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Resoconti stenografici delle indagini conoscitive

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Commissione X
7.
Martedì 29 maggio 2012
INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:

Dal Lago Manuela, Presidente ... 2

INDAGINE CONOSCITIVA SULLE CARATTERISTICHE ATTUALI DELLO SVILUPPO DEL SISTEMA INDUSTRIALE E IL RUOLO DELLE IMPRESE PARTECIPATE DALLO STATO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL SETTORE ENERGETICO

Audizione di rappresentanti di ENEL e di STMicroelectronics Holding NV:

Dal Lago Manuela, Presidente ... 2
Froner Laura, Presidente ... 6 7 8 12 14
Bozotti Carlo, Amministratore delegato di STMicroelectronics Holding NV ... 8 12 13 14
Ferraris Luigi, Direttore della divisione amministrazione finanza e controllo - ENEL ... 2 7
Ferro Carlo, Direttore generale di ST-Ericsson ... 13 14
Lulli Andrea (PD) ... 14
Raisi Enzo (FLpTP) ... 7
Steve Bruno, Vicepresidente di STMicroelectronics Holding NV ... 8 14
Vico Ludovico (PD) ... 6 12
Vignali Raffaello (PdL) ... 12

ALLEGATO: Documentazione depositata dai rappresentanti di ENEL ... 15
Sigle dei gruppi parlamentari: Popolo della Libertà: PdL; Partito Democratico: PD; Lega Nord Padania: LNP; Unione di Centro per il Terzo Polo: UdCpTP; Futuro e Libertà per il Terzo Polo: FLpTP; Popolo e Territorio (Noi Sud-Libertà ed Autonomia, Popolari d'Italia Domani-PID, Movimento di Responsabilità Nazionale-MRN, Azione Popolare, Alleanza di Centro-AdC, Democrazia Cristiana): PT; Italia dei Valori: IdV; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MpA-Sud; Misto-Liberal Democratici-MAIE: Misto-LD-MAIE; Misto-Minoranze linguistiche: Misto-Min.ling; Misto-Repubblicani-Azionisti: Misto-R-A; Misto-Noi per il Partito del Sud Lega Sud Ausonia: Misto-NPSud; Misto-Fareitalia per la Costituente Popolare: Misto-FCP; Misto-Liberali per l'Italia-PLI: Misto-LI-PLI; Misto-Grande Sud-PPA: Misto-G.Sud-PPA; Misto-Iniziativa Liberale: Misto-IL.

[Avanti]
COMMISSIONE X
ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di martedì 29 maggio 2012


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PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MANUELA DAL LAGO

La seduta comincia alle 11,50.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione di rappresentanti di ENEL e di STMicroelectronics Holding NV.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle caratteristiche attuali dello sviluppo del sistema industriale e il ruolo delle imprese partecipate dallo Stato, con particolare riferimento al settore energetico, l'audizione di rappresentanti di ENEL e di STMicroelectronics Holding NV.
Scusandoci per il ritardo, do la parola ai nostri ospiti, con l'invito ad essere sintetici.

LUIGI FERRARIS, Direttore della divisione amministrazione finanza e controllo - ENEL. Signor presidente, onorevoli componenti della Commissione, buongiorno e grazie per questo invito che ci dà l'opportunità di illustrare il lavoro fatto da ENEL in quest'ultimo decennio, che ha consentito all'azienda stessa di diventare una multinazionale dell'energia.
Il mio intervento si articolerà in quattro punti: una breve presentazione del gruppo e delle principali tappe che hanno caratterizzato il processo di trasformazione vissuto, in particolare, nell'ultimo decennio; una breve analisi del piano strategico del gruppo e delle sue priorità; il piano investimenti, in particolare quanto investiremo in Italia; una breve rappresentazione degli investimenti nelle rinnovabili, nell'innovazione tecnologica e nella ricerca.
Per cominciare, partirei con il ricordare che proprio quest'anno il nostro gruppo compie cinquant'anni dalla nazionalizzazione del settore elettrico, che nel 1962, come ricorderete, ha visto la nascita di ENEL grazie all'integrazione di oltre 1.300 imprese. Cinquant'anni che hanno visto il gruppo impegnato in diverse fasi: dalla nazionalizzazione alla privatizzazione del 1992, dalla sua quotazione sul mercato borsistico nel 1999, alla liberalizzazione del settore, che ha comportato la necessità, per il gruppo, di adottare una strategia di diversificazione sia geografica che di business per continuare a crescere, divenendo così una multiutility a seguito della cessione, nel 2002, di oltre 15.000 megawatt di capacità - lo ricorderete - per il decreto Bersani.
Proprio tale aggiustamento di perimetro, proattivamente recepito dal gruppo, ha contribuito a rendere il mercato elettrico italiano uno dei più liberalizzati in Europa, come confermato dei report della Commissione europea; liberalizzazione a cui ENEL ha contribuito in modo decisivo.
A differenza di altri Paesi, abbiamo infatti un'autorità indipendente con poteri forti, la separazione degli assetti proprietari, della rete di trasmissione e una quota di mercato dei due primi operatori pari al 43 per cento nel mercato all'ingrosso e al 32 per cento nel mercato al dettaglio.


