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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 459 di mercoledì 6 aprile 2011

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

La seduta comincia alle 9,35.

MICHELE PISACANE, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

Sul processo verbale (ore 9,45).

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei pregare lei, e mi riferisco anche magari ai colleghi che mi sono vicino, di dedicarmi un minimo di attenzione perché le vorrei proporre un intervento a norma dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento.
Per essere chiari il richiamo non è alla parte in cui si fa riferimento a quanto previsto dall'articolo 11 e cioè le materie che devono essere contenute nel verbale per richiederne eventualmente rettifica. Non quindi con riferimento a questa parte, signor Presidente, ma ad una parte altrettanto chiara, perentoria del Regolamento della Camera che conferisce la possibilità a ciascun deputato, che è intervenuto nella seduta precedente, di poter chiarire il proprio pensiero.
Ovviamente, questa possibilità in base al Regolamento ha un solo paletto, signor Presidente: che chi può ovviamente intervenire per chiarire il proprio pensiero è solo il deputato stesso perché ognuno non può che essere interprete del proprio pensiero e soprattutto può intervenire soltanto chi è intervenuto nella seduta del giorno precedente.
Per il resto, ogni deputato, nella fattispecie io, per questo le chiedo la parola, ha il diritto di utilizzare i suoi cinque minuti per chiarire il suo pensiero a norma del Regolamento. Ciò non solo perché è chiaro nel Regolamento, ma perché mille precedenti lo dimostrano ed io ne ho uno che riguarda proprio me, signor Presidente. Si tratta di un incidente capitato con una sua collega vicepresidente, l'onorevole Bindi, che, un giorno, riteneva che non potessi parlare mentre gli Uffici giustamente spiegarono che ho un diritto inalienabile che è quello di poter parlare sul processo verbale per chiarire il mio pensiero. Ergo a proposito del mio intervento di ieri e quindi utilizzando in questo modo i miei cinque minuti, intendo chiarire il mio pensiero perché ieri, signor Presidente, ho preso la parola non a caso. Ho preso la parola perché, ad un certo punto, si poneva il problema, avanzato dal Presidente della Commissione bilancio Giorgetti, di chiedere il rinvio del provvedimento all'ordine del giorno sui piccoli comuni al fine di sistemare alcune questioni relative alla copertura finanziaria di alcune norme.
È accaduto che è intervenuto l'onorevole Ciccanti, se non ricordo male, che ha posto alla Presidenza un problema - presiedeva in quel momento il Presidente della Camera Gianfranco Fini - dicendo che stavamo preliminarmente esaminando la legge comunitaria; poi in Commissione bilancio si è chiesto di esaminare il provvedimento sui piccoli comuni, all'ordine del giorno dell'Aula, ma se si fosse sospesa la seduta, sarebbe stata necessaria una sospensione per un tempo maggiore di Pag. 2quindici minuti, come invece aveva chiesto il collega Giorgetti, per dare la possibilità che fosse esaminata anche la proposta di legge comunitaria. Infatti quest'ultima, ancorché successiva in ordine di tempo, era comunque un provvedimento all'ordine del giorno. Concludendo tardi la discussione sul provvedimento inerente i piccoli comuni non vi sarebbe stato tempo per la Commissione bilancio.
Abbiamo visto che, per fortuna, le cose poi sono andate diversamente. Ma allora perché ho bisogno di chiarire il mio pensiero, signor Presidente? Perché, purtroppo, signor Presidente, è ormai norma, e accade quasi con una regolarità particolare, che i lavori della Camera si sospendano perché la Commissione bilancio deve assumere delle decisioni. Sappiamo perfettamente, in relazione a quello che prevede il nostro Regolamento, che la Commissione bilancio, insieme alla Commissione affari costituzionali, hanno una sorta, non voglio dire di potere di veto, ma un potere rafforzato che il Regolamento affida loro. Infatti, da una parte, la Commissione affari costituzionali deve effettuare un vaglio riguardo l'ammissibilità e ovviamente il suo parere è condizionante, dall'altro, la stessa capacità di condizionare ce l'ha la Commissione bilancio.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROBERTO GIACHETTI. Concludo, signor Presidente. Infatti, se la Commissione bilancio non ravvisa la copertura finanziaria dei provvedimenti questi non possono proseguire il loro iter.
Sono voluto intervenire ieri perché tirava aria che qualcuno volesse approfittare del fatto che la Commissione bilancio non avesse espresso un parere sul disegno di legge comunitaria per anticipare l'esame del provvedimento sul processo breve rispetto al disegno di legge comunitaria.
Era questa la ragione per cui ho chiesto di intervenire e sono intervenuto in quel modo, e oggi non posso che prendere atto positivamente che, invece, il disegno di legge comunitaria ha ottenuto il parere da parte della Commissione bilancio e che, del tutto evidentemente, a questo punto, quando sarà - credo che altri colleghi hanno esigenza di chiarire il loro pensiero rispetto alla giornata di ieri, quindi vedremo quando questo accadrà - è importante, e ho concluso signor Presidente, che proseguiamo con il calendario e l'ordine del giorno così come previsto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,50).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Prendo atto del chiarimento fornito dall'onorevole Giachetti che figurerà nel resoconto della seduta odierna.

