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Resoconti stenografici delle indagini conoscitive

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Commissione VII
3.
Martedì 15 giugno 2010
INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:

Aprea Valentina, Presidente ... 3

INDAGINE CONOSCITIVA PER L'ESAME DELLE PROPOSTE DI LEGGE C. 2800, APPROVATA IN UN TESTO UNIFICATO DALLA 7a COMMISSIONE DEL SENATO, ED ABBINATE, RECANTE DISPOSIZIONI PER FAVORIRE LA COSTRUZIONE E LA RISTRUTTURAZIONE DI IMPIANTI SPORTIVI E STADI ANCHE A SOSTEGNO DELLA CANDIDATURA DELL'ITALIA A MANIFESTAZIONI SPORTIVE DI RILIEVO EUROPEO O INTERNAZIONALE

Audizione del dottor Franco Carraro, già presidente della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) e membro del Comitato olimpico internazionale (CIO) e di rappresentanti della Lega società di pallacanestro serie A, della Federazione italiana pallacanestro (FIP) e della Federazione italiana pallavolo (FIPAV):

Aprea Valentina, Presidente ... 3 5 7 8 9 11
Barbaro Claudio (PdL) ... 7 9 11
Barbieri Emerenzio (PdL) ... 5
Carraro Franco, Già presidente della FIGC e membro del CIO ... 3 7
Farina Renato (PdL) ... 6
Lolli Giovanni (PD) ... 6 9
Magri Carlo, Presidente della FIPAV ... 10 12
Palazzi Giovanni, Rappresentante della Lega società di pallacanestro serie A ... 11
Renzi Valentino, Presidente Lega società di pallacanestro serie A ... 9
Sigle dei gruppi parlamentari: Popolo della Libertà: PdL; Partito Democratico: PD; Lega Nord Padania: LNP; Unione di Centro: UdC; Italia dei Valori: IdV; Misto: Misto; Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MpA-Sud; Misto-Minoranze linguistiche: Misto-Min.ling.; Misto-Liberal Democratici-MAIE: Misto-LD-MAIE; Misto-Repubblicani; Regionalisti, Popolari: Misto-RRP; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia-Partito Liberale Italiano: Misto-Noi Sud LA-PLI.

COMMISSIONE VII
CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di martedì 15 giugno 2010


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE VALENTINA APREA

La seduta comincia alle 13,10.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web tv della Camera dei deputati.

Audizione del dottor Franco Carraro, già presidente della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) e membro del Comitato olimpico internazionale (CIO) e di rappresentanti della Lega società di pallacanestro serie A, della Federazione italiana pallacanestro (FIP) e della Federazione italiana pallavolo (FIPAV).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva per l'esame delle proposte di legge C. 2800, approvata in un testo unificato dalla 7a Commissione del Senato, ed abbinate, recanti disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell'Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale, l'audizione del dottor Franco Carraro, già presidente della Federazione italiana giuoco calcio (FIGC) e membro del Comitato olimpico internazionale (CIO) e di rappresentanti della Lega Società di Pallacanestro serie A, della Federazione italiana pallacanestro (FIP) e della Federazione italiana pallavolo (FIPAV).
Nel porgere i nostri saluti al dottor Carraro, che abbiamo già ascoltato nel corso delle precedenti legislature presso questa Commissione, vorrei congratularmi - non so se condividete - con la Nazionale, che nella partita di ieri ha conseguito un pareggio; so che voi siete molto esigenti, ma comunque abbiamo superato il primo ostacolo. Speriamo di godere di spettacoli migliori e di un calcio all'altezza di campioni mondiali.
Do la parola al dottor Carraro per lo svolgimento della relazione.

FRANCO CARRARO, Già presidente della FIGC e membro del CIO. Ringrazio la Commissione per avermi invitato a partecipare all'audizione odierna; nel corso del mio intervento esporrò alla Commissione, nel rispetto dei tempi a disposizione, la mia esperienza di dirigente sportivo, ma anche l'esperienza politica che ho avuto come ministro e come sindaco di Roma.
Sono stato presidente della più grande impresa di costruzioni del nostro Paese, l'Impregilo, e attualmente sono il presidente di Mediocredito centrale, una banca che tra le altre attività è specializzata nel project financing: pertanto, in modo abbastanza peculiare, mi occupo delle questioni oggetto della vostra indagine.
Non c'è dubbio che è indispensabile migliorare la situazione degli impianti sportivi nel nostro Paese soprattutto per quanto riguarda gli impianti cosiddetti «spettacolo»; questi sono quasi tutti di proprietà comunale, tranne pochissime eccezioni: penso allo stadio di Reggio Emilia


