Nello stesso giorno in cui entra in vigore la legge delega per l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, desidero ringraziare, in primo luogo, il Comitato di presidenza per la documentazione della Camera dei deputati e le diverse commissioni parlamentari interessate per aver organizzato questa giornata di studio sul "ruolo del Parlamento nella transizione verso il federalismo fiscale".
Ringrazio tutti gli illustri relatori, ed in primis i Vicepresidenti Bindi e Leone per l'importante contribuito che con i loro interventi daranno al nostro lavoro.
La nota allegata al programma spiega chiaramente che questo non è un convegno tradizionale , ma una sede parlamentare di lavoro e di conoscenza, che vuole agire in collegamento con altre istituzioni e con i maggiori studiosi del Paese.
E' una iniziativa lodevole che risponde ad un'idea di un Parlamento "aperto e comunicante", che condivido, anche alla luce della constatazione che la legge delega è stata il frutto di un metodo di lavoro complesso ispirato al costante dialogo con le autonomie, tra Parlamento e Governo e tra le parti politiche tutte le quali, nessuna esclusa, hanno concorso, con il loro contributo, alla definizione della legge-delega.
Una legge che, nel testo approvato dalle Camere, proietta nel suo seguito procedimentale questo metodo e si segnala per le articolate ed innovative procedure di cooperazione tra istituzioni e tra livelli territoriali che sono previste per la sua attuazione.
In buona sostanza, l'iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell'inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come Legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi.
Il Parlamento, quando riesce ad operare attraverso procedure "aperte", è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato.
L'iter del provvedimento alla Camera e al Senato ha permesso di apportare al testo governativo originario suggerimenti e proposte migliorative, di ogni parte politica e dello stesso Governo; ed è accaduto senza interrompere il dialogo con le autonomie. Per di più, l'approfondimento parlamentare di una serie di questioni non ha affatto impedito l'approvazione del provvedimento in tempi più che ragionevoli.
Il recupero di un corretto metodo di lavoro parlamentare conferma che le grandi riforme, che coinvolgono il Paese nel suo complesso, devono essere realizzate attraverso il più ampio confronto; forzature e chiusure pregiudiziali non servono se non ad esasperare il tono del dibattito politico.
A questo proposito, sono lieto di essere stato buon profeta a Venezia, nell'ottobre scorso, quando, intervenendo ad un'altra giornata di lavoro tra Parlamento e Assemblee regionali, in occasione della presentazione dell'ultimo rapporto sulla legislazione, affermai che si sarebbe sicuramente sviluppata una discussione ampia ed approfondita, che avrebbe rappresentato una grande prova di democrazia all'altezza delle scelte che Governo e Parlamento sarebbero stati chiamati a compiere nell'interesse esclusivo del Paese.
Oggi, osservo che l'approvazione di questa legge con questi tempi e con queste modalità si presenta come il fatto parlamentare più significativo di questo inizio di legislatura e può cambiarne positivamente la prospettiva.
La legge delega sul federalismo fiscale si è, infatti, conquistata sul campo un ruolo pilota nel processo delle riforme istituzionali necessarie per chiudere una troppo lunga ed incerta fase di transizione e per giungere ad un definitivo assetto del nostro sistema.
Se il percorso di attuazione procederà con la stessa linearità e apertura della prima fase, dovrà raccordarsi e trainare altre importanti leggi di riforma, già incardinate presso diverse commissioni permanenti della Camera e del Senato: la riforma degli enti locali, della pubblica amministrazione, della contabilità pubblica e, infine, degli organismi costituzionali, a partire dalla riforma del parlamento e delle sue leggi elettorali.
I meccanismi del federalismo fiscale presuppongono, infatti, l'adeguamento complessivo dell'assetto istituzionale e amministrativo.
In questo senso, federalismo fiscale e federalismo istituzionale sono due facce della stessa medaglia e seguono il filo di una necessaria linea di continuità che chiama tutte le forze politiche, nei diversi ruoli che esercitano ed hanno esercitato a vari livelli di governo, ad una comune assunzione di responsabilità di fronte ai cittadini.
Il concreto avvio del federalismo fiscale comporta, infatti, l'ineludibile necessità di sciogliere in modo condiviso altri nodi che compromettono alla radice il buon funzionamento dell'intero sistema pubblico, quali che siano le maggioranze di governo ai diversi livelli territoriali.
L'attuazione della legge delega si presenta, quindi, come uno snodo cruciale per avviare un intenso e vasto piano di lavoro nell'arco dell'intera legislatura, che richiederà la collaborazione fattiva di tutte le istituzioni.
