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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 489 di martedì 21 giugno 2011

Pag. 1

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

La seduta comincia alle 10,35.

MICHELE PISACANE, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri, Brugger, Cirielli, Fava, Galati, Lo Monte, Lombardo, Melchiorre, Sardelli, Stucchi, Tabacci e Zeller sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Modifica nella denominazione di un gruppo parlamentare.

PRESIDENTE. Comunico che il presidente gruppo parlamentare «Iniziativa Responsabile (Noi Sud-Libertà ed Autonomia, Popolari di Italia Domani-PID, Movimento di Responsabilità Nazionale-MRN, Azione Popolare, Alleanza di Centro-AdC, La Discussione)», con lettera pervenuta in data 16 giugno 2011, ha reso noto che il gruppo ha modificato la propria denominazione in «Iniziativa Responsabile Nuovo Polo (Noi Sud-Libertà ed Autonomia, Popolari d'Italia Domani-PID, Movimento di Responsabilità Nazionale-MRN, Azione Popolare, Alleanza di Centro-AdC, La Discussione)».

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia (A.C. 4357-A) (ore 10,37).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia.
Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, dell'emendamento Dis. 1.1 (Vedi l'allegato A - A.C. 4357-A), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (per l'articolo unico del disegno di legge di conversione, per il testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni e per le proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge, nel testo recante le modificazioni apportate dalle Commissioni, vedi l'Allegato A della seduta del 20 giugno 2011- A.C. 4357-A).

ALBERTO GIORGETTI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Pag. 2Presidente, vorrei precisare all'Assemblea che l'emendamento del Dis. 1.1 del Governo fa erroneamente riferimento, all'articolo 4, comma 2, lettera t), numero 01, al comma 5-bis dell'articolo 166, laddove avrebbe invece dovuto richiamare il comma 5 del medesimo articolo, secondo quanto previsto a seguito dell'approvazione in sede referente dell'emendamento 4.175 nella nuova formulazione.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della correzione. Si intende conseguentemente modificato l'emendamento Dis. 1.1 del Governo.

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Emendamento Dis. 1.1 del Governo - A.C. 4357-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lo Monte. Ne ha facoltà, per tre minuti.

CARMELO LO MONTE. Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge in esame ripropone per il Sud una cultura a tratti emergenziale, un po' demagogica e assolutamente non strutturale. Alle regioni meridionali, che hanno bisogno di infrastrutture, di fiscalità di vantaggio e di provvedimenti permanenti si risponde esclusivamente con un credito di imposta che vale per soli 12 mesi, per assunzioni a tempo indeterminato nelle aree del Mezzogiorno. Si tratta di un provvedimento tanto temporaneo, da valere meno di un pannicello caldo.
Sono passati oltre tre anni di legislatura e nessuno degli impegni che erano stati assunti nel programma elettorale è stato mantenuto, ma credo sia evidente invece che il Sud sia stato in questi anni particolarmente danneggiato. Il gap infrastrutturale di sviluppo tra le diverse aree del Paese si è allargato ancora di più. Questo è stato un Governo che ha dovuto assecondare gli interessi del Nord a scapito di quelli del Mezzogiorno: un colossale trasferimento di risorse e una violazione palese delle normative europee sulle aree svantaggiate.
Tutte le iniziative di Governo di un certo rilievo sono state finanziate dai FAS, fondi del Sud, che avrebbero dovuto essere addirittura integrati con fondi nazionali e, invece, dei fondi nazionali non vi è stata neanche l'ombra e i fondi FAS sono stati dimezzati per spese ripartite su tutto il territorio nazionale.
La verità è che questo Governo ha fallito i suoi obiettivi. Per il Sud occorre un radicale cambio di prospettiva che consenta di uscire dalla logica dell'assistenza per entrare in quella dello sviluppo. Occorre, prima di tutto, superare la logica del fondo perduto, eliminando quell'enorme massa dei contributi senza ritorno che, troppo spesso, soddisfano soltanto esigenze clientelari o speculative.
Avevamo presentato ad esempio come Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud un emendamento che consentiva di istituire presso la Cassa depositi e prestiti un fondo di rotazione per l'erogazione di prestiti agevolati a soggetti disoccupati delle regioni meridionali che intendessero avviare un'attività di lavoro autonomo. Si trattava di una proposta praticamente a costo zero ma non è stata neppure presa in considerazione, evidentemente non rispondeva agli interessi trainanti del Nord. Adesso la Lega Nord Padania chiede il trasferimento dei Ministeri, il Sud autonomista chiede invece il riequilibrio infrastrutturale e fiscalità di vantaggio. Mi sembrano argomenti più importanti e comunque prioritari, facciamo prima queste cose, dei Ministeri parleremo dopo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mosella. Ne ha facoltà, per quattro minuti.

DONATO RENATO MOSELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il tema dello sviluppo del Paese dovrebbe essere centrale nella riflessione e nell'azione Pag. 3di qualsiasi Governo tanto più in una congiuntura come l'attuale. La crisi economico-finanziaria sta aggravando antichi problemi e ne sta creando di nuovi: nel Paese aumentano le disuguaglianze, nascono nuove povertà, sono messi in discussione i fondamentali diritti che connotano una vita degna di questo nome, mentre cresce la sfiducia dei cittadini nella possibilità di ottenere soluzioni ragionevoli in tempi altrettanto ragionevoli.
Un momento così delicato da un lato meriterebbe un'analisi attenta, con riflessioni e approfondimenti in quest'Aula sul modello stesso di sviluppo da adottare nel contesto che stiamo vivendo a livello nazionale e internazionale; dall'altro richiederebbe la concertazione delle misure sostenibili in grado di dare almeno un segnale di svolta, di essere interpretate come l'inizio di un percorso di crescita. È chiaro che tale preoccupazione non vive nei pensieri del Governo. Aver posto la questione di fiducia conferma, oltre la debolezza costitutiva della maggioranza e del Governo, l'incapacità di operare in termini di progettazione di uno sviluppo reale, lavorando per costruire il bene comune.
La nostra componente politica Misto-Alleanza per l'Italia ha come orizzonti di riferimento il rilancio dell'economia, lo sviluppo dell'occupazione e del benessere, la salvaguardia dello Stato sociale. In questo senso possiamo anche lasciar passare quelle pochissime misure di sostegno che questo decreto-legge contiene, ma con ciò non intendiamo avallare l'idea che questo sia realmente un decreto-legge per lo sviluppo, quando è invece una modesta proposizione di misure per lo più orientate a uno snellimento delle procedure che avrebbero dovuto costituire attività ordinaria del Governo. Esso rileva con chiarezza l'incapacità di agire a vantaggio dell'intera comunità nazionale, rimuovendo incrostazioni pluriennali e vecchie e nuove privative, attraverso un'ordinata azione quotidiana certamente esposta al giudizio dell'opinione pubblica.
È mai possibile che l'elemento principale che caratterizza la relazione di questo decreto-legge - ossia una ventina di righe al netto dell'illustrazione dell'articolato - sia costituito dalla giustificazione dell'assenza della relazione di analisi di impatto della regolamentazione, la cosiddetta AIR? C'è signor Ministro un'implicita ammissione di colpa, lei in sostanza dice: «caro Parlamento, non ti fornisco la relazione di impatto per la particolare urgenza dei vari capitoli di questo decreto-legge», con ciò si ammette che il Governo si fa sorprendere su temi che dovrebbero costituire stabilmente la propria preoccupazione, come la ricerca scientifica, i contratti pubblici, i controlli antimafia, la riqualificazione delle aree urbane degradate, la semplificazione amministrativa e la riduzione dei connessi oneri, le politiche dei trasporti, il funzionamento dell'amministrazione finanziaria con le esigenze, sì di semplificazione, ma anche di lotta alla corruzione e di contenimento della vessatorietà (mi riferisco a Equitalia), i mutui, i brevetti, la gestione delle risorse idriche, il Mezzogiorno e il lavoro delle donne. Questioni che avrebbero dovuto essere poste al Parlamento per via ordinaria ma che sono diventate così urgenti, evidentemente per essere state trascurate o dimenticate da non poter essere assistite da una relazione di impatto sulla regolazione.
L'economia ha bisogno di una progettualità di cui non troviamo traccia in questo testo dove ci sono invece interventi di stretto sapore burocratico, tanto minuziosi da risultare spesso indecifrabili in barba alla vostra tanto decantata semplificazione. Il Paese attende ben altro, meriterebbe ben altro, e proprio perché viviamo un tempo di così grandi difficoltà economico-finanziarie nel quale poche cose nuove possono ragionevolmente essere tentate servirebbe uno sforzo ampio e condiviso per posare la prima pietra in un cantiere di ricostruzione.
Su una questione così basilare potrete forse, in forza dei numeri, avere la fiducia dell'Assemblea; di certo, continuerete a non avere quella del Paese reale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Alleanza per l'Italia).

