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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 9 ottobre 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,
   premesso che:
    dal 2003 è stato istituito un fondo per le aree sottoutilizzate, coincidenti con l'ambito territoriale delle aree depresse di cui alla legge 30 giugno 1998, n. 208, dove confluiscono le risorse disponibili sia nazionali che comunitarie, al fine di provvedere ad un riequilibrio economico-sociale e di crescita;
    il riparto di tali somme viene deliberato dal Cipe, come da delega di cui all'articolo 61, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;
    nel detto fondo sono confluite anche le risorse relative all'intervento straordinario per il Mezzogiorno e all'intervento ordinario per le aree depresse;
    tale fondo, oggi chiamato fondo per lo sviluppo e la coesione, avrebbe dovuto, originariamente, essere utilizzato unicamente per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate;
    con un recente documento, il Cnel ha, invece, evidenziato che il rapporto originario (85 per cento al Sud e 15 per cento al Centro-Nord) è stato disatteso, tanto è vero che una somma considerevole, pari a circa 23,6 miliardi di euro, è stata dirottata da spesa in conto capitale a spesa corrente;
    all'inizio erano stati destinati al Sud 36,9 miliardi di euro e 6,5 miliardi di euro al Centro-Nord. Le varie manovre, invece, hanno dirottato 19,4 miliardi di euro al Centro-Nord e 18,9 miliardi di euro al Mezzogiorno;
    l'attuale crisi economica ha prodotto un dissesto nel Mezzogiorno d'Italia, dove le percentuali di disoccupazione sono triplicate e dove il prodotto interno lordo è in costante flessione negativa;
    dalla crisi si esce solo se tutto il Paese viene messo nelle condizioni di procedere ad una crescita, in modo particolare se il territorio del Mezzogiorno viene messo nelle condizioni di poter risollevarsi economicamente e socialmente;
    in termini di prodotto interno lordo pro capite, il Mezzogiorno, secondo i dati dell'ultimo rapporto Svimez, nel 2011 ha confermato lo stesso livello del 57,7 per cento del valore del Centro-Nord del 2010. In un decennio il recupero del gap è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1 per cento al 57,7 per cento. Continuando così ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio;
    appare necessario ed urgente passare dalle parole ai fatti e, quindi, mettere gli enti preposti nelle condizioni di poter procedere, celermente, ad elaborare piani di sviluppo per le regioni dell'ex intervento straordinario per il Mezzogiorno,

impegna il Governo:

   a far sì che venga rispettata, d'ora in poi, la ripartizione dei fondi per lo sviluppo e la coesione;
   ad assegnare, celermente, i fondi agli enti preposti al fine di attivare, sin da subito, un programma per lo sviluppo delle regioni del Meridione.
(1-01167) «Iannaccone, Belcastro, Porfidia, Brugger».

Risoluzioni in Commissione:


   La VII Commissione,
   premesso che:
    i drastici tagli di risorse economiche operati, a partire dal decreto-legge n. 112 del 2008, dal precedente Governo al sistema nazionale dell'istruzione e le conseguenti modifiche apportate agli ordinamenti dell'istruzione, hanno determinato un impoverimento di tutta la scuola pubblica, privandola di indispensabili risorse per lo sviluppo e la crescita dell'azione didattica, formativa, educativa, di istruzione e di ricerca;
    la riduzione delle risorse ha riguardato anche le scuole paritarie non statali e degli enti locali, in ordine alle quali la legge n. 62 del 10 marzo 2000, dettando «Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all'istruzione», all'articolo 1, chiarisce che «Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie e degli enti locali. La Repubblica individua come obiettivo prioritario l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita»;
    si tratta di una legge che ha fotografato e normato una realtà di fatto che già persisteva da decenni sul territorio italiano, dovuta da un lato ad una spontanea e feconda attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, introdotto poi anche formalmente nella Carta Costituzionale all'articolo 118 con legge costituzionale del 18 ottobre 2001 n. 3, dall'altro alla circostanza che lo Stato non è sempre stato, né lo è tuttora, in grado di garantire la diffusione capillare e l'espansione su tutto il territorio nazionale dell'offerta formativa, in particolare per quanto riguarda la scuola dell'infanzia e primaria e i percorsi formativi finalizzati al recupero e al contrasto della dispersione scolastica;
    la rete delle scuole dell'infanzia paritarie e degli enti locali, in particolare, presenti in tutto il territorio nazionale in 4.800 comuni, ha contribuito al raggiungimento degli obiettivi di allargamento del relativo servizio fissati dal Ministero dell'istruzione; in alcune regioni, quali il Veneto, la Lombardia, l'Emilia-Romagna e la Toscana il servizio da esse offerto è stato determinante per garantire la funzione sociale ed educativa di questo servizio fondamentale per le famiglie, coprendo frequentemente oltre il 55 per cento dell'offerta del servizio, tanto da costituire in molti comuni l'unico servizio presente per l'infanzia, al punto che nella relazione del maggio 2011 l'ufficio IV della direzione generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca di Venezia afferma che le scuole statali e paritarie dell'infanzia e degli enti locali «trovano nel nostro territorio regionale un'effettiva integrazione quali strumenti a servizio di un medesimo sistema educativo pubblico»;
    al fine di garantire l'obbligo d'istruzione ed il diritto allo studio, occorre pertanto dare corretta attuazione alla legge n. 62 del 2000, tanto nella sua parte giuridica e di valutazione della qualità, come già significativamente avviato dal decreto ministeriale del 21 maggio 2007 (anagrafe scuole paritarie; regolarizzazione e censimento del loro effettivo funzionamento e degli standard di qualità; le sezioni primavera, che rispondono ad un'esigenza sociale e configurano un progetto educativo sin dalla prima infanzia), quanto nella sua parte economica, attraverso almeno il ripristino in via strutturale del contributo assegnato alle scuole paritarie non statali e degli enti locali dal Governo Prodi con la legge finanziaria n. 244/2007, pari a circa 535 milioni di euro;
    la riduzione delle risorse che ha colpito negli ultimi cinque anni l'intero sistema nazionale dell'istruzione pubblica ha registrato infatti per la scuola paritaria non statale e degli enti locali, a partire dalla «prima» manovra di bilancio costituita dal decreto-legge n. 112 del 2008, una serie di consistenti decurtazioni dall'anno 2009 superiori, talvolta, anche al 50 per cento della somma stanziata a bilancio dello Stato dal Governo Prodi per il 2008 (535 milioni di euro circa);
    successivamente, ogni anno, stante la palese insostenibilità per il sistema scolastico di tali decurtazioni, unita alla considerazione che le scuole paritarie e degli enti locali consentono annualmente un notevole risparmio per le casse dello Stato accogliendo un milione di bambini e ragazzi oltre che contribuendo in modo significativo al buon livello raggiunto dalla scuola pubblica italiana, il Parlamento ed il Governo hanno via via proceduto a stanziare dei contributi integrativi, in tempi e con modalità che hanno reso tuttavia sempre più difficile per tali istituzioni procedere ad una regolare programmazione del servizio scolastico;
    riepilogando gli stanziamenti degli ultimi anni si può notare come le cifre definitive a consuntivo siano inferiori alla soglia «storica» dei 535 milioni di euro stanziati dalla legge finanziaria n. 244 del 2007) e come i contributi aggiuntivi non abbiano di fatto operato il reintegro totale, consolidando ogni anno la «perdita» di decine di milioni di euro ogni anno:
     anno 2008: euro 534.961.417,00;
     anno 2009: euro 521.559.962,00;
     anno 2010: euro 531.535.922,04;
     anno 2011: euro 496.876.592,00;
    in particolare, con riferimento all'ultimo triennio, la legge di bilancio 2011, nel pogramma 1.9 istituzioni scolastiche non statali, ha previsto uno stanziamento in conto competenza di 281,2 milioni di euro sul capitolo 1477 «Contributi alle scuole paritarie e degli enti locali comprese quelle della valle d'Aosta. In corso di esercizio sono state operate variazioni sia in aumento (per 2,7 milioni di euro quali somme derivanti dal riparto del fondo per l'arricchimento e l'ampliamento dell'offerta formativa), sia in diminuzione (per circa 29 milioni di euro, conseguente all'accantonamento cautelativo effettuato ai sensi dell'articolo 1, comma 13, della legge n. 220 del 2010, poi trasformato in vera e propria decurtazione ai sensi dell'articolo 1, comma 40, comma 1-bis, del decreto-legge n. 98 del 2011, per cui lo stanziamento definitivo del capitolo 1477, al 31 dicembre 2011, è risultato pari a 254, 5 milioni di euro, a cui si sono aggiunti ulteriori 245 milioni, derivati dal riparto del fondo per le esigenze urgenti e indifferibili, come determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge di stabilità 2011, che sono stati iscritti in un apposito capitolo 1299 «Somme da trasferire alle regioni per il sostegno alle scuole paritarie e degli enti locali»; nel complesso, dunque, al 31 dicembre 2011, per le scuole paritarie tutte sono stati stanziati, sui due capitoli indicati, complessivi 499,5 milioni di euro;
    nel bilancio di previsione per il 2012, il programma 1.9 istituzioni scolastiche non statali è dotato di 511,2 milioni di euro per il 2012, di cui 242 milioni allocati, per il solo anno 2012, «somme da trasferire alle regioni per il sostegno delle scuole paritarie e degli enti locali»; ai sensi dell'articolo 33, comma 16, della legge n. 183 del 2011 e 268,9 milioni di euro sul capitolo 1477 «contributi alle scuole paritarie comprese quelle della Valle d'Aosta», sul quale è stato registrato un accantonamento indisponibile per un importo pari a circa 3,5 milioni di euro, disposto ai sensi dell'articolo 13, comma 1-quinquies del decreto-legge n. 16 del 2012;
    per i prossimi anni 2013 e 2014 le risorse del programma di spesa 1.9 risultano iscritte sul capitolo 1477 per un importo pari a 278,6 milioni di euro, senza considerare che anche per tali anni saranno disposti accantonamenti indisponibili, allo stato attuale non ancora quantificati con il risultato di una decurtazione del 50 per cento delle somme stanziate nell'esercizio 2008;
    in un contesto in cui la scuola pubblica tutta soffre pesantemente della riduzione di risorse destinate all'istruzione, per quanto evidenziato chi gestisce in Italia le scuole paritarie e degli enti locali (si tratta per la quasi totalità di comuni, enti parrocchiali e familiari, congregazioni religiose, cooperative sociali senza scopo di lucro e ONLUS di varia natura) si trova ad operare in una situazione di gravissima incertezza e preoccupazione per il futuro, che non consente a tali istituzioni una regolare programmazione del servizio scolastico;
    in alcune regioni del Paese, con riferimento in particolare alla scuola dell'infanzia, il drastico taglio dei contributi statali per gli anni 2013 e seguenti, in un momento di grave crisi economica generale, in concomitanza con la difficoltà degli enti locali, a causa dei sempre più pesanti vincoli del patto di stabilità e dei tagli dei trasferimenti imposti dalle manovre finanziare, di compensare le carenze di liquidità dovute ai tagli operati a livello statale, sta già avendo come conseguenza inevitabile che molte scuole dell'infanzia paritarie e degli enti locali sono state costrette ad aumentare le rette a carico delle famiglie (che già coprivano circa il 60 per cento del costo di gestione del servizio) o, in alternativa, per non venire meno alla funzione sociale da sempre svolta, alla chiusura di classi o di scuole intere;
    in tale ultima ipotesi, per non pregiudicare la salvaguardia degli obiettivi di allargamento della scuola dell'infanzia confermati dallo stesso Ministero dell'istruzione, appare evidente che lo Stato dovrebbe sostenere una considerevole spesa aggiuntiva per provvedere ad erogare direttamente il servizio della scuola dell'infanzia. Spesa di entità notevolmente superiore al reintegro dello stanziamento per le istituzioni scolastiche non statali e degli enti locali al livello del 2008, il che rende concreto il rischio che, stante le perduranti difficoltà della finanza pubblica, comunque si verifichi in alcune regioni, come il Veneto, la Lombardia, l'Emilia-Romagna e la Toscana, una grave emergenza educativa, per il numero di bambini che rimarrebbero privi del servizio scolastico in piena contraddizione con gli obiettivi prefissati dal Ministero dell'istruzione e sopra menzionati. Grande sarebbe anche l'emergenza sociale, per il venir meno di un servizio indispensabile alle famiglie in territori in cui entrambi i genitori molto spesso lavorano, ed occupazionale, considerato il numero di persone dipendenti di queste scuole che rimarrebbero senza lavoro. In effetti alcune di queste scuole hanno già deciso di adottare i contratti di solidarietà per evitare i licenziamenti;

impegna il Governo:

   a riconoscere e a garantire ai bambini su tutto il territorio italiano il diritto (sancito dalla nostra Costituzione e da numerosi trattati internazionali) all'istruzione, alla formazione, alla socializzazione e ad uno sviluppo della loro personalità e delle loro attitudini;
   ad adottare le iniziative necessarie a ripristinare le somme destinate alla scuola pubblica tutta e decurtate con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e con i provvedimenti successivi, poiché tali riduzioni hanno sottratto all'istruzione risorse indispensabili per lo sviluppo dell'attività didattica, formativa, educativa, di istruzione e di ricerca delle istituzioni scolastiche, riducendo la loro autonomia, impedendo il buon funzionamento delle scuole ed in ultima analisi la crescita e lo sviluppo del Paese;
   ad adottare le iniziative necessarie per garantire dalla prossima legge di stabilità il reintegro al livello stabilito nella legge finanziaria n. 244 del 2007 del fondo «istituzioni scolastiche non statali» nel bilancio previsionale 2013, ed in via permanente negli anni successivi, a favore delle scuole paritarie e degli enti locali (comprese quelle destinate alle sezioni primavera, al diritto allo studio in tutte le sue articolazioni e al contrasto della dispersione scolastica), stabilendo altresì dei criteri di erogazione in via prioritaria di dette risorse alle scuole che svolgono il servizio senza fini di lucro e che, comunque, non sono legate a società aventi fini di lucro o da queste controllate;
   ad assicurare, in continuità con quanto avviato dal Governo Prodi, completa attuazione della legge n. 62 del 2000, attraverso una coerente attività normativa ed amministrativa, garantendo la certezza di fondi e tempi di erogazione dei finanziamenti destinati alle scuole paritarie e degli enti locali;
   a dare concreto riconoscimento, sul piano normativo e finanziario, d'intesa con le regioni interessate, anche in attuazione dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione, alla specificità del sistema educativo pubblico integrato, giù da tempo in atto in alcune realtà territoriali, in ossequio ai principi costituzionali fondamentali su cui poggia il sistema scolastico nazionale, di sussidiarietà, autonomia e parità;
   ad attuare un costante controllo e monitoraggio, oltre che una puntuale indagine ispettiva in tutta Italia, al fine di individuare ed eventualmente reprimere gli episodi di cattiva gestione di scuole paritarie e private, che, non rispettando le norme, risultano essere solo dei costosissimi «diplomifici», al fine di debellare così singole pratiche deleterie, che non solo screditano la scuola tutta, ma danneggiano gravemente famiglie, alunni e docenti, oltre che il Paese stesso;
   a potenziare l'autonomia di tutte le istituzioni scolastiche in attuazione della legislazione vigente, ad attivare un sistema di valutazione nazionale ed autovalutazione delle/nelle scuole italiane, e a sostenere, diffondere, monitorare, sistematizzare ed istituzionalizzare le numerose buone pratiche presenti diffusamente nella scuola italiana.
(7-01002) «De Pasquale, Rubinato, De Torre».


   La X Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 38, comma 3, del decreto legislativo 1 giugno 2011, n. 93, affida all'Autorità per l'energia elettrica e il gas il compito di individuare per le imprese di distribuzione elettrica con meno di 5.000 punti di prelievo, appositi meccanismi di perequazione specifica aziendale;
    in attuazione dell'articolo 38, comma 3, del citato decreto legislativo, l'Autorità con la delibera 24 novembre 2011, ARG/elt 168/11, ha approvato le modalità di applicazione del regime di perequazione specifica aziendale per le piccole gestioni elettriche;
    la norma in questione risulta molto generica ed attribuisce un ampio potere discrezionale all'Autorità che, in assenza di specifici criteri legislativi, ha fissato modalità di calcolo per la determinazione del regime di perequazione specifica discordanti, creando incertezza per gli operatori di settore;
    il regime di perequazione specifica aziendale accerta lo scostamento tra i ricavi tariffari e i costi effettivi legati al servizio di distribuzione, ai sensi del comma 6.1 dell'Allegato A della deliberazione AEEG 168/11;
    ai fini del calcolo di tale regime risulta determinante il valore del ricavo ammesso perequato a copertura dei costi di distribuzione, che è dato dalla somma algebrica dei risultati delle singole variabili esogene individuate dall'Autorità;
    tale metodo di calcolo si discosta dalla delibera AEEG 96/04, istitutiva del regime di perequazione specifica aziendale, la quale tiene conto dell'impatto delle variabili esogene sul ricavo ammesso solo se queste sono utili a giustificare i maggiori costi sostenuti, cioè solo se le variabili esogene presentano un valore positivo;
    le istruttorie relative al riconoscimento del regime di perequazione specifica aziendale condotte fino ad oggi dall'Autorità si sono concluse senza considerare il potenziale effetto negativo delle variabili esogene, in conformità con quanto stabilito dalla citata delibera 96/04;
    l'orientamento adottato dall'Autorità, ai sensi del comma 6.1, dell'allegato A, della deliberazione, AEEG 168/11, danneggia i comuni che svolgono direttamente l'attività di distribuzione dell'energia elettrica a meno di 5.000 punti di prelievo, in considerazione del fatto che gli stessi presentano valori altamente negativi della variabile esogena relativa alla dispersione dell'utenza nel territorio servito dall'impresa;
    il rischio che ne consegue è che circa il trenta per cento dei comuni che svolgono l'attività di distribuzione elettrica possa essere escluso dall'applicazione del regime di perequazione specifica aziendale, mentre per tutti gli altri il valore del potenziale riconoscimento atteso potrebbe ridursi drasticamente;
    le piccole gestioni elettriche sono da tempo sottoposte a pesanti obblighi normativi e gli orientamenti adottati dall'Autorità con la citata delibera 168/11, potrebbero comportare un aumento dei costi di gestione con ricadute importanti sulla qualità del servizio offerto ai cittadini,

impegna il Governo

ad assumere iniziative normative, nell'ambito delle proprie competenze, affinché sia modificato l'articolo 38, comma 3, del decreto legislativo 1 giugno 2011, n.93, nel senso di definire criteri di calcolo per l'applicazione del regime di perequazione specifica aziendale che preservino l'attività delle piccole imprese di gestione elettrica, a garanzia del mantenimento di un elevato standard qualitativo della distribuzione elettrica.
(7-01003) «Torazzi, Fugatti, Fava».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
   il Presidente della Repubblica francese Francois Hollande ha annunciato il 14 luglio 2012 l'insediamento di una commissione incaricata di elaborare un libro bianco per ridefinire, entro il mese di dicembre 2012, la politica di difesa e sicurezza nazionale;
   la Francia ha periodicamente ridiscusso e ridefinito il proprio modello di Difesa attraverso l'approvazione di altrettanti «libri bianchi», nel 1972, nel 1994 e infine nel 2008, quando ha unificato in un unico concetto le esigenze di difesa e sicurezza;
   nel libro bianco del 2008, frutto di una discussione molto ampia che ha coinvolto Governo e Parlamento e gli altri soggetti istituzionali interessati, la strategia di sicurezza nazionale viene ricondotta a cinque funzioni strategiche di cui le forze di difesa e di sicurezza devono avere il controllo: la conoscenza e l'anticipazione, la prevenzione, la dissuasione, la protezione e l'intervento. La combinazione di queste cinque funzioni deve essere flessibile e in grado di evolversi nel tempo, adattandosi alle modificazioni dell'ambiente strategico;
   in piena coerenza con questa impostazione è stato previsto un regolare aggiornamento prima di ogni nuova legge di programmazione militare o di sicurezza interna;
   secondo le priorità indicate dall'Eliseo nello scorso luglio, è indispensabile provvedere ad un aggiornamento del modello di difesa in ragione dei mutamenti di scenario occorsi negli ultimi 10 anni, tenendo conto, in particolare, dell'obiettivo di una maggiore integrazione europea che consenta di disporre di maggiori capacità operative integrate e di ridurre, nel contempo, la spesa militare dei singoli Paesi;
   l'iniziativa del Presidente francese rappresenta una decisa opzione europeista che traccia un netto mutamento rispetto all'accordo franco-britannico del 2010 in materia di difesa, superando il limite di una relazione militare bilaterale tra Londra e Parigi;
   secondo la prospettiva di lavoro impressa alla commissione, è necessario sviluppare una particolare cooperazione tra 5 Paesi: Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Polonia, quest'ultima in ragione della sua collocazione nell'est Europa; inoltre, sono stati invitati a partecipare ai lavori rappresentanti dei Governi inglese e tedesco nonché la direttrice dell'Agenzia europea della difesa;
   nel mese di giugno 2012, Francia e Germania hanno avviato una serie di consultazioni, che hanno coinvolto anche il nostro Paese, per avviare la coproduzione in Europa di sistemi di difesa avanzata, in particolare caccia e UAV (unmanned aerial vehicles), settore in cui si stanno concentrando gli sforzi tecnologici e industriali delle principali nazioni del mondo, e in cui i Paesi europei si trovano a competere nel mercato globale senza poter contare su un'adeguata funzione di impulso e coordinamento da parte dell'Unione europea;
   nel mese di settembre per volontà delle due più importanti realtà industriali europee nel settore della Difesa, sono state avviate numerose iniziative con l'obiettivo di giungere alla fusione tra Eads e Bae systems per dar vita a un colosso di aerospazio e difesa, che rappresenta prima ancora di una operazione industriale e finanziaria un fattore di primo piano per l'Unione europea e il ruolo che può svolgere in questo settore strategico;
   i primi Ministri dei paesi interessati sono intervenuti in più occasioni, anche recentemente, sottolineando con ciò il valore politico della questione e l'interesse che essa rappresenta per le industrie nazionali coinvolte;
   tutte queste iniziative che rappresentano opzioni di politica estera e di difesa e di politica industriale rischiano di far apparire l'Italia marginalizzata e incapace di esercitare un ruolo adeguato alle sue ambizioni, possibilità e necessità;
   come ripetutamente ricordato anche dal Consiglio supremo di difesa, sono innegabili i vantaggi che la dimensione europea può portare al nostro sistema di difesa in termini operativi, ed economici in un momento in cui alcuni dei più importanti Paesi dell'Unione europea sono alle prese con significativi processi di revisione strategica della politica di difesa anche in termini di valorizzazione del comparto industriale;
   l'inadeguatezza nel nostro Paese, con particolare riferimento al settore della difesa e dell'aerospazio, di un quadro strategico di politica industriale di lungo periodo, concertato tra i vari livelli istituzionali (europeo, nazionale e regionale), è, con tutta evidenza, uno dei fattori di crisi del nostro sistema produttivo;
   tutti i maggiori Paesi industrializzati hanno ritenuto strategico il settore aerospaziale, e hanno, nel tempo, adottato un approccio integrato tra politica estera, assetti industriali, partecipazione a grandi progetti nazionali e internazionali –:
   con riferimento al settore aerospaziale, se non ritenga debbano essere maggiormente garantite, nella prospettiva di integrazione europea, le strategie di politica industriale dispiegate per salvaguardare il patrimonio industriale, produttivo e occupazionale di aziende che rappresentano il nostro Paese su scala mondiale in settori strategici e a forte componente innovativa;
   quali azioni intenda assumere il Governo, e segnatamente il Presidente del Consiglio dei ministri, per salvaguardare il ruolo dell'industria nazionale della Difesa dai rischi di marginalizzazione nel contesto europeo.
(2-01693) «Letta, Villecco Calipari, Fiano, Lulli, Rugghia, Gianni Farina, Fioroni, Garofani, Giacomelli, La Forgia, Migliavacca, Mogherini Rebesani, Recchia, Rigoni, Rosato, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino, Servodio, Amici, Tempestini, Maran, Touadi, Barbi, Pistelli, Fedi, Porta, Pompili, Codurelli, Adinolfi, D'Antoni, Misiani, Miotto, Fontanelli, Garavini, Boccia, Genovese, Lenzi, De Micheli».


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi, l'eurodeputato Alain Lamassoure, presidente della Commissione bilancio del Parlamento europeo, ha lanciato un grave allarme (purtroppo tristemente confermato anche da altri autorevoli esponenti) circa l'attuale sostenibilità economica del progetto ERASMUS (European Community Action Scheme for the Mobility of University Students) che, per anni, ha rappresentato simbolicamente il «percorso» efficace per un effettivo processo di integrazione europea;
   la Commissione europea ha ribadito che «nel bilancio dell'Unione europea 2012 sono finiti i soldi per pagare le fatture già emesse per una serie di fondi europei – tra cui il Fondo sociale europeo, il programma Erasmus e il fondo per la Ricerca e l'Innovazione»;
   a venticinque anni dalla sua nascita, dunque, il programma Erasmus, che ha permesso a milioni di giovani (oltre 200.000 l'anno) di studiare o formarsi professionalmente in un ateneo o in un'azienda europea, contribuendo, in tal modo, a sviluppare, nelle giovani generazioni, una piena ed effettiva «identità europea», funzionale alla nascita di una solida generazione di «cittadini europei», rischia, seriamente, di fermarsi a causa della consistente mancanza di fondi;
   dai dati ufficiali, emerge una crescita generalizzata della partecipazione a tale programma: nonostante la crisi, infatti, il numero di persone partecipanti, negli ultimi anni, continua ad aumentare, segno evidente di una diffusa "coscienza", soprattutto fra i giovani, di appartenere ad una comunità ampia che travalica i confini nazionali;
   nel solo anno accademico 2010-2011, in particolare, gli studenti italiani Erasmus sono stati complessivamente 22.031, risultando, quindi, il nostro Paese al quarto posto, dopo la Spagna, la Francia e la Germania;
   lo stanziamento previsto per tale progetto, per il periodo 2007-2013, è di circa 3,1 miliardi di euro ma, secondo fonti accreditate, allo stato attuale, mancherebbero già le risorse per finanziare il 30 per cento delle richieste relative all'ultimo trimestre del 2012;
   la commissione bilancio del Parlamento europeo ha recentemente approvato importanti emendamenti finalizzati ad evitare proprio i tagli proposti dal Consiglio, anche con riferimento al programma Erasmus; il commissario al bilancio, Janusz Lewandowsi, ha annunciato che il 23 ottobre 2012 presenterà una proposta di bilancio correttivo molto importante (si parla di una decina di miliardi di euro aggiuntivi);
   spetterà, a questo punto, agli Stati membri, con una chiara assunzione di responsabilità, evitare tagli drastici nei settori tradizionalmente essenziali per la crescita sociale ed economica, impegnandosi eventualmente ad aumentare le disponibilità del bilancio europeo 2013, e a versare quanto manca, secondo i normali criteri di contribuzione, soprattutto al fine di confermare, con i fatti, quanto più volte dichiarato negli ultimi consigli e cioè che «per uscire dalla crisi bisogna investire sui giovani e sulla ricerca»;
   il perdurare della difficile congiuntura economico-finanziaria, internazionale e nazionale, richiede di impegni stringenti e determinati, nel senso di un maggior contenimento e di una effettiva razionalizzazione delle spese pubbliche, ma soprattutto misure incisive nei settori strategici per lo sviluppo e la competitività globale dell'Europa;
   fattori essenziali di crescita sono sicuramente l'educazione, l'istruzione, la riqualificazione professionale, la ricerca, l'innovazione nonché la mobilità di studenti e dei lavoratori: in quest'ottica, la Commissione europea ha, in passato, dichiarato di voler addirittura raddoppiare, entro il 2020, il numero di studenti che studiano all'estero;
   la stessa Androulla Vassiliou, commissaria responsabile per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù, nel 2011, in occasione della presentazione del nuovo programma «Erasmus per tutti» che dovrebbe partire nel 2014 e raggruppare tutti gli attuali programmi dell'unione Europea (anche quelli di dimensione internazionale) nel settore dell'istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, sostituendo i sette programmi esistenti con un unico programma, ebbe a dichiarare che «l'investimento nell'istruzione e nella formazione è il migliore che possiamo fare per il futuro dell'Europa. Un'esperienza di studio all'estero accresce le competenze delle persone, ne favorisce lo sviluppo personale, l'adattabilità e aumenta la loro occupabilità. Vogliamo fare in modo che un numero molto maggiore di persone tragga beneficio dal sostegno dell'UE a queste opportunità. È anche necessario aumentare gli investimenti per migliorare la qualità dell'istruzione e della formazione a tutti i livelli, in modo da poter competere con i migliori al mondo, da offrire un maggior numero di posti di lavoro e da garantire una maggiore crescita»;
   è urgente attivarsi tempestivamente nelle competenti sedi europee affinché venga assicurato un adeguato finanziamento dei fondi comunitari, da cui dipende, altresì, il programma Erasmus, che, garantendo un'armonica condivisione di tradizioni, lingue, culture ed esperienze, anche professionali, contribuisce decisamente a rafforzare l'identità europea, a realizzare un «unico spazio» sociale, culturale e politico nonché a diffondere una reale cultura europeista –:
   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di rendere disponibili le risorse necessarie per finanziare ed implementare il progetto di mobilità studentesca Erasmus, che da anni rappresenta un fattore essenziale di integrazione europea oltre che uno strumento-chiave per la realizzazione effettiva di quella «cittadinanza europea», tanto auspicata ed oggi più che mai necessaria, anche per una soluzione condivisa ai gravi problemi economici che investono l'intera area euro.
(2-01697) «Perina, Della Vedova».