FABIO EVANGELISTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO EVANGELISTI. Signor Presidente, anch'io faccio riferimento all'articolo 32, comma 3, del Regolamento per chiarire il mio pensiero. Ieri sono intervenuto in due occasioni che non ho sentito ben riprese nel processo verbale e allora vorrei fornire dei chiarimenti. Ho detto che non ho alcun intento polemico e lo riconfermo ma vorrei sapere, se dovesse succedere a me di mandare a quel Paese non il Presidente di turno ma il Presidente della Camera, se corro il rischio di una sola deplorazione o se posso incorrere in una sanzione ben più pesante. È già successo, infatti, in passato che vi siano stati due pesi e due misure per quanto riguarda Pag. 3i provvedimenti disciplinari assunti dall'Ufficio di Presidenza ed è qualcosa che intendo assolutamente denunciare.
L'altro passaggio che non ho riscontrato nel processo verbale in maniera adeguata, intendo dire, è quando sono intervenuto in merito al parere del Governo sul mio ordine del giorno n. 9/54-A/27 ovvero quando ho chiesto se il medesimo ordine del giorno aveva ricevuto un parere favorevole, tel quel, da parte del rappresentante del Governo ovvero se fosse richiesta una riformulazione. Ebbene, il Presidente ha chiesto conferma al rappresentante del Governo, il quale ha chiarito di aver espresso parere favorevole. L'ordine del giorno accettato dal Governo prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2011-2013 per quei comuni che si sono impegnati fattivamente nell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e che abbiano realizzato interventi finalizzati alla loro assistenza e integrazione. Si tratta di un gesto assolutamente nobile, di una piena assunzione di responsabilità soprattutto di fronte alla catastrofe umanitaria cui stiamo assistendo e mi sembra davvero una buona notizia - già ieri mi sono complimentato con il Governo e non ho alcuna difficoltà a riproporlo stamattina - e vorrei che ciò fosse ben evidenziato nel processo verbale. Tuttavia, mi sorge un dubbio: a fronte di un provvedimento come quello che abbiamo licenziato ieri sera, il quale prevede la possibilità di stanziare fino a 40 milioni di euro per i piccoli comuni per rivitalizzarli, farli tornare a fiorire e ripopolarli, il Governo ha espresso parere favorevole pressoché su tutti gli ordini del giorno presentati, persino su uno che proponeva uno stanziamento di 100 milioni di euro.
Delle due l'una: o il sottosegretario che ha espresso il parere non aveva letto questi ordini del giorno (il che è da denunciare, e credo che serva in questo caso qualcosa di più di una deplorazione), o, qualora li avesse letti e avesse dato ugualmente un parere favorevole, ciò significa lo svilimento di un atto essenziale della nostra democrazia, quello per cui in calce ad un atto...

PRESIDENTE. Onorevole Evangelisti, scusi se la interrompo. Le ho dato la parola per intervenire a rettifica del suo intervento nella seduta precedente. Lei sta parlando di altro e il Regolamento questo non lo permette: i deputati che sono intervenuti nella seduta precedente hanno titolo ad intervenire per rettifica. Mi pare che lei stia svolgendo un intervento di carattere generale che non è di rettifica. Quindi, la invito a stare al tema o a rinunciare alla parola.

FABIO EVANGELISTI. La ringrazio, Presidente, ma lei mi dà la possibilità di precisare che io ho chiesto di intervenire a norma dell'articolo 32, comma 3, del nostro Regolamento, laddove si dice che chi prende la parola lo fa per proporre una rettifica - cosa che ho fatto - al processo verbale o anche a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente, cosa che sto facendo. Voglio infatti che sia chiaro che c'è il rischio di uno svilimento di uno strumento di indirizzo quali sono gli ordini del giorno, che se non vengono letti o se vengono «un tanto al chilo» approvati da parte del Governo, significa che possiamo fare a meno di questo strumento, ma - lo ripeto - ciò significa un ulteriore svilimento del nostro ruolo di parlamentari di indirizzo e di controllo dell'attività di Governo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Bene. Non avevo colto la connessione con l'intervento precedente.

MASSIMO DONADI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ovviamente nei termini indicati precedentemente: o per chiedere rettifiche del verbale (stiamo discutendo del processo verbale), o per precisare il proprio intervento svolto nella seduta precedente.

Pag. 4

MASSIMO DONADI. Signor Presidente, in effetti proprio questo intendo fare. Anch'io intervengo ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento, in quanto ieri sera ho chiesto la parola sostanzialmente al termine dei lavori dell'Aula quando ormai tutti i deputati o avevano lasciato l'Aula o la stavano lasciando, per cui intendo, da un lato, precisare il mio pensiero che ieri sera in una situazione di sostanziale confusione mi è risultato estremamente difficile esprimere compiutamente, dall'altro, anche correggerlo e integrarlo nei termini che ora passo ad esprimere.
L'oggetto del mio intervento di ieri sera, sul quale richiamo espressamente l'attenzione degli onorevoli Cicchitto e Reguzzoni perché intendo rivolgermi a loro con questo intervento, riguardava il fatto che, nei giorni scorsi, cinque senatori del PdL hanno sottoscritto un disegno di legge costituzionale che prevede l'abrogazione dell'articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali della Costituzione, ovvero quella disposizione della nostra Costituzione (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...
Signor Presidente, vorrei anche intervenire ma se lei almeno potesse interrompere fischi e rumori più alti le sarei grato. Proseguo comunque il mio intervento. Si tratta di un disegno di legge di riforma costituzionale diretto ad abrogare l'articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali, cioè quell'articolo della nostra Costituzione che, a salvaguardia delle fondamenta stesse della nostra democrazia, vieta la ricostituzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista. Il fatto che cinque esponenti, non di un qualunque sparuto e minoritario gruppo parlamentare ma del primo partito della maggioranza, presentino un tale disegno di legge come lei può capire desta non poca preoccupazione e non poco sconcerto, in quanto credo che siamo tutti concordi nel ritenere che mai come oggi l'articolo XII delle Disposizioni transitorie e finali è un articolo di assoluta attualità e di assoluta urgenza civile e democratica.
Noi riteniamo che la Repubblica italiana non solo sia - come dice la nostra Costituzione - una Repubblica democratica e fondata sul lavoro, ma sia anche una Repubblica fondata su quella resistenza al nazifascismo che tante vite ha sacrificato sull'altare degli ideali, appunto, di una società libera e democratica, e che questo principio vada affermato ancora oggi.
Questa è la ragione per cui ho ascoltato, con molto favore, le dichiarazioni del Presidente del Senato Schifani che ha deplorato, con forza, l'iniziativa, chiedendo ai presentatori di ritirare questo progetto di legge. Devo, però, rilevare, come non sarà sfuggito a nessuno dei colleghi in quest'Aula, che i cinque presentatori, nonostante l'autorevolissimo invito giunto, non solo dalla seconda carica dello Stato, ma da un autorevolissimo esponente dello stesso PdL, hanno declinato l'invito stesso, manifestando la propria intenzione di procedere nell'esame, nelle Commissioni prima e nell'Aula dopo, del loro disegno di legge. La mia precisazione - fino qui si trattava di un chiarimento - è nel senso di auspicare un intervento dei presidenti Cicchitto e Reguzzoni, non solo per tranquillizzare quest'Aula, ma anche per tranquillizzare l'intero Paese. Li invito a prendere la parola in quest'Aula, nel corso della seduta di oggi, per dire, con parole chiare e nette, come tutti noi attendiamo, che mai quest'Assemblea, mai questo ramo del Parlamento, non solo con i voti dell'opposizione, ma con quelli dell'intero Parlamento medesimo e, quindi, anche del PdL e della Lega Nord Padania, qualora tale deprecabile progetto di legge riuscisse a superare - cosa che non credo e che non auspico - gli scogli di un primo esame, di una prima lettura, al Senato, giungendo così all'esame del nostro ramo del Parlamento, lo approverà e che sia, invece, oggetto di un unanime, di un compatto, voto contrario democratico da parte dell'intero Parlamento medesimo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).

