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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 21 dicembre 2012

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,
   premesso che:
    si fa riferimento alla riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie nella regione Friuli Venezia Giulia, tenuto conto che il territorio del Friuli Venezia Giulia confina con due Stati nazionali, quali la Slovenia e l'Austria e che l'attuale circoscrizione del tribunale di Tolmezzo interessa l'area montana e pedemontana della regione, segnata da una condizione morfologica particolarmente disagevole e con distanze significative (anche di più di 100 chilometri) tra i vari centri del territorio in questione e il capoluogo provinciale di Udine;
    l'attuale sede del tribunale di Tolmezzo assolve, in particolare, una precipua funzione sociale, garantendo al cittadini residenti nel territorio montano della regione la fruibilità dei vari servizi giudiziari;
    nel territorio del comune di Tolmezzo ha sede un carcere di massima sicurezza di recente costruzione;
    recentemente sono stati eseguiti importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento antisismico dell'immobile destinato al tribunale con una spesa sostenuta dal comune di Tolmezzo e dagli altri enti pubblici pari ad oltre 5 milioni di euro;
    eventuali revisioni delle circoscrizioni giudiziarie della regione, proprio in ragione delle particolari condizioni territoriali e linguistiche della stessa dovrebbero essere effettuate secondo criteri che tengano conto di tali peculiarità, mentre la soppressione del tribunale di Tolmezzo, prevista dal decreto legislativo determinerebbe una inaccettabile penalizzazione per tutto li territorio montano del Friuli,

impegna il Governo

ad assumere iniziative normative per evitare la chiusura del tribunale di Tolmezzo che rappresenta un insostituibile presidio di giustizia per una efficiente, equa e accessibile erogazione di uno dei servizi dello Stato più importanti come quello della amministrazione dell'attività giurisdizionale
(1-01208) «Strizzolo, Adinolfi, La Forgia, Mattesini, Boccuzzi, Farinone, Rigoni, Sanga, Rubinato, Zani, Fogliardi».

Risoluzioni in Commissione:


   La VII Commissione,
   premesso che:
    la legge 20 febbraio 2006, n. 77, reca misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella «lista del patrimonio mondiale», posti sotto tutela dell'UNESCO;
    Cantù è nota in tutto il mondo per «l'arte del merletto» approdata in questa piccola magnifica cittadina intorno al secolo XVII, quando le monache di Santa Maria, o di Sant'Ambrogio, insegnarono alle converse come si utilizzavano i fuselli del tombolo;
    per le donne la realizzazione dei pizzi rappresentava una valida alternativa al duro lavoro delle campagne e assicurava buone entrate al bilancio familiare, iniziando così a produrre pizzi da scambiare con generi di prima necessità, come aghi, tessuti, alimenti, forniti da avidi affaristi che rivendevano le belle manifatture con un consistente ritorno economico;
    nei primi anni dell'800 erano oltre 700 e si racconta che le donne fossero stabilmente impiegate in questa produzione, tant’è che le bambine venivano mandate a scuola di tombolo;
    il pizzo canturino ha conosciuto il periodo di splendore verso la metà dell'800 con l'avvento della moda dei veli, degli scialli e di altri particolari di abbigliamento;
    alle predette «scuole di tombolo», seguirono poi le prime mostre che permisero al merletto canturino di farsi conoscere in campo internazionale fino oltre oceano;
    il periodo buio di questa produzione iniziò verso la metà del ’900, ma nel periodo contemporaneo, il pizzo canturino sta conoscendo un periodo di fama, tant’è che sono ripresi i corsi nelle scuole e l'organizzazione di manifestazioni a carattere internazionale, come la «biennale del merletto di Cantù»;
    tale manifestazione è nata grazie alla collaborazione della «Pro Cantù» e dell'istituto dell'arte del costituendo museo delle arti industriali;
    il rilancio di questo artigianato d'arte ha come effetto che il pizzo di Cantù, e di Novedrate, nel 2012, sarà candidato a diventare patrimonio intangibile dell'Unesco;
    nel corso di un convegno internazionale, che si è svolto all'università telematica E-Campus, diversi esperti, italiani e stranieri sono intervenuti per sottolineare l'importanza di far diventare patrimonio dell'umanità non solo beni materiali, ma anche quelli più strettamente legati alla cultura, alle identità locali e alle comunità;
    la convenzione internazionale adottata in seno all'organizzazione delle Nazioni Unite si propone di «salvaguardare il patrimonio immateriale delle comunità, dei gruppi e degli individui: un capitale particolarmente vulnerabile del processo identitario culturale nazionale in cui rientrano le tradizioni orali e popolari, l'arte dello spettacolo, le musiche, le feste, i rituali, l'artigianato, le pratiche sociali e tradizionali»;
    esempi italiani di questo patrimonio intangibile sono l'opera dei pupi siciliani, considerata arte teatrale unica nel panorama europeo, il canto a tenore dei pastori del centro della Sardegna in Barbagia, ma anche la rinomata «dieta mediterranea»;
    il merletto di Cantù è divenuto espressione di forma d'arte: nella lavorazioni del pizzo di Cantù ci sono differenti punti, tra cui il punto Bisetta, il punto 4 Paia, il punto Mimosa, il punto Venezia, il punto Rosalin ed il Figurativo,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di promuovere il riconoscimento del «merletto di Cantù» quale «patrimonio immateriale dell'umanità» da parte dell'UNESCO.
(7-01084) «Rivolta, Nicola Molteni».


   La VIII Commissione,
   premesso che:
    l'articolo 11 del decreto-legge n. 112 del 2008 ha previsto l'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo attraverso l'offerta di alloggi di edilizia residenziale, da realizzare con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati, destinati alle categorie sociali svantaggiate nell'accesso al libero mercato degli alloggi in locazione (cosiddetto piano casa);
    le risorse finanziarie necessarie per la realizzazione del piano sono individuate dal comma 12 dell'articolo 11 del citato decreto-legge, che ha previsto la costituzione di un fondo alimentato con le risorse derivanti da provvedimenti adottati nella precedente legislatura. Successivamente, il comma 4-bis dell'articolo 18 del decreto-legge n. 185 del 2008, ha destinato al piano casa ulteriori risorse finanziarie provenienti dal fondo aree sottoutilizzate (FAS);
    gli interventi sono attuati anche attraverso il project financing, mediante:
   a) il trasferimento di diritti edificatori in favore dei promotori degli interventi di incremento del patrimonio abitativo;
   b) incrementi premiali di diritti edificatori finalizzati alla dotazione di servizi, spazi pubblici e miglioramento della qualità urbana;
   c) provvedimenti mirati alla riduzione del prelievo fiscale di pertinenza comunale o degli oneri di costruzione;
   d) la costituzione di fondi immobiliari;
   e) la cessione dei diritti edificatori come corrispettivo per la realizzazione anche di unità abitative di proprietà pubblica da destinare alla locazione a canone agevolato;
    con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 luglio 2009 il Consiglio dei ministri ha quindi approvato il piano nazionale di edilizia abitativa. Ai sensi decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il piano è articolato in sei linee di intervento:
   a) costituzione di un sistema integrato nazionale e locale di fondi immobiliari per l'acquisizione e la realizzazione di immobili per l'edilizia residenziale;
   b) incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica;
   c) promozione finanziaria anche ad iniziativa di privati (project financing);
   d)  agevolazioni a cooperative edilizie costituite tra i soggetti destinatari degli interventi;
   e) programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale;
   f) interventi di competenza degli ex IACP (compresi nel programma straordinario di edilizia residenziale pubblica approvato con decreto ministeriale del 18 dicembre 2007);
    in fase di prima attuazione la dotazione finanziaria del fondo è utilizzata:
   a) 150 milioni di euro per il sistema integrato di fondi immobiliari;
   b) 200 milioni di euro per gli interventi di competenza degli ex IACP, ripartiti tra le regioni con il decreto ministeriale del 18 novembre 2009;
   c) 377,9 milioni di euro – ripartiti con decreto ministeriale 8 marzo 2010 – per il finanziamento delle altre linee di intervento: incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica; project financing; agevolazioni a cooperative edilizie; programmi integrati di promozione di edilizia residenziale anche sociale;
   si deve tener conto delle linee guida agli enti territoriali ai fini dell'attuazione del piano nazionale di edilizia abitativa, allegate al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, di cui all'articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sistema integrato di fondi immobiliari (SIF);
   il CIPE, con la delibera n. 16 del 5 maggio 2011, ha espresso parere favorevole sugli schemi di accordi di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e le regioni Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto e provincia autonoma di Trento;
   l'articolo 11 del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, prevede, ai fini della costituzione del sistema integrato di fondi immobiliari, la partecipazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) a uno o più fondi immobiliari chiusi, le cui quote siano riservate esclusivamente a investitori istituzionali di lungo periodo;
   ai sensi di tale previsione, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti direzione generale per le politiche abitative, ha bandito una gara a procedura aperta (G.U.C.E. cod. 2010/S106 – 161418 del 3 giugno 2010; Gazzetta Ufficiale 5a serie n. 65 del 9 giugno 2010), al cui esito ha selezionato la CDP Investimenti SGR s.p.a – costituita nel 2009 da Cassa depositi e prestiti s.p.a. dall'Associazione delle Fondazioni bancarie (ACRI) e dall'Associazione Bancaria Italiana (ABI) – che è risultata aggiudicataria, prima in via provvisoria (8 settembre 2010) e poi in via definitiva (8 giugno 2011), in qualità di società di gestione del fondo investimenti per l'abitare (FIA), quale fondo nazionale. Il 2 novembre 2011 è stato stipulato tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e CDP Investimenti SGR s.p.a. il contratto per la sottoscrizione di n. 280 quote di classe «B» del FIA per un valore nominale di 140 milioni di euro;
   in generale, anche in conformità all'articolo 11 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 luglio 2009, il FIA ha la possibilità di intervenire fino al 40 per cento del patrimonio/capitale del fondo o società immobiliare locale, a fronte di una partecipazione di maggioranza da parte di altri investitori. In particolare, il patrimonio del FIA è destinato per il 90 per cento a investimenti indiretti (i.e., tramite altri fondi o società immobiliari locali) con il predetto vincolo della soglia massima di investimento del 40 per cento. Il patrimonio del FIA, inoltre, può essere investito per un massimo del 10 per cento – direttamente o indirettamente – in deroga al limite massimo del 40 per cento;
   nel corso dall'audizione presso la Commissione finanze della Camera dei deputati il 29 novembre 2012, l'amministratore delegato di cassa depositi e prestiti ha reso noto che la Cassa ha allocato 500 milioni di euro sul social housing, ma ha chiarito che tale somma non è stata erogata per via di alcune questioni burocratiche;
   in particolare, il problema è che il fondo era nato con l'idea che la Cassa fosse il partner finanziario di iniziative territoriali autonome, ed in tal senso era stato introdotto un limite al 40 per cento della quota che essa può finanziarie. Ma in questo momento di crisi sul territorio non ci sono sponsor che si possono accollare il 60 per cento dell'iniziativa e quindi molti progetti sono fermi;
   qualora tale limite fosse rimodulato, la Cassa potrebbe quindi investire nuove risorse in questo settore,

impegna il Governo

ad assumere con urgenza iniziative al fine di modificare la disciplina sopra descritta per consentire, in primo luogo, il completamento del piano nazionale di edilizia abitativa ed inoltre la partecipazione attiva della Cassa depositi e prestiti alle iniziative degli enti territoriali, anche in misura superiore rispetto ai limiti fissati dalla normativa vigente.
(7-01085) «Braga, Mariani».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   Jimmy Ghione inviato speciale del programma satirico di Canale 5 Striscia la Notizia da alcuni mesi sta compiendo un monitoraggio internazionale sull'uso fraudolento del made in Italy legato alla produzione ed imbottigliamento dei vini tra quelli più rinomati al mondo;
   Jimmy Ghione nel settembre 2012, da Stonehenge, Inghilterra, ha raccontato l'imbroglio del vino fai-da-te. In un negozio di Keynsham con poco più di 33 sterline (42 euro) si può comprare un box di cartone da cui ottenere 29-30 bottiglie di vino rosso italiano. Nel kit sono presenti «polverine magiche» e sacche con presunto mosto dalle quali aggiungendo acqua, si otterrebbe in nemmeno un mese un vino «di qualità» perché, a detta del venditore, mosti e polveri arrivano dalle zone di produzione dei blasonati rossi. Nel mirino della bufala: Chianti, Barolo e Valpolicella, si tratta in vero di beveroni chiamati «vino»;
   il 12 dicembre 2012 Jimmy Ghione è tornato a Toronto, Canada, per la precisione a Niagara, zona che accoglie i più grandi produttori al mondo di wine kit, cartoni contenenti bottiglie di vino canadese fatto in polvere ma spacciato per italiano. Ghione ha visitato il punto vendita della più grande fabbrica di wine kit del Canada. Sugli scaffali confezioni di Chianti, Barbera, Amarene, Verdicchio, Valpolicella, Barolo, Soave, Montepulciano. Tutti prodotti con acqua, mosto e polvere;
   Ghione si rivolge ad una negoziante che nel servizio andato in onda sembra titubante e dice di non sapere dove quei kit vengano prodotti. «Ma come non lo sanno? – dice Ghione – La fabbrica è proprio dietro il punto vendita. Hanno capito che eravamo italiani e non hanno voluto darci spiegazioni». Nel retro della fabbrica, un via vai di camion che scaricano mosto;
   Ghione viene indirizzato allora al Wine Council, che rappresenta le aziende dell'Ontario produttrici di vino con il cento per cento di uva. «Non siamo d'accordo, non può essere Chianti», fa sapere un responsabile che suggerisce, quindi, all'inviato di Striscia di rivolgersi al Ministero dell'Agricoltura, a Queen's Park, il parlamento provinciale con sede a Toronto. Segue un fitto scambio di email con l'ufficio stampa. «La risposta? A loro non interessa incontrarci», dice Ghione. Ronaldo Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti, fa sapere che «quelle botti possono contenere 250-300 quintali di mosto dai quali si possono produrre 150-200mila bottiglie di vino». «Nel mondo in circolazione potrebbero esserci quindi decine di milioni di bottiglie di vino spacciato per italiano». Manfredini mostra un documento ufficiale a Ghione, «un accordo tra Unione Europea e Canada che pone le basi e detta le regole per tutelare l'autenticità del vino». Quindi l'appello di Striscia la Notizia che invita l'Unione Europea a intervenire;
   è uno scandalo internazionale in cui si abusa della dicitura «Doc» che favorisce il commercio e la vendita al dettaglio del prodotto non originale nel Regno Unito, Paese oltretutto membro dell'Unione europea;
   è un insulto a chi produce i veri vini;
   forse nemmeno «sano» per la salute dei consumatori –:
   se il Governo intenda sollevare il problema nelle sedi competenti perché altrimenti verrebbe da dire che le norme e le tutele dell'Unione europea valgono solo a senso unico e non difendono affatto il nostro Paese dal commercio illegale che oltretutto toglie introiti al vero e genuino made in Italy;
   se il Governo intenda chiedere alle autorità britanniche e comunitarie di intervenire subito e duramente per reprimere il commercio di prodotti alimentari falsi in ogni senso, frutto di polverine e di chimica, addirittura forse nocivo alla salute degli inglesi. (4-19280)


   NUCARA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si apprende da un comunicato stampa della Commissione europea del 19 dicembre 2012 la Commissione ha deciso di autorizzare l'esenzione dal pagamento dell'imposta municipale propria gli enti religiosi e per le ONLUS, così come da ultimo modificata dal Governo Monti;
   come evidenziato dal Consiglio di Stato di recente, le nuove regole per applicare tale esenzione rimangono di assai difficile interpretazione e applicazione pratica, lasciando il campo al persistere di una situazione che garantisce un vantaggio concorrenziale alle realtà commerciali (hotel, cliniche private, scuole private e altri) esercitate in immobili di proprietà di enti religiosi e ONLUS;
   non si comprende la decisione della Commissione di dichiarare aiuto di Stato l'esenzione dal pagamento dell'ICI, di cui gli enti religiosi e le ONLUS che svolgono attività commerciali hanno beneficiato dal 2006 al 2012, evitando di ordinarne il recupero perché l'aiuto sarebbe impossibile da quantificare;
   tale pericoloso precedente non solo sarà, ad avviso dell'interrogante, difficile da difendere dinnanzi alle Corti europee ma, soprattutto, sarà difficile da spiegare ai contribuenti italiani;
   in un momento in cui incredibili sforzi sono richiesti a tutti gli italiani, il Governo avrebbe potuto, semplicemente richiamandosi all'applicazione della normativa in materia di aiuti di Stato, portare alle casse dell'erario centinaia di milioni (se non alcuni miliardi) di euro con conseguente alleggerimento della prossima finanziaria;
   al contrario, pare che tempo e risorse siano state impiegate per spiegare alla Commissione che il recupero dell'aiuto sarebbe impossibile;
   l'impossibilità del recupero di un aiuto illegale è praticamente un caso di scuola e, soprattutto, mai applicato sua sponte dalla Commissione europea –:
   quali siano le motivazioni con le quali si sia chiesto alla Commissione europea di non ordinare il recupero a causa dell'impossibilità di procedere allo stesso.
   (4-19282)


   RAISI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 afferente «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute», è stato convertito in legge il 5 novembre 2012;
   l'articolo 4 del citato provvedimento, afferente la «Dirigenza sanitaria e governo clinico», comma 7-quinquies, prevede testualmente che «Per il conferimento dell'incarico di struttura complessa non possono essere utilizzati contratti a tempo determinato di cui all'articolo 15-septies»;
   il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012, prevede all'articolo 15, comma 13, lettera c), ultimo paragrafo, che «... Nelle singole regioni e province autonome, fino ad avvenuta realizzazione del processo di riduzione dei posti letto e delle corrispondenti unità operative complesse, è sospeso il conferimento o il rinnovo di incarichi ai sensi dell'articolo 15-septies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni» –:
   per quanto riguarda la disposizione normativa di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 158 del 2012, quale sia la esatta portata della norma in merito alle azioni da assumere per i contratti già in essere, più esattamente se gli incarichi già attribuiti debbano essere portati alla loro naturale scadenza, oppure, in ragione essere della predetta disposizione normativa, debbano essere interrotti per forza di legge;
   se per quanto riguarda la disposizione normativa di cui all'articolo 15, comma 13, lettera c), ultimo paragrafo, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge n. 135 del 2012, debba essere applicata, così come giustamente prevede la norma, a tutte le strutture complesse delle aziende ospedaliere, mediante la sospensione del conferimento o del rinnovo degli incarichi, sia al ruolo sanitario, sia al ruolo amministrativo o tecnico;
   se non si ritenga di adottare, sollecitare e promuovere iniziative per superare nel più breve tempo possibile, eventuali contenziosi con le rappresentanze delle categorie interessate. (4-19285)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 13 gennaio del 2011, presso la propria officina di san Giorgio a Cremano (Napoli) veniva ucciso Vincenzo Liguori padre della cronista del Mattino, Mary;
   l'uomo fu raggiunto da un proiettile vagante mentre era al lavoro davanti alla sua officina;
   il 13 gennaio 2011, per l'omicidio, sono state fermate dai carabinieri di Torre Annunziata tre persone, due sono del clan camorristico «Mazzarella»; il terzo è il capo del clan dei «Troia»;
   il clan dei Mazzarella è attivo nella zona orientale di Napoli mentre il gruppo dei «Troia», nato da una scissione dal clan Abate, è attivo a San Giorgio a Cremano;
   individuati dai carabinieri nel corso di indagini coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli;
   decisivo per le indagini il pentimento di un componente del gruppo che sparò quel giorno. Fu lui a indicare l'obiettivo ai killer, ruolo che nel gergo criminale viene definito dello «specchiettista», e a fornire, con le sue rivelazioni, una svolta alle indagini;
   Vincenzo Liguori è caduto in un agguato in cui doveva morire soltanto Luigi Formicola, vero obiettivo dei sicari. E, invece, i morti furono due. La decisione di collaborare, ha spiegato Gallo, è stata dettata da «un fatto di coscienza»: «Doveva essere un omicidio, ma poi ne sono successi due... Nessuno voleva ucciderlo il meccanico, là è capitata una disgrazia» (articolo di repubblica.it a firma di Stella Cervasio dal titolo: «Innocente ucciso a San Giorgio a Cremano»);
   sbagliarono mira, uccisero un innocente, spezzarono la vita di un'intera famiglia onesta ed il delitto sarebbe rimasto senza risposta per circa un anno;
   i fatti esposti sono ad avviso dell'interrogante gravissimi e dimostrano lo stato di recrudescenza ed efferatezza che domina gli ambienti della criminalità napoletana in questo momento –:
   quali misure si intendano assumere a fronte di questa ed altre morti di innocenti avvenute negli ultimi due anni a Napoli e provincia, agguati che hanno visto cadere nel regolamento dei conti anche persone che non c'entravano affatto e si pensi pure, andando indietro negli anni, alla povera Silvia Ruotolo. (4-19286)


   BELLOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   i terremoti avvenuti nella zona della pianura emiliana, e specialmente gli eventi più intensi, superiori al 5o grado della scala Richter, registrati nei giorni del 20 e 29 maggio 2012, hanno provocato ingentissimi danni al patrimonio storico e artistico;
   alcune strutture, come quelle adibite al culto, hanno già subito significativi interventi di messa in sicurezza;
   molte imprese, nell'attivarsi prontamente e nel predisporre le dovute misure d'intervento, regolarmente commissionate, hanno sostenuto oneri che risultano, in taluni casi, assai ingenti;
   tali oneri non sarebbero stati in alcuni casi, secondo precise testimonianze raccolte dall'interrogante, compensate da parte del committente pubblico;
   si ritiene fondamentale che, in casi come quelli del sisma emiliano, le suddette imprese ricevano prontamente il compenso pattuito, non solo per garantire la pronta attivazione del privato in caso di future emergenze, ma anche per dare sollievo ad aziende che sono radicate nei territori colpiti –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti fatti esposti in premessa e quali iniziative di propria competenza ritenga di poter attuare per garantire che le imprese edili impiegate dal committente pubblico negli interventi necessari a seguito dei sismi che hanno colpito Emilia Romagna, Veneto e Lombardia nel maggio 2012 possano vedere onorati i crediti entro tempi certi. (4-19288)


   BELLOTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in Italia non esistono zone che possano essere reputate estranee al rischio sismico;
   i terremoti avvenuti nella zona della pianura emiliana, e specialmente gli eventi più intensi, superiori al 5o grado della scala Richter, registrati nei giorni del 20 e 29 maggio 2012, seppur avvenuti in zone con un medio-basso rischio sismico, non possono essere considerati come eventi eccezionali, dato che tale valutazione riguarda solo una misurazione probabilistica, che non esclude il manifestarsi di eventi sismici anche di notevole intensità;
   l'Italia, peraltro, è un territorio che è considerabile, nel suo complesso, a pericolosità medio-alta ove si registra lo scontro tra la placca europea e quella africana che ha provocato il terremoto dell'Emilia;
   la bibliografia scientifica è peraltro pressoché concorde nel considerare i fenomeni tellurici impossibili da prevedere, nonostante alcune teorie talvolta fantasiose che emergono talvolta a questo riguardo;
   scientificamente è dunque soltanto possibile valutare, ricorrendo alla statistica, se probabilisticamente può accadere un evento sismico, sulla base delle serie storiche;
   circa il fatto che non sia in alcun modo possibile formulare previsioni totalmente attendibili sui fenomeni, basti considerare che molti esperti pensavano che, con la prima scossa del 20 maggio, il grosso dell'energia accumulata dalle rocce si fosse dissipato e che quindi sarebbe seguita soltanto una serie di scosse di assestamento, ma così non è stato;
   oltre all'evento catastrofico che si è venuto a produrre in Emilia, l'imprevedibilità dei terremoti è un dato di fatto di cui il Paese ha dovuto prendere atto in ormai troppe occasioni: dal Belice al Friuli, dall'Irpinia all'Umbria, dalla Puglia all'Aquila;
   diventa dunque chiaro che l'unico sistema per contrastare gli eventi sismici deve essere non quello della previsione bensì quello della prevenzione;
   la maggior parte delle strutture del Paese, sia quelle produttive sia quelle abitative, per non parlare di quelle pubbliche, sono inadeguate a fronteggiare un evento sismico di media intensità, fatto inaccettabile per un territorio che per il 70 per cento è a rischio;
   è possibile che strutture moderne, o così definite, siano state progettate con criteri antisismici obsoleti o inesistenti;
   l'obbligo normativo di effettuare determinate verifiche antisismiche, quale la verifica a liquefazione delle sabbie, è stato introdotto in maniera chiara solo con il decreto ministeriale n. 29 del 2008 relativo alle nuove norme tecniche per le costruzioni;
   l'urgenza, che porta ad approfondire tematiche come quelle sul rischio sismico, vengono poi abbandonate al cessare dell'emergenza: un lusso che, viste le vittime, l'Italia non può più sopportare –:
   quali iniziative il Governo intenda intraprendere per dare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma emiliano;
   se il Governo intenda assumere iniziative volte ad incrementare la sicurezza degli edifici a scopo abitativo e non rispetto al rischio sismico;
   se il Governo intenda coinvolgere i geologi in modo continuativo nei tavoli di pianificazione territoriale o urbanistica e se non intenda assumere le iniziative di competenza affinché almeno uno delle svariate decine di membri del Consiglio superiore dei lavori pubblici sia un geologo. (4-19290)


   ZAMPARUTTI, SCILIPOTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   le reazioni piezonucleari sono fissioni di elementi non radioattivi e relativamente leggeri (dal ferro in giù, nella tabella di Mendeleev) che si scindono in elementi inerti ancora più leggeri, senza la produzione di raggi gamma e/o di scorie radioattive a lunga vita media, ma con l'emissione di neutroni. Esse sono indotte da onde di pressione sia nei liquidi che nei solidi. Le prime evidenze di tali fenomeni, nei solidi sono state osservate dal professor Alberto Carpinteri presso il politecnico di Torino nel 2008, utilizzando rocce granitiche e basaltiche sollecitate in compressione e soggette a frattura;
   inoltre, nell'ancor più vasto settore delle reazioni nucleari a bassa energia (LENR), notevoli risultati sono stati ottenuti recentemente in Italia e nel mondo (USA, Giappone, CSI) in laboratori e centri ricerca di grande prestigio, anche a carattere industriale;
   in seguito a tali risultati la Commissione ricerca dell'Unione europea ha presentato, nel luglio 2012, un documento intitolato «Industrial technologies material unit forward looking: workshop on materials for emerging energy technologies», in cui si ribadisce la «qualità» ed importanza dei risultati sperimentali delle ricerche sulle LENR, in ambito internazionale, fatto che merita una maggiore attenzione a questo nuovo campo di ricerca con opportuni finanziamenti di largo respiro;
   esiste ormai una notevole quantità di esperimenti condotti nel corso degli ultimi anni, con una finalmente soddisfacente ripetibilità del fenomeno ed una presenza di un sempre maggior numero di esperienze simili provenienti da altri gruppi di ricerca che osservano al variare delle condizioni di sollecitazioni reazioni anomale, comprese quelle di fissione, oltre ad importanti evidenze ottenute dalla scala del laboratorio a quella della crosta terrestre (nel caso specifico della piezofissione);
   sulle LENR in Italia diversi gruppi di ricerca sono all'avanguardia nel mondo, che Ricercatori della STMicroelettronics (dottor Mastromatteo) hanno recentemente confermato la possibilità di ottenere in laboratorio fissioni nucleari di elementi leggeri e che gli stessi ricercatori hanno replicato, con un diverso setup sperimentale, gli importanti risultati, dal punto di vista calorimetrico, ottenuti dal dottor Francesco Celani dell'INFN di Frascati nel 2012;
   si registra una buona riproducibilità degli esperimenti del dottor Celani e una notevole densità di potenza ottenuta nei suoi esperimenti, riproducibilità verificata anche grazie alla collaborazione di tecnici e ricercatori della national instruments e loro specifica strumentazione;
   vi sono inoltre i progressi ottenuti nel settore LENR dal professor Piantelli, già università di Siena, dal 1992 ed i risultati, promettenti, recentemente annunciati (al polo tecnologico di Pordenone) dal dottor Andrea Rossi, risultati ottenuti anche grazie alla collaborazione con Sergio Focardi, professore emerito presso il dipartimento di fisica dell'università di Bologna;
   esistono poi altre repliche indipendenti da parte del M. Schlimann memorial project e da parte di gruppi istituzionali francesi che hanno confermato i risultati confermati dal dottor Celani –:
   se e quali misure intenda adottare il Governo per fornire ai ricercatori e «scopritori» di tali nuovi fenomeni l'intera assistenza e l'appoggio delle strutture preposte al fine di coordinare tutte le iniziative utili ad ottenere ogni sostegno, in termini di mezzi e risorse (cioè fondi per la ricerca), con lo scopo di approfondire i fenomeni anche nucleari evidenziati e giungere, in prospettiva, ad applicazioni industriali di tali reazioni;
   se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda incontrare i ricercatori citati in premessa, alla presenza del titolare del Ministero dello sviluppo economico e del capo del dipartimento legislativo, al fine di individuare percorsi istituzionali atti al più rapido conseguimento degli obiettivi enunciati. (4-19306)


   LARATTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il santuario di Sant'Umile da Bisignano, è chiuso da circa tre anni per una piccola frana sul retro ed è in attesa dei fondi per la messa in sicurezza e la riapertura;
   com’è noto a tutti, il 14 febbraio 2010, una parte della collina sul retro del convento, è scivolata a valle, mettendo a rischio la stabilità e la sicurezza del santuario di Sant'Umile da Bisignano, risalente al XIII secolo;
   le istituzioni interessate e coinvolte decidono la chiusura del complesso e lo spostamento di molti oggetti e opere artistiche interne alla chiesa in altri luoghi più sicuri;
   la stessa comunità francescana decide di traslocare in altra sede. Da allora la chiesa è chiusa, e il Santuario aperto solo sporadicamente e accessibile nella parte anteriore;
   il problema consiste nel fatto che da allora, circa tre anni fa, per motivi vari, i lavori di messa in sicurezza della collina non siano ancora iniziati. Questo non solo aggrava la situazione del complesso, molto caro ai fedeli del territorio, non solo bisignanese, quanto rinvia ulteriormente la riapertura e dunque la frequentazione della chiesa che verrà sottoposta a lavori di restauro interni della durata di almeno tre anni, ad opera della sovrintendenza ai beni culturali;
   se i lavori di restauro della chiesa (che dureranno almeno tre anni, così come dichiarato dagli interessati interpellati) cominceranno a lavori finiti alla collina (che non si sa quando inizieranno ne quando finiranno) significa che la chiesa potrebbe tornare ad essere riaperta chissà tra quanti anni: 4, 5, forse anche di più;
   e questo è chiaramente un grande disagio ed un problema, non solo per quello che il Santuario della riforma rappresenta spiritualmente e culturalmente per i bisignanesi, ma perché con la canonizzazione del frate Umile da Bisignano, avvenuta a Roma il 19 maggio 2002, il luogo ha acquisito uno straordinario potenziale turistico religioso che lo ha di fatto candidato a divenire uno dei luoghi spirituali di riferimento della Calabria e dell'Italia. E non è cosa da poco, considerando che il turismo religioso fa muovere ogni anno in Italia ben 35 milioni di italiani per visitare luoghi di culto;
   se a questo aggiungiamo che il finanziamento richiesto ed ottenuto dall'amministrazione comunale, pari ad un milione e centomila euro, stenta ad arrivare per la particolare congiuntura economica in corso, la situazione di degrado del santuario persisterà, già oggetto di un furto, e i rischi aumenteranno. Ed è forse per i motivi detti che la città di Bisignano e l'intero circondario e tutte le istituzioni, sono mobilitati per incentivare l'inizio dei lavori ed il ripristino e la valorizzazione del luogo;
   nell'arco di questi due anni e mezzo, sono nati due comitati civici: il primo ha organizzato manifestazioni pubbliche di sensibilizzazione al problema e una petizione di oltre tremila firme. Il secondo opera in rete ed ha avviato una petizione on line, creato una pagina di conoscenza e confronto sul tema;
   oltre alle suddette iniziative collettive vi è da registrare un apposito consiglio comunale aperto, alla presenza dell'Arcivescovo della diocesi Cosenza-Bisignano Monsignore Salvatore Nunnari, e l'avvio, e successiva sospensione per mancanza di fondi, di un film dedicato al Santo, alla Sua vita ed al Suo pensiero dal titolo: «Lucantonio, l'umile Santo»);
   per i lavori al Santuario è previsto uno stanziamento dal Cipe di 1.100.000 euro –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto su esposto;
   che cosa intenda fare, per quanto di sua competenza, per favorire l'avvio dei lavori, con fondi Cipe, relativi alla messa in sicurezza del santuario di Sant'Umile da Bisignano;
   se non intenda attivarsi per giungere alla riapertura del suddetto santuario, nel più breve tempo possibile, per restituirlo ai fedeli della Diocesi di Cosenza-Bisignano, ai devoti al santo che ogni anno giungono a migliaia al Santuario, ai tanti turisti che hanno sempre visitato i questo territorio;
   se non si ritenga opportuno sostenere con incentivi e aiuti finanziari, le attività economiche della zona, che da tre anni soffrono una grave crisi, soprattutto a causa della chiusura del santuario, fonte primaria e insostituibile di turismo culturale e religioso. (4-19307)


   DI PIETRO, DI GIUSEPPE e PALAGIANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   nella precedente interrogazione a risposta scritta, numero 4-17379 dell'8 agosto 2012, a tutt'oggi senza risposta, gli interroganti avevano descritto la vicenda relativa al dottor Scopelliti;
   a seguito dell'ordinanza del tribunale ordinario di Roma, che, con sentenza del 2 maggio 2012, depositata in cancelleria il 3 maggio 2012, ha reintegrato il dottor Scopelliti nelle mansioni precedentemente svolte (direttore UOC di chirurgia maxillo-facciale) presso l'ASL Roma-E;
   con nota del 23 marzo 2012, protocollo 56935/DB/07/11, del dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del direttore della direzione, professor Ferdinando Romano, si comunicava, testualmente, al direttore generale dell'ASL Roma-E: «OGGETTO: ricollocazione personale afferente UOC Chirurgia Maxillo-Facciale. Facendo seguito alla precorsa corrispondenza in merito alla disattivazione della UOC Chirurgia Maxillo-Facciale presso il Complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale n. 80 del 2010 si rappresenta che questa direzione con nota prot. 5952/DB/07/11 del 12 gennaio 2012 ha disposto una ricognizione di tutte le posizioni apicali vacanti e coperte al fine della ricollocazione degli esuberi in attuazione di quanto disposto dal decreto commissariale n. U0048 del 30 giugno 2011 concernente il “Regolamento per la. Ricollocazione e per la Mobilità del Personale appartenente alla Dirigenza Medica e Veterinaria e alla Dirigenza SPtA a seguito di processi di ristrutturazione e riconversione”. Non appena saranno acquisiti i dati da tutte le Aziende del ssr, si procederà tempestivamente all'istruttoria del caso ed all'adozione degli atti conseguenti»;
   alla successiva richiesta di chiarimenti da parte della direzione generale dell'ASL Roma-E, il dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, con nota del 16/07/12, protocollo 138061/DB/07/11, con «OGGETTO, ASL RME c/SCOPELLITI + altri – Tribunale Civile di Roma – Sezione Lavoro – dottoressa Quartulli – N.R.G. 8667/2012 – Ordinanza di accoglimento», a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del Direttore della direzione, professor Ferdinando Romano, indirizzata al direttore generale dell'ASL Roma-E, comunicava testualmente: «Si fa seguito alla nota prot. 262081/2012 con la quale codesta azienda ha comunicato di procedere agli adempimenti connessi all'esecutività dell'ordinanza indicata in oggetto, attraverso l'indizione di un avviso di selezione per il reclutamento di n. 2 medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale al fine di procedere alla riattivazione dell'attività della UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale. A tale riguardo, si rileva che il giudice del lavoro, nel definire il rito d'urgenza ex articolo 700 codice procedura civile, ha disposto la reintegra del ricorrente nelle mansioni precedentemente svolte ovvero in altre equivalenti presso codesta azienda. Ciò premesso, codesta azienda non potrà procedere alle assunzioni di n. 2 medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale ferma restando la disattivazione della UOC di Chirurgia Maxillo-Facciale presso il complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale n. 80/2010 ed il blocco delle assunzioni previsto dal piano di rientro»;
   a seguito della sentenza di appello emessa l'8 giugno 2012, nella quale i magistrati dottor Sordi, dottoressa Pangia e dottor Selmi, riuniti in camera di consiglio per la prima sezione lavoro del tribunale di Roma, con ordinanza depositata in cancelleria il 13 giugno 2012, hanno ritenuto che il reclamo fosse infondato nel merito e quindi integralmente rigettato dal tribunale del lavoro, con conferma dell'ordinanza di primo grado, la regione Lazio, non ha inteso porre soluzione alla problematica;
   conseguentemente la direzione generale dell'Asl Roma-E, per poter ottemperare al disposto del tribunale, ha comunicato la disponibilità a sottoscrivere i contratti di assunzione come da sentenza di reintegro;
   il dipartimento programmazione economica e sociale della direzione regionale programmazione e risorse del servizio sanitario regionale Lazio, con nota del 23/08/2012, protocollo 159322/DB/07/11, con «OGGETTO, ASL Roma E – UOC Maxillo-Facciale», a firma del dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati, e del direttore della direzione, professore Ferdinando Romano, indirizzata al direttore generale dell'ASL Roma-E, comunicava testualmente: «Si fa seguito alla nota prot. 36541 del 12 agosto 2012, con la quale codesta azienda ha comunicato che provvederà alla sottoscrizione dei contratti di assunzione con due medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale al fine procedere alla riattivazione dell'attività della UOC di chirurgia maxillo-facciale. A tal proposito nel richiamare quanto già rappresentato dalla scrivente direzione con la nota prot. 26208/2012 con la quale codesta Azienda era stata inibita dal procedere all'assunzione di 2 medici specialistici in chirurgia maxillo-facciale ferma restando la disattivazione della UOC di chirurgia maxillo-facciale presso il complesso S. Spirito nell'ambito delle misure di riorganizzazione disposte dal decreto commissariale 80/12010 ed il blocco delle assunzioni previsto dal piano di rientro, si fa presente, altresì, che la violazione delle disposizioni regionali in materia di divieto di assunzione del personale da parte delle aziende del servizio sanitario regionale comporterà l'avvio della procedura di contestazione delle violazioni prevista dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni»;
   la procedura di contestazione delle violazioni previste dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni, altro non è che la possibilità di licenziare il destinatario del provvedimento, in questo caso il direttore generale dell'ASL Roma-E, si potrebbe evincere, a parere dello scrivente, un tono di preavviso da parte dei mittenti della citata nota del 23/08/2012, protocollo 159322/DB/07/11, ovvero il dirigente dell'area, dottoressa Floriana Rosati ed il direttore della direzione, professor Ferdinando Romano ad avviso agli interroganti palesemente inappropriato con gli obblighi derivanti dalle due ordinanze dei tribunali;
   con nota del 31 agosto 2012, protocollo 0037592 ASL RME, della direzione generale dell'ASL Roma-E, indirizzata al commissario ad acta per la sanità della regione Lazio onorevole Renata Polverini, alla direzione regionale programmazione e risorse del SSR, professor Ferdinando Romano, all'area programmazione rete ospedaliera e ricerca dottor Mario Braga, e per conoscenza al subcommissario per l'attuazione del piano di rientro regione Lazio dottor Giuseppe Antonino Spata, al sub commissario per l'attuazione del piano di rientro regione Lazio dottor Gianni Giorgi, ed al direttore Uoc chirurgia generale dottor Domenico Scopelliti, con «Oggetto: attività Uoc Maxillo-Facciale», il direttore generale dottoressa Maria Sabia riferisce testualmente: «Con riferimento alle Vs. note prot. 138061 del 16 luglio 2012 e prot. n. 159322 del 23 agosto 2012, come da copie in allegato, con le quali codesta regione inibisce all'azienda di procedere all'assunzione di personale medico indispensabile per consentire la reintegrazione del dottor Scopelliti” nelle mansioni precedentemente svolte o in altre equivalenti, come disposto dall'ordinanza del tribunale di Roma del 3 maggio 2012, confermata in sede di reclamo con ordinanza del 13 giugno 2012, si rappresenta che con tale diniego codesta regione rende impossibile alla scrivente di dare esecuzione ai predetti provvedimenti giudiziari. Si segnala in proposito che con ordinanza del 31 luglio 2012, RG 17247/121 che pure si allega in copia, il tribunale di Roma ha “ritenuto che il comportamento inerte della pa, di fronte a provvedimenti di fare infungibili adottati dal giudice del lavoro possa determinare in ogni caso responsabilità sotto il profilo contabile e penale ex articolo 328 c.p.”, mandando alla cancelleria per la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica e alla procura presso la Corte dei conti. In considerazione di quanto sopra e dei rischi cui la mancata esecuzione dei provvedimenti del tribunale esporrebbe codesta regione e l'azienda, si attende di conoscere, con la massima urgenza, le determinazioni regionali necessarie per la predetta esecuzione, ivi inclusa l'eventuale, diversa collocazione del dottor Scopelliti, anticipata con nota regionale del 23 marzo 2012 Prot. n. 56935, che ad ogni buon fine si allega in copia – ferma restando l'equivalenza delle mansioni – di cui vorrete indicarmi tempi e modalità.»;
   il reparto di chirurgia maxillo-facciale presso l'ospedale S. Spirito, ASL Roma-E, ha ripreso a funzionare il giorno 11 novembre 2012, dopo la firma dei contratti di assunzione, avvenuta il nove novembre 2012;
   a tutt'oggi la regione Lazio non ha chiarito la propria posizione valutando ancora, nell'ottica della spending rewiev, il reparto di chirurgia maxillo-facciale del S. Spirito come struttura in esubero rispetto al piano regionale;
   una paventata nuova chiusura del reparto comporterebbe, oltre ai citati disagi per i degenti e per i pazienti in lista d'attesa, anche la perdita del personale neo assunto ed opportunamente formato, con conseguente spreco di risorse umane nonché di denaro pubblico, oltre al citato periculum in mora, come chiaramente esposto nelle sopracitate sentenze del tribunale di Roma, afferenti l'episodio specifico;
   dai dati del servizio sanitario regionale Lazio risulterebbero due strutture potenzialmente disponibili per la collocazione dell’equipe del dottor professor Domenico Scopelliti, il San Camillo Forlanini, già attore dei citati procedimenti giudiziari, e l'ospedale san Giovanni, strutture entrambe prive di primario e guidate da due relativi medici facenti funzioni, tuttavia appare poco utile al dirimere la problematica esposta una soluzione del genere, sia per il disfacimento di un’equipe medico scientifica appena assunta e debitamente formata presso il S. Spirito, sia per gli indici di produttività dei due ospedali, come registrato dal servizio sanitario Lazio, che poco rispecchiano la casistica degli interventi chirurgici richiesti dai pazienti del dottor Scopelliti –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto espresso in premessa ed in particolare quali iniziative di competenza intendano assumere a fronte della paventata applicazione della procedura di contestazione delle violazioni prevista dal DCA 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni, a carico del direttore generale dell'ASL RME, rea di aver dato applicazione ad un ordinanza del tribunale di Roma e in particolare se non si ritenga di dover chiarire quanto espresso in premessa, soprattutto alla luce della presenza di un subcommissario ad acta nominato da questo Governo presso la regione Lazio;
   se non si ritenga di dover tutelare il diritto alla salute dei cittadini che usufruiscono di un servizio di chiara utilità sociale, oltre che di estrema professionalità medico scientifica, come quello prestato dal dottor Domenico Scopelliti e dalla sua equipe. (4-19321)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la tutela del nascituro e del bambino è una priorità in qualsiasi legislazione al mondo;
   il bambino è speranza del mondo;
   in Campania si registra una penalizzazione dell'area materno-infantile;
   le sigle sindacali ANMDO, CGIL-FP, CIMO-ASMD, CISL Napoli, CISL medici hanno elaborato un pacchetto di considerazioni unitamente a soluzioni per tutelare i nati e le loro mamme;
   la penalizzazione organizzativa dell'area materno-infantile operata tra il luglio ed il settembre 2010 (rispettivamente decreti n. 42 e 49) con eliminazione dal costruendo ospedale del mare dei posti letto e pronto soccorso pediatrici e forte ridimensionamento della maternità e terapie neonatali. Ciò ha comportato la programmazione di una disomogenea distribuzione territoriale dei posti letto di pediatria: mentre nell'area centro-occidentale, infatti, percorrendo 17 chilometri dall'Ospedale Santobono si incontrano tre reparti di pediatria (Fatebenefratelli, San Paolo e Santa Maria delle grazie di Pozzuoli), nell'area orientale, con una popolazione residente che in un raggio di 10 chilometri dal nuovo ospedale pareggia quella dell'intera Basilicata, bisogna percorrerne il doppio della distanza per trovare i primi reparti di pediatria (Santa Maria della Pietà di Nola o Boscotrecase);
   l'ospedale Santobono si trova in un'area cittadina ad elevata densità di traffico e per raggiungere la quale dall'area orientale bisogna percorrere la Tangenziale di Napoli, strada che ha notevoli problemi di traffico e di sicurezza;
   le organizzazioni sindacali chiedono che si potenzi il materno-infantile territoriale e si elabori una programmazione dell'emergenza e della distribuzione dei posti letto pediatrici, basata su un concetto di rete equamente e razionalmente distribuita sulla base della densità della popolazione pediatrica e dell'accessibilità e che si riporti il costruendo ospedale del mare, per quanto riguarda l'area materno-infantile, alla programmazione del decreto n. 42 del luglio 2010 con potenziamento di maternità e TIN e reinserimento dei posti letto e pronto soccorso pediatrici, in modo che possa soddisfare il fabbisogno territoriale di competenza e svolgere, anche per l'area pediatrica così come era originariamente previsto, la funzione di filtro per decongestionare il Santobono e favorirvi lo sviluppo ottimale della sua vocazione di alta specialità;
   l'azienda del Santobono dovrebbe formalmente produrre documentazioni e progetti per l'ospedale SS. Annunziata;
   nel caso si decidesse di non praticare la suddetta soluzione, e solo in questo caso, si dovrebbe prendere atto che il decreto n. 49 non è più percorribile in quest'ambito –:
   se il Ministro intenda, per tramite del commissario ad acta alla sanità in Campania, intervenire sulle situazione esposta in premessa, raccogliendo le istanze prodotte dalle sigle sindacali. (4-19332)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   la Deiulemar, compagnia di navigazione spa, con sede a via Tironi, 3 di Torre del Greco (Napoli), nasce nel 1969 e si sviluppa con i tre soci fondatori: Giovanni Della Gatta, Michele Iuliano e Giuseppe Lembo;
   nel settembre del 1970 viene acquistata la prima nave che sarà denominata Gina Iuliano, adibita al trasporto di minerali;
   il percorso imprenditoriale si estende in campo internazionale, inserendosi rapidamente, e a pieno titolo, fra le società leader in Europa nel settore del trasporto di carichi secchi alla rinfusa e di carichi liquidi, grazie allo stile ed i criteri adottati con i partner commerciali, imprenditoriali e con gli interlocutori nazionali e mondiali;
   grazie ai risparmi di numerosi risparmiatori di tutta Italia ma, prevalentemente di Torre del Greco, Ercolano, Monte di Procida e in provincia di Napoli, ha ricevuto indi denaro per un investimento cosiddetto a basso rischio, poiché gli interessi garantiti della società superavano di circa l'1-2 per cento quelli delle banche;
   da quasi 1 anno è emerso che le obbligazioni dichiarate al bilancio fossero solo di 40 milioni di euro, a fronte di circa 1 miliardo di euro in obbligazioni emesse;
   improvvisamente i soci hanno deciso di interrompere il pagamento degli interessi senza giustificare dove fossero finiti i risparmi della gente che aveva investito il proprio capitale;
   dal 2005 si è assistito – riferiscono all'interrogante con lettere tali risparmiatori – ad un graduale e progressivo svuotamento della originaria Deiulemar e la creazione di nuove società, indipendenti da quella originaria, ma gestite dagli stessi soci;
   queste le tappe della vicenda:
    il 17 gennaio 2012 a Torre del Greco (Napoli) si diffondono le prime «incontrollate» voci sulle difficoltà della compagnia di navigazione e scoppia per la prima volta l'incubo crac. Nel pomeriggio del 17 gennaio circa un centinaio di persone si reca davanti agli uffici per avere chiarezza;
    il 18 gennaio 2012 davanti agli uffici della Deiulemar, quelli in cui da anni i torresi vanno a versare soldi per le obbligazioni, deve intervenire la polizia. I cittadini con i nervi tesi sono almeno duecento, la tensione inizia a salire;
    il 19 gennaio 2012 Michele Iuliano, 88 anni, rassicura gli investitori riuniti in un'assemblea pubblica all'Hotel Mercure-Sakura: «Non falliremo», la promessa del capitano. Si commuove l'anziano armatore che stringe in un forte abbraccio Giuseppe Lembo, che con Della Gatta fondò la Deiulemar. Le dichiarazioni del capitano sono testimoniate da una intervista rilasciata ad un tg locale (http://www.youtube.com);
    il 23 gennaio 2012 la compagnia di navigazione chiude i battenti: stop all'incasso delle cedole e via libera al censimento di tutte le obbligazioni non iscritte a bilancio. Nel frattempo si decide di nominare Roberto Maviglia, avvocato romano, esperto di crisi societarie, amministratore unico della Deiulemar al posto di Michele Iuliano;
   il 1° febbraio 2012 la Consob accende i fari sulla vicenda che tiene con il fiato sospeso un'intera città: parte la caccia al tesoro scomparso della Deiulemar. Il censimento, spiegano i vertici della Deiulemar, servirà a confermare l'ammontare delle obbligazioni emesse;
    il 3 febbraio 2012 la procura di Torre Annunziata apre un'inchiesta per associazione a delinquere, appropriazione indebita e truffa: sono cinque gli indagati;
    il 6 marzo 2012 parte l'assalto al «tesoro» per i noli non pagati: presentate le istanze per il sequestro conservativo dei beni della società e delle famiglie di armatori;
    il 9 marzo 2012 un corteo di risparmiatori dà il via ad una manifestazione per le strade torresi. Migliaia di obbligazionisti sfilano per le strade di Torre del Greco. L'indignazione si sfoga contro le residenze degli armatori (http://www.youtube.com);
   il 15 marzo 2012 vengono ufficializzati i dati del censimento. Secondo l'amministratore unico ammonta a quasi 600 milioni di euro il debito della società, fondi che fanno parte delle cosiddette obbligazioni irregolari e che non sono contenute nei bilanci;
    il 24 marzo 2012 viene presentata la prima istanza in tribunale per ottenere il fallimento della compagnia di navigazione. È l'inizio della fine per la Deiulemar. Inizia la corsa contro il tempo per evitare il collasso di una società che ha rappresentato la forza della città;
    il 18 aprile 2012 si apre davanti al giudice Massimo Palescandalo la procedura per ottenere il fallimento: a 2 settimane di distanza il verdetto;
    il 2 maggio 2012 il giudice Palescandolo non accetta la richiesta di rinviare la decisione come avrebbero voluto i legali della Deiulemar. A quel punto i «super consulenti» della Deiulemar, tra i quali il professore Astolfo Di Amato, chiedono di poter realizzare un concordato preventivo. Ma è troppo tardi. Il giudice decide per il fallimento e nomina tre curatori fallimentari della Deiulemar;
    il 9 maggio 2012 muore Michele Iuliano, uno dei tre soci fondatori della compagnia di navigazione. Il suo cuore non regge al dolore per il fallimento e per le sorti giudiziarie della Deiulemar. Ha un infarto mentre gli uomini della guardia di finanza sono a casa per una perquisizione domiciliare. La tomba di Iuliano viene profanata. I familiari scelgono di far cremare la salma. Il capitano porta con sé molti segreti (http://www.metropolisweb.it);
    dalle indagini emergerebbero prove tangibili di riciclaggio da parte dei vertici (http://www.metropolisweb.it);
    il 16 luglio 2012 è il giorno del blitz, nove le ordinanze eseguite dalla Guardia di finanza;
   la procura riesce a ricostruire il mosaico del fallimento e tutte le mosse espletate dai soci negli anni addietro;
    il piano delle «scatole cinesi» e i meccanismi di svuotamento risultano da alcuni articoli pubblicati su http://www.metropoliswebit/;
    il procuratore Marino del tribunale di Torre Annunziata ammette che il crac Deiulemar sia paragonabile a quello della Parmalat (http://www.metropolisweb.it) e spiega il lavoro ancora in corso dall'intero pool in sinergia con la curatela fallimentare;
   la guardia di finanza evidenzia la volontà dei soci Deiulemar di scaricare la colpa sull'anziano capitano nel tentativo di mascherare le proprie responsabilità (http://www.metropolisweb.it);
   il sistema di scatole cinesi con cui veniva svuotata la Deiulemar compagnia di navigazione in crisi già dal 2005 e impoverita di tutti i suoi capitali è illustrato in alcuni servizi pubblicati su http://www.metropolisweb.it/;
   ci sarebbero prove di intercettazioni relative a denaro trasferito in Lussemburgo da parte delle 3 famiglie;
   esistono intercettazioni del nuovo amministratore unico che ammetterebbe che si tratti di una truffa, come riportato in un articolo pubblicato sempre su http://www.metropolisweb.it/;
   centocinquanta immobili targati Deiulemar: dalle ville degli armatori, all'Hotel Sakura, agli uffici dell'Inps e Palazzo d'Avalos a Napoli, beni e conti sparsi all'estero. Molto di più di quegli 800 milioni da restituire a 13mila torresi, come riportate http://www.canaleotto.it/;
   i soci hanno diviso utili per 430 milioni di euro, che erano in realtà le obbligazioni della gente e questo ammontare risulta ad oggi svanito nel nulla (http://www.metropolisweb.it/);
   in rete compaiono riferimenti a società immobiliari (si veda http://www.pagineitalia.net/);
   i torresi vivono dal gennaio 2012 un vero dramma sociale, alla crisi si aggiunge una truffa davanti alla quale lo Stato italiano ha il dovere di intervenire in aiuto di queste persone –:
   se il Governo intenda assumere iniziative normative volte a potenziare i controlli affinché per il futuro si possano evitare situazioni come quella descritta in premessa;
   se il Governo intenda assumere iniziative per accelerare le procedure per l'attuazione del fondo per l'indennizzo dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie istituito con la legge finanziaria per il 2006, rappresentando questo un supporto a titolo di rimborso. (4-19333)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   il futuro dei lavoratori di Promuovi Italia Spa, agenzia di assistenza tecnica che opera presso la presidenza del Consiglio dei ministri è a rischio;
   l'agenzia in seguito alla spending review, ha ceduto, a titolo gratuito, il suo ramo di «Assistenza tecnica al Ministero dello sviluppo economico (MISE)» all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa (Invitalia S.p.A);
   dopo l'individuazione dei criteri di cessione del ramo d'azienda che occupa attualmente 175 addetti, le trattative in corso tra Invitalia (ex Sviluppo Italia) e Promuovi Italia, avrebbero dovuto chiudersi per legge entro il 13 novembre 2012, con l'avallo del Ministero dello sviluppo economico e della presidenza del Consiglio dei ministri. Un comunicato del Ministero dello sviluppo economico del 3 ottobre scorso annunciava ai sindacati che entro il 13 novembre sarebbe stato sottoscritto un accordo privatistico, previsto dalla stessa spending review, con «l'individuazione delle attività, dei beni e del personale oggetto del trasferimento»;
   Nidil denuncia che «nulla invece è stato più comunicato in merito a tale accordo, al punto che la società Invitalia, rifiutando il 3 dicembre di incontrare i rappresentanti dei lavoratori coinvolti, li ha rimandati a un “futuro incontro che potrà essere concertato tra le parti non appena il quadro di riferimento sarà definito e sufficientemente chiaro”. Da allora si è creata una situazione di totale stallo che rischia di condurre alla messa in liquidazione dell'intera struttura di Promuovi Italia. Un evento che avrebbe conseguenze per il futuro dei 250 lavoratori in forza all'agenzie e per quello delle 130 persone già mandate a casa, le quali vedrebbero sfumare ogni probabilità di un ricollocamento nei progetti di politiche attive del lavoro, la cui riattivazione è legata alla chiusura dell'operazione di cessione del ramo Ministero dello sviluppo economico. I sindacati chiedono con forza alla Presidenza del Consiglio e al Ministro per lo sviluppo economico di attivarsi con la massima urgenza per sbloccare la cessione ad Invitalia, salvaguardando in tal modo la vita di un'azienda sana e il futuro dei suoi lavoratori» –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative intenda assumere per dare soluzione agli stessi. (4-19337)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   è del 21 dicembre 2012, la notizia che la percorribilità sulla linea metropolitana B di Roma è bloccata, leggasi su testate on line per «sabotaggio» e «atti vandalici»;
   è stata evacuata la fermata Tiburtina;
   c’è stato uno stop su tutta la linea;
   è stato interrotto il servizio metro B in entrambe le direzioni: vi sono passeggeri a diverse ore dal blocco ancora nei vagoni;
   intorno alle 9,45 la stazione metro Tiburtina è stata evacuata, mentre è stato momentaneamente deciso lo stop su tutta la linea: interrotto il servizio tra Castro Pretorio e Laurentina in entrambi i sensi di marcia;
   è stato attivato un servizio sostitutivo di bus in superficie;
   disagi e ritardi anche sulla linea A;
   stazione Cavour chiusa (linea B);
   la società Atac che gestisce servizio su tutta la linea parla di atti vandalici riferendo con un comunicato dell'azienda che: «Un grave atto vandalico è avvenuto questa mattina nella fermata Termini della linea B della metropolitana. Ignoti hanno prima azionato e poi divelto l'interruttore di emergenza che si trova lungo la banchina, provocando l'azionamento dei dispositivi di sicurezza generali che, per precauzione, hanno interrotto l'erogazione dell'energia elettrica sull'intera linea bloccando i treni nelle stazioni, come nel caso di un convoglio diretto a Laurentina rimasto fermo tra le stazioni di Tiburtina e Bologna per qualche minuto»;
   altri atto denunciato a Eur Fermi «azionato comando di sicurezza» sulla banchina;
   sono in corso controlli su tutta la linea compresa la A;
   si apprende che si stanno mettendo in fila tutti questi eventi insieme alla procura perché evidentemente non è solo un problema di manutenzione ma c’è qualcos'altro sostiene Carlo Parmeggiani, direttore della comunicazione dell'Atac;
   sul sito dell'Atac si legge che «Nelle ultime settimane abbiamo verificato il ripetersi di interruzioni e blocchi delle metropolitane che, alla luce di quanto accaduto oggi, non appaiono più tanto casuali. Stiamo interessando con denunce e materiale probatorio gli inquirenti affinché sia fatta piena luce su quanto accaduto»;
   il danno è incalcolabile agli utenti, limitando il loro diritto alla mobilità (http://roma.corriere.it) –:
   di quali notizie dispongano i Ministri interrogati, su questi inquietanti episodi che danneggiano pendolari e turisti in visita nella capitale: se stando alle informazioni in possesso del governo sia in atto un piano dimostrativo legato alla conclusione della legislatura e quali iniziative di competenza intendano assumere a garanzia della tranquillità e sicurezza dei viaggiatori delle metropolitane romane.
(4-19340)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   l'Imu, imposta municipale unica, che ha sostituito l'ICI (imposta comunale sugli immobili) ha gravato su tutti i proprietari di prime case;
   l'Imu è stata un «salasso» per tutte le famiglie;
   il saldo della tassa sulla casa dovrebbe portare un gettito di circa 15 miliardi di euro, che sommati ai 9 pagati a giugno 2012 in acconto porterebbero l'incasso a 23-24 miliardi di euro, un po’ più rispetto ai 21 che erano stati stimati nel decreto «salva Italia»;
   si legge sul ilgiornale.it del 17 dicembre 2012 a firma di Andrea Indini che il Presidente del Consiglio Monti ha deciso di anticipare la seconda rata del cosiddetto fondo Salva Stati, che l'Italia avrebbe dovuto pagare l'anno prossimo, a quest'anno, in questo modo si è trovata a dover sborsare 2,7 miliardi di euro in più, cifra che ha potuto coprire grazie ai 3 miliardi di euro incassati grazie all'Imu sulla prima casa;
   in poco più di un anno i contribuenti italiani hanno dovuto far fronte a nuove tasse per oltre 40 miliardi di euro. E la pressione è schizzata, stando ai dati del centro studi della Confindustria, al 53,9 per cento. Il risultato è stato che il prodotto interno lordo è calato di tre punti percentuali;
   solo in Lombardia, almeno 3mila aziende hanno trasferito la sede in Lugano;
   tra tutte le tasse introdotte dall'esecutivo tecnico, l'Imu è sicuramente la più odiata perché va a colpire un bene essenziale come la casa. E, adesso, ci si trova a dover mettere nuovamente mano al portafoglio per far fronte all'ultima rata. Secondo la Confedilizia, per il saldo dell'imposta si arriverà in alcuni casi a pagare anche il doppio rispetto all'acconto. Tanto che tre italiani su cinque sono ricorsi ai risparmi realizzati negli scorsi anni per pagare l'imposta sulla prima casa;
   l'Imu grava pesantemente sulle tasche dei contribuenti: ciascuna famiglia italiana proprietaria di almeno un immobile dovrà versare in media 1.216 euro di tasse di proprietà nelle casse del fisco, a fronte dei 437 del 2011, con un aggravio di costi pari a 780 euro. Più in generale, si calcola un gettito complessivo di 23,4 miliardi di euro. Chi per qualsiasi motivo non riuscisse a saldare l'Imu entro domani potrà comunque pagare la tassa sugli immobili nei giorni successivi con una mini-sanzione. Nonostante la pressione fiscale sia passata dal 48,6 per cento al 53,9 per cento, i conti dello Stato non sono certo migliorati. Anzi, la settimana scorsa il debito pubblico ha sfondato la soglia psicologica dei duemila miliardi di euro. E ancora: nel giro di un anno il rapporto tra debito e prodotto interno lordo è passato dal 120 per cento al 128 per cento;
   a pesare sui conti pubblici hanno contribuito, sicuramente, gli impegni che il Governo ha deciso di assumersi nei confronti dell'Unione europea. Oltre ad aver sottoscritto il «Meccanismo europeo di stabilità» (Esm), meglio conosciuto come «fondo Salva Stati», il Governo italiano è corso in aiuto di quei Paesi (come la Grecia, la Spagna e il Portogallo) che si trovavano sull'orlo del default. Un esborso che è venuto a costarci circa 46 miliardi di euro, la metà dei quali a fondo perduto (//www.ilgiornale.it/) –:
   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e quale sarà la destinazione reale dei sacrifici chiesti agli italiani mediante il pagamento dell'Imu. (4-19342)


   BARBATO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   per «femminicidio» si intende in questo periodo i ripetuti omicidi di donne ad opera in special modo di ex mariti o compagni che non si rassegnano all'idea di essere abbandonati o che il rapporto è entrato in crisi;
   per l'Oms: la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l'omicidio;
   negli anni novanta il dato non era noto;
   dietro questa parola c’è una storia lunga più di venti anni (Barbara Spinelli, il Corriere.it, «Perché si chiama femminicidio»);
   ci si domanda che cosa accomuni tutte queste donne. Secondo la criminologa statunitense Diana Russell, il fatto di essere state uccise «in quanto donne». La loro colpa è stata quella di aver trasgredito al ruolo ideale di donna imposto dalla tradizione (la donna obbediente, brava madre e moglie, o la donna sessualmente disponibile, «Eva» la tentatrice), di essersi prese la libertà di decidere cosa fare delle proprie vite, di essersi sottratte al potere e al controllo del proprio padre, partner, compagno, amante per la loro autodeterminazione, sono state punite con la morte;
   Diana Russell sostiene che «tutte le società patriarcali hanno usato – e continuano a usare – il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne»;
   Marcela Lagarde, antropologa messicana, considerata la teorica del femminicidio, sostiene che; «La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza, siamo davanti a una violenza illegale ma legittima, questo è uno dei punti chiave del femminicidio»;
   il 60 per cento delle vittime di femminicidio aveva già denunciato episodi di violenza o di maltrattamento;
   l'esempio delle donne messicane ha contagiato gli altri Stati latinoamericani: si sono moltiplicate le indagini ufficiali e non ufficiali: «nominare» con il nome di femminicidio, e contare gli atti estremi di violenza di genere ha determinato l'insorgere di una consapevolezza nella società civile e nelle istituzioni sulla effettiva natura di questi crimini, ciò a sua volta ha reso possibile una maggiore conoscenza del fenomeno attraverso la raccolta di dati statistici e la predisposizione di accurate indagini socio-criminologiche. E l'introduzione di nuove leggi e del reato di femminicidio in molti codici penali: da quello del Messico, Guatemala, Costa Rica, Venezuela, Cile, El Salvador a, più recentemente, Perù e Argentina. Per Messico e Guatemala, l'indicazione di inserire nella legislazione nazionale il femminicidio come reato arrivò direttamente dall'ONU, dal Comitato per l'attuazione della CEDAW (la convenzione ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne);
   grazie alla tenacia delle donne messicane (e, tra queste, si ricorda Marisela Ortiz, che ha ottenuto la cittadinanza onoraria nelle città di Genova e Torino, nonché Luz Estela Castro) il 10 dicembre 2009 (giorno in cui ricorre l'anniversario della firma della dichiarazione universale sui diritti umani) il Messico è stato condannato dalla Corte interamericana per i diritti umani per i femminicidi avvenuti sul suo territorio. La Corte interamericana per i diritti umani ha ritenuto responsabile lo Stato messicano per non aver adeguatamente prevenuto la morte di tre giovani donne, i cui corpi furono ritrovati in un campo di cotone nei pressi di Ciudad Juarez. Nella sentenza si riconosce che i casi individuali di queste tre ragazze erano, emblematici di una situazione generale, e che la violenza subita dalle donne di Ciudad Juarez fin dal 1993 costituisce una violazione strutturale dei loro diritti umani sulla base del genere di appartenenza della quale è responsabile lo Stato messicano;
   la sentenza «Campo Algodonero» è storica non solo perché per la prima volta riconosce una identità giuridica propria al concetto di femminicidio quale omicidio di una donna per motivi di genere e quale violazione dei diritti umani, ma anche perché è stata emessa quando, per la prima volta nella storia della corte interamericana, a presiedere l'organo giudicante era una donna, la magistrata Cecilia Medina Quiroga;
   nel luglio 2011 numerosissime donne e associazioni (tra cui la rete nazionale dei centri antiviolenza, DiRE), riunite nella piattaforma italiana «30 anni di CEDAW: Lavori in corsa» hanno contribuito a fornire le informazioni necessarie alla stesura del Rapporto Ombra sull'implementazione della CEDAW in Italia, del quale io ho coordinato la stesura. È stata una scelta politica, nata in particolare dall'impegno personale mio e di Anna Pramstrahler e Cristina Karadole della casa delle donne per non subire violenza di Bologna, curatrici per molti anni della raccolta dei dati sui femmicidi in Italia) quella di inserire nel rapporto ombra, oltre a un capitolo che fotografava le incongruenze nelle politiche e nell'applicazione delle leggi esistenti in materia di violenza maschile sulle donne, l'aggiunta di un capitolo specifico sul femminicidio, proprio per dare un nome a questa realtà in aumento nel nostro Paese, nonostante il calo generale degli omicidio donne, ed evidenziarne le peculiarità;
   in Italia nel 2006 su 181 omicidi di donne 101 erano femmicidi, nel 2010 su 151 omicidi di donne 127 erano femmicidi;
   un dato ci pone in classifica dietro al Messico: se là il 60 per cento delle vittime di femminicidio aveva già enunciato episodi di violenza o di maltrattamento, qui invece una ricerca condotta da Baldry ha evidenziato che più del 70 per cento delle vittime di femminicidio era già nota per avere contattato le forze dell'ordine, ovvero per aver denunciato, o per aver esposto la propria situazione ai servizi sociali;
   le ricerche criminologiche dimostrano che su 10 femmicidi, 7/8 sono in media preceduta da altre forme di violenza nelle relazioni di intimità;
   nonostante una recente ricerca ISTAT sul suicidio, il movente della violenza intrafamigliare subita non è stato tenuto in considerazione;
   è emblematico che all'Italia non sia stato chiesto di introdurre il reato di femminicidio, come è stato chiesto a Messico e Guatemala: qui da noi il problema è culturale, e si ripercuote sull'efficacia dell'azione istituzionale;
   il comitato CEDAW ha evidenziato la propria preoccupazione per il fatto che in Italia persistono attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica –:
   quali iniziative si intendano assumere rispetto ai fatti esposti in premessa per introdurre il reato di femminicidio ponendo disposizioni severe e ferme a difesa e tutela delle donne, madri, mogli, lavoratrici, senza sottovalutare il numero di omicidi giornalieri che si consumano ogni giorno in Italia. (4-19351)

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta scritta:


   BARBATO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   Filomena Rorro, giornalista della trasmissione Rai «I fatti vostri» e consulente della famiglia di Angela Celentano, la bambina rapita misteriosamente sul Monte Faito 16 anni fa, è stata trattenuta per undici ore nel comando della polizia messicana di Cancun;
   il luogo dove si presume possa oggi vivere Angela Celentano oramai adulta;
   il legale della famiglia Luigi Ferrandino ha commentato: «Segno che siamo vicini alla verità»;
   Rorro era a Cancun proprio per condurre un'inchiesta, nel duplice ruolo di giornalista e consulente, sulle segnalazioni arrivate dalla città messicana da una ragazza che dice di essere Angela Celentano;
   «Stava intervistando persone e facendo sopralluoghi in alcune località da noi individuate — racconta il legale — quando è stata circondata da circa sette macchine della polizia locale. Agenti con i mitra in mostra hanno condotto Filomena e il suo operatore nella sede del comando della polizia. Volevano sapere cosa stavano facendo a Cancun e perché. Poi, grazie all'intervento della Farnesina la situazione si è sbloccata»;
   la notizia è stata diffusa dalla testata metropolisweb.it in data 19 dicembre 2012;
   «La sensazione — è il commento di Luigi Ferrandino — è che evidentemente siamo andati vicino alla risoluzione della questione e, quindi, è stata una strategia per allontanare persone che potevano individuare dati ed elementi importanti»;
   nei giorni scorsi, Metropolis Quotidiano, aveva lanciato la pista spagnola, poi ripresa da altri quotidiani –:
   se il Ministro sia informato dei fatti esposti in premessa e di quali notizie disponga o intenda acquisire, in particolare se intenda richiedere spiegazioni all'ambasciata italiana in Messico proteggendo i giornalisti che come Rorro cercano la verità su questo rapimento che tanta indignazione provocò nel napoletano. (4-19330)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GRAZIANO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   la bonifica delle aree inquinate costituisce uno strumento indispensabile per la tutela delle risorse ambientali e della salute dell'uomo e riveste un ruolo fondamentale ai fini della valorizzazione del territorio e dello sviluppo socio-economico dello stesso;
   la contaminazione del suolo è in grado di determinare una alterazione delle caratteristiche dello stesso, tale da comprometterne non solo le funzioni protettive ma anche quelle produttive ed ecologiche. Inoltre, gli impatti dovuti alla contaminazione del suolo riguardano anche le acque superficiali e sotterranee, l'atmosfera e la catena alimentare, con l'insorgere di rischi, anche gravi, per la salute umana. Le conseguenze economiche riguardano in particolare gli impegni finanziari necessari per la bonifica e il ripristino ambientale del suolo, la perdita di valore delle aree contaminate, la necessità di interventi sulle matrici ambientali;
   la dimensione del problema delle bonifiche è estremamente rilevante in Italia, specie in alcune sue regioni. Attualmente sul territorio nazionale sono presenti 57 siti contaminati di interesse nazionale (SIN), compresi nel programma nazionale di bonifica di cui al decreto ministeriale 18 settembre 2001, n. 468, definiti sulla base delle caratteristiche del sito, della quantità e pericolosità delle sostanze inquinanti, della rilevanza del rischio sanitario ed ecologico, nonché del pregiudizio per i beni culturali e ambientali. Per essi il procedimento di bonifica è sotto la responsabilità amministrativa del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;
   nella regione Campania, in particolare, si trova uno dei siti contaminati di interesse nazionale particolarmente esteso e gravemente segnato dalle inchieste giudiziarie soprattutto degli ultimi anni, quelle nelle quali il disastro ambientale è contestato come reato. Si tratta del Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano (Caserta-Napoli), individuato dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, il cui ambito è stato perimetrato dapprima con decreto ministeriale del 10 gennaio 2000, e comprendeva il territorio di 59 comuni delle province di Napoli e Caserta, compresa la fascia costiera che si estende per 75 chilometri circa, poi integrato con il successivo decreto ministeriale dell'8 marzo 2001, che ha esteso gli ambiti interessati ad altri due comuni, quindi con il decreto ministeriale del 31 gennaio 2006, che ha disposto l'inserimento di ulteriori 16 comuni. Il numero totale dei Comuni interessati è pari a 77;
   l'area è caratterizzata dalla presenza diffusa di numerose discariche di rifiuti urbani e industriali, nonché di siti di smaltimento illegale e di combustione dei rifiuti urbani e pericolosi. Lo smaltimento abusivo dei rifiuti solidi e liquidi, la contaminazione da diossina legata all'illecita combustione dei rifiuti, la contaminazione da attività industriali legata alla migrazione di contaminanti da aree produttive, hanno comportato l'inquinamento diffuso del suolo e del sottosuolo, e la mancata tutela delle acque ha causato la contaminazione dei sedimenti e delle acque dei bacini lacustri. Anche le acque superficiali e di falda, per la presenza di discariche di rifiuti, senza impermeabilizzazione di fondo, hanno subito fenomeni di compromissione della qualità delle acque;
   data la vastità dell'area del sito di interesse nazionale, ai sensi dell'articolo 4 del decreto ministeriale 10 gennaio 2000, si è proceduto a individuare, al suo interno, i siti potenzialmente inquinati ai sensi del decreto ministeriale 16 maggio 1989, procedendo alla sub-perimetrazione dell'intera area. Tali siti riguardano attività produttive con cicli di produzione che generano rifiuti pericolosi; attività produttive dismesse; attività minerarie dismesse; aree interessate dalla presenza di aziende a rischio di incidente rilevante; discariche di rifiuti; aree interessate da attività di adduzione e stoccaggio di idrocarburi; aree interessate da impianti di trattamento/recupero rifiuti; aree oggetto di sversamenti accidentali; aree interessate da presenza di rifiuti; aree anche a destinazione agricola interessate da spandimento non autorizzato di fanghi e residui speciali tossici o nocivi; siti oggetto di contaminazione passiva causata da ricaduta atmosferica di inquinanti, ruscellamento di acque contaminate. Complessivamente, nell'intera area sono stati censiti finora 1924 siti;
   nell'ambito del sito di interesse nazionale in parola, ad oggi, per i siti censiti e inseriti nel censimento dei siti potenzialmente contaminati, come previsti nell'allegato 4, Tabella 4.2, della proposta di piano regionale di bonifica dei siti inquinati della regione Campania, approvata con delibera di giunta regionale del 31 luglio 2012, n. 387, al momento in fase di consultazione pubblica, lo stato di avanzamento dell’iter procedurale registra notevoli e gravi ritardi: nessuna attività di bonifica vera e propria, solo progetti presentati, in versione definitiva per 3 siti e in versione preliminare per un solo sito. Il piano di caratterizzazione, nelle sue diverse fasi di presentazione, approvazione ed esecuzione, riguarda poco più del 20 per cento del totale dei siti. Le analisi di rischio sono state presentate per soli 5 siti, pari allo 0,3 per cento del totale. Del tutto carenti sono le informazioni circa le matrici interessate dalla contaminazione accettata e i principali contaminanti riscontrati;
   la quantità e la qualità di informazioni sullo stato della qualità dell'aria, fornite dalle stazioni di monitoraggio che controllano i principali contaminanti sul territorio restano ancora notevolmente carenti nella regione Campania, essendoci parti del territorio scarsamente monitorate che necessitano di un potenziamento delle attività di misurazione;
   la diffusione dello smaltimento illegale di rifiuti, specie quelli pericolosi, in particolare nel territorio della Campania, ha indotto le autorità sanitarie a studiare il fenomeno in maniera approfondita. Nel 2004 il dipartimento della protezione civile ha commissionato all'OMS un'indagine sui possibili effetti sanitari del ciclo dei rifiuti nelle province di Napoli e Caserta. L'indagine, ponendosi come obiettivo l'analisi della mortalità per cause tumorali e della prevalenza alla nascita di malformazioni congenite nei comuni interessati, nonché la valutazione di un'eventuale loro relazione con l'esposizione ambientale ai rifiuti, avvalora l'ipotesi di una relazione fra la mortalità per cause tumorali specifiche e la prevalenza di malformazioni congenite con esposizioni ambientali legate alla presenza di siti di smaltimento incontrollato di rifiuti, correlazione compatibile con l'osservazione di un fenomeno reale legato alla compromissione ambientale dovuta alla presenza di siti illegali di smaltimento di rifiuti urbani e ambientali;
   il ripristino della legalità nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti e della bonifica delle aree contaminate è la premessa per un'efficace tutela della, salute della popolazione;
   la gestione dei siti contaminati rappresenta uno dei maggiori problemi ambientali anche per i Paesi europei. Studi della European environmental agency (EEA), Agenzia europea dell'ambiente, mostrano come la contaminazione del suolo derivante da attività industriali, stoccaggio di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi, rappresenta una delle più importanti minacce. La presenza di sostanze potenzialmente pericolose nel suolo, sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee può portate ad effetti negativi sulla salute dell'uomo e sugli ecosistemi;
   recentemente, nello «Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento», redatto dal Progetto Sentieri, che analizza la mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di «siti di interesse nazionale per le bonifiche» (SIN), è possibile riscontrare come nel SIN «Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano» si registrino eccessi di mortalità in entrambi i generi per tutti i principali gruppi di cause di mortalità-tumori, malattie del sistema circolatorio, malattie dell'apparato respiratorio, dell'apparato digerente e genitourinario;
   la grave crisi ambientale tuttora in atto, che ha compromesso, minaccia e minaccerà ancora seriamente la salute dei cittadini, che ha realizzato condizioni favorevoli ad infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti, trova conferma in alcuni recenti provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Disastro ambientale per aver avvelenato le falde acquifere nella provincia di Napoli e in quella di Caserta è il reato contestato, senza dimenticare il grave inquinamento della falda acquifera sottostante le discariche. Le acque avvelenate dal percolato veicolato nel sottosuolo utilizzate per irrigare le colture e per scopi alimentari dalle popolazioni che hanno assunto sostanze cancerogene hanno dispiegato i propri effetti nocivi per oltre cent'anni e lo faranno ancora per molti altri, fino al 2080. Un disastro documentato da perizie, indagini, foto e filmati;
   sempre nello studio del Progetto Sentieri richiamato, alla luce dei risultati evidenziati e dell'insieme delle conoscenze epidemiologiche relative al sito in parola, si raccomandano studi per la valutazione dell'inquinamento ambientale presente nell'area, indagini epidemiologiche con una componente di analisi di biomonitoraggio della catena alimentare, percorsi di comunicazione con gli stakeholder, compreso l'associazionismo presente sul territorio;
   la gestione commissariale in materia di bonifiche dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati e di tutela delle acque superficiali della regione Campania è stata prorogata fino al 31 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 1 della deliberazione del Consiglio dei ministri del 20 settembre 2012, e alla scadenza, il capo del dipartimento della protezione civile provvederà ad adottare, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, apposita ordinanza per favorire e regolare il subentro dell'amministrazione pubblica competente in via ordinaria a coordinare gli interventi necessari;
   in generale, la gestione amministrativa dei procedimenti di bonifica dei siti di interesse nazionale, di competenza del Ministero interrogato, è particolarmente complessa in quanto in ciascuna delle aree perimetrate di interesse nazionale ricadono proprietà di diversi soggetti, pubblici e privati, e le attività hanno ricadute socio-economiche e politiche molto rilevanti che spesso ostacolano l'avvio degli interventi di bonifica. Sul punto non va sottaciuto il dato di fondo sottolineato da Confindustria nel rapporto bonifiche del 2009, che ad oggi in nessun SIN, inteso come intera area perimetrata, «si è arrivati alla certificazione di avvenuta bonifica e quindi al risanamento definitivo delle aree ed alla conseguente possibilità di riutilizzo delle stesse»;
   gli evidenti ritardi nell'attuazione dei necessari interventi di bonifica nei SIN investono non solo la responsabilità delle istituzioni nazionali e locali interessate, ma anche il ruolo dei privati. Fattori disincentivanti sono rappresentati anche dall'assenza di incentivi per le imprese virtuose che scelgono di intervenite sulle aree da bonificate in tempi brevi, dalla farraginosità delle procedure amministrative da adempiere per l'esecuzione delle attività, che è tale da non favorire lo sviluppo di un mercato sano delle bonifiche, dal mancato rafforzamento del sistema dei controlli ambientali e del regime sanzionatorio. Vi è quindi un prioritario problema di semplificazione e di riordino delle norme e delle procedure amministrative, ma esiste anche, altrettanto urgente, la necessità di garantire l'adeguatezza delle strutture preposte alle attività di vigilanza e di controllo sulle operazioni di bonifica dei siti inquinati;
   l'articolo 2 del decreto-legge n. 208 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge n. 13 del 2009, ha introdotto una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale del contenzioso relativo alle procedure di rimborso delle spese di bonifica e ripristino di aree contaminate e al risarcimento del danno ambientale, attraverso la stipula di una o più transazioni con una o più imprese interessate, pubbliche o private, in ordine alla spettanza e alla quantificazione degli oneri di bonifica e di ripristino, nonché del danno ambientale e degli altri eventuali danni di cui lo Stato o altri enti pubblici territoriali possano richiedere il risarcimento. A riguardo, alcune criticità relative alla procedura, al mancato coinvolgimento del sistema degli enti territoriali interessati e alla mancata destinazione delle risorse finanziarie che provengono dalle transazioni a interventi di bonifica, legate a forme di investimento locale, impediscono la sua compiuta attuazione;
   le scarse risorse destinate in generale al tema delle bonifiche dei siti di interesse nazionale, non hanno consentito ai territori interessati di essere restituiti nelle condizioni iniziali o in condizioni tali da attivare dei processi di reindustrializzazione;
   inoltre, la disciplina di cui all'articolo 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, concernente l'individuazione di siti di preminente interesse pubblico ai fini dell'attuazione di programmi ed interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo, contaminati da eventi antecedenti la data del 30 aprile 2006, anche non compresi nel menzionato Programma nazionale di bonifica, nei quali attuate progetti di riparazione dei terreni e delle acque contaminate, nonché interventi mirati allo sviluppo economico produttivo, è rimasta lettera morta;
   in particolare, per quanto concerne la regione Campania, la mancata adozione di un Piano integrato di gestione dei rifiuti, di cui il Piano bonifiche è parte integrante, ha comportato, tra l'altro, anche il congelamento dei fondi comunitari della programmazione unitaria 2007-2013 per il settore rifiuti e bonifiche;
   nella seduta del 21 novembre 2012 delle commissioni riunite VIII ambiente e XIV politiche dell'Unione europea della Camera dei deputati, nell'ambito dell'audizione del Ministro in indirizzo sulle procedure di infrazione in materia di discariche illegali, a seguito della decisione assunta il 24 ottobre 2012 dalla Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per la mancata attuazione di una precedente sentenza del 2007 che imponeva all'Italia di bonificare centinaia di discariche illegali e incontrollate di rifiuti, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha riferito di aver sottoposto al CIPE un programma di ulteriori finanziamenti per le bonifiche che sono ancora oggetto di procedura di infrazione;
   tra gli obiettivi prioritari di intervento nel Mezzogiorno richiamati anche dalle delibere CIPE numeri 8 e 60 del 2012 figura l'impiego delle risorse destinate all'ambiente, con particolare riguardo alle azioni di riduzione del dissesto idrogeologico, di efficientamento dei sistemi di raccolta e depurazione delle acque e di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale. Tuttavia, nella delibera CIPE n. 87 del 2012, relativa alla programmazione regionale delle residue risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) a favore del settore ambiente per la manutenzione straordinaria del territorio, tra gli interventi ad alta priorità ambientale, nei settori delle bonifiche, rifiuti, sistema idrico integrato, della difesa del suolo e della forestazione, si osserva come la regione Campania abbia proposto e individuato interventi nel settore della sola forestazione, finanziati per un importo di 60 milioni di euro, di cui quasi 1 milione e 700 mila euro destinati al progetto di investimenti per il potenziamento, a fini multifunzionali, dell'infrastruttura forestale della provincia di Caserta –:
   se intenda procedere, sia sul piano normativo che su quello organizzativo e delle risorse disponibili, ad una profonda revisione della strategia di intervento pubblico sul tema delle bonifiche in generale, con particolare riguardo al sistema dei controlli ambientali e al regime sanzionatorio;
   se intenda individuare un'efficace strategia in tema di siti contaminati di interesse nazionale, rivedendo la gestione amministrativa dei procedimenti di bonifica dei siti stessi;
   se intenda garantire nella regione Campania, in particolare, in collaborazione con le istituzioni e gli enti interessati, la bonifica e la riqualificazione dei territori che hanno subito negli ultimi decenni le conseguenze di un equilibrio ambientale gravemente compromesso, a danno di una comunità che da troppo tempo sta attendendo una soluzione definitiva, attraverso un percorso certo che preveda anche una progettualità sull'utilizzo dei siti bonificati;
   se si intenda prevedere incentivi economici a favore della riconversione agricola dei terreni interessati;
   se si intenda rivedere il regime fiscale delle aree ricomprese all'interno dei siti di interesse nazionale, con particolare riferimento all'imposta municipale unica (IMU);
   se intenda prevedere l'istituzione di un apposito fondo per la defiscalizzazione delle aree ricomprese all'interno dei siti di interesse nazionale. (5-08715)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SANI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   su Grosseto continua a incombere il grande pericolo di esondazione del fiume Ombrone verso la città stessa, fenomeno già verificatosi nel 1944 e nel 1966; una situazione di estrema criticità aggravata oggi anche dall'espansione demografica del capoluogo della Maremma verso il corso d'acqua;
   si tratta di pericolo che continua a gravare sul capoluogo e che anche recentemente si è manifestato con le alluvioni del mese di novembre 2012 che hanno devastato la provincia di Grosseto, causando vittime tra la popolazione civile, l'evacuazione di migliaia di persone dalle proprie case, danni ingenti alle infrastrutture viarie, a numerosi centri abitati, aree artigianali e commerciali e produzioni agricole, ed al patrimonio storico artistico e culturale territoriale. In seguito a tale alluvione il Consiglio dei ministri ha recentemente riconosciuto lo stato di emergenza per la provincia di Grosseto;
   l'Ombrone, con un corso molto articolato di 161 chilometri e con un bacino idrografico di 3494 chilometri quadrati, è il più grande fiume della Toscana meridionale ed ha la maggiore portata di sedimenti in sospensione dei fiumi toscani. Il regime pluviometrico del suo bacino è inoltre caratterizzato da una marcata stagionalità, per cui si alternano periodi con abbondanti precipitazioni caratterizzati da deflussi di piena con portate di alcune migliaia di metri cubi al secondo, a periodi estremamente siccitosi con portate di magra al di sotto dei cinque metri cubi al secondo;
   questa elevata variabilità di regime tra due condizioni estreme è stata già causa in passato di devastanti alluvioni (come quelle già citate del 1944 e del 1966) ed ora viene anche amplificata da una non corretta gestione agro-forestale del comprensorio del bacino e dalla forte carenza o inadeguatezza di opere di presidio idraulico a difesa di infrastrutture, centri produttivi ed abitati;
   in relazione a ciò, va inoltre evidenziato che l'Ombrone esonda naturalmente sui territori limitrofi al corso d'acqua nelle sezioni di monte rispetto alla parte terminale arginata e tale dinamismo è da salvaguardare cercando, dove possibile, di mitigare gli effetti delle erosioni localizzate con l'inserimento di fasce di vegetazione longitudinali senza costruire in tali aree nuovi corpi arginali;
   alla luce di quanto sopra detto, sono quindi necessari interventi «strutturali» finalizzati ad abbassare la vulnerabilità idraulica degli insediamenti lungo il corso del fiume Ombrone, da abbinare ad una corretta pianificazione e gestione del territori;
   in particolare, assume enorme rilievo la realizzazione di invasi per l'accumulo della risorsa idrica e per la laminazione delle piene, da effettuare negli affluenti principali (in particolare Orcia, Farma, Merse, Arbia) dove il trasporto solido è sotto controllo. Gli stessi invasi possono alimentare l'Ombrone nei periodi di secca oltre ad essere sfruttati per esigenze idropotabili;
   appare evidente, anche da punto di vista economico, che interventi mirati di salvaguardia e manutenzione del corso d'acqua possano promuovere la prevenzione di alluvioni catastrofiche;
   il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi è dal 2007 che ogni anno invia lettere al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti pro tempore, con la richiesta urgente per «la riclassificazione del fiume Ombrone e la messa in sicurezza della Città con opere a monte del fiume e all'altezza degli affluenti più grandi». Attualmente, l'Ombrone permane infatti nell'elenco dei fiumi di III categoria con grave limitazione per l'ottenimento di finanziamenti specifici ed appropriati alla natura e all'importanza del fiume;
   il presidente della regione Toscana Enrico Rossi ha evidenziato la necessità di realizzare, lungo il corso del fiume, piccoli invasi che svolgano, oltre alla funzione di sicurezza, anche un azione di contrasto alla siccità che caratterizza il territorio, prevalentemente nei mesi estivi;
   la messa in sicurezza del territorio contro il rischio idrogeografico ha rappresentato e rappresenta una priorità nazionale: lo stesso Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Corrado Clini ha dichiarato, in numerose occasioni tale necessità;
   la messa in sicurezza del fiume Ombrone è già stata oggetto di un atto specifico di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante, l'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05423, depositata il 28 settembre 2011 ed a cui non è ancora pervenuta risposta –:
   se il Governo, anche alla luce delle recenti e gravi alluvioni che hanno colpito la provincia di Grosseto, non intenda assumere le iniziative urgenti e ormai improcrastinabili di competenza per la riclassificazione del fiume Ombrone in II categoria, in modo da consentire l'attivazione dei finanziamenti necessari per la messa in sicurezza del fiume al fine di eliminare il rischio delle esondazioni, con particolare riferimento alla città di Grosseto. (4-19291)


   DIMA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 (cosiddetto «decreto sviluppo»), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, all'articolo 35, «Disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi», nel vietare, nelle zone di mare poste entro le dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale, le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, consente la riapertura di tutti i procedimenti bloccati dal decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, a seguito del disastro ambientale registratosi nel golfo del Messico in quel periodo;
   le proteste degli enti locali di fronte a questo provvedimento sono numerose e le popolazioni locali si stanno mobilitando contro un'iniziativa che danneggerebbe il patrimonio ambientale delle coste interessate dalle estrazioni;  
   il 17 dicembre 2012, a Matera, e prima ancora a Policoro (Matera), si sono tenute due manifestazioni unitarie dei comuni costieri di Puglia, Basilicata e Calabria per esprimere un netto e fermo dissenso nei confronti delle istanze presentate ai Ministeri competenti per permessi di ricerche di petrolio e gas da svolgere nelle acque del mar Ionio che, bloccate a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 128 del 2010, sarebbero state nuovamente sbloccate dal decreto sviluppo;
   il timore dei cittadini e delle amministrazioni locali è legato al pericolo di inquinamento e deturpamento ambientale delle coste con gravi pregiudizi per l'economia locale non solo turistica a fronte di un vantaggio economico molto esiguo non solo perché ritengono che i quantitativi di petrolio esistenti siano molto esigui ma anche perché i livelli occupazionali legati alle estrazioni sarebbero garantiti per i primi anni di avvio delle attività;
   secondo gli organizzatori di queste manifestazioni le trivellazioni e le estrazioni rappresenterebbero un pericolo per un ecosistema marino molto fragile come quello del mar Ionio e Mediterraneo in generale che determinerebbe rischi non sufficientemente ripagati –:
   quali iniziative i Ministri interrogati intendano porre in essere per venire incontro alle richieste degli amministratori e delle popolazioni locali. (4-19305)


   REALACCI e BRATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   secondo quanto si apprende oggi dalle maggiori agenzie di stampa nazionali e dal Quotidiano della Calabria, il Capitano Natale De Grazia, l'ufficiale che indagava sulla nave dei veleni e morto 17 anni fa sarebbe stato avvelenato. La sua morte non sarebbe avvenuta per arresto cardiocircolatorio, così come accertato a suo tempo dall'autopsia, ma a causa della presenza nel corpo di elementi tossici. La notizia è contenuta in alcuni documenti in possesso della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti che il 20 dicembre 2012 avrebbe dovuto tenere una conferenza stampa poi annullata;
   sulla morte di De Grazia e sulle cosiddette «navi dei veleni» da anni si concentrano sospetti di scarsa chiarezza sulle dinamiche anche da parte di associazioni ambientaliste e comitati di cittadini;
   sarebbe auspicabile la riapertura dell'inchiesta sulla morte di Natale De Grazia per rendere giustizia a questo straordinario servitore dello Stato; sono stati presentati dagli interroganti altri atti di sindacato ispettivo sul tema dei rifiuti tossici e delle «navi dei veleni» (4-12995, 4-07697, 4-07359) ai quali non è stata data ancora risposta –:
   quali iniziative intendano mettere in atto per ripristinare la sicurezza e la salute ambientale dei tratti di mare e di costa interessati dall'inabissamento e dall'arenamento della Jolly Rosso. (4-19325)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DI PIETRO e ZAZZERA. — Al Ministro per i beni e le attività culturali. — Per sapere – premesso che:
   è stato reso noto il 30 novembre 2012 l'elenco degli enti dei beni culturali che riceveranno la quota del 5 per mille destinata alla «tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici»;
   questa nuova destinazione, disciplinata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 maggio 2012, introdotta per la prima volta quest'anno, ha suscitato diverse polemiche per le modalità utilizzate dal Ministero;
   gli enti hanno dovuto chiedere al Ministero di essere ammessi al 5 per mille entro lo scorso 31 ottobre e poi attendere l'idoneità per essere inseriti nelle liste;
   solo in 15, tra cui anche alcuni enti non famosissimi e una cooperativa sociale sono risultati idonei;
   non risulta tuttavia chiaro se il «nuovo 5 per mille» sia stato adeguatamente pubblicizzato;
   non è noto quanti siano stati gli enti che hanno fatto richiesta –:
   in base a quali criteri siano stati scartati o ritenuti invece meritevoli di contributo;
   se il Ministro intenda far luce su tali aspetti della vicenda rimasti poco chiari e carenti in termini di trasparenza. (5-08711)

Interrogazione a risposta scritta:


   BARBATO. — Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   presso gli scavi di Pompei cronache di stampa riferiscono della presenza consistente di amianto;
    in data 3 dicembre 2012 il sito http://bloggingpompeii.blogspot.it riferisce dell’«amianto killer degli uffici negli scavi di Pompei (che) continua ad uccidere. L'ultima vittima dei container, che sprigionano polveri sottili è l'archeologa Marisa Mastroroberto. La procura sta valutando il sequestro della salma per effettuare l'autopsia, come è già avvenuto nel mese di giugno 2012 nel corso dei funerali del custode Francesco Guida;
   entrò a far parte dell’equipe della soprintendenza dal primo giugno del 1985 con il profilo professionale di funzionario archeologo;
   la funzionaria dell'ente di Porta Marina superiore ha diretto lo scavo di Moregine, che portò alla luce durante i lavori del raddoppio dell'autostrada Napoli-Salerno il complesso dei triclini dell'antica città romana. Ed era anche uno dei testimoni chiave dell'inchiesta avviata dalla procura di Torre Annunziata per far luce sulle continue morti che avvengono all'interno della soprintendenza;
   Marisa Mastroroberto, nel mese di giugno, su disposizione della procura oplontina fu sottoposta a visita medica presso il policlinico di Napoli. L'inchiesta che è costata un avviso di garanzia alla soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro. Un atto dovuto, secondo gli investigatori, per consentire ai periti del tribunale di Torre Annunziata di effettuare il carotaggio dell'aria per i prelievi tossicologici nei prefabbricati di Porta Marina Superiore;
   secondo gli inquirenti, dunque, l'aria che i dipendenti respirano negli uffici-container «è all'amianto». Se la quantità di polveri sottili cancerose sono tali da provocare tumori ai polmoni, lo stabiliranno i test degli esperti –:
   se il Governo, per quanto di competenza, intenda assumere iniziative al riguardo, in particolare, se non si intenda, valutare l'opportunità di rimuovere la Soprintendente e disporre controlli immediati sull'area, anche per il tramite del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, per garantire sicurezza non solo a chi vi lavora ma anche a chi vi fa visita.
   (4-19329)

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E INTEGRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   RAMPELLI. — Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   con deliberazione n. 96 del 21 maggio 1998 del consiglio comunale di Roma, è stata costituita, a decorrere dal 1o ottobre 1998, l'istituzione denominata «Agenzia Comunale per le Tossicodipendenze», ora rinominata «Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze» (ACT);
   l'ACT è dotata di autonomia amministrativa, finanziaria e gestionale e coordina, secondo le finalità del proprio statuto e i compiti istituzionali ad essa demandati dall'amministrazione capitolina, una rete di interventi sul territorio della città di Roma, mirati a fornire risposte al disagio, alla devianza, all'emarginazione sociale e ai problemi legati alla tossicodipendenza;
   gli articoli 10 e 29 del regolamento organizzativo e di funzionamento dell'istituzione stabiliscono che il consiglio di amministrazione dell'agenzia è competente per gli atti necessari al perseguimento e al raggiungimento di tutti gli obiettivi che la stessa è destinata a soddisfare, e comunque nei limiti degli indirizzi e delle direttive generali del piano programma approvato dal consiglio comunale, che indica le scelte, gli obiettivi e le priorità che l'istituzione deve perseguire;
   nel corso delle amministrazioni Rutelli e Veltroni la governance dell'ACT è rimasta per diversi anni inalterata, essendo stati nominati e successivamente per ben due volte riconfermati lo stesso presidente del del consiglio di amministrazione e lo stesso direttore;
   all'interrogante non risulterebbe alcuna approvazione del piano programma di cui sopra, almeno fino al 2009, e di conseguenza tutta l'attività posta in essere dall'ACT nel periodo suddetto risulta essere da qualsivoglia mandato istituzionale da parte del consiglio comunale;
   nello specifico, nel febbraio del 2000, il consiglio d'amministrazione dell'ACT ha approvato «un sistema di servizi, attraverso l'indizione di 11 bandi di gara, dei capitolati speciali e degli altri documenti di gara, nonché dell'avviso pubblico, inerenti la erogazione di 23 servizi, attraverso i quali intervenire sul fenomeno della tossicodipendenza sul territorio della città di Roma»;
   secondo notizie in possesso dell'interrogante, l'amministrazione comunale, pur essendosi vincolata con il «regolamento dei contratti», adottato con deliberazione n. 302 del 25 novembre del 1993 del consiglio comunale di Roma, in attuazione delle legge n. 142 del 1990, non avrebbe pienamente garantito il rispetto dei principi di trasparenza, di tutela della concorrenza e di par condicio tra i partecipanti, attraverso la nomina di commissioni di gara in cui fosse assicurata l'elevata specializzazione tecnica dei membri, necessaria all'analisi oggettiva e super partes delle offerte progettuali;
   ancora secondo notizie in possesso dell'interrogante sembrerebbe che i servizi e le attività progettuali erogati per conto dell'ACT, a seguito dei succitati bandi e lavori delle Commissioni di gara, siano stati gestiti per diversi anni dagli originari enti assegnatari, e tutto ciò non a seguito di successivi bandi ad evidenza pubblica bensì tramite proroghe, affidamenti diretti o particolari meccanismi amministrativi come, ad esempio, il registro degli eventi degli enti metropolitani che, introdotto nel 2003, ha posto le condizioni affinché potessero erogare i servizi esclusivamente gli enti già affidatari dei servizi nel 2000;
   la pratica delle continue proroghe dei servizi è evidentemente in contrasto con i principi posti dalla normativa europea a tutela della concorrenza e, in virtù di questo, l'atteggiamento assunto dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni, oltre che arrecare vulnus al buon andamento della pubblica amministrazione ed all'erario, ha rappresentato una violazione delle norme comunitarie vigenti anche nel 2000, tra cui la direttiva 92/50/CEE del Consiglio delle Comunità europee del 18 giugno 1992, recante norme per il «Coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi»;
   risulta del tutto evidente che servizi erogati nella modalità suesposta, rimanendo inalterati nel corso degli anni e senza alcuna rivisitazione progettuale, hanno perso l'efficienza e l'efficacia originarie, ancor più perché mai rimodulati alla luce dei continui mutamenti delle esigenze della popolazione e dei cambiamenti del fenomeno della tossicodipendenza;
   desta numerose perplessità e risulta difficilmente credibile che tali attività possano essere state svolte per lunghi anni senza alcun monitoraggio o controllo, sia quantitativi che qualitativi, sull'operato dei soggetti affidatari, in palese contrasto con il regolamento dell'ACT e con le disposizioni finanche del R.E.M;
   l'attuale «nuovo quadro dei servizi» offerto dall'ACT, coerentemente al Piano programma approvato dall'assemblea capitolina nel 2009 e alle indicazioni del dipartimento politiche antidroga, si caratterizza, oltre che per una vasta e rinnovata offerta di servizi, per il perseguimento di una linea di efficienza economica, improntata all'indizione di gare ad evidenza pubblica e al conseguente contingentamento dei costi, in un sistema di libera concorrenza tra i fornitori dei servizi;
   l'ACT ha adottato, dal 2009, in ottemperanza al principio di trasparenza a cui deve conformarsi l'attività della pubblica amministrazione, una diversa modalità per la rendicontazione delle risorse sostenute dagli enti affidatari dei servizi e delle attività progettuali erogati dell'Istituzione, al fine di garantire una più corretta e trasparente gestione delle risorse dell'amministrazione capitolina;
   il dipartimento politiche antidroga, nel precedente e nell'attuale Governo, ha mantenuto una linea basata sull'adesione alle politiche internazionali proibizioniste sulle sostanze stupefacenti, sul contrasto al consumo di alcool e alle nuove dipendenze, sempre nel quadro dell'efficienza economica sopra descritta –:
   di quali elementi dispongano i Ministri interrogati in relazione a quanto descritto in premessa, in particolare per quel che riguarda l'affidamento diretto o con proroga dei servizi offerti dall'ACT negli anni scorsi, anche tramite l'Osservatorio di cui al comma 7 dell'articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e se non intendano assumere iniziative normative ai fini del pieno rispetto dei prìncipi comunitari in materia;
   se i Ministri interrogati non ritengano di dover confermare, anche in tale sede, le politiche finora perseguite in materia, sia dal punto di vista dell'efficienza economica, anche attraverso la libera concorrenza, che riconoscimento della bontà delle politiche globali contro tutte le droghe. (4-19356)

DIFESA

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   nel poligono di Ciriè si testano i nostri carri armati, con particolare riguardo alla resistenza delle corazze che dovrebbero essere fatte con uranio impoverito;
   la stessa domanda si pone per i poligoni minori, nei quali si rileva l'impiego delle armi leggere, come quello della foce del Serchio, l'antico poligono della marina militare, dove, tra l'altro, prima della seconda guerra mondiale, si sono addestrate le nostre forze navali di assalto (maggiore Tesei e ammiraglio Birindelli);
   non è ad oggi stato chiarito se le corazzature dei nostri carri armati sono fatte con uranio impoverito o meno. Per la sicurezza dei nostri militari, sarebbe assai importante che fossero all'uranio impoverito per resistere ai proiettili all'uranio impoverito –:
   se il Governo intenda fornire chiarimenti circa i test dei mezzi che avvengono nei poligoni, con particolare riguardo alle corazze, spiegando altresì la loro composizione. (4-19276)


   DI STANISLAO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   la recente disposizione del Governo di stanziare 75 milioni di euro per le bonifiche dei poligoni appare allo scrivente irrisoria;
   in un recente dibattito in Sardegna è stato addirittura ritenuto che la cifra debba valutarsi sui 900 milioni. Tra l'altro la cifra di 75 milioni dovrebbe essere ovviamente ripartita tra tutti i poligoni italiani, alcuni dei quali soggetti ad attività di pari, se non maggiore intensità, di quella che si verifica nei poligoni della Sardegna. Questo vale ad esempio per il poligono del Dandolo, uno dei principali poligoni del Triveneto, oggetto di molte rilevanti attività da parte delle forze degli Stati Uniti;
   un analogo problema si pone anche per i poligoni del Lazio, tra cui il molto importante poligono internazionale di Nettuno e il poligono di Monte Romano, nonché quello di Santa Severa. In Campania per il poligono di Persano. Per la Puglia il grande poligono delle Murgie e quello di Torre Veneri;
   diventa invece urgente accertarsi se la cifra stanziata è sufficiente, almeno per la recinzione delle zone più a rischio. Da grossolane stime, anche questa possibilità è da mettersi in dubbio –:
   se il Governo intenda richiedere urgentemente alla direzione di tutti i poligoni italiani un preventivo circa le spese eventualmente necessarie almeno per la recinzione delle predette zone più a rischio, in modo da impedire, l'accesso e la sosta a persone ed animali;
   se il Governo non ritenga di elaborare un'analisi più approfondita e dettagliata dei costi di bonifica di tutti i poligoni. (4-19277)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:


   OCCHIUTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   desta grande preoccupazione la situazione venutasi a creare ai danni degli ex dipendenti di «Tributi Italia in A.S.»: lavoratori senza cassa integrazione dal maggio 2012 che reclamano le indennità della cassa integrazione guadagni di maggio-giugno-luglio e agosto 2012 non pervenute a causa di ritardi per la firma del decreto;
   anche per il trattamento di fine rapporto si attende l'esito della decisione del tribunale di Roma per i crediti ai dipendenti. La cassa integrazione è stata rinnovata fino al dicembre 2012, ma nel frattempo il commissario straordinario della società ha pubblicato nei mesi scorsi la manifestazione d'interesse per l'acquisto della società, con il rischio di messa in mobilità dei dipendenti;
   i dipendenti ex Tributi Italia sono circa 400 persone, in tutta Italia, attualmente posti in cassa integrazione in deroga dall'azienda Tributi Italia spa in amministrazione straordinaria;
   ad oggi non si ha nessuna notizia in merito alla proroga, vale a dire se la cassa integrazione guadagni in deroga verrà prorogata oppure se ci sarà la messa in mobilità a seguito di licenziamento –:
   quali urgenti iniziative intendano intraprendere al fine di tutela e i dipendenti in cassa integrazione dall'azienda Tributi Italia spa in amministrazione straordinaria. (4-19279)


   CONTENTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   sull'intero territorio nazionale si susseguono notizie di ritrovamenti casuali di vecchi libretti di deposito da parte degli eredi dei correntisti originari;
   trattasi di situazioni comuni, legate quasi sempre alle incombenze che seguono alla scomparsa di una persona anziana e allo sgombero degli alloggi occupati dal de cuius;
   consta che, allo stato, la maggior parte di tali titoli non siano più ritenuti esigibili dagli istituti di credito interessati, in quanto sarebbe trascorso troppo tempo tra la loro emissione e l'ultima operazione effettuata;
   quella appena esposta pare una soluzione contraria quanto meno ai principi di lealtà contrattuale, atteso che non si tratta di diritti o facoltà decaduti per mancato esercizio bensì di somme fatte maturare in conti di deposito e, comunque, immobilizzate per cause indipendenti dagli aventi diritto –:
   se esista una stima di quante situazioni analoghe a quella evocata in premessa siano state segnalate in tutt'Italia nel corso dell'ultimo quinquennio e se intenda attivare iniziative, per quanto di competenza, affinché vi sia un coordinamento al fine di venire incontro alle legittime rivendicazioni degli eredi dei beneficiari. (4-19303)


   RAISI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   il comune di Roccastrada da circa dieci anni promette la realizzazione di un'area agroindustriale del Madonnino, come futuro produttivo del territorio, con centinaia di posti di lavoro;
   l'intervento è stato finanziato con cospicue risorse di competenza statale (tra cui una somma di oltre un milione di euro deliberata dal CIPE);
   a tutt'oggi a fronte di una spesa di denaro pubblico complessiva di oltre 6 milioni di euro e alle numerose assegnazioni di lotti in tale area, nulla, o quasi, è stato fatto;
   7 aziende avevano attivato l’iter per insediarsi in tale area, senza però che questo poi sia avvenuto e i permessi a costruire sono nel frattempo scaduti;
   per i permessi a costruire è stato ovviato quanto previsto dai regolamenti comunali con tempi certi e scadenze codificate per tutto l’iter burocratico; l'ente dà la colpa ai ritardi citando nuove normative statali e regionali e a istruttorie in corso;
   la realtà è che le aziende hanno già pagato i lotti al comune, che li ha incamerati, le istruttorie in corso non mettono al riparo l'ente dalla restituzione e dal conseguenziale fallimento dell'ente a danno di tutta la collettività;
   il sindaco starebbe valutando azioni tese a scongiurare l'evenienza cercando anche di reperire insediamenti sostitutivi. Si prevede nell'area anche l'insediamento di un impianto per lo stoccaggio di rifiuti rispetto al quale non sarebbero stati esauriti i procedimenti previsti dalla legge;
   l'atteggiamento non sollecito dell'amministrazione comunale di Roccastrada alle richieste formali ed informali sull'area in questione lascia perplessi, visto anche il massiccio investimento di pubblico denaro e l'insistere da parte della giunta ad investire in un area attualmente deserta e coperta solo da erbacce;
   risulta all'interrogante che l'unica azienda insediata in tale area che avrebbe avuto notevoli problemi anche per l'ottenimento di servizi essenziali quali l'allaccio alla rete elettrica per il cantiere, la sicurezza idraulica e lo scarico delle acque nere;
   a tutt'oggi dalla documentazione prodotta dall'ufficio comunale competente si evincono dichiarazioni, carenze di approvvigionamento idrico in tutta l'area, fattori che certamente non favoriscono il paventato insediamento nell'area agroindustriale ad esempio di un mattatoio provinciale e di una azienda che tratta rifiuti speciali;
   tale situazione, (denunciata a suo tempo anche alla locale procura della Repubblica che ha prodotto un non luogo a procedere) nonostante gli investimenti non avrebbe ancora portato nessun beneficio al territorio e ai cittadini del comune di Roccastrada, come da anni promesso e sbandierato dagli amministratori –:
   se non intenda adottare ogni iniziativa utile a verificare, per quanto di competenza, l'effettiva destinazione dei finanziamenti statali e, alla luce della verifica, valutare se procedere alla revoca dei medesimi. (4-19316)


   RAISI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   in data 10 giugno 2010 l'Anci (Associazione nazionale comuni italiani), nella persona del signor Alessandro Gargani, nel corso dell'assemblea societaria per l'approvazione del bilancio 2009, ha inteso mettere in liquidazione la società Anci servizi;
   presidente del consiglio di amministrazione era, a quella data, il signor Mario Jaselli il quale aveva sollevato dubbi sulle motivazioni addotte per la messa in liquidazione;
   successivamente alla liquidazione l'allora presidente del consiglio di amministrazione informò il presidente dell'Anci signor Chiamparino delle anomalie, a suo giudizio, riscontrate in merito alla messa in liquidazione della società ed in particolare a servizi affidati alla Società cooperativa Altri per l'organizzazione dell'assemblea annuale dell'Anci; a servizi resi all'Ifel (Istituto per la finanza locale) e al trasferimento di alcune attività alla società Incolti 1658;
   a quella comunicazione non seguì alcun accertamento dei fatti;
   il signor Mario Jaselli:
    il 23 ottobre 2010 presentò un esposto scritto al comando regionale del Lazio della Guardia di Finanza, con sede in via Nomentana n. 591, nella sua qualità di Presidente del Consiglio di amministrazione sino al 10 giugno 2010 dell'Anci Servizi s.r.l., affinché venisse riscontrata la correttezza della gestione societaria e delle procedure di messa in liquidazione di Anci Servizi s.r.l.;
    il 5 giugno 2011 inviò un'integrazione all'esposto presentato il 23 ottobre e copia dello stesso, al comando di Guardia di finanza, Nucleo regionale Pt Lazio, sede in via dell'Olmata n. 45 a Roma, con in allegato lettera inviata al presidente dell'Anci Sergio Chiamparino e sua risposta e altri documenti relativi agli incarichi societari sopra descritti e altre diverse attività;
    il 6 settembre 2011 presentò una denuncia alla procura della Repubblica di Roma avente per oggetto quanto già descritto negli esposti presentati alla Guardia di Finanza;
   l'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) ha costituito la Fondazione patrimonio comuni con l'obiettivo di supportare le amministrazioni locali nel processo di trasferimento e, successivamente, in quello di valorizzazione dei beni demaniali;
   la Fondazione, a quanto consta all'interrogante, ha sottoscritto accordi con la Cassa depositi e prestiti, l'Agenzia del demanio e l'ordine dei geometri e geometri laureati;
   presidente della fondazione è stato nominato l'ingegner Reggi ex sindaco di Piacenza;
   l'avvocato Angelo Rughetti, segretario generale dell'Anci, è membro del consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti investimenti sgr, società della Cassa depositi e prestiti, nominato dal governatore Errani, direttore dell'ufficio coordinamento del comitato istituzionale del commissario per la ricostruzione in Emilia Romagna;
   presidente della Cassa depositi e prestiti investimenti è il direttore generale della cassa depositi e prestiti Matteo Del Fante;
   l'avvocato Chiara Del Fante è componente del comitato di indirizzo scientifico dell'Anci, collaboratrice esperta dell'IFEL (fondazione dell'Anci per la fiscalità locale) per i problemi inerenti la gestione del patrimonio immobiliare dei comuni;
   l'ordine dei geometri ha deliberato, creando malumore tra i propri iscritti, di finanziare l'operazione con due milioni di euro della loro cassa previdenziale –:
   quali siano le ragioni per cui alla data del 5 dicembre 2012, e quindi a oltre 2 anni di distanza dal deposito del primo esposto, non si conoscano ancora gli esiti delle azioni intraprese da Mario Jaselli e descritte ai punti a) e b);
   se il Ministro intenda quindi verificare l’iter degli esposti depositati presso il corpo della Guardia di Finanza;
   se siano state avviate indagini con riferimento a quanto indicato in premessa a seguito della segnalazione del signor Jaselli;
   quali iniziative normative si intendano assumere volte ad evitare improprie commistioni di ruoli tra soggetti che erogano finanziamenti e soggetti che ne usufruiscono. (4-19317)


   BARBATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   Isfol, Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori ha sede a Roma;
   è un ente nazionale di ricerca sottoposto alla vigilanza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
   il 15 gennaio 1972 con decreto del Presidente della Repubblica, n. 10 – articolo 17, comma ultimo è stata prevista la sua costituzione, sancita il 30 giugno 1973, con decreto del Presidente della Repubblica, n. 478;
   successivamente viene dichiarato necessario ai fini dello sviluppo economico, civile, culturale e democratico del Paese (decreto del Presidente della Repubblica 1o aprile 1978, n. 249);
   dal 1979 fa parte degli enti di notevole rilievo (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 ottobre 1979) e nel 1999 viene riconfermato ente dotato di indipendenza di giudizio e di autonomia scientifica, metodologica, organizzativa, amministrativa e contabile (decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 419);
   l'Istituto opera nel campo della formazione, del lavoro e delle politiche sociali, al fine di contribuire alla crescita dell'occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all'inclusione sociale e allo sviluppo locale;
   l'Isfol svolge e promuove attività di studio, ricerca, sperimentazione, documentazione, informazione e valutazione;
   fornisce supporto tecnico-scientifico allo Stato, alle regioni e agli enti locali;
   fa parte del Sistema statistico nazionale (Sistan) e collabora con gli organismi e le istituzioni comunitarie;
   svolge il ruolo di assistenza metodologica e scientifica per le azioni di sistema del Fondo sociale europeo;
   è Agenzia nazionale Lifelong Learning Programme – Programma settoriale Leonardo da Vinci;
   opera in collaborazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, la Presidenza del Consiglio dei ministri, le regioni, le parti sociali, l'Unione europea, altri Organismi internazionali quali il Cedefop, l'Ocse, l'Oil, la Fondazione di Dublino per la qualità del lavoro, il Centre d’études et de recherches sur les qualifications (Cereq – Francia) e il Bundesinstitut fuer Berufsbildung (Bibb – Germania);
   l'Isfol opera per l'attuazione di una parte rilevante dei programmi operativi nazionali a titolarità del Ministero del lavoro e delle politiche sociali cofinanziati dalla Programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali;
   ai sensi della legge n. 183 del 2010 l'Isfol ha costituito il Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni;
   in data 9 novembre 2012 presso la sede Isfol di Roma si è tenuta un'assemblea chiamata «Lavoro nero a casa Fornero» e organizzata da tutte le sigle sindacali interne con l'unica eccezione della Cisl;
   «sono bizzarre quanto paradigmatiche le conclusioni a cui sono giunti gli ispettori provinciali di Roma dello stesso ministero del Lavoro dopo un lavoro durato dal 2007 al 2010: l'Isfol ha utilizzato gli ex collaboratori come veri e propri lavoratori dipendenti. I contratti utilizzati da questo Istituto (contratti di collaborazione coordinata e continuativa) sono risultati essere non genuini in quanto hanno celato veri e propri rapporti di lavoro subordinato» (fonte Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2012);
   erano contro la legge, insomma. E non si parla di una decina di co.co.co. falsi, ma della quasi totalità dell'attuale pianta organica dell'istituto: su circa 630 dipendenti ce ne sono poco più di 350 a tempo indeterminato (292 dei quali stabilizzati nel 2009, quindi ex precari pure loro) e il resto a tempo determinato dal 2008, tutti o quasi già co.co.co. in Isfol dagli anni Novanta. Solo che adesso, invece di vedere l'agognato traguardo dell'assunzione definitiva, questo 40 per cento dei dipendenti dell'Istituto rischia assai di perderlo del tutto il lavoro: un pò perché i contratti a tempo determinato non possono essere rinnovati all'infinito e soldi per assumerli non se ne vedono, un po’ perché sono almeno due anni che i governi Berlusconi prima e Monti poi provano a chiudere l'istituto (in questo caso gli «indeterminati» verrebbero riassegnati, i «temporanei» sarebbero mandati a casa);
   il Ministero del lavoro (sia con Sacconi che ora con Fornero) non ha mai pensato di dare ragione ai propri stessi inviati: prima ha inoltrato ricorso alla commissione regionale – che però l'ha considerato irricevibile – e ora è in causa contro i duecento e passa dipendenti dell'Isfol che chiedono al giudice del lavoro di veder riconosciuto il loro «vero e proprio rapporto di lavoro subordinato» ultradecennale. «È il caso più emblematico e contraddittorio della lotta alla precarietà condotta dal ministro Fornero – spiega Enrico Mari, rappresentante Usb nell'istituto – un evidente caso di “cattiva flessibilità”, per dirla con le parole della stessa ministro, di cui sono stati vittime ben oltre 200 lavoratori precari. Da tempo siamo in attesa di una soluzione politica da parte del nostro ministero vigilante: un'attesa senza fine, densa solo di silenzi e contrapposizioni» –:
   se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero e quali misure si intendano assumere e quali iniziative future si intendano intraprendere per scongiurare che lo Stato in primis favorisca lavoro precario o peggio a nero. (4-19327)


   BARBATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   uomini del Corpo forestale dello Stato, comando Provinciale di Napoli e stazione di Pozzuoli hanno sventato una frode alimentare tesa a portare del pesce morto «allevato» in acque inquinate sulle tavole del Natale;
   la notizia è stata data il 20 dicembre 2012 da ilmattino.it nell'articolo: «Spigole e anguille già morte pescate per la tavola di Natale» a firma di Nello Fontanella;
   gli agenti, guidati dal commissario capo Pietro Alvino, hanno sequestrato nelle acque del Lago Patria (Giugliano) 40 chili di cefali morti, 10 di spigole morte, 50 tra cefali e spigole ancora vivi e una notevole quantità di anguille. Gli uomini della Forestale hanno accertato che sullo specchio d'acqua del lago era in atto un'attività di pesca di frodo con un impianto di rete per la canalizzazione e per la cattura delle anguille. I prodotti, ad altissimo rischio, erano destinati al mercato ittico natalizio –:
   quali iniziative di competenza intendano assumere per contrastare episodi come quello esposto in premessa che, ad avviso dell'interrogante, sono gravissimi, minando la salute dei cittadini e violando la natura. (4-19339)


   BARBATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   circa 80 mila giocattoli ritenuti pericolosi sono stati posti sotto sequestro dagli uomini della guardia di finanza a Benevento;
   la notizia è stata data il 20 dicembre 2012 dal sito de ilmattino.it;
   le indagini hanno portato alla scoperta di una società sannita che, grazie alla triangolazione con una società operante in Francia, ha importato sul territorio nazionale, giocattoli fabbricati con sostanze chimiche pericolose. Gli esami condotti su alcuni campioni di prodotto infatti hanno fatto rilevare quantità di ftalati superiori a quelle consentite dalle normative comunitarie;
   sulla scorta di tali elementi sono state effettuate perquisizioni locali in provincia di Benevento, in provincia di Monza e Brianza e di Caserta, al termine delle quali è stato posto sotto sequestro l'ingente quantitativo di giocattoli;
   contestualmente analoghe attività sono state condotte presso numerosi esercizi commerciali del capoluogo e dei maggiori centri commerciali della provincia, all'esito delle quali sono stati sequestrati e tolti dal mercato perché pericolosi per la salute e la sicurezza dei consumatori ulteriori 20.000 prodotti di vario genere e natura sprovvisti di marcatura CE o con marcatura contraffatta, come apparecchi elettrici, catenarie luminose per alberi di natale, batterie, lampade, impianti di illuminazione per autovetture, prodotti cosmetici e per la cura della persona, attrezzature da lavoro come trapani e avvitatori elettrici;
   sono state deferite all'autorità giudiziaria 22 persone;
   il consumatore italiano è sempre più esposto ai rischi sempre più significativi legati alla circolazione di prodotti non sicuri per la propria salute. Il flusso crescente di importazioni ed il principio di divieto di limiti a tale fenomeno, pone, come ineludibile, la realizzazione di un sistema di controlli cui sono chiamati una pluralità di soggetti pubblici nel contrasto delle frodi in commercio –:
   quali iniziative si intendano assumere sui fatti esposti in premessa per aumentare i controlli e le unità ad essi preposti al fine di una maggiore tutela della salute dei cittadini ed a garanzia dei produttori italiani, anch'essi danneggiati fortemente da queste importazioni, che procurano vantaggi a cerchie ristrette di persone. (4-19344)


   BARBATO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   Repubblica.it nelle inchieste settimanali pubblica in data 21 dicembre 2012 si legge che vi è «Una nuova ricetta per fare soldi anche in tempo di crisi. I furbetti del mattone aprono una nuova srl per ogni cantiere, costruiscono, e poi chiudono la società. Se sono fallite davvero o se si è trattato di suicidio “mirato”, è impossibile stabilirlo con certezza»;
   dalle ultime ispezioni oltre il 61 per cento delle società edilizie sono risultate non a norma;
   nascono e muoiono in tempi brevissimi senza lasciare traccia, generando un buco dovuto all'evasione fiscale e contributiva da 1 a 2 miliardi di euro –:
   se i Ministri competenti siano a conoscenza dei fatti esposti e quali misure si intendano assumere. (4-19350)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:


   COSTA e CONTENTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il 26 ottobre 2012 è stata pronunciata, dal Tribunale di Milano, la sentenza di primo grado nei confronti di Silvio Berlusconi, nell'ambito del processo denominato «Mediaset» sulla vendita dei diritti TV;
   il Tribunale di Milano ha dato lettura della motivazione (ben 108 pagine di argomentazioni) contestualmente al dispositivo;
   il processo di appello è stato fissato per la data del 18 gennaio 2013 (con udienza ogni venerdì, sino al 1o marzo), a soli 60 giorni (compresi Natale e Capodanno) dal deposito dei motivi da parte dei difensori;
   i fatti contestati nel processo in questione si prescrivono non prima del giugno 2014 –:
   se risulti in quanti e quali altri processi – con imputati non detenuti – il tribunale di Milano, in composizione collegiale, abbia provveduto a dare lettura della motivazione contestualmente al dispositivo;
   in quanti e quali altri processi – con imputati non detenuti – la corte di appello di Milano abbia proceduto a fissare la data dell'appello a soli 60 giorni da quella del deposito dei motivi d'appello. (4-19283)


   CODURELLI, BOCCUZZI, BERRETTA, BELLANOVA e SCHIRRU. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio, n. 111, prevede, all'articolo 37, comma 6, modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, «Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia»;
   le disposizioni modificano le esenzioni dal contributo unificato per l'iscrizione a ruolo, stabilendo che «Nei processi per controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di lavoro di pubblico impiego le parti che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell'imposta personale sul reddito, risultante dall'ultima dichiarazione, superiore al doppio dell'importo previsto dall'articolo 76, sono soggette, rispettivamente, al contributo unificato di iscrizione al ruolo»;
   il Ministero della giustizia con circolare n. 28 dell'11 maggio 2012 ha inteso fornire dei chiarimenti in ordine all'interpretazione da attribuire ad alcuni aspetti relativi al contributo unificato nelle cause di lavoro e previdenza;
   detta circolare specifica che il limite reddituale per beneficiare dell'esenzione dal contributo è quello determinato dall'articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 (Testo unico in materia di spese di giustizia), la cosiddetta normativa sul gratuito patrocinio che fa riferimento non al reddito individuale ma a quello familiare: pertanto l'esenzione riguarderà le sole persone fisiche il cui reddito imponibile, ai fini irpef, risultante dall'ultima dichiarazione, sia inferiore a 3 volte l'importo di euro 10.628,16;
   se così fosse, significa che i lavoratori dovranno produrre non il cud personale ma quello familiare ed è di tutta evidenza che molti saranno costretti a pagare il contributo stesso, in quanto il reddito familiare sarà superiore a tre volte l'importo di euro 10.628,16 così come previsto dall'articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002;
   l'articolo 9, comma 1-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 30 maggio 2002 prevedendo per i procedimenti di previdenza e assistenza obbligatorie e per quelli relativi a rapporti individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego, una soglia di esenzione pari a 3 volte l'importo previsto dall'articolo 76 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica ad avviso degli interroganti legittima un'irragionevole distinzione tra giudizi di merito e giudizio di legittimità, conferendo al giudizio per Cassazione il preciso carattere di «processo per ricchi»;
   nell'ipotesi di contestazione giudiziale di un licenziamento, in primo e secondo grado opera l'esenzione, quindi il lavoratore che non superi il reddito (familiare) di 31.884,48 euro non dovrebbe pagare il contributo, mentre lo stesso lavoratore dovrebbe pagare 900 se dovesse proporre ricorso per Cassazione;
   in materia di decreti ingiuntivi e di relative opposizioni emessi per crediti derivanti da rapporti di lavoro (privati o pubblici) la circolare suddetta afferma che il contributo unificato è applicato secondo le disposizioni dell'articolo 13, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 30 maggio 2002 escludendo quindi la possibilità di una doppia riduzione e di fatto rendendo ancora più oneroso il contributo unificato nelle cause di lavoro –:
   se non ritenga che, anche alla luce dell'interpretazione e dei chiarimenti forniti dalla circolare ministeriale citata, le differenze relative ai limiti reddituali indicati per accedere all'esenzione per le cause relative alle controversie di previdenza ed assistenza obbligatorie, nonché per quelle individuali di lavoro o concernenti rapporti di lavoro di pubblico impiego, comporteranno una sostanziale, e sicuramente eccessiva distinzione tra cause di legittimità e cause di merito; se non ritenga eccessivamente oneroso per il lavoratore il risultato finale derivante dalla necessaria produzione del cud familiare, invece che di quello individuale, ai fini della suddetta esenzione, e quali iniziative, eventualmente, intenda adottare nell'ambito delle proprie competenze.
(4-19298)


   DE GIROLAMO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nella Gazzetta Ufficiale, 4a serie speciale «Concorsi ed Esami», n. 22 del 18 marzo 2003, è stato pubblicato il concorso pubblico per la copertura di 271 (elevato a 327) posti di allievo vice-ispettori del Corpo di polizia penitenziaria;
   a seguito dei test preselettivi, sono pervenuti al giudice amministrativo competente alcuni ricorsi;
   il contenzioso si è protratto per diversi anni fino all'anno 2007 quando il CdS ha disposto che le procedure di selezione dovevano essere nuovamente predisposte;
   nel 2008 l'amministrazione penitenziaria ha dato quindi avvio «ex novo» al concorso in oggetto nominando una nuova commissione esaminatrice, sostituita però nell'agosto 2011 dall'amministrazione, con un'altra commissione, al fine di operare per l'espletamento dell'ultima prova di selezione, quella orale;
   a seguito della nomina di una nuova commissione, un sindacato di categoria, ha sostenuto che la nuova commissione era stata illegittimamente nominata;
   l'Amministrazione rispondeva in forma scritta con comunicato datato 20 dicembre 2011, che la composizione della commissione in oggetto era da ritenersi del tutto legittima, dava quindi avvio alle selezioni della prova orale il giorno 8 novembre 2011 e le stesse terminavano il giorno 19 giugno 2012;
   al termine dell’iter concorsuale, alcuni concorrenti non idonei alla prova orale, hanno deciso di impugnare il provvedimento di nomina della commissione, sollevando gli stessi dubbi di legittimità anticipati dal sindacato di categoria nei vari comunicati indirizzati al Dap, chiedendone la sospensiva innanzi al Tar Lazio;
   il Tar ha concesso la sospensiva del provvedimento impugnato;
   l'amministrazione a sua volta ha deciso di presentare appello al Cds avverso tale sospensiva del Tar, ma il Cds il 28 agosto 2012 ha respinto l'appello del Dap;
   allo stato appare altissimo il rischio che l'Amministrazione possa soccombere anche nel giudizio di merito (in programma il 10 gennaio 2013), vedendosi invalidare l'intera procedura orale, dovendo procedere alla ripetizione delle prove con altra commissione, con conseguente ulteriore esborso economico che andrebbe a gravare sulle già depauperate casse del Dap;
   da quanto si apprende l'intera procedura sia costata finora oltre tre milioni e mezzo di euro e sarebbe quanto meno inopportuno rischiare di dover procedere alla ripetizione delle prove orali, dovendo nominare una nuova commissione con ulteriori esborsi economici –:
   se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e come intenda l'amministrazione tutelare la posizione dei 327 incolpevoli idonei;
   per quale motivo non sia stata pubblicata la graduatoria dato che le prove d'esame sono terminate il 19 giugno 2012;
   perché prima di agire, non sia stato chiesto un parere consultivo al Cds o all'Avvocatura dello Stato in merito alla nomina della commissione;
   per quale motivo si sia deciso di agire accettando il rischio di nuovi contenziosi, laddove era necessaria agire con estrema cautela e professionalità, trattandosi di un concorso che si protrae da dieci anni. (4-19320)


   SARDELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   in territorio giudiziario di Lucera (Foggia), nell'ambito di un procedimento penale che ha visto coinvolto, assieme ad altri 17 indagati, 4 (quattro) militari appartenenti all'Arma dei Carabinieri (Aidone Giovanni, Sillitti Giuseppe, Falco Michele e Glori Luigi, notissimi e pluri-deocrati tutori dell'Ordine), la procura della Repubblica di Lucera (in persona del procuratore capo dottor Domenico Seccia e del sostituto procuratore dottor Alessio Marangelli), chiedeva ed otteneva dal giudice per le indagini preliminari in sede (dottor Severino Antonucci), la massima misura cautelare personale (custodia carceraria presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, addirittura con isolamento), fondando tale richiesta esclusivamente sopra un numero rilevantissimo di intercettazioni telefoniche ed ambientali che hanno impegnato imponenti risorse di spese pubbliche, di tempo e di uomini;
   il tribunale della libertà di Bari ha totalmente annullato, dopo circa un mese di sofferta detenzione, la misura della custodia cautelare in carcere per i predetti militari in virtù della totale insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza teorizzati dalla procura di Lucera con l'avallo del magistrato dell'ufficio del giudice per le indagini preliminari. E difatti, in uno dei passaggi più significativi del provvedimento del tribunale della libertà di Bari si legge testualmente quanto segue: «... il presupposto ravvisato dal g.i.p. per l'attribuzione del fatto a titolo omissivo agli indagati è indimostrato... né il g.i.p. e né il p.m. evidenziano elementi fattuali denotanti la conoscenza da parte degli indagati dell'esistenza di estorsioni... il compendio indiziario posto a fondamento della ordinanza custodiale non appare idoneo a fondare l'applicazione della misura custodiale applicata...»;
   e quanto al reale significato da attribuire al monumentale – e quanto mai inutile – materiale intercettativo dispendiosamente raccolto dalla procura della Repubblica di Lucera, il tribunale della libertà acutamente osserva: «... Si tratta di conversazioni non contenenti la rappresentazione di fatti circostanziati quanto piuttosto giudizi personali che non trovano agganci fattuali sufficienti a conferire alle stesse valenza indiziaria rispetto alle ipotizzate condotte partecipative dei singoli, in quanto non direttamente riferibili ad alcuno dei militari coinvolti nell'indagine... ben altre spiegazioni, rispetto a quelle ipotizzate dall'organo inquirente sembrano prospettabili... Il materiale captativo non permette di individuare nelle condotte dei militari indagati gli elementi richiesti dalla giurisprudenza per la configurabilità della contestata partecipazione al sodalizio di cui al capo q) (associazione per delinquere)», fino a stigmatizzare apertamente di marchiana superficialità il lavoro degli inquirenti lucerini con una elencazione negativa che ne evidenzia, ancor più, sia la estrema superficialità d'indagine e sia la evidente noncuranza, se non addirittura il più palese disprezzo, per il bene supremo della libertà personale di ogni singolo uomo. Sul punto, infatti, il tribunale della libertà di Bari osservava: «... Non può non considerarsi, poi, che a fronte delle incerte risultanze investigative di cui si è detto: a) non constino rapporti telefonici tra i militari e gli altri associati; b) non constino frequentazioni tra i militari e gli altri associati; c) non constino rapporti di affari e commerciali tra i carabinieri indagati ed altri sodali; d) non risultino conversazioni dirette fra i militari in cui costoro, nonostante ignorassero di essere intercettati, riferiscano di rapporti diretti o di incontri personali “compromettenti” con altro sodali; e) non risultino intercettazioni telefoniche o ambientali in cui i sodali facciano circostanziati riferimenti ai militari e ad attività d'indagine da questi omesse, ritardate, sviate; f) non siano contestati ai militari indagati... reati-fine né condotte favoreggiatrici rispetto alla loro commissione»;
   ben si comprende come il danno prodotto agli indagati, ed ai loro nuclei familiari, è assai difficilmente emendabile nel tempo a causa della preventiva campagna di discredito (in tv, su giornali e periodici on line) che si è accompagnata alle misure di restrizione della libertà personale dei militari in questione –:
   se il Ministro interrogato voglia intraprendere una sollecita ispezione presso la procura della Repubblica del tribunale di Lucera, ai fini dell'esercizio dei poteri di competenza;
   quale sia il numero delle richieste di misura cautelare personale (custodia carceraria preventiva, arresti domiciliari, et similia) provenienti dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Lucera rispetto alla media delle analoghe richieste nel resto del Paese. (4-19328)


   BARBATO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   alla Procura di Bari, il pubblico ministero Desirèe Digeronimo che ha indagato sull'ex assessore alla sanità della regione Puglia Alberto Tedesco si apprende che sarebbe isolata dai suoi stessi colleghi;
   il procuratore di Lecce Motta e l'aggiunto De Donno contestano al pubblico ministero Giuseppe Scelsi l'abuso d'ufficio: avrebbe intercettato Paola D'Aprile proprio per «incastrare» la Digeronimo;
   il pubblico ministero de Geronimo ha detto: riferendosi all'estate 2009, che, quando iniziò un «bombardamento mediatico» anche nei suoi confronti: «Infuriava una campagna di stampa sulla vicenda Tarantini che mi preoccupò non poco per il clima di sovraesposizione, e ritenni pertanto opportuno (...) avvertire il procuratore delle intercettazioni tra il Tedesco e il fratello di Pino Scelsi, poiché emergeva dalla mia indagine un conflitto acceso tra i Tarantini e Tedesco, e che il dottor Michele Scelsi, fratello del collega, si lamentava con Tedesco di alcune scelte in materia sanitaria effettuate dalla Cosentino, all'epoca direttore generale dell'Asl Bari, indagata dal collega e da me unitamente al Tedesco»;
   «Dall'estate del 2009 e sino a quando ho iniziato a collaborare con i colleghi Bretone e Quercia (...) sono stata completamente isolata dagli altri colleghi e pertanto, non ho avuto più rapporti con loro, come ad esempio con Scelsi, la Pirrelli, la Iodice, persone con le quali maggiormente mi confrontavo in merito a questioni lavorative, perché eravamo amici, anche per la comunanza correntizia (“Magistratura democratica” – n.d.r.). A un certo punto ho capito che l'indagine sull'assessorato alla Sanità, che coinvolgeva il Tedesco, esponente del centrosinistra, verosimilmente aveva inciso sui miei rapporti con loro. Ho chiesto formalmente, anche a seguito di ciò, la cancellazione dalla mia corrente» (http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it);
   Digeronimo ricorda l'episodio in cui la collega Iodice le negò l'accesso ad alcune intercettazioni «con allegato il parere dei due procuratori aggiunti Drago e Di Napoli». «Molto spesso apprendevo dalla stampa dell'esistenza di elementi utili per le indagini in corso su Tedesco». E poi le intercettazioni della D'Aprile. Dopo una cena con la Gdf, Laudati «mi fece ascoltare la registrazione di una conversazione tra me e la D'Aprile e mi chiese di chiarire alcune circostanze rilevabili dal colloquio»;
   «Nella stessa circostanza in cui Laudati mi fece ascoltare la conversazione di cui sopra, mi disse, sempre informalmente, che Scelsi aveva diffuso in ufficio pettegolezzi sul mio conto dicendo che io e Marzano lo avevamo pressato per archiviare il procedimento a carico della Cosentino (...). Inoltre, gli evidenziai che la Cosentino era ancora indagata nel mio procedimento». Poi, dice la Digeronimo, ne parlò con Scelsi: «Gli dissi come mai gli era venuto in mente di mettere in giro voci del genere sul mio conto, prive del tutto di fondamento. Lui ha farfugliato che “si era dovuto difendere perché, dopo l'arrivo di Laudati, gli erano stati contestati errori nelle indagini”» (http://www. lagazzettadelmezzogiorno.it);
   i fatti esposti sono ad avviso dell'interrogante gravissimi minando la libertà e l'autonomia di un magistrato nell'ambito delle inchieste giudiziarie portate avanti –:
   se il Ministro intenda assumere iniziative ispettive presso la procura di Bari in relazione ai fatti descritti in premessa. (4-19346)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI VIZIA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   a seguito del crollo del Ponte di Serricciolo sulla strada statale 63 del Cerreto, dovuto agli eventi alluvionali del 11 novembre 2012, è stato interrotto il collegamento fra i territori di Fivizzano, Casola, Garfagnana, Reggio Emilia e lo snodo autostradale di Aulla;
   questa situazione sta creando disagi per gli automobilisti e pesanti ripercussioni economiche per le attività produttive, turistiche, commerciali e industriali della zona, fra cui la stazione sciistica di Cerreto Laghi, le cartiere di Gassano e Monzone, le cave di marmo e le Terme di Equi, le imprese agricole e artigianali;
   la scarsità e la fragilità delle infrastrutture sono un problema serio a cui bisogna porre rimedio: è quindi necessario realizzare una direttrice alternativa all'unica e attuale arteria principale – la statale del Cerreto – che vede Aulla come imbuto di tutta la viabilità ordinaria sia per il transito pesante che per quello automobilistico. Le infrastrutture costano ma sono fondamentali oggi alla sopravvivenza e domani al rilancio del territorio dal punto di vista economico;
   tra gli interventi strategici di preminente interesse nazionale (legge Obiettivo n. 443 del 21 dicembre 2001) è inserito il sistema di attraversamento Nord-Sud dei valichi appenninici comprensivo dell'ammodernamento della strada statale n. 63 del Cerreto;
   nella deliberazione 21 settembre 2009, n. 826 – Atto aggiuntivo alla Intesa generale quadro tra Governo e regione Toscana, si afferma l'importanza del potenziamento dei collegamenti tra Garfagnana e Lunigiana e la costa Tirrenica –:
   se il Ministro non reputi opportuno mettere in atto ogni azione necessaria, anche attraverso la convocazione di un tavolo di concertazione fra l'Anas e la regione Toscana per la realizzazione dell'infrastruttura stradale Fivizzano – Mare. (4-19284)


   CODURELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   in data 3 novembre 2011 l'onorevole Vico e l'interrogante presentavano un atto di sindacato ispettivo n. 4/13804, ad oggi senza risposta, con il quale si chiedeva al Ministro competente di chiarire alcuni aspetti tecnici riguardanti la ditta Beco, di Lecco, uno dei maggiori produttori di bulloneria e accessori zincali a caldo per impianti di elettrificazione e tutt'oggi una delle poche aziende in grado di offrire un prodotto finito, il cui ciclo è interamente eseguito all'interno dell'azienda, garantendo quindi un elevato controllo dell'intero processo;
   poiché l'azienda è sempre stata in grado di fornire un'ampia gamma di prodotti, dalla tipica bulloneria definita dalle tabelle unificate ISO (DIN e UNI), ai prodotti speciali su specifiche indicazioni del cliente, riuscendo in questo modo a coprire l'intera richiesta e dal momento che i prodotti sono confezionati in kit come da specifiche del cliente, corredati di packing list per facilitarne la rintracciabilità e il montaggio, imballati in contenitori resistenti anche per lunghi periodi in cantiere, ha destato molte perplessità il fatto che da un po’ di tempo sui tralicci di una recente linea è stata rilevata bulloneria che riporta il marchio «A», identificativo del prodotto della ditta in essere e bulloneria con marchio «I» assolutamente sconosciuto (come prodotto europeo);
   non si conosce la situazione riguardante le altre linee, tuttavia si potrebbe essere in grado di quantificare le tonnellate fornite per confrontarle con le quantità richieste dagli appalti;
   la produzione della Beco riporta da moltissimi anni esclusivamente i marchi «A» e «S» e, solo recentemente, il marchio depositato «BBL», mentre il marchio «I» non è mai stato utilizzato su alcun prodotto. Inoltre, per Beco srl i marchi «A» ed «S» identificano da sempre prodotti ENEL/TERNA, essendo subentrata, per la produzione di bulloneria, alle società SAE ed ABB;
   le certificazioni fornite dalla ditta Beco, con riguardo alla bulloneria utilizzata per il montaggio dei tralicci Enel-Terna, hanno sempre riguardato, e riguardano, esclusivamente la bulloneria recante i sopracitati marchi;
   per questo motivo la Beco si dichiara del tutto estranea alla produzione della bulloneria marcata «I» od altri marchi non suoi, e si ritiene esente, anche per il futuro, da ogni eventuale responsabilità al riguardo (tralicci dove compagno altri marchi). Inoltre, vista la gravi crisi economica che si ripercuote ancor di più sulle piccole e medie imprese, (ritardati pagamenti, difficoltà nell'accesso al credito, concorrenza sleale, e altro) chiarire con urgenza questa situazione è quanto mai doveroso al fine di non lasciare alcuna ombra ma soprattutto di salvaguardare la produttività di un'azienda sana e numerosi posti di lavoro –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa ed, in particolare, se al servizio tecnico centrale del Consiglio superiore dei lavori pubblici risulti che la bulloneria della ditta Beco srl è marchiata esclusivamente con le lettere «A» ed «S» e col marchio BBL;
   se risulti chi faccia uso del marchio «I», non utilizzato dalla Beco srl;
   se i direttori dei lavori abbiano verificato la sussistenza di forniture con bulloni marchiati «I» facendo le opportune segnalazioni. (4-19289)


   CODURELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   l'asse viario Bergamo-Lecco (variante ex strada statale 639) è un'opera strategica che si configura come variante all'itinerario della strada provinciale ex strada statale 639 e della strada provinciale ex strada statale 342 in attraversamento dell'abitato di Cisano Berg. per un'estesa complessiva di 3.430 metri ed è finalizzato alla sottrazione della quota di traffico che interessa il centro urbano;
   l'opera s'inserisce nel programma di riqualificazione degli itinerari di attraversamento est-ovest della Lombardia e in particolare tra gli interventi di adeguamento e potenziamento della ex strada statale 639 «dei laghi di Pusiano e di Garlate», di collegamento tra Lecco e Bergamo. Il tracciato si sviluppa da nord a sud nei territori dei comuni di Lecco, Vercurago e Calolziocorte e ha un'estensione di circa 4,6 chilometri dei quali 3,4 chilometri in galleria. Il progetto complessivo dell'opera, suddiviso in due lotti funzionali denominati «San Gerolamo» e «Lavello», prevede la realizzazione di: tre tratti di strada a cielo aperto; due gallerie, denominate «San Gerolamo» (lunga circa 2,4 chilometri e che costituisce la variante di Vercurago) e «Lavello» (di circa 1 chilometro e che costituisce parte della variante di Calolziocorte), con i relativi impianti di ventilazione e di illuminazione e le opere connesse; una breve galleria di sicurezza che connette l'asta principale alla superficie, nel comune di Vercurago; quattro rotatorie. Il progetto definitivo del lotto funzionale «San Gerolamo», da Chiuso di Lecco a via dei Sassi in Calolziocorte, riguarda un tratto di 2,7 chilometri circa, di cui 2,4 chilometri in galleria (sotto i centri abitati di Vercurago e Calolziocorte e sotto la falda del lago), galleria che sarà realizzata ad unico fornice e con carreggiata a doppio senso di marcia;
   il costo totale del progetto è di 53,05 milioni di euro di cui 25,82 milioni di euro stanziati dalla legge n. 443 del 2001 (Governo Prodi);
   in sede Cipe sono stati approvati sia il progetto preliminare che quello definitivo ed il cronoprogramma dell'opera prevede: gara prevista nel secondo semestre 2012; contratto previsto nel primo semestre 2013; inizio lavori nel secondo semestre 2013; fine lavori prevista nel secondo semestre 2015;
   opera confermata dal CIPE in data 6 dicembre 2011 è intitolata «Corridoio comunitario strategico»; l'importo dell'intervento è di 53,05 milioni di euro; il progetto ha ottenuto i pareri degli enti interessati e può essere trasmesso al CIPE appena disponibile l'ulteriore finanziamento di 27,23 milioni di euro, così come confermato dalla scheda della struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
   si è appreso da notizie di stampa che il Governo Monti ha tolto ai lecchesi i soldi della Lecco-Bergamo, bloccando la Galleria Vercurago-Calolzio, approvata dal Cipe e già appaltata –:
   se trovi riscontro la notizia di cui in premessa e quale sia il reale stato delle risorse previste per il completamento dell'opera suddetta a partire dai 27,23 milioni di euro sopra citati. (4-19292)


   TOCCAFONDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   si apprende da notizie di stampa che nel periodo compreso fra la primavera e l'estate del 2008 due nuclei familiari residenti in via P. Fanfani a Firenze, area prospiciente il cantiere dell'alta velocità, nella zona del Sodo, hanno conseguito numerosi danni alle loro abitazioni a seguito delle prime opere di scavo TAV che hanno comportato il prosciugamento della falda acquifera con il conseguente cedimento del terreno sottostante l'immobile;
   quando sono iniziati i lavori nel 2008 a causa dell'aumento delle vibrazioni sarebbero apparse per la prima volta delle piccole crepe all'interno degli appartamenti che, dall'inizio 2009, si sarebbero trasformate in delle vere e proprie fessure;
   in seguito a questi eventi i componenti dei due nuclei familiari hanno ritenuto opportuno prendere contatti con la sede fiorentina di Ferrovie dello Stato s.p.a. al fine di segnalare l'accaduto;
   a seguito di tale segnalazione la società ferroviaria predisponeva il sopralluogo di una equipe di tecnici e, nel successivo mese di aprile sono stati redatti i testimoniali di Stato numeri 1 e 2 a mezzo dei quali, il tecnico incaricato descriveva lo stato dei luoghi alla data del 14 aprile 2009;
   questi testimoniali sono stati predisposti solo a causa delle rimostranze dei due nuclei familiari dato che non erano stati pianificati al momento dell'inizio dei lavori. Una volta redatti però, i testimoniali, non furono sottoscritti perché ai cittadini non venne consentito di verbalizzare il fatto che i lavori, che avevano causato i danni alle loro abitazioni, erano iniziati nei primi mesi del 2008;
   dal momento del sopralluogo sopra descritto la situazione è ulteriormente peggiorata; sono comparse infatti nuove crepe e quelle esistenti si sono notevolmente allargate tanto da determinare, in alcuni casi, il distacco dell'intonaco. Dal giugno del 2009 è iniziata un'attività di monitoraggio prima mensile poi settimanale sia delle crepe che della faglia acquifera. Questo monitoraggio è tuttora in corso ma, invece che essere eseguito come dovrebbe, dall'Osservatorio ambientale nodo AV Firenze viene effettuato da una società privata su committenza di Rete ferroviaria italiana;
   anche per quanto riguarda le vibrazioni percepite all'interno dell'immobile ci sono da segnalare alcune anomalie dato che l'indagine in merito, che avrebbe dovuto essere svolta dall'ARPAT quale agenzia a ciò preposta dall'Osservatorio ambientale, è stata invece eseguita da alcuni tecnici incaricati dall'ente ferroviario. Inoltre i relativi risultati, che avrebbero dovuto essere messi a disposizione dei diretti interessati, non sono stati ancora resi pubblici nonostante le reiterate richieste in tal senso;
   nel mese di novembre del 2010 i due nuclei familiari hanno commissionato una perizia tecnica a un geologo e a un'ingegnere, dalla quale è emerso che le fessure nei muri e nei solai che si sono manifestate nelle loro abitazioni, e che sono tuttora in corso di evoluzione, sono una diretta conseguenza delle opere di scavo eseguite all'interno della sede ferroviaria prospiciente l'immobile danneggiato che si trova a valle dell'opera di scavalco secondo il flusso di falda. Sempre secondo la perizia quanto accaduto, inoltre, non era solo prevedibile ma addirittura previsto e accettato come verificabile;
   nell'esprimere giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto per la realizzazione del dispositivo infrastrutturale dello scavalco ferroviario preposto dal Italferr. s.p.a. (V.I.A. – valutazione di impatto ambientale) il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare tramite decreto n. 649 del 23 giugno 2005 subordinò l'attuazione del progetto alla «elaborazione di un modello di simulazione degli effetti mitigativi indotti dalla soluzione progettuale nei confronti della circolazione delle acque sotterranee». Al fine di «garantire la continuità della circolazione idrica sotterranea in fase di realizzazione ed a opera ultimata (...) devono essere effettuati specifici monitoraggi». Qualora, dai suddetti monitoraggi, fosse emersa una alterazione dei flussi di falda, gli esecutori del progetto avrebbero dovuto individuare «specifiche misure di mitigazione da sottoporre all'approvazione degli organismi competenti e dell'osservatorio ambientale». Non solo, sempre secondo le prescrizioni imposte dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, preventivamente all'inizio di quei lavori che avessero potuto interferire con il regolare flusso delle acque sotterranee, il proponente (Italferr s.p.a.) avrebbe dovuto predisporre «il rilievo delle condizioni statico/strutturali degli edifici che si trovano a monte ed a valle dell'opera nel senso del flusso di falda»;
   come indicato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (decreto n. 649 del 23 giugno 2005), tali monitoraggi sarebbero dovuti iniziare ben prima dell'inizio dei lavori e durante gli stessi ad opera dell'osservatorio ambientale;
   questi rilievi, come precedentemente descritto in riferimento agli immobili dei due nuclei familiari, si sono verificati solo successivamente l'inizio dei lavori e su richiesta dei cittadini che avevano subito i danneggiamenti;
   i monitoraggi, così come il testimoniale di stato, sono stati effettuati solo su richiesta dei due nuclei familiari;
   in occasione del primo sopralluogo, era presente il segretario dell'assessore fiorentino Massimo Mattei e la dottoressa Tanini, geologo del comune, la cui relazione, non è mai stata consegnata ai diretti interessati;
   a distanza di quattro anni niente è stato ancora fatto per riparare quanto subito dai due nuclei familiari –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto descritto in premessa e quali iniziative intenda assumere per far luce su questa vicenda. (4-19302)


   CONTENTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   da anni in Friuli Venezia Giulia si discute del progetto di prolungare la carreggiata a largo scorrimento Cimpello-Sequals fino alla cittadina carnica di Gemona (Udine) tanto che nel tempo si è addirittura proposta la sua trasformazione in un'autostrada con uno o più caselli a pedaggio per compensare eventuali finanziamenti di privati;
   al momento, però, ogni intervento risulta sospeso a causa della carenza di fondi, pur essendo unanimemente riconosciuta l'importanza strategica dell'arteria per lo sviluppo industriale della regione –:
   se ritenga fattibile un piano di investimenti, magari mediante l'istituto del project financing e la compartecipazione di più amministrazioni, nonché della stessa Unione Europea, che consenta un rapido e funzionale prolungamento della superstrada Cimpello-Sequals fino a Gemona. (4-19304)


   MONTAGNOLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   organi di stampa locali veneti riportavano la notizia, negli scorsi mesi, secondo cui a causa del perdurare di tagli e delle perduranti incertezze sui fondi storici di finanziamento nazionali, la situazione del trasporto pubblico ferroviario del Veneto sta assumendo livelli di estrema criticità;
   il monitoraggio sulle risorse a bilancio nel decennio 2000-2010 per il settore, infatti, denota come nella ripartizione nazionale delle risorse il Veneto è stato storicamente penalizzato perché ha ricevuto in dote il 7,33 per cento dei trasferimenti nazionali (in quota assoluta 86,6 milioni di euro, rimasti pressoché immutati negli anni), pari a 5,93 euro per chilometro, a fronte di una media nazionale di 8,12 euro, mentre Lombardia e Piemonte ricevono trasferimenti chilometrici nell'ordine, rispettivamente di 8,54 e 8,19 euro;
   il Veneto avrebbe quindi ottenuto 21 euro per abitante, circa il 40 per cento in meno della media nazionale, mentre i trasferimenti per la Lombardia ammontano a 35 euro per abitante, per il Piemonte a 43, per l'Emilia Romagna a 27 –:
   se non ritenga opportuno, in ragione della gravità della situazione e del livello del servizio offerto all'utenza, assumere iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di sostenere e finanziare maggiormente il servizio del trasporto ferroviario veneto. (4-19312)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   DI VIZIA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   alcune organizzazioni sindacali della Polizia di Stato lamentano anche con propri comunicati l'inadeguatezza delle uniformi con le quali il personale delle questure è inviato ad effettuare servizi anche rischiosi di ordine pubblico;
   a dispetto della complessità dei compiti affidati e della possibilità di dover sostenere scontri, il personale in servizio d'ordine pubblico è chiamato ad intervenire avendo come unica protezione il casco ed indossando abiti poco pratici, comprensivi anche di giacca, camicia e cravatta, che limitano l'agilità dei movimenti;
   parrebbe che la scelta derivi dalla volontà di trasmettere all'opinione pubblica un'immagine più rassicurante delle Forze dell'ordine;
   a fronte del beneficio d'immagine, peraltro difficilmente quantificabile, l'opzione operata in materia di uniformi indossate in servizio d'ordine pubblico implica di sicuro maggiori rischi personali per gli agenti;
   alcune organizzazioni sindacali della Polizia di Stato si accingono a considerare la possibilità di fornire assistenza legale ai propri iscritti che intendano adire le vie legali contro le autorità di pubblica sicurezza per chiedere il risarcimento dei danni patiti anche a causa dell'inidoneo abbigliamento indossato durante l'espletamento dei servizi d'ordine pubblico –:
   quali siano le ragioni che impediscano di far indossare al personale delle questure in servizio d'ordine pubblico abiti più adatti a permettere in condizioni di minore rischio l'espletamento dei propri compiti. (4-19281)


   DI VIZIA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   alcune organizzazioni sindacali della polizia di Stato, a quanto risulta all'interrogante, hanno manifestato dubbi in merito alle operazioni di assegnazione degli alloggi destinati agli operatori delle forze dell'ordine nella provincia de La Spezia, chiedendo un tempestivo accertamento dei titoli in base ai quali alcuni richiedenti sono stati privilegiati rispetto ad altri;  
   rispondendo il 13 dicembre 2012 a tali sollecitazioni, l'ufficio di gabinetto della questura de La Spezia ha precisato come gli alloggi assegnati al personale della polizia di Stato in base alle disposizioni della legge n. 52 del 1976 fossero cinque, quattro dei quali a dipendenti non più in servizio;
   l'ufficio di gabinetto della questura de La Spezia ha altresì aggiunto di aver rappresentato la situazione al competente ufficio territoriale del Governo;
   la circostanza lascia intendere che sussiste un problema di sine titulo anche nell'area delle forze dell'ordine –:
   quali iniziative il Governo ritenga opportuno assumere per assicurare che gli alloggi destinati agli operatori delle forze dell'ordine siano assegnati privilegiando chi è effettivamente in servizio. (4-19313)


   GRANATA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   da parte del questore e del dirigente della squadra mobile di Palermo, sarebbe stato disposto il trasferimento di agenti di una squadra della «catturandi» in altri reparti, cosa che potrebbe compromettere il funzionamento della cosiddetta «macchina perfetta», secondo la definizione dell'attuale vice-capo della polizia Alessandro Marangoni;
   la squadra «catturandi» di Palermo si è resa protagonista della cattura di Provenzano, dei Lo Piccolo, di Pulizzi, Adamo, Nicchi, Raccuglia, fino all'ultimo recente arresto in Venezuela di Bonomolo;
   la ragione, per ora informale, dello smantellamento, già iniziato senza alcuna comunicazione ufficiale da parte della questura, sarebbe che dato che tutti i grandi boss sono stati catturati le risorse potrebbero essere indirizzate altrove, dove c’è maggior bisogno;
   è una decisione ritenuta dall'interrogante priva di valore strategico, se si tiene conto che la cattura del «Gotha» di «Cosa nostra» è stata possibile perché è la squadra nel suo complesso a funzionare;
   trasferire anche un solo componente della squadra e collocarlo in un'altra sezione significa privarlo del suo valore aggiunto, della sua specificità, e disperdere un patrimonio di professionalità;
   le reazioni e le manifestazioni di solidarietà sono numerose, non c’è associazione antimafia che non abbia lanciato il suo grido d'allerta;
   è di tutta evidenza che non si tratta solo di un problema di dislocamento di risorse, ma di mettere in pericolo il funzionamento di uno strumento di contrasto d'eccellenza e al tempo stesso un riferimento simbolico, patrimonio di tutti i cittadini –:
   se il Ministro interrogato intenda intervenire, per quanto di sua competenza, al fine di evitare che il trasferimento di appartenenti alla squadra «catturandi» di Palermo possa pregiudicare il funzionamenti di un reparto della polizia che si è reso indispensabile per la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata. (4-19319)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   militari della guardia di finanza della compagnia di Nola, hanno individuato in un deposito di Saviano (Napoli) dove venivano confezionati, dei fitofarmaci nocivi, preparati utilizzando sostanze vietate dalla Unione europea, ritenute tossiche, inquinanti, e rischiose per la salute umana;
   nella fattispecie sostanze medicinali usate per le coltivazioni e molto nocive per la salute umana;
   oltre 12 mila litri di fitofarmaci nocivi e contraffatti, pronti per essere commercializzati, sono stati scoperti e sequestrati;
   è stato denunciato il proprietario del deposito, un 37enne del posto, per commercio di sostanze nocive. Contraffatto anche il nastro adesivo con la scritta «Bayer»;
   in totale le fiamme gialle hanno sequestrato oltre 12 mila e 300 litri di diserbante pronti per essere immessi sul mercato con nomi di prodotti molto richiesti in passato, ma vietati perché nocivi, e ritirati dal commercio dal Ministero della salute (http://corrieredelmezzogiomo.corriere.it);
   i fatti esposti sono ad avviso dell'interrogante gravissimi e tali da richiedere un'ispezione a largo raggio nei depositi dove tradizionalmente si preparano e confezionano fitofarmaci e diserbanti al fine di prevenire e reprimere le azioni delittuose da parte di persone senza scrupoli –:
   se si intendano assumere iniziative per monitorare a largo raggio questo fenomeno. (4-19331)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   Letizia Teglia, non vedente, è scomparsa da Rivoli, in provincia di Torino il 30 agosto 1995;
   di lei si è occupato anche il programma Chi l'ha Visto, l'ultima volta nella puntata del 19 dicembre 2012;
   Letizia lavorava come centralinista al tribunale dei minori di Torino;
   si era anche innamorata, il primo è Emanuele, conosciuto al corso di centralinista. I due hanno una relazione di tre anni, c’è anche un'interruzione di gravidanza voluta da entrambe le famiglie, poi Emanuele la lascia. Letizia soffre molto, ma si rimbocca le maniche e continua la sua vita finché incontra Daniele, anche lui non vedente, ma che, a differenza di lei, non è autonomo;
   i due stanno insieme;
   il 30 agosto 2005 da Rivoli dove si era recata in ospedale per una visita, sparisce nel nulla;
   da testimonianze dell'epoca si viene a conoscere il motivo della visita e perché Letizia abbia avvisato i genitori che sarebbe andata da sola: temeva di essere incinta. La dottoressa che la visitò confermò allora che la ragazza non era in dolce attesa: lei, contenta e soddisfatta, uscì dall'ospedale alle 18 di quel giorno. L'ultimo ad averla vista è un vicino di casa che dice di averla notata, da sola, alle 18,30 alla fermata di un bus a Torino: i tempi non coincidono perché Letizia non sarebbe riuscita ad arrivare lì in mezz'ora o forse vi è giunta mediante un passaggio, da parte di chi non è dato di sapere almeno per il momento;
   inizialmente alla madre prospettano l'idea di una «fuitina» d'amore;
   le indagini successive cercano di chiarire il mistero della scomparsa di Letizia;
   la famiglia sa che non si sarebbe mai allontanata da sola e senza avvisare; iniziano a sorgere i primi dubbi;
   in particolare è la figura di Daniele a non essere chiara: dice di essere stato alla stazione dei treni con un amico per comprare dei biglietti nelle ore in cui Letizia spariva, cerca di minimizzare il loro rapporto, dice di non sentirla dal 21 agosto, ma si dimentica di una telefonata più recente durata 20 minuti. Dice di non sapere perché Letizia chiese quella visita, ma poi ammette di aver saputo dei ritardi del ciclo della ragazza;
   nel 2007 (due anni dopo la scomparsa) nel corso di una perquisizione avvenuta presso la casa della famiglia vengono alla luce alcuni nastri che la ragazza, all'epoca 24enne, aveva registrato pochi giorni prima di sparire;
   Letizia parla di un «sogno» strano nel quale viene aggredita e violentata da due persone. Su uno, ritrovato con gli altri in una perquisizione da casa della madre Angela dopo anni di indagini, c’è scritto «Ascoltalo subito Emanuele». E la voce di Letizia che racconta il sogno, di essere «a letto no... nel mio letto... mi hanno assalita due ragazzi ma io vedevo gli davo calci, sberle. (...) Uno mi ha sollevata per le braccia e l'altro armeggiava con i pantaloni (...) io ti chiamavo e chiedevo aiuto (...) Chiedevo aiuto a delle persone, di chiamare la polizia perché c'era una ragazza violentata e quella ragazza ero io»;
   secondo il fratello non è un semplice sogno, ma un modo che Letizia trovò per raccontare cosa le era successo: una violenza sessuale da parte di due uomini. Negli anni si sono seguite varie piste, tutte rivelatesi false; forse le parole di Letizia nascondono la verità anche perché il fratello ha saputo che un'ex ragazza di Daniele aveva subito la stessa sorte dopo un'aggressione sessuale da parte di due persone;
   «un sogno che ho fatto stanotte: mi hanno assalita due ragazzi, mi vedevo io che mollavo calci, pugni», sono le parole che Letizia ha inciso –:
   se i ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, anche normative, intendano assumere al fine di formare una task force nazionale anche di esperti nei più disparati settori che contribuiscano con la propria esperienza e bagaglio formativo a supportare gli uffici giudiziari, già oberati da un carico enorme di ordinario lavoro, in considerazione dell'aumento del numero degli scomparsi, anche avvalendosi di alte strumentistiche ad oggi presenti sul mercato e personalità di spicco del mondo della criminologia ma anche della tv (per esempio Franca Leosini, che da anni studia e presenta le storie più cruente della cronaca). (4-19343)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   a Portici alcuni commercianti pagherebbero la tangente alla criminalità locale per poter svolgere il proprio lavoro indisturbati;
   si deduce dall'articolo su metropolisweb.it a firma di Antonio Marrone dal titolo: «Lotta al racket a Portici, l'imprenditore-eroe: “C’è ancora chi paga il pizzo”»;
   un commerciante, dopo un mese di ripensamenti, di passi in avanti e di precipitose ritirate, ha tirato fuori la forza per denunciare chi con arroganza, era entrato nel suo negozio per imporre il pizzo;
   questo commerciante è Salvatore Palandro e l'altro ieri era presente alla passeggiata antiracket, organizzata insieme alla Fai di Tano Grasso e Silvana Fucito. Dopo essersi liberato dalle pressioni estorsive, è diventato il presidente dell'associazione che lotta contro il business del pizzo;
   ha dalla sua parte la Chiesa e un manipolo di commercianti che, come lui, hanno fatto la stessa scelta in una terra dove la camorra ha costruito il suo impero economico;
   «Anche perché – denuncia il commerciante – c’è purtroppo chi ancora paga». È più di un sospetto, costruito anche sulle certezze di padre Giorgio Pisano che dopo aver fondato un'associazione antiusura, ha sposato la causa dei commercianti che vivono nell'incubo di dover pagare i clan. «Penso che molti continuano ad essere vittime del racket – afferma Palandro –. E l'iniziativa di questi giorni, serve anche per dire a commercianti che c’è un'associazione e che lo Stato, questa volta è pronto a fare fino in fondo la sua parte»;
   poi ricorda a quando precipitò nel terrore di dover pagare il pizzo. Lui era solo. Si sentiva abbandonato. Temeva che se non avesse pagato, poteva subire ritorsioni che avrebbero potuto colpire anche i suoi affetti più cari. Aveva paura. Si confidò con padre Giorgio. E intanto davanti alla sua attività commerciale si presentarono i carabinieri. «Mi dissero – ricorda l'uomo – che erano a conoscenza che era stato minacciato dal clan. Chiesero la mia collaborazione». In un primo momento l'imprenditore negò di aver subito richieste estorsive. In realtà aveva bisogno di recuperare la fiducia in se stesso e nello Stato che bussava alla sua porta. «Furono giorni terribili – dice il commerciante – vissuti nell'incubo di dover pagare. Non riusciva a darsi pace. Fino a quando rompendo ogni indugio, varcò la soglia della caserma dei carabinieri di Portici, per denunciare l'emissario del clan. Per dire basta. Per dimenticare quei terribili giorni» –:
   quali misure di competenza i Ministri interrogati intendano assumere rispetto ai fatti esposti in premessa a tutela di questi commercianti e per prevenire le azioni delittuose raccontate nel servizio. (4-19345)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   negli ultimi mesi a Napoli si succedono le rapine ai danni dei calciatori della squadra azzurra del Napoli calcio nonché alle loro mogli o compagne;
   l'ultima è stata inferta il 20 dicembre 2012 a Behrami rapinato dell'orologio nel quartiere Chiaia;
   il calciatore ha sporto denuncia sull'accaduto nel commissariato San Ferdinando della città;
   lo svizzero del Napoli era in auto ed è stato avvicinato da due persone armate che gli hanno sottratto il prezioso Hublot;
   i malviventi poi sono fuggiti in direzione del quartiere Fuorigrotta –:
   quali misure i Ministri interrogati intendano assumere sui fatti esposti in premessa anche assumendo iniziative normative per le pene legate a scippi (tipici di Napoli) e rapine, aumentando anche le unità di pubblica sicurezza operanti sul territorio. (4-19347)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   negli ultimi mesi nel centro di Roma in particolare nei quartieri Prati e Trionfale ma anche in Colle degli Abeti si assiste al mattino alla scena di vetri rotti dei finestrini delle auto parcheggiate la sera prima in strada;
   talvolta per racimolare poche monetine lasciate nel cruscotto, altre per prendere di mira il navigatore di guida;
   ad esempio, la testata on line Romatoday ha ricevuto e pubblicato la segnalazione di un lettore che ha denunciato la «carenza di sicurezza e il totale abbandono dei residenti di Colle degli Abeti»;
   il 3 dicembre 2012 la testata ha scritto che: sei autovetture posteggiate davanti alle abitazioni (al civico 10, 12 e 16) sono state trovate con i vetri distrutti. Si presume un atto vandalico in quanto non risultano furti all'interno di esse. Alle ore 8 e 15 intervenivano i carabinieri del comando di Settecamini;
   i fatti esposti ad avviso dell'interrogante sono tanto gravi da richiedere un intervento dei Ministri interrogati –:
   quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere per inasprire le pene legate agli atti vandalici e ai furti di beni rafforzando in ogni caso il controllo del territorio nell'area. (4-19348)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   nell'ultima settimana si sono susseguiti sequestri di diversi fuochi illegali e scoppi a causa degli stessi, in qualche caso con morti e feriti nel salernitano;
   è del 20 dicembre 2012 su ilcorriere.it la notizia che nell'abitazione di una persona sono stati sequestrati numerosi botti illegali destinati alle festività natalizie;
   aveva in casa sei quintali di fuochi d'artificio e, per questo è stato arrestato un 27enne di Pastena (Salerno);
   la scoperta è avvenuta nel corso di una perquisizione;
   la Guardia di finanza ha rinvenuto e sequestrato 90 manufatti artigianali e oltre 11 mila pezzi di materiale pirotecnico illegale. La casa, benché abitata, veniva praticamente utilizzata come deposito di materiali pirotecnici. Il materiale, data la particolare pericolosità, è stato concentrato in una ditta specializzata alla presenza degli artificieri, mentre l'incauto 27enne è stato arrestato per i reati di detenzione abusiva di materiali esplodenti;
   i fatti esposti ad avviso dell'interrogante sono tanto gravi da richiedere un intervento dei Ministri interrogati –:
   quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere per inasprire le pene legate alla detenzione, al possesso e alla diffusione dei botti illegali che mettono a repentaglio la vita di chi li maneggia e di chi li acquista oltre che degli stessi produttori. (4-19349)


   BARBATO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la storia degli Elfi della Sambuca (una piccola parte della comunità) inizia nel 1981. Allora poche coppie decisero di vivere a Pesale, un paese fantasma abbandonato da tempo, a mille metri d'altezza che fu ribattezzato Gran Burrone. Altre piccole città nacquero poi a Case Sarti e in altre località vicine. La comunità si sviluppò negli anni Novanta e non mancarono contrasti con le autorità perché a quei tempi alcuni elfi erano contrari a leggi e normative imposte dall'alto e non volevano mandare i figli a scuola. Poi la comunità si è molto integrata e oggi, come spiegano i sindaci della montagna pistoiesi, sono utili anche come presidio per tutelare l'ambiente e la salute dei boschi. Vivono di pastorizia, agricoltura e non hanno neppure l'acquedotto ma pozzi artesiani che si costruiscono da soli. L'energia elettrica non è più tabù ma la regola è che sia prodotta senza inquinare ed è così arrivata in comunità grazie a pannelli fotovoltaici;
   da più di trent'anni vivono lontani dal progresso, in perfetta simbiosi con la natura e seguono i principi che hanno ispirato le antiche comunità delle montagne: solidarietà, uguaglianza, rispetto del bosco e soprattutto libertà. Sono gli Elfi, una piccola società di poco più di 200 persone italiane e straniere (per lo più nordeuropee) che vivono sulle montagne pistoiesi, nei boschi di Casa Sarti tra San Pellegrino e Sambuca Pistoiese ma anche in altre zone impervie ai confini tra Toscana ed Emilia Romagna. Da due giorni la piccola comunità è stata colpita da un gravissimo lutto: un bambino di sette mesi, Karma-Nur Marchetti (padre italiano, madre tedesca) è morto nella sua culla;
   i carabinieri di San Marcello Pistoiese di Porretta e di Pavana, che hanno fatto i primi accertamenti insieme al medico legale, parlano di una possibile morte per un rigurgito ma solo l'autopsia che sarà eseguita all'ospedale Sant'Orsola di Bologna spiegherà con certezza scientifica i motivi della morte del neonato. Come racconta la Nazione è stata la mamma (che ha altri tre figli) ad accorgersi che il piccolo non respirava più. E il secondo caso di un bambino morto nella comunità. Nel marzo del 2002 a Collina di Sambuca il piccolo di una giovane coppia morì durante il parto. Fu aperta un'inchiesta ma alla fine fu accertato che la partoriente era stata accudita (c'era anche un'ostetrica) e che non ci fu alcuna negligenza, anche se forse in un ospedale qualcosa in più poteva essere fatta (http://www.corriere.it) –:
   di quali notizie disponga il Governo sulla comunità degli Elfi e se intendano assumere iniziative per verificare se sussistano profili rilevanti di ordine pubblico. (4-19354)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   ZAZZERA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la procura della Repubblica ha avviato un'indagine sulla dubbia legittimità delle proroghe degli organi di governo dell'università degli studi di Messina, con ipotesi di reato di abuso di ufficio a carico di ignoti;
   sulla questione il gruppo dell'Italia dei Valori ha presentato diversi atti di sindacato ispettivo (al Senato atti n. 4-03581, 4-08033 a firma del senatore Fabio Giambrone, alla Camera atto n. 4-07852 a firma dell'onorevole Antonio Di Pietro), tutti rimasti inevasi;
   nel frattempo, il Comitato nazionale NO.PROROGA.RETTORI ha segnalato che «il Magnifico Rettore dell'Università di Messina, prorogato in virtù della legge n. 240 del 2010 per l'anno accademico 2011/2012 e prorogato nuovamente per il 2012/2013 grazie ad un comma inserito nella legge di revisione della spesa dell'agosto 2012, insieme a un Senato Accademico e ad un Consiglio di Amministrazione la cui permanenza in carica appare questionabile, hanno pensato bene di licenziare lo Statuto di una «Fondazione Universitaria» all'insaputa della comunità accademica, che della nuova istituzione ha apprese solo a cose fatte»;
   secondo il Comitato, tale Fondazione avrebbe una natura «sui generis» e lo statuto sebbene autorizzato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca previo un controllo di legittimità e di merito, non sarebbe conforme a quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2001 recante criteri e modalità per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato, a norma dell'articolo 59, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;
   inoltre, l'istituzione della Fondazione non porterebbe alcun giovamento, visto che «avendo come unico socio fondatore l'Università, necessiterà per il suo funzionamento di risorse che non potranno che essere sottratte alla diretta disponibilità dell'Ateneo e dei suoi Dipartimenti»;
   considerate infine le controversie in sede amministrativa nonché l'inchiesta della procura, il Comitato nazionale NO.PROROGA.RETTORI chiede il rinvio della stipula dell'atto notarile della Fondazione, «nell'attesa che venga fatta chiarezza sulla questione della legittimità delle proroghe» –:
   se il Ministro intenda far luce su quanto segnalato dal Comitato nazionale NO.PROROGA.RETTORI e se ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza, anche mediante la revoca del parere ministeriale, al fine di ottenere il rinvio della stipula dell'atto notarile della Fondazione citata in premessa. (5-08714)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PATARINO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'università è un attore fondamentale della crescita e dello sviluppo socio-economico, e, soprattutto negli ultimi anni, è stata investita da una serie di crescenti aspettative in relazione alla sua potenziale capacità sia di incidere sulle dinamiche di formazione che di implementare le opportunità di competitività e innovazione, a livello regionale, nazionale ed internazionale;
   tale istituzione, quindi, riveste un'importanza strategica assoluta per cui è importante assicurare tutti i mezzi, in termini di risorse umane e finanziarie, necessari a garantire una maggiore ed efficace capacità di concorrenza oltre che un livello di eccellenza durevole;
   tutte le università italiane, ed in particolare quelle del meridione, di fronte alle nuove sfide europee sono chiamate a rispondere all'esigenza di adattarsi a una serie di profondi e significativi cambiamenti, quali: l'aumento della domanda di formazione superiore, l'internazionalizzazione dell'istruzione e della ricerca (ad esempio, va considerato che le nostre università, purtroppo, per una serie di fattori, attirano meno studenti stranieri e meno ricercatori, rispetto alle università americane), lo sviluppo di una cooperazione più stretta ed efficace fra la ricerca e l'industria;
   il sistema universitario Pugliese, troppo spesso penalizzato a causa di tagli eccessivi, è un insieme di 5 atenei (di cui 4 pubblici) che costituiscono un importante punto di riferimento, sia per la formazione superiore che per la ricerca, troppo spesso poco valorizzato soprattutto a livello locale (nazionale) mentre riceve ampi consensi a livello europeo ed internazionale;
   nell'ambito del sistema universitario Pugliese, l'università del Salento, in particolare, si è collocata, anche nel 2012, tra le prime 400 università nel mondo, secondo la classifica del «Times Higher Education World ranking 2012», unica delle università meridionali, e, tra le 14 università italiane, non ultima e, nella classifica del «GreenMetric World University Ranking» (classifica mondiale delle università più verdi), al 101o posto, dopo il politecnico di Milano e prima del politecnico di Torino (166o posto);
   la gestione degli ultimi 5 anni ha fatto registrare, in diversi ambiti, risultati molto importanti, soprattutto per quanto concerne la ristrutturazione informatica (l'ateneo si è posizionato al secondo posto al Wireless-Unile, progetto cofinanziato dal dipartimento dell'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell'ambito del programma WIFI-SUD, che ha consentito di estendere la rete wireless a tutti i plessi dell'università del Salento e il progetto K-Students che ha garantito l'accesso informatico e le alte prestazioni a tutto l'ateneo leccese; l'Università del Salento guida la Commissione nazionale per la digitalizzazione informatica delle Università e partecipa alla Commissione Nazionale per l'informatizzazione delle pubbliche amministrazioni; altri risultati sono stati conseguiti nella ricerca (Istituzione dell'Osservatorio della ricerca, nel 2008, e anagrafe della Ricerca; 39 aziende Spin-off create negli ultimi 5 anni che impiegano complessivamente circa 400 addetti; 4 aziende spin-off dell'università del Salento hanno vinto la Smart Cup Puglia del 2012; brevetti (25 negli ultimi 3 anni; premio di eccellenza per 5 ricercatori dell'università del Salento, finanziato dalla Banca popolare Pugliese); missioni internazionali all'estero: in quella di Hierapolis, in Turchia, i ricercatori hanno scoperto la tomba dell'Apostolo Filippo; costituzione di 5 distretti tecnologici: della meccatronica, Agroalimentare, High Tech, Energetico, Aerospaziale; edilizia (realizzazione della nuova facoltà di Giurisprudenza, che ha consentito di risparmiare 550.000 euro annui sui contratti di affitto, del Collegio Isufi, residenza universitaria in grado di ospitare 226 studenti, delle pensiline fotovoltaiche sui parcheggi del Campus di Ateneo, con produzione di energia pari a circa 3,0 MWp, di un impianto fotovoltaico sul Museo dell'Ambiente, con produzione di energia pari a circa 160 kWp, del progetto «Mobilità sostenibile», con attivazione del car pooling, dell'asilo aziendale presso il Campus extraurbano; gestione finanziaria (risparmio di circa 2.500.000 per effetto della rinuncia all'indennità di carica del Rettore (oltre 300.000 in cinque anni); eliminazione di tutti i gettoni di presenza (500.000 euro in 5 anni); numero di borse di studio per dottorati superiore a quelle di altre Università con dimensione anche doppia);
   negli ultimi tempi, l'università del Salento, è stata al centro di forti attacchi mediatici, determinando un clima di costante e accesa tensione che non giova al buon andamento e all'equilibrata gestione dell'istituzione universitaria e che, se ulteriormente alimentato, rischia seriamente di destabilizzare e screditare un ente la cui valenza è ormai ampiamente riconosciuta da tutta la comunità scientifica internazionale;
   è opportuno, oltre che doveroso, quindi, sgombrare il campo da ogni dubbio o sospetto sulla gestione di tale università, soprattutto al fine di non creare evidenti situazioni di disagio ed imbarazzo e di non compromettere il raggiungimento ed il consolidamento di risultati che rivestono un'importanza strategica per l'intero sistema universitario pugliese, per la stessa regione Puglia oltre che per l'intero Paese –:
   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato, nell'ambito delle proprie competenze ed, in ogni caso, nel rispetto dell'autonoma azione della magistratura, intenda adottare al fine di preservare il «buon nome» dell'università del Salento e di tutti coloro che, a vario titolo, operano al suo interno. (4-19278)


   BARBATO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   il 17 dicembre 2012 ha preso il via con le prove preselettive il concorso per precari e docenti denominato «concorsone»;
   i candidati ufficialmente registrati sono stati 56.773, ma ce ne sono ancora centinaia che forti delle sospensive o dei provvedimenti cautelari dei Tar potranno partecipare al megaconcorso per la scuola;
   due giorni di quiz, otto sessioni d'esame in tutto;
   prove che si svolgeranno in 217 scuole in tutta la Campania, in 249 diverse sedi, per un totale di 470 aule-laboratorio impegnate contemporaneamente (i quiz sono al computer, nulla di cartaceo);
   il 17 dicembre si sono presentati 5265 candidati sui 7302 iscritti e il Ministero ha registrato un boom di bocciature. Ben 3856 candidati infatti non hanno superato i quiz: bocciato quindi il 73.2 per cento dei partecipanti. Gli aspiranti professori sono arrivati per lo più da fuori regione (Calabria, Basilicata, Sicilia e persino Bolzano) e non è mancata qualche «disavventura»: all'istituto Fortunato un candidato giunto con due minuti di ritardo non è stato ammesso a sostenere la prova;
   la Campania è la regione italiana col maggior numero di concorrenti, oltre il 18 per cento del dato nazionale;
   si sono rivolti alla giustizia amministrativa oltre 400 persone che, non essendo negli elenchi ufficiali (almeno non tutti), fino all'ultimo non si sapeva neppure dove dovevano presentarsi per affrontare i quiz;
   Giuseppe Vassallo, segretario regionale della Flc-Cgil, ha espresso forti dubbi sulle modalità concorsuali in particolare sulla formazione dei comitati di vigilanza, ma, soprattutto, su una macchina mastodontica che non risolverà i problemi di reclutamento del personale della scuola;
   Luigi Panacea, segretario regionale Uil scuola, ha aggiunto: «questo concorso ha dato, nelle dichiarazioni del ministro Profumo, l'illusione che fosse per i giovani, ma i giovani ne sono esclusi. L'età media dei candidati supera i 38 anni, e chi non ha già un'abilitazione non può partecipare (salvo che abbia conseguito la laurea entro il 2003)». Il primo concorso nella scuola dopo 13 anni. Non meraviglia, dunque, che le aspettative siano tante. Ma le prospettive concrete sono ben misere: solo per la scuola elementare e per la scuola dell'infanzia, ad esempio, ci sono oltre 20 mila candidati in Campania, ma i posti a concorso sono appena 600. «E lo stesso vale per i 25 posti disponibili per le discipline giuridiche, per le quali si sfideranno in più di 5 mila»;
   discordanti – all'uscita dell'istituto Fortunato di Napoli – i giudizi sul test forniti da quanti hanno sostenuto il primo turno della selezione che è terminata alle 10. Nessuna sorpresa nei test composto da domande a risposta multipla di logica, informatica, lingua straniera, comprensione del testo;
   «Questa prova – ha detto un insegnante che oggi si sottopone al concorso – è una vergogna perché non valuta le attitudini dei docenti, ma è una prova a tempo» –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali misure si intendano assumere a fronte dei disagi e problemi segnalati dagli interessati nonché dalle sigle sindacali citate, in particolare con quali criteri si sia addivenuti alla composizione dei comitati di vigilanza e, se delle stesse, a livello nazionale facciano parte docenti in quiescenza. (4-19287)


   CODURELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   da diversi anni, a causa dei mancati trasferimenti di fondi a livello centrale e delle politiche di rigore attuate in numerosi istituti scolastici, sia a livello regionale che nazionale, gli insegnanti supplenti, che hanno ricevuto incarico direttamente dal dirigente scolastico, vengono pagati con enormi ritardi, addirittura dopo diversi mesi oppure sono ancora in attesa di essere pagati;
   l'interrogante in data 12 dicembre 2008, presentava un atto di sindacato ispettivo (5-00768) nel quale interrogava il Ministro interessato sulla grave situazione finanziaria degli istituti scolastici della provincia di Lecco e sulla relativa impossibilità da parte dei dirigenti scolastici di poter procedere alla nomina dei supplenti e al pagamento di quelli in servizio;
   dal 2008 la situazione sembra essere rimasta identica: le risorse destinate al funzionamento delle istituzioni scolastiche sono sempre più insufficienti a fronte anche dei tagli al settore imposti dal precedente Governo;
   in Lombarda, in alcuni istituti scolastici della provincia di Lecco già da diversi mesi ad esempio non si sta procedendo al pagamento degli stipendi dei supplenti di 3o fascia che hanno appunto ricevuto incarico direttamente dal dirigente scolastico;
   l'ufficio di presidenza dell'ASAL (associazione delle istituzioni scolastiche della provincia di Lecco) in occasione della visita del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca Profumo a Lecco il 16 febbraio 2012, ha consegnato al Ministro una lettera nella quale ha posto all'attenzione del Governo la questione dei residui attivi di cui le scuole sono creditrici nei confronti dello Stato con l'auspicio che finalmente arrivi un segnale di inversione di tendenza affinché le scuole che hanno, con difficoltà e senso del dovere, fatto fronte a tutti i loro impegni, vengano finalmente valorizzate anziché essere penalizzate con mancati versamenti;
   in particolare in alcune scuole la situazione è maggiormente acuita. Si registrano infatti ritardi nei pagamenti, pur facendo fronte grazie agli anticipi di cassa dei singoli istituti a partire da: ISS Bertacchi di Lecco, ISS Badoni di Lecco (da pagare dicembre 2011 e aprile 2012), IPS Fumagalli di Casatenovo (febbraio e marzo verranno pagati a fine maggio, restano da pagare aprile e maggio 2012), liceo artistico Merdardo Rosso di Lecco (da pagare novembre e dicembre 2010, marzo, aprile e maggio 2012, mentre settembre, ottobre, novembre 2011 e gennaio, febbraio e marzo 2012 sono stati pagati a fine maggio 2012), ISS Rota di Calolziocorte (da pagare dicembre 2011, marzo e aprile sono stati pagati a maggio 2012);
   nella sola provincia di Lecco il fabbisogno relativo ai residui attivi delle scuole ad oggi ammonta a oltre 2 milioni di euro;
   il mancato trasferimento delle risorse rischia di acuire i contenziosi tra gli istituti scolastici e i supplenti in servizio e di interrompere l'attività didattica per mancate nomine di supplenti;
   da notizie di stampa si apprende che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con una nota (protocollo 3142 del 23 giugno 2012) del direttore generale per la politica finanziaria, Elisabetta Davoli, dovrebbe erogare un primo saldo dei fondi per retribuire i supplenti assunti nel 2011 –:
   a fronte di tale situazione come intenda operare il Governo per assicurare agli istituti scolastici le risorse necessarie per il pagamento delle competenze dei supplenti al fine di assicurare in tal mondo un normale e dignitoso proseguimento delle attività didattiche. (4-19297)


   CODURELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   da diversi anni, a causa dei mancati trasferimenti di fondi a livello centrale e delle politiche di rigore attuate in numerosi istituti scolastici, sia a livello regionale che nazionale, gli insegnanti supplenti, che hanno ricevuto incarico direttamente dal dirigente scolastico, vengono pagati con enormi ritardi, addirittura dopo diversi mesi oppure sono ancora in attesa di essere pagati;
   l'interrogante in data 12 dicembre 2008 presentava un atto di sindacato ispettivo (5-00768) nel quale interrogava il ministro interessato sulla grave situazione finanziaria degli istituti scolastici della provincia di Lecco e sulla relativa impossibilità da parte dei dirigenti scolastici di poter procedere alla nomina dei supplenti e al pagamento di quelli in servizio;
   dal 2008 la situazione sembra essere rimasta identica: le risorse destinate al funzionamento delle istituzioni scolastiche sono sempre più insufficienti a fronte anche dei tagli al settore imposti dal precedente Governo;
   in Lombarda, in alcuni istituti scolastici della provincia di Lecco già da diversi mesi ad esempio non si sta procedendo al pagamento degli stipendi dei supplenti di 3a fascia che hanno appunto ricevuto incarico direttamente dal dirigente scolastico;
   l'ufficio di presidenza dell'ASAL (Associazione delle istituzioni scolastiche della provincia di Lecco) in occasione della visita del Ministro dell'istruzione dell'università e della ricerca Profumo a Lecco il 16 febbraio 2012 ha consegnato al ministro una lettera nella quale ha posto all'attenzione del Governo la questione dei residui attivi di cui le scuole sono creditrici nei confronti dello Stato con l'auspicio che finalmente arrivi un segnale di inversione di tendenza affinché le scuole che hanno, con difficoltà e senso del dovere, fatto fronte a tutti i loro impegni, vengano finalmente valorizzate anziché essere penalizzate con mancati versamenti;
   in particolare in alcune scuole la situazione è maggiormente acuita. Si registrano infatti ritardi nei pagamenti, pur facendo fronte grazie agli anticipi di cassa dei singoli istituti a partire da: ISS Bertacchi di Lecco, ISS Badoni di Lecco (da pagare dicembre 2011 e aprile 2012), IPS Fumagalli di Casatenovo (febbraio e marzo verranno pagato a fine maggio, restano da pagare aprile e maggio 2012), liceo artistico Merdardo Rosso di Lecco (da pagare novembre e dicembre 2010, marzo, aprile e maggio 2012, mentre settembre, ottobre, novembre 2011 e gennaio, febbraio e marzo 2012 sono stati pagati a fine maggio 2012), ISS Rota di Calolziocorte (da pagare dicembre 2011, marzo e aprile sono stati pagati a maggio 2012);
   in altri istituti (liceo Agnesi di Merate, ISS Bachelet di Oggiono, ISS Parini di Lecco, ISS Vigano di Merate, ISS Villa Greppi di Ponticello Brianza) nella sola provincia di Lecco il fabbisogno relativo ai residui attivi delle scuole ad oggi ammonta a oltre 2 milioni di euro;
   il mancato trasferimento delle risorse rischia di acuire i contenziosi tra gli istituti scolastici e i supplenti in servizio e di interrompere l'attività didattica per mancate nomine di supplenti;
   da notizie di stampa si apprende che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con una nota (protocollo 3142 del 23 giugno 2012) del direttore generale per la politica finanziaria, Elisabetta Davoli, dovrebbe erogare un primo saldo dei fondi per retribuire i supplenti assunti nel 2011 –:
   a fronte di tale situazione se non ritenga urgente e indispensabile che il Governo assicuri agli istituti scolastici le risorse necessarie per il pagamento delle competenze dei supplenti al fine di assicurare in tal mondo un normale e dignitoso proseguimento delle attività didattiche. (4-19301)


   BARBATO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   il generale dell'Arma Carmine Adinolfi, comandante della legione dei carabinieri della Campania, durante l'incontro organizzato con la stampa per tracciare un bilancio delle attività di fine anno ha riferito del «lieve calo dell'andamento dei reati, pari al –3,1 per cento, nel 2012 rispetto al 2011»;
   «In Campania — ha detto — operano attualmente circa 8 mila carabinieri abbiamo raddoppiato la nostra presenza nelle zone più a rischio come Scampia, Secondigliano, Marianella. Il comando generale dell'Arma sta dando grande attenzione alla Campania — destinando nuove risorse di uomini che destiniamo alle zone sensibili della provincia di Napoli ma anche alla zona meridionale della provincia di Caserta e nella zona nord della provincia di Salerno». E per aumentare la presenza nelle strade e contribuire in modo significativo alle attività investigative, il comandante ha fatto sapere di aver ridotto sensibilmente il numero di militari impegnati negli uffici e in compiti logistici e amministrativi (Julie News, 20 dicembre 2012);
   quanto alla criminalità organizzata si apriranno nuovi reparti a cominciare dalla compagnia di Marcianise, in provincia di Caserta, fino alla tenenza di Somma Vesuviana e del Rione Traiano a Napoli;
   ma per aumentare i numeri e per raggiungere una maggiore sicurezza, il generale Adinolfi, ha sostenuto che è necessaria l'educazione: «è fondamentale curare la pianta dalle radici. Per questo nel 2012 abbiamo fatto oltre 50.000 incontri nelle scuole e nelle parrocchie di tutta la Regione. I ragazzi sono pronti ad ascoltare — dice — cerchiamo di parlare loro in modo chiaro, diretto, senza dare solo precetti ma spiegando perché certi comportamenti sono sbagliati. Questo è fondamentale per una giusta crescita sociale» (http://www.julienews.it) –:
   se il Governo intenda assumere iniziative nelle scuole della Campania di ogni ordine e grado anche per tramite del provveditorato regionale affinché siano introdotte settimanalmente una o più ore dedicate alla discussione dei temi della legalità anche con la presenza degli uomini in divisa che possano portare la propria esperienza. (4-19334)


   BARBATO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   la dispersione scolastica, con ciò intendendo il fenomeno di bambini che non si recano più a scuola di ogni ordine e grado, riguarderebbe in Italia in particolare modo la Campania dove si registrerebbe solo a Napoli stando alle ultime percentuali del Censis il 35 per cento di assenze scolastiche;
   si tratta di un dato allarmante, se si pensi che in Campania la dispersione raggiunge sempre il secondo il Censis il 29 per cento –:
   se il Governo sia a conoscenza dei dati esposti in premessa e quali misure intenda adottare per il contenimento di questa dispersione scolastica che potrebbe alimentare laddove non colmata la manovalanza alla criminalità organizzata.
   (4-19338)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   CODURELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   l'interrogante continua a ricevere segnalazioni relative ai disservizi relativi dalla soppressione dell'ente Ipost e dal relativo trasferimento di tutte le sue funzioni all'Inps, disposti dall'articolo 7, commi 2 e 3, del decreto legge n. 78 del 2010;
   nello specifico la problematica riguarda una lavoratrice titolare di una pensione di inabilità ex-Ipost (articolo 2, comma 12 della legge n. 335 del 1995 la quale nel novembre del 2011 è stata sottoposta a visita medico collegiale finalizzata al rinnovo, il cui esito è risultato essere positivo;
   nell'agosto di questo anno l'Inps ha comunicato alla signora la riduzione del trattamento pensionistico e un indebito di più di 2 mila euro; l'Inps, secondo quanto riportato dai familiari della lavoratrice, ha motivato il provvedimento affermando che la decurtazione della pensione e la somma da restituire sono il risultato della mancata acquisizione, nel corso del trasferimento delle funzioni del soppresso Ipost all'Inps, del montante contributivo fittizio, quantificato in 7 anni e 6 mesi e concesso a seguito del beneficio della suddetta legge;
   affinché sia ripristinata la corretta posizione pensionistica della lavoratrice occorre che l'ex Ipost trasmetta immediatamente i dati agli uffici Inps –:
   se sia al corrente di situazioni analoghe a quella sommariamente esposta in premessa e quali iniziative intenda adottare per porvi urgentemente rimedio nonché per garantire la cessazione degli innumerevoli disservizi causati dalla soppressione dell'Ipost e dal trasferimento delle sue funzioni all'Inps. (4-19293)


   CODURELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 243 del 2004 consente alle donne con 35 anni di contributi e con 57 anni di età (se dipendenti) e 35 anni contributi e a 58 anni per le lavoratrici autonome, e che abbiano optato per una prestazione finale calcolata interamente con il metodo contributivo, di andare in pensione;
   tale disposizione è stata confermata, dall'articolo 14, comma 24, del decreto-legge n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 in via sperimentale sino al 31 dicembre 2015. Con riferimento a questa opzione, la circolare Inps 35 ha precisato che entro il 31 dicembre 2015 dovrà avvenire la decorrenza del trattamento pensionistico e non il raggiungimento dei requisiti necessari per la maturazione del diritto alla prestazione. Nei confronti delle lavoratrici interessate dalla specifica disposizione, infatti, le nuove norme (peraltro anche queste confermate dalla già citata circolare dell'Inps) stabiliscono la validità delle modalità di accesso alle prestazioni previste prima dell'emanazione della riforma (in sostanza, l'applicazione delle finestre);
   entro il 31 dicembre 2015 il Governo si è assunto l'impegno di verificare i risultati della predetta sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione –:
   quale sia il numero di donne che dal 2004 ad oggi hanno usufruito di questa opportunità e quanto sia stato l'ammontare del costo per tale possibilità di pensionamento. (4-19294)


   CODURELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il 26 aprile 2012 a nome del Governo la Sottosegretaria per il lavoro e le politiche sociali Cecilia Guerra rispondendo alla interrogazione n. 5-06430 (concernente aspetti contributivi legati al trasferimento all'INPS del soppresso IPOST) dichiarava che:
    il personale ex IPOST assegnato al polo specialistico presso la filiale di coordinamento di Roma EUR ha ricevuto, oltre a corsi di formazione a cura della direzione generale in relazione alle diverse attività da svolgere, formazione on the job continua sui nuovi sistemi informatici da utilizzare, in particolare sulla procedura di liquidazione delle pensioni e delle ricostituzioni;
    le domande di pensione, accanto alle ricostituzioni contributive, vengono regolarmente evase dall'INPS rispettando i tempi soglia previsti per i fondi speciali;
    è stato azzerato l'arretrato giacente in IPOST al momento del passaggio all'INPS;
    è in fase conclusiva il rilascio delle procedure informatiche di calcolo nei sistemi informativi dell'INPS;
    la filiale di Roma EUR, al fine di salvaguardare il diritto a pensione, sta provvedendo allo smaltimento delle domande, dando la priorità alle richieste dei soggetti più prossimi al pensionamento;
    dalla data di costituzione del polo è stato istituito uno sportello dedicato operante con le medesime modalità degli altri sportelli INPS;
    in qualità di autorità vigilante il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha agito e agirà nei confronti dell'Inps per migliorarne le performance;
    c’è l'attenzione del Governo ad affrontare e risolvere le eventuali problematiche che dovessero presentarsi in futuro;
   alla luce delle numerose lettere ricevute da lavoratori ex-Ipost, ancora oggi, i dati e le risposte fornite dal Governo in quell'occasione, sembrano non trovare riscontro e la situazione continua ad essere critica;
   le pratiche di autorizzazione ai versamenti volontari sono ancora in forte arretrato: chi ne ha fatto domanda nel 2010 e non è ancora stato autorizzato rischia di non ricevere la pensione nei prossimi mesi;
   i bollettini che arrivano non riportano il periodo utile per il raggiungimento del diritto alla pensione, ma coprono periodi maggiori pertanto anche l'importo da versare è superiore. In questo caso gli ex Ipost non residenti a Roma non possono beneficiare della capillarità territoriale dell'INPS, perché il servizio è ancora accentrato nella Capitale, presso il polo specialistico di via Beethoven, 11;
   nonostante le rassicurazioni del Governo le altre sedi territoriali possono solamente visualizzare e stampare la situazione contributiva dei dipendenti ex-Ipost senza poter operare;
   per quanto riguarda le domande di ricongiunzione, riscatto e computo, tutto è fermo, tanto da non consentire la definizione delle relative domande di pensione;
   i patronati ancora non possono accedere all'area della posizione contributiva –:
   quali iniziative intenda adottare per garantire ai dipendenti ex-Ipost, la possibilità, così come viene consentito a tutti gli altri cittadini italiani, di poter usufruire di un servizio dovuto da parte dell'ente previdenziale INPS come previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010;
   se non reputi urgente un rafforzamento del personale dell'istituto al fine di azzerare l'arretrato e per quale motivo le sedi territoriali non siano state ancora messe nelle condizioni di operare sulla situazione contributiva dei detti utenti;
   in che modo l'INPS sarà posta nelle condizioni di verificare se gli «esodati» di Poste Italiane rientrino tra i salvaguardati di cui si parla in base al decreto ministeriale in fase di emanazione, in assenza della conoscenza e della definizione delle pratiche che li riguardano. (4-19295)


   CODURELLI, GNECCHI, RAMPI, BELLANOVA, SCHIRRU, MARIANI, GARAVINI, FRONER, ZAMPA, LENZI, DE TORRE, MADIA, ROSSOMANDO, SERVODIO, LO MORO, MOTTA, LIVIA TURCO, ROSSA, MATTESINI, BOSSA, MIOTTO e SIRAGUSA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   la recente riforma in materia pensionistica attuata con l'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, della legge n. 214 del 2011, ha colpito numerosi lavoratori espulsi dal mercato del lavoro, privandoli (o ritardando di molto) dei requisiti per la pensione;
   a parere degli interroganti, gli effetti più devastanti di detta riforma hanno colpito maggiormente le donne che, di fatto, hanno subito una penalizzazione di genere: le lavoratrici «esodate» o mobilitate che hanno sottoscritto accordi individuali o collettivi prima del 4 dicembre 2011 e le lavoratrici licenziate entro la stessa data, tutte prossime all'età pensionabile in base alla precedente legge, sono numerose;
   inoltre, la riforma ha inciso in modo inaccettabile per quanto riguarda l'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia; le donne vedono ora improvvisamente posticipata, anche di oltre sei anni (dagli originari 60 agli attuali 66/67), la data del loro possibile pensionamento, che per gli uomini risulta differita al massimo di due anni (da 65 a 67);
   questa riforma penalizza le donne perché è basata su una logica assicurativa, incapace di misurare la relazione tra le persone e il loro lavoro, e la fatica di quel lavoro; è evidente che fare il professore universitario non è la stessa cosa che fare l'infermiera, o l'insegnante di scuola materna o di asilo nido, o la turnista; una concezione del genere non può che penalizzare le donne che già cumulano il lavoro per il mercato con quello domestico e familiare ;
   la conferma di quanto detto arriva da una ricerca della università Bocconi di Milano (ricerca realizzata da Carlo Maccheroni, fellow del centro «Carlo Dondena» di ricerca sulle dinamiche sociali della Bocconi e docente di demografia all'università di Torino) che quantifica l'aspettativa di vita secondo il livello di istruzione: un laureato di 35 anni vive 7,6 anni più di un coetaneo con il solo diploma di scuola media. In Italia, chi ha un titolo di studio basso, licenza elementare o media, vive meno di chi ha conseguito una licenza superiore o una laurea: mediamente da 7,6 a 5,5 anni in meno a seconda delle classi di età, se uomo, e da 6,5 a 5,3, se donna;
   già il decreto-legge n. 98 del 2011 aveva posto le basi per un differimento della pensione, anticipando:
    per tutti, al 2013, l'avvio dell'adeguamento dell'età all'aspettativa di vita;
    per le donne, al 2014, l'aumento dell'età per il conseguimento della pensione di vecchiaia, prevedendo un incremento progressivo e sostenibile fino a raggiungere l'equiparazione fra lavoratori e lavoratrici ai fini pensionistici;
   il decreto legge n. 201 del 2011, invece, con l'obiettivo di perequare immediatamente l'età di pensionamento dei lavoratori di entrambi i sessi, non ha operato la necessaria e dovuta gradualità, non prevedendo nemmeno alcuna distinzione fra le donne ancora occupate e quelle che non lo sono più, perché hanno dovuto subire l'iniziativa unilaterale dei datori di lavoro (licenziamento) o perché hanno aderito, loro malgrado e non certo in modo indolore, a logiche di riduzione del personale (esodo/mobilità);
   in questi casi, infatti, la scelta è stata non di rado indotta dal contesto aziendale fortemente discriminatorio nei confronti delle donne prossime alla conclusione del percorso lavorativo, o è stata con frequenza motivata dalla necessità di svolgere le funzioni di cura, di sviluppo delle capacità e di sostegno delle incapacità dei componenti della famiglia, ed è stata, in ogni caso, supportata dalla certezza di raggiungere l'età pensionabile in un lasso di tempo breve, non superiore a due/tre anni;
   la possibilità delle donne di conseguire un reddito è stata azzerata, perché si sono trovate improvvisamente prive di stipendio e di titolo alla pensione per un arco di tempo insostenibilmente lungo e del resto non è ragionevolmente ipotizzabile, nell'attuale situazione di crisi del lavoro, una loro ricollocazione professionale; non percependo reddito, oltre a trovarsi in situazioni di difficoltà (se non di bisogno) personali e familiari, hanno perso la loro autonomia, sono divenute, ancor più, soggetti deboli che rientrano in uno stato di subalternità, dal quale nel tempo si erano affrancate –:
   a fronte della grave situazione sommariamente esposta in premessa, quali urgenti iniziative intenda adottare allo scopo di sanare al più presto le inaccettabili sperequazioni createsi a danno delle donna a seguito dell'entrata in vigore della recente riforma pensionistica, tenendo anche conto della ulteriore penalizzazione che le colpisce e che ha colpito in particolare le donne che oggi vanno verso i 60 anni, dovuta alla mancanza di efficaci interventi di sostegno alla conciliazione tra vita e lavoro;
   se, date le discriminazioni subite dalle donne da decenni e in cui ancora, purtroppo, le lavoratrici richiamate in premessa sono poste, non ritenga di assumere iniziative al fine di garantire loro la disciplina pensionistica vigente al momento in cui hanno cessato il lavoro o hanno fatto domanda di prosecuzione volontaria del versamento dei contributi previdenziali o se non ritenga indispensabile, almeno per l'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia, un graduale aumento in luogo degli attuali 62 anni già dal primo gennaio 2012. (4-19296)


   CODURELLI, RAMPI, GATTI, DAMIANO, GNECCHI, BELLANOVA, MATTESINI, SCHIRRU e MOSCA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
   secondo una ricerca elaborata dalla II Commissione politiche del lavoro e sistemi produttivi del CNEL, l'Italia continua a discriminare le donne nel mondo del lavoro, pagandole mediamente meno degli uomini, con una differenza di retribuzione fra uomini e donne che si aggira fra il 10 per cento ed il 18 per cento, a parità di qualifica ed impiego;
   dallo studio emerge che le più penalizzate sono le donne meno scolarizzate e quelle comprese in una fascia d'età intermedia: per le prime la differenza con i colleghi maschi tocca punte del 20 per cento e resta comunque elevata (15 per cento) anche in presenza del diploma di terza media, mentre, con riferimenti alla classificazione per fascia d'età, le lavoratrici adulte sono le più sfavorite, con un gap del 12,1 per cento, maggiore comunque rispetto alle giovanissime con un differenziale dell'8,3 per cento. Il divario tende invece a ridursi per le lavoratrici in una fascia di età compresa tra i 30 e i 39 anni, con una percentuale retributiva che si riduce al 3,2 per cento;
   per quanto riguarda le professionalità acquisite, il differenziale retributivo di genere tende a crescere per i lavori specializzati, e per le professioni impiegatizie e dirigenziali, i cosiddetti colletti bianchi, ove tocca punte superiori al 20 per cento. Una mancata differenza di genere si rileva nelle retribuzioni medie orarie degli operai specializzati (20,6 per cento), degli impiegati (15,6 per cento), dirigenti ed imprenditori (13,4 per cento). Particolarmente elevata è anche la penalizzazione delle donne impiegate in professioni non qualificate rispetto ai loro omologhi di sesso maschile (17,5 per cento). In termini settoriali, si registra una forte differenza nelle retribuzioni medie orarie di uomini e donne impiegati nei servizi finanziari e quelli alle imprese (rispettivamente 22,4 per cento e 26,1 per cento), nell'istruzione e nella sanità (21,6 per cento), nella manifattura (18,4 per cento);
   i dati sono in parte noti, ma sempre scoraggianti: a parità di qualifica e impiego, la differenza di retribuzione tra uomini e donne in Italia si attesta tra il 10 e il 18 per cento, fortemente condizionata a seconda del tipo di lavoro e del titolo di studio conseguito. Per i lavoratori dipendenti il differenziale è il più basso con media di 7,2 punti percentuali, con una marcata differenza, però come già detto per le lavoratrici meno scolarizzate e per coloro che possiedono solo la licenza media (20 per cento e 15 per cento);
   anche per il Cnel: «Non è più possibile sprecare una forza lavoro qualificata e potenzialmente molto produttiva come quella femminile. La mancanza di politiche di conciliazione costringe le donne ad uscire dal mercato del lavoro, ne impedisce la continuità lavorativa e limita le loro opportunità di carriera. Discriminazioni inaccettabili – conclude il Cnel – alla luce del fatto che le donne possiedono requisiti di formazione e di esperienza analoghi se non superiori a quelli degli uomini»;
   come evidenziato da studi recenti, le donne italiane lavorano quasi due ore in più rispetto agli uomini. In conseguenza di queste differenze che traggono origine dalla divisione dei compiti nelle famiglie, le donne investono di meno in quello che serve per competere con gli uomini nel mercato del lavoro, guadagnano meno dei loro compagni e faticano a raggiungere i livelli più alti delle gerarchie aziendali pubbliche e private (a meno di rinunciare alla famiglia, cosa che gli uomini non sono costretti a fare);
   in nome della parità, con le recenti modifiche legislative, le lavoratrici del settore pubblico e privato vanno in pensione a 65 anni, come i loro colleghi maschi, ma con uno stipendio più basso ed in genere con una carriera discontinua, che danneggia la progressione salariale (scatti di anzianità e aumenti di varia natura), in quanto, spesso, rientrano nel circuito lavorativo più tardi dopo essersi dedicate alla cura dei figli. Infine, come è noto, la progressione di carriera per le donne è più lenta rispetto agli uomini che vengono sempre preferiti rispetto alle colleghe nelle progressioni di carriera;
   in questo momento di crisi e a fronte di scelte operate dall'attuale Esecutivo, è necessario rimettere al centro dell'azione politica e sostenere il tema delle politiche di conciliazione, alla luce dei numerosi tagli apportati alle politiche di welfare, agli enti locali, ai servizi per l'infanzia, alla scuola, con particolare riferimento al tempo pieno, ai servizi per gli anziani; una situazione, questa, che rischia di allargare maggiormente il divario in termini occupazionali e sul terreno salariale, come ben evidenziato dalla ricerca citata –:
   quali iniziative si intendano adottare visto il grosso differenziale salariale di genere all'interno dei luoghi di lavoro, affinché si raggiunga una piena parità nelle retribuzioni tra lavoratori, provvedendo alla rimozione degli ostacoli che limitano la progressione professionale e di carriera. (4-19299)


   MANCUSO, BOCCIARDO, DE LUCA, GIRLANDA, BARANI e GHIGLIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il 9 dicembre 2012 il quotidiano Libero, pubblica un articolo a firma di Matteo Mion;
   nell'articolo si racconta della vicenda paradossale di una piccola azienda veneta, costituita da un paio d'anni, con 7 dipendenti regolarmente registrati e pagati;
   a seguito di un'ispezione INPS tutta la documentazione contabile e di gestione del personale risulta perfettamente in ordine;
   le posizioni contributive di amministratori e dipendenti risultano in regola;
   gli ispettori intervistano anche i dipendenti per verificare se abbiano ricevuto adeguata formazione per lo svolgimento delle loro mansioni;
   anche le interviste risultano soddisfacenti;
   di lì a qualche giorno, però, l'azienda riceve il verbale INPS in cui si esige che, in base alla loro formazione, tutti i dipendenti vadano adibiti a mansioni superiori e devono essere corrisposte le differenze retributive e contributive dall'assunzione;
   la sanzione ammonta a circa 60.000 euro –:
   se il Governo intenda verificare l'esatto svolgimento dei fatti;
   se il Governo assumere iniziative affinché l'INPS operi con una maggiore correttezza nelle procedure ispettive.
(4-19308)


   ZAZZERA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   «Preferiamo donarlo il sangue, anziché farcelo togliere dall'azienda» (Il Corriere del Mezzogiorno del 4 novembre 2012): questo è quanto dichiarato dai lavoratori del call center di Taranto Teleperformance, i quali hanno deciso di donare il sangue per guadagnare una giornata di astensione lavorativa come forma di protesta contro l'azienda che ha annunciato la mobilità per 621 dipendenti tarantini e 124 lavoratori della sede romana;
   Teleperformance è una multinazionale che a Taranto conta circa duemila dipendenti, e che da almeno 30 mesi ha messo in atto gli ammortizzatori sociali nei confronti dei lavoratori a causa della crisi derivante, secondo quanto affermato, da una «concorrenza squilibrata»;
   in alternativa ai licenziamenti l'azienda avrebbe proposto la riduzione dell'orario lavorativo da 6 a 4 ore giornaliere, ma tale proposta che implica la contestuale riduzione degli stipendi è stata considerata inaccettabile dai sindacati;
   secondo le organizzazioni sindacali infatti «l'azienda, nel frattempo, sta assumendo personale con contratti a progetto» (Il Corriere del Mezzogiorno del 4 novembre 2012);
   il segretario provinciale della Slc-Cgil Andrea Lumino ha già annunciato di voler far luce sulla legittimità di tale procedura, asserendo che Teleperformance «vuole soltanto risparmiare» (Il Corriere del Mezzogiorno del 4 novembre 2012);
   per i sindacati sarebbero contestabili anche i criteri con cui sono stati utilizzati gli ammortizzatori sociali. La cassa integrazione per i lavoratori di Teleperformance scade a dicembre 2012, pertanto è già in atto la procedura di mobilità finalizzata ai licenziamenti –:
   se quanto riportato in premessa corrisponda al vero e quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelare i lavoratori del call center Teleperformance. (4-19309)


   SIRAGUSA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   Unicredit negli ultimi anni ha proceduto ad operazioni di fusioni successive che hanno portato a continue riorganizzazioni e ristrutturazioni da cui sono derivate migliaia di esuberi gestiti, tramite accordi sindacali, con accesso volontario al fondo di solidarietà di settore;
   tale volontarietà, oggi, è messa in discussione in seguito all'avvio della procedura relativa all'applicazione della legge n. 223 del 1991 (licenziamenti collettivi) del 22 novembre 2012;
   Unicredit per la gestione dei servizi informatici si affida a UBIS, azienda bancaria del gruppo distribuita territorialmente non solo in Italia, ma anche in vari Paesi europei occupando circa 6000 lavoratori di cui circa 1800 in Italia;
   l'azienda, ha presentato un progetto denominato «NEWTON» che propone di suddividere le attività di UBIS in vari servizi da cedere, personale compreso, a nuove società, all'uopo create, in partecipazione minoritaria per Unicredit;
   secondo le rappresentanze dei lavoratori la presentazione del progetto aziendale enfatizza da una parte l'aspetto reddituale, con la possibilità di acquisizione di nuove quote di mercato in ambito information technology, dall'altra rassicura i dipendenti con lacunose e generiche promesse di garanzie occupazionali;
   i dipendenti ritengono improbabile l'acquisizione di quote di mercato data la tipologia specifica dei servizi offerti ed in più intravedono il malcelato tentativo di ridurre drasticamente i costi aziendali, non solo quelli derivanti dalla cessione del personale ma anche quelli derivanti dalla cessione dei beni strumentali (outsourcing di servizi informatici);
   Unicredit ha già realizzato l'esternalizzazione di parte dei servizi human resource creando con la società HP la nuova società ES SSC;
   le garanzie su cui i dipendenti ceduti possono contare, derivanti da accordo sindacale del 27 aprile 2012, si sono rivelate non solo lacunose ma anche non esigibili, perché già parte di queste attività sono state trasferite in Polonia ed i dipendenti, adibiti ad altre attività presso la holding HP, cambiando nuovamente società, vedono concretizzarsi lo spettro della mobilità, cassa integrazione e licenziamento;
   da ciò nasce la preoccupazione crescente dei dipendenti di UBIS dove il progetto «NEWTON» che al momento prevede l'esternalizzazione delle prime due strutture, per complessive 800 persone, è già in fase avanzata;
   i dipendenti hanno già da tempo intrapreso iniziative finalizzate a bloccare tale processo, pur rendendosi disponibili ad affrontare la questione della riduzione dei costi, e lamentano l'assenza di apertura da parte dell'azienda –:
   se, alla luce di quanto esposto in premessa, e per le ricadute che la realizzazione di questo progetto produrrà sui vari territori interessati, il Governo non intenda convocare un tavolo di confronto che coinvolga azienda, rappresentanti dei lavoratori e istituzioni locali, al fine di ricercare soluzioni alternative all’outsourcing come già avvenuto in altre realtà bancarie. (4-19310)


   CARELLA, GASBARRA, MORASSUT e META. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   la società Montebovi Industrie Roma Srl è una storica industria italiana sita nel comune di Lanuvio specializzata nella produzione e distribuzione di tipici prodotti italiani da forno, biscotti, torte e panificati. Nello stabilimento sono operativi 90 dipendenti tra operai impiegati e quadri;
   la direzione aziendale il giorno 5 ottobre 2012 comunicava per iscritto alle rappresentanze sindacali che le quote della società erano stata vendute ad altra società e che da visure camerali la nuova proprietà risultava il consorzio Pulisystem società cooperativa di pulizia e facchinaggio di proprietà del signor Fabrizio Coscioni, con sede legale ad Aprilia;
   la direzione aziendale attraverso la stessa comunicazione comunicava lo spostamento dello stipendio di settembre a fine ottobre scorso, dividendo in due tranche lo stesso pagamento;
   in data 12 ottobre 2012 sono stati collocati in ferie forzate 21 dipendenti a far data 15 ottobre 2012 fino esaurimento, facendo riferimento all'eventuale futuro impiego di ammortizzatori sociali;
   in data 12 ottobre è stata presentata alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze una comunicazione per attivazione della procedura di consultazione sindacale per trasferimento, tramite affitto, della produzione con 59 operai – articolo 47 della legge n. 428 del 1990 e articolo 2112 del codice civile in favore di una società neo costituita con denominazione Dolciaria Srl;
   quest'ultima società, da visura camerale, è risultata di proprietà del signor Fabrizio Coscioni;
   la procedura di cui sopra prevede che almeno 30 dipendenti, tra manutentori, impiegati ed operai rimangano con la Montebovi Industrie Roma Srl;
   il 17 ottobre 2012 in seguito a tre giorni di sciopero è stato redatto un verbale d'incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale per verificare in un incontro successivo fissato per il 19 ottobre 2012 l'opportunità e la gestione della cassa integrazione guadagni ordinaria;
   nell'incontro del 19 ottobre 2012 le organizzazioni sindacali chiedevano la possibilità di concordare una cassa integrazione guadagni ordinaria a rotazione visto la grande polifunzionalità delle maestranze e che la direzione aziendale della Montebovi Industrie Roma Srl non accettava, ma insisteva su un percorso di C.I.G.O. solo per le persone messe in ferie forzate individuate in maniera unilaterale;
   in data 25 ottobre 2012 è stata presentata dalla Montebovi Industrie Roma Srl alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze sindacali una procedura licenziamento collettivo ex articolo 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 per 21 lavoratori tra operai, manutentori ed impiegati;
   il giorno 30 ottobre 2012 la direzione aziendale Montebovi Industrie comminava, a seguito dello sciopero pomeridiano, le contestazioni disciplinari a 3 dipendenti di cui 1 rappresentante sindacale, inoltrando gravi accuse smentite per iscritto da almeno 30 dipendenti, sospendendoli cautelativamente;
   per l'espletamento della consultazione obbligatoria prevista dalle normative vigenti sul trasferimento del ramo d'azienda – articolo 47 della legge n. 428 del 1990 e articolo 2112 del codice civile, la direzione aziendale convocava presso il proprio stabilimento le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali per il giorno 2 novembre 2012;
   il giorno 2 novembre 2012 la direzione aziendale della MIR Srl non permetteva l'accesso nei locali aziendali, in violazione a quanto previsto dalla legge n. 300 del 1970, al rappresentante sindacale sospeso in seguito al provvedimento disciplinare di cui sopra;
   a seguito del diniego aziendale l'incontro del 2 novembre è stato svolto presso l'aula consiliare del comune di Lanuvio, alla presenza dell'assessorato delle attività produttive. A cui facevano seguito n. 2 verbali:
    nel primo le organizzazioni sindacali prendevano atto della richiesta aziendale di congelare la procedura per l'articolo 47 della legge n. 428 del 1990 e l'articolo 2112 del codice civile in favore di Dolciaria Srl fino al successivo incontro che veniva fissato per 12 novembre 2012, sempre presso l'aula consiliare del comune di Lanuvio;
    nel secondo verbale le parti concordavano il reintegro in servizio dei dipendenti messi in ferie forzate che da precisa verifica non ne risultavano avere più capienza, cioè non avevano ferie e permessi residui;
   il 7 novembre 2012 veniva fatta recapitare alle organizzazioni sindacali la notizia che il rappresentante della MIR Srl che aveva condiviso l'accordo del 2 novembre non rappresentava più la società datrice dal 26 ottobre 2012;
   quanto concordato in data 2 novembre non veniva rispettato in quanto diversi dipendenti senza ferie residue venivano lasciati in ferie forzata;
   le organizzazioni sindacali nel manifestare tutto il proprio sdegno, la propria indignazione contestavano l'operato dell'azienda MIR Srl;
   l'azienda lo stesso 7 novembre comunicava le modalità del pagamento dello stipendio di ottobre dilazionando ancora in 2 tranche, l'ultima della quale al 30 novembre 2012 per lo stipendio;
   l'azienda Montebovi Industrie Roma Srl il giorno 12 novembre 2012 non si presentava all'incontro prefissato presso la sala comunale di Lanuvio, senza almeno preavvertire della sua assenza né le organizzazioni sindacali né l'assessorato stesso;
   le maestranze della Montebovi e della Dolciaria srl di proprietà del signor Coscioni Fabrizio sono in sciopero dal 26 novembre 2012 per 24 licenziamenti, illegittimo affitto di rapporti di lavoro nonché per ferie forzate di 21 dipendenti e ritardo degli stipendi;
   si intende segnalare anche che nei turni notturni del 27 e 28 novembre 2012 in sostituzione dei dipendenti in sciopero è stato impiegato nelle linee di produzione personale esterno fatto entrare in azienda dai vigilanti presenti in azienda –:
   se si intenda verificare se la società in premessa agisca nel pieno rispetto delle leggi vigenti e se ci siano anche i presupposti per la denuncia di comportamenti antisindacali. (4-19314)