E' vero che gli obiettivi che essa si pone sono stati ampiamente condivisi, ma proprio per questo sappiamo che essi descrivono un'equazione che ancora non si sa come risolvere. Le varianti sono molte: ne cito alcune: maggiore efficienza e maggiore autonomia finanziaria, diritti di cittadinanza e tutela delle regioni e dei ceti più poveri, vincolo sulla pressione fiscale, rientro dal debito, rispetto dei vincoli dell'Unione Europea, concorso degli enti territoriali al risanamento della finanza pubblica, ruolo delle Regioni a statuto speciale.
A ben vedere, il punto più problematico non riguarda tanto la quantificazione dei costi, di cui pure si è parlato a lungo, quanto come realizzare quella maggiore efficienza e responsabilità (con conseguenti costi minori), e soprattutto come farlo salvaguardando beni fondamentali come i diritti di cittadinanza e l'unità del Paese.
Personalmente credo che questo obiettivo si possa realizzare solo con una maggiore unità e coesione nazionale, con un ruolo maggiore (e non certo minore) dello Stato, dei suoi apparati tecnici e delle stesse autonomie.
Solo così è possibile superare la confusione di una prima fase di decentramento di competenze e di risorse che avviene senza cornici unificanti e senza una adeguata attribuzione di responsabilità.
Insomma, il federalismo fiscale è un sistema complesso che, se non vogliamo correre rischi sotto il profilo dell'efficienza e della speditezza dell'azione amministrativa, ha bisogno non di meno governo, ma di più governo, non di meno Parlamento, ma di più Parlamento, non di meno autonomia, ma di più autonomia e responsabilità.
Il nostro federalismo può essere adeguatamente solidale solo se fondato su un forte incremento di reciproca responsabilità in ordine al buon uso delle risorse pubbliche.
La quota di competitività accettabile tra i territori corrisponde, quindi, a questo maggior livello di responsabilità.
Al tempo stesso, non si può pensare che il criterio del costo standard sia un profilo esclusivamente tecnico amministrativo; le tecniche di valutazione dovranno necessariamente scontare le differenze oggettive tra i territori.
La principale difficoltà attiene, pertanto, ad un livello molto alto di questioni di ordine politico-costituzionale, nel senso che arrivano a toccare la vera essenza della Costituzione "materiale" del Paese.
Se alziamo lo sguardo al giusto punto di osservazione, ci accorgiamo che intorno al nodo cruciale dei diritti di cittadinanza si pone la questione di fondo di una nuova lettura della nostra unità nazionale proprio alla vigilia del suo 150° anniversario.
Le risposte alle questioni apparentemente più tecniche connesse al federalismo fiscale non potranno prescindere perciò dall'esigenza di far emergere, una volta per tutte, le ragioni di una rinnovata stagione della unità nazionale e della solidarietà a vantaggio di quelle aree del Paese che versano oggettivamente in uno stato di grave ritardo economico-sociale.
Anche se siamo, in una fase storica che travalica l'originaria e portante concezione della questione meridionale, dobbiamo ugualmente ricercare un nuovo punto di equilibrio, più articolato e più complesso, che corrisponda alla realtà dei territori e delle politiche contemporanee e che, soprattutto, risulti più condivisa dalla generalità della popolazione.
Per tutte queste ragioni, credo che l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione sia la "sfida" cruciale da vincere per rimettere in asse l'intero sistema della comunità nazionale.
E' evidente che, di fronte alla portata delle questioni in gioco, tutte le istituzioni devono essere chiamate a concorrere alla riflessione, come del resto prevedono le articolate e previdenti procedure della legge delega.
Con questa giornata di studio la Camera dei deputati inizia a proporre un metodo di lavoro adeguato, nei tempi e nelle modalità, all'intento di creare una grande unione tra le forze della cultura, quelle della politica e delle istituzioni.
Nell'articolazione delle due sessioni di lavoro odierne, è evidente la comprensione di quale sia il compito primario che caratterizza il Parlamento in questa fase: non si tratta di precorrere le soluzioni, compito rimesso al Governo nella delicata fase di scrittura dei decreti delegati, ma di individuare i punti di intersezione tra le grandi questioni aperte a cui ho accennato e le tematiche che collegano il federalismo fiscale ai paralleli e più vasti processi di riforma ad esso connessi.
E' un'impostazione che mi auguro possa essere condivisa da tutti i principali attori istituzionali coinvolti nel processo di attuazione del federalismo fiscale.