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Dall'avvio dell'apertura del mercato ad oggi, la quota di ENEL nella generazione si è ridotta dall'80 per cento a meno del 40 per cento nel 2004 e al 28 per cento oggi. Anche nel segmento della vendita ai clienti finali, la concorrenza si è sviluppata tanto da portare a una riduzione significativa dalla nostra market share, che oggi, lo ricordo, è intorno al 20 per cento.
L'unico Paese che ha risultati confrontabili al nostro, in termini di apertura di mercato e di liberalizzazione, è il Regno Unito dove - ricordo - l'apertura del mercato è avvenuta nei primi anni Novanta.
Ad ogni modo, proprio a partire dal 2002, attraverso una strategia di rifocalizzazione sul core business prima e di diversificazione geografica sempre più spinta poi, ENEL si è imposto come uno dei principali player energetici a livello mondiale.
Come potete vedere dalla chart a pagina 5, siamo ad oggi un operatore internazionale dell'energia, verticalmente integrato, con una presenza in oltre quaranta Paesi, in Europa, in Russia, nelle Americhe, con oltre 100.000 megawatt di capacità installata, 294 terawattora di energia prodotta e 61 milioni di clienti serviti nei Paesi in cui operiamo.
In una decina di anni, l'azienda ha più che raddoppiato il proprio margine operativo lordo e la propria capacità installata, di cui 40.000 megawatt sono quelli che abbiamo ancora oggi in Italia.
Un altro segno di questo grande cambiamento è rappresentato anche dalla forza lavoro e dal numero di dipendenti del nostro gruppo. Oggi abbiamo 75.000 persone che lavorano in quaranta Paesi; di queste 37.000 sono impegnate sul territorio nazionale per garantire ogni giorno al nostro Paese un servizio elettrico efficiente. Solo negli ultimi cinque anni, sempre sul solo territorio italiano, il gruppo ha poi assunto circa 5.000 persone, quasi totalmente con contratto a tempo indeterminato.
Questi numeri descrivono il forte processo di crescita di ENEL, che ci ha portati, come dicevamo, ad essere classificati come leader tra le utilities europee, sia in termini di margine operativo lordo o EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) per dirla all'inglese), sia in termini di capacità installata.
Come emerge dalla documentazione depositata, nel 2011 il gruppo ENEL ha riportato quasi 18 miliardi di euro di margine operativo lordo, davanti a colossi europei quali le francesi EDF e Gaz de France, EON, RWE e Iberdrola. Sempre nel 2011 eravamo al secondo posto in termini di capacità installata per 97.000 megawatt.
Nonostante il momento di crisi economico-finanziaria che evidentemente sta investendo l'economia globale, abbiamo raggiunto nel corso del 2011 risultati operativi in crescita rispetto all'anno precedente. Al 31 dicembre abbiamo registrato ricavi pari a oltre 79 miliardi di euro, in crescita dell'8 per cento rispetto all'anno scorso, un margine operativo lordo pari a circa 18 miliardi di euro, in aumento dell'1,4 per cento. L'utile netto di pertinenza del gruppo, pari a oltre 4 miliardi di euro, circa 5,5 per cento in meno rispetto al 2010, risente evidentemente del maggior carico fiscale, soprattutto in Italia, a causa dell'inasprimento della Robin tax, che ha assorbito il miglioramento della gestione operativa e finanziaria. Al netto di questo effetto, l'utile netto sarebbe stato sostanzialmente in linea con l'anno precedente.
L'indebitamento finanziario netto, altra grandezza importante per noi, è sceso a 44,6 miliardi di euro rispetto al 2010 e in linea con i target e gli obiettivi di riduzione del debito che ci siamo dati e che abbiamo annunciato al mercato.
Evidentemente tutto questo ci ha permesso anche di confermare un ritorno sul capitale investito pari all'11,2 per cento, quindi in linea con l'esercizio scorso, dimostrando la solidità e la stabilità finanziaria di ENEL nel contesto macroeconomico attuale, anche grazie al aumento dei flussi di cassa derivante dalle azioni di efficientamento dei costi e di snellimento dei processi, implementate durante tutto il 2011 e negli anni precedenti, e che continueremo evidentemente a perseguire per mantenere gli stessi livelli di performance.


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Vorrei riferire solo alcuni dati a titolo esemplificativo. Le sinergie di integrazione con Endesa ci hanno consentito di liberare 1,3 miliardi di euro di risparmi, di costi di cassa, su base annua, così come le dimensioni di scala che abbiamo raggiunto ci hanno consentito di lanciare progetti di efficientamento che nei prossimi due anni produrranno sempre 2 miliardi di euro di risparmi di costi di cassa.
Va ricordato che questo ha anche contribuito al contenimento della crescita delle tariffe. Abbiamo sempre perseguito come ENEL un miglioramento dell'efficienza, che evidentemente si è tradotto anche in un impatto sul contenimento o sul contributo al contenimento della crescita delle tariffe elettriche. Tali tariffe in Italia, come potete apprezzare dalla chart a pagina 9, sono aumentate, dalla liberalizzazione a oggi, del 25 per cento - direi «solo» del 25 per cento - in termini reali, grazie anche al rilevante contributo di efficientamento delle reti, nonostante una crescita del prezzo del petrolio e del Brent di oltre dieci volte superiore alla crescita della tariffa nello stesso periodo e un consistente incremento degli oneri di sistema.
Tornando a parlare di ENEL, devo evidenziare che l'internazionalità del nostro gruppo non si vede soltanto in termini di presenza geografica, ma anche in termini di azionariato. ENEL oggi vanta oltre 1,3 milioni di azionisti. Tra questi c'è il Ministero dell'economia, che detiene il 31,2 per cento del capitale e il flottante è di poco inferiore al 70 per cento, composto per più della metà da investitori istituzionali e per la parte restante da piccoli risparmiatori.
Tra gli azionisti istituzionali dell'ENEL figurano alcuni tra i maggiori fondi di investimento internazionali, compagnie di assicurazione, fondi pensione e fondi etici; circa il 90 per cento dell'istituzionale è rappresentato da investitori esteri. Siamo una delle poche aziende italiane, inoltre, presenti nell'indice di sostenibilità del Dow Jones e abbiamo nel nostro capitale 81 fondi etici, pari a circa il 14 per cento del nostro azionariato istituzionale.
Inoltre, siamo riusciti ad assicurare ai nostri azionisti un dividendo che ci ha sempre consentito di essere al di sopra della media dei concorrenti, con dei rendimenti che si sono sempre attestati al di sopra della media dei nostri peer. Infatti, se guardiamo nello specifico l'evoluzione dei dividendi pagati dal 2007 al 2011, si evidenzia una costanza che in anni di così grande incertezza economico-finanziaria dimostra il continuo miglioramento perseguito nella gestione operativa e finanziaria, sempre mirata a garantire ai propri azionisti un'azienda stabile e affidabile.
In particolar modo, parlando del solo azionista Stato, tutto questo ha portato ad incassare dal 2009 al 2011 complessivamente oltre 70 miliardi di euro, grazie a 33 miliardi di euro di incassi derivanti dal processo di privatizzazione, circa 18 miliardi di euro di dividendi e quasi 20 miliardi di euro di imposte dirette versate appunto nel periodo.
Passiamo adesso a dare uno sguardo al piano strategico e quindi al piano di investimenti del nostro gruppo per i prossimi anni. Evidentemente il piano che abbiamo presentato e che vi rappresento oggi è in continuità rispetto alle scelte strategiche fatte nel passato più recente, e in particolare ha alcune direttrici molto ben precise, che si rivolgono da un lato - come vedete al primo punto - a consolidare la posizione di leadership che abbiamo raggiunto e che abbiamo in mercati quali l'Italia, la Spagna, la Slovacchia, e a spingere sulla crescita organica soprattutto nel segmento delle rinnovabili, sia in Italia che all'estero, in America latina, in Russia e in Europa dell'Est. Solo per darvi un ordine di grandezza, in America latina allacciamo ogni anno circa 400-500.000 nuovi clienti, grazie alla potente crescita demografica di questi Paesi.
Continuiamo a implementare programmi di efficienza e di eccellenza operativa che serviranno a supportare i nostri risultati e la nostra crescita; abbiamo un piano di investimenti molto selettivo e molto mirato per tener conto evidentemente


