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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 424 di mercoledì 26 gennaio 2011

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI

La seduta comincia alle 10,40.

GREGORIO FONTANA, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Alessandri, Bratti, Brunetta, Carfagna, Cirielli, Colucci, Cossiga, Crimi, Dal Lago, Fitto, Franceschini, Gelmini, La Russa, Lusetti, Malgieri, Martini, Mura, Leoluca Orlando, Ravetto, Reguzzoni, Roccella, Sardelli, Stefani e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 10,44).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta che riprenderà alle 11,05.

La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 11,10.

Seguito della discussione delle mozioni Bocchino, Galletti, Vernetti, Lo Monte, Melchiorre ed altri n. 1-00531, Di Stanislao ed altri n. 1-00535, Tempestini ed altri n. 1-00536 e Antonione, Stefani, Sardelli ed altri n. 1-00537 concernenti iniziative per il rispetto dei diritti civili e politici in Bielorussia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Bocchino, Galletti, Vernetti, Lo Monte, Melchiorre ed altri n. 1-00531, Di Stanislao ed altri n. 1-00535, Tempestini ed altri n. 1-00536 e Antonione, Stefani, Sardelli ed altri n. 1-00537 (Nuova formulazione) concernenti iniziative per il rispetto dei diritti civili e politici in Bielorussia (vedi allegato A - Mozioni).
Ricordo che nella seduta di lunedì 24 gennaio 2011 si è conclusa la discussione sulle linee generali ed è intervenuto il rappresentante del Governo.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

Pag. 2

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo ha già replicato in sede di discussione sulle linee generali, ma vorrei comunque rivendicare l'azione del Governo, per nulla ambigua, ma tesa a mantenere un dialogo critico e ad evitare l'isolamento, che certo non serve a sostenere la popolazione civile, che noi continuiamo a sostenere con diverse azioni, anche nella cooperazione internazionale del Ministero degli esteri.
Per quanto riguarda la mozione Bocchino, Galletti, Vernetti, Lo Monte, Melchiorre ed altri n. 1-00531 il parere è favorevole sull'intero dispositivo.
Per quanto riguarda la mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535 il Governo esprime parere favorevole sui capoversi 1, 3, 4, 6 del dispositivo, mentre il parere è contrario sul secondo capoverso. Quanto al quinto capoverso del dispositivo se ne propone la seguente riformulazione: «a condannare fermamente le azioni delle autorità bielorusse a danno delle minoranze e a ribadire il proprio appello alla Bielorussia affinché rispetti i diritti umani e i diritti di tutti i suoi cittadini». Il parere è favorevole sul sesto capoverso del dispositivo, mentre è contrario sul settimo capoverso, anche perché, come ho detto, l'Italia ritiene fondamentale il mantenimento del dialogo con la società civile bielorussa e considera controproducenti misure rivolte all'isolamento di questa società civile, in particolar modo nell'ambito dello sport e considerato il carattere internazionale e la componente giovanile dei campionati mondiali di hockey su ghiaccio. Quindi l'evento costituisce, a parere del Governo, una finestra sul mondo esterno che l'Italia ritiene essenziale.

PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, onorevole sottosegretario: riguardo alla premessa della mozione Bocchino, Galletti, Vernetti, Lo Monte, Melchiorre ed altri n. 1-00531 qual è il parere del Governo? Mi sono distratto io, le chiedo scusa.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo esprime parere favorevole sull'intero dispositivo, mentre sulla premessa si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Grazie. Continui, onorevole sottosegretario, ad esprimere il parere sulla mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Il parere è contrario - lo ripeto - sul settimo capoverso del dispositivo.
Riguardo alla mozione Tempestini ed altri n. 1-00536 il parere è favorevole su tutto il dispositivo, ma suggerisco una precisazione in ordine al primo capoverso nel senso di aggiungere al termine dello stesso: «per motivi di natura esclusivamente politica». Il parere è favorevole sul secondo, sul terzo e sul quarto capoverso del dispositivo. Riguardo al quinto capoverso, anche in questo caso si suggerisce, se fosse possibile, di aggiungere al termine dello stesso: «, in particolare nell'ambito di un accordo tra l'Unione europea e la Bielorussia per la facilitazione dei visti». Il parere è favorevole sul sesto capoverso del dispositivo.
Riguardo alla mozione Antonione, Stefani, Sardelli ed altri n. 1-00537 (Nuova formulazione) il parere è favorevole sull'intero dispositivo.

PRESIDENTE. E ovviamente anche sulle premesse?

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Si, signor Presidente anche sulle premesse della suddetta mozione.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.

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GIANNI VERNETTI. Signor Presidente e onorevoli colleghi, penso che sia importante il fatto che oggi la Camera decida di dedicare una particolare attenzione al tema del rispetto dei diritti civili e politici in Bielorussia.
Vorrei ricordare alcuni fatti recentissimi. Il 19 dicembre del 2010 - poco prima di Natale - si sono svolte in Bielorussia le elezioni presidenziali e, ancora una volta, il dittatore in carica, Alexandr Lukashenko, è stato rieletto con oltre il 79 per cento dei voti.
Ancora una volta, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, la sua Assemblea parlamentare e la missione di monitoraggio - alla quale partecipano e hanno partecipato anche parlamentari della Camera e del Senato italiano - hanno riscontrato gravissime irregolarità nelle fasi di voto e di scrutinio. Non è la prima volta: ciò è accaduto quasi sempre negli ultimi quindici anni, dal 1996.
La reazione del Governo bielorusso alle manifestazioni di protesta, durante le quali i candidati dell'opposizione democratica si sono pacificamente riversati nelle piazze, è stata durissima: vi sono stati 600 arresti, sono stati incarcerati tutti i candidati dell'opposizione e alcuni di essi si trovano ancora in centri di detenzione.
Ancora: dal 1o febbraio 2010, Internet è completamente sotto il controllo diretto della Presidenza e, nello scorso settembre, è stato trovato morto in circostanze non chiarite Aleh Byabenin, giornalista e fondatore del sito web di contro-informazione Charter 97 (anche in questo caso, come Charter 08 del dissidente cinese e come Charter 77 di Václav Havel). Abbiamo a che fare, quindi, con una costante violazione dei diritti e delle libertà fondamentali.
Il 25 ottobre, il Consiglio dell'Unione europea aveva esteso fino al 31 ottobre 2011 il divieto di ingresso nel territorio per il dittatore Lukashenko ed altre quaranta cariche della Presidenza della Repubblica. A Bruxelles, il 7 gennaio, i Paesi membri hanno chiesto il rilascio dei manifestanti, il supporto della società civile e la perseguibilità dei responsabili delle violazioni avvenute.
Fin qui, noi riteniamo che il Governo italiano abbia avuto una posizione sostanzialmente ambigua: in sede europea, è stata debole la voce del Governo italiano nell'esprimere la contrarietà a nuove sanzioni.
Pertanto, con la mozione in oggetto, proponiamo all'Assemblea di impegnare il Governo a chiedere ufficialmente al Governo bielorusso l'immediata scarcerazione di quanti sono stati arrestati nelle manifestazioni tra il 18 dicembre e i giorni successivi; ad agire in sede di Unione europea, affinché, fino a quando il Governo bielorusso non abbia intrapreso atti concreti nella direzione della democratizzazione, siano ripristinate tutte le sanzioni nei confronti del Paese oggi sospese e, in particolare il divieto di ingresso nel territorio di tutti i Paesi dell'Unione europea per le trentasei alte cariche bielorusse, incluso il Presidente Lukashenko; infine, ad adottare tutte le iniziative possibili per sostenere le attività delle organizzazioni politiche bielorusse ed internazionali impegnate per il consolidamento della democrazia, delle libertà e dei diritti umani nel Paese est-europeo.
Noi siamo e rimaniamo per una politica estera all'insegna del coinvolgimento anche di Paesi difficili, tuttavia, in questo caso, siamo di fronte ad una massiccia e protratta violazione dei diritti fondamentali, con carcerazioni ed arresti arbitrari e negazione delle libertà fondamentali.
Un Paese come l'Italia è grande anche per i valori che è in grado di comunicare. Quindi, vorremmo che il nostro Governo, nel prossimo Consiglio degli Affari generali, a fine mese, in sede di Unione europea, facesse sentire con chiarezza la propria voce, fornendo così un aiuto concreto all'avvio di un processo di democratizzazione di un Paese che, prima o poi, auspichiamo sarà con noi nell'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia).

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scilipoti. Ne ha facoltà.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi, all'interno del Parlamento siamo chiamati a svolgere una riflessione e a dare (Commenti) anche delle indicazioni che, a nostro giudizio, dovrebbero essere le più giuste, le più corrette e le più sensate.
Tuttavia, molte volte, pensiamo di essere coloro i quali possono fornire atti di indirizzo o indicazioni, perché crediamo che il nostro Paese sia un grande Paese, che abbia delle regole di democrazia molto forti, che rispetti le minoranze e che si comporti in modo democratico.
Allora, come conseguenza fisiologica, come conseguenza normale, presentiamo delle mozioni. Vi sono mozioni che vengono presentate dal centrodestra, dal centrosinistra, dall'area di centro, e vorrebbero, a mio giudizio, fornire queste indicazioni ad un Governo o a un Paese, la Bielorussia, che ha posto in essere atti di non grande correttezza nei confronti del popolo bielorusso e dei cittadini di quel Paese.
La mia riflessione, che voglio portare all'interno di quest'Aula, forse non condivisa da qualcuno e condivisa da qualcun altro, è che dovremmo dare delle indicazioni, rappresentare un punto di riferimento, sollecitare il Governo affinché assuma determinati atteggiamenti per far sì che si rispettino le regole della democrazia nel caso in cui ci dovessero essere dei comportamenti scorretti da parte dei governanti attuali, prenderne atto e, conseguentemente, tentare di sanzionarli in tutti i modi e con tutte le procedure che sono consentite e immaginabili nelle forme democratiche di un Paese civile.
Però è anche opportuno svolgere una riflessione all'interno di quest'Aula, con riferimento alla quale forse qualcuno qui presente pensa o potrebbe pensare che non vi sia alcun nesso. Ma invece il nesso esiste. Infatti, quando si parla di democrazia, quando si parla di rispetto delle minoranze, quelle parole non sono astratte ma hanno un grande significato: rispetto delle minoranze significa dare diritto di rappresentanza anche all'interno del Parlamento a coloro i quali parlano un linguaggio diverso dal nostro e non riescono a raggiungere percentuali del 5 o del 6 per cento. Questo lo dico tra parentesi e lo rivolgo, in modo particolare, a coloro i quali pensano di essere grandi intellettuali della politica, che parlano in un determinato modo ma poi si comportano in modo diametralmente opposto.
Allora, quando si parla e si affermano determinati concetti, che sono quelli del rispetto delle minoranze, della democrazia, nonché di coloro i quali si atteggiano e sono punti di riferimento sotto il profilo giornalistico per riportare ciò che succede all'interno del Paese, è giusto che i giornalisti corretti vengano difesi, ma non lo è difendere coloro i quali sono giornalisti che, con una tessera di partito in tasca, non fanno altro che delegittimare coloro i quali cercano di ripristinare le regole del gioco anche all'interno della nostra Italia e all'interno del nostro Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Iniziativa Responsabile).
Questa è la riflessione importante che oggi dovrebbe anche portarci a fare una considerazione. È infatti giusto e corretto che tutti ci alziamo e diciamo che siamo le persone più perbene di questo mondo, che noi siamo i punti di riferimento, che tutti dovrebbero guardare ciò che fa questa Italia, che è importantissimo, ma poi - guarda caso - presentiamo una mozione per dire che le regole della democrazia non vengono rispettate in Bielorussia (Commenti dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Non vengono rispettate le regole non solo della democrazia, ma anche della correttezza; non vengono rispettate le minoranze e non vengono rispettati coloro i quali la pensano diversamente da voi (Commenti del deputato Cambursano).

PRESIDENTE. Onorevole Cambursano, è mattino presto! Permetta all'onorevole Scilipoti di intervenire. Prego, onorevole Scilipoti, vada avanti.

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DOMENICO SCILIPOTI. Mi dispiace che chiediamo le regole della democrazia e della correttezza ad altri Paesi e non siamo in grado di rispettarle all'interno di questo Parlamento (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Questo significa regole non di democrazia ma di scorrettezza massima, cioè parlare in un modo e razzolare in un altro. Questa è la realtà di questo Paese: non confrontarsi democraticamente e non confrontarsi con coloro i quali la pensano diversamente da noi; e solo perché la pensano diversamente e assumono atteggiamenti politici diversi, sono denigrati e messi alla berlina da tutti. Questa è la regola della democrazia che noi chiediamo che altri Paesi applichino e chiediamo anche il rispetto delle minoranze, che, fuori da quest'Aula, significa che i piccoli gruppi possano parlare e dibattere il problema, mentre, all'interno di quest'Aula, che coloro che la pensano diversamente - piccoli, o medi, o alti, non ha importanza -, non debbano parlare.
Detto questo, fatta questa riflessione (Commenti)... Mi fa piacere che ci sia qualcuno che si scaldi per gridare sottovoce, perché non ha la forza di gridare all'esterno. Si dovrebbe vergognare per quello che ha fatto negli anni passati e per la presenza all'interno di questo Parlamento, da vent'anni, senza aver costruito niente e che oggi si permette di dare giudizi su persone che da due anni e mezzo sono all'interno del Parlamento e hanno fatto e fanno il proprio lavoro (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico - Applausi dei deputati dei gruppi Iniziativa Responsabile, Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, l'onorevole Scilipoti aveva dieci minuti di tempo a sua disposizione e ha ancora tre minuti e mezzo da utilizzare. Prego, onorevole Scilipoti.

DOMENICO SCILIPOTI. Speriamo che non succeda un'altra Bielorussia qui in Italia, capeggiata dagli amici del passato di qualcuno che è presente in quest'Aula.
Per quanto riguarda la mozione in esame, noi di Iniziativa Responsabile riteniamo che le regole della democrazia vadano rispettate e, se effettivamente ci sono state, nel dicembre 2010, delle gravi irregolarità, è giusto che si intervenga con una nostra riflessione pesante e si inviti il Governo a prendere una posizione chiara nei confronti dei ventiquattro detenuti all'interno delle carceri bielorusse per fare una valutazione seria, concreta e serena e per rimetterli in libertà, ma per rimettere in libertà coloro i quali non si siano macchiati di violenza all'incontrario. Riteniamo opportuno che siano ripristinate le regole in materia di Stato di diritto e di libertà democratica come previsto dall'Unione europea. Il nostro voto sarà un voto a favore per questa mozione (Applausi dei deputati dei gruppi Iniziativa Responsabile e Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Stanislao. Ne ha facoltà.

AUGUSTO DI STANISLAO. Signor Presidente, vorrei provare a riportare nell'alveo della discussione la nostra mozione e le mozioni che fanno parte di questa riflessione. Se è vero quello che dice il collega che mi ha preceduto bisogna fare sì delle riflessioni pesanti, ma più che pesanti bisogna fare delle riflessioni «pensanti» (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). È questo che ci chiede il Parlamento, è questo che chiede la nostra comunità nazionale, è questo che chiedono gli amici, il popolo della Bielorussia.
Abbiamo fatto uno sforzo per comprendere, interpretare, portare a soluzione e a riflessione politico-istituzionale un tema che riguarda tutti quanti noi e l'intera Unione europea. Ho esaustivamente parlato, nel corso della discussione sulle linee generali, e non ci ritornerò degli elementi che riguardano le restrizioni, gli arresti e quant'altro; mi limito a definire qual è l'impegno che chiediamo al Governo e voglio far capire che vi è una volontà, assolutamente scevra da intenzioni ideologiche, che fa riferimento, per Pag. 6esempio, a tutta una serie di e-mail che mi sono arrivate e sono arrivate al gruppo di Italia dei Valori da parte di associazioni e cittadini della Bielorussia che ci chiedono questo tipo di intervento, questo tipo di pressione, questo tipo di riflessione che rappresenta un impegno non solo nostro ma dell'intera Aula e dell'intero Parlamento.
Mi limito a riferire quali erano e quali sono gli impegni che chiediamo al Governo: il primo è quello di sostenere con forza l'azione dell'Europa circa l'introduzione di sanzioni personali come la sospensione dei visti verso l'Unione europea nei confronti degli esponenti del Governo e dell'apparato di sicurezza bielorussi che si sono resi responsabili delle gravissime violazioni delle norme democratiche e dei diritti umani in occasione delle ultime elezioni presidenziali. Quanto meno fintanto che tutti i prigionieri e detenuti politici non saranno stati liberati e scagionati da ogni accusa.
Il secondo impegno richiesto al Governo è quello di sospendere l'adozione di iniziative bilaterali con il regime bielorusso che minano la credibilità e l'efficacia della politica estera europea, ma anche della nostra, perché ricordo la assoluta opacità del nostro Premier nei confronti di Lukashenko quando si sono incontrati qualche tempo fa. In quell'occasione non abbiamo mostrato una grande cifra morale e istituzionale del nostro Governo, del nostro Parlamento e del nostro Stato, ma siamo stati veramente di un'assoluta opacità e di assoluta sottomissione (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori-Commenti).
Ancora si impegna il Governo a chiedere nelle sedi opportune e attraverso i canali diplomatici il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone arrestate durante la giornata elettorale e all'indomani della stessa, nonché dei prigionieri di coscienza riconosciuti da Amnesty international ed a chiedere alle autorità bielorusse di fornire ai detenuti accesso senza restrizioni ai propri familiari, all'assistenza legale e alle cure mediche.
Si chiede poi al Governo di condannare fermamente le azioni delle autorità bielorusse nei confronti dei membri dell'organizzazione che rappresenta la minoranza nazionale polacca e di ribadire il proprio appello alla Bielorussia affinché rispetti i diritti umani e i diritti di tutti i suoi cittadini.
Si impegna ancora il Governo a chiedere con forza che vengano garantite la libertà dei media, la libertà di associazione e di riunione, la libertà di religione per le chiese diverse dalla Chiesa ortodossa bielorussa e gli altri diritti e libertà politiche.
E per ultimo, dicevo anche non da ultimo, gli si chiede di sostenere - e qui parlavo di ipotesi, lo dico anche al sottosegretario ed al Governo... sarebbe importante che mi ascoltasse, ma forse pensa a qualcos'altro.... L'ultimo impegno previsto nel dispositivo, signor sottosegretario mi scusi...

RENATO CAMBURSANO. Sottosegretario Craxi!

PRESIDENTE. Pregherei la collega di consentire al sottosegretario Craxi di seguire l'intervento (Commenti dei deputati dei gruppo Italia dei Valori).

AUGUSTO DI STANISLAO. L'altro giorno ho ascoltato la replica del sottosegretario con interesse e l'ho ascoltata oggi quando ha ritenuto di dover riformulare alcune parti del dispositivo della mozione a mia prima firma.
Chiedevo attenzione perché nell'ultima parte del dispositivo, quando parliamo di sostenere l'ipotesi di avanzare in sede europea una sospensione dei campionati mondiali di hockey è evidente che noi pensiamo ad un provocazione tutta politica e istituzionale, ma avanziamo un'ipotesi a sostegno di ciò. Infatti il Governo, al di là dell'opacità che ha dimostrato il Presidente Berlusconi, dovrebbe promuovere una serie di iniziative politiche istituzionali che tengano conto di tutti questi elementi. Si tratta di un momento in cui si devono mettere in campo tempi e modi e procedure tali che prima di quell'evento Pag. 7si maturino una serie di condizioni necessarie e indispensabili per garantire tutti quei diritti che attualmente sono negati a quelle popolazioni.
È evidente che possiamo rinunciare - e dunque le faccio presente la nostra disponibilità - all'ultima parte del dispositivo e di riformulare il settimo capoverso di cui lei parlava, laddove tempi e modi e procedure possano definire un percorso tale che vi sia da parte nostra una cifra di dignità rispetto alla Bielorussia coinvolgendo tutti i Paesi dell'Unione europea affinché si determinino e si maturino queste condizioni prima piuttosto che dopo. Non apriamo delle procedure di credito a tutti quanti, ma cerchiamo di capire se vi sono delle opportunità all'interno delle quali non solo l'Unione europea, ma anche e soprattutto il nostro Paese possa riconquistare un livello di dignità e di contrattualità tale che possa definire la propria identità e che possa anche restituirne una a quei Paesi, come la Bielorussia, che sono attualmente emarginati e che non godono di nessun tipo di opportunità di crescita in termini di democrazia e di opportunità per quanto riguarda il rispetto dei diritti civili e di quelli politici.
Mi auguro che la nostra mozione serva a stabilire anche un confronto serrato sulle questioni di merito e di metodo piuttosto che fare una polemica sterile. Mi auguro che si possa trovare un'intesa che formuli finalmente, da parte di questo Parlamento una voce unica, un grido solo affinché la Bielorussia possa e debba finalmente procedere secondo quei canoni che l'Unione europea e l'ONU hanno definito e stabilito e che attualmente, ancora una volta, Lukashenko si rifiuta di riconoscere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, ho ascoltato le parole del sottosegretario e anche, in qualche modo, il suo richiamo ad una riformulazione della mozione Bocchino ed altri n. 1-00531.
Vorrei tornare su alcune considerazioni che avevo fatto nell'illustrare la mozione e cito: la sua gente lo ama, e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti. Questo è quanto il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana, Silvio Berlusconi, diceva del Presidente Lukashenko nel novembre del 2009; i fatti di cui stiamo parlando sono quelli successivi alle elezioni più recenti, dell'anno successivo, nell'inverno del 2010. Tuttavia, signor sottosegretario, nella mozione noi parliamo di atteggiamento ambiguo riferendoci a fonti autorevoli, scusi signor sottosegretario... Signor Presidente, chiedo se fosse possibile avere l'attenzione del sottosegretario.

PRESIDENTE. Chiedo sempre al sottosegretario - onorevole Giachetti, per cortesia (Commenti) - di ascoltare l'intervento dell'onorevole Della Vedova.
So che ci sono questioni legate alle mozioni, eventualmente sospenderemo la seduta per cinque minuti per premettere al sottosegretario di affrontarle. Onorevole Giachetti, mi scusi lei è sempre nel mio cuore, ma non era lei che stava disturbando l'intervento dell'onorevole Della Vedova.

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Ero esattamente sul punto sollevato dal sottosegretario. Volevo dire che quando nella mozione - peraltro con toni molto tranquilli - parliamo di quello che a noi sembra un atteggiamento ambiguo, da una parte ci riferiamo alle parole del Presidente del Consiglio.
Lei conosce la politica internazionale meglio e da prima di me: non è che si possono archiviare le parole di un Presidente del Consiglio come elemento ultroneo e valgono solo gli atti diplomatici, valgono le parole del Presidente del Consiglio o se mai vi fossero, del Ministro degli affari esteri. Le fonti autorevoli della stampa internazionale che noi abbiamo individuato davano conto di un atteggiamento non chiaro del Governo nei confronti Pag. 8della ripresa di una parte delle sanzioni dopo i gravissimi fatti succeduti alle elezioni del 2010. Nel dispositivo della nostra mozione insistiamo perché il Governo faccia ogni sforzo in sede europea per arrivare a sostenere una posizione comune, che non può che essere di intransigenza.
Quelle parole che Berlusconi disse mentre Bush definiva Lukashenko un dittatore, abbiamo il dovere di prenderle in considerazione, così come tutti i fatti che sono seguiti alle elezioni: la galera anche per i candidati presidenti che avevano osato opporsi a Lukashenko. Noi capiamo la realpolitik - ci mancherebbe, non è neanche da discutere -, la prevalenza del pragmatismo nelle relazioni internazionali e la volontà di non chiudere i canali di dialogo con nessuno; tuttavia ciò non è, non può essere e non può nemmeno rischiare di diventare una connivenza con un regime autocratico e autoritario. E se si tessono pubblicamente le lodi dei dittatori si finisce inevitabilmente per dare un messaggio ambiguo.
Ciò vale anche per Nazarbayev in Kazakhstan. Vanno benissimo tutte quelle che sono le relazioni diplomatiche, ma se poi il Presidente del Consiglio va da Nazarbayev e gli dice: ho visto i sondaggi fatti da un'autorità indipendente che ti hanno assegnato il 92 per cento di stima e di amore del tuo popolo; ciò è un consenso che non può non basarsi sui fatti. Questo è un problema perché rappresenta un messaggio che va alla popolazione del Kazakhstan e supera anche ogni altro atto diplomatico, e lo sappiamo bene, perché Nazarbayev dirà: io sono democratico, me lo ha detto e riconosciuto Berlusconi.
Ciò vale anche per la Libia di Gheddafi: in questi giorni ho ascoltato il Ministro degli affari esteri dire ripetutamente che una delle ragioni e delle spiegazioni del nostro legame a doppio e triplo filo con Gheddafi sia il fatto che in Libia non sta succedendo nulla di quello che sta succedendo, prima in Algeria, poi in Tunisia e oggi in Egitto.
Non credo che la questione possa essere messa in questi termini: non si può dire che buona testimonianza delle ragioni di un asse con Gheddafi stiano nel fatto che dentro la Libia non si muove nulla, mentre altrove ci sono rivolte che hanno anche connotati drammatici, ma che hanno anche il connotato della sfida a regimi gradatamente - perché i tre sono tutti uno diverso dall'altro - autoritari.
Non possiamo stare con chi mantiene l'ordine col pugno di ferro, mettendo in galera i propri oppositori. Questo, Lukashenko lo fa: con i candidati presidenti, con le minoranze sessuali, con le minoranze etniche. Noi dobbiamo sostenere il popolo (in questo caso il popolo bielorusso).
Ci asterremo sulla mozione dell'Italia dei Valori perché l'idea di sanzioni o il boicottaggio dei campionati del mondo di hockey non sono, a nostro avviso, la direzione in cui ci si deve muovere, ma non si può dare un'oncia di credito ai regimi. Tale oncia di credito viene dalle parole espressamente pronunciate dal Presidente del Consiglio che poi non si possono cancellare con nessun atto diplomatico.
Nel prossimo Consiglio d'Europa si discuterà di queste sanzioni che non sono né economiche, né commerciali e quindi non hanno le controindicazioni di questo tipo di sanzioni, ma sono eminentemente politiche. In quella discussione ci auguriamo che in sede europea il Governo, al di là del giudizio che possiamo dare su quello che è successo fino ad oggi, assumerà una posizione nettissima, senza possibilità di fraintendimenti, anche perché le parole precedentemente espresse dal Presidente del Consiglio possono anche dare adito ad interpretazioni e fraintendimenti.
Quindi, queste sono le ragioni per le quali ci asterremo sulla mozione della maggioranza e ci asterremo sulla mozione dell'Italia dei Valori, votando a favore delle altre mozioni (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, onorevole Craxi, lei sa la stima Pag. 9che ho per lei e anche per il Ministro Frattini, che la prego di rinnovare. Credo però che, se vogliamo ragionare seriamente e anche fuori dalle contrapposizioni politiche che non attengono alla materia, occorre notare che il Presidente degli Stati Uniti d'America, Obama, ha già esteso le sanzioni fino al giugno 2011. L'Unione europea balbetta, è timida. Che assuma una posizione chiara in cui nega le sanzioni, ma il balbettio, la timidezza, l'incertezza circa il sì alle sanzioni che verrebbero ripristinate, poi forse reintrodotte, sono segnali che non attengono a una grande unione politica, ma sono l'espressione di un «nano» politico.
In questo quadro avremmo voluto e vorremmo che il suo Governo, il Governo italiano, assumesse un atteggiamento di pressione forte all'avanguardia nella richiesta della difesa dei diritti umani e nel giudizio politico sulla dittatura di Lukashenko. Così non è, e questa ulteriore timidezza, o timidezza coerente con l'Unione europea - anche se non tutti i Governi dell'Unione europea hanno questo atteggiamento - che il Governo italiano sembra avere, viene di riflesso anche dalla mozione che il PdL ha presentato.
Ne ricordo le parole: (impegna il Governo) «ad impegnarsi assieme ai partner dell'Unione europea per esercitare le necessarie pressioni, anche attraverso l'eventuale temporaneo ripristino di sanzioni verso i responsabili degli abusi». È come voler dire e voler non dire insieme.
Vorrei che fosse chiara una questione più generale: sui diritti umani, sulle repressioni politiche, sulle dittature ci sono questioni di principio, di fronte alle quali anche le questioni di interesse commerciale e relazionale devono essere poste necessariamente in secondo piano.
Non vorremo che vi fosse una sorta di transitività dell'amicizia, secondo cui noi siamo amici di Putin, Putin è amico di Lukashenko e quindi noi - non dico che siamo amici di Lukashenko - chiudiamo facilmente un occhio, se non due. Questo non è l'atteggiamento, non dico di un grande Governo, ma di un Governo degno di un Paese occidentale.
Il Popolo della Libertà ha diffuso in campagna elettorale un'iniziativa assolutamente meritoria, Il libro nero del comunismo. Quelle notizie avevano avuto una circolazione relativa negli anni e nei decenni del dopoguerra e credo sia stata un'ottima iniziativa elettorale. Però le chiedo, in questo caso non nelle sue funzioni di Governo, ma ovviamente chiedo soprattutto ai colleghi della maggioranza, se non sia curioso che un libro nero del post comunismo a voi non interessi. È curioso vi sia questo atteggiamento di fronte al libro nero del post comunismo, che è attuale e presente, non è passato, e sul quale è più facile indignarsi. Ma indignarsi sul presente è molto più difficile, specie se si è amici di Putin che, quanto a post comunismo, forse vorrebbe fare volentieri a meno anche del post.
Da questo punto di vista notate anche la terminologia: Lukashenko ama farsi chiamare «piccolo padre», batka, che è una terminologia che viene dritta dal cuore e dalle radici dello stalinismo. Insomma, abbiamo le cifre, le vogliamo snocciolare, è una macabra statistica di questo che Bush chiamò l'ultimo dittatore d'Europa, forse non avendo tutte le ragioni davanti a Putin. Vi sono arresti, uccisioni e torture. È di ieri il rapporto di Human Rights Watch, dove si parla anche della pena di morte. È il Ministro della giustizia di quel Paese che ha fatto la statistica secondo cui tra il 1990 e il 2009 vi sono state 321 esecuzioni e non ha dato i dati del 2009-2010. Anche quanto ai brogli delle elezioni denunciate dall'OSCE, i leader dell'opposizione scompaiono e riappaiono con rapidità impressionante, alcuni non riappaiono più e stanno nelle galere del KGB.
Vorrei citare soltanto una dichiarazione del Presidente Lukashenko, non del Presidente Berlusconi, riguardo alle elezioni presidenziali del 2006, vinte ufficialmente con l'83 per cento dei voti. Lukashenko stesso, dopo tre anni, ha ammesso di aver falsificato i risultati, naturalmente in forma accettabile secondo lui: «Ho dato ordini - cito testualmente - perché il risultato non fosse del 93 per Pag. 10cento, ma dell'80 per cento circa, perché psicologicamente il 90 per cento era troppo e non funzionava rispetto agli elettori», ha dichiarato ad un quotidiano russo.
Qui vi è un problema politico, non è solo una questione di diritti umani. Il Governo italiano e l'Unione europea quale posizione hanno rispetto alle dittature esistenti nel mondo e in Europa? È più facile parlare delle dittature africane, di quelle dell'Asia o dei residui del comunismo reale che ancora ci sono nel mondo.
In questo caso c'è una dittatura in Europa e quindi vorremmo capire quale giudizio si ha su questa dittatura europea, e non solo il giudizio, ma quali azioni e sanzioni vere e serie si intendono intraprendere, visto che oggi rispetto al comunismo reale o al post comunismo reale ci possono essere iniziative politiche e sanzioni che mettano quei Paesi nell'angolo. Vorremmo sapere se ci accontentiamo, se il suo Governo e la vostra maggioranza si accontentano di leggere Il libro nero del comunismo e di chiudere poi gli occhi di fronte ad un libro nero attuale del post comunismo, che è fatto di altrettante esecuzioni, di oppositori rinchiusi in galera, di controllo delle radio e dei giornali, ma tutto ciò è davanti ai nostri occhi e forse si tratta di Paesi con i quali, tramite Putin, facciamo affari. Si tratta di Paesi che Putin protegge attraverso il controllo nucleare e dell'energia, che sono le chiavi del potere mondiale di oggi. È questa la nostra domanda.
Leggiamo tutti il libro nero del comunismo, ma voi non volete scrivere il Libro nero del post comunismo perché preferite l'amicizia con Putin rispetto alla difesa dei diritti di libertà (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