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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BARBATO. Signor Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi, è a lei che ci rivolgiamo noi dell'Italia dei Valori. Questa mattina l'Italia dei Valori vuole parlare solo di sviluppo, avendola individuata, insieme al signor Ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Tremonti, quale presentatore del disegno di legge che prevede la conversione in legge del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, che recita «Prime disposizioni urgenti per l'economia».
È per questa ragione, quindi, che noi vogliamo parlare di economia e di sviluppo. Ma per noi rilanciare l'economia significa far emettere più scontrini fiscali, significa far fare all'industria più produzione, significa creare più lavoro, più occupazione. Per noi fare sviluppo significa, innanzitutto, mettere in moto l'unica industria possibile, soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia, e già allestita: l'industria del turismo. Ebbene, in questo decreto-legge n. 70 del 2011, di sviluppo per il turismo non se ne parla.
Eppure questa è un'industria che è già bella e fatta: ci sono già catene di montaggio, filiere di produzione, opifici già allestiti, perché, soprattutto al Sud, esistono degli incantevoli paesaggi, delle indescrivibili bellezze monumentali ed archeologiche, delle imparagonabili coste e mari. Ebbene, questa industria possibile e realizzabile è già in piedi. Nel Mezzogiorno d'Italia ha bisogno di un clic, ha bisogno che la politica e il Governo schiaccino quel pulsante per far cominciare davvero lo sviluppo possibile in questo Paese.
Invece, questa vera industria possibile, realizzabile soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia, in un provvedimento che dovrebbe rilanciare l'economia, non trova il becco di un quattrino, non vede alcuna fonte di finanziamento, non vede alcuno spiraglio, non vede alcuno sviluppo.
Eppure il Mezzogiorno d'Italia doveva essere, con questa industria, la vera California d'Europa, dove venivano a trascorrere le loro vacanze e il loro tempo libero, a svernare, tutti i cittadini del Nord Europa e del resto del mondo. Ebbene, questa industria al Sud non decolla perché non abbiamo un provvedimento adatto. Ma voglio aggiungere un'altra cosa: vi siete accorti che la capitale del Mezzogiorno d'Italia è sommersa dai rifiuti?
Per questa ragione, insieme ad una delegazione dell'Italia dei Valori, a me farebbe piacere sollecitare, incalzare, andare a Palazzo Chigi, oggi o domani. È un invito formale che facciamo qui coram populo, perché vogliamo parlare delle cose che servono agli italiani, e serve soprattutto un intervento immediato, perché Napoli deve ritornare ad essere una città normale e non può essere penalizzata solo perché oggi vi è un sindaco che si chiama De Magistris ed è governata dall'Italia dei Valori, che non ha alcuna responsabilità sui danni arrecati con i rifiuti dalle precedenti amministrazioni e da un fronte bipartisan di destra e di sinistra.
Per questa ragione, domani, Berlusconi non ci dia conto dei sottosegretari: non ci interessa se li ha presi da Marte o da un altro posto. Ci interessa, invece, incontrare il Premier per definire misure per far rilanciare Napoli, liberandola dai rifiuti. È questa la politica dell'Italia dei Valori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Ma, purtroppo, sui fatti concreti e veri non ci attrezziamo perché questa è la politica di questo Governo. È la ragione per la quale dovremmo chiamare il decreto-legge in esame non semplicemente «decreto sviluppo», ma «decreto sviluppo criminale».
Leggete il quotidiano Milano Finanza dell'altro giorno. Si dà conto di un'inchiesta dalla quale risultano esservi delle società indagate dalle procure internazionali per riciclaggio e frode bancaria. Mi riferisco a società come Full Tilt Poker, Pokerstars, Abosolute Poker, indagate dalle procure internazionali e dal procuratore di New York per questi reati e che sbarcano qui in Italia dove svolgono un'attività illecita. I siti Internet delle suddette società Pag. 5sono ancora online, funzionavano sino alla scorsa settimana, li ho visti personalmente, come risulta dal quotidiano Milano Finanza. Che cosa fanno, dunque, il Ministro dell'economia e delle finanze e i Monopoli di Stato? Qual è la vigilanza? Oggi i siti citati sono stati oscurati perché vi è stata una denuncia del Sistel, il sindacato dei concessionari italiani, che ne rappresenta circa sessanta o settanta, altrimenti, qui in Italia, questi concessionari illegali, che non hanno alcuna autorizzazione, sbarcano comodamente, funzionano e continuano a tenere in piedi un'attività illegale che è stata proibita! Questo, naturalmente, con il consenso o, se preferite, con un occhio chiuso, o tutti e due chiusi, del Ministero dell'economia e delle finanze che non vuole mettere le mani sull'altra industria più ricca e potente d'Italia, vale a dire quella dei giochi e delle scommesse. Questa è un'industria sulla quale si continuano a fare affari e che continua a far mangiare un sistema di criminalità, anche internazionale, che viene qui in Italia e si arricchisce. Negli Stati Uniti d'America le stesse società di cui ho appena parlato sono state bloccate e frenate dal procuratore di New York, Preet Bharara, mentre qui in Italia noi le ospitiamo.
Vi sono quarantamila giocatori sul sito di Full Tilt Poker che continuano a giocare su questo sito vietato e che secondo AAMS dovrebbe essere oscurato. È stato oscurato solo l'altro ieri, definitivamente, perché noi del gruppo Italia dei Valori siamo stati «addosso» a questa vicenda.
È vero che questa è l'industria più ricca d'Italia, 61 miliardi di euro di fatturato nello scorso anno, ma abbiamo visto anche che mondo inquietante ed immorale sia qui in Italia. Ebbene, in relazione a questo settore e a questo tipo di industrie, invece, il Governo Berlusconi e il Ministro Tremonti chiudono un occhio e anche due. Su questo argomento, però, vi incalzeremo ancora perché non vogliamo che in Italia vi siano un'economia criminale e intese con alle spalle mafiosi che non vengono individuati. Vogliamo, invece, un'economia che funzioni, che sia davvero in grado di aiutare, come abbiamo anche segnalato nel corso delle attività nelle Commissioni finanze e bilancio. Durante le audizioni abbiamo sentito che il responsabile dell'Authority per i pubblici appalti, Giuseppe Brienza, segnalava che i subappalti sono vinti a dismisura dalle imprese extracomunitarie e cinesi. Questo è avvenuto soprattutto in Valle d'Aosta. Per quale ragione? Perché questo tipo di società di cinesi e di extracomunitari non rispettano le norme sul lavoro e sulla sicurezza, fanno economia sulla forza lavoro e ottengono in questo modo profitti maggiori. Così riescono ad accaparrarsi più subappalti, il nervo forte delle piccole e medie imprese italiane, soprattutto nella pubblica amministrazione e nei servizi pubblici che vanno sempre più in mano ai cinesi e agli extracomunitari.
Insomma, si tollera un'economia nella quale, purtroppo, non si privilegia l'impresa sana e la società sana. È per questa ragione che noi dell'Italia dei Valori vi chiediamo, ancora una volta, di non sprecare delle occasioni: lo sviluppo deve essere fatto per un'economia sana, per un'economia pulita! È lì che soprattutto dobbiamo liberarci di cricche! Non voglio ritornare in quest'Aula, come la settimana scorsa per l'autorizzazione a procedere contro l'onorevole Landolfi e adesso sull'onorevole Papa. Basta di interessarci di questa roba e di coprire questa politica, che non aiuta lo sviluppo e non aiuta il nostro Paese!

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Barbato.

FRANCESCO BARBATO. L'Italia dei Valori è attenta e continuerà a lavorare per un Paese pulito, per un'Italia nuova, per l'altra Italia che noi tutti vogliamo e che con il referendum i cittadini ci hanno detto che è possibile nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marmo. Ne ha facoltà.

