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dal 29/04/2008 - al 14/03/2013

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Temi dell'attività Parlamentare

La Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC)
1. Caratteri generali della strategia europea in materia di politica estera e sicurezza

Il Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2003 ha adottato la strategia europea in materia di sicurezza che prende le mosse dai mutamenti intervenuti con la fine della guerra fredda negli scenari internazionali. In particolare, viene evidenziato che nessun paese è in grado di affrontare da solo i complessi problemi che si pongono a livello internazionale. Con la strategia viene, quindi, rivendicato un ruolo più incisivo per l’Unione europea nel contesto internazionale. In particolare, si sottolinea la necessità, da parte dell’Unione, di assumersi le sue responsabilità di fronte ad alcune minacce globali (terrorismo, criminalità organizzata, proliferazione delle armi di distruzione di massa, conflitti regionali).

La strategia europea è stata migliorata ed integrata nel corso del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008.

Nella stessa occasione il Consiglio europeo ha inteso ovviare all’insufficienza dei mezzi disponibili in Europa, rafforzando progressivamente le capacità civili e militari. In particolare, il Consiglio europeo ha fissato obiettivi quantificati e precisi affinché l’UE nei prossimi anni sia in grado di portare a buon fine simultaneamente al di fuori del suo territorio una serie di missioni civili e di operazioni militari di varia portata corrispondenti agli scenari più probabili.

2. La Politica di sicurezza e difesa comune nel Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona ha modificato il ruolo degli attori della Politica estera e di sicurezza comune (PESC) di cui la Politica di sicurezza e difesa comune (PSDC, già PESD) è parte integrante, attraverso la creazione di:

  • l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (AR), che unifica i precedenti ruoli di Alto rappresentante/Segretario generale del Consiglio e Commissario per le relazioni esterne. L’Alto rappresentanteguida la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione e la attua in qualità di mandatario del Consiglio; assicura la coerenza dell’azione esterna dell’Unione; presiede il Consiglio “Affari esteri” ed è uno dei Vicepresidenti della Commissione. Il Consiglio europeo del 1° dicembre 2009 ha nominato la britannica Catherine Ashton Alto rappresentante. La nomina ha una durata di cinque anni ed è rinnovabile;
  • il “Servizio europeo per l’azione esterna” con il compito di assistere l’Alto rappresentante.. Tale Servizio lavora in collaborazione con i servizi diplomatici degli Stati membri ed è composto da funzionari dei servizi competenti del Segretariato generale del Consiglio e della Commissione e da personale distaccato dai servizi diplomatici nazionali. La decisione sull’organizzazione e il funzionamento del Servizio è stata assunta dal Consiglio del 26 luglio 2010;

Va inoltre segnalata l’istituzione del Presidente del Consiglio europeo eletto a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo rinnovabile una volta, che assicura la rappresentanza esterna dell’Unione per le materie relative alla PESC, fatte salve le responsabilità dell’Alto rappresentante. Herman Van Rompuy è stato nominato presidente del Consiglio europeo dal 1º dicembre 2009.

PESC e PSDC restano fondamentalmente settori d'azione intergovernativi nei quali il ruolo del Consiglio europeo è preponderante; l'unanimitàcontinua ad essere la regola e la maggioranza qualificata viene applicata soltanto per l'attuazione delle decisioni prese dal Consiglio europeo, per le proposte presentate dall'AR su richiesta del Consiglio europeo o per la nomina di un rappresentante speciale.

Importanti progressi sono stati compiuti nel settore specifico della politica della sicurezza comune. La prospettiva di una difesa comune, o comunque la definizione di una politica di difesa comune, i cui principi erano già stati stabiliti nel trattato di Maastricht, diventa più realistica. La decisione di creare, quando verrà il momento, una difesa comune è adottata dal Consiglio europeo che delibera all'unanimità; essa esige anche l'approvazione di tutti gli Stati membri secondo le proprie procedure costituzionali. Tale politica comune di difesa conferisce all'Unione una capacità operativa basata su strumenti civili e militari. Il Trattato di Lisbona ribadisce che il perseguimento della politica di sicurezza e di difesa comune non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti dal Trattato del Nord-Atlantico, per gli Stati membri che ritengono che la loro difesa comune si realizzi tramite la NATO, ed è compatibile con la politica di sicurezza e di difesa comune adottata in tale contesto.