Annunzio di un'informativa urgente del Governo (ore 11,50)

PRESIDENTE. Avverto che, secondo quanto ho già anticipato ai gruppi per le vie brevi, al termine dello svolgimento delle mozioni avrà luogo un'informativa urgente del Governo sull'evoluzione della situazione in Egitto.
Dopo l'intervento del Governo, come è consuetudine, potrà intervenire un deputato per ciascun gruppo e per ciascuna componente del gruppo Misto, qualora ovviamente lo ritenessero opportuno.

Si riprende la discussione delle mozioni (ore 11,51).

(Ripresa dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Amico. Ne ha facoltà.

CLAUDIO D'AMICO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, quando si affrontano temi come questo - soprattutto quando si decide di intervenire e fare delle valutazioni su altri paesi e su altri popoli - bisogna fare molta attenzione. Infatti, è facile cadere in errore, credere di essere i detentori della verità e dispensare giudizi quasi fossimo delle divinità. Però, noi siamo uomini, come uomini sono quelli che giudichiamo e sui quali ci esprimiamo. Per poter ben valutare, quindi, riteniamo sia fondamentale avere ben presente alcuni concetti fondamentali, dei principi saldi da seguire per poi giudicare in modo obiettivo.
Onorevoli colleghi, noi crediamo nel principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, che all'articolo 1, paragrafo 2, testualmente recita: «Sviluppare tra le Nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli». Noi siamo per il diritto di ogni popolo a decidere del proprio destino autonomamente. Crediamo nella libertà, nella democrazia e nei principi sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, approvata a Parigi il 10 dicembre 1948 su stimolo delle Nazioni Unite. Pag. 11
Quindi, nei giudizi utilizziamo questi criteri oggettivi senza cadere nel tranello di applicare a seconda dei casi criteri diversi. Diciamo «no», quindi, ai cosiddetti double standard, cioè applicare criteri diversi di valutazione a seconda della simpatia o meno di un paese o di un leader politico.
Soprattutto, riteniamo assolutamente scorretto utilizzare problemi interni ad altri Paesi per valutazioni di politica interna al nostro Paese. Per questo, i continui richiami al comportamento del Presidente del Consiglio e del Governo nei confronti dei rapporti con la Bielorussia ci sembrano strumentali. Sembra che non si perda occasione per cercare di screditare un Governo che sta lavorando bene e un Presidente del Consiglio che lavora altrettanto bene.
Onorevoli colleghi, negli ultimi anni i rapporti sociali, economici e politici tra la Bielorussia e i Paesi occidentali sono migliorati sensibilmente. Non voglio riassumere i tanti passaggi di questo percorso, ma lasciatemi ricordare un fatto che ritengo importante: il non riconoscimento dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud da parte della Bielorussia dopo la guerra tra Georgia e Russia. Si tratta di un segnale di maturità, indipendenza e avvicinamento all'Unione europea, una concretizzazione di quel principio di autodeterminazione dei popoli sulla base del quale ogni popolo è sovrano e decide per se stesso.
Anche a seguito di questi fatti, il dialogo con l'Unione europea si è sempre intensificato, portando la Bielorussia all'ingresso a pieno titolo nei Paesi inclusi negli accordi sul partenariato orientale dell'Unione europea.
La situazione si stava evolvendo positivamente anche per quanto riguarda i rapporti con le organizzazioni internazionali come l'OSCE, che con la missione presente a Minsk contribuiva a stimolare le autorità locali al rispetto dei diritti umani e al pluralismo politico, proponendo, anche grazie al lavoro di una commissione dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE ad hoc sulla Bielorussia, lo sviluppo di un sistema aperto anche al dissenso politico, tra l'altro, con proposte di riforme dei meccanismi elettorali.
Il 19 dicembre scorso si sono svolte le elezioni presidenziali in Bielorussia. Il risultato che l'OSCE ci ha dato è un risultato che a fronte di qualche miglioramento, soprattutto nella fase pre-elettorale dove comunque vi è stato un minimo di pluralismo e la possibilità anche per gli altri candidati di farsi vedere nelle televisioni e a fronte di una giornata di voto abbastanza corretta si sono registrati, invece, dei grandi dubbi sulla regolarità del pre-voto, ossia il voto che viene effettuato nei giorni precedenti, e, soprattutto, in sede di spoglio dei voti e, quindi, l'OSCE ha dato un giudizio non positivo sullo svolgimento delle elezioni.
A seguito della giornata elettorale si è verificata una manifestazione non autorizzata che, però, è stata repressa con 600 arresti. Vi sono state anche delle violenze forse da entrambe le parti. Sicuramente, assistere all'arresto di 600 persone che manifestavano è un dato significativo, soprattutto se ricordiamo che a Roma, dopo le manifestazioni di protesta contro il Governo, furono fermate circa 24 o 25 persone. Pertanto, vi è una disparità molto grande.
Dunque, era necessario intervenire dopo questi fatti? Era necessario intervenire con delle mozioni parlamentari? A nostro avviso, è corretto intervenire. Pensiamo di sì, quindi, come pensiamo, però, che fosse corretto intervenire anche su molti altri episodi accaduti in altri Paesi. Ad esempio, per ricordare fatti legati all'attualità basta pensare a quello che è accaduto in Albania, dopo che, come sembra, l'opposizione ha cercato con la violenza di sovvertire l'esito del voto che l'OSCE aveva definito sostanzialmente corretto (ed erano presenti anche alcuni parlamentari italiani in missione di osservazione). Oppure, basta ricordare i fatti che stanno infiammando la sponda sud del Mediterraneo, per non parlare delle tante elezioni politiche, svolte in Paesi dell'ex Pag. 12Unione Sovietica, dichiarate non corrette dall'OSCE e sulle quali nessuna voce critica si è levata.
Pertanto, onorevoli colleghi, lasciamo da parte le ipocrisie e, se decidiamo di intervenire, facciamolo nei confronti di tutte quelle situazioni che lo meritano, magari usando la Commissione affari esteri per le discussioni senza intasare il lavoro dell'Assemblea.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE (ore 11,55)

CLAUDIO D'AMICO. Nel caso di specie, le opposizioni italiane hanno sottolineato, come già ho detto in precedenza, i rapporti del nostro Governo e, in modo particolare, del Presidente del Consiglio con il Governo bielorusso. Diciamolo chiaramente, colleghi. Il Governo di questo Paese in politica estera si sta muovendo benissimo ed anche in questo caso ha sempre chiesto alla controparte bielorussa il rispetto dei diritti umani e passi concreti verso la democratizzazione del sistema politico.
Inoltre, grazie ad un atteggiamento fermo ma amichevole, il Governo ha ottenuto che non si interrompessero i rapporti sociali che si sono creati tra i nostri popoli a seguito del disastro del 1986 di Chernobyl, le cui radiazioni colpirono in modo pesante la Bielorussia, né si è interrotta la grande gara di solidarietà che è sorta nei confronti delle decine di migliaia di bambini bielorussi malati, portata avanti da migliaia di famiglie italiane. Il nostro Governo ha permesso che questa grande gara di solidarietà non si interrompesse e anche nel settore delle adozioni, grazie all'azione del Governo, si è riusciti a ripartire, solo per l'Italia, e a riaprire, solo per l'Italia, il canale che si era ormai chiuso e, quindi, anche a dicembre sono stati autorizzati passi in avanti per altre cento adozioni.
Colleghi, la democrazia si esporta anche così, con i rapporti tra i popoli. Per questo, riteniamo importante anche l'apertura di un centro di cultura italiana in Bielorussia, per dare ai tanti giovani bielorussi - e sono migliaia - che amano il nostro Paese la possibilità di approfondirne la conoscenza, anche del nostro sistema politico e democratico.
Magari ci sono Paesi dove i nostri centri di cultura fanno ben poco. Forse, sarebbe utile aprirli anche in Paesi dove potrebbero dare una mano alla democratizzazione.
Colleghi, non è quindi creando un nuovo muro che si può pensare di avvicinare i Paesi dell'ex Unione Sovietica, in modo particolare la Bielorussia, agli standard democratici dell'Europa occidentale. L'unico modo che l'Europa e noi abbiamo è di insistere sui principi che ho ricordato in precedenza. Per questo, la mozione riformulata e presentata dai gruppi di maggioranza è assolutamente in linea con i nostri intendimenti.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

CLAUDIO D'AMICO. Concludo, signor Presidente.
Annuncio quindi il voto favorevole alla mozione di maggioranza. Ricordo brevemente cosa essa prevede nel dispositivo: che siano rilasciati subito tutti i detenuti per motivi politici; che sia prorogata la missione OSCE, perché il suo mandato è scaduto il 31 dicembre e non è stato ancora prorogato, e noi chiediamo che sia prorogato. Ci impegniamo a fare pressioni nei confronti dell'Unione europea, per fare pressioni insieme, in modo collettivo, sul Governo bielorusso, perché continui il programma di riforme per portare la democrazia compiuta anche in quel Paese, senza dimenticare, però, i rapporti che abbiamo, per mantenere saldo...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole D'Amico, per favore.

CLAUDIO D'AMICO. ...il legame che ci unisce, con l'arrivo di decine di migliaia di bambini ogni anno e con tanti bambini bielorussi adottati dai nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

Pag. 13

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Narducci. Ne ha facoltà.

FRANCO NARDUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor sottosegretario, gli avvenimenti del 19 dicembre scorso in Bielorussia hanno destato preoccupazione in tutte le Nazioni europee, soprattutto in coloro che guardano con attenzione alla salvaguardia dei diritti umani e ritengono che l'Europa debba essere foriera di democrazia e di rispetto delle differenze.
Signor Presidente, quanto è avvenuto ci sgomenta ancora di più, proprio perché è capitato alle porte dell'Unione europea, in un Paese con il quale si vuole instaurare un rapporto di amicizia e collaborazione, tra l'altro già dimostrato dall'impegno della società civile italiana per aiutare i bambini di Chernobyl.
Le ultime elezioni presidenziali in Bielorussia hanno visto la quarta rielezione di Lukashenko a Presidente con l'80 per cento dei voti al primo turno. Presi tutti insieme, i nove candidati opposti a Lukashenko hanno ottenuto il 13 per cento dei voti, ma l'OSCE - cari colleghi, non le mozioni qui presentate dai gruppi - ha considerato non veritieri i risultati elettorali, annunciando brogli procedurali.
Per denunciare ed esprimere dissenso di fronte a tali irregolarità, centinaia di attivisti hanno manifestato la sera del 19 dicembre. Tali manifestazioni sono state represse con violenza, calpestando importanti principi dello Stato di diritto e contravvenendo alla salvaguardia dei diritti umani, con arresti di massa, tra cui sette dei nove candidati avversari di Lukashenko. Questa è la realtà!
Inoltre, il Presidente bielorusso ha disposto il 31 dicembre 2010 l'immediata chiusura dell'ufficio dell'OSCE a Minsk. Tale atto manifesta una preoccupante chiusura verso gli interlocutori internazionali, che non si può accettare, è inaccettabile.
Immediatamente l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno manifestato il loro dissenso e la loro preoccupazione. È un percorso a cui abbiamo già assistito in un passato non molto lontano, tanto che si poteva prevedere la rielezione di Lukashenko, così come i movimenti di dissenso da parte del popolo che ne sarebbero conseguiti.
Non abbiamo dimenticato, infatti, che dopo la terza rielezione di Lukashenko nel 2006 i manifestanti erano stati brutalmente repressi e definiti dal Presidente «banditi e vandali». La violenta repressione della democrazia da parte delle autorità bielorusse e la mancanza di trasparenza nelle procedure elettorali hanno indotto l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ad intervenire il 20 dicembre scorso e, successivamente, il 12 gennaio 2011, chiedendo il rilascio delle persone arrestate mentre in una nota dell'ambasciata statunitense veniva espressa preoccupazione «per l'eccessivo uso della forza da parte delle autorità».
Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato una risoluzione a larga maggioranza per chiedere all'Unione europea l'imposizione di sanzioni contro le autorità bielorusse che si sono macchiate del soffocamento violento della voce del dissenso a Lukashenko. Dopo la partenza, datata 31 dicembre 2010, dei rappresentanti dell'OSCE da Minsk la linea morbida che l'Unione europea aveva adottato nei confronti dei gerarchici bielorussi sarà riconsiderata con eventuali nuove sanzioni e il reinserimento di Lukashenko tra le persone non grate.
È una prospettiva, signor sottosegretario, che stride fortemente con gli atteggiamenti tenuti dal Presidente del Consiglio Berlusconi che nel novembre 2009 - con qualche tempo di anticipo, è vero - in occasione di un incontro a Minsk, ha avuto parole di elogio per il Presidente bielorusso, un atteggiamento che getta ombre, questo è innegabile, sulla chiarezza della condanna dell'accaduto da parte italiana. Qui chiediamo un gesto fermo ed evidente a livello internazionale al Governo Pag. 14italiano: prenda le distanze e condanni le azioni repressive delle libertà di pensiero ascrivibili a Lukashenko.
Riteniamo che l'azione dell'Italia, come chiediamo nella nostra mozione, non possa eludere quanto già avviato dal Parlamento europeo. Ci preme, tuttavia, evidenziare un aspetto importante di cui occorre tenere conto ossia il saldo rapporto di amicizia che da anni si è instaurato tra gli italiani e i bielorussi in seguito ai fatti di Chernobyl. Tra il popolo italiano e quello bielorusso si è diffuso un movimento di solidarietà sostanziatosi in innumerevoli programmi di ospitalità per ferie o per studio, presso famiglie italiane, dei bambini bielorussi, a volte sostenuti anche dalle amministrazioni locali che hanno contribuito a creare le condizioni affinché i bambini stessi si sentissero accolti non solo da una comunità di famiglie, ma anche da una comunità civica che, partecipando alla loro esperienza, li sostiene perché possano guardare con fiducia al futuro.
Mi preme ricordare, poi, l'importanza delle adozioni a distanza e di quelle internazionali che si sono avviate, costituendo così delle vere e proprie famiglie transnazionali che contribuiscono a rendere saldo il legame tra il popolo italiano e quello bielorusso. Ebbene, non possiamo non tener conto di tutto ciò. Se da un lato è doveroso agire affinché siano tutelati i diritti politici e civili, dall'altro è importante salvaguardare un canale di comunicazione che è apportatore di cambiamenti dal basso ed in tal senso vanno incoraggiati programmi di accoglienza per motivi di studio in Italia e nell'Unione europea dei giovani bielorussi ed aiutate le famiglie e le associazioni che sono attivi in questi percorsi di solidarietà. Una questione ancora più attuale oggi visto che la repressione del 19 dicembre scorso ha portato all'espulsione dall'università di studenti che hanno partecipato alle proteste.
Nel frattempo l'Italia deve condannare con forza, proprio per il legame evidente che vi è tra i due popoli, la repressione messa in atto dalla polizia e dai servizi segreti e rilanciare, a fianco dell'Unione europea, il ruolo dell'OSCE quale diplomazia silenziosa ed efficace in grado di porre al centro la dimensione umana e la promozione di diritti fondamentali.
La Bielorussia sta diventando l'Iran dell'Europa e non possiamo permetterlo. La via che si sta profilando è preoccupante, anche per la qualità delle relazioni tra gli Stati, allorquando ben sette oppositori di Lukashenko, candidati alle elezioni presidenziali, sono stati condotti in carcere, oltre a tanti intellettuali, semplici cittadini legati ai valori democratici e studenti.
È allarmante che si proceda alle perquisizioni degli uffici di partiti di opposizione, che si arrestino giornalisti e che si costringa qualcuno a fare dichiarazioni di condanna delle manifestazioni sotto dettatura dei servizi segreti, il tutto mentre viene ritirata la licenza di trasmettere all'emittente radiofonica Autoradio, non allineata con il regime, e addirittura si cerca di coinvolgere i minori con la minaccia dell'affido, come nel caso di Daniel, figlio di Andrei Sannikov, sfidante di Lukashenko, in carcere con la moglie per avere partecipato alle proteste di dicembre. Sembra un film già visto, signor Presidente, solo che questa volta i nemici della democrazia e della libertà lo stanno girando alle porte dell'Unione europea, nel vecchio continente che tutti vorremmo libero dai retaggi del passato. Per questo chiediamo che venga approvata la nostra mozione, per dare forza a quei valori capaci di mettere insieme la società civile per un futuro di pace e libertà, costruito sulla centralità della dignità della persona e del rispetto dei suoi diritti fondamentali.
Signor Presidente, accogliamo le integrazioni formulate dal sottosegretario Craxi al dispositivo della nostra mozione, che sarà votata con forza e con convinzione dal gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.

Pag. 15

RICCARDO MIGLIORI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo del Popolo della Libertà ovviamente voterà favorevolmente la mozione della maggioranza sulle questioni riguardanti la Bielorussia e si atterrà, per quanto riguarda le altre mozioni, all'espressione di parere già formulata dal sottosegretario Craxi.
Vorrei però esprimere brevemente alcune considerazioni critiche rispetto alla finalità di questo dibattito, all'entità dello stesso e al modo in cui è stato presentato.
Onorevoli colleghi, non abbiamo scritto una bella pagina nella storia di questo Parlamento per quel che riguarda le questioni inerenti la politica estera. Il collega Della Vedova ha ammesso che il suo ordine del giorno muove dalla lettura di un articolo sulla stampa estera circa la posizione italiana, che è stata definita ambigua sulle questioni riguardanti il momento successivo alle elezioni del 19 dicembre. Il collega Della Vedova ha ragione perché, a differenza di altri Governi, il nostro non prende a scatola chiusa ciò che l'asse franco-tedesco vorrebbe imporre a tutta l'Unione europea circa le grandi questioni di politica continentale. E ha ragione il Ministro Frattini, pretendendo - ed avverrà il 31 gennaio - un incontro complessivo, che in termini unitari chiarirà le sanzioni che tutta l'Unione europea - non solo Berlino e Parigi - assumerà per le elezioni bielorusse.
Tali posizioni, tra l'altro, nella nostra mozione, come ha detto il collega D'Amico, sono chiaramente enunciate: riapertura dell'ufficio dell'OSCE a Minsk, sanzioni che abbiano come obiettivo il ripristino di questioni attinenti le libertà civili fondamentali e, soprattutto, la possibilità dello sviluppo di un confronto che permetta nel 2012 di affrontare le elezioni parlamentari in quel Paese con una legge elettorale diversa, consentendo finalmente l'ingresso dell'opposizione nel Parlamento bielorusso.
Ma a voi questo non interessava, colleghi! A voi interessava contestare la politica estera del Governo e sostenere, attraverso un dibattito allucinante, che Berlusconi è il protettore di Lukashenko, che Berlusconi è il protettore di Nazarbayev, che Berlusconi è insomma l'amico dei dittatori che sono in giro per l'Europa e per l'Asia centrale.
A voi interessava questo ed avete trasformato quest'Aula in un consiglio comunale degli anni Settanta, nel quale si discuteva del Cile, del Vietnam, non per affrontare la questione, ma per segnalare maggiore o minore distanza tra le forze politiche. Una «Italietta» nella quale si discuteva di politica estera, non per avere un ruolo nello scenario internazionale, ma per misurare la linearità dei rapporti politici interni, una «Italietta» che non esiste più.
Vi avverto, colleghi, e vi sfido, non abbiamo avuto in quest'Aula un dibattito, due anni fa, quando l'Unione europea ha tolto le sanzioni a Cuba. Allora il vostro sdegno era molto limitato, oggi, invece, il vostro sdegno ad orologeria è all'improvviso avvampato. Colleghi, dobbiamo essere chiari su questo tema e sulle responsabilità: Berlusconi è stato accusato di essere il protettore addirittura del Presidente Ben Ali in Tunisia. Lo dico a voi colleghi della sinistra - e lo sapete bene -, il partito di Ben Ali è un autorevole partito dell'Internazionale socialista. Avete accusato Berlusconi addirittura di proteggere il Governo della Costa d'Avorio, ma vi avverto che il partito del Presidente Gbagbo è un autorevole partito dell'Internazionale socialista. E, siccome parlate dell'OCSE, vi avverto che quest'ultima ha giudicato le elezioni albanesi, contestate dal Partito socialista albanese, in linea con gli standard democratici e di carattere elettorale dei Paesi occidentali.
È un po' triste questo dibattito ed è triste pensare al dovere che ho, rappresentando il gruppo del Popolo della Libertà, di fare ai miei colleghi, non a voi, che conoscete questo tema bene, un ragionamento sugli argomenti attinenti alla scandalosa questione dello sdegno ad orologeria. Nessuno si è sdegnato, colleghi, quando il mio amico Urso, nel febbraio dell'anno scorso, ha guidato la grande missione economica, a nome del Governo, a Minsk; nessuno si è scandalizzato Pag. 16quando, nel 2007, il Governo Prodi ha firmato con Lukasšenko gli accordi internazionali riguardanti l'adozione; nessuno si è scandalizzato quando il Presidente Casini è andato a Tashkent, in Uzbekistan, ad incontrare il Presidente di quel Parlamento che, in quanto a democraticità, è molto peggio del Governo bielorusso.
Colleghi, facciamo il confronto anche propagandistico. Sono qui per dirvi che Berlusconi e Frattini non hanno mai preso a braccetto i parlamentari di hezbollah in Libano; sono qui a dirvi che Berlusconi e Frattini non hanno mai bombardato, senza autorizzazione preventiva del Parlamento, Belgrado (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania); sono qui a dirvi che Berlusconi e Frattini non hanno mai riconosciuto un Paese come il Kosovo il cui Presidente è accusato, dal Consiglio d'Europa, di traffico di organi umani.
Vi avverto che Frattini e Berlusconi non hanno mai portato in Italia il terrorista Öcalan (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania); vi avverto che Berlusconi e Frattini non hanno mai fatto prendere a cannonate le «carrette del mare» nel canale di Otranto e vi avverto, per finire, che quando Frattini e Berlusconi vanno all'aeroporto, vanno ad accogliere le salme dei nostri soldati e non Silvia Baraldini, altro che Cesare Battisti (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Questa è la nostra politica estera, non ci avete convinto a vergognarcene, siamo fieri dell'attività, a livello internazionale, del Ministro Frattini e del Presidente Berlusconi (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pescante. Ne ha facoltà.

MARIO PESCANTE. Signor Presidente, innanzitutto vorrei sottolineare che il mio intervento, che si riferisce alla mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535, a firma anche degli onorevoli Evangelisti, Donadi, Borghesi, Leoluca Orlando, non entrerà nel merito della mozione stessa per la quale, ovviamente, sposo la dichiarazione di voto del mio gruppo.
Il problema è un altro e mi rivolgo ai parlamentari citati perché nelle premesse si dice che nel 2014 è previsto un campionato mondiale di hockey su ghiaccio e quindi si chiede al Governo di sostenere la posizione avanzata in sede europea - non ho capito quale sia questa sede europea, se sportiva o politica perché a me non risulta - secondo la quale sarebbe auspicabile che non si svolgano i previsti mondiali e così via. Ancora una volta siamo di fronte in un Parlamento nazionale a tentativi di utilizzare - se mi passano l'aggettivazione -, strumentalizzare lo sport per fini politici che possono anche essere condivisibili. Tuttavia purtroppo è già accaduto nell'altro secolo quando il Parlamento italiano voleva impedire alla nostra squadra di coppa Davis di non svolgere la finale in Cile perché era fascista; poi lo stesso Parlamento aveva deciso di boicottare i giochi di Mosca perché c'era un regime comunista che aveva invaso l'Afghanistan, poi ci sono stati tentativi per boicottare i giochi di Pechino. Potrei continuare all'infinito e ben oltre che fare riferimento ad altri Governi che vietano, ad esempio, agli atleti israeliani di partecipare a competizioni sportive a sostegno della causa palestinese. Insomma ancora una volta si fa riferimento ad uno sport che non deve dividere, ad uno sport che abbatte le barriere e crea ponti per utilizzarlo o strumentalizzarlo per aspetti di carattere sanzionatorio. Siamo a ventiquattr'ore di distanza da una vicenda storica, ieri, dove nella sede del comitato internazionale olimpico, Palestina ed Israele, i due comitati olimpici, hanno deciso di svolgere attività in comune amichevolmente, fraternamente è la prima barriera che si abbatte. Il mio invito non è certo quello di modificare la mozione per la quale confermo il mio voto contrario ma perché questo non avvenga nel mio Parlamento, tenuto conto che sia l'organizzazione delle Nazioni Unite, sia l'Unione europea hanno suggerito di abbandonare questa strada, Pag. 17cioè la strada di indebolire lo sport, tenuto conto che è considerato uno strumento di pace, di prosperità e di dialogo dovunque e comunque avvenga, a prescindere dai regimi che ci sono e da questioni ideologiche e politiche (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto. Ha chiesto la parola il sottosegretario per gli affari esteri, onorevole Stefania Craxi, per una precisazione. Ne ha facoltà.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, anzitutto per le premesse delle mozioni Bocchino ed altri n. 1-00531, Di Stanislao ed altri n. 1-00535 e Tempestini ed altri n. 1-00536 il Governo si rimette all'Assemblea mentre accetta quelle della mozione Antonione n 1-00537.
Per quanto riguarda la dicitura relativa agli «arrestati a seguito degli avvenimenti del 19 dicembre 2010» abbiamo chiesto di aggiungere «per motivi di natura politica».

