Camera dei deputati Dossier NOTST037 [data]

Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari comunitari
Altri Autori: Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Istituzione della Forza di Gendarmeria europea - A.C. 3083 - Elementi di valutazione per la compatibilità comunitaria
Riferimenti:
AC N. 3083/XVI     
Serie: Note per la compatibilità comunitaria    Numero: 37
Data: 02/03/2010
Descrittori:
FORZE DI POLIZIA   UNIONE EUROPEA
Organi della Camera: III-Affari esteri e comunitari
IV-Difesa
XIV - Politiche dell'Unione europea

 

2 Marzo 2010

 

n. 37

Istituzione della Forza di Gendarmeria europea

A.C. 3083

Elementi di valutazione per la compatibilità comunitaria

 

Numero dell’atto

3083

Titolo

Ratifica ed esecuzione della Dichiarazione di intenti tra i Ministri della difesa di Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna relativa alla creazione di una Forza di gendarmeria europea, con Allegati, firmata a Noordwijk il 17 settembre 2004, e del Trattato tra il Regno di Spagna, la Repubblica francese, la Repubblica italiana, il Regno dei Paesi Bassi e la Repubblica portoghese per l'istituzione della Forza di gendarmeria europea, EUROGENDFOR, firmato a Velsen il 18 ottobre 2007

Iniziativa

Governo

Iter:

 

Sede

Referente

esame al Senato

No

Commissione competente

III (Affari esteri) IV (Difesa)

Pareri previsti

I Affari Costituzionali, II Giustizia, V Bilancio, VI Finanze, VIII Ambiente, IX Trasporti, XII Affari sociali e XIV Politiche dell'Unione europea

 

 



Contenuto

Il disegno di legge in esame si compone di cinque articoli, dei quali i primi due riportano rispettivamente l'autorizzazione alla ratifica della Dichiarazione di intenti relativa all’istituzione di una Forza di gendarmeria europea ed il relativo ordine di esecuzione nell'ordinamento interno.

Il 17 settembre 2004, i Ministri dei Paesi aderenti (Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna) hanno sottoscritto a Noordwijk (Olanda) la Dichiarazione di intenti (DOI) con la quale, in sintesi, è stato sancito l'impegno a sottoscrivere un trattato per stabilire le funzioni e la condizione giuridica dell'EUROGENDFOR (EGF) e dei suoi membri.

La dichiarazione d’intenti è strutturata in undici parti e due allegati.

La prima parte relativa alle finalità dell’iniziativa, prevede che Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, per contribuire allo sviluppo della PESD, favoriscano lo svolgimento dei compiti di polizia richiesti nella operazioni di gestione delle crisi svolte nel quadro della dichiarazione di Petersberg, offrano una struttura multinazionale agli Stati che affiancano l’UE nella realizzazione di tali missioni e partecipino alle iniziative delle Organizzazioni internazionali nel settore delle missioni internazionali nelle aree di crisi.

Per gli scopi sopra richiamati i cinque Paesi hanno deciso la creazione di una Forza di gendarmeria denominata EUROGENDFOR (EGF), costituita da contingenti dei rispettivi corpi di polizia ad ordinamento militare, che dovrà essere operativa, pre-organizzata e impiegabile in tempi rapidi.

Tale Forza dovrà assicurare, nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi, lo svolgimento dei compiti di polizia, in collaborazione con gli altri partecipanti (contingenti militari, polizia locale, forze di polizia di altri Paesi partecipanti), favorendo la riattivazione dei servizi di sicurezza, in particolare nelle fasi di transizione da situazioni operative militari alla ricostituzione di istituzioni civili.

La dichiarazione individua le missioni delle unità appartenenti all’EGF, che possono essere messe alle dipendenze sia di un comando militare che civile, con una catena di comando definita ma suscettibile di variazioni durante la missione.

L’EGF deve essere in grado di operare:

·    durante la fase iniziale dell’operazione, insieme ad altre forze militari, con compiti di polizia;

·    durante la fase di transizione, in collaborazione con altre forze o autonomamente, per favorire il coordinamento con le polizie locali o internazionali;

·    durante la fase di disimpegno, per favorire il passaggio di responsabilità alle autorità civili nazionali.

·    La Forza di gendarmeria può essere inoltre schierata per prevenire situazioni di crisi.

Nell’ambito di ogni operazione, l’EGF svolge missioni di sicurezza pubblica e ordine pubblico, collabora con la polizia locale e ne cura l’addestramento, dirige la pubblica sorveglianza, la polizia di frontiera, svolge investigazioni criminali, protegge la popolazione e la proprietà.

