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Resoconto dell'Assemblea

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XVI LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 657 di mercoledì 27 giugno 2012

Pag. 1

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

La seduta comincia alle 9,35.

MICHELE PISACANE, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Albonetti, Cicchitto, Colucci, Commercio, Gianfranco Conte, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Donadi, Dozzo, Dussin, Fava, Franceschini, Giancarlo Giorgetti, Guzzanti, Iannaccone, Jannone, Lucà, Mazzocchi, Melchiorre, Migliavacca, Milanato, Misiti, Moffa, Mura, Nucara, Pisicchio, Paolo Russo, Stucchi e Valducci sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantasette, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,39).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3249 - Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita (Approvato dal Senato) (A.C. 5256).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 5256: Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita.
Ricordo che nella seduta del 26 giugno 2012 sono stati approvati gli articoli 1 e 2 del disegno di legge in esame, sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo 3 - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alle dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto sulla questione di fiducia posta dal Governo sul mantenimento dell'articolo 3, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
Constato l'assenza dell'onorevole Misiti, che aveva chiesto di parlare per dichiarazione di voto. Si intende che vi abbia rinunziato. Pag. 2
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Monai. Ne ha facoltà.

CARLO MONAI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, ieri lei ci ha spiegato che le quattro richieste di fiducia su questo disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, che per l'ennesima volta si sono imposte al Parlamento, sono funzionali al delicato summit che tra 24 ore la vedrà fra i protagonisti al Consiglio Europeo. Il suo intento dichiarato è dunque quello di esibire a Bruxelles una riforma del mercato del lavoro frettolosamente accettata dal Parlamento e offerta all'Europa come pietra miliare nel processo di risanamento competitivo del sistema Paese.
Ciò che le interessa oggi, signor Presidente del Consiglio, pare non sia tanto l'approfondire e il risolvere i problemi reali degli italiani, i cui salari e stipendi delle classi medie - per non parlare delle pensioni -, oltre ad essere salassati da nuove tasse, sono fra i più bassi in Europa, non sono neppure le decine di migliaia se non centinaia di migliaia di esodati che per ora avete archiviato se non persino negato, né i milioni di disoccupati.
Faccio un breve inciso: l'ISTAT ci dice che la disoccupazione nel primo trimestre del 2012 è volata al 10,9 per cento, è cresciuta di 2,3 punti percentuali su base annua, e - guardate bene - che si tratta del tasso più alto dal 1999, con una perdita di 110 mila posti di lavoro in un mese e di 1 milione e 797 mila posti di lavoro in un anno.
Né, signor Presidente del Consiglio, pare le interessino i precari: i dati ISTAT, anche qui riferiti al primo trimestre del 2012, evidenziano che quasi un milione di lavoratori di età compresa tra i 35 ed i 64 anni ha un impiego con un contratto a tempo determinato.
Per domani - si è detto - la priorità è un'altra: è quella di blandire la Cancelliera Angela Merkel e di riguadagnarne la fiducia, perduta nello scenario europeo e mondiale anche per i comportamenti indecorosi di chi allora ci rappresentava. Già! Sono passati solo otto mesi da quei sorrisetti ironici che si scambiarono la Cancelliera e il Presidente Sarkozy, ve lo ricordate? Era la famosa conferenza stampa del 23 ottobre scorso e alla domanda rivolta loro sulla fiducia nelle promesse dell'allora Premier Berlusconi si sono messi a ridere, ma grazie a lei, professore, quello smacco è solo un ricordo, anche se talvolta è ravvivato dall'eco che ancora rimbalza dall'aula di giustizia di Milano.
Al di là dell'autorevolezza internazionale che le riconosciamo, lei professore, per non far più ridere i tedeschi e i francesi, è disposto a far piangere gli italiani. Infatti, se anche il titolo di questo disegno di legge annuncia in modo altisonante «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita» - mi verrebbe da dire che è la speranza imposta per legge - la realtà è un'altra. Lasciamo pure che a questa profezia della crescita credano in Europa; qui tra di noi, tra queste mura, diciamoci la verità: nessuno crede che questa legge esaudirà quelle nobili aspettative, anche a tacere nella controriforma dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Basta leggere ciò che i colleghi della maggioranza, signora Ministro Fornero, hanno detto in Commissione lavoro sul suo disegno di legge. Cito testualmente i resoconti, escludendo gli interventi per nulla «di maniera» sia del nostro gruppo, sia della Lega Nord. Sono stati gli autorevoli relatori della maggioranza che, per esempio, per il Popolo della Libertà hanno appuntato molte critiche non solo con riferimento all'impostazione culturale che lo ha ispirato, ma anche rispetto al mancato equilibrio tra i diversi aspetti: rigidità e flessibilità in entrata e in uscita e le diverse soluzioni di merito contenute nel testo. Questo era il Popolo della Libertà.
Per il Partito Democratico, l'autorevole relatore si è domandato se il disegno di legge in esame sia una vera riforma o solo una manutenzione del sistema e ha ricordato che il suo gruppo è da tempo fortemente critico nei confronti dell'azione portata avanti dal Governo su numerosi temi riguardanti le politiche sociali, evidenziando Pag. 3alcuni errori di impostazione di cui si ritiene che non si possa non tenere conto, ed esprime perplessità sugli interventi relativi al mercato del lavoro.
Altri autorevoli esponenti della maggioranza hanno chi ribadito trattarsi di mera manutenzione normativa, chi di occasione mancata di riforma - cito autorevoli esponenti del Popolo della Libertà - e c'è stato anche chi - lo dico per aiuto alla memoria di chi oggi sembra l'abbia persa - denunciava di rifiutarsi di partecipare ad un iter parlamentare in cui siano soltanto i relatori a decidere quali articoli modificare - voce dell'Unione di Centro - e chi proclamava che avrebbe assicurato il rispetto dei principi di dignità e autonomia del Parlamento.
Ma che strana fiducia allora è mai questa? Sarà che io, come tanti italiani, non capisco l'ABC di questa strana politica, che fa tutto ma dice il contrario di tutto.
Veniamo comunque all'articolo 3. Esso riguarda le tutele dei lavoratori in costanza del rapporto di lavoro. Il nostro voto contrario, che le annuncio signor Ministro, non è preconcetto ed io le evidenzio le criticità per noi dirimenti.
Iniziamo dai cosiddetti fondi di solidarietà bilaterali, che in diversi settori non tutelati dalla cassa integrazione guadagni sono istituiti presso l'INPS, che eroga le prestazioni, e che vengono alimentati dai datori di lavoro e dai lavoratori. Ebbene, per noi è inaccettabile l'esclusione dai benefici di tutti i lavoratori occupati in imprese con meno di quindici dipendenti, sia di quelli istituiti pattiziamente, sia di quelli del fondo residuale. Questa esclusione, signor Ministro, rende l'intero sistema non universale, ma discriminatorio per i lavoratori di quella costellazione di piccole e microimprese che innervano l'economia del Paese.
I commi 17 e 18 ribadiscono che il diritto all'erogazione dell'ammortizzatori pubblico - questa ASPI, Assicurazione sociale per l'impiego - sia subordinato all'avvenuta preventiva erogazione di un intervento integrativo da parte dell'ente bilaterale. È una norma confermativa di un assetto già esistente, di dubbia legittimità costituzionale, tanto che nella causa Benedetti contro INPS è stata sollevata una questione di legittimità costituzionale con ordinanza del 18 giugno 2011 dal tribunale di Lucca, che aspetta una decisione.
Cosa accada poi in caso di inesistenza dell'ente, di mancata adesione dell'impresa, di esaurimento delle risorse e così via, non ci è dato sapere, perché la norma tace.
Altre criticità riguardano il Fondo del trasporto aereo.
Non sono chiarite, ad esempio, le scadenze previste dall'articolo 2, commi 48 e seguenti, che prevedono la confluenza nel regime generale dell'INPS degli importi di cui ai diritti di imbarco, mentre la riconversione del fondo in cui adesso affluiscono tali risorse è prevista per il 1o gennaio 2016, con la conseguenze che il fondo si troverà privo delle risorse necessarie a gestire la ristrutturazione del settore.
Per i fondi da istituire ex novo si pone, in generale, il problema di dotazione di adeguate risorse fin dall'inizio della loro costituzione.
Ancora, l'articolo 3, comma 13, contenente la norma sugli interventi dei fondi interprofessionali, andrebbe soppresso, in primo luogo perché si realizzerebbe un trasferimento di risorse da uno strumento di politica attiva del lavoro ad uno strumento di politica passiva. Inoltre, si verrebbe ad operare lo snaturamento della missione e delle prerogative dei fondi interprofessionali, che riguardano il sostegno, il finanziamento e la programmazione dell'attività formativa professionale dei lavoratori e delle imprese che sono iscritti volontariamente ai fondi stessi.
Ma, a ben vedere, è tutta l'impostazione del sistema dei fondi di solidarietà bilaterali sulla base della classe dimensionale che ingenera storture. In particolare, nel caso di confluenza delle risorse dei fondi interprofessionali nei fondi di solidarietà bilaterali per le aziende con meno di 15 dipendenti, si rischierebbe l'utilizzo dello Pag. 40,30 per cento da queste versato da parte delle aziende beneficiarie del fondo di solidarietà bilaterale.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Monai.

CARLO MONAI. Insomma, con questa riforma del lavoro, che segue i «gradoni pensionistici», l'IMU, le nuove accise, cresce, signor Presidente, la sensazione che il Governo Berlusconi abbia sì cambiato gli attori, ma che il centrodestra condizioni ancora in misura preponderante il copione - lo abbiamo visto anche con le pseudo-liberalizzazioni o con la finta lotta alla corruzione - facendo ora pagare il conto dei proprio errori ai pensionandi...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Monai.

CARLO MONAI. ...agli esodati - ho finito, signor Presidente - agli agricoltori e ai piccoli imprenditori, e oggi anche ai lavoratori.
Insomma, dalle leggi ad personam siamo passati alle leggi contra personas. Allora, forse, è meglio cambiare i legislatori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Negro. Ne ha facoltà.