Tra le principali innovazioni si ricorda inoltre:

  • l’istituzionalizzazione dell’Agenzia europea per la difesa, posta sotto l’autorità del Consiglio e incaricata di: individuare le esigenze operative; contribuire a individuare e, se del caso, mettere in atto qualsiasi misura utile a rafforzare la base industriale e tecnologica del settore della difesa; partecipare alla definizione di una politica europea delle capacità e degli armamenti; assistere il Consiglio nella valutazione del miglioramento delle capacità militari. L’obiettivo è quello di mettere in evidenza il suo ruolo ed ottenere il consenso politico sui suoi orientamenti. L’Agenzia europea per la difesa ha sede a Bruxelles;
  • l’istituzione di un fondo iniziale per finanziare le attività preparatorie delle attività militari dell’Unione europea; il fondo dovrebbe facilitare il dispiegamento delle operazioni militari;
  • la semplificazione delle condizioni relative alla minoranza di blocco e al sistema dell’astensione costruttiva nel quadro delle decisioni PESC.

Il Trattato di Lisbona rafforza inoltre la solidarietà tra gli Stati membri attraverso:

  • la creazione di una clausola di solidarietà tra gli Stati membri in caso di attacco terroristico o di catastrofe naturale o di origine umana;
  • la creazione di una clausola di aiuto e assistenza in caso di aggressione armata.

In merito alla dotazione finanziaria della politica estera dell’UE, si ricorda che nel bilancio per l'anno 2010 alla voce "l'UE quale attore globale" sono stanziati 8,1 miliardi di euro a titolo di impegno e 7,8 miliardi di euro a titolo di pagamenti, meno del 6 per cento del totale del bilancio UE.

2.1 Le missioni PSDC

Per quanto riguarda in particolare le missioni PSDC, si segnala che il Trattato ha disposto l’estensione delle cosiddette missioni di Petersberg - missioni umanitarie e di soccorso; missioni di mantenimento della pace (peace-keeping); missioni di unità di combattimento nella gestione di crisi, comprese le missioni tese al ristabilimento della pace (peace making) - integrandole con ulteriori compiti relativi alle missioni di disarmo, di consulenza ed assistenza in materia militare, di stabilizzazione al termine dei conflitti. L’articolo specifica inoltre che tutte queste missioni possono contribuire alla lotta contro il terrorismo, anche tramite il sostegno a paesi terzi per combattere il terrorismo sul loro territorio.

Quanto alle procedure decisionali, il Consiglio adotta le relative decisioni stabilendone l'obiettivo, la portata e le modalità generali di realizzazione. L'Alto rappresentante, sotto l'autorità del Consiglio e in stretto e costante contatto con il comitato politico e di sicurezza, provvede a coordinare gli aspetti civili e militari di tali missioni.

In merito alle missioni, secondo il Consiglio europeo del dicembre 2008, l'UE dovrebbe essere effettivamente in grado nei prossimi anni, nell'ambito del livello di ambizione stabilito, ossia il dispiegamento di 60.000 uomini in 60 giorni per un'operazione importante, nella gamma di operazioni previste dagli obiettivi primari 2010, di pianificare e condurre simultaneamente:

-    due importanti operazioni di stabilizzazione e ricostruzione, con un'adeguata componente civile sostenuta da un massimo di 10.000 uomini per almeno due anni;

-    due operazioni di reazione rapida di durata limitata utilizzando segnatamente i gruppi tattici dell'UE;

-   un'operazione di evacuazione d'emergenza di cittadini europei (in meno di 10 giorni), tenendo conto del ruolo primario di ciascuno Stato membro nei confronti dei suoi cittadini e ricorrendo al concetto di Stato guida consolare;

-   una missione di sorveglianza/interdizione marittima o aerea;

-   un'operazione civile-militare di assistenza umanitaria della durata massima di 90 giorni;

-   una dozzina di missioni civili PSDC (segnatamente, missioni di polizia, di Stato di diritto, di amministrazione civile, di protezione civile, di riforma del settore della sicurezza o di vigilanza) in forme diverse, incluso in situazione di reazione rapida, tra cui una missione importante (eventualmente fino a 3000 esperti) che potrebbe durare vari anni.