La struttura della Forza di gendarmeria, composta dalle Forze già fornite dagli Stati membri per il conseguimento degli obiettivi e delle capacità nelle operazioni di gestione della crisi civile, sarà messa a disposizione dell’Unione europea.

L’EFG può inoltre essere posta a disposizione di altre organizzazioni internazionali, quali l’ONU, la NATO e l’OSCE, o di forze multinazionali create ad hoc, garantendo sempre la coordinazione con gli organi militari o civili ed il collegamento con le autorità di polizia locali o internazionali presenti nel territorio ospitante.

Della struttura del comando dell’EGF fanno parte:

·     l’Alto Comitato Interministerial (CIMIN) e, composto da rappresentanti dei ministri competenti degli Stati membri come indicati nell’allegato A, che assicura il coordinamento politico-militare, nomina il Comandante della Forza di gendarmeria e gli detta le linee guida. Il Comitato si avvale di gruppi di lavoro.

·     Un Quartier generale multinazionale, con sede in Italia (Vicenza) , costituito, sotto il comando del comandante dell’EGF, da un nucleo spiegabile all’estero e che può venire, se necessario, rinforzato; esso si occupa della pianificazione operativa, ha rapporti con i Quartier generali presenti nei teatri operativi.

L’allegato B alla dichiarazione specifica la struttura e i compiti del Quartier generale, i cui incarichi vengono assegnati a rotazione.

E’ previsto che la forza di gendarmeria europea sia nelle condizioni di mobilitare una forza di reazione rapida di 800 unità nell’arco di trenta giorni.

Per quanto riguarda gli aspetti amministrativi e finanziari relativi al Quartier generale, la dichiarazione prevede che ogni membro sostenga le spese di partecipazione all’EGF e proporzionalmente le spese ordinarie. L’Italia, in quanto Paese che ospita il quartier generale, fornisce il supporto logistico per tale struttura, in base ad un apposito accordo tecnico con gli altri membri.

Il Trattato è composto da 47 articoli, suddiviso in undici capi. Il Trattato definisce le finalità della forza in coerenza con le previsioni della dichiarazione d’intenti (art. 4), delinea la catena di comando della forza e i ruoli e competenze, rispettivamente, del’alto comando interministeriale, del comandante della Forza e del Quartier generale (art. 7, 8 e 9), reca le disposizioni in materia di personale (art. da 13 a 24), individua la giurisdizione competente per il personale della forza (art. 25), reca disposizioni in materia finanziaria, di bilancio e di appalti della forza (art. 33-37).

Il Trattato è già stato ratificato da Paesi bassi, Portogallo e Spagna.

La Forza della gendarmeria europea è già attiva ed il suo comando è già individuato nella caserma “Generale Chinotto” di Vicenza. Oltre a Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, ne è membro a pieno titolo anche la Romania, mentre la Turchia partecipa con lo status di osservatore e Polonia e Lituania con lo status di partner.

L'articolo 3 del disegno di legge di ratifica individua nell'Arma dei carabinieri la specifica forza di polizia a statuto militare dell'Italia, ai fini della partecipazione alla Forza di gendarmeria europea.

L'articolo 4 quantifica gli oneri derivanti dalla ratifica del Trattato in oggetto, pari a 191.200 euro annui a decorrere dal 2010. La copertura si rinviene mediante corrispondente riduzione della spesa di cui all’art. 3, comma 1 della legge 4 giugno 1997, n. 170, recante ratifica della Convenzione ONU sulla lotta contro la desertificazione.

La relazione tecnica che accompagna il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica prevede quali oneri complessivi totali (spese comuni) pari a 400.000 euro annui, di cui 141.200 a carico dell’Italia. Al nostro Paese spetta inoltre la spesa aggiuntiva di 50.000 euro annui a titolo di costi inerenti alle strutture del Quartier generale di Vicenza e allo status di Paese ospitante. Tra le numerose voci di spese comuni complessive annue si prevedono 60.000 euro per missioni all’estero, nonché 71.000 euro per indennità e spese di viaggio per addestramento o esercitazioni, e 30.000 euro per corsi e materiali di addestramento.

L’articolo 5, infine, prevede l’entrata in vigore della legge di autorizzazione alla ratifica il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Esame del provvedimento in relazione alla normativa comunitaria.

