ALLEGATO 1
DL 79/2012: Misure urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini, per assicurare la funzionalità del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e di altre strutture dell'Amministrazione dell'interno, nonché in materia di Fondo nazionale per il Servizio civile. Differimento di termine per l'esercizio di delega legislativa. C. 5369 Governo, approvato dal Senato.
PARERE APPROVATO
La Commissione Giustizia,
esaminato il disegno di legge in oggetto,
rilevato che l'articolo 5 prevede la riassegnazione al Fondo esigenze urgenti e indifferibili e, in parte, al Fondo per il servizio civile nazionale, agli sportelli unici per l'immigrazione delle prefetture e agli uffici immigrazione delle questure, delle risorse del Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, disponibili al termine di ogni esercizio finanziario;
ritenuto che il processo di revisione della spesa pubblica e di reperimento delle risorse necessarie, anche in un momento di grave crisi economico-finanziaria, debba essere comunque attuato in modo razionale, selettivo e tale da non pretermettere forme qualificanti di tutela dei cittadini come quella rappresentata dal Fondo per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura;
ritenuto altresì che il bilanciamento di interessi alla base della disposizione in esame, che ritiene recessivo l'interesse a dare un ristoro economico alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, appaia discutibile, per quanto si tratti di valutazione di merito di competenza della I Commissione;
espresso l'auspicio che le risorse necessarie possano trovare ulteriori e diverse fonti di finanziamento;
per quanto di competenza ed in considerazione del grave momento di crisi economico-finanziaria,
esprime
PARERE FAVOREVOLE.
Pag. 62ALLEGATO 2
Interrogazione n. 5-06718 Bernardini: Sul tentativo di suicidio di un detenuto nel carcere Le Vallette di Torino.
TESTO DELLA RISPOSTA
In risposta alla richiesta di chiarimenti in merito al riferito tentato suicidio di Ramzi H. presso la C.C. di Torino Lorusso e Cutugno, si comunica che non si è trattato di un tentativo di suicidio, bensì di un gesto autolesivo posto in essere dal predetto detenuto per attirare l'attenzione.
Il Ramzi, infatti, non ha ingerito un mix letale di alcool e candeggina», ma un detersivo per piatti, che ha vomitato ancor prima dell'arrivo degli operatori e del personale del 118. Sono stati i sanitari che, per consentire l'immediata effettuazione della gastroscopia e degli esami del sangue, hanno ritenuto opportuno di portarlo, comunque, presso il nosocomio più vicino.
Si segnala, peraltro, che il Ramzi non è mai stato in fin di vita, né tantomeno è mai stato ricoverato in prognosi riservata ed anzi, uscito dal penitenziario di Torino alle ore 20,30 del 2 gennaio 2012, una volta espletati gli esami necessari, ne ha fatto rientro alle ore 22,45 della stessa giornata, con un regolare foglio di dimissioni.
Con il ristabilirsi delle sue condizioni di salute è stato anche possibile riallocarlo nella sezione detentiva di appartenenza; soltanto per precauzione, è stato sottoposto a grande sorveglianza, fermo restando nei suoi confronti le misure trattamentali di attenzione, comunemente poste in essere nell'istituto.
Ciò posto, si fa presente che presso l'istituto di Torino sono in servizio n. 19 educatori (di cui 2 legittimamente assenti); inoltre, è attualmente in vigore una convenzione con 13 esperti ex articolo 80 legge n. 354 del 1975.
ALLEGATO 3
Interrogazione n. 5-06722 Bernardini: Sulle cause del decesso di un detenuto nel carcere Due Palazzi di Padova.
TESTO DELLA RISPOSTA
Con riferimento alla richiesta di chiarimenti in merito alle cause del decesso di Federico Rigolon presso la Casa di Reclusione di Padova, si comunica che il predetto era ristretto presso l'istituto padovano a far data dal 13 agosto del 2005, con un fine pena fissato all'8 marzo del 2027.
Dalla documentazione acquisita dal competente Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, risulta che alle ore 17.00 circa del 17 aprile del 2011, i due compagni di camera del Rigolon hanno segnalato all'agente di Polizia Penitenziaria addetto al servizio vigilanza che il Rigolon era disteso sul letto e non dava segni di vita.
Il sanitario di turno è stato immediatamente allertato ma, dopo aver tentato inutilmente di rianimarlo, ne ha dovuto constatare l'avvenuto decesso.
Dalla certificazione sanitaria, risulta altresì, che il Rigolon, proprio il giorno prima del suo decesso, era stato sottoposto a visita medica, poiché accusava dolori epigastrici. Il medico di guardia dottoressa D'Agnese Orizia, pur se sollecitata dal paziente, non aveva ritenuto necessario il suo trasferimento in ospedale e si era, quindi, limitata a prescrivere una normale terapia. Anche la mattina dell'evento letale, il detenuto era stato accompagnato presso l'infermeria del penitenziario perché continuava ad accusare dolori epigastrici e, quivi, era stato nuovamente visitato dalla dottoressa D'Agnese Orizia, che gli aveva somministrato una terapia, autorizzandone il rientro in reparto.
Peraltro, nel corso della visita, il Rigolon si era lamentato della condotta del medico, affermando che avrebbe sporto denuncia per le cure non adeguate.
Ciò posto, si rappresenta che dagli esiti della visita ispettiva, demandata al Provveditorato regionale per il Triveneto, non sono emersi profili di responsabilità in capo al personale di polizia penitenziaria in servizio presso l'Istituto di Padova, dove il Rigolon è deceduto a causa di «infarto miocardico», così come accertato in sede di autopsia. La Commissione ispettiva ha, infatti, appurato che il personale penitenziario «si è prodigato con il consueto spirito di collaborazione e di attenzione, quotidianamente profuso nei confronti dell'utenza custodita».
Si segnala, altresì, che sulla vicenda in questione sono state svolte indagini da parte della Procura della Repubblica di Padova. All'esito degli accertamenti eseguiti dalla locale Squadra Mobile ed in esito alle conclusioni di una specifica consulenza tecnica medico legale, la magistratura inquirente ha richiesto, in data 14 dicembre 2011, il rinvio a giudizio del medico di guardia dottoressa D'Agnese Orizia.
Al predetto sanitario è stato contestato il reato di omicidio colposo di cui all'articolo 589 codice penale, per avere, nella sua qualità di Medico di Guardia presso la Casa di Reclusione, cagionato la morte di Rigolon Federico, con condotte negligenti imperite ed imprudenti, consistite, in particolare nell'avere omesso «di diagnosticare tempestivamente un quadro di infarto del miocardio già apprezzabile al momento della visita».
Il procedimento penale, così come comunicato dall'interpellata Autorità giudiziaria, è attualmente in corso.