2.1.2. Le missioni dell’UE attive nell’ambito della PSDC

Nel settore della gestione delle crisi sono attualmente operative, nell’ambito della PSDC, le seguenti missioni dell’UE:

Balcani occidentali

  • la missione di polizia dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina (EUPM), istituita con l’azione comune 2002/210/PESC dell'11 marzo 2002 e lanciata il 1 gennaio 2003. L’8 dicembre 2009 il Consiglio ha prorogato la missione fino al 31 dicembre 2011. EUPM sostiene il rafforzamento delle agenzie che in Bosnia e Erzegovina si occupano di lotta alla criminalità organizzata e la corruzione;
  • la missione militare in Bosnia-Erzegovina (EUFOR-Althea), istituita con l’azione comune 2004/570/PESC del 12 luglio 2004 e lanciata il 2 dicembre 2004, ha contribuito al mantenimento della sicurezza in Bosnia e Erzegovina. Il Consiglio del 25 gennaio 2010, nel ricordare i progressi compiuti nell’espletamento del suo mandato, in particolare il completamento degli obiettivi militari e di stabilizzazione, ha deciso di fornire un sostegno non esecutivo al rafforzamento delle capacità locali ed alla formazione, nel quadro dell'operazione ALTHEA. Il mandato esecutivo dell’operazione proseguirà in accordo con la risoluzione 1895 del 2009 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nelle sue conclusioni, il Consiglio ha affermato che l'UE è pronta a mantenere una presenza militare sul posto, se necessario dopo il 2010, sulla base di un mandato dell'ONU. Il Consiglio del 26 aprile scorso ha espresso soddisfazione per i progressi nell’attuazione dei nuovi compiti dell’operazione in materia di capacity building e formazione e ha sottolineato l’importanza di continuare a fornire - da parte degli Stati membri - le necessarie risorse per il mandato esecutivo dell’operazione;
  • la missione EULEX Kosovo, istituita con l’azione comune 2008/124/PESC del 4 febbraio 2008 e lanciata il 16 febbraio 2008, per una durata iniziale di due anni, con lo scopo di assistere le autorità kosovare nella costruzione dello stato di diritto. La missione è pienamente operativa dal 6 aprile 2009. Il suo mandato è stato esteso al 14 giugno 2012;

Si ricorda inoltre la missione di controllo della frontieraEU BAM Moldavia e Ucraina (in particolare nella regione della Transnistria), istituita con l’azione comune2005/776/PESC del 7 novembre 2005, con un mandato iniziale di due anni, successivamente prorogato fino al 31 dicembre 2011.

Medio Oriente

  • la missione EUJUST Lex, per la formazione di magistrati e funzionari di polizia iracheni al di fuori dall’Iraq, istituita con l'azione comune 2005/190/PESC del 7 marzo 2005 e operativa dal 1°luglio 2005. Il 14 maggio 2010 il Consiglio ha deciso di prorogare la missione fino al 30 giugno 2012;
  • la missione di polizia per i territori palestinesi(Eupol Copps), istituita con l'azione comune 2005/797/PESC del 14 novembre 2005, in vigore dal 1° gennaio 2006 con una durata iniziale di tre anni, poi prorogata al 31 dicembre 2010. L’obiettivo della missione è quello di fornire sostegno all’Autorità palestinese nella creazione di dispositivi di polizia duraturi ed efficaci;
  • la missione di controllo di frontiera al valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto (EU BAM Rafah), istituita con l'azione comune 2005/889/PESC del 12 dicembre 2005. Allo stato attuale, in conseguenza della situazione di Gaza, la missione è temporaneamente sospesa, in attesa di riprendere al più presto le attività non appena le condizioni lo consentano.