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Tempestini accetta la riformulazione del Governo.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Bocchino, Galletti, Vernetti, Lo Monte, Melchiorre ed altri n. 1-00531, su cui il Governo si è rimesso all'Assemblea sulla premessa e, invece, ha espresso parere favorevole sul dispositivo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Barani... onorevole Bellotti...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 519
Votanti 261
Astenuti 258
Maggioranza 131
Hanno votato
259
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che il deputato Germanà ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Passiamo alla votazione della mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535.
Avverto che i presentatori di tale mozione hanno accettato la riformulazione proposta dal Governo, modificando il quinto capoverso del dispositivo ed espungendo il secondo ed il settimo capoverso del medesimo. Pertanto, il parere del Governo deve intendersi favorevole sul dispositivo, così come riformulato, della mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535.

AUGUSTO DI STANISLAO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, brevemente.

AUGUSTO DI STANISLAO. Signor Presidente, chiedo un attimo di attenzione al collega Pescante, che forse non era presente in sede di dichiarazione di voto; ci eravamo incontrati, ricucendo i rapporti, con riferimento alla mozione, con il Governo e con il sottosegretario in ordine all'ultima parte, che riguardava i campionati mondiali, laddove si chiedeva da parte nostra di sostenere una certa ipotesi: l'abbiamo espunta, appunto per quei motivi che evidentemente erano di natura politica, per evitare che vi fosse una confusione ed una certa interpretazione in termini strumentali.
Io adesso chiedo uno sforzo alla maggioranza, visto che la nostra mozione presenta una sobrietà nell'esposizione e nella...

Pag. 18

PRESIDENTE. Onorevole Di Stanislao, non può svolgere di nuovo la dichiarazione di voto: era una precisazione che è stata già data, grazie.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Di Stanislao ed altri n. 1-00535, nel testo riformulato, sulla cui premessa il Governo si rimette all'Assemblea, mentre ha accettato il dispositivo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Scilipoti? Onorevole Gianni? Onorevole Lo Monte? Onorevole Pili?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 520
Votanti 214
Astenuti 306
Maggioranza 108
Hanno votato
211
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che il deputato Germanà ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Tempestini ed altri n. 1-00536, nel testo riformulato, sulla cui premessa il Governo si rimette all'Assemblea, mentre ha accettato il dispositivo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Della Vedova? Onorevole Scilipoti? Onorevole Di Girolamo? Onorevole Cesare Marini? Onorevole Pizzolante? Onorevole Bachelet?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 518
Votanti 271
Astenuti 247
Maggioranza 136
Hanno votato
268
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che i deputati Poli e D'Incecco hanno segnalato che non sono riusciti a votare e che il deputato Germanà ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla mozione Antonione, Stefani, Sardelli ed altri n. 1-00537 (Nuova formulazione), accettata dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevole Della Vedova? Onorevole Scilipoti? Onorevole D'Incecco? Onorevole Mura?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazionia ).

(Presenti 524
Votanti 259
Astenuti 265
Maggioranza 130
Hanno votato
257
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che il deputato Germanà ha segnalato che avrebbe voluto astenersi.

Informativa urgente del Governo sull'evoluzione della situazione in Egitto (ore 12,30).

PRESIDENTE. Come preannunziato, avrà ora luogo lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sull'evoluzione della situazione in Egitto.
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, per cinque minuti ciascuno. Un tempo aggiuntivo è attribuito al gruppo Misto.

(Intervento del sottosegretario di Stato per gli affari esteri)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Stefania Craxi.

Pag. 19

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo ha ritenuto opportuno rispondere alla richiesta del Parlamento di un'informativa urgente. Naturalmente, le notizie e l'analisi risentono di una situazione di incertezza, che si sta modificando di ora in ora.
Il Governo segue con attenzione gli sviluppi della situazione, a seguito delle manifestazioni che hanno avuto luogo ieri in Egitto contro la disoccupazione, il rincaro dei prezzi, i salari inadeguati, la corruzione e la mancanza di libertà politiche, che hanno assunto, a tratti, una forte componente antigovernativa.
Le dimostrazioni sono iniziate dal primo pomeriggio in diversi punti della capitale (si parla di 20-25 mila persone) e in varie città dell'Egitto (ad Alessandria, almeno tre diversi cortei con 25-35 mila persone). Al Cairo, dove fin dalla prima mattinata erano stati allestiti imponenti presidi delle forze di sicurezza, i manifestanti hanno iniziato a radunarsi a centinaia e, con il passare delle ore, a migliaia, nelle zone di Khan EI Khalili, Mohandessin, Shoubra, Maspero per convogliare in cortei alla piazza, cuore del Cairo, Midan Tahrir (circa 1.500 metri dall'ambasciata italiana), dove ha sede anche il Ministero dell'interno e nelle cui vicinanze si trova la sede del partito nazionale democratico e il museo egizio.
In un primo momento, la polizia ha lasciato sfilare i cortei senza intervenire; i manifestanti per parte loro hanno mantenuto atteggiamenti pacifici, limitandosi a gridare slogan contro il Governo. Su indicazione degli organizzatori della protesta i cortei hanno sfilato senza simboli politici o religiosi, ma solo con la bandiera dell'Egitto; si e' trattato, infatti, di manifestazioni nate su impulso di movimenti di opposizione e di attivisti Internet appoggiati anche dalle ONG egiziane, senza... signor Presidente, posso chiedere che se all'Assemblea questo non interessa, il Governo ha altro da fare (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)?

PRESIDENTE. Sottosegretario Craxi, lei può chiedere, anzi, ha il diritto di chiedere, e la Presidenza ha il dovere di garantire. Vorrei invitare i colleghi a consentire l'ordinato svolgimento dei lavori. Chi non è interessato a seguire il dibattito, può accomodarsi fuori (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Prego, sottosegretario.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Non vi è stata una regia visibile da parte di un movimento politico organizzato, in particolare dei radicali islamici, che, sì, avrebbero partecipato alla protesta, ma senza assumerne la guida o esserne gli ispiratori.
La situazione è andata peggiorando, quando il grosso dei manifestanti è convogliato su piazza Tahrir, dove l'innalzamento della tensione ha portato a scontri con la polizia, lanci di sassi e di lacrimogeni. La tensione è esplosa anche nella zona di Mohandessin, dove ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti. In generale, almeno fino ad ora, le forze di sicurezza hanno cercato di eseguire una linea direttiva di gestione prudente della piazza, per evitare una pericolosa escalation di toni e limitare i disordini ad episodi relativamente circoscritti.
Manifestazioni imponenti si sono svolte anche ad Alessandria, nella città industriale di Mahalla, dove hanno manifestato soprattutto operai, a Mansoura nel nord del Paese, a Suez. Con riferimento al bilancio degli scontri, per adesso, paiono confermate quattro vittime, e si parla di una quinta. Tuttavia, lo ripeto, quanto al conteggio delle vittime, sappiamo che vi sono state delle vittime, ma ciò non è confermato e, prudenzialmente, non vogliamo farlo.
Questa mattina, al momento, la situazione appariva abbastanza tranquilla, anche se vi sono appelli per nuove manifestazioni nel pomeriggio, nonostante permanga il divieto del Governo. Le strade sono percorribili, ma con accessi limitati, Pag. 20vi sono molte forze di polizia in giro per le strade e accessi ai palazzi istituzionali limitati e controllati.
La tv egiziana ha trasmesso immagini delle dimostrazioni, i giornali di oggi hanno molte fotografie delle manifestazioni di ieri. In Egitto i media hanno maggior spazio di libertà di tutto il mondo arabo. Per i giornalisti stranieri non c'è alcuna limitazione. Permane l'incertezza di fondo e una calma apparente che può veramente mutare nel giro di pochi minuti.
Ricordo le analogie ma anche le forti differenze rispetto al caso tunisino. Le reti di telefonia mobile hanno ripreso a funzionare e Internet è lento ma funzionante. Non si registrano, al momento, coinvolgimenti negli incidenti di nostri connazionali, che l'ambasciata ha subito invitato alla cautela, attivando il consueto meccanismo di informazione attraverso sms e questa mattina il nostro ambasciatore ha fatto un briefing di sicurezza con gli imprenditori italiani, richiamando note di cautela. Secondo le notizie degli ultimi minuti, il capo della diplomazia dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha lanciato un appello alle autorità egiziane a rispettare e proteggere il diritto dei cittadini egiziani a manifestare le loro aspirazioni politiche attraverso dimostrazioni politiche e ha invitato le autorità egiziane a riconoscere il desiderio legittimo dei cittadini egiziani.
Naturalmente è troppo presto per poter valutare se siamo nella fase finale di un pur importante episodio di protesta innescatosi per simpatia con quanto avvenuto in altri Paesi dell'area o, piuttosto, in presenza della prima di una serie di manifestazioni. Gli slogan così direttamente antigovernativi - la piazza urla esplicitamente contro il Presidente Mubarak - rappresentano una novità assoluta per il Paese. Altrettanto significativa appare la circostanza che la tv di Stato abbia mostrato le immagini delle manifestazioni.
L'Italia non può in questo momento che associarsi ai numerosi inviti alla moderazione, ribadendo la profonda amicizia che lega i due popoli e il più ampio sostegno offerto all'amico Governo egiziano. La stabilità dell'Egitto, partner insostituibile del nostro Paese e soprattutto protagonista essenziale di equilibrio, di pace e sicurezza nella regione, rimane nel cuore dell'Italia.

(Interventi)

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Boniver. Ne ha facoltà.

MARGHERITA BONIVER. Signor Presidente, ho abbandonato il mio scranno perché speravo, seduta qui al banco del Comitato dei nove, di poter ascoltare con più attenzione l'intervento che il Governo ha svolto su una questione di cruciale importanza. Malgrado le condizioni, il sottosegretario Craxi è riuscita a svolgere il suo intervento di fronte ad un'Aula, francamente, inutilmente distratta, perché quello che sta avvenendo in Egitto, ma anche in tutti i Paesi dell'arco nordafricano...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boniver. La Presidenza fa proprio l'invito dell'onorevole Boniver ad ascoltare con attenzione. Vedo troppi capannelli in giro e vorrei invitare tutti a fare attenzione a ciò che avviene in Aula, a seguire correttamente i lavori o almeno a dare la possibilità di seguire a chi li vuole seguire. Prego, onorevole Boniver.

MARGHERITA BONIVER. Grazie Presidente, ho ascoltato con attenzione, malgrado le difficoltà, quanto ha riferito il sottosegretario Craxi e debbo dire che la preoccupazione, che non è soltanto dell'Italia ma di tutti i Paesi europei, non si è certamente dileguata di fronte ad una vera e propria rivoluzione che sembra prendere tutti i Paesi di questa zona geografica, che per noi è assolutamente essenziale.
Non soltanto i fatti di ieri nella giornata della rabbia in Egitto, ma è di poche Pag. 21settimane fa anche la rivolta in Tunisia. Prima aveva toccato l'Algeria, e prima ancora la Nigeria con la strage dei cristiani; ieri, ancora, il Libano con la rivolta contro la nomina di un esponente di Hezbollah che ha provocato molti scontri e molti feriti; anche il Marocco sembrerebbe essere in fermento.
Certamente, di tutti questi Paesi, l'Egitto, per volume, ma soprattutto per importanza, è un Paese che è stato la chiave di volta di una certa stabilità in tutta l'area mediterranea; è un Paese che ha firmato i trattati di pace con Israele e che ha prodotto negli ultimi vent'anni quella rara merce preziosa che è la stabilità. Oggi si vede, invece, preda di una vera e propria rivolta, non si capisce ancora se guidata da un partito o da più partiti dell'opposizione ma che comunque diventerà certamente un elemento estremamente critico visto che, dopo oltre trent'anni di guida del Paese, Mubarak dovrà lasciare la mano alle elezioni presidenziali di settembre. Sono processi molto diversi quelli che toccano questi Paesi del nord Africa, irti di incertezze. Nei confronti di quanto sta accadendo in quella zona geografica, abbiamo notato l'assoluta inesistenza dell'Unione per il Mediterraneo, che avrebbe dovuto essere la chiave di volta di una politica mediterranea che, per quanto riguarda la nostra esperienza, affonda le radici proprio in una politica internazionale italiana che ha sempre avuto grande coerenza e che, ad un certo momento, negli anni ottanta, grazia a Craxi, Mitterrand e Gonzalez aveva trovato un epicentro estremamente attivo e estremamente proficuo di vantaggi reciproci, non soltanto per quello che riguarda il settore economico, ma anche per il settore culturale. Alla base di questi fermenti, di queste rivolte, ci sono evidentemente diversi fattori. Citerei fondamentalmente quello economico, l'improvvisa impennata dei prezzi delle derrate alimentari, di circa il 20 per cento, ha toccato in profondità le popolazioni certamente non ricche, sia in Egitto che in Tunisia, ma anche in molti altri Paesi, provocando una spontanea protesta, la cosiddetta rivolta del pane.
Un altro elemento assolutamente fondamentale è la giovane età della stragrande maggioranza degli abitanti dell'Egitto, dell'Algeria e della Tunisia. Sono persone generalmente istruite, in alcuni casi estremamente ben istruite, che utilizzano i mezzi di comunicazione di oggi, Facebook, Twitter e Internet, per far conoscere la loro disperazione ed il loro desiderio di un maggiore processo democratico. Evidentemente l'Italia non può, in alcun modo, interferire in questi processi ma certamente può essere un partner molto affidabile, come è sempre stato, cercando di capire, di vedere come questi processi, che ci auguriamo siano pacifici e non provochino ulteriori morti, possano portare a quell'aumento della democrazia e della libertà che sono un diritto di tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tempestini. Ne ha facoltà.

FRANCESCO TEMPESTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringraziamo il Governo per essere venuto sollecitamente, d'altronde il tema è di una assoluta centralità per noi. Le due parole che voglio riportare dell'intervento del sottosegretario Craxi sono: calma apparente. Mi pare che descrivano in modo molto sintetico quello che è in atto in quel Paese, quello che, da questa calma apparente, può scatenarsi e che peraltro è ciò che già sta avvenendo in tutti gli altri quadranti del Maghreb e del Mashrek. Credo che dobbiamo guardare con molta attenzione a questi primi, non primissimi, segnali; la vita politica dell'Egitto, anche se confinata dalla censura, ha vissuto, nel corso di quest'ultimo anno in particolare, una serie già abbastanza frequente di iniziative di piazza, di iniziative popolari, a dimostrazione che non si tratta di una esplosione improvvisa e né tantomeno teleguidata dall'alto. È invece il frutto di un malessere profondo, nel quale si era inserito in modo contraddittorio per un verso, e ancor più pericoloso per un altro, l'attentato di Alessandria d'Egitto Pag. 22contro i copti, quasi a voler determinare le condizioni di una esplosione più generale.
Ciò che dobbiamo sottolineare è che in Egitto, il punto più importante nel quadrante mediterraneo e che sta anche più vicino a noi, è che le manifestazioni di ieri sono state guidate e sono state comunque partecipate da quella parte della società cairota (ma in tutto l'Egitto manifestazioni di minore peso si sono comunque sviluppate), quella parte della società politica e civile del Paese che è un bene prezioso per il futuro e per ciò che deve accadere nei prossimi mesi. Su questo punto vorrei fare poche osservazioni: noi dobbiamo prendere la vicenda di ieri, che ci auguriamo resti isolata, come un segnale da non far cadere. Le prossime elezioni sono decisive non solo per l'Egitto, ma per come sta evolvendo la situazione, per tutto il complesso del Mediterraneo e, lasciatemelo dire, anche per il Medio Oriente e su questo tornerò in conclusione.
Mi pare che dobbiamo da oggi favorire con la nostra azione diplomatica, ma anche con l'azione politica - in questo Parlamento ci si sono partiti nazionali e autorevoli - e con tutte le forme possibili il dialogo e l'integrazione nel dibattito politico che porterà alle elezioni presidenziali l'integrazione maggiore.
Penso che anche come nostro schema mentale, dobbiamo capire che occorre abbandonare l'idea alla quale ci hanno abituato per troppi anni i nostri alleati americani che l'Egitto è una sorta di territorio del quale non è pensabile una qualunque evoluzione. Anche l'Egitto è dentro questo magma per ragioni molto giustificate per tanti versi: la politica egiziana ha certo fatto dell'Egitto un bastione contro il fondamentalismo, ma nello stesso tempo espone il più grande Paese di quell'area a rischi e pericoli e ad un'esclusione che potrebbe essere davvero travolgente per gli equilibri del Medio Oriente.
Parlo di equilibri del Medio Oriente, perché se noi poniamo insieme le questioni che si stanno determinando in Egitto e ciò che sta accadendo in Libano viene fuori una constatazione molto elementare, forse un po' rozza: che davvero anche lì il tempo dell'attesa, il tempo del tenere fermo il negoziato non è più possibile. Non è possibile un ulteriore rinvio.

PRESIDENTE. La prego di concludere onorevole Tempestini.

FRANCESCO TEMPESTINI. Concludo, signor Presidente. In questa area ci si trova nella necessità di fare i conti con politiche nuove, con nuovi atteggiamenti e anche con il coraggio con il quale dobbiamo osare di più. Questo è l'invito che rivolgiamo al Governo italiano e a noi stessi perché dovremmo passare ore cruciali nel Mediterraneo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti della scuola media statale Gaetano Salvemini di San Sebastiano al Vesuvio (provincia di Napoli), che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Dozzo. Ne ha facoltà.

GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, ringrazio innanzitutto il sottosegretario Craxi per l'informativa che ha voluto svolgere tempestivamente questa mattina dopo la richiesta avanzata ieri.
L'informativa riguarda dei fatti molto gravi che ci vedono coinvolti molto da vicino. Sono fatti che hanno riguardato ieri l'Egitto, dieci giorni fa la Tunisia, prima l'Algeria, ma anche il Libano e l'Albania, tutti Paesi a noi molto vicini dove ci sono parecchi nostri interessi nazionali e dove differenti situazioni, ma sempre situazioni difficili si sono manifestate.
Le manifestazioni di ieri e molto probabilmente quelle di oggi e di domani - così come da Il Cairo, Alessandria e da altre parti dell'Egitto si preannuncia da coloro che hanno cominciato a manifestare - sono situazioni che, comunque, debbono essere ben governate. Vorrei rifarmi alle dichiarazioni del Ministro Frattini che sposo pienamente, al suo invito a Mubarak di governare con saggezza in questo momento e all'invito della Ashton Pag. 23(meno male, ogni tanto si fa sentire anche l'Europa) di far sì che la democrazia e il libero manifestare possano essere concretamente attuati in Egitto. Queste sono le due indicazioni che risultano prioritarie in questo momento, in una situazione molto difficile.
Giustamente il sottosegretario Craxi ha parlato di calma apparente - una frase molto pregnante -, di regia in questo momento non visibile, e speriamo sia così: che sia solamente una manifestazione indetta tramite il web, tramite parti della società civile e tramite ONG egiziane che manifestano contro Mubarak. Speriamo sia solamente così, perché sappiamo che in Egitto vi sono formazioni integraliste e fondamentaliste che, comunque, attraverso i loro network adesso stanno creando altre tensioni e non vorrei che - ieri, purtroppo, la manifestazione ha causato quattro o cinque vittime, non sappiamo esattamente in questo momento quante siano - vi sia l'incentivo di questi fondamentalisti ad elevare il rischio di altre situazioni precarie.
Signor sottosegretario, in questo momento l'augurio e l'auspicio della Lega Nord è che comunque si trovi un punto di mediazione. Sappiamo che, purtroppo, l'Unione per il mediterraneo è stato un fallimento e il Ministro Frattini, la settimana scorsa, parlando dei fatti della Tunisia ha auspicato che a breve vi sia un forum - che dovrebbe tenersi in Italia, molto probabilmente a Napoli - dei famosi «cinque più cinque»: tra i cinque Paesi al di qua e al di là del Mediterraneo.
Auspico che tale forum sia la sede giusta per far sì che l'Italia si ponga a traino di proposte concrete, perché l'Egitto in maniera particolare è sempre stato un punto di riferimento per il processo di pace in Medio Oriente: questo è il problema principale. Se si destabilizza anche l'Egitto ho la netta sensazione che tutti faremo una brutta fine (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, ringraziamo il Governo per l'informativa tempestiva e il sottosegretario Craxi, che ha espresso tutta l'ansia della Comunità europea e, in modo particolare, della comunità mediterranea rispetto a quanto sta succedendo in Egitto e non solo.
Il Mediterraneo, in questo momento, è una polveriera, e la ragioni non sempre ci sono note, forse neanche i paper strategici della CIA o degli Stati Uniti sono in grado di prevedere i movimenti che ogni tanto si evidenziano e le cui conseguenze sono ignote. Credo che oggi siamo di fronte ad una situazione in cui ci è ignoto quello che può accadere.
Ogni tanto siamo chiamati - per fortuna ogni tanto significa qualche decennio - a confrontarci con una contraddizione che è anche nostra, la solita contraddizione che fa capo al nazionalismo laico, che ovviamente diventa importante per tutta la comunità occidentale anche per i processi di pace. È stato infatti ricordato che l'Egitto rappresenta una forza che calmiera ed equilibra, che nelle trattative non lascia spazio al fondamentalismo.
D'altra parte, però, forse - anzi, senza forse - la corruzione e l'autoritarismo delle leggi speciali sono un modo non secondario delle forme di Governo di questo nazionalismo laico, la qualcosa dà luogo ogni tanto a rivolte che, per l'appunto, non si sa dove possono portare. Si tratta di una contraddizione per noi molto forte che abbiamo vissuto altre volte.
Siamo per i diritti umani, siamo per la libertà politica, siamo perché l'evoluzione di questi Paesi vada verso la democrazia; poi, se si svolgono elezioni, come è accaduto anni fa in un Paese, e vince il Fronte Islamico, è chiaro che a noi tocca tifare anche contro quelle elezioni, ma si aprì una enorme discussione in Algeria, come lei ricorderà, rispetto a questo.
Questa è una contraddizione molto grossa. Oggi abbiamo il dovere di cominciare a ragionare su queste contraddizioni, di non chiudere gli occhi, di fare documenti e paper. Chiederei anche al suo Ministero di mettere i parlamentari in Pag. 24condizione, se c'è la possibilità, di avere un resoconto dei movimenti che ci sono stati, non certo per discuterne in Aula, ma almeno per conoscenza personale, perché non sappiamo.
In secondo luogo, è chiaro che oggi l'unica posizione che possiamo prendere è quella presa da lei e da Lady Ashton, ossia quella di chiedere che vengano rispettate tutte le possibilità che una democrazia include e che si agisca con saggezza perché fiammiferi si sono già accesi, provocando incendi in altri Paesi e, se succede in Egitto, credo che allora la questione diventerebbe radicalmente grave.
Per ora possiamo fare solo questo, ma è certo che dobbiamo predisporci e predisporre i nostri Governi a vedere quali scenari si possono aprire e di fronte a ciascuno di questi scenari cominciare a ragionare su quale sarà l'atteggiamento da assumere. Infatti, speriamo di no, ma può anche essere che gli scenari che si aprono pongano condizioni di insicurezza e di gravità insolite perché avvengono in un Paese, come l'Egitto, che è terra di frontiera.
Se la terra di frontiera viene invasa da uno degli elementi di destabilizzazione in corso nel mondo e, in particolar modo, in quell'area, credo che si aprirà una pagina davvero buia. Speriamo di no; per ora possiamo fare solo questo, ma credo che abbiamo il dovere di attrezzarci, qualsiasi saranno gli eventi futuri (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evangelisti. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, mi rendo conto della difficoltà a dare informazioni. L'espressione stessa «informativa al Parlamento» risente di una tradizione, permettetemi di dire, di una cultura o, ancora meglio, di un'epoca in cui il Parlamento doveva attendere magari per giorni prima di poter essere messo in condizione di conoscere i fatti.
Oggi che viviamo nell'era dell'informatizzazione di massa e delle comunicazioni in tempo reale devo dire che, pur comprendendo tutte le difficoltà, quanto ci è stato relazionato è poco più di quello che ciascuno di noi ha potuto leggere questa mattina sui giornali. Avrei quindi preferito uno sforzo maggiore, oltre che in termini informativi, anche per fornire qualche elemento e qualche valutazione di analisi che sicuramente gli uffici del Ministero sono in grado di fornire.
Infatti, venire qui stamattina e parlare esclusivamente di quelle che sono state le manifestazioni di ieri in Egitto è certamente importante. Si tratta di uno dei più grandi Paesi, se non il più grande, del Medio Oriente, con 80 milioni di abitanti.
I giornali questa mattina sottolineano come il 50 per cento di questi 80 milioni di egiziani siano poveri e analfabeti. Mi permetto di ricordare che sono soprattutto giovani. L'età media degli egiziani è bassissima; sono giovani, forti, hanno energia e voglia di crescere, vogliono farlo in libertà e quindi è una realtà vitale e pulsante, ma l'Egitto non è soltanto questo.
L'Egitto è stato in tutti questi anni in una situazione di difficoltà, di regime, di autoritarismo e anche di povertà. È stato però un interlocutore importante per tutto l'Occidente, soprattutto per quanto riguarda la stabilità dell'area mediorientale, per il ruolo che ha svolto come interlocutore arabo nella vicenda che vede contrapposti israeliani e palestinesi. Allora come non fare un panorama più generale sull'area del Mediterraneo? Infatti, ciò che è avvenuto ieri in Egitto è successo in Algeria, in Tunisia, sta succedendo in Albania, ci sono manifestazioni in Libano dove si è appena...

ROBERTO GIACHETTI. Si potrebbe avere un po' di attenzione da parte del sottosegretario visto che parla? Ci fa le ramanzine però poi fa esattamente lo stesso!

FABIO EVANGELISTI. Grazie, onorevole Giachetti, ma non è importante. Noi cerchiamo di parlare al Presidente che ci ascolta.

Pag. 25

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, posso parlare?

ROBERTO GIACHETTI. Stai zitta, stai! Parla quando devi parlare! (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Non sto zitta!

MARCELLO DI CATERINA. Stai calmo, Giachetti, stai calmo!

DEBORAH BERGAMINI. Signor Presidente, le sembra normale una reazione del genere?

PRESIDENTE. Vada avanti, per favore, onorevole Evangelisti.

FABIO EVANGELISTI. Dicevo che abbiamo questa realtà importante e difficile in tutta l'area...

PRESIDENTE. Non sono tollerati battibecchi di questo tipo, per favore! Onorevole Evangelisti, prosegua.