GIOVANNA NEGRO. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, siamo al terzo voto di fiducia su una riforma che non piace a nessuno: la bocciano i mercati, perché non vi sono iniziative e proposte per quanto concerne lo sviluppo e gli investimenti; la bocciano le imprese, che non vedono un abbattimento del costo del lavoro; la bocciano i lavoratori, specie i precari over 35-40 anni, quelli che da una vita lavorano con contratti a progetto o di collaborazione coordinata e continuativa, che non vedono alcun miglioramento per quanto concerne le prospettive occupazionali, né alcuna novità per quanto riguarda l'eventuale tutela reddituale in caso di mancato rinnovo del loro contratto.
Ma, soprattutto - e questo sì che è paradossale -, a bocciarla siete proprio voi, cari colleghi che sostenete questo Governo. Già la bocciate dichiarando apertamente di ritenerla insufficiente, in quanto non affronta la gravissima situazione degli esodati, peggiora le garanzie, fino ad ora tutelate, degli ammortizzatori sociali e irrigidisce taluni aspetti della flessibilità in entrata, rischiando di creare nuove sacche di disoccupati.
Però, al contempo, in virtù di uno scellerato patto, la approvate, votando «sì» alla questione di fiducia. Ci riferiamo alla nota della Presidenza del Consiglio diffusa la sera del 20 giugno scorso, che è il caso di citare testualmente: il Governo ha chiesto al Parlamento di accelerare l'esame sulla riforma del mercato del lavoro, contenendolo entro tempi compatibili con l'esigenza che la legge sia approvata entro il 27 giugno, affinché il Consiglio europeo del 28 giugno possa prendere atto del varo di questa importante riforma strutturale. Il Governo si impegna a risolvere tempestivamente, con appropriate iniziative legislative, anche i problemi posti dai gruppi parlamentari: la questione dei cosiddetti esodati ed alcuni aspetti della flessibilità in entrata e degli ammortizzatori sociali.
Ci riferiamo agli interventi dei relatori, a quello dell'onorevole Cazzola, che in quest'Aula, l'altro ieri, ha detto che i gruppi che sostengono il Governo si attendono, subito dopo l'approvazione della riforma, un segnale concreto ed effettivo per affrontare le diverse questioni che avrebbero dovuto essere risolte nel corso della lettura del provvedimento alla Camera e che ora saranno rimesse a successivi interventi normativi; e a quello dell'onorevole Damiano, che ha espressamente dichiarato: «Noi avremmo voluto correggere questo provvedimento per trovare un equilibrio più avanzato, ma abbiamo deciso politicamente di prestare ascolto alla richiesta del Presidente del Consiglio per senso di responsabilità, perché Pag. 5capiamo e comprendiamo la gravità del momento. Lo facciamo anche se nel provvedimento vediamo luci ed ombre», direi molte ombre.
Maurizio Sacconi, ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali del PdL, dichiara che la riforma del lavoro va nella direzione opposta alla direttiva adottata quando era Ministro e tendente al controllo della sostanza. Consentirà interventi sanzionatori interpretati e attuati difformemente sul territorio.
Altra bocciatura arriva da Tiziano Treu, ex Ministro del lavoro e delle politiche sociali del PD, che dichiara: «Su come è scritta, nella riforma, la norma dell'articolo 18 sono imbarazzato. È venuta fuori una disposizione pasticciata».
Cari colleghi del PdL e del PD, avete votato e continuate a votare una riforma che non vi piace e che sapete porterà questo Paese al tracollo definitivo, perché le imprese chiuderanno i battenti e delocalizzeranno per sopravvivere alla mannaia di una pressione fiscale insopportabile, i giovani emigreranno chissà dove per cercare lavoro e i meno giovani, espulsi dal circuito lavorativo, finiranno in condizioni di povertà. Siete conniventi di un bluff, questo sì, che il prossimo 28 giugno il Presidente Monti porterà in Europa.
Non è una riforma strutturale, ma una mediazione di richieste, «un'accozzaglia di contentini» da elargire un po' destra e un po' a sinistra, con il ricatto che se non passa altro non sarà concesso.
Ben altra è la nostra idea di riforma strutturale del mercato del lavoro. Bisognava pensare ad una normativa tesa a fare impresa, cioè ad incentivare le imprese a sviluppare le loro attività, a fare nuovi investimenti. Abbiamo bisogno di creare fluidità e non di freni e vincoli come quelli che le nuove norme stanno introducendo. Così sì che si sarebbe creata nuova occupazione, in un circolo virtuoso che avrebbe portato nuovi consumi e, quindi, alla crescita sociale ed economica dell'Italia.
È condivisibile ed apprezzabile la previsione per legge, contenuta nell'articolo 3 del provvedimento in esame su cui voteremo a breve la fiducia, dell'obbligo per le imprese di prevedere la creazione di fondi di solidarietà, previ appositi accordi tra sindacati e imprese, per garantire una tutela ai lavoratori che operano nei settori attualmente non coperti dalla cassa integrazione guadagni. Riteniamo però che, prima di approvare l'articolo 3, dovremmo permettere alla stessa azienda di sopravvivere con riforme strutturali mirate al sostegno e all'incentivazione della piccola e media impresa, che è la struttura portante dell'economia italiana.
Ci dispiace constatare che della compensazione debiti-crediti della pubblica amministrazione e del depotenziamento della burocrazia non vi è traccia. Così gli imprenditori stranieri non investono più in Italia e quelli italiani delocalizzano. Conseguenza di questa scelta è la mancata ripresa dell'occupazione, che deriva dalla chiusura quotidiana di 1.600 imprese, mentre quelle che si iscrivono come nuove aziende hanno dimensioni occupazionali minori di quelle che cessano. Chiediamo a voi, che siete al Governo del Paese, se per prendere delle decisioni su questi temi deve intervenire l'Europa, perché, se così è, chiediamo all'Europa di farlo.
Per questi motivi preannuncio il voto contrario della Lega Nord sulla questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giulietti. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, intervengo per segnalare a lei l'imbarazzo di chi vorrebbe esprimersi senza pregiudiziale alcuna, di nessun segno, su un provvedimento così complesso che riguarda milioni di persone.
Signor Presidente, il metodo della fiducia ripetuta - dobbiamo dircelo - è anomalo, altera la dialettica ordinaria, crea un precedente che potrebbe essere impugnato da chiunque nel futuro e produrre frutti avvelenati. Una simile fiducia ci obbliga ad un dato di merito. Per questo, signor Presidente, ho votato «no», Pag. 6nel merito, sulle modifiche introdotte all'articolo 18 e alle norme sugli ammortizzatori sociali, perché ambigue e pasticciate e determineranno un eterno contenzioso.
Voterò invece «sì», sempre nel merito, sull'articolo 3 perché introduce novità positive e prevede una dinamica sociale dal basso verso l'alto. Tuttavia, mi auguro che questo metodo di votazione vada quanto prima nell'armadio dei peggiori ricordi del Parlamento.
Infine, ricordo a tutti noi, signor Presidente, che il 27 giugno del 1980 esplodeva un aereo ad Ustica, con decine di morti.
Oggi Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime di Ustica, ha chiesto a noi e alle istituzioni di non dimenticare, di continuare a ricercare verità e giustizia, di chiedere che sia pubblico ciò che è oscuro, che siano «desecretati» numerosi atti.
Presidente, sino a quando, e non solo su questa vicenda, prevarranno il buio e il segreto, l'ordinamento democratico correrà sempre il rischio di non essere in sicurezza (Applausi di deputati dei gruppi Misto e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sul mantenimento dell'articolo 3.

(Votazione della questione di fiducia - Articolo 3 - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione di fiducia.
Indico la votazione per appello nominale sull'articolo 3, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti e articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Per agevolare le operazioni di voto invito i deputati ad avvicinarsi al banco della Presidenza, seguendo il proprio turno di votazione, che è evidenziato sul tabellone elettronico, evitando quindi di stazionare nell'emiciclo e di rendere così più difficoltosa l'espressione del voto.
Avverto che la Presidenza ha accolto alcune richieste di anticipazione del turno di voto di deputati appartenenti ai vari gruppi, che ne hanno fatto motivata richiesta per gravi ragioni personali o per impegni legati alla loro carica.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dall'onorevole Gianfranco Conte.
Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.

(Segue la chiama).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione dell'articolo 3, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti, ed e articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.

Presenti 550
Votanti 523
Astenuti 27
Maggioranza 262
Hanno risposto 447
Hanno risposto no 76.

La Camera approva.
Si intendono così respinte tutte le proposte emendative riferite all'articolo 3.

Hanno risposto sì:

Abelli Gian Carlo
Abrignani Ignazio
Adinolfi Mario
Adornato Ferdinando
Agostini Luciano
Albini Tea
Albonetti Gabriele
Alfano Angelino
Alfano Gioacchino
Amici Sesa
Antonione Roberto
Argentin Ileana Pag. 7
Armosino Maria Teresa
Baccini Mario
Bachelet Giovanni Battista
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barbaro Claudio
Barbieri Emerenzio
Baretta Pier Paolo
Bellanova Teresa
Beltrandi Marco
Benamati Gianluca
Bernardini Rita
Bernardo Maurizio
Bernini Anna Maria
Berretta Giuseppe
Berruti Massimo Maria
Bersani Pier Luigi
Biancofiore Michaela
Biasotti Sandro
Biava Francesco
Bindi Rosy
Binetti Paola
Bobba Luigi
Bocchino Italo
Bocci Gianpiero
Boccia Francesco
Bocciardo Mariella
Boccuzzi Antonio
Boffa Costantino
Bonaiuti Paolo
Bonavitacola Fulvio
Bonciani Alessio
Bongiorno Giulia
Boniver Margherita
Bordo Michele
Bosi Francesco
Bossa Luisa
Braga Chiara
Brambilla Michela Vittoria
Brancher Aldo
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Bressa Gianclaudio
Briguglio Carmelo
Bruno Donato
Bucchino Gino
Burtone Giovanni Mario Salvino
Calabria Annagrazia
Calderisi Giuseppe
Calgaro Marco
Calvisi Giulio
Cambursano Renato
Capitanio Santolini Luisa
Capodicasa Angelo
Cardinale Daniela
Carella Renzo
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Carra Enzo
Carra Marco
Casero Luigi
Casini Pier Ferdinando
Cassinelli Roberto
Castagnetti Pierluigi
Castellani Carla
Catanoso Basilio
Causi Marco
Cavallaro Mario
Cazzola Giuliano
Ceccacci Rubino Fiorella
Cenni Susanna
Centemero Elena
Cera Angelo
Ceroni Remigio
Cesa Lorenzo
Cesario Bruno
Cesaro Luigi
Ciccanti Amedeo
Cicchitto Fabrizio
Cicu Salvatore
Cilluffo Francesca
Ciriello Pasquale
Codurelli Lucia
Colaninno Matteo
Colombo Furio
Colucci Francesco
Commercio Roberto Mario Sergio
Compagnon Angelo
Concia Anna Paola
Consolo Giuseppe
Conte Gianfranco
Coscia Maria
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Costa Enrico
Craxi Stefania Gabriella Anastasia
Crolla Simone Andrea
Cuomo Antonio
Cuperlo Giovanni
D'Alema Massimo
D'Alessandro Luca
Dal Moro Gian Pietro
Damiano Cesare
D'Antona Olga Pag. 8
D'Antoni Sergio Antonio
De Biasi Emilia Grazia
De Camillis Sabrina
De Corato Riccardo
Delfino Teresio
Della Vedova Benedetto
Dell'Elce Giovanni
De Luca Francesco
De Micheli Paola
De Nichilo Rizzoli Melania
De Pasquale Rosa
De Poli Antonio
De Torre Maria Letizia
Di Cagno Abbrescia Simeone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
D'Incecco Vittoria
Dionisi Armando
D'Ippolito Vitale Ida
Distaso Antonio
Divella Francesco
Di Virgilio Domenico
Duilio Lino
Esposito Stefano
Fabbri Luigi
Fadda Paolo
Faenzi Monica
Farina Gianni
Farina Coscioni Maria Antonietta
Farinone Enrico
Fedi Marco
Ferranti Donatella
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fiorio Massimo
Fioroni Giuseppe
Fitto Raffaele
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Fontana Gregorio
Fontana Vincenzo Antonio
Fontanelli Paolo
Formichella Nicola
Formisano Anna Teresa
Foti Antonino
Foti Tommaso
Franceschini Dario
Frassinetti Paola
Frattini Franco
Froner Laura
Fucci Benedetto Francesco
Gaglione Antonio
Galati Giuseppe
Galletti Gian Luca
Garagnani Fabio
Garavini Laura
Garofalo Vincenzo
Garofani Francesco Saverio
Gasbarra Enrico
Gatti Maria Grazia
Gava Fabio
Gelmini Mariastella
Genovese Francantonio
Gentiloni Silveri Paolo
Germanà Antonino Salvatore
Ghiglia Agostino
Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Giacomoni Sestino
Giammanco Gabriella
Gianni Giuseppe
Gibiino Vincenzo
Ginefra Dario
Ginoble Tommaso
Giorgetti Alberto
Giovanelli Oriano
Giro Francesco Maria
Giulietti Giuseppe
Gnecchi Marialuisa
Golfo Lella
Gottardo Isidoro
Gozi Sandro
Grassano Maurizio
Grassi Gero
Graziano Stefano
Guzzanti Paolo
Holzmann Giorgio
Iannuzzi Tino
Jannone Giorgio
Laboccetta Amedeo
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
Lamorte Donato
Landolfi Mario
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
La Russa Ignazio
Lazzari Luigi
Lenzi Donata
Leo Maurizio Pag. 9
Leone Antonio
Letta Enrico
Levi Ricardo Franco
Lisi Ugo
Lolli Giovanni
Lo Monte Carmelo
Lo Moro Doris
Lo Presti Antonino
Lorenzin Beatrice
Losacco Alberto
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Lulli Andrea
Lunardi Pietro
Luongo Antonio
Lusetti Renzo
Madia Maria Anna
Mannino Calogero
Mannucci Barbara
Mantini Pierluigi
Maran Alessandro
Marantelli Daniele
Marcazzan Pietro
Marchi Maino
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Marini Cesare
Marmo Roberto
Marrocu Siro
Marsilio Marco
Martella Andrea
Martino Pierdomenico
Mastromauro Margherita Angela
Mattesini Donella
Mazzarella Eugenio
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Riccardo
Mazzuca Giancarlo
Melandri Giovanna
Melchiorre Daniela
Melis Guido
Menia Roberto
Mereu Antonio
Merlo Giorgio
Merloni Maria Paola
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Migliori Riccardo
Milanato Lorena
Milanese Marco Mario
Milo Antonio
Minardo Antonino
Minasso Eugenio
Minniti Marco
Miotto Anna Margherita
Misiani Antonio
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Dore
Moffa Silvano
Mondello Gabriella
Morassut Roberto
Moroni Chiara
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mottola Giovanni Carlo Francesco
Murer Delia
Murgia Bruno
Muro Luigi
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Napoli Angela
Napoli Osvaldo
Narducci Franco
Naro Giuseppe
Nastri Gaetano
Nicco Roberto Rolando
Nicolucci Massimo
Nizzi Settimo
Nucara Francesco
Occhiuto Roberto
Oliveri Sandro
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Orlando Andrea
Orsini Andrea
Ossorio Giuseppe
Pagano Alessandro
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paniz Maurizio
Papa Alfonso
Parisi Arturo Mario Luigi
Parisi Massimo
Patarino Carmine Santo
Pecorella Gaetano
Pedoto Luciana
Pelino Paola
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Pepe Antonio
Pepe Mario (Misto-R-A)
Pepe Mario (PD) Pag. 10
Perina Flavia
Pes Caterina
Pescante Mario
Petrenga Giovanna
Pezzotta Savino
Pianetta Enrico
Piccolo Salvatore
Picierno Pina
Pionati Francesco
Pisacane Michele
Pisicchio Pino
Pistelli Lapo
Pizzetti Luciano
Pizzolante Sergio
Poli Nedo Lorenzo
Polidori Catia
Pollastrini Barbara
Pompili Massimo
Porcu Carmelo
Porta Fabio
Portas Giacomo Antonio
Prestigiacomo Stefania
Proietti Cosimi Francesco
Quartiani Erminio Angelo
Raisi Enzo
Rampelli Fabio
Rampi Elisabetta
Rao Roberto
Ravetto Laura
Razzi Antonio
Realacci Ermete
Recchia Pier Fausto
Repetti Manuela
Ria Lorenzo
Roccella Eugenia
Romele Giuseppe
Ronchi Andrea
Rosato Ettore
Rossa Sabina
Rosso Roberto
Rossomando Anna
Ruben Alessandro
Rubinato Simonetta
Ruggeri Salvatore
Rugghia Antonio
Russo Antonino
Russo Paolo
Saglia Stefano
Sammarco Gianfranco
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sani Luca
Santagata Giulio
Santelli Jole
Santori Angelo
Sardelli Luciano Mario
Sarubbi Andrea
Savino Elvira
Sbai Souad
Sbrollini Daniela
Scajola Claudio
Scalera Giuseppe
Scalia Giuseppe
Scanderebech Deodato
Scandroglio Michele
Scapagnini Umberto
Scarpetti Lido
Scelli Maurizio
Schirru Amalia
Sereni Marina
Servodio Giuseppina
Simeoni Giorgio
Siragusa Alessandra
Sisto Francesco Paolo
Speciale Roberto
Sposetti Ugo
Stanca Lucio
Stasi Maria Elena
Stradella Franco
Strizzolo Ivano
Tabacci Bruno
Taddei Vincenzo
Tanoni Italo
Tassone Mario
Tempestini Francesco
Tenaglia Lanfranco
Testa Federico
Testa Nunzio Francesco
Testoni Piero
Toccafondi Gabriele
Torrisi Salvatore
Tortoli Roberto
Toto Daniele
Touadi Jean Leonard
Trappolino Carlo Emanuele
Traversa Michele
Tullo Mario
Turco Livia
Turco Maurizio
Urso Adolfo
Vaccaro Guglielmo
Valducci Mario
Valentini Valentino
Vassallo Salvatore Pag. 11
Vella Paolo
Velo Silvia
Veltroni Walter
Ventucci Cosimo
Ventura Michele
Verdini Denis
Verini Walter
Vernetti Gianni
Versace Santo Domenico
Vico Ludovico
Vignali Raffaello
Villecco Calipari Rosa Maria
Viola Rodolfo Giuliano
Vito Elio
Zaccaria Roberto
Zampa Sandra
Zamparutti Elisabetta
Zinzi Domenico
Zunino Massimo

Hanno risposto no:

Alessandri Angelo
Allasia Stefano
Beccalossi Viviana
Belcastro Elio Vittorio
Bonino Guido
Borghesi Antonio
Bragantini Matteo
Brunetta Renato
Buonanno Gianluca
Callegari Corrado
Cavallotto Davide
Chiappori Giacomo
Cimadoro Gabriele
Comaroli Silvana Andreina
Consiglio Nunziante
Crosetto Guido
Crosio Jonny
Dal Lago Manuela
D'Amico Claudio
Desiderati Marco
Di Giuseppe Anita
Di Pietro Antonio
Di Stanislao Augusto
Di Vizia Gian Carlo
Donadi Massimo
Dozzo Gianpaolo
Dussin Guido
Evangelisti Fabio
Fabi Sabina
Fava Giovanni
Favia David
Fedriga Massimiliano
Fogliato Sebastiano
Follegot Fulvio
Forcolin Gianluca
Formisano Aniello
Fugatti Maurizio
Gidoni Franco
Giorgetti Giancarlo
Goisis Paola
Iannaccone Arturo
Isidori Eraldo
Lanzarin Manuela
Lussana Carolina
Maggioni Marco
Meroni Fabio
Messina Ignazio
Miserotti Lino
Molteni Laura
Molteni Nicola
Monai Carlo
Montagnoli Alessandro
Munerato Emanuela
Mura Silvana
Negro Giovanna
Paladini Giovanni
Palagiano Antonio
Palomba Federico
Paolini Luca Rodolfo
Pastore Maria Piera
Piffari Sergio Michele
Pili Mauro
Pini Gianluca
Polledri Massimo
Porcino Gaetano
Porfidia Americo
Rainieri Fabio
Rivolta Erica
Rondini Marco
Rota Ivan
Simonetti Roberto
Togni Renato Walter
Torazzi Alberto
Vanalli Pierguido
Volpi Raffaele
Zazzera Pierfelice

Si sono astenuti:

Aracri Francesco
Aracu Sabatino
Bellotti Luca Pag. 12
Bertolini Isabella
Calearo Ciman Massimo
Castiello Giuseppina
Ciccioli Carlo
Contento Manlio
Cossiga Giuseppe
D'Anna Vincenzo
Fallica Giuseppe
Grimaldi Ugo Maria Gianfranco
Iannarilli Antonello
Iapicca Maurizio
Lehner Giancarlo
Mancuso Gianni
Martino Antonio
Misiti Aurelio Salvatore
Moles Giuseppe
Nola Carlo
Picchi Guglielmo
Pittelli Giancarlo
Pugliese Marco
Stagno d'Alcontres Francesco
Stracquadanio Giorgio Clelio
Terranova Giacomo
Zeller Karl

Sono in missione:

Barbi Mario
Bergamini Deborah
Brugger Siegfried
Buonfiglio Antonio
Buttiglione Rocco
Caparini Davide
Cirielli Edmondo
Corsini Paolo
De Girolamo Nunzia
Farina Renato
Galli Daniele
Grimoldi Paolo
La Malfa Giorgio
Lombardo Angelo Salvatore
Lupi Maurizio
Malgieri Gennaro
Mogherini Rebesani Federica
Mosca Alessia Maria
Mussolini Alessandra
Nirenstein Fiamma
Orlando Leoluca
Rigoni Andrea
Stefani Stefano
Stucchi Giacomo
Vitali Luigi
Volontè Luca

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo 4 - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Passiamo ora alle dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto sulla questione di fiducia posta dal Governo sul mantenimento dell'articolo 4, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Iannaccone. Ne ha facoltà.

ARTURO IANNACCONE. Signor Presidente, in Aula vi è solo un sottosegretario ai banchi del Governo, e quindi, evidentemente, il ragionamento che sto per fare potrà solo in parte riguardare l'intera compagine governativa. Quando il Presidente del Consiglio, Monti, presentò il suo Governo, onorevole sottosegretario, parlò di un Governo di responsabilità nazionale. In quella occasione ebbi a dire che non ci voleva un Governo di responsabilità nazionale, ma un Governo di unità nazionale, un Governo di solidarietà nazionale, un Governo politico che potesse far fronte all'emergenza economico-finanziaria che riguardava l'Italia, l'Europa ed il mondo. Abbiamo appreso, leggendo le interviste che in questi giorni sono state pubblicate dai giornali, che questo Governo tecnico non è stato capace di risolvere i problemi dell'Italia - e questa riforma li aggraverà -, però ha ottenuto un risultato, perché, come d'incanto, dall'ABC siamo passati al BC, cioè non vi è più il Governo tecnico, ma si prefigura un Governo politico che metterà insieme esperienze diverse. Quindi un risultato lo avete ottenuto: che voi andrete a casa - e vi manderanno a casa quelli che vi sostengono adesso, perché già hanno fatto l'accordo per il dopo -, e che state rovinando l'Italia con le vostre politiche che non hanno assolutamente determinato alcun vantaggio per l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi per il Partito del Sud Lega Sud Ausonia).

Pag. 13

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Misiti. Ne ha facoltà.

