribile che, progressivamente, porta alla paralisi di tutti i muscoli. Appena nata aveva un'aspettativa di vita di solo 18 mesi. Celeste adesso ha due anni. Questo grazie ad una terapia capace di evitare che la paralisi degenerasse fino a toglierle la capacità di respirare: iniezioni periodiche di cellule staminali sono riuscite addirittura ad iniziare a ridarle l'uso di braccia e gambe;
   la cura alla quale è stata sottoposta Celeste prevede periodiche iniezioni di cellule staminali prelevate da un donatore, nel suo caso la madre. Progressi medici e miglioramenti si sono registrati fino a settembre del 2011, quando è stato certificato l'arresto della patologia;
   l'ospedale di Brescia, dove la piccola è in cura, ha bloccato la terapia e la malattia è tornata ad avanzare;
   le iniezioni sono state sospese, o meglio vietate, e lo stato di salute di Celeste ha ripreso a peggiorare. Inesorabilmente. Respiro affannoso e difficoltà a muovere i muscoli dell'addome;
   questo tipo di cure in Italia sono prestate solo nella struttura bresciana e all'Irccs Bruno Garofalo di Trieste. Oltre a Celeste, ci sono altri 13 pazienti affetti da patologie che rispondono alle cure con staminali. Alcuni di loro senza le iniezioni rischiano la vita;
   le cellule staminali sono preziose perché hanno una straordinaria potenzialità terapeutica;
   la legge in Italia parla chiaro: per curarsi con le staminali, in base al decreto Turco del 2006, ripreso poi dal Ministro Fazio nel 2008, è necessaria l'autorizzazione del tribunale. La terapia è possibile solo se il paziente è in pericolo di vita (quello che viene definito uso compassionevole della cura) o se le sue condizioni si aggravano. Nel caso di Celeste l'autorizzazione era giunta nel gennaio del 2011;
   le condizioni si sono complicate per l'inchiesta, avviata dal tribunale di Torino e dalla decisione dell'Aifa di sospendere i trattamenti già avviati;
   quello di Celeste non è certo l'unico caso in Italia. Solo in Sicilia sono più di 200 le famiglie di persone che chiedono il trapianto di staminali;
   nell'attesa del pronunciamento delle autorità sul ricorso fatto dalla Fondazione, il giudice ha stabilito che Celeste deve proseguire con la terapia con le staminali, visto che è in «pericolo quotidiano di vita»;
   le cellule staminali vengono considerate come veri e propri farmaci. Prima di essere «messe sul mercato» devono attraversare tutte le fasi di test: quella preclinica (con la sperimentazione sugli animali), quella clinica e quella di monitoraggio. Servono anni di studi clinici molto accurati. Anni che Celeste non ha a disposizione;
   il Ministro interrogato, ha dichiarato che «dalle ispezioni e dai documenti pervenuti al ministero, quella prestazione sanitaria non ha i requisiti minimi per poter essere considerata una sperimentazione». Ha poi aggiunto: «Essendoci su questa vicenda più procedimenti penali, il ministero si astiene dal fare ulteriori commenti. L'importante è avere attenzione alle singole persone, l'efficacia medica e scientifica hanno bisogno di procedure di verifica, altrimenti c’è il rischio di affidarsi a miraggi»;
   i documenti giunti da Brescia – a detta dell'avvocato della famiglia della piccola Celeste – confermano la bontà delle terapie e si allineano alla difesa. Quelli inviati dall'Alfa, invece, parlano di sperimentazione, quando qui, invece, il piano è completamente diverso, trattandosi di cure compassionevoli;
   è necessario e improrogabile che il Ministero attivi tutte le azioni al fine di comprendere l'eventuale efficacia delle terapie finora somministrate e la reale percentuale dei pazienti che ne hanno beneficiato;