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o agli impianti di Roma che sono di proprietà del CONI.
A mio avviso quando si deve intervenire su un impianto sportivo, la prima scelta spetta al comune e alla società di appartenenza che opera nella città dove è presente l'impianto: l'opzione è se migliorare l'impianto stesso o costruirne uno nuovo. Si tratta di una scelta che comporta implicazioni di tipo economico ma anche grandi implicazioni di tipo urbanistico; pertanto solo la società sportiva da una parte e il comune dall'altra possono assumere una decisione a monte. Naturalmente in campo urbanistico esistono anche le competenze regionali.
Se la scelta fosse quella di migliorare l'impianto esistente, ritengo che la legge dovrebbe consentirne la cessione alla società a condizioni di favore tramite la vendita o la concessione pluriennale, tenendo conto che se detta concessione ha una durata prevista di molti anni può essere patrimonializzata da parte della società e perciò costituirebbe per la medesima quasi un acquisto dell'impianto.
Penso che questo sia un fatto importante, perché se oggi un comune vuole vendere un impianto sportivo deve bandire un'apposita gara, il che comporta l'insorgere di una serie di possibili problemi: paradossalmente potrebbe risultare acquirente non la società sportiva o una società che fa capo alla società sportiva, ma altre società.
Nel caso in cui si debba costruire un nuovo impianto il problema è soprattutto di competenza comunale e regionale. Io credo che la legge possa facilitare le procedure e che ciò debba avvenire nell'ambito dei poteri costituzionali del Parlamento piuttosto che delle regioni e dei comuni, però la decisione su questo punto non può che competere all'autorità locale.
Per la costruzione di nuovi impianti un grandissimo problema è rappresentato dalle opere di urbanizzazione che, come sapete, sono molto costose. Pertanto quando si dice che un impianto viene costruito a spese della società, di chi sono a carico le opere di urbanizzazione? Se sono a carico della società sportiva o della società che a essa fa capo, vale a dire al privato, per essere ammortizzate richiedono volumetrie molto consistenti, il che significa che non si tratta solo di costruire un impianto sportivo ma quasi di edificare un quartiere nuovo di una città.
È una scelta urbanistica pesantissima, soprattutto se si tratta di città nelle quali sono presenti due società sportive che dovrebbero mettersi d'accordo e operare insieme piuttosto che agire separatamente; d'altra parte non credo che l'attuale situazione finanziaria del nostro Paese - se quanto leggo sui quotidiani è vero - consenta facilmente a un comune di finanziare le opere di urbanizzazione. La legge dovrebbe certamente prevedere delle facilitazioni sia sulla tempistica che sulle realizzazioni.
Un altro elemento che la legge a mio parere dovrebbe tenere in considerazione è il seguente: se lo Stato facilita la vendita o la concessione pluriennale di un impianto comunale alla società sportiva o se agevola le procedure per costruire un nuovo impianto, sorge la necessità di tutelare l'interesse pubblico nel momento in cui la società sportiva avesse delle difficoltà finanziarie. Cosa succede infatti se un comune cede il proprio impianto alla società sportiva e quest'ultima dopo cinque anni fallisce? Questo impianto diventa una cattedrale nel deserto? Secondo il mio punto di vista è necessario prevedere una normativa che consenta al comune, a fronte della concessione dell'impianto esistente o di facilitazioni per l'attuazione di procedure urbanistiche, di avere una priorità sul titolo sportivo per garantire la continuità dell'attività sportiva in modo che l'impianto stesso non resti inutilizzato e non rientri nell'ambito di una eventuale procedura fallimentare.
Non mi sembra che la legge approvata al Senato tenga conto di questa necessità; non è sicuramente questione di facile soluzione, ma credo che il problema enunciato debba essere tenuto in considerazione, proprio per il rischio che un impianto, affidato a una società che fallisce, vada perduto.