AURELIO SALVATORE MISITI. Signor Presidente, il nostro atteggiamento, in riferimento alla questione del mercato del lavoro, è stato responsabile, per ragioni di carattere politico generale. Nel merito avremmo voluto che il testo fosse diverso, ma non è stato possibile dare alcun contributo in questa Camera - il testo è venuto già preconfezionato dal Senato -, e vi sarà bisogno, quindi, come già promesso pure dal Presidente del Consiglio, di un provvedimento successivo per cercare di correggere quanto di non positivo vi è in questa riforma. In particolare, avremmo avuto necessità di vedere meglio le questioni che riguardano la flessibilità in entrata, e non è stato possibile.
Avremmo voluto inserire altri argomenti di lavoro e qualcosa che riguardasse il rilancio e la crescita nel Mezzogiorno d'Italia con gli argomenti che evidentemente sono stati spesso trattati e con l'obiettivo di far crescere l'occupazione nel campo giovanile e femminile.
Tutto questo non è stato possibile, quindi sia per la sostanza, ma anche per la forma - ossia come siamo arrivati ad approvare questo provvedimento, approvato perché l'esterno ce lo richiede, perché è un compito a casa e non c'è dentro nulla che possa cambiare le sorti dei disoccupati e dei cittadini meridionali senza lavoro che sono costretti ancora ad emigrare (40-50 mila l'anno dal sud verso il nord e il centro Europa, soprattutto diplomati e laureati), non essendoci nulla in un provvedimento sul lavoro che allevi questi disagi del Mezzogiorno, è chiaro che la nostra difficoltà cresce.
Tutti i deputati e i senatori meridionali dovrebbero cominciare a pensarla così, ad andare nel merito e a comprendere fino in fondo che il disagio non può che crescere. Si aggiungono pure i tagli lineari che si fanno nella giustizia, abolendo i tribunali nel Mezzogiorno con effetti estremamente importanti anche sugli investimenti, che non ci saranno se non si combatte la malavita organizzata. Quindi, per tutte queste ragioni, ci asterremo sulla prossima fiducia e ci asterremo anche sul provvedimento complessivo finale che discuteremo nel pomeriggio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Grande Sud-PPA).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zazzera. Ne ha facoltà.

PIERFELICE ZAZZERA. Signor Presidente, sottosegretario, onorevoli colleghi, avremmo gradito che anche questa mattina il Ministro fosse con noi a discutere con questo Parlamento del suo provvedimento. Qui partecipiamo alla fiera dell'ipocrisia. In questo austero luogo va in scena sul palcoscenico la rappresentazione dell'ipocrisia. Noi di Italia dei Valori abbiamo ascoltato con attenzione gli interventi dell'onorevole Cazzola e dell'onorevole Damiano e ci siamo chiesti se la maggioranza è andata all'opposizione o se questi colleghi si fossero iscritti al gruppo dell'Italia dei Valori o se invece più semplicemente predicassero bene e razzolassero male, credendo in questa maniera di prendere in giro gli italiani.
Oggi quegli stessi parlamentari piegano il capo, si cospargono di cenere e votano la fiducia al Governo più ipocrita della storia repubblicana. Ministro, sottosegretario, lei fa parte di un Governo sostenuto da forze parlamentari che di giorno vi sostengono e di notte vi tagliano l'erba sotto ai piedi. Ci racconterete le solite storielle, anzi la solita storiella «ce lo chiede l'Europa».
Quale Europa? Quella dei popoli o dei banchieri usurai? Quale Europa? Quella dell'utopia o del cappio al collo? Chissà cosa avrebbe mai scritto oggi Altiero Spinelli guardando questa Europa di banchieri nominati senza alcun mandato popolare. Questa Europa di usurai è lontana dall'unità politica, lontana dall'Europa dei popoli e invece voi sostenete l'Europa della BCE, dei vincoli e del rigore a tutti i costi.
Brandite, come spada di Damocle sulla testa degli italiani, il «se non votiamo questa riforma finiremo come la Grecia». Pag. 14No, state ingannando gli italiani, perché la Grecia è fallita da tempo.
La decisione è stata presa in un consesso ristretto, da un club di persone che periodicamente si riuniscono per decidere le sorti del mondo, a cui partecipa - invitato d'onore - anche il nostro attuale Presidente del Consiglio. Si chiama Bilderberg, che non è un luogo istituzionale, né un Parlamento, ma un luogo extra istituzionale.
Noi italiani siamo già finiti come la Grecia, perché il debito pubblico del nostro Paese non si potrà mai azzerare. State prendendo in giro gli italiani: dovete avere l'onestà di ammetterlo. Signor Presidente, inviterei il Viceministro ad ascoltare almeno quanto per rispetto si deve a questa Camera. Capiamo che non sono stati eletti e non hanno un mandato popolare, ma che almeno ci ascoltino. Ci dite che altrimenti... Ci dite che altrimenti... Attendo che il Viceministro finisca la sua telefonata...
Ci dite che altrimenti finiamo come la Grecia, ma siamo già alla Grecia. Sottosegretario D'Andrea, gli stipendi non crescono: centinaia di migliaia di aziende hanno chiuso, non c'è lavoro, si ruba nei supermercati per fame. State svendendo la sovranità popolare, la democrazia e i diritti dei cittadini. Oggi con questo provvedimento svendete i diritti dei lavoratori. In questo Parlamento ci sono forze politiche che hanno purtroppo abdicato alla difesa della Costituzione e dei diritti. Noi dell'Italia dei Valori non abdichiamo e non svendiamo i diritti. Ci rivolgiamo ai cittadini perché sappiano che non li lasceremo soli e non li lasceremo andare alla deriva.
Siete dei sovrani senza popolo. Siete come i militari in Egitto che calpestano libertà e Costituzione. Noi oggi siamo qui ad approvare in fretta e furia, di nascosto dal popolo, senza una discussione democratica in Parlamento, un provvedimento che cancella i diritti dei lavoratori, toglie le tutele, demolisce lo Statuto dei lavoratori nel segno del ricatto: «Se non votate faremo la fine della Grecia». Chi decide tutto questo? Lo decide forse il popolo sovrano? No, lo decide una plutocrazia di tecnocrati.
Finirete come la Grecia, ci dite. Ma intanto non c'è più lavoro e non ci sono più diritti. Avete una maggioranza mai vista nella storia del Paese, eppure continuate a ricorrere alla questione di fiducia. Non ad una questione di fiducia, ma a quattro in uno stesso provvedimento. Lo dicevano oggi anche in quest'Aula: siete come il film di Tim Robbins, Dead man walking, e vi stanno condannando a morte gli stessi che oggi vi sostengono.
In un Paese normale e liberale un Ministro che non conosce le conseguenze delle leggi che fa approvare - vedi la vicenda esodati - dovrebbe dimettersi prima della mozione di sfiducia. Il Ministro imbroglia. Ha imbrogliato gli italiani e oggi sta imbrogliando i lavoratori, quelli che onestamente si alzano la mattina e vanno a faticare per mantenere una famiglia, un mutuo da pagare, i figli da mandare a scuola. Ma voi avete da far quadrare i conti e i bilanci. Ve lo chiede l'Europa, altrimenti finiremo come la Grecia.
Non ci avete dato la possibilità di confrontarci su un tema cruciale: diritti e lavoro. Tutto viene vanificato dalla testarda lotta ideologica di abrogare l'articolo 18, unica forma di tutela contro i licenziamenti ingiusti, quelli per l'appartenenza sindacale, per le idee politiche, per quelli con la schiena dritta che non si piegano davanti al padrone. Avete perso l'opportunità di aprire, invece, una nuova stagione di confronto sul lavoro nel nostro Paese e in Europa.
Nel provvedimento i pochi incentivi all'articolo 4 sono davvero inutili, quasi ridicoli, di fronte alla devastazione dei diritti dei lavoratori o ai licenziamenti facili. Lo ha detto persino il presidente di Confindustria definendo questo vostro provvedimento una «boiata». Il nostro Paese è in recessione: è un dato diffuso e oggettivo. Ci avete detto che la crisi è stata causata dagli errori del passato. È vero. Ma oggi non avete più scuse. La recessione è frutto anche delle politiche che state proponendo al Paese. Pag. 15
Di troppo rigore si muore e voi state facendo morire i lavoratori e gli imprenditori. Li state istigando al suicidio.
Noi, dell'Italia dei Valori, crediamo che non si possa competere nel mercato della globalizzazione rincorrendo la Cina sulla quantità, sui diritti dei lavoratori, perché in Cina non ci sono diritti e, quindi, per essere competitivi anche noi dobbiamo rinunciare a pezzi di sovranità, di democrazia e di diritti. In questo modo voi portate, però, il nostro Paese nella competizione del mercato globale, riducendo i lavoratori in schiavi, azzerando i diritti e ogni forma di tutela. Lei, Ministro, voi, Governo, siete come i caporali nella mia terra: zero diritti, massimo profitto.
I cittadini, però, devono sapere e, quindi, devono distinguere che in questo Parlamento vi è chi ha ammainato la bandiera dei diritti e ha svenduto lo Stato sociale da chi, invece, come noi, dell'Italia dei Valori, continua, a schiena dritta e a testa alta, a difendere la Costituzione e il patto sociale che in quella Carta è scritto. Noi, dell'Italia dei Valori, continueremo a difendere lo Stato sociale, quella rete di tutele che permettono a un povero Cristo di avere le stesse opportunità di un professore universitario come lei, professore Viceministro, di garantire il diritto alla salute e alla istruzione anche agli operai e di garantire il posto di lavoro anche se ho la tessera di un sindacato scomodo.
Per questo Ministro, Viceministro, sottosegretario, l'Italia dei Valori non voterà a favore sulla questione di fiducia su questo provvedimento e al Governo che lei rappresenta, perché noi, dell'Italia dei Valori, la fiducia la diamo solo al popolo italiano e la chiediamo ai lavoratori, che in queste ore state riducendo in schiavitù (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.

ERICA RIVOLTA. Signor Presidente, signor Ministro, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, la professoressa Fornero, Ministro del lavoro pro tempore, ha da alcuni mesi portato avanti la sua riforma del lavoro. Il Premier pro tempore, il professor Monti, ha chiesto alla Camera o, meglio, alla variegata maggioranza che lo sostiene alla Camera, di votare in pochi giorni il provvedimento, grazie alla posizione di ben quattro questioni di fiducia. Si ritiene che tanta fretta permetterà al professor Monti di presentarsi al prossimo Consiglio europeo con maggior credibilità e autorevolezza, dinanzi alla potente collega Merkel e a tutti i colleghi dell'Europa, un'Europa visibilmente disorientata.
Mi permetta, però, Presidente, di fare preliminarmente alcune considerazioni sul ricorso sistematico alla fiducia da parte del Governo attraverso la sistematica e talvolta imbarazzata richiesta del Ministro pro tempore per i rapporti con il Parlamento, professor Giarda. Certo, lo strumento della fiducia è stato abusato - lo dico per onestà intellettuale - da tutti i Governi che si sono succeduti nelle ultime legislature, ma non ha mai raggiunto i numeri record del Governo Monti, con ben 26 questioni di fiducia in sette mesi. Potremmo dire «sette fiducie in sette giorni». Sembra il titolo di un film o di una dieta. Questo numero rivela la gravità della situazione e la necessità di agire con tempestività, senza perdere tempo. Ma rivela, soprattutto, l'assoluta mancanza di rispetto da parte del Governo nei confronti del Parlamento e dei parlamentari, che non vengono considerati gli interlocutori istituzionali ma un fastidioso ostacolo da superare nel più breve tempo possibile. Dovrebbero valutare, invece, i rappresentanti di questo Governo, che a differenza loro i parlamentari sono stati eletti nelle libere elezioni politiche del 2008, attraverso il suffragio popolare, e sono gli unici veri rappresentanti dei cittadini italiani.
Non posso, poi, non rimarcare l'atteggiamento infastidito e intollerante del Governo rispetto al confronto, spesso aspro, con l'opposizione. Il Governo è abituato a contatti all'esterno sempre e solo in situazioni ben costruite e protette. Non è abituato, come noi parlamentari, a confrontarsi Pag. 16direttamente con le persone, quelle che incontriamo nelle nostre città e che spesso ci fermano per strada per raccontarci tutta la rabbia per essere considerati solo dei numeri e per esprimerci la loro preoccupazione - e spesso anche disperazione - per il futuro per le loro famiglie e per le loro imprese.
Come è possibile poi non rimarcare, di fronte al continuo ricorso alla fiducia da parte del Governo ed alla mortificazione del Parlamento, come il Presidente Fini rimanga impassibile e non faccia le esternazioni che udimmo durante il Governo Berlusconi? Il rispetto della Camera parte, in primo luogo, dal rispetto del suo Presidente.
Ma entriamo nel merito della riforma del lavoro ed, in particolare, dell'articolo 4. La Lega Nord, in ogni sede istituzionale e sui media, ha espresso dubbi e contrarietà sulla riforma Fornero, riforma che non risolve, se non in apparenza, anzi neanche in quella, i problemi che affliggono il mercato del lavoro italiano e che, nonostante il titolo del disegno di legge: «Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita», è ben lontana dall'essere strumento di crescita, equilibrio ed equità. Semplicemente, il professor Monti ha chiesto - ed otterrà - che la sua maggioranza multicolore tra mugugni, precisazioni e molti distinguo approvi, entro la serata di oggi, la legge di riforma del lavoro da portare al Consiglio europeo. Il paradosso però sta nel fatto che, già negli interventi dei molti colleghi di maggioranza intervenuti in discussione sulle linee generali e nelle dichiarazione di voto sulla questione di fiducia, ma anche negli interventi del Governo stesso, sono emerse molte criticità. Si approverà un testo che, sin d'ora, viene considerato inadeguato ed incompleto, per il quale è già in corso un dibattito per le necessarie modifiche da apportare.
Il professor Monti andrà comunque al Consiglio europeo con la legge di riforma del mercato del lavoro approvata. L'apparenza sarà salvata e speriamo che l'Europa ed i mercati finanziari si accontentino. È una situazione davvero paradossale.
Ci auguriamo che nel Consiglio europeo il professor Monti solleciti aiuti e si decida che le banche devono sostenere le imprese, prima di comprare i titoli di Stato.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
MAURIZIO LUPI (ore 11,50)