   BARBATO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   l’hub della compagnia aerea Carpatair (www.carpatair.com) si trova a Timisoara. Tutte le mattine gli aerei decollano dalle varie città della Romania, Moldova ed Ucraina, trasportando a Timisoara i passeggeri in coincidenza per le destinazioni più ad Ovest. Dopo trenta minuti dall'arrivo, questi aerei s'allineano sulla pista per decollare nuovamente alla volta d'Italia, Germania e Grecia. Nel pomeriggio invece, i passeggeri vengono trasportati dall'Europa occidentale a Timisoara ed in soli quaranta minuti, gli aeromobili sono già pronti per una nuova partenza, questa volta verso le varie destinazioni in Romania o quelle ancora più ad Est;
   Alitalia-Cai – secondo il Sole 24 Ore del 19 maggio 2012 – ha dato in appalto alcune rotte nazionali alla Carpatair. Il piccolo vettore rumeno metterà a disposizione propri aerei ed equipaggi, con un accordo definito in gergo di wet lease letteralmente «affitto bagnato»;
   sul sito della Carpatair figura tra l'altro l'Alitalia tra gli Interline partner Airlines;
   da alcuni giorni Carpatair fa i collegamenti da Ancona a Roma per conto di Alitalia con propri piloti, hostess e aerei;
   dal primo giugno 2012 c’è il Pisa-Roma: il volo viene venduto e presentato ai passeggeri come «Az», ma è fatto da un altro vettore. La notizia trapela da fonti sindacali, in allarme perché un pezzo di attività della Cai viene ceduto a un piccolo vettore straniero, con la formula dell'affitto di velivoli ed equipaggi, anziché dare lavoro ai 4.500 piloti e assistenti di volo in cassa integrazione della vecchia Alitalia. «Alitalia-Cai dà l'appalto in code sharing di centinaia di voli nazionali e internazionali alla compagnia aerea rumena Carpatair», dice l'Unione sindacale di base (Usb);
   l'influenza di intesa sulla Cai-Alitalia è fortissima, attraverso il direttore generale della banca Gaetano Miccichè. Nel nuovo consiglio di amministrazione nominato il 26 marzo è entrato come vicepresidente Elio Catania, consigliere di gestione della banca. Alcuni dirigenti o ex di Intesa stanno per atterrare in Alitalia, con il nuovo amministratore delegato, Andrea Ragnetti. La compagnia di Colaninno non ha fatto annunci ufficiali, ma conferma l'accordo con Carpatair e le rotte da Ancona e Pisa per Roma, precisando che il wet lease è stato approvato dall'Enac e che Carpatair ha le certificazioni di sicurezza della Iata (Iosa). Secondo indiscrezioni, non confermate, l'attività dei rumeni si potrebbe estendere ad altre tratte, da Alghero, Parma e Bolzano per Roma. Secondo fonti esterne l'accordo ha durata di due anni. Per questi voli il vettore di Timisoara, una compagnia privata guidata dall'ex pilota Nicoale Petrov che ha anche soci svizzeri, utilizza turboelica Saab 2000 da 50 posti, ne ha nove su una flotta, da quanto si legge sul sito, di 15 aerei: gli altri sono tre Fokker 70 e altrettanti Fokker 100, da 80 e 100 posti. Con Carpatair Colaninno ha già siglato il 19 settembre 2011 un accordo commerciale di code sharing. Secondo l'annuncio dato all'epoca, con tale accordo Alitalia «amplia in modo significativo la propria offerta sull'Europa dell'Est a partire dalla stagione invernale 2011 applicando il codice di volo Az sui collegamenti operati da Carpatair da e per l'Italia, e sui voli da Timisoara verso le altre destinazioni della Romania, dell'Ucraina e della Moldavia, raggiunte da Carpatair». Con l'affitto ai romeni la Cai punta a tagliare i costi. Nel primo trimestre quest'anno le perdite nette di Alitalia sono aumentate da 88 a 131 milioni, la perdita operativa (ebit) è aumentata da 86 a 109 milioni, l'indebitamento finanziario netto ha raggiunto i 962 milioni;
   molti dipendenti ex Alitalia, tra questi comandanti, hostess, stewart dopo 4 anni di cassa integrazione, sono stati posti in mobilità;
   in questi giorni, la nuova Alitalia si appresta ad operare diversi voli tramite un contratto di wet-leasing con la società romena Carpatair;
   questi 15 velivoli sono dello stesso tipo che pilotavano i dipendenti italiani (Alitalia Express volava curiosamente proprio con 15 aerei dello stesso tipo sulle stesse rotte);
   gli italiani sono a casa in mobilità mentre al posto loro lavorano piloti stranieri;
   si potrebbe pensare allora di far emigrare i nostri ex dipendenti Alitalia all'estero ma ciò non è possibile – riferiscono gli stessi all'interrogante – in quanto essendo in mobilità non possono lavorare all'estero;
   circa un centinaio di dipendenti sono stati posti prima in cassa integrazione e poi dal 10 ottobre 2012 messi in mobilità a carico dei contribuenti italiani per dichiarata crisi aziendale;
   la nuova Alitalia si appresta ad operare le stesse tratte con lo stesso numero di velivoli dello stesso tipo ma con un contratto di wet lease con la ditta romena Carpatair;
   a quanto consta all'interrogante gli aeromobili sarebbero stati riverniciati con livrea Alitalia pur essendo di fatto romeni e pilotati da equipaggi stranieri come sembra evincersi anche dalla foto riportata nel sito http://www.jetphotos.net/;
   Carpatair ha ricevuto da Wells Fargo Bank Northwest l'ATR 72-500 immatricolato N533AT (numero di costruzione 533) nei colori Alitalia e da Nordic Aviation Capital l'ATR 72-200 YR-ATR (nc. 555 del 1998, ex China Southern). Secondo ATR Review, il trimestrale del costruttore controllato da EADS e Alenia Aermacchi, i due aerei voleranno sulle rotte da Pisa e Ancona per Roma-Fiumicino in base a un contratto di «wet lease» con il vettore romeno. ATR rivela che Alitalia sta studiando l'uso dei biturboelica sulle rotte europee più brevi, compresa la Roma-Nizza, e che l'esigenza complessiva potrebbe toccare le 15 macchine. Alitalia aveva già utilizzato gli ATR 72 nel recente passato, con alcune macchine di Alitalia Express andate all'estero nel 2010 e altre cedute alla Nordic Aviation nel 2009 (http://www.dedalonews.it);
   pur essendo una operazione lecita e legale sembra quantomeno assurdo che Alitalia ceda ad un vettore romeno voli con gli stessi velivoli e le stesse destinazioni per la quale era stata dichiarata crisi aziendale ponendo tutto a carico dei contribuenti italiani –:
   se al Governo risultino i fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere allo scopo di tutelare i lavoratori. (4-19352)


   BARBATO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   IAL, Istituto addestramento lavoratori è un ente di formazione italiano fondato nel 1955 per iniziativa del sindacato Cisl. Oggi è conosciuto come IAL CISL;
   è presente in molte regioni d'Italia: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta;
   è presente con una sua delegazione anche in Germania, in Belgio e in Bulgaria;
   realizza mediamente 2.000 corsi all'anno e raggiunge circa 40.000 partecipanti;
   lo IAL avrebbe ricevuto diversi milioni di euro dalla ex Comunità europea per formare ragazzi e immetterli nel mondo del lavoro;
   alcuni docenti in forza a tale ente non sarebbero stati pagati;
   in data 4 novembre 2009 repubblica.it a firma di Stefano Parola si legge che: «dopo cinque mesi senza stipendio sono sempre più nervosi o depressi. I 240 dipendenti dello Ial, l'ente di formazione professionale della Cisl, per ora non scioperano. Si limitano a tenere presidi sotto la Prefettura, come hanno fatto ieri mattina, o assemblee sindacali, ieri pomeriggio. Però c’è una parte di loro che imbufalisce se pensa al futuro. Perché oggi lo Ial aspetta un cavaliere bianco che lo salvi dal baratro in cui è finito. E uno dei nomi in ballo coincide con quello di chi, nel loro immaginario collettivo, in quel baratro ce l'ha spedito: la Cisl. Il caso dell'ente di formazione professionale, che in Piemonte ha 17 sedi, è scoppiato a marzo, ma ha radici all'inizio degli anni 2000. Lo ha raccontato ai dipendenti lo stesso Enzo Pappalettera, segretario della Cisl Scuola e oggi nello scomodo ruolo di rappresentante sindacale dei lavoratori del centro e di esponente del sindacato che un tempo era il proprietario: «Lo Ial è arrivato al fallimento per colpa di alcuni ex sindacalisti che si sono cimentati con una macchina sempre più grossa. E tante e troppe sono state le cose che non hanno funzionato. C'era un vecchio buco di bilancio antecedente al 2000, che negli ultimi anni si è aggravato». La voragine si è ampliata anche perché lo Ial era diventato un cane che si mordeva la coda: spendeva per pagare i dipendenti senza fare in tempo a incassare le risorse pubbliche, quindi si indebitava per poter sostenere le spese. A marzo la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso, ha detto basta e l'ente di formazione ha portato i libri in tribunale, che ne ha decretato il fallimento ma ha anche avviato una procedura straordinaria dando a Antonio D'Addario il compito di sciogliere l'impasse. L'avvocato torinese ha scelto di far proseguire le attività dello Ial e di provare a vendere. Dopo un primo slittamento, si è dato come data ultima il 31 dicembre 2009. Per allora lo Ial passerà di mano, ma a chi? C’è una cordata di privati, interessati ai 240 professionisti per istituire corsi di formazione nelle aziende in crisi. E poi c’è la Cisl: proprio il sindacato ha presentato una prima proposta simbolica e attende di perfezionarla. Intanto oggi il tribunale si pronuncerà sull'entità del buco»;
   in data 10 dicembre 2009 lastampa.it a firma di Maurizio Tropeano informa nell'articolo «Ial, fanno causa in 30 “Ci paghi il sindacato” che “l'Istituto Addestramento Lavoratori del Piemonte è senza autonomia giuridica ed è totalmente dipendente dalla Cisl che dovrà rispondere delle obbligazioni assunte dall'ente di formazione”. È questa la motivazione che ha spinto trenta collaboratori a fare causa al sindacato piemontese. Secondo il professor Marino Bin e l'avvocato Sara Visca tocca al sindacato pagare i 320 mila euro di compensi arretrati più gli interessi maturati; l'avvocato Ramello sostiene l'autonomia dello Ial dalla Cisl: «Lo Ial è attualmente in base al codice civile un'associazione non riconosciuta e ha una propria soggettività giuridica, economica e imprenditoriale così come riconosciuto dal tribunale di Torino con la sentenza che ha dichiarato lo stato di insolvenza» –:
   a quanto consta all'interrogante vi sarebbero state due sentenze, tra l'altro, non favorevoli ai docenti ricorrenti –:
   se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e di quali informazioni si disponga in proposito. (4-19353)

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:


   MESSINA. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il Corpo forestale della regione siciliana è stato istituito con legge regionale 5 aprile 1972, n. 24, mentre precedentemente in Sicilia operava il Corpo forestale dello Stato cosicché, all'atto della regionalizzazione, venne data, la possibilità a chi si trovava in servizio in Sicilia di optare per il Corpo statale o per quello regionale;
   con la legge istitutiva viene previsto che il Corpo forestale della regione siciliana assolva in Sicilia i compiti di cui al decreto legislativo n. 804 del 1948 ossia la medesima normativa afferente il corpo forestale dello Stato. Il legislatore regionale, pertanto, ha previsto per il Corpo un profilo istituzionale di alto livello e nelle funzioni lo equipara a quello statale, attesa la competenza in materia derivante dallo statuto regionale;
   nella stessa legge istitutiva al personale dirigente e sottufficiale viene attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, mentre al personale guardia viene attribuita la qualifica di agente di P.G. Successivamente, con decreto del presidente della regione 5 luglio 1972, a tutto il personale summenzionato è stata attribuita la qualità di agente di pubblica sicurezza;
   successivamente la legge n. 16 del 1996, all'articolo 76, prevede che: «Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge il Governo della Regione presenta un disegno di legge in materia di riordino delle carriere del personale del Corpo forestale della Regione e del personale amministrativo ad esso collegato, nel rispetto dei principi contenuti nell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421, nella legge 6 marzo 1992, n. 216 e nelle altre norme concernenti il Corpo forestale dello Stato»;
   alla legge regionale n. 16 del 1996 segue la legge regionale n. 10 del 2000: con tale legge, il legislatore, nel ribadire che il Corpo forestale della regione siciliana è forza di pubblica sicurezza, stabilisce che viene fatto salvo quanto disposto dall'articolo 76 della legge regionale n. 16 del 1996, inquadrando però i dirigenti tecnici forestali, sino ad allora nei ruoli del Corpo, nel ruolo unico della dirigenza regionale;
   poiché il Corpo forestale dello Stato, dal 1995 ha subito tre riordini, per adeguare i gradi e le funzioni del personale a quello della polizia di Stato, si è reso necessario riordinare anche quello regionale, considerato che lo stesso assolve in Sicilia alle medesime competenze alle quali il Corpo forestale dello Stato assolve nel resto del Paese. Quindi con legge regionale n. 4 del 2007 è stato operato il riordino del Corpo regionale e con successivo decreto del presidente della regione siciliana del 20 aprile 2007, è stata regolamentata la legge in parola;
   in Sicilia quindi sin dal 1972 ha operato esclusivamente il Corpo forestale regionale, il cui personale è stato impiegato sia autonomamente, come ad esempio nel coordinamento dell'attività di prevenzione e repressione antincendio, sia in affiancamento alle altre forze di polizia, contribuendo al mantenimento dell'ordine pubblico. Inoltre, il personale del Corpo forestale della regione siciliana ha integrato le aliquote di polizia giudiziaria presso le sezioni di P.G. delle procure della Repubblica;
   si richiama inoltre l'attenzione sul servizio CITES (Convention of international trade in endangered species), che opera per la protezione delle specie protette in via di estinzione (vegetali e animali) e che trova la sua ragion d'essere nella convenzione di Washington del 3 marzo 1973 ratificata con legge 19 dicembre 1975, n. 874. In Sicilia, tale attività, è stata svolta essenzialmente dal Corpo forestale regionale che è stato individuato, quale l'autorità amministrativa per l'applicazione delle sanzioni amministrative in violazione della convenzione in parola. Mentre il Corpo forestale dello Stato è stato presente in Sicilia esclusivamente negli aeroporti e nei porti di Catania e Palermo;
   tuttavia, con l'entrata in vigore della legge 3 febbraio 2011, n. 4 (Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari), il Corpo forestale dello Stato si è inserito presso le sezioni di P.G della procure della Repubblica nel territorio isolano, sebbene la summenzionata legge, a mente dell'articolo 4, comma 8, preveda che nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome, le sezioni di polizia giudiziaria siano composte anche dal personale con qualifica di polizia giudiziaria appartenente ai rispettivi corpi forestali regionali o provinciali, secondo i rispettivi ordinamenti, previa intesa tra lo Stato e la regione o provincia autonoma interessata. Non risulta però all'interrogante che tale coordinamento sia avvenuto;
   si aggiunga inoltre che, con semplici atti amministrativi, il comando regionale del Corpo forestale dello Stato della Calabria, ha assunto la competenza per la Sicilia, aprendo quindi uffici a Palermo e Catania, con il successivo invio di un notevole contingente di personale per i controlli CITES nel territorio siciliano. Lo stesso avrebbe avocato anche l'attività di autorità amministrativa ex articolo 17 della legge n. 689 del 1981 assolte dal Corpo forestale regionale;
   attualmente in ambito CITES parrebbe dunque che esistano due autorità amministrative, una regionale ed una statale, con la sottolineatura che l'operato statale si basa, almeno per quanto risulta all'interrogante, su semplici atti amministrativi, in palese contrasto quindi, con la normativa statutaria che è certamente di rango costituzionale;
   evidentemente non possono coesistere due istituzioni con pari poteri e dignità che, considerato il mancato raccordo operativo tra le stesse, ingenera nella popolazione notevole confusione, contraddicendo quindi ai principi di trasparenza, efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa –:
   se il Ministro sia a conoscenza della situazione esposta in premessa e se ritenga di assumere iniziative per risolvere la criticità nei rapporti istituzionali tra Corpo forestale della regione siciliana e Corpo forestale dello Stato e se non ritenga in particolare di intervenire per affrontare le questioni della irrituale presenza del Corpo forestale dello Stato in Sicilia e della sovrapposizione dell'attività istituzionale dei due Corpi in assenza di concertazione e di rapporti istituzionali tra le parti, posto che è necessario che tale convivenza sia regolamentata. (4-19324)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MANCUSO, BOCCIARDO, DE LUCA, GIRLANDA, BARANI e GHIGLIA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   negli anni ’80 e ’90 molti pazienti italiani, soprattutto emofiliaci, vennero infettati dal virus dell'HIV e dell'epatite in seguito a trasfusioni di sangue e emoderivati infetti;
   secondo l'Associazione Politrasfusi furono 2.605 dei quali 550 emofiliaci, i deceduti fra il 1985 e il 2008 per una trasfusione di sangue infetto;
   il Ministero della salute fu accusato di non aver vigilato sulla bontà delle sacche e diverse sentenze riconobbero le sue responsabilità;
   sono state 76 mila le richieste di risarcimento;
   circa 49 mila persone hanno ricevuto un modesto assegno di 1.080 euro a bimestre (i superstiti) o una cifra una tantum di 49 mila euro (gli eredi);
   si tratta di persone che, in seguito alla legge n. 244 del 2007 avevano accettato di non intentare causa al Ministero (o di sospendere i procedimenti in corso) per accedere a una transazione;
   per questo «risarcimento collettivo» la legge prevedeva uno stanziamento di 180 milioni di euro annui per dieci anni;
   il Ministero della salute, con un decreto pubblicato il 13 luglio 2012, ha stabilito, all'articolo 5, che vanno esclusi dalla transazione tutti coloro che hanno promosso una causa di risarcimento danni più di 5 anni dopo aver scoperto di essere ammalati di epatite o AIDS;
   con tale norma, una larga fetta della platea di infettati sarà esclusa da ogni forma di risarcimento;
   sono circa 120 mila le persone che nel corso di 30 anni, a causa dei mancati controlli sul plasma e sui farmaci emoderivati prodotti o importati in Italia, si sono ammalate;
   nel mese di ottobre 2012 il tribunale di Bologna ha condannate il Ministero a risarcire i famigliari di un uomo morto di epatite nel 2005 a 40 anni, contagiato a causa di una trasfusione infetta, con 420 mila euro alla famiglia;
   il giudice ha stabilito che «sin dalla fine degli anni ’60 era nota la pericolosità intrinseca nelle trasfusioni, sì che era imposto al Ministero un obbligo di controllo e direttiva sulla gestione del sangue»;
   lo stesso avvocato Marco Calandrino di Bologna, che ha già ricevuto diverse mail nel suo studio legale con l'annuncio del mancato rimborso per altrettanti clienti contagiati, spiega che «ora, non più di 150 persone sulle 7.000 che hanno aderito alla transazione con il Ministero potranno sperare di avere un risarcimento»;
   tra i sicuri esclusi c’è una donna di Rimini, il cui figlio è morto nel 1991, a 25 anni, di AIDS;
   aveva contratto il virus perché, essendo emofiliaco dall'età di 5 anni, veniva curato con farmaci emoderivati risultati infetti;
   nonostante il nesso di causalità tra la sua malattia e i farmaci assunti sia stato stabilito fin dal 1994, i suoi genitori non avranno alcun rimborso, a causa della prescrizione;
   lo stesso accadrà per il professor Roberto Brigati, 52 anni, che insegna filosofia morale a Bologna e si è ammalato di epatite C alla fine degli anni ’80;
   nel 2009, a causa di una cirrosi, il professor Brigati ha subito un trapianto di fegato;
   ma anche i ben pochi che riescono a vincere la causa con lo Stato, difficilmente ricevono il dovuto: i beni del Ministero della salute, infatti, sono impignorabili, quindi occorre rivolgersi al TAR per ottenere un giudizio di ottemperanza, sostenendo nuove spese legali;
   l'unica speranza di ottenere un risarcimento dallo Stato per gli emofiliaci, i talassemici e i trasfusi occasionali che si sono ammalati a causa delle cure ricevute è l'inchiesta avviata dalla procura di Roma a inizio 2012;
   sette direttori generali del Ministero della salute succedutisi negli ultimi 30 anni sono indagati per omicidio colposo e lesioni;
   se l'ipotesi di reato diventasse quella di epidemia colposa anche i termini di prescrizione per le cause di risarcimento dovrebbero allungarsi;
   l'Avvocatura dello Stato, al processo di Napoli, dove sta tra gli accusatori, ha rivendicato il diritto dello Stato a costituirsi parte civile sostenendo che il reato commesso vada rubricato come «epidemia collettiva», per cui la prescrizione è di 15 anni;
   nei processi in cui, invece, sta dalla parte dei difensori del Ministero della salute contro i malati e i parenti dei deceduti sostiene che si tratti di «lesioni colpose», per cui la prescrizione è di soli 5 anni;
   a Napoli il processo «plasma infetto», che vede imputati con l'accusa di omicidio colposo plurimo aggravato dalla previsione dell'evento l'ex direttore del servizio farmaceutico del Ministero della sanità Duilio Poggiolini e Guelfo Marcucci, fondatore dell'omonimo gruppo farmaceutico, non è ancora approdato nemmeno a una sentenza di primo grado –:
   se il Governo intenda verificare come sia stato utilizzato lo stanziamento previsto dalla legge n. 244 del 2007 e se intenda assumere iniziative per rinnovarlo per gli anni successivi;
   se il Governo intenda riaprire le transazioni con i sopravvissuti e gli eredi di quella terribile pagina della sanità nel nostro Paese, riconoscendo loro il risarcimento dovuto. (5-08712)


   MANCUSO, BOCCIARDO, DE LUCA, GIRLANDA, BARANI e GHIGLIA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la riforma del Ministro interrogato (decreto n. 158 del 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel mese di novembre 2012), ha acceso un vivace dibattito sull'argomento cure primarie;
   le cure primarie sono erogate dai dipartimenti delle cure primarie, presenti in ogni azienda Usl, a loro volta organizzati in nuclei di cure primarie;
   il decreto citato prevede ora, tra le altre cose, la continuità assistenziale per l'intera giornata e per tutti i giorni della settimana attraverso l'adozione di forme organizzative mono e multiprofessionali, nonché il ruolo unico del medico di medicina generale;
   a settembre 2012 CompuGroup Medical Italia spa ha pubblicato i dati di un'indagine tra i medici di medicina generale e i pediatri italiani;
   l'85 per cento dei medici di famiglia non ritiene «realistico e fattibile» l'obiettivo di garantire l'assistenza sul territorio 24 ore su 24;
   il 79 per cento pensa che il territorio non sia in grado, a oggi, di compensare gli ulteriori tagli ai posti letto previsti dalla spending review;
   la maggioranza dei generalisti rimane fredda all'idea di aggregazioni monoprofessionali e non apprezza l'introduzione della figura del referente-coordinatore, ma ammette (il 53 per cento contro il 40 per cento) che le forme organizzative multiprofessionali sono utili per integrare le diverse professionalità della sanità territoriale;
   il ruolo unico viene apprezzato solo dal 38 per cento degli interpellati, contro il 42 per cento cui non piace;
   i medici, per potenziare l'assistenza di base, riterrebbero utile l'aumento degli infermieri e collaboratori di studio, l'ingresso negli ambulatori della diagnostica di base, un cambiamento deciso del sistema di formazione –:
   con quali modalità intenda procedere il Governo. (5-08713)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CODURELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   in data 4 agosto 2011 il Ministro della salute ha relazionato in missione sull'attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza. Dalla relazione si evince che l'incidenza del fenomeno della interruzione volontaria di gravidanza, dalla introduzione della legge n. 194 ad oggi, è in progressiva e costante diminuzione;
   la legge n. 194 prevede che: lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio, lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite;
   la legge n. 405 del 29 luglio 1975 istituisce i consultori familiari; il servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità ha come scopi:
    a) l'assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile;
    b) la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e da singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell'integrità fisica degli utenti;
    c) la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento;
    d) la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza;
   nel 2010, su tutto il territorio nazionale, in linea con gli anni precedenti, è stato rilevato un decremento del 2,7 per cento rispetto al 2009, ed un decremento del 50,9 per cento rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza e dal 1983 i tassi di abortività sono diminuiti in tutti i gruppi di età, più marcatamente in quelli centrali;
   a fronte di una costante diminuzione, dopo l'entrata un vigore della legge n. 194, purtroppo nel corso degli anni è cresciuto il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne con cittadinanza estera, raggiungendo nel 2009 il 33,4 per cento del totale delle interrogazioni volontarie di gravidanza e tale fenomeno, dovuto anche al costante incremento della loro presenza nel Paese, rappresenta una criticità importante, anche se vanno sottolineati comportamenti differenti per nazionalità e cultura di provenienza, anche a causa di diversi approcci ed accessi alla procreazione responsabile ed all'interruzione volontaria di gravidanza nei Paesi di origine;
   è allarmante anche l'aumento del ricorso all'interruzione di gravidanza da parte delle minorenni, passato dal 2,7 per cento sul totale dell'interruzione volontaria di gravidanza del 2000, al 3,2 per cento del 2009;
   a fronte di queste criticità nel 2010 il Ministero della salute ha promosso e finanziato un progetto sulla prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne straniere, coordinato dalla regione Toscana, in collaborazione con l'istituto superiore di sanità e l'Università La Sapienza di Roma, che aveva come finalità la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva, nonché l'organizzazione dei servizi per favorire l'accesso ed il loro coinvolgimento nella prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza e la promozione di una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata anche attraverso il coinvolgimento delle comunità di donne immigrate. A questo progetto hanno aderito 12 regioni (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Abruzzo, Umbria, Campania, Puglia, Sicilia, Toscana, Emilia Romagna, Provincia Autonoma di Trento), mentre la Lombardia non ha aderito anche a fronte di una richiesta contenuta in una mozione del Partito Democratico (novembre 2010) in consiglio regionale. Una mozione con la quale impegnava la giunta ad aderire al progetto succitato, ma la maggioranza non ha ritenuto nemmeno di aprire un dibattito su un tema assolutamente importante rispetto alla piena applicazione delle leggi n. 194 e n. 405;
   si tratta di leggi fondamentali per la procreazione libera e responsabile e la prevenzione; infatti, i consultori familiari pubblici hanno finalità importanti soprattutto dal punto di vista della prevenzione e non solo, ma purtroppo risultano drammaticamente in diminuzione: 0,7 consultori ogni 20.000 abitanti, valore inferiore a quanto previsto dalla legge n. 34 del 1996;
   inoltre nel corso degli ultimi anni è enormemente aumentata l'obiezione di coscienza tra i ginecologi e gli anestesisti. A livello nazionale si è passati, per i ginecologi, dal 58,7 per cento del 2005, al 70,5 per cento del 2007 al 71,5 per cento del 2008 ed al 70,7 per cento nel 2009; per gli anestesisti negli stessi anni, dal 45,7 per cento al 51,7 per cento. Per il personale non medico si è osservato un ulteriore incremento, con valori che sono passati dal 38,6 per cento nel 2005 al 44,4 per cento nel 2009;
   come denunciato da LEIGA (Libera associazione italiana ginecologici per l'applicazione della legge n. 194) il rischio è che nei prossimi 5 anni, considerati i pensionamenti dei medici obbiettori, in tutta Italia rimangano poco più di 150 obbiettori non obiettori;
   i pochi medici ginecologi non obbiettori oggi vivono quella che all'interrogante appare una «segregazione professionale», costretti a fare solo aborti, con turni massacranti, non potendo di fatto occuparsi di parti o di altri interventi, e penalizzati nella carriera, con la conseguenza che aumentano le obiezioni, svuotando di fatto i servizi e favorendo l'emigrazione delle donne che rischiano di nuovo di approdare a cliniche clandestine;
   nel 2008 è stata effettuata una stima aggiornata degli aborti clandestini, dalla quale si evince che nel 2005 gli aborti clandestini erano circa 15.000, rispetto ai 100.000 del 1983, ma la preoccupazione è che siano di nuovo in aumento, soprattutto in quelle zone di Italia dove l'obiezione di coscienza rende difficile anche l'attivazione del percorso di certificazione e di interruzioni volontarie di gravidanza;
   in Lombardia la situazione dei consultori pubblici è ancora più critica; ai sensi della legge n 34 del 1996 dovrebbero essere 496 (1x20.000), mentre il rapporto di oggi è di uno ogni 41.846 abitanti contando anche quelli privati, 1 ogni 65.248 considerando solo quelli pubblici. I consultori privati, 85, sono esonerati dall'applicazione della legge n. 194, fatto gravissimo, ma essendo strutture accreditate ricevono quindi fondi, senza fare consulenza per l'interruzione volontaria di gravidanza;
   infatti, nel 2010 e 2011 l'attività del consultorio è stata unicamente quella di gestire il progetto Nasko, mentre nessuna attività di informazione o prevenzione tra le donne straniere e minorenni, come ad esempio sull'utilizzo dei principali metodi contraccettivi o il rafforzamento del percorso di interruzione volontaria di gravidanza in un'ottica di continuità assistenziale tra territorio ed ospedale, è stata portata avanti;
   sempre in Lombardia i ginecologi obbiettori sono 560 pari al 66,9 gli anestesisti obiettori sono 607 pari al 47,1 per cento; il personale non medico obiettore consta di 1.001 addetti pari al 40,3. Inoltre secondo i dati diffusi il 1° febbraio 2012 sulla base di una rilevazione della regione effettuata nel 2011, il picco massimo è all'azienda ospedaliera Sant'Antonio Abate di Varese, dove i non obiettori sono appena 2 su un totale di 23. Seguono a ruota Como e Sondrio, con soli 3 non obiettori su un totale di 26 e 19 operatori rispettivamente; l'ospedale Niguarda di Milano, dove si contano soltanto 4 non obiettori su 24; l'ospedale di Cremona, con 4 non obiettori su 19, e Treviglio con 4 su 28;
   nella lista degli ospedali con un boom di ginecologi e ostetrici obiettori rientra anche l'azienda ospedaliera di Crema con 4 non obiettori su 12 operatori. Spiccano anche i casi del policlinico San Matteo di Pavia, con soli 5 non obiettori su un totale di 16 fra ginecologi e ostetrici; l'azienda ospedaliera di Lecco con 6 non obiettori su 21, i Riuniti di Bergamo e il San Paolo di Milano con 7 non obiettori su un totale rispettivamente di 27 e di 19. Nel varesino le donne che hanno bisogno di interrompere una gravidanza hanno anche altri due ospedali a cui rivolgersi, oltre a quello con il record di obiettori (il Sant'Antonio Abate di Gallarate con 21 obiettori su un totale di 23 operatori): l'azienda ospedaliera di Busto Arsizio (ospedale di circolo) dove gli ostetrici e ginecologi non obiettori sono 10 su 34, e l'azienda ospedaliera Macchi (ospedale di Circolo) di Varese con 12 non obiettori su 43. Nella città di Sondrio invece le difficoltà diventano enormi visto che nell'azienda ospedaliera della Valtellina i non obiettori sono solo 3 su 19. In situazioni estreme dove si registrano picchi di obiezione di coscienza fra ginecologi e ostetrici, considerando anche i turni, si rischia di avere un solo camice bianco disponibile a praticare un'interruzione volontaria di gravidanza; in moltissime occasioni, a fronte di tassi così alti di obiezione di coscienza, viene messa in discussione non solo la funzionalità stessa dell'ospedale ma anche la corretta applicazione della legge n. 194, che rientra fra le funzioni che un ospedale pubblico deve espletare, non garantendo il diritto previsto dalla legge mettendo in serio pericolo la salute della donna;
   nel giugno del 2010 sono state diramate le linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza e sull'utilizzo della pillola RU 486, che non hanno evidentemente valore vincolante –:
   quali siano i risultati del progetto sulla prevenzione dell'interruzione volontaria di gravidanza le donne straniere attivato nel 2010 e se siano stati individuati specifici percorsi;
   quali iniziative di competenza intenda assumere affinché venga garantita la piena applicazione della legge n. 194 e il diritto delle donne all'interruzione volontaria di gravidanza, nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge;
   quali iniziative intenda assumere il Governo in merito alla necessità di potenziare la rete dei consultori pubblici, come previsto dalla legge n. 405, che sono in primo luogo lo strumento essenziale per le politiche di prevenzione, oggi più che mai rese necessarie per i giovani e gli immigrati, e di promozione della maternità/paternità libera e consapevole, nonché servizio essenziale per l'inizio del percorso per l'interruzione volontaria di gravidanza;
   quali siano i dati in relazione all'applicazione della pillola RU 486. (4-19300)


   SAVINO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   nei mesi scorsi la stampa si è occupata di un caso particolarmente triste e delicato, quello della piccola Celeste C. di appena due anni affetta da atrofia muscolare spinale (SMA) malattia genetica neurodegenerativa che colpisce i bambini fin dalla nascita;
   la Sma è la causa principale di morte infantile e affligge da 1:6000 a 1:10000 nati vivi. La sua forma più severa causa molto spesso la morte nei primi due anni di vita;
   non esistono al momento cure che consentano di arrestare o far regredire la malattia, pertanto chi ne è colpito è destinato ad una morte certa che giunge al termine di un decorso della malattia particolarmente devastante mentre i familiari – ovvero i genitori – assistono impotenti;
   così non è stato per la piccola Celeste, la quale – il 26 ottobre 2011 – inizia presso gli spedali riuniti di Brescia una nuova cura, messa a punto dal professor Andolina (già responsabile dei trapianti del midollo all'Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico «Burlo Garofalo» di Trieste) e dalla Stamina Foundation, che prevede l'infusione di cellule staminali mesenchimiali, ricavate dal midollo osseo di un genitore, i cui effetti positivi sulla bambina sono immediatamente visibili: da quel giorno le sue speranze di vita sono appese alla somministrazione di questa terapia;
   nel 2001, quando giunge in Italia, la terapia viene somministrata privatamente dalla Stamina Foundation, con una spesa per i pazienti di circa 15 mila euro per la lavorazione delle cellule a cui si aggiungono le parcelle dei medici: tra il 2007 e il 2009 sono 65 le persone trattate dalla Stamina con le cellule staminali;
   l'arrivo del professor Andolina apre la strada alla somministrazione della cura in maniera gratuita in ospedale, prima al Burlo Garofalo di Trieste e poi agli spedali riuniti di Brescia;
   tutto avviene nel rispetto della normativa vigente che autorizza l'impiego di terapie non sperimentate in particolari situazioni e quando non esistono altre opzioni («cure compassionevoli»), ma nonostante ciò la magistratura prima e poi anche l'Aifa, con un'ordinanza del 15 maggio 2012, hanno bloccato la somministrazione della terapia;
   Celeste, ma non solo lei, è rimasta senza cura per quattro mesi, finché il 20 agosto 2012 il giudice, al quale si erano rivolti i genitori, ha stabilito con un provvedimento di urgenza che la piccola era in pericolo di vita e, dunque, doveva essere curata;
   la stessa strada è stata intrapresa da altre tre famiglie con bambini nelle stesse condizioni di Celeste e tutti i giudici competenti per territorio si sono espressi favorevolmente alla somministrazione della terapia;
   altri malati non hanno avuto questa opportunità: la sezione di Brescia del Tar della Lombardia non ha accolto a settembre la richiesta di sospendere il provvedimento dell'Aifa e pertanto agli spedali riuniti di Brescia dodici pazienti sono rimasti senza terapia;
   la questione rimane aperta anche per oltre cinquecento persone affette da gravi malattie neurodegenerative che attendono di essere curate;
   ognuna di queste persone (il provvedimento del giudice è ad personam) dovrà fare ricorso per via giudiziaria per vedere riconosciuto il diritto ad essere curata nonché il diritto – in quanto si tratta di pazienti affetti da una patologia incurabile – di tentare, in accordo con il proprio medico curante e con il benestare del Comitato etico della struttura ospedaliera individuata per il trattamento, anche terapie non ancora previste dal sistema sanitario;
   i ricorsi per via giudiziaria hanno ovviamente dei costi, circa 5.000 euro a pratica, e non tutte le famiglie possono permetterseli;
   desta perplessità, infine, che nonostante le pesanti motivazioni contenute nell'ordinanza dell'Aifa in relazione alla mancanza dei necessari requisiti di affidabilità dal punto di vista strutturale e medico-scientifico del laboratorio degli spedali riuniti, questo non sia stato chiuso del tutto ma siano state bloccate solo le attività della Stamina –:
   quali tempestive iniziative intenda adottare – nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle prerogative attribuite alle regioni in materia sanitaria dalla normativa vigente – per ripristinare il godimento del diritto alla salute, costituzionalmente sancito, anche da parte dei cittadini gravemente disabili come quelli affetti da atrofia muscolare spinale, la cui condizione di debolezza non può essere motivo di ulteriore discriminazione. (4-19315)


   MIOTTO e NACCARATO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la Cometa A.S.M.M.E. – associazione studio malattie metaboliche ereditarie – è una o.n.l.u.s. che nasce nel 1992 per iniziativa di alcune famiglie che hanno incrociato una malattia metabolica ereditaria – malattia metabolica ereditaria – alla nascita dei loro figli e che desideravano sostenere altre famiglie che rischiano l'isolamento. Inoltre, fin da subito, l'Associazione si è proposta l'obiettivo di individuare canali di comunicazione con le strutture sanitarie per migliorare la cura e l'assistenza ai bambini malati;
   nel 2005 l'associazione decise di assumere un profilo più attivo uscendo dalla semplice rappresentanza delle esigenze delle famiglie che si imbattono in una malattia metabolica ereditaria, ed avviò una serie di iniziative di sensibilizzazione della popolazione allo scopo di raccogliere fondi per finanziare la ricerca e per poter acquistare una sofisticata strumentazione la Tandem Mass-Spettrometria, che permette la diagnosi precoce su vasta scala di un gruppo di 40 patologie, analizzando una semplice goccia di sangue;
   si tratta di patologie fortemente invalidanti e talvolta letali, che possono essere diagnosticate precocemente e, se trattate in modo adeguato, possono evitare ai piccoli pazienti danni spesso irreparabili. Il costo dell'attrezzatura era previsto in circa 250.000 euro e le iniziative messe in campo decollarono con il programma «dona un'ora del tuo tempo» con la quale i dipendenti del comune di Padova, dell'azienda ospedaliera e della provincia di Padova potevano devolvere il corrispettivo di un'ora di lavoro alla associazione Cometa ASMME che aveva promosso l'iniziativa;
   seguirono innumerevoli iniziative di fund raising che produssero rapidamente il raggiungimento dell'obiettivo ambizioso di acquisto del Tandem Mass-Spettrometria;
   nei L.E.A. rientra uno screening limitato solo a due delle quaranta malattie che possono essere invece individuate con l'attrezzatura che l'Associazione ha acquistato per donarla all'azienda ospedaliera di Padova, ove opera da anni il centro per la cura delle persone colpite da malattia metabolica ereditaria perciò, già nel gennaio 2008, l'Associazione aveva proposto alla regione del Veneto di istituire l'attività di screening neonatale metabolico allargato, presso il centro di riferimento regionale per le malattia metabolica ereditaria attivo dal marzo 2000, e diretto da un ottimo professionista, fra i più apprezzati specialisti anche a livello internazionale, con costo a carico dei richiedenti. Peraltro analoghe iniziative, proposte in altre regioni, hanno trovato facile accoglienza mentre in Veneto è sembrato, da subito, non suscitare grande interesse nelle sedi istituzionali che hanno competenze programmatorie;
   parallelamente a questa iniziativa, l'Associazione ha assicurato un costante flusso di contributi economici all'azienda ospedaliera di Padova per acquisto di attrezzature scientifiche, materiali di consumo per i laboratori di ricerca e borse di studio per rafforzare l'organico del centro di riferimento;
   l'interlocuzione con la competente commissione regionale sanità è stato continuo ed è avvenuto anche attraverso numerose audizioni, ed analoga interlocuzione è stata intrattenuta con i dirigenti regionali che si occupano di programmazione;
   numerosi consiglieri regionali, appartenenti a varie parti politiche hanno presentato atti ispettivi onde accelerare la messa in funzione della apparecchiatura e l'assegnazione al centro di Padova dell'incarico di eseguire lo screening, fin anche all'approvazione unanime in consiglio regionale di una mozione in data 9 luglio 2008;
   ripetutamente è stata coinvolta la stampa locale per denunciare il disinteresse della regione nei confronti di una generosa donazione, rimasta a lungo inutilizzata;
   l'associazione è ricorsa ad una massiccia raccolta di firme che ha raggiunto quota 13.000;
   finalmente la giunta regionale del Veneto con deliberazione della giunta regionale 2171 dell'8 agosto 2008 ha deciso di affidare alla azienda ospedaliera di Padova ed all'azienda ospedaliera di Verona l'incarico di predisporre un progetto congiunto di screening neonatali, entro il termine di 60 giorni, disponendo anche la prenotazione di spesa per 100.000 euro;
   in data 11 novembre 2008 i due direttori generali delle aziende ospedaliere di Padova e Verona hanno fatto pervenire alla regione la bozza di un progetto di screening neonatali, prevedendone l'avvio sperimentale dal 1o gennaio 2009 su due sedi: un doppione che la competente commissione regionale ha censurato, chiedendo alla Giunta regionale la riformulazione del progetto;
   con deliberazione della giunta regionale 108 del 21 luglio 2009 è stato approvato il programma per lo screening allargato da effettuarsi con la nuova attrezzatura donata dalla associazione ASMME che, nel frattempo, ha provveduto, nei due mesi successivi, ad attrezzare un nuovo laboratorio provvisto delle necessarie attrezzature sostenendo costi superiori a 100.000 euro;
   la giunta regionale ha adottato la predetta delibera in attuazione di una norma inserita nella legge finanziaria regionale n. 1 del 2008 che all'articolo 92 prevede l'attuazione in Veneto dello screening neonatale allargato;
   successivamente con deliberazione della giunta regionale 3337 del 3 novembre 2009 è stato approvato il progetto di screening neonatale allargato, includendo nell'atto le modalità attuative e la prenotazione dell'impegno di spesa;
   inizia a questo punto una lunga fase di inspiegabile inerzia della regione, nonostante i ripetuti interventi della competente commissione consiliare regionale, nonché le sollecitazioni della associazione Cometa ASMME;
   con l'avvio della nuova legislatura regionale nel 2010, si intensificano le sollecitazioni alla giunta affinché decolli l'attività di screening, ma senza successo. Anzi, la giunta regionale in data 11 gennaio 2011 toglie la qualifica di centro regionale al centro di Padova e revoca il finanziamento;
   l'esasperazione porta l'associazione a denunciare l'inerzia regionale con una inserzione a pagamento sui quotidiani del 28 dicembre 2011. Ne segue l'ennesima deliberazione della giunta regionale della giunta del Veneto in cui si da mandato ai direttori generali di dare attuazione al progetto approvato;
   anche la trasmissione televisiva Striscia la notizia da notizia dell'incredibile vicenda in data 7 gennaio 2011;
   seguono nuovamente ripetute rassicurazioni sulla imminente attivazione dei due centri per gli screening, ma nella realtà non decolla nulla, per cui l'associazione denuncia lo stallo che dura oramai dal 2009 con le inserzioni sui quotidiani locali in data 4 luglio 2012;
   la giunta regionale lamenta difficoltà finanziarie per far partire la sperimentazione, ma l'Associazione contro propone un contributo economico a carico della famiglie allo scopo di togliere di mezzo ogni pretesto, ma ecco, apparire la nuova idea della giunta regionale: una commissione che ha il compito di formulare una proposta per accorpare le due sedi inizialmente previste per condurre gli screening;
   peraltro a Padova ci sono i laboratori attrezzati, nuovissimi, c’è la nuova attrezzatura tandem-MASS spettrometria, oltre a professionisti esperti, mentre a Verona sarebbe necessario sostenere ingenti spese a carico dell'azienda, perché mancano attrezzature e laboratori oltre alla esperienza nel campo accumulata invece dal centro di Padova;
   l'associazione Cometa ASMME ha donato attrezzature, materiali di laboratorio, finanziato borse di studio per complessivi 1.200.000 euro, all'azienda ospedaliera di Padova;
   in queste settimane trapelano le intenzioni della regione di affidare a Verona l'attività di screning allargato;
   entro il 31 dicembre il Governo deve procedere all'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza –:
   se, anche al fine di evitare che situazioni quali quella descritta in premessa possano continuare a perpetuarsi, se non intenda inserire nella prossima revisione dei livelli essenziali di assistenza lo screning neonatali allargato. (4-19318)


   SCILIPOTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   un'importante azienda farmaceutica multinazionale avrebbe promosso in questi mesi, su tutto il territorio nazionale sollecitando gli informatori scientifici a coinvolgere i più importanti centri di emodinamica (ED) e i più importanti centri di unità di terapia intensiva coronarica (UTIC), nonché il coinvolgimento di un medico per reparto responsabile, un'attività che prevederebbe la partecipazione diretta di suoi informatori scientifici all'atto medico, indagando sull'uso dei farmaci utilizzati in terapia dai Centri al fine di promuovere l'uso di «Brilique» in sostituzione dei principi attivi utilizzati nelle singole strutture;
   il dipendente dell'azienda farmaceutica a quanto consta all'interrogante affiancherebbe il medico, definito «medico tutor» durante le attività svolte dal sanitario nei confronti del paziente all'interno della struttura ospedaliera di terapia intensiva al fine di identificare gli spazi prescrittivi del farmaco dell'azienda da cui dipende e di chiederne l'impiego terapeutico;
   tale metodo non sembra rientrare nell'ambito delle sperimentazioni cliniche, ma ad avviso degli interroganti piuttosto si configurerebbe come una vera e propria ingerenza sull'attività professionale del medico con possibili ulteriori pericoli a danno di pazienti classificati con codice rosso, e pertanto con talune funzioni vitali in quel momento compromesse e per questo motivo sottoposti a terapia intensiva, al fine di aiutarli a superare la fase acuta restituendolo ove possibile alla vita;
   sarebbe se i pazienti o i parenti saranno informati per dare il loro consenso a questa forma di sperimentazione;
   tale condotta, ad avviso dell'interrogante, integra una palese violazione della privacy del paziente visto che tutte le cure sarebbero fornite in presenza di soggetti estranei al presidio sanitario che, peraltro, non hanno l'obbligo di riservatezza e che oltre ad assistere alle loro sofferenze potrebbero avere accesso alla cartella clinica e ai dati anamnestici personali e familiari –:
   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, nel caso gli stessi corrispondessero al vero, come intenda intervenire per evitare rischi dall'uso di dispositivi medici non autorizzati;
   se tali iniziative, attivate dall'industria farmaceutica, siano conformi alle norme che regolano la pubblicità sui farmaci;
   se la presenza in terapia intensiva di soggetti estranei al reparto o al centro o al presidio sanitario possano aumentare il rischio di infezioni ospedaliere per pazienti a codice rosso;
   se tale attività preveda l'impiego di campioni gratuiti del farmaco che l'azienda propone in terapia;
   se e quali sarebbero i vantaggi terapeutici di simili attività parasperimentali;
   se e come il Ministro della salute, per il tramite dell'AIFA, intenda operare per prevenire conflitti di interesse tra le aziende produttrici di Ticagrelor che stanno avviando le iniziative di cui in premessa e le UTIC e le ED di tutte le ASP italiane. (4-19326)


   BARBATO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   l'epatite A in Italia è ancora un problema significativo per la popolazione ed in special modo a Napoli;
   con le feste ma anche tutto l'anno la voglia di frutti di mare aumenta e, con essa, il rischio di poter portare a tavola anche prodotti non sani;
   in special modo per cozze, vongole, cannolicchi e a tutti gli altri frutti di mare che il Mediterraneo può offrirci, i più esposti all'inquinamento che significativamente aumenta lungo le coste;
   si pensi ai recenti 16 depuratori sequestrati nell'avellinese e agli sversamenti illeciti;
   spesso definiti spazzini del mare i molluschi hanno la capacità di concentrare agenti batterici ed inquinanti nel proprio organismo, sebbene costituiscano proprietà nutritive eccellenti;
   contengono, ad esempio, molte proteine, a fronte di bassi contenuti di grassi; apportano vitamine del gruppo B (soprattutto la rara B12), sali minerali essenziali quali lo iodio, il fosforo, il sodio ed il ferro. Non a caso, infatti, vengono indicati nell'alimentazione degli anemici e dei depressi. Inoltre, la percentuale presente di omega 3, li rende ideali per chi soffre di malattie cardiovascolari;
   e poi sono facilmente digeribili;
   è anche vero però che i frutti di mare sono spesso additati come agenti portatori di malattie infettive –:
   se intendano i Ministri interrogati aumentare i controlli sui mitili e molluschi a garanzia della salute dei consumatori assumendo iniziative normative per istituire l'obbligo per i ristoranti e pescivendoli di esibire all'esterno degli esercizi un bollino o affini indicante la provenienza giornaliera di tali prodotti. (4-19335)


   BARBATO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   Campania e Lazio, stando a diversi articoli di stampa pubblicati negli ultimi tempi sarebbero particolarmente esposte nell'inquinamento delle falde acquifere;
   le ecomafie hanno di fatto deturpato i territori con i propri sversamenti illeciti infiltratisi nei terreni fino a raggiungere le falde;
   nemmeno talune industrie sarebbero estranee dall'inquinamento dei terreni;
   la Valle del fiume Sacco — zona che si estende dalla città di Colleferro, fino alla provincia di Frosinone — è uno dei 57 siti d'interesse nazionale che ancora attendono una bonifica. La contaminazione è partita negli anni ‘70 e ‘80 dagli stabilimenti chimici della Caffaro, specializzati nella produzione del Lindano, il principio attivo utilizzato per i diserbanti. I resti della lavorazione per decenni erano stati accatastati in alcuni depositi, a pochi metri dal fiume. Fin dal 1992 era noto il pericolo per l'intera zona, tanto da far scattare una prima inchiesta dei magistrati, terminata con un'unica condanna a quattro mesi per uno degli imprenditori coinvolti. Dopo la sentenza il tribunale di Velletri ordinò la bonifica dei siti, operazione poi iniziata dalla struttura commissariale solo dopo il 2005, nonostante la commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti avesse lanciato l'allarme contaminazione già nel 1998. A guidare l'azienda che subì il primo processo c'era — fino al 1990 — Enrico Bondi, chiamato ai vertici delle aziende del gruppo Snia qualche anno prima, società che ereditò all'epoca le attività della Caffaro. Bondi venne assolto nel primo processo terminato nel 1992;
   il caso Valle del Sacco è esploso alla fine del 2004, quando gli uffici di igiene trovarono le molecole del Lindano nel latte prodotto nella zona. Scattò l'allarme, quando ormai la sostanza aveva invaso l'intera area. Per gli agricoltori della Ciociaria e della zona di Colleferro fu l'inizio di un incubo, che dura ancora oggi: migliaia furono gli animali abbattuti e il divieto di pascolo — mai sospeso dal 2005 — ha portato alla chiusura di fatto di buona parte dell'attività zootecnica. La presenza nel sangue del principio attivo del Lindano (il B-HCH) fu confermata da una campagna di ricerca sulla popolazione, con conseguenze pesanti sulla salute (fonte Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2012) –:
   se il Governo sia informato dei fatti esposti in premessa e se intenda promuovere, per quanto di competenza, una road map delle falde acquifere di Campania e Lazio per la tutela e la salvaguardia della salute umana e degli animali allevati, oltre che dei prodotti agricoli coltivati. (4-19336)


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   la Puglia è la regione italiana che dal 1982 al 2007 ha registrato la riduzione più consistente del ricorso all'aborto. Passando da un tasso di 25,5 ogni 1.000 donne in età fertile (fra 15 e 49 anni) nel 1980 e di 30,7 nel 1984 (il più alto registrato in Italia e più del doppio delle altre regioni meridionali) a uno di 11,4 nel 2006;
   nonostante ciò il Tacco d'Italia si trova al secondo posto per tasso di abortività e solo il 13 per cento delle donne risulta munito del certificato del consultorio per praticare l'Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). La media nazionale è del 40 per cento. Sono queste solo alcune delle contraddizioni che riguardano l'applicazione della legge n. 194 del 1978, e il ricorso alla Ivg nella regione amministrata da Nichi Vendola;
   secondo un recente studio dell'Istituto superiore di sanità, presentato nel 2012 ma che prende in considerazione i dati fino al 2007, la Puglia è anche l'unica regione meridionale che dall'entrata in vigore della legge n. 194 ha attivato servizi di Ivg in ogni Usl contribuendo in maniera determinante a un considerevole calo degli aborti clandestini;
   tuttavia, a fronte della capillare diffusione dei servizi e di un efficace sistema d'informazione al pubblico ovvero la prevenzione, la qualità degli stessi è in calo a causa del costante aumento di personale obiettore – che tra i medici sfiora quota 80 per cento – e la lieve riduzione di strutture disponibili per il riassetto dei reparti di ginecologia. Resta infine alta l'attività privata, che nel 2006 era intorno al 50 per cento, contro l'8,4 del resto d'Italia, e oggi si attesta al 46,7 per cento alimentando un giro d'affari milionario che grava sulle tasche dei contribuenti;
   particolarmente complessa è la situazione nel capoluogo. Ha rivelato che nel 2011, nel territorio dell'Asl Bari, sono state effettuate 3676 interruzioni di gravidanza. Di queste ben 2606 sono state fatte in cliniche private (il 72 per cento). Il Policlinico, con tre reparti di ginecologia, in un anno ne ha effettuate appena 272. La tariffa di un'interruzione di gravidanza è compresa tra 1100 e 1400 euro, pertanto il sistema privato convenzionato barese ha ottenuto nel 2011 dalla Asl rimborsi che variano tra i 2 milioni e 800 mila euro e i 3 milioni e 600 mila euro. Non a caso nel 2010, nei giorni in cui entrò in commercio la pillola abortiva Ru486, fece scalpore la notizia che il policlinico di Bari aveva in organico un solo medico non obiettore. Il suo nome è Nicola Blasi e fini sul giornale non tanto per il «coraggio» di andare contro corrente (e probabilmente contro i propri interessi), quanto per essere stato il primo a somministrare la pillola Ru486 in Italia, al di fuori della sperimentazione –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, quali iniziative urgenti intenda assumere per dare soluzione al problema descritto. (4-19341)


   BONAVITACOLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   con decreto del Ministro della salute del 13 novembre 2012 è stato emanato, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 28 settembre 2012 n. 178, il regolamento elettorale interno per le elezioni nei comitati dell'Associazione italiana della croce rossa, nel testo trasmesso con nota del commissario della CRI in data 8 novembre 2012;
   in attuazione del predetto regolamento sono state avviate le elezioni degli organi associativi a partire dai comitati locali e comitati provinciali;
   in particolare, in occasione delle elezioni del Comitato provinciale di Napoli si sono verificati accadimenti che destano ad avviso dell'interrogante viva preoccupazione per la legittimità delle procedure svolte, ancor più allarmanti ove le medesime problematiche dovessero caratterizzare in futuro prossimo le elezioni per i livelli superiori, riguardanti le presidenze regionali e nazionale;
   tali accadimenti hanno avuto riferimento alla corretta applicazione delle vigenti norme regolamentari in tema di elettorato passivo, con specifico riguardo al legittimo status di eleggibile di un candidato;
   ai fini di un corretto inquadramento della vicenda, rilevano:
    l'articolo 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con decreto ministeriale 13 novembre 2012, ove testualmente recita: «Ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 28 settembre 2012 n. 178, sono in ogni caso esclusi dall'elettorato passivo coloro che non avevano il requisito di socio dell'Associazione Italiana della Croce Rossa alla data di nomina a Commissario dei Comitati di cui all'articolo 16, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 maggio 2005 n. 97»;
    il vigente statuto della CRI approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 maggio 2005, n. 97, ove si prevede che sono titolari dell'elettorato passivo i soci attivi da almeno due anni in regola con il versamento della quota sociale, purché abbiano compiuto la maggiore età e che rientrano nella categoria dei soci attivi gli appartenenti alle componenti volontaristiche, tra cui quella dei donatori di sangue;
    il regolamento per l'organizzazione ed il funzionamento delle componenti volontaristiche della Croce rossa italiana, approvato con ordinanza del commissario straordinario della CRI, n. 362/05 del 1o luglio 2005, come aggiornato nel testo approvato con successiva O.C. n. 411/05 del 28 luglio 2005;
   la situazione verificatosi a Napoli non ha mancato di destare stupore e vivaci polemiche in sede locale;
   in ogni caso, la vicenda dà conto dell'opportunità di un pronto intervento chiarificatore, anche da parte ministeriale, sulla corretta interpretazione ed applicazione delle norme in tema di elettorato passivo, con specifico riferimento agli elementi oggettivi ed incontestabili che dimostrino il possesso del requisito di socio attivo della componente volontaristica dei donatori di sangue;
   tale chiarificazione si rende vieppiù essenziale, considerata l'elevata probabilità che le medesime problematiche insorte in occasione delle elezioni provinciali Croce rossa italiana di Napoli possano riproporsi anche nel caso delle elezioni dei presidenti regionali e nazionale, laddove dovessero proporre la propria candidatura soggetti che ricoprono cariche commissariali e per i quali si rende necessario accertare senza alcun margine di equivoco il possesso del requisito di socio attivo alla data di nomina nelle funzioni commissariali, in ossequio al disposto dell'articolo 3, comma 5, del regolamento elettorale approvato con decreto ministeriale 13 novembre 2012 –:
   se il Ministro non valuti opportuno disporre una specifica iniziativa ispettiva presso la sede provinciale Croce rossa italiana di Napoli in ragione delle vicende elettorali di cui in premessa;
   quali iniziative intenda intraprendere il Ministro perché siano fornite inequivoche direttive interpretative ed applicative volte ad accertare il possesso del requisito di socio attivo alla data di nomina nelle funzioni commissariali, in ossequio al disposto dell'articolo 3, comma 5 del Regolamento elettorale approvato con decreto ministeriale 13 novembre 2012. (4-19355)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta orale:


   DI STANISLAO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della difesa, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   il 15 dicembre 2012, nella città di Taranto, vi è stata una imponente manifestazione che ha chiaramente espresso la contrarietà ormai unanime fra la popolazione, alla ingombrante e inquinante presenza industriale nella città di Taranto in particolare dell'Ilva;
   nonostante gli stanziamenti e i decreti cosiddetti «salva Ilva» approvati con urgenza e che continuano a mettere a rischio la salute dei lavoratori e dei cittadini in generale, nel porto di Taranto, e le esplicite richieste dei vertici militari di Guardia costiera e Marina Militare, non è stata apposta neanche una centralina. Caso che conferma che a fronte dei 364 milioni stanziati con urgenza, che sono comunque una inerzia per far fronte all'emergenza, non si è provveduto neanche all'acquisto di una centralina per il monitoraggio h24 dell'aria, da apporre sui comandi di guardia costiera e polizia di frontiera presenti in porto. Esempio che conferma secondo l'interrogante lo scopo di salvare un relitto di azienda e lasciare i cittadini abbandonati a se stessi nella loro tragedia sanitaria e sociale;
   in seguito all'ultimo decreto-legge, cosiddetto «salva Ilva», e la sua approvazione alla Camera, si immagina lo sconcerto fra chi opera a contatto con gli agenti inquinanti come quei lavoratori, che rappresentano lo Stato. Fra questi vi sono in particolare militari come i Carabinieri del NOE di Lecce, che dopo anni di duro lavoro per dimostrare con prove schiaccianti, il perpetrarsi di un reato, si vedono vanificare tutti gli sforzi per una legge che si intromette nelle indagini giudiziarie in corso da loro svolte. Personale che merita il rispetto e la solidarietà di tutta la nazione;
   prendendo spunto dalla tragedia che vive anche la categoria di lavoratori che rappresenta lo Stato, si percepisce tra i cittadini che, i dirigenti dell'azienda oggi indagati, potranno chiudere battenti;
   l'ostentata severità da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sui contenuti dell'A.I.A., esprime l'allungamento di una agonia per una azienda incapace da sempre di rispettare la città di Taranto;
   la stessa idea degli amministratori locali e del Ministro dell'ambiente e del territorio e del mare di evacuare il quartiere Tamburi, dà l'idea di una mancanza di capacità nel trovare una concreta soluzione al problema;
   gli stessi beni sequestrati, come prova del reato presenti sulle banchine del porto, per un valore che si avvicinerebbe presumibilmente a diverse centinaia di milioni di euro, se rivenduti togliendo i profitti alla famiglia Riva, potrebbero essere reimpiegati per le bonifiche e la riconversione del territorio, dando lavoro, almeno per circa due anni;
   queste e altre soluzioni si potrebbero considerare per far fronte ad una possibile decisione della famiglia Riva di dichiarare fallimento;
   l'azione giudiziaria, potrebbe proseguire in seguito al ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto «salva Ilva» –:
   se con la massima urgenza, si intenda installare delle centraline nel porto industriale di Taranto in particolare sul comando della guardia costiera e della polizia di frontiera così come richiesto dai COCER e il SIULP della provincia di Taranto;
   se, ai fini di prevenire la chiusura immediata dello stabilimento, come più volte minacciata dai dirigenti dell'ILVA e auspicata dalla popolazione tarantina ed ai fini di una prospettiva di riconversione e bonifica del territorio, intenda istituire in tempo reale presso il Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un tavolo tecnico unitamente ai dirigenti del Ministero ambiente e della tutela del territorio e del mare e i rappresentanti dei movimenti ambientalisti e dei lavoratori, compresi le sigle sindacali delle forze di polizia e i Consigli intermedi e centrali della rappresentanza militare.
   (3-02662)

Interrogazioni a risposta scritta:


   VOLPI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   il processo di razionalizzazione messo in atto dalla società Poste italiane prevede che i centri di meccanizzazione postale (CMP) siano ridotti entro il 2014 dagli attuali 21 a 10;
   da notizie di stampa si apprende che il centro di Brescia, che smista anche la posta di Bergamo e Mantova, sarebbe tra le vittime di questi tagli, che porterebbero ad una riduzione dell'organico di tale centro, pari al 22 per cento;
   gli esuberi di personale conseguenti a tale razionalizzazione ammonterebbero a 244 unità, ai quali andrebbe aggiunto il taglio di 120 postini tra città e provincia;
   la scelta di Poste italiane appare poco razionale, anche alla luce del fatto che il vicino scalo di Montichiari consente ogni giorno lo scambio di un elevato numero di effetti postali, che ora sarebbero dirottati sul Centro di meccanizzazione postale di Milano Roserio e su quello di Verona, con evidenti ricadute negative in termini di disservizi per gli utenti del territorio bresciano;
   va altresì ricordato che il Centro di meccanizzazione postale di Brescia assicura oggi elevati standard di qualità e quantità del servizio di smistamento postale, come dimostra il fatto che tale centro si ponga ai vertici della graduatoria di poste italiane –:
   come il Ministro intenda intervenire, per evitare che le decisioni assunte da Poste italiane spa arrechino disagi agli abitanti dei territori attualmente serviti dal Centro di meccanizzazione postale di Brescia e al fine di garantire ai cittadini bresciani l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità nel rispetto dell'accordo per l'espletamento del servizio postale universale. (4-19311)


   GALLI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   diverse gare d'appalto indette da Enel distribuzione sono state vinte dai gruppi spagnoli Elecnor SA e Cobra SA, con ribassi tra il 20 ed il 30 per cento, e sono state oggetto di diverse interrogazioni;
   in data 10 ottobre 2012, con parere n. 170, PREC 204/12/L, l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici ha espresso l'invalidità del bando di gara in oggetto, anche sulla scorta di diverse sentenze in merito (TAR Lombardia – Milano sez. I 30 gennaio 2007 n. 107; TAR Lazio – Roma – sez. II 20 giugno 2005, n. 5158);
   come si può leggere nel documento pubblico «Bilancio consolidato 2011 di ENEL GREEN POWER» a pagina 19, ENEL s.p.a. ha acquisito, attraverso la controllata Enel GP España, il 16,67 per cento della spagnola Sociedad Eolica de Andalucia SA: «Acquisizione del 16,67 per cento di Sociedad Eòlica de Andalucia SA. In data 31 marzo 2011 Enel Green Power España ha siglato un accordo per l'acquisto di una ulteriore quota, pari al 16,67 per cento, della partecipazione di Sociedad Eòlica de Andalucia. La società (di seguito anche SEA) è detenuta da DEPSA (Desarrollos Eòlicos Promociòn SA), del gruppo EDP. Con questa acquisizione Enel Green Power España rafforza la sua partecipazione in SEA, passando dal 46,67 per cento al 63,34 per cento, diventandone l'azionista di maggioranza»;
   come dichiarato anche da Enel in un proprio comunicato stampa le quote societarie di SEA sono detenute per il 6,67 per cento da Elecnor Sa, la stessa che risulta vincitrice di alcuni appalti indetti da Enel distribuzione in Italia;
   per effetto delle varie compartecipazioni Elecnor risulta direttamente controllabile ed associabile per interessi a Enel;
   nell'ambito delle relazioni societarie intercorrenti tra ENEL e la spagnola ELECNOR SA, entrambe soci di SEA in Spagna e rispettivamente committente di gara d'appalto e vincitrice di gara dello stesso, ad avviso dell'interrogante si ravvisano elementi di concorrenza sleale nei confronti delle altre imprese concorrenti, esplicitati anche attraverso la previsione nel bando di derogare alla vigente normativa ammettendo la dichiarazione dell'intenzione di acquisire i requisiti speciali previsti dopo l'aggiudicazione del bando di gara, come rilevato anche dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture e si ravvisa la possibilità che tale rapporto societario potrebbe aver rivestito titolo preferenziale nella valutazione delle caratteristiche richieste nei bandi;
   avverso il bando di gara in oggetto sono pendenti ricorsi presso il TAR Lazio e Piemonte, i cui tempi di decisione dilatati stanno precipitando nell'incertezza le aziende ricorrenti, al punto di trovarsi nel brevissimo termine costrette a chiudere con le conseguenti gravi ricadute occupazionali;
   alcune aziende del settore interessate hanno espresso forte preoccupazione circa le insistenti voci che palesano l'esistenza di trattative tra Enel e le società spagnole, dimostratesi non all'altezza di garantire il servizio con sufficiente qualità, per ottenere la rinuncia di queste all'appalto, e far subentrare a queste la società italiana SIRTI –:
   se corrisponda al vero quanto indicato in premessa con particolare riferimento alla possibilità di un ritiro della società Elecnor SA;
   se, secondo il codice degli appalti e quanto previsto nel bando di gara, alla luce del parere dell'Autorità di vigilanza sopra richiamato e in considerazione dei ricorsi pendenti, in caso di rinuncia dell'aggiudicatario o in caso di inadempienza contrattuale dello stesso, siano automaticamente subentranti i secondi classificati, o si possa valutare se indire nuova gara d'appalto;
   nel caso trovasse conferma l'esclusione delle società Elecnor Sa e Cobra SA, per loro inadempienza o inadeguatezza, se si intenda esercitare in qualità di azionista un capillare controllo sull'esecuzione delle clausole contrattuali relative a tali condizioni in particolare per quanto riguarda le penali in favore di Enel SpA;
   se, come azionista, intenda assumere iniziative affinché le società dello Stato come Enel non penalizzino le imprese italiane negli appalti da esse assegnate.
(4-19322)


   RAISI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il consorzio agrario provinciale di Rovigo società cooperativa a responsabilità limitata con sede in Rovigo in via Porta a mare n. 49, è stato posto in liquidazione coatta amministrativa con l'autorizzazione all'esercizio provvisorio ed alla continuazione dell'attività in data 19 settembre 1991;
   con decreto n. 2172010 del 22 dicembre 2009 il tribunale di Rovigo ha omologato la proposta di concordato predisposta dal Consorzio agrario di Rovigo ai sensi dell'articolo 214 della legge fallimentare presentata con ricorso del 28 luglio 2008;
   con nota ministeriale n. 412550 del 30 aprile 2010 all'avvocato Giampiero Martini, già liquidatore del Consorzio agrario provinciale di Rovigo, a seguito dell'omologa del concordato sono state attribuite le funzioni già proprie del commissario ex articolo 2545-sexies-decies del codice civile con il compito specifico di assicurare l'efficiente gestione del Consorzio e provvedere alla ricostituzione ordinaria degli organi sociali;
   in data 8 ottobre 2010 con assemblea ordinaria convocata e presieduta dal commissario governativo avvocato Giampiero Martini, sono stati ricostituiti gli organi societari;
   in data 20 maggio 2011 l'assemblea ordinaria dei soci del Consorzio agrario di Rovigo provvedeva ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2010 e nel corso della stessa il presidente dottor Gianni Bessi informava i soci dell'avvenuta integrale esecuzione del concordato;
   sempre in data 20 maggio 2011 l'assemblea straordinaria dei soci deliberava lo scioglimento anticipato della società e la sua messa in liquidazione nominando due liquidatori nelle persone dei signori dottor Michele Ghirardini e Filippo Carlin;
   con istanza del 3 ottobre 2011 i liquidatori, dottor Michele Ghirardini e Filippo Carlin, hanno chiesto la messa in liquidazione coatta amministrativa dell'ente con le seguenti motivazioni: un'analisi del bilancio al 31 dicembre 2010 ha evidenziato un deficit patrimoniale di euro 2.359.000,00 a seguito di una perdita di esercizio di euro 2.422.088,00 ed inoltre ai liquidatori era stata fornita dal responsabile amministrativo del Consorzio agrario un prospetto-economico patrimoniale alla data del 20 maggio 2011 che evidenziava una perdita 2011 in corso di formazione pari ad euro 1.972.210,63;
   un tentativo di concordato stragiudiziale, condotto dai liquidatori, con i creditori non ha avuto esito e due istituti di credito ed un fornitore hanno chiesto il fallimento e, a seguito della richiesta, è stata fissata l'udienza presso il tribunale;
   in data 14 ottobre 2011, in dipendenza di quanto sopra con decreto del direttore generale piccole e medie imprese ed enti cooperativi del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il direttore generale dei servizi amministrativi del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, il Consorzio Agrario provinciale di Rovigo, veniva posto in liquidazione coatta amministrativa e veniva nominato commissario liquidatore il dottor Giovanni Capizzi;
   il consiglio di amministrazione del Consorzio agrario provinciale di Rovigo si è ricostituito in data 8 ottobre 2010 e ha gestito l'attività del Consorzio agrario fino al 23 marzo 2011 data della stipula di un fitto d'azienda con il Consorzio agrario di Padova e Venezia, per un totale di giorni 176, pur rimanendo in carica fino al 20 maggio 2011, ed in particolare ha gestito l'azienda dal 1o gennaio 2011 al 23 marzo 2011 per un totale di giorni 82;
   come si evince dalla relazione del collegio sindacale le perdite sono emerse solo nella primavera del 2011; se fossero state preesistenti, ed afferenti alla passata gestione, sarebbero emerse in sede di passaggio delle consegne fra il commissario governativo e gli amministratori subentranti, ad opera delle ovvie verifiche poste in essere dal collegio sindacale;
   lo stato del passivo sarebbe stato depositato, a quanto consta all'interrogante, quasi 6 mesi oltre i termini previsti dalla legge solo in data 3 luglio 2012;
   lo stato del passivo ammonterebbe ad oltre 15.000 euro al lordo del credito ipotecario privilegiato a favore della Cassa di Risparmio del Veneto – Gruppo Imi San Paolo afferente al precedente concordato e già inserito nello stato del passivo precedentemente depositato –:
   a quanto ammonti il valore dell'attivo liquidabile ai creditori del Consorzio agrario provinciale di Rovigo;
   per quale motivo lo stato del passivo sia stato depositato con tanto ritardo;
   in che modo gli amministratori del Consorzio agrario provinciale di Rovigo siano riusciti ad accumulare in soli 84 giorni dall'8 ottobre 2010 al 31 dicembre 2010 perdite per euro 2.422.088,00 come evidenziato dai liquidatori dottor Michele Ghirardini e dottor Fabrizio Carlin;
   in che modo gli amministratori del Consorzio agrario provinciale di Rovigo siano riusciti ad accumulare in soli 82 giorni dal 1o gennaio 2011 al 23 marzo 2011 perdite per euro 1.972.210,63 come evidenziato dai liquidatori dottor Michele Ghirardini e dotto Fabrizio Carlin;
   se le passività dalla data di messa in liquidazione volontaria del Consorzio agrario provinciale di Rovigo al 14 ottobre 2011, data del decreto di messa in liquidazione coatta amministrativa del Consorzio stesso, siano ulteriormente lievitate;
   se risulti per quali motivi il collegio sindacale non sia tempestivamente intervenuto per sollecitare il consiglio di amministrazione a chiedere la immediata liquidazione coatta amministrativa del consorzio agrario provinciale di Rovigo;
   se il commissario liquidatore dottor Giacomo Capizzi abbia valutato l'opportunità di avviare l'azione di responsabilità nei confronti dei membri del collegio sindacale e del consiglio di amministrazione in carica dall'8 ottobre 2010 al 20 maggio 2011, stanti le dimensioni del passivo, del tutto inusuali, relativamente ad un periodo così breve. (4-19323)

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli e altri 5-05504 del 12 ottobre 2011, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19299.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-06676 del 26 aprile 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19300.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-06929 del 24 maggio 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19295.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-06974 del 31 maggio 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19301.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-06983 del 4 giugno 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19297.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli e altri 5-07046 dell'11 giugno 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19298.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli e altri 5-07084 del 14 giugno 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19296.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-07235 del 3 luglio 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19289.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-07315 dell'11 luglio 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19292.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-08340 del 29 ottobre 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19294.
   interrogazione a risposta in Commissione Codurelli 5-08457 del 20 novembre 2012, in interrogazione a risposta scritta n. 4-19293.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   BARBATO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   SDA Express Courier è un corriere espresso specializzato per le consegne in Italia;
   dal 1998, SDA Express Courier fa parte del gruppo Poste Italiane ed è partner unico per la gestione logistica, distributiva, l’e-commerce e per la vendita a distanza; ha una forza lavoro di circa 3.000 unità, tra dipendenti e collaboratori, e 4.000 addetti alla distribuzione che collegano l'Italia quotidianamente;
   si è appreso da organi di stampa, da un servizio di alcuni minuti su Corriere it/Reportime, da un articolo de il «fatto quotidiano», ed in particolare da alcuni comunicati sindacali diramati dalla Filt Cgil Roma-Lazio, che persisterebbe all'interno dell'azienda SDA Express Courier, nell'area della città e della provincia di Roma, una condizione di illegalità e irregolarità contrattuale dei lavoratori che vengono utilizzati come addetti alle consegne/ritiri pacchi e plichi; nel servizio di Reportime inoltre, vengono evidenziate tra l'altro gravi irregolarità contributive con forti elementi di evasione fiscale;
   tali lavoratori sono quasi sempre lavoratori in appalto, formalmente dipendenti o soci di società/cooperative, spesso fittizie e alle quali vengono imposte/presentate tariffe assurde da parte di Sda spesso causa delle irregolarità evidenziate nel servizio e che hanno un impatto negativo nell'intero settore che occupa migliaia di lavoratori;
   sempre dal comunicato stampa, si evince che la stessa organizzazione sindacale in più occasioni avrebbe segnalato al gruppo dirigente SDA queste condizioni intollerabili che calpestano i diritti essenziali dei lavoratori, ricevendo in cambio il rifiuto totale a qualsiasi dialogo in merito;
   a causa del perdurare di tale situazione, la Filt Cgil Roma-Lazio ha richiesto una verifica ispettiva alla direzione provinciale del lavoro, accesso avvenuto il 21 ottobre 2011;
   ad oggi continuano a persistere le gravi mancanze nelle applicazioni delle previsioni contrattuali ai lavoratori e tale situazione ingenera una disarmante mancanza di considerazione per i lavoratori ed i loro diritti da parte del Gruppo SDA Express Courier –:
   quali iniziative di competenza, i Ministri intendano adottare al fine di verificare e porre fine alla vicenda in questione, diventata ormai insostenibile per i tanti lavoratori che si vedono negati i propri diritti nell'indifferenza più totale di SDA Express Courier;
   quali siano gli elementi riscontrati al momento dell'accesso degli ispettori del lavoro di Roma. (4-15603)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, concernente talune situazioni di irregolarità riscontrate in relazione alle società e cooperative operanti per conto della società Sda express courier spa, partner unico del gruppo Poste italiane spa per la gestione distributiva, logistica e per la vendita a distanza, si rappresenta quanto segue.
  Preliminarmente è opportuno precisare, in via generale, che la prevenzione e repressione del lavoro sommerso costituisce uno dei principali settori di intervento dell'azione ispettiva svolta, sul territorio nazionale, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
  Anche nella programmazione dell'attività di vigilanza per l'anno 2012 è stato ritenuto prioritario l'obiettivo di garantire, su tutto il territorio nazionale, un'efficace azione ispettiva volta a contrastare l'impiego di lavoratori «in nero», in considerazione delle ripercussioni negative che tale fenomeno comporta in relazione alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché ai profili retributivi, contributivi e fiscali.
  In particolare, il «Documento di programmazione dell'attività di vigilanza per l'anno 2012» ha dedicato particolare attenzione agli accertamenti sulle forme di decentramento ed esternalizzazione dei processi produttivi e delle modalità attuative degli appalti, anche pubblici, con particolare riguardo ai «rapporti tra committenti, appaltatori e subappaltatori e agli aspetti relativi alla responsabilità solidale, al fine di garantire la corretta applicazione della disciplina normativa e contrattuale nei confronti del personale effettivamente impiegato nel singolo appalto nonché di individuare eventuali fenomeni di somministrazione irregolare, abusiva o fraudolenta, con particolare riferimento al settore della logistica, al facchinaggio ed ai servizi alla persona».
  Con specifico riferimento a quanto rilevato dall'interrogante in ordine alle verifiche ispettive svolte, nel mese di ottobre 2011, dal competente ufficio territoriale del lavoro presso le sedi di Roma, si precisa quanto segue.
  All'esito degli accertamenti è emerso che il 52 per cento circa dei lavoratori facenti capo a società e cooperative operanti per conto della Sda express courier spa, è risultato irregolare e, tra questi, il 32 per cento circa «in nero». Sono state quindi irrogate sanzioni per un ammontare pari a 54.000,00 euro e sono state rilevate omissioni contributive per un importo complessivo pari a 70.000,00 euro circa.
  Più in generale, si rende noto che la direzione generale dell'attività ispettiva del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha provveduto a richiedere ai propri uffici territoriali i dati relativi agli accertamenti effettuati su tutto il territorio nazionale, nel corso del biennio 2010-2012, nei confronti della Sda express courier spa e delle aziende appaltatrici che svolgono, per conto di quest'ultima, attività di consegna di pacchi, nonché servizi di smistamento, facchinaggio, e movimentazione merci.
  Si è avuto, al riguardo, riscontro di numerose violazioni con riferimento a fenomeni di lavoro irregolare (tra i quali figurano casi di «lavoro nero»), di evasione contributiva, di violazione della normativa in materia di orario di lavoro, nonché diverse infrazioni di carattere amministrativo ed in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
  Si informa inoltre che verifiche ispettive sono tutt'ora in corso su tutto il territorio nazionale e che la situazione evidenziata dall'interrogante costituirà comunque oggetto di costante attenzione e monitoraggio da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali anche nell'ambito della prossima programmazione dell'attività di vigilanza.
  Da ultimo, si informa che, il 19 settembre 2012, la società Sda express courier spa ha comunicato di aver attivato una procedura di mobilità nei confronti di n. 114 lavoratori, ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991. In siffatto contesto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non può che garantire la più ampia disponibilità a valutare ogni possibile soluzione diretta a tutelare la posizione dei lavoratori in questione, in conformità, del resto, alle pertinenti previsioni normative.
  Per quanto concerne la posizione espressa dalla società Sda express courier spa in ordine alla vicenda, il Ministero dello sviluppo economico, espressamente interpellato per i profili di competenza, ha reso noto quanto direttamente acquisito da Poste italiane spa.
  Quest'ultima, in particolare, ha riferito che la società Sda express courier spa, attua, nei limiti dei poteri che la legge le attribuisce, tutti i controlli finalizzati alla verifica di eventuali evasioni contribuite ed assicurative da parte dei suoi fornitori e, laddove accerti eventuali inadempimenti, interviene anche interrompendo i rapporti di collaborazione, qualora gli stessi non provvedano alla tempestiva regolarizzazione delle situazioni non conformi alla vigente normativa.
  Inoltre, il rapporto giuridico intercorrente tra la società Sda express courier spa ed i suoi fornitori è basato su un contratto di trasporto che non comporta, in capo alla stessa, la responsabilità solidale del committente, normativamente stabilita in materia di appalto, né obblighi di verifica e di informativa.
  In conclusione, pur tenendo nella massima considerazione la posizione espressa dalla società interessata, al fine di disporre di un quadro conoscitivo completo, si deve ribadire che i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali continueranno a svolgere, in modo imparziale ed approfondito, i propri compiti di vigilanza, controllo e sanzione.
Il Viceministro del lavoro e delle politiche socialiMichel Martone.


   BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   fonti di stampa hanno reso noto che 200.000 pensionati hanno ricevuto nel 2009 la quattordicesima erroneamente loro versata;
   l'ipotesi è stata confermata il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua secondo il quale molti sono gli errori riscontrati nelle autodichiarazioni presentate in quel periodo. «La quattordicesima è una bella iniziativa – ha detto Mastrapasqua – ma non può percepirla chi non ne ha diritto. Duecentomila persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate, noi possiamo verificarle solo quando l'agenzia delle entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l'accertamento viene fatto quando questa somma è già stata versata. I pensionati che hanno indebitamente percepito la 14esima – ha concluso – dovranno restituirla. L'Inps si incontrerà con i rappresentanti delle categorie per trovare il modo migliore di effettuare le trattenute cercando di salvaguardare le fasce più deboli»;
   una ipotesi sulla restituzione delle 14esime sarebbe la seguente: restituzione di circa 300 euro in 24 mesi, ovvero 12 euro al mese trattenuti dagli assegni dei soggetti coinvolti. Lo ha affermato sempre presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua;
   ad avviso del presidente, il recupero dei versamenti fatti a favore dei 200mila pensionati avverrà «nel modo più indolore possibile, per consentire di avere una trattenuta bassa evitando un impatto negativo». L'Inps farà verifiche legislative: «Stiamo controllando se la norma ce lo consente. Se otteniamo l'autorizzazione lo faremo senza problemi» –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e, nell'eventualità positiva, se le dichiarazioni del direttore dell'Inps siano idonee ed opportune a ripristinare il rispetto dello Stato di diritto, considerando che la più gran parte dei pensionati, stanno affrontando una situazione di grande difficoltà e molti di essi dovranno restituire quanto indebitamente dovuto anche per aver superato di pochi euro la soglia legale sancita in 650 euro lordi mensili. (4-17783)

  Risposta. — L'interrogazione parlamentare in esame concerne le procedure adottate dall'Inps per il recupero della somma aggiuntiva (cosiddetta «quattordicesima») introdotta dal decreto-legge n. 81 del 2007 in favore di pensionati con età pari o superiore a 64 anni e titolari di redditi bassi, la cui misura non può essere superiore a una volta e mezza il trattamento delle pensioni minime dei lavoratori dipendenti.
  Si tratta di un problema che merita certamente attenzione, in quanto coinvolge un rilevante numero di cittadini – e le loro famiglie – le cui condizioni reddituali possono essere sensibilmente incise dalle restituzioni cui sono stati chiamati dall'Inps. In tal senso non può essere trascurata l'anomalia che viene a determinarsi laddove il pur legittimo controllo dei requisiti reddituali previsti dalla legislazione vigente avvenga diversi anni dopo l'erogazione delle somme aggiuntive.
  Secondo quanto riferito dall'Inps, infatti, l'istituto nel mese di giugno 2012 ha effettuato la verifica a posteriori della somma aggiuntiva corrisposta nell'anno 2009, considerando quale limite di reddito quello previsto annualmente sulla scorta dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni stabiliti dal Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2009.
  Da tale verifica è scaturita la revoca totale o parziale del beneficio per più di 200 mila pensionati, pari a circa il 6 per cento di tutti i pagamenti effettuati.
  Tale discrasia nei tempi della verifica determina nei beneficiari, che già posseggono redditi esigui, un comprensibile affidamento nella reale disponibilità di tali importi e la conseguente difficoltà a far fronte alle richieste di recupero.
  In considerazione dei tempi prolungati impiegati per i controlli – che tuttavia sono stati effettuati nel rispetto delle disposizioni vigenti – nonché per venire incontro alle condizioni di disagio che verosimilmente possono determinarsi in ragione delle richieste di restituzione, l'Inps ha corrisposto alle esigenze rappresentate stabilendo di recuperare in 12 rate, a partire da novembre 2012, l'importo aggiuntivo indebitamente erogato, a fronte delle 5 rate con cui era stato disposto l'analogo recupero in occasione delle precedenti verifiche.
  A questo proposito si assicura che i competenti uffici dell'istituto hanno avviato le necessarie valutazioni per verificare la possibilità di dilazionare il recupero in un numero ancora maggiore di rate.
  Per altro verso si deve sottolineare che le operazioni di recupero disposte dall'Inps, oltre che rispondere alle previsioni normative che impongono di richiedere la restituzione di somme indebitamente percepite, vanno – in una più generale ottica di equità sociale – nella direzione di garantire che la cosiddetta «quattordicesima» venga riconosciuta solo ed esclusivamente a quei pensionati che, in ragione di redditi bassi, sono stati individuati dal legislatore come gli effettivi destinatari della misura introdotta nel 2007. All'azione di recupero, pertanto, va riconosciuto anche il compito di evitare possibili comportamenti opportunistici.
  Si rappresenta, inoltre, che la richiesta non è soltanto un atto dovuto, ma un atto ricorrente, perché, da quando è stata istituita la «quattordicesima», il meccanismo è tale per cui l'INPS provvede alla liquidazione, segnalando, peraltro che la verifica dei limiti reddituali avviene ex post; infatti, nelle lettere che vengono spedite ai pensionati si precisa che: «... il diritto a ricevere tale importo sarà verificato sulla base della dichiarazione dei suoi redditi definitivi... ».
  Da ultimo si evidenzia che l'Inps ha già previsto di effettuare le verifiche periodiche in tempi più contenuti, dal momento che il sistema dei controlli e di scambio dei dati con l'amministrazione finanziaria e con ogni altra amministrazione pubblica coinvolta, come introdotto con la legge n. 102 del 2009, è ormai pienamente a regime e – in ogni caso – entro un limite temporale che ragionevolmente non dovrebbe superare i due anni dal momento della erogazione del beneficio.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   BITONCI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   il signor Gianfranco Zanon è un pensionato che percepisce meno di 700 euro mensili, è residente in Castelfranco Veneto, e in data 17 gennaio 2012, ha coronato il suo sogno di recarsi in Argentina per incontrare i parenti;
   durante un trasferimento da Mar del Plata a Mendoza, a causa di un virus contratto durante il viaggio, è arrivato alla destinazione in condizioni di salute gravissime;
   i parenti avvisarono immediatamente il Console italiano a Mendoza, signor Pasquale Pede, di quanto stava accadendo, chiedendogli informazioni su quale struttura ricoverarlo. Il Console suggeriva il ricovero presso l'ospedale italiano di Mendoza. Il signor Zanon Gianfranco fu ricoverato in questa struttura, salvo apprendere successivamente che era privata, quindi a pagamento;
   in questa struttura il signor Zanon rimase in coma farmacologico fina al 27 marzo 2012, per poi essere trasportato in un ospedale pubblico, dal quale è stato dimesso il 7 aprile 2012 per rientrare in Italia. Tramite lo stesso Console la famiglia ha chiesto alla regione Veneto, USL 8, di farsi carico delle spese sanitarie sostenute nella struttura privata, ma la risposta è stata negativa;
   il signor Zanon non aveva stipulato assicurazioni per il periodo del viaggio, e se non fosse stato ricoverato immediatamente in quella struttura non sarebbe sopravvissuto;
   oggi, il signor Zanon Gianfranco si ritrova a far fronte ad una richiesta di pagamenti per queste prestazioni di poco inferiore ai cinquantamila euro. La famiglia lo ha aiutato nelle spese per i viaggi e per un acconto versato pari a cinquemila euro necessario ad ottenere l'autorizzazione per uscire dall'ospedale privato ed entrare in quello pubblico;
   la famiglia non è in grado di coprire ulteriori spese;
   sarebbe opportuno un intervento tempestivo delle istituzioni italiane per risolvere questa vicenda che altrimenti rischia di assumere risvolti costosissimi e prolungati nel tempo a dismisura, lasciando il signor Zanon nell'incertezza del suo futuro da povero pensionato –:
   se intendano assumere iniziative normative per evitare che casi come quello descritto in premessa possa ripetersi.
(4-18092)

  Risposta. — All'estero sono beneficiari dell'assistenza sanitaria, in forma diretta o indiretta, le seguenti categorie di persone individuate dal decreto del Presidente della Repubblica n. 618 del 1980; dipendenti delle amministrazioni Statali; personale militare italiano, anche di leva, in servizio all'estero e quello imbarcato su navi o aeromobili italiani; personale docente o non docente, di ruolo e non di ruolo, compresi gli incaricati locali in servizio presso le istituzioni scolastiche e culturali italiane all'estero; personale degli enti pubblici che presti la propria opera lavorativa presso delegazioni o uffici degli enti stessi all'estero; impiegati a contratto con rapporto di lavoro regolato dalla legge italiana e familiari conviventi e a carico; impiegati a contratto a legge locale con contributi previdenziali italiani, assicurati con il servizio sanitario nazionale, in servizio in Stati UE, sud-est Europa, Svizzera e negli Stati con i quali vigono accordi di sicurezza sociale e loro familiari conviventi e a carico; familiari che seguono il lavoratore all'estero o lo raggiungono anche per brevi periodi; cittadini occupati temporaneamente all'estero alle dipendenze o in rapporto di compartecipazione o di associazione con imprese o datori di lavoro (inclusi i trasportatori di cittadinanza italiana o extra comunitari iscritti al servizio sanitario nazionale); lavoratori residenti all'estero che hanno un rapporto di lavoro disciplinato dalla legge italiana per lo svolgimento dell'attività all'estero; religiosi e religiose del clero che svolgono attività lavorativa presso terzi e che ricevono una remunerazione equiparata al reddito da lavoro dipendente, ai sensi della legge n. 225 del 1985 e del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1987, n. 33; collaboratori familiari al servizio personale di agenti o funzionari delle rappresentanze diplomatiche e consolari; lavoratori autonomi, ivi compresi i liberi professionisti, che svolgono all'estero un'attività lavorativa per periodi di tempo limitato, realizzando opere o prestando servizi per conto di un committente all'estero; titolari di borse di studio presso università o fondazioni estere legalmente riconosciute; cittadini temporaneamente all'estero, titolari di pensione corrisposta dallo Stato o da istituti previdenziali italiani, che documentino attività lavorativa all'estero per conto dello Stato italiano; invalidi di guerra o per causa di servizio residenti all'estero.
  La vigente normativa non riconosce dunque un diritto incondizionato alla copertura sanitaria, anche in urgenza, in favore dei cittadini italiani che si recano all'estero per motivi diversi dal lavoro o dallo studio come nel caso del signor Zanon che si è recato in Argentina per incontrare parenti.
  Dal momento che in quel Paese vige un accordo di sicurezza sociale, la convenzione non è applicabile, di norma, per prestazioni rese da operatori privati non iscritti al sistema di sicurezza sociale o sanitario pubblico.
  Tuttavia, una deroga al citato principio può essere valutata solo dalla regione di residenza del pensionato che è competente per il rimborso ed è in grado di esaminare e valutare con completezza di informazioni se ammettere o meno al rimborso, anche parziale, le spese sostenute. Inoltre prima di partire è necessario richiedere all'ASL di residenza il rilascio di apposito attestato (IRA1 per il temporaneo soggiorno e IRA2 per il trasferimento di residenza).
  Nel caso specifico dell'Argentina l'unità di crisi della Farnesina, come può leggersi nel suo sito web (www.viaggiaresicuri.it). consiglia di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, un'assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l'eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese.
  Il consolato d'Italia a Mendoza è stato avvertito telefonicamente, da un parente argentino del connazionale, del ricovero del signor Zanon, avvenuto lo scorso 9 febbraio, presso l'ospedale italiano, come deciso dai familiari.
  La nostra rappresentanza si è attivata immediatamente presso la competente ASL e presso la regione Veneto per tentare di ottenere un rimborso delle spese medico-ospedaliere, che si prevedevano ingenti. Le autorità regionali, tuttavia, hanno comunicato, il successivo 29 febbraio, l'impossibilità di rimborsare tali spese, suggerendo di trasferire il paziente presso una struttura pubblica. Il console ha obiettato che in quel momento, a causa delle gravi condizioni del paziente, tale trasferimento non fosse attuabile e ha sottolineato che il livello di assistenza fornita in un nosocomio pubblico non sarebbe stato paragonabile a quello assicurato dall'ospedale italiano. Il console ha ottenuto inoltre assicurazione, da parte del direttore sanitario dell'ospedale italiano, che al signor Zanon venissero applicate le tariffe speciali riservate ai connazionali indigenti residenti in quella circoscrizione consolare. Il successivo 27 marzo, quando le condizioni cliniche sono migliorate, il connazionale è stato trasferito all'ospedale pubblico, dove è stato ricoverato fino al 7 aprile, data della sua dimissione.
  Il console a Mendoza, che ha fornito assistenza anche alla figlia del connazionale giunta dall'Italia, nell'informare che non è previsto dalla normativa che le sedi all'estero si facciano carico delle spese sanitarie per i connazionali non residenti nella circoscrizione consolare e non indigenti, ha appreso dalla figlia stessa che il signor Zanon non aveva stipulato un'assicurazione privata e non si era munito preventivamente del Modulo della convenzione italo-argentina, così da ottenere gratuitamente, ove necessario, le cure medico-ospedaliere presso una struttura pubblica.
  Il consolato a Mendoza esperirà un nuovo tentativo presso le competenti istituzioni della ragione Veneto per ottenere un sostegno economico a favore del signor Zanon.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   BOBBA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
   il Ministero della difesa ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per l'ammissione al secondo corso triennale (2012-2015) di 490 allievi marescialli del ruolo di ispettori dell'Arma dei carabinieri, decreto dirigenziale n. 133 emanato dalla direzione generale per il personale militare il 13 settembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – 4° serie speciale – n. 74 del 16 settembre 2011;
   lo svolgimento del concorso per 490 allievi marescialli dei carabinieri prevede l'effettuazione di:
    a) prova preliminare;
    b) prove di efficienza fisica;
    c) accertamenti sanitari per la verifica dell'idoneità psico-fisica;
    d) prova scritta per accertare il grado di conoscenza della lingua italiana o tedesca (se scelta);
    e) accertamenti sanitari di controllo ed accertamenti attitudinali;
    f) prova orale;
    g) prova facoltativa di lingua straniera;
   secondo il bando di concorso del 13 settembre 2011 «Dei 490 posti messi a concorso:
    a) 25 sono riservati ai candidati in possesso, all'atto della scadenza del termine di presentazione delle domande, dell'attestato di bilinguismo riferito a livello non inferiore al diploma di istruzione secondaria di secondo grado di cui all'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752 e successive modificazioni;
    b) 100 sono riservati al coniuge ed ai figli superstiti, ovvero ai parenti in linea collaterale di secondo grado se unici superstiti, del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia deceduto in servizio e per causa di servizio nonché ai diplomati delle scuole militari e agli assistiti dall'opera nazionale di assistenza per gli orfani dei militari di carriera dell'Esercito italiano, dall'istituto Andrea Doria per l'assistenza dei familiari e degli orfani del personale della marina militare, dall'opera nazionale per i figli degli aviatori e dall'opera nazionale di assistenza per gli orfani dei militari dell'Arma dei carabinieri, in possesso dei prescritti requisiti;
    c) cinque sono riservati ai candidati orfani o coniugi di deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio ovvero grandi invalidi di cui all'articolo 18 della legge 12 marzo 1999, n. 68;
    3. i posti riservati non coperti per insufficienza di candidati riservatari idonei saranno devoluti agli altri candidati idonei secondo l'ordine della graduatoria.»;
   con avviso del Ministero della difesa, direzione generale per il personale militare, Gazzetta Ufficiale Repubblica italiana n. 80 del 12 ottobre 2012, «Si fa presente che per effetto delle disposizioni di cui al decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 i posti a concorso sono ridotti da 490 a 150»;
   i 340 «idonei non prescelti» avevano riservato giuste aspettative nei confronti di questo concorso, avendo non solo profuso impegno e studio al fine di superare le prove, ma anche affrontato e sostenuto spese economiche per recarsi nei luoghi e nel periodo di svolgimento delle stesse –:
   cosa si intenda fare rispetto ai giovani vincitori del concorso di cui in premessa; se non si ritenga urgente e doveroso disporre della graduatoria degli «idonei non prescelti», dello stesso concorso di cui in premessa, per coprire eventuali posizioni vacanti all'interno dell'Arma.
(4-18927)

  Risposta. — La questione affrontata con l'interrogazione in esame rientra, a pieno titolo, nel quadro più ampio della cosiddetta «spending review» che, nell'ottica di perseguire con equilibrio e rigore gli obiettivi di razionalizzazione della spesa, ha imposto a tutte le amministrazioni una disponibilità ai sacrifici e un impegno per la realizzazione del programma di rimodulazione della spesa stessa.
  Nel merito, a fronte delle preoccupazioni connesse alla riduzione del regime di assunzioni nelle forze di polizia nel triennio 2012-2015 per effetto della spending review ed in relazione all'esigenza di tutela dei livelli occupazionali dei più giovani, la Difesa, in seno al Governo, si è fatta promotrice di una proposta emendativa per l'innalzamento graduale delle attuali percentuali del «turn over» (ex articolo 14 comma 2 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135), che è stata recepita nel disegno di legge di stabilità attualmente all'esame del Senato della Repubblica (A.S. 3584).
  Solo nell'ipotesi di innalzamento delle quote di turn over i vincitori del concorso richiamato nell'interrogazione potrebbero, gradualmente, accedere alle carriere e si verrebbe incontro alle aspettative dei volontari in ferma prefissata delle Forze armate vincitori di concorso.
  Per quanto riguarda l'Arma dei Carabinieri le attuali percentuali di blocco del turn over determinano, da un lato, una contrazione effettiva stimata in circa 6.500 unità nel periodo 2012-2016 e, dall'altro, l'impossibilità per circa 2.500 volontari in ferma prefissata quadriennale, già vincitori di concorso, di essere immessi nelle carriere iniziali delle Forze di polizia.
Il Ministro della difesaGiampaolo Di Paola.


   CATANOSO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   ogni anno il magistrato della Corte dei conti addetto al controllo interno prepara la propria relazione sulla gestione finanziaria dell'INPS per l'esercizio appena trascorso ed anche quest'anno ha fornito numerosi spunti di riflessione;
   l'Istituto nazionale della previdenza sociale che ha chiuso anche il 2010 con un avanzo finanziario di 1,7 miliardi di euro pur se in calo rispetto al 2009 (5,3 miliardi e al 2008 (13,5 miliardi);
   si è ridotto il costo del personale (nel triennio 2008/2010 4,7 per cento) a fronte di una costante diminuzione del personale dipendente (-5,5 per cento rispetto all'organico) e ad una maggiore produttività per singolo lavoratore (nel 2010 +13 per cento);
   la relazione del magistrato della Corte dei conti porta all'attenzione del Governo e del Parlamento il rischio che continuando con questo trend di diminuzione del personale-aumento del carico di lavoro si arrivi ad un punto sotto il quale sarà difficile garantire i livelli minimi di funzionalità dell'Istituto, ribadendo quanto già affermato nella precedente relazione (2010 per i conti del 2009) in cui si paventava il «collasso organizzativo»;
   sempre per il magistrato della Corte dei conti è chiaro come non si possa più sopperire alla carenza di personale con il lavoro interinale o con le consulenze esterne e che si debba perseguire l'obiettivo di assunzioni tramite concorso pubblico;
   a ciò si aggiunge che la quasi totalità del personale Inps delle aree professionali A e B svolge da tempo, con carattere di prevalenza e di continuità, attività di lavoro riconducibili all'area professionale superiore a quella di appartenenza, con crescenti carichi di lavoro e responsabilità;
   l'Ugl intesa funzione pubblica-Coordinamento nazionale enti pubblici sta portando avanti questa battaglia che trova favorevole l'interrogante;
   è necessario, a giudizio dell'interrogante, che il Ministro dell'economia e delle finanze autorizzi la spesa necessaria per lo scorrimento delle graduatorie in essere e a bandire nuovi concorsi; sarebbe altresì opportuno promuovere le necessarie iniziative per derogare alla normativa vigente che impedisce all'Inps di provvedere ai necessari passi, accordi contrattuali e relative autorizzazioni, affinché si possano attivare i passaggi di area;
   oltre a ciò occorre che l'Istituto venga autorizzato a bandire nuovi concorsi pubblici per selezionare personale che vada a coprire le carenze di organico certificate dalla Corte dei conti –:
   quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per risolvere le problematiche citate in premessa. (4-14137)

  Risposta. — Con l'interrogazione parlamentare in esame si chiedono elementi di informazione circa le eventuali iniziative che il Governo intende adottare affinché l'Inps scorra le graduatorie dei concorsi pubblici in corso di validità, bandisca nuovi concorsi e attivi i passaggi di area, al fine di far fronte all'aumento del carico di lavoro conseguente alle nuove funzioni attribuite all'ente.
  In premessa e in linea generale, si osserva che le numerose disposizioni legislative intervenute negli ultimi anni in materia di personale nel pubblico impiego hanno mirato, tramite il contingentamento delle assunzioni, alla riduzione dei costi derivanti dalle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni al fine di renderle coerenti con l'insieme delle altre misure di riduzione della spesa pubblica imposte dalla presente congiuntura economica.
  In questo contesto – per ricordare solo gli interventi più recenti – l'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 138 del 2011 ha previsto l'ulteriore riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 74, comma 1, del decreto-legge n. 112 del 2008, fra cui l'Inps, in misura non inferiore al 10 per cento, con l'obiettivo di proseguire nel processo di riorganizzazione e razionalizzazione degli assetti pubblici.
  Successivamente, l'articolo 21 del decreto-legge n. 201 del 2011 ha previsto la soppressione dell'Inpdap e dell'Enpals e il loro accorpamento nell'Inps, mantenendo fermo l'obbligo di cui al citato decreto-legge n. 138 del 2011 e prevedendo ulteriori misure di riduzione dei costi complessivi di funzionamento relativi all'INPS e agli enti soppressi.
  In tale ottica, il citato decreto-legge n. 201 del 2011 ha previsto che le risorse strumentali, umane e finanziarie dell'Inpdap e dell'Enpals confluiscano nell'Inps, con la conseguenza che la dotazione organica dell'Inps verrà incrementata di un numero di posti corrispondente alle unità di personale di ruolo in servizio presso gli enti soppressi.
  Si evidenzia, poi, che l'articolo 1 del decreto-legge n. 216 del 2011 ha prorogato al 31 dicembre 2012 i termini per effettuare le assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui alla legge n. 296 del 2006 e al decreto-legge n. 112 del 2008 nonché il termine previsto dal citato decreto-legge n. 138 del 2011 per procedere alle riduzioni delle dotazioni organiche.
  Ai sensi del richiamato decreto-legge n. 216 del 2011, l'ente previdenziale potrà usufruire di tali proroghe solo a seguito del processo di riassetto organizzativo e funzionale previsto dal decreto-legge n. 201 del 2011 in conseguenza dell'accorpamento.
  In tal modo, il legislatore ha inteso procrastinare le nuove assunzioni alla verifica dell'effettività delle carenze organiche risultanti dalla confluenza nell'Inps dei soppressi Enpals e Inpdap.
  Alla luce di ciò, l'istituto previdenziale, beneficiando di processi di riallocazione del personale di supporto a seguito delle economie di scala conseguenti all'accorpamento, dovrà effettuare la programmazione del fabbisogno di personale sulla base delle effettive ed eventuali esigenze derivanti dal nuovo assetto organizzativo e funzionale.
  Per quanto riguarda nello specifico le facoltà assunzionali dell'istituto, come già evidenziato, la normativa vigente pone stringenti limiti in materia di assunzioni nel pubblico impiego, prevedendo la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato solo nella misura del 20 per cento del risparmio di spesa derivante dalle cessazioni realizzate nel corso dell'anno precedente, nonché nel limite del 20 per cento delle unità cessate.
  Ferme restando tali limitazioni, le autorizzazioni alle assunzioni concesse all'Inps nel 2011 hanno consentito di procedere all'assunzione di 401 unità di personale di vari profili e di ulteriori 80 unità nel corso del 2012.
  Con riferimento all'assunzione degli idonei, si rappresenta, in via generale, che la giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che i candidati risultati idonei nei concorsi pubblici non hanno un diritto soggettivo all'assunzione e che non sussiste per l'amministrazione l'obbligo di procedere alla loro assunzione o allo scorrimento della graduatoria durante il periodo di validità della stessa.
  Il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall'articolo 97 della Costituzione, infatti, risponde a finalità ed esigenze che prescindono dall'interesse specifico del singolo candidato riguardando, piuttosto, l'interesse generale alla corretta gestione della finanza pubblica.
  Con riguardo, poi, alla proroga delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, si rammenta che l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 216 del 2011, ha previsto la proroga al 31 dicembre 2012 dell'efficacia delle graduatorie relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 30 settembre 2003.
  In conclusione, pur prendendo atto delle specifiche motivazioni addotte dall'interrogante, allo stato, non sussistono le condizioni per prevedere deroghe ai cosiddetti tagli lineari o ai limiti imposti alle facoltà assunzionali dell'istituto previdenziale, tali iniziative potranno essere valutate solo in seguito alla conclusione del processo di riorganizzazione dell'ente e al completo riassetto organico dello stesso.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   CICU, TESTONI, CROSETTO e SANTELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   di recente la Presidenza del Consiglio dei ministri ha emanato una direttiva applicativa in materia di collocamenti a riposo del proprio personale registrata presso la Corte dei Conti in data 2 agosto 2012, e diramata a tutti gli uffici e dipartimenti oltre che alle organizzazioni sindacali;
   nel testo della citata direttiva si legge:
    «con l'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è stata riconosciuta, fra l'altro, alle amministrazioni pubbliche la facoltà di poter risolvere il rapporto di lavoro del personale dipendente al compimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni, previo preavviso di sei mesi;
    al riguardo va considerato, altresì, che l'articolo 74 del citato decreto-legge ha stabilito che le pubbliche amministrazioni, compresa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovessero ridimensionare i propri assetti organizzativi, operando una riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non generale;
    con circolare n. 10 del 20 ottobre 2008, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione ha fornito indirizzi applicativi sulla nuova normativa, per favorire condotte omogenee delle pubbliche amministrazioni, in particolare prescrivendo l'adozione preventiva da parte di ciascuna amministrazione dei criteri generali per l'esercizio del potere discrezionale relativo alla risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro e relativamente all'applicazione della disciplina dei trattenimenti in servizio, in modo da evitare condotte contraddittorie e generatrici di contenzioso;
    con la direttiva prot. DiPRU 47670 del 18 novembre 2008, registrata presso la Corte dei Conti il 23 febbraio 2009, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dettato i richiamati criteri generali in materia di collocamento a riposo dei dirigenti e di riduzione degli uffici dirigenziali, in applicazione di quanto disposto dagli articoli 72 e 74 della legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in attuazione degli indirizzi applicativi forniti dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione con la citata circolare n. 10 del 20 ottobre 2008;
    a fronte di tali obblighi di legge, questa Presidenza ha ritenuto necessario avvalersi di entrambi gli strumenti forniti dal citato articolo 72 (riconsiderazione dei trattamenti oltre il 65° anno di età e collocamento in quiescenza del personale dirigenziale che avesse raggiunto i 40 anni contributivi) per mantenere l'equilibrio tra le dotazioni organiche e la consistenza del personale in servizio, evitando di creare situazioni soprannumerarie non consentite;
    per effetto di quanto sopra l'Amministrazione, con l'adozione della direttiva prot. DiPRU n. 30791 del 14 settembre 2009, ha ribadito l'intenzione di procedere – in ossequio ai criteri generali contenuti nella direttiva prot. DiPRU n. 47670 del 18 settembre 2008 – al collocamento a riposo del personale dirigenziale al compimento del 65° anno di età o, alternativamente, al raggiungimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni, previo preavviso di sei mesi;
    peraltro, di recente, l'articolo 16, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha disposto in tema di risoluzione del rapporto di lavoro, che l'esercizio della facoltà riconosciuta alle pubbliche amministrazioni, prevista dal comma 11 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, non necessita di ulteriore motivazione, qualora l'amministrazione interessata abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto dei competenti organi di controllo, rappresentato, appunto, dalla predetta direttiva prot. DiPRU 47670 del 18 novembre 2008, come integrata dalle successive direttive al riguardo;
    le nuove disposizioni in materia di trattamenti pensionistici, contenute nell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto decreto salva Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dispongono in ordine all'applicabilità degli istituti previsti dall'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, fra i quali vi è la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, prevedendo espressamente che i presupposti per l'applicazione degli istituti nei confronti di coloro che maturano i requisiti a decorrere dal 1° gennaio 2012 siano rimodulati in base ai nuovi requisiti di accesso al pensionamento;
    resta inteso, peraltro, che il presupposto per l'applicazione dell'istituto della risoluzione nei confronti di coloro che hanno maturato i requisiti di età o di anzianità contributiva entro l'anno 2011, per effetto della norma, rimane fissato secondo il regime previgente;
    pertanto, a partire dall'anno 2012 l'Amministrazione, per procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto, dovrà tenere conto del compimento dell'anzianità di 42 anni e 1 mese per i dipendenti uomini e di 41 e 1 mese per le dipendenti donne e/o del compimento dei 66 anni di età per entrambi; nell'anno 2013, invece si potrà procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto al compimento dell'anzianità di 42 anni e 5 mesi (considerato il mese aggiuntivo previsto dal comma 10, secondo periodo, dell'articolo 24 e l'adeguamento alla speranza di vita, come determinato dal decreto interministeriale del 6 dicembre 2011) per i dipendenti uomini e di 41 anni e 5 mesi (considerando allo stesso modo il mese aggiuntivo previsto dal predetto comma 10 e l'adeguamento alla speranza di vita) per le dipendenti donne e/o al compimento di 66 anni e 3 mesi di età per entrambi. Per l'anno 2014 si potrà procedere alla risoluzione unilaterale del rapporto al compimento dell'anzianità di 42 anni e 6 mesi (sempre considerando il mese aggiuntivo previsto dal comma 10, secondo periodo, dell'articolo 24 e l'adeguamento alla speranza di vita) per i dipendenti uomini e di 41 anni e 6 mesi (anche qui in considerazione del mese aggiuntivo previsto dal predetto comma 10 e l'adeguamento alla speranza di vita) per le dipendenti donne e/o compimento di 66 anni e 3 mesi di età per entrambi;
    pertanto, per effetto delle intervenute modifiche al sistema previdenziale, ulteriormente specificate dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione con la circolare n. 2 dell'8 marzo 2012, l'Amministrazione provvederà al collocamento a riposo del personale dirigenziale al compimento dei nuovi limiti di età o al raggiungimento delle anzianità contributive prescritte per il diritto alla pensione anticipata, previo preavviso di sei mesi, senza obbligo di ulteriore motivazione del relativo provvedimento, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 16, comma 11, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 211»;
   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2012 il Presidente del Consiglio dei ministri ha disposto il taglio del 20 per cento delle dotazioni organiche dei dirigenti di I e II fascia ed anche del 10 per cento del personale non dirigenziale;
   il decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, «Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini» all'articolo 2, comma 20, prevede: «Ai fini dell'attuazione della riduzione del 20 per cento operata sulle dotazioni organiche dirigenziali di I e II fascia dei propri ruoli, la Presidenza del Consiglio dei ministri provvede alla immediata riorganizzazione delle proprie strutture sulla base di criteri di contenimento della spesa e di ridimensionamento strutturale». Tanto è vero che la norma prevede altresì che «all'esito di tale processo, e comunque non oltre il 1° novembre 2012, cessano tutti gli incarichi, in corso a quella data, di I e II fascia conferiti ai sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Fino al suddetto termine non possono essere conferiti o rinnovati incarichi di cui alla citata normativa»;
   il suddetto decreto all'articolo 7, comma 1, prevede e quantifica la «riduzione della spesa della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri» incidendo espressamente sulle spese di finanziamento anche per gli anni 2012/2013 –:
   se per conseguire i risultati di ridimensionamento strutturale e di riequilibrio delle dotazioni organiche e soprattutto un significativo processo di «svecchiamento» dei ruoli, la Presidenza del Consiglio dei ministri abbia provveduto a fare una esatta ricognizione di quanti dirigenti di prima e seconda fascia rientrano nelle norme su indicate nel triennio 2012/2014 oltre gli aventi diritto al 2011 e quale sia l'esatto esito numerico di tale ricognizione distinto fra prima e seconda fascia per ciascun anno;
   se l’iter sia già stato avviato con la predisposizione delle previste comunicazioni unilaterali di preavviso di 6 mesi a ciascun dirigente che rientra nella casistica di collocamento a riposo;
   quali siano, infine, gli effetti reali, in termini di riordino della struttura organizzativa della Presidenza del Consiglio dei ministri, all'esito dell'applicazione della normativa indicata in premessa e quale potrà essere la sua nuova organizzazione. (4-17705)

  Risposta. — In relazione all'interrogazione in esame, concernente il ridimensionamento delle dotazioni organiche della Presidenza del Consiglio dei ministri, si rappresenta quanto segue.
  Al fine di garantire i risparmi previsti nell'ambito degli interventi di riordino e razionalizzazione della stessa, la Presidenza del Consiglio dei ministri ha disposto, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2012, la riduzione, con effetto immediato, dei propri organici dirigenziali nella misura del 20 per cento rimandando a successivi provvedimenti la ridefinizione in termini numerici delle predette dotazioni organiche, nonché la riorganizzazione delle strutture della Presidenza attraverso una ridefinizione dell'assetto organizzativo compatibile con le nuove dotazioni.
  Nelle more, pertanto, di tale riorganizzazione delle proprie strutture, in piena compatibilità con la riduzione percentuale delle dotazioni organiche dirigenziali, la Presidenza ha operato anticipatamente una prima ridefinizione dell'organizzazione di alcune delle sue strutture generali con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 giugno 2012, realizzando una prima riduzione dei posti di funzione dirigenziale.
  Pertanto, in ossequio all'articolo 2, comma 20, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, in legge 7 agosto 2012, n. 135, il quale dispone che, ai fini dell'attuazione della riduzione del 20 per cento operata sulle dotazioni organiche dirigenziali di prima e seconda fascia dei propri ruoli, la Presidenza del Consiglio dei ministri deve provvedere all'immediata riorganizzazione delle proprie strutture, sulla base di criteri di contenimento della spesa e di ridimensionamento strutturale, la Presidenza stessa, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 1o ottobre 2012, recante «ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei ministri», ha ridefinito l'assetto organizzativo delle proprie strutture generali, in recepimento del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 giugno 2012 e, contestualmente, con ulteriore decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sempre in data 1o ottobre 2012 ha provveduto a rideterminare le dotazioni organiche in numero corrispondente ai posti di funzione previsti.
  Premesso quanto sopra, al fine di dare effettivo riscontro a quanto richiesto nell'atto di sindacato ispettivo indicato in oggetto, si evidenziano di seguito le unità di personale con qualifica dirigenziale che, a decorrere dal 1o novembre 2012, saranno collocate a riposo fino al 31 dicembre 2014:
  Ruolo P.C.M.
   n. 4 unità ai personale dirigenziale di prima fascia;
   n. 8 unità di personale dirigenziale di seconda fascia.
  Ruolo speciale protezione civile.
   n. 3 unità di personale dirigenziale di prima fascia.
Il Ministro per i rapporti con il ParlamentoDino Piero Giarda.


   DE ANGELIS. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il territorio dell'isola di Ponza, in provincia di Latina, ricade sotto la diretta giurisdizione del comando stazione del Corpo forestale dello Stato di Latina;
   ad oggi non è presente alcun ufficio distaccato — seppur temporaneo — per la forestale;
   tale situazione rende difficile la piena e reale operatività dei forestali sul comprensorio, che sono costretti a svolgere il loro delicato servizio quali veri e propri «pendolari» con ricadute negative sul controllo e sulla prevenzione degli incendi boschivi, del bracconaggio, e dei reati ambientali in generale;
   l'area rappresenta un immenso patrimonio naturalistico di rilevanza nazionale ed internazionale e che l'assenza di un punto d'appoggio per gli agenti del Corpo forestale dello Stato, di fatto, ostacola un preciso e puntuale servizio di polizia ambientale;
   il sindacato di categoria UGL, già nell'anno 2010, aveva posto, con nota ufficiale, l'intera questione all'attenzione dell'amministrazione comunale chiedendo anche di valutare la possibilità di concedere un locale al Corpo forestale dello Stato da utilizzare quale presidio;
   nessuna risposta è mai giunta in merito –:
   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno risolvere definitivamente la delicata vicenda con un'azione volta a reperire — nel più breve tempo possibile — un adeguato locale (comunale, provinciale, regionale, o dell'Agenzia del demanio) da affidare al Corpo forestale dello Stato assicurando quella presenza (al pari delle altre istituzioni) che alle condizioni attuali non viene garantita. (4-16244)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame vorrei, anzitutto, far presente che l'assenza di un presidio del Corpo forestale dello Stato sul territorio dell'isola di Ponza è dovuta, sostanzialmente, alla indisponibilità di un immobile atto ad ospitare una struttura del Corpo.
  In passato, anche in considerazione delle particolari valenze paesaggistico-ambientali delle isole pontine, abbiamo già cercato di risolvere la questione prendendo contatti con la competente amministrazione comunale e l'agenzia del demanio, purtroppo, senza successo non avendo rinvenuto una struttura adeguata.
  Mi preme, tuttavia, segnalare l'imminente incontro tra il domando provinciale di Latina e la nuova amministrazione comunale di Ponza che, particolarmente sensibile alla questione, ha lasciato intravedere la possibilità di favorire l'occupazione di alcuni locali comunali.
  In ogni caso, stiamo interloquendo anche con le altre Forze di polizia presenti sull'isola, per valutare l'eventuale utilizzo di parte degli immobili di loro pertinenza.
  Nel frattempo, le pattuglie del Corpo forestale dello Stato, anche con l'ausilio della squadra nautica recentemente istituita a Sabaudia, continueranno ad effettuare visite periodiche in loco, al fine di contrastare fenomeni connessi prevalentemente al bracconaggio e all'abusivismo edilizio.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   DI GIUSEPPE e ZAZZERA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   l'inizio di ogni anno scolastico è puntualmente caratterizzato dal riscontro di vari problemi, più o meno previsti o prevedibili;
   in Molise in questi giorni sono terminate le operazioni di nomina a tempo determinato del personale docente ed ATA. Dopo la stipula di contratti a tempo indeterminato per 120 docenti, gli ambiti territoriali degli uffici scolastici hanno provveduto a nominare il personale supplente;
   gli istituti scolastici lamentano difficoltà innanzitutto a causa della mancata nomina del personale di segreteria conseguente, secondo quanto dichiarato, alla volontà del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di riconvertire il personale docente inidoneo, a tale mansione;
   un provvedimento di questo tipo appare, allo scrivente, ingiusto, vessatorio e irrispettoso nei confronti di docenti che hanno gravi patologie;
   da un'analisi delle nomine fatte, di seguito riepilogate, considerando i posti interi e gli spezzoni accorpati, risulta evidente come le disponibilità per le immissioni in ruolo fossero superiori a quanto consentito dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca confermano l'utilità di tanti precari che, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della scuola pubblica molisana in particolare, ed italiana più generale:
    Campobasso: infanzia 8, primaria 49, sostegno infanzia primaria 30+85, I° grado 39, IIo grado 63, sostegno Io e IIo grado 52+83, collaboratori scolastici 71, totale 480;
    Isernia: infanzia 2, primaria 6, sostegno infanzia primaria 13+28, Io grado 13, IIo grado 16, sostegno Io e IIo grado 11+24, collaboratori scolastici 15, totale 256;
    totale: infanzia 10, primaria 55, sostegno infanzia primaria 156, I° grado 52, II° grado 79, sostegno I° e II° grado 170, collaboratori scolastici 86, totale 736;
   alla luce di tali evidenti dati appare inutile e controproducente, per il bene della scuola pubblica italiana, parlare di concorsi senza aver prima garantito un piano di stabilizzazione del personale precario;
   a tutt'oggi in Molise, risultano inevase le richieste delle famiglie sia di avere un tempo scuola adeguato sia di togliere le classi pollaio, tanto che a Montaquila, un comune in provincia di Isernia, alcuni genitori sono stati costretti a rivolgersi al TAR per chiedere lo sdoppiamento di una classe di 34 alunni con un disabile, allocata in ambienti angusti che non rispettano gli standard previsti dalle leggi in vigore che, ricordo, prescrive lo sdoppiamento delle classi con più di 27 alunni;
   una situazione simile è stata denunciata nel comune di Tufara, dove l'amministrazione scolastica provinciale non ha concesso lo sdoppiamento di una pluriclasse con 19 alunni, benché le regole prevedano che al superamento dei 18 alunni le pluriclassi debbano essere sdoppiate;
   in molti altri comuni italiani, non tutti gli edifici sono adeguati alla normativa sulla sicurezza scolastica, in particolare si lamenta la necessità di acquisire il certificato di prevenzione incendi, tanto che nella città di Campobasso il sindaco ha deciso di rinviare l'inizio dell'attività didattica non potendo ottenere dai vigili del fuoco la necessaria certificazione, e non volendo assumersi la responsabilità di emanare un'ordinanza in deroga per l'apertura;
   si ravvede la necessità di una nuova primavera per la scuola pubblica italiana, che possa prevedere un progetto che metta al centro l'istruzione, che si impegni a reperire maggiori risorse da investire nel nostro sistema di istruzione e in chi ci lavora –:
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
   quali iniziative intenda intraprendere affinché, nell'interesse degli studenti e della scuola pubblica italiana, vengano applicate e rispettate tutte le normative vigenti. (4-17656)

  Risposta. — Con l'interrogazione in esame l'interrogante prospetta una serie di quesiti che hanno caratterizzato le operazioni relative all'avvio dell'anno scolastico nelle scuole del Molise.
  Sui singoli punti rappresentanti nell'atto parlamentare si forniscono i seguenti chiarimenti.
  Per ciò che concerne la riconversione del personale docente dichiarato inidoneo allo svolgimento delle proprie funzioni di insegnamento, si ricorda che l'articolo 14, comma 13, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012, prevede espressamente l'inquadramento di detto personale nei ruoli del personale amministrativo tecnico ausiliario (profili di assistente amministrativo e assistente tecnico). Allo stato, non è ancora conclusa la procura per l'emanazione del decreto interministeriale attuativo della citata disposizione: lo schema di decreto è stato trasmesso ai Ministri della pubblica amministrazione e la semplificazione e dell'economia e delle finanze per il previsto concerto.
  Nelle more della conclusione della descritta procedura, le segreterie scolastiche sono state comunque messe in grado di poter operare. Infatti, con nota della competente direzione generale di questo ministero n. 6340 del 30 agosto 2012, è stata data indicazione ai direttori scolastici regionali di autorizzazione le istituzioni scolastiche che ne avessero l'effettivo bisogno, a nominare supplenti per i suddetti profili fino alla nomina dell'avente diritto, ai sensi dell'articolo 40, comma 9, della legge n. 449 del 1997.
  Riguardo alle nomine in ruolo del personale docente, le articolazioni territoriali degli uffici scolastici regionali, quindi anche quelle del Molise, hanno disposto assunzioni in base al numero comunicato da questo Ministero, a sua volta preventivamente autorizzato dal Ministero dell'economia e delle finanze, secondo la normativa in vigore. I posti residuati, in attesa dell'espletamento del concorso bandito con decreto direttoriale n. 82 del 24 settembre 2012, sono stato successivamente coperti con contratti a tempo determinato.
  Venendo alle particolari situazioni riguardanti le scuole molisane, segnalate dall'interrogante, si riportano di seguito le notizie pervenute dal competente direttore scolastico regionale, opportunamente interessato.
  Riguardo alla scuola media di Montaquila (Isernia), al momento della definizione dell'organico di diritto per il corrente anno scolastico 2012/2013, risultavano iscritti alla classe seconda 30 alunni. L'ufficio territoriale di Isernia ha autorizzato una sola classe 2a, in quanto il dirigente scolastico della suddetta scuola, in quella sede, ha ritenuto di non proporre lo sdoppiamento. Solo successivamente si è avuto un incremento di alunni, quando ormai tutte le operazioni di organico erano state definite.
  Sempre in sede di definizione dell'organico di diritto, la scuola media di Tufara (Campobasso) registrava, relativamente a due classi, complessivamente 19 alunni (6 + 13). L'ufficio territoriale di Campobasso ha costituito una sola pluriclasse in base a quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, anche al fine di assicurare in loco il diritto allo studio anche ai 6 alunni. Successivamente, in sede di organico di fatto gli alunni sono scesi a 18 che rappresenta il limite massimo stabilito dal comma 4 del medesimo articolo per la persistenza della pluriclasse.
  Infine, con riferimento alla normativa, sulla sicurezza degli edifici e all'obbligo di acquisire il certificato di prevenzione incendi, è stato riferito che il sindaco di Campobasso, con proprie ordinanze, aveva inizialmente disposto che all'avvio delle attività didattiche nelle scuole della città fosse differito in attesa della proroga dei termini previsti dal decreto ministeriale del 26 agosto 1992 per l'acquisizione delle certificazioni antincendio da parte dei vigili del fuoco. Successivamente, a seguito di quanto emerso in incontri tenutisi presso il Ministero dell'interno e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in data 24 settembre 2012, il sindaco stesso ha disposto l'inizio delle attività didattiche.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricercaFrancesco Profumo.


   DI STANISLAO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della gioventù. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi l'Istat ha comunicato che sono sempre di più i giovani disoccupati in Italia. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel primo trimestre del 2011 sale a 29,6 per cento, dal 28,8 per cento dello stesso periodo del 2010, con un picco del 46,1 per cento per le donne del Mezzogiorno;
   è il tasso di disoccupazione giovanile più alto dall'inizio delle serie storiche omogenee, ovvero dal 2004, in base a confronti annui;
   il 2 luglio è la Giornata internazionale delle cooperative. Il tema di quest'anno «I giovani, futuro delle cooperative» mette in risalto l'enorme importanza dell'incanalare le energie e lo slancio dei giovani;
   in seguito alla crisi economica e finanziaria mondiale, la disoccupazione giovanile ha raggiunto il massimo storico. La creazione di nuove opportunità attraverso l'imprenditorialità giovanile costituisce un modo per affrontare questa sfida. Il modello imprenditoriale della cooperativa, infatti, consente ai giovani di ideare e gestire imprese sostenibili. La condivisione di risorse finanziarie e umane, di conoscenze tecniche e competenze economiche è il fondamento stesso delle cooperative. Inoltre, il ruolo centrale dei membri nella loro struttura ne consente il radicamento all'interno delle comunità, incoraggiando così imprese a forte responsabilità sociale, capaci di rispondere alle esigenze locali;
   le cooperative hanno anche fornito costantemente un accesso sicuro al credito ed ad altri servizi finanziari a molti titolari di piccole attività commerciali. Inoltre, le cooperative hanno operato in tale direzione, promuovendo la fiducia nei soggetti aiutati e portando stabilità nei mercati in cui hanno operate;
   attraverso la ricorrenza di quest'anno dell'Anno internazionale della gioventù, i politici di tutto il mondo hanno sottolineato l'importanza dell'inclusione dei giovani a tutti i livelli del processo di sviluppo. L'inclusione attiva di giovani uomini e giovani donne nello sviluppo sociale ed economico contribuisce a ridurre l'esclusione sociale, a migliorare la capacità produttiva, a rompere il circolo vizioso della povertà, a promuovere l'uguaglianza di genere ed ad accrescere la responsabilità ambientale.
   ad ottobre verrà lanciato ufficialmente l'Anno internazionale per le cooperative –:
   se il Governo non ritenga di dover avviare iniziative atte ad incoraggiare e sostenere i giovani nell'intraprendere imprese cooperative ed altre forme di imprenditorialità sociale anche al fine di arginare il tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto ormai livelli insostenibili. (4-12600)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame e alla richiesta posta dall'interrogante concernente l'adozione di misure per favorire l'occupazione giovanile, in particolare per la costituzione di società cooperative fondate sull'apporto di lavoro giovanile, si rappresenta quanto segue.
  Il decreto-legge n. 1 del 2012 (decreto-legge liberalizzazioni – Cresci Italia) ha già introdotto alcune misure finalizzate a promuovere l'imprenditoria giovanile, attraverso forme societarie diverse dalle società cooperative: si tratta in particolare dell'articolo 3 del citato decreto-legge, che ha istituito il nuovo istituto civilistico della società a responsabilità limitata semplificata, allo scopo di semplificare e promuovere l'attività imprenditoriale giovanile.
  Detta disposizione prevede, infatti, che entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto legge, il Governo adotti un decreto ministeriale, su iniziativa del Ministro della giustizia di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, che definisca il modello standard di statuto di tale nuova forma societaria, nonché i criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci.
  Si evidenzia comunque che la materia del diritto societario, in quanto regolata dal codice civile e dunque rientrante nell'ordinamento civile dello Stato, è assegnata principalmente alle competenze del Ministero della giustizia, che, come sopra ricordato, detiene l'iniziativa normativa in merito.
  Il Ministero interviene invece, per limitati profili di competenza, nella fase concertativa del decreto attuativo e a riguardo si informa che nei giorni scorsi si è provveduto a rendere parere favorevole allo schema di provvedimento redatto dal Ministero competente per materia.
  Inoltre è da osservarsi come lo strumento societario cooperativo il quale risente sicuramente, al pari di tutti gli altri, dell'attuale contingenza economica, possegga proprio nei suoi intrinseci caratteri fondamentali quelli di elasticità e dinamicità che consentano di offrire soluzioni e risposte adeguate, specialmente per la capacità di creare occupazione, in particolare per i giovani e le categorie a rischio. In tal senso potrebbe essere uno strumento privilegiato per la formazione di nuova imprenditoria, anche a motivo dei costi, di gran lunga inferiori a quelli di altre forme societarie.
  Ciò premesso, si può affermare l'idoneità per gli scopi in parola e senza particolari necessità di ulteriori interventi rispetto all'attuazione della vigente normativa e dei già ben dettagliati compiti istituzionali.
  L'importanza del sistema cooperativo nazionale e del suo complessivo impianto normativo è stata dimostrata dall'attento interesse che alcuni paesi esteri (Turchia, Polonia, Repubblica di Corea) hanno recentemente dimostrato, con varie missioni intese allo studio ed all'analisi del nostro ordinamento.
  Infine, si evidenzia che allo scopo di realizzare un sistema efficace ed organico di strumenti intesi, tra l'altro, a favorire l'inserimento al lavoro dei giovani, con il decreto legislativo 21 aprile 2000 n. 185 sono stati disposti incentivi all'autoimprenditorialità e all'autoimpiego, gestiti per il tramite di Invitalia (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa spa), che hanno conseguito nel tempo significativi e apprezzabili risultati occupazionali sul territorio. Il Governo, riconoscendo la forte valenza di tali misure quale strumento di contrasto al fenomeno della disoccupazione, in particolare nell'attuale fase di crisi, si è impegnato, come nel passato, al reperimento delle risorse necessarie affinché ne sia garantito il finanziamento e l'operatività.
  In particolare, nella seduta del 23 marzo 2012, il Cipe, nell'ambito della programmazione nazionale del Fondo sviluppo e coesione, ha assegnato 60 milioni di euro a favore di Invitalia per il rilancio dell'occupazione attraverso le misure agevolative dell'autoimprenditorialità e dell'autoimpiego previste dal citato decreto legislativo n. 185 del 2000 ed ha assegnato, altresì, 5 milioni di euro a favore di Ismea (Istituto servizi per il mercato agricolo alimentare) per il finanziamento delle analoghe misure agevolative dell'autoimprenditorialità e dell'autoimpiego nel settore agricolo.
  Infine nel «decreto crescita 2», decreto-legge del 18 ottobre 2012, n. 179, sono contenute le misure per incentivare le cosiddette «start up». Il citato decreto definisce, dal punto di vista giuridico, sia le start up innovative che gli incubatori certificati, stabilendo alcuni criteri per circoscrivere il perimetro delle imprese ammissibili.
  Le start up dovranno avere meno di quattro anni di vita, un fatturato inferiore a 5 milioni di euro e non dovranno distribuire utili.
  Per dimostrare il loro carattere «innovativo» avranno tre possibili alternative: riservare il 30 per cento delle loro spese a ricerca e sviluppo, avere tra i dipendenti almeno un terzo di ricercatori, dottorandi, laureati con esperienze di ricerca, oppure possedere almeno un brevetto. Per favorire l'iniziativa privata, i criteri decisi dal Governo impongono che almeno il 50 per cento del capitale sociale sia in mano a persone fisiche.
  Sono anche stabilite detrazioni fiscali per chi investe: il privato che compra quote o azioni di una start up innovativa, avrà diritto a una detrazione Irpef del 19 per cento per tre anni sulla somma investita. Se a investire è una società, questa potrà portare in deduzione dal reddito imponibile il 20 per cento dell'investimento, sempre che questo venga mantenuto per almeno due anni.
  Vi è maggiore flessibilità nelle assunzioni a tempo determinato, regole meno punitive sui fallimenti, l'introduzione dello crowdfunding, strumento di finanziamento innovativo che prevede la raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online. Una serie di agevolazioni che con una dote di 210 milioni di euro in due anni seguiranno le società innovative nei loro primi quattro anni di vita: dalla nascita, allo sviluppo, fino all'eventuale chiusura.
  Con le diverse misure considerate, si mira a colmare il ritardo del nostro Paese e a predisporre un insieme di strumenti atti a facilitare la nascita e lo sviluppo di nuove imprese basate sull'innovazione.
Il Ministro dello sviluppo economicoCorrado Passera.


   DI STANISLAO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   il Consiglio di sicurezza ha adottato il 9 giugno 2010 la sua quarta risoluzione sul programma nucleare iraniano, nella quale deplora il fatto che l'Iran abbia fallito nell'attenersi alle risoluzioni precedenti. Il segretario generale ha ripetutamente insistito sull'importanza che l'Iran si conformi pienamente a tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza sul tema e che cooperi altrettanto pienamente con l'Agenzia internazionale per l'energia atomica per risolvere tutte le questioni in sospeso. Si tratta di passi necessari al fine di restaurare la fiducia della comunità internazionale nel fatto che il programma nucleare iraniano persegua esclusivamente fini pacifici. Il segretario generale continua a sostenere una soluzione politica al problema, che sia esaustiva e condivisa. Al riguardo, il segretario generale accoglie con favore la disponibilità dei paesi P5+1 (Cina, Francia, Germania, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti) ad accrescere ulteriormente gli sforzi in ambito diplomatico, in modo da promuovere il dialogo e le consultazioni. Il segretario generale si augura la ripresa delle trattative su questo tema di estrema importanza;
   il 29 gennaio 2012 Leon Panetta dichiara che l'Iran impiegherebbe «circa un anno» a produrre sufficiente uranio arricchito per una bomba atomica se decidesse di acquisire l'arma nucleare. Se decidessero di farlo, gli iraniani impiegherebbero circa un anno per essere in grado di produrre una bomba, ed altri uno o due anni per montarla su un vettore;
   i ministri degli esteri dell'Unione europea hanno concordato ulteriori misure restrittive nei confronti dell'Iran il 23 gennaio 2012, tra queste il divieto graduale delle importazioni di petrolio iraniano verso l'Europa a partire dal prossimo 1° luglio. L'Unione attualmente acquista circa il 20 per cento delle esportazioni iraniane di greggio;
   la Grecia è il Paese più dipendente dall'Iran da cui compra circa un terzo del suo petrolio. Italia e Spagna, invece, acquistano ognuna il 10 per cento del proprio fabbisogno;
   il Parlamento europeo sostiene sia l'impegno del Consiglio ad adoperarsi per una soluzione diplomatica della questione del nucleare iraniano, sia l'obiettivo dell'Unione di conseguire una soluzione globale a lungo termine. Secondo l'Aula, l'unica soluzione è pacifica, non essendoci spazio per una soluzione armata;
   la risoluzione, infine, esprime rammarico per il fatto che Cina e Russia continuino a rifiutarsi, all'interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di appoggiare le sanzioni contro l'Iran e chiede alla Russia di interrompere gli aiuti al programma di sviluppo nucleare iraniano fino a quando la nazionale guidata da Ahmadinejad non abbia pienamente adempiuto agli obblighi che gli vengono imposti dalle risoluzioni delle Nazioni Unite;
   il 23 maggio 2012 a Baghdad le grandi potenze hanno dato avvio ai colloqui con l'Iran per testare la sua disponibilità, sotto la pressione di sanzioni, a ridurre il proprio programma nucleare, cercando di porre fine allo stallo e di evitare la minaccia di una guerra in Medio Oriente;
   l'incontro tra Iran e Usa, Russia, Cina, Germania, Francia e Gran Bretagna è il secondo, dopo che ad aprile la diplomazia ha ripreso il suo corso a Istanbul, interrompendo uno stallo di 15 mesi che ha visto salire le tensioni. L'obiettivo delle potenze è quello di raggiungere il consenso dell'Iran a una serie di misure che potrebbero alleggerire i sospetti sulla presunta costruzione di armi atomiche;
   la priorità iraniana è quella di superare le punitive sanzioni economiche;
   i negoziatori hanno deciso di fissare un ulteriore appuntamento a Mosca il 18 e 19 giugno prossimi;
   l'ambasciatore d'Israele Naor Gilon riconosce all'Italia un ruolo di primo piano a livello europeo nelle iniziative diplomatiche affinché l'Iran interrompa il suo programma nucleare. Durante il suo breve intervento pronunciato al ricevimento per il 64esimo anniversario dell'indipendenza dello Stato d'Israele ha testimoniato la posizione che l'Italia ha riguardo alle sanzioni, affermando che l'Italia è in prima linea nel condurre gli sforzi europei per esercitare pressione economica sull'Iran;
   il 6 giugno il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, giudica inefficaci le pressioni del gruppo dei «5+1» (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania) sull'Iran, riguardanti il controverso programma nucleare di Teheran;
   in una intervista al quotidiano tedesco Bild, Netanyahu afferma che il gruppo dei «5+1» vuole assolutamente ottenere un risultato e per questo motivo abbassa le sue esigenze. L'Iran potrebbe ora fermare l'arricchimento dell'uranio a livello debole e il suo programma nucleare non sarebbe in alcun modo pregiudicato –:
   quale sia la posizione ufficiale dell'Italia e quale iniziative intenda assumere in linea ed in sintonia con le decisioni e le scadenze previste dal Consiglio europeo circa il blocco del programma nucleare iraniano e delle future sanzioni. (4-17948)

  Risposta. — La stabilità della regione mediorientale riveste tradizionalmente un elevata priorità per la nostra politica estera e la possibile dimensione militare del programma nucleare iraniano continua a destare grave preoccupazione. L'ultimo rapporto del direttore generale dell'agenzia internazionale per l'energia atomica Amano, pubblicato il 16 novembre 2012, ha confermato l'assenza di progressi sulle principali questioni aperte con l'Iran: la prosecuzione delle attività di arricchimento dell'uranio, l'installazione di nuove centrifughe nel sito iperprotetto di Fordow e le attività di bonifica in corso presso il sito di Parchin.
  L'AIEA si è impegnata a fondo e in modo concreto con l'Iran. L'Italia ha co-sponsorizzato una risoluzione sull'applicazione delle salvaguardie adottata il 13 settembre a larghissima maggioranza dal Consiglio dei governatori della suddetta agenzia che chiede all'Iran di rispettare integralmente e senza indugi tutti gli obblighi derivanti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle nazioni unite e dell'Aiea.
  Accanto al processo negoziale condotto nell'ambito dell'Aiea, l'Italia sostiene gli sforzi intrapresi dall'aprile scorso dall'alto rappresentante Ashton a nome del gruppo P5+1 volti a indurre il Paese ad impegnarsi in una discussione concreta e costruttiva. Il nostro Paese sostiene l'approccio del doppio binario, ovvero continuare ad esercitare pressioni sull'Iran in modo da giungere ad una soluzione negoziata ed evitare alternative potenzialmente destabilizzanti. L'Italia ha quindi promosso, insieme ai principali partner europei, l'adozione da parte del Consiglio affari esteri Ue del 15 ottobre di ulteriori misure restrittive per sanzionare la perdurante mancanza di collaborazione e trasparenza da parte di Teheran.
  Le sanzioni internazionali, in primis l'embargo petrolifero e le restrizioni finanziarie, hanno senza dubbio ridotto significativamente le disponibilità finanziarie del regime. L'impatto di tali sanzioni, comunitarie e statunitensi, è stato uno dei fattori determinanti che hanno convinto Teheran a tornare ed a restare al tavolo negoziale.
  L'Unione europea sta predisponendo un pacchetto di ulteriori misure restrittive coerentemente con la politica europea del «dual track». Le misure addizionali riguarderanno ambiti già toccati dalle sanzioni precedenti: beni sensibili, «oil & gas», trasporti, e settore finanziario. Nelle consultazioni tra stati membri a Bruxelles, l'Italia si è espressa per il rafforzamento dell'impianto sanzionatorio, col fine di assicurare una maggiore efficacia alle misure comunitarie in essere e contrastare i tentativi iraniani per eludere e restrizioni internazionali. Le misure aggiuntive Ue potrebbero giocare un ruolo importante per favorire aperture importanti al tavolo negoziale. Allo stesso tempo, sarà indispensabile continuare l'azione di outreach verso Paesi terzi e armonizzare l'attuazione interna delle misure adottate dai partners like-minded.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   DONADI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
   come si evince dal sito internet, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) appare articolata su due sedi, di cui una principale a Napoli ed una secondaria operativa a Roma;
   come noto la legge istitutiva dell'Agcom (la legge n. 249 del 1997) aveva stabilito che l'Agcom fosse insediata nel capoluogo campano per decentrare le autorità amministrative indipendenti, privilegiando nel caso in questione il Sud Italia;
   tuttavia l'Agcom ha sempre avuto una «doppia» sede a Roma: prima in via delle Muratte ed oggi in via Isonzo. Inoltre, per quanto risulta all'interrogante, sembrerebbe che in tutti questi anni, tutti i membri dell'Agcom, nonché il loro staff (presidenti, commissari, segretarie, autisti e altro) si siano riuniti solo di tanto in tanto nella sede di Napoli, pur essendo questa la sede «principale», con conseguenti spese ed indennità di trasferta che si possono immaginare;
   peraltro, la sede campana dell'Agcom si trova nel centro direzionale, isola B5, di «Torre Francesco» a Napoli e, per quanto risulta all'interrogante, «Torre Francesco» indica «Francesco Gaetano Caltagirone», noto immobiliarista e proprietario di numerose testate giornalistiche quali Il Messaggero di Roma, il Mattino di Napoli e il Gazzettino di Venezia, e, quindi, di un nutrito gruppo editoriale, necessariamente sottoposto al controllo di AGCOM;
   considerato che, nell'ottica di ridurre le spese che gravano sul bilancio dello Stato, il numero dei componenti dell'Agcom è stato ridotto da 9 a 5 ed i rispettivi emolumenti sono stati diminuiti del 30 per cento, non si comprende in alcun modo il motivo per cui lo Stato continui di fatto a pagare una doppia sede per l'Agcom e l'affitto di un edificio che, non solo appartiene ad un soggetto controllato dall'Agcom, ma potrebbe essere stato utilizzato nel corso di questi anni solo in modo marginale rispetto alle effettive esigenze –:
   se e quali iniziative urgenti, si intendano assumere alla luce di quanto descritto in premessa;
   quali siano i motivi per il quali i componenti dell'Agcom abbiano sempre potuto utilizzare sino ad oggi una doppia sede per lo svolgimento delle loro funzioni;
   quali e quanti siano i costi connessi al mantenimento di tale «doppia sede» e, in particolare, quale sia l'entità delle risorse pubbliche che sino ad oggi siano impiegate per pagare le trasferte da Roma a Napoli e viceversa, dei componenti dell'Agcom e del loro staff;
   se il Governo non concordi sulla necessità di intervenire, in sede di spending review, per individuare un'unica sede di riferimento per l'Agcom all'interno di un edificio che non risulti di proprietà di un soggetto controllato dalla stessa, al fine di evitare una commistione tra controllato e controllore che sarebbe meglio evitare. (4-16528)

  Risposta. — Con riferimento a quanto richiesto con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, concernente la doppia sede dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), si fa presente quanto segue.
  La legge 31 luglio 1997, n. 249, istitutiva dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, non conteneva alcun riferimento alla sede e solo con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 1998 è stata individuata in Napoli la sede dell'autorità, in attuazione della legge n. 481 del 1995 che, istituendo le autorità di regolazione di settore (energia elettrica e gas e telecomunicazioni), poneva come unico vincolo alla discrezionalità del Governo quello che le due autorità di regolazione non avessero sede legale nella stessa città (l'autorità per l'energia elettrica ed il gas ha sede a Milano).
  Già dal primo regolamento di organizzazione e funzionamento approvato il 16 giugno 1998, l'autorità aveva previsto un ufficio di rappresentanza a Roma.
  Il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 luglio 2007, in occasione della rideterminazione della pianta organica ai sensi dell'articolo 1 comma 54, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, similmente a quanto disciplinato per la Consob, ha previsto per l'autorità due sedi: la sede legale di Napoli e quella secondaria operativa di Roma.
  L'esigenza di una bipartizione della presenza tra Napoli e Roma è divenuta via via più pressante con l'entrata a regime delle attività e con i nuovi e rilevanti compiti di garanzia che la legge ha affidato a questa autorità. Negli anni si è consolidata una rilevante prassi istituzionale di continua consultazione fra l'autorità e gli organi costituzionali, in primis con il Parlamento, con cui, con regolare frequenza l'autorità è chiamata ad interloquire in materie di sua competenza. Frequente e quotidiana è anche l'interlocuzione con il Governo e le altre autorità ed istituzioni presenti nella capitale.
  Nel 2000 la legge n. 28 ha investito l'autorità di un ulteriore compito di grande rilevanza istituzionale: la vigilanza sulla parità di accesso ai mezzi di informazione da parte delle forze politiche (par condicio); in particolare, ha previsto che la consultazione tra commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e l'autorità prima di adottare gli atti di competenza.
  Il legislatore ha inoltre affidato all'Agcom il compito di vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo, attività che richiede una costante e qualificata presenza presso la sede di Roma. Norme successive, tra cui quelle sulla vigilanza del conflitto d'interessi e sul settore postale, hanno accentuato la necessità di un costante raccordo dei vertici dell'autorità con istituzioni ed enti pubblici presenti nella capitale.
  Valutazioni simili possono essere espresse anche in relazione alla gestione del contenzioso concernente i provvedimenti dell'autorità, attribuito «in via esclusiva ed inderogabile al tribunale amministrativo regionale del Lazio» dall'articolo 1, comma 26, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
  È stata quindi l'esperienza maturata nell'operatività dell'autorità, in ragione della specificità delle funzioni ad essa attribuite, che ha indotto a rivedere con il necessario senso critico l'originaria allocazione funzionale di Agcom. La sostanziale equiparazione della sede di Roma a quella di Napoli ha consentito indubbiamente un più efficace svolgimento dei compiti istituzionali, tramite il costante coordinamento con le attività legislative e governative di interesse, ed anche una più fattiva partecipazione ai consessi internazionali e specificamente a quelli comunitari, nonché migliori sinergie con le amministrazioni centrali e le altre autorità.
  Si è imposta, anche in considerazione della seria congiuntura economica, una razionalizzazione delle funzioni e dell'organizzazione del lavoro nelle sedi di servizio al fine di conseguire maggiore efficienza e minori spese sotto il profilo logistico ed amministrativo, attesa anche la necessità di allocare il personale che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2007 stabiliva fosse progressivamente aumentato fino a 419 unità.
  Per quanto riguarda la questione delle spese per canoni di locazione delle sedi dell'autorità e i corrispondenti oneri a carico del bilancio pubblico, si sottolinea che, a partire dal 2005, il contributo dello stato al finanziamento dell'autorità si è drasticamente ridotto: nell'anno in corso è stato pari a 157.000 euro e, a partire dal 2013, il contributo sarà completamente azzerato. Il finanziamento dell'Agcom resta quindi a carico del mercato regolato e, quindi, delle imprese operanti nel mercato delle comunicazioni.
  Si ricorda, tra l'altro, che la legge 23 dicembre 2019, n. 191, per il triennio 2010-2012 ha imposto all'Agcom di versare, prelevandoli dal proprio bilancio, 25.9 milioni di euro ad antitrust, garante privacy e garante scioperi che presentavano seri problemi di equilibrio finanziario. Tali risorse reperite e rese disponibili grazie ad una gestione attenta e razionale del bilancio dell'autorità.
  Quanto all'affitto della sede di Napoli presso il centro direzionale, di proprietà del gruppo Caltagirone, risale a 14 anni orsono e a più riprese — ma purtroppo senza successo – è stata richiesta la disponibilità di una sede pubblica al demanio, che ha in ogni caso accertato la congruità dei canoni di locazione, sia dell'immobile di Napoli che di quello locato a Roma.
  Nell'ottica di un'organizzazione più efficiente e razionale si è scelto di riunire in un unico edificio gli uffici di Roma provvedendo altresì a disporre una progressiva riduzione dei piani occupati nella sede napoletana di Torre Francesco dagli originari 24 agli attuali 16 (di cui due occupati dalle sezioni di polizia delle comunicazioni e guardia di finanza che collaborano con Agcom), per arrivare a breve a un totale di 13 piani a seguito di un'ulteriore razionalizzazione degli spazi disposta recentemente dal nuovo consiglio.
  Conclusivamente, si ribadisce che il bilancio dell'autorità non grava se non in misura insignificante sui conti pubblici, essendo attualmente pressoché interamente finanziato (99,8 per cento) dal contributo degli operatori del settore.
Il Ministro per i rapporti con il ParlamentoDino Piero Giarda.


   FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il 26 luglio si è verificato un incidente mortale sul lavoro a Casteldaccia, nel palermitano;
   secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa un carpentiere, il signor Rosolino Antonino Tomasello, è morto dopo essere precipitato nel vuoto;
   secondo le prime ricostruzioni dei fatti, l'uomo stava eseguendo dei piccoli lavori edili sul balcone al primo piano di un edificio in via Padre Pio, quando è caduto da un'altezza di quattro metri, finendo sul marciapiede, morendo per le lesioni riportate –:
   quale sia l'esatta dinamica dell'incidente;
   se fossero state rispettate le normative previste dalla sicurezza del lavoro;
   quali iniziative si intendono promuovere, sollecitare, adottare in relazione a vicende come quella sopra segnalata, che per dimensione – dall'inizio dell'anno risultano essere decedute oltre 270 persone per incidenti sul lavoro, oltre 457 mila sono stati gli infortuni, oltre mille gli invalidi – assume i connotati di quella che non è esagerato definire una strage.
(4-12838)

  Risposta. — L'interrogazione parlamentare in esame si riferisce agli accadimenti verificatisi il 26 luglio 2011 a Casteldaccia (PA) nel corso dei quali ha perso la vita il signor Antonino Rosolino Tomasello.
  Nel rispondere ai primi due quesiti, ci si limiterà in questa sede, a riportare gli elementi informativi acquisiti presso la direzione territoriale del lavoro di Palermo della regione siciliana, nonché quelli forniti dall'Inail.
  Nel ricordare preliminarmente che fino al 22 giugno 2011 il signor Tomasello era titolare di una omonima ditta artigiana, senza dipendenti, si precisa che, dagli accertamenti compiuti e dalle dichiarazioni acquisite, è emerso che il giorno dell'incidente il signor Tomasello avrebbe dovuto effettuare nell'abitazione privata di un amico a titolo di favore personale e, quindi, gratuitamente, un lavoro di modesta entità. Si precisa che, in particolare, il signor Tomasello avrebbe dovuto praticare, mediante l'utilizzo di un trapano, un foro in una parete della suddetta abitazione al fine di installare un aeratore.
  Per l'esecuzione di tale lavoro, il signor Tomasello saliva al di sopra di un'asse di legno posizionata sul balcone sito al piano rialzato, ma perdeva l'equilibrio e cadeva al suolo, da un'altezza di circa tre metri, perdendo la vita a causa delle lesioni subite.
  La sede Inail, in esito alle risultanze dell'istruttoria, ha chiuso il caso negativamente, ai sensi della disciplina del decreto del Presidente della Repubblica n. 1124/1965, trattandosi di «persona non tutelata», considerato che l'incidente è avvenuto nel corso di una prestazione gratuita non qualificabile come «lavorativa».
  Va segnalato, che prima della definizione negativa del caso, l'Inail ha contattato i familiari della vittima, i quali hanno confermato la gratuità della prestazione e l'effettiva cessazione dell'attività lavorativa da parte del signor Tomasello a far data dal 22 giugno 2011. Tale ultima circostanza ha trovato, inoltre, puntuale conferma documentale nella comunicazione telematica inviata all'Inail il 7 luglio 2011 da parte di un professionista all'uopo delegato dal signor Tomasello.
  Nel rispondere all'ultimo quesito posto nell'interrogazione in esame, occorre precisare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali intende perseguire la promozione di comportamenti rispettosi delle norme di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, accompagnando il processo di attuazione del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni) con idonee iniziative promozionali finalizzate all'accrescimento delle conoscenze in materia di salute e sicurezza nelle aziende, nei lavoratori e negli studenti, con particolare attenzione all'aspetto della formazione.
  In questa prospettiva, con l'approvazione del testo unico ha preso avvio un complesso processo di attuazione delle disposizioni in esso contenute che ha coinvolto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le altre amministrazioni interessate e le parti sociali allo scopo di definire un sistema regolatorio in materia di salute e sicurezza sul lavoro quanto più moderno ed efficace.
  Si può, pertanto, affermare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è attivamente impegnato affinché possa concludersi quanto prima il processo di attuazione del testo unico auspicando a tal fine che prosegua in modo proficuo il dialogo e la collaborazione fra i diversi attori istituzionali coinvolti sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   nella giornata del 23 novembre 2011 hanno avuto luogo ben sette gravi incidenti sul lavoro, causando altrettante vittime;
   due morti sul lavoro hanno avuto luogo in Lazio: un operaio polacco di 28 anni morto dopo una caduta da un'altezza di dieci metri da un'impalcatura costruita per riparare il tetto di una fabbrica a Supino, nel frusinate. Nelle stesse ore a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, è morto, schiacciato da una lastra di peperino il signor Giuseppe Delle Monache, mentre lavorava nella cava della Società Micci srl;
   un altro operaio di una cava ha perso la vita ad Aurisina, in provincia di Trieste; la vittima era un lavoratore straniero di 59 anni ed è rimasto schiacciato da uno sperone di roccia di oltre 4 tonnellate staccatosi dalla parete, ed è morto sul colpo. Un collega, sfiorato dall'enorme masso, ha riportato lesioni alla testa;
   a Rottofreno, pochi chilometri da Piacenza, ha perso la vita Gheorghe Barbuta, operaio di origine romena, caduto da oltre tre metri di altezza da un tetto;
   un operaio 56enne, dipendente di un'impresa edile, è morto a Montano Lucino, nel comasco, mentre lavorava in cantiere, colpito alla testa da una pietra;
   il giorno prima è morto un altro operaio a Foggia, si chiamava Marcello Cassinese, lavorava allo zuccherificio Sfirlog, gruppo Sfir; è stato schiacciato da un carico di confezioni di zucchero caduto sul nastro trasportatore dove l'operaio si trovava;
   a Spoleto è deceduto un operaio che lavorava in un cantiere edile; è morto cadendo da una impalcatura –:
   di quali elementi disponga in merito all'esatta dinamica degli incidenti;
   se risulti rispettata la normativa in materia di sicurezza sul lavoro;
   quali iniziative si intendano promuovere, o adottare in ordine a quanto sopra esposto. (4-14013)

  Risposta. — L'interrogazione parlamentare in esame si riferisce a sette incidenti mortali sul lavoro avvenuti nelle giornate del 21 e del 22 novembre 2011.
  Nel rispondere ai primi due quesiti posti ci si limiterà, in questa sede, a riportare gli elementi informativi acquisiti presso le competenti direzioni territoriali del lavoro nonché quelli forniti dall'Inail.
  Dagli accertamenti compiuti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è emerso che il signor Roman Petruniak, nato in Ucraina il 10 agosto 1983, – alle dipendenze della Cos.mo. s.r.l., società operante nel settore montaggio prefabbricati con sede in Fisciano (SA), con la qualifica di operaio e con contratto di lavoro a tempo determinato – il 22 novembre 2011 si trovava presso lo stabilimento della Ditta Mabo prefabbricati s.p.a., sita nel comune di Supino (FR), località Fontana Gorgona, dove la Cos.mo. s.r.l. eseguiva in appalto opere di manutenzione straordinaria e di installazione di una nuova copertura metallica finalizzata alla successiva installazione, da parte di altra ditta specializzata nel settore, di un impianto fotovoltaico.
  I suddetti lavori dovevano eseguirsi previa rimozione del manto esistente, affidata in subappalto alla ditta individuale Giulietta Abramo, con sede legale in Lenola (LT).
  Per quanto riguarda la dinamica dei fatti, dagli elementi acquisiti sul luogo dell'infortunio dai funzionari della Asl di Frosinone, si è appreso che, intorno alle ore 8.30, il signor Petruniak, regolarmente assunto dal 2 novembre 2011 con la qualifica di manovale smontatore di 1o livello del Ccnl piccole e medie industrie del settore metalmeccanico e installazione impianti, si trovava presso lo stabilimento di Supino (FR), dove i lavori erano iniziati già da qualche giorno. Date le avverse condizioni meteorologiche, sembra che, per quel giorno, erano state previste lavorazioni da svolgersi all'interno, ma, per cause ancora in corso di accertamento, il lavoratore era salito sul tetto del capannone. Mentre il signor Petruniak camminava sul tetto, nel superare la zona di copertura già ripristinata, lo stesso lavoratore passava sopra la lastra di coibentazione interna e la stessa cedeva sotto il suo peso, facendolo precipitare al suolo da una altezza di oltre 10 metri, con conseguenze mortali.
  Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri di Frosinone e il servizio ispettivo della Asl della stessa città. Dalle informazioni assunte dalla Asl, si è accertato che, al momento dell'incidente, il lavoratore non indossava idonea cintura di sicurezza collegata a fune di trattenuta. In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Frosinone.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie è risultata l'assenza di aventi diritto alla rendita a superstiti prevista dall'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965, nonché all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro. Secondo quanto previsto dal citato articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965, invece, verrà corrisposto l'assegno funerario a chiunque ne faccia domanda e dimostri di avere sostenuto le spese funerarie.
  Con riferimento all'incidente occorso al signor Giuseppe delle Monache, alle dipendenze della Micci s.r.l. con sede in Soriano nel Cimino (VT), con la qualifica di operaio specializzato e con mansioni di manovratore al carro-ponte e addetto al taglio del marino, si rappresenta che dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 22 novembre 2011 il signor Delle Monache si trovava presso il laboratorio di prima trasformazione della Micci s.r.l., impegnato nella trasformazione del blocco grezzo di peperino. Tale operazione consisteva nel ricavare dal taglio del blocco 29 lastre in peperino dello spessore di 3 centimetri.
  Occorre considerare che quando un blocco del materiale lapideo di origine vulcanica denominato «peperino» viene posto su un'apposita macchina per essere tagliato in lastre dello spessore di qualche centimetro, tali lastre rimangono in bilico sulla macchina stessa, tenute in equilibrio dal loro stesso peso. Le due lastre terminali sono chiamate «scorze» sono di spessore maggiore in quanto contenenti tutte le asperità dei margini del blocco tagliato, e sono considerate uno scarto di lavorazione. Normalmente tutto il materiale tagliato non si muove rispetto alla sua posizione originale, sostanzialmente grazie alla forza di gravità che agisce sulla sua considerevole massa, in quanto ogni lastra tagliata, compresa la scorza, pesa diverse centinaia di chilogrammi. Nonostante questa semplice considerazione, le procedure di sicurezza in questi casi prevedono la possibilità, quindi il rischio, che alcune lastre, scorza compresa, possano ribaltarsi e cadere verso il basso a causa di irregolarità rispetto al loro stesso piano di appoggio, investendo così chi si trova in quell'area. Proprio per questo la procedura di sicurezza adottata dalla ditta Micci s.r.l. consiste nel vietare in modo assoluto l'accesso all'area del carrello ove vi è la possibilità che la scorza, ovvero le lastre, precipitino verso il basso investendo eventuali presenti.
  Dagli elementi acquisiti in sede di indagine ispettiva, risulta che il signor Delle Monache aveva iniziato il turno di lavoro alle 4,35 del mattino. Intorno alle 6,40, il corpo del lavoratore è stato rinvenuto da un collega in mezzo al carrello tra la scorza e le lastre tagliate. Lo stesso collega ha provveduto a liberare il signor Delle Monache dalle lastre e ha informato tempestivamente il datore di lavoro, che a sua volta ha contattato il servizio 118. Nonostante i tentativi di rianimazione, il lavoratore è deceduto a causa delle lesioni riportate (schiacciamento del torace e del collo).
  Sul luogo dell'incidente sono intervenuti, oltre al servizio 118, il servizio prevenzione e sicurezza della Asl di Viterbo e i carabinieri della stazione di Soriano nel Cimino (VT). In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Viterbo.
  In assenza di testimoni, le cause e circostanze relative all'evento sono state al momento riconosciute sulla scorta delle dichiarazioni lasciate dal legale rappresentante della Micci s.r.l. e dal collega che ha rinvenuto il corpo, nonché sulla base delle ipotesi formulate dal servizio prevenzione e sicurezza della Asl di Viterbo.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, la sede Inail competente ha costituito la rendita in favore del coniuge e ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede ha provveduto alla erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi infortuni sul lavoro.
  Il signor Renato Del Fabbro, nato l'11 settembre 1956 in Slovenia ed ivi residente, era alle dipendenze della Aurisina Quarry s.r.l., ditta operante nel settore estrattivo-escavazione marmi con sede in Duino Aurisina (TS), con la qualifica di meccanico addetto alla manutenzione.
  Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 22 novembre 2011 il signor Del Fabbro si trovava in una cava sita nel comune di Duino Aurisina (TS), dove erano in corso lavori di riempimento.
  Per quanto concerne la dinamica dei fatti, dagli elementi acquisiti in fase di indagine ispettiva è emerso che il lavoratore è deceduto in quanto colpito da un masso di dimensioni di circa 2 metri per 1,5 metri e del peso di circa 4 tonnellate, rimbalzato su un escavatore in panne (per un guasto alle tubazioni idrauliche del motore) che stava riparando. Il masso, nella caduta, dopo aver colpito il braccio meccanico e la parte anteriore destra della macchina operatrice corrispondente all'area di accesso al vano, motore, nonché la cabina di guida, ha colpito alla testa il signor Del Fabbro causandone lo sfondamento cranico e la morte immediata, mentre il lavoratore Goran Subotic, colpito da alcune schegge, è stato ferito in maniera lieve al capo nella regione occipitale.
  Sul posto è intervenuto il personale del pronto soccorso «118», il personale della compagnia carabinieri di Aurisina (TS) e dei vigili del fuoco, il personale del servizio regionale minerario, il medico legale, il personale dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente del Friuli Venezia Giulia, il personale del servizio geologico della direzione centrale ambiente, energia politiche montane della regione Friuli Venezia Giulia, i carabinieri del N.O.E., nonché il sostituto procuratore della Repubblica che ha coordinato le prime indagini.
  In merito all'incidente, risulta tuttora aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Trieste.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha provveduto alla costituzione della rendita a favore dei genitori del lavoratore defunto e alla corresponsione dell'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. È stata, inoltre, richiesta la documentazione necessaria per l'erogazione del beneficio una tantum previsto per i familiari dei lavoratori vittime di infortuni mortali.
  Il signor Gheorghe Barbuta, dipendente della F.C. Costruzioni s.r.l., con sede a Salerno, come operaio qualificato e con mansioni di carpentiere, il 22 novembre 2011 si trovava nel cantiere di Rottofreno (PC), dove la F.C. Costruzioni era impegnata nella costruzione di villini per edilizia abitativa residenziale.
  Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva, è emerso che il giorno dell'infortunio, tre lavoratori della F.C. Costruzioni s.r.l., tra i quali il signor Barbuta, dopo aver disarmato al mattino una parte del terrazzo di un villino, intorno alle ore 16,00 si apprestavano a montare il parapetto. In particolare, sembrerebbe che signor Barbuta sia rimasto da solo a montare il parapetto sul terrazzo, ordinando agli altri due colleghi di svolgere un lavoro in un altro villino. Alle ore 16,30 circa, questi ultimi, richiamati da un forte rumore, accorrevano nel villino dove era rimasto ad operare il signor Barbuta, verificando che lo stesso era caduto al suolo da un'altezza di circa tre metri mentre operava sul tetto della villetta ove risultava la presenza di un parapetto in legno che presentava un asse spezzato, con conseguenze mortali.
  Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri di Rottofreno San Nicolò (PC), che hanno posto sotto sequestro il cantiere. In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Piacenza.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge superstite ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965.
  Lo stesso ufficio ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
  Il signor Bruno Bellocco, operaio di 59 anni, era socio accomandatario della ditta artigiana senza dipendenti «Athena costruzioni di Bellocco Ivan & C. s.a.s,», con sede legale in Lurate Caccivio (CO), operante nel settore edile. Nella società il signor Bellocco svolgeva la propria attività come muratore insieme con il figlio Ivan.
  Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è emerso che il 2 novembre 2011 la predetta società era presente nel cantiere di Montano Lucino (CO), al fine di fornire assistenza alla società esecutrice dei lavori «F.lli Giambra S.r.l.» di Lurate Caccivio.
  Per quanto riguarda la dinamica dei fatti, è risultato che il giorno dell'infortunio, durante i lavori di scavo per la posa in opera di una cameretta d'ispezione, a causa della presenza di acqua sorgiva a circa 2,20 metri di profondità, si è reso necessario posizionare una pompa elettrica per lo scarico dell'acqua all'esterno dello scavo. Il signor Ivan Bellocco, ha quindi calato una pompa elettrica all'interno dello scavo tramite una corda. Al fine di consentire il corretto funzionamento del galleggiante, mal funzionante a causa della poca acqua, il signor Bruno Bellocco è sceso nello scavo tramite la rampa di accesso e ha provato a sollevare manualmente il galleggiante. Durante tale fase lavorativa, il cedimento di una parete dello scavo ha provocato la frana del terreno addosso al lavoratore causandone il suo immediato decesso.
  Sul luogo dell'infortunio sono intervenuti i funzionari della Asl di Como, i carabinieri della stazione di Lurate Caccivio (CO) ed i vigili del fuoco per la messa in sicurezza dello scavo.
  Il procedimento penale aperto presso la Procura della Repubblica di Como, relativo alla verifica di responsabilità, risulta essere ancora in corso.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge superstite del lavoratore ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
  Il signor Marcello Cassinese era alle dipendenze della Sfirlog s.r.l., con sede in Cesena (FC) ed operante nel settore alimentare, con la qualifica di operaio e con mansioni di addetto alle attività di confezionamento.
  Dagli accertamenti esperiti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 21 novembre 2011, giorno dell'infortunio, il lavoratore si trovava presso l'impianto «pallettizzatore» sito a Foggia, di proprietà della stessa società, per effettuare le attività di confezionamento.
  Alle ore 9,00 circa, il signor Cassinese è stato rinvenuto riverso con il volto sui rulli del nastro trasportatore dell'impianto e la parte superiore del corpo compressa tra il pallettizzatore stesso, con sopra il bancale contenente pacchi di zucchero, e la staffa di tenuta di quest'ultimo.
  Si sono resi, purtroppo, inutili i tentativi di soccorso, effettuati dagli operatori del presidio sanitario presente nello stabilimento, per l'infortunio che ha avuto esito mortale.
  Sul luogo dell'evento sono intervenuti la Polizia di Stato e lo Spresal di Foggia, al fine di accertare le esatte cause e circostanze ed eventuali inosservanze e/o inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro.
  In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la procura della Repubblica di Foggia.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, risultano tuttora in corso di accertamento le circostanze che hanno dato luogo alla morte del lavoratore. Pertanto, la competente sede Inail ha provveduto in data 13 gennaio 2012 a richiedere alla procura della Repubblica di Foggia copia dell'esame autoptico, in esito al quale verranno assunte le decisioni del caso.
  Il signor Giovanni Chioccioni, nato a Trevi (PG) il 24 giugno 1963, era socio della Edil 2000 s.n.c., impresa artigiana operante nel settore edile, con sede in Trevi.
  Dagli accertamenti effettuati e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è risultato che il 21 novembre 2011, giorno dell'infortunio, il signor Chioccioni si trovava presso un cantiere sito in località Silvignano del comune di Spoleto (PG), per la realizzazione di lavori di ricostruzione di un edificio di proprietà privata.
  I lavori sono stati affidati dal proprietario in appalto alla ditta Guerrini Giuseppe. Nello stesso contratto d'appalto, peraltro, è espressamente previsto l'affidamento alla Edil 2000 s.n.c. dei lavori di realizzazione delle opere strutturali dell'edificio, fino alle tamponature.
  Riguardo alla dinamica dell'incidente, è emerso che il giorno dell'infortunio il signor Chioccioni si trovava nel cantiere insieme ad un socio della Edil 2000 s.n.c. e ad un dipendente della ditta Guerrini. Dalle indagini svolte dai carabinieri, in particolare, si evince che, al momento dell'incidente, il signor Chioccioni stava fissando dei travetti in legno sulla copertura di un portico. Nell'effettuare tali lavori, per cause ancora in corso in accertamento, il lavoratore è precipitato sull'impalcatura sottostante, battendo la testa su una vite di grosse dimensioni utilizzate per il fissaggio di travetti in legno, che si conficcava all'interno del bulbo oculare sinistro, causando l'immediato decesso.
  Sul luogo dell'incidente sono intervenuti, oltre ai carabinieri, il servizio Asl 118 e funzionari della Asl n. 3 di Spoleto. In merito alle cause e circostanze dell'incidente sono state avanzate diverse ipotesi. Non è ancora accertato, infatti, se la caduta sia da collegare ad un malore improvviso del lavoratore o ad un suo gesto non coordinato. Dal verbale redatto dai carabinieri risulta che, al momento dell'incidente, il signor Chioccioni calzava scarpe antinfortunistiche ed aveva con sé gli attrezzi da carpentiere, ma non indossava casco, guanti ed occhiali.
  In merito all'incidente, risulta aperto un procedimento penale presso la Procura della Replubblica di Spoleto.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni di legge, in base alle risultanze istruttorie, la competente sede Inail ha costituito la rendita in favore del coniuge del lavoratore ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del testo unico n. 1124 del 1965. La stessa sede Inail ha provveduto all'erogazione del beneficio a carico del Fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro.
  Nel rispondere all'ultimo quesito posto nell'interrogazione in esame, occorre precisare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali intende perseguire la promozione di comportamenti rispettosi delle norme di legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, accompagnando il processo di attuazione del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni) con idonee iniziative promozionali finalizzate all'accrescimento delle conoscenze in materia di salute e sicurezza nelle aziende, nei lavoratori e negli studenti, con particolare attenzione all'aspetto della formazione.
  In questa prospettiva, con l'approvazione del testo unico ha preso avvio un complesso processo di attuazione delle disposizioni in esso contenute che ha coinvolto il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, le altre amministrazioni interessate e le parti sociali allo scopo di definire un sistema regolatorio in materia di salute e sicurezza sul lavoro quanto più moderno ed efficace.
  Si può, pertanto, affermare che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali attivamente impegnato affinché possa concludersi quanto prima il processo di attuazione del testo unico auspicando a tal fine che prosegua in modo proficuo il dialogo e la collaborazione fra i diversi attori istituzionali coinvolti sui temi della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il 18 giugno 2012 un operaio di 53 anni, il signor Salvatore Carbone, è morto cadendo da un'impalcatura di un cantiere edile alla periferia di Foggia;
   secondo le prime, frammentarie storie, il signor Carbone avrebbe messo un piede in fallo, cadendo nel vano ascensore mentre preparava la malta assieme ad altri colleghi –:
   di quali elementi disponga in merito alla dinamica dell'incidente;
   se le norme relative alla sicurezza sul lavoro siano state rispettate. (4-16650)

  Risposta. — L'interrogazione in esame si riferisce all'infortunio mortale sul lavoro del signor Salvatore Carbone verificatosi il 18 giugno 2012 a Foggia, in un cantiere edile.
  Nel rispondere ai quesiti posti, ci si limiterà in questa sede, a riportare gli elementi informativi acquisiti presso l'azienda sanitaria locale della provincia di Foggia (A.s.l.) – Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (S.Pe.S.A.L.), nonché quelli forniti dall'Inail.
  Dagli accertamenti compiuti e dalle dichiarazioni acquisite in sede ispettiva è emerso che il 18 giugno 2012 signor Salvatore Carbone, operaio qualificato con mansioni di muratore alle dipendenze dalla società Edilmare srl di Foggia, era impegnato nell'esecuzione dei lavori di muratura nel predetto cantiere ubicato in viale degli Aviatori n. 25.
  Si precisa che tali lavori sono stati affidati in appalto dall'azienda sanitaria locale della provincia di Foggia all'associazione temporanea di imprese costituita dalla Edilmare srl e dalle ditte Russo Francesco di Lucera (Foggia) e Occulto Wladimiro di Foggia al fine di realizzare una costruzione da adibire a struttura di riposo per anziani.
  In particolare, è emerso che il signor Carbone, nello spostare il coperchio di una botola presente sul solaio del piano rialzato della struttura in costruzione, è caduto accidentalmente all'interno della stessa riportando un trauma cranico con conseguenze mortali.
  Sul luogo dell'incidente sono intervenuti la polizia di Stato e lo S.Pe.S.A.L. dell'Asl di Foggia che ha riscontrato la violazione delle disposizioni a tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. In particolare è stata riscontrata la violazione del comma 1 dell'articolo 146 del decreto legislativo 81 del 2008 poiché i pannelli posti a difesa delle aperture presenti nel solaio non erano saldamente fissati. Per tali motivi lo SPe.S.A.L. ha proceduto a denunciare il datore di lavoro alla competente procura della Repubblica di Foggia per la violazione dell'articolo 589 codice penale (omicidio colposo) oltre che per violazioni anzidette.
  Per quanto riguarda l'erogazione delle prestazioni dovute per tale infortunio mortale, la sede Inail competente, in base alle risultanze istruttorie, ha costituito la rendita in favore dei superstiti del lavoratore ed ha corrisposto l'assegno funerario, ai sensi dell'articolo 85 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1124 del 1965. La stessa sede provvederà alla erogazione del beneficio a carico del fondo per le vittime di gravi incidenti sul lavoro non appena saranno disponibili le relative risorse.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   un muratore di 45 anni, il signor Giuseppe Lo Bianco, è deceduto a Caltagirone (CT), in seguito alle ferite riportate in una caduta. L'uomo è precipitato dal tetto di un'abitazione, sul quale stava lavorando, finendo su un'automobile in sosta –:
   di quali elementi disponga in merito alla dinamica dell'incidente;
   se l'operaio stesse rispettando o meno le norme relative alla sicurezza nel lavoro.
(4-17531)

  Risposta. — Con riferimento ai quesiti posti nell'interrogazione parlamentare in esame, concernente l'infortunio mortale sul lavoro occorso il 10 settembre 2012 al signor Giuseppe Lo Bianco, coniugato e padre di due figli, di cui uno minorenne, ci si limiterà, in questa sede, a riportare gli elementi informativi acquisiti presso l'Ispettorato provinciale del lavoro di Catania, nonché quelli forniti dall'Inail.
  Preliminarmente si rappresenta che per l'evento non è stata presentata alcuna denuncia di infortunio e che, a tutt'oggi, nonostante l'indagine ispettiva svolta dai funzionari di vigilanza della competente sede Inail, non è possibile affermare la sussistenza di un rapporto di lavoro.
  Dalla documentazione agli atti sembra, infatti, che il lavoratore deceduto operasse in proprio, come risulta anche da una comunicazione inviata dalla sede Inail dall'azienda sanitaria provinciale 3 di Catania, in assenza di una posizione assicurativa Inail.
  Per quanto riguarda la dinamica dei fatti è risultato che il 10 settembre 2012, intorno alle ore 9.00, il signor Lo Bianco Giuseppe si trovava sul cornicione di un immobile di civile abitazione del comune di Caltagirone, in via Porta del Vento, per rilevare le cause di alcune infiltrazioni di acque meteoriche. A causa dell'improvviso cedimento di un tratto del cornicione ispezionato, il lavoratore precipitava al suolo. Dopo il ricovero in ospedale, a causa delle gravi ferite riportate il lavoratore decedeva alle 14,35 del giorno stesso. Sembra che al momento dell'incidente fosse presente un'altra persona.
  Sul luogo sono intervenuti l'azienda sanitaria provinciale 3 di Catania – servizio prevenzione e sicurezza sul lavoro – e la polizia locale. Dalla comunicazione dell'azienda sanitaria provinciale 3 risulta che il signor Lo Bianco operava in assenza di ogni protezione prevista dalla normativa in materia di sicurezza. In merito all'incidente risulta inoltre aperto un procedimento penale presso la procura della Repubblica di Caltagirone per stabilire l'esatta dinamica dell'incidente e l'eventuale responsabilità di terzi.
  Per quanto concerne l'osservanza delle misure di sicurezza, si fa presente che, in base alla normativa vigente, le funzioni di vigilanza e contestazione di eventuali inosservanze sono affidate alle aziende sanitarie locali, alle direzioni territoriali del lavoro, ai vigili del fuoco e all'autorità giudiziaria.
  Ne consegue che, per i profili inerenti alle violazioni delle misure di prevenzione sul lavoro e per le conseguenze che le stesse comportano anche sul piano assicurativo (tra tutte, l'azione di rivalsa nei confronti del datore di lavoro o di terzi responsabili), è necessario seguire gli sviluppi degli accertamenti ispettivi e delle indagini degli organismi coinvolti, aventi specifica competenza ai sensi della normativa vigente, nonché del procedimento penale.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   GIANNI FARINA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   ai pensionati frontalieri residenti in diversi comuni della Liguria e del Piemonte viene richiesto dagli istituti previdenziali del Principato di Monaco e della Francia, che erogano le pensioni loro spettanti, un'attestazione di esistenza in vita, analogamente a quanto sta facendo l'INPS per i pensionati italiani residenti all'estero;
   per rispondere a tale adempimento, i pensionati già lavoratori frontalieri si rivolgono agli uffici dei comuni nei quali hanno la residenza per avere l'attestazione di esistenza in vita da consegnare agli istituti bancari che erogano gli assegni per mandato degli istituti previdenziali;
   gli uffici dei comuni ai quali i pensionati si rivolgono richiedono agli interessati, oltre alla corresponsione degli ordinari diritti di segreteria, l'apposizione di una marca da bollo di 14 euro, che rappresenta un peso non insignificante su redditi già ridotti, tanto più che l'accertamento dell'esistenza in vita è ricorrente;
   sembra che la richiesta di marca da bollo dipenda dal fatto che gli addetti comunali considerano l'attestazione di esistenza in vita non un atto di stato civile, soggetto ai soli diritti di segreteria, sia se rilasciato in carta semplice che in carta legale, ma un atto anagrafico da accompagnare con marca da bollo di 14 euro;
   una tale procedura comporta di fatto una disparità di trattamento nei confronti dei pensionati ex frontalieri, i quali per procedure amministrative stabilite dagli enti erogatori dei loro assegni pensionistici sono privati di una parte del loro reddito, a differenza degli altri pensionati, sia residenti in Italia che all'estero;
   una simile procedura è richiesta anche per i pensionati italiani residenti in Europa per i quali non mancano difficoltà di carattere burocratico anche se non è prese vista la marca da bollo di 14 euro –:
   se non ritengano opportuno assumere ogni iniziativa di competenza con atti e disposizioni adeguati, affinché l'attestazione di esistenza in vita sia assimilata ad un qualsiasi altro atto di stato civile, eliminando una tassazione suppletiva che agli occhi dei pensionati ex frontalieri appare come un balzello ingiustificato e punitivo;
   se non ritengano, inoltre, opportuno impegnare la rete dei consolati e delle agenzie consolari in Europa affinché rappresentino alle autorità dei Paesi interessati l'esigenza di semplificare le procedure burocratiche di accertamento dell'esistenza in vita dei pensionati residenti in loco e di acquisire a tale scopo, in modo più diretto e diffuso, la collaborazione dei corrispondenti consolari e dei patronati italiani operanti sul territorio. (4-14556)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame specificata con cui si chiede quali siano le iniziative che consentano di semplificare le procedure di accertamento dell'esistenza in vita dei pensionati residenti all'estero, si rappresenta quanto segue.
  In particolare, l'interrogante chiede: a) di adottare apposite iniziative volte a far si che i comuni considerino l'atto di esistenza in vita al pari degli atti di stato civile; b) di adottare misure al fine di semplificare le procedure burocratiche per l'accertamento dell'esistenza in vita dei pensionati interessati.
  Quanto al primo dei richiamati aspetti si osserva che la questione prospettata coinvolge l'attività interpretativa che i comuni fanno delle disposizioni del regolamento sullo stato civile in relazione agli obblighi di corresponsione dell'imposta di bollo.
  Si tratta, quindi, di un'attività estremamente capillare e frammentata sul territorio in relazione alla quale i poteri di intervento degli organi dello Stato risultano piuttosto limitati.
  Ad ogni modo, per tentare di ridurre almeno in parte le lamentate difficoltà interpretative e applicative, si rappresenta che la questione sarà posta all'attenzione del Ministero dell'interno, avente competenza primaria in materia di ordinamento dello stato civile.
  Quanto al secondo dei richiamati aspetti, si osserva quanto segue.
  Il pensionato residente all'estero può chiedere il pagamento della propria pensione nel paese estero di residenza, in altro paese estero diverso da quello di residenza unicamente con la modalità dell'accredito in conto corrente, ovvero in Italia, con accredito su conto corrente o tramite delegato.
  La banca che gestisce i pagamenti per conto di Inps esegue i pagamenti in euro (salvo diverse disposizioni politico-valutarie del paese estero interessato) o in divisa locale.
  Il pensionato può richiedere il pagamento della prestazione tramite:
   accredito su conto corrente in euro o moneta locale;
   bonifico bancario domiciliato a nome del pensionato stesso presso un istituto di credito;
   riscossione in contanti allo sportello bancario o assimilato;
   riscossione attraverso card ricaricabile (nei Paesi in cui tale servizio è disponibile).

  Se il pensionato non ha un conto corrente, può aprirlo presso qualunque banca del suo paese di residenza e comunicare tutti i dati alla banca aggiudicataria del servizio di pagamento (e alla sede Inps che gestisce la pensione) utilizzando un apposito modulo per avere l'accredito diretto della sua pensione. Per l'accredito in conto corrente il pensionato deve sempre indicare:
   se il pagamento è disposto in uno Stato della Ue il codice Iban e Bic;
   se il pagamento è disposto in uno Stato extra Ue, le coordinate bancarie complete.

  Il conto corrente può anche essere cointestato: in tal caso l'istituto di credito deve acquisire una dichiarazione di responsabilità del cointestatario diverso dal pensionato, che si obbliga alla restituzione delle rate di pensione eventualmente accreditate sul conto dopo il decesso del pensionato stesso. Qualora le condizioni locali non consentano alcuna delle forme di pagamento sopra esposte, l'Inps può autorizzare l'istituto di credito che gestisce i pagamenti (Citibank) all'emissione e spedizione di un assegno circolare di deposito non trasferibile o altro titolo garantito dalla banca. La periodicità dei pagamenti è identica a quella delle pensioni pagate in Italia (mensile se l'importo è maggiore di 65 euro, semestrale se l'importo è maggiore di 5 e minore di 65 euro e annuale se è minore di 5 euro).
  I pagamenti sono effettuati a partire dal primo giorno bancabile utile del mese e sono sempre eseguiti franco spese per il beneficiario.
  In occasione di ciascun pagamento, indipendentemente dalla modalità scelta, la banca deve rilasciare al pensionato un'attestazione contenente l'informazione che il pagamento è effettuato per conto dell'Inps nonché l'indicazione del nome e cognome del beneficiario, della sede Inps che eroga la prestazione, della categoria e del numero della stessa, del mese di competenza e dell'importo della rata. Nel caso in cui il pagamento sia effettuato in valuta diversa dall'euro, deve essere indicato l'importo in euro e quello in moneta estera, nonché il tasso di cambio applicato.
  La banca incaricata dei pagamenti ha il compito di verificare almeno annualmente l'esistenza in vita, l'indirizzo e la residenza del pensionato.
  In occasione di ciascun pagamento deve essere rilasciata al destinatario un'attestazione contenente l'informazione che il pagamento è effettuato per conto dell'Inps nonché l'indicazione del nome e cognome del beneficiano, della sede Inps che effettua il pagamento e della causale dello stesso.
  Dal 1o febbraio 2012 il servizio del pagamento delle pensioni Inps per beneficiari residenti all'estero è svolto da Citibank N.A., con sede legale a New York e con sede secondaria a Milano, via Mercanti 12. In vista dell'avvio del servizio, è stata spedita una comunicazione personalizzata di presentazione ai pensionati. Il plico contiene i seguenti documenti: lettera di introduzione, opuscolo con le domande frequenti, modulo certificato di esistenza in vita e Modulo di dichiarazione di intestazione congiunta del conto corrente.
  Attraverso l'opuscolo domande frequenti (http://www.citibank.coniltransactionservices/home/sa/a3/inps/index.jsp) viene fornita una prima informativa ai pensionati. Particolare spazio è stato dedicato all'attestazione dell'esistenza in vita, alle modalità da seguire per contattare Citibank e il servizio di assistenza.
  L'accertamento dell'esistenza in vita, che è stato avviato con l'invio del pacchetto introduttivo ai pensionati, è basato sulla richiesta di compilare e restituire a Citibank un'attestazione di esistenza in vita avallata da un «testimone accettabile». Per «testimone accettabile» si intende un rappresentante di un'ambasciata o consolato italiano o un'autorità locale abilitata ad avallare la sottoscrizione dell'attestazione di esistenza in vita. La tipologia di «testimoni accettabili» per le diverse aree geografiche è riportata nell'opuscolo domande frequenti.
  Nei casi eccezionali in cui per particolari situazioni soggettive (pensionati inabili, con limitazioni funzionali, ricoverati, detenuti, eccetera) il pensionato non sia in condizione di fornire l'attestazione dell'esistenza in vita secondo le modalità dinanzi descritte, sarà possibile ricorrere a modalità alternative contattando il servizio di assistenza di Citibank.
  Dal 1o novembre 2011, Citibank ha attivato il servizio di enti a supporto dei pensionati, delegati, procuratori, consolati e patronati che richiedessero assistenza inerente al modulo di attestazione di esistenza in vita ed altre tematiche riguardanti il pacchetto introduttivo spedito a tutti i pensionati.
  Citibank potrà dare assistenza e rispondere alle domande relative ai pagamenti che saranno eseguiti dal 1o febbraio 2012 in poi. Per avere informazioni sui pagamenti effettuati fino a gennaio, occorre contattare l'attuale gestore del servizio, Istituto centrale delle banche popolari italiane.
  Il servizio clienti Citibank può essere contattato:
   visitando la pagina web www.inps.citi.com;
   inviando un’e-mail all'indirizzo inps.pensionati@citi.com;
   telefonando ad uno dei numeri verdi indicati nell'opuscolo domande frequenti.

  Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì tra le 8:00 e le 20:00 (ora italiana) in italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco e portoghese.
  Le istituzioni estere, gli istituti di patronato, le sedi consolari e i pensionati residenti all'estero possono inoltrare le richieste di informazioni all'Inps via e-mail anche al seguente indirizzo: ci.estero.areabanchepagamenti@inps.it.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   GIANNI FARINA. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   l'anno europeo delle lingue 2001 ha messo in evidenza molti modi di promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica. Una risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2001 ha invitato all'adozione di misure per promuovere l'apprendimento delle lingue e la diversità linguistica. Il Consiglio istruzione del 14 febbraio 2002 ha invitato gli Stati membri a prendere provvedimenti concreti per promuovere la diversità linguistica e l'apprendimento delle lingue ed ha invitato la Commissione europea a presentare proposte in questo campo. Nel marzo 2002, a Barcellona, i Capi di Stato e di Governo hanno affermato la necessità di un'azione dell'Unione europea e degli Stati membri per migliorare l'apprendimento delle lingue ed hanno auspicato un'ulteriore azione per migliorare le capacità fondamentali, in particolare tramite l'insegnamento di almeno due lingue straniere impartito a tutti da un'età molto precoce;
   la politica linguistica è diventata in Europa una delle priorità dell'Unione europea, degli Stati aderenti all'Unione europea degli altri Paesi dell'area europea. Lo studio di una lingua straniera è imposto agli alunni fin dal primo livello primario in quasi tutti i Paesi. Addirittura in alcuni Paesi inizia nella scuola materna come in Spagna e in Belgio (comunità tedesca). In media, la percentuale degli alunni che studiano almeno due lingue straniere a livello secondario inferiore arriva al 58 per cento dell'Ue-27, pur se le differenze tra i Paesi è ancora rilevante. Nel gennaio 2007 l'Unione europea ha riconosciuto 23 lingue ufficiali che godono dello status di lingua di Stato nei diversi Stati membri;
   ad accrescere il numero delle lingue in Europa hanno contribuito i fenomeni migratori e la costituzione di minoranze nazionali, che hanno portato nei venti Paesi alla creazione di strutture educative di vari tipi e con differenti obiettivi. In diversi Paesi i programmi didattici per le minoranze etniche nazionali possono offrire a certi alunni immigrati la possibilità di seguire la loro scolarizzazione nella propria lingua materna;
   in rapporto dell'Eurydice del 2009 si fa riferimento a circa venti Paesi che hanno emesso normative o raccomandazioni sull'attivazione di corsi di lingua materna rivolti agli alunni immigrati. Nei restanti Paesi, l'offerta formativa nella lingua di origine per gli alunni immigrati è legata principalmente a iniziative private e volontarie, talvolta sostenute da autorità educative centrali e/o locali;
   nei Paesi europei le politiche attuate per quanto riguarda l'insegnamento della lingua materna degli alunni stranieri rientrano in due grandi tipologie. Uno consiste nell'offerta formativa sulla base di accordi bilaterali conclusi tra il Paese ospitante e i Paesi d'origine delle principali comunità immigrate presenti sul territorio. Per esempio in Polonia, Slovenia e Liechtenstein (la Svizzera, pur non essendo paese membro dell'Unione europea, rientra tra questa categoria) i corsi di lingua materna per alunni immigrati sono finanziate dalla ambasciate, dai consolati, dalle associazioni culturali del Paese d'origine degli alunni e si svolgono negli edifici scolastici; il secondo approccio, il più comune, è quello che adotta il principio che tutti gli alunni immigrati hanno diritto ad un'offerta formativa nella loro lingua materna, a patto che un numero di alunni ne faccia richiesta e siano disponibili risorse necessarie, messe a disposizione dal sistema scolastico nazionale;
   tutti i Paesi che hanno stipulato accordi bilaterali li hanno siglati sia con gli Stati membri dell'Unione europea sia con i Paesi extracomunitari, in funzione del fenomeno dell'immigrazione sul loro territorio (la Germania attraverso i Lander ha stipulato accordi bilaterali con Croazia, Grecia, Croazia, Italia, Turchia, Portogallo, Marocco (...); la Francia con Algeria, Italia, Marocco, Portogallo, Serbia, Spagna, Tunisia, Turchia; il Lussemburgo con il Portogallo). I corsi tenuti in base ad accordi bilaterali comprendono anche elementi di cultura d'origine. Queste lezioni si svolgono nella maggior parte dei casi al di fuori del normale orario scolastico. Fanno eccezione Spagna e Lussemburgo poiché nella maggior parte dei casi integrano questi corsi nel normale curriculum scolastico;
   in circa metà dei paesi dell'Unione europea (tra cui l'Italia) organizzare e finanziare i corsi di lingua materna spetta al Paese ospitante. Nella maggior parte dei casi, documenti ufficiali raccomandano alle scuoce di offrire corsi di lingua materna a tutti gli alunni di origine immigrata indipendentemente del loro status (richiedenti asilo, alunni appena arrivati) e dalla loro nazionalità. Questi corsi in linea di massima possono coprire una vasta gamma di lingue. Negli ultimi anni alcuni Paesi (Danimarca, Norvegia, Repubblica Ceca) hanno definito specificatamente le categorie di alunni immigrati che possono usufruire dei corsi di lingua materna;
   generalmente, nei Paesi dell'Unione europea i corsi di lingua straniera vengono organizzati e finanziati dalle autorità educative nazionali e si tengono al di fuori del normale orario scolastico. Una menzione particolare merita l'Austria, dove l'insegnamento della lingua materna degli alunni immigrati è stato incluso nel programma di istruzione obbligatoria: sono almeno 19 le lingue materne, ivi comprese quelle europee. Nel Regno Unito invece (Inghilterra e Galles), dal 2008, dopo la cancellazione della normativa che faceva riferimento ad una lingua dell'Unione, le scuole possono offrire l'insegnamento di una lingua internazionale, tenendo conto degli interessi delle comunità locali;
   recentemente molti Paesi europei hanno messo a punto strategie politiche globali riguardanti il modo di affrontare il fenomeno migratorio nel sistema d'istruzione. Misure che considerano la diversificazione linguistica dovuta alle lingue materne degli alunni immigrati come una ricchezza;
   tuttavia, uno studio recente pubblicato la metà di maggio 2012 «Europa ricca di lingue», condotto dal Consiglio Britannico e il Centro Babylon dell'università di Tilburg (Olanda) circa l'apprendimento dell'uso delle lingue in Europa, nelle scuole, c’è il rischio che le lingue nazionali subiscano la concorrenza della lingua inglese. Secondo la ricerca – che ha analizzato l'uso della lingua nei settori formazione, media, servizi pubblici e imprese in 24 Paesi europei e regioni, tra questi anche il canton Ticino, Ginevra e Zurigo (Svizzera) – il meno riconosciuto, protetto e implementato, è lo studio della lingua dei migranti nonostante essi siano molto presenti nella vita pubblica;
   in Svizzera i cantoni godono di ampia autonomia in ambito di educazione. Esistono così 26 sistemi scolastici diversi, uniti da alcuni elementi comuni, come la durata della scuola dell'obbligo. L'obbligo scolastico in Svizzera dura nove anni. In tutti i cantoni la scuola dell'obbligo è suddivisa in livello primario e livello secondario I. La scuola è obbligatoria e gratuita per tutti i bambini svizzeri e stranieri. I comuni garantiscono che ogni bambino possa frequentare una scuola pubblica. Nella maggior parte dei cantoni la scuola primaria dura sei anni, la scuola secondaria I tre anni. In più della metà dei cantoni anche la scuola per l'infanzia è obbligatoria (uno o più anni). La stragrande maggioranza dei bambini frequenta una scuola pubblica dell'infanzia;
   in Svizzera per i bambini di lingua straniera, l'EDK o la CDPE – Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione – in diversi momenti si è interessato dell'insegnamento della lingua e cultura d'origine dei giovani migranti (nel 1972, nel 1974, 1976 e 1985). Le attuali raccomandazioni risalgono al 24-25 ottobre 1991 e sono state di recente riconfermate dalla Conferenza dei direttori cantonali;
   in generale l'EDK richiama e ribadisce il principio di ammettere alla frequenza delle scuole pubbliche svizzere ogni bambino di origine straniera, di eliminare ogni discriminazione, nel rispetto del diritto del bambino di conservare la lingua e la cultura del Paese d'origine. Inoltre presenta alcuni importanti raccomandazioni da tener presente nel processo di scolarizzazione del bambino d'origine straniera; favorire l'integrazione dei bambini sin dall'inizio della scuola dell'infanzia e per due anni scolastici, con una frequenza gratuita dei corsi di lingua d'origine, incoraggiando la loro partecipazione nei diversi ordini di scuola; integrare nell'orario di insegnamento scolastico, se possibile, almeno due ore settimanali dei corsi di lingua e cultura d'origine, sostenendo tale insegnamento nelle forme più adeguate (controllo della frequenza, valutazioni periodiche);
   successivamente, i direttori cantonali dell'istruzione pubblica decidono di sviluppare in modo coordinato l'insegnamento delle lingue con i seguenti obiettivi comuni: promuovere precocemente l'insegnamento della prima lingua, insegnamento a tutti gli allievi di due lingue straniere introdotte non più tardi a partire dal 3° e dal 5° anno scolastico. Al repertorio linguistico appartengono obbligatoriamente una seconda lingua locale ed un'altra lingua straniera, in genere l'inglese. Per un Paese plurilingue, l'apprendimento precoce delle lingue rappresenta una strategia – elaborata tenendo conto anche dei programmi dell'Unione europea – che permetterà agli svizzeri di essere competitivi sul mercato del lavoro rispetto agli europei;
   pur in vigore il principio delle quattro lingue ufficiali, nella politica scolastica non se ne tiene adeguatamente conto. Alcuni Cantoni della Svizzera hanno, nel recente passato, ipotizzato la soppressione dell'insegnamento del francese come seconda lingua nella scuola primaria. La decisione, annullata, di tagliare i finanziamenti per l'insegnamento dell'italiano nei licei del cantone di San Gallo, avrebbe leso una norma di legge e viene meno al rispetto dei diritti sanciti dall'ordinamento elvetico;
   l'articolo 5 della legge federale del 5 ottobre 2007 sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche, allo scopo di «rafforzare l'insegnamento delle lingue nazionali, quale elemento essenziale della cultura elvetica e per consolidare la coesione interna del Paese», stabilisce che «le lingue ufficiali della Confederazione sono il tedesco, il francese e l'italiano. Il romancio rimane la lingua ufficiale nei rapporti con le persone di lingua romancia». L'articolo 6 prevede l'importante principio che permette a chiunque di rivolgersi ad «un'autorità federale nella lingua ufficiale di sua scelta». Si stabilisce altresì che la pubblicazione dei testi normativi della Confederazione avviene «simultaneamente in tedesco, francese e italiano»;
   l'importante e innovativa legge elvetica, oltre a stabilire le lingue ufficiali, permette ai Cantoni dei Grigioni e del Ticino di usufruire di «aiuti finanziari della Confederazione per il sostegno di misure destinate a salvaguardare e promuovere le lingue e la cultura romancia e italiana». Da sottolineare l'articolo 22 che permette al Canton Ticino di intervenire in vari modi per sostenere la lingua italiana –:
   se il Ministro intenda assumere le iniziative di competenza affinché:
    a) nell'ambito della politica dell'Unione europea, tutti i Paesi ospitanti partecipino all'organizzazione e al finanziamento dei corsi di lingua materna degli allievi immigrati;
    b) nell'ambito degli accordi bilaterali UE-Svizzera, l'Unione europea solleciti il Governo elvetico a un maggiore impegno circa l'organizzazione e il finanziamento dell'insegnamento della lingua materna degli allievi stranieri;
    c) nell'ambito delle trattative bilaterali Italia-Svizzera, il Governo italiano chiami la Confederazione Elvetica ad un impegno diretto a sostegno dell'insegnamento della lingua italiana nelle scuole elvetiche sia come lingua materna degli allievi italiani che frequentano le scuole svizzere sia come lingua nazionale nelle scuole superiori (licei ed università);
    d) nell'ambito delle proprie funzioni di rappresentante dello Stato italiano, l'ambasciatore d'Italia in Svizzera si impegni ad avviare incontri bilaterali con i Governi cantonali e le autorità scolastiche locali per favorire il loro sostegno pieno all'insegnamento della lingua italiana nelle scuole dell'obbligo e nelle scuole superiori (licei ed università);
    e) nell'ambito della rispettiva autonomia e sovranità, si avvii con il Governo del Canton Ticino ad una collaborazione al fine di sviluppare iniziative e azioni per la promozione e sostegno della lingua italiana nella Confederazione elvetica, essendo l'italiano anche la propria lingua ufficiale. (4-17141)

  Risposta. — In generale, lo strumento maggiormente utilizzato per la promozione della lingua italiana è la stipula di convenzioni tra le rappresentanze diplomatico-consolari e le competenti autorità nei Paesi di accreditamento, la cui attuazione è affidata a uno o più enti di assistenza scolastica che percepiscono contributi ministeriali, con il coordinamento dell'ufficio scolastico delle rappresentanze diplomatico-consolari. La convenzione, oltre a illustrare gli obiettivi definisce tra l'altro le esigenze dell'utenza, gli impegni presi dalle parti, le modalità di intervento e le scuole coinvolte. Si tratta pertanto di uno strumento particolarmente utile perché consente di ripartire gli oneri finanziari ed organizzativi in base alle esigenze e alla disponibilità delle parti e risulta notevolmente adattabile in ragione delle specificità locali. Le convenzioni sono molto diffuse nelle aree a maggior concentrazione di connazionali in Europa, in America Settentrionale e Meridionale, in Australia, in sud Africa. Il grado di istituzionalizzazione della collaborazione con le autorità locali varia tuttavia sensibilmente da paese a paese e più in generale per area geografica, in ragione delle evidenti peculiarità locali.
  Per quanto concerne la Svizzera, dove l'italiano è riconosciuto come lingua ufficiale della Confederazione, massimo è l'impegno volto a favorire – di concerto con le autorità locali – un'adeguata offerta di apprendimento della lingua italiana. Come rileva anche l'interrogante, non esiste un'autorità a livello federale con competenze operative in materia scolastica in quanto queste spettano ai cantoni. In tale cornice, assume particolare importanza la commissione culturale consultiva italo-svizzera (l'unica del genere messa in atto dalla Confederazione), il cui prossimo incontro sarà utile per fare il punto sullo stato dei fatti e sul futuro.
  All'obiettivo di promuovere la lingua italiana in Svizzera concorrono oggi una serie di iniziative, alle quali anche il Governo italiano fattivamente contribuisce, quali le scuole italiane, i corsi di lingua e cultura italiana per i connazionali, l'erogazione di contributi economici in favore di enti gestori di corsi di lingua, vari progetti bilingui sul versante dell'istruzione scolastica, i dipartimenti di italianistica, i due lettorati con docenti di ruolo. Nel Paese beneficiano di contributi, a valere sull'apposito capitolo per iniziative scolastiche in favore delle comunità di connazionali all'estero, 13 enti gestori, che organizzano 392 corsi, tenuti da 83 docenti, che raggiungono in totale 4.375 alunni.
  In considerazione della riduzione, a partire dall'anno scolastico 2012-2013, del contingente dei docenti di ruolo in servizio in Europa e, in particolare, in Svizzera, determinata dal processo di «spending review», l'obiettivo è poter contare su risorse adeguate per gli enti gestori, allo scopo di compensare – per quanto possibile – la riduzione del contingente. Va osservato al riguardo che anche in Svizzera fondi aggiuntivi per gli enti gestori sono stati messi a disposizione nel quarto trimestre 2012. Il fine è quello di salvaguardare gli importanti risultati conseguiti nel corso degli anni passati, in termini di offerta – anche qualitativa – dei corsi di lingua e cultura italiana all'estero, puntando ad un sempre maggior radicamento, in prospettiva, della lingua italiana nelle scuole locali.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   FEDI, BUCCHINO, GIANNI FARINA, GARAVINI, NARDUCCI e PORTA. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   il settimanale tunisino «l'AUDACE», nella edizione dal 2 al 15 agosto 2012, titolando «Traffico di visti e di droga al consolato d'Italia a Tunisi» formulava in un articolo una serie di gravissime accuse nei confronti del consolato italiano di Tunisi, riportando generalità, numero di pratica e numero di visto di un cittadino tunisino;
   l'articolo riportava dettagliatamente accuse precise rivolte a personale della nostra rappresentanza consolare a Tunisi;
   nello stesso articolo dell’Audace si parlava dell'Italia utilizzando termini molto offensivi e si descriveva in termini pesantissimi la nostra pubblica amministrazione –:
   se non abbia ritenuto opportuno, anche nell'ottica di una completa e corretta informazione, rispondere alle accuse formulate nell'articolo de l’Audace;
   se non abbia ritenuto opportuno rispondere anche alle accuse gravissime rivolte al nostro Paese ed alla sua pubblica amministrazione;
   se non consideri, infine, doveroso fornire ampia illustrazione della risposta data al settimanale di Tunisi ed adeguate informazioni relativamente al caso specifico oggetto dell'articolo. (4-18037)

  Risposta. — La trattazione delle pratiche di visto presso la sezione visti dell'ambasciata d'Italia a Tunisi risulta venir svolta in maniera del tutto corretta, nel rispetto dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione ed in piena conformità alle procedure vigenti in materia.
  La pratica di visto segnalata nell'articolo di stampa del settimanale tunisino L'Audace – testata minore, la cui notizia non è stata peraltro ripresa da nessuna testata giornalistica locale –, a seguito di verifiche effettuate dalla predetta sede subito dopo la pubblicazione dell'articolo, è risultata perfettamente regolare ed il richiedente, comunque contattato dall'ambasciata, ha fatto regolare rientro in Tunisia prima della scadenza del visto concesso.
  L'ambasciata ha successivamente provveduto a segnalare alla proprietà del giornale l'assoluta inconsistenza del contenuto dell'articolo e questa ha riconosciuto che i fatti riportati, ricevuti da una fonte «solitamente affidabile», non avevano in realtà fatto oggetto di minimo riscontro.
  Si può pertanto concludere che quanto affermato nell'articolo in merito a tale caso specifico sia del tutto privo di fondamento.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   ANIELLO FORMISANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 249 del 31 luglio 1997 ha istituito l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), autorità indipendente destinata a vigilare e garantire la corretta competizione degli operatori della comunicazione e a tutelare i fruitori, rispondendo del proprio operato al Parlamento;
   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 1998 si individuò come sede dell'autorità la città di Napoli, nel rispetto delle prescrizioni di cui alla legge generale istitutiva delle autorità indipendenti n. 481 del 14 novembre 1995 che stabiliva che le autorità di servizi non potessero aver sede nella medesima città in ragione dell'esigenza di distribuire sull'intero territorio nazionale tali organismi;
   lo stesso decreto stabilì che la pianta organica provvisoria del personale fosse di 320 unità, dato poi confermato dalla legge finanziaria del 2004;
   nel 1999 fu istituita anche la sede di rappresentanza di Roma dove vennero destinate inizialmente circa 40 unità stabili (staff del presidente e commissari) ed altrettante con assegnazioni temporanee;
   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 luglio 2007 sancisce definitivamente Roma come «sede secondaria» dell'Autorità;
   tra il 2003 e il 2007 si è assistito ad un continuo depauperamento delle funzioni e degli uffici dalla sede principale di Napoli a quella secondaria di Roma e, mentre si stanziano investimenti per milioni di euro per quest'ultima, sono ormai anni che non si investe più nella sede di Napoli;
   attualmente nei 15 mila metri quadri della sede di Napoli sono impiegate circa 100 unità, mentre nei 12 mila metri quadri di Roma è concentrata la maggior parte del personale; infatti a Roma ormai si svolgono la quasi totalità delle riunioni del consiglio e delle commissioni, vi si sono stabiliti il segretario generale e il servizio giuridico; l'intera dirigenza vi permane stabilmente con rarissime presenze presso la sede di Napoli;
   nella sede di Roma si svolgono formalmente tutte le attività di supporto come gestione dei contratti, degli stipendi, del bilancio, della contabilità, dei servizi informatici e le funzioni in materia di audiovisivo e, di fatto, quelle di telecomunicazione di competenza della sede di Napoli, tutto ciò per effetto del continuo trasferimento di unità che, continuando a svolgere le medesime funzioni, impoveriscono le attività di competenza napoletana;
   il consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sostiene che questo «spostamento» rientra nel programma di contenimento delle spese, giustificando altresì i primi licenziamenti nel 2009 nella sede di Napoli;
   tutto quanto premesso è stato più volte portato all'attenzione della Presidenza del Consiglio dai deputati Andrea Sarubbi (4-02232) e Francesco Barbato (4-07789) e dal senatore Elio Lannutti (4-05784), senza che sia mai pervenuta una risposta;
   in questi ultimi mesi si discute molto sull'importanza della spinta economica che può infondere il Mezzogiorno, della capacità di reazione che questo territorio può dare e al tempo stesso della necessità di ivi creare posti di lavoro –:
   se il Presidente del Consiglio non ritenga di dover chiarire i limiti dell'autonomia organizzativa propria dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, affinché sia rispettata la volontà del legislatore con l'equilibrata distribuzione delle funzioni fra le due sedi dell'Autorità così come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 luglio 2007 per fare in modo che la città di Napoli conservi una così importante sede di prestigio istituzionale e una risorsa per nuove fonti occupazionali. (4-15717)

  Risposta. — Con riferimento a quanto richiesto con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, concernente la doppia sede dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), si fa presente quanto segue.
  La legge 31 luglio 1997, n. 249, istitutiva dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, non conteneva alcun riferimento alla sede e solo con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 febbraio 1998 è stata individuata in Napoli la sede dell'autorità, in attuazione della legge n. 481 del 1995 che, istituendo le autorità di regolazione di settore (energia elettrica e gas e telecomunicazioni), poneva come unico vincolo alla discrezionalità del Governo quello che le due autorità di regolazione non avessero sede legale nella stessa città (l'autorità per l'energia elettrica ed il gas ha sede a Milano).
  Già dal primo regolamento di organizzazione e funzionamento approvato il 16 giugno 1998, l'autorità aveva previsto un ufficio di rappresentanza a Roma.
  Il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 luglio 2007, in occasione della rideterminazione della pianta organica ai sensi dell'articolo 1 comma 54, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, similmente a quanto disciplinato per la Consob, ha previsto per l'autorità due sedi: la sede legale di Napoli e quella secondaria operativa di Roma.
  L'esigenza di una bipartizione della presenza tra Napoli e Roma è divenuta via via più pressante con l'entrata a regime delle attività e con i nuovi e rilevanti compiti di garanzia che la legge ha affidato a questa autorità. Negli anni si è consolidata una rilevante prassi istituzionale di continua consultazione fra l'autorità e gli organi costituzionali, in primis con il Parlamento, con cui, con regolare frequenza l'autorità è chiamata ad interloquire in materie di sua competenza. Frequente e quotidiana è anche l'interlocuzione con il Governo e le altre autorità ed istituzioni presenti nella capitale.
  Nel 2000 la legge n. 28 ha investito l'autorità di un ulteriore compito di grande rilevanza istituzionale: la vigilanza sulla parità di accesso ai mezzi di informazione da parte delle forze politiche (par condicio); in particolare, ha previsto che la consultazione tra commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e l'autorità prima di adottare gli atti di competenza.
  Il legislatore ha inoltre affidato all'Agcom il compito di vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo, attività che richiede una costante e qualificata presenza presso la sede di Roma. Norme successive, tra cui quelle sulla vigilanza del conflitto d'interessi e sul settore postale, hanno accentuato la necessita di un costante raccordo dei vertici dell'autorità con istituzioni ed enti pubblici presenti nella capitale.
  Valutazioni simili possono essere espresse anche in relazione alla gestione del contenzioso concernente i provvedimenti dell'autorità, attribuito «in via esclusiva ed inderogabile al tribunale amministrativo regionale del Lazio» dell'articolo 1, comma 26, della legge 31 luglio 1997, n. 249.
  È stata quindi l'esperienza maturata nell'operatività dell'autorità, in ragione della specificità delle funzioni ad essa attribuite, che ha indotto a rivedere con il necessario senso critico l'originaria allocazione funzionale di Agcom. La sostanziale equiparazione della sede di Roma a quella di Napoli ha consentito indubbiamente un più efficace svolgimento dei compiti istituzionali, tramite il costante coordinamento con le attività legislative e governative di interesse, ed anche una più fattiva partecipazione ai consessi internazionali e specificamente a quelli comunitari, nonché migliori sinergie con le amministrazioni centrali e le altre autorità.
  Si è imposta, anche in considerazione della seria congiuntura economica, una razionalizzazione delle funzioni e dell'organizzazione del lavoro nelle sedi di servizio al fine di conseguire maggiore efficienza e minori spese sotto il profilo logistico ed amministrativo, attesa anche la necessità di allocare il personale che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2007 stabiliva fosse progressivamente aumentato fino a 419 unità.
  Per quanto riguarda la questione delle spese per canoni di locazione delle sedi dell'autorità e i corrispondenti oneri a carico del bilancio pubblico, si sottolinea che, a partire dal 2005, il contributo dello stato al finanziamento dell'autorità si è drasticamente ridotto: nell'anno in corso è stato pari a 157.000 euro e, a partire dal 2013, il contributo sarà completamente azzerato. Il finanziamento dell'Agcom resta quindi a carico del mercato regolato e, quindi, delle imprese operanti nel mercato delle comunicazioni.
  Si ricorda, tra l'altro, che la legge 23 dicembre 2009. n. 191, per il triennio 2010-2012 ha imposto ad Agcom di versare, prelevandoli dal proprio bilancio, 25.9 milioni di euro ad antitrust, garante privacy e garante scioperi che presentavano seri problemi di equilibrio finanziario. Tali risorse reperite e rese disponibili grazie ad una gestione attenta e razionale del bilancio dell'autorità.
  Quanto all'affitto della sede di Napoli presso il centro direzionale, di proprietà del gruppo Caltagirone, risale a 14 anni orsono e a più riprese – ma purtroppo senza successo – è stata richiesta la disponibilità di una sede pubblica al demanio, che ha in ogni caso accertato la congruità dei canoni di locazione, sia dell'immobile di Napoli che di quello locato a Roma.
  Nell'ottica di un'organizzazione più efficiente e razionale si è scelto di riunire in un unico edificio gli uffici di Roma provvedendo altresì a disporre una progressiva riduzione dei piani occupati nella sede napoletana di Torre Francesco dagli originari 24 agli attuali 16 (di cui due occupati dalle sezioni di polizia delle comunicazioni e guardia di finanza che collaborano con Agcom, per arrivare a breve a un totale di 13 piani a seguito di un'ulteriore razionalizzazione degli spazi disposta recentemente dal nuovo consiglio.
  Conclusivamente, si ribadisce che il bilancio dell'autorità non grava se non in misura insignificante sui conti pubblici, essendo attualmente pressoché interamente finanziato (99,8 per cento) dal contributo degli operatori del settore.
Il Ministro per i rapporti con il ParlamentoDino Piero Giarda.