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ROBERTO MARMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando tre anni fa la coalizione di centrodestra vinse le elezioni politiche, già si addensavano nubi all'orizzonte che paventavano segnali di una crisi economica e finanziaria che di lì a poco si sarebbe rivelata senza precedenti e persino più grave, per taluni aspetti generali, di quella del 1929. In questi ultimi anni si è assistito allo scricchiolio delle economie più solide di tutto l'Occidente. Persino gli Stati Uniti d'America si sono ritrovati a dover fare i conti con la disinvoltura di un modello economico che contemplava la deindustrializzazione ed il contestuale affidamento allo spontaneismo dei mercati. Ne è conseguita una crisi prima finanziaria, poi industriale e conseguentemente anche sociale, che ha colpito pesantemente buona parte del mondo, tutta l'Europa e conseguentemente il nostro Paese. Questo gruppo, Iniziativa Responsabile Nuovo Polo, nasce con l'obiettivo e con il preciso intento di sostenere l'operato dell'Esecutivo, in questo momento così difficile per la vita economica del nostro Paese, ed è anche grazie a questo nostro atteggiamento, improntato alla responsabilità, al senso del dovere e alla tutela dell'interesse generale, se il nostro Paese sta superando la terribile tempesta finanziaria che ha scosso i mercati mondiali. È una tempesta finanziaria che ha fatto vacillare sistemi economici di Paesi ben più solidi, quali la Germania e la Gran Bretagna, ed i Paesi con sistema più debole, come la Grecia, la Spagna e il Portogallo.
Cosa sarebbe dell'Italia, onorevoli colleghi, se si aprisse la strada di una fase di instabilità e di incertezza in un momento tanto delicato che, invece, richiede stabilità e governabilità? Cosa sarebbe stato dell'Italia, onorevoli colleghi, se il 14 dicembre scorso si fosse realizzata quella manovra di palazzo, ovvero il tentativo di un Esecutivo tecnico balneare? Quale sarebbe stata la reazione degli investitori internazionali? Quale sarebbe stata la reazione dei mercati finanziari? Avremmo sprecato e sprecheremmo mesi di politiche improntate al rigore, al taglio degli sprechi e alla volontà della definitiva eliminazione di tanti ingiustificati e intollerabili privilegi, anche nostri. L'Unione europea e le istituzioni monetarie internazionali hanno plaudito e plaudono all'opera del Governo, sia per quanto riguarda l'approccio con cui si è deciso di gestire la crisi economica italiana sia per la determinazione con la quale si è inteso restituire al nostro capitalismo un profilo etico, dal quale, specie negli ultimi decenni, si era nettamente allontanato. Al di là della polemica strumentale dell'opposizione, il nostro Governo gode di stima internazionale. Molti Paesi, infatti, hanno adottato provvedimenti proposti dal Ministro dell'economia e delle finanze per affrontare la grave crisi congiunturale che ha colpito tutto il vecchio continente.
Onorevoli colleghi, è evidente che, nonostante un contesto economico difficile, questo Governo, allo stato, ha salvaguardato i cittadini italiani da terribili conseguenze come quelle subite dal popolo greco ed irlandese. Nel contempo, si è proposto e si propone di garantire alle fasce sociali più deboli quegli strumenti di sostegno che sono vitali per chi vede diminuire drasticamente ore lavorative, è collocato in mobilità o, peggio, perde il proprio posto di lavoro. A me pare che questo Esecutivo abbia saputo coniugare il rigore con le misure a sostegno della piccola e media impresa, vero cuore pulsante dell'economia italiana; non ha perso di vista l'obiettivo, anch'esso fondamentale, del tentativo di risoluzione dell'ormai annosa questione meridionale, approntando e varando uno straordinario Piano per il Sud, il primo dal dopoguerra; è un Governo che approva una riforma dell'istruzione che, senza enfasi, può definirsi epocale, una riforma attesa da un sistema universitario piegato ed ingessato da una politica conservatrice e fonte di privilegi e di rendite di posizione; è un Governo che sta operando per una riforma della pubblica amministrazione che sia a misura di cittadino e gratificante per gli operatori.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Esecutivo presieduto dal Presidente Berlusconi, con questo decreto-legge, il primo di una lunga serie, va nella logica europea Pag. 7di motore di sviluppo per far ripartire l'economia, senza aggravare, peraltro, con nuove spese pubbliche, il bilancio dello Stato. È un Governo che caratterizza la sua attività proponendo soluzioni adottabili e compatibili ai problemi del Paese. È evidente, pertanto, che sentiamo il dovere di garantire il sostegno necessario per approvare il provvedimento, un provvedimento che consente alla maggioranza di completare le riforme avviate e garantire il varo di tutti quegli atti necessari a rilanciare lo sviluppo del Paese.
Il gruppo Iniziativa Responsabile Nuovo Polo ribadirà la sua piena fiducia all'Esecutivo, approvando con convinzione il disegno di legge di conversione del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, un decreto che contiene in sé provvedimenti che hanno l'obiettivo del rilancio del Paese, come l'istituzione del credito di imposta a favore di imprese che investono in progetti di ricerca o che assumono a tempo indeterminato nelle regioni del Mezzogiorno. Particolare apprezzamento va alle semplificazioni introdotte nel settore edile che, pur garantendo un efficace sistema di controllo, contribuiscono alla riduzione dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con questo mio intervento intendiamo esprimere, in questa sede, la nostra piena fiducia nell'operato del Governo e il nostro particolare apprezzamento per l'attenzione al sistema produttivo italiano con il decreto-legge che ci accingiamo a convertire in legge.
Ribadiamo, peraltro, in questa sede, il nostro sostegno all'azione riformatrice del Governo, sollecitandolo a lavorare in tempi stretti e rapidi alla riforma del sistema fiscale, per consentire alle nostre imprese di poter investire di più, alimentando così lo sviluppo e la crescita. Parimenti, chiediamo al Governo di attuare in tempi rapidi il decentramento e il Piano di sviluppo per il Sud, tanto atteso dai nostri concittadini di quell'area. Per quanto ci riguarda, continueremo a dare il nostro contributo per il buon governo del Paese, incalzando e spronando l'Esecutivo ogni qualvolta sarà necessario, onde potergli garantire il nostro supporto leale. Vogliamo evitare e vorremo continuare ad evitare all'Italia una fase di incertezza e di instabilità che si ritorcerebbe unicamente a danno dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Iniziativa Responsabile Nuovo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA. Signor Presidente, onorevoli membri del Governo, sottosegretari, visto che non ci sono Ministri presenti in Aula, chiedo, non solo al sottosegretario, di fare almeno finta di ascoltarci. Si tratta di un voto di fiducia che parte un po' in sordina, con una presenza del Governo - non me ne vogliano i sottosegretari presenti - che, nel momento in cui ci troviamo, per l'argomento che affrontiamo, forse avrebbe meritato almeno la presenza di un Ministro, uno solo. Invece, questa rappresentazione che abbiamo davanti trova plasticamente la sua forma in questo decreto-legge, cosiddetto sullo sviluppo. Il decreto-legge c'è, non ci sono le misure per lo sviluppo, mentre l'Italia - credo sia bene dirselo, senza infingimenti - vive, per quanto riguarda la situazione economica, una fase drammatica e che rischia di diventare sempre più drammatica nel corso delle settimane che abbiamo davanti. Quando, dieci giorni fa una prima agenzia di rating, Standard and Poor's - le agenzie di rating non danno le tavole della legge, ma danno indicazioni precise -, disse di abbassare le previsioni sull'Italia, non ancora il rating, abbiamo ascoltato tanti soloni nostrani sparare contro le agenzie di rating medesime, le quali hanno tutti i difetti del mondo, ma evitiamo di prendercela con il termometro nel momento in cui segnala la febbre.
Quando Moody's ha detto, due giorni fa, la stessa cosa, abbiamo evitato di interrogarci. Abbiamo vissuto, in questi mesi, nell'illusione che la Grecia fosse lontana e abbiamo vissuto, signori del Governo, nell'illusione che la tenuta dei conti fosse un surrogato accettabile della Pag. 8crescita economica e dello sviluppo. Quello che ci segnalano le agenzie di rating è che la tenuta dei conti è un bene preziosissimo, da cui non possiamo prescindere, ma non è un surrogato della crescita economica. Ci dicono, inoltre, che, senza crescita economica, la tenuta dei conti finirà per essere un cappio al collo, perché la crescita economica, senza sviluppo, si accompagna ad una stretta fiscale. La manovra da 40 miliardi che, prima o poi, dovremo fare, perché così ci siamo impegnati, senza sviluppo, senza crescita economica, avrà effetti recessivi che si autoalimenteranno con ulteriori strette fiscali. Questa è la via che dobbiamo scongiurare per il nostro Paese e che, invece, stiamo tranquillamente prendendo, fischiettando.
I dati sulla crescita economica, infatti, ci inchiodano per quanto riguarda l'ultimo decennio. L'Italia è cresciuta del 2,5 per cento, la Germania dell'8,7 per cento, la Francia del 12,5 per cento e la Spagna del 22,4 per cento. Le stime per il 2011 della crescita italiana sono dell'1 per cento, mentre gli altri Paesi crescono il 100 o il 200 per cento di più. Lo dico agli amici e colleghi della Lega Nord Padania: noi di cosa stiamo a discutere? Quale visione abbiamo per affrontare, da parte della maggioranza e del Governo, questa crisi drammatica che ci sta venendo incontro? Noi discutiamo, per dare forza al Governo nella prosecuzione della legislatura, del trasferimento dei Ministeri - non sto a farla lunga, ne parleremo oggi pomeriggio nella discussione sugli ordini del giorno -, ma l'accordo che, in base a ciò che ho letto, avete trovato questa notte, se non ho capito male circa la «bilocazione» dei Ministeri, ossia un pezzo qui e un pezzo là, è ancora peggio della soluzione del trasferimento, se questa è vera. Se davvero pensate che - io sono del nord - la maggioranza degli elettori e dei cittadini del nord sia in fibrillazione per avere un Ministero e cento burocrati in più, credo che vi sbagliate. Ma se, poi, pensate che, per affrontare il presente tema, occorre arrivare alla «bilocazione», cioè alla moltiplicazione dei centri di spesa - si dice che le sedi sono quelle, le sedi sì, non i funzionari - allora questa discussione sui Ministeri è un simbolo dell'Italia che va a sbattere.
Le misure nel provvedimento sono poche e scarsamente incisive. Altro che lamentarsi, come facevamo allora, delle lenzuolate di Bersani! Tutti i dati economici sono negativi. Anche l'aumento delle esportazioni va letto con il fatto che in Italia aumentano ancora di più le importazioni: cosa ci segnala questo dato? Che ormai la delocalizzazione e l'acquisto di subforniture dall'estero sta caratterizzando perfino l'economia italiana più forte, le imprese che esportano. Questo è un dato su cui dobbiamo riflettere: la perdita di competitività. Non c'è una sola disposizione che vada in quella direzione, non c'è nulla sulla concorrenza, manca la legge annuale della concorrenza, sottosegretario, so che lei è sensibile su questo tema. Nel 2010 era troppo presto. Passa il 2011 e non abbiamo tempo di fare una legge annuale sulla concorrenza, tempo che questa maggioranza ha avuto anche per incalzare coloro che, seduti ai banchi dell'opposizione, hanno appoggiato nel merito un referendum che porta al travolgimento del principio della concorrenzialità nei servizi pubblici.
Allo stesso modo sulla questione del mercato del lavoro: non c'è nulla, non abbiamo fatto nulla, non avete fatto nulla in questi tre anni e a che serve parlare di riduzione delle tasse? A quale chiodo appendiamo, dopo tre anni e mezzo sprecati, la riduzione delle tasse? Non avete voluto privatizzare nulla, come invece c'era nel programma e il debito pubblico è cresciuto. Non avete fatto nulla per il mercato del lavoro e gli investimenti non arrivano. Non avete fatto nulla per le liberalizzazioni e per l'aumento della competitività. Non avete fatto nulla di concreto per il pubblico impiego, per la quantità e la qualità del lavoro nel pubblico impiego. Non ci si può svegliare dopo tre anni in questo contesto e parlare o straparlare di riduzione delle imposte. Non c'è stato un progetto che poteva avere e sostenere una riduzione delle imposte: oggi sarebbe grottesco dal punto di vista politico e suicida Pag. 9dal punto di vista della finanza pubblica anche soltanto annunciare una riduzione delle imposte senza alcuna contropartita seria e spero che al di là dei proclami, al di là dei prati verdi questo venga immediatamente introiettato dal Governo che sa che deve tagliare spesa pubblica per non mettere nuove tasse, altro che tagliarle.
C'è la questione di Equitalia e della riscossione. Io stavo in maggioranza lo scorso anno, ho votato la fiducia su questo provvedimento ma ho, come molti altri colleghi, allora presentato emendamenti di buon senso proprio per evitare che il Governo che sostenevo facesse dieci volte peggio di quello che aveva fatto Visco in termini di «faccia feroce e mano pesante» non con gli evasori, ma con coloro che vengono assoggettati ad un accertamento fiscale.
Oggi si fa qualche marcia indietro, peraltro molto limitata. Noi chiederemo, anche con ordini del giorno, di impegnare il Governo a fare di più sapendo tutti come sappiamo che questa è stata una mossa disperata per recuperare nella contingenza gettito per decine di miliardi, minando tuttavia - è questo un elemento che va cancellato e che questo decreto sviluppo non fa in modo adeguato - il rapporto di credibilità tra Stato e contribuente e minando le regole dello Stato di diritto e di un giusto processo che non può prevedere che io ti dico che mi devi dei soldi, tu me li dai subito e poi cerchi di dimostrare che non me li dovevi dare.
Concludo signor Presidente. Abbiamo davanti tempi difficili e scelte difficilissime, scelte che dovranno dimostrare un coraggio di riformare, un coraggio di parlare chiaro con il linguaggio della verità con la «v» minuscola dei conti pubblici agli italiani per evitare scenari peggiori.
Questo linguaggio, questo coraggio delle riforme è quello che manca drammaticamente in questo decreto-legge, ma l'aspetto peggiore è quello che manca in un Governo che non avrà la nostra fiducia, perché è un Governo che non ha più la forza e, temo, nemmeno la voglia di governare. Ha un solo obiettivo: resistere, resistere, resistere a Palazzo Chigi e su questo la nostra fiducia non ci sarà (Applausi dei deputati del gruppo Futuro e Libertà per il Terzo Polo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ciccanti. Ne ha facoltà.

