dal 29/04/2008 - al 14/03/2013

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bis-A
XVI LEGISLATURA

RELAZIONE
DELLA V COMMISSIONE

sulla
NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2012

Doc. LVII
N. 5-bis-A


INDICE

Frontespizio

RELAZIONE ... 5

PARERI, AI SENSI DELL'ARTICOLO 118-BIS DEL REGOLAMENTO:

I COMMISSIONE PERMANENTE ... 17
(Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)

II COMMISSIONE PERMANENTE ... 18
(Giustizia)

III COMMISSIONE PERMANENTE ... 19
(Affari esteri e comunitari)

IV COMMISSIONE PERMANENTE ... 20
(Difesa)

VI COMMISSIONE PERMANENTE ... 21
(Finanze)

VII COMMISSIONE PERMANENTE ... 24
(Cultura, scienza ed istruzione)

VIII COMMISSIONE PERMANENTE ... 25
(Ambiente, territorio e lavori pubblici)

IX COMMISSIONE PERMANENTE ... 27
(Trasporti, poste e telecomunicazioni)

X COMMISSIONE PERMANENTE ... 30
(Attività produttive, commercio e turismo)

XI COMMISSIONE PERMANENTE ... 32
(Lavoro pubblico e privato)

XII COMMISSIONE PERMANENTE ... 34
(Affari sociali)

XIII COMMISSIONE PERMANENTE ... 35
(Agricoltura)

XIV COMMISSIONE PERMANENTE ... 37
(Politiche dell'Unione europea)

COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI ... 38


Doc. LVII n. 5-bis-A


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Onorevoli Colleghi! - La Nota di aggiornamento oggi in esame modifica le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, in conseguenza di un andamento dell'economia, internazionale e nazionale, che negli ultimi mesi si è evoluto secondo prospettive assai peggiori di quelle ipotizzate nell'aprile scorso.
Da allora, quando fu presentato il Documento di economia e finanza (DEF) 2012, sono accadute molte cose, alcune di segno negativo, altre senz'altro incoraggianti, almeno in una prospettiva di medio termine.
Da una parte, si è registrato un deterioramento dello scenario macroeconomico globale, connesso al riaffiorare delle tensioni sui mercati del debito sovrano e alla forte incertezza che ha connotato il contesto dell'area dell'euro, almeno sino a poche settimane addietro. Nel secondo trimestre dell'anno, il commercio e la produzione mondiale hanno subito una battuta d'arresto, imputabile in larga parte alla stagnazione europea e al rallentamento negli Stati Uniti; la debolezza della domanda dei paesi avanzati ha inoltre provocato un rallentamento anche nelle principali economie emergenti.
Nell'area dell'euro turbolenze e tensioni sui debiti sovrani e sui mercati borsistici sono riemerse dal mese di aprile scorso e si sono amplificate nei mesi estivi.
A fronte di tali fattori e del generale indebolimento congiunturale - che si è riflesso pesantemente sull'economia italiana - nell'area dell'euro sono stati compiuti alcuni primi importanti passi nella direzione della stabilizzazione dei mercati e nella prospettiva del rafforzamento dell'Unione economica e monetaria.
In questo senso, le tre principali «tappe» della «crisi dell'euro» possono rinvenirsi:
a) nel Consiglio europeo del 28-29 giugno scorso, che ha tracciato il percorso per rafforzare i meccanismi di stabilizzazione finanziaria, anche attraverso la definizione di un sistema di vigilanza comune sulle banche, e per favorire un sempre più pervasivo coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, anche nella prospettiva del nuovo Patto per la crescita e l'occupazione;
b) nelle successive decisioni dell'Eurogruppo del 9 luglio, che ha deciso la ricapitalizzazione delle banche spagnole attraverso l'EFSF e l'ESM;
c) nelle decisioni della Banca centrale europea (BCE) annunciate il successivo 6 settembre, che sembrano a ben vedere costituire una sorta di «spartiacque virtuale» della crisi, avendo offerto un forte segnale ai mercati circa la volontà di ristabilire il corretto funzionamento dei mercati anche prevedendo la possibilità da parte della Banca di procedere all'acquisto illimitato di titoli a breve termine degli Stati membri, fatto salvo un principio di condizionalità di tali operazioni.

L'analisi dell'impatto di tali decisioni sull'andamento registrato negli ultimi mesi dei differenziali di rendimento tra i titoli di Stato italiani e gli omologhi Bund tedeschi testimonia, inequivocabilmente, come in Italia la questione del debito sovrano assuma una valenza peculiare, configurandosi come un problema che reca una forte matrice transnazionale e «politica» all'interno della cornice europea.
L'andamento dello spread e delle stesse quotazioni di borsa ha dimostrato, infatti, come i mercati siano estremamente reattivi alle decisioni assunte nell'eurozona, assai più di quanto non lo siano rispetto alle decisioni assunte in ambito nazionale.
Al di là delle caratteristiche specifiche di ciascun Paese - in termini di saldi di


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finanza pubblica e qualità e quantità degli squilibri macroeconomici esistenti - la crisi dei debiti sovrani, vista dall'Italia, assume in questo senso una connotazione «politica», atteso che la speculazione tende ad aggredire le parti marginalmente più deboli di un sistema politico, istituzionale ed economico - l'Unione europea (UE) - che nel complesso non viene ancora percepito dagli operatori come adeguatamente coeso e solidale, e in cui si avverte l'assenza di solide istituzioni politiche, fortemente legittimate sul piano democratico e presidiate da un fondamentale elemento unificante e di garanzia, quale sarebbe una banca centrale che assuma le vesti di prestatore di ultima istanza, sul modello della Federal reserve statunitense.
Prima di illustrare il nuovo quadro previsivo contenuto nella Nota, ritengo dunque opportuno ribadire, ancora una volta, come l'unione bancaria, l'unione fiscale e l'unione politica costituiscano, in definitiva, le uniche risposte valide per allentare la speculazione sui titoli sovrani e per ripristinare quel clima di fiducia indispensabile per favorire una ripresa della crescita economica.
In questa prospettiva, la situazione italiana è emblematica.
Va, infatti, considerato che il nostro Paese è stato - ed è tuttora - maggiormente esposto alle tensioni sul debito sovrano rispetto ad altri Stati membri nonostante che:
a) sia ormai uno dei paesi europei più virtuosi in termini di gestione di bilancio, atteso che ha registrato, negli ultimi anni, un deficit tra i più contenuti d'Europa, avviando al contempo un processo di consolidamento fiscale che malgrado il peggioramento del quadro macroeconomico consente di confermare, sin dal prossimo anno, l'obiettivo di medio periodo del pareggio di bilancio in termini strutturali, regola «aurea», questa, che trova ora un esplicito riconoscimento anche sul piano costituzionale;
b) si sia trovato, con riferimento alle esigenze di ricapitalizzazione del sistema bancario nazionale, in una posizione relativa più favorevole rispetto ad altri partner della UE, atteso che gli interventi di sostegno sono stati assai contenuti e che nell'insieme il sistema bancario appare solido;
c) presenti, nella comparazione con gli altri paesi della UE, alcuni specifici punti di forza, quali gli elevati livelli del risparmio privato e della ricchezza finanziaria netta delle famiglie, considerati come fattori rilevanti dalla stessa nuova regola per il debito introdotta nella disciplina comunitaria.

Nel complesso, appare quindi possibile affermare che i livelli dei tassi d'interesse corrisposti per rifinanziare il debito italiano - che tanto continuano a pesare anche sull'economia reale per le conseguenze che ne derivano anche sul piano dell'offerta di credito alle famiglie e alle imprese - non riflettano né i considerevoli sforzi compiuti, anche sul piano della tenuta del sistema previdenziale, per assicurare un aggiustamento fiscale strutturale, né tantomeno gli sforzi recentemente compiuti dal Governo italiano in tema di liberalizzazioni e apertura dei mercati, semplificazioni amministrative, riforma del mercato del lavoro e riqualificazione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review).
In diversi casi, si tratta, infatti, di vere e proprie riforme strutturali, che contribuiranno nel medio periodo a elevare il potenziale di crescita dell'economia, ma che non sembrano sufficientemente apprezzate dai mercati.
Tutto ciò conferma, a mio avviso, che la chiave per risolvere la crisi è soprattutto in Europa e nel ruolo che i Governi riusciranno a svolgere per far avanzare il processo di unificazione, coniugando stabilità e sviluppo, condizioni complementari per far progredire tutti i paesi nella moneta unica.
L'euroscetticismo che sta crescendo in Europa non è, in questo senso, la soluzione ma parte del problema e testimonia il legame che sussiste - al di là delle analisi economiche degli squilibri macroeconomici tra il nord e il sud del Continente - fra crisi economica e crisi