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Prima parlavo con l'onorevole Giorgetti: quattro anni fa la squadra del Varese, è partita dal campionato di eccellenza regionale e oggi è stata promossa in serie B. Le cose cambiano, certe volte in meglio, come in questo caso, certe volte in peggio e bisogna pertanto poter garantire, in caso di fallimento, una stabilità sul titolo sportivo dopo l'avvenuto intervento.
Vorrei inoltre osservare che nella legge approvata al Senato è prevista una tempistica e me ne chiedo il motivo. Se si stabiliscono delle procedure, può darsi che la necessità di applicarle si presenti nel giro di sei mesi dall'approvazione della legge, nel giro di un mese o nel giro di un anno. È interesse di tutti agire nel più breve tempo possibile, però obiettivamente bisogna considerare che una situazione può evolvere e che una città, oggi poco interessata al calcio, alla pallacanestro e alla pallavolo, potrebbe esserlo fra due o tre anni e le procedure stabilite dovrebbero comunque continuare a funzionare nel tempo.
Ultime considerazioni sul Credito sportivo. Il Credito sportivo è sicuramente un istituto meritorio tuttavia, come voi sapete, è un istituto molto anomalo in cui l'azionista è prevalentemente privato ma agisce in regime pubblico: è l'ultima banca pubblica rimasta. Io dell'istituto ne conosco i meriti ma anche le caratteristiche peculiari e qualora la legge in oggetto funzionasse a regime e si rendesse necessario finanziare cinque, sei o sette impianti contemporaneamente, non credo che il Credito sportivo avrebbe le strutture idonee allo scopo.
L'Istituto per il Credito sportivo d'altra parte non può concedere finanziamenti a condizioni particolarmente agevolate, perché ai prestiti è applicato un tasso di interesse parametrato al costo dell'approvvigionamento del denaro, analogo a quello chiesto agli altri istituti bancari. Per fare un esempio chiaro, il Credito sportivo non può concedere finanziamenti alle stesse condizioni della Cassa depositi e prestiti.
Ritengo pertanto che a questo istituto possano essere affiancati altri istituti bancari: se lo Stato ha dei fondi da mettere a disposizione di questo settore, può utilizzare qualunque strumento, a meno che la legge non scelga il ricorso alla Cassa depositi e prestiti. Ciò richiederebbe però, come sapete, una procedura molto complessa perché la Cassa depositi e prestiti, che ha il grande vantaggio di approvvigionarsi di denaro a bassissimo costo, tradizionalmente lavora solo con il settore pubblico e non è idonea, al momento, per questo tipo di finanziamenti.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Carraro. Hanno assistito all'audizione per il PdL l'onorevole Barbaro, relatore, e gli onorevoli Barbieri, Frassinetti e Farina; per il Partito Democratico l'onorevole Levi e l'onorevole Lolli.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

EMERENZIO BARBIERI. Dottor Carraro, ho ascoltato con attenzione quello che lei ha detto e poiché dobbiamo rispettare i tempi entro subito nel merito del discorso.
Tutti i gruppi parlamentari hanno rilevato altri elementi critici rispetto al testo approvato dal Senato, oltre a quello della tempistica che lei ha colto in modo egregio.
Nelle condizioni di disperazione in cui oggi si trovano tutti gli enti locali, da qualsiasi parte politica governati (lei ha fatto l'esempio di Varese il cui sindaco, le ricordo, era uno dei più duri contro la manovra economica di Tremonti), non crede che dobbiamo pensare alle soluzioni che lei sottolineava prescindendo in modo radicale dall'apporto che potranno dare i comuni? Lei ha osservato giustamente che non solo i comuni non saranno in grado di realizzare opere di urbanizzazione, ma che essi introitano fondi attraverso le opere di urbanizzazione come lei ben sa essendo stato valente sindaco di Roma.
Sono un democristiano proveniente dalla prima Repubblica e all'epoca la DC appoggiò la sua candidatura a sindaco, contrariamente a quanto fecero il MSI e il PCI di allora.


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In altre parole ritengo che si debba tenere conto del fatto che i comuni non saranno in grado di fare nulla: già è molto se concederanno le aree, perché la situazione è di disperazione totale. Basta solo parlare con i sindaci, ripeto, non importa di quale colore politico essi siano, per avere contezza esatta di questa situazione.
Vorrei conoscere la sua opinione al riguardo, alla luce delle esperienze che lei ha avuto come ministro, come sindaco di Roma e come presidente della Federazione italiana gioco calcio.

RENATO FARINA. Presidente Carraro, faccio un'osservazione ad adiuvandum rispetto al suo discorso pur condividendo pienamente il realismo dell'onorevole Barbieri. A mio avviso nei provvedimenti in oggetto va assolutamente inserito il suo discorso sulla tutela che comunque devono avere gli enti locali.
Faccio un esempio: nella mia città, Desio, negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta avevamo una società di basket in serie A1 e costruimmo un palazzetto dello sport da circa 7000 posti, molto bello. Improvvisamente il presidente della società, che è defunto e non nomino, cedette a Roma i diritti della nostra società per la serie A1. Il comune si trovò quindi con l'onere di un palazzetto da pagare, il presidente della società che non era del nostro paese scappò e Roma andò in serie A1.
Al di là del fatto che questi episodi sono vergognosi e non degni dello sport, ritengo essenziale una misura che tuteli pienamente gli enti locali, sia nel senso da lei indicato, sia alla luce dell'episodio che ho sommariamente esposto, anche per evitare donazioni a società che non le meritano.