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della situazione a contorno, e continuiamo a investire nell'innovazione. Nella parte finale della relazione faremo un piccolo zoom nello specifico sulle rinnovabili e sulla ricerca. Va da sé che, in un contesto di alta incertezza, è fondamentale mantenere una stretta attenzione all'equilibrio finanziario.
Esaminiamo ora i target economico-finanziari di ENEL per i prossimi anni. Il nostro piano di investimenti mirato, la diversificazione geografica e tecnologica, il mix ben equilibrato tra attività cosiddette «regolate» e «non regolate» ed i già citati programmi di efficienza ci consentiranno di perseguire obiettivi di crescita per i prossimi cinque anni. Questo nonostante lo scenario di crisi economico-finanziaria che viviamo e che ci ha imposto, in un'ottica prudenziale, una revisione della nostra politica dei dividendi da un payout del 60 per cento sull'utile netto ordinario a una soglia minima del 40 per cento.
Il piano prevede, infatti, un margine operativo lordo di 16,5 miliardi di euro nel 2012 che crescerà fino a 19 miliardi di euro nel 2016, grazie alla crescita organica e alla crescita di nuova capacità e nuovi investimenti che abbiamo pianificato.
In termini di utile netto è prevista una crescita di oltre il 6 per cento medio annuo, fino a raggiungere 5 miliardi di euro a fine piano. Infine, prevediamo che l'indebitamento finanziario netto si attesti a 30 miliardi al 2016, con una consistente riduzione rispetto sia al 2011 sia al 2012, come potete vedere dalla chart a pagina 15.
Permettetemi adesso di parlare più specificamente del nostro Paese e di indicare quali solo le direttrici strategiche che lo riguardano e soprattutto quanto pensiamo di investire nei prossimi anni in Italia. Evidentemente per coerenza strategica le linee direttrici che vedete rappresentate sono un di cui di quelle del gruppo, ma va da sé che anche in Italia, come possiamo immaginare, stiamo attraversando una fase di crisi che non ha risparmiato il settore elettrico.
Basti pensare che la domanda di energia elettrica continua a diminuire e non prevediamo di tornare ai livelli pre-crisi prima del 2014; quindi, prevediamo di raggiungere lo stesso livello di domanda di consumi elettrici che avevamo nel 2008 non prima del 2014-2015, a fronte evidentemente di un eccesso di capacità che ormai sta diventando strutturale.
In tale contesto, il nostro focus sarà evidentemente il mantenimento dell'eccellenza operativa, l'ottimizzazione degli investimenti e il perseguire costantemente un miglioramento dell'efficienza. Il rafforzamento anche del nostro posizionamento sul mercato libero sarà una leva molto importante, con forte attenzione al mantenimento della leadership di costo e alla qualità del servizio offerto ai clienti finali, come vi mostrerò brevemente nelle prossime slides.
Infine, continueremo a focalizzarci su iniziative tecnologiche innovative al fine di offrire ai nostri clienti un servizio sempre migliore e sempre più competitivo.
In questo contesto, vorrei dapprima ricordare che dal 1999 a oggi ENEL ha investito in Italia circa 42 miliardi di euro per garantire, tra l'altro, un sistema elettrico efficiente e un servizio sempre migliore ai propri clienti; nei prossimi anni continueremo a investire, come vedete dalla chart a pagina 18, oltre 9 miliardi di euro al fine di continuare a mantenere reti sempre più efficienti e ammodernare le centrali elettriche.
Questo ci consentirà comunque di mantenere risultati solidi in termini di margine operativo lordo, nonostante la flessione che vedete nel breve periodo, dovuta all'incalzare della crisi economico-finanziaria.
Prima di passare ad analizzare il piano investimenti nell'innovazione vorrei mostrare una chart a pagina 19, che mette in correlazione l'andamento della qualità del servizio offerto ai nostri clienti dalla rete di distribuzione, che viene espresso in termini di minuti di interruzioni medie del servizio offerto ai clienti, con l'andamento del cash cost, ossia del costo di cassa complessivo per servire il singolo cliente, evidentemente nello stesso orizzonte temporale.


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Come potete vedere, la durata accumulata delle interruzioni per i clienti è passata da 128 minuti nel 2001 a 42 minuti nel 2011, mentre nello stesso periodo il costo di cassa per servire il cliente è sceso da 129 a 87 euro per cliente.
Evidentemente questo è il frutto di azioni di efficientamento, di automazione del modo di condurre e gestire la rete elettrica, e credo che tra le principali azioni intraprese per raggiungere questi risultati debba essere ricordata in particolare l'introduzione del contatore elettronico, una grande innovazione che ci ha consentito anche di gestire al meglio e in modo più efficiente le nostre reti e che stiamo esportando anche in altri Paesi, quali ad esempio la Spagna e altri Paesi d'Europa.
Andando al punto successivo - ambiente, innovazione e ricerca - esaminiamo quali sono gli investimenti in tema di rinnovabili, innovazione e ricerca, che come anticipavo rivestono nell'ambito della nostra strategia un ruolo fondamentale.
La politica degli investimenti in ricerca e innovazione tecnologica viene da sempre attuata nel gruppo con l'obiettivo di rendere efficiente e responsabile il modo di produrre e di consumare energia, dal miglioramento delle performance ambientali degli impianti alla tecnologia di cattura della CO2, dalle rinnovabili come il solare termodinamico allo sviluppo delle smart grid e della mobilità elettrica.
Infine, l'attenzione di ENEL alla sostenibilità si riflette direttamente nella sua strategia in materia di ambiente e di contrasto ai cambiamenti climatici. Rispetto al 1990, anno di riferimento del Protocollo di Kyoto, le emissioni di CO2 del gruppo sono diminuite del 34 per cento e tale trend di riduzione è destinato a migliorare nei prossimi anni.
In tale ambito rivolgiamo grande attenzione anche al tema dell'efficienza energetica, nel quale ENEL sta conseguendo risultati importanti, sia attraverso il miglioramento del rendimento medio del parco termoelettrico sia con lo sviluppo di progetti per la realizzazione di smart cities e smart grids.
Se guardiamo i valori in cui si traduce tutto questo possiamo vedere che, nell'arco di piano, investiremo complessivamente quasi 7 miliardi di euro al fine di sostenere iniziative volte a favorire per l'appunto lo sviluppo delle rinnovabili, la ricerca e l'innovazione tecnologica. Investiremo, infatti, oltre 6 miliardi di euro in fonti rinnovabili, di cui 1,6 miliardi di euro solo in Italia, 600 milioni di euro di investimenti in progetti di ricerca per promuovere progetti innovativi di efficienza energetica.
Tutto questo perché è e continuerà ad essere nostra intenzione essere tra le utility più avanzate al mondo nella ricerca di soluzioni innovative per ridurre l'impatto ambientale della produzione e della distribuzione di energia elettrica.
Sono stato abbastanza rapido per seguire l'indicazione del presidente. Nel ringraziarvi, sono a disposizione per le domande.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LAURA FRONER

PRESIDENTE. Grazie, dottor Ferraris.