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delle istituzioni democratiche. La questione dei debiti sovrani va collocata in tale ambito e i passi che si stanno compiendo in questa fase in Europa sono fondamentali per attenuare la spirale negativa tra aumento dei rischi sovrani, difficoltà del sistema bancario e peggioramento congiunturale e dunque per spezzare definitivamente i pericolosi circoli viziosi che attanagliano ancora l'economia dell'eurozona.
La crisi e il clima generale di sfiducia inducono, infatti, i consumatori a moderare la spesa, con i conseguenti impatti negativi sulla domanda aggregata e le conseguenti flessioni del gettito fiscale; le imprese, a loro volta, rinviano gli investimenti e le assunzioni, deprimendo i livelli occupazionali e determinando maggiori oneri pubblici per gli ammortizzatori sociali; le banche soffrono le tensioni sui mercati finanziari e l'elevata volatilità degli spread e vedono aumentare in maniera rilevante i propri costi di approvvigionamento, traslandoli conseguentemente sui tassi di finanziamento alle famiglie e alle imprese e restringendo l'offerta di credito; gli investitori rimangono assai prudenti di fronte alla debolezza e alla rischiosità delle attuali prospettive macroeconomiche, al punto di accettare tassi d'interesse reali negativi corrisposti sui titoli di Stato di alcune economie avanzate più solide (come la Germania), mentre i governi dei paesi più fragili vedono deteriorarsi la loro affidabilità creditizia, rendendo ancor più difficoltoso il processo di risanamento dei conti pubblici.
Spezzare questa spirale perversa è il principale obiettivo del processo di rafforzamento dell'Unione attualmente in corso.
Dal prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre ci si attendono ulteriori passi in avanti, anche se le difficoltà e il rischio di rigurgiti nazionalistici e nuovi egoismi territoriali non vanno affatto trascurati. In base a quanto enunciato nell'ordine del giorno il Consiglio esaminerà i progressi compiuti nell'attuazione del patto per la crescita e l'occupazione e, se necessario, stabilirà ulteriori orientamenti per promuovere la crescita e l'occupazione.
Il Presidente del Consiglio europeo riferirà inoltre sui lavori in corso di svolgimento sul futuro dell'Unione economica e monetaria a seguito del Consiglio europeo di giugno e in tale contesto il Consiglio valuterà i progressi compiuti sulle proposte relative a un meccanismo europeo unico di vigilanza bancaria e, se del caso, fisserà ulteriori orientamenti.
In base a quanto si apprende da notizie di stampa, le posizioni in campo sulla più generale questione del futuro dell'Unione sono assai diversificate. La Germania sembrerebbe avere l'intenzione di proporre un bilancio previsionale comune per i Paesi dell'UE, con l'obiettivo di sostituire gli attuali fondi strutturali e di coesione, erogati senza clausole di condizionalità, con un fondo centralizzato comune, costituito da entrate fiscali e dai proventi di un'eventuale tassa sulle transazioni finanziarie (la cosiddetta Tobin Tax), con cui sostenere i Paesi deboli dell'eurozona in cambio tuttavia di forti condizionalità in termini di riforme strutturali.
Tale posizione, riportata da alcuni quotidiani tedeschi, inficerebbe in radice la discussione in ordine all'opportunità di addivenire ad una sorta di mutualizzazione del debito attraverso l'emissione di eurobond, allo stato invisa a parte dell'opinione pubblica del Paese.
Questa ipotesi, che implicherebbe una modifica dei trattati europei e dunque tempi di attuazione dilatati, potrebbe creare frizioni tra i partner europei, alcuni dei quali, come la Spagna e la Francia, propongono invece di affrontare prontamente il problema della retroazione tra il settore finanziario e il settore pubblico attraverso la possibilità di erogare gli aiuti dei fondi dell'ESFS e dell'ESM direttamente alle banche in crisi. Il dibattito si preannuncia dunque intenso e complesso e dai sui esiti dipenderà l'evoluzione dell'economia dell'eurozona e, per la rilevanza che essa riveste, della stessa congiuntura internazionale.
Se lo scenario testè descritto rende evidente come il completamento dell'architettura istituzionale dell'Unione europea, il rafforzamento dei meccanismi di
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stabilizzazione e l'ampliamento, in tale ambito, del ruolo della BCE, costituiscano questioni cruciali per superare la crisi e ripristinare un clima di fiducia, ciò non vuol dire, ovviamente, che l'Italia abbia già fatto tutto il necessario per riavviare un ciclo virtuoso di crescita.

I dati dell'economia italiana riportati nella Nota di aggiornamento evidenziano, infatti, le difficoltà incontrate nel coniugare le politiche del rigore con quelle per lo sviluppo.
Ed è del resto con grande onestà intellettuale che il Governo, pur ricordando come al mantenimento della stabilità finanziaria sia stata affiancata una forte azione di sostegno della crescita economica e della produttività (in termini di miglioramento del mercato del lavoro; liberalizzazioni, semplificazioni, efficienza della pubblica amministrazione, promozione della ricerca e sviluppo, rilancio delle infrastrutture ed efficientamento della giustizia civile), afferma, nella Nota, come la congiuntura economica italiana sconti, oltre ai livelli elevati degli spread e al clima di incertezza e sfiducia generale, anche gli effetti (depressivi) delle misure di consolidamento fiscale adottate nell'ultimo anno.
Nell'insieme, il peggioramento del ciclo macroeconomico internazionale, il persistere delle tensioni nell'area dell'euro e le misure di contenimento della spesa sinora adottate, hanno indotto il Governo a una revisione al ribasso delle stime originariamente formulate sull'andamento dell'economia italiana per l'anno in corso e per il triennio 2013-2015.
In particolare, per il 2012 la contrazione del prodotto interno lordo (PIL) italiano è stimata pari al 2,4 per cento, rispetto all'1,2 per cento precedentemente indicato; una contrazione è attesa anche per il 2013, anno in cui il PIL è previsto ridursi dello 0,2 per cento, principalmente in ragione dell'effetto di trascinamento del calo registrato l'anno precedente.
Negli anni successivi l'attività economica dovrebbe invece tornare a crescere dell'1,1 per cento nel 2014 e dell'1,3 per cento nel 2015, beneficiando soprattutto del miglioramento della domanda mondiale e dell'emergere degli effetti positivi determinati dai provvedimenti per la crescita varati dal Governo nella prima parte dell'anno.
Rispetto alle previsioni contenute nel DEF 2012, lo scenario generale evidenzia uno stato di sofferenza del tessuto economico e produttivo davvero allarmante, atteso che quasi tutte le variabili del quadro macroeconomico manifestano un rallentamento.
È così per i consumi nazionali, che dovrebbero ridursi del 2,6 per cento nel 2012 - ben più di quanto stimato nel DEF - e continuerebbero a contrarsi anche nell'anno successivo, attestandosi a -0,7 per cento. In tale ambito, la spesa delle famiglie residenti scenderebbe a -3,3 per cento nel 2012. Sulle decisioni di spesa delle famiglie incidono l'andamento del mercato del lavoro e quello del reddito disponibile, in un contesto di fiducia che è attualmente ai minimi storici. Nel medio termine la spesa delle famiglie tornerebbe a crescere, ma comunque a ritmi moderati.
Analogamente, gli investimenti fissi lordi nell'anno in corso dovrebbero ridursi dell'8,3 per cento, rispetto a -3,5 per cento stimato ad aprile. La revisione al ribasso delle previsioni è ascrivibile soprattutto alla dinamica negativa degli investimenti in macchinari e attrezzature (-10,6 per cento), particolarmente sensibili alla congiuntura. Anche il settore delle costruzioni continua a manifestare una profonda debolezza sia nella produzione sia nelle transazioni nel comparto residenziale; un lieve recupero è previsto per il biennio 2014-2015.
Un timido contributo positivo alla crescita, l'unico a dire il vero, proviene dagli scambi con l'estero, atteso che nonostante il rallentamento del commercio mondiale, è confermata la stima di crescita delle esportazioni nell'anno in corso dell'1,2 per cento; le esportazioni nette risulterebbero positive in tutto l'orizzonte di previsione, mentre il disavanzo di parte corrente della bilancia dei pagamenti registrerebbe un miglioramento grazie all'andamento degli