GIOVANNI LOLLI. Ringrazio il presidente Carraro che ci ha fornito una serie di spunti di riflessione, che non ci erano sconosciuti, ma che faremmo bene a valutare approfonditamente. Non possiamo andare contro le norme costituzionali che stabiliscono che il territorio è dei comuni e delle regioni, tanto più che gli stadi sono dei comuni. Possiamo quindi offrire delle facilitazioni, ma non possiamo in nessun modo sostituirci a questi enti locali, non è nei nostri poteri farlo.
Vi sono altresì delle norme di buonsenso da osservare: è chiaro che un eventuale stadio o un qualunque impianto sportivo si può realizzare se è coinvolta una società sportiva. Per i grandi impianti sportivi come per i piccoli l'epoca del «tutto pubblico» è finita: il pubblico non è in grado di fare queste cose. Gli impianti funzionano e vi è una possibilità in più che possano fruttare quando se ne occupa qualcuno che conosce la materia, che si impegna con amore, con passione e anche con interesse, interesse che è legittimo. Come dimostra la vicenda di Reggio Emilia certi episodi possono verificarsi e quindi dobbiamo stabilire una norma, nei limiti dei nostri poteri, che faciliti e aiuti in determinate situazioni.
A tale proposito pongo due questioni. In primo luogo il nostro Paese presenta un'anomalia rispetto agli altri, e le chiedo al riguardo cosa è successo. Verrò poi al punto specifico, che riguarda le aree di urbanizzazione. Negli altri Paesi lo Stato, o le altre istituzioni come le regioni, quando hanno approvato un provvedimento di legge per costruire nuovi stadi, hanno stanziato una parte di fondi: noi non prevediamo nulla al riguardo, né, data la situazione, lo possiamo prevedere in prospettiva. Tuttavia, sarebbe opportuno prevedere una relativamente piccola quota per il Credito sportivo o, come dice giustamente il presidente, per gli istituti bancari disponibili, volta ad abbattere i tassi di interesse; non dimentichiamoci che la Juventus e il comune di Torino sono gli unici finora ad aver compiuto un'operazione esemplare in questo senso, e l'hanno potuta fare perché hanno ottenuto un finanziamento a tasso molto agevolato dal Credito sportivo. Se oggi cinque società chiedessero contemporaneamente di fare un'operazione analoga, il Credito sportivo non avrebbe le riserve sufficienti allo scopo.
Per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione, cosa è successo negli altri


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Paesi? È chiaro che è più semplice ristrutturare i vecchi stadi. I nuovi stadi infatti si costruiscono generalmente lontano dai centri cittadini e ciò comporta che occorrono i servizi per trasportare le persone, possibilmente con mezzi pubblici. Occorre quindi prevedere la costruzione di grandi mezzi pubblici, come le metropolitane, che richiede però dei costi abbastanza elevati. Sicuramente non possiamo prevedere di scaricare sui comuni questa incombenza, anche perché non potrebbero provvedere e ci troveremmo con delle cattedrali nel deserto.
Come hanno risolto questo problema negli altri Paesi dove hanno costruito nuovi stadi?

CLAUDIO BARBARO. Ringrazio innanzitutto il presidente Carraro. Ritengo che quello che sto per dire sia condivisibile anche dagli altri colleghi.
Lei ha posto l'accento, a mio avviso, su uno dei maggiori punti di criticità del provvedimento in oggetto. Se ne è parlato poco fino ad oggi, e forse, se non ricordo male, oggi è la prima volta che si parla dell'esistente, che è un problema enorme perché, comunque, al di là del fatto che questa legge possa permettere lo sviluppo di nuove strutture, andiamo incontro a un depauperamento del patrimonio pubblico degli enti locali, problema nei confronti del quale nessuno finora si è posto in maniera chiara. È un problema innanzitutto di ordine finanziario e secondariamente di ordine tecnico, sportivo, politico e urbanistico.
La ringrazio, presidente Carraro, perché per la prima volta abbiamo evidenziato in maniera chiara qual è uno dei punti di criticità maggiore della legge. La maggioranza degli stadi italiani sono obsoleti, vecchi e antichi ma esistono. Cercheremo di capire sotto il profilo amministrativo e giuridico qual è il modo migliore per permettere alle società sportive, attraverso le proprie risorse, di costruire stadi; tra l'altro ciò avverrà contraendo mutui e aggravando in sostanza una situazione di indebitamento generale del mondo del calcio che, non dobbiamo dimenticarlo, è già abbastanza elevata. Quindi, sicuramente, in prospettiva la possibilità di patrimonializzare attraverso la proprietà dell'impianto potrà in qualche modo risolvere il problema, ma si tratta di una prospettiva a lunga scadenza.
Attraverso la legge possiamo quindi cercare di creare un percorso privilegiato laddove ciò è possibile; per alcuni stadi non è realizzabile un adattamento agli standard abituali, però, in ogni caso se noi partissimo da questa possibilità, sicuramente riusciremmo a trovare un equilibrio tra le esigenze delle società e quelle dei comuni.
Questo, a mio avviso, è un elemento importante sul quale riflettere nel prosieguo della discussione e mi auguro che si possa trovare il giusto punto di equilibrio.