Do la parola ai deputati che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

LUDOVICO VICO. Comincio con una domanda, poi farò una valutazione.
Sul versante delle rinnovabili, specificatamente solare ed eolico, abbiamo il problema della mancanza degli accumulatori, quindi il dispacciamento avviene sulla base della fonte disponibile. Chiedo, dunque, anche pensando al futuro, a che punto sia la ricerca e anche il GSE, che sarebbe un'innovazione di altissima rilevanza.
In secondo luogo, nell'ambito dell'indagine che stiamo svolgendo, è nostro parere che un player importante come ENEL non venda mai nulla, ma si impegni ad acquisire. Non è qui il caso di spiegare perché, ma


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questo è uno dei problemi italiani, quindi la sua azienda è una delle più importanti anche per le sorti del Paese.

LUIGI FERRARIS, Direttore della divisione amministrazione finanza e controllo - ENEL. Rispetto alla domanda, un utilizzo massiccio delle rinnovabili pone un tema di «stoccaggio» - mi passi il termine - dell'energia. Abbiamo varie soluzioni che sono in fase ancora di prototipo. Per quanto ci riguarda, stiamo sviluppando un progetto chiamato «Archimede» che, applicato al solare fotovoltaico, ci consentirà di stoccare durante la notte l'energia attraverso meccanismi di sali fusi. Questo è un primo passo importante verso una possibile soluzione di questo problema.
Tuttavia, da quello che vediamo fino a oggi, credo che in ogni caso sarà necessario disporre, oltre che di sistemi di stoccaggio, anche di impianti cosiddetti «termoelettrici» o tradizionali, che dovranno far fronte a momenti di crisi, come abbiamo avuto modo di constatare ad esempio a febbraio, quando abbiamo avuto la tempesta neve; evidentemente, in quella situazione, né le pale eoliche né gli impianti idroelettrici né tantomeno quelli solari potevano funzionare. Per assicurare continuità in un Paese, dunque, è necessario disporre di un mix equilibrato, trovare il modo di realizzare un equilibrio tra la parte delle rinnovabili, che è necessaria per andare incontro alle esigenze ambientali che tutti noi sentiamo e di cui condividiamo la priorità, e il mantenimento e la continuità di un servizio.
Altro filone su cui si può lavorare è lo stoccaggio attraverso le batterie; anche su questo si può investire, però direi che oggi ENEL sta investendo soprattutto nell'ambito del solare attraverso questo progetto che può essere altamente innovativo. È chiaro, occorrerà del tempo prima che possa essere industrializzabile e competitivo; siamo ancora al livello di fase prototipale.
Altro elemento che credo sia importante anche per la sostenibilità delle rinnovabili è il tema della qualità del sito; si tratta quindi di avere dei siti che abbiano delle performance o delle ore di vento piuttosto elevate, per essere prossimi al meccanismo della famosa grid parity di cui spesso si parla.
Quanto alla sua valutazione, non abbiamo in programma cessioni particolari; abbiamo una razionalizzazione di portafoglio che non mina assolutamente il perimetro e il profilo che il gruppo ha costruito in questi anni.

ENZO RAISI. Nominerò un fantasma che aleggia e di cui non avete parlato, essendo stato relatore di una legge che reintroduceva il nucleare. Si sa, più o meno, quanto vi è costato, in termini di risorse, quel referendum che ha portato l'Italia all'uscita dal nucleare? Nell'ultimo incontro che ricordo l'ingegner Conti ci spiegava gli investimenti che avete fatto in termini progettuali e via dicendo. Avete conteggiato quanto ci è costato questo scherzo?

LUIGI FERRARIS, Direttore della divisione amministrazione finanza e controllo - ENEL. L'uscita dell'Italia dal nucleare ci è costata qualche decina di milioni di euro, che non è certamente poco, e comunque anche il singolo euro conta nell'ottica di una gestione aziendale.
Devo dire, però, che ENEL ha avuto la possibilità di allocare le proprie risorse anche su altri impianti dove eravamo presenti - in Spagna piuttosto che in Slovacchia - quindi lo sforzo che abbiamo fatto in ottica di assunzione e di sviluppo di competenze nel nucleare non lo abbiamo perso, ma l'abbiamo capitalizzato, sebbene purtroppo l'abbiamo capitalizzato altrove.

PRESIDENTE. Ringrazio il dottor Ferraris, anche per la chiarezza, ed autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione depositata dai rappresentanti di ENEL (vedi allegato 1).
Salutiamo ora i rappresentanti della STMicroelectronics Holding NV, l'ingegner Carlo Bozotti, il professor Bruno Steve e il dottor Carlo Ferro.


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Invitandoli alla sintesi, così da lasciare ai commissari il tempo di intervenire, do loro la parola.

BRUNO STEVE, Vicepresidente STMicroelectronics Holding NV. Rinnovo il ringraziamento all'onorevole presidente e agli onorevoli deputati. Prima di lasciare la parola al presidente e amministratore delegato Carlo Bozotti per la presentazione delle attività, vorrei brevemente riferire alcuni cenni anagrafici della società.

PRESIDENTE. Scusi, la interrompo per chiederle di presentarsi.

BRUNO STEVE, Vicepresidente di STMicroelectronics Holding NV. Sono vice-chairman del supervisory board della società.
La società è nata nel 1987, come forse loro ricorderanno, da una fusione fra la società allora detenuta nel gruppo IRI dalla STET, la SGS ATES, e la Thomson Semiconducteurs (divisione della Thomson). Questa fusione raccoglie una precedente fusione fatta in Italia fra l'allora ATES di Catania e la Società generale semiconduttori fondata da Adriano Olivetti. Il percorso è caratterizzato, dunque, da una serie di concentrazioni, che hanno avuto seguito anche in altri passaggi successivi.
Possiamo ricordare che oggi ST è uno dei maggiori produttori mondiali di componenti, il primo tra le società europee, con un fatturato di circa 10 miliardi di dollari e con circa 50.000 addetti, dei quali 12.000 sono impegnati in attività di ricerca e sviluppo. I siti su cui si svolge l'attività manifatturiera sono dodici.
La società nel 2004 è stata quotata alla Borsa di New York e, in rapida successione, a Parigi e a Milano. Se si chiede perché a New York rispondo che i semiconduttori allora e ancora oggi parlano quella lingua e sono apprezzati in quel mercato.
Gli azionisti per il 69,7 per cento sono rappresentati dal mercato. L'azionista STMicroelectronics Holding, che detiene il 27,5 per cento delle quote azionarie, è composto da due soci paritetici: CEA e FSI per la parte francese e il Ministero dell'economia e delle finanze, oggi, per l'altro 50 per cento. Le azioni proprie sono detenute per circa il 2,8 per cento.
Tanto per darvi un'indicazione, il terzo azionista più significativo - chiamiamolo così - detiene un po' meno del 9 per cento del capitale di questa società.
ST è nata, dopo la fusione, come società olandese e la sua organizzazione prevede un managing board e un supervisory board, che riportano entrambi agli azionisti. Il supervisory board ha compiti di supervisione sulla gestione del business e il presidente e CEO del managing board dal 2005 è l'ingegner Bozotti.
La mia staffetta finisce qui.