   GARAVINI, GIANNI FARINA, FEDI e PORTA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   gli oltre 400.000 pensionati INPS che risiedono all'estero, dopo aver subito gli effetti delle campagne per la certificazione dell'esistenza in vita, per la compilazione dei modelli reddituali e le altre onerose richieste da parte dell'istituto previdenziale, sono oggi investiti da una nuova ondata di comunicazioni riguardanti il ricalcolo della pensione sulla base dei redditi 2009-2010;
   l'operazione, in sé legittima, avviene senza che l'INPS dia esaurienti spiegazioni delle decisioni adottate, né agli interessati, né ai patronati; le sedi dei patronati all'estero, in conseguenza di questo comportamento, sono invase quotidianamente da pensionati che richiedono la ragione di eventuali modifiche intervenute sull'ammontare delle rispettive pensioni;
   l'INPS ha di recente stipulato un «accordo tecnico-operativo» con i patronati volto a «garantire le condizioni per lo svolgimento di una puntuale azione di assistenza dei pensionati» e, in caso di indebiti, «a mettere a disposizione degli enti di patronato gli elementi utili per effettuare le necessarie verifiche»;
   anche in questa occasione, sembra trovare conferma la linea di sostanziale burocratizzazione nel rapporto tra l'istituto previdenziale italiano e i pensionati all'estero, i quali, spesso per il basso trattamento reddituale sono comprensibilmente sensibili anche alle minime variazioni dei loro proventi pensionistici –:
   se non ritenga di assumere iniziative affinché da parte dell'istituto previdenziale italiano vi sia un atteggiamento di maggiore dialogo con gli utenti, comunque, mettendo i patronati italiani, veri interlocutori dei pensionati sui territori, nella condizione di fornire le notizie necessarie agli interessati. (4-17593)

  Risposta. — L'interrogazione parlamentare in esame concerne le eventuali iniziative che si intendono adottare affinché l'Inps informi i pensionati italiani residenti all'estero e gli istituti di patronato circa le modalità di ricalcolo delle pensioni sulla base dei redditi degli anni 2009-2010.
  In premessa, si evidenzia che l'accertamento reddituale per i percettori residenti all'estero di prestazioni collegate al reddito trova la propria fonte normativa nell'articolo 49, comma 1, della legge n. 289 del 2002 e nel decreto attuativo 12 maggio 2003.
  Sulla base di tali disposizioni e della circolare n. 124 dell'8 luglio 2003, l'Inps ha avviato la verifica generalizzata dei redditi dei pensionati residenti all'estero a partire dall'anno 2002. Successivamente, la verifica generalizzata dei redditi è stata effettuata con cadenza annuale e con tempi e modalità prefissate.
  Tale verifica mira ad adeguare, in modo tempestivo ed efficace, l'importo dei trattamenti pensionistici alla situazione economica dei pensionati, limitando il rischio di erogazione di somme non dovute.
  L'Inps, nella consapevolezza che i pensionati italiani residenti all'estero costituiscono una delle fasce più deboli del sistema, ha rappresentato di aver sempre proceduto, nell'attuazione delle verifiche reddituali, in modo trasparente e in raccordo con le organizzazioni sindacali dei pensionati e con gli istituti di patronato, fornendo informazioni tempestive sull'impatto dei provvedimenti e sulle operazioni avviate.
  Nello specifico, l'istituto ha evidenziato che nei confronti dei pensionati sono state adottate forme di comunicazione complete e chiare ed è stata assicurata ai soggetti interessati la possibilità di far valere circostanze rilevanti in eventuali azioni di recupero, concedendo ampi termini di adempimento ed adeguati strumenti per fornire i dati richiesti o per integrare e rettificare i dati già in possesso dell'istituto.
  Tutte le attività collegate alla verifica generalizzata della situazione reddituale, alla definizione delle posizioni dei pensionati che hanno omesso di comunicare i dati reddituali, alle fasi di recupero degli indebiti nonché i contenuti delle comunicazioni annuali rivolte ai pensionati sono state portate a conoscenza dei patronati e dei sindacati e condivise nel corso di numerosi incontri.
  L'andamento dell'attività è stata, inoltre, costantemente monitorata e sono stati effettuati tempestivamente gli eventuali interventi correttivi.
  Inoltre, l'istituto, pur avendo concesso fin dall'inizio ampi termini per la raccolta e l'inoltro in via telematica delle dichiarazioni reddituali, ha recepito le richieste di proroga dei termini di presentazione delle dichiarazioni pervenute ai patronati.
  Al fine, poi, di garantire la tutela delle ragioni dei pensionati, l'Inps ha fornito agli stessi e ai patronati gli elementi necessari per la verifica dei calcoli effettuati, in particolare sono stati resi noti i prospetti dei redditi dichiarati e i prospetti riassuntivi dei calcoli eseguiti dall'istituto.
  Con specifico riferimento al ricalcolo delle pensioni sulla base dei redditi 2009-2010, l'ente previdenziale ha fatto sapere che le comunicazioni recentemente inviate ai pensionati sono il risultato del ricalcolo delle pensioni alla luce dei redditi dell'anno 2010 dichiarati dai pensionati nel corso del 2011 oppure sono relative alla sospensione delle prestazioni collegate al reddito nei confronti di coloro che, nonostante le ripetute richieste, non hanno fatto pervenire le dichiarazioni reddituali riferite all'anno 2009.
  In proposito, l'ente ha reso noto di aver preventivamente informato i patronati dell'avvio dell'operazione, ai quali sono stati comunicati i tempi, le modalità di rilevazione dei redditi (sostanzialmente invariate rispetto agli anni precedenti), il numero dei soggetti coinvolti e le altre circostanze rilevanti per il buon esito dell'operazione.
  Ai patronati è stata resa disponibile la procedura telematica con la quale trasmettere all'istituto le dichiarazioni reddituali e sono state illustrate le comunicazioni destinate ai pensionati e il modello di dichiarazione reddituale.
  Prima di procedere all'invio delle comunicazioni è stata, inoltre, trasmessa agli istituti di assistenza un'ampia informativa circa il ricalcolo delle prestazioni, dei tempi di pagamento dell'importo ricalcolato, dei tempi di erogazione degli importi a credito dei pensionati per competenze arretrate e di quelli relativi all'avvio dei recuperi di eventuali indebiti.
  Per facilitare l'attività di assistenza ai pensionati da parte dei patronati, in aggiunta alla consueta predisposizione dei prospetti riepilogativi del calcolo effettuato, sono state realizzate nuove procedure informatiche che hanno consentito di inserire nelle comunicazioni ai pensionati informazioni più complete circa le cause della decurtazione della pensione e delle eventuali pretese di restituzione degli indebiti.
  Pertanto, per ogni posizione debitoria, nella comunicazione inviata al percettore è stata indicata la prestazione risultata indebita e l'ammontare delle somme da restituire, distinte per ciascuna tipologia di prestazione e per anno di erogazione.
  In questo modo, la disponibilità di informazioni particolareggiate in merito alla causale dell'indebito, ai calcoli che ne hanno determinato l'ammontare unitamente alla conoscenza dei redditi dichiarati dal pensionato hanno messo in grado gli istituti di patronato di risolvere la quasi totalità dei dubbi in merito ai calcoli effettuati dall'istituto.
  In ogni caso, per quanto concerne le posizioni debitorie scaturite dall'elaborazione delle dichiarazioni reddituali nei casi in cui le informazioni fornite non sono state sufficienti a verificare i motivi e l'ammontare dell'indebito, le sedi dell'istituto hanno garantito tutti i chiarimenti necessari.
  Infine, l'Inps ha segnalato che sono in corso di completamento le implementazioni delle procedure informatiche che, in occasione delle future analoghe operazioni di rideterminazione delle prestazioni, consentiranno l'invio dei prospetti riepilogativi del calcolo ai patronati attraverso il canale della posta elettronica certificata.
  Infine, si segnala che le iniziative descritte si inseriscono nel quadro del recente accordo tecnico operativo stipulato fra l'Inps e i patronati, in un'ottica di fattiva collaborazione tra l'istituto e gli enti di assistenza finalizzata alla garanzia dei diritti dei pensionati.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   GARAVINI e PORTA. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del cosiddetto piano di «razionalizzazione» il consiglio di amministrazione del Ministero degli affari esteri ha deliberato un pesante arretramento della presenza istituzionale italiana all'estero disponendo la chiusura di numerose sedi consolari, in particolare in Europa;
   il 1° luglio del 2011, insieme ad altre sedi, è stato chiuso il consolato di Liegi che forniva servizi a una delle comunità italiane più consistenti in Europa, che conta quasi 80.000 connazionali;
   la chiusura del consolato ha prodotto forte scontento non solo tra i connazionali residenti nella circoscrizione consolare, ma anche tra importanti autorità locali, a livello cittadino, nazionale e del parlamento europeo;
   ricordando come gli italiani siano fondamentali per il tessuto economico, sociale ed imprenditoriale dell'area di Liegi, il sindaco Willy Demeyer e l'eurodeputato Marc Tarabella hanno lanciato un appello alle autorità diplomatiche italiane per individuare soluzioni alternative alla chiusura; appello lasciato cadere nel vuoto dall'allora Governo Berlusconi;
   la disponibilità espressa dalle istituzioni belghe è stata successivamente confermata attraverso la messa a disposizione a titolo gratuito di due locali, nei quali opera attualmente il console onorario di recente nomina;
   il console onorario rappresenta un punto di riferimento autorevole per gli interlocutori internazionali e locali, ma non è nelle condizioni di fornire servizi ai connazionali; motivo per il quale questi si vedono costretti a recarsi presso il consolato di Charleroi, che dista più di 100 chilometri –:
   se non intenda disporre l'istituzione di uno sportello consolare gestito da impiegati a contratto trasferiti da altra sede, o quantomeno affiancare al lavoro del console onorario la presenza di un funzionario consolare per alcuni giorni alla settimana, al fine di corrispondere alla domanda di servizi presente tra i numerosi connazionali residenti nella ex-circoscrizione consolare di Liegi. (4-18577)

  Risposta. — La decisione di chiudere il 1o luglio 2011 il consolato generale d'Italia in Liegi si colloca nel più ampio processo di razionalizzazione della nostra rete diplomatico-consolare, una delle più estese al mondo. Avviato a partire dal 2007, l'obiettivo di tale processo è garantire la sostenibilità della rete stessa attraverso una migliore allocazione delle risorse umane e materiali, da tempo fortemente decrescenti, ed al contempo adeguarne l'articolazione ai nuovi scenari internazionali. Proprio a tal riguardo occorre tenere presente che la rete consolare è stata concepita in contesti storici profondamente diversi dall'attuale, soprattutto in riferimento allo straordinario cammino dell'integrazione europea.
  Tale processo di riorganizzazione si realizza, per quanto concerne l'individuazione delle sedi oggetto dei provvedimenti di soppressione o di accorpamento, sulla base di precisi e mirati criteri di valutazione. Essi non tengono conto solo di meri parametri economici, pur di indubbia rilevanza in sede istruttoria, ma anche di ulteriori importanti fattori, come il numero complessivo di atti emessi dagli uffici in chiusura e la distanza geografica tra questi ultimi e le sedi che ne ricevono le competenze, il cui organico viene opportunamente integrato al fine di garantire un adeguato livello di operatività. Parallelamente a tale processo prendono peraltro corpo iniziative di valorizzazione degli strumenti informatici nel settore consolare, come ad esempio l'attivazione del portale dei servizi consolari on-line (SE.CO.LI), recentemente presentato proprio in Belgio, in occasione dell'inaugurazione della nuova sede del consolato generale di Charleroi, che consentirà, una volta pienamente operativo, l'erogazione di un'ampia gamma di servizi consolari per i cittadini e le imprese italiane, fruibili a distanza tramite supporti ICT.
  Per quanto riguarda specificamente il caso di Liegi evocato dall'interrogante, l'esigenza di garantire il mantenimento di una stabile presenza istituzionale italiana si è altresì tradotta nella creazione ad hoc di un ufficio consolare onorario su proposta del Consolato generale in Charleroi e dell'ambasciata d'Italia a Bruxelles, proprio in considerazione dell'importanza della nostra collettività residente. Al momento quindi non rientra nei piani dell'amministrazione degli esteri l'istituzione a Liegi di uno sportello consolare, peraltro di natura comunque provvisoria e privo di una specifica previsione normativa rispetto alla struttura consolare onoraria.
  Rientra certamente nei compiti del consolato generale territorialmente competente realizzare le più proficue modalità di interazione con il Consolato onorario, per sostenerne l'attività e migliorare l'assistenza ai connazionali. In tale ottica potrà sicuramente essere presa in considerazione tra i più appropriati strumenti di coordinamento l'ipotesi di effettuarvi missioni periodiche allo scopo di ottimizzare il raccordo tra le due strutture ed individuare le opportune iniziative di sostegno a favore della collettività.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   GIOVANELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. — Per sapere – premesso che:
   la relazione della Corte dei conti del 2010 attesta già una scopertura dei dipendenti in servizio all'istituto Inps pari al 5,5 per cento e «per effetto di una ulteriore contrazione complessiva, che scende a 27.640 unità (28.250 nel 2009), nonostante il notevole ridimensionamento della dotazione organica da 32.074 a 29.262 posti operato in attuazione del decreto-legge n. 194 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010»;
   la Corte dei conti evidenzia che per ridurre i disservizi e il ritardo dei pagamenti da parte dell'Inps per mancanza di personale: «va conclusivamente osservato che, nel quadro dei vigenti vincoli, si confermano prioritari i consentiti istituti della mobilità e, soprattutto, delle deroghe alle assunzioni, ove siano, come nel caso dell'Inps, corroborate da motivate e documentate richieste di adeguate dotazioni di risorse umane proprie, che consentano — tra l'altro — quanto meno il ricambio delle unità di uscita, per l'assolvimento dei nuovi e crescenti compiti istituzionali»;
   dalla manovra economica del precedente Governo risalente ad agosto 2011 (decreto-legge n. 138 del 2011) si stabilisce un taglio lineare degli organici degli istituti previdenziali pari al 10 per cento da effettuare entro marzo 2012;
   i vincitori di concorso dal profilo B1 sono pari a 319 persone tra vincitori e idonei e 166 di questi aspettano ancora di essere integrati nonostante l'istituto previdenziale abbia bisogno di loro;
   la Corte dei conti è intervenuta più volte sull'abuso del lavoro interinale e sui blocchi del turn over da parte degli enti;
   il decreto cosiddetto «salva Italia» stabilisce che gli enti previdenziali Inpdap e Enpals siano accorpati nell'Inps, il che aprirà una fase di profonda riorganizzazione, per cui solo alla fine della stessa sarà possibile definire l'effettivo fabbisogno di risorse umane del nuovo ente –:
   se i Ministri interrogati non intendano almeno nel caso di enti in riorganizzazione, assumere iniziative anche normative per derogare al taglio lineare del 10 per cento previsto dal decreto-legge n. 138 del 13 agosto 2011 e perseguire gli stessi obiettivi di risparmio attraverso altri strumenti;
   se i Ministri ritengano che sempre nel caso di enti in riorganizzazione si possa assumere un'iniziativa per derogare al limite del 20 per cento del turn over al fine di garantire la necessaria flessibilità gestionale allo scopo di evitare che la riorganizzazione finisca per penalizzare l'efficace produzione dei servizi;
   se al fine di non penalizzare coloro i quali hanno sostenuto con profitto prove di concorso per uno degli enti oggetto della riorganizzazione si possa prevedere un prolungamento della vigenza delle graduatorie dei concorsi medesimi;
   se non sia da prevedere il divieto tassativo di ricorrere a forme di lavoro interinale o ad altre forme di somministrazione di lavoro diverse dal pieno utilizzo delle forze già disponibili e da quelle acquisibili dalle graduatorie vigenti.
(4-14514)

  Risposta. — Con l'interrogazione parlamentare in esame si chiedono elementi di informazione circa le eventuali iniziative, anche normative, che il Governo intende adottare per derogare, con particolare riguardo all'Inps, alle disposizioni in materia di ulteriori riduzioni organiche e di limitazione delle facoltà assunzionali.
  Si chiedono, altresì, elementi informativi circa l'assunzione dei candidati risultati idonei nei concorsi pubblici banditi dall'Inps, anche tramite il prolungamento della validità delle graduatorie, e circa l'eventuale introduzione del divieto di ricorso a forme di lavoro flessibile.
  In premessa e in linea generale, si osserva che le numerose disposizioni legislative intervenute negli ultimi anni in materia di personale nel pubblico impiego, tramite il contingentamento delle assunzioni, hanno mirato alla riduzione dei costi derivanti dalle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni al fine di renderle coerenti con l'insieme delle altre misure di riduzione della spesa pubblica imposte dalla presente congiuntura economica.
  In questo contesto, l'articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 138 del 2011 ha previsto l'ulteriore riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 74, comma 1, del decreto-legge 112 del 2008, fra cui l'Inps, in misura non inferiore al 10 per cento con l'obiettivo di proseguire nel processo di riorganizzazione e razionalizzazione degli assetti pubblici.
  Successivamente, l'articolo 21 del decreto-legge n. 201 del 2011 ha previsto la soppressione dell'Inpdap e dell'Enpals e il loro accorpamento nell'Inps, mantenendo fermo l'obbligo di cui al citato decreto-legge n. 138/2011 e prevedendo ulteriori misure di riduzione dei costi complessivi di funzionamento relativi all'INPS e agli enti soppressi.
  A seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 216 del 2011, sono stati prorogati al 31 dicembre 2012 i termini per effettuare le nuove assunzioni e il termine previsto dal citato decreto-legge n. 138 del 2011 per procedere alle riduzioni delle dotazioni organiche.
  Ai sensi del richiamato decreto-legge n. 216 del 2011, l'ente previdenziale potrà usufruire di tali proroghe solo a seguito del processo di riassetto organizzativo e funzionale previsto dal decreto-legge n. 201 del 2011 in conseguenza dell'accorpamento.
  In tal modo, il legislatore ha inteso procrastinare le nuove assunzioni alla verifica dell'effettività delle carenze organiche risultanti dalla confluenza nell'Inps dei soppressi Enpals e Inpdap.
  Inoltre, i successivi interventi normativi, in particolare l'articolo 13, comma 1-bis del decreto-legge n, 16 del 2012 e l'articolo 4, comma 77, della legge n. 92 del 2012, hanno introdotto nei confronti dell'istituto nazionale della previdenza sociale l'obbligo di adottare misure di razionalizzazione organizzativa, aggiuntive rispetto a quelle già previste, volte ad ulteriormente ridurre le spese di funzionamento dell'ente.
  Per quanto riguarda nello specifico le facoltà assunzionali dell'istituto, come già evidenziato, la normativa vigente pone stringenti limiti in materia di assunzioni nel pubblico impiego, prevedendo la possibilità di assumere personale a tempo indeterminato solo nella misura del 20 per cento del risparmio di spesa derivante dalle cessazioni realizzate nel corso dell'anno precedente, nonché nel limite del 20 per cento delle unità cessate.
  Ferme restando tali limitazioni, le autorizzazioni alle assunzioni concesse all'Inps nel 2011 hanno consentito di procedere all'assunzione di 401 unità di personale di vari profili ed ulteriori 80 unità nel corso del 2012.
  In particolare, per quanto concerne le assunzioni dei vincitori del concorso pubblico per esami a 50 posti per l'area B, posizione economica B1, a fronte dei provvedimenti governativi di autorizzazione, sono state assunte dall'istituto 60 unità appartenenti alla predetta area funzionale.
  Con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 marzo 2011 e del 7 luglio 2011 è stata, inoltre, concessa all'istituto l'autorizzazione all'assunzione di risorse del suindicato concorso per ulteriori 83 unità che sono state assunte nel mese di dicembre 2011.
  Con riferimento all'assunzione degli idonei, si rappresenta, in via generale, che la giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che i candidati risultati idonei nei concorsi pubblici non hanno un diritto soggettivo all'assunzione e che non sussiste per l'amministrazione l'obbligo di procedere alla loro assunzione o allo scorrimento della graduatoria durante il periodo di validità della stessa.
  Il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall'articolo 97 della Costituzione, infatti, risponde a finalità ed esigenze che prescindono dall'interesse specifico del singolo candidato riguardando, piuttosto, l'interesse generale alla corretta gestione della finanza pubblica.
  Con riguardo, poi, alla proroga delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, si rammenta che l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 216 del 2011, ha previsto la proroga al 31 dicembre 2012 dell'efficacia delle graduatorie relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 30 settembre 2003.
  Per quanto attiene, infine, alla possibilità di prevedere il divieto tassativo di ricorso a forme di lavoro flessibile, si evidenzia che il legislatore ha chiaramente espresso il proprio orientamento in merito nell'articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come modificato dal decreto-legge n. 112 del 2008.
  Il comma 1 del citato articolo pone, infatti, la regola generale secondo cui le amministrazioni pubbliche provvedono al fabbisogno ordinario di personale prioritariamente mediante la stipula di contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato secondo le procedure di reclutamento previste dall'articolo 35 del medesimo decreto legislativo, mentre il comma 2 dispone che il ricorso a forme di lavoro flessibile è subordinato alla necessità di rispondere ad esigenze temporanee ed eccezionali delle amministrazioni interessate.
  Pertanto, il ricorso da parte dell'Inps a forme di lavoro flessibile è legittimato dalla disciplina sopra citata e si fonda su presupposti differenti che si sostanziano nell'esistenza di particolari e contingenti necessità che non hanno alcun riflesso sulle procedure concorsuali bandite dall'istituto.
  Si evidenzia, dunque, che lo spirito delle norme che consentono il ricorso al lavoro flessibile e la natura del rapporto giuridico che ne consegue non incidono in alcun modo sugli assetti organizzativi dell'istituto né sulle relative dinamiche concernenti il personale.
  In conclusione, pur prendendo atto delle specifiche motivazioni addotte dall'interrogante, allo stato, non sussistono le condizioni per prevedere deroghe ai cosiddetti tagli lineari o ai limiti imposti alle facoltà assunzionali dell'istituto previdenziale, tali iniziative potranno essere valutate solo in seguito al completamento del processo di riorganizzazione dell'ente.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   GIRLANDA. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   i recenti eventi calamitosi di natura sismica che hanno interessato l'Emilia Romagna, insieme ai danni alle cose e alle persona, hanno provocato una serie di danneggiamenti alle infrastrutture e alle reti di comunicazione, provocando black out non solo alle reti informatiche ma anche a quelle dei gestori telefonici;
   queste interruzioni hanno acuito i danni provocati dal sisma, contribuendo a ritardare le comunicazioni ed i soccorsi, soprattutto a fronte della dipendenza della maggior parte delle attività quotidiane di comunicazione per le istituzioni, i soccorsi, i privati e le imprese;
   l'isolamento delle comunicazioni di determinate aree potrebbe essere parzialmente ridotto grazie all'accesso gratuito alle reti wi-fi ancora attive presso i privati o le imprese, altrimenti protette da password o codici identificativi –:
   se il Ministro intende promuovere un'apposita normativa che consenta libertà di accesso a tutte le reti wi-fi nelle zone interessate da calamità di natura sismica o idrogeologica per il periodo di tempo necessario al ripristino delle normali e basilari attività di comunicazione. (4-16329)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazioni in esame si fa presente quanto segue.
  In particolare l'interrogante chiede di sapere se tra le iniziative che il Governo intenda promuovere vi sia una normativa che consenta libertà di accesso a tutte le reti «Wi-Fi» nelle zone interessate da calamità di natura sismica o idrogeologica per il periodo di tempo necessario al ripristino delle normali e basilari attività di comunicazione.
  Si rappresenta al riguardo che l'accesso in «Wi-Fi» ai servizi di comunicazione elettronica è regolato dal decreto ministeriale 28 maggio 2003, così come modificato dal decreto ministeriale 4 ottobre 2005 in base ai quali la società interessata a fornire tali servizi deve presentare un'istanza di autorizzazione.
  Se la libertà di accesso cui si riferisce l'interrogante riguarda le procedure di registrazione e di identificazione, la liberalizzazione è già stata operata dal legislatore con la legge 26 febbraio 2011 n. 10 di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (cosiddetto «decreto mille proroghe») che ha eliminato gli obblighi di identificazione e registrazione dell'utenza posti in capo ai gestori di punti di accesso internet e di hot spot Wi-fi. Ciò ha rappresentato senza dubbio una facilitazione per l'utilizzo di internet e un beneficio per la collettività, analogamente a quanto accade negli altri Paesi europei.
  Inoltre, secondo alcuni dati forniti da Telecom Italia, nelle ore successive al primo evento sismico che ha interessato l'Emilia Romagna il 20 maggio 2012 si sono intraprese una serie di attività volte a garantire il servizio di comunicazione alla popolazione, alle istituzioni e alle associazioni di volontariato che operano sul territorio colpito dalla calamità.
  Tra le principali azioni, si segnala l'attivazione in nove campi di accoglienza del servizio di connessione Wi-Fi gratuita con hot spot, in particolare a San Felice sul Panaro (MO), Cento (FE), Finale Emilia (MO), Sant'Agostino (FE), Massa Finalese (Comune di Finale Emilia), Campo dei Salici (Reggiolo, RE) Campo Lazio (S. Possidonio, MO), Centro Sportivo Mirandola (MO) e Canipo CRI (Concordia sulla Secchia, MO), a cui si era previsto di estendere progressivamente la copertura Wi-Fi anche presso altri campi.
  Per favorire poi le comunicazioni telefoniche, Telecom Italia ha accreditato 10 Euro di traffico gratuito a tutti i clienti TIM consumer, possessori di carta prepagata, presenti nelle zone colpite dal terremoto.
  Infine, per accelerare il riavvio delle attività imprenditoriali, che hanno sede nella cosiddetta «zona gialla», la società ha reso disponibile in modalità gratuita per sei mesi, le principali soluzioni cloud infrastrutturali della nuvola italiana (comprendenti server virtuali, storage e servizi di virtual desktop).
Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economicoMassimo Vari.


   GOISIS e RONDINI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   da alcuni anni nel comune di Cernusco sul Naviglio, come del resto in altri comuni dell'hinterland Milanese, le domande d'iscrizione alla scuola dell'infanzia risultano essere maggiori dei posti effettivamente disponibili;
   dallo studio sull'andamento demografico della popolazione residente nel comune di Cernusco sul Naviglio emerge chiaramente che è aumentato il fabbisogno educativo nel corso del tempo: nell'ultimo decennio, infatti, la popolazione Cernuschese è aumentata costantemente, passando da 27.861 a 31.739 unità, allo stesso tempo sono aumentanti il numero dei nuovi nati, il picco massimo si è registrato nel 2010 con 345 nati contro il punto di minimo registrato nel 2003 pari a 240 (in valori relativi + 40 per cento);
   nel 2011 e nel 2012 il numero delle famiglie che non hanno trovato un posto per i loro bambini alla scuola dell'infanzia è di 30 unità, i così detti «esuberi»;
   secondo il trend, precedentemente indicato e riportato più dettagliatamente nella documentazione allegata, il numero degli esuberi è destinato ad aumentare in futuro: si stimano 67 domande d'iscrizione che non verranno accolte nel 2013, destinate a diventare 57 nel 2014;
   in alcuni comuni della provincia di Milano di fatto mancano le insegnanti soprattutto alla scuola dell'infanzia: secondo un recente studio dei sindacati della scuola, infatti, nella sola Lombardia negli ultimi 3 anni il numero degli insegnanti è sceso di quasi 10.000 unità;
   la Costituzione, all'articolo 3 recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...;
   la scuola dell'infanzia non è «scuola dell'obbligo», tuttavia, tenendo in considerazione la fisionomia della società moderna e le necessità sociali dei nuovi nuclei familiari questo servizio non può essere garantito solo a pochi ma deve essere esteso a tutti i bambini in età pre-scolare e non solo per motivazioni specificamente economiche e sociali ma anche didattiche, pedagogiche e formative;
   è dovere dello Stato garantire a tutti i bambini dai 3 ai 5 anni, il diritto di frequentare la scuola dell'infanzia pubblica;
   gli enti locali, i comuni in primo luogo, nonostante le ristrettezze economiche ed i lacci del patto di Stabilità, si vedono sempre più costretti a trovare soluzione per poter sopperire alle mancanze dello Stato centrale, il più delle volte, chiedendo un contributo economico direttamente ai propri cittadini;
   nello specifico, nel caso del comune di Cernusco sul Naviglio, l'amministrazione ha istituito il «servizio educativo integrato» (SEI) per poter garantire la scuola dell'infanzia a tutte le famiglie Cernuschesi che sono risultate escluse della graduatorie; il servizio prevede però la compartecipazione alle spese delle famiglie interessate, attraverso il pagamento di un contributo che va dai 50 agli 80 euro al mese calcolato in misura proporzionale alle fasce ISEE (con esenzione totale per la fascia da 0-5000 euro), discriminando ulteriormente queste famiglie; alle quali, di fatto, viene chiesto un contributo economico per poter mandare il loro figli alla scuola pubblica;
   la competenza in materia attiene al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca che dovrebbe garantire il rispetto di quanto sancito dalla Costituzione e l'accesso gratuito alla scuola pubblica –:
   se non ritenga opportuno verificare la situazione di disagio della scuole dell'infanzia del comune di Cernusco, provvedendo all'adeguamento del personale docente in funzione delle reali necessità della popolazione, assicurando il regolare funzionamento dell'attività scolastica e garantendo a tutti i Cittadini l'accesso gratuito alla scuola pubblica;
   se non ritenga altresì urgente istituire uno o più tavoli di lavoro sulle politiche scolastiche in modo da garantire uno standard di servizio qualificato ed uniforme in tutti i Comuni nell'ottica di un'ottimizzazione delle risorse ed una conseguente razionalizzazione della spesa. (4-16928)

  Risposta. — Con l'interrogazione indicata in oggetto l'interrogante segnala la situazione delle scuole dell'infanzia site nel comune di Cernusco sul Naviglio (MI), per le quali l'offerta dei posti disponibili è insufficiente a soddisfare integralmente le domande di iscrizione, e chiede iniziative finalizzate a garantire un servizio qualificato e uniforme su tutto il territorio nazionale.
  Si concorda con le considerazioni espresse dall'interrogante nella considerazione che la scuola d'infanzia, pur non rivestendo carattere di obbligatorietà ai sensi delle vigenti disposizioni, assume comunque una forte valenza educativa e sociale in vista della formazione dell'alunno.
  Per tale motivo l'amministrazione da anni mette in atto ogni misura idonea a limitare al massimo il contenimento dei posti. Con circolare ministeriale n. 25 del 29 marzo 2012, relativa alla determinazione delle dotazioni organiche per l'anno 2012/2013, ai fini della generalizzazione del servizio sono stati confermati in organico di diritto i posti attivati in organico di fatto nell'anno precedente.
  Il servizio erogato dal sistema nazionale d'istruzione attraverso le scuole dell'infanzia statali e quelle paritarie gestite da enti e privati consente di soddisfare quasi integralmente la domanda di scolarizzazione dei bambini interessati.
  Venendo al caso specifico delle scuole dell'infanzia di Cernusco sul Naviglio, che fanno capo a due circoli didattici, sono state acquisite le seguenti informazioni dall'ufficio scolastico per la Lombardia.
  Presso il primo circolo risultano soltanto poche richieste di iscrizioni inserite nella lista d'attesa, come accade abitualmente nelle scuole dell'infanzia.
  Presso il secondo circolo invece nello scorso mese di settembre, in sede di organico di fatto per il corrente anno 2012/2013, è stata autorizzata la nona sezione presso la scuola dell'infanzia «Buonarroti», con la previsione di un posto di insegnante statale.
  Ciò si e reso possibile dopo che il comune, aderendo alla richiesta avanzata dal agente scolastico si e assunto l'onere di sostenere la spesa per la seconda docente al finedi garantire l'orario di funzionamento completo della nuova sezione. Tale sezione, composta da 20 alunni, ha permesso di esaurire la lista d'attesa senza prevedere costo per l'utenza.
  L'esito positivo della vicenda fa seguito all'analoga richiesta che era stata avanzata dal dirigente scolastico, del secondo circolo nel decorso anno scolastico 2011/2012, ma che in quell'occasione non poté trovare accoglimento.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricercaFrancesco Profumo.


   JANNONE. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   in occasione della world water week in corso a Stoccolma, evento internazionale sul futuro della risorsa acqua a livello globale organizzato da Stockholm International Water Institute (SIWI) e dalla FAO Jan Lundquist, Andrea Segrè, Valentin Thum e altri scienziati hanno firmato un appello contro lo spreco di cibo e acqua. Segrè, presidente di Last minute market, è l'unico italiano presente a Stoccolma, è intervenuto per lanciare l'appello mondiale contro lo spreco alimentare e illustrare i risultati della campagna nell'istituzione dell'europarlamento, dove si richiede che il 2014 sia l'anno europeo contro lo spreco alimentare. Nel documento si legge: «Alla prima Conferenza Mondiale sull'Alimentazione, svoltasi a Roma nel 1974, l'allora Segretario di Stato americano Henry Kissinger fece una dichiarazione lodevole: “ Tra dieci anni nessun bambino andrà a letto affamato». All'epoca c'erano buone ragioni per essere ottimisti. Per anni la produzione alimentare mondiale era aumentata più velocemente rispetto al tasso di crescita della popolazione. Il numero di persone che soffrivano di denutrizione era stato gradualmente ridotto. L'impiego diffuso di sementi ad alte rese, i massicci investimenti nell'irrigazione e meccanizzazione per incrementare la produzione di cibo avevano dato risultati tangibili sia per gli agricoltori sia per i consumatori. Per circa due decenni la Rivoluzione Verde aveva migliorato la sicurezza alimentare e le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone. Tuttavia, verso la metà degli anni ’90, più di mezzo miliardo di persone soffriva la fame. Da allora in poi, il numero di persone che vanno a letto affamate è tornato ad aumentare»;
   paradossalmente, le statistiche alimentari hanno continuato a mostrare dati positivi tanto sulla produzione quanto sulla quantità di cibo disponibile sui mercati. Ciononostante un numero crescente di persone soffre di insicurezza alimentare a causa della povertà. La maggior parte dei più poveri del mondo (circa un miliardo di persone) non solo ha limitato accesso al cibo disponibile per mancanza di denaro e di potere contrattuale, ma ha anche limitato accesso ad altri beni di prima necessità e ai servizi come ad esempio l'acqua. Questa condizione, già di per sé grave, è ancor più preoccupante se si considera che ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto vengono perse e sprecate nei passaggi fra il campo la tavola. Si tratta di circa a un terzo dell'intera produzione mondiale, pari 170-180 chilogrammi pro capite. D'altro canto i dati sull'obesità forniscono numeri altrettanto «pesanti»: circa 1,5 miliardi di persone di età superiore ai 20 anni risultano in sovrappeso;
   come si legge nel documento: «Nel mondo non vi è alcuna carenza di cibo, ma piuttosto un surplus. Naturalmente, è essenziale produrne abbastanza per una popolazione in crescita, costituita da persone con sempre maggiore potere d'acquisto, soprattutto nei paesi emergenti. Ma se una buona parte della produzione va persa, rovinata, scartata o utilizzata male, è opportuno ampliare la prospettiva e individuare strategie che coniughino la produzione di cibo, la riduzione degli sprechi e delle perdite con diete sostenibili per una popolazione in aumento. (...) All'interno del bilancio totale dell'Unione europea, che è di poco meno di 150 miliardi di euro (187 miliardi di dollari), circa il 40 per cento viene utilizzato per la politica agricola comune. Le sovvenzioni all'agricoltura tendono a stimolare la produzione indipendentemente da considerazioni di sicurezza alimentare regionale e globale. È impressionante notare che una stima conservativa del valore economico globale dei rifiuti alimentari sia superiore al bilancio totale dell'UE e quasi il doppio del contributo totale allo sviluppo globale»;
   secondo i redattori ed i firmatari del documento, occorre avere un approccio nuovo e pragmatico. Se le perdite e gli sprechi di cibo venissero ridotti della metà, il risparmio d'acqua globale – solo per l'irrigazione – sarebbe nell'ordine di 450 chilometri cubi. Ciò equivale a sei volte il flusso di acqua del Nilo nel lago Nasser o la quantità totale di acqua utilizzata dal settore industriale a livello globale: «(...) È vero, la riduzione delle perdite richiederà ulteriori investimenti in trasporti, stoccaggio e in un migliore accesso al mercato in particolare per i piccoli produttori dei paesi più poveri. Ma non investire può risultare molto più costoso nel lungo periodo. (...) La sfida è molto diversa nelle parti ricche del mondo, dove lo spreco alimentare – che si concentra alla fine della filiera – è un problema relativamente più grande. I consumatori svolgono un ruolo importante in questo senso, ma la colpa non è tutta loro: lo spreco è generato da un'inadeguata interazione tra agricoltori, industria alimentare, mercati all'ingrosso, grande e piccola distribuzione, ristorazione, consumatori»;
   molti importanti stakeholder sono attualmente impegnati nello sforzo di promuovere una società in grado di coniugare il risparmio delle risorse con l'apporto di un giusto nutrimento per una popolazione mondiale in crescita. Alcune recenti iniziative sono promettenti. Nel mese di gennaio 2012, è stata approvata dal Parlamento europeo una risoluzione che chiede agli Stati membri dell'UE di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2025, di dedicare il 2014 come anno europeo contro lo spreco alimentare e di adottare misure che impediscano la produzione di rifiuti quali, ad esempio, la revisione dell'etichettatura riguardante la data di scadenza e l'adozione di sistemi di recupero sostenibili come Last minute market. Anche le iniziative imprenditoriali sono le benvenute. Questo, infine, l'auspicio formulato: «Ridurre le perdite e gli sprechi di cibo, e quindi le perdite di acqua e di altre risorse, richiede azioni congiunte e coordinate lungo tutta la filiera alimentare, dai produttori fino ai consumatori e ai policy makers. Il futuro dei nostri figli e nipoti sarà diverso dalla situazione passata e attuale. In una generazione, circa 9 miliardi di persone vivranno in un mondo con immense opportunità, ma anche in un mondo in cui i limiti delle risorse naturali e le dinamiche ambientali influiranno sempre più sugli individui, l'economia, la società. Una delle conseguenze più tangibili del riscaldamento globale sarà che la disponibilità di acqua diventerà sempre più variabile, mentre la domanda aumenterà. L'incredibile spreco di cibo del nostro tempo di crisi non è dunque una scelta sensata per un futuro desiderabile. Il nostro futuro sostenibile deve essere senza spreco» –:
   quali iniziative i Ministri intendano adottare, alla luce del documento presentato alla world water week in corso a Stoccolma, al fine di ridurre, tramite politiche volte al risparmio e al recupero delle risorse primarie e secondarie, lo spreco di acqua e di cibo, utilizzando, al contempo, i rifiuti organici come concimi o materiale da biomassa. (4-17588)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame vorrei anzitutto ricordare che la politica di risparmio dell'acqua rappresenta un elemento fondamentale nella strategia della politica agricola comune.
  L'Unione europea, infatti, ha individuato nelle risorse idriche una delle nuove sfide per l'agricoltura (Decisione del Consiglio del 19 gennaio 2009 recante modifica della decisione 2006/144/CE relativa agli orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale (periodo di programmazione 2007-2013) (Dec 2009/61/CE). Tale scelta risulta peraltro confermata anche dalla Commissione e dal Parlamento europeo che, con il documento COM(2010)672 «La PAC verso il 2020. Rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio», hanno rappresentato la necessità di promuovere la gestione sostenibile delle risorse naturali, in cui sono comprese le risorse idriche.
  A tal riguardo evidenzio che la eco-condizionalità (cross-compliance) della pac subordina l'erogazione dei contributi del I pilastro (sostegno al reddito degli agricoltori) e dell'asse II dei programmi di sviluppo rurale al rispetto di norme agro-ambientali, di sicurezza alimentare e di difesa della salute pubblica.
  Nel nostro Paese, il cosiddetto regime di condizionalità è disciplinato dal decreto del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 30125 del 22 dicembre 2009 e introduce l'elenco dei «criteri di gestione obbligatori» (atti) e delle «buone condizioni agronomico ambientali» (standard) cui le aziende agricole beneficiarie dei finanziamenti pac devono attenersi. Il rispetto di tali prescrizioni viene verificato da agenzia per le erogazioni in agricoltura e dagli altri organi competenti in materia (ad esempio, le Asl).
  Il correlato impianto normativo comprende norme sulla sicurezza alimentare (pacchetto igiene), norme veterinarie (identificazione/registrazione degli animali e Controllo di alcune gravi patologie), sul benessere degli animali, sull'utilizzo dei prodotti fitosanitari e la gestione dei fertilizzanti in agricoltura. La «condizionalità» afferisce, inoltre, la conservazione del paesaggio agrario, la biodiversità, la gestione dei suoli agrari e il consumo idrico.
  Riguardo a quest'ultimo punto, ricordo che è obbligatorio il possesso dell'autorizzazione al prelievo idrico a scopi irrigui e, a partire dal 1o gennaio 2012, la realizzazione di fasce-tampone lungo i corsi d'acqua, per preservarne la qualità dall'inquinamento sia da nitrati che da altre fonti di provenienza agricola.
  Peraltro, nelle misure dei programmi di sviluppo rurale dell'attuale programmazione (2007-2013), sono individuabili azioni specifiche per la gestione sostenibile delle risorse idriche, volte a tutelare le acque sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
  Infatti, utilizzando attrezzature e macchinari specifici, e possibile conseguire sia il miglioramento della qualità dell'acqua (derivante da un minor utilizzo di sostanze chimiche) che il risparmio idrico per il quale sono, inoltre, previsti finanziamenti per il ripristino, il miglioramento e la costruzione di impianti irrigui (sia per l'agricoltura che per la zootecnia), per impianti di trattamento delle acque di scarico, oltre a sistemi di irrigazione ad alta efficienza e all'adeguamento delle pratiche colturali.
  Dal punto di vista agronomico è possibile attivare pratiche di gestione del suolo (come, ad esempio, colture intercalari, agricoltura biologica, conversione da seminativo in pascolo permanente) che contribuiscono alla tutela qualitativa delle acque (tramite la riduzione della dispersione nell'acqua di vari composti chimici), nonché alla salvaguardia della capacità idrica grazie a sistemi di irrigazione efficienti e tecniche di produzione a basso consumo idrico.
  Riguardo alla tutela della qualità delle acque, meritano di essere menzionate le pratiche di produzione biologica, la produzione integrata, la conduzione sostenibile dei seminativi e dei frutteti, la diffusione dell'uso dei reflui zootecnici in sostituzione dei concimi azotati e di sintesi nonché le pratiche degli avvicendamenti colturali.
  Altre azioni, a carattere prettamente ambientale, che concorrono alla tutela delle risorse idriche riguardano il ripristino di zone umide e le operazioni di conversione di terreni marginali in sistemi forestali e agroforestali che contribuiscono al miglioramento della qualità delle acque.
  Dal punto di vista finanziario evidenzio che, a seguito dell'health check della pac avvenuto nel 2009, i programmi sviluppo rurale hanno beneficiato di risorse aggiuntive per poter far fronte specificamente alle 6 nuove «sfide» delineate dalla Unione europea (cambiamenti climatici, gestione delle risorse idriche, biodiversità, energie rinnovabili, ristrutturazione del settore lattiero-caseario e banda larga).
  Al riguardo, faccio presente che le risorse idriche, unitamente al settore lattiero caseario, è la tematica che a livello nazionale ha ottenuto la dotazione finanziaria maggiore, pari al 19,9 per cento del totale dei finanziamenti aggiuntivi.
  Per quanto riguarda il prossimo periodo di programmazione (2014-2020), sebbene i relativi regolamenti pac siano ancora in fase di elaborazione, evidenzio che tra le tematiche principali è possibile individuare la gestione sostenibile delle risorse idriche. La tutela delle acque, infatti, rientra in uno dei tre obiettivi principali della pac, accanto alla gestione sostenibile delle risorse naturali e all'azione per il clima.
  In tale contesto ritengo pertanto prioritario preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall'agricoltura e dalle foreste (con particolare attenzione alla gestione delle risorse idriche), nonché incentivare l'uso efficiente delle risorse naturali e il passaggio ad un'economia a basse emissioni di carbonio, resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   MADIA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività stabilisce all'articolo 9, comma 4 che «al tirocinante debba essere riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio»;
   risulta all'interrogante da articoli di stampa apparsi in rete sul periodico on line La Repubblica degli Stagisti che l'Avvocatura dello Stato, così come altri enti pubblici, non potrebbe ottemperare al dettato dell'articolo 9, comma 4, poiché il comma 8 dello stesso articolo prevede che «dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». L'avvocato dello Stato Massimo Salvatorelli spiega infatti nel testo dell'intervista che il bilancio dell'Avvocatura non permette al momento di erogare un rimborso spese ai praticanti: «Bisognerebbe introdurre una voce per il “compenso per l'attività dei praticanti”, voce che al momento manca;
   alla domanda «L'articolo 9 [...] prevede che al tirocinante debba essere “riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio”, l'Avvocatura intende adeguarsi ?» l'avvocato risponde: «No. Perché leggendo tutta la norma, al comma 8 si legge che “dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica«» –:
   quale sia la giusta interpretazione dell'articolo 9, comma 4, della legge 24 marzo 2012 n. 27, cioè se sia corretta l'interpretazione dell'Avvocatura dello Stato – secondo la quale in assenza di uno specifico capitolo di bilancio una amministrazione non è tenuta, in ottemperanza al suddetto comma 8, a corrispondere il rimborso di cui al comma 4 – ovvero se le amministrazioni dello Stato siano tenute a operare variazioni di bilancio e rimodulazioni delle proprie attività al fine di identificare – a risorse invariate – la necessaria dotazione finanziaria per il riconoscimento del rimborso spese di cui all'articolo 9, comma 4. (4-18119)

  Risposta. — Con l'interrogazione in esame l'interrogante chiede di conoscere quale sia la posizione del Governo in merito al combinato disposto di cui ai commi 4 e 8, dell'articolo 9, del decreto-legge n. 1 del 2012 che prevede il riconoscimento di un «rimborso spese» per coloro che svolgono tirocini formativi per l'accesso alle professioni regolamentate e la conseguente invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica.
  Come illustrato dall'interrogante, l'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», nel disciplinare le professioni regolamentate anche sotto il profilo delle tariffe e dei compensi relativi alle prestazioni svolte da coloro che sono iscritti nei relativi ordini o albi stabilisce, all'ultimo periodo del comma 4, che «Al tirocinante è riconosciuto un rimborso spese forfettariamente concordato dopo i primi sei mesi di tirocinio».
  La norma rinvia, quindi, la determinazione dell'importo del rimborso per l'attività svolta dal tirocinante al libero accordo delle parti, che non può comunque essere erogato nei primi sei mesi di tirocinio.
  Il citato articolo 9 contiene, inoltre, anche una previsione per i tirocini professionali presso le pubbliche amministrazioni, in quanto, in base al comma 6, il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione può stipulare specifiche convenzioni con i consigli nazionali degli ordini o collegi per lo svolgimento dei primi sei mesi di tirocinio presso pubbliche amministrazioni all'esito del corso di laurea.
  Sulla base di quanto ora riportato, resta ferma la possibilità di attivare presso le pubbliche amministrazioni tirocini professionali di durata inferiore ai sei mesi.
  Per quanto riguarda i tirocini professionali di durata superiore ai sei mesi, sono allo studio del Governo le possibili soluzioni atte a garantire lo svolgimento delle attività di tirocinio professionale presso le pubbliche amministrazioni, stante la clausola di invarianza finanziaria, di cui al comma 8 del citato articolo 9, che non pare consentire la stipula di accordi individuali di determinazione di rimborsi spese, in considerazione dei principi di trasparenza e imparzialità dell'azione amministrativa cui anche lo svolgimento dei tirocini deve essere improntato.
  Una previsione analoga a quelle del «rimborso spese» di cui trattasi è prevista per i tirocini di formazione e orientamento dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, recante «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita». L'articolo 1, comma 34, prevede, infatti, che entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore delle legge, il Governo e le regioni concludano in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano un accordo per la definizione di linee-guida condivise in materia di tirocini formativi e di orientamento sulla base, tra gli altri, del criterio del «riconoscimento di una congrua indennità, anche informa forfettaria, in relazione alla prestazione svolta»; anche in questo caso, d'altronde, a norma del comma 36 dello stesso articolo 1, «(...) non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».
  Al fine di assicurare l'attuazione della citata disposizione, il dipartimento della funzione pubblica sta collaborando con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali all'elaborazione delle citate linee guida per la parte riguardante i tirocini di formazione e orientamento attivati dalle pubbliche amministrazioni, tenendo conto anche delle previsioni in materia di tirocini professionali. Ciò al fine di assicurare una tendenziale uniformità delle soluzioni di carattere finanziario in un regime di limitate risorse e di favorire, quindi, il proseguimento delle attività di tirocinio, di formazione e orientamento e professionale presso le amministrazioni pubbliche, in quanto considerate una preziosa risorsa per l'introduzione dei giovani nel mondo del lavoro.
Il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazioneFilippo Patroni Griffi.


   MANCUSO, GIRO e CROLLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il decreto-legge Salva Italia n. 201 del 2011 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214/2011 ha previsto l'accorpamento degli enti previdenziali pubblici INPS, ENPALS e INPDAP;
   causa la disastrosa situazione patrimoniale e finanziaria dell'INPDAP, oggi il cosiddetto SuperInps conteggia nel 2012 un disavanzo di oltre 5,97 miliardi, con un peggioramento di oltre 5,2 miliardi rispetto al preventivo per l'anno in corso, che era pari a 736 milioni;
   le entrate contributive nel 2011 sono complessivamente aumentate del 2,3 per cento, risultano iscritti quasi 20 milioni di lavoratori (pari all'86,9 per cento del totale degli occupati), che salgono a 23,8 milioni se si comprendono gli iscritti di ENPALS e INPDAP;
   la cattiva situazione finanziaria dell'ex INPDAP è da imputarsi interamente alla mala gestione dell'ente stesso e della previdenza dei dipendenti pubblici –:
   se il Governo, al momento di imporre l'accorpamento di INPS, ENPALS e INPDAP, avesse tenuto conto che la situazione contabile della previdenza dei dipendenti pubblici avrebbe messo in seria difficoltà la gestione della previdenza dei dipendenti privati;
   se il Governo abbia intenzione di assumere iniziative a tutela delle pensioni dei dipendenti privati. (4-17320)

  Risposta. — L'interrogazione in esame si riferisce alle preoccupazioni emerse di recente, anche in ambito parlamentare, sugli effetti dell'accorpamento di Inpdap ed Enpals nell'Inps e, nello specifico, sull'eventuale deterioramento del bilancio dell'Inps tale da comportare un problema di sostenibilità dell'intero sistema pensionistico.
  A tal proposito è opportuno evidenziare che tali preoccupazioni si fondano su una rappresentazione contabile già nota e compresa nei saldi di finanza pubblica al momento dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011, per effetto dell'incorporazione dei suddetti enti.
  In proposito, si sottolinea che l'operazione di accorpamento ha determinato, nel suo insieme, i seguenti effetti:
   a) l'Inps, pur mantenendo la stessa denominazione, diviene nella sostanza l'ente previdenziale della generalità dei lavoratori italiani, acquisendo tre milioni di nuovi assicurati;
   b) dal punto di vista meramente contabile, il nuovo ente risultante dall'accorpamento nell'Inps di Inpdap e Enpals assorbe il disavanzo Inpdap;
   c) nel nuovo Inps, dopo l'accorpamento, confluiscono tutti i trasferimenti a differente titolo dal bilancio dello Stato all'Inpdap.

  Pertanto, dal punto di vista della finanza pubblica, l'accorpamento non determina alcun effetto negativo, in quanto interviene sulla regolazione dei trasferimenti tra enti della pubblica amministrazione, con effetti di neutralità sulle singole voci (contributi/prestazioni previdenziali) del conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche non venendo modificate le norme sostanziali che le regolano.
  In definitiva, l'operazione di accorpamento non comporta alcun effetto sulla sostenibilità del sistema previdenziale, che resta pienamente confermata, soprattutto per effetto delle modifiche ai diversi regimi pensionistici conseguenti alla recente riforma pensionistica adottata dal Governo.
  L'operazione comporta invece sicuri effetti positivi per la finanza pubblica, realizzando una notevole riduzione, crescente nel tempo, delle spese di funzionamento, attraverso l'eliminazione di duplicazioni e sovrapposizioni negli apparati, nella logistica, nelle dotazioni strumentali, eccetera, in piena rispondenza all'azione del Governo in materia di spending review. Inoltre, l'aver creato un unico referente per l'intero settore in concomitanza con i percorsi di convergenza dei diversi regimi pensionistici risponde a una logica di miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione amministrativa, funzionale a garantire più elevati e omogenei livelli di servizio a tutti gli utenti nonché a ridurre le distanze nelle performance dei diversi enti previdenziali preesistenti all'accorpamento.
Il Ministro del lavoro e delle politiche socialiElsa Fornero.


   MARMO. — Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
   il comparto zootecnico italiano e piemontese in particolare ha investito nella qualità del prodotto, attraverso un'attenta filiera di allevamento, che ha promosso la scelta delle razze animali, l'alimentazione corretta, la salute animale;
   tale filiera è attentamente normata da protocolli di allevamento e da verifiche da parte di enti terzi che ne garantiscono la tracciabilità;
   tale scelta industriale ha garantito un'alta qualità del prodotto finale, sia che si parli di carni che di lattiero – caseari, configurando così il decantato «made in Italy» riconosciuto in tutto il mondo;
   tutto ciò ha comportato per gli operatori ingenti investimenti economici e temporali per garantire ciò che oggi possiamo immettere sul mercato;
   le plenaria del Parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta della Commissione europea che, di fatto, rinvia di 5 anni l'obbligo dei chip per i bovini, quindi la tracciabilità delle carni;
   la stessa ha modificato lo schema attuale di etichettatura volontaria delle carni, inficiando l'etichettatura facoltativa;
   tali scelte vanno nella direzione di non consentire una chiara informazione al consumatore finale, rendendo poco chiari e trasparenti gli acquisti;
   tali scelte vanno verso una standardizzazione al basso della qualità delle produzioni, non valorizzando le produzioni di eccellenza;
   si palesa un sicuro danno al nostro comparto zootecnico che ha fatto della qualità un marchio di produzione, attraverso anni di ricerca ed investimenti;
   si palesa un danno al consumatore finale che vede mancare la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti posti sul mercato –:
   quali azioni intenda porre in essere a tutela della qualità dei nostri prodotti zootecnici in sede di Commissione europea. (4-17665)

  Risposta. — In merito all'interrogazione in esame, concernente le iniziative da intraprendere, in sede di Commissione europea, a tutela della qualità dei nostri prodotti zootecnici, evidenzio che il Parlamento europeo, nell'ambito della votazione sulla relazione alla proposta di modifica del regolamento n. 1760 del 2000, non ha accolto l'emendamento inerente il mantenimento dell'etichettatura facoltativa delle carni bovine.
  Tuttavia, considerata l'esigua differenza di voti, è stata accolta la richiesta di rinviare la risoluzione legislativa in Commissione, onde consentire un approfondimento dei negoziati con il Consiglio.
  Al riguardo tengo a sottolineare che, sull'intera vicenda, abbiamo sempre sostenuto, in tutte le sedi comunitarie, l'attuale sistema di etichettatura facoltativa delle carni bovine che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, ha dato ottimi risultati, sia in termini organizzativi dell'intera filiera, sia in termini di comunicazione e informazione al consumatore finale.
  Pertanto, continueremo a dichiararci contrari alla sua abrogazione, cercando di coinvolgere anche altri Paesi che hanno manifestato palese contrarietà a modificare la normativa vigente.
  Infatti l'etichettatura facoltativa (che di norma non prevede costi aggiuntivi) rappresenta, con i vigenti sistemi di rintracciabilità e gestione delle informazioni sui prodotti alimentari, un'ulteriore informazione, particolarmente apprezzata dai consumatori che intendono acquistare un prodotto controllato, sicuro e con caratteristiche definite.
  Gli oneri amministrativi e/o finanziari, difatti, non appaiono tali da giustificare l'attuale approccio sull'abrogazione dell'etichettatura delle carni bovine (il risparmio complessivo indicato dalla Commissione in caso di abolizione è di euro 362mila in tutta l'Unione europea), né risulta essere stata effettuata una reale analisi dei costi/benefici del sistema, anche in considerazione degli altri obblighi derivanti dall'applicazioni di altre norme cogenti quali, ad esempio, quelle derivanti dall'applicazione del regolamento (CE) n. 178 del 2002 o sull'anagrafe bovina.
  Ad oggi, le modalità di comunicazione e i criteri adottati per garantire la veridicità di quanto riportato in etichetta sono sufficientemente uniformi. L'abrogazione in questione, invece, potrebbe verosimilmente provocare una proliferazione di diciture in etichetta e, soprattutto, l'utilizzo di termini simili cui potrebbero essere attribuiti significati diversi.
  Peraltro tale soppressione, con l'applicazione della normativa orizzontale sull'etichettatura dei prodotti alimentari, condurrebbe alla carenza di un disciplinare di produzione, quale riferimento del processo produttivo adottato. Conseguentemente, i relativi controlli di conformità da parte di un organismo terzo indipendente (tra l'altro non più previsto) non avrebbero più alcun riferimento normativo. A ciò si aggiunga che verrebbe a mancare un'ulteriore vigilanza da parte della pubblica amministrazione.
  In ogni caso, qualora dovesse essere emanato un regolamento che abroghi l'etichettatura facoltativa a partire dal 1 gennaio 2014, al fine di evitare vuoti legislativi e consentire agli operatori e alle organizzazioni interessate il proseguimento dell'attività di etichettatura con un sistema praticamente simile a quello attualmente in vigore, stiamo predisponendo una norma tecnica nazionale.
  In tale ipotesi, i disciplinari con informazioni altamente qualificanti del prodotto carne (come, ad esempio, quelle sulle razze, le modalità di allevamento e di alimentazione e gestiti da organizzazioni che comprendono anche gli allevamenti nella propria filiera) potranno utilizzare la normativa riguardante i sistemi di qualità nazionali in zootecnia previsti con decreto ministeriale 4 marzo 2011 per continuare ad offrire una corretta informazione al consumatore e distinguere la loro produzione di qualità.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   RICARDO ANTONIO MERLO e DI BIAGIO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   da parte delle autorità argentine si evidenzia una situazione di irrigidimento burocratico nei confronti del personale del Ministero degli affari esteri accreditato – non afferente alla carriera diplomatica – per la quale si sottolinea, fra l'altro, il divieto all'acquisto di valuta e le difficoltà nell'importare o esportare valuta;
   detto personale è stato dotato dal Ministero degli affari esteri di un passaporto di servizio che garantisce solo in minima parte i diritti previsti dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 e sulle relazioni consolari del 1963;
   negli ultimi mesi si è assistito ad una progressiva situazione di instabilità del Governo argentino a seguito della quale sono stati emanati alcuni provvedimenti che stanno generando una diffusa paura fra la popolazione. Si teme infatti una nuova crisi finanziaria, analoga a quella del 2001;
   il personale del Ministero degli affari esteri all'estero ha vissuto l'esperienza del 2001, nella fase più calda del «Corralito», assistendo al blocco delle importazioni, al blocco dei conti correnti nelle banche, alle lunghissime file davanti ai consolati;
   nonostante le iniziative intraprese dall'Ambasciata a Buenos Aires presso il Ministero degli affari esteri argentino, le autorità argentine tendono sempre più a non riconoscere il passaporto di servizio, di cui è dotato il personale di ruolo, alla stregua di quello diplomatico, considerandolo solo come documento ufficiale;
   infatti c’è da riconoscere che il passaporto di servizio è un istituto «sui generis» esistente solo nel nostro Paese, peraltro non facilmente riconoscibile dalle autorità di polizia straniere;
   di fronte a questa particolare situazione ed al fine di tutelare adeguatamente questa categoria di dipendenti pubblici in servizio presso le rappresentanze italiane in Argentina, si potrebbe applicare una soluzione definitiva mediante lo strumento di accredito della «notifica allargata» a tutto il personale di ruolo in servizio presso le sedi in Argentina. Detta notifica allargata sarebbe peraltro in linea con la reciprocità di trattamento concessa a tutto il personale di ruolo argentino accreditato sul suolo italiano, il quale è già da anni in possesso di passaporto diplomatico;
   la notifica allargata del personale di ruolo in servizio presso taluni paesi è una prassi usuale del Ministero degli affari esteri, quando si tratta di garantire al personale analoghe condizioni di sicurezza e di trattamento in ambito di importazione ed esportazioni di merci, nonché di valuta –:
   quali siano le ragioni che impediscono il riconoscimento dello strumento di cui in premessa, anche in ottemperanza del cosiddetto principio della reciprocità rispetto al trattamento attualmente riservato al personale argentino in servizio in Italia. (4-15808)

  Risposta. — Ai sensi dell'articolo 34, ultimo comma del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967, la notifica del personale del Ministro degli affari esteri alle autorità del Paese ove presta servizio è effettuata sulla base della qualifica risultante dal decreto di destinazione. Sono quindi accreditati in lista diplomatica i dipendenti della carriera diplomatica, quelli della dirigenza amministrativa, e quelli della terza area funzionale, nonché gli esperti ex articolo 168 del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 (che prevede espressamente la notifica in lista diplomatica). Il resto del personale di ruolo (prima e seconda area funzionale) viene invece notificato alle Autorità locali nella categoria del «personale amministrativo e tecnico» (articolo 1, lettera f), della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961) oppure in quella degli «impiegati consolari» (articolo 1, lettera e), della convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963).
  L'istituto della «notifica allargata», cui l'interrogante fa riferimento, comporta invece l'accreditamento in lista diplomatica in qualità di «Addetto» di tutto il personale di ruolo del Ministro degli affari esteri (comprese quindi la prima e la seconda area funzionale) ed è disposta dal Ministro degli affari esteri, su motivata proposta del Consiglio di amministrazione, in relazione a particolari esigenze di servizio, ossia per quei Paesi esteri ove prevalgono situazioni ambientali tali da incidere negativamente sia sul servizio reso dai singoli, sia sulla funzionalità stessa della nostra Rappresentanza diplomatica o del nostro Ufficio consolare in loco. Essa, quindi, non risponde assolutamente all'esigenza di agevolare il trattamento dei dipendenti in materia di importazione ed esportazione di merci, nonché di valuta. La notifica allargata (dalla quale sono esclusi attualmente, oltre all'Argentina, altri 11 Paesi dell'America centrale e meridionale, tra i quali Messico, Venezuela, Brasile, Honduras e Bolivia) non è quindi una prassi, contrariamente a quanto sostenuto dall'interrogante, ma è limitata ai casi di sedi caratterizzate da peculiari e particolarmente precarie condizioni di sicurezza, che potrebbero impedire o creare ostacoli all'esercizio delle funzioni dei dipendenti (sulla base del principio «ne pediatur legatio»).
  Tutto ciò premesso, il temporaneo irrigidimento burocratico da parte delle autorità argentine nei confronti del personale non accreditato in lista diplomatica, si riferisce presumibilmente all'emanazione da parte della Banca centrale argentina, il 28 ottobre 2011, di una circolare (volta a tenere sotto controllo il cambio nonché la massa di riserve in valuta pregiata) che prevede l'esenzione dei titolari di passaporto diplomatico dalle limitazioni al cambio di valuta pregiata. Immediatamente dopo l'emanazione di tale circolare, l'Ambasciata d'Italia a Buenos Aires è intervenuta presso le autorità argentine chiedendo che tale esenzione fosse estesa anche ai titolari di passaporto di servizio italiano.
  I numerosi e ripetuti passi, esperiti anche molto recentemente dall'Ambasciata, a
testimonianza della massima attenzione e sensibilità con la quale il Ministero degli affari esteri e la sede seguono la questione, hanno consentito di ottenere l'ufficializzazione da parte del Ministero degli affari esteri argentino nei confronti della Banca centrale dell'equiparazione dei passaporti di servizio italiani a quelli diplomatici, che godono quindi pienamente dei privilegi e delle immunità previsti dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961 e sulle relazioni consolari del 1963.
  La Banca centrale, presso la quale l'ambasciatore a Buenos Aires è intervenuto da ultimo il 21 novembre 2012, parallelamente al nuovo passo svolto presso il Ministero degli affari esteri argentino, si accinge quindi a recepire formalmente tali istruzioni in modo da consentire anche ai titolari di passaporto di servizio l'acquisto di valuta straniera.
  Va peraltro sottolineato che, come riferito dall'ambasciata, il problema cambiarlo riguarda prevalentemente il pagamento di affitti in dollari, pratica quasi completamente sostituita dall'uso di pesos, in ottemperanza alla legge argentina che prevede la facoltà in ogni caso di corrispondere la somma, dovuta in valuta locale.
  Risultano peraltro generalmente accettati anche gli euro, di cui il personale con passaporto di servizio dispone liberamente.
  Per i titolari di passaporto di servizio non si riscontrano altre difficoltà di natura finanziaria o relative ad importazione e esportazione di merci, tranne quelle che, in Argentina così come in molti altri Paesi, colpiscono non solo i titolari di passaporto di servizio ma anche quelli di passaporto diplomatico e sono quindi indipendenti dal tipo di documento posseduto. Proprio per questo, tale genere di inconvenienti contribuisce alla valutazione che l'amministrazione fa in vista dell'attribuzione del coefficiente di disagio delle, sedi e la corresponsione di un trattamento economico differenziato.
  Anche dal punto di vista della sicurezza, gli elementi forniti dall'ambasciata d'Italia a Buenos Aires non fanno ritenere che vi sia stato un peggioramento delle condizioni economiche e di sicurezza del Paese tale da giustificare la concessione del passaporto diplomatico ai dipendenti della prima e della seconda area funzionale.
  Relativamente alla situazione della notifica del personale argentino in Italia, si fa presente che non tutto il personale in servizio presso l'ambasciata della Repubblica argentina a Roma è accreditato in lista diplomatica, essendo composto da 14 unità in lista diplomatica e da 5 nella lista del personale tecnico-amministrativo, mentre risultano 4 unità accreditate con passaporto diplomatico consolato generale a Milano e 2 unità al consolato generale a Roma.
  Si assicura comunque che, se le condizioni ambientali in Argentina subissero evoluzioni negative, il Ministero degli affari esteri non mancherebbe di assumere le determinazioni conseguenti.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriMarta Dassù.


   MIGLIORI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
   si è svolta il 21 aprile 2012 in comune di Bagno a Ripoli (Firenze) organizzata dallo stesso comune e da vari istituti scolastici della provincia di Firenze (liceo scientifico Gobetti, istituto statale Volta, istituti comprensivi di scuola materna, primaria e media inferiore di Bagno a Ripoli) una iniziativa denominata «sui sentieri della libertà» in memoria ed occasione del 68° anniversario della liberazione;
   l'iniziativa didattica pare meritoria ma più orientata nel concreto a finalità di parte politica che a costituire una occasione di libera valutazione personale da parte degli studenti che partecipano alla stessa manifestazione;
   come si evince dal programma, infatti oltre alla sezione locale dell'ANPI hanno partecipato all'iniziativa i soci dell'UNICOOP, la Fratellanza Popolare, una non meglio definita «Assemblea antifascista di Rignano sull'Arno», escludendo – dunque – ogni pluralismo politico, culturale, associativo, ricreativo, solidaristico, sportivo che non fosse strumento riconducibile ai partiti della sinistra più o meno radicale, come se la memoria della liberazione fosse appannaggio solo di una parte politica e culturale e non – viceversa – elemento di coesione sociale e di condiviso ricordo della memoria nazionale unitariamente intesa al di fuori di ogni strumentalizzazione –:
   se non si reputi opportuno ed urgente, anche in nome del principio della imparzialità, della pubblica amministrazione assumere iniziative affinché le manifestazioni realizzate in occasione di anniversari d'ordine storico-politico, si svolgano nell'ambito e nella logica del più preciso ed oggettivo pluralismo culturale, onde evitare ogni possibile tentativo di speculazione politica. (4-16037)

  Risposta. — Si risponde all'interrogazione in esame con la quale l'interrogante chiede che vengano assunte iniziative affinché nelle manifestazioni riguardanti gli anniversari d'ordine storico-politico, con partecipazioni studentesche, prevalga il pluralismo culturale e l'imparzialità.
  Si precisa, in primo luogo che è condivisibile quanto affermato dell'interrogante circa l'esigenza di evitare interferenze politiche nelle scuole, facendo salva la libertà di espressione e della libera manifestazione del pensiero tutelate sull'ordinamento.
  Per quello che riguarda la vicenda rappresentata dall'interpellante l'ufficio scolastico regionale per la Toscana ha relazionato al riguardo, precisando:
   a) che la manifestazione denominate «sui sentieri della libertà» è stata organizzata dal comune di Bagno a Ripoli, insieme ad alcune scuole del territorio che hanno scelto in autonomia di partecipare e alla locale sezione Anpri (associazione nazionale partigiani d'Italia), senza l'intervento dell'amministrazione scolastica;
   b) che si è trattato di un'iniziativa puramente celebrativa di un fatto storico la cui memoria è affidata a una festa civile nazionale, il 25 aprile, rispetto alla quale non sono risultate strumentalizzazioni politiche di parte o violazioni del principio di imparzialità cui si ispira l'operato della pubblica amministrazione.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricercaFrancesco Profumo.


   PES e META. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   nelle ultime settimane è stata presentata alla procura della Repubblica di Oristano una denuncia contro ignoti da parte dei vertici oristanesi della Legacoop e di Legapesca affinché le autorità svolgano i controlli per prevenire il fenomeno della pesca a strascico costiera effettuata da un numero sempre maggiore di pescherecci di grosse dimensioni, le quali violerebbero le leggi in materia;
   al largo delle coste occidentali della Sardegna, stando a quanto denunciano i rappresentanti di 18 società cooperative del settore della piccola pesca costiera che contano circa 450 addetti nella provincia di Oristano, sono sempre più frequenti i casi di grandi pescherecci che utilizzano grandi reti a strascico entro le tre miglia marine ed in fondali inferiori a quelli consentiti (50 metri di profondità) all'interno di zone particolarmente pregiate per il ripopolamento della fauna marina e della flora;
   tale tipo di pesca sarebbe illegale e starebbe già causando agli operatori della cosiddetta «piccola pesca» locale dei danni di rilievo, come ad esempio il danneggiamento delle reti e la perdita del pescato e delle attrezzature anche a causa dell'utilizzo di «bombole di gas forate» che trascinano le reti utilizzate dai grandi pescherecci;
   l'impatto ambientale di tale tipo di pesca sarebbe devastante per i fondali marini della zona che sono ricche di formazioni rocciose, alghe, coralli e altro tipo di fauna e flora marina;
   risulta che gli stessi operatori delle cooperative di pescatori hanno più volte chiesto alle autorità competenti maggiori controlli verso questo tipo di grandi pescherecci, sottolineando la necessità che vengano fatte delle verifiche all'ingresso e all'uscita dai porti di queste imbarcazioni, in modo da verificare se l'equipaggiamento montato sia conforme alle normative e se sia funzionante il sistema cosiddetto «blue box», obbligatorio per legge su questo tipo di natanti, che consentirebbe di controllare le rotte seguite in mare –:
   se siano a conoscenza di quanto sopra descritto, se non ritengano, per quanto di competenza, di dover intervenire per garantire che siano scongiurati i danni causati all'ambiente marino delle coste occidentali della Sardegna;
   se non ritengano di dover intervenire affinché vengano rafforzati i controlli da parte delle autorità competenti sui natanti in questione, assicurando la tutela dei mari e delle attività di pesca delle cooperative che rispettano le regole operando entro le tre miglia marine con attrezzature consentite. (4-16492)

  Risposta. — In riferimento all'interrogazione in esame, concernente l'attività di pesca illegale esercitata al largo delle coste occidentali della Sardegna, evidenzio quanto segue.
  La questione è sorta a seguito di una denuncia-querela alla procura della Repubblica di Oristano, relativa alla pesca illegale con reti a strascico nelle acque del circondario marittimo di Oristano.
  Al riguardo, vorrei anzitutto evidenziare che la locale autorità marittima, pur in assenza di denunce o segnalazioni ad essa presentate, avendo appreso la notizia dalla stampa locale ha provveduto, comunque, all'immediato controllo delle attrezzature utilizzate dai 6 pescherecci autorizzati allo strascico che stazionario nei porti di Oristano e Torregrande.
  Le verifiche espletate a bordo di tali pescherecci non hanno evidenziato la presenza di attrezzi non consentiti. Infatti, sebbene alcuni pescherecci abilitati alla pesca a strascico fino a 20 miglia dalla costa abbiano a bordo anche lime da piombo (cavo inferiore del sacco) di diametro superiore all limite di 45 millimetri fissato dalla regione Sardegna limitatamente alle acque territoriali (per cui il loro utilizzo nelle acque internazionali del Mar di Sardegna è consentito), la sola detenzione di tali attrezzature non può essere contestata.
  Peraltro, l'esame dei dati registrati nel mese di maggio 2012 dalle blue box (presenti su 4 delle imbarcazioni in parola) ha consentito di escludere, non solo, lo svolgimento di battute di pesca in zone non autorizzate ma anche la presenza, nelle acque del circondario marittimo in parola (durante le due settimane antecedenti la denuncia), di pescherecci provenienti da altri compartimenti.
  Per completezza d'informazione, segnalo la riscontrata avaria di un'antenna trasmittente di una delle blue box esaminate che ha dato luogo all'applicazione delle procedure di cui all'articolo 25 del Regolamento Ue 8 aprile 2011, n. 404.
  Alla luce delle informazioni assunte (anche informalmente) dalla locale autorità marittima, al momento si può solo ipotizzare un presunto comportamento illecito da parte di due pescherecci locali, uno dei quali monterebbe all'occorrenza alcuni attrezzi non consentiti, l'altro, non soggetto all'obbligo della blue box, effettuerebbe occasionalmente la pesca a strascico all'interno dell'area marina protetta penisola del Sinis, isola di Mal Ventre.
  Pertanto, nel far presente che le imbarcazioni «sospette» sono già attentamente monitorate dall'autorità marittima competente, assicuro un immediato incremento anche dei controlli generali.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestaliMario Catania.