FABIO EVANGELISTI. Una situazione difficile, in ebollizione in tutto l'arco del Mediterraneo, che deve richiamare la nostra attenzione. Parlo della centralità dell'Egitto perché - lo ripeto - è stato un nostro interlocutore, perché è una grande realtà laica all'interno del mondo arabo e quindi noi dobbiamo davvero essere capaci di leggere e non si può dare una risposta soltanto con un riferimento all'eventuale simpatia - lo dico tra virgolette - con quello che è successo in Tunisia.
Vi è qualcosa di più profondo che sta muovendo questi giovani che protestano - lo ripeto - per la povertà e la corruzione. Anche quei Paesi magari riescono a sopportare la corruzione, come si sopporta anche nel nostro Paese, ma non si sopporta più la povertà. Quindi, come non fare un'analisi alla crisi internazionale. Noi, come Paese industrializzato e avanzato, come uno dei Paesi ricchi dell'Occidente abbiamo risentito della crisi economica. Tutti i Paesi industrializzati hanno risentito della crisi economica di questi anni, ma oggi questa crisi sta mordendo le carni di intere popolazioni e da qui la rivolta, la ribellione, la richiesta di pane ma soprattutto di democrazia, perché la democrazia si accompagna sempre alle possibilità di sviluppo. In più nella situazione egiziana vi è un passaggio che non mi sembra sia stato colto...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

FABIO EVANGELISTI. Concludo, signor Presidente. Si tratta del fatto che tutto nasce dalla strage di Natale dei cristiani copti ad Alessandria. Ne abbiamo parlato qui, in quest'Aula, quando ci siamo preoccupati della strage dei cristiani nel mondo, ma in maniera particolare di quello che era successo ad Alessandria. Credo che davvero non si possa riflettere di quello che sta accadendo, non di quello che è accaduto ieri, senza tenere ciò in considerazione. Anche in queste ore in Tunisia ci sono nuove manifestazioni, è stato chiuso Twitter in Egitto, è del tutto evidente che vi è una situazione in ebollizione - come ho detto - e questo deve meritare tutta la nostra attenzione, come Paese, ma anche chiamando alla stessa attenzione e vigilanza gli organismi europei (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, è troppo sottolineare, ancora una volta, a quest'Aula che quando ci si rivolge ad un membro del Governo con parole quali «stia zitta», forse ciò non rappresenta il modo più istituzionale per farlo?

Pag. 26

ROBERTO GIACHETTI. Parla quando devi parlare e non quando ti pare (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, se lei chiede la parola gliela do, perché a termini di Regolamento il Governo, prendendo la parola, legittima ogni deputato a chiederla nuovamente, ma interruzioni così per favore no! L'onorevole Giachetti non chiede la parola, e quindi diamo la parola all'onorevole Moffa, che ne ha fatto richiesta. Ne ha facoltà.

SILVANO MOFFA. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, il gruppo di Iniziativa Responsabile la ringrazia per la tempestività con la quale il Governo è venuto oggi a riferire in Aula circa gli avvenimenti e gli accadimenti che stanno interessando in particolare l'Egitto in queste ore, ma che hanno riguardato tutta l'area del Maghreb.
Lei opportunamente ha descritto quanto è accaduto nella giornata di ieri e quanto viene segnalato dall'ambasciata italiana nella mattinata di oggi. Pur tuttavia, credo sia importante per questo Parlamento - lo dirò alla fine, ma voglio in qualche modo enunciarlo all'inizio - probabilmente trovare un modo per discutere più ampiamente e più approfonditamente tutta la questione che sta interessando la rivolta del Maghreb, del nord Africa e di una parte del Medio oriente.
Infatti, in queste rivolte - come è stato sottolineato anche da alcuni colleghi prima di me - vi sono delle caratteristiche che esulano un po' dalle vecchie categorie con le quali noi analizzavamo le situazioni in quella parte del mondo. Vi è la sensazione - questa mattina alcuni autorevoli opinionisti si sono soffermati su questa analisi - che la piazza araba dopo la rivolta di Tunisi non sia più una folla che serve di volta in volta la causa del nazionalismo, dell'antisionismo o dell'antiamericanismo, ma che abbia assunto un carattere del tutto autonomo, abbia cioè in qualche modo sviluppato una contestazione che riguarda soprattutto se stessa, il proprio benessere, le proprie opportunità di crescita. In qualche modo, la piazza in questo momento, soprattutto in Egitto, potrebbe fare quello che non è riuscito all'opposizione egiziana dal 2004, da quando cioè il movimento Kifaya (che in arabo significa «basta») aveva sfidato i cordoni della polizia egiziana gridando per la prima volta degli slogan contro Mubarak.
È evidente che la situazione è molto diversa dal passato. Ci sono fattori economici che si intrecciano con fattori politici. Vi sono diseconomie in quell'area e squilibri sociali molto forti. Abbiamo un segnale di crescita di un ceto intellettuale di giovani che oggi viaggiano su Internet e in qualche modo bypassano la rappresentanza sia dei partiti, sia di quegli ambiti religiosi che in qualche modo coordinavano la crescita di una cultura e di una coscienza collettive.
Abbiamo cioè dei fenomeni che presentano certamente analogie, ma anche (come lei correttamente ha sostenuto) delle differenze rispetto a quanto è accaduto in Tunisia che debbono allarmarci per la perdurante mancanza - debbo sottolinearlo con qualche rammarico - di una politica europea che sappia guardare al Mediterraneo con una capacità di interlocuzione e mediazione chiara, che consenta di evitare che in queste rivolte si possa insinuare il rischio di un fondamentalismo islamico che - questo sì - arresterebbe qualunque ipotesi di progresso e di sviluppo in quelle aree e costituirebbe certamente una minaccia ulteriore per il mondo occidentale e per la nostra Europa.
Ci sono poi degli interessi italiani molto consistenti nell'area del Mediterraneo. Ci sono le nostre imprese, ci sono delle attività che stiamo svolgendo con grande interesse e con grande determinazione. Ecco perché ritengo - concludo, onorevole sottosegretario - che sarebbe opportuno non solo seguire (ovviamente questo il Governo lo sta già facendo in maniera molto efficace) gli sviluppi degli avvenimenti e, quindi, dare anche garanzie ai nostri connazionali che si trovano sul Pag. 27posto, ma in qualche modo fare in modo che l'Assemblea e il Parlamento possano esaminare nel dettaglio in maniera approfondita quanto accade in questo momento in quella parte del mondo che può avere riflessi consistenti anche sulle politiche europee (Applausi dei deputati del gruppo Iniziativa Responsabile).

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Signor sottosegretario, il successivo è l'ultimo intervento previsto. Posso proporle di intervenire dopo? Se chiede la parola subito, gliela posso dare subito.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, è una notizia flash.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, l'ambasciata de Il Cairo ha appena inviato una notizia flash. Le manifestazioni sono ripartite. Arrivano notizie su raduni in alcune zone della città. È interessata anche la zona di Heliopolis, dove c'è la residenza del Presidente e che si trova vicino alla Corte suprema. Sono aumentati i cordoni delle forze di sicurezza. Iniziano a circolare sempre di più notizie non confermate di arresti tra i manifestanti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vernetti. Ne ha facoltà.

GIANNI VERNETTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Craxi per la tempestiva comunicazione al Parlamento. Credo che ci troviamo di fronte a un fatto rilevante che attraversa tutto il Maghreb, l'Egitto, la Tunisia, l'Algeria e, non ultimo, il Libano. Credo che sia necessaria, però, dell'innovazione politica da questo punto di vista, sia in Italia sia in Europa.
Oggi ci troviamo di fronte a una giusta esigenza di stabilità che ha connotato la proposta politica estera di questi anni, sovente sostenendo regimi dittatoriali di stampo laico e secolare, perché preferivamo la stabilità al rischio dell'integralismo islamico. Era un approccio legittimo ma di corto respiro. Oggi i regimi laici e secolari del mondo arabo non ce la fanno più, perché la mancanza di libertà, di democrazia e di diritti fondamentali fa esplodere la piazza e, quindi, vi è oggi una nuova opposizione, molto giovane, molto laica e molto liberale, che si fa avanti.
Vi è un rischio, però. Se l'Europa, l'Italia e i Paesi che hanno un interesse geopolitico e geostrategico importante non tendono seriamente la mano, non assumono un ruolo attivo nei confronti di questo Paese e non intervengono pesantemente per sostenere il multipartitismo, la democrazia, lo Stato di diritto e il consolidamento delle istituzioni democratiche, il rischio, come già è avvenuto tante altre volte in passato, è che la protesta si sposti inesorabilmente sul frangente dell'integralismo islamico.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIANNI VERNETTI. Pertanto - e con questo concludo il mio intervento - ritengo che non sia necessario soltanto confermare il tradizionale approccio, ma sia necessario anche innovare e, quindi, tentare una politica italiana ed europea più forte, più presente e più a sostegno della transizione verso la democrazia di questi Paesi.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo.

Sull'ordine dei lavori (ore 13,10).

ELENA CENTEMERO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

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ELENA CENTEMERO. Signor Presidente, chiedo la parola in quanto ho assistito all'intervento avvenuto in precedenza da parte dell'onorevole Giachetti, che si è rivolto a un membro del Governo, il sottosegretario e onorevole Craxi. A nome di tutto il Popolo della Libertà e a mio nome esprimo solidarietà verso il sottosegretario ed esprimo il biasimo per il comportamento e per le parole che sono state rivolte dall'onorevole Giachetti a un membro del Governo.
Chi chiede rispetto deve dare rispetto per prima cosa e, quindi, signor Presidente, spero che queste cose non si ripetano più, soprattutto perché stiamo parlando di un membro del Governo. Infatti, le istituzioni meritano un rispetto che, evidentemente, voi predicate ma non sapete mettere in pratica.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, apprezzo che tutto il Popolo della Libertà, che probabilmente è a pranzo, esprima solidarietà al Governo che, con pochi membri, è qui in Aula (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Vorrei semplicemente dirle, signor Presidente - compresa l'onorevole Centemero che raggiunge i suoi compagni a pranzo -, che, come lei è testimone, non ho mai preso la parola ma mi sono permesso un'interruzione perché durante il dibattito precedente l'onorevole sottosegretario Craxi, che sta andando via dimostrando tutto quello che c'è da dimostrare, è stata più volte richiamata non solo dai deputati che parlavano, ma anche dal Presidente, perché sedeva al banco del Governo e parlava con altri deputati mentre era in corso un dibattito.
All'improvviso, quando si è passati all'informativa sulle questioni che riguardavano l'Egitto, l'esordio dell'onorevole Craxi è stato quello di dire - credo più o meno testualmente - che se l'Aula non fosse stata interessata, il Governo aveva altre cose da fare e se ne sarebbe andata.
Intanto, il Governo dovrebbe sapere che viene a parlare in Parlamento. Tutti noi, purtroppo, quando parliamo non godiamo dell'attenzione di tutti, ma lei ha anche richiamato l'Assemblea, giustamente, per portare maggiore attenzione. Dopodiché, il presupposto naturale avrebbe dovuto essere che un sottosegretario, che sa perfettamente come vanno le cose in Aula e che sa che il suo intervento è un intervento istituzionale in Aula per riferire su una questione e non per fare piacere a questo o quell'altro deputato, almeno si fosse seduta a quel banco e fosse rimasta senza fiatare, ascoltando gli interventi che si sono susseguiti al suo.
Invece, palesemente, il sottosegretario (perché questa purtroppo è la dinamica dell'Aula) a un certo punto stava parlando, guarda caso, proprio con l'onorevole Centemero, che in questo momento alza la bandiera della difesa.
A quel punto, ho soltanto interrotto il sottosegretario, dicendo che, se c'era coerenza, avrebbe dovuto continuare ad ascoltare anche il collega Evangelisti, che stava parlando. Dopodiché il sottosegretario ha iniziato ad inveire contro di me ed io ho detto «stai zitta». Ovviamente, non era uno «stai zitta» al sottosegretario in quanto tale, ma in ragione del fatto che era in corso un intervento e che, per rispetto di tutti, sarebbe stato utile che il sottosegretario avesse ascoltato l'intervento del collega Evangelisti. Tutto qui!
Se il fatto che abbia detto «stai zitta» all'onorevole Craxi è stato interpretato come una mia volontà di coartare la libera espressione dell'onorevole Craxi, vorrei rassicurare, soprattutto lei, signor Presidente, ma tutta l'Assemblea, che non era nelle mie intenzioni. Se è accaduto, me ne dolgo; resta il fatto che, se si chiede attenzione e cortesia, sarebbe utile che le stesse si riservassero anche agli altri.

SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 29

SIMONE BALDELLI. Signor Presidente, quello che è accaduto in Aula qualche minuto fa è stato sgradevole, non tanto perché l'onorevole Giachetti ha richiamato il Governo all'attenzione. Evidentemente, l'intervento dell'onorevole Centemero si riferiva, forse, al tono utilizzato dall'onorevole Giachetti, che non solo si trovava in presenza del sottosegretario, ma anche di una signora.
Credo che, al di là delle questioni che, a volte, giustamente vengono poste in quest'Aula sul rispetto e sull'attenzione dell'Assemblea nei confronti del Governo e del Governo nei confronti dell'Assemblea, da chiunque provengano e in qualunque direzione vadano, si debba cercare, per quanto tutti noi siamo sottoposti a pressioni e tensioni di natura politica, anche personale, in merito all'ordine dei lavori, alle scadenze dell'Aula e a tante questioni che si vanno sommando, di mantenere sempre un contegno e un rapporto individuale di reciproco rispetto.
Signor Presidente, credo che, da questo punto di vista, non si possa biasimare l'onorevole Centemero se ha ritenuto, in cuor suo, di dover prendere la parola per esprimere solidarietà al sottosegretario Craxi, né tanto meno si possa accusare l'onorevole Giachetti di far rispettare o chiedere rispetto per l'Assemblea, al netto, però, delle valutazioni, che possono essere tutte soggettive e rispettabili, sul fatto che, evidentemente, il rivolgersi in un certo modo, magari con una certa veemenza o forse anche - questo a giudizio di ciascuno - con educazione o maleducazione nei confronti di un componente di questa Assemblea o di un membro del Governo, possa essere in qualche modo censurato e stigmatizzato.
Per questo, signor Presidente, credo che, con grande sobrietà, se l'onorevole Giachetti ha ritenuto giusto dolersi o scusarsi di aver avuto un atteggiamento che ha oltrepassato le righe, questo possa essere apprezzabile da parte dell'onorevole Giachetti; differentemente, forse lo è meno. Evidentemente, il nostro giudizio su quanto è accaduto rimane immutato e la stessa Presidenza ha il dovere di far rispettare certe dinamiche dell'Aula. La Presidenza non è chiamata a far rispettare l'educazione, ma certamente a mantenere il rispetto in Aula.
Quanto al fatto che il sottosegretario Craxi abbia fornito a quest'Assemblea un'informativa tempestiva e puntuale, anche a fronte di una richiesta giunta non molto tempo fa, immediatamente successiva ai lavori dell'Aula, credo che questo vada giudicato unanimemente apprezzabile, a prescindere dal fatto che si sia maggioranza o opposizione, perché l'onorevole Craxi è rimasta in Aula. Credo che se, al termine dell'informativa, il sottosegretario ha deciso di lasciare l'Aula perché non è più richiesta la sua presenza, non sia affatto da condannare. Semplicemente, l'onorevole Craxi ha fatto il proprio dovere e ha avuto un confronto verbale, che secondo noi è trasceso, non da parte dell'onorevole Craxi, ma da parte dell'onorevole Giachetti. Punto e basta.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, mi dispiace aggiungere ad una discussione assolutamente assurda un altro elemento di valutazione, però lo faccio con una certa disponibilità a fare in modo che ciò che dico venga assunto anche dai colleghi in termini semiseri.
Scusate onorevoli colleghi, non possiamo aprire una discussione sulle modalità con le quali vengono effettuate le interruzioni o censurare o meno le stesse.
Signor Presidente, non è necessario che questo Parlamento stia a discutere sull'ordine dei lavori nel merito di come viene fatta un'interruzione perché se questa deve essere biasimata non sono gli altri colleghi a doverlo fare, ma vi è una Presidenza che ha non solo il diritto, ma anche il dovere di intervenire laddove lo riterrà opportuno.
Peraltro, credo, signor Presidente, che stavamo discutendo ed intervenendo relativamente ad un'informativa che il Governo Pag. 30doverosamente ha reso al Parlamento perché era stato richiesto. Non è per gentile concessione che il Governo viene a riferire in Aula su un argomento del quale il Parlamento e i colleghi di qualsiasi orientamento, su materie le più diverse, chiedono che si discuta.
Dopodiché, il sottosegretario Craxi ha fatto il suo dovere e vi è stata un'interruzione. Fare una discussione su ciò mi sembra veramente assurdo. Evitiamo di rappresentare questo Parlamento come se fosse una specie di piccolo pollaio nel quale ci rimbalziamo una discussione sul merito. Evitiamolo, anche perché adesso il sottosegretario Craxi è uscita, non credo per legittimo impedimento, ma forse, se fosse rimasta anche dopo il termine della discussione in Aula, ci saremmo chiariti tutti su cosa è emerso dal merito e dalla forma della discussione.
Chiedo ai colleghi del gruppo Popolo della Libertà di evitare di ritornare su una discussione che non ha senso fare.

SIMONE BALDELLI. Basta essere educati e non vi è bisogno di alcun chiarimento!

PRESIDENTE. Ove fosse necessario, ricordo a me stesso ed anche a chi eventualmente non lo sapesse che la Giunta per il Regolamento, il 24 ottobre 1996 ha precisato che è dovere della Presidenza - non di altri - assicurare che la libera manifestazione del pensiero e della critica non vada mai disgiunta dall'impiego dei modi corretti e delle forme appropriate al linguaggio parlamentare e non abbia quindi a trascendere nella diffamazione personale e nel vilipendio di organi dello Stato.
La Presidenza, a norma dell'articolo 59 comma 1 del Regolamento, può dunque richiamare i deputati che pronunzino parole sconvenienti, tali intendendosi anche le espressioni ingiuriose e le insinuazioni atte ad offendere, arrecare discredito o, comunque, a ledere persone ed istituzioni.
In qualità di Presidente, aggiungo che vorrei evitare che, se vi sono richiami all'ordine da fare, si attiri l'attenzione della Presidenza su comportamenti eventualmente non consoni e si lasci, invece, che sia la stessa a valutare se, come e in che forma effettuare un richiamo.
Tutte le volte che la mia attenzione è stata richiamata sul fatto che i membri del Governo non seguivano il dibattito perché impegnati in riunioni private con altri deputati, sono sempre intervenuto per assicurare che ascoltassero come dovuto ciò che veniva detto in quest'Aula. Che vi siano dei richiami diretti non è del tutto proprio e può generare anche tempeste in un bicchiere d'acqua, come quella alla quale abbiamo assistito e che mi auguro si chiuda rapidamente con una piena riconciliazione fra i protagonisti.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro della difesa, il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, il Ministro della salute, il Ministro per i rapporti con il Parlamento ed il Ministro dello sviluppo economico.

(Orientamenti del Governo circa i tempi e le modalità del disimpegno del contingente militare italiano dall'Afghanistan - n. 3-01418)

PRESIDENTE. L'onorevole Di Stanislao ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01418, concernente orientamenti del Governo circa i tempi e le modalità del disimpegno del contingente militare italiano dall'Afghanistan (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

Pag. 31

AUGUSTO DI STANISLAO. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, con riferimento al solo 2010, vi sono dei dati che sono inquietanti, che parlano da soli e che tolgono il sonno. L'ONU parla di 2.412 civili uccisi, di 3.803 feriti, mentre 821 sono i soldati afgani uccisi e le forze straniere hanno subito gravissime perdite (711 soldati uccisi e ben 36 sono stati italiani). Il 2010 è stato l'anno più luttuoso per le truppe straniere.
Caro Ministro, sono solo numeri? No! È un vero e proprio bollettino di guerra. All'interno di questo agghiacciante contesto si è snaturata la nostra presenza e la nostra mission ha smarrito la propria vocazione, che si doveva muovere esclusivamente su tre direttrici - le ricordo: ricostruzione, stabilizzazione e addestramento - all'interno di un mandato del Parlamento, teso al mantenimento della sicurezza nell'interesse della cooperazione degli sforzi umanitari.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

AUGUSTO DI STANISLAO. In relazione a questo, ci dica il Governo quali azioni intenda adottare per stabilire tempi e modi per un effettivo e immediato disimpegno del nostro contingente dall'Afghanistan, sempre più simile a un teatro di guerra, con particolare riferimento alle aree che vedono impegnati i nostri soldati.

PRESIDENTE. Il Ministro della difesa, Ignazio La Russa, ha facoltà di rispondere.

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevole collega, premetto che l'opzione di un disimpegno immediato ed unilaterale, che appartiene alla sua interrogazione, non è neanche presa in considerazione dal nostro Governo e dal nostro Parlamento, che con l'eccezione del suo gruppo - le ricordo - ha appena votato nuovamente il finanziamento della missione all'estero.
Potrei concludere così la risposta, visto che lei mi chiede quali siano gli atteggiamenti per un immediato ritiro: essi non sono presi in considerazione. Ma voglio essere assolutamente cortese e, nei limiti di tempo, essere il più possibile esaustivo e, anche se vedo che non sono presenti tutti gli altri firmatari della sua interrogazione, questo non mi esime dal dare comunque a lei una risposta.
Respingo, quindi, con fermezza l'accusa, assolutamente infondata, contenuta nella sua interrogazione, secondo cui l'Italia, al contrario degli alleati, non avrebbe revisionato la propria strategia in Afghanistan. È esattamente vero il contrario: l'attuale progetto operativo della NATO rispecchia il nostro consolidato approccio alle missioni di supporto alla pace, che gli alleati ci riconoscono e che integra sicurezza, assistenza alle popolazioni e sostegno allo sviluppo e alla governance, in una logica di unitarietà, rivolta a rendere efficace la progressiva assunzione della piena responsabilità da parte delle autorità afgane.
Non resteremo in eterno in Afghanistan - è di tutta evidenza -, ma lei ci chiede i tempi precisi. Se noi fissassimo una data, un giorno o un'ora, avremmo fatto un piacere ai terroristi, agli insurgent, a coloro che sparano contro i nostri soldati. Noi fissiamo gli obiettivi e presumiamo che vi sia un tempo logico perché quegli obiettivi si possano raggiungere. Abbiamo ripetuto tali obiettivi tante volte in questa sede e sono quelli di riconsegnare al Governo afgano, alla sua polizia e alle sue Forze armate, il controllo e il contrasto delle minacce. Il tempo necessario è stato stimato essere quello entro il 2014.
Abbiamo detto subito che pensiamo già da quest'anno di cominciare a consegnare parti importanti del territorio afgano al legittimo Governo. Vede, io lo ho detto in quest'Aula e ieri lo ha detto Rasmussen, citando Herat, esattamente come avevo fatto io. Ringrazio il Velino che ha voluto mettere le due affermazioni a distanza di tempo in stretta relazione.
In tale quadro la formazione delle forze di sicurezza afgane costituisce un elemento importante. Per raggiungere l'obiettivo bisogna, da un lato, continuare ad assistere all'opera di ricostruzione - e Pag. 32senza i nostri soldati non si potrebbe costruire una scuola, un ospedale, un pozzo o un acquedotto.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della difesa. Senza la presenza dei nostri soldati, non potrebbe avvenire nulla. Contemporaneamente, stiamo addestrando il maggior numero possibile di uomini afgani. I pericoli e le vittime, di cui lei parla, sono la conseguenza della nostra massiccia presenza per accelerare questi tempi e contiamo di potercela fare, anche nel rispetto di quello che hanno fatto i nostri soldati, che hanno dato anche la vita per questo obiettivo.

PRESIDENTE. L'onorevole Di Stanislao ha facoltà di replicare.

AUGUSTO DI STANISLAO. Signor Presidente, signor Ministro, lei si rivela ogni volta, in ogni occasione in cui ha il coraggio di venire in Aula, sempre più inadeguato a svolgere questo ruolo, che le dovrebbe far tremare i polsi prima, per esempio, di mettere la mimetica e andare sul campo a gettare i volantini come faceva il Vate. Di questo si dovrebbe vergognare perché l'intera comunità internazionale sta ancora ridendo di lei e di noi (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

IGNAZIO LA RUSSA, Ministro della difesa. Onorevole Di Stanislao, le sue parole la qualificano.

PRESIDENTE. Onorevole Di Stanislao, la prego di mantenere un linguaggio consono.

AUGUSTO DI STANISLAO. Rispetto a ciò, voglio ricordarle che Rasmussen, Segretario generale della NATO, ha detto un'altra cosa: «Permettetemi di dire che non mi aspetto che il 2011 sarà facile. Continueremo a entrare nel territorio degli insorti e ci aspettiamo che le violenze continuino mentre il nemico ci combatte. Il passaggio di consegne tra le forze della NATO e le forze afgane è un processo che dipende esclusivamente dalle condizioni sul terreno».
De Mistura ha detto anche un'altra cosa: «I primi mesi dell'anno saranno duri e ci sarà un peggioramento delle condizioni di sicurezza. I talebani sono ancora là e programmano spettacolari attentati in tutto l'Afghanistan. Il momento che si accinge a vivere questo Paese è uno dei più difficili e soprattutto pericolosi, in assoluto, da quasi dieci anni a questa parte».
Questi sono i fatti, le altre sono chiacchiere. Bisogna dirlo ai nostri soldati che vanno lì per fare cooperazione internazionale, perché il titolo delle missioni non è quello che dice lei, signor Ministro, bensì «Interventi di cooperazione allo sviluppo al sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione» e non si parla di missioni internazionali. Andate a dirlo a questi ragazzi, che vanno a fare la guerra e a rischiare la vita! Bisogna parlare per il futuro portando loro rispetto, bisogna dire loro la verità!

PRESIDENTE. La prego di concludere.

AUGUSTO DI STANISLAO. Non come fa lei costantemente, signor Ministro! Si vergogni e si dimetta! Si dimetta, finalmente (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!

(Stato di attuazione del piano per il Sud - n. 3-01417)

PRESIDENTE. L'onorevole Lisi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Baldelli n. 3-01417 concernente lo stato di attuazione del piano per il Sud (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

UGO LISI. Signor Presidente, signor Ministro, il Governo sta lavorando intensamente per mettere in moto le energie migliori del meridione e superare definitivamente lo storico ritardo accumulato nei confronti del resto d'Italia. Lo sviluppo Pag. 33del Sud rientra tra le priorità fondamentali dell'azione di questo Governo. Ammontano a 100 miliardi di euro le risorse complessive che, attraverso il piano nazionale approvato a novembre dello scorso anno dal Consiglio dei Ministri, saranno destinate al nostro sud.
Il Governo, attraverso il piano, ha stabilito alcune aree di intervento prioritario: infrastrutture, legalità, ambiente, beni culturali, turismo e rafforzamento della pubblica amministrazione.
L'obiettivo del Governo è, inoltre, quello di intervenire sul sistema delle regole che deve garantire la certezza della spesa e, a tal fine, nel piano, è prevista la nomina di commissari straordinari nel caso in cui gli interventi non abbiano tempi certi.
Noi chiediamo a lei e al Governo, quindi, quale sia lo stato di attuazione del piano per il Sud.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, Raffaele Fitto, ha facoltà di rispondere.

RAFFAELE FITTO, Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale. Signor Presidente, com'è noto il Governo ha inserito nel voto di fiducia dello scorso 29 settembre l'attuazione del piano per il sud tra i cinque punti per i quali fu appunto chiesto il voto di fiducia.
È evidente che su tale provvedimento il Governo ha lavorato in un confronto articolato che si è sviluppato su diversi fronti. Voglio rapidamente ricordare i provvedimenti varati, perché in tal modo si può anche dare un'indicazione chiara del percorso di attuazione: un decreto ministeriale per la perequazione infrastrutturale, un decreto legislativo per il rifunzionamento e la riorganizzazione dell'utilizzo delle risorse comunitarie e del fondo FAS, una delibera CIPE che stabilisce i criteri per poter utilizzare le medesime risorse e il piano per il sud, che ha l'obiettivo di concentrare l'uso delle risorse su alcuni grandi obiettivi strategici, per superare quella differenziazione che ha caratterizzato negativamente la spesa del Mezzogiorno negli anni passati.
Su questo percorso l'attuazione è in fase avanzata perché i provvedimenti cui ho fatto riferimento sono stati oggetto di un confronto con le parti sociali e anche della valutazione e del voto all'interno della Conferenza unificata e della Conferenza Stato-regioni. Ciò consente, oggi, al Governo, di poterne indicare una tempistica più rapida sul fronte dell'attuazione e per questo è stata attivata, insieme con i Ministeri competenti, una serie di tavoli per definire in modo specifico gli interventi entro il prossimo mese.
Il primo tavolo di confronto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - che ritengo essere quello più rilevante dal punto di vista dell'impatto degli interventi da realizzare - è stato attivato insieme con ANAS e Ferrovie dello Stato e sarà definito nei prossimi giorni proprio per attuare il primo punto indicato all'interno del piano.
L'ultima considerazione - che si sposa perfettamente con il lavoro che il Governo sta portando avanti - è quella emersa nella giornata di ieri in un importante incontro e confronto che abbiamo tenuto con il commissario per le politiche regionali, Hahn, che è stato qui a Roma, con il quale abbiamo avuto modo di verificare il futuro delle scelte sulla politica di coesione, ma, al tempo stesso, anche di apprezzare l'impianto organizzativo che abbiamo messo a supporto dell'attuazione del piano per il sud.
I prossimi giorni saranno decisivi in questa direzione. Il nostro obiettivo è quello di superare un limite, un problema che ha caratterizzato, sino ad oggi, la questione del Mezzogiorno. Non si tratta solamente di una rivendicazione asfittica di risorse aggiuntive, ma di un problema di fondo, strutturale, per capire come spendere bene e in tempi rapidi, migliorando la qualità della spesa, le risorse del Mezzogiorno in Italia.
Con riferimento a questo aspetto, sia le risorse FAS che le risorse comunitarie, rappresentano la base finanziaria degli interventi che porteremo avanti, e, in un Pag. 34confronto costante con ogni singola regione, interverremo nel dettaglio al fine di avviare questa fase, che potrà trovare, poi, un riscontro nei prossimi giorni.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

RAFFAELE FITTO, Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale. Febbraio - e concludo - sarà il mese nel quale i primi importanti provvedimenti troveranno una loro approvazione finale e, quindi, la fase di attuazione troverà un suo concreto avviamento nel merito delle indicazioni manifestate dal Governo in più circostanze.