CARLO BOZOTTI, Amministratore delegato di STMicroelectronics Holding NV. Onorevole presidente, onorevoli deputati, ringrazio Bruno Steve per l'introduzione e soprattutto ringrazio voi per l'opportunità di presentare le attività, in Italia e nel mondo, del STMicroelectronics, di cui mi onoro di essere presidente e CEO.
L'industria elettronica è in perpetua evoluzione e noi siamo uno degli attori principali di questo complesso e tumultuoso processo evolutivo. Lavoriamo nel campo dell'infinitamente piccolo, con strutture talmente minuscole da essere misurate in decine di nanometri, unità di misura che equivale a un miliardesimo di metro.
Per riassumere le sfide con cui si confronta l'industria elettronica, vi chiedo di immaginare una piramide rovesciata: alla base, in un piccolo triangolo, i produttori di chip di silicio, come noi, realizzano un volume d'affari di 300 miliardi di dollari l'anno. Una volta che questi chip sono integrati nei diversi dispositivi di destinazione, fra i quali telefonini, decoder satellitari, lampadine, elettrodomestici o ancora altri apparati, il volume d'affari generato è di 2.000 miliardi di dollari. Aggiungendo le applicazioni e i servizi accessori si arriva a 7.000 miliardi di dollari. In altre parole, a partire da un


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circuito integrato del valore di un dollaro si può creare un volume d'affari di 22 dollari.
Per questo possiamo dire che la microelettronica, che rappresenta il cuore e il motore di ogni apparato elettronico, può essere considerata la base di tante altre industrie che non esisterebbero senza di essa.
Vorrei brevemente approfondire alcuni dei dati che il professor Steve ha citato prima. Dei più di 50.000 dipendenti nel mondo circa 12.000 sono ricercatori che lavorano in ben sette centri di ricerca e sviluppo avanzati e altri minori, e alimentano dodici siti di produzione di cui sei, i principali, in Europa (due in Italia, tre in Francia e uno a Malta).
La capacità di competere della nostra azienda è strettamente correlata alla nostra capacità di innovazione, che richiede innanzitutto impegno nelle attività di ricerca e sviluppo; un impegno che nel 2011 ha comportato una spesa di 2,3 miliardi di dollari, che dobbiamo mantenere sostanzialmente costante anche negli anni di crisi.
Con le sue radici italiane, ma anche francesi, la STMicroelectronics ha una vocazione profondamente europea e mondiale. Abbiamo impianti di produzione in Europa, ed è qui che intendiamo continuare a concentrare la maggior parte delle nostre attività a valore aggiunto. Una parte delle nostre attività operative è in Asia, per ragioni di costo ma anche per avvicinarci maggiormente ai nostri clienti in quella parte del mondo in rapida crescita.
Per quanto riguarda i clienti, siamo orgogliosi di servire alcuni tra i più importanti gruppi mondiali: Bosch, Cisco, Continental, Hp, Nokia, Samsung, Seagate, Sony e, in Italia, Magneti Marelli, ENEL, Autostrade, Electrolux, Whirlpool, Indesit e via dicendo.
I nostri prodotti sono parte integrante della vita quotidiana di tutti noi. Pensate al vostro smartphone, che certamente utilizza uno o due chip STMicroelectronics, o alla vostra automobile, che ne contiene molti di più. Ogni nuova automobile immessa sul mercato oggi contiene fino a venticinque chip della ST.
Se vi capita di vedere i vostri figli giocare con un Nintendo Wii, dovete sapere che quel telecomando, così diverso dai precedenti, esiste grazie a ST. Se utilizzate uno smartphone o un tablet avrete notato che la visualizzazione dello schermo si adatta dinamicamente al suo orientamento orizzontale o verticale. Sono esempi dell'innovazione apportata da ST con i suoi sistemi microelettromeccanici, i cosiddetti «MEMS». Siamo leader mondiale del mercato dei MEMS per le applicazioni di elettronica e di consumo e mobili: una delle nostre migliori storie di successo, dal punto di vista non solo dei ricavi ma anche della capacità di innovazione. E siamo ancora all'inizio.
La progressiva diffusione dell'elettronica in tutti i campi della vita quotidiana, e sempre più in profondità, rappresenta un'opportunità straordinaria per ST; un'opportunità che stiamo cogliendo grazie ai nostri team, alle nostre iniziative di ricerca e alla volontà profondamente condivisa da ciascuno dei nostri dipendenti di fare della nostra azienda il leader mondiale nei segmenti che abbiamo scelto.
La nostra visione strategica è infatti quella di diventare leader indiscusso nei campi della convergenza multimediale, della gestione dell'energia e delle tecnologie per i sensori.
Per fornirvi un quadro completo aggiungo che la nostra attività copre anche il campo delle piattaforme di telefonia mobile con la ST-Ericsson, la joint venture che abbiamo creato nel 2009 insieme alla svedese Ericsson.
La ST-Ericsson ha da poco avviato la commercializzazione di alcune piattaforme tra le più innovative oggi presenti sul mercato; un mercato che vale 25 miliardi di dollari ed è tuttora in forte espansione grazie alla rivoluzione dell'Internet mobile.
Al momento la situazione economica della ST-Ericsson è tuttavia fortemente