ERICA RIVOLTA. Sono infatti quelle imprese che, ogni giorno, cercano di stare sul mercato con il loro coraggio e la migliore interpretazione degli articoli 1, 4 e 35 della Costituzione.
Il provvedimento, certo, non farà crescere il Paese, perché non tocca ciò che di fatto ostacola il vero progresso economico e produttivo del Paese, il costo del lavoro, il peso dell'imposizione fiscale e degli adempimenti burocratici e la difficoltà di accesso al credito.
Per quanto riguarda i contratti a tempo determinato, il Governo ha imposto un allungamento dei tempi di rinnovo, ma, così facendo, non incentiverà in questo periodo di crisi il passaggio al tempo indeterminato perché i datori di lavoro non sono in grado di sopportare un costo del lavoro così alto e, quindi, dovranno scegliere se lasciare a casa i lavoratori o rischiare pagandoli in nero ed, a farne le spese, saranno in gran parte i giovani.
Certo, tutti concordiamo sul fatto che vada risolto il problema dei troppi contratti atipici e di un loro utilizzo strumentale per celare altri rapporti di lavoro, ma sono stati sbagliati i tempi e la misura non produrrà l'effetto desiderato. Avremmo anche auspicato maggior coraggio nell'allineare il settore privato a quello pubblico, settore nel quale - anche in presenza di buone professionalità - scontiamo una produttività troppo bassa e tutele ancora troppo diseguali rispetto al privato. Non si comprende, ad esempio, la disparità di ore lavorate: trentasei ore settimanali nel pubblico impiego contro le quaranta del settore privato.
La cosa sconcertante è aver fatto saltare tutto il sistema di regole con assoluta Pag. 17insensibilità verso i progetti di vita pianificati da tanti lavoratori. I numeri sui quali state intervenendo non sono una simulazione accademica, ma la vita di milioni di italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Se continuerete a deprimere il settore delle imprese, troverete il deserto dei tartari, non la base della crescita. Anche la maggior parte degli imprenditori del Nord non riesce a vedere possibilità di ripresa, uomini e donne che cercano di tenere duro ogni giorno, ma fino a quando resisteranno? Ogni imprenditore del privato trova realizzazione nella costruzione della propria impresa, ma c'è un limite. Se è vero che ora paghiamo il tenore troppo alto di vita che non ci saremmo mai potuti permettere, è vero che un giusto e ben ripartito ridimensionamento sarebbe stato accettato, seppure obtorto collo, da tutti. Ma il Governo Monti è intervenuto in modo drastico e anche grossolano.
Riguardo all'articolo 4, sul quale stiamo per votare la questione di fiducia, ed alle misure in esso contenute, le prime a deluderci sono gli interventi a favore delle crescita del mercato femminile, interventi troppo deboli ed inefficaci per dare impulso alla crescita dei tassi occupazionali, come richiesto dal Trattato di Lisbona.
Il tasso di occupazione femminile nel nostro Paese è fermo ad un vergognoso 46,7 per cento. Il contrasto alle dimissioni in bianco, i tre giorni previsti per il congedo di paternità obbligatorio e il bonus per il baby-sitting e l'asilo nido sono strumenti validi solo a metà, infatti ricordiamo al Governo, che forse - e lo ha dimostrato - ignora i numeri della distribuzione degli asili nido nella penisola, che in molte zone del Paese mancano le strutture atte ad accogliere gli infanti e che questa disparità territoriale di fatto limita la possibilità a molte donne di continuare a lavorare dopo la nascita di un figlio.
La Lega Nord Padania ha sempre promosso iniziative normative per incrementare il numero degli asili nido, anche con incentivi economici, e a promuovere gli strumenti per una maggior conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, di fatto, a sostenere la crescita del Paese attraverso un maggior coinvolgimento delle donne in tutti i settori lavorativi. Sollecitiamo la professoressa Fornero, nel futuro lavoro di revisione alla riforma, di operare per equiparare, per qualifica e compenso, il lavoro femminile a quello maschile, per non parlare delle pari opportunità all'ingresso.
La professoressa Fornero, sempre lei, ha ritenuto indispensabile introdurre nell'articolo 4 anche il contributo di finanziamento per il prepensionamento dei lavoratori anziani, che sarà forse a favore dei lavoratori, ma il problema è che le imprese non hanno liquidità, non hanno soldi, se ce li avessero li investirebbero nelle loro imprese per evadere gli ordini e far fronte agli impegni assunti con le banche ed i debiti verso uno Stato esoso per non dire ladro (sto citando Oscar Giannino).
Forse il Governo non ha capito che le imprese produttive e commerciali stanno arrancando, molte hanno gettato la spugna, hanno chiuso. Altre hanno deciso di andare oltre i confini, in Svizzera e in Slovenia, o comunque dove fare impresa è più semplice sotto il profilo burocratico, meno gravoso sotto quello fiscale e soprattutto è più facile il reperimento di fondi con l'accesso al credito più agile.

PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, la invito a concludere.

ERICA RIVOLTA. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. È chiaro che tale previsione del contributo per il prepensionamento dei lavoratori anziani è la conseguenza di un'altra misura voluta dalla professoressa Fornero, ovvero l'allungamento dell'età pensionabile dei lavoratori, misura che ha ristretto e reso meno elastico l'ingresso nel mercato del lavoro e irrigidito i meccanismi di uscita.
Concludo, signor Presidente, dicendo che ci auguriamo che questo modo di governare finisca presto, tanti lavoratori hanno voglia di continuare a combattere per le loro famiglie e le loro imprese sapendo di dover fare ancora sacrifici, ma chiedono che tanti sacrifici abbiano un Pag. 18significato. La Lega Nord Padania, con il deciso voto contrario, chiede al professor Monti e al suo Governo di ascoltare le ragioni di tutti i cittadini italiani e in particolare di quelli del Nord, che noi rappresentiamo orgogliosamente, perché promuova interventi meno grossolani, capaci di ridare speranza e motivazione ai lavoratori, rispettando il valore del lavoro ribadito nella Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta dal Governo sul mantenimento dell'articolo 4.

(Votazione della questione di fiducia - Articolo 4 - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della questione di fiducia.
Indìco la votazione per appello nominale sull'articolo 4, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Estraggo a sorte il nome del deputato dal quale comincerà la chiama.
(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dall'onorevole Carmen Motta.
Invito i deputati segretari a procedere alla chiama.

(Segue la chiama).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione dell'articolo 4, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti 541
Votanti 513
Astenuti 28
Maggioranza 257
Hanno risposto 438
Hanno risposto no 75.
La Camera approva.

Si intendono conseguentemente respinte tutte le proposte emendative riferite all'articolo 4.

Hanno risposto sì:

Abelli Gian Carlo
Abrignani Ignazio
Adinolfi Mario
Adornato Ferdinando
Agostini Luciano
Albini Tea
Albonetti Gabriele
Alfano Angelino
Alfano Gioacchino
Amici Sesa
Antonione Roberto
Argentin Ileana
Armosino Maria Teresa
Bachelet Giovanni Battista
Baldelli Simone
Barani Lucio
Barbaro Claudio
Barbieri Emerenzio
Baretta Pier Paolo
Bellanova Teresa
Beltrandi Marco
Benamati Gianluca
Bernardini Rita
Bernardo Maurizio
Bernini Anna Maria
Berretta Giuseppe
Berruti Massimo Maria
Bersani Pier Luigi
Biancofiore Michaela
Biasotti Sandro
Biava Francesco
Bindi Rosy
Binetti Paola
Bobba Luigi Pag. 19
Bocchino Italo
Bocci Gianpiero
Boccia Francesco
Boccuzzi Antonio
Boffa Costantino
Bonaiuti Paolo
Bonavitacola Fulvio
Bonciani Alessio
Bongiorno Giulia
Boniver Margherita
Bordo Michele
Bosi Francesco
Bossa Luisa
Braga Chiara
Brancher Aldo
Brandolini Sandro
Bratti Alessandro
Briguglio Carmelo
Bruno Donato
Bucchino Gino
Burtone Giovanni Mario Salvino
Calabria Annagrazia
Calderisi Giuseppe
Calgaro Marco
Calvisi Giulio
Cambursano Renato
Cannella Pietro
Capano Cinzia
Capitanio Santolini Luisa
Capodicasa Angelo
Cardinale Daniela
Carella Renzo
Carfagna Maria Rosaria
Carlucci Gabriella
Carra Enzo
Carra Marco
Casero Luigi
Casini Pier Ferdinando
Cassinelli Roberto
Castagnetti Pierluigi
Castellani Carla
Causi Marco
Cavallaro Mario
Ceccacci Rubino Fiorella
Cenni Susanna
Centemero Elena
Cera Angelo
Ceroni Remigio
Cesa Lorenzo
Cesario Bruno
Ciccanti Amedeo
Cicchitto Fabrizio
Cicu Salvatore
Cilluffo Francesca
Ciriello Pasquale
Codurelli Lucia
Colaninno Matteo
Colombo Furio
Colucci Francesco
Commercio Roberto Mario Sergio
Compagnon Angelo
Concia Anna Paola
Consolo Giuseppe
Conte Gianfranco
Coscia Maria
Cosentino Nicola
Cosenza Giulia
Costa Enrico
Craxi Stefania Gabriella Anastasia
Crimi Rocco
Crolla Simone Andrea
Cuomo Antonio
Cuperlo Giovanni
D'Alema Massimo
D'Alessandro Luca
Dal Moro Gian Pietro
Damiano Cesare
D'Antona Olga
D'Antoni Sergio Antonio
De Biasi Emilia Grazia
De Camillis Sabrina
De Corato Riccardo
Delfino Teresio
Della Vedova Benedetto
Dell'Elce Giovanni
De Micheli Paola
De Nichilo Rizzoli Melania
De Pasquale Rosa
De Poli Antonio
De Torre Maria Letizia
Di Biagio Aldo
Di Cagno Abbrescia Simeone
Di Caterina Marcello
Di Centa Manuela
Dima Giovanni
D'Incecco Vittoria
Dionisi Armando
D'Ippolito Vitale Ida
Distaso Antonio
Divella Francesco
Di Virgilio Domenico
Duilio Lino
Esposito Stefano
Fabbri Luigi Pag. 20
Fadda Paolo
Faenzi Monica
Farina Gianni
Farina Coscioni Maria Antonietta
Farinone Enrico
Fedi Marco
Ferranti Donatella
Ferrari Pierangelo
Fiano Emanuele
Fiorio Massimo
Fioroni Giuseppe
Fitto Raffaele
Fluvi Alberto
Fogliardi Giampaolo
Fontana Gregorio
Fontana Vincenzo Antonio
Fontanelli Paolo
Formichella Nicola
Formisano Anna Teresa
Foti Antonino
Foti Tommaso
Franceschini Dario
Frassinetti Paola
Frattini Franco
Froner Laura
Fucci Benedetto Francesco
Gaglione Antonio
Galati Giuseppe
Galletti Gian Luca
Garagnani Fabio
Garavini Laura
Garofalo Vincenzo
Garofani Francesco Saverio
Gasbarra Enrico
Gatti Maria Grazia
Gava Fabio
Gelmini Mariastella
Genovese Francantonio
Gentiloni Silveri Paolo
Germanà Antonino Salvatore
Ghiglia Agostino
Ghizzoni Manuela
Giachetti Roberto
Giacomoni Sestino
Giammanco Gabriella
Gibiino Vincenzo
Ginefra Dario
Ginoble Tommaso
Giorgetti Alberto
Giovanelli Oriano
Giro Francesco Maria
Giulietti Giuseppe
Gnecchi Marialuisa
Golfo Lella
Gottardo Isidoro
Gozi Sandro
Grassano Maurizio
Grassi Gero
Graziano Stefano
Guzzanti Paolo
Holzmann Giorgio
Iannarilli Antonello
Iannuzzi Tino
Laboccetta Amedeo
La Forgia Antonio
Laganà Fortugno Maria Grazia
Lainati Giorgio
La Loggia Enrico
Lamorte Donato
Landolfi Mario
Lanzillotta Linda
Laratta Francesco
La Russa Ignazio
Lazzari Luigi
Lenzi Donata
Leone Antonio
Letta Enrico
Levi Ricardo Franco
Libè Mauro
Lisi Ugo
Lolli Giovanni
Lo Monte Carmelo
Lo Moro Doris
Lo Presti Antonino
Lorenzin Beatrice
Losacco Alberto
Lovelli Mario
Lucà Mimmo
Lulli Andrea
Lunardi Pietro
Luongo Antonio
Lusetti Renzo
Madia Maria Anna
Mannucci Barbara
Mantini Pierluigi
Maran Alessandro
Marantelli Daniele
Marcazzan Pietro
Marchi Maino
Marchignoli Massimo
Marchioni Elisa
Margiotta Salvatore
Mariani Raffaella
Marinello Giuseppe Francesco Maria Pag. 21
Marini Cesare
Marmo Roberto
Marrocu Siro
Marsilio Marco
Martella Andrea
Martino Pierdomenico
Mastromauro Margherita Angela
Mattesini Donella
Mazzarella Eugenio
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Riccardo
Mazzuca Giancarlo
Melandri Giovanna
Melchiorre Daniela
Melis Guido
Meloni Giorgia
Menia Roberto
Mereu Antonio
Merlo Giorgio
Merloni Maria Paola
Meta Michele Pompeo
Migliavacca Maurizio
Miglioli Ivano
Migliori Riccardo
Milanato Lorena
Milanese Marco Mario
Milo Antonio
Minardo Antonino
Minasso Eugenio
Minniti Marco
Miotto Anna Margherita
Misiani Antonio
Mistrello Destro Giustina
Misuraca Dore
Moffa Silvano
Mondello Gabriella
Morassut Roberto
Moroni Chiara
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Mottola Giovanni Carlo Francesco
Murer Delia
Murgia Bruno
Muro Luigi
Naccarato Alessandro
Nannicini Rolando
Napoli Angela
Napoli Osvaldo
Narducci Franco
Naro Giuseppe
Nastri Gaetano
Nicco Roberto Rolando
Nicolucci Massimo
Nizzi Settimo
Occhiuto Roberto
Oliveri Sandro
Oliverio Nicodemo Nazzareno
Orlando Andrea
Orsini Andrea
Ossorio Giuseppe
Pagano Alessandro
Paglia Gianfranco
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Paniz Maurizio
Papa Alfonso
Parisi Arturo Mario Luigi
Parisi Massimo
Patarino Carmine Santo
Pecorella Gaetano
Pedoto Luciana
Pelino Paola
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido
Pepe Antonio
Pepe Mario (Misto-R-A)
Pepe Mario (PD)
Perina Flavia
Pes Caterina
Pescante Mario
Petrenga Giovanna
Pezzotta Savino
Pianetta Enrico
Piccolo Salvatore
Picierno Pina
Pionati Francesco
Pisacane Michele
Pisicchio Pino
Pistelli Lapo
Pizzetti Luciano
Pizzolante Sergio
Poli Nedo Lorenzo
Polidori Catia
Pollastrini Barbara
Pompili Massimo
Porcu Carmelo
Porta Fabio
Portas Giacomo Antonio
Prestigiacomo Stefania
Proietti Cosimi Francesco
Quartiani Erminio Angelo
Raisi Enzo
Rampelli Fabio
Rampi Elisabetta
Rao Roberto Pag. 22
Ravetto Laura
Razzi Antonio
Realacci Ermete
Recchia Pier Fausto
Repetti Manuela
Ria Lorenzo
Roccella Eugenia
Romele Giuseppe
Ronchi Andrea
Rosato Ettore
Rossa Sabina
Rosso Roberto
Rossomando Anna
Ruben Alessandro
Rubinato Simonetta
Ruggeri Salvatore
Rugghia Antonio
Russo Antonino
Russo Paolo
Saglia Stefano
Sammarco Gianfranco
Samperi Marilena
Sanga Giovanni
Sani Luca
Santagata Giulio
Santelli Jole
Santori Angelo
Sarubbi Andrea
Savino Elvira
Sbai Souad
Sbrollini Daniela
Scajola Claudio
Scalera Giuseppe
Scalia Giuseppe
Scanderebech Deodato
Scandroglio Michele
Scapagnini Umberto
Scarpetti Lido
Scelli Maurizio
Schirru Amalia
Sereni Marina
Servodio Giuseppina
Simeoni Giorgio
Siragusa Alessandra
Speciale Roberto
Sposetti Ugo
Stanca Lucio
Stasi Maria Elena
Stradella Franco
Strizzolo Ivano
Tabacci Bruno
Taddei Vincenzo
Tanoni Italo
Tassone Mario
Tempestini Francesco
Tenaglia Lanfranco
Testa Federico
Testa Nunzio Francesco
Testoni Piero
Toccafondi Gabriele
Torrisi Salvatore
Tortoli Roberto
Toto Daniele
Touadi Jean Leonard
Trappolino Carlo Emanuele
Traversa Michele
Tullo Mario
Turco Livia
Turco Maurizio
Urso Adolfo
Vaccaro Guglielmo
Valducci Mario
Valentini Valentino
Vassallo Salvatore
Vella Paolo
Velo Silvia
Veltroni Walter
Ventucci Cosimo
Ventura Michele
Verini Walter
Vernetti Gianni
Versace Santo Domenico
Vico Ludovico
Vignali Raffaello
Villecco Calipari Rosa Maria
Viola Rodolfo Giuliano
Vito Elio
Zaccaria Roberto
Zampa Sandra
Zamparutti Elisabetta
Zinzi Domenico
Zunino Massimo

Hanno risposto no:

Alessandri Angelo
Allasia Stefano
Beccalossi Viviana
Belcastro Elio Vittorio
Bonino Guido
Borghesi Antonio
Bragantini Matteo
Brunetta Renato
Buonanno Gianluca Pag. 23
Callegari Corrado
Cavallotto Davide
Chiappori Giacomo
Cimadoro Gabriele
Comaroli Silvana Andreina
Consiglio Nunziante
Crosetto Guido
Crosio Jonny
Dal Lago Manuela
D'Amico Claudio
Desiderati Marco
Di Giuseppe Anita
Di Pietro Antonio
Di Stanislao Augusto
Di Vizia Gian Carlo
Donadi Massimo
Dozzo Gianpaolo
Dussin Guido
Evangelisti Fabio
Fabi Sabina
Fava Giovanni
Favia David
Fedriga Massimiliano
Fogliato Sebastiano
Follegot Fulvio
Forcolin Gianluca
Formisano Aniello
Fugatti Maurizio
Gidoni Franco
Giorgetti Giancarlo
Goisis Paola
Iannaccone Arturo
Isidori Eraldo
Lanzarin Manuela
Lussana Carolina
Maggioni Marco
Meroni Fabio
Messina Ignazio
Miserotti Lino
Molteni Laura
Molteni Nicola
Monai Carlo
Montagnoli Alessandro
Munerato Emanuela
Mura Silvana
Negro Giovanna
Paladini Giovanni
Palagiano Antonio
Palomba Federico
Paolini Luca Rodolfo
Pastore Maria Piera
Piffari Sergio Michele
Pini Gianluca
Polledri Massimo
Porcino Gaetano
Porfidia Americo
Rainieri Fabio
Rivolta Erica
Rondini Marco
Rota Ivan
Simonetti Roberto
Togni Renato Walter
Torazzi Alberto
Vanalli Pierguido
Volpi Raffaele
Zazzera Pierfelice

Si sono astenuti:

Aracri Francesco
Bellotti Luca
Bertolini Isabella
Bocciardo Mariella
Calearo Ciman Massimo
Castiello Giuseppina
Cazzola Giuliano
Cesaro Luigi
Ciccioli Carlo
Contento Manlio
Cossiga Giuseppe
D'Anna Vincenzo
De Angelis Marcello
Fallica Giuseppe
Grimaldi Ugo Maria Gianfranco
Iapicca Maurizio
Lehner Giancarlo
Mancuso Gianni
Martino Antonio
Misiti Aurelio Salvatore
Moles Giuseppe
Picchi Guglielmo
Pili Mauro
Pugliese Marco
Stagno d'Alcontres Francesco
Stracquadanio Giorgio Clelio
Terranova Giacomo
Zeller Karl

Sono in missione:

Barbi Mario
Bergamini Deborah
Brugger Siegfried
Buonfiglio Antonio Pag. 24
Buttiglione Rocco
Caparini Davide
Cirielli Edmondo
Corsini Paolo
De Girolamo Nunzia
Farina Renato
Galli Daniele
Grimoldi Paolo
La Malfa Giorgio
Lombardo Angelo Salvatore
Lupi Maurizio
Malgieri Gennaro
Mogherini Rebesani Federica
Mosca Alessia Maria
Mussolini Alessandra
Nirenstein Fiamma
Orlando Leoluca
Rigoni Andrea
Stefani Stefano
Stucchi Giacomo
Vitali Luigi
Volontè Luca