Africa

  • la missione di sostegno alla riforma del settore della sicurezza nella Repubblica democratica del Congo (EUSEC Congo), istituita con azione comune 2005/355/PESC del 2 maggio 2005 e lanciata il 12 giugno 2006. Il mandato della missione scade al momento il 30 settembre 2012;
  • il 13 giugno 2007 il Consiglio ha adottato un’azione comune (2007/405/PESC) che stabilisce una missione di polizia nella Repubblica Democratica del Congo (EUPOL RD CONGO) al fine di continuare a fornire il contributo dell’Unione europea all’impegno del Congo nella riforma e ristrutturazione della Polizia nazionale congolese e della sua interazione con il sistema giudiziario. Il mandato della missione è stato esteso fino al 30 settembre 2011;
  • la missione navale EUNAVFOR-ARTEMISIA, istituita con l’azione comune 2008/851/PESC del 10 novembre 2008per contrastare le azioni di pirateria al largo della costa somala, a sostegno delle risoluzioni 1814 (2008), 1816 (2008) e 1838 (2008) del Consiglio di sicurezza. La missione è chiamata a proteggere le navi noleggiate dal Programma alimentare mondiale - anche con la presenza di elementi armati di Atalanta a bordo delle navi interessate - in particolare quando incrociano nelle acque territoriali della Somalia - nonché le navi mercantili sulla base di una valutazione di necessità effettuata caso per caso. Il Consiglio dell’8 dicembre 2009 ha esteso il mandato della missione per consentire alla forza navale dell’UE di contribuire al monitoraggio delle attività di pesca nell’area. Il mandato scade il 31 dicembre 2012;
  • Il 31 marzo 2010 – con procedura scritta – il Consiglio ha adottato la decisione 2010/197/PESC fissando per il 7 aprile il lancio della missione militare dell'Unione europea volta a contribuire alla formazione delle forze di sicurezza somale (EUTM Somalia). L’obiettivo generale di EUTM Somalia è quello di contribuire al rafforzamento del Governo federale di transizione e di favorire lo sviluppo sostenibile del settore di sicurezza somalo. La missione ha sede in Uganda- dove le forze somale vengono già addestrate - anche per facilitare il coordinamento delle azioni UE con la missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM). La missione è condotta in stretto coordinamento con gli altri partner, inclusi il Governo di transizione somalo, l’Uganda, le Nazioni Unite e gli USA.

Asia

  • la missione di poliziaEUPOL Afghanistan, istituita con l’azione comune (2007/369/PESC) del 30 maggio 2007. La missione intende contribuire alla formazione, in Afghanistan, di un servizio di polizia efficiente, che operi nel rispetto del diritto e in accordo con gli standard internazionali e che sia in grado di rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. A tal fine essa coinvolge esperti nei settori del diritto, dell’attività di polizia e della giustizia, con compiti di formazione e consulenza. Al momento impiega 287 persone dello staff internazionale e 166 locali. Il mandato scade il 31 maggio 2013.

Caucaso

  • la missione di vigilanza dell'Unione europea in Georgia, (EUMM Georgia) istituita con azione comune 2008/736/PESC del Consiglio del 15 settembre 2008. A breve temine, l’obiettivo è stato quello di verificare sul posto l’applicazione integrale dell'accordo in sei punti tra Georgia e Russia, raggiunto il 12 agosto 2008 grazie alla mediazione della Presidenza francese dell’Unione europea e delle successive misure di attuazione; a lungo termine la missione contribuisce alla stabilizzazione della Georgia e della regione limitrofa. Il mandato scade il 14 settembre 2011.
2.2 La cooperazione rafforzata

Nel quadro delle decisioni relative alle missioni, il Consiglio può affidare la realizzazione di una missione a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie. Tali Stati membri, in associazione con l'alto rappresentante, si accordano sulla gestione della missione. Gli Stati membri che partecipano alla realizzazione della missione informano periodicamente il Consiglio dell'andamento della missione, di propria iniziativa o a richiesta di un altro Stato membro.

E’ inoltre prevista la possibilità di creare, con decisione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, una cooperazione strutturata permanente in materia di difesa tra gli Stati membri che hanno le capacità militari necessarie e la volontà politica di aderirvi. La procedura prevede che gli Stati membri intenzionati a partecipare alla cooperazione strutturata notifichino la loro intenzione al Consiglio e all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Entro tre mesi dalla notificazione il Consiglio adotta una decisione che istituisce la cooperazione strutturata permanente e fissa l'elenco degli Stati membri partecipanti. Il Consiglio delibera a maggioranza qualificata previa consultazione dell’Alto rappresentante.