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penalizzata dal cambio di posizionamento di quello che era, fino a qualche tempo fa, il principale cliente, Nokia.
Lo scorso aprile la ST-Ericsson ha annunciato un piano di rilancio e ristrutturazione che fra l'altro prevede di concentrare l'offerta su soluzioni che integrano modem più processore applicativo, costi di ristrutturazione fra i 130 e i 150 milioni di dollari, e risparmi attesi dell'ordine di 320 milioni di dollari annui, a completamento del piano a fine 2013.
Nell'ambito di questo piano, alcuni team di ricerca e sviluppo della ST-Ericsson passeranno con noi, in modo da lavorare a sviluppi che saranno applicati non solo ai telefonini ma anche a tablet, televisori, decoder satellitari e navigatori, tutti settori della convergenza multimediale dove siamo presenti e dove vogliamo emergere.
Tornando alla STMicroelectronics, la nostra è una visione strategica ambiziosa. Sono ben conscio che il cammino sarà difficile, che gli ostacoli saranno numerosi e che il contesto macroeconomico è attualmente tutt'altro che favorevole. Agli andamenti ciclici che hanno sempre caratterizzato il nostro settore e che hanno variazioni vertiginose - da montagne russe - si sono infatti sommati gli effetti delle quattro crisi che abbiamo dovuto affrontare dal 2007 ad oggi. La prima è la crisi del credito, alla fine del 2007. Nel secondo trimestre del 2008 abbiamo subito l'impatto di un rapporto euro-dollaro a 1,50, un rapporto insostenibile per una società come la ST, i cui costi sono al 50 per cento in euro e le cui vendite sono in dollari. Ogni volta che l'euro supera quota 1,25-1,30 dollari la nostra azienda è fortemente penalizzata, con grande vantaggio per i nostri concorrenti americani e asiatici.
Nel 2008 e nel 2009 è seguita la recessione economica e nel 2011, infine, abbiamo risentito del forte rallentamento della domanda in alcuni settori, che ha inciso negativamente sul tasso di utilizzo dei nostri impianti produttivi. Oggi crediamo che il punto più basso della crisi della domanda sia stato toccato e superato, e siamo moderatamente ottimisti per i prossimi mesi. Eppure, nonostante la crisi mondiale, la ST in questi anni è cresciuta non solo nel mondo - in particolare in Asia - ma anche in Italia: è cresciuta in persone, attività, impianti e brevetti.
In Italia lavorano oggi più di 8.700 persone, suddivise sostanzialmente fra la Lombardia (4.400), la Sicilia (3.900), e una presenza significativa in Campania (400) e altri centri minori. Il 40 per cento svolge attività manifatturiere.
Come sapete, il 2011 è stato un anno difficile. Fra l'altro, provvedimenti di cassa integrazione ordinaria per raffreddare i ritmi di produzione hanno interessato a Catania una parte dei dipendenti. Noi, tuttavia, abbiamo continuato a investire, raggiungendo i 282 milioni di dollari a fine anno in investimenti in conto capitale. Circa 468 persone sono entrate in azienda in un anno difficile come il 2011.
Se guardiamo la preparazione delle nostre risorse, più del 38 per cento degli 8.700 dipendenti in Italia ha almeno una laurea, mentre il 92 per cento ha un diploma di scuola superiore. Credo che il dato più significativo sia quel 30 per cento che svolge attività di ricerca e sviluppo in Italia, suddiviso equamente fra Nord e Sud. Nel solo 2011 queste spese di ricerca hanno superato i 470 milioni di dollari.
D'altra parte, il forte impegno nella ricerca e nella progettazione è una caratteristica fondamentale della nostra presenza in Italia. Siamo la prima società per numero di brevetti depositati in Italia.
Permettetemi di precisare la missione affidata ai due poli principali in Italia per quanto riguarda la ricerca. In Lombardia è nata e continua a essere sviluppata la road map del processo BCD, la tecnologia smart power, che costituisce un pilastro fondamentale per il successo di ST in molti mercati (dal mercato consumer, all'automobile, alle telecomunicazioni).
L'attività di ricerca si svolge principalmente nella fabbrica denominata R2 ad Agrate Brianza, gestita in regime consortile con Micron, una società americana.
Più recentemente a Cornaredo, presso il nostro centro di ricerca vicino a Milano, che


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ospita più di 800 ricercatori, si è sviluppato il filone delle tecnologie MEMS, la micromeccanica di cui parlavo prima. Queste tecnologie ST sono usate con grande successo nella produzione delle cartucce per stampanti a getto d'inchiostro, stanno affermandosi sempre di più nei telefonini, computer portatili e videogiochi, e stanno ora penetrando il settore dell'automobile.
Il sito di Catania è un punto di riferimento mondiale per lo sviluppo delle tecnologie per dispositivi discreti e potenza intelligente, essenziali per linee di prodotto molto profittevoli. A Catania viene condotta un'intensa attività di ricerca ad alto contenuto di innovazione sui nuovi materiali, come plastiche, carburo di silicio e nitruro di gallio, e nuove applicazioni per nuovi mercati, quali medicale e energie rinnovabili.
Le nostre risorse italiane sono di grande importanza per l'insieme delle nostre attività e, in particolare, i quattro mercati che crescono più rapidamente. In primo luogo, la gestione e il risparmio dell'energia: secondo l'International Energy Agency, la domanda globale di energia potrebbe crescere del 36 per cento entro il 2035; l'efficienza energetica è l'alternativa più economica alla generazione di energia, per non parlare dei rischi molto bassi che comporta o dell'impatto sull'ambiente. È la risposta che l'industria tecnologicamente più avanzata offre a una delle sfide maggiori che il globo sta affrontando.
La ST è in primissima fila dove si lavora per il risparmio e l'efficienza energetica, così come per l'auto elettrica, e in Italia fra l'altro partecipa a vario titolo a diversi progetti incentrati sul tema delle smart city.
Un altro versante dell'efficienza energetica ancora poco conosciuto dal grande pubblico ma già molto presente nel mondo industriale è la rivoluzione legata alle smart grid, che si esprime soprattutto nei grandi progetti per lo sviluppo dei contatori intelligenti. Anche a questo riguardo la ST ha contribuito e contribuisce al lavoro dell'ENEL. Le competenze e le applicazioni della ST che porteranno efficienza energetica nelle case di tutto il mondo sono nate e cresciute in Italia.
Anche negli altri tre mercati le attività italiane rivestono un ruolo importante a livello mondiale. Sicurezza dei dati in Italia vuol dire principalmente smart card, quindi sicurezza per dati estremamente sensibili come quelli delle carte di credito bancarie, uno dei settori di punta del nostro stabilimento di Marcianise, vicino a Caserta; sanità e benessere: le nostre soluzioni sono studiate sia per dispositivi medici e diagnostici sia per la cura e benessere della persona; inoltre, abbiamo soluzioni miniaturizzate per i dispositivi medici impiantabili, soluzioni indossabili per la somministrazione dei farmaci e per il monitoraggio remoto di parametri vitali, particolarmente nei casi di sofferenza cardiovascolare. Abbiamo laboratori istantanei su chip per l'identificazione di virus e batteri tramite DNA o RNA e soluzioni innovative per l'ecografia tridimensionale che consentono un passo avanti sostanziale rispetto ai sistemi tradizionali.
Smart gadget: le attività italiane per questo mercato sono concentrate sull'audio e applicazioni per l'auto, GPS, navigatori, telepass e sensori di movimento a cui accennavo prima.
Vorrei concludere con l'elettronica per l'automobile. In Italia abbiamo sviluppato le competenze per indirizzare tutti gli ambiti di questo settore, nel quale la ST è tra i leader a livello mondiale. Di particolare importanza è l'elettronica per il controllo del motore, per il quale si sono sviluppate soluzioni che contribuiscono in maniera decisiva alla riduzione delle emissioni di CO2.
Altro tema è quello della sicurezza, che va dagli airbag all'ABS, fino alla stabilità del veicolo e, più recentemente, alla rilevazione degli ostacoli. Infine, il settore dell'intrattenimento a bordo del veicolo, dalla radio tradizionale fino ai sistemi di navigazione più recenti.
Concluderei con una carrellata delle nostre applicazioni e dei nostri prodotti. Spero di avervi dato, anche se molto rapidamente, una overview di quello che facciamo in ST.