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scambi commerciali, che registrano una riduzione delle importazioni.
Segnali molto preoccupanti giungono, di converso, dal mercato del lavoro.
Al riguardo la Nota, sulla base degli andamenti congiunturali, rivede in senso peggiorativo le stime del tasso di disoccupazione, il quale si attesterebbe nel 2012 al 10,8 per cento (un valore più alto di circa 1,5 punti percentuali rispetto alle stime di aprile) e registrerebbe una ulteriore crescita nel 2013, raggiungendo l'11,4 per cento. Nel biennio successivo il tasso dovrebbe tornare a ridursi fino al 10,9 per cento nel 2015.
Ad avviso del Governo, il sensibile incremento del tasso di disoccupazione è da ascrivere principalmente all'aumento dell'offerta di lavoro; diversamente a quanto si era verificato nel corso della crisi del 2008-2009, la ricerca di lavoro si sarebbe infatti intensificata negli ultimi mesi anche in virtù del rinvio del pensionamento indotto dalle riforme previdenziali adottate.
Tra gli elementi di maggiore preoccupazione riportati nella Nota, figurano, oltre alla caduta dei consumi e degli investimenti e al predetto aumento del tasso di disoccupazione, anche l'andamento del costo del lavoro per unità di prodotto, che risulterebbe in accelerazione nel 2012. Pur in un contesto di dinamica salariale moderata, il calo dell'occupazione risulterebbe inferiore a quello del valore aggiunto, determinando dunque una contrazione della produttività. Secondo il Governo nel medio termine il contenimento salariale, accompagnato da un graduale recupero della produttività, dovrebbe comportare un deciso rallentamento dell'evoluzione del costo del lavoro per unità di prodotto.
Per quanto concerne, infine, l'inflazione, la Nota registra rispetto alle stime del DEF una minore pressione inflativa nell'anno in corso, in parte determinata dallo slittamento dell'incremento delle aliquote IVA da ottobre 2012 a luglio 2013.
L'inflazione programmata è stimata stabile all'1,5 per cento nel periodo considerato.
Accanto al quadro macroeconomico, un ultimo elemento di criticità è costituito dall'inasprimento delle politiche creditizie con innalzamento dei tassi creditori delle banche, generato dalle difficoltà dal lato della provvista e dalle incertezze sul portafoglio dei crediti.
In proposito la Nota evidenzia come le operazioni di rifinanziamento dell'Eurosistema abbiano contribuito in misura rilevante a garantire la disponibilità di liquidità bancaria, ma come ciò non si sia tradotto in un proporzionale aumento di crediti concessi all'economia. Quanto al livello dei tassi, in luglio il costo dei nuovi prestiti alle imprese italiane da uno a cinque anni, fino a un milione di euro, è risultato pari al 6,2 per cento rispetto al 4,0 per cento registratosi per le imprese tedesche. Tale dato rifletterebbe in parte, secondo la Nota, la frammentazione dei mercati finanziari nell'area dell'euro a cui si assiste dal 2010 e la non uniforme trasmissione delle decisioni di politica monetaria nei diversi paesi dell'area.

Per quanto concerne la finanza pubblica, la Nota registra gli effetti della più recente evoluzione congiunturale, dei provvedimenti normativi adottati di recente e delle risultanze dell'attività di monitoraggio.
In via generale, va evidenziato preliminarmente come il peggioramento del quadro macroeconomico per il 2012 e la revisione al ribasso delle stime di crescita per gli anni 2013-2015 determinino una riduzione del profilo di crescita del prodotto potenziale rispetto alle stime riportate nel DEF 2012, anche per effetto delle metodologie di calcolo adottate in sede europea. Rispetto alle stime riportate nel DEF 2012, l'output gap risulta quindi essere negativo e più ampio lungo tutto l'orizzonte di previsione.
Con riferimento ai principali saldi di finanza pubblica, nel 2012 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche a legislazione vigente è stimato al 2,6 per cento del PIL, superando di 0,9 punti percentuali il valore indicato nel DEF.


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Il maggior disavanzo è imputabile a un'evoluzione delle entrate meno favorevole del previsto e ad un maggior costo del servizio del debito, più che compensato da una dinamica più contenuta di altre voci di spesa corrente, in particolare dei redditi da lavoro dipendente e dei consumi intermedi.
Negli anni 2013-2015, il deficit è previsto ridursi progressivamente in linea con il ritmo di discesa indicato nel DEF (-1,6 nel 2013, -1,5 nel 2014 e -1,4 nel 2015).
In termini strutturali, ossia al netto della componente ciclica e delle misure una tantum, il percorso di risanamento delle finanze pubbliche rimane sostanzialmente invariato rispetto a quanto programmato nel DEF per gli anni 2012 e 2013.
Il quadro di finanza pubblica riportato nel DEF dell'aprile 2012, che prevedeva il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013 (con surplus strutturale pari allo 0,6 per cento del PIL) viene sostanzialmente confermato nella Nota di aggiornamento pur in presenza di un deterioramento dei dati finanziari.
L'indebitamento netto strutturale dovrebbe, in particolare, ridursi di 2,8 punti percentuali nell'anno in corso attestandosi intorno al -0,9 per cento del PIL; nel 2013 il saldo mostra un avanzo di 0,2 punti percentuali di PIL, al di sopra, quindi, del pareggio di bilancio concordato a livello europeo. Il Governo conferma pertanto l'obiettivo del bilancio in pareggio, malgrado che l'impatto di eventi naturali avversi - quali il terremoto che ha colpito l'Emilia-Romagna nel 2012 - e la presenza di un rallentamento dell'economia più significativo di quanto previsto nel DEF, determinino l'esigenza di assumere spese incomprimibili. Negli anni successivi il saldo strutturale dovrebbe rimanere sostanzialmente in linea con l'obiettivo di medio periodo (-0,2 per cento nel 2014 e -0,5 per cento nel 2015).
A supportare il percorso di risanamento concorre l'andamento dell'avanzo primario, stimato in aumento dal 2,9 per cento del PIL previsto per quest'anno al 4,8 per cento del 2015 (a fronte del 3,6 per cento nel 2012 e del 5,7 nel 2015 stimati nel DEF.
Nel senso dell'incremento dell'avanzo primario opera l'andamento:
a) delle entrate finali, che si situano, all'inizio e alla fine del periodo considerato, su un valore del 48,9 per cento di PIL, e su valori ancor maggiori nei due anni intermedi (49,6 nel 2013 e 49,1 per cento nel 2014); l'andamento delle entrate tributarie incorpora le modifiche introdotte dal decreto decreto-legge n. 95/2012 in materia di aliquote IVA;
b) delle spese finali al netto degli interessi, che sono previste decrescere di circa 2 punti percentuali di PIL, passando dal 46 per cento del 2012 al 44 per cento nel 2015, in virtù sia delle misure di contenimento introdotte nel corso del 2011, sia degli effetti di razionalizzazione previsti dalla spending review.

Per quanto concerne la pressione fiscale, essa registra quest'anno un aumento di più di 2 punti percentuali di PIL, passando dal 42,5 per cento del 2011 al 44,7 per cento. Nel 2013 la crescita della pressione fiscale proseguirebbe fino al 45,3 per cento, per poi tornare nel 2015 a un valore prossimo a quello iniziale del periodo (44,6 per cento).
Per quanto attiene alla spesa per interessi, le tensioni sui mercati finanziari, con le conseguenti ripercussioni sulla struttura dei tassi d'interesse sui titoli del debito pubblico, ne comportano un aumento dal 5,5 per cento di PIL nel 2012 al 6,3 per cento nel 2015 (rispetto al 4,9 per cento nel 2011), risultando pertanto in crescita rispetto alle stime del DEF lungo tutto il periodo di previsione.
Relativamente al rapporto debito pubblico/PIL, il quadro di finanza pubblica aggiornato indica un livello più elevato per ogni anno del periodo rispetto alle previsioni pubblicate nel DEF di aprile. In particolare, rispetto al DEF, che prefigurava una ripresa della traiettoria discendente del debito già a partire dal prossimo anno, la Nota stima un incremento per


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l'anno in corso e un andamento decrescente solo a partire dal 2014.
Il livello del rapporto debito/PIL si attesterebbe al 126,4 per cento per l'anno in corso, con un lieve ulteriore rialzo nel 2013, dove verrebbe raggiunto il valore massimo del 127,1 per cento, mentre a partire dal 2014 il rapporto debito/PIL è previsto seguire un andamento decrescente sino ad attestarsi al 122,9 per cento nel 2015.
In proposito, la Nota evidenzia come tale aggiornamento delle previsioni derivi da una molteplicità di fattori, quali:
a) una revisione operata dalla Banca d'Italia dei consuntivi 2010 e 2011 - pari complessivamente a circa 0,6 punti percentuali di PIL per ciascun anno - dovuta, per uno 0,1 per cento, a ordinari accertamenti statistici e, per il rimanente 0,5 per cento, a riclassificazioni operate sulla base di una recente decisione di Eurostat con la quale si stabilisce che i debiti commerciali delle amministrazioni pubbliche ceduti con clausola pro soluto ad istituzioni finanziarie non bancarie devono essere inclusi nel debito degli Stati membri;
b) un andamento del quadro macroeconomico meno favorevole di quello stimato circa sei mesi fa, da cui deriverebbero circa 2 punti percentuali di incremento del rapporto nel 2012 rispetto al DEF, 3,5 punti dello stesso incremento nel 2013, e poco oltre i 3 punti percentuali nel 2014 e nel 2015;
c) un aumento, anch'esso derivante dal ciclo economico, del fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, stimato su livelli superiori rispetto ad aprile. Questo effetto contribuirebbe al rialzo della stima del debito del 2012 e del 2013 per circa 1,2 punti percentuali, mentre per il 2013 ed il 2014 tale contributo aumenta arrivando rispettivamente a 1,5 e 1,7 punti.