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PRESIDENTE. Ha chiesto la parola l'onorevole Fiano. Prima di dargli la parola, però, avverto che gli interventi sono legittimi come interventi sul processo verbale, ai sensi dell'articolo 32 del Regolamento. Vigilerò perché siano effettivamente interventi di correzione delle opinioni espresse nel corso della seduta precedente e toglierò la parola qualora, invece, si vada oltre i termini del Regolamento. E intendo dire con chiarezza, anche a qualcuno che gentilmente si è premurato di farmi avere la sua opinione sulla conduzione dei lavori, che mi atterrò strettamente al Regolamento della Camera che prevede che si possa intervenire sul processo verbale a correzione o chiarimento delle proprie posizioni, del proprio pensiero. Non negherò la parola a chi la chieda, ma non permetterò che ci si allontani dalla correzione o chiarimento del proprio pensiero. Prego, onorevole Fiano, ne ha facoltà.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fiano, un momento, l'onorevole Reguzzoni intende intervenire per un richiamo al Regolamento. Prego, onorevole Reguzzoni, ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Siamo sul processo verbale!

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento (Commenti del deputato Quartiani)...

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Reguzzoni. Onorevole Quartiani, il richiamo al Regolamento ha precedenza su tutto, anche sul processo verbale.

MARCO GIOVANNI REGUZZONI. Il richiamo al Regolamento, onorevole Quartiani, ha la priorità e, quindi, intervengo proprio per un richiamo al Regolamento perché lei forse era distratto. L'intervento dell'onorevole Donadi è servito per chiarire l'oggetto delle iscrizioni a parlare sul processo verbale; egli ha detto che voleva correggere ed integrare - cosa che non è consentito -, ma lei, signor Presidente, lo ha lasciato parlare lo stesso qualche minuto. Non è consentito, infatti, integrare un intervento, ma al limite è consentito chiarire la posizione. Ma l'onorevole Donadi, nella chiusura del suo intervento, ha fatto un chiaro appello a tutti i parlamentari dell'opposizione, che hanno parlato ieri, a prendere la parola per chiarire, spiegare e svolgere delle dichiarazioni di tipo politico, mettendo in atto chiaramente una richiesta ostruzionistica. Mi rivolgo a tutti i colleghi, dell'opposizione e della maggioranza e, in particolar modo, ai colleghi capigruppo dell'opposizione e della maggioranza: tutti noi siamo stati convocati dal Presidente della Repubblica la settimana scorsa il quale ha auspicato che l'atteggiamento, nelle Aule parlamentari, sia più consono al ruolo istituzionale che il popolo ci ha affidato. Questo non può configurarsi, nella giornata di oggi, con un inizio di seduta che fa perdere tempo alla Camera perché questo è chiaramente un intento ostruzionistico sulla redazione del processo verbale. Signor Presidente la invito, quindi, a porre, come prevede il comma 2 del già citato articolo 32 del Regolamento, immediatamente in votazione per alzata di mano il processo verbale.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Mi lasci però prima fare una considerazione. Farei volentieri ciò che lei mi chiede, onorevole Reguzzoni, se non ci fossero deputati i quali chiedono di intervenire per offrire chiarimenti sulle posizioni espresse nella seduta precedente. Se mi chiedono la parola, devo darla ai termini del Regolamento, articolo 32, comma 3. Posso vigilare affinché questo non venga usato per parlare d'altro, al di là dei limiti stretti che l'articolo 32 prevede. All'interno dell'articolo 32 devono stare i deputati, ma anche la Presidenza concedendo la parola. Pag. 6
Onorevole Giachetti, ha facoltà di parlare.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, nel ringraziare il capogruppo della Lega che ha spiegato all'onorevole Quartiani che i richiami al Regolamento vengono prima, bisognerebbe anche sapere a quali articoli del Regolamento ci si richiama, sennò si parla così anche dall'altra parte.
Vorrei anche richiamarmi al comma 3 dell'articolo 32 per convenire con lei, signor Presidente, che è ovvio che la Presidenza deve vigilare su un diritto assoluto inalienabile e insopprimibile del deputato che è chiaramente sancito dal Regolamento. Vorrei soltanto spiegarle che per quanto mi riguarda, e penso anche per quanto riguarda alcuni dei colleghi che hanno chiesto la parola, il richiamo all'articolo 32, comma 3, non è in relazione alla volontà di porre una rettifica al processo verbale, finalità per la quale lei giustamente afferma di voler vigilare per verificare qual è la rettifica che si vuole apporre. No, c'è una seconda richiesta che è in alternativa, signor Presidente, contenuta in questo comma che dice che si può chiedere la parola sul processo verbale per proporre una rettifica ovvero «a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente».
Ergo per quanto riguarda me come altri colleghi, lei fa benissimo a vigilare nel senso che dovrà vigilare sul fatto che io sia intervenuto nella seduta precedente e non ci piove. È difficile vigilare sull'interpretazione di me stesso, perché il mio pensiero forse posso chiarirlo io ma non può chiarirlo il mio collega Quartiani. Però giustamente lei può verificare che intervengo sul fatto che ho parlato ieri di quella questione, ma di come voglio chiarire il mio pensiero, signor Presidente, lei potrà vigilare quanto vuole, ma stabilirò io qual è il mio pensiero e come lo voglio chiarire, altrimenti rimarrebbe quello che ho detto ieri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non c'è dubbio, onorevole Giachetti. Tuttavia mi consenta di osservare che se lei ieri ha parlato di uno degli argomenti all'ordine del giorno, non può infliggerci oggi una lezione su Moby Dick di Herman Melville. E questo è quello su cui io devo vigilare.