L’istituzione della Forza di gendarmeria europea appare collegarsi all’articolo 44 del Trattato sull’Unione europea che prevede che, nell’ambito della politica di sicurezza e difesa comune, il Consiglio possa affidare la realizzazione di una missione ad un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie per tale missione. Gli Stati membri interessati sono tenuti ad accordarsi con l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla gestione della missione ed a riferire periodicamente al Consiglio in materia.

In base all’articolo 42 del Trattato sull’Unione europea, come modificato dal Trattato di Lisbona, la politica di sicurezza e difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune e assicura che l’Unione disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. Tale politica non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa degli Stati membri, rispetta gli obblighi derivanti dal trattato NATO per gli Stati membri che ritengono la loro difesa comune si realizzi tramite la NATO. In materia il Consiglio delibera all’unanimità su proposta dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza o su iniziativa di uno Stato membro. Il Trattato di Lisbona ha comunque introdotto la possibilità di creare, con decisione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata, una cooperazione strutturata permanente in materia di difesa tra gli Stati membri che hanno le capacità militari necessarie e la volontà politica di aderirvi. Inoltre, in base all’articolo 43, l’ambito delle “missioni Petersberg” è stato integrato con i compiti relativi alle missioni di disarmo, di consulenza ed assistenza in materia militare, di stabilizzazione al temine dei conflitti. Infine, con l’articolo 44 è stato istituzionalizzata l’Agenzia europea per la difesa.

 

La politica di sicurezza e difesa comune (PSDC)  delineata dal Trattato di Lisbona rappresenta l’evoluzione della politica europea di sicurezza e difesa (PESD), avviata, nell’ambito della già istituita politica estera e di sicurezza comune (PESC), con i Consigli europei di Colonia e di Helsinki del 1999 al fine di dotare l’Unione europea di una capacità autonoma di azione basata su forze militari credibili. In particolare nel Consiglio europeo di Helsinki vennero definiti i cosiddetti Helsinki headline goal per dotare l’Unione europea delle capacità militari necessarie ad attuare le missioni di Petersberg (Il Consiglio ministeriale della Unione dell’Europa occidentale, riunito a Petersberg, presso Bonn, approvò, il 19 giugno 1992, una Dichiarazione che individuava una serie di compiti, precedentemente attribuiti alla stessa UEO, da assegnare all’Unione europea; le cosiddette “missioni di Petersberg” sono le seguenti: missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace). In base agli Helsinki Haedline Goal gli Stati dell’Unione dovevano essere in grado entro il 2003 di mettere a disposizione una capacità comune composta di 60.000 soldati, militarmente autosufficiente, dotata del necessario supporto aereo e navale e schierabile entro 60 giorni. Tali obiettivi sono stati aggiornati nel 2004, con gli headline goal  2010 che hanno previsto, tra le altre cose, la creazione di un’Agenzia europea della difesa (effettivamente istituita nel 2004) per conseguire una maggiore integrazione nel mercato europeo della difesa; l’implementazione di un coordinamento congiunto per il trasporto strategico in vista del raggiungimento di una piena capacità ed efficienza di trasporto per il 2010 e la creazione di gruppi di combattimento rapidamente dispiegabili (battlegroups). Nel medesimo consiglio di Helsinki si era giunti anche ad un’intesa sulle modalità di cooperazione completa tra l’Unione europea e la NATO. Il successivo Consiglio europeo di Nizza del dicembre 2000 istituiva gli organismi di gestione della PESD, rendendo permanente il Comitato politico di sicurezza (già previsto in via transitoria dal Trattato di Maastricht, è composto da Ambasciatori o alti funzionari degli Stati membri, dal  rappresentante della Commissione europea, dai Capi missioni PESD, dai rappresentanti speciali e dal Presidente del Comitato militare dell’Unione) e creando altresì il Comitato militare dell’Unione europea, composto dai Capi di Stato maggiore degli Stati membri, e lo Stato maggiore dell’Unione europea, composto da 200 esperti militari degli Stati membri distaccati presso il Segretariato del Consiglio. Infine, nel 2002 venne deciso l’avvio della prima missione PESD, la missione Althea in Bosnia-Erzegovina, poi divenuta operativa nel dicembre 2004.