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A - A.C. 5256). Come da accordi, il Governo esprimerà il parere sugli ordini del giorno e successivamente, alla ripresa, passeremo alle votazioni, in modo che i colleghi possano essere informati.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili ai sensi dell'articolo 89, comma 1, del Regolamento, i seguenti ordini del giorno: Romano n. 9/5256/13, volto a prevedere deroghe al Patto di stabilità per consentire ai comuni di assumere personale per le scuole d'infanzia; Follegot n. 9/5256/18, concernente il monitoraggio del territorio nazionale al fine di stabilire una nuova dislocazione degli uffici giudiziari; Maurizio Turco n. 9/5256/24, recante misure in favore della professione di infermiere; Farina Coscioni n. 9/5256/25, riguardante la modifica delle competenze e della composizione del Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing, con particolare riferimento a tale problema nel settore militare; Rainieri n. 9/5256/28, relativo alla disapplicazione della disciplina degli studi di settore alle imprese ed ai professionisti delle zone colpite dal recente terremoto; Goisis n. 9/5256/31, concernente la revisione dei requisiti di accesso al trattamento pensionistico per il personale della scuola; Torazzi n. 9/5256/42, relativo allo spostamento della riscossione IVA sugli insoluti dall'azienda creditrice a quella debitrice; Dussin n. 9/5256/66, relativo alla semplificazione ed allo snellimento delle procedure di autorizzazione delle opere pubbliche; Rivolta n. 9/5256/70, recante misure in favore dei professori associati ammessi a giudizio di idoneità ai sensi dalla sentenza n. 397 del 1989 della Corte costituzionale; Di Vizia n. 9/5256/73, in materia di controllo e monitoraggio dei trattamenti pensionistici di invalidità e di tetto massimo per le pensioni percepite in base al vecchio sistema retributivo; Cavallotto n. 9/5256/74, riguardante l'attivazione nelle istituzioni scolastiche dei servizi di pedagogia scolastica.
Avverto inoltre che i seguenti ordini del giorno sono stati ritirati dai presentatori: Nizzi n. 9/5256/1, Proietti Cosimi n. 9/5256/5, Di Biagio n. 9/5256/6, Lamorte n. 9/5256/7, Giorgio Conte n. 9/5256/8, Patarino n. 9/5256/9, Scanderebech n. 9/5256/10 e Galli n. 9/5256/11.
Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

MICHEL MARTONE, Viceministro del lavoro e delle politiche sociali. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Beltrandi n. 9/5256/2 a condizione che il dispositivo sia riformulato nel seguente modo: sopprimere le parole da «ad» fino a «immediatamente» e sostituirle con «ad adoperarsi sollecitamente».
Il Governo inoltre accetta l'ordine del giorno Ceccacci Rubino n. 9/5256/3 a condizione che sia riformulato il dispositivo nel seguente nuovo: dopo la parola «a» inserire le parole «valutare l'opportunità di», e nella stessa riga, dopo la parola «normativo,» inserire le parole «e all'esito Pag. 25del monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2».
Il Governo accetta altresì l'ordine del giorno Di Stanislao n. 9/5256/4 a condizione che il dispositivo sia riformulato nel seguente modo: dopo le parole «a presentare al Parlamento» sostituire le parole «previa concertazione con le parti sociali» con le parole «previo confronto con le parti sociali».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5256/12, altrimenti il parere è contrario.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Lussana n. 9/5256/14 limitatamente al dispositivo.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Mura n. 9/5256/15, purché riformulato nell'impegno sostituendo le parole: «ad individuare le risorse necessarie» con la formulazione «a verificare la possibilità di individuare, nell'ambito delle compatibilità finanziarie, risorse adeguate».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Isidori n. 9/5256/16, purché riformulato nell'impegno, sostituendo le parole: «entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge» con le parole «nell'ambito del monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Laura Molteni n. 9/5256/17, purché riformulato nell'impegno in questo modo: «a valutare, nell'ambito dell'attività di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2, gli effetti applicativi della disposizione in materia di licenziamenti, al fine di adottare ulteriori iniziative emendative».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Santori n. 9/5256/19, purché riformulato nell'impegno sostituendo le parole: «a chiarire che debba considerarsi» con «valutare la possibilità di considerare».
Il Governo invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli ordini del giorno Gava n. 9/5256/20 e Paladini n. 9/5256/21.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Taddei n. 9/5256/22, purché riformulato nell'impegno: dopo la parola «a» aggiungere «valutare la possibilità di».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Zamparutti n. 9/5256/23, purché riformulato nell'impegno: dopo «a intervenire in sede» sostituire la parola «applicativa» con «attuativa» e dopo «al fine di chiarire» sostituire «che» con «se» e, dopo la parola «esame,», sostituire «deve» con «debba».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Paolini n. 9/5256/26, purché riformulato nell'impegno: dopo le parole «a valutare l'opportunità di procedere», sostituire le parole «entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge» con «nell'ambito delle attività di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Simonetti n. 9/5256/27.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Polledri n. 9/5256/29, purché riformulato nell'impegno: sostituire le parole «ad adottare» con le parole «a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno D'Amico n. 9/5256/30.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Negro n. 9/5256/32, purché riformulato nell'impegno: dopo le parole «a valutare» aggiungere «nell'ambito dell'attività di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2, gli effetti applicativi della disposizione richiamata in premessa al fine di adottare le opportune iniziative normative volte a».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Callegari n. 9/5256/33.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Montagnoli n. 9/5256/34, purché riformulato nell'impegno: dopo la parola «a» aggiungere «valutare l'opportunità di».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Grimoldi n. 9/5256/35, purché riformulato in tutto l'impegno con le parole: «a valutare l'opportunità di rivedere, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, i requisiti anche anagrafici degli istituti volti all'inserimento lavorativo dei giovani, anche creando una relazione più stretta fra il mondo universitario e quello delle imprese, al fine di premiare il merito ed evitare la cosiddetta fuga dei cervelli».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Comaroli n. 9/5256/36, purché riformulato nell'impegno: dopo la parola «a» Pag. 26sostituire le parole «mettere in atto» con «valutare l'opportunità di mettere in atto, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Volpi n. 9/5256/37, purché così riformulato nell'impegno: «a valutare l'opportunità di riformare la disciplina giuslavoristica applicabile al settore del pubblico impiego, conformemente alle previsioni di cui all'articolo 1, comma 7, della presente legge».
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Pastore n. 9/5256/38, mentre accetta i successivi ordini del giorno Meroni n. 9/5256/39 e Bitonci n. 9/5256/40.
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Munerato n. 9/5256/41, mentre accetta l'ordine del giorno Bonino n. 9/5256/43, a condizione che il dispositivo si riformulato nel senso di sostituire le parole: «ad intervenire, nelle more di attuazione del provvedimento», con le parole: «a valutare l'opportunità di intervenire, all'esito dell'attività di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2». Aggiungere, inoltre, dopo la parola: «continuativi», le parole: «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Forcolin n. 9/5256/44, mentre accetta i successivi ordini del giorno Desiderati n. 9/5256/45 e Bragantini n. 9/5256/46.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Buonanno n. 9/5256/47, a condizione che il dispositivo si riformulato nel senso di aggiungere, dopo le parole: «a valutare l'opportunità di adottare», le parole: «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica», in sostituzione della locuzione «in forma permanente».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Reguzzoni n. 9/5256/48, a condizione che il dispositivo sia riformulato, aggiungendo, dopo le parole: «a valutare l'opportunità di sostenere», le parole: «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Stucchi n. 9/5256/49, a condizione che il dispositivo si riformulato nel senso di impegnare il Governo a valutare l'opportunità di prevedere, nell'ambito del più organico disegno di revisione della normativa pensionistica e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, le disposizioni volte a (...).
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Fugatti n. 9/5256/50, mentre accetta l'ordine del giorno Vanalli n. 9/5256/51, a condizione che il dispositivo si riformulato nel senso di sostituire le parole: «ad assumere», con le parole: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Crosio n. 9/5256/52, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire la parola: «ad», con le parole: «a valutare l'opportunità di».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Caparini n. 9/5256/53, a condizione che il dispositivo si riformulato, aggiungendo, dopo le parole: «a valutare l'opportunità di prevedere», le parole: «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo formula un invito al ritiro dei successivi ordini del giorno Consiglio n. 9/5256/54, Nicola Molteni n. 9/5256/55 e Fogliato n. 9/5256/56, mentre accetta l'ordine del giorno Chiappori n. 9/5256/57, a condizione che il dispositivo sia riformulato, nel senso di impegnare il Governo «a valutare l'opportunità di adottare».
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Gidoni n. 9/5256/58, mentre accetta l'ordine del giorno Martini n. 9/5256/59, a condizione che il dispositivo sia riformulato, aggiungendo, dopo la parola: «introducendo», le parole: «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Fava n. 9/5256/60, a condizione che il dispositivo sia riformulato, nel senso di premettere alla parola: «considerare», le parole: «valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di».
Il Governo formula un invito al ritiro dei successivi ordini del giorno Pini n. 9/5256/61 e Dal Lago n. 9/5256/62, mentre accetta l'ordine del giorno Giancarlo Giorgetti n. 9/5256/63, a condizione che il Pag. 27dispositivo sia riformulato, sostituendo, le parole: «a non ricorrere», con le parole: «a valutare l'opportunità di non ricorrere». Inoltre, sopprimere le parole: «in nessun modo».
Il Governo formula un invito al ritiro dei successivi ordini del giorno Lanzarin n. 9/5256/64, Alessandri n. 9/5256/65, Rondini n. 9/5256/67 e Fabi n. 9/5256/68, mentre accetta i successivi ordini del giorno Molgora n. 9/5256/69 e Allasia n. 9/5256/71.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Maggioni n. 9/5256/72, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di aggiungere, dopo la parola: «assumere», le parole: «nel rispetto dei vincoli della finanza pubblica».
Il Governo formula un invito al ritiro dell'ordine del giorno Togni n. 9/5256/75, mentre accetta l'ordine del giorno Milo n. 9/5256/76, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «a chiarire che debba considerarsi», con le parole: «a valutare la possibilità di considerare».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Evangelisti n. 9/5256/77, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «a valutare gli effetti applicativi della norma richiamata in premessa al fine di adottare (...)» con le seguenti parole: «a valutare gli impegni applicativi della norma richiamata in premessa nell'ambito dell'attività di monitoraggio di cui all'articolo 1, comma 2, al fine di adottare (...)».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Porcino n. 9/5256/78 ed accetta l'ordine del giorno Aniello Formisano n. 9/5256/79, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo a monitorare gli effetti applicativi della norma richiamata in premessa al fine di adottare eventuali iniziative volte a (...), Il Governo accetta l'ordine del giorno Favia n. 9/5256/80, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo a valutare gli effetti applicativi della norma citata in premessa, al fine di (...)».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Palomba n. 9/5256/81, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sostituire le parole: «ad assumere» con le parole: «a valutare la possibilità di assumere».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Leoluca Orlando n. 9/5256/82 e accetta, altresì, l'ordine del giorno Fedriga n. 9/5256/83, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere le parole da: «rivedendo (...)» fino alla parola: «disoccupati».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Rota n. 9/5256/84, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo a valutare gli effetti applicativi delle norme citate al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a (...)».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Monai n. 9/5256/85, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere le parole da: «circoscrivendo» fino alla parola: «tribunale».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Borghesi n. 9/5256/86 ed accetta l'ordine del giorno Cimadoro n. 9/5256/87, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo a monitorare gli effetti applicativi della norma citata in premessa al fine di adottare eventuali provvedimenti (...)».
Il Governo invita al ritiro dell'ordine del giorno Messina n. 9/5256/88 ed accetta l'ordine del giorno Di Pietro n. 9/5256/89, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di sopprimere le parole da: «assicurando» fino alla parola: «lavoro».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Piffari n. 9/5256/90, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso di impegnare il Governo a monitorare gli effetti applicativi della norma richiamata in premessa al fine di adottare eventuali ulteriori iniziative normative (...).
Il Governo invita al ritiro degli ordini del giorno Barbato n. 9/5256/91 e Zazzera n. 9/5256/92, ed accetta l'ordine del giorno Donadi n. 9/5256/93, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel senso Pag. 28di impegnare il Governo ad individuare le risorse necessarie finalizzate all'adozione di iniziative normative volte ad (...); e, in conclusione, aggiungere le parole: «Quanto sopra nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Palagiano n. 9/5256/94, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: sostituire le parole «ad individuare» con le parole: «a valutare la possibilità di individuare»; e dopo il punto finale aggiungere le parole: «Quanto sopra compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica».
Il Governo accetta, infine, l'ordine del giorno Di Giuseppe n. 9/5256/95, a condizione che il dispositivo sia riformulato nel modo seguente: sostituire le parole: «a convocare un tavolo con le parti sociali» con le parole: «ad avviare un confronto con le parti sociali»; sostituire la parola «norme» con la parola «dimissioni».