MASSIMO DONADI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Donadi, lei ha già avuto la parola e ha già chiarito il suo pensiero. A che titolo chiede la parola adesso?

MASSIMO DONADI. Siccome l'onorevole Reguzzoni, sicuramente in buona fede, perché c'era brusio, mi ha attribuito una serie di fatti posso chiarire se la cosa...

PRESIDENTE. Onorevole Donadi, le concederò la parola per fatto personale alla fine della seduta. La ringrazio, onorevole Donadi. Alla fine della seduta potrà chiarire tutto quello che ritiene opportuno.

EMANUELE FIANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO. Signor Presidente, sento l'esigenza ai sensi del comma 3 dell'articolo 32 del nostro Regolamento di chiarire quanto ho espresso ieri sera a conclusione della nostra seduta intervenendo sulla nostra richiesta, non soltanto nostra, che il Ministro dell'interno, onorevole Maroni, venga nell'Aula della Camera dei deputati per riferire circa gli avvenimenti che sono sotto gli occhi di tutti, la vicenda dell'emergenza immigrazione, degli sbarchi a Lampedusa e quant'altro.
Vorrei chiarire - è necessario - e voglio che rimanga agli atti che ovviamente noi non siamo indifferenti al fatto che ieri il Ministro Maroni abbia avuto una lunghissima riunione nella città di Tunisi con il suo omologo Ministro del Governo provvisorio tunisino. Quindi era evidente che nella giornata di ieri il Ministro Maroni Pag. 7fosse impegnato in altra sede e non potesse venire nella nostra Aula a riferire.
Tuttavia io voglio chiarire che il mio intervento, cioè la richiesta che vi fosse un chiarimento su quando, in che giorno e a che ora, il Ministro Maroni sarebbe venuto in quest'Aula a riferire, non era dovuto solo alle novità continuamente intercorrenti su questa vicenda (peraltro segnalo, purtroppo, il naufragio di un barcone, questa mattina, con 150 persone a bordo) e non era dovuto solo al fatto che, ovviamente, noi riteniamo necessario e doveroso che l'Aula della Camera dei deputati sia informata sulle novità che sono intercorse con la sigla dell'accordo tra Italia e Tunisia ieri, ma era dovuto al fatto che, proprio al termine della nostra seduta di ieri, stante il fatto che i gruppi parlamentari non avevano avuto nessuna notizia relativamente a quando fosse stata rinviata la presenza e la partecipazione del Ministro Maroni alla nostra seduta per le comunicazioni del Governo, usciva sulle agenzie di stampa la notizia che il Ministro Maroni avrebbe partecipato alla seduta di domani pomeriggio del Senato della Repubblica e avrebbe comunicato a quell'Aula ciò che il Governo intende comunicare sulla vicenda che è sotto gli occhi di tutti.
Io penso che questo sia un comportamento nei confronti della Camera dei deputati non proprio conveniente, nel senso che la Camera dei deputati - i cui gruppi peraltro mi risulta abbiano chiesto in anticipo rispetto ai colleghi del Senato la presenza del Ministro Maroni in quest'Aula - ed i colleghi deputati hanno lo stesso diritto dei colleghi senatori di ascoltare il Ministro Maroni, tra l'altro, come ripeto, alla luce delle importantissime novità. Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che è difficile pensare che il Parlamento non debba essere coinvolto quanto prima, per esempio, appunto nelle novità - come dicevo ieri e vorrei chiarire questo pensiero - che sono intercorse nell'accordo di cui vi è già una traccia molto flebile sui giornali di oggi: mi riferisco alle novità che sono intercorse nell'accordo con la Tunisia, a ciò che è successo nelle tendopoli e nei campi che sono stati per adesso istituiti, al fenomeno delle fughe, come accennavo ieri ma intendo chiarire meglio oggi.
In altre parole ho l'impressione che in merito a quanto sta accadendo - a parte ovviamente la nostra serissima comprensione per il fatto che ieri il Ministro sia stato occupato e coinvolto in un'importante attività di Governo a Tunisi - e sulle vicende che sono sotto l'attenzione di tutto il Paese e sicuramente di tutte le componenti politiche di questo Parlamento, la Camera dei deputati, rispetto alla doverosa informativa che il Governo deve rendere circa la situazione, venga come ultima ruota del carro, signor Presidente.
Questo è il chiarimento del pensiero che volevo fare rispetto al mio intervento che viene citato nel resoconto e ritengo che questo non sia accettabile. Non credo che sia possibile tutto ciò rispetto a quello che è sotto i nostri occhi e a tutto quello che sta accadendo, a tutto quello che vediamo, alle novità che sono intercorse nelle ultime ore; ma anche se non vi fossero novità, vi sono gli eventi che hanno visto al centro l'attività del Ministro dell'interno, la gestione di questa emergenza immigrazione, il rapporto con le regioni (ricordo che tra poche ore è previsto lo svolgimento della Conferenza Stato-regioni proprio su questo tema). Di tutto questo il Parlamento non è fatto partecipe e questo è il chiarimento, signor Presidente, del mio intervento di ieri. Infatti io vorrei che in alcun modo il mio intervento di ieri venisse riferito a verbale come un intervento offensivo nei confronti dell'onorevole Maroni, Ministro dell'interno, perché è evidente e so che il lavoro che il Ministro Maroni ha svolto ieri a Tunisi è un lavoro importante e noi sapremo giudicarlo, se avremo qualcuno che ci racconta che cos'è successo.
Quindi il mio chiarimento serve a dire che noi sentiamo la necessità di essere informati rapidamente e quanto prima, come deputati della Repubblica, di ciò che sta avvenendo sul tema dell'emergenza immigrati, degli sbarchi a Lampedusa e degli accordi con la Tunisia. Credo che Pag. 8questo chiarimento sia necessario perché il punto è politico e non è evidentemente personale nei confronti del Ministro Maroni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