 

Documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea
(a cura dell'Ufficio Rapporti con l'Unione europea)

 

Il Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 ha sottoscritto la dichiarazione sulle capacità in cui si fissano obiettivi precisi per i prossimi anni affinché l’UE sia in grado - nell'ambito del livello di ambizione stabilito, ossia il dispiegamento di 60.000 uomini in 60 giorni per un'operazione importante - di pianificare e condurre simultaneamente:

-    due importanti operazioni di stabilizzazione e ricostruzione, con un'adeguata componente civile sostenuta da un massimo di 10.000 uomini per almeno due anni;

-    due operazioni di reazione rapida di durata limitata utilizzando i gruppi tattici;

-    un'operazione di evacuazione d'emergenza di cittadini europei (in meno di 10 giorni);

-    una missione di sorveglianza/interdizione marittima o aerea;

-    un'operazione civile-militare di assistenza umanitaria della durata massima di 90 giorni;

-    una dozzina di missioni civili PESD, tra cui una missione importante che potrebbe durare vari anni.

Il Consiglio del 17 novembre 2009, nel celebrare il decimo anniversario della politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESD), ha lodato il successo di questa politica, che ha dispiegato personale pari a circa 70.000 persone in 22 missioni e operazioni, di cui 12 attualmente in corso, a sostegno della pace e della sicurezza internazionali. Secondo il Consiglio, la PESD si è dimostrata uno strumento efficace per l'insieme dell'azione esterna dell'UE. Nel corso della riunione il Consiglio ha effettuato la consueta verifica semestrale degli sviluppi in ambito PESD.

In particolare, il Consiglio:

·       ha sottolineato il contributo fornito dalla missione EUNAVFOR-Atalanta alla sicurezza marittima al largo delle coste somale e ha concordato di estenderne la durata di un anno, fino al dicembre 2010. Il Consiglio ha inoltre approvato il concetto di gestione della crisi di una possibile missione PESD per contribuire alla formazione delle forze di sicurezza del Governo federale transitorio della Repubblica di Somalia;

·       ha accolto con favore gli sforzi compiuti dall'EUPM Bosnia-Erzegovina per assolvere il mandato. La missione contribuirà al rafforzamento dell'impegno globale dell'UE in Bosnia-Erzegovina, e ne preparerà la riorganizzazione conformemente al mandato per il periodo dopo il 2009, incentrato sul sostegno alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione;

·       ha accolto con favore l'avanzamento dei lavori preparatori per l'eventuale futura evoluzione di ALTHEA (Bosnia Erzegovina) verso un'operazione non esecutiva sullo sviluppo di capacità e la formazione delle forze armate. Il Consiglio ha ribadito che la decisione sull'eventuale evoluzione dell'operazione ALTHEA dovrebbe tener conto degli sviluppi politici, compreso il ruolo futuro del Rappresentante speciale dell'UE. Si prevede che il Consiglio torni sulla questione nella prossima sessione in dicembre;

·       ha accolto con favore il contributo della missione EUMM alla stabilità, al ritorno alla normalità e alla creazione di un clima di fiducia in Georgia e ha confermato il sostegno alla piena attuazione del mandato dell'EUMM nell'intero paese, compreso l'accesso alle due entità de facto. Il mandato della missione è stato prorogato dal Consiglio per un altro anno fino al 14 settembre 2010;

·       ha espresso soddisfazione per il consolidamento delle priorità strategiche di EUPOL AFGHANISTAN attorno a sei obiettivi, ossia: attività di polizia fondate sull'intelligence; catena di comando, controllo e comunicazione nel settore della polizia; indagini penali; lotta alla corruzione; collegamenti tra polizia e procuratori; diritti umani e integrazione di genere all'interno della polizia afghana;

·       ha accolto con favore il lavoro svolto dalla missione EUPOL COPPS nel settore della polizia e della giustizia penale dell’Autorità palestinese. Il Consiglio ha convenuto di far avanzare i lavori relativi ad ulteriori azioni nell'ambito più vasto dello stato di diritto nei territori palestinesi;

·       nel rallegrarsi per la proroga di altri sei mesi del mandato dell'EUBAM Rafah, il Consiglio ha ribadito la disponibilità dell'UE a schierarsi nuovamente al valico di Rafah (fra la striscia di Gaza e l’Egitto) se le circostanze lo consentiranno. Malgrado la chiusura del valico, la missione mantiene la sua capacità operativa;

·       ha espresso soddisfazione per il lavoro compiuto da EUPOL RD Congo a sostegno della riforma della polizia nazionale congolese e della sua interazione con il settore della giustizia. Malgrado la situazione della sicurezza nel paese resti precaria, secondo il Consiglio la riforma sta cominciando a produrre effetti positivi.

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio Studi – Dipartimento Affari comunitari

( 066760-9409 – *st_affari_comunitari@camera.it

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: NOTST037.doc

Thread was being aborted.