AMEDEO CICCANTI. Signor Presidente, signor sottosegretario e onorevoli colleghi, il quadro macroeconomico entro cui si inserisce il decreto-legge in esame, eufemisticamente chiamato «sviluppo», è un quadro incerto, tendente al ribasso per quanto riguarda l'Italia. Gli indicatori delineano una ripresa globale con scambi mondiali in ascesa che hanno perfino superato il picco pre-crisi 2008. Si fanno sentire gli effetti frenanti del terremoto giapponese, l'aumento delle materie prime, soprattutto di natura energetica, le strette monetarie dei Paesi emergenti e le politiche fiscali di contenimento dei debiti sovrani, ma l'economia mondiale ha ripreso a correre, facendo sperare il superamento della crisi del biennio 2009-2010. Gli Stati Uniti marciano tra stop and go, ma creano posti di lavoro. Francia e Germania fanno da locomotiva al resto di Eurolandia.
Nello scenario, l'Italia però delude ancora: il PIL ristagna insieme alla produzione industriale, i consumi restano contenuti a causa della disoccupazione e una cassa integrazione guadagni che ha smesso di sgonfiarsi. Gli investimenti sono scoraggiati da margini di profitto che oltre ad essere bassi nel confronto internazionale per ragioni, ahinoi, storiche, sono ulteriormente erosi dall'alto costo del lavoro per unità di prodotto. Tale costo del lavoro - è bene precisarlo - è alto soprattutto a causa del cosiddetto cuneo fiscale e del costo elevato di energia.
La ripresa in Italia resta «anemica»: il PIL nel primo trimestre è aumentato solo dello 0,1 per cento sul quarto del 2010, contro l'1,5 per cento tedesco e lo 0,8 dell'Eurozona. La produzione industriale è ferma a meno 0,1 per cento. La correzione dei conti pubblici, che il Governo si appresta a fare nel corso di questa settimana, che si annuncia come una manovra Pag. 10di circa 40 miliardi per rispettare i parametri di stabilità europea, causerà un'ulteriore depressione del sistema economico, anche a fronte di una ripresa dell'inflazione.
Gli spread sui rendimenti dei titoli di Stato rispetto a quelli tedeschi registrano nuovi massimi per Grecia, Portogallo e Irlanda. Sono saliti anche per Spagna, Italia e Belgio, anche se hanno prospettive diverse. La disoccupazione è all'8,2 per cento nel primo trimestre 2011, ma secondo il governatore Draghi la lettura corretta del dato è oltre l'11 per cento, dovendosi conteggiare quelli che non si iscrivono nelle liste di collocamento: donne e giovani nel sud raggiungono punte di oltre il 25 per cento. Questo quadro depressivo deve fare i conti con la modifica del Trattato di Maastricht, che impone il pareggio di bilancio nel 2014 e una riduzione del debito pubblico dal 2015, con un ritmo di un ventesimo del PIL, ossia per 30-40 miliardi l'anno.
Di fronte a questo scenario apocalittico, il Governo si presenta al Parlamento con un decreto-legge chiamato «decreto sviluppo», che è poco più di una piccola manutenzione del sistema, ossia aspirina per una febbre da cavallo. Non si ha la percezione della drammaticità del quadro finanziario ed economico del Paese nel contesto internazionale e soprattutto europeo. Per essere onesti, dei dieci articoli del decreto-legge in esame solo i primi due possono essere salvati come contributi allo sviluppo, e poi neanche tanto.
Il primo, riguardante il credito d'imposta per la ricerca scientifica, è poco più di uno spot: dei 100 milioni disponibili se ne usano per il 2011 solo 55 per finanziare il 90 per cento della somma incrementale destinata dalle imprese alla ricerca. Dal vecchio 40 per cento di credito d'imposta si scende al 13,5 per cento, esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare. L'obiettivo del Trattato di Lisbona è il 3 per cento del PIL nel 2020 destinato alla ricerca.
L'Italia destina solo l'1,3 per cento, rispetto al 3,7 per cento di Svezia e Finlandia e l'1,9 per cento dell'Unione europea a 27. Tutto da rifare.
L'articolo 2 del provvedimento in oggetto concerne i crediti d'imposta per nuovi posti di lavoro nel Mezzogiorno. Questa norma è stata migliorata dall'Unione di Centro per il Terzo Polo, che ha ricompreso nel credito d'imposta anche gli investimenti: vorrei ringraziare il collega Occhiuto per essersi impegnato molto su questa modifica. È nostra convinzione che i posti di lavoro, prima di coprirli, bisogna crearli e, senza investimenti, non se ne creano di nuovi.
La norma, però, è limitata ad un anno e richiede l'autorizzazione dell'Unione europea per l'utilizzo dei fondi europei per le aree in ritardo di sviluppo. Ciò rende complicata e lenta l'autorizzazione di tali risorse, avendo la maggioranza voluto negare l'utilizzo delle risorse del FAS come proponeva l'opposizione.
Tutto il resto del provvedimento non ha nulla a che vedere con lo sviluppo: sono solo spot elettorali, che nemmeno sono serviti alla maggioranza per vincere le elezioni. Tra gli spot, il più maldestro è stato quello relativo alla concessione del diritto di superficie per 90 anni ai concessionari di spiaggia, poi ridotto a 20 anni, e poi ancora, passate le elezioni, cancellato dall'articolo 3.
Un raggiro elettorale più spregiudicato era difficile pensarlo: solo noi dell'Unione di Centro per il Terzo Polo abbiamo votato contro tale soppressione, convinti che, oltre al diritto di superficie per 20 anni, dovesse essere garantita la deroga all'evidenza pubblica, prevista per il 2015, per le microimprese familiari in forza della comunicazione europea sullo Small business act, che è stato recepito con raccomandazione dal Presidente del Consiglio Berlusconi.
Un'altra norma che abbiamo osteggiato è l'innalzamento del tasso di soglia di usura per le banche. Nella relazione tecnica viene detto che per procurare liquidità alle banche è necessario alzare i costi di gestione del denaro fino al 20 per cento Pag. 11per famiglie ed imprese, al fine di evitare il reato di usura. Ogni commento è superfluo. Vorrò solo vedere se l'onorevole Scilipoti voterà la fiducia al Governo, sapendo che, a questo regalo alle banche, quando era nei banchi dell'opposizione, egli è stato sempre fermamente contrario.
Tuttavia, la discussione sulle linee generali ha ampiamente denunciato la debolezza e le contraddizioni delle misure sulle semplificazioni, sul codice degli appalti, sulle nuove norme urbanistiche, sul reinserimento delle donne nel mondo del lavoro, sulla disciplina dei mutui, sulla riforma del consiglio di amministrazione della Sogei, con la scusa dell'introduzione della carta d'identità elettronica, e sulla riforma dell'Agenzia di vigilanza sulle risorse idriche che, dopo il referendum, non ha più senso di esistere.
In questo provvedimento, avremmo voluto vedere ben altre misure che non costano niente, ma che generano ricchezza e modernizzazione del nostro sistema economico. Ci riferiamo alla riforma dei servizi professionali e al riconoscimento delle professioni non ordinistiche, ad un diverso ruolo delle farmacie come presidi sanitari e alla libera commercializzazione dei farmaci non coperti da brevetto, alla riduzione del costo della benzina attraverso la rimozione dei vincoli al commercio all'ingrosso ed alla distribuzione, così come proposto dal provvedimento di iniziativa popolare promosso da CISL e da Confesercenti, alla separazione tra produttore e distributore di energia, sia elettrica, che da gas naturale, che da petrolio.
Ci saremmo aspettati minori costi dei conti correnti e dei mutui per famiglie ed imprese, invece che l'innalzamento dei tassi di usura a favore delle banche. Ci saremmo aspettati una migliore disciplina di controllo dei costi delle assicurazioni e delle polizze RC auto, una maggiore tutela dei consumatori, una maggiore apertura dei mercati di settore, l'eliminazione di molti conflitti d'interesse.
Niente di tutto questo. Nessuna riduzione delle province, nessuna riforma della giustizia, ma solo processo breve alla Camera e processo lungo al Senato per risolvere i problemi giudiziari del Premier. Nessuna liberalizzazione - come se al Governo vi fosse Vendola -, nessuna lotta all'evasione e meno tasse per tutti.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

AMEDEO CICCANTI. Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, aggiungendo che ci ritroviamo a registrare più poltrone, più potere, meno Governo e meno riforme, con l'aumento dei sottosegretari.
Per tali ragioni, l'Unione di Centro voterà contro la fiducia a questo Governo, in piena sintonia con gli italiani che hanno aperto gli occhi e hanno dato già la loro sfiducia a questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montagnoli. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MONTAGNOLI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, con la determinazione e l'entusiasmo che ci ha trasmesso il nostro segretario federale, Umberto Bossi, a Pontida, intendo cominciare questo intervento da dove lui ha cominciato. Le sue parole, per noi leghisti, sono già legge, ma si devono trasformare, in tempi certi, in concreti disegni di legge del Governo, se si vuole ritrovare la retta via e la sua ragion d'essere.
Inizio il mio intervento da Equitalia. Lo voglio dire chiaramente: l'attività di riscossione coattiva, così com'è, non regge. È necessario immediatamente un cambio di rotta, che già si intravede in questo decreto-legge, ma che dev'essere portato fino alla meta finale. Occorre introdurre maggiore flessibilità nelle procedure di riscossione coattiva, nei confronti di quegli imprenditori che dimostrino di non essere in grado di ottemperare le scadenze fiscali e contributive per una temporanea difficoltà economica legata alla congiuntura attuale.
Con il decreto sviluppo abbiamo iniziato a fare modifiche: per debiti inferiori Pag. 12a 20 mila euro, non è possibile iscrivere ipoteca se si tratta dell'abitazione principale; l'importo resta a 8 mila euro negli altri casi, e il fermo amministrativo viene, quantomeno, posticipato per almeno un anno.
Noi diciamo «no» alle ganasce fiscali. Lo diciamo con forza ed è questo che vogliamo sottolineare, signori del Governo: in una fase delicata come questa, è necessario trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza dell'erario di incassare i crediti e le esigenze del mondo produttivo e delle imprese di sopravvivere. I cittadini non devono essere schiavi del fisco (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Un altro settore in cui il Governo ha provveduto a significative ed attese richieste di riforma è quello del codice degli appalti, con lo snellimento delle procedure; molte richieste sono giunte anche dal nostro gruppo parlamentare, per snellire ed avviare finalmente i cantieri, sia in ambito pubblico, che privato. Qui accenno all'innalzamento della soglia - da 500 mila ad un milione di euro - per i lavori pubblici a trattativa privata, e del cottimo fiduciario da 20 a 40 mila euro, oltre ad una serie di iniziative, sopratutto di informatizzazione, per quanto riguarda l'edilizia privata. Questi sono i segnali che ci chiedono i nostri cittadini e a cui la Lega, sicuramente, vuole dare risposta.
E nell'andare incontro alle istanze di chi crea ricchezza nel nostro Paese, non potevamo assolutamente tralasciare il fondamentale apporto dei liberi professionisti. C'era un'ingiustizia che andava eliminata e lo abbiamo fatto: finalmente anche i liberi professionisti potranno costituire confidi, mentre fino ad oggi questa opportunità non era loro concessa, con grave pregiudizio, quindi, dei professionisti. Abbiamo posto fine a questa disparità di trattamento tra le varie categorie produttive e ci siamo avvicinati alla normativa in ambito europeo, ove la partecipazione dei professionisti ai confidi è diffusissima e senza ostacoli.
I confidi, per i liberi professionisti, rappresentano un importante incentivo contro la situazione di crisi che incide anche sugli studi professionali. È una norma di civiltà e buonsenso che la Lega ha voluto introdurre, per mettere in grado i liberi professionisti di poter continuare, senza immotivati ostacoli, a concorrere più efficacemente alla crescita economica del Paese.
Ho accennato all'accesso al credito. Lo sviluppo del sistema industriale non può prescindere dal supporto del sistema creditizio, in termini di finanziamento sia della gestione corrente, sia degli investimenti. Nell'attuale congiuntura, poi, il credito diventa - per tutte le imprese e, soprattutto, per le piccole e medie imprese, per i nostri artigiani - essenziale.
Per questo motivo, pur riconoscendo al Governo quanto finora ha fatto, lo invitiamo a monitorare costantemente, nel tempo, la situazione del sistema creditizio e ad intervenire con determinazione, affinché si assicuri la costante erogazione del credito. Da un lato Equitalia toglie, dall'altro le banche non supportano concedendo credito. Mi dite voi, in queste condizioni, come può un artigiano portare avanti la sua piccola azienda (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)?
C'è bisogno di un segnale politico forte e chiaro perché si rischia che il sistema bancario sia inadeguato a fornire risposte alle nostre aziende. Le banche devono dare i soldi a chi lavora, a chi si alza presto la mattina ed alza la saracinesca e meno ai grandi gruppi e alle lobby. Questo è un messaggio chiaro che lanciamo in quest'Aula.
Ricordo gli obiettivi importanti che abbiamo cercato con questo provvedimento sullo sviluppo: tutela del made in Italy, tutela del design; l'attenzione del territorio e delle nostre eccellenze è una battaglia fondamentale della Lega Nord Padania. Grazie al nostro emendamento abbiamo esteso nuovamente la tutela della proprietà intellettuale, evitando così la produzione di mobili copiati anche su opere precedenti al 2001 ed è questa la testimonianza tangibile di come noi difendiamo il comparto del mobile, uno dei motori trainanti per l'economia e vanto per tutto il Paese. Per capire quali sono i numeri, Pag. 13prendo i dati della Federlegno arredo: duemilacinquecento aziende, 70 mila addetti, 11 miliardi e mezzo di euro di fatturato. La Lega Nord Padania, non ha permesso e non permetterà che chiunque possa tranquillamente copiare i prodotti del settore del mobile, conosciuti in tutto il mondo proprio per il loro design e qualità. Le nostre aziende, che subiscono un attacco quotidiano da parte di produttori senza scrupoli, italiani e stranieri, hanno trovato ancora una volta nella Lega Nord Padania la forza politica che difende gli interessi del territorio.
Un altro tema importante in questo decreto-legge è quello relativo alla scuola. Mi preme sottolineare anche qui, l'apporto costruttivo della Lega Nord Padania che ha voluto l'introduzione di una norma per la quale al personale docente a tempo determinato assegnato a pluriclassi, che presta effettivamente servizio in modo continuativo, sia riconosciuto il diritto a una speciale valutazione. Tutto il sistema è imperniato sul merito; il merito, una parola che troppo spesso nel mondo dell'istruzione cede il passo a criteri molto meno nobili.
In questo decreto-legge introduciamo nuove forme di contratti di programma per la ricerca con soggetti pubblici e privati e discipliniamo l'istituzione di una fondazione. Il merito, per noi leghisti è un concetto dal quale non si può prescindere, perché noi conosciamo cosa sia la gavetta, il sacrificio, l'impegno; sappiamo che solo attraverso questi passaggi, nella scuola come nella vita, si possono raggiungere importanti traguardi. Noi per raggiungere il punto di arrivo prendiamo le scale e ci arriviamo gradino dopo gradino, col sudore della fronte, senza prendere ascensori e facili scorciatoie. È questo quello che vogliamo trasmettere ai nostri ragazzi: impegnatevi (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)!
Importanti norme sono state previste anche sui distretti turistici: sicuramente il turismo è una parte fondamentale del nostro Paese ed è un impegno morale, prima che politico, valorizzare le meraviglie e le peculiarità turistiche dei nostri territori.
Ho incominciato da Pontida e voglio concludere con Pontida, dove centinaia di nostri sindaci hanno invocato la revisione del Patto di stabilità interno; bisogna riscriverlo, separando i buoni dai cattivi amministratori, premiando i comuni virtuosi e punendo quelli spreconi, senza confondere o mescolare gli uni con gli altri. Servono norme che aiutino quei comuni virtuosi che hanno i soldi, ma che sono ora bloccati dal Patto di stabilità interno e non possono spenderli per le opere pubbliche, per il sociale, per i servizi alla cittadinanza. Bisogna aiutare chi ha lavorato bene e ha risparmiato e bisogna invece punire chi spreca e chi ruba.
Onorevoli colleghi, signori del Governo, a noi interessa certamente quello che di buono è stato fatto finora, comprese le importanti norme inserite in questo decreto-legge sullo sviluppo ma siamo ancora più interessati a quello che ci resta da fare, che non è poco. Si può e si deve alleggerire il peso dello Stato, tagliando i costi della politica, tagliando gli sprechi, rivedendo il Patto di stabilità interno per i nostri comuni, quelli virtuosi, prevedendo un fisco più giusto e meno vessatorio, qualche auto blu in meno e le bollette energetiche meno care. Questo è il messaggio che la Lega Nord Padania lancia su questo decreto-legge, questo è quello che vogliamo e solo in cambio di questo la Lega Nord Padania voterà la fiducia a questo provvedimento e al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Baretta. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO BARETTA. Signor Presidente, dopo quaranta voti di fiducia, tra cui si contano praticamente tutti i provvedimenti economici, vorremmo evitare di cadere anche noi nel ridicolo seguendo il Governo nei tortuosi meccanismi politici che ogni volta lo ispirano in queste scelte. Pag. 14
Fatto sta che sono passati ormai tre anni di legislatura ed un primo bilancio del vostro operato hanno cominciato a farlo gli elettori. Fatto sta che la situazione politica è cambiata e il Governo e la sua maggioranza appaiono agli occhi degli italiani più deboli, incerti, affannati. In questo scenario, questo ennesimo ricorso al voto di fiducia non è della stessa natura degli altri, non la routine di un rito ormai stantio, ma rivela più di altre volte la gravità e il significato di questa scelta. È l'autodenuncia, da parte della maggioranza e del Governo, della condizione di sfarinamento, di degrado politico nel quale vi trovate e nella quale tenete irresponsabilmente bloccato il Paese.
Tecnicamente parlando, non solo politicamente, questo Governo non è più in grado di governare. Non c'è da stupirsene, è sintomatico di ogni fine impero. Le pulsioni corporative crescono come funghi velenosi tra le componenti politiche della maggioranza sempre più suddivisa in gruppi e sottogruppi territoriali, sempre più eterogenei e sempre più mobili a seconda che vengano soddisfatti o meno dal bottino del nuovo assalto alla diligenza che si è messo in moto.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI (ore 11,40)