PRESIDENTE. Do la parola al presidente Carraro per la replica.

FRANCO CARRARO, Già presidente della FIGC e membro del CIO. Cercherò di essere molto rapido e di rispondere complessivamente ai quesiti posti.
Comincio dalla domanda posta dall'onorevole Lolli, ossia cosa è successo all'estero. All'estero semplicemente non hanno costruito molti stadi nuovi, ma hanno migliorato quelli esistenti e sono partiti dal presupposto che gli stadi erano, per la grande maggioranza dei casi, di proprietà delle società.
La Spagna presenta a tale riguardo un'anomalia, ma parliamo di un paese che, anche se ha fatto grandi progressi, per certi aspetti è indietro rispetto a noi. Il Real Madrid 7-8 anni fa aveva degli impianti sportivi, ha avuto l'autorizzazione dal comune a costruire dei palazzi: naturalmente se si possiede un terreno per uso sportivo e lo si rende edificabile si realizza una plusvalenza. Con questa plusvalenza la squadra ha equilibrato il suo bilancio e così ha potuto acquistare determinati giocatori.
Non possiamo però seguire l'esempio di chi agisce male, ma di coloro che operano correttamente. I comuni non hanno soldi e credo che nessuno possa tirarne fuori.


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Come ho detto nella mia breve introduzione, e lo ribadisco, è molto importante che si preveda la possibilità di cedere gli impianti comunali alle società.
Credo che un reale miglioramento dell'impiantistica sportiva nel nostro Paese, passi attraverso la privatizzazione dell'esistente, però bisogna prevedere delle norme di tutela nei confronti della società sportiva. Rispondo all'onorevole Farina: è importante cautelarsi quando una proprietà comunale, affidata a una società sportiva, viene patrimonializzata, occorre evitare che tale bene vada perso, in caso di fallimento successivo della società.
Può verificarsi il caso in cui gli amministratori della società che ha patrimonializzato il bene comunale dichiarino, in buona o cattiva fede, il fallimento: la collettività non può perdere il bene in oggetto. Pertanto occorre prevedere le opportune modifiche legislative per l'aggancio alla questione del titolo sportivo in collaborazione con il CONI e le federazioni sportive a titolo di garanzia.
Ritengo che nella situazione presente sia molto difficile costruire un impianto nuovo. Un esempio e quanto è successo a Firenze, dove ad un certo punto è intervenuto il magistrato. Si tratta di una situazione complicata, questo è un Paese complesso. A Torino il vecchio stadio comunale, quello che attualmente si chiama stadio olimpico, non si poteva modificare perché era un esempio di architettura del 1930; tuttavia per le olimpiadi invernali del 2006 questa struttura è stata in parte modificata e funziona, ci si giocano le partite e ha ospitato le olimpiadi. Ritengo che sia meno difficile applicare un criterio di elasticità sugli impianti esistenti, rendendoli privati, e facilitandone la cessione alla società: in tal modo i comuni introiterebbero del denaro invece che spenderlo.
Questa mi sembra sia la questione più importante.
Per quanto riguarda la patrimonializzazione ritengo che l'Italia abbia bisogno di migliorare gli impianti non per rendere ricche le società sportive, perché non è così che ciò accade. Le società inglesi hanno gli stadi di proprietà, patrimonializzati, ma ne sono fallite otto negli ultimi due anni, quindi con la proprietà degli impianti non hanno risolto i problemi. Se si sbagliano alcuni acquisti, se gli introiti delle sponsorizzazioni diminuiscono, si fallisce ugualmente.
Credo che abbiamo bisogno di impianti migliori per far sì che il calcio, la pallacanestro o la pallavolo non diventino solo sport televisivi perché questo sta accadendo in Italia. È necessario che i giovani e le famiglie possano andare negli stadi.
Per quanto riguarda l'aspetto economico si potrebbe intervenire con un contributo sugli interessi; naturalmente può verificarsi che questo contributo negli anni di maggiore difficoltà non ci sia e negli anni di vacche grasse aumenti. Esiste il fondo di garanzia per le imprese che viene alimentato o no a seconda delle esigenze o a seconda delle disponibilità economiche: questo è ciò che si potrebbe prevedere. Si può prevedere un contributo sugli interessi se il Ministro dell'economia Giulio Tremonti, o chi per lui, ha la possibilità di reperire fondi, ma se tale possibilità non c'è il contributo non viene dato. Il rubinetto si apre o si chiude a seconda della possibilità.
Ecco perché, ripeto, deve essere esaminata sia la possibilità di ricorrere a impianti nuovi, che quella di utilizzare gli impianti esistenti. Quest'ultima deve passare attraverso una privatizzazione, perché senza norme la situazione diventa complicatissima. Infatti, occorre indire delle gare a cui possono partecipare tutti e in cui non è avvantaggiata la società sportiva. Si causerebbe dunque un'aberrazione, nel caso in cui si mettesse in vendita un impianto e questo venisse comprato da qualcuno che non ha una società sportiva.