ROSA DE PASQUALE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA DE PASQUALE. Signor Presidente, chiedo la parola ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento, per chiarire il mio pensiero espresso nella seduta di ieri, anche perché ieri ero convinta di avere cinque minuti a disposizione, invece poi è risultato che ne avevo solo due. Quindi alla fine ho consegnato il mio intervento, però è evidente che alcune cose è importante che io le chiarisca, anche perché se avessi avuto la possibilità di esprimerle avrei anche avuto la possibilità di chiarirle meglio.
Con riferimento al discorso relativo alla possibilità di prevedere istituzioni scolastiche nei piccoli comuni, intendevo dire che è fondamentale non solamente averlo scritto in un provvedimento, in cui, però, si prevede che ciò avvenga nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e nel rispetto dei vincoli derivanti dal Patto di stabilità interno. Come sappiamo, infatti, il Patto di stabilità interno sta davvero «ammazzando i comuni», anche quelli più virtuosi, perché impedisce loro, anche nel momento in cui decidono di investire, per esempio, nell'edilizia scolastica, di poterlo fare, perché diventa come una ghigliottina. Quindi, intendevo dire che è assurdo sostenere che noi riteniamo di consentire alle istituzioni scolastiche di vivere anche nei piccoli comuni, quando, poi, di fatto, non forniamo loro delle risorse adeguate.
Ciò è impensabile, soprattutto, dopo i tagli di risorse inferti da questo Governo alla scuola. Per esempio, la nuova circolare sulle iscrizioni nel prossimo anno scolastico emanata dal Ministro Gelmini prevede l'apertura di una sezione di scuola materna con un minimo di bambini pari a 15 ed un minimo di 500 alunni per un istituto comprensivo. Fino allo scorso anno, il minimo era di 18 bambini.
Vorrei portare l'attenzione, soprattutto, sulla scuola materna nei piccoli comuni, perché spesso essi, pur con grande fatica e risorse investite, hanno istituito degli asili nido, in modo da consentire ai bambini di frequentarli. Se non è possibile aprire una sezione di scuola materna in questi piccoli comuni, i bambini che hanno frequentato l'asilo nido, devono rimanere a casa, oppure, per esempio, percorrere moltissimi chilometri. Si pensi ai piccoli comuni di montagna disagiati e a bambini molto piccoli, di tre anni, che devono percorrere 25, 30 chilometri, spesso, attraversando passi con la neve, e così via, per frequentare una scuola materna. In alternativa, essi devono rimanere a casa, e ciò comporta che le madri devono, per esempio, rinunciare alla possibilità di avere un'attività lavorativa. Tutto ciò, quindi, va a penalizzare non solo, in modo particolare, le donne, ma anche la vita sociale ed educativa del bambino stesso, che ha frequentato l'asilo nido e che, poi, prima di frequentare la scuola primaria, deve, in qualche modo, «retrocedere» in ordine alla sua possibilità formativa.
Io ritengo che davvero sia assurdo non consentire che nei piccoli comuni le scuole materne possano rimanere aperte. Pensi, signor Presidente, che se questa circolare verrà applicata così com'è, con questi parametri, la Toscana perderà ben 43 sezioni di scuola materna, la cui metà costituisce proprio plessi scolastici e, quindi, scuole. Pertanto, non verrà chiusa solamente una sezione, ma l'intera scuola.
Ci rendiamo conto cosa vuol dire la chiusura di una scuola all'interno di un piccolo comune dove già la vita sociale e comunitaria diventa molto difficile? Infatti, chi vive in un piccolo comune si trova a dover affrontare situazioni di difficoltà, anche logistiche, molto diverse da chi abita in un grande centro, come può essere una città o il suo hinterland. Ebbene, con la circolare in oggetto, si pensa Pag. 9di chiudere delle scuole in una situazione in cui davvero si va ad incidere sul tessuto sociale di quel paese.
Pertanto, ritengo che sia necessario che l'articolo 8 che abbiamo approvato ieri diventi davvero concretamente realizzabile, che non rimanga una lettera morta e che, quindi, vi sia un impegno in tal senso. Possiamo fare questo solo con una condivisa e forte scelta politica di tutti noi insieme, che privilegi investimenti che assicurino il diritto allo studio per tutti gli studenti dei piccoli comuni montani e delle piccole isole, un diritto allo studio che risponda a requisiti di qualità e di pari dignità formativa con le restanti istituzioni scolastiche del Paese.
Non possiamo consentire che, solo perché queste scuole si trovano in piccoli comuni, abbiano anche una qualità diversa. Anzi, proprio da questi comuni con più difficoltà, dobbiamo ripartire per investire e sostenere le nuove tecnologie.