PRESIDENTE. L'onorevole Lisi ha facoltà di replicare.

UGO LISI. Signor Presidente, signor Ministro, mi ritengo soddisfatto e, a conforto di ciò, vorrei dire anche che, finalmente, con questo Governo (per la mia parte politica non vi erano dubbi), la questione meridionale - come più volte è stato ribadito anche dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica, Napolitano - non è più una questione a sé stante, ma una questione di interesse nazionale, convinti ormai che non si possa più pensare ad uno sviluppo dell'intero Paese senza la rinascita del sud.
Naturalmente, di base, si apre una nuova sfida, quella che lei, signor Ministro, ha citato nella fondazione Mezzogiorno Europa: una nuova etica, nuove regole e rispetto delle stesse, quindi, una sorta di punti prioritari orizzontali, sui quali si innestano quelli verticali, che sono le infrastrutture, materiali e immateriali. Il sud deve essere visto come piattaforma logistica, e non solo del Mediterraneo.
Signor Ministro, dobbiamo proseguire proprio su questa strada e, con riferimento a ciò che ha detto poc'anzi, soprattutto sulle infrastrutture - perché di questo si parla e questo si chiede da parte dei cittadini del meridione - è necessario compiere passi da gigante, come questo Governo sta facendo, nonostante gli attacchi e, soprattutto, le chiacchiere dell'opposizione e delle sinistre. Accanto a questo, sicuramente, ci vuole legalità e rispetto dell'ambiente.
Signor Ministro, ci ha colpito ciò che si è verificato nei giorni scorsi. Poiché, spesso, l'opposizione parla di fondi che non esistono, vorrei ricordare che lei, in occasione di un convegno a Matera, parlando con i rettori delle università di Puglia, Molise e Basilicata, ha affermato che il piano per il sud può aiutare anche le università del centro-sud e del sud in particolar modo.
Ebbene, penso che questa sia la risposta migliore a tutte le persone che hanno criticato, senza nemmeno leggere, i provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

(Iniziative di competenza per la realizzazione del policlinico di Caserta - n. 3-01419)

PRESIDENTE. L'onorevole Porfidia ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01419, concernente iniziative di competenza per la realizzazione del policlinico di Caserta (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

AMERICO PORFIDIA. Signor Presidente, onorevole Ministro, nel mese di marzo del 1999 venne stipulato un accordo di programma tra i Ministeri competenti, gli enti locali e la seconda università di Napoli (SUN), per la costruzione del policlinico di Caserta, con l'obiettivo di delocalizzare i posti letto dal centro storico di Napoli e determinare, quindi, un riequilibrio territoriale dei servizi.
Fu localizzato un terreno in località Tredici, in provincia di Caserta, di 250 mila metri quadrati, dov'è ubicato il policlinico. Nella zona, però, vi erano diverse cave e cementifici e l'autorizzazione fu concessa a condizione che le stesse venissero chiuse.
Recentemente e stranamente, la Cementir, che fa capo al gruppo Caltagirone, ha ricevuto il rinnovo per l'attività estrattiva, addirittura, sembra, per altri otto anni. Pag. 35
Venne espletata la gara di appalto nel dicembre 2004 e stipulato il contratto tra Seconda Università di Napoli e ditta aggiudicatrice per una spesa complessiva di 206 milioni di euro, con data presunta di fine lavori a dicembre 2008.
Chiediamo, poiché i lavori non sono ancora iniziati, di sapere quali iniziative intenda intraprendere a tal fine il Governo e di assicurare il diritto allo studio degli studenti universitari ed il diritto alla salute e alle cure dei cittadini in ambienti idonei, considerando che non possiamo permetterci di avere un'opera incompiuta di tale portata e che tutte le risorse economiche ad oggi impegnate corrispondono già a ben 53 milioni di euro.

PRESIDENTE. Il Ministro della salute, Ferruccio Fazio, ha facoltà di rispondere.

FERRUCCIO FAZIO, Ministro della salute. Signor Presidente, vorrei ringraziare l'onorevole Porfidia, di cui condividiamo interamente le preoccupazioni, e garantire che vi è la massima attenzione a questo problema da parte del Governo.
Il Ministero della salute, fin del 1999, è partecipe di questa iniziativa con sottoscrizione dell'accordo di programma, assumendosi il finanziamento dei due terzi dell'importo complessivo. Nello sviluppo successivo citato dall'onorevole interrogante - e che qui non vado a ripetere - più volte il Ministero, in particolare nel 2009, ha chiesto notizia della situazione e delle problematiche evidenziate dall'onorevole interrogante.
Proprio recentemente, alla luce di queste problematiche, in particolare in considerazione dell'importanza della questione, del parziale utilizzo dei fondi e delle ulteriori risorse immobilizzate già a disposizione, in data 12 gennaio 2011 il Ministero ha sollecitato la stazione appaltante, cioè la Seconda Università di Napoli, alla convocazione della conferenza dei responsabili, allargata anche all'autorità competente in materia di contratti pubblici, al fine di individuare congiuntamente possibili soluzioni che consentano la ripresa dei lavori in tempi brevi.

PRESIDENTE. L'onorevole Porfidia ha facoltà di replicare.

AMERICO PORFIDIA. Signor Presidente, ringrazio il Ministro per il suo impegno e anche per l'interessamento al problema, ma mi permetta di dire che sono solo parzialmente soddisfatto della risposta, soprattutto perché sono ancora molto preoccupato, anche come cittadino della provincia di Caserta.
Molte sono le opere che nel passato sono state iniziate in Italia ma che non sono state terminate, sono ancora incompiute e lasciate lì a morire. Evitiamo che accada anche per il policlinico di Caserta, perché sosteniamo che tale opera sia essenziale per i cittadini. Non è possibile - vede, signor Ministro - che da una parte cerchiamo di creare un'opera che sia utile per la salute dei cittadini - ma su questo non mi ha risposto, però - e dall'altra parte si autorizza, invece, ancora un'attività estrattiva di un'industria insalubre - e questo è un fatto, secondo me, gravissimo - ossia, come ho detto in precedenza, una cava del gruppo Caltagirone.
So che anche il Ministro Prestigiacomo si sta interessando della faccenda e vuole capire perché ciò sia accaduto. Noi riteniamo che non sia possibile che in una provincia come Caserta, dove ci sono i territori più belli d'Italia, ci siano ancora degli inquinamenti brutti e dannosi, e soprattutto, invece di bonificare quei territori, si autorizza a continuare a consumare tale scempio.
Il policlinico è un'opera che, come tutte le altre in Italia, deve essere terminata. Io ritengo, Ministro, che la civiltà di un Paese si valuti anche da queste iniziative.

(Iniziative in merito a richieste di restituzione da parte dell'Agenzia delle entrate del cosiddetto «bonus incapienti» - n. 3-01420)

PRESIDENTE. L'onorevole Ceccuzzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Miotto n. 3-01420 concernente iniziative in merito a richieste di restituzione da parte Pag. 36dell'Agenzia delle entrate del cosiddetto «bonus incapienti» (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), che ha testè sottoscritto.

FRANCO CECCUZZI. Signor Presidente, onorevole Ministro, continuerà a non sfuggirle come la situazione economica e sociale del nostro Paese versi in gravi condizioni. Giusto ieri sono state riviste al ribasso le stime di crescita per il nostro Paese e proprio oggi è stata prolungata, anche grazie alla nostra incessante iniziativa, la moratoria per la sospensione del pagamento dei mutui per le famiglie in difficoltà.
L'ISTAT, proprio in queste settimane, ha segnalato che una famiglia su tre è a rischio povertà se capita una spesa imprevista.
È in questo contesto che risulta assolutamente incomprensibile, oltre che ingiustificata e vessatoria, questa richiesta dell'Agenzia delle entrate nei confronti di circa 50 mila cittadini, ignari ed incolpevoli di avere usufruito, eventualmente in modo ingiustificato, del bonus incapienti. Si tratta di cittadini che non hanno presentato nessuna dichiarazione, ma sono stati individuati come possibili percettori attraverso il sostituto di imposta. Quindi, evidentemente, i contribuenti non hanno alcuna responsabilità mentre la responsabilità è dell'amministrazione.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

FRANCO CECCUZZI. È assolutamente ingiustificato che gli si chiedano anche gli interessi di mora e le sanzioni, 200 euro a testa per persone molto preoccupate. Chiediamo un provvedimento immediato di sospensione di questa richiesta e di sanatoria, come avvenuto in passato, sia nel 2004 che per quanto riguarda il bonus bebé che fu usufruito allora dagli immigrati che non ne avevano titolo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, rispondo all'interrogazione dell'onorevole Miotto e dell'onorevole Ceccuzzi sulla base degli elementi forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze al quale era stata rivolta. L'articolo 44 del decreto-legge n. 159 del 2007 ha previsto la restituzione di parte del cosiddetto tesoretto sotto forma di una tantum ai soggetti che nell'anno 2006 sono risultati incapienti, ovvero sia a coloro che hanno conseguito un livello di reddito tale da non poter fruire, in tutto o in parte, delle deduzioni e delle detrazioni eventualmente spettanti. Nell'ambito delle modalità di erogazione di questo bonus fiscale è previsto che per i titolari di redditi di lavoro dipendente, di taluni redditi assimilati e per i titolari di trattamenti pensionistici, il riconoscimento avvenga in via automatica da parte del sostituto di imposta, nel mese di dicembre 2007, sempre che, detto sostituto, sia stato lo stesso che ha rilasciato ai predetti soggetti il CUD relativo ai redditi dell'anno 2006. In sostanza, il sostituto di imposta ha riconosciuto automaticamente, nel mese di dicembre 2007, tranne espressa rinuncia da parte del beneficiario, un importo di 150 euro incrementato di 150 euro per ciascun familiare a carico nel medesimo anno 2006. Il decreto ministeriale 8 novembre 2007, attuativo dell'articolo 44 del decreto-legge n. 159, oltre a fissare le regole sul riconoscimento e sull'erogazione dell'incentivo, prevede anche, al comma 9 dell'articolo 2, la restituzione dei bonus indebitamente percepiti e, al comma 10 dello stesso articolo, conferisce all'Agenzia delle entrate il potere di effettuare i controlli in merito e di eseguire i relativi recuperi. Pur avendo riscontrato un numero altissimo di benefici erogati in assenza dei requisiti richiesti dalla norma, il Ministero dell'economia e delle finanze fa presente che l'Agenzia delle entrate ha comunicato di avere limitato il recupero alle situazioni effettivamente non sanabili. Al riguardo, l'Agenzia ha precisato che, in ragione delle modalità di erogazione del bonus da parte degli istituti previdenziali e della particolare platea dei contribuenti Pag. 37a cui il controllo si è indirizzato, con nota dell'11 gennaio 2011 della direzione generale accertamento, è stata data disposizione agli uffici territoriali dell'Agenzia medesima di valutare, per i pensionati che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, l'esclusione della sanzione applicata per presumibile assenza dell'elemento soggettivo della violazione ai sensi del combinato disposto degli articoli 5 e 6 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

PRESIDENTE. L'onorevole Miotto ha facoltà di replicare.

ANNA MARGHERITA MIOTTO. Signor Presidente, signor Ministro, non siamo soddisfatti da questa risposta perché non ci si può limitare alla valutazione dell'Agenzia delle entrate per i pensionati incapienti. Intanto non è una valutazione, occorre fare un provvedimento, il Ministro deve dare disposizioni, inserire una norma nel cosiddetto milleproroghe, o in un altro provvedimento che passi attraverso queste Camere per sanare questa che è una vera ingiustizia; persone che sono incapienti, vuol dire che hanno un reddito inferiore a 7.500 euro annuo, dice qualcosa non è vero, rispetto alle cronache di questi giorni? È una cosa indecorosa chiedere la restituzione di 150 euro più altri 50 euro di sanzione e interessi. È davvero un atteggiamento incomprensibile.
Non doveva nemmeno esserci la necessità dei reclami delle migliaia di persone che si recano presso i CAF in queste settimane e in questi giorni per dimostrare che con il modello F24 in mano sono costretti a pagare entro 30 giorni. Qui ci vuole un provvedimento immediato, perché il modello F24 è esecutivo dopo 30 giorni, e maturano altri interessi.
Mi sarei aspettata che il Governo fosse venuto in Parlamento e avesse detto: abbiamo preso questo provvedimento e tutti gli «F24» sono annullati, e l'Agenzia delle entrate annullerà tutte le richieste di restituzione dei 200 euro che sono stati richiesti a questi cittadini. Aggiungo anche che gli interessati sono cittadini che talora hanno meno di 2.840 euro annui, perché per essere a carico non bisogna avere un reddito superiore a 2.840 euro.
Le ricordo che si tratta di 150 euro: 3 biglietti da 50 euro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

(Attività del «tavolo tecnico» costituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze relativo ai debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema bancario - n. 3-01421)

PRESIDENTE. L'onorevole Fugatti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Reguzzoni ed altri n. 3-01421 concernente attività del «tavolo tecnico» costituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze relativo ai debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema bancario (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, signor Ministro, uno dei provvedimenti importanti, fra i tanti adottati da questo Governo per il sostegno alle piccole e medie imprese in questo momento di crisi economica, è la cosiddetta moratoria dei mutui verso le piccole e medie imprese, cioè la sospensione del pagamento della quota capitale dei mutui delle piccole e medie imprese, così come l'allungamento della scadenza dei termini degli stessi mutui. Tale moratoria scadrà il 31 gennaio prossimo.
Noi sappiamo che presso il Ministero dell'economia e delle finanze è già istituito un tavolo che vede presente l'ABI, le banche italiane, le associazioni di categoria e il Governo. Chiediamo quale sia lo stato di avanzamento delle trattative di tale tavolo tecnico, perché riteniamo che questo provvedimento debba essere prorogato anche oltre il prossimo 31 gennaio.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onore Pag. 38vole Fugatti, le rispondo anche in questo caso sulla base degli elementi forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze. Come ricordato nella sua interrogazione, l'avviso comune della sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese, sottoscritto il 3 agosto 2009 e successivamente prorogato fino al 31 gennaio 2011, ha rappresentato un efficace strumento di sostegno al fabbisogno finanziario delle imprese colpite dalla crisi.
Dopo la firma dell'avviso comune, il Ministero dell'economia e delle finanze ha attivato e coordinato un tavolo tecnico per monitorare l'applicazione della moratoria e individuare eventuali modifiche necessarie per un suo miglior funzionamento.
Tale tavolo tecnico, composto da rappresentanti di tutte le associazioni firmatarie, ha sviluppato un modello di monitoraggio quantitativo che ha offerto su base mensile i dati sulle domande di moratoria pervenute e accolte, nonché sulle quote di debito residuo coinvolte. È uno dei più rilevanti casi di monitoraggio puntuale di una politica pubblica.
Il tavolo tecnico è stato poi il luogo di confronto nel quale sono state discusse e adottate tutte le modifiche successivamente apportate al testo dell'avviso comune. Le incertezze dell'attuale congiuntura economica, tuttavia, tendono a favorire il persistere di problemi di liquidità per le imprese, che rischiano di aggravarsi in assenza di ulteriori misure in seguito alla prossima scadenza dei termini per la presentazione delle domande di adesione.
In tale prospettiva, con lo stesso spirito e metodo di lavoro che avevano portato alla stesura dell'avviso comune, lo scorso 22 dicembre il tavolo tecnico si è nuovamente riunito al Ministero dell'economia e delle finanze per valutare le eventuali nuove iniziative. Ulteriori incontri di approfondimento hanno avuto luogo in questi giorni, e una valutazione delle proposte sarà in particolare all'oggetto della riunione del tavolo tecnico che verrà convocata nei prossimi giorni presso il Ministero dell'economia e delle finanze. L'obiettivo dei lavori è quello di trovare un punto d'incontro tra le esigenze dei diversi attori coinvolti, in conformità alla normativa vigente e alle regole della concorrenza.
Affinché la soluzione individuata possa avere successo, è necessario che rispetti due criteri fondamentali: preveda misure davvero sostanziali e non di facciata, e si traduca in una proposta operativa semplice, facilmente comprensibile sia dagli imprenditori, sia dagli operatori bancari. L'iniziativa, inoltre, non dovrebbe limitarsi ad una semplice proroga dei termini di scadenza per la presentazione delle domande, soluzione che escluderebbe le imprese già beneficiarie per la moratoria.
Piuttosto, dovrebbe tenere conto di eventuali esigenze di riscadenzamento del debito delle imprese e favorire un loro rafforzamento patrimoniale. In particolare, sono allo studio diverse ipotesi operative per una uscita morbida dalla moratoria tra le quali, ad esempio, la possibilità di allungare la durata dei finanziamenti o le condizioni per l'eventuale acquisizione di garanzie.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. In conclusione, onorevole Fugatti, il Ministero dell'economia è promotore e coordinatore di un'iniziativa per individuare nuove forme di collaborazione tra banche e imprese che accompagnino le imprese oltre la scadenza dei termini dell'avviso comune. Ci si augura di individuare a breve una soluzione in modo da rendere operativo il contenuto del nuovo accordo nell'arco di poche settimane.

PRESIDENTE. L'onorevole Fugatti ha facoltà di replicare.

MAURIZIO FUGATTI. Signor Presidente, signor Ministro, la Lega è soddisfatta dalla sua risposta. Siamo fiduciosi che da questo tavolo arriveranno i nuovi metodi di sostegno nel rapporto tra le piccole e medie imprese e le banche. D'altronde questo è uno dei tanti provvedimenti che questo Governo ha fatto nei confronti della crisi economica. Ricordiamo il taglio dell'ICI, l'intervento sugli Pag. 39ammortizzatori sociali, la detassazione dei contratti di produttività, il pagamento dell'IVA quando c'è l'incasso della fattura, la «Tremonti-ter», arriverà la cedolare secca sugli affitti e anche il federalismo fiscale.
Lo abbiamo fatto in un momento di crisi economica, in cui siamo riusciti a non mettere le mani nelle tasche degli italiani. Siamo riusciti a mantenere la stabilità dei conti pubblici non aumentando le tasse, cosa che invece non era accaduta quando governava il centrosinistra, perché la pressione fiscale tra il 2006 e il 2008, quando ha governato il centrosinistra, è passata dal 40,5 al 43 per cento in un momento in cui l'economia tirava, crescendo del 2 per cento.
Quindi, signor Ministro, siamo soddisfatti della risposta e siamo fiduciosi e convinti che le proposte che arriveranno da questo tavolo risponderanno all'indirizzo del sostegno alle piccole e medie imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

(Iniziative per modificare i vincoli del patto di stabilità interno a favore dei cosiddetti comuni virtuosi - n. 3-01422)

PRESIDENTE. L'onorevole De Poli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Galletti n. 3-01422, concernente iniziative per modificare i vincoli del patto di stabilità interno a favore dei cosiddetti comuni virtuosi (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata), di cui è cofirmatario.

ANTONIO DE POLI. Signor Presidente, signor Ministro, credo che abbiamo visto tutti anche in questi giorni a Roma la protesta di una ventina di sindaci che già rispetto al patto di stabilità stanno chiudendo i loro comuni, ridando indietro le fasce ai prefetti.
Si tratta dei comuni che hanno sforato il patto di stabilità nel 2007, ma con questa finanziaria e con il percorso che questo Governo sta facendo, nel 2011 e soprattutto all'inizio del 2012 la gran parte dei comuni d'Italia non potrà più mantenere i servizi essenziali che sono quelli per i nostri figli, i nostri padri, le nostre mamme, i servizi assistenziali, la scuola, i trasporti. Li abbiamo messi in una condizione per la quale non riescono neanche più a respirare.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO DE POLI. Allora vorremmo capire, dopo tante promesse e anche ordini del giorno che sono stati votati in questa sede, cosa il Governo intenda fare.

PRESIDENTE. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.

ELIO VITO, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole De Poli, nell'interrogazione a risposta immediata presentata dall'onorevole Galletti si chiede che siano adottate iniziative urgenti volte a rendere meno rigidi i vincoli del patto di stabilità interno per gli enti locali. Anche in questo caso rispondo sulla base degli elementi forniti dal Ministero dell'economia e delle finanze al quale l'interrogazione è stata rivolta.
Al riguardo, il Ministero segnala preliminarmente che il patto di stabilità interno traduce in regole di dettaglio il contributo finanziario richiesto al comparto degli enti locali. Ogni modifica volta a rendere tali regole meno rigide determina un peggioramento dell'indebitamento netto e quindi la necessità di rinvenire risorse finanziarie a compensazione dello stesso.
Ciò premesso, il Ministero dell'economia fa presente che il comma 93 dell'articolo 1 della legge n. 220 del 13 dicembre 2010, la legge di stabilità per il 2011, nel prevedere che siano stabilite misure correttive degli obiettivi del patto di stabilità interno, attribuisce agli enti locali maggiori spazi finanziari per 480 milioni di euro.
Ulteriori spazi finanziari sono inoltre rinvenibili dall'applicazione del comma 122 del citato articolo 1, che prevede la diminuzione degli obiettivi annuali secondo modalità definite con decreto del Pag. 40Ministero dell'economia delle finanze, di concerto con il Ministro dell'interno e d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Tali maggiori spazi finanziari, quindi, onorevoli colleghi, sono commisurati alla differenza registrata nell'anno precedente a quello di riferimento tra l'obiettivo programmato ed assegnato e il saldo conseguito dagli enti locali inadempienti rispetto al Patto di stabilità interno.

PRESIDENTE. L'onorevole De Poli ha facoltà di replicare.

ANTONIO DE POLI. Signor Presidente, abbiamo trovato il nuovo responsabile della Ragioneria dello Stato! Credo che chi ci sta seguendo oggi ha un sorriso che vuole solo essere un'amarezza, se non un pianto. I sindaci e i cittadini che hanno capito qualcosa credo che siano veramente bravi. Abbiamo trovato il nuovo capo della Ragioneria dello Stato che ci ha spiegato che all'interno del comma del decreto, eccetera eccetera, facciamo tutto. Beata la burocrazia e il senso di federalismo, di autonomia e di sburocratizzazione che questo Governo sta dicendo da tutte le parti e purtroppo vediamo che ancora oggi non fa nulla! Mi sarei aspettato una minima attenzione verso i nostri amministratori, che non hanno colori perché sono di tutte le rappresentanze di questo Parlamento e, oltre a questo aspetto, sono veramente alla «canna del gas», non sanno più cosa fare, stanno chiudendo i servizi, non stanno dando purtroppo nessuna risposta ai cittadini!
Facciamo una proposta. Noi oggi l'abbiamo fatta come Unione di Centro. Ai sindaci virtuosi, parliamo di questi, non di quelli che sono in dissesto finanziario, quelli che hanno le risorse e che non riescono addirittura a spenderli. Facciamo un Patto di stabilità regionale, dategli la risposta, dite ai vostri presidenti delle regioni che facciano questo, anche al nostro caro presidente del Veneto, ma non solo a quello, a tutti. Vediamo almeno di congelare i debiti per due anni, quelli che hanno fatto con la Cassa depositi e prestiti. Diamo una possibilità di poter venir fuori, diamo una risposta a questi cittadini che hanno anche la fascia, ma che di conseguenza sono quelli più in difficoltà della nostra popolazione. Sono i nostri figli che non hanno più la possibilità di andare agli asili nido perché chiudono i servizi. Sono i nostri papà e le nostre mamme che non sono autosufficienti, che oggi non riescono più ad avere la minima pensione nelle proprie case con il servizio domiciliare perché stanno tagliando tutto. I trasferimenti ai comuni, ad esempio nelle politiche socio-sanitarie e sociali, sono stati azzerati.
Ma quale federalismo? Ma quale autonomia? Ma quale aiuto? Ma di cosa state parlando e cosa state approvando oggi ancora rispetto a questo? Credo che veramente, signor Ministro, oggi mi sarei aspettato una cosa diversa, un'attenzione verso il territorio, verso le famose autonomie locali, un'attenzione verso i nostri cittadini, non...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ANTONIO DE POLI. Concludo, signor Presidente. Non una lettura di qualcosa che aveva a che fare con un aspetto strettamente ragionieristico, ma che non ha dato assolutamente e nettamente alcuna risposta. Siamo ritornati indietro e, rispetto ai servizi, stiamo ritornando indietro di vent'anni (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)!

(Problematiche riguardanti la normativa relativa al meccanismo dei cosiddetti certificati verdi - n. 3-01423)

PRESIDENTE. L'onorevole Di Biagio ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01423, concernente problematiche riguardanti la normativa relativa al meccanismo dei cosiddetti certificati verdi (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

ALDO DI BIAGIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, l'atto in Pag. 41esame mette in evidenza una critica lacuna della normativa italiana in materia di promozione e sostegno delle energie rinnovabili. Il nostro Paese, malgrado le premesse di meccanismi virtuosi, su questo versante legittima le vie di uscita che sviliscono ogni tentativo di valorizzazione. Voglio ricordare che al riguardo, lo scorso novembre, Report, programma della RAI, ha evidenziato importanti criticità legate al sistema di incentivazioni, in particolare al meccanismo dei certificati verdi, poiché sussiste l'obbligo in capo ai produttori di conseguire una determinata quota di energia rinnovabile.
Accanto ai certificati verdi, è stata riconosciuta la possibilità di acquistare energia dall'estero se provvista di un certificato di garanzia di origine meno costoso di quello verde e che spesso non è garanzia di energia pulita.

PRESIDENTE. Onorevole Di Biagio, dovrebbe concludere.

ALDO DI BIAGIO. In sintesi, chiedo quali siano le iniziative e le misure che si intendano predisporre al fine di colmare la deplorevole anomalia normativa e procedurale evidenziata e se si intenda condurre una analisi fattiva del meccanismo degli incentivi nella sua completezza, al fine di assumere le opportune iniziative normative di rettifica della disciplina vigente.

PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, ha facoltà di rispondere.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, in base alle direttive comunitarie ciascun Stato membro deve rilasciare, su richiesta di chi acquista energia elettrica, un certificato che assicuri l'origine dell'elettricità prodotta da fonte rinnovabile. Tale certificato è denominato «garanzia di origine» e serve a provare ad un cliente finale che un determinato quantitativo di energia è stato prodotto da fonti rinnovabili. In base alla normativa nazionale, un soggetto che esibisce la garanzia di origine per l'energia elettrica importata dall'estero è esentato dall'obbligo di acquisto dei certificati verdi, ma non riceve alcun tipo di incentivo.
Pertanto, è importante precisare subito che in questi anni il nostro Paese non ha versato ai produttori stranieri risorse economiche prelevate dalle bollette, perché l'energia rinnovabile proveniente dall'estero con la garanzia di origine non ha diritto agli incentivi nazionali. Il problema evidenziato consiste nel fatto che un certo quantitativo di energia elettrica proveniente dall'estero è esente dall'obbligo di acquisto dei certificati verdi e contemporaneamente non può essere conteggiato dal nostro Paese per gli obiettivi di incremento dell'utilizzo di energia da fonti rinnovabili imposti a livello europeo. Il problema sarà comunque risolto a breve con l'approvazione del decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2009/28/CE sulla promozione delle fonti rinnovabili.
Le nuove norme, già approvate in prima lettura dal Consiglio dei ministri il 30 novembre 2010, prevedono che l'energia elettrica importata dall'estero sia esentata dall'obbligo di acquisto dei certificati verdi solo se contribuirà al raggiungimento degli obiettivi nazionali al 20-20 e ciò sarà possibile solo previo accordo fra Italia e l'altro membro esportatore. In questo modo, tuteleremo la produzione nazionale, perché la garanzia di origine potrà essere eventualmente assegnata solo ad una parte dell'energia elettrica rinnovabile proveniente dall'estero, cioè quella necessaria per consentire all'Italia di far fronte ai propri obblighi europei. Concludendo, il problema evidenziato dall'onorevole interrogante sarà superato a brevissimo termine con l'entrata in vigore delle nuove norme che garantiranno una maggiore efficienza del sistema di incentivazione, il contenimento dei costi e la tutela delle produzioni nazionali nel pieno rispetto degli obiettivi comunitari.