PRESIDENTE. Comunico che nel frattempo ci hanno raggiunto gli onorevoli Ciocchetti, capogruppo dell'UdC, e Centemero del PdL.
Ringrazio il presidente Carraro e sospendo brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle 13,40, è ripresa alle 13,45.


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PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori della Commissione.
Do la parola a Valentino Renzi, presidente della Lega società di pallacanestro serie A.

VALENTINO RENZI, Presidente della Lega società di pallacanestro serie A. Buongiorno a tutti. Abbiamo preparato un documento, in cui abbiamo descritto l'articolazione finanziaria attuale del nostro movimento di vertice, ossia la pallacanestro di serie A, effettuando una comparazione che riguarda il calcio, in quanto allo stato questi due sport di squadra sono gli unici ad essere regolati dalla legge n. 91 del 23 marzo 1981 sul professionismo sportivo. Quindi, è importante rendere note le caratteristiche di queste strutture.
Inoltre, abbiamo proceduto a un riepilogo degli impianti al momento esistenti nel massimo campionato di serie A e, in relazione a questo, vi è una richiesta di interventi relativi alla proposta di legge 2800.
Nel documento, sono riportati alcuni dati che abbiamo voluto evidenziare, per indicare i valori in assoluto e le differenze che esistono nel rapporto tra il calcio e il basket. Oggettivamente non è proponibile fare un paragone tra i due sistemi, quindi nel documento ci sono una serie di dati che riguardano il numero dei praticanti, degli sport e degli spettatori. In questo momento, il rapporto tra i due soggetti, calcio e basket, è grosso modo di 1 a 6, 1 a 7.
Tale fattore si ripercuote in maniera molto diversa sul monte dei ricavi dei diritti televisivi, in relazione al quale il rapporto è di 1 a 274. Noi ricaviamo dalla vendita dei diritti televisivi circa 3 milioni, 3,1 milioni di euro rispetto agli attuali 850 milioni di euro del calcio. Pertanto, ci troviamo nello stesso sistema con degli obblighi di legge, ma con una sperequazione tra i ricavi che è destinata nel prossimo futuro a raggiungere un rapporto di 1 a oltre 300. Il valore dei diritti televisivi per il calcio - ben venga per questo sport - è infatti aumentato rispetto agli 850 milioni di euro attuali.
Il fatturato medio dei club di serie A ammonta a circa 6,6 milioni di euro. Parliamo dunque di 75-80 milioni di euro, una somma che non ha dei paragoni precisi con quelle relative agli altri sport.
Per quello che riguarda gli impianti, riteniamo che l'inserimento in questa legge degli impianti «coperti», con una capienza base, sia un aspetto estremamente importante che certamente, oltre al basket, riguarda anche gli altri sport «al coperto». Queste sono le differenziazioni che abbiamo voluto evidenziare.
Oggi il presidente Meneghin è assente, poiché aveva un incontro di lavoro. L'Italia si è infatti candidata per l'organizzazione degli Europei del 2013. Per le manifestazioni internazionali, tuttavia, la FIBA prevede che gli impianti abbiano una capienza minima di 10.000 posti. Tale dato, quindi, dà l'idea delle situazioni esistenti.
In relazione alla proposta di legge C. 2800, è stato proposto di abbassare la capienza ad almeno 4.000 posti, per avere una base...

GIOVANNI LOLLI. Relatore, propongono 4.000...

CLAUDIO BARBARO. È un dato perfettamente in linea...