PRESIDENTE. Onorevole De Pasquale, la invito a concludere.

ROSA DE PASQUALE. In questo senso era anche l'ordine del giorno che ho predisposto ieri e che il Governo ha accettato. Quindi, richiamo il Governo anche in questo senso...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole De Pasquale.

MANLIO CONTENTO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, il mio intervento è in relazione all'articolo 32, comma 3, del Regolamento, con riferimento alle funzioni che lei esercita, contemplate dall'articolo 8.
Non discuto, naturalmente, il buon diritto dei colleghi dell'opposizione di prendere la parola. Tuttavia, sottopongo a lei quella che, a mio giudizio, dovrebbe essere una ragionevole interpretazione dell'articolo 32, comma 3, in quanto esso fa espresso riferimento a quanto segue: «Sul processo verbale non è concessa la parola se non a chi intenda proporvi una rettifica, o a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente». Questa è la parte che ci interessa.
A mio giudizio - probabilmente lei mi dirà che sbaglio - ritengo che si possa chiedere la parola sul processo verbale per chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente, allorché il processo verbale attribuisca alla persona che chiede la parola una qualsiasi manifestazione del proprio pensiero (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Non ci può essere un'interpretazione diversa, per due ragioni: in primo luogo, perché il testo letterale fa riferimento al processo verbale; in secondo luogo, perché gli interventi sono riportati dal resoconto stenografico integralmente: chiunque se ne può fare un'idea e può, naturalmente, attingere dal pensiero compiutamente espresso durante gli interventi.
Le chiedo, dunque, sommessamente di verificare quali colleghi siano intervenuti - ma questo è già stato chiesto - e quanti di costoro sono citati, in quanto a loro viene attribuita l'espressione di un pensiero, dal processo verbale.
Quei colleghi avranno sicuramente il diritto di intervenire, a mio giudizio. Tuttavia, nei confronti di chi il processo verbale esprime che sia intervenuto, non ritengo che costui possa, in base all'articolo 32, chiedere la parola per chiarire. Infatti, se il processo verbale dice che è intervenuto (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), non può dire di non essere intervenuto, o forse questo potrebbe far parte di eventuale rettifica.
Se questa non è l'interpretazione, signor Presidente - e concludo -, possiamo star qui anche tutta la mattinata. Le chiedo, però, se questo, tutto sommato, risponde anche a quei poteri che a lei sono attribuiti, naturalmente, per il corretto svolgersi dei lavori in quest'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

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PRESIDENTE. I poteri che mi sono conferiti sono strettamente legati all'osservanza del Regolamento. Sull'interpretazione del Regolamento, mi permetto di dissentire.
Rileggiamo il controverso articolo 32, comma 3 (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania): «Sul processo verbale non è concessa la parola se non a chi intenda proporvi una rettifica, o a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente, oppure per fatto personale».
Se lei avesse ragione, onorevole Contento, il citato comma 3 dovrebbe fermarsi a: «Sul processo verbale non è concessa la parola se non a chi intenda proporvi una rettifica». Infatti, poiché nel processo verbale non è riportato il pensiero, è evidente che nessuno potrebbe intervenire per correggere il proprio pensiero in esso riportato. Al contrario non si dice: «a chi intenda chiarire il proprio pensiero riportato nel processo verbale», sarebbe pleonastico, basterebbe porre il punto dopo la parola rettifica. Il comma 3 dice invece: «a chi intenda chiarire il proprio pensiero espresso nella seduta precedente». Dunque, io sono tenuto a concedere la parola.

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Chiedo di parlare, per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, intervengo perché forse non ho ascoltato bene, ma siccome il collega avvocato Contento è sempre così preciso e puntuale, volevo ricordargli, come peraltro ha fatto lei, che si è dimenticato di leggere l'ultima parte del comma 3, dell'articolo 32 del Regolamento; egli ha omesso di dire che sul processo verbale si può chiedere la parola anche per fatto personale. Questo è un dato non indifferente, collega Contento, non è che lei può fare un richiamo al comma 3 dell'articolo 32 del Regolamento, lo legge e non legge l'ultima parte che è quella decisiva rispetto alle cose che stanno accadendo in Aula. Il Regolamento si può cambiare, naturalmente, onorevole Contento, però prima lo si cambia in sede di Giunta per il Regolamento, non basta non leggerne un pezzo per giudicarlo modificato (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per l'Italia).