Interrogazione a risposta orale:


   BURTONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la coesione territoriale, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   in molte aree territoriali del nostro Paese caratterizzate dalla presenza di piccoli comuni si sta verificando un ulteriore pericoloso fenomeno di spoliazione ed impoverimento; si tratta della presenza delle edicole;
   in molte realtà la distribuzione non avviene più nelle classiche edicole bensì in altri esercizi come bar e tabacchi che ricevono i quotidiani;
   il calo delle vendite e l'assenza di una vera liberalizzazione che non riguarda le edicole bensì la distribuzione sta determinando la chiusura dei punti vendita dei giornali;
   la chiusura è dapprima annunciata con il mancato arrivo di testate quotidiane settimanali e mensili; poi si arriva progressivamente alla insostenibilità da parte degli esercenti di mantenere in vita il punto vendita della stampa in questi comuni;
   in questo modo si pregiudica la libertà di informazione e anche il lavoro di editori e giornalisti che a loro volta vedono ridursi lettori e spazi di mercato;
   l'informazione è uno dei pilastri delle democrazie moderne;
   in Basilicata nelle edicole non viene più distribuita la rivista Internazionale e neppure quotidiani magari di limitata tiratura ma di rilevanza nazionale;
   la conseguenza è che l'intera filiera ne risente e le due società di distribuzione che operano per la Basilicata hanno già iniziato procedure di licenziamento nei confronti del personale –:
   se e quali iniziative il Governo intenda adottare per convocare un tavolo istituzionale che coinvolga tutti i soggetti interessati per scongiurare la chiusura delle edicole e dei punti vendita della stampa nei piccoli comuni delle aree interne del nostro Paese. (3-02518)

Interrogazioni a risposta scritta:


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il FAI, Fondo ambiente italiano, è una Fondazione nazionale senza scopo di lucro nata nel 1975 allo scopo di «Promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell'arte, della storia e delle tradizioni d'Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità»;
   grazie all'opera meritoria dei suoi soci, del presidente onorario Giulia Maria Mozzoni Crespi, del presidente Ilaria Borletti Buitoni, dei vicepresidenti Paolo Baratta, Guido Roberto Vitale, Marco Magnifico e del direttore generale Angelo Maramai oltreché di migliaia di sostenitori e simpatizzanti, donatori e amici, il FAI ha salvato, restaurato e aperto al pubblico importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico del nostro Paese;
   nel centro storico di Lavagna (Genova) si trova un edificio conosciuto come «Casa Carbone», esempio abitativo di stile fin-de-siècle tipicamente ligure nelle decorazioni esterne e nella struttura architettonica. Ricca di arredi e dipinti dell'epoca, Casa Carbone conserva eccezionalmente intatto l'ambiente domestico di una famiglia borghese del Novecento ligure prima che «le esigenze della nostra civiltà spersonalizzassero le nostre abitazioni» citando le parole dei fratelli Emanuele e Siria Carbone, ultimi abitanti della casa e donatori del bene al FAI;
   sia l'opera del FAI sia il valore storico e culturale di Casa Carbone meritano un'attenzione particolare dai gestori della cosa pubblica, sia a livello locale, sia a livello nazionale;
   nel 2015 si svolgerà a Milano l'Esposizione universale –:
   se e quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere ai fini di sostenere l'opera del FAI, con particolare riferimento a Casa Carbone;
   se e quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere ai fini di coinvolgere e valorizzare il FAI e – tra i vari beni del FAI – la Casa Carbone nell'organizzazione dell'Expo 2015, favorendo le potenziali ricadute sociali, culturali, turistiche ed economiche. (4-18003)


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   nel 2015 a Milano si svolgerà l'Esposizione universale;
   Garbagnate milanese è una città di 27.000 abitanti nell'hinterland di Milano;
   Garbagnate milanese vede la presenza di luoghi di interesse architettonico e artistico, naturalistico e storico, culturale ed ambientale, oltre a costituire la naturale base di partenza per una visita al parco delle Groane e del canale Villoresi;
   il comune di Garbagnate milanese dista solo pochi chilometri dal sito della fiera di Milano dove si svolgeranno i principali eventi della manifestazione –:
   se e quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere ai fini di coinvolgere il comune di Garbagnate milanese nell'organizzazione dell'Expo 2015. (4-18005)


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   nel 2015 si svolgerà a Milano l'Esposizione internazionale denominata «Expo 2015»;
   il Governo – anche per il tramite della società di gestione e del commissario straordinario – ha tra i vari obiettivi quello di coinvolgere e valorizzare il territorio lombardo che ospita la manifestazione;
   il comune di Saronno in provincia di Varese è una città di 40.000 abitanti, polo scolastico e di servizi di un territorio più vasto che dista solo pochi chilometri dal sito della fiera di Milano dove si svolgeranno i principali eventi della manifestazione;
   Saronno vede la presenza di luoghi di interesse architettonico e artistico, naturalistico e storico, culturale ed ambientale tra i quali: il famoso santuario della Beata Vergine dei Miracoli, la chiesa di San Francesco, oltre a numerosi altri edifici religiosi, monumenti, ville e palazzi;
   numerosi teatri, tra i quali il Giuditta Pasta, e luoghi di svago oltre a numerosissime iniziative culturali e ricreative rendono Saronno un polo di attrazione per il tempo libero –:
   se e quali iniziative il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di coinvolgere e valorizzare il territorio ed il comune di Saronno nell'organizzazione dell'Expo 2015, favorendo le potenziali ricadute sociali, culturali, turistiche ed economiche. (4-18006)


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   l'emofilia è una malattia ereditaria caratterizzata dalla carenza di una proteina del sangue determinante per il processo della coagulazione. L'emofilico è perciò soggetto a emorragie, anche spontanee, prevalentemente a danno delle articolazioni e dei muscoli. La malattia viene trasmessa dalla madre portatrice sana (che in molti casi non sa di esserlo) e colpisce quasi esclusivamente i maschi, circa uno ogni 10.000 nati. Nonostante i notevoli progressi clinici compiuti negli ultimi quarant'anni, oggi la malattia non può essere guarita, anche se è possibile curarla efficacemente attraverso la somministrazione endovenosa di concentrati del fattore di coagulazione. Esiste un'altra malattia simile all'emofilia (la malattia di von Willebrand) che colpisce sia i maschi che le femmine. Si tratta di un difetto di un altro fattore della coagulazione (il fattore di von Willebrand) e generalmente non provoca sintomi molto gravi –:
   se e quali azioni di supporto alle associazioni di malati o ai centri di ricerca sono state attuate o verranno messe in atto attraverso i molteplici canali previsti (ad esempio, fondi 5 per mille, fondi ricerca Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca...);
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
    c) sostenere i malati anche attraverso centri di ascolto e assistenza ovvero alle associazioni di malati;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, quali siano le relative tempistiche, i risultati raggiunti e l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-18010)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:


   REGUZZONI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del Regolamento (CE) 847/2004, la legge 28 gennaio 2009 n. 2 prevede una sostanziale liberalizzazione del trasporto aereo da attuarsi anche mediante revisione degli accordi bilaterali che ne disciplinano i vari aspetti;
   il nostro Paese ha intrapreso la procedura di revisione di detti accordi bilaterali con il Bielorussia, inviando una nota verbale di carattere generale che prospetta l'apertura di negoziati per una maggiore liberalizzazione degli accordi aerei attualmente in vigore –:
   se sia pervenuta una conclusione dei negoziati ovvero quale sia lo stato della trattativa;
   quali siano i contenuti dell'intesa o le problematiche che ne impediscono la conclusione;
   se e quali iniziative il Governo intenda attuare al fine di migliorare le condizioni di concorrenza e liberalizzazione del trasporto aereo. (4-18004)

AFFARI REGIONALI, TURISMO E SPORT

Interrogazioni a risposta immediata:


   DI PIETRO, FAVIA, DONADI, BORGHESI e EVANGELISTI. — Al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   come ampiamente evidenziato dalla stampa nazionale e locale, il 2 ottobre 2012, Marcello Di Finizio, un piccolo imprenditore capace ma sfortunato, concessionario demaniale marittimo del famoso ristorante-bar-stabilimento balneare triestino «La Voce della Luna», distrutto circa due anni fa da un incendio e da due successive mareggiate, è salito sulla cupola della Basilica di San Pietro per chiedere al Governo Monti di ottenere presso le competenti sedi europee la proroga dell'applicazione della direttiva 123/2006/CE, cosiddetta direttiva Bolkestein, nei confronti delle imprese balneari;
   tale direttiva prevede, come noto, la messa all'asta delle attuali concessioni balneari a partire dal 1o gennaio 2016, ma nel quadro attuativo, ad avviso degli interroganti, di una procedura quasi spietata, frutto di un'errata o quanto meno strumentale interpretazione della direttiva stessa, che rischia di distruggere circa 30.000 imprese in attività, penalizzando gravemente lo stesso turismo italiano;
   il caso del signor Di Finizio, un uomo che per ben 27 ore ha rischiato di cadere nel vuoto per difendere l'esistenza del proprio lavoro e la certezza di un proprio diritto, rappresenta senza dubbio una modalità di protesta estrema, che è stata, di fatto, condannata da tutti gli altri imprenditori balneari. In ogni caso, centinaia di persone sono accorse da tutta Italia per raggiungere Di Finizio sotto la Cupola di San Pietro e parlare con le decine di giornalisti presenti, in modo da spiegare i motivi non solo della protesta dell'imprenditore triestino, bensì di tutti gli altri imprenditori balneari, che da mesi chiedono insistentemente al Governo di dover assumere ogni iniziativa di competenza a livello europeo, per ottenere l'esclusione delle imprese balneari dal campo di applicazione della «direttiva Bolkestein», così come è accaduto per altre categorie similari, quali, ad esempio, gli ambulanti e i concessionari di acque minerali, ma anche taxisti e distributori di carburante, tutelando in questo modo un settore sano e produttivo, che rischia di essere divorato dalle multinazionali straniere;
   il signor Di Finizio ha deciso di scendere solo dopo aver ricevuto rassicurazioni in merito a un suo incontro con i Ministri competenti presso la sede di Palazzo Chigi; ma nella giornata del 4 ottobre 2012 questo imprenditore è stato sottoposto a foglio di via obbligatorio, con obbligo di ritorno nel comune di residenza e il divieto di rientrare nella capitale per la durata di tre anni, con provvedimento disposto dal questore della provincia di Roma, mentre l'immobilismo del Governo Berlusconi prima e di quello attuale sino ad oggi continua a determinare uno pericoloso stato di incertezza e di blocco degli investimenti nel settore balneare, che rischia, anche, di sfociare, come nel caso citato del signor Di Finizio, in gravi problemi di ordine pubblico e sicurezza;
   il gruppo dell'Italia dei Valori, il 12 settembre 2012, durante lo svolgimento dell'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-02460 aveva chiesto al Governo precisi interventi in ordine all'annosa questione dei balneari, cui ad oggi, purtroppo, non ha ancora dato seguito; e il tutto, mentre il Ministro interrogato continua a dichiarare alla stampa di stare lavorando – ormai da un anno – a una soluzione di cui attualmente non si vede traccia –:
   quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo alla luce di quanto descritto in premessa, considerata la portata e la rilevanza che la questione dei balneari sta assumendo nel nostro Paese e, nondimeno, la circostanza per cui si sono verificate le condizioni per inibire addirittura la presenza a Roma di un uomo, di un lavoratore, che, seppur in modo estremo e non condivisibile, protestava pubblicamente per chiedere la tutela di un suo diritto, di fronte ad un problema dirompente e cruciale, quale è appunto quello del turismo balneare, che questo Governo sembra ignorare o che, in ogni caso, non è riuscito ancora a risolvere.
(3-02522)


   DE POLI, GALLETTI, POLI, ANNA TERESA FORMISANO, CICCANTI, COMPAGNON, RAO, VOLONTÈ, NUNZIO FRANCESCO TESTA, NARO e TASSONE. — Al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   l'attuale situazione economica-finanziaria ha investito tutti i settori produttivi, ma nella regione Veneto, in particolare, versa in estrema crisi il bacino termale euganeo. I cinque comuni che lo costituiscono, Abano, Montegrotto, Galzignano, Battaglia e Teolo, da tempo hanno lanciato un serio allarme occupazionale: sono a rischio 5.000 posti di lavoro senza considerare l'indotto;
   quello termale è un settore che ha registrato sempre numeri significativi (oltre 11 mila camere e posti letto che superano le 18 mila unità), ma la crisi ha indotto le strutture termali ad effettuare i primi tagli, in primis sul costo del personale, rafforzando, ad esempio, la flessibilità (ben quindici strutture hanno avviato la trasformazione di 429 dipendenti fissi in stagionali), e, continuando in questa direzione, c’è il rischio di aprire un ulteriore tavolo di crisi;
   la situazione è veramente drammatica; la crisi è causata, soprattutto, dall'agguerrita concorrenza slovena e austriaca e dal venir meno della copertura del costo delle cure termali da parte dei maggiori sistemi sanitari europei;
   alcuni albergatori/imprenditori hanno vinto la sfida della crisi rivoluzionando i reparti cure, puntando a nuovi mercati, come quello del wellness, ma è una goccia d'acqua nel mare della crisi di questo settore, che ha una bellissima storia culturale, sociale, territoriale, che va dalla seconda guerra mondiale fino agli anni ’90;
   per un efficace rilancio della zona termale dei Colli euganei è necessario agire subito, facendo convergere tutte le forze su un unico programma che in pochi punti sciolga una serie di nodi: dal piano di utilizzo della risorsa termale (che datato 1975 va modificato), all'urbanistica, alle infrastrutture, al coordinamento dei comuni termali, a una nuova legge sul turismo che permetta di utilizzare tutte le risorse necessarie –:
   quali urgenti iniziative intenda adottare per sostenere il settore termale in questo particolare momento e in che modo intenda intervenire per rilanciarlo.
(3-02523)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   ESPOSITO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   l'attuale situazione di crisi economica rende spesso particolarmente difficile per le amministrazioni comunali garantire anche i servizi minimi ai cittadini. In tale quadro, benché indispensabile, la raccolta differenziata dei rifiuti è diventata uno dei servizi sempre meno economicamente sostenibili per i comuni;
   il rischio è che il costo sempre crescente del servizio induca le amministrazioni alla riduzione del servizio stesso con gli immaginabili effetti sull'ambiente; in particolare, la raccolta differenziata della plastica rappresenta una frazione significativamente critica: di quanto raccolto in modo differenziato solo meno del 50 per cento è costituito da imballaggi avviati a riciclo, il resto è per metà avviato a recupero energetico (imballaggi misti difficilmente riciclabili da un punto di vista tecnico ed economico) e per metà avviato a smaltimento/incenerimento (scarti dell'attività di selezione);
   il decreto Ronchi (decreto legislativo n. 22 del 1997) ha istituito nel 1997 il CONAI, consorzio nazionale imballaggi, successivamente articolato per le differenti frazioni di imballaggio (carta/COMIECO, plastica/COREPLA, metalli/CIAL/CNA, vetro/COREVE, legno/RILEGNO);
   Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica, è soggetto senza fini di lucro (dal bilancio esercizio 2011 emerge un avanzo di oltre 85 milioni di euro che lo stesso consorzio ha deliberato di accantonare a riserva e che porta il patrimonio netto al 31 dicembre 2011 a oltre 223 milioni di euro), ha la finalità di razionalizzare ed organizzare la raccolta dei rifiuti di imballaggi plastici e il successivo riciclaggio, e si finanzia mediante:
    a) il contributo ambientale Conai (CAC), pagato dai produttori/importatori di imballaggi sulle quote immesse sul mercato nazionale;
    b) i proventi delle vendite dei rifiuti conferiti valorizzati a valle della raccolta differenziata;
   devono essere a carico (articolo 221, comma 10 del decreto legislativo n. 152 del 2006) di Corepla (in quanto consorzio costituito ai sensi dell'articolo 223 del decreto legislativo n. 152 del 2006), relativamente alla raccolta dei rifiuti urbani:
    a) il corrispettivo per i maggiori oneri relativi alla raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio conferiti al servizio pubblico;
    b) i costi per il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti di imballaggio;
   il Corepla, che ad inizio 2012 conta oltre 2.600 imprese consorziate e oltre 7.000 comuni convenzionati, deve operare secondo principi di efficacia, efficienza ed economicità:
    supportando i comuni nello sviluppo dei servizi di raccolta differenziata dei rifiuti d'imballaggi in plastica e riconoscendo loro corrispettivi economici a copertura dei maggiori oneri sostenuti per effettuarli, in base ad un accordo-quadro nazionale definito tra Conai e Anci (Associazione nazionale comuni d'Italia);
    assicurando l'avvio a riciclo del materiale raccolto e facendosi carico di tutte le lavorazioni preliminari indispensabili per renderlo tecnicamente possibile ed economicamente sostenibile;
   il conferimento di rifiuti di imballaggi in raccolta differenziata, non deve comportare oneri economici per il consumatore (articolo 221, comma 11, del decreto legislativo n. 152 del 2006), (cosa che invece avviene, tramite il meccanismo tributario/tariffario). In rispetto di tale principio i periodici accordi fra Anci e Corepla (all'interno degli accordi quadro fra Anci e Conai) definiscono:
    a) le modalità di conferimento dei rifiuti presso gli impianti di selezione convenzionati Corepla;
    b) i corrispettivi a copertura dei maggiori oneri di raccolta differenziata per le differenti modalità di raccolta;
    c) le fasce di qualità che i rifiuti conferiti presso impianti di selezione convenzionati Corepla devono avere affinché i comuni possano ricevere da Corepla i corrispettivi alla raccolta;
    d) gli eventuali oneri accessori (trasporto, pressatura);
   in attuazione dell'accordo Anci-Corepla i comuni sono obbligati a conferire al Corepla i rifiuti plastici da raccolta differenziata ma non sempre, a causa della qualità della raccolta stessa, ricevono da questa un corrispettivo a copertura dei maggiori oneri per la raccolta differenziata, pur avendola attivata e realizzata;
   il corrispettivo Corepla inoltre non copre tutti i costi di raccolta e di trasporto dei rifiuti per cui la differenza tra costo sostenuto dai comuni e corrispettivo viene pagata tramite la tarsu o la tariffa rifiuti;
   negli anni le fasce di qualità sulla base delle quali Corepla attribuisce o meno il corrispettivo alla raccolta sono andate progressivamente restringendosi, ma al contempo non sono stati forniti ai comuni strumenti e risorse per il reale miglioramento della qualità della raccolta; questo ha determinato in molti territori italiani il ricorso ad una pre-pulizia dei rifiuti prima del conferimento presso gli impianti di selezione convenzionanti Corepla (i rifiuti plastici raccolti in modo differenziato prima di essere conferiti alle piattaforme di selezione convenzionate Corepla vengono, a carico ed onere dei comuni, inviati a impianti quasi esclusivamente privati nei quali si procede manualmente ad eliminare parte della frazione estranea in modo da rientrare nelle fasce di qualità definite nell'accordo Anci-Corepla e valorizzare in tal modo il corrispettivo da questo definito): poiché la pre-pulizia può essere effettuata contestualmente alla selezione, questa prassi determina:
    a) un incomprensibile aggravio dei costi per i comuni e quindi per i cittadini;
    b) la perdita della completa tracciabilità dei flussi per il sistema pubblico;
    c) un maggiore impatto ambientale (trasporto agli impianti di pre-pulizia, lavorazione dei rifiuti negli impianti di pre-pulizia, ulteriore trasporto agli impianti di selezione);
   in altri territori italiani dove non si ricorre alla pre-pulizia dei rifiuti, questo troppo spesso determina la perdita del corrispettivo Corepla alla raccolta sebbene la raccolta sia stata comunque effettuata dai comuni e nonostante Corepla prenda in carico gli imballaggi conferiti e li valorizzi economicamente: anche in questo caso si produce un irragionevole aggravio dei costi a carico dei comuni e quindi dei cittadini;
   sulla determinazione del CAC la scelta operata da Corepla/Conai è stata quella di minimizzarne l'impatto sui produttori/importatori degli imballaggi, in questo modo non stimolando scelte industriali volte a produrre solo imballaggi riciclabili o comunque di riduzione degli imballaggi stessi non solo il «contributo ambientale» è significativamente più alto ma è differenziato a seconda del grado di riciclabilità dell'imballaggio prodotto;
   in ultimo la quota di rifiuti da imballaggio avviata da Corepla a riciclo nel mercato tramite il sistema delle «aste», il quale segue logiche finanziarie e commerciali piuttosto che industriali, a detrimento dell'effettivo, prevalente, riciclaggio del materiale e talvolta agevolando vie di «fuga» dal sistema di riciclaggio nazionale;
   al fine di raggiungere gli obiettivi di raccolta imposti al Corepla, questi ha correttamente promosso la raccolta differenziata della plastica che è cresciuta in quantità; a ciò non è corrisposto un analogo risultato in termini di qualità: si è passati dalla raccolta dei soli contenitori per liquidi (acqua, bibite, detergenza e altro) dei primi anni 2000 alla raccolta di tutti gli imballaggi plastici (sacchetti, vaschette, reggette, contenitori vari e altro), fino alla recente introduzione di piatti e bicchieri monouso in plastica e imballaggi in bio-plastica;
   l'aumento delle tipologie degli imballaggi conferibili nella raccolta plastica ingenera nella stragrande maggioranza dei cittadini (anche i più sensibili alla sostenibilità ambientale dei consumi) notevole confusione che determina la scarsa qualità della raccolta (per buona parte la frazione estranea rinvenuta nella raccolta è costituita da oggetti in plastica). Poiché la quasi totalità degli imballaggi misti a seguito della selezione non vengono avviati a riciclo (a seguito della selezione solo i contenitori per liquidi [in PET, PE e PP], il film e le cassette vengono avviate a riciclo; tutti gli altri imballaggi vengono quasi esclusivamente avviati a recupero energetico poiché difficilmente riciclabili), bensì a recupero energetico, la scelta di Conai e di Corepla è difficilmente condivisibile sia dal punto di vista economico che ancor più da quello ambientale –:
   come intenda il Governo rivedere l'architettura gestionale di Corepla al fine di ridurre la produzione degli imballaggi e promuovere una raccolta differenziata della plastica finalizzata al riciclo, magari superando la limitazione ai soli imballaggi ed aprendosi anche ai manufatti riciclabili, e non scaricando tutti i costi delle nuove politiche ai comuni e cittadini;
   quale sia il livello qualitativo della raccolta differenziata degli imballaggi plastici nelle diverse regioni italiane e quali siano i livelli di copertura dei costi di raccolta e trasporto effettivamente sostenuti dal sistema pubblico in rapporto con il corrispettivo Corepla derivante dall'accordo Anci-Corepla;
   di quali strumenti siano state dotate le amministrazioni comunali per concorrere al miglioramento della qualità (piuttosto che della quantità) della raccolta differenziata senza aggravare ulteriormente i costi per i consumatori e per gli utenti del servizio pubblico locale;
   quali siano, al 2011, la quantità di rifiuti da imballaggio plastico raccolta da Corepla in rapporto all'immesso al consumo e le conseguenti quantità avviate a riciclo, recupero energetico e smaltimento in discarica (precisando anche gli scarti derivanti dalle predette attività, ovvero distinguendo l'avvio a smaltimento per così dire «diretto» dallo smaltimento delle perdite o scarti di processo);
   quali siano le azioni che Corepla abbia concretamente e formalmente intrapreso o che intende intraprendere al fine di massimizzare l'avvio a riciclo degli imballaggi raccolti tenendo conto delle suddette esigenze e peculiarità del complessivo sistema gestionale così come voluto e imposto dal medesimo Corepla. (5-08082)


   VICO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   Taranto vive una delle emergenze ambientali, per peso di emissioni e dati epidemiologici, tra le più importanti del nostro Paese. Ogni condizione di ulteriore peggioramento della situazione rischia di aggravare in maniera irreversibile l'ecosistema territoriale e le sue condizioni di vivibilità e salute;
   tale attività di accertamento e verifica riguarda anche importanti discariche del territorio jonico coinvolte a vario titolo in importanti inchieste dalla procura di Lanciano e della procura di Milano che avrebbero indagato sul traffico illecito trans regionale di rifiuti pericolosi;
   nello specifico si tratta della discarica Vergine, in località Mennole-Palombara a Lizzano (Ta), coinvolta, secondo quanto riportato nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti in visita a Taranto tra il 14 e il 16 settembre del 2010, da una indagine della procura di Lanciano relativa al traffico illecito di rifiuti speciali. Inchiesta per cui l'autorità competente ha emesso provvedimenti cautelari restrittivi;
   secondo l'impostazione accusatoria un'azienda abruzzese specializzata nella gestione di rifiuti speciali e pericolosi (ditta Di Florio s.r.l. ora New Deal s.r.l.) per un lungo periodo di tempo che va dall'11 febbraio 2004 all'8 maggio 2009 avrebbe conferito nella discarica Vergine, con la compiacenza dei responsabili della stessa, oltre 14 tonnellate di rifiuti falsamente codificati con il codice 19 dicembre 2012 (rifiuti misti prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti non pericolosi). Alla Vergine, senza trattamento adeguato e attraverso traffici in tutta Italia atti ad eludere i controlli, invece arrivavano ingenti quantitativi di rifiuti speciali e di forte impatto per l'ambiente tra cui i cosiddetti big-bag contenenti polveri da verniciatura, fanghi disidratati di depurazione, plastica e metallo;
   la discarica Vergine compare, insieme alla discarica grottagliese di Ecolevante, in un altro filone d'inchiesta portato avanti, dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano. Si tratta di indagini sviluppatesi a larghissimo raggio e che mettono in luce un vasto traffico illecito di rifiuti con triangolazioni tra la Campania (da dove i rifiuti partivano proprio nel periodo dell'emergenza), la Lombardia dove i rifiuti venivano sottoposti fittiziamente a un trattamento per renderli idonei e consentire l'attribuzione del codice CER 19.12.12 e la Puglia, destinazione finale dove arrivavano e venivano illecitamente smaltiti grazie proprio alla documentazione falsa che consentiva, inoltre agli autori della frode di procurarsi un ingiusto profitto pari alla somma versata dai conferitori per lo smaltimento e al parziale versamento dei tributi regionali sull'ecotassa;
   a fronte di tali importanti verifiche pare che nessuna informazione sia stata fornita dagli organi di controllo locali in merito alle anomalie registrate con riferimento alle discariche sopra indicate e anche in presenza di numerose segnalazioni giunte dai cittadini e dalle associazioni ambientaliste del luogo che da anni denunciano odori molesti, possibile inquinamento della falda acquifera e un considerevole aumento delle malattie croniche, così come risulta dalle audizioni rese in Commissione Parlamentare da alcuni medici e rappresentanti istituzionali –:
   cosa intenda fare il Governo in merito al controllo e alla verifica delle condizioni di salubrità dei territori in questione e quali strumenti di vigilanza intenda assumere per evitare che ulteriori episodi di traffico illecito di rifiuti tossici o speciali possano interessare un territorio già così fortemente provato. (5-08085)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GINEFRA. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   così come si apprende dai titoli di stampa di questi ultimi giorni, il 10 settembre 2010 Carlo De Romanis, vicecapogruppo Pdl alla regione Lazio, ha organizzato un festino in costume dal titolo «Ulisse torna a casa e sfida i nemici»;
   su un sito internet prontamente oscurato, sono apparse alcune immagini dell'evento e la cronaca di una festa alla quale, a quanto dichiarato dallo stesso De Romanis, avrebbero preso parte circa duemila persone intervenute, sempre su ammissione del suddetto consigliere regionale, per: «ringraziare gli amici che non vedevo da 8 anni e che mi avevano sostenuto prima nella campagna elettorale delle Europee e poi in quella per le Regionali»;
   la festa è stata allestita in un circolo su viale delle Olimpiadi a cui si è aggiunto un vero e proprio servizio fotografico per il quale sarebbero stati assunti i truccatori dello «Studio 13». Questi ultimi avrebbero approntato un set fotografico per realizzare la foto dell'invito al party di De Romanis, sulla scalinata della Galleria nazionale di arte moderna a Villa Borghese –:
   se siano state rilasciate le autorizzazioni per l'uso delle scalinate della Galleria nazionale per tale servizio, e quali siano state le modalità del rilascio degli eventuali permessi. (5-08088)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere – premesso che:
   la fortificazione di Castelfranco Veneto, risalente al XII secolo, è stata partecipe nei secoli della nostra storia, assieme ai cittadini che l'hanno animata;
   il castello, «franco» da imposte per i suoi abitanti-difensori, ha subito terremoti, carestie, epidemie, assedi e guerre con potentati vicini e lontani, e, nonostante tutto, è sempre resistito. Ancor oggi si presenta nella sua splendida forma come a rassicurare chiunque lo osservi;
   purtroppo, anche se la sua fierezza è rimasta inalterata nel tempo, altrettanto non si può dire sulla sua stabilità e staticità, per le quali la situazione si presenta particolarmente grave;
   l'improrogabile necessità di un intervento a tutela del bene di particolare rilevanza storica è nota agli operatori istituzionali locali, tant’è vero che le criticità sono già state individuate e importanti lavori di ripristino sono in corso sulla Torre Civica;
   anche le altre torri hanno bisogno di immediati interventi strutturali, soprattutto quelle di nord-ovest e sud-ovest, interessate da autentici crolli strutturali; la cinta muraria, tra l'altro priva di fondamenta, è pericolante e necessita di urgenti lavori di ripristino;
   i Ministeri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze sarebbero già venuti in possesso della documentazione che dimostra i cedimenti subiti dalle suddette strutture;
   le opere inserite dai singoli comuni nel cosiddetto «piano di priorità» devono essere contemplate anche nel relativo piano triennale delle opere pubbliche e quindi inserite in sede di approvazione di bilancio, con l'opportuna copertura annuale e triennale, sicché appare al momento indefinita qualsiasi programmazione degli interventi;
   per altro verso, l'impossibilità di derogare al «patto di stabilità» rischia di vanificare qualunque aspettativa dell'amministrazione comunale di Castelfranco Veneto, relativamente alla programmazione a breve dei lavori di sostegno e di recupero del manufatto in parola;
   al riguardo, il sindaco di Castelfranco Veneto attraverso la campagna «Salviamo le mura» ha sensibilizzato la comunità cittadina a sottoscrivere l'appello per il reperimento di fondi necessari a rendere effettiva l'applicazione della normativa vigente in materia di «tutela dei beni architettonici» che impone al «proprietario di un bene vincolato» di garantirne l'integrità;
   il Governo ha stanziato 330 milioni circa di euro per la conservazione, la riqualificazione ed il rilancio di una ventina di aree archeologiche e poli museali del Mezzogiorno d'Italia, che peraltro sono già destinatari di significativi finanziamenti comunitari che spesso restano addirittura inutilizzati o sottoutilizzati;
   si evidenzia perciò anche nello specifico caso, a giudizio degli interpellanti, la grave sperequazione ai danni delle aree del Nord del Paese –:
   quali strumenti finanziari intendano adottare i Ministri interrogati a sostegno del recupero urgente delle mura di Castelfranco Veneto, nel rispetto delle leggi vigenti che obbligano alla salvaguardia dei beni storico-architettonici;
   se non ritengano opportuno, in considerazione dell'urgenza degli interventi in argomento, assumere le necessarie iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per consentire all'amministrazione comunale di Castelfranco Veneto di usare le proprie risorse, valutabili in 20 milioni di euro circa, per il recupero e il sostegno del magnifico manufatto in questione, che le istituzioni hanno il dovere di tutelare e conservare anche a vantaggio delle future generazioni.
(2-01694) «Dozzo, Dussin, Goisis, Fabi, Lanzarin, Gidoni, Bragantini, Bitonci, Forcolin, Montagnoli, Dal Lago, Munerato, Martini».