PIER PAOLO BARETTA. Il Governo appare vittima, nemmeno complice, tanto meno gestore, di istanze lobbistiche che sempre più si insinuano nelle pieghe delle vostre incertezze strategiche. Tutto ciò è apparso chiaro all'improvviso anche a voi durante la conduzione caotica di questo decreto-legge, a cominciare dalla presentazione di oltre 700 emendamenti della maggioranza, più della metà del totale, sui quali vi siete incartati come non vi succedeva da tempo, quando rispedivate al mittente ogni pretesa di emendare le vostre decisioni, in particolare quelle del Ministro dell'economia e delle finanze, senza guardare in faccia nessuno, opposizione o maggioranza che fosse.
Ricordo bene le lunghe litanie di emendamenti dei vostri deputati, costretti a ritirarli all'ultimo minuto. Eravate arroganti, ma controllavate il passo. Stavolta no! Siete rimasti arroganti, come dimostra questo finale di partita con la presentazione in Aula di un maxiemendamento diverso da quanto votato nelle Commissioni e non su questioni marginali, nonostante che il Governo si fosse impegnato a rispettare il testo approvato in quella sede. Tant'è che i lavori sono stati fatti concludere di gran carriera, salvo poi rinviare l'avvio in Aula, per poter disporre di un testo compiuto ed ora, impuniti, presentate un testo diverso su questioni significative. Si tratta di un fatto grave e delicato che vi rende ulteriormente inaffidabili. Poche cose infatti sono sacre anche tra avversari quanto la parola data, e voi sapete che su alcuni punti importanti di questa vicenda non avete mantenuto la parola che avevate dato. E non trinceratevi dietro a responsabilità di altri. Non scaricate oneri sulla Ragioneria generale dello Stato, che sarà pure un convitato di pietra ma non è ancora eletta dal popolo e quindi non decide al posto vostro. Non scaricate oneri sugli Uffici bilancio della Camera, che fanno bene a mettervi in guardia dai vostri errori, se mai ascoltateli di più, non nascondetevi dietro a loro. Ma soprattutto non tirate in ballo il Presidente della Repubblica, costretto ad ogni provvedimento che scrivete a correggervi i compiti per casa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
L'attacco portato ieri al Capo dello Stato è strumentale, inopportuno, fastidioso, inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Proprio questi atti di arroganza, senza costrutto, dimostrano che stavolta il gioco vi è scappato di mano. Non è un caso, è il segno che il vostro tempo è scaduto. Non cogliete più con tempestività i processi politici, pensate ancora di governarli e ne siete travolti. Ne è la prova la clamorosa vicenda dell'acqua. Avete tentato goffamente di evitare il referendum, non ci siete riusciti ed anziché prendere atto del risultato vi siete ostinati a tenere in piedi un'Agenzia che non ha nel nuovo contesto né capo Pag. 15né coda, salvo forse qualche sistemazione da sottogoverno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ne è la prova ulteriore il modo incerto ed ambiguo con il quale avete affrontato la delicatissima questione di Equitalia. Non avete difeso la «creatura», anzi anche a Pontida abbiamo sentito il dante causa sferrarle un attacco pesante, confondendo le quote latte con il pignoramento del trattore. Ma nemmeno avete costruito una riforma vera, di cui invece si sente il bisogno.
Ed anche l'unico intervento davvero urgente ed efficace, il credito d'imposta per il Sud che era stato caldeggiato da tutte le forze economiche e che era stato condiviso da tutti nelle Commissioni - anche dal Governo - e votato, lo avete prima accolto e poi cancellato dal maxiemendamento, venendo meno, appunto, alla parola data (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
La motivazione del vostro voltafaccia sarebbe data dal fatto che il provvedimento non è coperto. Dicendo ciò, sostenete che i soldi del Fondo per le aree sottosviluppate sono finiti o non sono sufficienti a garantirne la copertura. Dunque, i fondi FAS sono esauriti o altrimenti impegnati. Sono tre anni che denunciamo l'uso improprio di queste risorse e stavolta, che vi è un uso proprio, i soldi spariscono. Le chiedo, signor Presidente, che il Governo, che prima di Pontida sembrava avere, almeno a parole, tra i suoi obiettivi anche un Piano per il Sud, riferisca al Parlamento che fine hanno fatto queste risorse.
Stessa sorte è toccata alla stabilizzazione dei precari, sulla quale anziché correggere un vostro errore il Governo ha preferito togliere di mezzo tutto il comma, lasciando aperta la ferita. Altre cancellazioni fatte erano talmente ovvie che erano già state date da noi, sollecitate nelle Commissioni e potevano ben essere compiute allora. Si veda la patente nautica, descritta con dovizia di particolari, grafici e tabelle, in nome della semplificazione, nel testo della legge, o i magistrati tributari, rispetto ai quali non è ancora chiara la ragione del vostro accanimento.
Quel che di utile è rimasto nel testo lo avete svuotato, come il credito d'imposta per l'università che dopo il clamoroso annuncio del 90 per cento viene previsto solo sugli investimenti aggiuntivi e nei limiti delle scarse risorse stanziate (100 milioni, di cui solo 50 per quest'anno). Il resto è addirittura dannoso, come la confusione prodotta sulle competenze urbanistiche o il raddoppio della quota limite per la trattativa privata degli appalti, alzata ad un milione di euro. Il 90 per cento degli appalti entrerà in questa voragine che avete aperto e che ucciderà il mercato, quello sano e davvero concorrenziale ovviamente. È stato necessario un emendamento del Partito Democratico perché dal calcolo del massimo ribasso fossero almeno esclusi i salari e gli stipendi dei lavoratori. Peraltro, l'abuso è a monte, perché non dovevate nemmeno affrontare con un decreto-legge la riforma del settore.
Si potrebbe continuare, ma quanto detto è sufficiente a constatare che ne è uscito, signor Presidente, un provvedimento pasticciato e fuori contesto. Alla faccia del titolo ampolloso quanto inutile: «Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia». Ci attende, invece, una manovra economica pesante, che avrebbe bisogno di una vera solidarietà nazionale e che dovrebbe essere preceduta da una seria discussione anche parlamentare. Invece, il Governo si trastulla per settimane sulla proprietà del bagnasciuga, senza peraltro concluderne nulla. Proprio la previsione di una manovra impegnativa, sulle cui conseguenze economiche e sociali è bene essere scrupolosi, e proprio il dibattito quotidiano sulla necessità di una vera riforma fiscale, che divide la maggioranza ma che potrebbe unire le parti sociali, rende del tutto inadatto ed inutile, quando non dannoso come dimostrato, questo decreto-legge e ancora più grottesca la fiducia che ci apprestiamo a votare.
L'altro ieri, a Pontida, Bossi ha detto, con qualche approssimazione storica, che la politica procede per cicli di 15 anni circa alla volta. La vostra «compagnia di giro» calca le scene da ben oltre e siete Pag. 16stanchi e logorati. Fatevene una ragione. Avete finito il vostro compito ed esaurita la vostra spinta. Lasciate che le energie positive di questo Paese, la buona Italia che tanto infastidisce i vostri Ministri e che non rappresentate più, possa tornare a crescere e ad esprimersi. Vi è un vuoto, ormai, tra il Paese reale e la sua rappresentazione politica, un vuoto che non riuscite più a colmare. Prendetene atto, andate a casa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bernardo. Ne ha facoltà.