PRESIDENTE. Abbiamo, quindi, concluso; ringrazio il Viceministro per la formulazione dei pareri.
Secondo le intese intercorse, come la Presidenza ha già annunziato, riprenderemo la votazione degli ordini del giorno alle ore 15.

Sull'ordine dei lavori (ore 13,23).

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Signor Presidente, oggi è una data che vorrei ricordare in quest'Aula. Sono trascorsi 32 anni dalla strage di Ustica, da quando quel DC-9 è stato abbattuto, partito da Bologna, mai arrivato a Palermo e ottantuno cittadini italiani sono morti. Sono tre decenni, o un po' di più, che si sta cercando di ricostruire responsabilità e di trovare una verità che vada oltre, ovviamente, le ragioni di Stato. È questa una pagina molto dolorosa per l'Italia ma dovrebbe essere una pagina inaccettabile per la politica. È un'indignazione che ancora brucia nei nostri cuori e deve impegnare tutti a riconoscere che c'è questo dovere che ci impone, non soltanto di dare verità ai familiari delle vittime di quei cittadini italiani ma, soprattutto, di ricostruire, in questo Paese, la convinzione che esiste uno Stato che tutela tutti i cittadini. Dobbiamo saper compiere oggi quello che in questi decenni non è stato compiuto fino in fondo; tutti quei passi che portino ad una collaborazione piena e leale con Paesi amici ed alleati, a partire da quelli che, per dispiegamento naturale di forze, sono stati vicini al luogo dell'incidente, come le strutture militari statunitensi, gli aeroporti francesi, le unità di navigazione inglesi, fino a quei Paesi che avevano, invece, presenza occasionale come il Belgio. Come anche ieri su una bella pagina di la Repubblica hanno ricordato il presidente Prodi e l'onorevole Veltroni, all'epoca Presidente del Consiglio e Vicepresidente, è necessario approfondire in sede NATO e attivare una nuova cooperazione con la Libia ricercando sia il contributo dei nuovi governanti sia riaprendo le pagine, ancora opache, dei rapporti tra i due Paesi con l'ausilio di una documentazione che oggi, forse, può essere resa finalmente disponibile. Ritengo che contribuire a raggiungere verità e giustizia su quanto accadde quella sera di 32 anni fa, sopra il cielo di Ustica, rappresenti un dovere politico, morale e civile; un modo giusto e autentico per ricordare le vittime ed essere davvero vicini ai familiari che ancora oggi si sono riuniti a Bologna. È un passo avanti per rimuovere veli ed ombre su uno dei tanti, troppi, misteri che hanno caratterizzato i passaggi più difficili e complessi della storia della nostra Repubblica.
Ancora oggi, anche il Presidente Napolitano ha ricordato che è dovere di tutte le istituzioni fare in modo che questa verità non sia soltanto una verità cercata dalla magistratura ma sia una verità confermata e a cui tutti noi dobbiamo, in qualche modo, riuscire a contribuire. Celebrare nomi, infatti, date e anniversari senza compiere tutto per appurare la verità e le Pag. 29responsabilità rischia di non essere assolutamente altro che un atto di ipocrisia, totalmente improduttivo. Per ricordare è necessario avere anche il coraggio, però, di ricercarla la verità; perché sia di esempio per i più giovani è indispensabile alzare questo velo di ipocrisia, lasciare da parte la retorica. La memoria se vuole essere produttiva di valori non può esimersi dall'analizzare i fatti e tutte le dinamiche che hanno comportato scelte e responsabilità, riconsegnando a un Paese il proprio diritto a fare giustizia.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Questo compito è responsabilità della classe politica in primis e non può essere, appunto, delegato solo alle inchieste giudiziarie. Una memoria che rinuncia alla verità è solo un esercizio retorico utile a creare emozioni collettive ma incapace di onorare, come meritano, le vittime e di costruire, nei più giovani, quel senso dello Stato che io credo, per il nostro Paese, sia assolutamente il momento di costruire (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15,05.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ROCCO BUTTIGLIONE

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Alessandri, Antonione, Bongiorno, Boniver, Cicchitto, Colucci, Commercio, Gianfranco Conte, D'Alema, Dal Lago, Della Vedova, Donadi, Dozzo, Dussin, Fava, Tommaso Foti, Franceschini, Giancarlo Giorgetti, Guzzanti, Iannaccone, Jannone, Lucà, Mazzocchi, Melchiorre, Migliavacca, Milanato, Misiti, Moffa, Mura, Nucara, Palumbo, Pisicchio, Paolo Russo e Valducci sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente sessantadue, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 5256)

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, Atto Camera n. 5256: Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita.
Ricordo che prima della sospensione della seduta il rappresentante del Governo ha espresso i pareri sugli ordini del giorno. Avverto che, per un disguido in sede di espressione dei pareri, il rappresentante del Governo ha subordinato il parere favorevole su alcuni ordini del giorno all'inserimento nell'impegno di parole già contenute nel testo pubblicato. Resta inteso quindi che, qualora la riformulazione proposta coincida con il testo pubblicato, il parere è da considerarsi favorevole.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Beltrandi n. 9/5256/2, accettato dal Governo, purché riformulato.

MARCO BELTRANDI. Signor Presidente, accetto la riformulazione.

PRESIDENTE. Sta bene, l'ordine del giorno si intende così accettato. Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione dell'ordine del giorno Ceccacci Rubino n. 9/5256/3, accettato dal Governo, purché riformulato.

FIORELLA CECCACCI RUBINO. Signor Presidente, accetto la riformulazione.

Pag. 30

PRESIDENTE. Sta bene, l'ordine del giorno si intende così accettato.
Prendo atto che il presentatore accetta la riformulazione e non insiste per la votazione dell'ordine del giorno Di Stanislao n. 9/5256/4, accettato dal Governo, purché riformulato.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5256/12 formulato dal Governo.

DOMENICO SCILIPOTI. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO SCILIPOTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, credo che il mio ordine del giorno non fosse da respingere. Infatti, chiedevo soltanto che, con successivi provvedimenti, fossero tutelati il più possibile i lavoratori che hanno superato i quarant'anni. Come? Attraverso un canale preferenziale, dando la possibilità al Governo di trovare tutte le soluzioni possibili e immaginabili a tutela di questi lavoratori.
Signor rappresentante del Governo, attraverso il mio ordine del giorno non intendo contrastare l'azione dell'Esecutivo creando confusione o difficoltà; il mio obiettivo è quello di favorire i lavoratori che hanno superato la soglia dei quarant'anni e si trovano senza lavoro e in condizioni veramente drammatiche. Perciò, inviterei il Governo a rivedere il parere espresso sul mio ordine del giorno, affinché vi sia la possibilità di accettarlo. Infatti, accettandolo non si farebbe altro che tutelare il più possibile i lavoratori che da domani si troveranno in grande difficoltà, e sono quei lavoratori che hanno superato i quarant'anni e, superata tale età, solo con molta difficoltà potranno ritrovare un lavoro per continuare a mantenere la propria famiglia.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo conferma il parere già espresso sull'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5256/12.
Passiamo ai voti. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Scilipoti n. 9/5256/12, non accettato dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Barani, Chiappori, Ciccioli, Mazzuca, Motta, Cesaro, Casini, Sardelli, Nastri, Gottardo... invito i colleghi ad affrettarsi. Sono concessi lunghi tempi, ma è la prima votazione, e quindi aspetteremo. Ovviamente, la prossima volta non aspetteremo altrettanto a lungo. Onorevoli Casini, Castellani, Mura, Germanà, Touadi, Divella, Tabacci, Giulietti, Nannicini...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 388
Votanti 377
Astenuti 11
Maggioranza 189
Hanno votato
63
Hanno votato
no 314).

Prendo atto che i deputati Sposetti e Patarino hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario, che il deputato Piffari ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che il deputato Pionati ha segnalato che non è riuscito a votare.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione dell'ordine del giorno Lussana n. 9/5256/14, accettato dal Governo, purché riformulato.
Prendo atto che il presentatore dell'ordine del giorno Mura n. 9/5256/15 non accetta la riformulazione proposta dal Governo e insiste per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Mura n. 9/5256/15, non accettato dal Governo. Pag. 31
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Ravetto, Gnecchi, Baretta, Cesaro...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 402
Votanti 392
Astenuti 10
Maggioranza 197
Hanno votato
57
Hanno votato
no 335).

Prendo atto che i deputati Mura e Piffari hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole, che i deputati Consolo, Sposetti e Ruben hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario e che il deputato Pionati ha segnalato che non è riuscito a votare.
Prendo atto che i presentatori accettano la riformulazione e non insistono per la votazione degli ordini del giorno Isidori n. 9/5256/16, Laura Molteni n. 9/5256/17 e Santori n. 9/5256/19, accettati dal Governo, purché riformulati.
Prendo atto che i presentatori dell'ordine del giorno Gava n. 9/5256/20 non accedono all'invito al ritiro formulato dal Governo ed insistono per la votazione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Gava n. 9/5256/20, non accettato dal Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Onorevoli Razzi, Scilipoti, Tommaso Foti, Mura, Porfidia, Belcastro, Fitto, Menia, Della Vedova, Lussana...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 419
Votanti 411
Astenuti 8
Maggioranza 206
Hanno votato
66
Hanno votato
no 345).

Prendo atto che il deputato Pionati ha segnalato che non è riuscito a votare, che il deputato Piffari ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole e che i deputati Nizzi, Consolo e Sposetti hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario.
Chiedo all'onorevole Paladini se accede all'invito al ritiro formulato dal Governo per il suo ordine del giorno n. 9/5256/21.

GIOVANNI PALADINI. Signor Presidente, il problema della riforma del mercato del lavoro, come abbiamo previsto in questo ordine del giorno che contiene la disciplina delle agevolazioni contributive in favore di chi assume lavoratori disoccupati di lungo corso, è un tema che riguarda gli ultracinquantenni disoccupati da almeno 12 mesi, le lavoratrici che vivono in aree svantaggiate e disoccupate da almeno sei mesi, le lavoratrici dovunque residenti che siano disoccupate da almeno 24 mesi. Il beneficio consiste nel riconoscimento al datore di lavoro della riduzione del 50 per cento dei contributi a carico, naturalmente per 12 mesi per quelli che hanno i contratti di lavoro dipendente a tempo determinato o anche in somministrazione e 18 mesi complessivi nei contratti a tempo indeterminato o che verranno trasformati in tali.
Il beneficio deve essere riconosciuto nel rispetto del Regolamento CE n. 800/2008 del 6 agosto 2008 sugli aiuti di Stato. Infatti, dagli ultimi dati, anche dell'ISTAT, emerge che i lavoratori ultraquarantenni esclusi dal mercato del nostro Paese sono oltre un milione e mezzo. Su di essi non si applica nessuna forma di sostegno al reddito, né di facilitazione di assunzione. Non capisco, signor Viceministro, come mai lei abbia voluto e