3. Il controllo parlamentare sulla PESC-PSDC

Sotto il profilo del controllo parlamentare nell’ambito della PESC-PSDC, con il Trattato di Lisbona il Parlamento europeo acquisisce in linea generale il diritto di essere informato (o consultato), il diritto di controllo (interrogazioni, dibattiti) e di voto del bilancio PESC.

Si ricorda infatti che, in base al Trattato di Lisbona (articolo 36), il Parlamento europeo è consultato regolarmente dall’Alto rappresentante sui principali aspetti e sulle scelte fondamentali della politica di sicurezza e di difesa comune edè tenuto al corrente della sua evoluzione. L’Alto rappresentante provvede affinché le opinioni del Parlamento europeo siano debitamente prese in considerazione. I rappresentanti speciali possono essere associati all’informazione del Parlamento europeo. Il Parlamento europeo può rivolgere interrogazioni o formulare raccomandazioni al Consiglio e all’Alto rappresentante. Il Trattato prevede inoltre che il Parlamento europeo svolga due volte l’anno il dibattito sui progressi compiuti nell’attuazione della politica estera e di sicurezza comune, compresa la politica di sicurezza e difesa comune.

3.1 Lo scioglimento dell’UEO

La questione del controllo parlamentare sulla materia si è riproposta con riferimento alle prospettive dell'Unione dell'Europa Occidentale (UEO).

Si ricorda che fra gli organi dell'UEO, organizzazione con fini di cooperazione nei settori della difesa e della sicurezza istituita con gli Accordi di Parigi del 23 ottobre 1954[1] è compresa l’Assemblea parlamentare.

L'Assemblea è composta da delegazioni dei Parlamenti nazionali degli Stati membri i quali, entro sei mesi dalle elezioni, eleggono o designano i loro rappresentanti in modo da riflettere la consistenza dei propri gruppi parlamentari. 39 paesi europei, compresi tutti i 27 membri dell'Unione europea e i membri europei della NATO, hanno il diritto di inviare delegazioni all'Assemblea. Conta attualmente circa 400 componenti e si riunisce due volte l’anno in sessione plenaria.

La delegazione italiana è composta da 9 deputati e da 9 senatori.

Il Trattato di Amsterdam (ottobre 1997), modificando la parte del Trattato sull’Unione europea relativa alla PESC/PESD, aveva stabilito che l’Unione si sarebbe avvalsa dell’UEO per elaborare ed attuare decisioni ed azioni che avessero implicazioni nel settore della difesa, segnatamente per quanto riguardava l’avvio di missioni di gestione delle crisi, note anche come compiti di Petersberg.

Successivamente il Consiglio europeo di Colonia (giugno 1999) ha deciso il trasferimento all'Unione europea delle funzioni operative della UEO per quanto riguarda le missioni di gestioni delle crisi a partire dal 1° luglio 2001.

Da tale data la UEO ha cessato di avere un ruolo operativo nella difesa europea.

A seguito del trasferimento delle attività operative dell’UEO alla UE l’Assemblea parlamentare dell’UEO ha assunto la denominazione di Assemblea europea interinale per la politica europea di sicurezza e difesa e ha concentrato i suoi lavori sulla politica europea di sicurezza e difesa. L’Assemblea esercita anche un ruolo di controllo nel settore degli armamenti e della ricerca e sviluppo in materia di armamenti, in particolare sull’attività del Gruppo armamenti dell’Europa occidentale (GAEO) e sull’Organizzazione dell’armamento dell’Europa occidentale (OAEO), due organizzazioni rilevanti dell’UEO.

In seguito all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e in particolare delle disposizioni in materia di politica estera e di difesa comune, nel marzo 2010 la Presidenza spagnoladella UEO, a nome dei 10 Stati membri effettivi ha annunciato la decisione collettiva di ritirarsi dal Trattato determinandone così la dissoluzione entro la fine giugno 2011. Le residue attività dell'UEO cesseranno entro e non oltre il 1° luglio 2011.

3.2 Le prospettive del controllo parlamentare in materia di difesa

In ordine alle prospettive future dell’Assemblea parlamentare dell’UEO sono recentemente intervenute alcune pronunce.