Effetti contrari a quelli testè evidenziati - e dunque positivi in termini di riduzione dello stock di debito - sono invece derivati dall'operazione di privatizzazione delle società SACE, Fintecna e Simest, che dovrebbe concludersi nell'anno in corso con un impatto di circa 0,6 punti di PIL.
Nel complesso, va in ogni caso ricordato che al netto degli effetti dei sostegni già erogati o da erogare per i paesi dell'area dell'euro, nel 2015 il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi intorno al 119,1 per cento.
Inoltre, il Governo ha confermato il suo impegno nella riduzione del debito pubblico, esprimendo la volontà di dare attuazione nei prossimi mesi agli strumenti creati per procedere alla valorizzazione e successiva dismissione del patrimonio mobiliare e immobiliare dello Stato, al fine di garantire un ammontare di proventi pari a circa 1 punto percentuale di PIL all'anno.
Tenuto conto di questi proventi aggiuntivi, il rapporto debito/PIL (al netto dei sostegni erogati ovvero da erogare ai paesi dell'area euro) dovrebbe quindi attestarsi al 122,3 per cento nel 2013, per scendere successivamente al 119,3 nel 2014 e al 116,1 nel 2015.
Le principali sfide che ci attendono nel prossimo futuro vanno dunque nella duplice direzione dell'ulteriore miglioramento dei flussi di finanza pubblica - che potrà essere garantito attraverso la prosecuzione di un processo serio e pervasivo di spending review e di lotta all'evasione fiscale - e nella riduzione dello stock di debito.
Entrambi questi sforzi dovranno, a mio avviso, essere diretti anche a liberare le risorse necessarie a ridurre la pressione fiscale, e in particolare la pressione tributaria e contributiva che grava sul lavoro, per dare un po' di ossigeno alle famiglie e alle imprese e rilanciare per questa via consumi, investimenti e occupazione.
Per quanto concerne la spending review, la Nota di aggiornamento ricorda le principali misure di revisione della spesa recentemente adottate, che hanno tra l'altro consentito di compensare il differimento e l'attenuazione dell'incremento delle aliquote IVA precedentemente previsto a partire da ottobre 2012. In questo ambito, si è intervenuto su una serie molto ampia di voci di costo, che vanno dall'acquisto


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di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni alla riduzione delle strutture dirigenziali e degli organici delle amministrazioni centrali dello Stato, passando per la riduzione degli oneri di locazione e l'assegnazione, a ciascun Ministero, di obiettivi di spesa da conseguire attraverso la proposta, da parte degli stessi Ministeri, di interventi correttivi da definire con la legge di stabilità 2012. Ulteriori risparmi sono attesi dagli interventi disposti sugli enti territoriali - attraverso la riduzione dei trasferimenti corrispondenti agli obiettivi loro assegnati con il Patto di stabilità interno o, in caso di incapienza, il versamento al bilancio dello Stato delle somme residue - e sul comparto della sanità e della spesa farmaceutica.
Il processo di spending review intrapreso dovrà ora continuare, anche alla luce del programma per la riorganizzazione della spesa pubblica che dovrebbe essere predisposto dal Governo e sulla cui base, in sede di approvazione della risoluzione sulla Nota di aggiornamento, dovranno essere indicati i disegni di legge collegati diretti ad attuarlo.
La nuova fase di spending review, che verosimilmente dovrà essere portata a termine nella prossima legislatura, dovrà affrontare alcuni nodi cruciali del sistema paese che riguardano, in primo luogo, l'architettura istituzionale, la mappa delle funzioni pubbliche e i modelli di organizzazione dei servizi pubblici sul territorio nazionale.
La relazione del Ministro Giarda presentata l'estate scorsa offre spunti interessanti al riguardo, evidenziando il deficit di cultura organizzativa e manageriale di cui soffre la pubblica amministrazione italiana e la grande eterogeneità sul territorio dei livelli di costo di erogazione dei servizi. È qui che occorre intervenire con decisione per continuare ad assicurare - con un minore dispendio di risorse umane, finanziarie e strumentali - i diritti di cittadinanza, concentrando gli sforzi e le tutele sui settori fondamentali della sanità, dell'assistenza e dell'istruzione.
L'altro grande filone che va perseguito con tenacia è la riduzione dello stock di debito pubblico. Al riguardo, la Nota ricorda come sia stato recentemente avviato un piano straordinario di valorizzazione e vendita del patrimonio di proprietà delle amministrazioni pubbliche. Tale piano pluriennale, una volta a regime, dovrebbe assicurare risorse stimate pari in circa 1 punto percentuale di PIL all'anno, da destinare prioritariamente al Fondo per l'ammortamento del debito pubblico.
Si tratta di una sfida complessa, che va condotta con attenzione evitando il rischio di dover svendere gli assets pubblici in un contesto di mercato che non appare allo stato ancora favorevole. In proposito, ricordo che sulla base del censimento mediante rilevazione telematica delle proprietà delle amministrazioni, di recente avviato, risulta che il valore del patrimonio immobiliare pubblico (comprensivo dei terreni) oscillerebbe tra 251 e 369 miliardi; a fine 2011 il valore delle partecipazioni statali ammonterebbe invece a oltre 80 miliardi.
Al fine di valorizzare questo rilevante patrimonio, le riforme introdotte prevedono diversi strumenti, tra i quali figura la creazione di una società di gestione del risparmio (SGR) del Ministero dell'economia e delle finanze, avente il compito di attuare una strategia unitaria di valorizzazione con messa a reddito e cessione dei patrimoni immobiliari pubblici attraverso l'istituzione di uno o più fondi di investimento i quali, a loro volta, potranno partecipare ai fondi d'investimento istituiti o partecipati dagli enti territoriali, enti pubblici e società partecipate.
Il recente decreto legge n. 87 del 2012, modificando la normativa previgente, ha previsto la costituzione, all'interno della SGR, di un fondo immobiliare cui trasferire anche gli immobili di proprietà dello Stato (con l'inclusione delle caserme). A fronte del conferimento degli immobili, gli enti otterranno risorse liquide da destinare in via prioritaria alla riduzione del proprio debito. Le risorse rimanenti potranno essere destinate al finanziamento delle spese per investimento, nel caso di immobili degli enti territoriali, e al pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche
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amministrazioni, nel caso di immobili dello Stato. Gli immobili conferiti ai fondi saranno valorizzati e collocati sul mercato, anche con l'ausilio della Cassa depositi e prestiti (CDP), che potrà acquistare gli immobili degli enti territoriali attraverso la creazione di fondi immobiliari ad hoc all'interno del fondo immobiliare CDP Investimenti SGR già esistente nel gruppo CDP. Ricordo, infine, che le riforme adottate hanno anche rafforzato i poteri dell'Agenzia del demanio, la quale potrà, anche d'ufficio, operare ristrutturazioni e regolarizzazioni catastali delle unità immobiliari, al fine di consentirne il collocamento sul mercato alle condizioni più favorevoli. L'Agenzia potrà altresì entrare nella compagine azionaria della SGR creata dal Governo e promuovere anche la costituzione di società, consorzi o fondi immobiliari, anche con la partecipazione di soggetti privati.
Le fondamenta giuridiche per avviare il processo di valorizzazione del patrimonio sono state dunque gettate; adesso occorre procedere alla sua attuazione, con l'auspicio che il contesto generale dei mercati possa massimizzare il vantaggio a favore delle finanze pubbliche.

In conclusione, come già riscontrato nell'esame del DEF dello scorso aprile, anche la Nota di aggiornamento oggi in esame si caratterizza positivamente per l'ampiezza del corredo informativo e, soprattutto, per la trasparenza e veridicità dei dati che essa espone. Si tratta di un elemento che va sottolineato ed apprezzato, ove si consideri gli elementi di opacità e di non sufficiente affidabilità dei dati che hanno frequentemente caratterizzato precedenti Documenti, nei quali o si tendeva a sottovalutare le criticità del quadro economico e di finanza pubblica, o, comunque, se ne prefiguravamo immediati futuri miglioramenti.
La Nota di aggiornamento al nostro esame espone invece con crudezza i dati macroeconomici della crisi in atto - in coerenza con le più recenti stime disponibili, quali quelle di settembre dell'OCSE - e, soprattutto, ne prefigura un percorso di uscita che non è affatto dietro l'angolo, atteso che se ne prevede la continuazione anche per il 2013, ed il cui inizio dal 2014 risulta caratterizzato da numerose incertezze.
In questo percorso di uscita dalla crisi permane comunque un consistente livello di indebitamento fino all'anno terminale di previsione (atteso che esso è previsto pari a 1,4 per cento nel 2015), e il raggiungimento del pareggio di bilancio dall'anno prossimo avviene in quanto secondo le regole europee esso va calcolato in termini strutturali, cioè depurato della componente dovuta al ciclo economico negativo. Tale situazione deriva dal persistere, fino all'anno terminale del periodo di previsione, seppur con una tendenza decrescente, di un significativo output gap, vale a dire da un PIL effettivo del nostro paese che rimane inferiore al PIL potenziale.
Il ridursi del PIL potenziale indica il punto di pericolo in cui i dati riportati nella Nota - purtroppo precisi e probabilmente confermati anche dalle analisi che a breve offriranno altri previsori - rischiano di condurre il nostro Paese: una riduzione permanente di prodotto. Questa prospettiva va affrontata con decisione, pensando a ulteriori interventi strutturali che possano elevare il potenziale di crescita dell'economia.
Dobbiamo, infatti, essere consapevoli che la recessione 2011-2012 (i cui effetti si trascineranno anche al 2013) si pone in sostanziale continuità con quella del 2008-2009, consegnando al Paese sei anni di crisi che potrebbero aver intaccato in misura permanente la capacità di produrre, dato che, secondo stime condivise, in questo lungo periodo recessivo il PIL è diminuito di circa il 7 per cento in termini reali, con un aggiustamento in termini di reddito pro capite ben maggiori, ovviamente.
Una diminuzione che riduce i bilanci familiari, che adeguano in diminuzione i loro consumi, colpisce duramente gli investimenti delle imprese, rende necessarie misure di aggiustamento sul lato della finanza pubblica, con il rischio concreto del prodursi dei predetti circoli viziosi.