Interrogazioni a risposta immediata:


   RAISI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   a causa degli eventi sismici che hanno interessato, nel mese di maggio 2012, le regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, il Ministero dell'economia e delle finanze, con decreto del 1o giugno 2012, ha disposto la sospensione, nei confronti dei contribuenti, persone fisiche e non, anche in qualità di sostituti d'imposta, che, alla data del 20 maggio 2012, avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni delle province di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Mantova e Rovigo, dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, scadenti nel periodo compreso tra il 20 maggio 2012 ed il 30 settembre 2012;
   il decreto-legge 6 giugno 2012, n. 74, all'articolo 8, ha introdotto la sospensione di termini amministrativi, contributi previdenziali ed assistenziali, in aggiunta a quanto disposto dal decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 1o giugno 2012 e «fermo che la mancata effettuazione di ritenute ed il mancato riversamento delle ritenute effettuate da parte dei soggetti di cui al predetto decreto, a partire dal 20 maggio 2012 e fino all'entrata in vigore del presente decreto-legge, sono regolarizzati entro il 30 novembre 2012 senza applicazione di sanzioni e interessi»;
   tali provvedimenti, a causa dei non pochi problemi di coordinamento tra le diverse disposizioni, hanno determinato seri dubbi interpretativi circa l'effettivo ambito applicativo della prevista regolarizzazione al 30 settembre 2012 (termine successivamente prorogato al 30 novembre 2012 dal decreto ministeriale del 24 agosto 2012);
   con riferimento, in particolare, agli obblighi del sostituto d'imposta, non è risultato subito chiaro se la sospensione dovesse riguardare solo il versamento all'erario delle ritenute operate o anche l'effettuazione delle stesse all'atto del pagamento del compenso;
   inoltre, mentre il decreto ministeriale del 1o giugno 2012 sembra prevedere che l'effettuazione delle ritenute sia sospeso fino al 30 settembre 2012 (salvo versare le ritenute, eventualmente, già effettuate), il decreto-legge n. 74 del 2012, invece, sembra affermare, in maniera indiretta, che, successivamente all'entrata in vigore dello stesso (7 giugno 2012), le ritenute debbano essere regolarmente effettuate e riversate all'erario: ciò ha, di fatto, determinato l'adozione, da parte dei sostituti d'imposta, di comportamenti non uniformi, con evidenti disparità di trattamento tra i diversi lavoratori;
   l'Agenzia delle entrate, con comunicato del 16 agosto 2012, dopo aver chiarito innanzitutto che le indicazioni di carattere generale contenute nel decreto ministeriale del 1o giugno 2012 non sono influenzate dalle disposizioni di cui al successivo decreto-legge n. 74 del 2012, ha specificato che, «dal punto di vista oggettivo, la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari non include l'effettuazione e il versamento delle ritenute da parte dei sostituti d'imposta», per cui questi ultimi sono comunque tenuti all'effettuazione e al versamento delle ritenute fiscali ai propri lavoratori dipendenti, nei termini ordinari, salva la possibilità di regolarizzare entro il 30 novembre 2012;
   sulla base di tale chiarimento, numerose aziende e datori di lavoro, per paura di incorrere nel pagamento di sanzioni e interessi, hanno provveduto tempestivamente a ripristinare, dal cedolino del mese di agosto 2012, le trattenute irpef e a procedere, a partire dalla retribuzione di competenza del mese di settembre 2012, al recupero immediato, attraverso un'unica «trattenuta» in busta paga, dell'intero arretrato sospeso;
   migliaia di lavoratori dipendenti si sono, così, trovati a percepire buste paga decisamente irrisorie, con riduzioni che, in molti casi, sono state anche superiori al 70 per cento (addirittura oltre il 10 per cento delle buste paghe hanno registrato un importo pari a zero);
   tale situazione, che, di fatto, provoca un'evidente ed intollerabile disparità di trattamento tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, finisce con l'ostacolare ulteriormente la ripresa socio-economica di una vasta area geografica colpita da un evento naturale che ha duramente danneggiato un tessuto produttivo rilevante per l'intera economia nazionale;
   va ricordato, tra l'altro, che, per consentire il rientro dall'emergenza derivante dal sisma che ha interessato il territorio abruzzese il 6 aprile 2009, la legge di stabilità per il 2012 (legge 12 novembre 2011, n. 183), nel disporre, all'articolo 33, comma 28, la ripresa della riscossione dei contributi sospesi a decorrere dal mese di gennaio 2012, ha introdotto un regime agevolato per il versamento da effettuare «senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori, mediante il pagamento in centoventi rate mensili di pari importo»; è stato, altresì, previsto, che «l'ammontare dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già eseguiti, è ridotto al 40 per cento»;
   per evidenti ragioni di equità, sarebbe opportuno applicare ai cittadini-contribuenti delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, interessati dal sisma del mese di maggio 2012, lo stesso metodo di riscossione e di agevolazioni previste per i terremotati dell'Abruzzo;
   nell'ultimo Consiglio dei ministri del 4 ottobre 2012 sono state approvate alcune nuove disposizioni per il sisma di maggio 2012, prevedendo, in particolare, l'esclusione dall'applicazione per il 2012 e il 2013 delle norme di spending review, nonché l'ulteriore proroga del termine per il pagamento dei tributi al 16 dicembre 2012 (senza applicazione di sanzioni e interessi) –:
   quali misure di competenza si intendano adottare al fine di venire incontro alle esigenze economiche di tutti quei lavoratori che si sono, di fatto, trovati con una busta paga pressoché azzerata, per effetto delle ritenute effettuate dai sostituti d'imposta, sulla base di un'interpretazione rigida del dettato normativo ed, in ogni caso, se non si ritenga necessario prorogare ulteriormente il termine finale del periodo di sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari, almeno fino alla fine dello stato di emergenza, in conseguenza degli eventi sismici che hanno colpito il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova, nonché introdurre opportune misure normative volte a garantire un recupero graduale di quanto dovuto a seguito della prevista sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari. (3-02524)


   DOZZO, MARONI, BOSSI, LUSSANA, FOGLIATO, MONTAGNOLI, FEDRIGA, FUGATTI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DAL LAGO, DESIDERATI, DI VIZIA, DUSSIN, FABI, FAVA, FOLLEGOT, FORCOLIN, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MARTINI, MERONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, POLLEDRI, RAINIERI, REGUZZONI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'azione intrapresa nel corso degli ultimi mesi da parte del Governo italiano e finalizzata ad abbassare gli elevati livelli di spesa della pubblica amministrazione si è concentrata principalmente sugli enti locali, e sui comuni in particolare, attraverso la finalizzazione di disposizioni normative che hanno previsto riduzioni di trasferimenti secondo un approccio lineare, ovvero non considerando gli enti che nel corso degli anni hanno adottato politiche di gestione finanziaria efficienti ed in grado di garantire spese di funzionamento inferiori alla media nazionale e senza, altresì, valutare adeguatamente come il concorso degli enti locali alla creazione del deficit dell'amministrazione pubblica nazionale sia molto inferiore rispetto a quello evidenziato dai livelli di governo centrale;
   l'attuale situazione della finanza pubblica locale è particolarmente grave, sia alla luce della pesante riduzione di risorse operata attraverso la rideterminazione del fondo sperimentale di riequilibrio, sia per il fatto che numerose amministrazioni, proprio per sopperire a tali deficit, dovranno quasi certamente ricorrere all'aumento delle imposte locali, a partire dall'imu, e che la difficoltà degli enti è ulteriormente acuita dal fatto che gli amministratori locali si stanno muovendo in quadro normativo estremamente incerto ed instabile, il quale ha portato più volte al differimento dei termini per l'approvazione dei bilanci preventivi 2012;
   oltre alla mancanza di risorse, i comuni devono, altresì, far fronte alle difficoltà legate al rispetto dei vincoli imposti dal patto di stabilità interno e che impone agli enti medesimi, fatti salvi le amministrazioni che, così come individuate ai sensi dell'articolo 20 del decreto-legge n. 98 del 2011, e successive modificazioni, rientrano nella classe dei enti virtuosi, il raggiungimento di un obbiettivo di saldo finanziario per il concorso dell'ente stesso al contenimento dei saldi di finanza pubblica;
   il procedimento per la determinazione di tale saldo, definito attualmente dalla legge di stabilità per il 2012 (legge 12 novembre 2011, n. 183), oltre che particolarmente complesso dal punto di vista metodologico, risulta in numerosi casi assolutamente gravoso, anche per il fatto che in taluni casi la causa è da rintracciarsi in investimenti pregressi rispetto all'esercizio in corso, determinando così un aumento costante negli ultimi anni degli enti inadempienti al rispetto del patto, giunti nel 2011 ad un totale di 120, ovvero più che raddoppiati rispetto al 2010, quando i trasgressori furono una cinquantina;
   le attuali modalità di applicazione del patto di stabilità interno hanno negative ricadute anche, e soprattutto, sulle spese di investimento, dal momento che queste subiscono, a causa dei limiti oggi imposti, gravi ritardi nei tempi di finalizzazione, in quanto l'utilizzo del principio di competenza mista obbliga gli enti a posticipare queste spese così da riuscire a garantire il saldo prefissato, con l'ovvia conseguenza di una drastica riduzione delle medesime spese di investimento, tanto che gli stessi comuni sono stati costretti a ridurre negli ultimi anni, per una media del 30 per cento, dette voci di spesa, sebbene queste rappresentino voci tra le più importanti per il rilancio dell'economia locale (pro-ciclicità);
   i vincoli del patto di stabilità, infatti, così come attualmente previsti, aggravano ulteriormente la difficilissima situazione economica, che mette in difficoltà, soprattutto, le piccole e medie imprese, ovvero quella classe imprenditoriale che gestisce un'attività ma che non è garantita dagli ammortizzatori sociali, pur intrattenendo quotidianamente rapporti di lavoro con gli enti locali, eseguendo lavori di manutenzione, ovvero piccole forniture, e partecipando a gare per lavori pubblici di piccolo importo, e che è comunque diffusa su tutto il territorio italiano. I vincoli del patto di stabilità interno potrebbero rallentare e bloccare le attività delle piccole e medie imprese, determinando, perciò, l'effetto contrario alle necessita di rilancio dell'economia, col rischio concreto di affossare definitivamente queste realtà lavorative. Appare, perciò, oltremodo miope impedire a quegli enti locali, che ancora hanno la possibilità di investire anche piccole somme in opere e servizi che soddisfano le esigenze della popolazione, di sostenere in questo modo, soprattutto, le imprese insediate sul proprio territorio;
   dal 1o gennaio 2013, così come stabilito dal comma 1 dell'articolo 31 della legge di stabilità per il 2012, l'applicazione dei vincoli di finanza pubblica verrà allargata anche ai comuni con una popolazione tra i 1.000 e i 5.000 abitanti, così che agli attuali 2.300 enti circa soggetti al patto di stabilità interno si aggiungeranno almeno altri 3.800 enti di dimensioni ridotte, dove gli stringenti vincoli del patto potrebbero diventare velocemente una restrizione ancora più serrata per lo sviluppo e gli investimenti all'interno delle amministrazioni;
   a partire dal 2012, e in virtù delle modifiche apportate dal comma 12-bis dell'articolo 4 del decreto-legge n. 16 del 2012 (cosiddetto decreto fiscale), l'attuale tetto del 3 per cento delle entrate correnti come tetto massimo ai fini delle sanzioni economiche verrà abolito e la sanzione economica da versare allo Stato da parte di chi non riuscirà a centrare gli obbiettivi di finanza pubblica, che si aggiunge alle altre attualmente previste, come la fissazione di un limite all'indebitamento piuttosto che la riduzione delle indennità degli amministratori, sarà pari all'intera somma sforata dall'ente –:
   se non si ritenga opportuno adottare, in virtù della grave situazione della finanza pubblica locale, gli opportuni provvedimenti al fine di differire la data dell'entrata in vigore della norma, oggi prevista per il 1o gennaio 2013, per l'applicazione dei vincoli del patto di stabilità interno per gli enti locali con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, in vista di una successiva revisione dell'intero impianto dei vincoli di finanza pubblica per gli enti locali finalizzata all'allentamento degli stessi vincoli in chiave di rilancio delle attività economiche. (3-02525)


   VIGNALI, BALDELLI e CASERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   in materia di iva per cassa, con l'articolo 32-bis del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, è stata ampliata la facoltà ai soggetti con volume d'affari non superiore a 2 milioni di euro di pagare l'iva solo quando il pagamento ad essa relativo viene effettivamente incassato, dando così corso alla facoltà accordata dalla direttiva 2010/45/UE;
   si tratta di provvedimento molto atteso dalle micro e piccole imprese, in quanto risponde in modo concreto al pressante problema della liquidità;
   il comma 4 del medesimo articolo demanda ad un successivo decreto del Ministro dell'economia e delle finanze – da emanare entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto – l'individuazione delle disposizioni di attuazione dell'articolo in commento, nonché della data di entrata in vigore delle disposizioni ivi contenute;
   l'11 ottobre 2012 scade il termine di 60 giorni per l'emanazione del suddetto decreto. Il Governo ha fornito recentemente assicurazioni per la prossima emanazione del decreto, tuttavia si rammenta che la direttiva prevede che tale facoltà debba essere esercitata dagli Stati entro il 31 dicembre 2012, ai fini della sua operatività a partire dal 1o gennaio 2013 –:
   quali siano i tempi precisi e certi di emanazione del decreto previsto dal comma 4 dell'articolo 32-bis del decreto legge n. 83 del 2012 e se le disposizioni in esso contenute siano immediatamente operative. (3-02526)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VICO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   lo scandalo Tributi Italia dall'interrogante ampiamente denunciato in atti e iniziative parlamentari da tre anni a questa parte, pone il dovere istituzionale di prestare particolare attenzione nei confronti di un settore in cui il sistema dei controlli nei confronti delle imprese è di primaria importanza anche nell'ottica del regime di rigore e risparmio che questo Governo si è inteso dare;
   a tal proposito è opportuno segnalare un sistema di abusi sul modello di quello portato agli onori della cronaca per lo scandalo Tributi Italia che riguarda un'altra società concessionaria di tributi (riveniente dallo scorporo di cui al comma 7, dell'articolo 3 del decreto-legge n. 203 del 2005 convertito, con modificazioni, dalla legge 248 del 2005) e con sede nel foggiano. La Gema Spa con sede legale in Corso Mezzogiorno a Foggia, si presentava infatti come azienda modello dalla storia centenaria tanto da aver fatto regolare richiesta di oltre 2milioni e 800mila euro nell'asse dedicata all'innovazione tecnologia e agli aiuti alle imprese dei fondi FESR regione Puglia 2007-2013, ma in realtà stornava sui conti personali del suo titolare e amministratore unico i fondi provenienti dalla riscossione dei tributi di numerosi comuni (tra cui Foggia, Brindisi, Trapani, San Severo, Cerignola e Iglesias). Gema ha lasciato un enorme buco nelle casse dei comuni di cui era concessionaria ed attualmente versa in uno stato di crisi che pare irreversibile, rischiando di lasciare definitivamente senza occupazione circa 130 lavoratori. Si segnala inoltre che almeno altri 50 lavoratori, stremati dalla mancata corresponsione delle retribuzioni loro spettanti dal mese di giugno 2012, si sono dimessi per giusta causa;
   eppure sui conti Unicredit non dedicati ai comuni bensì connessi direttamente alla Gema spa sarebbero, a quanto consta all'interrogante, transitati centinaia di milioni di euro che comunque non avrebbero consentito alla società di sanare la propria posizione debitoria;
   attualmente il crack della Gema è finito sotto la lente delle indagini condotte dalla magistratura: sono finiti agli arresti domiciliari l'ex amministratore delegato Giuseppe Corriero e il presidente del consiglio di amministrazione, Lanfranco (detto Chicco) Tavasci, deus ex machina della concessionaria nonché dell'influente associazione di categoria Ascotributi –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di questo ennesimo scandalo e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano porre in atto per salvaguardare i cittadini e le amministrazioni comunali frodate e per assicurare il sostegno al reddito ai circa 130 dipendenti che resteranno senza occupazione a seguito della sempre più probabile dichiarazione di fallimento di Gema. (5-08083)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MANCUSO, BARANI, CICCIOLI, GIRO e GIRLANDA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   la crisi contingente degli ultimi anni ha distorto e modificato gli atteggiamenti di consumo e risparmio della popolazione, spingendo anche le fasce a reddito medio/alto a ripensare l'opportunità e convenienza di determinati acquisti o spese;
   anche il sistema di tassazione ha un punto di rottura, in cui il maggiore introito pubblico viene pareggiato dal mancato consumo o investimento;
   il decreto legge n. 201 del 2011, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 2011, contenente un insieme di provvedimenti caratterizzati dall'urgenza al fine di assicurare la stabilità finanziaria, la crescita e l'equità, ha introdotto la tassazione sulle auto di grossa cilindrata, il cosiddetto superbollo;
   già nella manovra estiva 2011 si era introdotto il «superbollo» sulle auto con potenza superiore ai 225 chilowatt, che dovevano pagare un bollo di misura pari a 10 euro per ogni chilowatt di potenza in più;
   poi, all'articolo 23, comma 21 del decreto-legge 98 del 2011 è introdotta l'addizionale erariale per le autovetture e autoveicoli adibiti al trasporto promiscuo di persone e cose con potenza superiore ai 185 chilowatt, e la misura dell'addizionale è di 20 euro in più per ogni chilowatt superiore;
   dei previsti 168 milioni di euro che lo Stato pensava di introitare con la gabella sulle auto di lusso, ne arriveranno solo 137 per effetto delle esportazioni nell'usato e, in più, l'erario perderà altri 105 milioni di euro tra mancato incasso di IVA, bollo e IPT per effetto del calo delle vendite nel segmento;
   nel segmento, la rete vendita aveva già perso nei primi 4 mesi di quest'anno circa 190 milioni di euro, che significano 33 milioni di IVA in meno, 2 milioni in meno di IPT e 1 milione mancato per la tassa di possesso;
   oltre al mancato incasso della sovrattassa, bisogna anche tener conto del mancato incasso dell'IVA sull'acquisto dell'auto;
   il mercato di automobili nuove in Italia è uno dei peggiori in Europa: il dato delle immatricolazioni di luglio (108.826) segna un ribasso del 21,4 per cento stesso dato dell'anno precedente;
   si è all'ottavo mese consecutivo di calo delle vendite, che hanno avuto un calo del 20 per cento;
   sono in calo anche le vendite di marchi che mai avevano risentito di condizioni avverse, come Maserati (-70 per cento) e Ferrari (-40 per cento);
   dal 2008 a oggi sono state lasciate a casa 12mila persone, che rappresentano altrettante famiglie, per un totale di 350 aziende chiuse;
   il «superbollo» ha inciso anche sul mercato delle auto usate e a pagarne il prezzo sono stati tanti concessionari e commercianti di auto;
   fino al 2011 lasciavano l'Italia per l'estero almeno 60 Porsche usate alla settimana;
   dall'introduzione del superbollo si è arrivati a 200 la settimana;
   d'altro canto sono aumentate esponenzialmente le macchine sopra i 2000 cc in vendita, perché considerate, ora, troppo costose da mantenere;
   almeno l'80 per cento delle macchine usate di grossa cilindrata sono piazzate in Germania, Belgio, Francia, paesi dell'Est Europa;
   a oggi, un'auto di un anno vale il 50 per cento del suo prezzo, svalutazione che prima si aveva al terzo anno;
   Romano Valente, direttore generale di UNRAE (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri), ha dichiarato che il superbollo ha contemporaneamente creato gli effetti di una patrimoniale secca da 1 miliardo sull'auto, a causa del deprezzamento dello stock dell'usato presente nelle concessionarie –:
   se il Governo intenda assumere iniziative per riconsiderare l'applicazione del superbollo sulle auto di cilindrata superiore ai 2000 cc;
   se il Governo intenda assumere iniziative a sostegno del mercato delle auto. (4-18001)


   GALLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il Ministro dell'economia e delle finanze ha inviato al direttore generale del tesoro ed al ragioniere generale dello Stato, una comunicazione in cui si richiede di adottare una serie di misure nei confronti di manager di società pubbliche o partecipate dal pubblico coinvolti in vicende penalmente rilevanti;
   tali misure comprendono l'attivazione degli organismi di vigilanza e poi, verificati anche i danni di immagine per la società, la possibile revoca dall'incarico da parte dell'assemblea dei soci e la verifica di «azione sociale di responsabilità»;
   la società SITAF spa risulta avere tra i propri azionisti ANAS s.p.a., il cui socio unico è il Ministero dell'economia e delle finanze, per il 31,7460 per cento la provincia di Torino per l'8,6936 per cento, Aut. Albenga Garessio Ceva per lo 0,0689 per cento e ATIVA per l'1,0802 per cento, entrambe queste ultime contano come soci vari enti comunali e provinciali, per un totale di almeno il 41,52 per cento;
   è quindi palese come vi sia un diretto interesse del Ministero dell'economia e delle finanze nella gestione di Sitaf s.p.a. a cui è applicabile l'esortazione ministeriale, come vi sia un interesse di diversi Enti pubblici ai quali è auspicabilmente estendibile tale esortazione;
   con sentenza n. 652/11 depositata il 5 maggio 2011 il tribunale ordinario di Torino, terza sezione penale condannava il presidente SITAF e l'amministratore delegato SITAF ad un anno di reclusione ciascuno per il reato di cui all'articolo 323 codice penale (abuso d'ufficio) in concorso tra loro e con terzi, nell'ambito del processo relativo alla turbativa della gara di pubblico incanto per la realizzazione del cunicolo esplorativo di Venaus;
   i condannati di cui al precedente punto ricoprono a tutt'oggi le stesse funzioni manageriali in SITAF s.p.a.;
   va fatto notare, anche se ora con il commissariamento della società ANAS è decaduta la questione dal punto di vista dell'incompatibilità di funzioni, che il presidente di SITAF ha ricoperto dal 17 luglio 2009, contemporaneamente, anche la funzione di consigliere ANAS in difformità dall'articolo 15 della legge 7 febbraio 1961, n. 59, come anche evidenziato con l'atto di sindacato ispettivo 4/04501 dell'8 ottobre 2009 e altri –:
   se ed in quali termini si intenda rendere immediatamente esecutiva l'indicazione ministeriale richiamata in premessa, onde addivenire in tempi brevi alle dimissioni dei manager citati o alla loro rimozione, attraverso l'esercizio dei poteri degli azionisti, in quanto coinvolti in fatti penalmente rilevanti;
   se non si intendano assumere iniziative per invalidare gli atti riferibili al presidente Sitaf per il periodo in cui ha ricoperto la doppia funzione di cui in premessa, in virtù del vizio derivante dall'incompatibilità delle cariche ex articolo 15 della legge 7 febbraio 1961, n. 59.
(4-18015)


   FAVA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il 4 ottobre 2012 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge sulla trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali nell'obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità;
   nel decreto sono state approvate anche nuove disposizioni per il sisma di maggio 2012;
   tra le norme approvate vi è l'ulteriore proroga del termine per il pagamento dei tributi al 16 dicembre 2012 (senza applicazione di sanzioni e interessi);
   il pagamento dei tributi, rispetto alla sua scadenza naturale, era in precedenza stato prorogato al 30 novembre 2012;
   le associazioni di categoria lamentano la beffa che rappresenta lo slittamento di soli 15 giorni rispetto alla scadenza precedente;
   viene fatto rilevare come sia iniquo il trattamento che stanno ricevendo le imprese dei territori colpiti, soprattutto rispetto al trattamento avuto dall'Abruzzo, al quale sono state concesse una riduzione del 60 per cento dei tributi e una dilazione del restante in 10 anni –:
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione e se intenda assumere iniziative per un ulteriore differimento del termine al 2013, riconoscendo che tantissime aziende con case, capannoni, magazzini, stalle e attrezzi danneggiati stanno facendo investimenti con proprie risorse. (4-18017)

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:
   da organi di stampa si apprende in data 6 ottobre 2012 che presso l'istituto penitenziario di Baldenich a Belluno un giovane detenuto tunisino si è tolto la vita impiccandosi nel bagno della cella lo scorso 2 ottobre con la cintura dell'accappatoio, e che la notizia è trapelata soltanto a quattro giorni di distanza dall'accaduto;
   dai medesimi organi di informazione si apprende inoltre che a poche ore da quel suicidio – il 44esimo dall'inizio dell'anno – il compagno di cella ha tentato il medesimo atto, ma senza riuscirvi grazie al pronto intervento della polizia penitenziaria –:
   se e come il 2 ottobre 2012 fosse garantita la sorveglianza all'interno dell'istituto di pena in questione e se, con riferimento al suicidio dell'uomo, siano state attivate o meno attività istruttorie tese a ricostruire eventuali profili di responsabilità in capo al personale preposto al controllo;
   per quale motivo la notizia della morte del detenuto sia stata resa nota soltanto a quattro giorni di distanza dall'accaduto, come denunciato dall'associazione Ristretti Orizzonti;
   di quanti metri quadrati il detenuto morto suicida disponesse e se la cella, in cui era alloggiato, fosse rispondente a requisiti di sanità e igiene;
   se nel corso della detenzione il detenuto morto suicida e il compagno che ha tentato invano di togliersi la vita fossero stati identificati come potenziali suicidi e, in tal caso, se fossero tenuti sotto un programma di osservazione speciale;
   quante siano le unità dell’équipe psico-pedagogica, e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere di Belluno;
   se sia stata disposta o meno una immediata ispezione ministeriale presso la struttura di Belluno.
(2-01696) «Papa, Cossiga, Di Caterina, Picchi, Sisto, Torrisi, Fucci, Nastri, Alberto Giorgetti, Costa, Del Tenno, Vitali, Calabria, Stanca, Nirenstein, Bellotti, Renato Farina, Di Centa, Bernini Bovicelli, Testoni, Sammarco, De Nichilo Rizzoli, Repetti, Galati, Antonio Martino, Iannarilli, Vella, Scalera, Centemero, Antonino Foti, Soglia, Stracquadanio, Iapicca, Speciale, Divella, Aracri, Romani».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MELIS e DUILIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in riferimento al pagamento del contributo unificato ed ai cosiddetti ricorsi «collettivi» da parte di lavoratori, ovvero a quei ricorsi che, per identità di oggetto e di titolo, nonché per identità di soggetto/i contro cui vengono proposti, erano in passato pacificamente considerati come un'unica domanda giudiziale, riconducibile ad un unico centro d'interessi, consta che alcuni uffici giudiziari stiano prevedendo da qualche tempo, in palese contrasto con quanto previsto sinora, il pagamento di un contributo a carico di ogni singolo ricorrente;
   ciò appare tanto più sorprendente se si considera che, ai sensi dell'articolo 9 del testo unico sulle spese di giustizia (decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002), l'importo del contributo unificato è determinato dal valore delle cause. E che il valore delle cause si determina, ai sensi dell'articolo 10 codice di procedura civile, sulla scorta di quanto indicato nella pretesa avanzata in giudizio dal ricorrente o dai ricorrenti. Il comma 2 dell'anzidetto articolo 10 codice di procedura civile stabilisce con chiarezza che, quando vi siano più domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona, esse si sommano tra loro, dando così luogo al versamento di un solo contributo unificato;
   la prassi innovativa recentemente invalsa è tanto più deprecabile, perché, ove si consolidasse e generalizzasse, potrebbe finire con il minare quel principio generale applicato al processo civile che prende il nome di economia processuale e che consente al giudice del lavoro di unificare in un'unica causa quelle domande di giustizia che si caratterizzano per connessione oggettiva e soggettiva. Il che significherebbe rinunciare ad un significativo risparmio di tempo e risorse non solo per i lavoratori ricorrenti, ma anche, più in generale, per l'intero sistema giudiziario, non potendosi più evitare l'inutile moltiplicarsi di processi, con centinaia di cause singole da istruire e celebrare;
   non è poi da sottovalutare che la parte eventualmente soccombente in centinaia di identiche cause dovrebbe rifondere a ciascun diverso lavoratore-ricorrente le spese legali, con notevole aggravio per l'erario quando il soggetto resistente e soccombente risulti essere un ente pubblico –:
   se sia corrispondente alle norme vigenti la prassi invalsa in alcuni uffici giudiziari di pretendere, in caso di ricorsi collettivi o assimilabili, il pagamento del contributo da parte di ogni singolo ricorrente, considerato che nell'ipotesi descritta si determinerebbe un ulteriore ingiustificato ostacolo all'accesso alla giustizia sia da parte di lavoratori pubblici che privati, giacché in caso di ricorsi collettivi il contributo unificato non sarebbe pagato come corrispettivo della singola causa, intesa correttamente come unico centro di interesse, ma in relazione al numero dei ricorrenti della stessa, con notevole aggravio di costi che determinerebbero un ulteriore difficoltà per i lavoratori. (5-08081)