VALENTINO RENZI, Presidente della Lega società di pallacanestro serie A. Inoltre, si sottolinea la possibilità di estendere concettualmente le agevolazioni della proposta di legge, anche al fine di favorire una pianificazione di interventi sugli impianti sportivi per tutte le società professionistiche. Nella legge, infatti, si parla in modo specifico delle società calcistiche, anziché delle società sportive calcistiche, come stabilito dall'articolo 8 al primo comma.
Occorre mantenere fermo lo spirito del decreto legislativo n. 9 del 9 gennaio del 2008 sui diritti audiovisivi, perché nella nuova proposta votata al Senato si prevedeva un abbassamento della quota della mutualità generale dal 4 per cento allo 0,5 per cento, ferma restando la validità dell'articolo 23 della fondazione. Tale articolo


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prevedeva che la fondazione fosse formata da 12 componenti, di cui 6 nominati dalla Lega di serie A e B di calcio, che nominavano a loro volta il presidente, 3 della FIGC, 1 del CONI, 1 della Lega basket e 1 della FIP.
Occorre mantenere queste risorse. Peraltro, il discorso della mutualità per le altre società calcistiche era previsto all'articolo successivo, il 24, in cui la mutualità generale era fissata al 6 per cento; mentre con questa modifica passava dal 6 al 9,5 per cento e si riduceva la mutualità generale allo 0,5 per cento. Questo è un passaggio estremamente importante.
Alla luce di quanto detto, sottolineo la possibilità di riservare, sempre per il discorso dell'altro sport professionistico - perché esiste il calcio e poi l'altro sport professionistico, il nostro, due mondi simili dal punto di vista sportivo, ma profondamente diversi dal punto di vista economico e finanziario -, oltre alla comune appartenenza al settore professionistico, almeno lo 0,5 per cento delle risorse assicurate dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi alle leghe professionistiche di basket.
Con numeri maggiori, se vogliamo, questo era lo spirito del decreto legislativo n. 9 del 9 gennaio del 2008 che conoscete molto bene.

CARLO MAGRI, Presidente della FIPAV. Sono contento di trovarmi in questa sede, perché vedo diversi amici. Frequento da tempo il mondo dello sport e la vita sociale del Paese, perciò conosco molti politici.
Vorrei fare un piccolo preambolo, ripetendo quanto ho affermato nel corso dell'audizione che abbiamo tenuto presso i vostri colleghi al Senato.
Intanto, vorrei sottolineare che ci troviamo qui per chiedere certo, ma per chiedere il dovuto.
Rappresento un movimento di 25.000 squadre. Ogni settimana si svolgono dalle 10 alle 12.000 partite, da cui lo Stato e il Paese traggono dei vantaggi economici, perché le persone coinvolte usano la benzina per i pulmini, vanno al ristorante e ricevono decine di migliaia di piccoli stipendi con le relative tasse. Pertanto, non intendo dire che vogliamo la rottamazione, come avviene con le macchine o le lavatrici, ma che sicuramente questo mondo ha un peso anche a livello economico. Inoltre, svolge una grande funzione sociale. Come ho detto, rappresentiamo circa 400.000 praticanti e iscritti. Evidentemente, dunque, dal punto di vista sociale, specialmente a livello femminile, dove siamo più presenti, diamo alla società un apporto non indifferente. Del resto, per chi va in palestra e conduce un certo tipo di vita, tale settore svolge una funzione importante anche a livello sociale.
Il collega rappresentante del mondo del basket ha parlato di discipline professionistiche. Noi abbiamo scelto di non adeguarci al professionismo, perché, almeno a nostro avviso, tale legge non ha apportato dei cambiamenti. Nel nostro mondo, i giocatori sono a loro modo dei professionisti. Tuttavia, abbiamo cercato di vedere i vantaggi e non gli svantaggi che possono derivare da una determinata disciplina.
A parte questo, la legge che state cercando di formulare è volta agli stadi di alto livello. Tuttavia, come ho evidenziato nel mio preambolo, mi voglio preoccupare anche del fatto che l'80 per cento delle 5.000 società o delle 25.000 squadre avrebbe bisogno di un palazzetto da 2.000 posti, della palestra.
A mio parere, quindi, il numero è alto. Trovare un impianto per 20 squadre da 4-5.000 posti è giusto. Sono favorevole alla questione degli stadi, perché il nostro Paese ha il diritto di poter ospitare.
Sono riuscito ad ottenere che i campionati del mondo si svolgessero in Italia. Tuttavia, quando si concorre con nazioni che hanno un'impiantistica migliore, si perde in partenza.
Occorre prestare un'attenzione particolare alle dimensioni più piccole, perché sono quelle che servono maggiormente al movimento sportivo - e non mi riferisco al mio, ma in generale -, in virtù della funzione sociale che possono svolgere.
Come ho detto, guardando il numero per riempire determinati palazzetti, la