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Alla luce di queste considerazioni, vi è, in effetti, il rischio che la crisi in atto non abbia una natura ciclica ma determini invece effetti più duraturi, in quanto:
la forte caduta della produzione produce in molti settori contrazioni così marcate da portare a chiusure definitive di unità produttive;
la restrizione del credito e la caduta della capacità d'acquisto colpisce duramente il settore immobiliare, con un crollo degli investimenti in costruzioni ed in presenza di uno stock di immobili sensibilmente aumentato durante la fase favorevole del ciclo immobiliare;
la capacità di reazione espressa dal buon andamento delle esportazioni appare limitata, in quanto il risultato positivo netto da esse espresso dipende in buona parte dalla caduta delle importazioni (vale a dire dalla quota della recessione che si sposta verso l'estero, importando minori quantità di beni);
lo stock di capitale umano sta riducendosi, con un aumento del tasso di disoccupazione che, con l'aumento dei disoccupati di lunga durata ed il difficile ingresso dei giovani, sta assumendo carattere strutturale. Ma l'esclusione per lunghi periodi dal circuito della produzione - che si osserva anche nel settore del lavoro autonomo, la cui contrazione è maggiore di quello dipendente - comporta una perdita di capacità lavorativa e, quindi di capitale umano, con una minor disponibilità di lavoratori esperti.

È dunque probabile che il nostro Paese stia non solo arretrando in termini quantitativi ma, non investendo, stia anche subendo un arretramento qualitativo delle proprie capacità produttive, riducendo in tal modo le sue possibilità di poter invertire efficacemente (vale a dire tornando ai livelli pre-crisi, ad anzi superandoli) il ciclo negativo.
Se questo è il quadro che con una lettura attenta può evincersi della Nota di aggiornamento, è necessario una condivisione della consapevolezza della pericolosità della situazione in cui si trova l'Italia; solo se c'è questa consapevolezza le azioni per la crescita hanno la possibilità di essere compiutamente realizzate per avviare una reale inversione di tendenza, e non rischiano invece di divenire mere operazioni di manutenzione ordinaria.
La riforma del fisco, la riforma del sistema dell'assistenza e delle prestazioni sociali, la riforma della giustizia, la revisione complessiva dell'architettura istituzionale e il riordino dei livelli di governo e delle funzioni da essi assolte, sono le «grandi opere» non ancora portate a compimento in questa legislatura.
Sta a noi, oggi, porre le premesse affinché gli sforzi nella direzione delle riforme strutturali e quelli, non certo meno importanti, diretti, anche attraverso la lotta all'evasione, verso una più equa distribuzione della ricchezza, possano proseguire domani per assicurare, in particolare alle giovani generazioni, un presente e un futuro degno di un grande paese come l'Italia.

Amedeo CICCANTI, Relatore.


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PARERI AI SENSI DELL'ARTICOLO 118-BIS DEL REGOLAMENTO

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I COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni)

(Relatore: FERRARI)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La I Commissione
esaminata, per i profili di competenza, la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis);
premesso che la Nota non investe direttamente i profili di competenza della I Commissione; per contro la relazione programmatica sulle spese di investimento per singole missioni di spesa, allegata alla Nota, segnala, con riguardo al Ministero dell'interno, diverse attività programmate per le quali le risorse stanziate a legislazione vigente risultano insufficienti:
rilevato che i problemi evidenziati dalla relazione richiamata non possono essere risolti in questo momento, considerata la gravità del quadro economico e di finanza pubblica delineato dalla Nota di aggiornamento, ma, riguardando funzioni istituzionali della massima rilevanza, dovranno comunque essere affrontati nel prossimo futuro;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

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II COMMISSIONE PERMANENTE
(Giustizia)

(Relatore: PANIZ)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La II Commissione,
esaminata, per quanto di competenza, la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012,
tenuto conto dell'indebolimento delle prospettive economiche mondiali e del trend di crescita dell'economia italiana meno favorevole rispetto alle previsioni formulate nel Documento di economia e finanza presentato ad aprile 2012;
rilevata peraltro l'estrema gravità della situazione nella quale versano le carceri italiane;
ritenuto quindi che sia necessario, in ogni caso, assicurare adeguati stanziamenti di bilancio per la manutenzione del patrimonio edilizio penitenziario e dare una rapida attuazione al Piano di edilizia carceraria, procedendo in primo luogo al trasferimento integrale delle riserve stanziate dal CIPE a favore del Commissario delegato per il superamento della situazione conseguente al sovrappopolamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale;
preso atto che tra gli obiettivi strategici del Ministero della Giustizia vi è il rafforzamento delle infrastrutture penitenziarie;
esprime

PARERE FAVOREVOLE

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III COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari esteri e comunitari)

(Relatore: PIANETTA)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La III Commissione (Affari esteri e comunitari),
esaminata per le parti di competenza la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis);
rilevata la conferma della previsione dell'incremento dell'1,2 per cento delle esportazioni:

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente osservazione:
la promozione del Sistema-Paese costituisce un obiettivo prioritario su cui concentrare tutte le risorse reperibili e disponibili, in quanto le esportazioni rappresentano la voce principale che possa contribuire positivamente al rilancio della crescita economica nazionale.


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IV COMMISSIONE PERMANENTE
(Difesa)

(Relatore: SPECIALE)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La IV Commissione,
esaminata la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2012;
premesso che il suddetto documento, in considerazione dell'indebolimento delle prospettive economiche mondiali rivede il quadro macroeconomico dell'economia italiana per l'anno in corso e per il triennio 2013-2015, evidenziando un andamento meno favorevole rispetto alle previsioni formulate nel DEF;
rilevato che essa non reca contenuti riferibili in modo specifico alle competenze della Commissione;
evidenziato che dall'allegata Relazione sulle spese di investimento e relative leggi pluriennali emerge, con riguardo al Ministero della difesa, una forte incertezza sull'impianto programmatico-finanziario per il 2012, in ragione dell'applicazione delle misure di riduzione della spesa pubblica per il triennio 2012-2014 adottate nel medesimo anno 2012,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente osservazione:
sia assicurata la massima stabilità possibile al quadro economico di riferimento per un settore che, in misura ancora maggiore rispetto ad altri, richiede attività di pianificazione anche di medio e lungo periodo.


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VI COMMISSIONE PERMANENTE
(Finanze)

(Relatore: CAUSI)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La VI Commissione,
esaminata la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII n. 5-bis);
rilevato come la Nota sia stata predisposta dal Governo per tenere conto della revisione al ribasso delle stime formulate in precedenza nel DEF sull'andamento dell'economia italiana nel 2012 e negli anni successivi;
sottolineato inoltre come il riacutizzarsi delle tensioni sui mercati finanziari, a partire dai mesi di aprile-giugno 2011, abbia determinato un allargamento dei differenziali tra i rendimenti delle obbligazioni emesse da alcuni Stati europei rispetto ai titoli di Stato tedeschi, e come ciò sia la causa principale del deterioramento delle prospettive di crescita dell'economia europea;
rilevato come le decisioni europee del 28-29 giugno scorso abbiano finalmente aperto la strada ad interventi di stabilizzazione, così come i successivi annunci della Banca centrale europea sui nuovi programmi di acquisto dei titoli a breve e medio termine dei debiti sovrani dell'area euro;
rilevato come, tuttavia, l'efficacia del nuovo insieme di misure debba ancora essere testata dai mercati;
segnalato, in particolare, come il rallentamento dell'economia italiana, che dovrebbe portare ad una contrazione del PIL del 2,4 per cento nel 2012 e dello 0,2 per cento nel 2013, sia imputabile all'effetto congiunto di fattori esogeni, quali, appunto, il generale indebolimento della crescita economica mondiale, e di fattori interni, quali le manovre di consolidamento dei conti pubblici adottate dai Governi, anche per contrastare le tensioni sui titoli di Stato nazionali;
evidenziato come il peggioramento delle previsioni macroeconomiche interne