   oggi esistono nel mondo 1206 pubblicazioni che riguardano l'uso clinico delle staminali mesenchimali. Attualmente sul sito della Federal Drug Administration, massima autorità di riferimento mondiale per i protocolli clinici di ricerca, sono registrati 259 studi clinici nel mondo che prevedono l'utilizzo di cellule mesenchimali. Tre di essi sono italiani, contro 20 in Spagna, 9 in Belgio e 8 in Francia, In Italia i tre studi sono in corso uno tra Pesaro e Pavia e due a Bergamo. Oltre a questi in Italia esistono 13 Cell-Factory autorizzate da Aifa dove vengono prodotte cellule staminali, attraverso specifiche manipolazioni, utilizzate per terapie sull'uomo –:
   se non ritenga necessario e improrogabile assumere iniziative, anche di carattere normativo, al fine consentire l'uso clinico delle staminali, senza attendere gli ulteriori provvedimenti della magistratura vista la necessità di consentire cure che nel caso della bambina Celeste, ma in Italia vi sono altri casi similari, hanno prodotto risultati visibili. (4-17702)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GRAZIANO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   la procedura telematica ComUnica permette di ottemperare agli obblighi di legge inerenti le fasi costitutiva, modificativa ed estintiva dell'impresa nei riguardi di camere di commercio (quali, ad esempio, domande di iscrizione al registro delle imprese), Inps, Inail e Agenzia delle entrate, inoltrando la comunicazione unica ad un solo destinatario che trasmette agli altri Enti le informazioni di relativa competenza. La comunicazione unica, da presentarsi all'ufficio del registro delle imprese, si compila e si invia utilizzando Internet con modalità predefinite. Per la stessa è necessario altresì essere registrati, dotarsi di firma digitale e di una casella di posta elettronica certificata (PEC);
   la medesima procedura prevede che l'imprenditore che non abbia il dispositivo di firma digitale possa presentare le pratiche tramite un intermediario, previa sottoscrizione di una procura speciale – utilizzando il modello di procura adottato in base alla circolare del Ministero dello sviluppo economico n. 3616/c del 15 febbraio 2008 – autografata dal dichiarante, e che tale dichiarazione, acquisita tramite scansione in formato pdf, sia allegata con firma digitale alla modulistica elettronica e alla copia informatica di un documento di identità valido di ciascuno dei soggetti che hanno apposto la firma autografa. Tutta la documentazione richiesta per ciascuna pratica, firmata digitalmente dall'intermediario, è caricata quindi sulla piattaforma in uso presso le camere di commercio, ComunicaStarweb;
   talvolta accade che, a seguito di richiesta di iscrizione presentata con la procedura descritta, alcune camere di commercio neghino l'iscrizione rigettando l'istanza perché, ad avviso di queste, la domanda ovvero la denuncia risulterebbe carente della sottoscrizione digitale del titolare dell'impresa e pertanto considerata irricevibile. Occorrerebbe quindi, sempre a loro avviso, che la distinta e la documentazione allegata siano firmate anche dal titolare dell'impresa;
   ad avviso invece di numerosi intermediari, la distinta risulta firmata digitalmente dall'intestatario della stessa che, nel caso in cui il titolare dell'impresa sia sprovvisto di firma digitale, risulta essere l'intermediario procuratore e non il titolare dell'impresa che invece firma di suo pugno solo la procura. Indicazioni in tal senso si rinverrebbero dai corsi di formazione sulla Comunicazione Unica presso le Camere di Commercio e dai manuali on line;