CARMEN MOTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARMEN MOTTA. Signor Presidente, anche io chiedo la parola ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento per chiarire il mio pensiero, espresso ieri, in relazione al provvedimento sui piccoli comuni. Lo faccio in particolare su un punto molto importante, che è quello delle risorse che questo provvedimento assegna ai piccoli comuni. Signor Presidente, il Governo ha tagliato in maniera molto pesante i trasferimenti agli enti locali e questo ha posto in grave difficoltà tutte le amministrazioni locali, sia grandi che piccole. Il Governo non ha tenuto conto, e di questo porta una grande responsabilità, che in molti piccoli comuni si trovano punte di eccellenza del nostro patrimonio culturale, paesaggistico, naturale; molto spesso questi piccoli comuni sono meta di un turismo che travalica i confini nazionali. Per rafforzare tutto questo è necessario, ovviamente, assicurare tutte le risorse umane, strumentali, finanziarie occorrenti per consentire la massima fruizione di questi patrimoni, unici e straordinari.
Noi ci auguravamo, io mi sono augurata anche ieri, che questo provvedimento, che sicuramente ha segnato una pagina di buona politica di questo Parlamento, sia solo un primo passo per riconoscere a queste realtà le risorse adeguate per continuare a svolgere le funzioni a servizio dei cittadini, in modo particolare i servizi essenziali: quelli scolastici, postali, sociali senza i quali una comunità si spegne. Per quale ragione dico questo? Perché, il fatto è che noi abbiamo approvato un provvedimento sicuramente meritevole, però la buona politica ha bisogno di essere prodotta Pag. 11in atti concreti. I piccoli comuni, lo sappiamo, hanno numerosi problemi sul proprio territorio in particolare per quanto riguarda, lo ricordavo prima, i servizi scolastici e in particolare per quanto riguarda, lo ricordava prima la collega De Pasquale, le scuole di montagna su cui interverranno ulteriori tagli nel prossimo anno scolastico, veramente insopportabili, chiuderanno molte scuole; esiste poi il problema dei giovani che devono trovare delle opportunità di lavoro; per questo servono investimenti, servono interventi specifici; ci vogliono supporti adeguati sul piano sociale per gli anziani che continuano a risiedere in questi territori. Signor Presidente, lei lo sa perché è un uomo di grande esperienza, che i sindaci di questi piccoli comuni, ogni giorno, si inventano un'iniziativa per richiamare l'attenzione sui problemi che quotidianamente devono affrontare perché la politica dei tagli attuata da questo Governo non solo non ha aiutato questi territori, a volte colpiti anche da gravi calamità per quanto riguarda il dissesto idrogeologico del territorio, ma li ha posti in maggiori difficoltà.
Difficoltà che con questo provvedimento abbiamo cercato insieme, tutta l'Aula, di ovviare, prevedendo anche delle risorse. Tuttavia, queste risorse in cosa consistono? La proposta di legge in origine stanziava 40 milioni di euro l'anno per tre anni, mentre il provvedimento adottato prevede 40 milioni di euro per il solo 2012, e le risorse per il 2013 e gli anni successivi saranno definite con la legge di stabilità. Ma su questo, Presidente e cari colleghi, non abbiamo alcuna certezza, come avviene sempre, purtroppo.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Motta.

CARMEN MOTTA. Concludo, signor Presidente. Si tratta di 40 milioni di euro per una platea - quella dei piccoli comuni, che sono quasi 6 mila - e per una tipologia di opere molto vasta.
Ho quindi voluto chiarire che, pur essendo positivo il provvedimento che abbiamo adottato, serve però uno sforzo ulteriore di questo Parlamento e in particolare del Governo per assicurare adeguate misure sul piano finanziario per i piccoli comuni, e proprio per quelle realtà che noi diciamo essere un momento di unità nazionale di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Saluto la delegazione dei parlamentari uzbeki in visita alla Camera dei deputati capeggiata dal Presidente della Commissione esteri uzbeka, Latif Yakubovich Gulyamov. Benvenuti (Applausi).

RENATO CAMBURSANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, innanzitutto mi permetta di precisare che quanto affermato dal presidente del nostro gruppo, onorevole Donadi, non era un invito a tutti i parlamentari di intervenire ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento, ma era un esplicito ed esclusivo invito al presidente di gruppo della Lega Nord, onorevole Reguzzoni, e al presidente del gruppo del PdL, ad unirsi a noi nell'evitare che quella vergognosa proposta di legge di abrogazione della XII disposizione finale della Costituzione, avanzata da cinque senatori...

PRESIDENTE. Onorevole Cambursano, si attenga per favore al chiarimento delle opinioni espresse nella seduta precedente.

RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, sono assolutamente d'accordo con lei, ma ci voleva questa precisazione.
Intendo invece intervenire davvero ai sensi del comma 3 dell'articolo 32 del Regolamento. Anzi, le dico subito che questa notte non sono riuscito a riposare perché mi macerava dentro... (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!

Pag. 12

RENATO CAMBURSANO. Mi macerava dentro l'idea di dovere intervenire stamane per precisare meglio la mia idea su quanto detto ieri in due interventi. Signor Presidente, mi limito a due miei interventi perché, come lei ricorderà, il processo verbale appena letto ha citato più volte il mio nome, sulla proposta di legge dei piccoli comuni.
Il primo intervento per il quale voglio precisare la mia idea riguarda la copertura finanziaria del provvedimento sui piccoli comuni. Lei ricorderà, signor Presidente, che il relatore mi aveva richiamato rispetto alla non validità della proposta del mio emendamento. Con essa si chiedeva di sostituire la copertura - così come prevista dalla norma - prelevando i fondi dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per i territori a rischio esondazioni e per i trasporti, in particolare i trasporti ferroviari. Intendo, con questo intervento precisare che era perfettamente in regola quanto affermavo e la bontà della nostra proposta, che intendeva, da una parte elevare da 40 a 60 milioni di euro i fondi a disposizione, ma soprattutto di prelevarli dalla cosiddetta «legge mancia», che altro non è che una messa a disposizione di tutti i parlamentari di fondi da destinare al territorio, quando invece ci vorrebbe una visione d'insieme per intervenire davvero là dove esistono le necessità.
Tuttavia la mia «macerazione» di questa notte riguardava soprattutto un'altra precisazione che intendo fare immediatamente, relativa all'intervento del collega Ciccanti e anche del sottoscritto, in quanto era stata chiesta l'interruzione per valutare un emendamento delle Commissioni sul provvedimento sui piccoli comuni. Il collega Ciccanti aveva precisato che l'interruzione avrebbe dovuto riguardare la convocazione delle Commissioni e del Comitato dei diciotto e riguardare anche il disegno di legge comunitaria, ed è proprio su questo che voglio precisare.
Lei credo sappia cos'è accaduto non solo nella giornata di ieri, ma anche nella scorsa settimana in Commissione bilancio da parte della maggioranza. Quindi, presidente Reguzzoni, non siamo noi a fare ostruzionismo, ma è la maggioranza che ha fatto ostruzionismo la scorsa settimana e lo ha fatto ancora ieri in Commissione, e gli effetti molto probabilmente li vedremo fra poco, sul disegno di legge comunitaria, con l'intento chiaro di non esprimere il parere, per far arrivare poi in Aula questo provvedimento sul disegno di legge comunitaria in assenza di parere e così dare la possibilità all'Aula di passare al punto successivo all'ordine del giorno.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Cambursano.