PRESIDENTE. L'onorevole Di Biagio ha facoltà di replicare.

Pag. 42

ALDO DI BIAGIO. Signor Presidente, ringrazio il Ministro per l'illustrazione puntuale e articolata su un argomento che - ci tengo ad evidenziare ancora - merita maggiore attenzione. La questione è molto complessa e di questo ce ne rendiamo tutti conto. Tuttavia, secondo i miei dati, è inaccettabile pensare che il nostro Paese spenda soldi all'estero per l'energia, che neanche è verde, magari proveniente dal nucleare francese. Sulla base dei dati a mia disposizione, l'Italia attualmente importa 12 terawattora di elettricità rinnovabile dall'estero, per cui il 10 per cento del nostro Paese avrebbe pagato 500 milioni di euro ai produttori stranieri. Si tratta di risorse prelevate dalle bollette e, quindi, sostenute dai cittadini.
Tutto questo, oltre a gravare sulla società, mette in seria difficoltà quei piccoli produttori che, invece, renderebbero realmente fattivo e lungimirante il sistema dei certificati verdi. Purtroppo, dallo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva del 2009, al momento all'esame delle Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive), il Governo sarebbe intenzionato a rinnovare il meccanismo di incentivazione dell'importazione di elettricità da fonti rinnovabili provenienti dall'estero.
Sarebbe, di contro, auspicabile lo sviluppo della filiera della generazione e del consumo di energia rinnovabile in Italia piuttosto che nel rinnovato riconoscimento di incentivi all'importazione capaci di creare evidenti e conclamate distorsioni nel mercato. Mi auguro che esistano le condizioni per procedere con tali miglioramenti.

(Strategie del Governo per lo sviluppo economico del Paese - n. 3-01424)

PRESIDENTE. L'onorevole Tabacci ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01424, concernente strategie del Governo per lo sviluppo economico del Paese (Vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata).

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevole Ministro, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha espresso nei giorni scorsi critiche in ordine all'insufficiente azione del Governo negli ultimi sei mesi. Va detto che queste critiche non sono nuove ma negli ultimi tempi si sono ripetute. Noi vorremmo conoscere come il Ministro interrogato, il Ministro dello sviluppo economico, intenda porre rimedio a queste evidenti manchevolezze e se non sia il caso di inserire, nell'ambito delle strategie di sviluppo economico, anche una proposta di politica industriale adeguata.
Mi sembra che il Presidente del Consiglio in qualche suo sfogo abbia trattato la presidente di Confindustria come se fosse un'ingrata: «Ma come? Pensare che l'avevo proposta come Ministro dello sviluppo economico». Quando voi andate in difficoltà la buttate sul personale. Sarebbe bene, invece, che formulaste delle proposte adeguate.

PRESIDENTE. Il Ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, ha facoltà di rispondere.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Signor Presidente, l'onorevole Tabacci più che presentare un'interrogazione a risposta immediata dichiara che manca un'azione del Governo per rilanciare l'economia del Paese e sulla base di questo assunto chiede che cosa intenda fare il Ministero che dallo sviluppo economico trae, appunto, il nome.
È difficile rispondere a una simile domanda in tre minuti. Respingo come non veritiero l'assunto e cerco di dare alcune indicazioni di massima, rinviando per un'illustrazione più ampia e precisa, se l'onorevole Tabacci me lo consente, all'audizione già prevista per domani presso la X Commissione della Camera proprio al fine, come dice l'onorevole interrogante, di fare partecipe il Parlamento delle strategie di politica economica e industriale del Governo.
Nel 2010, nonostante i perduranti effetti della crisi internazionale, si è registrata nel nostro Paese una ripresa della produzione industriale del 5,4 per cento rispetto al 2009. Inoltre, si è accompagnata Pag. 43una crescita del PIL dell'1 per cento che è sicuramente ancora insufficiente ma rappresenta, comunque, un utile segnale di ripresa e attesta una positiva azione del Governo.
Si tratta adesso di integrare le linee di intervento già definite fin dall'inizio della legislatura con la legge di sviluppo all'interno delle più ampie strategie di «Europa 2020», finalizzate a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, cioè attenta all'occupazione e alla coesione sociale e territoriale.
Fin dal mio insediamento mi sono dedicato, in prima persona e con particolare impegno, alle crisi di impresa nella convinzione che l'Italia possa e debba avere ancora un ruolo determinante nell'industria manifatturiera. Presso il Ministero, in quella che a torto l'onorevole interrogante qualifica come amministrazione minuta, sono operativi oltre 170 tavoli di crisi che riguardano settori decisivi come la chimica, l'indotto auto, la ICT, l'elettronica, il settore ferroviario, gli elettrodomestici e la cantieristica.
Il futuro dell'industria italiana passa attraverso il recupero delle risorse, del capitale umano e delle strutture produttive che le situazioni di crisi mettono in pericolo e, al tempo stesso, attraverso un'azione decisa, fondata su alcuni principi fondamentali. Questi principi sono: la semplificazione nell'avvio e nell'esercizio dell'attività di impresa e nei rapporti fra imprese e pubbliche amministrazioni; l'impegno vitale per un sistema economico, caratterizzato dalla prevalenza di piccole imprese, a favorire le aggregazioni e le reti di impresa; lo sviluppo e il consolidamento di filiere nazionali, il sostegno alla ricerca e all'innovazione e un efficace opera di assistenza e di promozione della presenza delle imprese italiane nei mercati internazionali, basati sulla specificità e sul pregio qualitativo del made in Italy.
Anche la politica per il Mezzogiorno, specificamente richiamata nell'interrogazione, non può che ispirarsi ai medesimi obiettivi.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

PAOLO ROMANI, Ministro dello sviluppo economico. Lo dimostrano gli strumenti di incentivazione e altri ancora.
Comunque, lascerò all'onorevole interrogante il resto del testo della risposta perché, come dicevo in premessa, è difficile rispondere in tre minuti a una domanda così generale e di così ampio respiro. Pertanto, non concludo nemmeno, perché è difficile anche concludere in questa sede, e pregherei, quindi, l'onorevole Tabacci di essere presente domani in X Commissione dove avrà tutte le risposte. Le pagine che lo aspettano sono all'incirca 50.

PRESIDENTE. L'onorevole Tabacci ha facoltà di replicare.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, signor Ministro, siamo da tempo in attesa delle vostre proposte di politica industriale e di riforme strutturali quindi credo che domani - come è già accaduto altre volte - penderemo dalle vostre labbra in ordine alle proposizioni che intendete assumere con il vostro Governo.
Penso in maniera molto sintetica - e mi scuso per averle posto un quesito così difficile da risolvere - che senza riforme strutturali non si cresce e, se non si cresce, ci si mangia il patrimonio. La crescita è la vera garanzia della nostra solvibilità, se un'economia non si sviluppa non ha le risorse per pagare i propri debiti.
Oggi è stata pubblicata un'intervista al professor Capaldo, nella quale questi avanza una proposta in termini di ristrutturazione del debito. Voi aveste avanzato una proposta di questo tipo, si chiamasse Capaldo o si chiamasse diversamente? Invece di fare ciò vi siete baloccati sul punto che avete ereditato il debito pubblico. Voi non potete denunciare il debito che avreste ereditato e rivendicare il risparmio privato: c'è una relazione stretta tra debito pubblico e risparmio privato. Quando con la lira vi è stato certo un eccesso di debito, c'era anche una crescita tra le più alte in Europa. Vorrei ricordare al signor Ministro che siamo stati in quegli anni i «cinesi» in Europa, crescevamo Pag. 44anche più della Germania e ancora, tra il 1980 e il 1993, crescevamo immediatamente a ridosso della Germania. Ora voi non fate più crescere questo Paese: una crescita dell'1 per cento non ci consente neppure di ripianare il nostro debito; voi, invece, avete aumentato il debito e non sostenete la crescita. Il divario con la Germania è imbarazzante e continuate a ripetere come un «mantra» che avete superato la crisi e che siete il miglior Governo in Europa. Credo che il nostro Paese non abbia la stessa impressione: voi non siete il miglior Governo in Europa, ma, credo, il peggior Governo che l'Italia abbia avuto in questi 60 anni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16 con il seguito della discussione delle mozioni Ghizzoni, Zazzera ed altri n. 1-00491 e Buttiglione, Granata, Tabacci, Melchiorre ed altri n. 1-00533, presentate a norma dell'articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi.

La seduta, sospesa alle 15,50, è ripresa alle 16.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Bergamini, Bratti, Brugger, Gianfranco Conte, Cossiga, Crimi, Franceschini, Lo Monte, Mura, Leoluca Orlando, Ravetto, Reguzzoni, Stefani e Vito sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente settantadue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Seguito della discussione delle mozioni Ghizzoni, Zazzera ed altri n. 1-00491 e Buttiglione, Granata, Tabacci, Melchiorre ed altri n. 1-00533, presentate a norma dell'articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni Ghizzoni, Zazzera ed altri n. 1-00491 e Buttiglione, Granata, Tabacci, Melchiorre ed altri n. 1-00533, presentate a norma dell'articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi (vedi allegato A - Mozioni).
Ricordo che nella seduta del 24 gennaio 2011 si è conclusa la discussione sulle linee generali.

In ricordo dell'onorevole Enrico Micheli.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di prestare un attimo di attenzione (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo).
Com'è noto, il 21 gennaio scorso, all'età di 73 anni, dopo una lunga e dolorosa malattia, si è spento a Terni, sua città natale, l'onorevole Enrico Micheli, già deputato nella XIII e nella XIV legislatura e più volte sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel primo e secondo Governo Prodi, nel secondo Governo D'Alema e nel secondo Governo Amato.
Durante il primo Governo D'Alema, ricoprì anche l'incarico di Ministro dei lavori pubblici che svolse con competenza e riconosciuto rigore, orientando la sua azione a vantaggio del bene comune e del progresso del Paese.
Esponente del Partito popolare italiano, fu uno dei fondatori dell'Ulivo e, successivamente, Pag. 45aderì al Partito Democratico, facendo parte della direzione nazionale.
Prima dell'esperienza politica e di Governo, Enrico Micheli iniziò la sua autorevole attività di manager pubblico all'Alitalia, per passare poi all'Intersind e all'IRI, dove percorse una brillante carriera fino all'incarico di direttore generale. Protagonista dell'ingresso dell'Italia nell'euro assieme all'allora Ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi, Micheli è stato un uomo di grande cultura, come testimoniano anche i numerosi romanzi e saggi da lui scritti.
Con la sua scomparsa, l'Italia non perde soltanto un limpido e rigoroso servitore dello Stato e delle istituzioni, ma anche un uomo le cui capacità di analisi, di dialogo e di saggezza sono state unanimemente apprezzate senza distinzione di parte.
Ho già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
In segno di lutto, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).

ENRICO LETTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO LETTA. Signor Presidente, la ringraziamo da questi banchi dell'Aula per le parole che lei ha voluto esprimere in memoria e ricordo di Enrico Micheli. Prendo a prestito l'ultima pagina dell'ultimo libro che Enrico Micheli scrisse poco tempo fa. «Credemmo nella qualità della politica e pensammo lungo il corso degli anni sempre a un'Italia modello per gli altri come spesso è stata nella storia, spinta dal cambiamento generazionale, dal talento e dalla fantasia. Ciò non è avvenuto». E ancora: «La politica ha fallito troppe occasioni, il Paese se n'è accorto, ne ha preso atto. Nel momento di questa amara considerazione» - diceva Micheli - «sei indotto però a ricordare l'ottimismo con cui hai sempre valutato gli accadimenti e la curiosità che inesauribile spinge a creare, a ricercare il nuovo. Mai rinunciare all'ottimismo e alla curiosità. È certo che l'Italia sarà in grado di risollevarsi». Queste sono le parole con le quali il vescovo di Terni, monsignor Paglia, prendendo appunto a prestito l'ultima pagina dell'ultimo libro di Enrico Micheli, ha voluto celebrare nell'omelia funebre, nella sua Terni, la sua amata Umbria, Enrico Micheli.
Lo ricordiamo, come lei signor Presidente ha detto, come servitore delle istituzioni, come uomo di Stato, come persona che ha vissuto nella riservatezza e nella sobrietà, che ha vissuto in questa riservatezza e sobrietà anche il lungo calvario della malattia, dolore e sofferenza che già avevano purtroppo cominciato a minare il suo fisico quando ancora il suo servizio alle istituzioni lo portava ad essere presente, impegnato e ad essere a fianco di Romano Prodi nell'ultimo Governo Prodi.
Servizio alle istituzioni in tutte le stagioni della sua vita. Signor Presidente, lei ha ricordato sia la parte della sua vita come manager, sia quella come uomo di Governo, sia come legislatore. Enrico Micheli è stato componente di questa Camera, sempre attento a cercare nuove frontiere di discussione e di sviluppo, con un'attenzione profonda alle dinamiche dell'economia e soprattutto - voglio su questo terminare - con un'attenzione profonda alla parola economia sociale di mercato.
Da operatore economico prima, da un uomo di Governo poi, da legislatore ancora, da osservatore, sempre attento alle vicende dell'economia del nostro Paese e alle vicende dell'economia internazionale .
Enrico Micheli era una persona per la quale l'attenzione al territorio, il mercato, la dignità del lavoro e dei lavoratori e la crescita sostenibile erano quattro valori che potevano coesistere anche in questi tempi. Noi crediamo che la sua lezione oggi sia attuale, una lezione che noi non dimenticheremo (Applausi).

GIORGIO LA MALFA. Chiedo di parlare.

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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, a parte associarmi alle parole che lei e l'onorevole Enrico Letta avete pronunciato sull'onorevole Micheli, che conoscevo personalmente, lei ha appena indicato che darà la parola al Ministro Bondi sulle mozioni di sfiducia che lo riguardano personalmente. Posso permettermi di richiamare l'attenzione dell'Aula sul fatto che, nel caso in cui il Parlamento esprima o chieda di esprimere la sfiducia ad un Ministro, dovrebbe essere naturale e sicuro che a rispondere sia il Presidente del Consiglio? Evidentemente, l'onorevole Bondi, salvo che egli non sia stato abbandonato dalla solidarietà del Governo, è componente del Governo. Se la sua azione merita di essere difesa, non deve farlo egli stesso, con una specie di penosa autodifesa.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, lei conosce il Regolamento, quindi sa che, essendo una mozione di sfiducia individuale nei confronti del Ministro, la procedura che stiamo seguendo è certamente la più corretta e lineare.

ENZO CARRA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO CARRA. Signor Presidente, intervengo per associarmi al ricordo di Enrico Micheli, per ricordare come egli sia stato un uomo buono e leale, che ha vissuto - ed è stato per questo di grande intelligenza - il passaggio da una società ad economia mista ad un'economia più liberalizzata come la nostra, un uomo leale con il partito cui si è riferito per tanti anni, leale con Prodi, leale con il Partito Democratico, al quale ha fatto riferimento. È stato leale con le istituzioni, anche nei momenti più difficili in cui ha avuto ruoli nel Governo di questa Repubblica. Dunque, credo che ad un uomo come Enrico Micheli noi dobbiamo qualcosa e perlomeno un ricordo, perché non è facile ricordare con lui un uomo che non è stato un grand commis o un boiardo di Stato, ma un servitore delle istituzioni, un uomo buono e leale (Applausi).

FABRIZIO CICCHITTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, intendo associarmi al ricordo dell'onorevole Micheli, uomo di grande spessore politico e culturale che ha sempre congiunto un impegno politico di grande lealtà con le personalità con cui ha avuto rapporti e una riflessione culturale che ha anche tradotto in libri di notevole interesse. Quindi, nella distinzione delle posizioni, ma nella percezione di una personalità di grande spessore e che ci insegna molto anche nella differenza delle posizioni, voglio associarmi a questo ricordo (Applausi).

RICARDO FRANCO LEVI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICARDO FRANCO LEVI. Signor Presidente, vorrei associarmi al ricordo di Enrico Micheli. Credo che con la scomparsa di Enrico Micheli alcuni tra noi abbiano perduto un amico, tutti però abbiamo perduto un servitore discreto e leale, ma appassionato, delle istituzioni. Credo che ci mancherà molto (Applausi).

Si riprende la discussione (ore 16,15).

(Intervento del Ministro per i beni e le attività culturali)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi.

SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, onorevoli deputati, innanzitutto voglio dire Pag. 47all'onorevole Giorgio La Malfa, persona che stimo da molto tempo, che ho chiesto io di rispondere a nome del Governo, poiché discutiamo per l'appunto di una mozione di sfiducia individuale.
Anche se penso - l'ho detto ripetute volte in questi giorni - che questa mozione di sfiducia individuale nei miei confronti sia l'espressione di un imbarbarimento della vita politica nel nostro Paese, spero tuttavia che questo dibattito, che si svolge oggi, possa essere utile per parlare finalmente del ruolo della cultura in un Paese come il nostro, del ruolo che essa può avere per lo sviluppo economico, e non soltanto, civile e democratico di un Paese come il nostro.
Ma voi, onorevoli deputati della sinistra e dell'opposizione che avete presentato la mozione di sfiducia, siete davvero interessati a discutere della cultura? Volete veramente discutere della cultura oppure le vostre intenzioni sono altre? Ve lo chiedo perché, se le ragioni per cui avete presentato una mozione di sfiducia individuale sono quelle espresse qualche settimana fa dall'onorevole Franceschini, il quale ha detto che la sinistra doveva collocare delle mine sul terreno politico per far esplodere le contraddizioni di questo Governo e della maggioranza, oppure se le ragioni di questa mozione sono quelle dell'onorevole Di Pietro, il quale ha detto che la mia responsabilità è, sostanzialmente, quella di essere il portavoce di Arcore, se queste sono le ragioni, la cultura in questo non c'entra assolutamente nulla (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Probabilmente è così! Forse volete tentare di dare l'ennesima spallata al Governo e, in questa ansia che vi divora da tempo, facendovi perdere anche il senso della politica, per voi le persone, il rispetto per la realtà e la misura nel confronto politico non hanno alcuna importanza. Questo cinismo della politica - ve lo ricordo - è miope, non porta da nessuna parte. Lo ricordo soprattutto ai tanti cattolici che militano nelle fila del Partito Democratico.
Inoltre, con questa mozione avete introdotto un principio e una prassi nuove nella vita politica e istituzionale del Paese: d'ora in avanti - questo deve essere chiaro - in luogo del confronto delle idee, in luogo del confronto fra le soluzioni diverse che prospettiamo ai problemi del Paese, in luogo di progetti e di modelli che abbiamo - diversi - per affrontare i problemi, in luogo del confronto democratico e politico, si potranno presentare delle mozioni di sfiducia individuale allo scopo di attaccare, denigrare e perfino umiliare gli avversari politici.
Il Terzo Polo ha, addirittura, introdotto una variante in questo nuovo principio: se accetti le nostre proposte in merito alla cultura - un'ancora di salvezza, si è espresso elegantemente il senatore Rutelli - allora ritiriamo la mozione, altrimenti pollice verso. È questo il segno dell'imbarbarimento della vita politica nel nostro Paese, di cui parlavo all'inizio (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). È un modo di fare politica che mi è totalmente estraneo. Per la verità, non ho ancora capito le ragioni per cui chiedete le mie dimissioni; anzi, non perché chiedete le mie dimissioni, che sarebbe, ed è, assolutamente legittimo, ma per cui presentate una mozione di sfiducia individuale. Da quello che capisco, perché i capi di accusa sono cambiati nel corso del tempo, la mia colpa principale sarebbe quella di essere stato remissivo, se non accondiscendente, nei confronti dei tagli alla cultura operati dal Ministro dell'economia e delle finanze, Tremonti.
Non sarei riuscito, battendo i pugni sul tavolo, ad ottenere più soldi per la cultura. È la prima volta che una mozione di sfiducia individuale riguarda non responsabilità individuali, ma responsabilità politiche e collegiali.
Vedete, oltretutto, io non ho mai scaricato la responsabilità di quello che è avvenuto su altri, né, tantomeno, sul Ministro Tremonti, non solo perché sono una persona seria e responsabile e conosco, come dovreste conoscere voi, la situazione della finanza pubblica italiana, ma soprattutto perché in questi tre anni mi sono impegnato non soltanto a chiedere più soldi per la cultura, ma soprattutto a fare Pag. 48le riforme, le riforme. Capisco che questa parola è assente dal vostro vocabolario, riforme. Voi pensate che tutti i problemi si risolvano con più soldi dello Stato. Io penso invece - può essere una colpa politica pensarla così - che siano necessarie profonde e coraggiose riforme anche nel campo della cultura.
Possibile che anche quelli fra di voi che si interessano di cultura da lunghi anni non abbiano neppure riflettuto, neppure meditato, su quanto pure hanno scritto intellettuali di sinistra? Cito fra tutti Alessandro Baricco, il quale vi ha detto che lo sviluppo maggiore nell'ambito culturale è avvenuto proprio dove l'intervento pubblico era assente e ha ricordato anche a voi che oggi il terreno della cultura è, soprattutto, quello della scuola e della televisione, per un cambiamento in questi settori.
Innanzitutto, riguardo alle riforme, sono partito dall'idea che occorresse riformare il Ministero per i beni e le attività culturali, riformare il Ministero. Sappiamo tutti che in Italia non vi è un'opera pubblica che possa essere realizzata senza ottenere il via libera delle sovrintendenze e del Ministero per i beni e le attività culturali, al punto che questo Ministero è divenuto con il tempo il Ministero del «no» allo sviluppo economico del Paese, il Ministero degli ostacoli allo sviluppo economico del Paese, senza con questo, peraltro, riuscire effettivamente a tutelare i beni culturali ed il paesaggio (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile).
Io ho un'altra idea, ho l'idea di un Ministero che contribuisca ad individuare delle soluzioni soprattutto attraverso una collaborazione con gli enti locali, i comuni, le regioni ed i privati. Soluzioni che sono sempre dei punti di equilibrio fra le ragioni, da una parte, della tutela del patrimonio storico artistico e, dall'altra, le ragioni, altrettanto importanti, dello sviluppo economico del Paese. Voglio farvi soltanto un esempio a questo riguardo: il tema delle metropolitane. Sembrerà che questo non c'entra nulla con la cultura, e invece c'entra eccome. Nel luglio del 2008, appena insediato, ricevetti una lettera del sindaco di Napoli nella quale venivo informato che, a seguito del ritrovamento di reperti archeologici, i tempi per la realizzazione della metropolitana di Napoli si dilatavano all'infinito ed i costi aggiuntivi, soltanto per l'archeologia, ammontavano a circa 100 milioni di euro in più, tutte risorse ancora da reperire. La stessa cosa valeva e vale per la metropolitana di Roma. A seguito di ciò presi la decisione di nominare un commissario, un dirigente del Ministero per i beni e le attività culturali, con l'obiettivo di semplificare ed abbreviare almeno i tempi per le autorizzazioni.
Questo esempio, onorevoli deputati, dimostra che le ragioni dello sviluppo non sono estranee alla vera cultura. I veri uomini di cultura non sono indifferenti al fatto che si realizzino o no le metropolitane nelle grandi città italiane come Napoli e Roma. I veri uomini di cultura sanno che occorre trovare un equilibrio tra le diverse esigenze, come ho già detto. Un'altra cosa che ho fatto è stata di sbloccare tutti i progetti delle grandi opere pubbliche, circa 113 grandi progetti di opere pubbliche, necessari per lo sviluppo del Paese.
La seconda cosa che ho fatto è stata costituire una nuova direzione generale per la valorizzazione del patrimonio storico ed artistico. Tutti ripetiamo da anni che l'Italia detiene il più grande patrimonio storico-artistico del mondo. È vero: abbiamo oltre il 70 per cento del patrimonio storico-artistico dell'Europa e il 50 per cento di quello del mondo. Perché, pur disponendo di questo grande patrimonio storico-artistico, da decenni l'Italia perde posizioni, anno dopo anno, nella classifica dello sviluppo del turismo? Ci siamo chiesti il perché? È perché abbiamo fatto poco e male l'attività della tutela di questo patrimonio e perché non abbiamo fatto quasi nulla per quanto riguarda l'attività di valorizzazione dello stesso.
La capacità che la sinistra ha di manipolare la verità in Italia è tale, che sembra che prima del mio arrivo tutto Pag. 49andasse bene, che tutto fosse perfetto (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania), che il nostro patrimonio artistico fosse ben tutelato e ancor meglio fosse valorizzato. Dunque, non c'era nulla o quasi nulla da fare.
Veltroni - cui va il mio rispetto, perché anche in queste settimane ha dimostrato di non raggiungere nel dibattito e nel confronto politico delle asprezze inutili - Rutelli e Melandri, i quali hanno avuto prima di me questa responsabilità, vengono considerati generalmente dei numi tutelari della cultura in Italia. Francamente, non mi sono accorto degli strepitosi risultati che avrebbero raggiunto in questi anni (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Sì, forse, nel finanziare con i soldi, naturalmente pubblici, film di registi, tanto adulati quanto poco apprezzati dal pubblico, hanno fatto davvero molto (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile); ad esempio tra il 1996 e il 2000 sono stati erogati finanziamenti al cinema per 266 milioni di euro, a fronte di incassi per 43 milioni di euro (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Commenti del deputato Evangelisti).
Per quanto riguarda il patrimonio storico-artistico i risultati, come dicevo, sono ben diversi e molto più deludenti. Volete, cari colleghi dell'opposizione, che vi descriva le condizioni in cui si trovava Pompei due anni fa? È meglio di no, perché essa si trovava in una condizione a dir poco vergognosa, di cui nessuno di noi può andare fiero e sentirsi esentato da ogni responsabilità, neppure chi vi parla. Posso però dirvi che mi sono impegnato molto su Pompei e alcuni miglioramenti sono stati realizzati, anche se so bene che molto resta ancora da fare.
Quello che è certo è che una delle più grandi e più complesse realtà archeologiche del mondo non può essere gestita da un soprintendente. In qualsiasi altra parte del mondo una realtà archeologica come Pompei sarebbe gestita da professionalità efficienti nell'ambito della cultura. Per tale ragione, in questi giorni, è in discussione un emendamento che attribuisce poteri speciali all'attività del soprintendente che ho proposto, con l'assunzione di nuovo personale tecnico per Pompei. So dell'intervento del Ministro Fitto - peraltro vi è un interessamento in questi giorni anche dell'Unione europea per Pompei - e spero che altre aziende, come nel caso del Colosseo, possano seguire tale esempio e partecipare al restauro di una delle più grande realtà artistiche del mondo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Volete, inoltre, che vi descriva la situazione che ho ereditato nell'area archeologica di Roma, agli Uffizi di Firenze e alla pinacoteca di Brera? Mi limito a dirvi l'essenziale e a rivendicare legittimamente i meriti del mio lavoro: ho raggiunto un accordo con il sindaco di Firenze, per quanto riguarda gli Uffizi e una capitale della cultura come Firenze; ho raggiunto un accordo con uno degli imprenditori più importanti in Italia per il restauro del Colosseo; ho raggiunto un accordo con il comune di Milano, il Ministero della difesa e il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca per realizzare, dopo 35 anni, la grande Brera. E questi sono risultati di un lavoro. (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Vogliamo parlare poi della valorizzazione dei musei e delle aree archeologiche? Voglio dire soltanto che siamo l'unico Paese in Europa in cui i musei e le aree archeologiche sono uffici secondari delle sovrintendenze.
Avete mai visitato un museo in Italia? Credete che i musei italiani siano gestiti al meglio, che la loro gestione sia paragonabile a quella di altri musei europei, pur essendo questi ultimi di valore storico e culturale ben inferiore ai nostri? Non credo. Per questo ho nominato un manager per valorizzare i nostri musei e per questo, nel futuro, i musei dovranno essere gestiti da nuove figure professionali, Pag. 50fermo restando il ruolo di tutela dei sovrintendenti, e con nuove forme di gestione.
I primi risultati li abbiamo raggiunti grazie al dottor Mario Resca. Nel 2010 - visto che tutti parlano di crisi, di sfascio e di rovina - i visitatori dei musei e dei siti archeologici italiani sono aumentati di 5 milioni, mentre gli incassi sempre dei musei e delle aree archeologiche sono aumentati di 12 milioni di euro (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Questa è la situazione.
Quanto al problema delle risorse - e mi avvio alla conclusione - penso da tempo che non sia il solo problema - anche se esiste - né quello principale. Mi accusate di aver permesso o di non essermi opposto validamente al taglio dei fondi alla cultura in questi anni. Ebbene, sapete chi ha dato il colpo mortale al finanziamento della cultura in questi ultimi anni? Siete stati voi della sinistra (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Forse non lo sapete, molti di voi sono sicuro che non lo sanno. Vi informo, perché seguirà poi il dibattito. Nel 2007 - era Presidente del Consiglio l'onorevole Romano Prodi - la legge finanziaria per il 2008 ha stabilito che i proventi dei biglietti di ingresso ai musei e alle aree archeologiche non fossero più assegnati al Ministero per i beni e le attività culturali ma direttamente al Ministero dell'economia e delle finanze, per poi essere successivamente riassegnati al Ministero per i beni e le attività culturali nella misura massima del 50 per cento. Sapete cosa ha significato ciò in termini di tagli al Ministero per i beni e le attività culturali? Centocinquanta milioni di euro in meno (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori - Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
L'onorevole Rutelli all'epoca era Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Dov'era allora l'onorevole Rutelli? Dov'erano allora gli uomini di cultura? Perché non hanno fatto sentire anche allora la loro voce a favore della cultura?
Dicevo che il problema delle risorse, onorevoli colleghi, va posto correttamente d'ora in avanti, qualunque sia il Governo alla guida di questo Paese, con onestà. È vero che l'Italia spende poco e meno degli altri Paesi europei, e questo è uno scandalo, onorevoli colleghi, perché noi spendiamo meno e abbiamo un patrimonio ben più importante di quello di tutti gli altri Paesi messi insieme. È colpa mia se l'Italia in questi ultimi decenni investe di meno nella cultura? È colpa della sinistra? È colpa del Governo? No, non credo. Credo piuttosto che sia una responsabilità delle classi dirigenti di questo Paese che hanno sottovalutato per decenni il ruolo che la cultura può avere nello sviluppo economico e civile di questo Paese, se vogliamo essere onesti politicamente.
Ma con la stessa onestà e con la stessa chiarezza, onorevoli colleghi, è altrettanto vero che spendiamo male, eroghiamo finanziamenti a pioggia, non finalizziamo i contributi in progetti qualificanti come fanno gli altri Paesi e addirittura non siamo in grado di spendere le risorse che abbiamo. Questo è un male atavico di questo Ministero, una stortura: quella di non essere capaci di spendere le risorse esistenti che lo stesso Ministero dell'economia e delle finanze da anni segnala. Pompei è un caso emblematico.
A Pompei, le giacenze di cassa, dal 2002 al 2010, sono state mediamente di 50 milioni di euro all'anno. In altri termini, dal 2002 ad oggi, a Pompei, nelle casse vi erano circa 50 milioni di euro da poter spendere.
Soltanto gli introiti dei biglietti di Pompei ammontano, ogni anno, a 20-22 milioni di euro. Ma vi rendete conto di cosa si potrebbe fare, se questi musei e queste aree archeologiche fossero amministrate da personale efficiente, capace di dirigere i musei e le aree archeologiche? Vi rendete conto di cosa si potrebbe fare con questi fondi (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Pag. 51
Concludo rapidamente. Sono stato anche accusato - in particolare, dall'onorevole Rutelli - di aver fatto scempio del paesaggio. Non c'è neanche il controllo delle parole: lo «scempio» del paesaggio. Non c'è veramente limite all'impudenza.
La mia convinzione è che se distruggiamo il paesaggio italiano, che è un bene inestimabile, come tutti sappiamo, distruggiamo il capitale stesso dello sviluppo economico del Paese. Per questo, come Ministro - e lo rivendico con orgoglio davanti a tutti - ho difeso strenuamente, in questi tre anni, la prerogativa dello Stato nella tutela del patrimonio storico-artistico del paesaggio in Italia.
Perché un conto è la tutela di questo patrimonio, un conto è la valorizzazione che può e deve essere fatta in collaborazione con gli enti locali, le regioni e i comuni. Ma se vogliamo proteggere questo bene inestimabile che è il paesaggio, la tutela - questa è una mia opinione - deve rimanere una prerogativa saldamente nelle mani dello Stato. È un appello che rivolgo a tutti voi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Avete detto che ho fatto scempio del paesaggio. Coloro che hanno presentato - la sinistra, in particolare - le mozioni di sfiducia nei miei confronti, sono gli stessi che volevano sventrare il Pincio. Le amministrazioni di sinistra, a Roma, volevano costruire, sotto il Pincio, un parcheggio privato. Se avessimo presentato noi un progetto di questo genere, saremmo stati accusati da questi signori di distruggere Roma, come nel 1527 i lanzichenecchi, i distruttori della capitale (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile)! Loro volevano distruggere il Pincio, e voi volete difendere il paesaggio, e accusate me di fare scempio del paesaggio. Ma abbiate un po' di pudore (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