In particolare, l’11 aprile 2010 il Senato francese ha approvato una risoluzione sul controllo parlamentare della politica di sicurezza e difesa comune.

In considerazione del fatto che la denuncia del Trattato dell'Unione europea occidentale determinerebbe la soppressione dell'Assemblea parlamentare della UEO, il Senato francese ritiene che tale soppressione debba essere subordinata alla costituzione di una strutturache consentadiriunire i parlamentarispecializzati nelle questioni della difesa dei 27 Stati membri dell'UE (provenienti cioè dalle Commissioni parlamentari competenti), o almeno di quelli, dei 27 Stati membri dell'UE, che lo desiderino. Nelle considerazioni del Senato francese, tale struttura potrebbe ispirarsi al modello della COSAC(un massimo di sei parlamentari per Stato membro; una riunione per semestre; delegazione del Parlamento europeo composta da sei deputati). L'organizzazione e la segreteria di tale struttura sarebbero a carico dei Parlamenti nazionali sulla base di una rotazione semestrale.

Il 4 maggio 2010 la Commissione affari esteri del Parlamento europeo ha avviato una discussione sul futuro del controllo parlamentare dopo la soppressione della Assemblea parlamentare UEO.

Il relatore on. Duff (Alde-UK) ha presentato un documento nel quale si avanzano tre ipotesi in merito alla possibile articolazione del controllo parlamentare sulla politica di difesa dell’UE che associ il Parlamento europeo ed i parlamenti nazionali:

A)              organizzare incontri interparlamentari (secondo il modulo dei joint parliamentary meeting);

B)              istituire una sorta di COSAC specializzata su politica estera, di sicurezza e di difesa comune;

C)             organizzare tre incontri all’anno a livello di Commissioni parlamentari omologhe del Parlamento europeo e Parlamenti nazionali.

Nell’ambito della Commissione affari esteri del Parlamento europeo è emerso un generale consenso per lavorare nel quadro della terza ipotesi. Tale questione è esaminata anche all’interno del gruppo di pilotaggio per le relazioni con i Parlamenti nazionali costituito dentro il Parlamento europeo, anche in vista della Conferenza dei Presidenti di Stoccolma.

La Commissione affari esteri ha deciso chesottoporrà alPresidente del Parlamento europeo Buzekla proposta di istituire un gruppo di lavoroin seno alla sottocommissione difesa e sicurezza della Commissione affari esteri, valutando la possibilità di associare ai lavori del gruppo anche rappresentanti dei Parlamenti nazionali.

La citata posizione del Senato francese è stata riproposta durante la Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell’UE tenutasi a Stoccolma nel maggio scorso. Nel corso del dibattito, molti dei Presidenti intervenuti hanno concordato sulla esigenza di individuare le soluzioni idonee ad assicurare un’efficace partecipazione dei Parlamenti nazionali; allo stesso tempo, sono emerse forti e diffuse perplessità sull’ipotesi di istituire strutture ad hoc. Il Presidente del Parlamento europeo si è offerto di ospitare discussioni regolari in materia di PESC e PSDC.

Nel corso della Conferenza di Stoccolma, i Presidenti dei Parlamenti dell’UE hanno chiesto alla Presidenza entrante (Belgio) di proseguire le discussioni sull’argomento con l’obiettivo di raggiungere un accordo per la prossima Conferenza.

La stessa Assemblea dell’UEO, riunita in sessione plenaria, ha approvato una risoluzione il 15 giugno 2010 in cui concorda di continuare il suo lavoro finché resta in vigore il trattato di Bruxelles e invita i Parlamenti nazionali e il Consiglio dell’UE a promuovere un modello credibile di controllo interparlamentare, attraverso la creazione di un organo parlamentare con strutture permanenti.

Sull’argomento si sono espressi la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica che, rispettivamente il 15 e 16 settembre 2010, hanno approvato due mozioni di analogo contenuto, sottoscritte dai rappresentanti di diversi gruppi parlamentari.



[1] Attualmente ne sono membri 28 paesi che godono di quattro status differenti: i membri effettivi sono 10 (Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Spagna); vi sono poi membri associati, osservatori e partner associati. Ad eccezione di Cipro e Malta, tutti gli Stati membri dell’Unione europea fanno parte dell’UEO, sia pure a diverso titolo.