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PRESIDENTE. Do la parola ai deputati che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

LUDOVICO VICO. Innanzitutto vi faccio i miei complimenti per il vostro lavoro, che dimostra come questa importante parte dell'Italia funziona.
Le rivolgerò subito una domanda, relativa a una parte della relazione che lei non ha letto. Nelle conclusioni del documento scritto che ci ha consegnato si legge: «La microelettronica è considerata strategica da decenni negli Stati Uniti e in Asia» e poco prima: «Tutto questo mantenendo un livello di competitività economica compatibile con quanto i nostri grandi concorrenti internazionali sono in grado di ottenere (...)». Vorrei sapere quali impegni e quale maggiore attenzione i Governi nazionali dovrebbero porre rispetto a questa dichiarazione sobria ma significativa.

RAFFAELLO VIGNALI. Grazie, dottor Bozotti, e complimenti per la relazione.
ST è uno dei soggetti forti nel campo dell'innovazione in Italia; se non ricordo male, è al primo posto per spesa privata per ricerca nel nostro Paese. Stiamo parlando di un'azienda le cui caratteristiche sono note.
Vorrei porre una domanda relativamente all'indotto di ST. In particolare, vorrei conoscere qualche numero sui dati dell'indotto: quante sono le imprese e gli addetti, e la relativa localizzazione. A vostro giudizio, quali sono le competenze distintive del vostro sistema di fornitura specializzata in Italia rispetto a quello di altre aree del mondo?

PRESIDENTE. Do la parola ai nostri ospiti per la replica.

CARLO BOZOTTI, Amministratore delegato di STMicroelectronics Holding NV. Risponderò alla prima domanda, lasciando la seconda a Carlo Ferro.
Certamente il focus deve essere sull'innovazione e, in particolare, sulla velocità. La differenza tra il successo e il fallimento la fa la velocità. Per citare un esempio, il nostro più grande cliente americano, alcuni trimestri fa - non tanti, era la fine del 2010 - ci ha chiesto di affrontare una grande sfida, ossia arrivare in un trimestre a sviluppare un nuovo prodotto. Soltanto affrontando queste sfide e procedendo il più velocemente possibile si può arrivare a vincere questi business.
I contributi devono essere soprattutto quelli di stimolo all'innovazione. Vorrei citare un esempio che mi sembra in questa sede il più interessante. In Francia c'è un sistema che si chiama Crédit d'impôt recherche: è un sistema assolutamente automatico, predictable, cioè non cambia mai, o almeno finora non è cambiato. Si tratta di un contributo importante di credito d'imposta per tutta la ricerca che si fa nel Paese, indipendentemente dai programmi e dalle attività, purché l'attività sia denominabile di ricerca e sviluppo. Per noi che in Francia investiamo tanti quattrini in ricerca e sviluppo, esso equivale - tanto per darvi un'idea della dimensione - a un contributo di 114 milioni di euro all'anno. È dunque un contributo molto significativo.
Il vantaggio del sistema è quello di essere automatico, assolutamente affidabile; non ci sono da discutere iniziative né programmi di finanziamento. Semplicemente vale il 20-25 per cento dell'attività di ricerca, purché sia veramente ricerca. Se poi l'azienda fa profitti diventa un credito d'imposta; se, negli anni difficili, l'azienda non fa profitti, questo contributo si trasforma in un contributo di cassa all'azienda. Quando ci sono stati periodi veramente duri, come nel 2009, lo Stato francese ha deciso di anticipare i pagamenti di questi crediti d'imposta per supportare l'industria.
Il calcolo si fa sui dollari spesi in ricerca e sviluppo, quindi non è soltanto il costo del lavoro. Se consideriamo la ricerca e sviluppo che facciamo in Italia, si tratta di 473 milioni di dollari (qui è riportato 230 milioni di euro, ma questo è il bilancio IFRS, quindi c'è una parte della ricerca e sviluppo trattata come capitalizzazione di RND, ma la spesa di ricerca e sviluppo in Italia è di 473 milioni di dollari), composti per il 60 per cento dal costo del lavoro e per il restante 40 per cento da semilavorati, viaggi dei ricercatori e via dicendo.


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In Francia questo credito di imposta è applicabile all'insieme dell'attività di ricerca. È uno dei sistemi più aggressivi e più competitivi che noi conosciamo e funziona molto bene, perché è assolutamente automatico e finora è stato anche molto predictable, affidabile ed efficace.
Per quanto riguarda la domanda relativa all'indotto lascio la parola a Carlo Ferro, che era CFO di ST e adesso è diventato COO, ossia il numero due, della società ST-Ericsson, la nostra joint venture nel settore wireless, ma ha ancora il ruolo di gestire special corporate projects in ST.