   PISICCHIO. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   in data 24 ottobre 2012, secondo quando si è potuto appurare sulla base di informazioni non ufficiali, si è verificato il decesso a Londra di Vincenzo Sirchia, un cittadino italiano residente da qualche anno nella capitale britannica;
   l'informazione circa l'avvenuto decesso è stata, infatti trasmessa non dalle autorità, ma solo in via cortese ai familiari, con una telefonata alla madre avvenuta il giorno 12 novembre 2012, quasi venti giorni dopo il verificarsi dell'evento, telefonata fatta da un amico del defunto che avrebbe tentato più volte e vanamente di mettersi in contatto con lui;
   le circostanze del decesso restano ancora oscure: secondo il racconto della sua convivente, sarebbe stato trovato privo di vita nella vasca da bagno dell'appartamento in cui convivevano;
   per quel che risulta alla famiglia, che basa le sue informazioni sulla frammentaria narrazione degli amici del defunto, non sarebbe stato fatto alcun riconoscimento da parte degli amici, tantomeno da parte di familiari, avendo, evidentemente, la polizia locale ritenute bastanti le dichiarazioni della convivente;
   la salma sarebbe ora custodita presso l'obitorio del Thomas Hospital, Westminster Bridge Road, Londra SE1 7EH e, considerate le circostanze della morte, è posta sotto la giurisdizione dell'ufficio di medicina legale, il London Coroners Office, Tennis Street, Londra SE1 1JD. L'ufficiale incaricato (coroner's officer in charge) del caso è Sally Derbyshire T;
   la causa della morte non è ancora stata appurata. L'ufficiale medico ha già avviato un inchiesta e ha richiesto che venga effettuato un esame tossicologico –:
   quali urgenti iniziative il Ministro intenda adottare presso le autorità britanniche per consentire alla famiglia del defunto Vincenzo Sirchia di avere piena contezza dell'accaduto e poter reclamare la salma in tempi brevi, tenuto conto anche del fatto che, a quanto è dato sapere, la diplomazia italiana a Londra non sarebbe stata coinvolta in alcun modo. (4-18569)

  Risposta. — Il consolato generale d'Italia a Londra non appena ha ricevuto la notizia del decesso del signor Sirchia, comunicato alla famiglia da un amico, il signor Claudio Costanza, si metteva immediatamente in contatto con i familiari del connazionale.
  Il signor Sirchia è stato ritrovato il 24 ottobre nella vasca da bagno del suo appartamento dalla compagna inglese, Louise Cooper, che non lo vedeva da circa due settimane, ma con il quale era in contatto telefonico fino alla sera prima del decesso, e che possedeva le chiavi del suo appartamento.
  All'arrivo della polizia, la signora Cooper dichiarava di essere il parente più prossimo. Tale affermazione non veniva confutata poiché la stessa era in possesso delle chiavi di casa ed aveva risieduto in quell'appartamento sino a poco tempo prima. Per le suddette ragioni, la polizia inglese non riteneva di dover informare il consolato generale e chiedeva alla signora Cooper di effettuare il riconoscimento della salma.
  La nostra rappresentanza contattava la madre del defunto per spiegare il motivo della mancata notifica del decesso da parte del consolato generale stesso e per fornire tutte le informazioni necessarie per il rimpatrio della salma. Oltre a ciò, interveniva presso il locale ufficio del «Coroner» per ottenere la sostituzione del nominativo della signora Cooper quale «parente più prossimo» a quello della madre del connazionale, signora Antonelli. Il 21 novembre la salma veniva trasportata dall'obitorio del «St. Thomas Hospital» alla cappella dell'agenzia di pompe funebri.
  Le autorità inglesi hanno ritenuto di dover aprire un'inchiesta, che prevede accertamenti di tipo tossicologico, poiché tale procedura è prevista nei casi di morte improvvisa. L'indagine si terrà il prossimo 30 gennaio presso gli uffici del «Coroner» ed a partire da quella data la famiglia del signor Sirchia potrà avere accesso, su richiesta, ai relativi atti.
  Il consolato generale a Londra continuerà a mantenere i contatti con le autorità locali ed a fornire la massima assistenza ai familiari del connazionale deceduto, anche per ciò che concerne il rimpatrio della salma.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   PORTA, BUCCHINO, GIANNI FARINA, FEDI, GARAVINI e NARDUCCI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   con la legge n. 88 del 5 giugno 2012 il Parlamento italiano ha ratificato l'accordo sul reciproco riconoscimento degli studi e dei titoli ufficiali di istruzione media e professionale stipulato con il Venezuela il 27 luglio 2007 e firmato il 22 gennaio 2010, un accordo insistentemente sollecitato dalla nostra comunità presente nella repubblica bolivariana;
   tale accordo, ai fini della prosecuzione degli studi a livello universitario da parte degli studenti che abbiano conseguito il baccellierato o il diploma di scuola superiore, prevede una precisa attività amministrativa di certificazione e di riconoscimento dei titoli da parte delle strutture di entrambi i Paesi;
   con sconcertante concomitanza, a Caracas è stato chiuso l'ufficio scuola presso il consolato, che coordinava e controllava le attività formative a beneficio dell'intera comunità italiana di quell'area;
   per il nuovo anno scolastico, la scuola paritaria italiana «Agostino Codazzi», abilitata a rilasciare titoli di studio che possono essere riconosciuti dall'ordinamento venezuelano, ha praticamente raddoppiato le rette, mettendo le famiglie di fronte al fatto compiuto;
   la scuola «Codazzi», in quanto scuola paritaria, riceve dal Ministero degli affari esteri un contributo di sostegno per le sue attività, di minore entità rispetto al passato, ma suscettibile di incremento per il nuovo anno scolastico se l'incremento previsto per questa voce nella legge di stabilità andrà, come è probabile, a buon fine –:
   quali siano le ragioni che hanno portato alla chiusura dell'ufficio scuola presso il consolato di Caracas e che cosa intenda fare perché si ritorni su questa decisione e l'ufficio sia ripristinato;
   se non ravvisi l'opportunità di far presente ai responsabili della scuola «Agostino Codazzi», tramite le nostre rappresentanze in Venezuela, di considerare con maggiore attenzione e sensibilità le difficoltà derivanti da un aumento così repentino e rilevante delle rette degli alunni, anche in vista di un più adeguato sostegno ministeriale alle attività della scuola.
(4-18349)

  Risposta. — La legge n. 135 del 2012 sulla revisione della spesa pubblica (cosiddetta legge sulla «spending review») ha disposto una graduale riduzione del contingente del personale di ruolo della scuola all'estero, che entro il 2017 da 1024 unità dovrà scendere a 624.
  Già dallo scorso settembre, tuttavia, il contingente è stato ridotto di 141 unità. Allo scopo di limitare per quanto possibile le conseguenze derivanti dalla forte contrazione intervenuta, si è provveduto a razionalizzare la dislocazione del personale della scuola, con particolare riferimento ai dirigenti scolastici, anche attraverso trasferimenti d'ufficio «estero su estero».
  Tale provvedimento è intervenuto in un contesto generalmente caratterizzato dal sistematico rilevante calo dei fondi sul capitolo 3153 attinente i contributi per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, ridottisi del 70 per cento dal 2007, che ha imposto di intensificare ulteriormente l'opera di razionalizzazione delle iniziative – già avviata negli ultimi anni indipendentemente dalla diminuzione delle risorse – al fine di salvaguardare, per quanto possibile, l'integrazione nel sistema locale dei corsi di italiano, iniziativa ritenuta la più rispondente alla complessiva azione all'estero del nostro Paese.
  La decisione di chiudere il posto di dirigente scolastico a Caracas è stata assunta a seguito di attenta ed approfondita ponderazione delle specifiche esigenze della Sede che ha registrato nel corso degli ultimi anni una graduale contrazione delle attività scolastiche oltre che la chiusura di uno dei due posti di docente di ruolo, e di quelle complessive della rete diplomatico-consolare, con particolare riferimento all'America Latina. Occorre tener presente infatti che – nell'ambito del provvedimento di «spending review» – sono stati complessivamente chiusi 18 posti di Dirigente scolastico a partire dal 1o settembre ed altri 4 verranno chiusi il prossimo marzo. In tale quadro di palese criticità, Caracas non è stata evidentemente l'unica sede a rimanere senza dirigente scolastico.
  Pur nella consapevolezza dei possibili disagi derivanti dalla chiusura del posto di dirigente scolastico, si ritiene che l'estensione delle funzioni attribuita al dirigente scolastico di Montevideo possa consentire di gestire adeguatamente le iniziative in corso in Venezuela. A tal proposito la Farnesina ha già comunicato al consolato generale a Montevideo la propria disponibilità a coprire le spese di missione in Venezuela del dirigente scolastico di Montevideo.
  Occorre osservare infine che è fortemente avvertita l'esigenza di avviare una riflessione sull'opportunità di razionalizzare la rete degli interventi per la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo. Al riguardo, si informa che il comitato di presidenza del Consiglio generale per gli italiani all'estero, su iniziativa del Ministro Terzi e del Consiglio generale per gli italiani all'estero stesso, ha concordato l'organizzazione a dicembre di un seminario congiunto tra il Ministero degli affari esteri, i Consigli generali per gli italiani all'estero e le regioni cui dovranno partecipare anche le altre istituzioni interessate, tra cui le università per stranieri, la Dante Alighieri, eccetera. Il tema della razionalizzazione dei compiti dei dirigenti scolastici all'estero figurerà tra gli argomenti di discussione.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   REGUZZONI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   la Mascioni Spa di Cuvio, storica azienda tessile varesina, ha comunicato che, per far fronte agli ordini attuali e con la cassa integrazione in atto, può continuare con una forza lavoro di 220 dipendenti, contro gli attuali 350;
   dopo che, nel maggio del 2011, era già stata aperta una procedura di mobilità per 32 lavoratori, si prevede quindi la medesima procedura per altri 130 dipendenti;
   ulteriori dettagli saranno discussi nel corso dei prossimi incontri fra la direzione dell'azienda e le organizzazioni sindacali;
   la Mascioni rappresenta l'unico polo produttivo della zona, ed è una delle principali aziende tessili del varesotto;
   i fatti descritti si inseriscono in una situazione che, in provincia di Varese, merita delle serie riflessioni: in pochi mesi la crisi ha infatti già coinvolto realtà storiche e importanti come la Inda di Caravate e la Whirlpool, tutte imprese che rappresentano delle eccellenze per la zona –:
   se non si intenda avviare un tavolo di confronto fra l'azienda e i rappresentanti dei lavoratori, al fine di individuare ogni utile soluzione, il più possibile condivisa, che tuteli l'occupazione nello stabilimento di Cuvio;
   quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare a sostegno delle piccole e medie imprese che, non solo in provincia di Varese, rappresentano un patrimonio industriale fondamentale per il rilancio dell'economia. (4-14141)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame con cui si chiede quali iniziative si intendano assumere al fine di individuare soluzioni che tutelino l'occupazione nello stabilimento di Cuvio (Varese), si rappresenta quanto segue.
  Sulla base di quanto comunicato dagli uffici competenti di questo ministero, la società Mascioni Spa con sede a Milano e unità produttiva a Cuvio (Varese), opera nel settore industriale del tessile e dell'abbigliamento.
  Nella sede di Cuvio (Varese), la medesima società occupa circa 360 dipendenti, in favore dei quali, con decreto n. 56789 del 4 febbraio 2011, è stato concesso, a seguito dell'approvazione del relativo piano aziendale di crisi, il trattamento di integrazione salariale per il periodo dal 28 giugno 2010 al 27 giugno 2011
  Alla direzione territoriale del lavoro di Varese la medesima azienda ha rappresentato che, nonostante l'oggettivo sovradimensionamento dell'organico aziendale rispetto ai ridotti volumi di lavoro, non è in corso alcuna procedura di riduzione del personale.
  Il bilanciamento dell'effettiva necessità di manodopera rispetto al grado di saturazione ordini è gestito con il ricorso ad altri ammortizzatori sociali.
  Permangono comunque condizioni di generale incertezza sul quadro economico produttivo con evidente criticità di mercato, sia in termini di generale pesante contrazione dei consumi, che di correlata specifica riduzione della domanda di servizi di nobilitazione effettuati dalla Mascioni Spa (peraltro accentuata dalla forte concorrenza di altri nobilitatori italiani e stranieri).
  A fronte di ciò ed alla conseguente riduzione dei volumi di lavoro, la direzione aziendale, le organizzazioni sindacali territoriali, nelle persone dei loro rispettivi segretari e le rappresentanze sindacali aziendali hanno concordato di utilizzare l'istituto del contratto di solidarietà, per il periodo marzo 2012/marzo 2013, in modo da salvaguardare i livelli occupazionali e ridurre il disagio economico dei lavoratori sospesi dal lavoro e, contestualmente, organizzare le prestazioni lavorative in funzione delle esigenze tecnico/produttive. Tale ipotesi di accordo è stata approvata pressoché all'unanimità (97 per cento) dalle assemblee dei dipendenti.
  Il ricorso al suddetto istituto implicherà pertanto, per il lasso temporale che specificamente lo riguarda, il mantenimento in forza di tutti gli attuali dipendenti e l'esclusione dell'attivazione di procedure di licenziamento collettivo.
  Quanto alle iniziative assunte in ordine al sostegno delle piccole e medie imprese con particolare riferimento ai profili occupazionali, con il decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 24 marzo 2012, n. 27 («Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività»), al fine di promuovere l'imprenditoria giovanile, è stata introdotta la possibilità di costituire società a responsabilità limitata semplificata, con capitale sociale da 1 euro fino a 10.000 euro, da parte di giovani che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età.
  Inoltre, con l'articolo 59 del decreto-legge n. 5 del 2012, convertito, con modificazioni, dall'articolo 1 comma 1, della legge 4 aprile 2012, n. 35 («Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo»), è stato esteso di ulteriori 12 mesi il periodo entro cui, nelle regioni del Mezzogiorno, i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati, fra cui rientrano anche i giovani, possono usufruire del credito di imposta introdotto dall'articolo 2 del decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 per la creazione di nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno.
  Di recente, con il decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese), è stato creato un quadro di riferimento normativo nazionale per le imprese innovative (start-up) che dovrebbe ispirare e sostenere lo sforzo che negli ultimi anni le regioni e gli altri attori pubblici e privati hanno profuso a loro favore.
  Nell'introdurre la definizione di impresa innovativa, le nuove misure toccano tutti gli aspetti più importanti del ciclo di vita di una start-up – dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura – ponendo l'Italia all'avanguardia nel confronto con gli ordinamenti dei principali partner europei. Tali norme danno anche seguito a quanto indicato nel programma nazionale di riforma e rispondono a raccomandazioni specifiche dell'Unione europea che individuano nelle start-up una leva di crescita e di creazione di occupazione per l'Italia.
  Le start-up devono assumere la veste giuridica di società di capitali, costituite anche in forma cooperativa non quotate, detenute e controllate almeno al 51 per cento da persone fisiche. Esse devono avere la sede principale in Italia, meno di 4 anni di attività e un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro; non devono altresì distribuire utili e il loro contenuto innovativo è identificato con la destinazione di almeno il 30 per cento delle loro spese in ricerca e sviluppo. Inoltre, almeno 1/3 della forza lavoro complessiva deve essere costituita da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, ovvero occorre essere titolari o licenziatari di brevetto. È previsto l'obbligo di iscrizione all'apposita sezione speciale del registro delle imprese, per assicurare massima trasparenza sui dati start-up.
Il Viceministro del lavoro e delle politiche socialiMichel Martone.


   REGUZZONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
   nel mese di agosto il comune di Busto Arsizio (Varese) e numerosi altri comuni della bassa provincia di Varese e dell'Alto milanese sono stati colpiti da violenti nubifragi, con creazione di trombe d'aria e numerosi danni a cose ed edifici;
   da più parti — compresa una richiesta dell'interrogante — sono state avanzate richieste agli enti competenti ai fini di ottenere la dichiarazione dello stato di calamità ed adeguati interventi del settore pubblico a sostegno dei danneggiati –:
   se e quali azioni il Governo abbia attuato o intenda attuare al riguardo e quali siano le tempistiche. (4-17566)

  Risposta. — In relazione all'interrogante in esame concernente l'evento meteorologico del 6 agosto 2012 in provincia di Varese e Milano, si fa presente quanto segue.
  Il Centro funzionale decentrato della regione Lombardia il giorno 5 agosto 2012 ha emesso il proprio bollettino di criticità regionale prevedendo criticità ordinaria per rischio idraulico diffuso sulla zona d'allerta denominata Pianura occidentale (Lomb D) e criticità ordinaria per rischio idrogeologico localizzato sulle zone d'allerta Prealpi centrali (Lomb H), Nordovest (Lomb C), Media-bassa Valtellina (Lomb B). I comuni interessati dall'evento in oggetto ricadono nella zona d'allerta Pianura occidentale.
  Il servizio (centro funzionale centrale – settore meteo del dipartimento della promozione civile nella giornata del 6 agosto ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse prevedendo «dal pomeriggio di lunedì 6 agosto 2012, e per le successive 2-12 ore, [...] precipitazioni, a prevalente carattere di rovescio o temporale, su Piemonte, Val d'Aosta, Veneto e Friuli Venezia Giulia. I fenomeni potranno dar luogo a rovesci di forte intensità, locali grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento».
  Il dato pluviometrico più rappresentativo dell'evento in oggetto è stato registrato dal pluviometro nell'area urbana del comune di Busto Arsizio, che riportava precipitazioni intense a partire dalle ore 16:30 locali; le precipitazioni si sono interrotte alle ore 18:30 con una cumulata complessiva nelle 2 ore di 29 millimetri e di 26 millimetri in 30 minuti (fra le 16:40 e le 17:10). Il tempo di ritorno relativo ad 1 ora e a 3 ore è inferiore a 10 anni.
  Le stazioni pluviometriche limitrofe non hanno registrato precipitazioni significative; né ci sono state precipitazioni nelle 24 ore precedenti e nelle 24 ore successive all'evento.
  L'analisi delle mappe derivate dai dati della rete radar permette di vedere che effettivamente nel pomeriggio del 6 agosto 2012 c'e stato un nucleo temporalesco che ha attraversato dapprima le province di Vercelli e Novara in Piemonte e poi le province di Milano e Varese e a seguire la provincia di Como, stimando punte di precipitazione istantanea molto elevata compatibile con fenomeni molto intensi, tipo tromba d'aria, molto localizzati.
  Al dipartimento della protezione civile sono noti effetti al suolo tramite segnalazioni in merito da parte della sala situazione Italia, dalla Prefettura di Varese e dal report informativo del centro funzionale decentrato della regione Lombardia.
  Ci sono stati numerosi interventi dei vigili del fuoco per tetti di abitazioni scoperchiati e alberi caduti per il forte vento nei comuni di Busto Arsizio, Gallarate, Ferno e Lonate Pozzolo in provincia di Varese; è stato danneggiato anche il palazzo dello sport di Busto Arsizio-Malpensa per mancanza di corrente e la tratta Monza-Molteno-Lecco causa caduta alberi sui binari.
  Per quanto concerne l'intensità, l'evento è stato caratterizzato da un estensione regionale e da un quadro di effetti al suolo ascrivibili, ai sensi della Direttiva 24 febbraio 2004, ad una situazione di ordinaria criticità e solo localmente sull'area interessata dal nucleo temporalesco ad una situazione di elevata criticità.
  Non essendo pervenuta ad oggi al dipartimento della protezione civile alcuna richiesta di dichiarazione di stato di emergenza da parte della regione, né alcuna nota informativa sull'accaduto da parte della regione Lombardia, non sussistono gli elementi per ipotizzare la necessità di un intervento con mezzi e poteri straordinari ai sensi dell'articolo 5, comma 2 della legge n. 225 del 1992 e successive modifiche ed integrazioni.
Il Ministro per i rapporti con il ParlamentoDino Piero Giarda.


   REGUZZONI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del regolamento (CE) 847/2004, la legge 28 gennaio 2009, n. 2, prevede una sostanziale liberalizzazione del trasporto aereo da attuarsi anche mediante revisione degli accordi bilaterali che ne disciplinano i vari aspetti;
   il nostro Paese ha intrapreso la procedura di revisione di detti accordi bilaterali con l'Algeria, inviando una nota verbale di carattere generale che prospetta l'apertura di negoziati per una maggiore liberalizzazione degli accordi aerei attualmente in vigore –:
   se sia pervenuta una conclusione dei negoziati ovvero quale sia lo stato della trattativa;
   quale siano i contenuti dell'intesa o le problematiche che ne impediscono la conclusione;
   se e quali iniziative il Governo intenda attuare. (4-18042)

  Risposta. — A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 2 del 2009 (decreto «Salva Malpensa») il Ministero degli affari esteri, d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'ente nazionale aviazione civile, ha messo a punto una road map operativa, periodicamente aggiornata, che ha dato il via alla rinegoziazione degli accordi aerei con numerosi paesi extra Unione europea strategicamente individuati, ad oggi 64, tra cui l'Algeria.
  A tale paese è stata inviata, già nel maggio 2009, in aggiunta alla richiesta di carattere generale di rinegoziare l'accordo aereo del 1965 ed il memorandum of understanding del 2003, una proposta ad hoc sulla base dello specifico interesse per lo sviluppo delle relazioni aeree bilaterali.
  Il 7-8 novembre 2012, si è tenuto a Roma un incontro negoziale per la revisione dell'Accordo aereo del 1965. In tale occasione si è proceduto alla parafatura di un nuovo Accordo aereo che non è stato possibile firmare in occasione del vertice italo-algerino tenutosi il 14 novembre scorso ad Algeri, in quanto in attesa del prescritto parere della commissione Europea.
  L'esecutivo comunitario si è espresso in senso favorevole il 23 novembre 2012: l'accordo sarà pertanto sottoscritto alla prima occasione utile.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriMarta Dassù.


   REGUZZONI. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del Regolamento (CE) 847/2004, la legge 28 gennaio 2009, n. 2, prevede una sostanziale liberalizzazione del trasporto aereo da attuarsi anche mediante revisione degli accordi bilaterali che ne disciplinano i vari aspetti;
   il nostro Paese ha intrapreso la procedura di revisione di detti accordi bilaterali con la Moldova, inviando una nota verbale di carattere generale che prospetta l'apertura di negoziati per una maggiore liberalizzazione degli accordi aerei attualmente in vigore –:
   se sia pervenuta una conclusione dei negoziati ovvero quale sia lo stato della trattativa;
   quali siano i contenuti dell'intesa o le problematiche che ne impediscono la conclusione. (4-18631)

  Risposta. — A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 2 del 2009 (decreto «salva Malpensa») il Ministero degli affari esteri, d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'Ente nazionale aviazione civile, ha messo a punto una road map operativa, periodicamente aggiornata, che ha dato il via alla rinegoziazione degli accordi aerei con numerosi Paesi extra Unione europea strategicamente individuati, ad oggi 64, tra cui la Moldova.
  Il 26 giugno 2012 l'accordo sullo spazio aereo comune tra Unione europea e Moldova ha sostituito tutti gli accordi bilaterali tra Stati membri Ue ed il Paese consentendo un potenziamento del traffico aereo sugli scali italiani, grazie all'incremento delle rotte e dei diritti di traffico fruibili.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   REGUZZONI e MONTAGNOLI. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
   in attuazione del Regolamento (CE) 847/2004, la legge 28 gennaio 2009, n. 2, prevede una sostanziale liberalizzazione del trasporto aereo da attuarsi anche mediante revisione degli accordi bilaterali che ne disciplinano i vari aspetti;
   il nostro Paese ha intrapreso la procedura di revisione di detti accordi bilaterali con la Giordania, inviando una nota verbale di carattere generale che prospetta l'apertura di negoziati per una maggiore liberalizzazione degli accordi aerei attualmente in vigore –:
   se sia pervenuta una conclusione dei negoziati ovvero quale sia lo stato della trattativa;
   quali siano i contenuti dell'intesa o le problematiche che ne impediscono la conclusione;
   se e quali iniziative il Governo intenda attuare ai fini di migliorare le condizioni di concorrenza e liberalizzazione del trasporto aereo. (4-18638)

  Risposta. — A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 2 del 2009 (decreto «salva Malpensa») il Ministero degli affari esteri, d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'Ente nazionale aviazione civile e le competenti direzioni del Ministero degli affari esteri, ha messo a punto una road map operativa, periodicamente aggiornata, che ha dato il via alla rinegoziazione degli accordi aerei con numerosi Paesi extra Unione europea strategicamente individuati, ad oggi 64, tra cui la Giordania.
  A tale Paese è stata inviata, nel luglio 2009, in aggiunta alla richiesta di carattere generale di rinegoziare l'accordo aereo, una proposta ad hoc sulla base dello specifico interesse per lo sviluppo delle relazioni aeree bilaterali.
  La successiva azione diplomatica e negoziale ha portato alla definizione di una intesa tecnica, entrata in vigore nel 2011, che ha permesso di introdurre nelle nuove intese le norme comunitarie, un regime di multi-designazione ed un incremento di frequenze e dei punti di destinazione.
  Nel corrente anno è entrato in vigore l'accordo aereo globale euro-mediterraneo tra l'Unione europea e Giordania che ha sostituito tutti gli accordi bilaterali tra gli Stati membri Ue e la Giordania e che consentirà un potenziamento del traffico aereo sugli scali italiani, grazie all'incremento delle rotte e dei diritti di traffico fruibili.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteriStaffan de Mistura.


   RONDINI e BITONCI. — Al Ministro della salute, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. — Per sapere – premesso che:
   la nostra società risulta minacciata da nuove forme di psicopatologie, le cosiddette «dipendenze comportamentali», cioè situazioni in cui un soggetto si trova ad essere prigioniero dei propri comportamenti, che in un primo momento danno un piacevole intrattenimento ma poi, con il passare del tempo, si trasformano spesso in atteggiamenti compulsivi privi di controllo;
   una di queste tipologie di dipendenza è il gioco d'azzardo, che ha subito negli ultimi anni un'accelerazione improvvisa grazie anche al gioco on-line (nelle forme, ad esempio, dei videopoker, e dei casinò on-line) e che viene ricompreso oggigiorno nelle cosiddette «tecnodipendenze»;
   si stima che in Italia siano 800.000 le persone dipendenti dal gioco d'azzardo e che siano quasi due milioni i soggetti a rischio. Si stima, altresì, che vengano spesi nel gioco circa 1.260 euro pro capite;
   l'emergenza è stata spesso denunciata, anche di recente, sia a mezzo stampa, sia per bocca di associazioni di volontariato e di enti che operano per fronteggiare tali forme di dipendenza;
   a fronte di ciò, lo Stato sembra invece incentivarle, anche tramite campagne di informazione mirate, ad esempio, ad un gioco «legale e responsabile», come recita un documento predisposto dai Monopoli e destinato ai giovani;
   lo Stato dovrebbe, al contrario, garantire i propri cittadini, soprattutto i più giovani, anziché avviarli a queste forme di intrattenimento, perché non è accettabile che esse producano la distruzione psicologica, oltre che economica, di molte famiglie italiane;
   analoghe preoccupazioni valgono per i più comuni videogiochi. Oggi più che mai, con l'evoluzione tecnologica, gli stili di vita, in particolare dei bambini e degli adolescenti, sono più sedentari rispetto al passato: il gioco all'aria aperta, gli spazi verdi urbani e i giochi di gruppo hanno lasciato il posto ad intrattenimenti ludici privi di socializzazione, di relazione sociale e di attività motoria;
   un elevato numero di bambini e di adolescenti risulta attratto dal fascino dei videogiochi, in alcuni casi, peraltro, eticamente discutibili, e molto spesso i genitori stessi non trovano la capacità di porvi un rimedio;
   queste tipologie di dipendenze non vanno sottovalutate. Spesso, invece, si tende a sminuirle, se non addirittura a considerarle come stimolo positivo per la crescita di un soggetto. La confusione che ancora vige nella dottrina e nel complesso dei dati scientifici in materia, privi di univocità, rischia di permettere a questo fenomeno di aggravarsi, in assenza di interventi efficaci, anche di carattere preventivo;
   come sostiene buona parte della dottrina scientifica in materia, infatti, tali forme comportamentali possono portare conseguenze molto serie, non solo dal punto di vista economico (che nel caso del gioco d'azzardo costituisce un importante fattore negativo) ma anche nella sfera intima e personale, nel processo di sviluppo di una persona. Questi intrattenimenti, a detta di numerosi medici e psicologi, finiscono spesso per inibire lo sviluppo della coscienza etica e del sentire empatico;
   i rischi sono connessi a vari fattori: in primis l'abuso o l'uso scorretto di tali intrattenimenti, soprattutto da parte di minorenni, che portano spesso all'estraniamento dalla realtà, alla mancanza di empatia, quando non anche all'epilessia, al sovrappeso e ai disturbi della vista;
   vi sono poi i rischi legati ai contenuti violenti di alcuni videogiochi, il che può far aumentare l'aggressività nelle persone che ne fanno un uso eccessivo. L'utilizzo dei videogiochi, infatti, causa un significativo incremento della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore che, oltre a permettere l'apprendimento e il consolidamento mnemonico delle nuove informazioni, fa aumentare il comportamento aggressivo del giocatore, legato al piacere e alla ricerca di nuove ed intense emozioni;
   anche il gioco d'azzardo viene considerato un vero e proprio disturbo del controllo degli impulsi, caratterizzato da un desiderio impellente e con forti ripercussioni non solo sulla sfera economica di chi ne è affetto (e di conseguenza, nel caso di minori o adolescenti, anche delle loro famiglie) ma anche sulla sfera sociale e di relazione dei medesimi. Non sono rare, infatti, le situazioni di disagio familiare capaci di provocare persino separazioni coniugali, oppure episodi tragici, come la cronaca nera ha riportato anche di recente (ad esempio: il suicidio di una giovane donna, nell'estate scorsa, dopo che aveva perso migliaia di euro al videopoker, o la morte per trombosi venosa di un adolescente, dopo che aveva giocato ininterrottamente per dodici ore ad un videogioco);
   in Italia è in continua crescita il numero di giovani (in particolare tra i 15 e i 19 anni) affetto da dipendenza da gioco e le istituzioni non possono rimanere inerti di fronte a simili patologie, in grado di pregiudicare l'equilibrio e il benessere psico-fisico dei soggetti che ne sono affetti, nonché la situazione economica di numerose famiglie italiane, peraltro già colpite dalla crisi finanziaria in atto –:
   quali iniziative il Ministro intenda adottare al fine di fronteggiare l'aumento e le conseguenze dannose, anche dal punto di vista sociale e sanitario, del gioco d'azzardo nel nostro Paese e quali interventi di competenza intenda approntare, da un lato per prevenire l'insorgere delle patologie legate alla dipendenza dal gioco, dall'altro per aiutare le persone affette da tali comportamenti compulsivi e le loro famiglie. (4-18781)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, con il quale l'interrogante esprime preoccupazione per l'incremento del fenomeno del gioco d'azzardo e per il rischio che anche il gioco legale possa determinare fenomeni di ludopatia, si rappresenta quanto segue.
  La questione dei potenziali pericolo del gioco era già stata affrontata con la legge di stabilità 2011 (legge n. 220 del 2010), che all'articolo 1, comma 70, ha introdotto nella normativa il concetto di ludopatia conseguente a gioco compulsivo.
  Inoltre, il decreto n. 98 del 2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 111 del 2011; ha stabilito il divieto di partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di anni diciotto e le relative sanzioni a carico dei titolari delle licenze o dei locali che ne consentano la partecipazione.
  Lo stesso decreto affidava, ai fini del miglior conseguimento degli obiettivi di tutela del giocatore e di contrasto ai fenomeni di ludopatia connessi, al Ministero dell'economia e delle finanze ed all'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato l'avvio di procedure di analisi e di verifica dei comportamenti di gioco volti ad introdurre misure di prevenzione dei fenomeni ludopatici.
  La Commissione europea, nel libro verde avente ad oggetto lo studio del fenomeno del gioco compulsivo, ha evidenziato, in base agli studi effettuati da molti Stati membri, che le comunicazioni commerciali possono incitare gruppi particolarmente vulnerabili a causa o della loro situazione finanziaria (giocatori a basso reddito) o della loro inesperienza (in particolare i giovani adulti di età compresa tra diciotto e ventuno) e le persone che non sono consapevoli dei rischi connessi con il gioco d'azzardo problematico. Dagli studi è anche emerso che sono particolarmente vulnerabili soggetti con precedenti di dipendenza ad una sostanza chimica.
  Anche il Parlamento europeo è intervenuto nella materia, adottando una risoluzione tesa a stimolare contributi sugli strumenti normativi e tecnici che gli Stati membri utilizzano o potrebbero utilizzare per garantire la tutela dei consumatori e la salvaguardia dell'ordine pubblico o di altri interessi pubblici.
  Il gioco d'azzardo patologico è stato, inoltre, oggetto di una approfondita indagine conoscitiva condotta presso la XII commissione affari sociali della Camera dei deputati.
  Nell'ambito dell'indagine è emersa chiaramente la necessità di un approccio integrato nella materia, che non si limiti a riconoscere il contenuto patologico di determinate forme di propensione al gioco, garantendo la presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale dei soggetti affetti da ludopatia, ma anche ad intervenire nel campo della prevenzione primaria attraverso la promozione di campagne di sensibilizzazione sull'uso responsabile del denaro, sulla limitazione all'accesso al debito e sui rischi collegati al gioco d'azzardo, particolarmente nelle scuole.
  Nella seduta del 12 agosto scorso, la XII commissione affari sociali della Camera ha approvato il documento conclusivo dell'indagine, nel quale è stata evidenziata l'esigenza di disporre di una maggiore conoscenza dei dati ed è stata sottolineata l'opportunità di intervenire nel campo della pubblicità, di operare una limitazione dei giochi, di «sistematizzare» la cura della patologia del gioco d'azzardo mediante il riconoscimento e l'inserimento della patologia nei cosiddetti livelli essenziali di assistenza, di avviare un'operazione di trasparenza nelle procedure di concessione e di definire una legge.
  Nel documento conclusivo dell'indagine, sono stati affrontati tutti i temi inerenti la problematica, quali il quadro del fenomeno, l'evoluzione e l'entità dello stesso, il profilo dei giocatori, gli aspetti sanitari e, tra questi, il ruolo della pubblicità.
  Lo stesso documento ha, inoltre, evidenziato la necessità di una puntuale e rigorosa informazione diretta al giocatore, al fine di renderlo edotto sulla probabilità di vincita per ogni giocata, nonché la sperimentazione di formule organizzative che prevedano l'accesso ai giochi esclusivamente con una card personale per autolimitare la spesa da impiegare nel gioco ed impedire l'accesso ai minori.
  In più occasioni ho dichiarato che, a mio avviso, la pratica del gioco con vincita in denaro deve essere prerogativa esclusivamente di soggetti maggiorenni e consapevoli dell'alea della vincita in relazione alla posta in gioco.
  Già da tempo avevo dato mandato ai miei uffici di approfondire la questione e di formulare alcune proposte normative, da sottoporre alla valutazione delle altre amministrazioni coinvolte, per disciplinare e distinguere meglio le funzioni di governo e le competenze.
  L'attenzione che la commissione affari sociali della Camera dei deputati ha dedicato al fenomeno delle degenerazioni comportamentali nelle attività di gioco e le numerose proposte di legge all'attenzione del Parlamento hanno rafforzato l'intento mio e di tutto il Governo di intervenire con urgenza nella materia.
  La questione è stata, affrontata già con il disegno di legge «delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita», approvato dal Consiglio dei ministri il 16 aprile 2012, attualmente all'esame della Camera dei deputati.
  Tale provvedimento prevede la delega al Governo in materia di giochi pubblici. Nell'ambito di tale delega venivano previste, oltre ad una raccolta sistematica della disciplina e ad un riordino del prelievo erariale sui singoli giochi, specifiche disposizioni volte alla tutela dei minori dalla pubblicità dei giochi ed al recupero dei soggetti interessati dal fenomeno della ludopatia.
  Nel provvedimento, attualmente all'esame del Senato, viene confermato il modello organizzativo fondato sul regime concessorio ed autorizzatorio, ritenuto indispensabile per la tutela della fede, dell'ordine e della sicurezza pubblici, per la prevenzione del riciclaggio dei proventi di attività criminose, nonché per garantire il regolare afflusso del prelievo tributario gravante sui giochi.
  Non essendosi celermente concluso l’iter parlamentare della legge delega, con il Ministro Balduzzi e con gli altri colleghi del Governo, abbiamo ritenuto che fosse necessario affrontare la problematica con urgenza, nell'ambito del decreto-legge n. 58 del 2012, convertito dalla legge n. 158 del 2012, recante «disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute».
  In considerazione della diffusione della cosiddetta sindrome da gioco con vincita di denaro, che sta acquistando in alcune fasce di popolazione un carattere epidemico, generando forti disagi di carattere socioeconomico e sanitario, viene previsto il riconoscimento della ludopatia, quale patologia che caratterizza i soggetti affetti da dipendenza comportamentale dal gioco d'azzardo patologico, ai fini dell'aggiornamento delle prestazioni erogabili dal servizio sanitario. Viene, altresì, stabilita un'equiparazione di tale patologia alle altre dipendenze, al fine di garantire ai suddetti soggetti, il bisogno di salute, l'equità nell'accesso all'assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza.
  Con lo stesso provvedimento sono state introdotte altre disposizioni urgenti in materia di misure di contrasto alla ludopatia. Tali misure consentono di soddisfare l'esigenza di uno specifico intervento su alcuni fondamentali aspetti dei corretti stili di vita, il cui mancato controllo genera patologie per una larga fascia di cittadini ed incremento di spesa per il servizio sanitario nazionale.
  In particolare, si interviene con una regolamentazione degli spot televisivi in determinate fasce orarie e nei programmi e nelle rappresentazioni rivolte ai minori.
  Si prevede, altresì, il divieto di pubblicità in determinati luoghi protetti frequentati prevalentemente da minori, quali le sale cinematografiche in occasione della proiezione di film destinati prevalentemente alla visione dei minori, nonché sui mezzi di trasporto pubblico e sulla stampa giornaliera e periodica destinata ai minori.
  Sono vietati i messaggi pubblicitari di giochi con vincite in denaro che incitino al gioco, ovvero ne esaltino la pratica e quelli in cui vi sia la presenza di minori.
  Nei messaggi devono, inoltre, essere presenti formule di avvertimento sul rischio di dipendenza dalla pratica del gioco e di note informative sulle probabilità di vincita, pubblicate sul sito istituzionale dell'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, su quelli dei singoli concessionari dei giochi, nonché presso i punti di raccolta dei giochi.
  Inoltre, viene stabilita l'entità delle sanzioni per la violazione dei divieti previsti, disponendo una sanzione di maggiore entità nel caso in cui la violazione del divieto avvenga in mancanza delle prescritte autorizzazioni o concessioni governative.
  La nuova normativa mira a sottrarre le fasce più deboli della popolazione dall'influsso negativo del sistema pubblicitario che, invitando al gioco con scommesse con vincita in denaro, conduce le categorie più vulnerabili all'abuso di tale pratici.
  Peraltro, nel procedimento di conversione, la Camera dei deputati ha introdotto il divieto di mettere a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentano ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on line da soggetti autorizzati all'esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio od autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità.
  I gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, sono tenuti a esporre, all'ingresso e all'interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate alla sindrome da gioco d'azzardo (G.A.P.), come definita dall'organizzazione mondiale della sanità.
  Competente in merito alle attività di contestazione degli illeciti e di irrogazione delle sanzioni, ai sensi della legge n. 689 del 1981 è l'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato.
  Con un'altra modifica introdotta dalla Camera dei deputati viene previsto che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca segnali agli istituti di istruzione primaria e secondaria la valenza educativa del tema del gioco responsabile, affinché gli istituti, nell'ambito della propria autonomia, possano predisporre iniziative didattiche volte a rappresentare agli studenti il senso autentico del gioco ed i potenziali rischi connessi all'abuso o all'errata percezione del medesimo.
  Sono state inasprite le sanzioni concernenti il divieto di consentire la partecipazione ai giochi pubblici con vincita in denaro ai minori di diciotto anni.
  A tal fine, i giocatori devono essere identificati mediante richiesta di esibizione di un idoneo documento di riconoscimento, tranne nei casi in cui la maggiore età sia manifesta. Il titolare dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco che consente la partecipazione ai giochi pubblici a minori di diciotto anni, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila a ventimila euro (in precedenza da cinquecento a mille euro).
  Indipendentemente dalla sanzione amministrativa pecuniaria e anche nel caso di pagamento in misura ridotta della stessa, la violazione prevista è punita con la chiusura dell'esercizio commerciale, del locale o, comunque, del punto di offerta del gioco da dieci fino a trenta giorni (in precedenza fino a quindici giorni). Inoltre, per i soggetti che nel corso di un triennio commettono tre violazioni, anche non continuative, è disposta la revoca di qualunque autorizzazione o concessione amministrativa.
  In base ad un'altra norma aggiunta dalla Camera dei deputati, il Ministero dell'economia e delle finanze, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto, emana un decreto per la progressiva introduzione obbligatoria di idonee soluzioni tecniche, volte a bloccare automaticamente l'accesso ai giochi per i minori, nonché ad avvertire automaticamente il giocatore dei pericoli di dipendenza dal gioco.
  Viene previsto un piano annuale di controlli, predisposto dall'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, d'intesa con la società italiana autori ed editori, la polizia di Stato, l'arma dei carabinieri e la guardia di finanza, consistente in almeno diecimila verifiche, specificamente destinate al contrasto del gioco minorile, nei confronti degli esercizi commerciali in cui sono presenti apparecchi di gioco amusement with prizes (AWP), cioè quegli apparecchi che si attivano con l'introduzione di moneta metallica ovvero con appositi strumenti di pagamento elettronico, nelle aree e nelle sale con videoterminali o attività di scommessa su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, collocati in prossimità di istituti scolastici primari e secondari, di strutture sanitarie ed ospedaliere, di luoghi di culto.
  Si prevede, inoltre, la possibilità di segnalazione all'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato da parte degli agenti di polizia locale di violazioni in materia di giochi con vincite in denaro constatate nel corso della loro attività ordinaria.
  È prevista anche una progressiva ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta di alcuni giochi, con riferimento ai punti prossimi a istituti scolastici primari e secondari, strutture sanitarie ed ospedaliere, luoghi di culto.
  Viene prevista, infine, l'istituzione di un osservatorio per la valutazione delle misure più efficaci a contrastare la diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave.
  Ritengo che il Governo e il Parlamento abbiano affrontato il preoccupante fenomeno delle patologie correlate al gioco con vincita in denaro con grande tempestività e serietà ma, soprattutto, con grande sensibilità nei confronti delle fasce più deboli della popolazione.
  Mi auguro che l'entrata in vigore dell'intera disciplina dia un importante ed efficace contributo alla prevenzione, al contrasto ed alla cura della ludopatia.
Il Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazioneAndrea Riccardi.


   STRIZZOLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
   nei giorni scorsi, il gruppo che gestisce i centri commerciali «Conforama» ha comunicato la messa in mobilità di 50 dipendenti, sui circa 150 in forza presso l'unità ubicata nel comune di Bagnarla Arsa, in provincia di Udine;
   tale scelta ha creato grande preoccupazione fra tutti i dipendenti del gruppo le cui quote di maggioranza sono state recentemente acquisite dal «Gruppo Steinhoff International», presente in 22 Paesi, con centri commerciali dislocati tra Europa, Sud Africa, Australia e India, con 21 marchi commerciati e un totale di circa 55 mila dipendenti in servizio;
   le amministrazioni comunali di Bagnarla Arsa e di Palmanova (il centro commerciale oggetto del ridimensionamento di personale si trova a ridosso dei bastioni della città fortezza di Palmanova) con i rispettivi sindaci Cristiano Tiussi e Francesco Martines, nel ribadire la contrarietà e la preoccupazione per le decisioni assunte, si stanno attivando per sostenere la necessità di un tavolo di concertazione finalizzato a far rientrare la messa in mobilità di un numero di dipendenti così rilevante in un territorio già penalizzato da altre situazioni di crisi occupazionali;
   anche le rappresentanze sindacali si sono mobilitate per promuovere un serio confronto tra la direzione aziendale e i lavoratori con l'intento di definire azioni di tutela economica e sociale per i lavoratori colpiti dal provvedimento di messa in mobilità –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di tale situazione di crisi;
   se i Ministri interrogati siano informati dei programmi di ristrutturazione e di revisione delle dislocazioni dei centri commerciali nel territorio italiano e delle relative conseguenze sotto il profilo occupazionale del gruppo «Conforama»;
   quali iniziative intendano promuovere per tutelare i lavoratori interessati dal provvedimento di messa in mobilità assunto verso i dipendenti del centro di Bagnarla Arsa o di possibile intervento anche presso altri centri gestiti da «Conforama». (4-12330)

  Risposta. — La società Conforama Italia Spa è un'impresa che svolge sul territorio italiano – in 15 unità commerciali ad insegna «Conforama», «Emmezeta» ed «Emmezeta moda» – attività diretta di commercio al dettaglio di molteplici prodotti, tra i quali, in via esemplificativa, mobili, complementi di arredo, elettrodomestici, apparecchi elettrici ed elettronici, articoli di abbigliamento, articoli per le case, articoli per la persona, articoli per lo sport ed il tempo libero, articoli per il fai da te eccetera.
  Il mercato della distribuzione in Italia è ormai da diversi anni interessato da una fase di pesante e grave debolezza della domanda, causata dalla stagnazione dei consumi la cui flessione si protrae dal 2008. In tale contesto, nel corso dell'anno 2010, i settori merceologici nei quali opera Conforama Italia Spa hanno evidenziato delle ulteriori e generalizzate contrazioni.
  Nell'unità commerciale di Bagnaria Arsa (Udine) si è registrata, nei primi cinque mesi del 2011, una perdita di circa 1200.000,00 euro e una contrazione delle vendite pari all'11 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010, con una significativa flessione degli ingressi della clientela (-22 per cento) e del numero degli scontrini, confermando, a detta dell'azienda, l'irreversibile trend negativo causato dalla stagnazione dei consumi.
  In considerazione della negatività della situazione economica delineata, l'azienda ha deciso di adottare provvedimenti incisivi che consentano di ripristinare l'equilibrio economico e finanziario.
  Nel mese di giugno 2011 per il negozio di Bagnaria Arsa sono state individuate 50 unità in esubero su un organico di 161 unità (un dirigente, un quadro e 159 impiegati).
  Con comunicazione del 7 giugno 2011 la ditta Conforama Italia Spa ha attivato la relativa procedura di riduzione del personale/mobilità per il negozio di Bagnaria Arsa, oltreché di altri 5 negozi operanti in Italia.
  In seguito alla richiesta di incontro per l'esame congiunto di cui all'articolo 4, comma 5, della legge n. 223 del 1991, formulata dalle organizzazioni sindacali, sono stati effettuati tre incontri (il 5 e il 18 luglio 2011 e il 3 agosto 2011).
  Nel corso di tali incontri non si è raggiunto l'accordo che potesse consentire l'attivazione di ammortizzatori sociali tali da evitare risoluzioni unilaterali dei rapporti di lavoro.
  Con decreto direttoriale n. 64085 del 7 febbraio 2012 è stato approvato il programma di crisi aziendale per il periodo 1o ottobre 2011-30 settembre 2012 in favore della Conforama Italia Spa. A seguito dell'approvazione di detto programma è stata autorizzata la corresponsione del trattamento salariale in favore dei lavoratori dipendenti delle sedi di Vergiate (Varese) per un massimo di 10 unità lavorative, Bagnaria Arsa (Udine) per un massimo di 36 lavoratori, Cittaducale (Rieti) per un massimo di 12 lavoratori, Fasano (Brindisi) per un massimo di 19 lavoratori, Riposto (Catania) per un massimo di 33 lavoratori e Montalto Uffugo (Cosenza) per un massimo di 12 lavoratori.
  Il 9 luglio 2012 la società ha comunicato alle organizzazioni sindacali l'avvio della procedura di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 al fine della riduzione di personale presso le unità locali di Bagnaria (Arsa), (Udine), (Vergiate), (Varese), (Cittaducale), (Rieti), Fasano (Brindisi), Riposto (Catania), Mellilli (Siracusa) e cessazione di attività nell'unità locale di Montalto Uffugo (Cosenza).
  L'esubero complessivo dichiarato dalla società nella comunicazione di avvio della procedura è stato di 198 unità, di cui 34 individuate presso la sede operativa di Bagnarla Arsa (Udine).
  Con comunicazione del 31 agosto 2012 la società ha informato la competente direzione generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali della conclusione della fase sindacale della procedura avviata stante il mancato raggiungimento di un accordo all'esito di tre incontri avuti con le organizzazioni sindacali di riferimento (il 20 luglio, il 6 e il 28 agosto 2012) chiedendo al contempo di essere convocata in sede ministeriale al fine di esaurire le fasi della procedura stessa. L'ufficio ha quindi convocato le parti sociali interessate al fine di avviare la fase amministrativa della procedura di mobilità. Tale fase si è articolata in un primo incontrò il 20 settembre 2012 conclusosi con un comunicato di rinvio al 27 settembre 2012, quando, preso atto dell'impossibilità di raggiungere un accordo condiviso dalle parti sociali e della prossima scadenza temporale della fase stessa, è stata dichiarata esperita e conclusa con esito negativo la procedura di mobilità di cui agli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991.
  Adempiendo agli oneri procedurali così conclusi, pertanto, la società Conforama Italia Spa potrà dare seguito alle fasi successive di intimazione dei licenziamenti annunciati.
  Ad oggi è in atto la procedura di mobilità per 33 lavoratori (rispetto ai 50 previsti inizialmente, si sono ricollocati 17 lavoratori), determinando così una situazione critica.
  Resta alta la tensione sociale, anche a seguito degli scioperi del 22 e 23 settembre 2012.
Il Viceministro del lavoro e delle politiche socialiMichel Martone.


   STUCCHI e FAVA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   i signori Isabella Bellaccini e William Vittori hanno partecipato tramite il centro per l'impiego nell'anno 2010 al bando emesso dalla provincia di Siena per i lavori socialmente utili, inerenti a un progetto presentato dal tribunale di Siena;
   in data 27 settembre 2010 il centro per l'impiego di Siena ha assegnato due lavoratori, Bellaccini e Vittori, al tribunale di Siena per l'avvio del progetto, ma occorreva individuare un meccanismo tecnico per la retribuzione, in quanto il personale del tribunale non è legittimato al maneggio di denaro;
   tale meccanismo, ferma l'assegnazione dei due lavoratori al tribunale da parte della provincia, viene individuato nella delegazione di pagamento di cui all'articolo 1268 del codice civile alla cui esecuzione si rende disponibile il consiglio dell'ordine degli avvocati;
   la provincia avrebbe provveduto ad effettuare il bonifico in favore del consiglio, che a sua volta avrebbe remunerato i due lavoratori;
   l'accordo per il pagamento dei lavoratori è stato formalmente stilato da tutte le parti coinvolte;
   con tali condizioni i due soggetti in questione hanno iniziato a lavorare e all'approssimarsi della scadenza dei quattro mesi previsti dal bando son venuti a conoscenza che il tribunale aveva intenzione di prorogare il contratto;
   si recarono al centro per l'impiego di Siena per avere maggiori informazioni, ma risultava che i due lavoratori non erano mai stati assunti;
   Bellaccini e Vittori comunicarono con una lettera al presidente del tribunale quanto da loro appreso, chiedendo spiegazioni e riservandosi di adottare «provvedimenti adeguati», ma non ricevettero risposte soddisfacenti;
   denunciarono i fatti all'ispettorato del lavoro di Siena, che in data 7 aprile 2011 comunicò agli interessati l'archiviazione della pratica –:
   di quali elementi disponga il Governo in relazione alla vicenda descritta in premessa con particolare riferimento alle modalità secondo le quali è stato disciplinato il rapporto di lavoro con il Tribunale di Siena;
   quali motivazioni abbia addotto all'ispettorato del lavoro per archiviare la citata pratica posto che, ad avviso degli interroganti, esistono fondate ragioni per dubitare della correttezza della condotta dei veri enti coinvolti nella vicenda.
(4-13616)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, con cui si chiedono elementi circa le modalità con le quali è stato disciplinato il rapporto di lavoro di due lavoratori con il tribunale di Siena, si rappresenta quanto segue.
  Sulla base di quanto comunicato dalla Direzione territoriale del lavoro di Siena (Dtl), risulta che l'8 febbraio 2011, i signori Bellaccini Isabella e William Vittori presentarono alla suddetta direzione territoriale una richiesta di intervento per la regolarizzazione della posizione contributiva ed il recupero delle differenze retributive maturate a seguito della attività prestata dagli stessi presso il tribunale di Siena a partire dal 18 novembre 2010, a ragione della loro partecipazione ad un avviso per l'inserimento in attività socialmente utili promosso dalla provincia di Siena.
  Infatti, il settore formazione e lavoro della medesima provincia, con disposizione dirigenziale del 9 giugno 2010, aveva emanato un avviso per la realizzazione di interventi finalizzati ad integrare il reddito dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali attraverso inserimento in attività socialmente utili.
  Alla luce di quanto descritto il tribunale di Siena, nella persona del suo Presidente, richiedeva alla provincia di Siena l'avvio di n. 4 lavoratori, percettori di ammortizzatore sociale, da utilizzare in attività socialmente utili, con mansioni di ausiliario con funzioni di archiviazione e riordino archivio per il progetto di informatizzazione del processo civile e redigeva quindi apposito avviso per la realizzazione dell'intervento di integrazione del reddito.
  In data 27 settembre 2010, l'amministrazione provinciale di Siena comunicava l'assegnazione, per il progetto, dei due lavoratori Signori Bellaccini Isabella e William Vittori.
  Il tribunale di Siena chiedeva al Ministero della giustizia l'autorizzazione all'accettazione del contributo erogato dalla provincia di Siena.
  In data 15 novembre 2010 veniva convenuto tra la provincia di Siena, il tribunale di Siena ed il consiglio dell'ordine degli avvocati, che la suddetta provincia avrebbe provveduto ad effettuare bonifico in favore del consiglio dell'ordine per una somma corrispondente all'integrazione pari a 3.600 euro per entrambi i lavoratori, ed altre modalità di pagamento.
  In data 18 novembre 2010 il tribunale di Siena, ente partecipante al bando e soggetto ospitante, redigeva, per ambedue i lavoratori, i relativi verbali di immissione nell'esercizio delle funzioni con mansioni di riordino e classificazione di atti di archivio. Il bando prevedeva lo svolgimento di 36 ore settimanali per quattro mesi per le suddette mansioni; per tale attività il compenso dell'ente erogatore sarebbe stato pari alla differenza tra quanto percepito tramite l'ammortizzatore sociale e la paga mensile di un dipendente di categoria A1-Ccnl comparto Ministeri. L'importo erogabile non poteva comunque superare la somma di 450,00 euro lordi mensili (450*4*2=3.600 euro).
  A seguito della richiesta di intervento dei signori Bellaccini e Vittori, la Dtl di Siena ha effettuato un'audizione nei loro confronti e ha acquisito la documentazione inerente il rapporto di lavoro intercorso tra i medesimi lavoratori ed il tribunale di Siena.
  Dal verbale unico di accertamento del 27 aprile 2011 della direzione provinciale di Siena (Dpl), si evince che il tribunale di Siena non ha effettuato le prescritte comunicazioni di assunzione per i suddetti lavoratori entro i termini previsti dalla legge violando in tal modo l'articolo 9-bis, comma 2, della legge 28 novembre 1996, n. 608 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 1o ottobre 1996, n. 510, recante disposizioni urgenti in materia di lavori socialmente utili, di interventi a sostegno del reddito e nel settore previdenziale) come sostituito dall'articolo 1, comma 1180, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il quale prevede che le pubbliche amministrazioni sono tenute a comunicare, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, di proroga, di trasformazione e di cessazione, al servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro, l'assunzione, la proroga, la trasformazione e la cessazione dei rapporti di lavoro relativi al mese precedente.
  In coerenza con il dettato normativo, questo Ministero, con la nota n. 440 del 4 gennaio 2007, ha ribadito che l'obbligo della comunicazione in parola si estende, con riguardo ai soggetti, a tutti i datori di lavoro privati e pubblici, senza alcuna esclusione settoriale e, con riferimento al rapporto di lavoro, a tutte le tipologie legali, nonché ad altre esperienze lavorative assimilate previste dalla legge n. 196/1997 (borse lavoro) e ai lavori socialmente utili (lsu), specificando che nel caso di tirocini ovvero di altre esperienze lavorative assimilate, l'obbligo di comunicazione sussiste in capo al soggetto ospitante.
  Pertanto a ragione di ciò, con il suddetto verbale unico di accertamento del 27 aprile 2011, la Dtl di Siena ha provveduto alla notifica della diffida ora per allora ammettendo il trasgressore al pagamento in misura minima (articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124) visto che il tribunale di Siena, nella persona del suo Presidente, aveva effettuato spontaneamente le prescritte comunicazioni di assunzione per entrambi i lavoratori sopra citati in data 23 febbraio 2011.

  Al riguardo la Dtl di Siena ha rappresentato che alla data dcl 13 ottobre 2011 il responsabile/trasgressore non aveva dato dimostrazione di aver effettuato il pagamento in forma ridotta. Conseguentemente, la suddetta diffida ha prodotto gli effetti dell'illecito amministrativo ai sensi degli articoli 14 e 16 della legge n. 689 del 1981.
  Infine, in merito alle mansioni svolte dalla signora Bellaccini, la Dpl di Siena comunicava (nota del 7 aprile 2011) all'interessata che, non essendo possibile formulare un giudizio di prevalenza delle mansioni da essa svolte, soprattutto considerando che l'impegno orario settimanale era stato rimodulato (da 36 a 25 ore settimanali), non si riteneva vi fossero differenze retributive rispetto al lavoro effettuato.
Il Viceministro del lavoro e delle politiche socialiMichel Martone.


   ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
   il signor Gennaro Papa ha subito il 4 marzo del 2003 un grave incidente sul lavoro con conseguenti danni neurologici-psichiatrici, in seguito ad un accertato trauma cranico encefalitico con frattura dell'osso occipitale destro;
   la società per cui lavorava, la fallita Silia Spa di Pignataro maggiore (Caserta), da parte del tribunale di Casal Monferrato (Alessandria), in data 6 giugno 2006 veniva sottoposta a procedura in amministrazione controllata;
   si proponeva allora al signor Gennaro Papa di firmare un verbale, fatto in sede sindacale con il nuovo acquirente, la società Siltal Spa, con il quale avrebbe dovuto rinunciare a qualsivoglia risarcimento danni, per qualsivoglia comportamento omissivo/commissivo del precedente datore di lavoro e, anche, in via transattiva;
   tale verbale non veniva sottoscritto dal signor Papa che in data 9 febbraio 2010 vedeva il tribunale di Santa Maria Capo a Vetere pronunciare una sentenza che riconosceva la responsabilità dell'azienda sull'infortunio per violazione delle norme antinfortunistiche, con conseguente condanna del dirigente aziendale a venti giorni di reclusione, per lesioni colpose;
   nel frattempo Gennaro Papa, dopo un periodo in cassa integrazione veniva messo in mobilità ora giunta al termine –:
   se quanto riferito in premessa corrisponda al vero;
   se non ritenga il Ministro interrogato di avviare un'ampia indagine per accertare altri casi di lavoratori a cui, in sede sindacale, venga chiesto di rinunciare a cause in corso in nome di quello che agli interroganti appare un ricatto occupazionale e quali ulteriori iniziative intenda assumere anche in relazione al caso di cui in premessa. (4-14894)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, con cui si chiede se si intenda avviare un'indagine per accertare casi di lavoratori a cui, in sede sindacale, venga chiesto di rinunciare a cause in corso e quali iniziative si intendano assumere in relazione al caso del signor Papa, si rappresenta quanto segue.
  Sulla base delle informazioni acquisite dalle competenti strutture territoriali dell'Inail, risulta che il 4 marzo 2003 il signor Papa Gennaro, dipendente della Silia Spa, con sede a Pignataro Maggiore (CE), subì un infortunio sul lavoro nello stabilimento di produzione di elettrodomestici. In particolare, mentre si trovava nel reparto montaggio lavatrici il signor Papa venne investito da un carrello elevatore in fase di manovra. L'urto provocò la caduta violenta del lavoratore sul pavimento.
  A seguito dell'incidente il lavoratore venne trasportato presso l'ospedale civile di Caserta dove fu riscontrato un trauma cranico commotivo con frattura parietale sinistra nella regione occipitale.
  La competente sede Inail riconobbe un'inabilità temporanea assoluta al lavoro fino al 3 ottobre 2003, periodo durante il quale venne corrisposta l'indennità economica prevista dall'articolo 66 del testo unico n. 1124 del 1965. Dopo la guarigione clinica, venne accertata una menomazione permanente pari al 30 per cento e costituita la relativa rendita con decorrenza 4 novembre 2003.
  Risulta, inoltre, che con sentenza n. 207/2010 il tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) condannò il direttore responsabile e datore di lavoro dello stabilimento della Silia Spa per inosservanza della normativa per la sicurezza dei lavoratori e per mancata adozione di misure atte a impedire il verificarsi del sinistro.
  A seguito ditale sentenza, la sede Inail competente ottenne il parziale rimborso delle prestazioni dovute all'infortunato.
  Dagli accertamenti effettuati dalla direzione provinciale del lavoro di Caserta, è emerso che il signor Papa, ex dipendente Silia Spa, fu posto in Cigs e, in data 26 gennaio 2009, cessato dal rapporto di lavoro e inserito nelle liste di mobilità.
  In seguito all'attuazione della procedura di amministrazione straordinaria – in data 6 giugno 2006 –, la società Silia Spa fu ceduta alla Siltal Spa con la quale il signor Papa sottoscrisse – in data 24 luglio 2007 – un verbale di rinuncia al passaggio presso la Siltal Spa redatto in sede sindacale, ritenendo che quello propostogli dall'azienda cessionaria lo spingesse a rinunciare a qualsivoglia risarcimento danni, per qualsiasi comportamento omissivo e/o commissivo della precedente datrice di lavoro ed anche, in via transattiva, ad ogni azione promossa. Tale decisione era motivata dall'esistenza di un procedimento penale e civile nei confronti della Silia Spa che vide la sua definizione nella condanna del dirigente aziendale per inosservanza della normativa per la sicurezza dei lavoratori e per mancata adozione di misure atte a impedire il verificarsi del sinistro.
  In data 28 gennaio 2008 il signor Papa inoltrava istanza presso la commissione provinciale di conciliazione delle controversie individuali di lavoro presso la direzione provincial del lavoro di Caserta volta ad ottenere l'annullamento del verbale di rinuncia al passaggio presso la Siltal Spa, ma non fu raggiunto nessun accordo. 
  Il 6 luglio 2011 il signor Papa scriveva al giudice delegato al fallimento Siltal Spa chiedendo di essere riammesso presso la medesima società, in quanto dopo pochi mesi avrebbe cessato di fruire della indennità di mobilità ed avrebbe perso ogni forma di sostentamento per sé e per la propria famiglia. Con ricorso depositato il 13 settembre 2011 contro la fallita Siltal Spa in liquidazione, il signor Papa chiedeva l'annullamento del verbale di conciliazione in sede sindacale sottoscritto in data 24 luglio 2007, relativo alla rinuncia al passaggio alla società cessionaria e per l'effetto dichiarare la costituzione del rapporto di lavoro con Siltal Spa a far data dal 16 luglio 2007. Tale ricorso è stato rigettato dal tribunale di Casale Monferrato (AL) ed il signor Papa ha proposto l'appello che si terrà in Corte a Torino il 19 febbraio 2013.
  Dalle indagini esperite circa le modalità e la eventuale consuetudine adottata nell'addivenire ad accordi frutto di transazione, alcuni segretari sindacali di categoria hanno rappresentato che i verbali sottoscritti dai lavoratori sono frutto di quanto concordato a livello nazionale ed in accordo con i segretari nazionali di Fiom-Fim-Uilm e che per ottenere la rioccupazione di tutto il personale è stata accettata la richiesta della Siltal Spa ad effettuare i passaggi attraverso transazioni che prevedessero la rinuncia temporanea ad alcuni istituti contrattuali legati all'anzianità di servizio.
  In merito, invece, alle transazioni di singoli casi di lavoratori aventi cause pendenti nei confronti della vecchia gestione, si è proceduto seguendo la volontà del singolo lavoratore, dopo averli edotti circa gli effetti della sottoscrivenda transazione. I segretari di cui sopra hanno dichiarato di «tendere alla non sottoscrizione di tali atti transattivi e che tali scelte rimangono individuali per ogni lavoratore».
  Nel rispondere al quesito posto dall'interrogante, occorre precisare che il tema della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali costituisce obiettivo strategico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e dell'Inail, nell'ottica del tendenziale azzeramento del fenomeno infortunistico e tecnopatico.
  Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, infatti, intende perseguire la promozione di comportamenti rispettosi delle norme di legge applicabili in materia di salute e sicurezza sul lavoro ed efficaci in funzione prevenzionistica, sia completando l'attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) e s.m.i., sia favorendo ogni iniziativa promozionale idonea a determinare un accrescimento delle conoscenza in materia di salute e sicurezza nelle aziende, nei lavoratori e negli studenti, con particolare attenzione all'aspetto della formazione.
  In relazione allo specifico e gravissimo problema degli infortuni sul lavoro si rende necessario intervenire sulla formazione informazione dei lavoratori e delle imprese, nonché sulla prevenzione e sul rafforzamento dei controlli da parte degli enti preposti, al fine di promuovere una consapevolezza sempre più ampia sulle esigenze della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.
  Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è attivamente impegnato su tali fronti, nell'intento precipuo di favorire il dialogo e la collaborazione fra tutti i soggetti interessati, istituzionali e sociali, al fine di ridurre gli incidenti e le malattie professionali e la diffusione di sempre più elevati standards di sicurezza nei luoghi di lavoro. L'esistenza in concreto di una efficace strategia di contrasto al fenomeno infortunistico non passa solo attraverso il completamento, mediante le fonti di rango secondario previste dal decreto legislativo n. 81 del 2008, del quadro giuridico di riferimento ma anche attraverso la realizzazione di una serie di azioni pubbliche e private dirette a migliorare la prevenzione e i livelli di tutela in tutti gli ambienti di lavoro.
  Per tale ragione, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali sta attivando ogni possibile sinergia con soggetti pubblici e privati, al fine di migliorare «l'impatto» delle rispettive attività in termini di efficacia.
  In tale ottica si colloca, ad esempio, la definizione, con accordo in Conferenza Stato-regioni del 20 novembre 2008, dei criteri di impiego e l'attivazione delle somme (pari a 50 milioni di euro) di cui all'articolo 11, comma 7, del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, da destinare in favore di attività promozionali della salute e sicurezza, tra le quali una campagna di comunicazione (per complessivi 20 milioni di euro) sulla salute e sicurezza sul lavoro ed attività di formazione su base regionale (per complessivi 30 milioni di euro).
  Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali – in attuazione del predetto articolo 11 – ha, inoltre, partecipato alla programmazione, alla predisposizione nonché al cofinanziamento della campagna nazionale a sostegno del piano di prevenzione sulle malattie professionali. Tale campagna promossa insieme all'INAIL, al Ministero della salute, alle regioni ed alle province autonome, in collaborazione con le organizzazioni sindacali e di rappresentanza dei datori di lavoro, ha l'obbiettivo di richiamare l'attenzione di tutti i soggetti coinvolti sui principali fattori di rischio.
  Con il decreto correttivo n. 106 del 2009 si è poi consentito il superamento delle difficoltà operative da più parti evidenziate nel corso dei primi mesi di applicazione del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, perfezionando, in tal modo, il quadro normativo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e rendendolo, oltre che pienamente coerente con le normative internazionali e comunitarie in materia, idoneo a costituire il fondamento giuridico della strategia di contrasto al fenomeno infortunistico.
  L'imprescindibile finalità delle misure varate resta quella di rendere maggiormente effettiva la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro secondo linee di azione consistenti, tra l'altro, nel miglioramento dell'efficacia dell'apparato sanzionatorio al fine precipuo di assicurare una migliore corrispondenza tra infrazioni e sanzioni.
  A tale scopo si tiene conto dei compiti effettivamente svolti da ciascun attore della sicurezza, favorendo l'utilizzo di procedure di estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi mediante regolarizzazione da parte del soggetto inadempiente. La sanzione penale è riservata ai soli casi di violazione delle disposizioni sostanziali e non di quelle meramente formali (come, ad esempio, la trasmissione di documentazione, notifiche, eccetera).
  Tutti gli interventi proposti garantiscono, in ogni caso, il rispetto dei livelli di tutela oggi assicurati ai lavoratori e alle loro rappresentanze in qualsiasi ambiente di lavoro e in tutto il territorio nazionale, nonché l'equilibrio delle competenze tra lo Stato e le regioni in materia.
  Il risultato finale dell'intervento legislativo di riforma potrà comunque compiutamente apprezzarsi una volta che verrà completata l'emanazione di provvedimenti attuativi del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, di grande rilevanza e impatto sulle aziende e sui lavoratori.
  Molte delle iniziative dirette alla attuazione delle disposizioni del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sono devolute dal legislatore alla commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro (ex articolo 6 del decreto legislativo n. 81 del 2008, composta, in maniera paritaria e tripartita, da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche centrali competenti in materia, delle regioni, dei sindacati e delle organizzazioni dei datori di lavoro.
  Ricostituita con decreto ministeriale del 3 dicembre 2008, la commissione ha costituito al suo interno nove gruppi «tecnici» di lavoro, nei quali è garantita la presenza paritetica di rappresentanti delle amministrazioni pubbliche (comprese le regioni) e delle parti sociali, per affrontare, in tali sedi, gli argomenti attribuiti dalla legge alla commissione (ad esempio l'elaborazione di linee metodologiche per la valutazione dello stress lavoro-correlato, l'individuazione delle regole di funzionamento della cosiddetta «patente a punti» per gli edili) e per i quali si prevedono attività finalizzate alla attuazione del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
  Tali gruppi si sono regolarmente insediati e svolgono con continuità le attività ad essi attribuiti. All'esito delle attività istruttorie compiute in tali consessi, sono stati elaborati documenti di notevole importanza per gli operatori della salute e sicurezza sul lavoro e altri sono di prossima emanazione. Tra gli altri, si ricorda, che a seguito dell'adozione del parere sul concetto di «eccezionalità» di cui al punto 3.1.4 dell'allegato VI al decreto legislativo n. 81 del 2008, la commissione consultiva permanente – nella seduta del 18 aprile 2012 – ha ritenuto opportuno individuare specifiche procedure operative di sicurezza in «materia di sollevamento di persone con attrezzature di lavoro non previste a tal fine» allo scopo di garantirne la sicurezza nell'uso. Tali procedure costituiscono indicazioni di natura non vincolante per gli operatori e sono finalizzate a fornire indicazioni operative sulle modalità di utilizzo di dette attrezzature nei casi indicati dalla commissione.
  Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha completato talune ulteriori attività previste dal decreto legislativo n. 81 del 2008, tra le quali occorre ricordare:
   la predisposizione, in data 17 novembre 2010, delle indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato (articolo 28, comma 1-bis, del «testo unico») da parte della Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro, con avviso pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 304 del 30 dicembre;
   la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 159 dell'11 luglio 2011 del decreto interdipartimentale del 13 aprile 2011, recante: «Disposizioni in attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato ed integrato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106 in materia di salute e sicurezza sul lavoro» che disciplina le particolari modalità di svolgimento delle attività delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, delle organizzazioni di volontariato della Protezione civile, compresi i volontari della Croce, rossa italiana e del Corpo nazionale soccorso Alpini e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco;
   la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 98 del 29 aprile 2011 – supplemento ordinario n. 111 – del decreto interministeriale dell'11 aprile 2011 del Mi- nistero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero della salute e con il Ministero dello sviluppo economico, che disciplina le modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all'allegato VII del decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81, nonché i criteri per l'abilitazione dei soggetti di cui all'articolo 71, comma 13, del medesimo decreto legislativo;
   la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 60 del 12 marzo 2012 – supplemento ordinario n. 47 – dell'accordo, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 281 del 28 agosto 1997 tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, stipulato il 22 febbraio 2012, concernente l'individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti fornitori, la durata, gli indirizzi ed i requisiti minimi di validità della formazione, in attuazione dell'articolo 73, comma 5, del decreto legislativo n. 81 del 2008 e successive modificazioni e integrazioni;
   la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 83 dell'11 aprile 2011 del decreto del 4 febbraio 2011 «lavori su impianti elettrici ad alta tensione» a firma del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro della salute, che definisce i criteri per il rilascio delle autorizzazioni alle aziende che effettuano lavori sotto tensione, in attuazione dell'articolo 82, comma 2, del decreto legislativo n. 81 del 2008 e successive modificazioni e integrazioni;
   l'istituzione, con decreto interministeriale del 27 maggio 2011 (pubblicato sul bollettino ufficiale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 6 del 30 giugno 2011), del Comitato consultivo per la determinazione e l'aggiornamento dei valori limite di esposizione professionale e dei valori limite biologici relativi agli agenti chimici previsto dall'articolo 232, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni e integrazioni.

  Merita menzione, inoltre, il decreto interministeriale recante regole tecniche per la realizzazione ed il funzionamento del sistema informativo nazionale, per la prevenzione (SINP), ai sensi dell'articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 2008 n. 81 e successive modificazioni e integrazione.
  Il Sinp, in particolare, mira a fornire dati utili per orientare, programmare, pianificare e valutare l'efficacia della attività di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, relativamente ai lavoratori iscritti e non iscritti agli enti assicurativi pubblici, nonché per indirizzare le attività di vigilanza, attraverso l'utilizzo integrato delle informazioni disponibili negli attuali sistemi informativi, anche tramite l'integrazione di specifici archivi e la creazione di banche dati unificate.
  Su tale decreto è stato acquisito il parere favorevole della, conferenza permanente per i rapporti tra Stato, regioni e province autonome di Trento e di Bolzano. Da ultimo, sul provvedimento si è espresso il Consiglio di Stato.
  Inoltre, nella medesima conferenza si sono perfezionati gli accordi concernenti gli articoli 34 e 37 del testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che disciplinano, rispettivamente, la formazione del datore di lavoro, che svolge in proprio dei compiti di prevenzione e protezione, e la formazione dei lavoratori, preposti e dirigenti. Tali accordi sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale n. 8 dell'11 gennaio 2012.
  In ordine alle iniziative in materia di lavorazioni in «ambienti confinati», si evidenzia che nella Gazzetta ufficiale n. 260 dell'8 novembre 2011 è stato pubblicato il decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 14 settembre 2011 recante: «Norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati», a norma dell'articolo 6, comma 8 lettera g) del decreto legislativo n. 81 del 2008. Il decreto è frutto di un lavoro che ha coinvolto Stato, Regioni e verificatisi, negli ultimi anni, nei lavori in ambienti cosiddetti «confinati», quali silos, cisterne e simili.
  A tal proposito si fa presente che, al fine di fornire soluzioni tecniche, organizzative e procedurali per i lavori da realizzare nelle diverse tipologie di ambienti sospetti di inquinamento o confinati, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro – nella seduta del 18 aprile 2012 – ha adottato un manuale pratico. Tale manuale, come previsto dall'articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 177 del 2011, indica i contenuti di una procedura di sicurezza per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ed è rivolto a quanti operano a vario titolo in tale settore e, soprattutto, a tutte quelle micro e piccole imprese che si occupano di bonifiche e/o manutenzione in ambienti confinati.
  Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali persegue l'obiettivo della riduzione del fenomeno infortunistico anche perseguendo la massima efficacia delle attività di vigilanza sui luoghi di lavoro di propria competenza, In tali ambiti, ed in primo luogo nell'edilizia, è stata da tempo fornita alle strutture amministrative di riferimento l'indicazione di realizzare, innanzitutto, le attività dirette a perseguire le violazioni in materia di salute e sicurezza più gravi, in quanto in grado di mettere in pericolo la vita dei lavoratori. Tale impostazione ha consentito di raggiungere risultati molto soddisfacenti.
  Infine, va ricordato come il Ministero del lavoro e delle politiche sociali abbia predisposto e messo a disposizione dell'utenza una sezione del sito internet specificamente dedicata alla diffusione di notizie e pubblicazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali: Elsa Fornero.