FURIO COLOMBO. E il corridoio tirrenico (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)?

PRESIDENTE. Prego, onorevoli colleghi, lasciate intervenire il Ministro.

SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Signor Presidente, sono due mesi che attendo di discutere questa mozione: mi sarà consentito, almeno, di parlare (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile)?

ROLANDO NANNICINI. Se si faceva dopo quindici giorni, andava a casa (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!

SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Se lei pensa che io sia attaccato alla poltrona, si sbaglia.

PRESIDENTE. Prosegua, Ministro.

SANDRO BONDI, Ministro per i beni e le attività culturali. Altre amministrazioni di sinistra avevano presentato un piano di edificazione dell'agro romano; un'altra amministrazione di sinistra voleva costruire di fronte al Palazzo ducale di Mantova (per la verità, vi era un'altra parte della sinistra, che era contraria); si voleva costruire una tramvia di fronte al Battistero di Firenze.
E sarei io? Io ho detto «no» al Pincio, «no» all'edificazione dell'agro romano, «no» a costruire davanti al palazzo di Mantova, «no» alla tramvia, «no» a questi progetti (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Iniziativa Responsabile)! Io sarei il distruttore del paesaggio? E forse, ho anche pagato per questo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Veniamo, in conclusione, allo spettacolo. Vogliamo parlare seriamente anche dello spettacolo? Allora, partiamo dalla situazione attuale. Dobbiamo sapere tutti che il 50 per cento del Fondo unico per lo spettacolo, che nel 2010 ammontava a 409 milioni di euro, e poi è stato drasticamente diminuito, va a favore degli enti lirici, delle quattordici fondazioni lirico-sinfoniche. Soltanto il 50 per cento, va a tutte le altre attività, dal teatro, alla musica, alla danza. Pag. 52
C'è uno squilibrio evidente in questa ripartizione delle risorse del Fondo unico per lo spettacolo. Ho dovuto fare i conti, per quanto riguarda gli enti lirici, con una situazione fuori controllo. Non mi soffermo sui contenuti, voglio chiudere rapidamente. La riforma degli enti lirici che ho proposto, approvata dal Parlamento, cerca di porre riparo a questa situazione. Non ho massacrato l'opera lirica, ho cercato di salvarla dal tracollo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Ho fatto quello che dovrebbe fare un Governo serio, responsabile, che non nasconde i problemi ma li affronta.
Un altro capitolo importante dello spettacolo riguarda il cinema. Anche per il cinema sono oggetto di critiche e di accuse molto dure. Si dice che il cinema è in ginocchio per colpa mia. Vogliamo guardare per un attimo alla realtà? Nel 2010 sia gli spettatori che gli incassi dei film italiani o prodotti in coproduzione sono aumentati di circa il 50 per cento. Non mi pare che si possa parlare di una situazione di crisi del settore.
Mi si dovrebbe almeno riconoscere il merito di aver portato a compimento gli incentivi fiscali a favore dell'industria cinematografica, che erano stati proposti dal Governo di centrosinistra precedente al nostro e che hanno dato risultati straordinari. Ho ottenuto, inoltre, il rifinanziamento di questi strumenti fiscali per altri sei mesi.
Lo so, non è sufficiente, ma è comunque un primo risultato nella direzione giusta. Così come - lo ammetto - non sono riuscito fin qui ad ottenere un parziale reintegro del Fondo unico per lo spettacolo, che pure avevo promesso, anche se in sede di conversione del cosiddetto decreto milleproroghe, se ci saranno le condizioni economiche, questo risultato potrà essere raggiunto.
In conclusione, ho reso - onorevoli colleghi, scusatemi la foga e forse la passione con cui l'ho fatto - un sommario resoconto del mio operato. Ho illustrato con sincerità i miei propositi, ho rivendicato i meriti e ammesso i miei demeriti. Ebbene, vi chiedo soltanto di valutarli con obiettività, senza animosità politica, e di decidere di conseguenza (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania, Iniziativa Responsabile e di deputati del gruppo Misto - Congratulazioni).

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà per due minuti.

KARL ZELLER. Signor Presidente, i rapporti tra la Südtiroler Volkspartei e l'attuale Ministro per i beni e le attività culturali, nel passato, non sono stati idilliaci. È vero che fu l'allora Ministro Urbani a decidere sui lavori di restauro al Monumento alla vittoria, simbolo del fascismo nel centro di Bolzano. Ma è innegabile che negli ultimi anni le istanze espresse dalle autorità locali non hanno avuto risposta soddisfacente da parte del Ministro Bondi. Il Monumento alla vittoria, il bassorilievo di Mussolini, gli ossari sui confini con l'Austria continuavano, quindi, ad apparire come espressione del regime fascista, mentre da sempre abbiamo chiesto di contestualizzare e spiegare il significato di tali monumenti attraverso la loro musealizzazione e l'apposizione di pannelli esplicativi.
È dunque per noi un fatto nuovo l'impegno formale del ministro Bondi ad individuare una soluzione condivisa in ordine ai predetti monumenti ed è apprezzabile la disponibilità dei Ministri competenti a trovare una diversa collocazione anche in sede museale dell'immagine e delle icone del periodo fascista presenti su numerosi edifici pubblici di Bolzano, in particolare il rilievo raffigurante il duce a cavallo sulla intendenza di finanza.
È così che questi monumenti, che hanno troppo spesso diviso le popolazioni locali, potranno appartenere ad una memoria Pag. 53comune, rafforzare una vera convivenza delle diverse etnie ed essere monito contro i regimi totalitari.
Siamo convinti che questa decisione del Ministro Bondi, coraggiosa e importante, possa contribuire alla pacificazione della nostra terra, segnare la fine di un'epoca ed aprire una fase nuova della nostra autonomia.
Con tale auspicio annuncio il voto di astensione della Südtiroler Volkspartei (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Minoranze linguistiche).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.
Le ricordo che ha due minuti a sua disposizione.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, devo dire che ho personale simpatia per l'onorevole Bondi e rispetto per l'impegno con il quale egli si dedica all'azione politica. Non posso non ripetere quello che ho detto parlando sull'ordine dei lavori: la difesa di un Ministro deve essere affidata al Presidente del Consiglio perché il Ministro per i beni e le attività culturali è parte di una squadra di Governo e lo spettacolo di un Ministro costretto a difendere se stesso e la sua azione nel silenzio del Capo del Governo, significa che egli è solo. Noi dobbiamo capire per quale ragione la solidarietà dell'intero Esecutivo non si è espressa nelle parole di colui che aveva il dovere di difenderlo.
Aggiungo un'ultima cosa, signor Ministro. Le cose che lei ha detto, che riguardano lo stato dei beni culturali in generale, i fondi accantonati e non spesi a Pompei negli ultimi dieci anni, non costituiscono una, per così dire, esonerazione dalle responsabilità nella gestione del Ministero. Se lei dice che le cose vanno male non può poi dire: io rimango in quella posizione. La sua autodifesa, e me ne dispiace, le ripeto, per la personale stima che ho nei suoi confronti, è un'autodifesa che giustifica il voto che la Camera si prepara a dare sulla sua posizione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.
Le ricordo che ha quattro minuti a sua disposizione.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, signor Ministro, vorrei rivolgermi a lei precisando che una mozione di sfiducia non è un attacco alla dignità delle persone, non è in discussione la dignità della sua persona ma è in discussione il ruolo politico.
Qualcuno ha detto che noi dell'opposizione, del nuovo polo, non siamo stati abili, che siamo degli ingenui perché è probabile che questa mozione verrà rigettata. Eppure, ci sono dei momenti nei quali è necessario fissare dei punti.
Lei ha giurato fedeltà alla Costituzione eppure l'impressione che si ha è che lei abbia servito più il suo partito, il suo leader, che il suo Paese.
Non c'è dubbio, per lei sarà una medaglia, per noi no (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia e Italia dei Valori). Questo non è un attacco alla persona, è una distinzione politica che ha una sua dignità; questa è una critica forte che noi le rivolgiamo.
Lei è stato in prima linea, magari, nel criticare la Corte Costituzionale, ma non ha dimostrato la stessa passione per la cultura e il patrimonio dei beni culturali del Paese. Può anche cadere un muro a Pompei, non gliene facciamo una diretta responsabilità, ma lei ha fatto cadere il muro dell'attenzione sulla cultura e soprattutto sul piano della gestione del bilancio. È stato più facile colpire i capitoli del suo bilancio che, ad esempio, quelli della difesa.
Lei non ha organizzato una opposizione credibile ai presunti tagli lineari, anzi li ha coperti, li ha giustificati, non ha contrapposto una linea di tagli mirati. Noi sappiamo che la responsabilità prevalente è del Ministro dell'economia e delle finanze, non siamo così sciocchi da prendere lucciole per lanterne, ma non abbiamo sentito la sua voce unirsi al coro di quanti criticavano il metodo dei tagli lineari Pag. 54che fatalmente avrebbe colpito anche i suoi capitoli.
Orbene, gli effetti quali sono? Sono che la quota sul PIL è ridotta allo 0,18 per cento per il 2011, con tagli impressionanti nel settore della manutenzione e del restauro del patrimonio, nel ridimensionamento del personale e la scopertura di posizioni tecniche chiave, specie tra gli architetti e gli archeologi, tra i dirigenti di prima e seconda fascia, nella struttura della difesa del paesaggio.
Ha disatteso l'impegno, visto che adesso lo ha riconosciuto, di riportare almeno a 400 milioni di euro il Fondo unico per lo spettacolo e ci rinvia al provvedimento in itinere.
Mi sembra sia stata una difesa adottata per l'occasione. Si è evidenziata la mancanza di risorse a sostegno della riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche, sono emersi pesanti tagli apportati ai trasferimenti verso regioni ed enti locali nel settore della cultura. Lei, in tutto questo, ha giustificato il doppio ruolo - al vertice del partito e del Governo - con la presunta autorevolezza del suo ruolo politico. Questo è il problema.
Ministro Bondi, quando la politica era una cosa un po' più seria, si tenevano distinti i ruoli tra i vertici dei partiti e quelli del Governo, perché il suo Governo è un Governo di coalizione, e credo sarebbe stato necessario che lei l'avesse distinto, invece ha fatto il contrario: si è occupato poco della cultura e si è occupato molto del suo partito. Gli esiti - e concludo - sono stati devastanti.
Forse non la sfiduceremo in quest'Aula, ma la sfiduceremo nel Paese: nei prossimi giorni chiameremo a raccolta le associazioni e gli uomini della cultura italiana per dimostrare che ci sono le forze per reagire. Almeno a questo il dibattito in essere sarà servito a qualcosa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Alleanza per l'Italia, Partito Democratico e Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Romano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, abbiamo ascoltato l'intervento del Ministro, il quale ha fatto bene ad entrare nel merito della questione relativa alle mozioni di sfiducia, per rispetto al Parlamento e per rispetto ai colleghi che hanno sottoscritto quelle mozioni.
Oggi la Camera dei deputati è chiamata a votare due mozioni di sfiducia presentate a norma dell'articolo 115, comma 3, del Regolamento, nei confronti del Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi. Le mozioni, pur avendo incipit e contenuti apparentemente diversi, sono tra loro compatibili, e tendono entrambe al medesimo risultato: le dimissioni del Ministro e un'implicita sfiducia al Governo intero.
Le mozioni sono state presentate in date diverse: la prima l'11 novembre del 2010 e la seconda il 20 gennaio del 2011. Sono state presentate in date diverse anche per ragioni politiche, che, se contestualizzate alla data della loro presentazione, dimostrano tutta la strumentalità delle mozioni stesse.
Infatti, l'11 novembre era ancora il tempo in cui il partito del Presidente Fini aveva, quaranta giorni prima, con un voto di fiducia del suo gruppo parlamentare, manifestato la fiducia a questo Governo. Quella mozione tendeva a sollecitare, anzi ad anticipare, un voto divaricante in quella maggioranza già in crisi, proprio perché, invece, il voto sulla mozione di sfiducia al Governo era stato calendarizzato per il 14 dicembre successivo.
Il crollo dell'armeria dei gladiatori a Pompei, così come i tagli alle spese di tutti i Dicasteri - non solo a quello dei beni culturali - e le critiche alle attività poste in essere dal Ministro Biondi trovavano utilizzo per conseguire un obiettivo che del Ministro Bondi ne faceva l'occasionale capro espiatorio. Sappiamo come si concluse la giornata del 14 dicembre e sappiamo anche che all'iniziale mozione di sfiducia nei confronti del Governo presentata dal Partito Democratico e dall'Italia dei Valori se ne assommò un'altra a firma delle altre Pag. 55opposizioni e di una nuova opposizione, quella del Presidente della Camera e del suo gruppo parlamentare.
Sarebbe stato allora più corretto prendere atto che, ad una maggioranza che veniva meno, un'altra, in quel Parlamento che era stato chiamato in causa, se ne era formata e questa volta dal PdL, dalla Lega e da un'area di responsabilità che aveva risposto all'appello del Presidente del Consiglio.
Bisognava prendere atto che, dopo quel voto, a questo Governo non c'era un'alternativa politica. Fu così per un periodo e del resto la pausa delle festività invernali e la ripresa dei lavori parlamentari sembravano aver convinto autorevoli esponenti dell'opposizione cosiddetta moderata ad avanzare proposte di iniziative che non mettessero più in discussione la legittimità di questo Governo, pur attraverso un confronto sulle riforme che servono al nostro Paese.
La mozione di sfiducia individuale presentata dal Partito Democratico e dall'Italia dei Valori sembrava ormai un'ascia da guerra in mano alle opposizioni antagoniste, utile a un dibattito politico rivendicazionista di presunte responsabilità e sulla presunta inadeguatezza del Ministro odiosa, strumentale e assai inefficace (Applausi dei deputati dei gruppi Iniziativa Responsabile e Popolo della Libertà).
Non abbiamo avuto il tempo di commentare la parziale censura della Corte costituzionale sulla legge nota come legittimo impedimento che si è abbattuta sul Presidente del Consiglio, una vicenda giudiziaria accompagnata da repentina violazione del segreto istruttorio e da una violenta campagna di stampa che ha spazzato via ogni altro argomentare sui temi della politica.
Nei giorni successivi, guardiamo ai tempi, veniva però presentata dal cosiddetto terzo polo la seconda mozione di sfiducia al Ministro Bondi dopo un lungo iter, degno di una Commissione di inchiesta, con una formulazione che anche a persone distratte avrebbe destato il sospetto della strumentalità.
Infatti, sembra che se il Ministro Bondi si convertisse a guidare l'opposizione di Governo su quei punti indicati dalla mozione egli in cambio ne potrebbe continuare a far parte, come se la responsabilità del Ministro venisse meno da un atto di abiura nei confronti del suo stesso Governo.
Del resto, la responsabilità dello stesso Ministro, alternativamente a quella adombrata del Ministro dell'economia, dimostra una palese incongruenza anche in ordine al giudizio politico che tanti in quest'Aula, anche dall'opposizione, hanno di Tremonti stesso.
È veramente pernicioso riconoscere al Ministro dell'economia la rigorosa tenuta dei conti, l'argine creato nei confronti dell'incipiente crisi economica in Europa, tanto da proporne (strumentalmente, si intende) una promozione a Capo del Governo e contestare invece con pressappochismo una pervicace inimicizia nei confronti degli operatori culturali e del nostro patrimonio storico sì da decurtarne, senza pensarci una sola volta, le risorse prima destinate.
È fin troppo ovvio, quindi, che le mozioni oggi in discussione non hanno ragioni di merito. Lo ripeto, signor Ministro: lei ha fatto bene ad entrare nel merito. È doveroso rispettare chi propone un atto parlamentare, ma quelle mozioni dimostrano, invece, la stucchevole strumentalità, proprio perché nel merito lei è riuscito a ribaltare le accuse che le vengono mosse.
Allora, così come un autorevole collega dell'opposizione, già Ministro, ieri stesso ha avuto da dire, l'armeria dei gladiatori con la sua caduta non è la causa della mozione di sfiducia, ma è una scusa. Infatti, (leggo testualmente) si chiedono le dimissioni del Ministro non per colpire un uomo, ma la sua politica, allora, è pressoché inutile entrare nel merito per dimostrare la ineluttabilità delle dimissioni del Ministro.
Infatti, questo poteva essere utile solo se l'atto utilizzato non fosse quello dei più odiosi, ciò vale a dire che c'erano e ci sono tanti modi per muovere critiche anche Pag. 56legittime nei confronti dell'operato del Governo e del suo Ministro. Sarebbe stato utile e avrebbe dimostrato che nelle democrazie avanzate, come quella italiana, il confronto anche aspro si ferma alle conseguenze politiche e non mira a delegittimare gli uomini. Siamo ancora in tempo e lo dico soprattutto ai colleghi del terzo polo e ai miei ex colleghi. Lo dico a loro perché già ieri, con un atteggiamento di chi sa di nascondere la polvere sotto il tappeto, il suo autorevole esponente denunciava l'impossibilità a superare questa maggioranza nel voto di fiducia. Allora dimostrate che le critiche al Governo e alla politica sono solo politicamente fondate, evitate un'inutile conta, allo stesso modo rispettate l'appello ad abbassare i toni che non soltanto viene da autorevoli esponenti della chiesa, ma anche dagli uomini di buonsenso.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Penso che questo appello non debba essere necessariamente disatteso. Il nostro gruppo parlamentare...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Romano.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Posso concludere, signor Presidente?

PRESIDENTE. Ha già concluso il suo tempo, onorevole Romano.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Stavo dicendo come votare. Non l'ho detto. Se me lo consente, lo faccio.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Romano.

FRANCESCO SAVERIO ROMANO. Il nostro gruppo ha un obiettivo e intende perseguirlo, lo fa con senso di responsabilità. Il senatore Sandro Bondi è una persona perbene, un uomo di elevata cultura, un buon Ministro e avrà la nostra fiducia (Applausi dei deputati dei gruppi Iniziativa Responsabile, Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zazzera. Ne ha facoltà per dieci minuti.

PIERFELICE ZAZZERA. Signor Presidente, ascoltando il Ministro Bondi c'è da chiedersi chi ha governato negli ultimi dodici anni in questo Paese e dov'era il Ministro Bondi, se era al Governo anche in quest'ultimo periodo. Lei, Ministro Bondi, ha detto, iniziando, che la mozione di sfiducia presentata dall'Italia dei Valori e dal Partito Democratico non c'entra nulla con la cultura. Credo invece che lei non c'entri nulla con la cultura!
La salvaguardia della cultura, Ministro Bondi, è stata trasformata in mero concetto mediatico. Sa di chi sono queste parole? Queste parole sono di diciassette sovrintendenti della cultura, tra cui la dottoressa Papadopoulos, appena nominata da lei sovrintendente di Pompei. Noi dell'Italia dei Valori chiediamo la sfiducia nei suoi confronti perché lei, onorevole Sandro Bondi, è il peggiore Ministro della storia d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
Siccome lei ha detto che ha fatto le riforme, che è vero che le hanno tagliato i soldi, ma ha fatto le riforme per la cultura, vediamo queste riforme quali sono. Presidente della Camera, citerò testualmente delle intercettazioni telefoniche: «Come cazzo si chiama, Miccichè...

PRESIDENTE. Onorevole Zazzera, non le consento di usare un'espressione quale quella che lei ha usato in quest'Aula! La richiamo all'ordine.

PIERFELICE ZAZZERA. Cito testualmente quanto riportato in un'intercettazione telefonica.

PRESIDENTE. Il fatto che sia riportato in un'intercettazione telefonica non l'autorizza a usare turpiloquio in quest'Aula.

Pag. 57

PIERFELICE ZAZZERA. Ometterò quanto necessario. «Non ci posso credere - ride - ma li mortacci..., quando lo vedo gli dico...» (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Onorevole Zazzera, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Non mi costringa a toglierle la parola.

PIERFELICE ZAZZERA. Sto leggendo un'intercettazione telefonica. «Quando siamo andati, che ci stava pure Bondi, abbiamo fatto la riunione, siamo tornati in treno e ci stava pure Salvo Nastasi. Stavamo da soli e gli ho detto ma siamo sicuri di sto coso, il siciliano, siamo sicuri che questo riesce a mettere d'accordo tutti, perché un conto è fare un grande successo, La Maddalena, per carità di Dio, un conto è fare il direttore degli Uffizi».
Senatore Bondi, questo è un passaggio di intercettazione telefonica in cui De Santis, provveditore delle opere pubbliche in Toscana, parla con Enrico Bentivoglio. Parlano, con un gergo - debbo dire - poco culturale, proprio di una sua nomina, insieme a Salvo Nastasi ed Angelo Balducci. Parlano della nomina di Miccichè. Ma chi è Miccichè, che poi lei ha revocato a seguito dell'inchiesta della magistratura? Riccardo Miccichè è il fratello di Fabrizio Miccichè, che ha un'impresa e si chiama Giusylenia. Tale impresa ha come prestanomi esponenti di Cosa Nostra agrigentina accusati di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca. Guardi, non credo che lei avesse bisogno dell'inchiesta della magistratura per non conoscere queste informazioni imbarazzanti.
Lei, senatore Bondi, è a conoscenza che il suo direttore generale Mario Resca, invece di occuparsi di beni culturali, si è occupato di beni colturali, perché si è occupato di agroenergia prodotta dalle bietole. Proprio così: di energie alternative prodotte dalle bietole. È stato un affare insieme ad un certo Giuseppe Grossi, re delle bonifiche ambientali in Lombardia, che è finito in carcere.
Lei sa, senatore Bondi, che il suo capo di gabinetto Salvo Nastasi è pluricommissario in deroga a teatri e musei e che con Angelo Balducci ha gestito da vicecommissario la ristrutturazione del Petruzzelli, il cui costo è passato da 30 milioni di euro a 50 milioni di euro perché il duo Valducci-Nastasi non poteva non accontentare gli amici in deroga alle leggi di controllo.
Senatore Bondi, lei parla di collaborazione con gli enti locali, ma sa che fine farà la fondazione del Petruzzelli proprio grazie al suo decreto-legge sulle fondazioni liriche? Non ha possibilità di presentare il cartello stagionale, non ha possibilità di fare cultura.
Senatore Sandro Bondi, conosce certamente questo nome Elena Francesca Ghedini, archeologa, sorella dell'avvocato Ghedini, impegnato in questi giorni a difendere il Presidente, papi, Berlusconi dalle accuse di prostituzione minorile. Altro che cultura! Siamo ai baccanali del potere, Ministro Bondi. Neppure l'impero romano è riuscito a fare tanto al momento della sua peggiore dissoluzione. Elena Francesca Ghedini è stata nominata suo consigliere ministeriale per le aree archeologiche, mentre - sempre lei - l'ha nominata al Consiglio superiore dei beni culturali e, sempre grazie lei, ha potuto ottenere fondi legittimi per la sua attività di ricercatrice.
Senatore Sandro Bondi, conosce anche Fabrizio Indaco e il giovane Repetti che hanno goduto della sua magnate benevolenza? Il primo è l'ex marito della sua compagna, mentre il secondo è il figlio della sua compagna, il povero giovane che, nell'attesa di laurearsi in ritardo, deve pur guadagnare qualcosa. Lo vada a dire a quei giovani fuori dalle università, che se ne debbono andare all'estero perché non hanno nessun santo Bondi ad aiutarli da qualche parte. È uno schiaffo a loro, mentre lei meriterebbe, metaforicamente, un calcio nel sedere (Proteste del gruppo Popolo della Libertà).