   la circolare menzionata, ravvisando difficoltà operative in relazione alle modalità di adozione della procedura telematica da parte dell'utenza meno informatizzata (soprattutto imprenditori individuali) e in particolare in merito alla sottoscrizione del plico informatico con la firma digitale, ha previsto, a questo specifico fine, precise modalità di conferimento del potere di rappresentanza, mediante le quali gli imprenditori possano conferire a professionisti o altri intermediari l'incarico di svolgere le attività relative alla presentazione della comunicazione unica. Peraltro, è la stessa circolare a chiarire la sua portata là dove è possibile leggere: «La presente circolare, pertanto, è diretta a chiarire le modalità di conferimento del potere di rappresentanza tramite procura speciale e di presentazione della comunicazione unica con l'utilizzo della sola firma digitale del soggetto incaricato»;
   sempre alla luce della medesima circolare, il titolare dell'impresa, con la procura, attribuisce al soggetto designato il potere di sottoscrizione digitale e presentazione telematica della comunicazione unica all'ufficio del registro delle imprese competente, sulla base del codice univoco di identificazione della pratica. Per il conferimento della procedura speciale è sufficiente la forma scritta semplice con sottoscrizione non autenticata. Ai fini della giustificazione dei poteri di rappresentanza del soggetto che agisce, l'ufficio del registro delle imprese può effettuare controlli senza però arrestare o rallentare la procedura;
   le norme che regolano gli adempimenti cui le imprese sono tenute nei confronti del registro delle imprese hanno una loro importanza e attualità. Tuttavia la scarsa diffusione dei dispositivi di firma digitale e la difficoltà degli utenti ad utilizzare le procedure informatiche e telematiche predisposte per tali adempimenti rendono di fatto difficile agli utenti provvedere personalmente al loro compiuto svolgimento, preferendo ricorrere a strumenti di più facile impiego –:
   quali iniziative e provvedimenti intendano porre in atto, anche in collaborazione con Unioncamere, al fine di fare chiarezza nei riguardi dei titolari di impresa, soprattutto quelli meno informatizzati, dei professionisti e degli altri intermediari, nonché delle camere di commercio, la cui disparità di trattamento in relazione alla procedura in premessa danneggia la rapida e uniforme applicazione delle norme, oltre che l'ordinario svolgimento delle procedure, incidendo negativamente sulla vita di un'impresa e complicando, invece di semplificare, le relazioni tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. (5-07954)


   COMPAGNON. —Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il piano di razionalizzazione di Poste Italiane S.p.A. nella provincia di Udine prevede la prossima chiusura dello sportello nella frazione di Sanguarzo del comune di Cividale del Friuli;
   tale piano – che sta sollevato vivaci proteste e comprensibile preoccupazione nella cittadinanza, in particolare anziana, soprattutto con riguardo al pagamento delle pensioni – è destinata a creare indescrivibili ed insuperabili disagi, anche in considerazione del fatto che l'ufficio postale in oggetto serve il bacino di utenza dei centri abitati dell'intera Valle del Natisone e conta un elevato ed articolato numero di operazioni che ne fanno il primo ufficio postale del territorio per produttività;
   la paventata chiusura dell'ufficio postale di Sanguarzo rappresenta l'ennesima decisione incongrua della direzione di Poste italiane spa, dal momento che tale sportello è, peraltro, da considerarsi come «external» a Cividale, ovvero uno sportello del comune localizzato in altro sito, al fine di facilitare l'accesso e il disbrigo della sede cividalese –:
   nell'ambito della propria competenza, quali interventi intenda mettere in atto nei confronti di Poste italiane spa, affinché venga scongiurato il rischio che l'ufficio postale di Sanguarzo sia interessato da chiusure e che venga, comunque, assicurato ai cittadini il diritto ad usufruire del servizio universale postale.