   PILI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 21 settembre scorso il sottoscritto interrogante ha svolto una visita ispettiva nel carcere cagliaritano di Buon Cammino;
   tale visita si inquadra nell'ambito di un'azione di verifica sul sistema carcerario sardo dal quale emerge in modo inequivocabile che le nuove carceri sarde restano chiuse e le vecchie scoppiano senza agenti;
   delle quattro nuove carceri solo una è parzialmente aperta, quella di Tempio, le altre restano irrimediabilmente chiuse senza organico;
   nel sistema penitenziario sardo le promesse del Ministro restano illusioni e dei 450 agenti necessari ne arriveranno meno della metà;
   il piano del Ministero della giustizia per la Sardegna appare sconcertante: tagli agli organici delle carceri aperte e il tentativo di aprire senza organico e solo parzialmente alcune delle nuove;
   la sanità penitenziaria è nel caos, con gravi rischi non solo per l'interno ma anche per l'esterno, con nuove gravi patologie in allarmante crescita;
   è evidente il rischio che le carceri nuove possano restare ancora a lungo chiuse;
   nel corso della visita è emerso chiaramente che il Ministero prevede, per aprire le nuove carceri, meno della metà degli agenti necessari riducendo ulteriormente gli organici, già all'osso, delle strutture penitenziarie in funzione;
   ad oggi le strutture carcerarie sarde hanno una carenza di organico che supera il 30 per cento della pianta organica;
   in questo quadro emergono le situazioni drammatiche di Cagliari-Buon Cammino con 267 in pianta organica e 209 unità amministrate, Alghero con 92 in pianta organica e appena 63 unità amministrate, Mamone con 127 in organico e 95 unità amministrate, il caso Nuoro con 212 in organico e 154 unità disponibili, Sassari con 212 in pianta organica e appena 144 in servizio, senza parlare di Tempio dove il nuovo carcere resta praticamente aperto solo in un braccio con 40 agenti mentre ne sarebbero necessari almeno 200;
   si tratta di una situazione sull'orlo del collasso con tutto il personale sottoposto a turni massacranti e senza la possibilità di usufruire di una regolare gestione di riposi e ferie;
   tutto questo si ripercuote in modo gravissimo sia sulla sicurezza che sulla gestione del rapporto detenuto agenti con crescenti difficoltà in ogni struttura;
   nel carcere di Buon Cammino, nonostante l'alta professionalità degli agenti e l'indiscutibile ed evidente autorevolezza e capacità della direzione e del comando restano, infatti, ingestibili tutte quelle aree rieducative e aggregative che senza personale restano impraticabili sul piano della sicurezza sia del personale che degli stessi detenuti;
   le assegnazioni alla Sardegna del personale derivanti dalla graduatoria della mobilità ordinaria sono del tutto insufficienti e i numeri confermano che le nuove carceri non potranno essere aperte;
   la preventivata crescita a dismisura della popolazione detenuta custodita in Sardegna, con l'apertura delle nuove carceri, sarebbe di fatto ingestibile con i trasferimenti disposti dall'amministrazione penitenziaria nell'ultimo provvedimento, molti dei quali solo fittizi perché confermerebbero personale già in forza seppur formalmente dipendente da altre realtà;
   risulta del tutto insufficiente l'assegnazione di molto meno della metà di quanto sarebbe necessario in base alla pianta organica delle carceri sarde;
   una situazione che sarebbe aggravata nella nuova configurazione con l'apertura delle nuove carceri;
   ad oggi il Ministero ha previsto l'assegnazione di circa 165 unità tra Tempio ed Oristano, 14 ad Alghero, 13 a Sassari, 11 a Nuoro, 7 a Cagliari, 11 a Mamone, 6 a Macomer, 3 a Is Arenas-Arbus, 2 a Iglesias, 1 ad Isili;
   cifre irrilevanti se confrontate con la carenza in organico, oltre 300 agenti mancanti nelle vecchie carceri, e di almeno 500 con l'apertura delle nuove;
   in questo quadro va rilevato che un numero ingente di agenti risulta già in servizio negli Istituti della Sardegna in quanto precedentemente distaccati dalle sedi di appartenenza, senza determinare quindi alcun incremento d'organico;
   a questo si aggiungono i movimenti interni tra le sedi regionali che hanno finito per provocare in alcuni Istituti saldi assolutamente negativi sull'organico tra unità assegnate e unità in uscita, anche in considerazione di alcune assegnazioni dall'isola verso istituti del continente;
   si registrano situazioni paradossali con l'invio di appena 6 unità femminili a fronte della grave crisi in cui versano i reparti detentivi femminili;
   a questa situazione insostenibile e che vede ancora chiusi delle nuove carceri di Bancali a Sassari, di Uta a Cagliari, di Massama ad Oristano e una minima apertura del nuovo carcere di Tempio si deve aggiungere l'allarme sanità penitenziaria che rischia di provocare nelle prossime settimane un vero e proprio caos nel passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova gestione;
   la mancata definizione del ruolo dei medici penitenziari che da sempre gestiscono le strutture carcerarie rischia di paralizzare l'intero funzionamento del sistema carcerario sardo;
   in questo caso appare indispensabile mettere a punto un'azione urgente per garantire l'azione dei medici penitenziari che hanno maturato una tale esperienza non sostituibile su patologie e casistiche tipiche dell'ambiente penitenziario;
   occorre da una parte predisporre un ruolo ad esaurimento per tali figure e dall'altra avviare un percorso formativo specialistico di alta formazione che consenta di mettere a frutto l'esperienza maturata dagli operatori sanitari penitenziari;
   questo passaggio gestionale professionale diventa non solo una priorità verso il sistema carcerario ma assume un rilievo decisivo anche per le ripercussioni esterne considerato l'incremento di patologie gravi come la Tbc legata ad una popolazione carceraria sempre più proveniente da aree geografiche soggette a questo tipo di malattie –:
   se non ritenga di dover predisporre un piano complessivo di riassetto del sistema gestionale carcerario sardo che consenta l'apertura delle nuove strutture portando a regime numerico sia gli organici degli agenti penitenziari che gli stessi detenuti in abbondante sovrannumero rispetto alla capienza delle strutture;
   se non ritenga di dover operare un'azione tesa a rendere il sistema carcerario sardo un modello di efficienza da cui trarre beneficio per gli assetti gestionali corretti dell'intero sistema penitenziario;
   se non ritenga di dover disporre interventi puntuali al fine di garantire la più rapida apertura delle nuove carceri dotandole immediatamente di quel personale indispensabile per il corretto funzionamento delle nuove strutture;
   se non ritenga di dover disporre tutte quelle azioni necessarie al fine di concludere i lavori nel nuovo carcere di Uta che risente di problematiche cantieristiche e gestionali dell'appalto che rischiano di allungare notevolmente i tempi per l'apertura della struttura;
   se non ritenga di dover promuovere analoga azione per le carceri di Massama ed in particolar modo per quello di Bancali-Sassari;
   se non ritenga di dover intervenire per promuovere un'apposita conferenza di servizi indispensabile per affrontare le tematiche relative alla gestione sanitaria dei carcerati all'interno delle strutture penitenziarie di competenza del Ministero della giustizia. (5-08084)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 26 agosto 2012 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale «Pagliarelli» di Palermo, accompagnata dagli esponenti radicali di Palermo e Catania, Donatella Corleo e Gianmarco Ciccarelli;
   la visita ha avuto una durata di 7 ore e 20 minuti; non era presente la direttrice dell'istituto Francesca Vazzana; la delegazione è stata ricevuta e accompagnata dal comandante di polizia penitenziaria Giuseppe Rizzo;
   il penitenziario è gravemente sovraffollato, i detenuti presenti sono 1.273, «un numero destinato ad aumentare di circa 100 unità entro poche settimane, con la ripresa dei processi», sottolinea il comandante;
   l'istituto si articola in più blocchi e sezioni: il padiglione «Mari», con una capienza regolamentare di 200 posti; il padiglione «Pianeti», con una capienza regolamentare di 240 posti; il padiglione «Venti», con una capienza regolamentare di 200 posti; il reparto infermeria e osservazione psichiatrica ex articolo 112 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, con una capienza regolamentare di 24 posti; il reparto minorati psichici ex articolo 111 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, con una capienza regolamentare di 30 posti; il reparto femminile, con una capienza regolamentare di 42 posti; il reparto semilibertà, con una capienza regolamentare di 80 posti; la sezione «Eolo» (reparto per collaboratori di giustizia), con una capienza regolamentare di 3 posti; secondo quanto riferito, l'apertura di un nuovo padiglione con una capienza regolamentare di 324 posti era prevista per il mese di luglio ma è stata rinviata;
   complessivamente, la capienza regolamentare dell'istituto è di 819 posti;
   risulta ad avviso dell'interrogante non corretto, pertanto, il dato presente nella statistica pubblicata sul sito del Ministero della giustizia («detenuti italiani e stranieri presenti e capienze per istituto – 30 giugno 2012») che attribuisce alla casa circondariale Pagliarelli una capienza regolamentare di 858 posti;
   con riferimento alla posizione giuridica, sono presenti 208 detenuti in attesa di primo giudizio, 75 appellanti, 113 ricorrenti, 871 condannati in via definitiva, 6 internati;
   i detenuti stranieri sono 291: 53 sono di nazionalità rumena, 48 provengono dal Marocco, 42 dalla Tunisia, 26 dall'Albania, 19 dalla Nigeria, 12 dalla Yugoslavia, 9 da Egitto e Algeria, 4 da Bulgaria, Polonia, Bosnia e Liberia, 3 da Ucraina, Ghana, Sierra Leone, Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana e Cina, 2 da Spagna, Francia, Belgio, Croazia, Macedonia, Iraq, Sudan, Gambia, Brasile, Cile e Colombia, e infine un detenuto da Stati Uniti, Germania, Olanda, Svizzera, Grecia, Lituania, Moldova, Iran, Cuba, Libia, Congo, Somalia, Senegal, Gabon, Guinea Bissau, Filippine e Bangladesh;
   accanto al sovraffollamento si registra una marcata carenza di personale di polizia penitenziaria: la pianta organica prevede 765 unità, gli agenti assegnati sono 699, «ma quelli che effettivamente fanno i turni in sezione sono meno di 300», afferma il comandante, che spiega: «alle 699 unità in dotazione dobbiamo sottrarre 197 unità del Nucleo Traduzioni, 96 unità distaccate da questa sede in altri servizi come il Dipartimento, il Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria e altri istituti di pena (mentre sono 57 gli agenti distaccati in questo carcere da altri istituti), 25 unità che in questo momento sono fuori e dipendono dall'ospedale militare per lunghe degenze dovute perlopiù a patologie riconducibili ad uno stato ansioso depressivo, e dobbiamo considerare che 30/40 unità usufruiscono dei permessi previsti dalla legge n. 104, e 118 unità sono impiegate nei servizi connessi (ad esempio matricola, colloqui, sopravitto, cucina detenuti, magistrato di sorveglianza, casellario, conti correnti, ufficio postale, ufficio comando, segreteria, ufficio educatori eccetera)»; la grave carenza di agenti di polizia penitenziaria si ripercuote negativamente sulla vita dei detenuti e degli stessi agenti, costretti a operare in condizioni di stress per fare fronte ad un notevole carico di lavoro; i turni di servizio degli agenti sono della durata di otto ore e si articolano su tre quadranti orari nelle ventiquattrore, sebbene l'accordo quadro preveda turni di sei ore articolati su quattro quadranti orari; secondo quanto riferito, il pagamento degli straordinari viene effettuato con notevole ritardo, così come il pagamento delle missioni: «i soldi arrivano mesi dopo, e gli agenti in molti casi devono anticipare i soldi di tasca propria, ad esempio per il pranzo»; all'interno del penitenziario è presente una caserma degli agenti che, secondo quanto riferito, non dispone di spazi adeguati alle esigenze del personale: «le camere destinate a ospitare 2 o 3 agenti ne ospitano 5 o 6», afferma il comandante; il Nucleo Traduzioni dall'inizio dell'anno ha effettuato 6.031 traduzioni via terra per assegnazione e/o giustizia in ambito regionale, 2.017 traduzioni via terra per assegnazione e/o giustizia interregionali, 131 traduzioni via aerea per assegnazione e/o giustizia, 24 traduzioni via mare per assegnazione e/o giustizia, 861 traduzioni per visite ambulatoriali in luoghi esterni, 116 traduzioni per ricoveri in luoghi esterni; uno degli aspetti che concorrono a determinare questo elevatissimo numero di traduzioni è rappresentato dalla necessità per la polizia penitenziaria di assicurare il servizio di scorta ai detenuti sottoposti agli arresti domiciliari: «se un detenuto ottiene gli arresti domiciliari noi dobbiamo accompagnarlo dal carcere a casa, anche se sta a molti chilometri di distanza dall'istituto; inoltre, se un detenuto agli arresti domiciliari deve recarsi per ragioni di salute, ad esempio, in un ospedale del nord Italia, noi lo dobbiamo accompagnare: tutto ciò incide parecchio», riferisce il comandante;
   gli educatori in servizio presso la casa circondariale Pagliarelli sono 14 (13 assegnati più uno distaccato da altra sede), gli educatori effettivamente in servizio sono 11, atteso che 3 educatrici sono in congedo di maternità;
   gli psicologi ex articolo 80 ordinamento penitenziario sono 5, ciascuno con non più di 25 ore mensili; gli psicologi del Ser.T. sono 3 (il numero di ore non è quantificabile perché a disposizione dell'asp di Palermo);
   gli psichiatri sono 4 e operano ciascuno per 3 ore al giorno: 2 psichiatri svolgono il loro servizio presso il reparto minorati psichici ex articolo 111 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000, altri 2 si occupano del reparto osservazione psichiatrica ex articolo 112 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 e di tutti i casi psichiatrici dei padiglioni ordinari;
   l'assistenza medica e infermieristica è assicurata h24 da 3 medici incaricati, 14 medici SIAS (servizio integrativo di assistenza sanitaria), 6 infermieri di ruolo (di cui 2 distaccati in questa sede provenienti dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in servizio presso il reparto minorati psichici), 23 infermieri a parcella, 1 tecnico radiologo e 2 fisioterapisti;
   i detenuti tossicodipendenti sono 154, di cui 9 in trattamento metadonico e 2 in trattamento con subutex; 11 detenuti sono affetti da HIV, 81 da epatite di tipo B e C;
   i detenuti con patologie di tipo psichiatrico sono molti ed è alta l'incidenza di gesti di autolesionismo;
   secondo quanto riferito, diversi detenuti sono risultati positivi al test TB Gold, «ma questo non vuol dire che abbiano una tubercolosi contagiosa, si tratta di una tubercolosi latente», afferma il comandante;
   circa 90 detenuti lavorano alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, svolgendo le tipiche mansioni domestiche (scopino, cuoco, portavitto e altro), con turnazione ogni 3 mesi; a causa del taglio delle mercedi le ore lavorative giornaliere sono state ridotte da 6 a 3;
   19 detenuti assegnati al lavoro esterno ai sensi dell'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario coltivano un appezzamento di terreno ubicato in uno spazio antistante al penitenziario, «con lo scopo, poi, di costituire una cooperativa», secondo quanto riferito dal comandante;
   nei mesi in cui le attività trattamentali funzionano a pieno regime, i detenuti impegnati in corsi scolastici (classi di scuola elementare, scuola media e istituto alberghiero), lavoro e corsi di formazione sono circa 400; fra i corsi si segnala il progetto «calcio d'inizio», finanziato con fondi europei e volto alla costruzione di un campo dì calcio regolamentare: «i lavori sono a buon punto, l'obiettivo è quello di iscrivere una squadra ad un torneo semiprofessionisti», riferisce il comandante;
   i fondi per la manutenzione ordinaria della casa circondariale Pagliarelli sono del tutto inadeguati: «i soldi sul capitolo sono pochi, abbiamo circa 17.000 euro all'anno», riferisce il comandante, che aggiunge: «le difficoltà sono tante e i sacrifici sono immani: ad esempio, abbiamo grandi problemi con l'impianto di illuminazione esterna»;
   i tagli agli stanziamenti finanziari hanno riguardato anche il vestiario degli agenti di polizia penitenziaria, secondo quanto riferito;
   tutte le celle dei tre padiglioni principali («Mari», «Venti» e «Pianeti»), che ospitano più del 90 per cento della popolazione detenuta, non sono dotate di doccia, in violazione dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000; l'utilizzo della doccia comune è consentito tre volte alla settimana; le ore d'aria sono quattro, dalle 9,00 alle 11,00 e dalle 13,00 alle 15,00; dalle 16,15 alle 18,15 i detenuti possono recarsi nella sala della socialità;
   il padiglione «Mari» si articola su 4 piani e consta di 8 sezioni; nelle celle, pensate per ospitare un detenuto, sono ristretti 2 o 3 detenuti; il 1o piano (sezione «Tirreno») ospita detenuti protetti (sex offender, ex appartenenti alle forze dell'ordine, ex collaboratori di giustizia), ai piani superiori invece sono reclusi detenuti comuni in attesa di giudizio o con condanne definitive a pene brevi;
   la delegazione inizia la visita degli ambienti detentivi dalla sezione «Tirreno» sinistro, dove in quasi tutte le celle sono ristretti 3 detenuti; in questo reparto i detenuti possono accedere soltanto alle classi di scuola elementare e media;
   A.I., detenuto rumeno di 21 anni ristretto nella cella n. 7, riferisce di non avere ricevuto alcuna risposta all'istanza di trasferimento presentata circa un anno fa per avvicinarsi alla moglie e al figlio di 4 anni, residenti a Roma: «sono qui dal 29 giugno 2010 e da allora non vedo più mio figlio; prima ero nel carcere di Velletri: lì lavoravo e facevo colloqui ogni settimana, poi mi hanno trasferito qua senza rapporti disciplinari, solo per sovraffollamento; un anno fa ho chiesto il trasferimento a Roma per stare vicino alla mia famiglia, ma non mi hanno mai risposto; ho fatto richiesta anche per qualsiasi altro carcere, basta che sia vicino alla mia famiglia»;
   nella cella n. 6 sono ristretti 2 detenuti rumeni che riferiscono di non fare colloqui; B.A.V., trasferito circa 3 anni fa dal carcere di Frosinone per «sfollamento», ha presentato domanda per tornare in un carcere del Lazio, dove risiede la famiglia: «mi hanno risposto che non è possibile perché non ci sono posti, per il sovraffollamento; qui a Palermo non ho nessun familiare, non faccio colloqui»;
   un detenuto ristretto nella cella n. 5, residente a Vicenza e proveniente dal carcere di Potenza, riferisce di avere presentato numerose istanze di trasferimento in un carcere del Veneto, per poter stare vicino alla famiglia e soprattutto ai due figli di 2 e 3 anni: «sto qui da 2 anni e mezzo e in tutto avrò fatto 5 o 6 colloqui, ogni volta che la mia famiglia mi viene a trovare spende tanti soldi per l'aereo e per l'hotel, e non ce lo possiamo permettere»;
   la dimensione delle celle è di 9,25 metri quadrati, senza considerare un piccolo vano bagno con wc e lava piedi;
   nella cella n. 4 sono ristretti 3 detenuti: fra questi, un detenuto di 69 anni completamente privo di denti;
   nella cella n. 1 sono ristretti 3 detenuti: «stiamo stretti, per fortuna in questa cella il frigo funziona: questo ci salva», afferma un detenuto;
   in tutte le celle del penitenziario è presente un piccolo frigorifero che però in molti casi non è funzionante: «l'80 per cento dei frigoriferi non funziona, si tratta di apparecchi installati nel 1995, anno di apertura del carcere», riferisce il comandante;
   G.A., detenuto rumeno ristretto nella cella n. 12, lamenta: «l'educatore non mi chiama mai; ho fatto numerose richieste di trasferimento a Noto e in altri istituti, sono qui da 2 anni e non ho mai lavorato un giorno; ho anche chiesto di essere trasferito in Romania, ho una condanna definitiva con fine pena nel marzo 2015»;
   B.B. manifesta preoccupazione per un presunto errore burocratico: «ho una condanna a 1 anno e 6 mesi ma in matricola il fine pena è indicato ad ottobre 2014»;
   E.H., detenuto tunisino ristretto nella cella n. 13, riferisce di avere problemi per telefonare alla madre che sta male, e lamenta di non avere nemmeno lo shampoo;
   R.Z., detenuto ventisettenne ristretto nella cella n. 14, si è visto rigettare numerose istanze di trasferimento presentate per andare in un istituto più vicino al luogo di residenza della madre gravemente malata: «mia madre è stata operata di tumore al seno e sta facendo la chemioterapia; non faccio colloqui dal dicembre del 2010; ho chiesto di poter andare in un istituto della Campania ma tutte le domande che ho presentato sono state rigettate per sovraffollamento»;
   il padiglione «Pianeti» ospita 369 detenuti, prevalentemente condannati in via definitiva a pene lunghe, e si sviluppa su 4 piani («Marte», 1o piano; «Giove», 2o piano; «Saturno», 3o piano; «Plutone», 4o piano); la delegazione si reca nel reparto «Giove» e incontra i detenuti nella saletta per la socialità;
   i detenuti evidenziano le condizioni di infernale sovraffollamento e l'impossibilità di fare la doccia ogni giorno;
   F.H., detenuto albanese con ancora 30 anni da scontare, chiede da 2 anni il trasferimento per motivi di studio ad Alessandria o a Padova, penitenziari dove sono attivi corsi scolastici per geometra: «in Albania ho studiato fino al 2o anno e vorrei proseguire, devo ricominciare dal 3o anno»;
   anche V.F., detenuto albanese con fine pena fra 5 anni, ha fatto richiesta di trasferimento per motivi di studio: «ho fatto 4 anni di ragioneria e mi manca soltanto il 5o anno, vorrei diplomarmi, ho chiesto di andare a Padova, a Bologna o in qualsiasi altro istituto in cui è possibile seguire il corso di ragioneria»;
   E.H. ha presentato istanza di trasferimento nel carcere di San Gimignano, dove vorrebbe frequentare la scuola di gastronomia: «a Firenze ho anche la mia compagna e una zia, anche per questo vorrei andare a San Gimignano, ho fatto la richiesta 4 mesi fa ma ancora non ho ricevuto risposta», afferma questo detenuto albanese;
   A.D., detenuto albanese di 26 anni, ha fatto richiesta di avvicinamento colloqui a Milano, dove vive la sorella e dove gli anziani genitori, che vivono in Albania, potrebbero recarsi con minori spese: «non vedo i miei genitori da 7 anni, a Milano potrebbero venire, alla mia richiesta ancora non hanno risposto»;
   L.N., detenuto con fine pena nel 2019, si trova nel carcere Pagliarelli da 4 anni e ha presentato più di 10 istanze di trasferimento in un carcere della Liguria (regione di residenza del fratello) o del Piemonte, senza aver mai ricevuto alcuna risposta;
   alcuni detenuti stranieri (soprattutto albanesi) riferiscono di aver chiesto il trasferimento nel proprio Paese: «ma perché non rispondono mai? Noi siamo disponibili anche a pagarci il viaggio»;
   una delle rimostranze più ricorrenti riguarda la mancata concessione dei permessi da parte del magistrato di sorveglianza;
   «non ho mai avuto un permesso», lamenta A.P., che aggiunge: «dopo 7 anni di carcere e 6 anni in questo istituto, mi hanno rigettato il permesso perché aspettano ancora il parere della psicologa»;
   un detenuto albanese denuncia: «non abbiamo mai visto un albanese uscire con un permesso: c’è questo tipo di pregiudizio? Parliamo di ragazzi che hanno famiglia, a cui il permesso viene rigettato perché manca la relazione di sintesi: in 10 anni evidentemente non c’è stato il tempo di farla»; e ancora: «il mio coimputato sta nel carcere di Fossombrone e già ha i permessi, qui invece verso di noi c’è una specie di discriminazione, la sensazione è questa»;
   A.M., ormai prossimo alla liberazione, riferisce di non aver potuto usufruire, in 10 anni di detenzione, né di un permesso né di un avvicinamento colloqui: «sono sposato, mia moglie vive a Bari, ormai per fortuna mi manca solo un mese per uscire, ma mi chiedo: se nessuno ci dà fiducia, come possiamo reinserirci nella società?»;
   L.A., detenuto ventisettenne di Torre Annunziata, non ha ricevuto alcuna risposta all'istanza di trasferimento in un istituto della Campania presentata nel novembre 2011: «vorrei un trasferimento per stare vicino ai miei genitori, che da quando sono qui vedo raramente; nel carcere di Bellizzi Irpino invece facevo i colloqui regolarmente ogni settimana»;
   la delegazione si reca nell'altra saletta per la socialità (in ogni piano sono presenti 2 sale per la socialità) e si sofferma a colloquiare con i detenuti presenti;
   molti detenuti sottolineano l'assenza di lavoro; alcuni evidenziano la carenza di educatori e psicologi; una criticità ribadita anche da questi detenuti riguarda la concessione dei permessi: «i magistrati di sorveglianza non danno mai i permessi, dicono sempre che è necessaria un'ulteriore osservazione»;
   M.G., detenuto catanese di 43 anni, ha presentato diverse istanze di trasferimento nel carcere di Augusta o nel carcere di Noto, per stare più vicino all'anziana madre gravemente malata: «nelle domande ho allegato anche la cartella clinica di mia madre, che è stata operata di cuore ed è invalida al 100 per cento; qui non è mai venuta per il colloquio, l'ho incontrata quando ero in transito nel carcere di Catania Bicocca in occasione delle udienze processuali»; e ancora: «io devo scontare una pena lunga, dovrei stare in una casa di reclusione, dove c’è lavoro»;
   G.M., detenuto di 33 anni con fine pena nel 2026, non ha mai ricevuto risposta alle istanze presentate per chiedere il trasferimento in un carcere della provincia di Siracusa, dove risiedono i familiari e soprattutto i due figli di 12 e 5 anni;
   G.D.P., detenuto di 25 anni con fine pena nel 2024, non ha mai ricevuto risposta alle istanze presentate per chiedere il trasferimento nella case di reclusione di Noto, di Augusta, o negli istituti toscani di Porto Azzurro o Massa: «io sono giovane e ancora ho tanti anni da scontare, vorrei andare in un carcere dove c’è reinserimento vero»;
   anche P.F., detenuto di 29 anni con fine pena nel 2020, ha presentato diverse istanze di trasferimento nel carcere di Noto: «sono in carcere da 5 anni e dovrò starci altri 8 anni, vorrei andare in una casa di reclusione e avere l'opportunità di lavorare»;
   C.P., detenuto rumeno di 28 anni trasferito nel 2008 «per sfollamento» dal carcere milanese San Vittore al carcere Pagliarelli, si è visto rigettare numerose istanze di trasferimento presentate per ritornare in un carcere lombardo: «a Milano vive mio fratello, da 4 anni e mezzo, cioè da quando sono qui, non ho mai fatto un colloquio; le domande che ho fatte sono state rigettate per sovraffollamento, ma scusate non è sovraffollato pure questo carcere?»;
   un detenuto a cui erano stati concessi permessi premio non capisce per quale ragione abbiano rifiutato la richiesta di scontare il residuo della pena presso il proprio domicilio (ai sensi della legge n. 199 del 2010 e successive modifiche): «mi hanno mandato in permesso e poi mi hanno rifiutato la 199: che senso ha?»;
   secondo quanto riferito, non vengono forniti ai detenuti prodotti per la pulizia della cella (scope, stracci, detergenti e altro) né prodotti per l'igiene personale (doccia schiuma, shampoo, spazzolino, dentifricio): «dobbiamo comprare tutto di tasca nostra, chi non ha i soldi ha grandi problemi; ci passano soltanto 3 rotoli di carta igienica al mese»;
   con riferimento al sopravitto, i detenuti segnalano che il prezzo dei prodotti è in molti casi superiore al normale prezzo di mercato; ad esempio, l'olio d'oliva (bottiglia da 1 litro) costa 5,30 euro; il bagno schiuma «Roberts» costa 3,62 euro; il fornellino per cucinare costa 30,13 euro; la radiolina costa 40,00 euro; le batterie costano 4,89 euro (stilo) e 4,99 euro (ministilo); il pallone costa 15,00 euro;
   i detenuti lamentano che il vitto è scarso, «sia come qualità che come quantità»; alcuni sottolineano l'assenza di menu adeguati per i diabetici;
   i detenuti segnalano la presenza di scarafaggi all'interno delle celle: «nella mia cella siamo 8 persone e decine di scarafaggi», afferma un detenuto; «al primo piano c’è anche qualche topo», evidenzia un altro;
   la delegazione visita le celle, che in questo reparto sono di due tipologie: dalla cella n. 1 alla cella n. 10 sono celle di circa 20 mq, in cui sono ristretti 7, 8 o 9 detenuti; dalla cella n. 11 alla n. 20 sono celle singole, in cui generalmente sono ristretti 2 detenuti;
   nella cella n. 1 sono ristretti 7 detenuti sistemati in 4 letti a castello;
   G.I., con tre figli di minorenni di 6, 9 e 16 anni, è affetto da angioedema di Quincke e riferisce che nel carcere di Chiavari e in quello di Genova, a causa di questa rara patologia, era stato definito incompatibile con la detenzione in carcere; G.I. ha un residuo di pena da scontare di 1 anno e 3 mesi e nel mese di luglio ha presentato istanza ai sensi della legge n. 199 del 2010;
   G.E., detenuto con la stampella e con problemi di tossicodipendenza da cocaina, riferisce di soffrire di ernia al disco e di essere in attesa di un intervento chirurgico al setto nasale: «prima ero nel carcere di Trapani, mi hanno portato qua da 5 mesi ma non ho concluso niente, le mie condizioni di salute peggiorano sempre di più»;
   nella cella n. 6 sono ristretti 8 detenuti;
   S.V.V., condannato in via definitiva con un residuo di pena da scontare di 16 mesi, non ha ricevuto alcuna risposta all'istanza presentata il 25 maggio per scontare il residuo della pena presso il proprio domicilio ai sensi della legge n. 199 del 2010;
   i detenuti lamentano l'assenza della doccia in cella e la condizione di sovraffollamento; «siamo troppi in cella, la mattina per andare in bagno dobbiamo fare la fila, così è un inferno», afferma un detenuto;
   nella cella n. 10 sono ristretti 8 detenuti;
   S.D., detenuto di 38 anni con fine pena nel 2020, ha presentato numerose istanze per essere trasferito in una casa di reclusione: «alcune domande me le hanno rigettate per sovraffollamento, altre domande non hanno ricevuto risposta; io andrei in qualsiasi casa di reclusione, anche fuori dalla Sicilia»;
   Anche G.R. (cella n. 3), con fine pena nel 2039, ha presentato istanza di trasferimento in una casa di reclusione: «io vorrei lavorare e andare in un posto dove c’è il reinserimento sociale; sono una persona sola: mio fratello si è impiccato nel 2008, mio padre è morto l'anno scorso, mia madre ha avuto un ictus e non è mai venuta per un colloquio»;
   N.Z. non ha ricevuto alcuna risposta alla richiesta di avvicinamento a Catania, dove vivono il figlio di 4 anni e la moglie che è stata vittima di un incidente stradale sull'autostrada Catania-Palermo: «mia moglie ha avuto un sinistro con l'automobile mentre veniva a trovarmi, ha avuto una grave emorragia cerebrale; dopo l'incidente ho chiesto un permesso ma mi hanno risposto che non era in pericolo di vita; mio figlio da quando è nato l'ho visto pochissime volte»;
   M.D'A., detenuto tossicodipendente con 4 figli di cui 3 minorenni, sì è visto rigettare l'istanza che aveva presentato per chiedere il trasferimento nel carcere di Giarre, in cui è presente un'apposita sezione a custodia attenuata destinata ad ospitare detenuti tossicodipendenti: «a Giarre sarei più vicino ai miei figli, ma 10 giorni fa mi è arrivato il rigetto»;
   l'impossibilità di fare la doccia ogni giorno è una criticità evidenziata da tanti detenuti; secondo quanto riferito, all'interno delle celle non viene erogata acqua calda; un detenuto lamenta la presenza del muretto divisore con il vetro nella sala colloqui: «questo carcere non è a norma»; un altro detenuto riferisce che i termosifoni della sala colloqui non funzionano e rappresentano un pericolo per i bambini; un altro problema segnalato da molti detenuti riguarda il mancato funzionamento del frigorifero: «quando i familiari ci portano il mangiare da fuori, poi il cibo non si mantiene: o dobbiamo abbuffarci oppure siamo costretti a buttarlo»;
   G.C., ristretto nella cella n. 4, riferisce di aver chiesto il trasferimento nel carcere di Ludwigshafen (Germania), località in cui vivono la moglie e i 2 figli minorenni, e di avere ottenuto l'accettazione da parte della Germania, ma non da parte del Ministero della giustizia italiano che avrebbe erroneamente ritenuto negativo il parere delle autorità tedesche;
   il vano doccia comune del reparto «Giove» consta di 5 postazioni doccia; al posto dei diffusori sono installate delle bottiglie di plastica;
   la delegazione visita le sale colloqui, che si presentano in cattive condizioni strutturali e di manutenzione: «è il settore più brutto dell'istituto, in inverno spesso entra l'acqua, è da anni che combattiamo con le infiltrazioni», riferisce il comandante; le sale colloqui – nove, di cui due piccole – presentano ancora il muretto divisore con vetro, e sono ambienti scarsamente illuminati e non dotati di climatizzazione;
   secondo quanto riferito, nella casa circondariale Pagliarelli si svolgono in media 160 colloqui giornalieri e in genere i familiari delle persone detenute, prima di avere accesso ed effettuare il colloquio, sono costretti ad attendere in fila per molte ore;
   una nota positiva è rappresentata dalla presenza all'interno dell'istituto di un'area verde attrezzata per il colloquio dei detenuti con i familiari minorenni, in funzione dal 15 maggio a tutto il mese di settembre; l'area verde è dotata di panchine, di coperture colorate, di scivoli e di decorazioni alle pareti;
   la delegazione infine visita il reparto per minorati psichici (ex articolo 111 decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000); in questo reparto – ubicato al 2o piano di un edificio che ospita, al 1o piano, la sezione femminile – sono ristretti 28 detenuti, molti dei quali provenienti dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto; «nell'agosto 2011 l'Amministrazione ci ha comunicato che avremmo dovuto ospitare 25 detenuti provenienti da un reparto dell'O.P.G. che è stato chiuso», spiega il comandante, che aggiunge: «comunque l'Amministrazione ci è venuta incontro, abbiamo avuto un'integrazione di personale; altrimenti, del resto, non avremmo potuto fare fronte a questa nuova esigenza»; il reparto è dotato di guardia medica e infermieristica h24; l'assistenza psichiatrica è assicurata ogni giorno per 3 ore; in una parte del reparto le celle ospitano un detenuto, in un'altra parte ospitano 2 o 3 detenuti; alcuni detenuti provengono da istituti fuori regione (ad esempio dal carcere di Roma Rebibbia); secondo quanto riferito, i detenuti consumano i pasti insieme nella sala refettorio e svolgono alcune attività nella sala socialità; «presto inizierà un cineforum nella sala socialità e inoltre verrà un insegnante di fitness per svolgere attività motoria (in corridoio, perché non c’è palestra)», riferisce il comandante; «a Barcellona Pozzo di Gotto si stava più liberi, c'era il giardino, avevamo più spazio», segnalano alcuni detenuti; un detenuto è molto agitato e sbatte costantemente con violenza la porta del bagno: «fa così tutto il giorno», riferisce un detenuto ristretto nella cella accanto; «qui sono tutti pazzi, io non esco all'aria», afferma un altro detenuto; in una cella sono presenti 2 detenuti provenienti dal carcere di Catania Piazza Lanza: «ho provato il suicidio, mi sono impiccato e mi hanno salvato, qui adesso sto bene», racconta uno; «avevo problemi mentali, qui mi stanno curando» riferisce un altro;
   «per questo reparto ho proposto una turnazione degli agenti ogni 2 o 3 mesi, è difficile lavorare 8 ore qua dentro, lo stress degli agenti è molto forte», riferisce il comandante;
   l'articolo 28 della legge 26 luglio 1975, n. 354, (ordinamento penitenziario) stabilisce che «particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie»;
   l'articolo 15 della medesima legge prescrive che «nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie»;
   il comma 2 dell'articolo 62 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230 (regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà) dispone che «particolare attenzione è dedicata ad affrontare la crisi conseguente all'allontanamento del soggetto dal nucleo familiare, a rendere possibile il mantenimento di un valido rapporto con i figli, specie in età minore, e a preparare la famiglia, gli ambienti prossimi di vita e il soggetto stesso al rientro nel contesto sociale» (...);
   l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000 prevede che «Il magistrato di sorveglianza, nell'esercizio delle sue funzioni di vigilanza, assume, a mezzo di visite e di colloqui e, quando occorre, di visione di documenti, dirette informazioni sullo svolgimento dei vari servizi dell'istituto e sul trattamento dei detenuti e degli internati»;
   il 1o comma dell'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 30 giugno 2000 prevede altresì che «Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell'istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore. I predetti visitano con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali (...)»;
   a giudizio della prima firmataria del presente atto è grave e preoccupante che le persone che erano internate nell'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto siano state dimesse per poi essere destinate alla reclusione in carcere nel repartino psichiatrico recentemente allestito al Pagliarelli, con il rischio che l'esecuzione delle misure di sicurezza venga semplicemente «spostata» dagli OPG di cui è stato decretato il superamento ai «mini-OPG» allestiti in ambito carcerario;
   se sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e se intenda intervenire per ridurre, fino a portarla a quella regolamentare, la popolazione detenuta nel carcere di Palermo Pagliarelli;
   se e quando si intenda intervenire, per quanto di competenza per colmare il deficit di organico della polizia penitenziaria, degli psicologi e degli educatori;
   se, e in che tempi, verranno effettuate le opere di adeguamento strutturale necessarie a rendere le celle conformi a quanto prescritto dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000; quando verranno ristrutturate le sale colloqui in cui è ancora presente il muretto divisorio;
   se, e in che tempi, intenda intervenire per far sì che il vestiario in dotazione agli agenti risulti costantemente adeguato alle necessità e al decoro del corpo di polizia penitenziaria;
   se si intenda intervenire e in che tempi per superare il «sovraffollamento» che si registra nella caserma degli agenti;
   se si intendano incrementare i fondi relativi alle mercedi per il lavoro dei detenuti, quelli riguardanti i sussidi per i più indigenti, quelli per le attività trattamentali e, infine, quelli da destinare alla pulizia dell'istituto e, in particolare, delle celle; quale intervento si intenda mettere in atto per assicurare ai detenuti i detergenti per lavarsi e la possibilità di farsi la doccia quotidianamente;
   in che modo si intenda intervenire, per quanto di competenza, in merito ai casi singoli segnalati in premessa;
   a quanti dei detenuti definitivi del carcere di Palermo Pagliarelli venga applicato il trattamento rieducativo previsto dall'ordinamento penitenziario, trattamento che deve tendere, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi, secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti;
   cosa si intenda fare affinché sia rispettato il principio della territorializzazione della pena;
   in particolare, come si giustifichino gli sfollamenti da carceri sovraffollate che sradicano i detenuti dal loro ambiente familiare per confinarli in istituti altrettanto affollati;
   come questi sfollamenti a centinaia di chilometri di distanza siano compatibili con la normativa citata in premessa;
   se si intenda intervenire immediatamente per far sì che i condannati a pene detentive lunghe, possano – come da loro richiesta – essere trasferiti in case di reclusione ove possano lavorare e studiare in vista di un futuro, seppur lontano, reinserimento sociale;
   quali siano le ragioni che impediscano ai detenuti stranieri che ne facciano richiesta di scontare la pena, come previsto dalla normativa, nel Paese di provenienza;
   quale sia il carico di lavoro del tribunale di sorveglianza di Palermo e se, in riferimento ai commi 1 e 2 dell'articolo 69 della legge 26 luglio 1975, n. 354, i magistrati che ne fanno parte, vigilando come è loro compito sulla organizzazione degli istituti di prevenzione e di pena, abbiano mai prospettato al Ministro della giustizia le esigenze dei vari servizi del carcere, con particolare riguardo all'attuazione del trattamento rieducativo;
   quale sia nel carcere Pagliarelli lo stato di attuazione della legge n. 199 del 2000 e la sua recente estensione a 18 mesi per l'esecuzione presso il domicilio delle pene; se corrisponda al vero che la stessa venga applicata agli aventi diritto solo a ridosso del fine pena e, comunque, quanti siano i detenuti che hanno beneficiato dell'intero periodo, 12 mesi prima e 18 mesi con l'adeguamento della nuova normativa;
   se intenda verificare i prezzi del sopravvitto praticati all'interno del carcere di Palermo-Pagliarelli. (4-18000)