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riguardi soprattutto i consumi, gli investimenti fissi lordi, l'andamento del settore delle costruzioni ed il mercato del lavoro, mentre si confermano le prospettive positive relative alla crescita delle esportazioni e si segnala un miglioramento delle previsioni concernenti il tasso di inflazione;
rilevato come il peggioramento del ciclo congiunturale, che ha avuto inizio a partire dal mese di luglio 2011, ed il contemporaneo riacutizzarsi delle tensioni sui mercati del debito sovrano, che durante il Vertice europeo di Nizza nell'estate del 2011 ha portato la comunità internazionale a porre l'Italia sotto una condizione di osservazione speciale, con il conseguente aumento dei tassi di interesse sulle emissioni di titoli del debito pubblico, si rifletta negativamente sul quadro di finanza pubblica italiana, in particolare per quanto riguarda il peggioramento dell'indebitamento netto tendenziale, l'incremento nel 2012 e nel 2013 del rapporto debito pubblico/PIL, il significativo innalzamento della spesa per interessi sui titoli del debito pubblico;
evidenziato, peraltro, come, nonostante il contesto negativo appena richiamato, il percorso di risanamento delle finanze pubbliche rimanga sostanzialmente invariato rispetto a quanto programmato nel DEF 2012 per gli anni 2012 e 2013, al netto della componente ciclica e delle misure una tantum, confermando pertanto il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale nel 2013;
rilevato, inoltre, come le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento indichino un costante incremento dell'avanzo primario, nonché una dinamica più contenuta di alcune voci di spesa pubblica, in particolare relativamente ai redditi da lavoro dipendente e ai consumi intermedi;
segnalato, per quanto attiene specificamente ai profili di competenza della Commissione Finanze, come il peggioramento dei dati di finanza pubblica rispetto alle previsioni contenute nel DEF sia legato anche ad un andamento delle entrate tributarie che, pur in rilevante aumento rispetto al dato storico, resta inferiore, a confronto con le previsioni, e come tale scostamento fra previsioni e risultati effettivi sia particolarmente significativo per alcune voci di entrata, le quali, in ragione di effetti di composizione, hanno subito un calo più che proporzionale rispetto alla riduzione dei consumi, ad esempio per quanto riguarda il prelievo sulle cessioni di beni durevoli, nonché sui trasferimenti immobiliari;
evidenziato come la Nota di aggiornamento registri un consistente aumento della pressione fiscale in rapporto al PIL, che passerebbe dal 42,5 per cento del 2011 al 44,7 per cento nel 2012 ed al 45,3 per cento nel 2013, per poi ridursi nel 2015 al 44,6 per cento, e come su tali andamenti rilevi soprattutto il deludente risultato in termini di denominatore, cioè di PIL;
rilevato, peraltro, come, grazie alle misure di contenimento della spesa pubblica recate dal decreto-legge n. 95 del 2012 e dai precedenti interventi correttivi, sia stato possibile far slittare dal 1o ottobre 2012 al 1o luglio 2013 il previsto aumento di due punti percentuali delle aliquote IVA del 10 e del 21 per cento;
sottolineata la necessità di scongiurare definitivamente tale incremento delle aliquote IVA, nonché l'esigenza di orientare la politica tributaria verso un percorso di riduzione della pressione fiscale, compatibilmente con gli equilibri di bilancio necessari a rispettare il pagamento degli oneri del debito pubblico;
evidenziato, infatti, come fornire agli operatori economici ed ai consumatori, e soprattutto alle famiglie con redditi bassi e medi, certezze circa la volontà di ridurre, o almeno non inasprire, il carico fiscale futuro, costituisca uno strumento efficace per stimolare la crescita economica;
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rilevato, in tale contesto, come le difficoltà economiche determinate dalla crisi congiunturale e dagli effetti depressivi dell'indispensabile azione di aggiustamento fiscale adottata dal Governo risultino acuite dall'intonazione restrittiva della politica di erogazione del credito alle imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, ed alle famiglie, adottata dal sistema bancario, legata a sua volta alle turbolenze sui mercati finanziari, alle difficoltà di provvista di liquidità sui mercati interbancari e alle incertezze sulla solidità del portafoglio crediti di alcuni intermediari creditizi;
evidenziato, al riguardo, come, sebbene le operazioni di rifinanziamento del sistema bancario operate dalla Banca centrale europea abbiano contribuito in misura rilevante a garantire la disponibilità di liquidità per gli istituti di credito, ciò non si sia ancora tradotto in un proporzionale aumento di crediti concessi all'economia;
rilevata l'esigenza di introdurre, con i prossimi interventi legislativi che il Governo si appresta ad adottare, ulteriori misure, oltre a quelle già adottate, per ampliare la disponibilità di credito alle imprese ed alle famiglie, nonché per attivare ulteriori canali di liquidità in favore del tessuto economico, in particolare ampliando gli spazi per gli strumenti di finanziamento non bancario, favorendo la crescita dei mercati dei capitali di rischio, nonché incentivando una maggiore capitalizzazione delle imprese,
esprime
PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:
a) con riferimento all'attuazione della disciplina per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, come integrata dalle norme recentemente introdotte dal decreto-legge n. 95 del 2012, si segnala l'esigenza di provvedere quanto prima a realizzare tutti gli adempimenti specifici, riferiti ai singoli immobili oggetto delle predette norme di valorizzazione ovvero a loro insiemi caratterizzati da contiguità territoriale, e le attività di tipo operativo, ivi comprese quelle che richiedono l'accordo con gli enti territoriali competenti in materia urbanistica, indispensabili per assicurare l'attuazione di tale processo e per realizzare gli obiettivi di entrata attesi dalla predetta normativa;
b) si sottolinea l'esigenza di perseguire con chiarezza e realismo una politica di progressivo ma certo ridimensionamento della pressione tributaria, in particolare rafforzando i meccanismi che destinano le maggiori risorse derivanti dalla lotta all'evasione ed all'elusione fiscale alla riduzione strutturale dell'imposizione, con attenzione prioritaria al prelievo IRPEF, ai redditi da lavoro dipendente, alle fasce a reddito più basso ed alle piccole e medie imprese.


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VII COMMISSIONE PERMANENTE
(Cultura, scienza e istruzione)

(Relatore: COSCIA)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La VII Commissione,
esaminata, per le parti di propria competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis),

esprime

PARERE FAVOREVOLE

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VIII COMMISSIONE PERMANENTE
(Ambiente, territorio e lavori pubblici)

(Relatore: TORTOLI)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La VIII Commissione,
esaminata la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis), con i relativi allegati, in particolare quello relativo al Programma delle infrastrutture strategiche (Allegato II);
premesso che:
a più di dieci anni dal varo della legge n. 443 del 2001 (cosiddetta «legge obiettivo») il presente Allegato infrastrutture, che reca ancora una volta un lungo elenco di opere per un importo di circa 235,3 miliardi di euro, evidenzia l'esigenza indifferibile di una sostanziale semplificazione dell'impostazione di base di tale legge sia sotto il profilo della programmazione che dell'attuazione;
rilevato che:
il combinato disposto dell'articolo 41 del decreto legge n. 201 del 2011 e dell'operazione di due diligence sullo stato di avanzamento e sull'effettiva valenza strategica degli interventi permette una prima enucleazione delle priorità attraverso la comparazione tra gli interventi, senza però chiarire i criteri e le modalità di tale operazione;
le indicazioni evidenziate dall'Allegato appaiono significative, ma non ancora sufficienti a configurarlo come un autentico documento della programmazione strategica dello sviluppo infrastrutturale del Paese, in linea con quanto il Parlamento ha rilevato in più occasioni;
appare necessario che i dati forniti dal Programma delle infrastrutture strategiche, in via di ridefinizione, vengano corredati da informazioni pienamente trasparenti sulle disponibilità finanziarie, in termini di competenza e di cassa, e sull'effettiva capacità di spesa per ciascuno degli interventi inseriti nel Programma medesimo;


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la procedura di adozione dell'Allegato infrastrutture deve comunque rispettare il dettato normativo, che richiede la presentazione dell'Allegato medesimo in occasione della presentazione del Documento di economia e finanza, ai sensi dell'articolo 10, comma 8, della legge n. 196 del 2009, e nel rispetto dei criteri definiti dal secondo periodo dell'articolo 1, comma 1, della legge n. 443 del 2001, che fanno, tra l'altro, riferimento al previo parere del CIPE e alla previa intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
nell'elenco di cui alla Tabella 0 non sembrano riscontrarsi, a differenza dei precedenti allegati, gli stanziamenti destinati alle opere dell'edilizia penitenziaria e dell'edilizia scolastica, mentre sono destinate disponibilità finanziarie pari a 1.227 milioni di euro al Ponte sullo Stretto, che risulta oggetto di riduzione di finanziamenti ad opera di recenti delibere del CIPE,
valutato positivamente che:
l'elenco delle opere del Programma delle infrastrutture strategiche comprende le piccole e medie opere nel Mezzogiorno;
il Governo, negli ultimi nove mesi, è intervenuto in maniera incisiva nella riduzione dei tempi di pubblicazione delle delibere del CIPE;
l'Allegato annovera, nella sezione dedicata alla programmazione, una specifica attenzione alla tematica della portualità e della logistica quali priorità strategiche nello sviluppo infrastrutturale del Paese,
esprime
PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:
1) siano adottate le necessarie iniziative volte a rendere pienamente effettivo il meccanismo di finanziamento di infrastrutture mediante defiscalizzazione contenuta nell'articolo 18 della legge di stabilità 2012 (legge n. 183 del 12 novembre 2011), come recentemente modificato, utile all'attrazione di capitali privati nella realizzazione delle infrastrutture medesime;
2) siano forniti al Parlamento elementi di informazione in ordine al tiraggio di cassa delle opere programmate;
e con le seguenti osservazioni:
a) si valuti l'opportunità di prevedere che il Governo vigili attentamente affinché la restrizione del credito conseguente alla crisi e al maggior impegno degli operatori finanziari sul mercato delle infrastrutture non penalizzi le imprese che operano nel settore dell'edilizia, che risentono particolarmente del minor credito accordato dalle banche;
b) si valuti l'opportunità di tenere nella debita considerazione le opere strategiche necessarie per la difesa del suolo e per la prevenzione dal rischio idrogeologico.