CARLO FERRO, Direttore generale di ST-Ericsson. Grazie, Carlo, per avermi presentato. Risponderò alla domanda dell'onorevole Vignali relativa all'indotto, ringraziandolo anche per le cortesi parole della sua premessa relativamente alla società.
In termini di dimensione, per noi la regola del pollice è quella che un occupato interno equivalga a un occupato dell'indotto. Quindi, con 8.700 dipendenti diretti, stimiamo che ST generi indotto per circa 8.000 occupati.
Da un punto di vista di localizzazione, similmente alle nostre presenze, l'indotto si distribuisce per poco più della metà in Lombardia e poco meno della metà in Sicilia, dove si trovano - come ha detto l'ingegner Bozotti - i due grandi poli produttivi.
L'attività che affidiamo all'indotto è essenzialmente di servizi, attività di manutenzione di fabbrica, ma anche un'attività ad alto contenuto di ricerca e sviluppo relativamente, per esempio, al disegno e alla progettazione di circuiti o alla realizzazione di alcune applicazioni software che girano sui nostri circuiti.
L'indotto oggi in ricerca e sviluppo consente di complementare, sia da un punto di vista di capacità ma soprattutto da un punto di vista di dimensione di attività, le risorse interne della società.
L'ultima parte della domanda, se ho capito bene, credo cercasse di confrontare l'indotto che troviamo in Italia con quello che troviamo negli altri circa venti Paesi in cui operiamo. Da questo punto di vista, direi che non vediamo differenze: il supporto che troviamo nell'indotto in Francia o in Italia è estremamente simile, in particolare ha anche delle punte significative nel rapporto con le università. Abbiamo collaborazioni con oltre venti istituti universitari. Direi che potremmo concludere che l'infrastruttura del sistema Paese, da questo punto di vista, è assolutamente adeguata allo svolgimento di attività industriali anche di punta, come quelle che svolge STMicroelectronics.

CARLO BOZOTTI, Amministratore delegato di STMicroelectronics Holding NV. Ho parlato della grande sfida della velocità dell'innovazione. Ce n'è un'altra che mi sta a cuore sottolineare: questo è un business dove i prezzi sono in dollari; quando noi vendiamo lo facciamo in dollari e, anche per quella parte di fatturato che abbiamo sui clienti europei, dove naturalmente si fattura in euro (è il 12 per cento del nostro fatturato), i prezzi comunque sono denominati in dollari.
I nostri concorrenti sono globali, quasi sempre americani o asiatici, quindi la seconda grande sfida - ma più che una sfida è un concern - è il rapporto euro-dollaro. La nostra base di costi è per il 50 per cento in euro e per il 50 per cento in dollari. Abbiamo le fabbriche in Europa e naturalmente tanta ricerca e sviluppo in Europa, quindi a livello globale il 50 per cento della nostra struttura di costi è in euro. Quando vendiamo, però, lo ripeto, vendiamo in dollari: per noi un punto percentuale del cambio vale 40 milioni di dollari di operating profit come di bottom line.
Il cambio a 1,50 è quasi insostenibile. Come ho detto prima, nel terzo trimestre del 2008 il cambio è andato a 1,55-1,60. Per un'azienda come la nostra è insostenibile. La cosa che ci preoccupa molto è la situazione di crisi dell'euro, di emergenza drammatica per l'Europa.
Il cambio euro-dollaro è la seconda cosa che non mi lascia dormire di notte, dopo la velocità negli sviluppi. Con un cambio a 1,40 in questo business si fa una fatica terribile. Noi avevamo una fabbrica negli Stati Uniti, molto simile a quella che abbiamo ad Agrate Brianza (stesse dimensioni di fetta, stesso numero di prodotti per fetta e via elencando), ma quando l'euro


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va al di sopra dell'1,30 è veramente complicato in questo business.

BRUNO STEVE, Vicepresidente di STMicroelectronics Holding NV. È vero che si parla di un dato macroeconomico e quindi fuori dalla possibilità di incidere da parte dell'azienda, però l'azienda ne paga i prezzi.
Ci è stato chiesto quali sono le capacità distintive e i vantaggi competitivi rispetto agli altri. Prima Carlo Ferro ricordava quanti ricercatori, per il differenziale fra l'1,17 dalla fondazione dell'euro e il bilancio dell'anno scorso, abbiamo regalato di fatto alla concorrenza.

CARLO FERRO, Direttore generale di ST-Ericsson. Sono circa 3.000. Con un tasso di cambio euro-dollaro a 1,17, come al momento della formazione dell'euro, rispetto all'1,33 medio che abbiamo sperimentato nel corso del 2011, avremmo potuto, a uguali risultati, investire nell'attività di ulteriori 3.000 ricercatori, quindi aumentare del 25 per cento la capacità di innovazione dell'azienda.

ANDREA LULLI. Ho una curiosità che rispetto a ciò che avete detto potrebbe essere marginale. Poiché l'innovazione si diffonde orizzontalmente, in altri settori, ovviamente ha un ruolo strategico rilevante. Avete avuto esperienze o sollecitazioni per quanto riguarda, per esempio, industrie - che per l'Italia sono molto importanti, anche se in difficoltà - del manifatturiero, del made in Italy? La microelettronica può avere un contenuto innovativo che potrebbe accoppiarsi con la creatività nostra.

CARLO BOZOTTI, Amministratore delegato di STMicroelectronics Holding NV. Parlo dell'Italia, ma anche della Francia. Purtroppo, di elettronica ce n'è poca. L'anno scorso abbiamo raggiunto 9,7-9,8 miliardi di dollari di fatturato. Il fatturato italiano mi sembra che sia stato di 117 milioni di dollari e quello francese di 112 milioni di dollari.
Questo vuol dire che non c'è un mercato di clienti importanti, nel settore dell'elettronica, né in Italia né in Francia. È chiaro che ci sono aree di eccellenza, anche nel nostro Paese: mi piacerebbe citare l'esempio della Magneti Marelli e prima ho ricordato la collaborazione che abbiamo con ENEL nel settore dei contatori elettronici. Per quest'ultima attività siamo partiti dall'Italia e siamo arrivati in Spagna e in Francia. Non è solo il contatore elettronico, ma si tratta anche, a livello più macroscopico, della gestione della rete intelligente. Recentemente abbiamo vinto l'appalto per la Cina: nel giro di pochi anni in Cina ci saranno 200 milioni di contatori intelligenti. Questa attività è nata in Italia, con l'ENEL. Cito, ancora, il telepass per le autostrade.
Esistono dunque aree di eccellenza, però a livello globale il mercato è molto piccolo perché manca una base importante di clienti elettronici. Facciamo l'esempio di un Paese che ha più o meno le stesse dimensioni dell'Italia, come popolazione, dove c'è un mercato enorme: Taiwan, un Paese dove c'è un mercato dell'elettronica che vale 100 miliardi di dollari perché ci sono tantissime aziende che hanno puntato sull'elettronica, soprattutto nel settore dei personal computer, ma anche dell'elettronica di consumo, e hanno sviluppato bene il business. Ci sono tanti imprenditori nell'area dell'elettronica quindi è un mercato di grandissima importanza per una società come la nostra.

BRUNO STEVE, Vicepresidente di STMicroelectronics Holding NV. Credo che se noi non fossimo in Italia i primi nella ricerca e sviluppo, saremmo i primi a essere felici.

PRESIDENTE. Questa è una degna conclusione di un'audizione molto interessante. Ringrazio i nostri ospiti e auguro loro buon lavoro.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 12,55.

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