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questione si riduce. Spererei, quindi, che nell'ambito del passaggio della legge, si tenga conto di entrambe le realtà; altrimenti si copre un bicchiere e non l'altro.
È necessario porre un'attenzione sul sociale che non è distinta dal discorso di alto livello. Il nostro prossimo mondiale, al quale sarete tutti invitati e mi farà piacere se sarete presenti, si svolgerà a Roma il 25 settembre (faccio propaganda, approfittando dell'occasione).
La prossima settimana si terrà una conferenza a Villa Madama, dove, con gli ambasciatori dei 24 Paesi partecipanti, presenteremo la nostra manifestazione.
In conclusione, vorrei evidenziare che mi stanno molto a cuore, oltre alle giuste esigenze del basket, del calcio e anche della pallavolo ad alto livello, le questioni legate agli impianti di cui possono usufruire le piccole società che sono la nostra forza e il nostro orgoglio.

PRESIDENTE. Do la parola i colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

CLAUDIO BARBARO. Sarò breve, visto che mi guardate con fare minaccioso. Ringrazio di cuore gli amici del mondo della pallacanestro e della pallavolo che oggi ci hanno dato la possibilità di parlare di fatti che esulano dalle esigenze trattate maggiormente sino ad oggi in questo contesto.
Infatti, abbiamo affrontato anche le tematiche relative al mondo dilettantistico che ha una loro rappresentatività in termini numerici nella pallacanestro e nella pallavolo, al di fuori del principale sport praticato nel nostro Paese, ossia il calcio.
Il fatto che siano intervenuti soltanto i rappresentanti del mondo della pallacanestro e della pallavolo non significa che non abbiamo a cuore i problemi degli altri sport, ma abbiamo proceduto in tal senso proprio in virtù della maggiore rappresentatività di queste due federazioni che operano in spazi polivalenti. Riteniamo che tali spazi possano tranquillamente adattarsi alle esigenze di tutte le altre discipline, le quali potrebbero trovare l'applicazione delle proprie attività all'interno di impianti che godono delle stesse caratteristiche di quelli utilizzati per la pallacanestro e la pallavolo.
Il problema del numero degli spettatori è serio, reale, anche per quello che riguarda le grandi città.
Riportando l'esempio di Roma, è certamente vero che si pone la necessità di avere un palazzetto dello sport più adeguato rispetto a quello attualmente disponibile, rappresentato - insieme al Palalottomatica che tuttavia per vari motivi non è facilmente utilizzabile - dal palazzetto dello sport di piazza Apollodoro.
È altrettanto vero, però, che se riusciremmo a rispondere alle esigenze delle società di vertice, costruendo uno o più palazzetti da 4.000 posti a Roma, non riusciremmo comunque a dare un servizio alla capillarità diffusa delle società di serie B, serie C o comunque di serie inferiore che potrebbero trovare piena applicazione alle loro esigenze all'interno di palazzetti di minor capienza.
Da questo punto di vista - e mi riferisco in particolare alle grandi città, perché per le piccole il problema è completamente diverso -, se ponessimo maggiore attenzione alla microdiffusione di strutture presenti sul territorio che potrebbero andare ad adempiere alle necessità delle serie inferiori, soprattutto per quello che riguarda le metropoli, potremmo trovare un'ulteriore quadra.

PRESIDENTE. Do la parola agli auditi per la replica.

GIOVANNI PALAZZI, Rappresentante della Lega società di pallacanestro serie A. Vorrei sottolineare che l'aspetto economico rappresenta per certi versi una condizione sostanziale al fine di mantenere viva la multiculturalità sportiva. La struttura attuale dello sport necessita di precondizioni di tipo fattuale - nel caso di specie l'impiantistica, ma anche le risorse - per permettere a sport differenti e a culture sportive diverse di sopravvivere. Altrimenti, il tema vero è che in Italia ci potremmo ritrovare con una situazione di


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egemonizzazione interna che potrebbe essere paragonabile a quella di Google, rispetto a tutti gli altri motori di ricerca dei siti internet nel resto del mondo.

CARLO MAGRI, Presidente della FIPAV. Vorrei aggiungere solo una brevissima precisazione. Confermo quanto detto circa la necessità società sociale e generale dei palazzetti più piccoli. Il mio intervento poteva sembrare contrario alla questione dei 4.000 posti, ma è vero il contrario, poiché, già nelle dieci città del mondiale, abbiamo l'obbligo di trovare impianti con 4.000 posti, dotati di aria condizionata e con tutti gli altri requisiti richiesti: e questo in Italia è un problema.
In ogni caso, nelle dieci lire di finanziamento, le tre lire per la massa vanno tenute presente. Credo che sia un dovere del cittadino dirlo.

GIOVANNI LOLLI. Ma 4.000 per voi va bene...

PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per la disponibilità manifestata e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14.

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