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IX COMMISSIONE PERMANENTE
(Trasporti, poste e telecomunicazioni)

(Relatore: LOVELLI)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La IX Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis),
premesso che:
la presente Nota di aggiornamento reca una revisione al ribasso delle stime del DEF formulate ad aprile sull'andamento dell'economia italiana per l'anno 2012 e per gli anni successivi, in considerazione del deterioramento dello scenario macroeconomico internazionale manifestatosi nell'anno in corso;
il peggioramento del ciclo congiunturale generato dal riacutizzarsi delle tensioni sui mercati del debito sovrano, con il conseguente aumento dei tassi di interesse, e dal rallentamento della crescita globale, si riflette sull'evoluzione della finanza pubblica;
la Nota di aggiornamento, presenta dunque, oltre alle nuove previsioni macroeconomiche, un aggiornamento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica, alla luce degli interventi contenuti nel decreto-legge n. 95 del 2012, in materia di spending review e nel decreto-legge n. 158 del 2012, in materia sanitaria;
in particolare, si rileva un peggioramento dei dati di finanza pubblica rispetto alla situazione prevista nel DEF correlato sia ad un'evoluzione delle entrate meno favorevole del previsto sia ad un maggior costo del debito, che trovano solo parziale compensazione in una dinamica più contenuta di alcune voci di spesa, quali i redditi da lavoro dipendente e i consumi intermedi;
pur in presenza del citato deterioramento dei dati finanziari, il quadro di finanza pubblica riportato nel DEF dell'aprile scorso viene sostanzialmente confermato, prevedendosi per il 2013 un valore


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strutturale dell'indebitamento - vale a dire depurato dall'andamento del ciclo economico ed al netto delle misure una tantum - in pareggio e pressoché stabile negli esercizi successivi;
per quanto riguarda il rapporto debito pubblico/PIL, viene delineato l'impegno del Governo alla riduzione del debito pubblico, attraverso l'utilizzo degli strumenti creati per la valorizzazione e la successiva dismissione del patrimonio dello Stato, in modo da consentire la realizzazione di proventi pari a circa 1 punto percentuale di PIL all'anno e di giungere nel 2015 ad un rapporto programmatico debito pubblico/PIL pari al 119, 9 per cento a fronte di un rapporto tendenziale pari al 122,9 per cento;
rilevato che:
l'Allegato infrastrutture non è stato trasmesso contemporaneamente alla Nota di aggiornamento, ma soltanto il giorno precedente a quello previsto per l'espressione del parere da parte della Commissione, il che non ha consentito alla Commissione medesima di svolgere un esame del documento in tempi adeguati alla complessità dello stesso;
l'Allegato, per effetto di recenti modifiche normative, risulta articolato in due sezioni, la prima che reca un'analisi dettagliata dello stato di avanzamento e dell'efficacia delle scelte di pianificazione compiute, la seconda, che contiene una verifica delle logiche di programmazione e la definizione di un nuovo quadro prospettico di medio lungo periodo;
l'Allegato sottolinea la necessità di concentrare i finanziamenti pubblici nel rispetto di una valutazione costi-benefici e della reale validità strategica, su quelle infrastrutture di trasporto (porti, interporti, aeroporti, ferrovie, strade e autostrade) maggiormente capaci di effetti di produttività e competitività, ossia su quelle infrastrutture in grado di ridurre il costo del trasporto e della logistica per l'economia italiana;
considerato che, in questo quadro:
si conferma come scelta essenziale e prioritaria la realizzazione delle infrastrutture strategiche che costituiscono le tratte italiane dei quattro corridoi che riguardano l'Italia (Adriatico-Baltico, Mediterraneo, Helsinki-La Valletta, Genova-Rotterdam);
si sottolinea, per quanto riguarda i porti, come la competizione possa essere affrontata solo considerando i singoli porti come scali diversi dello stesso sistema portuale ed allargando l'ambito operativo a livello sistemico;
si dettano alcune indicazioni per la redazione del piano nazionale degli aeroporti, prevedendo la realizzazione di nuovi aeroporti, solo laddove non sia possibile utilizzare strutture già esistenti con capacità da potenziare, considerando di interesse nazionale gli aeroporti inseriti nella rete centrale della rete TEN-T europea e quelli da inserire nella rete globale sulla base del rispetto di alcuni parametri, quali ad esempio il numero annuo di passeggeri e la continuità territoriale;
considerato altresì che l'Allegato individua le iniziative idonee a consentire di accelerare il processo di digitalizzazione, agendo su quattro assi: infrastrutture di rete, integrazione delle tecnologie dell'informazione nella pubblica amministrazione, digitalizzazione nei rapporti di imprese e cittadini verso la pubblica amministrazione (switch-off) nonché spinta all'utilizzo del digitale e incremento delle competenze digitali;
valutato positivamente il fatto che gli indirizzi previsti dall'Allegato per la selezione delle opere infrastrutturali e per accelerare il processo di digitalizzazione appaiono coerenti, rispettivamente, con quelli individuati dalla Commissione all'atto dell'approvazione del Documento finale sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (Doc. XVIII, n. 59) e con quelli risultanti dal
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nuovo testo unificato elaborato dalla Commissione stessa, recante disposizioni per lo sviluppo dei servizi elettronici e digitali (C. 4891 e C. 5093);
rilevato tuttavia che il porto di Cagliari, pur non risultando ancora incluso nel Core Network dell'Unione europea, presenta una posizione strategica all'interno del bacino del Mediterraneo nonché enormi potenzialità quale «porto di transhipment» e necessita pertanto di adeguati finanziamenti statali, nel quadro di un più generale rafforzamento dell'offerta portuale della regione Sardegna, come dimostra il fatto che la Commissione, nel citato Documento conclusivo (Doc. XVIII, n. 59), ha proposto di assicurare priorità, ai fini dello sviluppo della rete globale, agli assi di comunicazione trasversali, compresi i collegamenti con le isole;
rilevato infine che, come emerge dalla relazione sulle spese di investimento e sulle relative spese pluriennali, necessitano di essere adeguatamente integrate le risorse concernenti il piano nazionale per la sicurezza stradale, il Fondo istituito per compensare l'ENAV Spa dei costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa relativamente all'anno 2011, e il Fondo per la promozione e lo sviluppo del trasporto pubblico locale;
nell'auspicare che il Governo, per il prossimo futuro, trasmetta tempestivamente tutti gli allegati che corredano i documenti di finanza pubblica, in modo da consentire alle Commissioni parlamentari un esame degli stessi in tempi adeguati alla loro complessità,

esprime:

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:
1) siano previsti adeguati finanziamenti statali da destinare allo sviluppo del porto di Cagliari, in considerazione della sua posizione strategica all'interno del bacino del Mediterraneo, nel quadro di un più generale rafforzamento dell'offerta portuale della regione Sardegna;
2) sia prevista l'integrazione del contributo statale concernente il piano nazionale per la sicurezza stradale, in misura idonea a consentire il completamento del piano medesimo;
3) sia prevista la ricostituzione del fondo istituito per compensare l'ENAV Spa dei costi sostenuti per garantire la sicurezza operativa relativamente all'anno 2011, al fine di consentire la chiusura dei contratti di servizio e di programma 2010-2012 tra Stato ed ENAV;
4) sia previsto il rifinanziamento, per un ammontare annuo di almeno 300 milioni di euro, del Fondo per la promozione e lo sviluppo del trasporto pubblico locale.


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X COMMISSIONE PERMANENTE
(Attività produttive, commercio e turismo)

(Relatore: FRONER)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La X Commissione,
esaminata la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. VII, n. 5-bis);
preso atto della revisione al ribasso delle stime formulate ad aprile relative all'andamento dell'economia italiana;
sottolineando che appare imprescindibile, per evitare un avvitamento nella recessione in atto, stimolare lo sviluppo del Paese, con azioni che diano impulso alla ripresa dei consumi interni;
suggerendo che i risparmi e le risorse acquisite in futuro siano utilizzate a riduzione del carico fiscale gravante sul lavoro e sulle imprese;
stigmatizzando il dato, riportato nell'allegato I, relativo alla massiccia decurtazione di risorse operata negli ultimi esercizi a carico del Fondo per lo sviluppo e la coesione (già Fondo per le aree sottoutilizzate);
rilevando che, nonostante le operazioni di rifinanziamento dell'Eurosistema, la maggiore liquidità bancaria non si sia tradotta in un aumento dei crediti concessi all'economia, in particolare al sistema delle imprese,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:
a) adotti il Governo ogni misura utile a rafforzare lo sviluppo e la crescita del Paese, sostenendo con particolare attenzione e con ogni mezzo possibile il sistema industriale attraverso politiche mirate, con


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particolare, seppure non esclusivo, riguardo alle medio, piccole e micro imprese che costituiscono l'asse portante dell'economia italiana;
b) provveda il Governo a prevedere specifici stanziamenti per le nuove aree tecnologiche già finanziate dal Fondo per la competitività e lo sviluppo;
c) provveda il Governo ad emanare il decreto finalizzato al finanziamento delle zone franche urbane di cui all'articolo 1, comma 340, della legge n. 296 del 2006.
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XI COMMISSIONE PERMANENTE
(Lavoro pubblico e privato)