MAURIZIO BERNARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, ci apprestiamo a votare, a sostenere e a condividere la fiducia su un provvedimento che riteniamo estremamente importante e che certamente si inserisce nell'ambito e nella sfera del Semestre Europeo. Esso riguarda non soltanto la dimensione europea del nostro Paese ma anche le politiche economiche rispetto ad una serie di iniziative che abbiamo avuto modo di condividere nel corso di questi tre anni come Governo, come maggioranza e come alleati.
Non dimentichiamo il momento in cui ritornammo alla guida del Paese nel 2008, dopo ben due anni di Governo Prodi, che peraltro cadde sulle scelte di politica economica. Il quinquennio sarebbe dovuto terminare proprio in questo periodo, eppure la maggioranza di centrodestra venne richiamata alla guida del Paese in un momento delicato, in un momento in cui la crisi economico-finanziaria, originatasi nella sfera geografica degli Stati Uniti e del Regno Unito, aveva prodotto gli effetti che tutti quanti conosciamo. Non dimentichiamo quello che è riuscito a fare il Governo nel corso di questi tre anni, in momenti importanti, quello che ha significato sostenere il mondo delle imprese e le famiglie italiane con una serie di provvedimenti. Anche oggi noi, prima con la votazione della questione di fiducia sul cosiddetto decreto-sviluppo e poi con la votazione finale sul medesimo provvedimento, seguiamo la scia di provvedimenti importanti in un momento così delicato.
Accennavo a provvedimenti di contrasto alla crisi finanziaria e alla crisi dei mercati, a provvedimenti a favore dell'economia reale e del mondo delle imprese, alle operazioni importanti nell'ambito della sfera del credito italiano, all'importanza ulteriormente riconosciuta ai temi del lavoro e della coesione sociale, all'impegno di risorse destinate agli ammortizzatori sociali, all'aver offerto una tipologia di interventi più ampia in un momento delicato, necessaria a tenere unite le famiglie italiane.
Si parla di «decreto sviluppo» con le tinte fosche tipiche della sinistra e delle opposizioni che, laddove entrano nel merito dei contenuti - guardacaso - mettono in risalto quel dato che ha davvero caratterizzato la fine politica del Governo precedente: qualcuno immaginava che, anche noi, in questi giorni arrivassimo a scivolare su un provvedimento così delicato. Infatti, la discussione che si è prodotta all'interno delle Commissioni Bilancio e Finanze ha avuto il coraggio di affrontare temi delicati nell'ambito di quello che viene ben definito «decreto sviluppo» a sostegno del mondo delle imprese, quali la semplificazione necessaria nell'ambito del rapporto con le amministrazioni locali e della riscossione.
Pensiamo anche ai traguardi già raggiunti - che qualcuno spesso si dimentica - nella lotta all'evasione e agli effetti che ha prodotto, come la raccolta di somme e di cifre importanti, in termini di miliardi, certamente utilizzabili per lo sviluppo e il rilancio del Paese.
Ci spiace che i diversi partiti dell'opposizione, anche oggi, si siano susseguiti nel mettere in risalto gli aspetti negativi che avrebbero caratterizzato il corso di questi tre anni, a partire da quella manovra triennale, che voi contestavate, di quei decreti legislativi a sostegno del sistema produttivo italiano, degli interventi volti a rendere davvero competitive le nostre imprese e a renderle, nel momento Pag. 17della concorrenza, in grado di competere in un mercato certamente non semplice, ma avendo a fianco un Governo. Ricordo anche le modifiche importanti della legge di stabilità, quello che ha significato rispetto al passato il non trovarsi di continuo a regalare - come invece qualcuno ha voluto sostenere oggi - una serie di prebende richieste da quei colleghi che miravano più, secondo le indicazioni delle opposizioni, a dare risposte di tipo localistico, quando invece vi erano esigenze di carattere complessivo e generale.
Ebbene, lo scenario veniva tratteggiato con tinte fosche: probabilmente qualcuno, di volta in volta, si augurava che il Governo non avrebbe retto nel momento in cui fossimo andati incontro a soluzioni diverse. Ciò, a cominciare dalla metà di dicembre, quando qualcuno immaginava che si sarebbe chiuso un percorso politico, rispetto anche alla volontà di costruire un rilancio della maggioranza sui provvedimenti di carattere economico-finanziario.
Qualcuno dei colleghi che mi ha preceduto è entrato nel merito dei contenuti, delle risposte che noi avremmo dovuto cogliere dall'appuntamento delle amministrative piuttosto che dai referendum: di non avere - forse qualcuno immagina - la maggioranza nel Paese oggi. A sostegno di un rilancio su riforme che abbiamo ben chiare, per quello che significa l'inizio di una discussione che si è aperta su questi argomenti, avremmo voluto un'opposizione propositiva nei giorni scorsi all'interno delle Commissioni. Discussioni che non ci hanno visto entrare davvero nel merito delle esigenze delle famiglie italiane, del mondo delle imprese, di quello che avremmo voluto rispondere, anche assieme, cogliendo l'invito che, guarda caso, a seconda dei momenti in cui il Presidente Napolitano si esprime quando invita all'unità, rispetto a riforme importanti e a seconda della direzione verso la quale si va, l'opposizione, in base alla convenienza, decide di cogliere in positivo o non cogliere aspetti importanti, laddove noi chiediamo di lavorare assieme.
Vorrei ricordare anche quanto arrivò a dire un paio di mesi fa il direttore del Corriere della Sera rivolgendosi a un richiamo fatto dal responsabile del dipartimento economia del Partito Democratico che si lamentava di non avere il giusto spazio rispetto a ricette di politica economica, così innovative ma, allo stesso tempo, così poco comprensibili. Il direttore del Corriere della Sera si giustificò per non aver accolto gli spunti che venivano offerti proprio perché su questi argomenti non c'era la capacità di dare delle risposte a un Paese come il sistema Italia. Da parte nostra vi è un costante rapporto con il mondo delle piccole e medie imprese; una condivisione con gli alleati, con la Lega Nord Padania, con il gruppo di Iniziativa Responsabile, sulla parte che riguarda il federalismo, la responsabilità degli amministratori locali, riguardo ad una visione nuova di riforme su cui siamo stati chiamati e invitati a esprimere un parere nei momenti anche successivi sulla parte attuativa dei decreti.
L'invito che rivolgiamo anche ai colleghi delle opposizioni, laddove tutto è nefasto, laddove un Governo come il nostro non è in grado di dare delle risposte, è: vediamo cosa è successo nel corso di questi tre anni, cosa significhi un rilancio dell'economia che tenga conto della dignità della persona, il rilancio del mondo del lavoro rispetto alle tante riforme fatte in ambiti vari in economia.
Non capiamo inoltre l'atteggiamento tenuto, a seconda dei momenti, dalle agenzie di rating; su tale argomento, tra l'altro, ci siamo soffermati in Commissione Finanze, per capire come sia possibile rivedere quel rapporto, su base europea, che riguarda buona parte del mercato, che coinvolge società importanti, che ci porta al di là dei confini europei e quindi nel Stati Uniti, di quello cioè che significhi una giusta valutazione laddove essa entra in contraddizione con quella di organismi economico-finanziari a livello europeo.
Tali organismi riconoscono meriti importanti a questo Governo di centrodestra che fornisce costantemente delle risposte alle famiglie italiane e al mondo produttivo. Entrando, quindi, nel merito di questi argomenti forse sarebbe necessaria una Pag. 18rivisitazione di ciò che significano le agenzie di rating, le quali premiano o mettono in condizioni anche negative, dal punto di vista delle politiche economico-finanziare, alcuni Paesi; a fronte di ciò poi arriva il soccorso dell'Europa. Ed è quello che si dice sul fronte dell'Italia in questi giorni, dove il Ministro dell'economia e delle finanze, il Presidente del Consiglio e la maggioranza intera, hanno spiegato quello che ci attende e la volontà di dare delle risposte precise al Paese. L'Italia ha bisogno di uscire da questa situazione con una politica, quella del centrodestra. Maggioranza di centrodestra che oggi, così com'è stato nel corso dei tre anni scorsi, dà la fiducia al proprio Governo sul decreto-legge in materia di sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bernardini. Ne ha facoltà.

RITA BERNARDINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi della delegazione radicale nel gruppo del Partito Democratico, con Marco Pannella, con la non violenza, vi stiamo proponendo un punto di vista di fronte alla resa, che si dimostra ogni giorno più evidente, della democrazia e delle istituzioni.
Chiediamo a tutti e a ciascuno - noi lo facciamo per primi - di guardare dentro noi stessi. Con il disfacimento della democrazia e con l'illegalità dilagante non si può governare nessuno dei problemi del nostro tempo, dall'economia - imprese e lavoro - alla giustizia civile e penale, ai diritti civili e umani, che includono, per noi radicali, il diritto all'informazione e alla verità.
Guardare dentro noi stessi significa, per esempio, non nasconderci il fatto che lo Stato italiano si comporta nei confronti della comunità penitenziaria (detenuti, agenti, direttori, psicologi, educatori e personale medico), ormai da anni, come un delinquente professionale, violando da decenni, e oggi ancora di più, le norme europee, nazionali e transnazionali.
Così lo Stato perde qualsiasi autorevolezza ed autorità. La comunità penitenziaria sta rispondendo a questa violenza con la non violenza. Il nostro leader Marco Pannella, in sciopero della fame e della sete, richiama a questo tutta la politica. Sta a ciascuno di noi, nelle prossime ore, corrispondere o meno al monito che ci lancia (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Votazione della questione di fiducia - Emendamento Dis 1.1 del Governo - A.C. 4357-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'emendamento Dis 1.1 del Governo, nel testo modificato, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, sulla cui approvazione, senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Avverto che la Presidenza ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di membri del Governo e altri deputati che ne hanno fatto richiesta per impegni istituzionali e gravi motivi personali.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.

(Segue il sorteggio). Pag. 19
La chiama avrà inizio dall'onorevole Traversa.
Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.

(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MAURIZIO LUPI (ore 12,18).

(Segue la chiama).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROSY BINDI (ore 12,20).

(Segue la chiama).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione sull'emendamento Dis. 1.1 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 70 del 2011, sulla cui approvazione, senza subemendamenti e articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti 612
Votanti 610
Astenuti 2
Maggioranza 306
Hanno risposto 317
Hanno risposto no 293.

La Camera approva.

Sono così precluse tutte le ulteriori proposte emendative.

Hanno risposto sì:

Abelli Gian Carlo
Abrignani Ignazio
Alessandri Angelo
Alfano Angelino
Alfano Gioacchino
Allasia Stefano
Angeli Giuseppe
Angelucci Antonio
Antonione Roberto
Aprea Valentina
Aracri Francesco
Aracu Sabatino
Armosino Maria Teresa
Ascierto Filippo
Baccini Mario
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barba Vincenzo
Barbareschi Luca Giorgio
Barbieri Emerenzio
Beccalossi Viviana
Belcastro Elio Vittorio
Bellotti Luca
Berardi Amato
Bergamini Deborah
Berlusconi Silvio
Bernardo Maurizio
Bernini Anna Maria
Berruti Massimo Maria
Bertolini Isabella
Biancofiore Michaela
Bianconi Maurizio
Biasotti Sandro
Biava Francesco
Bitonci Massimo
Bocciardo Mariella
Bonaiuti Paolo
Bonciani Alessio
Bonino Guido
Boniver Margherita
Bossi Umberto
Bragantini Matteo
Brambilla Michela Vittoria
Brancher Aldo
Brunetta Renato
Bruno Donato
Buonanno Gianluca
Calabria Annagrazia
Calderisi Giuseppe
Callegari Corrado
Caparini Davide
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Casero Luigi
Cassinelli Roberto
Castellani Carla
Castiello Giuseppina
Catanoso Basilio
Catone Giampiero
Cavallotto Davide Pag. 20
Cazzola Giuliano
Ceccacci Rubino Fiorella
Centemero Elena
Ceroni Remigio
Cesario Bruno
Cesaro Luigi
Chiappori Giacomo
Cicchitto Fabrizio
Ciccioli Carlo
Cicu Salvatore
Cirielli Edmondo
Colucci Francesco
Comaroli Silvana Andreina
Consiglio Nunziante
Conte Gianfranco
Contento Manlio
Corsaro Massimo Enrico
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Cossiga Giuseppe
Costa Enrico
Craxi Stefania Gabriella Anastasia
Crimi Rocco
Cristaldi Nicolò
Crosetto Guido
Crosio Jonny
Dal Lago Manuela
D'Amico Claudio
D'Anna Vincenzo
De Angelis Marcello
De Camillis Sabrina
De Corato Riccardo
De Girolamo Nunzia
Dell'Elce Giovanni
Del Tenno Maurizio
De Luca Francesco
De Nichilo Rizzoli Melania
Desiderati Marco
Di Cagno Abbrescia Simeone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
D'Ippolito Vitale Ida
Distaso Antonio
Di Virgilio Domenico
Di Vizia Gian Carlo
Dozzo Gianpaolo
Dussin Guido
Dussin Luciano
Faenzi Monica
Fallica Giuseppe
Farina Renato
Fava Giovanni
Fedriga Massimiliano
Fitto Raffaele
Fogliato Sebastiano
Follegot Fulvio
Fontana Gregorio
Fontana Vincenzo Antonio
Forcolin Gianluca
Formichella Nicola
Foti Antonino
Foti Tommaso
Franzoso Pietro
Frassinetti Paola
Frattini Franco
Fucci Benedetto Francesco
Fugatti Maurizio
Galati Giuseppe
Garagnani Fabio
Garofalo Vincenzo
Gava Fabio
Gelmini Mariastella
Germanà Antonino Salvatore
Ghedini Niccolò
Ghiglia Agostino
Giacomoni Sestino
Giammanco Gabriella
Gianni Giuseppe
Gibiino Vincenzo
Gidoni Franco
Giorgetti Alberto
Giorgetti Giancarlo
Girlanda Rocco
Giro Francesco Maria
Goisis Paola
Golfo Lella
Gottardo Isidoro
Grassano Maurizio
Grimaldi Ugo Maria Gianfranco
Grimoldi Paolo
Guzzanti Paolo
Holzmann Giorgio
Iannaccone Arturo
Iannarilli Antonello
Iapicca Maurizio
Isidori Eraldo
Jannone Giorgio
Laboccetta Amedeo
Laffranco Pietro
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
Landolfi Mario
Lanzarin Manuela Pag. 21
La Russa Ignazio
Lazzari Luigi
Lehner Giancarlo
Leo Maurizio
Leone Antonio
Lisi Ugo
Lorenzin Beatrice
Lunardi Pietro
Lupi Maurizio
Lussana Carolina
Maggioni Marco
Malgieri Gennaro
Mancuso Gianni
Mannucci Barbara
Mantovano Alfredo
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Marini Giulio
Marmo Roberto
Maroni Roberto
Marsilio Marco
Martinelli Marco
Martini Francesca
Martino Antonio
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Riccardo
Mazzuca Giancarlo
Meloni Giorgia
Miccichè Gianfranco
Migliori Riccardo
Milanato Lorena
Milanese Marco Mario
Milo Antonio
Minardo Antonino
Minasso Eugenio
Misiti Aurelio Salvatore
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Dore
Moffa Silvano
Moles Giuseppe
Molgora Daniele
Molteni Laura
Molteni Nicola
Montagnoli Alessandro
Mottola Giovanni Carlo Francesco
Munerato Emanuela
Murgia Bruno
Mussolini Alessandra
Napoli Osvaldo
Nastri Gaetano
Negro Giovanna
Nicolucci Massimo
Nirenstein Fiamma
Nizzi Settimo
Nola Carlo
Nucara Francesco
Orsini Andrea
Pagano Alessandro
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paniz Maurizio
Paolini Luca Rodolfo
Papa Alfonso
Parisi Massimo
Paroli Adriano
Pastore Maria Piera
Pecorella Gaetano
Pelino Paola
Pepe Antonio
Pepe Mario (Misto)
Pescante Mario
Petrenga Giovanna
Pianetta Enrico
Picchi Guglielmo
Pili Mauro
Pini Gianluca
Pionati Francesco
Pirovano Ettore
Pisacane Michele
Piso Vincenzo
Pittelli Giancarlo
Pizzolante Sergio
Polidori Catia
Polledri Massimo
Porfidia Americo
Prestigiacomo Stefania
Pugliese Marco
Rainieri Fabio
Rampelli Fabio
Ravetto Laura
Razzi Antonio
Reguzzoni Marco Giovanni
Repetti Manuela
Rivolta Erica
Roccella Eugenia Maria
Romani Paolo
Romano Francesco Saverio
Romele Giuseppe
Rondini Marco
Rossi Luciano
Rossi Mariarosaria
Rosso Roberto
Rotondi Gianfranco
Russo Paolo
Ruvolo Giuseppe Pag. 22
Saglia Stefano
Saltamartini Barbara
Sammarco Gianfranco
Santelli Jole
Sardelli Luciano Mario
Savino Elvira
Sbai Souad
Scajola Claudio
Scalera Giuseppe
Scandroglio Michele
Scapagnini Umberto
Scelli Maurizio
Scilipoti Domenico
Siliquini Maria Grazia
Simeoni Giorgio
Simonetti Roberto
Sisto Francesco Paolo
Soglia Gerardo
Speciale Roberto
Stagno d'Alcontres Francesco
Stanca Lucio
Stasi Maria Elena
Stefani Stefano
Stracquadanio Giorgio Clelio
Stradella Franco
Stucchi Giacomo
Taddei Vincenzo
Terranova Giacomo
Testoni Piero
Toccafondi Gabriele
Togni Renato Walter
Torazzi Alberto
Torrisi Salvatore
Tortoli Roberto
Traversa Michele
Tremonti Giulio
Valducci Mario
Valentini Valentino
Vanalli Pierguido
Vella Paolo
Ventucci Cosimo
Verdini Denis
Versace Santo Domenico
Vessa Pasquale
Vignali Raffaello
Vitali Luigi
Vito Elio
Volpi Raffaele
Zacchera Marco

Hanno risposto no:

Adornato Ferdinando
Agostini Luciano
Albini Tea
Albonetti Gabriele
Amici Sesa
Argentin Ileana
Bachelet Giovanni Battista
Barbaro Claudio
Barbato Francesco
Barbi Mario
Baretta Pier Paolo
Bellanova Teresa
Beltrandi Marco
Benamati Gianluca
Bernardini Rita
Berretta Giuseppe
Bersani Pier Luigi
Bindi Rosy
Binetti Paola
Bobba Luigi
Bocchino Italo
Bocci Gianpiero
Boccia Francesco
Boccuzzi Antonio
Boffa Costantino
Bonavitacola Fulvio
Bongiorno Giulia
Bordo Michele
Borghesi Antonio
Bosi Francesco
Bossa Luisa
Braga Chiara
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Bressa Gianclaudio
Briguglio Carmelo
Bucchino Gino
Buonfiglio Antonio
Burtone Giovanni Mario Salvino
Buttiglione Rocco
Calgaro Marco
Calvisi Giulio
Cambursano Renato
Capano Cinzia
Capitanio Santolini Luisa
Capodicasa Angelo
Cardinale Daniela
Carella Renzo
Carra Enzo
Carra Marco
Casini Pier Ferdinando
Castagnetti Pierluigi
Causi Marco Pag. 23
Cavallaro Mario
Cenni Susanna
Cera Angelo
Cesa Lorenzo
Ciccanti Amedeo
Cimadoro Gabriele
Ciriello Pasquale
Codurelli Lucia
Colaninno Matteo
Colombo Furio
Commercio Roberto Mario Sergio
Compagnon Angelo
Concia Anna Paola
Consolo Giuseppe
Conte Giorgio
Corsini Paolo
Coscia Maria
Cuomo Antonio
Cuperlo Giovanni
D'Alema Massimo
Dal Moro Gian Pietro
Damiano Cesare
D'Antona Olga
D'Antoni Sergio Antonio
De Biasi Emilia Grazia
Delfino Teresio
Della Vedova Benedetto
De Micheli Paola
De Pasquale Rosa
De Poli Antonio
De Torre Maria Letizia
Di Biagio Aldo
Di Giuseppe Anita
D'Incecco Vittoria
Dionisi Armando
Di Pietro Antonio
Di Stanislao Augusto
Donadi Massimo
Duilio Lino
Esposito Stefano
Evangelisti Fabio
Fadda Paolo
Farina Gianni
Farina Coscioni Maria Antonietta
Farinone Enrico
Favia David
Fedi Marco
Ferranti Donatella
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fiorio Massimo
Fioroni Giuseppe
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Fontanelli Paolo
Formisano Aniello
Formisano Anna Teresa
Franceschini Dario
Froner Laura
Galletti Gian Luca
Garavini Laura
Garofani Francesco Saverio
Gasbarra Enrico
Gatti Maria Grazia
Genovese Francantonio
Gentiloni Silveri Paolo
Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Ginefra Dario
Ginoble Tommaso
Giovanelli Oriano
Giulietti Giuseppe
Gnecchi Marialuisa
Gozi Sandro
Granata Benedetto Fabio
Grassi Gero
Graziano Stefano
Iannuzzi Tino
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
La Malfa Giorgio
Lamorte Donato
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
Lenzi Donata
Letta Enrico
Levi Ricardo Franco
Libè Mauro
Lolli Giovanni
Lo Monte Carmelo
Lo Moro Doris
Lo Presti Antonino
Losacco Alberto
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Lulli Andrea
Luongo Antonio
Lusetti Renzo
Madia Maria Anna
Mantini Pierluigi
Maran Alessandro
Marantelli Daniele
Marchi Maino Pag. 24
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marini Cesare
Marrocu Siro
Martella Andrea
Martino Pierdomenico
Mastromauro Margherita Angela
Mattesini Donella
Mazzarella Eugenio
Mecacci Matteo
Melandri Giovanna
Melis Guido
Menia Roberto
Mereu Antonio
Merlo Giorgio
Merloni Maria Paola
Messina Ignazio
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Minniti Marco
Miotto Anna Margherita
Misiani Antonio
Mogherini Rebesani Federica
Monai Carlo
Mondello Gabriella
Morassut Roberto
Moroni Chiara
Mosca Alessia Maria
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mura Silvana
Murer Delia
Muro Luigi
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Napoli Angela
Narducci Franco
Naro Giuseppe
Nicco Roberto Rolando
Nicolais Luigi
Occhiuto Roberto
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Orlando Andrea
Orlando Leoluca
Paladini Giovanni
Palagiano Antonio
Palomba Federico
Parisi Arturo Mario Luigi
Patarino Carmine Santo
Pedoto Luciana
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Pepe Mario (PD)
Perina Flavia
Pes Caterina
Pezzotta Savino
Piccolo Salvatore
Picierno Pina
Piffari Sergio Michele
Pisicchio Pino
Pistelli Lapo
Pizzetti Luciano
Poli Nedo Lorenzo
Pollastrini Barbara
Pompili Massimo
Porcino Gaetano
Porta Fabio
Portas Giacomo Antonio
Proietti Cosimi Francesco
Quartiani Erminio Angelo
Raisi Enzo
Rampi Elisabetta
Rao Roberto
Realacci Ermete
Recchia Pier Fausto
Ria Lorenzo
Rigoni Andrea
Rosato Ettore
Rossa Sabina
Rossomando Anna
Rota Ivan
Ruben Alessandro
Rubinato Simonetta
Ruggeri Salvatore
Rugghia Antonio
Russo Antonino
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sani Luca
Santagata Giulio
Sarubbi Andrea
Sbrollini Daniela
Scalia Giuseppe
Scanderebech Deodato
Scarpetti Lido
Schirru Amalia
Sereni Marina
Servodio Giuseppina
Siragusa Alessandra
Soro Antonello
Sposetti Ugo
Strizzolo Ivano Pag. 25
Tabacci Bruno
Tassone Mario
Tempestini Francesco
Tenaglia Lanfranco
Testa Federico
Testa Nunzio Francesco
Tidei Pietro
Tocci Walter
Toto Daniele
Touadi Jean Leonard
Trappolino Carlo Emanuele
Tullo Mario
Turco Livia
Turco Maurizio
Urso Adolfo
Vaccaro Guglielmo
Vannucci Massimo
Vassallo Salvatore
Velo Silvia
Veltroni Walter
Ventura Michele
Verini Walter
Vernetti Gianni
Vico Ludovico
Villecco Calipari Rosa Maria
Viola Rodolfo Giuliano
Zaccaria Roberto
Zampa Sandra
Zazzera Pierfelice
Zinzi Domenico
Zucchi Angelo
Zunino Massimo

Si sono astenuti:

Brugger Siegfried
Zeller Karl

Sono in missione:

Fassino Piero
Lombardo Angelo Salvatore
Melchiorre Daniela
Volontè Luca

Modifica nella composizione della Giunta per le autorizzazioni.