   PILI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il Ministero della giustizia ha in animo di trasferire detenuti pericolosi di alta sicurezza 1 presso gli istituti penitenziari sardi;
   la possibilità di trasferire i detenuti più pericolosi negli istituti penitenziari dell'isola riveste una serie di rilevanti problemi di varia natura da quelli sociali ed ambientali sino a quelli trattamentali e di natura economica;
   prima di tutto esistono gravi problematiche sociali ed ambientali, legate alle infiltrazioni mafiose camorristiche ecc.;
   in Sardegna, il problema di contatto con la criminalità organizzata è ben minore rispetto ad altre regioni meridionali, dove c’è la mafia, la camorra, la ’ndrangheta;
   la Sardegna risulta estranea da infiltrazioni di questo tipo;
   il trasferimento di tali detenuti comporterebbe un altissimo rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, basti considerare il disagio delle famiglie di questi di doversi spostare per effettuare colloqui, consegnare pacchi di beni di consumo e di vestiario, che indurrebbe le stesse a trasferirsi in Sardegna pur di stare a contatto diretto e costante con i propri congiunti detenuti;
   la Sardegna in questo momento particolare si trova in una posizione di estrema vulnerabilità, ha diversi problemi strutturali e congiunturali che potrebbero aggravarsi ulteriormente comportando un'ulteriore disgregazione sociale e territoriale;
   rispetto a tele debolezza è necessario intervenire con progetti di sviluppo che fungano piuttosto da collante nei confronti della popolazione, che mitighino il senso di insicurezza individuale e collettivo e salvaguardino l'isola quale terra incontaminata da tale tipo di criminalità;
   la commistione che si vuole creare tra le varie culture rischia di incidere in modo determinante sui fattori di criticità enucleati e sul senso identitario;
   si vuole impiegare lo spazio penitenziario a disposizione con detenuti (peraltro pericolosi) di altre regioni mentre i detenuti sardi si trovano in altri istituti della penisola e chiedono, da tempo, di poter rientrare in Sardegna;
   tale condizione dei detenuti sardi contrasta inoltre con il principio di territorializzazione della pena che preferisce la collocazione dei detenuti in prossimità dei luoghi di origine per stare più vicini alla famiglia;
   stessa considerazione va fatta, con una più pressante e dovuta attenzione, per i poliziotti penitenziari sardi che si trovano nella penisola e che vorrebbero tornare nella propria terra natale;
   la vicinanza culturale, linguistica, è fondamentale nelle carceri;
   i detenuti sardi dovrebbero essere dislocati in istituti sardi e confrontarsi, anche da un punto di vista trattamentale, con operatori del luogo di origine che sono sicuramente più in grado di interpretarne le specifiche esigenze;
   così stabilisce l'articolo 13 dell'ordinamento penitenziario sulla individualizzazione del trattamento rieducativo;
   tale trattamento, infatti, (così stabilisce la legge) deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto e l'osservazione deve essere orientata a rilevare le carenze fisiopsichiche e le altre cause del disadattamento sociale;
   la conoscenza del retroterra culturale per l'individuazione delle cause del disadattamento sociale, da parte degli operatori di riferimento, è da considerarsi elemento preferenziale nella scelta della collocazione penitenziaria del detenuto;
   nella scelta, quindi, bisognerebbe privilegiare l'aspetto di conoscenza, dimestichezza ed esperienza degli operatori piuttosto che fattori di tipo politico-strategico;
   sul piano educativo-trattamentale valgono le seguenti considerazioni: l'alta concentrazione di detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e alla delinquenza più efferata, di rilevante pericolosità sociale (e individuale) potrebbe creare problemi di gestione per gli educatori che sono già in numero inadeguato e non hanno, inoltre, la formazione specifica per tale trattamento;
   molti educatori sono stati, infatti, reclutati di recente e non dispongono di una preparazione ad hoc per il trattamento di questi soggetti poiché il Ministero, nonostante il progetto di cui si discute, non ha ancora attivato corsi di formazione specifici per la gestione educativa di tale particolare categoria di detenuti;
   anche le «vecchie leve», non essendo mai sorto il problema in passato, risultano sprovviste di un'impostazione criminologica di tipo operativo del genere descritto e si trovano impreparati nel fronteggiare questa nuova ondata delinquenziale;
   esistono poi problemi di carattere economico: i trasferimenti, le diverse traduzioni, pesano enormemente sulle casse del Ministero;
   queste risorse economiche potrebbero, invece, essere utilizzate in modo più adeguato e mirato alle reali esigenze sarde;
   è indispensabile intervenire per eliminare gli sprechi pubblici e programmare una gestione oculata delle risorse finanziarie in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere –:
   se non ritenga, alla luce delle predette valutazioni e considerazioni, di dover revocare i massici trasferimenti di detenuti AS1 nella regione Sardegna con particolare riferimento al carcere di Massama-Oristano;
   se non ritenga alla luce dell'articolo 13 dell'ordinamento penitenziario sulla individualizzazione del trattamento rieducativo di dover attuare una politica tesa a favorire la dislocazione dei detenuti sardi in istituti sardi al fine di confrontarsi, anche da un punto di vista trattamentale, con operatori del luogo di origine che sono sicuramente più in grado di interpretarne le specifiche esigenze;
   se non ritenga di dover favorire nelle carceri della Sardegna la vicinanza culturale e linguistica;
   se non ritenga di dover privilegiare l'aspetto di conoscenza, dimestichezza ed esperienza degli operatori piuttosto che fattori di tipo politico-strategico;
   se non ritenga alla luce delle considerazioni in premessa di dover perseguire nella pianificazione gestionale delle carceri sardi e non solo il principio di territorializzazione della pena che preferisce la collocazione dei detenuti in prossimità dei luoghi di origine per stare più vicini alla famiglia;
   se non ritenga, proprio alla luce delle dichiarate esigenze di risparmio economico e gestionali, di dover scongiurare tale trasferimento di detenuti provenienti dal 41-bis e collocati nell'AS1, proprio perché appaiono rilevanti i problemi di carattere economico legati ai trasferimenti, alle diverse traduzioni che pesano enormemente sui bilanci del Ministero e dello Stato in termini più complessivi. (4-18014)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   MELIS, CALVISI, FADDA, MARROCU, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, PES e SCHIRRU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   dal 1o novembre 2012 sino al 29 marzo 2013 Alitalia ha cancellato tutti i collegamenti tra l'aeroporto di Alghero-Fertilia e Milano-Linate del martedì, sabato e domenica; nei quattro giorni residui il primo volo (oggi alle 6,40) è stato fissato alle 14; i voli giornalieri Milano-Linate – Alghero-Fertilia delle 21,30 sono stati aboliti, il che vanifica la possibilità di un andata-ritorno in giornata (il primo volo per Alghero-Fertilia è infatti alle 12);
   ugualmente sono stati soppressi i collegamenti dell'aeroporto di Cagliari-Elmas con Linate delle 7 e con Fiumicino delle 15,30;
   si colpiscono in questo modo i due principali aeroporti sardi; in particolare, nel caso di Alghero (che non ha alternative salvo, limitatamente, il low cost) si colpisce una tratta tra le più utilizzate da un flusso di utenza turistica in prosecuzione verso altri aeroporti (da Milano originano normalmente molti voli per il nord Europa o intercontinentali, in continuità col collegamento Alghero-Linate) e soprattutto si danneggia la possibilità per chi svolge attività d'affari o commerciale o comunque di relazioni professionali di poter raggiungere Milano al mattino presto per rientrare nell'isola nelle stesse 24 ore;
   la scelta, a giudizio degli interroganti, arbitraria di Alitalia per altro profitta di una eccezionale, perdurante situazione di sospensione del regime della continuità territoriale già denunciata nell'interrogazione a prima firma dell'onorevole Calvisi presentata alla Camera l'8 maggio 2012;
   le responsabilità di tale stato di sospensione vanno ricercate precipuamente in sede regionale, avendo l'articolo 1, comma 837, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, disposto il trasferimento in capo alla regione Sardegna delle funzioni relative alla continuità territoriale, e avendo il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con propria nota n. 0052194 del 23 dicembre 2009, conferito al presidente della regione Sardegna, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, della legge 17 maggio 1999, n. 144, la delega a indire e presiedere una conferenza di individuare il contenuto dell'imposizione di oneri di servizio pubblico da e per la Sardegna, in conformità al regolamento (CE) n. 1008/2008;
   successivamente alla pubblicazione in data 27 gennaio 2011 dei decreti relativi all'imposizione di oneri di servizio pubblico sui servizi aerei di linea da e per la Sardegna da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la giunta regionale ne ha chiesto la revoca per introdurre «la tariffa unica agevolata» per residenti e non residenti;
   la revoca dei decreti ha di fatto bloccato la procedura dei bandi per l'aggiudicazione delle rotte per la continuità territoriale aerea della Sardegna;
   in seguito al mancato rinnovo è stato prorogato il vecchio contratto di servizio con l'assicurazione del rispetto delle precedenti condizioni, spesso tuttavia disattese dalle compagnie;
   nell'ottobre 2011 il presidente della regione sarda ha annunciato la conclusione della conferenza di servizi sulla nuova continuità territoriale aerea con la definizione dello schema per l'imposizione degli oneri di servizio pubblico dichiarando: «Avanti verso la tariffa unica e tariffe meno care»; di fatto però il Governo non ha firmato il decreto con i nuovi oneri di servizio per mancanza di copertura finanziaria da parte della regione e, dopo notevoli ritardi, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale europea del nuovo bando è avvenuta solo l'11 febbraio 2012;
   il suddetto bando prevede una tariffa unica per i residenti in Sardegna e non; alla scadenza nessuna compagnia aerea aveva dimostrato interesse a partecipare;
   in questa situazione di stasi (dal 1o novembre 2012, appunto, verrà a cessare la proroga) si colloca l'iniziativa summenzionata di Alitalia di modificare unilateralmente il regime dei voli e gli orari. In particolare l'astrusa modifica degli orari, decisa in un periodo di assenza di continuità territoriale, imposta su tratte di importanza vitale per la regione, vanifica per l'ennesima volta i diritti dei sardi alla continuità territoriale, ne ostacola palesemente la mobilità, costituisce un ulteriore colpo ad un'economia, come quella del nord Sardegna, afflitta da una gravissima depressione e da una crisi occupativa senza precedenti; sono evidenti le conseguenze negative sui flussi turistici, specialmente di quel turismo di mezza stagione e di breve permanenza che, sulla base di puntuali offerte degli operatori locali a determinate categorie della clientela, potrebbe costituire una delle valvole vitali dell'economia locale sarda;
   gli interroganti ritengono che, anche se l'articolo 1, comma 837, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dispone il trasferimento alla regione Sardegna delle funzioni relative alla continuità territoriale, le responsabilità generali dello Stato in materia di trasporti da e per la Sardegna non vengano meno. Ciò tanto più se si ricorda che lo Stato non ha mai corrisposto alla regione Sardegna le somme dovute in materia di compartecipazione erariale per far fronte alle nuove competenze in materia di continuità territoriale, nonché di trasporto pubblico locale e sanità, devolute dalla legge sopracitata del 2006 –:
   se non ritenga il Ministro, a tutela dell'economia e della stessa continuità territoriale del Paese, di dover assumere ogni idonea iniziativa di competenza presso Alitalia che, pur essendo una compagnia privata, dev'essere tuttavia richiamata al rispetto degli elementari diritti della clientela e dei territori collegati. (3-02519)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MANCUSO, BARANI, CICCIOLI, GIRO e GIRLANDA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   il 2 ottobre 2012 si è svolto uno sciopero generale dei servizi pubblici, tra cui quello dei trasporti locali;
   l'articolo 40 della Costituzione italiana disciplina il diritto di sciopero, stabilendo che esso «si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano»;
   a Milano, alle 17:45, un quarto d'ora prima della ripresa dello sciopero dopo la fascia di garanzia pomeridiana, alla stazione della metropolitana Lima, in un treno in partenza strapieno, una donna ha avvisato un malore;
   gli altri passeggeri hanno avvisato attraverso l'interfono il macchinista, che ha bloccato il convoglio per consentire i soccorsi;
   questo ha causato una lunga fila di treni in coda;
   ATM, l'azienda dei trasporti, in una nota dei giorni successivi, ha parlato di una questione di «ordine pubblico causata da un numero elevato di passeggeri che si è rifiutato di scendere dal treno» tanto che è stato necessario chiedere l'intervento delle forze dell'ordine;
   i passeggeri riferiscono di «totale disorganizzazione, di porte bloccate e gallerie buie da percorrere a piedi senza guida»;
   i passeggeri di un convoglio denunciano di essere rimasti bloccati tra le stazioni Palestro e Porta Venezia, perché «il macchinista alle 18:00 ha lasciato il treno, dicendo che era scattato lo sciopero e che non avrebbe lavorato un minuto di più»;
   l'arrivo di decine di mezzi di soccorso, fra pompieri e polizia ha paralizzato anche il traffico in superficie nelle aree nord ed est della città;
   la linea uno della metropolitana è stata riattivata alle 19:35, in orario di sciopero, per consentire ai passeggeri di rientrare a casa;
   il mercoledì precedente, in occasione di un tamponamento tra due treni metro alla fermata Gioia della Linea Verde, il sindaco di Milano Pisapia aveva comunicato via Twitter che «dal punto di vista sanitario la situazione era tranquilla»;
   nei giorni successivi si sono verificati numerosi altri incidenti nella metro milanese;
   in un'altra occasione, sono state aperte le porte dei convogli e i passeggeri sono scesi e hanno raggiunto la stazione di arrivo camminando a piedi lungo i binari al buio, con un incalcolabile rischio per la loro sicurezza –:
   di quali elementi disponga il Ministro in relazione a quanto esposto in premessa e se il Governo intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, al fine di verificare il rispetto delle misure di sicurezza nella metro milanese. (5-08086)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LARATTA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   con la delibera CIPE n. 83 del 29 marzo 2006 veniva approvato il piano finanziario per la realizzazione della cosiddetta «variante ferroviaria di Cannitello» quale opera destinata ad eliminare le interferenze nell'ambito del più ampio programma infrastrutturale (1o Programma delle infrastrutture strategiche, di cui alla legge n. 443 del 2001) che avrebbe dovuto portare alla realizzazione dell'attraversamento stabile dello stretto di Messina;
   nell'allegato 1 a tale deliberazione del Comitato, si legge che nell'ambito del progetto relativo a tale galleria ferroviaria artificiale, si sarebbe dovuto provvedere, tra le altre cose, al «completo ricoprimento della galleria artificiale in maniera da ottenere un completo mascheramento, estendendo ad un ambito più vasto di alcuni chilometri, ove possibile, la riconformazione e ricontestualizzazione morfologica»;
   nell'ambito della ricontestualizzazione morfologica e della riconformazione ambientale, sono state considerate la sistemazione a verde attrezzato dell'area risultante dal mascheramento della galleria artificiale e la ristrutturazione straordinaria del tratto di lungomare attiguo alla predetta galleria;
   con delibera CIPE n. 6 del 20 gennaio 2012, lo stesso Comitato per la programmazione economica provvedeva alla rideterminazione, in riduzione, del fondo infrastrutture, sottraendo circa 1,3 miliardi di euro al ponte sullo stretto e 337 milioni di euro alla «variante ferroviaria di Cannitello»;
   nelle scorse settimane il Ministro interrogato durante il «Question time» alla Camera dei deputati, ha dichiarato che con la prossima legge di stabilità, il Governo è intenzionato a chiudere tutte le questioni ancora aperte che riguardano il ponte sullo stretto;
   allo stato, l'opera definita «variante ferroviaria di Cannitello», pur entrata regolarmente in esercizio, non risulta completata nella parte delle prescrizioni imposte dalla menzionata delibera CIPE n. 83/2006, con l'effetto che si sta ingenerando viva preoccupazione tra la popolazione locale;
   nonostante la stessa opera non risulti completata con le prescrizioni e le avvertenze imposte dal CIPE, in data 4 ottobre 2012, il comune di Villa San Giovanni pubblicava l'atto con il quale veniva data «pubblicità-notizia» che il contraente generale, «Eurolink», in data 21 maggio 2012, aveva provveduto alla ultimazione dei lavori afferenti la cosiddetta «variante ferroviaria di Cannitello»;
   lo stato dell'arte è rappresentato da un cantiere ormai rimosso da tempo da parte del contraente generale e da un'opera «nuda» nello stato di fatto ed in modo da costituire, ad avviso dell'interrogante, un manufatto esteticamente deteriore e paesaggisticamente deturpante;
   la viva preoccupazione generata da tale situazione ha indotto le forze politiche e sociali più responsabili a denunciare pubblicamente tale anomalia ed a dichiarare di voler assumere iniziative anche plateali per rivendicare il diritto di quella comunità a veder riparati i danni inferti al loro territorio;
   a fronte di tale situazione e in un momento in cui monta tra i cittadini un sentimento ostile nei confronti della politica e delle istituzioni, occorre assumersi la responsabilità di parlare ai cittadini con il linguaggio della chiarezza, ma, anche, di esercitare tutte le prerogative finalizzate a pretendere che le imprese e le società affidatari e delegate alla realizzazione dei programmi e delle opere, portino a compimento gli impegni contrattualmente assunti –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto;
   quali iniziative abbia assunto o intenda assumere, allo scopo di garantire i cittadini di Villa San Giovanni;
   quali iniziative di competenza intenda adottare affinché la società Stretto di Messina ed il contraente generale «Eurolink» ottemperino a tutte le prescrizioni introdotte dalla delibera CIPE n. 83 del 2006. (4-18011)


   BITONCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   cittadini e lavoratori pendolari che quotidianamente utilizzano la linea ferroviaria tra Bassano del Grappa (Vicenza) e Padova, segnalano come venerdì 5 ottobre 2012, così come, peraltro, avvenuto già in altre occasioni, il treno regionale delle 8,32 che collega quotidianamente le due città è stato soppresso;
   la soppressione di tale collegamento, solitamente affollato da centinaia di lavoratori, comporta inevitabilmente l'utilizzo da parte degli stessi del treno successivo e, oltre all'attesa, genera ulteriori problematicità a causa del fatto che il mezzo in questione è solitamente provvisto di due sole carrozze, insufficienti ad accogliere tutti i potenziali utilizzatori, così da obbligare numerosi passeggeri ad effettuare l'intero viaggio in condizioni che pregiudicano gli standard minimi di sicurezza;
   lo stesso sovraffollamento, ovviamente, determina l'impossibilità da parte dei viaggiatori in attesa nelle altre stazioni che si trovano lungo il percorso, tra le quali Cittadella (Padova), di salire sul treno, così che questi sono costretti a raggiungere Padova o con altro mezzo, auto piuttosto che pullman, o attendendo il treno successivo –:
   di quali elementi disponga sulle cause del disservizio oggi reso e quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare per ripristinare il corretto funzionamento del servizio ferroviario, così da renderlo sostenibile e coerente con le esigenze della cittadinanza. (4-18012)

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata:


   BUONFIGLIO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   in data 21-22 marzo 2009 si svolgeva, a Roma, l'ultimo congresso di Alleanza Nazionale;
   con provvedimento del 1o-3 giugno 2010, il presidente del tribunale di Roma accertava, a far data dal congresso, l'intervenuto scioglimento di Alleanza Nazionale e l'apertura della fase di liquidazione, nonché la qualifica di pubblici ufficiali degli organi di gestione liquidatoria nominati dal congresso, in ragione della funzione assunta;
   sino alla revoca disposta, il 7 febbraio 2012, dal presidente del tribunale di Roma ex articolo 12 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile, gli organi pattiziamente nominati ponevano in essere atti di ordinaria e straordinaria amministrazione estranei alla tipica attività liquidatoria;
   in particolare, il 18 novembre 2011 costituivano l'omonima «fondazione non riconosciuta», cui il 14 dicembre 2011 trasferivano, pressoché totalmente, il patrimonio di Alleanza Nazionale, comprensivo di cinquantacinquemilioni di euro, costituiti da rimborsi elettorali accertati e percepiti dal partito dopo lo scioglimento e, dunque, nel corso della fase di liquidazione, come noto, regolata da norme imperative;
   successivamente alla revoca giudiziale, il 16 febbraio 2012, gli organi designati dal congresso di scioglimento presentavano richiesta di iscrizione della fondazione Alleanza Nazionale nel registro delle persone giuridiche al prefetto di Roma;
   tanto avveniva, nonostante il presidente del tribunale, esercitando i propri poteri di vigilanza, avesse affidato ai liquidatori di nomina giudiziale il compito di procedere alla liquidazione, avendo particolare riguardo alla destinazione delle risorse derivanti dai «rimborsi elettorali» non solo per non frustrare «le legittime aspettative dei soggetti nei cui confronti venga accertata la titolarità di quelle somme», ma anche, e soprattutto, in ragione del vincolo di destinazione imposto dalla legge;
   in pendenza della procedura di riconoscimento, alcuni interessati fornivano al prefetto apporti documentali e notizie utili all'accertamento sulla sussistenza di cause ostative al riconoscimento;
   in particolare, evidenziavano l'indisponibilità delle somme, atteso il vincolo di destinazione normativamente impresso;
   segnalavano, altresì, il vizio originario della devoluzione patrimoniale: l'omissione delle comunicazioni di cui agli articoli 3 e 7 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile aveva, infatti, impedito l'intervento prefettizio a tutela del patrimonio della disciolta associazione, della sua destinazione e dell'eventuale devoluzione del residuo ai sensi dell'articolo 31 del codice civile;
   senza dare alcun riscontro alle istanze formulate, il 26 aprile 2012 il prefetto procedeva all'iscrizione della fondazione nel registro delle persone giuridiche;
   il 21 luglio 2012, il tribunale amministrativo regionale del Lazio, all'uopo adito, sospendeva cautelativamente il riconoscimento;
   il 5 ottobre 2012 il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale – sezione terza, annullava la cautela ritenendo che «non vale discettare quanto alla consistenza del fondo (di dotazione) se esso sia costituito solo o in quale parte da erogazioni pubbliche, su cui anche i terzi (tra cui potenzialmente lo Stato) potrebbero vantare diritti» e che non sussista alcun pregiudizio per i terzi, dato il controllo prefettizio «sull'eventuale mala gestio»;
   tale convincimento è presumibilmente derivato anche dalle difese del Ministero che, costituendosi nel giudizio amministrativo innanzi al Consiglio di Stato, dopo aver ribadito che al prefetto spetta «solo» un controllo di legittimità, ha affermato che la valutazione discrezionale del prefetto non è soggetta a controllo di merito da parte dell'autorità giudiziaria amministrativa e la conservazione del patrimonio è affidata al controllo ex articolo 25 del codice civile;
   il potere di cui all'articolo 25 del codice civile si estrinseca, però, esclusivamente in atti successivi al trasferimento dei rimborsi elettorali ed in ogni caso entro il perimetro della conformità dell'attività compiute agli scopi statutari della fondazione;
   seguendo, dunque, le argomentazioni svolte dall'Avvocatura dello Stato in difesa del Ministero, il patrimonio costituito, come più volte ribadito, da contributi pubblici, troverebbe nel controllo ex post da parte del prefetto una tutela migliore rispetto alla preventiva e puntuale verifica sulla destinazione da parte del presidente del tribunale che vigila sulla liquidazione;
   solamente nei primi mesi del 2013 sarà resto noto il giudizio della Commissione per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici, di cui all'articolo 9, comma 3, della legge n. 96 del 2012, in ordine alla regolarità e alla conformità alla legge del rendiconto presentato da Alleanza Nazionale in liquidazione con riferimento all'esercizio 2011, rendiconto che dà evidenza al trasferimento dei contributi elettorali in favore della fondazione Alleanza Nazionale –:
   se il Ministro interrogato non ritenga di dover verificare la legittimità del provvedimento prefettizio in ordine al vincolo di destinazione delle risorse pubbliche, ignorato in sede amministrativa e non ritenuto necessario in sede cautelare dal Consiglio di Stato, nonché di adottare, o comunque sollecitare, atti conservativi sul patrimonio di Alleanza Nazionale derivante da contributi elettorali, almeno sino al giudizio della commissione di cui all'articolo 9, comma 4, della legge n. 96 del 2012, richiamata in premessa, al fine di evitare l'utilizzo delle risorse pubbliche per finalità diverse da quelle previste dalla legge e un possibile conflitto con il Parlamento. (3-02520)


   GASBARRA, FRANCESCHINI, AMICI, ADINOLFI, ARGENTIN, BACHELET, CARELLA, COSCIA, FERRANTI, FIORONI, GENTILONI SILVERI, GIACHETTI, MADIA, META, MORASSUT, POMPILI, RECCHIA, RUGGHIA, SPOSETTI, TOCCI, TOUADI, VELTRONI e MOGHERINI REBESANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   rispetto a quanto drammaticamente emerso dall'iniziativa della magistratura che ha avviato un'azione giudiziaria sulla gestione dei fondi relativi al gruppo consiliare del Popolo della Libertà, che ha portato all'arresto del capogruppo presso il consiglio regionale, il 27 settembre 2012 il presidente della giunta regionale del Lazio, Renata Polverini, si è dimessa;
   il 28 settembre 2012 il presidente del consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese, con proprio decreto, in ottemperanza all'articolo 126, comma 3, della Costituzione e agli articoli 19 e 44 dello statuto della regione Lazio, ha dichiarato l'esistenza della causa di cessazione dalla carica del presidente della regione, Renata Polverini, in considerazione delle dimissioni pervenute agli uffici della presidenza del consiglio, e ha contestualmente provveduto a dichiarare sciolto il consiglio regionale. Il consiglio, da questa data in avanti, potrà esaminare solo atti dovuti, urgenti e indifferibili ed è tenuto a garantire l'ordinaria amministrazione fino al voto, come da ultimo confermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 68 del 2010;
   la disciplina della prorogatio degli organi regionali è competenza dello statuto regionale «in armonia con la Costituzione», ex articolo 123 della Costituzione, e quella dell'indizione delle elezioni regionali è di competenza dello statuto e della legge regionale; ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale del Lazio 13 gennaio 2005, n. 2: «Nei casi di scioglimento del consiglio regionale, previsti dall'articolo 19, comma 4, dello statuto, si procede all'indizione delle nuove elezioni del consiglio e del presidente della regione entro tre mesi»: lo stesso articolo prevede che: «Le elezioni sono indette con decreto del presidente della regione»;
   le misure adottate dal Governo al fine di razionalizzare la spesa pubblica e, da ultimo, il decreto-legge deliberato il 4 ottobre 2012 dal Consiglio dei ministri, finalizzato a favorire la trasparenza e la riduzione dei costi degli apparati politici regionali, nell'obiettivo di assicurare negli enti territoriali una gestione amministrativa e contabile efficiente, trasparente e rispettosa della legalità, imporrebbero un'immediata indizione delle elezioni per far sì che organi regionali dotati di piena legittimità democratica possano adottare le misure conseguenti a porre un freno immediato a sprechi ed usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale;
   in particolare, dette misure, che in gran parte saranno attuabili nella regione Lazio solo dopo le nuove elezioni regionali e grazie ad atti della stessa regione (adozione del nuovo statuto nei primi sei mesi della prossima legislatura), rendono necessario effettuare quanto prima le elezioni regionali nel Lazio per permettere il completamento del disegno riformatore del Governo;
   il combinato disposto delle norme contenute nella legge regionale n. 2 del 2005 della regione Lazio e della legge n. 108 del 1968 comporta che, dal momento dell'indizione alla data del voto, debbono trascorrere almeno i 45 giorni utili a permettere l'affissione del manifesto da parte dei sindaci dei comuni del Lazio (articolo 3 della legge n. 108 del 1968) e che la regione Lazio potrebbe concludere in tempi rapidi, come già accaduto in occasione delle altre elezioni, un accordo con l'ufficio territoriale del Governo e le prefetture per la gestione delle elezioni; comporta, inoltre, che le norme statali sull’election day (articolo 7 del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011) non trovano applicazione alle elezioni regionali, tanto che la stessa norma statale precede l'inciso «compatibilmente con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti», per cui l'ordinamento regionale ad esso non è obbligato;
   fermo restando che la disciplina della eventuale prorogatio degli organi elettivi regionali, dopo la loro scadenza o scioglimento o dimissioni, e degli eventuali limiti dell'attività degli organi prorogati sia oggi fondamentalmente di competenza dello statuto della regione, non rispettare il termine dei tre mesi per lo svolgimento delle elezioni significherebbe prolungare irragionevolmente una situazione patologica e di carenza costituzionale, come quella derivante dallo scioglimento del consiglio, mentre sarebbe necessario ripristinare al più presto la legittima rappresentatività degli organi regionali; nella sentenza n. 196 del 2003 la Corte costituzionale ha inteso interpretare le norme della regione Abruzzo del tutto simili a quelle della regione Lazio nel senso che «indire entro tre mesi» deve essere inteso come «svolgere le elezioni», proprio per evitare che non esista un limite ragionevole di tempo per svolgere le elezioni in analogia con le previsioni costituzionali inerenti al Parlamento;
   il 30 settembre 2012 un lancio di agenzia Ansa ha riportato la seguente notizia: «Il Ministro dell'interno darà alla regione Lazio la massima collaborazione in termini di competenze tecniche sulla vicenda delle elezioni, dopo le dimissioni di Renata Polverini. “Ci sono conflitti – ha spiegato la Cancellieri – tra le norme nazionali e lo statuto della regione Lazio, c’è il precedente delle scorse elezioni. Tuttavia il parere dell'Avvocatura dello Stato ci fa intendere che tutto deve avvenire entro il terzo mese”» –:
   se e come il Ministro interrogato, nell'ambito delle proprie competenze, intenda agire per far sì che le elezioni del nuovo consiglio della regione Lazio e del presidente della regione avvengano entro e non oltre il 28 dicembre 2012. (3-02521)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BOBBA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   con il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono state stabilite, tra l'altro, le funzioni fondamentali dei comuni che di seguito sinteticamente vengono elencate:
    a) organizzazione generale dell'amministrazione, gestione finanziaria, contabile e controllo;
    b) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, compresi i trasporti pubblici;
    c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente;
    d) la pianificazione urbanistica ed edilizia di ambito comunale e la partecipazione alla pianificazione sovracomunale;
    e) attività, in ambito comunale, di pianificazione di protezione civile e coordinamento primi soccorsi;
    f) organizzazione e gestione dei servizi di raccolta rifiuti urbani e riscossione tributi;
    g) progettazione e gestione del sistema locale dei servizi sociali;
    h) edilizia scolastica, organizzazione e gestione dei servizi scolastici;
    i) polizia municipale e polizia amministrativa locale;
    l) tenuta dei registri di stato civile e della popolazione, servizi anagrafici, elettorali e statistici;
   nella stessa legge vengono stabilite nuove regole per l'erogazione dei servizi sopra elencati che, per i comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, obbligano all'esercizio associato di 9 su 10 delle funzioni precedentemente elencate; in particolare la funzione di cui alla lettera l) («tenuta dei registri di stato civile e della popolazione, servizi anagrafici, elettorali e statistici») è esclusa dall'obbligo di associazione. L'esercizio associato dovrà essere effettuato con altri comuni fino a superare 10.000 abitanti, limite ridotto dalla legge regionale del Piemonte a 5.000;
   le prossime scadenze imposte dalla citata legge per attivare la gestione associata sono le seguenti: almeno 3 funzioni entro il 31 dicembre 2012; altre 6 entro il 31 dicembre 2013;
   dal prossimo anno i comuni con più di 1.000 abitanti entreranno nel «patto di stabilità» che genererà ulteriori vincoli alle spese e agli investimenti;
   a parere dell'interrogante le descrizioni delle funzioni appaiono lontane dalle realtà dei comuni con meno di 5.000 abitanti, generano confusione nell'applicazione della legge, considerando anche il breve periodo per l'attuazione, e rischiano uno stallo nel funzionamento e nell'erogazione dei servizi –:
   se non si ritenga doveroso e urgente fornire chiarimenti sulle specifiche delle funzioni indicate, in termine di sottofunzioni interne, nonché sulla coerenza con le realtà organizzative dei comuni, considerando anche eventuali supporti all'attivazione delle funzioni da parte delle istituzioni nazionali, regionali o provinciali.
(5-08079)


   FIANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   si apprende da fonti giornalistiche e Internet che per il prossimo 20 ottobre è stato programmato in un noto locale di Retorbido (PV) un festival di musica rock a cui prenderanno parte tre gruppi neonazisti noti a livello europeo;
   l'evento è molto seguito su facebook e sono consistenti le adesioni dall'estero;
   l'ANPI provinciale si è rivolta a prefetto e questore segnalando la pericolosità di tale raduno;
   tra i partecipanti vi è il gruppo degli Absurd, band tedesca neonazista che sulla copertina di un proprio disco riporta la foto della tomba di un quindicenne di nome Sandro Beyer, accusato di essere un inferiore, torturato e ucciso dai membri del gruppo nel 1993 nella località di Sondershausen;
   il leader di tale gruppo Mobus venne rilasciato nel 1998 ma fuggì poi negli Stati Uniti nel 2000 dopo aver violato i termini della libertà provvisoria, e lì venne ospitato da William Pierce leader della National Alliance, organizzazione della destra razzista e neo nazista americana; successivamente Mobus venne arrestato e rinchiuso in un carcere americano;
   il gruppo è ora guidato dal fratello di Mobus;
   al concerto parteciperà anche il gruppo franco-italiano Ad Hominem e il gruppo neofascista novarese Franglar;
   sarebbe opportuno segnalare ai Paesi di provenienza dei citati gruppi musicali che tali soggetti sono considerati ospiti non graditi;
   secondo l'interrogante, inoltre, in alcuni testi delle canzoni possono riscontrarsi gli estremi di cui ai reati previsti della cosiddetta legge Mancino –:
   se il Governo sia a conoscenza di tale programmato evento e se non ritenga possano sussistere problemi di ordine pubblico tali da vietare la realizzazione di tale concerto. (5-08087)

Interrogazione a risposta scritta:


   BERTOLINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   nella notte del 18 settembre 2012 a Modena, in località Ponte Alto, un incendio doloso ha distrutto un camion, ulteriore episodio che si aggiunge ai molti già avvenuti sia in città che in tutta la provincia, a danno degli autotrasportatori, che dimostrano la presenza del racket della criminalità organizzata nel territorio emiliano;
   i dirigenti della Fita-Cna, associazione di categoria degli autotrasportatori, denunciano che, con quest'ultimo episodio, si è già a 30 roghi nei soli primi otto mesi dell'anno 2012, per un danno stimato intorno ai 5 milioni di euro;
   i dati sono preoccupanti se si vanno a comparare quelli del 2012 con quelli del 2011, dai quali risulta un aumento degli incendi del 50 per cento senza contare che non si è ancora alla fine dell'anno;
   la responsabile nazionale della Fita-Cna, Cinzia Franchini, denuncia che alcune delle ditte di autotrasporto che lavorano nella provincia di Modena, che vantano un parco macchine fino a 20 veicoli, lavorano a prezzi talmente bassi che suscitano seri dubbi sui bilanci aziendali;
   con un precedente atto di sindacato ispettivo, il n. 5-06617 dell'aprile 2012, l'interrogante aveva evidenziato come, negli ultimi quindici mesi, la provincia di Modena avesse eliminato dall'albo degli autotrasportatori ben 345 imprese su un totale di 2926 ditte iscritte, perché prive dei requisiti necessari e pertanto a maggior rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata;
   dopo l'allarme nel settore degli appalti edili e del gioco d'azzardo, le indagini e gli arresti sempre più frequenti per estorsioni in ambiti commerciali, si aggiunge anche il racket nel settore degli autotrasporti;
   sta emergendo una realtà inquietante che vede Modena e la sua provincia da decenni al centro degli affari della camorra e oggi considerata la roccaforte del clan dei Casalesi e dei loro affari nel nord Italia;
   la situazione risulta essere ancora più preoccupante oggi nella fase di ricostruzione post-terremoto, con il rischio di un aumento delle infiltrazioni mafiose negli appalti;
   tale forte radicamento sarebbe confermato dalla presenza, all'interno della rete di affiliati operanti sul territorio modenese, non solo di soggetti di origine campana, ma anche di persone nate e residenti a Modena;
   nonostante i numerosi segnali di allarme relativi alle infiltrazioni camorristiche a Modena e provincia ed i conseguenti impegni assunti dagli enti locali per intensificare i controlli e prevenirne l'ulteriore diffusione, la criminalità organizzata ha incrementato il proprio radicamento e la portata delle proprie attività;
   il Governo, nella risposta fornita al sopra citato atto di sindacato ispettivo, aveva assicurato che il fenomeno era alla costante attenzione degli organi competenti e che era stata intensificata l'attività del «gruppo interforze» operante in prefettura, con il compito di monitorare il territorio e in particolare le stazioni appaltanti pubbliche;
   il Ministero dell'interno aveva firmato un protocollo con la Confindustria per sviluppare strategie condivise anche per gli appalti di natura privatistica e aveva adottato tutti gli strumenti necessari per la concertazione istituzionale dell'attività delle forze dell'ordine e delle istituzioni locali per il contrasto alle infiltrazioni mafiose –:
   se e quali nuove informazioni in merito abbia a disposizione;
   come si spieghi l'incremento di incendi dolosi nel settore degli autotrasporti in provincia di Modena;
   quali siano i risultati di eventuali azioni intraprese di concerto con le istituzioni locali, le organizzazioni sociali ed imprenditoriali;
   come si intenda contrastare l'ulteriore diffusione della criminalità organizzata in questo territorio, soprattutto in vista della ricostruzione post terremoto.
(4-18016)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:


   ANTONINO RUSSO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la trasformazione degli istituti d'arte in licei artistici con le riforme del decennio scorso, ha previsto la loro articolazione in sei diversi indirizzi: arti figurative; architettura e ambiente; design (articolato in settori produttivi, tra i quali vi è anche design del libro); audiovisivo e multimediale; grafica; scenografia;
   all'interno dei suddetti indirizzi sono stati fatti confluire i corsi prima esistenti e da tali confluenze sono derivati gli accorpamenti di cattedre abilitate ad insegnare le nuove discipline;
   attualmente ne consegue che la classe di concorso A07 può insegnare discipline grafiche e laboratorio nell'indirizzo di grafica, discipline progettuali e laboratorio nell'indirizzo di design del libro e discipline audiovisive e multimediali e laboratorio nell'indirizzo audiovisivo e multimediale;
   al contrario per la classe di concorso A09 è previsto al momento, solo l'insegnamento di discipline progettuali e laboratorio nell'indirizzo di design (design del libro) come stabilito in via provvisoria, con circolare del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 29 marzo 2012 e successive note 2320 del 29 marzo 2012, 3714/bis del 16 maggio 2012 e 5 giugno 2012, in attesa che venga emanato l'apposito regolamento per la razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso;
   nella bozza di tale regolamento sarebbe previsto a quanto consta all'interrogante che anche la classe di concorso A09 possa insegnare discipline grafiche e laboratorio nell'indirizzo di grafica (futura classe di concorso A012) ma ciò, tuttavia, non compare nelle note citate;
   da questo fatto derivano le seguenti contraddizioni: il profilo del diplomato dell'indirizzo di grafica del nuovo liceo è del tutto coerente con quello del diplomato di arte della stampa del vecchio istituto d'arte ma i docenti di quell'indirizzo non sono nelle citate note ritenuti adeguati all'insegnamento nella futura classe di concorso A012; chi ha insegnato con la A09 nell'indirizzo di grafica del corso Michelangelo ora non può più insegnare la stessa disciplina nell'indirizzo di grafica del liceo artistico, pur confluendo il primo corso nel secondo; i docenti di A09 hanno titolo di studio valido per la stessa classe di concorso D13 che confluisce nella futura classe A012, ma vengono discriminati rispetto ai loro colleghi già abilitati pur avendo maturato esperienza professionale anche in termini di direzione delle attività di laboratorio condotto dai docenti di D13 nei corsi del vecchio ordinamento; vi è, inoltre, da rilevare che, a differenza di quanto previsto nella bozza di Regolamento sopra citata, le note del marzo-giugno 2012 già elencate, prevedono la possibilità per le classi di concorso A021, A022, A018 di insegnare discipline progettuali e laboratorio nell'indirizzo di grafica. Si noti che il titolo universitario di studio per l'accesso a tali classi di concorso è in alcuni casi lo stesso di quello dei docenti della A09, al momento attuale esclusi. Per contro non è detto che i docenti di A022, A021, A018 abbiano titolo per l'accesso alle classi A07 e A09; il decreto-legge n. 95 del 2012 convertito, con modificazioni dalla legge n. 135 del 7 agosto 2012 stabilisce con assoluta chiarezza all'articolo 14, comma 17, che «al personale dipendente docente a tempo indeterminato che, terminate le operazioni di mobilità e di assegnazione dei posti, risulti in esubero nella propria classe di concorso nella provincia in cui presta servizio, è assegnato per la durata dell'anno scolastico un posto nella medesima provincia, con priorità sul personale a tempo determinato, sulla base dei seguenti criteri: a) posti rimasti disponibili in altri gradi d'istruzione o altre classi di concorso, anche quando il docente non è in possesso della relativa abilitazione o idoneità all'insegnamento, purché il medesimo possegga titolo di studio valido, secondo la normativa vigente, per l'accesso all'insegnamento nello specifico grado d'istruzione o per ciascuna classe di concorso;
   appare, dunque, evidente che nell'intento del legislatore quello che conta è il possesso del titolo di studio per poter insegnare una qualsiasi disciplina. Tuttavia, nel caso della classe A09 questo non sembra essere rilevante;
   la situazione venutasi a creare ha determinato in questo anno scolastico: l'assegnazione di docenti della classe di concorso D13 su discipline grafiche e laboratorio nell'indirizzo di Orfica e l'esclusione dei docenti con esperienza pluridecennale per tale insegnamento e aventi titolo di studio anche superiore a quello dei colleghi. Infatti, alla classe di concorso D13 si poteva accedere con il solo diploma di scuola superiore, mentre l'accesso alla classe di concorso A09 prevede un titolo universitario o equiparato; la messa in DOP dei docenti di classe A09 a fronte di disponibilità di ore per l'insegnamento di discipline progettuali e laboratorio nell'indirizzo di grafica;
   da qui ne consegue sia un danno in termini di qualità del servizio fornito agli studenti che si trovano docenti con minor esperienza professionale, sia la violazione di legittimi interessi individuali dei docenti della classe A09;
   si consideri, inoltre, che a suo tempo la scelta di abilitarsi in una o nell'altra classe di concorso è stata determinata da fattori del tutto casuali (esempio disponibilità di posti nel territorio) e non dalla formazione specifica richiesta;
   va rilevato infine che la questione riguarda un numero esiguo di docenti e scuole, ma non per questo rappresenta un fatto trascurabile sia in linea di principio (dovere di equità della pubblica amministrazione) sia per gli effetti devastanti che può avere nella vita delle singole persone –:
   per quali motivi il regolamento di riordino non sia stato licenziato in tempo utile per consentire in via definitiva una corretta assegnazione di titolarità ai docenti;
   perché la circolare del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 25 del 29 marzo 2012 e successive note 2320 del 29 marzo 2012, 3714/bis del 16 maggio 2012 e 5 giugno 2012 si siano discostate da quanto ipotizzato da detta bozza di regolamento;
   perché siano state ammesse classi di concorso (A022, A021, A018) per l'insegnamento di discipline grafiche e laboratorio che non richiedono necessariamente per l'accesso la preparazione specifica garantita dai titoli di studio previsti per le classi A09 e A07 dal decreto n. 39 del 1998;
   cosa si intenda fare rispetto alla confluenza della cattedra A09 nella classe di concorso A012;
   cosa si intenda fare per sanare la situazione dei docenti passati in DOP per effetto delle indicazioni contenute nella note sopracitate, malgrado avessero titolo di studio adeguato, qualora il regolamento disponesse la confluenza della A09 nella classe A012 come già precisato nella bozza esistente;
   in che modo si intendano utilizzare i docenti inseriti nelle classi di concorso del tipo «D» e in possesso del solo diploma di scuola secondaria di 2o grado o di maestro d'arte applicata (triennale), in particolare rispetto alla loro posizione in graduatorie che vedono anche la presenza di docenti laureati. (4-17996)


   MIOTTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   con precedenti atti di sindacato ispettivo è stato chiesto al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca se corrispondesse al vero che una organizzazione denominata Eurogiovani – centro ricerche e studi europei – associazione culturale con sede in Bologna, via d'Azeglio, 48 che propone al pubblico un corso di cinque giorni chiamato master in europrogettazione, sia effettivamente accreditata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, come esibisce nel sito internet mentre non risulterebbe negli elenchi degli accreditati Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
   in queste settimane studenti che hanno frequentato il corso presentano agli organi accademici la richiesta di riconoscimento di crediti formativi sulla base delle indicazioni che ricevono dagli organizzatori del cosiddetto «Master» –:
   se il Ministro non ritenga di dover intervenire urgentemente per chiarire se corrisponda al vero che i corsi di Eurogiovani siano accreditati Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. (4-17998)


   MIOTTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   da molto tempo la questione della annessione dei convitti agli istituti di istruzione per sordi non viene risolta e ciò compromette la proficua frequenza degli alunni sordi nelle strutture scolastiche;
   i convitti sono stati istituiti con la specifica funzione di tutela degli studenti sordi e dal 1981 sono retti da una regolamentazione che rimane «provvisoria» perché, a tutt'oggi, non è stato risolto il rapporto fra scuole e convitti;
   al centro di tale rapporto deve sempre essere posto il ragazzo sordo per tutelarne il suo apprendimento e perciò i convitti dovrebbero essere annessi alle scuole per sordi, affinché i programmi extrascolastici delle attività proprie dei convitti siano coordinate con i programmi scolastici al fine di aiutare il ragazzo sordo nel suo percorso formativo –:
   come il Ministro interrogato intenda procedere nell'affrontare e definire l'annosa questione rappresentata in premessa. (4-17999)


   REGUZZONI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport. — Per sapere – premesso che:
   il retinoblastoma è il tumore dell'occhio più frequente nei bambini. È un tumore che colpisce la retina e si riscontra nei bambini in età compresa tra 0 e 36 mesi. In genere l'incidenza della malattia è di un caso ogni 15.000 bambini nati vivi; colpisce indifferentemente entrambi i sessi e tutte le popolazioni. In molti casi (60-70 per cento), viene colpito un solo occhio (retinoblastoma unilaterale), ma in altri (30-40 per cento) il tumore si sviluppa in entrambi gli occhi (retinoblastoma bilaterale). Il retinoblastoma può essere ereditario o non ereditario. La forma ereditaria può presentarsi in uno o in entrambi gli occhi. Nella maggior parte dei casi, il retinoblastoma si manifesta in un solo occhio e ha carattere ereditario con minore incidenza; mentre quando la malattia si presenta in entrambi gli occhi è sempre ereditaria. La malattia può essere trasmessa dai genitori affetti ai figli con una probabilità del 50 per cento. In alcuni casi di retinoblastoma ereditario, è possibile ritrovare nella famiglia del bambino colpito un altro membro (zii, nonni, cugini) affetto dalla stessa malattia. Questi casi ereditari sono detti familiari. Le cause del retinoblastoma sono note e sono riconducibili alla mutazione del gene RB sul cromosoma 13. La mutazione si comporta in maniera dominante nella trasmissione familiare ma in maniera recessiva a livello somatico, implicando la necessità di due mutazioni per l'insorgenza del tumore –:
   se e quali forme di coordinamento siano state o si intendono attuare ai fini di concentrare in centri di eccellenza le principali competenze mediche, biologiche e scientifiche riguardanti la patologia in argomento;
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intende attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) fornire adeguata assistenza alle famiglie;
    c) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, quali siano le relative tempistiche, i risultati raggiunti e l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-18009)


   MIOTTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   con una intensa campagna pubblicitaria, realizzata su portali specializzati e su Facebook, una organizzazione denominata Eurogiovani centro ricerche e studi europei associazione culturale (con sede in Bologna, via D'Azeglio 48) propone al pubblico un corso di cinque giorni che chiamato Master in europrogettazione;
   per rafforzare la propria immagine, tale organizzazione si autodefinisce (si veda ad esempio: http://www.facebook.com/#!/Europrogettazione) «accreditato Miur»;
   in tutti gli elenchi che riportano i soggetti «accreditati MIUR» tale Eurogiovani non compare affatto;
   sempre per rafforzare la propria immagine, tale organizzazione afferma che il corso di 5 giorni da essa offerto costituisce titolo valido per l'iscrizione diretta degli Europrogettisti, adombrando l'esistenza di una qualche rilevanza pubblica di tale albo, persino con valenza europea, mentre in realtà esiste solo come atto meramente privato;
   il tutto potrebbe essere riconducibile ad un uso improprio dell'accreditamento del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, carpendo la buona fede degli ignari allievi, al solo scopo di aumentar il numero di persone che frequentano i corsi –:
   se l'organizzazione denominata Eurogiovani centro ricerche e studi culturale (con sede in Bologna, via D'Azeglio 48) abbia titolo per definirsi «accreditato MIUR»;
   quali iniziative intenda adottare il Ministro, in caso verificasse l'uso fraudolento del nome del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca da parte del soggetto in questione, per evitarne il protrarsi e il ripetersi;
   se il Ministro non intenda, in un momento come quello attuale in cui molti giovani disoccupati cercano di migliorare la propria condizione frequentando corsi di «executive» dove non pochi soggetti, spesso agendo come finte onlus, sfuggono a qualsiasi disciplina, compresa quella fiscale, si attribuiscono affiliazioni improbabili, e propongono corsi di scarso valore, senza nessuna struttura accademica o didattica alle spalle, realizzando consistenti introiti sui quali neppure pagano, spesso, le dovute imposte. (4-18020)


   MARINELLO e GIAMMANCO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, stabiliva il trasferimento del personale ausiliario, tecnico amministrativo (ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici (ITP) dai ruoli degli enti locali a quelli dello Stato, prevedendo per dette categorie l'inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti a quelli svolti alle dipendenze dell'ente locale di provenienza ed il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata nel ruolo di provenienza;
   in seguito, in data 20 luglio 2000, è intervenuto l'accordo sindacati-ARAN che ha determinato, in difformità rispetto a quanto previsto dal suddetto articolo 8, l'inquadramento del personale trasferito allo Stato non più attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza bensì attraverso il metodo, indubbiamente iniquo, del maturato economico, sulla base di quanto percepito nell'ente di provenienza alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 1999, al netto di tutte quelle indennità che negli enti locali contribuivano in massima parte a determinare lo stipendio;
   l'accordo ha determinato l'obbligo dì restituzione di ingenti somme di denaro, che rappresentano oneri molto difficili da sostenere per le famiglie interessate;
   il contenzioso determinatosi dopo l'applicazione dell'accordo ARAN ha visto il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risultare soccombente nella maggior parte dei casi;
   successivamente il legislatore, attraverso il comma 218 dell'articolo 1 della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria del 2006), con una interpretazione «autentica» disconosceva i diritti acquisiti dai lavoratori ex dipendenti enti locali;
   nel 2007 la Corte costituzionale ha ravvisato la legittimità dell'articolo 1, comma 218, della citata disposizione;
   a seguito della legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007) il Governo allora in carica rimandava la soluzione della questione alla contrattazione collettiva nella stipula dell'allora successivo contratto nazionale;
   ad oggi la situazione è rimasta insoluta ed intanto ai lavoratori che avevano vinto le cause veniva avanzata richiesta di restituzione delle somme percepite a seguito delle sentenze favorevoli;
   nel 2007 la Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto che in seguito al comma 218 dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 i lavoratori si sono visti negare il diritto ad un giusto processo, con la violazione da parte dello Stato italiano dell'articolo 6, comma 1, della convenzione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
   con la sentenza n. C-108/10 del 6 settembre 2011, la grande sezione della Corte di giustizia europea ha definitivamente confermato la correttezza delle richieste del personale sancendo l'illegittimità di un inquadramento comportante «un peggioramento retributivo sostanziale per il mancato riconoscimento dell'anzianità da loro maturata presso il cedente, equivalente a quella maturata da altri lavoratori alle dipendenze del cessionario»;
   è necessario intervenire per impedire che tale situazione si protragga ulteriormente, anche al fine di bloccare le richieste di recupero illegittimo delle somme già corrisposte agli ITP, anteriormente all'emanazione del comma 218 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2006 e delle somme percepite dal personale ATA a seguito delle sentenze favorevoli di primo e secondo grado;
   è opportuno ricordare che di recente la Corte di cassazione-sezione lavoro – è intervenuta disponendo la sospensione del procedimento di recupero crediti derivante da applicazione della sentenza della corte d'appello de L'Aquila – sezione lavoro – n. 829/08 del 21 maggio 2008 relativamente ad un ricorso presentato da alcuni soggetti appartenenti al personale ATA nei confronti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e degli istituti scolastici di riferimento, i quali avevano richiesto l'annullamento della sentenza di appello che negava il proprio diritto al riconoscimento integrale dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca –:
   quali iniziative, urgenti ed improcrastinabili, il Ministro intenda adottare al fine di risolvere in maniera definitiva la questione descritta in premessa, onde riconoscere al personale ATA e agli ITP transitati dai ruoli degli enti locali allo Stato ex legge n. 124 del 1999 il giusto inquadramento loro spettante e l'anzianità maturata nel ruolo di provenienza;
   se non ritenga altresì opportuno, anche alla luce della recente pronuncia della Corte di cassazione-sezione lavoro n. 829/08 del 21 maggio 2008 succitata, di assumere iniziative idonee a bloccare la riscossione delle somme dovute dagli ITP e dal personale ATA in seguito ai casi sopra descritti. (4-18021)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta immediata:


   CATONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   la recente crisi economica ha riportato, purtroppo, di nuovo alla ribalta il tema dell'abbandono e del disagio dei minori, in particolare nelle aree del Sud del Paese, dove la tenuta sociale è messa continuamente a repentaglio dalla scarsità di mezzi e di risorse per la rete socio-assistenziale;
   monsignor Carlo Liberati, in occasione della recita della supplica alla Madonna del Santuario di Pompei, ha levato un grido d'allarme su questi temi, rivolgendo un accorato appello alle più alte cariche dello Stato ad attivarsi in favore degli orfani e dei giovani abbandonati;
   proprio nella cittadella della carità, fondata dall'apostolo del Rosario, Bartolo Longo, il laico che, prima di tutti, capì l'importanza e il valore dell'accoglienza agli ultimi e ai derelitti, prima dell'infausta legge 28 marzo 2001, n. 149, che eliminava, di fatto, gli orfanotrofi, sono stati educati, dal 1883, almeno 100 mila ragazzi e gli orfanotrofi di questa città hanno dato una formazione umana e cristiana a ragazzi che, poi, nella vita, hanno detto no all'accattonaggio e alla criminalità;
   la legge del 2001 avrebbe dovuto istituire delle case famiglia che rispondessero alle esigenze dei bisognosi in questione, ma la mancanza di fondi adeguati ha, di fatto, portato al fallimento di tali esperienze, che sono state abbandonate al proprio destino in balia delle sorti dei singoli comuni anch'essi sull'orlo del dissesto economico –:
   quali provvedimenti si intendano adottare per sostenere da subito la rete sociale del volontariato cattolico e laico affinché i minorenni per sopravvivere non siano costretti ad accettare i compromessi dell'elemosina, della corruzione e della prostituzione e come si intenda intervenire per prevenire i fenomeni dello sfruttamento dei minori da parte della criminalità organizzata. (3-02527)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FEDRIGA, CAPARINI, MUNERATO e BONINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto riportato sulle prime pagine di oggi, 1o ottobre 2012, dai principali quotidiani (Il sole 24 ore; Corriere della sera), l'incorporazione dell'Inpdap nell'Inps porta il deficit dell'ente previdenziale a 9 miliardi di euro;
   l'attuale Governo, con il cosiddetto decreto «Salva Italia», prefigurò la costituzione di un Superinps, con l'incameramento nell'istituto che gestisce le pensioni dei lavoratori privati, appunto l'Inps, dell'Inpdap, gestore delle pensioni dei dipendente pubblici, e dell'Enpals, l'ente previdenziale per i lavoratori dello sport e dello spettacolo;
   stando alla relazione tecnica di accompagnamento al decreto, la fusione era nell'ottica di tagli agli sprechi e contenimento della spesa, tanto è che la stessa quantificava i risparmi in non meno di 20 milioni di euro per il 2012, in 50 milioni di euro nel 2013, per giungere a 100 milioni di euro nel 2014;
   invero, secondo la nota di assestamento al bilancio Inps 2012, l'Inpdap confluendo nell'Inps ha portato un disavanzo patrimoniale quantificato al 1° gennaio 2012 in 10 miliardi e 269 milioni di euro, dovuto a due fattori: 1) la riduzione dei dipendenti pubblici nel corso degli anni, che ha ridotto le entrate contributive a fronte di un aumento della spesa per pensioni; 2) il mancato versamento da parte delle amministrazioni centrali Stato dei contributi alla Ctps, la Cassa dei trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato, una delle 10 casse fuse nell'Inpdap nel 1996;
   sempre secondo quanto riportato nella nota di assestamento, tale mancato versamento è dovuto fino al 1995 in attesa della fusione della Ctps nell'Inpdap, ma comunque a decorrere dal 1996 le amministrazioni hanno versato solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (pari a 8,75) e non anche la quota a loro carico, pari al 24,2 per cento;
   nonostante il Presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, abbia dichiarato (Tgcom 24) «non c’è nessun allarme e nessun problema (...) perché lo Stato anticiperà le risorse finanziarie per riportare i conti in equilibrio» le preoccupazioni permangono, perché – secondo il Civ – nel giro di pochi anni si potrebbe arrivare ad un azzeramento del patrimonio netto dell'Inps;
   ancor più grave è – a parere degli interroganti – l'intento della maggioranza governativa di scaricare i disavanzi patrimoniali prodotti dalle amministrazioni centrali sui lavoratori e pensionati del Nord, utilizzando i loro soldi ed i loro versamenti per ripianare i buchi dell'ente previdenziale pubblico ed ancor più vergognoso è assistere ad un atteggiamento di questo Governo tanto persecutorio nei confronti di imprenditori e cittadini che omettono o ritardano i pagamenti contributivi a causa dell'elevata tassazione e della crisi economica in corso quanto benevolo laddove il principale evasore è lo Stato, che non paga i contributi ai propri dipendenti –:
   quali siano state le amministrazioni che non hanno versato la quota contributiva a loro carico negli anni passati e per quanto tempo e quali provvedimenti di propria competenza intenda adottare con urgenza per salvaguardare i lavoratori ed i pensionati del Nord ed evitare che il costo dell'evasione pubblica ricada su chi onestamente ha sempre pagato contributi e tasse. (5-08080)

Interrogazioni a risposta scritta:


   MIOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   l'Ente Nazionale per la protezione dei sordi, ex lege n. 698 del 1950, rappresenta da 80 anni, oltre 60.000 sordi italiani, ne promuove l'autonomia e la esigibilità dei pieni diritti di cittadinanza in tutti i campi della vita, dalla educazione alla istruzione, all'inserimento lavorativo e sociale;
   l'E.N.S., ai sensi e per gli effetti della legge n. 438 del 1998, riceve un contributo statale annuo di 516.000,00 euro ed è sottoposto alla vigilanza ed al controllo della Corte dei conti, oltre che al controllo del collegio sindacale;
   per la prima volta nella storia dell'ENS, il 14 aprile 2011, l'Assemblea nazionale dell'ente ha proposto e votato una mozione di sfiducia nei confronti dell'allora presidente nazionale ed è stato eletto dopo la fase congressuale un nuovo presidente ed un nuovo direttivo;
   il primo luglio 2011 è avvenuto il passaggio delle consegne tra la vecchia e nuova gestione dell'Ente è stato riconosciuto, dalla presidente uscente, una situazione finanziaria passiva a quanto consta all'interrogante pari ad euro 1.469.039,80;
   successivamente è stata effettuata una puntuale ricognizione della situazione economica e patrimoniale dell'Ente ed è stata ricostruita una situazione debitoria che ammonta ad euro 12.403.891,94 come comunicato alle sedi periferiche con circolare dell'11 maggio 2012;
   poiché tale pesante situazione economica comporta solo per oneri finanziari un esborso mensile di 180.000,00 euro, gli organi direttivi dell'ente hanno adottato una serie di misure per riportare i conti in ordine e pareggiare il bilancio, innanzitutto riducendo le spese fisse, eliminando spese comprimibili e mettendo a reddito il patrimonio immobiliare;
   trattasi di una operazione molto impegnativa per l'ENS che comporta una naturale compressione degli interventi che dalla sede nazionale venivano garantiti alle sedi periferiche e talvolta ciò comporta chiusura di servizi finora garantiti alle persone sorde, con grave rischio per la continuità dei progetti di integrazione posti in essere negli anni e questa situazione diventa tanto più grave in una fase economica e sociale molto critica per l'intero Paese –:
   se ritenga il Ministro interrogato di accompagnare lo straordinario impegno che la dirigenza dell'ENS sta mettendo in campo per risanare il bilancio dell'ente e quindi assumere iniziative dirette ad evitare riduzioni al contributo statale di imminente erogazione all'ente medesimo.
(4-18018)


   TOTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   con atto di sindacato a risposta scritta n. 4-14375 presentata il 10 gennaio 2012, seduta n. 567, l'interrogante chiedeva al Ministro del lavoro e delle politiche sociali «se, alla stregua di un'autorevole interpretazione del combinato disposto dei commi 1, 4 e 5 del citato Regolamento dell'I.N.P.D.A.P.», che disciplina principi, modalità e condizioni per l'ottenimento, su domanda, di mutui erogati agli iscritti alla «Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociale» dell’ex-I.N.P.D.A.P., «il Ministro sia in grado di confermare che per il personale in servizio permanente appartenente alle Forze Armate ad ordinamento militare e quello di appartenenza alle Forze di Polizia a ordinamento militare e civile, escluso dall'obbligo di acquisire la residenza nell'unità abitativa oggetto del finanziamento, non operi il divieto, stabilito nell'articolo 26, comma 5, del richiamato Regolamento, di cedere in locazione o in comodato l'unità abitativa oggetto del finanziamento e, pertanto, ne abbia facoltà». L’iter dell'atto si è concluso il 1o ottobre 2012, avendo il Governo fornita risposta, per il tramite del Sottosegretario delegato;
   con riguardo ad essa, preliminarmente non può sottacersi il vezzo, rectius, il malvezzo, nel quale il Governo indulge sempre più spesso, di presentare documenti conclusivi di atti di sindacato ispettivo intessuti di notazioni didascaliche, alquanto supponenti, se non di vere e proprie lezioni di diritto amministrativo, non richieste, sovente non pertinenti, ad avviso dell'interrogante sempre irriverenti e indisponenti, anche oltre le intenzioni;
   non ne è immune la menzionata risposta governativa laddove precisa che il divieto di locazione degli immobili oggetto di mutuo per l'acquisto della prima casa opererebbe anche nei confronti del personale in servizio permanente appartenente alle forze armate ad ordinamento militare e quello di appartenenza alle forze di polizia a ordinamento militare e civile, ancorché detto personale sia esentato dall'obbligo di trasferirvi la residenza entro 12 mesi dalla stipula del contratto di mutuo, discendendo «dall'autonomia riconosciuta alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali dal Regolamento istitutivo della stessa (decreto Interministeriale 28 luglio 1998, n. 463)», in virtù della quale la gestione medesima ha ritenuto di cosi orientarsi. L'esigenza di siffatta precisazione è, evidentemente, motivata dal presupposto che l'interrogante non abbia contezza di concetti e di principi, quale quello dell'autonomia di quell'Istituto, intempestivamente rappresentati nella risposta. Sennonché, nel caso di specie, neppure la punteggiatura dell'atto di sindacato autorizzava a paventare il misconoscimento da parte dell'interrogante di quell'autonomia. In effetti, con l'atto di sindacato, si è semplicemente chiesto al Ministro se fosse in grado di confermare l'esclusione, per il personale delle forze armate e di polizia, del divieto locazione dell'unità abitativa oggetto di mutuo «alla stregua di un'autorevole interpretazione» del Regolamento dell'I.N.P.D.A.P». In altri termini, si è solo chiesto al Governo di offrire un'opinione, evidentemente qualificata, sull'interpretazione di norme e non di prevaricare l'autonomia della Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. D'altronde, quella interpretativa di norme è un'attività che, emanando «circolari», incessantemente e, talora, anche intempestivamente, svolgono le amministrazioni centrali dello Stato, in taluni casi arrogandosi, illegittimamente, anche il diritto di novellare, più o meno artatamente o subdolamente, le stesse norme oggetto di interpretazione. Le circolari altro non sono, almeno sul piano della rilevanza esterna all'amministrazione da cui promanano, che l'opinione interpretativa del Governo, ovviamente qualificata per la natura della fonte, sulle disposizioni alle quali esse si riferiscono. Non risulta che, in tali ricorrenti casi, alcuno abbia mai inteso detta attività interpretativa come lesiva dell'autonomia del parlamento, fonte delle norme interpretate, A fortiori, non lo può essere rispetto all'autonomia di un Istituto, oltretutto vigilato dal Governo. Appare, pertanto, affatto fuori di luogo, oltreché tautologica, la precisazione circa la «legittimità» della formazione volitiva della gestione unitaria e le conclusioni a cui essa è pervenuta in ordine alla disciplina della questione in esame. Inoltre, autonomia non significa arbitrio e neppure libertà incondizionata di decidere a piacimento, tanto più da parte di organizzazioni ed enti di natura strumentale, in quanto deputati a svolgere attività per conto dello Stato, realizzando, in tal modo, la volontà del legislatore negli ambiti di competenza. E, se le conseguenti regole date dovessero apparire non conformi o inadeguate ad attuare quella volontà e l'interesse generale, sarà pur ben concepibile un intervento sull'ente strumentale, non solo di natura legislativa ma anche di indirizzo, com’è nelle prerogative di un Ministero vigilante;
   è singolare, proprio alla luce della reclamata autonomia dell'ente e dall'implicita necessità di astenersi da «intrusioni» regolatorie, che il Governo si avventuri, esso stesso, contraddittoriamente, a «integrare» il disposto dell'articolo 26 del regolamento che disciplina la concessione dei mutui da parte dell'ex-INPDAP, omettendo di porsi il problema di eventuali lesioni di autonomia della gestione unitaria. E, in effetti, circa la questione, parimenti sollevata in sede di sindacato ispettivo, della decorrenza, non indicata nel citato articolo, del termine del divieto locativo in capo agli appartenenti alle forze armate e di polizia, già esentati dal fissare la residenza nell'unità abitativa oggetto di mutuo, il Governo ritiene che esso decorra «dalla data di stipula del contratto di mutuo». Dunque, il Governo, volta si e volta no, in dipendenza di quale criterio non è dato bene di sapere, avrebbe la facoltà di «osare» interpretazioni, anche a prescindere da prodromiche valutazioni di autonomie, e quella sulla questione richiamata del «termine» sarebbe esempio di una delle volte si, ma laddove si decidesse l'inibizione di tale facoltà, per esempio a proposito dell'esenzione per quel personale dall'obbligo di non locare l'immobile finanziato, l'attività interpretativa sarebbe costretta alla resa. Pertanto, secondo un avviso che l'interrogante giudica bizzarro, l'inaccettabile conclusione sarebbe che, opinando intorno all'eventuale deroga circa il detto divieto locativo, si lederebbe l'autonomia dell'ente; opinando, invece, intorno alla decorrenza non specificata di un termine, nell'ambito della stessa disciplina del bene finanziato, non solo non si lederebbe autonomia alcuna ma sarebbe pure consentita l'interpretazione additiva, atteso che, in via esegetica, il Governo ha apposto un termine non specificato dalla norma in questione;
   in ogni caso, l'interpretazione prospettata dal Governo sulla questione della decorrenza del termine del divieto locativo per gli appartenenti alle Forze armate e di polizia, al di là del merito, conferma la puntualità del quesito, rimasto inopinatamente inevaso nella risposta fornita dal Sottosegretario delegato all'interrogazione n. 4-14375, in tal modo reiterandosi un'ulteriore deprecabile consuetudine omissiva rispetto agli atti di sindacato ispettivo, laddove era richiesto al Ministro se «non ritenga di dover impartire all'ente vigilato raccomandazioni o direttive perché si induca a ottemperare a elementari norme di civiltà, anche giuridica, nel formulare testi normativi o regolamentari di cui abbia competenza». L'elemento, interpretato dal Governo, della decorrenza del menzionato termine, è esempio di sciatteria normativa, additando la quale l'interrogante ritiene che non si consumi nessuna condotta lesiva dell'autonomia dell'ente normante ma, al contrario, che si svolga, piuttosto, un'encomiabile opera di educazione istituzionale;
   in tema di contraddizioni, appare stridente, poi, a giudizio dell'interrogante, quella insita nella motivazione, addotta ad abundantiam, sull'inopportunità della deroga, in favore degli appartenenti alle forze armate e di polizia, al divieto di locazione dell'immobile oggetto del finanziamento. Essa consisterebbe, a mente della riferita risposta governativa, nella disparità di trattamento che l'eventuale concessione della deroga introdurrebbe tra quel personale che «già all'indomani della concessione del mutuo potrebbe, locando l'immobile, beneficiare di un canone di locazione» e la generalità degli altri iscritti, ai quali «non è consentito locare l'immobile neanche nell'ipotesi in cui siano costretti a vivere vicende analoghe come nel caso di trasferimenti d'ufficio ad altra sede di lavoro, mobilità o altro». Se questo ragionamento avesse qualche pregio, ossia, se la disparità di trattamento in sé fosse ostativa alla concessione di deroghe, dovrebbe concludersi per l'inammissibilità anche della «iniquità» e della «disparità di trattamento», invece codificate, in materia di residenza, tra il personale in questione, esentato dal relativo obbligo, e la generalità degli iscritti alla gestione unitaria, i quali vi devono ottemperare anche, vien fatto di osservare mutuando dalla risposta governativa in esame, «nell'ipotesi in cui siano costretti a vivere vicende analoghe come nel caso di trasferimenti d'ufficio ad altra sede di lavoro...». Al contrario, tale disparità di trattamento ha evidentemente la sua ratio giustificativa nella valutazione del particolare status di quel personale. Dunque, nulla osterebbe, muovendo dai medesimi presupposti, a prevedere, come per la residenza, la deroga anche al divieto locativo dell'immobile finanziato. Tanto più che ulteriori elementi soccorrerebbero a supportarla, precisamente quelli rappresentati nell'atto di sindacato ispettivo n. 4-14375, attinenti all'illogico pregiudizio sul bene che verrebbe, di fatto, posto in stato di «abbandono», per un periodo anche pluriennale, con l'intuitivo rischio del suo degrado, e all'altrettanto immotivato pregiudizio per l'erario, giacché, verosimilmente, sul corrispettivo della locazione, il locatore andrebbe a corrispondere un conguaglio d'imposta sul reddito delle persone fisiche, essendo la base imponibile determinata dai canoni locativi intuitivamente superiore rispetto a quella costituita dalla rendita catastale –:
   se il Ministro non ritenga di dover impartire all'ente vigilato raccomandazioni o direttive perché si induca a una più puntuale, rigorosa ed esaustiva formulazione delle disposizioni rispetto alle quali abbia competenza, prevenendo perniciose questioni interpretative come quella, per la quale si è acquisita dal Governo un'ipotesi chiarificatrice, sul termine di decorrenza del divieto di locazione dell'immobile oggetto di finanziamento, nel caso di mutuo contratto da appartenenti alle Forze armate o di polizia;
   se, il Ministro non ritenga di adottare iniziative, anche in sede normativa, finalizzate a introdurre nel regolamento della gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, per il personale appartenente alle Forze armate e di polizia, la deroga, oltreché all'obbligo di residenza nell'unità abitativa oggetto del mutuo, anche all'obbligo del divieto di locare o concedere in comodato l'immobile stesso, per le ragioni, descritte in premesse, volte a preservare la sua efficienza funzionale e strutturale, ricavandone anche l'erario un beneficio, utile a concorrere al sollievo delle sofferenze economiche della stessa gestione ex-INPDAP. (4-18022)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   in data 2 ottobre è stata discussa, in Commissione agricoltura, l'interrogazione n. 5-05858 dell'onorevole Di Pietro, concernente la richiesta di verifica dei dati produttivi e delle imputazioni dei prelievi supplementari dall'annata 1995/96 al 2008/2009;
   si tratta, in estrema sintesi, di un progetto finalizzato alla verifica dei dati relativi alla produzione nazionale di latte vaccino al fine di stabilire se il nostro Paese abbia o meno superato il livello produttivo nazionale assegnato a suo tempo dall'Unione europea;
   i dati richiesti, e relativi alle campagne lattifere dal 1995/1996 al 2008/2009, all'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (detentrice del sistema informativo agricolo nazionale), all'Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo (detentore dell'Anagrafe bovina – banca dati nazionale) e alla società Auselda, controllata dalla stessa Agea, consentirebbero di definire, in maniera esaustiva e definitiva, il quadro completo dell'intero patrimonio zootecnico nazionale (numero di capi bovini da latte e con capacità di lattazione) e dei livelli produttivi di ciascuna azienda (e quindi dell'intero Paese), nonché di individuare le quote produttive non utilizzate che, per legge, dovevano essere riassegnate alle aziende per consentire loro l'incremento dei quantitativi di latte da produrre;
   l'interrogazione specificava inoltre che, in data 17 novembre 2011, Ageacontrol spa (società per azioni posta sotto la vigilanza di Agea) ufficializzava la richiesta dei dati necessari da elaborare, ma alcuna risposta in tal senso era stata fornita;
   al riguardo, il Sottosegretario Braga ha risposto all'interrogazione svoltasi in Commissione, che né il 17 novembre 2011, né successivamente, alcuna richiesta in tal senso è pervenuta ad AGEA, tantomeno in riferimento al suddetto progetto;
   dalla documentazione in possesso degli interroganti, risulta che con nota 31 gennaio 2012, AGEA. CSU.2012.18 e AGEA CSU.2012.19, il dottor Mario Iannelli in qualità di commissario straordinario Agea, ha inviato all'amministratore delegato di SIN dottor Domenico Pecoraro e al direttore generale di Agea dottor Giancarlo Nanni una richiesta relativa ai dati sopra citati;
   risulta inoltre che, con lettera datata febbraio 2012, il dottor Dario Fruscio, dopo il suo ritorno in Agea, ha chiesto al presidente della SIN dottor Francesco Baldarelli e al direttore generale Di Agea, di sospendere le operazioni per la fornitura dei dati relativi alle campagne di produzione lattiera richiesta alla SIN ed all'Istituto con le note 31 gennaio 2012 AGEA. CSU.2012.18 e AGEA CSU.2012.19 già citate;
   da un articolo de il sole 24ore del 29 settembre 2012, si apprende, inoltre, che sarà emanato un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, concordato con Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che dovrebbe dettare regole sulle modalità di riscossione delle vecchie multe e che le funzioni saranno ripartite tra Equitalia e Agea le quali faranno ricorso a soggetti giuridici abilitati alla riscossione;
   inoltre, in questi giorni da articoli di stampa risulta che l'Italia possa ricadere nella trappola dello sforamento delle quote latte. Infatti secondo i dati diffusi da Agea tramite il Sian, nei primi quattro mesi della campagna 2012-2013, da aprile a luglio, la produzione è aumentata del 3,02 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E questo nonostante il rallentamento di luglio dovuto al clima torrido –:
   se il Ministro interpellato intenda, alla luce di quanto descritto in premessa, chiarire tale situazione alla luce della risposta data all'interrogazione n. 5-05858, svoltasi in Commissione agricoltura il 2 ottobre 2012;
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra citati e quali siano i motivi che hanno indotto Agea a non rendere disponibili i dati al fine di elaborare in maniera esaustiva un quadro completo dell'intero patrimonio zootecnico nazionale e dei livelli produttivi di ciascuna azienda come illustrato in premessa;
   se non intenda far chiarezza riguardo ai motivi che hanno indotto il dottor Dario Fruscio appena reinserito in Agea, a sospendere le operazioni per la fornitura dei dati relativi alle campagne di produzione lattiera richiesta alla SIN ed all'Istituto con le note 31 gennaio 2012 AGEA. CSU.2012.18 e AGEA CSU.2012.19 come esposto in premessa;
   se, alla luce del pericolo di un ulteriore sforamento, adombrato dagli articoli citati, non intenda, vista l'annosa vicenda che ancora risulta poco chiara, intervenire tempestivamente, al fine di evitare i medesimi errori.
(2-01695) «Di Giuseppe, Rota, Messina, Donadi».

Interrogazioni a risposta scritta:


   DE ANGELIS. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   nel mese di marzo 2009 è stato sottoscritto il contratto per il cosiddetto «Recepimento dell'accordo sindacale per le forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione per le forze di polizia ad ordinamento militare, integrativo del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2011, n. 170, relativo al quadriennio normativo 2006-2009 e al biennio economico 2006-2007»;
   all'atto della sottoscrizione del suesposto contratto l'amministrazione del Corpo forestale dello Stato firmava una dichiarazione con la quale si impegnava ad adeguare lo statuto del fondo di assistenza, previdenza e premi del personale del Corpo forestale dello Stato in analogia con quelli delle altre forze di polizia;
   successivamente, più volte, il sindacato di categoria UGL invitava l'ufficio relazioni sindacali dell'amministrazione ad adempiere, con un confronto, all'impegno assunto; ad oggi ancora non si è riusciti ad addivenire ad una nuova formulazione del fondo che deve necessariamente essere adeguato ai tempi attuali essendo fermo al 1981 –:
   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno assumere iniziative affinché l'amministrazione del Corpo forestale dello Stato riveda, con sollecitudine, lo statuto del fondo assistenza, previdenza e premi del personale forestale. (4-17997)


   DI GIUSEPPE. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   nel comune di Barete (Aquila), è presente una quercia secolare, precisamente una Roverella (Quercus pubescens), radicata in piena campagna, censita fra gli alberi monumentali della regione Abruzzo ed è, inoltre, da tempo menzionata nel testo «Abruzzo – sessanta alberi da salvare» di V. Capodarca; questo albero monumentale è conosciuto localmente con il nome di «la Cacatora»;
   questo vero e proprio monumento della natura è alto 16 metri, ha una circonferenza del tronco di ben 6.75 metri (misurato all'altezza di 1,3 metri dal suolo), la chioma ha un diametro di 21 metri; l'albero è conosciuto in tutta Italia ed all'estero, meta di turismo, viene visitato per le sue caratteristiche uniche e per la sua conformazione che ricorda gli alberi delle fiabe;
   dai sopralluoghi effettuati dai reparti territoriali dal Corpo forestale dello Stato, risulta che alla base di uno dei rami di grosse dimensioni, si è sviluppata una fessura longitudinale che si allarga progressivamente, la cui origine si può far risalire al peso della neve degli inverni scorsi. Il comando provinciale dell'Aquila del Corpo forestale dello Stato, in passato ha segnalato ripetutamente il problema alla proprietaria, al comune di Barette, alla sovrintendenza per i beni artistici archeologici, ambientali e storici offrendo piena disponibilità per qualunque consulenza tecnica;
   da diversi articoli di stampa locale e dal web, si apprende che la proprietaria della quercia monumentale pare abbia deciso l'abbattimento della pianta per imprecisate ragioni; purtroppo la regione Abruzzo è in ritardo nella normativa di tutela dei grandi alberi;
   in Abruzzo non vigono tutele particolari su alberi isolati, sia pur monumentali, anche se la legge regionale n. 45 del 1979, modificata ed integrata dalla legge regionale n. 66 del 1980 ha previsto il censimento delle piante di alto fusto meritevoli di protezione e l'approvazione, con decreto della giunta regionale abruzzese, dell'elenco delle piante censite. Ad oggi però la regione Abruzzo non ha ancora provveduto all'approvazione dell'elenco di cui sopra;
   la legge regionale n. 24 del 1986 ha sottoposto a regime vincolistico le specie forestali ovunque radicate a gruppi o filari ma non ha previsto la tutela di piante isolate, nel caso specifico la pianta monumentale in oggetto, è radicata in gruppo, ed il suo eventuale abbattimento dovrebbe essere sottoposto a preventiva autorizzazione del comando provinciale del Corpo forestale dello Stato de L'Aquila;
   appare utile segnalare, relativamente alla normativa di tutela in termini generali, che si potrebbe comunque far riferimento al decreto legislativo n. 42 del 2004, purché vengano messe in atto delle procedure specifiche da parte della regione, per poter meglio tutelare gli esemplari singoli che, dichiarati monumentali, possano soggiacere ad un definito regime sanzionatorio –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
   se il Governo non ritenga opportuno promuovere iniziative normative a tutela di queste realtà, anche in attesa di predisposizioni normative regionali che ne riconoscano le funzioni. (4-18013)

SALUTE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 ha introdotto «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione (dall'articolo 114 al 132)»;
   in particolare, il nuovo articolo 117 ha fissato le materie per le quali lo Stato conserva l'esclusività legislativa (politica estera, difesa, moneta, ordinamento amministrativo e giudiziale, istruzione e altre), lasciando alla potestà legislativa regionale tutte le competenze residuali. Sono state altresì fissate le materie di legislazione concorrente per le quali spetta alle regioni la potestà legislativa salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato; tra tali ultime materie rientra la tutela della salute;
   tale modifica costituzionale non ha attribuito alle regioni piena discrezionalità, ribadendo che i principi fondamentali relativi alla tutela della salute rimangono di competenza dello Stato;
   com’è noto il Finanziamento del SSN, la quantificazione della quota da assegnare alle regioni e la definizione dei livelli essenziali di assistenza sono rimasti di competenza dello Stato. Non è pertanto concesso alle regioni di imporre tasse aggiuntive se non nei limiti previsti dalle leggi statali (ad esempio, aumentando l'addizionale IRPEF, comunque nei limiti massimi definiti a livello statale); d'altro canto se l'equità deve essere garantita e tutelata dallo Stato è evidente che una tassazione «selvaggia» in una regione determinerebbe, per i suoi cittadini una condizione di sperequazione rispetto agli altri cittadini italiani;
   proprio per tale motivo alcune regioni, non essendo riuscite a mantenere l'equilibrio di bilancio, pur utilizzando l'aumento dell'addizionale IRPEF, sono state costrette a dichiarare i propri disavanzi e ad avviare piani di rientro, concordati con lo Stato, per recuperare l'equilibrio di bilancio;
   la regione Toscana, per far fronte ad una situazione dichiarata di «deficit» ed identificata per il momento in 300 milioni di euro, che mancherebbero nelle casse regionali nel 2013 per effetto delle ultime manovre e per il «buco» nelle ASL toscane, ha fissato l'aumento del bollo per auto e ciclomotori e ha già previsto il ritocco al rialzo delle aliquote Irpef e Irap;
   con l'aumento del solo bollo la regione conta di incassare 17 milioni di euro l'anno: ne restano da recuperare ancora un'enormità, 280 milioni di euro;
   si tratta di una cifra che per metà, ha fatto sapere Rossi, dovrà essere incamerata da un inasprimento della pressione fiscale: e le uniche due leve di competenza regionale, oltre al già citato bollo auto, sono le addizionali Irpef e Irap;
   la regione Toscana ad avviso degli interpellanti ha ignorato tale cogente sistema di regole con la DGR n. 753 del 10 agosto 2012; l'elemento più eclatante sta nell'aver imposto un «contributo sulla digitalizzazione» consistente nel prelievo forzoso di 10 euro per ogni prestazione di diagnostica per immagini;
   nel corpo della deliberazione si è fatto genericamente riferimento a norme statali per giustificare la propria iniziativa, ma tali norme in nessuna maniera autorizzano a prelevare 10 euro per ogni prestazione diagnostica per immagini. Si riporta in merito testualmente la citata legge n. 296 del 2006, articolo 1, comma 796, lettera p): «p) a decorrere dal 1° gennaio 2007, per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale gli assistiti non esentati dalla quota di partecipazione al costo sono tenuti al pagamento di una quota fissa sulla ricetta pari a 10 euro. Per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso ospedaliero non seguite da ricovero, la cui condizione è stata codificata come codice bianco, ad eccezione di quelli afferenti al pronto soccorso a seguito di traumatismi ed avvelenamenti acuti, gli assistiti non esenti sono tenuti al pagamento di una quota fissa pari a 25 euro. La quota fissa per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso non è, comunque, dovuta dagli assistiti non esenti di età inferiore a 14 anni. Sono fatte salve le disposizioni eventualmente assunte dalle regioni che, per l'accesso al pronto soccorso ospedaliero, pongono a carico degli assistiti oneri più elevati»;
   è fin troppo evidente che in nessuna maniera si giustifica il balzello previsto dalla giunta regionale toscana;
   rappresenta un'aggravante il fatto che, certamente in fase di prima applicazione, non è stata prevista alcuna esenzione né per reddito, né per patologia; l'eventuale successiva correzione non mitiga la dubbia legittimità dell'atto;
   peraltro la decisione è stata assunta pochi giorni prima del ferragosto e nessuna pubblicità è stata data, da una regione molto attenta in termini comunicativi, creando un grave ed improvviso disagio per tutti i cittadini, ignorando basilari norme di trasparenza amministrativa, come abbondantemente riportato nella stampa regionale;
   nella citata delibera della giunta regionale peraltro non è stata riportata né la stima del previsto disavanzo per l'esercizio in corso (è semplicemente scritto «considerate la difficile situazione economica e la contestuale necessità di mantenere inalterato il livello qualitativo dei servizi») né la valutazione dei maggiori introiti attesi con l'applicazione di tale balzello «creativo»;
   contestualmente, nessuna iniziativa è stata presa per recuperare risorse economiche in altri settori: si cita l'esempio delle «società della salute», di forte interesse politico per gli attuali amministratori regionali, per le quali esiste una sentenza fortemente critica della Corte costituzionale. È inoltre notizia di questi giorni che è stato stipulato dall'azienda ospedaliero-universitaria «Careggi» di Firenze un contratto triennale con un chirurgo toracico per 310.000 euro all'anno;
   in realtà si può ipotizzare che è stato mascherato il vero interesse che appare meramente politico: tale nuova tassa potrebbe servire per controbilanciare una grave situazione di dissesto finanziario, evidentemente emersa subito dopo l'elezione di Enrico Rossi a governatore della Toscana, con l'esplosione della nota vicenda «Massa», in quanto sono andati in perenzione gli impropri «crediti» vantati dalla regione nei confronti delle proprie aziende sanitarie locali, oggetto di critica da parte della sezione regionale della Corte dei conti e della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, per cui sta emergendo in maniera drammatica il disavanzo accumulato dal SSR negli ultimi dieci anni;
   pur di non ammetter tale situazione, la giunta regionale potrebbe aver adottato la delibera in questione; se così fosse sarebbero stati privilegiati meri interessi di parte;
   il contributo alla digitalizzazione, e tutto l'impianto della DGR n. 753 del 10 agosto 2012 sembrano voler percorrere una scorciatoia amministrativa, in danno dei cittadini toscani, al solo scopo di evitare un impatto politico negativo in conseguenza delle scelte effettuate negli anni passati da chi ha governato il sistema;
   l'argomento è stato affrontato, almeno parzialmente, con l'interrogazione a risposta immediata in commissione Affari sociali n. 5-07969 del 19 settembre 2012; la risposta resa dal Governo a tale atto è stata tuttavia, ad avviso degli interpellanti, per alcuni versi insoddisfacente –:
   di quali elementi disponga il Governo sulla vicenda di cui in premessa e se non intenda assumere ogni iniziativa di competenza, anche attivando forme di cooperazione tra Governo e regioni, per evitare che, come accaduto nel caso della Toscana, il processo di digitalizzazione della sanità diventi da strumento di semplificazione e di riduzione degli oneri, un fattore di aggravio economico per gli utenti.
(2-01692) «Barani, Bocciardo, Abelli, Garagnani, Antonino Foti, Mancuso, Di Virgilio, Lunardi, Girlanda, Murgia, Mannucci, Tommaso Foti, Migliori, Porcu, Mussolini, Di Cagno Abbrescia, Vignali, Cazzola, De Luca, Castellani, Ciccioli, Gioacchino Alfano, Vincenzo Antonio Fontana, Germanà, Toccafondi, Roccella, Bergamini, D'Anna, Romele, Ravetto, Vessa, Torrisi, Polidori, Tortoli, Massimo Parisi, Berruti, De Corato, De Nichilo Rizzoli, Fucci, Scelli».

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute. — Per sapere – premesso:
   si fa riferimento alla differenza realmente esistente fra regione e regione nell'utilizzo di determinati farmaci; in Emilia Romagna non sempre farmaci autorizzati dal Ministero vengono prontamente inseriti nel prontuario regionale;
   per tale motivo alcuni medicamenti, soprattutto di carattere oncologico, devono essere pagati personalmente dai pazienti a differenza di altri che sono a carico del Servizio nazionale sanitario, creando così una disparità di trattamento economico-sociale sul territorio nazionale –:
   se si intendano monitorare, con il coinvolgimento delle regioni, le disparità esistenti fra regione e regione sulla questione di cui in premessa, definendo se del caso linee guida che stabiliscano regole uguali per tutto il territorio nazionale.
(2-01691) «Garagnani».