ANTONELLO IANNARILLI. Signor Presidente, lo richiami!

PRESIDENTE. Onorevole Iannarilli, stia calmo!

Pag. 58

PIERFELICE ZAZZERA. L'erogazione a favore del poco conosciuto last minute Marocco di 1 milione e 800 mila euro, interpretato da Lorenzo Balducci, figlio del costruttore, insieme con Rosanna Thau, moglie di Angelo Balducci: anche questo è finanziato dalla riforma del Ministro Bondi. Poi ci sono 400 mila euro per ospitare la delegazione bulgara per un film inesistente.
Senatore Sandro Bondi, mi chiedo cosa sia per lei la cultura: scrivere versi per Cesare? Intrattenere festini romani o sardi con le sue declamanti oratorie in servitù del capo? Uno come lei non può fare il Ministro della Repubblica, uno come lei può fare il giullare di corte (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Zazzera!

PIERFELICE ZAZZERA. Senatore Sandro Bondi, lei è la rappresentazione più chiara di quanto ha affermato il Ministro Tremonti: «La gente non mangia cultura». Lei, invece, con la cultura ha dato da mangiare ad amici, parenti e cricche varie.
In questi due anni di Via crucis per la cultura è stato tagliato il 47 per cento del Fondo unico per lo spettacolo. Persino Riccardo Muti, Roberto Abbado e Salvatore Accardo hanno detto che lei è responsabile dello sradicamento delle radici culturali nel nostro Paese. Lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per il 2011 prevede un taglio di 290 milioni di euro, 230 milioni nelle attività culturali e 78 milioni nei beni monumentali, mentre non scendono le spese per le consulenze legali.
Lei, senatore Sandro Bondi, è un Ministro che disonora il nostro Paese (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Il crollo della Schola Armaturarum, pertanto, non poteva che essere l'epilogo naturale di una politica della cultura e dei beni monumentali che non esiste in questo Governo. Quel crollo è la metafora del vostro crollo e delle macerie che vi stanno venendo addosso.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

PIERFELICE ZAZZERA. Voi siete un danno (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Un attimo, un attimo. Forse lei non sa, senatore Sandro Bondi, che cosa è il villaggio preistorico di Nola. Glielo racconto io, signor Ministro. Anzi, risponda all'onorevole Francesco Barbato...

PRESIDENTE. Onorevole Zazzera, concluda!

PIERFELICE ZAZZERA. ...che con un'interrogazione glielo sta chiedendo da due anni (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Il villaggio neolitico, preistorico di Nola crolla esattamente come la Schola Armaturarum!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Zazzera.

PIERFELICE ZAZZERA. Vi chiediamo di votare la mozione di sfiducia per salvare il Paese dal crollo culturale ed etico in cui lo state affossando (Il deputato Barbato espone un cartello recante la scritta: «Villaggio preistorico Nola» - Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Barbato, la prego di togliere immediatamente quel cartello!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Granata. Ne ha facoltà.

BENEDETTO FABIO GRANATA. Signor Presidente, signor Ministro, onorevole colleghi, la situazione del patrimonio culturale italiano e la crisi delle sue attività è un segnale, potente e gravissimo, del declino della coscienza pubblica nazionale. Proprio per questo siamo del tutto indifferenti all'esito numerico di questa votazione così come siamo convinti di aver fatto la cosa giusta nel presentare la mozione stessa per lanciare, dalla più alta Pag. 59istituzione italiana, quella parlamentare, un segnale limpido e rigoroso al mondo della cultura italiana e - perché no? - avere un'ulteriore interlocuzione con il Ministro dei beni e le attività culturali, se avrà la compiacenza di voler ascoltare.
Le immagini dei crolli di Pompei hanno fatto il giro del mondo e hanno contribuito, certamente non meno di alcune squallide questioni recenti, a propagare, a livello internazionale, un'immagine dell'Italia non certamente all'altezza di quella che viene considerata forse la più grande storia dell'intera umanità. Certamente si tratta del patrimonio monumentale, archeologico, ambientale e paesaggistico più importante dell'intero pianeta.
In questa mozione, senatore Bondi, abbiamo voluto dare una dimostrazione politica concreta di adesione a una certa idea dell'Italia, a quel patriottismo repubblicano che non è formula retorica ma regole, impegno prima che eredità, ed è soprattutto cura del bene comune e dei beni comuni, difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio nazionale, materiale e immateriale.
Per questo, Ministro, lei non può più avere, a nostro avviso, la responsabilità di governarlo perché ha dimostrato di non esserne all'altezza, sia nella mancanza assoluta di ogni progettualità legata alle politiche culturali sia, soprattutto, nella difesa di quel livello minimo di investimento dello Stato necessario a garantire e ad evitare il collasso della cultura italiana.
Lei, Ministro Bondi, non ha noi contro, ha contro il mondo del cinema, il mondo del teatro, l'associazionismo culturale e ambientale, il mondo accademico, gli archeologi e gli architetti, le maestranze dei teatri e le orchestre. Li ha contro non perché ci sia in atto l'ennesimo complotto sovversivo e comunista, ma perché ha dimostrato di non saper salvaguardare - pur nella consapevolezza che abbiamo dell'attuale crisi economica - il livello di guardia, oltre il quale il sistema crolla e le attività culturali diventano asfittiche, se non impossibili.
In questi anni, Ministro, ci siamo resi via via conto che ci differenzia da lei una visione di fondo delle politiche culturali: la visione che ne ha lei - e che comunque ne ha il Governo - è esclusivamente finanziaria e produttivistica, la cultura viene vista come un lusso che si può tagliare o, con un'altra stortura, esclusivamente come una fonte di guadagno. Tuttavia, lei Ministro non doveva solo rappresentare il Governo presso il mondo della cultura, ma aveva anche il dovere di essere il rappresentante del mondo della cultura all'interno del Governo e, in quel contesto, rappresentarne le istanze e i progetti, le necessità e i bisogni e battersi per ottenere il minimo e per far andare avanti quel mondo. Invece, il 2010 è stato l'anno del crollo dell'intervento dello Stato in cultura.
Nel settore della manutenzione, siamo passati da 450 milioni di euro a meno di 100, il FUS è passato da 400 milioni a 250, la dotazione organica del Ministero, in particolar modo di architetti e archeologi, è stata decimata, non esistono più funzionari pubblici tra i venti e i quarant'anni, il rifinanziamento dei meccanismi produttivi, innovativi e non assistenziali sulla produzione cinematografica è stato neutralizzato da limiti temporali assurdi, i concorsi espletati da anni sono stati bloccati, il livello di tutela del paesaggio e del patrimonio archeologico e monumentale è ai minimi storici. Insomma, vi è un contesto ben diverso da quello che lei ha rappresentato.
È assolutamente infondata - lo dico rivolgendomi direttamente al Ministro, col quale spesso ho polemizzato, ma col quale ho sempre cercato un dialogo su questi temi - l'opinione che ci sia stato un attacco nei suoi confronti, non troverà mai un solo rigo o un'agenzia da parte dei colleghi del Polo della Nazione, di Futuro e Libertà per l'Italia o del sottoscritto che faccia riferimento a piccole questioni legate a piccole parentopoli che, di fronte ai conflitti di interesse colossali, che caratterizzano questo Governo sono delle sciocchezze.
Tuttavia sul secondo punto lei ha ragione, signor Ministro: la nostra è una visione diversa, radicalmente diversa della Pag. 60politica culturale; costituisce un attacco politico poiché le politiche culturali che lei rappresenta non sono le nostre politiche culturali.
Lei ci dirà che è importante il turismo ed è importante la valorizzazione. Certamente si tratta di aspetti importanti, ma è ancora più importante tutelare il patrimonio culturale, che va compreso e amato in sé perché ha una straordinaria funzione: ci spiega chi siamo. Infatti, in un'epoca in cui tramontano le ideologie, la definizione delle identità delle comunità nazionali è rimandata alla storia ed i beni culturali ne sono la testimonianza.
La cultura ha un costo e lo Stato deve sopportare questo costo perché ne va dell'identità politica della nazione, della comunità nazionale, in una nazione che ha il più alto numero di siti inseriti nella World heritage list dell'UNESCO e il cui patrimonio rappresenta un punto straordinario.
Dal punto di vista legislativo - mi avvio alla conclusione signor Ministro - siamo fermi su un monumento normativo, però datato 1939, e i tentativi di innovazione legislativa sono falliti, e l'unica tendenza che intravedo è quella di passare da una sapienza, priva di managerialità, ad una managerialità senza sapienza.
Al Ministro dei beni culturali, ben al di là quindi, Ministro Bondi, delle responsabilità pur pesanti sul crollo di Pompei, chiediamo per l'ultima volta, nel rispetto dell'importante, importantissimo magistero che lui ricopre un gesto di dignità personale. Lei, Ministro, è anche uno dei leader del partito di maggioranza relativa e la sua incapacità congenita di salvaguardare all'interno del Governo il livello minimo di sostegno dello Stato alla cultura è per questo amplificata e ancora più grave.
Al Ministro Bondi abbiamo rivolto, oltre alla mozione di sfiducia, una proposta che lui anche in questa sede ha voluto catalogare come un ricatto. Si è trattato di una proposta che in sede parlamentare andrà avanti e della quale lei avrebbe potuto - o potrebbe - farsi carico. Si tratta di elementi essenziali che non vengono proposti da noi, ma dal sistema della cultura italiana, da quel sistema che è al collasso. Sarebbe stato - e sotto questo profilo mi rivolgo all'intero Governo - un modo apprezzabile, molto più apprezzabile della ricerca di qualche altro transfuga, «responsabile», definitelo come volete, ma di aprire ad una convergenza parlamentare su un tema importante su questioni essenziali per l'interesse nazionale.
Le lanciamo allora, Ministro Bondi, l'ultima sfida. Se ne è capace, denunci lei la situazione in cui si è trovato e con un atto di fierezza e di orgoglio, all'altezza non solo del patrimonio artistico e culturale ma anche della tradizione politica e civile italiana, faccia lei un passo indietro, altrimenti, anche venendo incontro alla sua sensibilità culturale - che so essere sincera - e alla sua sensibilità artistica, non posso che citarle, concludendo, il più grande poeta del Novecento, il più grande poeta politicamente forse scorretto. È un poeta molto caro alla nostra cultura politica ed alla cultura politica del Novecento, è Ezra Pound, che diceva: «L'unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni». Lei, signor Ministro, ha certamente idee confuse e non ha posto in essere azioni all'altezza del suo compito e della sua responsabilità. Per questo, dopo quella dell'intera cultura italiana, avrà la nostra convinta sfiducia (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, la mozione che mi accingo ad illustrare non nasce da un'ostilità pregiudiziale contro il Ministro Bondi (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) al quale ribadisco la mia stima personale. Si tratta piuttosto di un appello disperato ad intervenire urgentemente per salvaguardare un patrimonio culturale unico al mondo, che rischia oggi di andare in rovina. Pag. 61
L'Italia amministra il più importante patrimonio culturale dell'umanità. Domando al Ministro, al Governo ed a voi tutti, siete, siamo consapevoli di quello che questo significa? Siete, siamo pronti ad accettare con gli onori anche gli oneri che ne derivano?
È stima non mia, ma del Consiglio superiore dei beni culturali, che non sia possibile provvedere alla tutela di questo patrimonio con una cifra inferiore ai 450 milioni di euro. Oggi ne sono stati stanziati circa 100 milioni di euro. È facile prevedere, nel breve periodo, un deterioramento gravissimo ed inarrestabile.
Ci siamo offerti di ritirare la mozione di sfiducia in cambio di un impegno del Governo a dare le risorse minime per la tutela. Non abbiamo ricevuto risposta. Per questo votiamo la sfiducia. Si prevede che nei prossimi anni il Ministero perderà 5 mila 500 dipendenti su 23 mila, mentre già oggi la carenza degli organici è tale che molti sovrintendenti devono farsi carico non di una sovrintendenza ma di due, qualche volta anche di tre. Abbiamo chiesto che fossero assunti giovani validi e bravi, che già hanno superato le prove di concorso. In cambio saremmo stati disposti a rinunciare alla mozione di sfiducia. Non abbiamo ottenuto risposta, per questo votiamo la sfiducia.
Il cinema italiano vive oggi un momento magico e recupera quote di mercato con diversi film di successo. Ricordo qui solo quello di Checco Zalone che è al primo posto per gli incassi. Il merito principale certamente va alla creatività dei nostri registi, dei nostri attori, di tutti i nostri lavoratori dello spettacolo. Una parte importante di merito è però anche del cosiddetto tax shelter che ha sostenuto l'investimento dei privati nel cinema.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 17,25)

ROCCO BUTTIGLIONE. La misura è stata impostata da me quando ero Ministro per i beni culturali e realizzata poi dal Ministro Rutelli. Adesso questa misura è scomparsa, anzi, peggio, è stata prorogata solo per sei mesi. Meglio abolirla del tutto, perché così si daranno soldi ad iniziative comunque già realizzate. Non ci sarà una sola iniziativa nuova presa grazie al tax shelter. Per pensare, programmare ed eseguire una nuova iniziativa occorre un tempo minimo che va dai due ai tre anni. Abbiamo offerto di ritirare la mozione di sfiducia se il Governo avesse ripristinato il tax shelter per tre anni. Non abbiamo ricevuto risposta, quindi votiamo la sfiducia.
Il Fondo unico per lo spettacolo è il volano di tutto lo spettacolo italiano. Il sottosegretario Letta e il Ministro Bondi alla festa del cinema di Roma hanno promosso pubblicamente il reintegro di questo Fondo. Esso invece scende ulteriormente da 400 a 258 milioni di euro. La riforma degli enti lirici fatta da questo Governo è diventata irrealizzabile e le nostre fondazioni liriche non sono in grado di chiudere i loro bilanci. Ci siamo offerti di ritirare la nostra mozione di sfiducia in cambio del reintegro del Fondo unico per lo spettacolo. Non abbiamo avuto risposta e quindi votiamo la sfiducia.
Non riusciamo a capire la politica del Ministro Bondi. Nella sua coscienza egli sa che i tagli decisi dal Governo sono iniqui e dannosi, in alcuni casi evidentemente controproducenti ed irrazionali. Lo sa perché ha chiesto di ritirare questi tagli e gli hanno detto di no. Sono irrazionali: il tax shelter si finanzia da solo e questo lo riconosce anche il Ministero dell'economia e delle finanze. Sono controproducenti: quando i monumenti saranno crollati per mancanza di tutela, bisognerà ricostruirli davanti al discredito interno ed estero e questo costa certo più di una ragionevole tutela.
Non ci si dica che si sperimenta un modello di gestione dei beni culturali in cui l'intervento del privato deve sostituire quello pubblico. Anche qualora si condivida questo modello, è chiaro che la sua implementazione richiede tempo ed una legislazione appropriata che incentivi l'investimento privato. Se non si fa questo e Pag. 62si chiude l'investimento pubblico il risultato è uno solo: la distruzione del patrimonio culturale e la morte della cultura. Il tax shelter era una misura che riduceva l'intervento pubblico e creava le condizioni perché esso fosse sostituito dall'intervento privato. È stato sostanzialmente abolito. Non si dica nemmeno che non ci sono soldi perché dobbiamo ottemperare agli impegni europei. L'insieme delle misure da noi richieste costa forse 500 milioni di euro, è pari allo 0,03 del prodotto interno lordo italiano, il 3 per diecimila, una quantità statisticamente irrilevante.
Non entra nei calcoli di Bruxelles, eppure non si crede di poterla spendere per salvare un patrimonio culturale unico al mondo. C'è l'impressione che la maggioranza consideri la cultura come un bene superfluo cui si può rinunciare senza problemi. A chi la pensa così ricordo che il turismo italiano dipende in modo essenziale dai beni culturali ed il 10 per cento del PIL e dei posti di lavoro in questo Paese ruota intorno ai beni culturali. Quanto a noi invece, crediamo che la cultura sia necessaria all'uomo come il pane e per questo voteremo la nostra mozione di sfiducia (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Reguzzoni. Ne ha facoltà.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Signor Presidente, noi giudichiamo questo dibattito ingiusto nel merito, una perdita di tempo e politicamente un errore. È un dibattito ingiusto perché non si capisce quale sia il nesso che lega il crollo della domus di Pompei con la responsabilità del Ministro Bondi. Non esiste alcun nesso logico e non c'è alcuna responsabilità né oggettiva né soggettiva del Ministro. Si dice che non c'erano i soldi, invece questo è un falso. Ahimè i soldi c'erano, tanti anche e non sono stati spesi. Il fatto che non siano stati spesi decine di milioni di euro in questo periodo di difficoltà per il sistema economico è un oltraggio a chi vive una cassa integrazione o a chi cerca un posto di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Se qualcosa non ha funzionato è il sistema centralista, un sistema che deve essere riformato in chiave federalista anche nella gestione dei beni culturali, non con un semplice decentramento territoriale del Ministero, ma con un coinvolgimento di comuni, province e regioni. Solo così potremo avere una vera classe dirigente al nord come al sud. Negli interventi che mi hanno preceduto si colgono echi di una cultura invece ideologicamente contraria all'impresa e all'economia. Noi abbiamo invece un obbligo morale nel valorizzare il patrimonio che abbiamo ereditato. Se un monumento viene visitato vuol dire che c'è un significativo vantaggio che stiamo dando alla diffusione della cultura. C'è un messaggio più democratico. Si testimonia un migliore utilizzo del territorio e del patrimonio, che serve a far girare l'economia e a reperire risorse utili anche per manutenere il bene stesso. I quadri non si nascondono in cantina e non si possono nascondere i talenti sotto terra. Questo è il principio che ci muove.
Ministro Bondi, colleghi del Popolo della Libertà e della maggioranza, non stiamo ad ascoltare sedicenti intellettuali con le loro analisi astruse e slegate dalla realtà. Proseguiamo, invece, con forza, avendo davanti i fari della libertà e del federalismo. Avanti in questa direzione, realizzando delle gestioni dei beni culturali anche aperte ad enti locali e ai privati.
Prendiamo esempio dal FAI, il Fondo per l'ambiente italiano, che gestisce bene un patrimonio immenso, coinvolgendo comuni, province, regioni e singoli privati. Ha detto bene, Ministro Bondi, uso le sue parole: è sbagliato pensare che tutti i problemi si risolvano con i soldi dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Si colgono in questo, purtroppo, piagnistei antichi. Nel nostro Paese vi sono beni straordinari, storici, naturali e architettonici. Già di per sé questi beni rappresentano una ricchezza e sono potenzialmente fonte di ricchezza per il territorio. Invece, sentiamo i soliti riti e le Pag. 63solite lamentele, tipici di chi ha avuto e vuole continuare ad avere soldi pubblici. Per troppi anni in questo Paese, invece di investire risorse per sviluppare turismo e indotto economico, soprattutto al sud, i beni culturali sono stati una delle tante scuse per appropriarsi dei soldi del nord (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Si tratta di soldi che, invece di finire ad arricchire il patrimonio di tutto il Paese, sono finiti per alimentare assistenzialismo, sprechi e malaffare. Vogliamo, invece, che i soldi di tutti servano a far progredire nord e sud e non vengano dispersi. Per troppi anni, invece, siamo stati abituati a vedere sprecati i soldi di chi lavora, spesi per finanziare film di terz'ordine, iniziative che con la cultura non avevano nulla a che fare, pletore di burocrati e clientele di vario tipo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Non è con i soldi presi a chi lavora che si risolvono tutti i problemi, ma con la concretezza e la pragmaticità che ci insegna la nostra storia federalista e liberista. Questi sono i motivi per cui riteniamo che questa mozione di sfiducia sia ingiusta, ma riteniamo che sia anche una perdita di tempo. Ci avete tenuto per mesi sui giornali con polemiche, poi ci avete provato il 14 dicembre, poi ancora contro il Ministro Calderoli, poi ci provate ogni volta che avete una piccola o una grande occasione. Dovete rassegnarvi: questa maggioranza ha la maggioranza fuori e dentro il Palazzo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà)! La maggioranza c'è anche per la coerenza e la presenza della Lega, che è sempre leale e pratica. Con il Ministro Bondi abbiamo passato in quest'Aula 35 ore filate per approvare un provvedimento sugli enti lirici. Lo abbiamo sostenuto, lo sosteniamo ora e lo sosterremo in futuro.
Signor Ministro, le chiediamo, anche nel suo Ministero, di essere convintamente federalista, di devolvere, per quanto possibile, le competenze agli enti locali, ai comuni, alle province e alle regioni. In questa direzione ha fatto bene il Governo, approvando una legge importante, che è quella del federalismo demaniale, che va applicata e declinata in tutta la sua sostanza (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Un federalismo che è voluto da tutti, perché è legge. Si tratta ora di attuarlo con coraggio e con la consapevolezza che stiamo lavorando davvero nell'interesse del Paese. Quindi, andiamo avanti in questa direzione: Ministro Bondi, anche nella gestione delle sovrintendenze e del Ministero occorrono federalismo e libertà.
Il terzo giudizio - qui mi rivolgo soprattutto ai gruppi di opposizione - è che questo dibattito è politicamente sbagliato. È l'ennesima polemica, è un tentativo inutile e vano di ostacolare il Governo, è un'occasione mancata per affrontare, invece, i fatti concreti, quello che i nostri cittadini ci chiedono. Dobbiamo confrontarci sulle cose da fare e siamo in attesa, speriamo; incalzateci, se siete capaci, sulle cose da fare.
Vogliamo realizzare il federalismo e stiamo lavorando a questo in questi giorni. Siamo disponibili al confronto, vogliamo il dialogo. Giudichiamo sui fatti chi è federalista e chi no. Per noi il federalismo è irrinunciabile: è irrinunciabile da anni ed è irrinunciabile perché la Lega non è un movimento nato a tavolino, ma è un movimento di popolo, che affonda le radici in un'esigenza di autonomia e di libertà. È un popolo che accetta alleanze con chi davvero vuole il federalismo. Sta all'opposizione - mi rivolgo al Partito Democratico e all'Italia dei Valori - dimostrare di essere non a parole, ma nei fatti, veri federalisti. La Lega è chiara: siamo nati per il federalismo e siamo qui per realizzarlo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Per quanto riguarda l'Unione di Centro ne rispettiamo le posizioni, sappiamo che sono storicamente, contrariamente, convinti nella loro testa della non necessità di una trasformazione del Paese in senso federale, sappiamo che se potessero sarebbero per la conservazione, addirittura forse per tornare indietro. Pur non condividendo una parola, rispettiamo la loro posizione. Pag. 64
Facciamo invece fatica a capire chi è stato eletto con un programma federalista all'interno di questa maggioranza perché si può cambiare idea su tutto, ma ci siamo presentati alle elezioni insieme, era chiaro che vi era un patto di federalismo! Era chiaro a tutti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Era chiaro anche a chi adesso sembra aver cambiato idea e che è stato eletto con un programma federalista. Giudicheremo gravissimo il mancato rispetto dei patti verso il nostro elettorato. Chi è stato eletto con i voti della maggioranza non può contrastare il federalismo, che è al primo punto del programma della maggioranza stessa, altrimenti è bene usare l'unica parola che è nella nostra lingua, cioè traditori (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Per questi tre motivi, ossia perché lo riteniamo ingiusto, una perdita di tempo ed anche politicamente sbagliato, onorevole Bondi, Presidente del Consiglio dei ministri, la Lega Nord Padania voterà convinta e unita contro la mozione di sfiducia in oggetto (Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania, Popolo della Libertà e Iniziativa Responsabile).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ventura. Ne ha facoltà.

MICHELE VENTURA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con la dovuta attenzione la replica del Ministro Bondi al quale vorrei ricordare che non ci si può limitare ad un rendiconto soltanto relativamente a ciò che hanno prodotto coloro che hanno avuto quella responsabilità prima.
Cosa intendo dire? Il Ministro Bondi si è dimenticato che l'unico Governo che ha aumentato sostanzialmente le risorse nel campo delle attività culturali è stato il primo Governo Prodi, nonostante si fosse impegnati in una manovra durissima per l'ingresso nell'euro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Dopo quel quinquennio, onorevole Bondi, vorrei ricordare a lei ed ai membri della maggioranza che voi avete governato per otto o nove anni! Ve lo dobbiamo ricordare tutte le volte, come se questo fosse un dato ininfluente. Portate dunque le responsabilità del declino per quello che riguarda i finanziamenti e lo stato della cultura nel nostro Paese.
Lei si è rivolto particolarmente ai problemi riguardanti la città di Roma. Ci vuole obbiettività ed equilibrio, lei lo ha chiesto a noi ed io mi permetto di chiederlo anche a lei. Lei ha parlato del Pincio come di uno sventramento. Era un'ipotesi che andava verso una riorganizzazione della città attraverso una pedonalizzazione del tridente. Discutibile, ma ne parli con obiettività. Se parla di Roma deve parlare anche del Parco della musica, dell'Auditorium, del Museo di arte contemporanea (MACRO), del Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo (MAXXI) (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) che sono stati realizzati e che sono stati una risposta ai fermenti. Certo che il MAXXI lo avete completato voi, ma mi riferisco all'avvio. Perché negare ciò?
Questo mi suggerisce un elemento. Entro maggiormente nel merito della mozione di sfiducia in oggetto. Vede, quando noi l'abbiamo presentata eravamo nel novembre 2010. L'Italia ha assistito poi al perpetrarsi in queste settimane di uno spettacolo avvilente, triste, che segna questa stagione della politica italiana. Certo, questo spettacolo avvilente va oltre lei. Potrei dire che il giudizio severo che noi esprimiamo per l'attività da lei svolta quale Ministro per i beni e le attività culturali è soggetta, come in seguito ad una metamorfosi, al fallimento clamoroso e irrecuperabile dell'intero Governo e del Presidente del Consiglio dei ministri.
Intendo dire, onorevoli colleghi, che noi poniamo al centro il dissolversi della vostra capacità di Governo. Qual è oggi l'attività del Governo? Il Governo si sta occupando, forse, dei grandi problemi che assillano la società? Si occupa, forse, della crescita, dell'università, della cultura, del sapere, dei giovani disoccupati, dei laureati che non trovano sbocco? Si occupa di qualcosa che assomiglia minimamente alle Pag. 65grandi tematiche che investono, anche culturalmente, l'Italia meridionale? Forse il Governo non è piegato su altro?
Onorevoli colleghi della maggioranza, voi direte che questo non c'entra, ma mentre Paesi - e vedo qui il Ministro Frattini - esplodono per contraddizioni e preoccupano, dalla Tunisia all'Egitto, e mentre tutti i giornali si interrogano sulla funzione del Presidente Mubarak - consentitemi questa battuta - noi siamo impegnati a leggere le intercettazioni e assistiamo alle interviste della sedicente «nipotina» del Presidente Mubarak (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Questo è infatti lo stato in cui ci troviamo. Eccovi allora chiusi in un fortilizio, con un Presidente del Consiglio piegato sulle sue vicende personali, la cui voce con parole sempre più grevi, irrompe volgarmente nelle trasmissioni televisive, lasciando attoniti e sgomenti.
Ma vorrei venire al tema, senatore Bondi. Nella nostra visione la cultura è fattore fondamentale di sviluppo, non soltanto nella tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico, ma anche come occasione per nuova occupazione nel campo delle molteplici espressioni culturali e nella sperimentazione di nuove tecnologie d'avanguardia. La nostra mozione è partita da tali presupposti ed era appena avvenuto il primo crollo a Pompei, quasi a rappresentare, dal punto di vista simbolico, il fallimento totale della politica in materia di tutela dei beni, delle attività culturali e, più in generale, dei valori e dei saperi, portata avanti da questo Governo. «Una vergogna nazionale» disse, allora, a proposito di quel crollo, il Presidente della Repubblica.
È solo sua responsabilità. Non siamo né cinici, né ingenui, onorevole Ministro, sappiamo però che avete considerato la cultura - e lei, signor Ministro, lo ha permesso - come un costo per la collettività, da ridimensionare con progressivi tagli. La quota sul prodotto interno lordo del bilancio della cultura si riduce per la prima volta nel 2011 allo 0,19 per cento, la più bassa d'Europa, con un taglio che ci porta complessivamente a risorse pari a 1 miliardo e 429 milioni di euro e, con una proiezione su un quinquennio, di un taglio di 3 miliardi di euro. Avete poi dimenticato - e lei, signor Ministro lo ha permesso - che i