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Giunta per le autorizzazioni il deputato Mario Pepe (gruppo Misto).
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 14,30.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 14,35.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri, Angelino Alfano, Berlusconi, Bonaiuti, Bossi, Brambilla, Brugger, Brunetta, Caparini, Carfagna, Casero, Catone, Cicchitto, Cirielli, Colucci, Cossiga, Crimi, Crosetto, D'Alema, Dal Lago, Donadi, Fava, Fitto, Franceschini, Frattini, Gelmini, Giro, Jannone, La Russa, Lo Monte, Lupi, Lusetti, Mantovano, Maroni, Martini, Meloni, Miccichè, Migliavacca, Leoluca Orlando, Polidori, Prestigiacomo, Ravetto, Reguzzoni, Roccella, Romani, Romano, Rotondi, Saglia, Sardelli, Stefani, Stucchi, Tabacci, Tremonti, Vernetti, Vito e Zeller sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantadue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione (ore 14,36).

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stata approvata la questione di fiducia sull'emendamento Dis. 1.1, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 4357-A)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 4357-A). Pag. 26
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, i seguenti ordini del giorno, in quanto riferiti a materie che, originariamente presenti nel decreto-legge in esame, sono state espunte nel corso dell'esame in sede referente o a seguito dell'approvazione dell'emendamento Dis 1.1 del Governo: Vannucci n. 9/4357-A/5 e Scanderebech n. 9/4357-A/108, in materia di concessioni demaniali marittime; Cenni n. 9/4357-A/11, in materia di salvaguardia delle aziende che producevano e commercializzavano opere di disegno industriale riconosciute di pubblico dominio prima del 19 aprile 2001; Iannaccone n. 9/4357-A/12, Antonino Russo n. 9/4357-A/63 e Tassone n. 9/4357-A/119, in materia di personale docente delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale; Toto n. 9/4357-A/52, in materia di responsabilità disciplinare dei magistrati tributari; Lanzarin n. 9/4357-A/145, in materia di esecuzione diretta di opere di urbanizzazione primaria a scomputo.
Avverto che l'ordine del giorno Pili n. 9/4357-A/134 è stato ritirato dal presentatore.

ANTONINO RUSSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONINO RUSSO. Signor Presidente, chiedo di riconsiderare la decisione di dichiarare inammissibile - quindi, di non discutere e di non votare - l'ordine del giorno n. 9/4357-A/63 a mia prima firma.
Mi rendo conto del fatto che originariamente la materia era presente nel disegno di legge di conversione e che adesso non vi è più a seguito dell'approvazione del maxiemendamento; tuttavia, è anche vero che questo ordine del giorno riguarda una vicenda che aveva ricevuto il voto favorevole delle Commissioni riunite bilancio e finanze. Tale voto favorevole metteva fine ad una vicenda complessa e paradossale, che riguarda 20 mila docenti abilitati e abilitandi in didattica della musica e strumento musicale e scienza della formazione primaria.
Questa vicenda, probabilmente, è stata messa da parte nel maxiemendamento, dopo una lunga contesa, per un eccesso di zelo, visto che, in qualche emendamento, erano state inserite materie che, probabilmente, erano da approfondire. La proposta emendativa era stata presentata da tutti i gruppi parlamentari, è stata votata a larghissima maggioranza ed è stata espunta dal Governo perché, non potendo eliminare una sola parte, ha dovuto espungere l'intero comma.
A questo punto, credo che una materia così delicata, che non riguarda dettagli, ma il destino di 20 mila persone, in un modo o in un altro, debba rientrare nella discussione del Parlamento. Quest'ultimo, infatti, non può essere esautorato due volte: la prima, dopo che si è votato all'unanimità in sede di Commissioni bilancio e finanze e, la seconda, perché non si potrebbe discutere in Aula neanche un ordine del giorno.
Sappiamo tutti che spesso gli ordini del giorno sono come i sigari toscani; se voi non volete consentire neanche questo, è del tutto evidente qual è la volontà del Governo, non della maggioranza, perché a questo punto bisognerà verificare la volontà vera della maggioranza su cosa vuole fare. Non ci sarà consentito di ridiscutere questo ordine del giorno? Bene, presenteremo immediatamente, signor Presidente, lo dico rivolto al tavolo del Governo, un bella proposta di legge sul tema, e chiederemo di esaminarla in sede deliberante in maniera tale da capire se c'è davvero la volontà di affrontare il problema di ventimila persone oppure se tale volontà non c'è.
Su questo non si può giocare, non si può avere una benché minima distrazione, perché riguarda il destino e la vita di persone in carne ed ossa, che hanno studiato, si sono abilitate, e che adesso vengono messe da parte con un atto, secondo me, irresponsabile da parte del Governo e di qualche consigliere degli alti uffici del ministero. Per quanto proceduralmente Pag. 27ci possa essere qualche vizio, chiedo davvero di ridiscutere questa decisione, di rivederla e di far esprimere il Governo su tutta la materia.
Tra l'altro lo stesso ordine del giorno, con lo stesso contenuto, qualche settimana fa o qualche mese fa è stato approvato dal Senato; vorrei capire ora se i pareri vengono dati così, all'acqua di rose. Chiedo che venga rivisto, che venga accolto dal Governo; in ogni caso noi provvederemo, nel giro di un quarto d'ora a depositare una proposta di legge sul quale chiederemo a tutti gruppi di apporre la propria firma per ottenerne l'esame in sede deliberante.

ANGELO COMPAGNON. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELO COMPAGNON. Signor Presidente, credo che questa discussione, se pure sugli ordini del giorno, sia molto importante perché è l'unica che ci è rimasta, dopo la posizione della questione di fiducia su un documento così corposo. Quello che mi meraviglia è che non siano in distribuzione nemmeno gli ordini del giorno. Al di là di quelli che ognuno di noi ha presentato e che magari vorrà illustrare, è ovvio che sarebbe importante conoscere il complesso, la totalità degli ordini del giorno, anche per poter usufruire al meglio dei cinque minuti che ognuno di noi ha a disposizione per l'illustrazione del proprio ordine del giorno o per intervenire sugli altri; altrimenti, di fatto, questo diritto viene meno.
Chiedo alla Presidenza di capire come mai non ci siano copie degli ordini del giorno depositati o quanto meno perché il numero delle copie fosse così limitato e poi, se non sia il caso di sospendere la seduta, anche brevemente, fino a quando tali copie non verranno ridistribuite in modo che ogni parlamentare possa avere cognizione di causa di quelli che sono gli ordini del giorno presentati e soprattutto del loro contenuto.

PRESIDENTE. Onorevole Compagnon, mi risulta che siano arrivate alcune copie che sono state immediatamente distribuite. Ne stanno arrivando delle altre; naturalmente la motivazione che lei apporta è assolutamente realistica e condivisibile.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Signor Presidente, sono d'accordo con le parole dell'onorevole Compagnon, ma quello che sostiene il collega riguarda una fase successiva. Se non fossero disponibili gli ordini del giorno quando dovremo votarli, cioè nella fase delle dichiarazioni di voto su ciascun ordine del giorno, non avere l'idea del complesso degli ordini del giorno presentati condurrebbe alle conclusioni tratte dall'onorevole Compagnon. Tuttavia, nella fase dell'illustrazione, siccome essa è limitata ai singoli presentatori, che non possono parlare di un ordine del giorno presentato da un altro e devono limitarsi a parlare, se vogliono, dei propri ordini del giorno, si può proseguire e credo sia giusto farlo.

PRESIDENTE. Onorevole Quartiani, credo che le sue motivazioni siano più convincenti di quelle dell'onorevole Compagnon, quindi si procede nei lavori.

MASSIMO VANNUCCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO VANNUCCI. Signor Presidente, intervengo per chiedere alla Presidenza di riconsiderare il parere di inammissibilità espresso sul mio ordine del giorno n. 9/4307-A/5. Perché le chiedo di rivedere questo parere? Perché esso è stato espresso sulla base del fatto che, secondo la Presidenza della Camera, su materie espunte dal testo non sarebbe consentito presentare ordini del giorno. Pag. 28
Con questo ordine del giorno affrontiamo il problema del demanio marittimo: è vero che tre commi sono stati espunti dal testo, ma non è vero che il tema sia stato completamente espunto, in quanto l'articolo 3 (Reti d'impresa, «Zone a burocrazia zero», Distretti turistico-alberghieri, nautica da diporto) rimane sostanzialmente in piedi, vengono solo tolti i primi tre commi riferiti al sistema concessorio o con diritto di superficie.
Il mio ordine del giorno, quindi, non riguarda solo un aspetto, ma l'intera materia, e per questo chiedo di riconsiderarlo, anche perché, diversamente, non si comprenderebbe l'ammissione dell'ordine del giorno Pizzolante n. 9/4357-A/61 che, sostanzialmente, afferma le stesse cose.
Signor Presidente, è poi importante sottolineare un fatto: l'ordine del giorno si riferisce alla materia in generale, ma se si emana un decreto-legge, che reca norme precise, e poi, nel passaggio tra Governo e Parlamento, si espungono delle norme, credo che la soppressione di commi non sia mai un fatto positivo: bisognerebbe anche dire come si intende risolvere quell'argomento. In questo caso si sono soppresse delle norme per prendere un'altra strada, ossia per sollecitare il Governo a presentare un disegno di legge. Tuttavia, nell'ordine del giorno indichiamo una road map, un percorso da seguire, per, comunque, dare soluzione a problemi che il Governo aveva posto con i tre commi soppressi.
Contesto nel merito la decisione, che l'ordine del giorno non sia ammissibile perché che non vi sia più il tema è semplicemente non vero, perché il tema esiste e deve essere, in qualche modo, non dico regolamentato, perché l'ordine del giorno non ha questo fine, ma deve essere dato al Governo un indirizzo su come procedere.
Quindi, Presidente, le chiedo formalmente una riammissione del mio ordine del giorno. Sono disponibile, eventualmente, a riformulare l'incipit - perché esso fa riferimento a tre commi soppressi - in modo da fare riferimento alle altre norme di legge citate. Su questo non vi è assolutamente alcun problema.
Signor Presidente, mi dica lei se è sufficiente questo mio intervento o se devo presentare un ricorso formale.