Interrogazioni a risposta scritta:


   LAFFRANCO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   ai sensi dell'articolo 6 della legge 4 luglio 2005, n. 123, il Ministro della salute presenta al Parlamento una relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di malattia celiaca, con particolare riferimento ai problemi concernenti la diagnosi precoce e il monitoraggio delle competenze;
   la relazione rappresenta un atto particolarmente utile ed importante perché è l'occasione in cui si può veicolare e porre l'attenzione su una patologia particolarmente diffusa nel nostro Paese. Non solo rappresenta anche un utile momento di analisi e riflessione sugli interventi necessari per contrastarla;
   la celiachia o malattia celiaca (MC), come sappiamo, è un'enteropatia autoimmune permanente scatenata dall'ingestione del glutine in soggetti geneticamente predisposti;
   la malattia celiaca è considerata la più frequente intolleranza alimentare a livello mondiale (7, 8) e a quanto pare sta riuscendo ad estendersi si è infatti rilevato che oggi ha una prevalenza simile all'Europa anche in quelle regioni dove fino agli anni ottanta questa condizione era considerata rara, quali Stati Uniti, Medio-Oriente, Africa Settentrionale e Centrale e Sud-America;
   l'unica terapia ad oggi disponibile per il celiaco è una rigida dieta senza glutine da seguire per tutta la vita, la compliance (adesione) alla dieta comporta inevitabili disagi per il celiaco in quanto limita sensibilmente la libertà dell'individuo, è per questo che la celiachia è stata definita malattia sociale sempre nella 123 del 2005. Ricordiamo che anche una piccola contaminazione da glutine riattiva la reazione autoimmunitaria;
   l'estrema variabilità dei sintomi e segni con cui la malattia celiaca si manifesta rende spesso la diagnosi della malattia celiaca difficile e di conseguenza frequenti sono i casi di diagnosi tardive o addirittura sbagliate;
   una diagnosi precoce e una corretta dieta senza glutine consentono al celiaco di riacquistare uno stato di buona salute ed evitare conseguenze anche irreversibili per la propria salute. Un celiaco diagnosticato che segue correttamente la dieta senza glutine si tramuta anche in un notevole risparmio per il servizio sanitario nazionale in quanto sono molte le patologie correlate alla celiachia;
   alla luce di quanto esposto in estrema sintesi, appare comunque chiaro che la diffusione di un'informazione adeguata è lo strumento principale per riuscire a far emergere le diagnosi ancora sconosciute, si stima infatti che circa l'1 per cento della popolazione italiana sia affetta da celiachia (circa 600.000 individui) ma attualmente solo poco più di 120.000 risultano diagnosticati;
   la relazione annuale al Parlamento circa l'aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di malattia celiaca, rappresenta, quindi, un'occasione davvero molto importante per riuscire a sensibilizzare l'opinione pubblica e contribuire ad elevare l'attenzione su questa patologia e sugli strumenti necessari ed adeguati per fronteggiarla;
   quest'anno, purtroppo, la relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in tema di malattia celiaca non risulta purtroppo ancora presentata –:
   quali siano i motivi di tale ritardo e quali i tempi entro i quali intende assolvere al proprio dovere istituzionale.
(4-18002)


   REGUZZONI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:  
   fibromialgia (FM): sindrome caratterizzi da dolore muscolo-scheletrico cronico, spesso invalidante, rigidità mattutina, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, disturbi gastrointestinali e altro. Sono stati classificati più di 100 sintomi che affliggono i malati affetti da questa patologia;
   encefalomielite mialgica (ME o CFS secondo la classificazione statunitense): molti sintomi della fibromialgia sono presenti in questa sindrome, nella quale il primo sintomo debilitante è la spossatezza continua con febbricola. Il malato si sente perennemente affaticato, esausto, sfinito anche dopo il riposo. Le capacità fisiche e cognitive dei malati si riducono almeno del 50 per cento –:
   se sia stato riconosciuto giuridicamente il valore medico delle due malattie ovvero quale sia l'intenzione del Governo al riguardo;
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) sviluppare la ricerca in questo settore;
    c) fornire supporto a malati e famiglie, anche attraverso centri di ascolto e assistenza ovvero attraverso il sostegno alle associazioni di malati;
   quali ricerche scientifiche o trial clinici riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, quali siano le relative tempistiche, i risultati raggiunti e l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-18007)


   REGUZZONI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la sindrome di Marfan è una malattia genetica che colpisce il tessuto connettivo, cioè il tessuto che costituisce l'impalcatura del corpo ed è importante per la forma e la funzione di quasi tutti i tessuti dell'organismo. Il tessuto connettivo forma per esempio le articolazioni delle ossa, le valvole cardiache, il cristallino dell'occhio e riveste le pareti dei grossi vasi sanguigni. La sindrome di Marfan colpisce indifferentemente uomini e donne di qualsiasi gruppo etnico; è una malattia ereditata da uno dei due genitori, a sua volta affetto, nel 75 per cento circa dei casi, mentre nel 25 per cento dei casi origina da nuova mutazione;
   la gravità dei segni clinici può essere molto variabile da persona a persona, anche all'interno della stessa famiglia; infatti, alcuni individui presentano sintomi lievi, mentre altri possono avere disturbi gravi –:
   se e quali azioni il Governo ha attuato o intenda attuare ai fini di:
    a) promuovere una migliore conoscenza della patologia in argomento che permetta di sviluppare terapie efficaci e prassi condivise sia in Italia sia a livello internazionale;
    b) favorire diagnosi precoci, eventualmente anche in gravidanza;
    c) sviluppare la ricerca in questo settore;
   quali ricerche scientifiche o cliniche riguardanti la patologia in argomento siano in corso nel nostro Paese, quali siano le relative tempistiche, i risultati raggiunti e l'impegno del settore pubblico al riguardo. (4-18008)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta scritta:


   PILI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in data 23 maggio 2012, protocollo 0065284/DG, il direttore generale dell'Enac, Ente nazionale aviazione civile dottor Alessio Quaranta ha trasmesso alla direzione generale per gli aeroporti ed il trasporto aereo – dottor Gerardo Pelosi, a regione Sardegna assessore dei trasporti e, per conoscenza al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti capo di gabinetto ministro, presidente Mario Torsello e all'ufficio legislativo una propria comunicazione con oggetto: Regione Sardegna – oneri servizio pubblico;
   nella comunicazione richiamata è scritto: «Le condizioni che caratterizzano attualmente il regime onerato dello Sardegna (cosiddetti CT1 e CT2), a causa delle continue proroghe che si susseguono dal 2006 per la CT2 e dal 2007 per la CT1 non sono, al momento riconducibili a quelle previste nei relativi decreti di imposizione a suo tempo emanati»;
   la stessa comunicazione riporta le seguenti violazioni: «Infatti i vettori che operano non hanno più accettato espressamente secondo le previsioni del decreto di imposizione le condizioni previste, gli operativi non corrispondono a quelli indicati nell'allegato tecnico del decreto di imposizione, le fasce orarie non sono rispettate, ecc.»:
   a seguito delle richiamate considerazioni il direttore generale dell'Enac comunica che: «Alla luce di ciò è opportuno sottolineare che ogni iniziativa che sarà non potrà che essere ricondotta entro i termini del regime impositivo, comunque scaduto, limitatamente al tempo necessario per l'espletamento della nuova gara»;
   infine il direttore generale comunica le seguenti determinazioni: «Ciò comporta ovviamente che, per la prosecuzione dei servizi, così come previsto nel decreto di imposizione del 2007, i vettori dovranno procedere ad una nuova accettazione delle condizioni previste entro il mese di agosto e rispettare le condizioni accettate e gli operativi dei voli»;
   le comunicazioni dell'ENAC proseguono con una determinazione del direttore centrale sviluppo economico responsabile delle gare e delle relative convenzioni trasmessa in data 4 giugno 2012 alla direzione generale per gli aeroporti ed il trasporto aereo dottor Gerardo Pelosi e alla regione Sardegna – assessore dei trasporti avente ad oggetto: regione Sardegna – oneri servizio pubblico;
   il direttore centrale della sviluppo economico avvocato Fabio Marchiandi scrive: «Si fa riferimento alla riunione tenutasi presso la sede della Direzione Generale per gli aeroporti ed il trasporto aereo in data 23 maggio u.s. con l'obiettivo di individuare le possibili soluzioni per la prosecuzione del regime onerato della Sardegna dopo la gara andata deserta»;
   nella stessa missiva si afferma: «Nel corso dell'incontro i vettori Meridiana e Alitalia/Air One si sono impegnati a rinnovare l'accettazione delle previsioni dei decreti di imposizione relativi alle 6 rotte storiche della Sardegna e alle rotte della continuità minore»;
   la comunicazione prosegue con il richiamo a precisi adempimenti: «La regione autonoma della Sardegna avrebbe dovuto quindi rivolgere ai vettori un formale invito ad accettare nuovamente gli oneri e l'ENAC, a seguito di espressa indicazione del Ministero, insieme alla Regione, avrebbe dovuto consentire formalmente l'operatività degli oneri secondo quanto sopra evidenziato»;
   il direttore centrale nella sua ultima comunicazione, rimasta senza risposta alcuna, alla luce degli accessi agli atti del sottoscritto in data 4 ottobre 2012, comunica nella missiva del 4 giugno che: «Alla data odierna non si ha notizia di alcuna abrogazione dei nuovi oneri da parte di codesto Ministero né di alcuna accettazione da parte dei vettori di cui trattasi;
   di seguito si riporta lo stralcio della comunicazione con l'affermazione più rilevante e grave della comunicazione dell'Enac con la quale si afferma: «La situazione di incertezza che si è venuta a creare non consente all'ENAC di procedere all'assegnazione degli slot di continuità territoriale in favore dei vettori i quali, dal 1o giugno scorso, stanno comunque effettuando i voli secondo l'operativo della scorsa omologa stagione di traffico senza la dovuta autorizzazione. Di tale questione se ne era data espressa menzione nel corso della riunione del 23 maggio sopra riportata»;
   infine il direttore centrale dichiara che l'intera gestione della continuità territoriale appare in totale violazione delle norme vigenti e mette nero su bianco che: «I vettori in questione quindi, ponendosi in violazione dell'articolo 807 del C.d.N., risultano essere soggetti all'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dal D. Lgs n. 172/07 per l'atterraggio ed il decollo senza il preventivo ottenimento delle bande orarie»;
   il direttore centrale dichiara, in conclusione, l'omissione da parte della stessa Enac degli obblighi di legge: «Tale situazione, da un lato espone l'ENAC, Organismo deputato all'applicazione del citato decreto legislativo, a responsabilità per il mancato assolvimento degli obblighi di legge e, dall'altro, crea difficoltà al regolare svolgimento dell'attività aeroportuale negli aeroporti coordinati di Cagliari, Linate e Fiumicino»;
   la comunicazione si conclude con una pressante sollecitazione: «Tutto quanto sopra esposto, si resta in attesa di urgenti indicazioni, per quanto di rispettiva competenza, da parte di codeste Amministrazioni»;
   alla comunicazione sopra richiamata non sono seguite, anche per puntuale richiesta e verifica all'atto dell'accesso agli atti del 4 ottobre 2012, altre comunicazioni e la violazione richiamata risulta tale sino alla data odierna anche in considerazione delle reiterate richieste di sottoscrizione delle convenzioni da parte dello stesso Enac alle compagnie aeree rimaste inevase da parte della compagnia Alitalia;
   la stessa Alitalia CAI ha trasmesso in data 22 marzo 2011 e in data 19 aprile 2011 al presidente della regione Sardegna, al direttore generale dell'Enac e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti due comunicazioni aventi oggetto: continuità territoriale Sardegna, Vostre comunicazioni del 10 marzo 2011 sulla proroga delle convenzioni al 29 ottobre 2011;
   nelle comunicazioni dell'amministratore delegato ingegner Rocco Sabelli, è scritto: «Con riferimento alle comunicazioni in oggetto, Alitalia ed AirOne, anche tenuto conto dell'esperienza applicativa delle convenzioni in scadenza, tengono a rappresentare quanto segue: Nel regime attuale gli operatori aggiudicatari del bando risultano fortemente penalizzati. A fronte dell'assenza di compensazione finanziaria rispetto alla cosiddetta CTI (tratte da Roma Fiumicino e Milano Linate su Cagliari e Alghero), i vettori in questione, infatti:
    non possono gestire la capacità offerta, essendo imposta per decreto secondo modalità che non consentono di adeguare i livelli di offerta commerciale alla effettiva stagionalità della domanda di traffico (il giorno medio invernale esprime poco più della metà del traffico rispetto ad un giorno di operativo estivo), ciò che espone i vettori per più mesi dell'anno a un load factor di circa il 50 per cento;
    non controllano i prezzi dei biglietti, che almeno per residenti, giovani ed anziani, rispondono a tariffe prefissate che non consentono di coprire neppure i costi operativi;
    subiscono la concorrenza asimmetrica degli operatori low cost (LCC), i quali, al contrario, operano in Sardegna senza essere assoggettati ai vincoli della continuità territoriale da scali appartenenti agli stessi sistemi aeroportuali (Bergamo a Milano e Ciampino a Roma), concentrano gli operativi nei mesi più remunerativi dell'anno, gestiscono liberamente le politiche tariffarie modulandole in funzione dei riempimenti dei voli, e percepiscono peraltro forti incentivazioni dagli aeroporti sardi. Le LCC godono dunque al contempo dei benefici del libero mercato sotto il profilo delle leve commerciali gestite e dei benefici di un sistema assistito;
   nella stessa comunicazione Alitalia arriva a indicare le condizioni per la nuova  continuità territoriale: «Al fine di superare le criticità appena richiamate, ove l'ipotesi di libero mercato apparisse incompatibile con le esigenze della Regione Sardegna, Alitalia propone di rivedere le logiche attuali e di adottare a regime una “Nuova Continuità Territoriale”, fondata sui seguenti principi cardine:
    assicurare un livello di flessibilità industriale (aerei di minori dimensioni e/o minore frequenze fuori stagione) coerente con la stagionalità del mercato; in alternativa prevedere livelli adeguati di compensazione finanziaria (modello CT2 già operativo per le rotte minori) per quei periodi dell'anno e/o per quella parte dell'offerta di collegamenti che si ritiene di preservare per ragioni di utilità pubblica;
    garantire livelli di prezzo per le categorie aventi diritto che siano in grado almeno su base annua di remunerare i costi operativi diretti»;
   l'Alitalia nel prosieguo della comunicazione arriva persino ad indicare la gestione del transitorio e afferma: «in attesa della costruzione della nuova continuità territoriale, sarebbe tuttavia auspicabile l'introduzione almeno di una maggiore flessibilità in termini di capacità, frequenze ed orari, che già per la imminente stagione Summer 2011 preveda le ottimizzazioni rappresentate nella citata riunione del 21 marzo scorso»;
   nella lettera dell'amministratore delegato di Alitalia è, infine, confermata l'indisponibilità della Società a sottoscrivere le convenzioni di proroga: «L'accettazione della proroga, da parte di Alitalia ed Airone, è dunque subordinata all'ottenimento di garanzie in tal senso»;
   la lettera dell'amministratore delegato di Alitalia si conclude con la seguente formula: «Si resta in attesa di un riscontro, riservandosi di inviare alla Regione Sardegna ed all'Enac una formale comunicazione in ordine alle motivazioni che giustificano una minore capacità e la riduzione dei voli, con relativa quantificazione»;
   dalle comunicazioni Enac e dalle condizioni poste da Alitalia CAI si evince in modo inequivocabile che la stessa Alitalia stia operando senza aver sottoscritto le convenzioni, come risulta obbligata da tutte le comunicazioni richiamate, e che, così come in modo esplicito dichiarato dal direttore centrale dello sviluppo economico, le compagnie stiano operando «ponendosi in violazione dell'articolo 807 del C.d.N., risultano essere soggetti all'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dal D.Lgs n. 172/07 per l'atterraggio ed il decollo senza il preventivo ottenimento delle bande orarie»;
   l'articolo 807 del Codice della Navigazione – Utilizzazione degli aeroporti coordinati recita: «La partenza e l'approdo di aeromobili negli aeroporti coordinati, come definiti dalla normativa comunitaria, sono subordinati all'assegnazione della corrispondente banda oraria ad opera del soggetto allo scopo designato. L'assegnazione delle bande orarie, negli aeroporti coordinati, avviene in conformità delle norme comunitarie e dei relativi provvedimenti attuativi. Si applica, altresì, la disciplina sanzionatoria attuativa delle norme comunitarie direttamente applicabili»;
   il decreto legislativo 4 ottobre 2007, n. 172 dispone la «Disciplina sanzionatoria in materia di assegnazione di bande orarie negli aeroporti italiani relativamente alle norme comuni stabilite dal regolamento (CE) n. 793/2004 che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 in materia di assegnazione di bande orarie negli aeroporti comunitari»;
   l'articolo 1 del decreto legislativo n. 172 del 2007 dispone l'ambito di applicazione e recita: 1. Il presente decreto reca la disciplina sanzionatoria per la violazione del regolamento (CE) n. 793/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 del Consiglio, del 18 gennaio 1993, relativo all'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità, di seguito denominato: regolamento;
   in base all'articolo 3 del medesimo decreto l'ente nazionale per l'aviazione civile (E.N.A.C.) è responsabile dell'applicazione del regolamento e dell'irrogazione delle sanzioni amministrative previste all'articolo 4;
   l'articolo 4 dispone le norme sulle violazioni amministrative e sanzioni:
    1. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 14, paragrafo 4, del regolamento, l'ENAC, verificata l'assenza di cause di esclusione dello responsabilità di cui all'articolo 5, irroga le seguenti sanzioni amministrative pecuniarie, per le violazioni di seguito elencate:
     a) l'atterraggio o il decollo in un aeroporto coordinato, senza l'ottenimento preventivo della banda oraria, comporta la sanzione amministrativa di centomila euro;
     b) non corretto utilizzo della banda oraria, assegnata dal coordinatore, nelle operazioni di atterraggio o decollo in un aeroporto coordinato, per più di quattro volte consecutive, comporta la sanzione amministrativa da trentamila euro a settantamila euro;
     c) lo spostamento, il trasferimento o lo scambio di bande orarie in difformità da quanto previsto dal regolamento comporta la sanzione amministrativa da diecimila euro a cinquantamila euro;
     d) la mancata o non corretta informativa fornita al coordinatore dal vettore, che incida sulla regolare assegnazione delle bande orarie, comporta la sanzione amministrativa da duemila euro a diecimila euro;
   sono fatti salvi dal regolamento, articolo 5, i seguenti «Casi di esclusione della responsabilità»:
    1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4 della legge 24 novembre 1981, n. 689, le sanzioni previste all'articolo 4 non si applicano in caso di:
     a) fermo operativo, non programmato, del tipo di aeromobile generalmente usato per il servizio in questione;
     b) chiusura di un aeroporto o di uno spazio aereo;
     c) gravi perturbazioni delle operazioni negli aeroporti interessati, comprese le serie di bande orarie presso altri aeroporti comunitari connesse a rotte che sono state interessate da tali perturbazioni, durante una parte sostanziale della pertinente stagione di traffico;
     d) interruzione dei servizi aerei a causa di un'azione che è intesa ad influire su detti servizi, che impedisce, praticamente e/o tecnicamente, al vettore aereo di effettuare le operazioni come previsto;
   l'Enac al fine di assegnare le bande orarie e quindi gli slot operativi, così come affermato dal direttore centrale dello sviluppo economico, avrebbe dovuto disporre dell'accettazione dell'atto aggiuntivo della convenzione tra ENAC, Ente nazionale per l'aviazione civile, regione autonoma della Sardegna e società Alitalia Cai;
   tale atto non è stato mai sottoscritto;
   Enac, regione autonoma della Sardegna e società Alitalia CAI hanno sottoscritto una convenzione per l'affidamento dei servizi di trasporto aereo di linea sulla rotta Cagliari-Milano Linate e v.v., in conformità all'imposizione di oneri di servizio pubblico pubblicata sulla G.U.U.E. 232 del 10 settembre 2008 ed al decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 103 del 5 agosto 2008;
   la vigenza di tale convenzione, nelle more del perfezionamento della procedura per la nuova continuità territoriale, è stata prorogata, a garanzia della mobilità dei cittadini sardi, sino al 29 ottobre 2011 con note n. 90993/ENAC/DG del 5 agosto 2010 e 31334/DG del 10 marzo 2011 alle stesse condizioni tecnico-operative;
   alla data del 30 ottobre 2011, a causa della revoca dei decreti ministeriali che avrebbero introdotto dal 27 marzo 2011 il nuovo regime onerato sulle rotte da e per gli scali sardi, la procedura per la determinazione di tale nuovo regime non è ancora stata finalizzata;
   sulla G.U.U.E. 10 del 12 gennaio 2012 è stata pubblicata l'informativa relativa alla nuova imposizione di oneri di servizio pubblico sulle sei rotte storiche della Sardegna di cui al decreto ministeriale n. 413 del 29 novembre 2011;
   l'articolo 2 del citato decreto n. 413 del 29 novembre 2011 prevede che «gli oneri di servizio pubblico diventano obbligatori a decorrere dal 25 marzo 2012»;
   il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con nota 4485 del 28 ottobre 2011 ha chiesto all'ENAC di adottare ogni iniziativa per consentire la prosecuzione degli attuali oneri di servizio;
   è stato predisposto l'atto aggiuntivo che, in analogia con la prima convenzione sarebbe dovuto essere stipulato tra ENAC, regione autonoma della Sardegna ed Alitalia CAI;
   l'atto aggiuntivo non sottoscritto prevedeva:

  «Articolo 1 (Oggetto dell'atto aggiuntivo) – Il presente atto aggiuntivo alla Convenzione di cui alle premesse ha per oggetto la proroga del regime onerato di cui al decreto ministeriale 103 del 5 agosto 2008 per l'affidamento dell'esercizio del servizio di trasporto aereo di linea sulle rotte Cagliari-Roma Fiumicino e v.v, Cagliari-Milano Linate e v.v., alle stesse condizioni di cui al decreto ministeriale citato.
  Articolo 2 (Decorrenza e termine) – Il presente atto aggiuntivo ha decorrenza 30 ottobre 2011 e scadenza il giorno precedente l'entrata in vigore del nuovo regime di oneri di servizio pubblico sulle rotte Cagliari-Roma Fiumicino e v.v, Cagliari-Milano Linate e v.v.
  Articolo 3 (Disposizioni finali) – Tutte le disposizioni contenute nella Convenzione di cui alle premesse per l'affidamento del servizio di trasporto aereo di linea sulle rotte Cagliari-Roma Fiumicino e v.v, Cagliari-Milano Linate e v.v, rimangono valide ed efficaci, fatto salvo quanto espressamente previsto e convenuto con il presente atto.»;
   nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 2 luglio 2012 Ministero delle infrastrutture e dei trasporti veniva pubblicato il decreto 18 giugno 2012 relativo a «Differimento della data di entrata in vigore degli oneri di servizio pubblico sulle rotte Alghero-Roma Fiumicino e viceversa, Alghero-Milano Linate e viceversa, Cagliari-Roma Fiumicino e viceversa, Cagliari-Milano Linate e viceversa, Olbia-Roma Fiumicino e viceversa, Olbia-Milano Linate e viceversa»;
   nel decreto 18 giugno 2012 vengono richiamati:
    il decreto n. 413 del 29 novembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 294 del 19 dicembre 2011 che ha imposto nuovi oneri di servizio pubblico sulle rotte sopra indicate ed in particolare l'articolo 2 e l'articolo 6 con i quali è stata fissata al 25 marzo 2012 la data per l'entrata in vigore dei nuovi oneri e la cessazione degli effetti del decreto ministeriale n. 103 del 5 agosto 2008;
    il decreto n. 102 del 23 marzo 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 82 del 6 aprile 2012 ed in particolare l'articolo 1 che ha posticipata al 1o giugno la data di entrata in vigore dei nuovi oneri di servizio sulle rotte sopra indicate, nonché la cessazione degli effetti del decreto ministeriale n. 103 del 5 agosto 2008;
    la comunicazione della Commissione europea relativa all'imposizione di nuovi oneri di servizio pubblico sulle rotte stesse, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie C 10 del 12 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 16, paragrafo 4, comma 1, del Regolamento (CE) n. 1008/2008;
    la comunicazione della Commissione europea relativa ai bandi di gara per la concessione in esclusiva e con compensazione finanziaria dei collegamenti aerei di linea sulle rotte in questione, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie C 38 dell'11 febbraio 2012, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 4, del Regolamento (CE) n. 1008/2008, nella quale viene indicato il termine ultimo per la presentazione delle offerte;
   nello stesso decreto si prendeva atto che:
    nessun vettore comunitario ha accettato di effettuare i collegamenti, senza compensazione finanziaria, con le modalità previste nel decreto n. 413 del 29 novembre 2011;
    sono state esperite le gare europee relative alle rotte interessate, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea serie C 38 dell'11 febbraio 2012, con Comunicazione della Commissione serie C 38 dell'11 febbraio 2012 e che le stesse sono andate deserte;
    con la nota n. 3018 del 12 aprile 2012, la regione autonoma della Sardegna ha comunicato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed all'Ente nazionale per l'aviazione civile che, entro il termine ultimo di presentazione delle offerte, nessun vettore aereo ha presentato offerta di partecipazione alle gare sopra citate;
    con la nota ministeriale n. 2517 del 24 maggio 2012, è stata informata la Commissione europea, per il tramite della rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea, del risultato della gara;
    la nota del presidente della regione autonoma della Sardegna prot. n. 3695 del 28 maggio 2012 ha richiesto il differimento del termine di entrata in vigore degli oneri di servizio pubblico sulle rotte in questione, alla data del 27 ottobre 2012 e con la quale la regione rappresenta la necessità di approfondire l'analisi delle mutate e mutevoli condizioni di mercato che hanno condotto all'esito negativo della gara, anche procedendo ad una revisione del contenuto degli oneri ovvero ad una loro mera rimodulazione;
   al fine di consentire la proroga del regime onerato di cui al decreto ministeriale n. 103 del 5 agosto 2008, fino alla fine della stagione aeronautica Summer 2012 il Ministro ha emanato un proprio decreto con il quale ha disposto che a decorrere dal 1o giugno 2012, l'articolo 1 del decreto ministeriale n. 102 del 23 marzo 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 82 del 6 aprile 2012, è così modificato: Articolo 1. – Gli oneri di servizio pubblico di cui all'articolo 1 diverranno obbligatori a partire dal 27 ottobre 2012;
   dal 1o giugno 2012, l'articolo 2 del decreto ministeriale n. 102 del 23 marzo 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 82 del 6 aprile 2012, è così modificato:

  «Articolo 6. – A decorrere dalla data del 27 ottobre 2012 cessano gli effetti del decreto n. 103 del 5 agosto 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 199 del 26 agosto 2008, avente per oggetto “Imposizione da parte dell'Italia degli oneri di servizio pubblico sui servizi aerei di linea tra Alghero-Roma Fiumicino e viceversa, Alghero-Milano Linate e viceversa, Cagliari-Roma Fiumicino e viceversa, Cagliari-Milano Linate e viceversa, Olbia-Roma Fiumicino e viceversa, Olbia-Milano Linate e viceversa”»;
   l'articolo 3 ha previsto che a decorrere dal 1o giugno 2012, l'articolo 3 del decreto ministeriale n. 102 del 23 marzo 2012, è così modificato: «Il paragrafo 8.1 dell'allegato tecnico al decreto ministeriale n. 413 del 29 novembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale – n. 294 del 19 dicembre 2011 è così modificato: “8.1. - Gli oneri di servizio pubblico disciplinati dalla presente imposizione diventano obbligatori alla data del 27 ottobre 2012”»;
   tale quadro tecnico-amministrativo e giuridico si può sintetizzare con l'affermazione riportata dall'Enac nella propria comunicazione del 4 giugno 2012 al Ministero dei trasporti e alla Regione Sardegna dove si afferma l'impossibilità dell'Enac «di procedere all'assegnazione degli slot di continuità territoriale in favore dei vettori i quali, dal 1o giugno scorso, stanno comunque effettuando i voli secondo l'operativo della scorsa omologa stagione di traffico senza la dovuta autorizzazione»;
   la mancata autorizzazione ad effettuare i voli per mancata assegnazione delle bande orarie, oltre alla gravità in sé, e al libero arbitrio che la compagnia Alitalia esercita sull'intero sistema aeroportuale sardo, si configura come una evidente, conclamata, accertata e dichiarata violazione delle norme del codice della navigazione;
   in tal senso è l'Enac stessa a rappresentare che i vettori in violazione dell'articolo 807 del codice della navigazione risultano essere soggetti all'applicazione delle sanzioni pecuniarie previste dal decreto legislativo n. 172 del 2007 per l'atterraggio ed il decollo senza il preventivo ottenimento delle bande orarie;
   le norme attuative del decreto legislativo n. 172 del 2007 fanno configurare tali sanzioni nella prima fattispecie prevista per l'aeroporto coordinato di Cagliari che prevedono che «l'atterraggio o il decollo in un aeroporto coordinato, senza l'ottenimento preventivo della banda oraria, comporta la sanzione amministrativa di centomila euro»;
   la compagnia Alitalia ha effettuato dall'aeroporto coordinato di Cagliari dal 1o giugno ad oggi una media di 18/20 voli giornalieri (atterraggi e decolli) per complessivi 2.340 voli;
   la sanzione da applicare, pur non essendo specificata nel regolamento la metodologia di calcolo, se si intenda a volo o autorizzazione complessiva delle bande orarie, risulterebbe di cifre rilevantissime che sono state omesse all'erario e che risultano non elevate nei confronti della società Alitalia CAI;
   la mancata, palese e reiterata, firma delle convenzioni aggiuntive di proroga con una dichiarata indisponibilità alla sottoscrizione rappresenta di per sé un elemento che renderebbe, da solo, inconfutabile la possibile omissione d'atti d'ufficio, il favoreggiamento e l'abuso d'atti d'ufficio, oltre all'evidente danno all'erario;
   l'esercizio delle rotte e degli slot senza la necessaria autorizzazione, che non risulta possibile rilasciare proprio per via della mancata accettazione degli oneri di servizio pubblico che costituiscono il presupposto per la concessione delle bande orarie, rappresenta un fatto di una gravità inaudita per il quale si rende necessario un immediato e urgente intervento in grado di ripristinare la legalità in tale delicato settore del trasporto aereo;
   le argomentazioni secondo l'interrogante pretestuose, illogiche, prive del più elementare senso del diritto, e palesemente fuori luogo dell'amministratore delegato dell'Alitalia che, non comprendendo la ratio dell'imposizione dell'onere del servizio pubblico per le regioni insulari, ritiene di dover proporre flessibilità tariffaria, la differenziazione tra residenti e non, oltre a voler contrastare il positivo apporto delle compagnie low cost allo sviluppo economico dell'isola;
   il palese tentativo di venir meno alla tariffa unica tra residenti e non residenti che costituisce un fondamento del diritto alla mobilità e alla continuità territoriale per regioni insulari e ultraperiferiche costituisce di per sé un attentato al diritto fondamentale alla mobilità delle persone e delle merci;
   il tentativo esplicito delle compagnie aeree di impedire l'applicazione di questo elementare principio di pari diritti e non discriminatorio tra cittadini europei è un fatto di gravità inaudita se le istituzioni a tutti i livelli, nazionale e regionale, si fanno ad avviso dell'interrogante condizionare da tale atteggiamento prevaricatorio, arrogante e ricattatorio;
   risulta altresì di gravità inaudita, sul piano amministrativo, giuridico e penale che due compagnie aeree partecipino, condizionino, e di fatto indirizzino i bandi di gara relativi al servizio pubblico di continuità territoriale;
   risulta dai verbali di riunione in possesso del sottoscritto che in un contesto di analisi delle procedure di gara, dei risultati delle stesse gare e delle procedure da seguire per il nuovo bando abbiano esplicitamente e fattivamente partecipato le compagnie aeree Alitalia e Meridiana che avrebbero, secondo i verbali, accolto favorevolmente la disponibilità a poter disporre di flessibilità nella scelta dell'operativo;
   non risulta chiaro chi tra gli interlocutori abbia dato questa disponibilità e se questa indicazione riguardasse il regime di proroga o quello futuro del nuovo bando, ma di certo costituisce una violazione delle più elementari regole della pubblica amministrazione in relazione alla trasparenza e al trattamento equo tra concorrenti;
   le reiterate azioni messe in atto dalle compagnie aeree nei confronti del sistema low cost della Sardegna e le gravi dichiarazioni del Sottosegretario Improta, che per opportunità e buon senso dovrebbe astenersi dal condurre egli stesso un'azione devastante rispetto ad un potenziale economico decisivo e rilevante per la Sardegna, inducono a pensare che si stia tentando di mettere in atto un'azione di ricatto e di stampo monopolista del trasporto aereo in Sardegna –:
   se non ritenga opportuno aprire un'inchiesta interna al fine di accertare se vi siano state omissioni nei confronti delle procedure sanzionatorie nei confronti della compagnia Alitalia-Cai e chi ne siano i responsabili;
   se non intenda procedere all'elevazione delle sanzioni previste e all'urgente riscossione al fine di ripristinare la legalità operativa e gestionale della continuità territoriale da e per la Sardegna;
   se non si intenda prendere atto dell'inconsistenza giuridica dell'accordo sottoscritto con la regione Sardegna relativamente al passaggio delle competenze e procedere come previsto per casi analoghi con la predisposizione di norme attuative che individuino con certezza e puntualità funzioni, compiti e responsabilità nella gestione della continuità territoriale;
   se non intenda richiamare tutti i responsabili del Ministero e degli organismi competenti a non partecipare più a nessuna riunione dove siano presenti responsabili di compagnie aeree, lasciando il compito di verificare gli adempienti contrattuali solo ed esclusivamente ad un unico responsabile del procedimento;
   se non ritenga di dover disporre che il calcolo dell'ora volata proposto nell'allegato tecnico della precedente conferenza dei servizi sia definito ufficialmente da un soggetto che se ne assume, sotto ogni punto di vista, anche penale, la responsabilità;
   se non ritenga di dover disporre che, in via cautelare, i funzionari del Ministero rigettino la base di calcolo dell'ora volata prevista nell'allegato tecnico della precedente conferenza di servizi considerato che lo stesso calcolo è frutto di interventi del tutto evidenti che ne hanno alterato il senso e la cui condivisione costituirebbe un'evidente corresponsabilità;
   se non ritenga di dover disporre che i funzionari preposti verifichino che il prossimo bando per la continuità territoriale non escluda tipologie di compagnie aeree attraverso clausole identificative o limitanti che renderebbero il bando viziato all'origine;
   se non ritenga di dover chiarire le responsabilità evidenti per la mancata pubblicazione del nuovo bando che costituisce di fatto un elemento che oggettivamente favorisce una sorta di anarchia nei cieli della Sardegna tutto teso ad avvantaggiare le compagnie aeree operanti nell'isola e che puntano ad esercitare un monopolio evidente sulle rotte da e per l'isola. (4-18019)

Apposizione di firme a mozioni.

  La mozione Fitto e altri n. 1-01164, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 ottobre 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Cosenza.

  La mozione Fiano e altri n. 1-01140, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 settembre 2012, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Mattesini.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
   interrogazione a risposta in commissione Rigoni n. 5-07449 del 18 luglio 2012;
   interrogazione a risposta scritta De Poli n. 4-17926 del 3 ottobre 2012;

Ritiro di una firma da una mozione.

  Mozione Del Tenno e altri n. 1-01120, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 agosto 2012: è stata ritirata la firma del deputato Mazzuca.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Ginefra n. 3-02498 del 27 settembre 2012 in interrogazione a risposta in commissione n. 5-08088.