(Relatore: SANTAGATA)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La XI Commissione,
esaminata la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012;
preso atto dei principali dati concernenti il quadro macroeconomico generale;
osservato che, in questo contesto, la Nota di aggiornamento prevede dopo il 2013 un ritorno alla crescita del PIL, pari all'1,1 per cento nel 2014 e all'1,3 per cento nel 2015;
rilevato che le previsioni aggiornate sul debito pubblico illustrano un calo del suo ammontare in termini programmatici, che dal 2012 al 2015, al netto della quota dei fondi utilizzati per i prestiti diretti alla Grecia, è stimato dal 123,3 per cento al 116,1 per cento rispetto al PIL;
valutati i richiami alle misure relative al mercato del lavoro e al settore previdenziale, unitamente ai loro effetti in termini di mantenimento della stabilità finanziaria;
considerato che il rapporto fra spesa pensionistica e PIL, attualmente di poco superiore al 16 per cento, tenderà a ridursi fino al 2030, quando dovrebbe attestarsi al 14,6 per cento, e che tale tendenza sarà più accentuata a partire dal 2015, in virtù di una dinamica di crescita più favorevole rispetto a quella attuale, del rafforzamento del processo di elevamento dei requisiti pensionistici e del progressivo passaggio al metodo di calcolo contributivo;
atteso che sono riviste in senso peggiorativo le stime del tasso di disoccupazione, il quale si attesterebbe nel 2012 al 10,8 per cento (un valore più alto di circa 1,5 punti percentuali rispetto alle stime di aprile) e registrerebbe una ulteriore crescita nel 2013, raggiungendo l'11,4 per cento;


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osservato che la Nota illustra anche un incremento del tasso di partecipazione al lavoro, il quale è chiaramente da ascrivere, in via principale, all'aumento dell'età pensionabile e che, pertanto, sotto questo profilo occorre tenere conto degli effetti «perversi» che l'aumento della stessa età pensionabile può produrre rispetto ad una tendenza depressiva del livello di occupazione, in particolare di quella giovanile;
preso atto che - proprio alla luce dei rilevanti e sostanziosi elementi di contenimento della spesa previdenziale esposti nella Nota di aggiornamento - appare plausibile che il Governo si faccia carico di ridurre, sotto un profilo di equità sociale, quei disagi che derivano da una applicazione troppo rigida della riforma previdenziale del dicembre 2011;
raccomandato, dunque, al Governo di rafforzare tutte quelle misure che consentano di accompagnare la necessaria azione di contenimento delle spese pubbliche con politiche in grado di rilanciare l'occupazione e, al contempo, di non scaricare ulteriori oneri sui lavoratori;
ricordato, in quest'ottica, che già in occasione del parere espresso sul DEF 2012 la XI Commissione aveva segnalato l'esigenza di sostenere misure - anche di iniziativa parlamentare - dirette a mitigare gli effetti eccessivamente depressivi adottati dal Governo in materia previdenziale;
ritenuto, in conclusione, che si possa prospettare - pur con le cautele formulate in precedenza - un quadro complessivamente condivisibile dei dati contenuti nella Nota, che non possono che riflettere l'attuale situazione di difficoltà economica e finanziaria globale,
esprime
PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:
a) nel completare la riforma previdenziale, occorre risolvere con urgenza il problema di quanti, avendo perso il posto di lavoro, si sono trovati - a causa della rigida applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011 - senza copertura di ammortizzatori sociali e senza la possibilità di accedere alla pensione; a tal fine, si auspica che il Governo sostenga - contribuendo ad apportarvi, ove necessario, anche le opportune modifiche e integrazioni - il testo unificato dei progetti di legge nn. 5103, 5236 e 5247, la cui discussione in Assemblea è prevista a partire dal prossimo 8 ottobre;
b) si invita, altresì, il Governo a intervenire con proprie misure urgenti in materia di ricongiunzione onerosa dei contributi previdenziali o, quantomeno, a consentire di sbloccare - evitando di annettervi oneri impropri o sovrastimati - i progetti di legge in corso di esame sull'argomento da parte della XI Commissione, i cui contenuti possono risolvere un problema sociale particolarmente grave, oltre che fortemente sentito da un'ampia categoria di lavoratori.


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XII COMMISSIONE PERMANENTE
(Affari sociali)

(Relatore: MIOTTO)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La XII Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (doc. LVII, n. 5-bis),
esprime

PARERE FAVOREVOLE

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XIII COMMISSIONE PERMANENTE
(Agricoltura)

(Relatore: ZUCCHI)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La XIII Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2011 (Doc. LVII, n. 5-bis);
considerato che la Nota fornisce taluni dati generali in ordine all'andamento dell'economia e della finanza pubblica italiana;
preso atto che il documento in esame presenta una revisione al ribasso delle stime formulate ad aprile scorso sull'andamento dell'economia italiana, in considerazione del deterioramento dello scenario macroeconomico internazionale manifestatosi nel corso dell'anno, a seguito dell'acuirsi delle tensioni sui mercati del debito sovrano, nonché per effetto dell'incertezza che ha caratterizzato il contesto dell'area dell'euro;
considerato che lo stesso documento prevede che negli anni successivi l'attività economica tornerebbe a crescere, dell'1,1 per cento nel 2014 e dell'1,3 per cento nel 2015, beneficiando soprattutto del miglioramento della domanda mondiale e che, a partire dal 2014, comincerebbero, inoltre, ad emergere gli effetti positivi determinati dai recenti provvedimenti varati dal Governo;
valutato con attenzione che a dispetto di una forte contrazione dei consumi nazionali e della spesa delle famiglie, le esportazioni, di cui l'agroalimentare è una componente fondamentale, sono previste crescere nell'anno in corso dell'1,2 per cento in linea con quanto previsto nel DEF, fornendo in tal modo un contributo positivo alla crescita;
preso atto che il peggioramento dei dati di finanza pubblica rispetto alla situazione prevista in aprile è correlato ad una evoluzione delle entrate meno favorevole del previsto e ad un maggior costo del debito;


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ritenuto che il comparto primario, anche se non esplicitamente menzionato, è profondamente integrato nell'economia generale italiana e le sue caratteristiche strutturali (rigidità dell'offerta agricola e della domanda alimentare) permettono di attenuare le variazioni indotte dal ciclo economico, che si manifestano anche in agricoltura, ma con un certo ritardo;
considerato che l'agricoltura italiana registra performance relativamente migliori rispetto all'industria e all'economia nel complesso, sia in termini di contributo alla crescita economica (PIL) che di occupazione e ancora meglio fa l'industria alimentare, che registra indicatori in termini di valore aggiunto superiori alla media dell'industria in generale;
preso atto, però, che il sistema produttivo agricolo risente di alcune rigidità strutturali (dimensioni ridotte delle aziende agricole e debolezza nell'organizzazione dell'offerta, con prezzi all'origine che non arrivano a coprire i costi di produzione e non garantiscono la giusta remunerazione all'attività agricola) e di talune variabili economiche specifiche (volatilità dei prezzi, stagionalità, cambiamenti climatici e condizionalità ambientale);
considerato che la riforma della politica agricola comune in discussione presso le istituzioni europee configurerà nuovi strumenti di sostegno al comparto primario non più legati direttamente al reddito dell'agricoltore, ma volti a rafforzare l'offerta, garantendo nuovi strumenti di aggregazione, anche attraverso il riconoscimento di maggiori poteri alle organizzazioni di produttori, al fine di rafforzare il potere contrattuale dell'agricoltore rispetto agli operatori della filiera;
ritenuto strategico che le imprese agricole siano poste in grado di competere in modo paritario con gli altri agricoltori europei e extraeuropei e considerata a tal fine essenziale l'attività che nel settore può svolgere l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane-ICE, anche attraverso il coinvolgimento, nella definizione delle priorità, dei protagonisti delle scelte di mercato, a partire dalle organizzazioni dei produttori,
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PARERE FAVOREVOLE.

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XIV COMMISSIONE PERMANENTE
(Politiche dell'Unione europea)

(Relatore: FORMICHELLA)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La XIV Commissione,
esaminata la «Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012» (doc. LVII, n. 5-bis),
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PARERE FAVOREVOLE

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COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI

(Relatore: FOSSON)

parere sulla

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012 (Doc. LVII, n. 5-bis)


La Commissione parlamentare per le questioni regionali,
esaminata la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2012;
evidenziato che la Nota richiama l'esigenza di adottare provvedimenti di consolidamento della manovra di bilancio, volti ad affiancare al mantenimento della stabilità finanziaria un'azione di sostegno della crescita economica e della produttività;
preso atto delle previsioni della Nota che indicano l'entità del concorso degli enti territoriali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica;
considerata l'opportunità che non si comprima ulteriormente il ruolo delle regioni e non si indebolisca il progetto federale che appare determinante nella crescita e nello sviluppo del Paese e rilevata altresì l'esigenza di una revisione dei meccanismi applicativi del Patto di stabilità,
esprime

PARERE FAVOREVOLE.