RENATO CAMBURSANO. Concludo, signor Presidente. Voglio solo ricordare, Lei lo sa, che sono cinque mesi che il Governo non ha un Ministro per i rapporti con l'Unione europea. Questa è la vera vergogna! Ciò grida vendetta in un momento in cui l'Italia è sotto esame su come deve stare in Europa e noi, non solo non abbiamo un Ministro per i rapporti con l'Unione europea, ma non passiamo neanche all'esame del disegno di legge comunitaria che ci adegua alle volontà precise dell'Europa. Questo sì che grida vendetta a voi!

MARINA SERENI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINA SERENI. Signor Presidente, anch'io voglio avvalermi dell'articolo 32, comma 3, del Regolamento, per chiarire il mio pensiero espresso nella seduta di ieri. In particolar modo, vorrei precisare il mio pensiero su due punti. Iniziavo il mio breve intervento facendo riferimento alla regione da cui provengo, l'Umbria, nella quale - come dicevo - ben sessantadue comuni su novantadue sono sotto i 5 mila abitanti. Molti di questi comuni hanno esattamente le caratteristiche del provvedimento che ieri stavamo discutendo.
Per la brevità del mio intervento non ho potuto rendere chiaro il fatto che questi piccoli centri non sono solo il luogo in cui nascono prodotti agricoli tipici di Pag. 13eccellenza e di grande qualità, conosciuti molto bene fuori dalla nostra regione e, in qualche caso, anche fuori dall'Italia. Penso al vino sagrantino di Montefalco, al tartufo nero di Norcia, allo zafferano di Cascia e ai prosciutti tipici di Preci. In tutti questi nostri piccolissimi centri - è ancora presto, non potete avere fame, colleghi! - si producono cioè delle eccellenze che sono diventate vere e proprie ricchezze di questi territori, ed è proprio attorno a queste eccellenze che nasce anche un turismo di qualità e ambientale, che si sviluppa, per esempio, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini. Si tratta di una ricchezza, per una regione piccola come la nostra, che altrimenti nell'era della globalizzazione rischierebbe di essere ai margini, come lo era molti decenni fa.
Tuttavia in questi piccoli centri - al riguardo vorrei chiarire il mio pensiero - non c'è solo questo elemento di tipicità dei prodotti agricoli e di turismo ambientale unito spesso al turismo religioso che si richiama ad alcune grandi figure di santità della nostra regione, da San Benedetto da Norcia a Santa Rita da Cascia. In questi piccoli centri si sono sviluppate in questi ultimi anni anche delle iniziative industriali di eccellenza e di altissima qualità. Posso fare, anche in questo caso, alcuni esempi.
Già il collega Realacci ieri citava l'iniziativa di Angelantoni sull'energia solare, un brevetto dell'ENEA che viene sviluppato in maniera prototipale in un piccolo centro dell'Umbria come Massa Martana, un gioiellino della nostra regione. Penso alle aziende come Meccanotecnica Umbra, anche questa in un piccolo centro come Campello sul Clitunno.
Penso alla straordinarietà dell'esperienza di Brunello Cucinelli e del cachemire in un borgo splendido come Solomeo. Volevo precisare queste realtà perché - nel dire che l'Umbria ha interesse ad una «leggina» come quella di ieri - mi riferisco non tanto ad un'idea nostalgica e agreste dello sviluppo, quindi un'idea tesa semplicemente a tutelare questi piccoli centri, ma ad un'idea tesa, invece, a valorizzare la possibilità di far nascere in questi piccoli centri delle iniziative moderne e di grande qualità.
La modernità può attecchire dove c'è un ambiente favorevole e quest'ambiente favorevole può essere fatto di natura, di coesione sociale, di persone che si incontrano nella piazza del paese e si conoscono, di qualità culturale e anche, naturalmente, di nuove tecnologie. Affinché questi piccoli centri possano diventare la sede di tante eccellenze imprenditoriali, c'è bisogno delle nuove tecnologie.

PRESIDENTE. Onorevole Sereni, la prego di concludere.

MARINA SERENI. Signor Presidente, ho concluso. L'ultima considerazione sulla quale vorrei chiarire il mio pensiero è che il richiamo all'Umbria tutto è meno che una spinta localistica.
Noi quest'anno festeggiamo il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. La valorizzazione della specificità locali deve andare insieme alla consapevolezza del valore dell'unità: si può essere tanti e diversi se c'è in tutti - tanti e diversi - la consapevolezza che l'unità del Paese e della nazione è una ricchezza indispensabile per essere nell'Europa e nel mondo di oggi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

MARCO ZACCHERA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, la collega Motta è intervenuta: il suo intervento non ha nulla a che vedere con quanto verbalizzato a pagina 79 del Resoconto stenografico della seduta di ieri. Oltretutto, la collega ieri aveva il tempo limitato ad un minuto. Con l'intervento di questa mattina è riuscita a «bypassare la norma», che era stata messa ieri, di contingentamento dei tempi.
Signor Presidente,