(5-07956)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LORENZIN, LUPI, SAGLIA, ANTONINO FOTI, FORMICHELLA, LANDOLFI, ABRIGNANI, BIASOTTI, GAROFALO, SCELLI, LAZZARI, NIZZI e SIMEONI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il fenomeno della costituzione di basi operative da parte di vettori esteri sugli aeroporti italiani ha conosciuto una fase di forte accelerazione nel corso degli ultimi tre anni, in corrispondenza con la fase più acuta della crisi del settore del trasporto aereo nazionale;
   tale sviluppo è stato a vario titolo incentivato da gestori aeroportuali e amministrazioni locali che hanno visto nell'ingresso dei vettori low cost una opportunità di crescita e di promozione per le economie del territorio;
   al vantaggio competitivo derivante ai vettori low cost da tali incentivi economici si è unito poi, per alcuni vettori esteri, il vantaggio connesso ad un costo del lavoro molto più basso, ottenuto non solo grazie all'utilizzo di lavoratori interinali ed al ricorso all’outsourcing ma anche attraverso contratti di lavoro disciplinati dall'ordinamento dello Stato di origine anche per lavoratori italiani o comunque stabilmente occupati sul territorio italiano. È questo il caso di Ryanair, principale vettore low cost in Italia, che, continuando ad utilizzare la sua nazionalità irlandese, persevera nel non applicare le leggi italiane in materia fiscale, contributiva (in Irlanda è del 12 per cento mentre in Italia è del 37 per cento), previdenziale ed addirittura le norme comunitarie a tutela dei diritti dei passeggeri. Come riportato dagli organi di stampa, l'ispettorato del lavoro di Bergamo ha già contestato a Ryanair una evasione contributiva di 12 milioni di euro, sono in corso accertamenti della Guardia di finanza per un'evasione fiscale dal 2005, stimata in circa 500 milioni di euro;
   consentire una così forte distorsione del mercato per vantaggio competitivo fiscale non giustificato, oltre a provocare un indebito vantaggio di costo per il vettore basato all'estero, si traduce in una disparità di trattamento del personale italiano impiegato dal vettore aereo estero, con un effetto discriminatorio tanto più deprecabile in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando;
   altri paesi europei hanno introdotto legislazioni intese a definire le condizioni alle quali il vettore che costituisca la propria base operativa sul territorio nazionale è attratto alla normativa fiscale ivi applicabile. La Francia, ad esempio, ha già adottato una normativa che ha l'obiettivo di eliminare ogni possibile disparità di trattamento del personale impiegato dai vettori aerei esteri sul mercato nazionale e di evitare che tale disparità si tramuti in un indebito vantaggio di costo per il vettore basato all'estero –:
   se il Governo intenda prevedere, nel prossimo «Decreto-Sviluppo Bis», l'adozione di una misura analoga a quella francese che, imponendo a Ryanair di osservare gli oneri fiscali, contributivi e previdenziali vigenti sul mercato italiano, rimuoverebbe gli effetti distorsivi che attualmente alterano la competizione in Italia. (4-17692)


   CONTENTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   all'interno del più vasto programma di ristrutturazione aziendale di Poste italiani spa pare sussistere anche la volontà di sopprimere lo sportello di San Martino di Campagna, in comune di Aviano (Pordenone);
   allo stato non risultano notizie precise sull'argomento anche se la popolazione della borgata, particolarmente decentrata rispetto al capoluogo, è già da tempo in subbuglio per le gravi ripercussioni che tale scelta riorganizzativa avrebbe per il territorio (è già stata ultimata una petizione con ben 358 sottoscrizioni da parte degli abitanti);
   la zona di San Martino di Campagna è servita solo una volta alla settimana dal bus di linea per Aviano e ciò rende la vita dei residenti, anziani in primo luogo, molto difficile –:
   se la notizia di cui in premessa corrisponda al vero e se sia ipotizzabile una prosecuzione sine die dell'attività dell'ufficio postale di San Martino di Campagna, in comune di Aviano (Pordenone), tenendo in considerazione i disagi ai quali, in caso contrario, verrebbero esposti i residenti e in particolare gli anziani.
(4-17697)

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

  L'interpellanza urgente Cicchitto e altri n. 2-01648, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 6 settembre 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato: Mantovano.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Grimoldi e Bitonci n. 5-04851, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 giugno 2011, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Rondini.

  L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Lanzarin e altri n. 5-07912, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 settembre 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Negro e Rainieri n. 5-07917, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 settembre 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bitonci.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta orale Rao n. 3-02218 del 19 aprile 2012.